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Full text of "I promessi sposi: storia milanese del secolo XVII."

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JMJL^Uu.i^jS 




I 



HARVARD COLLEGE 
LIBRARY 




FbOM THE LIBRAIty OF 

JOHN ALLAN CHILO 

Qhh of 1900 



The Gift af hts Si^ter 

Mrs. barolo RICE 

of ArUngtonT Musathusects 



I PROMESSI SPOSI 

STORIA MILAIfESE DEL SECOLO XVII. 



I PROMESSI SPOSI 

STORIA MILANESE DEL SECOLO XVII 



SCOPERTA E RIFATTA 

ALESSANDRO MANZONI- 



EDIZIONE PER LE SCUOLE 
A CURA 

DI 

GIUSEPPE ElGUTINI ed ENRICO MESTICA 

PRECEDUTA DA UN DISCORSO 

JNTOaNO ALLA VITA R ALLK OPKKRI DELL' AUTORK 
DI 

GIOVANSI MESTICA. 



Seconda edizione. 



FIRENZE, 
G. BARBÈRA, EDITORE. 

1900. 



i 



V 



HAftVAffD COLLEGE UBRARY 

FROM THEUBfiAKYOF 

JOHN AL.LAN CHILO 

AUGU3T 14. 1930 




AVVERTIMENTO, 



CornpiJanào il presente comtnetito ai Promeagi Sposi di Ales- 
sandro Man^ni, ìtffeifdtmrno di fare ftpctti util^ì ìwn salo affli 
Cotafi dei Licci e d^fiV Istituti Tectfìct, al quali pvr disposicene 
ffW programmi vfficf<di U Honiaìuo e asscfjna^o come libro di 
ft^siOt «ift anch-G al comnnG dei lettoti tìi questo meraviglioso la- 
t^ro i intorno ed. guah m sano, spcrralntcntG vegli ultimi tttnpit 
moUtpUcatl gli scritii cr/Hci, da riuscire tìiffìcilissiftio, re dd 
*,ftoti fitcrin professione', dì tuli studi, il provvederseli. Perciò jioi, 
sammuti qjtc/jU saitii, ne ahhiamo cavcdo profitto, scegliendo e 
yaccoglicndo nelle note quanto potesse giovare oUa illustrnsione 
testo. Così i lettori vedranno ehe per noi- nulla è staio omesso 
questa partii e come dai primi e oramai antichi lacori critici 
t Totmnasèot^ dello Zajotti, dello Scalvini, dd Cantù, siamo ve- 
ti già giù fino a quelli del Morandi^ del De Sunctia, del Ferranti, 
vi I/Ovidio, del S<iìla\ dd Venturi, t/cE Cesiatv, dtllo Zumi/ini, 
Grafi del Gnerrinij dd Tctrocchi, d^i Simonof-ni ce, N't questa 
stuUi una rapf>odia, pvrrld^ valendeei pure del Hodro giudizio, 
Chiamo o fi<:er.ttatì o confutici i fjiudici altrui; r sprsm ne ahhiamo 
saE|>re*si dei noslrij e aggiunte osse-rva^iotu molte pnr rilevata la hd- 
££a di-U.p- prlfurc, dei earaUcri^V ariiUj:^a € verità deiconecUi, e per 
aitatiti i giovani lettori dì ceree sfumature, dì oertc /ine-s£c che 
fuggono alV ocdiìo dei pirt, e ìielh g^uaU ìua.tsim'ameìifc cofis/sin 
it tnaksouiana, arte indugatrice tnirabile della ìtutura e del 



M ToinuiFiiL'Lh nUiiritiiu nnrlm rilt^rlt^) alcirno clrlli' pti^tilk fnnilftfl aI l'fa- 

k — tp„-L ti' nn,iìi 6!ir.iifTni fm jii>tij ÌT)tijffralm'mtfl pnlibl igniti. 



ysero, nel moìfeplici e quasi hinumcre-voli aspcUì setto i quali 3 
^presenta in questo libro, non superato e forse non sttpemMk d 
QÌcun altro maL 

H ad im' altra cosa inimde il nostro commento, vogliamo dir 
alia lingua e afìo siile, Se/i^a tener dietro a tutte le più piccoli 
diff'eretisc di leeone tra la ediùon prima e la secondai abUam 
notato queìle che veramente nierìtcvano d^esser notate per ragion 
o filologiche o sttlisticke. E polche ìion sempre le correzioni, in 
torno alle quali si travagliò tanto il Mansoni, ci parve che fo^ 
sera a vantaggio del testo^ così lo abbiamo liheraìnmte detto a' sue 
luoghi, se?jsa dar per vangelo le nostre parole,^ tardo più che di 
stntiamo non di rado dal ^udi^io altrui. E con la stessa liberi 
abbiamo notate voci e maniere non delVuso popolare fiorentin 
al quale volle il Mansioni quanto più potè conformarsi, e, qm 
che più monta, waniere fahatnente toscane, i^'e citiamo due o tt 
per modo d' esempio. Nel capitolo secondo abbiamo la manier 
Fuor del tiro dell' orecchio. Ora il toscano dice Fuor del tir 
o della portata dell' occltio, mn non mai, e se ne capisce la rt 
gione, Fucr del tiro dell' orecchio. Nd capitolo settimo il paA 
Cristoforo rìftrendo la conclusione del suo colloquio con don Iti 
drlgOj dice, fra le aUre, Non ha figurato neppur di conoscere 
quando avrebbe dovuto dire Ha figurato {ha fatto vista) di no 
conoscervi neppure. Nel capitolo trentesmoseftinio si legge Qui 
che va nelle maniche non va no' gheroni, per sigiiiftcare che gu 
che si spende per un lato si risparmia per un altro, ntejitre la tnt 
niera toscana è, Quel che non va nelle maniche, va ne' ^heron 
usata in certi casi per avvertire, che qitcìlo che sì rìaparmi 
per un verso intorno a qif<th-hc cosa, suole spefidersi. poi per u 
altro. Abbiamo adiuujue pensato dì venire in soccorso dei giova/* 
non toscani, i quali possono correr pericolo d'apprendere in qut 
sto libro una toscanità non sempre schietta. 

E dopo tutto ciò, pensando alle divine bellc£se dei Promeai 
Sposi, in grana delle q/mli non solo ^i perdonano ma quasi sfu^ 
gmo questi nei^ per pot^o non sentiamo rimorso di avcììi notai 



].n pnin& loiìune '-• f^vl ciimmunto staopfttn in luttot'o mnluBcols. 



. AVVERTlMEKTtì. ttt 

oramai il libro del Maneoni^ cólpa anche dd suo autore, è ca- 

neìle mani di noi poveri linguai, alla cui opera, se egli vi- 
, non sarebbe certamente ingrato, e si accorgerebbe che i suoi 
,perdire come egli disse, avrebbero bisogno di itn^altra buona 
icguata in Amo. Finalmente, volendo provvedere questo vo- 
di tino scritto biografico e critico intorno al Mansoni e alle 
• sue, ripubòìichiamo quello che il professore Giovanni Mestica 
per il suo Manuale della Letteratura italiana del secolo XIX, 
dal Barbèra (1885), e che fu, con alcune correzioni, ristam- 
innanzi alle Poesie di A, Manzoni nella Collezione Dia- 
€ dello stesso editore (1888), 



G. RlGUTINL 

E. Mestica . 



ALESSANDRO MANZONI.' 



L — Lit Tufi^i^li^ Manzoni da fiaralo d\ Vals^ssi[ia veiuie a stab^ 
psi versi il MÌO nel comune à\ Le^oo, ftont^istaniiovi un bel palazzo, 
ìtto U Galeotto, \ÌcÌno al paesQ tì non lontano da PesiMrenico e da 
^trt UJogIn, resi poi colobi-i nei Proìni'ssf Spfjsi; postcriomienlo 
^u su ci^sìt anche a Mitano, usava d[ alti^rnar la dijiioi^n fra lo. 
e Iri sua villa. Al Galeotto fu allevato e poi talvolta villeggiò 
andrò Manzoni fino a trentatrè anni, quanao per le lurranterio 
il \ixì procuratore eoatrotto a vender quasi tutti i possedimenti della 
Brianza e it Caleotto stesso» dovette starai ciintento d'allora in poi 
lair altra- villa, che sin dal 1S07 avea cominciato a fabbricare ne!la 
Dontrintii iktta Biuauj^'lio, a circa ite inij^lia da M3lano.' Nato in (|uo- 
Ita c.iuA il 7 njarzo del ITHo da Piotro Manzoni e Giulia Reoearia, fece 
gii Btndi sotto la disciplina dì frali; prima a Merato nella Brian/a 
lai ÌTM all'apnle del n^fi e a Liiga[io Uhm al settembre dal 1798, 
jpi^sao i padri soniai^chi ; poi, dopo breve soffg-iorno in casfl, a Ca- 
Ètellazzo di Havzi e a Milano, ni^l eollegio Longone detto allora dei 
jtojjili. presso i papiri barnabiti. Ma, benché chmso ne colli?gi o con 
IJ^U edui^atori, i\ÌD da l'anoiullo aveva aecoltfJ neiranimo avida- 
te i nuovi sentimonti e concetti di libertà e di repjldjUca ; e pia 
jHgano rateava spoH^e alizzii'e il buon padre Soave suo maestro, 
IfliiUiidosJ d\ scrìvere re. ivi pc rettore, P^p'' '-^'^'n le iniziiali roajuseole- 
>6ir istruii Oli e avuta noi collegi, e più specialmente in fiueilo di Mi- 
no, 6^]i manifestava di poi la mala aoddisfazionei giovane dì ven- 
l'anni, cosi parlatide a Carlo hiihoiiati : 

. . , . I4b LI lUrù CQTn'lDi Jiodiitcì 
In Boaio o'il di mfliizBUJirifl nrnitiiitu, 
tid addi broiuìlii fjiatÌdi:iic^o, fl jJ pasto 
Da iMnufpMn EtafijiU, il viin tolti 
Pa U feli^nta iiiiLiiKi^tcìfiL ; e riciin^o 
Hd' iidtlitKbl al sotso ilo l'AscreiL luriiniiA, 
Come tjtji^ir. dlBi^opiilo di tulo, 
Cui mi sariu T<ìigi>i;njt ?s^ej ihadeUd, 
Mi volai a ì pi'3^<:}ii boieichì ; e no i'i'i ptGsù 

Di tmitg umi>r, cho mi jmrea indurli 
VorMBiiiciiLer v mglDQar 1:011 lar^f. 



• Va\ Toltune n ùtX Mtmuaìe àilln Utttfatitrrt italiana nei «floJe deritnointno otìiiiplUto 

I 1 ? aprile ìrnì a cunoio t'inuitl.p ii^lt. H ronzo ISia al muili3atnio,in4Ma <^*,\ìi 
ui» dtì*uTÌtKi[e a "iTiuaU villa. 



3t Al-ESSAKtBO MANZONI, 

Aiicji'egli clu[U|ue fu niav^atru il sé stesso; o jjrJmamente. trovaud 

a.zieora nel ^olls^'io mUanesef s'innamori Joi classici litlini ed il 

liani, e frii le poesie dei moderni preferiva specialniente quelle 

lijiiseppe Parini o di VinoeEiao Monti. Mentre ivi stava le^/jfenflo, n 

15 ag»>3to dol l"00, ]' odo Quando Orlon dal crelo. tu colpito Lilla iv 

tizia dtlìa morte del ^ran poota. lombardo, eh' e^^li ardentemente d' 

siderava conoscere di persona, e che poi sempre soleva chiamare 

divino Parine ; bonsi ivi stesao avtìVii gi;i conos-^iuto 1" autore del 

. Bau sviU tana, che lìelt' adolescenza si tolse a maestro e duce. Usci 

idJ collegio si abiandoBÒ anch' egli, poco più che trilustre, segueni 

►raud-iZiu dei tempi e la dumiiiante licenza, ai rovinosi giuoL-hi d'a 

f Eardo nel puhblìfio Ridotto, pres-^o il Teatro della Scala ; ma sorpr< 

[flovi una sera da Vincenzo Momi, e amiti he volmente ammor»ito oc 

tqueste parole, * Se anrlate avanti cosi, bei versi che faremo in» 

l^oniro ! *, ee no distolgo per sempre, e iniee In. sua nsohizione 4U 

rarova, continuando a reoa[-si per più giorni nel Ridotto slesso senL^ 

F giocar ni;u. Nonostante le differenze letterariej che nate di poi fi 

ì duu grrtndi uoniitii 3Ì t'atiero ognora più vivl^ cìJ3Ì con'iuuaroiio seil 

pre a volere bene; e deirallVUo e dciramniii'aKione j^iovanile, t^ 

costantemente serbo al Monti il Manzoni, fanno par ft^Jo, oltro alcu 

lettere,' i celehri varst che dopo la laurtf del po*jla njiiia^nuolo e^ 

si^risse^ e an^.t, serbando idie si nJLrra, improvvisù^ trovandosi \\\\ «jlorn 

in compagnia di Tommaso Giosai, davanti a un suo busto che ai v 

niva modellando- 

^[ilitT, divino, A uikl brgi NHlura 

Il ctor di DjLTite. & ò.rì\ suo niiaa L! i;ADÌo ! ^^H 

(jut?&ta ria U ^tido ddr F>tù fulma: ^^| 

Mq I' età clifl fu t.u4, tsF dEuo io |jJanlo ^^^| 

11. — Ehbe tenerezza straordinai-ia per sua modro» flfrha di L'usai 
Ht'ccaria, e si tenera a tal seg^no di essei' nipote all'jiutnre del libJ 
Lei deliUi e delle pene, che tia versn i ventiquattr'anni nelle san 
toscrizioni usò di aggiunger sempre al cognome suo anche il mi 
turno. Legatasi ^''^ ^^ amici^nia a quel Curio [riibnruLtl milanese, pfl 
il quale rancidllelto di nudici anai aveva scritto niiiaeppfì P;u'Ìtiì sn 
maestro nel 17134 V ode 'l'onm a fiorir la l'osa, Ghdia s' era stabilii 
con esso a farigi ; e dopoché Timbonati, sia da! 17LJj rettala erM 
dj tutto il patrimonio, ivi il 15 marzo del 1^05 mori, r jip passionai 
donna accompagnò a Milano la salma dcirestiato, e te diede sepdj 
tara in fìrusiiglio nella villa di lui. Circa quattro mesi dopo^ in cod 
piij^Tiia didliv niudre ccuduttosi il giovinetto AlcsstLiidro a Fitrìgì, pfl 
piÌL e più anni lìi assiduo con cKsa a una delle convei'sazioni pia eli 
ganti e più dotte, quella di Carlotta Condorcet, vedova di Giorgio ^ 
tinni^r JiHa SUA villUf dstta la Mai^oniiette, la ^utt^ull, dove Intetn 
nivano filosofi e letterati coltissimi e di animo iiidipt^ndente, 4sil 
per [a maasiiTia parte alle dottrine volttrtane, e avversi al ^H 
dispotismo napoleonico 5 come l'ateo Volney, Il giacobino tia^^| 
Sf'nsist;! Do Tracy, il lllohigo e t'Htìeo Cliiuiiio FauHel_ L* eduo|^^| 
del Manzoni, già bene avviata a Milano in mezzo alla piii scel^H 



' Soflo BpacialmentQ ili (JiciIJa figlÌA del Hanaoni. Teiìi n pape- 2*0, 241^242 *fl, Jf J 
^mi td ii ^^[luriff eo. pubbUcatu ila Ajigolo Do Gubf^rnatld- lUima, BArbJìrt, 18:^. 



alftt* politica e letteraria ricca di ''ulMira o di spiriti democratici « 

RDIioviLton, Qeìla sptendirla iiieT.njpoli dell' Impero francese, dove al- ' 

Ibra s" Bciceutrava e dondi^ s' inaaìaTa tanta parte del movimento 6 | 

fiiinnrftmento aurop^o^ cbbo un'eapHcaziono audio più vasto <.• Ceoonàa, < 

te molto conren air iiulirizzo dolla mente e delibi vita di lui. la quelle ' 

Iriotta e libere coaversazionì il giovane milanese raffermò le già ae- 

pcollii maósijne tiltiaolìclift degli euc-idopodisti e lo scetticismo religioso 

ftllorft nonnine e di meda ; ma non à vero ciò die si è detto e ripe- 

J.Lloda tanti per recare a miraeolo la sua conversione ai eattcll- 

cìfuwi, u-ire^'h fosse diveruto ateo. Incredulo o tìcettieo pf^v quanto 

hi io sé di speciale e proprio la dottrina frattoU^ìa fu egli (^ertaniente, i 

ma uon rinntìgò mai Dìo, né l' immortalità dell'anima ; le suo leltei'e * 

fl Ili stesse poesiii iriovanili, andie le più aspro contro il eaeei-dozio, 

ÌM Ifctì pi>rgonf> inconfutabili dociimonti. 

% Moriva a Miluno il 17 mai'zo del 1807 Pietro Manzoni senza poier 
■Imlere, corno desiderava, il suo .Uessandro. the partito da Parigi 
Ben Ih. niailre all' annuii/io della iiijdattia, p^vvioinandoai a Milano lo ^ 
■nfifi estinto; dei *'fLe, a giudicarne diille espressioni secflie e fredde 
^Bptii ne dava notizia a qualche amico, non parve ^foi-se a causa 
|H^ madre per Ijv quale 'ir^ino tutti i su^ii alfettij così iiitiniamenttt 
BOmmnìJSo come dovrebbe im figlio.' Tornato novamentj* a Milano nel 
■ftltónjLre del 1SCI7, sposò ivi il fi febbrajo dell'aufio seguente Enri- ' 
Kli«tU Blondel di Cosirati^, ngtiadi un ricco bandjiei'e, celebrandone 
B OiatrJmoiiio secondo il iJto della chiesa evang*;IÌJ^a riforiiìiita (poi- 
■K «ssondo la jfiovinetta pivjtestante, i aaterdoti cattolici si rifiu- ! 
fcr«io)ii ministro tjiovajini (iaspero Orbili, r insigne critico e latinista, 
BPingi, driv<3 si erano ricondotti nell' ottobri-, la apnaa, pei' cecità- 
n«nti esolto la iruida del sae^^rdote genovese Eustachio Def^ola, fattasi 
■»tloU*ja, il 22 maggio 1810 abjurò la religione piotestante ; e verso '] 
B medissimo tempt» avvenoe h» conversione del Maiizoni stesso, o, a ' 
wr m^fedio, il suo ritorno all'antiche credenze. Pi-obabilmcntfi la mti- 
■izloiiH di lui procedette ili pari passo con quella della moglie, comò 
B pao Jti^giiTie da qualdie li^tttira,* dalla lieiiedii^ìoae nuziale col rito 
P*m!jco, oTteiiiita e Iktta n-l f('hbraj(s dì qiiftlTanno, e dalla firma ' 
Bfte appose anch' egli al meni.ovato atto diahjuraì operandovi Torso \ 
Bui'l m'Jtù cattolico, che come reasione atnncreduliia anteriore si 
BtttUBcitato in quegli linni a F'arigi, e senza dubbio la conv<?f'8aaÌotie 
^^b dotti e sitissimi saceivloti, il genovese sumn^entovai.o e il ^ 
^^■se Boriilo Orégoire» due, come o^gi si direbbe, cattolici liberali, 
yìiiipra 1 1 fi f , to , io credo, !" nidinaziouft e la moditazioiie di quella 
Btandtì animaf stanca di vivere nel dubbio e nello scetticismo. 11 fatlx) 
Boll»! prima die il Manzoni j-ìpartìsse Ja Parigi, cioè prima del In- 
Bjo i^iO, la 3ua conversione si tia ^^ifi. elTettua-ta ; ' e non ijiverisi- 
BlIineiile (ti dettai clin nelfa 'jonversiojie detrinnoininato aia dg-urata 
Biclicanente quella. Quanto alla sua religione, è notì&ginio com" egli I 
B jTolVssassc nella oH^hiaria puro^/u, e aifatto distinta 4 dagr in- 
Brvsffi e dalk passioni del secolo, • riprovando 1 provalenti sforzi di 
Blom * che vogliono assolutamente tenerla unita ad articoli di fed& i 

B ' Tdflisi, pur eq.. In lett ,1t> 'lito^ir^ ì^(t& u Igna?^|fi CiMarAH, 1 

B ' Idtt 24 (Utfr^o A ti. B. Paguti. SO Burzv e ET i^priia 1807 a Otaudlo FnurJol, 

■ J Lctr ■ tJJiTliinrh Oiurf jri, ÙU giuieiki i^lQ. I 

B > Utt A Ctkudio Fauriul, 'n eetl^ombti] IfilC». 



politica, ohe esi^l b^ìnoo aggiunti at Simbolo ; ^ » religioria, per ixHf 
spetto opposta totalriiento a Quella die praticavano i sonlklìati e 
iieralmeDte tuir.l i retrivi, che dopo il 1815 misero la lede eatto 
al aervÌKJO dolla ooat dcitta Santa Alleanza, o formarono un» Ictli 
tara veramente reaaioiiitria ; dove die la manzoniana aueho nei 
spetto medesimo lu iL^ttoratura di restaurazione ed innovatrice, 
volerne f^re mia aola cosa eoa quella è grande ingiustizia. E sin d 
lora fingono col Manzoni non solo ingiiiBti, ma anche maligni gli s> 
tici intolleranti» che, verso i primi d'agosto del 1810 tornato it 
Milano credente e oattolitio, non gli risparmiarono biasimi e schei 
contro i f|uali si lovò a sua rfifflaa Ugo Foi^colo cUiaaiando * {|uei 
fatorii fanatici della fliosolla» e vantandosi esso di sprezzare, 
ì credenti, ma i soli ipoi^r'ìti,' » 

HI, — D* allora in j»oi proso staLilo dimora con la lamÌJ^l:a in 
(ano, e rarissime volte Jeoc sussaffucnttìmente lontani vìair^i o s 
giorni altrove; uno tlei quali Ji cii'ca dieci mesi dall'ottobre IHl 
Parigi novaaiente, e un altro a Firenze uel 1837 dal 20 agosto , 
al I** di ottobre, senza contarne alcuni anche più lunghi a Lesa, 
Lago Maggioro, dopo In rioccupazloue austriaca della Lombar 
nei IS48, Vivendo sempre una vita ritirala e uiodosta, soleva alteri 
la dimora fra In ca^a, di città, e l'amena villa di BpTiaiigTio, dove ea 
pose la maggior parte d^dle stie opere, e attendeva nel tempo sto 
all'agi'icoltura per teorica e per pratica con amore e cure che 
l'ruttavano vive compiacenao. EgVi costituì una famiglia, par l* &i 
nazione, la cortesia e Tesercizio delk^ viitù cristiane, veramente eea 
piare: quell'aura di bontà e di pace religiosa, che La cireoudava. 
radiò le opero estetiche del granlo acrittoro. Re non cho la viti 
laminila cagionò a lui con la più pare gioje anche gi-a vi lutti per 
morte della virtuosa Enrichctta (deeembre lfi3"J;, della venerai 
ih'tì (luglio 1341), e, inulti anni Jopo, della aeconda moglie, la milan 
Teresa Horri vedova di nn Oecìo StJtmpa. F. coj'ilaglio perenne, i 
novatogli nell'anima per eimiae volle, furono per lui le morti d 
inagtdi>r parte dei llgli; Ili pririiogouila Giiillu. (settembre [83^ già t 
ritata a Massimo D^A^eglio, Cristina (ainggio 1841)^ SolSa (marcio 18^ 
maritate anch'esse,' l'ultima nata Matilde (marzo I85(3i o Itnatme! 
il seeondogciiito i'ietro (aprile l^Tó). 

Fm i suoi amiti più cari sono da ricordaro principalmpiite 
vanni Torti, Giovanni Rossari, Ermes Viaconli, e sopra tutti To 



^ Onbl al ano anitrcMBDi'ii dna Liil^i Ti>a>, nolta lolt^ 1" rtscdulfra IBlU. 

* CtjjA il Pellico netlA lutt- Ifi Tiuvemlirii 1S;^J a Ntoomvdtj BUiiclrt 

^ M'pnrLiDO, e liirom* ecpollu a Rruaueliu^ Eur^ìchulta, Giulia ngUa, Giulia m» 
Orìiitfua Eci:u 1^ Uiiirì^lani IaCIa dal Miiizoni atosag; 

A S^frichtta X'titioiii wHu Biondi^' A'/iOfU ^o^Ui wadit inrnnxpnraMt - Ja flu^ft 
funnl'i t jfiiH ' Pta^auo - t'ùii cnìdt /rftmwc ma ifl-i pm^i ,ndnpr'«-Xu aUtiia Avi iiiWì. 

A QyuÌMì 'V A'fiflio f\al" .Vun'ùni' M^'t'i *i'lh piict rfpJ Si'juva- Il ninruó XX Kft, 
tir* itfWl^f^XXXI^'. * Il iMirrr/fi t t ìiiif^ntt disaluti' Lu riirroni'indti'n - AHa nuufuot^. 
\ui-lS a'ia ii't;!k\tì-t d.i folti'. 

A f^'tlivn fUrni}'.!* -V^itim'i - /.4 f^ti-rtìà nn*t f'ìijiiutìili' pn'utt r-t - /'l Ih"H\i i pfknan 
ìnWa - t' coti» rnitri/HftfìoHV vr*é\4'tMa - tonfiff hhiI vtn - hrnrii''nli}in fin r'flf'JnlMtb 
Uh'» l'iurta' PittiOaH Hi pefp'Hn ift Ur<, ~ lifeiiitit in È-irnJh\u n liti ^ U-m l,'\Nfl,i\'0 é 
ttiona ' Amati lauto- J pu'tnti a//f'tUcf"*i- l"'ylo''ando la no^ti-a prighitm' tilt l'i^etftet 

A - fintili M'ii'aui\i ' F'fiU'i il' Cf lìbiti IficcitTìii'Miit''oit'i ufi'ii'aHil<t - Ptr •lUniadt trtti 
- l'4ì hlt'-alità noi p9Ufi ' l'tr ''fitfi'vi' fi'u/ufd.i Jtttifia- iMiJ finite ^iteoHnoIabilt - Da ti^H 
jti"it^iiaaddtiloi'ntu ' Itiifrrfrmandaf'i' Mia mi!terifm\lìa d'i S'usura - E a\ifpt*gHfvo iei/t 



M.m^Awnnn nAV£t)<tt. 



vm 



■ -^p, intimo suo cohi^ fi-ftU'!lo, ni qualo il Manzoni nj^^cgnò 
[K*p abitazione n<?lla citsa propria, e v** Io tenne |>er ima 
Tanni, lino al principio do! IK'^7, in guì passò egli a se- 
me nozze. Di questi e altri p^jchi era fbrinata la conversazione **• 
il(\ in poi i! MftiLZOiii «i rici(?avji., partecipiindovi con vivaci dispute, 
onacnte osservazioni, sapienti delti pd arginale, ohe ravìivavano 
falLm 7.1011 43, e fricevanu ^ratdimi^nte pt:tTSFiru. Uim iliillooltà jl nietl'T 
ori liilvollft t'Oli pivntezza la prima sillaha della, parola rendendogli 
pimii^gsibiltì il favelln^re in pubblico, gli l'u sempre cagione o uciisa a 
^olTAiiie 4iijaliJii*|ue pubblico nltzio/ ma. non lo impacciava Tni g\\ 
0!r,l, pd ossondu ^»ppi?na syn^ibilo uggioii^eva al eoo diro una Cfiift 
^iu- Tea tulle le amicizie, se non hi più aiTettuosa, la piò <^elebre 
[In più nl.tlc ili suo perleziona intanto ieUerano neirailolesceiiia o 
ilUtiovouti'i Tu qu<?lla cb'cgli lln dui primi tempi della dimora hi 
fiafaveva sirottii con Claudio Fauiìel» Ìl o^^'e ^'^^^ prol'ondità & 
ima, ù'?\\i\ mente congiungeva una vasta e SLitiisitu ciiM.nra, tì 
nulliii rT'udÌz;ÌJ-iotì e perizia auub*? nofle lettere it;di;ijie. il Muuiuiii più 
||ÌO¥?àn<' Hi trpjliri anni lo ri^oardava, ^p'-r.-Utlmcnlfi no'pi'lnn tiìmpì, 
m urTotliiosa rìvorenia, e gli ricoi-dava pnsteriornient^ etie ui l'arigl 
lonavtva mai conversato con lui senza imparar qtialclie coaa.' il 
Ibro citrte^^io (o a mo^tio dire ìl oarte^^ìo dol Manzoni, obè dult» 
Itttti'e ilei Fauriel a lui ce ne restano pncliifi^imej è un?i Ptnria in- 
'db preziasi?tìiina concernente gli stad? 6 ì profrres^i lelterad dello 
ft*»lcn'c lombardo o la fi om posizione dolio sue principali opoiT^ d'arte, 
I iìthtd di Carmantwla. VAetelohi, ì Provienisi Spusì^ die dal ISI6 
f pot occaparono 11 periodo più operoso e produttivo di quell'alto 

f'^no. Il l-'nuriel, pure ammirando. y.)o(ò co' duoi consii^li ramioo; 
fag-iudii-e itniorevole, ma non parziale; traducendo in libera prosa 
e&e le due tragedie, e in l'ranctìae facendo tradurre il romanzo, 
■tì pubblicato, come prima VAiit-lc/ir, contejuporun^iaiii outo in 
[ed in Fi-aneia, oontHbui a dargli fama oltralpi, avanti eh'ei^lì 
Wlidasso iri Italia; tome pure vi oontiibm, e con più eltìeaeia, 
orevole giudizio dato su lo duo tragedie da Woliango *juot,lje, 




* Vjirpo, in cui il romanzo nella aua piiina e om posizione era ojijiai 
btfa): ralleniatasi sjsseirnentt^mente la corri s pan ilen^a i.'pi&tolare, e 
kpo [1 ISl^N cessata del lutto, di quell'amicizia restò in e^^si, njato- 
jtuiueule divisi per tjinta distanza di lui^gbi, solo il memoro aeiiti- 
Wtn, Un'alira ainiei/ja in.^ij^ne, apecialmente per gli studi della 

ftpa parlata. f« quella che egli dopo il 18'10 strinse con iliuftcppe 
ftW; u più iioiBbile an<iora, per l'ispetti inorali e religiosi, la po- 

t«znor3 eon Antonio KoEnjiui, vuneraé dal Manzoni coniu gi'au tiìty- , 

Wb ft santo uomo, 

IV,— Del titolo di conte, cbe essendo ereditario i>eJla aua TamigTia 
bteva couipoterylf. non vollo mai Enperno ; o <to;ii]d<i il gnvonio 



J LuH. 7 ultoliro ìUS a. Gii>r;in lirljuiD, li kglli 1S^9 il K Istituio loiiiHr^o dì 

liB l>r<tbiil-U. 

. JO ll^Atl^, IWJ, 1Ò uprUe iHlfì a (Jlmiilio FiiUik^L— L4 npLTU |irlui:ijrn[| dui 
nv dav; riitloìrt de tu l'it^it j'tvtm^Ie i -^ limiti ti Ita v'yr^t £^c /a lununt itit' 



1T<EMA|I 



SU HAVSOHt, 



aii^Uiac» nel iSllt ogll av^^nti tjtolì di iiobiltii prdscHRss vhc^ «Ofj 
levano ''lie l'ossero rÌL^onnsciuli, li denimzi ossero ad es^u, egli si guari 
bene d^l regi^traro il suo; e sg ijualcuDo lo chiamava coti (\ \x^a 
tùia, 1 Clm o<uite ! > solava eaclaiiiare * \o sdjio Alessandi'o MdH 
G non ìiltro. h Fin da gu.iiido s'irnij^morò di Gnriuitetta BEonf^H 
sentendo all'umico Faiiml nell'ottobre del 1807 le vm-ie doT^H 
Ttua itdaitz»ta, diceva Tra le altre cose : « Vi è per me un aftrj^l 
lajir^io (che è tale realmente in <:iiiestc paese, alinenn per me)^l 
eJlitiion»> nobile, i^ yni sapete n mente il poema ibd Pai-iiii. * A qua^ 
sonlimeiito non meno che alL'inUipE^ni-lt^nzcL du!r,uibiiodeyou9&tll 
hiiirsi i rifiuti M\ti onorifin^n^e rhi.^ u- Un otl'f-r^ero p;iret?ehi savpfl 
i! fii-auduca di Toscana (ISh^), il io di FrancJu {ìH^id) col mezzoi 
Vittorio Cousin, il ro di Prussia (1844) tol m&zzo di Alesaajidj 

Humboldt, J' impi^raCore d^l Hmsil^, p, pnm^ di questo, col lìisa 

I dell'arciduca Massimiliano, l'imperatore d' Austria, Onorificenze ftl 
I cettò solo da Vittorio bimanuele dopo la costi UiJ'ao ne del regrio d'Ùfjà 
te con o»30 anche una pen^rom^ rtnnuala di dodicimila Ilvo, cbC^H 
sapute le sti'ettezzo economiche del ^rand' uomo, volle decrenl 
le accetto^ peridié teutìva lui per aoTrano legittimo e per aal9 
principale rlell'iiidìpendeozii e uniti della patrio. ì 

I E noto eho il Manzoni non fu uomo d' dizione, i? che, non avo W 
kpreso parte viva con atti estrinseci alle rivoluzioni fatie pel ri«tìl 
giniento nazionaM dal Js^U in poi. non ebbe mai daU" Austria don! 
nantc Ìfi l.ondjardia ^-ravi molestie, e tJinto meno ptìraeouaiomJ 
tormenti, come altri moltissimi, e parecchi ancora de' suoi amld 
lUid' L'gli, fj'ovandosL fm giorno in mezzo a un crocchio di questi, àj 
con af^(^biltì iroiua: «Ilo vt^r|_^(i^mtt di vedenni tra voialtri lÉjl 
iinrcn non sono sUto in pi'Ì^'*ione: » pprclm essi v'arano f^tatì^H 
Nundmieno ai moti e rivolgimenti pati'totlici partecipò con ^§^È 
come con Tiu^e^uo, esultando e a l te listandosi pt-orondamL-nto, sdH 
le vìcLTidi? pubbliche a l<? particolari de' *4Uoì amipì per la oSD 
t d'Italia; o per e^sa fece ìLltrea'i qualeìie aito di ctvile coraggio it 
indegno di ricordanza. .Nei IS14, dopo TaMicazinne di W.ipoleona 
tiono d' Itigli a, avendo lì senato del i^gEio detiborato di cluodfl 
l^uijemoartì dalle potenze d'Euii.ipa, il Manzoni sottoscrisse anch' 
la protesta fatta contro tale decreta e per ctiiedere inv^ieo la co 
vni-aiiono dei Comizi, soli rappresentanti legittimi della nazione, f 
^^ominciare delle cjn^juo giornate nel marzo del \^-\S a Milano, at^ 
il terzo de' srioi tigli maschi, l-'ìlippo, a letto indisposto, mentre i 
iiUri due, Pietro ed Kurico, erano ^i,^ su le barricate, il pa.drOi fl 
Irato ni'lla stan^ft & vìsUl la, malattia non ^rave» lo esortò mì aliCft 
ed a fare anche lui il suo dovere; onde il giovane aniniosaineB 
accorse subito nncbe^li alle barricate» dove cadde m mano a 
A[(etr"ia(J3. Nella lorza ddll*» cinque giornate sp^nó frjtn cannante il i 
nome in un foglio diretto dai MiLah^si al re Carlo Alberto per in 
farne rBiiuto; ma poi-o dopo non volle sottoscrivere ij plebiscito <] 
Titnìone della Uonibjii'dui col Piemonti;, non tcia perché ae la intendi 
eoi reptdjblieani, di tala unione lioi-issimi e clamorosi oppositori, 
porcile temeva ubo ciò potesse guastare la sua e bella otopia, » 



■ ^AVt^4 CrrTni£tD-Ìt dttlii ÌTtà-piniUitaa ittiinfa, voL II. porto I, pag. 2-H. TopJ 



PiPP^oUva ohiamArU, df>TL'(iniUi na^^Jonale : <s por ìot siv'^n rit- 
Btìlift avf*va ^i*ntl.o poiio prima, fin rJa,l & apriln. un anii^'liovulrt m 
Hiuik rimprovero ai Lumaniiic, aHorii capo della l't'pnbhinnfc fi-aa- 
^^Hlijitalc \n Italia non valoa Vfìdcro altro clii^ * St<iti ilivcri^t/ » 
H&tjL l'iiiiiU uazionale con la morkarctita di Vittiirii) Kni:tikiJ<'l'', 
^ettòr ufficio di senatore^ e benché vecchio in^ervenue aii'une vulttì j 
bile adi^nan/i! del PHilamciiLo in Turiun, o la firiNLit, nniMistunto j 
pMpreiKa della atiugione, per dare nel rel>hrnjr> diìl [Ht'A alla ì^^gti | 
BMtltut.Lva del regno d'Italia il suo voto, Fimdiiiente non dnMtò di I 
MOGttJire dai rappresentanti dalla libera Roma la iiJttidinanza niVer- J 
bg]l df»pf> il totale abbattimento del dominio temporal's dei pu(»Ì ; } 
bitdo G^U. vnsìiàiìi} cattolico e scrittore acdamato nel mon^io civile, 
bnn tìjtnzione anche piii solenne a 'luel latto con la nobile e O-anca 
fettera dcì -2S !u[^]ìg I&72, in cui ricordava le i awpir^tKinni costantj 
li ima luny:a vita airmUìpeiidenza e unità d'Ltalia, * Del resto, l'i» 
Irlnoìpali salinamente uomo di famiglili e di studi; e da questi non 
pdiedt: niu-i ticgaa, neppure io quella taiiJa Ti^ccbii'/aa- La iiuale, 
[eupli^ protratta ai liiiiiU che secondo la legg« dr natura possono 
BfBi estremi, ai manteneva pur vegeta, e per avventura poteva 
mtff prolungarsi ■ ah non dm dalla morto del cliloitlssiinn suo ilylio 
^Km tìhha egli "in tal colpo, che pii'i non se ne potè rilevare, Chia- 
^Hflu per le desei'te stanze, sopravvisse poche settimane a sp 
^K e nel giorno 22 maggio del 1873 alle ore sci e uà quarto del 
^Hrlj^gio spirò. 

F Messami re Manzoni avea potuto godere in vita quella (jìoria obc 
lutìjoacedersi, nò seuza contrasti, solamente dopo il sepolcro; e 
^^U uomo privato, o &<?n'^a il prestigio dulia ^rundezza uiililur*:^ 
^^Eìoa, chhe In ni^trte pLibblici lacerali ed apoteosi non solo dal- 
^^E^ ma da tutte le nazioni civili: felicitsU 6 giustizia rai^e nel 

^^p^ F« eepertì^sinio e pmfondo special ni nntj* in tre lingu<* e k*t- 
^■re, rititliaoa, la latina e la francese ; * i grandi scrittori di quelle 
^^bn conosceva, e massime della ^reca, ddl'iuglase e della te* 
^^fc ^tM<liò nello traduzioni. Fra gli stranieri moderni obbe carls- 
^H) Scott, il Cervantes e lo Sliakespeare ; fra i [atini Virgilio." 
^^Eva ti fr'ancese con prontezza r? maoEtrta, abiljnente vetsi latini, 
^Hnniposc di belli anche n^ir estrema vetri^liiazza. Ni^a vi J'n ^oicnua 
^He a cui non volgf^ssis l'attenzione, e in molte seppe addentro;] 
^^n dietro ai progressi delle scienze sperimentali, e volentieri ns j 
^^uava col duttl ; onde coti Terità dal L?opi].rdi nella Palìnoditi \ 
^^rarnato di tutte .Sricn^e ed arti e facoUadi umane..., DutioreA 
^^Kb letteraria di lui, come scrittore italiano, abbraccia crejiziani] 
^^Ki9 t lavori cnilrL La prima, estendendosi dal principio ij»tj 

^^Htaiililhitji nul P'iii'/ullii H^l'c ^ùn\«iì%ca. Komn, 14 eoanojj IS^S, 1 

^^Hu intlirrn ni poa» a Btiidlarc il ti-dincro. e a l'iidiirica Ualinl^^lLO, tToduLtcìM dal i 
^^B^j^fin, In dati 21 agt^i^tr' IKt? aovlTi'Va : 4 Ln luia, pur 1 ruppe» d^lu^lo v riirta an- J 
^^|b dftU--< IboguJi t^d.ar.rL non mi Ali rtrl.n ij tnMf-'-' '\i iìEVtiir i»MNiiiim<iib''e \ vt-i-ai T^kri] 
^^^P pini' luto à'Dmiiru i lui'-i ptiieiorL* X^Ia lettera S fi^lrlirajo l^H^O n Uastauii Cii>JkTi j 
^^Hfevii •il linu BapiM-jT r un Tcila lU fgrucD; k D iiupUE'itauiantfl anobu ad AntLifiio I^Qoniidl, 1 
^^Kta» 20 i»>Ti<iubri^ 1640- 1 

^^n^vlU 5bTn innar,r.it1iif^[<, nnne^QD cUa lUbELotBra Dii^iriDAld br:iìcl4'nBD iH UUuiA. bF] 
fcfcfvfl fra Allri iilifi del UuDZonl un VirgiUii (cdicloria Hi l'Adora, Cofiiini, I'^| [tr>T« 1 
Hntr" JulU guardia doL froatee^iia^o « It^^gono, «critLo di buq pTi^nu, quanta parvlo: I 



3TT 



AtBaSAlOtRO TtfATJZONT- 



spcolo per ventisette aiiQi lino olla pubbUcazìone del l'oiiianzo, p 

divii!i?rfti ili due perioiLl ; l'imo della g]f.\v\{]p7J.ii, g l'jiìtrù dEire 

virile. Il periodo della, giovinezza comprende, dal 1800 a! ISjO, 

tempo ìQ cui r autore fu voll.eriniio in filosofa, gìjiaobmo ìii politic 

e sGj^uace della scuola dove sìgnoregj^ìava V'iiìcenzo Mouti, laqiia 

poste rio ni] ente, in opposizione alla nuova scuola i-omantioa. Tu det 

classica. Fra i componimenti letterari di questo periodo, che soi 

ituUi poctit3Ì, uno do" primi per ordine di tempo ed il mu^ggìore p 

tmoltì è il poemetto DH Trionfo deìla Libertà, fatltì a qiiiuJiui am 

[tomo Useii scritto l'autore,^ o più esattamente a sedici, pereliè ni 

potè tfì^sete foiiiinopfito ^ft non dopo la pai^o di LuLieville firma 

(il 9 feblir;Ljo IHOl. In questo poemelto epitio-Iiinco di i]iiattfv> canti 

ierza rima, foggiato sul genere di quelli del Monti t-'on peijffiiu'aaien 

delle Ibi-Uitì eateriuri e con giitiide abuso di remlulscenio mitologidht 

1 ili fantasmagorie, si rappiesenta la libei-tà vittoriosa, n^lla rtìpubbli 

, cisalpina, del diipotìsmo e della siiperstinione, fra apparizioni di ma 

■ 1iri antichi della Ubertà stessa (diruto segnatamente, evocato per ft 

uEi' invettiva contro i pypi) a di martiri modei-ni ; e v^ ó iutìtìo ui 

IlerTi diatriba sn la pi-epotenza dei Fiuticesi spadroiieggianti e l'ap 

►teosi di Vincenzo Monti poeu. B contemporaneo o di poco prece 

a. questo lavoro poeiiro il suneLto in cui l'aut-ire adolescente, In 

landò l'AUIerì, con minor vigore poetico, ma in alruni punti eoi p 

Ibndo senso intimo, fa il ritratto di st< stesso ; ' sussegue l'altro sonett 

liifi alileriano, a Kraueescu Lonionaco au liante (18U!i), Attese in gaea 

tempo jit^i'lie alia eatira, e no rtìstano tre Seiiiioni (ISO^ì, ISO-l) ci 

inostraijo in lui al genere acre di quella poesia un^attliadine ain^ 

lare? la quale egli stesso, poeu dopo, notava dicendo cbe non y 

malignità, ma- per diddegiio dL-Uo coiTttttela dei ttaipi, lino allo 

eli era piaciuto a preferenza Vamaro ghigno di TalìaJ^ Se non et 

ii.UemperaLosi quindi sempre più a virttios,a mitezza di sentimeli 

abbandonò quel gpnercj jiiostxaudo tutliitvia, d^ possedere ancbtì 

fe'enio per la satira non solo nel ("onìpo ni mento intit^dato L'ira 

Apollo contro i classicisti (lyitì-iJ^lH), ma per entro alla nja^'giore a 

opera, cosparsa tutta della più tìna ironia. Oltre a questi ed a] 

ti?nuì lavnH poptii^i delTiidoIcscen^ta^ oltre alla nutixia di rm poer 

di quaitro canti in ottave, La Yat-rùia o U JnneHo del Virjolo, a 

b07-zato appena, e di an altro sti la Ibridazione di Venezia, l'orse pa 

Eato solt,aiitO| abbiamo duo componimonti in vonaì sciolti, che soni 

Erincipali di questo pi'Hudo tettentrlo ; i Versi in morte di Cario II 
ouati (1800) e il poemetto f;>-«7i/a 0^07 — settembre ISO^J; cbd m 
titarcmo al giovano poeta gli elogi di Ugo Fijacolo o di Vìucej 
Monti. Fa maraviglia come dopo il primo di tali coi zi poni menti, 
cui spira, sìa pure sotte la l'orma volgare della visione, un sen 
mento tutto moderno con buon tempF;rariiento di stile e di ven 
sf'nz'omb['a di mitologia, il Mii.n/oni rieorre^ise poi al vecchio gui 



■ U ionoito di Ugo f [ip[:i>li> aul proprio ritralto fa pabbltoato la pdtuB valta noir 
fiDiLnu lini lAV-i * putuJù dupu t!bu ]E gioiint'tto 3fhiiEuiil iviiva i!ci'Hr»j n bliu, Ma pa 
iì FM<:<jb, l*iito o iiirijiitonUbilo nj] *:ompoirc o Pai limara, tiuii lui.ii probabllJti 
Arufi 'jruUto t^uiLlchf Lb]ij|jii iriiiaiitl, poLÈ il MaBEnn] iui^^^iir pniDA di ture it ftiia, file 
14 qoii]i]fiLiVi>[B oiaivi^Ja, aviirii- mlc4u quolEn dt] roaculii doiriiutorc ttvmù* Vgdi it A 
di l's" T^D&0"l''s Firouifl, JliirDjTfl, ]s«4, tì>i. i, pogg. cxuvr, cluv vii. ^^ 



'Oi ili qtiesta ptìr tessi?re fc ailoniniv l'altro pofimottOi cliG peroiò 
ctrfl stessi» cliLamò rapsodia: ma la cosa può spicfrarsl con le 
t£?,ze in cui egli versiva tntt^ra su i criU^vi poetai da scfeniirc' 
,to <j d:e, priiua Ji pubbiieurlu, ol Fmriel, cui ne area manti a tu 
semplure a penuii, in data AA G settembre It^dt) Si?nvpva: * Sono 
S3Ìmo contento di questi versi, soprattutto perchè T'è mancanza 
ut! d'interesse; non bisogna mii^n, farne i^osi; lu ne J^i'ò ibi-se 
Ogjirti'i, ma non ne l'ai-ò più come quesU.' • Siflatt*^ pai:w!e mo- 
lo chiaranieiite che era già cominciata in lui una conversione 
rEiria, e anzi ne sono piuttosto conferma; p^reliè quell" intinia 
forfuttaione nvovn già avuto princljiio tpo anni primn, come spion- 
mente risulta dai Versi por l'Imbonati; dove il giovinetto ven- 
poneva a IbnJainento delia nuova poesia il seutiro e il rtieditare, 
dehito di m.'n Lantar mal altro che il vero^ che sono l'eatiensa 
dotì.Hna letteraria da hii posteriormente svolta e professata : 

neh 1 vnjM 

La ?in aeenarrai, (inde tocpjir la fiìma 
Io pOH^n, fai', elio 5"in cnJc^ su l'^rln, 

Diaiai almeno ru rnvuiii in^pria ai gian*, 
Sentir, rlprcsii, e DKMiknv: di pocu 
Ks«et <!oiktento: cJn In niutiL liiuì 
Non torcer gU acdii: i^oqaoit^I' k tDiV'ir] 
PiUH e ^u DiciiLe: Je la um&iiu cota 
TAnto Eperìutentar, qii^iuto ti bn^tl 
Pur non cur.iKla : non ti fir iiikl ifuLVn: 
Non fn» trvf^iin c(tì vili: Il -^unfn Vui-d 
Mai non Irndii': n^ proferii' mai VL-ilia. 
Cbe plauda al y\tU, a Ja ?iri[i dtrliln- 

vm il medesimo tempo, do(i tra 11 1807 e il ISIO, il Manzoni 
bG puì'e un inno A panenc/def titolo di un poema idillico dei 
se Haggesen amico del Fuuriel, ehe ne feae la traduaiono iu ]\- 
prosa IVancese- Il Ragpesen, desirl^ranUo che il Manzoni recasse 
poema in ifjtliano, gliene mandò un esemplare, premcssaTi 
lìu intitolata PaHi^ucì^G ai APtitsoni, il qiiaio riapose col stini- 
Uivatij inno in versi sciolti, 

tilli3 poesie giovanili il Manzoni pubblicò solamente, e. fin d*al- 
il sonetto su Lanle, i Verni in morte dell'I mho nati e l'Urania; 
tre sono venute in luce dopo la morte dell' autore, Le g\h pub- 
te egli rifiutò posteriormente, chiainamlole deU'cCa jf-penUftìs,^ 
j da rrtgionl pi'obuhilnienl.ii diversi^ ; ujoralì p<?r i Verni, non 
ido egli nell'età matura, n^aritjj e padre Gsemplare e cristiano, 
OTai' que! ricordo di relazioni domestiche già t^nto censurato a 
]otra la madre sua e rimbonati, letterarie ^i!V V Urania, come 
G t\ racoo^lìe dalla parole citato qui sopra, E difatti nello odi- 




il\\\ ftofl^rj clitì r Umrtin flpi Miio£0iii fn la BTrt fotil» dullD Q'aììt ili t'so Fou^^iiToi 

' fi' iifiiorart^. una elio altri*, ta goaafli i]j iiuudCa pi>L'niJi, In cai aoactxsnM^ l'intlu 

R6rlbiD«QlOLQfotsQ ftiicbo tiib Addietro. VhIì Ij l'Hall di ITga FdsdoEo [eiUt. oLUtn 

^ifft, & ^ÉifE. xvil, veti, II, jiiig. LXtv o nuprff- 

■ J« svis trn9-iDcDoj]tcnt da cob vetfl. sirtoat ponr [unr mitnqnu nlidDln d'iufórùh - 
I |i&« flh»&> im'il fdLit un ftui-*n;i'ou ferfli ptiilz-^tru ilu pirps, mjili jw ii'tii ferai i^Ula' 

«tE, * Ijlainlio PiiJiriuT, fl Toaran lÉf^O i nd Antonio Jìaonttslly, l'i Hoiimio is3l| - a. 




SVIO AtBSSAVDBO MAKZon. 

zìcni [l*3l IS45 e del t870, Mte co 11 "approvazione dell'autore, tu 
soTio irioluae. Quanto agW altri conponimeott gioTanlli che U Mttj 
iloH jjtilihiicò in^i, doljbìnmo appunto per questo int*?nd0ro ohe 
sero da lui rifiutati ; ^iova tuttavia notare che il rifiuto apposi 
esso al manoscritto de] Trinnfo della Libertà come lavoro poe 
ora accompagnato da piona approvai feno dei sontimenti ivi espr 
e che r autore col donarlo a an amico fece Io stesso che Hcenz 
alla stairipa,^ 

Vi- — La conversione letieraiia del Manzoni la dunque ne' 
principi anteriore alla religiosa, segiiit:!. nM \^\i\ : tanto e falsa 
fierziono che questa Qe fosse la causa moti'ieel Beosi è vero eh 
conversione relif^ìosa riiITerciò Talt^'a, la svolse e le diede caral 
a indirizzo più determinato, così nel rispetto deirarte, ootno aor 
tutto in quello della verità e moralità cristiaua, elle il Mfìozom 
r esercizio della letteratura el)he d'allora in poi costantemente s 
scopo, ma con vaata coniproaaioQo, PcrocijhG in lui non poteva 
il sentlmente religioso, ma quello altresì de ha patria e della f, 
glia ; i quali affetti tutti e tre armonicamente, sotto il governc 
primo, lo dominarono eempre; e indi g^M tolge la sut ispiratì* 
i Èuoi ideali come poeta lirico, drammatico ed epico. Le linehe 
religioso e cibili. Dopo il silenzio e la meditazione di oltre a due l 
nei quali la sua coineraione letteraria si maturò, pienamente 
suaso < clip la poesia d^vo psser «avaia djil l'ondo del cuore, 
bisogna sentire e sapt?re esprimere i propri sentimenti con si 
rità,' » come Io traeva quello ohe era domiualure, fece '^VJnnisi 
ecrivondo prima nel ì%\2 la ff^^ur-JV^/oiae. foi-iie per impulso in 
del suo animo esultante di essere rÌsoi"to alla fede, donde, non n 
eh"* dalla natura d^?l soggetto, la mossa e rintonazione giot(sa; qi 
il Nwii€ di Maria (]81S-1313|, il NitUile (ISIH), la Passione (1SI4-H 
e finalmente la Pan te cast e (1817-1822): cinque in tutto, di dodici 
sì era pi-oposto di compierne per celebrare le 3olennitii princ 
deiraiino< quando nel ISIj furono pubblicati i primi quattro, no 
1 fiatò nessuno, né a farli pregiare valse un elogio tanlivo nel < 
rilìatore (1819): non era aacor preparato questo nuovo ideale 
gìoso nella società, piena dei grandi eventi poiuicj, e deUa pc 
civile e un po' anche scettica del Monti e del Foscolo. Dopoohè i 
sVIfini, anche per la pubblicazione delle altre opere dei Matis 
cominciarono ad acquistai r credito, nacque una mania d'imitazi* 
ma, per non iliro di altri, il Borghi a l'Arici, lodati & pi*effere 
eoi loro inni sacri fecero versi, non poesia \ mincanJo a loro il g 
e l'ispirazione del grande sci'ittor milanese. « Ho tentato di ripor 
alU religione, egh diceva, qaesti sentimenti grandi, nobih e um 
■ chtì derivano natoralmente da essa.^ » fi per vero negl' Inni s 
, mau&jninnì non è rappresentuta la religiffne dell'anacoreta, is| 

I I Ei:riU In dichiarntlntìa i < ^aivelì v^rai antivovA lo Al4^>kaani1ro Munlniii nolV 

' 'in^mlti^^imit Julia aia mìa, nou atiaza compLiu'unaa, e itruaimiliinb di DOiue di Pr> 
I atmll tfra tcn tiiJ|i;Up:r ijudaj^Uu, d forac con yià tìiio n-ochlo ri^tigifoMào. ti Qui»; m* 
' g,itnA'y iii^n m^sniopin^, iL<in IdiuIovìId. non coba di me UAesaa euurvj lUcqua,! Bontll 
niioUfrii'ù prr niJtii; i primi ci>m< fi>LlLa di ^LuvaiiUa ^ugn^ijiiu, i ntiuoaiJl <kjJu« sIqìv dt 

t " lioTL n CluuiU'J r*nripl, 20 aprile ISlB. 

I fi <.l'pi tàiìké ciò rn^tn^r h io rclrgltiu oun BentlTnons emiLdsi tiablai «l hrunaJA 

I à^ùuìùùt jiJituroiLijiuiiin d'ciitf,» TI 



fkìf- 



Filili, otiA^'fìn Ift m^raln 
'\ a hlo; U cMstia- 
.1' sili* avi^Uìi, ii«l|u 

il ^.1" -^ì\ sttruso con 



lA pura e con le virtù iinvii^c v \ 

m\\'\ insomma^ nella ^pirif^iulf 

rfwione Jb" suoi svol^imentj. w^' ■ ■ _i n : 

ofonila rispiraaione dol poc!tt; ^'n^<■ \.\,\^ 

r«ptJ9izioiie dei dogmi e tWi riti e con T umi* 

mi'ftU» e la parola bil*llcA ^(Jove 4tppu.n!*ce l.ulora lo ^^'llt■> cK*llii 

deità o la atram^zza di.'l!e furJiiti oriifinarie) aicunis volle la irult'- 

jliBPft. U^i^ato grande ide^lti doiuina l'oii miiguicr pli'iu/./.a nt*IlA 

hntecoHe, p<-^r va;^[iia di coiicip^ioLe estetica e squìshv/Mt di viWis 

1 più pi^rfettri del cm*jiiG inni, Inferinro a tutti ò. fi N^tfiff^ ìuA c\ì\ 

toto^rafo ratitore stesso segnò il suo severo giudiì^ìiì mn l»»pJir"T« 

Estplicit infcfìciUr ; t vi persistette sempre, Untochè vpnt'niim dnpo 

roftd a conip<'T"tn> su rar^omoiito m^d^'siino un aJlro, nht poi p^T 

1 frjpravventita morte della mobilie aLbandont», aonvenHo so(ti) al* 

Fultima pai-ola Cccidere nuinus^ Ma senza i}arag;one inon degna à 

LpiipMii delle Strofe per una prima conìunione, ch'^ Torse non mc- 

■ bbero di aver luogo rrti i eomp^ninKnti approvati, 

. .- Nella lirieo eivUe la fìiaione del aeutimtuto religioso ** urna- 

col patn-^ttiro Ija fiato all'ideale lEH Mno^oiii niin ^ra[iilf?£/,a 

Qiiel levai'ì'i eJ/p^li fa ai concotlt doìhi frafi^MÙVjk cmouiiuo a 

l\e genti e dellii eaiità univer;^ale soioglJe il ^uo piitriottismo 

Mff nnguRtip delle biiritì uazlonali e degli OfiI iurecondi^ e ann In 

«ictaa lumff^'giri anche più al vivo Ja turpe opt^'a dt^llti rou prò- 

' F che opprimeva V Italia, Il siio ideale politico del!a prima j;icj- 

W, ali iif baiato dai Airori giacobini cbe dominavann u^lla rupirb- 

Ichalpina, egli lo aveva gii cipresso a i;n:'dii?i uuJii col pomìiotto 

BViort/o delia Libertà, Kei primi tempi del secondo pjTiodo let- 

aerose due canzoni politiche; Tiina nella pnjnJtverit d'd IslJ, 

ZJ.'i alle turliinose vicende o alli? graihli ppoi-flnie d^^U'indipeii- 

,j nazionale, tra T abdic-i^ionf? dì S'apolentifi al trono d'Italia o 

jata dell'esercito aTistriJWO a Milano: l'altra ifi quella dtìi IS15 

ffproclama di KiiiiUii, col t[uale GieaL-liiuu Murat ehiamava gl'lta- 

Pnmi all' \ndjpendenzft. Quelle canzoni per il precipitare dPt-'li awe- 

ìiiTiflntif elio le avevano ispirate, restarono anibeduo imperrette; 

nza l'ultima mano la pnma, dove l'a[Uc>re fa polemica e querele. 

<i poesia; come frammonto la seconda (pubblicata poi nel I84B,'5 

Jilore stesso accolta quinrlì fra 1^ sue Opere varie nell'odi- 

i 1870). con alta intonazione e bei versi, fra ì quali il potata iia 

rtllcù uno non bello, come soleva du-e, al suo concetto capitate | 

M ^Aorfrr merlo d'Itiilia: 

Uhbri HDu EnreiLi, sa nati nbm uni, 

itro non é indoviniito, né par l'nna, né per rnlti'-i. La strofh 
checca da lui adoperata non è più furto <lei tempi morirmi, ccr' 
Dltì noti era per lui ; come nemmeno ptr il Leopardi, cJie la mò 
HL ca.n/,one giovanile non nK'&sa quindi iVa lo opnro approvate.' 
i il Manzoni vi fu tratto per anakigìa di argomento dalla can- 
nivi sommo liriiio irocentista ali" Italia; ma già egli oim i primi < 






xx 



AL-ESSATfTTfiO -NKTeZOÌft, 



inni after» ai era provato ll^liceniente nei celebri metri più conlacoq 

BÌ suo ingpgnn fi alia sua pnesia. 1 

La Yirmi civile inun^oniana ^^i manifesta in tutto il suo F^plendn 

nei eoH rtelte T.rn^^edie, ilei qnikli daremo ini ^oano piii avanti, e nea 

line Olii del l^-2ì. Queste hanno per soggetto dne grandi Qwenimenj 

l'uno italico, l'altro mondiale; rinsiiri^zione del Piemonte per IMnii 

peudenza nazionale e la morte di Napoleone a Sant" Elena :Afar«oitìÌ 

e. Cinque Haggio. Nella piima di questo duo odi V i&pir)^zioao, lo sti 

e la forma sono di una vprità e perfezione rara, y' é impeto BemM 

crescente senza veruno intoppo sino alla fine, sino all' entusiasd 

di^ir ultima strofa. Entra anche ^\\\ il .sentimento relieioso, non pear] 

rome nell'altra ode, nel coro dei Carìnagnolii e nel aecotido coro dd 

VAd^tÌGhì, a conclusione e pieno svolgimento dell'ideale, ma per m 

cidenza e per poco; « sax'ebtie stato meglio anche per meno; cH 

fiynzii \ <iuattro veisi rimpinzati coi vieti rii-ordi del Mar Rosso e A 

rliiodo di Giaele, cose, per non dii'e altro, aliene dalle opinioni mi 

derne e dSfcl concetto stetìr^o che oggidì lianno di Dio i credenti, V \m 

peto lirico non avrebbe avuto vei-un intoppo. Ne! C^■nq^le Ma/jr/iot 

grandezza della concezione è pari a!la grandezza dell* uomo fiìtalfli 

de' sentimenti t^tie nel mondo civile suscitò ìa. sua morte. In quest^ol 

il Manzoni è poeta non &ùU> d'Italia, ma del genere nmano. ImpEl 

l'azioni di l'orma, per oscnritjt e inesattezze, ve ne sono parecchiej 

cominciano dalla prima strofa; le bellezze pei^ SJjno incoili parala 

liieiiLe magt^ioi'i -, e vi ha ti'atti dove la vastità dei pen&iej-i e la fid 

niinea rapidità dell'espressione danno a tutto il componimento a 

carattere di linea veramente superha, che si lasciò indietro, e] 

gran distanza» tiitte le poesie siiritto allora e poi sul medesimo sol 

petto nL'JU altre letterature europee; quolle del Byi'on (per cìtljj 

L i poeti più insigni), del Bérangin-^ di Victor Hugo e del Laniartld 

f Clio imitò in vari punti il poeta nostro. In generale, il metro dd| 

I euo pofiaio liriobe n&i settenari e negli ottonari ao^a una progrd 

f sione dal Parini e dal Foscolo per una parte, dal Monti per V altil 

più omogeneo e sciolto che nei due primi, meno metastasiano cfl 

Irei ter^o ; nei decasillabi poi e nei dodeeasilfabi v' é un' ainiotJ 

Imitativa non più udita, e un andar precipitoso al passo delle liJ 

I luzionì moderne; anche il novenario, Ixiceato per un momento a 

' gi"au pueta,' gli ha jij^po&to nn^^lio che a thiuchessiii ; in tutti m 

[ Sì sente nna mii:^ica che nessuno mai avova saputo trarne, con 

Lfell'endecasillabo sciolto foscciliano e nella canxone leopardiana svi! 

' coEalfli dalla metricn Yccehia. Forse alle poesie liriche o a queste dJ 

kpri nei palmento mirava, l'atitore della Pnhnodia, 1?* dove cbiainAJ 

E Manzoni un franco di poetar maestro. E vi è da notare altre^^H 

Iftes^L componimenti una genesi e nna l'izsione di elementi epl^lf 

[ri ci tutte proprie di niicst.o poeta; derivanti da profonda notiatM 

loosoicnza di avvenimenti storici, anche remoti, donde egli fa ema 

Igere un fresco e nuovo ideale religioso ed etico specialmente, od 

[^oggettivismo non individuale soltanto, ma, conformemente atr uu 

l\eraaiitàdeiride!tle suddetto, popolare ed umanitario. \ecr/^zMi'*(M 

[jjt reli^'ione è bcnsi ringiovanita con le idee moderne, ma vi sì 3^ 

|Ep€E80 la riproduzione di cose ^\-^ dett^ e ridette ; nella lirica Cfd 



^ Nuj Ft-jimmonti dcn'Tnnt^ ai Santi. 



pirnxione pin nno^a. e itiaizgiore originalità, L* originali (A dello 
ri[ipftrisce in tutte lo poesie ilei Manzoni, ma sfolgora tiBlltì li- 
Ìg, compresivi, tiene inteso, anclie i cori ; gualclje rara imitazione 
[eittssiei. e pei' lo pii\ di Virgilio ^!uo autoi'e prediletto, non chd 
[rarre air originalità, ìa fa più evidente, perchè la rt*aae latina è 
ai sempre ritemprata In un pensiei'o moderno. 
Vni. — Crui te m pò ran 00 a questo svolginioDto della lirica, ohe va 
J lfil2 al ISi^, è il periodo della poesia drammatica, in cui V autore 
p{iph princ^ipalmenle la ?ua vita dal làlrt in poi, per quasi sette- 
li, dopocJt^, mcdiantfj la lettura dello !>liakespeare e dH rrìtìcì 
enti e mpdHA7-innJ profonde,' aveva concepita una riforma, la cui 
ra e importanza egli dimostrò coi ragionamenti e con due opere 
tu, Jl Conis di Cannagnota o VA^eìi/ti. La prima novità recata 
I Manzoni n<?l dramma fu lo stiidiu pieno e accurato del sog-^etto 
[rispetti storici per cavare dalla storiala poegìft, all'opposto degli 
littori drammatici, specialmente nostri, soliti di porre a ba.se V in- 
llBiune poetica o qua e la ioneetnrvi un po' di storia, storoondu 
lal» quasi sempre per accomodarla a qneila. Tale procedimento, 
; cui ebbe principio in Italia il vero digamma storico, non era 
bvo presso altre nazioni motlcrnc, Inghilterra e flennania aegna- 
npnlfì, e QUttlcIie tentativo se n'era fatto anche fra noi; ma il 
nzoni si ilistint?ne da tutti per maggior curi dell' esattezza storica 
ler un pimpositu ben fenno di aoj'geio dal fatto all' idealitft, e più 
flrmina.tivam^^nte all'idealità religiosa e moTal^i, cho poi coatìtiiisce 
nitro cnraU^3re di questa riforma drammatica. Nelle trag*idie an- 
ft, e possiamo addlrittnra dir greclie, è rappresentata la lotta del- 
,_ima col fitto, in 'juolle Jelf A^ljì'?ri la lotfu degli oppressi con gli 
t^MSi^ori e della liiiertA con la tirannide ; in queste del Manzoni il 
I dell'uomo con l'idea del dovere morale e religioso, e la 
rapolcoai di questo neJ conti-nsto dogi' iotoresai e delle pas- 
cine- Oltre di che, proponendosi egli di dare all'azione dram- 
Io svolgimento che realmente aveva avuto il fatto secondo la 
a, atimikiva necessario toglier di mei^io, conforme alTt^so dei pooii 
isi e ^Mesnhi, non del tutto nnovo pej'o ncmJ^i^■I^o fm noi, le l'C- 
pnvenzionali di tempo e di Inogo, che avevano per tanti saeoli 
kto ringegiio e 1' aHe dei drammatici francasi ed italiani, e 
3o stile e il dialogo a maggiore oaturalezaa. Un' altra novitù, 
osto rinnovameni,o, fu l'introduzione del coro nclf azione del 
_%. ZI coro, secondo lui, doveva essere < come la persoiiilica- 
ìdci pensieri morali die V azione ispira, > conio t* organo doi eun- 
hti del poeta \ differente tla quello Selle antìdie traf^edio gracile, 
quanta e/^so non è * legalo con l' orditura deir !izìcne> * né è * mai 
none i:lie questa SÌ alteri per farcelo stare; » consegiientementt: è 
DFwettibilo d* litio slancio più lirico, più vanato e più fantasti-io ; » 
_fllla<>, < rjserband» al poeta un cantuccio dov'egli possa parlare 
[persona propri*, > gli (Jimiuuisee « la toiitaaioiie il' introdui'Si uel- 
*-'-tin e di prect.aro ai pprsouaggi i suoi propri Rpntimenti ; difetto 
ritati negli sprittori drammatici: ' ► del qna!e pei'ù, se pure 
re difetto^ neanche il Manzoni va esente. Nel rffì'ma/jTìola, 



t A ClfulcU^ Ffliitivl, ^ mano 181G. 
itlDDA al Ctiivriiffnolii. 



xxn 



AT.'tS^AÌTOBft MATIZflrn. 



':he comìuciflto a principio del IHItj gli costò la fatica dì circa i 
unni niftZ/.fJ con uno dMiiferruzione, intese prin e ipai mentre a pd 
gare quel celebre condottiero del quattrocento dalla imputazione] 
tmiiiUJtulù e a lumeggiare gli efTfitti delle compagnie di vurif.urM 
delle guerre intestine, i'unestiaaimi airindippn^lenzft d* Italia. 1^ 
l'Adelchi, in cui lavorò circa tre auDì fin verso l'autunno del ISI 
volle rappveseQf,ar0 lo stato d'Jt^Iia nella caduta della dominaxiS 
JoL LonyobarJi vinti dai Franchi, e dimostrare spocialnionto m 
i^r Italiani non avevano Mto mai con quelli un popolo solo; ond 
che, oonaeguentemenle alla, ragione storica, nell'azione del drama 
eaai non compoi'iaiHjno (ifl'aUo, e polo indircttauiontG aon delinei 
nel primo eoro: e poiché siffatta opinione non solo era nuova, n 
aontrai'ia alle comunemente accettate, egli espose il frutto di ti 
studi nel Di^cor^o sopra, alenati punti dtUa storia Imti^oùardtca ì 
Italia, che pubblicò imiiemn con la tragedia. Conforme poi alla J 
ritft SLorica, r\é[ Oarmagnola Taiione drammatica si estende, dd 
dlcfiiarazione di guerra dei Veneziaul contro il duca di Milano al ew 
pliaio dei celehi'e condottiew*, per oltre a sei anni (15 faK 1429 
:^ mag, H3'J), e Yx^WAdelchi per tre circa (773—774), dal ritomol 
ICrinengarda. ripudiata da Carla Magno, nella corte paterna di Pafl 
alla caduta <.1ol regno dei Longobardi. T duo soggetti eoa bene acol 
per V interesse tragico, che qui surebbo troppo lungo dimnstraroj 
per farne un'opera d'arte. I caratteri dei personaggi reali, per quan 
e possibile in un lavoro estetico, rispondono alla tutoria, o ; torofl 
scorsi sono accomodali alle loro onosciute azioni e alle condÌ7Jonll 
cui ai tmvavano ; i personaggi ideali sono pochissimi e conforniJ 
anch' estìi air età in cui son posU^ Questa deferenza per il vero iCJ 
rico l'autore la portò tant' ni tre, che nftha tahplla dpi personaggi jj 
CaTìna(jnola volle distinguere esplicitamente dagli storici grìdeM 
disiin^ione censuratagli nnclie da Wol fango Goethe, e contraria vq 
nieotc; itll' unità esiiìtica d4?l lavoro. Che se, ammonito da quella ed 
sura, parvo ricredersi, e volle li per U che la distinzione fosse levata 
il fatto è eh' essa apparisce anche nelle dtie pustcriori edizioni (jB 
e imo) curato da luì; o eo pì astenne dal mettcj-la nell' elenco J 
personasji liell' ultima tragedia, per qin^sta pc'i'ò la fece nella ?■ 
fazione con parole attestanti la sua pei-:ìisterizain quei concetti di M 
tica Ictteiaria a proposito di Adelchi, c\iv. egli dice carattere * ìavJ 
tato di pianta, e intruso tra i caratteri storici, con nn' infelieità, m 
dal piA diIflcDe e dal più malevolo lettore non sarò, certo, coslj 
vainente sentita corna lo è dall' aulxire.* * E scusandosene con A 
ehe ovpx'a creato un tal personaggio pnma di studijjre a Ibndo qfl 
tratto di storia, ivi slesso si prende anche la cura di avvertire B 
anacronismi clie ha commessi, uno affatto inconcludente, e Tafl 
rispettivo allo atosso Adelohì, oliO, dopo la sconlìtta do* snoi, effetti^ 
mente si rifugiò a Costantinopnli e, tornat^j quindi in Italia, inoTÌl 
battaglia contro i Francesi, laddove nel digamma il poeta Io fa mol 
subito, air Q^cìr dft Verona, fra i nemici con T armi in mano* I 
IX. — Ma il vero è che tanto neir uno quanto nell'alli-o draoifl 
segtte anch' egli l' idealità, dedotta, bensì dalla storia, né mai alia 

I Lttt, p WolAmeo GqvLUo, I^ fiouiiijo 1B21 \ i^W. % OlMdlg FauiIcI^ « mino isJ 




natura umatiOH e dalie condizioni de' tempi, ma iJeatit^ sompre; 
essi perenn;ig|g'Ì storici, senza dire di quelii di piua invi-^naione. 

Marino, Mart^-i b Svììv\o, ìiannn tntti una liutai "l'Ì^L^alità. Il 
-, seconiìo la giusta e TrtUee espressione del Goetlie. < li inalza 
\ noi ; * f come, per esempio, il Carniivgnola, spocinlmente nel- 
mu sfteiift, dove r autor? pii dà nioTto t\ì sé stessi? e dn'auoi 
menti domestici e reliffiosi"; e come Adolchi, in cui par che ab- 
appr'*scntato un principe guerriero, cjuale io avrelìbe voluto Lui 
ft lilHTtwìone (V Haliiii e, qiiant,o a anniimenU momli e religiosi, 
e sé stesso, E ben piccola pai'te ha la realtà st-irica, toltfi nl- 

circost.anze estriiiseclie di pocliissima entità, nella situazione e 
aratteitì U' Erniengai'da, ddla quale ^g^^r traendone l'ispirazione 

saa virtuosa nio^lip KnrÌL'heita, ha fatta ura delle figure pì*i 
tìclie di qualsiasi poesia, di qualsiasi letteratura. Nel covo me- 
lo ad essa rispettivo la rappresentazione del vero storico ha 
parie ben secondaria in pai-ayone di quella idealità raopale cha 
■gè da esso, e che è tutta dei poeta moderno. Ln inat'fnore ec- 
hza estetica V abbiamo, come dall' una parte neir inno della Peyi- 
tt, G(ib\ dall'altra noi coro per la morente lirmongjirda, dovj? ù 
aa spontaneità di coneaiiione, perfetta fusione del reale Con 
ftle; lo stile, senza la menoma asprezza, Ija una forma plastica 
'arinonia che scioua ueli' anima in pieno accordo con tutto il r©- 
Ift fitrnra della mcj-ente é si beno idole^'^tata, tanto ne' suoi af- 

qstaiiro nelle esteriori movenze, che re.'Jta in niente come i,i- 
elliibile fipo di douiia. Nel dranuna slesso il coi^i pitrcedeute, al 
ine didl'atto t.erxo, se cede a questo per finitela ost^tira, ha 

ma^igior vastità di concezione. La pittura dei vol^-^hi italiani 
8sl al remore e al lYustuono dei due pupoll stranieri che sMii- 
.no. Vana vittorioso e l'alti'o seonlUto e fuggente^ il aoprav- 
• del poeta che toglie a quei volghi ogni speranza di iibera- 
1, rappresentando la polenta e gl'intenti dei vincitori, la sua 
Jsentiinza dol sorvn.gi^iocho ai raggraverà, perobò doi-a innauEi 
QUO sul collo, non una, ma due genti stranicFe, il metro, inflne. 
Ila coi pensieri e coi sentimenti mirabile rispondenza, gli danno 
mlLi'i adeguata aUa ruìna della grandejEa antica, Queslo e fra i 
lori il più. schiettamente storico, sebbene spiri anche in esso 
.0 del poeta moderno, e singolare dagli altri, psi'chè non v't- 
*sso, come in quelli, ^erun cuiicetto rclijjiuso. Con una rappre- 
Kiono storica principia anohVsso il cavo del Carmagvola.- ma 
I f atriotiif^nio del poeta moderno spira quasi fin dal principio, e 
na inr.eramente il soggetto nella lirica visione espressa con le 
IP strofe, dal punto ove l' autoitì aceenna ai suoi cittadini lo etra- 

cfio airacciatngi dalie Alpi c-ontii con gioja crudele j^I' Italiinì 
Li sono uccidi tra loro, e scende a soggiogarli tutti. In relaziono 
i' t(>mpi in cui sarivGva l'autorei quoeto coro del Cannai/noia, 
v'v di jifico alla rivolu/àone del ltì21, porta impressa Tira de- 
lliani mmaeciant.e di erompere contro l'esosa dominazione stra- 
j il primo coro d^lV Ade/chi ùi sentir \^ feroce repressione 
Ift^a di quegli infelici rivolgimanti e il gemito dell' Italia rimessa 
jieote al giogo. Net tempo stesso pero, in conseguenza di quel 



f a J/njfli.Ji'o Mattiotif. Picumw, ISaS-^ftj Tomo I, pan, 73 a »»^^i ^V\ e *»%*t 



IXlV 



AtESflASDIlO WATTHOKT, 



concetto di fedcH^^ Biorlca, che il Manzoni s' a.\ea. fìssalo m mela 
r elemento femmirìno manca nQ'drainni: fitioì quasi t^lTaUfi, pera 
Ermen^anla è bensì iiGirdmbito di quella rasta azÌDn(> drammiitil 
ma pau riguardarsi come epìsofJio ; Ja moglie e la. tì^lta del Caroj 
gncila, Arttnnìfìtta e Mntitdf^^ sono assai deholmenl.p dtilmeate g u 
razione drammatica compariscono appena; dairuno e dairalQ 
dramma poi è affatto esclusa la passione deli" amore, alla cui at»d 
eapi'ef:aione il Manzoni forse ripugnava, non solo p(?i"<?liè nella stcm 
dì quegli avvenimenti non 1" aveva trovata, ma ancora per aver ÙM 
unico fonte della poesia^ e mantenutolo aaateraniente, il ver-o mori 
o religiose». Quanto allo stile, ho è lodevole per la buona fusione del 
idee e delle parole e per la eonaeguente naturalezza e la s(>mplidi 
ftior da' cori però scarseggia nn poco di lumi podici, e talvolti!, sn 
cialmeute nel primo atlxi del Carmaffjiolar fa senlire unii t^ertapn 
lisjJitA; neìV Adelchi é pii^ castigato e succoso; e bsn vi doveS 
contribuire quel migUajo di -versi ohe T autore, dandole Tultìa 
mano, ne levò via,' j 

Uuo^te tragedie mancano di alcune delle condizioni nc^ceEsaiial 
produr su la scena un grande elTetto ; le pii'i belle pai-ti di esse, le n 
sovranamente poeticlie, cioè i cori, non avendo alcun legame {lo j 
detto r untore Bteaeo) t*oii T orditura doir anione, airoflctto drammam 
non possono contribuire che a^Rai lievemente. Quello che il Manid 
dicpva de' suoi cori, cioè che < sono destinati aila lettura, » possian 
applicarlo per intero all'uno v all'altro dramma, a cui e^si Appfl 
tengono. Una rappresentazione del Carmaffnola a Firenze nel Isa 
e una daìV Adek-fu a Torino nel 1843 provarono, e. kì può dirM 
surUcJenzat che manca a quet^ti drammi l'elTetto scenico,^ Che M 
pregio delle opere eatiiticbe 3Ì deve giudicar Folo sci'ondo le rA^fl 
intrinseclie all'iirte, nel dramma però la considerazione deU'eff^ 
scenico, ir» quanto l'arie dello scrittore e diretta a produrlo, d 
pure iLvor qualclia peao ; la sua manoanaa poi devo riaidtare j 
i]ualebe inlrinseco diletto. E tali nelle dette tragedie sono cer'tameDH 
olire agli accennali più addietro, il lento proceder dell'azione. 1 
troppo largo campo nel quale essa è poala, le grandi n'sìtuazid 
drammaticbe e i tìeri contrasti delle passioni o non accoltivi o pM 
esplicali ; in fine, la prevalenza dell'elemento lirico sui rappresa 
tativo, UH Buio nei cori, ma, sia pur meno vivaiuente che in qu^ 
per tutina l'opera d'arte. Il genere drammatico introdotto fra^ 
ilal Manzoni, per la nostra letteratura, a volere iei\er conto del in 
toda e dell'arte circoli ha seguita, pu6 dirsi nuovo; ma aaren 
i*rr&re T ji fermare cht; fuori del dramma storiro la poesia dram(3 
Hea non debba esistere o non abbia salvezza. Ciò hanno potutoci 
i'ormare e ripetere a sazietà quelli che guardano le cose da rrn d 
flolo, e vogliono attribuir tutti i meriti a un fli>lo scritturo, o 3Ìa|] 
i^randissimo. Il dramma storico è una delle Ibrme di questa poe3 

■ Lott. b CUqilU Fiuiri<jt, H niArKi I«2S. ■ 

* Lett. di O.n, KjirroliiiìaHh^diJaiiA PeiERt.l^K; di fTilvIo Fi-llko a1 niurJi,!! J 
l^iia 1813, b aI BrUitn, iltir anub itdBno. — Im^Hitrn mento U Naonjiii nt^l IStiJ dicaci ]^a 
imgr'iIlD t noti mai rrtpprflPtmtnto » [l»tL al Comiino di l'ialn.l^k. 24 dnrhUitii-tì lBil4); 1 
injtlflun^D V a por", ■ nji firse rapprea putitili IL • " n r^Ulbn J' avovB f^lù jiravvklula, id 
vcndoriB ca^K >a ^^^^ ^^ uovecD^irt ISÌ^. rI Marchiala: « Ciìr clu vi^rambnÉi' uii npa 
IneL Vtrm'i';r\ol"^ b II Dirru; Jl ruatii Eia luuitu Ijulke^ae; lan 1ii W.ilu iluii |»jtit] iieauoLrf 
LU'i flurfleitintoniQntQ pieno di aziono- Non b<i rq roggurii &I1& r^eila.a ^ 



m tutta la poesia drammatica, no cortamente ^ la stessa ese- 
le nuche ìD quel |;eiiere di dr&QiQia potrethe essere per Aletiitc 
divorali ; tale, ep^eia.1 niente, da poterò servir meglio SpIIu rap- 
nUzioiie scenica. Il die però non menoma l'importanza della 
lamaiizoniana, che conaidemta nelle teorie si esteitde alla poesia 
[natica tutta quiiuta/ 

— L'ultJma parte di questx) periodo letterario, b\ produttÌYn, 
chiamarsi epictì, perché occupata quasi uuicnmenle dalla com- 
one del romanico. Il 3 novembre del 1951 il Miitizoni, correg- 
ì y Adelchi per la Rtfl.mpa, scriveva rtìramico Faurieh «Dopo 
elterù al mio romanzo o ad una tragedia, Spartaco, secondo 
ai troverò meglio diaposlo all' uno o all'altro di questi due la- 
» E tornò al i^manzo che * avova già oomiociato e mesgo da 
i;'> nel maggio del lb22 v'era tutto ìmniHrso, verso la line di 
'anno n'aveva scritta jina buona parte, e vergo la fine del se- 
ta ne aveva terminala l.i prima rcdazioao. Su lo scorcio del 1624 
nncipiò la correzicme e la stampa, che, con pentimenti inlinili 
:he ì'ìracimenti di fo^'H interi, dualmente fu compiuta nel giugno 
827 o pi.il.»blic*iLa subito in tre volumi ^ ^ sicfhè tuLto U lavui-o gli 

La Catieii di circa sei anni. Il sog^^ett", come nel mni?glo del IS22 
era etr|i stesso al Fauriel, «è collocato in Lombardia, e il tempo 
ti I6J^S al 1031, qujiirrìo le eoiidizioui disila sudutà erano vera- 
tì straoi-diNSLrie ; un govorno il più arbitrario combinato con 
,rc!na feudale e l'anarchia popolare, una legislazione U più 
la, mr (^■uriran;^ja prnjtmila^ l'eroce e pretenziosa; classi Fociali 
li mtercs&i *? ruaRsime opposto, aneddoti poco noti, ma legìstrati 
ritturtr defjnii^sime di leile, e che l'anuo di ttjtto ciò largii prova; 
T, una peste che dìt?de sfogo a scelleratezze le più Gopratììne e 
fl vituperose, a pregiudizi i più assurdi, a virtù le più afl'ct- 
}.* Vii suo intento dipinger questa età storica sopra una favola 
•opria uivenzione. i! matrimonio Ji due contadiiielli, ridatando 

t [?oloi-ì convenzionali. < Rat:c(>glicre le lintìe caratteristiche di 
FA sociale e svolgerle in un'iizione, trar pritìttn dalla stoj-ia 
L i^re a gara con essa, senza pr<:tender di l'».re ciò ch'essa fa 
io, ecco » ^scriveva fia da! (831 al suo amico) < ciò the ancora mi 

ctincesB*^ alla poesia^ e eiò che alla sua volta essa, scìa può faro, 
ante Jizioni, avvenimenti e caratteri tanto simili alla realta, da 
'li credere una stoi'iii vera che fosse stata scoperta.' » Ui un tal 
ro di poesia romanzesco, quasi del tutto nuovo ft-a noi, aveva 
lAlo fimri d' Italia i più luminosi esempi Gualtiero Scott ; se non 
9 Manzoni vi poi'tò più salienza e fedeltJi storica e più sentimento 

vita intima che lo scrittore ^tcozzese, e così nella concoziono 
I nplIVsflcuiione fu sommamente originale ed estetico insieme, 
te due qualità si manifestaao nella perfetta fusione del vero 



b, ^ pui) dire, auiuuo pur biiont rugloDi ìi metodii yqccIiÌo iì coXtìv urla.; ma qnWiùa 
t tu»*»'» U uu-yo^ mi fr^tuì mi ^ran piiicoro ail AvvortirinniiOH bd sono In qucata 
,■ y. vulDva kULufiL^^re, io i^nido, aoa le nuovo tBofio, ma \& laro appliciLiioae {phìi 

tt iTbi riTiicnU II .illUtiirJ iiullp op^iD d'arU. 
UU, ul FiEurii;! 2^ maggio IS^J. 

/ rr-,mrAnt ^/Ji^i'. alvrlit luLluiitob dL-I vai^ùln XVlT i!icrFpri:E>a rltutU da AlonBUtidrc» 
hi, NiliLkii^ |»rT<f.-jL> Vini^LìM^o FurrarJo, ]A:^5-l^Jl}. > Ica tomi. 
' iit. » LLiiuHw Faurtul, 3 novuuJirij inzi. 



xxrr 



iLESJfiIflO'BO MATreOMp 



fitonco e del vero ideale etico o cristiano^ cha il poetfl volla tnCI 
naro nf^lla sua nppra d'arte; fiisinnn pi^ro fatta con tfilo temptr 
meEito, die il secondo lia ben maggiore imporUnza del pria 
emergendo du esao e tìd e^so i^onroniiiiudusi la Hìgnoreggin. 
i'esLano inoltre noi ppocedimento e neirinti-eccio degli avveiifl 
che l'autore volle render naturali osservando attentamente 
vita reale il modo di operare degli aoniini, e osservandola speclj 
mento in ^ió <f!io ha d'opposto allo spìrito romanzt^aoo.* J>i monti 
stano infine, e splendidamente, nei caratteri dei personaggi, e| 
storici o Lljìti, ideali o reali, \olgan o nobili, insonima di tut^ 
coiidizìoiji, delineati quali in iacoi'cio e quali in piena luce, vìv^m 
operano nel romanzo ciascuno di vita propria e couvenienfemc. 
ai tempi e ai luoghi, coapiTanJo tutti, quali direttaniento e ^uall j 
n>an1era iudirel.lji. qua!! volenti, quali diavo[eiiti o Jiicuusaptìvollj 
trionfa finale dpiriiiealità iiiorale e reli^ÌO!5ji, l'flppffsentata positiB 
mente (per citar solo i massimi) dai cjirdinal LJoiTonieo e dui po 
Gristoioro, negativamente ila ilon Rodrigo» o in parr.i^ anulic dai 
Abbondio; lutti insiemo poi presentino varietà a cuntraati mari 
glio&i, non romperati quasi nui a prezzo della naturalezza e 
verisimiglianza, K poiché nelL vita della ^ocietj^i, grande o 
ha luolttì parto con TaKÌone o coti esaa non ili rado a" ìnimtì 
il dramma, nuthe per tale rispetto il poeta ha :^aptlto ben 
la veritò» tempei-ando e meficulaudo cou i racconti e Io de 
lo situazioni diamm atleti e, dove j personaggi si muovono cumB 
viti reale, l^ssi tutti, dai pii'i gmvi, come il cardinal Borrt^meo;! 
Rodrigo e padre Cristoforo, ai più comicf, ctie sono la nuissima pa 
come don Abbondio, Perpetua, Agnese, Ueiiao, fra Galdliio, l'A^zea 
garbut^li, il podestà, il oapo dei Liirri, il sarto, don Forranle e do 
l'raftsede, Iranno tante rilievo o naturalezza, plie nelle iiostr 
eie 3'imprimnuo indelebilmente, e ci riconipariseeno sempr 
vecchie couosconzo ; mostrando con ì loro caratteri o con la '. 
e la popolarità dei dialoghi che il genio drammatico d.eiraufc 
romanzo e consegaentemente nel genere eomieo è più potenl 
vario clic uelle tiiigedic. Le d^'jscrizioni co^i doi luoglii, che i 
massima parte, quelli cunoiciuti per veduta e pratica dal Mi 
e quelK spezialmente nei quali egli aveva passata la prima etù,.Qft 
d" iulìnitt^ aituazioni p?iicoK'gielitì e inurttli, esleriuri od iiitrinse 
più largamente, d«llo cendlÉioni sociali, le narrazioni di axtofl 
venimenti reali, o inventali Jelieemente per lo pili su motivi 
corno la maggior parte del personaggi," sono sempre pittore 
ricevono lume dall' ai^iitezza © dalla noviti^ dolly osgervazk 
con apparente lonariùtà viene frammettendo lo scrittore, e i 
ironia con cui egli per tutto il romanzo di tanto in tanto lai 
zioiii, le ilO!5ori£K>ni *? i dialoghi fthbt'lla e ravviva, 

XI, — Cile l'azione inventata del matriuiouio di due umili . 



l Ulh 1 Clmiìirt Foiirial, 3fl nmi-B'" IK3, 
' In tonti ■<t[irJi:Ji<i tìcì Pi-nfiniin Sfiori farofiu g>^ fldci't^atc ed capienti» dii Cesare t. 
n iin lavora, iiitltaltto h< LumhiW'iixf ii^ sci:oiù X.V/!. rndinnafiifìitì l'ir Dominevtn tfi^ 
muRi Si--itt ; iidI qiiDlu fu [ijul-itta dal Mbuaueiì BtD?<Ho. VI doiid ntatL iljpcil iiKrl Iavv^I L 
tin^U ili ^iiJ n pia ddI.iIiJId b forae itnetlo di L, 'Sitittir, IntiColalo 11 Ì',Utt l'f «.■JiT/pni 

iti C^stcUo. Lflpi, ISSflJ. 



Hftl sìa troppo piccola ìl sostenere tiitUi la mole ilei poema, non paro 
Hin4 cunie ad aln-i» pef'diie l'aj^orii; e perché la scelta <li itiiopi'o- 
K^nl&li eiftaUi è tutta confornie ai genere e all' intento (h questa 
fcòpaa po'lestE'o ; e perohà i divei-BÌ & granili fatti JVamnieaaivi, comu 
E p«rr&. iii lame, la pesfe, non stfinno a sei'VÌA:io di quella ai piccala 
Hone^ Ea qu^J cosa produrrebbe certamente ìnTerìsìmif^Jianza, Dia 
Hbni]i> iti ee^a rin' indiretta e natarale elficacia. Bensì l'aLitove, edn- 
■ito e immedesimato neir^rte dei classici, eccedendo talvolta J|iiella 
Bisiiralezza che è una delle aue grandi (oggi» si fa vincer par egli 
KlI'nEkUì^so dei romaneieri di esteiiderii Iroppo, nuri'ìindj e deacri- 
Haniio, in qtie^ pai-ticolareggianienti minuU, clip, se a qiiesfo geu^re 
B CODI pc> si zìo ne sono concessi più che a qualunque alti'o, devon però 
Brere un limite ancora in esso ; né senza ragione quelle descnaioiii 
BbIIa giii^m, della fama a della peste, ricche di tante bellezze, nu- 
fevBUo al Goethe troppo lunf^he^ o V ultima anche al Faunel, dal 
DAle il Miinaoni non dissentiva/ Oltre a ciò, dal suo proposito ili 
HelU allft cronaca e airerudiziono et^Hca e.gVì Tu tratto a frammet- 
te talvolta nel racconto relazioni e anatomie e disamine illu^tra- 
Bo ài fìbtli reali, dissonanti con l'opera d'Jhrte; e T autore etesso, 
Hvltundo iì lettore a saltare qualcuno di qum traiti, mostra dì es- 
Brue convinto. Ma non bisogna dimenticare che la vei'it^l storica 
■ppreeentata nel romanzo e ben altra: é il carattere e lo spirito 
I i|ueiret;t, inimedeainial'O» cibine si è detto, in un tutto organici) ool 
Kro ideale. Quel vizio che nei romanzi e, in genere, nei componi^ 
Honti misti di storia e cl^ invenzione può derivare (e in t^mti deriva) 
■11' accozzamento inorganico dei vero reale e del vero ideale, il 
Bimo dei quali domanda T at;aDnso che ^ì d^ alla storia o Tiiltro 
Bisenso che si dà al verisimile, onde sarebbe impedita T unitfi del 
Broro, nei Promessi Sposi non v'è, corno non v'ó neW Jtf'ade o 
Blla Ifivina Comtnedict.. Il Manzoni p^i^, fattosi dipoi critico di 
B stóaso, in un celebro Discorso,' partendo dai falso supposto clie 
Bì romanzo storico, appunto poi-cbè esso è storia e poesia insieme, 
Bve esservi uece3Sitnii;ii<mtu l'assenso st'jrico e TasscTiao poetico, 
Hhfì LÌ U truffe n dosi a vicenda ne ^ua^fano l'iinit^^ nrganiea, giudii;ò 
Borente a quel genere di composiziono un tal vizto, o cosi renne a 
Bnilannare anche il capolavoro, a cui principalmente e raccoman- 
Bta nella popteritA la ?ua gloria. Il i-oinan^o storico si fondu, eomo i 
Bcmt epici, nei fatti reali, ma, g;overnandosi anch'esso con la legge 
BE vi'risimjle, non clili^de se non t'assenti mento che s" accorxìii a que- 
■"'^'p me raascntimcnto poetico» li chi sul serio lia preteso mai d" im- 
p^iJiiir la storia precisa di una parte del seicento nei Promef>:H Sposi ^ 
jÉchi leggfnduli ci pensa? L'assentimento poetico, checcflò abbia 
Britto il Maufioui oriUco (i\ quale per^ nel tempo stesso attendevi* 
PIIIl! i^nrreyioni dell'opera che come critif^o voniva maltiattando), à 
iniflik che il suo ronia[izo pienamente e unicameule consegne ; e ciò 
Rtìso Insomm-i, norLo^taute qualche difetto, per tutiì i sucii lu- 
I pregi d'inveLi:(tone e d'arte, eho i\ni abbiamo appena accea- 



.-it 11 Claudio Fflurlel, 11 glngnn 1357. < J'upprauvi irivjince toas li'^ retritncbd- 
.. |[ [■' f' n-i'ian iruiiialtiiré ifil rmwtitli'] uiirji mi rl44V4>ir fnirc 1^ ni.-t pati- in «gnUIfl 

ir., qui pont avttit Bon pvU- p 
l'ti lomafixù f^tOì'ko li in aiinrr. Ji'coiHì'Oiil'Urnii dì »tOnù t A' intfi/iH'ìv.ti 



)C3C¥II1 



AtfelSAlTMlC^ MAKEOm. 



nati* B poffto a ragiono fra i più encellenti lavori eaietlei d'ogiill 
e LE ijgnt lette rat ma, I 

XJl. — tiiovinetto di rent" anni Giacomo Leopardi, meditando! 
sé nelia piccola città di Rocanati, fboi'i del movimento letterario d 
liano, aveva detto, non sen^a qualcJie esagerazionen dne grandi j 
rità ; cli6 ■ iti tutto e per tutto, tanto il di fuori quanto il di desi 
delibi nostra lErtltiiaLui a Uiso^uava crearlo, e reudtr qui, i;ome altro! 
popolAre la letteratura vera italìanfk, adattata e cara ^.lle 'lonnJ 
alle persone non letterate.* t Pochi anni dopo, il romando di AìessJ 
drD Manzoni eHettuava tala concetto, che era proprio a lui coma 
giovane recanatese. Il suo romanzo, prastaniente tradotto io tal 
le più colte lingue straniere, e ai^clamato anche presso le altre q 
Kioui, è stato lino ad oggi ed è tuttora fra le opere d^arte la più a 
polare della nostra lotlGraturfi modtrrna; ad ù lo. più ellì'/aoe'ined 
educativa (come ^ift, tVa i primi notarono il (iiordani e il Sismoni 
nel rispetto della nioi-alità nazionale; cosa pur da notarsi, perclm ti 
intento fa nella unente e nei disegni artistici deir autiOie. Il qua 
però fiul Mne dellopera, racr^ogliendo tulto il sneco deU'injiegnftnieB 
morale nella massimn dalla rassegnazione ai guai delia vita, tr™ 
restrinse lo scopo inorale dol libro, che è leu più largo e complM 
né sì può l'orse riassumere in «n concetto; senza dire che i più fl 
senzlali caratteri di quest'opera sono estetici sovranamente. Majl 
qualunque causa fossa da lui fatta (se pm-e non fu un' abile dimosH 
£Ìouo di bouai'iotà popolana) una conclusiono ti^nto modesta, ia^iusl 
simi sono stati coloro che, ili proprio arhitrio rimpiccolendo assali 
il detto line a tm intenta immagin;ito da essi, sostengono che V aa(J 
volesse con la persuasione di quolla maasinia con.^igliare, almaio 3 

Sliintamente, al popolo italiano piuttosto la paziente sotto ni Is^ionM 
ispotismo che ^li ai^imenti necessari a riscattar la patri* dal gii 
fitraiiLi"3-o & doRLesticu. Jl l^tto ò che il roujunzo con la pittura di 
(«pprossioui paesane *? spagnolpsche, ond'era travagliata la Lomn 
dia in quelfetà, ispira ^tjneralmente mf avversione profonda a tìl 
lo prepotente, in partit-Dlartì poi alla dominazione straniera en 
conseguerniia all'aiiBlriaca dei suoi tempi, ed un vivo amore poti 
causa degli oppressi d'ogni condizione e per l'eguaglianza civllJ 
rallralcllamentiO delle classi eociali ; ma ciò elio v'è di più atrell 
mf uto politico si mBuifeata rispetto all' insieme delf opera in d 
jiiera lauto set'ondarJa^ che ben ai può dire elio il proposito n 
dairautyj-e di star l'uori dalla politica, nel f^no romanzo è pienanifll 
nianteuuLo. « La potitica varia secondo i tempi » (ó il Manzoni etel 
ehe paiola); * io voleva [nel mio roEuanzo] e concetti « morale! 
fossero d'ogni età.* » L'ideale etico e religioso comparisce e riwl 
in quasi tutto le sao opere d'arte, e piccole e prandi, in quoUel 
Cora d CUI soggetto ne parrebbe aliono: Napoleone, il Carmagnl 
Adelchi incarnano anch'ossi queir idea!ecome jiadre Cristof^TO^^l 
e Lucia, rsol romanzo però questo ideale, discendendo dalle ^M 
liriche Q tragìcLo, si dispiega pianamente airapprensiva det^^| 
e ne Inveate tutti gli oraini e tutte le condizioni, tutte le men^l 
già con ]q polemiche i> le declamazioni dottrinali, nia col rappral 

^ l-nll. A Hnlrrt Giorduiil 27 uuvmub™ iei&,?r> tanno Ift^O: Ditt^jui Itttrruìt UkM 

in^il' ^ul^blk'jAo d> 0^iiBrrp4> CUtìDoni, HuUc, Itììtì-^ i vo^ II, pna, a<l» e "Urt ■ 

' Ult, H OpBuru Ciuilfi [ISIL^I. ■'o I 



f pei'3' maggi, Catti a ià/ìoui Ji^lla vita '^■iittnne, sempi^tì ai vivafo 
l«f'nHiueiUi (Jftni[>criLtici e unianitan d^Ila socii^lii moiifi-itj,. 
F'^rciitì Alessandro Manzoni itopo la pubblitfizione (IgI romanzo nella 
i viU lettorJiria di oltre qu^runf anni non E»?ri&se più alcun altru 
ffaro poetico? Il perelié lo disse ìn^'enLiauiciite egli sle&so. alTer- 
. chCp dopo quel tempo, messosi uuft volta a scrivere un'ode, 
lbii> i litro mpiuttk, apponoi m ì'a aofiorlo ohù noa era pii\ la poo- 
1 veniva a cercar lui, ma. lui ohe s'affannava a correr dietro 
a.' Ammoaimento salutare, se fosse lisi^ollato, per taiiti die, 
ViiJtiendoaQla unii conipanre davanti, noa si atancauo porcile* dat- 
FinflarTie in ce iva. 

XIIIh — Il Manzoni ebbe, oltro l'artistioo, ancbe il genio critico, e 
I e*i'rcitò così nella stona e nella nioiale, coma noli' arte letteraria, 
Jito alla ct'itioa storica e morale^ vicortWomo prima il lavoro pot&- 
D, acai eeli pose mano, esortatovi da! suo confessore mon,yi{;nor 
B, pei" conlntare un giudizio alavorevole alla morale della Odesa 
rtioliGa, let'ia trito dal Sif^inondi noi U ultimo volume (cap. CXXIU) 
nlla iiu Storia dcUe repnbbliehp italiane. Dì (inesto lavoro d^occasio- 
I. die dalla primavera del lBI8gli^ostò la fatioadl un anno (tjrcacon 
pt;iisìone dtl Carmagnola ^t^^W non rìniaso ben contento, anclie 
ledile reputava le confnLazìoni uà itinere di scrittura di cui nes- 
liiib lia sopravvissuto.' 1-Vrctó, piibtdieataije verso il giugno del 1819 
V Vm-tvr- prima, iLon condusse ntai u fino la ^tcondar lindtandoiài dipoi 
fcl aggJLinfTcrvi, *olto forma di A pienti ice al cnpiiolo terzo, un ra- 
ftomiuR'nto» tirato a SI di logica, contro il < sistema elio fonda la 
juiìU^ su r utiniii, * Quanto al predio di (luost'opera polemica» ore- 
uailiu lion fondato il giudizto di?ì Sismondi èl^Stìo, il ijualc diaac A 
Huwppe Gio&tì * ehe ara annnirato della maniera urbana con In 
pialfi m distesa; lodo la sincerità df?ir autore ;„. aggiunse poi.,, clie 
^pareva chi? si fosse partito da im punto mollo diverso dal suo, 
wpchè (*s*n eonsidtìrava le cose come sono attujAlmonte, e [ilj Man- 
8Bi come dovrebbero essere.'* A maggior coinpiujentu si può an- 
^oulfermare che l'opera- contieno una giusta difusa degl" Italiani 
«Ib taccia di corrotiela. r,ssa, del resto, è (^ninoln^iùaraf nl:e la 
sua prosa» o ci si sente più «lie nelle altre il frauceseg^iai-e. 
tìlssJnil ."luno gli LMnendanienti i^ìie nelle posteriori edizioni 1845 
Ivi feee T autore, cosi per la forma, coiny per le ooge ; e in 
va basta esamìnai'e il capitolo ultimon Kra tutti gli scritti suoi di 
IryM questo è Tuiìico che raanteot^a una costante gravita; Y ironia 
l il frizzo abituali al Mstiizoni Jion vi uùinpariscono mai, e notlu pò- 
'wiori edizioni emendate neppure lo fiorentinerie pin vivaci a lui 
fll" care; cIló la natura dei soggetto noi potea comportare. Ap- 
«"■ttìue-uno più atrettttmente alla critica storica il Discorso sopra al- 
^u punti delia storia lontjobardica in //dZirt. composto e pubbli- 
Ito i^orrjc illustrazione ìì.\V Adelchi, e La CotO'una Infame. Wel Discoi-so 
tutore, rii^eniando le vero cundisioni degrittLlianl sotto ii dominio 
t Longobardi, piMiva iprefr^tabilnientt? cbe ijiielli non ibi-marono mai 



' ' • J'iù l4i^i! inuchvvu [an UymDU cuoTTitejicti tro^i tAi'd] aitó^ <|UG Ju jne niiia nperuq 

I «« J1>tAÌt pliw In |w>ù.iifì qui -vonnlt me uljurermi-. olaìi luoi ciiki niVaEQunULH 4 aouj'tc 

Jbi alle.» Leu. a Luisa CoUet (1S>>0V 

t « E^h. » lllii[lilii:> FniiiiDl. -lA luglio 1f4LD. 

M i^fiò\^ia'tQ di Gitiaojiptì ijinati, Pirtuiae, Lp Honninr. l^tìa, vof» T, lett, 1, 



1XX 



ALKSSASPnO MANZO» L 



con ijuesti un popolo solo, come riQi> allora si era creduto, tenta 
giustilicare i papi deiravor t'iiiamatoi Franchi in Italia, e spieg* 
uagione ^eiit^raltì della Tacile \ìlUn"ia dei Franclii su 1 Longobar 
Lfi Colmuia Infama, IftVi^ro prat(?riorp, ohe, terminato fin Jal 181 
ai pubblicò con la seconda edizione dei Promessi Sposi nel 1840,* 
creduto ,i torto^ primn clje venisaa fuon, un altro rùuì^^nziii don 
Begui cgI pubblico una gran delusione, non corrispondondo il lava 
alla generale aspeitaiiva. Esso per vero noa è che una disquisizio 

' atoriea e giuridica, la quale tende a provare che V infame condan 
dei suppoati unt<5ri fu eireUo, non giiL, cnnic avevano opinato alt 
della istituzioni d* allora, ma del malvolere dai giudici. Quanto i 

'j'eloeuEionc, basii accennare che esso è il pi'inio lavom stampa 
dall' autore a dirittura con Ia lingua viva, secondo lo uorine stes 
ch'egl' seguiva nella norrazione de! gi^ ptjhhliea.to romanzo. In quei 
S(?ritti, di critica storica, corno aucìie in tutti gli studi stonci fatti ^ 
alU'i lini, il Manzoni, fedele alla sua maasìnia di non accettar sea 
tsamd gli altrui giudizi, venne a conolu&ioiii nuove, inconti-astato 
più imnortranti, alcune di^^putuUili, utili cemplesBivamento ai pr 
gresai di tali studi pel metodo rigoroso che dall'autore vi fu ad 
ponto, e servi di lonJamcnto o di guida alla poatorioro acuoia at 
Hca italiana e, per gì Intenti cnstiani„ aqualla apeoialniente che 
delta neoguelfa. Medìtù ianclio una storia della rivoÌu7Jone frances 
e pi>se mano al lavoro, ma l'opera è restata Jin perfetta e tuttora 
ineditìi. 

XIV- — I suoi scritti di critica letteraria riguaalano in genere 
le teoriche della scuola romantica nell'urto, o in piirLicolaro le qu 
fitioui su la lingua italiana, i>ho p^rij anch' case si rioollpgano a quel 
E prima di tulio, in tale praposilo è da ricordare, sebbene tutto 
incouipleto, VEfiìstolario.* il quale, senza dire che la copiosa con 
spoiidonza eoi KJ-mlel e aTicho nltre lettere Bono scritte in fraaeeS 
se scarse di alfettuotiiLA familiari e amlclievoli, ù perà assai inipo 
taule per la trattazione della materie suddette, ìmmsdesimato nel 
stona ititima d^gli studi e doi lavori, fL uui il Manzoni attendo^ 
Ouanto poi agli scritti più speciali, queilì del primo genero sono u 
L^'ltcra al signor Chauvet su Vunilà di tempo e di Itutijo nella tr 
fftdìat aditt.i in francc&c nel 18^0,' e pubblicata tre anni dopo o 
gualche eorr^/jone di lingua da CI^u<Ilo Fauriel per entro al volui 
iJeila sua traduzione vHle tragedie manaonlane;* una Z-f^^er/i ai tw^ 
chcjfe Cesare VW^cfflio jìiiI rumanticismo i\SÌA\ ;' uu ragionamer 



1 1 protffii H/iOHi, HtnrU mllaitniifi AiA asaain XVII, Hrnpfi-ta n tìTatlt da AToasui^ 
ItFnnnnLiLJ'Jd^ziirne rlvtdnta dtiraulore- fttaria dtlla CBhìiiiH ti'/<itnt, [Lodì^ UìLjhia, dflj 

> fìpi'toiaiio dì AIuBbanilro UuuedpE mcciitto e aoudUIo da Olovtjini Sror£a> Ulla 
l'ATr^rn» ISS:", 1343. Due viiliiuiL 

J J.'tT'f II 3i. i'"' iur i'ii'i-fè di liii'pi W rf( HtH ifiitw ili ir'igtiit, gir. 

* n PAurEoI piibLlJflìi H l'iati la trmluakiiia fr&utiDBa del C'nrin/i-fimt't noi l^il. b j 
OOl 1^*^^ in Ufi HoTo calmilo E]EU'iitft e quella 'ìo\yAdite}ii uon U L'Urna '^uprueiitovata. 

* Fu puLi[jJLcaLa par Ia [irtuii vntta a ririgl l'anno IH-Iil n?l {luiJoiLico ì<' À^ttPa 
^L'n/.d il ru]iBi:ritinii.'ntu duU'jiutori^ dLd in Qne V accdlso {fifint. 4:Uti(<i qm uiMLr^trTi, Vd|, 
l.i.i^:_-. ^\'t, ;UiJ] mJla aecunda crfiaion* J^ftie Hfsfìt rtirir, fatta il i-lTU qoji divirad rno4Ì 
f-j^joiil, jini^i iiiutizionl- Fra tu qunJI ò nal.ai>JJlsHÌma quufllu, da btn punlij avvo>-||ia; t 
iluve prrrn^ aveva acrlUo, • n prinuìplu [sul positivo romantico] lui riuiubra poUc cu 
<)Ut^lu: r|]0 II^ juip^Ìhq laltl-oriilLirii \\\ Kuncro drd>bfi pruDur^i i'utdf por isrupa, \X vi 
f cr ^aggetti?, l* ViJifei^^^aDto poi' nicito^r agli sij^prcs^u le citata piUnlo a la auayricilQd 



SrtWT 



»«t 



■iMJato liei ì'òman.:!0 storico, e, in grmr^, de' C0i7ip0}jìmeriti mìjfti 
mSiUana e d' ìnvfn:;ione (lS3fH845); iitfìnp il aialot;i> /JrT irtr^n- 
■ite {IS4&), in cui i'Jiaf.orOj ;nipigljando,-<i un po' ir^IIh uiet^ljsìca, 
lapplic;! air estetica lo rfottrino tilosoHi^he del UoFmtiii. I Iffcvnri -lei ai;- 
ieonilD [genere sono prirjcipalmente una Lettera f^t Giacinto Canna 
Wivlla liììfjtja italiana {Diib). o una relazione al iniiiistro deiristrti- 
inMù jtibblicft col titolo DelV itnit<i della Iniqua t dei i/re^^i di itif- 
wfitifierffi {ÌSW), c!iQ poi gli rìji?(le ofcaJiioiie aiieliÉ* ail altri niìiioHl 
feeritti polemici. Nella irrilica leUei-aria, come ndla otorrea, il Man-I 
poni Uftii f^i acqueta nifli ^^]\Q aiUai sentenze; ma lutlo dì^cule- Gran 
[jnaeatro ne\ irjnfutiLPi?, aJùpi?raii(lfi semiire digriitn. e pacat^^^^, non 
fefipifk jji'ii'i qualche tocco di lina ironia, va Uirittamenttì a demolirò 
mix usserzluni contrarie; trae gli argonieritl dalle vigcei-e della mate- 
■ria f^ d\%ì\& proprie osservaainni e riileselonì, fa uso ad^^ntitìco di-i d<j- 
iciiinem^ e pi-ocede con un'analisi l'i^^oiusaa cui non sfui^j^e alcuna 
warU^ del s^^'geUo. Pnr t»lvp]ta sminuzzando Uoppo le cose par *:ha j 
Blu noi soll.ifo e n<?l ei.ifi.5tico antoru.; u talvolta nelle sue conrlusloidl 
mj^'à oltre quel 5e?no dove posa intera la v*?nf;'i: come nella qrre- j 
Blkfltì della lingua, di cui faremu cenno piiì uvanli : coTue in quella 
parte del lilscorso SII 1 Longobardi J<jv*_% dupo avi.'c tliiuo&lcvxl.o l'up- 
pressifinp dt^i^W Italiani, vuole anche togliet- loro ogni eBsei'civiJe, o^jni 
Rffibra di roiiviveniia municipale in *iue' nii^eri tempi ; corna ptirein 
Mnella iuiil(i dtìl liiseoi'rto Sul runuinzo storico, fjove dalla reale dif-J 
|ltco|tA il'idenUfìoare la poesia e h» storia in nu'opora. d'arte tra,';ooprQl 
)i Vfjjpino iljuh'^lrnre l" impos?!Ìliilita ; come nel iJìalo^o sa T iuvi*n-l 
i\<m', dove ni tijospiia trova buono e vero unicamente il sistetiia di Au-I 
Mio Uosinini ; al quale altrove,^ eia ptJi-o « non tantn coilil* soritture, 
^jKanfo come anfore, ■ Ira i moderni prosatori italiani, che strapazza 
WÀ quanti, attribuisce il primato. In conclusione» la sua critica, 
Ifi^alft per \o più, se non sempre, è originale sempre ed innovatrice, 
" iriisiiriLli ad esfsa allinenti hall valore non snTo ppr ^ì t^^r», ma an- 
elli? per r arte ; la quale, riondÌEueno, iu quelli pecca di prolìiisiU nelKi 
^lil-, iiiìn ditìgi[n^ta da qnaU^hc volgarilN, ^*?v la smania oud'era in- 
' t'jiiitoTG di cedi'i'Q in tMito e per I,iilti> all'uso tìoreiilino odierno. 
' I '"!a arte lelieiana sfolgora ben pift nelle opere poetiche, e jq- 
vrmmuienie nel rninanzoH 

^V, — Si?IIe dotlrino della scuola ramantioa egli considerava d«o 
parti principali, la negiitiva e la positiva; la prima delln quali ti-u- 
'iii^ji ad esclu[lei' dalle opere IctT.iani.iio l'uso della niitolui^ia, l'imi- 
ttoiloMQ servile dei dasaicì e le regole fondate s\i lutti speciali e saj 
ffiutortlli dei retori, non sti principi f^reneiali e .su la uattira deilai 
pentii umana: raltrn, più indeterminata e indeienninabile, tendeva] 
pj^ro oggetto delle opem letterarie il v«ro come l-iiniua scr^ent^J 
P^ Ho diletto ncibifn e dm^evole, e a richiamarle aiL arj^ornenti eliM 
p*tf*sgrvo intoresftjire aun solo ì più dotti, ma un n:at,'j,'ìor numerul 

WncMn^onc. cuDtvnlDixJoM i3l maDlcoùr la cijìjl'Ìll^ìoiid iJi^bitAllv^ rintri'nn soln 4 iiim ^M^ 
V* |iuati: < J4cin vaglili cEi selli ili ai«.... rtiiAnlo IndtlL't-uiiruito, LnrQrlri q varJlliiutu mOl'ap-^ 
ptlluflintf. SÌA n BF'n?!!! ritlla pif uIa ■ Vero « li^UArilu ai lutoi^ ir laiiruipinit^itrtiii- ■ Ito iirljin 

Bbrid quiitpi liktitii-ji ['*ry:ttnrn'-niii, ridn^^tn^htlL a ci-eIìi'ì pn^ino gliint-i- jj^pr «nTi^Jiirnu 41J- 
Ibniiritv oiiti hiM^'uv'A s^tppdamfa piu^cltu iDavvcrltHitcìatfoL] fipttuì.u udIJh au\if{\/a jiil'l 
Valuijd 414 ri>ii'I'>(t.a a f\iip, 4 

I I Lpftì air Enipci'atara dei Draglie, H gliigan I85i, ■ 



^xn 



ALKf^&ASnfin ìhawbo^T. 



ili lettfH'ì, perciò Duri ulient djtliit vita. jjioderiisJ Nello sUIe'v 
rorieinalità a la popolaHU nietlianffi U cnneazione del vera e ] 
più semplice espressione, oscfuso ailalto il IVaaario eonvenzioi 
accadejiiiet). E queste doti sono propne veramento deilo siilt 
massime nei Promearfi SposiJ 

Quanto alle que^^tiom di lìuf^ua, il punto fond^meotale delle 
trina inanznniana Deir ultimo ^uo periodo è che bisogna adopera 
la lingua vivente» che questa è tutta a Firenze, o dio di li gl'It 
devono prendiirno l'uso, bandito alTatlo quello degli altri «Baie 
il letterario^ percbi* questi o si conformano coli" odierno florei 
e allon* non occorre aygiuni^erli ad esso, o se ne discosljtiio, e 
vien rìlìutarli. Con tal [nez7.o i^redf^^'a Ìl Uanzoni potarsi i^ffat 
r unità della lingua in Italia, concetto ch'egli vagheggiava i 
per l'amore non m^ii stneutito all'unità politica della naaione. 
sta opinione^ rijjjaai'djita ne^li effetti, è riuaeita per un verso dan 
distógliendc molti ddlo studio della lingua nei gcattdi scrittor 
non pochi, che l'alsamente si vantano seguaci del Miiiiaoni, dand 
pìglio dì acnvoro sooondo un tiao qualEìsia^ o ad altri, per dir 
pii\ papisti del papa, di razzolarla antjhe Tra i riboboli delle clan 
iuiti 1 diietli della pronunzia, laddove V aroliimandrita voleva 1 
gua JioreNl.iiiapiiTinoata e uorretta nelle btinr.lie delle pcrHoiie e 
Per tni altro verso poi è stata ed è utilisHima, in quanto ehe Uà qì 
Ijuittì a rieJiiainare jrli r^ìiidiosi alTapprondinu'nto del parlaro lo 
e all'esame dei dialeiti viventi in Imi e le iiitre parti d'Italia, h« 
vìvftta [ii cura ddlo flcrivA]' con popolarità ti spiglialezza model 
viene cosi rinl'rescando e accrescendo il patrimonio della liiigu 
feraria. Kii^uardaia poi In aè, ha certo un ^ran rondjtmonto di 
ed tì accettabile, pui'clió sia eoneiliata coir uso IftE.r.Tarìo in i 

Sarte, ed è la massima parte, in cui dii oltre a cinque tsecoli 
ura costante, ed è veramente uso vivo; vivo nelle parole i 
eontono utile boocho di^l popolo tofloaiìo e, dove più Jovd mena» i 
di allro partì d'Italia., vivo nella viiHetà inlìnita dalle locuzioni ci 
conforme alTindole delia liii^u^'^. dai grandi ingegni. E doade a 
didr uso letteraj'io il Man^on: alcs^o avova appj-eso, prima Ji 
alli» studio del vivente linguatìs^no fiorentiuo. In lingua, ifalianaat 
tamente e moderna^ eh' egli adopfò UGgVlnni sacri, nelle Odi e 
Trtigediti ? K difattr, solvendo al Fauritìl 11 3 novembre 1831, § 
eeva : * Nella disperagliene di ti-ovare [<(uanto alla lingua] una t 
costante e speciale per far bene questo nje^tiere [di scrittor 
cz'edD intanto che anche noi italiani possiamo avere una prospi 
approssimativa di jstile, e chs per trasportami il pili cho ^1 può 



:i 



< Lult- A Cusam lì'A%e^VìQ.S}*Ì lt\jv\a\>iitìa't>f>. aaWv. ciUtu d'IIkIoiib avi 18 

- NeU'Duberikr'^ rluirinDn sacri H Xunit dì Sf'i'-t* aT Isj^^'mio lu ftlct* A 1 

qqntitv parulc, ijubbUuBLa p-^r la priiiiA vulU nr.1 vul. Inpnf, iùi i]«Ue Ofri iHtdit 
i{t Aii'-^'f^iii'O M'i'iJi'ui. tdite «la Ruggero Snn^hJ. MUnno> RcuMedd, IS^: a All'I 
lUUkliD prG'iuu hcili qL]0U« nana ileJr urte cìitt lianDO aualJ«(i;la uun csjk^ Lb ragù 
i Etodl gi^ truvnt^ e i>i]at[ in ubo par Arrlvuo a quentn aq[l]h>jjÌ4. Coloro cita %i\ 
Hcoridij la rp^i'lo li riunii uno prlucipalniunlv a «auprkru I' Ai^alugliv iIdII' upcm cm^Iu 
v eoaì Va^imo Ir^ro prvoocu patii non può eiipitirc so vi «Ih ijiickl' uìLra piìnia ai 
UitBHti gkudLrj Atìno kmpL^rruUl fvr ai'Aia f«g>fjiii : e In prJurjpnU duiiir : rìlm Ih n^t 
comprKiìdotto fuUu Iq poiudiUI ìLUiLu^Ic^ e nbn si può erraru iiolU JipplicmtUWj 
Ancbu t>i]i]UO, IL vji:ubolo j/ttiiiu/e-iac puc Bi^mtclii CaU miiriic<r« Ut siiidii\j. t 

^ Lutt a GJiiaeppe Boighi, la giiigiio ItìiM i rtd Alfonso Cinanuva, JO awr 



KSVnO MAIfJ'XTSl. XXXIII 

isofrna pensar molto a oìò cho sì ha <An diro, aver molto letto 
ni tIetLì cUiasK.Ì. e gli scrittori delle sMvg Wiìgrie, i friincflsS 
titfì, nvor paHufo (li materie importanti coi propH concit- 

e che pf.ir tal moflo puù acquistarsi mia certa prmilezza a 
nell;i liugua elio si cliìama Luoiia ciù ch'essa paò fùrnìi'G ai 
hisogni presTinti, una certa attitudine a. estenrleHa pop ana- 

un certo fa(to per tirare dalla lingua francese ciò die puk> 
mescolato nella nostra senza unare per forte ilissonanz,! s 
pportarvi doll'oscuritù.. » Nò con ciò ai viioIg nogoj'e elio t^m 
(V aliora, anzi fin ila prima, avesse inipiirato, come frci? dipoi, 
ilo linguaggio liorentiuo, con gì un fedendone lo studio a quello 
a-ittori, sarebbe riuscito celle aue poesie a. fare un' cìoousioue 
3he porte più viva e spigliata; ma altro è qu^sio, altro il 
astituito fnno all'altro; cite sarebbe norma gretta, fallace (^ 
L, Qtjaiito alla sua idea di arricchir con lit liiiguf* fianfese T ita- 
li dici I monte Gssa [.roverj\ opprovatori, e tanto meno 1" altrn, 
itata prima, che iu reaitft i^ia più povera la nostra. 
. — La nee'?ssiti di conoscfre e usare i^ vivente hnguaggio 
. anxi fioi'ontino, il Manzoni doveva sentirla tanto j)iù, e la 
retti vamc?n te, ncll[t composizione del romai^zo, dove e rappre- 
, nelle sue immense varietà la vita rE^ale e cornane. Ma uou ù 
le egli nella prima ediEÌono di quogt'upera non ne avesse ayntd 
tura. OiA fìn dal IS21, nella lettera al Fauriel citata qui sopra, 
ceva che la lingua italiana parlata bisognava cei'caHa in To- 

S"^'^iini^i"Ddo siiHto una Aeriti, nella i|Uiik' avii?bl>ti poi rlo- 
si.sLor si^mpi'c, cioè eh' essa è insuUlL'iente ad esprimere o^rm 

3pecÌaìmt'nto in materie scientifìclie, donde la necoesit^i dt 
re anche air uso letterario. Una laUei'a di Giulia sua maitre, 

nel max'zo IS'ii, ni tempo Jt^Ilo correzioni o della stampa del 
D volume del romanzo, ci fa sapere che Alessandro aveva 
1 iu eapo il M^rcatfi vecchio, e che nell'aspettativa di mettere 
tto hi sua visita a Firenao < straziava gli oroechi ùcWn fami- 
1 tutti i suoi toscanesimi. » Uscito in luco il l'omanzo con molte 
■zioiii rispetto alla lingua, specialmentf Ini proprietà, rranet*- 
ì lombavilismi, T autora nella diisi'egLiente dimora di poco più 
uese in Firenze innamoratosi più che mai di guel vivente Un- 
e*, ti risolse di correggere a norma rU esso il libro da un lapo 
"o ; e con un lavoro Jissiduo di dodici o tredici atnil nu veun*i 
, toaiitenpudo pr^ró, nomo ;rÌ:L il l,eopar*li ne' puoi consimili 
EiiTH'in.i, integi-c rorgnnlsni'j dell'opera; ìlchepmvadie il la- 
Btfitioa fin dalla sua prima composi^iono era sostanzi ahnen te 
CI. In ^laeste correzioni' riuscì unstsi sempre felii^emeittc ; se 
e, dovendo, egli, non noto e vissuto in Toscana, molto valerci 
nifi letterati e di vocabolari ' e di altri mezzi indtrcti.i, cade \n 
fT inf?attcz/a, e fa sentire un" affettazione anche più viva per- 
id lìi^r Oliti neff giare mal consuona alle volte col tenor jjanerale 
ua dicitura; lauto clie esso tjtlopa ci riesce troppo toacaao o 

pijco, secondo cTie poco o trrippo rìsciacqnò, per u^are la 
a U".is,e ili lui, que" suoi cenci in Arno. K poiclié sianm in «lue- 

■if nnro grjiiKliKnini^ rnrn iEpII' iiiterpnnuunD, la e^haIb negfi ai^ritti «noi ì> a&niffi 
%i\o)i9 ilu^e pub «ambrar ilLrul'uHJi e uum LudUhUE, J 

t« l4 ALfùhftO Cusaiiovi, 00 marzo 1E7I. I 



■:tXSTT 



ALKHSATffl^RO MATfEOUBT. 



Sto a.)'^mcnf,o, yogliamo anello notai''c cbc noir elocuziono manzo 
niana, più però ueo:li scritti critici die nel romu-iizo, ricori'ono inolt 
ilui-ezao iM varie maniera cìm con quella popolaviii^ delio stile stonaji^ 
matfgiorinente, o ^pesKEimeuti e torniture, forse più che alla Ungu 
Ufiliiina paiticolan alla francGse, con la quale egli, anello tropi 
aveva pensato e scritto nella aiia gioventù, e elle, per testini f>iiìan 
sua, sapeva adoperare ean uoirclte/.ita ben più iì-iinca ti sicurii d\ii 
non l[i tio?^1i'a. Ma il fjitto f-, ppr toinaTf^ :i qìLclle cjìn'H7ioni, cli'egl] 
in esse cercò e ottenne doprattiitto la proprietà della lingua e dell) 
elocuzione, e non solo, come generalmente si crede, coU'uao del par 
liLr lìoreiitiiLO, maj ben più larga mente, con tutte le norme ed i meza 
deir ar1.e del dire ; e a persuadersene basto gettar gli occhi au li 
pagine delT edizione de" Pì'omfssi Sposi, dove la prima e la secondi 
lezione sono atainpate a rij^contro ; * e gioverebbe anello fare g^ 
stessi paragoni ni^lle prose minori, dove n^^J.^iuno 1Ì ha fatti. K utile 
T^pociaì mente x>cr i giovani cbe attendono all'arie dillìnlissima dellJ 
scriver bene, tjsaminjire questi emendaniontì a raflronto con la 1& 
siiono prima ■ e utile, purché peKi eì fjicoia con niieura, e non divent 
lina mania, come già vediamo in qualche scuola ; quasicbè noi PrQ 
messi Sposi non vi l'naso altro di buono e di bello. Lo studio di que 
pta, come degli altri libri eccellonli, limitato a tali C30rci7.i i^torlUsc 
t;!' ingegni, e restringe miseramente l'utlìcio della critica, la quiit| 
anclitì nelle scuole, a riuscir protìcua, deve essere comprensiva, 
resto le opf-re lellerarie del Manzini vo'-Iiono considerarsi da 
inulto ben più alto, l-^li come artista e come critico produsse s\ nd 
di dentro (per ripigliare le e^proBsioni del Leopardi) e si nel dì fuo^ 
delia nostra letteratura uu gj-anile innovamento. La scuolit roma 
tica dell» prima manit^ra, oIil\ spi>ùialini?nte per la matorift poetica, | 
un dipresso vada] 1815 Un verso il ia40(ifalla pubblicazione de^rp/^js 
ita<'ri a f|utUa del Marco Visconti e d&[\ Ulrico e LUìa)^ malznndtf 
eempro duo alla pnbbliea:tionfl àtiì Pro>nPssi Sposi o cominciando 
declioare subito do^o, non accolse, nò tutto esaurì in so stossa V ìt 
iiovaiTienfo munzoniiino. 11 suo spinto vivificatore sovrastò al mei] 
di quella scuola, o le sopi'awive, 



I i Pt'tiut.'iii Fpfi'ii di Alttn.inudro HaiikiiiiÌ invilii ifna fili^lgni dui ÌHO n del 1635, i 
n^>iilalo biM lutu db! pror. IticDiuxIa F"IU ce- — Settima edizione. — AmuDo, Brlolji, I^ 



I PROMESSI SPOSI 

STORIA MILANESE DEI SK0OI.O XVII. 



ItJTROUUZIONK, 



r 1/ ìiistoria si j^n^ veramente deffinìre ma guerra iUasire eonirn il 

l^anìpo, perchè toffl leu dòli di mano gV antii sttoi prigionieri, ari£Ì ^ià 

foiti cadauefi, H richiama in M>ila, lì jMssn in rasaefjna, e U schiara di 

vo in hattaglla, 3fa gV illustri Campioni cìie in tal Arriìigo fannia 

J*«fi di Paìm^ e d' Allori, rtipìscono solo che io sole spot/lie j'iù sfar- 

twe e bnlUintt. imhalsamanfio co' loro Uichiosfri le bnpresr de Prnt- 

De « Potcìrtati. f qu/iUficali Persona f/gj, e trapttnCauiìo coli' a[fO jhti^- 

dell'i fi fjetfuo ì fili d'oro e di sHa, che forituitìo nn pcrpcfjio rì'?fiìno 

iì Attioni olfìriosG. Fcrh alla mìa dcboks^^i non è kcito solhifai'!^i a 

Vntf}Omiihti,èsMimitàpcri(-olosc, con (t{f!jmirsi tra Labirinti de Po- 

Mni man^ijj, ri il rhìibotnho de' hclìicl Oricalchi: saio che autudo 

'Àìiio iioiiila di fotti memQrabilt, se ben capitomo agente mcccatiic/tG, 

di pìccol 'iffarc, mi accini^o di l/ischirnc memoria a Posteri-, co» far 

ti ijttfo schit'ifa e ffenuinai-netife il Paceoido ouucro sin McUdione, Nella 

ile si vedrà in mi^ftslo Teatro luttuose Trttgijcdic d^ honoris eScc/ic 

li fìtalvnggifii fjmndioso. con inti'rmeii dJinjtrcsG tùriuosc e btwììtà 

tngelichf. opposte alle operniioni dfahoìifhe^ F* reramenfc, considerando 

fie q-neiili ìiostrl cfind S'Jvo ,^ril/u V nmpurt* dal Ite CuitoUro nostro Si- 

wwc* cìtG è quei Sole tjf'j inai tramonht. e chs sopra di essi, *:on rt- 

)7.wme, qnalLnna giamai calante. risplendaV hfroe di nobìl Pro- 

jtifì. chf- prn teraiioi-e ne Ufuc le site partì, e gì Amplissimi Senatori 

vati Stdìr- fisse, e gl'altri SpcUabiti Magistrati qml'erronti Piantii 

Uno la i'fc per ot/iii doite, rencndo cosi o formare un nobilissimo 

^iclo, (dira caitstde trinar tton si può del uederìo insmtUnto In i/ifi:nfO 

7 iliSi tenebrosi, mal^aggxtà & ^m^^ oììg dagl' huoniini temerari^ si vanno 



1 ri Jhlmiir.rpiii \:iipK il'nviir trovntu m un vorL'liia H(^iirtnùccÌ4 dol ^orolo XVII In fltiMia 

bil Tijel l'Iti"? ("ifi»rt_ ijucFita fknT[i>nf DrEifltii^ti. «ìi cui 01 -vjiUoi'd i j-Diuiia:EJur] riti iciii ti itnriiii 

Arlntil'^, clib fon Sue IfiinU cILjl apbsai^ li crituacn tìì Tiirplni?, qui ^i si preHeaLa aotco 

I t^i'*' fu lnHt PDDVO, p«r4f}iù cos\ eBBii il Mitri^^onl ' vi amiio proptin «□tt'^iKr'hin (fii>n pb- 

' I duL filKran«}i) J1 principio ili^J p'inmi àeì ^ii*^ Turptnn^ conlrulTHueDdi io ntilti. la. Eiu£Da 

Duu L'uctDgmfln JoJ S«cenln, « [[kvai]di> ('f^sì prnOLEo dalla [In^iitnoT P*-'!* dardi fin dqlEA 

pHguia UD IjlV.i bturlco iDolf u curjittGripttco rloU'etik f tia iiupronrìv a ritrarrò. > Le 






moUiplicandtì, ec non aa arte e fattura diaholka, attcsocJtc r/iunu 
maìitia per sé sola basi/ir nan donréhhc a resìstere n ta^i Ilercl, i 
con occìiìj d'Argo e bracci di Briarr.o. si vanno trafficando per li 3 
hìici emohtìiit'ìifi Per lacchè descriucndo fjitesto JRaccortto anueni 
ne' tempi di mkt verde staggiom, af/bencht) ia più parte dcìh persi 
cJfC vi rappresentano le loro parfl. sijnQ sparile tìnììa Bccna dvl Mor^à 
oon rùrtdcrsi trìhutarij delle Pafchc, purs jtcr degjii rispEtti. ai taoti 
li turo nomi, cioè la parmiela^ et il medcmo si fm^iì dn^ fitochi^ soloi 
dicundo li Territorij generaliter. Né alcuno dirà questa s^j ìmp^ 
tìOfie del Racconto^ e deffoì^mìtà di questo luio rozzo PartOy a 
questo tate Critico non sij persona affnUo diggmm delta Vltosofia: t 
qttnnto agV huomini in essa versati, ben vede^ranno 7tuUa mancare i 
Sùstatiza di detta Ji^arrafÌDVf.. Irnpercìocchè, ess£?jdo cosa evidente, e i 
verun nvtjala nort rssere i nomi se non puri pìirismm accidenti.. 

— Ma quando io avrò durata l'eroica' fatim ài traBcrivpr qae 
storia (la questo dikrato e grattato aiitog-raib, e l'avrò data» comaj 
fliml dirOj alk luce, si troverà poi clii duri la fatica di legg-erla?- 

Queat.jt HHeBBioiifi dubitativa, nata nel trAva^Ko del decifroi'O 
scnrabot'iilifo ohe veniva dopo aeridenii. mi fece nnapender la cnpfij 
pensar pia seriamente a (itiollo elio convenisse di fare, — Ben è \9. 
[Jipfvo ir& me. e cartai iellati do il manoscritto, ien è vi^ro che quella ^ 
dine di coiicettiaì e di tiLfure iicin continua cosi alla distesa per 
l'opei'a. Il IjLioii sei^eutista ba voluto sul principio mettere in 
iti Min virtfi; mii poi^ nel corso della oarrELzionc^ e talvolta per Jfl 
trftttij lo Htile cFimmina lien più naturale e più piano. Sì- ma eaji 
dozv:ìnJile1 cornee ai^uaiatc 1 com' è scorretto ! Idiotismi lombardi a ift 
fi'ftsi della lingua' adoperate a sproposito, grammatica arbitraria, 
ricdi BgnnKliei'ati, E pciT, qaabhe eleganza spugnolrt eeminita. qua e , 
e poi| i^irt! pfggiuT ne'luoLjhi più terribili o più pietosi delk slor 
og-m OùCQtiioiie (V eocitur marariglia, o di fn,r pensare, n. tutti qut^ pfr 
inaommri clip ricbiedano beiiai un po' di rettoricn^ ma rpltoricn 
acreta, fine, di buon guE^to, costui non manca mai di metterci di qw 
sua così fiitta del pi-oemìo, E allora» accozzandci, con un'abilità màq 
bile, le qualità più opposte) trova fa marnerà di riuscir roaao insiti 
affettato, nella stessa pagina» nello ateaao periodo» nello alusBO vq 
bolo. Kcoo qui: declamazioni ampollose, tompog^e a fona di saleoii 
jiedflstri, e da per tutto quella goffagg-in9 ambiziosa» eh' è ìl prop 
carnitere degli scrìtti dì quel secolo, in questo pae^^e.^ In vero, 



1 IfttiCft * it AlToltnti* nata 11 TaniiDpB^. PLii cnnmAe ì' frnlm « f irupi-nlrn /m 

' (Inulta prt>ii|inBità b tmiiQbSfq, i^ui^Jla g'-ìZua^ìVb iimbitian:! ìmlireiiH nm rtiBli^ 
HéUo iiADiifi? m in tiìti:i U viEji Mteriùri' di <iiiel secolo, rom* pure iidllu coni?c£ii>iit || 
«llrhu D leUui'iiiib» non ni mintfugUrogji enltaato in ijU^EtU pause, ina tuuluuipona 
mento in l%r'D^^>> '" Frotiela v m Ini^hilTerr^ 



Hon (la pi'L*5piil:iLi'e n leU^ri (l'o&rff»l^"^i^"t?: son troppo ammali^iat,;/ 
B|ifO disgustiti di ciuesto gfiiei'e di «ii-jivagaiize. Meno miUL' die il 
Hon ppnbicro m' è vemitn sul pil'in^j^do di qat^sto ecio^rato UTOi'u:e 
^k nt lavtì ìù in&tù. — 

■ SfiU'atto però dì cbìudere lo scarfafaccb, per riporlo, mi ertpevn 
Kle che ima f<i:ona così hella dovesse rimanor&i tuttiiv^a BconosrLiiU; 
BTCb^^ in qujtnto storia, pno essere cht al lettore ne paia altriirentì, 
^b i me era parsa lolk, come dito ; molto bella. — Perché non si po- 
Beblv, peiib^j, piEiider k a(?rit* du' fatti da innesto manoscriUo, e riiame 
B digiuni ? — Non e!^!?cndo?.i pr^aentato alcuna obìezion* ragionevole» 

B partito fn Bubitf> abbracciato. Ed ei-to roii^ine tlel presente libro, 
tspn&ta con un'ingenuità, pari all'importanza àtìì libro medeaimo,' 
L Taluni però di giie^fattiT certi costumi descritti dal nostro antore, 
H^rzui sembrati così nuovi, coflì strani, per non dir pcgiziti, cbe prima 

^m [iiE&tEtrglì fede, aì^biam voluto interro^aLe rtltri toi^l.iinorn , e l'i Hiaui 

Bnsi II fni^nr iipUp nipiiffirie di quel tenipn, pei" fhiarii"**! sp vpranionie 

Btliundo caminiun^Ee allora a quel modo, i^na iiiìt? indai^ine dissidio 

■tli j Dosivi dubbi: a ngnì pjtHSO ci iiLbattevnmn in CD^e conaiiiiilifi.» 

Heose più foiii; e, quello ohe ci parve più decisivo, flbbiam perfiuo 

HrcTiiif alcuni pcrsonafi^gi, de' quali non avendo mai avuto notizia t'acir 

'Ki' hIuI ni>Bti'o liiiLEioBdrltto, oravamo in dubbio ee fossero rualmoiit^? obi- 

4iii ' 1'] :tir ocj^oi'i'fnaa, ^it^mno nli*iiiiP di quelle testi moni anice, pfli" 

jir. .nj'iiir fede alle cose,* alle quali per la loro Btranez^^a, il lettore sfl- 

kbbt! più tt:ntatc) dj ncgarln. 

H Ma, TtHutando come intonerabile la d.icitura del nostro autore, tihr 
Hcitara vi iibbiain noi tìi^^tit.uitn? Qui sta il punto. 
H Cbiniiqu^, afluza ca^er propizio, s' Intronìette a rifar T opera altrui, 
HlNj]i>ne a riitidere uno a1.r«Tto conto della Bua. e ne contrae Itt i^eHo 
Bd^^ obbli^aziontì : ò questa una regola di fatto e di diritto alla qaa]*< 

^^^H)(eOh Hirr'iiLdn jt rpprnk ILi uinfiilo hi 'ili'iJttin .- inn t\t^^\\P'^. Tornv por l«vli»tit. It 
^^^^Hv. cUe V rr>iilrn uMa più «Eeiiicnfari regola 'Jtlla iiJomiuuIirjiF 

^^^^Harrn m' U .'hlornrtjli itiihIi- pIh- il Mnn'nni ìiIiTììa vriltibr* rnn qin'^di l'f'rfiìt fhr >-jip(r» 
^^^K^r ^■LtL-ntiuiiunti', rbe Ijl ^torjji ddlu flE^L^alncci*» t una buela 1»"lb e bcinuri, M-.t 
^^^^■*rit1Lan-'> i\iii il Mniinnit fLirui^u il"»iÌLUHrai'u nUv lì \attcr*s a"" uveùnv l.u'itu jiri^Filn 
^Ptf>viTuri< lIì '|iifi>atu Iìiiejoihi, Ir ijiiulo por nitro a cuuiI^iUjj •:na tuli- lULUrnli^A/'B o Uu' 
^■n'^U 'U Ijiiitn Vibrili, •.-ho il più alt^itti' u Mritiri;iH«£E[o lil.lcirn nin ho|l< titii riiisoireljlu 
^KlntEik l' Milruduzinno A wnrgnrljL, ma iiorumuuo a duliUarn& A noi i^rci, rnvocti. ril va- 
^Kh l« ^M«Btv t^nrnlfl il atri-rivh ilfir aiiLord pur Iil oompinciinEa chii ptov« aelV hiuocfilile 

^" * ^iLl li uiTCFiiia nr tuuF^lu e decifrali pIuHì eli' DglJ ronti par rlIrnrTu ri>ii r^ulPiEf^ ìe 

^''';.".rii itimtiH. «wrinli i' |i»liti<:|ni flelTn LnmbjLrLlU nel S^'onli*; cohijizmhl Tnrafìii-nUi 

'■r.....i,,iii-|„r ,,T, ^j,,Vi'ri]M II plfl h|->i|[lHt[i> 1^ il ll^'tU litri l'iPtl' iiCliinlllu pHjgtr^liin', (Itkji lH,fla]A' 

-' w.uit. un' jyjiK'iaiiEn lix pili furuco, < Io fuccEo quel cl>o pikxqn |4i.r iiL'ii<?ti^i^^ 

■ '^iiiH'i'Iji (. ln' Vuoili! *|tNicrlveru. per vh'uri! In l'^aa, » l-tftivii Ài l'^iun'iel, 

rluti'l ìibU' lutonrn» comò Ijon Si piiò vtìJoro nel IHirO Ai Lnmbfifi^a }tri 

1 .ii"F «In '^enfli'tì ttnitù, 

/f./r ui/f lu^f. O^^crvA 11 rannunn&o : * Non frùCOf^ia'i na 'i^quUtarh 



4 mrnotu'KTf^sE. 

noi] prclendia.m punto di Buttraim Aiikì, per eoufurmairi ad nssB^ 
buon gj'ado^ avevnm proposto di dai- qui minntanieutc ragiona del i 
di tìcriveiB <h\ noi tenuto; e, & questo Cui?, sj&nio andati, per Luti 
tempo de! lavoro, cercantlo d*iiidovÌnai-e le criticho pOBBÌljili e con 
genti, con intenaioiie di rigatterìe tntte anticipata mento. Né in q\w 
EurBbl* Etftta l« dilicclti\; giacché (dohbi.ini dirlo a onor del.vern) 
ci ai preaeutù alla mente una critica, clic non le venisBe insieuie i 
rinposta ti'I oli fante, di naeìle risposte che» non dico risolvon le qiiea 
male niutanQ. Spesso auche, mettendo dne [:riticìiB alle mani tra] 
Ira faf^vain liaftore l'imEi tlall'altia ; o, esaminandole ben □. fondo, rie* 
trftiulole al tentiiiueute, liuÈcivìLnio a Bcopnrc e a moatrare olie, coai 
poste in apparenza, eran però d'uno stesso genere, iiascevan tu 
due dal iton badala ai fatti e ai principi un cui il giudizio doveva i 
fondato; e» messele con loro gTi\Jì sorpresa, iriFiieniej le maiidaTainol 
Sieme a 0pa=an. Non ci snrcbbe mai sfato mitore clie proT^ase cd&I 
tviden^ft d*avor fatto beiip. Ma die? qunndo eìamo Htati ni panli^ 
raccape:izar tutte le dette obiezioni e risposte, per disporle con yaali 
ordine, iiiifiericordia! venivano n faro un libro- Veduta la qnal cq 
abbiain nieaeo da parte il pensiero, per due ragioni die il lettore! 
yerb, certamente buone : lu prirn^t» cb<: un libro impiegato u, giustillc 
nn nitro, anzi lo etile' dUin altro, potrebbe paror cooa ridi<y>lft: J 
cnndiv, cbe rìi libri baata uno ^^er volta, quan<ì(j non è d^avanio.' 

^ ' Li» ntìlo, i'iWb i\ Maozoul, ucn v nitro clic U irutuiera di niEtt^ro Icàloiua I \ 
vìoit d'una j>uuti-i. * 

^ In quL'pt' ultimo capon>rBi» l'aulwe ppcoiina illa bua tìoUrini intorno &I1& lil 
In inni iSottrìEiD, Fii>tondo il Morani]!, caverà g^ù ma turata doiitrr» di h'^ firinia di DU 
n BirlvprD il fomojiio, cJ eepono o rlcm^^Irò circa vont'annl dopo inulti IMtmi ni * 
u Xii^ nmptanif^nli- iliprtj iif^lE nllìmi Ptrltri 1fit{>i'ii4t ii^lq Mn^im italìnno. * Hl (|nH 
ninna dui M^rumli fu r^>iiibjLttul n on IriiDiid ragioni e docLimiìELtl dai D'Ovidio^ il < 
pnr^lÌKiiLi ehs ff}]\s mi'H^t^ ^"i Mnnutni l*n Ha qiii'l Icmpo vi fueee coin^ un aiLlithN 
hUjìi titìti fiLturn ilrjhrJbA, Tioii già qiio^U nulla ^ua firriaii com^iYtB ti definitiva. Lu i' 
liti JVo^-l^'W l^t'iy-r- NriBuli l&bO, piift. 154 e utpe- IT Tomnipa^o nlla fliio dull' liitrodi 
iibU: < La niodi^siia t^ il ÌDp^ro hono il faraUor^dJ qicflU pr^fji^juiie, uhqhd Eidti lcmp< 
uua dtlU' altro ; H raralLuru d^ogul grand' aoiaa, ■* 



A^ 



T rPtOMESSI SPOSI 




CAPITOLO PRIMO. 



|uel ramo del latro di {%mo, che vol>;e a inezzofiìorno, ^ra [loe e*- 
! non iiiLi<n'uLi(T *\\ moulì^ iiittu u s^^ni o i ^^H a bt ''i>^ 

Bgcru u (liiJ l'iurilrnvu <ji uulOIÌ, vji.'U, quai?I u uu tmlto, >t . i, 

Ipreudpi" fors'ì e lìtjuia "li tìumc, trrt (in promontorio a il'.dU;i, e 
Vnpiix L'trr^lirra iJ^iirnltiJi [j^irle;* e il iJiuiLf*, rlie ivi ron^fìiinjjo \<^ 

ne, tì aeffrii il punto iti cui il ln^n cVhsìi. e IMildi rmromiiiciti,^* ppr 
glitir jfoi lì imme lU Ini^o "love lo rive» [i!lMiitiuiflrnl*isÌ di miovi>, ia- 
11 rn!C[ua Llist&iKlersi h ralltiilArsi iu imuvi ^uUi e jii nuovi weiii. 
■iCOtìH*'!'!^ ffn-nijith il.il «ìoiiopihi Ji tri> «r*kKyj b>rri'n(ÌH a<r/iidjj rtjijio^- 
II t\nv Hi'j[itÌ i(nilisui» l'uni» deUo Ji siui Marhl3<», Tallro eon v««> 
U!dA« ìì l£ChC{fini<', dai multi ^iioi tociiu/oli in tiEji, chiì lej vero lo 
I tOTiiigliuru* a l'iia f '.^jcd : trik^L^ tioii <^ ftWi, ril pi-Kn*» nveUtIo, pur-* 
li'jnto. couif, r^er i.ìfi,-mp4p, di su l« «mii.t' <li MiÌjuio v\us 
a settentrune, non lo di^iì^'nii tast-i a mi tnl fuiitrassL'giio, 
liiiig^jL e VLi^liii f^LQg.^ui, djjt^lL ftltn monti ili uomn piti uMn&ro 
ISimi fio <;<nuujio. Fer un l*uou t^z?nV U Liimfjt sale vtìn un ptiuditi' 
Ilo « continuo; i>rfi #] rompe io p^l?gi e iu valloui^elli, in Mq o in 
njvlp, srt'OTulo roasutiira d-i' due niouti e il lavoro dpU'urqnc, Il 
■bii e^r^mo, iiLgli^L^n iÌaWh fori He' torrenti, ù i|iitt^Ì tulio ^Lmìfi e 
bni'i j] reato, uaiiipi e vii^ue, sparso di terrt^,^ di vilH di citali; 
IqnnJob*! pftrl.fi linsdii, pIjb sì pi-olunpiino su per l^i raoula*jii.i. Lecco, 

M A i-aNtBiifi iiUii. /i\Tt/\\ho Inetto iiTfi^lEr) 8f9Ffinffa lo. * eoA KTrelibo ctìIaIo imnlie fl 
lUfl ilt:]lii pni'tirn]t& n rÌi>tLota ti'o «i^ku rV 4ue<iLto, Pili dol£a <Jìcc: «TOfri^Q l'ii^/ifitittOm 
M fni/iir.» ^ 'ti^ttni vf!» a^rani hi^L^gìur jiniLirli-là L'tm l'lVrJ!ilAH Ut qii^tu il i|JI irnll.i t\i 
n^toFJr» litii|!u t» tWa Cvii in;ii'o. l-'otcert] i' nvtk DnnDlju^piifitH dn uit^uti, ci'iiio urjtunlD b 
pQt l'In^ uni eì «ici-i^rLvu. — I'ifT rtJ^»« l'i't/f non ò niJ^^Ji"»'!* tlio m Kisirnarno, £ii Dfvrf- 
Cnclfiuii (Ini viioaU[^lÌ arrabl-o voìiìta fha a iin inomunttirU' 'i ^f^frii coni^puailvofiu lin'ifuv- 
l'^J'É/ii Li Mniiilft i n niivr^tn non Ct i^diUc I'jii"? ail aliruiio, Tcitarioa ! 
M JffMrfirntficrif. pili v^il^urc, da iiii>i>o ^eii^J^^i^' '^^ juncuime'IA. 

I ' iSVnMj^/niir. si iLdBti'uJi^uu a uiudu di IruiibitlTu din Va^i^Litlu ilJrHtf'i d lul.raEifftNH' 
« 4vil l'ipriiiik-rni.MJti' ruttn ria rj : un>lo pT dli'fì ^oiii^jj/irfl hrtu ^41*4 d S^iiui/iiui'^ u una 

[^^ -Virin AiifliD ridi lap- XXVjll, vcrtìr> lii mniÙ, dtrvu dQprrivc II UzieruiU lU VUaho, 

^MiDii Fi»br^( n tiAQiiuh], ficiTbù si nporij al lentpl huntrt Itj <<nl ?i>mui>oj]t<^ntr uollil 

^ il'urm ri ri il ii>'ii aì acmi iiiìi ini^luduro l']i[fUi Hi litri iUr^uriiriif-v H;l ul-L i'U|f, X T, Joarrj' 

Uh jKjrt^i orleiilalu ili Mijnu') i{ua\& eia al tempi di Hi'ii^u, inuiLùem^H v uiuILi) pcix 

Bw Mitìliiiiii i- III rinmii lu/iono nha Un thattìi. Yf tF^^jt ju^jo hpI parUr cojnmio 
ha [rSh tiitMsii ttW liJni tU iluratA; 11 nuuif Tiì^Tto^ iiH' ideo di niiAxio, Audio cui 
, uX ijjiiLì* tiiUlo il* ì\i<i in PE220 DE STBADA: aiK lo liiAi'iìi Tiol cqK IXVlIJ. 

^ ^ jiTf .jMr»f >'i ffiY. Purulià Iu mitu ^iiitriu Oi tfìrru? Oi pur migUora l.i pHiDa 



Ili jjrìndtiiLln di fjut-llo terre, e die d^ nome al ieriitui lu, ^\hv« wi 
iim'osto daX ]mì\U\ ulln, riva. mA Ingo, Jinzi viene iri-piiH<' n fi'OTnniiiJ 
ijkgu Ht'.<9B(t, rguuiLilu tiueritu ^ JtigrossjL: un gvitxi hnygt^ ni ^ioruo iruri 
4T che HMiinLEiimLiiu, JL diventar nìiiii. Ai tempi in cm act'^iJdero i9 
H^htt prorifìÌMimi il riii-i-fjnUir^, guvl Lc-lgo, già couEid{■^nbill^ ora jujl 
uri cuntellu, u avevri piTiNÙ l^jiìuje ri.'a]loetì''s*"*^ lu <'nni;unlantu,« 
tunUg^io di po&ae'Jei't:^ una atjiMle gunj-nigmne di soldati £]>^ad 
ohe iutiegiiuvikrL ]ii mudcatiiL alle lUm'iullc e ullc domic def pfiv^Or IH 
roKzavaii di teTupo ìu lcm|»o le epAlli.' a iiual-ìie ni^intc, u liimlcìif* pM 
&f sul Unir dell e^tatu. non uiaiR'avaxL mai di spn^indt^rsi nellr vLen«,| 
dirtìdiir ruvf^ e Kilig^LTirc a' uuut^idiiii la liiiii'I^i? dulia vtfudBWjJ 
D/dlSiiiiL nli'ELltr». tìl iinvWa tt^rm, dairu-lturv -alla riva, dn mi prJ 
aU'jfclti'o, corruvtuio, i> novrono^tuttaviii., tljvid»; e blraduf.to più og 
ripiilf*, o piuiie: ogni tiinto nllbiidate, tiL-p^Ho tvii duo muri. dou'ì«n 
:^auJm lu sgiiurdn, uou isL'opritu 'Ali* iiu pezzo di cÌèIli e qualcLti vii 
di nmiite; oguì tinto elevato sn terrapieni nportl: e dn i^ui U ijj 
spazili per pia^pettj più u mono e^tt-^i^ ma nccl-u ficrupn; d aum 
i^Uuloo&u nuovi, ijocoEido 4'tio i div4!r»i puiili pretini! pili o meda (■ 
it VHflìa ec^im cirtiOtìtuiite. e yeooudo ube questa o ^QulLi parte cnmpq 
>) 8J scorcia^ bpuutu o «purisoe a viccnd^'i, Dìì\g un pc>;£n. dove tt&jH 

' dovi} uuu luufju. diatt^r^a di quel vaalo e v^iioito aproriLÌ^ dtilFl^^l 

I di quu tugo, cÌlìuf^o ajri^atri^initù o piuttuatu siuaitiE.u in nn S^ti^l 

I un andirJvìeui di montagne, e di muno ìd iimiiu piò ulUrgf^tóqH 

□ioidi c]\e si spiegano, a uno h uno," allo h^juardo, u elio rai-qu&^H 

l'iLpovolti, ro'pacjHetti po^ti stiIIi; rivi:; di lÈi lir;tct?ia d: linTìie, poi l4^| 

lìtuiiG cLiu'urUf elle va n pei'dfVbi m lui'idu eerpof^giaufeuto pur tfi^^| 

che ruc^eonipugnanOt lU-gradando ' via Via, e pcrd^^ndosi quasi >^^| 

IiBir^i'izzoiito, 11 luogo tìtcìitìo du doro (^oiiti-iii piato quo* vuri &p^^| 

vi fa K|icttacolo da ogni palio ; d montD di oui pashieggiatn Iv t^K 

^volgL^ al dÌHf)pr:L, d'ìoturao, le tue cime e le hnì^i^. ilisfìnte.^^! 

UmUiliili quaai a ogni passo, apreudoL^i e DontruriirLtulQ^j Jn g|i^^^| 

c\\& v^ era sembrato prima un atiì {fingo, e eouip:* rendo in vottA^^| 

Soco innanzi vi sì rappre^cntAva sulla coe'a; e Tam^nij, il dq^H 
i quelle fjddi? tt'ujperu giiukvolaienle il i^elvaggio, u urna VJ^^| 
, niagniMco dell'altro TeHute.* ^^M 

f 1 QtifAto. k iinn T»i^bu7i!ji t\pi pl^rlar fusE^aiiti l'uftnr edLf nnclig ni\!TÌl'j a rolfilliH 

I noli ni caplA4-4> i^^rrliu 1' .iLiturn t^Ii aMiìii ^n-iCiLEritL' innttn. t^ltn l'ji <Ltpii ^ij^rxito uh MI 

I niionn- U KomiL'Ii p^-^ró ilil^^ndt il ojiarllitiiiL^ikCLi, iiiIiIucuimL> |jut rugluiiv r]j0 t L'Kt[jM| 

fFhr i|ii jbonii'nlu l'Ascr dal IrsttLìrb rifmiTn w ■.«^r-fu, EdtfKUU'i frlhflpjili* -- rim M^^| 

fkoo iiuD ecjDhrji pitbiìbJle. se fhUro qi^h vulcaniuio soppi^rTo i^i Lerto la l'oaiibj^^H 

(imotHiDuìitl |>4'rUiiUcrd ^^^| 

^ <^iii ^hlriiiLikO LtJ prrino JiL'i'uhho nllii rJ^jiulitaitiDiiQ updgtjula, In più lAdtft^^H 

pTr^itlTifu TrA Eutln Ic ilr'UiinHKinni ulrKiMcjru 111 Itnlia, UuriLlc 1ji finn irof»i# ^V^^l 

, ifftllu Juu t-fprotaiuiii ^l'rfii Ti"»'! rl^ <«^^:jj/ymj^« t^ \i fAiìUQt/'n^ dì pà/iSt'Irrt^ e |^^| 

I ' j4 ii'ra M uqn. Nfitvruliio iiuii vultB pAJ' tiiUe cumo U Uanzauj nnJU «4lo4^^| 

P »lgiiD tlTtH?u a IdriUAr \lt ^uii'd plt^iìi !■» oiriiBitii^nl'H 'f ilnlle (lartJLiillQ ii^^ §/! |]^^H 

I k vuuaId iij llnu iMlc pri<pDBrr.iom utikoFntfr, pi^r jn^u» iJulL' ujtOBtj'ufi)^ d Uùii^^H 

I leniti « altre vui'l iluL vmlrii.urr h neiD^u <liili1>ii} più iiifiirLincB al %[ru u Hvulta F^^^l 

E TodOLuh nt*. ^oHvoiiiln, c-ytv iu-q^Av '^orn, v^iiiko rlspoU;itiì et le Lf^nhi^li l'onj^^^| 

I * Jte'jriiit'ii"li'. ail^lUtre «^ lE I.^i;RA[iANrrD 'lullu prlnjA tJiElnuo- f'j/fii'tiUf, H^^H 

* urnra &U' lie^• l'uitiiinn, fil|^nilL[.'A o^^J n'i^intrt^ ^M grud^ o UTlirlib cLc uu^^ Ita, «J ^HH 

Ilvo; DMiR-hP,\iLR vuIl Atitfu^sirdl di t^^-aiti- m grudu, gr^idihlJiiuuuU', rii|u' (i qijj; Ani 

li'Auvitivii, J 

a Quustn dofinrixIaiiA. ifHorrA II Uà t^urK^dii, paro strili IL <Ia itii ^QO|jrji,rQ o di^UH 



oppofllo, si dipyi^tìvn qua e lii sui ciuhhì sjKHjjuiiti, nji.:. 

itU p^^ 'li 7>nrpi>rji, ApcKo pcii dì ikU«ivo il lirciviur^u. u ii.'ii- 

'»l;^ui' 3uiiipJ0 gli cocLi dzil lìbru. e di ifOArdm'^'i diiiurL/i: erosi 

eh*'" quel fiioiuo," Pwpt» liv voJtnl^fc, In atriitlii corrc-vj^ iljrJtt:i, f"t ,<*: 

aTitu iia^sit^" e poi Bj dividuVA jn due ^i^tt'ilv, a t?>i;^in" il'iiit 

i;ue[U u destra saliva^ ver&o il monti-, o mc-tuivn uiln tmtn: VxUm 

cbtì dascnra dal vero quello (ho ^U £ 4|]iiaJiiÌ «LI' o'tJii», a ui^Iji IìjI^> « ripii-i 
k M tiLtCu ti vuul (jir cgjnprDnikriv evo U LUiÌH.4]lk [ijrJ' nU- h.^ jiiL-nrn lI~ juI <:!:- 
■ an^i cLb cnD l'anlmu *'fiif<'ilato » dintirU" '': 

' ' u rMjflli/Jra, la njiii^^b. ìa iitrtCo in nti>1'>. U <i ' 

ilL liniiEii' Hi^[iH]'(iTbKji [li Ei^iLru nEuMli cliu II ^itiiLiuinuiti» ijiimir^j w ijronrÌLiibrj [ii»-i^>. 
«hb «ui svuoti 1d iiaprauiHitL lai sLiccofki' iIhUo ri-tt v bl laniin ■ir'rrptp ^JEi viti»» 
nlli* indi' tiltiuiu rnulrrn», 'junfi vogUa efdiHi'n ilvElu BfihllB'iitUi, ri t*o ■Itfj^* v ■< 
tìÌAr]Q. Q ti <J|V la flUd iaipriid?Lonfi t^tL^tiCOF > ^«J if\ate'i<t <tii fVoutiv^i ff<(p«ft udii- 

>. llarl-ì'T^t, IK^, Vnl-I, pia- JLXÌ- SKlll- 

1. uJi'DVu 7 DT te. iivavi Bcritto libila pr|ut4 udUtnnv. « rl^ uitnlornii» mW U"'t 

^ hi t^lFa la prep<i4ttÌanD cjf per avìiuru. rooiv or^dp il Humidi, ijuu iiujv»* Liin- 

■ ' ' ■ ^lH.i) m^i^fl a Jiru: buIU r^ori dcL 7 aovfiu^ru er.j tunlii |il[j rlin r«9|iruH' 

l't ti^rrA, piui-ucrLÌA di don AlrVmidi^ d \ii\'g'- iinlil^' fl«i |hn>mPHii| nitori, 
<ihiil<' t 'N'IoiDiLitirak con It'ttii cui'foAia, MVtkiiilH) ]'\- l4a<Lk>(tu » I>b1in (■'■'■L«i n lu^ 
I. iiuiJie il Bir?i:arck> liiri^ p induT^iUM iJ ÌUogu iJovtì Ci fiu^tHlh ururud"! ÌU'a- 
Vmh Iu maifgk'n pr'ibDlilKld, n ^Tinai^' gj ii1i<V4 dii un |iemi*i» ^IoI r^ijk, X^vir. 
Ik 7h kuiiu p<ir Arijuitie^ > ilI^Ej^io n pJè d^j monti, •<m\Ì\i Blnlnri'Mli'lt'Aildn iki'ii Ivit* 
'vi\ib^vini:o. rìi*/- a suMii dascrii. Vii iqii^tleuito ril <|ijuJli« pjim 11 h|iiuid urlLi^riu, oko 
hi vra dolilo pnstUEO da ^iovntctlo nlcUUb sclUniiiii" uolF-i e^kiMinitiii iti A^-^tiaU', 
lei liarKiiu. d^ rui jiTTebbo Inlta l4 pnmh tdvA d"J tuo Umi AMi«ihdlv, 
tiù. i uà llth[«ulJnibio>}; EulCi k^ì jLttfi LuUbilj dlornv tvnkMO, <jviiii» HvlU prima 

ii:(1n>ui di rlimLÌufu tiM nn salmo t 1' allni U Iinmarlo. toTichil'm dociri'vpbr tD)ln<i 
Uaruai'A dn^fiiiit, li]rlii<1iL<i'rMiQ III un rrllflos» larcip^tmiKiiEn a iti'"hC'iJil'iiin . 104 
^li'i>- lia InEliiui ilell'irniKin if r><^r lui un duvefa fhu cmi^piatnTU i irli^iiii luà» 
; rt i;[.b'i mufi 11 mjtl niente vk b ut limilo i dottali vur^ti il muri?, girhuib gfl uon." 
k ;^>jf^^ "J j; __ Ul ti mi.yiir^ ^v^m^^^t^ if tiwntj'iM^ I 



8 



I PAOMESSI f)h>ST. 




Beettdeva nella TJille fino a un torrente; e iJa questa purta il 
arrivavo che airuncbe del paaseggiero. I mari interni delle 
tole, in vece ^ di riunirei od angolo, tprniinavnno in iin tabtìrua«< 
quale erau dipinte certe ligme luu^lie^ aerneggianti, che fìnìvj 
panta, e che, nell' ìntenzioa dell'artista e uaii oodii degìi abita 
\icTnatOi volevan dir Qaiumei e, alternai fi conle {iaiiiroci, cert^nltre 
(U noa potersi descrivere, che volcvaa dire ftuiimj del puriipatono; 
e fì.amTinj a color di mattone, aur^ an fondo bigiognolo con qualen 
ciiialura qua u \h. Il lutuìj, vuJtala la fìbmdeltji, e dirizzando^ ut 
^olito,^ lo sguardo a! tabernacolo, vide una cosa che non a'aa^i 
e che non nvrt^bbe voluto vedere. Due uoiuioi stavano, Tuno <ìiril 
air altro, al confluente, per dir coni, delle due viottole: un di et 
3 cavalcioni t^al muiicfiulo baidso, con una (jamba epeii^olata al d] 
e l'altro piede poaato buI t^;j;:^no della strada; il compagno, in 
appoggiato al muro, con le Ijraccia incraciitte sul petto. L'abito, 
tuintiuto, u qiiollo che, dal luogo ov' era gianto il curato, ai poti 
stinguer dell' aapetto, non laseiavan dubbio intorno ^illa lor eond 
Avevano entrambi intorno al capo una reticella verde, che cade' 

l'ouiero siniairo,' leiminatn, in una gran nappa, e dalla (luule 
sulla fronte un enorme tinJTo : due luagliì niustucclii arricciali iu j 
una cintur:L lucidaj^di cuoio, e a quella attaccate due pistole; un 
corno ripieuo dì polvere, ca?:ieaiTt(j sol petto, come iiua tolliina; i; 
uico di coltoli iii'C io che ipuutnva l'unrì d' un tacchino de^li luipì i 
calzoni, uno spadone, con un;; gr^in guardia trafor.fcta a lamini 
tonOj cougegnate come in cilVa, forbito e lucenti: a pnuia vista 
vano a conoEctre per individui delln aiierÌH de^ braii. 

Suesta speciu, ora del tutto perduta, era allora tioridiasiran ir 
ia, e già molto antica. Chi uou ne avesee idt-a, ceco alcuni h 
fiuteiititi che potranno darne unu bastante de' ìbuoÌ caratteri prii 
degli sforzi fatti per ispeguerla, e delia ana dura e rigoglioaa T 
l'ino dairotto aprila del T anno ISSS, rilluatriaaimo ed Ecca] 
BÌmu Signor Don Oaxlo d'Aiugou, Trincipe di Gaatelvetrano, D 
Tenanuova, Marcheae i^Avola, Conte di lìurj^eto. grandfi Animi 
e cititi Coutoptnbile dì ^icilìar Governatore di TVlJlano e Capitan 
rjile di bujt Maestà CatioTica in Italia^ pienamvtite infomiiUo 4e 
tùlleyahìhi mrst'rìn 4» vhc è, t'iviria e r.irti questa Città di Mila* 
cniffone dei bravi e vuqahùmUj publibca uu bando contro di ea 
chkira tì difftnisce tatù coloro (,'aacre compresi in. questo bando, 
VGrs* rifenere bravi e rugaloìaìi...^ i qitftti^ isseruìó forestieri o dei 
non hanno es€mrio alcuno, od avauMo, non io fttmìù.,.. ma, 
stdarìo. o pur con esso, s^ appOf/^iaììO n qmlchG caruliae o gentt 
officiale o mi:rcantG..4- p<:r fingh spiiìle e fucorc, o i-rramcrttc e 
può p/esuìtiere, per imdtrc ittstdh ad aUri.... A tutti costoro ordi 
nel ttìrminu di giorni sci, iibbtano a sgoniberiii'e il paese, intima 
Icra a*" rcriiteidi, e da u lutti gli uJìuiali della giuslisia lo più j 
niente ampie e indelinite facoltà per l'esecozione delV oi-dÌne. IW 
Tanao seguente, il 12 aprile, scorgendo il detto aignore, cJ*tf 

1 In *ect. scritta mim ^Ìtig'i\inlnrj''.iiW. u pr^^pneto d nn Torlfo, non i si^oitndu 
d^^ttogr^lla più oucDfiiiBDiuute :iei.«ttHtu, cpcrìi liu fatto ninltì « Huatitmrla aII'inti 

I Si'fi ttltHoziap» vEilgare toBiìnniti «ptasiesì^a rlputula Un lEnUo prima Dtli 
^ Cvut ti II iK/hii^ latiLi^D q^ia^r Lutiao [n^r^l^^ V Jia detLkr poL'u j»|rn{, * 



ClriTOLO PBIWO, ff 

Blt^ iitd'iiu'i fitrnn di datti Iravi.,. iarn<{tl a vivtfCtome prima vi- 
IWiiHy, non punto imtinto il eost'im'^ loro, ri''- ^ocMftto il ntt^itcm, «liV 
Lori un^ altra grida, aiii;ur più vì^ovusii e uotaMle, mila q»jilc, Ira 

I Vfif <iiiaÌ5ÌuotfÌia pci'atrnii, o.'nl di i^ttcslf^ Città, cotnG furesHcri^, che 
fa' line test ìrnoyif consterà esser ti'nitffi, e t:mtiuti''tiicHte. r'tt*f^ti\l\) psr 
Vitto, et acer lui nom^. atictm'ìti non j^i railirfn ma' fttlh tlclifh al- 
vm.... per questa soia riptttailuHc tìi bruco, ^crij^u ultii intlisj, i'osm 
pi iktti giuiiid f dj^ apHifnù di lori) esser poni'} idla vbrà't rf ttl tor- 
mfffi}, per jjroA^WQ^ ìnjvynyatlm...^ ei aacurefiì' iwn confessi iki'dto td- 
pw), UiUiUi'.i sia mtiinffjto aita gaÙa, per detta trihimo, per ttt ^otii 
wintimo e itonie di bravo, come di sopra. Tutto gìò, e il di [iru ulie sì 
mltiiuia, pefiihè Sita EcceUensa h nsolnta dì voler essa'i: ohliuliUi da 
mmK 

I A]!' udir pnrolo d" ud tanto signore^ coaì gagliardo a sicure, d ac!c:om- 
wniittì ila tuli ordini, viene uiia ^nin vocila di credere elle, al &1A0 
barhombo di esse, tutti i bravi Hiaiio scomparsi per sempre. Ma la te- 
llmiiii:aiiA'i d' uu aijfuore dod uiouo uuture^oli;, uh ai^ua di^hLtii dì 
witìL,' l'i obbliga a crijdere tutto ìl oontrariu, E questi l'illu^triiflinio &\ 
fCWlIe[itÌH9Ìm« Sigiior Juari Feriiaudp^ de VelaHco. Conttìstabili? di Ca- 
|i^h]i, Cjitiieriero [imgjjigri* di Sua Maeatà, Diit-Ji d('l!jiUitt» ili Frintt, 
pntH di Flfli'o o C^vttefnovo, Signori; della Caia di ViOil^i'o, y di quull» 
pi!! Sfitte lutanti dj Lara, Governatore dello Stato dì Miiniir?, ctc. Il 
BgiUgao dell uuiio ló^i:^. pieuaiuenttì iHl'ornmto anche lui fU 'iitrtufo tìfi/mo 
ìt'oviHA stc/frO-,., i (rmr'r c rctftubortd'', a del peisinto effctUi dw, Ud sorta • 
K (RH^L' fti cotdra d tiùtt puhbUctL et in delusione delia gktsth'ra, intimii 
po ili nuovo che, ul'I tetuiine Ji i^iujtii G\.% abbiiiLa a abiattjire il 
b"Ke, ripcti^Tido A mi dìpreHi^o In pRiis<.TÌ;iioni e le mingere medwairue 
Bel ttiio pt-fìdei-pi^^ìure. Il ^S niAggio poÌ <\p\V atino iH^ft, ìnfornint'i. e^H 
pn poco dispiacere d'dranìjno stto^ che.... o^til d/ più in qatsla Città 
iStnio va crescendo il nuìnero di qtiesti tati (bravi e vuyaboudi), tw 
B Wfl, f/ioyno e biotte, oltro si sente she ferite appostatmnentf^ fhifv. 
pkidU e rnh^rìt fi orpri altra ttnalltà dì di'idti, 'ii quali si rciutono più 
Pctì*, cofìjidati essi bravi d' essere aiutati dai rapi£ fautori foro.... prc- 
p""*? di nuovo gli iifcsai runfdi, acci-eaoocdo la dose, comi! s'uj^a jiello 
plittie r^slroate. Ogitano ehmque, coiichiude poi, tinninautetìfu aì guardi 
^ctjiiIrtUHcyiìre tu pade oleana afln grida presente, pcrfhù in Inoifo 
^Jirffvaa^ tu dcmema di Sif(i Eccdlti'£ay pfoverà il rigore^ e l'ira 
jM— ca^t-ndn risohiifi e determiwtta che iiiieda sia V vìtima e pcren- 
iWfi immisi ope^ 

^mi lu però di qnosto parere TU lus fri sa imo ed EuceJienti^&ioin Si- 
[pftrB, i] Si^uoi' Doli l^ìeivo Enriquez lìc Kubvedo, Couta di Fuentus, 
Wpit^ift e Governatore dello Stnto di Milimo; non fu di questo pa- 
po, e por buone radium. FitìiameidQ informato d'Ha inlsenft in che ' 
hw queat'r Città e Stato pur ^'.^f/ìonc dd grcift nuvirro di urtivi '/te in 
^abbonda.... e r'isohdo di totalmente estirpare seme tunf a /urnidoso* 
U^ri. il 5 leoombre M)0, ima nuova giidjt pWhiì. ^neU^ssa di m- 
^^Bpje uomuiinjiKTonij f^a fermo proj'Omnirjdo rhc, tvn ogni rigore, 
W^KÀ Sficì^afiza di reinisfiiotie, stano Gìiftinnmeide ese^aiti:. 
rConvìen credere però che non ci ai umtteauu i^ou tutbi (jacdia buon» 



l LaUio di mn\i. Forno uroblic &lati} muglio ju al &iee duttg Dalttt^ 4,\ ^\Wv\. 




