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Full text of "I qvattro libri delle osservationi"

IBRI DELLE 

O S S E R V A TI O NI 

DI M. LODOVICO 
DOLCE, 

M NVOVO DA LVI MEDESIMO 
ricorrette,& ampliatc,& con le poftille. 

E T T l M ^C EDITJONE. 
C 7{, T\1VILEG10, 




IN VINEGIA APPRESSO GABRIEL 

GIOLITO DE" FERRARI. 

M O L X l I. 



ytc.c .0 



7-3 



SJ0. 



ALLTLLVST* SIGNOR 

H E R C O L E 

F A L E T I. 




,^-j^T^S 




ìM 


s*b^3S 


T^r^^m 


9& 





AT J7 2V7T/ fonogliobli- 
ghi , S.HERCOLE, 
che io tengo all' illuJì.S. Con 
te Gì ROL^MO pa- 
dre uoJiro.Onde mecojief- 
\fo penfando , cowe io ^o- 
ff/ft dimojtrar uerfofua Signoria lìlujl. alcun 
fegno di grato animo , m'ha pojlo inan^i la oc- 
cafwne le prefenti mie Ojjeruationi : lequali ef 
ftndofi stampate molte uotte , efempre da me 
accrefciute e migliorate ; come fi potrà uedere 
in quejìa fettima editione ; ne ho uoluto far do- 
no a noi » che effendo di lui figliuolo , fiete non 



folamente fiua imagine , e fiua fattura , ma anco 
da quefli anni teneri dimojirate ingegno e creati 
%a degna di fi gran padre . // che potete tenere 
a grandifiimo f attor dei cieli: per cioche oltre f 
che pochi figliuoli generalmente fi trottano , che 
s'auicinino alle uirtu del padre , hauete un padre 
in ogni eccellenza rarifiimo , eprefjo che fingo- 
lare . Per cloche oltre > che egli è adorno di fini f- 
fime dottrine ; & in ogni maniera di uerfi Lati- 
ni fimile agliantichi : oltrefiimilmente ■., che nel- 
le Latine profe contenda con Cicerone , con Cefia- 
re , e con Saìlujlio felici fiimament e : nel nega* 
tiare è co fi prudente, defiro , e ripieno d'ogni fe- 
deltà & accortela , che non è maraviglia ,fic 
tùt gi'llluftrifiimi & Eccellenti fiimipafjati Du- 
chi di ferrar a>*Auo e Padre del pr efemere ftato 
per molti anni adoperato nelle le?ationi prefjod 
tutti i Prencipi Ch?iftiani>e ultimamente di cine- 
fila felicifiima Repu.(appo lacuale fa refiden^a) 
lungo tempo: e chelprefiente illufì.&Eccellen- 
tifi.S.DucaDon ALFONSO II. libera- 
lismo Mecenate de' nojlri tempi, thabbia d'il- 
lujìri dignità accreficiuto , e fia per accrejcerlo 
molto più . Che dirò delle Hijiorie , che egli uà 
teffendo , e già ne ha fatto una gran parte % di 

quelU 



T 
i quella lUuJlriJsima <& Eccellenti]?. Caft , fcri- 

I uendone minutamente la origine e i fatti di tanti 
i oloriofifimi Duchi ? certo , che elle fono riputa- 
: te da dotti non foto le più belle &* accurate Hi- 
\Jlorie del nofiro f ecolo \ ma , come ho detto difo- 
I pra , di tutti ifuoi componimenti del tutto ftmi- 
: // a i più rari antichi . È adunque da conchiu- 
dere , che ftete di molto tenuto alfauor de 3 Cie- 
li , che u'habbiano fatto nafeer figliuolo di tal 
padre , e che fi ueggano già in uoi chiaritimi 
\ftgni di douerne e fer degno figliuolo . Qjfs- 
[Jie mie fatiche adunque ui faranno grate, fenon 
\per altro, per efjerui elle almeno donate da un 
Seruitore di effo Signor Conte uujlro padre , &' 
cbligatifimo , & diuotifimo, e per confeguen- 
te ancora uoflro . In Vinegia . *A VI I /• 
di Maono. M D L X I I. , 

Lodouico Dola. 



*i iy 



6 



•U ^i i-c - ' \-7 ;• -- ►cy > \ «. /.«->\vfr\i /.»■ *\ -r p^ 




TAVOLA DE' CAPI, CHE 

IN QVESTE OSSERVATIONI 
SI CONTENGONO. 





I 

E LA uolgar De 1 fini dclmafchio , 33 
Lingua fi dee De* fini della femina. 36 
chiamare Ica- De gli articoli, e di que* fi- 
liana, oTho- ni, che ai nomi in uece di 
fcanaacar. 17 cafi fi danno. 3* 

Difìinitione della Volgar Quanti fiano gli articoli. 39 * 
grammatica . ij De gli articoli del marchio,. 

Diuifiò della Gramatica. 16 e a quali uoci regolatamé- 
Delle lettere. z6 te fi danno. 39 

Diuifion delle lettere. 17 De gli articoli della femi- 
Diuifion delle cofonanti.17 na. 42 

Delle Sillabe . 18 De' cafijde'Rettijde gli obli. 

Della parola . 18 qui , e di alcuni utili auer- 

Del parlamento • 18 timenti. . 43 

Del nome . 29 Quando fi dee dar Partico- 

Sei nomi fono naturali, o lo a gli obliqui ; la cagio- 
poftiacafo. 30 ne, cneiuduiTel'Arioftoa 

Quello,che couuienc a i no mutare il primo uerlb del 
mi. 31 la fua opera : e, quando fi 

Quanti numeri ai nomi fi pone l'articolo, delia femi 
danno. 31 na intero. 47 

Di quanti generi i nomi d Del pronome. 48 

trouino . 31 In quai cafi (i ufino egli , el- 

Quanti fini i nomi habbia- la, e de* loro obliqui, fo- 
no. 32, Si, e fé ufar fi in u ecedi pro- 
nomi, 



TAVOLA. 7 

nomi, & altre cofe neceflà- a carte. 7* 

rie . fi De' uerbi, che dinotano co- 

Lui e lei trouarfì in ifeam- h operata . 78 

bio di colui, e di co!ei:con De* uerbi da latini detti Ini- 
que!, che fegue. f3 perfonah. 7* 
Cheufarfiindiuerfi fignifi- Di que' termini, che dai me 
caci; uoci, che dal medefi- defimi fon detti Geron- 
mo (ì formano: del chi e dij. 80 
de* fuoi Dcriuatiui. 57 De* Partecipij . 81 
Del Verbo . y* Del Me, TE, Se, e di quelle 
Generi, Tempi, e Modi del altre particelle , che in uè* 
uerbo. €0 ce di Pronomi fi pongo- 
Delie rìgurc,numcri e perfo no. 85 
ne del uerbo. 61 Di alcuni uerbi, eh e non han 
Come fi debbono ulare i / p- noi partati, e delle diuerfi- 
nomi, che ai uerbi fi dan- ti di molti. 87 
no. 61 DegliAuerbi. pi 
Quante fono le maniere de* Le diuerfe fignificatioui de 
uerbi ; e come differenti gli A uerbi. $$ 
luna dall'altra , £3 Auerbi Locali. 97 
Variatione del uerbo della Della Prepoficione. 99 
prima maniera. 6% Della Intcrgetcione. 10$- 
Variatione del uerbo della Della Congiuntone. 104 
feconda. 71 Delle Concordanze delle 
Variatióe del uerbo Son. 71 parti. 108 
Variatioc del uerbo Ho 74 Voci ufate diuerfaméte. 112. 
Variatione del uerbo Vado. Delle figure. 118 

WJEL SECONDO LIBICO. 

Vello, che fia or La cagione,perchc (i raddop 
tografia, e diuer- piano le confonanti, u* 
fica nello feri uè- Le confonanti, che poflono 
ree pronontiare entrar nel principio, e nel 
alcune parole della lingua mezo delle parole . 130» 
uolgarc alla latina. 1x8 Del mancamento di diuerfe 

A iiii 





S TAVOLA. 

ronfonanti. 133 cotonanti fecodo l'ordine ; 

SelaTli dee mutare ìz, 135- delle lectere^principalmé 
Della X, e delle S S 136 ce d'intorno ai nomi. 13? 

Dell'afpiratione H, e delle Del raddoppiamento delle 

uoci, che lariceuono. 137 confonanti nel principio 
Del raddoppiamento delle de'uerbicompoftu ift 

7v(£ I T E\Z L I E \0. 

E gli accenti , e feruano gli antichi, e quel- 
quali ragioneuol Io, che fia periodo. 170 
mente adoperar Diuifion del periodo , ei 
li debbano nella punti , che ufare dobbia- 
uolgar lingua, iyy mo. 171» 

Quello, che fia accento, on- Modo& ordine del punta- 
le detto, e quello , che ef- re,e prima del coma. 17 f 
.lo operi. idi Del punto coma. 17* 

Difcrittion de* tre accenti, De' due punti. 181 

.graue, acuto, eriuolto ; & Del punto fermo. 1S3 

<loue, e come ufare (I deb- Della Parente*! , altrimenti 
bono., i6x Trappolinone . 184.' 

Modo., che nel puntare of- Del putointerrogatiuo. iSy 

T^EL QJSjlBJO LIBBJ). 

Iffinition De' Madriali . 

della. Poetica, e, Delle Ballate. 

quale è PuMicio Delle Sedine. 

e fine del Poeta. De' Terzetti. 

189 Delle ftanze, altrimenti ot* 

della Poetica , e taueRime. 
quello che propriamente De uerfi /ciolti , e de gli 
iìaRima i$i Sdruccioli. 




a carte. 
Diuiiìon 



IL FINE DELLA TAVOLA DI' 



-, 
CAPI. 



TAVOLA DI TVTTE LE COSE, 

CHE IN Q_V E STI Q_V ATTRO 
LIBR.I SI CONTENGONO. 

£30» 



4 





Auanti B , & a Articoli ufati in uccc di prò» 
tutte le altre nomi . $% 

còfonanti co- Articolo col pronome , po- 
me lì raddop- fio di fouerchio 119 
pia. a car.ij4 Articoli nel uerfo , come fi 
I Accendevi in uece di accen fermano 141 
| delle. 64 Arroganza del Trisfino 188 
| Accento graue e glialtri 161 Auerbi,che lignificano tem 
Accento appo noi concen- pò 93 
to 161 Auerbio, perche coli det- 
J Accento riuolto, quando lì to 61. 
1 ufa itfy Autrbi, che lignificano qui 
; Aggiuntiui in uece di Sofia tità& altri. 94 
tiui 16 A u, come fi muta \\% 
Aggettiuo,comeconuiene B 
.colSoftantiuo 109 tt> in V. & in P. 11/ 
Aggett.uo difeordante col -^Bembo 172, 
Softantiuo ui Broccardobia(imatomeri:a 
Altrui J4 mente dall'Aretino 189 
Alla noftra lingua fa meftie- C 
Todi pochi accenti, 160 /-> Attiuo Tuono 119 
Amammop doppio m. 143 ^ C in G. eie Jaltre muta- 
Auzi particella accomp. co! tioni u? 
che e No. 101 Che in uece di Perche j£ 
Antonio di Tempo 188 Che che (ia, che che. j5 
Appo più delle profe, che Che in uece di acaoche y£ 
jdel uerfo 101 Che particella ,<ome lì dee 



!• TAVOLA, 

tifare no Elemento, 2.7 

Che, quando fta in uece del Diuerfe forti di Poemi lati- 
quale. 60 ni. 19% 
Cheunque ys Di ede,nuando fi danno. 45 
Chiunque è feropre di tre Diuerfitàde'paflati. - 87 
fillabe yS Diuerfe pronuntie de'ùer- 
Chi che fia, chiunque , qua- bi . 140 
lunque. f 8 Dopo fé fi dee raddoppiare. 
Chi come fi pone. 77 carte. i4j 
CiinuecediNe 84 Due openioni d'intorno 
Ci, Ne, Me, Vi. 59 all'H. 13? 
Come fi debbano congiun- Due efler le maniere de* uer 
gere infieme le parti del bi. 6$ 
parlamento. 109 Due punti io uece delpun- 
Collainuecedicon la 141 tocoma. 178 
Coma nel modo, che fi ufa Due punti. 174 

carte. 17? E 

Come fi ufa il putocoma 178 -p D in uece di E 11$ 

Com'in uece di come 91 *-* E v co l'accéto graue \6% 
Confonanti fenza ragione Egli et eiufarfi anco nel più- 
raddoppiate. 137 carte. je 

Concilo lei. j* Egli & ella nel retto yc* 

Con effo le mani e fi fatti. ^9 Ei & E nel retto f o 

Coirei e gli altri 73 Elio jo 

Cui fenza gli obliqui 57 Ella nel primo e nell'ultimo 
Cuiachiferue. 77 obliquo. f$ 

Coftumedi Apelle 61 Epigramma di Catullo i8£ 

Che in uece di credi 114 F 

D tp Acile è il dar regola dell*. 

Aunuerbopiu fenten- -T ortografia. 117 

ze. ìiy Famiglie antiche. 3$ 

Dante no hebbe coli buon Fiorentini non uogliono, 

giudicio nella Poefia,co- che alcuno non Thofcano 

me hebbe il Petrarca. 19 poiTa fcriuer bene nella 

Delle Signorie. uz uolgar lingua: e s'ingan-^ 

Differenza tra Lettera & nano. u 



D 



TAVOLA. u 

G M 

G Rammarica quello, che x/i Ailempre. nj 

dinota. tó ■*--■■ Mai come (ì ufa. 93 

Gli animali non eflcr più, Meco e con Meco ioo> 

che di due generi 31 Me'e Mei in uece di meglio 

Gli antichihaueuanofpetial a carte. 17% 

-rnéredueforti di ucrfi. 191 Membri del periodo . 171 

HH MifeeMelTe. 14? 

. non eflere lettera, i* Mutamenti di diuerfe coi- 
I fonanti . 133 

IL maTchio nel numero del Modo di ufar gliarticoli. +7 
più ha un folo fine. 4j MutejMezeuocal^eLicjde. 
II neutro alla lingua uolga N 

re non cfler nocelTario. 31 *kj E iu uece di noi . 83 
Il a quali uoce fi da 3$ -lN Ne in uece di E iof 

ile E articolila fi ufano. 48 Nome aggettiuo. 30 

llin- uece d'Io . yo Nomeeuerbo fignoreggia 

Il fine del Medico,dell'Ora* no le altre parti del parla- 
tore^ del Poeta, quale Ha . mento . 19 
carte. 190 Nome particolare ha folo 
Il Petrarca primo apportò un numero. 19 
«grandezza e riputationeal Nome foftantiuo 19 
la uolgar Poefia. i38 Nome quello che dinoti. 19 
Il Poeta limile al Pittore 18^ Numeri de* nerbi due. 6% 
L O 

LA noftra lingua elTer più y-xD,Ned,Sed, Ched. 90 
dolce,che la latina. 119 ^Ondetì prete il uerfoin 
tetterà quello, che fia. z6 'tero Volgare . 191 

Lettera nò fi può diuider 16 Ortografia Volgare diuerfa 
Lettere perche dette Eie- dalla latina. xiy 

menti. x6 -jy P 

Le cofe della Grammatica ef A Arola quello, che è. zS 

ferdure. ir Parlamento quello, che è 1% 

Lo a quali uoci fi da. 40 Parentcfi . 17? 

Lui e lor nel fecondo obli Prefontione d'alcuni . 119 

<juo . jx Partecipi troppo piacquero 



li TAVOLA 

al Boccaccio / 185- $el, coree ff ufa. 8j 

Partecipi di ere maniere. 81 $crittori,non Fiorentini,u£ 
Te*, e Pel. 46 Thofcani nobilisfimv zi. 

Preteriti fincopati. 89 opraxhe. e fondata la Già- 

Prepoiìtiói come fidano 110 matica. 14; 

Preteriti nel pnncip.accor. Seuro in uece di feparato. 91 

d'una fillaba. 8y Suddiftintione. 171 

Preteriti , c'hanno il fine np T 

tronco. 88 A E quando fi dice^ Me, e 

Pronomi. 4 8 fi fatti. 84 

Poetica effere imitatione 82 Temerità ufata da alcuni ne' 

Q libri altrui. 44 

aVando C\ leua la I,poné Ti e Te,Mi e Me nel fine de 
^oci ilriuolto.. j.66 gl'infiniti» 16 

Quanto, dee ualere la con- Tre cole confiderate da gli- 
fuetudme. 157 antichi nel puntare. 170 

Quanto fia utile il puntar Trisfino di poco giud. 18$ 

bene. I3f V 

Quello, che infogna per in- «r j in uece di oue. 99 

tendere alcun'arte. i? ▼ Verbo, che parte fia,e| 
Quefto e cotefto fenza So- l'ordine di efio. 6ol 

ftantiuo. jy Verfo del Petr.reftituito. 47 

Quello, che (ì ricerca al Poe Verbifincopati colgraue 16$ 
- ta. 190 Verbi irregolati. y/ t 

R Verfi di Virgilio cadenti ad 

Agioni di coloro, che af arte. 3f 

fermano,la Volgar lin- Vflicio delle fillabe. 28 

gua chiamarfi Italiana. 17 VfKcio dell'accento grauetf 
Ragione, .pchequefta fi dee dell'acuto. i6i'f 

dire lingua Thofcana. io Voce del Imafchio accomp. 
Raptoufatodal Petrar. jiy con quella della femina.8*. 
S Voci tronche nel fine. 34I 

SAntpeprpto come fi ieri Voci,che fi debbono lafciìM 
uè. 131 reintere. 34J! 

Sefideeufar nello fcriuere Vtilità, che d prende dalle, 
Voftra Signoria. ni opere del Bembo. 15 

IL tilNE DELLt TAVOLE. 



R 



ALL'HONORA TO 

ET NOBILE 

.M.GABRIELLO GIOLITO 
DE' FERRARI. 



WS 




LODOVICO DOLCE. 




O STIMO, NOBILE ET 

Honorato M. Gabriello , che 
alcuni; iquah , a guifa di colo* 
rOj che per fé Jìe fi poco ueggo* 
no , jogliono giudicar le cofe 
più daft apparenza de' nomi , 
che dalla qualità de gli effetti ; Notturno 
venderanno non piatola marauiglia , che dopo il For* . *?° to 
mio ; che fu inuero afuoi dì huomo dimolto giudicio f )C \\ À v i. 
tetla uolgar Lingua ; e dopo il Bembo , padre di tutte gar Un - 

e buone Lettere, io, quali da folle licenza motto, ardU £ ua • 

■ c n / L • • j j- / U Bembo 

ca formar nuoue Regole: cerne che io mi creda di queU d ^ 

Oyche alla nofira natia fauclla e di miftiero, potere o me | e buoue 

lio,o più ornatamele fcriuerc a beneficio de gli fin- lettere 



dioft . Ldqual credenza e dd me tanto lontani : quinto 
io conofco, V accurata diligenza del? uno, e le dotte fati" 
che dell'altro, effer in diuerfì tempi date maejlre a tut* 
td Italid. Ma, perche il Fortunio poteua effer perauen* 
tura più copio fo nelle cofe necejfarie ; zr il Bembo mo^\ 
tendo ueftir quefla materia de 9 ricchi panni della eloquen\ 
Inteto del Zd* ragionò folamente d dotti : non mi pare , che ragion j 
fautore . neuolmente biafimarfi debba un'altro : ilquale per in* | 
fegnare d quegli , che non fanno , alquanto più diffufim | 
mente, er ancord con più chiarezza, che efii non fece*\ 
ro , fi affatica di ridurre mfteme,fe non tutte (perciò* j 
che chi e colui,che poffa fupplire compiutamente a ogni 
cofd * ) almeno la maggior parte delle offeruanze più 
dppert inenti e più bifogneuoliallu cognition dello feri* 
uer bene e regolatamente in effa Lingud , niuna uergon 
gm prendendo di difcendere d ogni baffezza . Anzi wi 
contrdrio io giudico , che di tanto maggior loda coftui 
meriti effer tenuto degno: qudntofì troua maggior nu*^ 
mero di coloro ; iqualiper non hauere alcuno intendi* 
mento delle Lettere Ldtine , niun frutto pojfono racco*:' 
gliere, o pochifiimo dell'opre loro . Doue , quando fof* 
fé chi della Volgar Grammatica trattaffe in quel modo, 
che gli antichi Grammatici trattarono della Latina; 
fenzd dubbio efii quelmedefimo profìtto ne trarr ebbo* 
no, che ne hanno tratto molti appo i Latini *fenza niut 
m contezzd hduer della Grecd . Che io ueramenteque* 
fio tale habbia a effere , noHfo : e farebbe prefontiene ti 
prometterlo . Ben non reflerò di dire , che a quefìofu 
ne io mifonmoffo : ilquale fefeguitirk , terrò henif& 

mo 



ito impiegata la mU fatica ; t mipérra hauerne rice* 

wto buonifiimo guidardont . Se auuerrk altrimenti di 

:io, che io de fiderò, frero tuttauia , che appreffo de gli 

buomini di [ano giudiciofia gradita e lodata la uolontà: 

kquale moffa da uoflri preghi , non è nata in me da al* 

\ra cagione , che per giouare . Appartenere a coloro , 

:he di legger non fi sdegnar anno quefli libri, di riceuer 

:on grato animo quello, che io porgo loro; er non prU Vtile della 

na giudicar la noftra opera, che di queUa , con diligen* preferite 

za leggendola , non fìano peruenuti alfine. Che cofì °P cra% 

Scendo , potrebbe auuenire , che la trouaffero (fé ta* 

nore di me medefimo non m'inganna) non folo utile* 

na necejjaria per condurgli alla perfettion difideratd 

ìa loro ♦ Et in ciò potrei fare l'ufficio della cote: laqua* 

e, come che da fé non tagli, aguzza il coltello , e lo fa 

itto a Ugliare ; er e/fere parimente fìmile a colui, che 

ìi notte portando il lume in mano, a fé fieffo poco gio» 

M, ma dimojlra il fentiero a glialtri, che caminano do* 

t*o lui. Perche adunque intendendofi da principio la 

(trada,per laquale i nouelli Bifcepoli hanno a caminare 

uerfo il colle della Thofcana eloquenza , più uolentieri 

fi mettano nel camino: ofapendo doue efit debbano per* 

uenire, loro Unoiarincrefca meno ; io giudico ben fot* 

to a dire , prima che più oltre io uada , che la noQrx 

fatica fari diuifa in quattro libri; Nel primo fi ha* Dimfiooe 

ranno a contenere minutamente le Regole della Volgar <*' lucu *• 

Grammatica . Nel fecondo fi tratterà della Ortogra* fera ' 

frt> parte ancofeUa di effa Grammatica : dimoftwido 

come ragioncuolmente fcriuer fi debba la parolai cioè 



16 

con queir dddoppidmentù di confondnti , e con quella 

quiliù di lettere, che ci e infegnato dalla ragione, dimo 

ftrato dall'ufo , e confermato dall'autorità . Nel terzo 

fi ragionerà debordine del puntare /er de gli accenti , 

che riceuono le fcritture Thofcane ♦ Nrf quarto er uU 

timo fi faueUera detta Poetica in generale : dppreffo 

delle diuerfiù delle Rime ufate dal Petrarca , de gli in* 

uentori di alcune , e delle regole, che ferbb lifleffo Poe. . 

td in compork ♦ ' llche » fé dd alcuni giouerh , come io 

fipero, hauer letto ; quefti douranno ricono feer princU 

palmente t utile , che efii riceueranno , da uoi ; ilqualc 

nonceffando di procurare ogni giorno con tutti gliufft* 

ci, che per uoi adoperar fi poffono , di aiutare e dipo» 

lir quefta Lingua, hauete pojlo cofi fatto carico fopri 

le mie fidile, hauendo per auentura più riguar* 

do alla grdndezzd del difiderio uoftro,chc 

alla debolezzd delle mie forze . Mi 

prima , che alla propofta una 

prefd io uengd, pormi 

. alquanto nel fu 

\ guenteCfc 

pitolo 

di douer difeorrere , come 

la ifleffa nominar 

dobbidmo * 

foSftfe 




w 

SE LA VOLGAR 

LINGVA SI DEE 

CHIAMARE 





Oloro, che affermano, 
la uolgar Lingua douerii 
chiamare Italiana, dicono 
il Petrarca,Dan te,& il Boc 
caccio, non hauere fcritto 
nella pura Lingua Thofca- 

_ na, ma ufate molte parole, 

che eisi quali da tutte le città d'Italia prefero* 
Adducono per teftimonio efTb Dante , ilquale 
nel fuo libro della Volgare eloquenza Italiana 
la nomina. A che rifpondendo,dico:che,fe be- 
ne il Petrarca , & il Bocaccio li feruirono di al- 
:une parole non (olo di diuerfe città d'Italia, 
raa di Prouenzali,e di Spagnuole:non ne fegue 
OiTeruationi. B 



Ragioni 
di coloro, 
che affer- 
mano la 
volgar lin 
guadouer 
li chiama- 
re Italiana 



Tntentio- 
ne del Pe- 
trarca, e 
del Boc- 
caccio . 



però , che la Lingua da loro ufata fi debba no- 
mare Italiana.Perche l'intento loro fi era di feri I 
uer nella Lingua natia Fiorentina, come più j 
bella e più gentile di ciafcun'altra : ma per più 
ampliarla & illuftrarla , ricorfero , prima alle 
uoci dell'altre città di Thofcana : e dapoi, que- 
lle lor non badando , dalla Lombarda alcune 
ne prefero ; ne quiui fi fermarono , che paca- 
rono anco nella Prouenza , & nella Spagna,in j 
guifa che esfi la propria fauella adornarono, 
& arricchirono nella maniera, che hoggidi nel 
'le lor carte la ueggiamo. Nondoueua però la 
Lingua loro perder nome di Fiorentina, odi 
Tofcana, perche in lei fi trouaftero mefcolati 
alcuni uocaboli ftranieri : come,fe alcuno ine- 
ftafle un ramofcello di Sufino nel Perora pian 
ta non pero , ma Sufino però Ci direbbe . Ne il 
uino fi domanda acqua , tutto che.dentro affai 
quantità uè ne fia pofta . Riceueuano i Roma- 
ni molti Italiani in Romane gli faceuano lor citi 
tadini : ne per quefto esfi Italiani , ma Roma- 
ni fi chiamauano . Non dee adunque perdere 
una Lingua il fuo nome per mefcolanza di al 
tre Lingue,quando ella ferba il fuo corpo inte- 
ro, e gli aggiunti non fono tanti, che ne formi 
no un diuerfo : come fi uede in quefta: laquale 
per due uoci tolte da altra Lingua , ne confer- 
ua infinite della propria. E l'autorità di Dan- 
te ( perdoninoli alcuni ) non uale . Percioche 

egli 



.: 



%9 

jgli'cofi nella elettion della Lingua , come an- Dante n5 
;ora d'intorno alle bellezze Poetiche ( fé fi dee J^ *£ 
Tcnza rifpetto confeffare il uero)non hebbe dicionèl- 
quel perfetto giudicio, che fi uede hauereha- la Poefia, 
Liuto il Petrarca : come bene e dottamente è comeheb 
imoftrato dal Bembo nelle fue profe . Ma che be ji Pe ~ 
'oggetto di coftor due fofle di fcriuer nella lin- 
gua natia, lo dimoftra il Petrarca, &c il Boccac- 
cio nel cominciamento della quarta Giornata: 
quando parlando egli in fua difefa , dice,che le 
fue Nouelle erano da lui formate in uolgare 
Fiorentino.Ne a quefto è punto contrario quel 
luerfo del Petrarca , che fi legge ne' Trionfi . 

Et egli al fuon del ragionar Latino : 
Perche intende il Petrarca l'antica lingua Lati- 
na, e non la moderna uolgare Italiana-, delia- 
quale niuna cognitioneSeleuco poteuahaue- 
re : come più inanzi fi dimoftrerà meglio . Ma 
doue esfi dicono, che porto che i fouradetti 
fcrittori haueflero ufatala pura Lingua Tho- 
fcana, efiendo la Thofcana parte d'Italia,fi do- 
uerebbe nomarla dal tutto , & non dalle parti: 
perche il genere contien le fpecie,& non le fpe Genere e 
eie il genere # ,e che con uerità ogni fpecie fi può ipetie . 
col fuo genere nominare, ma non ogni ge- 
nere col nome della fua fpecie -, feguendo , che 
ogni lingua Thofcana è Italiana, & non ogni 
Italiana Thofcana *, rifpondo, che cofi fatto ar- 
gomento fi torce tutto contra di loro . Perciò- 

B ij 



IO 

che, fc uno mi dirà hatfer dettato un Poema in 
lingua Italiana-, comprendendoli nella Italia 
molte città, che hanno lingue fra fediuerfe; 
non intenderò, fé egli Phabbia comporto nella 
Thofcana,nella Brefciana, o nella Bergamafca.i 
Cofi , fé egli auuerrà , che alcuno m'affermi , 
hauer nel luo giardino una bella arbore,eflen- 
do arbore uoce generale , che abbraccia in lei 
molte forti d'arbori , ftarò in dubbio di quai 
pianta egli intenda : ma alhora io farò di ciò. 
rifoluto a pieno, ch'ei la nominerà,Mirto,Fag- 
gio,Lauro, o altro tale . Somigliantemente per 
dir folo Animale, non fi diftingue Phuomo 
dalle beftie . ma, quando iodico huomo,è 
chiaro , che una pecora, ne un Camelo io non 
t> -~:~— intendo. Dobbiamo noi dunque chiamar que- 
pche que- fta , lingua Tholcana , &c non Italiana . |u per- 
ita fi dee che ella propriamente Thofcana: & fi ancora, 
chiamar p erc he uolendo, che ella per Thofcana fi pren 
!i"§ n f a da -, è miftieri di farla conofcere dal fuo nome. 
nau Più dico , che nomandola Italiana , è , quanto 

nomarla medefimamente Latina. Ilche con- 
ferma il dotto Poliriano nelle ftanze per la gio 
ftra del Magnifico Giuliano de' Medici: quan-, 
do nella perfona di Achille,intendendo la Ilia-^ 
de di Homero,che egli allhora dal Greco ridu- 
ceua nel Latino , usò quefti uerfi . 
Politiano. Lafcia un poco tacer tua maggior tromba, . 
Ch'io fo fquillar per l'Italiche uille • 

Doue 



21 

Douc fi uede, che egli prende trilla per città: 
come la prendono i Francefi, e per le città Ita- 
liche intende figuratamente la lingua Latina , 
ponendo la cofa, che contiene, per quella,che 
è contenuta . La onde col nome d'Italiana non 
ifi farebbe alcuna diftintione dalla Lattea alla 
Volgare . Ma, fé pure uogliamo nominarla dal 
genere : meglio fia nominarla Volgare : come 
,la nomina il Bembo, la nominò Dante, & il 
iBoccaccio: e,come fa hoggidì per la Italia com 
imunemente ciafcuno. Quantunque alcuni di- 
cano , che eflendo quefta lingua cofi nobile, 
non fidourebbe nominarla dai uolgo,cheè 
cofa uile . Ma non è buona ragione : che oltra, 
che fi potrebe rifpondere, che per quefta uocc 
Volgare s'intende la moltitudine della noftra 
prouincia, oue fi comprendono e nobili e ple- 
bei , e dotti & ignoranti , il titolo della origine 
uile nonofcurala nobiltà di coloro, che per 
propria uirtìi fé l'hanno guadagnata . Il qual 
nome , oltre che non farà equiuocatione-, Ner- 
bando la fua proprietà e nafcimcntoici permet 
terà eflo ancoraché ragioneuolmente habbia- 
mo a ricorrere alla fpecie, che è la maggioran- 
za . E, fi comegli antichi haueuanodue nomi, 
con che nominauano lalor lingua ; l'uno ge- 
nerale, che era Latina, & l'alerò particolare, 
che era Romana : cofi noi parimente due altri, 
Volgare e Ihofcana ne hauremo.Ne s'infuper 

B ii; 



2 2 

Fforecìni bifcano fi fattamente i Fiorentini,chc come al- 
no uogho cun jdi j oro poco modeftamente hanno det- 
niunc/nó t0 > ifti m i no > °he niun'altro pofla fcriuer bene 
Thofcano in quefta lor lingua, che non fia nato Fiorenti- 
pofla feri- no. Percioche,per tacere le ragioni,cheageuol- 
uer bene mente dimoftrar pofionola openion diqué' 
re r- °" tali efleruana-.la noftra età ha contenuto 'è 

gar Lin - ,. * . r ■'■'• Tu 1 

gua. contiene di molti eiempi incontrano. Che ol- 
tre alle altre città di Thofcana, molte delle no- 
Scrittori (tre ci hanno dato Poeti e Scrittori nobilisfirai: 
non Fio - come Napoli il Sannazaro , Modona il Molza, 
Thofca"? Ferraral,Arioft ° 5 Cafti g lioneiI Conte Baldaf- 
nobilifs^- ^ are > e Vinegia mia patria il Bembo : nella qua- 
mi. le fiorifeono tuttauia di bellisfimi ingegni, che 

in e(Ta lingua \ fpeflo kriuendo , producono 
frutti degni d'immortalità-, fi come il Cappel 
lo, M. Domenico Veniero,M. Bernardo Zane, 
e M. Girolamo Molino: fomigliantemente M. 
Aleflandro Contarini,che oltre all'eflere orna- 
to di belle lettere, e di altre uirtù,delPutile go- 
dimento, che fi caua delle medaglie degli anti- 
chi , di carnei , di difegni di rame, e di mano di 
eccellenti Pittori , grandemente fi diletta : M. 
Sabaftiano Erizzo,M. Pietro e M. Giorgio Gra 
dinichi, gentilhuomini Vinitiani, e molti altri. 
Tra iquali il facondisfimo M. Federico Badoa- 
roènon folamente ornamento di quefta età, 
ma fé i maneggi e le cure publiche non l'impe- 
dilfero , con l'opera della fua penna atto a ho- 

norar 



norar molti fecoli. Noftro ancora chiamerò 
M. Gio. Battifta Amaltheo j ilquale fcriue non 
meno eccellentemente in quefta lingua , di 
quello , che e' faccia nella Latina . Doue all'in- 
contro Firenze, leuandone lo Alamanni, il Var 
chi , il Caualcanti, & alcuni pochi, non ce n'ha 
dato a noftri di ueruno, che fi pofla paragona- 
re ad alcun de' raccontati . Trappafso l'Areti- 
no, e il Tolomei , e'1 Daniello, che pur fono di 
Thofcana . Senza , che ce ne fono per la Italia 
molti altri di chiaro nome : come il Signor Gi- 
rolamo Rufcelli , non men dotto , che di finif- 
fimo giudicio: il Signore Hercole Bentiuoglio; 
di cui mentre rimarranno le belle Comedie , e 
le polite Satire , non hauremo, onde inuidiarc 
a gli antichi Plauto , e Terentio , ne il miglior 
Satirico Horatio . V'è il Mutio Giuftinopolita- 
no , il S. TafTo , il S. Caro , il Giraldi , e il Do- 
menichijche diuerfe Latine opere facendo no- 
ftre,accre(ce alla lingua riputatone e fplen- 

dore. Lo elegantissimo Sprone,&infinitLch'io T . ... % 

xm r f • • in J in L utilità, 

taccio. Maiono alcuni, a ìquah 1 opere del 13em ^ ^ pr £. 

bo non piacciono . A coftoro Ci può rifponder de dalle 
quafi nella guifa,che già rifpofe Quintiliano opre del 
ad alcuni huomini del fuo fecolo, a iquali non Bembo - 
piaceuano l'opre di Cicerone :conofca indu- 
bitatamente ciafeunodi douer dalla asfidoua 
lettione cofi de'Verfi, come delle profe del 
Bembo , ritrar grandisfimo profitto, che tutti i 

B iiij 



fuoi componimenti fommamentegli piaceran 
no. Altri ancora fi trouano,che dannano il 
Furiofo dell'Anodo, ma non è da marauigliar- 
fene -, che atfai apertamente fi comprende, che 
esfi ciò fanno o per inuidia,o per ignoranza: 
lequali ambedue fono madri di giudici] non 
fani [ e , come è in prouerbio , Tempre le faette 
percuotono le alte cime,o de gli alberilo de gli 
edifici. Al Diuino Virgilio & a Homero non 
mancarono etiandio ( come a ciafeuno è . 
chiaro) mordacissimi Zoili , e feue- 
risfimi Aristarchi. E pur l'uno 
fra Greci,e l'altro fra Lati 
ni ha ottenuto per 
tanti fecoli, & 
ottiene 
ancora la prima palma. Mala* 
feiando hoggimai quefto 
difeorfo da par- 
te , uegnia- 
mo 
alle noftre OfTeruationi . 



^> 



LIBRO 




LIBRO PRIMO DELLE 

OSSERVATIONI NELLA 
VOLGAR LINGVA 

DI M. LODOVICO DOLCE, 

NEL CAVALE 51 TRATTA DELLE 

Regole della Volgar Grammatica. 



D I F F I J^I T I 71 D E L L jt 

VOLGA X GRAMMATICA, 




E r c h e malageuolmente fi 
può ueniré "a perfetta cognis 
don di uer uri* arte ;fi prima 
non fi dìffinifce cìoche elidè: 
ne ben può intender le parti , 
chi da principio non ha con* 
tezza del tutto j uolcndo io 
ragionar delle Qjjeruationi , o diciamo Regole della 
Volger Lingua , primieramente è mijliero , che quel* 
losche fia Grammatica j onde tutte le parti di cffa Lm= 
gua fi dcriuano ; ui dimoftri . 
i La Volgar Grammatica adunque Jd<]uale 9 ficondo la 
proprteta della uoce Greca, può dir fi f acuita li lettere; 
fi come gli antichi dijfmrono la Latina, effcre Arte di 
parLrecdifcriuerbene diffiniremo'Jaqual tutta e fon* 



Quello , 
che bifo- 
gnaperin 
tendere al 
cun'arte. 



Gramma- 
tica quel- 
lo, che di- 
nota . 
Sopra che 
é rondata 
la Gram- 
mauca. 



zè LIBRO 

data netta ragione > neWufo , e netta autorità di coloro i 
iquali prima hanno potuto farla regolata er ittuftre . 

DIVISION DELLA DETTA. 

DI v i d e s i que&a [acuita in quattro parti . le. 
quali fono "Lettera, Sillaba , Varola^che da Lati. 
ni è chiamata Bittione s e Variamento , che da i medefì. 
mi e detto Oratione . 



D 



DELLE LETTERE. 

Elle lettere non affretti alcuno , che io fcriuc 
con quetta fottilita er minutezza,che forfè di fa 
uerchio fecero alquanti . tra quali fi troua chi di dui 
fole lettere ha compofto un libro intero:?? il dottifiimc 
Fontano già deltaftiratìone ne fcriffe due. Ma dirò folo^ 
Lettera perche ciafeuno ageuolmente mi poffa intendere , la leu 
^ e ^° » ter a effer la minor parte della parola: laqual lettera ( fi 
come preffo a i Geometri il punto ) in niuna parte fi 
Lettera P uo àiuidere. come A B C, e le altre deW Alfabeto : cht 
nò fi puo fonouentidue,A BCDEFGHILMNOP QJl S 
diuidere . y V X Y Z:perche t er fi forma datt'E, e dal T: er il 
Kyfi come da gli antichi non era adoperato, fenon netto 
fcriuer quefla parola Kalende ; cofi hoggidì più non fi 
H, non ef- u fa: quantunque alcuni non poneffero tUfra le altre let- 
te lette - ter eccome quetta y che nel uero non è lettera , ma fegno di 
ra • afyiratione y cioè di dare ijpirito e fiato a quella uoce , <f 

cui etta è pojla . Apprejfo /'X leuandofì, l'ufo in quetid, 
che dette U€ce u * ha introdotto due SS. Bimandan fi ancorale leU 
Elementi, ter e elementi:perch$ netta guifa,che datti méfcelanz* de 



PRIMO. 2.7 

gii Elementi ogni corpo humano e prodotto;cofì dall'or 

dine er accoppiamento deUe lettere fi compone ogni pfa 

rola . ma tra Elemento e Lettera uifipon quefìadiffe* Differcza 

renz*; che Elemento è Upronuntia,e Lettera la figura. * r * ^cte- 

DIVISION DELLE LETTERE» mento. 

LE lettere invocali^ in confonanti fi diuidono.Le Vocali e 
uocali fono cinque, A E I O V, dette uocali , per^ Confonaa 
che ette per fi fteffe hanno uoce.Le confinanti fono quin M' jl pcl> 
diciyB C DF G L M N P Q_R S TX Z. detteconfo* 
vanti, perche neceffariamente elle con le uocali accompx 
gnandofi,infieme con quelle fuonano, e formano la uoce • 

DIVISION DELLE CONSONANTI. 

QV e s t e ifleffe confonanti fi diuidono ancord 
ette in tre parti , in Mute , in Mezeuocali, er in ]f^ c ^ m 
Liquide . Le mute fono otto, B C D G P QJC Z. dette c liquide! 
mute , perche proferendole fenza le uocali > mutole rU 
mangono.Le Mezzeuocalifono fettcjc LMNRSX. 
dette mezzeuocaliiperche attontanandofi dalla imperfet 
tion dette mute,non però tanto atte uocali $*accoftano,che 
fi pofjano dimandar perfette uocali. Le Liquide fono 
quattro ,L MNR. dette forfè liquide, perche chiaro e 
puro rendono ilfuono detta Varola:come ApoT:o, Amico 9 
Buono,Aura.Dette uocali la lelaV Jpeffo feruono per 
confinanti ; come in quefte due parole ìoue , e Venere fi 
^puo uedere.benche,quando la prima e confinante, la uol* 
gar pronuntia le ponga fempre dìnanzila G; come Giro 
Umo , Giufto ♦ De* Dittongi fi dirà nel quarto libro ♦ 



28 LIBRO 

D E L LE SILLABE, 

vfficio sillaba turno più lettere comprefe fotto uno fai 

lab 16 Sl1 " ^ rit0 '° dicimo fi* to: fi come A ^ B, FP. A. STR A. 
perche l'ufficio delle Sillabe è di raunar le confonanti 

per formarne la pdroU : onde nella lingua Greca tan* 

to uuol dir Sillaba , quanto nella noflra raunanza ♦ Di 

qui e dafapere , che ogni uocale può da [e fola formar 

la Sillaba fenz<t ueruna confonante , come Amore ; do* 

ne A uocale fenza atra lettera e Sillaba ; ma allo'ncon* j 

troniuna confonante può formar Sillaba fenz* uocale ; 

come ,5TR. oue fi fente mancare il fiato , e non fi 

poffono quefie lettere proferire . 

DELLA PAROLA, 

Parola cjl- "O E n e h e ciafeuno poffa ageuolmente fapere per fé 
lo,che è. 13 medefimo,qualifiano le parole ; purefeguitando il 
w(lro ordine,non refleremo di difflnire,parola effer uo 
cecche alcuna cofa o animatalo non animata fignificaico 
me Ritorno, Animale,Virtu,Pietra,Legno,efimili;o,co* 
me le intere dette fillabe dette difopra , A, AB, FRA , 
STKA: Amore, Abondo, Fratello, Strada, e cofi fatte* 

DEL PARLAMENTO. 

rjrJamen j-\ Arlamento e di parole ridotte infume pieno 

io quello, jj^ e intero fentimento del pen fiero, e concetto noiìro : 

come, Humana cofa è thauer compafiione a gli afflittile 

Ahi nuVa altro , che pianto, al mondo dura . 
Quero i parlamento è certa catena di parole acconcila 

mente 



P R I M O. *> 

ne te ordinate. Quantunque etìandio una parola fola può 
foffo nceuer nome di parlamento; nella guifa , che do* 
nandando alcuno, quale nella uiu di qua giù e ilfommo 
iene ddìhuomo>riffiodendofi la uirtù^quejìo farebbe buo 
w e perfetto parlaméto.ueUe lettere adunque fi forma U 
ìttabajetta fitto a la parola,delle parole il parlamento : 
onde tutto il corpo detta uolgar Gramatiu è contenuto. 

LE PARTI DEL PARLAMENTO, 

LE parti, che neceffariamente entrano nel Park* 
mento,(benche al Fortunio pareffe di riftringers 
le in quattro) fono pure;come l hanno i Latini ;ot 
to:due principali, Nome, e Verbo: lequali fi fattamente Nome e 
atte altre fignoreggiano y che quelle a guifa di ferue lor uerbo fi « 
fempre flanno a canto , e non fé ne allontanano mai ♦ § nore S~ 

' , r ... r • giano le 

V altre fono Pronome , Participio, Auuerbio, Prepoa altre parti 
fui one 3 Intergiettione , er Congiuntone ♦ E di tutte del parla - 
quefìe ordinatamente , e paratamente ragioneremo : mento- 
prima dal Nome , come da capo > incominciando . 

DEL N O M E* 

NO m e è parola(altrimenti uoce)con che noi alcu* Nome al- 
ni cofa nominiamo : ilquale dinota effere equalità \ 0) che ca- 
di pcrfondyOiiero di cofa particolare^ generale.Di pera noti . 
fona par ticolare y come ¥abio;di gcnerale,come Huomo . 
Di cofagenerale,come Arterfi particolare,come Grama 
matica,Didlettica,Rhctorica. La prima e detta particon 
lare, perche ferue a un folo'.la feconda generale , perche jsj omc c 
fcrucatutti.Diuidefiilnomein SoJìantiuo,et inAggct* Ranci 



so LI B R O 

tiuo . Soflantiuo è cofi detto ^perche fla per fé mede fimo 
fenza appoggio d'altro nome : come Sole, Yuoco , Hwoa 
tno y fabio . Lequali uoci da lorofieffefì dichiarano in 
guifa, che qual diquejìefi nomini, intendefi fubitamen* 
te , luno ejfer Sole, l'altro fuoco, l'altro Uuomo , e Fda 
Nome Ho . V Aggettiuo ha fempre mijliero dell'aiuto del So* 
£gg el> ftuntiuo: onde è detto Aggettiuo ; cioè Aggiuntiuo (che 
quefto nome gli ferberemo)perche a lui fempre s'aggiun 
gè : come Bello , Brutto , Dolce , Amaro : conciofiacoa 
fa , che niun può comprendere , a cui l'huomo intenda 
d'applicar fi fatte qualiùje egli non u'aggiugne, o Huo 
tno , o Animale > o Penfiero , o Diletto : e cofe fìmili . 
E cofx dirafii detl'Ruomo , Bruto animale, Dolce Pena 
fiero , Amaro Diletto . La qualità è adunque propria 
dell' Aggiuntiuo ,vleffere del Softantiuo • 

SE I NOMI SONO NATVRALI, 

O POSTI A CASO. 



N 



Asce un dubbio preffo a gli intendenti^ i nomi 

dette cofe fono naturali y o polli a cafo . Alcuni uo* 

gliono y che naturali fìano : e recano cofx fatto efempio. 

Proprietà che, quando diciamo Voi, con certo atto di bocca come* 

nell'efpri - neuole e proprio a ifyrimer la forza di que&a parola , 

mer di al- fiftingiamole labra in fuori, drizzandolo feirito e 

l'anima uerfo dicoloro,co' quali parliamo. All'incontro 

dicendo Noj,co/i rimeffa uoce lo proferiamo^ lofyirito 

e le labra più riftretti(quafì noi in noi medefìmi)ritenia* 

tno.Lo élejfo fi fa,qualuolta Tu,\o,a Te, a Me fi dice: 

percioche , fi come nelt udire di alcuna, cofa accenniamo 

col 



PRIMO, 31 

ol apOyO con gli occhi il uolerc,o il non uolere;e paria 
nente con moto naturale e conforme al noftro amico: co 
le parole fono medefimamente accompagnate femprc 
la naturai gefto fi di uoce,come di fair ito. Altri di con* 
rario parere affermano, che efiifono pure di noftro ar 
ntrio . Vercioche altrimenti i Greci Tu , Io, Voi,e cofi 
atti, altrimenti gli Hebrei, er altrimenti gli Arabi dU 
ono . Onde /e i nomifoffero naturali ; ifìipreffo a tut 
e le nationi i mede fimi farebbono . Ma torniamo al no*, 
ho proponimento ♦ 

QVELLO, CHE CONVIENE 

A I N O M I # 

AI Nomi , fi come quelli , chefeguitano la natura 
delle cofe , lequali o fono prime , o denuano dalle 
mmerfuefyecie (che conditioni chiameremo) fi danno: Spetie de' 
unaPrincipaleJaltra Deriuata.Principale,comeVir= nomu 
[ilio , Città , Valore . Deriuata, come Virgiliano,Cit* 
adino , Valorofotpercioche Virgiliano, come e ageuole 
i intendere ,fi deriua da Virgilio , cittadino da città, e 
irforofo da ualore ♦ Si danno tre figure . Semplice ,coa 
ne Prudente . Compofta > come Imprudente ; Ricom* l * 
oofta , come Imprudenza . 

QVANTI NVMERI A I N Oa 

MI SI DANNO. 

TV t t i i Nom/ adunque , o che Softantiui , o che 
Aggiuntila fìanoyhanno due Numeri : iquali loro 
Kceflarumentc fono dati per fxr differenza da uno a 



S z LIBRO 

Nome piu:duotuHi,fuor chel Particolare^ che non conuenen-. 

particola - ^ Q ^ c fe d m r Q ^ Q mn ^ CQnu [ em anco p lu c ^ 

re ha folo r v ^ • r • 7- •• * 

un nume un fà numera ■ Veraocbe noi non diamo i Putrì y . 

ro . Erancefchi , i G iouanni ,- fi come gli Huomini, gli Ani. 

mali , le Piante , e iRerbe ifepcrauuentura due, o pii 

Vietri infume ridotti non foffero : che alhorafi direbbi 

o tun Pietro e l'altro , come diffe il Petrarca : o pure ; 

Vietri , aggiugnendouifi tuttauia qualche cognome, chi 

luno dall'altro diftingueffe • 

DI CAVANTI GENERI I NOMI 

SI TKO VINO, 

Gli huo -" Appresso; nella guìfa,cbe tutte le humane creds t 
mini non J-\ ture fono di due generi e non più, Mafchio e Few, 
h*A P due m : co fì aticora * uttl ì n °MÌ>7 perche a quefti duegeneà\ 
cene- ri . foggiacciono, di Mafchili e di Geminili riceuono nomi 
E>quantunque i kaoni Scrittori babbiano ancora tifato^ 
Il Neutro in alquante uoci quello,che da" Latini è detto Neutro^ 
alla lingua cu i p[ u innanzi r'agioner§mo)nondimeno io ofo affermi 
V ° fl r r€ ^ c e lfi <&* V°lè ar Lingua non fa neceffario : comi, 
necefTa - àncora ne la Lingua de gli Kebrei>ne quella de' Cartht*] 
rio * ginefi ( come ben tocca il Bembo ) thebbero ♦ 

QVANTI FINI ESSI HABBIANO. 

■ 

Dico adunque , che tutti i Nomi della Thofcani 
fauella finifeono in alcuna Vocale l Et auegna 
cheH genere del Mafchio (di cui prima ragioneremo) 
termini generalmente in O , e quello della F emina in A : 
nondimeno timo e l altro ha più fini, 

DE' 



PRIMO, j* 

DE' FINI DEL MASCHIO. 

Va n t o al Mafchio,nettd O finifcono quafi tutti 
i Nomi Softantiui Particolari; come Aleffandro y 
tetro , Domenico > Anaftagio , e fi fatti : Neil' A : co* 
e Enea , Pithagora , Luca . Ma Profeta , Poeta , So* 
8d, Podefta, oltre che fono Nomi Generali, fono anco 
beneficio,e di dignità. Non pochi nella Exome Cefi* 
e>Phtone,Ariftotele . Nella I : come Giouannijuuigi, Famiglie 
onigi , er etUndio molti cognomi di famiglie AntU annc e * 
he : come Alaghieri , Cavalcanti , e delle noftre . Qui* 
ini , Contarmi. Netta V, non fi truoua^chehabbiafinc 
tro Nome ,che quefte due uoci , Artii, e Giesù , Crea* 
e e Seruator noflro ; er alcune particelle , Su, Giù , 
iu , Tu ; dettequalifì dira al luogo loro . 

Ancora tutti i nomi Sojlantiui ' Generali hanno ime* Fine de' ^ 
efimi fini , cheferhxno iParticoUri, fuor, che netta I, Softanum 
HettA , leuandone i nomi d'ufficio , che fi fon detti . 
ella E , come Openione , Honore , Valore . Netta O, 
ome Speglio , Softegno • Mufico , Tifico , Chirurgo , 
ono pure ancora efii nomi d'arte , d'ufficio ♦ Et alcuni 
Uri finifcono nell'una, e nell'altra dique&edueVocali, 
Zorriero , Caualiero , Deftriero , Penfiero ; che Cor* 
'iere , Caualiere , Dejlriere , Pen fiere fi dice, majola* 
mente nette profe . Del primo fine il Petrarca ♦ 

Nonfo ,fe miglior Duca o Cuualiero . 
Del fecondo le Nouette del Boccaccio fono piene.Gli Ag 
giuntiui ancora efii fornifeono netta O; come Bello. Yie* 
o. HumMo,e netta E: comeFede!e,lcale } Dolce,Cortc* 

C 



34 L I B A O 

fé ima a quefto . ine feruc cofì il getiere delMafchio , co 

me della Yemina ; perche ftfuol dire , Cor te fé Kuomo 9 

Cortefe Donna, Dolce Pace,Dolce Guerra, Leal SeruU 

dorè, Lede Ancella . Ma auegna , che tutte le uocitfelU, 

Thofcana faueUa,come s'è detto,finifcano in alcuna delle 

Vocali : nondimeno nel uerfo, doue la parola y che fegue y 

Voci tron incomincia da Confonante i fi leuaffteffo alla uoce dinari 

che nel fi- zi lultima Sillaba , troncandouifì però laR,olaN:, 

Be * ancora alle uolte la L : come,Penfier canuto, Van defio, 

Almo Sol , Debil Core , Arbor Gentil : cofì Fé/, Mei , 

¥edel,Ciel; ilchefifa anco molto faeffo nella profa.Gran 

fimilmente inuece di Grande fi legge cofì nelle Rime 

del Petrarca, er nella Comedìa di Dantetcome apprejfa 

tutti i buoni ProfatorL Ma qui dee auuertir lofludicfo 

cjjeruatore della Regolata lingua, che alcune deUefcmU 

glianti uogliono fcmpre lafciarjì intere , er a troncarle 

(conciamente fi peccherebbe. Queflefono Collo, Apollo, 

. Volo, Strano,Affawio,ìnganno,Ojcuro,Duro,ejìfat^ 

fi debbo - te:c ^ e non * *k dirfì Col,kpol,Yol>Stran,Affan,\ngani 

no lafcia - Qfcur , Dur , efomiglianti . Et ,fe il Petrarca usò una 

re intere . uolta quejìa ultima uoce tronca in quel uerfo . 

ì Ch'ogni dur rompe , cr ogni altezza inchina : 
egli ciò fece o ajìretto dalla necefìitk del uerfo 5 - o, come 
io più tojlo credo, per feruir con ta/prezza di lei alla 
durezza, ch'egli intendeua di mojìrareicome ueggiamo 
incora > che Virgilio hauendo riguardo alla qualità de 
glt effetti, che elfo deferiue , non foloua ricercando 
deuna uolta tafprezza del uerfo , ma lo fa etiandio ca* 
dcre in una Sillaba . Onde fi Ugge , 

-rauco 



P R I M O. %$ 

vrauco firepuerunt corna cantu , :e Verfi di 

•procumbit humi bo$. er ancora V *¥> Aì ? 

•ruit Oceano nox, ac j mc- 

usò loftejfo Poeta,a&retto dal uerfo , Chiar , 
M4t non /**' in parte,oue fi chiar uedefii ♦ 
Ma ufoUo pure una uolta fok : e forfè con non molta 
uaghezzarfoue alcuni lo uanno con poco giudiciofyar* 
gendo per le loro rime . 