10 "^^^^ I PltOHBS!! flPOST. 

voglia che sapeva iatpie^ai'e n«]r ordir cabale, e nel auBoìtar- nemici 
Al suo g-rnn nenjioo Enrico IV: girtcchè, per qaesta parte, la storia iil^ 

t^eta (K>uie rinEcI^so ad ariiiur^ contj-o qu^l ru 11 ilticn, di Sitvoia^ a oui 
lece perder ]>iu d'unii, cittii, come riuaddae a iitr congiurare il duca 
di lìirnn, a cui fece perder la testa ; ma per ciò elio riguarda quel senitì 
tanto pcrTiÌHÌo3o du brEivì, corto ò olic osbo continuavo, a Rormui^liare, 

il 22 settembre doli' anno 1612. lu quel i?iorno T lllastriBsimo ed É',ceel- 
Jeniiasinio Siguoi-e, Don Giov^j^ui do Mendo^sa, Mu.rcLeae de la IJyno- 

joss^ Glint duci tuo eie, Oii\t!riiaLore etc., pi:rn3(i seriamente ad estirparlo. 
A questue Eletto^ aptìdi a Paiidolfo e MùTcd Tullio Ma.lateatf^ stjtm^ii»t:on 
regii camerali, Jit aolita fjrida, {torretta ed accresciuta, perchè kt atain- 

Saascro ad estenniujo de' bravi. Mg. questi vìsaoro anoora per ric^'er^ 
24 det^eTnbi'6 dell'unno ItllS, gli ateesi a più forti colpi dali^Ilìustri»- 
simo ed Eccellentieaimu fìignure, il Signor llou Gomea Suarea do Fi* 
gueroa, Duca di Ftìna, e\i:., GoveriJfttortì, et^;. Perà, non esiiflndo essi 
inerti neppur di i|Uq11Ì. l' LluBtrifleinio ed Eooellentieaimo Sigaoro, jJ 
Si(?nor Gunziilo Feniuiidez di Cordova, Eotto Ìl cui fiovomo accjidde Ih 
pftSaegffiatEi di don Abbondio^ tì' ei-A trovato costretto a licorrcgtfere e 
l'ipubliHciire la aoHUi g-rida rortro i bravi, il giorno 5 ultobri! del I*iii7| 
cioì' uu anno, un mest o dna ffiorui pnnia di quel momorabile avTe- 
muiento.^ 

Né fu questa T ultima pubblicazione; ma noi delle posteriori 
crediamo dover far menzione, ccniG di cosa cbo enee dal periodo d 
nostra storia. Ne accenneremo soltanto uua del l'ò febbraio dell'anno 1 
nella quale V llhialriaaimo ed Eccelleuti^siaio Signore, ti Dnqnt de Fi 
per 1,1, aecondji voltit goverujitoie, ci avvisa clitì /fi fnuz/f/iori scill\ 

ijini jjfacsdono da gudU vhi; chlamam bravi. Questo basta ad at 
i'ai'ci ubo, nel tempo di cui noi trattiamo, c^cra de^ bravi tuttaviflj 

Clio i due deBcritlì di sopra atfaaero ivi ad rispettar qualchod 
ora coaa troppo evidente; ma quel cbe più dispiacque a don Abl) 
fu di dover accurgerBÌ, por tulli atti, che T appettato era luì." Pi 
al [»uo apparire, colore» a'orjiu guardati in viao, alzando la teeta, j 
im movimento dwl quale ai scorgeva die tutt/ e due a un tratto avrf, 
dt^tto: è lui; quello che stava a cavalcioui s'era alzato, tirando la fi 
Sgamba Balla strada; f altro s'era staccato dal muro; e tult' e due j 
n'avviavano incentro. Egli, tenendosi sempre il breviario apei"to dinfitl^^i 
uomo ee leggeste, spingeva lo sguardo in tìu, per [spiar Je inosBQ di ^'* 



* Tilo specillDaclaDQ tltìlJa data *J uuu vt^ra fuiilità' '*"*^'4**'^tK*' ?^**" 
' (jdBBlL Alunni atttmitn bu riuauimc p *l4ri:i iru' jdca Hhlaraf'ii curaiifit iirincipaU^'^ 
LiLq epurm ilnj Vvoy'x. dtri'ì \for$Ì frttti prr ui't'f»''i>\ t dplta &\m dum t ri'jopliuiti tii* 
u <]i prcjjdrnno i poiiutriira iu ilu^i t«mpi, in cui Iti leg^i di^au-inint. U pt,tu erano jn 
fKjuFfc it'tthiUtntt n KOn >rj'«iL'friifi l'I i\iii'oci}t \id uttt^iaré an*f'DfIiì3iniin\t'' l'*iittialgpj't tir' < 
mtilor^i vuiLffunu por ^ilro a hìicri-tim^ert^bnt'-i-itniuiili- iJ lEriiiiutia, uiìfi evar-n rkiierojiBlj 
dui lott.irn. i'h-> per nfJjji'Uro ulm Tireli'na iJliiunmfi stniii'Ji, nlln qiijiIu imn fh-Mho, *d 
I^JiflLirii hii] pLù \mi\o hi HLjjL illuHJuDo thtcijcji, al\a ([Ui\-j titLu ui nlj^^andoriav^. Sa 
atlltn l'Ili «ipj^iirrLlllu rl^'i^arli in lll>li nnlii IVJ nnh''l'i> ni ■r'i'nrilii il gÌHilÌ2ÌD d«l TmuniB 
• Ijitì vit^ru i.ro\t\ìa \uìi^R^t^laa : tjLUtLuvA ctLura J fitti scijkji rllaru i dvcriitL> 

^ J-i'i. prLifvriijJìn in <)iioat0 eiiian ad roi r ; aii^k iitllu arrlttriro fniuiliiLii non Aa^ 



rvDlBLO di ujirpU s^'inpro la prt>l'<tj'oii£B. Hi noti yoi ijuaritii plii brave a pt.'r 
jfìh nmtn^B ìs Idilli dir ^uua uppraand: t Nfj- invcac dii fai^i e j»fe&i>, chu sa ù\ 



iillòet 



tiontj. Il M[inì^DDi in tuiti i eiiaj ficiiiti adiJ|ir* nra t^i*- or» /Jt« a^^conda 1 n» u i 
■una i^lki* (lUilibiiOr l>ii?u Tnaiit», ' La^rìrnuu Eiir« n ^ni^lU^ Ijl^b^. Nuii %uloto vht 
trovili' Lih j[ 1tj|E]daiu..,. B Chp. VE. Dicn li narromeo : ■ Uà Pio uà jiir Egli 
iTj«|f. X?llll, ni 'i//i ncrUik Maculili* sdii'-1i>ikfl au un iilijiJiliji> VLiaanatuno aolTaotu. 4«I ( 
dirJuLtri -ti ti(uviaci^i\i' a VW {\cdi D'Ovriuo, Ih ijii'£Stù'i\ iiì troattf^i S^'itSt, $ Id | 



iftituiiN.-irn 



^^ _ iit £):opdi> iJicontro, fll BwaliLu a un tratto dn 

^He pE>ri^Ì4>rL, TloiMitii<iò ^iiIitIo lti fretta n ^ >t.i^?so, h^. Ita ì IjrAvi ts 
^P ti l'oAa^ <[\UkW\n- uM^vtft i|j Eitrmid, u rli'-slri u n aiiii^trii: «^ \tU bov- 
^cnii'! siilnto di no. Trce un riifitUi t^anmo, hc' bvcmo pri^uuJi* contro 
n.i.l-]i.i poteule, l'onlni iiiiftlcli*- viHTMÌ«»tuo i uxii, iiuch* iii quoÌ turba- 
ci tE^AliiiJoiuu triinboliiulv tli.'ll;i i:*i&i'.ìciy/.a Ui ruthjraruva iil-jUAnTo : 
{tt-vò «* uvvìi-iiiàvaiia^ g;um'iiiuubl4> ì'ir^sit. ^ììsv 1' iriJ.K-i.L e ti uicdio 
ino tìini*lrii nel collAro^ comò pir liicci-witfdarlu ; * r^ niini;di 
ilitn iiit<»nio a\ (rullo, vol^r^^iv^^ iutnido Ijl fnm;k \i\[' tmliclrn. lor^ 
ipmiiij lu&itULL} lu borru^ e ^iianluado tiou lu cnilji di^irrTcr-liIo^ Ijd Jovq 
|||rit?\iL, Et ui^Jilt-heJdixr airivjttìar; mn tjuu vUIh iiL'^flimun 1>ìlmEq urrc»* 

^Be&l^ ^ulU atradit Jiuaiizì: UtftìBuoo, faorctiè i bravi. Che fiire? It- 
^B? riflTrti'ij, nuli i-ia h U'mpD ; dnrlfi n g!\.u\\n\ erti In sIugbo cIu- rlm^ 
^^B^U^I^'iui. i> pc^tì^*'- Non pfpfritiitLj ^l'LivitLv il fR^ricolu, vi r:or?i> m- 
^Btn\^ perché i moiiii.ii] ti di qiiell'iiic'drtr^z.-i eviuio Alloi'jb coiì |ieu<mz 
^B liii. l'Iic non drniUrinbViL ut1r<r i:^e d' ubbr'exiurlj. AttVeTt''' il jia^fu, 
^Ktò un vcr^utE*^ n vuuc più a-lt^, rompijat' ìa ùuein a tuLtu qui)!]* 
^Btc e iUritù cht potè, leoB Ojfiii storao ppr picpumro un sorrii... : 
^■bi^'a M truvù II U'\ìii[v i1<'i dini ifiLlimlfiutiilnu dishe tatmt^iliiic^hlr : ci 
^Hiiu ; ti ai icviììò HI ilui' ujcidi. ' bi^nur curulu/ di^He uu di «jue'diio, 
^BntoriiloLfli gli oi^fhi in iiLCcÌJt. 

^■'Cosa i^oruuJidu i' " ' riancse aulNto don Alibondio, nliCMnlo Ì auoi'' 
^HlLTiro, che gli rr^^tù epabiacnto uclle mani, uniufi aui' nn Jog^t^. 
^■*tjti IjfL inb'n7Ìon(\" pruf'i-UMi l*ultro, ooo T ulto" niinurti'.^n o Jrn- 
^Hj^di oIjl cug'Iie un aun inlWioi'e aulV inlrapreniEfre UlM nbuldiM'U, 
^^■l int^isiond di TiLoritur' do0La:n ftcuzo Tr.imagUno e Ìju^zÌu 

^^^^^^niuto pi'"}fiiyì ti luipiuiìibia <n ani II brekiarÌH> ourrti pure a ijiiaUli» taoA ai riv 
^^^^^^AbhoDLli» : ciuA li ti]iingDrii in ^n to n^fianlu per ^flpiari< In uonw ihii hrAvi. 
^^^^^Hlot4 pru|M'|i:Tii *tiiX |)kih4ir Ihai^iiiki, c&mtLnti incili* al grui^ir ? al InUu^i. fivU'irav 

^^^^^^^aft^^'llll. LNBfjl'JTUdEilfl i' itlì.tntìQUD D il bua. L' Ltlltul'G AVDJI dl^EtlP PrlU [flilLlB *'i|^> 

^^^^^Fmi'BifL'AiiB Fp: VI', ; riolJa nwuqiEJi hi tanliiif iub:to Ang^i^mtjiitu ìa (iviu reii m- 
^^^^^TeuntiMiE^iiilip» <lot ioiEi|i[i(^d «^i, «nniv nirù pooo jilii iii>ITr> 
^^^^HEiTUJiriJrV'if'rr, tìl iiirti lu vei-ilA cirmlcd dvll'ATtu rli dua AbhDiii^in. 
^^^^^t/l/ tu* M'f"-'if- ^" \\ u\^c\\i ilullji pi'jjikji uilU44jiii? rKrrtbbunlCu |illi intiLTi^nitnii del 
^BH'ii ilii yL'ir rt>rsH- niQ^M'i uvWn priiitn pn>piiHi;^Jniic, i><tii titriilihi> mollip |>njr>rU uollii 
^^■miikrpjLr ':l l:I](in'4.\ cliu l.ru ^i^nirlnie v m*>ilpiÌQ iiUD v' i' doluri Linux li nliitiEii <ryor». 
^^^^Hb \'ii<a 1^ /'cj»i^^u, vi ct/i-fr ec iVrA'^iU" i^ifJi IjttJi rii^k<jitu Ini i|»ifif lu 

^^^^^B -i^rjEPAiMi!. ma f>oiL rifjn iirpiaI rapinila i1 ir£ ha iml^^ìuIh tliji.i II Mu- 

^^^^^bi 'I I cnoti Jjitiidarii II m. 't'u-v rJK* < hohinro chv il MaJiKiJiii vn^lLn nrl- 

^^^^^^Mbtn uti! H'Jiii U Ifìtt'iiu [ivtLi'wii CLii4^Ìii' p4'r ui w,ti\-i ìhJariltì ■ilintirt- n m.i m\ 

^^^^^^H?lJ*^ ii\ iTiir|4:u|ii. ■ TiIa a '{ilqI li^cTirc in^il poLn^Fibv radere ID iqemiLu i14 fir diro 
^^^^^BpaiiLti '1 il.ina'im, ■Lfcn'i^mlu ui Iti'pvi U «r.t «-Lu iìu^hk |>')i ii!iriiuli4itn'UHiril.p jtlfA 
^^^^Pffn^iiif f V<»kiii]u j'ul aiuini*U':n< 11 ii/, bLitu^n«<j'clibfi dira: Vi c^ji-ru iJiNtti'^ u uuu 
^^Bv^f Énrixfi-'j, Tei a.\i.i-f p^n Jovc lu^i^LjirDì Htmut ikpI-u, Ln vurill di 4|iic<b(i» bntfo, lì 
^^pb dJoiuHU'Jii l'uii LnHiiilì i-lLr<, ■^ìlbjiìu uuuto ii&aui:TA(Liro i1ulU nnUrjk un>auu fueuf jl 

^^C^fla ffitiviS^^ QiicBiiv irFAiiIura HpuAun lu d«l tuiHitliQ n dello sLìiitusa □ dull'i runico; 
^^■■i |itiHJk'<TiHi V Ih 4i?riiijra dvl ■.'ijiupriuEuiLir-A^i f drlTumllu, nù mai »l proiiiiMil^reliti* 
^^vin ii»tt MiitMa muplv; <' yot L^inncguotiiiL p piti nintoiiigpts ilI aibi> dL dcih Al>hi>iiil|h, 
^^B^ I A Hill. AYiiud|ì 4TeJlL> '[irillit iiiii;iri^k iLhI ^]|'HV^>, /^«'Eji^'k'i'f'i^^r Q^' f>i'r/»i m rurrin^ ijui 

Sllkii'b l' iiPto iluJ pQ>49i^F(HÌTa lihi? [1 rìjiL't-tTe 1j wit^E^iL pnrola o<^cni. — l'ih AtjEipUciu A 
^^ it 'ih*-!' •■l\B t\ IN Bih ì Hiuo , fi nit tmtiu iliivmro pitioiMWa e qiAùI diro rft»! ;/l» r<"fl 
^^Èfitcìh ftelle ""iw come -"i im U'jfii'i. xiwìulk- *li p TL^ih.vlKttn r^pALA^fATo U s^BiTrao 
^^K^mbo U jw.vai. Va i^ilu eII ^iii^llu i:orto«Luiil die m^ulaN^j 11 ni&Li,sti{>. 
^^P Cun l' litio. E'iTi ^ol14■ (iiiL l'TUiibft chu m^rfiiua alle niiUDi'Cu dui tdIIq; IjiJiIdtq dfj^ 
^^■toiidv a tiitLn Ih ]>diuui>i, 11 cba ctiiE ìuurblio :ro]^pn. pt^rcUà enl prtitci^kìo <1ol 4ImIocO' 
^^P VariUv. I^fo iliua L-uTtD£iiUii> fUu auaiia. La >rjmii udi^tDnuavwji ^f^jE^n?, e multo 



12 I rn'nPJESHT SpOS*. 

'Cioè™" rÌBpoEe, con voce treinolmiti^.' don Albomlio : " dot- 1 
aignori aon uomini di mondo, t;. siiiiìn> lieniKaiiiio i.-oiiH? vjiiino qiir 

l'aoceude. Il povero tui'alo non e' eatra. : fìmuo i loro pa^*ticci Xm lori) 
poi.,, e poi, vengon da noi, come e'anderebba a un fianco o riacot 
Q aoi..,. nui tiaiìio i POL'vilori dol oomutit^." 

'Or btìue," ^lì disse il bmvo, air orecchi i>,' ma in tono solenne 
coniando, " <jue&to mutrimonio non s'htt da Tare, uè doaiaui, ne m^ 

' Mn^ signori miei," leplicò don Abbondi o^ con la vnce rnjinnurU 
gentile di dii vuol perBuadere mi iitipaaìcnte, ° ma, eia-nori miei, sii 
LHiiiio di mettersi no" ìuIl^i panni. Se la cosa dipeudesae da me,.,, vfld 
ueiiL* dm .L ]jje «un ine ne vjuu nulUi in tarifa,.,"^ 

' Orsi'i," interruppp il bravii, " pc lu casa, uveale a decidersi acisi 
lei ci metti^rebbe in sacco, Noi non 110 sappiamo, ah vogliuin sjipor 
di più. Uomo avvfìftit^i....' lei r'intt^iide." 

Ma lof aigDori boh troppo j^ìubìì, troppo ragionevoli,... 
^Ma," inleriTippe questa volta Talli-o uompftffnoue, clie non »Y« 
.rlato lin allora, ma il matrimonio non bì farà, o.,.."" e qui una bno 
lieatomniia^ ^ o clii lo furò, non so ne peutii'i, perdio non no avrà tem| 
e.,..' un"'aUrfl bestemmia. 

" Zitto, iiitto," ripresa il primo oratore, " il signor curato 6 nn aCM 
elio sa il viver di^l mondo; « ìim aiam tfi^lantuuiiiim, the non lUtflM 
farffli del mnle, pnrcbù abbifi giudizio. Signor curato, l' illiiatrifìsimci 
g^or don Rodrigo nostro padrone la riverisce caramente," 

Questo nome fu, nella mente di doa Abbondio, come, nel foi-ro d'i 
temporale notlorno, un bimpo obe illuTnina mompntnnfunteute fi in flU 
l'uao tfli n^g^etti, e accresce il terrore.'' Feoe,* come per iatiuto, i 
grand^incbiuo, e disse: "se mi sapessero stiffi^orire " 

" Oli ! aU|i^gtnro a lei "he sa di Utiiiol'^ ìiitùi-rnppo ancora il broi 
i^on un riso tra Io sguaiato e il feroce. 'A lei tocca- E sopra Lutto, ui 
si lasci uscir parola su t|ueato avvilo die le abbiam dato per suo bea 
rthriuicnti.-. ennì,,», ^orisblju lo ateaao cLe fare quel lai ni atri ns 011 io. ì 
ube vuol cbe &i dica in :^uo nome all^ iiluatri^^imo sii^nor doD KodrifTOi 

" Il mìo rispetto...." 

" Si npi(^gUi meip'lio! " 

' .„. Dif'posto.,.. disposto sempre all'abbidienKa." E, proferendo ^ 



Ikentìi Jit il populo Aii'tì Aiver^am^ntc. Xinlair ni diro Hi an pi;i3rtì, o ili chi tìo tiuAft 
vori, poi dRi'c ikiE j^ki^iiu ìq mr»mic ]a propria I^R[iu, bJpori' ve. ÌE n^uufrclolQ cLll< ('Jiiig'uu 
Ifi iiiiiL'LiUùEil" un QÌ''VDDii *i iiii»! giovjLUQ si dico cKe U ifiat,a e nuii t'Ita ]j m^'i^F. 

TRt^hn):,A ù cffi^tlo di vocc}i^uìa di m ni et ti il 

1 -\!\' m-fi'i/'in. FA\i-i'iìi9PÌi^ HQn\ÌUiit\- :lI]k ii^iiitlnta ras vnrv ^nniurnsA, rhn qui *■ 
i|j aEfu|,tA£iDrD. Dltri^ i^ht ci ni \ade Jubglia jl misturci, a mcglin d dipinge l' alt tg^'^un^ 

:■ -1 iiìc fluii ine ve Firn tmJlii oc, v iniLiiLijra piii urfli:»^^, o fnrup, m bacfji a nn dou 1 
bvn']l<>> i-iii vcia doli' allra a me hoh iNroarA ^tuLid, pvr la l'uutriikliiLiirie clic b tri 
p(krii!*4 U lilto: cbii U «uiato f^uiiEido cnlcLri'a un ru&trilunirii aiirplu liotvtre 'Lavvnru ' 
ingnLiji- Vedi U priino c^porririii d^l rnp. IJC. !Si (ioli piti il matruCiiu ^ilunnaelk^* iibU 
Jlviliijo « adopoj'Atù Bpo^no dal Uamoul, apuolalmuiito quuTido fu, poiidi'e i puraaiu 
jpLìi Diuin. 

^ i'p'im ii''r"'<tf" Avr^M-i] l'Alio un^^ltu a lUro Vomù AvylajitD^ peridiè f|Oeal(LeifOrt 
ndliloru b pi" llKi-onnini: l' liiU'rti piLrviii'lilo tVua: Uinui-» M't|<^Hto, lueiz» aulvo. 

' Ln «JuuJjtiMlJne uuii p^^luva us^lt più lellii par lu ntlnLUrJu rjt^puiidmisa di>] tuCb 
deUd pjiill, ^ 

" t'u't TOM, fiurlhSD Helk prima gi^klotia, e nml^D stjito maglio pbc non avcstiv i. 
Il prunuiuot potuUT» b nn purt^tnii dnm il nailintiindt^r^ ^t^l pi>r mrgiji'lTa ^ej eijcirndv 
(ivdv liu uuiBU oUfì noi pi^lodo iLntccvduj1t« a uit ecmptiio compJiuviiLu^ 



OAPiTULO pniMo, 13 

fole, Don sapeva ocmnien lui s^ faceva nn^ prOMies^fl o mi roiu- 
6to, I braTi lo presero^ o tDOtìtntron ili prenderlo tiA eigmfìcttto 

* lìenij^simo. e buona Dotte, mesBÈre^"* disse Tao d^e^si, in «ito di 
irlir ^:oì comp^igno. Dod Abboiitlio, che, pachi moaienti primrtr avrebbe 

Pftt^j oti occhio^ per isc-insarlj, allor/i avrebbe volnto prolnni^sr la ron- 
ffnjisiionc e le trattative. " Sienori,.,/ cominciò, chiaieodo il libro cnri 
I due niitni ; ^ nia qaelli, Eenzii più dargli udienza^ presero la fltrad;^ 

ponil' tru lui t-ynato, e a' rtilont^navono. cfiDtnnilo una caiiKonuccia t^b** 
uri voglio traaorivere- Il povero don Abbondio rimase un tnoniento n 
lOciufc BptrLa, come iDcantato; poi prese quella delle due stvjuli^tte ci»*' 
Oiidiicev^ a CQso. ^im, lUfitt-cndo initanzi a^tTnto uiin t^amba dopo l'altru, 

m parevano afferà Labiate.* Coeuu stesse di dentro, s^ iiitemlerà meglio, 
flQiio aTTt'm detto cinakbe cosa dol suo natoralo, e de^ tempi in cui 

|1> ri'ii l-Qurato di viverti. 

Doti Abbondio (U lettore se n'è ^ìh avveduto) non era nato con an 
yw di kone.^ Mft fin dai primi suoi anni, aveva dovuto coni p reo dero 
'kppggiorcondmoiifiT*' a qua' tempi, ora qnella d'nn aiiifiiale son'^r» 
I e senzn. Knniip, g rlin pnre non s\ sentis'fle inL-linn^^ìr^iifi' (i't-hPiT 
ai*. La l'orza legale non proteggeva in iilcim conto l'uoiuotnin- 
InìISo, inofTeusivo, e che non avesse altri vaezvi di far panrn iiltrui. Nuii 
Sii cljtì ninnpfteaero loffffi e peno contro le violeii^p privalo. Lo loi,'t'i 
[it^i (lilaviavano ; i delitti erano enumerati, e p aiti colare^jg iati, con tul^ 
luti i^roliasità ; le pene pazzamente esorbitaiìti e, se uoa (msttì, auracn- 
Villi, quasi per og^ni cn&o, ad arbitrio del k-f;ÌÉilatorc flteaao a di oejito 
tewutori ; le procedure, studiate soltanto a liberare il giudice da ogni 
WSfi clie p&teaae essergli d' inipediruonto a proferire un* conJanna: gli 
ijioim cbe abbitìin ripiiiUtì della yride contro i bravi, ne t^ullo un pa> 
TOw, ma fedel sag-gio. Con tutto ciò, anzi, in gran parte, a ragion di 



Jltfhto \jifiaf'e, auLiquatu, non ttla bene; navale il <\\ve, ctmif votroblie LI D'OvJtlj^k 

Llthg. 1?^). firn i|LiÌ S('r\(- ut culoriU Btarieo, iit<rf;liv se vaiuaao Utd ruijruuG, 1]-U]tiK< 

Irlo aiilii;i]jitf bìtingaiirobbe unnro In cimili cinsi-- e petit ijFef tnoìau la iirtmn \l- 

Pv DC'OEiu DTL coDPa svCFi ftcrlH» filmila r^riiua oill/loM. A yohv mant^npre int^'iM 
}kcl'inH, dir- h:i pHr* it fd^j e ju, pvroltbt. noli" «nptjuila, eletto ntf^nc Un uircliio Oul 

~ ^^"t It •J\if *^\irfi. Klitaìcano forew pufrelito OFflorrarnclic tar''bl>cj rumtnt'» U ilìrc Hrifl' 

V a montp r iv^lcfgÌ0Dinnt4t in mi [|pTi Ab'>tin<U<> ofji riniriatu "Ha djvl fiHfi |»t'Jruo »r- 
'dliianu ni lirAvL La pckuia avea Imito implofa-nli fi puvur atru^^. i;|4u 1} Lilitir^ll 
tb^Dr;* f^liitlQJicdtù dcUd nuuil tiinin a^rpru un ]t-g[±ii'. 
JggfiiHif'uiti. più tuscimo rAODaANciiiTB, ilnlla priniA flilUIi^iic, 

Hin Ahh^itiTiLk è il perii'/i>ngjftn luc^tio ;LiknlltfiEitn <i più i^fung'iuli». Err?» ù iniAii:il.fir.i 

„^'1ri liTittna 4i p[icinra, uni. In cui aI spii rimonto Sci hoim o ^t lunlu firuv^jii ipifilUk 

Ullt poiifj^ ia <|Li;l]l', cuniE^ dice U nt Sancì Is, gU ftLblrrk'a un iui>nU'i H^in*<tjco ffliidat'i mi 

I P'UÌLiDrq o 1' nrto del vivor^s rol bu» f;odiru a con Ifi mm Itggi, no toiecI" a riiE uii^au 

Muu^ Tur cr^dorp, e cTio gli foriiixk I p^uoi gLniJi^ii^ gli ili'Etn Icluhl ii/ji)mj. Il aa'v prfiM'Ejjka 

^alB & nitentu: Fi'int'p il ^Wifr la é'iifi foimi-rrn it tfcrti'/lti.Di\ fihuirjwln puj frii it ako 

^Hii lu pzknrn til h^Q^iuruno ^tfundfmi ih un ùoìdìcu ViVftneniao. K qn'j'-Eu «-iinic^n Un 

^fcjiii'lrij tli Pdlorìto eliÉ.' ti siiacilii miH' amnin rmiip un dun^n iU bInii>:ttijL u di l'i'iiu- 

Bil'i" ^<i<'lr? Rtph[i4i i1t>ioU<££D die pfLr!fl>]>i:ro rcinlmcnti- muoT^tci ni 'li^pnif.iLo tt 

MoliEiiort. ah uoatiLuJ'^fU U pcrfo^i-inu BUKi^uia iloti' arCt» 

' Avi VA Dr>vuTO AiTunùtntii cpjc er,i on*l nulla piiuin eiliziiinC Afroiir-inar si aflo- 

Itft rhr{) iPiirlfiUrln iìii'r:>'nBÌ ; Ciiinpr'^j''ff'^, dnlU m^iiln uii^ '|i|ì pi:^r doiv A]\U"i\iH'i mt ^ih 

■^no l~ Accapponasi, ptmltb aita più luflturj&lo, e pur7> Tti^s bcrnij il NnnLouì ,i Lisarlo in 

bctltlo 4vl -HT'iiiAtt VAt">t«roti cbo B<^^*iib, sostitneniiotp n11'A«~V[:i>K^Ri ììoWa priiait «dixtnjrje, 

'jVen ai tnttWa ittcHnatiCAt A' cSiCr «j>; iitclit'at'> « /jic^/neijioha vogtwii» nd cijmnl- 

-'»!'«* non 11 J*, 



14 



I riioSESsi ei^ufij. 




ciò, quelle priile, rìpublilicaie e rinf&rzate di ijoTemo in Boverii 
Bei'Wvano ad nitro cbe ad aUe^tore anripolloBameuLe rinipotenza ^ 

autori; o, èe prodiiceT.in quaK^ìie i?ffetto imniedmto, era prini:ipaÌ 
d' atrffii^nffer nioUe Tessaaioni a i^aelle che ì pacifici e i dfì}joB g 
iriviino da^ perturbatori» e d'accfcacer le violenze e l^aatazin di 
L' iiupunitj\ era organi zaattì»' e aveva radici che k gride non toco 
Q non potevano smovere, TaTi ernn gli neili, tjili i privilegi d' 
cin.sfi, in parte ricouosdati dnlla l'arza leg-ale»' in parte tollera 
astioso silf^nzio, iinpugnali con vane proteste, ma sostenuU in 
e dìtVfii fili quello cUsef, con attiviti d'interesse o con geloalu d 
Kglrù. Ola, questMnipQuitft ininacciata e in saltata, ma non dìt 
dalie gi'idPf doveTa naturalaieute, a ogni minaccia, e a ogni insalt 

psrnr nuOTi sforzi e naoTc invciiKioni, per coa&ervùrai. Goal aci 
io effetto: e. &ir apparire delle .^ride dirette a comprimere i ti 
questi cercavano nellfl loro l'orza renle i nuovi mea^i più opportoi 
continiJftie a Air ciò elio le giidu venivano a proibire. Pat*^voa be 
iiji'pppnrfl n og-ni pa?iso. e molestare Tuomo bonario, die fossa 
fbraa propria e senza protezione; perchè, col fine d'aver flotto 1b 
ogni nomo, per prevenire o per punire ogni delitto, &390ggat\ 
otfni Tiioaa:i del privalo n) vnhra nrbitriirjo d'esecutori d^ogni gì 
Jla clii^ pi'ima di commettere Ìl delitto» aveva prese Je sne uirsu 
hcorerarsi a tenipo in un C(invento. in nn pnmzzo, dove i l>ir 
ovrebbfr mai oauto metter piedt ; cin, HGifa'ultm precnn^ioui, p 
una livrea cbe impetttia^fifl n dit'onderlo Ift vanità e l'interesse 
fiimiglitt potente, di tutto nn ceto, era libero nelle sue operazioni 
tevn, riderai dì tutto qutl fracafiso delle gride. I>i quegli steùr^j e' 
dppatafi a farle eseguire, alcuni appartenevano per nascita alltì 
privilppifita, alcuni no dipendevano per clientela; gli uni egUnlt 
edittaKioue^ per interesse, per coiisuetnJine, per imitazione, ne a' 
ab Virarci a ti: le mns*flrmo. e F^i sarebbero ben gunrdiiti dAll'offender 

amor d*ua pezzo di caila attaccato snTle cnutonate.* Gli oomì 
incaricati detr esecuzione immediata, quando Tossero ?tati intr 
dorili come croi, ubbidìeuti tome miJiia.L'i, e pronti a Buorifìcnrai 
rM/iHiri. non avrebbnr però pottdn venirne alla fiue,'^ interiori coni 
òi numero a qul^IIì che si trattava di sottomettere, e con una grft 
V-i*filrtQ d'easfiio abbjtodonati da chi, in Astratto e, per coaj d 
l-nria, imponern loro di opei-are, Ma, oltre di eifi, costoro fìf&Ti 
t'ii-lniente de' più abbietti e ribaldi eo^^etti del loro tempo; ]*i: 
'lini cru tenuto a vile anchn da quelli eiie potevauu viverne ieri 
li hti'i^ tifotii un improiterìo. Kra quindi bpu naturalo i^he noeto 
vece d* iirriscbiare, anzi dì gettar la vita in un' impreBa disperai 
dessero la loi-o iaii/Joni'i o anche la lo?"o eoiinivenan coi potenl 

riacTVctBsero a eBWt'itnre la Joro eeecrata aiit':*nl^ e Isi forza ehi 

* £a fartn lia-tU ik. Tutu quatto pnssu, oonipr^tso in due mpcrTcru, h «n 
qnfvl'*> Piiirli:i> «fclJn cuii'ilRiuitl deUn L^iul'iirdJa uni bccuJi> 5.VII, « acrvu di boi du 
nil» ip-ìda rir<rÌlL' pih aopra. 

" |ir HiuK HAti'prnATf fu FSErrTDRt M Legge nella primi niiJdnne; ma altro 
I inn:'l5ti'iti *«t'i^uturj onrli'uR'ti ilnMn Ioh^p. qui imn rI ttiuI Inr rilL'viii'u Unto 11 
i^nrknii) ]« i|nilit^; l- pi>ni la izorrezi<>ne t ^iihii'Lt giirLirliiiLp;fUu la <li°tiniti[jnfl fìitt 
ii\ì\-i'-^sif Iru iilulll f^' irnnii liryiiUiCi fi fifyr r^fr/iiiri' '* 'i^Jff* t if'' MVmmi iiitaH tiàÈt.\ 
«iitt'kjii 'i-u\"U,,ta rlspon'loiolilm meglio Pila prima leiìpn". SH 

* Ait'\''''aia 'iiUt i'in'f'ii"tfi. Più fcmuticiiiFntL< Attiir»«atO flllv «AniDDBta. ^H 
i Vfm\fit a'fii Jffi. Mi^gl^ii Irj pritniL Venirmi a rii'u, ^H 



CAPITOLO 1-TJM^. ^^^^r 15 

^ in quelle orcaeioiii dove nnn c'era pprioob; nell'oppriniore cìo&, 

Ba.irtì gli uuEuÌDi pacìfici e sonan ilileba, 

mo ri^e vik>1p ofTeTideio, it che tei»*-, ugni inoinniitt), iVesfli'rn 
^ ,erc[i natiii'almontP alleati e compaa-Di. Quindi era, in que^ ttìmp», 
:a ftì massimo puuto' la tendenaa de^r indi tidiii a teneifli e<»l[i*' 
n cliìsBi, a formarne doll^ duotOt e a pr<3ciirure ootuduo la irnij^^'Ur 
sa di qutìllfl a cui apparteneva. Il dero voirrtara il aostenere e a-l 
ieie le sue immunità» (n Aol^iità i snoi privilegi, il nnliUre le pn«" 
onj. I morciinti, gli arilj^ioiii oraacr arrolati in maoBtrtìiiEo v m 
kternìte, i gìorispprifci foriuaviiim nna lefffl, i niP-dici stfieTsi unit 
razione. Ognuna di queste pinrolo olig-arciiift aveva una sna Inr/a 
rie e propri*; in ognuna Tindìviduo Irovava il Tinteggio d*nH- 
* per aé a proporzione dpìlii j=i]jì antxjritii, e della tìua destrezza, 
ae riunite di molti. 1 ^ii'i onesti sì valevan di questo yautagj^io a 
soltanto; gli astuti e i facinoroai uè approfìttiivano, |Ptìr [^umlurre 
nine In rihalderie, alle quitlì i Jnro nu'zai pprsonaH non Bai^T>li#*t- 
ì, e per nssicurarseutì rinipuntta. Le forze perù di queste varii- 
eran molto disuguali ; e, nelle cainpag-ne p ri u ci paini ente, il nol-ik' 
OBa e violento, oon iiitornti uno etai>l<i di bravi o ujia pop<»L*- 
di l'onLadini a-vvéizì, per tradizione fiimtt^li-ire, e interesHatl o [\'v- 
^iguurdarsi quasi come euddìti e soldati del padrone, encrcitava 
■r<^, a CQÌ djmcjlmeiite nessun' altro, frazione di ÌQgi^ arreldie ivi 
presistere. 

noi^tro Abbondio, non nobile, nor rierOn corag^ioFJo ancor meno, 
dmiqm; arcortn» prima ipiasì ili toccnr glì aaui dcllit dÌhLTc;^JOni\ 
ryi\ ia quella società, rnme im 7aao di trrra ootta. rofjtrpitlo a 
iare in eoiupagnia di molti vnai di ferro.' Aveva qnìodi. as^aì di 
grado, nlfl)iditf» ai parenti, che lo vnlleio prete. Ter dirla ventA, 
Vflvn gran fatto pensato agli obbliffhi a ai nobili lini del mini- 
ai quale si dedicava : prococcùorpi di ob« vivere con qnalrbe mltìo, 
tei'fii rn una classe riverita e lorfi^, gli eran èemlirate dno rflgioni 
i*^ eutìicientJ per una tale accltii. Ma una classe qualunque uon 
Xgf \m individuo, non lo assicura [.-be fino a un certo aejiruo: ins-f» 
lo dispensa dai farai' un suo sistema particolare. Don Aljbon<lio, 
iito i?<mt iuuamento ne* penaieri d^lla propria quieti?, uon ^i cui'ava 
e'Fanlagifi, per ottenere i quali fairesse bis(»8i;o d^adonernrHl 
, n d' arriscbiarsi un poco. II suo sialema consìsteva prine.ipjilaient** 
wcauRir tutti i contrasti, e nel cedere, in quelli «lio non poteva 
irs. Neutralità disarmata in tutto Ift piicrrtì clip si^oppiavniio in- 
a lui» dalle contese, allora frcquentiaaune, tra Ìl dero e lo pudesUi 

iH-lnTa ni ip/is.iimo pMuto^ FrMeuon bellik-. forw avrebbe detto mcgìio; Era,._ grul- 
la r^ndeucfl p/:. 

\Qc9Ìc pcriirdo 3Ì nuDlinga Birett^EDtntp coq l'tlLr*.' ili ciu 1' Aiitiri> coniin^riii b liivv] 
% Ai ùmi Aiibfìiidlo, e hu ù qnimi un" ei^plii^Kiaiiii-, un miiifiiidoiilO. L^ ù tjibseiidL- 
. Irti at"'H-i^i ^iiiia ai'tii'i a i^iitni nuitic, qiAÌ n vit vu\q ifì Urrà rolli. Hi noti la |*ri*- 
1 roTiilt'nFJL (Ti qiii<.«Ic diiu nimrliliidmj, fl i|MRntik ern^ilflrubbLiu a bo.iiijMju-Iu di 
'à'iùtìa Ai qni^BL' uUinm uLrmliEi^iJiii? Torew fìi t^iira dii unii ruvoli di P]«rjjin: fi twia 
KiV fiio di erta, rjpmdorta dnt*lif dal Lu t'onthinc, li Ti, !,?, Nn ijiii vorreramo ttrc 
Bmyj^iii» r C<niin v:L r^» iL Mmutohì ri ii]T'H''n'fl itrTii Ahboi>dIii rli riinE:^ pjLr^pt^Tjtcriu, 
Iptl'va. pprii no /"'"'*'' *^' 'i>''i"'f 'jt' mf"/ li'ft^ lUfyrvmif. In «jiiuli Un pi ^lì iira tiHi- 
«urlD ili viviTu? ilon 4b^lllr1llJl fini in iiittii ([ rumanyii d al nutatrn n^iufiro ?oh1 
iti 6plrii4>.riiB'ili(i]tut'ciiitu e hi^oj^'unao anche dei consigli dj Porpotuan a dio OiiÌelcd 
rlii4iiiiikriiM«i'BÌ ili ni'li prer «vnta JiomrDPH') la foi'vii di ooguìrUP 
vimm ta àUypìMì iolJa>'i\. Kvn p«r Nona la iVatid; comi- pure TaTt» pooo Mh 
l'd %t fti^^rnirf t il cifTt^ 



ÌÙ 



1 j'HOUiiiasi spobJ. 



InLcbGj tra il tnìlitare a il civile, trn nobili e nobilìj Uno alle qni 

trj* duo contadini, unte Jiì nini pn-rola, u Jocisc c&i pugni, o crjn 
liìUiitG. Sb si trovavi! aasolulnmcnte costretto a prender parte ti 
contentlenti, stuva cnl più forte, stempro però alia retrogunrdia, 
rai'ando dì far vedere ixITaltrtj ck' egli non gli era' volontarìf 
nemico: pareva rIiq gli dicesse: mn perchè non avflte saputo eaj 
il biù forte? pb' io ini sarei messo d^lla^ vostra pai-te. Stando alla 
dri preputeuli, diasLuiulaudo le loro aoverdiitne pnsse^gìere e e 
riosp, corrispondendo ^^on HiTunniissioni n quelle che venisspivj dit 
tenziona più seria e più meditata, coatriugeado, a forza d'inchi 
rispetto gioviale, ancufl i più burberi e adeguosi, a fargli un b< 

quando g r inoontrayo. per la etrudit, il poTer'uoiuo ora rlnacìto 
Bare i F<?Bsant' anni, eenza ftrau bnrrasclie. 

Non È però die non avesse anclie lui il suo pò" di fiele m Cd 

quel contiEiuo caorcitffcr la pa>".iciii:ft, quel dar coal speoso ragion 

nitri, qne'tanti boccoiii amari injjhiottfti in BilaB^io, glielo a' 

esacerbato a segno che, se ntm avc&ae. di tanto in tanto, pottìto 

im pò"" di sfogo, la svnt euhite n^ avrebbe certamente soiTerto. M 

• pome v'erjin poi tìnalmente n\ mondo e vicino a Ini, persone < 

^Vhnosceva ben bene per incapaci di far del male, così poteva oou 

stonare quakbe volta il mal umore lungamente represso,' e ^ 

anoìie lui \}i voglia di ogsere un po' fant.aalij?0, e di giidarp a tori 

poi un rigida censore degli nomini che non sì regoIaTan hoi 

■kquaudo però \& censura potesse ej^ercttarai sen^a alcuno, anche le 

JPpei'icolo. Il Uithito era aluiciio almeno un impiudcnte ; r»mm 

pra sonipre st-ito uà uomo torbido. A chi, mesiiosi a aoateuer 

ragioni contro un jjotente. rimaneTa col capo i-otto, dou Abbon 

pevii trovar scn}pre qualche torto J co&a non dif1ì:;Ìlu, perchè la i 

e il t;or^o'' non si divìdoii mn.i eon un taglio co^] ni'tto, clic ogn 

ubbìa Eoltanto delTuna o dell'altro. Sopra tutto poi, declamava 

quo' puoi confratelb che, a loro rìschio, prendevan Io parti iVtin 

opprftapo, contro un soveTcbialoi-o potenlo.* Questo ohiaiaava ni 

prarai griinpicci a cortouti nn voler raddrizKar le gambe a 
diceva anche seversmente, ch'era un mischiarsi nelle cose prò: 

^ Cfi r'jlt i'O^ ^^ f'i- Slugolnrb elio il Kan^ntni, si pni'cct doITu^o dvl proc 
Ivudi In iiotn S n pnfi, 10). nun g}| aIiIjìjl. bil^^Ii*^ é;|iiì fidFiiltiijto il prurrnmii ivi, cLo Sì 
AUi^iiu col vicino iiìi. 

* JCi'pretii.o: CoHCF^TTO. FI pHntD v r?o]i' UBO o lUpgllo rorrÌHpnitilo al vetba nf'^jft 
nikiiiln ffiàn fa Pil^iFrriln i^I'uritom uni Ct/ll^--t-i fdfviìi ei iongo ruSun di Vii'grlio {j]:^» 
D iliiU' iVrr <ucoUi di Plofiiiii {Donto* 7»/,, VIU, ^\). 

1 t.fi rait^'it' B *' ioìio €^. La gnUrJori^t noToUft d'im giudice di paofl, t}m \i 
ri nnri'ii ifulla piinin parìb duUi^ 'ua opera Dtl ronumio tloiìEo, |iiiù £vi-vft-<* di 
niuiao n riiifql-n aontoiiKU. 

4 ,'ìirpi 'I Ititlf pa- rItrJammii ce. Ci ScjliblA rUo qui ainiiir ruv^i^iitii uq po' tropp 
rti oijpfilu perso iifliTi- io. Una natura limJdft, iiamo^n, ma lj»niia noi fonflo, qui] « 
[|i d»n jMHmndlo, rlovcva ciirtu ]h7G(?rlrs dJ dUrst'iru loJilauiv un qiiolsliwl Imiil 
porlo niii'lu- nnn jipprovJira queUi elio pi^r *cTd di i'ìiiìIj pi'bniJuvaiiD a loro riacViii 
rlj un (l4<]ji-k' oppruBFio contro an iif>viirelij:itnrfl rolrnic rirtnc^nrlo tR^oj questo 
Br.liTAml nplla coso bitmi a ilumii QoIIji dJi^uilÌL dM incro muiJfltoro; miL non oi % 
i'[ili*(he pn'ndi^Rap r dinhwife. aprettii-nr', onritruftì tìasjj ftei (]iibli doveva pure ne 
\lr.ì "iiiri* Si'nliro un eoHo risin:ltù. K ptr vero, rispi'lto l^ vonaruzioni» souìd pel 

CfiioBt^ nkiniiL ^irnnellhU, clit jj Mikuzrinl |ia drilli Alla tanca Ai itou AlboadiO, va 
rondoria vcrnint^to Rprogovolp, \m boti ti iiu^a't^a a poco a. pano riiahìurnnào i 
ra«it>ue-, pnjirbir mai don AF>1jonrlio Pi ni prtiK^'Tifn dt^clooiali^ru rninlro gli nn«t1, 
firn rrWfo r/ftAif^M'i ti nnnuiula on carattoro rl^n^nnuEe bIIa naturalo bonuletAdt 
ili óoij AbìiunJlu. il qvinlù *i fllloiitanJi ilnl proiirlo «Tovoiu fii^lo CLiianda J prc^oj 



r cAiTToto mimo. ^T^^^^^^^^^^^H 

^fcuD ilella dignità del aacro iiiiuìijtero, E coiitro Mcsff'^raB^mTTffi* 
^P pwiS fl c|ijft[tT" ocelli, o in un piiif^olis&imo orocchio, eon timto piii 

BveeinGUJ^a, qaanto più essi eran ooiioacìiiti p^r ftlienj dftl riàentiiai, 
BJPQ&a che li toccasse personalmente. Aveva .poi una aua sentenza pre- 
BmHa, oon la quale EÌgillava tempra ì diacofEJ bu questa rottene : elio 
Biin g^akntiLomo, il qua! badi a Gè, e etia a^' sooi parmi, non accadcfu 
BU brutti inconlri, 

H PoD^ìno om 1 miei venticinque lettovi ckc imprcsBiona dov^so lar^ 
HlU^anuiio del poveretto, quello i^Le s^ q racconta^to,' Lo spavento di 
Bfi^vtBucoì di tiuello parolacce, la minaccia d'un signore ttoto per 
Ba in E DAUCI lire iiivanu, uu eiatfnmi di quii^to vivere, ^lie era cofituto 
■«TiT.'iinni di Btnilio R di pazienza, sconcertato in nn punto, e nn pai^tio 
-ili quule uon Si poteva veder ixrnie U9cime : lutti questi pensieri ron- 
bauo tamuLiuarianiente ^ nel capo basso dì don Abbondio, — Se Raazo 
B^tease mandare in ptice con nn bei no, via; ma vorrà dell© ragioni; 0<lC- 
Knja ho da rìs pendergli, per amor del cielo ? ìù, e, e, anche lìoslui è 
Ht tefita : nii agnello 6& nessun to tocca, ma se imo vuol contraddir- 

^L. ili ] Fa poi, G poif perduto dietro a qaeMa Lucia, innaiDoriLto comc..^. 
■Kiuzacci, che per non saper che fare, s'innamorano, vor-Iìotio mari- 
H^i, e non pensano ad altro; non bì fanno Chirico do* travugli in cLe 
Httouo uri povero galantomo. Oh povero mei vedete ^e quelle due 
Rirai'oe dovevaii ifropiio jilantarai sulla mia strada, e prenderla con 
Wl {.-he e* entro ioV 8on io t;lie votflio maritarmi? Porche non son 
«Q'LiU pLuttoate a parlare,... Oh vedete un poco : ^ran destino è il njLO, 
<tlkB \^ iio^e a projioaito mi vent^An sempre in mente nn jnomi^nlo dnpo 
recensione. Se avessi pensato dì suggerir loro che andassero a portur 
in blu imbasrìnta..,. — Ma, s. qui^ato punto, b' accoi'se che il pentirai di 
ftan PssiTO Etato consigliere e cooporotore deiriniqniiù ora cosa troppo 

iniqua ; e rÌvo]?,e tutta la stizza de' suoi pensieri contro qaoir altro ohe 
'rjiivn toEi a togliergli ia sua pare. Non conosceva don Kodiigo dm 
di yiàfa e di fama, né Jtveva mai avuto che far con lui, nltru cho di 
tjccaro il petto col mento, e la terra colla punta del suo cappello,' 

Juellp poche volte che T aveva incontrato perla strada. Gli era occorso 
i diftiidere, in più d' un'occasione, la rip ni azione di quel sigr:ore, contro 
1 mforo che. a ha^sa voce, sospirando, e al/andi> gli occhi al cielo, raa- 
I Jerìicevano qualche suo fai to : aveva detto ciinto volte eh' ern un riapet- 
KbJe cavaliere/ Ho, in quel momento, gli diede in cuor ano tutti Cfae' ti- 

^^ QutUo Ffn s' i *''ircnii1iitii : V ixcoHTUf) cofi ht fe kaktiato. Lh prLnia lezione ci Mnitir^ 
ivfir ev la bffi^oniljk taoìtt\ v^LQtrkggiD, percb» inet;[io cl dtilPTUiiaa la liiusa iIl^Ili &paviiiil;<i ili 
; AbifOQilio, o t'isponiic silo, c^iiui^a ani ficrÌDflo prtccdoiitu. Se qualche Co?4i dovevaiii 
"Hiiroj era J' o»pre8'*iùDO ras hi ìi F.siJn,^Tn rielk più fitnHLljirD l'^i* a" e mcrfifitato. 
I K'i'ìfnvmv iii'r'itllivìntnneiitt^ Perdiìi noii S" ulfollavuim i> Tu multai vjinoS ìfifHaart rii 
KO MiSiiiticalo taal^hiTico non fi àk prujtrinnieiite l' Liliii dì |ii>iL^if«rJ CEngo^cinsi. qiin)Ì 
' triTaUl ipir^l]' cIid ni'i^Lipjirjinii l'anlrnu *\i >Ic>n Abbonilio. 

ToL/'oi ' il iittlo f.nl mf^lfl so. Bui ■■'.■itLu plltoraara ? he c[ ricordi il flaloto ùiA maeatf a 
pZv ai giriti» iblgiiortì «lei Porini: 

. . . . EgH ili' DaLrnr ai rtniLi 
unta ani ]imlUk° r Indi- rfrVU»flfl 
Auilkr le ■njM'-, qaaT Iriliiilai H fQtlB 
Canlmj^ ■L'iuaiìEn, e ad un iiLedi-Éi>ia lf>n|ti] 
lEii'hliLi 'l ni^alo, B tna l'catrMuiji klUi 
Uri plumilc GD[i;tif^'> " liil^l'Ei iDCElik- 
ji Unii'"", V, iì2 

Iec«o >a Ri4>riUe argli o^uisU- per iffsni mieliti Jl blrUaiLto è uat persnia lispatiiLUUQ^ 
li ttrci'H. 



13 



1 PROHESSI ST*OST, 



Ioli che non aveva mai udito applicorgU da altri, senza interrompi 

lu fretta con aa oibò. Giunto, tra i\ tomoUo di qnesti pensieri, a 
porta di casa sua,' elicerà in fondo del- paesello, mise in fretta ut? 
toppa la chiave, che ^fià teneva in mano ; apri, entiò^ ricbiuse dilige 
leouMite ; p, nnaiotìo dì tro^ardi in uuii. lomprt^nin iidata, tlilamò 6vì\ni 
"Perpetuai Perpetua f avviandosi pure verao lì salotto, dove queg 
doveva esser certanienLe ad iLpjjarecchiar ìa tavola per la cena, j 
PerpetiiU, rome n||^iiun se ii* avvade, la »erva di don Abbondio: se 
Affeaionata v fedele, che sapeva ubbidire p tioniandare, Becondo Ve 
BÌone, tollerare a tempo il brontolio e le fmitnRtieasgini del padrona 
largii a tempo tollerar le proprie, che divenivan di giorno Ln ifio 
più freqflEDti, da ehe aveva pi.iSEatft l'età sinodak^^ dei qnjir^nta/ 

nianendo celibe,* per aver rifiutati tutti i partiti che la si erano otìs 
come diceva lei, o per non aver mai trovato un cane che la vole 

Gon:iQ dicflvan le mio nmichc- 

' VenR-o/ rispose mettendo sul tavolino, al luofl-o solito^ il fiasche 
de! vino prediletto di doa Abhondio, e &Ì mosse lentamente; ma i 

aveva anror toccata in eoglia del nnlotto, nli' egli v^ entrò cou un pò 
cosi le^ato^ con nno sguardo così adombrato, con nn vi^a cosi stravotj 
che non ci sarelhero nemmeno bisognati g-li occbi esporti di Perpei 
per iecoprii^i? n pciina wsXtì, rhe gli era accuduto iiualctie coisa di atra 
ainarin davvero/ 

'Misericordia! cosMia, signor padrone?" 

'Niente, niente/ rispose don Abbondio, lasciandoci andar" tO 
ansante sul suo st^u'gioloTi». 

' Come niente ? ì.n. vuol dare ad lEitendere a me ? enaì brutto ' comi 
QuaJcbe gran caso è avvemito."' 

^ Oli, per amor del cielo t Qnando dico niente, o è niente, o è i 
che non posau dire." 

' Che non pni^i dire neppare a me ? CH si prenderà cura delift I 
Balate? Chi le daiù un pnrere ?,..." 

" Ohimè ! taeete, e non apparecchiate altro : datemi nn litcohtfje i 
mìo vino." 

' E lei mi vorrà Hostenere che non ha niente ? " disse Perpetua, ( 



* Aliti parta H rnij? ana: Dvlla bda r>Bji. Certo li i^oiTOKifìne £■ IpnnhJti porthìl 
forma utl'uBi^ n alla frAiumiirica, mn nartìlth^ ntniu migliore se avfdM lori-'i il prnnon*f 
r'nniu Lniit[l6. QnvFlo pili L'Iifi n n^i TanilLi d^rj^hlti ilovLitn ccjrrBgg^re, fiDi'jtxlo il Hor 

e U parola pni'fain Upcin. Pùrtn lo rliiami ani' ho vorau 1^ lìpc Aul\ cnp, V[I, uiapooM i 
pili glii Id qaDeto caplitilo n' rivrodo doU' ornare a In cirrrepgi, d quatti'u vnlfc tufi 
GDrreggPxlo rvlLe priue pugiiiu dal c&pitu!a tegu»nte (op,cit., pii^. 24'J), Ha <|iiPHr(i ni 
Aemlirji mi vaiar eQllBlIciaL'c, poli^h^, neiru&o coiuaiicii qi ndapemna epeoaD liLdtiTiTrinrDa 
I due TOCEtboLL 

' In fondo Jfl. li Manzoni i^lia cara tnnto anrlto noLls jdìmuIq Ia rorulii pEÌl pQji 
Avrubdo ratfn m^lio n dira Cu ftmào al, b dh auclm pel bqoiìd. 

3 h'fij yinaU<if'i c\vh ptetfnvìlli dal fHiioda, H DuncMIù ili Tr^iiiCtf nvi-va friL le af 
Btftbillto che l Anoerdkiti non polESdOto (cncrA In rnan. nerva d'nn'eT^ inferjorol 

raiit'juinl. rarpt'IurL sarÀ Bcrupra In percoli Ifli'uEli'im di ijiitlle BUrrn do! prL'tJ, I 

ueiitQ [ti rjimpnt-nu, nnllp nTinh l'Affetti' al padruiiu t Iji mania del Domondu farmAao i 
■trAHD mbeuflii', v ei initittEiiQtaiiii nti modi pib tiitt&n-l o dlvorgi- 

* Crlibe ai dkB og^i aolianta dell' DUniu cha non lia moglie; Ifuliilo della dunrift | 
J10D lin iHArìtn. 

B La b^llijici^n do] ({JoloKo ohfi se^ue trn don Abbondio a rerpetm i?r>nHÌ3lu ptinoii 
mentre ntlla \ìvb curlouità dall' uba h nulJ' ualontuìoud del BLlcmlD de^'alUD, 
■1 Atìdar: Caj'Cb- Piii nbturah. secondo dqI, U prima Istloitc- 
^ Cosi tmtto. Uolto efflcaco » ladiuiA U iMoik itravolth « apparita dJ don 



CAmoLO PIUHO. 



19 



iirpndi»* li bi^Tcbicre. p temndolo poi in niauo, come bg non voleese d^VÌo 
(he in premio dellu. conlìiìonzu. die èì I'ilcova tanto aspettarti." 

'Date qui, date qui/ di&ae don Abbondio, ^rendeodole ii l>iccìuere 
tra la mano non hon tei-maj e voUnilolo poi :n fretta, come se fosso 

' Vuol dunque ch'io sia costretta di domnii'W qna i? Iii cnsa sìa 
iwcadnto al mio padrone f " * disse Perpetua, ritta dinanzi a lai, con lo 
mmì iirvcveemte &ui iìandii. e le gomitu appunUte davniiLi, giiardun- 
tìolo fìsao, qnaBJ volesse sncchìargH drilli occhi W segi'et^. 

"Per amor del dolo! non late pettegolezzi, non fate Echinnii4zxl ; 
ne va.... no vft la Tita! * 

■ U vita ! " 

• La vita/ 

" Ijei sa bone ehe^ ogni Toltn che m'ha detto gualche ooBft si ncera- 

IDM^e, ÌQ ron fidanza, io aun ho iuai,„>.^ 

' lira va ! come qu^odo,,,/ 

Perpetua s'avvide d'aver toccato nn tasto falso; onde, camliìaTala 
ialite» il tono» ' EÌpiior padnsin^T" diasB, eoa voce conimoFtia e da toiii- 
Kiivi'r-e, 'io le sono stata aetiipre afi'ezionata ; e, ee ora voglio sapere, 
• mr premura, perchè vorrei poterla soccorrere, darle un buon parere, 
«iitli-v.iile raniaio.-,," 

H fatto etfl che don Alilioiidio aveva foi'Hfl tanta voglia di scaricarsi 
BQo doloroso segreto, quarjta ne aveese Perpetua di condeciTlo; 

kdopo d'aver roepiuti sempre piti debolmente i nuovi f più incal- 

itì aBi<a]1i di lei, dopo averle fatto pia d'imn volta giui'nre che nr»D 
rehbe, finalmente, con molte sospcusioni, con molti f)himè, le rac- 
h W miserabile caso, i^ujindo si venne al nome terribile del man- 

ile. bisoi^nò che Perpetua proferisse nn nuovo e più solenne giura- 

ito: e doaAIjhondio, pronunziato (jiiel nome si rovesciò sulla spalliera 
!tt **>ff^iola coti un gi"an sospiro, alzando le mani, in ntto insieme di 
i*ndo e di supfilicrt,, e dicendo; " per amor del ddot' 
'T>elle Hiiel" fflchimr Perpetim. "Oh che birhonel oh che aoVÉr- 
fre! oh che nomo senza timor di Dio!" 

Volete tacere? o volete rovinarmi del tuttoV 

Oh! Siam q^nì soli che neesoa ci Beute, Ma come farò, povero si- 

' padrone? " 

Oh ved'jto,' disse Ton Abbondio, con voce atizmsa: " vedete cln> 

\arCTÌ mi jki da,r costei ! Vieno a, drnii andarmi comò farò, come i'arÒ; 

fosse lei u ci r impiccio, e toccasele a me dì levamela. 
"Mal io l'avrei bene Ì\ mìo povero parere da darle; ma poi»." 
^«^ JVlifc poi, eentisimo." 

^KP M tnio parere sarebbe che, siccome tutti dicono che il nojitro arci- 
^■ùvo è un Bunt^immo, e un nomo il pdlso, e che non ha paura dì 

m 



BaOv* e, quando può l'are itar a dovere un di questi prepotenti, 



Hnijiìrniio • EiEupiCTTDO, ItifJi'i-(re projrmmeDto vnlo Empirò dì ruovu^ rQA ni nax 

nel (nnfto «li GolniQ.ro» a In tnl cubii Iq. pnrLli^tìlìa n non ngi^hiugu IdOFL di rlpQlij^lnm'. 

urte di ft':cfog(]iclvo. CcitV piftì si iliao CMm^rp a Rloolmnrc. Arso e [tinmu tu. 

I Qut'<kTLr doTt^va eoELure all' Lirica liin eli don Ahhourlìo comò una minjipcla, cliu, b-i 

fe «mto vffotLot r Avrebbe potilo Jn nijiin^iùr pt>rlrolo ; d puiò (ini e^utdìiil'Li a (lemuo- 

■1 itoibu avevi di voorloiiraHjne, 

fjfoH ha ptura ii nnmno. Aasbl più flfflcace a dlIeitiiIo, m boera a Fi'i'piihia, aì namlìT% 

, TD»1an*' Soif F* P*CRA UBI BBUTTI Wl'HT. 



20 



1 i-ninWKssi SPOSI. 



per flostenere an carato, ci ffongola; io direi^ e iluio clie lei gli 
-vesae una bolla loti<!i'tì, por ìnforDiorlo corno, tiuolmontc..." 

' Volete tacere ? volete tacere? Son pareri (godesti dft dare a un \ 
I ver' nome? Quando mi fosse toccata una schioppettata colla Bcliiea 

[Dio liberi! l'arcivescovo me ì^ leyerelibe ? " 

"Ehi le flchioppettate non si drmno via come confetti; e ^laì ■ 

[■questi cnni dovessero mordere tutte le volte chs abbaiano ! E Ìo ho se 

pre veduto diti a c\n sii niofcliartì i denti, e furai stimare, gli si por 

riapettoj e, appUTito perol^H lei non vuol m.ii dir la sua ragione, sir' 

ridotti IL segno che tutti vengono con Uceoza a,,/ 

" Volete tacere? " 

" Io tacoio Eubita; ma è però certo ^ che, quando il momlo s^accori 
che uno, aQmpre, infogni iocontro, è jironto a calar le.,.,' 

' Volete tacere ? K tempo ora di dir codeste baggianate ? 

"Basta: ci pcnaerA- questa notte; ma intanto non cominci a fft 
finale da eè, a rovinurai la salute; nian^ri un boccono." 

''Ci penserò io," rispoac, brontolanaOj doa Abbondio: 'sicuro; 
Itì" peuacrò, io ci ho da. pensare." E s^olitìij continuando: " non vogjl 
rprendt^r niente; niente: no alt-ra vog-lio: io so aneh^fo rhe tocca a paj 
sarei a me. Ma! la doveva accader por Tappunto a me/ 

" Mundi ahnen giìi quesf altro gocciolo," - disBe Perpetua mesce 
"Lei && eho quefito le rimette sempre lo stomaco." 

"Eh! ci vuol altro/ ci vuol altro, ci vaol altro," 

Così direnda, prese il lume, e, brontolaniio aeropre: "una picoQ 
bagattolla! o un galantoomo pui' mio! e domani com'auJra? " * u i " 
simili In luentoxioni, a'avviò per salire in camera,^ Ginnto sulla sa„ 
si voltò ìndietru verso Perpetua, mise Ìl dito stila bocca^* disse," 
tono lento e Bolonne: " per amor del cielo! " e disparve. 

< Ma f pfrà rirtn. "BniHfl 6 noa papolara- U popolu fliofl: Mn jferb h Ohrto; u jift t 

t Quf fi' nitro gofEUfla! Qv7-ax' altra cocciola. Fui'hs trattaittÌHksi Aty{ bero h nie^ 
URBoblIfi {Volli il Vocabolrtn'o tfflfa finnun fiirf-it't Asì ftiaimnitì b'wF^tiì, nuoVft «dit 
Dnnte fa diro a aa^etro Anania rloTHo libila stste: 

E DH, Ima } LUI BorcLoI d' acqua hrana, 
j,^., stia, lu. 

^ /itt ì pi fvnl ùlli-o aa. Buatavn rlpatufa due vuHb, 

* lioiffini fiìni" indr'i f Qiii'slo pamln, terribili noUft mcutu ili don ALbonJJi^de 
in Dfil mi gfandtì inlcrctac, « eì alff^ltlnma al t>i[>. 11. 

J> S' vvviò pri' siihrt ù\ catnirri-- B' Avvili alla f:AUEnA bua pbd coBrcAUsr ]| «t 

□lenlo ri ilDLetiuiaa luol^lia In aocliA u toglie noi Imopo atewid una jrM'lit-jlaritA qui ] 
DeC[iH3[LrÌJi. 

° Miói il ^l'in oHl/a boiìca i Qi rooB l' istdice qullh LAnnnfi. Ptircliv noD dire H 
b0kb «uIEd lablira? c\ih RWishba ituto pih evi^entii. Ancb? pbI PfocTjunt ài Ricali 
fjwrltto: ' ... . pDtEo al lulibra lE Ulto-» E DauUi: » MI pvtì ìl dUu hu dal memo |~ 
FTnttA quu^tn frana fra dcm Abbncdlno PL^riieiua, mnrtviglloBD pur uuturalezKs ci < 
l,«t cbiuile 4^chii uit Ei'ntto altumcntB pittor^aco. E pur ^eru vbv in arb il ddiculal 
MpltPTd forgi ungere ri qailcbB cobb di ^uve e «oK'im*^- 



£^ 



CAriTOLO SECONDO, 



ùì 



Si racconta che il prìncipe ii Conilo* tloriiiì profondamente Itt nottG 
nti Ili g'im'nata di Rocroi; ma, Ju primo luogo, era molto alfatioato; 

indariamente Qve\a gift dftto tutto le dÌàpoBÌziom nci^osaarie, e sta- 
lo ciò L'bo dovesse fm'e, la mnttino.^ Don Abbondio invece non ea- 
Gt altro ancora se non irlie Tindumani sarebbe gìfrrnu di baUnglin; 
jidi mia gi-nn p^irie della notU fu tutaa m consulte anecjscioBe. Noe 
|ea&o [ìeirintJmaKÌone ribalda, né delle raiimcce, e fnj'e il nmtrinionio. 
; uu partito che non volle neppur metterò in deliberazione. Cunlidare 
leT)7.o Teeeorrente e cercar con lui qualche mezzo... Dio liberi! "Non 
[Lei] scappai* parola,,, sltrliiH'nti- . eJnH-' " aveva detto un ili qneMa'ftvi; 
d sentirsi rimbombar (iMcìVchm! nella mente, don Abljoiidio, non che 
baare a traHgredii'e usa tal leggo, fii pentiva anche dell'aver ciai'tato 
1 Perpètua, Fuggirò? Dove? K poi! Qaant' impicH e quanti (*onti da 
!ero! A opni partito cbe rifiutava, il pover' ut>iao ei rivoltava nal 
«/*. (Juclìo che, per ogni verso, gli parve megbo, o il nien male^ fij 
[ guudag^Diir tempo, menando Itenzo per le lun^be, &Ì rammi^ntò, a 
pposito, die mancavan poclii giorni al tenipo proibito por le nozze; 
le, se poa^o tenere a bada, per unisti poclit giorni, quel ragaz^otte," 
b Dui due mesi di respiro, e, in aatt inc^i, può unscer di grau coae.* 
FRnjninò pretesti da metter in ciiinpo; e. lieuchè gll'^areesero nn 
b* leggieri, pur sbandava ra^sicm-anLlo col pensiero che la auaautoi'ilà 
I avrebbe fatti parer di giusto peao, e che la sua autica esperienza, 
ebbe grau voiitag^o sur un* giuvanatto iccoraute. — Vedremo, 
p tra ae: — egli pensa alla morosa;' Tua io peu^ alia pelle; il 
ieressalo aon io, laaeijtndo at^ire che sono il più aAoito. Figliuol 
ITO, BO tu ti aonti il btucJoro a<ldotBO» aon eo cLo dlftì; mw io non 



WprinEipe dì Cotdé. Luigi H dì BurtiDim, non dei più ^undi cor^nnili Òalìk Fluida 
^10 XVÌL Aveva ventilino anni quauda uel IGiJ u Ri>i;rL>ì iidlulArd^rme 0Ui>nflHie 
„kBTLt0 L^e^tìrnltu uriagaiiulu. molta auperiurc psr iLuiaoro all'e:Uirck.o fiancctia. Il Roti- 
fi-Mli' arniEonc cho scrig.qe pai riln«rali de*] pi'inripv l'nnuu IfiBU, ci dà luiu descrmuria 
koUreeeiiìta *li quoHa gi-aii hnlUelia, " dUB *}htf * rubila T\atta innooal a* fRtm if Conrlfi 
MUluiti ul riposo, e I'qJjLd cub\ tiaiiqnltlo e prùtoad'i cbu In mattina approBau all'ora 

^lè fu nnci'fitiai'Lii d4iritni'(k quo^I/i niioyit A I niiqnti rtro r • | 

' fl.1 leggero ijuo*itti primo rlglio paro cho J'uLitoi't^ vogìia irfenomjpro il fila daL rflp- 

plo m cifì nfil uvevaion i^l^ |>uqCu tjinlnk iulorb^bu, u itun p»i]AJui]iu ii^iuuiuiJn l^n[uii:L]m?ijE.ii 

Ljffnni'Li iiiitì il prlncLpu di Oobilù ci albiii viàt prtata a ri|>urlire il ixiialt<3 rfoq Àb- 

■dl4. <^iiiiri1a |iEiraK<^''° rioBUD nilraliilc ptriljrt rTifispeltslo, c l'anni tee! ù Unlo più nob' 

a In ftuantf' che la Aistiazi irn ì duo p^-]-bf>itJì}£^l è Imaisniia. li houiid dal priricipo h 

jftin Adì forti, l'inanitnla di à-n\ AbbortiJJu e firupria dei ddl'oli Murudi, 

, I !t/hjat soiir. l-ul rapitala preceOuntu L'aveva chlAnialo pjìi di»ettowimBntft ntuns- 

Ko ptjclif l'ffifMtv tltel'U u \{i'e!lti ià-n-ìa, ìirmimoi tilu r.nti\*—.- Uu 'ivii*; purcbà vo\oy& a 

.\J t*3tt*f spuAarla Boai^ farei corico du' tj'avdg^i In c\\tt mtitteva un 'p<>vpir> giUnluniuo. 

I perb Jft p3U~E>l)» rii^\t±3t/ai b multo plii upjiurtuiin, pcixliìi nelk' animo ili don AhbaiidJo 

Bji epl<i9 urifL [catara a aalutara ajiBranKDi roci^binriDridosl in ueva Tiilad JJ gli^vaas 

» «ipvrlaT iJfnfx'anLtì V cbo sì earebbu fiicUnioLte lasciato pr^n^lort^'ollo arti arcurlfi di lui. 

I' i'inì na''t.ir di grtin mt-'ie, Fih soti-}, in quHLo ate^o fipituEu JLt>]iiamt): C i tie^ii iitt- 

^ii A' pi'* '">» ri '11'/ pi'i itiU'i tm/'i'ft'Hint' fi Ce frette v iputito iHinita ttn &i'Ai]tji. Tali 

Itrulli, |irajirt dulln iioulra li^i|;iint H^'rvuaa □ rendiìrc pììi fj^ilglinti) • pjii mtiirrtlii IL dJrtt; 

I nfiii liu'j^JJiA [LbUdaniu- l'omo fcca il Maniconi. Vedi b'Uvirno, op. tit,, paa lOJi-lOl^ 

fififf- Qii^ raarcbrm stato mcg1ii> ee dvoKse dvtto Giuvjin4iltii u aiictic fiiovau». 

\ Pnorii*iir K pDtuliù iii>u ALL'AvaKO^A» t^uiiie eidUa prima QdiiLuntiP Auoe^tiuidi» 

tiBiDD lombardo^ IL AlaiiiFiapl» per ^^^'■•t cuiisDutùntiu a iv atoa^u. avrutibv iJovuLa 

luiiTIc alf.i'i di -ìUceto poiidio, « non lo frco. 



t:_ 



voglio andarne Ui diczeo. — Fermato cosi ne poco l'imioio a uhìi 
IjeraaioneH potè tìnalmeut*? cliiuder occhio; ma cbe sonno! clie soj^ 
lirtì,TÌ, don RuiL'igo, Renzo^ viottole, fupi, l'ugbe, inseguimenti, gr 
Bulilop putiate. 

11 primo 9vegl[or3Ì. dcpo una. sdaguii, e in un Impiccio, è un 
mento molto amaru. La mentt/ appena meotita, ricorre all'idee &1 
tiiali della vitA tranquilk aDte<:e dente; ma il pmisiero del Etiovoel 
ili coatì Ig gì ufliicum subito sgarbatamente; e il dispiacerà uè g- più vi' 
in quel paraffone istantaneo. Aetaporato dolorohainente questo 
mentOf' don Abbondio ricapitolò subito i suoi disegni dolla aotte, bÌ 
frrriiò in casi, gli ordinò lucglio, a^ hIhò^ e atetto aspettando Rcaao 
timore, e. ad un temi)o, con impazienza. 

Lorenao o, come oJceTun tnltir KeuKO non bì fece molto aapetì 

Appena gli pnrvB ora di potei", senza Ìndi acrea ione, preacular-'^ì al inui 
v'andò, con Ih Upt.a furia^ d'un nt^iuo* di vHnt*aiini cbe deve in £ 
giorno spQsere quella cbe ama. Era. fin (iall'adoleficen^Jr rin^asto pi 
dei parenti, ed (esercitava la profegalctne di filatore di fleta, credit, 

fUT dir cosÌt nenii sua faraigliai proftasiuoe, uegli aiiai ìudiPtro,' t 
Eicrosa; allora gìk in decadenza, mu. non però a segao che uu abili? o; 
raio non polesso cavarne di che vivere onestamente- Il lavoro andari 

giamo in .sfiorno flcomundo ; ma V cmigntzioufl ooTitinua de' lavoranti, 
tirati negli atati vicini da promesse, ila privilegi e da grosse pa^he, faa 
GÌ che non ne nuuicfi^^e ancora a quelli cbe rimanevano in paeae. Oltffj 
questo,* posàcdova Renilo un podorctto che faceva lavorare e litvor 
egli stesfeo, quando il tiltttojo stava fermo: di modo cbe, ^gv la 
coudi:^ione, poteva dirsi ugiato. K qmmtunque quell^annata foEEe ai 
'^ più acarsLL tlagU antecedenti, e giù i^i cuiziinc^ia^Ne u provai'^ uun it 
tarealia, puiG n nu'^tro giovinp, plie, dn. quandu aveva nipsaì gli 0( 
addosso a Lucia» r-ra divenato massaio, ai troviLva provvisto Ì>asta3 
mente, e non aveva a coutraatar con la fame. Comparve davanti a 
Abbondio, ìli gran gala» con penne di vario colore al cappello, uo! 
pugnale doP manico bello nel taacliino de' calzoni, con una eci'fai'i 
festa e nello atea^o tempo di braveria, cornane allora anch^ agli uo 
più quieti.'* L'occogliuicnto incorto e misterioso di don Abbondio 
un contrapposto siuaialare ai modi i^ioviali e risoluti del ffioviaott 
_ ^Clifl abbia qualcbe pensiero ijer la te&ta, — argomentò Rt-n/o 
fi^- voi disHe; "^ aon venuto, signor cmato, per sapere a ebc ueh lo 
(meda' che ci troviamo in nljicBa." 
'Di che giorno valete parlare? " 

"Come, di che giorno? non ai l'ieorda che s'è fisaato por 
' Og^i? '* replitò don Abbondio, come se ne tìentisBe pai'Iara 

pruna vcUan " Oggi, oggi.... abbiale pazienza, ma oggi non posso 



' Ili Hrrii^r OD. fìl noti la ■^nrllà dJ ijiionC onujii-vu^timm. 

* JdjjjiorijJo ddoro^amtftt ijufMo mMìunta, Ci stimerà eho ^Ui 11 Ycrhinflifi^ 
trA]>pt> tfiutì U^ «DCriLrdi con la parolv tÌo\orifialHr\\ll U nniJ-h*JH^o. 

1 Can 1>ì: Colla. Ia corrciaioiie di olla 1d ccji iti unii d scritbviL vtt^ìonavn 

Uauftirni, poJcbc i| jiapoln, parlnadri, non sunl ru>L ■lld^iiiqgDj'D \a pr^'p^àiiioriD ^Ja'J^Hi' 

^ W «" ^<m"- ShrobUe etjibo pLÌi iiutuinle a^ AVcr!inf ^etto b' jd gìuVbiib. 

A flt'lli uikJfl uviut'-n. Più [THipalnrit ti Negli ailEll jidJictru. 

" l'tiif di litifin: Oltba(:ci?>, Pm papnt^ro minora h Oltre A qu«£i& 
"^ l'tl. r. ynF^ìtì.- nuJi Di-i, Vtii[v |iIli hd'e^ioiIii ? 

* À]i(t irf^i*"" jiì" lìueti: Ai^Li iriiaiiNi i l'iu^t-'irri, E rrfini~cntsn]o Q m«Uerp I'#fi 

It iV""rdd. Hi'utlu idioMamo |]orontinL>> 



<9i. 



CA?iYou> tncmiDi)- 



23 



^^Hg<i non puoi Cos'è niLto?* 

^fKiniA (Il tutto, rnri mi »euta ]ifiuo. veàeie.' 

^^9XÌ dl^pi^e; ma qiiellt» ^hu lia dfi far» è coii^ di uusì pot:o tenipo, 

INCUBI pijcH fatica.'.. 

I *E poi, o poi, poi.-./ 

[ "E poi che coaa'i * . 1 

I *1C poi o^è dizgH intbroglL' 

I "lipj^riroWiJgli ? ' Che ìmLrogli ci può eascre? " 

^JJisogiiorebbe ti-ovarai nei Lostri piedi,' per conoscer qnanti im- 
HBbiascoqo in gneate niiLterie, quunti conti s'ba da romlcn-. lu aon 
H^tloliuj di uuorf, iKiii |ieii3u f:bti il levai' ili me^i^o i^li (ia[4n.iuli, h fttci- 
Ihf tutto , [L fjir ìe cosR flenondù il pja^itìrf^ altnii, e trnaciira il mìo do- 
pre; e poi mi tocuan de^ rimproveri, e peggio." 
I 'Mn-y col nome del cielo^ non mi tenga così buIIa corda,'^ e mi dii'u 

bÌOTO C netto C^OBIl c^è/ * 

■Éfkpetu voi QUHtte e quante formalità i:i vogliooo per fat^ uu ma- 

^^bo in regola? 

^^KBOgDJi. liei] ohSo i^c sappia qnalclio co^a," dhsc Renzo, comlù- 

^B ad altererai, " poii:he me ne ha già rotta biist-UD temente la teaìtx^ 

IBB giorni addietro- Ma ora non a' è sbrigato ogni cosa? non a'ò 

Ilio tutto ciò L-iia ti' aveva, a fare? " 

[ * Tutto, tutto, pnre ti voi: perofi^, Jihliiate pazienza, la bestia pr>n 

L elle trascuro il mio dovere, per non far j>enai'e la gente. Ma orrt.... 

hU, so quel che dico» Noi poveri curati siamo tra rancudine ed il 

nrt&llo: voi impaziente; vi computisuo, povero glov^Eio^ e i j^upt^ 

lim..., I)a3ta, non si può dir tutto. E noi aiom quelli cbo ne audj:^ii 
I mezzo." 

I 'Jdft mi BpiogUl uno vt»lta cos'è qucat* ultra formolitìi ohe a'iitì ll 

n. come dice; a sarà subito fntt;i.'' i 

1 oApeto voi quanti aiano gli impedimenti dirimenti? i 

'Che vuol eh'io i^ppia dWiuptdiuitìuti ? " | 

" Èrror. cf^nddio. votum, tagnatm, crmen. , 

i Ùilfns di'spnrtlaa, vis, Uffamai, honsstaSr i 

Si sis a/finis...." l 

Inim'iava doa Abbondio contanrJo Rnllit puiila delle dita. 

I ■ Si piglia giuoco di me? ■" interruppe il giovine " Cliu vuol ch'io 
^ia del suo laiinorumY " 

I * Duui^ui^f sa non sapete le coso, abbiate pazienza^ o rimcttotOTi ti 
I 1b sa/ ^ 

I 1 JJ^r iiiylrroffti 7 Bopido e c^naitftta Rcnu ripeta la tuài-olD dho don Abbondio ktbya ' 
Miuntintii tu dhjL ili mi^Ctìra a qaaisì atnkBrJcftpdoLc : hf^ii imbr/t^fà; e Late dilT&raprji. ^ 
r« eh» ddl cuiih^htun U OabutuI □« ^a lUbHira nimlie gipLEicMitiitati^ apiroIrufonJ^ Ju pm* 
HiÌH>Di> Artir^oEnta dt^ti, 

; ■ Troiiiftii tifi iioairi j'itili: EtìbHKi nei TiUiaTXJ FAflFii.XL M^uxonl vi^luvb {[ai slgaiùoiro 
^ AlAtiO qpcideiilalD B jinsstf^igiDra, fl iiuJddi lia hitu batit a pri:rerU^a troniiTtiì ad ceenAiC, 
^ tu<ljca •> fltatn la gantrn» oj^puro etnto abltimlii a parmaiiaalii. La prima lozione ptro 
I pfpHTHi TAN^i 4:1 imi' prelJTltùlB Drin^liù mingila ci e^jimiict la uondluluiKi bpm'idli? dì 
I A tUfiuJiQi DtiB» cLiiDQ 'lADerdot^, difViJVA agiTù con jung^lnil riguardi^ 
■■ApMf' iilr^tAO mila curda vaio Touarlir i:tlJ' auiiUD Eir^pusi?, inHMirio. 
^^■b rP£j ilicti i-liiirii B nttiti runa e' i : ^r nii^A ('Ha vulta vitsiK c'r. tJiiA vottit. Dna 
I^B^plU, yiiiaJmcLtiJ. fij T0L7lLuiko nd^iporan^ guanJo proprio iLOd ne pusaÌLiuu più, u 
jl^fefWiEiii 'li ifljitru a qiedI c-r?tQ alla cdimafuciu iriiiia udbi eli? ci al leoÈra auspenj^. 
I forrit era cmpro preiiifi l'aduperuro IaIo uapraa^nina, cIjb caie Dbbmì ben» in I^^Mu 
Dio rì^M più tutto : ' MI apìeglii uhjl Ti:i]tLi co.-, i? pi Vi sotlo «'Lncora; « Ha tIq, mi diva 



" Via, curo Reiizo, non aodnte In collera, clie son pronto a fai 
tutto quello t:liQ dipeuJL' da mo. lo, io vorrei vedervi coiitouio : vi vo^ 
beijQ io. Eli!... quando penso che stavate cobi bene; oo&a vi nrattCB 
Ve RsltBto il grillo di maritarvi..., " * 

" Che dificorai son quetìti, hÌ^ùop mio ? " ^ prorpppe Eenao, con 

vulto Lt-ji ruLtuiiito tJ rAdiralo. 

" fJic^o per dire, abbiate pazienza, dico per dire, VoiTei vedervi t 
tento," 

' la aomraa..^." 

^ In somma, tigliiiol caro^ Ìo non ci ha oolpa; la leg<geDon V\ia fatta 
K prima di couchiudert; un ntatrimonio, ìhì'ì smm proprio obbligati a 
inolUì e molte riutrclie p^r asBieurarci clie non ci eiano i io ped imeni 

"Ma via, mi dico, u^n voll-a tlio impodimanto ò soprGvvouuto? ' 

" Abbiate pazieuaa, non von cose da potersi decifrare* coflì au 
piedi. Non ci sarà niente, coal spero; ina, nun ostante» queste ricer 
noi lo dobbiitni fare. Rateato è cliiaro o lampante; autctiuam mfjitril\ 
niuiii dcfiiitidtL.' 4^**^ '-^^ j***--- /- yr^tf fa^a 

" Le Ilo detto elle ùou vcfjfbo^ntÌDO." ' 

" 3tf a biaotfiia pur cbe vi apiegki...." 

" Jrfa noti lo ba giiV futte qiiesiis l'ìcercdie?' 

' Kon le bo fatte tutte, come avrui dovuto, vi dico," 

" l'ertUè non le ba fatte a tempo ? percbè dirmi cbe tutto era fini' 

pL'i'cbC' aspettalo. H.." 

" Ecco! nii rin:proverate k mia troppa bontà. Ho faiiilìtato ogni 
por servirvi più prestn; ma.... ma ora mi aon venute,,., baata» so 

" E che vorrtiljbo cbe io t'aceaaiV " 

" Gbe nveete pazienza per qunlebe giorno. FìgUnol caa-o, quali 
giorno non è poi Teteruità: abbiate pazienza. ' 

" Per iiuuuto? " 

— SinFio a. buon porto, — pene'» tra se don AbbonHio; e con] 
fare" più manierose" che mai, via," dissg: "in quindifl g-ioiiii ce: 
rò.,., procurerò...'" 

" Quimlioi giorni 1 oli qneata sì cb'è nuotai S'o fatto tutto oìò 
.ho. voluto lei ; B*è fiasato il giorno; il giorno arriva; e ora lei mi vi 
rj dire cbe aspetti qnindici giynii! Quindici,..." riprese poi, con voee 
vX\& e stizzosa, ateadendo il braccio, e battendo il pugno ncIVurì^ 

chi sa qnal diavoleria avrebbe attaccata a quel numero, ae don Abbon 
non l'avesse inteiTotto, prendendogli l'altra mauo, eon nn'amorevol 
timida e premurosa: " via, via, non v'ullcrate |>er amor del cielo* 
irò, cercberò se, in una Retti mana,..-" 

" E a Lucia cbe devo dii"e? " 

■" Che ò stato un njio sbaglio." 



^inM^^aTT 



» Vi aaiitrto il s^'Uit: V' È vjfstto IL qgtllo: ma àiì gdUo ù proprio ìì wnl6ir'« 
Il YQEEBir. tfal «àp. XXJV TEi>Drt« la Btoasd frikuo, Dm. l^jiutL<ic ilìiiiLiiLii'ì' di cambi*' 
vehirp [u sùltai't.^ Di unintarvì .- avttilibD dovuto dire Di auimugliurvl. 

> S'^Jiitr litio. NolurBlLafiìmo in tAd i mllrato, 

^ Itici/'aif-- DiJciVFaAR*, Mo del)1*ì;uaiìB, iIicb il D'OvlJut. con ^udT HccBTaHiH» 
jll sEllul^a si tUrotibb Ludichl Enublìo lo aiejitu. Oj>. cJt., jms- 12I>-I:^T. 

' Con Itti Jmt: Cotf l'-V tuattu, OtUiuu ù ìL i^aiuliUDitiuto, pDIL'll^ LI tratti} aeV* 
piit spDrJaliriL^ati; ni uovi man ti, ]\ fa\ ci %\\' vh^tìi'i'ìIiivì JiI vifUo, al tuiiu dtlla VuVc* 
' « pag. )11 : < cuu un furc Ardito, t 



^P E I dii^coi'&L del mDtiduV " 

^F nitit jiiirp JL tutu Hifl Ilo sLagìuil-o io,' |inr ti'*Uh[f:i fnnn, ppr troppo 
SPon cuore; gettate tuttala colpa addosso a me.' rua;!io parl?ir uiegUo':' 
la, \fi!V urni aattiniaiiii." 

t" K poi. non c^ì sii.tA più altri impedimenti? " ' 
I Quando vi dioo.-.." 
' LNjf ne ; avrò piuienza ' per Diia EeUEmaQA ; nin riten^'^u buiie ckc^ 
ìHtcv quofa'ta, uon m"' appaftlidi-ij più di ehJnechiej'o. Iiitanta lii rivori- 

io*." E cosi detto, se n'andò, fact^u^o a don Aìjbondio un iuchinu meoi 
►rofoodo delfiolito, e dtitidoLdi un'occliiatn"^ piiì espiuBsiva cbe rivureule. 
Cucito poi, G oamiuiiiaudo di luiilft voglia, per 1ji prima Tolta, tcJ'SO 
.S^ casa della sua promessa, in mezzo aUa i^tizza, toruava uou la meute 
luqUùl c&lloQuio; e .tempro piu]o trovava strano, J/acco^Jieuza fredda 
a iuipic (milita di don Abl^indlu, quel uno parlare bteutato m^ÌL-tnu t» ìm- 
[>;^iente, f^iiii' due acthi grt^i che, uient.re parlava, urao weiiipre andati 

iCApjmndo gna e là., l'ouid sg avesser avuto paura d'inooutntrsi con ly 
IKiroie l'be gli uscivan di liocca, quel farai quasi nuovo del DialrJmunìo 
>Ohi ebprfeaganieute coiicDrt[itG, y ijopz'fi tutto queirtì<^i."*'i:iiar sempre? qnal- 
ulia gijiu cosa, non di^^eutlo mai nullu di t'iiìaro; tutte giie^k* oircodtjuize 
musso lUMeme laceviin ptii^nre a Kenzo cììg vi fosie bolto uu miatoro 
uiv^ìrBij da quello ilic don AliboiTilio Livt:va voluto fnr oredcvc.* titcttu 
Il piovine in forae nn momento di tornare iudiotro» per metterlo alli.* 
Strette, e l'arlo parlar piti diìaro; ma Ltlaando gli occhi» vido Perpotaa 
cfce Ctmmiinavtt dinanzi a lui, ed entriLva io un urticeli^ poubi passi di- 
stinte dalla capa. Le diede una vote, mentre essa apriva V uaeio; studila 
' Ma.^o,"^ la raggiunge, la ritenue tìulla ao^dia, e, eoi dispguo * di acav/u" 
llrlie cosa di più pOHilivo, si fermò ad attact^ir diacur?o con essa. 
l lincili ffirtroo^ Perpetua: io sparavo elio oyyì si saiebbtì etati™ ai- 
ri insieme.' 

l' Ma! quel ohe Dio vTiok, d mio povero Ronzo/ 
l'FatoQii uu pihcero : quol bonedett' uomo dol eigoor curato ^° m'ba 
astoechial^ certe ragioni elie non lio potuto ben capire : spiegatemi 
[misylid perchi^ non paò o uou \uole mai'itarei oggi." 

' Chw Ut atiP^iiisto II/: L'if& ei>h io chk uo fattu lh maubo^k. Mahudnb pirf etatr^ b 
I In Twcmm^ Uifl Bcmnrij col verlìo ITcDilere. 

' I/lt* ii*"B cCr Dnit Aijbiitidio oiMa if^ìva untur^^n ebiHngonludl Ronzo cercn oppotTP 
n lutoritu, ]] ^uo MIdo» i buuI C'^vUIL: ti <iJi ultimo, Iliif;i>ndijjil tilt[u^n del suo troppir 
I tinoro, (nujilrs In rt^nhà la viltiniji t' Ìitiil<i. ttóEOO uv\Ì' iiitcnCO dpwìJuiiito, 
' ^''•n ri tarli oc. T(*(li [a noU i a ppg, SU 

' Anu yiiì^'Hi'i: ^tajeò ceeeto. Già piT dntuo voìttt don Àbboiiilio Jivova mi^u^innn- 
a KcMiiD «Il uvi^r p i7M'ìì/.h^ u perii è rictlurali) vIjg qu^^ti» spinto ilnllii noi]di49Ìr^, |liii9<4 
*"** l'ipotrra nhi^J^^ mattrialmantd lu c'in^Fia jinrole ciie all' ùi'eai^lilù di duti AbhandiQ miO' 
"Da più cratlle. 

* /liiir/*i.-/!i Hfp' irrAiijfi P, p^ai'rljù iiiìii T. AK r m n i^-iu I r vs' orfìlìATA, iTonts iiiJIji girJniii 
F«fouc/ tìjuubtju ctato più uieiirgBaiVQ e plìi rtwptiuilduto nll'aflimo ualtnto o att/zito di 

I ^ L' 'ipcoffh'titta Cd. Si nub] Ia buUE£En di quQtìtii pQriadn, in niii fan in plfton^bf^u A^urft 
'_^on Abbondili l'^utafo oi Hpr^iHJltE^ il euu dUlo^a di>l punti dabuU, ella dAvun» luocWn 
**«ii7fl rti dubitare. 

"^ SiutU'i •!, ^•io'*it. U popolo dice Anfratto, Allmigò, il pnt^o. In qiipsto bIcasd cBirLtulo, 
~LX D nel S\X1V, jt !U;iii£DUi dikuibini lu l'rju-LH fìTm>iA?ii jl paes» In Alhtnjia eu 
' Gat tlii"!fii. 01 pju^ liij|^iuj Un'ai *;irci])|n.* "Livio diibILu sd jivi^i^i di^tu>: C"llp XfjUfUjaiL. 
' Si srtrrbbt sti-U -■ ^ASKìiBlo ^fACi. il eamJj la munto b ccMifoi'iiio airuìia fumiLikrD lu- 
■ i Ijiji eidd tm ]iiJLito iiuruUiDiii, 

' V'"^ htnrH4W «'ii"<i l'rl a'gu'T riu-h/ii: Il Iì[<ijìùd cvdaio. L' agifiunla v Dinkii falÌQ(', 
Ji^ rn i.1 ubu iikJliJ jjQfulo ijj Guiì^o si Acnl,> aVa, pTlrD4 U ena maison lento por dwi 



"Oli! vi pnv fC[li ririo siippia i aegrctì ' Jol mio pftdiont?' 

— L'ho astio io, ohe ti" tra. mistem «otto, — pt'iiaù Heu^o, e pei- ili 
nirlo in luce, cotitinur'i: 'via, Perpetua; siaiito aiuid : diUiuii quel chi 
sapete, ii-iutato un povuro figliuolo," 

"Mitili meii il nasiitM' povero,' il mio caro Rguzo." 

" E VL'i-o/ ripi'eau queato, seiiipre piii fonfemininloai iie'auoi i^ospettij 

r, vcìXixhào tracco&tai'Éi più alla qni.'stÌPiie: " o vero," so^giiuiee, " mj 

toccai ni pvcti n tmUtìi" malo cu' poveri V " 

" yt*ntìte, Kciizii: io non posso dir niente, pomhù,.,. non ao niente 
iiin finollo cne vi posso a,saI(:ui-aro è clic il mio padrone non Tuola i^ 

iorUi uè ti, vtii, nò a iitìai^uiioi a lui ^ iioo ci hn colpa." 

" Cfii Ì! flunijiie che tiì hn colpa? " tìoujaudò Iteazo, «on un cert'at 

li'ji60ljrfttn, luji fol cuor sospeso, e con TorecaLio airei-ta.' 

"Quando vj dico i:lio non &o iiieuie.... In diftìsu del mìo padre. 

fmaso piii'liire ; perchrt mi i:\ mala sentire che ^11 si dia rrnrico di vola, 
ar iligpiucere a quidcliudiino. Puver'uomo! se pecca, è pertruj;pa bontàJ 
U'è Ix-ne a tiuesto m^ndo du' birboni, do' prtpotentì^ degli nomini senzJ 
timor di Dio„./_" 

— Prepotenti! biHjoui 1 — pensò Renzo: — questi non sono i auj 
rioi'ì. ''\]a,* disiti poi, naBcoudt^iido a stento ragllasiono ci'eacent 

' lin, ditemi tlii Ìj," 

' Ali! voi vorre^to farmi pai-lare; a io non posso parlare, pprchà.l 
non 30 ninnto : (pitindu non so nic^nle è come si^ avessi giurato di tacereJ 
Potiv^lo dui'wii la coidri, flio non mi cav^re^ite nulla dì bùiiua. Addici 
è tempo ]ienlido pc-r lutfe due.' Così dicendo, eidrò in iVettji neirort 
e chiuse lanario, IIgt)i^o rispostiile con im aiiìuto, tornò indietro pio 

Sirino, per non raWa aceorcere cif 1 caunuiuo che prendeva; ma, qaand 
LI iWr del tii'Lf dell'oroeLdiio '^ dulia bui-iia donna, allungò il pAsso; 



À 



1 J Jiff/rtt'- Kk uQlf nlkt* n JimallD V\}.\\ non \ glS di far pnrlnra 1a ■*l]3pii0}iicruD& di 1 _ 
jintun, lua Ji fnvla parlaro in inotìu cIi'usbi dir:i tìaiiKiiavur L*aiJtf Ai dire, t^uel ùic\ììa.rv. 
«ibo Pha^i rian bit i iiiitj;r>'tl ili^L dUi» f.aitrrrciÉi ; la doLrr'tflq tiiJ|ireflEiioiiu * nmla fdhd LI naain, 
puvbco» : iiiiMr^rTenuarc rfc]>uiiiUiLiii]ite dm tidh [iilb i^ìr nieolf jiurL^bà... non hu niuiiu 
a t:]i4> in qiJi-i^t' dlTiii'fj il ^tvi |tiiJrniia }i"n ci avuvu L;»lfiiL; rlts ddI diquJo uj eono del | 
Imn^ dui prtpotuiiti t^c: n infine lu Lllimt' sue pariilen sa nun di&ino la t"flii i-<<mB „._ 
Ili TniMLn fÌLi;tlDii]utu indurVin^iri*. Q rgu^etu ù propi^ti r aiiu doÌ ^^LtAci-biDi'a^i, i^li« {.ìliiìd ulB 
iaHuian» ivapGkrd nu FO^rcto. i]uanto jljìi fiot'otjo di £lui'<^arbl a (fnfìrj4> dqIaW. 

* filili tuaa if ji4jj(Lj- p^Ob'a. L'^rtlc^lo cf l pupcE'Airu^ u uii:Hliu aiitbbb: UftU 
nuBcer povBti- 

A ini^ Fu ajj^Iuiita ucHb locDTida ulIìilIddit, e niiilLo emcaaeiuante, porcile ]l fuf Qttl i 
niJiggior rialto jid altm ptmixia dIid P^rputud^BDuEa tradire upi^Ttumectti ìj sfigrolo. tvi. 
T'ir i-oiii/HctTa a Ktiizo^ e r^uda Cqiìid })tTi JiaiuruLc 1d doTuunda di JEouzo; *Ch| h dauqii 

olio ti llEi CL.»]pU? » 

■ iBU <ipi rrrf fiffri oo, t^arcTibe flt-i[o furaa uiuna proprio, bd quJ al Tosfle ilolta Con tfd 
film (*|]^!:iirjto (vuill ì\"\» l a pjit'- 24(» £icj'riiò in itiiji^to tafla arci nuceaiLti-ii) un VitFBljoLJ 
ohe si^nin^'-ii^èu Cini ^dt^uitn tblutlor'k q [JoiitaUi. '6'^U iVrpL'lxia. trn|»po d^HidQi-itfia lU 
FhJ.Li:rLui!niru, pntuTJi mm jurcurgumi dtli' agiLuaioue cho ApporlviL celi' ^llt^^ifìuruoubD sù\ 
■pcQi'i ■: uaeutu di lluwi.'*. . 

t X' pi' ii'i-r't'fi '•Qi'Ul: È PI TntiPFA BOSTÀ, Nutì il iflovlnctlo la dlfl'ii'iilLUL tra qiiiub 
rfi^p p-P]>rii^s{onÌ, jiniIiDdiPi? dell' Ubu paylutu, o ricoicìii la ragiono ch& iiinu*e P Ul~ — 
nJ frir"l»liiiihi^rbl.o, 

• t" < ce. Vuill Ift h(*U 4 u nag, '1\- 
? n i'niFkHi|iirL]"iihi ili Ptfp-'TLiu porta diritto alla fiOncluilDne. rba 0^04 Dun futarLi h|v 

Ifli't [ifirob^ avuc^ giiinr.o di UireiB. 

^ j'h'fiui' f/iJ ^Jfrr d<<r oit'ij'ìp- ISriifta frosB e piii brutti. ai]ur»tn nalla prinm di)1xIpa«J 
TiKin JKh TiiLv uBtL'ObEUi'iiiE-yQ iDiU fl ilìreb^t» Fuuf Jd llfo diiU'QPOliio, tiuc plii l^sli 
^flii r ue^Li'i' 



OH uiiimout^ Tu airnirlo' tli don A[tU\indÌQi cati-ò, nuàit «Jlvtnfo .\\ 
ll^l.o tl'iivo TaVtìv^ kìin^Llcr. vn In trovò, e cvràQ VCf^u Uii^ con uà t'iii-u 
Jto,* L- con ffli ocelli strtìlujml». 

' l'Ji t eli! i;lje imvjtà è [lue^Lt? " dìtiso il^n Ahìinniìio. 
' ilìù é <|tlol pl'fjiottnie, dÀsyij TfriiVo, con Ijl vm'i' <l'i»h iiiinxo r!i*A 

Diuto d^ uU-eu^ro una mpustn p]'L'uÌBu, ' vlil è quel pi'opoteutc cìm uuii 

* OliuV clitf? cLcV" l>j^!ljotLò il puvoi'O Tforjji'tìfiO) cijii iel ^'oho l'alt.<i 
UD ii^Iaiite bi;iaco t- floscia, come mi trucio t-Uc cat'ft ilo! Imtiiti». 1^ 

bfonl'iliriuiu, fepjcL't» uu salto lUU stili ftjt'^ifi'jloiie, per lanriftrBi ul- 
ni»cÌo.'^ ^lii Ri'n:^u, ohe doveva aMpeUn-rd quiJ.!ifc iuoseu, c &tavu uU'crt^t, 
bul£Ù i^i'litia iJi liii. girò la t^Uiuve, e bl' k mise in laso»,^ 

* A\t\ uUl parlerà ura, siyuor curjLo? Tut.l.i s^juinu i Aliti miai, fuoiì 
lue, \ Ululili aapcrlii per bauco, flinh'iOi C(imo ai lìliJuUia ""rùlui ? ' 

* Reii/i>l l»\'ii/,o! pfir carità^ WJ^ts a iine\ r\n' l'atir; peiinatt nirnil 

pA VOStl-fb." 

* l'emtj che hi votflio saper feubito, ani mornewto/ E» cosi diceni.\i, 
liw. ['•>i-^-^ «en?u H.vveJerflene," la mano suJ m;iuÌ<:o ilei colU'llo ckv ìtÌi 

iScivH liul tjiHuIiiitir. 

' MisLTU'Ofdii*! " P3Clamù cou voce fioca don Aìjhijndio, 

" 1*0 voglio oapore." 
•Chi v'fm «lelLo,,,?" 

" No, no, nou più Iftudoiiie. Pai-li chiaro e Huhito," 

■ Mi voktL- iiioHnV " 

" Vi>yl(o sii|)(iie ciù t'he hu r:i.tfioii dì sjifcro," 
' Mn ao piti'lo eori inortu. ^iou ui'h:i da premiere In mia vita?" 

* Ilnnqun parli. " ' 

Qiitl " diiTiipiif ' fu prufi^rito i^Oti miiL tn-la euei'^Èa, V ^k:n petto rL' Heu^'» 
liveiiue t'ijbi iniiia^doso, che iloii .Vhhondiu iioii potè più ucmineiisup» 
porro \uk possili] I ita di liisubhidii-a 

* Mi pr'jniKityttìT mi giurate," tlisao, " di non jirti'Ianie eoa noBsiuio, 
nou dir fuai,.>? " 

* Lo promv^E.tu che fo uno [ipropositoT 90 bi non ini dicG cubito subib 
uoinc di ki'ilui/ 

A c| Ufi 1 Ulto vo scongiuro, don Abbondio, co! toHo e con lo eguarf 
1j clii iijt iu boccjL Iti tiiaupbe del cavjideuti, proferì: ° diiu...." 

" Don? " itp<!to ItpiiKo, colile por jlulfire il pa^ìcattì u l/utliir flluK 

i l'tC'à: £\inj'ji- \tili la nutn ]• & pag, IH. 

■ Lft'fu ffjt M'fq*^» ruFAif cTAo ^)i(-' CoffHi; [uiii.Aifi,,, abuù wv^esù i.i;r. fjisnluiiJudiiniill 
^ arli'HiULonu (It-'tU pL'i'jioaìiinua i?n~ciiiiD, cr^iimiiin migllDi'i: Ia pduiu lo^iHihi*» puri'fiuB 
btti TinUhi'iilv elio Hi-iiiìiH r^ixa L>uf giiinfur miM'u i1oY'ur:L ilon ALInutdiu. e. >:ÌMuLwi< va 
f*li*o lui ratE.ui>»rit1u km \'<ico il aiin liiipBtL>4 Jì i|lii1[o lìLio il f^tritl.i ai iù- 



* 
3 



• Cfii^ L'!ifJ bC. TiiLLif qUUàLo ti'flity ù d' un' widun^a vonucii'iitu phturtat'U* 



kAtf'A. Irh a4}i'ivri»riti v MUiiUti per U nii^F^^^iur {iroui^iiULiì dtii vocuLoLl o iipidLù l']Uili»riv 

* J-'àr^t atmu uct-dM-sti'r Clio Cosa sigit^HcL i\»i -((iQl/uj'Aa^ PhIp pi^'iilficuro r]io BhuaiI 

irJjit r&venau mU'j njiiio&ia por luipAurir don àbltundui. d nliu Jh nlpl^ia T^jniie ^iiintii 

_ ifnsjj guUì^a rM tfiHì t-.fui'a'hhrrAii^ nvUo cohv iftittf.— IJ ^fjmKuiu* <^tiD ni[';iva i-urf» Ilii0£!u 
ti l'injtujk. »vri^lj|ie iJitrnt* ap^aàturir^ 1* pr^pufiriii-iio «rjf^'i |ioi t'Jt^<Jtv J'IiiltP o puFivil- 

crv U 'llrn ptìi iMiLur.ilu. 

' Jhin;^t' yniì. il 'Jj.'ì./i'é Jin t|ui mm f^irM graiK^EuImu dopu In [uiniltt di <ltiii J[|. 

OniliOr < i'un IH' Ili «III prfnitio Ui mia vif^i \ i 



se 



1 mOMKSat SPOSI. 



il resiftj B etavrt cuivo con l^oreciihiu t-Liuo buUìi Locca di Ini, con ]i 
Smctiia tp^e, e. i pugni stivUl nll'indiotrii, 

" iJoD Rotliigol " ])rimunziò in filetta il forzato, precipitando qaelL 
pocbe sillalie. e Blridciiindo ki consonanti, parte per iltarbiimento^ port,a 
|ietcliòj l'ivolgenio puro quella poca rittetiKioue ch.B gli i-imaiievii liLei-a 

Il fiire una transazione tra le due paure, parevtt clie volesaa sottJ'iU'i 
e liire acomijarir k parola, nel punto atueso che era coati-etto ti miji 
tui'Ia liiLiri.' 

"Ah cane!" urlò Ren^o. "E come ha fatto? Cosa le ha detto per,..?' 

" Coma eli? come? " rispose con voiie quasi sieguota don Almondio 
il qujLle^ dopo un cuhì giun aeLcrltLzLD, al arativa, In certo modo dlv^-^nub. 
crHlitore. ' Lomc eh? vorrei iifio la fosse toct^uta a voi, come « toccati 
a me, die non r-'entro per nullaj che certamente non vi sarobber ri 
inaati Uuiiì j^rilli in capo/ E qui ui fece a dipiuypr con colori terrl 
}ì\\i il hmttt) incontro; e, ofil discorre ri? accoraPudcHi sempre più d'uuL 
gran collera cho aveva in corpo, e cbe fin n-llora era stata nascosta i 
involta nella paura, e vedendo nello atesso tempo che Uenxo, tra li 
l'ftbbin e la coiifutìkmo, stava iitiuioljile, col capo baspo, continuò (die 
gnLmeuto: " avete fntU una bella aziono! M'avete reso un boi servi 
KLol Un tiro di questa sorto a nn galai^t.uonio» ivi vostro ciU'ato! m casa 
BUitt in luogo HAcro! Avete iatto mia bella prodoKEn.; per cavarmi d 
bocca i\ mio mjilanuo! Ìl vo&tro insduniio! ciò chMo vi niisoi>ndevo pai 
prudunzii, ppr vostro bene! E ora che lo sapete? Vorrei vedere che m 
iaccfite-.-! ror amoj' del tieloi Kun ai acharKit. Non ei liuttji di toitcì " 
di ragione; si tratta di forza. F, QU^indo, questa mattina, vi davo ui 
buon parere-.,, ehi aubito nulle furie. Io avevo giudizio per me e pc] 
voi; ma come ai fa? Aprite almeno, datemi la mia chiavo." 

" fosao aver fidi Bto," ■' rispose Reriio, con voce raddolcita verso don Al) 
boudio, ma nella f|ttalatìi sentiva il furore contro il nemico scoperto ;''pOBff 
iivoi" fallato; ma si metta la mano al petto, e pensi se n&l mio caso..,." 

Così ^Hi'cnda a^Qrri lovutu la cbiavo di tasca, d andava ad npi'iro^Doi 
Abbondio gli andò dietro, ejmeiitrB quegli* ^^ira va la chiave nella toppi 



> Ammirji^Lle £ J' itrtc i*>} Vaaioni uel dcBcrtrerck la rntkcB pAnroBB di don Abbonai 
e rattBggiJLnietito ^ldbIuho k adirata di Kguko. Il puTero doo ÀlibundlQ era angoBcinto j 
Amu paure: r una L^pirikU^Ll da don Uudrlgu, rtltra du IThuid. quegli tornitile I« laEniLcal 
da luiitJLdo, inerti ^li i aopra ; sì trltU ddlA TÌta ; q riuUDÌo no yt> la ?]ta, uou si fsnq 
toute i^DriJiionio. 

s QnaDCiL niitumlfl^Aa in questo cautbJ amento di tono I II gT<ando sacrlf zia chts don Ab 
bfl[idLo avmi diivuto foro ne! pjilDAore kì aìia fingtclo dji a koL diritto di alxnre un p^oo 1 

V4iiii:^ RU Rvnrti, o io fa con tsuLa piii Urza e BtgureaEaijuaDto plb -^'acnorKe floJ adii avvi 

LiiEii-'Cito Q della ana i^onfuslone. l^nzo torna adcnscro qui^k rayaE3"ve. ijHtl ffiovatiiitto ffna 
riii'l" Auma. volta, f ilrpn Abboniiiit i' uinnn ai4ÌiiiT.ri'It^ Uf-'Oita v di untii'tt r-v;irrinui. 

fl Foaaf/ fircr /•rUiitu, GÌM&io^tuiynta osi^crVA li Venturi, clifi «nrobho stato idl*^|id. perdi 
UBnkbi^iL pìii 4.'.>]iiiiib'>H '*" nvntfne ititna Turbo aver rD.inp il.it, hj anc^iO q)j:i(;IÌH[o. 

A ^tmjH- 11 Manzoni già rabt>iiimD In parl^d altrn vnlta notttn, ndJA hi'ronda cdixloii 
foco Ubo aa^oS ppr^J dpJ ptouomi Eg^'. Klln! toTaj dtìi tutto i (kruauoii DaHua, Uuisi, F-sniiQ 
}<]llL'no, antiquati it peHuiitJ bpaciaiinoatu in uu roiiuiuza. nuHtitiicmJu E pronouii Lui, I^ 
Lvrir, Eaqci Ei^au -, 4 pHjiri.'DiEii.> aucliD dita t\\' Qi^ki avo&tu \ì\ jiiimto 'U lEar |jnra \v BT^ntt 
al pruDoiulQuufitiplJinifiJi u Altri, rif-^rìli " porsynadl numero sin gola lo. ioali tumido gona 
ralintfiLtì a-1 toii i pn^noml Quusto. <jud|]o, \Jk slirn: an zM. etu^g^ un cjacutl net »p. ^^ 
un Altri nel CAp- X it il (Jhq^II In rguearn Jieu|;o^ iSarii fitjto |ior rkialraziDge, asservì 
|>'OvL<kJo. Iiiut^' jjLÌi cliLf Ui i|uthV ullliliu vaoi iM>n ti tr&tta che ilei pvvi m P^^nso, e oaci» 
6to in nn' operatiuiis tutt' nitm elio euljlime, d cbtì rimuove oenk eospinttu eliti ci Fobe 
. ' Idt^'UAii^iiD di aolEuvaie itliMiEiitu Ut iiHIu. Ha jLirpuuto bastiTubbu la d^itiucifOEu ttUuia 
mti^Lrnru cIih vera ripuf^nan/A a roloto furnm onn c'ura, □opii> rum e gru'ito rliu ul sij 
llan torto ilall'ùD cant» i^uoJ gramuiutli^t rlguioqi o C4pHr<:^otìt, nlifi {iroIbLdi'Okiu Qaoali 
Qu£lJr> d'. corno di?iuÌ]uiLWo peiiKuiak; v (jul fwQ 1«d«1I JUaqzi^nl ft rwgiair r iud pulal- 



r- 



ntcì,' Cf con volto serio e orsiuflo. alzftiidogli *3nyuntì lutM ootrlii 
fiie dita della deetran come por aiutarlo anche lui dal canto 
r&te almbuo..,/ gli dir^se. 

I ftver follato^ e mi scusi/ mpoàe Reazo, apreAdo e diepo- 
d uscire. 

ite,»," replicò don Abbondio, afferrando il braccio con la mano 

) aver Jallatn/ ripetè l^enzo spri^ionandoai do Ini; p parti in 
icando cosi la questione, die, al pari d'unft qnestiont di let- 
di filosofia o d' altro, avrebbe potuto durar dei aecoh, giaciglio 
dHr partì non faceva che replicare il auo proprio ftr^ouieuto,' 
etaal Perpetuai" gridò duo Abbondio, dopo avere invano ri- 

II fuggitivo. Perpetua non rìapoude : dou Abbondio non sapeva 

le piijiido si Jua^c.^ 

iduto pili d' lina volta Q personaggri di ben pi" alto affare che 
►ndio, di trovarsi in iVangenti cobi fagtidiosi, in tanta ineer- 
>ai"tir.ÌT che parve loro un ottimo ripiego metterai a letto con 
Questo ripie^, egli* non lo dovette undjire a cercare, per- 
ofTersB da se, Ln. paunt del giorno avanti, la veglia »ngo- 
Ift notte, Ia paura avuta in o^iel momento, Tanaietà delV av- 
rete V eletto. Atfannato u bulordo» si vìpoae euì nao ^c^giolotic, 

e. eentirai qual<;he brivido neU'oBtìu, sì K"nordava le mighie so- 
e chiamava di tempo in tempo, con voce trt^rnolante e fIìk- 
Erpd.aa! " La ì-foiie* lìmi Im ente» con un fttiijì cavolo sotto il 

I con la faccia tOsta, come ee nulla ìo^&g htato. fìia|iarmio rìì 
lamenti,^ le condoglianze, le accuse, le difese, i " voi sola pot^rto 
rito/ e 1 ' Jiot] Ilo pai'Iatu/ tutij ì }ja3tic;cì in eoaima di quel 

Basti dire che don Abbondio ordiuò a Perpetna di metter la 
* ascio, di non aprir piii per nessuna cagione, e^ se alcun_^bnB- 
ponder dalla finestra che il curalu era andflto a letto con !ft 
utì poi [cnlaniente le sedile, dicendo, ugni tre scalini : ° sou sei'- 

^ mise davvero a letto, dove lo lasceremo, 
intanto eamniionva a pastai infuriati verso casa, senza aver 

ito quel che dovesse fare, ma eoa una Bmonia nddoaso di fu.c 

' di atrano e di terribilo. 1 provoiiatori, i aoverctdatori, tutti 

II " — ^- "^ — ■ — - — ■ • ^-^ 

non h (li joil. pi^klji: cBenijii ili alaiialt^t uuii ne miiDffktio ; 6. ilava avojt fitto 
jo MenicOn ptìr ÌiidI{iarQ il p.iira Ci-ishitroru. « quit/lì eha ^vurtì^ifi sompre i 
«B bene & corrt'^fi'rA: > queiiù elio ci PCi^areCKa «enrpro noi altri ragaKsL > 
'0 cauto qbbf^ra tml'i luE s ^li uHrJ cLo liuitoroua ehaniliro Qu^hU, ^Ud^U e 
gppn huiiek di k'U.urjiriO) nm niin ili runt'liio. e giovAUO a miint(:ji4)z'e ima. t'yrmn 

il pri^nùme iiersoiiak, sin ci noipinjitlvo, Hi:^ cbei^ciliè vo^Iìadd nitro poiiau- 
latìCAll, HiroNJir^D'.i.a Ojr. l'itrT piLg. 'J4-%. 

nrr^^i'i. Plii njituiiila Gli si UL'cnstù, 

atl.fìfe di Ho^Bù ar^ipii^tii sprapro più riìicfit: la pancione por Lucia, »e lo ne* 
r LIO Uitanle li ruìtEt^i vìoluiifo, nnn gli tu ptictìuro -pavlt In luatfìi & roin^nEÌi, 
lOiwtifsimo ncll'auimn Huti. 

P mniiflb Hi/oPtfl-- Ii&vp 91 poia*B, Birnnn a la cnnvr.ui'Mi. porcile, daggioTA eflacnd^ 
mogliP ci higuiflfia lo abnliJviUmHrjtn di don Abbondio. 

3i buU oltB pclta prima cdi^iino ni J^^g« don ^dddbdiq ìd luogo di ff7^ — 
7r DO,! Ditvmmo -. Udb dovttla nnilnt-D n Ctìn'urlu. 

inr, Il I>h por Elk È in njio pronsù i Tneciinli ^pucliklmania presao [ FiurenUiiI, 
lentB d^ nfuUjizluiie ii«gli «^crlcti «lo' non l'<«pKnL 

viiPi.- per il^LialcrHi l'uhìIh nuuio nella pfiiun cdl^iuui?, Ji mi. pi'allit nr-rui>i.]niBmn, 
(o d4!PU9Q cuTLUEO In Itolini l'uiò il ManiDuI in aufato o iit allfl hii^i(Ll del 
■rebbi» quliicU p^Kurlbile In prima Ic^fmie, no ngu ciitf qui U VHU^tuiu h plU lUf 

1 BDHglIo riepond» alJi concltailona di Keiiz^it 



90 



I riioMB^ar sposIp" 



cobro clic, ili quiiInjAr|ue modu, faimn torto ^tlUoiif BOjio rff, non solo dt 
ninlp fhe oommtUonn, mft del iiervertiirsento nnom'A n, <*iii portomi yl 
unimi de^li ofi't^si,^ lUnzo era un giovine deicÌIÌco e alieno dal taiigui 
un gicivitio schietto e neraiLO d' o^dì insidia; nift, in quo' iJiomentL ì 

SDO enore non batteva die por l'omicicUo, ìa sua iiioate non ero. oeea 
putii che a f?Lnt^ticfire nn tradimento. Avrebbe- voluto correre alla cas 
ili dou Rodrigo, aflori-arlo per il collo, o..., nift gli lenirà m mente cli'er 
cìomc una ibrteaKQ gLijirnitft di brjivi ci di denti-o, e gnurdata, ai -M fuori 
die i BoU amici e sei'vitori ben ronosciati v' tntrayitn liberamente, sena 
essere squadrati da cupo a, piedi; cbe un artigianèllo econoscLuto no 
\i poU'L'bb' entrare stuzft uu esame, e ch'egli sopra tutitì..,. ey^li vi aci 
rr'blie forse troppo fionospiuto. Si fi^uriva allora di prendere il b\U 
^ fìrliioppo, d'appiattarsi dietro ana siepe^ aspettando se mai, se mai' co 
lui veniàrie a passar solo;' e, interuiuidoai, cod feroce compiacenza^ l 
|ì| quel riiQ magi nanioìie, si fìg-virnva di sentire una pt'data, qiiclla pedat* 
d'ulzar chetamente la testa; riconosceva lo bcaìI erato, spii^nava lo achiop 
pò, prendeva la mira, sparava, io vecleva cadere e dju'o i trAlti, gh lan 
cinvEL Duu iBoloilìzìoiiQ, o FOiYcva sidia i=itrada del conine a moUcrsi h 
salvo. — E Lucia?* — Appcca qufstji parola bì fu gettata a traverso d 
fiuelle bieche fantasie, ì migliori pensieri, a cui era avvezza la meni 
di Renzo, v'entrartmo in folln. Si rrimmentò de^li aitimi ricordi de^aua 
tini'enti, al rammentò di I>io, della Madonna e de' santi, pensò alla con 
aiola^tone cho aveva tante volte provata di trovarFi &tnBa delitti, all\ 
lore tUeiiveva taute vobo provato al racioiito d'un omitndìu; e sì 
sypf^Mò (la quol snyfio di pangu**, con iapavMito, ntin rimorso, e mpìBro 
con limi Bpet-ie di gioia di non avtr fatto altro cliG immaginare. Ma 
pensiero di Lucia, quanti pensieri tirava seco! Tante speiBiize, tftnt 
prcinnitìEO, no nvvenire cosi vngk^g^Iatù, e cobi tpn»to sicuro, e qu( 

iiriorno così eospirato! E cgme, con cbe parole a^munziarle una^td 



I Cmi H^iiu4t' DHaurnixinnii IL Mn>izyDÌ prepara raiilmo dal li'ttora niiuii ruarAvlfli*n 
hU ili ^lEtìr^lu ni'^muiito 41 cum'o di Reii&o h^ttn pur I' i>iiiìddIo e \i fauT^dia gii torà i, 
tr^ il ini min, P ;i non vnlort'Iieno fnr i-arico a]j'inir> j pni^hì^ nnn r'ftrnflfl j>iìi Tura e canmn 
Ol i^huIIa ?<pccle di uhliTUT^i Wocu r cui, nolr impi^lonua dJ ruftbfDru & vlao Api}]-to a ci 
cL Ijl gaorr* iiii']iin, noL^liaun a]i'iAndi3d:iri*L, prpj'ujjlaitiln ,'on Hìojn i'^Tura Ju venLlotlil 

S Ilarità ci>iiObk;Q]]za noi Manzoni du! emiro nniiini>l Essii ù ncm^rtì ila lui riti-atto cai eyf 
unen pH »l'flfAfla ii>i]iii'ji^iiLi, a onn-WziTJo c-n Inlo niniLivIrlA puicdlo^ira, da rìluvuta t 
eepili^ni'" itiiniilauitntt^ liitll ^li j^ir^tll l' uiuLturll in idoniri. 

' frfl "•III. «f iKti. Ln L-ijiL'ti^iojiG del à'r 'tuli. Intl» pur ^vro fionin nrElftU".*}, ci fa pr 
TMS luUe lo comiiin£Ì»]iiì da crul om afit^to Kl'Iizct, Ir^urarLilit^i 'IL «[iru in iji^ef ritaiasut 
III ii^gutft" ; C iiunlat^ Tn enapcot^LEinu di^LI' nniruu, il tur.ii'ci uml riiprLi?i?*D, V inipuEfi-nAiL il 

[l'emula e toiTiLiiLu wndetla. Avverta baite il ^Lovanp, cfintu tnFvjltn Dim acla pnrol 
■iln a Mi-'tltarc^ una rullu 'V iuniD^ini p ili eniiEiuifiDLi ; 4j L|itf<4ln ù iijie:(£& e jniiri-jclirn 
flitinma nu[t' arie, Sj rloirdl il ij^iaU unUa niLriLLitti torziJia dantcsi^a dcJ nuuTrago i^hs VM 
fUT dui puUi^a Bill diA, 

Soh: Soi^TTAL nid qao^CulLlnio Dcrcnna ad ablianduno, u ATagliDKKB di solituiUlii 
E li n>' afip:im - . , . . 



Vitt ilaDnk »]H-lti chr «L rit 
Cnataiuia ea ivf'i^1ifii4lù flar Jb Fan 



* F Litciuf KcU' affali ai'AÌ ili quclUo fiiculio fantoaLo, qubi^di noi drcillaioa dt aqj^b^i 
n ciLiUrhD KL'ent. ItrrJliilc, cf-oti la H^nra bollq t foE^tilo iIJ Lucia, ohe, mnm h BcQtrii 
«li Onnte, li» la vii't^ di l'tr oailutc dall' anìniCF tntt; i ]iro|ii]uliiionli di vcnF]stta. 3euj. 
rLtiM'na qaDl ota prima, il fn'ùrtmt paeij^tt w aiiititì liai fiHjjiiF. L'amure iIhI tiene l'I^o nnini 
Il nUfiEra cin^ro ci I^ huuIIi'u una coiupidouDEd noavo ni TdJvre chtì \ nn^l'Ori jjrn.iifri n 
ti-ai'O rit foOa TLDiJa manto dL tuL ; i> qaeata ne lo fk aninrfl niKioi' pLìi, u mas^joriaonto o 
/■ diisEdarara di ccn^jacviu Luo^, dlikaiir,] nJU quale butll pLogauo xivunnil, Oalk ijiuaiol 



■iiovn f' E poi, r-Jie pnrmo prendere? Cdck^ farla &un, n dìapeito dclU 
fcr!ta di Queir tmijuo potonteV E in^ieiDe a tulio questo, non ud fiosficllo 
fermato, ma un'ombra toiineiitOBa u^li passava per la meiiteH Quellit bo- 
menhìei'ÌB, di don Rodrigo non potevn e^£Eir □lo^sri cha dn min brutali* 
ftaissione per T-aoia. K Lucia V Clie sivesse data n colui la. più p'pocda outfl- 
Koiìò, la più leggiei'a luainffa, doti tvn. un peuf iero che potesae Jenuarsi 
wi momento nella te^U di Itenzn. Bla n'era intomiatJi? poteva rolui aver 
poDcepita quel!' infamo pnaaiontì, boji/.ìi che lei se n'avvedesBO ? Avr^hK 

ppinte lo cose tanto in ìà, prima d'averla tentata in quiil<?he niodoV 
JE lancia non ne avevn mai dettji unit parola ii lui! al sno promc-BBo^ 
i X>oiutDato da ({uefitì pensieri, pQBe^» davmtl a casa eua, oh^cru uol 

mezzo del villaggio, e, attraversatolo. B*avviò a quella di Luigia, oVit;' 
in fonti O; ansi nn po' fuori,' Avevji quclLt cnsetta un pÌR(;olo cortile di- 
D^nyA, che In Ht^paiavd dalla CìLiadji., ed era ciato tÌA un nmvettino- IteEiKi.1 
4*i>frft nel cortih', e sontì un mist/) o nnntinuo ronzio olifl renivn, da una 
stfiMza Ai ecprfl- S'ininiftgìnò che anr ebbero amiche e cnnoari, venuta' jì 
far carteggio a Lucia; e non si volle mostrare a. quel mercato, coir 
qoella nuoyn in corpo e sul volto. Una fani-iull^tla the si (rovava. m^l 
cortile, gli *:orse iuì^'mtTO grUhndo: "lo aposol In ppnao! " 

" Zitta^ BtUina, zitta! " disse KenzOn " Vieii qua; va hh dft Luciji. 
tir^ln in dlBpavto. o dillo iLirorcctìiio.... ma cha no^&un eont^, ii'i i^h 
HpnUi di ntiita: ve'.. . rlillo che Lo da piirlarlc, che T aspetto iiolla &hnj:^a 
terrena e ehe \*^iìH'i ^Tibito." La fancìulletta sali iti i'rella le scale» lieta 

e anporbn. d'avere riun coinmia&ione acgTeta da epcifuivB, 

Lucia uaeiva a* <]}ìs\ raoniento tutta attillata dalle majiì della madri. 
Le umiche si ruba^fiM) la sposa,' e le faccvon forzn povchr- si liiaciat^HC 
VL-durii: f lei s'aiidrua fcolunneiido, con quella modestia un pò* g-uei^ 
rit'i'ft dfllp contadina, ffLpendGpi BCrndo fllla tACCÌa po\ tromito, c^hìnaitdofa 
sni busto, e aggrottaudo i hmi^hi o neri Eopnn:i'if;ii, mentre pom in 
Ijoci^u s'apriva al sorriso.* I neri e giovanili ' capelli, spartiti sopra la, 
i'ciìntp, con una binncJi o Rottilo dtrii^^J^tura, bi ravvoli^ovnii, dietro il i.'np(j, 
in cerchi moltaphti 'V. trecce, trapassiiti da ltiug:hi Epilli iVEirgcuto, ohe 
ei dividevano* airi«>tomo, quasi a ^iiisa de' raggi d'an^ aurèola, corno 
nuL-ora nsario le contiidine noi JMihinesc. lutumo ol collo avtiva un vcìeig 
di ijiBnati JilteninU con liottoni d" orv> a Ullprana; pottnvft un bel hnato 
di broccato a fi'>ri. eon le ujaniche separate e a]l:icciato da bei nastri: 
iLiia corta gounellu di iìlaticcio di Bota^ a pieghe iitte a minute, due 



• TA* tra m fendo, mtti rm pt'fitwi: Cnir stata Atr,' PcrnEitiTA orroari. fìu-tlibe 
polutH jtiitJJiTis la prjmfl Ìii?]'>ti», m hvdiììc ri^tM vhfs U ThI^iji 4ti Kunpo mai niipoo In prin- 
cipio del Tti1n::g1i> ; inn^agiuntA doI motzit di '^eso, Ita futto h^nis^ìmo a Ci^rro^^nrfì, ]i(i3iOi& 
x\ rocifc* corrj^pDiicì<d ■\^ irrtii futLeil pipo d prlm-Lpio, e Jnir nhi'a il tìnu h<, comi.' Ln i|UQst4 
c»si>, il f'ffiio. h' aatiiivìta ni'TÌ Ht\ jtu" Jt*Gf\ o ap|>4'rti|i]a por i" avnlt'iinfnTu OoJ titU. 
f S* nrAji'fTH tn nj^c a. Si noti la huìloK^a o Pf^fflcAcia di fjtii'p«ÌFj Tr^i^n, 
fi TI TdmmnBC'O, pp^uiHKSiPfio il rnrolfnrn tÌ\JAiciìL. «Iirs i-Un t i i>u<'3 icikflmenM, iJ anij 
lin^OAfgia ooDO tr^ppri ilulii^jiti o trD{>fio alimi dalln bHji CDndi/.icino. I^lla nuTi hn di vii- 
|0nu flbc Ia tltrosift >:[-D '^tii bi nr]iL^miÌ4i?n itnMv p^jiiczeo dello &mu rUBticl^n Amìolto Jw- 
l-tfi'gìa dt ftt'i'ie, ì^2'{, Umji. ^XVIU^ ua^. 11V. !NiiE f qI'?> vcclrrnm f^oma tjDUfltli tifiv^rclim 
f-l«k]Jt^ il toJD|ipriktii e Jionibt'.n Ual^n viciitaniji di Ronco o di A^rioha, pcraonn^gj atupi-ii- 
(Ijiueucp t^'ruppipttl 9 uiLiiiiLÌy,tatE, la cui bontà raliva. modlflEala ttairo-ipnrLihUjt.t lìtiìUv iIFh 
■ ilq^Ij n«-iiM.ìruDDE^Dr,niiinifalai'0 iim CDiii]rkiiU d iiitorosspnto IndiTÌdunULD- Vcili I>£ Sa.h- 
CTIS. op. cit.H pjiE- l^<^5-i5'J. 

( Si ecOUfAMJVAJia. liaU Jl Venturi, forbii era TJrVloHbiCo al El^^THliUu ^r dtviantri,'!, 
rvtib dif'irr* & piti ijetierlDa e nari UicbluJL' Jh'tfL'.iriUDntu V tJcu di materLale reunlCh^LìX 




33 



I FnOStESSr SP03L 



Cialde T^rtiiitfliQi Hmv pianellii, ili svUi auilf esae, n ncJiniJ. Oltre a ^(i4 
sto, eli"" Gi'ft V ornamputo purticolnie di-ì gloraa ArÀìc iioaze^ Luirra Ave^ 

aaollij quotidiano d" aua modesta belk'Kza, rilevata allora e nccresciutj 
lille v.irie ntì'ezioui che le si d>pi(igeviin siil yiao ; una gioia temiJ&ratJ 
da uu tiirbumoQto lo^i^^orOf quel plai^ido acaoramonto ^ obo ^i luostn 

(lì qunad' in quando ^lU volto ddle epo^e, e, senKA Boompur la bdlez^a 

le dà an raraUcre particolare. La piccola Jìettiiia si cacciò nel crocct^ 

s'accostò a. LiTtia, e fecA inlendere acrijrtflmeute ohe aveva quolcOB 

da comunic^trle, e le tlisue la Eiiii parolina alP orecchio. f 

■■ Vù un momfnto e toruo," disse Lucia al!e donno; e scese in frettll 

Al Vf?dur Ul fjtccia unitala, e 11 puitaiiiento inquieto dì Itenzo» ' Cù^ 

e' ò V " di-^ae non yen^^a lìii prp^iPiitiiiiE^ntQ di terrore. T| 

" Lucia ! "^ riapose Kenzo, " per oggi Mk) è a moBte: e Dìo Bi. i]uatid 

l»rfrenio easere marito e inoglie." jg^.^^,^ J 

" Cbo? " disse Lncia lutl-rt emarriì^a. Mcnzo la rjK^pontò br^yemenv 

la storia di quella iu:Utin^: ella ftf^coltava uou ansoucia; q <p^hj»du ita 

ii nome di don llodrigo, " ali! ' tìsclamòf airoBaemo e tronianiio, ' Jiiu 

a queat'j sefino! " ■ 

" Ihiiique voi Bapevate.,.? " A'isse Reazo, 1 

" Par troppo ! ' rispose Lucia; ' ma a questo segno ! * I 

'die l'oya sapevate?" I 

■ Non ini fute ora parl-ire, nou mi fatf* piangere, t'crrn a cttannJ 

mia mndre, e a licenziar le donne: bisogna cbe siaui eoli." 1 

Mentre ella pailiva, Keni^o suaiUTÒ: " Son rifa veto lufti detto luenlt'^ 

'' Ab. Ueiiieij ! '^ rispose Lxtcìa. rìvolgonitasi un iiioruentoT senza £&tM 

marai. Ileuzo irite^ie benissimo uiie Ìl suo nome pronuazbit.o in c^uel mJ 

mente, con quel (ono, da Jjucia, voleva dire: potete yo\ dubitare ch'Ia 

«bbJa taciuto se non per niotivì ^insii e pui-i ? j 

Intanto la buona AQ:neBC {coaì si chiamava la tundre di Lucia). mcEtl 

IH sospetto e in curio^itii dalla parolina nll'oreccbio, e dallo sparir delll 

Jipiìa» erit disctaa h xedi^r coaa e'era di iiuuvo. La figlia la jaacìó am 

llenzii, tornò alle donne radunate, e, aeconiodindo l'nfipMto e la voeifl 

oomepotè nieglioj disse: " U signor lurato è amnialato; e oggi non d 

fa nulla/ Ciò ietto, le salutò tutte in fretta e st-ese di nuovo. 1 

Tifi donne ntìlarono, e si sparsero a mrcontar TarCT-duto. Uue o tj 

prdiirou (in ali uscio del curato, per verificar ae era ammaJato drtwiaro»^ 

' Un febbrone,' ripose Perpetua dalla iineatra; e la tviata parnìa, ra 

portata alPattre, tronoò* le ciougutture elio gììk l-oui inaiava no t\ bi-ul[cfa 

neMoro i:ervellj, e ad annunziarsi trouchtì e miateriose ne' loro dìscoM 

i FJiirtdo nrfOrttaifito. ADa iiAtnJB 'icf'nni'trto. |ti-i4l<i pure vUt aia ìiihb PpprAfii'UH 
in qutilo luogo, niAl fli coiivJorte li piiFid<s5a- ] 

db Konìa I E un cUilibio iup^uBlr> che LncU rapiilniaotiti] iliibgm pqu un dÉgnitùfio rimpra 
Vcrki «^pFi'SDO GQD la pernia ptìi nani dui aud cuorn. J 

^ liF IhJSSH SPJI.APOVO B Si Bl'AlIflEBa A BlriMisTAtB L'ACCAPUT* 1 A VCHITTCABS J 
U\.*'i Auun^Dio un* vnn^uCHTrt iiiAi.ATab fitrst ut^lla )>rluia uLÌiTjnni', nia rag^luriLA nic3 
itulln H^urjda ì^nda plh voru li fonn. pcrc^iu h nALurnfc vhe k pm cìalUliei e lo più (J 
àinBn bI iU\a ùat:i •\uiìi'la brl^u; ti i<i|;l^«) la «ìkFK^ardji»» ?lj<i pisaa (ra l'idDU d^rlo tfidM 
pnKi b «iiri'llii dol riHrNiEi'i Iiille insieme all'uscio del fiir^t". ] 

^ La *KKTri Lf;j> fati'O tbom'Ì» oc * fu /j^lri-fc, i ri.ipa.vi mpttiii iiii)in ^tì^^f1lm: \ 
la ^fiAl'H ni^ìifii^ rìfiarti\l<i -iW n'iir^ Uùiicù ec. Chi non tciToh primji |>lii]ita quaglia riVflJEj 
w c<^TiLiciri^ ^L^ gì mi Idillio Ju jifti'olD tfl l'crpotiia ntlik l'iilu'^ ili i] usilo lapUoIif F It juttof^, «M 
Un nWì a\i-\ii |taiLi:o)[iLilu iììn ìiInIvej&ci di Kcnti} « Ul4:ì;i, (miia u laUvgiaral « «uivIdctM 
A|i[ii'Tia ct4D IVri'tiLaa lA capolino. ^^d 



S3 



CAPl'lOLO TEUZO, 



^^Kaijia entrò nelln. stanza terreua^ mentre Bonzo stava angosciosa- 
^^Heinfomtanrla Agnes^^ la quale angosciosamente lr> uscoItavA. Tutt'n 
^^Kpi Tolsojo u. citi no sapeva più d\ loro, e da pmì ui^poUEtvdQO nìi'i 
^^HvimODto^ il (junle non poteva oEsere che doloroso: tatt'o due., In* 
^^Hìao trftvedere, in thììzzo a\ dolore, a eou V Autore divcrao ìiÌìg ognub 
^^Bbl poi'litva Ji Luce», un crui^citi pur divergo perchè a-ve&ae tAoiato 

aaalohfi rom, e mia tal ^oe^. Agnese, benché ansiosa di senlir par 
^^^ » iìglin, ijoii polo tenersi di non farle un rimprovero, ' A tnn 
^^Kc.'iìOii dir aliente d'una cosa simile!" 
^^■^Oru vi dirò tutto/' risposa lAtcIft, asciaffandosi gli oct^hi col 

■ ^icmliiulfì. 

I " tV'.iii, parlai — l'arluttì, parlattìl ' gridarono a un tratto ^ In randre 

m ' Santiiiaima Verginei" eHcUmù Luna: 'chi avrebbe creduto che 
■'le poae potessero ai-rivare a queeto aepno! " E, con voce rotta dal 
H pi&nlo, 1 Accontò come, pochi aiomi prima, mentre tornavo dalla JlIbiiJa, 
Iqi] iiriL rimasta. JTidtelro dalle sue compag^e^ le era piis^ato innun^ni 
Inon Ilodrit^o, in catupag^nia d'un altro sJijDore; che il primo avevti 

■ l'ercuii.* di tn',1 Ltueilii con chiacchiera, coiu"" olla dioiva, non ponto bulle; 
■inn P39J(, sena.i lìnrgli retta, avevA affr^ttfit^ il pngpio, o rng'ifuiiiltì le 
■roKihwgne; e iiit^tito avfva sentito qoell^ftUro e[,Lriiore rider Wte, « 
Ei)cjn Itodriffodiie: icommettifliuii.^ Il giorno dopo, coloro s"er:in trovati 
rani-'oriL Eulla etra'Jn ; ma Lm-ifl cr/i nel mei^Ho delle ciompagna, con |^li 

occhi baa^ii; e Taltro siffnoi'e sghiifiviKZava, e don RodrifCo diceva: ve- 
di"emc, vedrvniOn " l'er xjiaKiti dui cielo»" contìnnò Lucia, ^ quel giorno 
ct'A~ J^ itltiino d'.'Lla filaoJn^ lu luccLiittui subito..,." 

''A chi liai raccontato?- dom^uidn Affn^se, andando incontro, no a 
SDUna 0J1 pò* di sdegno, ftl nome del confidente preferito. 

"Al padre CrÌaLol\>i'o. in coiilVsiJÌuiie, mjLmma^" riapuie Lucia, con 
nn iit'ijetjto aoave di scuan. "Gli riucuidui tutto, ì' ultima volta 4?hn 
*;Ì;iTTifj andate insieroe alk clàesa del convento: e» se vi ritiordate, quella 
1 .iniiia, lo andava mettendo miiiio ora a una cosa, ora n un' «[tra, 
j.. t iiiLlui^finri^i tiintf» ^lie pn.B,.'4aj!Be altra gejit<^ d&l pni-ae avviata a quMlit 

volta, iar ìa strada in coiopni^uia con loro; porche, dopo queìt'in- 
t^^nlro, le strade lai Jarevaa taida paura.,./ 

Al iioTue vivcirito df^l padre Gristoforfi, lo adcffiio d'Aginiacj ai nij- 
dolci, " Hai fatto bene/ disse ; "^ ma perchè non raccontar tjtto aùohe 
B tua madre? "' 

Lucia liveVH avnto duo buous ragioni: V un», di non contrt^taL'e iiA 



' À U4 tr^tfe: Ih vat. w^'^tA Li jiniua l^tloiiQ opprime \a «hnulUjiellii d^U'-iUa. J& 

* i!-fìui'/'rliiri'i'0. Si nuli chu uai sooimuei^.-t tiaiIonJlLirltiuu fi ì\ riao PiTettii All'Un ì> 
Il pirPoUj iifiiicipio iÌA cai itnbCDnu uvvenJiui-iitJ molto sl'iI Nnn è iIuìiqjiL< In |iii-49,tuih« u 
\U Mhlillnu dia laiiove tinn J^ihJrij^o, mn un fiunlj^lJii, uti vokih .''uunf/ivi I' iiiii'fjne^ luol Wo 
fotuic^- imtH DlLiimi^ito tr.igìf'o per l' impiota iiz a che h.i rt?tJci eujapifinZA di tniljvuua rhiwu. 
^ l.'ìitMri'ii/ioni? rli jV^neim, %iij|pn4lo r.ln' L.ni'Ju dv^va nipì^m ivpnrlt do! «egrutu fittl'itU'l 
rUo Julifl 4UBiiÌ>iUnt'p 3DO rtddol^^iinl al tioUio dui TnJra CvjqloJoro h mia ruiriiEi.Jfl prepa- 
ruxlmin ^elF diiintv ilo^ l^^ttorn aJ :iF'.T,Blli>i't ecn ofToflariBn rìvarùntà qiicel<i nncvu ^^.v^t- 
^^Aa^^o^ilia h,i TiiijLi p^i'ttì ittfiìj Gvolgarfli iJi.'^1i ^ivvcniniuiU^i 



ppavRiUjtfp la buona donna, per cosa alln Quale essa non a^rphlip pit 
t-uto trovar rimedio; l* altra, di nou metter a riachio di viaggiar p? 
molte botitliu una storia clie voleva essere gelosamente sepolta: tant< 
più che Lucia sperava che le eu© iioazi? ftv[■*'^"he^ troncata, snl pvln 
cipiare, qae li' ab borni nata peL'secUKÌone. Di queste duo ragioni però, no; 
Dllegc elle la prima. 

"E » voi,' digao poi rlvolgeDd.ofli a Ron^o, con quellfl voce cb© vni) 
fjir rìconoBcere a un umico «he Jia avuto torto: e a voi doveva ì 
parlar di questoi^ Pur troppo lo sapete ora! " 

"E elle f ha detto il padre? " domandò Agnese. 

" Ì/V ba detto che cercassi d' nffrettar le nozze il più c)ie poteaeì 
e intanto stessi liachtasa; che pregaesi bene il Signore j e che aperav) 
cha colui, non vedendomi, non ai curerebbe più di me. È fu allora che 
mi sforifti," proeeg-uì, rivolgendosi di nuovo a Rf^nzo, senza alzarci! 
però gli occhi in viso, e arrossendo tutta, ' fu allora che feci la sfac 
ciata e che vi proifai io che procui'aste di far presto o di concluderà 
prima del tempo che s' era stabilito. Ohi ea cuea nyrete pensato di mcf 

Ma io facevo par bpEe, ed ero stata consigliata, e tenevo por cprto-,.; 
« questa mattina, ero tantp lontana da pensare,..." Qui le parole fiiron 

troncate da un violento Bcoppio di pianto.^ 

" Ah birbone ! ah dannato! ali assassino! " gridava Rpnzo, ron'endfl 
itinanzi e indietro per Is. stanza, e stringendo di tanto in tanto il lu, 
nico ilei eoo coltello. 

" Oh che imbroglio, per amor di Dio T " eai'laniava Atcneae. Il gìo 

vioe si fermò d' iniprnvviso davanti a Lucia che piangeva; la gnnrdfl 

.fOn un atto di tenerezza mesta e rabbiosa, e disse: "questa è l'ulti, 

che fa queir aEBas^ino." 

"Ah no, Renzo, per amor del cielo! ' ijridò Lucia. " Ko, no, ^ 
amor de! cìrIo ! Il Signore ^ì' è anche per i poveri ; e come volete e 

ci aiuti, ae faci^iniii del male':' '" 

■ No, no, per amor del cielo i ' ripeteva Ag-neae. 

* Renzo/ disse Lucia con untarla di speranza e di risoluzione pH 
trnnquilla: " voi avete un meetiei-f, a iu so kvorare: andiamo tant 
loutnno, che rolm' non spntn più pnrìnr di noi." * 

"Ab Lucia! e poi"/ Non siamo ancora marito e moglie. Il curata 
VQvrh farci la fedp di stato libero? Un nomo come qaello? Sefosalm 

maritati, oh allora !..." 

Lucia si riiuise a piangere: e tutt'e trerimosero in silenzio e in u 
abbatlimr-nto " che faceva un tristo coutrapposto alla pdìnpa festiv 
decoro abiti. 

' E fu aliorn eÀ* mi ^fQvmi. SJ buo[c rlprcndc^ru tiHCPto eoatrullò r.oiu^ ntiii |jtO|>rl 
di<1liv ii4)BCrA liDgUA, dovondoai dira S itlhva mi "jonnr ; nik ntiì erudiamo c|hu nel ljij^uui;gj 
fnniiHare ek poasa nuche permettere, oDiiBlclErAudù la ma ggiur forza rlte óa ossù^ ram» i 
■lacato oftEo, deriva al ^iseorBo. 

* Iti aforza con che LuiIa parl:^, le nlTi;niLnFie inUriLiztoiil, Krgiii'U da T|<ilcnto Bi^oftpT 
di pjunla, niQntTD ci firelaoD Bampre pjii It betln Anima e unrn di Idì 9 reDditiro uitiirTi' 
haelmo l'c^dtikmf^nto di Ee'aia, d fan lìeikttrB tutta In bAtta^lmdeJ sud cuore prima dMii' 
dmai a pr^ffnr H(-Tia<i t\i valer oflVi'ltBni Is hot^iì, 

^ It Sioìi"''' C t tiiidie ec, Qucslu flifiioii Jn Dia, qm^st'Hinitro ^IqI ticnt Jipchu vm--t 
chL £ fanan do'noNti'I ds-tlttri, è l'nBfi'pji^LCiiie plìi «orma p ptìi pura AtfWa religione c|L eriffi 
^ QuBtitA ligemiUk tt i)i)antci amiình in quoite parola* AbhiniInuarD il ppt3i>. la cu 
dnvo HÌDin nnti u oreGoitiff, dnvf nlililaiQu rieiirr-TEh dì wUa rbliDrlniaA, jivf nh^ara '■■ ittr 
H\^onwfiaiB, fìell' iortrtuxrA di Uifìv, h ^aaii to-ls ita proli uire fvcrciranienta hiiolic la nnla 
/afii ; an y .ipnni'p J» "vinco ph Iuì^Ip- 

^ /tè «* .^òù.'i/>...Pi,ta.- ArTBuoi*iri D" un AnBxmnprTo. Manior» \}\\\ blleijuiii è l 



F^fr**. 



r, -^'^^ 



éisUlp, n(:;liaoli; 'lato mlu a to**," ilb^e, <lopfi qimlcLe inomeuLo 

" lu aoc vfnnta iil mondo prima di voi; e il infurio lo c^oiiosco 

rpcico. Ki>n bisogna poi h paventarci, tnnio: il fliitrcrlu non ò brutto 

aio ai dipinge. A noi poverelli le matapse paion più imbrogliate, 

ivtùih non sappìam trovurne il bandolo; ma alle volt^ uil parere, uuo 

ralina d"iin uomo che aliliin- aiudiuto.-,; ao bwn io qutl die vo^rlia 1 

■tì. Ffitó a mio miìdo, Renzo; ^tndctte a Lecco; cercate del dottor As^-J 

ffarliugli, raecontateg-lì..,. Ma non Ìo ehiamate uosì, per amor dell 

a OD soprannome. Bisogna dire il eìgiior dottor..,. Come ^i chìamoj 

n? Ob ^' ! non lo so il nomo vero: lo eUiaraan tutti n quel modn.l 
Eflstji, cercate di quel tlottoi"e, ulto, nsciutto, pelato, coi Dùào roaao, e 
TJiiL vo^ii^i di lampone aulla g'UJtnoin." ^ 
'IrO cr-noaco di visl.o,^" di^i^o Reozo. 
Uene/ continnù Agnese: " gtiello ò una criim d' uomo ! ' Jlo visto 
^^|ià d." QUO eVora pjù impicciato che un pulcin nella stoppa e non 
^^^^hdoTO 1>aitsi' la tuslA, t. dupu tJHtere statu uu^oi» a quattr'' ot'cdii 
^PPKttnr Azzecca-grirlnigli, fhadate benc^ili non chianinrlo cosi!) Tlio 
' J\'m\ dico» rideraene. Pigliate quei quattro capponi, poveretti ! a coi 
f ilikT^vo tirùire il collo, per il bnnctetto di domenica^ ^ portateglieli; 
/ ;i'ii'li.ì nou bisog'na mai audar con le mani vuote da que* signori. Ra--- 
jirijnut.egli tutto l'accaduto; e vedrete che vi dirà, ì?\i due piedi, di 
j^^Bb [?ose ('[le a noi non verrebbero iu testa, a peu^um un anno." 
^^^^^20 abbracciò^ molto vokntieri questo pni-Qm; laina l'ai^provò; 
^^^^faefie. superba d'averlo dato, levò, a una a una^ le povere bestie 
^H|mia, rianì le loro otto g»mbe, come se i'ace9^« un ihaztìMo di 
^M^7h ^Tvolse le striniso con uno spi^ifo, e le conaeguiS in mano a>J 
H[Ab2(3 ; ' A I piai e, date e ricevute parole di speranza, uscì dalla parte T 
^■Ébotto, per non esser veduto da' ragazzi, che gli correi"ebbor dietro, 
^^^piido: lo apoEo! lo ^poso! Così, atUnver^Hniro i cuniul o, uome di- 
HtPcotfV, i luoglii,'* RO n^ ondò per viottole, frempiido, rtppnqnndo filla 
Ho» dipgi'3ziji, e ruaiinando il diacorno da fare al dottor Az^eoca^gar- 

BiPiB Itaione. cha di rieord* U belliiatmo 4nAdiii lUtiivBca deUa Tedavalb ctid ora al 

k 1 QiibaE;] pHma rkrescntdzii'iie, nljl^tintLLLZEi gi'Atr^^^n. f.iEUcl da A^ne^e «lui (1i>tFL>r? 
^Bz7ai^4:u-^arliLii;]i, an^clto in "(fi il pili viro inlcre^aD pul nii'>vo pdi'boìijikkìo^ fl fllTretlijiiuu 

^■«lltf-rir in ktftii^ i Riìut pi.>|-^MJt;i^fE, applJrnrLrla n rri^riino nnnkl nrlallji|in?4ini. l^iffnnmM 
^K adubìo |pI'i> [lucilo un pon^'i d' vaa huu tutli^ru ai lirofiHÌ : < Quautti al BDprauunmf det 
^n4vn |É.<i^AiitnB-?r>, ?:ippl r)\{- imn ti InQF'pn ri-^piiitre Nni'lh^ m^u ne Ij:lI Irvtrnlo nna m min 
H||*4i^. i^t^Tirir ■3iil [iTi.|tafl1i è buono. IHIn V mj^a^ni^ vi^Ud uiejl pnrL>[rL fndLiuinl.B >|ualHic 
^HikUt\ ^aiv ttttii\,hi\e, rlib Dcri biit |iui?ù iikgitiJ'inniL -. o una |i.iri>lD l'I ij;inraRidnf n, perù du- 
^Ent^-c un fl|ii»iuijt(i di qualiti momlo ec. lo ho dovntt)ÌnTantiirfl Vf S/regiLto e il JVio 
Hf-tt^'ì. C-»3\ 'i' jrivDulAii^ i auprnnMnrtii \ > 

^F V ^\tr7\i\ è KTHfi fjupfi à' \i^i\'iì: QrELLù \ UN DoiTO. OUlmu A la corrDJJone, parchi qnL 
HleTicv. vaniti njLturaliiii<nt4? n^i'H^niifiro iUl>iriii|ii deli' AziuccasarbugU, coiua pniflotia di 

'ft^Eitio, non ^iiL al ciraUc^re mnmla. . 

_ 1 A\)h,itn'tni'f Kfi f'nifrt, t*u j'fiitiia er- bpo 6 nspifliiaLonp c^orretln. t*#^i*^fc 

L k t,t i-ii;»*ffKii in Mtìiìfì a Hryiti, QdI ralnon }^iilrclibi> lar oB^crvnre vUe tuffì i^iipnlLpnN 
HiroJJiri tiir'-i ni i-apponl ììou aouu iifiar<<iHj|-[. Il p^LLEIi-ular^i^^gJjir ti uppL* b dlfutti/ iii vlii 
H>jj traini r Tito cindunn i roinnimr^ri, e tntfoCU Uncho lo iite^B? Uitot^oiil, t'unieh irinpu r>p- 
Biir|[iii<> Thrrrno nntnrL'^ lou a nr>j AomiTCL riui in ihu^Iji pUlura n<tii «lik nulla di H'ivuri^liho, 
^■trrìiù L viirf r^rTii'ilarl ijui vnlgfiLiu anmi IpL'nn .l iFnra luiiluizik nll' a;jrtib« u n fuecl ftcuTli't 
^EamMv^^rt i|i>njL poveta At;L]1^^Q di dcircrsi pnvnra ao-fi a uu LmUo di ^aei quatirf^fDp- 
Bota d«&tl»:it' al prin^o di nozic. ' ^ 

■ * Cfi»'* iu"'\ù (l'Ut, f htPffAt. Snpoi'fi}\o, 6 fJlii'Ja l'attoTie- 1 



m 



i PBOMISST ftPOsi» 



buglì. La3PÌo pf>ì pensare al lettore, come lìoveasero stare in via| 
quelle puvtit: ueatie, i:ohi legate e teuutft per lo smmpe, a capo a 
g\ii, nella mano d'im uomo il qnale, agitato dft tante passioni, accfl 

Sftgnava col geato i ponjiieri «he gli pasaavan a tismulto per la me 
ra stendeva il braccio per collera, ora ralzaya per disperazione, 
lo dibat:t4iVJi in ftrÌH, *:omo per mfnaciìJn,,' &, m futti i modi, dava I 
di liere seoaae. e Taceva balzare quelle quattro teste ypenzolate; 
quali intanto b' Ing-egnaTano a. beccarsi V una con V altra, come acH 
troppo fiovonto tra ct^nipag-ni di eveutui'n.* 

Giunto al borRO. domandò dell'abitazione del dottore; gU fa 
cata, a v'andò. All'entrare si senti prewo da quella anggeisìoiie ci: 
poverelli illetterati movano in vicinfinaa d'un signore e d'un du 
fi dimenticò tutti Ì discorsi che aveva preparati; ma diede im'oeoU 
ai capponi, e ni rincorò. Entrato in luciita, domandò alla serva^ fio 
poteva parlare al signor doLtort. Adocchiò etsa ]e bestie, e, come 
vezza a Rnmiglianti doni, mise loro le mani addosso, qtiiuitunque Re; 
andasse tirando indietro, percbe voleva che U dottore vedesse e sape 
ch'egli portava qualche coaa. Capitò appunto ui e ntxe ht donna dica 
■ dato qui, e andato iaufliiKÌ," Ronzo fece un grunda inchino: il dott 

P accolse uuianamenteT con un "venite, figliuolo," e lo fece entrar 
fio nello studio. Era questo uno stanzone, su tre pareti del quftle t 
distribuiti i ritratti de'dt>dici Ceenri; la qunrta, iiopfsrta da un g 
scaffale di libri vecchi e polverosi ; nel mezzo, una tjivola grea 
d"*allegBzioni, di fluppUche, di libelli, di gride, con tre o gnattro 

giolt? all'inLornoT e da una pELrtt un si^g'^idlone a brai:tmli, con 
spjilljpra alta e qnadrata, tfvniìnatjL agli nngnli da due arnnrneull 
legno, clje s'alzavano a Jbygia di toma, coperta di vacchetta, i 
grosso borchie, alcune delle quah, cadute da gnin tempo, UisciaTJ 
in libertÀ gli angoli dell* copertura, che s'accartoooiavu qua o U 
dottore era in veste da camera, cioè coperto d^mm toga ormai ( 
HUnta, elle gli aveva B^rvito, Tnolt'anni addietro, per perorare, ne'gii 
d' appami^o, quando andava a Milano por qualche canaa d'iiuportao; 

ChiuBE l*u3do, e fece animo al giovine con questo parole: figUi 
ditemi il vostro caso." 

" Vorrei dirle una parola in con/ldeiiKa/ 

' Son qui," riapoBo il dottore: " pavlAt**,' E s'nccomodà sul .^^ 
giolone. Renzo, ritto davanti alla tavola, con una mann nel cocui 



■ Ora tlmiiteii H truìcci'i oc. Bi n^'iTt e^tiue il Man/onj diM'ci^etvure I'^ Filjitu iti t 
povnre besilo, jnaliiiirtHitH ilaU'uTipclunHD i^\iaUre ói ììi^nt". oulrl In nn'autLL'^L tutti 
UE>]ag4?it 1 ito gtqti fi tr«i1jiE''0iir' iHl.i incTjtfl ^j )iij in tiu uumimontl, die ^nnn cun 
Hl4iL«Bi ilt^Lln pjid^ionj cl-o AgLlnTio r anluiii tU Hmyj/>. < miratiìlt, {Uro it f'iiFl>rrU, 6 I 
manico ih-\ MfliiKfjni ppri-lri uilLii:^ Ì' iiiìoFin, aH' catorniP. lln^f:kivfl e ucUii in vletat 
mert no'i ri^oUD civ le n^.iom iln'*ìuo] pufgDiiag^L; ù una {^irnktt-li non niftìo cììfb vnxé 
Ciù eVi <E\ LiTiti VL'ritjL siiìi prufjrli, la cTie jH'Iì o im miaun^u, nun Mani'u, ncm annojnj 
fajmo J ruiunn/l pi-fitUtuemo csterliTi» [[uaU <|ijclll >Vi tiuaUiorn BpoU. > Fii}t<4i-gi-'. V 

' ,V 'tt^f^in'iii\t n h'cr/'i.fi ur. Boir^Htinfiio di-ll' tJihr>Li»UD minr-oniAitn. Vr.\ì\ 
nlln dirroriliB Q Alle rviTlmlnnELODl tra gli ''^itli italiani di ijiii^I taii]]]t} h olibra. Il 
iiiaa7<4i a qTioetn finito noln in ninr^lit*' • Uivinn'- 

7> (^M'^aU ilmderiikjnD, oUro rito fatXa vononda Je regole diilL'art», hs formi dj soap 
nen' niLimo ridi liìttura iinn f<»ll]i di pensieri ■> di ar-iitiiupitM, ch-y Imn potetus 'li natii 
plenii luce II jicrBoujigKm dm Iti f-B'ìA l'niupegniji : I ritraiti diri do^U-'t rc»*^-tri |dl vai 
ton^D tfCi'iBiD Jp Titji) i-Appropontana W dii-ilro □ la ^hi^ii^t» toiunnOi foi^clnEimntv 
jiEifiti'a iegialAilniK?; 1 ^'nrchi e fini veroni tu J nini LI atteatiii'^ rlECilpiln vara sciupici iJ ■ 
«Ivtloi'o ai curern iin-a puoi a U dlii>rdir>o AvUh sua menCa si rtvcU m n|iinl riniti 
dello AJIugnzIofìi, duUe *iipj»lkli0, dal ÌlIjdJIì, dellu frlde; co&\ par» 1a dutT'irulu tiMl 
^ir.itifiii"fi)v M-atvi* ^al F?nipn, vpir'rn dpi «P^^vlone A braf i^iulL - inaila tugn utlubI MtU 



CAVITOUi TBhZO. 



:rì 



\^\\v[\-K tSie fiii:tiva gii'Oi" coti 1' aIIi'o, rii:»mincii»: " vcirrci ft,ipcrfl 
I lai cihe hik Etnidtato»,. 

'Ditemi il fatto come siit/ ÌTitt?iTU|ipe il 'lotloie, 
'Lcd mMia da sonaaro: noi altri poveri non Biippiaiu pnilar boJiC- 

ilainiuc saperi:,.,.'' 

Dedett^t geate 1 siete tutti così: in vgcd di rEWuuctiir il ['.'Ut, 
[interro^nre, percalle avete q\\i i voyti-i disegui in teUii," * 

L Ecusi. lìignor iJoitorc. Vorrai H^ipt^re su u [ulu^uuitiru un 4:Ui'iilo, 

Tion f'ftpcia un miLtrimonìo, c'è peiiiLle.'' 
— Ilo capito, ^ disse t.i"a aà il dotture, che in veritìi \\(a\ avovn. ex- 
^, — Ilo t'tìpito. — E subito Bi fecn serio, ma d'una seiierÀ niietrt di 
npHtìKiony tì di pi-oinLira: strinse forteu^onLe lo labbni, facendoli'? 

nn suono inarticolato» che ai:cuLnavu un seutimeulo, esprcMO 
1 chiaramente nelle hoc prime purulo. " Caso serio, figlinolo: ca?'* 

Bplaty. Avete fattu heue u venir da me. E nu caso diiiu*!, rgn- 

!|Hat.f> fn cent"! gii^ìfl, e..- apparito, in lum dt;]rjiiinoBr*ii-si^ iì<*ll"iit- 
' ! iitfnor govenmtoiT. Ora vi fo vedete, e toi-car oon tuniio," 

difendo s'alKo dui suo Fe^giolouc, e cacciò le maui in i|uel 
carte, rimeacolftndolt' dal sotto in su, tome se mettosiiu Ri^auu 
^taio. 
'Uov'è ora? Vion fuori, vien fuori J Biaugna aver tante cr^aw sJle 

Aoil Ma la dov'osEor qui Eicuro, pcruhù ù una ffrtda dNinpoi'tac^d, 
ecco, eccn." \,x\. prcHc, la tipicgò» i;ua,rdò /dia d.ita, e, l'alto v,n 
itiuior più hciìOt [.■sciamò: * il I-t d'ottobre ItìtiT! Sicuro; è dell'ainio 
isolato; grida Trcacfl \ aou quello che fzmiHi più punta. Sapi^Le lc^geiL\ 
Ttioolo? " 
'Un pochjuo, signor dottore" 
'Bene, veoitemi dietro con l'occhio e Tedrtte." 

K, lenendo la giHdft iHoHnatn in nHa, oomii)ciò si l'^gifprp l»ricf»r^t- 
a precipizio in alcuni pii^ei, e fermaudosi distintauii-nte, ton 
Jid'esprcssLoue. soprn alcuni altri, secoudo il bisogno: 
' fiù bene j^ per la grida pubblicata d' ordine del si //n or I) ti oa di Fetta 



■ 3ì4niJilla a^its f 60. NbI CApr XXVII, cnpoTSirso n, i! iHnrjuinì paflando di nuBlIe psr- 

fllS n>ii?, prcfiiti^, a^inr^egnoDo a Barivi.'r Ibttcrb par sllrin nnrri«gt'''nLfif, mì^fli^ianni' i^ 

BUihiiUa i jhi^nbieri, uesurvn i^lm qutAU è i-van, iLnlurnlÌi4aim;L, • T'^'I'^''^- °^" ^'^ tioiuLSjo, 

ED (t]Lj tli^jiLi jillri non vuol imiu'I'p 4Ìriiiiifìiiti.i nuiE^irinlE* iiiHNn Lurcp oiani, a qu^ml't 

I n»^)i aEari hUtuì. \ui>I Hrjiìliu Tav^H un po' a modo suo, n fjue^te parole aervoaù di 

nH"nrito u niu <'1m dir* il duts^rc- 

' ^'ffiro tfii/vie fn 4 fjiiiniCLt'rr oc-K^nm neUa sua ragìuiiovolA Ignonmzii nvifvjL,str^4 

~ll«i poitoiàtii l'ila 1^ inrainJj di dvn Uadrigc pcrtu^^d Dunor unti^Ua iliUla lojfgD di>]titiiCu 

bJbfDifidiA i!lia (igli u^Bva faUa fflrv Hi.' buùi bruvi a don AErliond^o ; e pui'i' DgU rlvolnu 

'■ tfcmpuila al dciilow, ìi fjimlu Irt Lirtonilni in un sc^n^o «fikTarovoJo \ Rkiihii. Fa f^a 

i ptt Ihi, uLltuaTo ft tmttar Auuijire roii t'irba *> incii cuu gunio oDusth, ì m^a dolU 

I Cdiiaqf^ii ,- ti(>^i ò pufifrlbile» But^urilo lui. JLifiin!i'4iloi-c Jt-i uirLiìli d l^u-u w;rvi> iimlllB' 

I, die Un povert* OiHVolo d' uu pleLiQO rkorra a tui por farei fare glutitltin, mn tì'^io j>nr 

Unrln. Dii r^uiHi^Lu i;qqlvucu ituhMikltttaiinu liB ipri^lut umil nnuim di oianivìKnova ^rlluAitA. 

LCUL di Dilani ^f:Mlu il 4.MkrDiU>](i (tcL ditri'irt', o ntrvL' n djirri uua prunai Joa di dò che vuID' 

^ l'l<(i/ni/', i)'(j ^if'JTi. Fi>r«o oi'Ji TUugCio itera fitùn. riftn /uiirir >Vkl]]i prlina cdi^jona 
' *vsvtt «.riiUo ViFiJt *»hTiiii, ViEM oLTnt, cljti Gùn'lepond*.' al lombardu Vtgrn n vultrapiol 
i)ji il rmitxD -i Eiuidi» DiEiruljJ^JiinD. Il 'ruiiiLuusi.'d acutiLJDiinLti a.H^L^rvii n r^iii'rito pgiit" : • Troji^ia 
ifuf.L hrr» ptr UH vilUno, ■ U l'iiu vuol illitì cIil- il Mmi^imi qui iivrolihu i''oulinato. 

- -!t h't't va-- (JuQxti ii4|uarci di ^ndc fo'do ^^ii] malto ^^pportnnEiuiL'^iiu riloriti j l'animo 

-v^Mc aufil'unia^utf ti con tlv ^ ntth^RLloim lnF4L«ai{.' tcm iLah^ij h\ Lutlura di usai. Teda 

i<<ii iiLlLjr.-^H.in(u d^ilFo prtziopv ij^taiii'Vhzir^ni del duttoro, E qiif^ti stuù dac*;iiii6]ir.] 

^lii^ III pnrl ^oHe gl'Ada rifociLi* per siifro il ti^y. I ; m* qui il Oaratt'-Te storico bp:irÌQi:D 



59 ^^^^^" 1 FRfUlX.^tìl SpiiSU 

ai li di dicembre 1020, d confinnata dnlX lliustriss, et iEccdh'n 
Signore il Signor Gonsalo ^trmntitìs rfe Vordovùt <ic<:btti'a, fu 
rlìticdii straordiftnrìi g rir/orosi pyortìisfo aUv ojrpi-csatf'ni, concif^s 
€t atti tirannici che alcuni ardivano di coimndkre conira (jm-sii 
salii tanfo diuoti di S. M., ad ogni modo la frcqitaim dutjìi ''cccs 
Ì(* twUdiO-t eccetera^ è ct'^ckita a st.ffno, che ha poUo ifì neccfisilà V 
celi Sua. eccetei'ii, Onde col parere del Semio et di una iì'mnta^ 
tjetera, ha risoluto che si piihbìtchi la presente. 

" È cominciaiido dagli aiti liranniti^ moòlrando l'esperienza 
multi, così nelle. Città, enms nelle Villi'..... s^Mitittì? di questo St'tto, 
tirannidi esercitano eoneussioni d oppyii/iono i jml del/oli in y 
modi come in operare che si facciano contratti violenti di co» 
d' offriti--, fccotora; dovo eoi? ahL ecco; aontìto: che Scorfano o 
segnano ftiatrimoniù EU? ""^^«««^ U-»-w-éÌjt «m.^*, 

' È il mio caso," disse Renzo. ' 

" Sentite, sentite^ e" è bea ftltro; e poi vedremo la pena- Si t^Stl/i 
o non ^4 testiflrhi; che uno si parta dal luogo dow. libila^ eecet. 
che quello par/hi un debito; qu di' altro ìion lo molesti, niello vad\ 
suo fHOlino: tutto quefito nou ha cLe fur con noi. Ah ce si^mo: 
prHe non fureia quello fihc è ofjhligaìo jjcr t' uftcìo 5H0, o fucoìa 
che non tfll toccano. Eh? " 

' Partì che abbian fatta la grida apposta per me," 

* Eh? non è vui'oV scntitej sentite: st altre siniili moleji£e, ^ 
se<iuO}to da fettdaiard, nobili, mediocri, vili e plclui. Non se ne acui 
ci Bon tiiMJ; è came la valle di Gioaafat. Sentite orn. k pona. ì 
queste cC altre simili nitile tittimiì, Ift^ncltè siano prvildtej nondim\ 
cori ven elìdo tnettet' mano a ìnf/tfgìor rifiore, S. E., 2>cr la predente, 
derogando^ eroelem, ordina e comanda che conira li coritravocfi 
in qwdsìv-o/jlia dei suddetti capi, o altro siinih, si proceda da tuì 
giudici ordinarti di questo Stafrt a pena pccimiarta e corporale, 
com di retcrjfttione o di gaie}-"., e fino idla niortc^.^ una piotìila 
gatella! all'arbitrio dell' Eccellenza Sua,o dèi iScnato, sccondolar 
Idi* del casitpcrsone e circostante. E questo ir-rc-niis-si-Ul-ìticfdi: e 
Qijni rit/of'f. ecuetei'a. Ce n*è» della loba: eh? E vedete f|m le so 
acrizioui: Gonsalo Fernande^ de Cordova; e più in giù: Plator. 
e qui ancor»: Vidlt I''errer: irjii ci maaca utento. ' 

Mfntre il dottore leg^eva^ RpnKo gli andava dietro lontnmente 
rocchio, cer'^aado di cavar il costrutto cbiniro. e di mirar pro_ 
quello BQcrosante parole, cbe i^li parevano dover ct^sc;re il suo ai 
Il dottore, vedendo Ìl nuovo (^liyrilo }iiù attento clie atterrito, yi m; 
vigliava, — Che si^ matricolato oo&tui/ — pensava tra se. " Ab \ a! 

Sii disse pou "vi siete però fatto tuglìai-e il ciaftb. Avete avuto p 
enza: pc'rò, volendo mettervi itolle mio mani, non faceva bisogno 
ejiao è s^rio; ma voi non sapete quel che mi baati TauiaiQ di Ikr^ 
un' occusionei" ' ^T~ 

Per iattnder quest' u^Qitii del lìottorc, bisogna capere, i> ranin 
tarsi cbe, a tjin'l tempo, iibiavi dì mestiere, e i facinorosi d^ogni 
Ijui'e, u^avaii, portui'c un liin^o ciulTo, cbe qi tir&va^ poi eul volto, a 

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< rn* it'\i t'ij-iiifrlif" oc. Q^iA° 
ItmtO \^"nn iifUJiJilii ijÌ4Vcrarti 
itiielfc rlb Cita ^rruhP^p iIuvliIij ii*! 



.h u.LLtira]u£;^a tu quella lu/iivlgUii iTuI ilititiVB 
r^ic L'on im bifliiiita, dia Ltltta liitor^rotA BluiatTBiQ 
'-Ili ciibLa [utIli iici'uJcr^' 



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i».*yju. 



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39 



^^^A visiera. nir^iUn crafTmnljir qiiii!i^}i<ìdii[m, im'ca&i in cmÌ sUiuafiser 
^^^ksfiano di Li'uvisarsi. e riiripreBLi fosse di quilÌL', L'Iie rk-hieduTauo 
^^Hk steaao tEiapo forza e prudtii^B. Le gride non enmo state m bì- 
^^^Bsici 311 qaestn modn. Comandti S'ita Éceelìen^a (il niiiTv?}ip=ift de la 
^^^l^^j^^^) ^'^'^ ^^^^ mritrà i capelli di tal hmijfwzza che coprano il 
^^Krtie tino aili cUjli csciuswantentG, ovvcì'o porttrà la trezsa, o avanti 
^^H^{> le orecchie, incorra ta penii di trùcenio scudi; et in taso à'inhii' 
^^Kiiii, di tre anni di tìalGra, per la prima voltar g per In seconda, 
m oltre la addetta, magijiore ancora, ;f>ecitni(.iria et coi por aUj all' arbitrio 
I ài Sua Eccclkfi^n. 

I Pernicltc però che, per occasione di trovanti ahuno calvo, o per 
W altra ragionevole caustt di segnale o ferita, possano quelli tali, per 
I matjifior decoro e sanifti Ivro, porliirc i capeìU tanto tanghi, quanto 
I &iit bi&og?io pf.r coprire slmili tinmcametiU e tìicntc lU pik; aefWrtcnifo 
ml>enc a non eccellere ti dovere e pura necessità, per (non) incorrere 
I nella pena ai/U altri cofttraff'acieiUi imii'isia. 

I E parhneììfi tramanda tr intbieri^ setto pe^ia di cento scudi o di ire 
I tratti dì corda da esser dati loro in puhtiUco, et magtjiorc anco cor- 
m parale, all'arbitrio come sopra, die non lascino a quelli che tacer {inno, 
I 9ork nkmia dì dette ir'^ssc; ^ySì riì:Mt nò capcìfi ^ihlHtighi''deW tjr- À 
Wdintxno, così nella fronte come dalie bande, e dopo le orecchie, ma 
W ohe siano tatti u^ualij cttmti sopra, salro nel ctso ifei coivi, o idlrl di- 
H fattosi, come ^i e detto. Il crnlR» era dunqut qua^i uim parte ddl'armfi- 
I tiU'a, e un distintivo dif'bravacui e Het'li ricapestrati ; i quali poi dd 

■ ciò vennero coni une in ente ijiiljiinati duB. Questo termiue o miia^lo e 

■ vivk luUtiviii» t^un si^mfurjnfiiono pili lEitit^alit^ ntrl dittlettn: a Jiim di 

■ Siirn foTHB iiQssnnr> df-^noslri lettori iiiilaiia^iT clic non si rj^iittncntf 

■ d'aver sentito nulk sua tauciullezz»^ o ì parenti, o il maestriì, o qunk'he 
I ^iiiico di casa, o quak-he persona di servizio, ijir di lui: è nn ciutlo, 

■ <* nii ùUiffetto, 

I . "In verità, da povero Urlinolo, " rÌBpoae Renzo, " io non lio mai por- 

■ tato ciuflb in vita mia." 

I Non fftcciiLui nif^nte," riapoao il dottore, acotendo Ìl capo, con un 

■ aOr^igQ ti'a malizioso e impaziente. " Se non avete fede in me, non l'acciam 
l?f^J>te, Chi dice le bugie al dottore, vedete, figliuolo, è ano sciocco, elio 
I '^ la veriti al giudice, Airovvucato biàog-ua laucontar le rose chiara: 
l? J*Oi tocca poi a imbrogli uri e. Se volete elìsio v'aÌn)Ì, biso^^na dirmi 
IttittQ^ dull'a lino alla aetji, col cuore in iiiauUj comeuli:out'e^soro. Dovete 
l^'^'** inanai la perdona da cui avete avuto iì utandato: sarà imturul- 

[Olfttl-te porflona di riguardo; e, in quui^to caeo, io amlevò di lui, a l'are 
t^ ^tto di dovere,^ Non yli dirò, vedete, cV io sappili da voi, cbe v" ha 
L''**OdaCcj Iuj: fìriatevi. Gli dirò die vKiiga ad iinpiui'ar la sua p]'ote;'.ione 
fcj®*' un povero gifjvinn calunniato. E con lui prenderò Ì coiK'erti op- 
p^^tnni. per finir T affare lodevolmente. Capite bene tbe, salvjjndo aè, 
F'™verà jtndie voi. Se poi la ficj^ppata l'oastì tutta, vo^lra, via, non mi 
I rvti^Q; JiQ ctìvato aìtrì da pegtjlu ifjibru^li-,-. Purclic non abbiate uf- 
1 le^o pprh-ona di rigiiurdu, i[i tendiamoci, niMinpegno a to^'lìervi d'im- 
L P^coia: uun na po' di spesa, tnte;|ilÌari[Oci. Dovute dirmi clu 3Ìa Vofìeso; 

H ir ^ H^rd ìnilurulw"lt ptu'jHn di rìii'i-ii-49 luì. QiLwbLv v^ritfu aujiu uh Irunipllu^ in cui il 

H "iif.Diii fi crAoi'B iì dDCtc^ro cha It piifiinn^lu ciiD EuET;l «allieta fecrifA at0{ji'^'or'»t dfilln 

■ c'jiUiuiIiiJuJilT. EsdQ con l'Avvorblp u'*t\ifur\fi'ii/e d V'ióif: 1 i3lre, chu di aiuiiti briL^roii^LLd 
. JDUo flultaoli) •-■^ìiAi:! i uoliiU, i uiluutu M dii^liniUki 6orTi> ìvnt ItiuìEIei^ì^li. % 



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] PIOMESSJ BPÓsr 



{valze veniiifflie, iluti pjUiiioll&. ili si-ta jiudi'tisse, a ncami. Olire a. f|ii 
tìto, cVern r ornamento pnrtioolìire HpI giorno delle nozzp, Lui'ia nvGV 
oueìlo quotidiano d'una modeeta bellcazHj rilevata allora e dciireacìut 
dnlle vftvie alleKioni che le si dipinffevan ad viao: una ^ioiji temperai 
At\. nu tiulmmonto lut^gii^ro, quol pìai^ido aecoruoìouto ^ elio si nsostr 
di quand* in quando sul volto delle Fpoae, e, sfnza scorapor la b^lezi?: 
le dò, un oftmttere particolare. La piccola IJettiija rì cacciò nel croucfaii 
^B'accoat■^l a IiTicia, e (We intendere ati'ortamtnte ciio ftvevft qualcofl 

da comuni curie, e le disse la sua parolina all'orecchio, 

" Vó un mouiento e torno," diase Lucia fille donne; e ^cose io freU 
Al veder k J'ticda mutntaf e il portamento inquieto di Renzo, 'con 
o*è?" òìsse unii srijza nn presenti niynto tli terrore. 

" Lucia! '' rispose Kenzo, " per ogjji tntto è a luotite: e Dìobl qnand 
potremo essere marito o TnogUe."^,^ -^ 

"Cbo?" diaao LacJn. tutbi sm xrrii a lien z le rnucontò trovement 
la storia di quelle mattina: ella iiscoltnva con nneo^cia: e fli'atulo uv 
it nome di don Rodrigo, " aL! " osclaiuò, arrossendo e trenmnuo, " iìn 

il questo SL-gno ! " 

" Dunque voi sapevate.,,? " dj?se Renzo, 

" Pur troppo! " rispoBQ Lucia; ' ma a questo seguo! " 

" Clitì c(i3a sapevate? " 

* Non irii fiite ora parlare» non mi fate pkngorf*. Porro a eìiìamn 
mia madre, e a licenziar le donne: bisogna che siuni soli." 

Mentre dispartiva, Itenno autìuiro: 'Non m'avete piai detto niente. 

*' Ah, Ueiizoì " riapose Luci/i, rivoIgoiidi»sÌ un niomeuto, Honaa fé 
inarsi. Uenzo Intese Liliuìssìuio i-iie Ìl suo nome pronunzLito in quel ni 
mento, couqnei tono» da La4:ia, voleva dire: potete voi dubitare eh"" 
abbia taciuto ne non por motivi g-ìusti e puri? 

Intanto la Luoiia Aitiioao [così 3i cìiianiava la madre di Lucìa), m^s 
in flo?pctto e in curioBità dalla parolina all'orecchio, e dnllo sparir del 
liglia, era dÌtì[:BSJi a vcdor cosa o'era dì nuuvi- T-a figlia la lasciò ci 
l&n^o, tornò alle donne radunate, e, accomodando l'aspetto e la voi 
eorae potÌT EìegliOj disse: " 11 signor curato è ammalato; e oggi non 
i'n nunfl-' Ciò detto, le salutò tutte in fretta e scese di nuovo. 

1^ duiiiie stilarono, e kì sxiarsnro u niccmitur Vnncaduto. Dtio o t: 
ai^daroii (in all'uscio dtlcui-ato, per verificar se era ammalato dsiwerD-* 

" Un febbrone, " rispose l'erpetna dalla finestra; e la ti'iata parola, r 
portata al Poltre, tioni-ò* lo c^oug-ctture che gìjt (Cominciavano a bralidl 
nu' loro cervelli, e ad annunziarsi tronche e miaterioee ne' loro iliflcora 



l Flititlff fn-rora'iifhto. Alla pamla /lucovnpi'ì't'ì, puntni inìrs elio 3Ìi b^iie spprafii-fi' 
In ipiLFito Inrtga, mul al flonvIeiiD la ftfuciiifù^a. 

< Ad" l'i' ihi,Ib (IP. llHmiln n'-cnrniiic.hnto e quanto jLfTotL-n in qaBstft pAroFtì flusBurn 
(TaTton^o) i^ un fiubbta jitgiodto din Lur^iiL rapiUiimon Co dilegua iion un Uleiijtoao xiaips 
VVi'n eipronaa c^to la partila più cera 4al uno cuore, 

3 Le J>P?Ji(E «riLAROHO e il BPAn^BOa a DirCU^TAKE V ACCJkVUTO H A TESfrir<Ans 
[>uN /inuoxPiD KI14 vtnA^ienTi: halatj. ^htìì nvHa, primi eOiAloua; mi ra^^lurit;! fxL 
lìciÌA sncondA rende più vera In onsa, poreliò À nntnraltt cho le pih rlArliuie o io piìi o 
nufto ni ^1l1r■ iIiUl ^ui-nl» ijrii;»^ t lodila ìil (iLnaoiilauiia. oLie padana Ira V \iim iJuJlo ipn 
H'rsi n <]iieMa del idciii--ì IiiUo tii^^lemn all'iiBCLn dui cirntn- 

* IiA VEUITÀ i»tij fATTO TBOMÒ ufl, m Un /t'itm"'» • f'tyouf riryetwt ónHn jtniiHrfì; 
In trid't tioii>"'i. rfpoìUi!ii fiifìiUit, irancùec. t'Aù tì\ìu vude n prbii;! ^limia riuantn vira 
a niMnini^i ogsinji^'iiU> i" iirircltì di ptrna^iLn ji-IJb 4-uiuia di qrii^flCni^ApaoU)!' il IftUnrettf 
Un Lpd nvdva parWijisCu aUa triaLcRi^ii di Tlcoì-o a hw:\,x, {dfcì b JLdj«£rar4Ì u H «orddi 
Alpino» die l'arj>ama fu flapolino, ^™ 



33 



CAPrCOLO TERZO. 



_^ Luoia eutrò nella stanza torreuft, mentre Kenao stava nngoscioaa- 
pttealo informiuiilo Agnese, ìa qaale angosciosamente lo ascoltava- Tott'i* 

Ine 31 Tolsero n, elii na pnpevn più di loro, e da cui aapcttaTftno -ant, 

scliifU'j mento, il quale noti poteva easere che doloroso: tutt'c due, la- 
Belando travedere, in mezzo al di>lore, e oou V amore diverso che ognun 
d* cesi portiiva a. Lucm^ un crucciti ^mr dirtrso perete avcf^se taciuto 
loro qimli^hp eosii, 13 una tal j^osh. Agnepe, benché nn^ioaa di sr^utir psr- 
lars la figlia, non potè tenersi di non farlo un rimprovero. " A tua 
madre, rioa dir niente d'una coaa simile T' 

" Oru vi dirò tutto ^ " napu<iG LugÌq, aecingandosì gli oculil col 
gremliide, 

" i'ii.vla, parljt 1 — Parlate, parlate ! ' gridai'ono a un tratto ^ la madre 
Iti «^juau, 

"Santissima Vergìnei " esclamò Lucia: ' dii nvrobbo crod<jto cLe 
■le *'ose potessero arrivare a questo aegm>! " K, con voce rotta dal 
picnic, rncccnLò coiuci puL'Ui giorm primo, luonlre turuava dsllu fìlaudu. 
Bil eri! rirn^sU inrIipT.ra dalTp ane compare, le t^rii pasf-ato innanzi 
don Kodni^^i. in compagnia d'uit altro ain;nore; che il primo iiveva 
cercato di trattenerla con chiaetlilorBT <^oui' fdìa dieovfli non punto belle; 
Wift esfiji, seJi7.Lh durali vetta, nvev» ivtìrettato il pjisso, e raggiunta 1? 
''Oaipn^rne; e hitanio aveva sentito quelTalUo ain-nore rider forte, e 
don lìiìdngo dire: scoiumetliamoH* 11 giorno d^iKi, coloro s'ornn trovati 
^Tj<''Ot'n sulla etj'Eidn; ma Luigia, evn ntA mt'zao inolia roinpuifnG, con ^1i 

occhi bassi; e Taltro si^noi-e s^liii^nazzava, e 'lon Roi.U'iffo diceva: ve- 
"irem'j, vedremo. " T'er i*rii>;ia d<*l cìj^Ic»," continuò Lucia, " quel giorno 

^*'a' TiiltniiO della filandiVr Io rjLccuntiii &tubJto„„" 

'A clii Lai raocuntato? " domandò Agnese, andando incontro, non 
3Cii:ia un po' di sdegno, al nome del confidente prelmUi. 

"Al piiilre (JHfiLoforo, in l'oiifiìntìloMOT mamimi," ri:dLotìe Ln<!ia, con 
liti jYi-i-erfclo fiOQve di s^iitjn. " (ìli i'ai^c<jn1-ui Uitfo, l*E]1UmLL volta clxe 

SAamt* andate insieme alk cliiega del convento: e, se vi ricordale, quella 
^»iatiina, io andava nietti?ndo mano ora a una coi^a, ora a un'altrui. 

\*^'V iuElngiari-, t-iiito pIia po&saBse altra g'ente del paosfl avviatit a qu^ltii 

^oltft, e l'ar la straila in compagnia con loro; perche, dopo qaell'in* 
'JwnTiii, le slnide mi iiicevan tanta paura,..." 

Al Jioaie rivorftn JpI p^idre CiiBÌLifuro, lo isdegiio d" Ag-npse a\ i-ad- 

"lold. " Hn,i fatto hcnf^," disse; " ma perrhè non raccentar tutto aacLo 
a tua mflflre? "^ 

Lucia aveva avo te duo linone ragioni: L' una, di non contrifiL^re nt 



* A un ^ulio-r In TUA Vlì^^^A Lh pfirii4 Iv^ioue e«^Jmi] \k «liuiilfiutoUi «Jell'.^Uo. U 

■ '}\ti'ft!iaii">. 8t noti cliu uii& stunjinE'rH'in ti'K Ji>n Kuilrii^o e il i4Uit riiiriii'i A(jitJù k 
! I ' !'< i^rlnrjpio Jn nn Jiaai^nno Bvruninjenti iudUo il'iì Nun è dujt^Hu in. p;i3}iki)iie n 

^■•Ialìv'^. iiiiiB allmntnie trittico pjr r imporliiii^aHittnji nelb c^iRrieniift di tnira uva clnsfly. 

" l,'JLiT4''l'>J>:ii>nr jJk A^iieqn, inik | o;] lI n ■■ 1 1 f l.iu'in fltwfl mom^ n pnrlcdel F^ogroto tiill'alfl 

the Itti.o ilb»^i[d(j?ii suo rikitiloJ eliti ni nwiaft dal Fndra CrUtofurn h iiltR niira1rlL0 |jt&pfi^ 

IlA^lQr'haJm IpH^Tn l'irla odio £<VijJ^|'di ^h.gh HSV^KììfUtì^W^ 



k 



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'/. SjK 



S4 1 mrian^s^i ppngin 

Bp-ivfiTi^arfi la bnonn. donna» p?i- cosx ìlWh anale esEii non avrtblie pfl 
tuto trovar Hmeilio; T altra, dì non metter a rischio <1Ì Tin.gt;-ifli- pf 
molte ìiiicthe una stovEa che voleva essere gelosnmecte Kepoita: tant 
più che J-jQoin. anj^ravo. che le hii^ nn^^p avreliheT* troncnta, ruI pHq 

cipiare, c[aeir abo orni nata pertìecuzione. Di queste due nigionì peri, no 
nJlegò ciie la prima. 

' E a voi," disEO poi rivolgendosi & Henzo, con quella voce chd v 
fiir riconoBCKre a un aoilco che ha avuto torto: e a voi doveva 
parlar di qnestoV Pur troppo lo sapete orai " 

" E nhc V lift detto il padre '? ' cìomandij Agnese. 

"M'ha detto che cercftsai d* affrettar le uoz^e il più che potesa 
tt intanto stessi rlncbiusa; che pregassi bene ii Signore ; e che sperav 
che colui, tioM Ycrtendonii, nou si curerehhe pia di me. E fu aUnrn che 
mi Eforzaij' pro^nguì, rivolgendnfli di iiuovii a Henzo, senza abai'gli 
però gU occhi in viso, e arrossendo tutta, " fu alloi-a che feoi la sfac 
ciata e che vi pregai io che procui'aate di far presto e di concladci'* 
primii del tempo che s*era stnbilito. Chi ea cosa nvreto ponaatu di loe 
Ma io facQTo per hone, ed ero stata conaipliata, o tenevo per certo.,. 
e questfL mattioa, ero tantp lontana da peuMare>.„" i^xd le fiai'ole turoi 
troncate da un violento tcoppio di pianto.' 

" Ah hii'bono ! ah dannalo! ah aseas&ino! " gridava Renzo, corrend 
innanzi e iodietro per la stanca, e stringendo di tasto in toiito il luu 
Ilice del suo coltellu, 

"Oh chp imbrogliOj per amor di Diol " eBplfl.mftTn. AguPs©. Il gk 
vine Bì fermò dMmprowiso davanti a Lucia che piangeva; la gnurd 
■ con an atto di tenerezza nieata e rabbiosa, e disse: " questa è Tulti 
ohe fa queir ae pass ino." 

" Ah no, ReuKo, per amor del cielo ! ' gridò Lucia. * No» no, pe 
amor del cielo! Il Sjgnore c^è anche per i poveii; e come volete eh 
ci aiuti, He faccin-m del male? " " 

" No. no, per amor del cielo 1 ' ripeteva Agnese. 

" Renzo, " dÌ3se Lucia con un'aria di speranza e di risoluzione pi 
tranquilla: ' vcii avete un mestieri?» e io so lavuruie; andiamo tuul 
lontano, chp colui non penta, più parlar di noi." ' 

'Ah Lucia! e poi? Non siamo ancora mnfito e moglie. 11 curat 
vorrà fprci la fede di stato Hhero? Un uomo come quello? Se foaaita 
iimritati, oli allortt!..," 

Lucia ai rimiee a piangere: e tutt' e tre rlaiasero in silenzio e ìn n 
fthhatlimonto ** che faceva un tristo coutiapposto alla p din p a festiv 
de'loTO abiti. 



' K fv «lii/ra ^hfi Oli :iftivèiii. SL fuolo rlproodara questo coali'uti.D ronfi udii prupr 
della nosti'fl llngnit, dnvcnda^j dira t-' nll'iTH it*i nfnr'nt; ma noi <ircdÌAiDi} cho nel [uipiiufEg 
rjuntllAre «i poavt anebe jfornietti^re, conaitleraD^o la miglior forza olia da ea^o. cnme 
questo CiLeo» derivi ul diJìiur^. 

* Lo Bforro cin r.he Uicin parT.T, U- :ilTjiiino*i0 inlurriEiloni, acguUa da vjok'nto ftoopp 
di pianto, iDtìL^ru ci rrvolnnu nampro più la Mia aiiimit tf pina di \cì n rebdoDD vetirr 
liaslmn T Bccltatneata J[ Ean^o, r\ fiiit aeutire Lutti In battaglia deluua ction prima d'i: 
dumi h pr^E^F Eenz.li di ToC^^r Atfri-'ltare la nos^r.i'. 

* li Siti"'"" c'« f'i\pl'f oc^ Qutìat.i 1lr!u<{n in Pio. qnr?rir nui'jri* del W^ne Aiu'hq tcvj.^ 
t\ii h ran^a dn'Mrtitrl rlnlflri. ò Vefirrnm-^TiuiA più nitrena - pm pTiru tWHa retigÌDiir> di Orlisi 

^ Qnant& ingunui^ v guaotc* jiini^rtì in qiiei^tu parul^l AlrbnnLlnnarn 11 piviae, Ci cìv 
dove slam nflti « iresiiiiti, dnva uFiltiamo dimirQXE? di vUd lii ■>■>]'! 'te h, por aoàairit In tar. 
niMìnQBd]t]t&, nell'In»TtQEKi ili tiiilir, è ucui tolt An prudurro aecurutuuiito aticlic in fHih 
JV>rÌJ.-njU l^FLidorn Ia tIho nii tutto. 

'' /» un ub''u^ti"fhtrt! Ar^BnoiATi u'itk AttATTiBEKio, Mapiovii plìi leti oravi* è 



tm.i\ 



^fi^^^^-^l*' 



w«aL.du^vt>^ 



Stotite, figiinoli; dnie mta a. ni*," ciiste, ilopri qnalclie mniiicnto 
3se. " Io sou vcDuta ni moiiflo primo Ui voi; *? il itioiuìo lo nmost'o 
oco. Non bigodini, poi spavciitarei tanto: il dÌAVolo uon è linitto 

ito 5Ì dipinge, A noi poverelli le maias&e naion più iiu brogliate, | 

:hè non sappiara troTarne il bandolo; mii alle volte un parere, una 
parolina d^un iiouiu tibtì abliiii atuUiato..,; ao ben io quel ithtì voglio | 
Ire. Fjitp a mio nuxbi, RenHo; nndtite a. Lecco; cercate de] AaUnr Az-f 
tecca-^"avliugli, racìiontatefirli— . Ma non lo chiamate co&ì, per niuor del 
citilo : è un Hopraucome. Bisogna dire il sig'nor dottor.,.. Come si chiama 
ora^ Oh i^^ \ non lo ho II uoine vero: lo clilamctn tutti a qnel modo.Tl' "^ 
BmIìi, cercate di quol dottore, alto, nsciutto, pelalo» col naso roaso, e*^*** 
nw vogbiL di lampone aulhi guancia/ * 

' Ll> cunoBco di vii-ta," disiO Huiizo- 

"iìene/ contiunò Agnese: " t] un'Ilo è una cima d'uomo ! - Ho viKto 
io pifi d' unu th'erft più impicciato che nn pulcin nella stoppa e non 
Oiutìui dove battei" la tef^tta, ti, iluuo essere &Utto uu'ora a quatti'* ocelli 
Jjol dtitior Azzceca-ftjiHmLrb, (Imdate bene di non chiamarlo cosH) T ho 
listo, dico, ridersene. Pigliate quei quattro capponi» poveretti! a cui 
iluvevo tirare il collo, per il banchetto di domenica, e poitategbeli ; 
Pf^rebè nan hisoguii mai andar ron le mani vuole da qne"" signorL Rae- 
mnUtfgli tatto l'accaduto; e vedrete che vi dirà, ff^n due piedi, di 
q^iplle co?e che a noi non verrebbero in testa, a pensarci un anno." 

Ronzo abbrofciò ^ niolto volautieri queatu pnrero; Lucia 1' approvò; 
»* Al»Tietìe. superba d'averlo dato» levò, a una a una, le povere bestie 
Stilla stia, riunì !e loro otto gambe, come bb lace&ee un mazzetto di 
*iorÌ, le atvvolae e le strinse con uno spa^o, e le cotiseginj in qijuio n 
Hfrn/o; il quale, date e ricevute parole di speranza. ubiO dall". pnrte 
,M'orto, per non eastr veduto da^ra^azai, che gli correrebher dietro, 
iridando; \o spuao! lo ppot*u! Così, nttrrivei'^anlo i cumpi o» come dì- 
fon rrij/i, i Inoghi,'' m* n'nTulo p^v viottole, Iremendo, ripE?Ti3ai]do alU 
801 disgrazia, e ramiiiando il oz^corBo da i&rtì ftl dottor Aj^zeeca-gar- 

nitiB Irfiviia, tua ci rii:Djda il LeUlsHima qqadro datiltfBdtt dalU TudovAllK cka om al 

I^rff r X. TP. 

qLl4^^Tn prima pit^i^iLLiiEiiHjrG, JifiLirl.tUAii grùLIc^o», fitUEU^i Hn Agnoati del ilMtorfl 

fica-ìfuThui^U. hu&i'ìti [ti noEEl piìi viva liiteriipmi poi nimro pcraoitHff^ia. b nfrntljjimit 

Dmuiiliii ài iinErhro uni \tvma di-\ può ntmUiH, &'<:pLJihilie!iliDD iifii Man^unJ h l'&i-U J«l 

ETliTii'b jh idrM'iiiL 1 Aiiiij TtMsnnjiEì^i- npplimncli* n piaiiiiiLMn ntmì inlalCalLgFtrnil. Dircinnmu 

t gUDer.o pFifpusLto un ym^i^ ti' uun huu lotloiJL al Bi-dkaì ; * <JiiBDti> al Hu^^ranntriiEr del 

^►'■rr» (iiT^mnn'-i'o, »ijinni l'ii* ifi-m fi lini^'i^i rrriijinr*» iìiirlip non ut^ ht'i tj-ovjiln uno a mi* 

' UlriiTu. >»\'qaiiiLi dui |PFi'i*Diiti obiiuno, TI tu nMih^gnU V'iglLd niia pamln indkaiife qualflia 

^MAJilnì Qbttin Eifìi Pilli If. iliLL ni>}i elìil [lurìi > ligi uri ii p^n ; i> unji giiiroCa iLi glitmiiLiinlo, par^ de' 

fl j e un Af^^iiiiEn^ di ^i^alìtn motnJo ea. Io lio Uuvuto ln^Biit4ir<] lo Sjre^iiitit t il Tii'a- 

■■ CdeìI p' IncL'nmn^ i i^optauiioiDì i > 

' ^-irl'i; i III"! l'irpiT d' vomii z QVELixi t xsfi uovo. Ottima è la coi-roiionB, portilo qqi 
fffl ttjolu iiBtiinklmATito AtM-fnnara lUaiaiiia dt^II' AijEDFGB'BArljiigl^, ruma ^aituiia. di 
0, Q^n giù Al [TiiriLttftTa uioriiEii. 

' Alrll1"ii-"it^ li" finirrp, un fiMililo pC- Din i r^^tf^BÌnnii t:mTettji. ^*#KV\*- 
/j. f/,*\Oiji\<t ili vinim ^ lCri''i, Ijui r.Jilnuri ]ih>E]'4.-M^a faf OABEi'fDrp dir tudn i|iiDHtip{ir- 
ÌV"lAll i:ll'rr» ftl cjiiijjuiii rii'ii uuii" rei:*'ft;i,ii t, li |tJi] Ikotivj-eu^lar t'uppo * dlfcll» In riil 
ICGTf'mliEii^iUià fBduno i in man zi cri, e talvolLi anche lo iiteHiio Miuc^ml, comu j\ [i>mpo cp- 
pfiiliiMn rur<iii]<> iiiilnit* : ma anal JioiQbni i^Ao ^n qnuBtn pUtiirrt noa sj,i nullji iì\ mtviTr'liio, 
npubt' i v;krJ |piLrllrn|iiii ijLil valaoiio aniAi bunon i^a^li lenEeiaa aìV nijoriff u a farri nuiitirir 
fmiiti'rX7-a deUi povera Agiieafl di doverci privare ouf^^ a cn tratta di ijiiei quattro vap- 
HK destili n ti al pranzo di natie. 
^B Ct'i'i Ji,'-tno t'NUi, ì hipgr'ì. tìjj/'srtìuo, rltJH^dfl l'ailrmc. 



58 ì pilfflfflffiSBT ffPtìst, 1 

biigU- Ija?i;Ìo poi pengjire r1 lettore, liume dovessero stare la vìaira 
qnelle povere n^atie. cqr\ legate a tenuta per \& KArnpe, a rapo nlH 
giù, nella mnno d' oq uomo il quale, agitato da tante passioni, accoj 
paifnflva col geato i pensieri che gD pnssavan a tumulto ptr Za meni 
Ora Hlondova il braccio per collera, ora l'alaava per dieperaaiono, 4 
lo dibatteva in aria, come per minaccia^' e, in tutti i modi, dava Id 
dì fiere scosse, e faccvA balzare quelle quattro teste spenzolate;! 

qnali intanto 3' inge^&vano a beccarsi l*una con l* altra, corno Etctùi 
troppo sovente tra compagni di sventura.^ 1 

Giunto al borgo, domandò dell' ab itjiziona del dottore; §li fu ini! 
cata, e v' andù. Air entrare si sentì preso da quella au^^ozìoni? cbS 
povpri'llì illetterati provano in vicinanza d'un signore p d' nn doti 
e dimenticò tutti i dia corsi clie aveva preparati; ma diede uu'ohuIiìbÌ 
ai [^apponi, e si rincorò. Entrato in cucina, domandò alla serva, se 
poteva parlare al aìanor dottoro. AdocfiLiò ^c-aa ìg b«Btie^ 0, coìuo m 
vezza a somiglianti doni, mise loro le mani addoi^au, quantungoe Rad 
andasse tirando indietro, perchè voleva che il dottore vedesse eaap«a 
eh* egli portava qualclio oo^a. Capitò appunto ramitre la donna iSÌoph 

" date qui, e andate iDnaiizi." Renzo feee un i^andtì iiicLiao: il dotld 
V accolse umanameato, con nn " venite, figliuolo, " e lo l'ece entrar d 
sé nello studio- Era questo uim st^tiixone, au tre pareti dfl quale en 
distri Imiti i ritratti deModici Cesari; la qnnrta, coperta da un grani 
aenffult! di libri veccbi e polverosi; nel niezao, una tavola iprenin 
d'allegazioni, di suppliche, di libelli, di gride, con tre u dilatalo oÌ 

gioie iiirintoruo, e da nnn parte un sn^fif^'u<\l^n^• a briiccjbli, con m 
spalliera alta e quadrata, teiunnaia agb angoli da due ornamenti j 
legno, cjjo s'alzavano & foggia di corna, coperta di vacchetta, ofl 
groaae bnrchie^ alenaci dolio quali, cadute da gran toinpOj IftsciftVtl 
in libertà gli annuii della coi>ertura, che e* acciirtocciava qua e iàpj 
dottoro era in veste da caropra, cioè coperto d' una toga ormai ctj 
Buitt.a, cbu gli aveva eeivito, niolt'auni addietro, per peroi-are, ue^gifid 
d^ apparato, quando andava a Milano per qualche causa d'iinpnptjinH 
Chiuse l'uscio, e fece animo iH giovine con queste parole: " figlinn] 
ditemi il voi^tro caso." 1 

■■ Vorr^'i dirle una parola in confideniìJi.* j 

" Son qui," rispose il dottore : " parlate,* E a* accomodò sul Bi 
gìolone, Renzo, ritto davanti alla tavola, con min mano nel (■ocnw 

I Ora jC/Wmi li f>niriiio 00. Si jk-tI come il MunAoni dflJrcKUtncvjiro \i\ ststu lUflS 
par^-ra bmiliff, iRitliiiDiiaLB jIbII* iDipi-innut ^É-qilt'n di Ron^ik, uhIei in im^BnatjBÌ TubUfl 
onlcgiuck i li'u Bfl^li 91 Liji(Vjr,Mi[< tii:}\ii mmit^^ dì luì In ti-i» 4L<nTiiD«ii1i, eìì^ vtìpv cDUl 
hIiiIdhi ik-Uc |iaBBÌoriJ ebo sgLlniio 1' nnliDù ili l'oit^^i». ' Mit-aMU^ iUh^l' ■■ OiiiLcrfi^ h Hi 
niuiizo il''t Hniuaiil peffliè nnWa l'JQloi-nu dlrcRtorno, Hi-sci'ìvb e iiK'Ue in vlttAtlI 
meri Don latito ah^- \q ntìoni dn'unoi porimitnu^l j u una j>iilri>h»(iÌB n^jn it>«jju r-ìiv nrJ» HU 
Ciif gli dpL un A verttli sna proptia, f^ v)ìb ar-n o no ntiikunzon niii i-'ftanfa^noivaiiavi&iffl 
riiiiDb l roniaiiri iitutLamcnto «HturJi'rl^ ifiiah f|iicJIl. Hi UiiiKÌinroSut^lt. > /-fvl-ìhifji'f, >4 

* S' tHyrsfrmi'av/i n tfrr'n-tt oc- floirtìsmiipio doli' uiLiM'i.xflin ipon?,oiiijiini. 1/aUiiiH 
aUb dÈM^Lii'dJe tì alle rcvi'lni|pi4i&]i>ai irti gU «siili italiani Ji 4|iil-| Imujiu i oliit^ca. li T^ 
mnsÒo 9, qLiijBto iiunto nutn In niArEiria • DivJrtuF > 1 

^ (j4i'}^tii doaiii'liloiia, uElri' rhp TiitU Beci>nd'> le redole di'li'nriu, lin fvrzA'H dUAdl 
iiijlL'niiknig riel teUnrc Hitjv f-iUn di ponsiicK q di aDi]tiutp|ili,[-ltv li»n poli:niu<IÌ rnulteN 
pidhiL hiro ti porboiiJiggio ilitr In '■^■ia liamp^g^MA : I nfriUll dm dodici ("rtiin Uh cmi^ 
iunlu HLrJb^o iit vitii) mr^nrii^ditUiin il diriUi> p \n ginMiaia l'aiiPinA, f^ndumPT iba^ 
iioHtra lo^i9lh£ianci 1 vul-i:1ii e f\i,\K'tìrosi vulitml li alli'dfrim rlm duEIji vurn irÌDUl&^kH 
doUffifr ai LfiraVA Uvn p\rr.\--: n il 4i9Drd;tie ■ìf'IIei 9Uji iifrito h1 rivd;L m quel Q^^| 
/fpff0 anegiiv,ioni. di<)lt- i^ppllt-br, det lil^elJj, cleLle gride; cda\ pure ]a <1i>E.lur]^a3H| 
ij'i.ìrif tiri •1116 Mossa àMÌ t4?mpotS|iiefiftflM sefttìòVon^ ii ^»rtMiQ^ ^ diLlU toH* '^ripni imSm 



CAHXOtO TEilZO, 27 

TOipu^Ilo, f'iin luceva girar cou Taltra, ntominciij : " v<>iTt)i «j^iiare 
'hi Àib Un studiato..,. 

'Dìtoìii il fatto come sta," inti^mipptì il floUove. 

'Lei m'ha dft suu>iarG : nui altri puVL-ri lion siippinm parlar hi-iiD. 

uBtlyttit geoitel BÌet^ tutti così: in vece di raoujahu" il f.ifiof 
itilejTogortì, jieri^Lò uveLe yijt i voatri dischi! in t<;stii<" ' 

'Mi SfUtìi^ HÌ^iior dottori:!. Vi>n\:t siipero su u. iuiiiai:tìiart uu turato, 
prcliè non iViccva uti matrinirPiiTn, c'è jk?iij,U*-" - 

^— Co capito, — Uisse tra eò il dottore, ciie Ìu verità lum fwovrt pa- 
"o> — Ilo capito. — K subito ai fece aerio, ma ri' una ati seta mi^t-i di 

ftpasaione o di preimira; striaso i'ortcnujDto io labbni, fAccndonc 
MÌifì un suono iuarticolato, che accnmava mi sentinieiito, espreano 
H^ìii chiai'amente Delle sue prime panile. " Caao serio, figlinolo: cwt'ì 
nWpIato, Avete fatto bene a venir da me, E un caso chìiLi'u, oon- 
nifliiti) in cpnto gridt, e,... uppunlo, jn una dell'iinno sctireo, d'3U"at.- 
al" Bigiior govtniaiorc- Ora vi fa vedere, e toocar con mauo.' 

Cobi ditendo s'alzò dal &uo eeg-gioloue, e wtcdù In mani in quel 
ne di calte, riiaestolaiiclole dal soLto in bu^ oome fìo niottoaso ^rouo 
1 Ulto fiìaìo. 

'Dov*è oraV Vien fuori, ^ien fuori,'* Biaugna aver tante coatf aili 

linil Ma la liov'easer qui sicuro, pcrdxù ò una ^rida d' impoiljLUKa, 
jM ecco, ect'o." l-a prese, la spici^A. ^un^idò nilla diita, e, fatto im 

iRiicor pili ai^rio, e^clana't: " \\ìb d'ottnbre ìiVIì] tìiouri.»; e dell' ;i mio 

iflito: i^triiii IVcscn i EOu quelle elio fcumo più paura, SapirLtJ leggeip, 
irliuolcV - 

' L'n pochino, signor dultore," 

'Uiìiie, venitemi dietro eoa l'occhio e vedrete." 
, E, tenendo la grida trii^riunta in aria, oomini^iò a h?q:gpiv, horhot- 
|n<lo a prei:JpÌaio in ahmiii jjftfisi, e fcnnamiosi dist intani cu le, c^u 
'rtnil'eaprefìsioDtì, sopra iilcuui Jiltn^ necoudo il biaogoo: 

' tf^ òc'iCf^ iJùr la grida ^fubblicatn d' ordhf*^ del signor Duoa di Feria 



1 BineàrlM gmiaf sa. Kel ap. XXVU, cnpovurao ìi, ti 7tf anioni pnrlando di quelle per- 

IB fliP, pragut?, B^in^PEiu^nc ^ ni'rLvfr TettiTcì per Jilhri, t^nm^sf^i'HAn, mi gito mudi» e 

3ihlaiik]u ì pL-nmorU OB&Ltrva «.'ho qiii>qU ò csn □AlurAli^9kInlL, * pcrrliè, non n'h rluiudin, 

m DB H^k ptjx di'^li litri non vuol ueuei'u etruiucoLu mntjiHrEiilci i^qIIo {"ro rmniJ. □ ijujin^^o 

■^'0 xiueti ftiTjiri ikitrui, 'nol nwAte fari^ii un po' a aiod^ì fluo- s Qutislu ptioh eervouo di 

^Oniitu n l'ii* t'dft dico il (l.-tl^L-Cr 

Vi/fTii t.ipiie sff a ti"iiii',\'iiii't uc, Jìoii^n noi la buu ra^E^ngTolo igaofflnzn avcvrk, strndm 

!*'"^", [jonaato l:!»* L'inTuuiii ili doo I(h>i|t1,i^u puti^va oii-pr colpita liollrt liip^KU aultaaCo 

"^^ln miiidcoi:! che egli ufova fottìi furfl iLì'riìoì bit^via dhn Abli audio Te però Bgl^rkvd^» 

I'''" I ' 4t(iuiiiLMln ni il"tbuiDt iJ 4[iiaLo la iPitcìula in un hpiiqu BTjivur^jvoEc n IfqnjtUb E ^là 

' ' \y':t lui, ittfituAto ■ Inkllar atiuprEi cuu Iiirtio e mai eoìi gcinlo urictLa, uiio drltn 

• -•ifjyUty^ iien h pu^bllfilu^ ^vuuinlir IliIh àmiDlmturu dui Q^ilrlll ti W'Vo tcrvn HflilUi- 

■ i>ii] un paviTo din villi) d'un pluMiD nrorra jilul por farsi fjim j^iujitÌ£[ji,ij]A riulo fr^i- 

^''l^iirhi, ITU ijuc&tu «qiiUiiPti njiUiL'allHSiiDO ha orlgiDe imi bciiupk di oiELravjRlutiji lfL-Ui-"Ja< 
li^ rtii .'i'ì mdniruHliL [l CiLi^lLvre JlI clL>ttr>i'D, 1^ lUi'Vc u \l:iri-t una ]>rlitiit jdcia di ciò uljo vjilO' 
■■Jii» IL (iMPi fpmpi tv Icfff^! al|:i lUttU Uui ileMu e di-Uà gmatmiu 

™ Viit, fnar- . •"■Il fiiun. Fui-^u ptj muelig lìnn /utm, titfn /nni'i. NtiJla prìniJi iiiIlKlDJia 

•''lì a «iiìLEu Vtp.si 'iiTP.E, viHSi ni.TttK, iìiu eiirribpciiiili.' ni ì&uibjirdo Vogui a votJra; lud 

'ii'io ■< .l'u'lm uiuru]j];:taiii'. li Toieiiuji^u arutjiiiiuiLf.L* a-a^i-rMi n iL^iUìLit punto : « Tri/piiti 

•■••ri pLT un vinuna.i 11 rlm vimI dire tln' il Wjiu/,i.ni '.\iiì ityFvhhi- sfonilnatn, 

.1 ft'nr ve- Uijfìsti ^inaii'i di E^nde flotto ^rut Tuoltu "ppaitiniiLUiorU'it rLWII.L^ i'Liiiiiua 

mUn vi'gnfS aitfijit^^uiuuia e cim vi>ji rLtti!n£i<iuu jnaJiiDiu nu) Jlqui^i) hi lottnrji ^U ns&i, rvpa 

mr p^^L iiiT'jra^^iEkntt UllIId ;ircjiLÌ4r?« rihBbri'aifionI ^lel Jtrt'ini'R- E ijiii^Eili antio datfuinDQi.i 

jfd ili puri ilE>]]e gridìi rlfudtD pcv entro il i::ip. J : niu qni II earattctrc utorlcu Bpnilsc» 

i^tRtrewla folicd d«I dialoga d ust rnùvimento de^li uff^tti. 



38 ^^^^^^^^^ rRi^MP^si fipoM. ^^^^^^^^^^^ 

ai 14 di dicembre iG20^ d conjìrmulit, dall' Illti^tms, ci Eccéfmi 
Signore il Signor Gonzalo Fernandejr de Cordova, eccetera, fti 
rhncdii afraoi-dhiarll e rigorosi proriì^to aììtì 'ìfiptxs^ionìj corictiss- 
et alti Urannlci che alcìtni ardiscano dì coìumdkre cotiùa qitfsìi V 
SftUi tanto dkoti di S. ]\L, nd oi/nì modo In ftequetua dcglf nocesA 
la mancia^ eci^eteiu, è cresciuta a segno, che ha posto in n^essità V 
celL Sua, t^a^bt^vA. Onde col parere del Senato et di una Giunta, 
L'etei-u, ii\i risolato vhe s^i puhbUchi ìa prt'sctttc. 

" È comhiciafuìo datjìi {itti tinittnm, moslraado V espcrrciìsa 
moUij cos'i iielttì (Jìtttj, t^ome neììc Vdle...- sfnlittì? di questo Stato , 
iirannidE e&crcltano coìmissioni tt opprimono i pia dsholi tn Vi. 
ìnodi come in operare che si facciano contratti violenti di com^ 
d^ affiti i.... eccetera; dove aei? ali' ccoo; eantite : che scg!tifino o 
segamo mairimonii. Eh? ** ^«^Jg^ [-^ ^|^ etvc*, 

' E il mio caHOj" diase Renzo. ^ 

' tieutite, fientite, e' è ben ulti'o; e poi vedremo la pena. Si tcsti^ 
o non si tcsl'fichi; che uno si pfirltt dal l!iog\> douc obita, cc^oto 
dt& qadUt imrthi un debito; queir al fro i\on lo molesti, i^uelh vada 
suo inolino: tutto Questo non ha che ftti' uun noi. Ah ci ejama: ^ 
prete non faccia qucìh) che è ohhltgalo per V aficio suo, o faccia * 
che non gli toci-am. Eh? " 

" Partì L*he ahhinn fatta ia grida appo&ta pei" me.* 

' Eh? iio^i è vtiJ'o? Hbutititì, seutiite: et aUrn simifi t-iolEu^t, *;, 

ci H<in tutl.i: ò come la \allo di Gioaafat. Sentite ora la pena. '}) 
tjiKstc et altre simili male attiom, bmchò sitim proibii^., nondiim 
cofìvnyiGndo metter mano ii maffgior vigore, S. E., per la presente, i 
derogitiah^ eci;etem, urrUna e coinnnthi. che conira li conlraorcit 
in qwiWwogiia dei suddetti capilo altro similt, si proceda da tui 
giudici ordittarii di questo Sfido a pana pcciwinrìa e corporeilr., 
corti di rrle'/fttlonc o di aalcra, e fino alla miirtc.,.. una iiicci>lfl 
Q-atella! all'arbitrio dclV ì^ccclknsa Si{a,o del Senato, secondo la ij^ 
ìità dei caai, persone e circostanjsc. E(juestoir-i'''^ìHìS'SÌ-hd-i>tc/itG e 
ogni rigore, pccettra. Ce n* è, delia roha: eh? E vedete qui lo uà 
sciìkìdoi: Gonzalo Fsrnandcs de Cordova; e più in giù.: Platoìi 
e qui anfora; Yidit ì'trrtr: non ci muiica iiluute. " 

M^iti'G il dottore leggeva, Rpuzo pli rtndavfi dietro lentamente 
l' otdiio, cercardo di t'avar il cufitrntto chiaro, e di mirar proj 

Suelle florrosante parole, che gli parevano dover esdore il ano ai' 
l dottoro, vodeiido il nnovo olioiito più attuntn che attGi-rito, ei nitì 
Ti^hava. — Qho sia matricolato costui," — pensava tra aè. " Ah 1 dk. 

Sii disse poj; "vi Biele però fatto tagliare il ciulib. Avete avuto 
«nza; però, volendo mettervi nelle mie uia^ii, non facofii bisijgno 

easo è serio; ma voi non sapete quel che lai tjaaUramaio di faw 
un' occa&jone." ^^"'"^^ 

Vvr iiittucler quetit' uK4^ta del dottore, bisogna fenpere, » ramtn 
fai'Bi l'he, a qiiel Li-inpo, ijhrjLvi di mestipre, e i f'sicinftroRi d'ogni 
U^VQ^ uaavaa portare un Itfngo ciudo, che al tiravail-por buI volto, ci 



Jii' 



V'rt /lui t'aiti II c-!ut" etr. Ijuftiita tniiiirAlGEU in qoQjiU m/iavl^Uji ilo] iJi^ttr^re! e 
tAilLo (i^'t'J :iMI|u1uA di avi<r n rlifllT^ri^ con mi l'Jrbutitii» elio ItltLo ilJtsrpir'.'U blnlntfoii 
itji^lfv ti^ viiu Jvrchbt^ duvuEij rul ti^iij co^iih larEo ricrelur^. 






.4^' 



«K 



t'jlPnOLft TtRifi, 



3;i 



Knil vi^ifir», flil'iitfii ci' afli'fiiitor qu,i!i?lnrdiJiif>, ne't'Hfii in cui stimapsi*r 
fc*C»Hsiinc* (il IxiLvisarai, e riuipreea fosse tJi qiirll*-. ihe vifhiedevjiiio 
nello -tesau Ttiupo tbrzH e prudunzu. La gtuJtì non Pi^im Gtalo in si- 
Panzjo Bu questa ijxiclu- Comundti Sutt Eccdlct'^^a (il itjarohciso de 1a^ 
iBynojosn) c/^e ti'*i porterà i ctipeUi ^À tal iiiìPth'tza che coprano ii\ 
WmiU fino itili dfjii e&ditsivamaife, ovvero porterà la (rezza, o avanti 
■0 dopo le oricchk, ìjicorra hi pena rf^ tf^tccnio scadi; et Ì>t l'itso à' inha- 
m'ilìia^ di ire anni di galera, per ìa prima vòlta, e per la auconiìa, 
mltiE la sfÀddetfa, mwjfjior^ ancora, pecuniaria et corporale, aìV arbitrio 
ni Slot Eccetlcfiiia. 

I Perntftf^ però che, per occasione di troearsL alcuno calco, o per 
mlim ra(jlomcolc cama di segnale o ferita, possano quelli tali, per 
wntaimor decoro e sanità loro^ portare i capelli tanto lunghi, quanto 
mSta hiH'ìgrio per coprire simili mancamenti e nic/tte dì più; avvertendo 
ifene a non eccedere il doveì^e e pura necessità , per (nou) incorrere 
mUtlia penti agli altri coJitraffucimti imposta. 
u E parimenti coitiartda a barbieri, sotto pc^na di cctito scifdì o di trti^ì 
tirata di corda da esser dati loro itt pubUico, et maggiore avco cor- 
mPOralej ali* arhitrio conte sopra, che non lascino a quelli che foccrannOt 
Wiortti ulcuHifi di dette irGJtEc; ^if tìi rì^^i^ iir) capdli phi tnti^li'^dcU'ùr- - 
^Ifiano, CG^\ nella fr<yfit*\ comc^ dalle, bande, e dopo le orai-rhu'. ma 
mlie siano tutti ngufili, come sopra, saho nel arso dei calvi, a altri di- 
mr.'^tosi. voiiic si e Mto. Il tiuti'o era dunque quasi una parte ilell'ariua- j 
Eutu, ur (ìisHiitivo di'MiravacL'i e i\eg\i aoapeatnLti; i quuli poi da 
Jcift vennero ooQiiineiuanle eliiamatl luunì. Questi» termine è riniu^lo e ' 
J'iVd tuttavia, con aiccilitaaione più Eutiyata, uol djutetto : tì non ci J 
W^^^ lortìo nosauno ac^nu^tri luttori milanesi, elko Qon bÌ rai^imiiutì 
■Bftver sentito nella sua iauciulleKKa» o i parenti, o il maestro, u quuìclie _ 
pniico di capa, qualche persona dì servizio^ dir di lui: ò un ciutìb, 
P Oli ciufìetlo, 

i ' In vcritft. da povero figlinolo,"" rispose Renao, " Ìo non ho mai por- 
Pftto l'iuffo in vita niiit,'' 

■ " Nun fìb(;ulaui ULeuLe/ rispose il dotture^ scotendo il r:apD, con uu 
SQlTitìo tra maìii^ioBO e impaziente. ' Se non nvatc- fode ìn me, non facelitiu 
"lenfft. Chi dice le bugie al dottore) vedete, iiffliuolo, è uno sdocco, cluj 
"'là la verità ni giudice. AlVjtvvocato bisogna raccontar le cose chiare; 
* rioi lucigli poi a iuibrog'linrl'». Se voltate Mìo v^ aiuti, bisogna dirmi 

t«tto, ddtìVo, tino (din zecn, col cuore In mano, come al confessore. Dovfìt* 
^"^"iL marmi la peiaona de cni uvete avutn il mandato; sarà na.tural- 
p^Jite peraooa di riR-tiiti'do; c^ ili quL-ato caao, iu andciò da Uii^ a iaro 

pn atto di dovo'a.' Xou trli dirò, vedete, eh* io sappia da voi, clie v'ha 
pondato lai: fidatevi. Gli dirò che vengo ad implorar [a aiin protezione 
■•"r un puvei-o giovine Liituuìilato- LI con luì piendeiù i culacci ti op- 
Bortnni, p^r fii^ir Vafiiire 1 ode voi miì rito. Capite hone rlie, *!alvimdo s^* 
plvern anche voi. Se poi la scnppjita fosse tutta voaira, via. non mi 
pitjro; ho cavato altri da peggio tuibrogli-'- Purché non atbiate of- 
■Gao persomi di rigirardo, inten^ìianiOL'i, in^iiupe^no a toifliorvi d'im- 

picdo: con un po^di spetìii, iìjt elìdi ntnoi:!- Dovete dirmi olii sh l'olfeso, 

k ' ^l'u rr<i/tir>i!rriiplr fii\i.\inn li* rii/'i'i"h m^. Ijiiusl^^ l^tr^ili} hhiju un irinullo, in cui Ti 
■fenunl Ta ttdQva U dotture rlia la pri>TiLinzln min tUtEu HL^nelA buiìiil ai^ur^iìi-ai tlulln 
BulJ4|1ir'<iDu 'Enati fa ]' itvvni'hir> ni\l"t:\lu\"iig vi vienu a liifa. rUe Ai nlajjli lii'JiJ<^oiiat« 
B9 vuUhViUu L'jipci ! DolilJj, u InLantu ^1 ^iultìiirn a^'vn Iure Umili^ipiu, , ^ 




^M^»^ M 



c-ome £[ dice: o^ s^^condo la coudiaioup, Ir qualità e 1^ nitiorù'^JP iLOjico 
SÌ vedrà i^e tjouvetrga più di tenerlo a segno con \g protei^ionì, o tru 
\ai" qiialclie modo u'attrLCParlo uoi ìli ei'iminaie» e mettergli «uaipuli:! 
DuU* orecchio : ptMvhè* vedete, a saper ben molleggiare le griJe^ ncs 
Etuio è leo, e ueshiiuo è imioi^eiite. In quanto al curato» 8e è perEom 
di giudizio, se ne starà zLttu^ e& ibsae una t? stolinar c^ è rimedio aucbi 
por quelle. D'ogni iutrìgo ai può uscire- ma lì vuole mi uomo: o i 
vostro naso È Kerio ; Rerio, vi dico Rorio : la gridft ftaiitft clitaro : e se li 
oosa ai deve decìder tra la giustizia e voi, così a quattr'occhi, stab 
frescp. Io vi parlo dn amico: le ecappate tìsugna pagarle; bp voleti 

Sagfiarv^la liauia, danari e smcei-Ì|à, bdarvi di chi vi vuol hi^uo, ubbi 
ire, far tutto qutillo the vi sarà Biiggerito." 
Mentre il dottore mandava fuori tutte queste parole, Renio lo etav, 
g'iiordando i^on un^ attoiizlniie eatittica, (^omo un mat^rialouc Età snlli 

piazza guardando al giocator di bussolotti, che, dopo esaorsi uaceia' 
m booca stoppa e stoppa e stoppa, ne cava nastro e nastro e naelro, eh 
non tìniBce mai.' Quand'ebbe però capilo bene cosa il dottore Yoltrst 
dive, fi nunìe equivoco aveaae preso, gli troncò il naatro in bocca 
cendo : Oh! eigiior dottore, come l'ha inteati? Ve proprio tutt 
rovct^t^io. Io non ho ininiicciato Uf:»^uno; io non fo di ULiHbtb coae, io 
e domandi pnre a tutto il mio t^omnne, che sontirn. che non ho niq 
avuto cbe fure eoo la giustizia. La briccouerio l'hanno fatta a me; 
vengo da lei per sapere come ho da fare per ottener giaeti^eia; b e« 
ben toutento d^avor visto quella grida.' 

' Diavolo! " eaciniiiò il dottore spalancando gli ocdiJ, " Che pr 
flticoimi fate? TantH; siete tutti così: possibile ohe non sappiate? diil 
chiare k cose? " ^ ^s<-j^«, '**^ 

'Ma mi flcusi; lei non m'ha dato tempo: ora le racconterò I 
coaa com'è. Sappia dunqno chWo dovevo sposare oggi,' e qui la voo 
di Re^iì^o si curnmutiae. " dovevo apoMire oggi una giovine, alla qual 
discorrevo, fin da quept^estito; e oggi, i-nme In dico, era. il giorno ats 
bilito col eignor curato, e s'era disposto ogni cosa. Ecco che d BÌgno 
curalo comin'cia a ca^'ar fnori certe Bcuae... ; basta, per non tediarla, i 
l'ho fatto parliir ohiaro, compera giagto; e lai m' La conlscPi^to eh 

gli era stato proiliil o, pena la vita, di fai' questo matrimonio, Ond pi^ 
poteiilo di dou Hodngo-..." ^<-v»X* 

" Eh vin! " intcri^uppo aubito Ìl dottoic, aggrottjmdo lo ciglia, ag 
griozando il naao rosso, e stor<^Bndo la bocca, " eh via ! Che mi venii^^ 
a rompere il cnpo cou queste iiLudonio? Fate di questi discorsi ti 
voi altri, che non sapete misurar le parole; e non venitei a faidi co 
on galantuomo che sa quanto valgono. Andate, andate; non eapef 
quel che vi dite : io non ni' impiccio con rugatili ; non voglio SBOtir 
scorsi di questa sorte, discorsi in aria." 

" Le giuro.,,," 

'Andate, vi dico; che volete oVio laccia de' vostri giuramenti 
Io non c'entro: me ne lavo le mani." E se le andava atropicoiandi 
come eo lo fav^Bai? davvero, " Imparato a parlare: unu ai vieuc u sor 
prender cosi im galantuomo." 



• queptAE^milituiliiiu bòi iin'c<rMdBiii Dinriivl^HDeji d in tutto nuova. Pili ibt <U ]foni< 
pJUura. flnpinrnLo »Atlrio& del cToIUpi^o, tilm i^atain YolU av«a tyi^r<i ù viiQiu la nnn b' 






il-i b*.nii>*. m,t aeota," upetevA indarno Reui&o; il duMore, Bouipio 
_^ l'IjirKlo, Ìq spiiigtìvft i-'Oii 1p ninni vpr;i0 l'uscio^ e^ i^iiunilo v« l'ebbe 
caccialo, aprì, cbiamù la nGi'va, e le disse: " Geijtituito subito n que- 
Bt'uomo quello cbe La portalo: io non voglio mente, non voglio mente." ' - 

QucIIj. dourja non aveva mai, in tutto iJ. tempo eh'Gia fitotu in 
qneUo. c&sa, (seguito un oi'iiine simile: raft era stato proferito con un» 
tale risotuzkme, che tion esitò a ubbidire, Preisp Itì qnatti'u povero 
-beBUe^ ^ ^^ diede it Renzo, ijoo un occbiat/i dì conipaasione tipi-ezzantp, 
che pareva voleese dire : bisoqiiiL cbe tu l' abbia latta bella. Renzo vo- 
leva far cerimonie; ma II dottore fu ineapugnubile; e Ìl giovino, jjiil 
Httomto e y'ìii stizzito ohe maly dovette rÌproudf»r si le viLtimeridutd.tr. 
torTiur al paei^u a raeoontar alle donne ìl bel coBtrutto dalla mia 
edizione. 

Le dannar ideila sua aa&enza, dopo essersi tristamente levute il ve- 
.tito d«lle I&&Ì6 6 mv^BD qui^llo di?l giorno di lavoro, si ujiauro u oon- 
iiltar di nuovo, Luein, ^ine-MoKKandci e Ai^nese Hospirando. Qu&ndo 
lineata ebbe ben parlato degiandi effetti che « dovevano sperare dm 
consigli de] dottore, Luciti di^se cbe b^oO^navu v^dcr d* aiuterai in 
I tutte le maniere, Aie il padre Cristoforo era nonio non aolo da conai- 
|i gliare, ma da metter Topcra aua, quando ai trattasse di tìGllovar pu- 
f V creili i e dm sarebbe una giau lielbt cirta potergli ì\ir sapere do 
^_cb^ era nccaiutu. ° Sicuro," dinai? A^irneae; e sì diedero a cercare in&leme 
^■In niBnieru; giacché ^ndar e^se &ì convento, distante dì là forse dne 
^»tnìirlijt, LiìD ^e no sentivano il corfictrio in quef giorno: e certo mss un 
r nomo ili gindi/in glipiie avr^blie dato il panare.' Ma, niil rneotria die 
^^ biiftuciavunp I partiti, si eo:iti un picchietto all'uedo, e, nello ateaao 
^ftnjomenlo, on sorumoaao ma distinto ' JJeo gratias." Luigia immotìmun- 

^Bdt^sì clxi potava ctiBoro, corso Eid aprh'o; e cubito, fatto un piccoli) in- 
■^oliìno famij^liare, venne avanti un laico cercatore cappuccino, con la 
B «uà bisaccm pendente alla sprilla siuiàtra, e tenendone T imboccatura 
^■attortigliato e stretta dpIIp &\xe ninni atil petto.^ ' 
^H " Olì fra Ornldiuo! " diaspro le due donne. 

H " 11 Signore ^vò, con voi," dlese il Irate- " Veng-o alla ceica delle noci," 
^1 ' Va'fl, prender le noci per i padii," disse Agne^^o. Lucia a'elzù, e 
^■s'avviò all'altra stanza; nm, prima dVntrirvi, bì iratt**nnR dietro le 
Bn^palle di fra Galdino, clie rimaneva dirjtto nella medesima poaiturp , 
^V e, mettendo il dito alla borea, diede alla madre un'occhiaia tbechitr- 
^K dova il se^rt'to, con teaert^^^zu, con Bupplicazion^^, fl jineh$ con ulta 

^K certa autorità. 

^M 11 cercatore sliirciando Agnesn coaì da lontano, dis^e: " E qiip^ 

^B in»ti'inioDÌo ? Si dovevn. por faro o^g-i : ho veduto nel paese una L^erta 

H^ confusione, come ee ci fosse Rua novità, tJoa'é stato? " 

^L " Il signor ourato è ammaluto, e bisogna dlEferire/ rispose in frt;tt& 

^^P 1 l^i^'*^'-'' '^■^oriA agitata fra kl dottoro e Ronza ba quAkha floiulj^lianzo con qilolJn cl^^ 
^^Praletannun ^Iru «vvifinu in cubìl di Auu Abbi>iidli> alLurcliè non^o e LutlA tuatariu ili furpk 
^Hia|ive0tii. L'u^Jtiiaiono in santji'Llie dr rivu da iiEjpLBtDr^^n ^ì'jrgi^ate. la pinriir^ieEHiiiE'a [U<n Ro- 
^H ftrigU' Viva ni^lTacloub Ejivgrtv IJ ^p(jvi-i^u iluUura i? gU io, ifunliTi; U bui dl^iiKj, ^rM» & 
^B upIn^B RiM]?,o Jkiuri à^iV uauìo, lui tLu fin c^^qLh iaxti i^erLi di&Furai a im gu In lituo ino clpI 
^K rJftOliTa <lt Lìuiupromnlterlo. 
^H ' < Pui'ubì' r^iLt;sta enfTn allinda ? * tliiLaiidh cun i^u^l Kiin Qq^ t^lii^l^Nj, ti^bbonu Un 

t^^ l'i' ilnrikm+iiu, il Tuiuinaauo. la vedi fiai dj lirotM ti t""^"- tciiu ù io\s^ niiLiilurii] d^vtTji 

^B . i QLid^ti imrtiri'lnri d-.lìa hiesifis\t b duL laotlo ili tf^nerlii luibibruDo * noi una dcllv m- 



'33 



1 FtOMESSl SPOST. 



rnlze TeTmitfìie, duo pianella» ili aota nmOi'esse, a ricnml. Olti-o a qna 
Rio, cW ci-a. Poma ITI eiitti particolare rlcl pioTno tlellc rozzp, Lucia a.Tev4 
ijueliu qaotidiano d' uua modeàtn, LelIuKa», rilevata allora e tii^rreaciatj 
dalle vjine affezioni c^le Itì 3i dfpiu|?evfln sul viso: «Da gioia tempera 
da un tiu'biimcnto lejLfgioro, quel pWido accoramonto ' ohe ti mo^tr 
di qumìd' in quando sui volto delle Epose, e» seiiKa scompor la Ij^llezaai 
le da mi carattere particnUi'e. La ptccolii Hottiua rì cacciù nel crocciiiq 
s'actioatò a LiVicìa, e fo^jo iiitfMdorQ acnoi-t amento cho arerà qualoo 
da comuni cali e, e le diaee la sua piipolioa air orecchio. 

" Vò un luouieato e torno," disse Lucia alle doune; e acogp in fretta 
Al v^der la f^Lccia. mutata, e il portauteuto iuquioto di Ki^uzij, ' eoa 
c'è?" dasne utili aouKa un preseutiuienTo di ferroro. 

" Luoift 1 " rispose Renzo, " per ogp tutto è & monte : e Dio sl quond 
Dotrenio essere marito e moglie."^. .j.^^^^^ 

■ Che ? " diase Lucia tutta a m Ar riT a- K 9uz u le racconto brevemoBlJ 

|ft stiu-ia dì quella mattina: ella ivscoEtava <:oii arigoscia: e «riandò ut: 

EOJuc di ilun Rodrigo, " ab ! " esclamò, arroaseudo e tremattuo, " ììl 

qpeato ae^uo l '* 

"Dunque voi sapevate-,.? " disse Renato. 

" Pur troppo! " rigptìSQ Lucia; " ma a questo segno! " 

" Cile cuna sapevHitu? " 

' Non mi fate ora parlai-e, non mi fate piangorp. Corro a ehiaiu 
mia madre^ e a licenziar le donne: IjJeo^ua die aijna snìi." 

MeTitre l'ila partiva, RenKO fiusuitò: "Kon m'avete mai detto niente,* 

^' Ah. Rt'uzol " rispose Lucìa, TÌvnlgendr»3Ì un iiKiUiHiito, sonHft ffit 
marsi. Ronzo intoae Itenissimo die il suo nome priumiziatoin quel ; 
mento, cou quel tmio, da Lncia, voleva dii-e: potete voi dabitaro ch'j 

al>bia taciuto se non per motivi giunti e puri? 

Intanto la liuona Agnese (così si chiamava Iji madre di 1-ucia), mesa 
in EOàpotto e in curioBitiV dulia parolina all'orecchio^ e dallo sporir dell 
Bglia, tra di&c^^Ba a veder cosa, c'ei-a di uiiovo. Lu lì^lia Ijt laivcìò ce 
liauKo, tornò alle donue raduuate, e, accomodando Taapetto e la von 
BomepoEt meglio, disse: " Il signor turato è cnimalato; e oggi non 
Ì& DUila," Ciò detto, io salutò tutte iu fretta e scese di nuovo. 

l,e douii« fifìlaroun, e si eparsero a raci^ontar rai-i^aduto. Duso 
ardarou (in all'uscio del curato, per verificar se era ammalato davvero." 

" Un fchtjj'oue,^ rispose Perpetua dalk lìnestra; e la ti'ista parola, . 
portrda alTailve* troueò * It^ congetture ohe gi,\ comi net avo no n hruliu 
na'loro cervelli, o ad annuuziartìi troache e mister ioae noMoro discor 



l /VvinWo «rrBTatmnto. Alli parala ii£C!ìi-iiTnfi)ti\^ jiriflto fiur^ uIjo aIa benn appi-njti-ju 
in qiive-tD luogo, aÀ\ si cnirkrm la pìfiei'lrtFa. 

1 iVflH ft' iwiii vt Qh^iilIo :l IT L^raTTìt^ir to l' jfiiJiMtD □(TcitE'^ in 1"^^';^ parola EtrBaui'i'iv 
ilo, Retruo ] È un dubblu jic^iuf^tu abe Ldf id rapirlniat^QÉG dilegua con un dignitoso lioipri 
tbi'q «"prcaao con 1p panila piìl etra del quo cuoro- 

3 Le |I0?J7IE aflLAIEOrtO n t-l SFABREIIO a DA-OCHT^ARR L'ACCADtlTn R A vcnrpiTAiiB I 
i>uw AHBoymo xn-K vsaAUEtìii ualatd, Ojsi udUil prLnm caui-noi idji l'aggtLiuLw Oit_ 
rii^llil nticuiìda Fionda pia vera Ik c<>ba, porchò è naturalo dio le (ììù ciurlk'j-e e Iq pl£i ^ 
l'IosD mI eliiii daLa f^iionl^ briga: b toijUo }a di'^ordauim ciiu po^fi^ ira IMifou dolio 'il ' 
jfi-m Tuella del recur.-i luiU Jn«Ìouifi airimcio Cut nirrnln- 

^ Ija vtHirÀ jjKL TATTO 'rBOsr& 00, * Un Ji'\hrniify > r'^ftoif rrt}'$f*iii M^ln pufitfrmì 
la trìstt itoti f l'I. r'fiìj Ifil'i uU'nfiTt, trcticò uc. Citi non vuda u pHnijk ^liiiif n qu^nfa viveri 
b ij\\tìiìibi\à ìi.gghiTii,'oni] Ju ^ELfota di l'cqkoEiu ill&clEluin UJ E^iLtHCn l'nplCOlo? Il Jultore» Ch 
Pu 4iui ixviivii iiartocìpnCu alla tjliLcKjfa dì Tlccad c Luf'U. lomiv a JiIk^^roTAl o a notrid» 
a}i|>on» die l'crptìlUA iu cipoLdo. 



55 



CAPITOLO TEUZO. 

Lucìa euM nella stauziL terreuo-, mentre Renso stavft ang'oscìoaa' 
enteinformanrlo Ai^nese^la quale anifoscioBamcnte lo aacoltava, Tutt'a 

,ne si Tolstìio il •iìiì ne enpevit più di loro, e da, noi uspettavjiiio ìin'i 
ilufiriiuenlo» il quale non poteva essere obe duloroBo: iutt'o ilue^ Io- 

iciando travedere» in mezzo al dolore, a con l'amore diverso che ognmi 

' (ìsai poi'biya a. Luoia, un cruccio pur diverso porche avesse ta<iìuti> 
TVO qualche coati, e mm tal cosa. Agruese, benché Jiusiosa eli sentir par- 
lare U iìgliii, nou potè tetifii'fìi di non farle im rimprovero. ^ A turi 

I !3iadrci J!0*à dir niente d'am cosa BÌuiile] " 

^^ " OriL vi diro tutto/ risposo Lucio, ftBCÌng'andosi gli orchi col 

^ferom1>Ìule. 

^F " T-ptIli, parlai — Parlrvtei parlale 1 " gridarono uno ti'fLtlo ^ lamndre 

^mt Lo spaso, 

V "Santissima Vev^^me!' eacliimó Lucia: * dii avrebbe creduto the 

r le coae pot^esi'VO arrivare a tjuoato aegno! " I'], con voce rntlB dal 
ptnido, racoontó come, pochi ciomi primo, raentro tornava dalla (iluuda» 
ed era l'ìnwBt'L iiidietro cUlIe sue compagne, le era passato innafiai 
don Rodri^Of in couipag^nia d'un alti'o signore; c\m il primo aveva 
cercata di liiiltenedii con chiacihicie, cof]i' cìla dicivtt, non puido bt-llr; 
mn PRj^a, Felina dargli retta, avpva affrettato d paaao» e raggiind'i le 
con^pni^neì 2 intanto aveva at^ntito quelP nitro signore rider forte, ci 
don llodrieo dire: acomniettiaiuon" 11 jj-iomo dojjo, coloro H'(Tnn trovati 
nri'^oi-n BoUa stroHn; mn Lucia era rei mezzo rlRllu rnmpntfiie, (!on gli 
ttctiWi bassi; e Taltro si^Jiore ss-liiirnaKaava, e don lìodrig-o Ji^'eva; ve- 
dremo^ vedremo. ' Ppr ci'a^^ia del cielo," continuò Lucia, " quel giorno 
era" P ultimo dolla tìlfinda. lo im[.-o untili cubito...." 

' A dii hai rnccoctatoV " dom!i.iidri A^nago, andando innoniro» non 
senza nu pò* di adegno, aI nome dei confidente prefciitip, 

"Al padre Criatofiruo. iu coid'e=^sione, miimnia,' ritìuoae Lucia, con 

tin Hfoeuto aoave di scasa. " Gli rai^contiii tntlo. l'unima voltFi chu 
aiarno andate insieme alla chiesa del convento: e, go vi ricordate^ quella 
iHMtiùa» io amUvii, uietlcmlu manu ora a una co^h, ura a im" hltra. 
pp]- Ì|t(tn^Ìait!, lauto che paninR^p nltra g-enfc dtd p^ii'SO uv^i'^tn a qiirdln 

volta, e far la strada in cojnpHignia con loro; perchè, dopo qaell'in- 
conlro, le strade nii -]'af';ivau tnutà jjitura,.-," 

Ad noQie riverilo df^l pndx'o Cnstoforn, lo sdeifuo d' A^neas si raJ- 

dolcL '^ ibii iatlo bene," disse; " ma per'ihènon raceontar tutto anche 
IL Itia raadreV "" 

LuHa aveva avuto duo buono ragioni: l'una, di non contri; ture nò 

1 A %in trittof in diva \i\^.r.\ U\ puioi loijaue Dapriiu» Jn ^Iniulhmcm 'HritCo» Ia 
bOc'rnU no v^iirìmti Hacha I» i-iLjpictiL,'u 

* £. '''f\t'rri'ti'i'". Sì liuti citi] umi «'■nulUpR^A tm Joa Kiiilrl^o e ;i wi9 cii^lnn AliUlo è 
Il plcftili) vriiii'iplD ilA cnì Jinftiirio Avvnukmonll luulln ieiì Nrin è dij]igit« In itausjune o 
In 'ÉM'iin« cìio niuovt^ don Ki^ìItì^u, iua lui r'tinliL'Fio. iiit vnlani .'jfijjt/ii'< /' i^/^rjj^n. iiiDtJvn 
«milito, fii^tb aTtameiiTu tragLrn {n^r ì'iTiipi>rtiiii?& i:1i« liiin^Flix iio^cìcnnn di tuttn una rlriiixit, 

* L'Jutirmr.ìoTieftì Agiiedb, ìt^tdaDiIndu' f^iirju aveVAmesan ji purti> rld Kfgrutf\ tiitr nitri 
ih<J \ai.9 itlmilJÌIflno'> siia radtli.li.'li'^i al riinm] OeI Padro Ci'i^loìoio ò iiiiiL ni]r:ihUii prcpt- 
r \ti'i,iv delf fHirniD dnl letinr+i "iil flccciglioit con nlTnlluqqJi rivwuuia (inp^to niiavn j^f\i,^ 
ip^UglO, <^]m lin Uf\ih pxvfa Hl^IU ?;^srlg<iiiii ilugli .iV'Vi^iiiiLiUUU. 



84 



T Piìo:*ras5T PPOaT. 



epiLveiiE:iie In Luomi rlonna^ ppu coau ailii qunlo easn n^^u nvreMie pò 
tiitd ti'nvar rimedio ; V altrn, di non mct+ep n H^chift ili viappinr pet 
molte bocche una storia che voleva essere geloBii.meiile sepolta; tanti 
più che Lucin. sperava che le Kue nozze svieliber t^oncata^ siil prin- 
oìpiare^ queil' uìiDomitiotc porse cuaìone. Di queste duo ragioni p*rò, noj 
ftllegò che k priEiia. 

" E a Toi," disse poi rivolgendosi a, Renzo, con quelln voce cbe vi« 
Tur riconoscerti a, uii mnico che ha avato torto: e a voi dovoTa, i 
parlar di questo? Piii; troppo lo eapete ora! " 

"È che t'ha detto il padre?" demandò Agnese. 

" MMia Uel.lo diti cerc-tsBÌ d'uB'i^^Utìr le uoz^e il più che potesi 
R intanto steKsi linrhinHa; che pregasRi bfne il Signore; r che Rpprnv. 
che colui» non vedeniioiui, non si curtrebbe pili di mo. È fu allora che 
mi sforzai," proseguì, rivolgendosi di nuovn a Renzo, senza alzargl 
però gVi ocobi in viso, e arrossendo tutta. ' fa allora che fsci la afao 
dflta e die vi preirai io che procui'aste di far presto e di concloder 
prima del tempo che s" era stabilito. Uhi sa cosa avrete pensato di me 
Mii io fticevo per bene, ed ero stnta consigliata, e ttnovo per certo,» 
fì questa mattina, ero tanl^ lontana da pensare...." Qui le parole furo 
troncato da nn violento scoppio di pianto.^ 

" Ah birbone 1 uh duiiniLlo I uh jt^^r^tìblno ! " ^iiluvn R^nzo, corieild 
innanzi e indietro per la stanza, e stringeado di tanto in tanto il uii 
uico del suo ooltdlo. 

" Oh che imbroglio» per amor di Dìo 1 " e&daraava Agnese, H p'i 
vine ?i fermr) tV improvvi^jo davanti n Lucìa djo piangeva; la grard 
» con un atto di tenerezza meata e rabbiosa, e disse : " questa e V ultini 
che fa quell* assassino/ 

* Ah no, Rensio, per amor dfi7 cielo I ' gridò Lncta. " No, no, pi 
amor del cielo ! Il Siijnore c-^ è anche per i poveri ; e come volete eh 
ci aìutij se facciaLa del luuleV "* 

" No. no, per amor del i:Ìelo ! ' ripeteva Abnego. 

'ReiiKO," disse Lacia con untarla di eperanaa e di risoluiìione pi 
tfJinquiJla: " voi avete iia mestiere» e io ^o lavorai'e: andiamo taut 
loataoo. che colui non sentjt più parlar di noi-"* 

"Ah Lncìa! e poil*^ Non fliamo aiicov-t mnrito e ninglifl. JI curat 
voiTà farci la fede di stato libero? Un nomo come queho? Se foBaìm 
naritnti, oh allora !,.." 

Lacin BÌ riiniae a piangere; e tutt^ p tre rimasero in ailonzìo e in _ 
nhhatiinii'nto ^ ohe faceva un tristo contrapposto alla pt^pa festlv 
deMoro abiti. 



1 J!/H oltiiì-ii eh' nri s/-}i-5ul. Si audId rlprimderv 4T?epli> rostruflo carne non pr^ipr 
d«]ln nastra lingun, do'yDrtdL>at dira S lìli^ira m* ffvtm i latk noi crcdiuuio dIi<i duI Jingira^i; 
faniliv-Q Pi po^^n inclie pDrTDt]ttBrB> cojiBldDi^ndo U maggior forbii clie di «bso, ciDino j 
«jliaaLu GDBV, i]r?rivn ni lUneurEt», 

* La sfùTzo eoa clis Lucia parb, It JilTaniinBC internizloiiJHAogaito da vlEflcnto ecoppt 
Qi ulBfiti^ laenxra ci rivuluria bbinpre piTi In btila anlmu e pura «Il XnX a rflndono tiatun 
liflHinio l'fìfcitEunciitQ di BAn^o, ci fan e^^ntira tutu la bQUngliadeJ ano cuore pnmn d'ir 
duTAi £ pr«gjr RphEO di voler Afrr«t1an< le iio:£g, 

^ Si S'gnuri c'è uiiirA' ac- Qutshu llrTueJA in I>b, qiLidBt' niiii>vn lIi^I bcnn aucUu vcrr 
chi é CbUìB de'noBlrt doTun, h V oBpi-vWfinnp plijfiti'sDA e più piiin dalla r«ligiuiit di Ofisf 

*■ QuiintA ìngQLtiUà n qi^jinta aiik^iru in (jliu^iIii pt^roln! AbhiinL]ouBri> Il rmt9i>t la i 
dora «JHm nati e cresctud, dow j]til>iuJiii» ^iciirer.za di mìa lnìtorioBn. fur AihtAFB i« (i 
H<-tinofl fiuto, neir inctrter.^ii di [iilli'^ e coali lulu ila pivàurra nccoraiuoiito uiiche *U atlììi 
JbriJ; Jan l'-tmorf ìn vim'a fiii tgl-ta. 

^ J/i Ufi iòkttì'-"4titii! ATTfoarATl b'LlM hEBiimuEvro. UanicrA pjg EetlerH'in h 



tai^Co 



L^l*4«l<«^%A.«l 



.-ai^du^\*^^^ 



ile, fjplinoli; date mta a me," ili^se, dopn qualche uiEiineoLo 

K ,, ' Io feon vpnuta iU mondo pritun di voi; h il mondo lo conosco 

mn poto, ìs*m tiao^a poi epavcntorsi tanto: il diavolo non è brutta 

■nflnto Bi dipinge. À noi poverelli le maLn^se paion più iitibrogliatBi 

p-^vrhè non sapplani trovarne il bandolo; ma alle volte un parere, una 

;.Li,ilinii crun uoino pIim abbi^ Htudibto...: so ìmu io quel rliu voglio 

ilii. Futt> 0. mio nindo, Rpniio; andate a Locpo; n^rcate rlel dottor Az-* 

lii.E u;t-garlnigì)T raccoiitatea;]!.... Ma non lo cliiftin*ite così, per amor del 

ftjeto : é un soprannome. Bisogna dire il signor dottor..,. Come sì chiama 

ftn? Oh ^M u'>n lo eo il nomo vero: Io nhianian tutti a quel modo. 

Bftata, cercate di <]uel dottore, alto, Ascìatto» pelato, co! caso rosso, a 

Kim voglia di lampone sulla ii^u^iiida.' ' 

■ " Lo conosco di vii^ta," tlìdj?H R^nzo. 

I * Beae." continuò Agnese: "quello è una cima d' Homo! ' Ilo vinto 
■b più d" uno eh' era più impicciato che ni» pulcìn nella stoppa e non 
Bapevft dove batter la te^ta, e. dopo essere stato un'ora a Lgaattr^ucdii 
HaL^ottor A^-KPnc-a-g-iirhnurlj, (haoflte ìmna di non ^hianìarlo i-o^tì !) V ho 
^^K dico, ridersene. Pigliate quei quattro capponi, poveretti [ a cui 
IPRto tirare il collo, per il banchetto di clomenìca, e portategheli; 

K^rrohì' ii'jn biFopna mfl.i andar pqd le mani unoLe da qne'eignon. Rn*'- 
Boillalet^Ii tutto l'accaduto; e vedrete che vi dirà, f^a due piedi, di 
Buello cose che a noi non verrebbero in testa^ a penaarci nu anno." 

■ Renzo abbracciò™ molto volentieri qiioato pnrorp; Luigia ì' approvò; 
K A^eat'» superba d'averlo dato* levù, a una a una, le povere beatic 
Httlla htia, riunì le loro otto i^amhe, coirje ne face,^t««i i;n mazzetto di 
Harìi IfT 'vvulse e le alriu^^e con uno upug'o, e It conse^nu in rnauo a 
Bfe»nzo ; ' il «jnalo, date p ricevute parole di uppcanza. uscì dalla parte 
HéH^ erto, ppr non es&er veduto da^ ragazzi, che gli correrebber dietro, 
fccidiiudo: In apoau! lo spoao! Così, nttravors=ìando Ì campi o, come di- 
B^K«n)à, ì luoghi,'^ BP n'andò per viottole, JVcnieudc, ripenBando alin 
^^Bdisgrazia, e raminaudo il riiscorao da fare al dottor Azzecea-gar- 

^^^^kleiìlcmn. pbv di ricorda 11 b&iUHflfmci ijnAJrD daul^Bi» d»lJa Ttiduvellii uba m il 

^^^B Quealft pi^ima prpHr'itUziiiF}^, nMjiistunzji ^Lijt[.i>!^i.M, Ml.acE di A^veso 6\'\ datEurc 
^^^^fairi-iziii'hiiulK snHcìLa ir r^-Hl \tm Tivn LM[i.'rtr4»iu ptnl tiiiovd FiBr9*>ii!i}fEÌn, a ulTreflIniii" 
^^^Eraanto Oi «ntraru fm Ki'n^u rol pitr» qtitijii», r^oin hi] infima itel Manv^uiii ìt V arte ■]□■ 
^^^^Bto ìd tH^^iia ì bMni pei *.'•'. afii^i. HY^ÌioiMÌii n Jiibi^iriinci li'tiDÌ nilallutiisiTni- RirtLL-iniiiu 
^^^HpAlo pmpLjstln un p^^i A' uua min lettofu al GroasJ : < ijiintiln al floprnnnoiiia àaì 
^^^Hé ^vl'^■■^kk^<^||, "njii^f rliii Tii^n li liLirm rFiLtLni-A AnfliT- unii iip ìiai irovatn imo a rj|it> 
^^^Bu, >iH9.uua i]i>L prtipt^h r tiiLorm. VM.i ^'iin^e^ni; v'igJia iinu panila iai^Lt^JinCe qirnl^'lia 
^^^HbJi flBJaci nntAhni', alid non uLn para ingiuiiuen: o mia pai'oln di «jiiirainarito, pur-'t dv^ 
^HRq; LT ar, P);;piu)iì,fl r1i qualità mnrnte ec. la lio dnvulo iiivtìntarfi la S/feg\iito b 11 Tim- 
^Bnl''''' Unai b' EiiviNiitaiii i iwprfiiiMfiRli f > 

^r t QiirUi, è Mt,n r'fjJi d'wow": <JuiiLLo È: DN uoiio- OttiiBU A Iv corTe^iùn^^ percll^ (\u\ 
HA^r**i vgut*' nn[iL''a1iu<'iLt<i aiiiii-iiijani BDhfmiiii duU* AEKecDa-QftrbugEi, caUD pufaunn <U 
BtadEo> lini] Vi^ aI «ikraUnre mornVc- . 

W /• AMiM\ri\iìtp iffi ym-n. Un y\ttlito PC, n'ui % eupreiBlino currotta. U^*^*^» 
I ^ 1.4 fi Mir/iti'! tu tmi'O .1 ^fi'^i], Qui trkldim |»i»lri'lilro fnr nflfUTvnra chpi tiitfì quoetl por- 
KieMOTi tJii'tt ni l'apporl non Hi*n" neyr^^Hiiil. I] |jiiclkmnreKtì'''J' tmppo l- jJiToito Ja cui 
■|IH|ior7iL;i)ff»lii 4^jL(1ijiiL^ i roTLiAnnIori, e tnlv^ilt^i kiicIio 1d etotibo U un? n in, come n lenito op- 
■itoiljjri" rrtr'iiOK itdUi'EiL mu mol ^onibrflctiu in quc^etn pitturii non s\a naUa Ur Bovi.'n'ltju, 
Mjfjr-LJ' i \'\U'\ ihJLrlri''>tiLrt qni vnl^H-nho uh^ìrÌ Pi^ih^ u f\ir& Jan1tiZ£|i all' til'-ne u a l'arci 3au1 ere 
■rvDiHtfAKa iMJa p'ivurB Agun^u lii JuvuraJ privarti urial a un tratto ili quti q^iii^ttro cjip- 
■boni dusllnati Di pranza di Dnize. 
W * C^n'T duma ri.hì, i /"fy/*' ,S(>/iffi'flirfl, rlt*>^ TminTie. 



biigli, LnRcio poi peKMire al leUoie, come dovessero Bt;are in nam 
quelle povere bestie, cosi legute e tenute per le a^impe, a capo iJl 
giù, n^llii. Ennii'> trun uomo il quA.le, abitato da taiit;^ pn^iaioni, aoc» 

Bagnava col ge^to i penaÌGri che gli passavAH a tumulto p^r la mcn 
ra stendeva il braccio jer collera, or» l'alzava per disperazione, i 

Io dibatteva iu aria^ come per minacma,' b, in tutti i modi, dava l 
di fìem BGoase, e taceva balzare quuile quatti'o ti^ste speEZolale; 
quali intanto aMugegtiAvano a beccarsi l'una con T altra, come acca 

troppo sovente tra compagni di eTcntura.* 

Giuntn u) borffo, domandò (lell" abittìziona del dottore; gli fu in 
rata, a v'andò. Air entrare si senti preso da quella sug^ezione eh 
poveroUi illetterati prjvarji> in vicinanaa d' uu Hignore e d^ un dot 
H dimenticò tutti i nÌBeorrii che aveva prppnmti; ma dÌ!>dfl un'rwcli 
ai capponi, e al rincorò. Entrato in cucina, domandò alla serva, bi 
poteva parlare al HÌgnor dottore. Adoccliiò essa le bestie, e. come 
ve^za a somiglianti doni, mise loro le mani addou^u, quantunque Rea 
andasse tiriindo indietro, perchè voleva che il dottore vedesse e gape; 
eh' egli portava qualche cosa. Capito appunto mentre la donna dice' 
" date qui, e andate innanai." Renzo fece un grande inchino; il dotli 

raccolse uaianameofce, con un ' venite, figliuolo," e lo fece enti-arc 
gè nello Etiidio. Era questo uno stanzone, su tre pareti del ijualeei 
diatrilpuiti i ritratti dti'dgdlci Cesari; la quiuta, coperta da Uil gran 
picalfali^ di libri veticlii e polveroni; nel mezzo, nna tiivnlii (freni 
d* allegazioni, di auppllcbe, di lihellij di gride, con Ire o miatti'O ai 
gioie airintoi'uu, e da una parte un segi^iolone a braccioli, con fl 
epollieia alta e qufldratn, teiminsita agli angoli da due oriiaaicnti 
legno, elle s'alzavano a foggia di corna, coperta di vacchetta, C 
grosse borchie, alcuufi delle qualif cadute da gran tempo, lasciava 
in lihcrtii gli angoli della copertura, cho e* [Lccartocciava qua e 12u 
dottore era in veste da cameni, cioè coperto d'una ttga ormai r 
Buntji, che gii aveva eervito, niolt' anni addietro, per peroriire, ne* gii 

d' apparato, quao do andava a Milano per qualcbu musa d' ini porta, 
Chiuse Tuaiim, e fece animo al giovine con qaeate parole: figÙi 
ditemi il vostro caso." 

" Vorrei dirle ujia parola in coufideuzn.* 

" Son qui," rispose il dottore: " parlate." E s'accomodò BuL 
giolone, Renzo, ritto davanti alla tavola, con una mano nel cooi 



I Ord aftuilmi ti bruicìi\ oc. Si nfiTi i^imiu LÌ MìuaqiU dnfCci^eerwjirfi In ^tutn iUl_ 
povore beutio, nuiliiiDitato ilaU'iLi]pi'i|]i>Hn gtHtli'" di Ittn?.o, l'iil.n in iin'Jtnak^i lutti 
Ui>liJ£'oiL 1 tvu }:«9tL t^i lihilTjc^'iHii inUri in^tiUi Ai luì [n Lri> nttnr imeni j. tìi» •'nim viM 
vintogli iluLIt pabBiuiLi ehf iB'ìtuiKì l'auJiuu ili Toii^n. * }/liià}iili\ lUru j| tlnlr^rfl, k Ù 
Tiiiiiizo dp] ManEDJit rTrliìi iiniricti J intarnu nlrenlcina Dl'fci'Ìvb ù milito in vWft I] 
hiel'ì non n:uiio cIlhIu unioni tie'Fiuoi pH^'^otiii^^t^i i È uim p:<Lrnlr)cia iioii meno die nnu «li 
Cii» gli dìi vvR u--i-(1ù HHJi iirripTis, fj ì^Ìm n-in p un rom^PTi/H», run» ihiEiLm-a, noi' annDjA, 9 
fjLiiDa i romouTSt prettamenlo culBrivri, i^nhli iitìAW -li lìu^-iltiei'ii tìDolt. > tivt'/lii^'". t 

s fi' itti/efftiai-iinit 1 hirronvi *f. fifW e*i-m\ìi^i ilrlL' i^nii^c iiinrt ronDiLDiLditn, J.'nlln 
nlle iIJnconìiB alle reiiliiilnfLZioni Ira gli imiii itnlinni di quel touipu i chlurd. lì ' 

3 QLirstA daseriituna, oltm eha TLitta scrondo le rogolo ifi<U'iirti-, ha Tui'u i|l mni 
nolr Jiniinii Aal JotLapr» uua r.^l]ii dJ poiisìorlo di iior>LJm<:u4 u 4:|pc Jj:in putenaiKa rav((V 
pieniL luoa U poraouDg»(ìii clie in «s&a E'jiiiip?R);i& : [ HLmllj dui dodit^i Cii**;vri fdl enil 
f<>i>k> ai.rir>»a In vitji) rjippivni^iitarf» Il diretto l^ in gihiiiÉn^ lucjiuiifi^ Condii rrtuiili» 
tinslra Ic^lal aziono; l vuccJtl p4ilrDrr>qj vDhimT U Atr«al.iii» Hip doPn^tìrn fidi'jivt ti il, 
iJottDfO ni t'ijriiyii liun l^rt■1J- o i\ dlein-dirm Acl\n suii iiTtiF|[D at rivH.'t*i in '/hpI rimici 
ffi*//ir JìHegmioai, dt-ÌÌB nupplìfiìn: Ùoi UleUi. da\\.& giri'ì^ \ Viist puru [r\ ililturiia MìU 
<ìii,7iil tifi f Ite n^ii9STi ilal ftnipn, 9plr-rA^al ^cgiL^olnna a^tiatrVi^^ « «I^Milo^i DZuHt tm^ 



lini 



He^ r;»p'njlh, di'? tiiteva gmv con T altra, nrammciò: ' voitùi ^Mi^cre 

^n bi m)(3 ba studiato,.,, 

H "Ditemi U fatto come sta," intorru[)pe il ftoitore. 

H 'Lei 111' ha da Hcu^are : noi altri poviM'i non sjip^jfaui pnHar boni?. 

^Porrci Juiu|ut bapLMf ...." 

H ^Benedetta g^ntu! eletc tutti rnsìi in vece di nn:c(fnl;ir il l'.tto, J 

Bolotc interrogare, pprchò avete giù, i ^o^tri dilegui in testu." ' 

H ' Mi scusi, signor dottore. Vorrei »ii|iui'& no ii luìnituciiuv un cdriito, 

■ftTclit' non fiH^cia uii inrtti'imfinio, c'è penalo/' 

H —Ho capito, — dì$3e tm so il duttore, cbe in venta iifiii aveva cn- 

Blto. ^' Ho capito, — pj sabito ai fece aerio, ma d'una stiiKtàniT^^ta di 

MinapufìgioncT B di proiniira; litriuiìc l'ortem&iitQ le labbi-ii, fnccndoi^r? 

Hhciru an suono iuartiiiolato, die accennava nn Ecatiuteiito» C'!i|u'i*^:io 
Htipiù uiiifli'amente iiclle sue prime parole. " Caso Borio, figliuolo; crt*<> 
Biateiiipbto, AvGte fatto bene a venir da me, E un chbo cIjìju'u, oon- 
^■FU[ilA.ti] iu ^'tnto ^ride, e.-.- rtppunln., in una dotl^iTiEio scrr^ic, dall'ai- 
^■tJf BJgnor ^ovenmtore. Ora vi io vedere, e toi-oar con mano." 
H Cosi dit;eudu s'alzò dal fìuo e^ggiolone, e cai^ciò le nianj in qu&l 
^■■36 di callo, rimoscolandole dal £t>tto in hu, come se moiti^eao ^rauo 
H noo staio. ; 

■ 'Pov'tì ora? Vien fuori, vien fuori.* bieogiia aver tante coso aIIq ' 

^Qiii! Ma la dovV-BSor qui BÌcaro, pcrcbè e inin grida d^mportanaa. 
Al*f ceco, ecco." 1-a prese, ]a spieg-ò, j^uardò itila diLta. e, fatto un 
viaojtiiuor più serio, e^elainò: " il ir> d'ottobre iri27! Sicuro; è delfaDUiJ 
l'^iij'i'ilii: yndit iViL'st'ix ; «ou quelle i/bu fjmuo pìij jniura, t)aì>\;lt! Icggen?, 
(iglijprdcj?^ ^ j 

I * Vili pucbino, signor dottoro," 1 

I "Uene, veiiiteoii dietro con l'occhio e vedrete." ] 

K, tenendo !a grida =j<'iorinatn, in aria, cothÌihìò il Vq-^oi-e, burboU , 
■Ando a precipizio in alcuni piii^sr, e fcruiandtiiìi distiutaiucnto, con 
^FfUìd' f !^pi'es5Ìo7ie, sopra nlciuii nitri, Recondo il biaogco: 
H ■ Se hciWf* psi- Iti grida ptihblicain d' orditte del aifjnor Duca di Fm-ltt 

^B i BtTttdflM gmit ! Bfl. N«1 c&p. SXVU, capovstio Q, U IKfatueoui pnrlundo di quoTle vflr- 
^^hv ab*! pr<g0t»H B'mgPEnnno a RL'rlveT' lirttnru pur mlli'f. L^nrTT^t'[;rnao, miglJnTanilii e 
^■BbhpdD i poiiEivrl, osaan/R l'Jiq qm>'*t» ì' f:ti*4a naLuriIn-glnm. ^ ^crclib, aviì l'à rrmtiJiD, 
^^R M Bk pili d4.^eJi JL'trL aau va<A □dbi.'ru aii'uiQfluLu uaUTi^lu rj^Jlo loro Enonl, o qUaDdn 
^^^ nDgli hlTai'i skUniLt vuqI aiiiha fargli un po' a modo uno. n (juasle pirold aarTOiio di 

^B ' Vii'Tt* mprn ic a rn\ii'Ài.ii'iri oc-Ufìiu-" nella bei^i ragloriurolc Igiiornuza avcVA* atrAda 
^^|Vn<t4Jt pùiLaaTiD elio r inr.Linin d£ don Rodrigo potava i-a^er EftlpjEa cIrIIii 1i:gB« diiJtmitrp 
^■IIa mjjuicuìi elio egli aveva fnttji fare ila.' buoI thruvi a don Ahboqijia;.'^ pori' ogEirÌToL^a 
^HbbU iloiuuD^u al duLtu/L^, IL ijiialo ta ttitcn'iD in uri ann^i} flfjvvEiroiiplu a ItiruEu. E «kìi 
^Wilo per lui, Abitu^Lo A tnittar Ebuiprb i^mi hU-la e mai cuu KQJil-Q onei[a, e nim delU 
^^pl[b cun'ifiH" i iiOii % pa^tbLEct &uì:uu<1ii lui, luimiidLurfi deL outiIlL u loi if boivu iirul^E- 
^Km^^ cbu uri pi^v^rn HijivoIq i'' un plt'bou rjtiorra a lui ppr fhrei Iti\-a smeihia. ma mìo pa|- 
^■Vilvirla, l->4i itnt'&tu ti|U]irocu T>aliiral1btitmo hi^ orlglDu imi& actiui di iiiarjivj;^lj[iiui bi.'Lni£/„'LH 
^B fui Bi nuniire^lJi il rariitture dvl [Uitl^fiv, i^ rtuot; ;i4|jtiri uuii fu im.i iJqb. Ui aìh cbo vnlo" 
^nUd a L[iU't U'Eiipl le lo^fi nLIn TiiEeU dcJ ilcliulu fl della pziiiFiLiTLln. 

B^ ' l(i(r ^r*irf ifEir '^k'i')- Frd-Mi or:i TuugUo it6»ì f itoti , tìin\ /uuvi, TfolLB prtmA 0iiizÌi>aG 
VnvVQ i-ii'iLlv ViilFEE <iLTIIC» ricr-E oltiìr, cIjo forndpondv al loiuburdu Vo^ui a vaLIra^ oul 
trillili MiL]|i|u u fLnrha uiarti^ìijJin'j. I]Tdiilui:lPl'U ai^uiariiLir>tu diai-CTa a 4|Ui'^Lit jpun|i> : ■ TrLifipii 
■lU|»u-iLiirft pi^T iiii villano,! El Cba viinl dii'i; rbe il Uaji^nni qui :jvriilrhL.^ ^l'^DfÌJiat-)- 

■ * ,<> D"i« oE- OiiuMi ririuaroj di t^udn boìio 'julTiinlto i^pp^rtunnuioiitu rjfni-il.i; rniiiina 
^■dlnr év^ii" qiL^jirba miglili' t* fon viva atEtmicDe iiislem*.' f^uie Uuiitij la [uUara d^ ofìjì. reBJi 
^■(Ar |i1ii Ìit4rjrQ»:ajile dallo gii'i'Aluse ussarvaiElonl del dultare. E ^iiii-fiI.ì mn\i* dnnimoLLti 
^^^oi ^ ^^■'J delle erldB rìferibu per t^iitra it unp. I: jnriqni Q carailairu atatif^n n^ìc w/: 
^■Mntra^uLn foUre del dialogo a iidI ipovimonto il^^ti Alvltl. 



B9 t PKOMMBl 5P0SL 

di li di dicembre 1G3Ó, fi Gonfinnutu (ìaiC llhtaU'UB. et Ercdh}! 
Sinnore il Siffuor Gonzalo Fermindejs de Cordova, eccetera, fa 
rmcdli straordinarii e riopfosi provvisto alle ojfpresmnìy concttss 
€Ì atli tirajuiici cìiC alcuni ardiscono dì comintlUre cvulra quc^U 1 
,\'aUÌ Uinìo diìjoti di S^ M., mi oipd mod^ in ficqvenjEn degìi eccvs. 
la maUtiaf eccetera, è crtsciata a segno, che Zia posto in nccessUà V 
cdL Siw, eccetera. Ondv voi parere dd Scmilo et di una Giunta, 
L'eleva, hii risoluto ctr? si pubblichi la prcsciitc. 

" È tvminciando dagìi alH iiramiÌGÌ, moslrando Vespencnea 
molti, così nelle CUtà. come ndle VìUe.... sentite? di qutsfo St'Uo, 
firatinide csi'rcitano conoussioni rf opprimono i più dcholi in t 
iìtodl come in operare che sì fat^ctano cotdrùtil violenti di comi 
d' aflitti... eccetera: dayn sai? ahL ecco; Beatile: che segmino o 
segnano tmUrihionii. EU? *'^'«UE»^ jt%-»4*<4*A. fA\tM^ 

' E il mio caso," dìsao Eenzo, ' 

" Sentite, seatitoT «' ò ben altro; e poi vedremo la peiiJi. SÌ tc&Ìtfi,\ 
o noti si testifichi; chs uno si parla dal luogo dove abita, occelt 
che quello pugld un debito; qìtdt' altro uon lo molesti, quello vadut 
sitù v\olhìO: titlto queslo non ha die f&r con noi. Ab oi siamo: i 
prHe non faccia quello che è Qi/hligaio jicr Vuficio suo^ o j'tictia t 
che tion jli. torcono. EliV " 

* i\na clie nLLian fatta la grj<ia appabia por me/ 

■ Eh? non è veroV sentite, sentite: et altre sliiiitl viotense, q 
aeguoìw da feuduUirilf notflii, mediocri^ lili e phbd. Non se ne acap 

ci Hon tiitlj- à i^quir I» yalle dì GinKj'tlat. Sentite oriL \ii peii-ir !r 

queste et altre slmili male uttloni, hmehè nano proibiti^, ìiondm\ 
convenendo metter mano a maggior rirrore, S. K, per la prtschte, 
tlctog'tndo^ pc(ietora, orclina e coma/uhi che i^ouint li cofitrucDCH 
in qualsivoglia dei suddetti capif o altro slviile, si proceda da luti 
fjiadici ordinarli di quet^to ^lalo a pana pccnniarta e corporale, 
cara ili rei cìf ai ione o di galcru^ G fino olla tncrtc... mha jiiccola 
gatelìil iill'arbltrio dell' ÌJcccUnua Sua.o del Senato, secondala <i 
Ida dei casi, persone e circostante. E qncsto ìr-re-v\i3-si-Ul-mente t 
ogni riffare, ectettìra. Ce n^ &, della roba; eh? E vedelt? qui \b so 
adizioni: (ionzalo Fa-nandcB de Cordona; e \\\iy in giù: Platoi 
e qui ancora: Vidif Ferrer: non ^ì manca utente, " 

Mentre il ^ottore leg-^eva, ReuEO gli andavi dietro lentamente 
r ocftiìo, cercando di cavar il ctjsti'iitto ciliÌRm. & di mirar prop 

quello saciroeante parole, che ^\i parevano dover essere il ano ai 
Il dottore, Ttìdendo il nuovo diente più atttnto die atterrito, si ma 
vigliu^^a. — Che sia itia trifolato costui,' - — pensava tra eg. " Ah 1 ah 

3 li diaae poii " vi siete però fatto tsffJiai'o i) ciuffo. Avete Mvoto p3 
eiìza: però, volendo mettervi nel]e mie mimi, non faceva bisogna 
caso è Berio^ taa voi non bapete quel c:he mi Wstil^uoigm di &ri 
un' acca Rione/ "^'l " 

Per inteiitler queat'ne^ta del dottore, bisogna sapere, o r&lDii 
farfìi cbtf, a qr*tl ti-mpo, i [bravi di lueptiereT e ì ficiiiorosi d'offoi 
tmre, UHavnn, portai^e un lungo ciutib, che si tiravaii poi eal volto, oi 

^^-i ^-^-- ^ 



i L'JjA III' rrtìiiiiflato ce, Qfi 
Inkiilq t\i'ìa iKfllHiXBD^ di «vtii' A fht>Duro culi iiu Irlrba 

ai.-cJfo tìiò BÌiu ^rroti^ dovuti^ ì\A \%n\ cusiu lìirlo ricrt^dera. 



i\ic, ohe ttfKo InLerpi^dtjt alitìdLriiiji 



A.-^^ 



**%.^^^ì*^Jl^XL 



•Kriv 



ACK 



rilMtALO TBSÌ^n. 



Rmu Tisiern aìV jiUn d^nfli-outur quuli^lipcluno^ nc'cflaì in cui BUi[ia5s*!r 
pcL^oa&ui'io di fniviaatej^ e IMiiiprdaji foa&o di qui^Ile, Am m'Iiie^evAiio 
feello atesso tempo forza e ptudenza. Le gride non emuo alato in ai- 
Ronno 3u i|auata modo, Comfinda Sua hcceUt-nsa (il nitircbiiao de la 
iHyiiOjosft) L'/ie t/zi lìpricrà i arpeUi di tal fntufhf^sti df: coprtim il 
mroatc fino atli cigli eécUmva mente, ovvero porterà la freisa, o avanti 
ufì liQpo It: orecchie, incorrn lape/ta rli trecento scudi; tf- iti v<iso d'mhtt' 
milita, di tre anni di ijalera. per la primfi volta, e p^^r la seconda, 
Elitre la stuìdetta, mn'jgion' ancora, pecuniaria et corponde, alV arhUrio 
Hi Sua J^ccdlcfi£a. 

u Permeili: però che, per occasione di iromr&i alcuno cahó, o per 
^tra ratjiomvoU causa di acfjnalc o fcr'dar possano quelli talif per 
mvi^ffior decoro r? sunrUì toro, portare i capelli tanfo htìighi, quanto 
pilli bisogno per coprire slittili mitncuitiCfdi e nicrrte di più; avvetlendo 
hmz a non tvctdere il dover»: e intra necessità, per (non) incorrere 
Lfitlt* pena agli altri contraffacimti imt^osta. 

t E parhìitìttii i^owanda a' barbieri, solfo pvna di c^o .•a^utli o di tr&^ 
mìfUti di corda da esser dati loro ifi pìMltco, et matjfjiotc anco cor- 
worak, all' arbdrio come sopra, che mm lascino a 'ptulil che locerantw, 
Borìff (dcmta di dette treM^c; ^jsi& ri^^i, id- animili più ln"'jht''ddV'jr" 
mdimr'w. così ftelfa fronte, come dalle bande, e dopo le orc-chrc, ma 
mhe sitino tutti ttijuali, come sopra, salvo nel naso ad caloi, o altri di- 
menasi, come si i ddto. U t'iunb era dunque quasi una parte lìell'atniii- , 
Huru, e UD ili^tintivo d^'hravacci e d<ei^li Ei^upeslriiti; 1 quali |joi d^. 
m^à verniero comaiienieiito t^hiumati i:iuSì, Questo termine è riuifi^lo e 
■vive tuttavia, con sigiiini't>aJone pia iiiitigaUt, nel dialetto: e non ci 
■BU'a ibrae ncsBiiuo ac^nu^tri lot.tori milanesi, i^Iio mia ^l viiuìim-nti 
waver sentito nella sua laiiL'idle^iKaH o i parenti, o il niaoslro. o quulclie 
pmicu di CQBC, qualche persona di aerrizio^ dir di lui: è un ciulTo, 

m UU ciuffetto. 

B ' In Tcrità. da povero figliuolo," rispose Renzo, "* io nou lio m&t por- 
B^tu ci]inb in vita mia," 

I ■ Ntju faedain niente/ rispobe Ìl dottore, ecotendo Ìl capo, cou un 
VOr^mu tr:i tii'ili^ini^o e im^iAzient.e- ' Se nou avut^ fedo innip» nori Tncciaui 
Wente. Chi diee le bugie al dottore, vedete, figliuolo, è uno acioiito, che 
■Jil^ la verità ni giudice. All'avvocato bisogna rateontar le coke chiare: 
pTiiiiiotra poi a imbi-oglrarlp. Se volute iih' io v'aiuti, bisow^m dtnni 
l^tto, dall'ii tino alla zetii. rol iiuoie in mano, tome al confessore. Dovete 
ll^niuiamn la peruona da cui avete avuto il ^ti.tndato: sarà natutal- 
['"eiitc pemonii di li^uaido; e, tu queolo taso, Ìu aiideiò da l«i, a Tìli-c 
|fl D atto di dovere.' Non «-li dirò, vedete, eli* io sappia da voi, che v* ha 
Ignudato lui ; iidatevi. Gli dirò une vungo ad implorar la sua prote/,ion6 
■ti' un po/tro triovine calimiiiato. E con lui prenderò i i^oni-erli up- 
poriuni^ per finir V aff'ffre ìodevolrnoute. Capite tiene rhe. salvaiulo se, 
fcivGrà anche voi. Se poi la scappata fosse tutta vo^ti-a, via, nau mi 
Btiro: ilo cavato altri da peggio imbrogli.... Purché noa abbiate of- 
Bso persona di lìgnardo^ inU'ud^auiooi. jiiNmpe^no a toi^^lìurvi d'im- 
Blccio: con UJi po*dÌ spesa, intNldiainoi:!. Dovete dirmi chi aia l'udeàCr 

L I :{ur4 iialnn,lii'ri\le /}wti,i-nt lii rifsn^i'-'li) i-c. qaunED |*iiE'ibJ<i Hunt un iritn^llo. In evi II 
Pliixoni J'a ciLilm'B il dftbrff dis Iv ]>rgii]iri£Ì4 tioii lutlu si-'Hutìì fluii» j^cfui^orai ilolla 
■nirAJixJono Ehbo con ruvvi^rh^ff n'ifurnhitim/t ci Tinnnj i dira, rltu di riiiuJU lii'iFf-DiiLiLB 
atr «oljUiiW LH^^kCi 1 UiiL>lM, V iiitautL> ti i^kblLii'n 3Drvi> Joro umll^4au. ^ \ 




4i.^n.»*'^r 



ÌA^^^A4^ 



V5 . iPtma^ar spost. I ^ 

cTi>me ai dice: e, secondo la. coiidiziou^, la (jualità e Puiuorci dcll'àiuica 
sì vetlrù se cocvengft più di tenerlo a segno con le protezionL^ o Irò 
var qualche modo d'attaccarlo iioj in crlmioulcT e mettergli anaipuicL 
ueir oi'occklo : percliè^ vedete, a enpor ben mancggiuro le grijc, acs- 

turno è reo, e res^^ujio è innocente. In i|itiiuto al curato, Be è pei'aoiur 
di giudizio, se ne starà zitto ; se fosse niui teBtolina, di' è riniodio aiicL 
per quelle. D*ogm intrigo ai può uacite^ loa lu vuole lut uomo: e i 
vostro cftfio è serio ; eerio. vi dico serio : la grid» caiitrt chÌ*iro ; e Re It 
cosa ai deve decider tra la giustizia e voi, così a quattrocchi, stat 
fresco, lo vi pnrlo da amico: le scappate bisogna pagai'le: se volet 

5nseoi'v«la liscia, ila.nai'i e amearltà, tidarvi di c)ai vi vuol benO| ubbì 
ire. far tutto quello che vi sarà enggerito," 
Mentre i\ dottore mandava fuori tutte queste parole, Renzo lo etav 
guoi'dando con uu^ Att^ti^ioue ostatica, coniti un naterl&louo sta suUi 
piazza guardando i\[ giocator di busBoIottì, che, dopo eiìBersi inacciai 
in bocca stoppa e atoppa e stoppa, ce cava nnstro e nastro e nastro, cjjj 
uou lìriiact: mai.' Quaud'ebbe però capita bejip cu&a il dotture \ijleKM 
dire, e tinaie pquivneo aves.^fi preso, ijlì troncò i\ naflti'o in hucca, di 
oendo: Oli! signor doll.ore, cnino Vhn intesa? Ve proprio tutta a 
rovescio. Io non ho minacciato oesaanoi io non fo di queste cose, io 
e domandi purt a tutto LI mio Gf>muTi?, ohe sentii'ù ohe non ho jnn 

avuto che lare con la giustizia. La bricnoncria T hanno fatta a me; 
vengo da lei per capere come lio da l'are per ottener giustizia; e sol 
bea contento d' tv^er visto quella grida." 

"Diavolo!" esclamò il dotlore suaUncando gii ocelli, "Che pa 
^ticcimi fate? Taat'è; siete tutti cosi: possibile clie uon sappiato du'l 
chiai© le cose? " *"- ^\^|V-* <**:. 

"Ma mi flcuFÌ; lei non m*ha dato tempo: ora le raftconterò l. 
cosa com'è. Sappia dunque ch'io dovevo spoaiire ogjfi," e qui la voi 
di Renzo sì coimuo^j^^, dovevo upoj^are oggi uua giovine, ulZa qua!' 
dlncorrevo, fin da qn^pt* estate; f- oggi, -ionie le dicOj era lì q-iomo aii^i 
bilito col signor curato, e s^era dispusto ogni cosa. Ecco che il signo; 
curato comincirt a cavar fuori certe hi^usc... ; basta, pbr non tediarla, ii 
rho fatto parlar chiaro, cora*ei'a giusto^ o lui m'ha ijojift^j?Bjilo ch< 
gli ei'ft stato proiliito, ptna la vita, di far questo matrimonio. Q^l pre 
potente di don Hodngo..." ^**wwO 

° Eh vi»! " interruppe subito il dottijre, HggrottAudo le ciglia, ag 
grinzando il caso rosso, e storcendo la bocca, ' eh via ! Cho mi venit 
a rompere il cnpo con queste fandonie? Fate di questi discorai In 
voi altri, che non sapete initìurar le parole; e nan venite a farli coi 
un galantuomo nlie sa quanto valgono. Ajìdate, andate; non sppef 
quel che vi dito: io non m'impiccio con ragazzi; noa voglio sentir dli 
scorai di questa sortt^ discorai in aria." 

" Le giuro,,.." 

'Amiate, vi dico: ohe colete ch'aio faccia de' vostri giuramenti 
Io non c'entro; vap ne lavo iv mani." E ss Ir andava sti^opicciaoi 
come He lo iavaasc davvoro- " Imparato a parlare: non si vicjic u &or 
prender cosi nn gnìantuomo." 



' (JiivbEa Blmmimlin'j ^ di ua'cvldcnib iJi4rDvle1Ì-i5a a In tutto niiova. PiTl di A ■11 Bent4 
vIlLara, anjiueLiLc antlric* iIdI Cotture, tilt- L|(]CBta votE.ii uvea cpefla a tuoIo la ixm L'Ikf 



" * CAI-ITOLO TEEZO. Il 

iht *.enta, ma sciita,* ripeteva [tulnrno Renzo: il JuLtore, sempre 
[ griJiTmì*!, lo È|.)hi^rìv^t *^on U- ninni verto T usciif j e^ qiumtUì ve ì' pUbe 
^^cciulo, jtpri, cliiamò la Berva, e lo disse: ' HesLituile tiibito a qa(i\- 
Hn'nomo quello che bft poitftto:io non vog'lìo niente, non vogliu niente." V 
^V Quella, domia jion uveva mai, in tutto il tooipo clri^ru eIu(u jIM 

<l\iella t'iisa. eseguito un ordine simile: iiih era stfito proferito con un^t 
I Lale ri&olazione, che non esitò a abbidire. J^rese le quattro povero 
V beatiti, e Ìq dii^c a Hen^o, c:dii un^oL'cbiatn di canLpQBamtit: diDi'caEnntf, 
'i 4'btì pareva volesse dirt : biaoiftin fbe tu V abl>ia Intta bella- Keiizo vo- 
leva far cerimonie; ma il dottore fu inc&pngnabile ; e il gjovine, più 
! alloixitù e piij etiaKlto che mai, UtiveUe rit>rpuderHÌ Itì vitUmo rilìulatr 
I e tornar al p^ese a fMccontur alle donne il hfA cofitrutt-o della kuh 
spedizione. 

Le donne^ nella sua asseiiBa, dopo essersi tristamente levata ÌI v«- 
Rtito dtflla feate e lu^aeo qupllft del giorno di lavoro, si inigero a. con- 

BuItHr di nuovo, Lucici siu^hioj^zaudo e Atfnese aor^pirando. Quatidi^ 
(luesta ebbe beu purkto de'^randi elVetti che &j dovevano sperare dai 
ConEÌgli del dottore, LucJu dih^o <iht bi'jognava vcJor d' iihitai'?! ii»j 
luite lo maciere, elie il padre Cristoforo era nomo non hoìo d.t conai« 
gliate, raa da metter l'opera sua, uutindo ai tratLisao di aollevar po*^ 
'creili; e pfie aftiobbe una gran boi]» iiosa potergli f^r Hixpuro i-in 
^Vei'a iiccadutù. " Sicuro," disse Agneae: e si diedero a t'Prcai^e insieme 
Iq ntanieta; giaccbè and^ir esse al conve^ito, diat^mte di là forse dne 
tni^fin^ non àe ne scutivauo d cuni^^io la quel yit?][;:f; e certo nf ss uu 
■^Unuo di Ffimliiiio gIìgmo avn'bbe «iato il parere.' Ma, nel inonlre ebd 
IpdaaciavELno i partiti^ si senti un piccbietto airuEtiio, e^ nello stesso 
R^uffleiito, un sommerso ma disliuto " Deo f/ratias." I-ucia iminatfinan- 
d™^?! chi poteva ©ÉBoro, uorac! ad aprire; o tìiibito, fatto nn picuoio in- 
P'^Oo famÌR-lift*"eT venne avanti un laico cercatore cappuccino, con k 
P""* bisaccia pendente alla spalla sinistra, e lenendone l'imboccatura 
C^ortii^lijhtji e strettii nelle due mani ani petto.* 

I ^_ oli fra Galdiuo! " diasfro lo duo donne. 

I *" li ??i^norc tìia non voi^" lUsee il frate. " Vengo alla cerca delle noci." 
I * Va*ft ptonder le noi^i per i padri," disse Agnese, Lucia s'ahò, *^ 
B*Vvif) all'altra stjinza; ma, prima crontrarvi, si traltennp dietro Ift 
b^Ue di fra Galdiuo, che rìmauevn diritto nella metlesimu posiliii'n . 
K laettendo d dito alla bocca, diede alla madre un'occhiata diecine- 
■^^a il HOffi-cto^ con tenerezza, con flupplicaKÌoue, e anche con. ima 

l*ta au turila. 

I li ceT'i.:atore sbirciando Agnese co"^! da lontano, disse: " K qn^bto 

■plfitrimonio ^' Sì doveva pur foce oggi: bn ceduto noi paosa un» ct?rtft 

■coilfu&ione, come se oi fo^se noa novità. Coa'^ stato? 

I " Il signor curato è aaiinalato, e bisogna diflerlic," rispoBe in fretta 

■ ^ Qliu^Ib scoda jLgi^tb Tra U dutture a Reuta Im qualizliB souilglÌBafn naii tiiieUn co- 
Hjslclrifciiua i:1iu ATTJrnD In cima di dan Abbondila KUotc^iè Rcnno o Lucia tmitiLTiEr di fn-i'sl 
■qpoKHtu, L' n^iJn^lunv Lù aia tiL-iliho deriva da una sTfabu ? argento. La paura cbeupii'a éna Ho- 

■ ■Itiijo VlvA Atn'fi J'ilCJTia luvniIiT It |roPi!ru iloCtore q gli fo |>er'lLirti In sua dlgiillEii j^^i-ldià « 
HpinKa Ruit:D l'uurl dpU asau, luì uUu Ìa osali» l'vte catlì dlsL^oi'sl jt un gnUnliiolDif col 

■ ^ * Puri^hi' qiu'Ata golfo ìtIiIobjì ? u iJiiriAtirLa cou qm'ì ?no Huo giu^ti^iii, fio])Ejpiid na 

So~dUi>nii'tit«, eI Ti'iumiiaiiO' In vuo poi i^ daint i^ yttn" luljo è 1\ì\^ì nmiikTb) du^Lva 

t ' 4jii«alk II nr tir 111 ari d'Jla lilsacctii e d^^l modo di tcnerls Hf^mifranD h noi ima dolFe flo- 



4^ 



fcOflr»^*"^ *nm&^ftTJ^'*^ 



4«4*4-4^^«M« 



la donila. Se LliHa noti fVu'eva quH ne^iio, Im i'i^po»ia sarelihe prolifl 
I^ilraeiitii alata diversa. " E come va la perca?" ang-giiuide poi per mati 

' Poco beue, buona 'loiaiìii, iiot'o bone. Lu son t:ittH qui." E, co^ 
dicendn. si levò hx h'njAcc'm d'addosso, e lo foce a^ltni- tra le due ma 
'Sou tutte qui; e per ntt^tteie inaitme questa bella abbondanza, 
dovuto pircbin.r'3, Il bon dicci porto.* 

"Mal le luihali^ vanno pcaree, fia Galdino; e, quando a' ha a 
fiurar il piiue^ non si può alinrgai' la mano nel resto." 

" E per far tornare Ìl buou tempo cbe riitiedio e* è, la iuia donilfl 
l/elani'^sion,. Sapfltn df quel miracolo d^lle nod, cbo avverino, moltr'aiiD 
sono, in quel nostro convento di Romuy;mtV " 

"nn^ in verità; va (.'contatemelo tin poco-"' 

" Olii dovete dunque sjipHi'e e-ìiG in quel contento e' eia un nOBlft 
padi'e, il quale era no santo, e ai cliianiava il padre Macai'io. U^ 
Biorno d^iaveruo pui^saudo per una viottola^ m un campo d'un uostP 
benefattore, uonn> dtibbeno oncho lui, Li padro Macario vide ques^ 
benefaltoie vk-ino a un ano ffmn noce; e quattro contadini, con 
Kapptì ììì aria, clifl principiavano a ecalzar la pianta, per metterle 
radÌL'i al sole.' — Che fate voi a iiiiellit povtra pianta ? domandò il pad 
MM(*ario. — F-h! padre, son anni ti anni che la non mi vnol fai- no* 
e io ntì faccio legna. — Liisciatela stare, diase il padre: sappiate ci 
quest^anno la fai'à più noci che foglie. Il benefattore, che sapeva r 
ei'a colni che iLvuva dstta quella paroJii. ordinò Bnbito ai lavoi'afcf 
che geltasser di nuovo la terra sulle radici; e, chiamato il padre, ci 
f:ontinuava la sua strada, — padre Macario, gli djsse, la metà dulia ra(' 

colta sarà per il convento, Hi sptii'aa la voce delift predizione; o tilt 
correvano a guardare il noce, lu l'atti a primavera, fiori a bizzeffe, ( 
a suo tempo, noci a bizjseiTe. Il huoi) beueiattore non ebbe la consoli 

kìouh di baodiiade ; ptrctè andò, priiaa della raccolta, u. riceiere f 
preniLo dulia àua cai'itfi. Ma il miracolo fu tanto più grande, come se 
tirete. Quel brav'uomo avrava lasciato un tìg-liuolo di stampa ben 
versa. Or dunque alla riLCi^olta, il ci:rcBlorii andò per riscoleie la meti 
eh*era dovutra ni convento; mn rolui He ne fece nuovo afìatto* ed ebh 
la temerità di riapoudere che non aveva mai at^nt.ito dire, che i eaj 
fiuccini aapefieero Jar noci. Sapete ora cosa avvenne? Uti giorno (se' 
tltn qu.estrt) lo seapeetiato aveva invitato alcnni suoi amici dello aicR 
pelo, e, p:o;ìzo vigliando, raccontava la ftoria del jioce, e rideva de'fral 
Que' ginvinastri ebber voylia d'sndir a vedere quello sterminato mn 
tbio di noci i e lui li mena sii in grEtaaio. Mu Bentitfì: apra PuhcìJ 
va vei'tìo il eantucoia' dov'era stato riposto il eran mucchio, e ment 
liite: tfuardate, guarda egli stesao e vede..-, che cosa ? Un bel muooL 
di ioylic fiacche di noce." Fu \m esempio que^nto? E d convento, in vpii 



I iiatcontaUinelo un ptKo. 01 sembra ^ko Laturflle cbo tu Aguatte. la ijodIo in t\aaì ni 
lauiltcì aveva tiitt'ulli'o a peiiasire, venlflue vigilili di bUiitirn «1* fra Gaidlnd iLtin storleli 

- I'kt M^lln-fi fa ì-tnìi-i de. Ayroliha ilPtln mufliii Pur nini^Hi'P In rikriii;! oi- 

1 Viniti'i:i'tt- Uni it' iLCi'i>rdji cm l'ideu dv\ ti'ii'"h 6 slfun^ì-sio n'\i\ehjti dì aatì. 

4 QLinq1.ri njlriVF'j"dri ilnU^T nipfT nn'ifti-vji j| D'OvMll', ìi hisu loi^larin Aa\. i-AppraaaatJ-. 
Tini ri'fidDn;£;i dhUn scrittura j Q. q{>nBiil(jrnin In p^fnniin di>l oarruturo o quella di elil ] 
neoltn « it iDf»di gulfo «li'c^U figlici " Il \\\\<- 1i>tDreBi-iE.i> Libu ■□ muavn, rice^d pvininl 
Ebe il Jiilraooli> ^ metbd Q por li aoljfjt convLinlmi/u ib'biiiniiLka,fi v'ù nnai una td i^tlA 
Ìioiti>. Litki' >)c il romaitiIcrB tiinBU un protaatanteitriKiifobbi^ ufi* in (e Dzj ino aaììriM VHI 
\a rrt'lillità di-llu plf-bi iMtto^Uo. Ved^ DiSC\\6Sittiii rririfiiu/ij^E/jr ; Uipr, 1SH6. psjf.Si. 



li ac^pitaie, ci guadagna; peji^Iiè. dopu nn cg^j ^mn ijvtUi, In, «iTto. 
i\oIle TtntU rf-Eidt-TA triritn, ts.iit.o, rhfi mi biiiielntltiiTH intibsu il EntmpAe- 
pftioiic ilpl povero cercntore, fece al convento U CJiritJi li^im aBiuo, ctie. 
niiilUEse A portar la noci il ca^a. E ti fat;ev4 Uinl'plio, Hm u^i pi>- 
Vei'u venJva ìi pi'eticìi?rue, aecontlù ]i &uo bìtOjfuo; peivbò noi siH-nl 

CODIO il mare, trlie rii:uve acqua da tutte le partj^ e la toma a dJetiv 

Hn'e a tutu ì fiiimL" ' 

Qni ritìomparvfi Lnulri, col gremjjiiiltì coaì pflrico dt nod oLc lo ivg- 
tfffva a fatica, tenendone le due cuui^be in ulto, f^on le bratriu t-Ptìo u 
nllun^'ati;- Heiitre ùa (telIiUqo, levatasi di nuovo lu lu^an'ijk ia inL't- 
t«va i^iù, e uc ncijglievo 111 boi'ca,' pwr introdurvi l*aUboiiditiili; eltfujo- 
Etna, tft mmìre fpicp un volto attonito e severo a LuL-ia, per la "un, prò- 
ibgaLtà; imi Lucia le diede uu^oefLiata, clie voleva lUre: mi j^iu^HtiUclirvn, 
^rg, (jaldino proruppe in eloffi, in augiiri, in pn^nesse, in rÌiit'ra;4iJì'- 
tueuii, e, riaiesB.» la bisiiccla al pfiHtcì, a^avviiwa. M;i Lnfia, lirlifrvmu- 

tulo, disse: " Vorrei un servizio da voi; vovrei Hio dic^Bate a\ patU^ 
Cfi^lolbro, che ito gran prtiinnra di parlitrg-lì, e rhe mi faiicia la cdVìiii 
*u vomìi- da noi poveiMitts, BuLìto, subito; porcUò noa posainnio andw 
l»0i^fllln, cbìpsa." 

' Nofl volete altro? Kod piisaurà uu'ora olio il padi-o GHstoforo aapuV 
ioeti-o deòidcric." 
;MÌ fido/ 

" Xou dubitate." 1^^ tosi delio, ae n' andò, un po' più curvo o pia 
^■onttnio^ di quel che Ibase venutf^" 

Al vedere fhp uriii povorii vuì^ìv///a\ muoiIaT» a chiamare von tuntn, 
*^o^iiden;ia d padre Cristoforo, e che il cercatore acce ttjtva la eouimi-i- 
*t>tni seoKa meraviglm e senza diftieolta, nen-^siin sì pouiìt die quel Un- 
*m(Vjìio foBGo un Irato di doaaina. una ^l'Upia ^dj^^lrapazaOn Ènt aimi 
^*»io di luolta autorità^ presso ì suot, e in tutto il (contornò: ma tale 
■''a la L'oudidoue do^ cappuodm, elie nulla jiareva per lui'y tioppo 
'^^^0, uè troppo olivato, Servir gV iufiuii, eiì e^aer Ber\ittf dapoteuUj 
"tvflr ne'pala7.KÌ e ue'tuirdri, eoa lo tteriStVeoutei^no d'uuiiltù e di si- 
*'ozza, ester talvolta, oella ateasa vn^ii, yii soggetto Ji paa&atempo, 
'^U ptraouagffio aeuZH il quale uoii M de^ndi'va nulla, chieder T elo- 



< Xoi Mianio roHif lì Riiarf tu. Qiiv«m «ìmnitui^lnv ìi «erlEi aiipaiiofo aUa lernturA lU 
^^ill4»i mn pi^Au^umo CTB^Iiiro che egli qiiJ rìp^in oh elio iivrL uJiLd ilini da xltcL 
' Jfa*if>j] /ru iW-!\i'<i ev. H'ni tiri-nrii'Vii linmaeinnrB che fra G.itiiliLO si ruEif^tti^i^qa la IpI- 

1 ^\ rplrgLirlb rtic^LftHrglh u nspetljirii rJiu Lii'^Fi fciT.tiit tiiL'onFit non U' .iitn'i. iiii'i il j»jirtÌ4!:.fiLrf^* 
TPBkts è aaF{>r<!ÌiÌD, ^ l'm EUrvo: t ^v.vi'hc pia cwf-vi-f ì (EiniaitJii il 'fociiuiJiB^u. u nim^aiucA 
'; ""Wiine^ r uhlinnclania ilnU'<^li^mobfi>iL fiiltùpU 'iì^ MipIì» hou prrtflvji p-^^ììv <ji>Iii, da [uiìur- 
I *ulo jDtlo il ;]eaD ilel[« nool- i 

'1 U nnrnttcì'a dì Cra. tJaldliiD fu <:onipiiitDii^nlo a^cLmitiata dal Ir0v]d|<i p miiflHO In 
I^Uhiite ODU [|Ufill[> 'Il iìoa AJibuiuiÌD^ Na riruflriiiiii qui uFi^uui puctj: Tra GaliUno non d 
iin oaiLiiLiii^u n fortL tinLt imlividuAli ; a un nM^'»<t ch^ rAj^prUMcQtn L'inrlulri u J^ L^to d' oiin 
iEUa^. £k^ì d BCt'iika ti rruildo^ Il suo tigoi^nio ì> armplipL'uiontc olTuttu d[ rri'dhleKrji, nnji 

gJ^ di "vivtt D pFt^potflUl.D ^m^fEUUpA^l^HU pili* ti? □(pBUir. f^a \'lla lUltU^LMilLUH llllQ l'd foti'J 

ijìit rciVuiitG a fuiicn ddU rjiriti rinlln ttinì-piri yjù iiiil.uraliiionfe oiuii'a iii fm i.'ri3Ur^iiif>, 
Ad nnllu d isLifriUru I'uIìIuil^ i:ih ì\ti'i\if.i dL^^a Oaldlun- li nm* (tj^glMinu nuu !> Eivitli^ pi^'t'^ 
iiHioL'ì quniib» cirU^glDle; u 1' L'^r'^lamo ilu^totiveuEd, del rtiMtikiin. Fru UuIiììul» & Il tjjuf 

fikr toni^ru P abbondiiDEii ttollo inu^sL ^ Vi'Mio ni^la ^aa monte [jjui'^lva tiEo^io comuJu 
[ prlii<!lprQ, con tutto il L'Lircedi» dti uiij-Wli ulic lu iroitlorEii^no, tiou vi appurLi Dda^niiii 
I T'aelrirLunt, percliff nel i^iin ouui'c i^»:>rL v' ^ uFrui^a iirE^n'^cii^ij/foim CbritAluVilo dolio b'oEIu- 
IrBOEti altrui ehi lo ^piTtgJi a onrro^oro quiji priun'ipiD, a mty]^dorÌL> l'iJI dhi'iiìdoi^Q. iLtf 






^^lii- 




rnusina per tutto,^ e farla « luUi q^iielli. clie \m ehJfdt^vaoo al convento» 
:i lutto era nweazo un cappuct:linj. AuiIheiIv pei' k fttTftdn, poteva 
ugualmente abbattfrei in un priiii;ipt che ffli^ticiasse d vertute mento 
la puntai iltil i^ordouc, o in unO' brig&tii di rWaKzacci che, fingi^Dilo 
*1' eH3tìro\_jtjle^mtiui tra ìoro, i^l'iuza^iibera^BBro la burba di fango. La 
parolà''*Trate > veniva iu que' tempi prolei'itii col più gran rispetto, 
e col più uoiai'Q diaprez^u : e i Lappuo^ini^ lorae più. d'ogni sHi-'ordiuc 
efb.ti Oj^getto de** diif? DpjhO!^1i i^piitj intìnti, (i proviiviinti ta duR opposi^ 
fortune: pert-bc, non possedendo nulla, portimelo im abito più strana- 
mente divei-so dui fomuuc, facendo più apertp. professione d'iunilta 
h^caponovan più d.a vicino aliti veueruzlijne e ni vilipendio ohe questo 

cose possono attirare da diversi umori, e dal diverso pensare degl- 
utì mini - 

Partito fra Caldino, "Tutte quello noci! * eaclamò Agnese; 
i|aeat" annoi " 

"MauimjL, perdouiLtetnì, " nspoae Lucia; " uja, se avessimo fatta 
un' eleuiubiiiJ* i;ou]e ^li nitri, fra Guidino avrebbe dovuto j^irare aii' 
rora, riio HA qiinnto, prima d^ avor U blF^acna pii>nii^ Dia sa. qu^indc 
sarebbe tornato al convento; *• con lo ciorie uhe avrublie fatte e aeri' 
tite» Bio sa^ se gli sai'ebbe rimasto in mente.../ 



■^t 



Ilui UGuyatu bone; e poi l; tu 



ita carità che porta Korapra buon 



fratto/ dìs6B Agnese, la quale, co' suoi ditettutcii era naa ^raii buona 
donn^ e sì sareube. (.-ome si dice, ìjutt&ta f^el fuoco ptr queU^ttnici 

figlia, in cui avcvft lipofjta tutla 1(l aua compirtconKa, 

In questa arrivò lìeTL>:o, ed entrando con un volto dispettoso h\ 
HJemo e mortiiii^ato,^ trettò i cappciii aur una tavola; e fu questa I^ul- 
Urna trielfl vicenda dulie povert; bealie, per quel giorno-' 

" Bel parer© ohe m'avete datnir disao ad jAg-nese. " M* avete maD 
dato dtt un buon galantuomo. d\i rfio cbe aiuta veramente i poverelli ! ' 
E raccootò il ano abboccaTnentu icol dotloi'e. La doma, stupefatlii d 



1 Ch'udir Vrlemas'ìt^ p'r tuflo^ CturAflE LA liuoso* I'A per niTH», Cfnnl'r-r^ fu \ 
nitri OBBorvato, *i plìi dittinolo ili ('eH{:A.iE.f ; LummjuA i più votttiu'V- Ma noi aou tfi>vi»iL.^_ 
uera^xrlfl. p^r non dii'» Tti^inn(>vk>]D, la cckreiìojnì^ porche qui non 9l trutU Ùi ajAonc pLi 
o luenD diviiUDid> oia in tLiCto umiio r^nalb si kddtqevA ai inli dcr^htori o qnFntìnialL^ 4 
poi perchò il ri,KrjiHE ó In migliora curritiiouiìflUifc col da pieu tutto ; il più dovfcya cun 
latitiirei d'avei: tulÌ9 li» pr4'^j[irjÌ£Li>iio pa- T 

^ Ifiù aa..^. l'io ari^.^ Dia «a-- * TToppì Mio Ba pijDiiu posti par Jidere. > rommuÈo. 

" Vii vflita diepiltoi-ì m*ifmf. é Mvit'jinilii: La faccfa auihaia e VRii&i>tìJHUSA mBUA 
(iTPieeo TEUPO, Ln prima Eei^one ci rkbjaiui aUa laonttì qnui ytvAÌ in mi U Tahqi> ci '^-■ 
plnga k cAvalEurl crti^Uaui dIid sb ne iiLuri|ikUD al Juru cuuipo, dopo utgi insegnjLa loiiUl- 
iQeate Erminia: \ 

V^r^ a' irn a\ai «aniAi» m rinsiii 

1?L>P-N9, Hi, TI. 

Nul cD.io di R^nzD i^tTn, ritit ?c no InrnrLVA.iimEliiiM e dolii»<i>, mentie flvfvn mi^lFrt «pfetati 
di riUBctre nel auo intcìLi^^ maglio rmivcnbonD gli nltvi dne astiti mefiti, il dùytth e '^^ 
piOTi-J/f"""''- na parali faf^o Im in ah 1' efitr&sHioiJo dì aloiiii atHriifiaGuro. 

* t'ià ijumtn ì'iiit'ii\a trtit'i vci'ufn oa^'ì{\lo'ciiaii(ir> ri Jiliiizunì ji r|ilelJB poTBCt hoellfl 
eoài mBluitjDiflo da Rmii^o, vivnu r ikdt roti ivsi mito !k noiniJiVrir r]uullA ooiiflldDr&tiijniH gjn »wvU 
null'imiTno nostl'o, che c-inh. qunnrio siamo irkvnglìitl ila gravi rarv, ej riii^cntlliuiiiD (nttl 
In riul aLcbbì souBa badai'o od alt te», likbta, ^Im Enlvulta da (arnicittbti d fqcriauiu Lurniitii' 
tBfari- Utii6 a mgimiQ oanorva |] D'OTidiayho li^ idro g«inr^U in rru^eto romiiJiT^Lj uon «Diiit 
quuài rujii i*?puat<D in luuilu troppo «4|illrlLo t i:Eiti>g<«L'iiio, 1» BoJbncjL-iui^ìita jii-e^] 11:^^4? ; nioasn 
re^Liiiio 4^»Tno lii^f^nli Eotto hlìa narTiiiiriaa', traspujano d.i qujiVIip Trizzo, M>no odoiormili» 
In nn paFrti.'i>iiii, tiitliiinLTT» ìfj una iittvri'L'ipLth'iKLi tauì^tloHn- Guai\^*rU!\ 3U1 ruTnarln dj iiiriEt 
llttrl TJ'EipiiiUiitJ di |:eDuriiLh£L. chn ^jiao vVi ^i l^i^il'Oio, pili al rlri>iioai:''no risoli, quesln 
■UDiJii^v jijfi Hi Irnvi pli'nk> di aonaettì pmCondl» ot^nuii tie' qnuLj oltiopu^a di ^.la JDIigit 
// fjdf sj'"fiaIo in cai Ì uupUcìto. L« corrr?''DiiE' dc, pB]z. ^M, 



i*ai::jttwE-^ 



flotì trista riaso.ito. Toleva ìiietterli tbMiir*0Btrnre cbe il parere però 
♦jrifc buimo, e cb« iVijzo min dovevu ììVci supato far U cosa come aii- 
«iftva fu-tU; ma [.ncia inU'nupptì qiipllii queafionfl, annunziando che 
'operava d'aytr trovato nii aiuto migliore. Rtiiao accolse ani-lie qiie&ln 
^pi?mnza, coitit accade a quelli che aunu nella sventura e nellMinpiccio. 
" Ma, s© il p^idie/ di&aSj "non l'Ì tr<na un i'Ìi)ity-o, lo troverò io, iti 
iiu lundo o nell^altrn/ 

\,e douiie coiidigliaron la pm^e, !a pazienza, la prudenza. '^ DoraauL* 
BtìQ Luoiu^ " il puJro Crisiororo vurrù Hicurumtnta; o veilrute die iro- 

Tà «inaHie rimedio, di quclJi che noi poveretti non aappinni nem- 
6Q0 iminagLcore," 
'' L(j speru ; " dÌ3!-t Kuii/o, " ma» ia o^iii oaai*, tinprò f.Linii rftgioue, 
O^farmeht lare. A questo niomlct c^è tfinsi.i/.ia tinahneiite! " 

Co' dolorosi diat-ortì, e con h andato e venute cliB sì soii riferitr, 
UbI giorno era paiisalo; e cominciava a imbruaire. 

* lluDiuL Tititte^'' disse tnsta.i]ieiite Lucia a Retino, il quale non hu- 
6va risolvei'si d'aLdaraene. 
" Buona notte," rispose heniìo, ancor più tristamente, 
Qnalir-he santo ci aiuterà,^ re[jlif:ò Lucia : " «Bato piudensfl e ras 
'^«■oaleTÌ," 

Ljo. ntadre aggriunse altri coaaigli dello stesso geuere: e lo apoht/ 
^ ■»' oudó, cid (.'uurti ili ieiupestiti, npeteiidu sempre qn elle stiano p^t 
'Ole; "ft ijneata niondn c*p g'iuati/.ia fiu^lmente! Tunt*è vero che vi. 
""'o<j iiopraffi4tto dal dolore non sa più quel cte Bi_dicii,' 



lo-' 



CAPITOLO QUARTO. 

_ , Il Èole Qoa era ancor tutto apparso buU' orizzonte, quando il padre 
"^^toforo usl!ì dal bud convento di rtacarenicOn' per salire alla casetta 

■» - ^"' era aspettato. È reacarenicg una terricciftlfl, sulla riva sia intra del- 

?, *- rida, o vogham dire del lago, poco discosto dal ponte : un griippetlc 

P c^i^e, abitate la più parte da pescatori, e addobliatc qua e là ai tra- 

, ^^^li e di rtti tesu ad iiflciti^are. Il convento erri situato (e la lab- 

_^*'*^^a (IO ausHiste tuttavia) ftl di fuori, e in factna alTenlrata della tei-ra, 

IfJ^*-'* di mezzo la strada cLe da Lecco conduco a Rergarno. Il cielo era 

1^"* tiii Bereno : di mano in mano che d sole s' alzava dietro il monte, sì 

I ^Oi.iva la nati, lac?o, dulia Homudtii do^ manti opposti, EfonJoro, miap 

^^ingaudosi rapidamente, giù per ì pendìi, e nella valle. Un veutieetb 

* outunno,' staccando da'raini le Toglie appassite del gelso, le [jortavo 

i cj ' StKpemliaslina, oami-vi il GJonlaoi, ò l' ironiii con lit innìi, Anlnco il cipitoirt tPrio. 
'^■'rl/^ filtuvi^., l'ul- IV, jjppi, 13V.> Sì nuli cliH o^nl vulU oìw LI Hjinr^ial i jnirlaLo Ji ftl- 
^^tfirjLi'cE uiJA verità dolorosa, ertca di rirlo ld luodii a^herz^-colu v l:u» [giiblla Iìud IninJfi 
**^"e rjvpfa là Iffiiiii dell an Lino ^ o cl^ qiitial per inni cflntrlHtmv'J troppi}. Ka conni coluL 
■^"ft ceri-i cpn iirnufenti a savh.da luMef.ie -Il Hi'lluvare l'aiklnio ii'nn nr(1JUi>. 

' i'^rurfifirn. Il monnbCfirD <^i l'eicbrani'^u Tu lDi>Llntu nel ]ò7U9i|bJiu dopi^ Ufa Ueri p4' 
MlipuTQ. Vudi CintÌ' /^*i f.n\»hn}diii mi Mietili .VI/;, p, |(i*, 

'^ / Il viiiitii:rU& il aii!«rit\o kì. La qtevua ilDSirHitiiiDii ab^iiDiu in Diiita autto Topìeh 4' 
^nùl Iti! dine. ^ ... , - , . ,, 

L' Dirn ii^tPri«>i> lirll' iLtin, In (Vn àli> H rima 

Vrdf olla iPI-rd liillfl Ir fldk IprBlLl* iH ('<■/., HM 



4fl I' f WoiTEPST fn*rtfll. 

Il cnrltre, quidtlie pa&so Uf^^lniiU' doll'ulbero, A destra o rt sìnÌBtra, ntì^ 
vi^me, SUI tmlci ìtncov tesi, linlj^ivau le foglie rosaeggiantj a varie tinte: 
e liL teri':i lavorutji dì i'roi^cOf apicGavib briin:^ e dipinta nei rjiiupi dii 
etcppie biancflatr*^ e Itii^uicauti Julia guazza. La scena era ìieiti: ma 
ogni fìgnra d' uomo thtì vi appririase, rattristitva Jo EguiLrdo e il pen- 
siero. Oirui tanto, b' inconti'jLVftiio raenditlii Irtoeii e macileziti, tì invcr- 
cbjati nel nipstìero, o epinti allora dallo UBOOfiait;!. a teuder la maro. 
Passavano zitti accanto al padre Crifitoforo, lo pii arda vano piptosa- 
munU% a, Indiche uon avest^er miUa n sperur ila lui, g^ÌEn:t;Ìiè ilij cJtp- 
pwceino non 1ti[?cava mai moiieia, g-U l'acevann un incliino di riiigrjiaìiL- 

inento, per V elenfosiiia i?ìie avevan rice\ìita, o clie audavano a ceicaro 
al convento. Lo spettacolo de'lavoratori eparei Jie" uanipi, aveva q^al- 
coi^a d' ancor più. doloroHo, Aleuni aiad^vaii gettando le lor eeiucfnto, 
rutle, "OH ri-^parmio, e a malincuore» conie clii arrischia cosa ene troppo 
gli prema; altri apiugevan la vanga come a stento, e ravesciavana 
avoglÌEttiimcnto la JsMla. Lu Ijiiicialla ataniLi, tenendo per la corda al 
pa^L'.olo la vacclierfììla magra steroìiita»^ giiardava innanzi^ o bI chinava 
in fretta, a rnLarle» per cibo deUa famiglia, qualche erba, di cai Irv 
l'iime aveva iirtegijato rìie aiidie gii uumiiii pcjl.itviin vivide, QiiBslt 
ap{*tin(^oli ni-iTtìscevatm. :l ogni piipsn, Irt mestizia del fro.te^ il rjDal^ 
camminava yià eoi tristo presentimento in cuore, d'andar a sentiti 
(jnalcbe a ci agora. 

— Ma pert^hè si pvendeia tanto peneioro di Lucin ? E percliè, ft 
priuio avviso, B*era mosso con tanta Hoìlncitiidino. come a una chiomalfl 
df.[ padre provinciale? E tlii era questo padre Unstotbro? — Bisogna 
aodoiftare a tutte queste domande. 

11 pafire Criatol'uro da *** ei'a nn uomo pili virano ai sessanta t*h 
m cinquont^aniii. Il ano capo raso, salvo la piccola corona di capeìlt 
rhff Vi girava intorno, secondo il rito irappuccineaco, a^ alitavft di tempo 
in tpmpfh, con un lOiivinn-nto uhe laf^i-iava traspjinrp nn non so rAn 
d^fllttro e dMn^juioto; e subito s'abhaeaava, per riflessione d'oraìlUt 
Tifl lmr)ta biam-a e lunga, che gli copriva io guance e il m<?nto,^ facevft 
atli^or pili i'[Rn,ltnre le ì'oi'ijiq rilavate della parte euperioro del vulto 
alle quali un" tìistiaonza, gij^ da gran peiizo abituale, aveva aspai pii; 
aggiunto di gravila che tolto 1' espressione. l»ue oefbi incavati pran 
per lo più rbinati a terra, ma talvolta a folgora vono, cun \ÌTiicitu re 
pentina; eomo due cavalli bÌKzarri,* condotti a mano da un cocchieri 



l'iif si'antlMfil.{ iHViirr-'ltlii-ro ÌJii|ii'ni<ri: i- iitiAlfii In ililfiT^'M^n dpll'n^tmjii DìrciJEhiiLiu n» 
tAH <IhL iJiit autori, mrMa aifQiiIriLtiv-iL, ì' una a l'ultra Ipiir ciriiCG^a id gi^iitirit rcnum 
li'-swn \\ l'i^itveiLbr'ii^n 4^1 TiTi paE'tlroIflr^ETi^i.ir piiL mÌTi{il:4i] 'iiuif^i Jurt^ncliiit^iito i* f^uj^i^rfliiii. 

1 li'ijl';! t'ffrrlul'i-: Soli vi^fit Mtft-ht't, ma -fi-crn i,ftrrl'tJt, Aica U Toflcono; nitro 
lua^rro oil iiUi'n ù lujiHctii nv al pT'Einu pi au^iuii^trulkEiu innJ 11 ^iM^ttudo n^g'it'UvD- 

J (iit-ii'l-ica mniHf; nun già GnjjT'ilJmdo ho ncnauno la veildMe, comi? nota il Petroeclii 
■UH sE'iuliMiDuicntv par ]icc\-*otiico In vn^^clirrelln «d pg^oro riìi poUvriiitn di quonla. 

a Cht f}'* 'r'q'ti*i li {/"'i"ff D 'i 'HftiHt- Ndii L'rodiamo ohe il Maiiiri^Ji^ tbhib vnluto ai^i 
fìunml lina ijiidtl.D nUo » .-^U' [ntal'vì^:! ilallji barLn iijippucc^ìncbrA.faAnrrAEio I bam > ^Pn- 
Tnrci'ian C-ti""f'itfi). mn pluttr^pto por btn limitnrnl la ^"'j'(* /iJn-enare dri vaUo. cbtì pn^Q 
l\f\tifaii iirE'inlu a ileacrLvare Tratt^ndiiBl pe^^ di bnrlin, l'inLmikl^ nbat'nllrii, clic ufi: 

■ (bini' ihiB ''ni''i"i ijc- ' Eri]i>, dlfu H Vi-nliii'^ uim ili quelle T.huIIILndEuJ lullo riiovtf, 
Ai rui il XjLnrrniti h oiat^nUù. La ridaziona tra la «^l'cilgiimnlfl YiTnrir^ des'^ oi^chi ilul nj^drc 
Urifliofuro» T^roiirìD iteUa buiì nalurn, e il siilturi; di due cuvcklli bizzarri, proprLu debn Ur 
nainrib] vigoria, hvnn ppiofin iipa prirto dolln cj'fnipEti'nzirpna ; mn l'ià ctio In rfiode dniujiliilH 
L- iì itvsti* Tra in virili ildln liiifrìf^rnsi. iTiD è trsìw ninrACa air amìltf ir^t*), b Ln tinta di 
w^rsity elle è fn-iio laatenaìv nUe biz^^rri'? del cavillo. Or redi wtne da cose divpimti'd' 



UK 



31» 



^^ ftrio di li'avisoi-Ei, e Tmipn-sa fo&ao di (loHle. che lirbicdnvuiio 
^Po *tea3o leiiipo Ibrm u prinJi-iiKJit Le gride i:i>n rri^no MaU-' in bi- 
^Ko ^u i.niL's1ji iiiwiiL fowidWf^/ 5"« Jù^cef Ittica 0^ imiVL'Kpse de Ia 
^KoJDsa) che chi imrkrà i CfipdU di tal tnHf/hitzza che coprano ti 
^nfc finfi nili cìf/li t^cltisivitnicnff^, ovvero porterà In ttesen, o avahti 
^B^pd le tìrccchiù. tru-urrii hi pc/tn di (recluto scuJÌ ; ft in aist^ d' i-rifm- 
Httr?, rft tre anni di ifakra. per ht itrimti rolia, e pi^r In seconda, 
^K fa siukktf'f. wiitjfjion nticora, pecitnitir'tn et coi ^ortilt. all' aibitrìo 
^mffuff Ecccìkn^a. 

UPernidfe peto che, per occasione di trovard akano catvo, o ptr 
B'ci ragionevole aumi di segnate o fcntn. nnssano ifUfUl tati, per 
^^fifior decoro e sanità toro, portale i captilli tanto luriij/iì, qaaitto 
^Mhisiìfft'o ppr ''oprire sitniìì mim-'inienti. e nif^nte dì }dit; ai-cerirndo 
Be <t nt'ti ccei-dvre il doccre g para ticeestìtà, per (hod) incorrere 
HE^ pena agli altri confraffaciniti hnyfosta. 

^■£ pariyncn/i comanda a' lnirhicr^i, sotto pena di tentn St'ttdt o di tré i 
Wkii di vorda da c^iser dati lori* in pnhbtico. et tmijmorc anco ror- 
Ukitc, all' arbitrio cotae sopra, che noti lascino a qupJli ckt toc^ronito, j 
^He alcuna di rh'tte t.i'C£j:c; ^jj^ W*^i\ m' cttprì/i ì'Ìh ttirtfflu'^dclt'or- m 
^Maru), così ndt'i fronte cotth& dirlU hartdv^ r dopo h^ ot'cce/rrc. v\tt 
H siano tutu ngtiali. ct'inc sopr\i. salvo nel caso <hi calvi, o nitri di- 
^■ofi, come si è ddlu, l\ cmS'n era duiiqui? quasi uuu i^jirU^ cKOL^unnn- 
^B, e un ilisUiitivf) lìeMir.iviicci e ilfij^li f^tìfipPsU-Jiti ; Ì qutìli pui (U 
^BYenoero couiunemBiite cliinmiiti cium. Qutiato lerinine è rtmuàTu e 
^K tullAvlu, con gigujlicu/jone più niit:^al£, ui*! UifileUn: a \%'>w ci 
^K for^e nessuno de^nostn lettori miCELtiesi, clku non i^Ì iJUuini-nt] 
^Ker seuUto nollasiia l'arjciulleKza, o i pareuti» o il maestro, o qualche 
^■co di casHi, qualclie persona dì servizio, dir di lui: ó un ciuirij, ' 

^F In verità, da povero Jì^liaolo," riapo^e Henzo, " io nua ho a^ai por- 
^B ciutlo in vita mia/ 

^F Ki>u faccLHm niente." rispose il dottore, SLotCitiJo \\ capo, co» uu 
^Riflo trik nializJnao ^ impa/ieita * Se non avefe fede iti me, non l'itcciaTu 
^Blti. Chi djt-e le Imgje al dottore, vedute, iiglinulo, è uno si'ioc+^o, che 
^K la verità al giuJme* All'avvocato bisogna raccontar le cesi* chiare: 
^M/rn tnci.M. pii a. imbrodi ijirlt-. Se voltale rliWn v^ilIiiIÌ, IpÌso^iiOi dinat 
Rito, ilidl'a fino alla zeta, col cuoi'e iu inaili}, comò al tionfeapore. Povet* 
Uommanni ia persoiiii da cai avete a;nto il mandato: siirà itntiiral- 
taenl*? pei'pomt di l'ijauardo; e, in *juesto i^sHOt '^ anJ<.^i'ò d:i lui, b fare 
bu utL[> d] dovere.' Sou gli dirù, vedete, cb^ io aappia. da voi, elie v* La 
^Udato Ilil; tìdatevi. Cili dirò die vkii^o ad implorar la aua pi-oteaioue 
^B lUi povero giovine caluniiiuto- I] con lui prend^i'ù i cuiiccrti op- 
^■turiN per lìnir Tad^kie lodevolmente. Capite bene ohe, salvando sé, 
^■erà anc^be voi. I^e poi la ^cj^ppata losE^e tutta vostra, via, non mi 
^K<J: bo ciiAHt'j altri Ho, iJtfs^'tjitj nubregii— . Furcbc non «.Ubiate of- 
Eaae pfiNon« Hi iigiuirdo. inli'uilfianioci, m'impegno » loybifrvi dMm- 
[tiucLo: con uà po'di spesa» intcUdianioa. Doviite dirmi ehi aia Volieso. 

' ù^.i'.t fniUf'\i{tiii\tU {"•"""ti ili nsliiiK-tilt IT. IJ||0:?L<< iPJlfolu lullir UD iTufitllo, i|l tUi ti 
l.i t^óùTO il (l'>tloi^u cli& ìe ]ii'oiM]fi£ii UDII tutni Ai-nfltrt tviiia utitii^in-^i li^W^ 

fifanij ij 6ki\U\vn Èfli'vfj lo 



1 fHpfVt ' UOi-tl 

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^^rt<^U_ 



'^E^u^ 



i^oui» 01 dico: 0. sti^onrloK coudiziou«, U qa^lltA orumorVjHI 

BÌ \edriL so convouRa più di t^ui-ib a Betono oca le pnifezioni, ,fl 
vnr puniche modo d'attact^nTlo Qoi ui criàiiiialc, e mcltergli tmaj 

nel r treccino : perchè, veiiote, n saper bea niuiK^ggUrc iu griS^ 
fiHUi> è IVO, e iieaauno è innocente. In Quanto tA curalo, se é per 
di giudizio, BQ ae èiavh zillo; eg iVisse uim testolina, ii*ù nmi^lfoN 
per qui^lle. D^cr^ui intrigo sì yiuò iiacUe; ma ri vuole un uumu; 
vostro raso è serio ; serio vi àico serio : In priHa cant» chiara : e i 
cùsw ai deve decider tra la ^'iu3ti^ift 6 voi, cosi a qcuittr'otvlu, i 
fresco, Io vi parlo da amico: le ecup^nte bisogna pagarle: of vi 

Saiaarvdoi Lsoìa^ daoftri e &[iJL'mU, ndarvi ài ahi vi ^uol bouv, ^ 
ire, far tutto quello che vi aacÀ Hu^nerito." 

Mentre il dottore mandava fuori tutte questa paroìe, Reo^o lo E 
gu&rdaikfto con un* attenzione e^taticA, come un nìaterialoDo •!« | 
piazza guardando al slocator dì bussolotti, che, dopo esaerai OISI 
in bocca stoppa v f^toppa e stoppa, ne cava nastro e nastro e DafitHK 
uon (inibce nmi.' tìmtnd'ebbo però <:apìto bene cosa il dcttorc voi 
dipp. ft onule equivoco avesse preso, a[ì fronoò il nastro in hnnr* 
cendo: Ohi eignor dottore, come 1 ha intesa? Vii proprio Urti 
rovesuio, lo non ho ininamato nessano; io non fo di queale cose 
e donmndi puro a tutto Ìl mio comune^ dio sontiriìi che uoi> li* 
avuto die ftre con la ginstizia. La bricconeria Tlianno fatta a D! 
vengo da lei per eapere conio ho da fare per ottener ginetisiift; • 
ben contento d'aver visto ouella grida/ 

■Diabolo!" tìsclamò il dottore spalancando gli ocdii, 'Cha 
etniccì mi fate? Tant^è; siete tutti così: possibile dia non sapjiiate 
cUiiini Itì L'oae? ■" " ' f^rty^^t »»: 

^ Ma. mi ?c!UHÌ; Ini non m^ba dato teropo'fu'a le raoountfl 
cosa com'è. Sappia dunque chMo dovevo sposare oggi/ e f^a! U 
di Renzo si commosse, ' dovevo sposare oggi una giovine, alla ( 
dÌÉCi>rrtìvo, fin da queat*eatQte; e oggi, come le dico, era il giori» 

bilito col signor curato, e s'era disposto ogni co.^a. Ecco che il (t 
curato comiiicift a covar fuori certe scuBe,.. ; basta, per non tediar! 
Vho latto parlar c^hJaro, compera giusto; e luì in^ ba confessalo 
gb era stato proibito, pena la vita, di far questo matrimonio, QuiJ 
potente di don Hodrig-o.../ ^v*.ti> 

" Eh viat " interruppe subito il dottore, aggi'otUinJo le cìbIìh 
grinzando il naso ro^ao, e jtnrci*ndo Ir bocca, ' ah vini Che m\ Vi 
a rompere il capo con questo fandonie ? Fate di questi discorsi 
voi altri, che non sapete misurar le parole: e non venite a W 
un galantuomo cha fia qu^into valgono. Andato, andate; non cfl 

quel che vi dito : io non in' impiacio con ragazzi ; non voglio sento 
scorai di questa sorte, discorai in ai'ia." 

"Le giuro..." 

"Andate, vi dico: che volete ch'io faccia de' vostri giti 
Io non e" entro: me ne lavo le inani." E Stf 1^ andava slropTwi 
come se lo lavaifae davvero. " ImpjLidte a purl^ira: non tiì vitine i 
prender cosi un gnUntuomo," ' ^M 



4 



^ (jiiofila BluiilllitdLiJu ii dì mi'erlddbm luiriivlflLoHU e In 1iJttr> niirivA* Pll|<._ 
E (ifisln ea rm sta U n bocfi np^La, n ff'irm <i' vili-,-- ffurnla n' ininlni, csHh 1 

Cittm'H, BnBitutiiiii fntlrlon dui doiiuroj the ijimain vyUn fc^fl* fpvBit i Tw aio-I 
tmeria. 



:iit'iToi.o rKirtO. 



41 



I apri, chmniò Ia Ktrvn, b le ilJsi^e : " Reììtitiiile &utjito a qur- 

qucUc che litt pui'ltiti) ; lo itou voglio mr-titr,iiork vu,ifiiij iiJL'ntt< .' ' 
la douim Qou iivD%;i tUAìf in tulto il tempo cliV'jrn bIjìIu in 
|b9ii.H i*ii9.giììia nn ordinn aiinilti ; mn m'a hf nto itrofrrito run ani 
iliiKÌODE*» <'lie non risiti» a LibLriJire, IV<<<l< Ui i|ttrit1ru povftri^ 

le diiHlti » Kemu. cun au' ot^chint/t dì ^ìoitipaesianu am-f^K^autt', 
bTa volesse diro : bi«f>trnn ohe fu l' iiMiia fulta h^lU. Uodko vfy- 

cermiODip; uia il di>More fii iiieEjHiijnuUilL* ; e Ìl fc'iovinp, pm 
■ ^ più 3tÌ£zito che limi, dovette rii>reuder£j Jc viltimc i'iIìuIjlU- 
f al pELcae V. roccointur elUd domita il bel costrutto ddla btju 
ne, 

Dnne» nella sua asflenza, dopo esserai li'iftlameute levate il ve- 
lie fet^te e uir;&^cj quello del ncioruo di lavino, ni niJaL'fu a coli- 
li &aoro, Lut'iii HÌng'hiuKZjmdo o ALrtie^de ai.inprr]mdo. Qumidi^' 
sl>lje ben parlato do^gi'anili toiletti Ato si dovevano jipoi'jiro rìn* 

del dottore, Lucia ditìse clie bisoffnrtva vtrlcr d'aitjlnrm rn 

nasnicre. i^lm d pridi*^ Cni^tofoi'O eru uomo non Mtdo d.t roiui' 
tìOk da mettei l'opera ^ua, qatindo !*i Lrfllta.Hsu di sollevar pt»- 

e L'ho tìsrebbo una gran bella coaa yotergU i'M tìa]nt'rci l-»ó 
Lccadulc " Si'iviro,'' diase AfrnoBe; e si di**dpr<-» ji n^rcaro iritlftni» 
sra; i^iaci^hè andar es.se al '.oiivt'iito. diutunt^ di ÌU forao duo 
lion Be utìt^eurwniio ì\ ('oi'jll^^ìo in quel gioino: n ceiin tir^tun 
I (jiudiaio fflie.ne avrebbe dato il imiere.' Mn, nel nieufj-c ohe 
l'ano i pait.iti, £Ì senti un pioobìeito airu^t^Éo, e, nello ^te^&o 
Dj un aomtneaso ma distinto " Ite" gruUas." Lucia imm^iuimtn- 

potevii esdere, come ud aprire; e tubilo, fatto un picoolo ui» 
iTui^bftre, venofi avnnti un Inico cercatore CApput'cliTO. con la 
LCci^L peudenie alla spalla siujstra^ e teDendono Vimboocatiiru 
liittu e Btrettd netli? due mani sul petto." 

frft Galdino! " dieserò le due donne. 

Ji^fUoiT eia con voi/ disBe iì Irrite. ' Vengo ulla cerca delle noci* 
*A prender le noci per i padri," disse Agnese. Lucia a^alKÒ, e 

atV nttrn staasu; nrn^ priioa d^cotrarvif si tratienne dÌi?tro \o 

i fra (rtvì'iino, clie rimanova diritto nella nicdesima positura, 

indo il dito Itila boi.^ca, diede alla madre un'occhiata che tiiif- 

Bein'<>to, 1^011 l.eifitJ\?2ZLk, cuti auppUL'aAioutr, e anche con iiii;l 

LtOTltà, 

ircatore sbirciando AffneSR co.hì da lontano» disse: " E qm^stnO 
nùft ? Si doveva pur fare oggi : bo veduto nel paese nua iTrtn 
ijl©, come Re oi io&ae una novifji. Los' è stiifo? 

ftigDor curato è atumaiato, e hiiìogna dilfenre,' rispose in Iretb^ 

k'.A Bi'cna D^lthtn fea il d'tLturci f Ifeiizo lia «itiAklm soniìpliciiizu ^^i^ii iiii&lin kh- 
\.-ìn\ ktTifitf in •:-\ss, «Il *!»□ Abbniidtik jillui-cbà Hen^Q «i l.\ici\ ii:DtJirjik di Snr>-i 
l'npiCnd'jnu 111 Aiiil>^iliEii ^i?rivA iln una slPflaB RorirPiiW. In pmirLi rhe j.^ipirA <Kiri Ho- 
*fr n^lli^ionb tD^a'Ie M puVKii) cJrjliPji'B o gli ts p^diTt- in tua di^ilù. i-iiiIa « 
uzo fuori dpir [i:*L'ii>, hij 4:1iu ho va.-iK. f^ire i^tirLi cllai^um] a iiq GAluutuuruo CflI 
ivinpTftniflt'iirl'k 

vrabb 'ifti'Btii tg"fta ^l^lU^nt^ ? i dJijia»da l'uEi ifiitl *ei|h^ Cirio fiiiillri'ts ■ti'hhrn'* Qti 
l^jitA. d TifmiiiH4Lii>. In Vflffl pai lL[ f^ar'id i^ fnirm lukio A fjilBB uiuiilon) duvD«à 
ir it flHiH'irl*^^ 

stl pitrtirMu-ì ilJln blMOClnfl dcil infido di tonerln «embrvia uuui una dolFe ««v 




hW^Wrj?*'**'* 



Ili ktcìuriA. So I.^L'ld noti tnt:«vii i^uul bn^uu, U rL^potiti ijuvìdu ^ 
f>iTiiiL<ri1o »taU div^rsit. ' E come va k muta?* «og^itnee poi ptf 

ilr-,i:i a'«i»^ 

' l'oro \tftìO, biKMiU doiiiin, poi'o b^Uo- Lo àoa tMo ^fiii/ E 
(liceutlo. iì I(!vó la liiBaccin d'addosso, e U leco sttltjir tm :e duo 
'S\m tutti' i^iij;a por iiiirittiL'e Luelymo questa bolla ibLaniUti 
Jovuto pk-cUiaci* rt boli dk"i.'i pm'tp."' 

'Mal le ininaite vminn scarso, fra Gflldinn: e, Qaftndo s'Sia 
umr il p/ine, nou bÌ pu-'i allargnr la uiimo nel resto." 

^ E per (jtr lorrittrtì il buon temptj che i-imedio e' è, la mi» il 
I*' eie ai 'trilla. Snpetn <U qiìpl niii'jn^olo dello nooi, cbe avvenne, ino 
Olio, III quel nostro convento di Romugnft?' 
' No, m vei'itù; rui contatemelo nn poco."' 
' Oh! dovete duiiijao enpfrrtì clic ili qnol coiivento e* era un. 
[idre, il quule era uu tiaiito, e si cliiaiiiavd. il padie Macìiìo.] 
Ìqì'uo tViavariio pansando per una vÌattoÌft, in un oanipo d'un 
eaefuttore, umno dnìibtJue uuiLe lui, Ìl padro Macario vida 
tinefattfiTtì vieino u un suo grun noce; e qtiftthn contadìnr, 

Sptì in aria» tlie principiavano a soiiìaar U pianU. per nieti 
ici al aule,* — Che fate voi a (juella povera pianta? domandò i 
Miiuano- — Ebl padre, aon anni e itimi eliu Ijl non mi vuol ÌM 
io ne faceìo I e ^na, — Lasciatela stare, disse il padre: sappiate 
jucst/anuii la fnvix più Luci cbei foglio. 11 beueliittore, che anpc"* 
ra ctilui dio (ivuva dotta queìJa parola, ordinò enbito ai lovoi 
he L'i^'ttfl^eei" di nuovo la terra sulle radici; e, chiamato il padre, 
__ :>ntiuiiava lu. aua strada, — padre Macario, fflj clisBO, la mela d'.'lb 
colla &arft per il convento. Si fipoi"*^ la vuce dsUu predizioni 
t'oirevuno a ffiiurdure ìl noce. In fiLtti a primaxera, fiori a li 
, fluo tempo, noci a Liazefie. Il buon benpiattore non ebba l.ui'ibùJi 
Jone di baccbiarJe; perchè and^T prima della raccolta, a ricever* 
'r^mio della suii cji,rit\. Ma il luìi'acolo fu tanto piij f^rande, *^i>inBSr 

te. Quel brav'nomo aveva InacTEito un ilglinolo di stampa ben 
eraa. Or dungiie w-lla ra,tcoltaJl eercatort andò per riscotore ia 
'i*fii-it dovuti! *tl convento; Tua colui bg no fcco auovo affatto, td flW 
temeritìi di risponderò chg non aveva mai sentito dire, ohe i wl 
Puccini sapessero iar noci- Sapete ora cosa avvenne? Un giorno 
iite questa) lo stsRpnBtrjito «tcvìi invitato alcuni Buei amici detUi !■ , 
pelo. <^, pozKovigiiainlG, iMccontava la storia del none, e rideva d^'frù^ 
lue* fliovinastri ebher vo^dia d*jindar a vedere quello atehnliiato iOO^j 
DÌO di noci; e luì II mona ^u in [granaio. Ma senlite; A.pre l'afiviOr 
_ verso il cantuccio* dov'ora stato riposto ì! gran rauecbio, a ra&atl^, 
ce: fTUitrdate, guarda egli stesso e vede.... che uosa ? Un bel ma^^l^ 
ibglitì scicche di Jioie.' t'nnn eacmpio i^ue*<toV E il couventOì ifli 



* Ji.iei^tit»tr"ti-^i UH tioùù. Ci Aemlrn po'-a naturale ohe aJ A^hohu, la iii»l« ia qij 
|l«ntn DVDVt luU'jilti'D a pniiqHro, vi^ntBiQ rt^^lia ri! mentirò da fm GaIlIIihf tua aU 
' Par u^elttrln l' rrf'Jj'< (i<^. JLvriihha iti'tlii niv^Ua Por multort |i^ radlcJ uè. I 
i* Cuntnefur. Val u^ui^rurda con l'ide* iìv[ yi'in-i' e KlvriniMiilo vmrir/fin di ooci. ^ 

' <Jiiii,-r^> luii'ai^nr^ -Uvììo nfcl. fmat-cit II D'Orjjiltj^ è ììt/a I&uIadu éni titp\iieBii': 

JJlA cr^Jf^ii'-> J"i]" ^^^itl,I>4'u; o. c-tJiiAittL-rttD la penimiB 'lnJ iicii-rjitorv e ^iioTIn iti nlil 1* 
)ti^c»l(ii «■' ]^ iiLoJir ^l'tìo rTi' ti'^ìl tieuu u It lini* [itÌ4>i'CJ4!<iiLu trtii» lu mimvi?, j'iet^i!*.' Dilani' 
rIiM II ntìrai]N]i> ^ uipuhd I^ |tor la AultU l'ouvejiiiiiii'.ii ili nmmuLlcQH u v'a mizl uui ULi|>lti:f 
iruJiijLi villi tf II iMlLiJLlu»iLi-u rEr^rtL» un pfi>tua1,iiitu, ll'oiLli'ulibD uii' inli'll^lvUi' q^EifiM 1 

la ercdiJlltii ilplia laviti DaUoIlfbe. V^iJi iJ'jcEpmopii fFP<oi/B4jriM ; l.api, iBgil pi(*«; 



rAi'iiHH.-f TFAU't. J,; 

tare, ci t^u^iLigLiò; ^lurofit'. U<gn» un vA k<rMii AiTtfj, l^i n-n-.i 
uì lenduva taiito, tjintt), che un hmolatUirr, illusici) n i'uijip:is- 
■1 povoiij cPioatore, ì'ocn al fomento la uiiritù li'mi ìì-^Ìzio, rlir 

a portar le noci a ra.iit. E !^ì fiKrova tiiiiL^ iilin, i-lir iii;)]i pu- 
niva a prendtTnc, aeiioiido il suo bisogno; pcjvhr ì nimj) 

mare, die licevo ai^qua da tutte lo parli, e la (onia a *IÌ.-iri- 
tutti i liumi.* ' 

ricomparve Luuìa, col gi-enijnule <oh rarieo eli iioi-i dir, |c> i\ ^-- 
t'atica, teDCudone le duo tTOcoln: in alto, i^uil ]& linuri^i 1.-^- i> 
e. Menti'o fra (Saldino, kvtitaj^i di nuovo la lutian'ia. ut mrt- 
ij e uè scioglieva la bocca/ per ititrodui'vi raljboiidanu- rlnno- 
iiiadrc foce un volto attonito o Hovt'iu a Liuia, jn r hi .-nn prò- 
: ma Lucia le diede uu^occlnataT clic vulova dive: mi i^iii^Mliclii^i'i. 
dino proruppe in elogi, in augnri, in pri mioj^i^e, ìn riui-ni^i^i- 
\ rimc^&a la bir^acda al po^to, s^avviava. Ma Lucia, ri<4]j;MiMi- 
.te: " Vorrei un Ki!rvi;iio da voi; vorrd die diirstu id p-t'h-c 
ro, die ho gran premura di parlargli, e clic mi lacciii la «ai il:\ 

da noi poveret^, subito, subito; perchù non por^simiio [inrlsir 

cìiicpa." 

n volete altro? Non pa.^tierà uirora clifì Ìl padre rii^t-jl'ur!) sapidi 
:ì desiderio/ 

fido." 

n dubitate." E così detto, &e n'andò^ un po' più curvo u più 
y, di quel die l'orse venuto.^ 

edeie die Uii:i povera raj^iiHKii mandava a diijiuvin.' nnj IhuI.' 
ixn il padro Cristoforo, e dio il cercatore acctlava hi ctiinii;'' - 
eiiza meraviglia e senza dilìicoltj*, nessun :^i pensi l'he (iiid t'ri- 
fossc an frate di dozziua, una iosìl da Mrapa/^o. Lr.v a;ii^i 
i molta autorità, pre^^so i suiti, e in talto il contorno: ma tiiLo 
condizione de' cappucci ni, clic nulla puivva per Ioni trojjpo 
lè troppo elevato, Servir gì' iii!iini^ ed crrser servilo di potoutf, 
ae'palazzi e ne' tucuri, con lo ^^c^■Ho contegno d^u:iiiitit e di sì- 

CB&er talvolta, nella stessa c;i-;i, uli soj^ijdto di passatempo, 
rsonaggio senza il quale non ^i dc.iHcva nulbr. eliieder P i-le- 

tioi'ia roiiif il vmi-f vc^ Qni^^la himjlUJiilinB ù «ilo tUjHii-Upni \ì\n li-vLiliir:! ("u 
IO, uift poftslanfo crederà clip ckIì 'lui rips^U riù cIid uvrù udii" i|jt>i <in sillri. 
tre /l'a Oa'diiia ec. Xon ociuti^v;! iiiim^i^liiTirtì rho fva I~!:iIlIìiiii ni rìim-Ltcvit ì.\ Fii^ 
jD cfl9«raela, come nL ilico più un^^ra, lowilA il' iuldo^r^o ; jiiii u unirà h: h;ie'ì,1jI>u kLiiIi» 
a iiiDtter eJìi e aaputfaro l^Iid Liiriu Co^pl' tortini a con k uori. ^iil il particul.in-^- 
)vertliiD. — P/'i furto; * ?tri;]iì! più mrvo P . ■lìiii.iiLJrL il 'l'unii nijnì-o- o non vi'hka 
rabbuiidan^niL deir clcmoaiim lUlli^^'li iIìl Lucìa iiun poteva p-:su e I'IiUll, dn Liicur- 
o il pt^ao dcUn noci. 

ai-flttcre di fru Caldino fu rrMupinEi^iriFTrlu i^'^niiniiiLLo H;H D'Ovidio v iiit^Hso In 
COTI quullo di doit Ab>iutidì'>. .Vii l'iruriiimu niJi ^^oliuì punì]: iVa Caldino non ù 
ire n l'urti tJnlH iiidlvJilimU -, ùun :tUb"-im i-lio rjippi^yoatji l'iiidL»lo v il rirad'un:^ 
'M ìì scorno *s freddo i U Kifo c^oi^iiii} li Ki'i^iplii'uuuuta ciriUo ili rn'ilderut, ii^ui 
'ft prupotonta pri:nLieup.L^rJDUo jtur aii fili'HHD. I.:i vita iin'iiaHLjr'ii, clic Ila falto 
lo il futco Aélìii curiElì iìiMn tciapvt r^iìi imnirii ini culo truìcn di fra CrlJ^luCoti», 
d'istcrlUtu rauiiuo eiìi iiiBuUi> di fia lìnldmu. Jl hiio ef^olsiuif non ò tAiito pirr- 
unto culle^ifile; ù r^^oj^^mo dvl conv-4jiil->, itr} rvi"it"i U: L-'e'U l^iilithio ù il iJjtn 
aeuipliao voli^iFTj. Un naiìtilii d'ire elio -n-lu rHibtnHid:niLii uU'iiiuaiiia aL frali jirni 
'0 L^ abbondAiiza ihsllt^ niL'rLai, 4', t erutto iitirn hii^l iiit.'iilu |>.iA'4lvn i]iioyio uoniudn 

con tutto il curr^ilij di^i iiiirai^oli che Ju rrunfcninino» iiuu vi apportA iicbauiia 
», poroliH nel via cuore iioil v' ^ rLlviuia prnocct]]uzioii0 cnrltat ovolo dolli; iiolTu-' 
ui Clio lo spinpft a rorrcj^uro quol iiriiK'iplo, a ìiiIl'IV^^m^Lo von tì^rrcaiono. Le 

ve, pjiB- yj*l-2Lj. _ " r 



^(1=: 



4i ' 1 pnowT»w »w 

in-rgiuii ^Li' tutLu,* G furia ii tutlj t]ii(;11ì irliu ti iJiukÌ^vaiiij lU cUuitnUbl 

ri Lutto i?ra nvvciixti nii i.';ip Rinvino, Andauili^ per U Btiada, v^Ihm 

Tiguabioiite MbbuH(.'.vsi in un principe rhi^ ffli Lbflt'iasptì rivprnitiifliMul 

la. puctf Jcl corJone^ o in una brigata dt rnvftafi*LtcÌ i.'lit-. fiMMTiiJM 

■l'esser^ a\\& niìxaì Ira Joro. jL^r miracoli era j^sito la Imibji Hi fiini^o. Ili 

pnrolir ■TriSe * v«nivft in queHempi prol'etiUi cai tjin j^niu rÌ9]i«d9 

e uul più amaro disprez/.o : e i cappucdni, forse più a'oetii nltr'ordiJB 

^l^ri fjggetir» dft'diip op[io!ili RPiitTinpiitj, p. prf^vavano lo due opp4*fl 

iW'tiirie; peTL'iiò. iiou possodeiido nulla. port;in do un abito pili (U'aid 

mente divergo iial oonuine, [attendo più apf^rta profeBsiout^ d'EumUÌI 

il' Qgpc>ut?vuu pia da vicino nlJa veDevnzJont' o a1 vilipendio cho flocM 

<:oae [)osàuQD attirare da diversi amori, e dal diverso pi^najLre difl 

uomini. ^jÈ 

iVrlito Ira Galdiuo, "Tutte quelle nad! " eadamù .\gni>M; 'fl 

quent^artnol ' jH 

* Mamma, perdonatemi,* mpoae Lucìa; "ma, se avessimo fiffl 

tjn'elemitaiua eterne gli altri, fra Oaldino avrebbe dovuto girare ifl 

<'orn, Dio tsn tjiianro, pT'imiL d^ aver la hifljicdrt pipiia; I>io sa qllinfl 

(-arebbe tojnato al convento ; e eoa le l'iarle tiie avrebbe fatte q Mq 

tUe, Dio &ii' i<o gli sarebbe riiuaslo in mente.,..' 1 

IJai pousato bona; o poi ò t(iJ.lft enritnj cbe pnrtit eeuprt litun 

Irutto," disse Acnese, la (inalen *:o[8U[>i dilettutoi, era uujì ifraii tMH 

^donnaf e kÌ B^rcbbe, comò ai diee,, buttata nel fuoco per qU6L^^^| 

E'iij^lla, tu cui Avev» riporta tuitu ìtt ^uu ciijupùicuu^cn. ^H 

I In qneata arrivi Ueij^o, fd rritianido cou un volto di.^speUofW^B 

luiflmo tì morti tic alo,'' gettò Ì tappcAii fur unii laroia; e fn qnest^^fl 

itinia trista vicenda delle povere bestie, per qud giorno,* JÉH 

I " Bel parere che ni'' ti v^.^ tu datob" disse ad A^iL<?se, " M* avetv^^H 

piato da un buon galantuomo, da lino die uiuU veramerilo i pove^^H 

|£ raccontò il suo abboccamento [rol dottore. La donnn, stupefìt^^| 

I 1 Crt<tder l'elemo^mii prv tutto: Ct^H£'A|iC hA UKOBIKI TU FPn ti;ttti. Ch**ifn^^^M 

- ttUtì «aqorTikio^ h più digitUo&ii Ai cenone ; limusuta h più vutgaEo. Ma \nti non V^^^| 

iierD^iriA, per u'ìst dire ragtubsvulEiH la uiAru^inue. perone '^ui non ti trittji di nd^^H 

o juvpv dignitosa, ma l'i tuCLi^ i;i;iitb cgualt^ ai uJiljcava aì futi cerci.Lori <i qiiei|Q^^^| 

E DJ p4jr4:liò il CER^>nB b ia migllorA catriipuudEiiza cui da fek totto ; al plfj dor^^^H 

1 i^/D lU,... i^ifl su.... J}nr sa ■ ' Troppi vìo uà pijauu jiostì per rlrlere » 'fcrmo^^^l 

■ Trt tn/jfi JftiiTir/ffl'ii Lhrre«jr< e „ia, t{arti{o: La p^ccu aliuata b tbh < i j^o Tfisn WB 

sl'EfiQO TEW(*o. La primi lailuiie ci rìrliuiiut una mqnt^ '|uoi versi in l'ui 11 'l'at^n el«Pl 

piDge I caA'blJQri onstiani elio ed nb rit^>r[^o aI litro ciiupit, dopo ivor iA^i^gmU mulini 

mcdte £rminiA: i ■ 

- . . > pEiaJ d' Ifi aldi «fl^^rDi te f»cai% fl 

HkdDiu ■Tdochi i CA<|I^Hr crlalLiia]. ^fl 

Tini cuna di Kcnto perà» ^ha SD HO tarnnv-a^tunillatii e dcluid, mentre aveirit a^tO:^^^^| 
di rluBCiru »□■ tua Inlcntu, rap^Ho convunpuTio ^li aFtri ilae ienlliDifnfi» Il 'f'^^^^^l 
r«>0i rH^H-i'^FCirn. La pjj-ula tBitv kiL Iti ah I' «JpivfiDloutf di alcun st^nMimulD. ^^^^| 

^ >\4 7ric9^i ^u/i'Tjiri tn.ii'i vririda ev^ Eiturnuniln II MmizoDi a ijufIIo paT«^^^| 
CO'Ì m.iliai'iiata da Rcnct^T vU'nv iurlireiiadji'ntp li c'juiJk'i'c f^ueLlu i^vrmldiiri'KlunD E^nj^l 
iidH' nniiDo irostro, '^Ijc 0Ì>jc, qnindo bÌjltuo Lr&vftgliiiU J.i grivf Enre.ci rai.'[;ii^lbmD llM 
in tuA ^Lfionl H'jid^O' IraiUie ari alLm; IlitlIii l'U» tal v trita ila UnniiftilHtl rlDirnliTDi tOI^^I 
tnturL IJt'ria a ragiciia a^B^rva il D^ OvJdinVlie 1PÌd«<A g4.'M<iMi]j in <|UUp1u rimm^u D^Mfl 
«jUJiBt tht'i nspdotB ID moilo troppa c&pllollo ^ raLei^fii'icri, u uoiiMHiciniinfi' [irmf 1i^j[dÌj^^^| 
joAtaJjJi CLiTiift luliinll Botlk} alla rLArni£Ìoni<, Ira^rafiim lIh qiinLrfii> TrL^ith), sctstu "dlBH^I 
■Il tin iiLtiAdEOQU, ineiriiiEirf< m una iiiUrrn^ci'ttJO mnlliroHA. Ciiuluthì', aUh rnvi-^i'iiiAt UM 
libri riil4>ridiiatl \i\ fuubraJllù, clic cnino più si It^t'^nu. piti ^1 rkiDiLin4iiriui> vii<jli, uiidtl 
BDinprit |ii]i ^ì rrova pitn^i di «MinraTTi pr&EoJiilJi Qgniiit Hk' nuaìi oltrepassi di Kt*4[|lUH 
iJ'D^ub sporialc io noi l ìamUciio. U toiyftioiii oc, ija^^^ijl, JH 



|i'Hnui AiuBuid, 1 UIC »» ^n^^rti a il ] 1 Ti o^ 1 rum die il parare perà 

ava d'aver trovato «n anito itii^liort", Iinnao accolse jint-W qiiola 

1^ ae j] jiivUrc," i[ij^i\ " miu fi t.ruvth un ripii^ifu, lo trtA'«ri'» io, in 
modo o iiL'l)' altrn/ 

uG (IdiiJLE.' o'xif^ij^hfiroii liL pavé, ìu, pA/iorjv,ji. \si \tT\i<ìr*n'AA, ^ Domaiii," 
Liirin, " il p-*^l('o d-iatufur*» vt^rrù tìiriirMm*^nle: e vcdrolr t'iip Irò- 

qciiilchti rimedio, dì quelli che noi poveretti non sapiimm ntiLi^ 

"^ Lu <pi.<iu ; ' diaeu JU-ni£o« ' inu» in ^tltii •*oì9i?, >:ijiprù farmi i-d^joue, 

nneln tare, A questo iiioudo t'ò irÌJialÌnin tiunlnientii ! ' 

n«" Ucilni'Dsi disr-orti, e r*ja hi rnukt*» e venute vhe ai non rifiTÌlr, 

1 uittftio ecit pn^^nto^ e cuiiiÌeii^UiVil a jiNluiiiiii'e, 

' EuodA DoKe,'' disse triflrAiHf'-nfo Lucia ii ReiL/,ci, il qtinle no» »i- 
kfft riao!vor?^i d'^mh^r^ene. 

[" Utiumt iiotlt',' rispose BeiiKo. iincL>r piiì iriBUmt'utr. 
I* Qiiuìi'he Hitnto l'i niut^rH," repUnS Inlif^iu: ' [mide \irxiA*^nr.H p rna. 

oatcv;." 

lift iiudre Aggiunse altri consìgli delle Btosso ^iieve- e Lo apa'icj 

n'andò, co] pimi'i» iu l«iripoBlii, i-ipt^i*^ndo fiomprt quollo fitraiii* ^>ii 
e: ' IL t|ueato itiondi> c'è giuntìzia (iiij»liueiile! TiinV p vero chi* ;•* 
sopmfFutto dti\ òttìi^rv non sn e>ì*j 4iiiel the si dii.:a,' 



CAriTOl-0 QUAnTO. 

, B sole non era ancor tutto apparso snlV orìaKonte, quando il pailre 

fesJofonj udi-ì Jal Huo couvenlo di Pi'f^cartTik'o,' per salirt hIIu uaiielln 

1^' wn afcpeUato. E Peccar ani co iiiia t{trrÌi>oÌnE;i^ '^uIIh rivu t^iiilntra dt^i- 

Idda, o vo^Uum dire d(?l lago, poro diserrato dui ponte: nn i^ruupetto 

[pMe, alpitatc U più parte dn pe^caturi, e arIdobLate qua e là tli hu- 

kEl e di r?tr tes(^ ad at^cio^^i-re. Il i'oiiveiito ^ta ailualu (e W l'nb- 

icfl uè fiUBfliflte tuttavia) ai di fuori» o in taccia idi"" entrata della terrjin 

n di ine^/.o la EtmdrL che da Lecito uonduce a Ber^nmo, li ciulo im 

!^lu nuriiutK dì luano in mano i;he il sott* a' iilaava dietro il moiitp. 31 

il«vii la HUft Idoe, dulia «ommifri da' ninni t opposti, fiopndfvi?. l'oirt^i 

|l<:'lfiiHdoeÌ rapidamente, giù per i p^^udij, e neLa vjdJe. Un V|ìUli('i*lli> 

ittutunno,^ staccando da'raini le toglie appassite del geltio, le pollava 

' %tyv^ilìs5ima. ofl,'ii'rTi ti Gjarilani, h l'irnulii «on la qd^Ie tìnitcB il epfpjtalo tana* 
P'Hi i/iMliva.. v^l. IV, patì- I1IO.J tìl noti oto pfiui taUb cbo 11 Mibiknoni t pt-rr.kri a ■!- 
vrAiTìE una V^rìtA dolorosa, cetra dì Tjirlo in aujo KcliBi^Zevolfl b i"'U qiuTja finD Irunia 
• Fl'nU ia Ij'juljt ilblr^iuìma^ t uiì» qui»*! j"<.'r in.»" contriaEjkrcJ tnippn. Fu binino rvhil 
■ ci^fe dnn ìDU'Ji^Qiiti e ^BtliaLo raceifs di lollovare l'animo il' un »flltl[i>. 

' Ah fifiwrn. TI inpnaEituru di Feai'iii'Liilcd Tu loijiliilu iiu| lilQ nubltu ilo^v uri» Ooni |'(h- 
unno. \v'\i C*JITV, V-n /.DBJ/Hluilfj M^l H/rnh ,f U/. p, Hi^. 

Z' ''I ifi'licMv C' a^tìittno vt- Li sttfpu «leai^rlxloue alibiaidii In TJuito lottn Tumu i3« 

Pnai- A'É.tUr,n4 •! 1-™= 1^ JV4JE' 
1.' unii 4ii»pt'ifd ii«ir«llr^ \n fin dIu il rairiu 
Vide uLU [Dfn luti* t^ tflr iTi^diF vr.. \Inf^ lir,) 

|^Up»1 n«1]'Diin " nell'altra ìnaga 1« TlHp»tMrm ike^prlitUel TuTbT rJacmnJfi « af '»*», 



a r!r(lflr^ r]niiIrho posso liìatuntcì rldValhem- A At^Mr^ oafllnit 
vi^iie^ Bui tnilai nncor tcBi, brillTivjiu le foglie rossetfgìsnci a v&h«1 

o Ih ttìrfft Uvon-Ja di j'reRco. epicciLva bruun e distlutit n^i mv 
Htiippid lii/Liif'!iHtiP e luccitmnti dfilla gpazKft. La at^eiift cru lii* 
ogni fi^va iV iiùmo cLe vi apiiarisse, i-jUriRlava lo sgUiirdo e 
ffioro. np-ni tauto^ s' iacuntriivimo imMiJn-'hi laceri o muciJcutl^ o 
l'hmù nel rncHtiore, o apinti allora ihtiljt uef^essifù a ttniier h 
J'iia^avtìiio zitti accanto al padi'f* Cmioforo, lo giiardavimo y 
4;K-iitf, e, beiirliè nou avea.-ic-r iruEln a. spviav dn In*, ^i.iuuhè u 
pUf'(*Ìuo iioji tnccnva rani nimiHa, gli face\\iDo un int-hino di Hti; 
n»!nto, per 1* elduosiua die uvevan licevutii, o elio andava,iio a t 
i\] i'ijnvento- Lo spettacolo de" lavoratori spnrsi ne' campi, aveva 
oosft dVxicor pifj doloroso. Alcuni aiidjiVAU gettmido \e lor ew 
inde, r<m risparmio, o ftmiilìncuorPj <oini? chi niTi^cbift cosacliel 
fr-lj preme; nitri tìpiiig-ovan la vanga come n stento, e rovesc 
&voplirvtiiniiMjt0 \(\ £ol]a^ Lu IWiciulla Bcatriift, ti'^TK^ndo per fu ca 
pflSCulo Ij* Yac<4ierella magra «tei-ctiita.' guardjiva innanzi' e sì e 
in J'rett.i, il rulmrle, per cibo della laniig!ia, qinvlcbe erba, di 

Curile tì^vrvji JDacifuato elle anche gli uouiìui poluvuu vivf.'l'C, 
sppUaroli ^pcre'jcevauo. a f>e;EÌ passo, In raestmji, del fi-sitR, il 
.'iimmiiiavn gift col ti'ieto preBentJmvnto in cuore, d'andar a 
ijcmk-iie sciagura. 