Troncò fyeffo tAriofìo la L. non folo atte uoci nel nua 
mero del meno , ma anco del più : come in quel uerfo . 
Hauea infiniti , er immortai trofei , 
Ne i molti affala ,enei crudel conflitti . 
Oue Unterà uoce t immortali , er crudeli . er anco il 

ttrarca : oue e' diffe . 
E di lacciuoli innumerabil carco ♦ 

utte le altre uoci,che hanno nella penultima altre Cons 
r onanti; o doppie o femplici,che ellefiano,nonfi tronca» 

o mai : come Softegno , Animo, Abiffo, e fi fatti : er i 

oncamentifi debbono fare con molta auertenza,hauen 
dofempre per giudici e maeftre le orecchie. Ma per tor* II mafchio 

are al genere, comecché lofìejfo del mafchio habbia nel nel ™ me " 

umero del Meno diucrfi finiiejfo però in quello del più j£ u ^ ^ 
non uè n'ha altro , che un folo, che è la I: eccetto alcuni) fi ne . 
che fi mandano fuori pur tronchiicome ipenfier,iBuon, 

fimiliiche i Penfieri,e i Buoni fono gVinteri:e mede fu 
inamente Anima\Lacciuo\Be\Qape\Ta\e Qua\in luo 
go d'Animai , Lacciuoi, Bei, Capei, Tai, Quai. In che 
t doppio raccorciamelo : nel primo leuqndcfi L L , e 
U 1 i nel fecondo laL:E trabendofi fuori quei Nomi » 



3 6 LIBRO 

iquali terminino in A: come Vefligia > Membra , Dite, 
Cigli* , Vita , Ginocchia , Labbra, Ve&imenta > Am 
netta y Inetta , Quadretta , Rifu , er anco peccata ♦ E x | 
aero , cfce quefti hanno ancora lal>zr alcune rade uoU 
te la E: e Dita e folo della profa , come Rifa , e Leu 
ta alcuna fiata : percioche per lo più i Letti fi dice a e jj 
Peccata fu ufato da Dante ♦ 

E quel conofcitor de le peccata . 

ma dal Petrarca , e dal Boccaccio non mai . 

¥atora,Pratora y Ramora,efomigliantifono uocì troppo} 

anticbe.Onde non fi trouando in ciò ferma Regolale ap* l 

prejjb ueggendojìyche molti Nomiùquali appo i Latini 

fon Neutri y netta Volgar Lingua ferbano del continouo il 

fine del Nlafchio y fi comprende, che noi queflo genere riq 

habbiamo : er in tali diuerfiù fi dee feguitar tufo più 

commune • Ma tornando a gli Aggiuntine efiiatte uoltc 

Hanno in uece de' Softatiui della Heminaxome il Sereno 

dell'Ariani Dolce d'amorejn uece di Serenità y e diDoU 

Aggiunti- cezz* ♦ Alle uolte ancora ÌAggiuntiuo di effo Mafchiq 

uim uece ^ccopagnacolSoflantiuo detta fiejfa¥emina:come y efJen 

tiui . " ^° f re ddi gradifiìmi y et ogni cofa ripieno di neue. bufano 

oltre a ciò fouète gli Aggiuntiui del detto fenza altra uo 

ce;come.Non è conueneuole y Non è Ageuole,il Petrarca, 

Per leifofyira talma : er ella è degno , 

Che le fue piaghe laue . 

DE' FINI DELLA FEMINA. 

m delia fé \ /[ A piando al genere detta Vernina y dico , che 
min*. IVI quantunque quefia lettera A fu proprio fine 

del 



• 

PRIMO. *7 

del numero del meno : fi come del più UE( perche di 
cimo una Donna,piu Donne; una Bella, più BeUe)non* 
dimeno in quello fi ueggono ancora più fini;percioche i 
nomi Particolari nonfolo terminano in A : come , Cor» 
ndia,TuUia,Laura,e fi fatti : ma in E : come Berenice , 
Beatrice,Didone; Che Dido dijfenon pur Dante , mail 
Petrarca. Ma nel uero,tutto,cht fi legga ancora Saffo , 
Cali8o,Glicerio,&' anco Calijfo;lò er Ino: nondimeno 
cotali finimenti non fono di quefta , ma di altre Lingue * 
percioche noi gli habbiamo tolti da i Latini,?? i Latini 
da i Greci gli prefero. Ben e fine regolato Thofcano la 
Alano : che alcuni poco auedutidiffero mane , e Mani. 
Uqualuoce nel numero del pwht Mani, come usòfem* 
pre il Petrarca y et il Boccaccio^ uero,che l'Ariofto nel 
la prima edition del fuo Yuriofo incidmpò in ufar mane 
nel numero del più in uece di mini , dicendo ♦ 

A le ricchezze d'Afta pon le mine • 
Ma dipoi f correffe in quefta guifa ♦ 

Hai le ricchezze d y Afia non lontane . 
1 fo&antiui Generali fornifeono tutti in A: comeBetiez 
Zi 5 Gloria, Amicitia, Honeftk : benché honefta non fu 
ancor\Ua uoce interagii tronca; che Unterà è Honefta* 
de , er Honeftate . Vnfolo nome fi troua anco di quefti 
hauer perfine la V,che e Grkquantunque Dante nel nu 
mero del più lo trasformajfe in Mafchio , dicendo • 

E come i Gru uan cantando i lor lai . 
Dico unfolo : perche uirtk è uoce troncaci 00Virtntc 
e la intera.Netl:A,e nella E ha fine ftmilmett ruttigli ag 
giutiui:benche quelli,che fimfeono nella E, come di {opri, 

e i* 



38 L I B R O 

Fini dfuer dicemmo , fiano comuni attuti genere , &-dWaltrd . Ld 

fidenomi JH U€r fìùfo> fini del numero del più procede da quella 
onde prò- , , /. _ . -li 

cedano . " e mmro «« we/]0 • Oflrfe ? wc ' no,ni > c " c n " numero 
del meno fini/cono in A, frdnno neceffariamente nel nu* 
mero del più il lor fine in E Cofi quegli , cfcè «e/ meno 
fono terminati in E, in quetto del più ferbano l:e quelli, 
che nel numero del meno fornijcono in A CT in E , nei 
più fornirono in E, er in I fimilmente . Ih jwe/?o moa 
do <k S^efl^ fi forma Stelle : come , 

S7o7 d//fr , corrtn* me s'drm/ ogw /?e/k , 
1/ rf/ , cfce co/?e/ nacque , er^/i /e/?efle , 
D4 Do/ce-, Do/c/ : come , 

Do Ice mal , dolce guerra , e do/a paci , CT 

Ac^we /re/cfce , e cfo/a 

Spargeafouentemente mormorando ♦ 

E > perche i d«e Voetinel primo numero difjero Lodd s 

'Lode ; Froda,Frode; FrondaJEronde; Ala,Ale;Arma, 

Armeinel maggior numero ancora dijJeroyLodeyLodi; 

Frode , frodi ; Fronde , F rondi , Ala , Ali , Arme , 

Armi -.fecondo, che meglio y e più acconciamente questi 

fini lor ueniuano , e s'apprefentauano inanzi.Dicbe 

addurre efempi farebbe fouerchio , potendo trouar eia* 

.feuno quefle uarieù ageuolmente a 9 luoghi loro . 

.Quefta uoce Canzon cofì nel Petrarca , come preffo 

Dante > fempre fi troua nel primo numero terminar 

Canzoni^ m fl a g 3 e ne ft € p ro j* e fai boccaccio nella A : ma non pea 

femore* r ° P rc ff° ^ m *defimo Scrittore fi legge Canzone nelfc 
nel Pe- tondo numero , ma fempre Canzoni con la l.Euui anco* 
trarci . \ ra nel numero del meno Orecchione Orecchia mafehio,* 

fanna y 



PRIMO- i 9 

f emina che nel più hano Orecchie,e Orecchivi lmago,c 
ìmagine:ma detta diuerfità d? nomi fletteremo alti oue. 

DE GLI ARTICOLI, E DI QVE' 
fegni , che a i Nowj in uece di Caffi danno . 

AI Nomi communemente i nofiri Volgari , forfè 
imitando i Greci , gli Articoli accompagnarono : 
Crapprejfo a quefti alcune particelle in uece di Cafi , 
con che i Latini gli reggono y a i mede fimi aggiunfero . 

QVANTI SIANO GLI ARTICOLI. 

O n o gli Articoli noue : cinque del mafchio , e 



s 



quattro della Gemina . De/ mafchio nel numero del 
mena , 1/ , Lo , Bel > Al, Dal . Detta f emina. La, Detta 
Atta , Dalla . Del mafchio nel numero del più > I , Li* 
Gli , De\ De Gif , Detti , A I , A Gli , Atti , Da gli , 
Da i , Datti . Detta f emina , Le , Defie , Afle , Dalle . 

DE GLI ARTICOLI DEL MASCHIO 

1/ , Lo y Gli , E' , Li : E a quali uoci re* 

golatamente fi danno ♦ 

IL fi pon dinanzi a uoce, che da Confonante incornine II a quate 
cia:come,il Re, il Signore ♦ E N ucro , che fi dà anco ad U0Cl fi da • 
dlcune,che cominciano da due ; come il Prencipe,il Pre* 
fetto . Quanto atta prima conditone . 1/ Petrarca , 
llfgliuol di Latona hauea già noue . 
Ne/o , che /patio mi fi deffe il cielo . 
Quanto a la feconda , il mede fimo . 

Per habitar fra gli huomini era il primo . 

C ìiij 



4 o LIBRO 

Lo a quali Lo fi ricette , quando la parola ha incominciamento in 
uoci fi dà. v 0C 4i e : come j^ Amore > Lo duetto ♦ 
Ma non accade di ciò ufar efempi • 

V Affretto [acro de la terra uoftra . 
Si da ancora atte uoci,che incominciano da due Confinati 
tiidettequalijla la primiera S;come Lofdegno, lo Stile ; 

Lo flirto per partir da quel belfeno . 
coft inanzi *tte ftefft uoci mandafi fempre intera la pi* 
vola ; come , 

Che quel bello fcoglio ; 
Doue non cofì fi farebbe detto Beffo Vifo y ma Bd uifo . 
E'? bel uifo uedrò , ch'altri m'afconde ♦ 
Perche ad uno Scoglio CT al* 

Hauem rotta la Naue . troue. 

llfìmile fifa negl'infiniti de J uerbi. 
Ch' ancor la su nel del uedere fterd\ 
S'io crede fi per morte effere fcarco . ' e 

percioche il dire Veder Spera , effer Scarco , rende non 
fo che di afrrezz* per cagion di quette Confonanti.On* 
de ponendouijì la Vocale E,/i fanno le uoci motti efoauL I 
Quinci nel Boccacio leggiamo fempre effere Statole non 
mai Effer flato . E s uero, che atte uoltei Poeti furono 
aflretti a ufeir detta regola ; ma i migliori meno . vjaft 
parimente ne gli obliqui , de 7 quali toflo diremo, Detto, : 
Allo , Batto . Detto fcolare . 1/ Petrarca , 
Deh porgi mano ai 'affannato ingegno 
Amore , era lo il il mio fianco , e frale • 
Kitrarmì accortamente da loflratio . 
VAriojìo hauendo nelfuo Poema acconci cofi fatti tr* • 

rori , 



PRIMO. 4* 

\rori , non [e rtauide in quefto uerfo . 

Che de le lucid'onde d freccbio fiede , 
Che doucuafi dire a lojpecchio y e parimete in quell'altro* 

Che*l [ciocco uolgo non gli uuol dar fede , 
jmu qui anteponendofi uolgo terrore e leuato . 
\Medefimamentefifuol dare atte uolte "Lo atte uoci d'una Lo innan, 
Unicorne, 2Ìa , llcuo ' 

Lo mio cor , che per lei U,aar mi uole ♦ Sillaba. 

Lo cor ,cuidopotenulldfucaro. 
\vfafi anco dopo il Per • 

ChHo prouo per lo petto , er per li fianchi . 
\vfoUo il Boccaccio dopo quejla uoce MeJJer : Meffer lo L'artico* 
\Giudice,MefJer lofrate.Qucfti Articoli non faccompa lo, quan- 
gnano con i nomi Particohri.Onde non fi dicejlpietro* ào , noa 
f'Alejfandro : cofì del Pietro > Al , Bd ; ma fi danno d 
meliache a piuferuono : come il Succeffor di Carlo, fe- 
condo che negli efempidifoprafi uede . Ben,quando di 
home generale fegue il particolare , e di porre, e di non 
por l'articolo nello arbitrio dello Scrittore : e mafiimd* 
intente nel uerfo . Onde fi truoua nel Petrarca 

Vincitore Akflkndro tira uinfe ♦ 
e nell' Ariojlo > 

Re Sacripante , che non può patire % 
er dtroue y 
Re Fieramente che pafib primiero . 
E nella prima ftanza dell'opera 

Sopra Re Carlo Imperator Romano . 
Ione non fi può dire , che ti' bibbia error diftampd . Md 
nella ptofa pare, che kuaniofi l'Articolo 7 fi leui molto 



>1 

44 LIBRO 

H uaghezZd . Di qui il Re Guglielmo^ Re Cdr/o Nta ! 
chio y e fi fati usò di dire il Boccaccio . Ne/ n«mero dei; 
più foggiacciono atta fteffk regoU . Cbe,quando la uoce, 
la quai uo chefegue y nel cominciamelo non ha più, eh* una Con/òs| 
C1 * x *" " nante,fi pone l:come i Principi^ péfìeri>e di rado Li.m 
quando da due incomincia ydettequali, come? e detto-, U 
prima fia S, aUbora fi richiede Gli : ohi: come gli Sie- 
di a quai gru , Li feudi : ma Gli è più in ufo : come 
uoci fi dà. - Gliftirti , per partir di quel belfeno . 
E , doue nel trionfo deUa Diuinitafi legge 

Beati ifyir ti , che nelfommo coro ; 
m&ejfemplar del Poetaci cui più innanzi diremo, e pa 
fiorati Spirti fenzd l'articolo . Vfafi Lì, come fi dijji 
del Lo,neceffxriamète dopo il Pencome Per Li fianchi, 
netta guijdyche s'è ueduto difopra,eper Li CoULÉ ucrc 
che alcuni moderni fcrittori quefta regola nonferuano. 



G 



DE GLI ARTICO LJ DELLA 

F E M I N A. 

I 

L i Articoli detta fcmins fi danno altresì comm 

nemente atte uoci generali : o* in que&o médM 

La Donna , Detti Beiti , Atta Virtù , dalla Yortezzd i 

la dato al E* uero , chel parlar Thofcano ama di dargli alcune 

le uolce a fi^ unco U H C particolari . Pero usò uoUntieri mi fui 

nomi par- j^ ecameronc # ^ OCC accio , La Lauretta , la Belcolore] 

e fi fatti. 1M aparticolan Nomi fi del Mafchio , co. 

me detta Gemina, fi aggiungono propriamente quelli 

particelle , che fegni di cafi di fopra detto habbiamo: 

Di , A , D* • Di Cornelio * A Pietro , Da Lucretia 

Non 



P R T' M O. 4*1 

Non e però , che qucfti ancora non fi diano alle uoci 
Generali : anzi elle gli riceuono molto fbeffo : come 

Di penjìer inpenfier di monte in monte 
I Da cielo a terra uniuerfle antiqua . 
I/A fi pone inanzi * parola, che incomincia da Confo* A, quaa* 

Che più chiara , che'l Sole , (riante, do a ufa ' 

A Madonna ,er al mondo e la mia fede . 
Ma , quando feguita altra Vocale , ui fi aggiugne la D. 

Come ilfuo ad altrui ; ch y a nullo è noto : 
Alcuni ui fanno quefla difìintione : che ufdno laD,fe 
guendo uoce , che da una medefima Vocale incominci : , 
come Ad Amore : ma incomùteiando da diuerfa , la tcU ^ ( ' , r c ' uaQ " 
gonuia: come A bora di Vefyro. A utile difeftejfo.Di 
ferue al numero del meno , er anco a queUo del più ine Dl » c . B * 

•Pi- r • ri j # • r i quando il 

mai ji dice De , fenon in quello da più : feguendo , o j aDno # 
intendendoft l'Articolo ; come , 

A pie de' colli , oue la bella uejìa ♦ 
nel qud uerfo pofe il Petrarca De' Cotti , in uece De l 
colli , leuandone l'Articolo 1 per leggiadrìa di effo uer* 
fo . llchefempre,o per lo piu,è ukto da buoni fcrittorù 

■DE* CASI, DE 1 RETTI, DE GLI 
Obliqui , e di alcuni utili auucrtimenti . 



Q. 



V i entra una betta auuertenza : laquale accio* 
he più chiaramente uenga intefa da ciaf uno , 



c dafapere, che i Latini hanno principalmente fei Ci* *™ ^ * 
fi , con liquali uanno distinguendo , e uariando ciafeun nì t 
nome . il primo fi nel più, come nelmeno,con uoce Ge= R ctto & 
turale dimandano Retto , cr gli altri obliqui ♦ A quefìi obliqui. 



4 4 L * B R O 

àue altri n'aggiungono : l'uno detto lflrumentale ,d 

noidalVejfetto Effettiuo,ouero Oper attuo nomeremo* 

V altro dal luogo Locale, il Locale èquello^cuifi mett 

In , quan • te manzi la porticetl* In , o Nel . In fi ufa> quando non 

>? ? K^i'. f € & ue Ar ^ c0 '° : come &ecatofì Suofacco in collo , e , i 
là - # 1/ mio auuerftrio y in cui uederfolctc ♦ 

Ne/ , quando eseguita : come , 

Ne/ mio cor le fauitte > el chiaro lampo , 

Ne la bella prigione , ond'bora efciolta . ** 

Ne maii buoni Scrittori differo lnLa,o in Lo : e ce/i 

nelpiu in Le , o w Li > mafempre Ne Ld , Ne Lo,Ne 
■fi • Le , Ne Li , o Ne G/f : come Ne /d C/rt4, Ne /'orfo : e 

parimente Ne Le Città, Neg/i Orft , e non altrimenti 

Verfi del E/è in tutti i libri ftampati del Petrarca fi troua , 

Petrarca jvi^t ben tiprego , cfc'm /d terza fora , 

corretti. ^ ^ d > AprUe Mord prim ; CT 

ho uedutoio appo il Reuerendìfìimo Bembo in.unoi 
templare fcritto a penna , e tanto antico , che fi afferai 
ma , quello efjère fiato delmedefimo Poeta, gtijiejU\ 
uerfi in quefla maniera . 

Ma ben ti prego y ne la terza fyera , 

1/ dlfeflo t Aprii ne ihora prima ♦ 
Laonde poi nella no^ra correttion fatta fopraqueflo 
Poeta nelle Stampe deWaccuratifiimo Jtf. Gabriello Gio 
lito , quefli e molti altri luoghi, che guaiti fileggeua* 
no , habbiamo ridotti alla lor buona Unione, nel mo*\ 
do y che gli lafciò il Petrarca . Cofi nel Sonetto . 

Amor con la man defìra il lato manco , 
%l wfo , 

Qajla 



PRIMO. 4J 

Cafìa bellezza in hab ito gentile ; 
dotte Gentile fileggeua fenz* corriJ}>ondenz<i di altra 
\uoce( perche feguita 

Felice inarco ; e con preghiere honefle ) 
gabbiamo pofto in uece di Gentile , Celefte ; come nel 
four adetto uolumefì trouafcritto, e come la necefiità lo 
ìricerca.Non.triè nafcofo,cheaUa i&efjh uoce Gentile al*, 
\cuni hanno accompagnato Sembiante Rumile. Ma,fi co* 
Ime è opera degna di laude il procurar di ammendar gli Temerità. 
ìerron auuenuti percagiondegVìmprefJbricon l'auto* ufacadaal. 
ìrità de* corretti efemplari : cofi è temerità grande , il \^ l J^ * 
piutar le parole afua uoglia , filmando , che tanto fola* 
ìmente ftia bene , quanto piace a noi . llche non fece il 
ìdottifiimo M. Hermolao Barbaro nelle cafìigationi di 
ÌPhnio , non Angelo Volitiano, ne Aldo Manutio in di- 
ìuerfì libri Greci , e Latini : ne hoggidi il Vittorio nelle 
ìpperedi Marco Tullio ; ne il Sigonio in Tito Liuio.m* 
\tutti queftifìfono lungamente affaticati in confrontare 
lineane molti efemplari antichi , di maniera , che gran* 
\difiima utilità al mondo fi uede hauere apportato la dili ; 

ìgenzd loro . Ma , per tornare al Petrarca, nel Trionfo 
ideila morte > doue ciafeun uolume ha , 

Effendo'l flirto già da lei diuifo ; Verfo del 

in quefìo del Bembo fenza errore di Grammatica ,fta , Petrarca 

Sendo lo flirto già da lei diuifo . r e ftituito. 

li cafo Operatiuo è queUo , a cui fi pone innanzi Ver , 
o con : come . 

Per uoi conuen , efrio arda , €n uci reftiri 

Con leifofrio ,• da che fi parte il Sole, 



46 L I B R O 

Coa $ col , Al con , qmndo fi da l'Articolo 1/ , toglitji uiafimprt 
co • U I , cr la N ', cr dicefì Col : e , </w<wdo e poflo yèn^4 

Articolo , itDc «o/re /«/<t/i <trcco /a N : come * 
Co* mantici , col foco , e con gli pecchi , 
nei numero del più . 

E medefmamente , <^<méJo /? Per néttijlejfo numero 

jlk inanzi a uoci y che incominciano di Confinanti A 

% . . <t/ctftfd «o/ta g/i /? ^og//e l'Articolo eia R , e fcriuefi 

etiope* Pe * * *' Bocc * cc/0 * NonfoUmente pe' piani 7 ma per 

e pel in uè profondarne uatli mi fono ingegnato d'andare . E «e* 

ce di per de/? , ^we#/ fa/j troncamenti porger più gratia ,eua* 

* • gfce?^ , cfce fé cofi fatte partì celle fi lafciaffero intere* 

Vfafì anco Pel , ma nel uerfo . 

Quefto faputofi , d/co , che a noibafterà con l'operi, 
ie % noftri fegni , e de' noftri Articoli ridur cotdi Qaji 
in cinque ide' quali il primo chiameremo medefmamentt 
Ketto:e quefti faranno due 9 l'uno del meno , e l'altro del 
più : glialtri ;che fono Di , A , D4 , Del , Al , Dal* 
. obliqui diremo; ma gli dijlingueremo col numero. Quel 

chiamare f € & no * c ^ e fìp 0ne > q u «ndo altri chiama, appo noi non, 
* uerrd in confideratione : fenon , quando ejjò fi darà a 
quelle altre uoci y chef pongono in uece di nomi , . > 
Me,Te,Lui> Lei , peraoche allhora s'ac* 
compagnerà col terzo obliquo ,-e dU 
rafiiyO Me Beato:cofì,0 Te, 
JL«/,o«eroLe/Fe//ce: 
doue non può 
hauer 
luogo Io> Tu, Egli, ne htia • 

Q^V ANDO 



P R I M O. 47 

VV ANDO SI DEE DAR LO ARTI* 

colo a gli obliqui ; la cagione,che indufie tArio* 

fio a mutare il primo uerfo dell* fua ope= 

ra : e , quando fi pone La , Artico* 

lo detta temuta, intero. 






L* A v v e r t e n z a , che io promifi di mofirartyMoio ài 
fi e, che, quando al Retto fi da l'Articolo , ne= uiir & Vl tf 
cejfariamente a tutti gli Obliqui fi debba darloic, tìCOÌl ■ 
wnio al detto ei non fi da, non fi diafomigliantemens 
e a gli Obliqui . Perà/? legge nel Boccaccio , Le ima* 
ini Detta cera ,• er imagini Di cera : d//?on* Del mane 
iure y %r a bora Di mangiare . 
)nde prudentemente leuò l'Anofto quel pruno uerfo 
ella fna opera , 

Di Donne , e Caualiergli antichi amori ; 
pò fé in quella uece , 

Le Donne , i Cauattier , tarme , e gliamort , , 
on folo per uolgere il primo nel terzo obliquo, imitati 
o Virgilio , er alludendo a quel di Dante , 

Le Donne , i Cauattier , gli affanni > e gli agi ; 
li perferbxr quejìa regola , allaqual prima non kauca 
a bauuto penfiero . È uero , che ncttiftejfa può cade* 
e qualche piatola eccezione , ma in alcune poche cofe; 
fl>etialmente, che appartengono al corpo : come i capei 
"oro , cr le mani di auono . 

Tornando a gli Articoli detta ¥ emina , dico il Reh La.qaot- 

i manzi * uoct , che comincia da Confonante , ufarfi do fi co ™' 

\m?re acrmente . ^^ 

1 dono. 



48 LI B R O 

La betta Donna , e le compagne elette : 

ma quando, ella ha principio da Vocale , leuandofi /\A, 

fi dice y 

Vangelica figura , 
e no// Lit Angelica . e ponuifì perfegno di Iettar fi uia li j 
Vocale un accento ritorto ; che da' Greci Apojlrofo 
e da' no&rìRiuolto e detto ; in quefta maniera , L'A/jaj 
gelica ♦ 1/ medefimo fi fa del Lo Articolo del Mafchio , j 
L'Amore* Ma di ciò fi tratterà diftintamente nel terzo 
libro j oue de gli accenti parleremo . Non mi par di té 
I & e arti- cere , che, fi come l'altro Articolo del Retto del meno, 

do f qU f ° l ^ m P YC P er l fi u f d sfifiriM.W u ^a luogo Ekcofi nel 
nn numero del più in uece detti alle uolte s'è detto E . come 

E' buoni,E' libri. Mctwlo'ncontro il primo Obliquo del 
tnenoy che è Del, di continouo ritiene la E me può dir fi 
T>il ♦ Atte uclte fi pongono quefti tali per fegni, che dU^ 
ftinguono alcuna cofa dati' uniuerj ale : come farebbe a di* 
re , lo non ciuidi in queflo palazzo Giouani ; e ci uU 
di il giouane ; e non ci fu Signore , e ci fu il Signore. ( 
Che que&i ultimi efempi con la particella \h dimoftrano 
un giouane , o Signor particolare , del quale fi hauejji 
dianzi parlato* E degli Articoli parendoci hauer dette 
a baflanza ^afferemo al Pronome ♦ 



• 



DEL PRONOME. 



Pronomi fono alcune parole > che nel ragioni* 
re in uece di Nomi fi pongono , onde efii riceuom, 
il. nome . Quefti in Principali, e Deriuati distinguere-- 
mo i dando lor due Generi ^Aafchio Femimidne numeri 

Più 



PRIMO. 49 

Più z Meno, come fi da a i Nomi ; ma tre perfine; cioè Perfine 
brima, feconda^ terza ; imedefìmi ricetteranno A trito de P rono 
apali del Mafchio nel numero del Meno fono . Io , Tu, Principali 
Egli, Efj E, Lui, Quelli, effo, Quegli>Quetto,Qu.efti 9 pronomi 
Qjiefto , Cofìui, Chi i Cui, Che, llquale . Nel numero del ma - 
del più Noi , Voi , Efii , Coloro , Cojloro , Loro , er fchl ° ' 
\ktiandio Quefii , Quelli , Quei , Ei , Iquali . 

I Deriuati nel numero del meno , fono Mio , Tuo , I Deriua - 
jkuo . Nel numero del più Noftro , Voftro, EgLno . Ve CI • 
me fono ancora altriyde 1 quali più inanzi diremo . 

Serue atta Prima perfona lo , alla feconda Tu , atta 
werza Egli,Effo,e tutti gli altri,chefeguono.Quei detta 
l F emina fono,oltre lo, e Tu,che parimente fi danno attutì 
henere er afìaltro , Ella, Effa, Ei, Coftei , Colei .Nel 
wìumero del più Ette , Effe , Loro , Coftoro , Coloro : 
'quali tutti atta terza perfona s'affegnano ♦ 

Ma in ambedue i Generi e numeri e da auuertire,che Pronomi, 
Quefìo , Quefti , Quejìa , Quefìefi danno a perfone, che fi dan- 
nerò acofe uiCMe\Quette,Quetta,(Quetti,Quettz "° a co " 
I poco lontane : Egli , E/fo ; Ella , Effa , Efii , Eglino ; c C q JS* JJé 
Efle, Effe, a cofe del tutto lontane . llchefiferba in Co= fi daano a 
Qui, Colui, Coftei, Colei, e glialtri. Èuero, c fce Iontane - 
jue&e tali differenze molte uolte fi confondono . nona 
dimeno ilfapcrle non è inutile • 

Io e Tu fonoamendue Retti, il primo ha negli 
Obliqui il Me ,• ilquale fi uà diflinguendo con le parti* 
celle (chefegni di caffi differo )Di,A, Va, Di, Me, 
A Me , Da Me, che non fi direbbe, Di lo, Du Io . Il fu 
condo ha nefuoi Te , che con le f effe particelle u*runn 
Ojferuationi. D 



la nel ree 
to. 



So LIBRO 

do fi m ne più ne meno , come fa il 'primo . Di Te , A 
Te,D4 Te. Altuno e attutirò de' quali fi da anco il Per, 
I , in ucce Per Me , Per Te . in uece (fio molte uolte i nojlri Poeti 
d'io . leggiadramente pò fero 1 . 1/ Petrarca • 

Ch'i Wdggiungeua col penfiero a pend. 
Come il Me e il Te, fi muti in I ; il Voi in Vi , er 
il Noi in Ci , er in Ne , mi riferbo a dirlo , quando io 
ragionerò de' Verbi . 

IN Q.VAI CASI SI VSINO EGLI, 

C? Ella, e de' loro Obliqui . 

T7 G l i er Ella fi ditmo folamente al Retto . Pem 
f Al\ riti •E-' cagione di efempio , effendo fatta mentione di Ger* 
bino,feguirafii,Egli delle famofe bellezze della figliuola 
del Re di Tunifi per amente fi accefe. E cofi allo'ncontro\ 
hauendofi nominata Peronetla, fi aggiungerà. Ella fece 
entrare ilfuo amante in un doglio. Qui fi uede primiera 
mente , ch'egli rapprefenta Gerbino, er eUa Peronella 
dapoi, che ambi nel Retto fono pofli . 1/ Petrarca . 
JL'efcd fu'l feme , ch'egli faarge e miete • 
Elio . llqual Poeta usò etiandio Etlo . 

Ma rallegrifi il Cielo , ou'ello e gito . 
Ei & e' nel Cofi medefimamente Ei , er E in uece d'egli ,&l,in 
retto . uece ilo . 

loda man maned > ci tenne il cambi dritto ♦ 
E' da natura , er i' $ Amore feorto . 
ì Che incontrìl Sol , quandi ne mena il giorno , 
DiEtla, 
- Ella il fé ne portò fotterrd , c'n Cielo , 



, 



i 



PRIMO. $ t 

Egli CT E/ ^ ouero e' , furono anco alle uolte da Poeti Egli & ci 

a/àft nel numero del più >• e awe/fo ttWmo <fo Profatori u(arfi , an * 
V ^ ti' ' co nel più, 

alcunapata . 

Vongonfi eUino oltre a ciò alcuna uolta , non in uè* 
ce di nome , ma per cotal cominciamene di parlare, er 
anco mi inezo per uno incatenamelo uago e Uggia* 
aro di paroleicome. Egli non ha ancora guari di tempo. 
Veggendo la Donna quefle cofe, conobbe>che egli erano 
dettaltre fauie 3 come ellafoffe . er ancora . 

Tal y che mi fece hor 5 quand'egli arde il Cielo 

Tutto tremar d* uri amor ofo gelo . 
Vongonfì oltre a ciò in ifcambio di Quefla Cofa. Come, 

E s'egli e uer 5 che tua potentia fa . 
fc Vero i dirò : forfè e' parrà menzogna ♦ 
Ne/ numero del più non è mifliero addurre efempi : 
che Eglino , er Elle , ferbano la medejìma regola . Si 
dirà foto y che Eglino è delle profe , e non del uerfo ; e 
non pur Eglino : ma EUino , er Etleno ufarono medefu 
imamente iVrofat òri . 

Gli Obliqui di Egli , e di EUa nel meno fono Lui , e 
Lei ; e nel più parimente Loro . Nel terzo del meno : 
come ; lo nidi Lui , Leineringratio . 

Cfroffefi me per non offender lui ♦ 
del più . 

Vifiimi, che ne lor > ne altri offe)! . 
henche Loro nel terzo fi metta di rado ♦ Del meno detls 
femina Lei , 

Veggo lei giunta afuqj perfetti giorni.- 
Ud fecondo ufafi anco di por Luifcnza la particella A. 

D ij 



$* LIBRO 

Vinte . 
Lui e lor Riftofì lui con uergognofa fronte \ 
nel fecon- c n ^ p lu mz ^fi mdm ente nell'uno, er nell'altro genere . 

do obli- , /-i • -i ò 

quo. Del Mafchio il Petrarca, 

M'accoftai lor , cfre /'«fi fpirito amico . 

De/k F emina ne/ Boccaccio mo/h efempifì trouano. Ne/ 

pnmo Obliquo tace fi etiandio fipeffo il Di , 
O leggiadre arti , e loro effetti degni ; 

cr i Loro lamenti . Ne fi dirà il Lui , ne il Lei amore : 

nefìmilmente Diedi Lei , ma a Lei ♦ 

LI, E LE VSARSI IN VECE DI 

pronomi , er altre cofe neceffarie • 

Articoli t N ttece di Lui , e d* Le/ , fi fuol dare V Articolo il , 
ufati in uè | Gli i anco Li , Le, e La, nel fecondo , e nel terzo 
ce di prò- q^ wo . w We g/ ^/ m ^fc/ , e tf«e/ìo dfla FemÙM . 

nomi. x > /r • r tl r r a 

Leffer mio gli rijpoji , non fojtene , 

cioè n$o/ì a lui . 

Sennuccio il uidi , e /'arco , che tendea : 

c/oè uùti lui . 

Della Gemini ♦ 

Le A" , ch'io faro la tofto , cfcVo po//2f , 
Bafciale il piede , la man betta e bianca . 

Ne/ fer^o Obliquo : come , La Pre/é , la Baciò : Chi 

lei prefe , lei baciò . 

Ne/ ^«4/ fer^o m/ì/i etiandio Glì,e Li in quetto del più: 

Gli Legò , Li Difciolfe . Ma nel fecondo non mai . On* 

de non fi direbbe fauellando di molti, Gli Diedi , ma lor 

Diedi, e Diedi loro . 

E s anco 



PRIMO. 5* 

E v anco dafapere , che Lui , e Lei, e Loro in uece di Se Lui , Lei , 
fpeffeuoltefi trouano : er il Se ufafi cofi nel numero del Loro ' Sc ■ 
più , come in quello del meno . 

Che di [e , e de /'arme empie lofyeco . 

C/?e per /e /fé/?; fon leuciti a uolo . * e 

Tornando al Retto della Gemina, Ella fi troua anco* Ella nel- 
Ti alcuna uolta preffo i Poeti nell'ultimo Obliquo ; l'ultimo 

G irmen con ella infoi carro d'Helia i obliquo. 

Effo , Effa ,Efii , Effe medefimamente in tutti gli Obli* 
qui fi pongono ,• ma r adifiime uoltefenza altra uoceico* 
me, tornando a effo Re y partendomi da effaReina: 
vago di Effe Giouani , incolpandone Efii fiorentini. E 
foli fi danno a tutti gli ftefii Obliqui, fuorché al terzo. r ., 

Cojlei y Colei , Coftui , Colui, Cojloro, Coloro fono Vl a J t ' ri 
comuni cofi ai Retti, come a gli Obliqui. cópagni , 

come fi 
LVI, E LEI TROVARSI IN ISCAMdanno. 

bio di Colui , e di Colei : Quefli di Queflo , A/a 
tri di Altro , e fintili auuertimenti . 

VSasi Lui, e Lei alcuna uolta nel Retto in uè* 
ce di Colui , e di Colei : mafiimamente, quando nt 
feguita la particella Che , laquale ui Sia per Relatiuo : 
ma folamente da' Poeti . 
Onde fi legge regolatamente in Dante , 
Ma perche Lei , che di e notte fila > 
E non colei, come uuol , che fi ponga il Eortunio . E 
nel Petrarca , 

Ardendo Lei * che come un ghiaccio ftafii . . 

Qge«i , Quei , Quegli, in uecediCoflui,e di Co* ^gl!^ 

D iij altri. ' 



54 L I B R O 

lui, e pertinente Altri , fi leggono nel meno dppreffo 

i buoni Scrittori , efolamente nel Retto , fenz* appoga 

gio d'altra noce ; 

Quefti m'ha fatto men amare Dio 

E , come quei , che con lena affannata 

Vfcito , fuor del pelago . er ancora 

Altri fo y che n'haura più di me doglia . : 

e : Quegli > che dimandato era, riftofe,non ricordarfì ♦ 

Ma, quando ad altra uoce s'accompagnano, fi dice , j 
Quefto & Quello , Quefto , er Altro . Que&o Libro , QueKo 
alrro . ^Uoro , Altro Regno . 

A/fro <tmor , altre fi ondi , er altro lume ♦ 

E N «ero , che quefto fi pone ancora neutralmente in uece 

di que&a Cofa . 

Quefto nò rijpos'io : 

e parimente Altro , 

Ne mai in tuo amor richiefi altro , che modo • 

cioè Altra Cofa . 

Altri ha ne gli obliqui Altrui , che nel primo , nel fé* 
Altrui . con j Q ^ e nc fl u i t i mo s c u f dt0 mo i to fezjfì f mZil Arfttf 

colo , efenzdfegno , come s'è detto del Loro ♦ 
Che d'altrui colpa altrui biafmo s'acquila . 

e l'altrui ValoreJ Altrui beUezz^DeU'altrui,e fi fatti 
Quei etiandio nel numero del più , er ne gli OblU 

qui è ufatojpejfo da Poeti : ma Quegli, e Que&i in co* 

tal numero di rado appreffo gli ftefii fi pongono fen* 

Z 'altra uoce . 

Colei , Coftei ; Coloro , Coftoro , (de y quali s'è dett 

to fopra ) entrano ancora nella fteffa regola del por fi 

fenz* 



PRIMO, $$ 

fcnz* gli Articoli : come, il Colei Grido , il Cofìei Vu* 
rore . U Coloro Affatto , 1/ Coftoro Giudicio . Co fi al 
Colei grido , e gli altri . 

Quefto ufo di kuar l Articolo del primo Obliquo , 
fu tanto grato a buoni Scrittori Tbofcani , che non foa 
io ipiu antichi , ma il Boccaccio medesimo lafciò ferita 
to nelle fue Nouette . A Cafi quefti ufurari , in uece di. tt Parti - 
dire Di Quefti.Da Quefto formafi Coteftoichefi dà atte ,"''* j 1 ^, 1 " 
fjerfone,zr atte cofe, che fono dal lato di colui,che afcoU fciarfi fu0% 
ta:come tenendo Pietro un libro in mano, fi dira. Cote* r i . 
Ho libro , come fi dimanda egli i il Boccaccio netta No* 
vetta detta Belcolore . Si, cotefto tabarro, che uale egliì 
Vfafi anco Quefto e Cotefto fenzd So&antiuo ueruno Quefto e 
xomc , Cotefto è pur uero , intendendo fi d'alcun detto <[ otcfto 
à % altrui . er udite Queélo . In uecedelqualc ufafifaeffo ^ anuuo# 
Co : come , Ciò è un grande affanno : er oltre A Ciò , 
Sopra Ciò . 

;CHE VSA.SI IN DIVERSI SIGNI* 
■ fìcati ; uoci , che dal medefimo fi formano : del 

Chi , e de" fuoi deriuati fimilmente , 

■ 

A L l o fteffo Ciò aggiugnefiche : e formaficio cfo , enf, 
j[\ Che : come Ciò che tu uuoi : cioè Qualunque co= che in ue- 
fa Che ,ftando Che in uece di Laqualeifi come Ila anco ce c J eIIa " 

n rr ■ », i i » i quale O 

Jpejjo in uece d llquale : e d ìquali : come . delqua- 

La Donna , ch€l mio cor nel uifo porta . :e \ e . 

Quando' l Pianeta , che diftingue thort ; er incora 
Voi,cb*afcoltate. , . 

Tonfi medefimamente , Che in uece di Perche . cc c j I p er „ 

, D Hi] ckc. 



$6 L I 15 R O 

Che ben mor , chi morendo efee di doglu . 
Ma è più de y Poeti , che de" Profatorì ♦ 
come perche in uece di Benché . 

Perche quel , che mi traffe ad amar primi . 
Tonfi ancora in ifeambio di Accioche . 
Che in uè Et ufollo non follmente il Petrarca, quando e* 
ce di accio V/J con f orto m ^ fa t0 c \f[ non p erd . 

che , e di -i ^ • r i- » r L j« 

più che e m ^ boccaccio ancora : fé egli e coji tuo , come tu di ; 

di ben - che non ti fai tu infegnare quello incantefimo , che fu .< 

che. poffafarecauattadimeì 

Vfafi oltre a ciò in uece di Più che . ìlquale in tutto 
lofratio detta fuauita nonhebbe , che una folafigliuo* 
la . ma quefto ufo non èriceuuto da y Poeti . Accompa* 
gnajì al Non,efì mette etandio in uece di Benché. Non 
che la Dio mercè non mi bifogna : cioè Benché ♦ 

Da quefto Che formafi Di Che > In Che ? A Cbe,D<t 
Che , llche , llperche . in uece Della Qual Cofa y NeU i 
la Qual Cofa , Atta Qual Cofa , Dalla Qual y La qual J 
e per Laqual Cofa . Atte uolte fi raddoppia : e faffenz 

Che che. Cfce Che in ifeambio di Qualunque Cofa tolto da ili 
Quicquid ufato da Latini, il Boccaccio • Ma tuttauia , 
Che Che egli scabbia detto ,• io non uoglio , che uoiil I 
ui rechiate , fenon , come da uno imbriaco : Cofi Che 

Che che Che fu , CT Quando Che fia • 

fìa • I mieifojpiri a me , perche non tolti ; 

Quando, che fìat 

Cheun- formafi Cheunque , da Vnque, e fi rifolue in Qualun- 

°ì uc • que Cofa Mai . 

Ma Cheunque fi penfi il uulgp o parie . 

ìlquale , 



n 



PRIMO. 57 

lquale>c Laquale entrano fpefjb nel parlamento ,• fi Hquale, t 
ome quelli , che nferifeono il nomepofto manzi ( onde Lac ì uale ' 
la Lumi fono detti Retatili: ) efemprefì dà loro l'Ars 
icolo .e y qu :ndo fi trouano fenza , fignificano Qua» 
ita. fi come. 

Quale > a ueder il fuo leggiadro uelo . . 

interra 

Tal fu , quathora e in Cielo : e mai non uolfi . 
Aegli Obliqui hanno Cw; cheferue egualmente ad am* c . , . 
i i generi ,eyad ambii numeri : er ufafi le piuuolte f cruc% 
tutti gli Obliqui 9 fenza le particelle . I Cui amori > 
dai cui Amori. 

wÈui non bajìa ne mifri ne altro file . Chi fenza 

Toi y cui fortuna ha pofto :n mano il freno . gli obli- 

hi fi prende in uecedi Colui , di Colei , o di Coloro chVcome 
he ; er ponfi non folo nel Retto , ma ne gli Obliqui ♦ fi pone. ! 
)el Retto. 

Chifmarrita ha laftrada > torni in dietro : 
ìegli Obliqui nel meno . 

A chi tutto diparte . 

nel più. 

Diedero , a chi più fur nel mondo amici • 
iUe uoltefi mette in uece di Quale : come, o ritornati 
lai Chi muore t Chi fi potrebbe tenere i Chi fei * 

Chi e Colui , che il nojlro monte cerchia t 
boccaccio . La Nouella di Dioneo era finita: er affai 
etlt Donne, chi d'una parte. Chi d'altra tirando ; Chi 
iafimando una Cofa , Chi un'altra intorno ad effa Uu* 
zndone , uhaucuano ragionato • 



5* L I B R O 

Accompagnata ancora col che . Ad inftanza din 
Chi eie ChiChefia , Accompagnafì con tYnque , e formai 1 
£ a * fine Chiunque ; come dai Quale Qualunque , che Ioli 

que . fi c ff° ua * e • m * ^ primo fi pone fenza Softantiuo , - i 1 
Qualun- Chiunque alberga fra Garonna , e7 R/?e/jo * 
que . e il fecondo rade uoltefi trouafolo , 

A qualunque animale alberga in terra ♦ 
Ho detto rade uolte : perche il Petrarca ijkffo pure uso\ 
. . dimetterloui. 

Togliendo anzi per leifanpre trar guai , 
Che gioir per qualunque , 
ma una uoltajolaidoue il primo ojftruòfempre. Chiun» 
que e qualunque rifoluefi , come hjtbbianw detto di cMj» 
unque , in Colui Che , onde non uifi pone altrimentiil 
Chiunque Che,cfre uifìftarebbe dijhucrcbio.e Chiunque è femprt ' 
e fiate fo- fò tre SiUabe ; netla guifa^che ancora è quefia uoce ¥ifa 
no Tempre u ; CQm ne /f e | em p/ di [opra fi uede y e in que fi altro; 
di tre oli- i • « • 

labe . » c prwdben chiunque 

E N iw/mo a qui , che d'Amor parla o fcriue . \ 
Ecofimedefimamente: 

c » m Ma cheunque fi penfi il uulgo , o parie ♦ 

o Ue # Del fecondò . 

Mille fiate o dolce mia guerrera . 
cr dfrroae , 

Quante fiate al mio dolce ricetto . 
D4 Io, Ttf, Colui , Egli, e da Stejfo ; fi forma Io Ste 
T« ##>, Co/wi tfejfjo, eg// Sft//o, o wero ijleffo . Co/jt 
Quegli fteffo, Colei Steffa: Noiftefii, Voiftefii, egliM 
tri , che fempre hanno uno ilejfofine nel Retto , er Wlb 



P R T M O. ^ 9 

%li Obliqui. Tormafi da cfjb con Effo Lui , Con effo Con cflo 
Lcijenza diftintion di genere e di numero'.Con effo uoi, lei ' 
k Noi , più toflo, che con Effa Lei, er con Efii uoi:Con c ~ . 
Effo le Mani , Lungb'Effo la camera ,• e , le^ani? 

Con cjjb un colpo per le man d'Artu • Lungh'ef- 

Vifono ancora altri Pronomi: come Ciafcuno&afcuna^ *° la camc 
Ziafcheduno , Ciascheduna , che non hanno uariation ne ra * 
gli Obliqui ; co fi Neffuno , Niuno , Nullo , Neffuna , 
Niuna , Nulla , c/?e/f mette Neutralmente ; 

Nulla poffoleuar io per mio ingegno Nulli • 

Del bel Diamante. 
:io e Nejjuna parte . er ufafi etiandio in quefto pgnift» 
:ato niente di tre Sillabe . 

niente in lei terreno era 7 o mortale , Niente ii 

CT ancora nelfuo proprio : tre Siila- 

Coft dunque fa tu ; ch]i ueggh efclufx te • 

Ogni altra aita ; e l fuggir ual niente . 
Ce Veruno,, afe quanto Pur uno. niCatuno noce veruno. 
intichifiitn* -> è meglio fcordarfene , che ufarla con rU 
prenfìone . 

Keftaci a dire di quefle particelle C/, Ne,che fi pon- Ci , Ne , 
gono in uece di No* , Mi in uece di Me , e Vi in ucce di Me > vi • 
Voi : ma , come s'è detto di fopra , per maggior chix* 
rexxa di chi legge , ne faueUeremo dopo i Verbi . 

DEL VERBO. 

HA v e n d o detto de' Nomi , de gli Articoli , t 
de* Pronomi (per quctlo,cfrio mi creda) a baftan* 
g*l , bora e da ragionare del Verbo , 



6 o LIBRO 

Verbo , Verbo adunque e parte principale , e più nobile de 

che parte parlamento ; fenz* ilquale le altre parti , aguifa di cori 

nediefio. P° fe n Z<* <uÙMA * rimarrebbono morte , ne potrebbami 

hauer fentimento alcuno ♦ Vercioche chi diceffe , Voi 

che in rimefrarfe ilfuono di quei fojpiri , onde il corc\ 

renderebbe quella jieffa confusone all'intelletto di et 

ciò udifje , chefaceuano le rifyofte della Sibilla , fcrittì 

nelle foglie diglialberi, eftarfe dal uento in diuerfepa, 

tu Ma,quando dietro al Voi giungeremo iluei'bo Afco, 

tate ; e dopo Ond'io , porremo l 'altro , ch'i Nudriua 1 

alhora ogni ofeurezza fard tolto uia : e leggiera^ 

con chiari fimo intendimento diciafeuno , 

Voi , eh" ascoltate in rimeftarfe ilfuono 

Chcquan D« queijofriri , ond'io nudriua il core ♦ 

do fta in e x weroj che ftandoui il Che in uece d'llquale y di necefii 

uece del ^ fi ricerca un'altro Verbo ; che è prima nel penfier e 

v ' cto ragiona : e queflo e , 

Spero trouar pietà , non che perdono . 

GENERI, TEMPI, E M d 

DI, DEL VERBO» 

v b "T- T L Ver ^° adunque ( <jrwd/z w/ta , er <wn«4 defìaltr 

Io , che ii- * P^ r ^^ 5 perche effo ancora e parola ) operatione fi 

gmfica . gnifica, laqualefa Ihuomo ; ouero in lui ; o in altra co 

N fa fatta : come > Pietro Ama , Pietro e Amato ; o pu 

la Virtù è Amata . Onde glifi danno due generi (ofyt 

eie , o nature , che dire le uogliamo ) l'uno dimandert 

mo Operatiuo , e l'altro di cofa Operata . come dicen 

dofì'j Girolamo amala Sduefìra 7 fi dimojlra,GiroUi 

colui 



PRIMO. 6x 

colui effere , chef* lo effetto di amare . E dicendofi, la 
Salueftra e amata da Girolamo , comprende/! , che nella 
Saluejlra e operato loftcjfo effetto di amare . 

Gli danno fimilmente cinque tempi. Prefente , come Tepi del 
Io amo.Jmperfetto,come>\o amaua.e tanto uuol dire tem Verbo • 
)o imperfetto , quanto non finito , dinotando opra non 
incora condotta a per fettione. La onde Apelle, eccellete c « 
ifiimo Pittore , uolendo per humiltà nelle cofe,ch y ei dU & Apelle . 
ingeua,dimoftrare imperfettion di arte,ui poneua fot* 
o. Apelle Faceua.PdffatOyCome lo Amai ouero ho Ama* 
o.Piu che paffato,come,\o haueua Amato,che dimoftra 
maggiore iffatio di tempo . Auuenire , lo Amerò . 

Ha cinque Modi , altrimenti Ordini . Dimoftratiuo Modi del 
ome Io Amo Imperatiuo.come Ama Tu.Defideratiuo, Verbo. 
■ ome,o Amafii lo.Congiuntiuo,come>Conciofia cofa,chc 
^AmiiO Come Che io Ami . infinito come Amare . • . 

1/ Dimoftratiuo e co fi detto, per che dimoftra ciò che [*™ oftra * 
'fino ciò che e incominciato afarfuo ciò che fi già fat 
iodi poco o d y affai;ouero ciò che fi farà;femplicemen* 
i fecondo il natio fignificato e proprietà del Verbo . 
, r ha ifuoi cinque tempi feparati e diftinti . 
1 Lo ìmperatiuoè detto , perche è fegno di chi cos Imperati- 
£ mia . Conciofia cofa , che Imperare preffo a LatU uo " 
jy i è y quanto preffo a noi Comandare , onde fi denua 
1 nperio , e \mperadore . Ha folo due tempi , Prefen* 
jf,e Auuenire. 

\lD:fideratiuo dmoftra dal nome affai chiaramen* p c f lc j era . 

, che effo contiene difidcrio detteffetto , chel Verbo tlu0# 
gnifica . Qucfto ha il Prefente e l'Imperfetto infie* 



è 



6% L I B R O 

me : il P * affilio e"l Più che paffuto parimente :elo A'u* 
uminf eparato . 
Congiun- 1/ Congiuntiuo,altrimenti Soggiuntiuo, e cofì detto : 
n "° * perche entrando nel ragionare, perfefìeffio noi può fior 
nire, ma in ciò ha miiiiero del Dimoflratiuo^onde con* 
giunge infieme neceffariamente due medefìmi modi > co* ! 
me , conciofìa cofa che io ami , io fon più che altro infe* | 
lice.o come che Cornelio legga > egli non è però dottori 
pure e detto Soggiuntiuo , perche fempre alcutfaltro 
Verbo inanzi > o dopo gli s'aggiunge . Come, Cornelio* 
none però dotto, tutto che egli legga: o nella guifa, cht\ 
{lk di [opra . Ha i tempi dipinti : e fempre o pone con-.* 
ditione , o di qualche cofa rende ragione , o alcuna m 
tra fuori . onde fé gli da, Se ,o Quando , o conciofii : 
o Benché , o Come Che , o Vur Che . 
Infinito. 1S infinito e detto , perche non fé gli può affiegnur teré 
mine , come Amare . 

DELLE FIGVRE, NVMERI, ^ 

PERSONE DEL VERBO. 

Figure de' rj A tre Figure. Semplice, come Stringo, Compo 
Verbi tre* j~| y^ ^ CQm ^Siringo, ^icompofla ; come Rijlritì 

go , e glialtrifomiglianti . 
Nu meri Hd due numeri parimente, come i Ncmi,er i Vronc 
de* Verbi mi hanno: luno, che fi dì a unfolo y come It> Arnold 
due # tro a molti , come Noi Amiamo . Eccetto llnfìnito, eh 

' m r può feruire a uno er a molti egualmente « 
Tenone r j r . * , , , 

de* Verbi H4 /re P cr f one ♦ Prima , che e quella di chi ragion 
cr e . come, *p Amo . Seconda s che e quella, con cui fi ragù 

m , come, 



P R r A O. 6i é 

x y cernie , Tu ami • Terza , che è qualunque altra , di 
nifi ragiona : come , Colui Ama . Lequali tre perfo* 
jf yfenza diflintiene cadono neU 'infinito . 

COME Si DEBBONO VSARE I 

Pronomi > Che a i Verbi fi danno . 

E perfone , o diciamo que* Pronomi , che alle 
L/ perfone de" Verbi fi danno : \o , Tu , Colui : or* 
mutamente fi fogliono mettere inanzi a tutti i Modi >_ 
ter che AlTlmperatiuo , er al JDefideratiuo . Ne/= Io.tu.eco 
Uale l'ufo per una cotal leggiadria gli pone dopo «l;' ul » comc 
ìerboicome, 

Con leifofiio , da che fi parte il Sole . 

Torna tu in là , ch'io kefjerfol m'appago : * C . 

|on e però, che e fi ancora die uolte non fi poft>ongano< 
ylDimoftratiuo y 

Nw/fc pofjò leuar io per mio ingegno : 
Vhe fi fa anco nelle profe. ma a que' due modi ciò fi rU 
wkde neceffariamente . 

Q.VANTE SONO LE MANIERE 
De' Verbi,* come differente luna daltaltra . 

il- E maniere de' Verbi quantunque dppreffo i La* D «• 
tini fiotto quattro ; appreffo noi non fono elle più | c marne- 

wr-s che due . Percioche niuna necefiiù ci ajlringe ha* re de* Ver 
Ir riguardo a gl'Infiniti : come che e fi nella penultima. bl ■ 
litigano quattro dìuerfe pronuntie ; nella A lungo , co» 
| e Amare ; nella E mcdejmmtutc lungo , come Te* 
m i nella E breuc 9 come Leggere i e nella I lungo h 



• pi 



**4 LIBRO 

come Vdire : ma folamente dobbiamo confederare alla 
terza perfona del Dimoflratiuo : quando fiuede,che 
doue apprejjb i Latini le differenze fono maggiori, ap? 
preffo noi non uè n'ha alcuna . 

Dico adunque , che la terza perfona di effo Dùnoa 
Finì delle Jìratiuo della Prima Maniera fìnifee in A: Come Ama . 
S^v"!' ^ d ^conda in bicorne Legge. La prima perfona 
* non è dubbio , ebefempre fìnifee in O , e la Seconda in 
I cofì nell'una , come nell'altra maniera . Uimperatiuo 
della prima forma la feconda perfona dalla medefìma I 
terza di effo Dimoflratiuo : come Ama Tu: e la terza i 
dalla feconda , Colui Ami . All'incontro quello della fé* j 
tonda maniera piglia la fua feconda dalla feconda del i 
Dimoftratiuo, Leggi Tu > e la terza perfefleffa impe* i 
riofamente termina in A . Colui Legga , Scriua , Oda' 9 r 
e fi fatti . 1/ Defìderatiuo di ambe le due maniere pren*l 
de lefue tre perfone dalla terza del Dimoftratiuo , dg*ll 
giungendo nella prima , e nella feconda due Confonanth 
SS, & una Vocale 1 : come cofì Amafii io : cofì Amafii 
Tu . cofì Leggefiilo : cofì Legge fi Tu ♦ Vdifii, Venif, 
fi , e/? fatti fi formano dalla feconda . La terza per fon* 
dell'una e dell'altra maniera fornifee in E ♦ Co/? Amajfu 
Egli* cofì Leggeffe Egli. Vfcì una uolta il Vetrami 
di quella regola in quel uerfo . 