— M*i peri'hi ai prendeva tanto peripiero di Ltum ? E pois 
iiriinri avviso, s'era mosso ci>n tanta Mlleeinidire. coma a una eh 
tini padre p rovi nei jiIeì ? ]•] chi era qutìato padre uriatoforo 1? — 

nodififllarc a tutte qneBte doinrindc. 

Il pftdri' Crigtiìloro da*** era un uenio più rìcino ai pessfìn 
ai oinqunnt* anni. 11 suo capo ritso, salva la piccola corona di t 
rl»e VI girava inli>rii(j, at^condo il nt*i cnppupcjiieanu, h' alzuva dì 
ili ti'mpiiH cmi iiM nioviincnto che LiSi'iitva trflaparìr+* on non 1 
d'altero e d'inQiiìeto; e subito s'alibassava^ per rilìessicno d'i 
1,(1 liarlia biaiuni e Innga, che g!t copriva le guance e il mento* 
jirii-£ir pilli j-iaaltnre lo l'onne i-ilt?v*ittì della paHe superiore del 
.ille qus\i un' itetinfìTiKa, già da gran peazo nbitaaie, aveva asF 
:*C'i^iuntr» di gravità cbe tolto d' espressi ono, Uue o"*["bi inuavftt 
pir lo più rliinati a. fcp.rra^ ma tnlvolt-a sto! goriivn.no, con vivaci 
iicuttna; come due cavalli bizzarri.* fjondotti a mnno da un roci 



af:v Jnk ilnv AQlurl. unito Bieiiilìtiitiv:! ^ r imji e r nitri |})iir can^iosan al gimurn 
^«d Ix oonvmicntii ài Mti pnrti rulli n>£gl»f p^ lutoutrt) i^aa.-il iiiaanfl1iidAnf« a n 



CApnoLO OtARTO. 



IT 



bl quale snim">^ per espei-leuza, cbe non si può viflcerlft, pure fiiimu. 
H tempo ili icmpOj qualche sgiiuibeito, ^]ic tjcoutjku aiilpiio» ooq atia 
■nona tirata di morso, 

1. Il Tjixilre Cristoforo non era sempre alato cotìì, uè sempre era Btatr» 
Krietoiin'o: il suo iionie ili LitUteiiiio ent Ijodovico. Eru. iigiutolo.d "un 
■ercnntie fli *** (questi astenschi vengon tutti dalla circoepczione (M 
bio ituoniino) che api^suoi ult impanili, ti^OFUndosi atisai forzuta di heìu, 
p con queirunifo fìgliiiolo, avova linuuziato al traffico, e s'era dato a 

River da feignorc. 

Nel elio nuovo ozio, eomltioiò a eiìtinr^li iu corpo ntiA grio vergo- 
gna di tntto quel leiopo che aveva speao n far qualcosa in giieeto 
mondo,' Predominato aa iirm tal fantnaia, Htndinva tutte le inn-ujere di 
f far dimenticare eli' era &t^to nierL\irite: ' avrebbe voluto poterlo dimtn- 
Idiicare anche lui. Ma il f^diico, Itì biil]*i, il libro, il bniceio, gli compari» 
bau sempre uella iiituioriii, eouie l'ombra di Hiiuco u Mjinbelb.'uiirhe tra 
Ha pcujipa dtsUp m^i^ie, p i! sorriso de' parassiti. K nun si potrebbe iVtrf 
E^ lìQi'a che dovevano sver que' povt^retti, ];er sehivare offiii pju'oìa ::he 

^^B, Taf contarli e una, uà ,g[oi-iio, vul finir Holbt tavola, iie^ niQinenli diObi 
^Hni^a e ndiietta allegria, die non si sarehl>e potuto dire chi più «o- 
^^K a la lirigatfl di sparecebinre. o il pncirunp d'aver nppiiref^'biato. 
Bruiva stuaaicacdo. con Eniperloriti u.rnicbcvolu, Udo ài quo' poaimc-n- 
VlcIì, il più ciicato mangiatore Jol mondo. Questo, per corrispondare 
BjllU celiji, seijza la ULinima ombra di mah'icia, proprio ool cEiriJurLMVun 
Blirtluliiuo, rÌP(>uae: ' eli! io fo roreccltio del inercmite. " Ei^lì stt^jiii i\\ 
n^lito colpito dnl Riiono della parola che ,Lrli era uscita di lincila: 
fci'iU'lù, coli faccia incprta. nIJa fjii^cia del ^indroni?/ (iho b' era raiuiuvo- 
Htt^riino e l'altro avrebbar voluto riprender qnella di prima; ma 
^^^ka poESibiU. Gli aXUì eonvitiiti pPiiqrLviuia, ognnu da ni. :»1 modo 
^H^ire il piccolo scaiidolo/ e di l'are una diversione: ma, pcuBiinda 
■tftfpvano, e, in quel ailenaìtìj lo Beandolo era piij manifesto, (Ignuim scaii- 
■fli^a d^ incontrar gli occhi dogli altri; ogniiiio eontiva cho tutti eruix» 
■«t'mpftti del pensiero che tutti volevp.n di^simnlaro. La piola, iicr qncl 
l*{'"^rtio, se n'andò; e T ìiii prudente o, per purlar enn piii giiistizm, lo 
Bafoilitifato, non rictivette più inTito. Co^ì il paiiie di lj.jd<i^ieo passv 
l?U nlhmi suoi anni in sngiiatio contimie. temendo aeiiiprc rVeH^j^in!i 
■Mieruito, e non riflettendo mai ebe il veiìdpro non è cosa piiì ridieola 
IfW il pomprfire, e [:be quella piofessfont di cui allura si vergogiuiva, 

■ areva pure eaurcitata pnr tflnt:*jinid, fii prt-r^pn^rt di^l jjiibldico. e siìni^a 
fcffiorao-Fpre educare il litri Ìo imbibuL'ute, afìcoi](loìiLj.'ondizÌuncde'teiiipi, 

I ^ Uhi'-i.i tt>mlpllu flforEalii i^uutro Ja vilii luifUe e onicap ubi mibllt, ci 111 ptrmora ùl 

■ ' IiTikiiio iì'jriva pel cciiumorBlo» ma Iji daiuiaazìrjUQ piiacTiuTa cnn In Mia Imrin ip rn- 
I tliMf [n niillu jjiiji^e, o dichUiv por Ifirgt' UPctni^i dui tciniiplin ili Slufo i ndy^irianlL, bea- 
Hnrrp Hftda nnliilli chi sì volKfVa al cp^uiayicio, Alirirn i iDraMn ncrri^flidti Jicftrislnntl m 
ber l<L)hhL*rr>. j^ppena uno cn^i'^-^m* in rintuna ri-iluVi lavui'si a\ clusfla lo iitzTOchiii il'tisaDrii 
bui» pjij^nvE^rjtri rn| JIvrTitrti I itili ili^ aHji rLJ"■Lat^^ 1 fi^liiinlj emno inviali 'i\ ninf^atro aim- 
bimi'U Intingi t m'lL*ii/o, Hi nmh-MU nsn a ^(ri ]ipfi ri'Ui nwpftf-b [irt>'iri|:iilLu (;li sliJiiJi ; e lo rie- 
■LfMio en^ntu Jlulr knr^i^lrta Ari pn'lri ptij nnn iiriii»! ''Iir iiii ritmila a cineaìHitvrB in bIu- 
■tirtt 1 ^aMiiro Ja tii-annia [vtdl UiiriTi:. ri\\ cit., -paj:- C'ì-iMi- 

■ ^ O-ìt"- I' <rmb>-ii 'ti Jì'<fm I' '^Ui'hflh Ln «IriNJlI.iiilihie, flingrilnilDf lifd pi^liLn, d^ 4 rruasta 
bogo mi coTorUa IqIEo l'mii'niniro. ina il ToiuiuaiiLfi la iIJcd « iTiipoi'lLuiiL > 

I ^ V"> i""'''ii"i noti vd, pori^lk^ c\ rLckiLDini] l' jrlea dì imrrltai'a, livilduVo hì Ivnltn Iniata 
Vun CDnvUutLt. 

I C^ j 




G per quanto gli era concesso dalle leggi e dnlle couanetudinì; gli i 
maestri Jì lettere e cVcBei'ifizi uuvalkreatjbi; o mori loaeiandoEi r« 
Ijiovi netto. 

Lodovico ftTeya contratte al)ìtadJni tigiinrìli; e gli adulutori, \ 
quali era cresciuto, Tavevano avvezzato ftd esser tnittafo i;ou n 
rispetto. Ma, quando volle iiiitìcliiai'&i coi prjDtìipali dalla BMn i 
ti"ovù un fare ben diverso da lineilo a cui era accogtuniato ; e Tide 
» voler esser della ìor couipagnia, come avrebbe ileaideiflto, ijfU co 
iiLva fave una nuova scuola di pazienza e di aomiubaionef star ^^eo 
al dì sotto, e iniifozzariie una, oi^ii moraento. Una tal lunniera di vi 
non s'aci-'ordava» uè eoa T educazione, ne con in. natura di Lode 
5' allo situilo da taaì iudiiipeU.ito. Ma poi ne stava lontano con ratu 
ri 1^0 ; pf?i-cliè gli pareva che qneati verarnchte m-rebber dovuto es 
l suoi compagni ; soltanlo gli avrebbe voluti più trattabili. Con qa 
misto dMucliuiiziono e di rancore,* non potendo l'requentarh tmiig, 
ntoiite^ e volendo pure aver iJie far con loro in quulcho modo, a 
dato a competer con loro di wloi^^i e di niag-nilicenaa, coEnprandosi 
a contauti inimicizie, invìdie e ridicolo. La sua indolei onesta insi 
e violenta, l'aveva poi imbm-puto per tempo Ìli alb-e gare più ei 
Sentiva un onore t-pontareo e aincero per 1 an^l^ern? e per i aopr 
orrore reso ancor più vivo in lui dalla qualitit delle persone cb<^ 
ne coni are t te vai IO flIIu f^Ìorna.ta; chVrano appunto coloro coi quali n^ 
più di (jijflift niffeiiie. Per acquietare, o pi^r epercitjir<j tutte qn 
paaaioni in una volta, prendeva volentieri le purti d'un dijliol* 
praffatto, si piccava di farci stare un poverelli il ore, s' intrometteVi 
UTiA brigaf ^^ u^ tìrnvA addosso un'altra; tanto ohe, a. poco a p 
venne a costituirsi come un protettor degli oppressi, o im vendica 
ile' toi'ti.' L' impiego era gravoso ; e non è da domnadaj'e se il po' 
T,odovieo avcasc nemici, impegni e pensieri. Oltre la. gnc-nn usta 
era poi tribolato cot iti mia mento da contrasti interni; perchè, a aj 
tarla in un impegno (seuza parloi'e di quelli iti cui restava iil di sol 
doveva andie lui adopernr raggiri e violcixr/o, che la una coscienze 
poteva poi approvare. Doveva tenersi intorno «n Imnn numero di ' 
vacci: e, cosi per la suo sicun?:*^, come per a venie un aiuto più \ 
roso, doveva sceglierei più arrincbiati, cioè i piùriljaldi ; e vivere co* 

bolli, per amor della giiiati?;ift.* Tnnto che, più d'uj:a volto, o ^corag» 
dopo mia trista riuscita, o inquieto per nu pericolo immìnento» 
noJato del continuo guardarsi, stomacato della sua cijmpagnia, in pera 
dell' uvvenirc, por le su* dOE^tanao cbo so n" nndavan, dì gioi'no in ^ìi^ 
, in opere buone e in bfaverie, tdìù d*una volta ffli era sjilfnla la 
tasìa di farai fratti; cl^e, a que' tempi, orn il ripiego piii romane, 

usojr d' impjcei, Ma qiceta, che sarebbe ÌVu&c ^Lita una Ikntaua 
I fon ijiitKio minili d' t'ttiirniii'n' » di \ancort. La fra^D non % botU: n(»ri pntc 

tWxt t\\o un 4DnIm|Di||ji, MnK IkUenljmu SÌ muUfVli Air iitd'jlii J~ unrk perdona, ma nn\ 
pno moclil^cni'U <■ ilt-lmmjrurlii Kltriiceuli. Coei pwxie wnn è LiqDa Id frnu ehu nj 
yiitiù \i'\\ fik>tl'i /'" "'"t ludoit — i' BVfra iiii,}.'ivxj:n. Kau JianiLLo alato iuu|(1ib m* dì 
dmin V aviivjt iiii!hi} ì \ 

■ L~ u^liifHriiunc Bl^nortl(% la cdltur» ■«KorvJa. V Indole f>iira(K, Y nn arrr Aiwnt^ 
hlorar'i ^vl V lUE^iurlc u | poprnBl, Il pruuilur viilEntlcrf ia pnrd &i un tl^bi^FQ. \\ 
vHiiiUtiE^i E *lii l^iU, r eiiur «uaLi-ttlo i>Hr riuacki n in ijuu>il'> ail jiLlo^tumr iiif^^ii'i « 
]tkiM> i'Il'J Ih eij&eicn^A non potava api^ruvni^, «^^iio qualirà fi fiLlto rliu [t pi^epuniiio i 
ilano nnLoioUR'iLniii \n iTas'i^rjn.i'iL'n'ì ili Lurlipvlcn In frct rrialrifori^ 

J^ ,''1 iind l' J^rmln l>i "|Utalfl ivuifhiA. dio ti fa «turiidare «ihjlji r^vUJirli nutl'jhiiij 
tnniJiii", t-nftn' iiUi'b''V l-i'ì"* li Ti-[.ni.ll rm uvirv^u iluviiM it^pviiLi^^rc quello pomi 



V 



CAPITOLO QDACTO. 



43 



ifta U sua vltii, ilivi^nno una riAolu^ione, a. causa d' nn acuidente, U 
pili fierfo l'he gli iosae ancor capitato* 

AonliivìL un gioruu pei- unii «traila risiisi sun. cìlti'i, flegnilo lìa duo 
kirftvj^ e aruoRiifOgimto da un tal Cmtcjforo nitro volte giovino <ii bot- 
tega Ct dopo emusa «riueala, diventato maestro di ensa. Era uii uomo 
di tsrco cirqaant'ftDni, afVczioriuto, drilln tfiovtìutCì, a Lodovico. c:heavcv*T 

veduto na^c^re, e trbe, tra salario e vegiLJi, gli da?a non foÌo da vivtre. 
ma ili che nijiiitenere e tìmr su nna numerosa famiglia. Vide Lodovico 

Kimlu-r dii kintflTio un signor tjtlc, an^ug-ajite e so veixli intoni di pro- 
i&iom*. col quale non aveva mtii parjglgjnjjìta sua. Dm che gli era 
cordiale nemico, e al Qtiale rendeva, priroi cuore, il contraccambio: 
jfiarcbt è uno de' vantaggi di Questo mondo, quello di poter odiare ed 
i«" odiati, &en7:i conoacerRi ^ Costui seguito da qunt.trc» bravi^ e' ftvnn- 
LTJt divitto, con passo superbo, con la testa alta, con la bocca compo- 
airnlterigia e allo sprezzo, Tutf edue camminavan rasente al caufo; 
Lodovico (notato bcno) lo etrisdava col lato destro : p ciò, Pecondo 
conanetudinf!, gli dava il diritto (dove mai bÌ va a ticcare il dintto \) 
,Bi uon istaiìcorai dal detto muro, per dnr passo a chi gi l'ospe; coaa 
•ella qiiiLtt? alJorii si faceva gì aii cajo. L^ altro pretendeiva, all'oppoeto, 
ilie gael diritto competesse a lui, come a nobile, e che a Lodovico toc- 
lìp d'andai" noi mezzo; e ciò Ju forgia d'un' altra conaueladìao. Pe- 
occb^, tu quiìstOf Cfrmt: accade (u molti altri aifari, eriu^o In \igorc dui^ 
iinuetndini roiitrai-ip, seiizft che fosso deciso qua! dell*» due foR^f |il 

oim; il eh(ì davjL opportunità di fare una guerra, ogai volta clte ami 
Ila dura s^ abitaltrsse in mf altra della stessa tempra, Q'^e' due si 
^priivftno in(?ontro, rist;i'«tK alla miii'aglin, come- duK figure di basso n- 
'iei/0 nuibiilanli, Quiiudo ^i trovarono a viào a viao,' il rtigu^r tale, Mjua- 
dpiindo Lodovico, a capo alto, col cipiglio imperioso, gli dose, in un tono ■ 

corri bpn 11 dente di voce- "lato luogo." 1 

"^ Tate luogo voi," rispose Lodovico. ' La diritta è mia/ ' 

' Ci>' vostri ptiri, è sfiuipre mia." 

'Si, &e r Jiri'ogaiiKci dti' vostri pari fos^e legge per i pari mìeì/ 
I ì>]"ftvi dcir uno e liell'altm erfiJi riniaeti fenili, ciaiipuiifi dietro il 5no 

Ìiadi'oue, guardandosi in cagnesco, con le mani alle daglie, preparati alla 
lUtTagliu- La gente che arrivava di qua e dì la, sì teueva in distanza, 

A utii^ervare il fatto; e la pre^anza di quagli spi^ttatori aTtiaiava fempra, 
p^fi d puntiglio de* [contendenti. jfl 

'Ny| niezKo, vlI& meccanico;' ch'io t' iuaeguu ima, volta come ad 
^atla co^gciitTluotuiiii/ fl 

" V(jì mentite cliMo aia vile." ^ 

' Tu UH'Uli eh" io abbia mentito." Questa risposta era di pramma- 
tica. ■ B, HH Lu foHui cavaliere, couie bou io," iiggiuune quel signare, 
ti vorrei far vedere, con la spada e con la cappa, che il mentitore 
Mi tu.' 
b ' fi un buon pretesto per dispensarvi di soatener co' Jaltt V insolenza 

ptdJe vopti'e parole," 

I ' Gettate nel fango questo ribaldo," diaae il eentduoina, voltaudoai 
ft Buoi> 

^ E MIO d«i nint'ii/g* ve. Vedi la noU nUJmji ii\ Mp, ILL 

^ A uiHo a "■'vOr A Flrenutì ? ^n tutu Xuscaun al ilti>4 A l'ac*:!^ n r#cciu. 



so 



1 pnoMESHT apoai- 



" Vcdinnio !" dÌBse Lodovico, dando flubitaraenttì ud passo indietro 

e metf.CTiiJo mano nlla ^]::[tja. 

" Temeriirio ! " gridò l'altro, sfoderando la sua: ' io apezzerò gua 
Qt.it, quando sarà macchiata del tuo vii sangue. " 

Cosi &' arveatai'ono Vano ali* altro; i servitori dolle due partì p 
slanciarono alla difesi de' loro padroni. Il combatti mento era disuRunlt 
u per ii lìumem, e auche perche Lodovico mirava piuttosto a Hi'ausai' 
i i:olpi, e ti dì:?armarfì il ueuiic^o, che ad ucciderli>; uui qa^sto vulevi 
la morte di lui. a ogni (?oato, Lodovico avtiva i^ih ricevuta al hraccii 
»;in.istro iiiin pugnalata d' un bravo, e una sgratiiatura leggiera in un, 
guancia, e il nemim principale ^li piombava addosso per finirlo; quand 
Crifitoforo, vedendo il alio padrone n&W K&tremo pericolo, andò col pir 

fanale addosso al signore. Qiic&to, rivolta tutta la sua ira contro di la 
paasij con la spada. A quella vista, Lodovico, come fuor di sb, caccii 

la sua nel ventria del feritore, Ìl quale cadde moTÌbondo, quasi a ui 
punto col povei'o Cristofom. I ìtviin dtìl mentii uomo, visto cV era finiti 
»i diedero alla fuga, malconci : quelli di Lodovico, tartassati e afr«giat 
HUcLe loro, non essendovi più a chi dare, e non volendo trovarai im 
piociflti nella gente, che già accorreva, flcantonarono dall'altra parte 
fi Lodovico ai trovò solo, con que'due funesti compagni ai piedi, ii 
mezzo a una folla, 

" Com'è andata? — K uno.— Son duP. — Gli ha fallo un fjcchiell* 
nel ventre. — Chi è stata ammazzato:' — Quol prepotente. — Oh santi 
Maria, che sconquasso ! — Chi cerca trova. — Una le paija tutte. ^ — li 
Qnito auchtì Ini, — - (.Hjq rolpo ! — Vuol eesei'e utia faccenda soria. — 
E quell'altro discraziato! — Miaevicordja! che spettacolo! — Salvatele 
salvatelo, — Sta fesco anche lui. — Vedete com'è concio! baita san^ 
da tutte le parti, — Suippi, scappi, JJon ai lasci prendere.' " 

Queste luirole. che più di tutte ai faccvan aentire nel frastono eoo 
fuso di quella lolla, esprimevano il voto connina; e, col consiglio, venu 
anche raiuto- Il fatti? era accaduto vicino a una eh rea a di cappuccini 
agjlo, come ognun sa, impenetrabile allora aMiirri, e a tutto qm?! coni 

f desso di cose e di per&one, che si chiamava la giustizia. L'yccisor 
erito fu quivi condotto o portato dalla folk, quasi faor di sentimi^nto 
e i frati lo ricavett«'o dalle roani del pimelo, che glielo ra^'cotri andavo 
dicendo: " è nn uomo dabbene che fia freddato un birbone superbo 
rha l'atto per sna difesa: c'è stalo tirato per i capelli.^ ** 

Ijodoyici> non aveva mai, prima d'allora, sparso sanitfu© ; o, bencL 
l'omicidio fosse, a que4 empi, cosa tanto comune, cbe gli orecchi d'og 
erano aì'vezai a si^tirlo raccontai'O. e gli occLì a vederlo, pure 
[jreHsioue cli^ e^li ricpvetlo d-il veder T nomo oiorto per lur, e Tiiorn 
morto da Ini, m nucva e indicibile: fu una livelazionp dì seutimptit 
ancora sconcia cinti, Il cadere del suo nendco, V alterazione di ouel volta 
che passava, in un monionto, dalla minaccili e dal farore, air abbatti 



< QaBfltfl llnpTi.igElj Interrito «li «Biitu comnioasa.-jnwite rupìAi- ncnHidtraaVini i«»p_ 
i' Qi-cndElLD ti riinirtanci Jii Ci>ri dui l'<iiii"it,^i"Sii e iell Ad-lcUi. che nono voms Jn puriOn^i 
«'iiinue liei pL'tiiori marn-Jl c}ie J'uzluit'i iapirA. cono V organo dot flcufi intuii del pocl 
chi! parla in ildtiih do]}' LimQnìt^k. 

' Molti opjtortu 11 amante 11 T^jinaoni inijuREiniL virt- Ludovico «da T'Ori Jito dulln ì'oWa nel 
otte»», perfh?i in iu-i laaHo lì fji pono?Lirii cli'pgll gudovfl Ifl :^lm|tJiTiB lEal r<»polo, aam 
ftioU* K flonimoTor&L In <?Uu^a rt' ini [Eifulii^D parnceailafLi : ■ tioit l^imm inali, miseria ■ 
purmn àìnco- ■ E poi non lArtlibo ataEo molto coaforniB ii ciroLture noLidu e udogui 
i// X^dorJeo iì tottrarat éa ah ilikiso pila filnitiult 



ru^-'' 



RirtoeuIJa qiiM-t*i 8t>!ciiMc iIpIJt. morte,' fu «nn vistji che cambio, Ìd 
pi putito, l'pTiimo dell' lurtBort', 8tra8ciiuit<^» al conveulo, non aitpeva 
DUo-fii d^tve si io^af. uè cj^ji sì fauoeso; e, quando fu tornata in a^^ si i 
trovò in mt letto dell" mfermoiis, nt'lle ninni del frate chinirifo, (i cap- j 
mccini ne avevmio oi-dinanjtineiito uno in ugni convento) chv acconio-j 
Bava i'nidclle e tiiec** aullcs due fonte th"' egli ftvc^a ricevatr» orilo acon-J 
ltl-0. Un padre, il cui iiJ»piego particolare ern d'osKistere i monbocdì,] 
p ohs aveva tpos30 avuto a render questo aeiviaio salla strada, fti ehia- ■ 
Inialn «iiIjìu» elI Iuuuo dt^l couibaUimento. Tornalo^ pocbi minuti dopo^ j 
Itntpù r**"ir intermerin, &, nvviL-inatoBi n.1 letto dove Lodovico giacerà- ( 
|*conBolatevi/ gli diase: "alraeno è morto bene, e m*ha incaricato di 
I nlvipdei'e il vostru perdono, o di portarvi il ano."* Innesta parola fece 
I l'tr^vtinire ulfatto il povei'o I^oilovit^o. e ^li fi^vegliò più X'ivjLniuDtft e pLÒ 
P fliatiQtjLroeute i neiJtimtinti eh' era n confusi e alTolIati nel suo aninio: 
Kdolore doLl'iimico, Bj^omanto e rimorso del colpo che gli era. uacito di 

HwinnoT e, uoUo etesao l^nipo, iiii^fl»g[iHCÌosii* compaaBionc dcirnomo<:Le 
nvveva nccjRo. ^ E Taltro ^ " domandò ansiosamente al h'ate. 

■ 'L'altro era spirato, t|iiQod"'io arrivai/ 

■ l'VaUunto, ifli acc".'tì5Ì ^ i contorni del i:onvento fonnicolavau di pò- 
W pub Hiriojio: ma, g-innia la shirmgli.T., fece smaltir la folla,' o bì positi * 
I U unii corta dìatin^za dnila porta, in modo però che nes-juno pot^se 
W natiroe inosservato. Un fratello del molto, due suoi cugini e un vecchio 
I» lin, vennero puiti^ armati da oapo a piodi, con grande accompagiio- 
I melilo dì bruivi: flajni!^ ero a far la roTula intorno, guai'dando, con aria ■ 
la finn atti di diVptìtoWTliftccjoso. que' curiosi, cbe non osavan dire : gliJ 
rsUlieuc. mri P avevano Bcrìtto in viao. j 

I Appena Loilovico aìiha potuto mccogliere i suoi pensieri, ebiaroatol 
fìin frale coulaasore. lo pregò che cercaaae della vedova di Cristoforo, 

■ Iv chredc.-^^r iu auu uouie pL^rdoun d' eirij^ere afato lui la cugiuoe, ipiaii- 
li|iU]i^ne bfn c^iio involontaria, di qijt^lla dcf^olA^icnc^. p, tinilo stf^F^so 
■lenipo, rasaicurasae chV'gli prendeva la fnniiglia «opra di fio. Riilet- 
W^udo quindi a' rasi snoi, sentì rinascere più che mai vivo e serio quel 

■ p^timi-rtj di farai frate, che iiltra vilte gli em pas^utto p^r la niftuttì ; 

[gli parve che Dio medeBimo l'avesse messo sulla strada, e datogli uu 
IsegTiG del suo volere, facendolo capitare in un convento, in quella con- 
IgamtTifa; o il parlilo fa prcBo. F'ece ohiamaro il cTiardinno. e ^11 ma- 
lliifeatò il suo deaiderio. N^ehbe in risposta, che biaognaTa tjuardorai 
Malie riaoluzioui precipitate: ma che. PO persisteva, nou sarebbe riliu- 
ftlto. Alloiji. fatto venire un notare, dettò unn, donnzioiip di tolto ciò 
fche i^li rimaneva (ch'era tuttavia un bel patrimonio) alla famifflia di 
fL^nstoforo : una aomnia alla vedovai "-"Ome ae lo costituiaae una coatrad» i 
Idote^ e il resto a otto fì^litmli che Cristoibro avev* hiaciati, J 

I Lii rÌGoliiKiono di Lodovico vcnivst ni^lto *t proposito per Ì !5noÌ ospiti,] 

II qiinli, per cagioa sua, eruno in un hell' intrigo, llimandarlo dal ron-I 

B l Clii hllgliD uvrii1>^ie ptitutu cle'xrrlvutri b con rtyhìHk niifldorB r nnaraiiano di ^ua] | 
IroTtn 9 H pprilemi dultii iumj<rdii a iIqL Ou'ai'e neUji quEote «olontis i3dlq DiDiifl f t quc»tO I 

E ^ SI noti oniìkQ □iLfbr' quEiuta circuì tanica ^alnH ruiiJi^r Jii'upra più tafanilo s slncirra ' 

III ffoni'iTraÌDiio ili Luili'vlt*^ 

I 3 Sn'jSdrt, n] tlke ilul cì^io che ff\ dìgeribi!?, ni iU5r4:nn?le cho^f ■DJt.ikrtu, sì HpicpLam», 
HI Ji&ìn<^ In <iunnto m dil luru r uaclU. iuli nuu ^fi^ ili pbistna cbo Yun^no nlIonlaDAto 
nt un moda. 
[ ^ ift flvil^ riù muminfwvuce Si poh^ 



vento, ed esporlo così olla, giustizia, cioè allii vendetta d^Eiioi Limici 
uoa CI» patLito da metter Doppure iji coiisulian Saretibe stato lo ettìssi 
rhn rinunziare ft*propri priTilejfi, Bcrpditarp il convento presso il po' 

fiolo, attirarsi d fiiasimo di tutti i .cappuccini dell' uni verso, per avel 
Ftsciato violare il diritto di tutti, «oncilarsi contro tutte T autorità ej> 
flleyiaétÌ4'h(»^ le quali si oonei^leravon tome tutricì di questo diritto. Dal- 
l' altra parto, la famiglia dell' ueciao, potente aaaai» e per aè, e ptr 1* 
sue atiercnze, s'era messa al puntodi voler vendetta- e dicluaravfl 
Huo uGniJco chiunque e aEtcufflEBc iTi mettervi ostaci olo^ La storia noi 
dice die a loro doleaae molto doli* uccisa, e nemmeno cbe una lacrim. 
lÒBse stata sparsa per lui, in tutto il parentJido ; dice soltanto cli'cran 

tutti snianioai d*uvor nelV mjgliie l* uccisore, o vivo o morto. Ora. qua- 
nto, Teatcndo r abito di cappuccino, accomodava o^ni caso.. Faceva, iq 
certa mruiiera, un^emeuda/ s* imponeva una penitenza., si chi^niuva im- 
plicitamente in colpa, BÌ ritirava da ogui gara; era iEGorEtna un ne 

mlco che depon l'anni. T pncenti del morto potevan poi onclu», ae lo 
piacesse» credere e vantarsi clie s'era fatto frate per disperazione, 
per terrore del loro sdegno. E, ad ogni modo, ridurre un uomo a apro 
pHarei dol suo, a tossirei la to^ta^ a oammina^^o a piedi nudi, a dormii' eui 
un saccone, a viver d'elemosina, poteva parere una punizione compe' 
tente, arcbfi all*of3'eao d piìi borioso-^ 

Il padre guardi^uio si preaentò, con nn' umiltà disinvolta» al fratell 
del morto, e, dopo mille proteste di rispetto per IMI In atri a ai ni a casa 
e di desiderio di compiacere ad essa in tutto ciò che fosse fattìbile, 
pnrlò de] pirutiuieuto di Lodovico, e della auit rirìolu^ioue, fiiceudo gitr 
butanieute pentire rbe la ca^a prteva fisi^ienip contenta, e ii^einunndo 
poi anaveuiente, e con maniera nacor più destra, che, piacesse o noe 
piacesse, la cosa doveva essere- li Irntello diede in iamanie, cbe il cap- 
puccino lasciò svajjnrflre, diooodo di tiiiupo in tempri : " ò'un troppo eiu 
sto dolol'e. " Fece intendere cbe, Ìu Ojifni caao, in sua famiglia avreub< 
fiaputo prendersi una soddisfazione : e il cappuccino, qualiuiqiie eosa d( 
petiaostìe, non disse di xìo. Fioalraenta rlcbiese, impoae come Tina con- 
dizione, che Tucciaor di buo fratello partirebbe euìnto da quella citta. 
11 guardiano, cbe aveva già deliberato che questo fosse fatto, disflt 
cbe ai f Eir ebbe, la^cmado cbe Tnltro erede^i^e, ^e gli piaceva, esser que* 
Hto un alito d' ubbidienza : « tolto Ju concbieo. Contenta Iji famiglia, cb( 
ne usciva con onore; contenti i frati, cbe salvavano un uomo e i lori? 
privil'^gi, senza faisi alcun neroieo; contonti i dilettanti di cavaUerin, 

ubo vedevano un affare terniirar^;! lodevolmente; couteato il popolo, 
che vedeva fuor d'impiccio un uomo ben voluto, e che, nella ateaso 
lempn, nmmiravanna conversione: contento finalmente, e pu^i di tatti, 
ìd ineKKo ftl dolorf*, il nostro Lodovico, il qnnlo cominciava una vita 
ci' espi albione e di servigio, cbe potesse, se non riparare, pagare almeno 
il mal fatto, e rintuzzare il pungolo intollerabile del rinìei'so. Il bo- 
.-{]elto che la sua risoluzione fo&se attribuita alla pauEO, raffi iaae 
inometito ^ ma ri conaolò subièo, col pensiero cbe anrhe tjuelV ingiunto 
giudìzio sarsbbo un gastigo per lui, e un mezzo d'espiazione. Cob]| 
a ti'eDt'anni» sL ravvolat? nel naci^o; e, dovendo, secondo I'upo, la- 
doiare il ^no nume, e prend^rna un altro, ne scelge uno che f^ìi rani' 



' l'H'fvfH/s. iJoverftBl dir» Ammeiidfl- 
' Aii'^BH >'/ t'iti lii'iioi/^ f Jb fi^rrettuminta. MV ^*n^?n ^\\;^inW*(v ^ 



Etumtftsae, o^ì momento^ ciò ube avevLL da fMtpiare : e liì clii^aiò Tra Cri- 
Btoforo. 

Appena compita la cerimonia dtUa veatiaione, il ^ardiiiuo gl'iii- 

iimò CUCI Gfìrcbljc andata a ìuro il bdo novizifito il ***, aessuiit-u mieliti 

lontano, 6 elle partirebbe ali"' indomani/ Il novizio s^ inchinò prorondit- 
mente» e chiese una grazia, " Permettetemi, padre/ disse, " oiie, prima 
di purtlr da qnci^tA città, duvc ho sparso il aungtie d^ uu nurno, dcjve 
, lasino iinA tavniglJa crudelmente oJTesji, Ìo Ijl ristori alnifiUd dell^nf&antii, 
\ ch*io mostri almeno \1 mio rjimiiiarico di non poter ristìrcire ti danot», 
col rhiedere scurìa al l'rùtello dell'ucciBo, e ^li levi, so Dio benedite la 
mia iiiteuzione. d raucore dair auimo." ÀI ^uaidianu parve t^be un tal 

eùaso, oltre all'esser buono in sé, servirobSe a riconciliar sciijpre più 
i tiimi^lja col convento; e andò diviato da quel signor Iratello, ari 

esporgli la domanda di fra Criatoforo. A proposta così inaspettata, co- 
lui Boutì, innienitì con la mariiviifUa. un ribollimento di sdegna, non però 
aenaa qualche euuipiaeuniiB. Dopo uver pensato un moaiento, "" venga 
duTiiuiii/ di^se ; e assegnò Toiìi. Jl guaidiauo tornò. » pottore al uo- 
vizio il i^onseuftn dcflideratn. 

llgenl.ilaomo pen^ò fiuliito che, quanto più qneLn soddiafazJone foa&e 
Bolenne e clamorosa, tanto più aecreacerebbe il suo credilo iiresso tutla 
la pai'Giitelft, e piesEo il puLMico ; e sarebbe ^per dirla con no' ale- 
ganzJt uioderua)^ una bella paginn uella storia della famiglia. Foca ay- 
vertire ìd iretta tittti i parenti che, alt indomaui, a mezzo^Jorno, re- 
atttHBti'o serviti ico^ì m aic^va allora) di venir da Joi, & ricevere uua 
Boddìslaaioiie comuna. A nie;^zogiorno, d palazzo brulicava di signori 
d'ogni età e d'ogni sesso y"* era un girare, un rimeBcolarei di gran 
cappe, d'alte peuue. di duilìndfuie pt^ndenti. un rnuv^rrii bbi-iiio di gor- 
giere inamidftttì n rruspiì, uno strascico iiitraleiato di ralii'urate i^inmrre. 
Le anticamti'c, Ìl cortile e la strada ibrmicolavao di servitori, di piiggi, 
I di bravi e di curiosi. Fra Cristoforo vide quell'apparecchio, ne iuduvino 
il motivo, e provò aa l^f^gier tuvbatu^ato ; ma, dc>pO un itEtante, disHCi 
tra BÈ : — sta bene: l'ho ucuiso in [jiibblico, alla pres^nKA di tnnti suoi 
nemici: quello fa Beandolo, questa è riparazione. — Cosi, cor^ gU occhi 
bassi, col padrn coiupagiio al dauco, p^^sò ìa porta di quella casa, al.^ 
traversò il cortile, tra una folla iihe lo squadrava con nua curiosità, 

Sioco cerimoniosa; salì le scale, e, di me^cao all' altra folla ei^norde, che 
ei!e abi al suo passaggio, seguito d& i:^!ti\^ suuardi, giuntic 'JhIIu pr^- 
Lsfiiizadel padron di ca.sa; d quale, circondato da' parenti più prossimi, 
[stava ritto nel mezzo della sala, con Io eguardo a terra, o il meato in 
[aria, impugnando, eoa la mano sinistra, il pomo iella ^ada, e stria- 
jendo ron la de-itrn i\ bavero dtdla j-ttppa suJ potto.* 



I l' iHitoi>'(tHÌ aT B& oho « mi frJinu«uUiua, u non al voetaUIiu nuli/ 4 «luarlo, dkenda 
^i} giorno jlopo, oana à\cb il pnpoU, 

* ttì- iltil'i co» H'i' tfiij'ìuia ni'Hhrnn. Nuta la finn i]'DuÌ4. 

^ A v\itf<ti}itvi'^ li ìuiUtiio brit^rirurf ei<. ^ul -iJ iiHTit.a In ^uilra dulia boria npHHnalaBOA 
f b di quelU i^bEi L' ìEDltuTUTio hnvlie tolta foygtì dol vnalirb, a ci rli'or^ il Ci>ticUÌu lId^Iì Dui 

|bDl1» S4'-chnt rij'*!'!. 

I ^ Il quiidro, diro II De 3Hn?tia, t qtiincnJiuiiaiiLD dlQpgiatn e t^alnritcìt vi iibbcmdjiiin 
lairooibani^a lurali, cIìa eli Jjìiiiìq I^ \tla dei tempo « Htti lartgu. Ha naca ai iLut^i In frconij 
I >l iuiitaiJionl;i> h prolodio un'j di ^uu^ll egimnil profondi cho il prMiLa ^bLIll ijoI cqu^b 
BDd Tutta 4l>J^LIa fulirt gtuJk» CUOIO fulla. e pqI buu |iLudUJi> h vln-c-ntti. Etvii ««jui/^Diriiu 
Wita. IgmtruiLo 11 iioqtq uomo farmatoEi] ia luj, }eiiorjLiio padrti t:ribluffir'u. So ai h 
yitsitìy puiLFiuiiu, ^ (ler aaIvuli» la iidUs^ ae vivuo a ulU(i4er (Jbjilvnun lu ft pet rtyiurda " 
PD o pprcht aoÀ hfc Tointo il paJi'B gmrdiaiiu, AepBttnuo *U VftdwVi \wW^V m'Wn ^ 



1 PTK1M1B9T <IP<1SI, 

CV B talvolta,, nel volto sue] oonlr^gno d' un uumo, utt^cnpr^^^ione così 
immefUattt, ai direbbe quasi im't finzione dtlV animo mlenio, cbe, in una 
folla di spettatori, il giudizio sopm qnell' aiiinio sarà un aolo- 11 '»olto 
li il cunttgno di n'a Criatoioro dÌ6?t'i- cbiiii-o o^ìì nniunti, clit non e' era' 
Ctitto frate, uè \eaiva a queli^ imiili^ziont per timure ninauo : e (luesto 
cominciò a coutil iarglieli tutti. Quando vide Tofleso, atìrettò il passo, 
^li bi jFUBfl in ginuccliionv ai pÈudi, liicrodù le uiuiiì etil pelto, e, chi- 
rijindo la testa raai^ diane questi* pjirole : " u* eoiio ToniiE-ìda dì suo fra- 
tello. Sa Iddio se vorrei restituirglielo a «osto de} mio sangue: raaf 
Don potendo aUi'o ctm faide iaelfìtacì e Iarde b^^u^e, la Biipphco d'ac 
ctìtlarlu per l'amor di Dio." * Tutti gli ot'isbi erauo immobili euI novizio, 
e eul personaggio a utii egli parlava ; tutti gli oreccbi eran tesi- Qaftndo 
ila CriBtoforg tacque, s' ali^ÓT per tutta la sttìa. un luonnorici di pietà 
e di i-LL^ptìtto. Il gi^otiluomo, cbe j^tava in atto di d<;gDazÌonc foizitta, n 
iV ira coTiiproEisa, fu turbato da quelle parole ; e, thiuandosi verso l' in- 
aino i^ih iato, " alzatevi," distìe, con Toce alterata: " rofit-as..,. il fatto ve- 
rau lente.-,- uììl Tabito ulie portute,.-. nou solo quelito, ma ancbe per 
voi.... S* Jil/i, pfldrp-.,, M'ui fratfillrt-- uon In po^.sn negiirP.-.. pia un ea- 
valierc..., erit un uomo,... nn pti* impetuoflo.... uu po^ vivo. Ma tutto at- 
fade per dispojjiaion i\ì Dio. Non ae ne parli più.... Ma, padre, lei non 
deve fltare iu (.'odi^^ta po^itiira." E, presolo pei' le braccia, lo aoLevò. 

Fra Cristoforo, in piedi, ma col capo cbino, ritìpose: 'io poaso dunqua 
sparare che lei m' abbia l'oncesHO il suo perdono! E ae l'utteugo da lei 
dii chi non devo apciiurlo ? Oli 1 h' io pototiei sentire dtìila ano, boocA 
questa parola, perdono 1' 

" PenJonoV di^se il g-entiluomo- 'Lei non ne ha piiì bisogno.M' 
puroj poiubè lo duaìdeia, certo, cerl«, io U perdono di cuore, e tutbi-.ii* 



l(jro aguurdi fronici, ili anntirin bnUjattnrs. Vedrk hIih rLbiÌIIi-?! bn^pr^inlq [ti4iBB eoa peEnt 
j^Toiar- Ma ^^ucwft fiDUttoisnU e prcvenlìuiii vùI^jìiì cailranno (ulti ti priniti opjiuHro dui 
fraLu i LL biio volto Biddcramcirto ci^iupimlOt la Hua uria bMOii u trunquLllii produrre bu t« 
UiUi tiLiovi> Improeaiani: ttubqufl qiibst' uomo niiu h;i puura, e si ì^ futtu In^tc per dav- 
nar-. r viuia qal a fm-n nni^ Iileqli' heìdiid '. — iÙi oaroci a ana ìnflQJnjiaràbUu uuciJi^i draok- 
pi^ktica^ lOp, iiH.. }i^- ti&i-ii^.) 

I 1 Ni^^auii aciduli cJI FÌ pugiiA D EJi Q db eoltacione i in pjidra Orisi hAjcd ; nevsuii lpuWA%0 
Ai un cnnipronia^jan tra 1;^ san nutui^ale altureiiu e ìb. hu^ dotL^mii'^f^loiie. I buoi atti H 
GCiuL-rJ^L'jiiH e di uniillaEUtua sorii quali U -^urEclibo i' a^'iso i ia npaiifi^ruu t latavn. cqidD' 
intero /u In QCJLiidBki. Muiiti'u piugii \c ^ìnirar-Wn a [iin'i. uni ma julìidd e'ò questo pmi"' 
slfliii v<«i netto: quultu In sEiundalo, ■jueDln li i\\mrtLi.ioaa. F'pEloHiLfl p4n>li], non poriTrasf, 
non fl^ordin neaiuiia. tiIuljiniiaL nmi cercii di^Udu. nuii vj» ujuTiiliraniio rudlirteimenti v pal- 
liativi ; VA UirltlD II rnjildo ; Lu ana parola raasuDJJelìu bl huo puritliu^jilu, è eiuLirn o un* 
rera- * (De yATSCna, op, tit., p;i|^. Ul^iJ.) 

3 Si pnJ L[jduvJ[inro tuìIÌ LW^gro la idee cLh dovevano ontrurc noi dtsrarso del gaD- 
tilnalUf. Avrpbliu l'atto bmitirfl il c{>lui IuUji 1' iiidi^4^1»nQ duU'ufTcdU» uvrebbo renpiota 
111 acH^ri iK'^snns rii-u^a pliù renderi) sirimutiilu J'onilucia di l'aseraiif.i pi^lfjiU liuii tnl ca- 
ViMkTp, cun talu l'uiULtlliar E sa non avetia^ qiiLdl^Blritu,.- ma in i:i>iHi:J]ipb:£lvii6 dt-U'ikMla 
mI degna VCL pcrdnn^riiiJi. — Qii4?Hto tira il slii^o dol discoran: ma gli ruCi ^ le pnrolo del 
fi'AlEk e il moribiiii-ro dnlln UUa gli TiWfisria lutlu il dUcumii: e ^dltu Ti iili' inipr^^vvUA tn 
le iJuD ippiruccliùte e Ib idoD BapraW^oulu, Eolton;!! eì]iB£ìi} di racAo^lior^i, di dira ural, 
\' hUcrtuioike iiiturna rII altera la voi'q, b ImlStrln Sruai trOfirrlio, dava nrtr.i-jirka Ihi Hutlaliv 
hppies«l0Bl corruttfl dallo nuova. Volava diro ; I' offesa vei-amjnttì ìi r^UU tale dhn DM 
ainiLl<ittu Bi'ilan. tiit oJfr-Hi n*»! ^ plìi Fn |inrolu dcMn nuuva bi1ii:i^Lo]|c, e si Ck-rrr«K?*^H e dico 
/ijlfu, piii?r»U goDf^rii^a □ aerila rolurc. riii^^erlEagii da un Kentimauto iiuovn dJ EleUootflKtt 
diL rui Bi Dt'iil* 'iDmmnt') pciuan uapure jPurfHiò- i.'ù/*».i.., il/uUo rirtia'nt-\... E ei uriufid, 
Q noit osn compltrf la fruKn. par ttiJiia di dir uosa dispiacDVolOn e purclin quel Int.to, ch& 
VlfliiVH (Ijiiiuatrati: M4UiiL'L]['h1j]l<i| h già in i-'XkUr fiUr/ O dL liUtJ Jjuu noLv PLiir^iilo^ uia po^'d»- 
unfLi- ."j i' afuto dit jittitr.U'.— Sirii Wn qfir-i'a- ma tiiiìii ;" » loi.,- lì ol* muru viglia! VìUtUìO 
ni-bU^lvAt'i a rlccVLL'i: ciciiao » lui fiLu le lit. h Ilu cUa pmiiilo &ria db actuajiU», trunotnjhtD 
tJji i/tn-ì iiuvvù auntImciiLO cJie fll u iiu[i»i4ruEUtQ ili lui, liaJbcttaiLdo, cDrri?^guuilo, uumeI' 



■ CAPITOIO fUTAHTO, |^^ 

■ * Tutti ! tuitl 1 '' ^IclAt'oaOf a una voco, gli astauti, 11 volto del irato 
I B^aprì a. una ffiok l' Leo uù^u cute, ^otto la. qualo traspariva però ;LiiE:ora 
I Un' umile e prolonda compuDiione del nittle a cui U lornlsaione degli 
B uoinÌQi non poteva riparare. Il gentiluomo, vinto Jit queir impatta^ e 
I traanortEtto dalla coaimoi^ioiLe ^enerLiIe, ^li gettò Je brLiucia al collo, e 
I gU diede e ne ricevette il bni;ìo di pai:e. 

^^^^Uu " bravo! Lene! " scoppiò da tutto lo parti dolla eaJa ; tutU al 
^^^Ksero^ e al strinsero intonio al tVite. Intanto vennero servitori, coii 
^^Hu] copiiL di rinfresdii. 11 gentilnozuo sì raccostò al nostro Cristofaro, 
^^^Rnale taceva Begiio di volerai licenziare, e gli disse: " padre^ gradisca 
^^^Bnluhe co^a. ; mi dia questa prova d^ amidaia." E al miao por servirlo 
^^^ma d^Of^nì altro; ma egli, litimndosi, con una c^it'a resistenza cor- 
^^^nle^ "'onuste case,' disse, non fannn più per ine; ma non sarà mai 
^^^H io riniitì i auoi doni, lo sto por jimttcjiui in viaegio ; si degni di 
^^Kioi portare nu paue, percbò io passA dire d^aver goduto la sua carità . 
^^^■ver mangiato il suo pone, e avuto un Regno del ano pei-dono/ li 

■ ffoutiluomo, oommoJiiao, ordinò tUo coeì hi facusHe; e voune subito un 
H J'ampriere, in ifran ^ala, portando un pane Hiir un piatto d^argonto e 
I '"^ jreGentò al padre; il quale, presoio o ringraziate» lo ujiae nella 
I ^poxia. Chiese qaindi licenza; e, abbraccialo di euovo i\ padron di 
r '^sa, e tutti quelli che, trovnudoai più vicini a lui, poterono impadro- 
1 ''''"t^Gue un momento, bì lilierò da etai a fatit^a; uhbe a comb?itter nel- 
■ ', *Hiticamere, per iBbngarai da' servitori, e anche da'bravi,che gli ba- 

■ '■'^^'Xauo il lembo di:ll\i.bito, i] ci>rdont, il csppuccio; e ai trovò nella 
l^l^ireda, portato come in trionfo» e accoinpaR-nato da una folla di po- 
W^^lo, fino a nna porta della cittii; rimorde usti, cominciando il suo pe- 
Jd^^tre viay^gitì, loreo il luogo del ano noviaiftto. 

f II fi'ati^llo dell' uceisn, « il parentado, che s' erano aepettati d'fiB- 

*^;t*i>rare ìq Quel giorno la trista gioia dell'orgoglio, si trovoJ'oao ìuvoi^e 
'"' t* ìeuT della ^ioia serena del perdono e della benevolenza. La compa- 

ftSl^ia fii trattEone ancor quutcli^ tempa, l'on una b[inarietù a con una 

|^^^%.-d ialite insolita, in ragionamenti ai <piali nessuno t^ra preparato, an- 
l°**.i]do là, la Veca di soddisfaeiom preeo, di sopruBi vendicati, dimpe- 

F**i flpuntfttij lo lodi del novìzio, la rJcniiciliaBÌoDe, [a raanauotudlne fu- 
F*^*Do \ tomi della conversaaione- E taluno, che, per la cimiuantesìma 
C^^ltri, avrebbe raccontato come il conte Miizic suo padre aveva saputo, 
W^ livella famosa congiuntura, fai' atare a dovere il marchese 3 ttiuL&ilao, 
R'^^era qucI rodom;?nte che o^fcun sa, parlò iuveee delle penitenza o 
F_^Uri pazienza mirabile d*un fia Simone, morto molt'anni prima. Par- 
F'^t:'iL la compagni»^ il padrone, ancor tutto ootunio^sOf riandava tra sé, 
P^^^ii maraviglia, rio che aveva inte^ìo, eiò eh* egli medesimo aveva detto ; 
f ^ Ijorbottava tra i denti : — diavolo d' im frale t (bisogna bene che ìioi 
L *^VancriviaTno le sue precise parole) diavolo d' un frattì ! ae rimaneva U in 

■ ^^iiooi.ìl]ii>,uiioora per quukhe oioniento, quasi q^uasi gli chiedeva aca^aJo, 

K^he m'ubijia ammazzato il fratello/ —La nostra sloriù. nota esproEsa- 

■ Vttnda TtreÌ, quasi toecasea n Ini di rnettorsl la glnpcelila, mtintre preoi^e par in hnaà^ o 

B I Dìdmfo d' rui fmU bQ- QhcbLo traLtu udii cui Al cliEuda la beicìuu dal iiurduuo & rivik' 

^ *<irmtB cuiniL»; 'it^vn, ri bruì dall» idnalU^ p cj i-ii^unJucc nt^W aLata iiurmalo dolV DaLntunxB, 
i'iitLi Jl Iflauino, il MabEODi ripiglia acio uflo « hdu UiigDBgHi'^- o h queiroBaltailuu^^clia 
^ ^<'it puLukra lìti ddVoVA dikrara a Iuu,l[i^ sunrudQ la noL il ne ut i in tu tu aliiLu-ilu dulia ^ÌK^. 
^M^UBU DiiBora in biUaT^ium Ipntv ubnU^tc h rlutc mLì-alillQ (ttiL nuiitru jtuu^ru- 



IT 



'ikéìiàHm. 



^btI 



iiiBpte clit.'. (Ili quc*1 jioi'jio in poi, «jucJ Eiguore fa UQ po^iaen 
toso, e un po^più alla uiano. 

11 itiLdie CrUtolbm camiiiiuaTA, con una conaolaasioiie cho nnn j 
mai pia provata, dopo ilue\ gionio terribile, iui eapi;ire il (jnjtle 
la fina vita doveva tsser coiisacrata. Il silenzio t'h'era imposto 
vizi, Tosayrvavn, tìe^Ui^a iivvcdiTtìL'iLe, aàHorto toui'ora, nel penaiero 
iatlcbO] delle priva7Ìon> r deil' umìliastLoiii c.\ie avrebbe floffert* 

ìecontava Ìl suo fallo, Fermaiidosi, all'ora della refezione, presflo d 
nefattore, mani^iò, con una specie di voluttìi del pane del perdont 
UQ QQi'btr un pGz^ci, e lo ripof^e ne\\% sporta^ per tonerio, comò i 
<]ordo perpetuo. 

^'on e QDstro disegno di far la stona della sua vita cla-ustral 

remo Bolfontu che, adempiendo, compro con gv&n voglia, e con 
(IOTA, gb uiìzi ii\iQ gli venivano ordinariamente lissegnati, di prei 
e d'aesiatere i moriliondij non lasciava mai fifu^'g-ire uu'occasioLe d 
tiitarnn du« aRrÌT ehe &' era inipo&ti da &é : aei;umodar differenze, i 
teffgere ftppreRBÌ. In questo ^enio entrava, per qnulrliH parte^ 

i-!i egli Bit 11' avvedesse, quella sua vecchia abitudine, e nn rectici 
di spiriti g-uerreiiebi, ehe T niniliaKioni e le macerazioni non a' 
potuto apegner del tutto. Il tuo lingUDg-g-io ei-a abitualmente ur 
posato; UHI, quando si trattasae di giustizia o di verità couiba 
l'uomo s'animava, a un tratto, delÌMnipeto antico, die, socoud 
modiilctijto dii un'ciìfaai aolcunE. venutagli dall' uso del picdicai-c, 
il quel lincili' trffi** ^° carattere singolare. Tutto Ìl suo conlefino, 
l'aspetto, iLunun^iava una Imiga giierra, tra un^ indole focosa, i 
ttta, e una ^ol^jutà upposta, abltiiLiliuenle vittoriosa, sempre all*e 
diretta da motivi r dn iflnirazioni superiori. Un Bun conrratfìlo ed a 
elle lo couoMCtìva bcne^ l'aveva una volta paragonato a quelle \ 
troppo espressivo nella loro l'ornut naturale^ chtì alcuni, ancbe ber 
ciitif pronunziano, quando lo- passone traboei^a, amozziaata, con 
cbe lettera mutata ; parole che, in quel travisamento, fanno però 
dai'e della loro energia prjmil.iva. 

Se uiia poverella sconosciutn, Jiel triato caso di Ijucìji, avesse ^ 
Taiuto del padre Cristoforo, egli sarebbe coreo iminediataraente. 
tundo&i poi di Lucìa, accorse cnu tanta più Hotlecitudine, in g 
conosceva o aiumira^ii T iimoctuia di Itil, ero ^-à in peuaiero 
suoi pericoli, e nentiva un' iudeguaiìione sjinla, per la turpe pel 
aionc delbi quale era divenuta Toggotto. Oltro di ciò, avendola 
BÌgliiLltt, per it meno nulle, di non paledav nulla, e di staraene q 

tenievu ora chy il c^ousiglio poU'sse av^r prodotto qnrilcb© tristo eì 

e alla sollecitudine di civritÀ, cb' ei'a in lui coma insculta, b' aggiuB 
tn questo caso, qiieU' angustia sciupoloaa che spesso tormenta i b 

^ Pd tuf Lo qiKihto p:ipiti>lD rJAulta aompiulo A epiccatiFflimo II ojinitcro d^ ^n 
fuco. E&BD^ dice it Di S^mctiB, è uun. buuiib u.iliii'b gnnEitB OjiU' edimuloui^, laaJuù 
p^rnuriHa lu luuutcj iI;l \iit futto di BUELguCi^i iipDglJa E.1 ruEgirm n rÌ4:t>]Q|KirlacB ài i 
biiun meUlJo. Li ann vlU i una. lon^n t-spinrloue* naa lonzlunu coDl,ru rqamu 
Lu nle.h<dD aiiu Lrotllvit nlMliidini si ti'&AforEiiEmCi ; qucKJi aak iiittole butUigHura b m 
ri^a ilivJDiiii i'iierj{i:i u iiiiAtativì (IqI buiio. ijuel ijii<i liilao orgi>gllir, qud fort Ktart 
polenti, priMjdnnn farnin di ardente c^rjt^, di olnc-iiUbtif i]aUa sua porflona al bo 

CEi&lii]o.^ulli> nltio iiaiuii l Bempru lo ulcsiioLocbvirn, mutato acnpo 6 iaàMtta u 
II: iuaci>rii[liiiii. lo piruiLeiiLi^, lo vulontiirio uinlliiiilonl non v,-Llf;iiira UEpo^iierti ì 
l'LLr>tfi:o j^Jaiuu, di^ por idIuia rJ^ofge « ìi rjbcllii-i'i'i *:\nt midi^ piLt dniriTDjitiuA 
I^^lEL ini convfìrthi- Via. ctundo ti-UHO U Mau^oni ridu:» di ^aotitu iiDi'ùDcagiek» ? : 
crona» di quel tempi ni puU di ua fra Orìatoforf» dn Crenjonn dIiq «tuittov» ^\i 



Mn inUiifn olle Tio'ì nìnt-.ifi shih ii r.'n^fìontAre i fatti del padre Cri- 
btufum, ù m'rivatv,' s* ù nfl'rn;cifitu all'iii^fio; v le donui\ lnyciaiido il 
ninun:o [lellnspo ciiefjitiivau yinu'f tì BLnderc, ai sono alzalo, diueudi»^ 
u Ulti, vijcu: ^ oli padi'^ Cnstoforul ala. L^juedetto! 



CAPITOLO QUINTO, 

qual padi'o CilaU^iuro si fermò litLo aulljt sngli», e, tìpp<Miii ebljn 
; un'ciE^j'liialiL ^lIIjì JoiinG, dovette HccorgerKi i.'.he i snm pri^&^nli- 
iti uon eran fjil&i. Ondo, con quel tono d^nterroguabae che \a io- 
a una trista rv^posta, aUaudo la bjirba con uu moto leggiero 
. testa air indietro^ diase ; " «-bbentì? " LuoÌp. i-ìapoae con uno Gcop- 
[li piitnto. Lji madre cominciava a far le ^cuae ri* aver usato,,., ma 
atf s'avanzò, e, messosi a sedere Eur uu puucUtìtto a ivo piedi* 
i complintOEiti, dicendo n Lucia; " quii'tutcìi, povern fìéliola. 
," disse poi ad Agnese, " lUi-contatead casa G*èl " Mentre la Laona 
faceva alla meglio la sua dolorotìa relazione, il Irate diventava 
Ile colori, e ora aUn^n jjIÌ octhi al iiiolo, otu b&Ueva [ piedi. 
. ^W*minatfL la storia, ai coprì il volto con le numi, vd tìst-lainò : " o Dio 
J weai>i|i?tto ! iiuo a ciuando.J " Ma, eeuia tonipir la frase, voltandosi 
^ nuovo alle donne : " poverette ! ' dis-se : ' Dio vi ha visit&te/ Povera 

" Non ti abbandonerà, padre? ' disse questa, singhiozzando. 

" Abbandonarvi! " risposi?, ' E con cbe taccia putrei io cliieder a 
IJiO qualcosa por mo, quando v' qv^^bì abbaudouata ^'' voi in qntìato 
^t^*:o ! \o'u t^h" kgl'v mi confida ! Non vi perdete d' animo : E^fli v' asai- 
*tai*à: Egli vede tutto: E^li può Rprvirsi anche d^an uomo da nulla 
'•^'^fcc aoil io, nei- coufoiidete uà.-.. Vediamo, p^iieiiimo quul che ai piTsaji 

, Cosi dicendo, appoggiò li fl-omito Buiistro sul ginocchio, chino la 

'i^^cite nella palma, e con la destra- tìtdiiJje fa barba t il mento come 

V^l* teijer fi^rniO e unite tuUa le potente dell' animo. Mil In più attenta 

yj^^'iRiileraaione non serviva che a largii scorgere più distintamente 

fl^s\i]To Jl ca5U l'osse pressante t intrigato, e quanto scarsi, quanto in- 

****'ti e peiLcolosì i ripieghi- — Metterò iin po'di ver^ociia a don Ab- 

t^^ridio, e fjiri^li sentire uuanto manchi al ^uo dovere,-* Verffogua a do- 

« sono li;» nulla per lui, quando ha paum, E fargli paura? Clie 

[incaici 1,0 jo niiii di fargliene una i;bc superi quella che bo d*nna aclutj[i- 

^P^ttataV Informar di tutto il cardijiale arcivescovo, e invocar la sua 

l^lltorita ? Ci vuol tempo: e intanto? e poi? IJuand micbe quatta pi>- 

V^'tt innocvnte fosr^t maritata, sarebbe qiip&lo un fteiuv per quell'uomo i' 

ICni ?ì\ IX qunl seffno pernia arrivare?... E resistergli? Come? ALT to 

l^ylesBi, pecauva il povero frate, se potessi tirar dalla mia ì miei frah 

qui, que'di Milano 1 Ma! nnn 6 un afiare uoinune; aurei abbnjiil^i- 



t UflI 1rLZv.arGtLii dì HWi'iìo. nel Lli^dorfu di morirà per diuded ili Crl^t/i; e il piws rluil- 
[ la floddlfifatttì, lOp. nU pag- <lUfl-TC.) 

' "Z puL^j^h^ ii^ii lunnteiitìre ilni V Ral.i. Focnr nn1ln ^rìjiin fiH^iniia? 
^ i in pud». Ciivnstania àupa'llii:!. D ToiDiuaico la iliruhlic unn dsl^o a^^lit^ ■■iÌmiH<1e> 
• ft/o I* tu r'g\l-i/t. N''i liiigiij^jsfji .i«Ct?llro MÌ iiUA] dire, 'inarnìr* pi ciijjlijv DiLai^^gLi 1144 
■'fl, clip Dio d Ifi vìfliUiti p4;r mettfro a prova la iiobfrn vUlìii 



53 ^^^^^^^nHUBraBB^^^^^^^^ 

nato.* Costui fa i'nmitio del cntimntrt, si fspacnU per pni-Ugkno de^cnii 
pucdjii: e 1 auoi Uravi non aon venuti più d'una voha a rìcoveraK 
liii Jioi f Sarei solo in ballo; mi Imscborfii ODche dell" (Utiuipto, dell'iin 
Eirogljouùf doll^accottaljriylii? ; e, quel cÌl'q più, potrei for&'anche, co' 
UQ teuhLtivo l'uor di tumjju, pui^uioi-sir la condiziono eli questa povs 
retta. ^ Uoiitrnp pesato ■ ii prò e li contro di queato e di quel partito, 
mi^liDi'a gli parvo d*ixHVoutrtr don Rodrigo etcsHO, tflutar di amoverl 
dui tao infame proposito, uon le preghiere, coi torioi'i dclV altra vito 
anche di que^tEi, se fua&e pnaNÌi>ile. Alla peggio» si potrebbe almem 
oonom.'ete, jjur i^tii^tìta vhi, più iliatintauiieQtiìcidiLntu colui iotìse oetin^t 
nel wuo Kp<ìr(;o iiiiin^giio»^ utinprir di più h nuu intensioni, tf ppemlprcon 
aigiio da ciò. 

j\Ienti'e il frnte stava cotì meditando, Renzo, il quale, per lutto 
r.igtoiii che ognun può iiidoviuii-reT non &api?va star lontano du. quoll 
Citsa,* era cumparatì syiruaoio; ma» viale Ìl padre sopra pensiero, o 
dnnnd die Iknevan c^uno di non il Jstur bailo, ti fermò buHil sogli^ 
eìlonzTO. AÌEtindo la faccia, per conianit'tìro alle donne il etio pri^gotto 

il frate s' accorile di lui, e lo salutò in modo eh' esprimeva uu' affcaiou 
uou^neta, resa più intenda dalla pietìL. 

" Lb liauLio ilctl^j..., pudi'c ? " gli doniandù Renzo con voce ooniiuoaBb 

" Pur trn;>p(>; q per qutHto aon qui.' 

" Clie dipo òi quel birbone,,.?" 

■ i 'hu vuoi thMo dftiii di IiiiV Non è qui a Bentire: che j^iovereh 
l»!ro le mio pjiroleV Dico a te, il mio K*;uao, che tu (^onlidi iu Vio. 
nho l>io non t'ahlinuilonerà/ 

' Benedette le sue parole! " esclamò il giovane. *Ltìi non è di quei 
f\iO dan sciupj'ù torto a^poveri. Ma il Btgnor curato, a quel signor d<il 
tor delle caime perse,../ 

" Non rivangare quello che uon pnò servìi-e ad altro che a inquitì 

ifirti inuLiljiifijjte. Io suuo un povero froite ; ma ti ripelo quel i:hi? h 
dettn a £|uostti donne" jn^r quel poco ciie posso, non v* abbandonerò- 
" Oh. lei non è come eli amici del mondo ! Ciarloni ! Chi avesse ere 
duto nììii protcÉte ehe un fatevHn costoro» n«l buon teiu^jo \ eli eb! Erft: 
prunli a duro il sangue per tao ; ni'ovroliboro sostenuto contro il db 
villo, S' io avessi avuto un nemico V... Guatava che iiii lasciassi iuiendere 
jivrebbe finito presto di mnogiar pane- E ora. se vedesse come si ri 
t iru-iio...." A queato panto, ttlaando gli occhi al volto dtX padre, vid 

che s'era tutto rannuvolato, e b^ accorse d^aver detto ciò che convo 
niva Ijicere. Ma volendo raccomodarla, b' ondava intrigando e imbr» 
ghaudo : ' volevo dir»,.,, non intendo dire.,., cioè, volevo djre„„" 

" Cosa volevi dire? K clieV tu avevi dunque cominciato a g'uasti 
l'opera mia, prima che fossa ìutrjiprc!sa ! Daonperte che sei a tato di 



1 Qui vióa [n iri:oii{:io In c^usla o&fiorvaziiDo &qì irOvidio. chù ci'ih i>iea{iBima b i 
llhnrLii 'iini*^ peremno e vorpoTaTÌani eccÌBeiahiioì-ta bùdo rappremiurutu uui lur» diletti 
vJ7,l 1} 4L0IITEÌ; tiutd purto rlt'IL'Iri « ilul risu aìiv lì Ubra aerila ricailu aopra im prvl 
0[fDÌàtii, curta u pniii'uorp, tupr^i itn inal^ii^o d) Ei'ule uorculore, ai^pia una muitapA l>tedv 
V .|n]ifiqiiunl.p. su ì-> ninniiL^hi* Hiirlujinti t'Im l' luniTui iìitndi>ltu n pFHTnleri' ti v^lo porTn 
Anitra uu piitin pruvliici'tlu tri>ppo ccdevoLt] ad ulU ^«riianue^K su 1 conventi troppo |oi-„ 
delle Irir'i iiiLiiriinilj hli ] |>rc'i| dui liegiiJto Ji>l CTnrdiiiKlL^, tr-i^ijii] praou^upiktl cha i|uul 
uuji durhjisda il f^nlu uiuiidiao- {Ilìin-iiittioni ìiiaasiotiam, ]>ii^-^l)i) 

V l'oi^tt'-ipr'""**" ti^-nruttq InivqiionH; jm^glio rjiirebtp BilDJ]dÌ0tv ec-. 

^ Ufi ai'O tfOt'cft 'i}'iiesnu- hipt^no non è boD pmpriu ^ui, « ai^nlfJfii paco. 

^ P tifila, r"!* turi* im i-ajiuHt iké «ffHMfi pi*i> tndotittan; tiùn iOf/tta i-tur '0irfHH4 A 

piJia mia. "Xwito yrieeto tmtto t HaaolntampuU inntiltf, 



ijifriiiilf» iji li'ji»p*i- CliiH tu jmlnvi in cercii d' amici-. ►, ([IkiIi aulici!.,. 
Ulti t']ivr(.4>bLr jjohito uiiiture. neppui' voltìudo I E «oiL'avr ài pti- 
I iIl-ì Ljtn-l solo <."liO lo ]iui> e lo viiok-! Non sai tu clie Dio è TMuiiy) 
Itìp' tritolati, oiiM e u II li d ti Ufi iti l.iii? r*ijn sHÌ tu che, ft niotTiT fiioti 
n*untrhli.',' il dt^liulo nuli ci ^midagiiu V E <]uariJu pme..-," A queato 
punlo. ftlferTÒ Ibrtemeutts il Wa.iJi'io ili Rynio: il suo aspettc», seiizi* 
|jei'di*r iroutoritiL, H'attegg-iò d'uii^ e oiupu unione àolejiiiL*, yli uocKi 
b' abbtiataruim, lit voce divcDim leiilu, e cgaiu siitU'n iiaew ; 'quando 
pari^-,-. t^ un terribile guad afelio ! Iti'iizoT vuoi tu ciontìdurp rn ineV... 
the dico iu me, omicinttolo, trulirelloV' Vuoi in conlìdare fn DìoV" 
' Ob sì ! ' rìspoEti Henzo. " Quello ò il rsjguoi'o davvoro." 
■ Ebbt^np ; promelti die uon yffronterai, tUe non provocbcroi xjcs- 
nino. (^^^ ti litscenti guidai" du ui^." 

* Lo pronii'tto, " 

Lucia ri:co mi ai-ou respiro, come se tu avosacr Ifivato uu peso d^Kl- 
LosGo; e Aì^iuiho dfaae : "bravo /ì^linoln.' 

* Sentitf. ityliuoli,' ripvos** fra CrìfetoForo: ■ lo anderò oggi a par- 
ate » queir uomo, Se Dio gli Iiu-i-ìl il cuoie, e dA forau /die mio jmrolu, 
»eae: ^« nt>. Egli ci farà trovavi' niiabdie altro vìuiedio. Voi intanto, 
tatexi "fuicti, l'ilìrati, SL'auaate le tinrle, non vi late vedere, Stascin* 
1 iloìi^aUini al piii tawli, mi rivedrete." l)i?tTo questo, IroLioó tntTi i 
'ini^ruzfìimeiit.i ^ le liouedi^ioTji, t pai'lì. SSii'viò al <?o ti vento, ai-nvò il 
©mi^io d* Mudare in noro a cjmtar ac&ti, dcfeiuò, o si inisu subite m cam- 
itìiiio, Vitreo li codile della lieru cbe voleva pi'ovsu-si d'amTnausare. 

11 prdaìii^oUo di iloii ICikIì'Ì^o sorguva is obito, a suniii^;-li[iHza d' un« 
bicJc era,' sulla ninia d'uno de' poltriti ond'ò ^\n\na e rilevai^ quelh rr> 
ititira. A (jLiesl^a iudioazìone 1 anonimo aggiunge l'bpil iuotro favrublpo 
llittu iuegbo a ecriveniu albi bijoim il iiooie) fra più iu Bit did pac.-^ello 
[l^gki iponi, discosto da questo forse tre miglia, e [iujifh'ii dal ciinvenln. 
Appiè deJ poggio^ djilla parte che suarda a meszogioi'noj e verao d 
Iai^o, giaeeva un umcchletludì ua^uj)ote, jtbKate da contadini di dou Ro- 
ti ri f^o ; ed ^i-a L'ome la pT-.'cola ciipitalpi del suo picco] ro^no. Baalav^L 
tuistiii'^'i, per osaer chiarito della i:Dndì?;Ì0Le e de* costumi di*l paetìr. 
>aiido mi occhiata nelle fituuÈO teireiie, dovs mutlcbe ascio fosse aperto, 
Kì veduvimo attnoiati al mnio Bcliioppi, tromboni, sappe, rnatr^lli, cap' 

Edi paglia, reticelle e rflìicbetti da polvere, alla nnfustt. La g-outM 
vi s' jucoiiirava erano oniairci tarchiati e arcigni^ eoa un gr^u duifo 
V"i&ciftto »id capo, p cbiiiao Ìq una reticella ; veccbì che, perduto li" 
u\ iiiirevan tempre pronti, t^hi nuT]a gull a Lfli aiz^^a^^fp, st dign^fuitr 
le Kt'>'ff'^p ; dfhUne cou corte litcce maschie, e con certe bra<;i!Ìa uer- 
boroit'. hiimie da vruiri^ iu aiulodrlj» liii-^a, quando que'^la non bii- 
blttfìSii" ne* fltìnibiaidi r nelle oifU^O de* fao^jidli ntpasi. che j^ioonvan per 

*^ "trudttj Bi vodeya un non sc»fche di petufante e di pio vocativo.* 
"» Oristoforo attraveraù U'villaggiu, aalì per una viuzza ii cIjEoo- 



Jitit'r fnoTi V miijhìi: A BritoAli lb uneiiiB, SprcoARE it forma più lctti>rpj-ìa, e U 
lOlil l'rtflnprM iieU'("lp X"iiii iSSI^ <Sply#jk l'ugiip, riUfciii il <1ù, > fiL y, 
I iUn'i"iH'>^n. 'ittU'-tllitf QirtulH M^ pdt^olo ci Ijiniin troppn m^urlri: r^ffiittiLifEtne del- 
hlttii Fnili-'W-a, <-]iu mnl Al dErcuiiln col i-arnt1.(jtH di padrtì Cnatulorn, SuHiA di «?au H 

f armari] ricHi^rn^Erlru jiììi ilijjuit'U''" r |ftìi ^h-^j, 
t/i/nii'i- l'k'fiila B {jr>V'iii'0 H.'u?<lbljiJ iEi cimi u tiri muijtu . ed aduìj? CaaucclA iDÌfler4 
, In ì\\tm-t btotueaa. , 

Frvtvcaiiiio. È uliono dJiiruei^. FfH'^Q tinn Tini àHta Vmvticant^ pei' ViiayiJiinnìu qi>i^ 



n^ 



60 



1 l'KOMEaai SPOSI- 



riola, e pervenne sur uaa' piccaln spianata, davanti a\ palazzotto. 
jioi'ta erft chìusjt^ segno tlie il padi'oue stava deBinaiitla, e non vol9| 
esser frastoroato. Le rade e pìj^cole fiiieatre che davìtn sulla strad 
chhii^f- du. imposte s^^fiiino^tLÉ ^ L'oti^iititt! dagli anni, rran però difa 

da grò Me inferriate, e quelle del pian terreno tant^ alte che sppuna ^ 
Hftrebbe arrivato mi uomo suUe ^piiUe d' cn altro. — Keg-uava ^uiyh 

gran silenzio i b uu pansef^ifiero avrebbe potuto crederti clic foase o: 
casa abbandonata, se ijiiattru iTcature^ due vive e due morte,' collooft, 
in Bimiaetiia, di mori, non avesser diito^mi indizio d'abitanti. Db 
grand^a.vvoUoÌT 0:00 YaM ^ipalanctìtc, e ijo'tcadii peitzobm, l' uno Bpca 
ruccUiato e nie/zo ròse dal tempo. Taltro nneor snido e peannto, eraj 
inchiodatij ciascuno sui' un LaUente del portone; e due uravì, adraì^ 
ciascuno sur una delle puiirbe putite u duijLru e a sinistra, lAceva^ 

Suardiii, aspettando d^ nstiore cbiiiuiati a god^r gli iiva.nv.\ della XM{ 
el aitfTiore. II pjtdre si fermò ritto, in atto di chi gì di-^pone ad ì 
tare; ma uu de'bravi s'alzò, e gli ditae: " padj-e, padre^ venga 
avanti: qui con si lanno aspattni-e i cappuccini; noi siamo amici 
convento ; e io ci sono stato in certi momenti che fuori non era trofl 
buon' ana ptr me ; e se nii aves=er tenuta la porta chiusa, la sai 
iHidatn iiiiue." Cobi diceudo, diede due picolii i:l>I muTtclìo. A. qiitl i 
nsposer subito di dentilo i^Ii urli e io strida ili mjistiui e dì cagoù.. 
e, pochi momenti dopo, giunse borliottnudo un veecbio servitore, '^ 

\eauto il pivdro, gli lei-L- un yiuud'jnthiiio, itctii.iie*ò la bestie. VOUi 
inani e con la voce, Ìutn>dnflSe rnspìte lu iru «ngiisto cnrtile, e vii?hi|i 
la portu. Accompagnatolo poi in un salotto, e guardandolo COfi ' 
cert'aria di uiaravi^iia e di rispetto, di^se ; ' non è lei,... il padre i 
. fitoforo di Poscni'LmJtJO i' " 



Per l'appunto.' 
1a-ì quii' " 



qui 
"Come vedete, buùn uomo." , 

" Sarà per far del bene. Del bene/ contiimó mormovondo tra i dfialj 
e riacaniminandotìi, " so ne paò far per tutto," Attiavcrsati due W 

idtri salotti oàcurif arrivarono all^ uscio della *(UÌa. del cuuvito. Quivi a 

gran frastono confuao di forchette, di coUoUi, di bij^oiiieri^ di piatti, I 

' sopra tutto di voci discordi, che cercavano a vicenda dì sovercniaraL l 

frate voleva ritirarsi, e stava contrat^tando dietro l'uscio col «crritoxl 

fher ottenere d^^tiser lasciato in qiuilcbc canto della cusa, firv <-bdÌl pr*IUP 
osse terminato ; quandr V uscio s' aprì. Un certo conte Attilio, che atB< 
seduto in faccia (era un enfino del padion di casa; e abbiaiO giù fìlH 
luottziotLe di lui, sonj^n uominarlD]^ vudiita uuatcEita rasa e una IodbQ 
e accortosi dell' intenziono modesta del buon irate, ' ehi I chi ! ' evìài*^ 
" non ci scappi, padre riverito : avanti, avariti." Uon liadrigo, seTisii ''ij 

doviuar pruoisanicntu il soggetto di quella viaila, pnre^ per non bc <1uJ 
preaentinipiito confuso, n'avrebbe fatto di meno. Ma, poìfhè \o apett' 
sicrfito d^AttiJio aveva fatta quella gvnn clnamata, non convenivo ftW 
di tirarsene indit^ti'Of e disse : veuffU, padre, vtuiga/ LI pa<]re a' ava 



I Sur ima. QuifelD ahi mìvcco di SiipTft, rlpi'tuLo tnote volte, h irn^alfrllnvinne ffol VW 
paro toii».'iiiiij- " 

* Sm f^nalS'i trf'ih"'è ne. (jiii il MriiJrunf Fui vnlutn sdiorTiara rnettfmUM n «L'Hill o a hn 
U .-lvviiUqI, qaisi apparti^rtcpl-i nllu alc^ifiii tipcctti- H4 l'idai deUs v^n'/rn vFintmri , iÌh,% « 



r ^i/i'li:tUio lo szìu'i-to. 



W^^^f CAFTTf>tO QITiKtO. GÌ 

ShiDunctosl al pn^h'otie, e i^Jepoadendo, a due muTiì, ai saluti de* com- 
lensaL. 

1.' uomo onesto in faccia al Tiialrag[o, piace goncralm^^aie (non dico 
» tutti.! immagiiiarfielo con In froute alts, con lo struardo sicuro, coJ 
letto rileTato, con lo àciliugiiagtiolo^ hcne sciolto. Nel fatto peTÒ, per 
^gU preuder gueìl* jiLEitudiuc, &i ncìiltìdou luulLtì ciLcoataiiittì, le quali 
bwi di rodo si risfontroiio insiprap. Percif\ noli vi irmi-fLvi aliato ae fra 
Griatoforo, col buon testimonio della sua coscieiiKa^ col BCntimeiito fer- 
,in»5Ìnio dElIii giustizia della causa dieveniva a sostenere, con mi sen- 

,ljttieTito misto d'orrore e di compnasione per don Rudrigo^ Bt^^ese con 
ima oert' itria di ^uggozione e di rispetto, itila presenta di nuello etesao 
jdcm Kodngo, ch'et-a li in capo di tavola, in oft?a tua, nel suo regno, 
faìrtonclato d'amici] d^umaggi, di t^nti segui dolln BUti potenza, con un 
(vifio da i'ar morire in bocoa a chi sì aia uni preghiera» non che' mi con- 
Lfelio. noQ che :ina correzione, non che un i-improvero. Alla sua destra 
Ijnutvn ijiiel runtcì ALtiliu ducf cu^inOf v, be la biaogiio di ilirle, ratio l;oÌ- 
piagit di libertiiiftggio e di soverchieriCf il quale era venuto da Milano 
Ili ^illej^gìftre, per alcuni giorni, con lui, A BÌuistraj o a un altro lato 
dfllla tjivola, stava, con gi'an rispetto, temperato però d*uria ctila ei- 
kurei/A, e cruna certa aaoceuterìa, il algnar podestà, quel luedesinio r* 

[cui, in teoria, sarebbe toccalo &. far giustizia a Renzo TrniiiagUno, t 
(ù Ihre fltar a dovere don Rodrigo, coiae e' e visto di sopra.* Iti faccia 

' ftl ^odotìtù, la atto d^ un riapetto il più puro, il più .ivÌBcerato, sedeva 

Iti nostro dottor A^zecca-garhuffli, in capjia nera, e col naso più rubi- 
uondo del solito: in faccia ai due lugini, due convitati oscnri, de' quali 

la [njjili'a atoria dice soltanto che non facevaiio altro che niaoginre, uhi- 
Isre il capo, sorriderà e approvare ogni cob* che dicesae un commen- 
e e A cui un altro non couti'iiddi cesse. 

■" Da fledei'e ìlI padre," diaae don Rodrigo, Un servitore preseiitfi nna 
Inedia, sulla quale ai mise il padre Cristoforo, fneendo qnalelie Hcuefl ul 
picnortf, d^ esser venuto in ora inopportuna. " Bramerei di parhrle tXfi 
iMKfl a tìolo, eon suo comodo, per un affare d'importanza," aoggiunae 
il»OÌ, i*<in VOGO più floniTtioEfin, luì' orecchio di don liodrigo, 
■ "Bene, bene, parlerouio ; " rispose questo: "ma intanto sì porti da 
■joere al padre." 

1 11 padre yolaTa schermiiBi; ran dijn Rodrigo, al^amlo 1» voce, lu. 
Jftieizo a! trambusto ch*era ricominciato, gridava; " no, per bacco, non mi 
f^ii questo tolto; non sarà mai vero che no cappuccino vnda via da 
fucsia casa, seni^a aver gUJi^tiitu did mìo vino, uè un orcditoi'e ìuiìoleute, 
•eiina iiver a-i^nffgiato le legna de'miei boschi." Queste parole eficifjt- 
''ono un liso universale, e interruppero un momento la quei^tjone che 
»* agitava caldamente tra i coruiui?u^aÌi. Un servitore, portando sur una 
^ttoeoppa no' ampolla di vino, e un lungo bicchic^re in ibnua di ca' 
lìce, lo presentò al p.idre; il qnale, non volendo raaìatere a un invito 
Iftnto pressante dell uomo che g\i premeva tanto di farsi propizio, non 
A|utò a niciscere,^ e bi iiiise"a aorbir lentamente il vino. 



' Si aiA\ ru&D «arno pmprlrj ,ìul ir'iit clit, a<\f parato rln ntcmit p r rondimeli te nfll fllgni- 
i rii G nimliD, Qui pvra t'auluro jtvri'libQ Salio niegllu & lUiitifli'lii una boId valia, 
* Comr !>' é ^i*iu va. CLq^ ritìitu ^L'[d«. 

I Mttar'. Qkii nun 6 nastn pruprirmianto, DVVBfu è sliaR^Ànta V tóttftiMi\QTA ■J^''tì- 
LqIjì II Vf4art iftirirn Sàrlv il 9Vrvitino. aon iJ TvOplc ii1.t:abQ« 



G2 



1 cnuMEfiSl KPOST, 



■ IV autorità del Tcaso non serve al eiio aentfoto, si.^iior podee 

veritu 1 iiLzi t; i:oiilj"i> dì lef : " l'ipttìJttì a uj'ljtrtj il niiile: Atrtilio : " pd 
che queir uomo erudito, uutìlV uomo grunde, ctie sapt^vjt it meTiad itr» tul 
Itì redole della cavftlìem» ha iìitto che il messo d' Argante, prima d'ospoJ 
la iitìdn m rnvalieri cilfitìani, chieda licecitii al pio Buplione.»," 

' Ma <ineftto ' replicava, nun iuhiid urlando, il pnoesià, " qaest 
aa di più, un mero di i^iìi^ un oruaiii^ntu poetico, giacché il nies^ 
giero è di sua natura inviolabdcT per diritto delle f^enti, jure {jcntiu^ 
tì, fconaA andar tanto n. ocri^arp, lo dice autdie il provurUio : jLTiibafio 
tor noi» porta pona, K, i proverbi, signor conte, sono la Hapienza 
genere umano. Fj, aon aveutlo il niotìanggicro detto nulla io suo pj 
prio iiijnni, mu ùoE^Loente proseutata la tìGda in iscritto...." 

" Ma quaudo vorrà capire che quel messaggiero era nn asino 
merario, tue non cQuoeceva le prime,..? " 

" Con buona licenan di lor signori," intcrrnppe don Jtodrico, il qad 
non nvTphbi^ vnlnto rliw Irt gunntiout* niidnsyfi troj^po avanti; ° liuW 
tiamolft nel padre Cristol'oro; e si stia alla sua sentenj^a." 

° Benp, henisdUiLO," disse il conte Attilio, al qnale parvo cosa luù 
Pfarliata ì] Air dccÌ<lore un punto di cavallerijt ria un tjtppucdno; rafl 
tre il podestà, più infervorato di cuore nella [luivatione, si ch<?tavn 
stento, e con un certo viso, che pareva volesse dire: ragazzate, 

" JVTli, dn [£utl che mi paté d^ aver capltoj" disse il paare, " uoo ) 
cosB di cui io mi deva' iutendere." 

■ Sidite scuse di modestia di loro padri; " disse don Eodrigo ; " i 
non ini scappelli. J'^b via ! sa^piitni Lene ilie lei non e venuta al moli 
col cappuccio in capo, e t:he il mondo V Uà [:ono3ciut<>. VJa, vin : 
U cint^itionif." 

" II latto è questo,' cominciava a g-ridare il conto Attilio. 

" LftSfifttc dir a mCi che aon neutrute. i^Ligino," l'ipi^ean don Jtodrij 
' Ti'co la citoria, Un cavaliere spagnolo manda lina sfida a un cavai 
mìljmese : il portatore, non trovantlo il provocato in caina. coiiftftgnaj 
c.icbello a nn fiutcllo <lcl cavaliex^e; il qual fratello legge la aiidi^ oj 
rìapo.s<a da alcuna bastonate al portatore. Si tratta.... ■ 

''Ben date, ben applicate," gridò il conte Attilio, " Fu una 
iapint^ione. " 

^ Del demonio/ sogginnsfi il podi-at/ì. " Battere nn nTulinsciato 
persona ancra ! Acche lei, padre, ini dirà ae questa è azione da caj 

" Sì, si^rti-irc, dn cavaliere,* gridò il conte: " t? In Itifliji dire a 
che Jevo Jntfliidcrmi di ciò che convitane a un cavali*ire. Oh, se foBStì 
stati pTigMi» sarebbe im^dtra faccenda: ma il baslonu non isporcA) 
mani a Jic^i^uno. Queillo cli<; lurii po»£0 capirò e perche la premano tuj] 
le spalle d*an maaralzone." 

"Clii le ha parlato delle spalle, signor conte mio? Tjcì mi fa 
spropositi che non mi tìoa mai passati per la mente. Ilo parlato 
rarutt ero. e non di pp,i)lp, in. Pinolo sopra tatto ì\q\ dìi'ittfi delle gei 

Mi dica un poco, di grazia, se ifeoialì che gli antichi Romani uutnd 



■ Dtvf- Quandi* Jl dincorai^ ?i multo aastc^niiTù, il Atmiioni o^lop^^t-a ifl |jrufui'vLj|i 

tcl'^tcl luLutuo aJ|K kliijrfiijii ti^a iiviii\ifs Jtini^ o ni Muranti itcm acn]t>ra che fnccÌF^Uuiiu utirt 
fifffondo il Ghr^nUBros^ÌQ, ì\ tffi&d è pLu cuiunnQ di tÌEn\ naobe a FireiifA, tOJh | 




«r^^cir* 



CAPITOLO Ql'I 

■ano a inttiiuir le aQde agli altri pofuli, cV^'^t'^''^" beeiizA il'esjjorre 
Vwnbasciatft : e lut (rovi un poco uno scrnloro che faccia raeuzione 
ha ui] tei^inle eiiL mai atulo buslunato." 

* Che fi.inno ft far con noi g.i nfizidi ^ degli ftntichl Romunì V g^nto 
" indaga alla buona, e iihv, in qaest* cose, era indietro, indieti'o, Mvk^ 

n drt le legLri della cavnlli^riji moderna, ch'ù la vwxa, dico e aostenu 
he nn measu d qualci u,rdiac!fl di porre in mano a un eaviilier*» una alla 

Jsenza Avergliene iihio^lu licenza, è mi temprano^ violabile violabiJiseiuioJ 
Itwtooabiltì baatonabdjflsiriio...." 

'Rispondi! UQ poi'o a qptjsto Biilog-ieniO." 

" Niente, mente, niente." 

^ Ma iL9i.'.f]ltÌ, ma ascolti, ma ascolti. Perenteta un disarmato è atta 
[Ttiditcìriu i (UfjHf il meatìo de t/ito era aea^'aini^; ergo...." 

'Piano, piano, signor podestà." 

•Cbe piano? " 

" Piano, le dico : coan mi vieue a dire ? Atto proditorio è ferire uno 
|od la epadn, per di dietro, o dargli ana Bcbioppettata nelU scliienu ij 
\^ audie per questo, &t possono dai' certi enti i..,. ma stiamo nella QU^ 
itione* Uoni^edo ciie questo generalmente possa t'iuaniarui atto prodìJ 
>»rio ; ma iippo^giii.r quattro Lu^toDate « un mftijcakoiitT ! Sart^bbi; bolla 

>he si dovos^Q dirgli: ^uai'da cbe t,Ì bnstoiio: come si direbbe a ur 

biilnntiioiiio : mnno alla spada. — E lei, aig^nor dpttor riverito, in Teec 

il Janni de* au^g-biiniii, per Airiiii capire cWh dtìi uno paria"», pttrrlip 

non sostiene le mie nLtfioni, tou la eoa buona tjOMlti. per aiutarmi a 

̻er&andt'r questo signore? " 

'lo..,.' rjppoue cnnfuaeUo il dottoie ; * io i^odo di quE^stu d'dtadi- 
JtJ'ita; e ringrazio il beli' flfcidentfc cbe bn dulo oer^Hiiioj^e a una ^utrrn 
'^ ingegni foj^i grnzioaa. E p<H, a m^. non compete di dar aeiiteiiaa: 

^'itì èrHiioria dlnstrissima ba ^viì delegato un giudice..., qm il padre..,.' ■ 

* K vuro \ " disse don liailn^i^: ' iiin. roiiiB vulelti tdie Ìl giudice parlLj 
libando i litii^anti aon vocliuno stare /itti?" 

"Ammutolisco," disae il t-onle AttJio. 11 podestà striuae ie labbii 
alzò la mano, coJie in Mto di rnssegno.zioue. 
"' Ab ! sia ringrAZTntn il v\v-\q \ A lei, padre," difiSG dou Rodrigo, cou 
IfiUi serietà mezzo canzonai orìa> 
kÌIq g\h fatte le mi^ scuse, cqI dire cba non me n^ intendo," rìapofltì 
TlriHtofbroj rondondo il bicr'tiiere a un Fflrvìlore, J 

Scuse juagre: ' Rridaroiio i due c^ugini: "vogliamo la sentenza, 
" Quand' è co^^i," riprese il fratCf " il mio debole pan-re .sai-ebbe cbe 
, vi fosHFro iic fifide, né portatori, ne basjtotiate. ' 
tcoramensali si puardarouo l'nn con T altro marnv rifilali, 
)h queata h grossa ! " disse il conte Attilio- % Mi pcrdcul, padri 
Ita <"* groaea. Si vede ehe lei non cooosoe il mondo," 

" Lui V " disse don Rodrigo- "me Io Tolote far rìrlìre: lo eonoft 



' In gucifita bruna ni Ciiiapli? il «imKarc dtl ilntturs, Epli niL-dn a jjivol-i fn/xnAnpr'i 
^HhtQndu dtl -olH/y. in tifto J'i'n rì'ifiitl'i il pm l'urù, li pi'i ìiiaft'i'nl<\. Irvlrjttn cta! iiuiiIb 
AttJlm B ^onlun^i'c la Jirs ra^juiil, ai ^cliQiTDirHE'iic uiDJ Luuii fireIjUL pniriUitilJir^i [Rian- 
dante II!* voutro L'iuiD, uè UQutm l'iJtro ; di Erjatavft d'un ni>MJu ti ù' im pudoaU^ e laii 
f*rit dn p^bDr-ptnra, a* un frata pnì ikan c^Ora nUllB d( temere, h 0brùi44ua4\^tLuaV^K(\% 

IfllaiipjH'o^iii'o il pniorv di fi-a Crtftvf'^rv. 



14 I pnouKSsi SMsr 

cugino luio, qufuito voi; non ò vero, padre? Dica, dica se con liftfat 
la sua carovnuny " 

!n vece :li nspomìere n qo est' amorevole domanda, il podre di?» 
una parolina iu segreto a sé medeeimo: — queste vengono u to; ma li 
cordati^ frate, che non sei qui per te, e che tatto ciò che tocca te goIe 

UUU enba nel canto, 

" Sarà/ di&ae il cu^^ino : ' ma il padre.... come si chiama il padre? 
"Padre Cristoforo'' risposero prù d'nno, 

" Mn padre Criatoforo, piidroii mio colcndissmio, ron queste ftne moe 
sìme, lei vorrebbo mandare il nionilo Bottosopra. Senza fiilde ! Senza lui 
stonate! Addio il punto d'onore: impunità per tutti i mascalzoni. Pu 
bnoEiL sorta che if suppoaLt» è ìinpoasibile." 

" Animo, dottore," Hcappò faori don Rodrig-o, nhe vnltìvn, fic^^nipr© pi 
divertire* \h disputa dfii due primi contendenti, " animo, a voi,-clitì, pe 
jdflr ragione a tutti, siete uà uumo. Vediamo un poco come farete pe 
Sor cagione in questo ot padi'e Criatot'oro." 

" In yerità/ rispose il dottore, tenendo hranditjt in aria la forcKett* 
a riyolgendoBi al padre, " iu verità io non no intendere come il padr 
Criatoi'uro, il quale ò loaieiutì il perfetto religioso e l'uomo di moudt 

uon abbia pennato che la Bua aentenea, bnona, ottima e di JS'iusto pea 
ani pulpito, non vai niente, aia detto col dovuto rispetto, in una diBput 
oavallereaua- Ma^ il padre ha. meglio di mw, che ogni cosa è buona 
mio hiogo ; e io credo che. quanta volta, abbia voluto eavArai, con ar 
i^elia, dftir Impii^cio di proferire nna sentenErt."^ 

Che bÌ poteva mai rispondere a ragLonatnenti dedotti da Qua fli 

pieuza così antica, a pempri? nuovo ? Niente : o <oei fece il noetro frsU 

Ma don Rodrigo, per voler troncare q«eUa questione, uè venne 
Ruacitart mi' altra. " A proposito," diase, " ho aenbto che a Milano co 
revan voci d' accoitiodameuto." 

11 lettore sa che in queir anno sì combnttova per la suc^cesarone i 
ducato di Mantova, del t|ua!e, alla morte di Vincenzo Gonzaga, ohe no 
■veva laaci;^ta prole legittima, era eiitr^to in poi^Beaao il iluca. di N 
era, suo parente piìi piosFiimo. Luigi Xlll, osaia Ìl cardinal<> di ftidii 
n, sosteneva quel priut^ipe, sud ben afi'etto, e naturalizzato frani-eee 
Filippo tv. ossia il conte d'Olivarea, comuDemeuto chiamato il coni 
itiL-ft, non lo voleva h, per le atesaG ragioni ; e gli aveva mosso guerr 
^^if^come poi quel ducato era feudo deiriuipero, cosi le due parti a'ado 
peravano, mu pratichea con istanze, con njinacce, presso T inipei'atu 

KerdinaDdo II, Ift prima pepc^t accortìaefie l' inveatit.urrt al miovo due» 

la seconda perchè j^liela uegasEe, anzi andasse a cacciarlo da quello Btat< 

" Non Bim lontano d^l credsre^' disse il conte Attilio, ° che le eoa 

tii potiBHito iicoomodare. Ho ueiti mdisi....* 



1 l'iifl're. Parche lEi.itJai'c quBbt" inutili* ìutiiiiiDiù» quando mitebbeik pututu hutLlui» 
tifiiiiaBÌuii Airanljinumj' A l'Li^n VC'^f\qo imn pot*vii piac^rA rbA l4 diiputt dKenis^paeni, 

gù anituiila, ii^rcliò avova iiitorostto ài Don disBaatarsi il ^oiltet^, c]j« «m la piimu i 

■ .\u'"-<^r o ">* £<*- Alt]V> trattn patiMIE^aliDo Jul c&rat4ci'a dui iltitlom, B ^hn H<isU 
lo giipt concilio lo^KO Tcuut'i 4» ^nit Rudvipi'ìb 

3 \n qncfith rhpoatiL Ih qiiBiitivinH h piiiDtfttA in I^Iho •- nocondo lai, duo^mialo morti 

l'iiink 4If! pulpito V Infiltra dtl aivuAo. Mct^t ti ^c»ilBmai b pcr?> bino uvocrra II Mvutcì 

rba uuUn il piiLDy,L rJ^poTirEorc a aitTaUL l'Hgiojiuminti» ob^c^li iIIcd didi\ai ti'* imo tu/iCiW 

(Iffftc'i ' ò-'-'-pf' iii'Dra- l'U quAli pari^fl hojid dilurkiuflul.a i-jtìo^to ilk quo! |>-vftn^i rvl '|uil1 

J-aiTton ti'miaaia tà c^potol U Tlwd«J cardinal Borromeo ì t TrttgU igi eia pL>in]i»«a. 



ffArirrno quinto, C5 
creda, aignar conto, non crfldft," interrappe il podestà. " Jo. 

Iln questo cnntuocio^ posso enperlo lo cubo] porcile d. ei^or cflatellatif» 
Bpatfnolo, che, per STia bontà, roì vuole on po' di l^i?De, e per esser 
figliuolo d'un creato del conte duca, è mformato d'ogni cosa.,..' 

■ ha dÌ(!<J clie il me :iccade ogni j^iorno di pailn.ra in Milttno cou ben 
Inlfri personaggi ; e so di buon luof^o che il papa, intereaaatiagimo, com* è, 
^er la puce, Lia fatto propoaizioni.,..' 

" Cosi dev* esHere ; la coaii i: In ri'goltt; sua tì^Lntitù fa Li aun doT^rn; 
□TI papa deve sempre tn<jH,er bene tra i principi cristiani ; ' ìuil il cnute 
iuca na la sua politica, e.../ 

■ E, e, e ; sa lei, signor mio^ come la pensi V imperatore, in questn 
lomooto '? Creilo lei elio non oi aia altro che Mantova a qac&to mondo V 
je C090 a cui si dE»vo pensare tion molte, signor mio, Sa lei, per egem- 

pio, fino a che aegna l'imperatore possa ora iidarai di quel hqo prin- 
cipe di ^UllJLsl'0.^o' o di Vallistai, o come io chinmano, e ae.,.,* 

" D nome legittimo in lingua ftienjamia/ interruppe ancora Ì1 po- 
ìestrt, " è Vagliensteiuo, come Tho sentito proiorir più volte dal no- 
itro signor castellano spagnolo. Ma atia pur di liuou uuimo. tlie.-H." 

' Mi ^'nolp inBegnare„,-[^ * riprijndpia il rnnte ; mu. don Rodi-ìgo gli 

jè d'occhio, per fargli intendere che, per Limor suo, ceasasae di con- 

^Iradclire. Il conte tacijue, e il podestà, come un lastimento dì^imbr^- 

jliato dtt una ei^ccn, ctiiiUonò, a vela gonfie, d corso delia sua eloqueijna, 

Vaglieiist^^ino mi dii poco l'ut^lidio; perchè il coute duea ha l'occhio 

h tutto, e per Lutto ; e pò Vaglieli stilino vorrà l'ave il beli' umore, siipì-ìi 

njon lui fallo rignr diritto, ron 1q buone, o non h- cnitlvc. Ha rocrliii» 

aer tutto, dico, o le mani lunghe; e. se ha fisso Ìl chiodo, come TLa 

fisfio, e giustnmenle. ila quel gran politico che è, che ìl signor duca dt 

iNivera non meiLa le radici in Mantova, il i^ìgnur duoa di Nivera non 

li'G le metteià; e il signor cardinale di Riciliii* fan\ un buiio nell'arqua. 

Mi In pur ridere quel caro signoT cardinale, a voler cozzare con un 

, conte duca, con un Ulivarep..' Dico il vero, che vorrei rinascere di qui 

iok dugeut' utiiii, ptT sentir cosa diramo [ posteri, di questa hella pre- 

ftenflione. Ci vuol tdtro che invidia: t^sta vuol efi^jore: e te^te come la 

Ltesla d' nn conte duca, co n' è una soli al mondo. Il conte duca, signori 

laidi, " proseguiva il pod<Tatfi, HOtnpro col Tento in poppa, e un po'ma- 

ravìgliato auche lui ai non incontrar tosi uno scftglio: "il conto duca 
una volpe vecchia, parlando i^ol dovuto rispetto, che farebbe pei'der 
■A traccia a chi ai ain : «, quando accenna de^ra, si può eaeer sicuri 
die batteria, a einiatra: ond'è che nessuno può mai vantarsi dì cono- 
Jficei'e i suoi disegni ; e quegli stessi che devon metterh in eaecuzioDe, 
^O^h HlPtìi^ cLtì hcrjioiio i dispauci, xìoii ne capltcou niente. Io pogso 
t^arlare cori qmlcKe ^^gnizinTl di pausa; percbà qii^l lirav'norao dol hl- 



^ qimnti*! JLI Alsnzflnt «rlvfrft qMbsta por-ale, wHo petiRATt eba i pnp1 Tiiauo ratta 
h^BB4ii 31 dL>rif.pi-ir^ 

■ Vi'Sili^tiitw. Aìhmi.o'Vlncnìofi ài VnlJtHlDin, Camuau geadtnl-ì boomo, E'aftn oBeas^iniu'iì 
,er H4ii<p4-t4ì ilelt' Ém|icLJilritP Furili ili iiilo II {]rì:i4)- l^n Rlorlusu imnrrBi^ di i|iiusT;u [tUfB^- 
rnnirSi*' funiTHfii i^ nnjri^pllo (li ima lielln tnEiìgln <il Fprferii^i* ^rlnlfur. 
I II /iiH-h/.r^ KniLanti'Tunn fluiileeaiB duco dL KJeliulW. iii.r[]JiialB e grarde ministro il 

[ìjV^è ^l» i^M ]iì2'J it] 1040. 

* Oliviifxif.n/iitiiiìu iJiì\:neT. ilf^tlo il "dilla -Tiicn, In Tinnì u minlikfro ili Filippo IV ai 
I.Bnagiiii, lJuI h'iil aI 10l!l H Miib'nloi]. puragonjiitLlu rO]lviirj||i ni nic-lielluii, 4li4?c rliu En toaU 
[di qa ti al' Il Ili nifi ■iiiperava il fiiu itoppl ijriplln iìi'il"jilf.vn i- elio l'OEJrurcz pjM-avh nhln pei' 
ovlimre U mcHarcJiLu di Fpuau», il fìlchellBii all' inciHitriLr *' nilirft> ft <Ut<i aWim'in-H'iAù.t 
(iiCDae p4r ■c'Orni i^tirlA nuipjtr» pili di rjpLitKZJuiia u ili nL^il, 



^er- 



I 



gnur castellano !^t degna di traiteneral meco, coi qualche cotiGileiiiìy, 
TI coiitp 'luea» viceverBft, sa Hppniit.ìno cnaa hr>ll(^ inlfientoln di tutte 1' ni 
tre cor^i ; e tutti que* politiconi (rhs ce n' è di diritti agsai, uou si pufl 
II Egare) lianuo appena imuia^'inato nn diaegiio. che il cunte duca te rhfl 
già indovinato, con qaella. pua lesta, con qutìlìe sue filrade coperte, cof 

a ne' suoi fili teai per tutto. Quel pover' uomo del cardinale di Ricilìù tenta 
i qnn, tiuta di la^ suda, b' ingegna : a poi V quando gli è nuncito di aco' 
vare unn mina, trova la conlmnunina ttia belro fatta dal conte diiraH...' 

Sh il cielo (|ua:ido il podestà avreube preso terra ; ma don Rodrigo 
stimolato anche da'Teriacci che liceva il cugino, ai voltò airiniprov- 

viao, tome 60 gli veuTsue un' ÌHpÌri*zioue, a un eervitore, e gli aiicennj 
ohe portasse un certo fijtsoo. "Signor podflstà, e signori miei!" diasi 
poi: 'un brindisi al conte duca; e mi sfipranno ilire se il vino si. 
degno del personaggio," II podestà rispose con un inchino, nel quaì 
trflapmva un stìntiin<^iito di riconoscenza particolaro; perchè tutto di 
che &i Taceva o ai diceva in onore del conte duca, lo riteneva in parti 
come iiitto n. flè. 

"Viva nniranni don Gasparo Gnzroan, conto d'Olivareis» duca ài 
san Lucflf, grati pri\'Mto del re don Filippo il grande, nostro signore 
esclanif^, alzando il bicchiere. 

PnTato, chi nou lo sapesse, erti, ti termine in uso, a queHempi, pej 
eignifìcaro d fnTorito d'un prjncipe. 

' Viva miir anni ! " riaposer tutti. 

" Servite il padre,'' tlisse don Rodrigo. 

" Mi perdoni; ' riapoae il padre! ' ma ho già fatto un disordine 
e non potrei.,.," 

" Come ! "" diaae don Rodrigo : " si tratta d' un brindisi al conte duca 
Vuo! dunque far troderc ch^ eìlu tcnca dai navarrinii^ 

Così ai chiamavano allora, per ischerao, i Francesi, dai princioì d 
Navarra, che avevan cominciato, con ut^nrico IV. a regnar sopra di loro 

A tale acoDgiuro, convenne bere.il'utli i commensali proruppero la 
psclatnazioni e in eloffj del vino ; tujjr clie i\ dottore» Ìl quale, onl capo 
nlzafii, con gli octhi tìasi, con le labbra strette^ esprimeva molto più 
che non avrebhe potuto far con parole. 

" Ch<^ ne dite eh, dottore?'' domandò don Rodrigo. 

Tirato fuor del bicchiere un naso pifi vermiglio e più lucente d 
quelìo, il dottore rispose, batttndn con enfasi ogni sdlaha : ' dico, prò 
feriamo, e sentefizzo ciie questo è VOlJvaree de' vini : censtiì, et in eriiH 
ù'i sentientinnij che un liquor simUe nou ai trova in tutti i ventidc_ 
regni de] re nostro signore, cho Dio guardi: dicbiaro e definisco cha 

i piE^n/si doir ìHuBtrJssimo aiguor don Rodrigo vinL'ono le ceno d^Elio- 
gabalo ; s che la care^ia è bandita e confinata in perpetuo da quelito 
palazzo, do\e siede e re^^la la splendidezza/ ^ 

"Ben detto! Iien definito 1 " ffridarojio, a una voce, i coiiimenaali 
nin qneìla parola, carestia, che Ìl dottore aveva hnttatji fuori a i'n90_^ 
rivolse in ut» punto tutte le menti a quel tristo soggetto ; e tutti pai^ 
larono di-lla cnreMm. Qui andav;in tutti d'ftccordo, almeno nel priud- 
pale ^ ma il fracasso era foi^u pio grande che se ci io^so etato disparere, 



tiallftì fli ara vi gì runa, i- motto nirUi!m:n» ^tftc-hb Cab WBo il dotterò, ftltru a far plKWA i^ 
t/i/ii ^vrOi-lgv. cerna di rlusrlr gra<ìiìo an^tn hI puduali m\ diro IL vIbo rOltvHr« dui vJnl 



Uiu.*fts 



PàPITOLO SESTO, 67 

'Smvan tutti insietoe, ' Kon c'è oareaUfl," diceva uno; " sono gVit^- 
(teltiitori-.-." 

' E ì ToTTiai,' diceva no nitro: " clic iift-iL'oiidrmo il grano. Iiu pi erari ì." 
■Appunto; itupiccttrlL senza reisenrortlia," 
''I>e'buoni processi," gridava il podestà. 

' Cba proceaai? '^ gridava più forte il r-orto Attilio: '' givmtì^'.ia afiid- 
nmrìa. Pigliamo tre o quattro cinque o sei, di quelli clia, per T'i''r* 
'Itubblica, 8011 conosciuti coma i più riuclii e i pia caui^ e uiipiccarli ' 
"Esompit esempi 1 t-cnza efletnpi non si tu uulla." 

■Impiccarli] iiapiccarii 1 tì salteri fuori Rrono da fotte le parti/ 
CLi, passando per lica tiera, a*tì trovato a goder T armonìa clie la 
[itila t^uiitpagiiia di fan Uro banchi, quando, tru una bOEi^it^i e l'aitra, ognnito 
|?»ocorcla il suo stromento, facendolo stridere quanto ^iù pnì), afhue ili 
iintirlo dÌBtÌntan]€nte, in n^e^zo al rumore degli altri, s' immaa^ni cbe 
tuie fosso la ronnoiiaiiKa di qut'i, so ei può dire, discorsi. y'ajmavFi Ìti- 
t mto mescendo riniestendu di quo] tal vino; p le lodi di es*o veui- 
vitno^ coni' era ffiuato, IraniniischiatG alle sentenze di ginriaprudenz:* 
f'i'ollomica. ; siccuè lo parole cbe s'uiliv^ti più sonore e più fr^qncnU 
,4>i'uno: ambyosia, g ifnpirJcttrlU 

Don Rodrigo intaido daya dell' occbi&t.e al solo che atava zitto; 'e 
vedeva sempre li fermo» ^en^a dar segìw d' impazienza né di fretta 
lenza far atto oliti tciidoEF<o a ricordiira che stjLva appettando ^ iheì ìli 

hria di non voler andarscsne,^ primn d' essere stato ascoltato, L* avrebbe 
ftnndato a spsaso volentieri, e fatto di meno di guel colloquio ; ma con- 
.'edai'i! Tin r?ippiiccino, Sf^nza nyerg'li dato uditn^a* non i^ra aecundo li- 
f^goln dplla HUii p^'li^i'"''''- P"'''''''^ 'j* ^'^t^'^i^i;"''"' "f>a "' [lotevn dcansare, si 
hisolvatte d'afìVontai-la subito, e di iiWrarsene; s'alzò da lavola, fi-eeLL> 
iiittu la ndjicorida brigata, senKa interromperfì il cliiaRPo. Cbìcsta por 
lii^enza ng'li nspiti, s'avvicinò, in ittto coute^oso, al fiate, cke h' ei'a 

inbìto alzato eon gli Utri; ^li dis^e: " eccomi a^anoi comandi; " e lei 
Condusse in un^ altra sala. 



CAPITOLO SESTO. 



" In die pos^o ubbidirla ? " di3?e don Hndrigt^, piantandosi in piedi 
boi niPKZO dfilla sala. Il auono delle parole era tJiìu; ma il modo con 
ttli cinii proferite, voleva dir chiariLnientej bada a tibi eoi davanti, poea 

parole, e sbrigiitì. 

l*er dffcr covag^ifio al nostro fra Cristoforo, non c'er^ mezzo più sicuro 

più spedito, ekc prcndtrlo coti manicrn anognnte. J^^b di<? fltava sa- 

■pi-'SO. cercando le parole, e facendo scorrere tra lo ditale ave marie dellii, 

roim i^be teneva a. cintola, eome so in qnalchoduna di i^uolle speraage di 

|r<JVftri.^ d tìvo eHti?Elj'>i ft quiO fjLre di don Itydi igo, Hi abiliti sonilo venir 

bHs labl^ni pirt parole dpi bisomo, Ma pensando quanto iinpoHas&e di 

1 AiHl,rn»*n n i^ji^'/rfrr^l. .^ingoLirÌH'jlinL ^ In qn^-nE^ Aiìp ^inroLd ai rmiO'it^lln tiittir qnat 
diM^Mii^lia di atorUifrli upiDii>m, di ^^iaV^ ^ 'li niornLc; AflBb onuo pei oudl diro in 

ti} tllft-i^n AntBÌiiantO- \ 

IId nlfiAO n mia tii^r^HAsi'inG rnii'i cnni^totJetlca o aiilnuLiu, noi ATnvauiP tlirneiitirulu 
l Oribtalora i uà utaa AtftiuBcmt cun l^uE^ auljU n^tarBlHESU^ «L rlauuÙAtt: vh Nuà^ i* 
J UgarA in i^uel atiq iSignJtOHa aUenKio in apparl^kìd pVu v(noTi.tLÌtk, 
fiU ni" *"'" 'l'i'Ur."^,, Piti Tìiktiìinìc Ùi\pu vvltTìikJUU &LiGEvrb. 



I 





83^ ] ritQMEHSl SPO&t 

uon guastare ì fotti 3uoi o, do ch'era aaaai più, i fatti altm», Ci 

o temptrù le frnai che p-li si oran pre^eutute alla mente, e dìi^Bc, poi 
cuarimgft uiuiltà: " veogo a proporle un atto di giaatiaia/ a pregar! 
d'uuii carila. Uert'uomjm di mal aftaj-e hauno messo innanzi il nota 
di TOSfliitrnona illu^trìd^inia, pvr ult paura u. un poTcro nuroto. e ìnjpi 
dirgli di coTDpirtì il suo dovere, e pnr soverchiare- due innocenti, h 
pitù, COTI una parola» confonder coloro» reatituiro ni diritto la sua fora 
H tioll^viir quelli a cui è laUa uno. aaeì crudal violenza- Lo può; e pi 
tfndolo-.., la coacieuza, 1' onore.... > 

" Lei mi parlerà della mìa coacieiiza, quando Terrà a coufeBBftiinj i 
flei. In quanto al mio onore, ha da sapere che il cnatode ne eon io, e 
fiolo ; e che ciiiunque ardisce entrare a naiie con me di questa cura, 
riguardo come il teoieriirio che Totìende. "^ 

l'ra Ufistoforo, awertito da queste parole che quel signore cerca 

tdi tirare »! P*^gg''^' 1"^ suo, per toli:^firo il discorso in contoRa, e non dai^ 

lluogo di venire all^* slretf.e» ^'imiioenù tantf più ^illu auiferenaa, mcilvet 

Edi niiintlar giù qualunque coaa piacesse all'altro di dii'e, e rispose aabit 

iceii uu tono Boiuintsaao; " se> Lti detto coaa che le dirfprftcciii, è atato cert 

Imente rontro la mia inteuaioue. Mi <joiTegpa pui'e, mi rìprendn, ae ne 

Bo parlare come si conviene; ina hl degni ascolt^inai. Per amor ilei cìel 

per quel Dio, al cui cùspi'tto dobbiam Tutti comparire-.n/ e, così diceini 

ftveviL prese, fm le dita, e metteva dji.ynnt.i ngli occhi tlel ano accitjlia' 

ascoltatore il tcschietto di legno attaccato alla una corona» ■" non s'osti 

a nei^are una giustizia così facile, e fun dovuta a de' povereUi, Pen 

che I)Ìo ha sempro eli uoL'ht tìopra di loro, e elio 1g loro grida» i loro ff 

miti Bonn ascoltati lassfi. L'innocenza è potente al suo,../*C/nf j»^ 
""Eh, padro !" interruppe bruecauiente di*n Kodrigo; 'il rì4pfll 
cV iv porlo al suo ahfto è i^raudu: iuìì se qualche cosa potesse farnae 
dimenticare, sarehhe il vedt>rIo iudo^ao a uno che ardisse di venire 
farmi la spia in casa." 

(Questa parola feee venir le fiamme sai viso del frate : il qunle per 
col e?mhiante ili chr ing'liiottiace una iTipdidnjt ninUn nmni^i, rÌ|H'eBi 
" lei non crede che un tal titolo mi ai convenga. Lei sente in cuor au 
che il passo clf io fo ora qui» non è né vile ne spregevole, ÌVr ascoll 
B>gnav dmi Rodrigo ; e voglia il Helo che non veogii un gir^rno Jn «i 
si penta di non avermi ascoltato. Non voglia metterla sua ft-lorir^.., qn. 
-Iflorift, signor don liodi'igo! qual gloria dinanzi agli uomini ÌJSd'ìtìn] 

Ifik Dio! Lei pnò molto quHCfgiù; hih,...." '' 

"" Sa lei," disse don Rodrigo, i nt cito m pendo, con iatizaa, mi non sfìu 
Qualche raccapriccio, " ea lei che, quando mi viene lo fichifìbizzo di se; 

* Vmso a itT"porU vn atto fli f/inillciii. Pur quAikto padru Crja(i/b*ro porviisap ili 

MtfO U fiUQ Bd«guo, E]UDatc prtme parole nt^ soji'i un' rrit ìonlAat/; diì pgìì ttf lì'ucron 

\ ài rlpiglm IP t<'-iui iini<tii*iinnj, ai l'VipatTf. cltu h i)ji \n\t\ .1 piirl, ajisiiftnKo i"'"l"y*- '1 

\ da inferiore a aupi^rifu-e ; viW'iitIn Hi 'iinòiian, oUe ili ri^ tuoi cu tv d juirlfl a pmearo « u 

[fttto 4I' iDiEtii^tifin coiunibb^o Lt^ 4|r]n ni>(lri|^r> cmU qniiknrjf' Uè' vudi, unstiTiii^i^n tmov^r't 

W * Siìrfih"iTi -- PChPB^FTAirE. Il ['otfiiccli 1 OB*ervn cIil' ^«"jpnAft'ARE n^n liii'i^ciinn l'alti 

rin fl^vi-rrlLJi'i'io, Nuj pirb ri'DdfJimti v-hv il ^luitrotil e' Endiin^RjiF^ n t^l riiiii'^ijitiii^nl-^ ui'Iìeit 

Tiattliciito P^T liìijllpr<! il rstMi'i» suono rlin vooivu dalla tr-f piirole off^rre. fttt . tu/(rnj'-(f 

-^ (^i;4'^lL' |<arb1i>,bv]K3?inii- in hoeciL nil liti unruo oneatn, ùcrdociD in tntto l-t loro tOi 

\f\\e ^r-vftzìVL. pronLiitJfta da ùtn Ho^lri^o. *> lI fan pnuu^ii^c nll' alhnt^ibi vpp^rtufa. 

^ fra Orifttoliiro pi proimiiinrp ]J noiu*> Ul Uitì ni senta crtìHcer la foFKJi. o oriarh 
Miìo dJKf'prBn, nmtlin^'Tit'' dlnionqa. A'Lnnl^a, e fironilo qnciMl \ìi\ Tun-i jirnfeljiiii. 

* J^u^.. Quasio fff lìuvette rlaonaru tarribiltì nel ciiorvrtidon Rtnìilyo. iliu. rntraprte 



'. '»vC*t*,A: 



Otl ft. 



«TU' 



-«.•^ 



CAPITOLO SESTO. \^f^ mM ^ 09 

fanno gli altri? 

Ma in L'fiea mia 1 Ob ì " e continuò, con uu eorriao *brzatn di bcLci'ho ; 

■ lei UH tratta Ha. più di ijael chb bobOp D prtìdieatore in casal Non 
r hanno che i principi." 

" E quel Dio clip chiede ronto m princìpi 5plla parola che fa loro 
^pentire, nelltì lororecffe; qael Dio cKtì Ir uea ora un tratta di luLseri- 
rordju, mandando un guo miniatro, iudegno a nìiseiabile, ma uu suo mi-' 

stiV), a pttìfjaj- (ler uua iunoceiile.H.." 
, "In gomma, patire/ disJ^ dmi Rmlrigfo, far^ndo atto d^andaraene, 
* 10 lion so qutìf ijhe lei voglia dire : non capisco altro se non che ci 
! ilev' essere qualche fanciulla che le preme molto. Vada a far le sue con- 
[tidtìQ-.4c a cìii le pia^Q ; e non ai preuda la libertà d* iufaetidir più a lango 
Il in ptiutiluomo." 

Al moverai di don R<idrìgo, il nostro frate ^li s'era uiesao davanti, 
ItniL eoa griLu rispetto; e, aliato lo mani, come p^T supplicare e pei' trat- 
tenerlo ad tin lanuto. rispoBe ancora : " la mi premo, è veru, ma uoo piiì 
dì lei; Bon due anime che, V una e Taltra, nii preinon più dol mio san- 
f Qtr, Don Ho Ji'igo ! io non posso fur altto per lei, che pregar Dio ; ma 

farò hcn di cuora. Non mi dir-a di no ; non vog'lia tpner neirangoscla 
Itì ael terrore una povera innocente. Una parola di ]ei naò far tutto," 
I * Ebbene," disae don Rodrigo, " giacché lei crede cV io possa fnr 
Irnolt':) per questa persoDa; giaccb^ queata parsomi le atn tanto a cuore...," 

" Ebleutì ? " riprose austosamente il padre Cristoforo, al quale l'atto 

1 il contegno di don Itodrigo uou pprm ette vano d'abbandonari^i allaepe- 
ruu2a che parevano imniuiaiaro quolla parole. 

" Ebbene, la censiteli tli venire i^ meitei-si aotto la mia protezione 

Jcn le mancherà pili nulla, o noasono ardirà d' inquietarla, o eh' io non 

a uavaliL're-" 

A siffattii proposta,^ Vindegnazione - del frate, rattenuta a steiitn fin 

ilora, trahci;cò. Tatti qae' bei proponi di enti di pmdenza e di pazieD:5a 

iHidarono in ftiino:" Tnamo veccblo si trovò d'accordo col naovo; e, in 

Bile* casi, fra Cristoforo valeva veramente per doe, " La voatru, pi'ote- 

fuone ! ' esdamò, dando indietro due pasai. poetandoai fierameute sul 

jiiede deatro, metteodo la destra snll'aiica, alzando la sinistra con l'in- 

Ucfl leso ver^o dou Rodtigo, e. pirLntaiidogli in faccia dui; occhi indain- 

^atì : ' la vosti'a pi'otPKione I * E n^e^lio che abbiate parlato coaì, che 

fnbbiate fatta a me nna tale proposta. Avete colmata la mimrfb; enea 

Ivi temo più," 

~ l>*jme parli, fì'ate?...*' 

' Tarlo corno si parla a chi è abbandonato da Dio, a non può piò 
iir paura. La vusira protezione! Sztpevo bene che quella inuocenta j 
otto la protezione di Dio ; ma voi, voi nifl lo fate sentire ora, eon tanta 

beiiez^a, ohe non Lo più bisogno di riguardi a parlarvena, Lnoìa, dico; 



■ A A'^olt'i ptùfini'ta 7 A l'iEapohTA py7\TtA. Ih' tiii^n priTicipuLfi udii ù Btìì BOflÉAJjCiTo, 
DA Jioir .iiiuiiinln, e puro urnilinuiD mii^ljiire in prJinu htiuiia. 
- Jnd*u-\iekiivt. HeglÌL' []idigDa=iori4- C'fA ]min ni'] flap. XXI, 
-jni^ffrrjpjo nr /'Njit v ftouH moli*) ruiLniTiC' l'cl orricLii:o; qui in tjiii<,^la c^Aan pr^rui'jiimo 

> ìjf i-i/ifii ^^- Na turai lphìtud ^ M raiiiliL;iriii^ni<i lìL tanii; g^Iì orn In tmh'a di uiip«- 
flore X^ iitfiM'rare, o por^ f<jiS!fLi dal hi ^1 nm U cJ-d poi^n dcm Rinlri^^u .i «L't'iidore a] tst. 
J^ tvHlHuii inviiUiva di rro CrleTriTii^a. l'hf^ a ponn n pii4M> itliflIiL I'jli'U d'unu v?iBi\nAai^i& 
brarvtlca. nMrita It ranrav'gUi} U rabbia nuli' uni mo di dQtL Baùeì^u a "uu uo^WfVi^iiu 



A+*.UUj |>ajLuJL4^ 



70 I pnoatBssi sposl 

vedete corno io proiiunaìo questo nome con la fronte ttlta, e con gli 
imnxithlM.' 

'Como! in questa oai^a...! " 

" Ho compiisfiiune di qaesta casa ' la m^edizlone le sta sopra Bospeei 

State A vetlei'B clie Ja giaatÌKÌ& di Dio avrÀ rivuai'da a 'iLiiibtrLr piotf 

e aog-graiono di quattro agiiori-i. Voi avete creduto che Dio abbili fatt 
una iireatura a sua iminagtiie, per darvi U piacerò di tormentarla! V< 
llivete creduto dit Dio uon saprebbe dirtiiderU! Voi Hvete dieprezzat 
J3 siir> avvi.sn ! Vi slet^ giiidii;atji- Il f^U':rR di P'arbioiie era indurito «lujtiit 
il vostro; e Dio W saputo Bpeaanrlo. Lucia è aifura da voi; ve lo die 

ìio povero frate j e in quanto a voi, sentite beaa quel ch'to vi prometta 

^err^ un gì or no.-,/ 

I)oD RoJrigo era fin allora rìiuaato tra la ral>bia e hi lucraviglii 

InttonitOi non ti-ovnndo parole; ma, quando sentì intonare una preJ 

^ione. s'a^g'iunaQ ulla nbbin un lontano e mietoriutìo dp^ivèuto. 

Ailcrrò rapidamente p'.-r aria quella mano niìnat^ciosa, c> alzando 

^Yoctì, per tronciir quella dell'infausto profeta^ gridò: " escimi di tra' pjed 

L^illaiio Leaierario, puRronu iuciipiniueialo," 

t Queste pari>le cosi chiare acqiiict.'irono in un momento il padt-o Cr 
ploforo, Airidta di strapazzo e di villania era, nella sua meote, ca 
li'Uie, e da tantoTenfpo, associata V idea di soflerenza e di eilenaio, eh 
a quel uumplimonto, ^li cadde ogni (spìrito d^ira o d'entusiasmo, o uu 
tfU restò altra risoluziooo che quella d'udir tranquillamente liò che 
dnn Koclrigo piace&t^e il' ngifiunit^cE. Unde. ritirata plaoidnineuti: la mai 
d.iLrb artigli dc^l gQutduomu, fiobaa3i> il capo, o i-ìmasQ iiiiiuobìlo, coni 
al cader del vento, nel forte delizi biirraai^a, im albero abitato rieompoL 
naturalmente i suoi r^uii, e riceve la grandino come il ciet la mandu 
" Villiino rimiiviiìto! "^ pi'oseyiiì don lìodng'o: " ta tratti da parta 
Ma ringrazia Ìl saio che ti roprn riideftte Rpalle di mascalzone, e ti aaìip 
drdle carezae uLo tìi fanno a' tuoi pari, per insegnar loro a parlare. Ki 
con le lue gambe, per questa volta; e la vedremo." 

Coaì diluendo, additò, con impero apreazante, un Uscio in faccia 
quello per cui erano entrati; il padre Cristoforo cHuò il capo, e 
n'andùf lanciando don Rodrigo a misurare, a pusBÌ infuriati, d caiti^ 
di batt;iglia.' 



1 fjue^to «forco Jidpi'BUiD (li ùiì CrUtorofQ^ provonJouta ib i'urlG volontà, riljjludU 
4Diunr le postiDUI, quuito ritorna alL'qmUtJi ovAni^olUjb roiid« In sna Jiìoo-Ul^ pJb ^1i«lj(i 
l'AiiLd fbt- PI' ^vvhno i^'jnLldunti ni'Jla ^ìia ^nztlii LidJ^uaitioui'. Lu aioilhEuiliue poi iiin: 
hi tultm l'i>]ÌL^v, pDCcliti ci remili hcfI triniti V riii]LiL[iDQ doir imiuD trenti u^burturv di rrb QL 
bì>>Xoro. Bbu^a l'ipurturei hì muti Litorni ^Ji^ll'aiuiuo. ÌHua h^-j^ Puuto nella btiiiibnluiii aiMi 

(/noie I flurrCbi, Sii bOttamo ^Bp Ct 
1 /-/'-, IL» 

r Cnnfrnntlno I gloTani, 
I > VtUm'u *'>trivtt'lB: yn^tÀn SìfATTO- U lu' Ovidio g^DElamaatf osaorvi riha nrvAtl 
WiA rireHoi!» &U'u9trkDdL<i.'L^, a puroili <j pia ndatto p^jr JniPTopL'rLo 4'he riOD nuir'i'4Ìifv^ el 
neoibriL nc^odULirc Lin& inuCuiouo filii intima, o <[Jiua\ ba rloIlHlofìs. (Op.riì,., pag, IJO in nui 



>pfiS 

S itili cadb in arcujLri" rhi^Httiimart un priE,-4o do] Du Sacicti^ ani (;:Lrntliirft ili ij'^n |>i> 

fàtigo: NAi.LirA v-Jol&ntA u locullu, ijLatU arjcorn più dctU fiiUa K']ufMlyiiv a dp«U& djiI 

iliitiidlnl ilellii au> cLtaùi^ìouo «oCkiilo. Don Kudrlfjo m^ii Ìì £Ìà il vuia L^'U dr^l ruiiltrit;! 

E^ll è il Eobil'jtlo di?^rncrD di fillAggio, r antiru fé mintali' lo cha repaCa tiHtu int'pni* 

■uimiEii e fikse. tovin n'ha fliiji, a pb^n-B l'ar valaro il huo diiiMo con \u Tnn& Il maihJ 

|tbrò hun ^ piÌL li EiCt*?si>; ci ^ lo Piatii a In leggo, cì e unVjmtim ili borphulu ihC^uulJV 

LtiÉp il p4»ilii^lÀ, il rrnnri'tli*, il nntajci, l' nvvHifat.fi; qiinivta lo coH'Ia Jitiabe filìi altlvn emtirb-^^ 

^fadiffa « l'-on^iun^ent Gnu la violenza Tintj'lgo e In torruiiono. Pesa n di lai l'akrwi 

«lA-m delJn sua atAasoi aio chn lo upb^BB a \» Etqu. tJ <vu&U. ànterrcttinEttiUD i — C^ ^ 



u 



Qaanilo il irai*OfebDC serrai* rusci':» dietriV a aJ. TÌde neiraUra 
starmB dove pntniva/ an nonio rith-arai pian piano, atrindandu il muro, 
oome per qou e^j^er veduto dalla stanza del colloquio; e riconobbe il 
vecchio servitore di" era venuto a rii:<.ivyrlo alla portri di strada. Era 
roBtui in quella oa^it, for^e Ha quarnist." anni, cio(* prima tìn? nasoefitio 
doD Rodrigo; eutratovi al «orvizio del padie^ il quale era atnto tut- 
t^ uu' altra cosa. Morto lai, il nuovo padi'one, dando lo sfratto a tutta 
ta famiglia, o facondo brigata nuova, aveva poro rittìiinto quol servitore;, 
e per esser fifià vociiliio, e percbè, sebben di masaime e di costume di- 
verao intsramente dal uno, campenaava però questo difetto con due 
oualiL» ; un'alt» opinione della digriiU^ cK-lU c^ìiaf e ana gran pratica 
tieì cei'inioniflle, di cui coDoaceva. meglio drogai altro, Ia pia antiche 
tradizioni, o i più minati particolarie Tn faccia al ei^norc. il povero 
vecch-io non ai sureblic mWi oiriacLialo d' aiccnuare, non clie d'espri- 
mere 1:1 guu. dì ijftpprov azione di ciò cfio vedcv.i tntto il griorno: uppuntt 
ne faceva qualche esclamazione, qualtlie rimpixivero tra i denti a'euoi 
colleglli di flerviKio; ì quali ae ne ridevano, e prendevano anKi piacere 
qualubo volta a tocuargZI quel taiito, per largrli iIìf di pili ohe non 

[avrebbe voluto, o per sentirlo ricantar Itì lodi ddrantico modo di vivere 
Tn quella casa. Lo aue censuro noli arrivavano agli orecclii del padrone 

L'bii aL'Coinpagniite dal ratconto delle riHa che se n*crftn fatte; dimodw- 
.cliiì riuscivano ancke por lui un soggetto ii echerno, senza risentiiucnto. 
|Ne^ giorni poi d' iuvito e di rieeviuieuto, il vectiiio diventava un perso- 
Enaggìo Herio e d' impuita^ua. 

I 11 patire CriBtnfnro lo giuirdi^, passando, lo aalutò, t* BPguttftvn la 
na& strada; ma il vecchio ee l^Lì accostò miste ^osamente, miae il dito 

alla bocca,' e poi, col dito stesso, g-lj fece un cenno, per Invitarlo a en- 
rtrar con lui in on andito buiti. Quando fuforj lì^ gli disae sottovoce : 
p padre, ho sentito tutto, e ho biaogno di parlarle." 
I ■■ Dite preato, buoD uomo." 

I * Qui no ; guai ae d padrone e'avvade.... Ma io ao molte cose:^ e v 
Uro di venir domani al convento.' , 

I 'C'è qualche disegno ?" .-^éì» 

I " Qualcotìa per aria e' è di sicuro : già Se ne aon potuto accorgere, 
pfa ora btarò Buirintenft,. e Rppro di «coprir tn Ito,* Laacifare ame. Mi 
Rocca a vodt^re e a HfUtk' cot^u..J cose di l'noco ! Sono in una ca^aH-n! Ma 
DO vorrei BAlvar raniiuLt mia." 

lrAiiii4> Ai EUd 1 □iLL.<l pjiii ? — OdcIo iiAflcc U punti^lfot LI falso rjQiilo «ì' uilotp, chu !<■ robda 
bitiAatj i<i ULI prìntD piatta, e CJkiigifl Eii vnJlerlù in vuloiitk, tubandolo di tji^^Jfj Lii t^rmlo 
bini ul 4lij]itt.4k. IhU hi;lTi^ dol ruRÌno a i rìtrflttt io^ suoi j^itanjiti opi-ru^io più ìli lui cìm l«. 
bteuft BUi lilridlrm. Una BOi^mmci^eii h II pincnlo principio da cui na&L^uMu uvvi-njEiiC'iitl 
Konlto Aeri, AoWjili mj tr^tvh [[iilt.in*nti> a lnrhkuklALo uL A* \ìt t\' '•^n\ Ann in1oTi]]i'iiib> l'olii 
nturdA buna BrMotitro tmArh nbe dan Hcdrigo nnn i il pu^gioro do' aiioi pitri ; e' ù iu l'ondo 
Eu nju cufjri! un avanzo iì\ huoni aentlin^ntl, «'ho M ronito fiujidit^n ini>Dii£Ì uUc pantla di 
btllrs CriBLufuEu ; ti bentrliò B^cddu tra tiAnthfitii u Btrpvizi, pur non vi el iBUBtra cosi e[- 
Kiitù a(Mbo ■ BUThi campjij^nl i' argin. |Op. di., pafj;. ^Il-'ii ) 
I * !^ibW ilfv'i, sUfii ifom •utrai\a. Pnrrehbtì lUperiluti, 

I * Jf']« ri dita t^iit hotra : Si n>sR l' iHuit^s HOLtA noaDA» Vodi |a nota <( b p^E- ^■ 
P ^ hV" ra ''!> fn0/(« fC4>: Ma lo potrò bipai volti cose. OqAervji il Vontiiri: Stata 
■I141JIC. e r»irjr «urlio nio^Ho, ta priunv le2J>rno i {mtahìì di cLu dio dim Rtulrlgif avrebluj iiu- 
■tcnuiUAtu a àojfM onlini aha poi dal.to ni Oriuir, il pQnitom non avtiii ìu r^u^l mooionto 
hi'>UdjL. luù ero [ii ^rurJir dJ poleilo avvru, [ikfckLti pacio rlopa dii,^' lV/t-ii} </■ 'if^j^nr f'ttln, 
I * iV'ifU flUf('lM/fa»i e t^fd'O rfi scoprir /uff a ■ StA^Fi StlLL'AWlftn t SAFfiÒ Tl'TTn. PflrBH 

niiin i»r* Ktì'usftarii ]ji coii-4Ii^|oi)iì; ]| sach^ Tuiry non ti fiiuanatuoq^i, upeciaSrtvBnì,? Ari^^ 
k« e<if[«£toii« prwt-lvuLet k poro iudubltato cUe Jfropr^rf 't i^oi yì,a pro^vVi ^U &^t^vu. 



73 I pROMiasl spoat. 

" Il Srgnoi'e vi benedicii ! " t>, prorcreudo sottovoce qnesle parole, i 
frale mise la mano i^iil ca-iio del Hprvitore, clifì, quflTitunqHP pi« verriiT* 
di lui, gli stftva curvo dinanzi^ nelV attitudine d^ un figliuolo. " I! Signorr 
vi ricompL-nserà," pi'oaegui il frate: ' ucii niftncate di venir doftiam." 

" Verrò/ rispoa© il tìiTvitore : " ma lei vadu via subito e,.„ per anso. 
ilei cielo,.-, non mi nboiini." Cosi dicendo, e guardando intorno, uscì, pe. 
l'altra parte dell'andito, in un salotto, clie ri^poudepa nel cortde; e 
vieto il cLiinpo libero, cliiuroò fiioii il buou frate, H volto del quale ri 

spose a queir ultijnu parola' più. t^hiaro che non avrebbe potuto fari 
qualunque protesta. 11 servitore gli additò Tuecita; e d frate, sena 
dir altro, partì, 

Qiuiiruotno era ntato a Pentire* all' uscio iJel fino padrone^ avev* 
fatto botie? E Iva Criatoforu faceva bene a lodarlo di ciò? Secondo li 
regole piii comuni e mcu contraddette^ è cosa molto brutta; ma qae 
caeo QUII poteva rigaardorsi com© un'eccezione? E ci sono dtlV ocou 
aioni alle regole più oonium e men contraddette?* Questioni impoi* 
tanti ; ma che d lettore risolverà da se, ae ne ha voglia. Noi non intei» 
diamo di dnr giudiaz ; ci basta d'aver doi fatti da, rauccntiiro-* 

Uscito fuori, e voltate le spalle a quella nnaactia, iva Gi-istoforo re 
spirò più liberamente, e s'avviò in fretta per la Kceaa, tutto infocai* 
in volto, cummoBstj ti aoLtuaupra, come o^'Uiiuo paò imuiaginurai, pc, 
quel tbe aveva sentito, e per quel clie aveva detto. Ma Quelln coi 
inaspettata eaibizione del vecchio era stata un gran ristorativo pe 
lui: gli pareva che U cielo gli avesse dato un seguo visibile della £Uj 
proteaioup. — Ecco un lìlr»^ penssiva, un (ilo cbe la proTVÌdi*n'.in mi juetl< 

nelle maai, E in quella cEiaa mede&ima! E sonKa ch'io sognafjsi neppure 
di cercarlo I — Uosi rumiuaudo, al?,ò gli oceJii verso locuidento, vide ì 

Buio iaclinalo, che gÌÌi già tocnava In cima doi monto, o penai die rima, 
uova boi! poco del giorno. Allora, benché sentisse le os^a ^ravi e frac 
uato lÌJi vnri «trapriZiii di qifella fornata, pure studiò di più il pa&ao, 
per poter riportare ou avviso^ quiJ si fuase, a^ buoi jjrotetti, e ai'rlvjij 
poi al convento, prima di notte : ebe era una delle legrg-i piiì precise, 
più sevemmente mantenute del codice cnppnccinesco, 

IiitanLo^ TitlUt euHetta di Lucia, erano stati messi lu campo e \'enti 
liiiì disegni, de' quali ci conviene informare fi lettore. Dopo (a partena, 
del frate, i tre rimasti erano stati qnahhe tempo in sdenaio; Lm-k 
preparando tristamente il desinare; Renzo sul punto d'andarsene opn 
momento, per levarsi dalla vÌHta di lei cobi aciiorata, e non aopBpdc 

staccarsi; Agnese tutta intenta, in apparenza, all'aspo che faceva gi- 



* A tjliìW 7iU'Uiii pamlfi. A quala ? a «jiinlU pan cut io ehianiù fuur^, d uLl' mltfji ii|i 
«gprn mcu 'Ui t,^i"ittl A ijUiiF-tdi ni cnjjJbcu dal ejnrebtD. 

1 .1 ritrirJri.r Mc'|j;]|o Iji jii-Lma U»ì-ìdiii?h AF» aniCLiAiiB. 

^ (jiiasto roiiJ^ìiluiraLiouj diLbitative bì naauiu^ghuDo a quella Qfipreeaa nDUa «ti^fh 

* C^m qLiL^bta dbQiiLiLJiiiie rfaU'nrte iclik'tla rbd nua HloBofDgigiJi ith p^cdii^a, qia rn 
pruBuiria, 01 thiiidq la i-jic(U£Ìl»iid JI fra tiHhiurMJ-u il fiiiliu^^Dlio ili doji KiMliiit": lo qu*i 
jiBT EiL vjyqcjtli ilfllle LfnLu a i ifoitlrA^ti rcirlfinivntr drjimiiinfii;! dtil □nlÌoi|iiia, ò parsa 
piti' «i-lupr^.! tt ]ig|> (iucIjI r Di»iF|ib[L Outr «K'v 4:r]ijii|i.'ii3ii"- L' F.'pDpp;^ J^nu nll» T'iTTct Litli'i 
£j'»ni e ilfllln biin i^Sintfi Jii];iL<Hi<rrÌtu, uca bi'iiH» am il i(tiiiui]£icr« l'Ii» ^\iv liiiir^g^inlji 
miKlu, che ni k'Uurtì Uin> n 4iLti*iito appinrlti^orn rhlurl j ilJl^iTtl UìuiiirutiiiHrLU' iiHepurflMI 
hi quello vh'lìi, Lii ì\ì\ ImLifigramoiitn dì qiiLlU mitiirjir Noii lift &in iiib du^mduLo l'ero*! 
kk^liAEiIn rhn ii>iX" uDinn, K [^n^ì laLte Bono lu più frelLtbrulD l«flrA£loijl doir urli^ la tuU 
ì l^nu*]! pr^oU, fVciiJ H'OVjdeo q Sailee, ù^. ciCr, pan. ]B4 J 

A Bludt^ iti p'ìi il ftisuB. V«]] it nula 7 a pag, ^à. 



I 



rarff. Ma. in realtà» stava niAturamln un progetto; e, qnnnilo le pitrrfi 
maturo» ruppe il ÈÌlenziii iu questi ternuDi: 

" Seutit(j, ti^liuolil So volete aver cuore e deatrezna, quanto bìeo- 
gna,, SQ vi fidate lìì vostra madrej" o quel vostra Lucia ai rieeosflc, ' io 
la' impecilo di cavarvi di qu^et' inipiocio, meglio Ibree, e più presto del 
padre Gi'ietoloro, quantunque aia queir uomo che b.' hmia. rimaae il, e 
la giuii-iJù ^:oii uu VuRo oh' Crtpriinuvj. più tu uni viglia t'ht* fidiicia in una 
proniiibSd tanto maguilica; e Reuzo disae suLitAmeote ; " cuore V do- 
strezza? dito, dite pure quel L:he bl paii fare." 

' Noli è vtìrc"," proseguì Agnese. ' i;he, ae fo^te innriUiii, hi tiari?hW 
gìh un pe/zo avnitti V E che a tuttu il r^jito ai trovtìrvìiUe piii fiiEiiUneule 
ripiego ^ " 

" U' è dubbio? " disse Ren^o: ' maritati che fosaioio*... tatto il inondo 
è pjLSBe ; e, a due piìBui di qui^ sol hergaiua^Bico, chi lavare seta ò rivi.-- 
vuto a braccia aperte. Sapote quanta volte lìortolo mio eugiao m^ka 
fatto HoUecitai^ d'andare \À a sUr don lui, ebo l'urei l'orttina, i^om'ha 
latto lui : f flc non ^*lì bo iiìai dato icttd» ffli ò.... cho Bcrvo ? perchè A 
mìo cuore era qui. Narituli, si vu tutti ìn^iemo, si mette ea (^Bulù«ai 
vive ìd santa paoe, fuor dtiruaglne di questo ribaldo, lofltuuo dalla 
tentaaioue di lare unu bproposito. N* è vero,* Luda? " 

■ Sì/ ilis^e liUda: " ma come...? ' 

"Comt? ho dotto 10/ riprese la madre: "cuore e destrezza; e b 
cosa è tacile. " 

" Facile 1 * dissero iaBieme qutìMue, per cui la cosa em divenuta 
tonto stranamente e dolorosainenìo diffielle. 

" Facile, a saperla fare," repbuò Agnese. " Ascoltatemi bene, uhe 
vodro di furvola intendere. Io ho sentito dii'o drL g^cntc ohe qo,, e liuzl 
ne ho veduto io un. iraBo, che, per fare no matritnouio, ci vuole bensì 
il eurato^ ma non è necesaario che voR'lia; basta che ci sia/ 

" Come atii quCs'ita i'mrctndii? ' doiiumdu Renzo, 

" Ar^rnltate e Bontiv*i(:c. Bisogna jiver due ti^sfìmoni lipn Itìf'ti « hpn 
d'accordo. .Si va dal curato: il punto sta di chiapf»arlo all' improvvido» 
che non abbia tempo di scappare. L' uomo dice ; signor eui'ato. questa 
è min mug'lie ; lu donna dit:» : signor curato, questo è mio rnaritii. Ui- 
eottiia che il curato eonta, che i tealiraoni sentano; e il matrimonio è 
beli' e fatto, sacrosanto come sa l'avesse fatto Ìl papa. (Jujindo le parole 
oon dottoT ii carato può atriifuvo, strepitalo, faro il diabolo ; ò imitilo ; 
siete mmto e luoglii?." 

"Possibile?" oacWnò Lucia. 

" Como - " diape Agnese: " stalo a vedere che, in trent^ ^mni ohe ho 
pasBitti in (jnesto mondo,* prima che naace&to voi alti ì, non avrò impa- 
nato nuJIni. La oota l* tale quale ve la dico : per aeifno tale elio uuEi mìa, 
arnica, che voleva picndor uno uuutio la volontà do'tmoi parenti, fa- 
cendo in qnelljL ninniprn, otfpiine il ano intento. Il eurflto, rhe ne aveva 
sospetto, Btava all' erta : ma i àu^: diavoli seppero far cud beue, dio 
lo colsero in un punto ^jitistOT dti^oro le parole, e fiiron marito e mo- 

g!ia: benché Isi. poveretta se ce punti poi, in rapo n tre gii'riii." 

Afi-nese diceva il veiu, e rip-nardo alla poasibilità, e ri^uai'do al pe- 
riGolo di non ci riuscire: che, siccome non ri^'orrovano a uà tftle espe- 

jVf otfo. È un iflit^lLHinfi Icimbjii'iin i\n ttì^^Uaì. 
t ftt {frt.ì'.timi i-fi' l'O pmtnii iij ytttut-, 'raiidu, Ht^gUo Iji primp laaian«; 1iriaE?T'ABU 
t tWO FIATA Ah SombV. 

t < 



aa 



diente, se Don persfme cLe nvppsor li-ovfir.o ostacolo o rìfinto nella via 
Ordinuriu» così i pan^oi^bì mettevan ^•a.n cnra a scaosflre quella coope- 
maione lordata; e, qamulo un il' oBbi venissp pure Horpreso ia una tli 
i|uc?Iltì doppio, 111; i!omp figliata du teatioiuni, l'ikcovn ili tatto per iecnpo- 
lai'tìtìne, coniG l^rqteo dalle mani di coloro che volevano farlo vattuiuai-e 
\)Gr forza, 

^ So i'o&se vero, Lucia 1 * ilJsae ReoKo^ guardandola con un'aria 
dVptpi^MaììJonQ 6LippÌÌchevole. 

"Come! te ìostm vero!*' diaae Agnese. ''Anche voi a-eUete ch'io 
ditìK landunie. Io ui^ afLUnuo per \oì, e nou eon creduta: baue bene; 
tìivatevi d'iuipicmo cime potete: io ma ne lavo Ih mani/ 

" Ah no ! non ci abLaudonate," dìsao Renzo. " Parlo così, perohò la 
cosa mi jiai- troppo bella. Sono nelle vostro mani; vi considero oonjo 
se lutìto jiroiirio mìa madre." 

QuflBtt parole fin'cio j^vanire Jl piccolo sdog-uo à' Aqjìosg, e dimen- 
tioiivi? un pr[ip Olii mento die, per verità, non era etato sErio, 

"Ma pertfiù dunque, luauiuia," diaae Lucia, con quel &uo contegno 
Hommesao, " perebÈ (luesta coaa non è venula in mente al padre Bri- 
stoforo? " 

" In raenttì ? " ri&potìe Agnese : " ponsii ho non g\ì eara venuta iti 
mente! Ma non ne livrà volato parlare.' 

" l'erchèV " domandarono n un tratto i due giovanìn 

" Perchè..,, percbè, quando lo volete sapere, i religiosi dicono cha 
veruuioEito ò cosa cbe noa i&tà bone.* 

" Comti pnò esBtire che non J3tia benc^ o che sia ben l'atta, guand' è 
fatta?" disae lìenzo. /a> ) U*. r >Jtj^<t^»^^ 

' Glie volete eh' io vi dica ? "" riapose Agnese. ^ La Ir-gge V hanno 
luUa loro, come gli è pìJLciuto; e noi poverelli don possiamo eapir 
tutto. E poi quimtp cose.,.. Ecco; è come lasciar 'a jhI aro uji pii^no a 
un cristiano. Nuu istft htHe ; uill, dato elio g-lii:! abbiate^ né anche il 
papa non glielo pnò lavare." 

' Se è eosft che non istà beue,'^ disse Lucia, " non bisogna farla.' 

" Gbc ! " disse Agnese, "ti vorrei l'orso doro un parere contro il 
timor di Diu? Se fosse ooutro la voluntti do' tuoi parenti, per prendere 
un rompicollo..-, ma, contenta me, e per prender questo figlinolo; o 
f,\ìì fa nascer latte le difSeoltà e un liirlone; o il aignor curato...» 

* L* e chiara, che l'intenderebbe oì^tiuho," diaae Keozrj. 

" !Non bì&oBua parlarne al padre Cristoforo, primu dì far ìa cosa,* 
lirosogui Agnese: "ma, fatta che aia, e leu riuscita, che penai tu che 
ti dira il padre V^ Ah fjg-liuoln! E una uuappata grossa; me l'aFete 
fatta. — 1 religioBÌ devon parlar così. Ma credi pure che, in cuor suo, 
sari cont&nto aiicbe lai/ 

Lucia, senica trovar che rispondere a quel ragionamento, nonlne 
BC^nilirava pci'ò eapacllata : di^ KonzOf tutto riaoorato, disso ; " quacd' ò 
così, 1b cosa ò fatta." ' 

riano," disse Agnese. "E i teatimoni? Trovar due che %'oglijino, 
e che intniiio sappicmo atoro sìttì ! E poter cogliere d signor curato, 
ftfie^ àiì. due giorni, se ng sta rintanato in casa? E farlo atar Ij^ chò, 
Incacile sia pedante itTsua lutura, vi so dir io che, al vedervi confcarire 
in quella uunfùruiitiv. dlvcutori ieatu come un gatto, e Hcuppej-jTcome 
il diiivolo dairanqMu Fanta.' 

'L'ho trovato io il vea^so, V'ho trovato,' disse Renzo, battendo U 



'i^U^. 



tU. K-^ 



r.\mou> nttyt}. 67 

I tutu imieiue. ' Non c'v eareilui,' diceva atut: 'lono gV ìa- 

*■■ 

fonifti/ dicPTa mi «Itro: * clir nflecnmioao jI ^rnnop Impìvi^Arli/ 

muto; impiccarli, aeiizn misericoiiìift." 

buout ^roctbai/ gridavn Ìl |/oiìt^HLJì< 

i pmcGfisi? " griiiftva ptiì fiirte Ìl ct^nte Attilio- * ffiutlir-lii Mioi' 

'iglinrne ite o quattro o nuqno a sei, di quelli che, fier v«'"" 

, Bon coDoacinti come t più riodii i^ i pm <:nnj, e iui|jj<^(U-l^.' 

UDpit L'3Liiapi! son^a <f^«»i^i mm &\ fa uiilln.* 

liccarli! impiccarli! o ffalterà filari grano lin tutte Ìo pirti/ 

pWftndo per una Bera, s' è ti'ovftto a goder rarmcnia che b 

ftA^ijiadi [^antncibaachi, ijunndo, tra nnnaocMA O VaHru, obliti no 

il »no tìtroraetito, i^centlolo stridere qnantn piìi p'ió, Jifìjntì di 

dÌ£tiiit£Liacnte, in mczso &1 rumore de^lì tiltri, ^''tmmntfjni e\if^ 

B In cwmsona^iTKa di <luei, ao t^i può dirn, diftcorsi, t*' lunJava in* 

■scendo e nTiiPsi.*eniJo di quei ia\ vino- e Ig lodi dr ìjrho ve»^ 

m^em KU'^t'^T t'rurrmi&chlat? alle fietitcnze di ginri^prudri)?! 

:a; Biccliè le parole che B*udivan pia sonore e più freqneuti 

Rodrigo intanto duvn deiroccliiAto ni solo che slava aiLto; * <f 
a sempre li l'ermo, senza àur ee^no d' rraj^zienan ne di iVetf 14 
r fitto che tondcHBe a i-iiiordare che atflviv aspoitando ; ma in 
Boa vuler nndar^ene/ prima d' essere stitto iisc<Mt-nto- L* civrrhhn 
t a spasso volentiiiri, e fatto di meno di i^ucd colloquio ; ina (■(.in- 
ni rup[>Liccinu, &en«it avergli dato udiuuiti., uoù fn\ Eccondo Tr- 
eHiL Mjft |>nlÌlLca« Potchu la ptìCiìAtiira non sì potevn eeaiiB&rti, n\ 
e d' atìi'ùit tarla subito, e di liheriirtJcne ; s' nlxi? du tavoln^ e-ECLj 
nihicondLi brigata, seuKa interrompere il clijtisso, Chi^'Bta i»oi 
gli capiti, s' flvvit'ioù, iti atto coatc-giiOBO, n] tVnte, vho s' e ni 

Iz&to con gli altri; gli dÌ9se: " eecomi a^ esqol comandi; " e lo 
in iin'idtrn aala. 



*e p 



CAPITOLO SESTO, 



ite poRBO ubbidirla? " dÌG?e don Rodrigo, piantnnJo§i irt piedi 
;o della ^aìa. il tallono d;^lle parole eia tale: ma il modo coii 
profi^iLti-, TuWa dir chiaram«iiii>, bjida a chi eei davanti, peea 
■, e ì^hi'igfiH. 

ar coraggio al nostro fra Cristofaro, non c'era mezzo pifi RÌcuro 
adito, che prendendo con muniera arrogante, tigli chi> stava so- 
rctìndo le pnrole. e facendo Bcon'^^rp tra le dita fé ave marie deliri, 
he teneva a mntola, come se in qualchediina di i|u<ji]v qperasBe di 
il tUii KstaSUf ; ti oL'el fare di dou Rudi Ìao, ai ^unlì .subìlo venir 
brft più pàrolfl del bì so^o- M ji pen^Jindo qnfliitfi impoi'Ui^se di 

Oain ' -njucAtr'r. SlngolfLriHBimkr In itiiue4:i^ Hao pnT"li^ fi rnrroglie Tulio quel 
■i> ^1 BiLìrlnJili npEaiouK ili m'ÌbW e Ai Qjomko ; taàa oniiia por 0Dt<\ dJra !■ 
•tuo dutnioAtVo 

.tfzvn A UDApli^^'riBRlDim cafì\ cftratotUtJriL ti anìniniji, noi ji^'c^'Amn 'limenticata 
^furoi ed Jbc» il kÌAi)£ui>l cuù likUìiA BuLitb iiatiira]«E£a ci rU-Dpduct a lui. d 
n ia qael no dignitoso flltonrlD ^ippnrl&ra fiiìi v^rniaruudftt 



TI!!^! 




Don gnaatnre ì latti suoi o, ciò «li^ era ftasai pin, i fatti Mt _ 
e teraperù le frasi che gli si emn preaentfite alla tneute, o 

Suardiiigtt umjltù.; " vengo a proporla? un ulto di gius tiz in/ a pi 
*iina oai'Itò.. Gcrt^ aoimlfu di luòì affoi'O hatmo mosso iutinn^ | 
di vosBiguom illustrissima, per Air paura a mi povero curato, i 
àìrg]\ ili fomph'tì il tìuo dovere, e por soverchiale' dne innooei] 
I^uò, t^on imn [>»iola, confonder coluru, restituirt al diritto lu ao] 
e sollevar qai:UÌ a oui ò fistia una uofiì crude] violeuza. Lo può] 
tendolo,... la coscienza, ronoie.,..* ] 

' Lei Ttii pnrkrà della mia coscienza, quando verrò a conftìSBfl 
lei. In qnantf» ftl nii(i onorp, ha da Haperi? nhfi iì cuHÌ<>dv ne son ; 
»olo ; e cbe ehìimquc ardisce entrar* -a yurte con me di quesU d 
riguardo i-omi^ d temerario che Toflenae."* ! 

Fra, UristorocD» nvvevtitù da queste parole cbe quel sigucire d 
di tirare al litiG-ffio le sue, per volgere il diacorsn in contesa, n ncr; 
loogo di Tfiiire alle strette, ti'impeirD^^j taijto piij alliBoffereuza, riBli 
di miiiidar' y'iù qualunque cosa pìiiccti&e ull^iiltro di dim, v. rispoBe d 
con un tono aciuiniopyo: " so ho di-t.to coajt die le diapiAt-da, è ei;itj>j 
mente contro la mia intenELuue. Hi corregga pure, mi ripren*ìflj 
flo parlare come si couvieufi; ma fri dtgnì aEroUanni. Per amorali 
per quel Dio, a! l'ui cospetto dobbium tutti l'oinpanr©.,.." e, così lu 
aveva pre&o ira le dita^ e metteva djivauli ngh o{!ohi del aijo acj 
aaeoitatore il tuflriijetto di legno atUncato alla suacoronii, " nomi 
a. ncearo una giiiatiaia no&ì facdo, e coiii dovuta a cle^ povereULj 
che Diu ha seìnpre g!Ì ticchi sopra di loio, e che le loro irrìda, il 
miti sùuo ascoltati lassù. U innoueuza è potente al flUo,..,*'£^ 

"Eh, padrt ! '" interruppe biuftcamtìnte duu Rudcigu: ' Ìl 
<-}\'^ io porto al tfiio abito è prande : ma ah iiuajcbp co^a pot« 
dimenticare^ sarebbe Ìl veuerlu indosso a ano che ardisse j 
Janni la spia in casa." 1 

(Juei^ta parola £e\ie vi?nir le fiamme sul viso del frate: il \. 
col sembiante di chi ingViiidtidce una medicina tiioIÌo amara, rjj 
" lei non crede che un tal titolo niì ai convenga. Lei sente in co? 
pIio il pnano ch'io io ora qui, noii è ne vile ut' aprujjevole, M\ 
EÌgnor don Rudriifo; e vojjiia il i^ielu che non venira un Birri'i»! 
Bi penta di non avermi aacoltato, Xon voi^lia nieller la Bna giorij 
gloria, eigj^or duu r'odrigo ! qiia! gloria diziuiui ix^Vi Uuuifui^D 
a Dio! Lei pnù molto qimq'giiV, ma.,.." ^ ^H 

■" Sa lei," dÌRPedon Rodrigo, interrompendo, con isti z^Jia^ tfflH 
qualche raccapriccio, " sa ìei che, quando mi viene lo fiuhì/lbiaau 



i Vffjf/i n fti-i^iiayl' un ittn di' ffìnitì'ìn. Per i]i]jintHì pfl'lri> Cri-ir^ru i-erM*! 
loneTfì ][ Htio sikigEio, tiohU prime perule no sniiir un' «oo EoiitAnq^ td efflj tn tf 
B ai ripìe'ifl in tinn iiniill^tlnnt. fll fi'njrnn-p. rliiF ì- iì:t p^rl n pi^ri, bofT-II.tiibsu p^ 
i éa Inforiorp ji supiriore; n\[' alta dì iiìi-illiit, qlni flIr'.'ltMUiPiil» ci fiarta a jiW0\ 

LU,0 H' tUUllUltllitl {<riniinOriBa 1I4 l|i>II l4o4]rÌB'^ n Cln r|(1j||L'Ulirj il^'MTrii, fiotti fl>hA|-« Kid 

' .'^oirtirh'nyi -' SoPBArPAEE, Il f'^Erori^Jii urat^rvct cIjk EonhAfrAn.D imn Ai«uoaD| 
In ùDFftr<;liiin"iiL Koi paro amdJ^nirp r.ho il Hnii^onl f.' indiir"nF^4 » Ini (NLi»l'^nif>itU| 
VMruante pwr tngfiopo il f*U(po snonn rlin Toni va dnlltj try ptirirte "Jf'"rn^ fa^r*' 
" QuiLstu pArvI^T beUlaBtbjr ìii I>ocgji ail uii iioiau iirtt»l.j^ pixilL'iit» mi IhItci li 
hi\a ]l!.reT,7Jv> pranuiiT.Ut.o Ai don nodtlgo» e fi faii poTi^jim a\V dlUn^icL :^jitiii>1t 
^ Fra Grl«t"fi>i<-i si jK'PiLun^liu'U U iLiPCtit' di ]Jii> ai nai\\t ccveCtìV 
pao àiasoref*. MiuHxawìz dimomto, b' limala. precide quunl iia lunn jr. 
" _Vi/,... (jETcatu ma d*>v6lUi r^&nmiv*! ^^Tc^^lV\B Btì\ t^um ?tì ^jì\ ^-yu 
t^i/trt/fo, traooit broscniDftJile li frann. 1 ^ * . > 



Curi^ 



nns predic*, so benJssunu jmj&iu iu cIiìpaii, \omp fauno gU altri? 
Ibi rit^a min 1 Oh! " t' n.nfi^ni». cmi ntj ^orriaoNor/alo di scherno: 
^uiì tratta dà iiJij di iiuel vh» aont}. Il prL'UiciU.oro in cudiil Non 
lino ohtì i priiìoipi/ -. 

F] qiit] Dio elle chiede c^unto ni principi «Iella parola che fu loro 
Sljj'ti, ueili^ Wo i^k!g^; ilu;)1 Dio v]t*i le usa i^ra un to**v dt ruistsrì- 
9rdÌ^. Luandaiido un suo nimibtro. iiidt-guo e mcEerabile^ ma un suu mi- 

ifitrti, .1 prcgjkT per una itiiioccntc,-.." 

. Mi\ somma, padre.'* disse don Rodrigo, facendo atto d'andarsene. 
io non 50 quel ohe lei voglia dire: non capiselo altro ee non ulie ci 
*V*etìstire ^luakljo funtiullu che In preme mi>ltti> Viidn a far lo bup con- 
dnu/e ik tthi le pi^cQ ; e non si prenda la liberta d* iufjwtìdir piCt a lun^a 
ttontiluomo." 

moversi di don Rodrigo, il nostro frftto gU s'era messo davanti, 

tòJl ^van rispetto ; g, alnkto le mani^ i^onre per supplit^jire e por trai- 
tlo Oli nn punto, riapo&e ancora : ^ la mi firemi*, ò v*;ro, rati non più 
I : son due uutma che, V nna e Valtm» m.i promou pui Hd laio &»n- 
Ilicii Rodrigo \ io noD poPi*o far plUto por loi, oho prt-jj^ur I*io ; iiui 
rò ben di cuore. Noa nii dica Ji no : nou voglia, teiit-r nell" angoscia 
J terrore aim povora iuncKiìnte, L'na parola di lei pa<> far Lutto/ 
(EbbenK," difise don Itodrlgo, "giacche lei tTtde ch'io pottaa far 
t per tineRta p^rpona; h'Ì^clIiù ipio^fa peraooji le Bta tjiiito il i^nortì...." 
[liubt'ue r* * riprese ansiosameate Ìl padre Crialofuro, al qualu l'tttto 
ontf^no di don Kodrìgo uon pernietievano d'ubbandonurat olla epo- 
^ L'h"* parevimo nnfHiuziara iinoìio pjirole. 

PEbbi-uoT la consigli di venii-e a metteia: Botto la mia protezione 
le manicherà più nulk, e neseano ardirà d^ inquietarla, o cb' io nou 
Q utivjdkn-e." 

A bifl'aHii proposta,* l'indeicrnAzIoni)* ilei frnt^, rattenuta a atento Gn 
Ora, ti'abuccò. Tutti quo' bei pvfj poni menti di pnideuaa e di pazienza 
duro NO iu fatuo; ' l' uomo vecrbio ai iio\ò d^tctiido col nuovo ; e, in 
e'rflaij fra Cristoforo valeva veramente per due. "La vostra proto- 
[Qe ! ■ esclamo, dando indietro due passi, pot^tandofli tìeranieute sul 
Kle (lustro, mei te Udo !a destra aull' anca, iuaaudo la sinistra con l' in- 
H) teeo veiEo don Rodrigo^ o^ piLintLiodonli in frtccia dne occhi intìam- 
iliì; " In- vostra protezione! ' lì molilo che abbiate parlato cosi, ehe 
bìiite fatta a me ima tali: propui^tQ. Avete colmatala mi^Lira; e nou 
,t«mo più." 

"■iCome palili, frate?. h/ 

~^arlo i:onje ^i parU a chi è abbandonato da Bio, e non può piii 

iitra. La vtfjilnt p roteai one J Supevo bune che quella iunotunte j 

ria prftte/ione di Din ■. ina voi* voi me lo fate eentire ora. con tantn. 

uif che mn ho ^in bi3og[iQ di nifiurdì a pai^larvens. Lucia, dluo; 



_ iijyitt'i piirt'i-'-lo : A mrn^nc-T.v gifFaTTA, LMtliia. prln^lpalo non ìs dqI so^LncCIvo, 

ptJ4ì/"fUffi-*- Muglio ìiiiXi^ni'f.ìui\'/. OiiTi puftì uni pflp^JtXI. 

in^tn-nria ì" f\'""t v fra^fl muli" i''ni]iiMii mJ cnicAcQ ; rna Ih q^iu^ilo tO,^n profu^ìiimi) 
■morto ]ìo\\% pL'iEim lyJÌAiEirie ptri:lió \'>\\ <lLj^nil.o>4(»- 
y voflra liii. NiiEUrbli^nLiDu h iJ tiieuLtiùiii'-nU^ di t<'<nn; o^U tji'n Lt tr^lTn rlji supa- 

Hlmc in'''fì<liVA d'i \V\i Ctiglufi'Vii. •■iiv n poco ii tnniu \ì\^\ìa Viiki^ ^' v,xv\ ^rlì^\v\l^ììU 
tFKi t^diiiia Im luun'vigtìs, it rubimi jitJJ'dJiiTiio di iloa ItO^^go ^ ^^ miel^S.o^ 



A+^-UU, <>^cJU-, 



Tf 



1 PìàyìiKr'ia BfOAL 



v^ifte come io projiuimo quosU uuiue uoo la froute alta, e CH^jR 

' Come! in questui casa.^.I ' | 

" Ho iiDinpuEr^ione dì (jLieeta casa: la mnledizìonfì le sta sopra s^ 
State a veliere <:li e la gMiBt.iam di Dio nwh. rignai'do a quattro pi 
e suftgezioDQ di quaKro B^hirri. Voi «v*?te creduto l'he Dio abbia] 
«uft iTeatmu a &ua uiua&gìne^ per darvi Ìl piaceri: dì tormeElar]a| 
Avoto creduto cLo Dio non 9iipiebl>e difendtrlii! Voi avtilo dÌ6pre) 
il fluoavvlsol Vi ^ioLegiudi(!ii1«, 11 (ìuore di Faraone (ji-a jjidurìtoqn 
il vostro; e Dio h* saputo &pi>zzarlo> I-ui-ìa ìs HÌ<;ura da voi : to b 
io povero frate; e in qimutio a voi^ aoiitito btue quel rh' io vi proiD 
Vprrn un ginrnn.,..' 

Don Rodrigo èva fui allora riamato tra la rabbia e la maM 
attonito^ Jion trovando parole; tua, qufiiido «enti mtounre iiiui jrf 
zioni?. 9^ a^i^ixLiLJiO oMa ralildo. un torit£k,Eio o Juiati^rìufio opiiv^utu. 

Afferrò rapidamente per aria quella mano mioacciosa, e. alzftnl 
vofo, por IroQtarqiiellii dell'infausto proleta^ffridò: " osiuiai di impili 
YJQano t^?tiicrario, poltrone iiicrtppuuciato." 

Queste parole i^osi ciliare iiequiL'tarono in nn momento il jdiirtl 
pT.olbro. Airidta di strapazzo e di villania era, nella sua intìiilSf" 
tiHEie, e (la tanto tempi'» asaoeitìta V idc.ii di sofferenza « di feiUiiiift 
:i qutl compi imentn, gli cadde ogni apirltr- d^ra e d'i^ntiiEiaEnitì,' 
^'Ti reato altra risoluziona ulie quella li'uilir trftnqaiilrt mente ciò fi 
don Rodrij^o piiLceaae d'nggiuuffere. Onde, ritirata placidameutwiftB 
dagli artigli del gontdiiomo» aobaBsò il fapp, e riiuaao Ìiimn'lnl*»« 
al cader del vento, nel l'orto delh barraaca, uu aJbem ag-itato ritìn 
lUituralmente i suoi rami, «riceve la grandine come il del In 

" VilluLio riiiriiLlitu ! " ' prosceni don liodrigo: " tu ri'atti du par 
Ma ring'faaia il siiio cbe ti cnpre codeste spalle dì maacnlirnjK^, u ti 
diille carezze che ài fanno a' timi puri, per insegnar loro a parli 
con le Uw gambe, per questa volta; e la vedremo," 

Così dicdndii, lulditò, con irhpi?ro fiprtì3ixan*;e, nn uflcio in 

qaello per cui erano entrati; Ìl padre Cristoforo chinò LI ai 
n'andòf lasciando dou Rodrigo a misuraro, a paaai infuriati, 
di battaglia-* 



1 ^i\e/ta flfi?r£(i AupttDio di tra CrL^tiiforo, prnvuuìeiito dA (oTio T«tJo 
domnr le {jj^Hnlunl, i^imatn rjtomo airnoiLJtà ov^ngi'Urn roRdu Ia mu liltiBlIti 
rd.nt« <li« i^e avoai^L^ coiiUiincttu Ticlla «un eurtlA iiidtgrrAzioTio. [a faimiUbodil 
in tiillit Micir, tiorfUti i^i remlu HDUaiilu l' lUiuglde ilulJ' kit][UubJJ>Ln it^turlorvl 
dtErforo, tonfa riportarci ^i dìì-ìì JiiLcrriJ dctl'ujJLiuo-froE von'i Daute belld InU' 
UtiidJJia 

Ijude I fliirl.'tU> doL □oLturdo pio tC- 

Otwitrontfnù i gìovuìì. 

3 Vil^uu" '-"ivm'iito! 'ViLUAìi liifATTO. Il Q' OtUIN) glaarikaiflnbo asservì ,. 
!i] riruriBcii flll'uatriHHtìio, e puiciti l- piEi ndatlu per iiijprup.Tlu cU» min ni 
aviuEirjt Accori JiDL'u luiJi mutaaionc pkiiliiIimaH h quiai ha ili'lEAloile, lOp, 'it..pa|t<L 

n QuJ fttiik) in [LCi:ii]ii:io rlji^^iiDiuro un pji^.hq dai ri4< ^aikUh cai ■nr4ltvr*L 
iìiìE^: N'atLir^L pjujenta v litcult^i, r^UDiiU :itieLii'A pili iluit^ f^iEan FJuL:mJ4>nii «1 
alfiliuMni ili-Ua sun *^rt|ldiKìl^rl>l sfu'liili-, D-m IZodrl^ja Uiui È ^là 11 vorj tipo Adi 
E^ll d il nnliliiLto ifi^K(*nort dj villa^gii), ]'uritJi:u fE-uiEuUriu clie r^putji tjtt 
Kofliinl e d^iav, (^H»niù ri-nlia piml, p jicrrn f)>r \[il''rt' IT mio JVritl'i «ìinn U fan^ 

Iior^ iioTi È Olii Io ati!&E'4> ; Tri ù \i! ììiatii a Ln Itgfìo, c\ a ila' (iniEti'fl dj h(>r;Lrljo4LAj 
Ili, il pi^lbiit^, il noriHnltì, il nofjiJD, t' awucafii : 'iiieato io ronitn iiiii'Iifi [tiìi laU^^ 
|L;iii|doU x cuii^iun^orQ atto I» vIolpiiKa l' Intrigo o la carruiiouis Tesa +4il di t4L 
nl'ui'u dalla «uà oUÌitu ; ciu dia lo u^Juga <t lo tcDu '^ i^uiihU iatvrrdgujUibOi^l 



f: 



i 



(ve entnt^Ti/ qd aonio rilimrsi pian piauo^ Etrti?auntIo \\ miirc> 
[[non eiSSQr VDdat'> dalljL gIhii'/.h '\*}\ oi>llo<piio; o ricoDobbu j] 
^rvitora cVtìra venuto u rtcvvrrki ii\[i\ pai-hi di sU^tda. ttn 
'qodla casìt, forae Ha quarant.' anni, doù prfcna i;liv ituaceaAD 
.gu; eutr»t»TÌ ni &rj'vicÌo del pndre, il qi-ifllo era etftl.^» Lui- 
cri^A. Morto lui, il iiiiijvr> piururte, drmdo lo sfrattr» ti tuttii» 

tL, e faL:eDiIo briguta nuovu, ave vn perù riteanto iiuel servitore, 
r ^ià vecchio, e ptrclié, ec^blma ifì massimo e di coatum»; di- 
Èi^umeute dui suo. rtLimpen^ava pprò questo difetto con duo 
Dn'iLÌta opinione tIelU dìgiyiiit dnWa c^na, e una gran pratica 
joniale, di cui coooacevu. meglio d'oj^Di altro, lo piii antiche 
L D i più luiuutl pacticoWi. Ili fauitm al bi^noro. iJ poveri> 
bn si *arebW mai ftvriaohiato d*a<^cenuaref non che d L-spn- 
toa disapprovaziuDd dì ciò cbc vedeva tnttu il ^ornit: appetiA 
i qualche f^acìlmini-ajotie, qualche l'iinprovcro I.i'jl i deuti a euoi 
Si a^rvizio; i quali rie ne ridevano, e prendevano auzi piar^^re 
olU a toccargli quel tasto, per fanali drr di più cho non 
roluio, e per oentirLci rifiatiULr lo lodi dolTanlico modo di rivoi-if 
casa, l^o Bui? cenaurB non arrivavano nqU nrei^'ohi del padrino 
Upa^i;a{e dui rai;coato delle ri^a ebe se n' eraa fai te; diuiodiK 
'vano anclie per lui un so^j^etto di yi;hL'nio, stanza ri t<ei iti mento, 
poi d' iuvitu e di ricavliaento, lI voouliio dìvontava un pt^i^o- 
irio e d'importflnKii. 

l'è Cristoibro ]o guardò, passando, lo salato, e seguitava la 
s; ma il vecchio fi« gli accoatò uir^terjo anni ente, iitiee i! ditu 
,,' e poi, col dito ate^ao, gli foce un cenno, per invitarìo a en- 
Ili in un andito buio. Quando iuron li, gli disse aottovoco: 
^ ,o sentito tutto, e ho bieogii» di parlaiie/ 
I pronto, buon uomo.* 

iio:gaai se il padrone a^avvede-'.. Ma io so molte cose:^ e 7g- 
bnir domani al ttinveoto.' - 

I (|iiulcke difogDo?. "* ^, aj 

(cosa per aria e' i di aicuro : ffià me ne eoa potuto accorrere. 
Starò sairint.efia^ e spero di scoprir tutto.* l^ntìci l'are a mti. Mi 

t l'idei e b a b^ntjr cose...! ooce di fuoco 1 8ono in una i:a,3u...t Ma 
salvar VtLìAiad mia." 
m 1 edIdI pjLtf 7 — Ondfì niaca 11 puntiglio, il CdIbd piiritd d' onore, ffie li> nmùa 
[■IH brliBo jtMfiu, fi eikiiKia lu volli-iTi In vo1(»ntà. tirandolo di ^rada Im ftndn 
Itti»- Lq l>un^ <lcL cugino II i dtrutli <]i^' suok aotonuti operani» ^iù In lui uLu im 
^JliSflIiiii. iTrtiL 0CEiiniUfP^JL b il i^l^thjIo priiifi|pir) dn riti iiavcùitn iii--von\owTìlÌ 
àov' viU ffì iruYo. iiu\tiir'\RÌo v iì:Dhia4ato al di lì tl^^ni aua inturuflnuti, IjtiL 
h ai|Lt"iiErrh vodrÀ che doli Hodri^fo non & iL po^i^ioj-u du' mi'*! p.iri : f ' i In f><iiila 
fD un jivaniD di hu[>iii snutìmi'hLl, che lo ronde poitauiu iEiHaEui olio fi»rald dì _ 
lorDroi « LojLtliù nporig** im biaDùhurtk o nttavLz], fut non vi qJ iboL^tTH noal oì- J 
1 flUi>ì CompihglH d'orgid. rOp.Git., pa^.U7UT4) ■ 

■V^pvi a/jF":Éj i/cHj'fH AMlrii¥ii, Purrelibi] bn]i«rDuii^ S 

p tìitp i\ii» bin'ra; Et fceb L'imncE unLLA bocta. Vedi In Dota il n pat^ ^0. ■ 
1 HO fifì'/a culi.- Ma lo rars-j bafea holtb ooafl. Oumiva El Vuuiiut: E^lavA I 
Itf HiiDlifi RiogUut 1a ]frìini Ic^^iiini.! j per^li^u di uiù thu don iiodrigo avrviktiu de- I 
I dwU i^rdiid lilip ]i[<i dollb kI OiIho, Il wrvktoiu uoh uvoii lo 'itiv\ mumentO ■ 
t«iii lEt f^i'iidu di jK^tGrlji AVHru- Tnfid-LiL puno dopo dii.v ^^ki^ '^i tc-fitr futtiK M 
fttU l'ilii'i, V "firv 'ti fi^O}'TT l'ino : iVi/tRh fi'LL aWI'ho e sa^UÌ'i tl'ttif. Fi>fHe ■ 
tes^iiria l,i cniT<.'dnni>: il bai'uPj TUtTO oun h pivigjintunFiHi, Bp^t^inlmeiilo lìippo I 
|*^C>i')vlltV. £ irol'ìi indubitJ^lo elio atogrirt ù i^uj ^m pra^iiLo di bAi lIiL. I 



73 



1 rncMJCfl?! innati 



* 11 SigTioro vi bcìDodicft ! ' (\ proferendo eottovoro qui?6tcl^^ 
frate aiwe la luano sul rapo del aei-vifoie, che, Quantunijne più ve 
di luifgli ^tzLva t^urro dinan;^], nelL^ attitiidino d^un tìglJuolo. il tìjj 
vi rioum(>yQ&erài'' prosegui il frate: "non ma.ncat6 di voiùr doma 

"Verrò," rispone il i^c^rvitrire : "mn loi vada via subito e.... pur 
del L'ieloM,. non mi ubmini," Cosi dicendo^ e j^uiirdaiido iutornoj um 
l'altra parte deirjtadilo, in im saìolto. che ridpoudeva nel corOl 
visto il ccimuo Libtiru, cliìamìi fuori il buoti fritti^, il volto del qiin 
b^osG a queir ultiiDa parola ^ più cliìaro cha non avrt^bbe putub? 

Sualunqut: protesta. Il Bervitore gli additò T uscita; e il irate, ti 
ir altro^ pirli. 

QuoU^UQiQU era stato a sentire^ all'uscio del suo godrono: a 
fatto bene? E fra Criàtolbro fai^eva bene a lodalo dì cìò[' Heamà 
regole più comuul u luuu coutraddette, È cofta molto brutta; nini 
cHHo non poteva rig-uardarsi come un^ eccezione? FÌ ci sono d^ll'n 
ziùni alle regole più comuni o men coatr;iddette V (Juestionj inj 
tanti ; ma cbe il lettore rLsolverà dd es, se ne ha voD^lia, Noi non ini 
diamo dì diir (^udi'^^i ; et basta, d^avor del tutti da raccoutara.* 

Ustiito fuori, e voltate le H|ja!le a quella caaaccia, fra Criatdflro 
fipLTÒ più liberamente, e s'avviò in fretta per la ^tcesa, tattir rnfoo 
io volto, t^oiiirnuB^o e HottosoprÉ^, carne o^ntuio può immiìgiajuTU, ] 
cjuel clitT avova sentito, e per quel cha aveva detto. Ma tinelli < 
inaspettata eaiUzione del vecchio era stata un giau ri&torjiJtvo ] 
lui; yli pJireva tshc il cielo yli avesse dato lui sc^uo visLlile ildl* i 




cole ÌQi^Iinato, che ^'là gik toiiiiava la Hma del monte, e pou^ò i:LuHl 

ueva beo poco del giorno. Allora, hunchèsentisae la ossa pravi ti 
cate da vari strapazzi di quella gi&rnata, pure studiò di piò il p«l 
per poter riportava un avvilo, qual ai foaac, a' uuoi protetti, tì Mrt] 
poi al convento, pnraa di notte: che era una delle i oggi più prwitì 
più aevevamente mantenute del eoiice cappuccinesco, i 

Inbaiiio, nella msetta di Lucìa, tarano stati messi in campo v *V 
luti disegni, dn^ quali ci eonviene informare Ìl lettore. Popu fa. pHtm 
del fiato, i tre rimasti erano stati qualche tempo in fidou^^ìo; I^ 
preparando tristamente il desinare; Ken^^o sul punto d'aiidarsi'iwfll 
lUDmento, per levarsi dalla vista di lei co^ì acL^orata, o titìn safv<^ 

BtuecQrsi: Agnese tutta intenta, in apparenza, all'aspo che fatevi 

^__— — ^-^—^^^^.^^^.^^ ^ -^ 

1 A ^iiH' Mftìma ìirn'O'i. A qunU 7 ^ «liivIIji con cui lo oliiaiub fucici, n 
sojirn vùH mi ivtnn'Jiii A qm'hlH, ni l'itpJaE'G dui rniitebtu. 

^ <^uosto crijieiik^niiLionJ dubllBtivD hi luauiuiglljiijo u quella oaprosai a<ìl 
dell' Udo ti 5 Hny^fiii. > 

' Cun qtitìaiB dcQuiilone fleirnrtc R'IiltfUa che non flloaufuEela r»& >r* 
prHQiili. ai ijIiìulìo in T-poAiti-it^'j «li tr» Cii^iL^roFu nJ )in3jf.£i>lta Ai iloii H^idn^. 
per U vh-ncJIÀ dullo tinta o i cimli-obti furluDii-Tilit clruEObirtLiFl rli^L unUrnjMk.^ I 
pHt ntinpi'n H nuiL piiL'lii r epu|pi.'JL dviV eroi: liHppui'cliiu, L~ i^pnpuH tle^to ?■!'' ^^l**^ 
Kjirrii V delfa frUJi fiirltb liupt'rlorrlt:!, ali ìmna-, aia il rnioArii'Jvr« l'^n |v 
nviiiii, che al Ictco'-n fìno u attenta ipparls^uro nblark k ilMiIEL uiujineuih. . 
ih ijutl]? viitii, in mi Itmpprann-nt» di queltn hikturii. Nrin liH cciii do -l, . 
fl^IrAiLin V h[i l:itU< imiui^r l! coti l'^itto sano -.n piu f-olabrato LtjpuJttflOnà dijli' 
i igruinM prvlj. (Vtrii H'Oviuio *> SAiitn^ op ciL, pag, 184 J 

* aiutila ili jmt li passo. Vedi Ir ufiU 7 n pag. Jlì, 




. Ma, in realliV, atuvn TOnturi>nilo un firog4.-t1.o ; <i, qiiAfiilo lei putvo 
irò, rup|ii5 i! tiiitiiizio in questi terioLm: 
Seitiito. lìglmoli \ Se volfite aver mutre o dubtrex^u, ijiinikto bÌMi* 

Qc vi tìJulo di vostro madre, ' a quel vostra Lucia ai rificotìst, * io 
BpecDo di cavarvi di que&t' impicoio, meglio foi^AP, u più pi^etìlo del 

i Crinito Foro, qtiAutuiigDe sia qndl' iiom^t alio Ci,' liiioiu rinijutio 1). O 



um-dó CULI uiJ vuUo eli' Liauiimuvu |riù uijiijivi^lib c\ìv tìitucJu jii UCm 

messa Ijinto magmfiea; e Rfii/o lìiftse i^ul'lUmcDto : 'tjuoroV de- 
:KKuV dite» dite piue quel che ai può fare.* 

'fiori e vero,' propegui Agnese, tihe^ ae foste marllati, si parehl>o 
lUi pozzo jivjiuti ? E che a tutto il reato si trovtirtblie piii fii.?iInieato 
ftfO?" 

U'è dubbio;'"' disHO Kenzo: " maritati che roflsiino.... tutto il inondo 

ftoat : e, u duo pueui di qui, sul bergamasco, t'bi Iftvovn tìota ò rito- 
D u bi'tti.-nu Gpeite. Sapete quante volle If^jrt^lo luio cugino in' b^ 

BollticiUre d'andare là a star con lui, <:ltu farei idrtuua, coru^lia 
IO lui : e Hp non jgli bo m*i dato ivlta, ffli r,... tilie Bervu ? perdilo il 

1 cuore eiiL qui. Maiilati, si va tutti irisieuii*. si meUc* bu cnsu \k. h\ 
e iu E^auta pEi'ie, fuor dell'un^bie ili questo rilialdo, luntuito \bx\\a, 
itazione di tare imo sprupoaito. N'è vero/ Lucio?" 

*&,'' disae Lucia: 'ma c:ome„,? " 

'Coniti bo detto io,* riprese la madre: "onore e doutrezza ; e bi 

Pft è facile.' 

* FiLUili^ \ ' dissero inf^iome quo* due, per cui la cuba era divvniitit 
itn elratiamcEte fr dolorosamente difficile- 

'Furilt-, ft saperla iure," repbcù Aguese. ' ABcoItatomi bene, chn 

ho di farvela intendere. Iu bo aentito dire da g-ento the na, e un£Ì 
ho veduto io nn i:jiì«i>, i^hi^, per fai'e un matnrucnio, ci \uole bousl 

Durato, a\iv con ó nei-ef-eano die voglia; busta che ci sia. 
* Cotne ala (juc^ta t'accenda^'* domandò Rcuao, 

* Aacoltate e sentirett!. Bii^ogna iiver duo rp^^timoTii hm\ Itì«tì o Ijrn 
KPoHo. ^i va dal curato : il puuto j^ta di cbiappnrlo all' improvvisn, 

fjou abbia tempo di strappare. L'uoiuo dict: signor curalo, questa 
mia infialiti; lu àoat^n dice: EJt^nor curato, questo o niiu inarit^i. Iti- 
niii t^be il rurato senta, che i t<?atinioni scutano: e ri oiatrimonìu 6 
Q^e fittto, Kacrosautfl come se l'avesse fattoli papa. Quiiiido le parole 
D dette, il curate può atrilliire, strcpitai-ÙT l;"r<> il diavolo; ò iriirtilc; 
it(? marito e moglie/ 

' Possibile y etcla.mò Lucia, 

't'ottie \ " disse AgUCi^e : " stale a vedere cbe, hi t leiit* anni <-b'- IiO 
filati in questo mnndo,* prima ebe nase''«te voi altri, non avrò tuip^ 
lo mdljt. La cosa è tale quale ve la diuo : per aegìKi tale che una mia i 
ica, che voleva prender uno conijo la volontà do' suoi parenti, i&t- 



do in quiilla manipra, ottenne il euo intento. Il curafo» rh« ne aveva 
petto, stava alFerta; ma i ilue diavoli seppero far così bene, die 
ro in nii punto ftiasto, dittero le pai'ole, e tnron marito e nio- 
nt^bè la poveretta ac ne peliti poi, in cupo il trv giorni." 



ipetto, 

colaert 

.. bont^bè ._,..._.... 

Agnese diceva il vero, a riguardo allrì possibilità, e riguardo al pe- < 

Dio dì uo(k ci i']ua(!Ìi^e : che, sii^come nou ri 'orrevano a un tale espo- ■ 



/fé utT". È 11» IdiolUioo lriiii!f;inM lUi fuggirai. 

/n tf^-'l-.i-ff 'l't f-n ffiaixfl' I" ii't'itif K.upiJo, Mcfllifl li ptins» loaitine: Ih TKSfrr'AMi \ 
- LA AL HUhiiU. 



fli«nt.i^, se non porzióne c\\o Hvi'>*ser tr»v,ita natn^óto o cifìui» u^ilk i| 

/>i-T]ioai'iit, l'irsi i pttn'oclii lut'ttevaii ^-[tiii aartk n scatisai-c <|uella wmjÌI 
luzuiiìe iiii^uU; 0, i^uauilo un cV naai vniuasn [Hifi' eorptvso dji iuaI 
iju<-Uu (luppio. ibU^oiLipit^uata ilu» t4.-sLinioiu, fuoovH. di tritio pvr ite^a 

liiTBtue» cuiuc rn|teo d^Ue tuani di coloro che volevano ìmtÌo voticitM 

'Se i'i^htT vero, Lucìft!" diaea Reozu, guardaudoln con aj|*lfl 
d^aRpdta/ioae suiipHchcvole. J 

' Come I ne iioìnni vejo ! " disse Agnese. " Anche vai credot» ou 
dica faiuLunte. lo m'ailuiino piT voi, e non sud creduta: Ijeue ba 
ouvatevi J^nnpicmo iioiiie potete: io rae no lavo Je mam," 1 

" Ah no ! non ci alibatiooiialL*/ (liaso Renzo. " Pailo c^sì, pfjvhlfl 
ooaa mi pai- troppo bcUa, Som» nello vuntin mani; vi conaidciiJ CjJ 
so foste profilo lom nto-dra/ M 

i^in}hii! parole fecero sviimre il piccolo sdegno d^Ag'D^Mje, odEAH 
licare un propoujmeiito che, per verità^ non era Étnlo Bpno. 1 

" Mu pfiixbè iLuuqiie^ mLimum/ diq,m Lucia, con iju^t riiJu i'<^UVl| 
sominesao, " peri-hè liueatA uosa dod è venuta in mente ni [luirHUl 
stoforo? " M 

'^ In mente? ~ rispose Agnese: " pensa se non gli sani vmittfl 

monte! Ma non uy avrà voluto parln-ve," 1 

" Perchè ? " domaQilyrono il uh tratto i "ine giovani. I 

- Perchì".-.. perche, quando lo volete flapere, i religiosi tliiiorrt o( 

vermneiito ò coaa che non isti bene/ M 

*" Come può essere che non iatia bene, e che sia ben fniÌA. e|iuii9 

fatta'?' diBse Ilenzo. /a*^u«E«*jpv**JU J 

'Che volete t:!!"" Ìo vi dicu? " rispose Aguese, ^Ln U'i^ge l*l^| 

fattn loi'o. corup ^li è praHnto ; t^ noi p{)VH'fi]IÌ non possinma^H 

tutto^ £ poi qn^ate cose.... Ecco: è come lanciai'' andare un P^^| 

un cristiano. Non istà Iiene; ma, dato che glièl abbiate, ug A^^| 

papa uuD glielo può Uvarf, ^^È 

"Sa ti tiOSA che non istà b^e/ disse Lucio, "non bzaogiLft|^H 

" Che ! " di&ae Agnese, " ti vorrei forse dare nn parere otd^| 

^flEQor di DioV Se fosao contro Ift volont.j'i de' tuoi puronti, p«r prt^H 

un rompi Inolio..,, ma. content-a me, e ner prender questo fig-fincr 

uhi fa oasttìr tutte le difhcoUìt è nn birbone; e U signor curalo,-' 

'L'è cJiiara^ che l' iuttiudei'cbbe opumio/ disse Ruuao, 

'Non bisogna parlarne al padre Cristoforo, prima di far U oa* 

prosegui Agnese: "ma, fatta ehe sia, ehea rlLiscita, che penai tu Di 

ti dirà iJ padre ? — Ah figliuola^ e una scappata gi'ossa; m^j r*W 

ffcttft' — I religiosi devon pai'lar così. Ma ctvdi pure ohe, in cuori 

siu'à contento anche Ini," 

Lucia, senza ti'ovar che rispondere a quel raglonaraeulo, 
sembrava peiii cftpai:Ìtata : mfik Renzo, tutto rincorato, diasc : " qu 
COBI, In co&a è fatta." 

Piano." disse Agnese, "E i testimoni? Trovar due che vogliiB 

C che iutaato anppiuuo stare zitti! E pottr lìogh'ei'© il signor CUTSl 
che, da due giorni, se jp sta rintanato in fasjv ? K farlo star ii^ d 
Ltnchè sia pesante cìTeuLi natura, vi so itir Io che, al vedervi cornirt 
ìu quella coufórontffc, diventerà lesto come un gatto, e acappeiir <w 
il diixvnlo iljdr aiìj^a Bauta,** ' 

'L'ho trovato io U verso, Tho trovato," óìa^v tleiizo. Vati 



I^^kAì 



r4M. 4—^ 



iuzo, Vfttind* 



d^] 



pallio bullo. t^vvoU, e f^oendo biiljìclLarc le atoviglicapparecuLiate per 
il fli'ninn.re- E aegiiitò eapoiieDjo il suo ptnisiero, cLa Ayiieetì approvi» 
iu lutto e per tutto. 

" àon imtjrorfli/ diaso Lucia : " iiuu non uoae lisce. Finora sibbium"» 
operato siui^ei-tìmiìiitt : tiriamo uvanti con Ma, e Dio ci aiuterà : il padro 
Cristoforo Vha. dutto. yenlìaiiia il suo parare," ' 

" Ladciati guidiLi'e da L'bi i\a sa più di te/ óime jlguesCf con volto 
gravfl, " Cha bisogno ti'ò di ctiiodor parori? Dio dico: aiutati^ ch'io 

t'aiato,' Al padre tao cont^^ remo tutto, o. ojse fatte.' 

'Lucia," diHtìtì ttenzo, " Tolete voi mancarrai ora V Nod nvevamn noi 
fatto tutte le cose dji Luon criatinuil "^ Non dovremmo es&w iifià marito 
o moglie':? 11 turuto uou ci aveva listato lui il giorno e TofaV Edi Aii 
ò la eolpa se Jobbiaoio ora aiutarci eoo uik po' d' ingegno ? ' No, mjii mi 
maiitlierote. Viidu e tomo foii la rispostii." E, HUÌutn-udo Liicia.^ con nn 
atto <li pi"PffhÌ3i"a, e Agnese, ron uif jiHa iV intelli^-PTinar parH in li'etla. 
Le U'ibola;<ioui a^uz^^aiio LI ci^iwidlo: e Reu^o il ijual^f uol sentiero j 

fretto e piauD di vita ptrcuraii da lui fin alloia» non a'era mai trovato 
noli* ocuiLtìJoìie d^asaotti^li.iv luolti» il euo» ne ìlvovo, io queato caso, iui- 
luagiiiatu una. da far onora a un giuivcoiiBulto. Andò uddÌ£ÌltmtL, ae- 
iioièdD olio aveva diaegnato, alla oasutLa d' uà certo l'oniOj cTT ora li pouo 
distrintOi e lo ti^ovò in ciK'iuik, cb(.\ con un giiiociibio Bullo 9ca<liuo del 
focolLire. e tenendo, con una mano, Torlo d'un paiolo, messo siille cr- 
neri caldo, diuienjLvaH col matterello ricurvo, una piccola polenta ljigiji,^ 
di grau aar*n.-euu. La oiudie, mu fi-alelb, la moglie di Touio, ei-jiio n 

' tavola ; e tre o quattro ragA^K^tti, ritti aiicanto al babbo. ntJLvaoo naimt- 
tando, con gii occhi fisa! al paiolo^ che veiiLèae il momento di Beodellare. 

I Ma non e' era queir alle c-na che la vista del desinare blioI pur darò a 

[chi BO V ò meritiLto ton la fatica. Lii mol^delbt polcntiL eru in riigiati 
deir annata, e non del nunim-u e della buono vogli^i dfi'coinnjiniaali: e 
pgoun d'eeaÌT fiaeaiido, con uno egnnrdo bieco d'amor rwbbiodo, la vi- 

■ Vanda oomuno, pareva pensale albi porzione d'appetito, elio lo doveva 
sopravvivere. Mentre Reuau' barattava "^ i saluti eoa lalfamigliat Tonio 

\ Bcoddlò^ la poltìiita scdEa mflona^ di tiigt^io, che slavL iipparectiluala 
a riceverla: e parvo \i\ii% pitjcola luna^" in un gran coii:biu di Viiporr. 

I I (Ju[ nbliinnlD il Lrionr^i ilei piìi sr|uÌ^ito etiisii lu^iralu audio uuU' irDoro, [] puetn&iivl 

UUtiJ-fl r Liiui^tiuUitfii duJL'uiuuru: iu Lllla aucliu l'Junui'D b oioiJorftU lIuEIa cufUiiuiiru- 
rlljiiUdiA coHlrna v ri''tt". I 

f/Vrtf-, ILI.J 

' L' imnio qiiad'li el h& Intorw+se h liidufiti'iuulsiiirao afl appoigLirai n corti princfpl 
Renargli *f c*>ri p*i=i rH^i!]! ii\ ni^'ltir d'udrunlo il tin-i iii>Vfìre e In Mini puHhlitiil. 

3 Va b"PH ffiati"ni, Senliitil ^oitiproclli'u 0/ hu^hi cHiimATEi, riiiU(> nbllv jtrloiJL «dLEion», 

> tt*i/±-V'">- ^3 iii>ti Vilno di 4iL4-!ilii pju-uljh }irDHJL i][il iiul Jimmu isha enjinUumututu ao- 

gliumo ciflrfl ni vHrb'i [riECEnuiflì, 

[ t VulnU't i\ì'i\ii, lU pr'pi" ^•tft'-"ìtt. L.1 pi|i>»ifn di pji'iin earacr^noj (o percEit non dii'o Di 

' granturco?) irnii 6 nò h'^ta ah GRiorA, ilili v fi-allaj Unta ù vun* Air a Fu'onlo sj tlijjiiUFL 

I fi/intiit 'jiiiUa- Aucbu p'Atìtta doveva, aocviidu lo. Umtu dui ]rl4^i:r.ijl!, limtj^irùi uul Cubiiuiu 

^ U'ir'Pfl'itiq, TJ queulla l'Idoa i1i cctan inaterialo \ iDflglia la priiuo. luAluua SUAUflUV'^i 
c umilio ancora m h\ ri>aaa lìeitu RÌi'iliii]iI:iV(L, I 

T Stfì'^r'u- PIÙ prupilLi fi kL nivj^iiH^ JlIU prliun odLclune- \ 

" 2'<^jna. In lui'ikiiiio ^lulJi lliigiiH i:(jniunD ni dir^o @pi;iriiibÌH. l 

i> A' l'-u"!/ l'rjù /l'Ili tii'if Jiif'rf ti!, [n qiii.'U[a thtiii kiiLliitu^ roiuu Lii i|ijc|l* altri del iìfl|i. Vni. 

dovfl ] dorali!, { b^l'fì & il r^'ltu ^ìh£u U^ lìhiii ALibiJiidit» fiont rufiFhCiiUTgljnEi « ji co^^tu^jj i-.^- 

' pwti ili rirv», Hpor^QuLI di un dimpi), al clii^tro ili Lujia >, •:\ m ùWaluT^t -veliera uV «U'^- 






Nondimeno I0 iloiine (Iibapi-o (►oiiosemenU h, R^iik*! : " volete peEiur tifi- 
vi to ? " compi ìiml^iiIjj l'he il contadino di Lombardia, e cìù sa di quaii- 
t' altri pwA-si! non lasciiiniiii dilìn^ jtchilo trovi ai mangiare, tjizitnd' nuche 
ijuoi^to i'oàPQ un ricco fjpolutLO aLiEitosi allova. da tavola^ lui toGae oJl* ul- 
timo ljlH-LV»DP. 1 

" Vi riia^Tjizio," rlspoae Eeuao : " Teiiivo aolflViioutt! pei" dire una, pa- 
poliim li Touio ; e^ bB vuoi. Touio^ per non diatiiilmi' lu tuo donne, pu&- 
BÌftuiu ùudar a dtiaiiAiue olroìitena, li irnHoretiip." Ln. proposta lu per 
Tonio tuuto più gradita, quanto meno iispettiitA ; le donne, e iLnchù 
l hlivììi (^hiicXìij mi quetit-j matiiHa, piiudpiuu pi-L-alo u rftS^iouare), non 
videro ni-il volpnlieri cln? ni mottriib^psL- alla poimtj], un cuncofrente, e 

i! più funuidabjle. L'invitato non ialatte a doinandar altro, fs audit 
eoo Keiizo. i 

Giunti air osteria iIqI vllla^g-io ; «eduti, tioiì tutta lilim'tiìf in ana 
perletla solitadine, j^iaucliè hi luiaorla aveva dIro:4Ziiti tatti i frc-iiaen- 
tatuii di qad iiiogo di delizie; Tatto porlaroquti poco che ai trovava; 
votritu un bùct^ole di vino ; Rtii>;o, ctm ann di miptoro, disse a Touiu; 
" tìo tu vuoi raroiì un pìccolo si^rvizio^, io ta ne vcfflio lare uno arando."' 

" Parla ^ parla; L-omanJami pure," rispose Tonio, meaLiondo, °0g^ 
mi buLTtìrti nel i'aoL'o pyr te." 

^ Tu liJLi uu rifbitn di vciiliHnijric lire col HÌjtjuor corato, per fitto 
del ano c^inipo, ohe lavoi'avj. Tanno parsaato," ' 

" Ah^ Reazo» Reuzo ! tu mi «aasti il'benelìaio. Con che coaa mi Tieni 
fuori y M' hfii l'atto uTiidar vìa il buon iiuiortt," 

" Se ti parlo del debito^" ditise Renso, " ò pci'cliù, se tu TttOÌ, W in- 
tendo di darti il ineziio di pagarlo." 

- Dici davvero?" 

* Davvero. Kh? aareatì contento?" 

"Contento? Per diaoit, se adirei (jonteotol Se non Ìobs' altro, per 

non veder più ijuoWe]-:?ii'-k.'i, e 4 uè" cerini col cupo, dm mi ta il eiifMc*r 

curato, ojiiii vnRji fhe e;' inootitriuTTio. E poi watnpre: Touiu, rlrordutevi: 

TouìOt qiiamlo ci vediamo, per qu<>l ne^^ozio ? A tal seguo elio quando, 

nel preaiiiareT mi ìisaa qut-gli oi;clii addoatìo, io ato quasi in timore oho 

^ftl>bio a dirnii, lì m piibblit'O ! quelle valiti cinque liro! Clie u^jileilotie 

^ fliifijoTe veuticincfue lire ! E poi, m' aTreb})e a l'eatltiiir la collana d'oro 

y^rti mia moglie, che la baratterai in tanta polouta. Ma.,».' 

' "Ma, ma, &e tu mi vuoi lare un servizi etto, lo vontipinquo lire boco 

preparate." 

"Di^BU," 

"^ M^-,^ " rlÌ45e Rc^iizo, mettendo il rlito alla bocca. ^^H 

" Fa bisogno 3i queata coso? tu mi ronoBci," ^H 

" li ,yÌffnor emirato va cavundo inori certe ragioni aenza sii^o, prT* 

tirare in luugo il uiio matriiuonlo ; e io invece vorrei apìctiarmi. Mi 1 

Oioon di flicurci ofic. pro^entindoseifli " davanti i due KpoFi. con duo tn- 

atlmoni, e dii^eudo io: queata è mia moglie» e Lucia: iiuiisto è mio ma- 1 

rito, il matrimonio È beire fatto, M'iiai tu inteao? " j 

"^ Tu vnoi eh' io venga ptii- testimonio ? ' I 

1 Io h nf ro!>lin furt tint grtndt, Ila miggior tona U peìrax j^&loAOj io hb viiwiid] 
! fir fltio ilii nfHi i-umiift, cìit ìn'i'f'Wi. f'tiMtt jmumtt- Per Tiiula queatH p VtEuoLU'itii j 
f jytJg/ttufifivK/ffU. E puri^È unii Prfl^uatjm^ii^Lii^i^ -ih^ v i^ìfi ^uH'iien } \ 



CArrt"nLO SESTO, T7 

•Per r appunto," 

'E payliflrai riBr mo le veutìcmqutì lira? ' ^ - 

"^ Cosi r iutenaoj'-- ^ M%^g |C_ i na "^ ■ iiwCii 

"lìiilift chi mancii,'" 

^ Ma l^JÌaogna fi'ovare un altro teEtimonio-* 

"L'ho trovalo. Quel s tu j pi i ci otto di mio frate! Gerraso farà quello 
che ali dirò io. Tu gli pagherai da bere?" 

"E da maiigiarc. rtapnae Renzo, " Lo condurremo yui a fitare alle- 
gro Ofin noi. lift saprà t'ari* V" 
I "Gl'inaegrerò io: tu bìiì lieni* ch'io ho avuta nuche In sua parte di 

" rirtmanì..,/ 

"Bene," 

" Verso seva.-.,' ^1 

'Bpooce." ^ 

"Mi^l^.S dieati Ronzo, incttfiulo Ji anovo Ìl liiio alla locra. 

" Poh !„-■■ rispoRG Tonio, piegando il capo anlia spalla destra, e al- 

Eando la njano uinis^rn, con nn vi-so cto dioera : niÌ fai turtn, 

" Ma, st tua jiLOfflic li domiinda, come ti domanderà, sen^u duLlno*.,/ 
" Di bugie, Eono in doluto io con mia iaO|^lie^ e t^nto tanto, clm non 
so fie arriverù mrtl a siddiLii^ il conto, (gualche pai^lui:;:hia lu. truver^, da 
I liiGttprlH il (mire in pan<^/ 

^ " Domattina»" difst^ ttenKO, " JUcoiTererao eoa piii comodo, per in- 
' tenderci l^ene kq tnlin," 

Con qner^to. ij=*eiroiio dnlVo&tnrìn, Tiinin avviandusi a oaea, e stu- 
diando la fandonia che ra^; e unterebbe alle donne, e ReUKO a render 
conto dia' conferii presi. 

In questo tempo, A^eae s'era afl'aticfttn invano ei pcrsttfldcr la 
figliuola. Questa iindiiva opponendo a offiii ragione, ora Vuna, ora Y altra 
pai'te del suo dìleniiim: o la ooaa è cattiva, e non bisogna farla; o noti 
I È, e perchè non diHit id ^^iidm Crir^tofuro ? 

I Renzo arrivi'" tutto trionfante, fero il huo rapporto, e terminò con 
un af''riY interi e :tione che tìiginlìfa: euiio o non sono un uomo io? si 
poteva trovar di meglio: vi sarebbe venuta in mento? o conto uostì 
. simili.. 

Lucia tentennava molleinente il capo; mai due infervorati lobadfl- 
Tan poRii, come si suol fare con nn faucudlo, al quiile non si Hpera dì 

I fftv int<:udc?"e tutta Ift ragione d*ui>& coGn, o nho s^ indurrà poi, con lo 

' preghiere e con rantorità. a^ciù che si vuol da lui. 

I Va bene," disse Agnese: "va bene; mft.H.. non avete pensalo a tutto. 

" Cosa ci mancai' '' ritìpoa<> Rcnjio. 

" E Perpetua? non av''to pen^^ato a Perpetua. Tonio e suo fratello, 
' ii lascerà cntrjire; ma vcil! vi>i due! pensate: avrà ordine di tenervi 
I lontani, più che nn ra^az:^o dji un pero die lia le frutta mature.' 
' " Collie faremo ? " i\\3^& RrinziJ, iin poMiohrcifliato. 

" Ecco : ci ho pensato lo. Verni io con voi ; e ho un aegrtìto per at- 
tirarla, e peir incantJM'la di maniera che non 3' accorga di voi altri, e 
pOBBiale eiitrnro. La oliiaiiioró io^ e le topchtìr<'> una coi'da..., vodrotp,'* 

" Bfnedetta voi!'' eaclamù Renzo: "l'ho seiupi'e detto che siete 
. nostro uiuto in tutto." 

' Ma tutto questo non eutve a nulla," disse Agnese^ " so luju ^\'^^k- 
anade costei, che si ostina a dire cha ^ peccaUi.'' 



7S 



I PROMESSI SPOEL 



Renzo mfee in canipn anche hii I» sua eloquenza; ma Lacia noi 
laEciaro amo vero. 

" Io non Bo che mpondtìre a i^ueste vostre r/ig-ioni/ dii?eva: "ma 
vedo nhp, per fh.»- qutsta cuaa, t:ouie dite voi, hisagna auJar avanti 
n, furiti di Hotterfugi, uli bugie, di fiiiEioni. Ah Reuzu ! non abbi/tm co- 
filinciato così, lo vocilo esser Toatra mogUe," e non c'era vert*» cba 
potOs'^&e proferir quella parolaie spiegiir queil'inti^nzJono, senaa lare il 
viso ttJSHO : " xv> votflid cti^nv voetm ino^IÌe;, ni» per la utrada diiithv col 
timor di VHHj air Mtarp, T-aHcinrno fare n Qirello lasii'u Non voli^ie che 
s/ippia trovar Lui i! bandolo d' aintarci, meglio che non poasìamn Tar noi, 
con tutte codesto lurbcr:e ? E pcrohè l'ai' misteri al padre CrLatofoTO ? 

ha disputa durava tuttavitt, o aon pareva vioinn a tìnii-e, quando tin 
ralpostiii atì'rettato di sandali, e un rumore di tonaca sbatlDtiit Hoiui- 
gliaute a quello che fanno ii^ una vela allentata i soffi ripetuti del 
vento,' annuiiKiarono il padre Criatof'ura, Si clictaroji tiihti ; a Affitela 

ebbe appena tempii di sueurrare all' orecchio di Lucia: " bada Tienei 
ve', di noji dirgli imlla." 



CAPITOLO SETTIMO, 

Il padre Cristoforo arrivava uoirattitadÌDi^ d' un liuor capitano dio 
perduta, senza sua colpa, una hatU^ha importante, aftìitto ma non aco' 
ra,bfgLto, fiopj'a peOBiero ma non sbalordito, di corsa e non in fuga, » 
porta duve il lrÌ3i>^ui> Io chiede^, a pi-eiuuQh~<: i Uio^hì niinacniati, a rac- 

co^flier le tn»ppe, a dar uuovi ordini. 

" La pace sia con voi," dii^ie nell'entrare. " Non e* è nulln da epp- 
rare dall' uomo; tiiiito più Uao^ua coufidarc in Dio: e già ho i^ualcbt 
pegno dfìla finn, protii/ione/ 

Sebbene nessuno dei tre sperasse ninlt/j nel tentativo del padre Cri* 
stofùrD,gÌai;che il vedere un potente ritiraTgi- da una aovercbieria, senza 
l'Rfiord roRti-etto, e per mpra condii^oonde^nzs a prt'ghìtre disaruinle, ei-d 
eoEii piuttosto inaudita elio rara; nnlUdiiueno la trista certezza fu un 
colpo per tuttj. Le donne abbaapftrono ti capo : ma nell' anmio di lienao, 
Tira prevalso alPabbattimcuto. Qucll' nnnuQzio Io trovava g'ià ama- 
reggiato da tante sorprese doloro&e, da tonti tentativi andati a voto, 
dft tante Rper^nze defuse, e^ P^^ ^^ più, e&acerbato, in quel momento 
dallo ripulire dr Lucia. 

■■ Vorrei saptre," gridò, digTiftiiaudo i denti, e alzando la voce, (injintD 
non aveva, mai latto prima d^ullora, alla presenzia del padre Cristoforo; 
" Vi*rrL^i capere uhe ragioni lia ibìtlir quel crtiie, per suatsaerct. per s<^ 
eti-nprp <"he la min siio^a nnn rlov"" esRere la mìa npnmi." 

"Povero KeiiKo ! riapoae il frate, con una voce grave e piùtosa, a 
uno sguardo che comandava flmorevohncnte la pacdti^j.za: " Be jl 
o4onto cho vuol commetterti V ingJustizrit iosae compro obbligcito A dir 
h sue ra/^ìoni, le cose non studerebbero come vanuo." ' 



^ Siici naiiili II u nLiUAntii *'*iPif;^[iiJiLji- 

- tiiit l'Ili- ^i- FiTie t niiiiliirw ii IfefEnijBE ilnili prliufl i-L7tEìnii<<, 

'^ Aik^Ijii <jiii-irct iinp'lu •i oii^thtiniri? 'inuiiCu ]>riMbi>i]3 ruiioBCpnEn nvfìae II MAh^ùld 

(lui IMlUlV IMUllllU, ili lutei j ^iKii EUOU. ili ETllln Il> HllP< ||jL4»Ì0ltJ. Ull l'il^^UlttlT rhl' HUIi n*i- 

tii-M^be rli ro]uijiut1«ru iiii4 lili'ildcrfa. pqi^IiÈ ivi hoaì purUto dalla son nmlVA^n natu^ji, 



" TT*i detto tlanqae qnel cjtue, cLe non vuole, pcfcUè non vuole? " 

'Nou ha detto nemmen nuesto, ^>[>vero Renzo! Siuebbe ancorami 

atng^io gè, per commetter rimquitiì, dovessero conte gazu'JE^ aperta- 

ntentt*. 

I ' ^\a qualcosa ha devoto diro : co^' ha detto *juel tifinone d' inferno? ' 

^K " Le sue parole, io l'ho sentite, e non te le eaprei ripeterò. Lo pa- 

l^ble tleir iniqrio che é forte, penetrano e flfu^j^ono. Può adiriii'si che tu 

moelri sospttt'i ài lui, &, nello stestiO tempo, (arti sentire cbe quello di 

che tu sospetti è cerùn può inBultara e cliiamarai ofl'eso, schf^ruirLi e 
cliieder ragione, atterrire e Lignarei, essere sfacciato e irreprensihiln,^ 

Non chieder pii!j in là. (Jolai non hi proferito il nome di quoflta inno^ 
renfe. né i\ tuo, non ba figurato iiemmen di coìioBcervi.^ con ha detto, 
di pretender nuUft: ma,.., nin, pni" troppo, ho douito intendere cli*èir-| 

reujovibile. Noudiiuenij cnntideiiKa in I>io [ Voi, povtìretU', non vi p«r-J 
dete d'nnirao, e tn, Renaio,.,, oh ! crnfli pnre, eh' io so mettermi ne' tuoij 
panni, cV io sento quello che passa noi tuo cuore. Ma, paxjen^u! E una 
magra parola, una parola amjtra. per chi non crede ; ni,i tii-.J non vor- 
rai tn concedere ft Dio uo giorni^, dne giorni, il tempo che yoitéi pren- 
dere, pei' far trionlare la giu^itjziEi? 11 tempo h suo; e co nMia pro- 
messo tanto I Lagcia fare a Lui, Renzo; e sappi,..- sappiate tutti elisio 
lio f^'iìi in mano nu filo, per aiutarvi.^ Pei' ora, non putisu djrvi di più, 
Domani in non verro qnasaù: dovo atarp ni ronvento tutin il g-inrnn, 
per voi. Tu, Uenxo, procura di venirci: o se, per caso iaipfiiSftto, tu 
non potessi, mandate un nomo fìdato, un garzoncello di griidi;{io, per 
mezzo del quale io po^ssn farvi enpere quwllo ohe occorrerà. Si Fu buio ; 
lliisotfna elisio corra al convento, Fede^ coraggio; e addio,"* 

F Dotto questo, usai in fretta, e se n' andò, correndo, e quasi saltelloni, 
Su per qutlU viottolft storta a ?aflso9*i, per non arrivnr trtrdi al^'onvonU' 
I rìschio di huacarai una buona sgridata, o qnel che gli BOi'ehhe pesah; 
pcor più. una penitenza, che griinpedisae, d giumo dopo, di trov;tre> 
auto e tìpedito a ciò che potes&e richiedere il bÌnog[iij dh i^aoi protetti. 
" Avete sentilo coB'ha detto d'nn non so che.... d' un fìln che ha. 
6r aiutarci?" disse Lucia, " Convien fidarsi a lui;* è un uomo chf'fj 
pando prometta lìieuL.,." } 

j * Sp non e' è altro.. ! " inf^rnippe AgneFip. " Avrebbe dovuto parlar 
iù chiaro, o chiamar me da una parte, e dirmi cosa eia questo,,.," 
T " Chiacchiere! la finirò io: io la finirò! " intemippe Renzo» yuesta.! 
k>1ta, andando in su q in giìi per la istanza, e oon una i,*oce, con niv| 
Bo. di ni>n lasciar dubbio euI Benito di quelle parole. 
O Renzo! " estlainò Lucia. 



jVitniLl- ciò pi^r nUG^Ij^ tritio ttrttoffna- Ai cui ek àitiiiisa Vaati\ l'iicri VDilt^iJiloqi rioonu 
piotu dall' AUf^hifin, 

1 »ro nil (rJittegeinti con iivì<1rnaji mlmliUo tutti i punti cirB^iiurintiri iTal il^fluoms^ 
f don UoiIrìgD. 

» jVflii hi ^f/i-rntf fir*\i->'if^i dì ro'U'irfìii Q^hln ^ rnUn riìp,'flnifà', dov^viiai JlrBr H> 
ai-it(> ài non cnniirBcorvi Di-uiiui^qD. 

* Voriil BDiKtrinimo, nRacryn U Riitlpt. ma v^^ fiii*r Jì prnpnHÌIo npUi- nkisi"^!* <1tl 
bai lempH^^] DimitBDOJ'J, che il UiinT'>nl n'incaricn ^\ nio^triuri coj fotU, inlrbCi'Jzitr ap- 
rala dn Uii. cnuiu In cdril ib^raunti Iti p^vi gunta v^atifA poBAOii iliTuntarfl B|irc[-QBtrk. Lui>ra 

\ BH^^Atik dnl U'JiUtiVO Qudare del milrLiiiOhEi> ]rrfigr>lurf In Udn di don dlih^ndio, trsnrflt^ 
_k <'f>i]<l,»iJci t(;i-i^prJjin»onru ^n Kanvo nA A.)^neBo. 11 puaat.a aolaiacnt" par r (jPciaÌTiv timi' 
dita in Lucia, trcippo \\^\a, ni <^4iiial|^Jl c]ol gniìrucm'}^ Irofipn lìdoatQ noi tino ^ticr orso, dia 
imi mi, Ululato più JTuporiunto fa danHrn U ao<?ci>ri,i di l'Jnn, l'i/it-ft-itnii n^m^oiiaMt , ^«^,1^^, 

* /JdtìJM a tur. Metii] comune dylta uriiuu lutlijiie FiUMiai i>^ LCi, 



f<3 







J PBOlTBSjir SPOSI. 



" Coso, volete dire^? " esclttuiò Ai;:ih.*eh, 

' Ch<i lii^ogno <!* è d'i «lire ? \.a tìmrr» fo. Abblfl puf PCnto, mìllo di, 
voli neiriujimo, iìnuljnente è di earuo e ossn fttìolio luL./ 

" No, no, per aiaor del cielo, J " comiuclù Ludo; ma il pianto I 
troncò Ift VOGO. 

■ Non soa rKstrorai da farsi, nppp^rr per bnrla," ' diaae Arucsd, 

* Per bnrla? ■" yiidù Kenao, ftrraiindosi ritto in faccia ria A^iflBi 
M'Jiitrv, e piantnnUolfl in fnccia due occhi fltralanatl. ' Per burlai vft 
Urf^te Btì sarà burla." 

* Oh Renzo I " dìase Lacia, e stento, tra i singhiozzi : ' non y^ bo ms 
visto cosi." 

' Non dito qneato cose» por ninor del cielo," riprpqfi ancora in fr^H: 

Agnese, abbaaatiudi» k yove. "Non \[ ricordtite i|imtite braccia ha a 
*no conir^ndo rollìi ? E quand' andie.-. Dio Uberi !.» coutro i poveri e' 
tt?rDpro ^'ingtiaia," 

La farò io, ]ti giufltizift, iol E oiTiiai teaipf). La cosa iioji è facile 
Jt> BO anch'io. SÌ ^iiardu bene, lI cane^assaseuio; su rome sta; ma doi 
importa. Rìsoluaìotifì e paBienza,-.,. e il raomonto Mriwa. Ki. la farò iv 
In triustisia; lo libererò io. il paesi? ; (iiiantii gente mi bcDedirà...! e pò 
in tre sulti-J " 

Li^oiTore che Lucìa "ncntì di qxieilB piii chmrc* parole, le scspeae i 
[lìitnto, e le diede fovz.i di prtHarc. Lr-vando djille pidmo il \hit la^rì 
mflBo, disse a Renxo, con voce a<:corala. ma risoluta : " non v'importi 
più dunque d'avermi per moglie. Io m'era promessa a nn giovine cjh 
aveva il timor flf Dìo; mii, j:n omno die tive-^-ie..., PriHsp al sicuro d^OA^ 
giusipzffi. e d'oflriii vendetta, fora' anche il fìllio del re,../ 

"E beuel " gridò Iteaao, con un viso pia che luai stravolto; ' 
non v'avrò; ma non v'nvri n« nnch» lui, lo qui acosa di voi, e Ini 

casa deh,.," 

"Ah no! per carUit, non dite cot*!, non fate qaogli occhi: no, n 

poHfto voderTi coflì/ pHi;lafiiò Liin'm, piLinf^sndo, supplloando, i^cin le man 
giunte; mejitvo Annose chijimava e richiinnava il giovino jier noinp. 
^11 pBÌpnva le spnlle, le braccia, lo mani, per ae^juìcUrlo, Stette egl 
ìuiuiol>iie e pensierorto» quidulm tempo, h conteinpltir quella laceift BO 
plicihevolf^ di T.ncift; poi, tutt^Ji. un tratto, la guardò torvo, ditdr ai 
dietro, teso il hrattia e TiTidi^o verao di easit, e gridò: " qnesta! b 
questa etfli vuole. Ila da morirei " 

* E io ciie mnlrt v'ho IVitiiì. pnrtìhì' mi filettiate ni ori l'è ? 
eifi, buttftudosc^li ìnpinocchioni davanti. 

" Voi! " rispose, con una voce ch>*tpriiin>Vft un irw ben diverso, in 

nn^Ira tuttavia; " voi ! Che bcno mi volete voi-? Che prova in' it vote daln 
Non v^ho io pregjita, e predata, e predata? E v^i : no! im! " 

" Sì sì," rispose precipitosamente Lucia : " verrò dal curato, doiuani 

' ora, HO volete; vernV Toniate mielJo di piìiua; verr^.'' 

Me lo tuvjmettflte? " dìssp Renzo, cim una voce e eoo un visa ài 
venuto, tutt a un tratto, piìi umano. 
- Ve lo prometto.' ' 






ibsec Lll 



I linmrji *f« ftintf, n'ppiir pm SvrfaT DiìiCòjibì DA tahb ni as^hb iph bau. Stpp^ 
jiir biirUi MioiiD mato; «t xavLilJlit? O^viiln E]iiuitr.iidr> U «h anthp ilulla piimii edliEkoiis, I 

> itf tu pTOmrtt^^ MK mono mute ■ e^Hama a i^iLe^to pnnta II [tLtort eontoutn di pffp 
jimf$tpr* Qnainntìtc ni LDutntìvn i1?1 iijittriniaiLio e gndflnalu ean dan Abbondio eBtrpBtni 



■ "Me Vavetp proniraan." 

I " SigiLOVff, ?i rm(j;i',iaja I ' eeclamA A|rn<?sf!t «loppìameiit*? contenta. 
I hi jn^zztf II quella aua ^rn.n «oliera» aveva Ufftzù pensato di t'ho 
fcrolitto poteva tìssi?r ptr lui lo ^^pnveuto di Luoia? E utiu uveva aJo- 
Kerfttu uji po' ci" flrtitì^.in n furio t^r'c^cerc, ppr fiirlo fi^ttureV II nostro 
Katorc proUafa di non ne saper nulla; e io credo che iiemmen B«uìì> 
EiOTi lo capesse bene.' Il lalto eia eh' era reahoeiite infuii.ilo contro lìon 
Rodrit^o, o cho liraranTrt nrileot^mento il consptiso ili Lucia; e quiiD<lo 
due lovt.i passioni achiuniaxaauo insicnifl nel cuor d'un uomo» nessuno, 
Btieppurii il paziente, piiù sempre dialinguer chiaramente una voce dal- 
K'mUJk. *. dir t^oo ^jìcnj-r^za quitl sia qut^da chf predomini. 
B " Ve r ho prompSBo," rispose Lucia» con un tono di rimprovero ti- 
mido e aflettnoao : " ma finche voi avevate prorae^ao dì non fate scfln* 
Boli, di Huitìt tei- vene al pjtiire,,,," 

I Oii via^ por amor di ehi vado in furia? Volete tornar? indietro, 

lora? e farmi fare uno sproposito? " 

f " Ko» no," disse Lut'iii, eominciando a riapavenUrsì. ' JJo proniesso, 
fe non mi ritiro. Ma vedere voi come tni avetu fatto promettere. Dio 
■ioti voi^lin.-,/ 

f " i'erthè volete W de' cattivi augilri. Lucia ? Dio aa che non facciEin 
Rtiinle a ncBSunft/ 

L " l'rouietU'temi almeno ciie questa sarà T ultima." 
I ■ Vo lo ^irometto^ da povero lit-liuolo." 

■ " Ma, queatj, volta, manlcnele poi," dlsae Agnese. 

I Qui fautore' confessa di nou supere un' altra casa : se Lacia io^i'.p, 
Ed tutto e per tutto, malcoateuta vV esaero stata spinta ai acconsentire, 
Ftì^OÌ lasciamo, conio lui, la *:oHa in dubbio, 

t Iten^o avrehhe voliitn prohin^jLrp il discni'sn, b fitianre, a parto a 
fearte, qneìlo che si doveva fare il ^ìoi'do dopo; ma era già notte» e 
lo ilonue fri lel' a librarono hoona : non parendo loro cosa conveniente 
kH'^, a qacITora, m tratt^nesHe piii a lungo. 

W La notte però fu a tutt'e tre co^ì huooa come può essere quetlu 
fclie succede a un giorno pieno d' ii.^»^ltazÌonp e di guai, e che ne pvecode 
Kiuo ilestiiiato a un' iraprcan ini portali te» e: U' esito incerte». Rtnzu ni U- 
Bctò vedfir di hnon ora, e concerto con le doune, o piuttof^to con Agnese, 
Bn ftrniid' operazione dolla sera, proponendo e eciogliendo a vii^enla 
HlfticolLàj flutivadcmlo coutiLtltiimpi, e ximminciando, ora V uno ora Tal- 
■ra. !i dcseriver la faccenda, come sì racconterebbe una cosa fatta. Lucia 
Rat'<*ltsiva ; e, senza approvar con parole ciò eho non poteva approvare 
Rll ctior suo, prometti'va di far meglio che aaprehhe. 

■ " Anc^t'reto voi ^iii ni convento, por pnrhii-H al padre Cristoforo, 

■pomB v' ha detto ier aera ? " domandò Agnese a llenzo. 

■t Uajt^.niLl Af} l'P'ìtfi. immptFL urinili» ''ita Lni'in ni'pnn^jmlipnq Un i\a] ivrlntri mnniDhtu dT prn. 

K^tU cicli» indirò, avrubifo polLit<t FtnVuLE^iro qiLt<^U ;iJ0i-ure al F^^lturi- -, ma l'avrcJit^u piil 

KirlVUlcr .lei pinr^urc riliP gli vJr'JiH dnl conrrji^ELi rii n'w-ì tm cjirjittoFl, HnnTLn dire l'iici a%'rubb«) 

Hu pflrtD fivLp^atu n i^ar^tter» 4i Lutin. E il luLtorn ìjU^^ofho arti rmiiiHlo Ungati nm BM4pQ4ir 

|a» dfvfil iidiai, rlc»]ont« rl<»|]''?fip'~'Kl^iH>Da dì loi, om vìto (ia otic-nuio l'intonto, non rJnuu 

ElrittMu.' n [^ii«l]d ìi^L'na Ai i:i>jifrH»Tl, rlio gli Ta "«einpi'D pLùauiaru riikHnDeiitn ruiiciulln, |q 

IeuJ uui'oIu LjvB<imJiu Hul "Uf ignara Lilia Li'uocia butioLÌirn, 

W i <^U4^ste nrniHTdoiTuioni ci pajuno qui fuor ili proposito» A ncasuD Ictlort notrobbe 

BnaE vutiii'c in memv cbe Jicnaii «t itiliri nd arto; taiitu b uutuiala u uiipni'tuiia ia i^oui:!- 

KaiIuhv doU'HiiLuia auo, 

■T i QutrBliu oll.ar BPinpre V -tìittrt naa nì su cribra n^ noiìo ah vpymituwi, ^'«XK\\hV\\rX\.'yi-a 



(l«^«Mavi 



1 rnùMJfesi Hposl. 



,p^^^r», 



/ ' Le Kuctlae T " rispose questo ; " sapute olie dinvoli d'occKi Ha II pi 
tìra: mi leg^ierebbe in tiao, come nm- usi libro, che c^è qualcosa pf 
furia; e se uuiuinciua^e ft iuiial deir mterrog/^ziouì, Dan potrei uaciru 
U bene, E p^jj, Ja devo uUr quì^ per accudire &U'afl&i-e. Sarft me^li 
tbfi mandiaiB vni ijOHl^ihednno." ^^_ * 

" Manderò Menico." fJ^O^r^f^ni le 

" Vft bene,"' rispose Reazo; e pnrli, per mrcudire all'aflore, con 
,ivEjra detto. 

Agueso nndò a una casa vicina, a cercar Menico, ch^ era iin r^g'as 
KPtto di circa dodici anni, Bveglio la sua parte, o che, i>er via di cu^i 

f di cognati, veniva jl enarro un po' ano nipohc. Lo chiGHe m" purenfl 
come in prestito, per tutto quel giomo. ' per un certo servigio," diceva 
Avutolo, lo condusse nella Siua cucina, gli diede da colazione, e gii diaa 
rht audadse a Pescarenico, e ei TaceAse vedere n\ pjidre Cristoforo, 
quale lo Hmnniit^rebbe poi. con iirm rispoatji, quando aarebbe tempo 
" 11 padre Cristoforo, qitel bei vecchio, tu eaij con la barba tiaoi 
quello che chiamano il panto,..," 

" Ho capito," dispa Mbqìco t '' quello cVie ci accnrezza flempre^ Da 
aUri ragazzi,' tì ci dà, offni tanto, qualcbe aantiao." 

" Appunto, Menico, È se ti dirà che tu aspetti qualche poco, li v 

l'ino al convnnto, non ti sviare ; hadjt dì non nndar, con de*conipftgi»Ì 
u\ ]ag"o, u veder peacarCj né a divertirti con le reti attaccate al ii»ur 
rtd aficini^ai'e, né a iar queir altro tuo giochetto aolito. .«■" 

nipogna saper* cUo MpuÌco om brn\Ìpiairoo per fare a rimbalzoUa 
1^ 5Ì Ea che iLrttt, grandi e piccoli^ facciam volentieri le cose alle QU; 
abbiamo abilità: non dico quelle sole. 

'Poh! aia; non son poi un ra^a^ao." 

" Benis, rtbbi gfudÌKÌoj p. quando tornerai ann la risposta..-^ fpiardfl 
"queste due belle parpaglìolc nuove »on per te," 

" Dateiìide ora, rb'ò lo steaso." 

"" No, no, tu le giocherestL Va*, a portati bene; che n'avrai and 

più/ 

Nel rimanente di quplia lunga mattinata, si videra certe novità eh 

misero non poco in Hoapctto V animo ^ià conturbato delle donuSh L'I 

^niendico, né rifinito né cencioso come i buoÌ pari, e con un non so eh 
ll'oscuro e di sinistro nel sembiante, entrò a chieder la cariti, daud 
Lii quii e in 1^ cert' occbiatrt da «pione. Gli Fu dato nn pezzo di pAUi 
he ricevette e ripone, con un^ indifferenza mal dissimulata. Si trai 
leane poi, con nna certa afacci at^lffgi ne. e, nello f-tesso tf jnpo, eoo e» 
tazione, facendo molte domande, alle quali Agnese s^affi-ettò di rispoa 
der RRmpre 'ì\ contrario di qnpilo nbff era.. Movendos^i, comp per nndii 
yla, finse di sbagliar l*uacÌo, entrò in quello che metteva alfa scala, 
lì diede un'altra occhiata in fretta, come potè. Gridatogli dietro: " el 
ehi ! dove andate gnlantnomn ? di q«a ! di qua I " tornò indietro. « ne. 



^ Va htiit^ Piii iifRtDri^ la prEuiA If^aiiruir. Si leue. 

• Q'iélli cAa l'i itrenFfii" ut. Vi^dì U noto, i n pae- ^ i ^■ 

< r'nft df' cumj>iTffm: Cpnit ^LThi nMiAir.i- ìì Mmi/unl <iiil lia rorretto noti gi>, ffn 
Aite fi rAtroocEiJ, por fATo cho A^ne-^o uni più i-]F|hctto a Mei>ii-o, elgnLnii iii'ì" I'ahd* 
ooLi ALTiii BUfAj.xì Un iuib Tri n utf lEt L ouii clilunque c^pitt; uiu ^olUntu purubt lu pifoL 

' Ht'/'D'"' "tptf ec- Il lettore iirm tX% pilplo ourioRo di nipore n [juul giuoco faMi> ^Jf* 
vIsBjiii'j Alaiitou. bfl ijuii qIic morra bu<Mr« iiU'flatuiD qi|i;iit« prtrtiai»tii] i£^, lUpm^DuHi |i<'iil| 
dÀ N Sili ajiiilt/ d/ fAfB ila' •jaaaivàinjat multa lv^iU iii:Ub h(1h Anc 



<rArrtOtO SETTIMO. 



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olia porle L'be gli Teiiiv& indicata, pcueaodosii con onft Bommiasfontìj 
fon iin'timiltEi. nfeUatn,, che eteiitavft a collocarsi nei liooQintìnti duri 
di quella l'inicia. TJopo costui, contili narono a farsi vedere, di tempo in 
toLapo^ altrt? stmns tìgure. Che nvAiti d" u^miinl fusfiei'o, non si Biirebbe 
potatn dir facilDiente ■ mn Don pi poteva crredor neppure ohe fossero 
qiiegìi onesti viniidanti che yolevan parere. Uno entrava col preT.fìato 
di Turai insegnar ia strada; altri, f> ansando davanti ell'aet'io, rallenta- 

■ano il pnaao, e guardavan Hott^occhio n&Ua Ftaiiza, a travereo il cortile,' 

ionie chi vuoi vedere senza dar sospetto. Finalioentfi, verso il mezzo- 
giorno» qQdla fastidiosa processione iinl Agnese sbalzava ogni tunto, 
nUra ventavo il corti le, :iVHfl.ccÌava allVacio di Btrnda, g-uai'dova o. deatra 

* a fliniati-a, e toinava dicemlo : " nossano : " parola che proferiva con 
jjiacere, e che Lucia con piacere sentiva, Ecnza che uè l' una ne l'altra 
ne sapessero lien L'Iiinranjeute il pcrcUf;, Ha Jifi rimase a tutfe dot una 
nou HO quale ir quietudine, che Invìi loro, e alla ligliuola nri nei puliti enti?, 
una ^rao parte del coraggio che avevan messo in Eerlo per lo seni. 
Couvien però che il ìtjtmre sappia qiinli^oari dì piti preciso, intorno 
a quo' ronzntori miatt>rio3Ì : e, per informarlo di iutto, dobbiitm toiunre 
Xàa pafiflo indietro, e ritrovar don Rodrigo, che abbiam In^ciato ieri, solo 
in nna snia del suo palazzotto, al partir del padre Cristoloro. 
[ Dou Hodiii^o, come fllihiam dotto» misurava ionanai e indietro, a 
Epaasi lunahi» quella sala, dalle pareti della quale pendevano ritratti di 
■amiglia. di varie generazioni. Quando ni trovava col viso a una pa- 
tele, e voltava^ ui vedeva ia faccia un ano antenato guernc^io. teirore 
He' nemici e de' ftuoi soldati, torvo nella guardatura, co' capelL er^rti e 
tìtti, co* baffi tirati e a punta, che ppora'evan dalle guance, col mento 
bliHciuo : rilto m piedi 1 eroe, con In ^aiuLiore, co' cosciali» con la cn- 
mtB2fl-j eó' Crociali, co* guanti, tutto di fen-rj; eoa la destra sul tianei>, 
[e hi fini^ft,' sul pomo della spada. Don Rodrigo» Io guardava; e quando 
I^U era an'ivato sette, e voltava, oeco in faccia un altro antenatOf ma- 
l^ifttj'ùto, terrore doUitìganti o detfli avvocati, a £cdfira sur uua grnn 
Bejtgiola coperta di velluto rosso, ravvolto in un'ampia toga nera; tulio 
lj"ru, fuorché un colinre bianco, con dae larghe farcinle, e una fndera 
ili àiln'IKno arroye-sHTifa (ent Ì| distintivo de' seuatnri, e non lo puiUivun 
itfhe r invento, ragion per cui non si troverà mai un ritratto di seuritore 
prestito li' estatjtf -); macilento, con le ciglia aggrottato: teneva in mano 
^na supplica, e pM'e^a che diciieae : vecìreuio, Bi ima itiia matrona, ter- 
rore delfe Hiie carnenere; di là un abate, terrore de* suoi monaci : hitla 
■mite insomma che aveva fitto terrore, e lo spii-ava ancofu dalle teb'."* 
Jla presenza di tali niemorie, don Rodht^ trinila pììi s'arrovellava, si 
LT<rrftognaTa, nun potpv-i diir^ì pare, rhp un frafp civp.sso osato venirgli 

bddóssOf eoa la prosopopea dì ^athau/ Formava un dij^egno dì vendettai 

V I fìlli i-li Filli niift' oi-ttiia H'Uit .''/iitu'i. » iiiurr""*' '•'•'f'tf i^ti\-.n^\nzi\yxiin ATTPAvrri^^i 
III. rftfiriM: n ITI LA avAìizy. Noit Ktlireciiiiii ilrllc iIim IfMluiM i|II:l1d ah miKlIirn, CuMctmuMln 
rBffvikiiAUi>hVAqHH é ntenri i-lijliijpiu del '/"tnuhnurn if/f^. mi [itir rir uniiHiiTh iitiij;lrri In Kìninnta 
I elBnlv--»TÌFii^r Sun ayrc^ljht ^u\ ilovuttr uanibUie r attiìa^ kANv tua t'itiErhn, putcb? ir jiopotu 
LiW "^ «-mpi-H HUB info rr^'""lt^' 
^^^* Lo |fari:nfi]sì ni-l /'pjiirr'iir Spfui rnr.'r^iiiji[k>np spusvb a <iri penslvro luornlo, o airoe^ 

^Hpéi (ii>U 1 iroittd 1j]iiB»,iniH chfi È In tutta quuRUiloie^ri^^orifi; reoterno l sfircchk cTbI- 
^^M^iiOr ''"t^* «T'^" pi'cp'-ituniM» t torroro: ii-t-r'"l iit>-u m'tuniil. E -lon Bitdi'ifia dnl nititu 
I^oÌIwidIi» ca'BUui oiLlLHnntl non pn" tmrre oliti inrifcuni'ia" Ji fir-ctintpfuiì mbcglorir 
1 * \,.lh"ti. il praTuU cljii l'J'i' provar?» * Oovid A\ o,v„y rA[>itiL la iivt<«,VVD wA \Lcit* t ^\ 

^v«fttìpijl f4Uo urci'U'm- Il '{oìnìt\t\?ì^u qui ncifai ■ AiitUnttn' iUft^Vi.im 4tt\W\it*i4>5iìV*i\ » 



Hcmii 



8l I pno^fìSSl SPOSI. 

riibljflndoimvfl, pousava come HoddiBfare ìiiaienjo ullii passione, e a ir 
che i:hifLm:iva onore ; e talvolta (vedete lui pco ') fientendo&i fisi^liii 
ancora agli orecchi queir esordio di profezift, ai sentiva venir, come 
dice, i bordoni,' e stava q^aa&i per deporre il peti&iero delle due sodi 
6ÌaHÌQni. Finnliìioata, per far qvin-lcinj coBa, uliiamò un servitore, e "^ 
(ordinò l'Ile lo scnsat^ye con la compagnia, dicendo dimora trattenuto 
Lite. (Jnando quello torno a riferire die que^signori ei 



' e il conte Attilio? 



domandòj sei 



fr 



on atì'are uigen 

partiti^ Uiftciftiido i loro ij.spetti ; 

pre cararainandci, don Hodrig-o. 

'E uscito con que'Eignori, illustrlaeimo. 

■ Bene : aei persone di seguito, per la passeggiata: subito. La ^pad 
la coppa, il coppello: subito.* 

U servitore parti,' rispondendo con un incliino: e, poco dopo^ torà 
portando la rici;a spada, che d padrone si cìnse ; la cappa, che si but 
Hiitle spalle^ il cfLppello a grjin penne, che ntiae f inchiodò, eoa ui 
manata, fieramente eu! capo : aefi-no di autrinn torbida. Sì mussie, e, a 
porta, trovò i sei ribaldi tutti armati, i quali, fatto ala, e inchinato! 
jIl audaron dietro. Pti^ buHn^rOf più miperbru:^o. più accigliato del si 
ito. usiv, a andò passpg'giundo ver^Jo l-pccr>. 1 rOTititdini, ^li artiglai 
al cederlo venire, si ritiravan ra^^ente al muro, e di 11 facevano scappf 
late e inchini proibiidij ai quali non rippondeva. Come inferiori, li 
ehina%-aur» aucbc quelli qÌìq da queeti ei-an detti aignori ', clu?, ili que' co 
torni, non ce a^era unoche pote?ae, a uiille miglin, compoter con lui, 
nome, di ricchezze, il'adoreiw^ e delln voglia di aervirsi di tutto dò, p 
ìstarc^ a! di sopra degli altri- K a qiK^i^ti uorrÌBpund'Jva con Tina àisgm 
zione contegnosa. Quel KÌorno non avvenne, ma quando avveniva e 
sMucontraase col signor castellano apugnolo, l'inchiTio allora era ugti. 
mente profundo dalle: dna p^irti ^ lu. iioaa trit come tra due potctita 
»i quali non abbiano nulla da apiirtire tra loro; ma, per crAenienz 
fanno onore al grado V uno dell' altro. Per pasanrc no poco la mattan 
e per coutrapporre alV immagine del frate che gli assediavji io, lUntaai 
immagini in tutto diverso, don Rodrigo entrò, quhI gìornOj in una caa 
dove andava, per il solito, molta gente, e dove fu ricevuto con uucl 
cordialità nffaccendata e riapet,to*u, eh' è riserbata agli uommi cne 
ianno molto amare o molto temere; e, a notti* gm fatta, torni ni eh 

fialasizotto. Il conte Attilio era nncne lui tornato in quel momento: 
[] messa in tavola la cena, durante la quale don Hudrigo iu seiop: 
Bopra poiiaiero, e parlò poco. 

" Cugino, quando paijato L|ucglji -^connup^Ba? ' disse, con un fjire 
malizia e di acherno^ Il conte Attilio, appena sparecchiato, e audiiti 
I bfrvitoi'f. 

" San Martino non è ancor ii.'tssnfo." 

" Tant* è die la paghiate ebdÌIo ; porche passeranno tutti i santi 
lunario, prima eUp,...' 

■Questo è qnd che ri yndìà.* 



rolibc ttati DiPg^iu no U .Aljti-siiiii, (QglttiitrlHr mr-iPTAfu aul^tj:, hiu'ìhd q^iintimmo ti ila 
iiHiVlOiVA della pi'Jnia utlj^ìune] HTraliba ro?«'i evitato Aikciio iJ mtlivo àitoiio ptr >H tu 

' Jl iff^'tiir- iM-li- Dotfav.iHl filrtì \Iec''i, gljjcicM 11 am rilora irtiu Tu vhv mt^nrniìn hi 
atr^nxa Jn gn" nltr^. Iv, da» nilifl i^nal DlmJli ^onp. XXUt d TUCIVJ corresAV II p4«TtPi 
VBCIIfE- 



vaciKE. J 



/"*fM=^>**'M***5AÌ^.'^fei: 




'Cubino, voi voloto [aro II putitii»> : ma io ho (!apitD tutt». eoh 
) inaio certo il' avei' vinto k scomniessaT cìie non prunlo a fame un^ altra." 

■■ t^ontiftfiio;' 

" Ohe fi piLilrCh'- il pa.di:o..., che eo io? c[ued fiate ÌQ HOmma v^ La 
Eotìvortìto." 

' Eccone un'altra delle Toaire," 

' Co II veri ito, L'u^JDo ; convurtitOj \i dico, Io per me, na godo, Sflpoto 
cllfl Biirk un bollo apcttacolo. vedervi tutto oontpnnto, o roii gli occhi 

Wsait E dio gloria per qnd padre! Come sarà tornato a casa gonfio 
pottoruto ! Non bod pesci eco si piglino tutti i giorni, né con tiittu 
lo reti. Siate cvrto che vi porterà por OBonipio; 0. quiunlo andEra n far 
'qualclie mis&iouo uu poMontano, parlerà de^ fatti vostri. Mi par di men- 
tirlo. " ti qui, parljtndo col naao, e aiicompugnuudij le paiole con gesti 
cariootù continui^, in tono di prodìoa: ' in una piu'te ai «jacato mondo, 
_Ìitì, per degni rispetti, non nomino, viveva, uditori cariatimi, e vivo 
tuttavia un cavaliere Hcapeatrato» amico niù delle femmine, olie degli 
lonuiii lUlibeiie, il quale^ avvezzo a far ti' ostiì ^ciIìiluu IìlìcÌo, nvova 
esso ft|j ociilji-./ t*-^-^U. «i- fi*iCl ! C^i^ 

' Basta, laeta," interruppe don Rodiigo, meziiu 3ogghÌgnando,e raczaj 

lioiato. Se vokto raddoppiar lu. si;o:ijmcsBa, Bon prouto anohMo,'^ 

-Diavole \ dio aveste voi convortitrO il padre 1 ** 

* Non mi parlate di colui : a in quanto alla Bcommesaa, aan MaTtino 

ifìciderà." La curiosila dei conte tira aluzaicata; non gli ribpaimiò in- . 

yorrojuaìoni, ma dou Rodrig'o lo eeppe «lni]ar lutto, piuietttndoBi anm- 

ore III gmi'iio della decisione, e non volendo comunicare ali* parto 

avversa disegni che non erano né iucjiinminati, nò Ui^ sol utilmente fissati.' 

La mattina migocnto, dorj Rodiign ai dostò don Rodi-igo-' L'uppren- 
pEoue che quel verrà itn gìtjnto gli aveva mee&a in corpo, era svanita 
lei tutto, co' sogni delia notte ; e gli rimaneva la rabbia aola, esacerbala 

liiidie dalla vcrgtJ^ua di yueJla debolezEa pitaseggiem» L* immagini più 
tacenti della passeggiata trimilale, degrinrhini, dell' arcoglionzo, ave- 
Evano contribuito non poco a rendergli Vanimo antico. Appena alzato,* 
liece chiaonire il Griso. — Coso grosse, — disse tra aò il servitore a cui A 
Kfu dato r ordine ; perchè INiomo the aveva quol soprannome, non era V 
I niente meno che ' Ìl capo de' bravi, quello a cui e' imponevano lo impretìe 
[piii riacLtOHH e più iniquo, il fiilatisaimo del padrone, l'uomo tutto eao, 
or gratitudiuo e per ìdìoi^heisoh Dopo avor ammazzato uno» di giurno, 
piazzai e''^ andato ad iiaulurar la protezione di don Rodrigo; e 
juoato, votìtendulo della aaa livre^^ l'aveva messo al cnporlo da ogni 

I Tutti «iiiBaU actpji tra don Eodrigo II Dante Attillo h di uu monivlglioBi baU 

[oEfii- Tlviaeimr> il auiilraslo del dontliuunti lU quupti dne per^Diingi^l i l' ano amerelrbu ili 

nii4imro Bui eirn capo mutlbm«. l'iUru. nnpettcì mm dcaddafio cbc àn ae bIiliu andiitì I 

Itnr^i por dW^tllral un pocir alle ■uè npiiUfì, Q lo Mi^(a B lo (jf^igc Una nMn aittcx^ 
_._. Om Btìii c"*i piii ila spLTui'tì; i ritratti da' Bud latenuil, lu poaseggiatft tiwof^iij, l* 
\0Bv tlei cugino kt> duti^nntubrannQ ad ngim v subito, 

^ fipH Hoilrigi} H dtstp dttu Jtii'ti'-jo. h un gloclietto di pO-tolv nwii brllD. Il Tommugùb! 

MjiI 'ItìltP- ' 

<1 A4>n ffjj iftiilf ii'f'O fi'f ec. È ui^ frnnccBLamr> : Il tì'ìt''il tifi lir ii\ùins rjtie m. Ih 
rip4iiiar& b UVL'iiuLa ir-ù atjk comuiiu: iiib pu^^^aado In Italiri purifotte tra vin U lon. 

"> i}u.'Ma, \>\>iltn\ÌotQ tifllu aiui Itvrea : Qv&An pavntiEnanto al ^^vù npifviDio. FittùruB^a 
iiL i-i^rruzioiii!» u maglio ci ronde ■' imma^liiG della vìltìl do' trmpi.Il FjHm Doll'epIbOLllu 
Uà «urglna duccu parlaiidd ilei m-i-vn dice: ' 

^1 nodo iDirannE 

j V FtLtrJj Hi ■! vd^o. , 







Jcll^ 



ncciL'.t UcUft g-iustiaiii. Cotìi, ÌTiipGgQunJuaì a o^i Jtìlitto ulic gli vcniss 

romandnto. l-oIuì si età aHmcurat-fi T impunità del primo. Pvr don Rf) 

tingo, Tacijiiislo nou era stato di poca impoitanaa ; perchè il Griso 

oltre all' carìi:r(T^ Hiruza pjra^uuL- il più valeute della iL^miglia, ^ca. txiich 

una provtt di l'iò ch& lì snu pmrone avava pointo attentar fclirnment 

contro Iti loggi ; di modo che la sua poteiua ne veniva ingrandita, n^ 

Ititto e ne ir opini LI ne, 

L " Grisù! " mese clou Rodrigo ■ ' in questa rongÌnntura,si vedrà quel eli 

nu vali. Prima di dom^, quella Lncia deve ti'ovai^^i tu questo palazzo, 

r 'Nou^^i dlià mai che il Griso siaiaritirato da un comando doiril 

Bbatririsinio sig-nor padrone.' 

" Piglia qujiTiti uomini ti possono bi&offiiare, ordina e disponi, com 
ti par meglio ; purchti la co^a riesca a liuon liue. Ma bada ^opnt tuttg 
che non lo aiti l'atto malo." 

" Siguore, un po' di spavento, perchè la oon faccia troppo strepito,. 
non ai potrà hr di itiouo." 

" Bpaventfj.... ciipi^i^O.'.. e inevitabile. Mu non le ^i torca un ciijr&llo 
e sopra tutto, le sr prtrji rÌJi[n?tto in ogni rn^nierJt, Hai inti»Bi>? " 

' Signore, uoq bÌ può levare mi fiore dalla pianta, e poitiirlo a vos 
BÌgnoria, Bcoisa toci'Qplo. Ma non ai Jarii che il poro ntcesaario." 
I " Sotto In tua Kiiiurtìi. E.,., ooiùq l'arai V " 

I "Gì stavo pensando, signore^ Siam Turtunabì che la OEiBa è in fond 

b1 paeao. Abbiam bisogno d' un luogo per andarci a postare: e appurit 

^*ò, poco diELtnuto di lii, quol <;asolHi'(] dimibitato e solo, in nio^^o £ 

immpi, quella cima.,., vo^aignovia nou i^aprà iiituto di queste oui^e.... uji 

ciis'A che brado, pochi anni sono, e non han^ui avuto danari da rial 

luila, Q r hi'imto iiLbandouata, e ora c:i vanno le ati'eghe : tujl non 

fobato, B me nb rìdo. Questi villani, obe son pieni d^ ubbie, non ci baf 

raii! bere b boro, io nessuna, notte della Battìinaiia, per tutto Toro d 

Pvjoutlo : cacche pos^iìamo andare a (Winurci là, cun sicurezza che ues 

fiuno verrà a guastale i fatti nostri.' 

"Va bene! e poi ? ' 

Qui, il Grieo a proporre, don Hodrigo a diaeutere, fìncbè d'accord 

obbern concertata la innniei'a di «^onJarro Ji line rinipreait, senza eh 
rlmaneai^ie traoda degli autori^ la mimiera anche di rivolgere, con ial; 
indizi, i sospetti altrove, d'impor aik^nzio alla poverit Aguase, d'iocu 

tero a Ronso tato Bpayootoi da fargli paasaro il dolore, ti il penaiti-o C 

ricorrere alla giuF^tìzia, e ancbe la volontà di lagnarsi; e tutte l^altr 

bticconerie netOMarie alla riu^ijita della briccoceria principale. Noi tra 

b^BciaDjo di riferfr quo' concerti, perchè^ come il It^ttore /ed là, non sol 

kecestiari alV intelligenza della f^toria^ e siazn contenti anche noi di noi 

Haverlo tratteiLor pili lucgauieute a sentir parlarti e utare ^ queMue i'aalì 

mìosi ribahb. Basta che, mentre Ìl Griao ae n'andava, per ujutter omm 

bir ej^eou^ion^, don Roflrigii lo ricbininò, ^ gli di^j^e ; "senti : ae pe 

^^Bo, quel tanghero temerario vi desse noli UDgbio questa sera, noi 

naiii male che gli sia dato anticipatamente un buon ricordo sulle spiiUe 

Cosi Tordin^ che gli vorrà, intiiu^to domani di stare iiittn, Tarn, più £Ì 

diramente V effetto. Ma non V arkdate a cercari? per non guftataro quelli 

tibe più im[jorta: tu m'hai inteso/ 



1 Pii'lriinti'l-i^r Qiuuiiu. pBi'nln nnn ì- fi rnp riunì enli» dEdlL^ugo, tùi qui ù mvun uÌ itr 
per epJtr^rtr tm puca ìi c^iIìcdId bie quni dae triali atiggL'ttii 



M 

K 



Capitolo settih*>. f--^~^ gT 

fare n me," rispose il Griso, io chinandosi, con un atto d'oH- 

BBi^uio di luillaDl'OnQ ^ e r3o n' undò. Lu. luattitiii iu epcis^ in giri, p«i- 
nconoBC«ro lI pa^ae. Qael izilsu pezzi;nte cbe s'era inoltrato a quel 
'modo nella povera taaotta, non era alir» che i Griso, 11 quale veniva 
per Itìvarne a uuohio la pianta: i fu.lai viftudanti araci aiioi ribaldi, ^j 
Cibali, per operare sotto i suoi ordiiiin Instava una co^niitione più su- 
perficiale del luogo. E latta la 3[;operta, uoJi s'eraa pili Jaaciuti vedere, 
per non dar troppo jjoaijeUo. 

Toi'iiati che furori latti al palazzotto, il Griso rese conto, e fissò 
(lefinitivftmente il disegno dell impresa; asaeguò lo parti, diede iatru- 
zioni. Tutto ciò non si potè fare, senza che quel vecchio servitore, LI ^ 
-uale stava a ocolù apprti, e a orecchi tesi, s'actìorpesBe che qualche 
^rau cosa si nmcchinitva. A forza Ui fìtari:i attento o di douiandare; ac^ ^ 
cattando una mezz^t uolizia dì f^us, una mezza di là, comiiientando tra 
eh una parola nacura, luterprotaudo tiii aiidaru Tmattrio^o, tniito f'ccu» 
chfi venne ia chiaro di dò cbe &i doveva eseguir quella notte. Mn 
quando d fu riuauitOj es^a era già poco lontana, e già una piccola 
VDJiifi^ardla di Wavi ern anduta ik amboscùrai in ijUfìl casolare diroccuto. 
11 povero vecchio, Quantumine sentJSBO bene a clic rlachinso ifinooo gio- 
icava, tì avesse anche paura di portare il soccorro di Pisa, pure non 
ROlle mancare : usi:i, con la scut^a di prendere un [jo** d'arJa, e B'j^tL^aui- 
■nino in fretta in ("reità al convento, per dare al padre Ci'isM'DUt ISiV- 
[viso promesso. Poro dopo, bl uiosaero gli altri bravi, e disccriero spie- 
cioljiti,' per noa pai'ere uno compnguia: il Orino veuue dupo; e non 
l'iinQ&i? iiiditlro cbfl iiiift huR^oln,- hi qiinle doveva BSi^Er pcirtutanl caro- 
lare, a sera inoltrata; couic tu fatto- lUdunuU che fm'i>no in guel luogo, 
ij iimo spedi tre di coloro nll' osteria del paeaefto: mio che 3) metteBse 
■ull* usoìir, a osBorvar ciò cho nccado^EO nulla slrnitu, □ a vudor quando 
putti ^li abitanti fossero ritirati: ^\ì altri due elie stessero dentro a 
gioeare e a bere, come dilettanti ^ e attendassero intanto a spiare ae 
4|Ua1cLic co^el da splure ci foaae. -^glii col groggó dolla ti^uppa, rimase 
iieir agguato ad aspettare. 

l II povero vecchio trottava ancora; i tre esploratori arrivavano al 
loru pu^to: il cole v.'adeva~ qufindo Uenso entro dalle dunm^, i^ di^se : 
f Tomo e iìerva'so m'aapettan fuori: vo con loro all'ostori?i, a man- 
biure un boccine; e, qujindo sonerà T ave maria, verremo a prendervi, 
Ea, coraggio, Lucia E tutt^ dipenda da un momento/ Lucia suapil'ù, e 
ripete: corflggio," con una vncp che smentiva la paroln.^ 
I Quando Keuzo e i due compagni giunaero all'oatena, vi trovarou 

I > Sp\fr<oftiti -' A CTiti. A ruji. M-iJ* «PlcrlurniTA- Bliod:! d la eoa Utii/J unti» juu poLevHiJ 
kflrLii.-. tn^Ui]L'ii A ujìd^ a pi'E a dini alla sPK'noLATA.mLiiiii'rji iuvau piti libata rlkill'iillm, 
r ' iiwnHiUi: LErriDA. Così pura i:oi'refihe ikvi i^upUoli XX u XXXl. Meglio jftrabhf PiT- 
LinLlnA. c\\b nnn holn ù voral^^lD i^'in Voniuinii ni'l risCo A' ftaJin, m:i lui f^iii'p U vniitii£5f(ÌL> 
m\ iivn esaero AOibij^o aaino Itwisoiis- IJuDutD Vocabolo L'dbjp qi'L auu voto bcush nel oapi- 

f ^ l\ Mnnt^unl ora comlnizla b ravvi ci iiu'c o rACCU^lIetfl iinmu in un qnailrif ditte le rarin 
ktlvftì fLo al VBiLitu iu fjuuitto lU'iiJiniitu avDl§|4>iiilD. OuU'dci^Ii'u ^ nji parTicoliir*, ci pob- 
biAjiiw VdIgtrD IL un altro seiizji pvrdur dj viitu il prfioo, aaii iioU'UDa travlnnio frammista 
lo A4't!oBtanzi* A^W nUri già nule. "^ cuflt hì prue^^dc fine» d oliQ qDcstu Azluni, rLirvbkuibJidu&} 
honiprv più o iutrocciAEidom, pvudncono ijli urti necesiiarl ii]l& cituatrofa, dopo ]ji quulu tutto 
vlluPiPii uEvL'a ijuj^^tc, 4 doUs tante ArÌH>ni una eara funflnua I& aua via- t^cu ì pcrnuDoggj 
mtv rii{j[ji MgcikUMU 1 vjtrl mutmDiitì : GIJ spugi; il curato^ Aeiibfic d Perpetua; Ambrogio: 
b |»«H|t<JB£iuiti- ilei pfLCrfcUo i U Crlau f i J^r^rì , Iduikitu u II p44ilre CrjbtuEuru ^ kiv ^a^ife^-^'^\ 



PSmTEBS: 



'OSI, 



83 *fy***~**--^ 

qnel tala gì^ piantnto in sQalnieUny cbc ingombrava mez^^o il v^no iw 

porta, appoggiato pou ìa a<:hieuft n uno elipite, coj» k braccja iuci'uom 
sul petto ; e guardrtvti e n'craardava, a Jestra e a siiiistra, faoendo Jan 
peggiore ora ii biim?o, ura il nero di dne occhi griiagui. Un bm-reTt 
piatto di velluto ch^rmiaì^ iuo9flo etorto, gli copriva U metà del ciuffi 
tibe, divìdeiidufti aur unii fronte foatia, gìravji, da unii parte ^^ dall'alt! 
Botto gli orecchi, e tcrminavft in trecce, fermato i^on nn pettine bi 
iiiitft. Teneva au^tpcau Ìji una mano iiu ^roaao rauddlo ; arme prf>p 
mentf, non ne pj'hT'hLva in vista; ma, snlo a gnardiirglj in viso, nncfc 
UJi fantinllf* avrebbe poneato che doveva averne sotto quante ca i 
poteva state. Quando ìtenzo, eh' era innanzi agli altri, fu lì per entrai 
uoliii, it^n^EL flcoroodarsi, lo guardò fì^ao ti^Bo ; mu. il giovano, Intt^zito 
Bcbivarc ogui questione come ^uole ognuno c^e bibbia un' ìmpi-c^a ga 
brofla allo mam, non feiio vista d'accorger sene, non disdu neppure : fi 

tevi ili là^ 0, raacntando ì' altro atipito, paaaò per iflbicco, culi fiaoi 
innanzi» per l'apertura lasciata da quella cariatide. I due compag:! 
dovettero fiir la Kte&sa evoluzione, ee vollero entntre. Entrati, videi 
gli allri, dn' qaali avevnu già seutitiila voci?, ciuè quo' duo Ira vacci, ci 
» seduti a un c^iito della tavola, giocavano alla mora, gridando tutf e di 
insigne (li, eU giuoco che lo richiede), e meac^entloHi or V uno or l'alti 
da bere, con un gran fiasco ch"'*ra tra loro.^ (Juenti pure giiardaro 
fisso la nuova tfjinpagiiìjt ', o un da' diio Rpecialrnpjitp, tenendo una ma 
in aria, cou tre dìtacci tesi e allargati, e avendo la bocca ancora aperl 
per un gran " ae^ " fihe n' era scoppiato fuori in quei moriieato, squad] 
RotiSiio da uapo a pitdi ; poi dii>de d'occhio al compagno, poi a qi] 
deiruacio, che rispose con un cenno dtìl cupo, Renzo iuaospettito e v 
certo guardava ai suoi due convitati, come «e volesse cercare no' lo 
aspeLti un' iutei-pretitsiono di tutti que' aegui ; ma i loro appetti non i 
dieavano alti'o clie nn buon appetito. L^iate gujirdava iu vìso a 1 
come per JLBptttar gli ordini: egli lo fece venir con sé in una ata. 
vicina» u unLiuù da c^eua. 

"Chi sfmo quo' forestieri ? ■ gli domandò poì a voce bassa, qiinn 
quello tornò, con una tovaglia grossolana sotto il liraecio, t< uti lìaa 
in mano. 

"Non li conospn," pE^poae Toste, spiegando 1a lovn^lia, 

" Come ? neanche uno ? " 

"Sapete bene," rispose ancora colui, etirando, l'on tatt'e due 
mani, Iel tovaglia sulla tavola, " che la priuia regola dol iioatvo m 
atiere, è di non domandare i fatti de^li altri: tanto che, fin le nost 
donne non eoa cnricse. Si starebbe treschi, eon tanta i^-outo che va 
vieu<^ : ò sempre un poi'to di mare: qu^^ndo Iti annate £un ragiunevo' 
voglio (lire : ma stiamo allegri, che torpori il buon tempo. A noi bnal 
che gli avventori aiano galantuomini : chi siano poi^ o chi non siani 
non fa niente. £ ora vi porterò un piatto di polpette, che le cimili no 
le av^ta mai mangiate.'' 

"Como potete sapere..,? " ripigliava Reu^c; ma l'oste, gii aTviab 
.bJ1& cucma, atìguitù la sua strada, E h^ mentre prendeva il teginnn ddl 



1 Tra lon. 9 Tra h bkrban, a rommoeèo. 

' l'u pf'itlo 'Il puip«itt. €fic Ib nìfii'li tju. I^nturatlsilTDu ò f|iiodt'aTjaiìOlutD, Aii:kCi>Lu 

j;jvui:u dt cuDttDuiu-u udII' arklìno din tattica cor cui a^ ora cumluclalu, Uu jfUgna.'alurii uu 
dui Mna&oai n^maik nQi.-ii^\&mi\\\M U D'ClTm^ij^ Lt corrtsiuni ao., pna- 307-U2. 



mTlTOTiO STTTnTO, 



sa 



Bolp^te suuimcntovnle/ gli a^nt^tiuf^tu pian pi^uio quel bravari^io che 
BL.vevjL ^'-iLiarft'ttto il noBirEi giovine, o kIè tlIsA^ tìollovoi'B : " Clil goiiu 
Roe' jfalfliiluiimmiV " 
1 ' Buona f^eute qui del pao^e/ r^^po^c 1* cstc^ ecodcllaudo le polpette 

bi^] piatto. 

I ■ Vii bene; ma coinè si chiamano? ciii sono? " indifitette colni, con 
nrocP n-lqu^nro ggurbata. -fi — ifl^a 

I * Uno 51 Lihj^mji IÌl'Uko^" rispotìtì l'oate, pur Toltolo e c^ : * un Ijuoii 
fciovine, !i3seF^tato ; iilritore di tìotrt, che sii Lene il ano mestiere. L'altro 
^ un contadino t-he ba noma Tonio: bnon caiucrotii, itllagro; pectiato 

Lchtì n'abhm poi^Ui ; cìiv ^\i bp elidergli he lutti qui. LVltiu h un aempli- 
LiiottHO, nhe niaiig'jjt però vi>lentierj, quando gliene danTm. Con pei-megan.' 
I E, con nzio sgamljÈtto, uhcì tra il rornello o l' inberro gante ; e andò a 

portare il piatto a chi bÌ doveva, " Come potete sapere," rialtsiccò Henz'>. 

qnaiido li* vide rieoQipiLrìi'e, " t^he siano f^aUntiioiniui, seuou U4!oiiufìt:ettìr'° 
l "Le unioni, caio mio: l'uomo &i «onuace all'azioai. Quelli che Ijl- 
boDo il vino senza criticarlo, clie piigjino il conto seiiaa tirare, che non 
pneiton aa Me con gli altri nvvuiitijH, e eh hanflo unu coltellata da con- 
ne^oaru a. imo, lo vanno ad aspettjir fuori, e lontarjo dalt^ osterìa, lianto 
Ebe il povero oste don ne vada di mezzQj queUi sono galantuonnui, Però^ 
he HI puìi ronoacor hi, gente Leue, come ci conduciamo tra ik» qudttrw, 
fe moy!Ìo, K p^ie diavolo vi vìeq vo^h'a di saper tjiute conc, quanuu sioto 

{lOBO, e (lovetu ftver tntt' ahro in tohiii ? e con davanti i|uelle polpette, 
le fijcehhoi'o rt&nwcif-are un uiurtu V " Citai dicendu, ^v ne tornò in cncinu, 
I l! no-itro autoiv, on^ìfivrindo al dìverr^o inndo che tfìneva coshii nel 
fcocidiflhiie alle domande, dice eh* erji un uomo così fatlo, cha, in tutti i 
Hiloi discorsi, faceva profetìsione d' esser molto amico de' gelantnominì 

Joucra.le ; ma, iu atto pratico, n^avo. nioUci m^ffgior i-oeu piacenza con 
li che avosaero riputazione o sembianza di birboni. Cha carattere 
fcìiigolurel eh? 

W La ceuji non ì'n molto alle^i'a, I due convitati avj'fllibÉ'ro voluto go- 
bersela con tutto il loro comodo: ma V invitante,' preoccupato di ciò che 
■1 lettore sa, e infastidite, e anche nn po' inquieto del cciitegno atrano 
Idi quegli Hconoaciuti, nou vedova V ora d' andarsene. Sì parlava ai>tto- 
fcorc^, per cau&a loro: ed ei-.in parole trontthe e avoghate. 
1^ " Cile bella cosa," Bc:ippò fuori di punto in bianco trervaso, " che 
Rienzo voglia prondei' moglie, cj abbia hìpogno... ! " ^ Ren^o t^U fece un 
■viflo hi'UHL'O. " Vuoi strtire iritto, heiHti.i V " ^U JÌasu Tonio, aicompuu-njin do- 
pi titolo i^on nna gomitata. La conversazione lu sempre più fredda, iìijo 
nlla fine. Renzo, stabulo indietro nel mangiare, come nel bere, attere a 
fcuGBcei'e ai due testimoni, <jori disi^re^TOne, in iimJiitra di dur loro un 
fco' di brio, senza farli uscir di cervello. Sparecchiato, pagato il conto 
Ba colui uhe a^ova lutto men gua^to,^ dovettero tatti e tre pannar no- 

■ I SttiftHt^toiiiiti. Pcflonle b inuUJo. 1 

f ' Mii l'iuvltiiiti. hi^m'ulrbi! aUita nivviWa bq sì hiatia di^Ltu Mit Ifvii^o ni. 

l <* Titii HjufiHtp [iQiikie parolu. ti upuLLiiliiieutu uuii PultiniA frsiqt, r'hi^ j;li vliTiii h]ii(L4!ji^ 

kncBlu inmc'jilik Ji^U aari ilna, oi ì, riLmUc a Bìa.nvìt'h^ il i:a[jiUi-rb dbllu ati>mpUto di 

brvriTMart. A nai [tar ,ìi vadacli, rlmuiurc a liui:t;i nrjerth, oan uli Ucirfùn atiipldu au ìa Ub- 

bn» m:ii'uviiclÌHtu ii«r lit hniTU a4.'cri@l>4jrj£a Ealljv alEj quii ullugra [inr<>t(f. È virLii Ji gruoda 

Krttst4i 0"" "u puiu^lli'u truLtu djit luco u eEIÌuvo a iiu iitirqttcro Ed njadu uliu ti s'iiuptociLi 

W * Ifa uuiit *A- l'fft /aito tifi atiitlo. Bruila poriftaoi a Imitile ptircljij gìA a^tiiÀftOii* 
Ptho Ki.'U£>' fi-'* L''iLu(»n^iP e gli altri <luc j tfii^tiiU, 



90 



f***r*^V' 



T pnoMEsgi srofft* 



^: 



vamento diiTiinti a quelle fatce^ 1« quali tutte sì voltarcmo a Renzo, po: 

quftnd' eni tiitrato. Innesto, fatti efi' ebbe pochi p&ì^i fuori dell^otìtetui 
BÌ voltò indietro, e vide i;Iìb i due clie a\eva lasoiati &eduti in cacina, l 
ee^itavano: bì l'ermi* allora, co' tiUCL compagni, ronie se dicesae: Te 
diamo cojsa vof^lion da tnc costoro^ Ma i (lue, guaudo s' ftocorecro iV ea 
sere osservati, bì iVnnftrouo anch*egai, ai parlarono sottovoce e torna 
rono indietro, tie Kezj^o Toftao stato tanto vicino da sentir le loro paroli 
f;!i sarebbero purue molto ptrftiio. " Sarebbe parò un bell'onere seaì 
rontar la mancia," diceva uno de^ Enalaodrini, " Bd. tornando al palazzo 
potessimo nLCContaro d' avergli spianate le costole in fretta Ìd fretta, 
(josl da noi, senza che Ì\ :ji^nur Uriai> fu&se qui a ruy^oUrtì," 

" E HiMLHtan.' il riBffOKio principale 1 " rfapoiid^ua T altro. " F.ac(i i b' 
avvisto di qualche cosa ; ai ferma a guardarci. 111 1 ee fosae piij tardi 
Torniamo indietro, per non dar sospetto. Vedi che viun gente da tuU 
lo parti: la^oiamoli andur tatti a polluic." 

C*era infatti quel bmliclno, ijLel ronfio die si sente in nn villaggìc 
snlla seni, e che, dopo poctii niomentif dà luogo alla quiete solenn 
della notte. Le donne voiiivun dal caiopo^ portandosi in c.-oll<» i baicbia 
•a tenendo per la mano i ragazzi piii grandini, ai qnoU facevan dii'o I 
diraziorii della sera ; venivnn gli uoniinin con le vanghe, e con le Kapp 
ùii\Ì^ bpulle. All^ Aprirai degli u:^cì, ^i vi:iIdvajL lucciour^ qua e là. i fuooa 
acL^esi ptr le povere c+^ne : ai sentiva nella strada barattare ] eabiti,' 
qnalelie parola, sulla scarsità della raccolta, e sidJa miseria dell'aDoata 
e pili delle parole, ni i^enE^ivano i tocchi misurati e Eonoiì della ciimpana 
rh& fmnun7,ÌFtu[i il lìnìr del giorno.' Quando Renzo vide che i due ìodì 
acretis'eran ritirati, continuò la sua stmda nelle tenebre crescenti, dandl 
nott.ovoee, ora nn ricordo, ora un nitro, om airuuo, ora ftir altro fratello 
Airivafouo alla casetta di Lucia, ch'era giù. notta. 

Tra il primo pensiero d'un*impreai teri'ibile, e l' esecuaione di esBi 
(ha detto nn barbaro che non ora pnvo d'jugegno),^ riutorvallu ò ui 
Bognc, pieno di fantasmi e di pnure lincia era, dn molto ore, iielTan 
gosce d*ua ta! soffiio: e Agnese, Agnese medeàiina, l'autrice del con 
siglio. stava sopra pensiei-o, e tj'ovava a Btunto paiole ner l'incorare II 
UgUa. Mii, al momento di destarsi, al uiuiutìnto doà di dm- piiuizipio al 
r opera. T animo si trova tutto tiasformato. Al tenore e al coru^'gio chi 
vi contrastavano, puccede nn idtro terTore u nn altro coraggio: T ini 
pri^sa 3* btTiLCciu alla midule, come nna nuova apparizione- ciò che primi 
spaventava rli piii, sembra talvolta divonuto iigevolc tutt'a no tratto 
lalvolla comparisco grande Postacelo a cui f*' era appena badato; l'im 
nj/igmazione da indietro hgoment,uta ; te membra par che ricusino d' ub 
bidjre; e il euort! manca alle promeEse pbe aveva fatte con più siìiurijzaa, 
Al picchiare s Din metì SO di Renza, Lucia fu assalita da t^into terrore, che, 
naolvette, in quel momento, di sotlrire oxnj cosa, di star sempre divìai 

dtt lui, piuttosto cH'eaegairQ quella riaolii?^ionoi ina quando ai fu fatte 



* tliìr-ill'i'e i i-'ihilì. Voiìi la nulo, tì n pag, Tfl. 

' (JiiH'ild lipn^i'UioMe rf'^llji uti'H noi vLltii^'ifJù ei mmannitn qudU^L ratti dikL Loupardi lifel 

Soluti' lièi l*liiiu<fi\'. Lb ronilif.iriiiJ hdiu. dlv^mu» purH vi bì trQvaaD niolU punti dicouUttix 

»> iiti *l-li" H-i Im-hufo 4jr. [1 h'uU<ii-o i- ì<j SFinlEtiEititai-n; « il Mjka£i?ni gli Jà i]i>4Bt'jip' 

Iflhhli^Oi pur niIirLiBElmu it Vùltairtì, cJiB iìohi r JivorBi^liJfliiiat&porclià uhIIo avulttimanl*» 
o'aiK>i <rriimmJ m^ji av&vi» lKkfii]<i *tiiuti> -li-lb Unto fiiuuBo roBol^i, MtrltiuJEQ ad ArlsWLÌld 
un V itikltlì 6i Iciupo e ili ]ui>|lo, che |iur hini^hi mini rurona roiuti |^ noloboc d^ ErcoJu de\- 
r lii|^uitiL'< 'lei pAipti Ira^iijì. - Un BQUvnFfu "Vi-d 'li* iftFDcollos do 01.Wj: ^lU biilEtfiit dnuB uua 
n«H Ijornljlif. " tEutir.cnpipl Da 1 imprìnj,dti USùLk'tD littL^r. lypggrni)]i„ 17^5, t. Vi, pug-^Gi 



-tiìdcfe^ ed «blrù duUo: " eon qaù «luJiamo ; " quando tiiLIÌ m modtrtkicu 

prQjitl ad ftvvJarf^y aoa^n (jgita^toiip, ocirutì n caau EUibiliU, iiri^vocabiJu ; 
--ucia non ebbe tempo uè Ibnca di tar JiÉEcoltà, e, cornei sUascii^Ua, prese 
trciiijuidu uu braccio delibi luuilra, uu bruccitj dui promeL^Ho Eposo, e si 
ttJDS-se con ]ii briffata ovvili turioni. 

Zitti zittif Dull« tenebre, a pu.s30 miEEiratOf uadrofi dallu. casetta, o 
preEflf Ifl strotia fuori del pneso. La più corta sarebbe stata d'atti-nver- 
Mtrlu; elle a'aiKiavji dirilto ulla cw9ii dì don Abbondio; ma Bcelsero quella, 
per non esser vieti, Per viottola, tra gli orti e i iiaiupi, iirrivaron vicino 
quella cn^a, » lì ei d^vLaero, I duu promes^t rimaiitcr nascosti dietiu 
' angolo di *.>ein\ ; Aurno^e uoii loro, ma un po' più ionaiiai, pi:r accorrerò 
tempo a fermar l'i?!' pptu a. e a im pad rouir sene; Tonio, con lo ecem- 
ftto di Gcrvaeo, clie uoii tupeva far nulla da aè, e aenza il qunla ntm 
bi poti3V(i iai" uiflla, H^ uflftccitii'ouu bi'avuiutitte nlla portri, e piccbiaroao. 
* Cbi <\ rt qiioHt'ora? " ^^ndó unii voris dalla Jitiestra. tiiie s'apri in 
gtifil momento: er* la voce di Perpelim. " Amumlsili non oo u'è, tb'io 
pappia. E foi'fle accaduta qualebe diayroKiaV " 

' Son io," rispose Touio, " con mio fratello, cho abbiam bisog'uo di 

parlari? ul aij^Lir cnrato." 

E ora da cristiani qaesta "? " disse bniBniint'uttì Perpetua. ' Che di- 
fccruzione ! Toniaf.o duiTutiii/ 

"Seotitu; tornorù o uoii tornerò: bo i-iacosso uoii en vhe diinuri, o 
venivu a saldar que! debituccio cbe sapete : aveva cjui vt'uticiin[ae Lello 
b^rliogbo nuove ; ma se non gì può, pG/icnza : que^l i^ fio conm apeudeiii, 
toi'otirù quando ii* ftbbìu lUCfldi iu&iflmo dogli altri." 
" Aspettate, aaiicttato: vo o toruo. Ma percliò venire a quest'ora? " 
" (ili l!o ricevuti aneh*ici poeo fa; e ho ponsato, cotno \ì diro, clie, 
Ji teu(ju a duiinir con uie, non ho di islie parere sarò doniattiua. T'eii'^ 
Voru non vi piace, non so che dire : per me, Hon qui; e se n^^n mi 
liete, me ne vo." 
' No no, aspettate un momento: torao con la rispostft." 
CoEÌ dicendo, rifbiuse la linyytrii. A qui^ato punto, Agnece si bìaccA 
li proiB03&ÌT e, detto aottovore a Lucia : " corag-^io ; ò im momento ; ò 
opie farsi cavar un debite," si riunì ai duo trattili, davanti air uscio ; e 
i miao ji ciai'Ioi'O con Tonio, ni maniura ubo Perpotna, voneudij n,d nprira, 
OVesae erodere rhe ai fosse alfliaUiitu, li a caso, e cUu Touiu l'avesae trut- 
OBUta U11 uiomeuto. 



CAPITOLO OTTAVO. 

— Caiucadtì! ^ Cln era costui ? - — ruminava ti» aò don Abbuidìo ^a- 
^iil j^uo seggiolone, iu una alanti* cl^l piano Huperioro, i-ou nn li- 

i C'l''"f^f- Per Q^ii E4l|Da I^Lth ^ l>^ Ern e1 i n'H nitn In lapi^Hhc, inrinmit KÌitf P^i'i'Hi'lt <Ti '-'irnuil 
ball' Afriua fu JUMgiiu ALuaaftt vd eUtinuiLlm'^uua. Manduto utitlrnocijitirrB da Atcuu alE^^i^u 
nS4 i^v. l-), 44.'Bt^ in tìLltì gi'nni^H^ i-iuiiilr'L^L'tiio con U aun dutlrliiD >i run In Eornu ilulk» 
>iiii plu'tutiL/.iL. < E Lnlo m-dtiitu it'iJiMuriu Ji 4,ipuru bUarlLìi Di\ ^iuvaui, DurrEi PEiiturcu (VlLa 
ùl i!iii""" 3fAHift""'ìi •i\io. iltiLinuddi ttitLi s^i JtUri dilL'lLi d ^-atEnni^ii cittì, quo^k piaai Aa fn- 
• Tura divino, t^rrovaiu \i]j, fH^^'oiiii-r iKni Al^bi^ndio però non V avava nmi luL'so umili- 
[T, [lufoh^ r Li:'lru£Ìi'ii<-- non at'i il tiuu furlu- Oru di ucitl, aaaorvji un u^rngU- [«i^i'IttMii^^ 
Ito l'iiJHi «riJitLifl lu fpflB illiiLtidij < Tlaikj ii un C^rnoAdo * pm aignltìrarv c^liu a puranuji 
[DU a bt B ogii illiri, Vi'JI /( <fiai,iiitftti fifuh'ja lU Vunuiio Oilniidi; EintniiH l,i*^;^ VS'flV, 
* Ji i^Wite yviao paroJEn niicliii ao l'uutùni Doji lo dloiuse juV ii5o'cUm*m\fl^'i\ttV- 



mv- 



brÌL'Ciolo aperto davanti, quando Pei'[j<-uj;i «^niio h jjnrkiigli l'imìinscHI 
— Cw-iii-'fiai? ■ quesìLo noiutì mi par ìtca^V nvorlo ìt^Hu o «L'itlìl-o: dovc^ 
f'Ssere uu uomo di btudio, un letltratoiie del tempo iLTitìco: v un nou 
iIl quolli ; ma chi diavolo era L'oetui ? — Tatit.o ìi pover uomo era loi 
UiH» lìa xi^svedeitì ' tilio buiTfl^Rtt gii 31 iicldouausstì sul capu ! 

Riaogiia tìapero ohe don Abboiidio si dìlett.jwa di lo^r^ere nn pochir 
ugni gìorìio: a un turato suo vicino, che aveva un po' di libreria, t 
preatavii un libru dopo l^altru, il primo chu ffli Ytinivii ulle inani, (^uel 
au fili meclitava m quÉil irnimeritn <ion Abhomlfo, oi-nvaler^rente dolla ftì 
jjre dello spavento, anzi più ^uirito (iiminto «ila febtiiu) tbe non volesi 
lasciar i;redere, era uu piincgtHco in «more di ann Carlo, detto con mol 
cjifafj udito con inulta juiiiiiiru^ioiKJ uol dimnio di Miln-iio, daci an 
prima. Il santo v'ora prtraai>iiatu, par Tainure dio stadio, ad Arch 
midp; e fin qui don Abijondio uon trovava niciampo; perche Archiiuei 
ire? ba l'att*? di così tui'iotìo. ha fatto dti- t&iit'i di bÈ, tht, per saper 
qnalcbe tosft, non o'ù Uaofino d^aii'orudizione molto va^ta. Ma» do; 
Are bini cdo, l' oriitoi'e cbimnava a. paragone unthe Carncado: ' e li U lo 
Lurtf ur:t rimuytu ^tri^nJitu. Jn iinul uioinentEi eutrò Perpoiuft iid auDi 
^ijxr ìa visita lU Tomo. 

"A questuerai'' " diese anube don Abbondio» oom*era naturale.' 
■" Gota vaolfl? Noi] banuo discredi ona : uia se ni'O lo pi^lJa al volo.«» 
l ** Già : se non lo piglio ora, ^jhj sji qua Lido lo potrò pigljai'tìl fWe 
iTeniie.,- Ehi ì ebi ! BÌeU poi ben eicara cha aia proprio lui V ' 
* " Diavolo ! ■ rispose iVrpetua,» e st^eso ; apri 1 ìiscìo, e diaae : ' de 
siete ? " Tonio si t'oiL'o vi'dt'i'u ; 0, ni.illu ateneo ttmpo, venne ovanti aui 

Aeueai", e sahitò l'tfrputua per ncunt. 
"Buona sera, Agnoso,' disae l'erpet 

" Vengo da..H." G nominò nn pacsetto vicino. " E se sapeste.../ 
tJnui'i : "mi eun fermata di più, nppuiito iu (^raz:» vostra."* 
E " Uh poj'chà ? ' domandò Terpetua ; e volttìndosi a' due fratelli, 
Rrate,** disse, '' ebu vengo mifli'io." 

1 " Percbi^, risposo Agnese, " una donna di quelle che non sanno 
feose, e voglion parlare.,., credereste?' a' o;? tuia va a tiire che voi non 
fcicto niaritota uon Beppe Saolnvecisbift, nò cun AdsuIiiio Lun^hi^nii, pfl 

fe\ih uon v'Jianuo voluUi. lo eostcìtevo che siete stata voi che ^Uuve: 
rifiutati, Tuno e T altro...." 

" Sicuro, Oh la bugiarda ! la hnglardona 1 Clu è coEtei ? " 

" Non me lo domEindate, che non mi pi^ee metter male/ ^J 

" Me lo diroto, mo l'avete a dire: oh In. bugiarda ! ' ^H 

bore a' [k>^uor^ortliLfì ulici fluii Abbi>iidlu ò Luniiitii ìli ii-^ruJia, IsvWu ìiarlolà (\v\ bU'i nriiiripid 

pquaatu c;ipitotu lin quiilulic anilu,da ci>l prln4:i|il(> dui i'vouudo. In *m\ duii Abbiiintiu ò pd 

m^ihiLlu al fìiiibrlf : atii Jà il rrilicrolr) Acatiirtici^ (l;t niii^llik viva aiitiir<HÌ eUi* ti l'riL [ i^oj 

iPVi'Auiiaggi ; ijiii itbl cimlrustcp ili i|iii']l4> hUtu ili (kuTeiUil r[ii1cto, u cui •ìnn AlilK^rnlJù d 

(mva, i|Lj.ihi it'iinmi] ruiiti-ntrp dn^ l^i-iììt JJ 4<IlÌIi', '■"n l' TmoiiiitriU^ « ijinHpottau pfooniu 

1 Un prtefilt'f. Avri^hltj duLta uio^Uo Do.] pruvodarn. Al qn^irluttiruo capuvc.r40 im 

«Ajir X hÌ k'tìFftt : < Lb «ULini bì rnlluBr^vnni) a. vicùuili del j^piiilMiuiauK* f^lLou, luntjiH 

ooui* ormili tldU' lui luni^l nani il voru motivo. ■ J 

1 Ani:Ue din I' Ji<?L:'?nnu a ^udhId pBUBjjìriaQ U Hnn'^Dl, Dama nul bt~iadlBÌ duirA&7;LiabJ 

gru-bu^li, e (liìi HD^i^jitaiiiaDtu noW lutriiduziant, viinl daroi riunansliiu liirl gusto Jiti'Hk^ 

J V.>nn'r-f,i HuUtah^ Appunto perdio daLutiId^ «deI natiiraJluUDD»<|qDBtApnrv|oeir|J 

* Jf riffa- P'th pnpoJju'tJ A volo* 1 



tua: "di dove si viene, & qu 



Gfl 



" D;i^t..i,,HH nift non potete rretlore quauto mi sìa dispiaciuto di uuu 
ttrtppr Lene tiitr.ft lo storia, per confonder colei," 

" Uusu'Jjite m si pnò inventitre, a questo inotlo ! " «acl^nin di nuovo 
Feriietuo; e riprese subito : " in ijuuulu a Beppe, tutti annui), e hauuo 
ihoLiito verlf^re.r-r Klii, Tonio, /ice^o^1jlÌ(i 1' uhpìo^ e »jAlito pure, die \eitgo.° 

Tnixio, di dentro, riapoae di 8J ; e Perpetua ciontinuò b sua luirrazioue 
uppjissimmta. 

In fivuoiu air ufcÌo di don Abbondio, s*iLpriva, tra ilu»3 oasipo!^. un» 
Bfradeltit, rhe, linittì quelle, voltavii in uu campo. Agnese vi s'avviò, 
roriu* 9C volesae tirarsi iU<]uaiitoin di epa He, per pari art* più liberrtmente; 
e l'urpel uji ilielro, QarLiid' ebbero voUnto, e i'uruiio in bin^L», donde iiou 
si polevft più VL'der ciò che accadesao davanti alla ca^^a di <ion AÌil>i>n- 
dio, Agnese tosai forte. Era il segnale : Renzo lo sentì, fece coragt>io it 
l^ucia, con una stretta di braccio ; e iixlV e due, iti puutit di piedi, ven- 
nevo iivantj, rasentando il muro, zitti KÌt(i ■ arrivamno air unno, lo gpin- 
sero adayiny adiif^ino; cheti e cbioati, entmroii ni^U'indito. dovVi'ano 
i dae fratelli, ad appettarli. Ftenico actoHtù di nuovo Td^cio pian pmno; 
fl tntt'o qjiatlrt) eh por lo RtralOj no^i facendo rumore iieppur per mio. 
(limiti sul pianeraltoio, i due fratelli e'avvicijiai'ouo airusciudolla eUna^, 
cliVra di hitnco alla scala; ttU sposi si strinsero al muro. 
" Dcó ijrnf'uts," diaao Tonio, a vuco cbinra. 
_ 'Tonio, eh'? Eatvate," rispose la voce di dentro, 

■ IL cliianiato apH Tnacio, appena qiimiUi bastava per poter pftasai' lui 
b il f^-,itelIo, a on pei- vidtii, Ìj sU-ìscÌji di luit^ eli»? uacl d* improvviso 
Iper (juella iLpertura, e ai diseyno sul puviinenlu oscaro del pinnpirot- 
Eolo. feoe riscoter Lupìo, come ^a fosine tJi^opr'rtjL. entrali i fratelli, 
^'orùo si \^i''^ dieti'O Tun'io: gli sposi rrmaseni immobili nolle tenebrfl, 
BÌdou l' orccclkio ÌG9.^, Ipnoijdo il fialo : il rumore più ibrt^ ^rfl. mof- 
Reilar che faceva il povero cuore A\ Lnm. 

W Don Abbomiio st uva, corno abliani detto, par una vecchia seggiola, 
Iratvolto in unii veciilua nimarrn, con lu capo ana voc^diin papnlina, die 
l^li facev* coj'uice intorno alla faccia, al lume scarso d'uiiA pìccola ln- 
nerna, Ifae folte ciuccile di i'applli, die tli scappavano fuori della papa- 
Rina, due folti ai>piaocTirlij diie folti bjtfh, uji tolto pi^io, tutti fauutJ, e 
pparai sa quella faccia brtiua e rugOBu. polev^uio asso migliarsi a cespugli 
[.CO(><?rtÌ di nevCf sporgenti da un dirapo, al chiaro di luna,' 
I "Ah! alil " fu il ano aalut;;, mentre si levava gli occhiali^ e li ri- 
fponeva nel libricciolo. 

1 " Diriin il signor curato, che pon venuto tardi," dìast- Ti>iifi>, inchìnai]- 
Idosi, come pure fece, ma più goffainentt', GervuHo. 

■ ' Sicuro Mie tardi: tardi ia tutte le luaniere. Lo sapete che sono 
kinmnluto ? * 

r " Ohi ini dispiace." 

' L' avrete sentito diro \ sono ammalato^ Ci non eo quando potrò lafl 
Lficiarnn vedere.... Ma per che vi siete condotto djflti'OM''tl,.H. quel tìgliuolo?"J 
I tXosi per :^ompagnia, signor curato/ ■ 

I y- "iSasta, vediaujr», ^ f 

■r ■ ,Son v&nticiiique b^^rlincbe nimvi>, di «jn^^llo col sant'Ambrogio ft 
fcaTflllo," disse Tonio, levandoci un involtino di tasca, 

I I Al *i'\tro à' Sull'I. N'ali è ftiudù Lo^c^iiio, d)cphdi»i Hi^inprn Latiio «li limu, Nulla iirlnh 
■tdlilonit avua rH^tlOn u meelK Ab oujtHufiB dlu.a lvna. quanto alln bfmiiniKliue v^lL 
b» TIMO a iin.li 75 



" ToilJaino/ replicò <li>n Abbondio; Cj preso V inToltino, si riiLifiai 
fr\ì ot't'hiali, 1* nprì, catò le Lerlinghe, le (lantn, le voltò, U rivoltò, I 
trovò senza difetto.^ 

" Orn. signor curato, mi darà la colLina della mia Tecla." 

" E piuato," riupo^e don AbLondio ■ poi ttiulò a un armadic, ai Ipt 
una chiave Ai taftna, ri, R'iiarfìarniosi intorno, coDie per tener lonlani ^ 
spettatori, Apri una. piirie di sportello, rieropi r^pertiirn con ìa persona 
iiiUe dentro lix ter^fu, per euuvdaro, e un brnccio pi'r prendur la ciiIUina 
\ìi prese, e, tkiuso rerninoio, la consegnò a Tonio, dicendo: " va beue? 

" Orft." diftse ToiiJcj, " s\ contenti di mettere un po^ di nero tìul bianco. 

" Anche qnppta ! "" diarie rton Abbondio : " le Ranno latte. Ih ! coni 

flivenuto Bospet.toFo il mondo) Non vi fidnte di me?" 

'Come, signor turato! a' io mi fido? Lei mi fa torto. Ma eiccoto 
ti mio nome è sul suo libraccio, dalla parte del debit^jn,,. dunqae, i^imy 
A\G lia già ovuto l' incomodo di ^rivere una volta oo&ì.... dalìii vite ali 

" EJt'ne b«ne, intSrruppÉ doiiALlf^ufjo^eTf^^ 
tftii^seUn iIpI (.;sa olino, levò tuoii ' tPirttì, ppima e c^biinuio, e si mise u acr 

vere, npHpudo a viva voce le parole, di mano in mano [:hegl] uadva 

^alla ]terinii- Frattanto Tonio e, a un suo cenno» GervBBo. ni piantaro 

fcitti davnnti al tavolino, in maniera d'imperiira allo scrivente la visi 

Wtìir liscio ; p. comt' per o:^iOj ambiviiiui ^^l'opi^.vinndo, eo' piedi, il pn,v 

Óiento. per dars^^no a quei ch'erano Jaori, d'entrare, o per confonder 

nello stesso tempo il runiorn delle loio pedate. Don Abbondio, jmniera 

n^lliL Hua HtTittiira, oon badjjvn nd altro. Allo sti'opiccio de' qiinttrr» pio 

Renzo prese nnbni.ccio di Lucia, Io striuse, per diirle cor n^fg io, e.-:i musa 

tiran'ìosebi dietro tutta tremante, che da &ù aon vi Barebl»e potuta venir 

dilriiroTi pijiu piano, in ptintiL di piedi, raitcneiido iì reepiro; e ai nasci 

^ero dietro 1 doe fratcili, Intiinto don Abbondio, finito di acrivere. rilee: 

^itteutariniìle, ten^a al/ur gli occhi ddla carta; bi piegò in quattrr», d 

rijiido : " oiTi., sfirele contento? " e, levatosi eoa una mano gli o;;i^liia 

dji.l iirLqo, la porse non V altin, a Tonio, ahando il vino, Tonio, nlliio^anJ 

Ljn ninno per prender la i;ar(a, si ritirò da una porte ; Gcrvaso, a un su 

preimo, drdraltra;e, nel mezzo, come al diriderai d'una scena, appai 

vurn uoo:.o e l.ncia. Uom Abbondio, vide eon fusai uento, poi vidfl cniiiri 

ai spaventò, si stupì, s' infuriò, pensò, prese una risolusìioue: tutto qut'Ht 

nel tetopo che Henzomise a proferire Je p.irole: " signor curato, in pr 

aeuaa di quonti tOEtiiiioiti, qnoat' ò iiiiji moiflio," Lo huo labbra non ei'un 

nno'ira tornate al posto, che don Abbondio, lasciando cader la i'a.rM 

a\ova giit aflWratfi e alaatu. cou la mancina, la Ineema, ghermito, co 

ri» diritta, il tnpppto del tavolino, e tiratolo a b*\ non fuiift, bultftnd 
bjt terra libro, carta, calamaio e polverino ; e, balzando tra la scijgiol 
E il tavolino, h' era avvicinato a Lucia, La pijveretta. con quella ?ua vor* 
Knave, e allora tilt In ir*?ni[ui[tó, aveva appena potuto proferire: " o ijno 

Kto,.,.'' che don Abbondio le nvovrt bnttato HifarbnlsiniPiitp il tappet 
Bulla testa e sul viao^ per impedirle di pronunziare intera la formoli 
K aiibito, hvrìcijtta cader hi kiccrnn che teneva neh^ altra mi^nOf s*ajut 



i fjnL lu luiriiirtMTiliL itullu f^i-otb U tu r|4iLll.irD a lunritiTfilU In nit>nvlonÌA flDU'utliin 
fTon h linai n«l «^dpn XI, A^tn I3iii> dtl l'j'' flbpavBPBO, 

' t'Bfl "n/ittl^ an laviltni. i*BQ fuori : UN uAtìatTro iftL T*Puuau, Jfii tulbi MtLjIli 



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anche cùj\ mm& n imlmciiciinrfo col tappeto, che qaasi la snffo^ra: e 
ifitAnto ^rklrivfi quitnio n'avcv.i jn cjliimji: ' Perpetuiti Perpetua! trs- 
«limento I aiuto ! " Il lucignolo, che morivit sul ptivimento. mandava una 
luce laDgtiidft e saltellante sopm Lucift, la quale, affatto smniTitn, urai 
tentava neppiu" di svul^etsì, e putt-Vft i*artre uim h tu tuiv abbozzai*! in 

' n-elft, suUn quale 1^ artedce ha gettato mi moido panno. Cflssata nghì 
hice, don ALbiJiidin laaciò la poveretta, e nndn ctrcaudo a tastoni l"'iisob 

I cbe inptleva a una stanza più interna ; lo trovò, entrò in quella, si chiuse 

I dentro, g^i-idando tiittnvift: " Per-iietiia^ trndmipnto^ nintn! fuori tJJ qnf- 

1 Ma casa ! fnori di questa i!BStt 1 " Neil' altra stanza» tutto era confdpir>ne ; 
Kfìnzo, cfrcando di lermarfl il ninito, e remando t-on !e mani^ come bè- 

', facesse ftiiiosca cieca, era arrivato airiiarjin, e picuhiftVtì,tcr]dQndo: " aprjdl 
iipra: non faccia echiainaKKo." Lucia chiamava R^n^o, oon voce fioca, fl 
diceva, pregando: " andiamo, audi.^mo, per Tamor di r>io." Tonio, cai - 
ptinen auduva spuK^>aiidi> con le n'^iLiii il pavinjiintu, ptr vrdcr di rat - 

, eapp/zare la eua ncevuta, Gervaso, spiritato, gridava e saltellava, eei 

i cundo Tuscio ò\ acala, per uaclre a aalvftuicnt^j,^ 
' -- . In mozzo a questo Ferra flerrn. non poHsiaui lardar di fermarci iv\ 
moniefiTo ft farp una rifìp^H'Kino ' Ronzo. rPia stif-pjtnvw di lioJte in cur 
altrui, che vi s'era introtlotto di aoppiattu, e teneva il padrone ete*!M 
tts^-ediato in una stanza, Im tnha V appan^nz-a d'un ofjprii^«(»r»' ; iippiirj-. 
lilla fin do' fnttij era Toppret^o. Don Al^IjoiifUo, .aoriin'^o, iiiLaHo in ftii;^^, 
spaventato, mentre attendeva trauijudlaniente ìC ffittf ruoì, parrehhc la 
ìttima ; eppari?, in realtà, era lai che lUi^'eva fin «nprupo. Così va apesBO 
I mondo,... voglio diin, roal andava n^l Arn^tli* d*^(Jiii'^ settimo," 

1/aspi-dìnto, vedendo che il neniieo nnn dava semini i\\ ritirarsi, »pri 
una 6iie^tra che guardava sulla piaK;4a delF^ cliiena, e fi dieile u ji^ri- 
^^are: " aiuto 1 aiuto!" Era lì più h*^\ chiaro di lima: l' ombra JelU 
i«hic&a^ p più in fuori l'nmhra hiiitta <*d acuta dtd campanile, sì eslei'- 
«lei^a bjTina e spiccala f^uI piano erboso e lucente della tjiaaaa : ogni oj:- 

{fPtto si poteva dÌ3tLng:uere, rniasi coire di giorno. Ma, fin dove arrivava 
O t^nnydiì^ non appariva indi<tto di persona vivc^nle. Coiitiig^uo però i^l 
muro laterale della chieda,*! appunto dal Info clic riapfjadeva versola 
CRB» parrocchiale, era un piccolo abiturOj un bugigattolo, deve dormiva 
' eo^estuno. Fu questo tiacoaeo da quel disordinalo giido,* fece un eaUui 



rdnDatn'>t'<^''< "^^^ ^' hPtiTjDiiio tm^i^i^rtal i lini matto dpirunlotic, b toì rtiurc flgiLntL> n s^i- 
tì ve n-lltinlipniw l'unii t-i ; Tom.iiimL> liarc afimu n L\irìa ^mi-clic t-i~Tiuini in Tra^o i.r.4ii' 
....^ % tUf7Ko: Minili it l'lnti^ro>iHi: rlia pr'^iiJhMiio in^r ì ujuI'kiiI 4finsl. Mn |ii iLjieriLniìF nnhn 
triuv i Jmi ALboiiddf l H"i''>tii a efnnpnp'p [■fm un' i'iti'r|^lh dtfrirk 'i\ mtglkn- L'au^n, E jilTor» 
riOflHdKk un nllinii' «itniiriiii u^Fi ^.^•nh\ rim:iM|i |irrjQic&Fii, hi ^*'r InnXinii^ni. « rmn p»!- 
irnu Lriilii?UFr<!k iltl l'ului'" iUidiukì ni -in^i^li-i* niuta, rh^ nrìin^ru l' iillliui Durija iJ' uiin 
•n, ^\ <;ai Cerva^v, ijIlu ^rJilii ii uallFlIn, ': i! v-nt hrilluriTi*, 
y poM po9Bi'iiii 'ii\rini- er. La rL1li*bHkE>]iu ilo^ta farli «(Mi/a pi'Pnhrrtn e r.irvftrlunUL, 

* trtAv 411 ffi.^'Oil mau'ln vi:. *yTTi^infni ìri,nÌFh.,}iir:fìa ilj ^nHtrM' lU tienrvitlniifa^rhi- tt% nru- 
nclttrc riLii'iiilo il limpritffuro ogII rogrie f^tii Hfjw/f.u. hi rio mì rJviUi in Noulft -I liiiiuu 

Iti mt-slrit flijftu'i'i il qii.ilfl fBU\ vita phtì èpunntnn nL^nifìi^iìrn iif^ji v<*iif]i ih^or^t^», r4'r'<fi 

_„| fa' In Im iup"l" «'■livrTflTi'it o unpnrletiroH miiwi p^r ir in rrihhiirjii ri, l>U l'iiinrlDi In mia 

' 1im1ìi:iiIi'Ì">'<' !■'-■' it piii^Ttliinrii vir»|porpv'p|L <ìl iiuenln ,• i\iidM' «NilLvIiUin; un r|Liiiiir'» a'ti- 

i*iiiiU.i In *'o**l fumiini i- gt-riiii'ufiutnlt r.nlli<riti, l' iiiiivi-r<ih]n [riltrinriitn "-i mnikifi^u In miol 

LC"m^"'*i'" li"'H>volii r]«]Iii sun. irùrtlu. Vu^i Hi .SnijnYrn. ini,'^H,, V"l. Il, p.itr- 7(lfl, 

* iti'i'ii'i-'vfo <it"'ff. Perrbt rfiiflrrfu'fpfo ' Firpt penliù vnrjlvw u Tiipliiiru In «|MÌQti^ «JufU 
ttntlt* Vn trrMu si ipulr^ 'iWv AoWtr'-ft. iitrii/inp]tB,illHfiittnlih. Aiiniiiflii-i'ttii ivtmg, i^iivlLc. a\ 

kTtc. tbthit ili JJjuiQDde, Dì* llùJi iT'"' l'ili' rt^^. Il ài-"'riiiiitlb «\ pvili iirat^^^T^ ts^\ %ifM^ 
itvfFivrito fii-F£DJ«t'>. niB allora l'inUnde iIslU tÌU, o dvl «q«V«ioV. 



ÌW 



T PROKF-aBI SPOSI, 



scese il letto in furiiL. apri rimpaiiiifLlA d^unn. 9Uil flnestrlDM, lui^elttS 

la totìtft, con pli oPL-m tra* pcH, e disae : " eoa» e' ò ? " ' | 

" Correte, Aniliro^^io I alato I gente in casa/ arido verso lui don An 

bondio. " Vengo suhìroj" rispose qaeìlo; tirò iuaLi.'tro la teattt, ricliinè| 

Ifi auft impili nata,* e, quantunque mez^o i ra 'I soiino^ e pìi^ i-k« u^tzJ 

fiUii^ottito, trovò su due piatii un esipiìdiente per dar piìi fiiwto di quelli 

che ^H ai chiedeva, senzu, metterai lui nid hill'eruglio, quale si foRse. Tm 

di piglio alle brucile, cbi^ teiie\ji t*ul kit.Ui;^ se Iw tjurfift stitto iJ biucclJ 

roriir' mi cappHllo di cala/ e gin balzelloni per una sraletta di lpgn<l 

rorre n] cjhmpjinile, aflerra la corda delk più grossa dì due caiopùiietfl 

ohe liberano, e euou» a martello. WAw^' j 

Tou, tou, ton. ton : i cfintiulini biLlznno a fodero sul lotto: i ^iovfl 

riatti ''' tìdi'aiati sul fenile.'^ teudon V oroc^sbio, ai rizzano. " Cos^ è ? cos* ài 

Ciimpanu a martello! fuoco? lùdri? brinditi? " Molte donne consigliai! J 

pregano i monti, di non nioveraj, di laafijir correre gli nitri: ali^un 

t^'akano, e vanno alla fi net; Un : i jjoltroni, come bb si arrendeEseJ 

Itìlle prei^biere,' rltoruan setto; i più lurioaì e pjfi bravi scendono É 

lpren(ter le l'iJrube e gli suLioppi, per correre ai rumore ; altri starna 

■E vederi^. ^4^,^^^^ /*ix^ i",^ ^ ^■i -, J* ) | 

I ^Ma, prima che quelli fossero all'ordine, prima aij^ì cbe foespr hrm 

Ideati, il rumore era giunto ag-li orecthi d' altre persone ch<^ vegiiftvanj 

luon lontano, ritt^ tì VAsrif*-: [ brnvi io nu luotro, Agnese e Perpetua 3 

nin albo, iJiremo prima hrt-^emeiile ciò che faceaser i^oloifj, dal momenB 

fili cui gb alibiatuo FaFicinti» parte uel casnlare t parte alT oi^teria. IJued 

Ifj-p, quando vidc^ru tutti gli u^t'i rbiui^i la etradii deecrTaf usi^Ji-ono ■ 

fretta, rorae se si l'ossej'o avvi&ti d' aver fal^to tardi, e dicendo di vola 

andar subito it caga; diedero unn giravolta per il pacH*', per venire 3 

chi^Lin »a tutti ermi riliraLì ; e ia latti, ndo luLuiitraruDo numta vìveiitJ 

ne sentirono il più jjiccolo strepito. Pasaarmio ancbe, pian piano, da 

vanti aba nostra povera casetta: la più quieta di tutte, giacché inn 

c'era più nes^^unu. Andarono allora diviato al casolare, e fecero la lon 

rfilaKione al sig-unr flrino. Subito, quj'fito &\ miwp in teata izn cappellai 

rio, sulle spalle un &aurocchÌno di tela mcerata» sptirso di concbigbJ 

presB un bordone da pellt-tfriuo, disse : " Andiamo da bravL : zitti, e M 

Itati tKqVi ordini," R'ineamnnìJÒ il primo, gli nitri dietro; 0, in hu tnd 

mento^ arrivarono alla casetta, per nna strada opponta a qnella per c3 

ne n era allontanata la nosti'a brìgatella andando Aiu'li'essa alla sd 

Bp^^dizione. Il Griea trattenne la truppa, alcuni putidi lontano, o.ndi'j ìm 

nanzi solo ad esplorare, e, visto tutto dat^erto e tranquillo di friori, fe9 

' Tutlo i]MDHta par^LccliLivBsijiru rLtLiri]4 ■' lls'uij^, q !■ frAHi» 1011 gli ooe/ìt Itu' p'Um 
nr^iiieruUi più Rotto didd ' iiituLo im 'I unno, ■ m 

* T'fù iiid^-Uu In t.fltti, ri'liiitac l-i "nn f'^ryiii^fru^n^ Pi^rticolftrLU inqUll «01 una HapoA 
iliiiiiA tì-flppn >iLUiincit:ìi[-n ti\i Id prcueilpnti- ^ 

' Vti< irntìa 44^ ifUn. mt/ ^eiU' o [iii|irn Uno itdii, ni ItlEoru p'jm hupiirla. | 

* f7ifhr iivi c/ij'ptUff di tjnl'i (Junuta simiLliiidLuo Hitb è prk>^rlfl:cbi h mul nlin ni fortM 
un riipfitffa iti ffitli Bottii il tmn-cai ^m 

^ ì tj'M'inrUi^ MciElIg Iga^^oHI; unii già np| emiac eoncrLco «il Olovniitlii /plb l>i>[J 
\u\'iy ìì\ ut'itint'iU). ^\ Fiuictult], chti lurebUe ilnl nahltn llriguAgqltt, ma ai Ojfìrniia «tovl 
L.(*u»tDilkif tcnpiimn ih ui^.i perdià iccucUbuii al lavLirl dut pudcrrt, v di OUL ita 'ul piubtfl 
u liottcgLi u impbrii l'urto. 1 

P ** Pnitir, hU-iifì Fliuil". ■ 

I ' U'fr"» fi' Vii. Si Muti l' kronja. 1 

I ■ A'tìmt fii^^tnf: iJ hPTVlni ii<in Aktma viva ? OUrr jil]'a>iH«rD ijiipitn nnniai'h ftu^ni 
iJnfl, È mrirlie \n n-m i\Aio xlErii p^irll d' ItullBn Ugunl cnailrUmi^iito ti'b^LiLUjo wr 



dtr/ ctp, XXXtfl; ma vei-:a lu m*lk di eitiia n\ \.\titfi * o^taana vKjl a 



vtrio la ] 




\enire avaali ilue li qnei tristi, diede loro ordine li acalar aUiigìno ' il 
intii'o cbe cLiiideva il cokiilcUu, e, i!a.liiti denti^, Duscoudertìì In uu au- 
ledo, dietro nn folto fico, sul ijimlti avtìva me?BO l'occhio. In. mattina. Ciò 
iittto, |]kcKiò piaii,piauo. con iutenaioTie di dirai un pellegrino smarrito^ 
cbe chiedeva ricovero, fino a, giorno. INeaauD risponde : spicchili titi 
po' pili Joi-te; Di^rumeiio uno zitto. AUorii, \a s. ohiainan:] un torzo ma- 
landrino^ lo fa scendere nel cortiletto, come gli altri due, con T ordine 
Sii Bcodtìiicarci adagio il paletto, per aver libero V jni^esto e la ritirata, 
Xutto a* carguiacD con gran uiLutola, o con prospero au^ccaao. Va a chJQ- 
iimr ^lì altri, li fa entrar con sé, li mandu, a n^tscoad^j'si accanto ai 

brim] ; accosta adagio aLlagio V uscio di atrnda, vi pbata due sentinelle 
ai dentro ] e va dirjtto aW uticio del terreno, Piochia anche li. e iii^pcttn : 
p' poteva ben aspettare. SL^onfieca pian pianÌHBÌmo anche queiruscio: nes- 

^fi^no di dentro dice : izhi va la ? ; nessuno si fa sentire: meglio non può 
andare- Avanti dunque : " st,"* chiama qui-i del fico, entra con loro nella 
stanza t^i'j'tinu^ dove^ la tnatUiia, iiveva EL-i^Ut^raiameiite accattiito qnol 
pe'&za di pjuie. Cava ftiori esca, pietra, ncciarino e aoUaiitìlIi, accendo 
\m suo lanternino, entra nelT altra stiìiizapiù interna, per accertarsi che 
iirpaun ci sìa: non cVi udsmiiio. Toma ludìotro, tu alTuacLo di scala, 
Buiirda, porifO l'orecchio: fohtudine e BÌIei}zio. JUiscia Jae altre sen- 
tinelle a terreno, si fa veuii dietro il Grjgnapoco, ch'era un liravo del 
contado di lierifjimu, il quali? ^olo Jovava uiiuacciare, acchi^tare, comau- 
daro, essere in somma il dicitore, Jiltìiudih Ìl sun lìngoaggio potense far 
credere ad Agnese che la spedizione veniva da quella parte. Con costui 
ni fianco, e ^h altri dietro, il Grillo ^e adagio adugio, bestemmiiindo 
in cuor suo ogni «'-alino che scHci^hioluaae, ogni pas^o rli que' maacaU 




■ 114 IfJ ■ Il ■■■■^■J.n j 1 VJtjLimU a *J p.rill\J. Il lUVjllllI- t Ift 4-1. b II JVf, lt\.l. botili kll \J uv> 

qu:ilcbedriiich ruKsa, fì^ta. bnilica l^ dentro; niente, Dunque avanti: bì 
mttte la tantenio davanti al viso^ per Vigere, nenaa eaaer veduto, tìpa- 
ìauca r uscio, \ede uu Itìttoj aildofdBO : il h?Uo è faito e apianuto, coli 
la rimboccatura arrovesciata, e comporta sul capezzale. Si stringe nelle 
spinile, si volta alla compa;i^nÌa, accenna loro che va a vedere nelT altrii 
Rlnuza, e ohe gli vengan dietro pian pìauo ; entra, fa le filease cerJmo- 
dìp, tj'ovi» la atpftqiL cosa * Che diavolo è questo 'J " dic'> allora : " rlie 
qualche cane traditore ahbifl fatto la spia ?" SÌ nietton intli, con men 
cautela, a guardare, a tastare per ogni canto, huttan sottosopra la casa.- 
Montre costoro sono in tali faccende, i duo eho fan la guardia &!!* asolo 
di sti-adji., sentono nn caìneet.i'o di pasFiint frettolosi, che a^ avvicinano ÌJi 
frH.ta ; " s' imnxatfinano ciie, iilytnnruv sia, passerà diritto ; stun quieti, e, 
n Imou contOj si niettoMt> alFeiLa. tu fatti, il calpestio ììÌ ferma appunto 



1 A>tf!i-r"ì. M iMrfhhfi in^^elf*! ("if lati'li»ii fl'uii tmuiLiiiu cùu detrlian ad e ^lu pio, no ru- 
dere lo flCillf^ tìiiì «Fi Uu» Lrlut^i )iLL4>n(i a acjiìaro un niLiri). MìbIìtoU pdniiL larAono CiiK- 
■VTiTF, Ei Pifn pinnn 
' Tutta qiivKdi 'l(.'i'i'iÌTÌ''np ìì eoli viva e incftCitflrIo, cho II Lcti,ure vi ]itLjnilu giKiide 
[intVTVB^v : « aoM'E^iLQ t^ili -DLinp]! f1ia ij toDtufWD dul Gtifli anitra p VMott*- puro Ini ai-^on 
I liitfji It pib minute opcrnrioni con rnnipnoB'JHpaso ttcpidautoT jienvitiiiLii *L LHi-roro ili 
Qrllfl |HFTprut<<f flo al fUdaiTi* Itovatu In t-aack. E dU' EiItÌTnr>, allnrclib vhI» il lult" ft.ttd e 
.nianjtlo, el Arrcstu q rospii-a IcbcfiTuPiite» curntv al dJJugnaral il' un turtibilu dubbio. Tutto 
ihf 11 pi rivji l'»ito 90Ti-ftim ili^l l■l»^tm butirro, a quale por eutoitora II piii vitD Inlorciiu 
h<iD fin ItisLt^na di ;ind^rL^ ll arca (Zolle tìnte t^tkgvriLtet dPÀ cii^v'i di tiphnx \m^'Et;c«CViA\i 



^^AV^H-r, /V ^- 



'^**-*icaj4-*> 




nlt' ascio. Ei'A Menico tlie veniva di i^oiaa, moncLiLo dal paJi'c Crìs1<» 
l'oro otl iivvisflr le due domio che. per l'amùr del cielo, scappaaaero sa 
bito di taaa, o hì rìfugìasaero al convento^ perdiè,... il pnrciiè lo supeU 
^CPreiide la inauì^liti dcd pulcito, p^r uit^cliiarui b ae lo mentii t^uteniiar 
Ili ninno^ enliiodato e sc't>nfì<?<?at.o. — Chp è questo? — psnsa; p spijiff 
V dado con paura; qoeilo s\T,p['e. Menico mette il piede dentro, in gnt 
Bospt'tto, e Eì seuìG a nn punto jictbi.ippar ' per la braccia^ e iue \<n 
HomiaiesBa^ a ds^tra e a eiiiintriLT elio ilJuouo in tonf> njinaodoeo: " zitto 
o eei moi"to/ Lui in vece taccia un urlo: imo di quei malandrini g 
mette mia mano idla boc<^a ; T altro tira foori un i^oltel laccio, per farg 
pcarft. Il garsoncello ' trÉuin come una fcFg-lia, o nou t^ntii neppur di ^i 
dare: ma, tntt'a un tratto, in vece di Im' e ton bon alti'o tono, si i 
Hentu- qael primo tocco di campana cosi fatto, e dietro una tempes'^ 
di riuluccbi in £ìhL Cbt à iti dlletU) è in i^iiapeLto, dii:e il proverbio lui 
lauQiift : air uno e a] 1* altro furienti» parv^i di spTitire fu Que tocchi il sm 
nome, cngnomc e Boprannonic : lasciano andar le braccia di Mi;nico» ri 
tirano le loro in furia, i^palanrau la mano e la bocca, hi guardano i 
viso» e t'orrono alla catìu»' do v* erti il lti'obbo d^lla cciupa^ni». Manici 
via a gamba per lo tìtrada^ alla volta tlel cninpardle, dove a buon cont< 
ijiialcheduno ci doveva esHoro. Agii altri l'urlanti che i'rugai'an la cae. 
UiiìV jdto al ba^ao, il ten'ibilc toci^o f<:f<? la stessa impressione : si *Mi 
Tondcno, si tìcompÌ^lia<nu. s'uHano a vicenda: ojifuitno i^erca la str^ 
più corlFi, per arrivare all' qj^cìo. Eppure era tutta pente provata e a 
veBKa a uui&tnire il viso^ m* non p'jl crono star saldi contro un pnricol 
indeterrainnto, e ebe non a' era fatto vedere un po' da lontano, prim 
di venir loro addosso. Ci volle tutta la Euperioritfl del Griso a tener 
insieme, tanto cbe to^&e ritirata e non fuj^a. Come il enne che scorta ut 

manóra di pori?i, corre or qua or là a quei cbe e: tibnndauo ; ne ndtìen 
uno ])er un orecchio, e lo tira in iscbiera ; ne spinge un altro col muso 
abbaia i\ un altro che esco di libi jn quel luomenlo;' cosi d pcUegrin 
ftt'ciuSa un di coloro, cho ^in toccava la eugba, o lo strappa Indictr» 
caccia indietro col bordone uno e un altro che H'avviavau da qotsll 
parte: grida a^Vx altri cbe coiTon qua e IJi, senza eaper dove; tan' 
L'ho lì raccozzò tutti nel uifkko dd coiiiletto. ' Prosl.o, presto ! piutol 

in mano, coltelli in pronto, tutti insieme ; e poi anderemo : ^ così ai v, 
Chi volete che ci tocchi, se atiara ben insieme, acìocconi? fifa se ri la; 
edamo acchiappare a uno a uno, anche i villun: cu ne daranno. Ven 
gognfl. ì Dietro a me, e uniti." ' Dopo qoeata breve aring^a,' si mise ali 

1 irchaj'pttv : HnAvrAHE. Non qArtlibtì nlal» più pi'uprio lÀfTclT^rt? VofBhiiìpjiart 
l-VDO MSal'j ili fillV ilcUa. liroVa «j-L-^ikgd l1<]I GiItiip. 

? Si ii,ii"iDiirtilIv, Qui era. ii cmo di dire I] Eloviuietto, o. zQcglb, H ragoiua. Vedi 
nar:i d a |pnt(- '<U' 

^ iili oii^'L Qiia\D ra^q f a quella [liifALitata dova si orauo IkrIniAmenfB rarulll, no i 

ffirln; a mtoHa <U l^iicla^ iia B'ì» '-^ *J troYJivflno, *Jm nflri'UdUol dumiLo dirt; Uornid 
dov'eri n grii!tio «Iclln t^nuipn^ijla, 

'' <jU05ta BiiuihlmUni', lirirn per ìa eunvchipuza ninrnlLV ci rii:<tiM]Ei cjnirlli lithJrArLoACo 

CofDB n vhln'" vaa fltc '1 |LaTF4i «■f<t>lti, — 

Chf libar liti rr?rv> """' vtRB* mi cintpEf tì^-^^ 

C iXlV, (H. 

''• A'"^'*""^- l'ili rap^Qo parelrb^' Aiitlrcmo, 

>J Ltì ||nri>]o tl^l Ciribo, vome pur^ rarrlngu ttel Cipitaou di glantitlL al t;»i\ XII. nati 
I I 1X0 vstu iiiudbllo ìEj vlirijiiuiiKu pifpLtlare. 
■^^ ^ Jr/W^/t, Iti quostv si^iftoutt} proQiiai&1iiBÌ d BcrlreHl nrnrffif. 



OAriIOLO OTTAVO- 



9fl 



t*mìTe7è usci il primo. La f^asa, come abbiam ilelto, era in ffiniio ni 
vilJrtygio; il Grisù prc^e la sLradtt che metteva fuori, e tutti gli andaroii 
dietro in buon ordino. 

Lascfamoli aodare, e torcmmo im passo indietro a prendere Agnese 
^mfi Ferpetaa, clie utitilanL Sasdat^ in una celta slradettA. Agni^se avevjL 
^Ktroour.ito cl^ nllantunnr raltrn dalln cn^a di don Ahtwndio^ il più Hm 
^Bos^e punibile; e, lino a un certo punto, la cosa era andata beue. Ma 
^Ktitt' a un tiatto, la serva H^era riec»rdatÌL dell' uscio rimasto aperto^ fi 
^^flvtìvn. voluto tornare indietro. Kon c^eru che ridir'»; Agii&st>, per non 
farle na.3cei'e qualche sospetto, aveva dovutti voltar con lei, e andarle 
jtlietro, tercando perù di trattenerla, ogni volta che la vedesse riRoaidatit 
^en bene uel raccunto di que' tali motiimoni andati a monte. Mostrava 
li darle molta ndienza. e, Offni tanto, per far vedere che etava attenta. 
I ppr ravviarne il cicalio, diceva: " sicuro: adesso capisco; va benisainio: 
■ chiara: e poi? e lui? tì voi?" Mit intanto, t'uuuva un al Irò discorso 
pon BH stenKii. — Saranno uscjti n qui.-8t"ora ? o Hnranno nnror df'nl:™ '^ 
Che sciocchi che siamo stati tutt' e tre, a noa coneertar qualclie scgTiale, 

£er avvinarmi, quando la coaa foaae riuacita! E stata proprio grossa! 
la è fatta : orn. no« o* è altro che tener costei a batta, più che poaao ; 
u-lla p^'jTg'io, sarft un po' di tempo perduto. — Così, a coruerelle e a 
Ifermatine, eran toj-nnte poco distante dalla casa dì don AUìotuIÌo, k 
fc|uale però non vedevunoj per rat^i«j)it di qui-lla cautonat-a: u Ptrpetoa, 
ferovHndosi s Oii punto importante de^ racpcint.o, s'era hi^fjjitft tWmai'e 
Hrtiza far resistenza, nnzi Beu^a avvedersene; quando, tutt' a un ti-atto. 
Li aenli venir rinibomliando dall'alto, nel vano immoto dell'aria, per 
B* ampio tìilonaio diilla notte, quel primo sgangherato grido ^ di don Ab- 
fcondio: 'aiuto! aiuto!" 

I " iliBcricordia! cos'è stato?" gridò Perpetua, e volle correre. 
I " Uosa e"" è ? cosa cV' ? ^ diaae Agnese, trtneudola per la aottana. 
I " J^li ae ricordi a ! non ì\vì.\*ì sentito? " replico quella e vincolai doai. 
I ■' Cosa c*ò? cosa c'è?" ripetè Agnese atìerrandolft per un braccio. 
■ " Diavolo d' una donna ! " esibiamo Perpetua, rispingeudolEv^ per inet- 
terr*i in liberti; o preiie la rincorsa. Quando^ pii^ lontano, più acato, più 
istantaneo, ai sante l'urlo di Menico- 

" Misericordia 1 " grida anche Agnese; e di galoppo dietro l'altra. 
Avevan qnaai appena alzati i calcagni^ qnando scoroù la enmpnna: uu 
locro, e duOj e tre, e seguita : sarebbero stati aproiii, se quelle ne aves- 
sero ftvuto bisogno. Perpetua arriva, un mumento prima dell' altra; men- 
ile vuole jjpiri^cr l'ascio, l'uacin gi epa-lanca di dentriF, e anlla soglia ooin- 
pariecono Tfinio, Gervaso, Renzo, Lucili, che, trovata hi scala, eran venuti 
bìù sidtelioni : e, bentendo poi quel terribile scampanio, correrano (ri 
BUE'ia Fi niettej'si in salvo, 

B " CoiiR. e^è ? eoKa e' è ? " dnmandù Perpetua ansante aì fi-atplli, f'he 
He risposero con un urtone, e scantonarono. "^ K voi I come I che late qui 
■Voi? domandò poscia' all'altra eoppia, quando P ebbe raffifi-nrata. Mjì 
Bauelli pare uaeiron senza risponderò. Perpctus, per accoi-rere dove il 

Riieogno era maggiore, non dunland(^ altro, entrò in fretta nell^ andito, 

fe torse, corno poteva ni buio, verso la scala. 

m 1 duo spoHÌniottati pronjoBBL ei trovarono in faccia Agneeo, che ar- 

B ' ^^iii§frfy-tù •i\-hta^ Vt'ili {p nnli 4 a pftf , 35, 



100 I PROMESSI ^09T. 

riVLìva LqU' liH'ixnnataH " jVIi sieltj qni!* disse questa, cavando foc 
p:irolfl A stento: " ì;uiu"' è uniìtita ? coB*è la campana? mi pai' d'ìiver 

" A cftaa, B. caaa,'* lììcova Renzo, " pTÌma che Teufi-a gente/ E s' av- 
viavano ; ma airìva Menico di corsa, li riconosce) li ferma, e, iLiicor tutto 
ti'emftut.e, con voce nicKTia tìoctL^ dico ; " dove andati? ? intUctro, iudìufcro ! 
pei" di fiiift, al convento ! " 

" Sei tti che,»? " cominciiLva Agnese, 

" Clurift c'è d'altro? " Jociiandava Renzo. Lucia^ tutta smnmLa, 
(TeTiL e treni iLva. 

" C è il diavolo in casa," riprPse Motiìco amante. " Gli ho vieti io 
m'Uftimo voluto animozzai'e : Tha detto il padre GriAtoforo: e aiiclie voi 
Renzo, ha dtìtto nlio veniate anliito - e poi g-li ho vitìtl io: pi-ovvìdenai 
che vi trovo qui tatti! vi dirò poi, quando Karemo fuori," 

Rph/o» oh' era il più in pè eli tutti, pt-usi^ che, di qan, o di li^ con 

^■cniva andnr subìtn, ^irinm cho In. gente aocorrcsao; e clic la più sican 
era di far ci" elio Menico conaijflìava^ anzi comandava, con la ìhrs.a d'nni 
epiivenlato. Per istrada poi, e fcior del pericolo, ai potrabbe doniaodar 
ni rii^sv£'£\ì luia H|iÌejyfti5Ìi?iie pia cbiar/i. " CauunìuA nvanLi,' p}\ dissi 
" Amìiam cin \\i\" dip.^a uUp donna Volfiirmio, H'incnmminrirrtno i 
l'retta verso Ja chioda- attraveraaron la piazza, dove per gi-azia del cielo 
nnn c'era ancora anima viveate;* entrarono in unaatrndòttadit era tu 
In chioso e la ca^n. (li don Abbondio; al primo buco che vidoro in nn, 
tìiepe, dentro, e via per i campì, 

Non a' eran forse al bitaiìati un cinquanta passi, quando k gente cg 
tninciò a.à accorrere auUn piaa^n., o int^ra-^aava "^gnì joomcnto,'' Si gaa^ 
itftvano iu viso gli uni con ^M altri:' otcnunoavevauna domanda da fari 
neasuno una risposta da dare. I primi firriviti corsero aDa porta dell 
^rliLi*sjL: iJijL atij-ivd.fl. Ciiraero ai campanile fli fuori ; e uuo di guclli. mi 
^tH JirKina n un Jiiie?trino, una specie di feritoia, eaccit"! dentro un ; " eh 
diavolo (;^ è ? ' Quaniìo Ambrogio tìeiitl una voce conosriulu, lascili aodi 
la ciorda^ e assicurati! dnl lou^iio,* ch'era acconto inoito popolo, risposi 
" veng'o ad aprire/ Si mise iu fretta V nniGi^e che avavii portato aott 

li brjiccio, venne, dalla parte di dentro, alla porta della chieda, e l' ap; 
" Gub' è tutto ijaesto tracas^o V — Co«' é'f — Pov* »? — Chi è ? - 
Collie, phi ò? " d]°RCi AnibropioT tonontlo con ima mano un baltent 
didta porta, e, con V nìiva, il lembo di quel taltì araese, che a* era mesa 
co&i in fretta: " come! nou lo sj^pete? ^entc io c^aa del aig'uor curala 
Animo» Ggliiui]^ : iiiuto." Bi voltan tutti n ipiclla oa^a, vi s' «.wicinan 
in folla, gufl.rdftno in an, stanno in orecchi : latto quieto. Altri cortoii 
iìitWa. parte dove c'era Tuscio: è eluuso, e nun par che aia stato toi 
cnto. (riiardano in sa anche loro : non t' t uoa finestra apti'ta ; uon i 
esente nuo 2itto. 

"Chi ola dentro?— Ohe, ohet — Signor curato! — Signor rurAto! 

Don Abbondio, il quale, appena accortosi della fug-a degrinvasoi 

s'ito ritirato dalla finestra, e t'avova richiuda, e che in qnt-filo motoco 



* Animn Pitrntii : AsTMA vita. Vedi la nota S ii png, «- 

pprriÌL* l' iilan Ni'(ii"q>alo tìisomln iJi^lT nSQiiijariAVA, J^vn Irui'lnrU pììi forlu iin' 
» fj/i uni 'Ut ufi "'ir ', ^UD t^ IuciI'^iwiip c^urr<.'tlji U'nuc «jiirillii 'b-Hn prliuu i ' 
e//i OLI Ahrnt. Dui ra^ln no avrubbe i^oUrtn w^tbo C^ir (Il uhj»'-. 



PRIR^F^i^liL'cLir hoUlivoo© <!(}u reijuilua., ulte 1 ' Svel'hTìaj? tiini i> ^ii\o ii< 
Bqueil' ùul'i'o^liifi itifVGtto, i|U>Liido E>i seiifi l'IiiaikiRr^^ voi:e rli |i4jpi.>l|i^ 
lyeDii- ili iiufjvo jilLu dn^stru; o vii^to t^ue! grau BOCUorBO, t^l peutì d'aveilu 

■ * Coa*i]i stato? — Glie lo Uaufio fj^ttc ? — ^ Olii fscmo coatoro? Dove 
nono?" ifH veniva i^iiilato da cìdi; utilità voi;! ii an tnttto. 

1^ " Nnu o*à più iic&Buno: vj nji^'i'Luio : tonuiLe piu'o a. c^iaa," 

■ " MiL ohi fi iitjviu ? — Duve ^oiio Jiudati ? — Ohf è iK'OEiJuto ? " 

B * Csittivft ffeiite. gente che f^ìni dì notte; iiui unno Tugy-ftl; tornAte 
r& elisa; Ufiu u'e più uieiite: unWtltra vcLta, tii^lìvioli: vi ringnizìo del 
Ivostro buon cuore," E, detto qin-sto, s\ ritirò, e cliiuse la tlnejtrji. Qui 
nlourii comìtichirono a hi'ontolaro, uEiri a caiizoimro, ivltn u sagrare ;^ aitai 
Kj atriiigevan nelle spallo, e ae n' antìaviLuo : qii-indo univa ouo luttB 
Rj^ateliito, die stentava a lurmor le pitrolo. fatava costui di (NLtift qnaii 
llliritupclto alle nostre donne, ed c^^eiidua] iiì I'Uiuote; atTnccJaia aWa i'in^ 
Feira, aveva veduto ad cortiletto i|ueUo t*€OiiLpi^liu do' bravi, i in andò H 
K Griso a^atì'aunavo a raocd^Jlere^li, Quond'"ebbo ripirao fiato, ibridò: "dio 

fnte qui, fìgliuc'li V tioii è qui il diavolo ^ è giù In liindo alla fitnida, ulln 
casa d'Agueae Mondtlfa: gente arojata; aon dertfo; par die vogìiaiKj 
auininKzMrtì un pellej^nno; chi ga che diavolo c'el" 

' Cile? — GlitìV — Che?" — E cominfia luia consulta lumullnoaa. 
" Disfignjt nifdurn. — Iliao^Fin vedere. — guanti sono ? — Quanti eramoV 
— Chi sono ? — 11 ijonsole ! Ìl console 1 " 

' y^n q"i," rispose il coDSole, iJi mex^'-o alla folla: " Bon qui; ma bi- 

jna aiiitarini, bko^na ubliùHx^e. Presto: dov' ò il sagi-Listaziu ? Alla 

aiupauj*, alta carnpjviia. Presto: uno che iiorra a Lecco a cercar boi:- 
corao: v-.-nite qui tutti...." 

Chi accurte^ dii a^ui^za tra nomo o uomo, e se la batte ; ìl tumultt^t 

[fìra grande, quando arriva un altro, che tli aveva veduti piii'tire in 

frotta, e ^rida: " correte» ti^liuoli: latb-i, o baudiii, che acapp?i,no con 

i pelìogrino : son già fuori del pae^e ; addosso ! H,ddoseo 1 * A quesL* av- 

rÌ9o, S(iniC!i fispettjtr ^"li ordmÌ ilei cjipitiiiio, sì rnovonr» Ìii ma^^n, e (fiù 

Fnìla vinlusa pef hi strada; di mano in (nano che T esercito s^uvaiizji, 

iquftlcheduno di tjnei della v:)i*gnartìia rallenta il [lasso» si imcÌB, aopru- 

rvnnzìirc, e sì ficca iié:1 corpo dollu bat.tug'list : ' ^li ultimi apinyono iniiimai : 

lo acianic coufueo ui<""ffe tìnnlnieiite al luogo indicato. Le tracoe del- 

l'invnsione erau Ircsdio e manifeste: Tuacio spalancato» la sen-atura 

SConfii^catu ; ma gV iovasioii tivtno Bpoi^iti. S' entra nd cortile; rÌ vìi a\- 




^^Ug<ne^i3 1 Lij*?ÌaÌ " Ne^Hunn risponrio. " Lft hjinnn pnrtftte vial 1« lirtnro 
^Kim'tate via ! " Ci l'u sllorn di (jì)clli uho, alzando la vooe^ proposero d" iu- 
^Keguii'o i rupituri: tlie era un'intainità ; e sarebbe unn vft^gogMa piT 
^Rl pCT'.^i^Q» tìtì ogtii birhoiie potesse n man leniva port^tr vìa le donne, comò 
il aibbio ì pulcini da. un' aia deserta. Nuova eoi:Bnita t> pui tnnialtuoaa ; 



' ^^^r^ '^ niii"iv'-. TSiìiìli'Viì Ia prliu^ IukIuuu Ali'hi a iiJLtìTEuiiiAqK, poic^li^ UEflTauEBJAPB 
I v^cii pUi cDDLLiui.', tiv iioQ H Fìi'utizu, cortu Util TUhtv 4^ IUUa. 
t f^itt,u'ìo. E rljrttuti'k |iiiCii piiìi'a ilito vuJId, 

1 Ji[ Jf'fjt 'l'i f"'i"t ii-liit i.iif-'H''^'. I.ii flc?ior/o l m'inizi DB IbS Emù i DlPiitre 11 ritirBral Av 
buoi (oli a^Udiuia a i-am-a^ l'uipvii^aiuuu [u.niauiiijiujLparrubbe ^1^1:1:1 ^i:QQ.QA):ai^^(j^4,^1,^^ 



I02_ 



•f***^ 



T pTirjM'iaai srnsi. 



bene ('[li fosse sUio) gi-.tih nAìo. Lrt^ 



uno (e non bi soppe 
iintt \oty, cbe Agnt&e e Liim s'oran messe in salvo in aoa ca^a,' La 

voetì (ìorse rapHarnmie, ottf^nn« rrpflfin/iL ■ non pi piLi-lò più (\'ì dal" 1a 
caccia ai fuggitivi; e la brigatjL ai Ep;ii'pu±,^liò, ftudunJo ogDUiio u. traga 
Kua. Ern un Bifebifflm, uno strepito, uu piccbi/me e un aprir d' usri^ un 
apparire e lUKi epat'ir di liiL'enio, uà intoiroqaro di dotimi dallo fiìn^etro, 
uii riapondere dalla strada. Tornata questa dp.^erta e ailenzicisa, i discors 
contlnuaron nelle case, e morirou negli sbadigli» per riconiiin^iar poi hw 
uiuttiaa. Fatti però» non ce uè fu altri ; ^ eti una cìie^ quella mattiun^ il 

consiole, stando nd suo campo, l-oI minuto in una mano, e il gomito ap' 
poggiato BUl maniero della rana"* mc3*^a ficcata noi tcrrh3Jio, o von un 
piede sul vanLjile;^Btjindy, dico, a specalare tra pè fiui misten della notto, 
pHS^EitH, e sana, ragion cniLipuHta^ ilj uìà die g\i Ioulm^eq a i'ai-ei, e di niò 
che fi-li i'oiivem-ise ^ìiv*^, vide VL-uirtìi incontro due uonìini d* assai ga- 
Ifliarcla presenKn, chiomati come diie ro do' Franchi difilla prima rtìzza, 
tì pomigliantiHaiini nul resto a quu"" due cliu cinque giorni prima avovanoi 
affronliitu don Abbondio, so pur non erun quo' ma-lesimi. Costoro, con 
un fare ancor meno rcrimouioao, int.iiiiarono al cunflde die guariìasse 
beilo di uiju far dcpoaiKionc a.\ podestà dell' accaduto, ili uou ritìpouden 
il vero» caso clia ui: venigse interrogato, di non ciaHare, di non fomeii 
lui' le f^inrle de' villani^ per quanto aVQVu cara la speianaa di aionr di 
uialaL-Iìa." . ^fìm^^^ *-»<A/otW; 

1 nostri ftiggiaRobi caniroinarono nn pezzo dHiiinn trotto, in silenKiS 
V'>ltaiidosÌ, ora Tmio ora l'altro, a ^^uardare se ncE^sano grinseguiva, 
tutti in anauno per In fatica della fuga, per il baiticaore e por l,"v so- 
ii(>en^Ìontì in cui erun<^ atsili, por il dolore anlla cattiva l'iuscItaT per Top- 
prcii?*iouc' confusa dol nuovo O3i^uro pencolo, E ancor più iu atì'anno lì 
teneva V iflcabirire continuo di quo' riatoccbi, i quali, quanto, pi^r T al- 
Itnitwiiarai venivan piìi iìochi e ottusi, tanto parevo elio prcndoBsei'o urj 
non 00 che di più lugubre e sinistro. Finalmento cessarono. 1 fn^ffìaflclii 
jillora, trovandosi iu un campo disiibitato, o non sentendo im alito al- 
l' lutoi'iiu. rallentarono il paaaci; e fu In j/iiiua Aguese Ldip, ripresa lialOi 
vuupc. il tiilenzio, duuiandaudo a Ron^o i^oni'f-ra nudiita, domnndandq 
u SliMiico cosii tossa quel dias'obj in casa, Itenzo raticonlù brevemente li 
sua liistiL storia; a tutt'e tre £Ì voltarono al fanciullo, il quale riferì 
più eBprt'^^sameate l'avviso del padre, e ruecontò quello ch'egb stessa 
aveva veduto tì riscbiato, e ohe pur troppo coufennava V avviso. Gli 
ascoltatori compresero più di onel che Menico avesse aaputo dire: ; 
quella acoperta, si Hcntirono rabbi-ividire ; si forxaarooii tutt' e tre a ui 
tratto, ai i^uardarouo in viso T un con V altro,' «pavontat; ; e subito, coi 



^ Itili TLJiD OC. La paura ih jinmo^nare a qnetiC nna rbn Aìtudmi n Luo^ si foaii>ra mpsdf 
In aaÌTDj U paura fiL l'iiu i^Eì altri Tfìlontkiri vi pruatiao tti^c 

I ^'\"l ne uè fu. Vwli la nota \ a p;i[;. •1\. 

II Cui t»\uUi m fU'i \>i>iua r \l m'. ro^iitura Jimltn ronnit. da fjir perdura CaPilmaM^ 
hflfjailibrio. Fin finiva « nnhir^ilu h qupUa Cho ci <• Hlratla tliiUn ]>['L]m IdìIdiiiì: CmL itcutu 
Ai-i'ùFifìrA-m ^rM.B masi e irE s\.nì nvi, hanti'o ihìii.a v*™jja. 

* i^nthi riiyti'i cofti'inliL tL^UKaftaptamìone K^UDtìliui, pjiruDdu ijuaftE cUfflAa In bOOCa 
ni Bniil4i<lliiu. ^ nirk^UnElatiiinii. 

'^ Gli ^i^voiLirLiuFJtj, ^]' ìriri'lpjiti, le cii'<:D»Uu£e doFlo boiaple^ao aailoai mDC0nl;it« Bit 
Ifili Ln <iaijiHru ii^jiJìliIo, sono li'app» m?couiuduti, a db onaiia pervia im ìutiftCcLa ADEQulaoK,' 
^ pDHatuU»» p^i^u prulirkliile. 

A HI' itii»jn-tfi. Pili pUjiDlitrg L'iEiBcgaivi. 

^ l'u/i €01* Vatlro. \'u(Ii Ifl nota 3 a pus- IW, NoUa prima oiìiaioDB avov* dBllOi R?- 



I 

I 



CiPirnLD OTTAVO. 105 

oviinojilu imnnime, tutt'e tre posero uiiel mano, chi eal capo, cbl 

Bulle spallo dei rngai^zo, coind per accarezzarlo, per ringrtiiTai'lo tocita- 

mente che J'osse aiato per loi"o iiii angelo tutelare, per jJiiijoBtrargH k 

coiijpaaabne che sentivano dell' an^oa^^ia da lui sofferta, o del pericolo 

corao pop Li loro isiilyeK^^a; « quasi per chiùde rglione gcubq. " Gru lama 

']a ca.S3,, pGi'cliè i tuoi non a.LhTii,no a, star più in penti per te,' gli di^so 

lAgtteae; e rammeotandoai delle da& parpa^lioie promesse, se no levù 

qaattro di tiLsca, o gliele diede, ttgciungcndu : " limta; pre^ iJ Sìguorii 

wie ci rivediamo presto: e aiiora.— Renzo gVi diede uca berliu^cfl nuova. 

e gli raccomandò molto di doe dir nulla delln commissione avuta dal 

frate; Lucia Taccarez^pò di nuovo, lo BdJutó con voce accorato; il r/t- 

^zEO ti Biihitò tutti, intenerito' e toruò indietro.' Qaelli ripraaoro la 

oro strada, tutti pengierosi ; le doniiG iutiJtnzi, e Renzo dietro^ come per 

u&i'dia. Luc^ia stava stretta »\ bra.C(?io del^a madre, o scaneiava dolcO' 

entu, e con dcatrtìHzn, l'aiuto oho il giovino lo oflriva no' posai ma^ 
agevoli di quel viaggio fuor di strada ; verifORnoaa ia sh, anche hi un 
:aTo turbametito, d edaci- già citata tanto dolii ooii luì, e tanto i'amigliar- 
meiite, quando b' appettava di divenir aua iikoglje, tra pochi mL»ia«i]tÌ.* 
Ora, svanito ctsì dolorosaracate quel sogno, n't pentiva d' essere andata 
troppo avanti, e, tra tanto cagioni di tiemare, tremava anche per qael 
podoie che non nasce dalla trista acieuza del male, pei' quel pudore cho 

»i^oi'a sé stesso, Homiglianto olla paara del lunciallo, <iae trema nello 
tenebre, seuza saper m che. 
" E la casa 1- " disse a uii tratto A^ese. Ma, per quanto la domanda 
fo£en ìmpoi^bante, neEBUiiD risposo, p^^rohò na^euno poteva du'le una ri- 
sposta soddislaceute. Coutìnuaronoinhllen^iolalorofitr-ada, e. pocodopo, 
Buocoarono ftnalmeutc sulla piazzetta davanti alla chiesa del conveuti», 

€ la bi 
tati va 

tara lor cenno eh' entragaero. Accanto a lui, stava on nitro cappuijuiiK) ; 
ed era il laico sagrestanoj ch'egli, con preghiere e con ragioni, aveva 
pemuLso £L vegliar con lui, a lasciar B0cch:u3a Ja porta, e a starci in sen- 
tinella, per accoglierò que* poveri minELccJati : e non si rioliiadeva mono 
dell* autorità del padre» e della sua t'jima di sauto, per ottener dal Inito 
ima condiscendenza incomoda, pericolosa e irregolare, Kntrati cho lu- 
roiio, il patire Crijitotbro riaocoatò la porta adagio adagio. Allora d aa- 
grtrfltano non poti; pì{i reggere, e, chiamato il padre da una parto, gli 
andava susnrraudo all'oreci:hio: "ma padre, padre! di notte,.,, ma pa- 
di'a 1 " ^ tenteauava la teutu* ^lontre dìoova atentatameutt qudte pa- 
l'oh?, — vedete un ro?ol — pennava il padre Cnstotoro, — ee lo^ae nu 

pikUlii in ^Uol mmconlo illmanllcuuD i Jorn afì'jinii), Je ]orL> DpfirDcitauni. iiorrli^ EuUi aoLi- 
{nuO n peilouli» (* rkU^ì'tsi^Lu tììitì <|ihjI hravu irii^dizu nvfjvii SLiOVrla por lui-o. E quualir huei- 
liulDiitiT ti [>ri.ni|'ii doUe antEiii^ gHutili, penaogu pili ci' altrui cbt di Etè ttasap, 

' Viri/-':t"fi't fu 'il uOr (jLit^iiU i-euthiiorjti rt^Jitloiin Ijurjn di Eroppg Aup^-durfl non scio 
111 0UA d-juiji/jitne, Di^ a\[\i imtut:^ uuiiLiia, 

■ liti Im'I". U^atu Jiiij|[i> (iTipurliniArueuLu lù dova si parFu HI ilim AlrbnTiiUu nh^i lanifivik 
Uà ^Jl^lJf:^^!■'illl'a : ìd^ qui sa d'alfett jzioni», SuK'bbu Bitta TutHB aiIglioEf rÌAu:im&tiUt PLii 

* Dt f'itf'ì. >on po^oloro, o qui non c'otitia. 

s Uimimìii Bc. Uiastotìfl fl|jiir*, flliu ri r.iinnHlntfl il Oitona duatea^o, illumlannU ^tì'C^^^x 



Rcnr^o s'afl'flGciii alla porta, p la aotìpiuse bel bello/'* Laporta di l'attu' 
.'aprì; e lu luna, entrando per lo spiraglio, illuminò la faccia pallida, 
' larba d' ai-geoto del padi'e CriatolbrOj che stava quivi ritto ìu aspet- 
i.' Vieto che non ci maacasa ije&sunOj ° Dio sia benedetto! " dìsne, e 



masufìdicio iufieguilo, fra. Fa^io uou gli farfblie unn diiScoilà al luoiitlu 
e una povera ÌTinfu-ente. '.'lio si'ii-ppit dag-li flrl.i^'li ijai lupo..,. — ' Onmti 
mniidd mundis," disse pai, voltandosi tutt'a vn trafto a ira Fazio, i 
dimeuticiLniio che queato con ÌJitende^'a il latino. Ma una tale (Umonti 
canza fu Hppuuto queliti f^be icce l' i^ll'eito- Se il padre ni fosse mcss 
a queatiouai'o uon ragioni, a fra Fazio non sarebter mancate altre v» 
ffioui da opporre; e ^n il cielo 4|u^ud.o e come la cosa sarebbe titiiU 
Mo, al aootir quelle parola gravida d' uu stiiac» nnaU'rioBOi e proftriL( 
così risolatamente, gli parvfl L^lieiu (jtitllodovotìse coutenerBi la soluKioni 
di tatti i suoi dubbi, tì acquietò» e tjiaye : " bauto! lei no sa più di inw/* 

" FidaLe\i puttì," riapuae il pitUi'u Oristt^fijro^ «, alT iiiL'crtu cbiaruri 
deila larnpJida che ardn.vi^ davanti all'altare, s^ accostò ai ricoverati, 
qmtli BtavaDO soppesi aijpottando, e dis^e loro : " figliuoli [ ringraziato Ì 
SigDore, cbe v'ha acanipati da mi gran pericolo. Forse in qutìBto imt 
mento-..! " F qui si mise o, ^pit^g.irt ciò tilii» aveva fatto acceoim-re d 
piccolo messo : «■inccliè non sospettava cL" esai ne *»pesser più di lai. 
tìupprineva the Menico gli avost^u trovati tranquilli iu casa, prima cV 
iLiL-iviinHcro i ixialandmiì. NoEsuno lo ditiini^aniiff, nommeui» Lncijt, I 
ipiaìe pei-ò sentiva un rinmrao segreto d'nua tale dissimulazione, co; 
un tal nomo; ma era la ijotto degU imbrogli e do' sotterfugi. 

" Uopo di ciò,** L-uutiuuù lì^li, " vedete ben^i ilgliuoli, che or» quest 
pnese EDO è aicuro pjir Toi. F Ìl. vostro; «l B:ete nati; non avete fatt 
male a nessuno; tda Dio vuoi ijo.'^ì. E nna prova^ figliuoli: soppoHatela co 
paBiciL'-ra, con tìdnoia, senza odio, e siate sicnri cbe verrà uu ttìiùpo in ce 
vi troverete coutenti di fiù cho ora m-uade. Io ho pensato a truviiivi u 

rifugio, per fjntsti primi momccti. Presto, io ^pero, potrete l'itornar b 
curi cjiaa vostra; a tipsni modo, I>io vi provveder», per il vodti'o meglio 

e io certo mi studierò di uijn xu^incare alla graai* elitr lui ia^ sceifliendou 
per suo ministro, nel si^rvizio di voi suoi poveri caii tribolati. Voi/ era 
tinnò vol^ciidoai alle due donne, " potrei: e fermarvi a****. IjÌ BEiretenb 
bastanza l'uoi-i d*ogni pericolo, e, nello stesso tempo, non troppo lonUin 
da ca^ri vostra. Ceri^ata del nostri:» toiivento, fate chìtimare il padre sua 
diano, dategli questa lettera: sarà per voi un altro tra Crie! ofoiti. K ai 
che tn, iì niio Renzo, anche tu devi metterti, per ora, in salvo dalla ral 
bia dopi! aitici, e dalla tun, Povtn qiitiata lettera al padi^ GoQaventni 

da Lodi, nel nostro convento di Poi li Orientale ia Milano. E^ìì ti fai' 
da padre, ti guiderà, ti troverà del lavoro, per iin che ta non posa 

torciaie a viver qui tranquillato euto. Audatei olla liva del lago, vieilj 
allo abocto del Bione,* K un torrezite n pochi pasài da Peacarerico. " I, 
vedrete un battello fenuo ; direte : barcit ; vi sarà domandato per <ibi 
rispondete : san Francesco. La barca \ì ricereri^, vi trasporterà airalii' 
riva, dove trovuroto uit baroc'oio cho v; condurrà addirittura lino a***. 



^ Si noti c\te in □(saunu dei [ìd«u ii:^gi, oh» jiipcitibauatirL^dQre rup[irbMd[ii^iLÌi Uni tf|ii 

tiaatltn» l'cLlS'^^*" d«l WaiT^iini, o'è la tnioiifl» bianlti*!! a pudDQtnri;i ,IÌ fvriEi;iUniIlk> i(| 

gjiirbu. l.n iflijjjouu di fra Cvisltttiri}. a i-.ma^ vadrvmo^ nuQjla ùui •■'.n'-Miniìo FodciiKo.e d 
privile Fdnci], i: ^ukp di CBi-iló.4 iriliTa dj adcL-ifl£io, rirsa di toIctu q iJL fiiv jl Irecio. Fyg, i2ì' 
nti-.fnro parafi fopr» a molta fLU-tmilLla '. gU acmpoU elio auffimo tifila nn4 rùai-iaii';^ r#f* 

jii'"s<:icElu're LillIa (ta im votUr Gli scrii|]a^l higoUL *oììo (ltìni*i in TVaFftiin, il ijualc, niiKifi 
nijiiL'.a niin^iina i]Lf[Li:o1C.i nvrFl>lia dato itrln nil huu cddvuuI<) h uh l'Ii'IuouJuim ptriJinn ^ 
- jr]k]i;Lluvn in rc^bl^^ ti facara SETiipola Hi uoi^oglkn'a ilvUo Juiiuu, Giti» \•^ì^x^h.':< U rat;"1 
tnijfrjUy» iIid Ce diiHiic, an^ho mÉirni^'^latc ria un peritiuJq, vi To^ucru iic?«]te. (Vuiil ■L^jutE' 



XsrftÒlA ftTTJlTÒ. 



105 






Clii dnmjiiàisfeo ovnJo A'a CrìstufuTo avesse rosi subito a, bìiìi, ditpfj- 
:zic>a£ quo^ niii'jyj dì tniìporlo, ti^r m(|iiu e pi*r ierrti-i iareljlie vodere 

i non coiio^cei'e <juat lui^^e il [lotot'e d^un cappDccino Loimto in con- 
cUo di santo- ^ 

Rt.^lava do. ponsuro uLlii cutìtudla dolli> ctisQ. lì paure ne i-Jt^evette io 
cliidvi, iuìjari (faldosi di couttcnarlo a iiutlii che Reu:ìo e Ai^nfise gl'm- 
diivii'oiio- lijLiest' uJtinni, l'jvi^iniosi (Li tasca lo euit, mise un gran Bospiro, 
lenriAndo ckOf in quei [iii>]ii>-[itfìf lib casik era aperta, che e' evA Btabti il 
avolo, e chi sa, cosa fi rimaneva da custodire 1 

h'iiua i;lio paiHate/ dÌ9He U padre, '' pi"egliianio tutti meiome il Si- 
gnore, pL'iiibù Hill coir voi, in codesto vitt^trio, e stinurtì; e sopra Lutlo 
ivi dia loi'/n,, vi din auioro tli voWe ciò ch^tgli Ila voluto." Cosi dinpndo 
ìngima^inuò nel ifiCA/.a tìoìU cVic^i ; e lutti lecer lo stesso. Dopo ckV}j- 
■Gi'o preg/LlrQj alcuni momeutL^ lu udeuzìo, il padre, can vocfi soniraessi*. 
Mi distinta, itrticolò qucstu pai'olo: " noi vi preghiamo ancoru por quoi 

^lOVEi'cttD clic c: h]L coudoiti a qoeato posso. Noi saremmo indegni della 
to&ti'ai mi aeri cordi a, EtJ non ve \a. <'liitìdes&ÌToo di cnore per lui : uè ha 

iaato bisogno ! JJoÌ, iipllft uoaLia tiiboì azione, abbiomo qaeeio conforto. 
Ii'be siamo uell^ strada dove ci avete messi Voi; possiauio otfrirvi i no- 
|£t.ri guai ; e divtntauo uu guadagno. Ma luì !... è vostro nemico. Oh di- 
■figraziato \ compete cau Voi ! Abbìjite pii'tà di lui, o Si^aore, toorategli 
Lil cncr^, rEndi3l:L-[o vusti'o amico, coneedetegli tutti i beai cae noi pus- 

siatno desiderare a noi stessi." ^ 

-Minatosi p^ii, come in Iretta, disse : " via, figliuoli, non o' à tempo tlrt 
l(*wdfre: Dio \i g-njrJi, Il auo angtlo v' accompflgoi : andata," E iiniutfi' 
|£^avvÌavjuo, con quella uoLnmosioua chenoa troviL pLirole, e cha si mik- 

jiifeata ecnza di esse,' il padie soggiuastì, con voue ftUei'utu: " il cuor lai 

lice cho ci rivedremo fin:sio.'' 