Kifpofe : e y n uìfla parue s'accendefii . 
Àccadefsi Che come che quefìo fi a qui termino dell'imperfetto dc\ 
in uece di Congiuntiuo : nondmeno effo uiene da quel del Defide 
tecendef- ratiuo, tenendo l'iflefifa formafet offenufi ne più ne m- 
* c • no . Vfcì dico una uolta : percioche in quefC altro . 

He credo 



P R I M O, 6f 

Ne credo mai , ch'Amor in Cipro hauefii ; 

\\l Poeta riuolge il parlare ai Amore : onde Uauesft è 

feconda perfona , e non terza . 

! * Diqui fi potrebbe prendere argomento,che al Poeta Licenza, 

paconceduto ilpotere alcuna uolta nel fin deuerfiferuir ^ cul P"° 
U . . -, S 1 . ' Pa j f.i alle uolcc 

\ft tn ciò di quel termino,cbe più a proposto gli torna : ua i er fi n 

onte ha fatto fteffo l'Ariofto.Ma nelle profe no matnel Poeta . 

he peccò il Delfino del Decamerone, che egli correffe . 

U Congmntiuo della prima maniera forma le fue tre Ilc6giun. 

-fone dalla feconda dd medelìmo Dimo#ratiuo,Ami 3 tl «J°> ondc 
L-rf-? * • * i ^ t • * fi forma. 

the io Ami , che tu Ami 3 ouero Ame , che Colui Ame • 

Quello della feconda pigliando il fine da fé fteffo > ter* 

nina tutte le fue perfone egualmente in A . Che io Lega 

\d , che Tu Legga , che Colui Legga . tutto che altri 

e formino dalla prima perfona del Dimojìratiuo , mu* 

andolaOinA. 

* infinito fi compone dalla terza dello fteffo Dimoftra* 

ino , aggiungendoui Re , Amare , Leggere . E N uero > 

he Vdire > Morire ,efimili deriuano dalla feconda . 

Tutti gl'Imperfetti del Dimojìratiuo finifcono in 

Va y eformanfi dalla terza perfona di effo Dimostrati* 

io : come capo e origine di tutti glialtri modi e tempi : 

rahendojì fuori Era da Son uerbo , da Latini detto So* 

ìantiuo , La prima adunque , e U terza perfona ha un 

wdefimofine in Va > da Ama y Amaua: da Legge Lega 

[eua.quantunque alcuni moderni ufìno la O;come Ama* 

fo ? Leggeuo ; e maf imamente i Sanefi . V follo anco lo 

\riojlo nella prima editione del Yuriojo ; ma dapoisac 

odo al cofìume più regolato e migliore . 

Ofjeruationu E 



66 LIBRO 

Ld feconda in Vi , Amaui , Leggeri. Vdiud , Sen% 
Il paflàto, tiud , ergli ditti fi formdno pur ddUd fecondd . 1/ Pdf* 
onde fi ftofìformd ddUd terzd , dggiungendoui I . Amai Pera 
forma • ^. _ ^^ „ Q j o ^ Sw| ^ ^^igUatitifeguitdno pM* 

re i/ /oro coftume di deriudre dttcord il lor paffdto dalla 
fecondd.Vdij,Sentij;Leggohd Leggeimd più ufatofine 
e Lefii. Come di Scriuo Scrifii, di Opprimo, Opprefsi : 
md di queftd diuerfitd fi dira nel fine . 1/ più che paffuto 
netta noflrd Lingud dd fé non hduendo uoci , le prende ! 
idi Verbo Uduere , er dd altre uoci , dette dà Latini 
Vdrticipij , del genere, che efii dicono Pafiiuo, er a noi i 
di Coft Operdtd pidcque dinomdrlo : Amato, Letto ; t 
t ~ *„n*n; formalo Uaueua Amatolo hdueud Letto. Lo auuenirt 
rc,onde fi fi pigUd ddUd terzd di effo Dimo)tratiuo,dggiungendo* 
piglia . nifi Ro . Amerò , Leggerò, con lo accento fu l'ultima . 
li zaffato, e Viu y che paffuto del Defiderdtiuo prete 
de ilfouradetto Participio , er il Prefente , er /'Impera 
fitto del Defiderdtiuo di Hauere.<zrfa,Hauefii io Amdxl iti 
to ,Uauefii lo Letto . VAuuenire toglie ld feconda dà 
T)imoftrdtiuo della primd maniera : Ami lo ♦ Legga lo 
'La feconda fi può formar dalla primd del Dimojìratk 
uo , pur mutando O in A ♦ 

Il Soggiuntalo nell'Imperfetto ha due uociiVun 
prefa dal Defideratiuo Amafii, Leggefii ,pojla con l 
particella Se detta condìtionde : Ultra fi forma dal 
terz* del Dimojlratiuo col giungeruì Ei, Amerei, Leg|to 
gerei ; efempre dipende dilla prima ♦ 

Openion ^ uero ' c ^ e nc ■ Verbi ^ d P rimd mdnÌ€rd ^ °& 
di alcuni nion di huomini di grande autorità e incontrario; ej 

gliono , 



PRIMO. 67 

\gliono , chetA fi cangi in E : cerne Atne+ò , Amerei 9 ne ' Vcr ^» 
\Amerefli ; z? appreffo tufo de gli antichi , fei teQi delIa pr !~ 
moti fono corrotti, fi uede effer tale . Nondimeno Ix ra= ra g 
jg/o/j de/fc formation loro , neered , c/;e // proferifea 
Quella Sillaba per Adorne s'è detto Alche quegli ,che uor 
\janno feguire ,hauranno per guidala ragione: e chi 
1 \uorra accojìarft ali 'altra guifa , haura l'autorità de gli 
ffUitichi ; ne alcuni di quefli peccheranno . E ciò uoglio Temerità 
mauer detto per cagione di alquanti : iquali nella guifa , di al c uni • 
wch'io toccai fopra , muna cofa fumano buona , fuor che 
waueUa , che e approuata dal giudicio loro : e gonfi delle 
Ududi , che efii indegnamente a fé medefimi attribuito* 
no y biafimam le fatiche d'altrui . Ma a cofi fatti pera* 
ventura fi fodisfar a altre uolte ♦ 

1/ Paffato e , Rabbia Amato , Rabbia Letto , che fi 
■orma con la regola del Più che paffato del DimcftratU 
wicofi il Più che paffato , Io hauefii Amatolo tìauefi 
etto , er lo Auuenire , Haurò Amato , Haurò Letto . 

Quanto al numero del piu,bafla auuertirei Lettori, fona (ic j 
he la feconda del più del dimofìratiuo>e dell' ìmperatiuo piu ad Di 
crminafempre in E:Amate,Leggete:cofi Hauete amato, moftrati - 
ixuete Letto y e non Uaueti. fomigliantemente Ama8e, e uo ■ 
on Amafli,Leggefte,e non Leggefti, è da dirfifempre . - 

E' ancora dafapere , che la terza dclpiu del Dimo* na ^ * 
ìratiuo della prima maniera ha nella penultima fempre del Dnno 
A ;ela terza della feconda la O . Amano , Leggono . ftratiuo . 

E d'intorno al formar di quejli tempi non mi par di 
louer effer più lungo : percioche non farebbe altroché 
onfonder l'animo di chi legge . Però lafciando i tempi 

E ij 



6S L I B R O 

iett infinito \ che ricorrono medefimamente al Vaiò 
Hauere > o EJfere>porrò le uariationi de* Verbi più ne* 
ceffxrij:e prima delle due maniere dell' Operatiuo netti 
guifa,che efii uariandofì uanno per limodi, per li tema 
pi,per li numeriyC per le perfone . Tutta uolta non uo* 
Di quegli, glia reftar di hauer detto, che quantunque altri babbia* 
che forma no f orm to molti tempi dall'Infinito: io diuerfo coflum 



no 



- pi dal- ^° fatato : perà)* non giudico , che formar fi debba 
lìofiaùo , alcuna cofa dalla coda , madatcapo : ne fi può prender 
forma da cofa , che primieramente non l'ha hauuta . 

VARIATIONE DEL VERBO DEL» 

1 A PKIM A MANIERA. 

IL DIMOSTRATIVO. 

Dimoftra- T L T>intojlratiuo nel prejinte nel numero del me/jo. 

tiuo della 1 ha . Io amo y tu Ami > colui Ama . Ne/ più . Noi 

prima nw Amiamo ( Amento non e detta Lingua; ercofi fatto 

termino è ufato folo da Poeti ) uoi Amate, Altri Ama» ì 

Imperfet- no * ^ m P er f^ t0 h* nelmeno . Io Amaua, tu Am.mm 

~to . Colui Amaua ; Ne/ più : noi Amauamo , uoi Amauatt' 

(pronuntiando la penultima lunga ) e nonAmaui, conta 

Paflàto . ufimo imprudentemente alcuni , altri Amauano. \l Pdf* 

fato nel meno, lo Amaiju Amafti,colui Amò. Nel più: 

noi Amammo con doppio M M; leuando k penultima) 

Sillaba detto intero , che e Amafiimo , ilquale appreffòiì 

buoni Autori non fi troua:uoi Amafle 9 altri Amarono:? 

Più che non Amorono . 1/ più che paffato nel meno . Io haueto> 

P affato. Amtfoju haueui Amato^olui haueua Amato.Nel pò*, i 

noi 



P R - I - M O. 6? 

noihaueuamo Amato,uoihaueuate Amato(con U penul 
(ima lunga) altri haueuano Amato . Lo Auuenire nel 
meno , lo amerò , tu Amerai , colui Amerà . Ne/ più ; 
Noi Ameremo , uoi Amerete , Altri Ameranno ,fer* 
bando la penultima lunga con doppio N N. Alcuni ui 
fanno due altri P affati , lo Ho Amato , io Rebbi Ama* 
to con alcune differenze di più e manco tempo ,• uolenm 
do che in dire Amai, più /patio di tempo fi dimoiiri, 
che in dire Ho Amato , e cofì Io Rebbi Amato.Ma tuU 
te quefte differenze poi fi confondono . 

LO IMPERATIVO* 

LO' Imperatiuo delprefente nelmumero del meno, Imperati - 
Ama tu , colui Ami, Nel più , Amate uoi , altri uo adIa ' r 
Amino . Lo Auuenire nel meno , Amerai tu : nel J;™* nU " 
blu : Amerete uoi . Queflo modo non ha prima perfo* 
m nelprefente : perche niuno comanda a fé fleffo : ma 
mi ucce di comandare , efortiamo noi medefìmi > e cofì 
mrafii, Amiamo. La terzd parimente neU' Auemre non 
\>uo hauer cofì pieno luogo : nondimeno in modo di co^ 
mandare fi fuole ancora dire . Girolamo Amerà, ofarì 
il tale effetto ; e cofi , i Giouani Ameranno . 

IL DESIDERATIVO. 

[L Defideratiuo del Preferite e l'Imperfetto infieme Defidera - 
nelmenoba.Amafiiio,Amafii tu,Amaffe egli. Ne/ tiuo della 
più . Amafiimo noi, Amafie uoi, Amajfero altri, il F nnu ™ a " 
Wjfato e Più che Paffato infieme nel meno,Hauefi , io ama mcrJ ' 
\Q,hauefitu Amato, tìjuejje egli Amato. Nel più. Ha* 

E ùj 



7 o L I B R O 

uefiimonoi Amato, Hauefle uoi Attuto, Kauejfero e/?t 
Amuto ,Vauuenìre nel meno, Ami io, Ami tu, Ami egli. 
Ne/ più , Amiamo noi , Amiate uoi , Amino efii . 

IL SOGGIVNTIVO. 

Soggfun - l Soggiuntiuo del prefente nel meno,cbe io ami (o 
uuo delia I j± me ) c he tu Ami (o Ame) , che colui Ami(o Ame) 

nicra 1 . m ne ' P * U; c ^ e no * Amwn °y c ^ e u °ì Aitiate, che altri 
Amino. Vimperfetto nel menomine io Ama$(ì,et Ame* 
rei& (anco Ameria,ma appreffo i Poeti è di rado)cbe 
tu Amafii,zr Amerefti,che colui Amaffegr Amerebbe 
(Amerà ancorarmi rade uolte) Ne/ più . Noi Amafii* 
mo,et Ameremmoyuoi Amafte et A mere#e,altri Amaf 
fero& Amerebbono.il Paffuto -nel mcno^che io babbitt 
Amato,chetu babbia(p Uabbi)Amato,che colui habbid 
Amato . Ne/ piuiche noi babbiamo Amato,che uoi bah 
biate Amato,che altri habbiano Amato. llPiucbepaf* 
fato nel meno . Che io hauesfì er h aurei Amato, che tu 
bauefìi er haurejli Amato,che colui haueffe er baureb 
he Amato.nel piu.che noi baue$imo,et hauremmo Ama 
to;che uoi bauefte,et haurefte Amato;che altri haueffem 
ro , er baurebbono Amato . VAuucnire nel meno,che 
io baurb Amato: che tu haurai Amato,cbe colui haurk 
Amato: nel più che noi haueremo Amato , che uoi 
baurete Amato , che altri haueranno Amato . 

Infinito LO INFINITO. 

ii^a f^Qjg T 'Infinito del Prefente er imperfetto infime ' 
r a . JL/ AnWQ . Ne/ ? affato er f m che P affato Uauere 

Amato . 



PRIMO. 71 

Amato . Lo Annerire , Douere Amare, o ejfere per 
Amare , o YLtuere Ad Amare . 

VARIATION DEL VERBO DEL* 

LA SECONDA MANIERA. 

IL DIMOSTRATIVO. 

IL Dimojlratiuo del prefente nel meno ha . Leggo , Dìmoftra 
leggi Jcgge.P. Leggiamo Jeggetejeggono. M. Leg* tiuo della 
geiuJeggeuiJeggeiu.'P. Leggemmo ,leggeuate,leg* *[° xl \ m * 
geuano.M. Lefii ( o /egger ) legge fti, le jft. P. Leggem» 
mo,leggefte,lejJero,zr lefjcno. M. Uaueud letto,kaueui 
letto y haucua letto . P. Hxucuxmo letto , haueu&te let* 
to , haueuano letto . M. Leggerò , leggerai , Uggeri » 
P. Leggeremo ^leggerete , leggeranno . 

LO IMPERATIVO. 

LO ìmperdtiuo . M. Leggi, Lfgg4 , P. Legge/e, Imperati . 
Leggano . M. Leggera* . P, Leggere/e . uo della fé 

conda ma 

IL DESIDERATIVO. 

IL Defideratiuo. M. o legge fi' io , /egge/?i* fw , /eg* Defidera - 
ge//e egli . P. /egge/?/mo no* , leggejle uoi , /egge/i gjjj^ 
/ero eg/w . M. Hauefiimo letto , bauefti tu letto , mcra m 
^«ejf/e efjb letto. P. Haucsfimo noi letto , tawe/?e «oi 
/etto , hauefjero esfì letto . M. /cggt io, /eggd torj /egg4 
*gU • P, leggiamo noi , leggiate uoi , leggano es)l , 

£ Ili/ 



£ I r Br R O 

IL SO G I V N T I V O. 

Soggiun - £, Soggiuntilo • M. che io leggi , che tu "Legga , 

fecò/a ma I ch C ° lui /c ^ é " P * cfce i*S& imo > k g&"te , /cgg* 
niera . -*- no . M. Cfce *o fcgge/?/ e leggerei, che tu leggejU , 
leggerei, leggerebbe, e leggeria. P. cfce noi leggerem- 
mo e leggeremmo {onero leggerifiimo) che uoi leggefte 
( o leggerefte ) che efii leggeffero e leggerebbono > ( a 
leggeriano ; ) M. cfce fcwe/?i cr Jwwra /etto , c/?e tii 
hauefii , cr haurefti letto , che egli haueffe, cr haureb* 
he letto . P. che noi hauefimo , cr hauremmo letto , 
che uoì hauefte > cr haurejle letto, che bauejjero cr 
haurebbono letto ♦ M, Cta fawrò /etto , che haurai let* 
to,che haura letto. P. Che hauremo letto , che huurete* 
letto ^ che hauranno letto . 

LO INFINITO. 

Infinito t 'infinito, leggere , fcd«er /etto, ejjer per leg 

della fé - J^ ~ ere • ^ ower leggere , o Jwtere d leggere • 
coada ma ° w °° 

mera. 

VARIATION DEL VERBO SON. 

IL DIMOSTRATIVO. 

Dimoftnh y-^ Dimojlratiuo del prefente nel meno ha Son, fei 
nuo di | ^ owero yj . ) e x , cr appresogli antichi Ee. P.yk* j 
•*• mo ,/éce jono ,• cr anco enno , m* /ó/o «Aro <fo g/i I 
<wr*cW . V Imperfetto ♦ M. Era, eri , era. P. er4W4roo, 
eravate ( tfwW con /d penultima lunga ) erano . tf Pd/fe 
«o . M; Fu , Fui , /w/fc ( efojìi ) fu e?fue, ma dirado* 

CT nelle 



l 



P R: I M O. 7* 

CT nelle definente de' uerfi . Pìtiche M. Era flato , eri 
fiato ( e futo ) era fiato. P. Erauamo fiati , erauatejìa* 
ti ( ambi con la penultima lunga ) erano fiati , er anco 
r uti . Vauuenire Sarò ( e non fero ) farai ,fari^ trfia, 
P. Sbrano ,)<frrte sfaranno , er <tncofiano • 

LO IMPERATIVO. 

O lmperatiuo. M. si) , o «o« effer,fia. P. fiate, Imperati- 
fiano . Lo Auuenire . M. ftr* . P, Stó . uo di Son# 

IL DESIDERATIVO. 

L Defiderttiuo del prefente er Imperfetto ìnfieme. Defilerà - 
JM. Fofiiv y fofii tu , foffe ( CT fuffe ) egft . P. fofi tiuo d » 
L /?mo noi y fofle uoi , foffero efii . Il Pafiiuo, er Puf» on * 
he .M. fofi' io flato ,fofii tu fiato, foffe flato (ofuto) 
\li . P. fefiimo noi , fofle uoi , foffero eglino fiati , o ' 
iti. V Auuenire M. SU io , fia tu y fia colui, P. fimo 
oi , fiate uoi , fiano efii » 

IL SOGGIVNTIVO. 

P L Soggiuntiuo P. M. cfce ù> fia , tu fia, colui fia ♦ Sogglun • 
P. fumo, fiate, fiano . Vimperfctto M. Che iofofii tiuo Sou - 

^ e farci, che fofiiefarefli , foffe e farebbe P.fofiimo 

faremmo ,fcfie efarefle , e foffero e farcbbono.Paffa* 
N. Che io fia flato, sij fiato ,fiaflato,P. che noi fia* 

o fiati, fiate fiati, fiano fiati. Più che M. Cke.iofofii 



74 LIBRO 

e farei , fofii efarefti 7 foffe e farebbe flato . P. Che noi 
fofiimo e faremmo , fofte , efarefte, foffero efarebboncì 
fiati , VAuuenire M. farò fiato , farai , er /ari /iato , 
P* faremo , farete , e faranno fiati ,ofuno fiati ♦ 

LO INFINITO. 

Infinito 'Infinito Je/ preferite , cr imperfetto /«=; 

diSon - I fiemeEffere. del P affato ,zr pìtiche. Ejftrefta-. 

«*— ' to . Lo Auuenire douere effere, o effere per effe* 

re , o hauere ad effere . 

VARIAT10NE DEL VERBO HO. 

IL DIMOSTRATIVO. 

DJmoftra T L Vimoflratiuo ^ P r tfente nel meno ha Ho ( oue* 

tiuo del \ ro H *gg/o > Habbo anco fu ufato da Dante ) Hai , 

nerbo •*- haue ,zrha. Nel P. Hubbiamo ( er Hauemo Poca 

**° • tUo: come, perche ad uno foglio hauem rotta la nane.) 

Hauete , hanno per doppio N N. L'Imperfetto nel ti 

Haueua , er hauea > haueui , hauem , er hauea , Nei 

P.Haueuamo,Haueuate con la penultima lunga,haueui 

tno. il P affato M. Kébi> Hxuei, er liei fecondo Dtfi* 

te , Haueftì , HeMe . P. Hauemo , fc^«e/?e , hebbero, o 

hebbono . Parimente ho hauuto , e gli altri . il Piucbe 

M. Hxueua hauuto? e cofì gl'altri . VAuuenire SL 

Uxuerb er 6<*«rò , hauerai>cr hattrai, hauera CT 

foarò . P, Hmmno 7 e glialtri, 

LO 



L 



PRIMO. f$ 

t Ò IMPERATIVO. 

'Imperativo M- Hdbbi , Hubbii . P. Y{S= Imperati- 

bitte , Hébùmo . M . H-inera , o H^ra . P. "° ^, el uex 

bo Ho 



I 



IL DESIDERATIVO* 

L Dtfìderatiuo M. HrfKe/fr zo , H*we/?i tu , H*we£ Defidera. 
/é egli . P. WàHéfiimè noi , H*«e/fe uoi , Hiueffcro riuo d ?* 
d/fn 3 M. YLiuefi io hxuuto , eglUltri ♦ 

IL SOGGIVNTIVO. 



IL Soggiuntila AI . Cfce io frdfctó ( o Hrfggia) c&c Soggiunti 
tu mbbi i Hébie er Hubbix , cfce tfKeZto H*gg/d, "° dcI ucr 
tt Lf • • * r boHo. 

o H^fcbM : come in quel uerfo , 

Perch'io fhibbk guardato di menzogna . 
P. Che noi babbuino , o higgimo , e glixltri di maio 
\inmmo . Ove è A* yiperc , che e più regoUtx pronun* 
ìtid hxbbu , kabbiano y con /'A dopo U I , che bc(bbi y zr 
ìhabbino : come fi può uedere ne i corretti efempUri del 
\Boccuccio,e del Vetrxrcd : ilqiule nel Trionfo del Tew« 
pò usò bibbi* in definenti . 
\Di lor pir , più che deliri inuidti fhxbbti ; » 

Che perfejlefi fon lemti a uolo 

V fendo fuor de U comune gdbbix . 



LO INFINITO. 



L 



Infinito Uiuere , bauerc b&uuto , efjer per Infinito 
b.were , e per douere battere j „ ue 



7<S .% t- : . B R O 

V A R I A T I O N D E L V E R B O V A D . , 

IL DIMOSTRATIVO. 

- - . 

Dimofira l Dimoflratiuo del prefente t\el meno ha ♦ Vado , I 

tmodiVa j (c«o)«4i,«^.P. Gùno>giU 9 Mnno.M. Giua, \\ 

"*" gw'* £*«*♦ P» Gallio, g*w<tf e ( <*mfc * con /<t p'enkltU i 

- mo /«ng4 ) guitto .M.Gij, gijìi , gf ( cr andò : cofi , ; 

andati* con glialtri ) g/wmo ( cr andammo ) gj/ìe ( cr J 

*** dndfójfte ) girono ( er andarono . ) Ent, en, er era ito? 

o g#o ( er <Mcfafo ). P. Erauamo , enawte ? er eraio J 

ài » o-gW ( er ^wtó/ ) ♦ M . G/rò , girai, gira (e me* J 

dejìmamente andrò , 4/rf ntf , andrà ) P • g/remo , gire» J 

t* ? gir anno ( e parimente andremo con gli altri ) ♦ 

LO IMPERATIVO. 

. y O lmperatiuo M.Va(crnon gire o ire o an* 

uo^d/va- S ^ re ^ w4 ^ * P ' $> ltt ° ^ e : ud dano . M . girai o 
do . 4— ^ irai, er andrai ♦ P , Girete o irete , cr <mdrtf e ♦ 

IL DESIDERATIVO, 

D r . -j-L Befìderatiuo del prefente, er imperfetto nel me* 

tiuodiVa ! no, Giulio, gif i tu, gijfeegli.V. giorno noi,gu 

do .^ ■*- /?e «or , g^ ro e ^ j °^ ero eg/wo ( co/? andafii, an* 

ddfiimc , e glialtri) il P. cr P* M. Fo/?7o, tu ,fo[fe 

egUpto,x? andato. P, Fofimo noi,fojìe uoifoffero effy 

■ . giti cr dìfKfoft'. L'Ak, ,id. Vada io , mda tu , uadaegli. 

p. Andiamo 



P R I M O". 7 7 

P. Ariamo no/, Andiate , cr Gfctfe wo/, V dàino efi 

IL SOGGIVNTIVO. 

IL Soggiuntine) del prefente nel meno.Qhe io mài , Soggiun - 
che tu u<idi , che colui udii. P. Andiamo , andiate , * iuo di Va 
o giate , w^^fio . L'imperfetto M. Che io gifii ( o 
andari ) e g/rei ( o <m<ire/ ) ta gifli, ( o <w<fc/?/ ) e g/ a 
tt/ì/, (o andrefti) che colui giffe ( o andaffe ) e giretfcc 
( o andrebbe ) P. cfce no/ g//?/mo ( o Andammo ) egU 
remmo ( o andremmo ) gj/fe ( o d^/Je ) e g/re/Je (o 
andrefte) il P<Mxheiofia>tufia:coluifiaito y o andato. 
P.che non fiamo fiate y efiano iti y o andatili P. che M» 
che iofofii sfarei ,fojli , erfarejli y foJJe e farebbe ito'* 
o andato . P, che noifofiimo , e faremmo y fojle y zrfa* 
rejì* , /à/Tero , e farebbono iti , o dnetói , VauueHìre . 
I M. Che io farò., farai y e junì /to , o andato . P. Cfce 
no/ faremo , farete , e faranno iti , o inditi ♦ 

LO INFINITO. 

L'I n f i n i T o del prefente, cr imperfetto infìe* Infin ; t0 d| - 
roe ire , Gire , cr Andare.il P. cr pwcfce. E//e- Vado . 
re ito, o andato . L'Auuenire . Dowere irc y gire y 
|..o e//ere per /re , o fodere i g/re , o <M(fcre . 

DI ALCVNI VERBI IRREGOLATL 

SO no alcuni Verbi di ambidue le maniere :iquali y y ,. 
ferche ne i paffuti y zr in alcune altre parti efeono colati 



irre 



73 L I B R O 

efcono delle loro Regole , irregolari addimanderemo . ■ 
Delfo prmw maniera fi trottano quejli : ìquali non barn* 
no il lor paffuto in Ai , come Amai imi Do , hi Dica ij 
di, er anco Diei, a cui il Petrarca trahendo t ultimi \\ 
Sillabi diffe . 

Io die* in guardia a San Pietro . 
Sto hi Stefii , Io Veci e Fei , Yaceua facea, & anco ah 
uolte Feo , So Seppi . 1/ Soggiuntiuo de y quali mandi le 
fue uoct , come quelle della feconda maniera ♦ In quefto 
Veggio fa Vidi nel P. e ueggia nel Soggiuntiuo . Poffo,\ 
potei , poffa . Voglio , uotti e uolfi, uoglia. Tengo,ten»i 
niytenga e tegna . Cofì Giaccio, Piaccio, Taccio, Giac* 
qui , Piacqui , Tacqui . Giaccia , Piaccia . Taccii ♦ Mi e 
di quejli e di molti altri fi dirà più oltre ♦ 

DE" VERBI, CHE DINOTANO 

COSA OPERATA* 

Verbi,che —Verbi, che cofa operati dimoftrdno > fi com* 
dinotano I p on g 0no fai y er b $on , er dal participio , che fi 
rata?^*" àetto , ponendo tempo per tempo , come , Io fono 
Amato , tu fei Amato , colui è Amato ♦ Era ,fui ,fo* 
no flato , e farò Amato , sij Amato , fofiio Amato , 
fofi'io (lato amato , fia io Amato . Ch'io fia Amato, \ 
crglìaltri . Ejjere Amato , douere effere Amato , Per 
ejfere Amato . Cofiintuttele per fonezj numeri. O/fe 
de non è mejìiero di por , come habbiamo fatto de gli 
altri , i piegamenti e le uariationi loro ♦ 

DE' 



PRIMO. 79 

ÌDE' VERBI DA' LATINI DETTI 

IMPERSONALI» 

QV e g l i , che da r Latini fono detti lmperfona^ Verbi i m. 
li 9 perche non hanno 3 come glialtri , perfone , P erÌ0Qal, « 
pr anco fono priui di numeri ; entrano anchofefii nella 
\Volgar Lingua . Quegli fi trouano di due maniere. AU 
[uni fono per fé ftefii lmperfonali , er alcuni da altri n ™f n j t °f 
werbi fi formano • I nati) fono tali . Pioue , Tuona , 
folgora 9 Verna , che fi dicono generalmente fenza 
ìxrfona : come , 

Onde er hor tuona > hot nuda , er hor pioue • 
pr altroue . 

tifiate un ghiaccio ; un fuoco , quando uerna ♦ 
kon e pero * che i Poeti alcune fiate non uè t'aggiunga» 
ho : come fece ilmedefimo Poeta , quando e' diffe , 

Amor , che foto i cor leggiadri inuefea , 

Ne cura di prouarfue forze altroue : 

Va beglìocchi un piacer fi caldo pioue , 

Ch'io non curo altro ben , ne bramo altfefca ♦ 
er ancora , 

Se Inonorata fronde , che pefcriue 

Vira del citi , quandoH gran Gioue tuona ♦ 
ife nella Canzon delle fei uifioni > 

folgorando il percoffe . Imperfo * 

Quelli 9 che fccndono da altri Verbi, fi compongono nali , che 
\:ol Si , o manzi , o dapoi „ come , S* Ama , Si Legge , fccndono 

- Amafii legge fi . I primi /? uanno nariando nella KÀ er 



cr 



su perfona ; e j«c/h ibi /oro Verto /d prendono 



«8ò L I B R O 

Ohde èfouerchio il darne efempio. Benché iofttro tri 
tarne con più chiarezza* 

DI QVE* TERMINI, CHE DÀ I 
medefimifona detti Gerondij • 

HAnno i Latini alcuni termini di parlare , cK 
esfì dimandano dall' Attione Gerondij ; e queft\ 
fono tre. da iquali folamente i Tbofcani uno ne preferò} 
formandolo dalla terza per fona del meno del Dimofira 
tiuo col giungerui N. e Do. Amando , Leggendo . S 
leu* la prima uocale a Tiene , Vuote , Nuota , Scuote 
che Tenendo e "Potendo ; Notando e Scotendofi dice. A 
queflicofi fatti Gerondij i buoni Scrittori fempre die\ 
dero il Ketto : come Amando lo , Leggendo Tu , Scrit 
uende Egli : e fé fi troua nel Petrarca , 

Ardendo tei , che come un ghiaccio ftasfi , 
lei è pojla , come io disfi fauellando de' Pronomi, iti 
uece di Colei; 

Gerondi ^ fi fitti Gerondij fi viunfe alle uolte la particelttln j 
con la par / ' r T . j • * i 

ticella In. c J ormos J 1 ln Leggendo , er in Amando . 

E fé tarior fallace 

Durò* molf anni in affettando un giorno , 

tr i più antichi aggiunsero etiandio Con . Ma hogg& 

I dì non s'ufa . I/i uece de glialtri due Gerondij , iquak 

fono in ufo appreffoi Latini, noi poniamo le uocint 

gl'Infiniti , aggiungendo loro DJ , Per , er A : com& 

Di Amare , Per leggere y er A Leggere . Efcono netU* 

tegola detta formatton loro, Sappiendo,Sagliendo y 

TDouendo , 



PRIMO, 81 

Woucndo j Sendo , Effondo efìmili . 

Quefti y che parte di parlamento nomar fi debbano, 
ìgliantichi Grammatici dopo lunga contefa non fi fono 
imi rifattiti . Onde fi potrebbono addurre que'uerfì 
| Contendono i Grammatici , e la lite 

Sotto"l Giudice ancor fofye fa pende ♦ 
Ma non è da tacere , che quefti Gcrondij alcuna uoltafì Gerondi 
fono ufati nella fivnifìcation di quel venere , che contiea in : * n ' 
\\k cofa operata : come , cofa ope . 

Sol per uenire al Lauro , onde fi coglie rata . 

Acerbo frutto ; che le piaghe altrui 

Guftando , afflige più , che non conforta » 
pr in quell'altro Sonetto 

Non è fi duro cor , che lagrimando 9 

fregando , amando , tdhor nonfifmoud . 
e , mentre il frutto e guflato : e fentendo il cuore , 
"altri per lui pianga , er effer pregato , er amato : 

eprefo il contenuto per quel , che contiene.lcigurd> 
Uaquale forfè fi ragionerà in altro luogo ♦ 

DE' PARTICIPI!, 

Ntrano anco alle uolte nella Lingua Thofcd* 
^na alcune uoci ; lequali , perche hanno parte dal 
lome e dal Verbo , fono Partecipi] chiamate . Onde 
esfi ancora alcuna cofa fauclkrcmo . Quefìi fono di Participi 
re maniere : luna dellequali difende da Verbi Opera* dl trc ma " 
i , er l'altre due da quelli di cofa operata . Quegli , 
da gli Operatila uengono , fi formano dalia, terza 
Offeruationu F 



$z LIBRO 

perfona del meno del Dimoflratiuo , aggiungendola N, j 
T, E : Aminte , leggente • I due>che hanno origine dei • 
Verbi dì co fa operata, fi compongono, timo dal Paffato \ 
o dalprefente del Dimojlratiuo loro Amato,Letto,Ual\ 
tro dal medefìmo ^cangiando il To in Ne,ùi Do,er in E, • 
Vocali. Mi quejlofifa da pocbifsimi nerbi e detlafecon ! 
da manieraxome da Kiuerito Kiuerendo^dal quale 9 dtrc 
il TOyèdd leuar la I : da Stupito Stupendola Tremato \ , 
Tremendo . Tuttauia quefto ultimo fi ufa di rado ; e in \ 
uece di Amante e di Leggente fi ferue più uolentieri U 
Volgar faueUa de y Gerondij, Amando , Leggendo . E», 
fé il Petrarca pofe in quel uerfo de'fuoi Trionfi ♦ 

T>io permettente uederem la [ufo , 
non lo pofe eglipiv che ma uolta: cr è una cotal formai 
di dire anzi Latina , che nofira • Onde alcuni affermaA 
no dihduer ueduto di mano del PoeUyDeo PermittenteA 
I Partici- £ x mro ^efe a i boccaccio piacque affai quejla cotaH 
quero al f orm ^ Participio: ma nel Ttecawerone lusò meno. ELI 
Boccac - ipiu giudiciofi di rado tufano ♦ 
ciò - Valtra guifa , Amato e Letto cade faffo ne y comt I 

ponimenti; douefi mi uerfo, come nella prò fa hauendofi I 
folamente rifatto al Verbo, fi accompagna atte uolte ti 
VO f C v el uocc ^ m f c ki° con 1 ue fi* della f emina . li Petrarca }\ 
accompa- Zaffato e quelli , di ch'io pianfi efcrifsi . 
gnaca con Che pochi ho uijìo in que&o uiuer breue . 
quella del in uectdi dire , Paffuta è quella, e Pochi ho VijH4 
la feomu. BefJC £ e q Ue jH j we t f zm pi fi potrebbono attribuire al 
Pretento. Onde meglio fi dimoerà in qucfti altri af* 
preffo il Boccacdo • E cofi detto , in un'hora meffcji k 

m*ni 



PRIMO- 8* 

mini Me' càpegli , in ifcambh di Mefftfì . e quello Mef* 
fofi è pojìo anco in uece di Hauendofi Mefifo : coinè il 
medefimo,i gentiluomini miratola, e commendatola 
molto . ìlqual modo , come Vago e leggiadro , fi troua 
ufitatifiimo apprefifo i buoni Scrittori . Ve rtc urtai* 
tro y che i Thofcani prefero da i Latini • ìlquale è , che 
quando quefto cotale Partecipiofì mette infume con aU 
tro uerbo , che ad altre per fone fi dia , e a uoce , che in 
uece dinomefitroua , èpo&o nell'ultimo obliquo ; co* 
me , incontanente lui morto y fi partirono gli Aretini ; 
puero y quando detto uerbo non depende dal pronome : 
\tome in quefC altro efempio del Boccaccio fi uede ♦ Voi 
tlouete fapere , che general paf ione e di ciafcun y che ui* 
\ut , il uedere uarte cofe nel fanno : lequali , quantunque 
* colui, che dorme y dormendo ( cioè > mentre dorme)tut* 
fé paian uerifiime : e dejlo lui (cioè effendo egli y o quan* 
\io) y alcune uere alcune uenfìmili.Con queUo y chefegue ♦ 

PEL ME,TE SE,E DI QVELLE AL* 
trepartxeUe y che in uece di Pronomi fi pongono. 

PRiMAy che fi pafii a gli Auuerbi , uoglio in que* 
fio luogo , come io promifi y trattar di quelle par* 
\iccUe , che in uece di pronomi fi pongono finente ne' Ne ! n uc ." 
ìojlri rtgìothxriì Ne lì ufa ne gli obliqui in uece di Noi c co g ^ 
Manzi , e dopo i Verbi ; Ne Diede, Dicdcnc, Mi in uè* ù . 
fc di Me . Mi Die , Diemmi. Ti in uece di Te : Ti Die* 
ile, Diede ti . Lequali due particelle infume col Si fan* 
re firbaiuo un cotal fine quando fenza altra uocejì.in* 

F i) ' 



■ 

84 LIBRO 

rio apprejfo il Verbo : come ne gli efempi difoprafi uè* 
dee, come in quell'altri ci fi dimoftrera meglio ; 

Non ti nafeonder più : tu fé* pur ueglio ♦ 
€ nella Canzone delle trasformationi , 

Mi mofii i e quella fera bella e cruda , 
er altroue > 

Ad Albergar col Tauro fi ritorna • 

Ma , quando tra quefte particelle e il Verbo y ui fi trd-J 

Te, quan- pone altra cofa > albora terminano in E . come , Me not 

do fi dice, battefli tu mai ; e fi fatti . Medefimamente , quando f\\ 

Me » & fi ha rifletto ad altrui . Ella ha molte perfone , che le uo*\ 

glion bene , e fonole grate : ma , di cui eUa più fi fi* 

di , ha Te . 

Giudica tu ? che me conofei e lui , ;e 

Ferir me difaetta in quello fiato , 

A uoi armata non moftrar pur Varco ♦ 

Dicefi anco Me , Te , Se , quando feguita tinfinito, co. 

me ; Ragionafi, Me hauer prefo moglie . È fama , T« 

tjfere innamorato . Vide , fé ejfere prezzato i efo 

miglianti . Ma quefta forma di dire è più della lìngm 

Latina , che della Thofcana ♦ 

Ci in uece & u ^ > quanto Ne : Ci Diede,niedeci:ma e delle pn 

di Ne . fé ; quantunque il Petrarca Vufaffe alcuna uolta . 

Co» lei fo fi io , da che fi parte il Sole , 

Et non ci uedeffe altri y che le {ielle ♦ 

Ce come ^^ tte f l a ^ e uo ^ e n ^ parlamento in certa maniera , chi 

fi ufa . par di fouerchio , ma nonfenza uaghezza : come N*> 

turai cofa è di ciafeuno , Che Ci nafee . Accompagna) '» 

meo col Ne , mutando la I1/1E, De/? fé ui caldi me fa 

te che 



PRIMO. e$ 

te che Ce ne meniamo una cola sii di que&e Pàpere . il 
medeftmo fi ufa del Mi e Ti , Io mi Credo , Tu ti Penfi* 
Che non ceni tu, fé Tu Tiuuoi cenare ? er Io miri* 
mano Giudeo , come io mi fono ♦ Gtiftefii, feguendone 
jf Articolo folo y prendono la E : come per cagione di 
ìefempio. Me lo die : Te lo Tolfe : Ma effendo l'uno poa 
\èo manzi all'altro , ferbano pur la I : Mi Ti Die : Mi 
ìfi Tolfe : altr etanto fi fa del Si • 

Ne/o , che /patio mi fi deffe il cielo • 
tyquak pofto col Ne , non più Si , ma Se fi fuol dire . Se colN<% 
Pe Ne Va , er d quello Ne trahendofi alle uolte la wo=> e con rN# 
\ale y fajfcne Sen Va ,• er co/? a/ Mi e Ti . .Men Vo , 
jrew Vd/, Me Ne Vo, Te «e w*/. Ma, quando il Ve, er 
INe &wno /'«« dopo fa/tro, il Mi niun mutamento fa . 
Mi Ve Ne D0//1 • O il Vi inanzi al Se e He. Vi Se Ne 
jo/wje/je . 

Componfì il Se con l'articolo llgettandofi uia la uo* 
\ \ale del detto articolo ♦ Sei Crede , Sei Tiene . $ c f 9 

H Equaleclamiauita>ellafe'lucde 9 
\£taUe uolte l articolo intero fi mette manzi % 

Ella il fé ne portò fotterra , e'n cido . Il Se . 

Mche fi fa del Mi er del Ti parimente . Mi die . Lo Lo ■ . ^ 
' p To/fc . 

T*/ k mi f ro«o a/ petto , o«e eh" io fui . La mi . 

I <k auuertire , c/?e </ Ti , il Vi , er il Si mai non pre% 
1 {dono il Mi . C^e non // direbbe . T/ PVtì RrfccowMa 
1 lo , o Vz mi R^ccoiMitnrfo : Ma Mi Ti Raccomando , 
fi* Vi Do I» Preda . Ne /? mi fi incontro : ma Mi Si 
; L incontro , Co/? £.irm//j , Darmi fi , efomiglianti . E v 

5 «I 






$6 LIBRO 

uero , che il Si pofio dietro t altre particelle , hauenà 

larticolo, ripiglia un'altra uoltalaE. Chi che T 

thabbia detto , ejìmili . 

Aftoncontro Mi, e Me,Vt,e Ve poffono dir fi egtta 

mente , quando (tanno dopo il uerbo , e con cretto *< 

compagnati fi trouano , m<t neUe rime : come Amarro* 

Ti e te Amarme , Legar vi Legame ♦ 1/ Te non wsò tf Petatt 

*J eI £ n . e cct , m* Ti in quella uece ♦ 

de eh in- ~ J -, - , 

finiti . -^ mo // e e vengo fot per confolartt . 

JMd *7 Bemèo , accuratifiimo offeruatore di tutte le Re 

gole , <ft tf we/fo wofle ufcire in quel uerfo , 

Ctiio dou'efii attempato homai lafciarte . 

Torfe per giudicarla troppo njlretta ,• e perauentur 

non neceffaria ♦ 

Il Se nel 1/ Se fi pone quafifempre nel meno * 

meno. e per fame uendetta , o per celarfe , 

V acqua nel uifo con le man mifyarfe . 

llche aWArioflo non piacque . 

Vfafi ancora (per dar fine a quefìe particelle) Gliel 

in uece di Lei , e di Loro in ambedue i generi : Come 

Anzi mi pregò il caftaldo loro, quando io me ne uenni 

che fé io rìhauefii alcuno atte mani , che foffe da ciò, eh 

Gliele. i° Gliele mandafii : er io Gliele promifì : er auuenm' 

iui a no guari tempore queflo Catalano con unfuo ca. 

vico nauicb in Aleffandria; esportò certi Falconi pellet 

grini al Soldano& pr e fintogliele. Et ancora . Eglijo* 

uè ella uoglia, Gliele concede . Nefolamcnte a gli fi ag- 

giunfe la particella Eie , ma anco il Ne poflo in uece i\ 

ciò . come Gliene diede informi ioni : è fi fatti . 

DI 



PRIMO. 87 

DI ALCVNI VERBI, CHE NON 

hanno i P affati , e delle diuerfìtà di molti ♦ 

COme che io hauefiimeco propofto di ragionare 
in quefto luogo de gli Auuerbi: giudico ancora 
necejfario di dire alcuna cofa primieramente intorno al- 
la diuerftù di alquanti uerbi>non lafciando fuori quelli* Verbi H . 
che prejjb a noi il paffato non hanno . | " e : *: , 

Queftì fono Agogna ,Adhugge, Ange, Arroge, J'j^nno 
Cheto, Colo, Elice, Doue e dafapere, ch'egli non fi dU il paflàto . 
ra Ckere neUa terza per fona , ne Elico nella prima ♦ 
Ve Fiede , Impingua, Moke, Folce, che medefimamen* 
te non fi trouano nella prima perfona , come anco Rea 
linque : Serpe, Kiede,Cale. E quejh uerbifono ufxtifo* 
lamente da' Poeti : e per lo più nelle definenze de uerfi : 
fi come quelli , che perauentura più per necefiità , che 
per elettione , da! Latini e da altre Lingue gli prefero ♦ 
\V$ò il Petrarca Cbier. 

De glialtri , deformano il P affato , alcuni l'hanno 
\diuzrfo dalle prime maniere,®- alcuni in più d'un ìnodo. 
iDi cui il darne regola a me pare fouerchio : perche eia» 
ìfeuno con la diligente lettione de' buoni Autori potrà da 
\fe (leffo ageuolmente apprenderla 5 ne uoglio in ciò fé» 
\guitar lafuperjlitione di alquanti . 

Do adunque , come fi diffe,fa Diedi e Dei . To , Fe=» Diuer fui 
ci e Fci. Sto Stetti e Stei , Piaccio Piacque, Taccio Tac* dl P affàti ■ 
que e Tacette , ma di rado , Giaccio , Giacque ,• Nwoc* 
ciò Nocque , cr fomiglianti : Nafco ha Nacque , Pa* 
(co Pafcctte e Pafeo ; Veggio Vide 5 Creggio Crefc , e 

F ni] ' 



$3 LIBRO 

Credette, Seggio Sedeo e Sedette , Moro Morìe Mo* 
rio : Mordo Morfe : Accorgo Accorfe , Porgo Forfè : 
e i mede fimi P affati formino que Verbi , che hanno in* 
nanzi la O due RR 3 - Corro CorfeiSoccorro Soccorfe : e 
gli altriCuocofa Cojfe,Scuoto Scoffe,Percuoto Percq/i 
fé e PercoteoiMetto Mìfe per Solo S,et anco alcuna uoU 
ti MeJfeAlqual termino l'Ariofto u$ò,douunque gli tor 
nò bene. Conceffo Conceffe,Concedette. Ejprimo Efpref* 
fé y Opprimo Opprejfe •> Imprimo Imprejfe • Stringo fi 
Strinjefs glialtriVerbi,c'banno la N inanzilà G;iqui 
lipoffono ancora terminar fi in Eo,Stringeo e Dpingeo. 
Voglio ha Volfe er Volle più ufato , Volgo fìmilmente 
Volfe,ma la pronuntia nella G er netti Olo fa differen 
te dal primo . Colgo ha Colfe ; Apro Aprìcr Aperfe, 
CoprOyCopri e Coperfe.Accrefco Accrebbero Hebbe. 
Languifco, Sortifco^e fi fattijhanno in I. Languì Sor* 
the Languio e Scrtio.Qdo muta ne" preteriti e ne gliaU 
tri tempi la prima uocale in V , e fa Vdij , e Vdì pruni 
perfona,terza.PoJfo Potè coni accento nelt ultimale non 
Puote;percbe,quando uifì pone lav,e non P affato ^M 
prefente del Dimojlratiuo. Rompo KuppeeKoppe . in 
terrompo Interruppe, er Inter roppe, er altri fi fatti . 
Soglio non ha P affato s ma in queUa uece fifuol di* 
re , Rebbi in co&ume . 
Preteriti, Appreffo a quefte diuerftta de* Paffatì dggiunfc 
che han- l autorità de" Poeti nel numero del più di leuar loro uni 
* r °^f ne Sillaba nel fine : er differo Cantaro > Poetaro , Furo , 
er medefìmamente Cantar , Poctxr y Yur, e come a i 
pajfati la kuronoml fine ; cojì a gli imperfetti tolfero 

di mezo 



tronco 



PRIMO- *9 

dimezo una Ietterà ne 9 Verbi detta fecondi maniera; 
Pota*, Solea , Vdia , Sentii , tifando in uece di-Poteua, 
Soletta , V ditta , Sentiua . Ne bajìò do : che ad alcun di 
quefti tempi cangiarono la E in I ,• e fecero Credia e So* 
m nelle defmenze , in tanto , che'l Petrarca ifteffo usa 
Crib nel Paffuto in ifcambio di Creò , nel cominciamene 
to di quel uerfo , 

Che criò quejlo e quell'altro Hemifyero ♦ 
E feguitando nel lettur dette Sillabe fecero di Guarirò Freterid 
tempo Auuenire , Guarrò,di Venirò, Verrò, di Tenirò fiaco P au • 
Terrò, raddoppiando la R. di Fece, Fé, di Vedi Ve,di 
Credi Cre,a quefti leuando t ultima Sillaba: come fece il 
Petrarca , che diffe , 

Come crt , che Yabritio . 

Di Togli To.ìl BoccaccioJunque To tu ricordanza 
ial Sere t Di Far dine Tararne : di Deimi De" mi . di 

uefti Tu Uittefluy difofii Tu ¥o&u y di Po/fono Pon* 
ìo , di Suoli , Suoi , o Suo" etiandio in uece di Soleui , 

Già Suo* tu far il mio fogno almen degno 

De la tua uifta , er horfoftien , cbH arda . 
ìiDiedie Diede Die , di Debbono Deono o Denno , di 
gombrato SgombrOydi Sopramonto Sormonto, di Cera 
ato Cerco , di Stancato Stanco , di Scurato , Seuro y e 
omiglianti. Nel principio ancora leuarono a quefta uo* 
e Effendo la E , e differo Sendo , ufato etiandio nette 
nofe. Alle uolte nel detto principio i Verbi Accrebbe^ Preteriti 
o d'una Sillaba , ma quando la particella New , o In > l)d P rind 

■ n „ zi / • pio accre- 

Perforo innanzi, food d* 

Non ifpcute ttui udir lo cielo , uà fillobi. 



5>o LIBRO 

che diffe Dante : Et fu per ifmafeiettar dette rifa.ìlche fi 
offerua parimente da' Profatori anco atte urite, quando 
le dette particelle non uifono . Vi aggiunfero una SiUas 
ha nel fine , come a ¥u , che fi difft Yue : ma dì rado . 
Nomi nel Ya$i ancora queflo accrefeimento nel principio di al* 
prm apio cwm - nom ^ con fa mefofìmet ragione, formandofi di S bau 

ti d'una fil di* -> sbandito , di Stupido l&upido , di Smemorato 
lab a „ ifmemorato , di Sdegno lfdegno , di Strano ìflrano,e fi 
fatticci tutte , che dalla S , accompagnata con ogrtat* 
tra confonante incominciano : leuando fuori quejìa uo* 
ce Nw<fo , che per leggiadria ,o per ufo della Thofcani 
fauetta, fa ancora effo accrefeimento iuna Sillabai* 
dicefi Ignudo , ìuno e ì altro tifato dal Petrarca * 
Nwdo *fenon , quando uergogna il cela ♦ 
Di collor mille , e tutto l altro ignudo . 
Voci nel j^ d i cune uoc i 9 quando lettere , e quando una Si&éi 
P ri ncipio i cmono . cme m Queflo c h € afferò E#o : 

tronche . \r~n r n . 

duna fil- Se mox umpM dEjto loco feluaggio ♦ 
laba . E in Quefla , che differo non pure lfta atta Latina ; 
come e ufato dal Boccaccio , ma Sta 7 quando etta con d* 
tra uoce s'accompagna ♦ 

Sta mane era fanciullo , er hor fon uecchio . 
Aggiungefi nel fìnemedefimamenteaquefle particelk 
O, Ne, Se, Che, UD,er fi ne fece Od, Ned^ed Ched. 
Od Amor , o Madonna altfufo impari . 
Oi , Ned, Ned etta a me per tuttofi fuo disdegno . 
;d> Ched tf Se(i ^ e # ched furono ufatida i più antichi . 
uece di Dc ' k uar ^ SM^a nel fine fi diffe di fopra . Sole , 
no. bora dirò, che U Unirono anco ad alcune particelle^ 

e di 



PRIMO. 91 

€ di Meglio fecero Mei e Me' , 

Me* uerx , che àx uoifoffe il difetto , 
Va Come leuò tultimx jlmilmente tfteffo Petrarca: 
mx ( per quello , dfié mi ricorix ) unx uoltxjolx . 
Co)rì perde Agevolmente in un mitrino . Com'ia 

doueinunx dtiticx impref ione di Fiorenza alcuni poco uece 
prudenti pofero . 

Come perde agilmente : 
tof\ etixndio non intendendo in queluerfo 

Seuro dx morte con un picchi legno , 
Seuro effer pofìo per fepxrxto , feoccumente uimifero Seuro j° 
Sccur . 4 Qj* ei J Thofcxni Uuarono Ix l, e moto Spe/Jo ucw dl fe * 
ufxrono Que. A Io, come s'è detto, ti O, e ne rima/e I , 

I dicexfrx mìo cor , perche pxuenti i 
Mx e tempo di uenire hoggimxi a gli Auuerbi . 

DE GLI AVVERBI. 

VEnenoo d gli A uuerbi , dico ; Auuerbio ef* 
fere unx cotal pxrte del parlamento , laqualexc* 
compxgnxtx xl uerbo , empie e dichtxrx effetto, che fin* 
Za intender non fi potrebbe , in modo che dineccfiitx il 
fallimento rimxrrebbe imperfetto . Percioche , je alcun 
no dùnandaffe xltrui quello , che egli fi fa: effe , e che ei 
rifeondefje, Leggo, o Dipingo,non comprenderebbe, /e 
bene o nule x txli cperationi intendejfe. Cefi mcdcfmxm 
mente frinendo fi , // Gerbino am*> non fi fxprà, fé egli 
poco o molto ami'.mx xggiungcndcuifi Ardentemente, o 
altre Auuerbio tale f intendimento fard facile e piano ♦ 



9 2 LIBRO 

Auuerbio e v detto Auuerbio : perche fempre epofìo inanzi> 
P erche o dapoi a effo nerbo : non dico manzi , in guifa che tri 
lui e il nerbo altre noci non fi poffa traporre i come 9 
Soauemente trdl bel nero él bianco 
Volgete il Inme , in cui Amorfi traftuUa : 
tnd per lo più ejjb , o gliftd innanzi* o lofegue immdn* 
\ finente : come in quefC altro efempio fi uede , 

-^ E , come dolce parla e dolce ride ; 

tue Dolce è pofto in uece di Dolcemente Jel feguitare in I 
contanente il nerbo 5 c'è l'efempio in quel uerfo ♦ 
• Lequalietlafyargea fi dolcemente. 
e come farebbe a dire : Girolamo ama la Saìueftra fini* \ 
furatamele. Aquefto Auuerbio conuiene altresì U : 
Quello, ft ecie, la figura, €T la fignifìcatione. Le fyetie fono > 
n e^H°au - ^ Prima , come Uoggi , Rieri > e fi fatti , che da aU : 
uerbio . tra noce non uengono. Deriuata ; come Uoggidì, H/era i 
Specie, fi- fera ', Nuouamente , Nouetlamente :tfe' quali tuno de* » 
gure , e fi. r * m fa ^noud , e l'altro da quejla uoce Nouella . 
fé' dcllo° ' Le figure fono tre, Semplice,come Hora;Compoftd 9 , 
auuerbio. 'come Uorbora ; BJcompofta > come Adbora Adbora ♦. 
Le fignificationi fono molte ♦ Di tempo , di luogo , 
di qualità, di quantità. Alcuni tengono ufficio di Nega* 
re, alcuni di Affermare , alcuni di Accrefcere , alcuni \ 
di Diminuire, alcuni di Temprare . Alcuni di Giura* 
re , di Defiderare, di Vietare ♦ Alcuni Efortano, alcuni 
feruono dKaunare, alcuni a Paragonare, alcuni ai 
Auanzare, altri aKiferbare,alcuni tengono uoce difo* ■ 
miglianza, altri diDubbi,altriDimofìrano altri Elega 
$pno. Alcuni contengono AUideUaperfona 7 altri dna* 

mano : 



P R ;i m o. 9 * 

mano : alcuni Mettono a ordine,?? diclini Diflinguono> 
alcuni fanno Augurio ,• alcuni Dimandano : 

LE DIVERSE 51 G NI F IC A T I O NI 

DI ESSI AVVERBI» 



O 



V E i , che dinotano tempo , fono quefli, Hog* AHtfffbf 
V/ gì , Hogg/A , df Preferite , A' Mengg/b , Te#è ; che figo* 
ferri , Sta mane. Sta fera, Sta notte, Domani . DomaU ficano 
tina , Dianzi i manzi, Adietro, Per lo Adietro , Per* Tem P°- 
lo lnanzi , per VAuenire . Il feguente giorno > Da indi 
in qua , Da indi inanzi , Di gran pezzo : Cola un pò* 
co dopò tAuemaria J Tofto > Ratto , Tratto Tratto r 
Repente, diRepente, Tardo,Tardi,Mai,Giamai y Vn* 
que Vnqua,Vnquanco. Quando che fw Atte uolte, Tal 
uolta,Alcuna uolta,llpiu dette uolte,Lepiu uolte: Già, 
Sempre , Sempremai, Maifempre . di Continouo , A M • 
mano A mano, e fi fatti . Qui è da auuertire, che Mai, fiVfi?** 
o Giamai , j w<mA> priuation di tempo fignifica , won fi 
ponfenza la negatiua : come 

Mai non ucdranno le mie luci afeiutte . . 