Certo, il cuore, chi gii lìh retta, La sempre qualclie cosa da dire eu 
quello cUe sarà. Ma cbe sa d euore ? Appena un poi;o di quello i:he è 
lìh, aeoaduto." 

Seir^a aspettar ri?po^ta, fra CHatoforo andò verso la sagrestia" i 

It uggì alari nscirou di cliiesfl, ; e fra Fazio chiuse la porta, dando loro 

luu addio, con la voce alterata anche lui. Es^i s'avvìamua zitti 7ÀtX[ alta 

iva ch^ erH fitiita loro indicata; videro il battello prout^ e data g hi- 

ttttata la parola, u' entrarono. 11 barcaiolo, Emiitaudo mi remo alla jji'odn, 



1 ì: un frrclenilDrc Lrni»po da iitwl ^oved svonlurati, cna tratti ni ulifjkiijitoiibro Li [imq-] 
IIIlIio ■'"t'J ivar fiMu nuL. & ii«i«i;Liri'f. 

' i" c^i ti laatiìftt/a ìim-i di fo/t^ Qui-J^ta pn^ula «^ potovaoi) imliuininm. 

^ ì.' iiok^LA .ircniEipAgiin r nulcira In tr^tEo le huc final isi : oyaa h l1 t-intu <i^| iiauEd oUv 

jl rilVDglrs jjì nlTuruj^ ai,utì-ì u^ui 03aj>iìraiiaA0, Anelli nulEu luyprdJiuir tufi uhi* «li^uU 

pitonll p:ù unii a |>iìi nubili iÌ'lLLu wita. In ■m^ZMi alla nuturuli* e uni Em; Ed a dui HtiLtiiuuiir^ 

cputparlBcc a un ti'»i1-D «luel e'i^Ild<) elio iJupt.-'L4Bao 1' 09a:i*kJi';iiIoD0 o 11 rji]u}it II ieiint) iIirltLi 

^InuiiLi Lu dtDsau [juiliu Oristof'uiu ijhju \itiii ^mUfAi'^iJ a i>uihi s\ia a^j"il■^^v u'uhìl.^'p (vcJi 

fLtSan':l'a, ap.ciC, Tot. IT, p;(Er 'jvil-',m) Qtii poro, ([naTjW al CDDLcnittD ifi -ju.'iU rìFluulf>uu 

injll^Aciuiaiiu. iliFbbLiTUir □□uvvi>ii-4j cut In «^niuLti l'hu itun h in tutLo yi}i .1. i^iil }.i:k^:^jNr LI 

<]Lii.'i'ii Jm un granila 'ii>mium, purcJiù U iiat mpiDdrin è uiultn )>iìi Tartu ehs t^ls^^iia. tiAVìa- 

CfgniiL 4 c;uaii[u ni luluro l'^ug ^kil» tulv^llu li'/amiunlL ida U p|ì| iluUo vh^i^u, cb^ licii 

r ìUL'oltJi, ne partii] hEnib^iliii uvvJiLi. Li crcilt^rij.^ ti presL<nt[mt'utl h lin muLll negi'^in tOd 

iiouUJ in i^TTi'tCì) iiD vuiiiio LlFiOiJ, pain chu Lu qu.'^ti^ punta hi toii^bmu 1 ni'Vroui luCeE- 

lutti u lo fuluiuintìtlfl vul|;aii ; cuti amen ta li MaiiTi>jii ^nrubii'j ingrulo alU (^untUtuna dui 

[aiju «"toro 4G Viìltì^^e «L'^ainH fiiJt*, LOiim a uff Ffllau ]jruEul.ir [J.tva l'jiJL trrpviif oliho nini un 

IjUTirti^^fu C4jrLi?igEÌQ ?hc [ji i|Uul (osilo d[ CDii nCTtftUdA cui è [jruveiinto LE Unurf^lmuailrlin 

Idi Lutili al Hiiu i*flL*fiiiJLo P — lift ri^niaieo alomo in gtocrait t dti i'ivmvi'ii Sfi^i. VtVLS-iAa» 

^ Tip. Kniìlit^ia» leiO, ttiii;. IJS'J'J. 




ao xie staccò ; siDWi'rato poi V alti^ remo, ^ vogando a due braacia, t>t«sA 
il lar^f verso la spia^^ia opposta. Non tiravu im dito di vejito : il Ieì^d 
giaceva liscio e piano, e saiebbe parso immobile» se non fosse stato il 

trcmolfti'e e 1' ondcegÌLtt' Lc^jfioro della luun, che vi si BpectliiÉtTi da 

mezzo il cielo, S' uliva soltanto il libito moiixi e lento fraDgei^i GuUe 
gbiuie dal lido, il gorgoglio più lontano deiruoqna rotta ti'Q le pile dd 
punte, e il tunfo misurato dì qua' due rtniif di« tagliiivuno U tiUpi^i'Qcìti 
rt'/zuiTa del IftgOj usi'ivjino a, itn colpo grondanti, e si rituft'avitno. L*ond» 
segata dulia barca, riunendosi dietro la popmij Begnava uua atriaci^ in- 
4;rB4paia, uhD s'andavo, allontauaiido dal lido. I paiSBeggieri sileu^JOHi, 
uon lu loaLci v^iltai^ iadiutfo, guardavano i mouti, e il pueeo riechi±u'at'> 

ddla luuji, e variato yua e Iit di grand' ombre. Si distinguevano i viì- 
hiiSffi, le L^ase, le i^apaune ; il palaazDtto di don Hodrìgo, con la sua torre 
pi^kttu^ dovuto i^oprjb le uaijucce nmmui^c Liuto alloi falda del promoutùrìo, 
piiFev;L iiu t'oroi:e the, ritto nelle tenebre, in mezzo a una compagnia 
d' addormentati, vet^Iifìaeo, meditando un delitti.' Lucia lo \'ide, e rab- 
lirivìdi i bceno con r oiidno giù elù ptir In ciiina, fiuo al suu iiattìollo,^ 

S nardo fisso all' estremità, ^(^opri hi sua casetto, scopn la cliiomn. folta 
ci dco che aoyravan^av^ il muro del cortile, scopri la finefàtr-i delh 
hUti riamerà ; e, ceduta, eom' era, nel fondo della barca, posò il braccii 
sulla Bporida, posò buI braccio la fronte, corno per dormirò, e pianse fie 
gratamente. 

Addio, monti sorgenti dall'acque, ed elevati al ciclo; cime inuguali 
note e olii è croBoiato tra vui, e impresso uollu sua mente, non luuni 
clitì lo sia- Taspetto de' nuoì più fanulijin; tori'enti, de' quali diatingU' 
lo scròscio, come il auono delie voci domestiche; ville apurae e bian 
ch(f^j^iiiuU sul pendio, come liraucliì di pi;i:orH piisceuti ; addio ! Quanti 
i- tristo il PELOSO di chi. crpseintfi tro. voi, »e ne allonfjina I * Alla fantasii 
di quello stesso che se ne pai'te volortariameutc, tratto dalla speranzi 
di (are altrove forlunn, si disabLelLscouo, in quel momento, i 90gui deJli 
ritìL'liBZzn ; egli si niui-avigliiL d" u^sersi i)otiito risolvere, e ioriif rebbi 
ttilora indietro^ ae non pejitiasse che, un giuruo, tornerà dovizioso. Quanti 
più s'avanza nel piano, il buo occhio si ritira, disgustati} e stanco, dj 
queir nmpioaaa niiifoi-mo- Taria gli por gravoso o morta I e' inoltra mg 
sto e disattento nelle dtti tumultuose; lo case a^siante a case, Is air Adi 
cba imboccano Utile atrade, pare cbt; gli levino il respiro 5 e davanti agi 
ediiì/i uinmìraii dallo straniero, pen^a, tH>ii desidt;rio inquieto, al cani 
pirello dal suo pa^ae, alla casuccia a cui lia ^ìb, messi gli ocdii addoBao 
da ffrau tonipo, a che comprerà, tornando ricco a' suoi monti. ^" 

Sia ehi non aveva mai spinto al di la di guelli neppure un dc^iderii 
fug-gitivo, chi ftveva pomposfi in easì tutti i disegni dpll' avvenire, e n'i 
BLarz-ato lontano, da una follia pervci"^a ! Ohij slactato a un tempo dall 
più cine abituiiiui, a disturbato uelle piii care sperando, lancia que' monti 
per nvviarai in trauoio di atioDos*;ÌQti eko non ìia. mai doaidcrato di cono 
BCei'e. e non può con V immaginazione arrivare a un momento stabiliti 
per il ritorco 1 Addio, casa natia, dove, sedendo, eoa un pensiero 019 

■ Lo Kiijiiiti EuallE- i^itoata fllmnitDdtDe fra qualJD. io citi per I ravrldnjiniuiitE la a(oi\ 
ùo\Viu^t.%uii livA-iD tr4i]-]'>i prJcLtQ i ua « noi aumbro b □Elie'* inia porali^ ui du*t4 mi iiQH 1 
ohe ili UI'ì:iiuu c ili pauR^^o, 

' San i\*ti'tì rhr lo .-"u. Hvti bL'Uo u luutllu ; hari'libe «LiIcf mcglLi^ ITud luuiii} di:fr nsptìtji 
Koo EUuiiu i'[jo rfie[iiitta ; appura BosLltuFrb *." H" u iqttfl lo tsoiv. 

^ Sa Ht u'ivfiuiMi. FJei tjui 1 pDuaibJrl ALtrlbiutl ii LucJa : uu] r|tiittr<i pori^cti dVftoabt 
W iuMt^naon^ rJG&i9Ìi}iii iJvU' autore \ filladi noìi^ULoi^^ i fcaBia^L di Luigia, ^^ 



culto, s'imparò a cijstiaguere dnJ ruincrre de' passi comuni Jl ramo 
d'an passo aspettato ' (^ou un mi^t^rioso tijnore. Addio, citaa ancorsi st. 
cì^i'Of tìasa siì^Pius,fà:i{ a, tante vollQ fiWiv tìì'of^f^iirK, psu'^saiido, e noe ecu. 

roaaore ; nelbi yiijili' la meuttì fai fii,'urnva un soggiorno ti'finquillo e p 
petuo di epoea. Addio, olui-sa, clovo raoiixio tornò tante volte aei-e 
cantando lo lodi dol Similoro; dovaci» promctìgo^ prepniato uu rifo^ da' 
li sospiro aeffreto del cuore d<jveva ersero Bolennoaiente benedetto, 
i'aiQore venir oomundritu, u ciiiciiìiarsi s^nto; addio! CU d:£va a ^ 
tuntìL gioutindit^ è per tutbo ; e non turbit ntiii in ginla dt;^ huoì fglì, 
non pPi' pvepjLT'aine loro una pia certa e più trrande. 

Di tal genei'e, ae non biU * appuitto, erano i pensieri di Lucici, e pò 
diversi i cenaieri degli nitrì dne pellegrini, uientre In burca yli anda* 
avviciuaudg alla rivjt dogtiii deirAddit,^ 



m 



C!APlTt)LO NONO. 



I 



L'nrlttr die fece la burca contri» la proda, acosse Luria, \a qua 
dopo nvpr nnringnte in segreto le Uit-rifiip, jiI^èci la t(*iitn, comò ye si flv 
^liasaon Reii^D it^cì il primo, a diede U mano ad Agnese, la qua^e, uscì 
pure, la diedfl tiJlft 5|=flia; e tutt' e ti'e rosero U-istumtìnte grazie al ba 
trtlolo. "Di elieooHaV" lispope qtielln : ' fljrim quaggìil por uiutar 
Tono con T nitro," e ritirò la mano, quasi con ribi-ezzo, romo tìe j 
Ibsae proposto di nibrire, alloirliè Kenzo unrcò di larvi sdrueciola 
«un purte de^ quaitrinidli che ai trovava ludoaso, e uh© avcvu prfl 
<luellii. sera, con inten:<ionB di regalar geuerogomente don Abbondi 

anaod"^» questo l'avesse, suo malgrado, servilo, 11 Laroccio era li pronti 
vonduUure aalutù i tre aspettati, li lece aallre, diede una voce a" 
bestisL, uni frustala, e via- 
li nostro autore* ntin descrive quel viaggio notturno, tat« il no 
del pueso dove tra Cristoforo avev^ indiriKKate le due donne ; anzi j>r 
tOEita espi'QESftmentc di iiun lo voler dire," Pai prof^reBuo della etona 
rileva poi la cagione di ({iiesto relirenze. Le avventure dì Lucia in qd 
.eoggioruo, si trovano avvfluppale in un intrigo tenebroso di perso 
oppartfUi^nto a ami famìglia, couie pare, molto putente, al tempo o 
' Tautoro Bcmeva. Per render ragione della strana condotta di qua 



It"l fumoi-t se. Abbiamo nni due vf^rei; v filtri ne tiaorroio ti prima udopi. ■ t\ loEti 
fino vedere da aè^ gid^irvu il Komidl, che i lursf e Lo rime vunaa L'bSHiuido ituri^ ruffalti 
ax^'-wy hilaiìSir. E bìccoiuc ^1 [lUÒ osa^r ccrli cìio il Mnn^ruu AOi-iiaB Dosi qiijiaj jiillirlÈV 
iuiihIgh 1^f.-^l^LÌl noi Hhblutau qui ilT \iìva del namr- il lijigikiL-'jfiii iiiQjncp diviati uatuiiLluuii 
pDQfllH. '^uaudci In «<^Alda uà afTotLo t'-vo l ^'.tkilmrdL'. > Up. clL, pag. 71. 

' ^ Il ttf litui i"'i b da idAniin». » T<'Tnuiii.it<<r 

1 4 Ubi Tolln lili's, uflBorva lo Z:hj(ittL, troppo buFjIliii^ par «Inn vilUiù qnQst'aiIdlo^it 
A.vvdL'4^1 ihi3 V nutoi-b parlava in uoiuki pcoirriik « ei facuva ai>l tutto iuturijrota dai poniiiorl 
■liD cDikriinl doTHflno ^mgart; libili! intenta dui fug^'T-ivi; ma conia mal poti» ormstnisi ti 
^dofltti (rlvolu u an'J (nlohi OifldurvuEtCjnJ lu critliiEi, quEvriiln laiiU pmBkkJniJ ni iLiFiJu^lii ùit uga 
paruLi 7 Niiu hu miii amata la patria. Jtuii TIir mai atilitudaiinta chi onn hI udmmqfl 
ik -iii^l •MoTono aitlaLn, « totao piiì» Bolo intn^ndcCQ Ij nDp;r4^tjj piQtJi uU darti, oomo Jtun — 
tfiiir.ù. Htyfi ptitrla noJi.icjita H-ji ì raonij. * Op- cìL, pug. l^Ll- 

* il tnifliii iih/o'(^ Ci jjaru imililc quoiiLu n'UL^UbUtu <itiir l' nn^-iri. a DiJ [] 1i-tLori} ■_. 
crc^ft^ l'.k burla diivcik umittiitai'ui d'jivijrla [atta una vuHa udEI'^/mJuìj'oh'. Ma funai 
M4iir,oEii vijUa iji uib iulU^of r Ailoàttp» cliu t^itji nuli dJ ludu Eu JuLoitieUiaU Ui'i}iLatar 
Tur]>iii«i, 

» i^j fioH '0 wPlfr ìjti€. Ifiuv e aFulUìtoi più apli:clQ, DI nua YolbiC\^ IVtv. 



108 



1 l'EnMBs^i SPOSI. 



persona, ne) caso particolare, esh lia pt^i atu'lic do vii t^i ranco ri urna 

Bitociiito lo vita alilo co dente ; o ifl famiglia L'i Ht tpolla fì^^'Urrt ohu vud 
dii vonvi leg^erL', Ma vÀii che In ci rcojj nazioni! ilei pover'uonio, ci h 
voluto Kcittttìrre, le nostre Jiliyi^Eiiti uo V hanno latto trovare Ìq altr 
pjLi'Le- Uuu ttotitìu iifìlaiioHUj' liliu bii avuto ii. fai mcimoue JÌ qudl' 
persona mcdesmifl, iion nonnina, è vero» né ki, dgìI paesi?; ma ili que 
sto (iice ch'ei'JL nn borgo untiiio e nobile» n oui di cittÈk non uiam^aT 
ultro che il nume- dice altrove^ che ci pjissJL il I*iimb7'o; alti"ove. oh 
<■' à un arc:ipr^te. Dal lifjcontro dì ipK^nfi dati noi doduti/inio plip foaa 
MoiiEa tìfn? altro. Nd vaato tesoro Jeir indnzionì erudite, ce ne potr 
lun essere delle più. line, ma deUe più aictire, nun erederei, Potrernm 
uiiohw, HUpra <;oagi)LLuri3 ' molto fbudatu, diro il uoaie dulia faroiclii*!" ma 

buliljcne sia estinta da un poz^o^ ci piiv meglio hauiarlL» nelTu poniL 
H(per non metterci o. liscbio di far torto neppure ai morti, e pei- l^iar 

Hpj dotti quiblclie fìogj^etto di ricerca. 

B_ I notìtii viiig-tfifttori urri^aron duiRpie a Mon/.fi, poco dopo il levi 
^Kfel sole; il r.oQonttoie entrò in un* osteria, e li, tome pratico di:I luogr 
H9 uouoHcuntij d:ì padrone, fcice uanegnar loro uueì atnu/a, u ve g^Ji fto 
^ponLpag'iiò, Tvì\ i ringrrtJiraTJiRntì, Runico tentò pure dì f'ar/^li ricever 
Bbualche daniiro; ma quello, al pari del harcaiolo, aveva in mira uii*a 
B&a ricompensa, più Fontan.i, ma più aLbondante ; ritirò le mani., aiich 

liiij e, come t'uggendo, corse ti govcvozire in sua tiGstia- 

Dopo una sera quale rubbiuuio descritti, e una notte quale ogji 

può immaginarsela, passata in compagnia di quo' prius ieri, l-oI sospeLt 

iuueaaauttì di qualche ÌMContru epiiiciovoln, al soffio d' unt\ broaKoHnn pi 
*.'be autuniiiile, e tj-a le contiime Bcotse della disa^-iata vettura, clie r 
destavano sgaibataniente ubi di loro uoiuiociasse uppena a veW l'o* 
eliio^ noa p^irve vero a tutine tre di afiderai aur |j]i:i panca uba &tav 
tienila, Uì niifl ^tanaa, qualunque l'oasie. Fecero coluzJone. corn*> permd 
tova la penin'iM do'teropi, e i mezzi ararsi in proporzione de'eontin 
penti biaogai * d'un avvenire incerto, e il poco appetito. A tutt'e ti 

ftuseo pt'r bt niente il bftnelifltto ehy, dne gÌoi-ni primii, ¥i^iLapettftvan ( 
are ; e ciaaciriio iriiso un gr^u sotìpiro. Renzo nvrebbe voluto fermai' 
li, ahneno tatto quel ffioiTio, veder le donne allogale, render loie i prìii 
Eiirvi^i; ra^a il padre uvevtt raeccimfl,ndQtii n qiiofito dj maudnrlo aubìb 
per la sua strada. Addussero quindi esse e gnetjli ordini, ecewtoaltr 
ragioni; die la gpute ciarlerebbe, che la sepaniKlnne pia ritai"dat 
sarebbe più doloroBQj cV cf^li potrebbe venir proni o a dar nuove 
a sentirne; tanto chs ai risolvette di partire. SÌ concertarmi, eom 
poterono, sulla maniera di rivederci, più presto che fosse poasibil 
Lui'LM non nascose le lacrime; Renzo IratLoune Oi attuto le miCf e, tettìt 

Sciìdn forte forte la mano a Agnese, dìase con voce aoflbgata: ' a ri' 
ci'ci." e partì. 
Le donne si BureVjIjer trovate lieu impicciato, se non io^ae stAto qui 

buon barociuidio, che aveva, ordina di guidarle ul nonvento do' ooupm 
ciai, e di dar loro ogni altro aiuto che potesse biaoffnan^ S^avviaro 

i Ui'ii »toTi''fi itìhwfif. E il rtlpauiEiiiti, il TjanlD no |jjirU ^ lijnj>4 uclU ena tlitlati 
Ifitria^ Uh, VT, e. il, d%t:nta V. VpiU C'tt^tii, iip. tiU p^g. l<J&-i^7. 

t Snp'-a. iioi-i/itiorf. yntat'ufto rli t-opui non ai iav lniùiio; u pvùkìotv saruLho 4(iil 
Vaiit t\ì ilitlfi.: 'Mino da im^lTL uf^^'i ai '^crii/o. 4*tUA (*» ^ i^^ 

1 |,fi l'allivella Ola quelin bpji^ijula Du layva. lircn LiotLtHti. ^^ 

> l'^^^rl•l•Jel\{i l ifyii. Jli'utLa (ta^,\ v i^cuautu. A tj^Ji^ru il «nf/nji^ili c'4 tutto 
ffoaJflj/'fi'V. 



OAPITOLO SOSf> 



109 



|uc uun Uu a quel convento: il qu/ile, cptoe ognn^tv <'*'* InJflii 
a disLttEito dii Jlofiaa, Aifivuti ulla. pocL*, il c:oudmt'^i>' IÌn> il imm- 
illo. (&ca cbi^DL^rG il padro guj|L'(liii]io;^uesto Terme anliito» 6 riue- 
"n lu lettri'a, sulla ko^Ita, 

' Oh l fra Cristoforo 1 " disse, riconosSce^Jo il carattere. Il tono ^ella 
e i tiio\itnotiti del volto iiidieiivmio maniffstampntt? ohe protemit 
Dine d*mi grand' amico. Convipn poi A\^e uUe il nostro buon Cnato- 
I avess!G,^in (jaella lettera» raccomandate Ih donno con moHo calore, 
IfcnTo^il lorfi cago con niolto EGiitiment/J, pcrcb*! il Rii.iriliimo iacQvn, 
lanl.o in lauto, atEi "li sorpres» e d"'iJidtì^niiKÌone; e, alzando gli oi;cki 
[foglio, lì fissava salle donne con mia certa espressione di pietà e 
plereiST^e. Finito eli' ebbe di l^ggere^ stolte lì alquanto a ikensiire; poi 
fa: 'non e* è cbo la signorfl : so la si|rnora vuol prenderai line- 
ili pegno.-.." 
rirata quindi A^noae in disparte, sulla piazza davano al convento, 

Kboe ali^nns inti^i-r'og^izroui, alle rjuali e^sit aoddisfecE; ' e, larnato v^rgo 
Itìfi, disse a tutt" e due : " donne mie, io tenterò; e spero di potervi 
■nvuir- nn ricóvero piìi che tìicuro, più che onorato, fin che Dio non 

v'tbbift provvedute in mi^linr rnnnioj'a- Volete venir con mo? " 

Le donne accennarono rispetto sa mente di si; e rt irato ripreso: 

'Wtì; IO vi conduco subito al monaatero della signora. Staio per» 

uiacDHÌc {[li un', alcuni p:t::s^i, perchè \a u'enttì ai dilettii di dir itiale : e 

|Dio sn riiinnie hellf! chiaiT'iliiere ai fVipf libero, a*T ai itìdes.iifl il piidm 

ffmir[|i!trio per la stnubi, con (iualndlagio\ine.HH, condoline vog-liodire,"' 

Cijhi dicendo^ endò avnnti, Lncia arrogi*!; il burocciaio norriHu, 

(piarfkudo Apni^ae. la qujdo non pot^ toiiorsi di non fnre altrettanto; 

i*T,iitro tro si niopsero, qnaudo if frate si fu avviata; tj gli audaron 

'• llietro, dicci passi discosto. Le donno allora domMmkrouo al baroceiaioi 

fjo ella non avevano oaato ni pcidre gaai-diauo, clii fonflo la signorit, 

' Jia signorsì,'' rispose quello, ^ è una monaca; ma non ^ una Tnonacft 
come l'iiltre. Non è che eia la badessa, ne la priora^ elio imzi, a qnel 
0^<J dicono» e una dtdle più giovami : ma è doll/i cniitofa d.' AdnjiMJ ; e i 
^oi i\\-] (mnpo attiro r-ntno genie grande, venntn ili RpaLfnri. ilove son 

Slmili i-he comandano ; e per questo la cbianiano ,ta eig-nora» per dire 
. '' t' rjjia gran signora ; e tatto il paese la chlamft co» ijnel uomo, per- 
dili* dij'onij eh© in r|nel mouiietìro non hiiniio i;y\ito mai uua iterBfuin 
*jiiiili?; fl i fìiioi d* adesso, laggiù a Milano, contili! molto, e son ai qaelli 
■W hsinno sempre ragione ; e in Monza afiehe d^ più, perche auo padre, 

J'**litunquo non ci i?tiit, è il primo del pacau ; ondo ancho loi puè far 
Ito e ba'iso nel monastero ; e anche la gente di fuori le porta un jfran 
'^^etto; e quando prende nn impegno, le rie^e anche di spuntarlo; a 
^pTciù, fic qiifl buun religioso h^ ottiene di mettervi nelk aue mani, h* 
,e}|P |^,i v'iu-L'ctti, vi mssù dire che sarote fiitiire come s idi' aitare," " *( 



Cf.mr oijinìn un. Iti qunl m*u1n lo pu^i ynpKro M loifirp? 

Si uriU In iltrT.jron£i. fra qnc^^ti frate, c\\is nnnlio òa un' upora -Vv JltoE^ iroa parlito 



^■tiid gMlintL^rm, pAiIro Criùtcìturii. aiìiiii.i iutumeru 

* Il bani'CiaJa il n tl]>0 Jol vcril pripulum»- Uri Uo, 



► pi' 
l'I *imu ni imvprulli suoi pori. Crede atìri^tDwnto rbii Viioljiti, perchè dlacenfltnli In liuat 

* ^i^vom «j*n[e a surviri o a<I Ji*"<ir ttGiflpr<) lori». • Coi/ro i poyorT c'ìi Heinpto ginstlllA. i 



110 1 I PB^MBsPi "ffj'Ciar. 

QafiTido (il rìcino alla portn flel borgo, fiancheyginiu alki'n da un 

niitì«o torraWluouo mezzo rovinato, a da un ptjK^o di <'ft:i|,p|lac5ÌQ, dtl 
Toccato autV e^so, flie forse dieoÌde^raÌPÌ lettori' uobbobo ancor raiu-i 
mentìLTSÌ d^aver veduto in pieJi, il guardiano gì letmò, o si voltò a 

5u5trdar sk gli altii venivano; qniudi eulru. e s* avviò al moiiaaLei-od 
ove arrivalo, ai formò di nuovo sulla soglìaH appettando la piccola 
brigata. Preprò il barocciaio cbe^ tra un par d'ortì, tornasse da lui, fl 
prender la ridpoata: questo lo piomiae, e si licenziò daHe donne, cba 

10 eariniivoi] di riiigraainriienti, e Hi romniisMonì pcv il pfldrp ('n=;tofora3 

11 guardiano fece entrare U nmdre o la iì^rlia nel priaio cortile del mo\ 
mistero» le introdusse nello camere della fattorea^a ] e andò ^oì\y a chieJ 
dur Ift ^aKitt. Uopo qualcliir tompn, rifloniparve giulivo^ a dir loro chd 
venì&.^ero avanti cou lui; ed era ora, ptrdiè la tl^Wh e la madre non 
Siipevnn più come fare a distrigarsi dallMuterro inazioni pressanti della 
fatWrftìHa. Aitrayersaudo un secondo ix>rtiloT diude qujtlclie avY^rtiJ 
minuto alle donnp, sul modo di portoj^i con \iì slgaora. " E h&n diepoRta 
ppr voialti-e/ disr^e, ' e vi può far del benr quanto vuole. Siate unifH 
e rispettose» rispondete con BiuL'erifca alle domande che le ptncerà j] 
ffirvi, p quando non Eioto iiitorrogatp» laHciati- faro a mo." Knt.rfti"onJ 
in tina stanza ten^eusi, dalla quali? ei passava nel parlatorio: iiritna M 
mettervi il piedf, il ^a:irdiano, arcentiando Tuacio, disse aottovooe allj 
dmme ; " è quf," comi: pi^r rammflntnr loro tailj quegli avver(Ìjiie«til 
l.iii'ÈM, che non aveva uni visto nu monastero. quariHo In nel parlatoriol 
yiiardù in giro dove l'usye la signora a cui fare il ano incbim»» e, uom 
ìecorgenilo pei"aoua, htava tome incantata; quando, visto il padre m 
AffTieso sndùr vei'HO Tin Q^tfolri, gimvdò da quolli parte, « vide ima 
finestra d' una forma singolare, con due grnsjJt! o fitto g-rate di ferrd 
distanti l'tina dall'altra un palmo; e dietro quelle una monat-a Httu 
ìt BUo aspetto, olio poteva ilimoetrnr veutitiioqiic anni, faceva o, prima 
,hin, unMmpressiime di bellezza, ma d'unft l"illez:ca sbattuta, Bliorìta 

'V, direi quasi, soorapostn. Vn velo nero, sospeso e fetìi'ato orizzontaH 
mente sulla testa^ eadeva dalle dae pjirti, discosto nlquaiito dui vìaoj 
sotto il velo, una bianchi salma befida di lino cingeva, fino ni mp/zo. una 
fronte di divcrBa, ma non dMnferioro biancìiexza; ^m"" altra benda a 
pieglie circondava Ìl viso, e terminava ^^olfu il mento in un soggolo, clul 
^eÌ Btfliid<?va alquanto sol pptto, jl coprirò lo seollod'uii noro fiaio. Hfl 
quella fronte t?i raggi'in/^ava spesso, come per una contrazione ^o1(H 
rosa : e allora due Hoprjiccigli neri si ravvicinavano, con un rapido mo] 
vimento, Uno ooohi, neri ntri anuh' arsì, ei fìesavano talora iu viso allJ 
puracue. cou un'investigazione superba; talora al cbinavano in irettd 
come per ciìvcare un uascoudi^lio ; in certi momenti, un attedio osBeìl 
vatort avrfibbe itrgomeutn-tu eli e chiedeagcro atl'etto, con'ispoijdenzj 
pietà; altre volte avrebbe creduto coglierci U rivelazione istantanp3 
d'un odio inveterato o rnmpr^'ssfi, un non eo icbo di minaccioso e S 
feroc-i : i|uaudo realavauo immobili e fi&tii ttenna ^jjU.enKioTie, chi ci avrebbij 
jmniaginattì, una avogliatez^ji lìrj^iiglÌDsa, cbi avrelilip potuto aospetlrtr 
il traviiglio d'un pensiero miscosto, d'una preoccupaKione familiai 



all'animo, e più forte su quello che gli oggetti circoatanti. Le ^t< 
phllidìamme BVi.md^vimo eon un oontomo didioato o grazioso, mu aHia 



i Jikei àf'mU< féitati, Ci rl^blamA alln jatmiv ti t ttailìiIho 1 mf*l rajitjcrnqna Tttlo 



.u 



mio 



t: vaso raoncanic daniut lotita oBtcauazionl^. Le lobl^ro, qnantanqq'.' 



ftppeDA tinte d'uu roseo elfiiulito, pure, spiccavano in quel pallore: i 
loro mijtì erano, come quelli degli occhia subitanei, vivi^ pieni d'espi-ee- 
eìoQe e di jnigtf^ro, La gro-ndeazit ìjgd fc/jxuuta della pf^rHDua ecompiirjTn 
in nn certo abbandono dol poi't.oment'J. o nompariv^ sficiirata. in cerin 
moase l'cpentine, irregolari e troppo risolute per uim donna, non i^Ue 
per una monaca. Net Te^tire gteuao e^ ero. qua cs \k qualcosa di studi>-LT.ii 
u dì nugletlo, <Ai& aimutizinva uua iiiotiac;/t sino;olare : la vltiL- ern jittil- 
Inta con una certa cura Encoloi'cecft, e dallii benila usciva scruna (ompin 
una ciocphettìna di neri^iipolli ; cosa che dimoatravu o dimenticanza o 
disprezzo della tegola, clic prescriveva di tenerli a^-mprc corti, da quando 

Lerano stati tagliati, nella cerio^^nia solenne del vestimento.* 

ì Queste rose non faeevftoo epecie alle due donne, non esercitate a di- 

r niing^uer rucrrmc» da mouacjL ; n il piidre guardiuno» che nou vedeva ì& 

sifoni per la prima volta, era ^iii avvezzo, cnme tart* altri, a quel non 

so che di strano, che appariva nella sua persona, come nelle sue maniei^. 

Era cesa, in qnol momento, conio abbiaui detto, ritta vicino alta grata, 

con ona innno appofl-pioti litngnidinHenttk a quolhi, e Itì bìuncliiammfi ililii 

1, intrecciate ne' vóti; e guardava fisao Lucia,' clie veniva avanti esitri»d<». 

I " Keverenda madre, e aignora iJlustrissima,' diaae iì ^fnai'diano, a capo 

I basso, e ooii la mano al petto : " qaci'tjfc ò quella povEi" R-Ìovinc, per la 

ijuale ni' ha fatto aperara la sua vafiihi protezione ; e quelita ^ la rnadr*^" 

Le due presentate taceva^io grand* ini'ìunl : la yigmirii ai-ceunò loro 

"con la njanu., die bastava., ts ù'\^^c. voltrtu deirti, ni pfì,d]i.< ; " ti iinit iMilaiia 

per tue A poter i'ara un piacere a* nostri buoni ftinid i padri cappuc- 

ciiti. Ma," continui* ■ ' niidicaun po'piii parUcolannento il cago di qu©- 

lutJi gio\inc, per vmer mey;Iio coeji si possa fare per lei." 

Lucin diventò ros&a, e abbassò la teaia. 

'Deve sapere, reverenda madi'e..., " incorulnciava Agnese; ma il 

rnai'dmno la troncò, con un' occhiala, le parole m bocca, e rispoafi: 

t^uo^ta giovino, Lii^norfi illiii^ii-iEiGiinn, mi tÌcd raL^cocn andata, come le 

10 detto, da un mio tonfral^llo. Essa ha dovuto partir di nascosto dal 

" fuo paese, per aoUrarhi a de' gravi pericoli ; e ha biaogim, per qnalche 

tfmpo, d' Oli a&ilo nel quaJe poa^^a vivere scoupjciutft, e dove netsuilO 

.rdisca venire a dishirLarla. quand'iLnche..,." -W ^A^/^»^,^^.^^ 

'Quali pericoli?" interruppe fa aii^iiora. "Di grazia, padre pruir- 
Iljido, non jui dicA la cosu cosi Ìil e^nlmma, Lei sa iihe noi aitiTe mond^ 
ebe, ri piacfi di sentir le ptoHe per rnÌJiiLto/ ^ 

Sono perìcoli," rispose il guardiano, " chfl airorecL'bie piu-issime 
iella reverenda madi'o devon easere appena leggemir-nte ui-connati.»,' 
" Oh certamente," dìeeo in fretta la signora, iirrnsEpado alquanto** 

f QiiDBta ritrritio uhdL |iBrtico|jir«guiato, a fursu All'Illa troppa, ò citmo ha sCiiliibl UvUn 
ft della moniea di ì/tatnA v ^ispuuuTauìi^ rlul lottnro n^A^coltai-nt J« Btoinaln nato 

mdA. l'ofllunjo ti riveW l' JiiUTiin,— ,\i-Un ifT'moiti'i wlnttir *ìfl tt^Umiato. Ari'i'lttiu fflt;a 
*no a taai-luj^ la prima lei^ionii ; ?Jbi,u cfiainbirjt pni.tssB ifctLA l'Dui'i^^j^h^ ; L>nLiacno 
tvi'ffbbi.' dovnlu din* dtllB Vestlziairf^p <?oiue Jil cap. IV a propor-ito rjf yvVtt Crial.oriiPO- 
' A ^Httnliont Jt-fìo Lu'-M ni, OwHUiiVAMjfj qubi.Li cim pi avauzavj^N". A niiPflU c<fr- 
•AYtttc fu p<P|-Uto il Manifliii du urri ragiciUb tuttii pati'uJ olirli, uLu ilnlj^Jiiinu rlnurcnri) 
' rttruttii a iivlla vtU ijella UlU^iUca. 
■ Ani nìii-i puìnnilii,ci putrr or. l'or ^in>sl"niiflrnln*'i Tedi La mjU^n (>jip, flU. ?JilJtì prijiia 

* il tfèivìda a^Mauio. fiAi-tV^iti troppo crudcld «u volfiAalmo duOiJÌrc 'iiKbL^ rua^ofi» oon 



aule 



E t]J triilr 'pnoRiti II ILvibvCj 



Em verectfinlìu. ? Cbi ftveasii osfetrrvatEt una rapido espi'etsiona ùi ila 
spetto cho iLCcompagnava qnel rosBoie, avielilie pr^tifto «InbìJarne' ■ 
tanto più Be V uvessc pmragoiiiLto con quello che di tanto in tanto d 
spandeva sulle gole di Luoifi, i 

" BftRleri dire," ripreso \\ gnardianti, * cho Dn ca^alier prepotento-J 

noti tutti i grandi def mondo ai strvooo dei doni di Dio a. glona sda, i 
\t\ Taift-QLF^o ilei proR^imo, cotue Toa^ignoria illuatrissitria: nn cavAlid 
pTepotcott, dopo aver perdce-aìtftta qriflUlia tempo queata cretttiii-a eoa 
iDtieffue lutìJu^lie, vedendo cn^ «rano inutili, eliìie cnore di perseguitarli 
apoitìLiiientc con k forza^ di modo che ia poveretta è atata ndotta ] 
i'uggii' dn citsn, euri." l 

Ac<;o&tìLte\i, Quella giovine,*^ djjjfìe la J^fgTiora n Tiiiria, fiieemlnli 
feuno col dito.. So che il padre guardiano è k boccit della verità; mi 
nessuno pu& essor meglio iufomialo di voi, in queat* atTare, Tocca a vd 
a dirt'i ee questo oiivìdierc era un porpr-ontore o^dfOBO." lu quiinto al 
r accoi^tai'si Lucia ubbidì subito ; ma riepondere era un" altni faecendij 
Una domanda sii queliti materia, qunud' anche le Ibsao stata ì'ntXa dì 
unft perpnjie. ana pari, T «vi'obbo imbrogliata non poco: profoi-ita ài 
quella eii^ncra, e con Ima cert'aria di dnobio ToaliflTio» h levò ogni ed 
rag^rio a rispondere. '' Signora.... madre.... reverenda...." balbettò, e ijob 
diiva seguo d'aver itltro ii dire. Qui Agnese, udiud quella die, dopo d 
lei, era eerlamente la meglio iuformnta, si credè autorizzata a venirlj 
in aiuto. " illuahÙBsima signora," diseo, io posso far testiinoni.Tnza chi 
lineata mia Ijglia avi^va in odio quel cavaliere, come il diavolo V ucqtu 

santa: voglio dire, il diflTolo ern lui" niii mi fierdoner.\ Re parlo mal d 
piPTcbè noi siara gente alla buona. Il futto eia dje questa po\-era i-agnsaa 
rra promessa a un giovine no&tro pari» timorato ni Pio» o bG^i avviata 

e 36 il aignui- turato fo&ao etato uq po' piiJ. an uomo rli q^uoUì oho m'ùd 
,>tendo io,... so che parlo d^un religioso, ma il padre Cristoforo, amia 
f qnì del padi-e guardisiiio, ù voliginso al par di luì, e qu&l^^ è un uon« 

I pieno di carità, e, ae foii^ae qui, potrebbe attestare.,./ J 

1 " Siote iieu pronta a parlari seua^ essere intcrrog-ata,' interruppe 8 
I tìifi-nora, con un atto alterò a iraconflo, cbo la fece quaei parer LrutUl 
'. " Stale aitta voi : giìi lo so cbo 3 parenlì lianuo sempre una risposa tU 
' d.irtì in nonif» He' loro figlinoli ! '^ ' j 

', Agnese moTtifìcata diede a Lucia un* occhiata che voleva dire ; yeJ 
quel c.ìiv mi tn^caH per c&aer tu tanto impicciata, Ancliu i! guardia™ 

ius;omiuva lilla giuviiie, dandole d' oet^bio ti teiitenpando il copo,* old 

,' — " wcftirfc^^i^T^^^i 1 

lirrcìiL' ijij«Hbo roHwro bc non ara in ki Tf-\-eron\fifiv er» pi-ro Ijl trdi^cJi «he uì f.il Rr^ntA 
lUQiita nvDK laBciatA Iji T'J4>lGii?n lu qiielln povern i»nin^ìnc^nt.i ; ii ut brnrA ra^mola rhu 1 
i\ Mjinfirrri]. noi dì nunliniiiii Htrln^cro 11 cuora jicinsand'^ nll'nmikrufcin elio un'.-knìiuA Ùm 
^MJaln «Ictfu proverò '|jn(ini«l nU' Uividinbilo upoltm^ol-i dull'ioticeoitin. j 

■ ^tatt iill'i i\at-- ec. Alla mon&cn fu ntiaia El poltra d'AKUDSitk n^u ^^ porelk^ bsm 
Ir^rli ptjnia^tiPTicTu ìuliern^uji^an tan perche Ia non li-'-nt!jqonÌ4Ti7.A rlp^unnlo airod^u di t,iicM 
jurc '[tìtA CAvi^lLJ^ro non rEttpoflilDVjL fona a i]UDt]ta ftvrtbbc é'ssa. dcflldcrA^o, A lol urtniH 
l'iiiì I|L l'OBA lusBo panr^nth i^tj-'1 unDsJ.4iFii'iilBt u nitn l^i \ud1 ari-'^oi'O ad Agorai.', puj'dlifi Ji 
jMiiiinn '>'\ni'0 irmiiit itnu iiHponi,! t-ti. In i^Eie^l.u parole fi jinh -irnrgnrfl JiiidiQ iin'.iinin 
ltlliiiq1uiio b} ca^\ dokln eiia vltu, — rnrmtt pi-i^ C-leultoi'l. ù un la^kllll1lUl^ rl]ittDio 8pv*ÌH 
dui ntiLiiK"Ltl, roi> «1 BiL fjDrcliù. j 

* AnrKf il nitariliivio uni'CHji'ita nlla ginciif^ dnntlalg ira-L-hni n tcnittnainio it enp&i ti 
i>irAiiir[»vi A^•t}TissAv^ mìbb ouh L'orcnio n <"0t mjoVitB rpEr> mato ataa ninr^Hi:. ?«i ufo 
'i4'UitA If^r.iiiiK' i--H^\ rjiidl f'ift rho b fuart di ^rOs^n, e nil u^no ««illitkiiri 'ii'rl,f iininnjLlidir n 
H.lrir*|j|o, Ni lio^-^rfli ml^Mui-Q dulia ««un'la p'^rfhì' piii samplipr' v nftCìimlii- rgunl if-tn-lita 
tt'tfr'f'i't ìi Ein pu' rie e l'irato; qnel UfttnU'i-ti'to ^irny*- bu in tu L'IdonduELn 'Lt''r^ji]ir<>vitRiaiif 
K^/ r/rHprcis'ofK'. 'ini t-rn in'tt>n. por<!liTi Mfognuva ìncnrni!«iiirp Liiri*. rmn avyiilrln* | 



Zìo uTii il momtfiLto ài B^^nitidiir^i. r? di nob Ittnciaru hi eotito In 

('' Keverenda aignora»" diuBe Luei'a, " quanto le ha detto mia mailre e 

flva veiitft- Il giovine ubo mi Jiecoirevft,^ " e qui diventò roaaii ronaft, 

i, Mi Bciisi se parlo da sfacciata, ma fe vr.v 

L laadjir pei^sar mnle di mia nindre. E in ([uantn a tjupl signore (Uio 

peritoli} !) vorrei |jiuttoi^to luuiJre^ clit c^mler jielle sue mivui, K ae lei 

f miBBtA cn,ritj* di uiottprH aj Hicnrn, gificeliè *dani ridotta a far fin^sitii 

" ". di chiodar ricovero, d ad incomodalo lo persone dflbljooe; ma sin 
la volonMi. dj Dir»; aia certa, ai^nora» rUe ncBSiino potrà pregare 
■ lei [jÌii di cuore j?Ii« noi povoi'tì dorne," 

" A voi credo ' ' dlsae la signora coti voce raddolcita. " Ma avrò pia- 
in ili Beutirvi da solo a solo.^ Non cho abbia bÌHntfiio d'altri ecfaiari- 

nti, ni d'altri motivi» per acrvirc ftllc proomre dol pndro guardiano," 
ffìntiBe snbito. rivol|rendo4Ì a [ui, con nua compitezza atudJB.ta. '' Anzi," 
itTrmò, " ci ho già pennato; ed ecco ciò che mi pure di poter fir di 
ufe^lio, per oifL. Lji f^ltoiRftìa dol num^atero Lti imiritatu» (jochi giorni 
iiDiìn, r tilttina pna figlinola Qiieete d'inne potranno ocf'upnr ìa oftmerft 
h^PMila in liberta* dft quella, e supplire a qne'pochi siprs'fzi che faceva 
H- Yerajneiite...." o qui accennò al g'ii/irdiauo che a'avvifiinasBe alla, 
flfat:i, n eontlnaò iiotti>vocic : " vi'ramcrii^, attesa Iri soar^sozza ilelPaiinate^ 

mn ìi penriuva di soRtituir nessuno a quella giovine ; ma parlerà io allrt 
titìd^i uadeBfla, e una mia pai'ola—. e per una premura, del padi'e gnar- 
<^*fln'k— - la rtommji do Ijl c'c[*a por fatta.'^t^v***-* ^ t**-*-^4*i»M 

, Il t'uavfiiano C'jniiji>.niiva a ringraziare, ma la signora Tinterru^pe: 
ncHi «>ccon'on cerimonie : anolf io, in nit caso, m nn bisoyTio, Biprel far 
tìniìKale dcll'jissisLf.iiEai dt' pailn cappuicini. Alla fine/ cuiitJuuù, cdii 
UiJ riijrriso, nel qnHle tnippariva un non ko che doronico, e d'arnaio, 
rulla tiue, non aiiim noi iratelli e sorelle? ' 

[ UihJ detto, chiamò una conversa (dne di qneate erano, per nca dì- 
DKioue aÌDgolar^^ iis^e^Date ni suo a^rvi^io privato), e le orlmò clie 
Partisse di ciò ìii badessa, e prendesae poi i concerti opportuni» con 
' l^rtToressa e con Annoso, Ln'onzio questa, accommiatò il gmir'dinno, e 
P"*(mfi Lnuin. li giianlittTio ncncinpiiffnò Agriosc nllft p<irta, dandole 
^^'0 iiitnizioni, e ne n' andò a ycriver la lettera di pai^guaiflio all'amico 
'sjoloi'o. — (.Iran riipvi'lljuo che è ijuesta signora ! — pensava tra se, 
latradjr,; — carìosa davvCuol Ma clii Ift sa prendere per il aao verso» 
pr ciò cLe vuole. Il mio (.■ristoforo non a'aapetterìi certamente cU*ìo 
servito così presto e beue, 'Jciel brav^uomol non o'è rimedio: 
fOf^iia ohe ai prenda aempr*; qiudcbe jnijiogno; tnit Ijj fa poi- bone, 
Ot j.tv bii qneeta volta, che ha t.iwato nn nmìco, il qual"^, Sfinza tanto 
epif.o» aen^a tanto apparato, senza taufe ract^otule, Im condotto l^afTare 
t'^Uon porto, in uu balUr d' occhio. Sarà contento quel buon Crlatuforo, 
IB^ auttorgerà che, ancho\noi qui, sìtvm buoni a puniche coi^a^ 



nr 



iurma Vl^^I paru uji itiiiIhì H.'Hikii'^iik- itsato dn Monto quiiJiilo purlrv cdu l'Aifi^nQu-ffarbu^i 
pillili iiiovìr>e. uUii «fililo dJ.inurTevo < |i-ji]r, JII|. 

* 4 voi trtilt^ \ f^i \n liliali 4 ri png, M. 

f ìin *'.if' a njpf Ha tuiji: U r^frix. Tiattnn riusi di duo Jouou A tulgli^iio (n pHioii 



it^wr^^y, /y. 



I Ulnl'i- SI lU'rt i^LMiMtrH'iiictita ^urlando di porabni g HI nniuiuie ìa go- 



' \ LIBCb b pili \i"J\llÌV ijUDlltlu p] (ihltUi KK'IUi; A i],iJLi O^L tiMU^^C^ U &\ '^\jV* 

|Kiii.. nuli pili mml»i»ln lI:| dir' 



I 



(liriti ^ìi ntli e lo paruli?, rininnia poi toln t'oli nnrt t^Jovìue cont'uLn. 
iiiespertft, unii pensava pifi tanto a compuer^I ; e i st;oì discorsi divea 
T!or*j Si ijoco IL poco cobi strani, ehe, in ycce ili vifcrtrli, noi creiiiarn iiii 
Oi^pOL-tuiio di ractontar bieremente la storia niiiec<*iÌeiile ili questa u 

i'riice; cupI taifcto L"io« ohe laati a render rflg'i'''^*^ deir insolito e dei 
pteri<iH(j che uMjinm \'oduto in lei, o far comprendere i motiyi della 

l'ondoUn, in qat;llo olit) avveniio dopo. 

Em e^^a. Tultinia Jig-lìadi^l principe***.' g^an gientjlniìmo luìUne» 

die poteva i^ontart*Ì Ira i più oovìkìùsì della città.. Ma Talta opinidni 

Fcb© nveva del suo titolo grt faceya pjirer le suo enst-anze appena Biitì 

rJenti, :inzi tìcarde, a Hoatein?mt Ìl decoro ; g tutto il ano p^deip^o era 

conflervnrle, almeno quali ei-ano, unite in perpetuo, per guaiito dipeiidfi 
da lui, l^nanti figliuoli avesse, la storia noa lo dice esprPBsameiite : 
solamente iDicndcrD che avcvft dcatiìmti ni chiostro tutti i ciulctti de 
l' UDO e dell' altro sesso, per laaciiire intiittfl la sostanzia al primoifeiiit 
desUanto a uonaervar ' k fnnii^lia, a procrear cioè do* figìluoli, per tc^ 
mentirsi a tormentarli nelbi Hti^ssa manii^ra. La uoRtra, ini'oìii-e eni anco 
nascosta nel ventre della maitre, che la bhh condizione era vìii irrev 
rcivb il mento stabilita. Itimaneva soltanto da decidersi ae sarebbe un mi 
Tiiaco o ima monarca; i^eclidione per la quale faceva bìi^o^no^ non il su 

' r-fjinpnHo^ ma la sna presenza. Quando venne alla Ince, il prijii"fpe fa. 

Sadri?. volendo darle mc nome ohe risvegliasse iriimediatHiaente !Mdt 
ol chiostro, e che loase stato poii:ato da una santa d'alti nutrdi, 
I^^Matiiò Gortriido.^ Bambulo voatìlo Aia Tnoiiaca furono i primi iWocc 
he le si diedero in mano ; poi flautini che rapprcaentavan monache; 
fJQ ne* regali eiTin sempre accompagnati con ^ran raccon»an dazioni di t 
picrli beo di coulu cuiiie coca prcKÌuaa, e oon qot^irintorronjflre Éiflenui 
favo: "bello eh?'' Quando i! princiiien ti lii principessa o il principio 
felle Holo de^niflBchi vaniva allevato in casa, volevano lodar T aspetto i» 

Lrt'va che tion tiovai^^L'r umdo d'espriii 



p(^ri*so della l'anL^iuUina, parava che non tiovai^^L'r mudo d'esprir 
bene bi loro idea, so nnn con lo parole ; ' chfl niadro badpflj^a I " N-^ssoi 
pfirò le disse mai ibrettamente : tu devi fari;Ì tnonat^ji. Kra on* idoii nrt 
tiiiteaa e toccata fncidontemente, in ogni dii^cor^o clic riguardasse » m 
destini futui'i- Hv qualche volta la (lert.riidina' ti-sisporrova a qualche at 
un po' arrogaate e imperio,ìo, al che la sua iniiole la portava uiolto i 
CilmenttT " tu sei nnn raijaKzinit. " le si diceva : ".queste maniere non 
COtlvcDgonc : quando ^fi.rjLJ luailri^^badcrisa^ allora ooiuaitdorai. a ImcclictI 



' Ditti M.-irtinQ Levva, prlnnpi' di Miiii7-a. L'ppisioJio fli qhOHU pnvpvtìttji ò U sto: 

/l' uii'aiilian '^in> avsaì!h6 poLnio i-tcoy hucnn te uun fitaaa atsra tniu"liu''iiiit conlrmu 

tii|i' fiiiirt iiiToUì ; h La ttiirft^auJ fittrlKulu In naaì miseri (<mii|i1; Ijistoi'ii di^l paLA<<tUlUl 

- À i:cjii^r;niir: A ^ebfetuaitb. Il rEAriTtr\iiE ^ moiio proprio, à vero, nia ril ^vn \ 
tflbf °(ilTa nj^^lirj all'I- buribL pi^Jiii:ljjcauD. 

T 3 firrifriilt, Q\toata n<tns in Toacmia pi pTJJumiztji o ni wrWn Ùrflriiiìt- M Mia t( 

' iiMillD fu Vli'giiiiH Miirla, viam rlsBltn dn una k'ItLTO lei izArdioale l''i?4lui'lEr>i |tlllr1>IlC4 

d'I Caliti op. Hit., phf, 12\). Il Muiizonì, HCtJvoiidir lu prufoBita n.\ rjml.j, gjt ^(Jcr?«B! ci 

mliL ne^ltfdni'ii 11 non conuflccro li liiLti<rii lJgI Uarromco, t nnn il,-iro oKji i^iiom ili nwi 

il BLjo TUTU uciii':- ^-^u « 1* ihI il'j I IL VOCI t IVI'? , hij LTfda'o l'Olii.^ oppJk^rlH giiotlo a';uii «a 

tTvg^iLa (1 Diuridoa, qiNi^l jìTi'-^io iiai nomo In iii'?Ji>gUii:i''-ioro ni L^iOirontL», * 

* r^n \ìtitiUit'.'ii. San È vflj'^» cUo i t'iurenCini, o in |_'i'ucr,ilii i Ta^rAui, caiìib ^^iTìi 
\] ll'C'viclhj [l'p, l'iL't fag. ti], mt^'lcino selupro V juttcolo iIlIvjiiiEj dì riimL pnpprl rifluii 
pUi; c^ io meUdiio f[itcial.icifat£ t>i,'r \vfi\ì ta-niUiFti. oonia iiitl ha. fatto il Mantont: t 
(ftf«Pt4 traso pili raj'Mi^vlo hii pure i:i nm ruglonfl d^CH^ara nel lì^ntijihriivo, cJio <<i 
« '/» fraao aetuiupa girata da mi n^^attìvnn 




CAPITOLO roso. 



115 



Hi alto ©basào." cjaaUhe allra volta il principe, riprendeiidoln d: cer- 

l' tkUri^ maniorc troppo lìbero a fHmLg;liart allp <]TiaÌi caua tr/tanorreTA eoa 
Uguale labilità, " ehi ! ehi ! " le diceva; " non è questo il fare d^ una par 
tua; se vuoi che on giorno ti sì poiti il rispetto che ti sar^ dovuto» 
Ì(ni»a(a fin tV ora a Rtjir sopra di te : ' i iooidati che tu de^i essi^re^ ìii 
ogni cosB, la prima del o^uastevo ; perchè il sangue sì porta per tutto 
dove si va/ /n^ A'^Wo-^*. t* ^ .èUil^^^ jA-^ 

Tutte le parole di ijrii'dto genere stampavano nv\ cervello della fan- 
ciijlliiia l' idea che ^]ìt lui dovern «sser inonapa; nra quelle irh& vpnivBn 
dalU hocca del padre, facevan pìii ofi'etto di tutte T altro insieme. Il 
contegno del principe .era abitualmente quello d'un padrone austero; 
ma qaimdo ^i. trattava dello atata futuro da' suoi figlì^ dal suo volto o 
da ogui sua parola traspariva un' immobilità di risoluzione^, mm ombrosa 
gelosia di iitimandoi che imprimeva il aentimcnto d' una necesaità fatale. 

A aeì anni. Gertrude fu collocata, per educazione o ancur più per 
istradamento alla vocazione iuipoatale» nel monastero duve l^abhìamo 
vi?duta: e la scelta del luogo non fu seiiKa diaegno. Il baoii conduttore 
dHle duo dcritue ha detto <;he jl Diulre della aìguoriL era il primo in 
Monza: fi, accozKfi.ndiJ qnewl.a <iualBJRÌa testininniim/a ran ah'une altre 
indiea--iioni che Panoaimo lascia scappare abadahi mente qua e là, noi 
potremmo anche asserire che foaae il leadatarto di quel paese. Coinrni- 
i:|1)e ^ia, vi gfodi^vii d'uno. grAiidisnima nutorltfi ; e pen^ò che li. uieglio 
che altrove, la sua fì^ha narehbe trattal^a con tjaelìe distinaioui e con 
quelle finezze che^oteasBr più allMtavla a scogliere quel monaatero per 
euih perpetua dioiorn. Nù 3^ ui^anaavii : Ijt hndcBaa o nlcuno nitro inoaa' 
che faccendiere, che avevano, come si euol dire, il mestolo in mano, 
^fluitarono nel vedersi offerto il pegim d' una protezione tanto lUile in 
D^uì i}f:L'omTnza, lauto ^loriunn Ìji ugni ummeuiu ^ ui:i:tttAruu Iìl propo- 
sta, con eapreasioni tìi riconoscenza, non esagerat^^, per quanto foàaero 
forti; e corrisposero pieoaniente air intensioni che il principe iivava 
lasciate trasparirà ani collocaiueuto stabile ddla (ìgliuola: intenzioni 
plie andH-vaTi così d'aernrJo t'on le loro. Gertrude, Jippena entrata nel tao- 
iinsler'o, fu chiamata per antonomii^ia la si^^nurina; posto distinto a 
tavola» nel dorruitori^ la stia condotta proposta air altre per esem- 
plure; oliiuehe e careaze eoaza fine, o condite con quella famiglinriliV 
ìxu poVispettosa, che tantn ndesca i fanciuUiT quando la trovaro iu 
coloro die vedon trattare gli altri fanf^iulli con un contegno abituale 
di snperioritn. Non ohe tutte ' le motuiche fosaaro coug^u^ate a tirar la 
poverina nel laccio: ce n' eran molte delle semplici o lontane da ogixi 
intrico, alle quali il pensiero di pacrilicare una figlia a mire interessalo 
jiVr eH-ie fatto JibrezKO i ma queste, tutte attente alle loro orcupazionì 
parlilo lari, pni^e non s^ aecoreovnn hena di tutti quo' maneggi, par1-p 
non diatingLievano quanto vi lusse di cattivo, parto s'astenevano dal 
farvi aopra esame, parte stavano zitte, per non fare filmandoli inutili. 

Pilchoduna auohcT rammentandosi d' odsere stata, con eimib' arti, con- 
ta a quello di cui s*era pentita poi, sentiva corapasBione della po- 
a innocentina e si sfogava col farle carezze tenere e malinconicntì : 
Euii quoEita era ben lontnjia dal Eosptttare che oi fosse sotto mistero ; o 

\ À ifrif 'fiiu'-i dt ti! & -*iT\n riL" m r^VTEi^so, fc eli proferire In prima It-ii.ine, porclib 
iQ con gU nUt ^Bt^ml i^i ritma l' tltfari^fL^JL dull' aniiUE). 

* J/on cAf tuttt ac. Questa A'i^n cììe h un pi3' diireUu, e pLb agfvple wireltlvA "IS^n ^\\ 
tutta Bfl. , .-i aphI &o. Cosi puro due pAgine liidì«tr« «lloii g^ lOoib^b Uv^Vw \ vi. 



i 



IIG 



l'itovt;^;^ srDGj. 



hi faccRTnla fiammiimva, Sjirebbe forae camoimaìii enei tnift nlLi iìneH 

Gcrti'nUu l'oziPiO ettita la i^oìa I'u^iibbu iii quel uioimstcìo- Ma, tm lo and 

cotnpjigTiu d^ educiT-KÌoue. (*o n't^riiuo alcune die supcivaTio d*eriser àvÀ 
stmattì al juatrimonio. GortniJinn, undrit-t nolie idoi) d^lla sna. Hupi'J 
t'iofiljt, parliivui ruiii^mlìojtiueiitt de' ttu^i dentini i'iiiuri di l>:fcdesi*a, JT 
prindpeì-sa doì monastero, voltv» a otrni rijTiti> e3f*PP |>ei' lu ultre iid 
soggetto d* insidia; e vcdevn cnn rnaraWtflìa e cot: di^potto^ chi^ hU^mÌ 
di quelle non ne aeiitivaiio paiittì-' All' iimuaginì nifiefitnae, ni^ rjri^fi 
srrittn o frodile, Hie piii'i smmnint-^trAi'P il primntr» in nn m(mn'5l-pr*>t 
i:ontrap|JOUPvaii e^^^e le immagini varie <i luecii^auti» di iio^^ae, di prìiimì 
di convereaziaiii, d( featìui, dome dicevano Allora, di Vllliìgci^'''^l■^- ^4 
veaHtiT di carrozze. Quoat*] lEQUuiifiiii ' cnj^ionarono noi cerv^'llo di Gai-J 
f.rude qui:'! movi monto, quel bnifichia olio produrrebbe uq i^paii pauiePd 
di liori nppeuft colti. incs3so davanti a un alveare, 1 parenii e 1 itàticm 

Irioi .ivevftji colHv;itrt e ai:cieBciiitii in loÌ Ifl vanità naturale, per Vav\e 
piacere il cliioatro; lOit, qnaudo questa pus^fone In ahi^xiuata da ideo 
lauto pili oinogenoe ad es^au, si gt'ttò su quelle, con tin ardore bL'U ptìi 
VIVO H pifi BpufJtaaou- IVr non leatiire al di sotto di mielle aiie comj 
pUigne, e per rnndi:ii"enderR nello ^teiso tempo al sim nuovr» ceniiv rij 
spundeva che, Jilla fin do ^ conti, nessuno le poteva mettere il vplo in 
capo senza il suo coilsl*iiso, cht^ ftuclie l"i poteva mar iterai. Abitine ni 
palaKi^o, goderei il mondri, e niPfllio di tutty loro; clic lo pott-va. pni 
che Taveiise voluto^ ehe lo vorrebbe, che lo voleva; e lo voleva in fatlìJ 
L^idea della nocessitil d?l euo cu^tAonso, ìdi'a che, lino a quel lempin 
era stato come inoaaerviita o mimJuoliiatn in mi angolo della sua nicnt 
si sviluppò rilUira, e &l mamfeatò, con tutta la fma iinportanaa. E^ati i 
l'hiamava ogriiì momento in mito, per goJem più tranquillumente riii 
inagiui d' uu avv^riìrt; f^nidilo. Diiilro gnesla id-.'» pirò, ne coinpArivi 
sempre infailibdraente nu' altr-t : che qnel eonaenpo si trattava eli ti« 
gorlo u\ priucipe padre, il quale lo tei^eva yià, o mostrava di tc]it*ri| 
por dato: e, a quBsta idea. T animo della figlia, era ben lontano dall 
qìciirPZxH chu (jBteuf rtvrìiìo le Hue p;irrtlH, Si piirap'otiLtvn allora con 
compagne, l'b' erano ben altnmenii sicure» e provav^i per etìi^e dolnr, 
namente V invidia^ ehe, da in-ineipto, aveva creduto di far loro provati 
InvJdijiHilole, le odiava: talvolta. T odio h' esalava in ^iepi'fti, in istfar 
liate^f^e, in motti pun^euti; talvolta rumlrirmitA dclV inclina^ioui e Se\Ì 
Npprauiìc lo sopiva, e Jineva^ièB cere nnMntnnaichez/.'h apparente e pai 
-^etfgiira, Talvr>Hn, voi e r d o^m th goTìe r ai iotauto qimkdK- KH\aii> di m-mIi 
i' ili presente, ai compiaceva dello preferen;^e che le venivano rtccordsM 
e. faceva pentire air Mitre quella aua e u per ieri ti ; talvolta, non potentì 
pii'i tidluritr lib Holitudiiie ile' suoi timori e de' suoi Jcsidi-n, andavd 
^tuttA bnniia, hi cerca di qripJl*^, quasi ad impìnmr benevolenza, t*oJl 
Hi^b, corasrp'LOH Tra queate ileplorabili gnerrieeii>lc eon sé e con gli al^rfl 
-iveva varcata la pueri/id, e s'inoltrava in qneirplft cosi cntiwv lìelll 
L|ualo pnr cbe Emtri ueHiimiiTO qiiaȓ mia potenza imp^teriosa, chi; 00% 

adorna, rinvigoriJjce tutte T inclìnA/vioni, tutte Tirlee, liliale 



èva, 



i JfiifTn '-'HI «nt'irifi<'ii ed. lì] ■]Ui'tiIi> M primo urto pììb profJnrni ni'iraliliuu ilufP Ìn3 
Ciirt-iin falli.' ili II 11 '(iiol ivmtrjiatu di alTiitli vivi 1» prolimiii» oIik jivroliLti iiotLit^t ila qim 
ii4inLili> fìMiTpi> v rlpii|<imutb riFOiKlDi'hk i^Pa retUjidvJI« viFi^, t r;ir lEi lei una i:i'eiihin 

* ^MtetB iifinvaffini v%. E 11 jirlifla dentarei ^pHa fnutuU liittii d'uuu lUnoLiiUt 1 
1' t'j'^tPif->t'o B of jirofUrao df' aa£\ì\ A' un llotn ivmftWTi. 



l'AHTOLO SOVO. 



li; 



oltfl lo trasforma, o Io riv^li^-e a un corso ìuip reseci ai: o-^ Ciò che Ger- 
triKle ttvuvfi flud ullurji {rìÌL diali utuiueutu vuiyiii^^i^.tii iu i.|utr' bogni 
ììtiW iivveT)\r\\ pra lo HnlunilorK tintiM'iiti w la niinipa : un no;i so elio ili 
uxollo e d' atìcttuoao, che da prima, \'erEi diffuso Jeggerni*?Lite k «ìiudc 
|n iiebliia, cominciò allnra a spìetjJirdL e a prioic^'-gUire Jiello sue fjiiir.a- 
Bitì. S' Gru. f&tto, nfllfl parta più riposti! della luente, oomo nuo epleu- 
lido ritiro: ivi ^i rììa^'ìnva AixgVì oa;gMl presenti, ivi accoglieva certi 
peraouaggj strana mento conii>OBti di cunfuse memorie della pun'izia. di 

juol pooo chfi pntBva vedeiT? dol Diondo oBtei'idre, di oiò elio avcv^ Ìiu- 
;>aL'ato dai discorsi dalle compiijfnfl ; &i tiutteiiOTa con ashì, parkva loro. 
ì ni lispaodeva iu loro nome ; ivi ilav* ordini, e riceveva omaggi d'ogni 
jeatare. Di qunodo jn quando, i pensieri diriia ruliyiujio vbuÌvìiuo a di- 
stnrbard quelle fente Lrillaiiti a ifttìcoae. Ma la riiligione, comi? l'av»*- 
rano lustienata alla nostra povdretta, e coma eaaa V aveva l'icovuta jion 
Ijandiva 1 orgoglio, miai lo Htmtitlcavii u lo piopoaeva come un lutzzo 
fier ottenerli uiva lelÌpilÀ tflrrena. Privata così della sua essenza, non 
ni più la religione, mn una larva uome T altre.- Ncgl' intervalli iu cui 
srufìsta larviL prendeva U priintì pastu, egi'iuide|;f(fiav[L iiellafautaaia di 
Burt-i'udo, r ìdIl-Iìui;, sopraffatta da terrori ul»iiJijì?ì, q coioprcELa da una 
confusa ideii di doveri, a' iramaizinava che la sua riputfimnza ni chiofstro, 
B la rtìsiHtenzu air inainuazioni de' suoi maj^giori, nella scelt^i d^llo eUto, 
^bt^Hi^ro unii colpa; e Dromettera in cuor ano d'espiarli*, fliiudtndoai 
loU Hit ari amen* e nel ciuoytro. 

Era Icg^^o che una K^ovtne non potesse venire accettata monaca, 

orimn d" ua^tTu tìtata esamliiaU da mi ei^ck'tììaflLicu, cLijiuinUi il vicario 

Uellcj iT>onru)ìe, o ila qnalulie altrn deputato a ciò, iilJìtirJi*' Ì'oh^o certi» 

fche ri aodava di sua libera acelta: e qu<!ato earune non potovii nviT 

Inolio, se non un anno dopo uh' ella avceao L^sposto a quul vicario il smt 

de^iiIuL'iu, con ann supplica in iaci'itto. Onelle nioojuiLo che avovuii 

il tristo 

la luinor poH 

À elio nhliiarii ilctto, per 

___.iica- E a lille d'induna più facilmente a ciò, non mancaron ili dirle 
di" ripeterle, che filialmente era nna mera forniaSiti, la quale (e gnesto 
.ra vei'O) nijn poteva avere oGicitria, ac; non da idtri atti pobti^riori, clic 
Uponderebhfii'o dalla sua volontù.i^ Con tutto ciò, la riupplitvt non ora 
ibrse ancor giunta al sim dei^tino, che Gijrtrude s' era già pentita d^averla 
ottoscritla. Si peutiva poi d' essersi pentita, passando cosi 1 f^iomi o 
leeì in nu' iucosii^aQt* vicenda di aentiniejiti contravi- Toune lango tempv 
.scosto allo compagne quel passo, ora per timore J' ospone alle con- 
■wldi^ìdoi una baona risoluzione, ora por vergogfna di palesare uno 



UJJJb TI U pilli ^'U IIJ lOiit ILU^/i VUVlini U I <JIIJ Lll LIU UUI] ILVVl VUl] 

incftrito di far ciie fierti'ude s'obldigasse per sempre, 
poHaihile cognizione di oiù chft l'atrevci, coltrerò nn de' mo- 



■ iì' itialtrm/i m 'iuiWftà enti crifìrn cC- E quulstH Frappila tu l^u^ji in uiij vi dov.'ulbktrn 
^.lIupfiLru 1 bi^nudi^j iji^rmi dellii Bina aduoadonc^ k quòTa non coiubuUe ^i.-k i* ^iavamll 
IfeAp-IriuiniLi, ii^i'i 1^ niiirUlicAH la mD^tirJi a Ifi dirìge ft liti uobilu lltiu. Qui [|rviH.'G nbiijjitua 
l,UJi-(tiÌuciuraitfi l'iia al fumlj^njTn un pregiudUin sDCiaEe, ir rlQ^iitJ il trrmiUB^^Tartt oa njh^- 
■--noi't» i non ti HI pali piii iinIfMi, ad iini'idprn Ift ViiloiitA, 

' La n'Uglctijf, i>'iiutì l' tiitiìnduVii a Ja ^uutìva H ^lazoul^ iiun Z Eu rfiEiginijo dLill' iinjl* 
Al4t4i ÌB['iaEi, iti4.'JÌDVJil>^s ri^ In r(«Ei;:[M>T]i^ ilii riti BHiIlHfilr». niA Ih vliykinii rli^t liu viti bwj 
ir-^.dhb ilJiDuiiIa k^ \Ìi-tiidoiiiijiilidiGii cItIU. la idl^inito, lllq^immi;. ^■n^lnlt u il iiiiifii tarla, 
* Ijui-'fla *i i^ primr» iiuBSQ e-hv ln niLbEini iiiui>vu ihii'k ut4l(Li'iti)i> ]iur Ja vIli f Ipo Iu lia.Uili- 
. ^TiuU. Nuli \' il fi>34 di mn^^ioru Iiiltru^Hir ilqIUi uhu^EJo dulln viùi ^lio U [(uurrik pciiottn 
.ha bi'i'j^v in l'Ili qi^ando. iion »vPMi1^i I' iiid[tio J3 dlfou'Lorv IJ |iri-piiu diritta', n\ tJuild pac 
[nKiìi k<Jnf a paUv i^jI nutnifu. c^jd^Tidoiii' uiui pii'ti-.i^ùEi hi tpiM-wìKH ài ^Jv.iru il t^aU-sAa 



118 



1 rRQSIEHSl HPO^. 



Bpi"opoaito. Vinse fiaftlmeota il desidtno di sfogar rniiiiiio. e d'accw' 
consìglio e conccgio. C orn un* altra logge, tbo mia giovino ni>n J'o3ij 
ramitie&sa a quell'esamo della voca^iouei ae non dopo aver dtmoratd 
almeno nn mese taori de! laoiiaste^'o dove i?ra stata la educazioDe. Er' 
BGurso iranno du cha lu BUpplica etì slo-ia in!xuiio.hA~ e Gerlrud 

avveitita cho tra poto vevitibbe levata dai monnAtero, e i^ondott; 
Bella casa pottìrim, per rimanervi quel mese» e far tatti i paaBÌ necea 
BRri al compimento deir opera *;litì aveva di l'atto coiuindata, 11 prinl 
eìpe e il resto della frtmigliii tenevano tutta ciò por certo, come se tt^sr 
ria avvonnto; nift la giovino nvova tntV altro in testa: iu vece di fai 
altri pa&3^ pensava alla maniera di tirare indietro il primo. la taU 
putier si rii-olvtìtte d' lìpi^iroì con tiiìti delle eatì compui^ne, lu pia 
Dea, e pronta sempre a dar t^oDaiglì risolati. Questa BUgtreii a Gen 
(rude dMnioriiiar con uaa lettera il fjadrn risila i^tia unova rii^oluzìoDe| 
pacche non io boatavo 1' onimo di spiattellargli aul viso nn bravo: noa 
veglio. E percìiè i pureri gratuiti, in naetìto mondo, sou molto rari, 1 
onaigliera t'fce pagar questo !t Gertrude, con tante betfe sulla ana dap 
jjoen^'giiio. La ietterà iu ooHuertatji tra quattro o cinque' cuniìdunL 
Ht^ritta di nascosto, e fatta ricapitare p^r via d^arti^zi molto i^tudtatij 
^Gertrude atavtì con er and* ansietà, aspettando una riapoata che non 
renne mai. So non che, alcuni giorni dopo, la badossa, la lece veiiìi 
nella ^uiL jjfelU. e, non un oonteguo dì iniii+tt^ro, di disgìisto e di cow 
oasEÌouB, lo di«de un ceimo oscuro d'una grim collera del priucipe, 
l'un l'alio ch'ella doveva aver commesso, hist^iandole però intender 
ilio, portitnJf.itìi bimoi, potova epcraro chn tuitu earobbo dimontic*vto, hi 

jiovìuetta intese, e non oaò domandar più in là, 

Venuo ihialiaente il giorno tanto teamto a bramato, QuantunijnJ 
^i^rtrudo ^apcibatj che auda\a a, aii coiiibut Ci mento, pure V o.'icir di uhm 
^tero, il lasciar qualle mura ucUe quali era atata ott' anni riniduiifisJ 
scorrere in caiTOzua per l^aperta campagna, il riveder ìa cittù, lj 
m, furon sensazioni piene d' una gioia tamulluoHa. lu qu^mtc ;il uoii 
lattimento, la jniverfitta, ctm la dirfxiono i1Ì quello coolìi]i?nti, avev 
giri pi^esQ le sue misui'eT e fatto, com' ora kì direbbe, il suo piano.- , 
O mi vorranno forzare, — pensava» — e io starò dura; sarò umile, ri 
fiji^itusitH ma. non accouE'GDtLró: non sì tratta chtì di non di}^e uu ultr< 

SI ; e non lo dirò. Ovvero mi preuderanuo eoe le buone; e io Han^J pij 
buona di loro; piangerò, pregherò, h moverò a Pompossione : iìualmenl 

ricn pretendo altro olio ai non odaer aacriticata. ^ Ma, coroc accfttl . 
spesso di simili previdenze, non avvenne uè uuil cosa ne V ultra, 1 giorni 

S issavano, senza che il padre né altri lo parlaaaa della snppliua^ n| 
dia ritJ'atta>^io]ie, stuitii. olio lo veni&ao futta propo&lo uesauiitt, iiù cot 
carezze, ne iron mimiche. I pjirenti eran sfiri, trif^ti, hnrberi con lei, nnnxfl 
mai dirne il perchè. Si vedeva aolaniento ubo la riguardavano conid 
una rea, corno un' indegna: nn anatema mi^tcrìoi^o p[ireva che pe^assa 
sopra di loi, e la segregasse dalla tamiglla, lasciando vola soltanto uuii, 



ì Tra quntUa t ciii^iif, Nollfl prfma oitiilonu uto* ucrUto PnA n> *j*Trnn ; luh . 

h<^iLit)iLi filidune i:.iu^bUiidula iE> f'-'t Socut>ndEt il UnnzuUT. nul non MBÉprt) r^'EmifiTLiS 
Dvllari.' HCiiNlri mulei^li ùi aiti'itt. (.'l'rnii frir^niioD a aunnaEirc di ilirc Tra Irt* i>rG, Tj-a li'etitÀ 
iiiLitiiUùcH 'i t'aatcìrc In i:oiitretto ji cjiuJtbro Ir) cifre v^iiZD chi' Ufi teiiUsu aUeriii.Ìfìi\ii Mi-mo^É 
DUI so Touse stnto 'r>atrotto u oiaiittnur^ tbH cifre, pur tueiglro rruprE-3:£jL iluiànoul ivrobbi 



^PKiti> liitiog^uav^ per ffii-le tìCDliro la atvb eu^gezìoue.' Di rado, e sola 

K rerte nt-p hhiliilitp, i?rft oniiiiP^Ra altii oftTiipnyiiift d*]!' puroiiti e del pi'U 
feogouito. Tra loro tre pjirevfi che regu^sae uDa fifriiQ coutìdeiwa, \& quale 
B|ci]d€^<t più ecnsibik' e piii doloroso ^abbandono in cui Gru lusi'i,tta 
Erei'trade, Nessuno lo rivolguva il <liacorso ; o ijumido oi^Bn jiì'i-ibcIiìiivji 
fcrniJiitnente quiiltilie parola, obe non fosse per coma necesaan'a, o uon 
fcttaecuva, o yenivù corrisposta con ano a^ordo diatratto, o ijpi"07K*nte, 
B Gpvoi'o. Che B«-, non potendo più soHrire una coai aiUiira o umilianlu 
Hiatiuaionc, insisterli, e tentava di ff^miff liui-izzam ; no imploravu un 
fco^ d'amore, si aontiva flubito toccare, io maniera indiretta ma cbiarii, 
Rael tasto dellu acelt» dello stato; le si iaLJuvJt co p ertamente aeQtfro 
rctie e' ern, un itipk^o di riaoQiiìstnr T ifTeHo ileìla faTiiiglisi. AlloriL Ger- 
ftrade, cLo non Tavrebba voluto a quella, condiiiioue, era ocjstrettfi di 
tirnrsi indietro, di rifiutar qanti i primi Kegui di bpncvolenzii <ihe aveva 
tfinto desiderati, di riuiettorwi <b% dò fll suo puato di acoTutinif-'at» j *> pur 
di ^iiì. vi riniuaeva con una certa a^^paren^a del torto- 

l'ali sensazioni d'oggetti presenti t'ai'evano un conlrasto dolorofiO 
con quisKc ridenti visioni delle quidi Gertrude a^ era ^ift lauto occu- 
pata, e s'occupava tuttjtvia, nel secreto della sua mente. Aveva sperato 
clitìj uella splendida o frequentata ca^a paterna, avrebbe potuto goderà 
ftlrueuo qualebe tdjiggio reub- dtfUu im^u iiniiiaLr[>iute; ma ti trovù dv\ 
tfittd iui^jinnnta- La diLiisura era stn-ttn e intera, rome nel monantern; 
l'andare a epaaso nou ai parlava neppure; e un corelto cbtì, dalla 
paaa, K^ardava in uua clue^ia contigua, toglieva anche rauiea iiece^i. 
Eiit^ i^bis ci sarebbe ^tnfìi dWiiieire. La c^ompu^nia eai più trista, piiì 
Bcavs&T meno vatinta rlip nel mou.istero. A i>gni annuario d'una visita, 
bert.rude doveva salire iLll'uIlimo pitìno, per tiliiudersr couakuuevet- 
Eshlfì doiiuc di acvvÌ/Ìo : e lì auiilic desina vìi, quando usciti iirvito. I acr- 
ritori b' nni forni a vano, nelle maniere e ne* discorsi^ all' esempio o alPin- 
teuzicni de' padroni: e (lertrude, cbe, per sua iiidina/ione, avrebbe 
yoUito trjttttirli Don muTi l'ami^Eiarit^'i signorile^ a cbf^^ nello btato in cui 
bi trovava, avrebbe avolo di grazia ebe lo l'acessero qualcbe dimosti-a- 
eiotie d^ affetto, eome a una loro pari, e scendeva nndie a mendicarne, 
rfmaneva poi uuiiliata, e seuipre pifi aftlitta di vederci {jorrispost;^ con 
lina nonniranzamiinif^f^tii, bvnuhè aeeom pugnata da un leggiero o^^oquìo 
ii formalità. Dovette peri* accorgtrRi ene un paggio, lieu diverso da 
coloro, le portava un rispetto, e pentiva per lei una compassione d'un 
^OiK'ro purticoljiro. Il contegno di quel ragaaKotto ora ciò ebo Gertrude 
aveva fnio allora visto di più soniii;rliaulu a quell'ordine di eo^e tanto 
contf^mplato nella sua immaginativa, al contegno di quelle Kue treatui^ 
Sdeali. A poco el poco ai acopii uu non ao idio di nuovo nello aiauiere 
flella giovinetta : una trnnqudlità e uu' inquietadiuo dJvaraa dalla tìo- 
piita, nn fare di cbi ha trovato qualche cosa che gli preme, che vorrebbe 
Mrdare ogni moaicntOj e non laiiciur vedere agh altri. Lu Éiiron te- 
Ifiutl gli ocelli nddnsso più ube mai : elio ò i^lie non e, una mattiiia, lii 
BOi'presa da una di quelle cameriere, mentre alLavii piegando alla bfag- 



1 iJutfsLo ò il secunilo [iji^^ii cha U ei<*^'^i^<^lt^ incAiiEa, fa Verso il jivei^lplKii}. Li l^i- 
Ab» dft i^ui aruvu nptìrjitù uululu, àLirn \ma nniautì àUfUnlenla par Jl priudriLi u \ìlc tatla 
fltk liiinl^lLn iJì IratUtln roii ri^iiìu fuvL<rJtù- Ma ciii non è hitl.ui qm^Uu t:irrhidtiiii£ji i\t,vun 
IKit.iluieutu tlrariìciic* ilictro nn'altm. a \iii^:ho iti 4Ui>hIu li itii^^cru iIuvdil iltkro h cijlpa a 
■il hUisua, - Situ'jrsiiinf : aouDEaiORE, Il tinpuio tftìCttua urefatiacn in m^calu fienni Sa^t^i- 

M 



,4jhA4frvc UajJ^ 



1 tTÌOMPlSBI BPOST, 

fitn linn ccrta^ sulla qunli;; avrebbe fiittu meglio a ilou làci'Lvi^t' nu , 
topo un breve tira tira, k corta riiuaso uclLb niam della cameriera, < 
iIjl queste passò ìq ciucile del piiricipe,* 

IL terrure di Uertiude, al rumor de' pft^ai di lui, non al può Jeacii] 
_verG tih iìnmngitìfwe : era quel pndrc, ma. irritato, e Ir-i ni ^entiv.i col 
'pevolfl. Ma ijuaudo lo \ide comparire, non quel cipiglio, cou que" 
aita in mniiu, avrebbe voluto otìser cento braccia sotto terra^ nou ch^ 

un i"liifiatro- Le pjiroie noii. furon n^oUe, ma ti'rrìbili: il gnatigo \ 
Qftto subito non fu elio d*e0&er lincbiufla in quella camera, eotto Ij 
ardia della iomia cb« avevu liitta In scoperta; ma questo uon er 
©fé un principio, che no ripicgu dui niuiiieuto : hì proniet^uTOj ei la^ciflv 
redere per aria., uu altro gastigo oscuro, iudeteroiiuato, e quindi pì( 
i^paventoso. 

li pogglu Tu hubito ^rivittatUi cooi^ i±ra naturale; o fu tninticc^^t 
l,nch« a lui qtinlcosa di t.prribibi hi>, in qualunque tempo^ ^.vefiBe osat 
lutar nulla doiravvenuto. Nel fargli questa intimazioue, il priucij. 
^ìi Hopugfl'iù due ^^olennj Echiaflì, per nsEociarB h i^ueir uwciitiua ujj 
rìcordo, Aia toglJL^^se :d rag1z2a.cc io OQ-ni t^^ntazioii di v^ntarseng 
0a pretesto qualuni^iiie, per ooune&tiire in lictnza data a un pag^iiO 
non era difficile a trovarsi; in tiuaiito alia figliaT ai disso eh" tua 
ooiuodatu. 

Kimnse ossa dunque col batticuore^ con la vor^or^na, col rìuìor&d 
ci terrore dell' avvenire, e con la ^olu coDip<i.gnìa di quella donna odiah 

a lei, corno II te^tiiHonio della &aa rolpa, e la ciigione dulia sua d" 

aTcAiir Cuatt'i odiava poi a vicenda Gertrude, ptir la quida bì trovila. 

adotta, senza saper per quanto tempo, alla vita noiosa di carcerieri 

divuiiuta per compie <:usu\d(j d'un Bt-gieto peiicoloao. 

Il primo cnnfiJnD tuninlto di qup* tjeiitiint?nti R^nE^quìeto il pu^d 

txio; ma tornando essi poi a uno per volta DcirauiniOf \ì sMugnu. 

iivano, Q si fermavano a tornicnfarlu più distintamente e a beira^a 

jUb poteva mai esser quella puniaiono niÌiiaftÌÉttft in euimma? Molb 

1 varie e strane se ne aiì'acciavano alla f^antasia ardente e inesperta T 

'(ìertrude. (juella cbc pareva più. probabile, eia di venif rìcoudoltjt 

monaatcìo di Monza^ di ritomparn-vi, non più comò la signoriiici, mi 

iu forma di colpevole, e di starvi rìacbiusa, cUi sa lino a guamlol clj 

sa cou quali trattamenti! Ciò che una tale imuiLn{-ii:;Lzione, tutta pioiifl 

di dolori, avevn foitm di più doluruau per loi, era l'apprentìloiit delll' 

vergog-na. Le frasi, 1b parole, le virgole di quel foglio sclaffurato, paft 

savaco e ripassavano nella sua jnemoria: le immaginava oe^crvate, 

sate (ìa un lettore tanto iinpraveduto, tanto diverso da quello a 

tran destinate; &[ figurava che avcsaer potato rt^der fiotto gli occh 

ftDcho della madre o i3o! fratello, o di chi ta itltri;^ e, al poiagon 
pii^, tutto il l'iniarente le pareva quasi un nulla. L'immagiue di coli 
all'era stutu 1^ primu, origino dì tutto lo suaudolu, uou lasciava di va 
aire spesso ani:b'ea5a ad infestar la povera ritichiuba: e pensato eli 



^ È un af^tta eho botso n^lP animo ìi>eon°<^ d'ynn fAfteiulla ubbAndanata ni p^ t.^ 
_«lu iBQtnrruntJi - À un santi menta Hi tiaoiionctìittii pbc cLi iii[>Qtr& LnturciftHurfìi di luti ud 
Baosto BUiktimi.'nto» queat' affotla inn'>iiDnlu hi fini aam vmluvt conia riiall£zarfii I B^lsn 
miigD -tDiupi"! vQgltcfi^kDtk, iguDJiLù nppiiibtu dovi'.ì tni-ìe cadi?]-!: ul^oì ifmrnibKii, e iloviA vmij 
BurlA lrr4-'!iJirLbiljiiQtiL.Q iLlL^ub^cirriLu p^AO^ fsEla aLe^tu Iq crederà uuicu rifji|^L<^^ lu liun 
uà cuD 4 grdiUi, £ r luiiuci'JELti ;igntìl[ii eìm Jniubu \a ui^ìud clL colui cUe eirtugu il hda Oilfl 
*^t c^i ra alt/i. Cuìd nuu l ^quu^. JDuvovmì diru lU dii bk qiioiu u fjuantl ftltrL 



CAHTOLO sono. 121 

' ti r.iuit vifiJ*[StK^ doveva "far quel funtitaiiid, tni quelli: altri eofà cliverai 

lia lui. seri, fieddi, niinuofiojii. Ma, iiiipaiil'> pL^rohè non poteva eepa- 

^Lrarlo da essi, nù tornare im niomento ii cpiella fuggitive conibiaccnze, 
^fceiuft t;he subito non te 6' affat:dit^aero i dolori preHeoti che u erano la 
^Hcoilscgucnza, (;amÌDciò a poi^o tL pjuu jl toinurci più di mJu, a nnpiu- 
^b^ertie lu rimembrflnaa, a divezza rsc no.' Né più a lungo, o più voleo- 
^Hii^j, ai fermava tu quelle lieto e lirillaiiti fauta.sie d uua volta: eran 
^Htroppo opposte n^lts circostruiKe leulì, a ugni piobabiiitù. ddl' avv^iiiiro. 
^Bn «ob CEtatelIn nel ^uate Ga'tiMde poteHee immaj^itiaro un rifugio trn.n- 
fluìUo e onorevole, e che non foa&o in aria, era il monnstero, iiutiiMlo 
si risolvesse d'entrart;! per sempre. Una tiil risoluzioniJ (non pv>teva 
I dubititi'Dc) avrebluj aceomodato ogni cosa, saldato ogni debito, e caia- 
biuta ìu UQ attinin la sua situazioni?. Contrj qucaLo pra^ofiito iusorge- 
kvAQO» è vero, i peusieri di tutta la sua vita: ma i tempi oran mutati; 
et, xi&W o-hi^Eo in cui Gtjrtmdo oi^ oadiitn, o al pai'agone di ciò elio 
jjoteva temere in certi momenti, la condizione di uionai^a featefir^iata, 
ossequiata, ubbidita, le pari;iBJino znctìieriao- Dae sentinieiiti di bcu 
diverso genci'p contribnivan 'fTffr^iTlnfervflUi el sooinare qooìlu suii uii- 
Ifcica Avversione: talvoltn il riniorso del fallo, e una tetieri?ZKa I':uita- 
ptk'ft di divozione; talvolta l*org'oy;lio amar eiggiato e irritato dalle ma- 
niere della «^rcerioi'h, la quale (speàpo, a dire il vero, pixjvocata da 
^vK-i) ^J veudicjiva, ora facendole paura di quel iinDaecìato g^tstigo. opll 
^fcviTTg^giiandola del fjillo. Quando poi voleva mostrai-si benigna, prcii- 
^■di^va un loiio di protezione, più odioso ancora dclTInsulto- In tali 
iliverHQ ocjcft^ioni, d dfeàidtno olii^ Geitrude aontivft d' uBì-ir di*ìl*uii- 

t:bxc? di coki, e di comparirle in ano stato al di eopi'a della sua col- 
era e della sna pietas questo desiderio abitaale diveniva tanto vivo 
^^ o pungente, da l'ur parere aioflbile ttgni oosa che potcsao toiiEliirre ad 

^Boippagario. 

^M In capo a quattro o cìnnua lunghi giorni di prifflonì^ ima mattina, 
^BCcrtMide stuccata e invelenita aireecesso, per un di que dispetti della 
^Bena guardinna, nudò a rarciai'-'jf in im angolo della camera, e lì, con la 
^■faL'cÌA njisc(j9ta tra le mani, fit^te guuklio lempua divorar la aua ruh- 
^■bUp Sentì allora nu bisogno propoteute di vedere altri visi, di t^cntii'o 
^Hflltre parole, d^ttiaer trattata di v e rs amen te, Poubò jil padre, ali* fil- 
^Buiiglia : d pensiero so ne arretrava &pavent-ato. ^i& lo venne In monte 
^Bchc lUptndcva da lei di trovare iu loro degli amici; e provò nna gioia 
^Kimprovviaa. Dietim tjuoeta, unii confusione e un pontimont.o ^tr.i.urdi- 
^Knnrifj de) ^ao fallo, e ur. u^ual desiderio d*«9pÌarlo. Non già elie la sua 
^■volontà 3Ì formasse in quel proponimento, mii giammai non c^era entrata 
^Bcou tfiuio ardure. &'ar>^^ di 11, andò a mi taTolino, ripreae quella puuiio. 
^Hfotiìlp, e ricri^ne al padre ima lettera piena d^ ontui^i asino e d^aboatti- 

^^B I Ah^iJaiUD gìEi piìi vultQ fatto ìiuUi'o In rua rnnustda ^«kulogica dell' autore a. rild" 
^^ETafa vA eapUcare miniitaii^tnTD tu(<.L fili aflotti, a «>elìcto i pln fu^H^^von □iotHo[ Hjnur?-, 
^H^ilHJiiDirimiiLo ^UB^tu {luiilo. I,b passiono ba od corso fatale ' àn prima bl aiau nita }iur»ana 
^^■ttBTDnù VK u" rljti'ouiuEUajiiLj un vtm [jlncerif ; pv; bì aaia aon pih Li plui^ere iuiuia^ Inatti 
^Hdi4 Ih j»orfnTijL anltunlii* o l'anlrkuiD ijiiniiir^kiii'liB ou ha ilnrivn^o dolore, d rutti ì^'iabra 
^Hchr In piiai^luni? ila) ili^luio aU^tai.! Liit^^Jk JiUktvo uUdiquLu. Ma r aidorii lU Cortiudti pdr li 
^HpagT^i'^ tf.-n ^ pOHaioDD, nuo puQi^ibii. ilunilnanta ; non eri ^tn') iid moto BponUoco <]«! 
^^Rdnarei ^n.i bqIo nrn imto rlullo. nprcs-nlCÀ «Il aiii^ru, it, meglio, i]l rlamarD cb| in moTZO a 
^^VtAfila cvlmIuLo .'t^iliEu^./rA vhhù per in] iltio e^'oaidu ili pletoj^o alTetto- E*<qB c^nlnill rlehnoi^i 



I PRnBfETOl 51'fiST, 



mento, iì'AfflÌKÌone e di aperaniia, impioraud™ il perdono, o inoi^traiidof 
Ìn(IeturmUia.tamflnto ^ pronta :l tutto ciò t;Le potesse pim'ere a v:\ii dovev 



CAriTOLO DECIMO. 

Vi son de' momontl in cui V animo, pui-tieolarmPnte do' i^ovani, è ùi 
sposto in marnerà che ojfiii poco d' istanza basta a ottejKjrne ogni co* 
rbe al>lji:i un' apparenza di bene e di aacriiiKÌo :^ coinè nn fiore appetì 
oljuccijtto s* ttbljiindoua muliemeiite sul sao fragile stelli, pioiito a oon 
redertì le autì fragranze nlla prim'aria die gli aliti plinti^ fV intorno. 
Questi momenti, ohe si davl'eobero dagli altri ammirare con tiiniilo ri 
ftpetto, Hon quelli appunto oLe Taatuzia ii]toretfSd.ta spia attentamente 
ÉiOfflie di volo, per leyaro una volfint^ che non si guarda. 

Al lop^f^er quella lettera, Ìlprineipti****videealjito io spiraglio apert 
alle sue anticlie e costanti mire. Mandò a dire a tìertvude che veixifise d 
lui ; u aspetto ndolii, si ditìpoau a butter Ìl foiro, niooti-^era caldo. Gei" 
trudtì cofiipai've, g, senza ahar ffli oechi in viso al padre, eli si butli 
in triniieoUioni tlavttuti, ed ebbe appena tlato di dire : ~' perdono I " Kgl 
le jfcp ccuuo elle a ulì^as^e : ma, eoii una voce poco atta i l'incorare, l 
rispose ci»e il perdono fior baatuvrt io^id^rarlo nò rliiederlo ; ch'ei-jt cobi 
troppo a(fev<)le e troppo naturale n thìunque sìa trovato in eolpa, e tenu 
la pnnjaijue; die in suninm biùugnava nitirilailu. Ueilrude domandi; 
aonimessanientf» fi Uiiinando, rdip cosa dovesse l'are. Il prinnipe (non 
regge il tiuore di darijìi ju questo moioeuto il titolo di padre)*' non 
spose d i retto mL'U te, ma eomiuciò a parlare a lungo del fallo di Gertrude 
i* ifuelle pax'ole IVizz^ivano £Li11' auioio dtll^ poveretta, come lo tnioi'roT' 
d'una mano ruvida sin; una ferita.' Coiitinuò dicendo clLtì, quand'anche», 
lìiu-o mai.,., che uvetìac avuto prima qiudctie intenxiono d; collocarla ne 
st^colo," lei fitc^HEL ci avoTii messo ox'a un ostacolo insupcntbile \ giaecb 
A un ciivalier d^ onore, com* era luì, non sarebbe mai bastato 1* animo d 
re^hu'e u un galantuomo una signorina che aveva dato un tal eaggii 



' l\iditfri"iuiiiii'"ii'tc^ -v^irfh BuiLiprci bJ^ì^iLdcara In luoilu ÌD'It(DrniEDii(«. ÌSa cjiU eh 
ho3A vunl dirti? Forrtn ]i|i!ouUizioi]ai,a[[ioiitc a UlpulaUmi-'iita ? 

' ntaiLi]£t a im^nnjpiji p1 EilIIh i^Iiu i#aVì l riuKjral ^' nn ratto iatiorontu, c'io incus 
«& atbiì-iiL 'ì' nuu uvoru suputu lrL»v&riì nti' s\nn degli ainlc-T, oho implora mfliiu |k-rdaij{f é 
Coìva lìoatiigmaip, p*aiiUi ti tittltt nv Hn ftoUssB piatrve il fin àttiivi acforrliirlo, ci tM-Dtiam 
vivilLii^iifii i7ummii>ìnì, cr] iiiipnn'liiario ciHilrfi colui cliu onn rnfUnalu crudeli ìl no ir il trflirrh fjti 
ì'anAif o iiiilpuì^U -lUt'^lo vìiiu. IniDciiiando il diiliUo. 

^ Vi >on ili I i"ùi"inti iìc. Qiki'btu pai-i3[}, ci^zou pure t' Altro lìtil l'ApiLoEn pri'cmleuta . Gar 
Iruilo < jiVdVfl VArciitft fu pucc'uìa^ n y'IiioUj'av.i iu qur^ll'tità cuaì prUJctt-,.-^ suuo degli 
h' mi fiùmiiiD psiuoli^iiro, e iDorlUnii d'aa^oroetniJinticon H^'Aode uttonticac ifaellL^duciiLorL 

^ l'iiiim 'HI /bf'e lìc. BiuiLÌii.iiLlluf) d' mia bulkTi/.a ijielTubUfi : ri pv ili Huul.ire In bpirara 
ifntrni-la l:L rrji,?run7[t o (|Hi*l rir'r-"flrmint" tìi r-'-n A'Ai-'\t.i\n\'t chu iii^n pnr ElyuruLi, iiti 
Vora. UjU tioTtì tidr^v pam l'ii-ltm bulli^slpm sì iui[ studia l' cdji cui ai dliiudo I' cpJdmUn if[ 
('Cciliiii PUf. X^'XlV. — Sul H un /riigitr ; avrebhri fjilta tif<nn n lasriurLi i\ luiAsnfivo n»a 
M-v mi^^Iurti duluGt^H di buoiiv, tantu pili nhe cubito dapo ai rtput» lo «iuaHa pruauuui 

i", unii |»icriiltcrfl| UIA 4iEL<:1ic In iiìitudId tubp vni^onO A liur Vitù e Isolare nlli» atlle. 

> yo\ cnfijtitlo [■tdriiddfife, fu dnvo pointnma a parlafa di>l prlnripv, Liob vuleu^InlrtHD' 
UlIliAf^h ^-^ pi>;ilu ujppiPftULi^JiiuuLu ^li kLBtut]ai:bi i 1U& ijid ai>DD iLiutitl. 

B l^uuglji pfjrQni4jai nnn vA: d Mah^duI dovaa labdlira tatti £iiUfildfìm£ii[iD ti lactorff 
^ Vumf lo "cifni-ie d' itnir maiia 01:- àluilLlliiiLliiu pur uirvìlù liU uvjdujut» CiLillla^kiAa, 
B t'itft'iritrln nil miPvlQ. T.kLe Udprt*fijÌL»iju hti quilehu cir&a di rkaruiLlo, ma i[i t|iMiL4 
lungo b inlmMlo per c^-civoolQni:a, Ci vhIovl ap^tunlo un" oHproeu^iir^Q cUu, plir mjL^oni«aikd4 
A ftid0 UJoijLfuui'r pivn^au un cuEDiito tutto iilnu^ttalfl. 



ì 



r*nTOLO DECIMO, 



123 



(li ^T'.' Lu misera aacoltatrioe era aEait'hiliLtjfc: allora il piinfipe, raddol- 
h:il'![|[o n grada a tjTftd^» lu. voce □ to purolo, pro&eguì dloetido eìio pnrìt a 

Cf,^]ii iallo c^era ruiiedio e mi^^«ric^Jrdia; elio il suo ein di quelli p^r i 
q(j;tli il rimedio è più chiaj^amcnte indicato : ch'easa doveva veiJeiUj ui 
qiJBato iriEto atcid^nte^ corno un avYÌ,ai:i elio \i vita, dol accolo ora troppo 

|iienn di poriooli por lei-.„' 

■■ Ah ai ! " esclamò Gertrude» bcossiì dal timoi'e» preparata dalla veN 
gogiììi^ a ìiiDsaa in qutil puttto da una t^nervzza islautaue^.^ 

" Ah l lo capite anche voi," riiirewe incnutiini^nit.t* il priiicipe, " Eh- 
Ib^uef non si parli più del passato: tutta è cancellato. Avute prego il 
polo partito onorevolCf conveniente, che vi Timaneasa ; ma perdio Tavete 
MireBo di hijoaa vogliii, o con buona muuicra, toGua n ulti a Farvelo rhiBcir 

brttditfj in tutto o per tutto: tocca a me a farne tornai'o tutto il vati- 
Raggio e tutto il mento sopra dì voi. Ne prendi» io la cura." Cosi di- 

RsendOf ^cos?^ un campanello che stava sul tavolino, o n-l Ec^rvitoi'c i^Hq 
fcntro, iliaae : "la principessa e il principino subito, E aeifuitò poi con 
feei-trude: "voglio niottcrli eubito a parte dolla mia c^fotiul aziono: voglio 
fche tuUi otiTuirJciu tìiibit<i a Iriittnrvi unme ti couvifino. Avete spcripneii- 
U.ftlo in parte il padre severo ; ma da qui inunn^i proverete tutto il pa- 
mre ainoroao/ 

wT A t|ui'StG parole, Gertrude rimaneva come sbalordita. Ora ripensava 
fcoaio inai ^inel ?i che lo era licnppato, iiv**fiHG po'nto eìffnjfìcai" tanto, ora 
fcercava se ci fosse niiLuiera di riprenderlo, di ristringerne il aejiBo; ma 
Ha perBUJL3L0ne del prLT]ci[>e paiov;i end iateru^ la ^ua giuiu cnsi gelona. 
Htt bouìg-ùitfi conj coudÌKÌi>no.1ii., (diy Giidi-ude non usò proferù^o uniL pu- 
froia che potesJ^e turbarle nieuoniameiite. 

l Dopo pochi momenti, venneru i duo cliJainati, e vedi'udo II Oertmde, 
In gUEudiirouu in viso* incerti t: iuajfl.viglial.Ì. IVTa il prìacipe, eoa un coii- 
ppgoo lie(o e anior(!vo]i', «he ut? prebcriveva loro un somiffliaTit.e. " e^co," 
uififief ^^ la pecora smjirrita : e aia questa T ultima parola clie richiami 
ftrÌBle memorie. Kl-co la eoiiEoliiBione della fauii;i^lia, Gertrcidu non ha 
Lpiii hzsognn di consigli; ciò ^ die noi desiileravamu ptìr ano bene, V hn. 
Kroluto Ifi tipo Titaneani cute, È risoluta, in* ha fatto intendere dio e riso- 
■tHAi.'." A questo pasdo, alzò easa verso il padre uno sguardo tra ut- 
herrito o ^uppU<:hovolo, comò yev chiedergli cht^ ioa^ondesao^ uia egli 
fcrosetjul fnvncaraento: "che è rigolnla "IÌ prendere il velo.' 
r " hrava! bene! " etìclamaroiiu a una voce, la madre e il tiglio, e 
U' uno Uopo r ultra abbrft<?cÌnroii Gorf rudi^; la quiilc ricuvcttn qociitu mx- 
iDoglien^^e con lacrime, dia furono interpretate per Incriaio di con^^ok- 
bione. Allom il principe si ditìiiFo a spietrar cÌo che fjir ebbe por render 
Hiftla e ^pleudida la Èorte della figlia, PmIù deUe diatiu^ìonl di cui go- 



I 



* .1 V» rnnùlit-T il' iitttre nc- tritirupjigeraeìrjuo sludlntn di qnoate poFolo ta ol vedi tutU 
bDi-la dtit «uUn, 1 nitiiìi li.m'iu a vlt^ f^UiLirir^Mu iii>]i Blu lìfti-n dAila ront^'ia ti'A'tauio. 

* Tutti \\ ilJscor€'> itd prlnoipu ù rivùJt.» ciin nrU* lìniuiniik &rL [Lggmvnru UIeuiiiÌ nUn 
coniiitDSflU fautiaFa JtEiii giirvuiicttik 11 fAllui iJiL'uaiu diii'i^nm cuiub UDDHtjjiioaaa Iituin 
r OBpiaclfiiiJ noi <.'lu(ttìl]'u. 

■"P Ah 3M oc. (juc'Htu G U m^niDuto ojipnrtuiici, oatiitamonto spiata dal prJnDl|<i] o coWm 
A TnJr} hu ontii^Lroli--, Ijcn pruparatJi, iin<4:ei]ii vua'i procipìLuau, cFifi Ieì p<^voi-i:tM ni<ii 
.Ila uè coi'JiFgiti UÈ Lompo per IiJuTnr di Arri>sturJj. I^guj hho sKiinrilo Ira rattiTE'ito « il 
siivfiHcbBVOlo pon vnlo a turbaro il filiiclpt phn aipi^va beino <!l aver siX in mjFin t! tIb- 
stlDD ^1 Idi; (laello bmq tELErìitic alJu lieti* Etc'!0^]i«t],£i> delJn ma^lro e tìv[ CrateFli» buno in- 
lurpTalato por IftErimc dì toìititiaìonv. OruiaJ Lutto Is Unito, lu sua volonti ù Jj-gHU pup 
^mprw; «o *"" ^ l' iinTL'j. prtral:! r.hiy om BniuiULiesaiiiCDto profmrc, v h IttìTuvssa un j"|- 
fo, Dia filo ài Bp\n-.tii/.a iirU lUffoiriri^ lil s\"^-p'i d^iiu Ih aua pu:t«iV£ii^e\mQxvvv]u.iu. 



ilci'obbe noi monastero o noi puese ' ulie, là eureblje comò Qfia ^H 
ptìPoi., ramo la rappi-esen tante flella tnDiigìia; eho. nnponn IVtìi rnvfcHl 
periJiv-'i^àu, sarebbe inualznta allu primii aigiiità; e, intanto, non sjirebii 
auiji^^^Uit die di uuiiie. Li* priuciuerisu »; Ìl priudplrnj ntmfivjivmiw.a 
lunuientn, le congralnlnzìoiil u gli appWsi : liertrutln ara fo^tMlc 
Data dn. uiL soguo. 

" Coiiverrù pui tìssare i] gùirno, per andare a Monza, n fur lu i 

Età all^ bmltìt^sa/ disafì il principe. " Uome aai^òi (.^oEitstitii ! Vi en dÌH 

che tutto il infuiatiteto snprii valutar T onore *ibe GHi-LruJtì g\i ia.AmU 
perdiè nnna aiidiomo ogtfi? Gertrude prenderà, voi enti eri mi pa' d'arili 

" AuUi^mo pure»' difltfo Iti prlncipceaa. 

" Vo a dar g'ii ordÌDi," djpse il pnncipiiiOH 

"Ma,...' pruti^rl « ommesflu mente ti ei-trude. 

^ Piauo, pmiio/ iiprefle il priudpe; ^ liisciam decidere a. lai; furei* ug'p 
tnoii BL ieiììe ahbfi.stimzft diapoflta, p le pi^u'ereblie i»iù flapaft^u" lino i 
pdoinaiu. L)itQ : vclete che andioiro oggi o douiaiù?" 

" Duiimui»" rispose, 1:011 yo<'B Unccn. Gertrude, alia quale parefla« 

core di far ^jaalthe cosa, pieudendo un pt»' di t^-inpo. 
I "Demani»'' disse eoltJiiEPuieiiti! d principe: " ha Étalilito cbesi Tft 

flomaui. lutanto io \o dal vicario delle monauho, a fÌGEare uu flieruo p 
^1' otìftiati.'* Dotto fii-tto, il prhujipe uaci» o j)<iidò veramcalc (olif noni 

piccola defi-Da?iiontì) dal detto vicario; e cuucertarùuo che VeiTt'lib*n 
li a du£ ^irirni- 

Iii Lultcì il rewlo di quella giijrimtiiH Gertrude non eblio uu ìiÙlH 
^ bene. Avrebbe di-si de rato riposar Tanimo da tante couitiio/Ìonì, 1 
acmr» per ilir così, cbiaj-Ìi'e i euoi pensieri, render conto a sé st^i^aa * 
ciò die avtvtt fatto, di ciù cbtì lu rluiaueva da fare, sapere cij chtt s^ 
Wse, l'^dloiLtai'e un momorito quolla inocchino che, appella avvinta, ViA 
dava cu^i precipitoHameate^ ma non ci la verao, L'ocuapaxioni ^ si iacee- 
de vano seuaa interruzione, a' incastravano l una con Tulua. Sttbitc dop"^ 
L. partito il pi'inoìptv 111 condotta ucl f^iibiiiotto dello priiicipesÈa, per ' 
j Bere, sotto la sua direzione, pettiouta e riveritiU daEu sua propria ca 
Mitern. Non era ancor temiiunto di dar rnltiaia mano, clie i'uron avvet. 
rcb^ora in trivola. Gt?rtriidE< pat^i^ in mcAiH wgV ìucìiìni delln sjorvitìi, clll 
ì ncceuntìva di con^ratulurai per la ^uariirioLO, e trovò akuui pjLrcnti pf 
lproaiiiuÌT eli' larario ^ìuti invitati tu fretta» per farlo onore» e pt-r liJ]^ 
grarai kou lei do' due felici avvenimenti, la ricnpeiata salute, e k Epi» 
tata v^icsKmnfl. 

lift sposina (comi al chiamavAU le^iovant monacande, e Gei'1niJ(\l 
^Biio apparire, fa da tutti &nlutata con quel ncmic), la sposina ebbe J 
■lire tì dii fare a l'iaponiltre a' coiupUiueuti cLe le iioccavaa da tattc 1 
|iarti. Sentiva bene che ognuna delle sue riepo^ìte era come un'acctìi 
taiiiono e una conferma : ma couie rispondere divtjr semente V Poco dop 
alitali d.i tavola, veimo V ora della ti-oltaia, Geitmde entrò in carro*^ 
con la madi'o. e con due 7.\\ eh' orano etati al pianzo. Dopo un aolitt 
Ifiro, si l'iusci alIjL strada Marina* che allora attciivoi'sava lo spazio ofl 
eupato ora dal j^iardin^ pubblico, ed era il luogo duve i eignori veld 



1 l' ofiupasionL tu pltimlo Tiiaosnn Aire Io cnwnpiuiiiJii con l'krtlcolo tuito i— ™ 
en\iia ptoniiniU anelli! 11 popcilr>. Co6\ ptu svit•^ trcvìiimo /' impi-eifiiUmi. t' urli, TilHif 
imucD Ji Liì licpR'dTiLHil, Jjtì :ir[L, Lo nìiirvo; u pir tuLttì ìE tuhiniHfl È^iiiddiiLrano «llf 
(lEJaiuiM-, ^H non [ircnUorBi CMminiiEinlo m catrnjpjo. 

i iiiardììi. CcbI tronco è aUclio i^II'ijmd^ Il pupolu dico G^urdlurj pubb]Ja«, 



(^aMTC^T-ft t^Ecino. 



1^ 



^Ht Iti caiToKxn n r'n^renv^ì doUe fifctichu* dtlla g-iornalaJ Gli zJÌ parlnrono 
^Hie IL (i^rh'Dtle, i:rime iiortnv^ In fonveiileuzn iti quel ifioino : e tino 
^Horn, il qujil parevo cLe, più dpil' -iltro, couoaceBse ogni persouii, ogni 
^Bazza, of^iiì ]iyri>LL, n iivi^va ogni moineiito (]iml4708ji dn dire del &i- 
^Kt tnld e «tplk Aif^nora i&.\ ulbn, ai voltar n Ivi iuUSi uii tratto^ e ì^ 
^■e: " nh f'arLetta ! voi date uri rnlcio a tutte questo corbellerie; i^iptft 
^B ilirittcìnji voi ; piniilair m'gl" iiDjnut'i jioi poTei'i momUni, vi ritii'BtiT 
^^BI'u una vitn liOEitJi, a anditlu in piu-mlii^o ili ^'dn^zza." 
^■Sul tjiidi, ai toinn jt cu.'^n; e i ai^rvil^irii st-endeinlo in fretta ron b 
^be, UVVorfiroiKi <^he molta \isit<? afiivaim n^pHI/imlo, La vix'e era 
^^baj P L parenti e gli aniJL^i vemvatio jl fai-o il J^rvu iluvvie. S't^'iiIrA 
^w iìAln ddlu eoiiwreazioue, I^ apo-^iun n(! fu T idolo, fi ti'AJ^toIlo. la 
^Btii&. Utniuno la Toleva per sé : chi ?i lìtceva protiietter doloi» i-lii prò- 
^Btevu vì^lk^ dii piii-liLvUi ildla madre Ut-h miiil part-nte, chi digita madre 
^Halti-IL Biirt ('onoArPTite, t-lii IikÌjlvji il riplo di Moii^u., i?liÌ diafoi'ierft, 
^B ^xwn ^ujiotTf dtill^t griìji iìii^Jia oh' oasa avvtl>be t'aitn lA. Altri, ahe 
^B ftPBvun potuto iinc<*ra fl.vvicimirsL a Otìrtnule cobi asserluttiiT fituTaiio 
^Bmlo iViodtHK.ne di fnr^^i iniìaiiai,*! ctiulivano un curio limoiRo, fin eh** 
^H ilvot*sei"o Intto il loro diivorc' A poco a poco, la t'onipafl:iiÌiL H'tìud» 
^wnando; tutti ss a^ audaioua benza rimoreo, e Gerirmi^ riniiise frolli 
^Hffeitit.r.ri e iJ Jriitello. 

^■^ Final mcu te," disse SI pi"ÌDCÌpe, " Ilo nvuto la cnnsoln^ione dì veder 
^■figlia tiuttEila d^ par s\m. Hipog-iia perù eonlVh^r^are ohri anohe lei 
^H puilatji IjtiioNC, f ìiJi fu.l lo vtdfre elit nini sarà iiupìcciata a fnr Ia 
^Bnii' MtrLira. e a Pont.HTìPrn il ilciot'o dplln l'airigliji." 
^BBl cfiió in Irettft, per ritirarai ^ saliit.o, ed caser pronti presto la iimt^ 
ffift gcyii(>(»te. 

Uiirtnidi.' ooutriatata, ìndiEpett.iia e, uclJo atesfio tempo, un po' gou- 
"tttft LJy tutti que' com^liirienti, si rammentò in quel punto oi^i che aveva 
patito dulia auu ciiriioricva; e, vedi-ndo il padre cosi disposto a mimpìti- 

'■*yrla III tutta, i'uor <'Ìio iii nna cosa, volle approdi tftre dell' auge ' Ìii cui 
*! troviivft, per iiecjniebare almeno uno didlo pasBÌoui ohe la tormenta' 
^»lir>. Moati'u quiadi uiui ^ruu ripuguiiUKa a tvnYftigi cou colei, la^Mau- 
JobÌ lorttmeute delle t*ue lotiiiit'ie, 

^ ('oTUtì ì ' dis.^e il pi'in^'tpe : " vMia manrnto di rispetto <^ol<'i ! iJcv 
tam\ domani, Io laverò Ìl capo eonie va. LasHatu lUro ft me, elie le fur/» 
tJOnoBOfn* chi è lei,"e chi siete voi. E a ogni modo, una figlia della qnali-> 
in flon foaipnto, non deve vedorti intorno una persomi ohe fp dlspauj.iia»" 

to"} dH.Jo, l'eee L'hiftinnre un^altra donuni, o le ordinò di SL^rvir Gertrudo; 
!n ijiii^fo intanto, loaRtn'ando e iissap orando la ?oddjiifa>^iono ohe aveva 
rioflvuta, ai stupiva dj tr'tTnrci t'oel poci' £11,1^,^ in paragonD del deBÌderif> 

ihf n^jLVora avuto.^ Ciò che, auoLe ano malgrado, a ìuipo&seBBnva di tutto 

■ K"* ii ÌHtiffO 4ovit < tisffiofi cfi' Quontu pArolo qdiiv vn^ctro ideila fina l.'' rn^'SDJite ifonn 
dvl Piu'lnt- 

^ (j»M n ^aiiFnni uiH nuff nuJito iimortrinio « ritrae i|iiclU aocrctì» Mvuli e le£|larik|i 
M-autu hf^mprEi 1 dur loda n Ma'^ntu Bccirnda 11 dotiirlcrio la VpN|4|{A ^t ^'^l 1* gold^ 

k* jiiÉfl*. BmttD, u noi! pijpulari:^ aUuciio i:omc & Ui^ata ^inl.!/ fr^^^ww^ ^^mm^ 

^B fi'itfu: ijCi^TO. La pi'hui lutlnnn sta mui^nù fu rryjiujtilunu AOlj nvijv/re/IHrZ'j 11 aiita' 

* B fu l'-fitìtoai d't ili-irl/i"} fi- E] ■lL.'''Mi^rli> or.t hi.atii vl^NaJTont r del miì^" Il mio vr^ii' 
cito c& 'i"-' i''"-'l>Tiu fi 'VaIo, ui* qnpalii Bjddislii£jiji|a ruv^hai^ uvuLn a Imu^j^- dtlilln^ *iii> 
lori ern tror}"^ iini-liiu.i vittoria Un poterla fluclm in pli^ci^lit ijurtt: ' MTii|n:nniir(.' d^lU 



UJn 



120 1 PilO MESSI PPOST, 

il SUO anÌTiio, era il Beuiìiiiputn de' lttmi prog^i'Ce*! ckp avtvA futtif \ 
quella, gìornatri, FnUn atriulfl. tìel diioairo, il p*-nsie7"0 chf ft rihrartìwn 
ora ci vorrebbe molta, più forzA e rìaolatezzxt, di quella ;:lie sareblfi ]m 
sUtft pochi giorni prima, e cLw puri? uod s'era pentita d'avere. 

Ln donna cKc ilu<1(\ ad ìiccorapagaarlii in camera, ern iiua vecchi 
di caaa, stata già g-overiiante del principino, che aveva riiieTuto a|»peBl 
uscita djiilti faace, e tirato aii fiuo air adoles'jeiiza, e rei qimlei^veva i 
pa'^tc iiitlo lo auQ compiai^pnae, lo ruc ppcrauKC, la eiift gloi'in. Ern cai 
conttjntJi dplla decisìune fjttta in quel itriorno, conie d'nna sua. pi^opri 
fortuna; e Geitriide, per ultimo iCvertiraento, dovette ain^ciarsi le con 
l^ratula/iluui, Ili [ìjÓì^ I cou^igll delift vi^L-cliia, e ^ij^utii' pailiire di rerte sa 
'aÌì^ prozie, le qunli s* erau trovate ben emitp.nl-p li' l'sscr umnftrhp, pei 
che» uscendo di quella ca^ii, avevan senmro goduto i primi onori, aveva 
sempre saputo teuere uno zjtmpiuo di luori^ e, dal loro parlatorio, avtì 
vmio ottenuto coef ohe le più ^rau dame, nt-llo Joro sale, non c^er 

potuttì arrivare,' Lo parlò delle viaite che avrebbe riL-eviite: un gìoni 
poi, verrebbe il aiguor priuCLpiuo cou la sua spoaa^ la quale doveva esse 
ccrtaiuonfo una ^rau tii^fuoi-una : e oUoru,, non euìo il moi^natcro, m 

tutto il pufiSQ sarebbe in molo. La vecchia »veva parlato mentre spo 

jliava t.jertrude» quando Gertrude era a letto ; parlava ancora» che Gor 

tude dormiva. La f^iovìnezz^ e la latlciL erano atAte pii^ forti iXé" pen 

"1. D BOuDO Iti all'annoso, torbido, pieno di sogni penosi» ma non fì 

:o che dalla voce BErillante' della veccliia, che venne a svegliarla» pa 

bè 8Ì prepara^ae per hi j^ita ili Mun/a, 

" Andiamo, andiamo, signora ppoHÌna' è giorno iiiUo- e prima eh 
■fàa vestita e nettiuat^i. ci vorrà iin^ ora almeno. La. ni gn ora prineipess 
pi Bta vesteude; s l'iianno svegUata qualtr'ore prima del ftolito, ' 

eìjjnoi" principino q già hcabo iilJe acoderie, poi ò tornato pn» ed 
all'ordine per partire quando si sìa. Vispo come una lepre, quel diavo 
letto: mal è stato coai Jìu da bambino ; e io posso dirki, che V ho por 
tato in collo. Ma quand* è pronto, non biaogna iailo ftapettaie, oci 
ohe, aeblieue sia della miglior pasta del mondo» allora a' impazientiso 
s atrcpitft. Poveretto! bisogna compatirli» : è il suo naturale; e poi qui 
uta vijlta a\rehLo anobe un pò* di ragiozie, perchè s'incomoda per In 
Guai chi lo tocca in que' momenti ! non ha riguardo per nessuao, fnoi 
che per il aignor principe. Ma, un giomo il signor principe sarà Ini 
più tardi che sta possibile, pero. Lesta, lesta, aigiìoriral Perdiè n 
gourda così incantata? A qneM'ora doui-ebbo esser fuor delta c«ctitt/ 
All'ìtiiroagine del principino impaziente, tutti gli altri pensieri eh 
s'erano iUloIjiiti alla mente risvegliata di Gertrude, si levaron sribil* 
come non atormo di poasorc all^upporir del nihhiu.* Ubbidì, ai vesti i 
fretta, ei Inj^eiò pettinare, e comparve nella eala, dove i geni(.ori e 
i'ratello eran radunati. Fa fatta t^edei^e sur ujio. sedia a braccioli, e 



■ Cast tf'C U j'i'i gran aami uc, Ecm un antisolato niolU fulica. Si uatf eho qui, LnuvIi 
fn niodo lml]rct.ti>, ^ }a viircliìa i^amorìara tr1i<i pnir^. «"^h 

* ìy'iViì Mort tftnUnniif. Migll&ro 1a iJiJmii leaiianp^ Daua Ti>rit arniDirT-A; pflppTiL i 
accenni aUn natura dell» vi»cu lU T^uoala -rvui:lila ^ stritl"Htw Burut^be ponrr |-|aije[{|iHi), 

9 Fuor della cxierta. È l'erri rlifi h uun veccliia Eicrvu fJlo pirla, ma Jn p]iti>7a i-urcfd 
irc^po BcoiLvoiiibntv per riiEwUa nlU Bt^noririiL: sBriibba ji rotori b'iEt» \n prlixju Imi^pD. juoi 



C4P1T010 DECIWO, l2T 

purtjitrfa una clirtrcbeiìt di <!Ìoci]ol<iTn: iJ cho, A que^ tempi, eia fjiio) 
ly già prosflo i Komani il duro In vostrr virilo, 

Qnaiiilo vennero a avvertir ^ ch'era attaccato, il priuf ipe tirò l,a fìtrlt;i 

in disparte, e le disse : " orsù, Uertmde^ invi vi siete fatla cnore : ogjfi 

lovettì aupFrar Voi niedeaima. Si tratta di tare unn coiiipai-Rn eolriiao 

iBomiatero e nel paese dove siete di?stiiiftta a Tar la prima figura. 

r^napettano.../ E inutile dire dio il prìncipe ave ra epodJta uq armo 

lalfa fcaUi'K&a, il giorno avnnU. " V'aspettano, e tutti g-U ocrbi earamio 

sODi'a di vai. Dignità o dieiuvoltara. ì.ti lìadeBan vi demanderà cuett 

rolete : è una fomialitii. Potete rispondere che chiedete d'estero aui- 

fleasa a vestir l'abito in quel monastero, dove siete stata edu.<](ita coaì 

iHU ore voi meni e, deve avete ritevuf.e tante llncE^e: che è Ja pui'a viuitft, 

te anello poche parole, con un fave si'lolto : ebe non g' a^'esee a dire 

v' hanno iinboecat-a, e ehfl non sapete parlare dfl voi. Quelle hu<jne 

n*dri non sanno nulla dell* aceaduto : è uu s^jgreto che deve restar sa- 

Ipulto nella famiglia ■ o pprt^ù non fate una facr-ìa contrita ti diihlfio^a, 

|<!Lg potesse ilar qualche sospetto. Fiite l'edere di cho sangue uflciti*: 
^nmero?a, luodestn; mn ricordatevi che. in quel luogo, tuor deliri fa- 
oigli^T non ci sarà dgsbìiiiio sopra di voi.™ '^ 

Senzji aspettar ri^nosta, il principe ai mosse ;^ Gt^rtrude, la princì- 
oeaaa o il principino lo eeguiroiio; AL^esero tutti le scaic, o moutaroro 
il» co.rroKZft.. Gl'impicci © k noie del mondo, e la vita licata ilei chìo- 
Btro, printipahnente per le giovani di sangue nobilissimo, furono il tenta 
tìiAìiK conversai'joMe, durante il tm.gfitto. Sul finir drdla strada, il prLn- 
oÌ|fo riiiTiovù r isiiuzionl iilla iìyli^i, q 1p ripeto piii volte Iil forinolfi 
L risposta, -All'entrare in Monza, Gcìrti-uile si sentì atringpn- il onore; 
Qft la sua attenzione fu attirala fjer (in istanlo da non so qiinXi cibori 
' " rattji fermar la carioai^j», recitarono non so qiial compii m entro, Hi- 
prBBO il earnoiinOj a'tindi» c|naKi di pasao al njonastt^r'*, t^n gli sgnurdi 
;le' ourio.^i, che accorrevano da tutte le parti sulla strada. Ad fermaci 
idla carrozza, davanti a Quelle mura, davanti a quella porta, il cuore 
vi striui^i' ancor pm a Gorlrudc- Si ì<inojitò tra duo ale ili popolo, elio 
i servitori iacGvano ataro in dieim. Tutti qneglj oijehi addosso a.Iln po- 
revetta 1 obbliga va no a studiar continuamente il suo contegno: ina piii 
'i tutti qutdJi ina [Ciocia tenevano in hUggeziuue' i due del pudrc, a' quali 
qnantwTiqtie tiP avcF^se eonl gran paura, non potovii laHoÌJir iW ri- 
Tolffere i suoi, ogni m omento. E qn e i^U ocelli governavano le sue rnoa.se 
" u suo volto, pomo per me^zo di rÈdmi invislbdì. Attraversato il primo 
"Ub, s'entrò in un altro, e U ai vide la porta del cliioatro interno, 



1 À n'Sfrtir. Qui snmblu* sfato meglio, per InRlioro Vltiiu, su m fosac detto Ad i 
f-nriiT. Vi'di In fl^'t» a ji |pjig^ *i. 

I - 'In r]ù(»Btc parola- del prfbrlpG clolhbiaiiiii itntnro fiLn&n£l tutto,n p/iirtf riuptiudft'f^ *aff 

Uflfetrc suiQlrriL nipùtere ta cQfiì^ in ribonn.ii ilvlla gL^vniiutt*. ne Id^jl iDcaurribiIruonCu In 

rfolmiti; pi-i «liiol louparlii mi l'nnl'ir pruiiii": ito** n' tii-f/^iff ■( \hrf.,.. t^/i vin *irijr(^r por- 

ttiiTti da iiltiDiu, a ricordo lìulli su,i i-Aiì\m, IJitLo ena urlo flnnmi'nU'TaulvAgiii, pur ttiguere 

giieh'i II futi 4111 ogni vollcitn d' opponi ai on e, 

i^ beffili usitiift» i iifQulv. U fjf"iri|i*fl « miifl'r. Srinu duo Bett^barl caiIuCl d^Pa pfXinn 

* SiiftutfiOne : ar>aiJl?mHa, «La prliBji» àicb il MuratiGl signiflcft L'osRQr ho^s^Uo, meiitr'* 
_ taj-nndji J qnalU vUsimLQKTa v^^iej'^ohji i-hn il ribpatto o in ptiiuu ii II liinorc *> jiUn» 
\e\ obhli^'ELno di avara vtrao ipialciio"- l'tir unlfonunral n quosti duo W\\ dììitJntl eìgnl- 
Coati il Miuiaoiii ruiit^ noi C4ip. K « Jillrnvo "• "i€-*i'H^ In Mmgisritìxt. » Oj), dit., paj, ^^^i, 
la anoito cnao perù poteva star hcnhsimottHi'W Snyj'jrOws porcile U vaVotó.^ 4Ì ^^s^^KwVft 
^ra Boriava iti <jiTa11« rial jurìiìeìpe^ 



^pE^Eani libi a tutta occapiita da muiiiLclie. Nella prima filn, 1a LoJ^aJ 

i^iri^onrlaU da anzÌJLDp; dietro, altre moiiauhettlljt nulusn, filriinein pimrJ 

^4* pillili; in ultimo Itì corivers"? Htte tìopra paucli^Ui. Si Tcc!o\An "pmi 

buu e 111 luodcure a meiz* jiHù u,1<3uiiì undnuUi, ppuutar qualche tìbìikS 

niii le tcinnchfl: pran le più destre e le più c^oi'aff^iiiae Ira T ediicnnilu 

fete^ fiL'j'aiidosi e penetraiidi> tra inonaiu-u, e luoiiacii, eran rìustite a faPH| 

feiL po' di pertugio, per vedere aneli' osse gunklie rosii. Da quella caicJ 

nat^ivnao acolaiiiozìoni; sì redevan molto hra^'cia diiiiuiiari^^ m fi^iJ 

B^ ac**oglieuKa e di gioia. Ginuaero alla porta ; Gertrude si trovo n tìS*| 

B viao^ con la madre tiadeeaa. Dopo i primi c^omplimeuti, onEstn^ dnnl 

njia mjLuìerA trii il [fiidiro e il aoleuiiQ, le doiuiti^dù co^a dtii^ìdcriuifli»! 

hn quel Inolio, dovtì aon c'era chi 1g potL^af^f^ aegar Jiulla. J 

■ " Son qui.../ coiiiint^iò (iertruda ; ma, al punto di proferir le paroln 

HÌie dovevami dt'cUler qjuai Irrevuoabilineutu iltd nuo deatmo, esitfl usi 

^Oionieiito, p rimiL^o l'nn ^lì ocidii fi^f^i etilln folla, die le aitava dnvaatil 

pVide, in quel momento^ una di tinelle Hue note compagn'?, che la guaimi 

Kava "."on nn' aria di coni passione e di nmh:4ii* inyieme, e pnrpVA die di^l 

■ceppe: ah! tn. c'è cu&i^atit la hrnv.i. l^uelln visttt, rÌ&v'ogliiindo jin'i vi^ 

neH^aniaio suo tutti gli antichi seiiLiuienti, le ref.Ut'ni ar^lie un |>ù'df| 

Ennel poco antico cora^^gio: « gui, ai&và corcando una risposta qaalullql1^1 

HJvcvàa da ijuoUa cha le era »tata dettato: quando « Alza tu lo tigu»rilo| 

hlla l'accia del padi'e, quasi par esperimontar le ene forze, scorse mj qu(^llil 

fcin' inqaietudina così capa, un'impazienza cosi miuact^ovole. diL\ nBO-J 

nutu pt-r puLirji, cmi Ifl rsici^^t piroutoj^za che avrehhe pr^ho la l'ugu dr4 

■fiin^i un o^^eUo terribilo, pruso^ni : ' hon qnf a idiimpre d^essorfl nMm 

if^of^^a a vestir Tahito reh^-'ioso, in questo nionaatero, dove sono staH 

nth'vala così amorevulniente." La hades&a risposo suLito, c^e le diEpiJ 

■'i?va fiiultOj in una taltì oooftai'iiJG, ohe le vegole iion la p<*rm>!H:i?eaora 

di dare immediatamente uua risposta, la quaìo doveva venire d.ì tcB 

comuhi LÌi.ille eiioroi e alla spialo doveva precedere la licenza de'snpM 

Ej^ìorj- t^hc; jjctvp (ìi^rtriidi?, coDOHcondg i 6oiitiiricniÌ che s^ arevaji ppir In 

nn quel luotfo, potava preveder con certezza qual Jsarehho questa rw 

sposta; e die intanto nui^^ima regola proibiva all.i badessa e alio AUòm 

ili miinifestare la eunsohiiiirune che sentivano di quella richiesta, tì' aln 

allora nn tVastono eonftiRo di congratulazioni e d' accl/i.ma?jonì. Venneri 

snbfto ]^rau ^uanliere colme di dolci, die l'uron pre^ciil ati, prim.l alll 

iiposiua, e dopo ai parenti. Mentre alcune monadie tacevano a rubuJi 

^pIli, e lìMre compi iin^MJ tu vuu la inridrc, alt^re il priucipinn, \o. budotHl 

l£ece pregare il principe dio voksse venire aìla grata del pnrlatoria 

Bove l'attenderà. Kra acronipagnuta da due anziane ; e rpiundo lo vidi 

■Vom paT"( re, " piffiinr principe," dÌE^ìti : " pfrr ubbidirò ftllii roi*'olo^,„ pJ 

adempire mia foruialitìi ÌMdÌBp<?iitìiihile, sebbene in questo caso.... puri 

devo dille,,., die, ogni volta che una figlia chiede d* estere aniine^^a ■ 

vestir l*abito..., la Hupenora, qii-d« io sono iudt'if nani ente..,, è oUdi^irutl 

d'avvwtire i genitori.,., che se, par ca!«).„. forauFsero la voIohIjl ildli 

iigha, incorrerebbero uella KCOTnnni(?a. Mi ecuserà..,,' 1 

- Benissimo, bt'uT^=ihiio, reverenda madi-e. Lodo la swa esattexKH: 1 

troppo ^iu^to.,,. Ala IwJ noi] può tluliitare,...'" 1 

F " Ohi pensi, signor prìncipe,», ho parlato per obbligo preciso,,., dq 
resto H../' 1 






' Crrto. ^cito, mailre liadcaBn./ 

ìuv^vtmte ' queste iiocbu piirole, i due interlocal^ri fi' mobili aroin> 
ndevolmente, o ai iseporiirouo, coma ee a tutt'e due pesasse di ri- 
ler li teuta testa ;^ e auòtrono a riunirai dcisciino alta aua uompa- 
a^ V uno fiiori, r altra ilinthj In taglia claa^traln. 
l'Oli via," disse il principe: '" GeHi'ude potrà presto podei-ei a suo 
_P'acio Ift compagnia di queste marli'i. Per oni le abbiacio iuoomo- 
ftte jLblmetau^a." (JohÌ d^tto l'^e un ìiioMno ; lii famjj^lìa 9Ì moeaocon 
lui; HI nniio?arono i *'oth pi i menti, e pi parti. 

tìertrnde, uyl torimre» non avtìpa troppa vofflid di discorrere. Spn- 
voiitutu. del paijao olii? avevo tatto, verg'o^noHa doUa sua dappocagg-iiifiÉ 
indispettita contro grli altri e contro aò etessa, laco^^a tristamente il 
Ponto deir occaslom, elio le nntEinovano ancora di dir dì no : e promel- 
ti^iA dpi IO lineate e con iUs^ mente n tiè ritfrtsa fliu, in (jueata, ci ìit quella, 
o_ in quelVa.lfni, f^areMie più dentra e piii forfè. Con tutti questi per- 
sierij non le era però cessato niTatto " d terrore di quel cipigliu del 
P^re' talcliè, quando con un'occLiata datagli alla afu^g-it», potè chìa- 

** BÌ elle sul volto di lui non c'ora più alcun vc?atì^Io di co] lem, quondo 
Tide cbe m raostravn aoddiafattiasiuio dì lei, le parve una bella 
,, B l'n^ per un istiinte, tutta contenta,* 
lAppeiia arrivati, Lìaoynò rivCHtirsi o riliaciarHi^ poi it d^sltmre, poi 
ane visite, poi la trottata, poi la conversazione, poi la cena. Salla fino 
huesta» il principe mise Ìd campo un altro affare, la scelta dellii ma- 
PA- Cnai ti ftiiaraava luiis djiiua, la qu:ilt, pregata da^ genitori, diveiJ- 
ì custode e scorta della yiovaue monacanda, nel leni pò tra. la ridi if stri» 
eutraturn nel montiBtero ; tempo clic veniva ape&o in visitar le chiese, 
lia^ai ^ubbliri, le conversaKioni, le tìIIc, i fiantuari : tutte le coae iti' 
femn piu notabili della ciìih & Òe^ contorni ^^ aflìni^bè le giovani, prima 
preterire un voto irrevocabile, vedessero bene a cosa davano un cal- 
" Bisognerà pensare? a una madrina^" disat* il principe: "perchè do- 
ai ToiTà il vicarin dello monarlie, porla formalità delL'esamc, n su- 
bito dopo, Gertrude verrà prapoata in capitolo, per esser accattata dalle 
Tuadrì," Hei dir tjuesto. s'era voltato verso la principeffsn^e questa, cre- 
dendo chp fortae un Ìnsito a proporre, cominciavi; ; ' ci sai-eblie.-.H" Ma il 
Srineipe iiifcmippr: "No, no, signora principessa: la madrina deve prima 
i tuUo piacere ada sposina; e bencliò l'uno universale dia k scelta 
fii paienti, pure Gertrude ha tanto giudizio, tanta ari9eninLte>!za, cbe 
merita bene che ni faccia nn*accfl/Tnne per lei," F. qai, voltandoci a Gpr- 
Imde, in atta di rlii annunzia una Lfraì^ia singolare, continuò! ''ognuna 
delle dame che si sod trovate questa sera alla conversazione, ìia qntl 
si richiede pet easpr madrina d'nna figlia della noi?tra casa: non 



B'iTftiU'l'- (JUDsto verbo & qui appropri et hhIilo : sani parole che il prlucipo a b ba* 
V e1 tiiNiinbTnDa pat pura forninUtA ', qujiidL il bornit'ire. dm ■C4'flnit& Ad att,> miitcHBlff. 
I A tute g éiif jiesitmiii di ttiininr ii itytj ti^tn: Aoehtrahui i-E^A^jt: tij <-iii?ll'vOabr 
. uiHCOiiet^. Quanji ù ta priibn ìtitìoatì, rga la rcirm^lmiD h HrEietica, pi^icliA dI Diethi 
t gli ocelli ron Brandt flvldi^nzn riDibEtra£zo doj diiu non soltanto n^llu piruln, ma 
tmi'liv iidII' Liti epulani uik Lo di;! vtrJtu. 

FL ^ Affatto, <jj[ npilfn fc aaat« n signiUmn^ Dd tiilto, mji arni ci F^embru ]inqtrÌo. Uome 
|^Vgf]«, 9lgL]l!t4:>icrL'h|]c, l(i buuiirt lln^iu. Nlunlri, Fniitfi. 

^^* fu. ptt ttn f affitti', tuUn tout'iita. (Jiinutji bonlli, qunEjL^anLurc in quE^^r njiioia Epnn> 
^Hq. cbu 'I sente fulictì Solo ptrcitè bu vduto rfli^erenftrm Ib floiezzu del volto di cU 
Ib porta Al aacrtOtlol Vedi par» in quoAto etasta capitalo aV ca^Qv, ^. 



Mjyr^!". /i Sf/. 



I P>tOVFI>frT «POR. ,*•< 

co o" à noe^nna, creJereì^ che non Bijvr*^!" tonerei omìratn ilclla 
renali : acesliete toe/ " "" ' 

Òertj-u(la vedeva bene cLe far queata Hctlta era dare un nuovo coi 

jitìuao; ma l» proposta veniva iattit con tanto appaiato, che il rifiliti 
per ijùanto fosso umile, potoTS piirer disprezzo, o nlmpuo cnprìc'cifì 
It^io^n^gina, Fece dunque aiiclie qnel pat^so; e nominò ìa> d^ina eli 
in quella mim, li; em nudLitri piìi h. gejjiu; quella ^ìoè che le iLVnv 
iiitto più rorezite, che l'.ivpva pii^ lodutn., die Tavcva trattala con quol 
maniere famigliari, atìettiioso e premurose, che, ne*primi uiOEneiiti a^u 
cimoHren^a, contraffunno uu' antica amicizia. " nttinia at^eUa, " disGQ 

priiiuìpc, elio iIcQidiiiavji e A&pettava nppmiro quella. Fosse nHo o oM 
era avveuui'O conitì quando U ffiocator di buesulotti faceodovl scorni 
davanti a^li occhi le carte d'un mazzo» vi dico che ne pensiate un 
« lui poi ve hii indovinerà ; ma lo \ia. t'uUe ecorrci© in manieia chfl I 
Vt^diate una sola.' Quella dama era stata tanto intorno aneHnidetutl 
la sera, l'aveva tanto occupata di s^', dio a questa Bavebhe ÌiÌgo^flt 
fimo sforzo di fanLuaia per peusarno uii*iiltra. Tmit& premure poi oo 
cvi^ji Bt'uza motiTo : la dama aveva, tisi molto tempo, meas'i yìi occi 
addosso al principino, per farlo sno genei'o : qm'udi npiiardavu \e ci 
di qHfì]|Jh casa come sue proprie; ed era ben naturale che q iute re fj armi 
]jyj' quella cnra Gertrude, iiioato mono do^ hujì parenti pin prfrfiJiiint 
Il giorno dopo, Ueitrude hi svegliò coi pensiero delresamiimtor 
elle doveva venire ; e mt!ntre stava raininando eo potesse cogliei'o qoBK 
«jccitóioae tosi deciaiva, per tornare indietio. e in nan-l iiiauicrii, il pri» 
«ipe la fece chiamare. Or,«ù, ligliuola," * le di^fle : ' finora vi siott' |«C 
tata egregi ani ente : oggi si tratta di coronar l'opera» Tutto (juel ci" 
a' è Tatto finora, a* è fiuto di vustiu consenso. So iu quij^^to ti^mpu ' 
fuRae nato qualche dahbir», qualrlie pentimentncdo, grilli dj giopentì 
Rvveste dovuto spiei^arvi; ma al punto a cui sono (^ra le cose, noOi 
più tempo di far ragaz^^ate. Quell'uomo dabbene die deve venire tì* 
luattfon^ vi farà cento domande enlla vostra vocazione : e so vi &^ 
monJLca di vostra volontà, e il perchè e i\ per corno, e elio so ioV ^ 
voi titubale nel rispondere, vi tem\ Bulla conia clii sa q^l-^al.o, SflVtìU 
un'aggio', un tormento pct voi' ma ne putirebbe jincbe veiiire rn *ltf 
guaio più serio. Dopo tutte le di mostrai io ni pabLliche che sì son fatW 
ogni più piccola eyitjizione cbe si vadesso in voi, metterebbe a repen 
taglio il mio uuoru, potrebbe far credere ch'io avessi pre8« una vostr 
l*^ggere?iza per una ferma risoluzione, die nvesni prer-ipitatei la eoa 
che aveatìi.... che BO io? In queato i^auo, mi troverei nulla neiiessiU t 
hcegliere tra due partiti dolorosi '. o lasciar che il mondo formi nu tris 
concetto della mia condotta: partito che non può stJLTO a?soluÌJim0fl' 
con ciò che devo a me stesso. svelare il vero motivo della VOI^ 



^ Queat' Brlu fljiJuuiTitD Ijiocritii, ilErcUn i lugiiro et^nipro più In toIoMTi di OafilV 
pnn i nUfTH nel piHfkcipc; o^ìì Vavavii rilrovjLl.D « H|iaftitiar]|ji1'i uLtcA vnlfu. 

' Tflls HiiuililudiiiP Ci rifhinniJi ailn nii'niu P ultra dui cnp, ljr,i1(krT' lt"ii^'. ti TMID' 
uUato a un miiEuiLaloiiD chi' sta aiilla plaiua Hanrdnnd» ni ^^octf '^lo di LtiinTiS'jl'iltl APtWi 
Biino por evldunaa e praprletì marjivitìlijse^ ab unn obn io. piimji v,i ralU^é*"' Iftd^i"*^ 
ntiGutii l'i iJiairiiL J.i inl^iiuf^iiCu pueihi'bL 

^ TiJltti qLit^tii mlnuli) circiihlnn^P, f Iho n golia tìì DUì^E^lu fHt KftBo nuilnfjl nt * 
luiiilcllanilo V niiLmo liiQH|iiir1ii di Ouili ejlJu, di runflarlo Aimijptu {W'ii iui\"jatViUa Cu fHi^i" 
t\ tìcmliranD Ltoppn BCCOHKidalu ni finn, ^^ 

* yi^Siiiiiin, oiu^TA monta i^ dn altri o»ervnt'jclioqnuBtB.)>itrola iin]ki;iJLiuiUu ofli'U^v 
diYÌotiù HO quei /iibbro struTPiinta ^ mulefLiiic»- 



kola^ìoni^ *>,..," Mn qui, vwlcinli» die Gertriub? era ilivcntnta scarkltn/ 
ne le BÌ ctoij!Ì'i."At5 qlT nc'lii, ^ li viso sE contraeva, pomo le fjitrllc d*ufl 
lor&. nell'atft clie precedo la biirrasca, tronoà quel discojso, e, con aria 
broua, riprese : " vìa^ via, tutto dipende da voi, dal vostro giudizio So 
biQ ti^avoto molto, o non gloto rngjizzn da gjiaatìtr buIIa Ìihù lina cosii 
Ittta bene ; mii io dovevn prevoibu" tutti i cn^i. Noq se ne pjirìi pii'i ; e 
PestittTu d'accordo the voi vidpnndorolo con iVnarhGZKA, in iiiiioierft dì 
■un fiir unse I' dubbi n^Wa U'stn di qucll'jiomo dabbiine. Cosi antlifl 
mi ne sarete fuori pi'i presto. ' E qui» doj^o nver Fiige^^rita r,niil<."ì»o 
nspofi!a rtll* iiiterni^jtziiini più pcoKtÌMli, entro noi solito diacoreo delle 
loìcezze e de* ^odìnieiil i clr i?ran preparaLi a Gertrude nel nnjn;istero ; 
I Ja tr:ilt^une in qn^^llo, fin elio vi^nnts on genitore ad ftiiriauxiary il 
Hcarìo, Il principe rinnovò in fretta g\Ì avvt^rtimenti più importanti, 
I lasciì» 1(L ììifìia. HoFa con lui, cQinVrjt prescritto. 

I L* uomo JabljtLDO Vi'iiiva con no i>o^ d' opinione gììi fntbi ebe fJor- 
fcnde avesse una ft"ran vocazii)iie al «ihioatm; percbè cosi ftli avevJi detto 
I principe, quaiKlo rvu. utato a invitarlo, E vero elie il buon prete» il 
Hiaie sapeva cbe la dirtìdefLza era nna delb' virlfi più uecensarie nel 
pò ulì^^jo, avo vft prr nniBcinia. d'jiiidiir a.fl,i^io nel ^redui^o a simili pi'o- 
Este. e di stare In gnardia contro le preocciipaiiooi; mn ben *li i-ado 
pvjone (die le purole flllernuitive e wicnre d'uini persona anloi-e^ob*, 
p qijjilBÌvogKu 1,'ifiicre, non tingano del lL>ro colorii In iticnto di uhi \a 
BCnltTL 

I Dopo 1 primi rirtnplimeiiti, "signorinn, " le dÌHse. "io ventfo a far 
p p:LrIt: dt*' diavob?, vciiLfO n mcHore in dubbio cir> cb<?, orila fu, 
mjipbca, lei hn Antv per certo ; veng^o a metterle davanti affli occhi l 
bfticoUà. e ad acccrt^-rmi se le ba bea considerale. SÌ eùnteiiti cb'i 
fitecijt qualche interrogazione. " 
' I>ii"!i pni'fl, " riflpowo Gerfnida. 

Il bucm prete cominciò allora a inttirroi^rirla, nella forma presontht 

Etile rei^ele. " Scìrl-o lei in cuor sur» nnri libera, spontuneii riHidiizir.iie 

farsi monac«V Noii sono stati? adopi-vate iriinflUfc, o bigio^irho? Non 

latto II5JO di newfliina autorità, per indurla a 'luesto? Parli sen'm 

Ciardi, & *'on fiin<;erità, a on nomo il cui dover» è di conoscere la 

Eia vera vobnit^i» per itopcdii'ti clic non Is veng* UHatib violen^si in 

fiaiTiifi modo. " 

La vera risposU a una tuie doìnatida s' :ifFarciò subito Jilla niente 

Gertrude, nm na*evÌd<^UKa ti?rribilc. IV^r drirc iiuellii risposta, biso- 

Qftva v**uiro a ima spit^tfJtKiono, dire di r.he pm Rtrttji niioftiriala, rins- 

hntare uoft ctorift..,. L'infelice rirniri^ì rjpiiventata ila (jueNtMdert,; ceixò 

ft-etta im'ftlfra intipoata; ne tTovò una ^ola cbe potesw hleraila 

retto CI nif!UT'mì[onlo dn, qool suppiinlo. la più rontnum al voru, "Mi 

Tnooji.É'fi, ' disfie» nii^irnndendo il ano tnrb itine iito, " lai fo monaca, di 

afo i^t^nio, UberJtnu-nt'i. ~ 

* D,i <.|uanlo tcn^po le è nato codesto pensi ci'o V " domandò ancora 
Inion pret«, 

' L bo sempre avuto, " rì^poFe Gorii'ude, divenuta, doprj quGl primo 
BaBSOn più francT, a nu'iitiru co»t.L'{i nt stiissa, 

' "kift quale è il motivo principale £?be l/i induco a farsi monaco 



! 



. '*" 



■ EVa diVfTitaiti tmrlalta: S'aka patta uj7fA m fIahhap Vitraa ì- ^tACqribWtAVTk^VrUi 
xlvlio- 



135 t PIÌOMKPHt HPOST, 

Il buon prete non Mpeia «lie tenibile tasto toccasso; a GertmJ 
81 fece mia gran foraa per uon laflciar tmaparire sai tìpo V effotto pb 
^r^Lielle parole 1p ptoducevano n^U'auiiiio. " n motivo, " disse, " è di Ber 
^Hire a l)Ì0j o di foggire i pmcoli dei mondo,' 
^B " Non aarcbbi; mai qualuho dÌBgD&to? qimlcho,... mi bcubì^... civprio 
^nìo ? Alle volta, Tina capione momenttìnea può fare un' imijressiona clv 
^Kar che deva datar sempre; e quando poi la i:agione cessa, e Panimi 
^^BJ muta, iillora...." 

^V " No, no, " risuose precipitosamente Gertrade; ' k cagiono è qnell 
^Ui6 le ho detto, 
^r II vicario, più per adempire interamente il suo obbligo, che per 1, 

p^rauaBioDQ ohe ce tìq insse hieogiic, Insip^tette con le domande; mi 

Uertrnde era determinata dMtigumiarlo, Oltrfl il ribrezzo che le c^ 
giouflva il pensiero di rendei" consapevole della suadebolezza quel gravi 

r dahho» prete, cho pnrt^VR così lonfnno dal soarottcìr tal cnas th iti 
]ii poveretta pensava poi anche ch'egli poteva beuc impedire cbe d 
faces&e monaca; ma lì fluiva la sua autorità aopra di lei, e la sua p 
tefiìouo. Partito che foasp, etsa riinurrabbo eola col principe, E tiualtim 
qre i^oHa aveRSP poi a patire in quella casa, il buon proto noTi n^tvreLbi 
saputo nulla^ o sapendolo, eoa tutta la sua buona intenzione» non avrebb 
potuto Ikr altro che aver conipaesione di lei, quella tonipaaaioae tran 

q [lilla e mÌBOi'ntn, che, in generala b' a(?corda. eoraa per cortesìtt, a eh 
abbia dato cagione o pretesto al tiialo che ^li fanno. L'esaminatore jì 
prima stanco d' intf'rrogare, che Iji eventnr;ita di meatiro: e, sentendi. 
quolìo riapoìto sempre conformi, a nan uvondo aloiiii motivo di dubi 
tare della loro schiettezza, mutò finalmente linffuaff^io ; m railegrò col 
lei, le chiese, ia certo modo, scusa d'aver tardato tanto a far queatf 
t^iio dovere ; agciunee ciò che credeva pia atto a <;oufermar]u i:td buoi 
pmnfisito ; e ri lieonziiV 

Attraversando le sala per Uatìre, s'abbjitté nel prìncipe, il quali 
pareva che passasse di Ih Jt caso; e con la! pure ni congratulò dell 
linoni^ dÌF4po?iÌKÌoni in ctiì avpva trovata la sua tigliuola. Il priiioipe eri 
filato fino allora in una sospensione molto peno.ia: a quefla notÌKiii 
respiro, e dimenticando la sua ^lavità consueta, andò quasi di cor&L^ 
da G-ortiiidci, lik rRìolmò dì lodi, di cai^ez^o o di promtfBse. con un già' 
bdo cordiale, con uuu tenerezza in ft-ran parte sincera:' tosi fallo 
questo guazzabuglio del cuore niiiano. 

Noi non ,^flguiremo Gertrude io quel giro conUnual^ di epettAtrol 
fi di dJvcrtJnipntì. E neppure descriveremo, in partìcolaris e per ordiiM 
i sentimenti dell'animo suo in tutto quel tempo; sarebbe una storii 
di dolori e di tlultuaxìoni, troppo monotona, e Iroopo pomjjfliante ali 
efiae già dette. L^ann^niti rlei hiogbi, la varietà lìepli og^^tittij quelli 
svago che pur trovava rollo scorrere in qua e in là air aria aperta, l 
reiidcvan piii odiosa l'idea di^l Inoi^jo dove alla tine hì smonterf>bbi 
piT l'ultinin volta, por Hompro. Più pijng<^iiti oiiconi eran l'impreBsion 

i-Ufi riceveva nelle convereay.ioni e nelle feste. La vista dnlle spose ali 
qiulì si davji qncato titolo T^elsensolpiù ovvio e più usitato, le civg'to 

imva un'invidia, un rodimento intoJterabilc ; e talvolla l*as|iettLi il 
qiialchtì altro personaggio le faceva: parere che. nel mentirsi dure qii* 

I ^im min Unire* m tu j/ritii pitiia vj'urjrj-fi^RiiifciUtt a nitomiri» 1* Intonfo, ■nnkb ilntok 
vai tHivv qiicti'iìlfetto. Dh(T pur dovcA ti'uilrd per la porcra fì^Uiinls, nn cli'em rìntAsfi 



t,i.* 



^|f.Ì1olOf dijfeae trovai'fti i! ciilmn <rogtu Mìpità, TulvolU lapomp» 
^B de* {>ii!iL/Ki, lo flpIeiidoiT degli fiddcibli» il liruJicbi'o e il fratasBi) Icialivo 

^Hd^he fe^tt-, lp noniunk'nviLiìo iin'ebbi'e«/!i, mi Hrtlnr tflle di vivet jìeto, 
^Hchfì j>]'i>metLeva a rÌì stessa di diìdir^^ di t^ofl'^i^ tutto, piultóslo che 
^Btornnre alV ombra fredda e merla del chiostro. Ha tutte gufile riso^ 
^Hluzioui EfamavaiiD alla (^oauiduriiKiono più ripotìuta dolio diificoU», ni 
^Bsolo Qssar gii occhi in viso al principe^. Talvolta an^^ho, il neneiero di 
H|dciTer abbandonare ptr fionpro que'godimpjitjT gliene reudeva amaro 

^^ © ppDoao «juel piccol tngeio; come l' iatemiD aaaetjjto goarda con rabbia 
r G quasi rispmge ^ con dispetto il cuccbiiiio d^aci]ua che il riifidì*xi gli 
^^ concede a Jalica. Iiktaiìto il vit-arìo dellt monache ehhe riUsiiìata l'at- 
^■itesUiziono aecef^Fiai'ia, e veuno la llceuzu (Vi tenero il capitolo per Va\^- 

^B rett tìzio nR ili G^rirnd^- Il capitolo si tpnne; poneotsero^ com'era d» 
H aspettarci, i due terzi de* voti flt'gret.i ch*erau richiefiti da' regolamenti ; ' 
H e Gertrude fu ai^t^ettiita, Lei medesima, stanca di t^uel lungo strazio. 
H r'hlBse allora d^oiitrai- più presto elio fosso pOQEibdo noi roouaetcro. 

^ft Non c^era Eicui^ameuto chi volesse frenare una tale iuiptU'.ieTkza. Fu 

^■^lunque fatla la sua volontà; e. condotta pompoaaraente al uionafiti^roj 

I^J^eetì TabitiO. Dopo dodici aieai di noviafiito, pipui di pentimeuU e di 

ripentimentì. si trovò al momeuto della profesHioue, al mnmeuto cine 

Kìn cui conveniva, o dire un uo più strano, più inai^pcttato^ più ecanda- 
ioBo che mai, o ripettre un sì tante volto detto j lo ripetè, e fu monaca 
per seinpra- 
y, una delle facoltà, aìn^olari e incomunicabili della rcliffinnc cri- 
etiaria, d poter ìudiriKzare e touBolare chinnque, in quabivo^lijt con- 
giuntura, a qualsivoglin termine, ricorra ad Bfcso, Se al paawito o' è 
i-inieflÌG, cfi^a lo prencrive, lo somministra, dà Imne i^ viffore per met- 
terlo in opera, a qualunque co&to; so non c'è, essa dà il modo di far 
realoiente e in effetto^ ciò che ei dice in proverbio, dì necesBità virti], 
lofìfigna a oontmuai-o con sapicuza cÌo Eh'ti stato intrapreBO pei' lo^- 
pereiKa; pie^a Vaniroo ad aboracijiar con propensioue ciò che è stato 
^Biinpo^to dalla prepoiimza, e dà a una scelta cue fu tomerafia, ma che 
^H'è irrwocobilo, tattn. la ttaiitità^ tutta hi.aavic^ajk, dìniamolo pur fran- 

^^oamentc. tutte le yioie della vocazione. E mia strada coé^Ì fatta che, da 
qnaliuiquo laberiuto, da qualunque precipizio, T uomo capi(t ad easa, a 
^H vi fai^cia un pasmi, piìì* d' ulloru. in poi iruiiiiDinurf] con bicmoK^a e di 
^■liuona voglia, e arrivni" hetamente a un lieto finc.^ Con questo mezzo, 
^BGcrirudc avrebbe potuto essere una monaca Banta e contenta, comun- 
^fti^ue lo fosse divenuta, Ma rintalicu si dibatteva ' in vece sotto d giogo, 
^Be coBÌ ne sentiva più forte il peso p h^ s(!OP^a. Un rnTiiniiU'ico iin^essiLulo 

^■della libertà perduta. V abboiTimento dello stato presente, un vagur fu- 
^BticoRO distro a desidèri che non sarebbero mai eoddi-flfattj, tali orano io 
^Hprincipuh occupa^iDiii doiruuimo &uo. RiinnRitjcava quoUVmnro pneaato, ' 
^■ricomponeva nella memoria tutte lo cJrcoatauze per le quaU si trovai 

^^1 ■ Ritp'ftff^. Cù^ jioL flap. XX b9Ì XS.XXV; mi twi cn^ XlLV eorrvBiaa nittrtiiaann la 

^^Èrf^iftiijrre, 6 rnoKo beut, 

^^B * Ht^flla'tu'iiì. Avrubbc ilovntn nni>li(.' i[iii aIÌa parola i-Bffiilatinati eDalituIra ZÌdbdIBi 

^HfDiDb ì\» fBtlO precfidtntt'moiiU iu qui'aìo- h tariti n c&pltnlo- 

^B T /; uni dtilf /iico'ld ec. fjuusto iia^bu, cliu rkviila (iii.l.a V anima pitrtiut-ulti rrL^tfogA 

^Hilfrl Mnii?t»nL airicoMepa btri^tt^mauto aquotlo ilei capitolr> precodfule, "luve parJn dì ifioltn 

^Hlki^u ili r^^ngluuti «ho erA slnla iri^fcriiikla a Oertro^lc- 

^H * [•' ì*ifftiet il dUuiSifvu ec- <J]il coiaitn-ìa la itti^rt.'v d^lU mOlvaCA , ■'.Vlq V^h^^Vv^h^^^^V^ 

^Bntti Ali^riu jui^'ìfHi. jt p"ini A fioco rovum du Ift V3u d^Wn corruiAi^Q^ a ^VA ^VkWi« 



134 T I-KOHESBI &P03L ^M 

li; e di&fftcevft mille volte iuiitilQjento i^ol pensiero ciò che av^^a TaM 
cali roptìJ'JK H.<ieiitìa\'!t ee ili dajtpoc^agfiriue, lUiii di tu-amiia e d'tycv^ 

di« ; e tìi rodf*vii. Idolidrava insieme f jiiaiigtvit la buq bcllez^w, dupirt 
rava imo gioventù destirattì a iti'iiGger&i in un leiilo martirio, e invi 
diftva, in certi momenti, qualunque aunnn, in iiiialungue condizione, cor 
qua-lunijuc cO!>uieuiSii. poteutì*] li berti in cute g-odcrjii nel muudo i:|ueMoiiÌ 
Lit vidta di qunde inonadie cbe avevaa tenuto di msi;o a tirurlafi 
dfutru^ le era odiosa, ^i rioordavu l'arti e i i-yygiri ebe avevaTJ muss 
hi optili, e le pjigdv-i vvn tiiiite i^^rl(aLi?iize, ton tanti dÌs|>tfUÌ* e unch 
CPU utiyrti rinTaciManienti. A queUt* con\<^nìva le pin volle maiiihir giù 
tacere 1 percbè U prim-ipt aveva ben voluto tiraniiog-giar la fJg^lia quant 
vin uecessario per iapiugerla al diiostio ; :un oUeniito l'iutGiito, no 
avreljlie cosi J'floilintiito tn>flerto l'iie ull_ri preteudpBsti' d^avcr l'o^iorJ 
conti'ù il suo tìangiio: e o^in po^ di runioio *:be iiveaser i\\ito. potei 
ftìser cngione di far loro perdere quella gran pioteKioiie, o tanjbiar pi 
aweutiiva il protettore in iicnuco, l*aiù tini Ooi-trade aviebbe dovul 
sentire una certa prò ifcna ione per l'allTe &norp» clie non avevano uvul 

fiaite in qm?gr iutriglii, e ebe, senza averla desiderata per conipsgn 
'mnavano coxxn; tjde; tj pio, occapate e ilnrÌT le inoatravuuo mi lo 
eni^Tiipio eonie anclie ih. (leiitio si potesHe noti solo vivere, nja aitirf- 
l>ene. Ma qui^&ts pure le ernuo odiose^ por un ultra verao. J^a loro arili 
di pietà e di contentezza le riusciva i^omo un rimprovero della [ina ia- 
qiiii'tudiiieT u delLt sna uuiidotta bisbcticfl j o non iaficiava sfuggile of" 
cèidioiip di deriderlo dietro le spalle, come pinzucbeie, o di morderla 
come ipcicrite. l'orse sarebbe stata mt^un avversa ad esae. se avesse si 
putu o indovinato che le poche pjlUo nere» trovate nel bossolo che di 
cise della ana aucettaKione, c'erano appunta alale raesstì da guelle. 

Quiilcho conaoUizione le pareva tjilvolta di trovar nel coaianJarn 
ueir LH?ier curleg-giata in niuuantero, noi riuuver visite dì i:omplinitiiit 
du pfTRono di fuori, Tiello spnntar quAth-litì iuipi^i^iio, upIIo spendere I 
auft proteKione» nel sentirei chiamar la signora; ma quaU consolazioni 
Il onore, truvandosene così poco appa^'^ito» avrebbe volato di quand' 
ìd qn^Ltidu aggiungervi, e g'Odei- eoa esso 1q cdd&iuI azioni della rL'ltgioTkc^ 
ina queste non vengono ae non a chi trascura queir altre: com(>ilnau 
IViif^o, ee vuole atll'rrar la tavola che può condurlo in salvo snllii rivi 
devo^nre aliargaro d pugno , o ubLandonar T aiyhe, che uveva pre&i 
per mia rabbia dMatinto. 

Poco dopo la professione, Gertnide era stata fatta maestra dell'edu 
CBJide ; ora peuwate come dovevano Etait> quelle giovinette, fiotto una ta 
dist'iphna. Le flue antirhe confidenti cran tutttì uflirite : Tua lei nerbavi 
vive tutte le passioui lIÌ quel tempo ; e, in nu modo o Ìu nn altro, Tal 
lieve dovevna portarne il peso, Qanndo le veniva in mente che moh 
di l4jro tfran doatinate a vivere in quel mondo dal quale eaea era os^Ihb 

Ser senipre, provava contro quelle iioveriue un astio, un de&iderio qnti'. 
i vendetta; o le teneva sotto, lo bistrattava,' fattva loro acontare an 
licipatuMiente i piaceri che avrcbbcr (godati un gitirno. Chi a.veege sua 
tito ia ijue' momenti, con che sdegno mayi.^tjale lo gridava, por ot*n 
piccola scappatella^ Tavrobbe creduta una dannii d'una spirituali tà jial 
vaticn e iiidiacretu. lu altri momenti, lo steaso orrore pej; il ehiogUa 



V 



' iéi r't'h'fitSnmi. \if*\\A Bacilo lu pviiuu kilu^u. L* Msc-ft^-^ia^i***. 



H 



\PITOLO DEClfiiì. ISS 

per la recolftT P^r T ulibitlieuzflH sctì|Tpiuvfi tu afccBòi trnniore tattn op» 

pohtu, AlWa, litui Hulo tuppmtova [a. fiViig.tb^ZKa olmiiorosft delle &u*^ 
'lu;v4?,ma l'eccituvn ; ^i inisclustvu ne'Ioro fiochi, e li renUeviL più ài^e- 
lUt-i; entrava a parte du' loro didt^orfii, e li eping'evft più in là ileSÌ'iq- 
iizicni con lo qimli esBR gli avevniio incomiufiuti. Sa quak-heduna di- 
pc^v;t iws. privo^H, sul C'Il'elIio disila iiiatli'i^ ìmdeasa, la maost^ra In irnttava 
iii^smeote, e ne l'artjvft unii ficenii di couimodia- ^ntrafTiicovii il volto 
uuanionaL-a, l'audalnra d'un' altra: rideva allora ì^^anRlipratamouta^ 

Il <.'mu riaa «ho non In Ia&iìÌavaao piii aUe^^rn di prima. Coaì orn vis^ 
^ 'jIjl iilenui anni, non avendo comodo, nò occaaione lìì far di piìi; quando 
'*^ flUiL diagraaii volle clitì un' occaaione si preEentaase. 

TiUi l'ultto dibiinziiini e privilegi cbo Ìq erano atutl coucicbbì. ptrE*- 
'5^ ^im pensar In di non poter esser liadesea, c'era anche quello di staio 
**i un quartiern a parto, yuol lato del monastero era contigno a uii^i 
^nsa abitata da nn eioviae. scellerato di profesBionej uno de" tanti, olie, 
il qne' tpmpi,* e o^'ìoro wgliprn, p con V jiWputi/.*; d' rt!tri siiellerati, po- 
ev^iuo, fino il un certo aegiuj, ridersi della Ibraa pubblica e delle leggi. 
l uotìtio uianoscntlo lo uouii un Egidio,' senza partire del casato. Coetni, 
^u una auft linoatviua cho ioinin^va un cortiletto di quel qoartiorc. avendo 
rvednta Gortrude qualche volta paaa?ire o girandolar li, per ozio, allet- 
lluto anzi elle atterrito dai pericoli e dall'empietà ddJ'irnprenaj un giorno 
[cBÒ riTi^lgorte il diacorao. La aveatarattì rispose." 

I In quo^ prìnti moniouti, provò una conttjntezza» non schietta al corfj>, 
Itna viva. Nel voto uggioso dell' auimo gtio 3* era venuta ainibndere un'oi^ 
Icupni'Jone lorte^ continua e, direi nuasi, una ^ila pott'uLe" ma quella con- 
Hcntef.viii t^rn simile alla htìvjinda rii^toraliva che la crndeltit iugfgnofla 
[dogli aniidii mesceva al condannato, per dargli forza a BOatenerù 1 tor- 
[menii. Si videro» nello steasj tempo, di gran novità in tutta la sua oon- 

[dotta : divenne, tutt^ a un trAttu^ più regolare^ più tranquilla, soioi^eo gli 

[tìcherui e d brozitoHo, ni rao&trò anzi euroazevole e manierosa, dimodoché 
Ufì suore m ralli^gravano a vicenda del cambiamento l'elice; lontano co- 
m'erano dair imuiflgiinLrnc il vero motivo, e dal com prendere che quella 
Rniova virtù non era altio che ipocrisia aggiunta air antiche n^agagne. ' 
iQuell'apparenKi però, quella, per dir coai^ imbiancatura esteriore, noD 
murò gran tempo, almeno con quella couLinuità uguaglianza : lien prs- 
ìeta tornarono m campo i soliti dispetti o i aoliti mpricrri, tornarono a 
N'arsi sentire rimprecazioni e gli scherni contro la prigione flan^trale, e 
f tal volta espressi izi un linguaggio insolito in quel luogo, e anche in quella 
l>occa. Però, ad ognuna di questo scappate veniva diluirò un pentimuntu^ 
idna gran cara di falle dimenticare, a terza di moine e buone paroltì.* 

I ^ Jìì quei tr'ifpi.ln gcGLL* EPtHTA, Ogj^ t'ttuiicùmeLltì bI mtL Epucji per T^mpni uh 
l&pqea ni^enn un fiiiiil.D ftaen nelU unttioEojslu. muiuurnlfilo vqt 'IUJiJcIki iji'niiiU uvvq- 

[ 1 f-'ryiti\n. |[ nùiiiD di t|Uo1 iFibtu fu vDmmQntD Gian F^a Ùeìu. tIip pi\' aiuti <ìfi]KLt Fa 
[ coiL<!iiiinatcr Ji lunrtu u ilHu n>TiQn^a du' h^iii- Vb^i nel Fkchi, Mimane di Èonsa^ 10Ì. U, 
I ]i*^, 9^1 i e^NTÌf, pp. Cit, pas- li?a fi «ogg., e il PrtetHio drUa ìiminHa -U iti'itm puliblktl(4 

I (lii TULLTE) l>AjrUOLD. 

■ -1 Otn tivbSjprJt *i tWacirta. La ?i.'iH /i< m M ri^pnBf. lu sitJaU.o iiDi'ola e' ìs iiialiilig f;0H4v 
tdi ttiBliUHfDlfl aolBunei e'fc ii pi-lnclpio (rw") v il compimeflto di'IJji profanazione (nij/jou). 
L «'i LuLitn il torribilo dmrainn "bp Jjvuva tival^u-Hi dtintro lo ruum di quuJ i.'hjiiafri]- 
I * j'étn id injituu/3 ^1 q%fiiU iruypatt bi:- ^ìueatl uuuvì dcntijimjitì JovBVnua ura ar^rf^or 

I lutili alni cu t:c n^n'aniniD dì lai. ttavu^llato dnl rimui^o d^iUa oolphj ItdiluvD jiciim i dl- 
I B^tli^^ fnpriii^ult i*: ftlmmtfifs □□□ putov^na 4UBCLUrt> Alcun pcutiùioato, ptirchù uffuLU 



136 1 moMRssi «rosi. 

I>c suore sopport^iviLiio alla jneglio Lutti quei^ti ulf b baasi,' e gli altfi 
Liiivjiuo airiiiUole biabstii-a e leggiera riolla slpiora. 

Pei" qaalulie teait)o, non parve che Di^Rsuna peueasso più in Ut; in. 
un giorno che la signora, \enuta a parole cron nnii conversa, per noj 
BO elio pottegv>lQKzn^ bì la&<ììì] nndiu'o n lualtj'i^ttjirls fuor di iDodo, o no: 
1,1 finiva piij, la conversa, ilopo aver EnflxTto, ed eeiìerai niorae le Iftbbr 
nn pe:4zo,^ acappataltì linalmento la pazienza, huttò ik tuta parola^ cfai 
Ifi EUpeva qujilchtì cosa, e che, a tempo e luogo, avrehlje parljil.o. 1)j 
(|uel momento in iioi, la eignora non ybbe più pjice. Non passò peri 
mnlto tempo, che la conversa In aspettala Ju vriiiu, nua niattinJV, a'Biio 
nlÌ2Ì Lonsuetì : si va a vtJur nella suu ctìUi, n non ai trova; è cbiamali 
uà aÌìa voce; non ri^pimiie : «erj'n. di qua, cerpn ili là, gira e rigira, dalli 

cima al foudo; non c'è in nessun luogo. É chi sn qunh congetture a 
èarolibor fatte, se, appunto nel c^cTcare, non ai fosse scoperto una buui 
nel iDuru doir orto ; la qual cosa fece peiieartì a tutto, ohe foaso «frat 
tata di là. Si focovo g^ran ricerche in Monza e uè' contorni, e pi'ineipal 
meute u Moda, di dov'era quella conversa; ù svrisae in varif partì: uoi 
Ese i]\-bb9 ìi\al lii più piccola iit^tizia. Poi'ae ac ne sarebbe potuto itapei 
di più, se, invece di cerctir lontano, ni l'orse acavato viciuo.' Dopo molt 
maraviglio, perchè nessuno V avrebbe creduta capace di ciò, e dopo moli 
discorai, ai coniilufiU die doveva eH^ere andata lontano, loùtnuo. h perch 
scappò detto a ini:t suora: ' s'" rifngijita in OlnniJn di sjcnrOj' hi din? 
subito e si ritenne per un pezzo, nel monastero e Aiori, che si fosse ri 
fugìata in Olanda. Nou pare però che la signora fosse di questo pjtren 

Non già che moatraa&a di non credere, o coiubattoaae 1* opinion fiomuu 
con eno ragioni particolari: se ne avevu^ corto, ragioni non fiiron rat 
cosi ben difisimulutc; uè c\:v& tosa (h cui a'aatenetiSG più volentieri eli 
do rimestar quella s(orÌn, ousa di cui si cnraaso mono eh© dì toccaro 
fondo dj quei miat.ero. Ma guanto meno ne parlava, tanto più ci pei 
sava, Qnanl.e volte al diurno riminagiiie di qnella donna veniva a e. 
cijtrai d'improvviso nella sua niente, o fsi piantava li. e Jion voleva iik 
vei"sil Quante voUr avrehbe dcr^iderato di vedercela dinanzi vìvjl e real 
piuttosto die averla sempre li&sa nel peusiero, piuttosto che dover trj 
varsi, ffìorno e netto, in compagnia di quella forma rana, terribile, in 
passibile 1 Qujiate volte Jivrebbo voluto sentir davvero la Toce di aoli 
qualunque cosa avesse potalo minacciare, piuttosto che &vKr aemp 
nell'intimo dell' oreccliio mentale il BUaurro fiintaatico di quella atea 
voce, G sentirno parole ripetuto con \inii pertiuatia, con wa^ Luaisteiu 

infaticalile, che nessuni^ persona vivente non ebbe mai!* 



1 TuHr g"*^\l' alt' t f/twfi-- Tlttte ^ur^tb vn.'rpj^iTuikrNi, La prìuia locEuba, «s td|(|Ia, 
il troppo riceroatii ma Della neDdiid^ spparlifaB forao ti^appa I& cu» utT^ilita rigiri 
pupotare. 

1 116/11.... i-i.fti-ai tiiorsi li hbbrti ifv priso. Ttsut effluBcitsiiiia, pi^n^liò oU.fQ R ruD^tru 
r tUo dl^FL^llitio lU Eìmi]i>rca In «juAldie mudo rrujmrQi cuii^ro iv lnbnluiEAu olif- t^li noqo la, 
rlite, ci fa capire cliQ In qqotito ciau il n^jrdtr |4> lnb^ra ò piirQ un tvnLttu«rk perchè ir 
ne enra li pcuitla ThIbIu. 

i Far^t HI Ht liUfbKe polulo n/tpfr \lì p''Ì br. Paralo raiflferioae flm i:i rìeiupioiia rti" U 
tato, iir^r^ht ci fnimo JLrgDRitDrjire «he In povor&ttK (*>esi? hUU nn^lsii e Hii^nulEn flrl|;|jtn|{| 

* In liilta q II tfit^ espressi Emi ti una 4c)lBniiÌtà idMirlnra cho nts ttgAUiai^clv l'iiftima. 
ci fcpavBDlu pjh rlitì bp cni» lungn o apurto discnx^o [avm^ raqmntiiTu tiHU Ui storili. Si^ 
pnchj Af^Fitti cavi, tronchi, confuai; nm ì\ Loiu bliotio c Jn tutto i^omisliotit" i 'mf-ìi'n 
rendo b4]iii11o dì Irombo cho il parrìciilA Npront) uillva bvllevjLTsi diti ^npolt^ro matar 
VmII 7'AJOTTf, op. i:Jt. pae, 125-27. - Qnk termina la aUit'ta óeUn Bfffauin dì Mt>ii7,4L mm, 
vifJioM fl^qm TiininilEiUe; ìa doQLa più vìva o più r«ra «loi PramM^i fi-fosiv lE AlAnui 
rf^/rJ^ ohe ^oAfeiio critico un pu^ airiliUmBQlu ulTemii, avbvf liitrocc.ljvlii ull axi'vùi 



oAHTotù tifn«o. 137 

l'Va àcoi-?'> cii'c.i UE otiiio dtJpu luel lutto, tiuaudo Lum fu presen» 

ìaU idld i^jts'iKii'a. t^d flihi! min in quul (luìlot^iiio al quiOe emm huiJh.^ti 

"111 <Hfvonto. Lm sìi^nnra [nohi[»lk-ava 1p domande intorno ilIIjl persf^pu- 

'":*<■ di don Rodi'iifo, e entrava in certi particolari, con una ìntrepi- 

'it//j, che i-JQSCÌ e doveva rinai-ire più che nuova a Lui-ia, la ijnale uoa 

■■■v-i mai polipaio «Ile ta *Hti'ioRÌtn di>llo rtioniii-ho poto&^tì **s*^rfi tarai in- 

li^nin n «tniili ai-ffonìfiuti. 1 giudizi poi i*Ue quella 1 rnm ai Ì schifi va aìV in- 

lefrngai^ioni» o cne lasciava trasparire, Dfin eran lueno strani. Pareva 

'imifii elio rìdcsBO d.el craii ribi'cK^o tliL- Lucìu ftVeva aeinpi'f Avutu di, 

t]"i'] eiguoro, e liooiauuavji se em un mostro, d il far tanta inur-a: pa* 

r^va quasi clifl avrebUe tr(>vato iiTa^ioaevolu e e(rioi;ca la riirosia dell 

ffii>viue, K^* lu-ri aviiBBo avuto per i-n^iuim^la prefercxazii dnla n Renzo,] 

l!^ su f|i)e-ì(i> pure a'avHn7,n.va a diimaiide. Hie facev:Lno stapjro e arms-. 