Vidi non fu" in parte ; ouc fi chiar uedefii , :e 

E , quando ftafenza , dinota Alcuna Volta, o in Alcun 
tempo : come , 

Raro unfilentio , unfolitario horrore 
D'ombro fa flua mai tanto mi piacque : 
yin quel Sonetto. 
Amor er io sì picn di merauiglia , 
Come chi mai cofa incredtbil uii? , 



94 LIBRO 

Doue chi prende Mai per nunquam , fenza dubbio 

s'inganna . 

Di quegli, che fi danno al luogo,diremo feparatamente. 
Auuerbi , Qwe/ , che moRrano Qualità ,fono . Bene , Male , 
che hgmfi fedelmente , Leggiadramente , e Dolce , che fi diffe di 
cano qua- ^^ ^ i U0 ^ Q ^ dolcemente , e glialtn fomiglianti . 
Auuerbi Quei , cfce moftrano Quantità fono Molto, Affai Poco* 
di quanti- Souente , Spejfo , Rdio , diKado . 



ta. 



Qwei , che tengono ufficio di Negare , fono quefli 

Non, No, Non già, Non mica, Ne mica : er anco Ne , 

theferue alle uolte per due ncgatiueicome fi dimojlra in 

queilo efempio . Mai di lagrime , ne di foftiri non fo* 

fli uaga : che è , quando fi f offe detto , mai ne di lagrU 

me, ne di fofyiri , 

Di affer- D' affermare . Certo, Percerto, Certamente, Veramen* 

mare. te, Inuero, Diuero,lnuerità,Per dir il uero,Per fermo. 

Di accre - Di Accrefcere , Più , Molto , Affai, A baftanza | 

fccre . Troppo , Difouerchio , Del tutto, Affatto, Maggior* 

mente , Mafiimamente . 
Di Dimì - Dl * Diminuire , Meno , Punto ♦ 
Duire e gli £>i Temperare , A pena , A poco a poco, PianpU*i 
altri . nò y Prejfo che , Quafi , Alquanto ♦ 
Di Giurare , Per Dio ,Afe. 
Di Defiderare .Ofe: come, 

Ofe qMJle tue cerna foffen d'oro 9 
che diffe irSxnnazaro ; 
cr il B.mbo . 

O filmivinchiofiro . 

Mantoua e Snurna s'auanzaffe al uoflro . 

Voglia 



PRIMO. $f 

Voleffe Dio JPticeffe a Dio,Voglia Dio,Voffe ciò egli. 

Di uietare , Deh non per Dio ♦ 
UArioflo ♦ 

Deh uita mia non ui mettete affanno y 

DebnonperDioiicofilieuecofa. 
il Sannazaro . 

Deb per Dio non mei dir , deb non mi uccidere . 

Di Efortare ,FaSu, Spedifcila , o fornitila , 
Hor oltre • 

Di Raunare, ìnfime , Infamemente, Altrefi,Adun, 
Parnnente , Di' pari , A pare , Al pari , afebiera . 

Di Paragonare , Più , Meno , via più , Via meno , 

Via più dolce fi troua l acqua él pane, Verfi Jd 

E7 uctro , e"l legno , che le gemme e loro ♦ Petrarca . 

Vix<mcn d'ogni fuentura altra mi dole :c 

Meglio , Peggio , Si , Tanto , Cotanto , Alato , A pct* 
o , A ricetto , A w«^o , Due cotanti , Tre cotart * , 
altrettanto , P/« dei mondo ♦ 

E x (k Caperebbe Più e Meno, ft pongono ancora 
Uè uolte per qucfli nomi Maggiore e Minore . Onde 
ì difje dal Boccaccio 1 , della più bellezza , e della m:no 
'elle rasentate Nouelle difputando . 

Di auanzarc . Grandifimamcnte , Dottifimamcntc: 
glultri , Benij&mo , Ajfaifimo , Pocbtfimo , E come 
fa il Boccaccio , Do uel dica per me : modo di dire 
vpolarcfio . 

Di riferbare . Saluo y Eccetto ■ Tuor che , Infuori , 
uor fenza la particella Che : Scnon Seno alhora , che 
M U N : ikhe fifa nel uerjo j quando feguita uoca* 



Verfidel 
Petrarca • 



Verfi di 
Dante. 



Verfi ii 
Dance. 



Verfi di 
Dance. 






96 LIBRO 

le ,fe la necefÀta aftringe : Senonfe . 

Senonfe alquanti , Channo in odio il Sole . 
Di afiimigliare , Cerne , Si Come > A ta/e , C0/1 , Co/ì 
fittamente , 4 g«i/i , 

A gw//i cfu n /ó^e e e Jwro /wme , 

Ckì nutrimento a poco d poco mana . 
Di Dubitir . For/é , perauentura , A afa ♦ 
Di Dimostrare . Ecco , che fpeffo cofa grande e morda 
uiglìofa rapprefentd : come , 

Et ecco qudfi al cominciar de Verta 

V/w Lonzileggera e prefta molto , 
, Che di pel maculato era coperta * 
CT altroue . . 

Er ecco/i , come neferiue Luca , 

Che. Chri&o apparite a due , efreranoin uii , 

Vfcitofuor de la fepulcral buca . 
Di eleggere , Meg//b , P/« f o/fo , An^i ♦ 

Togliendo anzi per leifempre trar guai ; 

Che gioir per qualunque . 

Difignificare Atti della perfona . Tentone,Boccone* 
Carpone , Brancolone y e co fi fatti . 
Di Chiamare , er ^nco di Rifpondere .0,0/4* 

O te 3 c/?e/e/ dz /^ del fiume fucro 

O «oi , c/?e trauagliate , ecco i/ camino ♦ 
Di ordinare.Vci 9 ?ofcù,Dapoì 3 Doppo,Dopo,Dìpoi Da 
che , Fr.t tanto , Intatto, O/tre 4 ciò, O/fre di jwe/Jo-. 
Sisifo , Di fubito i AB* fine , Intanto , Yra tanto , Ir. 
quella, Però, Perciò, Ver tante ,Da onde. Di difunguc* 
re 9 Separatamente > Panicamente, A Vicenda; VU 

cendeuoli 






G 



iC 



PRIMO- 97 

ctndeuolmente , A pruoua , A gara, Di Fare Augurio. 
Bene haggia ,Male babbia. Di Dimandare. Onde Afe 
uiene , Onde è , Perche , Per qual cagione , 

BE GLI AVVERBI LOCALI. 

L i Auuerbi, detti da' Latini Locali , perche a i 
luoghi fi danno , fono quefli Qui , Quiui, lui , 
i,Li , Qua , Quinci, Quindi, ìndi, Cotti Cofìa, Co* 
4 Su , Coftì Giù , Cominci , Onde, Donde , Oue, De» 
, Altroue ,Ouunque,Douunque , Oue Che . ìquali 
'che ci occorre fj^effo di ragionar con alcuno, che e 
ftnte nel luogo , oue ci trouiamo noi >• o che uengi 
m uno , o che uada ad altro paefe : ouero di jeriuere d S'gm'foa • 
vfona lontana, odi per fona lontana ; tutti a quejle tionide 
mdùioni feruono . Onde alcuni fignificano fìanza , fi! AUUCr 
T alcuni mouimento. 

Quei, che fi danno atta flanzd>ouethuomo fi trou* Auuerbi 
refente, fono, Qui, Qua : benchéi medejlmialle uolte locali di 
ùndio al mouimento fi danno , Cofìi fi da fempre alla ftan " " 
anza : Coita aUaflanza e al mouimento : er ambi dU Auuerbi 
stirano il luogo,doue e colui,con cuifiparla,o a cui fi di ftanza c 
ri^Lafidkalluogo,douenelunonelaltrofitroua, Jj™^" 
ftrue medefimamcnte bora a)lanza,et bora a mouimen "^ 
« cofi CoVì,quiuì,v luiCofla Gik,Cofla sù,La sic !r a fu '„ co * 
mhc queji 'ultimo fi dà anco al luogo,doue e cclui y con c * ££/ 

iji ragiona, come lo die il Pctrarca,intcndendo il 0* 

; alquale uotte , che afcendejfe Madonna Laura . 

Pur U su non alberga ira nefdegno . 
oftinci e , quanto di Cofla , ma ufato da Dante : 
offeruationi. G 



<>8 L I B R O 

£ itti coft mei yfenon turco tiro . 

Oue ,Dowe , Ouunque, Douunque, Oue chtferuono 

t dì luogo prefente , e al lontano , e aftanza, e a mouU 

mento parimente.Dirafii adunque,lo Qui fono Douefei 

tu,ma Giouanni e Li.Quiui,o lui y doue è Girolamo:cioc 

in luogo lontano: benché Li fu ufatofolamente da Poe*. 

(/ 3 c di rado.Cofi io Vorrei Ejftre altroue.lo uado Quì 9 

Colà, Efcriuendo dd dlcuno amico lontano , direbbefì t - 

A me farebbe caro difaper quello , che tifai Coftì 9 cioè* 

lui e qui al nel luogo y doue colui fi trouaffe. lui,Qul,afle uolte etidn 

leuoke li dio fi danno al tempo: come,lui a pochi giorni. Infinte 

* aa «^ a quì.Dafii fomiQliantemente Colà.Colà di Decembre, or 
tempo j. J J & n . . 

Cola un poco dopo l Auemana.B in uece di Qui,et m, 
stufano ftejfo le particelle Vi y et Ci t ultima al luogo prt 
fente y e Uprima al lontanoima però fole ,efempre hauen 
do fi lorpofto inanzi alcuno de' due Auuerbi. come Coi: 
nelio e lui,ma io per certo non V r andrei.e tu,Vuoifef* 
marti quhmafappi^che non ci e albergo da poterci habU 
tare commodamente ♦ efeguendo l 'articolo, con la iìeff 1 
regola dirafii, Ve Lo puofe, e Ce Lo mifeio Vel puofeji 
Vi e ci in &l nife* QuÀ e Là fi dicono, quando Là noti è pojlo ir* 
uece dLiu anzi'-come chi Quà,chi Là fi fuggi Maritando egli fti 
uerbi loca innanzi^non Quà,nu Qui fi deefcriuerexome DmenK 
rai più da bene Li , che Qjuì non f Are fri . Cofi di Q«. 
Qua é Là . e di là uanno infume : e di Qui fi ponfolo: come di qu 
Di qui . d gran pezz*- D/ qui alle mura di Parigi ifenon ,qux% 
do uoglìaino intender di quefto mondo , che di Quia 
damo . come, fé di LÌ, cerne di Qua fi ama. Altrctant 
fi fa di Codi , quando con Qua lo accompagniamo 

^ che 



\ 



PRIMO. 9>- 

che nonCèftìfi può dire . Tra Ouunque , cr Otte che, Diffcrcza 
c'è gne/k differenza : Cbel primo fi dà al DimojlratU tr J ° ™ a " 
uo y e lultimo al Congiuntiuo , come , q^' c k c ^ 

Ouunque ella fdegnando , glioccbigird . 
CT otte , C/rto Stf , 

O^Donie^D/^^D/Qw^I/i^^mJ^Co/J/rts Auuerbi , 
et, Altronde ,e Ver Quindi fignificano uenuta di luogo y che iìgn ifi 
CT rf/iAite per Iuoqo, che è un'altro termino , cfce a oc= cano uenu 
corre d ufare. Donde e più del uerfo,cbe della profa . E co 
queflo er Onde ferue anco leggiadramente per Retati* Onde e 
Ho : cioè in Vece Delquale , dellaquale y e De' quali . Dócie P cr 

Nulla poffo leuar io per mio ingegno rc atlul - : 

De/ bel Diamante , ond'ella ha il cor fi duro ♦ 

Di queifofpiri y ond'io nudriua il core : 

Cofe , ondel ueftro nome in pregio faglia . La accom - 

La s'accompagna col Doue y con /'Otte , e dicefi , La ^d d^oue l 

E oue , e La Otte >• cr alcuna uolta gettandofi uia Uo , La oue , 
d'we,e LandUo y ml uerfo.Diche è fouerchio lo addure L'and'io. 
phnpi. Fonfì alle uoltc. La! uè accompagnato col uerbo y •' uccc 
n uece del Gerondio ; come di oue . 

La'ue cantando andai di te molt'anni , 
Hor , come ucdi y uo di te piangendo 
io» battendo cantato. 

Dicefi anco leggiadramente V in uece ctOue da Poe» 
I : ma ajfai piuficjfo , quando di alcuna cofafi dimane 
4 . come , 
V fon hor le ricchezze ? ufon glihoncri ! 

G ij 



i oo LIBRO 

DELLA PREPOSITIONE, 

PE r ragionare etiandio alquanto della Vrepofitio* 
ne , dico , quefla effer parte , che fi mette inanzi 
tione co- 4 g e d i tre p dr ^ fa} ptfitYnentOiOnde ella riceue il nomei 
* perche la particella Vreprefjbi Latini ,ual , quanto 
prefjb noi Auanti. Vonfì adunque la Vrepofitione auan* 
ti le dette parti ofeparata,o aggiunta.Separata;come,lo 
uiuo in lei.Aggiunta;come,lnnocente.\n chefìuede, che 
ella muta il lignificato ; e di docente forma Non No» 
cente ♦ come Veggiamo anco di Giufto fare Ingiurio , e> \ 
Trepofi- di Pio Impio , cb€l contrario fìgnificano. ¥a ella mede* 
rione, qua fintamente due altri uffici. Vercioche,quando effofignU 
do muta , ficaio accrefceicome e a dire Arciducale capo de" Du* 
acerdee, e c ] 7 ij- uond # Quando lo diminuifee : come Miscredenza, . 
fce m cioè Minima Credenza ♦ Ma, quantunque ella, come s y c 

detto, fi anteponga propriamente aUe par t idei ragiona* 
re; non e, che alcuna uolta ancora non fi troui pofta da* 
Meco e poi ,• come Teco , Vofco; Meco, Kofco ,- che Con Meco. 
co Meco . tuttauoltafu detto dal boccaccio e dal Petrarca . 

Ragionando con meco , er io con lui . 
Figura del Allafteffa Prepojìtione foggiacciono tutti gli Obli* 
la prepofi- quUw entrain lei parimente la figura . Semplice,come 
none . A> j^ ìn ^ Per,Con,c ft fatti. CompoQa; come Appet 

to , Accanto , Allato , Perturbato , efomiglianti . 
Prepofi- Le Prepofttioni, chef danno all'ultimo obliquo, fo* 
tiom co- no. Con, ìn.Senza, Al terzo: Per,Ver,\nuer,Doppo,Sc 
me fi dan- con ^ ^ Anz i ^ In ^ Iw ^ Tr ^ c ^rd.Al terzo CT al 

primo con la particella Di o De ♦ Sopra, Sotto, Contrd 9 

Afio'/JCOrta 



» ! 

É 



PRIMO. tot 

Atto'ncontro, Verfo, Inuerfo. Al primo al fecondo , CT 
al terzo Oltre er Oltra. Qiielle, che feruóno folamente 
al fecondo. Dietro, D'intorno, A Canto, A Lato,A Vet* 
to, Rimpetto, Dirimpetto, lnfino,lnjìno,Fino,Sino,Di 
Wfcojlo,Auanti,\nnanzi^Dinanzi* Al Primo,al fecon* 
do e al terzo. Appreffo,Dappreffo, Appo e Preffo . Al 
primo folamente.FuoriJcuore,Fuora,Fuor.quantunque 
Fuor , come fi diffe negli Auuerbi, fi dia anco al terzo ♦ 

Fuor tutti i nojiri lidi . 
Al primo, cr att'ultimo,Giu,Giufo. All'ultimo folamefa G, ' u ©iofo 
te. Su, Sufo,Dentro,Entro,DiLÌ,DiQua,Per uenire c S lialtn > 
agli efempi, dirafii Con Lei, In Lui, Senzd Lui, Anzi 
Lui. Coft per Me 5 - Ver Te,lnuer Lei^Dopo Lui,Secon* 
do Me, Anzi Lei . Infra Te e Tra Te. Sopra il Monte, 
•er de/ Monte,ct parimente Sotto:Contra i Tuoi Succef» 
fori,e de 1 ♦ Att'oncontro il Muro e del Muro;e Verfo e 
inuerfo Te e di Te.Oltre il Prencipee del Prencipe,Di 
Ciò e a Ciò. Dietro A I Caualieri, A Canto Atta Città, 
A Lato A me, A Petto A Lui, Cofi Rimpetto e Dirim* 
petto.ìnfmo A Roma,DiNafcofto Al Giouane,Auanti y 
Dinanzi CT Innanzi al Giudice . Dietro e d'intorno a 
cui. Appreffo Te,DiPietro,A Giouanni. Cofi Appo e 
gli altri . Fuori detta Citta , Su'l Cotte e Giù del Colle e 
Dal Cotte. Dentro il Porto , del Porto, Di la, Di Qui 
dalCa&etto, 

Di qua dal mar , che fa l'onde fanguigne . 

Intefo , come quejle tali Prcpofitioni s'hanno ad ae; * PP° ** d 
compagnar con gli articoli e con le particelle ^è da fa^ ie c j ic j C c j 
pere , che Appo e più delie proje , che del uerfo ,- non ucrio . 

G uj 



: to> L I B R O 

dimeno anco il uerfo lo riceue leggiadramente * 

Yho pregato Amor , e nel riprego , 

Che mi [cu fi appo uoi dolce mia peni , 

spetto , e A petto e follmente delle profe . A lato er d Cinto fer* 

limili . uono d q U€ n er d q ue fl e . c pongonfì per far parago* 

Vcrfo . ne >• come dfle uolte etiandio Verfo ; e daffegli il primo 
. Obliquo , Ver/o de/ A/etfo , aW . A paragone . 
g 1/ Bewto . • 

Tutto quel , cfce gliamanti arde e trafluUd , 
A/a/o ad unfaluto uoftro è nulla , 
ìnanzi er Auanti parimente fogliono ufarfì in ifcanhi 
bio di Sopra et Oltre^come tufano i LatinLCaro Innan 
. zi ad ogrf altro. E>D/ niun'altra cofx effer più auan ti An 
zi alcuna uolta ancora fi pone in luogo di prima. Anzi% 
che uenir fatto lepoteffe.Mettefì in luogo di Più To/to* i 
Togliendo Anzi per leifempre trar guai , 
Che gioir per qualunque ♦ 
Anzi acc5 Ne/ medefimp fìgnifteato accompdgnafì nelle profe 
pa ? naC ? JP e f[° con ¥ particella No : che mi pare anzi > che no 

coi no i « ../-». . /> i . ^h 

cfo woz ci ftiate a pigione. Venire Auanti jt due anco in 

Venire ^ ece </; vemre w Amwjo . 

auan " ' Quinio mi uiene auanti il tempo , c7 foco . 

eccome aguzzo loHngegno^gli uenne preftamente auanti i 
quello >che dir doueffe.Ante uoce Antichifiima.Auantee 
Dauate fono folamente de* Poeti,iquali alcune uolte fé ne 
mgliono nelle cocordaze de* uerfì. Dianzi dimoftrd tem 
pò di poco Paffato.Per innanzie Per Lo lnnazifì dà al 

Prepofiti'o ^P° ^ w ^e/nre;Per Adietro e per lo ^dietro al Paffato. 

ne io cjacl M Prepofitictie ln>molte fiate u.le, quanto dentro, 

aaejhndcli 



PRIMO. t ai 

accollandola alfcntimento Latino;come, ìnfìammo,lnuo lo,ehe alle 
~glio;che metter dentro Fiamma e Voglia fìgnifica . " oltc ua ~ 

1/ medefmo In fi muta in Ne/ : er non folo ferba lo 

cfteffo figm ficaio, ma alle uolte mette fi ifeabio di Prono» 

me'.come nel uerfo addotto di fopra lo mife il Petrarca 9 

l'ho pregato Amor , e nel riprego : 
ii , comcfpeffo nelle prò fé del Boccaccio fi legge. 

Reftuno alcune PrepofitionUlequali non altrimenti, 
^che aggiunte a* Verbi fi trouano . Queftefono D: . on» 
de fi forma , Diffido ,• Dis, Disgiunto, Ra, Raccoglio; Prepo ff m 
Ri, Ripiglio: lequali tre particelle una ilejfa cofa dimo rioni , che 
ftrano, cioè ritornare a quello, che dianzi s'è fatto. Es, kmpre 
Efalto, Inter, interrompo, Tra, Trametto. Tras,Tra= ftanno 
fccrto. ¥ra, Frajìaglioi e molti altri, che ciafeuno da fé acerbi . 
jìeffo potrà trouure. E* da auertire, che alle uolte il Re 
aggiunto col uerbo lo lafcia nel fuo primiero fìgnifica* 
to: e dirafii Raccoglio, RacquiÙo in uece di Accoglio , 
CT Acquifto . E ciò bajli d'intorno alle Prepofitioni . 

DELLA INTERGETTIONE. 

LA Intergettione , parte ancora ella detta Volgar intergec- 
Grammatica,atte altre s'interpone percagion di tione.per- 
cjprimer gliaffettiele pafioni dell'animo : come ella ci che {l uij * 
àimòjlra nel nome . I lignificati fono di G^oia , di Rifo Signi ficati 
diMerauiglia > di Dolore , e di Spauento . dcllainter 

Della Gioia jlarei in dubbio di potere in qucjìa fa* & 
ella trouare efempiojenonmi fouemffe haucrlo uedum 
toin quel uerfo dell' Arioflo ,• 

E con queltoh , che d'atlegrtzzt dire 

G ili) 



'«none 



Vfficio 
della con 
ciatione 



to4 LIBRO 

Si fuole ^incominciò . 
lequali uoci fi fcriuera con lafriratione dapoi , per far 
differenza da,quando efegno di chi chiama . 

Bel Rifo uè Ab Ah : che non purei Latini ComU 
ci ma inoflri ancora ufano molto jpejfo. 

Bella Marauiglia porr afa , o , Vh vh . 

Bella Boglia cifono y Ahi, Ah y Ohime^Beh: "Benché 
quefrultimo dimoftripiu toflo difiderio , che pacione . 

Bello Spauento : Buco Baco ; e quefli ancora : Oh $ 
Oh Bio ; come noi communemente ufiamo di dire . • i 

DELLA CONGIVNTIONE. 

QV e s t a è parte,che uà incatenando^ ordinan 
do il parlamento: onde è detta Congiuntone . Ut 
figure ,e u Eigura , €l Significato, La figuralo ella e Semplice ; 
fignificaci tom A UU zgna>o Compoftaicome Auuegna che,o RicoM 
gfuclonc /P°^> comc Auuegnadió i I Significati fono diuerfì i 
* -per Accoppiare i come,'Et,o, E,percioche quefta par* 

ricetta non foto congiunge infume molte parole , ma an* 
cora il ferimento di quelle . A che batteranno quejli 
due efempi del Petrarca . 
E gli huomini e le Bonne 
E7 mondo e gì animali , 
ìnfìno a qui fi uede , che quella E congiunge tutte le uo$ 
ci dette : ma aggiungendo il Poeta dapoi , 

Acquetano ilormdi; 
Congiunge etiandio ilfentimento : ilquale e,tutte le nò* i 
minate co fé acquetare i mali , che foftengono . 1/ mede* 
fimo ufficio fa Ancora <& Etiandio . Alle udite la E fi 

prende 



PRIMO» tog 

prende per Ne . Come , E _"> uece 



5/ c/?7o non «eggù il gran publico danno 



di Ne. 



Edmondo rimaner fenza ilfuo Sole , 
Come altrejl la prefero i Latini ♦ E* all'oncontro alcun 
na uolta il Ne fi prende per E, Ne in uc - 

Se gliocckifaoi tifur dolci ne curi ♦ ce dùE • 

Per continuare: come in Guifa Chetiti modo y Di Manie* 
rdyVer fi fatta Manieraci fattamète, Onde,La onde,Se. 
Vercioche tutte quefie dimofìrano certo continuato ordì 
ne dèlie cofe po#c innanzi a qiicUe 7 chefeguono. Et <x que 
ii'ultima femprc s'accompagna la conditionc : come , ^ 

Se io hauefìipenfato ? che fi care 

Fo/?w le noci de'fofyir miei in rima ; 

fitte thaurci dalfoftirar mio prima 

in numero più fcejfe , in ftil più rare . 
terùono ancora pel medcfimo ufficio di continuare ♦ # 

crebe ,*oi 9 Quando . Lo ifìejfo Poeta ', Si»! 

ìarebio ueggio ( e mifyiacc ) re . 

Chenaturalmiadoteamenonuak; 

Ne mi fa degno iunfi caro [guardo ; 

Sforzomi d'effer tale . e 

3 o/ che uoi cr io più uolte habbiam prouato , 

Cornei noùro fterar toma fallace >• 

Dietro a quelfommo Un , che mai non ftiacc » 

Leuate il core a più felice flato . 
Et a cueflo Poi fi tace anco alcuna uolta leggiadramen* Poi fcnia 
e il Che. come, chc - 

Jslapoiuojiro defiino a uoipur uìcta 

Vejftr altrouc >• prouedcU almeno 



:t oro* L I E RL O 

D/ no/i jlarfempre in odiofa parte . 
l/Bemfro,. 

JWtf poi Gajparro mio , cfce pur s'inuoU 
Talhor a morte un pellegrino ingegno „ 
Dell'ultima > che e Quando , 

Quandctl Pianeta , che dijìingue Vhore * 
Ad albergar col Tauro fi ritorna > i 

* Cade uirtà da infiammate corna 
Che uefte il mondo di nouel colore . 
Quando ~Oue è dafapere, che mai col Quando non s'accompag^ 
tema che. Ufoura detto Che in quefio fignificato • 
Cofì trouiamo y 

Quando Amor i begliocchi a terra inchina ♦ 

Quando giunge per gliocchi al cor profondo . 

Quando" l foaue mio fido conforto . 

Quefie tali congiuntioni non parue a i Latini , che eft j 

bauejfero tanta forza, quanto le primiere: onde le chi* 

marono Succontinuatiue . 

Ver diftinguere.come,O y Ouero:perche quantunque qun 

Del diftin- ji u con gi un ticne accoppi infieme le parole > nondimemi 

S oe * uiene a disgiungere ilfenfo,dimojlrando di due cofe uni 

O Amor ; o Madonna alt f ufo impari , 

Ch'io potefÀ al bifogno pretider tarme , 

Qucro al poggio faticofo er éto 

Ritrarmi accortamente da lojlratio . 

Del con- Per c ontradire : come Nondimeno > Nulladimeno ufat 

tradire . poche uolte : Tuttauia , Tuttauolta , Comeche > Ben 

che , Tuttoché y Quantunque , Auuegna 9 o Auucn 

ga che , AHuegwMo che : Anckorache , Scbene , 

Fercke 



P R I M O. 107 

Verche in luogo di benché . 

Perch'io t'habbia guardato di menzogna 

Ingrati lingua 7 
ifegucndo 

Tu però non m'hai 

R caduto hoiwr > ma fatto ira e uergogna . 
Tutte fi fatte congiuntioni fi aggiungono al Soggiunti* 
uo ; eccetto la Bencbe>chefi da al Dimoftratiuo.è uero, 
che da' Moderni s'è alcuna uolta ufato il Quatunque ccl 
medefìmo Dimoflratiuoillche forfè non e da riprendere. 

Per Eleggere : come quefta particella , Che, quando Di Elegge 
:Ua fi pone col Più tojlo , che da' Latini è detto Magis , rc • 
1 con l'Anzi , che tanto uale ♦ 

Togliendo anzi per leifempre trar guai ,• 

Che gioir per qualunque : 
k da noi s'è allegato più uolte . 

Trouafi alcuna uolta nel mede fimo lignificato acccm 
magnata con quejla uoce Meglio, ma da' Profatori : co* 
i%la usò il Boccaccio. Amando Meglio il figliuolo uiuo 
on dote non conueneuole a lei , che morto fenza alcun* 

Per r>imitiuire.come:Pur,Tanto,Solamcnte Almeno. j> e i <j; ra i. 

Pur ch'io non ueggia il gran publico danno . nunc . 

Bembo . 

Tanto ; ch'io dica >epoffa contentarmi. 
Imedefuno Petrarca , 

Solamente quel nodo , 

Ch'Amor cerconda a la mia lingua , quando . 
ape egli tacque leggiadramente il Se . 

Bembo . 



i 08 LIBRO 

Hauefiio almen d'un bel criftaìlo il core . 
r , come fi uede ne i uerfi del Petrarca addotti di [opri , 

Mi poi uoftro dettino , 
con quel , chefegue ; 

Prouedete almeno , 

Di non&arfempre in odioft parte ♦ 

Per render ragione ♦ come : Che, Vercioche , Vero' 
the, Acetiche, Affine. Vercioche, e Affine fono folod 
la profa . Ver che del ucrfo. Verche ueggio(e mifiiactk 
E x uero , che affine usò il Bembo nette fueflanze , 

Hon ui mandò qua giù ì eterna cura 

A fin , chefenza Amor tra noiuiuefìe . 

Per conchiudere: come Dunque, Adunque, In Som 
m , Vero yVerciò . E^? ufano in uarij modi : come , 
Se Amor none , che dunque quel , ch'io fento ? 

Dunque , ch'io non mi sfaccia 

Si frale oggetto a fi pofjintefoco ; 
Craltroue, 

infomma so quel , che fi fa nelchioftro y 
Veròfaper uorrei Madonna , s'io 

Son per tardi feguirui , ofe per tempo , 



t 



Parti he ** e ^ a Con & unt i° ne in queft* Lingua; fé io m 
fi danno vfingdnm ,- altro a dire ci rimane : fuor , che queh 
per leggia poche uoci; Egli , E*, ouero Eì, Ben, Ora, Vure, N 
*"* • E, Si , fi danno alle parti molto fieffofenz* fìgnifiù 
to ueruno ; o per leggiadria , o per aprirfì la Urad^ 
ragionare ,- o per ripigliare il tralafciato ♦ 

DELLE 
. 



P RIMO» 109 

DELLE CONCORDANZE 

PELLE PARTI* 

bR a , Si come a colta , che impara a dipingere % 
non e bafteuole il faper formar feparatamentt 
Kchi y bocca , orecchie , nafo , teda , mani , braccia , e 
altre parti dell'huomo >• fé egli non le facon giudei 
>roportione , e conmifura conueneuole porre infume , 
n guifx , che ne riefca un betto , e ben formato corpo : 
ofi non bada etiandio al giouane dudiofo della regola* 
x lingua , Ihauere apparato benifiimo ogni fua parte; Come fi 

celi non conofce,come ficonuenea ciafcuna di effe dct> bono 
. r J . , ' " congnia - 

ingiungere infieme ragioneuolmente . geremfie- 

Dico adunque primieramente , che a tutti i nomi ;0 mele par- 

){ìantiui,o Aggetttuiyche efiifiano; fi dàlateiXApera ti del par. 

na,Uuandone quelfegno di cafo,che è detto di chi chia lamcnto • 

u, ilqual riceue la feconda. Coft tra' pronomi relatiui 9 

gliycome fé detto : prende la terzd, Tu la feconda, lo 

i prima. Volendo adunque conuencuolmente accoppia* 

il nome col nerbo : e mediero,che effo conuenga neUi 

fona e nel numero . Come Cornelio Studia . Che non 

fi con farebbe , Cornelio Studiano ; o Cornelio Stu* 

, o {ludi, dando effo nome nel Retto.Cofì diremo pA 

ntc,\ Sonetti del Petrarca fono leggiadrifimi.e non 

oncontro , I Sonetti e" : percioche luno i il numero 

meno,e l'altro del più: cr appreffo ; Cornelio e per* 

na terza, e Studio e dudi prima e feconda. Similmenm 

chiamando Giouanni , fi dira , Leggi , e non Lega 

• De' tre pronomi four adetti non ci accade fauellar e : 



nò LIBRO 

p&che.glihabbiamo poilt 'co' nerbi . 
Aggetti- U Aggettalo conuienecol Softantiuoné Genere* 
do come ncl mmro . com Bf >Ua nontutjioncfà GiouanL Botto 
colTofan %vd>o ] Colto Sannazaro , Diurno ArioHo . 
tiuo . 3 V Articolo meord. egli conuiene col Pronome Re/4* i 
L'Artico- tìuo nel genere, e nel numero parimentexome>lo Arim 

1 onSnc 5 ° ' ^^ /e * mnC dd [ U ° grUU€ e le & Udr0 ¥UrÌ °f° * 
col° moto uo1 * P sr k bocche de gli huomini con bonoratifiimo gri 
me. do , e inmdiato da molti . e' <b auuertire ancor* din- 

torno a ordinar quefte parti , cfce ad alcuni modi di dir 
' re neceffariamente richiede il Soggiuntiuo:e ciò , </w<um 
do fono podi inanzi * nome pronome , che fi dia , fi 
fatti uerbi, Temo, Vogliose fintili, come : Voglio , che 
Girolamo Legga ,• Temo, che Giulio non pera. E chi fi 
crede , ch'I Petrarca erraffe in quel uerfo , 

Laqual temo : che' in pianto fi rifolue , 

non fi auuede,che la particella Che #4 in uece di Per 

Che parti- Somigliantemente , quando la medefima particella fi 

cella co- pone una uolta,e uitio nel continuar del ragionare npU 

roe fi dee gU^U da capo . cornea auide il giouane,cbe battendo h 

nigie ' donna rtuolto il penfiero a nuouo amante, che ella di lui 

più non curauaidoue que&o fecondo Che i di fouerchio, 

offendo futo pofto manzine alla fteffa Che deefeguitar 

lo infinito : come . S'auidc il gìouane , che la Donna d\ 

nuouo amore acce fa di lui più non curar fi . N ondimene 

reggiamo , il Boccaccio nel Decamerone in mcltiluogk 

di quejla regola ufeire. Ma il Bembo cr i buoni Scritto-- 

ri d'hoggidì thannofempre offeruata, dando l'Infinito e- 

totali Rektiui, MeyTeMìMiy^fihYo:^oi,jlconà 

ilcoHumc 



P R I M O. ut 

/ cojlume de' Latini, e co fi a nome di qualunque maniera 

enza la detta particeUaxome uidi Lui,o Pietro andar* 

|ì . Et in eia è dafapere, che fi come la Latina Lingua e 

taga tu far co fi fatti termini; Io credo te Amare,Leg* 

\ere,effer dottoicofi la Volgare in quella uece apprezza 

ti diremo crcdo,Che tu Arniche tu Leggale che Tu fu 

ìottOyComc parmi di hauer tocco di fopra . Alle uoltt Infinito la. 

\accompagnano alcune uoci con t Infinito de* nerbi : le uec . e nc ^ 

mali lor danno lignificato de' nomi : come farebbe a dU 

e . Del tuo ritornare a Vinegia tu non m'hai fcritto co* 

k ucruna : cioè del tuo ritorno . e fomiglianti • 

Di molta importanza e ancora l'ordine e la teftura 
ielle parole : ma quefta e parte, che appartiene al Rhe* 
ore , e non a Scrittore di Grammatica . 
" L'ufo e l'ambitionc di quefta età ricerca, che in que* $e fi dee 
Ilo luogo io /penda alcune poche parole d'intorno ai ufar nello 
vtoi , alle Signorie, cr a glialtri titoli pompo fi, che non ,criucrc 
Mo a i gran perfonaggi, ma a i plebei frefje uolte fi dan. ^! '2 00 * 
Ilo . E dico, che intirizzando noi le noflre Rime a per* 
\vna Honorata,ccn lo efempio del Petrarca uferemoper 
wpiii il Voi . ouc aucrtircmo , che occorrendoci chiai Vo1 C T°£ 
; tar quella cotal perfona , o animalo ftnrto: alhorajl ci debbono 
\ch. ede fornirci del numero del meno, nel modo, che fé* ularc . 
re egli , e non altrimenti . come in quella Canzone • 

O affettata in cicl beata e bella 

Ammd , che di noterà h umani t ade- 
rita uai , non come l'altre carca . 
ir m queWaltrd, 

Spirto gentil , che quelle membra reggi , 



ut LIBRO 

CT anco nel Sonetto 

Mai non uedranno le mie luciafciutte ♦ 
Spirto già inuitto a le terrene lutte ♦ 
Cborju da del Unta dolcezza ftMe > 
Cb'a loftile , onde morte dipartile , 
Le difuiate Rime hai riconduce . 
Delle Si- Olinto alle Signorie, bene e dottamente ne hdferitto il 
gnoric . Tolomei e il Tafjb : nondimeno chi non fi uorra in tutto 
difeoftar dal coftume Ìhoggidì,le potrà conferuar nelle j 
fue lettere, folamente fcriuendo a Signori , aUe udite ac* 
compagnandoui il Voi : come dice il Caro con tautoritì 
del Bembo : e chi pur uuole , poi che tufo ricerca, a peri 
fine honorate , e per tuttofarle , può ualerfi delle rdki 
gioni addotte dal Signor Rufcetli . 

Somigliantemente uferà i titoli,che conuengono &iUì 
Uer fi gradi ; ma fugga , quanto e* può , le tìiperbole: 
percioche oltre , che elle danno inditio di adulatione ; 
guadano elle ogni noftro componimento . 

VOCI VSATE DIVERSAMENTE..' 

O r s n,che alcuni leggendo le prefentimiefatk 
mi biajìmeranno in quejlo: che io fia ito ricercai 
alcune cofe bumili;lequali preffo a i Latini Maeftri s y itn l 
parano nelle prime Scuole; troppo minutamenteAlche fi f 
auuiene ,fara}olo per cagione, che a tutti naturalmentt 
diletta di ueder più uclentierile cime de gli arbori, chi 
j - le radicimondimeno niuna pianta fenza le radici può al 
della Gra- '* deuuta altezza peruenire : ne può afeender monte eh 
amica ef- non comincia dal piano ♦ Le cofe della Grammatica foni 

fenz<t 



F 



PRIMO. nj 

fenzd fallo baffe,dure y e faflidiofeda apprendere y md fai Ter ilare t 

ZA ^ covmtition loro non fi puofcriuer bene, ha onde*, ,.' ,P iacet i° 

i • o- • ri i i • i / r 1 Itdappre- 

come che io potepi in quejto luogo al primo libro far be ^ ere / 

vfiimo fine,per maggior [odi sfacimento di ciafcuno,ho 
voluto trattar di alquante uoci,che preffo a i no&ri aps 
ìrouati Autori fi trouano terminare diuerj amente ,e del 
mutamento, che fifa di alquante parole d'una uocale in 
'altra.E, per incominciar dalle diuerfitdjeggefi Bel* 
Zd y Beltd,Beltdte,Bdtdde:Cittd,Cittdte,Cittdde:Etd p 
itdte y Etade;Uonefld y Uoneflate y Honefìade:Pietd y Pieta* 
mJPittade: er alcune uocifomiglianti y che io pretermet- 
to per non ejfer tediofo.Dellequali altra regola dar non 
ipuo;fenon ritornare a direbbe Belù y Cittk, eglialtri 
iuno.nonti tronchi, e più in ufo, che gli interi, ponendofì 
ilino indifferentemente co fi nel numero del meno, come 
ih quella del più. A ppreffo il finire in De è più propK o, 
f tUd Volgar Lingua,che l'altro fine,che è il Te,accoflan 
Vpfi queflo alla Latinaicome anco Padre,Madre,Ladro y 
Vkdrofi coftumapiu ragionando efcriuendo,che Matre, 
mtre,Latro, Atro.E cofi fattamente è uagd la Thofcana 
luueUd di pronuntiare il De,chefifuol dire Padrone più 
volentieri, che Pdtrone; Imperadore, che Imperatore ; 
\imadore,che Amatore iCorridore,che Corritore; PoJe 
|We,cte Poteftate,e fi fatti.Onde alla particella Et^co* ^{ nuccc 
i \efu detto il ufo mutò la T in DiCrfecene Ed,ufato non. di Et . 
Iure da alcun moderno, ma dal Petrarca in quel ucrjo , 

Con la figura uoce ed intelletto . 
I la il Boccaccio non lusò major i buoni Poeti rade uol 
I Le n uero,che non fi trouaqucjìomutamento,fawn nel 
offeruaticnu H 



tt4 & I ' " B ' R > O 

leuoci pojle difopra,ér in alquante altre fimili'.percios 
che ben fi direbbe Modore; TEadore:Aradore,ma Moto* 
redattore, Aratore . Bifogna adunque,checiferuiamo 
del co fiume e dell'autorità . Oltre a ao tutti i nomi, che 
• • dai Verbi deriuano y ferbano fempre la Txome Honoris 
fo, Celebrato, Amato,e fi fatti. Ma de" Mutmenti,fico*, 
meiopropofì,fidirdnelfine.Trouafìancora(comefu 
ricordato difopra)preffb i medefimi Scrittori Loda,Lo 
àe 7 Laude$roda,Yrode,¥raude^ronda,Yronde>Canzo, 
na } Canzone:bencbe Canzonatine etiandiofu auuertU 
toyfu della profane fimilmenteSanza: quantunque ne gli ; 
antichi esemplari del Boccaccio Senza , e non Sanza fi 
troua.E t quefti tutti fini fi pofjbno ufire a uogliae ddet* \ 
to di chifcriue.Trouafì medefimamente Prima, Da Fri* 
ma,Pria 9 Primier> deriuata dal linguaggio Spagnuolo 
Eguale , ìguale , Vguale : Vero , Verace , come 
Raccomandami al tuofiglìuol uerace 
Kuorno ■', e uerace Dio . 
ftiero Bi- Vfirono ancora Mifiiero,Bifognc,Vopo ; che pojlo rp 
iogno. de uolte porge gratta al Poema,e infimamente nelle de* 
finenze de" Verjì.Et anco nelle profe non è alcuna uolU 
da rifiutare,ufandolo tante fiate il Benéo.Vfarono Sp& 
m,Spene,Speranza:Baldezza, Baldanza, BaUo r Dan» 
Zd, er altri fintili . Difiero i più antichi rerute mue<$\ 
di Ferite ♦ Vsò una uolta il Petrarca Dejpitto in ifeant^ 
bio di Diftetto . Vsò Dolzor in quel uerjb . 

Acquetàn cofe d'ogni dolzer priue . 
Vsò Soròr con taccento nelì ultima . 

Qi^ale a nott Sol ,fc [uà Soròr l'adombra . 

Po/i 



P RI M • O. •-.*♦■. 

Vofc Kdpto in uece di Rapito , e di Strafattala , • Rapto . 

Raptopermand y Amor,nefobendoue. 
Ma debbonfì leggere gli Scrittori con giudicio; e feguU Come (i 
fargli in queìlo,ondeefi fono più copiofieappreffohab debbano 
biamo d conftderdr , che tal uoce , doue ella fu poftddal Jf gg ere 
Pefr<trcd,o <fa dfrro Scrittore, £ì tene, cta d//ro«e «on ? ' cmt0 
quadrerebbe, il Boccaccio ufa Smile,Somigliante, Somi 
gliantcmente,Similmente, Altrefì,Guari; ma qttefti due 
ultimi usò poche uolte,emoltifime il Bemboie il Guari 
entra fempre con la negatiua . vfano i due Poeti Mai % 
Giamai,Vnque,Vnqua,Vnquanco: ma Vnquanco no mi 
ricorda mai hauer letto nelle profe del Boccaccio , fenoli 
per burla,ne parimente Vnqua , zr appo gli iftefii Poca 
ti non credo , che fi ufi, fuor che in deftnenza : come , 

Verdi panni , fanguigni , ofeuri , o per fi 
. Non uejìì Donna unquanco . 
Vso il Petrarca Lito e Lido , l'ultimo pure in defittene 
Za . Vsò Sempre e Mai fempre , come in quo" uerjì ♦ Mai fem- 

Vna parte del mondo e , chef giace pre . 

Mai fempre in ghiaccio , cr in gelate neui . 

Sempremai hoggidì e ufato da alcuno . V altre di* 
mrfttkfono pojìe di [opra ne gli Auucrbi, r.ctle Prepo* 
pilori, e nelle QongiuntionL Vsò finalmente Specchio , 
Speglio , Vecchio, Veglio, Augello, Pericol, Periglio, 
uoce follmente del utrjò ; er di fi fatti ajfai • 

Quanto al mutamento delle uocali, Aufi muta in o; A u come 
p fafi d' Audio nerbo Latino , Odo >• d'Auro , Oro , u aiuta . 
uAurkula , Orecchia, onero Orecchio . di Lauto Al* 

, di Gaudco , Godo, di Thcfauro 'k' he foro, quan* 

H ij 



né LIBRO 

tunque il primo fu del uerfo nelle definenz* . 
Tolto m'hai morte il mio doppio the/auro . 
E fi cangia e fi cangia in 1. Eftimo,ljlimo,Ejfiedito,ìfpedito : ilcbe 
la r più della profa, che del uerfo . Cofi medefimamente in 

quelle uoci>che preffo a' Latini hanno cominciamelo da 
De o da Re,mutafì U E in Lcome, Dijiruggo, Kinafco; 
mutafi anco di alcune il Re in Aicome Raccolgo,Racco* 
mando. In alcune rimane la Eicome Refta. Cangiafi pari 
mente la E in I in molte altre uoci,che da' Latini fi pren 
ionoicome in queftiDeus,Meus,e fi fatte:Che Dio,Mio 
fi pronuntid>efi troua fempre in tutti i buoni Scrittori 
I (T cangia Mutafi anco la 1 in E: come Littera,Lettera y Lette* 
inE * rato: Pignus, Pegno: Lignum y Legno, Principe „ 
Prencipe e Prence : Simplice , Semplice : Opinione i 
Openione , benché queftitre ultimi /blamente fi trouU 
no ufati da' ProfatorL E tornando a DegnOjfe il Petrar ! 
ta diffe una uolta Digno , come in quel uerfo . 

Volumnio nobil d y alta laude digno . 
e Deo in que&'altro ♦ 

Veder prefo colui , ch'i fatto Deo > 
rechifi ciò non folo alla autorità Poetica , ma all'ufo di 
que' tempi : ne' quali Deo , Meo , e molte uoa infoxuì 
V horride fi riceueuano molto fizeffo da Poeti. Co* 
tutto do e più in ufo Maligno , che Malegno; Benigno^ 
I in O c ^ e B cne Z no > Ordigno, che Ordegno. Mutafi anco lai 

in O ì come Debile , Debole , ma nella profa . 
O in V j Mutanfi parimente la OinV: come Longo , Lun* 

go : Occido , Vccido , Spelonca , Spelunca y come , 
O Cafetta , o Spelunca 

Di uerdi 



PRIMO. 117 

Di uerdi fiondi ingiunca ♦ , 
Ma l'Ariojìo usòfemprefrilonca con la O. La V in O: 
-cme Populo y Popolo 7 Vmbra , Ombra: Vulgo, Volgo e 
Volgare , Sujpetto , Soffietto : Titulo , T/fo/o: ma non 
è in ufo Soperbo , cr alcune uoce fìntili, tutto che VoU 
go fi a noce più famigliare della profa , che id uerfo: 
nel cjuale il Petrarca usò Vulgo , 

il Vulgo a me nemico , cr odiofo , 

Ch'il pensò mai t per mio refugio cheto . 
Mutafì ancora una Confonante in un'altra : la B in V : ? m v • & 
Fièw/i , Fauola,Habebam,Haueua,lbi,\ui. in P Gùcoa ln # , 
bo , Giacopoiin V, Bibo, Beuoima etiandio Bibo,e De» 
\libo fu detto dal Petrarca . Deliberare, Diliurare . 

Ben uenne a Dihurarmi un grande amico . e 

Lette al fondo bibo . 
JkC in GiLoco,Luogo:Lacrima } LagrimaJa D. w iop cin G 
pio GGX4do,Ctfggeo,- Video, Vf^/o;Secfeo,SeggR),^ Din dop- 
pi «erti LatiniyHodie,HoggLMutafì anco in N,Reddo, pio GG . 
(Remfo.c i/i compofuione piglia la Confonante, che gli )U 
ìinizLcome Accopagno Ammonijco, Appago, Arringo. 

La Lini . Placeo , Piaccio : Exemplum , Tìfempio : Lini. 
\ ÌTemplum Tempio ; cWanco Tempio , cr Efemplo (ma 
idi rado e nel uerfo ) fì dice • cr in N: come Melancho* 
\lia , Maninconia : e cofì la N in L : Veneno , veleno , N in L . 

La P in V conjonante : Scopro , Scouro : Coperto , p • y 
fouerto : Opra , Oura , Sopra , Soura . 

La Qui G : come Seguire , Seguire; Ecfuale,Eguda Qj n G. 
ìe.Lu R in l:Mora:Moìa:cr in doppio LL. Peregrino, 
| ¥ellegrino:ma il primo fìa nelfìgnificMo Latino ;dfccÒm 

H uj 



t t 8 L I B R- O 

io riceuefi per nobile er eccellente. E dicefi, Pellegrino 
intelletto, Pellegrino ingegno : quantunque nel Vetrari 

fi kgg d <&£ M0 ^ e l' un * uoce e fdt™ indifferentemente. 

Vederlo, VedeUo > uoce non pur del uerfo,ma alle uolte 

fimilmente della profa.Nella guifa,che fi mutano le altre 

confonanti, differifeo a dirlo nelfeguente libro . 

T In G. x/J muta in G.Ratione,Ra?ione; PaktioyPdagio ; 

Seruitio>Seruigio.Altrefi inD. Spata,Spada;Scuto,Scu 

do:Strata,Strad4ìContrdta,Contrada.cofiPatreìFadre} 

Maitre , Madre ; Atre, Adre : come fu detto difopra . 

V fi pone Voglio auertireglifludiofi,cbe k V Thofcanamentc 

in molte fifuol mettere in molte uoci y che prejjb Latini non Ihan 

uoci, che i no:come i n Nouo>Nouamente 3 Moro,Core,Vole y r>ole t 

.mai no c \j e j^ tiQ i^ y Yuole,Cuore,Muore^uouo,Uuouamente^ 

fifuol dire.cofi Percuote,Ruote,Vuote,efifatte.Mafoi 

lamente queflo cotale ufo fi ferba nella profa: percioefk 

il uerfoicome quello y che uuole effere puro,dolce,e tutto: 

gentile,fi accojìa più in ciò alla pronuntia latina.ilchefr 

uede pienamente hauzre ofjèruato il Petrarca. Alquak 

chi più s\kcc fiera , di maggior laude fia tenuto degno. 

DELLE F I G V R E. 

Figure ql- fT\ R A flettiamo delle figure ; che altro non fono. ; 

lo che fan- K^J che modi e forme di ragionare , lequali adornane t 
i componùnenti . Quefle, auuengct che da alcuni fofferc 
chiamati uitij fatti con ragione ; noi folamente .ad d 
quante , che fuggire fi debbono , nome di uitiofe porre- 
mo y le altre bellezze er ornamenti delle fcritture nm 
mando -, Quelle P che fuggir dobbiamo , fono tali . 

Primieramente 



fiO. 



' 



PRIMO. 119 

Primieramente il cMiuo fuono : ilquale procede da figure, 
più parole ; che da una fteffa Confortante e Vocale co* f Ke fi *** 
minciano , o fini fono in quelle , da che ha principio la g ° r e°caui 
feguente , nel modo,cke auuerrebbe dicendo,come coftui uo Tuono . 
compre fé : ouero , nella guifa , che diffe il Petrarca , 

Di me medefmo meco mi uergogno , ouero 

I da man manca . 
IH ciò pojlo alcuna rara uolta ha tuttauia gratia;com 
in quefì altro uerfo del medefmo Poeta fi uede . 

Del fiorir quefie inanzi tempo tempie . 
Dee fuggir fi y lo aggiunger parola di fouerchù. come, Paro,c fo * 
Vedere con gli occhi,Parlar con la Bo:ca;Vdire con gli uerchlc ■ 
crecchitperciocbe nefenz* orecchi fi può udirete par* 
larfenza boccale uederfenza occhi: nondimeno alcuna 
uolta ciò fi richiede, quando fi parla di cofafirana,e che 
pare imponibile a poter fi fare. Peccafi ripigliando pa= R - . f . 
rokyche ferbano un medefmo uigorcicome.Egliuifu in m'enfo di 
ferfonaio percioche ilfenfo è pieno y fcnza dire in pcrfo= parole . 
tia : fiction, quando ut fi pone per ijprimer non fo che di 
più : quando s'accozzano irficme fentimcnti altrefì non 
neceffari con le ifieffe o con diuerfe parole , con iificffc. 
torneagli fé neuenne a Vinegiaiepoi, che fu in Vine* 
giaifi riparò in cafa di alcune buone femine; e riparato , 
che fi hebbe in cafa di quefie buone f emine ,fecepenfic* 
ro dipartirfi . Con diuerfe : Come ; fece, quanto gli fu 
conceduto , e lafcib fiar quello , che gli fu uietato . 

Somigliantemente fi dee fuggirai porre infilane col Art ' :co!o 
Pronome l'Articolo, quando e y uifia di fouerckio,comc. C ° ! f-' ™ 

E quale e la mia una , ella fcl ueit : c h l0 , 

H iiif 



* 2 o L I B R O 

che baflauatbauer detto , Si uedc. E nelli nouetladil 
Guifcardo . Con general dolore di tutti i Salernitani \ 
honoreuolmente amendui gli fé fepettire. doue ftmiL 
mente Gli è fouuerchio . Nondimeno quejìo doppia* 
mento a tempo e leggiadro ; e non fi dee fuggire ♦ 
Ragiona • e x uitio ancora il tacer cofa^onde il nojiro ragionare 
re imper- ^4^ i m p er f e tto.come in quella ftanza deW Ariofto, 
Non molto uà Rinaldo,chefi uede 
Saltar inanzi ilfito dejlrier feroce ♦ 
Ferma Baiardo mio , deb ferma il piede : 
Che leffer finza te troppo mi noce . 
doue manca il uerbo Biffe . ma ciò anco non fif<tfen%4 
uaghezzct : come , 

Et ella , tu medefmo ti rifyondi . 

e, come nella detta jlanza: doue il giudiciofo Poeta y per 

dimoftrar la fretta, e il defiderio, che haueuaKinaldo di 

aggiungere ilfuo cauallojeuò prudentemente il uerbo. 

E , fi come è uirtìi, l'ordinare in maniera le parole , cht\ 

elle rendano il fentimento piano e facile att intelletto di 

ParoTe in- chi legge ; cofi medefimamente e uitio intricarle in mou 

tncate . <fo o c h e nc rifa ofeurezz* : come in quefii uerfi . 

Per quelle , che nel manco 

"Lato mi bagna, chi primier s'accorfe , 7 Quadrettai 
Doue quefta uoce QuadreHa è tanto lontana dalla fui 
compagna QueUa,, cht difficilmente e comprefa ♦ 
Scnti ££ n ! E x uitiofo il fentimento dubbio ; come 
to u bio Yincitor Ale ffandr olirà uinfe; 

che non ben s'intenderebbe 7 fe il Petrarca hauefjeuoluto 
inferire , che lira fu lùnU da Aleffandro , Alcffam \ 

dro 



;P R I AI O. ut 

aro daltira ; fé ilfeguente uerfo . 