"""el'inten'ogata. Avvedenduai poi d'avor troppo lasciata correr la liu- 

^^^'a dietro ag!i hva^amenli del cervello, uercò dì corrofi-gere e d'iuter- 

PMure ili nit^^Iio qatJle sne cisirla; ma nuu potò far? cho s> Lucia uon 

^^ riuiiìTiOr^so uno stupore dispiacevole, e come un confuso spavento. K 

'imperia t^utò tr<ivari'i sola i>on la madre, se u^aprì con Ifi; ma Agnese, 

"■"lar: Liiìi ©aperta, acìolacj con ponlio parole, tutti qu^v^ diibhi, e flpK-|Mfv 
*''tto il mistero, " Non te ne far maraviglia, dhsa: ^ quando avrai co-J 
Scinto il moado (lunato me, vedrai ciio non aon cose dii farseue ma*' 
^^iglta. I hignori, rhi [nù. ulii niuim, clii Lier un verso^ ulii per iiu aLro, 
■n tutti un poMel iimltn. Convii^n ksfiarli diro, prinripalnientfi quamlo 
«a birto^no di loro; far vist^ d' api'ol tarli sul aeriu, corno stì dicessoTO 
*\\e 1^030 ffiaste, Hai sentito come :a" ba ditto auUa voce, come se uveaai 
'tto qi-|alclie gi'^n spropoaitc V Io iiou my no Bon fatta enao puuto. Soii 
^'''^ti coftì. E con tutto ciò. aia riugraziato il cielo, che pare die quent-a 
lìora t'abbia predio a hen volere, o voglia protoggeroi davvero. Del 
ito. ae cfttDpcrui, tigliuola min. o bo t'occadrii au^'orii d*avcr ohe fare 
ti de' sicnori, no eentirai, ne aeutii'ai. ne setitirai,' 
Il desiderio d'oiddigare' i\ padre guardiano, la compiacenza di pro- 
JlCvve. il pentìicio del buon concetto dio poteva friitlftio la prote^^iune 
piegata oo&i santarnento, una corta incliiiaziouo pnr I-ucia, e anche un 
rrk» sollievo nel far dol bene a una creatura innocente, nel aoccoiTere 
L'tPliaolare opprcnHÌ, avevan realmente disposta la signora a prendersi 
ptìiUt la sorte dello dna po^^otd t'uggitivff. A fiua richiesta, it a suo ri- ^ 

rdo, Furono alloggiate nel quartiere della fattorcssa attiguo al cbio 

j, e trottate cunie se fossoi'o addette al servizio del rnonustero. Lj 

jdi'e e la tìglia bÌ m.llegriivniiD insiomo d'ftvoi- trovato toai proato nr 

ito aii^uro e oiiorafo. Avrebljcr anche avuto molto piacere dì rinian^'rF, 

lOrate da ogni p^rt^ona; ma la cosa non era facile ia uà mociisteroa 



tri Cdn ^li utttmi «Il Eloiiro d Luigia: enoii ricom pativa imi fiunin iiho Lurit. iiar'itii 
Ijhl IsKiiireUi», nn flpprt'iiclo lijillfl vinl"VJi puh campjigmi jt ^«tm^Uij nil^taro £e*p. XXX^'EI), 
bl Lii hii^tfo ilvl uiiijfrnj cf^nnn «InveMino usuerei pni^ma bcIIinaiiiL^, ?lii> il Uniictini tottfo 
Joriflt^ iieli^urUpoli^ìinii>HFiìgnorTuiiì,J*iLi> '■.oof^BBoVù. E ituto "nforvato poi clip i^D^i^t'Hpl-^ 
fadld t li'uppt «viliirp^ilt p4!r mppcnrto JiU^ UTriona piinHL'Lpali^. H- Wnj-pw h^ttuiuo ad «ri^s^J 
V*dL CerTAho, L'I alifi'i rtft {''o'itfni Spoit, nellji Simm Ant/iioffiii, 1' musici» IWi). l\ Toia^ 
mÌo il*>pn aw*?i iiolnto elic il "^r-aitoTtf ifatEn t^.gDQra nar'ehba pin in<l leniualo a plh vìvaci 
l'Kiitfire, liaiaiì {il voce piili^iNcA affiirimi, non ivessr* pnr occtìAii di ilclii-ntezzii Irnncatftl 

E#i-ie At>' unoi tm'^PinicntJ, diuD tlio I due capitoli oliu i.» j;i i^oaiipa naatenguita una i-orLo 
clldU(t o\t\tHì^. \\-*\ì r»p, oli, pa^. Itd. 

■ Sun p^LTalci iii^lAt^ilEeeiniu nkio ti fiviLin^ oonidera, d ti rìTsluio tatto il ■«ima priUOQ 
I A^CAi^ 



I3S t PfiOtìBBSr 3P0SI. 

Utiio più. cho e' i;ra «n uomo U'oppD promuroBO d'aver nr>UKio ffl 
di lon>, e neirunimo del qnule, uHu. p^a^ioiie u albi picca dì prirnn, e** 
ajj^^iiiutJi aut'he U stizzì* d'eastìrti atalo prevenuto t delutìo. K OOÌ, l 
sijìjailJo le dotine uel joi-o lÌL-overo, torneri'iiiu a,! pu.litóKotto di oostu 
iiell'ura in cui stwva attendendo i'cisito doJlu una ncullot^ata cpedizicin 



i^Ifw 



JULJU 



CAPITOLO I)KC1M0PPJM0_ 

Come uu Irauco di seaugi, dopo avei- inseguita iiivuno uua leprft 
toi'naiiu inoi'UHctiti vor^o il pudi-Lino, co' musi b^i^si, o t-un Iq code cìcìl 
Idiiloni, UD^i, in ciuelia scouipi^Iìata notte, tornavano l bravi al pulas' 
■rotto di don Eudri^o." Egli caniniiuavfl innanzi e indieU'OT al buia, pei 

una*Bta[izJn:cÌG disittitiila delVuUimo piEino, cbe riapoiidevft sul In spi* 
nntA. Ogni tanto si l'ermova, lendeva l^oruiickio^ icutirdava dalli; fdfìaaJO 
dell' imposte intarliite, pieno d' iinpcinietkza e non privo d' inqufotudinp, 
no lì Knlcp per l' inc^-rtezzEi della riufìdta, inrc anclj^ pf?r le E^onseguun^ 
poi^srbili ; pi^rdit) ^ra la più grnti^a & In. più si'ri^cbinijt a rui il brftv'uirifiH 

nvesHe ancor mefiHO mano. Sbandava però i-assiunrando col peasicM 

delltì precauzìorn preae per distrngger gl'indizi, se con i fioapetli,- 

Tn quanto ai sospetti, — peUBiivn, — ino ne rido. Vorrei un po' snpurd 

cihi sarà quel V0>(1Ì0E0 elio ven^^a qiiasaiì a veder se e' è o non e' è UW 

ragazzji. Vcng^, venj^a quel tMni^heru, cho sarà ben riievuto. Veiigat 

ti'tttc, vengiL. La vcccbitìV Vada a Bergamo In voocliìa,' La giu^UjeÌ«l 

r PoL la tfìustìzia ! Il podestà non è nn radazzo ' oè un matto, E a Mi' 

llauo? Clii si cura di eostoro a Milano? Chi Ai diirebbe riatta?* Gli 

'ea elle ci siano? Son cume u'eute perdata aulla terra; non lianuo nù 

actidti? un pridrona : g^eiito di ner^anrio. Vìjl. via, niiìuta pauvn. Cotti 

rimj-rrfl Attilio, domattina! Vedrà, vedi-à a*io fo cimle o l'atti. Epoi... 

se mai naBt^BBBe quni.lcbe inibrog'lio..., che so io? qualche nemico cb* 

vnlea^e cq^'Ilgi's que^t' ufensioiie..., aiicbe Attilio aaprÀ conBÌglùknaÌ: ti^ 

impanato Ponom di tutto il parentado.^ — Ma il pensiero sul QOll 



■ CiJiii-' i/'i li'inio (fi "i;"[i' oc, Forae e^ilifi n mente la siluilltii'lini^. Dcrn cui iZ TmI 
lit mode ìiolt' cerili u I «arjIlBrl crlatiani ihu ita uà turn&u» ai miuiiiii pitnì k' uà tdi* 
ffegnti injaccm dopii nverv invano InsoHUlt^L ^luinia: 

Hiié\ iliPi^i^ Junk:* ' raLliaiB miiifilB 
Tr»rjLiirtEÌ miifliJ i-<i ■ni'IuALi i UUl, 
din Ib r>rft par4l-ln qIiTijiIi di ImrfJa, 
Stillini in ulvik àaiii rpeiU pltuii 
ti\ plcoL iJ'lm «I. 

Gei-Ht. Uh-, e- TU, 

3 Yii^ù n BtrgH'ìUt h\ uory-hio, A clil bd ne fysnsM tTlint'Lil.idiita j-liìDriltTrGnin cTifl L 

Ktìllfl SCIA tpoi>itiQPB nottuTBa in mai di Lucia jiruvn <jci" sb ri Grjg:iiiipùivk, t elici i ^ 

l»iTivu dt-l DuiLlik'lu 01 n^r^ikutHj, Il qnuLu ekiEu tluvuva ni Iliaci:! are, aiT]]i>Liiru, i'4>iiPiihiliH'* 
(>^4iui'c hi^uniitiii it «licitojt. Affinthù ìi huo riir^iug^io putesHo fnr creduvo mi Ai-nurt^^Jil 
Ix spiJilJili'iio vofilva ii[* ijuL'lJu p;ir|c, > Ciip Vili. j 

^ .Vdji r liji rus'iiio: iiim \ Ari:* uh iia'ìa^.^d, tjuul kii'ai;ì rUvjl boDitalutn ; U MdijtaB 
fiuge Ui tirlHQ puivlf» ii^ ci'uiti^va un Jomlurdiuuij {minyn); miv u (kUcLa toBi^mio « ra*i 
tlilijbitw. 

* f.Vji jfi" Harfbht FfUti: ClU nARELiftE u^H ketta. E ìn'IuJfUjil.n che toa iìstta. dk I 
.qtinno M»pru u iiuQ piiiitu iid.ttiralu uul lmfttLai:;L;lu onmunt^: m^i i] iilt BUBtif.uito ^ miiL «i^rat. 
uiiLti'MLiirti bi'lln. ii IfU'pna, rlm oLb Mu ponni il fJ'Ovjdln; l,t lUrte^voM «a„ j>ii£.V^ ^uu | 
fljLTDltiio ]>NLutrj diru: Chi cJoruliIio rotta » Ji>ri>. oppure, ud QA^i't 

^ <r r \iii t'editata Tonorf ec. Mj guirdii dove dì >fl h flriurii l'onore! difomo «d 



^F OiPlToLO DROlMOPIttllO. J$^i^^X^*^*^*^ 130 

^Boniiava di più, pei'(;L& in esso tr[>vavzi ìiisieiuc nu auqiùoijtjiit^nto 
^Hdub(jÌT e iiEt p:ist:ulo u-Uu pusi^iou principale, eia il t>eii&ÌiTO ilellt» 
^Bnghe, i!e!le promesse v\ì& ivìapr&tt^hUis ppr abboture L"i"ia, ^ — Avru 
^Blu pflLirft di trovarsi qui aiflu, in mer/.u ii cùaUìrOj u queett tiicce, 
^Bm^^ il viso piti oniftiio qui 6on jo, ptìi" liacco,.,. «ho dovri ricorrere J 

^^■1)^^ toi'cli^rà n ]ei n pi'tignre; e &e pfBj^a-... — ^ I 

^HMt-iiIre fu questi bei i^onti, ^linte un calpestio, vn iìHil finestra, apre I 

^B poGo^ l'ft onpobno; soii loro, — E !a buBsoh y Diavolo! dov'è la I 

^Ksoln ? Tin, cinq^iTo. otto: ci auu tutti; c^ ù Jkucho il Uiisu ; la buH- I 

^Ht nou e* è; diavolo! diavolo! il Gi'iao tou ne rendfim cooto. — I 

^K£tLtruii cho l'uiouo» il Griso posò iu uh nugolo d' una dtaii^a ter- I 

^Hft U suv boidoac. posici il cappelline- io o il ^aiu^ofiihiiio/ e, f'ouie ri- M 

^^fcdevn lit RUfi cnrit^u, (;[ib in ijiitil rii{jri)C>itlf) ni^^Buno ^rV ifividiu^va, stili ' 
^KDder quol conio n dou Rodritro. Questo Ta^pt^ttava iu <;[ma alU 
^Bo,; e vistolo apparire con quella ^\jlta e ììguatata preaetizadel bir- 

^Be deludo, " abbu-ne," gli dis&Of o gli gridò : ' ' aignorc Bpaoct>nD, fiÌ-> ■ 

^Br capitano^ ei^iinr tas'nfmmmp. Y ' * I 

^H' L' ti dui'a,' '^ rÌEpos.e il Qrieo, rer^tando con un piede ani primo eira* I 

^B, 'rt diim di ricever do' rimproveri, dopo aver lavorata f*del- I 

^Bite. cercEifo di fare Ìl proprio dovere^ o arrischiata anche la pelle,* I 

Wm" Oom'è andata? Santiremo, sontircmo, disao don Uodri^a, e ft avviò J 

WStso la sua taiiiera, dove U Orisu lo segui, e fece aubilo la reUi?;iono I 

,^ì ci iV-t|ht^ V ava (lispoato, iaiia, veduto e non vtìdttto, Hi^utito, t<?»iutf», I 

TipnfaMffc la \ece con queir ordine e con quella uojirrisicno, con quella I 

«lubblezza e con quello Ebalordi me Dio, che dovevauo per forzai regnare I 
iriifli^mu doIIei Èae id^o, 

" Tn non b:ii torto, e ti asi portato bene," diase don Rodrigo: *}ini 
latto quello cbe si poteva; ma.<„ ina, che sotto questo tetto ci ioHSiJ-fc^ 

*iiia apio.! Sa e' ò, se lo jtrrivo o. scoprirò, o lo Hcoprircmci ao e' i, tn ^* 

^^M^omodo io; ti so ilir Ìo, Griso, cha lo concio per il dì delle fefit?,'*" 

l' Anche a me, signore,"" di^e il (xri^o^ ° è pnaaato per la u)enti> 

Ital sospetto: e ne fusne vero, se ei veniale q scoprire un hii'bono 

T|ucsta sorte," il nigunr pndrone lo dava iiiottur nelle mie mani. Unii 

si tbfifle prcf^o il divertimenti! di farmi passare una notte come _ 

sta! toccherebbe a me a palparlo. Però, da \av\e coso m'è pariso ■ 

boter rilavare cbe cf dev^ i;!2,'Jer« quiilube nitro intristì, olio pei; oiii ■ 

' si paò capire. Domani, pignora, dontani se ne verrà in cbtaro/ M 

^Nou siottì stati ricoaosciali fllinenoV " I 

Griso rlapoae cbe sperava di no ', o la. conclitalone d^l diticor^ I 

limiti non lo fa uijlì ^i buona voglln : v^ v sDmpi'c in foiidd d?1 tenoni ddu vugc i^Iiq ['at- 
l'ttBA f* l'ti' n^ll l~ui-iv'Fj1»<^ Hoirnrrjiris p. oon pi>tki|iilDli>- ^i pliirilu di l'IiicidLir le ni^m'i^Lic, t* itr>Ti 
ij-LrTa ti|ru:iAiT iDLfiEJur ntaiiu il' Ini^anuArBi chu travulgociilu El vociLbulario rl'>]ln vjrtb a del 
utito. CMaini^r'L Ji^'ìono oit^rnt'q Cu vLi| lifrpo viil^kin.i, t itiBitni^rJtii In giiintlzi^ rlia glj fu 
Ijiibrrn. Vtidri'Euo piJi aatUi uneim il Grleu tfitsro lo staEso linguac^in i^ cJiUil^u hirl,ono 
#1iJ omcÌBTB clip ti fosJkfl iiitL'OiutB&a noUtf aue Aporcliq unprunq por gnaatarlo. VoiU Puh- _ 
BAiTri, i>p. cit,,paE- lOD. J 

1 /,>■ rmitaoli. V'irli U noia Z a pAg. ffT. I 

M ' SaufOcchini'. Ùo^liii ■''^n ViiHeJnilliuTfinOt Bjirr-ncrhln*;. m 

^p ' tffr L^'i^ff, u i/l! 'jt tifo. Sarebbe baafj'LP ^f* ij' 'dii. ■ 

^r- * L^j^fi/iii-eamt-' LABci-r^HS-A-siE. fiurdbbi'Bj. davuiu Tjisc^aru la prima biinaa o Hrl- ^ 

^ I. P J-inK ■'■ uji vtzzo di-llu ILri^iin tu^uflca di miitturc il Jo ^liflI Lront'aiDcmu di ìiUn, 
ti dvlEiu vcrn pinnf>iuu u i:oD]it plmiDiisiuo: ddIIc ulCru purU li' UoIU eiii'cbE^o ud' all'otti- 
liAutiB, Pur l'Uso dm no focu H Manzoni "PdJl il B'Ovrmo, t-t EOntaintii ec.^iji^.Ttì^^H J 



^^^■^ 



J3IV 



fri che ilrju Rodrigo gli ordinò, per il gioi-no dopo, tre cdéb che odli 
^nvr^bbo e^iputo ben pene ai-o auL-Fiu da so. Spedire 1u miitUna preiT 
-due uoidìiiì a fare al c'ousole quella tale mtÌma;4Ìoiie, j^be fu pui f&tl 
toma ttbbiara veduto ; due altri al casolai-o a far la rouda, per ti^nen 
Ijiitauo ogni oEioBO die vi capihaasBj e sottrarre a ogui h^yuanìo i 
bu^Bola tino alln natte prossima, in <:i]i ai manderebbe a iireiiderbl 
fiacche per allora noti cimveuiva lare :ilLn inoviraeuti dj dur % 
j^petto ; andiir pui lui, g mandm'e uu<;Le ultri, de' più dii^IuTolti e -^ 
'^■ininoiiA iesLi^ a inesi^olarni con la geuli?, p9r flfìov^f giinli^nsii intonij 

jdr imbroglio di quella notte. Dati tali ordini, dou Itodrieo ae ii^auifc 
a dormire, e ci laadò andare anche il Grnao. coaifcdaudolo ton moH 
lodi, dallo qniili tva^piu-iva cvidontcmonto l' intonsiono di rÌBarcirloi 
gV improperi precipitati coi ^aaVi lo aveva accolta.' 

Va a dormire, povero (rrieo,* che ta ne devi aver bisogno, Pove 
GHhu I III faccende tutto il g^oiao, ìu facoeude uiezAH. bi notk% bCial 
contare il peninolo di leader sotto rungbio de^ villani, o di btisci» 
una taglia iJcr rapto di donna hQHGj^la, por ffiuota di quelle (.'hi? 1 
già addoBBo ; e poi es^er ricevuto in yuella maniera ! Ma 1 così \'Hgv 
snesflù oVi nomini. Tu hai però potuto vedorej in queutsi oirooaUi 

cbe qufllcbe volta k giu-HtÌKÌtì, se non arriva alla prima, ai-riva, Di 
fittì tordi, anche in questo mondo. Ta' a dormire per ora : che un gìon 

avrai fors» a pomiumiatraiL'eue un'altrji piv^va, o piili xiotnbilc dì qui 
La mattiua Bepuente, il Griso erjt fuori di nuovo in fact*on(ìo, qn 
dop Rodrigo s' nV/^ò. Queato ceruò snbilo do) conte Attilio, il qoa- 
vedi^ndùlo Hpniiitire, £ec& un vìau o nn atto cau^^ouLttorio^ e gli gridfi| 
' San Martìuo I ' 

" Non &o &oaa vi dire/ riapoFie don Rodrigo, arrivandogli accwtS 
" pagherò la Bcommegaa; ma nnn è questo quel che più mi scbU 
Non v' iTvpvo dfìtto nuhn, perobé, In confes^in, ppuBavo ui farvi 
aere stamattina. Ma.... basta, ora vi racconterò tutto.' 

■ Ci ha nieaso uno zampino quol frate in quest' affare/ diase ! 

cu^ino^ dopo aver een^ito tutto, con più eerietjt the non ei eireV 
' Appettato da un cervello cosi bulaano.* '^ (Jnel frale," t:o[itinni\, 'o 
quel suo fare di gatta morta, e con quello aue propoflinioni arioflctl 
io l'ho per un dìtittone', e per un impiccione. E voi non vi aiott 
tìdftlo Ji me. non m'avete mai detto chiaro cosa eia voniilo qui ni 
pastoccbiarvi l'altro ffiorno." Don Rodrigo riferì il dialogo. "E ' 
avete nviito tantii aolTei'en/a? ' esclamò il conte AttiUu; 'e r»T 
lasciata flnd:LT'() Jinni' pra venuto?" 

" Cbe volevate cSiMo mi tirasHÌ addosso tatti ì cappaccini d"Italift?J 

'Non so," disse il eonte Attìho, "«e, in quel momento, mi aitff 

ricoi'dnto tdio ci foRsefo ai rarrado altri eappuct'ini che quel liiiii^fiin 

birbante; ma via, anche aelle regole della prudenza, mancala inanìw 



^ f] illspnltn e In rnlibU diP flnp^iTjina \n '[hb! rnrtmonto ogiULro PahIeud ili liuti 1 
lirici r<'r l;i fitMLtn ÉmiiruSQ, cho ravrol'h? napoglo allu lioRatluI cij^ìiicih lìNnilniio fn^ I 
(urall tiiiittì Eocti a tanLji bonLÌi p9r Ìl TìriDiK 

1 Va' a i^Df'ii'irc, uo. ^jcnint'oposLrori* ci pam lynaiA-. a\i!s'\Ìo flarel^be slato iil>ii af^é 
innHHii, j 

'■' Tri ffifìtna nur/ii ai:. Suta^it^it nttn ^rtvt9i\n ìiiiWa laii^orn Hiie* fhe ilnvr^ fmv H fìrLid 

* Coti pili M'iftà ba. K queiitii earifflTb gU vl^vne Ani iipn^ai'i» rtltv Ufi tviBornTiO d'i 
tinte c-ra Hnerlto n CfnlrasUrp ni itìnp^m Ai ma i^ugino dna Kcrilti^ri t a HnlU'^Jirci ti f 



OimOLO l>ttOlMOPRBlÒ, 



141 



di premii'i'ii sot'JiBfuzìrjJm iincliG d'un c[ii>puct^ìfTO ? lìbogna anper nid- 

dopljiaro A tempo le geiitilL'Eze i% tnt.lì» Ì\ cav^^a, e allora bÌ può inipu- 
iiemente dare un cirito di [lastoiinte a Jin nietiiliro. BjiKia: bn acna- 
lato la poiiiifiouc che gli ^tuva pi{i b^iie; nm Io prendo io sotto lik mìa 
^ak^-Aiotie, e voglio aver La couaolaaìouo ' dUu^cgJUkrgU comò sì pa-rlu 
co'puri nostri/ 

Non mi fate peggio." 
' Fid:itc!VÌ uiiii voItUf <^]i€ vi servirò da pureotc « àtt tinitco." 
' Cosa ponKRte di farf ? ' 

* Non lo ao antiom; rtia lo Bervivù io di aicnro il frate. Ci peuaeWi, 
0»^ il BJgnor conte /io del Con.HigUo segreto è lui che mi deve fare il 
fturvinii^ Cci'o aigLsor ooute zlol Quanto mi diTtìrto ogni Tolta che Jo 
|ioaso far Juvnraro per me, un politicone di quud ciUlrol Domnn Tol- 
Uv sarò li Milano, e, iu una maniera o in un^ Altra^ il f'rEtte sarà fierTÌto-" 
Venne intajato la colftaìone, la qnolo non interroppo il diflcori*o d'un 
*ffnro di queir impoi'tjLnKn. Il ccnte Attilio ne parlava i^oo dlBÌnvoltora; 
1% Heblfou© ci prendesse quella parte che richiedeva la sua araiojKia per 
d l'u^iuo, u l'odore del nomo cuuiune, secondo le Idte [:he uvsva d ami- 
fiaa p d'onore, pure tìgn\ tanto non potfl va tenersi di non rider notto 
ì liiffi di quella bello. jMuftcita, Ma don Rodrigo, eli' era in causa pro- 
prju, r che, credendo di fa.r quietamente nn gran colpo, gli era anaato 
inllhri eoa fracasso, era jn^ttato di; pnet^ioni più. arnvi, e distratto dn 
I*Pnaieri pii!i fastidioai.^ "Di helle navle/ diceva, faranno questi ma- 
"(^Jilzofti, m tutto lì contorno. Ma che m'importa ? In quanto alla giu' 
HJBifl, ijie no rido: provo non co n^ ù ; quauJ'j co ne Fojìpi^»^ nic ne ri- 
dflri'i oynalmentfì : ' a buon conto, ho fatto stamattina avvertire il tìongole 
^l>ff yruirdi bene ^ lìi non fiiv dcpodKione deh' avvenuto. Non ne^ seguì- 
'yiMttì uulla ; ma le ciarle, quiLodo vniuii» in lunjfOj mi seccano. K auehfl 
^trpn elisio sin. fitato boriato eoaì bar liaram ente." 

Avt'te fatto beniaairao," rispondeva d eont^s Attilio. " Codesto vo- 
•slrrj pcidostà,... gran fflpflrbìo, grnu testa vota, gran Beceatore d'nn 
lìO'l etili..., è poi un iJidu lituo mo, mi uomo elio uà il suo dovere; e ftp- 
pimt,o qnnndtì fi' ha die fare con persone tali, bisogna aver più riguardo 
w Hon metterle In impicci Se nn ma^enlzone di console fa una di'po- 
'.•feionc, il podest»\ por qunntu bÌel hoii mtf.mziouatD, biiiagna ptiro clic.-..* 
" iMft voi," interruppe, ouu un po^ di ati/za, don llodrìgo. " voi gua- 
Je mie faccende^ con quel vostro contiaddJrgfJ ia tutto, e dargli 



' /^Hh-Ji'aii' flint' siiinr-..- rnt-^ua'zt'ì'M-e. Cncofoni* tìlip pjli'va^I tiTll.nViì. 

' In qnimta purjiirlo la sli^tn^A] lopiAen. 

' jVnn *"' "' 1* ■ qitftfi'la rr Tir fiNiaw. ■ 'ifuii [dkotiain1« 3li:o ìì J^'OvIdlo, buri pio|tir1 ilulli 

a Mit^un, e hnrvitTio a dar jiiitiiriLfo^Ea Jilln parole rhù a' fttErninlfiCDiin pj iji>r*iii;ui^|, 

Di)di.'i>i iim'liu All' vri.<urr«ri£Li |ilfi «Llnre, tilii ^^^Iptllalu n, un u' ù 11 cunu, plii x^lmcbb, 

broli! detlfi Juirjiiitiiri* In proprìtT nnuio, r\iro il Mimioni v'eMi? un,i pr^rtliir/iimti sii- 

illH dn lUr i|t]DHt a, criMlhro l'im vhIchhu thr i1ì9|wIIl^ ai ^niiD mutici, t^li'. i^ttEln loro p^-r- 

(i<iiil iNriiPnl.ìchrono II! ctmvunìuii^K itoll'i &tllfi *■ roKoiuplg i<ti^H»] drj i-Liua1rJ.J[ pUt. 

• duUji rjlielltono avjatil>o ofapralo in lui i^oiue in ijiitJli rlin fvìmi dtiJ TH4LLF itirTlinvurio 
*>i il |"tiKn fl la iinrba, ai^i'lit* C|iinmlo ilIId Lom I.xcvv iion iljrtìvo, pur il ciial.) (ti ihAi^hW- 
ilirn n\ ili Vieri ik<]lt potilo, > (>[>. rìt„ pas- I1\'>-1"T- A nat pi^Tg Bnnjbri ch^*|iFi ai-pjji ibiiiuo 
■lollik m-itrriyvoh-iJ.li hvj-i.]iIig potuto beuii^imù dlCciKirfiJ ni cu^tmitù grabTiiijitirnle : Lauto 
pili clic l'M parisi ci'Hi h (htbohiv voli^aiu. 

^ }fr rtt *nlr''" iujH'ilii"t''f Otii «iiixHlr- pw^he pafoln il HjiD/.nni torna.ini<*itf>rf'i ihilt'on- 
f'IiLi il tritiCe r|iiadro ^tE qunl ieinpi, in itul tu luggl dJhiVkvanii, le ytiìB ovino jicitannifinte 
«tiorba' miTl, 1 ^lon «arvirnho al] nlira cbo ftd ntU'p'tAro Kilt poi toi^mj^itto l' inipu^oriEi d«i 

• C/i- ffuaidl 6'if, l'Iù tl'fl'-aeQ li pfluin leiiono' Cna hi ot'^iioi bulk. 



149 t 'pftrtmrasT tPoSf.* 

tiilin, vocCj e canzonar ili itiiube, i^irucL-orrenaa. Che difLiuiu^ \:Ur un pd 
iWtà ììon prsjsft fa^er heatift e ostinato, qaanrlo nel T'ininn*iiU 4 i 
gdliitituomo ! " * 

" Sapete, oiigin*!," tliRge triurtUn<3olo, nmriing']ìatfl,' il conte Attili 
^ eapetfl, clie coniiiKiio a credere che abbiate un pit' dì paura? Mi pr 
dete eul serio acrhe il podestà,.,." ^i 

" Vi!i vi^T non avete delltì voi sleaao che li iso^tia tenerlo (il rontAI 

" L^ho dot^o: e quitndo bÌ tratta d'un nfì'nt'c acrin, vi farò TftìflM 
rhc non Rono un i'affftZ7,o. Sapete co'^a mi baata 1' animo lìi iar per voi! 
Son nomo da andavo in pei^^onn a far visita al signor pdof^fà, AÌI 
vr-rh coitti^nto dell'onore? E ^oii nomo da ìimdftrlo parlare pj-i' tmaz'ini 
f dol conte ilnra, e. dpì nofilro F^ipi^nv rnwtpllnno ppnjj-nolo, e Ja rli 
■;i^ione in tnltOn flìiehe quando ne dim di qiidle così massicce. Bui 
poi là ijualche parolina aul ponte zio del Con&ifflio sc^eto: e M, 
tliH <'lì'tftto fanno fjtiolle porolino nel! "oro e eh io del eignor podeBtk. . 
fin dr\^oiiti, Ii;ì più In^ogrio Ini della nostm prò t*^jj ione» che \o\ ài 
Hiia condiart'iKioii^a. Farò di buono,' e ci rttidcrò, e ve lo lascerò Tiiflglij 
disposto eh* mai." 

Dopi) queste e altre simiii pnioio, il eonte Attilio nscì» per nìttìdi 
J^, rac^ta; p don Kodrig'o stette appettando con ansietà il ritomo i* 
tìriKo. YcuiLo costui finalmente, Bciirora del dtìaiuHrBf h far lu siin '. 
]iiz'\otie. 

ì,o scompij»lio di anelili notte era atato tant^j tlftnìoroeo^ la epa 
Bioiio di tre persone dii un paes^edo em cn tal avvini lUii'Uto, che (•! 
pfirclie, e p^r pronuir.i e per cnnofhitii, dovevano nalirralmonti 
molte e eaìdf. e inisietenti; e dall'altra p;i.rte, glMiifonnati di quitld 
COSA Gran troppi, ppr andar tiit.ti d'accordo « tacer tutto. Perpetua I 



potava l'arai veder auiruscio, cho non foijgo tompp.itJltft dit qopllo*i 
quell'altro, pevciiè dicp«si? ehi ava utato a far quella ^ran paj^ 
ftuo padrone: e Perpi^tiia. HpenRaniio a tutte If circostanze dell 



tì rn.'<'ape/zaÉidop*i analmente cb*pra Bt.ji.tn inainoceli iat-o dii Aj^ntìS 
tiva tanta rabbia di quella perlidia, che aveva proprio biaOiCtiic 
po' dì ?i"go. Xoh già elle atn.laase laiuentandosi col lerzo e col '. 
della maniera teiuita per ìufinoiicbiar lei: su questo nun fiatava^ 
fcii-o fatto al suo pnvero padrona non lo potpva passare jiffattft^ 
ailenaio ; e uaprji tatto, rfie iin tiro tali* fossR stato concertato ei 
da quel giovine fi^dibciLe, da qnclla [juona Tedova, da quella iniid 
ìnfil^ìata.^ I*on Abbondio potova ben cmUMidarle iÌBnliitmnoiite* e ptl 
garU coi'dialuieate cbo BiesRS z\IUì; lei poteva bpue riplitergli t^iicl 

I Jii^ «I* r'*'ir9t*iù'*f. Il cnnt» Aitnio pvflVA ^0tto : ' n« so! /Intinti a . *'p» ornino fli/ «1 
Witti 'lof-frp- £ Il MancDQi, nul pr^sfjTiLnreelo iti prìuiii voEtn Boiluto aUa iumifii di ili^l 
4lrl(0t ÌM'-B eiili i-rii ;'•'•! iitB<h9'nìa ii r,ii. iu t-ffiit, *i|rf/ftfl taff-nif n Jnf ^lUal-ii't It Jf* 

' f^prnp l'ii"!^"'"' '•''■*f""{jiia/o: OtiABUAnimr^ oorB un cacnia ut vAnAv^triA ncrr'itS 
?ì\i iiflpondiiiilu itUh hA^urA dd eimtu AlfUin ri flombru In prima I^eTolib. 

> /•••ì-i- 'h bui)"". "i fr'"mi"H e» verbi UlttPhiro !■ Fat^i, veiIc I'» <^ii[itl.rliil: ii H/untATii 
8ol forho Vurn, vj>lt t'ari' ol'iTfc ani aetio: < Ornici* ch'Io adii^'j^il' ma io TiitLrnrlif fi 1 
buniL'i- » '"itud (Il T'i'^cana purii Ja fraio iii>n p IfiIp^Ih c iiiPj(Uri 4v^o]p^l> laiM Jl Viiiii'4 
a luanUvierp li« f^Hiun J«i'.ii>no F^im HFr ^Evm. Nul cfip. XTV v^hu In fino dui iinpii*'! 
avoVa -irr^ltii: ' Ucru ai p >'lrbtÌL urie ritCE'Inii di BV^Ttcì, * ii[ii citn^iEwe mi > fnrciun tfrrtfif 
fei^c lioDtit rnr''lic lii piini> □sprEuui^^rio Fit^nfc^ rnujEu cr ii^ToUiirai 

1 4/fii//n,NoiJÙcln;irihBiMtiij flighlflr'TL Pitrtlf Vvì f ul.l'^; n rul tiih- r.<Trn liu-vra VO 

^ l'f iiim' iiìinùi' liii l'fiit ac. L'Ironìa di ciiiliì4ei |tiO'i'Jt« cÉ \'\t flnttli'f^ LiiLln li] 
pUo l*ni'j]e(in Hi^ntiTi, o noTi tnnto pur II tiro rutto ulfiuo ^airiffin, ipuiif.o jiur Mal 
- Jn/lnaeeliìuìii (14 Atfjitfie, ■> c^a qo^U dt*.ìDtakl 



ir^TA tÌ-if>giio"Th Sllgiforirto uuLi COSA Ljuitu tlimi'oi e lauto iir(h)ru1(>< 

Li ^ clitì uti^oai gran geLrtoUi stavjt nel caor» della pav^'iu Hoiinn, 

iii\ in Tina bótte yecchui e mal CLTchiata. un vino molto t,'iovine, cho 

Hll c ^or^oylm e nboilo, p. ee non manda Ji tappo pei' uvui, teli jijì^t: 

Tnloruo, pTÌpii fiioilln iFuiliuima, e irft|it'ìfl tra fLiR-ik ft fb^^'ii, e P<'P- 

n i!i qua fi lì U, lantfj cfie uno pu'» oy^^TTÌfl-iHrlo. e dire a un Jj |)roK5fr 

vrno e.' Gervaiio, ft cui iic»n pareva vero J'esHere ujm yoltji pjji m- 

nìnto (lE^ifli aUvi, a cai ron ijjnuva pipcolu g-loria T nvei-a aviilfi unn 

panrA, a citi, per avei* tenuto JL mano a nmt cosa ube pm^^avjt 

onuiinalp, pareva d'eftaor diventalo un uomo come gli altri, iTr^p/ivu 

(Toglra di vnotn.raene.'' E <iuitritnniju*i Tonio, che piijiflftVJJ acriauieiit*- 
inqnisizioui e ai proi-'esai possibili (* al conio da iviidn-e, ^li rcrnian- 
isft, ri>' pQtfni aul viso, di non di\- nulla a ne^siuio, pure iiu i ri fu vorso I 
8offo^ar|^ìi il) bocca ogni ^iirola.. l'tl i"ettii Ttniio. Miidn* luì, dopo ^ 
nre etfltu qpiell:! notti* faor di <*flaft in ora insolita, himurobivi, con i 

jpasfio e con mi neniUianto insolito, n con un'a^'itaKÌnn <i'nTt(aio ctni 
fmi^poneva alla sincentà. noti potè disaiiuiilare \\ lutiti s\ Rua moifiie: 
|jf]nal<> O'^^Ti ci'ft rniitn. Cbi pnriij mono, l'u Menico; per^iiL;. Mpprrtfi 
'he raccotdaU* ai genitori bi. storia e il motivo della &ua Eped]Kioi:e, 
■ff a questi uun cosa roKi torribik cho un loro liifbuolo rivi?nse avuto 
,« u liuUflre air aria uii*imprt'Sft di don Rodrigo,* v\iv qunoi cpinai 
. iasi'miiin iiTiire al rupaz^o Ìl suo rarcimto- Gli Éeccro poi iiiibittj j 
fgrti e mimimosì pomundi idie gnarda^ae bene di non far iieppun* l 
mino di no Ibi : e la nintliua ^»?pu[.'trti*. non parendo Ioni d^ i.^Beercd 
aldui-i'uTiia assiriirnti, risolvotturo di ti-iiiTln ebiuso in c!iwt, por r|iipl 
ifiornoj e per quab-^ie altro aucora- Ma cbeV eaai niede?iiiin poi, clira<^-< 
chieraiirto con la «"eii^e del paese, e senxa volor mostrar di Kap^^riic pifi ^ 
di b>ro. quftiid» fli veniva a qufll ponto caciiro della Tuj^ do" noatri tn* 
poveretti, e del come, fì del perchè, e> dol d'>ve. «g^iuni^fVftno, come 
coeni r.iuo.scLuta, ohe a'eran rJtìigiati a. I^eacnremco. Così nnche queEla 

circoBlj*nKa entrò ne" dìjror&i uomuni. , 

Coti tutti questi brani di Dotiaie, raesBi poi insiema e uniti come ^ 
n^iHft, e con la fvanifia ebo ci si attiicca naturalmente nel cin'ire, c'em , 
àn l'ftre una Moria d'una curlenKit e d'una diiiioiKat tale, da enj-enttì 
paffo ofl-ni intelletto più critico. Ma quella iuvamon dcMiravi, ftoHdonto 
troppo grave e t.f*jppo rnmoiMso per esser ìaecinto fnori. e ilei quftlrt 
neaBimo aveva uaa rono,ìcPnza un po' poaìtlVH^ queir accidente ei'a PÌi> 
oke linbroftliavsL tutLi Iil atyrifi. Si niurtnoravft il nome di d"n Rodrigo: 
in <((i«3l.o andavan tutti d^jiccordo: nel resto tutto ern ofl^^iirilà e con- | 
gettare diverge. Si pMlava molto de' due bravacci ch'erano Ptiili veduti < 
iitlln dti'adn, t^ul fnr dolla ^ora, o dcir alti'o che attiva buIP uscio del- 

i osteria ; rua che Inmo fi poteva riccivore da questo fatto cosi iwciutt-o ? 

■ l'^t'Tr ■" r't'l hilf' *rFt<fi 1 tf fJ'l'HDlj ci «l'itilkrit JoViT^E nlllirt VTitl1> l^n In pi>i Iti'tla 
AboilHuilini njin£Dniani.\ pi<ri<lij' iiH|fii]nl]*t>iJinD *> fi itlpliign n ninraviglin iJ 'IlLiiLle^ek i1( 
rorìhilun tra ia ikpcuimilìt lU fi.psia a, lì hmoiiiif à' un po' Ai BÌ'-gn. 

s (hf puiìitt/a di! Che e^ruiVA m. A prlm-i uBpottn U rnrrtz]-jhe ilisplinjr, porrht Ih 
bBt(i|A ì' Muramrriitr] vnlgii'L', ma hn t^ntu- utiìcacit, tlvn non TT<»>)?Kni< *ì flliii:\iinvflU dj ' 
nijiTlD lii-IU pift bull» b HiìbiJc pigUìa Jul auiì f-tunpi: * A uj^iiumt p^t,^^ '\iibsUt Xiaf 
liiir-j ilL»iii[ikÌ4f. ■■ 

^ pi v/i-jl-a tli i<'mliii-'"iit. Non si sni-i^Lliu potato •ìir» HhWa vu^ììb di vnnCurscine ì 

• /^n'tmp'-"*ii li' r7nn t<ti\i, (■/*>, l,o fi-''* li^ll-pr^' ; mn riniiu pulo^^aun sj!!"»!'** t^n'X p\v6 c'om 
■ti TEifA/iii *l4*n Kukli'lf^'* / l'I fii'^io r<i]ppriiiiliUu rliL' |i:ii|ru i.'rl?lijri>r'ii si l'oii^ii* iil>ilimi'laLif ^^rf 



itn 



|irDBDr-4 



ra^HAfD ; I- ijiLaaCn rUnItJi uatMie f\K gII> cho MuniL'u *\\r.u al fikfgl^qi^lil, I c[nii[l « coni- 
Boro piti ili qiiul Dhu Hi'iiJco AVQsbU eaputo dire. - (Cai). Vltt>. 



— i-r>^, 



«4pJt t*-W^ 



.4-fe^ 



Si dùiunui^va bcDc all^oato eIil erit citato di lui Id sera avanti; mfl 

Toste, n. dargli l'ettji, non si rammentava neppure se avesse reJEiul 

pente quella sera; « badava a. dire che rostaria Ìì un porto di wtreM 

Supra tuttu» coiiibudeva ìe toatcT e diaordiuft^o le congcMuie ijnel peti 

legrino veduto da Stefano e iìa Cai-hindrèa, qael pellegrino che i niaJ 

Irtudrinì voIsveido ammazzsrej e che se n'ara andato con loro» o cln 

essi avevfliì portato via. Cos* era veuuto a fare ? Era nn* anima del ptirJ 

gntnrio. ijomparsa per niutar le donne; tra iin^ anima dimnnta a'™ 

pelkgTino birbante e impostore, che \enÌA'a amniire dì notte a rminn 

con chi IftcCBBe di quelle ulie lui aveva fiittt- vivendo; era un peltogrinfll 

vivo e vero, che ''oloro avcs'on voluto atflOiflHaflro, por timor cha griJ 

dasse, e destasse il paese; era {vedete un po^cosa sì va a ppuanrel'l 

wno di quegli aJeBsi nialnudrini travestito da pellegrino; eni qusstM 

ein quello, era taiiLe cose die tiitl^ la eHigacitrt e V espenenza del Gn« 

f no» rtnrelilie Wstata a Booprire chi fosae. se il Griso aveatie dovuto rìl 

f ]evar questa parte della storia da* discorsi altrui. Ma, come il Ietto™ 

I flOt fio che la rendeva imbrogliflla Ji^li altri, tra apj^unto il più chidj'd 

I Jter lui: servendosfne di chiave per intemretnre le altre notìzie mftl 

I colte dft luì ÌTOìin?dialaiaento, o col mezzo aeg-li esploratori STibordiuara 

Sotè di tutto comporne per doti Rodrigo una relazione hastantoniGiitÉ 
iittintii. Si chiuEc Bubito con loì, o V informò del colpo tentato djù pM 
tveri Bpoai, il i;he spieRava naturalmente la caga trovata rota e il aJ 
lunare a martello, aen^a che tacesse bisogno di supporre che io caBaq 

f foBBO qualche traditore, come dicevaiio que'due gaiuatoooilm. L' iiiTomM 

ì della fuga; e anche a questa era i'iicile trovarci le soo rng-ioni: il im 

1 more degli sposi eoltì in fallOiO qualr:he avviso dell' invasione, dato loTffl 

[ quand'era scoperta, e Ìl paese tutto a soqquadro. iJiase fuiufiueutiT cliu 

I b' erjtn lieoverati a Pot^carpnico ' ptij in là non jindjita Li puh ^eìeiuGU 

\ F'iaeqiio a dou Rodrigo T^saer certo che iiessuno T aveva tradit(>, e ifl 

I veliere che non rimanevano tmece del auo fatto ; uin fu quelh un* n-i 

I pida Wffiprù coni piac eoa n- " Fu^g-iti ineiemel " gridù: "ineictiio! EqU"! 

tii'atfl birbante! Quel frate! " la parola ^1Ì lisciva arrantolatìf dalla ^Ij 

re fiiBOZKÌcata tra deati, eho mordevano ri dito; il ano aspetto eni ljrutHJ| 

l come le sue pasaioni, ° Qiiol frate me la png-herà* Griaol non seti cAH 

sono.-., voirlio sapere, vogho trovare..,, questa aera, voglio saper doiJ 

sono. Non ho pai-e. A Pescarenico, subito, a sapere, a vedere, a tl^ 

vat'e„., Quattru scudi subito, e la mia protezione per sempre, iju«tflil 

aera lo vog-lio naperi^. E que! birbone,.,! quel frate.J " ' I 

LI Griso di nuovo in campo; e, la sera di quel intorno raedealnul 

potè rìpoilni-e al suo degno padrone la notizia desiderata: ed cccoiQ 

qiial maniera. I 

Una delle più ^an eonsolaaioni di questavìta è rauiicizia; e utifl 

_ delle consolazioni dell^amiciziaè quell'avere a cui coutidare^ un sv^retM 

I t (Vfrff^d UH po' cesa ti vt n prmnre!] Veill In noia 2 a pxg. BR. 1 

■ ^ Ji^ g'ifJ birbone., t ijurl fmte.^ 1: 1ì^ quel nnriiuNP.-l n guiu rHAT?,.- ? « L r, Ktr.iT'W 
111 PelroccLi, dJHtiìiBUflVa mpgliD Heniu dal pidro Crintuforo. * Ma pl^^i c'eiitva Kenlui 
F^ucslt» pnrolD 44i>ii tutto por raiìra Or^fofnTa ; od h rnlurnla clic Ac-n Rvdri^u r un^d 
Lnf^n IdIi nr>D filn tioii Reuui. Per qui7BED uppiiuta rrqrìiauai'lieLl ^lantani to^tiwse l'ij | 

r H Olitici' ptffB a rwi rf'fiiiiiTf^ in pirtìwhJ cjial il Mnnzimi Ktunne \'ftr'i o n*'i 'piTHii 

|<1l voci cLe BDDDir ài lottcThrin. Qui perì>, nBo^rva 11 U^Oi^lUId» ^^^ i^'^itji uSb» i^' ! '•i 

Ma flUa r^^ioiiQ esteLlo, giai:cli& tiìiìo IT riorludo ^uol avori' iin'ana IruiiiPUN. u, 

f • thrli?niib, HiA OBba l» nim^ &1 in^m-nu, Ut cui È hijI^j^uIu p4.']-GhÈ II urgri^lu i, r< 

Iettato du nefliiino rlgaroBamcintC' Vedi Le coirnitri' tf.. p:ig. lOU-tO^. I 



c'APtToi,o PEPniopnrHo. 



145 



Ora, yìi D-ìTiìiiì rOTi sono a due n duo, come c:li sposi; ogriitTio. gpnerol- 
meuli! piii'liiudoj va hu, più d'uiio: il che fonir* ima c«lp"a, di cui uea- 
Ktitin pMrebbe fcnimr la (ina (JfiRTido ihimint* un amico si wrocnrft r]uel!ft 
conwolnzicme di deporro un segrelo nel seno d^un altro, oh a coslui Ia 
Veglili di procurarai la stessa consolazione anche lui. Lo prega, è vero. 
ili non ilir nulla a nc^i^t^no; e una tal conili i^iiiii e, cIiÌ lo praudesBc tìei 
BCMSO rieriroflo dello piirole, Ironctierchlie ironjpdintament.e il corso delie 
consvluzionj. Ma la pratifa generale ha voluto obe obbìighi solliuito a 
tìon coulìdoro il [;e^r<.'to, «r^ non a olii tria un nmko ugunnii'-^ntc fìdn1r>« 

e inipo^eDdoffli la aloBBa tofldiyiono. Così, d'amico (id.ifg in amiro Jidato. 
ài Bi.'^i'*^1o gira e gira per queir immollila catena, tanto che arriva al- 
Vonr l'Ilio di oiilui o (li coloro & cui il piiiiio che lia parlato iaienduv» 
niJpTiQto di non lasciarlo am^ar mai, Avnslilia ppTO ordinari urne ut e a. 
etare un gran pe;^Ko in cammino, fic ognuno non ìivease che due amici : 

arir]li-> che gli dice e quello a cui ridice la cn?a da tacersi. Ma ci aon 
fL^li iiouiiiii pi'ivtle^ati cIib li contano a ceotLii.iLfi: g quandi il «og'reto 
è venuto a uno di questi nomini^ i giri divengon si rapidi e ai raollì- 
plici, che non è più popftibile di scgnirne la traccia/ Il nostro autore 

non lift potuto floc^Ttarsi per quanto boi'tdio fo^ac jis\^sa,to il ac^icto ohe 
il Griso aveva ordine di scovare: il fatto sta che il buon uomo da cui 
erUDn tìtate scortate le donne a Molina, tornando, verso le vent'lrì^ col 
»uo biroccio, a reacmcnico, s^ abbattè, prima d^arrliait a rana. Ìil uh 
amieo Hdavo, al quale raccontò, in gi'an coDtìdfinjyi, Fopcra bii orni die 
aveva l'atta, o il rimanente; e il i'atlo sta **ba il Griso pot^, due ora 
dopo, correre al palai^sutte^ a riiorire a don Kodn>^o cho Ludn e saa 
madrp s^ernnn ricovei-^ife in nn rouTento di Mon^fl; e fbti Re n7,n aveva 
fjcguitata la sua strada lino a Milano. 

iJon Rodrigo provò uua scellerata allegrezza ài quella separa^iione, 
e Booti rinnacoT^c ntì po' dì quella Hncllcrato speranza d'an-ìvare ni eoo 
intento. Penso alla maniera, gran parte della notte ; e a' alzò presta, cgn 
ilue disegni, Tuno titubilito, raltro abbozzato. Il primo era di epedir^ 
ìinuiuintiiiento il tìriiio a Monica, per aver piti chiare ncUzic di IjUCJa, 
fi sapere se ci fosse ila tentar qualche cosa. Fece dunque ebiamav mi- 
" jto quel suo fedele, gli miiìo in mano i quattro acudi, io lodò di naoro 



I ITmi dfUt pia iJTfln poiit'ùì'iiìutti^.. in traeda. IToii poH^lEnno tratlt'TicrFJ dal rlferErc i^ul 
houli frtif'rrii Vili iJul LiM^|>]LnlJ, hi i-ui ^1 h^ul^i-lu bt^^inu niiiu^^Uip: • L^iio iId^LJ eiT4»rl 
kvi nei i|li»Iì eliiKkDiSnt incuri-oiio Bluriialiii«nl.o,òdì crodorucliuaLii tunrilulnru il fiDgrvlA, 
I ApIv II utigrutu di f.'ì" rliD <>^9i Tlv^ilnitu In i^t^ndcteiiKA, mii Aji(?]ie di ci^i cIil^ hpikji lurn 
opti, o matgruiini Iwro, is veilutu u altviiuoulì HAputu du chlccbtnaU, o ube ai «^ni con- 
rctbe fiio fa^u tcauCo irciiilt^i, Ora ro dico cha f ci orli d^eil wHa i^lru bapbi»\'> cLe ima 
ji tTju J' imlB in\ allri pho a la ttueio, b^-iii EJàiu gii |>or Toriati ciiEifUn^i^ iiuEct t\ pulj- 
bó, *jnnli*inlkitì danii'> a varf-'ngna j"iM>ta vtinErrt jl Ui fl I 'jnL^dto, A etjuì fjiticji pi^- In c^ju- 
■rB/irtrjQ tìtW Lntorthge proprio, hi k'TiKunn eli lomiii» ili non mantluntaro li) ci.se op- 
jte: lUii III tan^a d' nitri ni]s&iin{> Ihfu: e SHTOttL Eurti III: irti >]i qucnTu. C'i-Lniiitn Tt i^tiisan, 
tpAi iinnitti' votì/- il ilìH[tLacarii i Jniim o Vi4r^4!;i:L]b cbu no vaiiEX ail uLIri, t[ rltan^iiin 
wnnii p^uancii caan fluì In nnppi^ f]i invi, pnUiBaTÌa- àiiro.Rù non a motU. almciin huusìiIii 
\uoir JLiriirit, l'hn ri>ni^ il m P i^ i "'.1 m n. NchUiì ^[jiftl «Oiìiar^ Uftflqilll hìsnigutr i'ptN ^roiJde l'hi* 
tUv M el>iiicc1ilci'arL', tuetiv pElhol]j[k1ksj<l[uu Ji pmwirc il tenip», di' ò milk àvMtì pnjiii» 
AbBultA ilclli vIlA- E iibHfiiiiia nialKilii >ìt ptiinc rUifì"*} Il pili rni'u rim iujei ^ilt^^ RVi.igU Ia 
Uofltth B 3i:ftFL«i In nojn: il obo raoD'i k l'ose na^L^oslo u moro. Poròpn-ndi furcuAnieiLtii 

^qT-L riie<>lii: lo cove r-liA III nitii vu'iJ ('k4 Qk pup^iiu ehf tu e.\*ìi\ fattp, Mttì ii4>L« n<m ta 
'f ii*ir**. Tna o"ii \v faro, K lineilo ulie in>ri puni fnrn rjis non alciiu, ù cfie ii^tn ti1o"*i HMfi, 
Atl>k' v^'i' ctTto die fll Bunpo, i^qBiiiJa bcu« lu tton te ne frivt^g^i^ i PrjivAlJ fli-D a rllcrurs 
ai uugbU ino luoghi liJ iliffi^Tenr^t] pia riotiiblll, i'-nma lia fiitta Federici) PiirHifo ^r l liia^ 
litìi, « vtilrdi ■(ualu /kbUau fin 1 fcndl«rJ e 1 imitJiimi^U Hi <\uub\.i iVutj Vf^t-hu^t «vc^ViVv- 



Sit^/t^O!". Pr Sp 



\^ 



I4fì 



I l'HOSlESBl SVÙSÌ, 



50 COPI III ijiiino. i 



dell' nbilitfi con cui gli avo^a gimdngtmUj e gU tlictlc T orrline die niortl 

l'I' em e dilato. I 

'SJ^nore„H." diBBC, t^-iili^nnMrido, il^Gmo. I 

"Cile? DOii ho io piirlatcì chuiroV ' I 

"Se polisse iiJGiiJar uuiilclietiuu ulli'o.,./ 1 

- Come ?" I 

" Signore ilìustriaBinio, io 3on pronto a mtìUerci la pelle |]er il miai 

p;tdrD)iti: b W mio dovere: ma so auebe cbe lei uon vuole urnschlud 

^ troppo la vilft de' Huoi yuddit,]." I 

k ^■Kbhene?' I 

I ' Vosaignoria inuetrlsainiri ea Ijene quelle poche \tyg\ie eh' io lio nw 

fdoesu: f'.... (^ui Eon sotto la ruiì, protoL^ionn ^ aiaiim uiin bri^flfjl ; ì1b>*I 

Iffiior p^iili-ritù è amico di casa; i iiirri mi portun l'ispeHo: o ftn«li'JO"MJ 

K cosa che Ta poco oiiore, ma per viver qiiie1.o..,. li traiti da aroià Ita 

tJJiUujo Ih li\'~i^a di vcT^>jigTiori<L t\ coDoaciut.n ^ ina in Mon^a.,.. ci n^Difl 

Iconoaciiilxi io iu vere. E aa vonsisuoria che. nou tb (rer din-, riu mi n"J 

jtesBc coQsoifDare alla giiiatizia. o prej^pntar In mia tenta, ioi'eUjtì un \njk 

colpo ? Cento «c»di l'ano sniraìUo, e \tì, filmiti di lìlu^nir ilue haTiJiUl 

Chfl lìuivnlD ! ' tlisEo don Hndrig'o: ' tu mi rìp^^r^i nm un cui *»■ 

jviifliaio che ha cnore appena J' avvetiUrsì alle g-anihe di ohi passa sulH 

porta, g'uardandnai JDdi'-ti'o ae quei di casa lo apuli i'^g*iano, e nun bìJ 

s^xiia d'aIlontunai-BÌ T ' ^ 

* Credo, flismor padrone, d'aver dftte prove.»." %,^i^ 

"Dunque! ~**'*rN^*t*. <«- f 

" Duuiptc," ripiglia, li'aucamon1.c il tJriso» nicano copi lìlpiiino. Jn 
qqe vofiniynoria t^iccia conto th'io aou abbia ptLrlnto: cuor di 
^mba di loprc, e aou pronto a partilo." ■ 

" U io Jioii ho dotto l'In? tn vjida solo. Piglia con i*^ «u paio dtì tWfl 

filo,,., lo Sfregiato, e II TirJi-dritiiì ; ' & va' rli hnon animo, e sii U GriwJ 
litì diavolo 1 Tre tìgui-e come le vostre, e clic vanno per j latti \M\ 
ciii vuoi elle non sia contento di hLacinrle past^are? Uisotfnevohby t'H 
ft^ hiiTJ di Monza fonae ben venata a uoiii la vìtft, per Tiiotterln wi tftfSJ 
tro cento gcndi a un gioeo cosi rischioso. ]i! noi, e poi, non credo ■l^^H 
coal sconosciuto da qiielle parti, che la quditii di mio scvvitore l^H 

ai conti por nullD." jl 

Svergognato cogi un poco il Griso, pli diede poi più ampid e ptfH 
colari istriiiifoni. Il tìriHO prese i due compagni, e partì con fitoci* Sfl 
legra e baldanzosa, ma bostenimin-ndo in cuoi' aiirj Mikima e le toifi^^l 
le donne o i rjip rieri di** padroni; e cainmiiiiiva come il lupo, chi^ ''^^Sj 
dalla fame, col vtnti'e i-^igprinxjilo, e con le costole cha ^h h\ \wKVi^A 
cyutare, scende da' snoi monti, dtivi^ non c'ti die hevtr, s'' avftii;Mi Boap^ 
tomamente nel piitno, si l'erma ogni tantii^ cr*Ti una /uinpa arupo^n. ft^ 
luetiando \\\ coda spelacchiata^ 

J^TiL il iiLL]s<i. oilornndo il vento InfldOt 

se mai jjlì porti odore d^ nomo o di h^rro, vixKa gli nrecfhi Hcidi. r pi] 
duo occhi iting-uiyni, dii cui trakce insieme T ardoj-e della jir(*dft, i' | 

I Un ffl« ^fl jinplifiii c^, SI unti fltifl In HlmiUtndini manBUiiiuiù m-nn par i-'>ii»anlDJd 
ninrftro iDa,rttTigli[i8<?. N"ol cjip, Vni U GcIbh è pjimgonjitn tu ub rAun i-li-i jjulila nim niifi* 
di piiTl : in 4^iifiHEa i^Anitulù «fiHu n i hrAvl aonci pmroffonAl,! B irn briiaen ili «>'KV|;h l tt (I 
Butia d UD lupo EniDBll^r). 

' Z* S/rif/'a/e t ti Tim^d fìtti. Vtdl U hnl*^ 1 a vi^& ^' i 



CAPITOLO DEClMfirUTMO. l-l7 

li'Ua pacpfft.' liei riniimonto, quel bel Terso» chi vul<*4se sa^her 
iùtule venga, « tratto lU una ilJtivoleiia iiiodita tii t:ro(?ifite o di lomlfnrtlì, 
:kn [irenici uon ^rtrà più IneLliLa, t; iiidi im hai riimovv ; e io 1* bo jire^o, 
permè mi veniva in tuglio; e liino dovp. per non fai-mi bello lìollrt rolwi 
lltni: ::he qualtibediinu noi» peiis'flii.Be cbe sia una n;ìa astuzia per far 
HV^*?^'^ <be 1" auti^TG di (.inolLt aiavoioria ed io 8Ìami> i-ciìie l'nitelii, e eh' io 

rutfo & pìacGi- Tììio uà' &uop lUjuiosoi'il.tL' 

1/ altra cosa cho pveiueva ii don Rodri^fo era ài trovar la mamVra 
itn RenKo uoa potesse più tornai' con Lucia, né aiKtcrpiede m paese; 
> a questo fino, TOftCfliuiftva di fitro ppsirgi^'r voci di minarne^ e iV inei^ 
rie, pbe, venendogli all^ orecchio, per mezzo di qn^ticlie mnii-o, ffli facea- 
WTo ptt^Bai' la voglia di tornar djt guclle p.fi-ti. l'onsava peiù die la ]>iiì 
ricnra saielibe no si poti^sae ifliln fel'ratUir dallo t'.ato : i; p*ir rJiiJ*cÌiu iu 
jQt^to, vedpvn cJio piò. dflljL forza gli avrolibo potuto servir Ia giu^ti^ia," 
?i iJOtt^vii» per esempio, du-re un pò* di tiolore al tentulìvo fatto nella 
iw-^ parrocchiale, di pi nife rio eome an' jiyijressìoTie, un atro sedizioso, 
\ Jkpv mezzo del dotiun?, furti iiittìiidtre ni pocleBtjt oli' ^ra il i-aso di 
tJ»oiJir <'i»ntro Renzo una buonit cattura. Ma peam"" che non convenivi -i 
ui di riirri^atar quelin, brutta faccenda ; e senza fltar altro a ianduccai'd i 
1 Prn-vHIo, ai risolvetti? d^ iiprirsi lol dottor Asiaertii'^iirijugli, quiinto crn. 
Wotastiriu per (areli conipi'endGre il fuo desiderio. — Le rtìiIo fou tav»te ! 
^ pensava : — e il dottore uou <• nn' ocst : qualcosn che faccia al caso mio 
^pr.ìi tiovriro, qu.tlclie giiriii.i^lii.» dii iiKiioccaie a qui-l vilhiuju-rio : altri- 
"t^nli gli muto i:oine. — Bla (come vanao allf volte le cose di qiiealn 
Inondo !) intarìto ohe colui pensala al dottore, come all^uomo pifj abili» 
I ■'jrvli tn in qniiito, uà aUr'uomo» Tuonio rhe nessuno a' iniinag-int- 
tbIiM. lli'ìvitì uiL'dftimo, p^-i^dirhi, liivoravA di euore a Apnirlo. in un 

^Oda p\h eerto e più spedito 'di tutti quelli che il dottore avrebbe mai 
opliti ^rovai-e. ««,4«'iw-*«&. 

, -Ilo visto piìi volte un caro fanciullo, viHpo, pvn- diro il vero, più citi 
l«DgTlu, tua che, a tutti i HOi^iiah, mostra di voler riuscire nn ffaUu- 
'OTi]o; i'iiri riaio, dico, più volte iill'accoudnto sulla sera a mjUfUre id 
Jpcrto un ano gregg^e di por'.elljui d' India, che aveva laanbti aiorrer 
beri iì ifforao, in un W'arflìuetto, Avrelibe voluto fari^li andar tutti in- 
^'nc al covile ; ina era talica buttiitjh : uno si wbandava a dii^tiji, o meu- 
"^ il pit^uolo pastore conevji per cacmrlo ind bniarii, uti aUi'o, due, rre 
^ Eiseivauo n eiuislivL, dn o^ui p*irt<^J)inìndocliè, dopi» ps^i^-rwi un m/ ini- 
*KÌiJntito, s'rLCÌftttavfl, ni loro gi^nio, spirn^eva nHnia dentro quelli Ji*erau 
'u vicini rtirujscio, poi andava a premior \rli altri» a uno, a ilne, a tre, 
^^Vf ftli riusriva. Un gioco simile c\ roìiv'ìim Eare cii' nostri permfniaff£rÌ : 
Icovenita Lucia, fliam corsi a don Rodrigo ; e ora Jo dobbirtuio nbWu- 
oi]ftre, per andar dietro a KeuKO, che avevani perduto di vn^ta»' 



Cam« <iiljitla Inpa m i^Iei-ii.h^ 
!*ii i> Ld ppmcI ìi\ vlvpi iti nniPiiib pMkiiBr 
K Hd||I»Iii V «rnll* \X tlIfllibA «nnl, 

1 e^ihflL MtlikttiD, iD-fhkr.i.jIpt, p kidlTH 

Oli DTTcìibl, p n^mr t'imitrii In 'ili B?ptl|l ra. n, [fi, 

I Ufi viftmtfffttr^.., nf' hW\i 'rp'jipn'''rr7^', TutLu i|i|iisfn piHrl'irfn In Ittilu ilH min Biuìro Toia- 
nii'i Ui'iissì riunii i;]^ iicrihiinilEL ijni Iavoi'i*: i^vrcbUu iioULu luuLturlo \m \h\Uì. 
^ /wi 'iwiHiizw. Vtdl la nulli ^ a {i.ig. \^^. 

> ftit «itit piti valtè un rma JuiiiniHo,— jtnduf" lU vìnti TrtUo ty«ift^*> •-yi----..-—M\ tv 
hiiilllii. 1.0 ^n■l^tDfT, Melila tltfiinti nuiDuslLi, multa ti*<iin*ij Uv ^V*Vi ^ ^W^a^) A. ì?*iv«.Vi 




Ufi I l^nOMKfifll 9P0W. 

lìopo Ili .oeparn^ifuiR «IoIopohìi cIjo nbbinjn rftccoiìtnto, cnmmiKff 
ReDKo da Moiizn verso MìIiluo, in qnpllo stato d^aninio clie ognuno | 
ìmma^utursi facilmente, Abbandomir U cQ.sn, t-rfila^ciai'e il cieEtiervJ 
^]iicl ciì^ nra più di tutJo, JilloiiTiiuurti ik LqcÌll, trovaiai Hur una 

iii*u:6A super dove niiderelibe u posarsi; e tutto por cansi\ ili quel 
bone ! Quiindo sì tialtentiva col pensiero aulfumi o 8iiU' altra tli «]iia 
rose, s' iugollara tutto nella rabbia, e nel deBiderio della venditltì ; 1 

gli' tornava poi in iiu^ntp quella prec-liiora cbe ftvt-va rc'citata aocht'i 
rol sno bnoD frate^ nella chiet^a di l'ericai-enico; o si ravvedeva: g\\\ 
Hsve^liavH, auL'ora iTibiiz/a; oja vcdeudo uo*imitiagiuo sul uiiirOr si Jd 
VJtva Ì\ rnpnfillo, a si j'prtnnva un momptitn n pr(*yai' di nuovo; taiV 

elio, in quol viaggio, ebbe aisinuzznto in cuor btio don Rodrigj e! 
Bai^citatoio^ almeno venti volte, La strada era allora tutta repella iij 

iliie alttì rive, fuiiqoEn, tii'^KOBiLf Bolcatn da rotaie profondo^ eoe, dOL 
Mim pijg-ginT diveDÌvan rigagnoli; e incerte parti più bnsse, a' ali acrili 
tutta che HI sarpbbii potuto andarci in biirca. A gue'pa^Ei, uo p)W^ 

Tifìutiori:! nrto, a .-JcaUni, dulia riva indicava elio filtri pne^otrgiori ^ * 
fatta uoa strada ueVampi. Renza salitQJier un 4Ì qbb valicbi sul 1 
liiù elevato, vide quella gran nìftcnunlrBH fWlMf sola sul pian 
*e^ non di mezzo a uu^ i^ittà^ma Borgesi^e lu mi deferto ^ e sì rermà 
ìfiiedf, dimenticando tutti Ì sunì ^aj, it eontemplare anche da 
(pieli ottava maraviglia^ di cui aveva tanto Kentito parlare fin i 
bino, Mnjjopo qualche momento, voltandosi indiolro, vide all'or 
«india crG^tML frastagliuta di inoiitagn^, vide difttinto o alto trAJ 
il suo Hes^gonej si senti tutto rimescolare il sangue, etetto II 
A guardar tristamente da quella parte, più triatamente sj voltù 
^uihò la ^un strada. A poco a poco eoniinc'iù poi a scoprir caul] 
torri e cupole e tetti ; ^ceso allora nella airadfL, cauiininò ancora * 
tnnipo, e quando r accorse d' esser ben virino alla città, s' awo« 
viaud:t[iteH e, inchinatolo, tioa tutto quel gjifbo ciio seppe, gli ditìfio:' 
ffiaKÌa, quel signore." 

" Che volete^' bravu giovine? " . - 

° Saprebbe iiisegnarnji Ja stiada più colla per andare al coptIì] 
[le' Pftpptircini dovp sta il pndrp Bonaventura ?" 

L^ uomo :i cui Renzo s^ indirizzava, era un agiato abitante dc^l ' 
torno, che, andato quella mattina a Milano, per certi suoi affari, wl 

tornava, eonaa aver fatto nulla, in c-ran fretta, che non vedeva l^ or»] 
trovarai a casa, e avrebbe fatto volentieri di meno di n"p'I^ I'i.'nna 
Con tutto ciò, senaa dar seffno d'impazienza, rispoBe molto ^enljlm^'i^' 
' figlino] carOf de* conventi co u^ ò più d' uno : tieognerebbo cbc taxi 



in^c^ina nncL'uMu alili s^nn lUiiltitiiJitiii Ju~3UuE pcraopaggl, alla CoiiAégiiDrid' rari 
dui ran^^rnl 1, uii lo fu nuii uftn.' ^M'i)" d piìi ticQ70^ ^UbtiTo pIIu limili ltidliiL\ lo y.i\Jilltii| 
survci t-hij. (tvi'iiiUi iirprc<r!unrL'TiLPnte il Manzoni pitroBonato il Ctììo a un rai\a CuaT 
Hìiii ^\l^ADJta iIl purci, u ^ì ^Saliv^ pi^rclifi iinn i^j alioiidiuu, buii li |h>1rj^ mai g' 
«^iia un pnrui^'MEiu quiiHl ftlniMo Bt.i poco dopi] uF^^tto a<ì imu jli^dUIi'U^iouq molto | 

iip.fllt-, pag ÌM- qruiBt'Daflprvutlniii' mm ò 'it^pre/.uM^i j ho non cTio noi ilii'itii 

viva itlUiim n il ntlorlU jifTL'tUioifikiDuntE^ etntll*' ruu'lu AduI p[iVD7t>lD iiiiffila bLb 
[liiLi^ fhn puro ilùvuvn u^ouro toolta graditii ^1 naTi?i)iLl, U qiihl* tìh\ fnro ftmr-ìvlta i 
prowntiT fr»nn mio do' kui>\ flyliiiJilì. — AfJjinfluyì'irf. Ijiil porohlre Ml-at'i^ \ì\Ì\ |<roprii> l>iinc>4| 
■ y'ri U'iMtt'ni'iir i*r vtUfi. Qui 11 tvinianìt'tU &\ fiLrubl>o putnln tiJila«^ÌAns 
1 Cfip 9ii\rit...ì 11 Maiirani naUe prnjtuaUtnni nilk^rrLi^Diivii iclo|itìrii pnimlBiliaiU'jri 
fMfl, tti*, thi coBdt Vcil] i vari ctaì rituli d[il D'OriPiu, /'' Con-niom^ pitg. QA-OI. 

' £'uffm9 iv fHÌ iitivo IH, queste pbTtUqVhv\%^W b^la non nsglvn^ a nVlU, m rll» 



dir pili chiaro «umle ò qiu-ìlo cho toi ccrcnie," Henao nlli>i-a 8Ì 
Sv& di seno la lettera del patli'e tTiatol'oro, a la loco vedere .\ tjuel 6Ì- 
uore, il quale, lettovi: portn orieutHle. yLi:!^» rciulctte dicendo : " siete 
ArtunatOj biuvo giovine; ; 11 couvunto cho ci?i\!nto ò poco laiituno Ji qui. 

■rendete per t|ueatA viotti^la o, loanciua ; ò ima ficoroiatoia: in pochi 
aiutiti ftrrivprettì a uua cantonata d' uuji fahìkri(;a lunga e Itussn : à ìl 
luùpr^tto i cu^t^g'^ÌALf; il fosfuto che la circuuda, e riuBi;[iTt.i? u porUt 
o-ieTitnle. Entrate, e dopn tre ii aufittroptintti pjis&(i, vpdretfl una piaz- 
lettji con ile' bejfli flnii : là è il convento: non potete ebagliara. Dio 
t' n^^i&ttu bmvo giovine," E. a rcorn pugnando V ultime parole con un ge- 
tto 5r;x'tHso*del la mano, at* ii^ftudù. Renzo rìrnUì^G atupera.tto e t?dlticatii 
Iella haona maniera de^ t;itt,^dLiìi verao Iit gerite di campagna^ o non 
lupDva l'ir era un giofiio fuor dell' ordinario^ tin giorno in cui le eappu 
)*iii[;bLimvruio ai farL^tttti.^ Foco la strada oho gli ora alata insegnata, o 
si trovò n porta orientale. Non bisoffna però clit, a questo nome, il let- 
bort HÌ lasci correre alla l'^tiitaaia V inin^ngìdi ^ che ora vi sono ^t^socUte. 
^uundii Rt^iiKu éutrb per gudla porl^L, la dirada ui di J'uurL iigu ^u- 
rla^'ii. dirrtta civp per tutta la langbfzza dol la/zortitto ; poi '^curre.ya aer- 
peggìaDtu e stretta, tra due siepi. La porta consisteva in d«o pilastri, 
conKùpra una teltoia, per riparate i battenti, eda una parte, una cosuccia 
Jror i gabivllini. 1 buationi ' Mc:f?iid(.'Vano in pt^udio irregolare» e il terreno 
era an;! ^upei-fìcie u^pm e iniiguale dì rotlji.nu e di cVci buttati là a 
JEBtD, l.a &fj'adft ohe s'apriva dinanzi a chi cntmv& por yHella porta, 
Mdn 3Ì puvagunei'ebbo luiile il {[iK'lla che ora sì prsBfmtn, ii chi entri da 
jwla Tosa. Lu l'oanatello le scori'eva nel mezzo, fino a poca distitnza 
*U!ia portit, e In divideva così lu due atradette tortuose, ricoperte di 
polvei'c o di lan^o, i^ei^oiido lu. z^tagione. Al punto diiv^ ora, e dov^ è iut- 
flW\ i^iiellft viuzza chiaiuabi (U Burghetto, U toasatello ai perdeva in una 
TOuii. Li e* era una colonna, con sopra una croce, detta di san Dionigi : 
l" diistra e a sinistra, i'rauj oiU uinLi di siepe e, ad iuLervalli, casucce, 
;*biijtle pei' lo più da lavand;ii. lienzo Ptitr.i, passai nessniio [le' gabd- 
'W gli bnda ; coBa che gli parve ntrana^ giacché, da que^ pochi del auo 
l""eìie fhe potevan vnnlarei d' esaere &tnti a Milano, aveva sentito nic- 
l'HUiUL.r cose erotìsu doMnigarnorti o dell'i nt erro gaaio ni a cai vonivan Eot- * 
|tO[nfsti iiuelficho amvavan dalla cnmpatfua. La strada era doscrt», dl- 
ni(wluchè, ao non aveaae sentito un ronzio^ lontano che initìcavi un gran 
k^o/iuiciito^ gli sarebbe piii'iiO dVnti-are in unu cittiì diaobìtata. Andando 
*vj^"ti, seiLzri saper cosa e: pensare, vide per terra certe striaco bianche 
;0 etìrtiei, CDuitì GÌ nere; ma neve non poteva eaaero; che non viene a 
j*tnBce, uf;, pur il telile, in quella alagloiio. Si chinò sur una d.Ì quelle, 



poi ad intendere clie ia careatia e per 
.0, per tener quieta la povera gonte di campagna, — Ma, dopo pochi 

^ L/ vaf'pe s' "n^fiìnatiJìin ni Jiirsfilt. ^ne^ta d ÌJ prlico indizio di cjji die avvouiva in 
^Wtaiì Rrun MniiiDirti di rlToluzlonù. ia la ri\*:<-iii itwlia ùvì ptb pa4:ÌQcu pnpuhuib fn- 
LplurA. NoLiLiiELU jyiA (cosa pua infTE'qiiL'jito no] Hoiuanrju] cLu quaatn h nn bolL'on- 

[ l'ÌMmagiui, Yodl h nota i A pog^ I^J 

i f ^NiuiiBni, Vbdi la nate & a p^s- ^- 

[ Koìtsiv È troppo poco: mA è vuco cara al Ulaoinaì. ci» Pubh piti d piLirDlCfl, dan- 

Dmal Htmipifl iiii BCD9D moUù uiUi^i^iurd dnl vurv. 

i PoU I' [irU 4dr fluEore noi ritranp a Krin[[ u L^raUì la waruvfgìla dì Rvmg. 



3 dulia colonna, vìd 



altri passi,' arrivato a fianco dulia colonna, vide appiè ài ((ooUft, ,.,. 
cosa di [>iii strano; vid@ au^lì f^calini del pjisdfstulìo l'ort^c^ losfl «]im'9C, 
ch« t^rUmtutf una erau cìoLtuli, e se foHStìro eUiU nixi hìnnio iV un (ta>l 
nulo, nan si sai'ebbe eaitato nn mnmpiito a chi.-fcmMi'li pani. Ma ìiewto] 
iiuQ arili va creder così prefeto ai suoi occU; pprolio, dianjijit;! uuu m\ 
luogo da palli quello. — ^ Vediamo nn po' che binare ò Quo&to, — disse an-l 
oora ti'n BB ■ uudò verso lix colonna, si cli:in.\ ne raccolfift utio: ov^to-I 
lainente uu pan tondo, liianchiàfliiiici, di quelli che Uenzo non era «'alitai 
niangia^mo the nelle solennità, — E pane davvero! — disse ad alta Tuoe;] 
UuitiL «riL liL sua uiaruviglJiL : — ' così lo serainuno in qui^uto pi-ìi^^t ì io I 
i[i\est' ìLuno'? e Qon si scomo^laiio neppnre per raccoglierlo, i[imncUi iiiflu? j 
Ufic sia il pac3e di cuccagna' questo ? — Dopo dieci niìglia i.li slnid*,iil- 
r aria freav^a dtilht muttiaa^ ciutil pjciie. insieme con la ma['avi,L(lìfi, gli ri- 1 
svpglii> V appetito. — Lo piglio V — dclihi^rjtva tra sii : — poh ì V luinna ! 
laAcirito qui alk dlBCiezioit de^ cani ; taiit' ò ch^ nfi goda anche un nrì-j 
i^Liano- Alla hne, fio coniparlace il padrone» glielo paj^^liercj, — Cosi pin-l 
Pifcndij, ai lahc in uiui tnaca quello elio avova in inailo, ne pn.'J3e nu ici'OuJo»! 
e lo mise nell'altra' un terzo, e comìuciù a mangiare; e si i-incamiuinii, piftl 
iui^erto die mai^ e aciaidoroso di ohìarirbi tdìL^ slcrìu ibsse Liiìell,i_ App*"»*! 

' nioiJSUj vidu apniitar jrcate the vijuivji dall' lotèino della uiLlà, e if(UirJ«V| 
l altniitrtinentp quelli cthe j^pparìvaiio i primi. Krano uu utimo, una linna* 
\i-e. qmlclie paaso indietro, un ragiLZZutto; tutt'e tre con iiu cani;n aà^ 
dosso, die pareva feupenoru allo loro loJKe, a tulfe tre in uim fig 
strana. I ve^ititi o pli atrai^tii iiiiarinati; ixifariiiati i visi, e ii più ili" 
volti e noceti; e andiivano. uon solo curvi, per d poso, nift sopr. il i^'i 
roinese g-li l'ossero'' stattì pestt rosaw.. L'uomo reggeva a bfiii'i ui 
spalle un i^iuji gacL-o di farina, il qu^te, bLicutr> qau e Li, no ^(uiuiV 
lui poco, a oyid niloppo, a oiiiii mossa ti Ì aequilibrata. Ma più Wnd 
ei-a li liyura della donna: un pancione 3niiauro,to, che pJireva Touirto 
riitìrM dik duo hnii'cla piegale : come lijiu penlolLicoLu a duo munk'bi; 
di solito A quel pancione uscivnn tloc gaiuVif*, riudi- fin f*npT*a il ìjÌii<j<v1iÌ' 
che venivano iuufuizi ht^rcoUiindo, Ken/o ^'aardò più attenta in tale, 
Vide che (|uel ^rau corpo era la dottami che in donna teneva per il l(*ii*H^ 
rou dentro lartna cfucuita ctì uè poteva atare, e un po'di piò; dimoJocn 

quasi a ogni pasao, ne volava via ima ventata. Il ra^a>^zi>tto ienevlj 
tult'o dao le mani 3nì rapo una p^Hniera colma di pani; ma, 
io gmiibu più corto do' suoi goiutorij rinianova a poco a pooo mei 
e, alhinpandn poi Ìl passo o^ui tanto, per rag^jriungei^li, la panierai 
dova roquilibno, e qualohe pane cadeva. 

" lìutlauB >ju anuor un altro, buono a niente che ad," disse U taiA^ 
dig-riffnando i ilentl verbo il ragaiczo^ 

" lo non li butto via ; caacan da. sé : wm'ho a fjirc ? " rììopofie qnril< 



^ Jfa, ditjni pii'l'i a^in pimi. am:b\'p luuyllii «u si illvciou Uu dg|Hf ulttl |iuuJa [fOBui ' 
Ot3iù si DV^Ii^rulhe niii'lu U pJ^tLiV*.* flU>^rio ili ih-jm pii'^iii. \ 

1 CtiB his ■( p(A'>ia 'ti ciiCiiffuii. m lIuvuvu iUtd ! 07ii! din il pueHU duail ducQjiigUD^Ofipurv ' 
L'iv bìil un patjiti di ntirii^i^nik, 

^ S« nU fitinerti. ^ui poi In sgramDiatk'UlorA n^in ai |jiò in aotsìm nmia ■■astvnnr'H 
piirL'liù nou ^ dIìmidii dA pupolu cTia [>[irE;k; e l'iuturu ^Luusu cliu nnrra, t Ih uiimEluiir 'i^i' 
Uvrohho pimtìf HiìjipLlntn 'ìi uuìnriilv?//.» m sì Uh^c ilellu; St jiil phsì fobStiD *'c- . t Rinaldi» 
dlr« Iri Ziijiittì, (.■Ile flUrTH' \K-i rnrmnzi ht csjiiii'vm^j ìa li-e^l «Icillft ^r;ifuin:Llii!iiH o in^ri f"- 
VulUiio a un luo'ÌD atoiso PiLVo G ArlkiUu , ma luundo l'^i'tlitm dutlinnlira iti porsuìiu prii|<rife' 
u mn^jukiarv ^ìì ATvuikijnnifl.i^ [lai'i'tiù iIcvtb l'^'tl pr^iulrre ^ fDipruillt» il lrivT«fv |itflJi~ 
,iiì}.j jflohi.-? ' Op, cit., pftg, Ì'J^. VtìTI Ifl n'tii 1 J* png. HI* 



OAWtOtO MftTTMOPtt:™^. 



151 



Hli! brinn per ie, cU^ hi> lo nimù Iiuplaciaie, riprese Li doDUitf ili- 
Bldo ì pQitfi^' corue ae ileESG uiiu biioua bcossa ^\ povtro riLgazzt>; 
K quù! movimento, Ibcej volar via più farmi*, di quo! cIju ci sarabbe 
m> per farne i duo pimi laaemli i^adura .^i^lom dal r:L^uzìio. " Vi;», 
BdiRHEi rijonio; ' t'^mer^'mo intiiftro n. rfì.<'t'oglierli^ o. ijiinf chetano 

■coglici À. Si stentai da tanto tempo: ora che viene nu po^d^nb- 

Banx.i. godiamola in aaut^i pace/ 

In l Liuto ^ arrivava «lira goots dalla porta ; e uno dì r|ueHtJ, aocostu- 

i flIJa donna, le domandò: " dove ai vu a prtìndere il pane? " 
?iìl nxautf,'' riBDoae qnelln; e. qu^ado faroii loiitAui dieci poBsì, 
BJific boiliottamlo : " questi crootadìni birboni verninno a apaaanr 
i forni e tutti i ìa&gn-^zìhì^ ^^ non reat(?rft più DJanto per noi.'* 
Ju po' per uno, tornionto che sei/ disse il murito : " lujboudftnao, 
ndrtujia. 

i queste e da altrettali cns6 che vedeva g sentiva, Renzo convindà 
ciapezzar^i rb'era arrivato in noa [;ittj\ solli-vala, e cbe quello oni 
orno di conquista, vale a dire che ognuno pigliava, a proporziouB 
voglia G d<?llfl t'orbo, dando bo^se in pafjLinjtmto. Por quìinto noi 
si-ianio di far l'anr haona figura al nustro pov<?i'o montiiuaro, la 

^ilà storica ci obbliga a dii-e cLe il boo primo HonUnipnto In di 
'e. Avcvu fosi poto da lodarci dcll^aDduui{.'iitn ordJJiario dalle coùe^ 
i trovava inelinato ad uppruvare ciò obe lo inulasbe in qualunque 
ira, E del resto, non csfttìjjdo pnnto un uouhi BUporioro al Buo Be- 
viveva iiiicbi; lai iu qucIT upbiiuiiti o Ìii [[ut^Uii pFi»^imm oomune, 
I Bt'araezpia del pano foase cagionata d^^l'incetLilori e da' lanini:' 
[i disposto li trovur ciuKto ogni modo di strappiu' loro dnllu inani 
muto c;he tsai, secondn quull opinioiiL', ucgavano cnidebuenle alla 
dì lutto nu popolo. Pnri^, j^l propinar? di stnr fuori del tuUiulto. u 

htìlpgrò d'es^^|3r diretto a un cappuccino, che gli troverebbe ricovero, 

;lj farebbe àii padre. Co^i peni^anlo, e guardando intanto ì nuovi 
listatori vbo vouivaoo cari[?:bi di produ, i'auo quoUlL po^ dì straJiL 
li rimaneva per urrivar^: al touvoiito, *^<^k^ . . 

»ve oi'fl sorge quel bel prllaa/o, eon quell'alto loggiato, ci'era ab 

e c'i^rn ancoia uoa son iiiolf auoi, una pin^Ketta, e in tbxidu a 
( la diie&a e il oojiveuto de^ cuppuocini, con quattro gi'(ind*olmi 
iti. Noi ci rallegri amo, non scnz,i invidila, con quo"* nostri lettuii 
Lon bau vijito U uoso in qutllo alato; ciò vuol diro do-, «un molto 
ni, e non bjmno avuto ti'mpo di lar molte corbflìb^ne. Ren^o andò 
D (vtbi porta, sì ripjse iu fieno il mea^o pane cbo gli rimaneva, levò 
e tenne preparata in niauo la lettera, e tirò il cmiipanello.'I^'ftprl 
iportellina clie aveva njm grata, e vi coiapjirve la lacL'iii del frri|"o 
aa\<t a domandai' cbi era. 

Uno di campagna, che porta a( padi'e Bonaventura una lettera 
ante del paoro Crìatoforo." 

Dati? qui/ disse U portinaio, mettendo ima ma,no alla grata* 
No, no," disse ileuao: ''gliela devo consegnare in proprie matn.^ 
Non è in convouto-" 
^Mi Ib^oì enlrare, olle l'apprlterò/ 

wjii titui". tjul vilu 111 Btuoaa utaiTv^tlunf ulin ilIiI'Tiiihu CikMti |riLi^ in ui:v Dbu )ì UniL- 
kiilB smvcrp dUt^luntanieDCo, Vfdi la Udti J a Miti^- tf. 

v«^l II «U[i, V vorefi [& One» dova If tonlu .\tTl[li>, Il poduslù h j^ll qltrl cmxviUU 
■ BoLlrTga laiptQtnao Rgll inEsUatori u ni Tianai. 



Fate ti min nioilo," rispose jl frali*: " andb-te a ftipt-U^ii-ft iti nhipAft, 
che intauto pot^ele Ijtre uii po' di l*pne. In i:onvtiitt\ pi?r udnxtu»ti"n 
s'entm,' E àetto ^ue^tu, iioìiLuHo lo aporU'll(>. Uyiizo rimuflC li» crjnla 
sua, lettera la mano, Ffìue dimisi pasBi verso In porta dellii clùeaii, pwr 
Beguine il coiiHi^lio del poilìuaio : ma pi>I pansò di djLi' priutunn'jiUni 
occUìatji ul tumulto. Attraveraò k piftzzettji, sì portò suiroHo della 
atrndtf, e el fenuù, con In braccia ini."irotìiaJu m\\ pL^tto ìl y^ain'djiru a 
HÌtJÌ5lra» vci'so^r intorno delU città» dove il Lnjljeliiu WJi più lotto ppiù 
ramoroHo. Il vortice attrasse lo spettatore, — Andiamo a vedere ^ disBtt 
Ini fttì ; tirò fuori-ii suo ujoazo pHue» e sbocco iicellaudu, si nifisBu vwreo 

S iella parto. Intanto ehe flMnimiiimina. noi ra(T.o[iter<?nia» ph'j liiw^niunte 
. le aia pos?ibÌfei le cagioni e il principio di qaello scouvolgiuiento, 



capìtolo DEUIMOSECONDO, 

Efa Queila il aecoiid'fintio ài racnolia scarsa, Ni?ir Buteee^lenttìi io 
provviaioni riuia&te di^^^li anid addietro avevfln supplito, fino a nu cerl^ 
bt'^;uo, al difetto ; e k pupclazi'jue era giunta» nou biitoliti uè aiTmunUvi 
TOiL, certo, aft'jittù sprovveduta, alla mpMs*- de! HìS^t, nel quale ^ siamo con 
la nostra storia. Ora, questi niesee tauto desiderata rluacì ancor pi''* 
luiserrt della preuedea^e, in pai'te per magi^ior coutrai'retà delle at* 
gioEÙ {o qiie<i^to non eìuIo uel nitliiiif>Be» ina in iiu buon tratto di pHse cil 

t'onvioiiVi); in parto per tolpa defili uoiuini. H ftUi^eto e lo apet-pcrJj 
della ifuernu di quella liella guerra di cui abbiam tatti) meuziiiiio u 
eopra,' era talu, che, odia pjtrtc dello ^tat*» pili vicina iid cswi, mol' 

Sederi piii doli' ordì jiir io riiuaiievaiio iucùlfi e abliiiiidouati diiVonli* 
ini, i 4Uali, in vece di procacciar col lavoro pane per su e per gì 
altri, erù,u costretti d'andare ^d iicciitlarlu per carità. Ilo deilju ; p*' 
cb'irordln^tnti ; perchè le itmopportjibili grave/xf*, inipoate con "jiji ot^ 
pidigia e con un'Jnaenrfatezaa dol pari sierinìnate, la condotta ubitaftl** 
uEcUe in piena pace, delie truppe alloggiate ne' paesi, couilotta *^ln» 
dolurofti documonti di qiie^t.enipi u^ungliano a quella d'un ii(^n*ÌL'o inv* 
fiore, altre ^ cagiuiii cke non è qui il luogo di mentovare,* audavaci) g>; 
da qualtlie tempo operando leutainoiito quel tristo cflutto in tutto 
uulanosc: le circo^tiLU-ìù parti colo l'I di cui ora parbamo, cmno comc'U*' 
repentina esaccrbiizione d'un mal cronico. E tjueUa qualunque racwH 
^Jion erii autor linita di ripun'o, ebe lo pruvvieioni per IVserdto, e l' 
ciupiujo ^ che Ècmpre le accuiiip;igua, ci fecero dentro mi tal ^ól^, *>** 
li pCTiuria ni fece subito Kentire, e con la penuria quel suo doluroa" 
Da salutevole come inevitabile effetto, d rincaro, 

IVla quando que^t<j arri>a a un certo segno, naace aenipre (« alnn^** 
ili fecnipre u^tin iìiutva-^ o so ft.nconi, dopo taTiti scritti di y ni eo loculi** 
pensato in quei tempii !}, nasce un' opinione no* molti» cbe nou w ^* 

^ lìti ItìifS, uel quale. Si BAVoLbo dovuto diro; Dell^nnJio 10% ae] ijUAb. o luA^^ 
hai <|iuil »[■'■■>, \-p- 

3 (Jui si accoima flllft gattea per h EUccfissloriD Di ducato 4i ITatituvft. ^atii r0f*° 
Ano iloi c"p. Vt 

* AHif oc SaruhliB PjipuHuiiu motfur La ci^ugiLUiKlono iG^i 

* MtntiBdfB. Pfb 4.v»luuuD BkoFilftru. 



Mpi-mo In scarsoEza, Si Juncnlitu d'tiverla temuta, pi-edottA; sì aup- 

poite l.ijiL' a un tmtlo cho oi sia gl'ano abboataqza, e cke il uiEile 

iveugd da nnu veudorsPEC stb bastili Kfi per il consuuio: fiuppoaiziom 

^clio Tion ìiiuDiio uù 111 d^lo, né in terrai; mu die ]ui4Ìn,({'AUO a un tempo 
la col lem e Ift i^perjinzn. GÌ' itmettalori di grjtno^ vguM o ininmginari, 
i posseHsori di tei-re, cbe non lo vendevano tatto lu uu giorno, i 
fumai che ite e o ni p l'ava il o, tutti coloro in soiQuia uhe tie uvi.'i^tìOL'u o 
poco 11 tidsaì, o c^lie uve^aero il nume d ELVfìi'nt?^ a quei^li ' tìÌ Jatil la 
culpft della ponuria e del rin'.'HrQ, gaesti erano il berauglio del ia- 
luenf.u universftlu. rabboiiiinio delift moltitudine male e beu vestita. SI 
ulci^vn di iiiouro dov^ ej'ano i luai^Az^ini, ì grana,!, oolnii, trnboccrtntif 
appuntellati; b' indilla va il iLuiuero de* su ce hi, spropositato^ si parlava 
i«ni ctal^zzfì deir imm^Otìfl qo^ntitii di granaglie i?he veniva spedila 
[i"'gr<5lumenle in aXtiì pfietii: ue^ quaii iVobn bili nenie eì gridava, cva 

I nitiVlUintti sicurezza e con fremito ugnale, che le granaglie di là ve- 
nivano a Milano, S' fraploravan da* niayL^truti yue* provvedimenti, cho 
i*3l« tJioltitudìnir paìon seuipre, o almeno sono aemprt parai lìnura^ cosi 
Sk\st\ <*oflì flpmp|ii"i, l'osi atti a ."'m- cullar fuori il tì-rnno na^ro-ito, nin- 

. l'fiLo, aepoUo» come dicevano, e a far ritoroar T abbondanza, l magi- 

j virati qualche cosa faeevano : come di stabilire il prezzo maBaimo d'ul- 
''imo duiratu^ d' intimar pene & t-hi rienauBeo di vendere^ e altri editti 

*^' qu»?l ^'tìnere. Siccome però tutti i provvedimenti di questo mondo, 
Pfr lyiianto siano gaj^liardi, non hanno virtù di djraiinnre il bisogno 
*"8l pijjo, né dì ini' venire derrate fuor di istAgione; e siliconi© questi in 
iHpccin noli uvtvjìL certameate qiidla d"' attirarlo ila dove ce ne potesse 
^ ^saerc di soprabbondanti; co&ì il imile dorava e cresceva. La oioltitu- 
dine jiltribuLva uà lide idJHto alla acarriezza e alla debol<i//Hft de' ri- 
Jl^di^ na acdlet'itjivn nd ulte grida di?* pio genprosi e deeiaivi. E per 
Bvcntiini, trovò l'uomo sei:ondo il euo cuore. 
I NcirasaenZQ del govL-riialoie don Oonzalo Kemandez de Cordova, 
Cijuiiindavu TaBsedio di Casale del MonlerriLto, Laeeva ]g euO vlìcl 
Idono il gran cancelliere Antonio Ferrer, pure spa^noìon Coatui 



Pi celli non l'avrebbe veduto ? t^lie Teaper*] il pane a uji pri'Ka^w ^iiist", 

le ^ r ptnaó, o qui fu lu nb^glio, «he 

' Hao ordin<j potesse bastare a produrla. Fissò la mda (cosi (ihia- 



ot sé nnft eoi^a molto df.^idtixl 



QO qui la tnriR'a in materia di commestibili)^ ^^sò la meta del punu 
f***e/zo che tì<trtl>btì stato il giusto, so il grauo sì foa&e co in uue niente 
yijto trentatrè lire il moggio: e ai vendeva dno a ottanta, F'eco 
1^6 una donna statjt giovine, chs peuHasse di ringiovìuirCf alterando 
^Uft Me di battealrao,^ 

rOiflini meno insensati e meno iniqui eraji» piii tr^in* volta, per la 
'^isti^nza delle cuso stesse, rimasti inese^iiti ; ma all' estì e azione di 

rtito in 
. Aocoree 
t^ '-LU ui luiuj, a ijuii::uci- pjuiu al prflz/0 tabauto ; e lo cUiese con quel 
I^^G ^[ naolutezaa e dì minaccia, cne danno la passione» la forza e la 

' ^6^ riui^iti^ insieme, Sg i fornai stilili na rido, uun lo domandate^ lutri- 

E^ 1 qnteti ao. ai noU T anflcolntg. 
fuco ci»f n»*a JuiittPi ec- Si c4SDfvl t'ijmu Jal oontraflju Ji'ìlci duo coro ravvìciniite a[ 
iuni vIvlHsiiiia In iiìiiiLinA ddll' [r^nl > — Hùi'jiofwie- Trii[iiii i.- dii<^Uu Id prima lu- 
-^ piHoiuv^Anniij uuitf^i'ijiti aLL'uùu ^hìie-buo, Vv^ho ì* Huu dvì <^<i[f. JtXiU di Ju^yu r/n- 




154 1 nrounsoT iPOlT. ^T*^*"PPSi*^ 

iei'e, diiuonftro, lufomAro e afoiuiire sonzfL pos»; porcile 11 ^»opi»Ui, nm- 
tpniii in ccniiiso ^j» Vera, uuil co^el violeou, ^i^sediELva i lumi Uì coii- 
tmao, per goder qiTelIft cuccagna fiu the durnva ; atliiccliiniLrsi, dico, i 
aonijimuitrsi più del snlitoj per iacapiUrci, u^Dun Todc che iiel piaceri 
dovfssB e^i^ore, Mn, dn una parte i map'istrati che HitimavftJi peTio, dal 
Trtltra Ìl pupuio clic \ulevu esser servito, e, punto punto che qualthi 
Jitruaio ina%'-ìastìe- pressava e broatokva, con tiad suo vócioue» e mi 

ujuiciavsi nna dì quellt aue giuatizie, che sono dello peggio che si la. 
l'fano in (j^ueato mondo; ncni o^ era redenzione, bisognava riineiiare, in 
l'ornare, stornare e vendere. Poro, alai-h contiuaare lu qndrimprcsajUoi 
haatjiva olio fo950 lor comandato» rè cho avessero molta paura; bìso- 
fe-nava potere : e uu po' più che la f:osa fosso Jnrata, uan avrehlipro pìi\ 
lattato. Ffloevau vedere ai magistrati T iniquità e F iceopportahiìitù d*"! 
^'.inou impusiiO loro, protaatovano di voler gett,'i.r la. paJa ucl J<»rno, t^ 
jindarspu^-; e hd;into tiriivano avanti cmne potevuno, upei-audo, epenuido 
rlip^ una voltai o l'altra, il gran cancelliere avrebbe iiitcEo la layionP; 
Ma Autonto Ferrer, il i^uale era quel che ora ai direbbe un uoitiu (li 
rni'itt tere, titìi>ondtìva clitì i foroai s'ti'aiio avvìi u te ggiati molto e poi 

iiKiUo nel passato, che a* avvftatatfgL^rebhero molto e poi molto cui 
rllnrnav dell' abbondanza ; che ancue ni vedrebbe, si penserebbe fjjrga 
ib dar ìora qoaloho ridarcimcuto ; a cho Intanto tiia^Eiflro nuoora avjmU 
O fui^j^tì veranitìuto persuaso lui di yuerte rofi'ioiii che nllcgiiva (ifili 
nitri. the, anche coiioat^eiido da^H ell'etti l'ini possibilità di manteuW 
qutl fìuo editto^ volestiO laBci^-ite agli alhi PodioviLii di i-ivucarlo^ ^iacch^i 
ehi può Dra entrar noi CL^rvollo d^ Antonio Ferrev?* il fatto ata ch^ 
rinmae fermo au ciò L:he aveva stabilito. Finalmente i decurioni ("^ 
iiijuriajrato tauuii'ti^jtlb cuiEipuato di nobili^ che duiù fino al no\autAfl^ 
dii'l sei*[ilo siTOiJiO) intonuaniii jjor lett.em IL governatore dodo Ftato ni 
cni erau lo L-oae: ti"ova3so lui qualclio ripiego,^ che le facesse aiido^^ 
Don Gonaain, ingollato fin aopra i capelli nelle fiiccentU della guti'ij*» 
iei-e eiò clitì Ìl Iatture 3MmiiittL[ÌDa (ei-tamt'Ute : nominò unn giuDla-, s*ll* 

quale conferì Tautorità ili stabihrc al pane im prezzo che potesse oor- 
n*re 1 una coaa da potert^i campar tanto una parìe ebe l'altra. 1 **•' 
piituti al radunarono, o come qui si diceva spagi^oleacamentij nel ^^^^^ 
seir^'t^tJLrieeco d'allora, tàì giiintiirouo ; e dopo mille rivoreni^e, romp'* 
ULeiili, preamboli. so,sj)irÌ, sospensioni, proposizioni io aria, tergi ve r^ 
zi<JnÌf iitiai^cLimli tutti verau unii deldxrra^iojie da una nei'ebMta fii?at-^^ 
da tn(.ti» sapendo bene che giocavano una gran oartat ma ooavintj ^* 
noti e' era dji far altro, conuluaero di riiii^arartì il pane. 1 fornai ve&V 
ramno; ma jl po|jolo imbcsUalì. 

La aera uviutti que^^tn ^onio in cui Rpnzo arrivò in Mdano* 
slvade e le piazze bralicavnuo d'uomini, che tranportaU da uno ral-»* 
comune,'pr©(h>iiiinali da un. peutìiero comune, tont>R<ieiiti o estranei 
riunivano jji ci-bcchi, aoiiza tìpaerai dnti IMntes'Ji., qunai Hcn*ia qtvhJ 
uÉine, come potuiole aptì-se sullo stesso pendio, Oijoi diìicorso aoorvet'*^ 
Jii persmisioiic la passione degli udiUji'ì, uome di colui cl^6 V ^y^ 

tJlA < la uh& r«Ev«llo, dhùfi^i'ln il ToniinELvTK», pub untriraf ^ » 

' mifi-U'i. r-i.i^yw Binri' nurììv Tkki-uhaiiikjììi-. (-.'ìho liMln pi'lmu eill.ifdnu. Fi'i^c 
gWv Fri' vv<ji^ì Ululi In, i^liì; Jii|>LQgLi jkorlu Hoiii|>nr n'tu i*.- l'idea dì ub]>4'i[ii<itii' IpiivjiIi> U (it)'" 
a di p'ìf.i diu^:iU- oanerviiLiiiu JiLiiuruchu ijuvaLa lu*;^ b Hp0jBii:tljU3tf-Lii iin\ Mhilì^ìjilì v d> f* 
flVlttllErrJ. 



¥*V>ft>rito. Tra tanti fti»^aasicniaitJ, c^tutJi pura jilcani più di saiiguo 

^[Xiliio, i qiinlJ stavano oRSfi'^ftmlù ftui» molto irui.c<M'e, che Pap^jUJi p'tiii- 

'^'Wft inUivIjidaiido ; e aMn^egiiavano il^intorbiJarJii di più, con q^Qe'ni- 

fiiuonmciLti, e con quelle storie che i furbi utumu coiuporre, o uho gli 

txt\hiii alterati hh.iiiio cireflisre ; e ai pi'ojjOTiwvano àì non lasciorla posare, 

quell* iicqua» senza farci un po'di pesca.' Migliaia d*uomÌQÌ aiiaar*jn(i 

eletto col eeutimcnto tmlijtertniniito che qudlcho cosri biaogna.va fare, 

j tìbù rinali'ho coaft 'ii farcbbo. Avanti giorow, la strade emù di uaovo 

[sparse di ciDcchi: faDCÌulli, donno, ìJoinini, vecchi, operai, povurì, si 

( rtttÌLin4ivuno A sorto : ' quj era uu bisbiglio coufuso di molte ^■od: là iino 

Sredit-^vH, ti ^li nitri appLtudivjiiio ; i|aetìto faceva id più vicino In ali.-ìfi3H 
omjiiida eh' erft allora at!it4i lutta Ji lui; quest'altro ripeteva Tefidn- 
Imaziojie che e^eru. santità risonare agli orecchi; per tntto lamenti, 
olaacce, maravigliti; un picco! uoinero di vocaboli era U maCcrialu 
ftnti ditìL'or&i/ 
Ncn mancava altro che un'occasione, una spìnta, un HT^^iaiaent 



riiiftluaquc, per ridurre le parole a l'atti : e non tard^ molto. Uscivano, 
buJ far dd giorno, dalla Loti 
[girla carica di pane^ andavano i\ purljuTio alle soUte case. 11 r»nmo 



t.tugh'j d^i' fornai i gurzoid die, ron una 



Icompiiiiro d'uno di que' niulcupitati ragazzi dov' crjt nn crocchio di 

Ideate, fu coihe il tadere J^ un aaltercilo aeceuo in una prdvtriera. * Ecco 

T»e h' è il panel" i^ritlaiono upnto voci insienie, "Sì. per x tii'anni, cho 

[notano* ndl''alihuinlan'*ìa^ e voi(IÌon far morir iioÌ di farne," dice uno; 

Ifl'jLCOOi^tiL ii\ ra^aKZL'Ito, avventa lit mano airoilo Jdla M^'^^^i ^^ oi^a 

AÌtaUu, h dme : " luf^iia viidtm*. " Il ra^iLzxetto diventa ro?if^o, pallidn, 

r trema, voj'ri.ìbbpi dire: laacintemi andare; ma la piirola gii jDUore in 

iiijfi'a; allenta le braccia, e c^crua di liberarle in fretta djille cigne, 

" Giù quella g^rhii " rÌ grida intjiuto. Molte numi 1^ ii.tìWra.no a un 

tempo- è in tcn1^; ei battiL per uria il canovaccio che la copre; una 

tepida fragrnrisa è\ diUunde airmtoruo. " -Siam criatiuni nuche noi: 

cl(d>]ii<i-ii^n luan^Jnr pane andie nui; " dico Ìl pi'imu; prendo un pan 

Br>mlo, TiifzEi, facendolo vedere alla i'oIU, l^adtlerta: mani alla RCrK 

òtuiì per aria: in rnen che non si dice, fu eparotìchiatu. Coloro a cui 

loti t^rniL tiircai.o nulla, LuitiLil ullu vi&Ln del gnu dui,'' ne altrui, ij animati 

ìoMn. fjicilitii deli'imprei-a, si niossei^o a branchi iu cerca d'altre gerle: 

lufinlc incùutrattìH Inule svalifi^iati^ E non o' era neppur biaugtio di d&v 

assalto ai portatori: quelli che, per loro diiJgra^ia, m trovavano in 

Firo, vi^ta in, in.ita parata, po«avji.nu volontjirijinFi'nt.1? 11 eanco, e vulji 

._^ainbe. Con tutto ciò, coloiìi che rimanevano a denti secchi, i^rauo tìena* 

X^arnirone i più; anche i conquistatori non eran soddisfatti di prMe cosi 

jic*^oÌo, e, mescolati poi con gli uni & con ^li nitri, c'cran coloro eh© 



1 S" in^fgmmm d' iiUm'bUBttii ne. Ci denri^ft i voj^l del Pririiib 

. . , . rErieiritld hhvb rau 
_ Al caliblice fiiaJjUEiD. 

L'riiiiX jnminovii ■ poK* 
llU»l1l4iB pai latl'il" £>ii|rili>r 

1 i xortf. riti uifiuLiiiuiiLunIti hÌ fìif-v A cuttv. 

H 1 moviiunpLi irmuiotl ulifi fruì: l-iIw rio unti BnniTUnpiM aan qui dusia-ltH ctiu vttìbtJfl 

Ithvo che ajBujUcu rudlcjuiu cuii si^^iio^ luik [^ai-liiiKlo ■■■runjarmuntc nun ^i nuid ture dU 
[Btiniiiiiio ùi fluontf. 



nvevan fjiHo disegno sopra nn cUsovdine più oo'fiWhi.* " Al faruol i 
Ibtnol " sì ffrjdtt. j 

Nella stractit climoata ìa Corsìa de^Sorri, c'era, e c'è tuttavia 
foruo, che cc>ii^brvA lo etosao tioiiiu; uomo «.^iq ia toscano viene a flìi 
-il forno delle yi'ii^^^." ^ '" iuiUi»ieae è composto di parole coai eterbolit 
così Lisbetidio, cosi sHlinticlie, elio l'all'itbeto delia lingua non ha 
Bceiii por iudiuariiB i! ftiioQO,^ A quella partu a'av\enlù Iti L;eute. Qac] 
deXlji bottegaH Kt^ivano infi^rrog-niido Ìl gurzoim temuto scarico, il qUEh.. 
tatto sbigottita e abbariilfato, riferiva ljalbettju]d<i la sua trista arve-^ 
tai'Ei; c(uaudo si aeute uo oalptstìo e uu uiLio iutiieoie; ci'&ce g a*ai 
vicina; oompn.riscooo i foncri della ninaTiada, 

S^ri'a, HOTia; presto, presto; uno corre a t:hiedero aiuto al capitana 
di giuatinia; ' gli altn chiudono io fretta U bottegn, e appuiiLefljiuo fl 
battenti. La gonto tomin'jia a tifiollarBÌ di fuori, q u gridiii'e: " paofl/j 
l^ane! apnt«l apritel" J 

Pochi nmm«ntì dopo, arriva il capitaoo di giustizia, con nnii sohvUi 
d^alabttidieii, " Largo, Ur^o, Gg-Uuoìi: a. cnsa, a casa; late luo^' *J j 
capitano di giustizia, grula lai e ,U'li slabanlierL 1^ ^etili^, rK'3 noD j 
evit auoor troppo lìtta, la uu po'di luogo; dimodor.bè queili poterono f 
arrivare, e potìtaiai, ìiitiJtìriR', se non in ordine, davauti alla porta deìh | 
bottega. 

" Ma figliuoli/ predicava di 11 il eapitano, " clie fate qui? A lvìs*, 
a catìa. Dov'è d timor di Dio? C\ìd dira il re nostro Kignorel'' Noe 1 
voffliam farri mala; ma andate a tai*a. Da hravìl Clio diiiioinfl uftlet^J 
far lini, coHÌ ammontati? Niente di bene, nò per l'unìma, uè per Ìl'| 
corpo. A ca&a, a casa." I 

Ma quelli rlie vedtvflu la fricoia <bd dicitore, e Bontìvn,n le può p*'! 

role, Quaud'mii'bo a\£.'S3."n) voluto ubbidire, dite uu |joi:u iu i;betnrtrJ 



1 PiA fa' JinccUi. Qui, dovn Ja Dnrrazinne h hiitn sarla, Doma In posa, ni lut r^i *>V 

L TuBciin'» Wi dìaorilìHé to' Jtocrhi ricBi^t una atouitui'A. 
_ B ;/ /-fl.Éfo iltfi^ yrMfrt. Nftl 1371 il [H-'tpiibtLLrio di qiiotfto forno im-lìi ri Kin^nnt MB J 



AH AL?aSAH[>R6 MANKÙll 

IL r^LJtMhS FUfiND UELLE IlAtiClClK 

ri Xl'OVA VITA RTNOIOVArriTO 

A [.RATA Tl^bTIlluWIANZL 

JL rAEsJiK'r£ e/aciD 

PIVDTA3IENTE DFTRE. 



E il UADJtoni riapnaa: 



AL FOEHÙ r>ELtE OUL'CrE 

ìliC^:Q CIHA^AL I>1 ETUaVA FAHA l'fiDFBTA 

V] .IDElf DlSOQJtOBQ DI FAST[ ÙEtEAUtDlCl 

ALB^BAnPlEO HANtfliri 

HnL LETICAVO TOLIITTCCl9AHBIirTE 

CON r'N VAHH1 t l4fi|HITD HAfldlO 

a£LLA aoUik E VELLA VANITA 

i-RCtìL^TA I ni' viVJ E aifltitBi fiisanAEiABErm. 

X EL prealiu dJ BomiKO- 

A l'iiliiiamo -il •/■uatiim.Sn in qu4>U'amia Giiibl]AlLlHt& Vlgat^ritl, a ftV4VA eiui'ii'Ui'™ 
OluilO ft ijrJmiiJiltì- , 

B }'.Ut /iiQtfO; Uatb il tasbo. Iffrt sarebbe iIa proftrlrD ta priiitA lAcE^rn^ f ha |i(b "M' ' 
lUiUUri^. Couiimom^nU' poi ai tlic» fjil'j Iqryu; muqiik ìa pATùU /^m'^u ji rljJE-Li^ln iLua vuI^ 

pUCD Q<ip[B' P^Ìl A<iLtU, lEI qaej^tq tiEpitola, R FATE [.UirOi/ an^tiVulbL'i^ /i'f> f'^fVi 

*^ /V/ j^; jiiìi popolnre PEL, 



<;Ai'rToLo DKf^il^insEcospO. 157 

'**<^rji ftvreltber potuto, spiiitr l'tW craJn), e inealzati eia qmìU liì tUeh-o, 
^piDti n[icli'efi&i fin lUtri, rome tluttz lin flutti, via via tino aU^ciatvojuità 
^lellu iollu, elle andftva eeinpre iìreiìt:ciicla. Al vnpilaDu, cumiiiciaTfi n 
^ftn<yirgH il rflspiro. ' Fut^^li dare adHietrn c\C'ìq potìSA riprender fiato, * 
1 ^Cevtt agli alabardieri: " ma non fatetnale a nessiuio. Vedmmo d^en* J 
tiare in uottega: picobiatt ; fateli stare indietro, " ^ 

' Indi*>tro 1 indietpol" gridano gli nlabai-dieri» buttandosi lutti in- 

'ierae addosso fti primi,' e reapiiigendoU cou Taste deirftlaW'Jri, Quelli 
miaup, ^i tirano- indietro, come posBono; danno con le scìjiene ne' pelli, 
Bo*gOEnitL riollfi panerò, co^ calcaci buUo panto do^picdi a qnnliì obft 
son dietro a loro; ^i fa un pi^iu, ana calca, cbe qaelli che ai trovavano 
in mezzo, avroltlicro pagato qmdcosa' a essere altrove. Intanto un po' di 
vóto &' è fatto diivaiiti jtUa porta: Ìl captt^ino picchia, ripic(bi/i, nrl-t j 
I che gli aprano : quelli di denh'o vedono dall» tineatre, sco'mion di ooran, I 
aprono ; il capitauo entra, chiama gli alabardieri, clie si fì<:can " dentro I 
anch'unsi Fuu dopo TiilUxi, gli ulliiui ratteneudo la folla l'ou Talfl- I 
liiiriJ*'. tjnnndf» snno entrati tijtti, sì mette t^nto di cati'njtcrio, ni rìflp- * 

Puntella; d capitano sale di corsa, e tì'atFaccia a mia liuestra. llb» che 
IbrDii coiaio ! 

" Figlinoli, " prlda : molti ri voltano in aa ; " figliuoli, andane n ojlbu. 
JPerdono ffenentìe a ehi torna subita a casa. " 

" rn,ne1 pane ! aprite! aprite! " ez^an le pnroJe più distiate neirurlioJ 
Orrendo, che [a folla inand^va in risposta. I 

° GiutUiio, fìi^linoli ! badate bene ! siete ancora a tem^'^- ^^^^ ayidato, I 
tornale a caaa. Pana, ne avrete; ma non è questa la maniera. Kb'.., I 
«sh l che fate laggiù! Eli! a quella porta. UÌbò oibù ! Vudo, vedo: giù- I 
clixiif^ badate f^f^ne* è un delitto grosso. Or ora vengo io. Eli ! eh I Rnmt.^1 
"t^te l'on que' ferri; giù quelle mani. Vergogna! Voi altri milaneai, cl»e, I 
^er la bontà, siede nominati in tutto ìl mondo! Soutìte, sentite: siete J 

compro stati hnoni lì Ali iranjàglial " I 

QueutA rjiphla mutazione di stile fu cai^ionata da una pietra cbe, 1 
tiacitn dalle mani d'ano di qne'buou: tighaoli, venae a batter nellftl 
fronte del ca[rÌtanQ, anilji pi'otubcranzn simatra dcdla profondità mota' I 
fisica/ " Canat^^lia! tanaplb! " contiuuava a gridare, chiudendo presto * 
"preeto la lìnentra, e ritirandosi. Ma quaiìtuiuiae avesse griibito quanto 
^*avcvJi in cunna, ie fiue paiole, buone e cattive, h^ cernii tutto dileguale 
« disfatte a mezz'aria, nella tempesta delie ^ìda ihe venivan ili giù. 
Quello poi the dicova di vedere, era un gran lavorare di pietre, di 
ftrri (i primi ohe coloro avevano potuto prccacciaral per la atrada). 

^H 1 H'iftitri^oii t"tlt hmiiMt lìdilofi^o ai fnint : SFUKnVPO&t AnEii>:r<^> rinti in^rKiiE a 
^^^pEi pnimr- ^ nUn prEiiui U'riuriff ■! trFglin il qtri^i, di?i<ii'l'> Hi>]fiiii(Li m jir'iiiì, hì Irivnr'ii 
^Blglii'i-i?, poiibb U hmtni'itiin d pnr rho sia troppo, n mm dapniiitji aU\ì tuciLihiiuìdtiVittait 
^Bal cn|>itaiio tli uon Tir iiiaId a iiquheiiid. Il htri-a-idott poi ìia |ki»r 'ini miiita.i-ii. \ J 

^K ■ Aor/bbc'-o pnsiin 'jvilfOfn. t^itmuaarvinnU ai UflBi la fartaA [p&cliclii~A, Avrebbero pa«l 
^^^td qiirt}iiitqiiQ H?nnn. ^È 

mf^ » Si ,riFeau: tìi r-ìcri*!». Forno ^ luiBli^rt Ih prùmi lezìoim, m 

^K * Uniki firufiubitaita «r^ ODAi>t%'i\ ìl VL^nturJ \ ■ Jjd pìutiA ItJitto sulla fVviitf il»! VK\il>^ 

^Umn ì\hì Inti} dcB^ra aalli profuliDrEiiiza ci^oa rU'L prnalo, fLu b tu pUTto t^alumn ^uHnoif- 
^■tLtA. mv<i riFiloilu il ciTVL'llu. V, poicl^v 'i»i^bI.i* b arft-.tìw j»[ìj]ck|P»la duna vlfd LikLolle^LitnliT 
^P dffllji iintniulo, il JHinzoni, rJruroDd*^ V immjieine uUa vita InìL^Jloltimlf-H u>ilhuiu iuft'yfimui 
^pi prtifi'ii'tit" n »v»rà Ih cui U ccrx'ullo h rUi-rliLuaii. ]i InrilkJu il dita oIil' ml.t'L «jTiiisLn i^iv- 
B tOHlnniiiInno 6 atal-D dall' aiiti»rcT Imrleirifnmdile ; o cradu Anch'Io «il ULiy eli' v^li nhbin 
Hmi] l^irao VLtEutu darti un tniirmo di biuA m rr«uologi, cioè a i\ic\U clii» prulfEidt^iio iiibi<' 
^^Kar« nnt rJii^nltA della B^irliD a «yid lirrnocfo^r d^J oranio umi^^vu. * liv\ xv^^m Va> \tuA 
^K(/tf fruiti '.'rmi'tt ti', l'i iviiibrij miit Kh.v]rio di taUWo g■}Df^t1J,u a\.M<Avij Iwtx i\V\Wch'^ ^^^- 



r, 



-ir;3 I paoMBtìSI A?ÙHÌ. 

che si faceva ftllfi porta^ por sfoi((iirl;t, o bIIq finestre, per fiVcllertiVin* 
ferriiLte: o gin ToiKiia èva nioKa a^tuizata. 

JiituTito, ps'.lroiii e (jr^irzmii dolfji toltpijaj di' erano alle tìnuBtrft 
de' piani di Eopiit, cou urm mdnjaiou'j di pieti'e (nvraauo prolmlMÌiin*ntii 
disstìidiito mi cortile), uiIulìùo e tayevan Tersacd a quelli di giù, 
j<^roliò ÈTiictteg PC ro ; i'aoevan \Gdoro le piotre, ftcconnaT^nfi rli toW» 
luttare. Vi;'to chVrit tempo perso, coniiuciarono ih buttalo Javvvro. 
Nenijur una uè cadeva in fallo; giaccbò la ealca ero tale, che ini gri* 
nViUo di lui^lJOi come ai suul diic, non BiiiL-bbi: ondulo iti ttrru. 

' Ali birboni 1 ah furijtQttjni ! J?] questo il pnne, che dtite ulLi povorn 

i^iitoV Ahi] Ahiinè! Olii! Oi'a. ora!" s'arhiva di rìù. Vìa d^^iio fii 
rolli-iato Dialu; due ragazzi vi rimiKercj morti. Il (unire occnOibe le 

ioizc drlla moltitudine; In porta fu. sfoml^tftj I* inrcirintc. fivVllp; i^ Ìl 
torrente penetrò per tatti i vjirelii. Quelli di dentro, vedendo ]ii inflii 
p^ratit, Hfupparoao in soffitta; il capitano, uli alabardieri, e alcuni ilej!i 
tana hl.i'tt.erit 11 riiiinicuhjati ne^ cantucci ^ altri, UHcecilo per gU alilmmi, 
andavano sii jie'tettf. come ì R-atti. 

La vista drdìa preda fene dimenticarH ai vincitori i dlf^e^ni di' ™^ 
dette Baugninose. !SL slanciano ai c;issmii; il pane è messo a rul>iL 
t^Vmb'lipduno ìa vcee corre al banco, butta già In aerratnra. ugguaut» 
In oiMiile, Y\'tii\\ii a manate, intJiBca, eil esce rariiw di qnaLIrini, pi>r W^ 
n)ir l^f^i a ruhar pane, se ne rinmrrii.. La tolta si sparge ne^ mngaEiint 
JHctiuii mano jii naccbi, li st ras eie ano, li rovcaciaiio: elii eo ne csicw^ 

uno Ini le gambe, gli «ciot^lie la bolina, e, per ridurlo a. un cari l'i da 

potersi! portare, butta via mia mrl.e della farina: chi, gridando: "ftspetift 

«epetta^ " eì cliina il pitrare il grembiule, un fiin/.o!eUo. Ìl fjippello, po' 

vic^^ver (inelia ffra^ra di Dio; uno rorr*' n ni\H umilia, f. piemie un peM 

di pasta, che 8 allunga, e di t^cappa da otfni parte; un altro, cÈ»*^ 

compiitìtalo un biii^attello, 3o poi-ta pr^r aria: chi va. eln^vieno: uomitù» 

^^douiie^ Cdiiciiiili, spinte, nspiote, urli, e un l.iinneo polverio ehe per Tutu 

Hfli posa, per tutto si aollevu, e tutto vela e annoljbia. Di fnoii, uno catc» 

^cniuposla di due processioni opposte, che si rompone e 3' iiitrjiletano» 

vie^'inhi. di L'ili eneo i:oiì la proda, o di chi vuol ontrurts a raiooj 

Meiiire qu^^l forno veniva così messo sottosopra ' neapinn altioilfill* 
cìtlh. er^i. niiLoto e senxa pericoh. Ma a uessnuj la gente aicoi'^c Ì0 
mmipro trtlo da poter i ut ra prender tutto : ' in alcuni, i path'mii nvciA"*^ 
raccolto degli ausiliari, e stavan wnllc difese; altrove, trovaraìnsi W 
pochi, venivano In certo modo a patti: distribuivau pano a ijoclli'''*' 
H'eran cominciati a atfollnro * davanti jdle botteghe, con qnosio rlifl "^ 
n" «ndnupprn. K quelli sn n^ andavann, non tanto pereliè fnBsrr pnuni" 
Rialti, gnaulo perelifj, gli alabardieri e la tbin^aglia. tlaud^i alla brtE* 
I da qiiel trenieudci fcirno delle gnicce, sì facevan peri* vendere niir<'*'''* 

1 ' i'iilLiv U JiiH^t]£miiD ik^Ka buminuAnit iiu'buoL yflrticaliirl ù fluiiiti>ltn n'i* aria ""j 

^ Tiiiu-itvigltonn (Ilio paiv' di truvamUi In m^i^ii ; • Kon 'iiìemo'fli mu *1m vIiId rlvui^*! 

V nitiiTiu(|hnniviiE.i» iliNEitirHta Ani Hmi^oni ii'*n \t* 4a ogjf Init^'^re »,? itE»n •■\nt pnri> i"^ ''^ 
t Viiw Rii uffli Lnihrrlvrs^u U RÌ]iJ0U4iiUl *« Il Tmllnl Uvei rartlt]iiTc*hu ii|inL<tr lui. miiUt^"' 
} libili' t' |ii'^^l'irii|i' iiitrJik ili i'ni'4'iMirjiik: Pa£. 15'!. 

' * M^nint8'ii^it''iil>r(i: lUtìflUTAT" Lji priiuji liizioriQ si «wnitUcBÌ:^ 5ii 111 nannnliT' HfJl'' 

^ «Un'! A In r il r ^ilejL ili^lla l'OiiLibii, iirij u\--,\'t 'fti"f'it'\ ti l'^f- millbiaMJ' M^^u ,1,iht4 P<it«TiV"1^iiii'''<''' 

Mit Un^ruTAii' A VLPi'O IvUiU-oEd OUti-i dli'eLliu 11414 'itklDtitiriJiT; Li |ii]]]lj]a lUiolibu ^it.^li-v^lAl''' 

" hUr^iirrmlir tifiti, FaiAL] BumlpULi jm^yLiu illijj Iittr^Liirendnt Lniitij, NuiU [irlini ^ 

iJÌ&iiff jir^Pd éatìo TUTTO nsAnr, e U Ustta alava bciilflalmu. 

*h ' j fjtiU'iir^ Jlfug'lu Ali AfFULLAtR. ^v4\ ^o, itn^n'.i ^k^- h. 



-'**yfcX*A. 



cjjntoLo T^KCFMoaitroNinj. 



159 



^^Bb>^"iì'''' Ei tenere In nsyicUo i trilli rlio ncn fo^ir^ci'o iiiu fnEhin 
^BptrAmbiJslr> ^mlavn tempii; cresceinlo a quel yrlnio d^agtii'/.mio 
ffnn : pf^rchij tutti coloro dui ^\i pizaioaviin ^ Ìo numi iii far f|im!i?he 
\fi' jm^i eaa>' correvanlà, dove ^Vi amici L-raiio i più l'urti, e l' ini puoi tii 

Hl questo punto crtm l^: coso, quando H^ikEo, rivendo armai effrotia^ 
^■0 il SUO pace* vaniva avanti in.'r Ìl lii>r^o di portu *nitntrilc, e 
Briavit, Ben/a sapeHo» proprio al Iuoì^d rpiitrale, del Innulto, An- 
Bj ora lesro^ ora litard^Lo dalla fiiUn ; e fliidjLudt), gaard^-vn o ntnva 
Bet^i^liì, per picavfli- fla qupl roa/io l'onJWn di dij^i-'-^'fii iiiialclie Dutixìa 
Bpoaìtiva dello fìtat<» didie cose. Ed 6i;co rt nn di pL-eb]40 le pui'^jl^ 
|kU riuscì di rilevare in lutru b i^liada die fei^e. 
^■Oru Jf tìcoportu," (pillava uuo, " l'iinposEurn iiil'jiiiie di f\fir** Idr- 
K che dit^evtino olio non ?* era nù paiu^, né t'ariua, uè ^l'ono, OriL si 
K Ik <'(«n chiara e L'tntpnute \ mn\ cn la pctrat^no piti lìiu'a ad iii- 
^ftert'. Vivn r iiLbctiiilaii^siL ! " 

BVi dii;o io die tntto gitesto non serve a nnlla.^ dieev^i nn nitro: 
^bi liiirci ueir acqua; nTi7.i narà pe^i^m, pv nuli sì fa una I inondi pu- 
^p.' Il pjiiir vt:rWi jt liuaii mentilo, nm ci iiii:l(ei-aimo Ìl \L:k-ao. per 
^nniM^ir la povera gpntp, i-onie aio^cdii*. Già in d trono i^lie pìmxì troppi^ 
Btino deMo nella giunta; e lo no di certi», [»Pr averlo sentito ilii' io, 
Un (jiir-st'orccclii, tìa nna min nomui-e, che Comica d'uu parente d'iU'O 
fltl"fvi> d' i>no di i\u<ì' fiij^nri," 

fnrde da non ripelej'pi dicnvfl, roti Ih Pi-ìnniua alla liiir^'a, un nllrr», 
teiievA L'on una nuino un ccn<^ia di Jli^/oletio p^n' cai^i^lli nrniHitti 
angnìnati- K f|nub'he vi<."intì» nnuo per lonpolarlo, t;ii ioctìva ttvo. 
ìhavmK Iriru^'h fiiv''i"»ri, in nìHesia; hifli'in passare aii povi*ro padre 
nniglia, rhe porta da maniriare a ciiiquo figliuoli," Cu^i dieeta uno 
[vemvtt Wrt'<kll»Lidit sniU^ un i?ran sanaci di fariiirt ; e ogunnu sSn- 

ava fli ritimrdii pt-r !arg-li lar^o. 
'Io?" dii;(?va un altro, qnani HOttovoi'e, a un ano eompQguo: 'io 
batto. Son ouaio di unnjdLi, r 3i> rome vantili cpu'stj^ c*isi-, (Juc^ti 
itti die tnnho ura tatit-i l'nn.-nti*ij, flomnid o dninnii l'altro, fiv jìi* 
anno in raaa^ tutti pimi di prtnra. Ho già viat.» ivrh visi, certi 
Inntuomini rb(.< girali, iiii^erido T imliatio. e iiotaiio dii i*' è e rUì aou 
»: uufindo poi tutto o lìnit'i, bÌ ntuiiol^-ODO ì doiiti, t a cid tocca, tot*tn.* 

* Quello c\ìG oroteRi^e i Cornai, " ibridava una vote Bi>n'iiii, i:lm utLirù 
'en;tioue di Kenzo, " è il viriino di provvigione," ' 
F 8on tutti tiirlioni," direva un viciiK?. 
Sì: ma il condii ò lui," rj^pll^^ava il prijuo. 

ET^jffJ tnfoi'é tkf oli piiitcnMtt. E uno d^l atiWKi aaiu'ahìti. uni turtupro ftijnnliiiii i 

lauiaul, 

' F'ir i/^rrifrli fiiW if'yi'tf'fl ■ F4ee iji'AiriiF rni p'attvi- Vnr" iti» fnMn* niMi « \'*>\\it 

Iniie» IT imiuiUDiij» Pnru un' Inipi'Ln». L|i fariiIiX jitti pri>pH:i, tiL>/oiMli» il Vi-N^niri, •ai'r'blii.' 

I l'nitlvHr.n, iJn» ■*' nvt '(iiasi dmiipfo Ut ^inmi iriniitìn, >]<il <>|^[ji>rlii*twÉjtii^ 

' (^fiu biotf/f jrtMuf'S"!. <Jiic-'t'> ,4iiipj;ii]nro ^trnvolgimKDto iti ]i(i^jiifrgl4f ^ì «IJm^qtra div 

-■^IlI uoitiiTr lii eIuaTm <■ 'lU' <*iii'pIi>, i\i^ ijmkìM nlti' ■'■'ni rji-riii*! IT vi*ri* l'i rmiiKi nitinpru 
"""aiidu l'Ii" iiT'ii li mli.^, ijinV«fl*i iiiill'nl1.o rh" tiiin^Hk'ùii" H|iii.nk. in |»:ii'tii'<V]Lii'ii, ulLn 

Etti gcusrsip rtnrlithi» luntitumiluiuiA j it glìtl» reiic^miv puri (|nuMli tiv vwttinitiìih Jip- 
u |ifr i»t~'i<'<vLu 11 lju'-.l t'i'tJitic AHlKirii iJE iuoeLM eh- ^i-m Iiaiijh-, 
Il *'t'iiil'> j'* t""*'""""' ""' I-i'il"^H" MeiKu, <^<isluf, nnil"'! uiMik ]iTlm4 yTh rJ^H^^Un 
^DJHlniiniini jilEa Huinuio uii;j ilriMnii li;i|julufK O'kyijI'kIL r^lri'Katu II pLiire. AUanit 
k^ifilmiiUlu dui pif|iulOt^l qiiilv JEJi ffvHva aiamaviEarlo bijoctiJitUk VuJi C4i!iTÙs,vv,tL\<,^ 
'ft* lui. ai DoU, 







160 ^i pnowGiiflf srosL 

Il vicario ili provvisione, clolto ogn^auno dd poveriiJiLove tm ui 

nobili propoatì dal Consiglio do' decurioni, era i! pre.sidente ili qaeatOi 

e del tritunale di provvÌBÌorie; U q^unle, comporlo di dodici, anche jjneer 

nobili, aveva, con ftltre attribuzioni, quella priucipHìlmentedeir/mt:tin*i 

E Cbi occupnva un tal posto doveva uectìasanaoiente, in tempi di in\M 

te d' iffnoraiiKft. ea^ar dotto l'autoro da^ mali : mono cbo non avea^^tì Fatto 

ciò cne fece Ferrer ; coBft che non era nelJe sue facoltà, so ftnche fo^H 
stata, nelle sue kW&. 
w ' tìui?l]enit.i ] " e^rlamava un aUro ; " si può far di pc^iym ? sono OSI^ 

■ vati a dire i^ho il ^rau cancelliere è ieh veer^liirì rlmbamliito, fter Iemi||1 
1 il credito, e comandar loro Eoli, fìiaoc^nerebbe fai'e una ^l'an stia, e inct 

■ terli dentro, a viver di vecce e di Wg-lio, rome volevano trattar iìoÌh 
I 'Pane eh?'^ drcpva nno cbe eercava d'ondar in fretln. ; "filmai 

ftdi libbra: pief.re di questa fatta, che venivan eJu conio la grandini 

■ Ji cbe sphijLcciata di costole! Non vedo Tont d^eflaere a rasa miji.' 

■ Ira questi dìficortìi, dai quali non BJiproi dire be> fonsc più itjforinjil 
u ù sbalordito, e? tra g-li urloni, nrrivò Ronzo linalinfinte davanti a qui 

forno. La gente p|\t già molto diradata, dimi^dncbe potij coiilenip 
il btutto e rocente floqquiidro. Lo mura fiCù-lciTiata R auimacu^t* 
sassi, da mattoni, le finealre sy^nglierate, diroccata ìn porta, 

— Questa poi non ò una bella cosa, — disse RtTi^o tr^aò, — bo ctì 
cian i;03l tJJiti i forni, dova voylion fare il pani?? Ne'pozKi? — 

Ogni fnnio, u^^iviL ilalla liohtpffa qnnlcbednno lìb*^ puitjtv!* nn p«tf 

* di cassone, o di madia, o di frullone, la stanga d''un[L gramola, 

pancia, una paniera, uu libro di conti, qualche cosa in soinnia di qoi 

povero foi'ao : e g-i'idnndo ; " la.ri*o, largo, ' pai^paavo tra la gento, Tui 

gneHi s' ìncam minavano dalia steaaa pivi-te, e a an luogo tonvenato, l 

m vedeva. — Coa^ è quf st^ altra storia V — pensò di nuovo Kciii^d, e aJld 

w clìctro a uno che, fa.tto un fascio d* a.»90 ^pur-zoio >^ di Htdic|r|fC. eo 1 

■ luiso in ispalla, avviandosi, come gli aJtri, per la strnila cbe eontneM 
il fi fin e ck settentrionale del duomo, e ba preao nome dairli s<.^alini cfl 
o'eiiino, e da poco in qua non ci [*ou più. La voglia d^ osservar ( 
nvvenimenti non potè ftire cbe Ìl monlannro, quando gli ai scopri ili 
vanti Ijb gran mole, non si BoiFerraasse a gnnrdare in su, cou labocc 
aperta. Studiò poi il passo,' per raggiunger colui chi- aveva preso cam 

Ser ^ida; voltò il canto, aiode un' o(;4.-binta anolie nlla laminili 
uomo, rustica allora in gran pnrtc e ben lontana dal compimento; 
penipre dietro a colui, che andava verao il nu!Zzo della piazza, l.a tff'i'l 
-^ i!*^ !.. -.:.', -1.^.1 ^: 1 _.._L., ^sitat^m 

, _, ra mio i^pn^io vùt'i,ei 

nieazo, un uìilccIiìo di brai;e, reLqultì degli alti-t ^izi dttti di Éount AI 
1" Intorno era un batter di mani e di piedi, un fraatono di milftì ffrii 
di trionfo e d.^ imprecazione. 

L' nomo del fascio lo buttò ku quel uiuccbio ; un altro, con un ww 

l EÌcone di paln mezzo abbruci ambiato, ubrooi» il fuoco: il fumo cr^RC 

>f s^addinsa; la tìaumia si ridesta; con cesa le grida ao'-gon pili fi^l^ 

f " Vira r abbondanza I Moiano gli aSUniattjri ! Moia la carestia ! Cn, 

U Provvl:?ionfl 1 Crepi la giunta I Vìva il pano l ' 

f JVffi/s ch^ non m/v'ifnfU*. Vraan min dì buona Ii^ba; mlftUpro EcciftLo Ohe te. 




^BVfiTAineDts, in jTihhii^[r>ii ile' rrnlJoiif e M]e rAfì(\i&. la tVìva&taziùii 
^Bfnrni, e io sootDpiglio de* fumai, non sono ì mezzi pid spicci per far 
^Bero il pairo; mii i^uet^ta e una di qiif:lle soliigUezie ni elativi cn e, cho 
^^u moh^itudin^ nou oi aiTÌv^i,' Pi^rù, ^euza eetiure lui gtiiii motoiiisico, 
^B uomo ci aiTiTA tiilvolta alìjt prima, fili ch^è diiovo nella questiono; 

^Kitcndi-rle, A Ucii^n infatti <^uol pL'D:ì(oro gli evn vtDutu óa priiR-ipio, e 
^B temala, come nbbJiim vist.D, o^iii moiiH'iito, Lo feime per alrro in 

Sarcliè, di tanti, visi, non ce u'era ujio che tìembra&se dire: ih^tello, 
^^ il», L'cjri-P|ijSgii]ii, elio 1' ;r,vrù euro. 

^■Uiii er» di nuovo finita la. liamniu ; ron rI veci e vn più venir ne nauno 
^B altra niatenii^ e \a ^mte canìim'Àavn a nnnoiargi;^ quando ai spaive 
^■vtìL^o, rhe. ai CorduMo ([rna nìnazetta o un crociccliio non molto tli- 
^Hnte di B). h' tni iiiL'^to T iistMio a uii forno. Spesso, in BÌniili <!Ìroo- 
^Kn/e, r aiinunzio d' uim oosa lu fa c^saere. Insieme {itm quella voce, sì 
^Hise nella raoltitiidine una vogli^i di correr là: "■ io vo; tu, vai? vengo; 
^^piAnio, " 3Ì prutivu per tutto ; Ìa cnVtfc hÌ rtunpo, e div<'iit!i uim pro- 
^Heioue. Renzo riiuauevu. iudieiro. non movendosi qua^i, i^e nou quanto 
^H stvu^ciiialo dol torrenttj; e teneva intanto consiglio in cuor aao, ae 
^Hj/caHu viHiir dal hn-ccpinOf e riloiuare ul convento, in cì:tcìi ùeì padre 
^fcavcnl^ura, o audare a. vedere unirlit* qnest' altra. Prevalse dì uiiovo 
^■uurioiità. l'iTo^ risolvette di non {lai'riartjj in'j lìtto della niiBcSua, a 
^Bsi animEv;oar Tos^a, o a n'arcar quabosa di pe^'gjo ; ma di tenerat 
^■qiiuli-1i4d distanza, a oi^flervnr*-. E tvovandnfi yiiV un po<"ù aJ bii't^o, si 
^Hò di tasra il sneoudo pane, e attaemnilod un tuorlo, ti' avvio alla 
^^Pa doir esercito tumultuoso. 

? locete, dulia pìaazn, era giii enti-Jito nella tìtra<ld oorla o alrettu - 
^^ Pescheria vec^liia. e di Iri, per qiiuU'arm a sbieco, iioUa piazKft 
^H Mercanti. K li erau ben poidiì quelli die, nel passar Havauti alla 
^BclLifi che taglia d meano ilella lo^^ia dellVdilizìu cliinnmto dilata il 
^Be^io de' dottori, 7ion dessero un'ocobialina nlla fi-raude statua t-lm 
^■campeggiava, a quel viso serio, liurbei'o, n ce i pi gì iato,* e non dico 
^Hfujìtaii/it, dì don Fdi[ipo li, die, uucLe dal inaiuio, imponeva un non 
^Hcbe ih rifjpi'tto, e, c^m quei brnci-ìo teso, patvva p)ie fosse 11 per 
^Be: ora vcn^o io, uianna^lia.'^ 

^B t^uella Etatna uon c'è più^ P^^ "" <'^so Ringoiare. Cirea cento set- 
^Kt'amii Jupo quollu ehf Btìam rae''ontnDdo, un giorno lo fu cambiati* 

^Btefita, le fu levato di mano lo si.^ettru, e sostituito a questo un pn- 
^fcle; b aUrt statna Fu mtswo nome J\lari:o Bruto, Cosi accomodata' 

^^k1 ifita di qtittfi' sntlìfflirìir met'ifiiirtit. rbitunit l'ioUitu/liHf ntn ci acrJi'rJ ■' Dna m nvntha 
^^BrinT-m^A HFTinnii'ifBH r-iiR nun yt^uoMu mu-i-e Majtri n' dwa yn-ì.ftfvìHfiE^ fti noti 
^^Kntfi yr&xln H irni-IWj:! HT'^iiiFitA U dira per (jiiohV ^dlntiaiuo an^Utaltu AlruBtnittDgmm- 

^^B ^ ComiìiQinm n tmnwu^u V Inrontru r]i it^ a ramlevi *\m neceasAria T'ad dulia prJjiiJi 

^^M^ Pti'ò. tTsto ii<;l prlni-lplo del pi-rbdD In ieì\n\y ùl Mi iii>n b conrutm" alL'ubu cor- 

^^Bo, In ijnuifU) acnaD dav' tumie [Ki»]iahlQ a un^ iilirn pumU ; mciso hiiI priiti:l]tìu ruoi 

^H Purclu- 

^^T^ ^ri^>jif>/0'HryD. CmTitiu^Dieijr<<, Aiìdgllatn, 

^^ 6 Audio U quiMto tiutti" alhimontu pJUùronca pì rivelo L'iiL^t£Tio BOTrniiu Uri Uab- 
j&niiU i''\'° uf^ trarre {larfil'» dt unu sLaJiiDt anJniJiDJok di «jut'i ^uuUiuciiti lU rnJ la cou- 
RtuRBA funlJVHTn dvIlH fnoltandtii» duvhvn 4ttit£^i;ira il volto il^ un (iraitrin f<»ipntp, È 1* 
Vfp^a dvlU cuiaitroza ulta ptufec^ta coidro tutto eia cJjq vÌuIa la Ix^gi del npEurulD buon 

0L-nBO- 

y. ' Toni nffoiand^frf- Mftltn pih affinre il prtmn itutnnc TpoI CosìWTa, 




/ t.tMfe forEo un par d'nnm; ma, una mftttjna, cfiilnm cbo non awi 
1 simpatia «on Marco iJrnti», ^^^zl dovevano avere t-ùn Ini tiiju rni^(fifl 

fie^ieta, ffettnroiio una fiictì iiitorun jtUa atatujL In, Iìi'hitiu aì^. le Ittor 
centi) nntfLerip; 3. mutilala e ridotta a un torso informi?, la strnaHTii 
trono» riììì ^\i ow'lii in funri, © con l« [Ìn*cno fiion, p(*r It fcfr^Je, 
*|Uaudo furono ^Imcclii ln-iie, In nifl7V'!ari.mo lion so dove. Clii Trirt* 

J)alb pui/^Q (li>' Mi^r*'(uitJi la rimmiiifflia Ìn«A4^pi\ per ^qj^IV 1^' - 
.urlio, via ik}' fttsttifffifti. ^ di ìt si ppjtriift^llij nd TurdTisio. i ' 

K'iMio hliiircrirvi, guiiT'diiv:i. Hiibit" vei-yo il Wnììn rliorn. ^ÌM' 
li in v<vfi dallii MUfltitudJne d'aniir-i rlio a'itf^iidluvmio di trovar 
ijii M lavoro, viglerò acìta-nto alcuni ftttirdi:rK\ i-otih^ o&it;indo, a, qimlflh 
^li^^lil»zft iL^lift IjottogTL» Ifl qimle (^rn. f-hni^n, tì ^llc fijiL'al.n" gente «I 
irndti., in iilln di star pronti n diletdtirsi. A ^inelln vista, rJii fli imirii 
vigliavo, clii prt^vavn, chi ridevn ; cbi e^Ì voltava, per infurmur qa«t! 
Hm arriviiviiii \iu vi»: Hii hì litminva, vhì volevji tnrtniro niillefrin rt 
dir*^ni : " nvanti, avanti/ 0' era nn in^jiì/art! i- trn rnltun*^*)», cnmv u: 
nnUgno, nna tÌ(nliaKÌon*". tm roriKi'o - ponfiLSO di i^tintra^ti « dì roiT=^alli 
Ir» f|ni;Phi. ^coppii* ili tiienKO flilu. folla una malodoUa vore: "i^'è qi 
viii^iiio Ifi on-'ii dfli firiirio di pniv*i=iontì : nudiamo il Div ^hKt'iHiA.o 
davo il sacco." Pnrve Ìl rani mentirsi comune» d'uu runi^eyti. prftsio, pilli 
trtsto cbe r at'cettiixione d'nna piopoHln, " Ual virano! d^d virnHOl 
f" il aolo grido elio e^ì jjoni^ri s^ontii-o. Lit tin-lm pi n»(jvo, tutta, ìuaÌiuO 
verso lit fìtrada dov'era In v\'ì?a iionnniita iu un comi coltivo t\Qi\U* 



it^'^ 



CAPITALO DECIMOTERZO. 

Lo ^vontnralovif.'nrfu stava, in quel momento, laci^iid*! lui r'idlo JtgT 
e Ptcotnto d* an desinare Ifiascicato senza iiptirtito, f spiisia ]i?»ti fr-flaw 
attendeva, con gr^in tiO?pen&L<ìne, vorat: avesse n linirc qurlìn bum 
acft, lontano pei'<* dnl aol4[^^^tt&T elio dovesse cadrr rosi ^pj^veiit-^amiini 
iiddoRao a lai,' Qnalidio «fLlantiiomo precnrse df cafoppo la RdU. pi 
ftvvci-tirlo di (juel eho s;]i sovrastava. 1 servitori, ritirati ma dnl l'uinoi 
i<a11u porta, guardaMinD £goinoiitati lungo U\ pìniiìii. dalla parila dna J 
il ramnrp vaniva awirinandoFii. Mentre ascolljiTi l'avviBc*. v^-dna <^<iT> 
pai-iftì la van^'uanliu : in fieltii e in furia, ni porta l'avviso al padrPinJ 
nienirtì qneeto ptnsa a fu^^'ire, e come fuijairr, nn altro vienili dirp. 
elio non e |>iù :"i tempo, 1 spi'vifori no li;<fiMF"i npj^r'na tantn tìiti luiitf 
per ehiader la porta, ilctton la sl.antfa, mf^ttim puntelli, corrono a clkii 
der le lineatre» conio quando si vede venire avanti nn t.^npci m^rt^ 
Buaiiulta in Braiidino, da im inoniento oW nìiro. L' urlio ortsoenit^aovB' 

donno <lair alto come nn tuono, rimLoiaba nel vóto cortile; oeiii but^ 



t Un rOHii". A^ihrruif" ^l?t nlim ^i^ìtn {ifisotvjkLo r1i« Il j^aili^uI ap|i*pvm qiii>tLj pin 
n^ni Bi^ftjpru pri>jiLMnii^iiTt' Vi^Ji in inVu ^ a jui^ i'itf, ^^ 

Jl /,u aPfhfMfffrf] (■Jfff«''h oc, I^ui-bIo pi'lncipi'i in 'iMalrhrn pLm(o dj ODuUUii a>r iitkrT^I^ 
il«l CI]», Vili, III tni ri i^ itr'tHtnEnln iI'>m Aiibifiiihhi nb[rii vl^Mimi-iariUn noi inti C'iniiW 
4 l'ritliifi'i iIel (tiuveilpri' rJa< ^JiimiiM'n ^Lj qi aililiiiiviir*'iii niil l'it^u, • 

' OjT/p'' b>'i'i'> l'i^ proprio 1- jiiiMM' vnlu^iro Hfiil nniritlii 



^^Rm c.i^a ve rMrtiUn: i? <li mo^^o al vAbto e (^oufu^o sl.^^pltu, sì suu-J 
^Hii IWU e lini i.'iilpi di pitiUu :illn poi'Ui. I 

^B 'TlvioitnMl 11 (.imrmo! L^ntrumittorn! Ln vo^lmmoì vivo ti morfo? " 
^p H m^sdiirio girrivn.' d'i stanza in stnuzu, paIJido, b^\ì7A t mto, Wltetido 
^Btlma a palma, rnc^com andandosi a Dio, e a'paoi servitorij cho tcnea- 
^^rn fermo, elio truvn&iserrt la iiiani<?r(i di farlo BCftppfire, Ma cernir, n 
^K cluvt? ? !>alì ili auffitt'^: da mi jpcvtEi^ìo^ R'iiavdò atn^ioEniQt'nl^ nclln 
^Krftda, e la vide piE^tia 7.(ìppii di furi bori di ; mnW le vot-ì clic i^hjL'rlevan 
^H Bau nioì-tit; o pili Ruuirrito cLe tii»ì, ^\ ntirù^ e tmdò lì cercare fi pm 

^Bcora É5 riposto fi/iRcoudifflio. Li r^rmicoluiito. ftavn attenta, nllcnto, 
^K mai il luiiesto rimiore &' allievo li ase, ae il tuninlto &' acquIetAsso un 
^H)Cd: iiiJt seulendo in vece il niugj^ito ukarai pjù feiocfl e più rumo-] 
^Rso,* oTiKÌdoppifirn" i pitidii, prnfto da un nuovo POprnsHjdto ni Mioro, 
^B turava gVi orecrhi in lV«tta, Poi, corro fnori di sii» alrin^rnilo f denti, 
^BragcTinzando il viso^ stendeva le braccia, e puntava i pn^ni, come 
^Hf voles^o terj^i- lei'En:!. In poutit..,. Ilei re^to, qnol i^tiG fac^'^i^tf precti^a- 
^■ento non ^i può t^apere, ^i^ccliè era aoEo; e la storia è coatrutt^b it 
^Kdovinarc. I<'ort,im^ ol^o i^u iivvezza.* ■ 

B^ Rfinao, qnoHta vfilfJi, e'i trovava ne! forte del tamnlto, noti gL'k P^^ J 
^Wovi dalli* piena, ma tncriatoviBL delibei-ntaui^nte. A rpudla priion. pi^o- ] 
^ftata di Ratinile, avi.-va aeutito il kuo rimeacolitr^i ttit1i>: il) qn.'mtu al | 
^■cohci»ffÌL>, nnii ji.vn-bbe bjipul^o dire *e ioi^tv lieiie o rimli; Ìii ijiiifl i'iit\it^ | 
^Ka l*iai?a deiromifidio ^li i^ajifioni'} nn orrore prìitton iiuìin^ilifttii. Kijunn- \ 
^■nfiue. per (pieliti funesta docilitiì dei^li «niaii iLpmB^nnniLti idruirrnmirc 1 
^Bpasp*Ii>nutQ di aiolti, foabe perMHitìt<.sÌNio chu il vi<"urio era la ojigjun 1 
^Bìncipnlo dfiUa ftinie. il noniifo de* poveri, pnre, rivendo, nì prÌT»fi^ ino- ' 
^H<5Ì della torba, eontìta a. oa^o qualche piirola elio indìi^ava la vdoidA 
^Bf'are t^y-ìii tforKo per scalvarlo, s'era subito proposto d'ajutare anehi- 
^B un'oporii. ìalo; ** e, oou qiiest' intenzione.'^ a' ern. rMuzeiato, qimpi fin<* u 

^■filla porta, che veniva trava^liatn in cento modi. Chi con ciottoli pìc- 
^Kara su* chiedi della serratura, per isfionficcarìa : altri, con pali e acar- 
^Hlli ^ riiiirtelli. tct'caTnno di lavorar più in regala; altri poi, ron pio- 
^b. Culi {'ditelli spnnl.jitt, cou chiodi, con U'Li^toni, con l'iin^rliifì, non J 
^fcmla altro, iscalciiiavano e f^irr^tolavauo il muro, o a* iiig'egnavano dì ì 
^B;tre 1 uiatUnii, u l'urti una breccia. Qudli dm uou pid.t^vaiio aJLitaiv, ] 
^^beiTltli eoragg'ìo ooii g\\ urli: ma nello plefl^o ti^mpo, eoii lo Htar li ih] 

^Biarfì, tnipìcciavan tlì più il lavoro già impicciato'' dalla ^ora disordini 

^^B < '/irifi Hi^;lor<i Iji ^irnuj li^ilonu: Kiiiìava. SJ \ni» p'y'Hf am-Anìjn-r r.ncUi'iilii Mdiìbita. 
^^r * FiH/fTfrt t pili rìrnrirOìit. Si aarublio il^to intRllo Più iiiniLM'i>40 u rcroi;i>, iHeUii 
^Bnin pinilmi'ì n^evn doUn ii, vunniiiD luvarbt. e pQltiva utoru. j 

^B^ 1 Ii,i'!-f'fli[fiai-i. Buuiiu nnchi' In vrìma le^Jonu Si'JWPiuìmiir, | 

^B * fitiUìni\ ihi C i iirfe-:=.i\. * ,SuÌh:1èi' profflndo o Sulilimo, > TninmilHi^o, J 

^H A ^fntUit II fo>io €••. A fMii*'^<'4) pirnLa lianio i;umÌni:JEi o ilLvQtiInrt^ Il prjtE^^nhl'iTn i1i*l-1 
^HbBiofKi -. p^ll fU« pri^4:i<ili'ii1-<H|||4iMto nlliL ?irhl,u cTtllji dt^viial^Lflnni» iIl'ì tnra'i. ili^FlA -Jblni- I 
H^nie Are frullatili p, <|i>lli4 ninflm Avr^'lifj^^ v"li|li> hi r^irnii^bo m^tilu prtrrfn \\\\ cipni-rp, ti t^n' i*m 1 
^f^tt-niilD :4c>Ju j>i^i'rliì* 'U Unii vii^ tmumiTiir ti mitfftravn ^Jlspostn n Aur^tmliulnH a ijitcUft] 
^rcp'iiiLji (li ?:^fiHiri< jvevji ui.'ritUn il gno rimnspnluri-i (n1l.>, *» riìi »-liii pi'inin ri"r» uvtvil 1 
4i«jitn< l' OBfl bilesait uplnluvl Arii-JiD ilal voili^ro .tUri «lui Ano fiti^iiN^k «ujL{idoi;!<i. fjunst'np'- ' 
Okro ■liini]fl<!, iiltb H itDjil«'|ti> oritioo & puran b(»bdn'.1i1a a piua nAliirnle in ia dijuluijitiu [ibo 
^ginveva JLTor l'nmioo :i l.ntt' ultiM, egli \" trn*- ildlL' nrilirE di nitri B HaIU 9u:i Nti'jkBU da- 
^■btb 1iO'>ini, 0ci|i^m''n o rfpuprkcin'« In tuUn nt dcJil.to- 
^B ^ L'iìH i\n*V intttM'ant ! C]ikH i^irEB'L''AT(LiTO. Mudilo AHtNii pomlii rAflpIilqfU untilo 1*E(1r>a 

^B "T /ni/j/ffni'tfh,.. iff<ethh. Qui piiTobbo più DanreBHlvo < pinii-lìi più proijivft vw^k^- 
^^hvAA, iHj'AicMru^ {.'tmpi'du u cui*4 Ifuppo piccala, 



tu 



j raosiBi«n SPOSI, 



mia de' Invm'anti: giacche, p(?r graria deJ cielo, flCL-ule LnlvolmnSIB 

nal ra»[e -infll;! cosa tioppo fi'e<jueuttì nel beuo, cLe i iìtutun pili fliJ 

dtìjitì cliv<"ngano an impejtmcuta. I 

I niiitfitìti'ìLti eli" tlj boro i primi TaTviso dt quel che accadeva. *paJ 

ilrrua Bubito a cliìcdcr E^occorag al {.omandnntc liul oaBtello, che olloiid 

t<i diceva di Porta (liovia; il quale maodò akuui soldMti, Ma. tru Y&vi 
vìrOj e Tordine, e il ratiuonrai, e il mettersi U\ cnmmiDO. e ìl citumnwJ 
essi n.mvaroui.1 die la c^ìtia età ^\^ ciutzi iL va^ic ^.isr^<liu; ^ FuL'^nn 
alto lontano da quHIa, air estremità d^lla tbila. L' nfi^tiulp ^ che lì rv-l 
luantlava, nnn sapevii che partito prendcrtì- li non era altro cbe unij 
IflMciiitemi dire/ ncctffi'Hii*y^lÌLk di ifente varia d* età e iìi Rtf&eo, che sUval 
Ih vedere. Air iotimaKioui che g-fi "^ veaivati fntte, di abandarai, e di tiflpj 

luog-tj, rispondevano con uu i-iipo e lungo mormorio; netì^inig fi im>-! 
veva. Far frincy sopra quella ciurma, parerà airuBjiale coaa iionaflltìi 
ùT'tidolc;, lUiL ^i;GiiiL di pcrif^olo; cosa che, olirLMidondu i uaoiio teiTJliilìJ 
ftvrebbe irritiito i molti violeuli : e dol resto, non aveva \uì-a tale letru-J 
KroGU. Aprire quella prinm t'olia, rovesciai'la a de^tru. e a, aìmsinx. e aa-J 

lime avitnti a portar la guerra a chi la faceva» BarebHe stinta la mfr^ 
glio; mn riaacirvL, lì fitavn ìl puuto- CLi sapeva sb i soldati avr^liWl 
■'potuto avanzarsi uniti e ordinati? Che se, in vece di romper la foli»,! 
sì l'oùHtru bpjirpaifliati kiro tra q ucl 1 j' aP^f ii'ehber truvnti a sua Oiitcrr^l 
Tiinnp, Hopn averK ai^i/atn. lj*irriì.'^olntP^7,.'* del comaTulmite e T iiirnuJ"! 
bìlitii da' soldati parvo, ii diritto o a torto, paura. La gente che &] triJ 
vavon* vicino n loro, si coiiteniavjino di ^luirdargli ìii viso, con uu'm"Ì*J 

tutine ai dice, di me a' impipo;'' quelli di'eraiio un po' più Imiiìiiii,. nfliJ 

f£6 ne Blavano di provocarli» con viaacci e con jtfiùda di acheruo; ^ii ili 

kli. pochi sjtpevatio o fli curavaim che ci hfHseroi i guastatori st'^mt*'! 

tvEtno a smoraro, aona' altro pcuE,ìtro che di riuanir presto neirimprcBBjJ 

I gli spettatori non cessavano d' ajiìmarhfc cim irli urli. J 

L Spìccavii tra quei^tin ed ora Ini eteaso apottjicolo, uà Tpccliìfl mv 

Lvlsauto, che, epahiuì-audi.» duB \>rrhi atlbHsati e JutbuaU, cuntraeaJo i^ 

Ff;nnK{4 a un sn^^^hìffno di eoinpiacenzii diahclicfl, con Iti mani i^li^aU 

sopra nna canizie vitnperoaa, ayitav« in m-ia un martello, una tt^ro'rj 

quattro g'ran tdiiodi^ con che diceva dì volere altacciire il 7ÌearIo u aiM 

hattentitf della sua porta, amiuazaato che ioflse. ■ 

" Oibij 1 vergoi^na ! " scappò fuori llenzo^ inorridito a quelb paroWil 

"alla vista di tant' altri visi che davari se^^no d' approvarle, e inaaraM 

l^lto dal vcdenio degli aUii, Gui quali, benché Miuti^ traspn.rivalo bÌ^^b^J 

nrrore dtìl rniule era compre&o luì. "Vergognai Vo^liauj noi rubitr*" »■ 

mestiere al boia ? aasassìnaro un cristiano ? Home volete che Die <tì <^'*I 

di^l pan?, ae facciamo di qtieati^ abroi;itàf' Ui manderà da' tuhniai, ^ aoi^ 

kclnl iiaiie.'''^ I 

^ I Vfì'*"h, VliU ^n xii-tn 1 n p^^. fjiU _J 

W ^ Liìvtal'ftti 'iirt. Sa ara ^'criuiieiitb, e flirta qnn [inLi^it ta^^oro Alli'iOLiitilii w"'l"^'« 
bfrj/'a di ntvtt ■^^„ ^lurcaìi clujuunaiu' «tiiiìi^LiL IIcuuni ni Iu0i>i'f T 1 

■ * ftli. irree^4lal'e, M 

w ^ tji i/fnff fl'i 11 trm'irnH. qujbro plurale, pRbtitOa il >i?^Bi-LtM ilul \"rhn pini "ihi^^j 
Itoti ìl pri'hipaic ToLutÌTO fM". ^ una il.uiiiUuta. llii ■Iirc1>li4ì: La gelili' Ju «luaIu •' IT'*^ 

I 'I Mf n ìtfìiii'P. l!^ trn[i|>" T^fltfini ; lU'Ilu lirjmn t-4lÌa3ui>B avnvn dcln" MP zin ^\t^^^ 
I 1 Oi'-'i .' ftrfjiioti'i ! n^ r^uih^n U n'iiti>ri* >^i ì'io. bvutd ^t rjiii|P|HE|4i q lutici rììt iiU'tflHH 

l« iriii-ri>, r II ù iM'ii'Iti 1^1 tu \vì\i yivltmlw ni\V'H-p:r y^i^^mm. u [EniniiU uim !"')•■> ^^^| 

■ijiphlnlit iMtfl4i< r|iEÌ i|iini»an'dr« U Hmizi'Ul, h di riur^Li ;j-iHai tjpiK^. T'.>i4^lir* Ju i^utol* *ll^^^| 



i.- ' 



i.- fu 



N- -, 



congni viso eia ind*'iiumni(*», uit <li r-oWr* Atf. iivevun . f-otuli* sf'iilin» 
tra il 1 wtiiiio iiulUo unititi pftriiUi. " AspeUji, nstpetta ! E mi acrvirofr 
d<^ vjifirii)^ trniVcetifu ila l'oiitiidino : è uiut t^piji: ^lulli, duUI ! ' Vi'Hìn 
^*"'i bì Bpiivyoiìo ali* iuiui'UL", " l'oB* òV ilov' è? dii è? Un aei'vitm'c Jol 
\'U\ Una apia. li vbai-io travestito da cantammo, che scappa, I)ov^<^? 
■■.^? Jnìli. dalli!" -a 

ituiiz" jfcimuululi^re, diventa piij^jiuo pitoiiiu, vi.»rivblfL^ Bj>d.rijv; alcaldi 
■■fl(inÌ Villini lo preudoiit* in iiifui^o; e i-uii hIìiì e diverse t^rida i^n^rt'aitja 
Ijii conlbudinxi ijutdle voci ii**mi*din u latiiiudt. Ma uii* idit più di tutfn 
I a^rrvi lìi an " largo, larKfj " tdie ai acu\j yiidar lì viuiuu : ' Up^o! 
Qui l^aiuto: l?u-go, <di« ! 

C»s*eiuf' Eva uiih liiit^ii eralu rt Tuant^T '^^^^ rUminì ptirtiivjiDo, por 
' *PP"fc'MÌJulft nilfl ciLsa, a L^nlrurci dii una tiiicRti-ii, Ma pi'r Ijuoiiib sorlp, 
Vi-d nicK^o, t-Lio nvri-dibo l't^w^ lu. codi Ì:ii:*lf, nuli i-ru li*r(l«' fasn H m^l- 
'''''-' in opem. 1 poiliitori, ni l" mia e -xìVnììra l'imtL, v di (.;Hti o di Ijr 
'^L^fia niiu^^hina, urtati» Hrompi^'lbdi, illvisi datila ciilca» ftiidrtvjino n v-ndr: 
"^•"N cmiTa ientft ti'ft due at^liin, <■ ^i( al^UJtfi ahIIq spalle, oppiva.in rrmu- 
^t-C^ nu iflnifo ecuàuo, Lijif(r(fitNis>i ; un allro \eiilv:t h1aL'i.-ato d:tl cAi'jnì 
P'* lina spinta; la ecivU abbaudounta pbdiiAvu spalli', liraccia, cioàtfilc: 

H^saito i-xi^a dfivcnau dlm t'ttluru du' ipudi orano. Altri su]|<?varirj roii 
[fidili i1 [\pfli\ uiort.n, vi ^^i {^Jknìjtn inulto, i^t Io iiiottniio ;Klilii(^!ir>, tfil- 
**<iln : " animo! iLinllaiiui! " lja iiiiurìiiiia ftttale s'avan/ii balH^tdkmu e 
't*f*t!^'t!indo. Arrivò a teiupn el <lii*liMn'e e u dìjiordmare i ucniii'i di 
*"*=io, d fpiJLie profittò djdiii ronlViyimn' luita titlhi c'oiiI'usÌoiil'; i», rpiLdli* 
^^-tlo sul pi'inclpio, pui j^iofiiudii di ^uiniUi a più luJii po.sho, a' alt or i- 
*'■•*» da i{u*i\ ki^^g^, duvR iii'U u' era baon'aviii ^lt Iuj, ih>ii l'iidiMr^HHinxi 
""'^lie d^ uso j I-C, più placato t'Iif? i><kto':tìc*, d(d tiiiiitdl**, o d' ambu" duv- 
*^^"^ il l.ri>vfti'e aspettare il pjure OoiiavL-iiUua, 

Xntl' a un l ratio, un tuovlruoTito stomrd mitri oiUHuinciaiii a Uiu cetre- 
P"^t*, bÌ piopii^a per ]i\ l'olTu, unti vutii ai ftj.<tì.ri{P, vÌujib avariti di biKiA 
*" ^Viopi'ji: " Ferrtir! Foritr ! " Vna maraviiflia, ujia gioia, uiifl rabbiii, 
""* iuclin.izìnne, uélì rijTU^naiiz/i, scrtp^jiaiio jier tiitli* dove arriva (|ud 
''^^J^e ; dii lù tìTÌd% chi viial aoflbgarlo ; chi aWi^i'uia» cbi utgji ; dil bc> 
j ^l^iep, c\ìi Lp^tor limili, i.^^^H, 

, *E qui Ferrerl — Non t Vi:i'o,'tinn è vm"o 1 — Sì, ri;.VMa Ferree 

** ^5]lo elio lia nififiso il prtiie abunu meivato. — ]S'n, no!^ E f[uì. ii qui.fc 
^|^ *^**'oiKa, — Co&a inipoitaV die e' ciiiin lui V non voftlìajno iie^atuw! - 
r^l'rer! viva F^^ri-tT t T aniiuu dflln pioverà tfCJito! viene pep i^uudnrf 
. pri^iono il viijario.^No, tkm vogtiamo far *^'iustij:ia riui : imlieti'É 
I ^^'AiuUnT — Sì, sì; Furrtr! vt-iiuii Fen-erl iu pii^^iouci il viijtiio! " 

E iiilti. id/JtntWi iri pniifA di piedi, sì voltium a ^ai^nUiV'' dn rpiellii 
[P-Vle dondt' h' jiiimm&iiftyn rìnanpettato arrivo. Alzaiidotii tutti, v<?d*:- 
^^iHi ijy |iiù ni.: uiLtui l'ÌH» BC foBsero stati tutti con lo pianta in tei-r»; 
'«^ tiiJit'i», tutti fi* aliìJtviino.' 

Ju talli. iiirestTemitìl delia follii, d al k parta opposta a qudU iÌoif 
tavanu i H(ddo.tÌ, ci'a urrivato hi earni^zn Antonio EeiTor, Jpnm can 
filiere» ti qunli?» riinord'indr'g'li probLibllinoiito la cotìcivaza d' ea^ec 

^^aaoì spropositi q con la sua ostinazione stato causa,- o uluieno oa 



i piìt o(»iaunl aM tiutru pilotilo al mt uuMt'uuiv, tla ljumjo aempr» otui^a a i^vf^b^i^Vì. 




i; 



cagione dì fiutila si>niiiìo«8a.> vvniva m-u a ci<roar d* acqQl«>1«r]n, o <r iiD' 
tcilinie ^iliuetio Jl più LuETlIrilo e Irrt^puntbilu dU^lto ; vftiuvu a aptinlvT 
lenp. unii popolafitri nini upqniKt^ibA. 

Ne' tdiiiulti popoljLi'i u' è sempre un ceHo nuinpro d' uoinioì die, *> 
[tw UD rih^Cftldjuneiilu di pas&ioue, o prr nnn perniasi oiie tjinftlifi.i, n pir 
liti rlÌHOgni^ BOfllei JitOj o ptr aii iiiLil;]U()Uo ifiitita dui HormuadlOf lufiUo 

e^'ittati [!onBj|:^IJ, ^(ifliaii nel fuoco o^iii volui l'iie prinuipiJb a illaiijtui- 
dite; iiun è iùliÌ troppo per fostcìrti i doti voiTeblieru vite il tuntul^i* 

QrVestM uè tiiie jqò misiitu. Ma per a^iitiappt;^^ c*g stempri? cucito un 
nei-Uì uumtTO d'/dtn uomini elio, cou piu'i arddj'y e ton jjihislviiiinimM 
b' siduiii'iiu pur pi'Oilux' TeiVeitu cuuIrHrio; tiilimì musai Jj* iiniiri«m i 
da pjii'%i:ilitik p<?r le p^raoiitì iiin^unn-in-ic ^ altri ^ii?]i/' liltro iiTipiiNn uw 
d'un pio e apuntautìo orrore del eangim e du'Jiilti aLroo). Il l'ii-lt» 1 
beiiedi<Td.^ lu cift^oujja di queste duo parti oppostu» andio iiaandu noi 
fi eii*«o tìom'fi'ti antectìdentl, T onifornùtfi eie" vnlon oron, un otì»i"*rt' 
Ìritimbiiui?o nell^ operu.ZLoiu, Cbi i'anujt poi la ttias^iL, e i|E1ilèl Ì\ mi^to 
riiile liei tuiimibo, è uq nuscugliù atridLiitiiltì d* uuruirii. die, più o UJetii 
poi- gnulaKÌrmi ìudeHiiitti, tengono doIV uno o dell'alti" cati'omu: d 
jo^ riaciildiiti, uit pò* furbi, un po' inclinati a. una vtivia jfiuBtiiaX rum 
Mntendon loro, un po' voi^'lioai dì vederoe qualdieduna gius^iàu, u-on 
ulta iWuoia u oXìa, inii^mcordiu, a duteittfrie e ud adorare, «ecuiiuu fh 
sì prfH4?nti roecflBiniiG di provar non pie^iPi'HKft l'uno o l'altro sentlmeulo 
n\idÌ ogni momento di sjiijere^ dr cnsdoie qualche coait gi-oaaa, bis'^ 
ynoai di gridare, d' apnkiudive a ipaltbeduuo, o d' uplaryli diei.ro. Vi 



ISO 



[■ 



e mtnji, aoii lo puroltj die TiiJiiula.n l'uori più volurdieri \ e chi b riiJsrit 
a pei^sujidei'li elio un talo Mori mci'iti d'essere squartato, non Labi*" 
guo di i^peuder più pari>le per convincerli ebe eia degno d' eyser JkW 
i?ito ili trioiifn: ittioli, apettiitori, Btrutocnti, ostiftcoli* eccoudo il ^i^btol 
pronti fluebe a aitare aifcU, muindo non sefit.aii |ULt ibrida da rjpcier*[ 
a (inirla, quando niaudiiiio gV istigaton, a sbandarsi, quando iM'ì\U so 
L'irncordi e non ci^ritradftL<i abbuino dulto: antliaiino; v a tuniiirarcL^ 
wLBa, domatKbiudoHÌ 1' uoo courdti-'i: cos'è etato? Siccome jieiViipiff' 
sta niastìa, avendo la ma^rgior l'or/a. \a {mb dare a chi mole» coaì otfrii"" 
dello due parti aitivi iim ogni art.e per tirarla dalla sua, per iiupiw^i^ 
ptrstìoe : sono rjoa^i 'Im? animo npinicbu, die eiiin batto no ptr eatrìiT'fH^ 
5iicL corpat'fio, e l'arlo aiovere,' Fanno a olii sapi'a fipargor le voci 1"'^ 
".atte a o[;eÌtar le paaaioui, a <bri^-ere i luoA'imenti a favore dell'""" " 
doli* altro intento; a obi ^nprà più a propuEilo trovare le micivi' "'a*^ 
riacoeudano ifli siiegni, o ftli a rìievo lineano, riHveiflian lo Mprrfui>^i' o | 
terrori ; a ebi saprà trovare II ^riido, die ripetuto dai più e piij bf^Te, 
PBiirimft, ntteati e crei Lellii ìttcnao toaipo il voto della pbu'uldj\ P*^ 
l'ima o per T alti-a parte/ Tutta anenta ebiaeclneruta e' è n»ttn per^*^^ 

1 H i-itln !v fi/rfeilìci'. Quanta pncole. ujiv il jiiinlA j^iuntn ti faiinik 1' uIYdIElm-i.h i 
lrtr|>ulu-ioD«^ nuQ ntit<eg:8iLr],i, boli" Ih vwt *\' \iu' aniaia lHi<j. raUjieickLu lUgLi ■'" 

unta plnbn^lin. i^i tuusuljk titUk lu niiiìi pnutii chu vl'iIu ìUa ììÌma tldlo i^oict"» 

s fi'ftjjD •inani line ciJruHe TffuuLAi tìc. Lu iiiniilitailmti è d' unn Uliravlsli'-'a4 ui^n'^V '■ 
iìaazA iMti Tirilo a nulle ^n.rti: iì BLicro^Irr.iU l' urtami ilulìi^ {jltt^qiltni pL^t «ri^UU '■ |"' 
^p^itg ci (: rippredUijtnLu da catta folicaìiiautv. 

^ na farU- B mip paanplliitjv dio tuttn rifrui Tu itfttura dnlU pl^tiu^ lo ■''I**'"nj^ 

«ni fbl uondu u^posLe ttareunniujitu u cuu calma «posso nou Iriiri vallerò du lei , •u^'"''^ 

ffli t <'pjii |r*r<iLa iiiui'iruiv, <*i*i» vi ao^iifi'Ei oizclwirauiliF. . 

• iVVi ffim.i^/p pn/poJiir'.., |Ffr Th-ju u {itf l'fitifu firln, iJn^aU (llgruflakiiHo^ b» "'""""V,*!. 

ojHf'Stiitnhvlil-n, *i yh'\iM a ìtmicioDipme la aitf rittLuiiD iJui HitLi i oUt puió v^tj i'tih^ '^^ iijUId* 



A44.«J^ 



*»-*'. 