E fel minor in parte , che Filippo , 
noi dichiaraci • 

VUiofe fono le parole improprie : comtfyerare in Parole irò 
uece di Temere , e Vedere in ifeambio di udire . proprie . 

Quantunque lo Ario fio accollando fi alt ufo de' Latini 
Poeti ufaffc Sperare pure in uece di Temere molto leg* ' ' * ' 
' giadr amente in quel uerfo . 
Perche a colui , che qui m'ha chiufa afferò , 

Che coftui ne darà fubito inditio : 
Ancora è uitio , lofcriuere di cofe alte con parole baU rvr 
fc er burniti : del qual uitio fu dal Bembo degnamente ncuolc*. 
riprefo Dante , come troppo licentiofo . Et fé il Pfs za . 
! trarca fi abbajìò alquanto in quel Sonetto , . - • 

Cara la uita ,• e dopo lei mi pare 
Vera honeftà , chen bella Donna fìa ; 
tgli ciò fece , per ferbar la conueneuolezza di Madon* 
\na Laura : che , comefemina , a parlar con altra femi* 
ina introduceua • 

Hauendo dimoflro i uitij yfeguirò hora di quelle fia Figure dà 
\gure> nelle quali entra la uirtu, e l'ornamento : non pc* uUlc * 
irò di tutte ( per non effer queflo il mio proponimento) 
\ma di quelle , che mi parranno più notabili . 
Ve n'e una , tolta molto leggiadramente da i Latini * :; 

Que/h è % quando l'Aggettino difeor dando)! col So* -Aggetti- 
ulmtiuofeguente, s'accorda o con Pronome, o con qucU uo lillcor ' 
ilo y che e poflo inanzi : come , s a ^ cc c ° 

Humida gliocchi , e luna e t 'altra gota i no . 

mchefi rifertfit a Colei , laquak 



HI z L ì B R o 

Tra bella e honefìa 

Qualfu più y lafciò in dubbio ; 

intefa per Madonna Laura . 

Il Bembo . 

Vien poi canuta il crin , feuera il ciglio , 

"La fatico fa , e deW/e ueccbiezz* • 

parole at- s'attribuifeono aUeuolte parole a co fa inanimata: 

tri J?H ltc * come fé il Petrarca ; ilauale parlando alla Canzone > le 
cola mani- ' , «* r ^ 

mata . comanda , c/?e elfo rfic^ 4 Madonna Laura y 
Lofyirto è pronto , ma la carne è fianca • 

Gmson chi tua ragion chiamaffe ofeura , 
Di jì Non ho cura . 
Quello , Vonfi quello , che contiene , per quello y ch'i contento* 
che code- toicome 

f c c ^ V Vauara Babilonia ha colmo ilfacco ; 
«auto . 0Ue BabJonia , intefa figuratamente per Roma , e pò* 
fla in uece de 1 Prelati , che al tempo del Petrarca ui ha* 
bitauano . 
Vonfi il tutto per la parte : come , 

Chiunque alberga fra Garonnd , e7 Monte , 
• E'ntraH Rodano , e7 Rheno , e l'onde falfe , 
Le'nfegne Chrittianifiime accompagna . 

ta parte p e la parte per iltuttoicome hauendo il Poeta fouradeUì 
ti tutto . 0n( } e ne [ p €tt0 a i m0UQ Cur i jjji u 1 q q ^ 

Segue y 

Tal,chefoldelauoce 
che fi gitf- ** tremr Babilonia , ejlar penfofa . 
gè di pm. S'aggiunge una lettera di più nel cornine lamento deUe'^ 

noci ; 



P R I IH O. t 25 

uoci: come d Gli la E , facendofi Egli . Nel mezo : co* teucra di 
me di Accefe fonnandofi Accenfe . Nel fine : come di P 1U ' 
Che y componendofi Cbed . 

Ne pure una lettera > ma dggiunfefì meo alcuna uoU 
ta una Sillaba : e di Vedere fafii Diuidere , e di Nudo 
Ignudo, di Auiene Adiuiene , di Similmente Similemette 
te ; di Fu Tue , e di DÌ Die . 

Chefolfenza alcun pari al mondo fue • 

Che fé quafi unfcreno a mezo'l die 

Scura le notti mie . 
A Uo'ncontro leuafì da tutti tre i luoghi hor letteraJiOY Lettera ài 
S.lhba.Lettera;come in Quefw,e rimati Efto. Sillabico' mcno • 
me di Hijloria y Storia,di ìfiejfo Stejjb: come di [opra dU 
cemmo . cofi porU in uece di Potria,Rompre in ucce di 
Rompere > Sego in uece di Seguo , viurò in uecc di 
Viucrò , Propia in ifembio di Propria fyefife uolte fi 
leggono appreffo i Buoni Poeti . 

Cofi medefimamente Ve in uece divedi ,Cre in uè: Ve in uece 
ce di credi , che usò il mede fimo Petrarca : ài Vedi . 

Cerne Cre , che Eabr-itio Crc in ue- 

Si faccia lieto , udendo la nouella ? cc Jl Crc " 

Pon in ucce di Poni 5 Com di Come , nella guifa > che * 
pur difepra dicemmo . 
Riflr ingonfi due Sillabe in una fola : come 

Ecco Cirda Pifioia , Guitton da Rezzo • : t 

Y arinata , ci Tegguio y che fi ir fi degni • 
E , come di due Sillabe fé ne fa una : cofi per contrario Due filfa- 
di unafanfene due : come , be riftrek- 



Pur Wmftim Ufi qtàftar afigno , 



% 



teia una 



ti4 LIBRO 

Oime terra e fatto ilfuo bel uifo . 
Vocali , pji t uolte fi gettano uia due uoedi . 



chefigee 
tano uia 



- * A la pranza mia 9 al fin de gli affanni. 



" Mettefì ancora una lettera per urialtra;come Crediate 
Vna lette- rutc . m q U€ ji u fig Ura $*accofta al uitio : Onde e me* j 

altri ♦ UDa ftì ero i c ^ e u ifi labbia molto riguardo ; cr effere in ìd 

molto ritenuti. 

veggiamoancotrafrortare luna lettera inanziaU 

V altra : come Vengo , Vegno , Spenge , Spegne, Strin* 

gè , Strigne , e fi fatti . 
Trafporu Traftortanfi ancora leggiadramente d'una Sillaba^ 
tion di Ice ad altra gli accenti ; e di Vietale HÙmileJeggiamo P/éa 
terao.di inumile: com 
accento • , . / 

Cercandomi , ero pietà, cr 

ilfembiante humile . 

ne folo in quefle uoci , ma anco ne i nomi particolari fi 

traJportano%li accenti alcuna uolta : come 

Biffe y Seleuco io fono , e quefiiè Antioco ♦ 
Entrano freffodiuerfefenteze fitto un folo uerbo:com\ 
Qualfìor cadeaful lembo , 
Qudfu le trecie bionde 
Verbo re- ^ dafeuna uoce allo'ncontro fi rende il uerbo, che pr*n 
a cia cu - premente le fi conuiene : 

I penfierfonfaette , e / uifo un Sole , 
E7 defirfoco ,- enfiente con quefl'arme 
Mi punge Amor , m'abbaglia y e mi diflrugge . 
Rifponde oue p^gere è proprio detta Saetta ,• Abbagliar del SO* 

caricò /e • € Vfiruggtr del fuoco , 
tran . fki/pondefi parimente a più uoci per i contrari : com€ , 

O uiu 



PRIMO. xtf 

O ulta noflra , chef bella in ui&a , 

Com perde ageuolmente in un mattino 

Quel , ch'in malfarmi a gran pena s'acqui fla . 
ouedi Perde contrario e Acquila; di Vn Mattino, 
Mot farmi : di Ageuolmente, A gran Pena . Nelle qua* 
U figure mirabile neramente è il Bembo. Da un fola Da un uer 
uerbo nafcono fteffo più fentenze : come . bo P iu fca 

Queftofu'lfel , quejli gli sdegni e lire Mnzc ' 

Viu dolci affai y che di nuli' altra il tutto . 
Zominciafi okreaciocon uagghezz* tunuerfo nella K u 
nedefima uoce , netta quale fornifce l'altro : come , comincia * 
p.« uolte Amor nihauea già detto fcriui , mento de* 

Scriui quel , che uedefli , in lettre d'oro . P iu acrfl 

ùtilmente molti uerfi fi Jogliono incominciar con una "" una - 
yedejima uoce : come , . 

Ve<fr tcM , (jfw4/rto w W dolcezza pioue > 

Vcè /«me , c/?e'/ ae/o w terni wio/ird : 

Vedi , quatte arte dora 3 f 'roperfc , e wo/foi 

Vhabito eletto , e m^r non w//fo d/frowe . 
V«e«o//e etiandiononfolamente s'incomincia, ma fi Chiudere 
ifoWe an wer/b con unafleffa uoce : come , e comin- 

Morte m ha morto; e jola pò far morte. ciarc ua 

-tganfi parimente molte parole continouando in una 1*$$? 
tedefima maniera: uoce,&aI- 

\n quel luogo , in quel tempo , er in queU'hora . tre figure. 
Wigliafi anco due uolte una jìeffa parola nel medefim 
ho fìgnifìcato : come y 

Meco mi diffe , meco ti configli* . 
Unno fine medefimmentc molte uociinunamedefi- 



u£ LIBRO PRIMO. 

malettera: 

SanU figgi* , leggiadra , honefta , e betta . 
Voci fimi- si mandano fomigliantemente più uoci fimili funaio* 

li ' pò Ultra: come 

A le pungenti y ardenti. 
t , come diffe il -Boccaccio dd compagno di frate OpoU 
la; Tardo, fogliar do, e bugiardo. ■ 

Vn ' folo ' Suolfi ancor* mettere un foto nome in più Obliqui di* 

nome in fiinti : come , 

più obli- D( - p en j\ er i„ penfur , di monte in monte . 

K 'noci Leganfì molte uoci con l* copula E ì come , 

con li co- Eie mani , e le braccia , e i piedi , e7 uifo . 

puU.elen- A g e uo \u ancora filafciano libere fenza legame: come, 

z "*' a gV.atti, ale parole, al uifo, ai panni. 

Molti aue si pongono anco molti auenimenti fotto una fola uoce t 

nimenti trattale tempre ft ripiglia , come , 

fotto una Fcw yj ett , . fil c(e / ha forz* in noi ; 

loia uoce . ^^^ cnk . f u } fotto c \f io mc qui ; 

E fera culla , doue nato giacqui , 

E fera terra , oue i pie mof.i poi . 
Difcordan Difcordaft aUe uolte il numero : come fece ilBoccaccio, 
nel nu- quando e diffe:no oftante i prieghi della fua donna, ufan 
do Oftante in uece d'O frantile, quando fi accompagnali 
uoce delmafcbiocon quella detta femina,dicendo, ogni pc 
fa pieno diromore:ccme fu detto difopra. E, quejloe,^ 
quato in orno atte otto parti detta Volgar Grammatica* 
daoliaWri infino a qui(per quello, eh 'io f<xppia)prtter* 
mtlftjho fxputo raccogliere in quello libro ; e chefotfi 
Omo ballatoli a pieno e compiuto intendimento di iet . 
r Libro 



za 
mero. 



t *7 




LIBRO SECONDO DELLE 

OSSERVATIONI NELLA 
VOLGAR LINGVA 

DI M. LODOVICO DOLCE* 




*EL CAVALE SI TRATTA DELLA 
Ortografia, cioè del modo di cor- 
rettamente (criuere. 



V r a certo cfaticofa imprefi 

i quella, che io prenda in que* 

fio fecondo libro Lettori,* do* 

nere, fi come-io pronti fi nel co* 

nùnciamento del primo, trattar 

della Volgare Ortografia No ^ ci!c '* 

/i, i dar regola 

gUypcrchc il darne rcgclcyitq: a „ £ rt0 



io noi accostava alla ragione cr alla consuetudine grafìa. 

ti t' ' ^ 

Uk quali due cqfe.c temer. t a il dipartirfi)::onfia agc 
tfc/oi.j>er rifi ^.ò di alcuni.; ìquaUcon nuoue tmum 



i"2 3 LIBRO 

tionUzr con nuoue forme di Alfabeti, doue efiifì ere 
uano porger gran lume aUa Thofcana promntU, barn 
confufo gli animi deglijludiofu E di uero,cbe altro e i 
uoler intrgdur nella nojlra fauetld Greche lettere & i 
fegnarci(quafi noni dugeUi , che imparano d ifyrmer 
uoci humane)i parlar con gli accenti loro, fuor che da 
nandoycaratterilafciaticidd inoftri antichi padri,appo 
Preformo tdre ofeuriù alla chiarezza i Ne/ uerocgli e gran pre* 
ne di alcu- f ont i onCy the uno o due ardifeano a prefumer difaper tati 
m * to y che uoglidno , che la loro autorità fu in ifeambio di 

Ugge d tutto il modoie che t piufono tdnto oftinati, che 
ueggendoje efferfoli netta loro opemonejn queUd d gui 
fd di Giudei dimorando, ddnndno chi altrimente ferine . 
ÌAd.perche d coftoro duuiene hoggintdi queUo> che in di 
uerfì tempi è duuenuto d certi maluagi introduttori di 
hèreticheprduiù : chei loro dannofi troudti infume col 
nome fi fono eftinti;poco eurddomi,ehe preffo di fi fatti 
huomini io mi fu per dcquijldr hiafxmo^difxderofo di giù 
Udrejrditdmente la incomincidtdfxticd andrò feguitado. 

AVELLO, CHE SIA ORTOGRAi; 

fìd , e diuerfitd nello fcriuere e pronun» 

tiare alcune parole ddUd Lingua 

Volgare alla Latina . 

Ortografia d dunque ( uoee Grecd ) altre.: 
non dinotd , che modo di regolatamente fariuev*\ 
le parole , che ci occorrono ufare ne i nofìri componi* 
menti. Onde effendola Volgdr Lingua diucrja dalla 

Latina > 



SECONDO. x 19 

Latin.i,diuerfe regole ancora intorno a cio e diuerfo or* Ortogra- 
fie te fi ricercano: fi perche ella altrimenti fi pronuntii " ol §^ 
I parlandole fi perche altri uocaboli noi habbiamo.Qum c j a j] a Lati „ 

> I to alla pronuntia fi può dire>che la nojlra fia più dolce, na . 

n che la Latinaipercioche noi non proferiamo Epfo,Saxo y La noftr 

> Scripfe,Pafto,Sanfto,Prompto,zr infinite altre uocifu Lingua ef- 
1 1 mili.zt anco i termini delle parole fono più uaghifi come Ter più dal 
i \quegli,che forniscono tutti in uocali . Certo è più grato ce che Ia 

! ìfuono Enea, che Aeneas; Padri, che Patres ; Soaue, che 

ì\\Suauis; Violenti; che Violentos;degli Amori,chc Amo 

rum,Amarono,che Amauermt.Mu non effendo mio in* 

Undimento di ragionar delle Lingue , pafferb ordina* 

piamente aUe regole della Ortografia più neceffarie ♦ 

LA CAGIONE, PERCHE SI 
raddoppiano le confonanti ♦ 

O nc i o s i a cofa , che ogni parola comincia o 

da uocale, o da confonante ; e che in mezo fempre 

neceffariamente alcuna confonante rientra; il raddoppia 

nto delle mede fune confonanti fu trottato per dar p:u ■ rat °f* 
1 J * r ^ r piamente» 

pirito, e maggior fuono a quelle parole, otte elle fi pon* j c lle con- 
\ono; tuttauia non fen^a ragione e regolato ordine rad fonati per 
{oppiandole . Onde ueggiamo,che quejla uoce Querela C ' JC ^ u cro 
tUa penultima Sillaba non fuona , quanto qucjV altra 
adrclla . Qofi epiufonora uoce Torre , che Amore: 
3otto,che Voto;Saggio, che Agio. ìlche foto procede ; 
lìomejìfentepcr lo raddoppiamento della Lhjella RR, 
mèla TT, e della GG nelle parole anìepojle.ìlquale ef* 
Ojjcnutioni, I 



i 3 o LIBRO 

fitto chi ornatamente ricufar uoleffe, leggd quel Sonet 
to del Petrarca : i cui due quaternari fono teffuti d'una \ 
medefrma defmenza, ne altro uifa differenza, fuor che 
tiette corrifyondcnze de' uerfì le confinanti doppie ♦ 
Leuommi il mio penfiero in parte , ou'era 

Quella , ch'io cerco , e non ritrouo in terra : 

lui fra lor y ch€l terzo cerchio ferra y 

'La riuidi più bella e meno altera . 

LE CONSONANTI, CHE POSSO- 
NO entrar nel principio , e nel mezo deUe parole. 



E 



. x C o s a chiara, che nel cominciamene deUe paro* 

le non poffon metter fi infume più che due diuerft 

confinanti : come ueggiamo in quefle noci ; ScudotSde* 

gno,Stemperato,Stordito,efomiglianti : leuandone fuo* 

ri Strada, Straordinario,Strano,Stratagema,Stringo, e 

• fi fattibile quali uoci per compimento di c:o> chefigni» 

ficano ,fenz* offefa della pronuncia fé ne pongono tre. 

Due medejìme non rihanno luogo, per effer cotalmodo 

Prooutia - di pronuntiar Barbaro^ non della ìtaliaicomc farebbe a 

re Barba- ^ Yt sSuperbo,o Vuener efìando ambigli V V per con* 

fonanti: ej è propriamente de' TedefchL Co fi nel mezo 

fra due uocali non poffono entrar fìmilmente tre diuerft 

Confinanti (tre ijìeffe ciafeun fa,che non ui cadono) cn* 

de non ifcriueremo ( come fu detto difopra ) San fio ne 

m Vrompto^ma Santole Pronto nella gttifa,chefi utde ha* 

to douerfi Kcrfempre tifato Vante,il Petrarca,et il Boccaccio ,quan 

fenuere . tunque del Boccaccio non fi pojfano addurre efempiiper: 

cioche 



SECONDO in 

cioche di cotale ojferuamento fi potrebbe rtcdr la colpa 
a gli fcrittori> cr a gllmprcjjori delle fue opere, non fi 
trottandole io fappia,originale di [tu mano .Ma non fi 
può co fi dire tinta no ctUeRime di Dante e del Petrar* 
e a . iqudli hanno ft fattamente nelle definenze accompao 
gnate tali uoci con altre>Chc ne C,ne P riceuono y che ap 
pare mamfeftamente , che ambedue fempre auucrtenz* 
a quefta regola haueffero. E per incominciar da Dante , Vcrfi j., 
ejjb nel principio della terza Cantica cofiferiue ♦ Date e del 

Veramente , quanfio del regno fanto Petrarca • 

Ne la mia mente potei far theforo > 

Sara hora materia del mio canto . 
Oueft uede Santo hauer per confonante corriftondenz* 
Canto 3 e di fopra Tanto ♦ Di Pronto cofi è poflo nel 
terzo canto dell'Inferno. 

Ch'io fappia , quali fono , e qual coftumc 

Le fa parer di trappaffarfx pronte > 
Seguitando , 

Et egli a me , le cofe tifien conte y 

Quando noi fermar em li nojlripafii 

Su la trifta riuiera d'Acheronte . 
lledefimamente il Petrarca cofi fi uede hauer Ufciato 
mtto . 

Or fia giamai , che quel bel uìfo fanto 

Renda a qucft'occhi le lor luci prime ? 

( Lafjo i nonfo > che di meftejfo e fi ime ) 

OgU condanni a fempitcrno pianto i 
CT altroue . 

Quel , che Vi Thcjfaglu hebbe le man fi pr ente 



% 1 z t I B R O 

A farla del ciuil [angue uermiglia : 
VUnfe ytnorto il marito di fua figlia 
Raffigurato a le fatezze conte ♦ 
In alcune \n queka guifa parimente nofìfcriuera,Cori&ante,Mon 
uoci file- ^o/ioweewer^Tr^s/ormo^Tr^ym^OjOè/^co/o/ 1 
TN.& il B, SobftegnOi'Fo&pojloimd Coftante,Moftro ^Trasformo >,j 
e fi facci , Trafmuto y oftacolo;Soflegno,J?ojfiofto<Egli è uero,ch\ 
douefi troua una di quefte due liquide L , er R> perche 
la uoce rimanga intera , neceffìtriamente ui conuengonc^ 
tr€confonanti;comeèSempre,Sepolcro y Tempro,efìmU\ 
Inoltre le uoci dette difopra.Et appreffo alcuni uerbik- 
ricercano per cagion de y componimenti loro : come Aè=, 
breuio,Accrefco,Attrauerfo, efìfattiidi che fi tratterà 
più inanzi.Oltre a ciò in alcune altre uoci non la necefh. 
Ù>ma tufo della pronuntia Thofcana le uimettexome in 
Labbro,Fdbbro,¥ebbre,Libbro,Ebbro y Ebbrio ♦ Onde*, 
ueggiamo,che ne il Petrarca y ne l y Ariofto 3 ne il làembo y i 
hanno ufata quefto raddoppìamentoileuadone uia Affiti 
to e Soffro , che non fi pojfono fcriuere altrimenti Ma 
ciò può rimaner wefl * arbitrio de gliftudiofìie Unto mag 
giormente, che a coloro, che non fon nati Thofcam , la 
pronuntia Thofcana non richiede , laquale in Firenze 
medefimaèpiu toflo ffiiaceuole , che altrimenti ♦• 
Confona- La onde non doura alcuno effere isforzato a fcriuere . 
usézarad accademia y o Accerbo per doppia CC: poiché niuu 



°PP iare - ragione ui ci dringe 



DEL 



SECONDO. in 

DEL MVTAMENTO DI DIVER. 

SE CONSONANTI, 

COmf. fu da me tocco nel primo Libro , cangiaft 
luna confinante neWaltra.Gndefì come la B,la C J 
et la P, pò ile infume con altre con fonanti fi Iettano uia: 
co fi ancora trottando fi cadauna delle due prime, et etiatt 
dio la V aggiunta a queflafola lettera T.fì muta in urial Mutarne* 
tra T. come Ottufo, Dotto, Battcfìmo, ejfcndo ilfuono to ^ l " 
Ma pronuntia Latina ; Obtufo, L>ofto,Baptefimo.So= f onaQC i # 
tnìgliantemente, quando la B,la D>e la G, precedono U 
M appreffo i Latini ; appreffo noi fi cangiano in altra 
LVxome SommeitOy Ammiro iDramma.E quelle uoci,che 
ìnetla Romana fauella hanno la M auantila N:come A«= 
tumno,Damno,Scamno:in queftafi riducono un'altra N; 
onde ne formeremo Autunno , Danno,Scanno. Ancora* 
per non ci dipartir daUa M, gli antichi hanno hauuto in 
ìcoftume di ponerlafempre inanziU B 3 er la P Alche uer 
irà medefimamente offeruato da noi in modo, chefcriue* 
rafii Nembo,Rimcmbro;Tcmpo,Tempro.Mutafì ctian* 
\dio la B, quando cUafla dinanzi l* hin utialtra L : eoa 
me Subleuo,Solleuo,in tantoché alcun moderno(ma pe= 
ìrauuentura troppo licentiofamentc)usò Sullime in luogo 
idi Sublime,e Trallatojn uece di Traslato, mutando la S 
in L. Trouandoft oltre ciò la P innanzi alla S ,mutafì 
parimente in un'altra S : come di Epfo ; che difoprafu 
pofto;fcriuendoJì E//o.E x uero,che ne* nomi Particolari 
gliantichi alcuna uolta noi mutarono : e di ciò ne fanno 
tejlimonio gli efemplari antichi fritti a pcnna:nc iquali 



1*4 L I B R O 

lpfìfìle,e ìpficratea fi leggexofi alcuni nomi di Cittd,co 
me Capfa di Barberia mi fine detti Terza Giornata del 
'Boccaccio : quantunque il Petrarca la lafciaffe ancora in 
quefta uoce Rapto, per far differenza da Ratto auuer* 
bio . Nel principio delle uoci generali , che dalla Lingua 
Latinx,o dalla Greca deriuano,rimouefì,come il Vfalmo $ 
e riman Salmone Salmodia y che diffe Dxnte.Quefte Siili 
Glie , Ne , he G//e,Ne,N/,e No pofte inanzi a Rjoppia RR rice* 
Ni e No , uonojeuandone leggiadramente effe Sillabe di mezo:e di 
zUR Qan Cogliere fafii Corredi Tenero Terrò, di Venir ò Ver* i 
rò,e d'Honoreuole Horreuok,uoce dette prof e e popola. 
refea ♦ Alle uolte cangixji la S congiunta con la C in due ) 
SS:come Lafcio, Laffo ufato da VoetL Ad Vrepofttiom 
Lxtina,quando ella s'accoppia col uerbo,cangia la D nel 
la lettera>ondeincomincix'effo uerboicome Adbreuiare, 
Abbreuiare,Adcogliere, Accogliere; Aduenire,AuuenU \ 
re, er glialtri . Allo'ncontro Raddoppia la confonante, 
che ella nel principio trourxome Raccolgo,Raddoppio^ 
t fìmiliyfuori che trouando quefla lettera Qjche alhofii 
prende la Cxome Racquiflo . Uquale Qnon fuole iflar ' 
fenza la detta C inanzi •> quando non comincia la paro* 
là; come acquay^ocque^iacque^Tacque^e fi fatti; tra* 
hendone Aquila , er Aquilone uento,che non la riceuo* 
no ; ma , quando effa da principio alla uoce , prende in 
fua compagnia la V confonante: come Quxndo,Quello. '• 

SE LA T SI DEE MVTARE IN Z 

E r vasi preffo a noi la T in alcune uoci Latine, ■ 
che fono medefimamente noflrc.pcr battere effa orU 

gìnc 






s 



SECONDO. i * / 

gine di alcune altre , che fìmilmetite t hanno nctt ultimi 
Sillabaxome Gratia^rudentia^EloquentiaiContinentia, 
Viuotione,lntentione,Oratione e famigliatiti: percioebe 
quejleuoci fi formano da Grato ; Vrudente,Eloqucnte, 
ContinenteyDiuotOyìntentOyOratoituttOycbe quefto ulti* 
tno termino non fa in ufo. Onde non fi fermeranno per 
C y ne meno per Z,come uogliono alcunLEtfe nella pronti 
tia tengono pure alquanto detta C,e della Z >• nondimeno 
non fi proferirono ette con quella p:enezz*>che ricerca 
la prima di quejìe due lettere: come fi può comprendere 
in quejla uoce Lucio , e Luciano:ne alt incontro cofi par 
tamente> come fa la Z ,• netta guifa che fi uede netta uoce 
Zelo, o in quejì y altro Mezo> quando ella e riceuuta per 
quello ychefignifìca Medius Appo LatinLE,quando non 
cifoffe ragione(cbe ella We molto uiua y bauendofi riguar 
io al fonte y onde efii nomi fi deriuano)non doueremmo 
perciò noi cofi audacemente f^rezz^r la lunga confuetu Quanto 
dine di tanti annuo Jegli fi dee porre in confideratione f* ce u * lcr 
Vautoritk di coloro^ che hanno in fi fatte uoci introdot- * f™ UC " 
a la Zfenz* regolai contra il cottume;perche non dee 
\aler molto più in ciò tautorità di queglialtri , che ra* 
\ioneuolmentela rifutarono:conferuando laufanz*per 
tanti tempi prefa er offeruata da i buoni Maejìritfenz*; 
zbel dire Oratione, Diuotione, e fi fattile più dolce cr 
u gentile pronuntia,cbc no e Or azione ^mozione, et 
altre:doue fi fente,che la Z rende nonfo che d' impedi 
nto>e di ajprezz^Onde in tanto ci farà conceduto nel 
regole detto fcriuere dipartirci da ghdnticbi,in quan 
il mefcoUmento di più confonditi >o Ufuotw di de une 

I iiij 



136 LIBRO 

lettere può fare afyre e malageuoli dame parole nel prò 
ferirleicome s'è detto di Sanólo,Prompto,e delle altre pò \ 
jle di [opra . Se adunque è conueneuole non ci difcofìare 

Ragione daUa ragione;noi in queUa dimoriamole dobbiamo preti ; 

e autori- j er i e ^ e ^^ autorità; habbiamo Scrittori certamente 
maggiori (con pace di tutti fia dettole più nobili di que 
fli tali Ne ciò io dico per morder ueruno: ne per meno* 
mar la lode di coloro, che fi fatto modo hanno introdot 
to , effendo eglino per altro degni di molto honore . 

DELLA X, E DELLE DVE SS, 

QV e s t a lettera X , perche eUa ferue per due 
Confonanti, pigliando in uece dieffa due SS, non 
Rad Jop- J cnzu c *gi° ne l* Ufciaremo da parteie fcriuerafi Lujjh* 
piamenco r ia,V affo, Saffo ^ciffo, Abiffo ;ef\milmete i nomi propri,!* 
delI'S. Alef)andro,efì fatti.A che per le dejìnczefì uede hauer [ 
fempre hauuto l'occhio Date e ilVetrarca^ilquale concor 1 i 
dò Saffo con Baffo , Laffo , e Vaffo in quel Sonetto . * 

Ire rime dolenti al duro f affo ; 
E Fiffo con Narciffo , in quell'altro ; 

Il mio auuerfario , in cui uederfolete . 
e molte altre uocifmili usò in diuerfi luoghi^che dddur, 
re farebbe fouerchio. Ma ciò è da intenderjì,quado alia x 1 
nonfegue altra confonante,perche dlhora neceffariamen 
te fi muta infoia S: come Effierto, Kff edito, quantunque 
in quefìe tali uoci(come ricordami hauer detto)nelle prò 
fé la E fi cangi uolentieri in Ijicendofl iffperto, ifpedfa 
tQ.Apnffofi uolge in S, quando da effa ha principio li 

parole 



SECONDO. 137 

parolx:come^Lenocrate y ^ienofonte:Senocrate,Senofon 
te. Mutuando egli fi trono, inanzia lei la C, fi muta in 
un'altra Cxome Excellcnte,Excetto,Excettione : EcceU 
lente,Eccetto,Eccettione:ancora che gl'introduttori deU 
le vuoile Lettere fcriuano EfceUente, Efcetto,Efcettione. 

DELL' ASPIRATIONE H, E 
delle uoci * che la riceuono . 



delle uoci , che la riceuono . 



HO k a ragioneremo della H ,- di cui fono hoggidl 
alcuni in maggior contefa,che fé efiicombattefjero 
d'un Regno^o pur, : cerne Cefare,deU'imperio del mondo. 
Ve una parte, che non uuole,che ella fi adopriftnon nel Due °P e - 

tominciamento di quelle uoci,che noi habbiamo da i La* nione ,,77 
.... . . r , • - torno IH. 

tim,e che i Latini prejero da i Greci:come,Unomo,Uos 

nore,Humile,Ho nerbo. Habito nerbo e nome, Her cole , 
e fimili. Altri l'hanno, come inutile,sbandita dall' Alfabe 
to.Efcriuono Vomo,0nore,0mai,0ra e fi fatti fenza. 
Ma noi ;che fuor de' termini della ragione e dell'ufo non 
ci facciamo lecito ufi ircela [limiamo del tutto neceffana 
nonfolo nelcomìnciamento,ma nel mezo e nel fine delle 
parole,che la portanoiakuna uoltaper dar fiato alla no 
ce,a cui uà manzi'-C? alcuna per difiingnerc unfignifi* 
cato da un altro. Che ella dia fiato e pollo alle uoci,io no 
mi credoyche dubiti alcuno ;effcndo per qucjla tal cagio* 
ne ritrouata. Che qucfio fiato conuenga alle uoci, nelle 
juali la ufauano i Latini ; fé efii nel fanno , ricerchino 
y«c: Ubriache di ciò trattano dijfufamcteic ricordinfi di Fp,'cTrama 
\ud Lello Epigramma di Catullo contra Arrio j Hftde di Carni 

lo. 



^f 10 " . /* àfpirato Theforo.e molti nomi particolari e d'buomi* 
ni,e di Città : come Thefeo y Thebe,Thejfaglia,e fimili : 



U8 LIBRO 

rome colui, chefapeua, quatto import affi Upronuntii ; 
deUa U,nonfolo la proferiua nelle parole,doue elhfì do 
ueua porremo ancora in queUe,doue per niuna ragione 
ni conueniuaicome era in quefte due uoci, Commodo, e I«a 
fidia.Le uoci adunque,aUequali la H, per cagion di dar 
lor fiato,nclcomìnciamento fi pone; fono le \opr adette ; 
cr dppreffo Konefto, Rumano, Honefta,Humanità,Hua[ 
more,Himido,Humidita,Herede,Ueredità,lìeretico,He 
refia,Hettore, Hofte,Hofteria,Hoftaggio,Koft>itio, e fi 
fittti.YLamo la riceue per far differenza da Amo nerbo: 
co fi dopo altre lettere Tbofco deriuato da Thofcano per 

Voci , che differir quefta uoce da Tofco,che dinota Veleno, Scriue* 
A fa mo- 
no 
ce. 

iqùali ciafeuno ne i buoni et approuati Autori potrà da 

feftejfo ageuolmente trouare,fenza che io m'affatichi ir^ 
ifcriuergli tutti Nel mezo: come Atheone,Qarthagine% t 
Atbanagio.Nel fine quefte due intergettioni etiandio U 
ritengono; AhjDeh: come nel mezo ohimè, Ahi; quan* 
tunque pure alcuni gìudiciofifiimifenza afttir adone quty 
ile ultime fcriuano. Egli è uero,che quefte Sillabe C4>COj 
Cu,non la uogliono: percioche dafeftejfe operano^quan^ 
che no uo to ^ H: e f cr ^fioArca,Parca,Arco,Parco,Bianco,At^ 
gliano I'h. co;Curiofo,Cura;ma aUtfncontro non puofenz* lei,Ce n 
Ci;percioche cofi proferendofi \haurebbono ilmedefimo\ 
fonone la ilzfja languidezza che ha "Dolce, o Pozzi . li 
perche è neceffario,che ella ut entri;e fermeremo Arche* 
Parche, Archi,Parchi,Biancke,e Bianchì, il fcmiglUnte, 
auuitne di Ga,Go 3 G!<; che ninna di fi fitte Sillabe ne U 

ammette 



SEC O N DO. x*9 

ammette ; mx per contrario pònft in quel? altre Ge,Gi : 
Piaga, Piaghe, Appago, Appaghe, Prefago,Prefaghe 9 
€ Prefaghi: Lago, Laghi. No/i m*è nafeofo, che in moU 
ti Autori fi troua anco con l'afpiratìone, Ancora, e Pe* 
trarca ; ma è ciò più tojio per certo corrotto ufo , che 
per ragione . E baili hauer detto quejlo poco di cofa > 
di cui f fanno tanti romori . 

DEL RADDOPPIAMENTO DELLE 

Confonanti fecondo lordine delle lettere, e 

principalmente dintorno a i Nomi 

HAvcndo difeorfo, quanto ci pare a bajlanzi, 
d'intorno al mutamento di alcune confonanti, par a 
fc c necejfarifima al correttamente fcriuere in quefìa Un* 
\ua sfeguiremo bora il raddoppiamento loro con qucU 
ordine , che effe ferbano : er per incominciar dalla B , 
lìf in molte noci per antico ufo ueggiamo raddoppiar fi ♦ 
3«e/fe fono Dubbio , Subbio , Debbo ; che anco Deg* j>j,bo e 
no fi dice ; Sabbia , Scabbia , V Rabbia nerbo ; che i) e o 
Gaggia fimilmente uien detto ; Gabbia $ Kabbia^ObieU H^ggi 
o , che altrimenti e fcritto Oggetto ; e quefli tempi ° ^ 
li tutti i Verbi , Amarcbbe , Leggerebbe , egli ék lQ .°^ 
ri : cr altre f quello Verbo Fabbrico , Fabbrica, e Ro* 
i , ma in Kubbare non fi raddoppia . 

La C fi pon doppia in quelle uoci Bacco > Sacco „ ? 4 uando 
ir^cco i Gntcco j Fiacco ; Baldacco , che ilfjè il Fe= pia p e e. 
raro* : Ghiaccio , nome , e Gwcr/o Kerfco ,- One ilprU 
io 2 che Latina:n::ite è detto Glacies , fi ferine con 



a 
buteo 

te 



14° LIBRO 

t offrir at ione dopo la G , per far differenza dal nerbo-. 
Traccia , Bonaccia ■> Caccia , Impaccio , Laccio, Boccate \ 
ciò , Braccio , Occhio , Ginocchio y che Occhile GU 
nocchi fa nel più per [empiicela e non Occhìj , e GU 
nocchi] ? cofi Sciocco Sciocchi : Scocchi , e in molti uer~ 
bi: come Abbraccio , Compiaccio 3 Difcaccio,e tutti 
gli altri , che forni/cono in quefta Sillaba Io ; e paru 
mente Abbraccia ; e Taccia , e Faccia . 

La D non fi raddoppia in alcuna noce , fuor che ih 
quefla , Freddo , er w Cddcfe preterito di Caggio , ec: 
certo ne* «erti compoftidatle prepofuioni Ad , e Ka: 
come fi dirà , de gli ifìefii parlando . 

Si doppia la F in affanno , Ajjfrtf o , O^e/i ,* D/#fc 
yen zd con i lor nerbi ; Difefa fcriuefi per femplice F ♦; . 

LaG fi fuol raddoppiare ogni uolta , c/?e «e//zm 
defte pdro/e la le la Celale ?A feruono per DiU 
tongo , facendofì di due Sillabe una : cerne Saggio j 
Viaggio Ràggio y Seluaggio y Oltraggio 5 Maggio , 
P ioggia. Loggia 5 Appoggio er Appoggia nerbo ;i 
fi fatti :cofì medefimamente nel numero del più Rag- 
gi , Seluaggi y Scluagge, Sagge , con glialtri : dotte è di 
fapere > che in Piagge ; Sagge > non u'è neceffario la I « 
come anco in quefle mei Gregge , Legge y auegna eh 
alcuni uè la pongano . All'incontro, quando le detti 
uocali Hanno per due Sillabe , effanon fi raddoppia 
come Maluagio > Palagio ,* Agio , Adagio , Dijfrre: 
gio , Vriuilcgio , Fregio Egregio , Litigio > Dioni* 
gio y e Dionigi , Vefligio , Seruigio . Non fi raddop-. 
piano altrcfi quelle noci particolari , che hanno dm 

termini 



SECONDO. 141 

termininola I : come Pari fi , Parigi, Tunifi , Tunigi; 
quantunque appo il Boccaccio fcmpn fi legga Tumfì , 
CT anco apprefjb alcuni moderni. Lui f, Luigi ; Mala* 
gifì , Malagigi . Ne è da Tacere , che la G , quando 
incontra la L , fempre le fi pone auanti ; come Giglio , 
Configlio , V erigilo , E/rg//o , e /ì /àta' « 

Rdddoppiafi laLin quefle uoci Bello, Cartello , L quando 
O/feflo , Scdrpe//o , Cer«e«o , Co/feHo, Dr^eflo.Fr^ fl raddo P- 
| tetto, Fello, Quadretto; Fauetto, uerbo,eFauetta,Cetta, 
ÌFacella , Kapello , Kapella , cr «riffli werW. 

Boppiafì la L finalmente in tutte le uoci,che Vhan* 

\no etiandio nel Latino : come Stella , Betta, Villa; BoU 

le , Tolle , Sollecito : cr ancora delle noilre uoci , Allea 

grò nome e nerbo , Allento , Rallento , Alloro , c)òw«a 

glianti . All'incontro Cielo , Ve/o , Ve/d , Ge/o , Pe=a 

lo , Ce/o «erto in tutte lefue perfone , Qwere/o 3 e Quea 

re/^ , cr altri fimili non fi raddoppiano. In quejìi artU 

coli Detta , Alla , e ne glialtri obliqui , e coflume ofjera 

tiato da buoni Scrittori di doppiar la ,L netta profa , 

ìfcriuendo le due Sillabe infume • llcbe fanno hoggidì 

meuni netta particella Con, quando ella con l'articolo 

y accompagna ; che mutando la N in L formano Cotta ; 

tome Cotta mano , ciò ferbando in ambi i generi , e HUk Colla . 

meri ; cr altr etanto in queiia particella Tra, e Fra ,fe* 

Tjuendo l'articolo , tifano porre la doppia LL: come 

Tratte gioitemi , o Fratte attempate , e cofi Dattili , e 

Dallei parimente : ma ciò non ueggio riceuerfì , fenon 

la alcuni pochi Thofcani , iquali hoggidì ne fono inuen* 

\ori . Ne/ uerfo pei gliflefii articoli per fanplke JLc 



t 4 z LIBRO 

Articoli fiparati fi fcriuono. E quefio fi comprende in qui 

Sfatai- u ^fidiBanu. 

nVpcr sé- Qvfjlo e dittino fyirito a che ne la 

plice Le Via d'indir fu ne indrizzi fenzi prego , 

ieparati • £ cclfuo lume fé mede fmo ceU ♦ 

Que fé Ne Li fi doppiette , fi difeordirebbe U corri? 
Jpondenzi con Celi , che per foli L fiferiue . Leggefi ■ 
anco neWAriofto . Tre dì e tre notti indiano errando { 
ne le Mimcciofe onde . Si gemini etiindio li L > quatta I 
do fi uuole far lungi ileum Sillabi : come in quejìi pi* • 
voli d'Annibale , Anniballe , nella maniera, che per cfa-ù 
gione del uerfofece il Petrarca . 

E7 uecchio , cti Anniballe . ] 

Treno con tar ditate , e con configlio . Et incori • . j 
Cliudio Neron , che'l apo dlAfdrubiUe 
Prefentò il fratello ifyro e feroce . 
quantunque egli ponejfe inco Anniballe nelmezo del 
uerfo . Vfafi etiindio a nddoppiare la L nella terzi jj 
per fona de" preteriti del dimojlratiuo: comeriguardoU 
li y ponendofi Vinicolo dipoi ♦ 
M quado Si nddoppu li M in quefte altre noci , Damma , Epk 
& doppia* gnmma y Fiamma , Gemmi , Gerufilemme , e Boem* 
me . Mi Femmina , Giammai , Commune , fi come tro* 
uamo in alcuni antichi efemplariper doppia MM,er 
ufati ancori dalcun moderno ;cofiniuna necefitaci 
induce ifcriuergli . Si raddoppia fimilmente , quando 
la particella Mi e ccmpojìa col uerbo Standogli dietro. 
cefi nel prefente , come Emmi , Fammi , Stimmi, Hzm* 
mi i Par lemmi , Trcuommi . 1/ Petrarca . .-■ JL 

Trouommi 



SECONDO. »4* 

Trouommi Amor del tutto difarmato , e 

Là , uè dì è notte flamini 

Addojfo col poter , c'ha in uoi raccolto ; 
CT altresì in tutti i paffuti , a iqualiè leuata uk k SiU 
tabu di mezo : come Amammo , Leggemmo , fummo in Amko . 
uece di Amafimo , Leggemmo , Fofimo ; figura ufa* 
tifiima fi preffb a i Poeti , come a i Vrofatori . Ma in 
^altri Sarmi , Doleremi , non fi raddoppia , per* 
tioche egli s'ba ricetto a gl'interi { che fato Sareimi, DoI «c 
Dolereimìjeuandojì via lai uocale ,per leggiadria. m '* 
fd N fi doppia in quefte noci Accenna, Antenna : Ar, N 
tonti*, impenna ucrbo: Colonna, Gonna, Donna, e a d^ 
Donno deriuato col leuar della Sillaba di mezo da Do» ' 

Mnus uoce Latina,®- mutando la M in N, che è quatti 
\\o Signore. Il Petrarca 

Per inganni , e per forza è fatto Donno 

Souramieifpirti. 
p in queftoftgnificato oltre il proprio generale di Fé* 
pina , fi prende anco Donna . come , 

Quando giunge per gltocchi al cor profondo 

Limagin Donna ; 
ttioè la imagine , che è Signora di effo cuore . E di qui 
ììiene Indonnare uerbo ; ebefuona , quanto \nfignorire. 
I bine in quejl'altri tterft del medefimoft uede , 

Varm: , qual efferfole 

fiamma d'Amor , ch'in cor alto s'indonna . 
tguita Madonna , e Affonna uerbo , cftmilmente Soiu 
o nome, che dai Latini è detto Somnus ,• percioebe 
kUo , che efi dicono Somnium , è c.wgi.Uo in Sogno 



144 LIBRO 

nella faueUa Thofcana ; di cui è il uerbo Sognare,cbt | 

non fi direbbe Sonniare . Ve Affanno , Anno , I/h | r 

ganno , "Danno \ nome e uerbo , Condanno : ne y quali U \ 

N per la ragione , che fu detta di [opra, fi raddoppia, '; 

E x anco dafapere, che la medefìmafì doppia nelle terzi ì 

perfine del più del Dimofìratiuo di tutti i uerbi quan* I 

do e' fono di due Sillabe come Hanno , Fanno , D^n= 

«0 , Stanno , Porwo : er e^wwd/o »e/ /wtaro ,/e ben i ' 

più fono : co^e Uaueranno , faranno , Diramo , Sta j 

ramo , Porranno . È/ce A" quejla regola Sono , che tut \ 

to che di due Sillabe fia, fi ferine per fola N cofi nel più 

N,<!uppli- come nel meno. Scriuonfi per doppia NN fimilmenU 

catal]e \ quefti preteriti , Venne, Tenne, Tenne, Souenné 
preteriti B mmmm ; e yj m ^ . e „ e / pi u y cnnero j e g/w/OT : a 

appreffo medefimamente la feconda perfona di cotal 
imperatimi F anne, Danne. Scriuefi altrefi Annetto; 
quantunque par effe al F or turno , che non poffa conrà 
gione doppiarfi la N in uoce di più di due Sillabe : <m 
de e sforzato non pure a guaflar quefìa uoce Annibale 
ma Conuenne , e molti altri Vreteritidi quefìa manieri 
oltre a quei 5 che fi fon detti : fi come fi dimoflra mani 
feftamente in quel uerfo de y Trionfi ♦ 
Cofi quefìa mia cara a morte uenne : 
Che ueggendofi giunta inforza altrui, 
Morir inanzi , che feruir fofienne , 
àifopra battendo per corrijpondtnza pofto, Conuenne 
Voppiafi Senno , quando è pofto per Sauiezz* • come 

P quando ° ue c il ua{or ' ld ccn °f caì ^ -> rtfenno t 
fi doppia . Si doppia la P in alcune noci , parte rhofeane * - 

parte , 



SECONDO t 4 * 

px)'tc,chc ucngono da Latini : come Galoppo , Toppo, 
Intoppo, Zoppo, Appesto , Doppio , Accoppio uer» 
ho, e Coppia, in uece di Compagnia ; come 

E la coppia <£ Armino, ch y infume 

Vanno facendo doloro fi pianti, 
cofi Accoppia nerbo , Viluppo , e Viluppato : e di 
Rompo, Ruppi, Ruppe, e Roppe. finalmente del uer* 
ho So , Seppi , Seppe , Sappia , Sappiamo , Sappiate , 
Sappiano. Appella, Rappella. Alcuni fenuono Oppe* 
mone per doppio P ; ma U maggior parte per femplice, 
Voppofi doppia da Profatori : ma nel uerfo nonfipos 
ve altrimenti , che con fola P. come 

Duo padri da tre figli accompagni i , 

Vun giua inanzi, e t altro uenia dopo ; ? e e P °ra<£ 

E t ultimo era il primo fa laudati . doppiare . 

feguendo 
Poi fiammeggiava a gmfa d'un Piropo 

Colui, che col configlio, e conia mano 

A tutta Italia g;unjc al maggior uopo . 
Nelle corri/pondenze dellacjual uoce Dopo u'i Viro* 
)^o , er Vopo , che per fola P fiferiuotw ; ma però a 
raddoppiar quefia uoce niuna necefiitk afiringe . Onde 
Ibi lo fcriucjfe per femplice P non commetterebbe cr* 
I ore . Doppiafi medefimamente Appo, Apprefjo: Ap* 
invito fi doppia folamcntc nelle profe . Sono altre ucci 
[articolari : Come Yilippo, Gifippo , Mcnalippo , Li* 
fopo, Anfl'ppOy Cnjippc, crfimili, cr amo Lippo , 
\olto da Latini ,• H>ppolito y Hippodamia, Uippomcne, 
ÌBippocrcne; Qiufeppc, Agamppc , Cidippc ; kquali 
OfjCfuationi. K 



t 4 6 IP fi B R O 

lo addoppiamelo riceuono tutte . 

Qui non fid perauenturd lontano dal proponimento 
noftro , il dire , che ld P , quando è pofld manzi atti- 
Li P inan- jj hduente per ld quaiita dette uocali, ebefeguono, fora 
21 ali H . ^ fa Fe s fa F ; ^ fa Fo . am y e alboru ui<x Iettando fi, fi. 
vi r • ponga ld F : eVi wece di Vhenioe, di ¥ilofopho,di Tìphig 
F # di TriompboyS'hdbbid d fcriuere Fenice y Filofofoi 

Trionfo ♦ Ldqual formd di fcriuere ( come d/cK/u a/a 
fermdno ) wjò */ Petrdrcd difua mdno : er ofrre, efre /i 
uede conferuata in tutti i uolumi antichi ; fi può coma 
prendere affai chidr amente , che quefto Poeta ne foffo 
offeruatore nel Sonetto , ì\ 

■ - ...... BodiciDonneboneflamentelaffe , 

Terliterzettiychefeguono. 

Poi le utdi in un Carro Trionfale ; 
E Ldura mid con fuoi fanti dttifchifi 
Seder fi in parte, e cantar dolcemente • 
Non cofe humane, o uifwn mortale + 

Felice Autumedon, felici Tifi , 
■ Che conducete fi leggiadra gente : 
¥el qual luogo Tiphi , e Schifi ,come che non differii i 
fcàno netta pronuntia ; non quadrerebbono , effendo dk io 
feor danti di lettere. 
Raddop- Netta guifd , che IdKfi raddoppia , fi come lo bah 
piamenco yj mo <\i mo flro di fopra in qu€ tempi d€ uerbi,m 
"quali fi leua la Sillaba di mezo : cofi bord reftd auuer \ $ 
iire, che effafi pone doppia etiandio in tutte le per fon 
di quegli^ che fornìfeono ld terzd in quefta Sillaba Re 
*om Soccorre , Abhorre ,Difcorre , Corredicene 

Concorre, 



ù 



• SECONDO. 147 

Concorre, e l'altre. Non iiid [otto quejìa regola More. 
Scriucfi per doppici RR Torre , er Rettone nelle de* 
fìnenze appreffo i Poeti: Carro, Bizzarro , Narro , e 
Garro uerbi . Scriuefi Arra , quando quefld uoce fi 
prende per quella, che da Latini e detta Arrabo , e da 
noi Caparra : e da lei ne uiene lnarrare,uerbo tifato dai 
Petrarca in quel uerfo . 

Vna angofeiofa, e dura notte inarro . 

Doppia}! Horrido , Uorribile , Horreuole per Ho» 
wreuole , Horrendo. Terra, e Terrà uerbo nel tempo 
tuuenire,quando di mezo glifi leua la Sillabai da au* 
%ertire, che oltre a i detti fono alquanti altri uerbi della 
mma maniera, che tenendo nell'ultima Sillaba la K, la Verbi che 
-addoppiano jìmilmente: come Atterro, Atterri,Atter raddoppi*. 
-a, Serra, Differra , Afferra, e Sotterra altre)! uerbo. no 1 R * 
Jfafi regolatamente di metter doppia la SS in quelle pa 
ole, oue lapronuntia di necefiitd la ricerca . La necef* 
ha fi può comprender facilmente da Cafa ; quando eli* 
inota Albergo, er Uabitatione , a Coffa alhora , che 
ìafìgn'fica lo Scrigno, il forziere , doue noi ripo* 
iamo le cofe noftre : che luna per fola S , e V altra per 
oppia fi ferine. Co fi parimente la comprenderemo dx 
'.affo a Cafo, come in quel uerfo, 

Amor d'ogni dolcezza priuo e caffo 

Deuria de la pietà romper un f affo ♦ 

in quefC altro 

La nottCychefcguì l'horribil cafo , 

Chefpenfe il Sole, anztt ripofe in cielo, 

Ond'iofon qui } combuom cicco , rimafo : 

K ìj 



t'48- K ì B R O 

cfce ambi fono di diuerfe lignificati . 
E v mefticrt) adunque di confiderar la pronuntix , laqud* 
le ndfce dd uarie fignificationi : quantunque appo noi 
tUa alcuna udta poffa ingannarci ; come in quefta uoct j 
Ripofo, che tufo delia no&ra Citta proferendo ui pon I 
Raddop- ine SS: ma doue mancherà la regola , in quella ucce 
p , u ,^ ent ? dobbiamo ricorrere aUa autorità de' buoni Scrittori > • 
uerbi . tnapimamente de Poeti : i firn de uerji de quali ci trar* 
ranno di errore* Si doppia la SS nella penultima del* 
l'imperfetto del Soggiunti uo, e del prefente e imperfefa. 
to del Defideratiuo: Amafii y Amaffe:heggefiu kggejfei. 
cofi Tofii, Fcjfe ; Perccfii, Percoffe preterito di Per* 
cuoio, Morifii, Monffe> Difii, Biffe, e fimili . 
Mife,eM!f Efcono della regola i Paffati del Dimoftratiuo di aU 
fé, e* fi fat- cuni Uir l t : come da Metto Mifi, da Prometto Promifu 
11 ' e fi fatti ♦ ìquali però nel più hanno Mifero e Me/fero $ 

Vromifero e Promeffcro ; auegna che quell'ultimo ter* 
mino fu più Poetico , che delle profe . Altrefi per fem* 
plice S fi deeferiuere . Tkomafjo per doppia S S poft> 
il Petrarca , * 

Volfmi al primo ; e nidi il bue* Thcmajjo 9 ma in 
iefinenza ♦ 
S con la C. Accompdgnafi la S con la C in alcuni uerbi , e in aU 
jn alcuni cmc uoc ^ De > im n j n q Ue fH 9 che finf cono in Sco ; co* 

vie Nafeo, Pafco* Ordifco, Yinifco, Sortifco, e/ìmili,?? 
ao in tutte le perfone del dimofiratiuofi nel più , comt 
mi meno: No/ci, Kafce ; Pafa,Pafce; Ordifci, Qrdifce; 
Finifci, Yinifct . Delle uoci: come Scempio , Sdento dd 
Sciemarucrbo; Sceltale Scielta da ScicgUerc: Ambdfàk 



SECONDO, i 4 9 

tdfciéj Ya[cio,ey affafcio uerbo; Lafcio fimilmente uer 
ho in tutte le perfine e tempi : coft Afcendo, Difendo, 
\Afcefa, Difcefa, Afcenfo, e cofi fatti . 

Difopra dicemmo , la T doppiar fi nel mutamento 
delle confonditi in quelle uoci, che uengono dal Latino 
Ora,perche a coloro principalmente indrizziamo la no 
fin fatica : iquali non hanno contezza della Latina 
Grammatica; porremo qui di [otto tutte,o la maggior 
parte delle uoci, oue effafi raddoppia ♦ Quefte fono , Voci , oue 
•Atto, Ajlratto, Adatto, Abatto, uerbi: Baratto , Ac= ^^i ** 
catto e Combatto pur uerbi . Contratto nome e uerbo : 
Diflratto, Disfatto, Eflr atto, Y atto, Ki fatto, Misfatto* 
-Matto, Patto, Katto,Tatto, Tratto nome e uerbo.V^c 
Affetto, Aletto, Aftretto, Benedetto , cojlretto , Corta 
cetto,Corfaktto\Dctto,Diktto, Difetto, Difretto, DJ* 
jlrctto nome e uerbo:effetto 3 lmperfetto,lnetto,Obbiet* 
to, ouero Oggetto: Prometto uerbo, Prouetto \ come di 
Prouetta età,cioè uecchio: Petto,Perfetto,Precetto,Ri* 
ftretto,Stretto:Kimetto, Ammetto; il primo uerbo >eil 
fecondo uerbo fìmilmente . Infetto per Infettato : come 
Aere infetto . cioè ammorbato , e peftdente i Cataletto, 
Letto nome è uerbo. Dirimpetto,lnteUetto, Maladctto, 
Foueretto,e tutte quelle altre uoci,che"l loro fignificato 
rijlringono, e fanno minore; onde da Latini detto fono 
Diminuirne: come da Pargolo; che non e in ufo; Purgo* 
\ktto; da Libro, Libretto* e da Figliuolo Figliuoletto • Laureto 
\Efe auuiene, che fi legga nel Petrarca, quanda ft 

Vunfrefco er odorifero Laureto ESfil 

\perfola T; quejto non e il Diminutiuo del Lauro , che ri . 

K iif 



* 5 o LIBRO 

farebbe Lauretto per doppia T ,• ma fignifica una Seh 
Mettalo un Bofchetto di molti Lauri: er è pofto nel fina 
timento, che lo pongono i Latini. Come lo pofc etiandio 
nelle fue rime il coltifiimo Sannazaro . 
Tal , che Varnafo mai nel fuo Laureto 
Non (enti ri fonar fi chiaro nome : 
cioè nel fuo bo Rodi Lauri , figuratamente intendendo 
i Poeti i V'è Afflitto , Conflitto , Defitto in uece di 
Difetto : 'Derelitto, Egitto, fitto, Trafitto. Addotto 
Botto, Dotta, e Dottanzaper paura , Indotto nome e 
uerbo : condotto, Ridotto nomi e uerbi , Motto per pa* 
rola: che quando dficende dal uerbo Mouere, per fola T 
fi fenuz : Lotto uerbo , che luttar diffe il Petrarca in 
defìnenza: e lignifica propriamente gìuocare alla lotta; 
cioè al giuoco delle braccia . Ghiotto per rubaldo e go» 
tofo con tafciratione dopo la G; dibotto , Sotto,Trotto 
uerbo , Rotto, Corrotto, Galeotto; Otto numero, er i 
compojlida quello, Diciotto, Quarantotto, e gli altri. 
Altretantojì doppia da alcuni , t cofi infino attanto ; 
e Mattino da tutti i buoni . 

Si doppiano i preteriti di quelli uerbi Faccio , e Trag* 
gioie cofi gli imperatiui.come,Yatto che fi fu inanzi ; t 
trattofi un cinturino dì fieno ; e medefimamente , Mattia 
tratti in coftaie da quejli deriuano Fatto, Tratto. 
Lettera Scriuefi per doppia T Lettera , che alcuni ignorane 
fcrtuefi g temente fcriuono peri, Apprejjb tutti i preteriti de 
nerbi della feconda maniera lo raddoppianoicome Letta 
da Leggo , Stretto da Stringo , e glialtri della pruni I 
ninno ,fuor che di due detti di [opra. Cauanfi fuori di 

quejìx 



SECONDO. t $ i 

quefla regola i preteriti di qu€ uerbi della feconda, md* 
4iierdy che formino l'ultima Sillaba dell'infinito in Ire ; 
come Vdùo dd Vdire, Varato da Varare , Inedito di 
ìjpcdire , e fi fatti ; che uogliono effere ifcritti , e prò* 
mntiati per femplice T. Lito anco fcriuefi per femplice 
T, tutto che i L.it.ni lo raddoppino. 

Della X oltra le dette di [òpra non ci rcjld alcuna L x mutar 
tofd dir e, fuori (ilche e molto neceffario intendere ) che *' m 
ellafimilmentcfì muta in doppia GG in quelle uoci,che 
tra Latini in effa fnifeono ; come Lex Legge ; Grex 
Gregge, e Greggia;uolendo alcuni,che quefla noce dell* 
f emina fa più propria della Volgar Lingua , che ncn e 
t altra del mafehio: come usò il Petrarca nel numero del 
più . Fere feluagge, e manfuete Gregge . Re S e ? 

Vartefi della Regola Rex, che per femplice G appo il fo^Q*** 
medefimo Poeta fi troua • 

Cancnte, e Pico un già de y no&ri Pvegf, 

Hor uago augello: e chi di flato il moffe , 

Lafciogli il nome, e7 real manto, e i fregi ♦ 
Parte ft etiandìo lex, che non in G,mainCCfi tra* 
muta, efaffene Eeccia. Oltre a ciò tutti i preteriti , che Preceriti \ 
nella lingua Latina hanno la *&,fcruano la doppia S S: che neì L * 
comedixiy Vixi y Yixi y RExiiDifi,Vif!y¥ifi 9 Kefixofi ^J x han " 
nella terza e nel più netld guifxjhc da me sV detto par* 
landò del doppiamene della S. Entra fot to cotal regola 
il Prefente di Texo, che fa Teffo , cofi nelUltre perfo* 
ne, nel più, cr w tutti i tempi . E ne efee qucflo pretea 
tito intellexi . onde fi forma Mite fi pcrfoU S. Poteuafi 
direnando io trattai della G, che egli cofi anco fi rad* 

K iuj 



\$\ LIBRO 

ifoppU in quefli uerbi Leggo , Reggo , Correggo dette 
feconda maniera; che hanno Leggi, Leggiamo, Legge* 
te, Leggono: ma lo tacqui, par edomi ciò batter compre* 
foalhora , che io dijti del raddoppiamento nelle uoa\ 
che fini [cono in lo Dittongo : effendo co fa ragioneuole i 
che comprendendo il Dittongo'con due uveali fono unk 
Sillaba, cofi parimente fintendeffs ciafcun y altro, o uer* 
t ho, o noce, ch'elfi f offe fidente in Go , fenza altra con 
fonante inanzh quantunque Veggo, o Veggio , mandi 
la terzaperfona in De . Ora affine, che l animo di uè* 
rimo non ijìia fojpefo , hauendomene dato occdfione il 
mutamento della X in G, non ho uoluto quefto annera 
timento Lìcere. 
La tetterà Seguiremo alquante parole della Y, laquale,come le* 
r e ee terajGrecaj Latininon ufauano y fuori ebene* nomi, efer 
dx Greci prendeuanoxon laquale autorità nella Volgar 
Lingua s'è riceuuto qualche tempo . Ma hoggidl come 
non bifogneuole, s'è cominciato a Ufciarla da parte. 
La 2 quan z,<xzfì raddoppia fempr e, quando inanzi a lei altrct 
doppia" " C° n f omnte non c poflaicome bellezza, TiolcezztjGcii 
,' tilezz*> Giouanezza, Ricchezza ; Auazzo ,Ragaz*>\ 

zo PaUzzo,e fi fatti : ma, quando uijlì auantijcriucfì' ! 
per fola Z: come Poffanza; Speranza, Partenza , Li* 
Mezo . cenza, efimilu Vfcira della regola Mezo , quando non 
è pojlo per maturo:quantunque il Petrarca aflretto dal 
la rima mi raddoppiale in quel Sonetto. 

Sai principio rifonde il fine, dimezzo ; 
ilche ha feguito poi fempr e il Bembo , er molti altri 
dopo lui fi nelle profe , come nel mrfo ; Mx il primo, 

. che 



SECONDO, t$} 

the uileuaffel'una Z,fu l y Arìojìo ; ilquale giudicò cht 
'ella non conuetuffe , doue la pronuntia non la doppiti* 
uà -, o doppiandola , ciò faceua fenza ragione ♦ 

DEL RADDOPPIAMENTO DEL. 
le confonditi i nel principio de y uerbi compojli . 

Lasciando a più fyeculatiui intelletti mera 
car y quanto di fopra habbiamo detto , con pin 
fpttili difeorfi , andrò raccogliendo per ordine di let* 
ter e , come ho offetuato ne' fouraferitti nomi , i nerbi , 
che per cagione di effer da alcune particelle compojli*, 
raddoppiano nel principio le confonanti . Qucfti fonò 
quegli , che fi formano dalla A , e dalla O : come che 
alcuni non fi trouino altrimenti , che congiunti . 

Dalla A , Abbarbaglio , Abbatto , Abbuffo , Ab* 
hreuio , Abbrucio , Abbcucrare, Abbendare.Abando* A axiSci ' b> 



no y Abondo niuna necefiita ci ajirìnge a raddoppiare^ 



& a tutee 



.ealtrc co 
Accolgo, Accoppio, Accenno y Accorzo , Addolajco, [ onan ci co 

-Affcmoj Affannare, Affretto, AffrontQ>>Affìdo,Af± me lì rad- 
fondo: Agghiaccio con lafpirathne dopo la G,Aggii<n <iopp lA * 
go , Agguagl o ; tutto che ancora per fola G lo trottia- 
mo: Aggiornare per far fi giorno: oue e da au<rtire,cht 
Aggiornare fi ufa a) foltamente fenza altra noce 5 cbz 
da lui dependa: come > 

E quando annotta e quando aggiorna . 
CT anco col terzo Obliquo . 1/ Bembo . 

Ch'io poffa il Sol , che le mie notti a?g'orr.d . 
Allargo y Alleilo 9 AReggmJcù > e Alloggi: Allegro^ 



*5 4 k I B R O 

-Alletto per inuaghire , Allento oltra il proprio fignift* 
iato poflo dui Petrarca una uoiu per diminuire : come 

New Kedra , A bete , Viti , Faggio o Ginebro 

Voria il foco attentar > cbél cor trijlo unge : 
Vtrciocbe neWaUentare uicnft a [amar l'incendio. AUat* \\ 
to per nodrire , e fé altri uè ne fono- Segue Ammaeftro* 
Ammonifco, Ammiro , Ammogliare ufato da Dante. 

Molti fon gli animali > a cui s 1 ammoglia > 
•the diuien moglie. Ammantare per coprire : come , 

Valtro e fotterr<t y eh" e beglioccbi ammanta : * 
( Y elice terra , eh" e beglioccbi ammanta : 
^nminiflro > Ammendo , er Ammenda nome.Ammor \ 
Z*& Ammorta uerbo Dantefco : Atmnorbare non ri* 
fiutato dal Petrarca : 

Cotóhuom > ch"efano > e in un momento Ammorbaci t 
Annottare per far fi notte. Annuntio,Annido>Annutta* 
re . Appoggio , Appreffo , come congiuntane , cofi\ 
uerbo : Appiglio y Approuo ? Àpprefento , Appare 
Apporta • Ve Arrefto > Arrifco , Arriuo : Arricchiti 
re , Arriderà Arrugginire >• Arrendere , Arro flirt, , 
Ve Affiggio , Affatto y Afiido , Afiicuro , Ajfegno * 
Affordare , Ajfembrare , Affoluo , Affumere ♦ Affo* 
migliare , Afiiderare > Affonnarc ; Attempo per diue* i 
mr uecchio , e per Tardare : come > 

Ch" a dire il uero homai troppo m'attempo ♦ 
Attriflo ; Attento, Attrouo > Attuffare , Attorcere* 
er Attorto . Auuenire 5 Auuentura , Auuiuare , Au* • 
uentare : quantunque non mancano di coloro 7 che gli 
fcriuano perjemplice V, 

Il mede* 



SECONDO. tsi 

Il medefvno fi fa in Ra : come Rabbuffare , Raccama* Ra come 
re 3 Racconciare , Raccogliere , Raccomandare • Cq/j fi ra(1<io P- 
Raddolcire , Raffrettare y Raffrontare : Ragghiacela* pU " 
re, R^/e/tfare, Rdflcgrdre, Rd5«w<*re* Ve Rama 
mento , Ve Rappeflo , Rapporto, Raffumo , Riffet* 
to , Rattento » 

1/ Ri non riccue raddoppiamento alcuno ; come Rfc 
bollire , Ricogliere , e fi fatti > 

il Tra medefìmamente non raddoppia il uerbo;fuof 
che in Traccorro , e Trammetto , non per altra cagioa 
ne,fc non perche fcriuendoft quefli uerbipreffo a Lati* 
ni con la N, e con la S , Tranfcorro; Tranfmetto, tro* 
uando U noflra pronuntia netla S non fo che diafyrezp 
Z<t j cr hauendo per le ragion dette di fopra delk tre 
Confinanti leuata la N , leuò loro fìmilmenteLtS.epo* 
fé doppia la prima lettera . Ben fono molti, che doppia* 
no i feguenti , Trabocco , Traduco , efojniglianti : ma, 
ciò non e da approuarfì . 

La O doppia il nerbo : come , Offendo, Offefa, Of* 
fero,offufco , Officio nome, Che officio più Thofcana 
mente, ma nelle profefi dice . 
La particella \n né* componimenti fetroua M, fi cangia 
in un'altra M : come Immergere } e quefla uocc Immor* 
tale. Se troua N,fcrba ilfuo^ccmz Ann'trire,lnnouare, 
nnocente: Innamoro , benché Numorarc non fi ufi . 

Nel Di Differenza , Difficile , Differiti >£>iffòììi 
co , Differifco ,e furali . fì r JJJJ! 

Voteuaioneluero alquanto piudiffufar.ente atlar= p U . 
\trmi dintorno a cotal materia di correttamente feri. 



*$6 L 1 B R O 

«ere ♦ M4 giudicando , quanto io ne ho detto ,bàfteu0* 

le, fi per coloro , che burino i fondamenti delle Latine 

lettere >comeper queglialtri ancora , che non gli hatu 

no ,♦ ho uoluto ftudiofamente pretermetter molte mina* 

iezxt y lequalifoglionofenzd alcun fi-utto ricercar fi di 

alcuni, che prendono uaghezza di empier molte carte* 

* di far grandi i uolumi . Biftahauer dimoftro, come fi 

debba fuggire il porre infieme alcune Confonanti ; come 

le lettere fi cangino luna nell'altra ,• come fi haadufar\ 

laH;e come a raddoppiare effe Con fonanti , fi ne' no* 

mi , come ne* uerbi, con ragioni facili er ageuoli da ina 

tender fi per ciafeuno • llche hauendo fatto ( fé io non 

wCinganno ) non fenzi utilità de gli fludiofi di quejlÀ 

lingudMra e tempo da por fine al fecondo libro, . 

fé alcuna cofa pur rimane da douerjì dire, 

quella lafciandoad altri né* libri, 

che già cotanti anni promet* 

tono,edafeftefiiinfia 

nitamentefi lo a 

danoyccn 

più 

letta maniera e più fot 

tilmente feri» 

uere ♦ 

IL f INE DEL SECONDO LIBRO. 

LIBRO 



t;7 




LIBRO TERZO DELLE 

OSSERVATIONI NELLA 
VOLGAR LINGVA 

DJ M. LODOVICO DOLCE, 




NEL QVALE SI TRATTA DEL 

MODO DEL PVNTARE. 




Val fi fojje lo inuentorc del 
diflinguer conia diuerfità de 
puntili diucrfe qualità de' peti* 
fieri noflri ; apportò egli feti* 
Zd fallo grandifiimo utile a gli 
ftudiofi delle lettere >&ai tói 
tori di qualunque libro . Conia 
iojìa cofa , che le diftintioni pofìc a i hwghi loro lena* q u £ co f ÌÀ 
w molte difficulù dall'animo di chi legge : lequah ftxfà utile il pu- 

rendendo i fentimenti dubbioft , furono gu , e fono tar bene . 
uttiuu cagione di fare incorrere gli buomini in d ucr* 

1 errori . ile he iwnfolo e auuenuto ne gli (ludi piace» 
ioli delle lettere Rumane , e ne grata di Yilofopa j vii 
tiandio in materie importantifìtmc delle dottrine M 
re : onde pei diuerfe quejìioni , e non piatole Henfu 



fj» l, I B R O 

nate ne fono . Ma , come che quefla belli f ima inuentic* 
ne fa cagion di molto bene : nondimeno pochifiimi fi 
trovano di quegli , che u'kabbikno pofto cura : e fi fono 
ueduti alle uolte feruti di mano d'huomini dotti fimi 
fenza punto , o diftintione alcuna . altri, che pure meU 
tendogliui, gli ponevano fuori di luogo : come, che efìi 
ftefii fé medefìmi non intendejfero. Di qui non pochi uo= 
lumi co fi Greci , come Latini , andarono lungo tempo 
per le mani de gli huomini mancheuoli non meno dìpué 
ti , che d'intendimento. Et erano pochi , che il Petrarm . 
ed, e Dante, per cagione di quello cotal mancamento 
per 'qualche anno ficur amente ardiffero di legger* ♦ O/j* 
de lo hauèr trottato alcuni in queìlo uerfo , 

E corcherafi il Sol là oltre , onìefee , 
ta dtòinticn dopo il uerbo , fece lor confondere e gua* 
ftar tutto il puro e lucido fentimento di quel Poeta , non 
fi auuedendo, che hfleffo uerbo s'applicaua a i due 
fiumi Eufrate e Tigre, che nel feguente uerfo pofti 
fi trouano ; 

JD y un medefimo fonte Eufrate e Tigre ; 
e che efii fiumi , e non il Sole , erano il retto di tal 
uerbo . Lo hauer fimilmente trouato il Adelfo nelk 
canzone , 

Chiare , frefche e dolci acque 
al uerfo, 

Eti ,u*eU*mifcorfe, 
V\Ua fenza l accento ,* e p& difetto de y 4ibrari te due 11 
uoci,di cui Unterà deltAuuerbioè Oue, congiunte 
infume > credendole una parola , le intefe per Vela ; I 

fece 



T E R Z O. tS9 

fece interpretatone di gran lunga lontana daluero , cr 
indegna ddfuo intelletto . 

I pruni, che spoppo fero a quejlo danno , e grandinimi 
fatica e diligenza ufitndo , arrecarono nelle tenebre lu* 
ce , furono M. Aldo Manutio Romano , AI. Andre* Quegli, 
N^gero, cr il dotto Bembo . Per opra de 9 quali i che furo - 
6reci Horaero, Demojlhene , e g/Z^n £ WO m Ak* noi p " mi 
tori,- e no* v/rg//w , Cicerone, e ì no/fo TAofcW Poe* bene?" 
tfjLCTi/ Boccaccio corretti e bendijlinti,e quindi lu» 
cidi & ordinati habbiamo. il Bembo primieramente 
puntò le rime del Petrarca, e la Comedia di Dante, nel, 
Y guif* > che bora nelle antiche imprtfiioni di ejfo Aldo 
le ueggiamo . Apportò egli di prima nella noflra lin* 
pia quello accento , da Greci detto Apoftrofo, e da noi 

Eliuolto : e prima usò il punto congiunto con la coma , 
he i Greci a esimere altro fignificato applicarono . 
'olendo io adunque in que&o Terzo Libro trattar di 
uejla parte cotanto neccjfaria , la beUifiima inuentio* 
fé di lui feguendo , prima ragionerò de gli accenti . 

DE GLI ACCENTI, E 

quali ragioneuolmente adoperar fi deb* 

bano nella uolgar lingua , 

Greci nello ufar di diuerfi accenti furono oltre 

modo copiofi : iLatiniyiftretti e parchi. Di qui 

ufeirono quefituerfi . 

Non badano a raccor gliacccnti Greci 

MiUe o più carte infime : ma i Latini 



\6 e LIBRO 

Vonno'hducrluogoinundbreueefold. 
Onde io non pofjo , fenon prender grandifiimd mdrduU 
glid della perduta fatica di dkuni ; che nuoui modi e re* 
gole d'Ortografia fcriuendo te dtqueili decenti dlor 
tnodo fauettando , gli hanno pofti in ogni uoce : quajl 
che in quella lingua , che beuiamo dalle fafeie col latte; 
alcuna fi poffa trouar cofi fattamente (ciocco er igno* 
Wnte, che nonfappia nei leggere, come anco nel ragion 
nare , conofeer nella maggior parte dette uoci , che glt 
occorrono , fé le penultime lunghe o breui fi debbano* 
proferire : e,fe'l dir Peregrini per cagion deUdfittabd^ 
the è preffo Multimi, efipronuntia lungd y e differen* 
te in effa pronuntia da queéla uoce Huomini, che thi 
Irieue , e per brieue e intefd e conofeiuta da ciafeun^ 
crecchia . Ma fé gli Scrittori Latini ( e fyetialmente i 
Voeti, a iquali per ricetto della diuerfiù de' picdi^con 
che componeuano ilor uerfi , erano gliaccenti grandiff 
fintamente bifogncuoli ) ncnfolo non fé ne uolfero cari» 
car, quanto i Grecìjnd pochifiimi ne ufaronoiquato mti 
no cioficonuiene a noi, che non in certi piedi,ma in aU 
Alla no* cuni ordini e quantità di frUahe(, quantunque offeruart 
Ora lingua il tempo di efii accenti fia neceffario ) formiamo i noftri 
fa miftie- uerfi. Noi adunque non in tutte le uoci, ma in pochifih 
rodi pò- m ^ e neceffariamente gli porremo , tre foli, il Graue , 
cm accéu- £ AcutQ ^ e 7 Kiuolto,fer bando. De' quali prima, che ah 
tH contezz* io porgd , e dù& fcpru; quali filhbe ,c V 
quali uoci appartenga metterglUaffim^ c/;c7 nofiro r* 
gicmr fa più chiaro ,- e vr.cjhero , che quello, che fia dù 
unto 7 e ciò ckefigrfiji^a , cQnofciamo f , 

"Quello^ 



TERZO. 16 i 

QVELLO, CHE SIA ACCENTO, 
onde detto , e quello, che cjjb operi . 

ACcento e detto da Ad Latina Vrepofitione y e Accento 
da Caì\to y che Latinamente fi prende per canto e *? po nor 
ìfuono: cr appo noi potrà dirfi Conccnto.percbe al fuon 
\della noce ci fa conofeer lefiUabc, e t ufficio dell'accento 
e reggere e moderar la parola. E y fi come non fi può 
\formar uoce fenza alcuna delle uocali $ co fi parimente 
ìnon può iftar parola , che non habbia alcuno accento: 
\tffendo l accento quafi fair ito er anima delle parole. 

DISCRITTION DE' TRE ACCENa 

ti ; graue y acuto, e riuoltOy e doue, e 

come ufare fi debbano . 

L*A e e e k t o Grane e una linea , che incomincia Accento 
dal difopra dalla parie fuujlra y er ha fine difotto ^ 2ue - 
\ncl deftro lato in cotal modo . V Acuto e una linea al Accento 
\contrario y che incomincia difopra dalla parte de$ra y e acuto . 
\difotto forni fee nella fìmjlra in quejì y altro modo' . \l 
ÌKiuolto e a guifa della C pofia al contrario di fopra la accento 
lettera, a cui fi pone in quejìa guifa\ riuolto. 

1/ graue io ueggio ufarfi da alcuni in quefleparticel 
le A\ N ; ma pcrauentura in damo: percioche fifatu 
lettere fenz* accento non rendono dubbio akuno y di ma* 
mera, che chi legge , nonfappia y la prima effere o ar* 
ticobyO prepofttione , e la feconda o di flint ione , o fé* 
gno di chi chiama. Ben puojìare il leggente fojpefo fo* 
Ojftruation, L 



%6z LIBRO 

pra la E in confiderare ,feeffajlao nerbo, o congiun* . 
tione ♦ Però a quefta ragioneuqlmente , quando.farà uer 
ho y fi porr alo accento graue , e fcriuerafun quefta \ 

E con l'ac f orm £ v : come 

cento gra- Madonna è morta, cr ha fecól mio core ; 

E uolendol feguire . I 

Owe /d pràwi E\ perche ftd in uece di E/i Latino Jerbd 
effo accento Graue;e lafecondu,perche è Congiuntane, i 
è libera e fenzd accento . 

Non fi porrà adunque accento in parola d'una Siila* | ( 
ba> fenon nella guifa , che detto habbiamo ♦ Porrasfi in i h 
quefta uoce Giù , accio che il Dittongo non fi prenda ]| 
per J«e Sftttfce, er w quefì altra Più . Nello auuerbio \\ 
La, forfè che ancora effo uiconuiene per far qualche 
differenza dallo articolo : come etiandio in alcune noci; L 
nelle quali , chi le troua> puojìare in dubbiose elle hab \\ 
biano lo accento nett ultima, o nella penultima : come in |j 
quefta particolar di atta, Cor fu, thucminiArtu,ZT in 
quejlo benedetto e riuerendo nome Gesù . Ora , perche 
non pojjono flar più , che tre ftlìabe fotto uno accento; 

Vfficiodel l y uffi cl ° àel Graue e di poffeder t ultima : e t Acuto fan 

l'accento pre una dell'altre due . 

graue , e j^ a onc [ e tutti i preteriti detta prima maniera ha* 
e l acuto urdnno f G p rd [ d q^ ultima uocah loro,ilfegno e pefo di 
queflo accento , Amò, Canto Portò , per dtftinguer co* 
tal tempo dalla prima perfona del Dtmoftratiuo, A f mo, 
Canto, Pòrto : nella qual perfona jenza, cfreijìfcriua, 
intendeft lo Acuto . 

Haurà fimilmente effo Graue lo auuenire di ambe le 

maniere 



TERZO, \6t 

maniere nella prima e terzi perfona:come Amerò,Leg 
gerò, Amerio Leggerà : ilche ojfcruando ,fi farà dif= 
! ferenza da Amaro terza perfona del più del preterito 
tronco , ad Amarono , che è lo intero ; e parimente da 
( leggerò, quando è uerbo 3 a Leggèro, quando è nome, 
t co fi glialtri . 

Porrafii etiandio il medefimo [opra l ultima nello 
duuenire dique" uerbi,a qualiè leuata la Sillaba di mc= y er b,- f ltìm 
zo : come Verrò, Terrò,Verrk,Terrà: nelle noci tron- C opati al 
che: come Beiti , Honeftd , Virtù , Lacciuò in uece di graue. 
Lacciuoli; quantunque alcuni [opra quejìa ultima uoce 
ut pongano un'altro accento. Porrafit jopra quejìa par 
ticeUa Però : come 

Però al mìo parer non gli fu honore . 
tonalmente fopra tutti i uerbi accorciati: come Potè, Verbi ac " 
¥è, Compiè, e fi fatti: i cui interi fono {ma pr effo ai ^1^^ 
Poeti, e quaf fempre nelle definenze) Pcteo, Feo 5 Cow= 
piei: e cofì Vdì, Dipartì, Morì,¥inì, e fi fatti . Non e 
da tacere, che quejìo cofi fatto accento porta fe<o tanto 
pefo fopra quella S Uaba,a cui efjo giace, che nel fine del 
uerfofa, che una fi prende per due : come 

Quanto poffo mifpetro ,• efol mi 8ò ♦ 
e in queft y altro uerfo di Dante 

Con effo un colpo per la man ÌArtu . 

E anco dafapere , che quando l articolo in uece di prò* 

nome, cominciando da Con fonante, s'accompagna col 6» Q^^o Io 

j . , ii rr ti , - 1 articolo ri 

ne del uerbo, a cui egli jta jopra , effo alhora binando ceue rj(> 

il Juo luogo all'Acuto, lafcia medefimamerte il fuo pefo cento. 

aUa sìejfa Sillaba , raddoppiando)] la confonante : cerne 

L ij 



1^4 LIBRO 

Arnoldo, ApriUa: cioc lui Amò, elei Aprì ; eparimen* 

te fa lunga la Sillaba. Co fi, quando feguita il Si, o il Ti 

immantinente : come Armofii, Dirotti: ma nel piu,cfrc 

Amarono , Aprirono, o Armarono , ptrche t accento 

l f a luogo neU 'antepenultima, effo parimente nella sìejjk \ 

uè lo Jerba,ejfendo accompagnato col detto Ti,o col Sii 

come Amxronti , Aprironfì , Armaronfi , rimanendo j 

L'acuto sé U penultima breue . Auiene il contrario in DaratwT 

pre a uga p^^e t'accento è nella penultima . Perche adunque \ 
la penimi- * , j r i t 

ma,quado l'accento Acuto, come s e detto , non giace,fuor che nel 

ui fta io- le Sillabe, che entrano in mezo della uoce , è da fapere, 

P ra • che ftando nella penultimi , effofempre t allungai e ri* 

munendo in quella, che le e innanzi * là penultima rejU 

brieue : come in Dolóre, e in Débole fi può uedere : la 

prima deUequali itoci ha il detto accento nella penulti* 

mi, e t altra netta prima . E chi non fa, je Amarono hi 

la fua penultima breue, lo potrà conofeere dallo accento, 

che (lì fu la penultima di Amiro . D; qui auuiene , ch$ 

quando al preterito della prima maniera fi aggiunge lo 

articolo manzi al Si o al Ti, conciofia cofa , che mai lo 

- accento non muta luogo, non fi doppia l 'articolo ,eU i 

feguente Sillaba e brieue : come Cangiòlefi, Diedékti: e 

cofì Diédclmi, Y ecciti: e nel più Aprironti , o anco nd 

prefente Ferifconfi : doue non fi ha riguardo, che le con 

fonanti fiano doppie -■> come hanno quegli,che compone i 

gono uerfi Latini: e come uuole il trouator deTiRejfa* 

metro e del Pentametro nella no fera lingua : ilquale ha* 

uendo a prouar, che le due confonanti facciano in cojì 

fatte uoci la Sillaba lunga , adduce per autorità i uerfi ; 

d'uno 



TERZO* t 6$ 

d'uno del picchi numero de' fuoi feguaci : laquale auto* 
riti, effondo fuori di ogni ragione, non dee effere dppo 
noi in confederatone . Di quefli due accenti ci dobbia* 
tno adunque ualere moderatamente , efolo per le cagioa 
ni dette di [opra . 

Segue il terzo da noi primieramente, per fuggir la* 
fprczza delfuono Greco,detto Riuolto.QueftoJì pone Accento 
ogni uolti, chefoleua la uocale . laqual uocalefì toglie nu °i to co 
iiuerfamente : cioè o quando la particella Che e inanzi 
all'Artìcolo llygettandofi la I ; come 

Laura, che'l uerde lauro. 
o, quando feguita l'articolo del più, o pronome, che co* 
mitici da uoede: come, 

Ch'i belli, ond'io mtflruggo, occhi mi cela : 

Ch'ella il fé ne portò ♦ 
Ch'ei , ouero Ch'egli . Altretanto fi fa alhora , che'l 
four adetto articolo feguita il Quando: come, Quando'l 
Pianeta. Kimouefi etiandio la medefima l, quando ftan* 
no manzi a cotale articolo, Su, o, Ne , o Con , e lafciafi 
Sul, Nel, CcU ma alhora non ui fi poti l'accento , forfè 
per entrar , come fanno , quefle particelle molto fpeffo 
ne i noftri componimenti : come etiandio auuiene degli 
articoli Bel, Al, D.i/. Cofi non fi ufi il Kiuolto in Pel 
tbbreuiato dalla prcpofttione, e dallo articolo Lo. Tor Quando fi 
nando al Che, fimilmentc, quando egli incontra la prcs lcua la *> 
pofitione In, leuafi U detta i,efafii ebe'n : uiT^Kiuoì 

Che'n Dee non credeu'io regna ffo morte , to . 

ponendo lo accento fopra la E. Sempre adunque che'l 
Che, o il Quando è inanzi all' II, fi trahe la uocale iiU 

h iij 



x6X LIBRO 

t articolo, e non dalle particelle antepofle y fegnando quel 
lische rimine confi fato accento. Ma aVì incontro, quxa 
do il Lo è pojìo inanzia uocale y dietro laquale feguita 
M,o N> può loferittore gettarne quella dell'erticelo, o 
della parola,fecondo, che più gli piace : come farebbe a 
dire, Lo'mperio,e l'imperio; Le'nfìdie, etlnfìdie . Ma 
dando effo auanti ad altre uocali, o pure alla medefì* 
ma, non ne feguendo alcuna delle due confonanti, fi ri* 
moue pur fempre la uocale dell'articolo , cofì di quefto , 
come di quello della femina: come l'Amore, e l'Amica i 
Cofì d'Rcrcole, Ondagli, ou'amor mi fyrona ; in uece 
di dire,Di Hcrcole, Onde egli,doue Amore.È dafape 
Nel Gli YCi che x\el Gli, articolo del più del mxfchio, non fi getta 
non i gec ^ ^ ^ fa n fa uoce fluente incomincia da uocale y 
ma effo e la uocale deUa uoce fempre fi Ufciano interi : 
come Gli Ruomini , Gli Animali , Gli Vccelli ♦ Oltre 
accio, perche per ragion del uerfo la I del detto artico* 
lo ui fta di fouerebio; e dell'articolo e della prima dief* 
fa uoce non fifa più, che una Sillaba; l'ufo ragioneuoU 
mente ha ottenuto di fcriuer l'articolo e la uoce injìe* 
me in quefto modo: Glihuomini, Glianimali, GliucceUi: 
ilche più interamente fi ferua nel primo, nel fecondo , e 
nell'ultimo obliquo: come in cotale efempio fi uede , De 
Glihuomini , A Glianimali , da GliucceUi . Medefìma* 
mente fi lafcia la \,feguendo uoce , che incomincia dalla 
ifleffa: come Gli Iniqui : o leuandofi,fi lega l'articolo fé 
co nel foura fritto modo: Gliniquifenza poruifi il Ri* 
uolto. Seruafi la medefima regola in quefie uoci l'uno e 
V4tro,ferrandofiambefenza lo accento col loro artico*. 

lo infieme 



TERZO. 167 

lo inficine cofi fattamente : luno, ci Altro. Ma , quan* 

t a jue generalmente l'ufficio del Riuoltofia di Jlarein 

vece detta uocale^chefi getta; e che effa uocale non fi Us 

ni, fenon nel fine delle uoci , alhora che Ufeguente ha L'accentò 

principio da altra uocale: nondimeno egli fi pone anco* nuolco l 
r . \ . „ ti 1 pone anco 

T4 in alcune particelle e uoci tronche y tutto che uocale in a i cun c 

non ne fegua: come Pe y Piani , De' Buoni , Co' Capegli, uoci tron- 

Me* in uece di Meglio, Mi 1 in uece di Mio , netta guifd> c ^ e • 

che ambi furono ufati dal Petrarca. , 

Me' M'era, che da uoifoffe il difetto. 

Si trauiato e'/ fotte mC defio . 
Ben uoglio auuertire , che nette uoci non fi dee mai , 
di rado, gettar la uocale: onde non fi fermerà. 

Voi, ch y afcoltat'in rime frarfil fuono , 

Voi, cb"afcòltate in rime fyarfe il fuono : 
comefiuede,chefaccuano gliantichi netta lor lingua: 
che quantunque eglino nel mifurar de 1 loro uerfigettafi» 
fero, come noi, la uocale, e di più la Sillaba nel fine,oue 
feguitaua M : come 
-Atqtialt£ Mania Rom<e , 
doue lo intero è A tque ; e 

-Multiti? et terris laólatus er alto ; 
doue fimilmente gl'interi fono Multum, er ifle: nondU 
meno efii ninna uoce troncavano , abbreuiauano feri* 
uendo. Laqual co fa facendo fi nel ucrfo , molto più fi 
conuien nette profe , doue A campo e Ubero , e non ri* 
tiretto, come iluerfo. Starà adunque ilRiuoltoper 
lo più in uece detta 1 nell'articolo , che detto habbiamo; 
V ancora , quando il medefimo ftgue il Se prcpofì- 

L itij 



#•8 LIBRO 

tione: come, 

Se'l penjìer, che mi &rugge : 
cuero ftaràmedejìmamente in uecc detta I detta particela 
la Vi, quando etti è pojla iti i/cambio di Voi : come nel 
[opra allegato uerfo . 

Me' itera, che da uoifoffe il difetto : 
ouero in luogo di lui; come in quell'altro, 

Ma, s'io riera con [aldi chiotti fiffò ♦ 
cojìjlarì in uece della E in quejl'altra particela Ne , o 
pur della I in Ci: come N'ergo Cera meftiero. Nel Che 
quando a lui fegue parola, che da aj^ir adone incominci, 
fi perde non meno la uocale , che l'adir adone , che effo 
tiene: come,C'hora, Chuomini Nella profa, doue il Ri 
Riuolto uolto dee hauer men luogo, puofì nell'articolo del meno 
come G u- fetta f emina gettare alcuna uolta l'A,feguendo altra uo 
fa - c ^ e > md * n 9^° del più non mai . Ma affine , che gli 

efempi facciano il noftro parlamento più chiaro, porro 
qui fot to un Sonetto del Petrarca ; er alcuna claufuU 
dette Nouette delBoccaccio . .De/ Petrarca. 
Voi, eh* af coliate in rimefyarfe il fuono 
Dj quei [offrivi, ond'io nudriua il core 
In fu'l mio primo giouenil errore , 
Efcmpfo Quand'era in parte altr'huom da quel, ch'i fono: 
del Pecrar De/ uario Me, in ch'io piango e ragiono 
n " Fra le uanz fpcranze, e'I uan dolore ; 
Ouefia, chi per prona intenda Amore, 
Spero trouar pietà, non che perdono . 
Ma ben ueggi'hor, fi come al popol tutto 
fauola fui gran tempo: ondefouente 

Dime 



del 



ca 



uolco 



TERZO- 169 

Di me medefmo meco mi uergogno . 
E del mio inneggiar uergogna è'I frutto , 

EV pentirfi, el conofeer chiaramente : 

Oe quanto piace al mondo, e breue fogno. 
Vede fi, che quejìiuerfx non fi rijlringono ,fenon negli 
articoli; e in poche altre uocLchele altre,tutto che tro* 
cdr fi potè fero; e che le lor uocali nel fine fi leuino nel 
m furar delle SiUabe;fono lafciate nondimeno intere. A/a 
loncontrofi uzdranno nel Boccaccio gli articoli alquan 
topiu larghi, ne corciamento di uoce alcuna, come 

Ma Pietro , che giouane era , e la fanciulla fxmiU Esempio 
mente, auanzxu. ino nello andare la madre di lei, e le f e 'Boccac 
altre compagne, affai; forfè non meno da Amor fo* uo j to 
(pinti , che da paura di tempo , Doue rimangono in 
quejli termini , Nello andare , e Le Altre compagne , 
CT in ogni altra uoce gli articoli interi . il contrario fi 
uede in quello , che feguita poco dapoi , Pietro , e la 
giouane non hauendo più preflo rifugio , fé rientra* 
rono in una cafetta antica , e quafi tutta caduta : nella 
quale perfona non dimoraua : zj in quella fotto un 
poco di tetto , che ancora nmafo ti era, fi riflr infono 
amendui . 

Qui in HE, erinvi fono Ictate le uocali: lequali Altri efem 
etiandio lafciar fi poffono fenza riprenfwne >• come pi- 
parimente in Ci, dicendojì non Ci è rimedio, e non 
Ce rimedio . Dirafi t anco , Che huomo è coflui f Che 
il mio pcnfiero non fu tale . Oue andate uoi t Onde e 
uenuto quefto auuifo i Se il uojìro difegno è fi fatto. 
Come e ita la b fogna ? Lo amico non a fu . e' uero, 



i 7 o L I B R O 

che Lo articolo detta f emina, come fu detto, quando tro 
ualaifteffauocale , perde la fua neceffariamente . Che 
non fi direbbe. La antica, ma U Antica: co fi parimente, 
quando feguita la O. 

Ora uegniamo a quello , che principalmente propoa 
fio habbiamo . 

MODO, CHE NEL PVNTARE O S* 
feruauano gli antichi, e quello, che fìa Periodo ♦ 






Trecofe T Re co fi^ ntlc ^i (P er <l u & ■> de ne fcriue 

nel punta- A Donato, Sergio, fortunatiano , e Diomede) nel* 

re contìde l'ordinare i lor punti confìderauano ; cioè , fé il finti* 

rate dagli mcn t delPeriodo era perfetto (Periodo noce Greca, 

che poi più communemente fi diffe Claufula ; e tutto 

quel giro, e comprendimento di parole >• come dapoi fi 

moftrera per efempio ; che abbraccia e contiene alcun 

de penfieri, che piegare intendiamo , pienamente ) cr 

dhorafegnauano un punto nel fine al fommo detta let* 

tera. come : Humana cofa e l'hauer compafiione a gli 

Diftimio - a ffititi * e quefto modo chiamauano Diftintione . Oue* 

ne . ro confìderauano , fé a compire il fentimento refiaui 

alcuna picchia parte, che di necefiita conueniua fegui* 

re : er alhora poneuano il medefimo punto al baffo 

detta lettera, come: ¥ra quali , fé alcuno mai ne hebbe 

bifogno, o gli fu caro,ogia ne riceuette piacere' feguen* 

do, io fono uno di quegli : ìlche pende da quel di fopra; 

e, come che poche parole fiano ; fenza di loro non era 

fornito il fentimento . E* quefi! altro modo addimanda* 

uno 



TERZO, 171 

uano Suddiflintione . Haueuano finalmente riguardo, Suddiftin- 

fe quel fent.mcnto, alquale erano leggzndo peruenuti> nonc * 

haueffe Unto di pienezza > che poteffero alquanto fcr* 

mar fi, e prender fiato y come che tuttavia altretanto , 

poco,o meno a terminare il Periodo rimanejfeier albo* 

ra poneuano il detto Punto al mezo della lettera : co* 

me. Quejìo bomdo comincimento uifia non altri nen 

ti, che a caminanti una montagna affira cr erta , preffo 

allaquale unbellifiimo piano e dXetteuole fia ripo&o* 

llquale tanto più uiene lor piaceuole, quanto maggiore 

Hata delfalire , e dellofceniere la grauezza. Oae ciò y 

che fegue dopo la uoce Ripollo , è poco meno di quan* 

toc poftoinanzi- Et quejìo ultimo modo era da lor 

detto Mez<t Dijìntione . Di maniera , che in tutti que* Meza *■ 

fli tre ordini di puntare, efii non adoperauano più, che 1IU10DC ' 

un fclo punto . E benché haueffero etiandio quell'altro , 

che dallujficio fu detto Interrogatalo , perche fola* 

mente egli fi ufa> quando alcuna co fa fi dimandale firn Q 

mente qudfegno, con che fi dimofirano alcune trappo* 

fitioni , Grecamente chiamato Paréntefis ; uoce , che fi 

pronuntìa con l'acuto ' nell' antepenultimi ; de y quali 

tutti poco più oltre diremo : nondimeno a paragone del 

modo, che trouarono poi i moderni , fi uede quellaiu 

tico effere flato molto pouero , e non per auentura da 

paragonar fi al no tiro . Serbollo da principio Alio, 

come fi uede ne* Poeti da lui mandati prima fuori nelle 

fue {lampe : dapoi , per fuo giudicio, per con figlio 

di altrui , lo lafcib in gran pdrte . A che fupplì com- N Juagc . 

pìutamnte la diligenza del Nauagerocdcl Bembo i ro. 



t 7 *> LIBRO 

in tanto , che a noSìri dì l'ufo del ben punture né* com* 
ponimenti Latini, non e diuerfo da quello, che da giù* 
diciofì Scrittori è [erbato ne i Poemi e nelle fcrittu* 

Bembo, re Thofcane . Vi ciò , oltre al Bembo , ne habbiamo 
etiandio obligo al dotti fimo JM. Pietro Vittorio : per 
opra delquale ueggiamo leprofedi Marco Tullio pun* 
tate con tanto e fi giudiciofo auuertimento , che ciò 
può in gran parte ballare a gli Studio fi per ifyofitio* 
ne e commento*. QueSìo Sìeffo ho trouato ojjcruarfi 

M. Vince- ^/ gentil Jcilofofo M. Vincenzo Maggio nella di* 
? a ^" chiaration da lui fatta , e nuouamente data alle Siam* 
pe fopra la Poetica di Arinotele : doue niun punto y 
ne accento , che a facile intendimento di chi legge fac* 
eia mefliero , può difiderarfi da alcuno : ikhe da noi 
fia detto per non difraudar ueruno del fuo deuuto 
honore, e delle fue laudi . 

DIVISION DEL PERIODO, 
e i punti , che ufare dobbiamo ♦ 

IL Periodo , di cui h abbiamo fouradztto ( lafciando 
alcune minutezze da parte) ha più membri: iquali , 
perche non altrimenti, che facciano quei del corpo , 
*° • a diuerfi uffici poffono feruir e; riceuono ancora diuer*. 

fé forme di Punti . Ne uolendo partirci dallo efempio 
del Sonetto pofio di fopra, noi ueggiamo , che quantun* 
que il Periodo, cioè lo abbracciamento del concetto del 
Poeta, fi eflenda infino a quel uerfo , 
Spero irouar pietà, non che perdono : 

tuttauU 



TERZO. 17* 

tuttauia dentro ui fi comprendono diuerfi parti : delle* Efcmpidcl 
quali alcune fono attribuite a color o,che afcoltanoicome Petr * r - del 

Voi, chafcoltate in nmejparfe iljuono 

Di quei foftiri . 
alcune a i fofpiri , parlando dello effetto , che in lui 
produceuano ; ilquale era di nudrirc di cfii ilfuo cuoa 
re ♦ apprefjb , per dimoftrare il tempo , in cui egli fi 
ne nudriua , dice . 

Infici mio primo giouenil errore ♦ 
e quejlo non gli parendo, che gli bafiajje, aggiunge: 

Quand'era in parte altfhuom da quel, ch'i fono. 
I Attribuendo ancora alcune altre parti a fi medefimo > 
er alla qualità, e /oggetto hor trifio hor lieto delle fue 
rime,fegue , 

Del uario fòle, in ch'io piango e ragiono 

ÌFra le uanefyeranze, e'/ uan dolore . 
Vlt imamente continuando il cominciato parlare a gli 
fìefii afioltanti , chiude la fintene; cioè ilpenfiero del 
fuo animo; in questa guifa ♦ 

Oucfia, chi per proua intenda Amore ; 
Spero trouar pietà, non che perdono . 
Veggonfi adunque più membri ; cioè più parti compre 
fé [otto un corpo,cioè fiotto un Veriodo: er quefle para 
tifino diuerfe. perche diuerfi fignificati hanno; ma pe* 
rò non fono contrarie, perche tutti in uarij uffici, come 
membri, accordandofi , fcruono a un corpo foto . M* 
tutto che quefìo efimpio poffix baftarc ; ne porremo tfem P l 51 
I un'altro del Boccaccio : e quefio farà della Nouclla follante- 
\ di Guifiardo . In cotti gui fi adunque amando luti re . 



t 7 4 LIBRO 

t altro fegnt amen te, nùtria altra cofa difiderando la già 
uane, quanto diritroturfi con lui; neuolendofì dique* 
fio amore in alcuna per fona fidare, a dosargli fignifìcaa 
re il modo, [eco pensò una nuoua malitia . Qui mede* 
finamente in un Periodo fono più membri: iqualiage- 
uolmente ciafcuno per quel poco , che s'è detto , potrà, 
comprendere . Può trouirfi anco il Periodo femplicc 
fenz* dtro membro . come , 

Grauefoma è un mal fio a mantenerlo ♦ 

er etiandio. Humana cofa è J l'bauer compafiione d gli 

afflitti Conofcittto il Periodo, e le fue partii è da inten* 

der la forma, e tufo de* punti . No* adunque babbiamo 

Punto fer- # punto , come ^antichi baueuano , ilquale dimande* 

mo ' remo Fermo , o Fittale, ptrche doue fi ferma la fenten* 

za, er ha fine il Periodo, lo poniamo; cr ciò non difo* 

pra, o a mezo della lettera , come efii faceuano , ma di 

fotto uicino alla uocale in quejìo modo ♦ Habbiamo U 

Coma Com^ con laquale tifiamo a diftinguer la copula, ( cioè 

la E, e certe altre congiuntioni)cr appreffo alcuni mem 

bri: e quefla è una uerghetta corua a guifa deUa e in 

contrario , pofla pur fotto la uocale in cotal maniera , 

A quefla mettendo fi fopra un punto cofi ; diuiene etti 

Punto Co quell'altro Punto addimandato Punto Coma ; per effere 

ma . ambedue congiunti er accoppiati infieme : ilqualPun* 

to Coma fta, doue il fenfo , o per trappofitione d'alcu* 

ni membri è imperfetto, o douefenz* trappefitione re* 

fìando fofpcfo,altra cofa, che da quello, ctic inanzi,dU 

Due Pun* pwde,neceffariamentc s "affetta . Seguitano i due Punti 

ti. in quefta guifu: iquali dimoflrando in ciò che fegue, con 

tranetd, 



TERZO. 17* 

trarieù , o pur certe parti diuidendo , o approuando , 
ci concedono fermare alquanto. Vlnterrogatiuo; di cui Interroga 
s'è detto l'ufficio ,- è r7 P«nro coai una tratta [opra rU nuo# 
torta, che comincia di [otto dal htofimftro , e fornifee 
aWinsu nel deflro co jì fattamente ! La Paréntefì; altri* 
mente Trappofnione; fono due C , luna riuolta contra 
l'altra in quefta forma, ( ) : laquale fi adopera albo» 
ra, che incominciandofì a ragionar di alcuna cofa , prU 
ma che quella fi fornifea, fi trappone altro yfofrenden* 
do il fentimento della prima . Di tutti quefti feparata* 
mente, e paratamente ragioneremo; recando a fodisfa* 
cimento di chiunque apprender quefta bella e profite* 
uolc parte del puntar diftdera, del Petrarca , e del Bocm 
caccio diuerft efempi . 

MODO ET ORDINE DEL P V N* 

TARE, E PRIMA DEL COMA. 

HO detto, chei coma fi pone inanzi U copula E. 
D: ch$ far a per efempio quefto uerfo , 

E uiua, e bella, e nuda al del falita . 
cuero , 

io ho pregato Amore, e nel riprego . 
e quefto sha da intendere , quando le dette Copule fi Conu co . 
reggono da unfolo uerbo : come in quefto altro efem* mc à ufo 
pio del Boccaccio fi uede, Mafempre della gloria di ul- 
ta eterna, e d'iddio, e de Santi ,gli ragionaua . Onero. 
Baueuaunafua Donna, Ixquale egli fommamente ama* 
uà, cr ella lui . A Ile uolte elfo non in ft pom : e ciò , o 
quando non u entra partimento : come 



%76 LIBRO 

E fempi Tutto di pietà e di paura [morto : 
del coma 0> q uan ^ f t fa più nerbi, o più Aggiuntici unSoftantU 
ca # uoicomefi dimojlra difufamente in quefto quaternario ♦ 

Vefcafu'lfeme, ch'egli (parge e miete 

"Dolce cr acerbo, ch'io pauento e bramo : 

Le notti non f ur mai dal dì, ch'Adamo 

Aperfe gliocchi,fìfoaui e quete. 

ouero , quando un uerbo opera uno ftejjb effetto in 
più cofe : come 

i e'I fune auolto 

- Era a la man, ch'auorio e neue auanz* . 
Mettefì all'incontro etiandio , quando non uiftd la Co* 
pula, ma ui s'intende : come 

A gliatti, a le parole, al uifo, a i panni ♦ 
Mettefì innanzi alla particella Che, o Pronome Retati* 
uo, o Congiuntione,ch'eUa fu . Congiuntione: come 

Amor, fé uuo\ ch'io tomi al giogo antico* 

Kelatiuo : come 

Voi> ch'ascoltate in rimefyarfe ilfuono ♦ 
Mettefì auanti d Se : come 

Giunto m'ha Amor fra belle er crude braccia, 

Che m'ancidono a torto ,- e $'io mi doglio , 

Boppia'l martir : 
Inanzial come, ofì Come . 

lo fon già fianco dipenfar,fì come. 

Alzato un poco, come fanno i faggi ♦ 
ìnanzi a quando, o a Qual'hora: come 

Non me n'auidi lafjo ,fenon, quando ♦ :c 

Che poria quejìa il Rhé , qual'kor più agghiaccia, 

Ìnanzi 



TERZO* 177 

Innanzi di He: 

Ned ella a me per tuttolfuo di/degno 

Torri gidtndi , ne per fembidnte ofcuro ♦ 
Mette fi finalmente manzi d diuerfe parti , quando il 
parUr noilro , fenzd tr apponimelo di altra cofa > 
che fi Jojpenda ilfentimento , corre dijlefamente al fuo 
giro: ocheui fiano dentro alcune deUe particelle de t* 
te di [opra , Acciocbe , que&a diftintione Ouero , 
Gerondio , Infinito , cofa tale . come , A Pagania 
no y ueggendola cofi bella , p arena ftar bene . E più 
innanzi • Poi che quefia notte fonò mattutino, fo bene , 
come il fatto andò da una uoltainsk . E nel princU Es cpìdcl 
pio della prima Nouella • Perche douendo io al noilro £ oma nel 
nouellare ,Ji come pr dm , dare cominciamento > inteiu 
do da una delle fue marauigliofe cofe incominciare ac* 
cloche , quella udita y la nojlra jperanza in lui , fi come 
in cofa impermutabile , fi fermi. Et ancora . Biffe , 
fé efifere preflo. Ne iquali tutti dimoiati efempi il Co* 
ma uà diftinguendo tun membro dall'altro , conceden* 
io pochifimo Jpatto di fermaruifi fopra . Ponfi me* 
defimamente dopo la uoce in Guifa , Di Maniera , e fi 
fatte : come , 

Moftrimi almen , ch'io died 

Amor in guifa , che fé mai percuote . 
Ma e da auertire , che fpeffo la qualità delfcnfo può fa* 
re 5 che nel più delle fouradettc parti Centrerà li Punto 
coma ; ddqualc bora fi parlerà . 

cffcruaUoni, M 



178 LIBRO 

DEL PVNTOCOMA* 

Come R t tjandosi il Puncotoma , nella gwfa , che s'è 
u a il Pun- Y fe ttQ , q Udn £ trapponendofi alcune cofe il fenfo 
e imperfetto i o doue fenza altra trappofitione refi* 
il Leggente fojfrefo , affrettando neceffariamente quello , 
chejeguita ; della prima maniera le/empio e tale ♦ 
Esépi n el Quando Amor i begliocchi a terra inchina ; 
Petrarca E i uaghijfrirti in unfojfriro accoglie 
del Punto con lefue mani ; e poi in uoce glifcioglie 
coma . chiara , foaue , angelica , e dittino. ; 

Vedeft , che infmo a qui hauendo detto il Petrarca 
quando Madonna Laura (intefa da lui per Amore a imi 
tatione de Latini come fi uede in quel uerfo di Tibullo 

Tandem uenit Amor , ) 
china gliocchi a terrai che dapoifoJfrira,e finalmente fi 
uellailafcia con quefti diuerfì effetti trappojli in mezo il 
"Periodo , il fentimento imperfetto , affrettando fi da chi 
legge quello , che cotali effetti partorivano : ch'i 

Sento far del mio cor dolce rapina , 

con queljhe figlie tonde in cadauno di que n membri;cioc 

dopo inchina , dopo Mani, e dopo Biuina ; s'è pofìo il 

puntocoma. E' uero,chc alcuni gli mettono a tutti ifini 

delle trappofìt ioni, fuor che a quello ; alqualefeguita il 

uerboyche s'affretta: che alhoraperfegno di ciò, nipon* 

Due punti gono i Bue Punti. f lqual modo a me non diffriace. A che 

in uece del feruirà quefto cfempio del Boccaccio, il mietile huomo 9 

Puntoco- c / ;e ponente tutti gli aìnaua ; nefapeua effo medefimo 

dggcrc,a qual più todolafciar lo uolejft: pensò,bauen* 

dolo a 



TERZO. 179 

dolo d cidfcun promcfjb , di uolcrli tuttdtrcfodìsf:re . 

Bella feconda maniera di adoperar quefo Punto co* 
ma , quando fenzd tr appo fu ione re fi a il leggente fojfres 
JOyCT affretta tifine , porro quefìo efempio ♦ 

ComeH cathdido pie per Inerba frefea 

I dolci pafii honefumente moue ; 

Virtù , ch'entorno i fiori apra e rinoue > 

De le tenere piante fue par y ci? e fica . 
Q«j il Vuntocoma è dopò Moue ; che infimo d quel uer* 
ho rimanfoffrefo l'animo di colui, che afcolta^attendendo 
ciò che fegue : che e , 

Virtù , efrentorno i fior apra e rinoue , 

De le tenere piante fue par , etiefea . 
llmedefimo fi può comprendere nel feguenteVeriodo Efempio 

del Boccaccio . E come , che quefti cofi uariamente opU " e * runto 

.rr 1 J .: [ coma nel 

tunti non morifjero tutti ; non perciò tutti campaudne. Boccac , 

cuero . Quantunque udite , gratiofe Donne , meco pei » ciò . 