CAinnHQ DEaMOTEBZO- UH 

lire c-he. nellit lr>tta tra lo i:la@ parti che sì contende vann il v^to 
mtiT otFolhU;i flll^t rnsii ìIlI vicaria, 1" iippjLri/foQo frAnt.onio Tei- 
[v. «iiiEisi iij un miJiofiil", un ffi-fiu yuiatn^ifi'* "^1^» piu'tu tli^glì 
la quii.le ern rDJtuil'e^t.ammiLe n] di sotto, c- un pi>^ piti 4;he (pii.-l 
> foeB& UrddtL», Jioti uvrehbo avulo più nù Toreri, uè luntivu di 
Lei'D. 1/ ai>fiLU cTiL g^radiiu alU muJtrtijdiiiaT per quella tjhtiriìL di 
BUKJiPue tosi fiivortvole a' cniup istori, e per ijiicl 5U0 oroitio stni" 
jntro o^ni ni^'iuuniMenlo iti coutrai'iu. Oli acumi tfiu nrap^jiiai eniim 
Kir più iiiuajiKUiit.l drtll^* Muda auiuiiJsa ilo! vei^cliiu uhi?, tìcuni 
\, wen^a tipparafa. v^-hÌvjj cuf*ì a Irnvarc, ad iiffi'oritttrc unti lEird- 
! irriUta o proLxdlLisu, F;u'-nva pai un giIoUu iiurubile il aentiii"e 
jvd. a u<njduiie in prigione il vicario : coai il furore (;on[j-o oostui, 
Urobli? sc!j.t,f3ii:itu pt-g-i^io, cbi ruvi>»se preso i?on |d Ijrueisho, o iioJi 
£e valuti M-o 11 cullar hulla, ara, can quella promessa di Biiddi^fa- 
un<iueiri>siia in Ijoc^ca, s'acquitìUwiL un poc*j, o djivit Juoga agii 
ipo*ii BciitÌii]i^DlÌT i^li<3 HurgcvuiiD tu miUi tiviLu parte degli auirni.' 
ìTligiaHi Ji'lla paci:, ripreau iialo, aecondaviuio FeiTfir Lu t^eutii 
3: gu«lli l'be ni trova vari vÌcìqÌ a lui, cccitauda e rieccit/iudo t^ol 
pulialin:! ap|il^uBa, e i;ercjtu(la iiiriiemti di ùtv litiiare lii. ycutOy 
'ira il pad^o alla cari'OKZu; ^li altri, applaiidenda, npat^tii'la e Cri.- 
Jaapara le stie pJLrole^ o ijuelltì che u loro pai'evana !«' migliori 
bsee dJrL\ dnudo sulla v^ìcc ai ruria^i ostinati, e rivolgen^to coulni 
hi, ìììiovn psi-in'ionp riplla nnpl»Ìla iulifTinn?ia, " OWi v t'iie aou vuul*] 
iica ; viva Ferrei- 1^ Tu non vorresti t'h, die il p^uiu faiìBe a buon 
) ¥ t^an birboui che uuu vagliono ujia j^iusti/ia da iiriatiaui : e i'*(; 
li che ticbiamaaaaiio più cle^Ii altri, ptr i'ave Kcappare Ìl vinario, 
ione il vicaj'io ! Viva Ferier! Larga a Ferrer I '' E creaceodo som- 
, qaelM cbe parlavun cohz, s'andava a propOEzioiie abbassando la 



u Al] osai ila, Eu^D. Il i:oiii;ctto fuitJimtDntiLlo Ìi ucmpllti? d à^ iia' oviilcniM ini\\nifiiìa- 
SUMfMui, D^ii uu Qonoqmi il Jelmle ,« un pttiniiirJu pul voru forsi», tu mantg^n 
I piwLd tf iìv in 4;utl rIib ihf vhiJ". F hu ^ntji c:<rrTiivriiii> r^lii* napuLE^ i]^ uHem ani- 
uottìmia AuujpikLtji ed avìdanta nniru ilaCla U^lku iliiipoAmonn ik-li'ìu^E'gnd ilei 

utiD su tì*fa,ie ti^ì iiccUi la qnuUn cuIlu dLr<uri1iri4it.L ili pup'rju i- lugijcrv^ ] auntL- 
■ rMBllLda tuuipuBtoaikiELfintP^ TiiigAa* t^ tuCft qiialla C&lca gli vi saniphiìina in iiii 
fBtmtIt fL"3Bi l'>dJ4cri> ir» pc*r»riiic. Vciln pArvfclil nli&ldJ e no H4:(»pri? gli «'ctElorsti 
dlsegnt di l'iipiaD, 01 dlatnisluTie, di aHii^tier vede aUri dio iii<)tttr4iY0 ntn^ì <li 
filino 'M ptoLik : viLilo poi un^ mokiauiUne i^ii<i:a. a Ml»r>riiieii. U ignaUn^ pm- ^hu 
klflJi? cosa, hoii vinili: .nUrOr Ciì> rh'u^i^ii fam dlponrln i\\ uni Il^TIìi i^nrpon irirpu, 
|u' Lfivtl 11 Jii' Ihurihi : lì uLJ viiLre, s:;]'ù il pi^jroh? dt^lU mulf jLiiiliiie a |ii Td^i^rn 
ino. Udì c-liiiinik-iiiiiuiiii il Njiritoiii Va. IiuluhIhH,' h guurdhm : e, i^njirdanif'i unì 
|ijda i> traji'luitlJA lai^Unln di iu:. vcdlaiii<i iibliiriHiiimaiiki^iitt In i^nvi' -li'c^ll Vddu ; 
»i]kmo fiuruu a^ ùin l'H>Miin<i proprÌ4> lui- Poiitt'^ cIi'd^^LI eì ài,ttc^\k-aHB iluì ^ii&r- 
{IUlbbd. n' nppji^sinnni^^i: udì riimultnunti; ed uO"-» turLintA U diLjire?7'ji dell^ vi- 
ro pnnlutA '>^nl ]ii.'llr>7£Jik pci'Uhi; ull^Diietou ii.'Lat^JviLìi dui \i!^uunla riJii'iiht>i*fio1i- 
l'uLtivlrpL deli' tipiTLiitui a ijnol ^uncottu i-<f<\ r<i:i|t]ìlU<t^ od ùviiìfiite, Jovrunimo, 
iiau, bD4i'ii.r]Hi Jn fuitdjt II iiiL EiLi'ludiniiu di piirntli^ iv, \i.'i\'^ivyy f iti iiE^ivLiU'tiiM atn- 
'té'i BfB'^AIUiI. Arvi'i"ni»lo \tW tirtf 'Iti Wjrf, M'mloi^iitiuiJif), IS7d, pag- '^1)^-04.) 
■J ifiu if'Ufi'D lAii' 'li't-n^ Ci BBnti rìr4>niii fliM >: ur^nta, o riei'nlj l'nltrt' pn&so j 
» Fdrrcrr. U qiinlu ol'ji qu*?! rlm ira >1 dlrttbh^ uii innitt* di caruUpra va. > Cjip. XiL 
ifUoqta uiinnl.u iLnuUak nsWn piiiibÌH»nE filo A4fil^hii Ij ptùba tuLtLi & ni|.&bllc, Lp 

Annoili} iiLlvtilta ubfl lunni ut 1:11X9 flotto Ih itijiuu dli^LI lu lem, rf e qui l'uppicnun- 
LiLti 1 6iiui bai'biri cerosi. ì^uaId bolra aito 'fri nei aai-^ug i» fuli' H^ti' 'li p-'jiio. 
tto In veillniuo prodi i^'hsanLiiid.i: miinianairb; un namu, la «ìaIe* dì pcirauna i Tej 
imLik jj ^in.^nlai^liv im In- vi<t Julln ati ligu. Ora 1' miullal dnl mura um4ii;[i di l'i^ndu 
iù ihrtli:ik 1) nLinivl^lIriRa; ìi un' AiiiUltil i:L4! iuc-Jde, tGUlpIsco lu figuro, (aata ctio 
I dkvniiLl ; H^il jinlorJ vtn^uiiu w \m<:'.' i\ \"!d\i »bidluijilu, 13 Lii noi iiU' ugllJizlOMo 
kfjtniu [ii-uda, T4 BoUuJ[^a^^{u In liuuiiji spernnzH, la l'oJiEin^ allu cpial^) ol ^nv^ 



1R3 TT^ I l'HOMBSSl ItPOFT. 

liiiìiliin.'.a ilcllu paiate cotilrarìa; eli mnnieia che i prxtiù dal pMlc« 
vouiLOi'u iiiii'hi? jL 'htj- filile mìLTii n rjufìllì clic3 Hii-or'nLvniio utjc^u'a, il Mf-I 

darli iutlietro, a kvur loro dall'uiigliie gli onli^i. Questi fremi'* iiri»,I 
<ujjiin:cÌLtvaiio Jinchc, corcjivan tii riliirsi; mii la nau&a del simi-'iio ni] 

tordiitfl ; il qrido die prtdominavn ora: pi'igioue, ^ia^tiziii, IVriFtJ 
Uìpiì un pi»' dì ilibattiiDento^ coloro faiou rsEpiuti; gh altri ^'impi^j 
ili'oiiivou ilclln porta, e per tenerla clit'esa da nuovi asfalti, e por |jri*l 
parlivi rftiilito a Ferrer; e alcuno di caaij mandando dei^Uo una vofol 
a (liiellt di easa {fessuro non no mancava), ^li avvisò cbt* ttrriviivitEO'^l 
pcyra&, che facesfiero star pronto il sicario, " pei" andar aubiK,,» iB| 
f iglone : ebm, avtite iattso :* " 

" K quel l'errer clic aintfl a far lo grido ? " d^mandL- a un niLO^'i» ^1 

Bino il nostro Renao» uhe ai minmcutò del vkìit J^'errer che U dotìoi*! 
gli aveva gridato all'orecchio, iaocndo^lielo vedere in fondo dì quella bje.j 
'Giri: il gran cancelliere/ gli fu risposto. 
" li nn galantuomo, n' ^ vpro ? " ' 

" Eccone ae ò nn galantuomo! è guello tdie aveva messo il pime* 
Imo» mercato- e gJialtri non Inumo voluto; g ora viene a condurre in 
priKic'in' 'I vicarila, che non ha fatto le coati pinate. ' 
^ _ Non fa bisogno di dire che Renzo fu subito p^r FoiTer> Volle ^m 
tJSarRli incontro addjnllnru : la cosa non era fncilei nka uon t'erlfl el#J 
oprate e guinitute un alpiglauD, riu&ci a farai fiki' lai'go, e a ai'riVAre' Ufl 
prima lila, propxio dì fiani.'0 alJa cììitozt.h. 

Eraqne^ta già un. po' inoltrata nella folla; e in qucd iinjriiPido*1Jin 
fernja, per uno di qnegi* int:agli ineutubilì u J'ri;queijU, In un' inui^ud 
guidila piJrirt- 11 vr^ft-liiu Fi^rn^r- pri^HOiitava ora nll^iiio, nt-a niriiltni m[nit 
tello. un viso tutto umiltà, tutto ridente, lutto aaioroao, im viso tlu' iivon 
tenuto een;prc in serbo per quando ai trovasse alia jirosenaa [li dnn In 
I Ijppo IV ; Qia fu costretto a apoudt^ido a,nclie in f^uest^ oftiMiaìoop." P*H 
Ìnvaani:be; ina il chiasso e il ronzio dì tante voti, ^U evviva litefinob 
kBi facovuGO a lui, laflciavano iien pooo e a beji pochi seutir* le anep" 

rolo- S^uiutava duxiquo cu' gesti, uva. luC'ttcndo lu |t tutta dtdie vanni aujI 
labbra, a prendere un bacio che le mani, separandosi subito, dìft'i'ilj«i" 
vano a destra e a sinistra Su ringraziamento alla pubblit^a hent^voleniWJ 
ora atendeiidolo t nioveadolo Ibntainfide fuori d'uno ,'^purt.ellif, pcirbit 
dei^ nn po' di ìuo^o ; ora abhasannrlole gnrbntauiente, por r-lrlr' Ji-re i 
po' di silenzio. Qaaiido n'aveva ottenuto un juico, i più vicini acnlxvJUW 
e rijietevaiio 1p suo parole : " pane» M-bondau^ca : vengo a fa.r giciMi^irt:! 
un po' di luogo di ^x^aaia, " Soprulfutto poi e cotuo soUb^atu dal l«T 
casao di iantc voci, dalla TÌsta di tanti visi fìtti^ dì tauL' occhi adiìu*' 
u lui, ai tirava indietro an momento^ gonfiava le gote, mnndava uagf^' 
floftìoj e di<:<iva tra bò : — ]Kir mi l'nla, tpi^ da frofjttì! — , 

"■ Viva Ferrer! uen abbia paura. I.^i è un galantuomo^ Tane, pflUfl' 
'Sì; HAne. pane," rispomleva Ferrar: ^ abbundanKa; lo proinfi^^l 
tfo," e metteva la luano al piatto. 

" Un po' di luogo," agpiungfifa Euljito ; ' vengo pei" condurlo in 1 



1 A' i vtrut Vudl Ì7k uutd 1 a \-att. Ta 

^ H a aiiVii^)''. QiO eJirabhu atiitA ^"HP; Ik prupOHmoiie Ad pur tagllvr^ ti rnHiv^^'"' 
tivWiX inliiiA .Jiilnit avevo dotto e a i^itahki, d potevn flnflur boaisiiiuv p^rrlift"'*'^ 
TfAKUT l'I f^ iiiinnj RciiEirc lo sfm'ift ct|ji> Krriio aVL'TA dovuto funtn 

3 Vii «isp tilifì ii'iiìfi Ed. TultriuD'^nii- ;^r:t7,iiB<r. 

' i'^lt); Forsu qui aarufeLtì ^taio ia<^e\w ititiudciib. 



(^JLFLTOLO DEoiMunenzo, 



169 



^H^iT dur^Oi il i^iuslo ^st^p:o che si mmtiL ; " e ^o^^iungevu n*iin 
^n»; " a(' m /uilpablf.' Cfiinfindoaì poi itinnuai vurso il tioculiioi't, gli 

^B«va iu frel.tft: ' tuldanU, Pedro, si jmalcs^" 

^BU cocdiiere sorrideva anche lui alla moltitudine, cou una «rs^i» »*- 
■Rursn, nomu se iosao &tato nn fi^ntn piTBOQJiggicj ; o con uu |b(uTbo inef- 
^l>ile, diineimva aJ^t*;fÌo ada^fio hi frusta, il dcslru 6 u Biniaha, por cliio- 
JH'e ìtyl' incomufU vidnì che si reatriiigtssero a ai rJtiraasero un poL*o. 

X>Ì ^rrtzirt," diesava anche lui. " ai^in>ri iiiioij uà p<j' di luyffOj ixu po- 
Miiuo; appena appena chi, potiir pat^sarR." ' 

H Intartto i benevoli più attivi s' adopi'iivaiio a far faLO il luu^o chiesto 
Hi geutitmento- Alcuni davauti ai cuvalh Ibt'cvan ritirar le jKr&oni?, ron 
Hion*' parole, con un metter le main sui petti, con eerto apiuta aoavi : 

in la, via, un pò* di InogQ, signori; " alcuni iWovnn lo stesHO dalle dui* 
larti delia canozzii, perchè poti'»*ìe p/iaware senza iivrotnr piedi, né nxw- 
^UGCEir niostnci?! ; clic, oltre Ìl nmto duflc poraoiic, earohliu stnlo porro 

K3\ ffran repentaglio Tau^je d'Antonio tcrrer. 
Keuiìo, dopo esaerc stato qualche momento e. vagheggiiare quella de- 
osa vecfliieKi^fi, coiitiirhala lui pti' diill" ttTigm*tÌa, au^ravata dalla frv- 
ica, ina aniniat^i dalla sollecito di ne, abhellita, per dir così, dulia upe- 
auza di togliere mi uornoairangutìre mortali.' rien;y>, dico, nii^e da partp 
»pui pensiero d' andarsene ; e ^i rifloìvetto d' nintare Ferrt'i-, e di non 
i-bbandonarlOj (in l'Im non fnggR ttétfiiiiito rintrnto, Dptto i'nti.o, al ndso 
!on gli alh'f a far far lai-go: e non era certo do^meno attivi- 11 hrgo 
!i Icon ; " voaite pine avMUti, dierra piii d'uno al i^orclui-re, ritirandoci 
> audimdo a fiu-^di mi po' di sti^iida più. iuuauni. " AdilanU}^ presto, K'on 
^tticìo,^ gli dij^se jtiielie ii padrone; o la oarroa/a ^i niCBEC. I''«rrci", in 
jiczzo ai saluti che sciftlacqaava ni pubhlìco iit mnsaa, ne taceva cei't.i 
sarticolari iJi ringrnzinuxcnt.o, con un sorrif^o d'iutiilligerii^a, a cjnt'lU che 
Iredeva adoprai^i per lui: e di questi sorrisi no toccò x>iù d*niio a Rcrrzo, 
1 quale pervcritiì Beli meritava, e serviva in quel giorno il gran iruH- 
wUitìre meglio t^he non avrebbe pututij laru il \>lìi hmvu dt' auui we^i-w- 
itivi. Al giovanp montanaro invaghito di quella buon» gi;ai5Ìaj pareva 
luasi d'aver l'atto amicizia con Antonio Feri-en *^J*wCX* 

La cnrro;iza, una volia incainuim.ita, seguitò poi» pili o meno ade- 
[fio, e non ssn^a quak'he altra tormalina. Il tragitto non ei-a fore" più 
i;be nu tiro di sobioppo ; ma riguardo al tempo impiegatovi, avi-ebbo 

Soluto parere im viaggetto, anclie a chi non a^ebse avuto la stìnta fretta 
\ Forrtìr, La gente ai moveva, davanti o di dietro, a dotìtm o a sini- 
stra delia eiuTOZKa. a guisa di tavulloat intorno a una nave ehe avanza 
nel forte della tempctita. Più acuto, più scordato, più atì,«onlanttì di quello 
dolla louipeata «ra il fritiitono. Ferrer, fttiardando ctviL d» nua parte, oii\ 
dalTaltra; atto^gmndofli e ger^t,tìndo insionio, uerravft d'intender quulehe 
cosa, per accomodiir lo risposte al ì-ijogno; voleva far /tlla meglio un 
pf dì dialogo con quella brigata d'umici; ma la coba ern diMicilu, U più 

1 Jl rtifi-hifì-e ve. Anrh? il tficohicre rAj^pto^ontA in qve^Eo. ar-enJi una pM-io int«raB- 
Uiitu; ti^M ùetb ■nd:ii'u lunhiifl vim jiviifo. perei j& c'era [nttì<:v\>r nltiJuimU Oi mtltfif a 
IMI rfrriPf re^iutd^lio T utt^D J' ^flPTér. E U Mjirj'<.>ni fQ no fa unu pittura ui'b^ vuriL n uma- 
flBlLca. i!liu tu ti furuil cdiud pir vcilEiK't e aiiimlfl o HurThlL 

' Imi'tfmfi B-t-d'team oc. Qutvito riuntto rande vtìiiu i ,i ^ile la Qgnraili Ferrari in* *iift 
nnn linT"*<l»BCQ i^ll' artifitA di upiirf'TO bii ili tìflaa iì sud iiitii'n4iiio ; di tulsfl i^hii tìl r^ Hoi"- 
riflurt'H ai un Horrlw pufij Kenipi-o bonovolo o riRpiittoso. — AbbelliU.... fliilh tf^i'auM eti. 
ìli qiEQ^i.^ aitimi pminetlata- ci vuiilamu i,iaii rainiiia del MAn^onl rhn ti cuniptnuo di n- 
iTAira un mitliatiito nabìlEi iiulJii sua (irima eapreiiaiuiic uatriuaucii. 



diJliiiilf i'r'i'tìo obtT gli Ìo*;h<' anfora capitata, in tanCtìrn.' .11 i.'r!>ii ,tfin- 

ruiu. (Jmii Ijirilii jitrò, qiiiilcLe panila, anth*.' iumMi- 

rmi:rhi(> jjet ^u*> par.?ag|[jio, gli si factvo tontfre, (.if 

l'iuA* più lorU^ tit fa ^t^iitjro uaìV iiiuncuaD aci^fj^pieUiu d'iiu l'< 

grulli^ ma lìk'cudo a luou couto le parole uho sixpev.i ào\-cr caser |mii mj- 

|JLT Xatlii \-jk •ilf\idii, ' yi, si^iiuri: pano, a-ljbujiJiinza- I^i cobiti urrù lu inpri- 
Ifioui!': uuWi ga»tig7LÌo,.,. ^^f7^c/Wj|jft/j2£ì.Sj, sVcoinikii^lerù w: ì\ pane a l^uon 
int'r(.-iilo--lsie£J,..,<:oHiò, voglio ilji-e: ilro iiL^stro sitfuore non YU"li»cln<30' 

(IfiJitì (uduliiìBinii v&EBrilli pwtitjcau 1a fame, Oj .' o-r .' ifinir*IitOS r non s ùì<p- 
oiiiuo miili\ si^norL Pcdr^ìy wlchtHf'i COìì juk-h. Abbi>r»dv4iiza, alpbimJiJj'v 
Uq pij" di Iur>^<j, per ciiritii. Puiie, paue. In prigione, ld priifiuEit' Cdflft'' 
dfìinrtmlìLva |>oi il uno cli*i a'era buttato ini'Zico dciitio lo aport " 
*:ir^lÌ ipi^ilchtì suo ooudit'lio o iirc^ffliu^ra D a[ijklaii3(i lIio fo^Pt, ^' 

ùdiiKa potcìi' tK'ppiiro ricevere il " cosa? ", era sliito firuto indi''ii) i 

i;ln) lu vt'dtìm lì lì per cj^anie achiacciatu dit iiiui r'>ta. Cun ijatjfiU' bi^t.ti'iii[' 
ipoiite. tra le iiicrt-ss-anti nrolamazioiii, tra qualcho (romito am^fie il'omi'^l' 
.^Lunt'^ iibu sr lac^vu aeritiri.- (pia e lìt, ma evn sul i ito aidlo^alo, eiii'u iilliklbv 
FerniT an'i\ato alili casa, pi* i- o peni p ri nei pali u tate di (iu.e'butìuiiiUf^itUii. 

i.ì\\ ulLH elii>, cfnoe «bbirim iloUo, tivih ^ìh li i!ou le uiudui.oiii* ìnu""" 
Ìntuii;flioui, avc'vanu intaitto lavoruln a lare e tt rilaie un po' di piftiox 
l'r't^u^ii, e^oi'tit, itiuuiCi^iu : pi^ia, inpi^Ea<f ÌLicu,t;Aa di <]aa e di là, ^ou ilUa 
juddopoiarf di voglia, e eoo quuf rianovonn'iito rJi foi'ae cliij viono Jw 
vrdiT vu'imj [I line d^sHideiato; ifli era tìimldioiite riuBt'ito di divi'WU 
talea in due, e pui di s4]iiiifi;erB iudietro le due ealelie; tnuto Hiu, W* 
]n («irla u U tiuru/./a» elie vi ai l'ermi'» davmitj, v'ertì uà pÌi;rol" jpflMJ* 
viito. Renzo, rlir, t'ai-endo un po^ da baUif^trnila, nn po^ da Bi'iìrtti>(^ 
iirriviilo roii la ciirrozza. potè coilociirtìi in mia di quelle due IVontiar* 
di borni vidi, cLe fcevaDo, Pitìllo aJesao tempo, ala alljr n*n'o/.Kai* aJK^"* 
nlltì iluo 'hjtde pr^rrienti di popolo. E aiulaiKlo a mtteuorno una i^^" I' 
poderose sue spallo, si ti-ovò auche in un iiel posto per poter veliera 

li'eiTor nuae mi prati reppii'O, quando vide quella piiiKzetta bìwr^? 
In pcjrta ancor uhhi^a. tlbiuea qui vuol diro non ap^Ttii ; del re^^" .* 
tfiLiighcn eran ì\u'.ìsì econfii^cati iaor dti' piluatri: Ì battenti '^'■' 
aiDinrtot^iti, i^l'orznti e sa>nibadati nel mezzo, last^Iavano ti?iì< 
tiLi [mifo ?ipJia^lJo un pezzo ili citteaaccio giuria, tdlenlalo, e quu 
idie, se voglia ni dir ci>«K li teneva ingioine, Unealautuomo&^i.-nittltact'* 
a finel I'osbo, a gridar elio aprissero ; un altro spaluneò in frettJi lo ^P*'I 
tidlo della carrozza, il veetiLio orae inori la testa, s'alzò, e aff<jT;*^^ 
tuli la flpntra d Imiei-io di quel H^iiflutunino, n^aì, e ?;tes6 ìhì\ pT+'dtllV 

La lolla, da utm ]n\tÌG ti dall'altra, stava tutfji in punta di p/' 
per vt^dero: nidio visi. auUe barbe in aria: la curiosità e l'altefiS*' 

r^i'iicvalu erciò au nioniiMilo di gGacralo BÌl<iii^Ìo- Feixi^r, i'wnnutoi» ' m 

n^imento aul pn-dulliuo, dì^-de uii'ucuiiiata m ffiro, salutò con uu ìm ^ *\^ 
\ii inultiludiite, eoine da un palpilo, q iuosaa la mano sinistra al pi 

f;ridò : " pane e fliiislij'.in; * ' e i ranco, diritto, togatOf flì'datr in leiTifc 
^acelaniaaioni cbe andavano alle stelle.* 



1 l\nii f f!t»iiiti<i- ilafnli\ piii'i'la «uJ^oli'^ laltu un i^^acaroD : orno «Toi]iaDliHlnr4 
Oliv lA uBw ^1 rui^i'ij^lli'Vt^'i luttu la oapliJL£i<'Ln lìl r^ik^tla niitom pToW. 

* ALi}iJiirur> «Ici^jv" <*AecirvftIu olie io vt^ il r^dkolir ti pi»i< LhI^jil* i'i>u^*dii^u'« ài i_ 
9 il »0loi>iio; t> 'jui :i|ipiuiT,o 1« fapiaat li dtdnioutfl arliHtic:^; uod v'A mu «mohii, mia 



fTiuxMiiJo lu ainraglio, n|*prna 'luauto Liidtuvtt ptr Jhi'O entrare J de- 

-'wiM utìpiUi. " l'iTflo, pn^flti»," riU'iwA lui: " ftpi ito btne, v\C\u 

iirrrirct h voi, lE:i luzivi, t^iuife illdioti'o lu >^(.Mitf . lum iriÌ Int^'IiLlu 

eu^re adiljsBfj—, per Taimn- dei «iHi> 1 Sialiattì un po' di lurgj per h'-^ 
oco,.H, Ehi i L'Ili! Hiyuuri, uu iiionnjiLo," dit-'eva poi iiiii^om a »ju'3UÌ di 
uUli'O : " )cda^i'> (jOD \iiìiÀ baHoiili% liiatiiaimui [uishilcu : ish E [n iiiri- c^r- 
fliei li l'aficuuiUTido lu miu (postole.' Cliiudt^te um : mi»; fh ! eh! lu (dgìi! 
tu^n! " !*>ai'tlil>e ju lutti i-ìiuìì.^U protali tra j Imtti'idi, su Ki-rnir iKtn 
tìvcsae rJLii'jiLu luU multa disìijvoltuv-i Iti ptritócl-ji», uliu diap^ii'Vo l'imn? 
la d^uniL h'Tpi', lille si rìmbucjt iuaeyiiittiH' 
Ìiiici:i>Btati i ImUtìiitr, l'urouo uiii-Li.< niuiuiiiiluUidi ;Ulu >rL\a1ii>. Ili 
ri, quT^Ui die a" ertm cotìiiluiti ^ujiidiu lUÌ i-uipu di IViiii-, Uvoia- 
IH» di hjnUIi), di br:ici:ia *-• '\i L*i 'diL. il ntjtuleiim' U pÌit>^K!k Sotn, pn*- 

nudo in ouor loio il Sigtji»ni tìie ir» llii'ostìo lui pui^l»*. 

" PiEflto, prestoj" dÌL-em unclie IVrror di lìmiuo, sotto U portif?o, i\\ 
t*vili>ii, tlio ^li si «i-uii tiiurisL <l' iiit.onÉ*k iin&Ji(dÌ, cridjindo ; " sìv. Ije- 

iletiu! !ili i;o<: ol lenza I oli c((.ielleri/,a ! iili eci^uiluiiai ! ' 

^ l'i'eatoT pillato, " ripeteva Ferrm': dov'à questo IjPiicdett'iEom'j? " 
1 vicurio Bfcndevn Is? acult?, mtiz^o a<i'iiijcÌi;ft|ii tt nn^ì^itcì ptu'tuto dri 
, 3L0L sei'Vihfri, biiiitco ■■oiue im poumi lavato, tjuuiido vjde il cim 
bf loine uu gran ri?spiro ; gli toTUÒ il polso, f^ìì yuurso uu pò* di vJtn 
i guJiibe, uu po^ di colore eulk' goti; e curpe, roiiio pnfr, vei'Bu 
TiT, dicoudo ; eono nulle nmiii di Din e di vostt'u ecutllennii. Mai 

mie uscir di qui l^ Tei" tutto ci; yeute t'iio mi vuol morto." 

" Vnit/a usttd con inìyo, o si fiicoiu [.:oi'ìi^^K''J : qui l'iioj-i c'è la iiim 

IJ'FQ/aa ', presto, prt-sto," Lo pivsi-" pur \n. luariii, e. lo i:oiidi^^5iJ vri'bO 

I pinta, faccjidoyli corftgR*io tuttavia; ma dicemiutanto tr/i aù: — ;iji^( 
^fì d bitstils: Utos nos ralijaì — 

Lu purttt a'iipi'o; Furitìr ob(*c il pi'Jino; l'altro dietro, ronuiccljiiat.o, 
Recato, incijUiito ulln tojfa salvaljuie, euuie un Lumbino alla eottiuiit 
-IM ommum. I^Jiielli clie JtvEv^tn uLanten iiln la pia^uu vut^t, ikuiio oi^, 
^ un rtl^^Lir di maid, di tappcllì, lomc mia reto, una nuvoL, por dot- 
*^i"i.' Jtllu vista peiìcolosa d^'lla undtitu<l]u<.' il vieario; iJ qunle rriti-ft 
Ptinio ueìla ^jarroK^ui, e vi si riiiipiittta iu uu nugolo. Ferrer yjilo dop« ; 
*t>ortelli> vieu uLìlimo. La aiolLitudiue \idù: iu i;oiiruf<o, fiaoppu, uido- 
*^ *l"fl eh' pra aeeaduto ; r mandò un ui-lu d'appluusi e Ìmpte<ittzi(ini, 
i-a piuie della strania iihe rimaueva da t'arai, poteva paivr la pili 
palile o la più perjfolorjjin Ma d voto pubblico era abh.istnn^Ji, spie- 
'Hi pfi' lascjtìi- uudure in piEtriouQ d vio*rio ; e ^\A tignino della l'ur- 
ea, inaili di (lucili tbo uvevuno jigevolato l'arrivo di l'ener. h'clìììi 
'^o impegnati u preparare e a uiautL'Uur iiomii aua l'orsia utìl n\^:ùAx\ 
"q, Julia, cba la cavro^iiii potò, quL'Jita tìoeonda volta, Qudai'o.nu jhj' più 
^si, di seguito. Di uiauo iu uiauo die s'avanzava, le dot Ibllt vat- 



^p unii iiiift lincia rlTD aon Abulia Ln aù ijlii^lc-hD d<jaH i]i vurnnicntu yr^vv 4aJa(in*< •' 
^ tutu '[ueaLa Bcru.t ù di un c1l{^Tii> truF:ìroiQÌi<ii irjijst^'tlbilD, 

* Uh I Ir- •ii'U i^iiatir'.v t«. Tui' ijun^iEo ìì ìHiàtituiii ^tiliid «ijIuLit ilure aI uaniLtojD ilt Jf-urmi' 
^*jlurJta DfafaivinEcQ, puro ci ifaqj^JrLL qiTu'-.!.' eaiii'i^spiune ti'upEio vihljfnro. 

' !>iii}i'}WE vu'iie i'\ "l'in d' riijir icp* vu. l,u aLiiilllLuiltuij »■ <l' Uìj' iJvliU'ii^f» pM.T'>rinin«i 
^tltii lTuFIa miijia i a|i|ii'ot!rÌLitÌMiiLtii, pi'Vi:]i'.', qcmiiLLmijiio m pì^m'Ì^i'h ■|li] ilIIu dErnxi'kOt 
~ bort-u iLll'k rilutto Femu^, ahD. aci:lu.[iiiiiij u ruvurLtki il^itlu pltlitf, lu jii'uiuttlv l'Ulta e 
atit, juit poi le Li^nju un lii'otLu ^urvigla. 



1 PIIOHOT9T fflWttl 

tenuto duUa parti, si mai-luvaiiu aidofaao g ^ nauseiti»* &im, dictfOl 
quella. 

Fener, Hppena fiedato, sV^n chinato ppr avvei-tlre il vÌimiÌii ri 
ittease hva rmc^uLluiiinHlo nel t'uudo^ e iiun ai fiiL'i^ac ^lOcltìP', ' 
del f'ieìo; imi ravvcrtiinptito era fliipprflao. Lai, in votv. lii'- 

ei facesse veJertì, per occupare e attimre a so Uil.la V «ttefi^uniH 
imhblicr». E per tutta qutflta gita, ci>me nella priiiiix, ihca n\ iiìwinU 
liUitoJ'io tin dii^cDi'aOf il più. continuo nel teiapo, e il più. suoimct^o Di 
seu&o dio ibatìtì mai; iiittjrrom pendo lo però ogni taato con qQ^Udiei* 
niliiia flpji/^'nolo, elio in fretta m tretta 8Ì voltava a Inabigliar iieH'OfcH 

iliio dol fìao arqiiattnto comiiagno. ° Sì. mgTiori; pano o gioatiairtl ffl 
castellc» in prigione, sotto la niia guardia. Gj^azie, grazie, ^rr^izitì tiiitfJ 
No, no: non iacapfjeral Fur nbìaniiitrlos. È troppo j^iiL^tJi; a^MUtiin 
aerk, bì vedrà. Aneli' io vorIìo bene a lor si;a^:iori. Un gjistigo fievera^ 
M'ito la dhjo por stt ò;Vb. ITna inetn pinata, una meta onoata. e giu^tipd 
u^li atfamaton. Si tirin dn parti?, di ^'a^a. Sì, &1; Ìo sono nn ^n\m 
in^imo^ amico del popolo. Sarfi gftbli^^ato: è vero, è uu liirbantu, lu 
^ce\\e<rhio. P&^dfyne, nslfd. Ln pse-ior^ male, In passerà male..,, « i 
CidpahtG. Sì, flì, li faremo rjg^ir lìiritlo' f foi-nai. Viva il re, e i bu 
milanesi, euoi CedeliBsirai vatìaalli ! tìta frcBCO, sta tÌBauo. Animo f i 

Avevano in fatti aUravornata la nmR^ior calca, e ^iìi ormi viàiuj 
naoir al lurgo, del lutto. Lii Tender, nientro tnmiuciava a tiara im pti « 
ripof^i? u* Buoi pulinuuj, vide Ìl buccoiai» di Pioa,' qiie' «uLLtti api^^^ 
rlie però aulla fì(^e non erano stati aDatto inutili, kjiacchè soatetnitii 
diretti da qualrlie cittjidjno, avevauo cooperalo a mardare in pscnT 

So" dì g'ente, e a tenevo il passo libero ali- ultima nstnta. Air^iiriTi 
ella L-nrrozaa,, fecero ala, e pnseuturon I' aimp al g-mn r::«uj.'flli<'r^l 
quale fece anclie qui un saluto a destra, un salnlo a sinistra: e all'u 
liiftle, fUe venne più vjcino a fargli il suo^ disse, accompagnando» 1<H 
roto tiou uu oouno dcllu, dcsti-a : " beso a ìtsied las iuaiìo-'i: " p»n 

ebe r tifizialo intoac per quel die volevano dir rr^alincnte, cioè: m ai] 
dato un boU'ainto! In nspo^ta, fece un altro salutn, e si rifltWlisar' 
apalie. Era veramente il caso di dite : ci'danf anitu lin/tf; '' m» ^*^^ 
TiDU aveva JJi quel momento la festa il eitaaioni: e del resto snrcbb 
state pardo buttato via, perchè Tufiiiiale non intendt^va il IhUim. 

A Pcdm, ntl pnsfiai' ira quelle due lilu di mkdielelji/ trn iju^'' ttW 
scbetti co^ì riap^'ttoKainente nl/fiti, gli lurnò in petlo il cuore Antit 
Si riebbe all'atto dallo sbalordi monto, si raiumeulò clii oca, e "''"''Su 
duceva; e tfridando: " Obe ! obe ! " senz* aggiunta d'altre ceriuiorìiv "^ 
Beute oruiJii rada abbastanza per pottìi' cstìer tratlritiirosi, e sffiiwa'^ 
1 cavalli, fece loro prender bt rincorBa vcr^o il enetelln. ,. 

' Jjsvantesey lùvantcsc ; estaìms m fiura,' di&sa Farrer ivi '^""J"^ 
U qualo, rassicurato dal oesacLT dello ffrida, q dal rapido tnottì dfi 



> lli'ì/ar ifT'fh. R pofcbìi non Abic thitto, tmac nytla ptlmi Piliaionn ? fon* V' 
■ unUTo b piìi i^oftfoi'Tiio jiU'ii»o fljprpntinn, ma rftl'ra rraun, ollrr che «iiuUi tfl Pl«nWi 
■iti cDDiDDii "cl rci^tii d'IhxLJu, «*6| 

< Jl ottrcitrta d* Pimi. SI nuol Akm |i roveri) tal mcnf 9 qn^iLdii «lli'l ci twiec^reA piiHtV V| 
ftbl il lilB47griu- Ma la tdoiiìiiti non al uilupcri i^on aUru Tui'lm rlio i^in K'^ar*. 

I CrJi*»l uruni *t^ie- Lo doLufeo à gratinio, jua le puroJo pI^q cCi^Hijiio --"ni^ ^' ^ 
ifiiÉ^ifi- , 

^ MìcIitU/ti. Noma <:Le gli Bpa^iibU ilArtuo »J launlaii^ri nklU^bl uB' PlrvtclM*** 
tìerp dDlla Cut^rugna v doir ATA^jona, Aual vaienti iioUa iiiLLiEiat 



fTAMTOLO DÉmfOl*U*fttfl. 



173 



za, I- d?i t(*K-llu parole^ ai tvoW, pi sgruppò, sbalzò; e rÌAVii!o3Ì 
lOtn, couiinciù a l'ondiT ^razÌJ^. grazie e grazie al ano liljGruioi^H 
ì, dopo essersi condoluto con lui dol pencolo e raliagr.ito dt^lla 
:ah: ^ ahi' escliimò, battendo U mnno suUa sua zoct'ji momlit/ 

dirà rie csfo su r'j^cclcncia, cbo ha gi^'* tiiubo In ìano a rorcstio, 
nel maìedftto Ciisale, i;he non vuole arrendersi?" Qne dirù d amctc- 
r,'' cb« pl^lin oml^ra se una foglia la più rumore del solilo? Que 
ti ft'/J V'fif'Siro SChor^ chii pur cjualuhe cosji Insogucni i:lie vcujfn 
kpere d'un fracasso eosi!* K fijirà poi iiuito? JMos lo sahc," 
A\\ \ per me. non voglio pili iiupicaIarmi?ncT~ Jicovìt il vicario: " uie 
Uuiu fuori ^* riifiSf^iLTuo la mm carica nfille mani ili vo^tm eecellen^a^ 
a vivere il» nux gi^tta, qur una niontagna, a far 1* eremita, lan- 

liititnno da qupata gente liestiale.' 

Usied iaì'it quello che auru pili convejiiente por ei SCTVÌCÌO dc 8U 
slinì," risposo grftvcmouttì it gran ciano c[lit>ra, 

i3iia maestà nou vorrà la uiia morta/ rephcflva il vicarili : ' in lanri 
n^ in una grotta: lontano da costoro," 

W iivvenisHi' prji di questo mio pix» poi il mento iMta lo ilice il nosiro 
f, il qujile. dopo av^^re ne co ni pugnato Ìl povei*uomo Jii caaiello, 
ffi pili iMtinaioiiP de' l'atti f^uoj. 



CAPITOLO DKClMl^SSUAUTO. 

in i'olU rimiiata indietro cominciò a sbandarsi, a dirjirntLrsi a destra 
sjniiitra, per questa o per quella Mr^d^.^CJiL andava a ensa, a ac- 
-n'^ anche idlo aiie l'accende; cH a' u Montana va, per reepìriti'e un 

! larijD, dopo tante oro di stretta; elii, in cerca d'amici, per ciar- 
de' gran lUUi della giornji,ta Ln ateaso sgombero s'andava facuiido 
altro h^boi^co della r^trjLdu, nella quale la gente reatù abbai^tan^ìa 
perdio tjUel drappello di ^pwi"li polfiKKH, npii^a trovar j^esiat^^nza. 
sarsì, B poijtarsi alU t^asn d<d vicario. Accosto a quella stava ancor 
fnaatu il lomlaccto, psr dir cosi, del tumulto; nu braura di ìiir- À^g$ 
che nmìcont^'ntl d' una Una hobì fredda e così imperfetta d^uu cosi * 
d^ appallato, parte brou tu lavano, parte beatenuniavano, parto t,e- 
i'onsìglio, per vetier hg qiiolche cosa si potoaae ancora intrapren- 
J e, rome per prov/irp, (Lodavano urtjiccLÌn.iido o pigianilo «juiilla 
■a porta, ch'era atnta di nuovo appiiutflìata alla mei^lìu. AlVarrivar 
rappello, tutti coloro^ chi diritto diritto, chi baloccandnsi, e come 
^ntii, &t if^tndarouì» d.i.lla pmte opposta, litj-piaudo il campo hbero 
soldati, che ]n pivspro, e vi ai postarono, a gnardia della casa e della 
^dii. Ma tutto te strade del contorno erano acuiinate di crocchi: dove 



nir rATflVDO ■■OÙITKEI'lt L/L I-jM.NA SUN nHU l'rH.-nZCL>|,U IMLhVU, 

B (Ji^fJ iwilflitlo Cn.i'i'f tu: VciU U cn^. XXVII, in |-rlncipio. 
WKì ''frwit ilìi'iiif. YtìJi \n irnTri 4, pn^, U-t. 
' /'■ Frri fracriato cfw'.E percliù mi" •Wm i'' un poA oka^ VHXi^Assn. i"oin(i nolli iirimq 

1 ,W* 4if riivimu fuori. Smehtus «lab» Hune Jiticbe STii rie i^vù Ltf SAhr, imuifora POùm- 
'i|iu In tuu-'i \l-.lVlH. 
ft .1 di'-ii'-"y^! H iU^lrit 4 11 sm'Wjff, t"r flf'**/,; r ;^*i ^j»j'J*i ■i'/.uJéI Lo >&tjnj^rrff) pre- 

I a Lb pavticDlATÌtÀ eli* fcCgiioTin r^tulimo tid|itìrll(io qiu*?ta pernio, 

, MPuJi'r. Vedi In nii*i I n V^i- ^-'- 



in 



1 I'R<»«Ba81 9"^-'-ì 



(^'cnui du* inJ pf^rstine ferino^ so iii> i. jhi^vflTio tfr, 4iiutlro, vmiJ 
Jiltiv : ^<»i qiijjlcliodiinu hi ata^^ojiVH ; là tuUo uji cr<l'iiililo ai lujvcva iu J 
Kipme: era ^otne tjatlla i]avi>l*clia che talvolta rininue sparsn, e eiPtl 
per l'azznrro 'lei rido, <U>po uiu IjiiiTiiKcit ; *^ fu dire n vbj t'^f^'^^*^ i" ! 
j^U : LjiiL'»U> ttiuipu uuii ó ijnii.-5^i:i bc;iie. l'eni^nto pui clie balnlùitm dij 
flisoorsi. Ohi raccontaya con t-ninsi i caai pJirtÌci>mri che iives^it viatia 
clii raccontava ciò che lui ateaso uvevii lutto; ehi si mlìri-r;»!! rbchl 
c?(^3ii fti&ee fìriitn bene, u loduva Furrur, e prtiiiostirftVH (^aiu T^cri iterili 
vii'nrir); M, e-ifliijjriiaz;^]ini{o, <li<'ovr : 'non fkliliiut^ paiira^ rhi> non 
r;uMim;cKEraniio : il Inpn iinn manfi'ia In caruc del lupo; " cbi piÙB^i^f-l 
KiiHiiitinite murmorava i-lie noti s'eran fatte le cnac a dover*-, rli'ertl 
nii inj^nniin. a eh' ern ^tato ima f<u»^ift il far tanto «chiasso, por ln»i^n 
pui Hin^uiifire m i|U(.'lla in;mÌ*TJL 1 

Intjiiitoil ^ulcera andato sotto, le coj^e Jiroiitavnii tutte (rimfc4 
loro; xiK'lti, fttimrVii ileJln giinniitni e annoiati di rinrluro ni buj*l 
t-ornavario vi^rm L*asa. Il nr&trij Lftovine, dnjio uvere aiuliih» il paHSQfiiithn 
(Irllo cNri'oiK^if liaoliÌ! r' l'i'u stat.<i l)ifloi»iio d'/j-iuto, e fSHer piwhato at^l 
rliP Ini diedro a 'luollii, ti'a !>? fili do'tìidildU, coiih» ju h'inuf"*, ai nìm 
ledivi ijTiaTido Uk vidt* corrpr lilieraniente, e fuor ili poriroln; feon Nin 
po' ili *<trada *'on la folla, e n' nfii.-i, allii priiaa rant^inatii, por rt'Spirftlfl] 
uurhe lui im poMiUtniim^nti'. Fatto ch'ehhp piiHii pansi al lartr". iM 
miìAio liir n^fita/iono di laidi ^i-n1 InionLi. dì tjudo fiiiTJiiijfiaÌ. l'oi'^rifi n 
confnEic, sentì un «riin hiftii^nit <ÌÌ njangfare e di rÌpnH]i.iBÌ ; o rOT^imifll 
a LfifiLnlare in su. ria unn pni'tc e iìeiIT altra, cercanti iP u(V inei^^na dVifl1*4 
ria ; giacché, per aoilai':^ ni i-oiivciito du'^ c^jtpuccioi, cvik tivjipo tiuvLfl 
(ainniiiiando fosì con h U'^tti per arinn bÌ trovù a riilopsi* a un «ro^l 
diro;- e {omintoBi^ fjcnri uho v; disrorrt'vaii di con^oltnn», di dÌM'(ifBÌj 
pT^r 11 iCrrorno dopo. Bt:Uo an luorut^nlo a ^^L^dirt^, non polÀ ìmum'ìij ilu 
non dira anrhc fai h sua; parfinloffli cho pritcasn? son?a pn-^im^iftiM 
proporre qnaldn" ro^ia chi aveva fatto T^nto, K iit-rsna^io, ]nTTi)!lotf/M 
Mie fLVOva visto in quel i,norno, dio ormaì^ prr iTiandare a tdHtfl uod 
f^oRri. bnstii^e far!a i-nirare io yrai^ia a tiuclli i-tu' ^firavauo ppf jd 
slradp, ' t*ì^jn(ii'i mici ! * grido, in to»o d'caordio: "devo dìrr am'll*iJ 
il mio ilobnl ]ta»'f re ? U mio debol pm^rp ìi qn^'sto: cbe unn ^ ^'^ 
nipote iicirnJl'iii'c 'ÌìA pnino din pi InTirm <Udlc brir^'oncTle: e pinflcliM 
oij^i s' fr visto rliiaro che. a fi^rsi sentire. fiNdtionf" ijncI che i\ tfin*toJ 
Insoipia andar avanti cobi, fin che non si 8Ìa uiesao timcdio a tnllfl 
(pndlc altre ^['!d]L'i"atL-K?^e, *• rli^ il nirnulo vntla iiti jm'tii^ il^ ii-ff tinnii 
Non n vf^'n, Hir^nn-i tuwi. rlie cW< una maan di firafini, rho fannu prn4 
prio al ro\epcio do'dic^i roiaandaiaenli, e vanno a cercuT la giiiiJj 
iiuieta, rdifi non pensa n lem, per *jirìp u^^in nuile, e poi haano pPnJ 
prc l'ftj^one y im*».Ì quando n^ hL^nno \'siii\\ oim pio gro*4Sft di^l flfJil'd 
" cttnmiinano con h b^sta pia alta, che par che j^!i B'tthliia a rifare d 
retJto? IriA aiadie in 3Iilano ce ne duv'eei*ere la sua parlo." I 

X " Pm' troppi», " diiitiO una vocp. 1 

■ "Lo dirc'vo iti." riprese Rciwnr ' i^k le fltoric bÌ raeconian'i iindJ 
W A\i lioi. E poi ia rosa parla da &è. Mritiamo, per eBcmpii*, the quid 
rlK'donn di *:o^t,oio cho voi^liti dir io alia ph po' iti ciioipaj^iia, un lio'fi 
Milano; t;6 ^ un diavolo lji, nou vnriv\ esigei' nn angiob qui; mì Jim 



'1^ 



ffrfo^Sfl n Kii ri'rtCì'Jkiff. La fruw non & Ijulln • rì onrebbo potn*" 'i-" »-?« 



r/r/fi- d un ijjoccfjjo, • Li BBia di *wnpn5^(\ ^^^ mv v^i!i\q irtaoMi 



CAVltÙtO tJl;ClW0qTTATlTft. 



rrs 



^Hn^ìlF^ TTli rllL'nilo lui finito, ^i^iiiii'i mi'.'i, str 3«jitiTio imù vìkìh njo ili 

^^paH '*ol ìtm^o ti7t^ i^/ftrrj'tiit^ V. rini] r-jio è pi-'Efipct (p ijit'^ì»} In bosso | 

^B io ili Hu-uro)^ »^ clitì le g^ride ri acmo^ i^tanipate, per tffiatijffftrìi : © ] 

^Hi g:ià ifride hi'uz.il ru^irutto; l'jLltf Iihiìh^ìihu, r-lio itor itnu pi>tn^miTio J 

^Krar ninotti tli luo^iflio; ci hoii iioniiniito le Jn-ic-uoQcrie <'hìaro, j>roprìo 
^Btie ancceduno ; e n citischcduna, il sao liU5li ga^tigo. K d:i!'-^; fia 
^B si ni:i, 'vili e iilelid, rhe eo io. (^rn, tiutlnle a dtjv ai iltiUorì, 
^Hn1>Ì e iWis^ìi L'ti': vi fiLLcìnno l'ar ^uialÌKÌji» flccoafln flit t jyili t, 1» ^ 
^Rdu: \i tlAUiio l'pttji come il p*ipa ni t'urJHtiti : cope fl.i far t'irrn'f ìlft, 
^Kvclio a qualniu^i^ ^'nln-iiiuDiuo, Si v^de diiiiipir^ i^Urui'Jtiiteutn rlie Ìl 
^K e (jutlb oliu ruiflajidnm», vnni'lilifro rìn? i Iiiiliùiii loisacro gjihli- 
^Hti ; iiin. iifjn Fin ut? fu, nnlla, pircliè t'* <? urrà l^y^a. llnn(|ii(> hinoRim 
^Hvipt^rljiì irJi^o^im lindBr domcittir^a da Fcrrt^r, c1j(* irnvllii i^ un pi^iOiui- 
^Hmio, un nignore jilUi fiioiio ; r o^^i s'è potuti» veiler'^ t*oii/em con* 
^^kto Ji trovart;i f^m la povera u<?uie, e ptime oer^ava <lr goiillr lo ra- 
^Hdì che ^1l renivnn ilette^ e rispoiidtn'a i^on Imon» gm^ia.^ r-tAo^iiEl 
^Blftr da. Fftrfr, d dirgli lonip ntnnmi le cnse; p in, per lii, piirtxi mia, 
^Brdq po3&o nxccontiir dolle bn'li^; che lio vieto i<j, ro^mit^i O". Ili, iinn 
^Bdfì r'oa tiinin rV;inne ili cima, f:d oru atalri ì\iii:\ dn ire di qiirili 
^K poftflnm», l'htì d'figriUiiO cVra sotto il fan nome lirir l^ sfairipato» 
^Kirjo iVì ijntsii nnmi nrrt Frn'pr, vif;to tlfl, nu\ cu'iìiÌpiì i>cclii ; -^r-tn li^e- 
^K m'Jiia ilii^e^Ji proprio \e costi giiiatt; pf^r me; p mi d<iUiir'? hI qualfì 
^Kgfu djsifi l'hp dunque mi fapoasi^ rend^' giirf(i;iia, (rim'ern V intcn- 1 
^Hn? dì qiie' tri* sipiittri, Im i (.imili u' crii wnclie il Furi'cr, qiipaho ai- 
^HdT" drilloi'G, fhe m'ftvifVft lul.to vpder la Rridn lui mr^PHinio, che i" 
B^iu liello. ahi uhi pareva cho gli diressi dolb poiiziti. Snn sicnro 
^Se, querulo quel caro vecpbjfjne sentire qiieHlp b^lle cogp, che lui non i 
l<5, piL''> fliiper tutte, Epef-'inliuetitti quolle di ruo*"! : iioa vovm più che il 1 
inondo vadn. co^ì, e ci metterà nn bnoii rimrdio, E poi, miche loro, se J 
fsLino le gride, di^votio aver piaci^re che s'nhbidist?»: che è umdie un ' 

jptoz^o, 11X1 pitaffio' i3ul loro nome. *'ontu,iJo per nnlla. E so i pTe- 

jtenti non vogliono ahlmsaar la testa, e fanno il pazKo. aiain qui noi 
. er aiutarlo, corno s' è ftitto oggi. Non dico che deva nniìnv lui Ut giro, 

in cìiitir//f,ii, nd uijchiitpjKir tutti i liirl.'"ni» prppnti^nti e itianiù: b1;uì I 
Vorivldje l'arca di Moè. lìisojjna che lui comnadi a chi toi-oa, *• tion j 
Soliime7ite in Milano, ma per tutto, che fa^.'ciun Is cnae (ronloniie dit^nu j 
lo gride; e forniaro mi buon piaet-ft^o addi.?HO a tntti quelli che hanno ^ 
oomnippsn di ^lii-IIp ìirh'fnnerii' ; a diivu dice pri^jfmej prj^iotio ; dnv»^ 

fììce g.ilora, gt^kuM ; i^ dire ai podc^tii cho facciali davvero; ' se no, nmn- 
Olirli A spasso, e metterne de maglio; e poi, come dico, ci Barfmo an- 
che noi a dar<? una man'i. E ordinare •x' dottuH cht atiaiio a hfliitiri> 
ì poveri e piiHino in difesa della ragione. Dico bene, BJi^nnri miei 7 " * 

1 l^ni ruttte ili' infili l'xtii. L'knJ'i Jti jinpiiino- i 

1 Qtiàtlo fi HM ifiiianiìtofO. Hit iìjuai e ilh 'r'-ino ne. Cinnc o fdviJo i [lluilni'ni in imvnni I 
^GoLa I hnatn elio un pntuntc, un natrilo «l^n^n Rfl vaat Jn inriDo por rrtildrlir giù 4t*'tlr'> ■> 
■iMccru; 6 aoB punsa cl^o mm 'vziza un piTrltÀ itKÌ tali nci^ijdoiir] n tantn i1a;EiiiiiLÌD]i'!i»KU* 
li itDi'orilaJio un BorrlBD, una ti1r<:ÌLjh ili lujtna, ilbinoni non '-■ ^unr<l]inn ui^niniciio In fn*-i'\n : 
B tu ci»p cteiUvi A" eaiorti tutta un ninJqo a cui fotor ilL-urturc- inj' iiwA ljÌHiL<tnii riUlAifl 
tieli p]«>ti> dtìhlao e Avrìlito neT tuo iiiL>aE xiri>prÌOr ^'aiA i uiiànlu Hvuipi-i U lUitiUlul 

^ Pil/rf/ìii ìì furn» afures-itn di Rpìlaffin. e kri iLntkdn vaIcva in ^tb^BO; laa ng^l 
fi nbliimaiio (n>h1. luael pur ntto JE JiBpri>rJuH 1« i>|>ii;nrL flpJicrftDvnliuviiLu i^l ihm- Ijunltu- 
qiie l'DrlirJlM, BVVÌ4i> i-e.-- ■ Ho virati ài ^run pitnfli ilIIq cimtuimto 1 

m * ^'rr i'iH diimm: Vnìll I» hiflji H a pug, HJ, ' 

^H <^ Z'LiLto questo dracocjo di Hmr-o b pitno di buon annso e di cKl^tUn V,'^\> ^ìvirN^Va^^ 



1 PROttBftet SPOMv 

Rf^ua aveva parlato tfliito di cuom dip, fin (!a!l' esordio, non gnu 
parte da"' rfiduiiati, eosiieso opui altro diac^or^a, s'emn nvoUflK a liiia 
e, a un certo punto» tutti ei-ano tlirt.uuti suoi uditori. Un grido con-T 

foHO d' ap pinna i^ di " Li'avo : sicuro : ha rcgnonc: h two pnr trupiw»'^| 
ih uorae ìa risposta dell' ndienza. Non luancai'ono perù i critit^i. EbJ 
si," diceva uno: " dar retta a' luontau.U'i : eon tutti avvocati ;" e » 
ne andava. " Ora," moruioravit un altro, " oj^ui tìL-JdKtì(;H.i]e v^rtìi di' 
liL flua; e it furia di metter T'ju'na'a tnoco/ non ^^ avrò, il paneahnin 
utortato; che i quello per cui ci siam mojiBi/ Renzo però uoa stìuil 
r'ie i complimenti; chi gli p rendeva una mfl,no, chi g\i prender,-! ì'altt 
'' A T'ivederei a domani. — tìove 1* — Sulla piaanft del duomo. — Va b» 

— Va bene, — K qualcosa si fariV — E qualcosa si farL" 

"Chi è di que&ti bravi signori che voglia tn*ieiì-naruii un'ofit<TÌ* 
i per mangiare no bocisonc, p dormire da povcru figliuolo ? " disse EtìU 

t " Son qai io a servirvi, quel bravo fi-iovine/ disse unf, dio ave 
Fa^ìroltftta attenta mei ite la predica, e non avei^n detto ancor uuLln. '(l* 
fitusco uppuuto uu'osteriji che farò, al caso vgtìtro ; e vi ruccLim.'imlera 
|al piidrune, clie è mio amico, e galantuomo/ ' 

"Qui vicino ? " demando EeiiKO. "Poco distante." rlfipoae coKil. 
iia ladiimita ai tìL'ioiHO : e Bi?ii/o, dopo molte stretto di mani hc. 
HOHfiute, fi^ avviò eou Iti aronaci cintai, rfngrazikndolo della sua corHwi 
"Di che cosa?" diceva colai: 'una mano lava Talti'a» P lutt.'ì 
due lavano il viso. Non siamo obbligati a far aerviKJo al proasimoM 
V, oatuiuiuiiudo, fiicevii iì, llenz'", iu cna di cbHtìorBa, ora iTiift, i>ra ua'l 
iti'n domanda. ' Non pei' Biipere j iabti vostri; T&a vai mi |knri*iuiiiQ 
(stracco: da che papse venite V " 

"Vengo»" rìspoHc Ucuzo, "fino, fino da Lecco»" 
"Fin da LeccoV* Di l^cco siete?" 
"Di Lecco,,., cioè del tcrrilorio/ 

'Povero giovine I per iju.into bo potuto inleudere da' vostri 
storsi, re n' hanno fatte delle grossa." 

"Ehi caro il mio galantuc^mo! ho dovuto parlare con un po^l 
polìtica» per non dire iu pubblico i fatti miei; inu.H<. baata, quAb 
ftiiii'iio ai Hipi-Tt ; B allora.-.. Ma qui vpdo un* inflflgnn d' osteria: b 
l'tde mia, non bo voglia d'andar più lontimo/ 



n«Td.1ii dtiUe farr^ntoriu u iXiAU pri^poton^t il^I ^i^nori. mu tu ri vnilj iu o}i,in fAtòìa lai 
|riirtWi>laH Tlci-iidB, u iluri KuilrE^^i it ó^m AlilruihU'> u lI driUot AtiBccn-gaFt^Uf^i. (fnj ni 
l'tiu V il r.ii4i) di itire rbo [^ntl prlnulpio nh una «/«srr owt^ft è tlJiiArrtiiivrilii upplìniiq) 
h^Ti^D. pi.'FiiriP crikSf^Ljnu di qii^L pfrsona^, di tal b^I[ a'jivua u litu^tiraiu, «uni» Ju hU, 
cVtn laiiela dt'i tompi Si jiotrubbo oMrrT*ro, o Jorno mglon^^vi'lji^tì^itu, «lit lErtiitu fi| 
luiisfrn al di nopra HuEln eiin «l'ii^iiLMiriie, «JiipUa bJihlari/,\ ^IrhVjiiiiJu, qnvt su-i ineov 
Ikinntu u funi'liJintL, <|ij'-1I' ori^'Tiialiti r\u' e^iiiHii. nuufiH watll inhprovvlftl cv Ut rtmU- 
nnmbilu, nyx ci raiiim diiuonticnrii il Kdullo lutknlannriv II pi-diuo^Ao fiJ"Ho Ai ì,tii-ìa. Bi 
TMiiiirmHÌiD, pitrliiudo di^i p'T^driBE:^! di nuBalo romìinKii, nj^^i^rpa: i Vlin-h*- Rtfnvt •« Tiri 
BblTroiin la vluji'u^ji dt'l lorte, litic^iù ci «i prt'Hi'nfiiiLi' In uivtìo a] It^rr^tti^ alla (tan*4 
iiiiìnri, Pitlù ninrtt^ l'auìiiio nitrirà uJbVJLiiJuiil alla iiLlihinllà dcU' Mii^irr. •vUrt- ni friUil-^ 
L jc tortv- hleA Mhi »iodt<E:i Inl.ctrnrr n <\iiiaRìii rlilu^^ttn u i]4'^ilr:rni]>ila mHSi^,i|Lrliai]?jv lU rr»ii4 
[cluni. iiltrE^ al r^Lni|ii.ii;Lr<'rli, li nlfm, li niiura " v«niirn qiiùHl In ìmw tn'^ttii: ].. MpirUn^l 
" \) |i4 tarpati, Nrt ipitinilo ■{■■ii£U di riKjUci a 'K^uhuììm col d'iltùrt:» ijuilli'I" tcitU I' impriu«T 
■|UJil ■uati'i'nLJTii» ■iirri^l(l/|a, inantln ontrn nelln. ii'»iJinii>«fl''L, qunniln pri^ilirA Ut un' *tnM 
tU ut.. uHi^ru il eir^tt^Tc ncquieU nun «o aht iV yncnwouUjntp.-. o nuli H'jiiUnJo pvj 
■ i»n iii'MoiiHgglo airFjtUri J'autore ultJpJii dognatj di db.c tantn impiirURtji, « Op< 
png. 105-HfFi. 

> M'tlti t<ìi-*tr A /ii/tfo. fiarclibe detto noBllo U«{Litf oarna al fmi», 

' A''fl ^it Lfceif Sian^tit uv«yi d'^lin fT'io i/n /.'it^. Vaili la iiotu I « p&^. Ql. 




CAriroLo PBcniOQrABTO. 177 

Oy no; TPnite Jov^bo detto Ìo, che c'è poco»' fliaso la gaicU: 

itou ibttu~eHte bene." 

' KIj, sì;" risposp il giovine: "non fioco un signorino avvezzo a 

star nel cotone: qualcosa alla buondì d^i mettere in castello» e un aac- 

criii*', Tiii hftata : qnel che nii preme è Ui trovar preal» V uuu k l'allru. 

rAlia pcovviiitìiixa T " Ed entrò Ìij un us^^iatfio^ Hoprn Ìl ijh^iIiì pemleYii 
J'ÌDseguft della luna piena. "Ut-ne; vi cunilnrrò qai, giacché vi piacQ 
COSÌ/ dÌ93o lo Econoscinto; e g\\ andò dietro, 
' Kon occori'o elio vNnuaiiiinUattj di più," riepose Kenzo, "Però/ 
soggiunge, " fìe venite a bere un bicchiere con me, mi fate piacere/ 
Accetterò le voslre gninie," riapoee colui; e andò» come piò prji- 
tit^O ilei luogo, iniiaa^i a Ufiuzù^ per un cortitc^tto ^ b* art-'oetò airu^cio 
che metterli in cucina, nlaò il saliefcndi, apri, e y^enti'ò col mio eom- 

Suguo. Due lami rh mano, pendenti ùa due pertiche atluccate alla trave 
vi palco, ri bi^andevauo nini rne^^u luce. Molta gente era Hv^duta» non 
filerò in ozio, su cine paiiclie, dt qna e di la d^ nna tavola Fitr(=<tta e 
UQffa, che teneva (juasi tutta una parte della stanza; a intervalli» tu- 
Vijgiie e piatti; a intervalli, carte voltate e rivolute, dadi buttati e 
rtn?i*olti ; fiuEit?hL » bici'hit'rl per tutto. Si vedevano anche coritìrtì bor- 
Unghet rvati o par^HUjlioh, eh*', so aresnero potuto parlare, avrebbero 
detto probabilmente : -^ noi eravamo stamattina nella ciotola d'un for- 
,aio, o nolle taacLe di qualchf! api^ttatorc del tumitlto, che tntt^intcuto 
, vedere comoanJasgero gli nfi'ari pubblici, al dimenticavo di viifilar 
6 snp faccendone private. — Il chiasso era grande, i n garaoue girava 
innanzi e ìudieUo, in fretta a in fnrin, al serviaro di quelliL tavola lu- 
ieiire o tavoliere: Totito era a sedere aiir una piccola panca, sotto In 
lappa del cammino, oficnpato, in apparenza, in ct?rtii ligure che fweva 
[e dififaceva nella cenere, con In molle : uift in realtù intento a lutto ciò 
'he uecudeva intonso a lui- S*alzò^ ni nininre del ^jili^iceiicli ; e andò 
incontro ai s oprar ri vati. Vista ch'ebbe la guida, — maledetto! — disse 
ra se: — che tu m'abbia a venir sempre tra' piedi, quando meno ti 
orrei 1 — Data poi on' occhiata in fretta a Renzo, di^Be, ant?ara tm fio : 
— non ti co Ilo eco ; ma venendo con un tal cacciatore, o cane o lepre 
:arai: quando avrai dotto due parole, \i conoscerò. — fero, di queulri 
iflessioni nulla tru.nparve ^nlla faccia doiro^?, la quale atavu, immobile 
come un ritratto : una taccia pienotta e lucente, con nna barbetta folta, 
iToaaiccia. e due occhietti chiari e fissi.' 

Uoi^a tuniJindan qnet+tl HÌgnori?" disse ad alta voro. 
Prima di tutto, un buon fiasco di vino aiacera, ' disse Renzo: "e 
oi nn boccone, ' Così dicendo, ai buttò a sedere sur nna panca, verso 
a cima della tavola, e mandò un " ah I " eonorn, come se volesae dire: 
a bene un po' di panca, dopo csaere stato^ tanto tempo, ritto e in fac- 
cende. Ma gli venne subito in meiUe quella panca e quella tavola, a 
ui era stato seduto lidtima volta^ con Lucia e con Agnese: e mise 



te 



1 Ecffi in poche par^^lf ilAlliitutct II vero Tipci einitleflstleo dell'cistOf cha. flnRouilo 
fin pfii trrfljiju m'IilTorciiKA, tntio ft-t.}t,p.zYii \ nnfli tr™?i|>nru liaUa "ua nipcln, iniinnbUt i^ome 
E LUI riirjiITCt iiulU da' bIIOI oci^Lietti ciliari o fliìai. Nvl i-Af). VII ci aveva i;iù r^i^'^iLlnfn iin 
LlIi»> iV C'ite, mi» oiiiuo ì\\ ■«'Curciu, >• iJa un anlii jtunUi nlj vìbìa. QuoIIi ù Toatu Ae\ pjie- 
1■^llf>. tDcsIo ili friiiili'. L^liu p'i4'fh ftj L'narcla pi^iThÉi li cnnufit'^ tutti i hudI avi-rnlitri, hb 
Jitìn li <"i>Tn>HffCf chi ^ianu rjou fliuun, pnn (a nipnto; pm'cl'ii [IB^e'^iii'^ LI euJito aon ptr lui 
Iknmiirii gnlanlisoiniiii. Ijim^to invece È L^osCt- AnWn cìKìk erhinfe : ubrtiinti n Imti&rv con 
mttH à'o%tìì rlxnu a veilQiai «eiupre Ira^ piedi Ogur* jiliqu en^l1°i ftqtiiudJ 0nspfflt<r9a, 






u 




-A^«««J 



1 l'noMiasi si^ar. 



sospiro. Scosse poi la testa, corue per Iscucciar * mnU iirnstt-ro : n ¥? 
dir rrate col vino. Il iiompJUfiio a' ei-n lueeso » boJ<.i'p in (VtÌh 



un 

venir Irate col \iao. il iiompJUfiio s ei-n lueeso » bo(|<.i'p iii Ijktih ik 
llcnao. Questo yli lueecè snbito da bore, dicendo: " per bagnar \v lult- 
bm^' E rieitfpJLo l'ftltro Lk-cbiere, lo tracannò iii uh airsu, 

■" Cwsii Miì dttrple da maujfiiLru? " digao poi ull'oate. 

" Ho dello atufiLto: vi piace? " diaae 'lueato. 

' Si, bravo; dello etul*tto. " 

" Kui'efce servitù, " dinne l'uste ii Hiri/n ^ e ni ^ari^one ; ' s*TvIÌ* 
' .^f ^ìpaJip J^fe^Q?^ " ^ s'nvviò verso il cammino, ' Aia...," ripn^-r n^^j 
'HftWtHo* WWM'enJ^o : " nm pafiB, non te i;' ho in qnesla 

'Al pflne," disse Uenso, ad ulta vo4?e e ridendo, 'ci ba j. 
provridtìDza, E tirato fiiorr ìl terao e nitirao di quo* poni rani.'<f|li aulto 

la croce dì san Dionigi, Tnlzò per aiia, i^^ridnTtdo: " ooco il pane dutU 
provvidenza] " • 

Air oaclaiikaRiouo, molti bì voltarono \ q vedendo qiiol h-tifeo lu vb 
DUO ffridù : " viva il pane a buon mereato- " 

" A buon mercato? " diBse Kenao : " gratis et amore, 

^ Meglio» meglio." 

'"Man" pu^f^iuiiae subito Reiis-/): 'non vorroi cbe lor signori p«ft 

Eaaeero n male. No» è diMo l'abbia» conìe bI sud] dire, sgruffi^noto 

1/ Ilo trovato hi terra; o j^e potassi trovare anche \ì padrone, eoa prurt' 

a patfafglielo." 

" Hravo! bravol " i^rìilaro^jo, Rgliigna;ìKando più Torto, i compagnota 
n neflbuno de' qnali pasBò per lit ineute che quelle piìrole tnRHt:ro dott 
davvero. 

" Credono rV it> canarini ; ma V è proprio cobi, " di^ee Ren:«o allft 

i^nida" e, girando in mano ^neJ p,"iue, soggiiiiiBe: " vedete poino l'hat^Q 

iiccoiaodatn; pare nna pcbiaccia.ta : lua ce n^ era del prijaaimo ! Sr ci 

trovavan di quelli cbe ban Tossa un po'teaere. suramiio stati fresoH 

K subito, divorati tre o quattro bocconi di qnd paup, gli tnanrlo flirt: 

tiin t^tìi-otido LiccUier di vino ; e sog^iun^e : " da hù non vnid aitdaie gì 

Rqnesto pmu^ Non bo nvuto nini la gola tanfo Becca. S* è fatto nn grr 

Mridai'u! " 

■f Tt'fparate nn Imon letto a questo travo g-l ovine, " dies*» la gaid 

■ * perdio bfl. intenzioaE di dormir qui. " 

K * Volete donnir qui ? " domandò V oate a FtenzOf nvvlrinatulosi ni 
Btavola, 

I 'Sicnro, " riapofle Ronzo ', " un letto alla baorn^ basta ch*i i l 
Uiili ima di baoato; percbè ecn povero figliuolo» ntu avvezzo »1Ia n 
pi^ia. " 

K "Oh. in quanto a qaesto! ' dissR I'ohIo; nndù al banco, rb' era 
Blin angob^ tlella <'ncina: e ritornò, fon nn cabinuiìo e un pr^xt^tio 
■carta bianca in una mano, e an%p«nna nell^ altra. 
K "Coaa vuol dir que,sto?" osrlamò Renzo» ingoiando nn liorro 
■iS^Uo HtnfiLto rhe il g;ii"7ono gli nv^va ninmno rbivimti, e Porriib-Tidij 
Biron maruvittlia, si:>gginiist : * è il lea^iolo di bucato, codeato ? " 
P L'oste, &eiiEa riHpoiidero, posò Ktdla tavola il ralajcnio 9 la cnr 
poi appoggiò Piolln titvola mocìosima il braccio siniptro o il gomito i 
atro: e, con la pennft iu aria, e il viso alzato verso Itonzi), gU iliaa 
"ftìtcmi il piaL'ere di dirmi il vostro nome, cognome « patria." 



Pwf iiinitrifir: Hir^tln ne fo^ae 4iita muntgnnln 1a pHrnt'lAif«nt Per ueeiuiK 



^^m L'.^PTTOLO DECTNOQaABTO. IT) 

^^^ Coyn f ■" disse Renzo : ' uOMa t-^ eiitr^mo ood**sE4^ atorfe coi letto ? " 

■ 'Io io il mio dovere," diaac Tosto, g'UftrdiWido in tìbo alla ^uida: 

Pnoi siiimo obtili^uli a render conto di tntto le tersone che vensonaa 
tu alloggiar dn noi: nomine e L'ognome.j e di ehe nasifìti^ s'irà, a cltt nvÈ 
mgoiio virCfic, se fta s*ìcq anni.,, quaniu ittnpu ha di fernmrffi in qficst!* 
Kjtó„.. Sou ptirole della ffriJa. ' 

H Prima di riRpoiidereT Reu/o votò im nitro bicchiere: era il terzo; 
m& d'ora Ìii poi no paura che non li potremo piii rontsire- l'oi dJsatì: 
^ fth n\ì\ nvpt*» 111 gridìi ! E in fn i'onto d*easer d<>Uor Hi lof^j^H; b nllora> 
Bo subito che caso si f'ii delle ^rìde. ^ >*^p*-^*vv* /^^ìjz-^^ «& 

H^ " Dico dfwvero, " disse l'oste, eetupre guardando il muto conipwyQO 
BB i RenKo; <i, nudato di nuovo ul bunco^ ne levò dolIiL cnL^scttu un i^rrin 
Bbfflio, uu promio osoinplare^ della grid^; evenne a BpiegiiAo drLTitnti 
migli occiù di llenzo, 

■ ' AJit eLCo! " eaclamò guetìto, nUftodo con unft mano il biccldere 
fciempito di nuovo» e rìvotnndolo subito, e stendendo poi l'altrn innuo, 
Kou un dito teso, Ter»o la grida : " <*[.co qiul ln^l fof^ìio di mea^nle. Me > 
Ke ntlleKTo moltiaBÌnio. Ijl eonoaeo rjiipiriirnie; so cossi vuol <lire quella 
BTiuici'i d riri^no, l'nn In eiirdji jil cullo, " fin einm nllp^rido si iii(*tlevn , 
KJlora Turtrie'del govenia-toro ; e in (jnclla dt don Gtiui^fdo P'ernandei 
Eie Cordova» spiccava un re moro in<'atenato per la ga]^}. " Vuol dire, 
HgueUa faccjn : comrtiidjt chi pR<\ e uldjidìfli?^ ehi vnoli'. Uimndo quostrt 
BUccìh avrà intto andare ifi filiera il ai^Tior don.... Imstn, lo pò io; c!oniP 
^^'ce jji un nitro foglio di messaln compagno a Queftoi quando a^T^ 
HFtiito in Dtjiuicrji che un ^loviim oucìito poj^?^i fiiiosare uiui giovino oiii'- 
Beta die e i^oiitenta di sposarlo, allora le dirò il mii> nome a quealfi 
Bacciftì k darò archo un bacio per di più. Posso aver delle baione ra- 
B^louL per non diilu. il uno nome. Oh bellji! E fje tiu IVrlu^aoiu^ clie 
^EvesìJp ili KniiroinaTidii nnii. nuuio d^ftltri Turrantì: perchè ee fosse polo...." 
M qui finì la tiviae con un gesto ; *" ee un fnrfantflne volesse saper dov* in 
fflono, per fcrni qualche Ijrutio tiro, domando io se qaeata faccin si 
rrnoverebbe por aiutarmi. Depo dii-G i fritti miei ! Anehe questa ò tinovH» 

* Soli venuto a Mihino per confeasajini. sapponiaiiio; ina voglio c^onfes- 
surnd da un padre cappacmrjo» per modo di dire, e non ria uti oyte,"j 
\ L'oatt» stava zitto, o BeguitcìvJi. & guarflarla guida, In tjmdo non 
_i^faeeTn dimoatrnKÌone di sorte veruna, Rpnzo, ci dispiace il dirlo. triiB 
pannò un altro bifcbiore, e prosegaì: " ti porterò una rnpioiie, il mio! 
curo oate» che ti cLipacitiirft- Se le griilfi die p.-trlrin bniiOj fu hivori- 
nle'lmoui cristiani, uoir eoniino; tanto meno devon etnitsirn qiuilh- rhn 

fiarl'jD male. Dunque levi tutti queat' imbrogli» e portn iu voce un altro 
iaftco; p^rcUt questo i^ fesso." Ouj^I dictiidu, lo percof^^'' h ^-yermeutjT 
[con If nocca, p ftoi^ginnpn : ^ senti, senti, oatn, eom«^ cr?nrc>h[]t. " 

Aiiehfl questa volta, Uenno aveva, a poco a poco» attirata 1' atlen- 
^BJone di Liaelli che gli et^U'tm d'iutornoT e luithe qurata volta, fu ftj> 

' plmidrto dal awi nditario, 

"Cosa devo fare?" diase l'oste, guardando quello fli'onoacinto, ch'i 
non ora tale per lui, 

" Yi-4, vìa," gridiirou molti [1Ì gui'' i:(jm[ia^i]ani: ' hn nigioiu* qufl 
^giovine : sou tutte angherie, trappole, impicci : legg-w nuova oggi, h'gge 
nuova. " 



* l't proprio •*'"i»;'J!fj*i, E p?rol»b non TV'pilo un aa<jmiiV*.rB* 



^■^^-^•in^u^t.. 



ISO 



I PIEOMBS^ SPOSI. 



' In mezzo a qiii^ste ffriOa, lo scoi los'jmtu, dando all'osti' ut» oc* 

lìi ri IH pio vero, per queir mtctTogaaiODe troppo aiiuportn., iIÌbsc? ' Ifismu 

telo un po"'fitr9 a suo modo : non fate acejie. " 

" Ho fatto il mio dovevo, " disse 1' oste, forte ; e poi tra afe ; — ffl 
7io le spdtie al muryJ — K prese la crtitu, ìn pernia, il t^alauiaio, la griJ 
a il fiasco \oto, per coiLseRiiarlo al garaone. 

" Porta del mtdeeimo, '' disse Renzo'. " clie lo trovn ^-il'^'itiiomo; 
ki matteremo a letto conte l' altro, senza doDiuudar^i'Ii uoaie e cuj^ioini 
^^^e dj phi^ n.-iKicme anrs^ e ef>aa Tiene a iare, y ae La a stare un pezj/ 
^HUb quoata oittn. " 
^K. DrI medeiiliiio, " disse l'oste al garzone, damlogll il fìaseo; e 

^^KoMiò a sedere Botto la cappa del camino. — Altro elie loprcT — pm 

^^HAva, istoriando diiiaovo la «cenere: — e in che mani sei capitato] ?«xii 
^^K^ ahinoi se vuoi ailbg-are, nH'o^a; ma Toste della luna piena non dev 
^^Bkndarne di mi^Tio, per le tae pa^^zie. — 

^^R Kenzo riniifraziò k guida, o tutti qnei^li alti'i che avevaii prese ì 
^^Bue purti. ■ Bravi amiti 1 " disse: " ora vedo proprio che i gFthiutuomii 
^^Ki daiiiiu la limilo, e il sostengono. " Poi, tìpianamlo la ile^lXM pLìr uri 
^^ftopra hi tavnti, e piettemlofJÌ di nuovo in attitudine di preilicat-on 
^^F praii cosa^ " esclamò : " che tutti quelli che reg-oUno il mondo, 
^^Bfi'liaii fare entrar per tutto carta, peima e calamaio ! ^Sempre ta pena 
^^^p£r aria! Grande anmniu che hanno qu4^^ pignori d^idoprar In peiiua! 

^^F 'Ehi, quaì galantuomo di campagna! volete saperne la ragione? 
^^Hì^BO ridendo uno di quo' giocatori, che vinceva. 
^^^V '' Sputiamo un poco^ " risposo Reu/o. 

^^V ' La raffioue e (questa, ' disse colui: " che qiie' signori aou loro d: 
^^BD^ngian rùche^ e si trovan li tante penne» tante penne, che fioak' 
^^Hbii^iigiiii. i-'ht! ne rui^uìano, " 

^H^ latti fii misioro a ridere, fuor che il coinoftgTio clie perJeva. 
^^B " To', " Jiasii Renzo : " è tin poeta nostui. Ce n'è anche (ini de' poeti 
^^bi?l De nasce per tutto. NMto unii vena anch'io, e qualche voha n 
^^Buco delle cin-ione... \ua. quando le cose vanno bene.'' 
^^H Per capire questa baggianata del povero Kenzo, hisog'ua sapere rli 
^|girees9 il volgo di Milano e del onjitado ancora piit, poeta non signihc 
P ■ gi il , come por tutti i ffalnn tu omini, un pncro ingegno, un attitfttor 
I y. l'ijiJo, un allievo delle Muse; vuol dire un cervello hiiiKnrro f- u 
-.po' halzano, che, utìMiyoorsi e ne' fatti, abbia più dell' argute», e del sii 
^^golare cbc dal ragionevole- Tanto quel en&Htameetieri del volgo è ai 
( dito a manomettere le parole, e a l'ar dir loro le cose più lontane dj 
l loro legittimo siguifu-at^j! Perchè^ vi domaudo io, cosa ci ha che fai 
L\ pueta cuu cervello bnlanno? 

W ' Ha tr~apfllJa al ifhiff*. Kun u' £ alca^fl ragiona perabù quoste ptrolo dtljbinD PsSfii 

HilUa 111 rui-sku- 

* fufto Hm vij?«i>Vq già et In ijuoato parole d' uni fliir: iroiiin aìihìnino |ji mi ir» <1«l] 
[ Htraneue a riknUsDLJiifuriu aU^j ijuuli ni laMiitui'itiiu uoiluti L ponti 'Il ^iiolL^ulù, Am'Lm m 

I llbm iji Culo"iur inf-i'Ui. a propnnito ili blenni Yvrai in rai il Fririnl ìnifIji ih ™nji, K 
\ rfliLilif vro nlla moimtLiOinQ e ali" lncrtikimp, umspi'vji : * Eni i|ii?ril.ji vnniTnimr" r^jilni^n 

i*ol Pnrlnl ì Nuli ai fin ; o l'avcHii u^iiri-nfla ihia'i ntTi^nuntiviiiiiiiiili' lien^i, p>ik l'i vor»^ Oo 

vi1iM^I'> rfi piftflEUr ^i lutto Ifi cmiU-nzr. o verHn p fniss^ ìa ffiiiili" lo^iTO utl^ a (intilii^ 

im'inff'ri'fnloim, •* rmlt, o ]i\aci-v'il'. il |irivli<.^iih ' Murn-Mnin.' e nii'dliiai'h' (:n iii^inhiih nei 

J'viruiu, UH pvivileglu 1 Mii a i|iU'aio st rl.'i\ìtnvii-m ihv un tal iTiHiLiiivMiiiiinle iit'ii p"if 

L iiaiccVD* piTcli^ \ |ii)«ti, n^BLinif ciiddi^vu clii» d[cHS:ie]o J^vvero, ^dh c'^ J.i kJ'|»ii.-^i- 

I ipnAi jttiòfiAVtìn atnno che ì pQQtl foG-CTa contviiti deT piirnia»<rt v dui moti 



I " Ma la T'agJoiin pinata Ift dirò io," sotrgiuntìc tlmzo^ h iiercliè fa 
fc^niUi 1» tci»n;i>n luru : e eoBì, la parole che dicon ioro, volaii vìa, a «pn- 
CiGCoitcì; Itì piirole cht) <lice uu jjuvero tìgJiuolo, atsiiioo attenti bene, e 
for/isto pTiisti> ÌG iitlìlKin ptìr aria, con quolìa ppiinjt, p h* lo ìucliiodaiio 
EuJlu cjirta, per servi l'eolio, u tempo e luogo. IJunno poi auche un' ait^tt 
plaliì41a ; che, quando vogliono imbr'ORliaro un povoro figliuolo, cbe non 
kbbìa studi utOf ma che abbiami pu^ di.... bo io qmel olio voglio diro...." 
b, per i'ai^i iiiteudere, andava pìcobianilo, e come arietando lo fronte con 
Da. punta doir indico ; " e s' aceorg^ono cbe cojnircia a cupir I" iuibrogìto» 
■tft^tcT buttiin dentro nel diauorao qimlchtì parola in latino, per fargli 
fcerdere il filo, per confoiideryli la testa. Uatta ; se no deve smetter dcl- 
|f uaauze l Oggi, a buon tonto, b* ù fatto tutto iu volgare, e fonza caHn, 
benna o L'aliiinaio ; o duui^jii» ae la gfUtt; Baprà rugolarsi, b& ne farà au- 
pba delle niegìio: sen^^a tòrcerti un capello a nessune, perù^ tutto pf^r 
Ina di giastiaia," 
I Intanto ^Icimi lU i)ue' compagnoni s' eran rimessi a giocare, altri a 

mangiare, molti a jijriilarc ; alcuni se n' andavano ; altra gonto arrivavo ; 
P^ oste badava ngli uni o a^b altri; tutte cose cbe non Kanno cbe faru 
Fcon la nostra storiii. Aiichelii aconosciota guida nou vedeva Tota d^an- 
tdarBcnc ; non aveva, a qael ebo parosac, ncaaun alfaro iu qiic] lung-n; 
fcppui^o non voleva partirò prinia d'aver cbiaccbienito un altro poco 
firou Ronzo in particolare. Si voìtò a luì, riattaccò il dincorao dol pane ; 
le dopu alcune di quelli? Ai^ti cb<.', da quaUio tumpo, cui-rtvano per tutto 
be bnccbe, vi^nno a nicitet" fuori un suo prog-etto. ^ Kh ! sp fomaiidaani 
Ho," diaae, " lo troverei il verso di faro andar le cose b^jne." 
W ' Come vorreste faro? " domandò Reuio, guardaudolo con due oc- 
fcluetti brilbinti più dol dovere, e storcendo un po' la bocca, come per 
ktar più attento. 

1 " Come vorrei fare? " disse colui: "vorrei che ci fosse pano per tutti; 
Itaaio per i povori, conio per i riecUi," 
f " Ali! Goai \a ben^," diaae lleuzo. 

I ** Ecco come farci. Una meta onesta, cbe tutti ci potessero campai'^. 
E J)oÌ^ ditìtnljjiiiB il pane iu ragioae dello hotclic : pcrthò c^ è dogV la- 
' gordi Liìdiacreti, che vorrebbero tutto per loro, o iaano a i-nifa rafiìi, 
figliano a buon conto ; e poi niancn il pane alla povera gente. Dunque 
^vidt're il pane. E etnie ai f a V Kccu; daiu uu b^l MgljoU^ a ugni fii- 
uikiglia, in propo raion dello boiicbi*, per iindjir^ a preiidi^ri.' il pan« dui 
■Fornaio. A me, per esemmo, dovrebbero rilaeciare nn biglietto Ju mieata 
Bortna: Anil»ro^Ìo Fusella, di proieaaione epadaio, con moglie e quattro 
nigUnoUf tTittJ in aio. da maogìiir pana (notato beno) ^ g'ii si dia pane 
Eanto, e pagbi soldi tiinti. Mo l'ar le coso giuste, aempre in ragion delta 
R>occbe. A voij per esempio, dovrebbero lare □□ biglietto per.-« iL vo- 
fctj'o nomo V " 

r * Loreniìo Tramatili no," dieso il piovine ; il quale, ini^agliito del pro- 
ibito, non fece alleu^^ione cb' era tutto fondato au carta, penna o calft- 
uuiiio ; e cbe, per metterlo in opera, la prijzia cosa do>BV[L eaaere di rai;- 
[cogliero L nomi dpMe persone, 

I " Benisaiaio," diase lo sconosciuto ; "ma avete moglie e liglìuoli?" 
I ■ iJovreJ bene.-,, figliuoli no.... troppo presto..., ma la moglie... so il 
Iwondo andasse coma dovrebbe andare-...*" 

I " Ah siete solo! Dunque nbbiato pasirazn, ma una porzione |rz£i 
pifluola/ . , , 



f. 



(luando avL^srìi nio^rlis aiioli'ìo?" 

" Ali ma tìi cambia il bìjnliL^tto, e eì ergeva la ponsiono. Come v^iio 

ileUo i tempro iu ragion delle bocche," ili^go |i> floonOHpinto, alaa/iiloaj, 

*" ('u^ì vji l)eue," gridò Kenzo ; e (tnutiuu<\ fir^idaudo G biittcuJo il 
pBy;oo sulla tavola : "" e perchè iiuu la fauiiu ima legge cotti ? " 

" CuaiL vclcte eliti vj ilica? IiitauUj vi do la l-uojiu iìoUp. n tiiu ihj vo: 
perrhè penso *?he In. nJiìgliR e \ figliuoli ro' nspettei'inino Ha mi pejun. 

" iTu altro gocciolino, un fJtro gocciolino/ gi-idava Keimo, riurn- 
piimdo in l'ietta ti bicchiere di voìnì ; e Eubito alzatosi, e acchmpji&tiiln 
l>cT ima talilix del farEolto» tirava f">rtp, per farlo seder di luov'J- ' ila 
altro ijocciolino : non mi late (jaeet' affronto/ 

Ma TuDiìco, eon lina stnitla, ai lìberij e lasciando Renzo fare oa 
l^aaEzabuglio d' istanze e di rimproveri, ilis&e di miovo : ' buona notte,* 
o ae n' andò. ReiiKO acguitava anooi'a a predicargli, che quello ei'd gii 
in istrada ; o poi rlpiomK» sulla i^auca. Fis&o rU occhi bh quel liiii'hicrtì 
uhe ave VII riisuipito; e, vedeudo paji&ar dav^inti ulhi tavola Jl g'uraofie, yli 
a^VRiiTio di l**niinrsi, come kv hm-^^h qiialiìhe nHaro da cmnijiik-nrcli; p"Ì 
\f\\ avceunù ti hirciiieve, e con mìììx pronunzia lentfl e soìenne^ ppiccajiiU 
e paiole in un certo modo patticoiarej disse: ' ecco, l'avevo propunito 

{lor quii gal^DtuLiitio : vedente ^ p^isno ra^o, proprio da amito t ma JiOO 
■ liii voluto. Alle vi>Ui^, lo gente ha del? idee curiose, lo non ai ho cg!|)a- 
il mio buon cuore T lio fatto vedere. Ura, Riacohò la cosa, t fatth. iwi 
bisogna Laatiai'Io itzidarc a toalc/ C^sì detto, lo preso, o Io vota Itt 
un Fioi"90,' 

" Ilo inteso/ disse il garzone, andandosene, 

^' Ab ! avete int^ao audio voj," ripruso Rienzo : dunque ò vcro^QuELfido 
le ragioni aon giuste,.,! 

Qui è necessario tutto Tamore^ die poi-tiarao alla veritiì, per farà 
proseguire fedelmfnto un raoccnto di copi poco onore a un personjigtfiu 
timto pi-iucipsiltì, ai potrebbe quati dive ni primo uomo didla iioi^ti'ii nin* 
via. Pel' quctìta atesaft ragione d' imparzialità, dobbiamo però anche &t 
vertiro rh' era la prima volta, che a Renzo avvenihse un caào similo". 
appunto qiietìto ano non oascr uao a Hti'aviai fu ciiti\>nL' in gran part 
che il priuiu gli riuBCLSBC così fatale. Que* pochi bicchieri clt^i avevn but 
tati giij da priuciiiio, Tuno dietro T altro, contro il suo Eolito» pMt 
per queirarsioDO che si sentiva, parte per una certa alLeraEÌoue d'aniiwi 
che non gli lasciava far nulla cod misura, gli diedero suldto alla test* 
a un bevitore un pò* esercitato non avrebbero fatto altro che Icvarg 
ta seti?. Su questo il nostro anonimo fa una osservazione che noi ripC 
tereiTLO t e conti qiiol cho. pui'i contare Le abitudini teinperati? e ihneatt 
dii?e, recano anche questo vantaggio, che, quanto pii'i sono ijivuternttì 
radicate in un uomo, tanto più Incilmente, appeuii apiieoa se u'alloL 
timi, ao no n^oottì subito; diniodochò ho ne rieorda poi per un pcK>4> 
ià anche uno sproposito gli iteive di scola. 

Comunque sia, r.iuaudo que' primi fami luTono saliti alla testa 
Ucii^o, vino e p.irole coutimiaiono a andarcj V uno in giù e 1" altre i 



t Coti iettavi;- PjuTDhht ehi- uri^ovos»« orTTJrToal ^tzonc» ma ao; ]a nm pitma iute 
t\tiMi9 forni'. 111 Him pikii'l^ iDEi4|i:kjiiJii a ijuiiah»; mn uhiiainì tnì\i' Dia. tiul T^n;itjlur« Il ti 
«ilikum in Li^nn au iiif inmviilkji a mi Jrnlli't o. n^ll' urvnru OeU' nhindii'iiu, la vgiir« 
mi sono iIlcbikIu ibHtur l'iltfu ti^ii ilij piiLiiiiJ lU lu&o. NtiUa ilJ ^'u vii\.-Mi---slal\co « ÒXt 




b misiini nò rcgoiu ; f, a.\ fiuiiln n. uni ViUihinm lunr-ìato, fìtnvti 
» potevi^. Si tìi'iitiva nua grjiii vo^l'^t "li ptirlare : /iHoottulon, o 
lOmini presbiti «lie jioUsse prender per tuli, dou ne mancava; 
XJiloUe tempo, ojiche 1^ parole eraa "Vf^uute \ui xìt'ii^^ iiii-&i pm- 

i^iM'an laBmati) coUociire inuuoeiio ^iml ordine. Ma a poco a 
?lb i'acceuda di linir iti Jrasi cominciò a divenirgli tiaram^nto 

Il pensiero, che a' eia prc&tìntn-to tìvc p risoluta allu. puji iiieaic, 
iluvu 1^ avaiiiva tiitt' a un tratto ; e la p^'ola, dopo essersi ì'Mu 
} mi pcsizo, i^un eia iiuel!» cbe losne al caso. In (lue^tu an^ii- 
UDO di tiue^ labi It^tinli cUe, ia Uuitc uo^tij, lovlnau ^LJ iiouiuii. 
. a iiuel ncnetletto liaRctj. Ma di rlie Olinto gli pntessrj esseru il 
I nuix tflJfi circuatjinzj*, tlii ha fior di eeniio lo dica. O^*.**^ ^ 
iLeriremo eolUinto aluuue delle luoltissime pmok die irinf^ln 
quella sdiiffiirata ucrra : le molte più cha tralaaoimnoH diiidìff L. 
ppo : perchè, non solo non lianiiu Heimo, ina non fanno viata 
: tiotLaiaone necessaria la un libro stainpatoj 
oalc, uste [ " rìcominuiÒT aotoTinniffniiiidolo tun 1' occhio iiitomu 

da, o sotto la cappa dol caniinijio; talvolta Saanndolo dove noa 
riandò senipie iu intano al ehiasHo della brigatft : " osto die tu 

L poa^o DiEiud^dri viii.... quel tiro dui nume, [;o^llOI^e e n^go^iii. 
jiiLob^ piLV mie,..! Non ti sh iKirtiit.o Lene. (Uu^ Rodd islu/ionft 
lìTlf'fi'Udto-... di mettere in ourU nii povero figliuolo^'' l'urlo 
uoi'iV Gli o&ti dovtebbero tenere dalla parte de*buont IiglÌuolL.>, 
qH, oste; ti voyliu ì'uve un jiai-ii^fiue..,. pt-r la iiiffìone.,.. Ridùiin 
jh po' di brio, a].... ma le ragioni h dico pinate. Piinmi un poco : 
H Li manda avanti la Ijottega ? i poveri tigl inoli, n^ è veroV dico 
uarda uu po^ so quo' signori doQe gride vong:ono mai da te a 
bicchierino, " 
ta g«nte elio beve acqua," diase un vicino di Renzo. 

fliono stare in sé," soijyiuu&e un altro, " per poter dir lu bwgJW 

! ' gridù Renati : ora è il poeta che Im parlato. D^oquo iii- 
auone voi altri le luiid ragioni, Hiapoiati duiiqutr, i i^to: o Fi^rroi^ 
meglio di lutti, i- niHÌ venato ijni a fare un bnmHiii \ e a spen- 
•beoco d'un quattrino V E qual «ane aB&aatiiiLo di don,..? S(^ 
r<ihè sono in cervello ani^he troppo. Feri'er o il padre Cn-rn-,. -ho 
ina galantuomini; ma ca n^ è pot^hi de^ gnJantuomLnJ. I vecchi 

le' giovani; e i giovaui.... peggio ancora de' vwjclii. Però, non 
-Ebe non hì eia fatto siuiguo : cibò ; barbarie, da lasi'IiLile l'are 
PiiDo; oh questo ai. No lio ricevuti degli artiiui ; inn.t,. uo ho 

iti. Lru'ffo! abbondanza 1 viva!... Eppure, anche Ferrer,... guaieha 
in latino-... snts baraòs Irupoìorimi^.,. Maledetto vi;^;o ! Viva! 

! pttut; ! ah, eei:o lo parolt giuate L, Là ci ìoleviuio qut;' galaii- ' 
... quando acappò fimn iiuefmaledntto t^n tnn ton. e pi>l an*"orji 
ton. Non ei awebbo fuggiti, ve', allora. Ttuovlo lì quel signor 
So io a clii penso ! "* * 



A rjiiDiit;! anemi h d' iii4'umpjirii-l>iic baUn^tni ì fi^TAonn^gi priiiii]ia]i Hnno 7torl:ir^^ 
nnl[' SpndjLJu : fnn 'ieiìHo rhv nttirn I.LitlA In iiostm mtcìifìnne ih fi dtugrmiiiito 
II veru priUguniata. Il biii> arihqn» ^tli pEtisratii Jallu aua riartiuolurl vfcaMde o 
lui ^torrb», ^1 vti Hihniprn plb ai^iìkiiJpm'Tii fitkttii l^ aiiann ilnl vino, fino al pili ooiu- 
i[ic<rvulij uMiihUimenfu. 11 priniu bii^tiUiuru U beve pn- bugna' It Libbì-'\ ; U seuuaUu 



Ì8t X PUÒ 

A questa parola^ abbftss-^ la tti^iA, e slette qunTf^ìie tecnpn^ i-oine 
eorto in un pensiero: pei mise un gru.ti aoepiro, e alzò ti viso, con duj 
occhi inUDiiiiit.i e lustri, ooii un certo aucorrimL^Dto coeì aventivole, eoa 
ag^iiniiito, eliti ffuaL oh ulii xi* ova V of/^gi^tto avesse potuto vederlo uu at^i* 
rrifuto, Mtt quc^Hi oitulccÌ olio fftà avevim comincialo a prendersi spa^aJ 
Heir eloquenza appa^sìouiitn e iuibrcjglitì.ta di Renzo, tanto più se ni^ 
prL^&i.-ri} dellit ELiiL mìiv uQRipuuta ; i più licml diutyaitu it^li altri : ^uar 
dille; f. lidU wi vultaviino !l IqÌ ; tanto the divoime lo ziml»eIlo dulì^ 
hi'igjitft. Non ^\h. obe tutti tosseronel loro buon senno, o nel loro qu 
tii tosfle senno ladiuario; ma, per dire il vero, nessuno a'ora tanto uacilQ 
quanto il povero IÌL'&^o : e p^r di più ern. oont^diua. 8i mìsero^ or Tuo 
or 1^ altro, jj. fitu2/tcùJ"lo con domande sciocche o groaaolane, con ceri 
mome auizoniitorie. Keuzo oni dava seguo d'averselo per male, or^ 

1>rondeva la t:<J3a in iflclieiv.o, ora, BciisA LaJftro a tutto qnollo voci, pia 
ava di tntt'altro, ora rispondeva, ora interroK^^^i^ n sempre a salti, e fuo, 
di proposito. Per burna sortu, in quel vìiuoggì amento, gli era però ri 
iTVistri Ufiiie uu^ allena ione istintiva a Hcanaorc i nomi doUe persoutìl 
dimi>dochè ancLe quello iihe doveva esser più altamente tìtto jm'.ÌW sol 
memoria, nrjn fu prufi^rito: chfe troppo ci dispiacortìlibe ae quel nomO] 
pt^r il quali) ancbu niji bifuti^mo uu po' d^ afìHtrj e di riverenza, (ty 
Kdito BtraHcin»to per quelle boi^cacce, tbnae divenuto tri-kstullo tli qn 
lingue HciagnrJite, 



CAriTOLO DECIMOQUINTO. 

L^oste, vedendijche ilgìuao audava in lun^o, s'era accostato a Iteiu 
Ee pregando, con buona grafia, quegli altri cke lo la.suiasHero titrirtr. T* 
flttvtt auoUj(»du pur un braccio, u t^urt^iva di fargli inteudr^re e di peraui 
Iwlo c\iR andasse li dr^riiiiro. Mft Ren?o tornava sempre da cupo col nord 
^cognome, e con le gride, e co' buoni figliuoli. Però quollo parole: loti 
S dormire, ripetute al suo orecchio, gli entiarou limilmento uì teeln; f 
[fecero aentire un pò* più diistjutameulo il biso^iiu di ciò chtì Biifnil" 
fvauo, e produasero mi momento di lucido intervalla. Quel po' di i 
I che gli tornò, gli lece iu certo ^modo capire che il più se n'era a-^ 

in lui di pres.-ìo eonic 1' ultimo moccolo rimasto aecchio iV mi" illumii] 

fa vcdera gli altri spenti,' Si fece coiiiggio; stese le nmui, e le app'id 

Sprchò aveva la gsta fìorcif iIlijio uvti' dtvurjitL ti'o l' i^imttru Iniit^iuil ili^l pmif itriiii jitvà 
fn;a; il torau iiauridn l'oate glJ cita U srLda cliu 1' i>lpbtij^Ji a diro nomi, eajneiat t M 
tii'i : il 'iuftrlj al vinlbrai apu^urr iltnaitU n^j!' ficrhi in grlrta stcìpa. Ma fln i|Ul Titilli j 
VM'BiUGnk' tJra-'tnnikJiriii *i [Il niri*^Lwi» ne fninì Jiei^araL tia u«ii clie ^jiìi comliK^iArki» » i"' 
uLfeuturui * effluì lìull iilnincliotKJi : qntìl ]jjf4:Ai«r*i * anttiirsi iu /rrti»Jc roji iu jmtiiii 
ì-'ml-te TNr /wu» ih^'^W^rj; qii*^ uuunlar In aqH ftuida fOa due. j,rchiflÌ4 brtlUntw r^ 
*l"i'f'ij e ilorctudo un fio' l'i ìficcii, coi\ii' l'tr sUtr fi'i ittei*fOi i|gpl Ji-rpirc 'jU occHÌM 

rl\r,t-n rhf 'ttrt./! iÌFi't/iifo: ^iiipM'ii-fftittiFe al ff\iFiOHt tome *" it"*/"/' ^fiii<f>t afT'i't ié 

nj'('(ii"'jJ/i i|iml|[j fifircjii-i' Ittitù e noiemir Ir ^i^rtU^ ci fanno vB(ì*rn ! vari i;rrnn ilnll'nb . 
4<l»oirJB, a ul luofitcnDu lEonvM) qnI hitUn f ipanfata. Il itumiero i^li B^hriri'']i]pU •■■> HTUiiìtoi 



Ia parola ù rctìtìa, Dn im turbinio d'idan sciooflio o ifonaesso la sUn Mioiit". iiya»!! »li 
'Iq una p|iQeiD di lUD^omaiila, Quiflim i^ol flunnriri tu piuht; « \'oitt t ti iiNiHi * f^« 

* (,'(j"i* ri'/i.rHiii -i.«cc*/o ce. BJDiilitndiuo por novità ed ftvid*n»A bsniMÌmjn mm * 
» mufttriirdi In ma-^trla del SumomÌ doI nivviuiiiaro cotui lo più lontuiiBn m 1« «UH TI 

tiarvnEtt. 1i> ^uual.u riegiiD laoltu dJi vj<fl04 l'AUifliicrin 



Bollò sulln tavola; tentò, imrt e Jue toU=' d'alam-ai; sospirò, barcolln ; 
nlliL terziiy sorfetto di^l^o^ie, ai rizzit. Quello, rej^^ei idolo ti^ttaviii^ lo 
Kei^e iiijcìit; di tra Ih iavula e Ih paiioa; e. preso con uua mano un lurnCf 
Idoh rftltrd» pfLvto lo couda^iie, parte io tini, alla meffUoT vi^'au l'uscio 
Ut scftla, ÌÀ Renzo, a.1 chiaBao Je^BiiInti *!be coloro gli nrluvau dietro, 
Ibì voltò ili fretto.; e Atì il aito sostenitore uozi fosse stato bftì losto a 
iteuerlo per lui Lruccio, Iil voltata Haiebbe ulatiL uu <;ajJÌLoiiil>oli>; sì 
Ivoltò (ImiqiiD, e, non I* altro brae<;LO che gVi rinianevii. lilioro, nuduT» 
ilriiiciando e iamvejido nell'aria ctii'ti saluti, a guisa d'un Jiido di Sa- 
tloiQone.* 

' " Andiamo a letio^ &. letto, " disse Peate, ^tn'A^cicandolo ; glì lece un- 
l'boccar Tusdo; e con più. iaticn aucora, lo tirò ìe cima di ijnella sua- 
llottcì, e (loì nolla ramerà che gli aveva deatiiiitji. Kensir, vmto [| lutto 
Ichci VnspcttuvLL» bì rallegrò ; guardò umorevolmeute l'oato, cou due oc 

iciiietti clie ora Bcititiìiavan più clic mai, ora s' cui^liHBavftuo. come due 
lju«cit>le; cercò d'cq ni librar sì anlle gambe; a stese la mano a! viso del- 
El^oijte, per prendergli il gami^cìuo. m ttc^uu d'uinici^iL e diiicunottijijnua;^ 
Imii non g\\ ri'iPi-ì. " Rravri osifi! ffli riiiBn però di dire: " ora vedo clus 
iBei un galantuomo : questa h cn' op^ra buona, dare un letto a nu buon 
Ijìgliuohj ; ma aaeila tìgma che mj^at fatta, sul nome e eognonio, quella 
■non GVi^ da galaiituoino. PtT buonA &ÒFÌe cìv: :\uvW io soo furbo la mia 

f L'osto, il quale oon pem^avii che Mui potease ancor taulo connet- 
tere: Vesto ohe», per lun^u cBpotiouzn, dji-pova uuiioto gli uommi, hi 
cjnelio fitato, sian niù tìo^^tti dti| Kilito' a cambiai' di parere, volle 
approfittare di quel iuciilo intiu^vallo, per Ture uu altro tentativo. °Fi- 

f;-hnu]o caro," dis^e, con udìì \oce e cou mi furo tutto gentile; 'non 
'ho iatlo per seccarvi, lù* per Bapero i fatti vostri. Cosa volete? à legge: 
aiifihe lìoi bisogna ' ubbidire ; alb-imcnti siamo i primi a portarne la ptìu*, 
E meglio coiitentarh, e.... Di che si tratta hutìlmentoV Gran cosa! dir 
duo parole. Non pop loro, tua por fìu^o un piacere a rao : via; qui tra 
noi, a quatti'^ ottoni, fjicaiani lo nostro cose ; ditismi il vostro nome, e..., 
e poi andate a k'tto col cuor quieto," 

" Ah birbone 1 " eBolaniò Rt^uzo Z * mariolo I tu mi torni ancora in 
campo con quella infamità del nome, cognome e negozio!' 
[ " Sta" zitto, bufl'one ; va' a letto, " diceva V oste. 
I Mlì Ronao toutìuuiiva più furto; "ho inteso: aei dL4la Icgn aiiclju 
, tu. Aspetta, aspotla, chi'i t'acrumoflo io," 1*1 voltando hi ler^ta verno la 
Lvcaletto, oooùndava a urlare pi^ forte ancora: " amici! Tosto è della..»" 

r 1 yaito dì SaifìHinnt. ^i dice ni an cortr» Ijivaro, pL-r lo pih Ip diBcyna, TutCua guisa di 

nudu, di^L iinaliì ugii apitiLTiFiciì nìi l'uno tii l'uttrir cjiimif 
I ^ ItBi'ia- ti^to ìt ittlo ijr\. Uà pittiirL [Unii'iFm<^Fitti vm^citiilfbc a nlrjirre i[UiiHla aircnulta 

f ncm tanta ^urt^o u culi tnnliii vitJi. Ij'uitB non daruIiOfl dUllcoll^^ tuti liciizu nt» prtbunl»' 
I relibo ErandisuLinn ; i]Uo1Ìu bim citi J Uri' M i<c4: Ir l'Asaf *4i dui due ucrliieLLl, cama Ana lui^ciult, 
I niiel oi-Trarn dì l'qDÌlibrntBi buJio E:m'*<o, ':\vi ti curattmi^Hiiuin r iibf bfo iiutli |iJiiikiì>;r,H 
I4«aa uia blioruib, sjuiilibo iiup'ji^aibitu ritrirrtì sulla tela. ìina rimfn'rohlie quindi <^|iu i-h|i- 
Fpi™"-'"^Bi''^ no^n nuA piDorflu i\' .iin'ir'', r<iri lu in dm» diFifnarJ, Ih aU'j il) proiidL^m il ^uia' 
P BCinn ilell'oatej o i|ui.'&ta \tvr vero a il momuntu piìi yìtUireai-u. 
' ^ L'I *"ii furie, l'ur 1of;liiira l' iiiBDii^Litia oan tarie aarvIkhD niaio TUoeliii DidnteiiBra Ijl 

ptiiuH U^T^iono, La paiite hia- 
[ ^ Anehi »ti hi/'offna. Di qnenti co-rtrattì pD^tol^iri feta ida il MdaEt^ni, ma non iliufla : 

I uuatLro a diuqije valto in luttu. In qatsio i^iuijho capitolo pof^opib nottu si dioa: <Su uou 
E ai (ai.rrino q<ivUo oho ci vì^a ooniandntu uLaromiuo TroBaiii *. V*nli |>'Ovri>io, Lt E9ir»^iant 0^., 




^§6 <U'**-*MfcO'fc-*^**-'t^,^srF,fii 

" FliV flHLo per oi-lln,." griiiij *niepto siìì\ vìpo fìi RoiiBrt, njnntfKnJolfl 
Tefffu il [bt^oi ° p<T coIìaì uon li^ii iutoau <;Ìju ho ili^ttu fu' irnlia^ ' 

" Ali \ pLH' celia: i>ra puib btiutì- l^uaiiUo luii *k'Tlo |i(!r celm,-. Si. 
prSpi'io oiJio." K cudde boccoui sul lelto- 

^jiiuto; ciiè cti u unt l>ii30j^iiif. LJ.uando Ronzo ai fu Icvuto il iJLrsetto 
{«ì r'j ij(; volk'), Toat*! rttt^ffaiiutù auLÌI'>, ti corse con 3u inaui «Ila 1» 
rtciiiT, f>èr \fdiin? i^e e' oru i[^iij^jrtii. Lo ti^ovò : s pausando cke. il uJoniO 
<lopo, il fluo oapitAi Jivrdjbe a^uff» a fare i coutì toii LuLt' ftllri iilie fuu 
lui, u L'Iitì qutl 111 gì tu iiiiebbi^ probfibjl mente cmlulo hi majiì di don 
;iu osto no» avrolibtì potuto farlfj utìnii-y ; rollis provarsi s« alniMiùgl 
l'iuBcivH. di coiìisludei' f|u est* nitro iiffurL', 

"Voi sittu un buon iiglLuolo, uu ^ftlnotuomo ; ii'ù vero ? " ' iiii 

" Buou ligliuulo, gakiituonio, " rispose Uen^o, facendo hittnvi* lltt 
gur le ditu co' bottoni dt* panni clie non a'eru, ancor potuto levare. 

" Bene," re]jlÌL'i* 1' oste: " saldate ora dumiuo quel pocQ^cuutiuilKl 
pcrtiLè dumani io devo uflcirtj por cRrti mifli ntlnri...," ^ ^^-' 

*Qu(sf/i> clasto," disse HeiiKO. 'Son furbo, iiiit gttkiitaomo.,.. 
pj dnuariV Andure a cercare i dunnri orni' 

* Em:oli <[ai/ di^ae f oetc : e, mettendo in opera tutta la sua, pn 
iicib, tulLi la aua pazienza, tntta J» sua destrezza^ gli rtantn di far^ 
Vonto t^oii Renzo, e ili pacarsi, 

" DjiiiLoii una muno, cn' io ponsu finir di apogliurnii, osto/ disa 
Renzo. ' JjO vpdo nnidr io, vtì\ L'ho ho addoapo mi gvaa houu<ì.' 

1/ ohte gli dif'de T siuto riobiesto; gli stese per di più In aiipflrt 
addosMO, fe gli ditìtìe sgarbato me me " buona notte," «be ^'lii quello ro» 
i*A\iu. r<ji, ptìr qiu'lirt ^pei'iti d' nttiattivn, elio alle volte fi tiouo ano* 

sidcriiro mi ogi^etto di stiz'^a, al pari che uu oggetto «r amoro, t eh 
ibree non è jtlUo nbe il deaiderio di L'oiioBcere ciò cbe opera fortemenl 

T dir animo noj>tj'0, ai fermò un momento a contoAJpIaro ruspile rem 
uoioao ver lui, abnndoftli il lunitì ani viso, e facendovi, con la man 
stesa, riliatter sopra la luce; in quell'atto a un di premito cbe vii 
ilj|jirita Peir.be, quando sta a flpiait furbiTameute le furnui ilei i^niitìòrl 
Mi'un OS cinto.' " Te^zo d'asino ! " disse nella snrt rnenUi iti povem :Lddnr 
lueutato: " sei andato proprio a cercartela- Domani poi, ini saprai dii 
tlie bel yU3to ci uvru-i. Taugberi, ubè volute girare ii mondo, sen- 
bHptìt diL eiie parte si levi il^olft; pfp- imbrogliar voi e il proaaiaio. 
Così detto pensato, ritirò il lu^^^ ^^ mosse, usci dalla vumci'l 
o chiuso r usciu a L'biuve/' Sui pijinerottoìo della acala, djiaoiò l'nslufisn 

* jV B B$ro r Vedi U notu I a pAg. 7X ^^*^^T*"7*^ ft^n-Wi 

L * Tn ^vrll'ittii •! un di pTf^u tt'S titn J'pm^rt Pttcke it. QuqisU «LmlUf-iL'Iliia raDdPt| 
ERruttir'ariL U BdoitQ i>ol viv4i coutraatu. [^qu eaau V naian dcriiln forse j olflenDlati cLp oól 
Borii opvve /jLU4iTuiJL> BÌiaa^ iluUa mltulDtjJA. 

■ -^ ' Parli a nuh «III» ^o Zcuatti, ulie ijitta quaiìi, ^ciin di^U' trtliTla pl>(o^'-. 
brtlnjiL'tAi'sL. porcUo trcippu ylle ci noere miu'U' iivinu, eUu, ML*[iartLUr liiElt? <■" 
^pisntu diU'lle- e liworlu ti> mui arriviirli (il ùuy lìu' auoi dasldciii, «Imjbnlìi'ji ■'_- 
H[ullii iiaoi^kiccc eIdEIa tavorn^ h' LiLgi^Jiti[l;i u h^ AttugiL ii^[ vnnt. L' bbrietiL di Kliizu m^i 
^MvkiitblLk da bL'iu>j;no aJtiUii'] deLIn narriki^.iono, obe jLD4:ku gE^Jifci Ji v^j^n ptupfiU-fiUim e^iul 
BoAnti:; mt fìu pum noti 3i voli^va cu» mJgJiDr nni^Li'Ilri omoLturla nEtalLn, peirìiii almmi 
■j^Dri sì r.Donà 'iimni Mb q|LL»;^1n fl^iua Tlidi^DhilL*]-b i taiitu nifnnria. che \ter pano it-iu ^1 
Keu^Ulio iiitornmi-nCu ili Koii/.o? E lorsn <|ml[i aUgsa iil)l>riai'ln:R?:i! poluvae^aor i!<n»JgH 
^Klx Tiiaitu rfiB Li glovnikfì unrj iWìLiTi'H^*^ iJfdlii iiuslra 4j]nuiimu. Vanrif i* nt^U' ninrti ii{}t\A t^pii 
■|Dn vn dil'At^ilu mrifiliTkdu da casa ag£irut-ii, l- da un t'Ì4ichÌ4jri> all' nitro »|MiiLk> fi-ìit' Hfioif 
■tomi a pr^r ^rtdi n iiM^ilf^n^ la i^ai^iuiko o irnLlIrnL Lq f»:«/;i di^^rrrtriiniitB ri4iia|«j(a. 1 htH 
^P»! di WLitiituo riimu^atk alta pnaìiivut} dei prttpuivnti baHbvdiiu a Jtmr di 4pjino fattoi 




^ ^ disse cbu la^cia?ifle i (ìijUuoli in puimlia a. uùa loio spi-tgLU, 
ff^Jo^e ìa ciicmii. u ì'nv le suo vud. " llitìogiiri di' io tatU fuurj, 

oisgi'-iKift»" auggiiiriMe; o le laccmitù in compendio ti nmuKu aci'idente. 
i'oi Hog|-mnst] aucora : 'occhia a tulio; o sopiti tutW jtradi^iian, Ja 
fjuestu tu nlt?i.l etiti jL^iuroat^. Abliiamo Iziggiu uii^ mnim di 3;.'upeBtruti 

fihL*. ti» d Wre, tra che dì untura^ souo tbuccwti, iii^ dÌi:ou di tutti 

Kbri. Bflùtii» se guftUihj ttìmerario " 
Oli! nou flono^ una hamJima, e ao accli'io quel ì^ìig va fatto. Fi- 
k, jni p^'tiì libo non ai pusan diro.,.," 

' IJene, bone; e b^dar cLe pagliiuo ; a tutti tiue"" disoorai che lamio, 
ini vicaria) di pTov\iaÌi»ne e il governatore e Ferror h i deiiunonì e 1 

Hvali'.'rl SpiL^iui 15 Friiucia e tiltru tiiuiJi cuiLcllenti,* i'jLr victu di UUll 
iGUtire ; jpercliò, se si tìonlniddite, lu. può undar maltì Bitbilo : a pp si ili 
'fiffione. la pnò mulitr male in aiveuiro : e già ani aacha tu che qualcLe 
'oTln ijudìi dju le dit'uu più KroB&e..., Baata, ((uaiido ni Hentoii cerio 
)ropOÉÌziuiii, ^Ìm,i" la tdstii, e dire: TPngf> ; coinR ee qujtliiljiidQiio tliia- 
LiHbse da un'altra parte. Io oerchorò di tuniara più presto die po&HO." 

Ciò detto, Hcese uoii lei in cuuina, diedri uu'oefWta iu giro, per 
■oder BQ c'era uovitii di iilievo ; etactiò da un c«\ÌocliÌy Ìl L'ajipelli> o 
ft cappa, prtìBC un randello da un caiituceio, ricapitolò, con UQ'flltr:i 
locbiata Jilla moglie, Tistru/ioTJÌ cho Itì aveva dale; e uscì. Ma, gii't i 
lei far quello upeniaioiij, ftvuva ripiego, dentro di aò, Ìl Ilio ddl'upo- 
ilroK* coinini'iuta al letto dd povero Renzo; e la proBea"CUva, cammi- 
laudo in istradai, 

' — T'jatardti d'un uioLtanarti ! ^ — Clièt pt?r uaauto Rentt» avesse vo- 
uto tener uJLSfosto Veanfir suo, mie&ta qualità fii iiKinifesiava da sa 
ielle pai'ole, udla prommzia, ne 11^ aspetto e negli atti. — Una gieruata 
■oine questa, a forza di polilicn^ a Ibraa d'aver giudizio, io n'uscivo 
ietto; G dovevi veuir tu «ulla bne, a gaaatartai Tuova'' u^l paniere- 

^iLDCQ osterie in MilnDO, che tu 4oye»si pruprio (.-npitare alla mia? 
t'osai almeno capitato solo ; ebe avrei cbiuso «n ogcIlìo, per questa 
som ; ^ domattina V avrei iutto Itktf^nder la ragiuiio. Mn no i^i^uorc ; iu 
iOinpa^'nia ti vieni; e in coinpii^'iiia d'un bargello, per lar megìioi — ^ 

A ugni passo, Toste incontriiva o passegciari seompaguatj, o coppie, 
3 lirij^Ltte di gentu, che giravano ausurmiido. A qtioato pnuto della aua 
muta dioeuzione, vide venire una pattuglia di soidati : e tirandosi da 
parte, per lasciarli passare, li ^ruardò coti ìa coda deirocdiiu, e con- 
Linuù tr:i aè; — e ecoli i yastigauiatti. K tu, pe^'.i^ii d' aaJuu, per Jiver 
nsto un po' di grinte in gire a. ì'ilv buct-iino, ti bi>ì caeei^ito in tentu dio 

il taoudo abbia a mutarsi. E ^u questo bel (onda mento , ti sei toviuato 

'lUflDpartoHdJiu jnvriao vadiikino tnntc mjilvoEeiLLii'ri. ecnr.a impulbii' altrui. Ai pru^tJa vnloiLUi 
ivrinAAiarHl cofjl hasoHrauiito. > Op, cit., pjxf . ^. Tali otL^urvaajiuiit m/av OcgiiB dì uiilU 
inaili uriiclinic ; ma inttn quL-niik ad<-uL% L di uu [uuviaitanLi} toài itammaliiiì u impiouLnl^ 
U U'iiii vurltà. C'Ui a, muiaro ann s-t\ù paroJu pocTGkbq duvcBtfo ilim^uuirci quo! dildltu dio 
lik faHU (jiT lidia iu<t, 

i J\'on Kiitio: [>iù BtHuHCfl Nti!i ensu iricA. Vtili In nota 3 a png, Ì.IS. 

* h' n'ir' simli rviòifltnf- QuiurU ar|^icla in queste imtolu; L'osti! mblta HitlJ In an 
ftiai'J'^^ <j 'U hbU ti i;itMlica j Jo eijnn qurio ptr lui nnl urli Ini unto Sirlio i (lonti i?Le «toviinu pJI- 
^aro 1 àìnii avvLiiiiurk ; tu nitro uobd aoiio rori>L:LLLirlc, od i: udu «uIucco clii ak «1 |iordo, 
r^orch^ |i ri- nili! Il fluiti uni jerio pnaauijo i:uiit|>rL>[itettorE<, 

^ r-irri. Il Miiiiii^jil juti'i^c rial Hia^^ioF muntro de' cxm \y liyyMtfra la 'i 'Uiì ilirii'ih^'i M, 
i]tii<^l[iliji-<k>tie qitiindt' iì 'i\àoima nvova lui t^ma tuttu tUiiJÌ]i.ii'u i; |ji ritinoiio i^lni ii^ilfivu / 



t-^*.*/.*t7^. 



189 I i'ii(>M(w*i si'iijj, r* ^ •*- **^^^^^^^ 

te, e valevi hdcHd roviunr tue; die uou è gUiatf». Ifi facpvo ili lu^ 
]ier Baharti; e tu^ ttoatiu, in oonh'ACcurubio, a^è mancalo ^oi^n r<m 
non iJi'bai lueaKo ' aottosoprit Vofitorm. Om tutcUtnj. ii ie a levfiH.i d'ina 
TJÌi;cio: pur ma ci peuau io- Cumu ho io voIoskì supere Ìl tuo nomo^ptil 
nim mi^b curioi^ità! Cosa m'iiuporf^ u i?ro cbo Tu iì cbictmi Tacitilo ■ 
HcU'tokitiiiiteo V Ci Uu un liei n^i^sto hu<;]i' io a pu'(!ui]er la pf^min iq 
imino! infi non Riet.e voi aìlri hoM jl voltar lo iionu^ a modo voKlro, ^M 
Bo aiiL'Ii^ io elle oi non delle griik die diìu L'ontuu Dulia: Irella nuiitu 
dii vmiircelft a dirt? un uioDltiiiai^o ! Ma tu non S4i cJie le grUe rontjJ 
gli oeU fìorktiLiio- E pretendi giraro il u^undo^ g paiìtwe ; & non eulì alia 
ìL voler fftx'Q !i modo suo, e inmfparsi delle tì'i'ide, U prima i;osa ù di 
purkrne con grau iiguardo.' È per un povero oatp i^Iip I'oskc del tul 
pj^^cre, o non domaod^ase il nooiu dì uhi cnpitfL a frLvoiirlo, bai tu, \inÌ 

Min, cosa e' è dì bello? Sotto ptna (t qual st vojUa dd detti OStL tal 
mrcmai ed altri, come sopra, di trecmio scudi: bI, son lì che uaifijJ 
ItreceuLu sonili; u per iepeuderll i:osÌ Lene; (In csst^i'G itj'pUvalijpuì 
\dte terzi ttUa re.pia Camera, e l'ntfrn fììl^acnisatfre o duìatore: qdu 
ftel cecino! Kil m caso dì inahilìtà, cmgud anni dì gahru, Hìnfigfìim 
Mjerta, pecuniaria o corporale, all' arbitrio di sua ecceUen:!a. Obbligd 

Rissiiuo i\\\i^ Gi'v f^YìViie.'^— I 

I A queste parnli?, l'oste toccava la soglia del palazzo di ^"insUzi*-] 
I Lì, come u tutti gli altri ulJKi, e' era un librali da fare; piT tidlj 
tB^aUondeva a dar i^li aciliai f:Lo purovna yìii iitii a prqoonjcar" lI 

giorno seguente, a lovaro i prottj^ti e TaiilirL' n^li animi vo^findi JJ 
nuovi tumulti, ad agaicuraru la t'ovAa nello mani solittì a adoprarlflJ 
F^^ accrebbe Li noldatei^cn n.lla cuba del vicario; gli abocclii dolili Htruifl 
iWono sbarrati di travi, tr intesiti di chìtì. S'ordinò a tutti i ronrtJ 
clia facctìSL'ro pano fion:*a inlormi&sioue; si apedirono staffette a*pftiin 
rircouviciui, con ordini di mandar grano alU città; a ogiu tomo l'oroM 
dt'piLtnti iiolitli, che vi s\ portas^t^rn di buon iiinttiiin, :j, iiitigijat't 9»l1a 

ili^tiibuKioDe e a tenere a Irono grini^uietj, con rauloritìi doUa p;a 
beiiza, e con le buoue parole. Ma, per dar, oorati si dice, ud colpo J 
c^rckio e uno hIIil botte, e reaiìar piìi. ^tìii^aci i cooi^igli con un PO^V 
spavento, ai pensò uncLo a trovar la maniera di metter le mani oddoJ 
a qualolio sedizioso: e questa era pr I nei p[J monte la parte del capitaB 

di giiiatÌBÌa ; il qualn^ ognuno può pcnaarc clm BiinUmcnti avesae pfl 
le sollevazioni e per i sollevati, con una pezzetta d^ acqua vuln^rArfl 
sur nno degli organi della profondità motrttìtiica.* 1 suoi bracoìu croia 
m ca.mpo liu dal priuoipio iel tumulto: s ifuol sedicente Ambrogio FJ 

1 C'è mtinLuJD pocf iJii ven nt'liai iitmo-Cbì nau vodti (guanto l'uBD dulP InJlciUiTO d 
■vtCB del Dr^n^laiitEva sta i|iik piìi pn^tlnirti ? 1 

* A voltr fiiFA 4 t'\mìo sua ìm. E i^ cfìiitfi AllilEo, rimpmVeriiiJilD il cugino clr nvar n 
iioppi pruilL^[iKH Ljipcljlìo pudiLm iv\i CrLtiLi>rui:o 4!»D/<tra "vwiLiitu, ni-ttii uim^ : ^ Mit via, aidU 
iidlle ro^ijlB duUa pruiJonzi, ep^ul-d la niaujoradr primiluml suililiur.k£LiiiiQ iPuti tuppLiccLiid 
]tÌTiiP[^[ip aiipur rjiil[lup]»iLirB n itiiipu Co gtnUlDKfn n tutto iì idoriiu, □ «Hura ni jtu^ iiun 
irem<jDl.cT ilure un pju-n'a ili bmCoiuitu u un mtìuibiu. • Gap. Xi. aonu due nrticpli J'mi nd 

^ Tul.tcr qkicttta tìuliloquio D qnn Iveìodu d'nuitDa pruilanZ'i. iapir'tljii at vogliDDio dlJl 
pinm fi dolt' l'gajniuo, mn uol al ^wìiUj iIk HiricHaEV lu uul Uiutii'ur.iu pur r oaLr^ A itUd 
hifliiQ, vodcncliial DnniirruDii^HOH non ci^ri^n dio taLvuru s^ stirano. La iuln4] d di ij««1 \m 
uUrdi» di muptjiiuro, i\ <ijaJpr por fjir iiii.'cUo, Iti compagnia & un Uarp^'Mìn i^\i ors vpimfl 
a Rriaitlar ÌMiqvii ntd piiEitoro, o in upi.l giohiutB i'c»niD qutlliLl A noi dì^piu^^^ Ji ifuvt luu 
cjhpitBti} 'ii HtU£0, lUA non po^uluDiLi tEiflJi||priivaru J'oat« 1^lto coj'c» IcvArBl d' imfLki><ku7| 

^ d'^uf iiii'r :/«j7/i or^Lijpi' li fila j" nf^*it liti mii-iji.ìicit. QuJ rar^uzin ^ pjù L'onvcuiuute ■ 
rnnl.eal^ *^\"! addmti-o a png^ ì-}1, cap, XU, f^oc il fur vviii Ijl «^U 1^ ^ pa^. S 1 



ÉÌB 



■ rV«'.ffi 



T 



^Ht era, corno lia detto V oste^ «n biir^nìlo truvestitD^ manJiLto iti iriro 

HHnilLto per rijglierc sul f^kt.to quiblcliedmii;! dii put^r.^i ricouuHi^trc, e 
Kleiiei'ìo in [ibUu. lì fii>yOBUiilo, e acG]iia,pfiarIo poi, a notte iiEIatto Quieta, 
|m> il giorno dopo. Sentite quattro pillole di quc^lla predica di Rpiizo, 
icoiwi gM Hvwvji fatto saliito )iat!egtiu"t(3iilo Hupnt; parendogli qutllu un 
boo buon uoinci, pmpnn ^iipI rhe ci volevi. TroTA-ndolu yiil nuovo nflal'ij 
Hel paese^ aveva tentato il colpo maestro di condurlo caldo caldo alle 
Ibarceri corna alla loi^inda più sinirji doUa città; ma ^li andò fjiHiUhJ, 
nomo Qvote v^^tn. Pelò però poi-tape il casa la notizia ttiuura dal Dorr>e, 
toenonie e patria, oUve cent' ultic btlìe notizia congeltiiralt ; ' dìmodu- 
Iplie, quando Toste cnjiitù lì, a dir ciò elio sapeva intorno KenKO, ne 

HHp^van gih più dì lui. Kuti'ù noHa solita stanza, e fece la ^ha d^'pofi- 
Kione : cttme r,ra giunto ad alloggiar da lai nn forestiero, che non av6va 
mai Toluto inaniteatare lì suo nomo. 

■ "Avete fallo d iiialio d*j>ert a iiiloriiiar la jfiuatiaia;* disse un 
fcotaio eriminale, 7nf;ttendo giù la ppnnn, "ma gii lo >*[ipeva7Tio." 
W — - UÀ segreto I — petiBÒ V oste : — ci vuole uii gran talento 1 — 
I 'E sappiamo anch*?»" continuò il notaio, "quel riverito nome." 
I — Diavolo! il nome poi, comMiauno fatto V — pi^naò Voate questa voUa- 

I " Ma voi," riprese V itllio, con volto serio, ' voi non dite tutto sia- 

Iceranienle/' 

I " Cosa devo dìi'O di più? " 

L "Ab! nh! sappiamo benissimo che colui ba pot'titlo noUa vostrii 

loiìferia una qn^utttà fU pane rubato, e rubato con violenza, per ria di 

I BUd.be^gio e di EediziDDe." 

I " Yton uno eoa nn pane in tasea ; so assai dov'è andato a pren- 
Jdcrb'- Perchè, a partar come in punto dì morte, posso dii'e di non 
tuvcrgii vl^to ebe nn pane solo/ 
m " Già- ficmpre scuijare, dlfendore: ehi Beute voi altri, son tutti galao- 

■ tuomini. Come potete provaro che qoel pane fosse di Imon acquisto V 
I ' Cosa Ilo da provaci- io ? io non e* entro : io fo V oste." 
I * Non patrct© p^rò iie/^ar*? cÌil* codesto vostro avventore non nbbiA 

lavata la temerità di profirir parola ingiuriose contro le gride^ e dì, 
Ifare atU niaji e indecenti contro T ai'rae di sua eccellenza/ -*^ey*-/^^^iù 
m " Mi Eaccia grafia, voaei^noria- come pnò mai essere mio av v*"in i^nt", 
■Ae lo vedo pf r la prima volta ? K il diavolo, con rispetto pjirlniido, che 
Ir ha mandato a casa mia; e eelo conoaconsi, vosaitcnoria vede bene che 
Enon avrei avuto bisogno di dotnandargli il suij imme.' 
I " Però, nella vostra rtsti'riu, alla vostra presenza, si &on dotte t-me 
idi fuoco: parole temerarie, proposizioni sediziose, ni orni ur azioni, sfnda, 4 
lolamori," 

E "Como vuole viasìg&oria elisio bud.i agli spropoa iti elio po^on dire 
Ifanti «rioni clic parkn tutti iusieme? lo devo attotidere a' niief iiite- 
Iressi, ebe sono un pover'urirao. E poi vossignoria aa bene che cH è dì 
lliiigurk fìLnolta, per il holito è ancbo leuto dà niuno,* tanto più qi]andi> 
Esono una brigata, o — " 

■ * CfJitaitie rrnlle mtiiHt conuttinrnii. pur trapfo av>ien** annlin oggi elio par un m»- 
Elinliìiri Miiiro di uiUHtiiJa» o \t\h Hprss" iicr fviHli-vi^a abJrrf.'fli'iT i*1 reioiil IjiJvnUa dì na- 
KglIvaiT! ]ji rmnUxioiirt ufi 4'olpDvtiÌLi, i|M:i»'Lrlm \ii gluyt]£i[i per jifteriTiiii'si ihiiìa compre Ifì- 
lipoifdu lU vitllrui', t pii^nn HH>kiire arrenjiiLa iit^l hiu» i-otvo lini IrÉiiiilu *Mi' iriribi^en^H. 
E * VM t ih fin^Nn Bfioila. fitr il KoliU f anekt ti^to ài m'irla,' Chi i LATirua di ancck^ 
EfBH To prìj k ASCUE MriKa hr UAffo. Ci* tIji mente, latiko. dUa V\ ^^ ( Wvi\vrf . \c« VlV w^«»«« 



' Si, Ef\; ]ftPciaTeliTfi|7wi*<ttri!; iPhurniTi, Jomflni, i-odi^te ae gli ani 
passato \l\'\izio^ Cosa rredetu?" 
" lo non rV45(lo inilln." 

" Chn k miiaglui aiu clÌ7enl.ata padrona di Milurio ? ' 
;uhpbeto!" fi tcH ,,,, . r ft^^ j ^,. ,„^», 

Veilrete, vedrote. ^ f^ 

* lutentlo lieuìssiiiio : il re sat^ ei'miirc: il re : ma olii a.vrà rinroft» 
A\T\f. riscosso; tì iiatunilinente un povi-ni pjtdre ai faini^lin nou ha t< 

glia lii HacotcìP. Lor sÌt-iioH Kauuo la fnraa : n lov eigimri loi'uft,' 

' Avete ancora luolta geiito in ca&ii ? ' 

" Un \'isÌbilio." 

"E quel Tosiro avveulore cosa ia? Coiitlruia a ecbmmaaznref 
Tnettrr su la g^ntfi, a pipparar tuniiilH per duniMiìi ?^ ' 

" (Jnel tbrestìfiro. tuo! dire vossi^nioria : ii nuiluto a letto/ 

" l>nEique ìivele uiolta gente-.,, U.'islfl ; l>adate a non lase»rtPlo ac 

, ma non disse né eì uè 
riprese H notaio. 
'lo ho ,^cniprp jivutu giudizio, Voaaignorm può dire so Liu niui Uà 

[.du fare Ma. ahiniìyM." 

"K non crediate obe ìft giustÌKÌft al jIjÌa perduta Ja aun forza.* 

"Io? pti- i;ai'ilà 1 io non ciredo imllit : u.olmdo n. ùir 1* osie." 

" La solita naii^nne : non avete mai altro da dire." 

' Cha ho da dire allro? La venia ò uaa sola." 

"KaatA: pf^r ora ritoniamo ciò che avete deposto; Be vejTJk pai 

IC**0, inforniei'ete più TrÙDutamente la giustizi», intorno a ciò cJlf 

[potrà venir domandato." 

f '' Coi^a ho da iiiIbrmareV io non ro nalla; appiana ho in testa 

[nttendero tti fatti liiici." 

* Badate a non lasciarlo partire.' 
" Sppro clifl rilluatrìsftimo signor cnpitano saprà rbe son verni 

Jiuhito a fnie il mio dovcro. Bacio le mani a vosBiguorift»" ' 

j\llo spuntai' de] giorno, Kenzo ruByava da eirca sett' oi'p, ed 
fftucovn^ pov'^Tetto! sul pifi bello, qimmlo tino forti scosse all'* hvACti 
te una vorc die dappiè del letto erìdiivu: " Lorenzo Trania^bim! ', 
Fieeei'o liaeoturf-. Sì liseatì,' ritix'ò le brancìa, Hprì gli oprhi a olenti* 



— Cli^^vo iai'od birro io ? — pensò Toste, m, 
"Tomaie jiure h caaa; o abbiate giudizio," 



fann l iU"H;o <iinnqn*i In ttahono. com b douiuuÌmIiuii imvvo Ux uillanfiniM *"» ftimr 
r<iiLpB(ii cdMu il ^Dn^oni Fu potovA laacmrb, o per nun iclirparD la skinnietr^a. o perohl 
IjdikEo pflr Ì!^ sua ntu^^n min iL'iuMltto e tU fiii'aii't rtn^iva euriùso e cortììeo, fn boca 
T^iiull'UBtt. Oi. ri1„ p;Lg-r>f^ in noLa. 

1 ^0 r<^/' ^i^n rpirv^.j^c 1^ nino j ^n i]< Jiviio fìail\ [uscito j.niio hbl lapo. La prima 

(ladv Idilli! nto in bcvE'D n ikn nuLgi^lr^itn. uli^ vnol dfxrat lmpnr|;lni^^ 

1 rjitx^l-^ flIalriKa 1' nmmirabitu itor il <:nntr34ta fra 1 «tuo m^rponnl^pt t^paniiU 
rjcmo 4ji uui ì' tuU" iiiiliuatn. l'tìi ilii" il p*h l<isicOt f^n^iv «iubbiu, li \>m Muualn j 
Il i|riBlK nr--,rimin uni mnln 'Il IJkin/f> |">rHi> \<i irridn parUDn cliinn>, i^ lu criilB i«« 
U4ti cDhtjLna; non ^ mi-i^o <1a nuilimlmii, ti \f\r't \a hhq pimld n^n\ tenitoiio n u" 
un fl r4lp|"'t"'i»nt]irii L fjitU rpufili flnnrn nj^n JndAf-1, nr»n In D Ji prri T Kani Oli 1 1 , nglL i _ 
far r^flto *j 4ni nfl.eliiloro n' riiuì iiiLorofl^i- Ranzu sU^qM on ftnao nlnli prctoato B^^ 
lUiklo^n» boh nvFJ^blid trmnLo nulla a tiilire mil ci>nrn il'iL mia ituLu ^ nin nii't'^> mi irrm 
<[u] iiutftjo. il vorfl tipo rtnl p"!iaiott^i, che» hurbonzoflu pw in pnl'^nM 'Ìk ^U Tiprn» i 
j^rniTii» miiiei """ rontonL» J' una ¥itllma, *r.rtohtE> far rLi^adarti t>ntL |ibHb JÌ r"-!""!»»- 
IJLa 9n1l'W<j» clip fii-iti rlpui-Q a Brliariulrpi uiriLpru fdi Ovine nU» castri liguri ilo V'vti ti HO 
n j'Ii'OfL^afH nvl iH]Hj Tura luLto poIlKioaoo nuQva (POuee, 

I La f'ffta vixroUir- SJ \i*et't-: L* prcERri m^KKitaa. fli HTHrassE, Klcercli Itilori 
tu fé^lonw fU tal L^druLitLOn^iUu, 



■ CAPITOLO riEOIWOqUINTO. 101 

fede ritto 0}y]t\Ì^ M IbHo un iiritnu vi^atito fli nero» o due D.rmat(.uun 

Kì qua, lino iLi là de! fi>pc?;Ku.le- K, ti.i ìit sorpre-'^n. e il non esatr dct*tit 

T)ene. r la sprunghetta ' ili 'laA vino L-lig sapete. riiiiaBe un momento 

<'<iMtì iucaiifalo; e ciTrloiido di so^iuire, ti min piacendogli quel sogno, 

■ "Ali ! nvnt*- flputif ') iinn. vnlin,. 1 ^orenzo TramsijLnìinftV ' tlijrae Vn^rrm 
plnillib r-fippiL nevti. ìiìxc] notiiii» UK-degiiiii} flella sera avauti\ 'Anlin^ 
Hiiiiqiie; levntPTi» e vomite i-nn noi." jfl 
I " \^orfD7.o Triiraaglino f ** diasc Ren^o Trumoglino : * ' cosa rnol d(^ 

fcinestuV Cosa volete da. uic? Chi v' ha detto il mio nome? " 

È " Mtiio niarJe, i? fate p^psto," di^se uno de' birri die gli stavano a 

Kaqcù, preudciiilogli di nuovo il braccio, 

p ' Olio! iiHe prepotenza è questa? " Gi"idò Renzo, ritirnndo il braccio, 

rOate! Yotìifì \ 

I ** Lu pcirUitui vìa Mi camita? " dl^se ancora quel birrOf voltaEidoHi 

Fai notnlo. 

L " Avete hiti^^o ? " disse questo a Renzo : ' si fava coal, se non Ti 

novale ^inhil-o aiihito, 'par venir con nai/ j| 

B " Fj ppvi'lit'?" flom.'iFulò RpTi7n_ H 

I "Il ji^reliè Jo mentirete diti sig'nor capitano di giusti/ja." I 

I " lo t Io BODO nn tr.ilfuiluonio : non lio Tutto uulJa ; e mi maravB 
If^lio...." ■ 

I ' Meglio per voi, mefi'lio per voi; cosi, in due parole sarete &pi9 
■ciato, <? im^rete audnrvnne per i fatti vostri." 

I ' Mi lrif«ÌTio ftiidarc orit, 

icon k ffiustizin." H 

I ' Oi'^H, fiuianufb!" (Kpso un Lirro. ^| 

m "Lo portiuRi via davveixi? ' OX^vtt Tultro. ^| 

I "JxOrfnKo Tr^tinnglino! " disRi^ Ìl notaio, ^| 

I ** Come sa il mio nome, vossignoria?" iH 
I "Fate il vostrn dovere," di^^^ic il notaio a' birri: i qoali nnsero BtI- 

■Itito le mani addosso u R^ii/o, pi-r tirjirlo fuoi-i iLe\ Itlto^ 

I 'Eli! non ioctiate la carne d'un galautnonio, elie...[ Mi fo v^tjr 
■da ULP." 

■ " DnnqiiB vcptitovi subito," di^BO il noijiro. 

■ "Ili veato/ rispose Ren^^o; « andftv» <Ìi l'atti facenti ìf^n do r^na e 
Wìh. i (lanni sparsi sul letto, come gli avaiiai d'un naufragio sul lido. 
l'J^ comi nei andò a uietteraellf pvofleyuiva tutfcrtvia dicendo: ino io non 
Kci vofflio andare dal capitano di tfinfiti-^ia. Non lio clie far nulla cfin 
bui- Giaei'hè mi si fa qaeaV affronto ine^instamcnte. voglio esser cot*- 

■ dotto da Furrer. Quello lo conuf+eo, so che ò un fjakntuuiiio ; e m'ha 
■dell'oLblif^azioni," 

I "Sì, aV figlinolo, ?nrelo conilotto da Ferrer." rii^poae il polaio. In 
litltre cirroetanze, avitilibe ri'^o, proprio dì gu.^o, d'una liclneHta 8Ì- 
Pmìlo ; nin. nou i?ra uioiuento cÌjì ridpry. Già noi vtìiiìce, avovn visto por 
le strada un eei-to movimento, da nofi potei't:!! ben dedaire se ibsaero 
LjrìinaBugU d'una sollevazione non del tutto sedata, o principi d'una 



disac RcDSD : "io ncQ ko clic far intll 



I SpvQHfihttUi. H dii!« in si^nao lipunlo per Dolitru di teeta che prende eppriiliflcnto lu 
'OnTfl; 1 |iartii?"lnrLiiuLt,e ni ilii?i* di inulto rugirumcn tln uovurililo Imn*. 

qùfllo dal eap.Vn * Don Raflrisu ni dufltJi iZoii Rntlrfip.» 



192 



^^^F^^'-i^M^ii^^ 



liuoTn: uno slmcar di peraoiie» mi nccozKiu-aiT un aLihuX' a L>ii;^,ilflH 

' l'wlu. stava irt oiecolii, e gli pAri^vrt che il ronzìù ani-^H&P cie^oenàJ 

I DesiiertiVii duuquo il spicciarsi; ma nvrobbe aiithe voluto cfiiidur vJ 

l Keii-LO d^ acri oro a d.^ ac^cordo - |fìuc:chc, se £i fbeao rcnuti ji i^orni npndJ 

\ eoo lui, non poteva easnr tei'lo, qnandcj fosBcro in istniou, di t.ruMiTffl 

i tre contr"" uno. Perciò davji d'ocenio a'bim, ohe aTessern pftxieu^ii, ■ 

Bijou iiinspripatro il gìoTÌne ; e dnlla parte sua, cercava di peiaiiitleiìa 

■ run Luoni? parole. II i^io^'iuo lutAnto. mentre si vestiva adagino aduj 

gino, rithiamflTiduBJ, coaitì poteva, Ji.IIa memoria ^li firveiiimenti (Idi 

giorno nviiuU, tndoviuava beuc. a wi di preaso, i?liu' le g-iidt? o iino'ita 

e il eopnoinR dovevano i'^aer la caliga di tutto; ma **ou>e dianiJiif ixm 

I lui lo capeva qui^l UDine? E die diamine era nc-_^adulo lu qupiln lioIuJ 

ìpcrcluì la giuBtJKift avesse preso tant' animo, da venire a colpo aeural 

a metiPi' le luaiii ud.ilasEo a uno ile' bitoni iig'liuoLL fho, il gioi'uo nvnnbM 

' AVOVEiu tantfi voce iu capitolo ? n ohe non dovevano esser i ulti addiM 

f mentati, poiché iterizo s'aceorffeva ai^chc lui d^im ronxi'o L'r<!Sc(!nM 

. iirlTa atroda. Giiardand-O poT in ybto il DotaJo, vi scorgeva in pfjlle in 

^(X'Ue la iituliRzione cho cnalui sì eforaava invano di tener nascosul 

Onda, coHÌ ppr venire in <iliiaro delle sue L'ODg-etture, e acoprir p^esM 

tuiiiB pur Ifrare ìu lungo, i? anche ptir tcutaifj un tulpd, dihao: " VwJÓI 

bene cos'io l'origine di tutto questo: ^li è per amor dei nomo p t\m 

cognome, ler sera veramente ere un po'ollecro: questi osti nUe volta 

hanuo certi vjui traditori ; e alle volte, cojne dico, sì ea. quando il vìlJ 

^ If iii^ (• h][ chiì parla. Ma. f.B non a» tratta d^ altro, ora son pronlo ti 

dark Oj^ni noddisfa/ione. E poi, già lei lo tìa U mìo Dome. Chi diaininfl 
«■liei ha detto?" ^ 

" Ili'avo, figliuolo, bravo! " riepuGc* il notaio, tulto maoìcraso; ' T«lJ 
che avete giudizio; ^, credete a me che bou del mestiere, voi siete pifl 
furbo die Tant' altri. K la miglior maniera d'uHcirae presto e ìjpttii 
con codeate buone diftpoaizioni, in doe parole aiele spicciato, f lanciftlfl 
in liherl^H. Ma ro, vpdnte (igliuolo, ha le mani legute, non posso lihiflL-iurTfl 
qui, conio vorrei. Via, fate presto, e venite pure senza timore; dip quAi»™ 
vedranno chi giete ; e poi io diro.... Last;iate ture a me.,-, Ha&t.a; sìtfJ 
gatevi, {Jghiiolo." ■ 

" Ali ! lei Eon può : intendo,* disse Renzo ; e contiiìuavft a rtStJcn 
riapinpfndo <vin de'oeuni i cenni che i birri facevano di mett^^rgUll 

mani addosso, per farlo epicriaro. I 

" Passeremo dilla piaz^^a del du<nno? " dnnmndr> poi rd notaio. I 
"Di dove volete; pfr h più corta, affine di lascinri'i pii:i pri«totJ 
liberti^," disse qudlo, rodeiidoai dentro di aè, dj duver lasi'ìar rudra 
in tj;rra qnellit domuTidii mistprinaa dì Kphko, ehe pofi^va dixividr* Bfl 
tema di cento interrogazioni. — Quando uno na^co disgrawsto I — jieq 
Bava.- — Ecco; mi viene alle mani uno die, ei vede, non vorrehlnr »ltn 
lìbe panare; e, un poMi roapiro eìie a'avoaae, gobi ficlrn formuM, ftd 

k * (ita npl venire it. Lf iiIIIidb parulb io\ rotiijo air osto pi prck[tArafi4k AiI i . 'i 

W-ttatlutii Hi Renu" ; i[«ta[.i» iilfeyafuo'ie, o zi QtrivM-iku uliLnruTuiiitli^ iììk*II' <-.ii t 

rinro iiLniiiL'ro^a del Dolnji»; initn pi va ^vnlgi'Fi.ìo *n modo olm jmr cUt !"Ph- , ■ \ , i,k 
iihllii ó' iEia-'^irrLEaii', n iiil^<bL'j, i' ntrbi&iii-i dclr'h «in.rciV'i, b Art-u ai»vi-ruiH «lek iHh^rinj AtflÉH 
il i|iiulti, pLT eUBiìitnr'e ]J j^iii vWa ìnl.cr-aRmv, non ììn lpiiu[fiiii i]i nriiLiii' in rurcA tlgfl^^l 
C3iit'>ik<it''i dol tolpl 'li HCbim Impt^vuiLiitl ^ e^li roitltiio f:ol pi irv untami fo i^uhh biHB 
«VDffioieiito iiAtui'Blt4^ varila « aaturplezzfe aoao ì\ segretv dell'atte C«L rr^Btru ttìÀiftM 



CAPITOLO DEcmoQtTftrro. 193 

BenzrL corda, quol cìio uno voIob&c; uh uomo da condurlo in i/vl^ìonc 



cad^miciLm 



iciim^nte, in via di 



discoiao a miche voi e, gli ai farebbe confessar. 



^ià bcire esaminato, sen^a cbe se ne fosse accorto : e nn uomij di que- 
sta ftorte mi deva per l'appn.Dto capitare in cu momento cosi anga- 
etiuto. Eh 1 non e' è acatBpo, — continuaya a pflnaare, tendendo gli orec- 
chi, e piegando la ttìsta itlTindietro: — Dan ti'è rimedio; e^ risica d'essere 
una giornata pegi^Jo di ieri, — Ciò cho lo fece pensar ooaì, fa na m- 
more stmordinario die si «enti nella airadit: e non |iotc teuersE di non 
Aprir r impijnniLta^ per dare un* occh latina. Vide eh' era un ero cerbio di 
GÌttadinl, i quali, air intimazione di Bbandarsi, fatta loro da una pat- 
tuglia, ftvevait da principio risposto con cattive parole, e linalmente si 

eeparavim continuaci do a brontolate; e quel olie al notaio pai*TO otj 

Begn<> moi'taJe, i soldati eran pieni di civiltà,* Chiuse l' ìmpannut», e 
stette un momento iu forse, ee dovesao condur Timpresa a termine, o 
IsHciav Itenzo in guardia do^dua bivi-Ì, o correr dttl empitane di giu- 
stizia, a render conto di ciò che accadeva. — Ma» ^ pensò auliito — mi 
8Ì dirà che sono un buon a nulla.^ un pusillanime, e che dovevo ftseffiiii" 

ffli ordini- Siamo in brillo ; bisogna ballare. Malannaggia' la furia! Ma- 
adetto il mfistLere!~ 

Kenzo era levato; i dtie sat^lhti gli stavano affianchi. U notaio ac- 
«(fnnò a costoro che non lo fifori^assei' troppo, e diaae a Ini : "da bravo, 

Kflioolo; a noi, fipicdatpvi." -w.^^jT- 
Anche Renzo sciitiva, vedeva e pensjua. tira ormai tutto vestito, 
Ivo il farsetto, che teneva con una mano, frugando con T altra nello 
tii.sf^hy. " OLg! " disse, guardando il notuio, con nn vìao molti» isignifì- 
jitc: ^ qui c'era de^soldi e una latterà, Signor mio! " 
" Vi sarà dato ogni cosa puntualmente," difl&e il notaio, "dopo iideni- 

te quelle poche forroalit-à. Andiamo, andiamo, ", - q 

^^o. no, no/ disse Renzo, tentennando- ti capo: " qacsta non mì -7 
.1: voglio la roba niian signor mio. Renderò conto delle mie anoiu; 
|a voglio la robu. itiJ'L." 

" Voglio farvi verlere che mi fido di voi : tenete, e fate preato," disse 

notaio, levandoci di BPnOn e consegnando, con un sospiro, a Renzo le 

ie sequestrato. Questo, riponendole al loro posto, mormorava traMentì : 

kllu liirga! haaincate tanto co^ ladri, che avete un poco imparato d ulc- 
ere." I birri non |solevan piii stare alle mosse; mail notaio H teneva 
'reno con gli occbf, e diceva intanto tra so: — se tu an-ivi a metter 
ie dentro quello, soglia, l'hai dfi pngnr con uBura, l'hai dp. pngaro." — 
MoDtre Renzo si metteva il farsetto, e prendeva il i^ppelio, d no- 
^o fece cenno a un de' birri, cho s'avviasse per la scala; gli maoidò 

tro il prìgiouìtro, poi IVltro amii'o- poi pi n]i>aHa anche lai. In cu- 



1 / sa\J<ih prim putii dì rmlta. Era anche tiMvsto * un giorno fnor <!«]!' urdiiibria, un 
no Ln ìmlÌ E*^ i^ippo q' Inohinnv^nD ni far^altl' > Gap. XI. — (Juaiilo pTÌi atcBOa i'tìoltn^ 
. ù U paura del Tibibjo^ tanto più il cuoro di Koiiì^li s'apro pEIji «par&nzA; e ùui j<u 
jao, • offrii ttiAEiio [l maaiento ah* e^ao poisa Bfageirft eiUd mani djM birri i (rrmai (lou 
Ijh più dubbjo nLcuno^ Senzn &jirÌL ealv-iiUi a furia di [lomla, a itui titìguJatucr ton sompra 
" vVvo V rvenooLle intoniDiìb ^U nTTuiijiuunCi Ìu tulli i loru pafLiGr^lar^ dm prtipamuo 

' MiiiMrf'int/iJiii. For.jfi ^E HU]:l^lr^l^ duviiUi •iixia M;t]jiiJiJdi£jj'*J ; iiubnta vui'o ptfù hil d'ir- 
^0. e 4artìbbe stalo ItifbIìd diro HHALROirrA» cumt nt-tlH priitin edizione. 

3 /,'Aitì rfa pa^ur toh nstira, l'f'ai ita jxipnrf. « ì; ripi^tizione rjvissiiuaclie n'uriu mjlo 
^liii ^i iLifli iiliDnrTu HOUQ agltat] iln nii senti monto di .sk^^no, ili piotj^, di doluro ne, 
QinBtJ J'hd ii^au ujichu ìA |iijB3la, loiìiluve Liei S^rfUtgi^ia rlie ana. moglie i^rolif n pre- 
fai m^ li> ^lomiEuriLtg unrito [ ' tSo non lo Cii pur me, se nou lu ti^, ?fe^^ VAi t^st^cwN, 



•gi/nr. A: y^'. 



ia 



194 



T nOUSBST SPDSL 



dna che furono, mentre Rienzo dice: " e quest'oste benedetto do?" 
cicciuto? " il notaio fa un altio cenno jì' bìriì; i quali afferrano, Tm 
Ja destra, V altro la sinistra del giovine, e in fretta in &etta e^i legai 
i polsi con celti ordigni, per quell'ipncnta figura d* eufomi&mo,' clui 
niati maiiicliini, Cutltì^a^evfl^o quuati (ci dispiace i» dover diauetiilerB 
pni-tìrnlarì iiidnfiri tlella gravità storimi; ma la cViijireK^rt lo noliedo 
rijn^JBt.pvftno in una cordicella lunga ud pò* più che il giro d'uu poh 
(ifdjiiario, la qualo aveva nelle etnie dae pezzetti tli legno, tome do 

Ijìccol^ stanghette, 1-a. canlicella circo u il ava ^ il polso del paziorjte: 
eifnetti, passati trsn il medio e T anulare del prenditore, gli rimano 
Tftno cWhì iu pugno, di modo die, girandoU, ristrìng'eva la legatura, 
volontà; e con dò aveva racBKo, uon aolo d' aaai curare la presa, m 
anche di martirizzare un ricalGÌt.raiite : e a questo Une k cordicella e 
Bpai'Sft di nidi. 

Ren^o ai divincola, grida ; " die tradÌToento è questo ? A un tuUi 
fnoma,-! " Ma il notràio, che per obt»Ì tristo fatte aveva le sue onoii 
piiroJe, " alhiflte pazienza,"* diceva ; " fanno il loro dovere. Cosa volete 
Eou tutte formalità; e anche uoì non posaiamo trattnr la gente a seconda 
del nostro cuore. Se noa Ri fnreHse *|neìlo chp ci \'ìen coni allento, sU- 
remmo freschi noi aìtrì, paggio di voi. Ahbiate pazienza," 

Mentre parLavA^ i due a. cui toccava n fare, diedero uua girata a* li 
^aeiil. Henzù a' acquietò, come un cavallo hizz&rvii dio si sente il \o.h\vt!C 
stretto tra le mitrse, e esclamò : * " pazienza ! ' 

" Kravo figliuolo 1 " disRo il notaio: "questa è la vera maniai 

rd' necirne a heuc. Cosa voletfì ? e una seocetura ; lo vedo ancL' io : ui«( 

Iportaiidcivi bene, in mi nionienlo ne siete fuori. E giacché vedo che sintó 

llien disposto, e io mi sento inclinato a aiutarvi, vogUo darvi anche un 

Iftlti'O parere, per voiìtro bf ne. Credete a me, che son pratico di quest» 

fiqae : andutt? via diritto diritto, senza guardare in qna e in là, senza fari 

rBcftrgere: raai nessuno bada a voi, nessuno s^ avvede di quel die è; • 

voi conservate il vostro onore. Di qui a uo*ora voi siete in liberili: o'Ì 

tanto da fare, che avranno fretin nophe loro di sbrigarvi - e poi pnrIeTU 

io».. Ve n* and.ite per i fatti vostri ; e ueasnno saprà che aiete Ht»to 

nelle mani della giuatiaia. E voi altri," contimiò poi, voltandosi a.'bim 

con un viso severo : " guardate Lene di non fargli male, perchè lo pro- 
teggo io: il vostro dovere bisogna che lo facciate: ma neortìatev^i ^bi 
è un galantuomo, un giovine civile, il quale, di qui a poco, sarà in li- 
bertà i f tibe gli deve projncro il &uo onoro. Andate in raauiera che ni» 
Buno s'avveda di nulla; come se foste tre galantuomini che vanno i 
spasso." E, con tono imperativo, e con sopracciglio minaccioso, conclus» 
' m* avete intero." Voltatosi jjoi a Renzu, col BcpraccÌ|flio spiamito, e et 
viBO divenuto a nn tratto ridente, die pareva volesse lìire : oh noi aì cb 
»iamo fKiiìoi !, gli hisbigliù di nuovo : giudizio; fate a mio modo: ta 
date raccolto e quieto; lidatevi di chi yì vuol bene: andiamo." E la ra 
mitiva e* avviò. 



■ Eufifi'i'"io. Figura TUttorlra» pei via ddlB quale con mitifrunicnti» d' i.iflitr'^FÌLjna 
l'onrono liTee ^piiwGVOli i trlflli r> dmojitHTt ^oHa oHr*^|iiJi f^ratlc^v-oU a pin «Ifcudli. ("y m 
ftflt nILro o^iit fi-Flì aa{vuiìhw'\ l'^H c][iui>r-Lr:iuit J't ^raai'f\ia^at-i -l'omii ^pj^hù iiiarjLle, 

s Circar-iova : piii offlcACJ^ Avvisimi ava. 
^' 1 J irfiflpj^fl, Vfl,|i 1.1 injtfl l a jiafi -V 

^ S Éicìaif^'}' E pfiTfhùiioii l'Iti PHcIamoP F#r h stetita raglOTio fiTeforìjtrjio Af> aTltTxi 
#W'd aiatinri, eJie h poco aotta. 



^^^^f CAPITOLO DSCTMOCiCnn'O. 19^ 

' perù» dì tante belle pamlc, Rouiio non ne credette nua; iii- che ri 
f notaio volesse pjà bcna a lui uhe a,^ bìrri^ ne che prendesse tanto a cuore 
[la Elia rimituEione, nò ctie avesse intauziuti d' anito-rlo : capi benisaimo 
\ehe il galantnomo, temendo che bì prePBnt^fiPfi per la strada qiifllrhe 
[tuona occasione di Ecappargli dalle mani, metteva [min,nzi quei' bei mo- 
ttivi per i&tornar Ini dallo slurci attento e du approfittarne. DimodocM 
kiitto quelli^ Gi^orta^ioni non servii^no Ad altro cli^ a confermarlo nel 
fdice^o che già aveva in teeta, di l'ar tiTtto il contrario, 
F ^leasoiio conuluia da ciò elie il notaio fosse un furlio inesperto g no- 
L vizio; perche a' iugflnnerflhtnj. Era mi furbo nini ri colato, dì™ iJ ocmtnj 
Mtorico, il quale pure che foaae nel numero de' suoi amid: ma, in quel 
Ijnomeuto, ai trovava con l'animo agitato, A sangue freddo, vi so dir 

rio come ai Borebbe fatto beffe di chi, per indurre uà nlti'o n fare una 
[cosa per sé sospetta, fosse andato Bug-pierendoiciiela e inculciindogliela 
Icftldamente, con quella miserabile finta di dargli nn parere disinteres- 
I 8ato, da amico. Ma ù una teudenaa generale degli uotuìiii, quando sojiu 
FAgitjLM e Hn^Etntiati., e TRdonn eiò c-\ie nn aUi-o potrpblie fnrp ppr Jpvrtrli 

Id impiccio, di clnederglielo con istanza e ripetutamente e con ogni torte 
rdì pretesti ; e ì forbi^ quando pouo auR'ustiDti e agitati^ cadono anclie 

1 lo'\) Eotta (jiieE^ta lei^ifE comune. Quindi e cli{>, in aimiU circoRtan^fi, ffinno 

I per lo pili uua cobi mtachina figura, yue' ritrovati maBatW/ queJle belle 

fniaU^-ie, con !e quali sono avvezzi a vincere^ che son diventate per loro 

qu£k3Ì una seconda natura, g i^he, tne.'isc in opera a tempo, e condotte con 

la pacatezza d' animo^ con la serenità di mente necessarie, fauno il GolpL> 
cosi bene e così nnscoatameiLte, e conosciate anrhe, dopo la riupcita, ri- 
fifotouo r applaudo univerriale ; i poverini quando sono alle fitretts, la 
adoprano in fretta, air impazzata, senza j^arbo ne giazla. Di manicm 
che a uno che li Teda intt-egnarai e arrjibattarai a quel modo, fanno „ 
pictÌL e movoii In rÌHa; e T aonio ihe pretendono allora di mettere \ìì%4 
mp^zOi* quantunque nipno annorto Ai loro, scoprfl benisflimo tuttoTTlovo 
gioco, e da que^^li artifizi ricava lume per se, contro di loro. Perciò non 
si può mai abbastanza raccomandare a' furbi di professittne di conservar 
Bcrupra il loro isanguo freddo, o d' ckpop sempre i più J'orti, ohe è la 
più sicuri.^ 

Renxo adunque, appena furono in igirada, cominciò a girar gli ncclii 

in qua o in là, a, sporgergli con la peraonft, a dcatro e a HÌnistro, a iendcr 
gli oiecchi. Non c^era pprò concorso straordinario; e benché aul viso 
di più d^un passeggipro ai potease legger tacìlmeute un cerio non eo^ 
i^ehc di fiedizioii^o» pure og:iuoo anduva diritto per la sua strada; e jHtfB 
l dizione propriamente detti, non c'erji. TM 

I ' Giudi/Jo, giudizio 1 " ^li suaurrava fi notaio dietro le spntle: ' il 
«OPtro onore: T onore fìghuolo," Ma quando Renzo, ballando jitTcnta- 
[inentii a tre che venivano coti viaì accedi, incuti elio parla van d*nn forno, 
rdi fiLrina nascosta, di ifiu!jtÌKÌa. eommcfò etnche a tar loro do' ceimi coi 
l^iso, e a tossire in quel modo che indica tott' altre che un rafìreddore. 

F ^ f/ite' riirtjuati iwtf.itri^ ilifra<7utì b au4L4if1.ìv4>, ntin^tri a aifg^ttlvo i iati iiOD h obJ^TO, 

La pamv CaiBtì tra nii-^lici : QW ritrovali dj n>Ab»l:rl. 

1 * Pi ìHttttri in ifi'jiO. Ansai plìi ii]jjui')d e plìi proprlu h O'ji^sjbaiie dulia fii'Jnm 

m ■'^ O d' Fstf- "empir i pOi foid, cif e in fi», m'urn^ OljbllgritiasliDi lille suo mi^coiaan- 
B|aj;if>nL ' poLi-fi^iljtro a <iMtt^tit pTiuto ì tniVi dira al Idauziinj, ^ht c^r^a d\'^'Cim^iV\.\n ^x^ 
E diVsiiirsi un \fO-iv oUf ìavi> ^j>altEi. 



im 



ì rHOKBSST VlVfiSÌ. 



(Jnelli punrdjiroDo più altcDtamente lo comHivit, e ei fvfmarono; coS 
loru &i i\?niiLinnio aìtri che tirnvHvano; nJtri, che gli eran pasaatì di^ 
vanti. vo]*niitìi al bisliiulio, toriTavu-no indietro e fitceran coda. 

'' Badate a voi; giudizio^ figliuolo; pei^gio per voi, \cdete; non giin- 
state i l'atti vostri ;T onore, Ja riputazione," contiunava a tiasnrrare il 
notata Renzo fitcoviiL' peggio. I bhri, dopo fisuorsì cou^uJtati cari 1^ oc- 
chio. peii^iiiìJo di l'ar bene (ofifULuio È su^gieito a sbogliari?), gfU diedero 
lina stretta di inaiiit^binì. 

" Alii [ ubi 1 abì ! " grìdn il tormentato : al g^rìdo la gefj.t;i: ^^ aiTolltt 
intomo; n'accorre da ogni parte della strada: la [Comitiva si trovA in- 
l'jVffliatB, " E un malvivente, ■" bisbig-liava il notaio s quelli che gb' ^ran^ 
a ridoHBO : " è un ladro còlto aul fatto,' tìi ritirino, lascin pa-seor la gin- 
fitizia," Ma Rodeo, visto il boi momento, viati i birri diventar binnchiT O 
almeiia pallidi, — ae non ni' aiuto ora, peu^ò, mio donno, — E sobito alzò 
la voce : ' risolinoli ì mi menano in prigione, perchè ieri bo gridato : pane 
t* ^juatizia. Non bo fatto nulla; son gjitantuoiuo ; aintatcmif uoa ui^ ab- 
bandonate. ììijIIlioIì ! " 

Un mormorio favorevole, voci più cbtare di protezione b^ alzano il 
risposta: i birri sul prini:ipJo c*.iinundaunT poi cbieilono, poi pregauo 
]tm uli'iui d.^ aodni'senyf p di far largo: in lilla in vece incaliia n pigìj 
sempre più. Quelli, vista la mala parata, lasciau audure Ì inanjcluni, < 
non Bi euran più d'altro che di perdei-ai nella folla, per uscirne inoi 
nervati. Il notaio detiidcrava ardentemente di far lo ateaao ; ma e' ^r 
de" guai, per amor della cappa nera. Il pover'uouio, pallido e ebigo^ 
tito, cercava "ii farsi picciuo piccino, a^ audava storcendo, per iagusciar 
Jutrr dellii fi/Ila; ma non poteva a\zfl.T gli occhi, ch^ non ee ne vedoea( 
venti addosso. Studiava tutte b; ninniere di comparire no estraneo obft 
pjjijRaiido di li ft CII30, ai foase trovato ati^tto nella calca, come una pfr 
■;] incoia nel ifbiaccjo; e riscontnindoai a vir^o a viso con uno clie hi giiar 
dava baso, ion un ci pi tfl io peggio degli Jtltri, lui, oomposta la bocL'a 
eorrino, con un suo fare pcÌocco, ^\i domandò: "toa'è fitjittì ? ■" 
*- " Uh oorvacjio! "" riapoae ccluL " Gorvaccìol corvaccìo! " risonò al' 
l'intorno. Alle grida fi' oggiunpero gli sirtoai ; di moiiiera olle, in poc( 
h'inpo, pnvtc con le gambe proprie, parti) cen le fremita altrui, ottenni 
c^Lucbe piagli premeva in i^iiel momento, d'esserfuori di quel serra SffrrnJ 



* À" un Ulti*' ('■••''* BO. BtMa tinr-nla riLpi^r^k iiT'T<?jir>m* li^ i-lili^ naWis pamln ■lei no1aj4> 
> A i]ilb1 (ncBcliipji BBHib p irOBU-ulIi» il iioN^'o 1 Noi ci aspetliUiP elio ór ud tuoìUABt 
biritLliu "kirig-i A<:i:oppAtD| a ptaviauiD uiia carrii u.imp&Haiqtio por ^nol ptfva ratei o iIid * 
\a BtarfeaAo p^r ukiib'!^^^ ^^^' deSJn folla; nnrlià n fnireb a'utti>])l a di gPaiitafc« rìaaa 
udì bBU lutanti]- Mano ualeT 'a puU^ v 44I74, idp <■ inpp* ttara i ror4fHTn«it« oomprowi*» 
Il iiUflaVo ci fjL iotrlJore- Oi^uuiiù vede pevìt cbiarnai-Tìtti cLb Uon^cni u bv^no mum 
ttU\nU> unii tinti dolLirori't «i iiulAJu, uva ^ AktoLiKH, ^unio btloutankto dttit* vatÌBÌm\t^ìimtiii 
p4'ruliH <<:'iiuno BB guanto kia turribUo il p^tpulo n^la nua glua^J^iJi j(OiiiTa&ri&. Un t] Vao 
ii--ii\ ATi'phU» guii^lntu tulTo LI ^ruilùvifLu oafetl.i ilrinkiruLlcij e ^u^lV itlTtliu AU^nivaU oh* 
rald cito ecDtldnK* pr«diirHr In noi par 1' □7HinG BBnotoife ^t] pupulu, dha. na è eampr» Ut 
lILLLd nella sue vuadetHt, t- po'^ umiipre gerieruB^waluiu imllii itlfun^ iIh^H i>pitrr«'vi, M*Ui 
HA givaiiiliL ta ci BenlL qualcLfi coai di grandB^ tilio ti tk peDirAro aUa giiLatiKiA rljvJni^ 



^f***}*^^Ui^ 



^& 





197 



ì 



capìtolo DEOIMOSESTO. 



"Scappa, sc3ippa, g^aEuntaomo ; lì c'h un convento, ecco là qdb 
cliieaa; oi qui» ili là," ti ^nidu u Reuzo du. oguÌ pmit*. lu quanto allo 
Bcapparp^ ppn^jitfl sp aveva bisogno di fion:iii^lÌ. V'\\i dal primo roouiUDtrj 
clic gli ei-a halenato tu mente una speranza d'uscir da quelTunghit, 
aveva cominciato a fare i eaoi conti, e j^taLilito, se qaecito g-li riUBciva, 
d'andare B^n^a feruirtr^i, fin cHl^ non foEBb IViari, non solo della citt;^, 
mndelducato. — Percliè, — avevji pensato, — il mio nome l^hanno au'loro 
IibraiJ^i, in qualunque marnerà Tabbiano avuto ; e coi uome a cogorjmdT 
mi vengono a prendere qunndo vogliono- — E in quanto a un a=ilo» 
iiun vi &i sareblie cannialo che quando avesae avuto i birri allu .^palld, 
— ^ Parche, se posso eseere uccel di bosco^ — aveva fluclie pensato» — 
uon voglio diventare ' uuceI di gabbia. — Aveva douctue diaeguatu per 
Riio rifugio que] rmeae nel territorio df Bergamo, dov'era accasaUi quel 
6U0 engiiio Éurtolo, se ve ne rammentate, i;he più. volte T aveva invi- 
tato lì andar là. Ma trovar la strada, U atava il male." Lasciato in uim 
^Mj'tfi sfìnnoHtinla d^una ritta s,Ì può dire pronnst^iutft, Renzo non sa- 
peva neppure da ihe porta E^UBcifitsC per aadare a Bergamo; e quando 
r Bvt'SPi! sapufOj non sapeva poi undiire aìla porta. Fu II li per lavfci 
insegnar la. dtnida da qualcheduno de^ saoi liuc^rutori^ nta aiueoma ne\ 
poco tempo che aveva avuto per meditare su' casi suoi. ;^Ii eran pas- 
Eate per la mente certe idee ^a qnello spadaio cosi obriJigaiiti^, ^tidi-e 
di quiLttto figliuoli, uoaì, a buon conto, non volle manifestare t auoì 
disegni a una (fran briguta, dove ce ne poteva eaaei-e qualche altro di 
quel c'fcnio ; e risolvette subito d^alloutauarai in fretta di li: che la 
Z4tradik »(! la farebbe poi insegnare, in luogo dove nessuno Eape^su olii 
era, ne il peri^hù la domandasae. Disse a* suoi libcnitori : " gnzi« tante,* 
figliuoli : eiate benedetti," e, uscendo per il largo che gh lù faltu im- 
mediatamente, prese la rincorsa,' e vi*; dentro per un vicolo, giù per 

una strndettn, galoppn vn pozzo, senza saper dove. Quando gli j^u-vo 
d'BBsfirai allontanato abbastanza, rallentò il passo, per non dar so- 
spetto ; e eomiticiò a guardare in qua e in là, per ificec^licr In. persona 
u cui far la eua domanda, una faccia che ìspir^i^so contìdQDza. Ma an- 
che qui (i' era dell' imbroglio. La domanda per se era aoB^etta; il tempo 
stringeva; i birri, appena liberati da quel piccolo intoppo, dovevaa 
aenKft dubbio eaBcreì rimoaai in traccia del loro fuggitivo; In voce di 
quella fuga poteva essere arrivata fin là; e in tali strette, Renzo d.i- 

L I}i l'I yi!nri> NeUa jvripin. DilizlDne avfiVA ilotto Pxbmi, e àUvu iua^Uo, jiari'liù gn^^ntt» 
BCCDDHA elio Pru in buo p4''tflro e 1' 11114 mea e VaUra- 

? Sa il ft.ivar In '.irmi", li vfjrvii 't ftnpJr ' M'. 11 iii^Trru ¥ha bi i'Ddvi^h i.a r^dadj. Ah- 
plifl la primn Ifzìoelc pol'bVA cndiir l>iiuj4e^Ìiiio ; te ii»u eho l' ailm h'A jii'aa vantaggio au 
ili CSQU, ncr io. 011139101" ui^LiplKìTi'a, *• pil* artCL^rA [itn^lk^ E' ordiiiD dullr^ parulu bo^a qoii 
lutLA catLiratc?,'^ l'onliue atosau \W [toiiaiia-i. .Mìa nifitilt- di IteuiLii prima si afldccia J« 
itecaBaiiÀ ili rLoen^aro la u^bJa, poi lu Jiffliioltà. — ^* i,tutu ti inai* ^ uiJiimriiimeiLta ^i iljf o 
amplia U BlavA ì] gajijD. 

J< f^ra^ii taiti< : Oh^etPt an^^TR. Lft prifua cJtKlana pqr dio dooeuo' a mneei^f tivLU. 

4 Prtst in riiiiùròa qii[ nmi ò proprio, par-ijliù FrflJider li rìnuonia jjì^iiIIdm. QiioT darà 
jlidltitfii e poi [>;gl]pii'e il coiflo cbe »ltii fn por salLaru o Faiicliu'ai uou aiA^gEuEu Jm^irl^j 
tì svvìiiv%i^. ai eareMif^ davutu dire, Sa In dettu a guiutae. ATa cLqI reato non ata, haoDasjirLo 
vaoLblnre U prima eillELoUfl. Aiy.u lu <iiE,<-^nFiA, luirLto vfllctfco pliLi>rivki!» pDrrlib v\ 14 
vudflrD ritto di colui chìA earre, u i'i»rrif-p->:iilc flU'nJii-a viipresdoi^i Jloattar la tnli:;^^tii 
a a qudla, phii p'jpoLai'd niitruto, ATAara 1 Liiulii, 



1^^ a a quella, p 



\9è f IHAUUH IML ' ■ ^ 

vetta fare forso dieoi gimli^i fìsiniiomici, prima di trovar la figura fi\i 

§]Ì paresse a. proposito. Quel gi'&aaotto, ch^ stava ritto snlla sogli, 
elift GU& botlegai a i^aTiibe larglia^ con le mani di dietro, <;od la paa 
i.4b^ IT] fuoi-i, eoir menfo In nriu, dal qiial« peni^i^va oun gniD pappii, 

f forgia, e che, uoti adendo attiii che Tare, andava alt^rniiUvarn^^nt^ eoi 
evando aulla punta de* piedi la. aua massa IreioolaEte, e lasciandola 
Hcadorf^ sui cnlca^ni, avuva un vi^o di cicalone curioso, «;bo, iu yiK< 
di dai- dalie riapoetc, u-vreblie latto delle interrogaziooi. QudV altro chi 
veniva iunanni» con gli oisrhi lisai, e t:ol labbro in fuori, non che m 
segnar pr<;sto e Leue la fiti-ada a an altro, appena pareva conoscej- |j 
sua. Quel rag'O.KZoUo. die, jì dire il vero, maEtx'a\ft d'esser nioHo svi* 
glio, mostrava però d* essere act^he più malif^iofo; e probalnlmenta 
avrebbe avuto un gusto mattu i^ far anJaru nu pov^^ro c.'untadino dalla 
pai'ti! oppostJi a quella the desiderava. Tanice vero che sir uomo ìid- 
picdatOf qua^i ogni c[>sa è un nuovo impici;Ìi:i ! Visito linalmeiite ucfl 
che veniva in fretta, pensò che questo, avendo probabilmente quaictft 
arffiire pi'esaanttì, gli rLepooderebba aabito, hcoz"" altre daiacchiere ; e «eti- 
tendolo parlar da eè, giudicò che dovesse e^ero tm uomo eincci'o.' Gli 
s'aceotitù, e didime: '' di grazia, qud Bìgimrc, da che porte bì va poi 

undare o lìrrgamo?" V'^^vvo) 

" Per andare a Bergamo ? Da JTorta orientale/ 

■ Grazie tante ; e per andate a fiorta orJentaie? " 
" Prendete q^ueaba Btradft a m&ucina; vi trovereta sulla piussa i]« 

dnomo; poi-../ 

■ Basta, signore ; il reato lo ho. Dio gliene renda merito." E diviato 
ti' iucaiJiininù dulia parte che gli era stala iudicata. L^altro gli guarda 
dietro un momeut.o, e, ai^co^/.undo nel suo pen?iiero quella, ixianiei-a Jf 
eamzninai'e ron la domanda, disse tra sé : — o n' La fatta, ttna, o quid." 
cheduno la vuol fare a lui, — 9^^«3l 

Renao arriva sulla piazza del duomo; l' atti'aversa, passa accanta 
a un macchio di cenere e di carboni spenti^ e riconosce gli avanzi de 
falò di cai e?ft stato spettatore il giorno avanti; co3teffg"ia gli ataliui 

del duomo, l'ivcdo Ìl forno dolio grucoo, mozzo Hmaotolluto, e guardalo 

da soldati ; e tira diritto per la strada da cai era venuto insieme con 
la folla; arriva al convento de' cappomni ; àk un'occhiata a quellii 
pjazsn o filla parta dulia chie^it, e dire tra. Hfi, eospmindo ; — ui'avc^v^ 
però dato n!i bnou pjj.rer© quel i'rtite di ieri: che stessi in chio^iv 
aspettare, e a fare nn pò* di bene,— 

Quij cd&eudosi fermatu un momento a guardare atlentamento ftlld 
porta pfT CHI dovtìva pa*i8nre, e vedendovi, così da lontano, raoltu gente 
a guardia, e avendo la fantasia un po' riscaldata (bisogna compatirlo; 
uveva i suoi motivi V provò una certa rJpuH-nanKa ad afli-ontai-e qufl 

! tasso. Si trovava coki a tqquo un luogo d'asilo, o do\o, con quella 
ettera, aarebbu ben raccomandato; fu. tentato fortemente d' eutiirvi, 
Mfi, subito ripreso animo, pensò : — nccel di bosco, fin che si può, Clii 
-mi couoaLjo ? Di ragiono, i oÌitì non ai aarau fatti in pez^i» per au^ 
darmi ad aspettare a tutte le port^.\ -^ Si voltò, per vedere ae inrti ve- 
uiasero da quella parto : non vido ne quelli^ uè altri che paressero 



1 QHtl smunftUo, eh/ stiàna ritta miln fojlùi^^ u* nntno Unr-rro. [Jutìatl qjnltru tipi en 
Jnro tratti (ilaatLci b oai'attiiriauti r iiniirtniDEio vLrnuiuutD ncir iruiubgtnfutana; e tu U II 
\vodl inunnri a uno a linfl. t lo loro iuuvpjiì* h pi'-^ilure lì rivelmio la vUa iptoiLoCfc ?« 
. qiiMtu jii'opaiutu i I pASso del GìubBrtj '-■lato a pug, Hf-^ ntrtn J, 



^U^ 



Xl^ih'-tJU , -il^V 



|L»A^II«J^ 




'010 DHaiJrtOSESTO. 199 

(iccuparsi di lui. vfk innaffl^ rallenta quelle gambo tenedfltto, rha 
l\i»levau Bcmpre correre, mentrj conveniva aolUnto oamtaiuare; e ada* 
Igio JidagiOj [Jst^liiando in ^emitonOi arriva alla porta. 
T C'ara, proprio sul pn^ao, nii mucc^liio' cìi ttabellini, e