[andò riguardo, quanto uoi naturalmente tutte fietc pie 

tofe; tanto conofeo , che la prefente opra al uotirogiua 

dicio haurkgraue e noiofo principio ; 

Simette anco queflo Puntocoma in un'altra conditio Vari modi 
ne del parlar nofiro : laquale e , quando tutto che ilfetu jj 1 ufare \ 
fi P°ffi P er ' c P* r °l c P°ft € itkovd fenzd altre feguenti 
rimaner perfetto ; fé gli aggiunge alcun altra parte da 
noi non affrettata : come : 

Cofifempre io corro al fatai mio Sole 

De gliocchi ; onde mi uicn tanta dolcezza > 

Che'lfi'en de la ragione Amor non pnzz* i 

E chi difecrne e unito d<x chi noie ♦ 

-M l) 



i8o LIBRO 

Ver cloche hauendo detto il Poeta , che eglifempre cor* 
reua al fatai Sole de gli occhi di Madonna Laura , il feri 
fo era chiaro e perfetto : ma , perche effo poi uiaggiun 
gè due effetti , che nefeguiuano : tuno, che da efii occhi 
ueniua in lui tanta dolcezza , che Amor uinceua la ra* 
gione ; t altro ,che ella all'appetito cedeua ; acciocheil 
Leggente molto non fi fermi > dopo gliocchi , e dopo 
Prezza , fi ha a ponere effo Puntocoma . ouero , come 
Uà in quefli altri uerfì ♦ 

Arda > o mora , o langmfca ; un più gentile 

Stato del mio non efotto la Luna ; 

Si dolce è del mio amaro la radice . 

che niuno affretta l ultimo uerfo ; nel quale è comprefo , 

Eterop* cofi dolce effere la radice deffamaritudineycfrcgli amari* 

~~ TW " do fentiuaAl Boccaccio continuando il Periodo nello e fem 
mo uoc» J J 

caccio . pio pofto difopra. Quantunque ucltegratiofe Ttonne , 
meco penfandojriguardo>quanto uoi naturalmente tutte 
fete pietofeitanto conofco y che la prefente opera al uojìro 
giudicio haurk graueenoiofo principio; fi come e la do 
lorofa ricordatane della peftifera moralità trappaffx* 
ta y uniuerfalmente a ciafcuno,cbe quella uidc,o altrimen 
ti conobbe,danncfa ; laquale effa porta nella fua fronte J 
Ecco, che alla uoce Principio era terminato ìljenjò, che 
iopra del Boccaccio doueffe porger grane e noiofo co* 
tninciamento alle Donne,per effere elìe(comc egli diceria 
turalmente tutte pietofe.Coft medefutumente dopo Dan* 
nofa era fornito il fentimento della ricordatane , che y i 
Boccaccio promette di douerfare della pejìilenza y ckcft4 
ne' tempi da lui ricordatututta uolta egli aggiungaLa* 

qv.de 



TERZO. tSt 

quale, con quel,che fegue. Sono molti, che non ufano qut 
fio puntocoma : ma , quanto e* fu utile intorno aUa in* 
teUigenza > ciafcuno lo può intendere ageuolmente . 

DE' DVE P V N T I. 

Dìmoftra adunque il Coma, doue efjb epo/io;fegno 
d'un poco di dimora nel leggereiil Puntocoma fa* 
fendendo Ufenfo ; aggiungendo ciocche non fa/petti, 
non permette, che alcuno molto fi fermi.Quefto concedo 
no 1 Due Punti , di maniera , che a quello fendo thuomo I <*ue pan- 
peruenuto 7 puo raccogliere lo fair ito acconciamente, con tlcomc fi 
auertimento però ,fenza confumar di tempo y di douer 
paffar più oltre . Si mettono quefti > come io difiù doue 
fegue contrarietà pure,quando uogliamo diuidere , 
approuar certe parti . Doue fegue contrarietà . Come Doue fc * 

Solea lontana in fanno confolarme S ue c ° n " 

Con quella dolce angelica jua uifta 

Madonna : hor mi/pauenta , e mi contrijla . 
per cioche y Hor mi/pauenta , e mi contrijla , e, come fi 
uede , contrario effetto da quctlo difopra 
' Solea lontana in fonno confo lame . 
Dopo Madonna adunque ftanno i Due Punti . ouero 

1 non tei potei dir alhor , ne uoUi : 

Hor tei dico per cofa everta e uera ; 

Non /parar di uedermi in terra mai . 
Mero i quando feguit a il Ma : come . 

Alhor dirà , che mie rime fon mute , 

V ingegno offefo dalfouerchio lume : 

Ma , fé più tarda \ haura da pianger fempre > 

H uj 



prouare 



i3i LIBRO 

1/ Boccaccio . Ne i Capelli altresì mi tagliafli y che io feri* 

tifico uedefhna forfè il facefli^che io non me rtauuidi: 

Del diui- E) e / Dìuidere . il medefìmo , Veramente glihuomini 

dcre • fono dette fonine capo : e fenza lordine loro rade uolte 

riefee alcuna noflra opera a lodeuole fine ♦ oue i Due 

Punti diuidono l'unafentenza daììaltra,come che ambe* 

due Jìano conformile diuidono in guìfa>cbe danno altbuo 

j, mo affai honefìo fyatio di fermar fì.Dett Approuare,do* 

uè e il Perche o Percioche > ouero il Che in uece di Pera 

che in alcuni luoghi : come , 

Hor , benché a me ne pefi , 

Diucnto ingiuriofo , er importuno : 

Chel pouerel digiuno 

Vien ai atto talbor , che'n miglior flato 

Uauria in altrui biafmato ♦ 
E nel boccaccio .Della minuta gente (e forfè in gran par 
te della mezana)era il riguardamelo di molto maggio* 
re miferia pienoiperciocbe efii ilpiu>o dafteranza,o da 
pouerù ritenuti nelle lor cafe y o nelle loro uicinanze,ftan 
dofi,a migliaia per giorno infermauano.Ho detto in alcti 
ni luoghi ipercioche alle uolte inanzi * quefti può entrar 
la Comi, e il Punto fermo ; alquale è tempo dipaffare ; 

DEL PVNTO FERMO* 



©oefimct 



DE l Punto femplice,cbe Fermo,o Tinaie cbiamii* 
mo ; ritorno a dire , che egli fi mette , doue ter* 
Fermo > mina il Periodo . ìlche è tanto ageuole a conofeerfi , e 
potere apprendere 7 che quafi non è mefliero lo ad* 

durre 



TERZO. i8j 

durre efempi . Nondimeno , feguitando lordine , non 
refterò difoggiungeme alcuno . 

In quelli partii doue Amor mijprona , 

Conuen , ch'io uolga le dogliofe rime ,- 

Che fonfeguaci de la mente afflitta . 
Dopo afflitta è il Punto, perche ilfentimento è pieno: e 
cloche feguita è principio d'altro concetto , e d'altro 
Periodo. Vcggiamone bora uno del Boccaccio.Efu que 
fta peftilentia di maggior forzd:percioche effa da gli in* 
fermi di quella, per lo comunicare infume , s'auuentaua 
<£ [ani no altrimcnti,che fi faccia il fuoco alle cofefecchc 
et unta quando molto uifono auuicinate.Ma,pcrche me 
glio anco s'intenda ; porrò duePeriodi infume y come - 
feguono ordinatamente tun dopo laltro.Donne mie care Efempio 
uoi potete cofì , come io , molte uolte hauere udito; che del P unCO 
a niuna perfonafa ingiuria , chi honeftamente ufa la fu* £ ™° ° cI 
ragione. Naturai ragione è di ciafeuno, che ci nafee , la c io . 
fua ulta , quanto può , aiutare e conferuare e difendere : 
e concedefi quefìo tantoché alcuna uolta è già adiuenu* 
tocche per guardar quella fenz* colpa alcuna fi fono uc* 
tifi deglihuomini.É da auuertire,chc fempre dopo que 
fio Punto la claufula feguente incomincia da alcuna let* 
ter a Grandettaio da quelle lettere ;lequali,conciofia co* Le lettere 
falche ufate erano da gliantichi,Antiche,e Maiufcole dal g r - lntlcrt ^ 
la lor forma addimàdiamo.è uero y che alcuni non lepon *£££ *£ 
gono;fenon alhora, che lo Scrittore hauendo continuato g ,io, 
per più Periodi una materia, entra in un'altra.^ cofiu* v 
me anco di cominciar da quefte cotali Maiufcole tutti i 
nomi particolari^ d'kuominho diproiunae,o di città, 

M UH 



1 84 LIBRO 

che e y fiano:come Cor nello, ltalia,Vinegid ♦ ìlche ottre al 
bifogno,d cheferue y rende belld e riguardeuolelafcrittu 
Td;et e tanto neceffarid,che auuegna che alcuno ufi bene 
e giudiciofitmente al luogo loro tutti i Punti y pretermet* 
tendo ciò , è tenuto ignorante , o negligente ♦ 

DELLA PARENTESI, ALTRI* 

MENTI T R A PP O SI TIO NE ♦ 

Parentefi^ A Lle uolte duuiene, che nel ragionare fi frappo* 
oue, e qua j~^ ne ^ meZQ ^ p cr / 0( f alcuna pdrte>che fojpende 
e interrompe grandemente il fenfo : laquale ; tutto che 
acconciamente fi potefje por nel fine ^nondimeno nel me* 
Zo ha più gratiaie qui entrano quelle uergbe in modo 
di due C, che fi riguardano infieme,da Greci Parentefi* 
e da noi dette Trappofitioni ♦ 
Lo efempio t ♦ 
Efcmpio Perch'io ueggio ( e miflndce ) 
della pa- che nxtural mia dote a me non uale . 
rétefinel c £ e l'ordine del fenfo era . Perche io ueggio, che d me 
Boccac- n * tura l mì* dote non uale : emi fyidee . nondimeno il 
ciò . Poeta trdppofe quejla parte nel mezo non fenzd ud* 

ghezz* * interrompendo efjò ordine, come in quelli al* 
triuerfu 

Ancord ( e quefto è quel > che tutto auanzt ) 
Da uolarfopral del gli hauea dato ali . 
il Boccaccio . Come tu fai , la Spina ; laquale tu con 
amorofa ( auegna > chefconueneuole ate>zrd lei ) ami 
fta prendejli > è mdou ; e U fu dote è grande e buo* 

m . Onero 



ter 



Q_ V A R T O. 185 

m . Onero il [miglio ( ancor*, che con difficultì dfx* 
ceffe ) pur ni montò sii . In uece di fi fatti Parente)} il 
Bembo nett ultime fue editioni nel principio , e nel fine 
delh Trappofitione mife i due Punti . 

DEL PVNTO INTERROGATIVO. 

IL Punto ìnterrogatiuo > ch\ quello (come fi dU „* . 
mojìra dal nome ) chefiufa perfegno di cbidiman- ro^atiuo * 
da ;fi comprenderà fenz* ninna difficultk ne i fiotto* come fi 
fcritti efempi . ufa • 

V fon hor le ricchezze ì ufon gli henori * 
onero . 

Liete e penfofe y accompagnate e fole 

"Donne 3 che ragionando ite per ma ; 

Ou't la uiu ? ou\ la morte mia * 

Perche non e con uoi, cori 'ella fole ? 
E poco più a baffo , 

Chi poti freno a gliamanti , da lor legge ? Efempio 

1/ Boccaccio nella nomila di Rujhco . A cui ilgiouane del l'unto 
dimandando dijfe . O fon cofì fatte le nule cojc * E più i nt <-* rro g a - 
oltre riprender annomi > morder •annomi, Uccr&wmomi nuo ' 
ecftoro : fé io il corpo , ilquale il ciel produffe , tutto 
atto ad amami ?&• dalla miapucritiafanima ni diffofi; 
fentendo lauirtk detta Incede gliocchiuojìri , la foaui* 
ta dette parole melliflue , e la fiamma accefa da pictojì 
foj]nri 5 */c noi mi piacete , je io di piacer m , minge* ' 
gno y e frctLlmente guardando > che noi prima > cheaU 
tro, pucefcixd un romitcllo ><td un Riannetto fenz* 



%S6 LIBRO TERZO. 

fentimento , fenza intelletto , ad uno animai faluatico f 

Mi do a credere , che quefti pochi auuertimenti e regcle 

da me date intorno al modo del puntare , potranno ba* 

fiare in gran parte alla cognitione , che di tal materia jì 

può hauere: ma non iftimì alcuno ne in quefta,ne in qud 

L'efercitio j\ U oglia faculta,pcr humile y e di poco momento,cheella 

quanto uà j\j\ d ^ t cr co [ u [g Qr delle fole regole ritrar profitto uè* 

runo,fenza lunga diligenza?? efercitation porui,fudan 

do er affaticandoli lungo tempo. Non è bafteuoleal Di* 

pintore faper le mifure della buona e perfetta corridori 

denza di queflo corpo humano ;fe egli con oftinatafif* 

ferenz* non fi trauaglia tutto dì cofi in ojferuar le mi* 

r ab ili opre della naturatone ne g!i eftmpi de gliantichi 

MaeftrL Gioutra più al giouaneyiludiofi detta Thofca* 

na fauettajeggere accuratamente le carte de' buoni Scrit 

toriyche lo hauere apparato benifimo tutti i precetti del 

la Grammatica,no meno,che detta Ortografia^ dette DU 

»t ~~++ &intioni,che in quelli tre libri fi contengono. Anzi non 

chi uuole P *™ alcuno pienamete apprendergli r fé inficine no proc 

fcriuer be- cacciera di farfx famigliari , col mezo della continoux 

ne farfi fa- fottione , il Boccaccio, & il Petrarca ; da iquali tutte k 

Boc cac- " no ft re c lft ru<xt i° n ì f ono prefe.Uabbiano adunque; glint 

cioè * 1 pe- paranti le rime dell'uno, e le profe dell'altro ( cioè il Lia 

«arca . bro delle dieci Giomate)di continouo atte manine lafci* 

t\o da parte Dante, percioche ancora che egli nonfia(co 

me nel nero non fi può negare ) molto colto , e dette re* 

gole pieno offeruatore ; tuttauia dal fuo diuino Voemi 

molte belle forme di dire fi potranno apprendere ♦ 

IL FINE DEL TERZO LIBRO. 

LIBRO 



^S7 




LIBRO QVARTO DELLE 

OSSERVATIONI NELLA 
VOLGAR LINGVA 

DI M. LODOVICO DOLCE, 




NEL QVALE SI TRATTA DELLA 

VoJgar Poefia, e del modo, & ordine dei 

comporre diuerfe maniere di Rime. 

O sono hoggimai fcriucndo 
a quella ultima parte della mix 
fatica peruenuto : doueio prò* 
pò fi dell* Poetica generalmente; 
ijg ìndi della diucrfiù delle Rime 
ufit e dal Petrarca^ dcgtinuen* 
_ tori di alcune douer trattare ; e 
finalmente dimojtrare a inouelli Difccpoli l'ordine, c/?e 
ferbò il medefimo Poeta in ccporle Aguale; fi come quel* 
losche haueua l'intelletto a maggiori cofe diftoftc,et era 
prodotto da' cicli alle Fiorentine Mufe;ri fiutando molte 
maniere di uerfi roze.e poco uagamente efyrcjfc da colo 
ro^be furono manzi a, lacrimo apportò grandezza , 




i83 LIBRO 

Il P.primo e perfettione atta Thofcana Poefu.La onde a quefto uc* 

apporto m y wo / em j 0> ueggio , conuenìrmi fenza fallo entrare in 

fperfct- 1 m ggi° r i difficulù;non fi trouando infìno a qui alcuno 

tionc alla (ch'io fappia ) , che babbia fcritto dicotal materia ba* 

Volgar fteuolmente. Ne'tempi del Petrarca u'hebbe uno Antonio 

Poefia . fa Tempo,Giudice Padouanoàlquale fcriffe una operet* 

A n conio td j^^ina : doue (come appare) fi affaticò affai di ridur 

e P 0, fotto alcune regole il modo di dettar con numero e corri 

fyondenzd di rime conueneuole ogni forte di uerfo Voi 

gare quantunque alcuna(come fu la Seflina)o non s'auue 

dendo.o poco gìudiciofametejafciaffe a dietro. Ma uede 

fi affai chiaramente,che egli prefe carico d'infegnare aU 

trut quetto,cfregli poco intendeuaAlquale atta noflra eti 

Trisfiuo • feguitando il Trifiuw,empiè la fua Poetica non meno di 

Piedini Volte,di Kitcndelli,di Motti Confetti,* di Sor* 

monte fi, che di Omeghi,e di altri carr atteri Greci: fatU 

ca cofì poco neceffark et utile,che pocbifiimihanno pre 

Arrogaza fo cura di legger la. Que fio è quel Trifiino;ilquale nettd 

del Trisfi- epiftold^be egli fcr lue netta fronte delfuo Belifario, ar 

no * difee affermar ;cbe niun de" Poeti Latini conobbe la uera 

forma detta Pcefìaicome che eglifolofapeffe quello, che 

tanti diuini ingegni non feppero . Scriffe dottamente il 

Il Bembo. Bembo y quetta parte occupandole più atta uaghezz* e 

gr aiuta del uerfo appartiene te lafciando ad altr il ufficio 

d'infegnar le leggi delle corrifyondenze di ciafeuna ma* 

riera. Alcuni altri non meno dotati d'ingegno, che di dot 

trina,perdetteroglinchio&ri in apportare in quejìa Lin 

gua gli Hefametriy i Pentametri, e la maggior parte de 9 

uerfiyche pofero in tanta riputatione k Lingua Greca e 

la Latina 



Q.VARTO, t 89 

la Ldtind ; e non s'auidero, che nella nojlra non tengono 
punto digratia , ne di harmonia . come > 

Giulia cara a D/o, non parto fenzd dolore 

T)u que be gliocchi , Giulia cara a Dio > 
cuero , 

O mi fero colui , ch'in [emina crede : Sol'ejfa 

E N d'ogni noftro certa ruina bene . 
Onde nonfenzd cagione l Aretino foleuu biafìmar la prò 
fontuofa imiti del Brocardo ; ilquale a guifa di inutile Brocardo 
Alchimiftdi faffaticaua di trouare in lei il uerfo Keroi- j? 1 j? ™ at ? 
co. Noi giudicando que' uerfì, che habbiamo,acconcipie no J 
riamente a riceuere ogni bello ornamento , o - ogni alta 
dottrindyfe il difetto non procede dal poco giudicio d'ai* 
trui;confortercmo i g>ouani,cbc efii procaccino più to* 
fio di hauer piena cognition de gli ordinile delle betlez* 
Ze loro , che e/fere trouatori di nuoui uerfi ♦ 

DIFFINITION DELLA POETI» 
cdy e quale e l'ufficio e il fine del Poeta ♦ 

LA Poetica y celejlc dono , niente altro effere , che roetìca ci 
imitinone , e a noi con propria , e ucra diffinitio* fere imita- 
ne infegnato da Arinotele . percioche l'ufficio del Poeta tI0ne * 
e d'imitar le attioni de glihuominU e il fine fiotto leggio 
ari udi di morali er utili irnienti oni dilettar l'animo di 
chi Ugge. Simile al Voetaèil Dipintore ; percioche alleai 
luno e l altro e intento atta imitatione : difiimile in que* pittore . 
fio , che luno imita con le parole , e l'altro con i colori: 
quello per la maggior parte cofe , che s'apprcfaitano 
all'animo > e quefto a gli occhi : ne manca) ono di JMfi 



,oo LIBRO 

gli , che il Poeta parlante Dipintore , er aU'cncontro il 
Dipintore mutolo Poeta addimandarono. Mi non penfi 
dcuno,cbe tutti coloro, che uerfi fcriuono ,ftano degni 
di quefto titolo di Poeta : percioche oltre la diuerfità 
ieUe dottrine,che quella [acuità ricerca; ha cUa medie» 
ro di inuentione,diordine } d'artificio, e di paroleUequa» 
li cofe ciafcuna ddperfe,e tutte infieme,fono tanto diflù 
cili e necejfarie,che non fenza molti fudoris'acqui&ano; 
e mancandone l'una , è fcemata in gran parte la dignità, 
del Poeta, ma niuna è oltre alla imitdtione,che maggior» 
mente lo faccia Poeta di quello , che fa l'artificio e k 
Quello p^ole . Percioche ad ogni mediocre intelletto è conce» 
che'fi ricer ^ { -j ^ oUr tY0Uire alcuna nobile inuentionewd queU 
ca alla Poe ^ ^.^ cm ^ ue ^ u ornmmt i e bellezze , che all'ufi 
fia ' ficio di Poeta conucr.gono , è dato a pochi : e quefti pò» 

chi fono i buoni Poeti. Noi ueggiamo, il fine del Medi» 
co effere il fanare per uia delle medicine le infermità . 
■Dell Oratore il pervadere con la uiua forza de gliar» 
gomenti ciò che e l'intento fuo . Se l'uno e l'altro quefto 
Il fine del fine non confegue , ne queUo il nome di Medico , ne que» 
Medico , fio perde il titolo di Oratoreiperche alle uolte la naturi 
dell'orato ^l m i e ncn r i ceue medicina; e il difetto della caufa , o 
» ' e ' el l'onoranza del Giudice , impedifee la perfuafwne . 
ìc fiTT'" Mi , je il Poeta non partorifee lo effetto del dilettare , 
egli non e Foeta:per cicche il ben diferitto Poema ha tati 
ta forza, che diletta parimente glianimidi ciafeuno, 
e tanto più lo ignorante , quanto men conofeendo egli di 
ciò la cagione, fi finte muouere a maggior pafioni . A 
mefloi'aggiuim , che nelle altre arti e faenze, che 
3 medio» 



QVARTO, 191 

mediocremente ne fa prefitto,*; filmato cr honorato afe 
faLLodafi m mediocre ¥ilofofo,un mediocre Leggi/la , 
un mediocre Dipintore : mx fel Poeti non e giunto a 
quelli fommitd di perfetta Pocfia,cbefi ricerca^non che 
ficài dcquijìo di laude , mi è' /prezzato cr odiato da 
riafeheduno . Di qui dijfe Horatio , che non baftaua al ' Horatio 
Poeta ilfaper teffer uerfi con purità di pirole y hauen* ^ ueIlo > cllC 
do il giudiciofo Maeflro uolto t occhio detti confiderà* no " a i p oc< . 
tione a quella belli imagine : nella quale e comprefa la ta. 
perfettion detti Poefia . Nondimeno , perche i uerfi e le 
parole fono il pennello ,cr i colori del Poetinoli che egli 
tu adombrando cr dipingendo li tiuola detti fui inuen* 
tione , per fare un ritratto cotanto marauigliofo detta 
natura, chenejlupifcano gli intelletti de glibuomini; 
dee porre ognifuo principale fludio e diligenza in com* 
porgli tali,c con uoci cofi bette cr appartinenti atta ma* 
teriiy di che egli tratta, che ne rie fa quel fine ricercato 
t defiderato da chi legge ; ejenza ilquale ognifuafatic 
a e pofti e confumati in damo. A quefto gli far a buoa 
va e dritta feorta il Petrarca: nel quale uno tutto le bel* 
Uzze detta Volgar Poefia (come diffegii quelgiudicio 
fo Scrittore ) fi ueggono indubitatamente raccolte . 

DIVISION DELLA POETICA, 

e quello > che propriamente fu Rimi * 

PErcioche adunque diuerfe materie occorro^ Diuerfe 
no al Poeta di douer trattare ; diuerfe anco ina* I ) ia " ,erc . 
r . i i t . n t- ■ i di Poemi • 

mere fi trouano di Poemi : onde li Poetica fi dtuidc 

in più ftecic , a ciafeunx accommodandofi una guU 



, 9 z LIBRO 

Gliantichi fa di uerfi propria , e particolare . Uaueuano glianttcbi 

hiueuano fatiafaentt due forti di uerfi : l'uno, era lo Hefiame 

fpetialmé- tro ^ m<j ; J p m fo /„ faceuano di fi piedi . col 

*£S*a. Wk , benché ancora je nefermjferoin materie burniti , 

e mezane ( come fece Virgilio j libale in quejto uerfo 

deferiffe Vaporali amori, e ruftuane contefe; indili 

coltiuatione de' campi alquanto più alzando fi fi diede 

d cantare) lo adoperarono principalmente in celebra* 

te le prodezze d'buomini lUuftri , da loro nominati 

Heroi , onde poi cofi fatto uerfo prefe nome di Heroico. 

L'altra fu il uerfo di cinque piedi, per quello nomato 

Pentametro , ilquale accompagnauano con l'Uefame* 

tro . E perche da prima in cotali uerfi foleuano trattar 

folamente dicofe mefte , quefti componimenti Elegie 

Diuerfe chiamauano . Uaueuano altre forti di Poemi: come 

forti di egloghe , Epigrammi , Ode , Satire , & ninni . Ma 

Poemi La- .^ ^ £nmo ,- ^ Ueroici } e / e elegie . La Tra* 

UD1 ' gedia non bòbe preffo a' Latini quella dignità , che eUa 

tennepreffoa Greci . AlzoUa anobilif ima grandezza 

(jecòndoil teflimonio di Quintiliano) Ouidio: ma 

le antiche ingiurie de' Barbari , fattevi diuerfi tempi 

alla mifera Italia , diedero cagione , che ella infume 

con molti altri nobilitimi frutti d'ingegno fbebbea 

Onde fi r m4m y e , Fw illujlratala Ccmediada Plauto, e da 

Terfo 'ime Twitf io , in tanto , che ella pure di Greca diuenneLa* 

ro Volga, tùia , Succeffe aUa Lingua Latina , per cagione di eU 

re. Barbari , la Volgare: e fuccejfe infume con ejjo let 

vuouo modo er ordine di uerfi ,ilqude per auentura 

fi prefe dallo KaidecafiUabo to' Latini: uerfo , con* 

tinottro 



Q_ V A R T O. io* 

il nojlrojt undici Sillabe, e lo chiamarono ucrfo intero. Verfo in- 

f cui un altro ne aggiunsero di non più , che di fette : e ^ r ° ' 

qucjlo uerfo rotto fu detto. E parendo al primo intro* t0 m 

duttore, che quefte nuoue forme di uerfi , non potendo 

cjti caminar conqu? piedi , onde carni nauano 1 Latini, * 

mancaffero di dignità > e di uaghezz* >* prefero cura di 

concordargli nel fine con certa conformità, e cornfyon 

denz* di nociuti due,ouero in tre Sillabe . Bx che pofeia Rima on- 

ne nacque il nome di Rima. Percioche prendendo fi Ri* de * u . P re * 

thmo appo Greci per quello,che appo Latini fi prende ^*™ 

ftumero y efii per Rima, cioè Numero , uolfero dinotar 

tbarmonia,cbe da quelle corrifyondenze nafccuajrifirin 

gendo quefìa uocefempV cernente al lignificato pure del 

tbarmonia y che da' numeri fi forma quantunque Anto 

nio di Tempo diffinifca. Rima effere una parità di Siila 

he da certo numero comprefe: laqual diffinitione non fa 

alcuna d flint ioti da quella forte di uerfi fciolti, che è u* 

fata da alcun moderno: e laquale chi ancora haueffe ufa* 

fa a que" tempi, non farebbe flato tenuto fcriuere in Ria 

ma. Sottilmente il Maggio nella /pofition della Poetica II Maggio 

$ Ariflotek uà ricercando la proprietà di quella uoce ne,la, po |1 

„ , . c 1 n -r 1 t lori della 

quanto alla parte, che noi trattiamo: finalmente fi njoU p octlca ( |i 

uè nella openione del Bembo. E ciò bajli in torno alla Anftotele 

origine di queflo nome . 

QV ANTE MANIERE DI RIME 
e di Poemi nella Volgxr Lingua hoggidì habbiamo. 

E d e s 1 la Volgar Lingua m due fole guife di Verfo roi 
Verfi;ciocilRoito,elo Intero effer capace di to & mte ' 
Ojjcrualioni. N 



■v 



1 94. LIBRO 

ogni qualità di Poema , che tifato foffe di' Greci eda % 
Latini. Percioche poliamo dire 9 che in uece dettHeftó 
metro e Pentametro, con che efii formattano le loro Eie* 
Terzetti . gì e; noi babbuino quella forte di uerfi detta Terzetti l 
' perche per lo più di tre uerft in tre uerft lo Scrittore 
uà chiudendo la fuafentenza . Onde in quefla et a alcu* 
ni diferiuendo in fi fatti Terzetti le loro amorofe pdf* 
fioni, quelli Elegie nominarono. E>qudntunque Dante; 
che ne fu, come uogliono alcuni, il trouatore, fé ne fer* 

i fi "off- u ffi *' n mater ^ d ^ e continuatd&r il Petrarca infog* 
no (criuer getto; benché amorofo,eleuato e nobileinon però fi to* 
ioggetti glie,che efii non poffano acconciamente abbracciar gli 
amorose mor i € g/; accidenti mifcrr.come anco appreffo gliantU 

Scalee ^ c ^> tutt0 c ^ e E ' e g* e propriamente a fintili pacioni 

foffero accommodate; nondimeno Ouidio e alcuna uolu 

Propertio a co fé maggiori le inalzarono : er in quefli 

guifa anco Virgilio adeprò lo He f$ metro neUe tre ma* 

Stanze Ja niere di itili. Al Poema Heroico diremo , che feruino 

cui furo- le Stanze: quantunque neìTetd del Petrarca da altri non 

no rroua- ^ wrono nfae 9 che dal Boccaccio,che primo le trouò , er 

in quelle cantò i fatti di Thefeo: lequali finalmente pof* 

fono riceuereogni diuerfitddi Soggetto. Poema Lirico 

poi,nel quale preffo a Latini tenne il principato Horas 

Sonerti e tio,poffono ueramente dirfi i Sonetti e le CdnzoniineUc 

canzoni, quali forme de componimenti il Petrarca auanzò di 

gran lunga, tutti coloro 3 che furono manzi e dopo lui, 

c j. occupandone qucfto luogo . Quanto alla Comedia , au* 

^' uedendofi prima lAriojlo, che efjendo ella Poema , di 

necefiiù le conueniua il uerfo,- è tanto più , che in uerfo, 

haueuano 



Q, V A R T O . ìfj 

hxueuano compojle le loro i Greci e i Litoti; riduffe le 
fue Comedie in quella qualità di uerfo>che e detto Sdruc 
dolo: ilquale perauentura e più coforme al Comico ufx 
to dx gliantuhi,cbe t altro d'undici Sillabe. E x uero,che 
alcuni altri nobilitimi intelletti per cagion del faflidio, 
e della fatittd y ch 'apportano le uoci Sdrucciole , l'hanno 
fuggito gufando in uece di lui il comune fciolto : laqual 
forma bx [erbato nelle fue Comedie il Signore Uercole Hercole- 
Bentiuoglìo, \Uufire non men per uirtu,cbe per nobiltà entluo 
■di [angue. Quanto alla Tragedia pare, che il medejìmo Tragedia. 
fciolto icioè lo intero ,• fi troui molto atto e contamente 
alla grauita Tragica ; mefcolandofi il rotto e la rima ne 7 
Corion alcuni luoghi,oue la materia lo ricercatila gui 
fa, che fece il Trinino nella Sofonisba. Qnefti altri Poe 
mi babbiamofì corniamo l'Egloga prima fatta ne* Ter= Egloga. 
Zetti dal Sanmzxro, che per più abbacarla nella mag- 
gior parte ferbò i uerfì Sdruccioliidipoi altri pur nel co 
mune fciolto la riduffero . llquale fciolto tanto nunzi 
portarono, che iChanno ferino i uolumi interi . Ma di 
tutte quefìe maniere di Poemi più nello auuemre ne ha* 
uremo: quando con gli fìefii uerf qualche bello fyir ito 
ardirà dtfcrìuere cofe degne di effer lette , cercando in 
tutte le forti de' componimenti pareggiar quejìa lingua 
ah Latina . 



D 



PARTICOLAR DIVISION 

DELLE KIME. RilT.e Voi 

tir . . garidiuul 

Ivtdonsi le Thofcane Rime in Sonetti ,Can ^ elomlu 
zoni, Madrialh Ballate ,SeJline, Terzetti , Stan co. 

N //' 



V9 & LI B R vO 

Ze^eVerfifcioltLiqualiuerfìfciolti quantunque pano 

inuention de' moderni; e che io hauefi propoflo di non 

fauetlar d'altre [ortiche delle ufate dal Petrarca: nondi 

meno , perche efìi da alti ingegni fono {iati in d uerfì 

Voemi nobilitatile di quefli e delle Stanze nel fine inten* 

do alcuna cofa dire,lafciando del tutto da parte i Kiton 

dettile quelle altre maniere di Rime trattate da Antonio 

di Tempo; lequalipaffarono nelle carte folamente di al* 

cuni huomini [ciocchi er di poco giudicio . Benché per 

un'altra cagione quefto Antonio è degno di biafimo . 

Quefia è, che potendo egli in confermation delle Rcgoa 

le, ch'ex fi affatica di arrecare, addurre efempi tratti 

Sciocche^ fafc R(me fai Petrarca, pone ignorantemente i propri 

tomo dì mr fìì i n ifcambio di oro purifiimo,dando a gli ftudiojì 

Tempo. " piombo e ferro da riguardare. Onde affne,che i Giouà 

ni,prima,che efii habbiano inanzi le uirtu, che debbono 

feguitare, ueggano i uitij, che debbono fuggire, ho uo* 

luto fcriuere uno de' fuoi Sonetti, che è tale . 

Sonetto di o pigro, dormirai tufempre mai i 

Antonio Ti /^^ fa\ r onno e e non f 0y quando . 

di Tempo 7 nei 

g Non dece tutta notte jtar pojanao 

Uuomo, che deggia confìgliar affai ♦ 
Quando di cibo ben [atollo ftai, 
No/i ti dimenticar talto comando ; 
E guarda prima nel tuo paffo andando : 
Che di ciò Gioito non ti trouerai. 
Non troua amico, chi li fuoi nimica , 
S 'alcun figliuolo al padr'enganno face , 
, . Sappi tu pofàiy che farebbe un Urano . 

li 



Q V A R ■ T O. i9 7 

il buon lettor e quel, ch'ifuoi notria : 

E ,fe nel mondo dimorar ti piace > 

Sta pacìente nel tuo cor, e piano . 
Quefto farà da noi bauuto per un ritratto di Terfitc : 
doue in contrario tutte le Rime del "Petrarca appariran 
no pompofamente inanzi alt intelletto di ciafeuno per 
uno esemplare di Nireo , fatto non di mano di quefto 6 
di quel dipintore, ma {per cagion di efempio ) dd più 
eccellente imitator della natura, e perfetto Maeftro del* 
l'Arte Titiano; ornamento non meno hoggidì delia Vit* Tlt ^ Q ©» 
tura, che il Petrarca afuoi dì della Poefia . 

e 

DE'DITTONGI, CHE ENTRANO 
nella Volgar Lingua , e come fi forma il «era 
fo, fecondo l'ordine degliaccen* 
ti , e delle Cefure . 

Dovendo io adunque trattar di ciafeuna detle 
four adette Rime feparatamente , prima è da par* 
lar de' Dittongi, che riccue la Volgar ¥aueUa, come nel 
principio dell'opera promifi didouer fare; er appref» 
fo con le autorità del Petrarca dimostrar gliordini,che 
offeruar fi debbono nelcompordi effe Rime, quanto 
àttefiUabe , er a oliaccenti \ I Dittonei ( che altro non ™ tton $ f 
fono, che accoppiamento di due focali ; lequaliappo c l sl - ^ ano 
noi , tutto che fi proferivano , non fi prendono , fc= c quanti. 
non per una ) netla noftra Lingua fono Sette : Au; co» 
me Aura, Augello: Eh,- come Euterpe, Euro: Vo ,• co» 
me Huomo , Vopo , Tuo , Suo . le , come Hierommo, 

N itj 



t ? 8 LI B R O 

H'eri; Oi; come Voi,Noi,Suoi: Eccome Mei, Sei, Lei; 
ioxomt Dio, Mio: cofì nel genere della femina,e nel più 
tnedefimamente ♦ E x nero, che Ea, togliendoli fuori que 
fla noce Dea, e Dicea, Pota*, e fi fati , non fi prende 
per Dittongo: come fi può uedere in Creature, e Beato, 
e minimamente nel fine de" uerfi , doue finalmente Mei, 
Sei , Le/, Lui,Noi, Voi , eie tre di fopra , e fi fati fi 
riceuono di continuo per tre Sillabe . Adunque nel uers 
fo Aura , è quanto fi dicejjè Ora ,• Huomo , Homo, e 
cofi glialtri . 

Il uerfo intero più comune e più nobile ( ciò dico rU 
fletto allo Sdrucciolo) fornifee e termina,come s'è detto, 
ilfuo corfo in undici fillabe: come 

Vo/, ch'afcoltate in Rimeftarfe ilfuono : 
nel qual uerfo annouerandofi le Sillabe col gettar fi detld 
uocale pofla nel fin della noce, oue la jeguente incornine 
' eia da altra uocale, fecondo la regola, che fu data difoa 
pra, in.qucjìo modo 

Voi, cfrafcoltat'in rimejpars'il fuono ; 
e prendendo fi il Dittongo in voi per una Sìllaba, er in 
• Suono fimilmente , rimane effo uerfo d'undici Sillabe ; 
auegna che elle , come fi diffe , fi lafcino intere . il 
CoIIifio- gettar della uocale e detto collifione ; la quale non 
"hetf 16 °' u f auuno glidMkhi rimatori, ma in uece dell'accento, 
Riuolto , oue ella far fi doueua , poneuano di fotto U 
OrJme 3! UDCd l € unpunto. Ma, come che il corpo di quejlo uer* t 
? CT rJ e l f> h.xbbia tutti i fuoi membri circofentti da undici Sii* « 

Jpolition J J J a 

de crii ac _ labe; non però quejlo numero d'undici Sillabe da fé fief* 
c^n ci. fofa il uerfo , percìoche mutando fi il [ourapofio uerfo 

il 



CL V A R T O. t 9 ? 

ùi qucfta guifa , 

Voi, che in rimefyarfe ilfuono afcoltate , 
rimarrà, bene U quantità delle Sillabe, ma non Iharmoa 
ma e ilfuono del uerfo, dimaniera 7 che ì l uerfo non fari 
più iter fo. \lchc auuiene ; perche conuien , cheH uerfo 
babbitt lo accento nella quarta, nella fefla, neUa ottaua^ 
nella decima Sillaba, doue ejfo foflenendofì caminafena 
%a cader e . Adunque in 

Voi, ch'afcolfate in rime fyàrfe ilfuono > 
ueggiamo lo accento ftar fopra la penultima diAfcoU Quanto e 
tate, che è la quarta SiUaba del uerfo. Veggiamolo lm po»ace 
àncora fopra la penultima di Rime, che è la fefla: e i a p {ì C]0Q 
dimoftra in ambedue le uoci quelle Sillabe effer lun* de ali ac* 
gfre. doue chi mutaffe lo accento nett antepenultima , cenci. 
e proferire in Rime , come , Nobile , cotal mutamento 
guadar ebbe parimente il uerfo . Cofi , doue il terzo , 
che e tale , 

In fu'l mio primo giouenil errore, 
haquefta uoce Giouenile ; neUa quale dando lo accen* 
to neUa penultima , uiene ad effer neUa ottaua del uer* 
fo j chi lo poneffe neWantepenultima , e pronuntiaffe 
Giouèmh , guafìarebbe jlmilmcnte tutto il concento. 
Quanto alla decima Sillaba^ douefeguita, 

Ouefia chi per prona intenda Amóre , 
leggendo)! A' more con lo accento fopra la prima ,• cos 
me farebbe A'rdere; leuafì finalmente infieme col fio* 
noia grauita e bellezza di effo uerfo . Ne e in contra* 
rio alcuno de cofi fati mrfì , che fi h'ouano nel Ve* 
trarca : cerne ? 

N àie 



«e** LI B : R O 

YinccCl cor uoftro in fu* tanta uittoria ; ouero 
Dal Boreadt Auftro, e dal mar indo al Mauro : perciò 
che in Vittoria e Mauro , la la, e lAu fono Ditton- 
gi ; onde nel numerar delle Sillabe fi reputano per una 
fola : ouero, quando fi uoleffe riceuergli per due , cren 
fendo il uerfo d'una Sillaba, diuerrebbe quell'altra mas 
mera, che e detta Sdrucciolo,quantunque ne anco Sdruc 
dolo potrebbefi chiamar pienamente , nella guifa che 
f duellando de' uerfì fciolti , fi ragionerà a tempo . Ap* 
preffo s 1 hanno a confederar nel uerfo alcune parti dets 
Cefure , te da gliantichi Cefure: lequali altro non fono , che 
e e ii hai. cer ^- p f imntl e diuifìoni 5 c h e i n € jf m rfo fi fanno . 

derar nel De # e <l u *ti due fonole principali: luna e, quando 
uerfo . nella quinta Sillaba terminala parola, Piando però nel* 
la Sillaba dinanzi ; cioè nella quarta ,* lo accento > che 
la fa lunga: come , 
Voi, ch'ascoltate : 
Accento p er doche giacendo , come ?è detto ,V accento f opra k 
quarta ili- $*&?* SiU^b-x Tacqui fi ripofa alquato colui, che legge; 
laba. e trouando la quinta terminar la uoce yfopra quella fa 
parimente alquanto di pofa, e diuide il uerfo > pronun* 
dandolo in quefta guifa , 

Voi, cbafcoltate in rimefparfe il fuono : 
quantunque per ragione del fentimento, che fi contiene 
Sopra la dopo Afcoltate , nomi entri Coma . ValtraCefuraè y 
fettima. q Uin £ no i c / non tifando nella quinta SiUaba,pafiamo 
dUafettima: come , 

■' Vofcia, che mia fortuna in forza altrui: 
doue di qucjìa uoce Fortuna termina ? ultima in A , che 

ila 



Q.VÀRTO. 2ot 

e la fittimi del uerfo, e l'accento medejìmamente ha tuo 
go [opri la V, cheèlafefta SiOalyt . Li prima adunque 
Quinta Qejura, e la feconda Settima è chiamata. DeHe* 
quali due, fé io non m'inganno, parmi, maggior grani* 
tkfcrbar la feconda. YafiiancbolaCefura mila quarte 
Sillaba: come Sopra la 

Ma ben utgg(hor,fi come al popol tutta . quarta, 

e nella fejìa : come èqueft'altro uerfo . 

Quando giunfc a Simon l'alto concetto. CT ancora, 

Vofcia, che Cojìantin l'Aquila uclfe . 
Ma quefti taliuerfi hanno fenzdfaUo men dignità , che 
i primi : ne può entrare alcuna di dette Cefure,fe l'ac- 
cento: come fi uede in Veggi'hor,e in Simon; non ijlafu 
t'ultima. Ma oltre le due Cefure, che fanno il uerjo alto 
e nobile: ne riè un'altra y che lo inalza maggiormente, 
quefla è, quando fer bando f la Quinta Cefura,fafti que 
fia ultima nella nona Sillaba : come 

Nd dolce tempo de la prima et ade. 
Serba ancora grauità , fé la médefima fegue la SettU 
ma : come 

Vincitor Aleffandro l'ira uinfc. 
E v uerojcht alcuni(e diquefio parere fu M. Trifon G4 
briele) afferminole l uerfo contiene maggior uagbc^ 
Z*> fé quejhfettimi Cefuraha corrij]>ondenza a urial-- f x ccrxa gi 
tra,che fifa nella terzi Sillaba:^ arrecano per efempio hba. 
queflo primo uerfo de Trionfi del Petrarca y 

Nel tempo, che rinoua imieifofpiri ; 
C parimente il principio della Comedia di Dante, 

Ne/ mezo del camiti di noftra utii . 



iot L I B R O 

Non bajld adunque,ch€l uerfo intero fia d'undici Sii* 
labe ; ma è mefliero di hauer riguardo alla giacitura de 
gli Accenti, cr alle Cefure • 

IL VERSO FARSI MENO E PIV 

graue fecondo la diuerfita delle Vocali,e delle 

Confonanti , e de' Viti] , che fi 

hanno a fuggire • 



i 



A 



Ppresso le raccontate auuertenze,che dobbU* 
mo offeruare nel uerfo d'intorno agli Accenti er 
alle Cefure; refta a confederare ilfuono delle Vocali , e 
delle confonanti,lequali lo fanno meno e più graue , fé* 
condo la loro qualità, ma di quefto non uoglio,chefia il 
mio ragionamento, per effer cotal materia fiata piena* 
mente deferitta e trattata dal Bembo . Dirò folamente, 
che fi come tra le uocali, lA, e VO hanno maggiore fo* 
noritì: cofi tra le confonanti la R. Onde effendo trefor 
ti difiiliy alto, mezanoyZr humile > e douendofi ciafeun 
di quefii accommodare alla qualità de" foggetti, dee tacs 
corto Poeta a tutta fua forza procurar, che mentre egli 
fcriue di materia humile , non s'abbafii tantoché a guija ' 
di fanciullo, uada carpone per terra; ilche può auuenir 
facilmente, hauendo ogniuirtu per confino il uitio. e co 
fi uolendo dar fi aUofiil mezano,non trapafii all'alto: o 
applicando fi atTalto,non pafii allagonfiezza;uitio,doue 
di leggiero fono traboccati^ traboccano molti. Tra Li 
Poeti eof * /m m ca ddero quafi tuttii Poetiche furono dopo Vir* 
fi. gilio: come Lucano, Statio, e più di tutti Silio italico • 

Tra* 



Q/V ARTO. 205 

Tra? no&ri ui fu lontano il Petrarca, il cui uerfo ha in* 

fumé con L granita, accompagnata la piaceuolezza.per 

che e dolce,foaue,leggiadrifimo; e (che è dtgnodi fcm* 

ma laude) tefjluo con tanta facilita,che quantunque egli 

uiponeffe ogni ftadio,ogni arte, cy ogni diligenza per 

farlo tale, più uolte una parte er altro leuando , e mu* 

tondo; come ne fanno fede gli fcritti di fuamano;.effo 

pare da naturai uena nfeito : onde quegli , che l hanno 

imitato nel refto, non thanno potuto imitar nello fìiie. 

Tra le cofe adunque, che nel uerfo fi debbono fuggire, 

la principale fenz* dubbio è la gonfiezza ;nella quale fi 

può dire y che incorreffe fri moderni alcuna uolta Gius Giulio Ca 

Ho Camillo: come in quel uerfo , mrtld al , cU 

Quando l alta falute de le genti : D g m 

e forfè il Petrarca medejìmo in quejìo 

Giunto Alejfmdro a laftmo/a tomba. 
o in queft'altro 

Quando giunfe a Simon lalto concetto. 
Ma in una grande opera; e /penalmente nella perfettion 
ne, che tengono le Rime del nostro Poeta; fono foppora 
t abili alcuni uitij, che in dieci o uenti Sonetti non meri* 
tano perdono . E gliantichi Grammatici da i medejlmi 
Autorità iquali prendono t autorità di quello, the fi 
dee feguitarc, la prendono fimilmcr.te in alcuni luoghi 
diqudlo, che fi dee fuggire. Dapoi è da fuggir tajbnz Afprezxa, 
Z*; laqual procede da più cagioni, che per effer da aU 
tri dette, le preti : tra lequali non e pcrauenturt 

l'ultima le faci fé collifioni, come 

lUor,fondi,herbe P cnibre : antvi 9 on<k,aurefcaui. 



zo4 £' I B R O 

cue per cagion del numero , e forza gettar nel fine di 
tutte quefte uoci le uocali: epronuntiare il uerfo in qut 
jla maniera . 

Fior , front , herb\ ombf ' , antf , ond\ aurefoauL 
oltre d cip e uitio lo Jpeffo rompimento del uerfo per 
fornir lafentenza ♦ come 

Md ben ueggthor, fi come di popol tutto 
Tauold fui gran tempo : ondejouente . 
Voce di Offende il uerfo,qudndo uifì pon dentro uoce di più di 
più che di tre y o quattro Sillabe : e mafiimdmente alhora , che per 
tre , o di j^ i d p r i m Qefura è meftiero diuidere effx uoce,e prò* 
'sSLbc? wntiarla in guifa,che non una, ma duefoffero come 
Nemica ndtur dimente di pace . 
àoue, perche il uerfo ftia, conuiene diuider , Naturai* 
mente in queflo modo ♦ 

Nemica naturai mente dipdce ♦ 
ilche forfè feguendolAriofto, diffe 9 

Induedutdmente manifefta, 
formando il uerfo di due Sole uoci ♦ 
Offende ancora un poco, quando fi fa la Vrima Cefura, 
cue la rdgion del concetto per niun modo ci permette il 
fermarci : come 

Cojìfempfio corro di fatai mio Sole ♦ 
nel qual uerfo, chinonfipoft dopo Sempfio , il uerfo 
non ha alcun numero. Nondimeno è dd creder, ch€l Pc* 
trarca ciò ufaffe, per fare , che'l uerfo a un certo modo 
baueffe a correre . 
Infinito in Rende oltre modo brutto il uerfo ilpor nelle definente 
dcfmézà . alcun infinito, e tanto maggiormente, fé e de uerbi della 

prima 



Q_ V ARTO* 205 

prima maniera , come 

Morta è coki, che mi facea parlare . 
ouero, quando ei termina in una Sillaba: come 

Quanto pofjb mi /petrose fol mi 86 . 
Viuien finalmente incompofto erozo per cagion ài piti 
parole conformi di lettere e di Sillabe : come 

Amor, e'Z uer fu meco a dir, che quelle. 
I quai uitij tutti ft debbono fuggir da coloro, che procac 
cimo di compor uer fi degni di laude* non ijìimano,che 
folo la materia e le alte e fonati parole facciano il Poeta. 

DELLE CONCORDANZE, CHE 
fi fanno nelle definente. 

SE' l uerfo fornifee in una Sillaba, bafiafar la cocor 
danz* della Rima nella Vocale/e ben diuerfe confo* 
mnti le fono auatUomefi uede nel uerfo pò fio difopra, 

Quanto poffo mi fyetro,e fol mi fio: Modi di 

le cui cocordanti uocifono No,e Po uerbo,c nome:lun4 còcord * r 
delle quali ha dinanzi la N, e V altra la P : doue la uoce C UmC ' 
Sto ha la T. Ma terminando uoce di più Sillabe , e me* 
filerò y che le ultime due Vocali infieme con la con fon m 
te, cheferue allultima, s'accordino : come Dolore, Amo 
re:doue la corrijpondenza è nella O, netta R, e nella E: 
lofi Suono, e Sono; luna e l altra delle quali uocificon 
formano nonfolamente nelle due Vocali; ma nella N pa 
rimente,nclla guifa, che nel Sonetto le ueggiamo . 
Voi,cfrafcoltatc in nmefyarfe ilfuono 

T*i qucifoftiri ond'io nudriua il core 

In fui nvo primo gioucnil errore, 



1*0 6 LIBRO 

QUdntf era in parte altr'huom da quel, ch'i fono. 
Ne folamente per far li corrijfondenza della rima , fi 
richieggono parole , lequali nel fine infume con le due 
medefime uocali habbiano la medefima con fonante : ma 
quando fi pone uoce , doue ella fi raddoppia , bifogna 
che la feguente concordanza habbiail raddoppiamento 
delle ifieffe lettere e confonanti : come in quefìaltro pica 
namznte fi dmoftra ♦ 
Rjme,oue - j^cuommiilmiopenfierinparte^ou'era 

anno 1- ( y ue ^ x c £> /0 cerco e mn n > rowo [ n t erru : 
itincionile ^^ , 

confonati lui fra lor, enei terzo cercb.o ferra , 

La riuidipiu bella e malo altera ► 
Non fi concorderebbe adunque infume Donna,e Buona; 
Danno, e Rumano ,• percioche t ultime uociconuna N, 
e le prime con duefiferiuono . Co fi Fiamma con Ama , 
ne liffo con Vifo . Ma a Donna fi corrifyondera con 
Gonna, A Danno con Affannosa Fiamma con Damma, 
o Dramma; a Fiffo con Abiffo,A Vifo con Rifo;efifat 
ti* Di che fi troueranno abondeuolmente gli Efempi ap 
preffo il Petrarca, Dante > e gli altri buoni Scrittori. 
E v uero,che nel uerfo Sdrucciolo quefte Corrifpondenze 
fi fanno in tre Sillabe; come Memoria,Vittoria, Hifto* 
ria, e finuli: onero (perche non intendiamo, che fi fatte 
noci formino affatto effb uerfo Sdrucciclo)come fi uede 
meglio in queflo uerfo , 

Tra tifila di Cipro, e di Maidica > 
d cui rifonde 

Ne da Virati, ne da gente Argolica ; 
Et in ciò e da auuertire, che tutte le noci di tre o quat* 

tro 



QVARTO. 107 

tro SiUabe,che hanno il lorfine in quefta Sillaba Ate, 
Ade, fi concordano fvnilmcnte per lo più > come gli 
Sdruccioli. Lo efempio e in quelli Canzone . 

Ne/ dolce tempo de la primi Et ade, 
àoue d Etade s'accorda Libertade, feguenio 

Canterò, come io uifii in libertade . 
er ancora nel Sonetto y 

jyolci durezze, e placide repulfe , 
Benché quefta regola non fi a del tutto neceffaria . E v /?a 
mlmente dafapere,che le parole , dellequali fi fanno le Lc parole 
dette corrifyondenze,dcbb%;o effer diuerfe: come Amo c . or ~ 

re,V alare, Dolcezza Bellezza; Chiaro, Amaro,per* ^/d^bba 
cioche non ijlarebbe bene il porre una uoce duefiateife* no efler di 
non nelle Sefline,zr in alcune forti di Canzoni ; come fi ucr * c - 
dirà più inanzi. Ouero,fe elle non fono diuerfe, e dibU 
fogno y che etiefìano di diuerfo lignificato : nella guifa, 
che farebbe Porto nerbo, e Porto nome , e ComafimiU 
niente nome , e Co va uerbo; Luce , quando fgnifci 
Splendore, e Luce,quando dinota buona fortuna , h 
uita . Et è ciò da offeruare continuamente . 

DEL SONETTO. 

PE r effere il Sonetto più in ufo , che ciafcun % altra 
maniera di uerfo , da lui incominciando dico , che 
quanto alfuo nome , effo e il Diminutiuo di Suono ; e 

S'ionoda oliantuhi e riceuuto per Cinto : onde aU Soncttoc 

, .. » • , diminun- 

tro non uuol dire Sonetto , the picciol Cinto . er inuc- uo jj lu0 . 

ro e picciol Canto ,fe a paragcn delle Canzoni lo ccn* no., 



*og LI B R O 

fideriamo: quantunque ejfonel breue fydtio diqttdtor* 
dici uerfì nonfìa meno atto d riceuere ogni arteficio, di 
quello, che fìd la Canzone : md e di maggior fatica , in 
quanto ci bifogna troudr [oggetto, che non manchi , ne 
foprabondi. Compone fi adunque il Sonetto ( Idfcidndo 
del tutto dd parte i Ritornelli , e le diuerfitd ufate dd 
pochi buoni Scrittori) di qtidtor dici uerfì . il corpo 
Parti de' de 9 qudlijì diuide in due pdrti : la prima dbbrdccid otto 
Sonetti. mr p^ c fa fecondaci : / p r i m i faddimdnddno QUdter* 

narijg gliultimì Terzetti^ und e l altra delle quali pdr* 
ti prende un'altra diuifione. Onde Primo Quaterna* 
rio , Secondo Quaternarie : Primo Terzetto , e Se* 
tondo Terzetto è loro detto : \lqual paramento e 
molto più facile , che quello, che fece Antonio di Tem* 
pò in Piedi > e Volte . E x anco bifogno , cheH co&rutto 
termini fempre , o per lo più nell'ultimo del primo e 
C me f ^ fe con d° QUdterndrio * e cofì nell'ultimo del primo 
accorda- e ad fecondo Terzetto . In due mdniere s'accorddno 
no le cor- le rifyondenze de* Quaternari Di quefte la più comu? 
nfponden ne è ld concord anzd del primo uerfo col Quarto, col 
ternari^ 11 * Qif^ ' e con ^Ottauo; glialtri quattro ; che in mezo 
de* due Quatemarinmangono ,• le rime tra bro ftefii 
accordando : in queftp modo ♦ 
Fxouefi il uecchìarel canuto e bianco 
Dal dolce loco, oWhafua eù fornita, 
E dd la famigliola sbigottita , 
Che uede il caro pddre uenir manco • 
ìndi trahendo poi l antico fianco 
Per tejlreme giornate difua tata , 

Quanto 



d V A R T O- zop 

Quinto più pò , col buon uoler s'aiti 

Rotto da glianni , e <fo/ camino fianco . 
Ne/ ^«d/ Sonetto uedefi nel primo uerfo Manco corri* 
fondere a Bianco , definenz* del quarto ; poi a Hian* 
co del quinto ,<& a Stanco dett'ottauo. ì quattro dime* 
zo confondono infieme, due in un quaternario, e due 
nell'altro, hauendo per confonanza J?ornita,Sbigottita , 
Vita, Aita.Ouefi uede con bellifiimó artificiose corrU 
ftondenze de'fei uerfi far fi a due a due, al primo l'ulti* 
mo rifondendo , in modo che quattro uerfi fono d'una 
confonanzd ? e quattro d'un 'altra : ilebe porge granfi* 
mo concento alle orecchie di chi gli legge.L'altra manie Seconda 
ra , la qual di rado s'ufa , è concordar la defmenzd del ^"5™^ 
terzo uerfo a quella del primo , e del quarto a quella del dar le defi 
fecondo ,cofifeguitando nell'altro Quaternario di mano nenze de 
in mano . E di quefta è fatto ilfeguente Sonetto . quaterna - 

Zefiro torna ; e'I bel tempo rimena, 

E i fiori , e l'berbefua dolce famiglia ; 

E garrir Progne , e pianger Filomena ,• 

E Primauera candida e uermiglia ♦ 
Ridono i prati , e'I del fi raff erena : 

Gioue s'allegra di mirar fua figlia : 

V acqua , e l'aria , e la terra e d'Amor piena : 

Ogni animai d'amar fi riconfiglia • 

Nettai qual maniera il Petrarca concordò alcuna uolu 

il primo del fecondo Quaternario con l'ultimo del pri* 

mo fecondo l'ordine della prima guifa, gli altri e oc or Jan 

• do,comefi ueggono in quefio difopra.Lo efempio e tale* 

In takficUa duo de beglioccbi uidi 

Offcruaùohi, O 



no LIBRO 

Tutti pien d'honeftate , e di dolcezza » 

Che preffo quei d'Amor leggiadri nidi 

il mio cor laffo ogn'altra uifta frrezza : 
Non/? pareggi alti y qual più s'apprezza 

in qualche etade 3 in qualche ftràni lidi ; 

Non chi recò confua uaga bellezza 

In Grecia affanni, in Troia ultimi jlr idi . 
Ancora lo ìftejjb Tetrarca in due Sonetti compofe il pri 
mo Quaternario con lordine della feconda maniera , e 
l'altro con quel della prima . De' quali quefto tii l'uno ♦ 
Non da l'Hifrano ibero a l'Indo Idafre , 

Ricercando del mare ogni pendice ; 

Ne dal lito uermiglio a tonde Cafre , 

Ne'n del , ne in lena e più d'una Venice . 
Qual deftro Coruo y o qualmancaCornicc 

Canti'l mio fato , o qual Varca l'inane ì 

Chefol trouo pietà [orda , com*Afre , 

Mifero , ond'io freraua effer felice . 
Valtrofi legge nella morte di Madonna Laura, 
Soleano imieipenjìer foauementt 

Di lor obietta ragionar infieme ; 

Vieta s'appreffa , e del tardar fi pente ; 

"E or fé parla di noi , o frera , o teme . 
Voi y che l'ultimo giorno , e l'kore eftremc 

Spogliar di lei quefta uita prefentè ; 

No#ro flato dal ciel uede , ode > efente • 

Altra di lei non mi e rimafo freme: . 
E mal finno coloro , iquali non fi ricordando di quefto 
fecondo Sonetto 3 e credendofi nel primo l'ordine effere 

flato 



Terzecti 



d V A R T O, 211 

jlito confufo dagl'impreffori, gli danno capo dalfeccn* 
do uerfo : che oltre , che ardifcono di opporfi a quello , 
che piacque al giudiciofo Poeta, tolgono tutta la grauU 
ti e bellezza del principio , che fi Ugge . Quanto a i Corrifpon 
Terzetti, le corrifyondenze fipojfono fare in diuerfi Ì^^Jr 
modi:percioche o compongono i tre uerfì del primo con 
le dtfinenze libere e di diuerfe uoci Raccordando poi qud 
la del quarto a quella del primo,del quinto al fecondo, e 
dell'ultimo al terzo ordinatameteicome fi uedc in quefti, 
E uieneaRomafeguendo'l difio 

Ver mirar la fembianz* di colui , 

Cb'ancor la su nel del uedere fcer<t : 
■ Cofi lafjb talhor uo cercandolo 

Donna , quanfc pofiibile in altrui , 

La de fiata uoftraforma utra . 
Ouero é fi prende la corrifyondenzd del quarto dal fc* 
condo\, quindi fi paffa al primo , e dapoi alt ultimo : co* 
me fi comprende in quefti altri . 
Talhor m'affale in mezo a* trifii pianti 

Vn dubbio , come pojfon quefte membrd 

Da lo fair ito lor uiuer lontane ♦ 
Ma rifondenti Amor ; non ti rimembra , 

Che quefio e priuilegio de gliamanti 

Sciolti da tutte qualitati humane ? 
Afle uolte il fecondo e il terzo del primo Terzetto ae* 
cordano le definenze infieme : aUcquah corrìjponde il 
primo del fecondo ,• e i due ultimi le accordano col pri* 
mo dieffo primo Terzetto. Di che lo efempio cpojlo in 
quefti altri ucrfi. 

O ij 



zi z L I B il O 

Che l'altro ha'l cielo ; e difua chiaritale ■-, 
Quafi d'un più bel Sol , s'allegra e gloria ; 
E fia'l moti do de* buon fempre in memoria • 
Vinca il cor uoftro infua tanta uittoria 
Angel nono la sii dime pietate , 
Come uinfe quii mio uojlra beltate ; 
Ma quefto modo è poche uolte ufato; e toglie peraue 
tura molto di grandezza al Sonetto , per la molta co 
tìnuttion d'una medefima confonanza * Ouero il prim 
uerfofy la corrifyondenza col terzo > il quarto,e l'ulti 
tno col fecondo ;e'l quinto col primo e col terzoie in que 
ftaguifa uengono a efjer treuerfi d'una definenza, e tre 
d'un" altra , come quei di [opra , ma con più uaghezz* • 
Qliocchi belli 3 hora in ciel chiari e felici , 
De/ lume y ondefalute uita e: pioue , 
Lafcìando i miei qui mifen e mendici : 
Qicean lor confauiUe honefte e noue ; 
Rimaneteti in pace o cari amici ; 
Qui mai più no , ma riuedrenne altroue . 
E quejìa , e la prima maniera fono più ufateima la pria 
ma ferba più grauità , e quejìa maggior dolcezza . D* 
qui fi uedejl Petrarca hauerlafreffo ufata ne i Sonetti, 
ch'egli compofe in morte della fua Laura, il modo aduna 
Il Petrarca fl MC di accordare i Terzetti è libero ; e ciò fi può fare 
compofe i fecondo l'arbitrio di chifcriue .Ora , perche habbkmo 
quaterna - detto , che k uoci, con lequali fi formano le corrifycn* 
n d'un So- ^enze r uogliono effere o diuerfe , o di dìuerfo fignifi 
due uoci cat0 ' c dafapere , che'l Petrarca compofe i quaterna» 
fole . d'un Sonetto di due uoci fole , uariando la fignificati 

nei e 



QVARTO. :m 

ne;e fece i Terzetti di tre , le medefìme parole leggi** 
dr amente ripigliando, ìlqualefarà per efempio a chiun* 
que haueffe inpenfiero di tefjerne un cofì fatto • 
Quinzio fon tutto uolto in quetla parte ; 
Oue'l bel uifo di Madonna luce ; 
E nCt rimafa nel penfìer la luce , 
Che m'arde eftrugge dentro a parte, a parte : 
lo , che temo del cor , che mi fi parte % 
E ueggio preffo il fin de la mia luce , 
Vomene in guifa d'orbo fenza luce 9 
Che non sa , ouefì uada , e pur fi parte . 
Cofì dauanti a i colpi de la morte 
fuggo ; ma non fi ratto , che'l defio 
Meco non uenga > come uenirfole * 
Tacito uo > che le parole morte 
larian pianger la gente : er i defio , 
Che le lagrime mie fi f^argan fole . 
Ne in queflo luoco è da tacere, che le rift>ofle>chefifan Rifpofte 
no a i Soncttiydebbono effere per le medefìme confonan* de Sonetti 
ze di quelli, che ci uengono feruti, \lche fuofjeruato ^tl r 
fempre dal Petrarca > Et affine > che lo efempio ce lo ap- 
prouiy porrò quìfotto un Sonetto di GeriGianfigliacci 
ferino a effo Petrarca^ appreffo la rifyofta del Poeta* 

GERÌ GANFIGLIACCI A M. 
Yrancefco Petrarca ♦ 

Mefjèr Trancefco > chi d'Amor foffira 
Per nonna , ctieffer pur uoglia guerrera ; 
E ,compiu mercè grida 3 e più gli e fera , 

O iij 



2 i 4 L I B R O 

Celandoli i due Sol, chYpiu defird ; 
Quel , che natura , o faenza più uiftird ; 

Che deggii far colui , che'n tal maniera 

Trdttarfi uede y dite : e fé ddfchiera 

Varar fi de , benché nonfìdfenz'ira. 
Voi rugiondte con Amorfouerte : 

E mtUdfadcondition u'è chiufd 

Per Ulto ingegno de ld uoftra mente . 
Ld mia , ebefempremui con lui è ufd : 

E men , che al primo , il conofee di prtftntc , 

Confìglidte : e ciofidfud uerdfcufd ♦ 
Al qud Sonetto ilPetrdrcd fcegliendo noci conformi , 
con altre pdrole rifyonde. 

RISPOSTA DEL PETRARCA. 

Ceri, qudndo tdlhor meco s'ddird 

Ld mid dolce nemkd , efrèfì alterd ; 

Vn conforto rie dato , ch'i non perd, 

Solo per cui uirtk taluna reftird . 
Ouunqu'eUafdegndndo gliocchi gird , 

Che di luce priudr mid uitdfyerd ; 

Le moftro i mieipien tfhumiltafi uera , 
. Ch'dforz* ogni fuofdegnod dietro tira. 
Se ciò non f offe , andrei non dltrdmente 

A ueder lei, che y l uolto di Medufd , 

Chefdced marmo diuentdr ld gente . 
Cofì dunque fx tu ,• ch'io ueggìo efclufd 

Ogrialtrd ditd ,• rifuggir ual niente 

Dinanzi d tali , che'l signor nof.ro ufd . 

Èutro, 



Q. V- A R T . 2 1 ; 

E N itero , che quando le corrijpondenze del Sonetto di 
colui, chefcriue,fon di qu<xhtd,che lor non fi poffa tro* 
iure altre paróle conformi; non fi difconuiene far la ri* 
fyofta p$r le medefme . \lche tra! moderni fi uede leg* 
giadrifiimamente hauer fitto il Bembo, Nondimeno a 
quejli giorni Don Defìderio Caualcabue mi fece uedere Don Defi« 
un Sonetto da un certo Giacomo Notaio fcritto al Pe= den ° •". 
trarca;ilquale egli afferma hauere battuto dallo Epicuro 
Caracciolo : alqual Sonetto il Petrarca rifonde con 
quello , che incomincia • 

Io canterei d'Amorfi nouamente , 
Doue,fcl Sonetto fu ueramentc fritto al Petrarcd , co- 
ime lo jlile di qu€ tempi , CT il uiuo teflimonio di quel 
dotto huomo ne fanno buoni f 'ima fede , appare ancora , 
che nonfolo fa lea to al P octa per mancamento di defi* 
mz.e ufar per tutta la rijbojla le ifeffe parole della prò 
pojìa:mx anco alle uolte ufando altre definente, feruirjì 
d'una , di due , di tre, o di più del Sonetto, a cui fi ha <x 
rifondere . 1/ Sonetto fritto al Petrarca e tale ♦ 

GIACOMO NOTAR AL PETRARCA, 

lAcffer Trancefco , con Amorfoucnte 

Voi ragionate de'uoilri de fri ; 
. Date un configli o a miei caldi fofpiri 

Dafcaldar lei , che nulla d'Amor fente . 
Perche ui giuro , e dico chiaramente , 

Che , quando quefli ne" fuoi occhi aggiri , 
Sifdegna ; en guidar don mi da martiri , 

O iiij 



^^6 1^ I B R O 

E più nemica, miafafii repente. 

Se de' mieìfente alcun fofyiro in breue , 
Si turba in uijìa ,eda i rubini e auorio 
Veggio ufcir quel , che giacenti y che tarda . 

Voi , che farefte in quefto uiuer greue t 
Efappiate , che ciò , chefcriuo e hiftorio $ 
E v uero ; che non è cofa bugiarda . 

RISPOSTA DEL PETRARCA* 

Io canterei d'Amorfi nouamente , 
Ch'ai duro fianco il dì mille fofyiri 
Trarrei per forza , e mille alti deftri 
Raccenderei ne la gelata mente ,* 

E'/ bel uifo uedrei cangiar fouente , 
E bagnar gliocchi > e più pietojlgiri 
far , comefuol , chi de glialtrui martiri 
E delfuo error * quando non ual > fi pente; 

E le rofe uermiglie infra le neue 

Mouer da torà ; e difcourir l'attor io , 
Che fa di marmo > chi da preffo'l guardi ; 

E tutto queU perche nel uiuer breue 

Non rincrefco a me &effo , anzi mi glorio 
D'effer feruato a la flagion più tarda . 

Le uociripigliate fonone ftrhSouéteyMar tiri, Auorio* 

fS" DELLE CANZONI. 

i ogni a- ^^^ Vanto H ciafcun' altra maniera di Rime più 

tra torce f 1 n ' r ,. r . 

di Rime . V/ nobile Jta la Canzone, non pure ne fa tejumonio 

Dante 



dell 

ZOQl 



e cau 



Q.V ARTO. 217 

Vinte nel Libro delU volgar Eloquenza * dicendo 9 
che di tutto quello , che da illuftri Poeti può uenire ,fos 
Unente le Canzoni fono capaci : ma ella jìejja dal fuo 
nome medefimo lo manifefta : percioche non effendo aU 
troyche Canzone, qualunque cofafìfcriue in uerfì; doue 
le altre Rime hanno prefo diuer(i nomi,queflafola,quas 
fi delle altre Reina, il comune hauendofì fatto particola» 
re,cotdl nome dicontinouo afe medefimaferba • Douena JDiniGon 
do adunque bora trattar debordine e modo di comporr 
le, dico, ciafcuna Canzone diuiderfi in più parti eguali; 
tequdlifono dimandate Stanz^perche in effe, fecondo pu 
re la openion di bante y jld> e fi richiude tutto l'artificio 
dell* Canzone. È di quefte Stanze e regola maeflra i U 
prima. Percioche è in arbitrio dello Scrittore di elegger 
quel numero di uerfì , e quell'ordine dicorrifpondenze> 
che più gli piace: e poi col medefimo numero er ordine 
eguire infìno al compimento detta Canzone^ uero,che L 5 diuwli- 
le diuerfttà dette materie ricercano diuerfa teflura . In ta c c 

ir • i- r i •! 1 r r macerie 

che fu marauigliofo il Petrarca; ilquale con )t fatto giti: delle cazo 
dicio andò uariando le fue , che pare , che le forme da ni ricerca- 
lui tenute pano nateper ejfer proprie di quel foggetto, no ^ ,ucr ^ 
ctiei prefe aferiuerc , bora grauiù , hora piaceuolez* c Ura ' 
Zaferbando » E dalle tre de gliocchi infuori, e le due. 

5e7 penfier > che mijìrugge , 

Chiare 5 frefche , e dolci acque , 
fono tutte di ordine diuerfo . 
Vedefì , che quefto gìudiciofifiimo Poeta ricercò U gra- 
ttiti con i uerfì interi , e con le concordanze dette Rime 
alquanto lontane ; e U piaceuolezz* con i rotti , iquali 



it 8 L I B R O 

ietto habbiamo farfi di fitte Sillabe^ con lecorrifyons 
denzc pi u uicine. llcbe può feruir per regola generale . 
fcjprefa . aUc Stanze feguiu la Kiprefa: laquale è certo ripiglia* 
mento, che fi fa di alcuni uerfì nel fine della Stanza , 
temendogli con lo fìeffo ordine di effa jìanza : e quefli 
poffono effere più e meno, fecondo il piacer di chi fcrU 
1\ Petrarca U€t m ^ ^^ rC(i n °n pafiò il numero di dieciCofi non 
nelle cazo /ice Stanza, che comprendeffe maggior quotiti di 
m non paf ue nti uerfì : e ciò in una fola Canzone;che e quella gra*; 
fò di eci U€ e pi tm fa jvifite/Ji delle Trasformationi , lacuale non 
Stanze. i^^J- t r 

ha più, che un uerfo rotto, 

Ne/ dolce tempo de la prima etade > 

U altre fono di dieci in diciotto uerfì . Ne fomigliante* 

mente il Petrarca diftefe ueruna Canzone in più che die* 

ci Stanze : er appreffo due fole terminò fenzà ripre* 

fé. Ma quanti uerfì fi contengono perljlanza dica* 

dauna , e quante Stanze ciafeuna habbia , fi potrà uè* 

dere ne ifeguenti numeri ; de' quali i primi dinotano U 

Stanze e j^nrifcì de* uer fi contenuti nella Stanza , e gliultimi 

uertì di di- la quantità di effe Stanze , e col primo uerfo delle Can* 

uerfe can- % on ì 9 accioche cLifcuno più ageuoltnente le poffa tro* 

xom del Mrc ^ t Uggirle afuafodisfattione . 

ìscl dolce tempo de la prima etade 20.8 

O affettata in del beata e bella 1 4. 7 

Si è debile il filo ,acui ? attiene 1 7 . 7 

Ne la 8ag'on , chel del rapido inchina . 14.* 
Spirto gentil , che quelle membra reggi 14.7 
Laffb me , ch'i nonfo ♦ 10, $. fenz* riprefa . 
: Perche U uita è breuet ts7 



d V ARTO- 21? 

L* fronda. i5-4 Laterz*. *'•* 

Mai non uo più cantar . \$.6. fenza nprefa . 
Yna Donna più bella affai , che'l Sol* *>• 7 

ft'i pender , che miftruggc , f *• "* 

C^re ,/re/cfce , e <Wa <tc<jwe * * • * 

In quella parte , doue Amor miftrona , 1 4- 7 
Iteti* Wtf > toicfce'f parlar pa in damo i U*1 
Di pen/icr m pen/icr , di monte in monte ni 
Qnal più diuerfa e noua *$- 6 

Vii dipi mai , ch'io uengi in odio a quetk 9. 6 
Ben mi credea pafjar mio tempo homai . 1 * . 7 
I uo pentodo , e nel pcnp.tr m'affale 1 3. 7 

C he debbio far ? che mi configli Amore i 1 1 . 7 
Amor 'i fé uuri , ch'io torni al giogo antico 1 5. 7 
Standomi un giorno folo a lafeneftra t 1. 6 

Tacer non poffo , e femo mo/i ddoprc 1 $• 7 

So/e* da li /ònteni di if»< «/te 1 2. * 

Quando'lfoaue mio fido conforto %%.6 

QueWantico mio dolce empio Signore 1 j. 1 o 

Verg/ne fceftt , cfce d/ So/ uefiita 13. 10 

E N (Wco (fa auucrtire y cfoe <pe/to Porte non comincio ^^.^ fi 
più i chefei Canzoni da ucrjt rotti : e di queftì fa tre zo ^ co _ 
fono d'unamedefima teftura>due furi altra. , cr ani minciòil 
dWa/rnt.Cmde pKOJft ridar </we/?o ««mero di/ci /n tre. j! etrar " 
Otti, per dimo&rxr qualche uia e regola di compork ; c 
come che altra legge non uipa, che quello , che ti ietto 
difopra: e da configliare amichevolmente ciafeuno, che 
prenda in ciò regola dalle Canzoni di cjfo Petrarca. In 
quejlc adunque ponendo mano ? la prima ferba quefìo 



rotti 



* * ° LIBRO 

dSu on 0YàÌm * S0m P rimier «™ nt e tre uerfi,che hanno te cor, 

zone del ri JP on fenZe Ubere. A iqualifeguitando altri treal pru 

Petrarca . wo de' quali s'accorda col fecondò, il fecondò col primo, 

t'I terzo con ? ultimo de* due primixome puofii uedere. 

Ne/ dolce tempo de la prima etade > 

Che nafeer uide ; er ancor quafi in herba f 

La fera uoglia > che per mio mal crebbe ; 
perche cantando ilduolft difacerba » 

Canterò , com'io nifi in libertade , 

Mentre Amor nel m ; o albergo afdepw s'hebbe . 
Ne folo in queÙifei uerfi fi trouano le corrijpondenze 
di tutti y ma ancora e fornito il coflruttoiilche t molto 
neceffario offeruare ♦ 

E quefti primi fono > come bafe e fondamento di tuta 
ta U Canzòne:perciocheglialtriuerfi>chefeguono,pren 
dono un'altro ordine : quantunque perlopiù fornita 
la prima teftura, col feguenteuerfo fi corriftonda aVCul 
timo di ejfaxome hauendola fornita il "Petrarca in que* 
fta canzóne , ripiglia l'ultima rima y co fi dicendo , 

Voifeguirò ,fi come a lui Cenerebbe : 
e que&o costume ferba nella maggior parte deUefuè can 
zoni . A quefiofettimo uerfo quello , che poi feguita y 
e libero dalle fourapojle corriftondenze > ma è fourag* 
giunto da due altroché infume fi accordano J'un intero, 
e l'altro rótto ; er indi il quarto trouando quella defu 
nenza fola ,fecofi accompagna in tal modo . 

Troppo altamente , e che di ciò m'auenne ; 

Bi ch'io fon fatto a moltagente efempio > • 

Benché' l mio duro efempio 

SU 



Q.VARTO, *zt 

Sia fcritto altroue fi , che mille penne , 
Vengono dopoquejìi tre uerfì di tre diuerfe definenzr» 
a iquali feguitando altretanti , concordano le Rime con 
ordine contrario, quella del primo all'ultimo, e de glialm 
tri due a glialtri due , come afeendendo per gradi • 
Ne fon già {lanche ; e quafì in ogni ualle 
Rimbombi^ fuon de' miei grauifofr tri , 
Ch'acquiftan fede a la penofa uita ♦ 
E ,/e qui la memoria non m'aita a 
Come fuol far ; ifcujìnla i martiri , 
Et un penfxer , che foto angofeia dalle ♦ 
finalmente con tre altri uer fi chiude la Stanza . 
La concordanza del primo e all'ultimo di Copra % CT d 
primo de' fei : i due fi concordano infra loro • 
Tal , eh' ad ognialtrofa uoltar le frolle ; 
E mi face obliar mefteffo a forza , 
Che tien di me quel dentro , er io lafcorza . 
Tornando a i primi fei uerfì,iquali dicemmo effer bafe e 
fondamento della Canzone ;è dafapere^he alle uoltefi 
fa la prima corrifyondenza al primo, e poi fi torna giù 
ordinatameteicome in quefr altra Cazone ci fi dimojira. 
Di penfier inpenfier , di monte in monte 
Mi guida Amor ; ch'ogni fegnato calle 
Vrouo contrario a la tranquilla Ulta . 
Senfoletaria piaggia , o riuo , o fonte , 
Seti fra due poggi fede ombrofa ualle , 
lui s'acqueta l'alma sbigottita . 
Uìa , perche meglio io umga intefo , lafciando lefoucr* 
chie diftintioni>e noui trouati di alcuno , que primi ter* 



i iz I> I B R O 

Fronti del mini,fopra iquali s'appoggia (per cofi dire) la Cdnzd 
• ne, con general uoce chiameremo frontcCompoe adun% 
que il Petrarca alcuna uolta la fronte delle fue Canzoni 
di quattro uerfì , facendo lecorrijfondenze nel modo 
più comune de" Sonetti : come fi uede in quelle ♦ 
Quando'l foaue mio fido conforto , 
Per darripofo a la mia ulta fianca , 
Ponfi del leto in fu la fionda manca , 
Con quelfuo dolce ragionar accorto . 
E in ciò hafeguitofemprequefto ordine ;che nefegueth 
ti uerfì dopo il ripigliamene della definenza del quar* 
to ha pojìo due concordanti Rime , o di uno intero , o 
d'un' altro rotto y o pur d'ambi rotti . 
Tutto di pietà y t di paura fmorto 
T)ico : onde uien tu hora o felice alma ? 
Vn ramofcel di palma . 
Oue pare, che fi come i tre primi uerfi dell'altre Zonzo 
ni ricercano altretanti della medefima corrijpondenzd : 
cofi, quando fi fa il quaternario , fia di meéliero di ag* 
giunger uene un'altro netta maniera, che s'è dimojiro : li 
dejìnenza del cui ultimo uerfo fi concorda o con quella 
d'un 'altro feguente ; come in quefta ♦ 
Et un di Lauro trahe daifuo belfeno : 
Pei dice dalfereno . 
Ouero con quetta,ondefifa il ripigliamento, che e nella 
confonanzd del primo : come in quell'altra Canzone * 
Lajfo me, ch % io nonfo in qual parte pieghi 
'La mente, ch'i tradita homai più uolte : 
Che, fé noni , chi con pietà m'afcolte , 

Perche 



* ( 



QVARTO. zzi 

Ter che faarger al del fi fi^efii preghi ; 
IAd , s'egli auuien , eh" ancor non mi fi nieghi 

linir anzi l mio fine 

Quefte uoci mefehine ; 

Hongrauidlmio Signor , perch'iodi ri preghi • 
Hd oltre d ciak fronte d'alcune Canzoni due quaterna* 
n , che fi accordano netta feguente maniera . 

Si e debile il filo , a cui sfattene 

1*4 grauofa mia uita ; 

Che i ? altri noni aita > 

htta fia toflo difuo corfo d riui ♦ 
Però , che dopo tempia dipartita , 

Che dal dolce mio bene 

¥eci y fola una fiene , 

E x flato in fin a qui cagion , ch'io uiud . 
biella qual fronte il feflo e il fettimo accorda la Rim<t 
col primole lottauo col quarto. E neUd guifa,che qui la 
tonfonanzd del primo e lontana difei uerfi: co fi laucg- Lontana» 
giamo di otto neUa feguente Canzone . 
Qual più diuerfa e noud 

Cofa fu mai in qualche ftranio clima $ 

CXuetla y fe benfiftima , 

Più mi rafjiìnbra > d tal fon giunto Amore . 

La y ondeH dì uìen fiore , 

Vela urtaugel >• chefolfcnzd conjorte 

T>i uolontaria morte 

Rinafce , e tutto a uiuer fi rinoua . 
che e la maggior lontananzd , che in tutte le fuc Rime 
ufaffc il Petrarca: perlaqual lontatmz* affine , che 



zi della ^ 
concorda» 
za delle . 
Rime ne!» 
le Cazoni 
tifate dal 
Tetrarca • 



224 LIBRO 

thurmonid dcUct corrifpondenzd non ueniffe a perckrfi^ 
rifyofe nel feguente uerfo • 

Qofifolfiritroud. 
Ne uolle > che ciò gli baftaffe, che la ripigliò la terzi a 
uolta nel fin della Stanza , 

Arde , more , e riprende i neruifuoì ; : - 

E uiue poi con U fenice a proua* 
clone a Suoi in mezo il uerfo rifyondt con Poi . 
E quefto ci bajli dihauer detto d'intorno aUe fronti del ■! 
le Canzoni, di cui farebbe perauentura opera anzi r in* , 
crefceuole^che utile, d por tutti gli efempU che troudrfi ; 
pojfono nelPetrarca , Ne meno m'eflenderò nell'ordine 
de gliultri uerfì a che entrano nella Stanza, effendo ciò A 
come s'è detto , riferudto 4 diletto deUo Scrittore ; ufan* 
do eglipiuemen copid di uerfi rotti , e rifondendo 
con le confondnze delle Rime più è meno lontane, fi co* 
tne meglio gli parrà conuemre atta qualità del fogget* 
to>et aUafodisfattion deUe orecchieXd chiufd della Sten j 
Zdi(cbe co fi il fuo fine nomar ema) ofomifee in due uer \ 
fi trdfe concordanti; come neUa Canzonelle difopra pò 

E mi f dee obliar mefleffo aforzd, (nemmo, fi uede, j 

Che tim dime quel dentro , er io la fior zd , 
e neUd maggior pdrte dell'altre del Petrarca ; ouero < 
t ultimo non confonde d uìcino ^ma atl 'altro 9 che 4 
quello ftt inanzi'* come , 

Che'l furor dild fuggente ritrofit 

Vincerne d'intelletto > 

Peccato e nojlro > e non naturai co fa ♦ 
pureQna radifiime uolte) fi conformd con Rima tdnto 

lontand 9 



Q_ V A R T O. 125 

lcntana>quanto la pò fé il medefimo Poeta nella Cazone , 

Qud più diucrfa e nona , 
poc'anzi addotta. Alcuna uolta fi concordò la corri/pon 
denzd del penultimo uerfo con quella uoce , che cpojìa 
in mezo ilfeguente : come 

Ricorditi , che fece il peccar nojlro 
1 Prender Dio perfeamparne 

Humana carne al tuo uirginal chioftro 
Come medefimamente in quella difopra . 
Quefto cotale ripigliamene delle confonanze in mezo Ripiglia - 
il uerfo ; fi come quello , che genera afprezz* ; fu dal mento del 
Petrarca fuggito , in guifa, che hauendolo i dicitori che J^ze i°" 
fi trouarono inanzi d lui,pofto in molte Canzoniifi co= mezo n 
me Guido Caualcanti in quejla . uerio . 

Donna mi prega : perch'io uoglia dire 

D'uno accidente , che fouente è fero ; 

Et è fi altero , che fi chiama Amore : 
. Si , chi lo nega poffal uerfentire > 

Et alprefente conofeente chero ; 

Perch'io non fiderò , fhuom di baffo core , 
con qucUche fegueieffo non uotle ufarlo,fuor ch'una uol 
taper ijlàza ne (bur a ferini efempi^et in quella Cazone* 

Mai non uo più cantar , come iofoleua , 
Laquale di fi fatti ripigliameli e tutta ripiena . 

DELLE DISTESE, 

V' E x un'altra non meno leggiadra^che grane cr or 
tipe io fa maniera di Canzoni, lequali da gli antichi 
furono chiamate Dì^efi^c furono pref: da' Proucnzali, 
Ojjìruationi. P 



uè LIBRO 

facendone alcuni trottatore Arnaldo Daniello^el quale 
il Petrarca feri fife con molta laude in quefto Terzetto , 
Arnaldo : jy r4 i u tti U primo Arnaldo Daniello 

Daniello . < Gydn Mde j} ro d'Amor ; afa lafua tara 
Ancor fa honor colfuo dir nouo e beUo ♦ 
Quefìe parimente , come le altre Canzoni , fi diuidono 
in più Stanze : lequali , benché alcuno ponga il numero 
de' uerfi fotto l'elettione dello Scrittore y non fogliono 
paffare i fette : e di quefli due il fecondo e l'ultimo fono 
rotti; e tutti hanno le definenze diuerfe.Lequali poi ora 
dinatamente fi concordano nelle feguenti Stanze , nel fi* 
nefacendofi la riprefa de' due ultimi uerfi. A quejle s'ag 
giunft ancora un'altro artificiosa pochi (che io mi ere* 
■ da)comprefoAlquale e, che nella terza Cefura del quarn 
to uerfo>e nella quinta delfejio ui fi pongono due diucr* 
fé uoci ; allequali feruando le iftejfe Cefure a imedefimi 
uerfi, di Stanza in Stanza ordinatametefi corrifyode.vi 
tali cazoni uè ne tafeiò una il noflro Vceta,che è quejla * 
Modo di Verdi panni ,fanguigni , ofeuri , o per fi 

far le ditte Non we y^ Doww un q Umco . 

Ne d'or capelli in bionda treccia attor fé 
«. Si betta ; come quella , che mi fpoglk 
ìy arbitrio , e dal camin di libertade 
Seco mi tira sì , ch'io non fojlegno 
Alcun giogo men grane . 
E , fé pur s'arma talhor a doler fi 
"L'anima , a cui uicn manco 
Configlio y oue'l martir l'adduce in forfè ; 
RappeUa lei da la sfrenata uogUa 

Subito 



fé. 



QVARTO. 227 

Subito uifta , che del cor mi rade 

Ogni delira imprefa ,• er ogni [degno 

ftrf ueder leifoaue . 
Vedefi Bella nelquarto uerfo detta prima Stazd, e Tira 
mlfejlo haue per concordala alle Cefurc, che habbiamo 
det cornei quarto e nel fefto fimilmente detta feconda Rap 
pettate Delirale quefto ordine è coturnato infili attafi ne : 
che perauentura pochi y coine s'è dettole tfauedrcbhono. 



I 



DE' MADRIALI. 

hlaàùdi prefero nome da Mandra:percioche in loro Madri» 
pajlorali amori , e bofearecci auuenimenti fi cantai °^ e et ~ 
uano ; onde il Petrarca,come che pochi uenefacejfe; 
in tutti ui pofe o herbe , o acque, o cofe , che a uiUc e a 
folctari luoghi appartengono . In quejli altresì , come 
nelle Canzonala regola dipende dal piacere detto Scrito 
tore.Ma,quanto al Petr •arcargli non uè ne fece di più , dì quanti 
che di dieci uerfì , iqualifono tutti interi ; ordinando il uerfi il Pe- 
coftrutto di tre uerfì in tre uerfi : doue , fé i tre primi trarc ^ * ece 
hanno rime diuerfe , cofì uanno per ordine fcguitando 
le concordanze de glial tri. Sei fecondo e il terzo fi con* 
cordano tra loro , e ghaltri fimilmente ferbano quefto 
crdine.Qucttcyche da noi furono dette chiufe ,eda altri 
ritornelli , egli le terminò con due uerfì inficine rifyon* 
denti > cr anco con uno concorde con l'ultimo del Ter* 
Zetto uicino. llcheft uede ne i due,che feguitano . Madriali 

Non alfuo amante pu Diana piacque , - de! Petr. r 

Quando per tal uentura tutta ignuda cu . 



2 *S LIBRO 

ha uide in mezo de le gelide acque ; 
Che a me lapaftorelld alpestre e cruda 
IPofta d IdUdr un leggiadretto uelo , 
Ctì 'a Laura il uago e biondo capei chiuda , 
Tal che mi fece hor , quand'egli arde il cielo , 
Tutto tremar d'un'dmorofo gelo • 
In queflo fi uede la chiufa di due uerfi concordi in que* 
fi altro fi uedra l'ultimo confome,come fi detto, alìuU 
timo del Terzetto di [opra ♦ 
Perche al uifo d'Amor portaua infegna , 
Moffe una pellegrina il mio cor uano ; 
Ch'ogrtaltra miparea ctkonor men degna t 
E leifeguendo su per l'herbe uerdi * 
Vdì dir alta uoce di lontdno , 
Ahi y quanti pafii per lafelua perdi . 
Alhor miftrinfi a l'ombra d'un bel Faggio 
Tutto penfofo ; e rimirando intorno 
Vidi affai perigliofo il mio uiaggio ; 
E torna'ndietro quafi a mezo il giorno , 
I moderni Glialtri ; e molto più i moderni ; u'mtcrpofero uerfi 
ufeirono ro ^« ^ u r c [ Yom fò materie paflor di y atte uolte a [enfi 
delle mate . ,./,,. , , ir i\ r • n 

ne de*Ma- Z rm ^pM ? 01 alzandogli ;come fé il Bembo in qmuo y 

«inali • oue raccolfe leggiadrcunente la materia dell'ultimo Li* 
bro de' fuoi Afolani . 
Amor la tua uirtute 

Non è dal mondo , e da la gente intefa , 
Che da uiltate offefa 
Segue fuo danno ^efuggefuafdute : 
Ma fé foffer tue lode conofeiute 

Tra 



QVARTO, 229 

Tra noi , fi come lì , doue ri/plendt 
Viu del tuo raggio puro ,• 
Dritto caUeefìcuro 
Prenderti noflra uita > che noi prende ; 
E tornerian con la prima beltade 
Glianni de loro , e la felice etade . 
Md tornando al Petrarca , del fecondo ordine , che egli 
tenne , quejlo feruird per efempio ♦ 
Hor uedi Amor , che giouinetta Donna 
Tuo regno fyrezZA > e del mio mal non cura ; 
E tra duoi t animici e fi fecura . 
Tu fé 'armato , er ella in treccie €ngonn<t 
Sifiede , efcalz* in mezo ifiorielherba , 
Ver me crudele ; €n contro a tefuperbx . 
lfon prigion : ma fé pieù ancor ferba 
Varco tuofaldo , e qualcuna faeiU ; 
Td di te e di me Signor uendetta . i 
Alcuni altri lafciarono il primo uerfo fenzd corrifpon* Francefco 
denzd : tra' quali fu ¥rancefco Sctcheti affai piaceuole SacllctI • 
dicitore antico • 
Sopra la riua d'un corrente fiume 
Amor iti induffe ,• oue cantar fent'u 
Senzd fapere , onde tal uoce ufeia . 
Laqual tanta uaghezz* <d mio cor daud , 
Che'n uerfo al mio Signor mi mofje a dire p 
Da cui nafeeffe fi dolce defire . 
Ef egli a me , come pietofo Sire , 
ha luce uolje ; e dimofìrommia dito 
Donna cantando ,ckeJedeafullito : 

P lì 



CIO 



250 L I B R O 

Madriale Dicendo ,- etta è una Ninfa di Diana 
del Boccac Y enuta qui d'una fore&d flrana . 

Cofi anco nel lafciò libero il Boccàccio in queflo altro » 
Come fui fonte fu prefo Narcifo 
Di fé da fé : cofì cojleifyecchiando 
Se , fé ha prefo dolcemente amando , 
: E tanto uaga fé fi e/fa uagheggia : ; 

Che'ngelofia de la fua figura \ 

Ha di chiunque la mira paura , 
Tzmendofe a fé non ejfer tolta . ' 
Quello y ch'ella di me penfi ; colui 
Sei penfi , che in fé conofee altrui . 
A me ne par , per quel , ch'appar difuore > 
Qualfu tra Febo e Dafne , odio er amore . 



L 



DELLE BALLATE» 

E Ballate , cofì dette , perche cantando fi battana* 

noyfono fintili alle Canzoni, in quanto poffono efi» 

Ballate ne- fer ài più Stanze conformi di concordanza , e di uerfi ; 

fhteeco- e q Ue ji e fa Antonio di Tempo furono addimandate 

™£ aa " Grandi y e dal Bembo Veftiteidifiimili > in quanto fi pof= 

fono fare anco d'una Stanza, che alhora non Veftite.dal 

tnedefimofi chUmano.Et hanno fempre la prima fronte 

di due,o tn>o quattro uerfi : la confonanza dell'ultimo 

de' quali di continouo fi concorda con l'ultimo di tutta 

li Battata.Ma quefto s'intende delle non Veflite;percio* 

che delle altre,quando uno etiandio , e quando due detta 

cbiufa di tutte le Stanze s'accordano atte Rime della fron 

te ; e dì qiicjlu maniera fono tutte quelle del Boccaccio , 

do 



d V A R T O. 2?i 

cfce /? leggono nel fine di ciafcuna Giornataima il Petrar 
ca prendendo anco in quefte altre diuerfe noci nella pri* 
ma ftanza , feguìtò la concordanza di quelle infìno al 
fine , t ultimo, come s'è detto, att^ultimo detti fronte ac* 
cordando . Porremo adunque prima lo efempio detta 
non Veftita , e poi detta Vejìita . Ballata del 

Laffare il uelo o per Sole , e per ombra Pc " ' non 

JDonna non unni io: 

Poi , ch'in me conofcefle il gran de fio , 

Ch'ogn'altra uoglia dentr'al cor mifgombra ♦ 
JSlentr'io portaua i be' penjìer celati , 

Cbanno la mente dejlando morta , 

Vidiui dipietate ornar il uolto : 

Ma poi , ch'Amor di me uifece accorta y 

Tur i biondi capetti alhor uelati, 

E V amoro fo [guardo in fé raccolto > 
, Quel , che più defiaua , in uoi m'è tolto ; 

Si mi gouerna il uelo , 

Che per mia morte er al caldo , er al gelo 

De' be' uoftri occhi il dolce lume adombra . 
Per dimoftrar lordine detta Vejìita ufato dal Petrarca 
baflera quefta . 
Di tempo in tempo mi fifa men dura 

L'angelica figura , el dolce rifa ; 

Elaria.delbeluifo , 

E de gliocchi leggiadri meno ofeura ♦ 
Che fanno meco homai quejlifofpiri ; 

Che nafeean di dolore , 

E moftrauan di fuor e 

P iiij 



2ji LIBRO 

La mCangofciofa e difcerata ulta ? 
Se auen > che'l uolto in quella parte giri 
Per acquetar il core ,• 
Farmi uedér Amore 
Mantener mia ragione , e darmi aita : 
Ne però trouo ancor guerra finita > 
Ne tranquillo ogni flato del cor mio : 
Che più m'arde il defìo , 
Quanto più la Jperanza m'aficura . 
De/ Boccaccio no pogo efempioiperche quelle Botiate fi 
veggono effer fatte da lui fiudio f mente per feruirfene £ 
luoghi loro nel Decamerone.Allequali chi uoleffe feguir 
la forma e lo fide di Antonio di Tempo: perctoche egli 
uè ne fa una terza fyecie detta Mezana^ potrebbe attrU 
Ballata del buire il nome di Gradile ueflite del Petrarca Mezane,e 
Sacheco . / e n o yejlite picciole dimandando. E co fi atte Ballate con 
una del Sacbeti y ilqualefu ne" tipi del Petrarca, porremo 
Qttefta , che'l cor m'accende , (fine. 

Col cor mi fugge , e con gliochi mi prende • 
Vaga de la mia pena 
Ogtfbor fi fa ; perche con dolce (guardo 
Al fuo defio mi mena > 
Moflrando darmi quel , che fempre e tardo: 
Cofì confumo er ardo y 
Seguendo chi migfiida y e chi m'offende . 



DEL V E SE S T I N E 

LA S 
do aU 



Seftmedi - A scflma y chefutrcH{atadaProHcriZ^i;è^^ 
Icuni p inuention di Arnaldo' Daniello , che di 



quifta 



Q_ V A R T O. in 

quejlx miniera compoje la maggior parte delle fue Qan* 

Zoni,zr è di due forti . L'una di [et Stanze,cufcuna del 

lequali finì/ce infeiuerfi , e una riprefa di tre : quejla i 

detta femplice . L'altra di dodici Stanze , che fi chiama 

doppia • La Stanza , fi come è di fci uerfì , co fi e difei 

definenze diuerfe ,• lequali uogliono effer tutte generala 

mente di uoci foftantiue , e di due Sillabe . L ordine è , 

che il uerfo primo della feconda Stanza ripiglia con la 

definenz* t ultimo della prima ,• il fecondo , il pruno, il 

terzo il penultimo, il quarto il fecondo y d quinto il quar 

tOydfejio il terzoni manierale feruandojì que&o or* 

dine nella Stanza femplice , il primo uerfo della prima 

Stanza diuien l'ultimo dell'ultima , e nelle doppie fi ri= 

torna nel primo . Nella riprefa fi ripigliano tutte le fei 

definenze,parte nel fine^e parte in mezo del uerfo(dalla 

prima in fuori , chefeguita l'ordine dall'altre ) di fiotto e 

di [opra , fi come aggrada a chifenue . llche affine, che 

fi pojfa ueder fenza cercar ueruna Seftina fra le Rime Sartina de! 

del Petrarca qui ho uoluto addur la prima . Tetrarca , 

A qualunque animale alberga in terra ; 

Scnonfe alquanti , c'banno in odio il Sole , 

Tempo da trauagliare e , quanto e 7 giorno : 

Ma poi , che'l del accende le fue ftelle y 

Qual torna a cafa , e qual s'annida in Sclua 

Ver hauer pò fa almeno infirìa l'alba . 
Et io , da che comincia la bell'alba 

Afcuoter l'ombra intorno de la terra > 

Sueglìandc glunimalun ognuSdua , 

Non ko mai tregua difojpir :ol Sole : 



254 LIBRO 

Po/ ^ quand'io ueggio fiammeggiar le flette > 
Vo lagrimando , e defìando il giorno . 

Quando laferafcaccia il chiaro giorno , 
E /e tenebre noftre altrui fami' alba > 
JM/ ro penfofò le crudeli Stelle , 
Che m'hanno fatto difenfibilterra ; 
E maledicci dì , cW «/d/7 So/e , 
Ohe mi fa in uifla urìhuom nudrito in Selua ♦ 

Hon credo , che pafeeffe mai per Selut 
Si afèrafera o di notte > o di giorno >■ 
Come coftei , ch'io piango a l'ombra , e al Sole : 
E non mi fianca primo jonno , od alba ; 
Che > ben ch'io fu mortai corpo di terra y 
Lo mio fermo defìr uien da le Stette ♦ 

Vrima >ctii torni a uoi lucenti Stette , 
O tomi giù ne l'amorofa Sdua > 
Laffando'l corpo , chefia trita terra ; 
Vedefiip in lei pietà , chén unfcl giorno 
Vuo rifiorar mollami >• e innanzi l'alba 
Vommi arricchir del trammontar del Sole . 

Con lei fo fi io , da che fi parte il Sole > 
E non ci uedefì altri i che le Stette 
Solo una notte ; e mai non f offe l'alba : 
E non fi trasformaffe in uerde Selua 
Ver ufcirmiÀi braccia , come'l giorno , 
Ch'Apollo lafeguia qua già per terra . 

Via io farò fotterra in fecca Selua > 
E7 giorno andrlpien di minute (lette 
Vrima ? ch'a-fx dolce alba arriui il Scie ♦ 

m 9 



Ql V A "R T 0. ^^$ 

.'Md, come y chel proprio della Se flint fia di haucr tuta 
te le definente di uoci di due Sill.ee e di Soflantiuv.non* 
dimeno il Pctnrca mcdefimo ui pofe uno aggiunto in 
due, iuno in quefìo uerfo ♦ 

Sola penfando pargolette e fciolti . 
che e il quinto dì 

Anzi tre di creata e f alma in parte : 
e t altro in quell'altro , 

Mia benigna fortuna, e7 uiuer lieto , 
primo di effa Seftina , 

Et e dafapere , che in quella Sefìina . 

Giouane Donna [otto un uerde Lauiv , 
d uerfo 5 

SÌ 5 afa U morte in un punto s'arriud , 
in Arriua.ci e errore di Stampa^percioche neUe dejìnm 
Ze non fi fermano uerbi ; e la uera elettione è • 
i Si > chHn un punto a la morte s'è a riua . 
E fé ben ntUa allegata difoprafi troua Sotterra . e ciò > 
quanto Sotto Terra , e non fi muta la uoce , Quanto a 
tifar nel fine uoce di più di due Sillabe , ciò fi uede haucr 
fatto il Boccaccio in una fua , non punto più uaga di 
quello , che fono gltaltri fuoiuerfi . Ne&t nojlraetd in 
cofi fatte Sefline hanno fuperato di gran lunga cidfeuno 
(fecondo il comun giudkio) il Bcmbo,e il Sannaz^rofi 
come anco in ogni altra maniera di uerfo ♦ 



DE' TERZETTI. 



i 



Dintf tro 



Terzetti furono trouatida Dante , ilqualegli prefe 
pcrauentura da quella maniera diuerfija cui defimm Tenerti 



r de 



2*6 LIBRO 

Z* dicemmo, nel Sonetto porger piufoauita e dolcezza 
Quefti (come fu detto) di tre in tre uerfì per ordinario 
terminando il loro coftrutto, accordano la confonazd del 
primo con t ultimo : e il fecondo, che e quel dimezo t ha 
per eorriftondenz* il primo e Vultimo del fecondo Ter 
zcttoùlche uanno feguendo gli altri di mano in mano in 
fino alfineie queftofine ha un uerfo foprabondante, che 
col penultimo parimente s'accorda . Onde cotale ordine 
di uerfì parendo annetta , che dipendano luno dopo tal* 
tro , il Bembo propriamente nominò catena . Ttiqueflt 
forte Dante ordì lafua Comedia,il Petrarca i Trionfo 
il Boccaccio lAmorofa Vifìone.Nella noftra età il San* 
nazxro lefue bellifiime Egloghe, l'Ariofto, eH Bentiuo* 
glio le lor Satire,il Taffo lefue elegie,il Mauro,e y l Ber* 
na alcune inuentionipiaceuoliuifcrijfero . E, quantun* 
qtie alla ageuolezz* di fì fattiTerzetti nonfìa mefliero 
di efempUnon rimanendo io però difeguitare il mio co* 
fiume y ne darò a leggere alcuni del nofiro Petrarca . 

Terzetti Qapoi , che fottìi del cofa non uidi 

del Pecrar- ^fo e jr mm , mo $ Hg 0tt i t0 

Mi uolfì ; e difii , guarda in che ti fidi t 
Kifyofì , nel Signor , che mai fallito 

Non ha promeffa a chi fì fida in lui : 

Ma ueggio ben , che'l mondo m'ha fchernito . 
°Efento quel , ch'io fono , e quel , eh' io fui i 

E ueggio andar , anzi uolar il tempo > 

E doler miuorrei, nefo di cui • 
E nel fine* 
Yelcefaffo , chtl bel uifo ferra ; 

Che 



Q.VARTO. m 

Che poi , chaura riprefo ilfuo bel uelo : 
Se fu beata , chi la uide in terra ; 
Hor che fi a dunque a riuederk in cielo f 
Po/fino anco recar fi per efempio quefìi uerfi del San* Terzetti 

ttdZaro. delSaana- 

Zaro 

Itene a t'ombra de gliameni faggi 
Fafciute pecorelle , homai , che'l Sole 
Su'l mezo giorno indrizza i caldi raggi. 
fri udirete lalte mie parole 
Lodar glioccbifereni , e treccie bionde , 
Le mani , e le bellezze al mondo fole . 
Mentre'l mio canto , e'i mormorar de tonde 
S'accorderanno ; e uoi dipaffo in paffo 
Gite pafeendo fiori , herbette , e fronde . 
Qui hanno fine le rime ufate dal Petrarca:hora dirò an* 
co alcuna cofa di quelle , che da* moderni fono fiate tros 
uatczriUuftrate. 

DELLE STANZE, A U 

trimenti Ottaue Rime . 



Q 



V e l l e forti di Rime , che trouiamo efferefii? 

te illustrate da' moderni, fono fenza dubbio le ' 
mM ^** - .. , r /• . r Boccaccio 

Stanze ; lequah, perche fimfeono incttouerfi, Ottawe jnuentor 

Rìnr ancora uengcno dette. L'or dine loro è di accordar delle Otta 

le dcftnenzc fwmbieuclmente : e nella chiufa i due uv 

fempre coiti no 'Y.fìeme.il Boccaccic(ccmefu 

to^ fewndoyckc tgìi Beffo affitti a ) ne fu un 

mimo in effa materia di ar;ne , corra fu U T\ t é 



M.& L I B R O 

fcriffe.T)apoi nella feguente età alcuni bafii ingegni, pa* 

rendo loro questo modo di rimar facile, in cantar diuer* 

fé menzogne e fattole di Orlando e de* Paladini le ado* 

perarono 3 di maniera jche per lungo tempo in queftenoh 

fi raccolsero cofe degne di effer lette.Dopo uario tempo 

* un Urancefco Cieco da Ferrara uifcriffepure infogget* 

to de' Paladini affai comporteuolmente . Compofe anco 

Luigi Pulci il Mor gante. Ma cojìui fu pofeia lafciato a 

dietro dal Boiardo fi di ftilo, come dHmentione . Indili 

Volitiamo altamente cantando , primo adornò cofx fatta 

maniera di uerfì,di dottrina , diuaghezza > e di Uggia* 

dria:& aperfe la flrada,per lacuale felicemente camirìan 

do l'Arioftoyperumne a tant 'altezza* che nonfolopuo 

dire,cfregli le Stanze iUuftr afferma che le habbia ridotte 

a quella per fettione, aUaquale tri Latini Virgilio,e tra 

Greci Homero riduffero il uerfo Hefiametrotcbe daam* 

bedue alhora degnamente prefe,efonfkrub il nome di He 

roico.Le Stanze del Bembo in materia di Amore tengo» 

no il primo lyago .[Noi àncora cm quel poco d'ingegno, 

che ci è flato conceduto, vìbabbiamo ridotte le diUtteuoli 

T ras format ioni ÌOuidio , lequalifa pochi me fi (pias 

tendo a Iddio ) daremo alle Stampe . 

Quello , ^ M d è ^ auuertire^che quantunque alla intera perfet 

che prmci ^ ^^ $t dnzd mo \ tz co r € n ricerchino, la principale 

palmeten * \ . rr • * 

chiede alle e, enei uerji Jenza rompimento, o trapponimento a una 

Stanze . fentenza nel principio , o nel mezo del feguente uerfo > 
fé ne uadano di due in due , che ciò par , che chieggono 
le orecchie di chi leggeicome per efempio fi uede m que* 
fia Stanza delTArioflo ♦ 

La 



Q v / . 2;^ 

hi "Donni il palafreno a du tro uolta , 7 

E per Ufclua a tutta briglia caccia ; 

Ne per la rara > più che per la folta 

Lapiuficura y miglior uia procaccia, 

JAa pallida tremando e di fé tolta , 

hafcia cura al deftr:er , che la uia faccia • 

"Disk , di giù per t alta felua fiera 

Tanto girò , chegiunfe a una riuera . 
E in quell'altra parimente del Bembo ♦ 
1 Pafce la pecorella i uerdi campi , 

Efente ilfuo monton cozzar uicino • 

Ondeggia ,epar, ch'in mezo tacque auampi 

Con lafua amata il ueloce Delfino . 

Per tutto * oue'l terren d'ombra fi ftampi , 

. Softien due rondinelle un faggio , un pino ♦ • 

Euoipur piace in difufate tempre 
. Andar folinghe e fcompagnate fempre . 
Non dico già , che alcuna uolta il rompere non apporti 
granita : ma ciò fi dee far di rado. E i Lettori potran* 
no auederfi leggendo della differenza,ckcè dall'una mas 
niera aU'altra . 

DE' VERSI SCIOLTI E DE GLI 

SDRVCCIO LI, 

IV e r s r Sciolti (inuention de' moderni ingegni) fos 
no co fi detti , perche f legati dalla legge er daWoblU 
go delle corrifpondcnze,fornifcono liberamente nelle uo 
ci , che al loro facitore più aggradano , Mafc efifono 







240 L I 1 R O 

liberi di una clifjìculù, uè ne ìwno utialtra ìii^ . ■ , . . 
laquale e di effere in modo leggieri, purgai, ejfretu dt^ 
harmonìa, che poffano perfeflefA interament$Jkpplire • 
d quello, che è tolto loro dal mancar delle cor 
Ze ; cofì parimente effere incatenati ìun dopot altro im 
maniera she il coftrutto finifea fempre in un uerfo,nefìa 
inguifa portato ne glialtri, che efjb perda La fonorita , 
ligi , che e faflidifca t intelletto di chi legge ■; Fiorifce hoggidìin j 
^uer fi° *l uc ^ 1 uer fi 1° Alamanni, il Trifiino, il T affolli Girai* 
Iftiohi Ver *> ^ Mutio , er altri ingegni. Lo Sdrucciolo dimofìra 
ri fo fdr uc- affai chiaro la cagion delfuo nome;poi che forni fee fem - : 
ciolo . p re ì n fa e sjfkfce hreuu lequali uanno Sdrucciolando in I 
guifa^hepar, che nella fine fempre il uerfo habbiaacai 
dere.Quefto,comefìdiffe,è di dodici Sillabe; kqualiri: 
cercano per lo più ti effere diuife e tramenate da qualche 
Sannazaro Confonanteicome Venere,Spafìmo: nepoffono medefima 
e A riodo mente le parole effer di menomile di tre Sillabe. Si parto* 
eccellenti nQ ancQrd ^ ^ /eg ^ ejfclo&«. De' legati ne fu Maflro 
fdruccioli. U Sannazdroydeglifciolu l'Ariofto y ilqualefu ilprimo, 
che nette fue Comcdie bene,e giudicìofamentegli ufaffe . 
1 L F I N E. 



REGISTRO. 

A B C D E F G H I K L M N O P. 

Tutti fono Qjiaterni . 



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