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Full text of "Istituzioni anotomiche"

West Virginia University Libraries 




3 0802 100908371 7 




SRERIA FORNI 



DEC 11955 

WEST VIRGfWM UMIVERS/TV 
MEDICAL SCHOOL LIbS 



This hook mi 
taken from th( 
building. 




ISTITUZIONI 

ANOTOMICHE 

DEL SIGNOR 

L. M. A. CALDANI 

TRADOTTE IN ITALIANO 



SCIENCEe 
fi- ^ 



GAETANO CASTELLANI 

Dottore in phosofia e mediciita, professore di chirurgu b di cwnica 

NEL tlCEO E NEGLI OSPITALI DI BRESCIA , SOCIO DELLE ACCADEMIE 
DEGLI APATISTI E GEORGOFILI DI FIRENZE, DEGLI ANIMOSI DI BOLOGlfA, 
DI QUELLA DI VENEZIA E DI BRESCIA , MEMBRO PRO: MEDICO DELLA 
COMMISSIONE DIP.\RTIMENTALE DI SANITÀ' DEL MELLA . 



TOMO II PARTE II 

CONTENENTE LA SPLANCNOLOGIA 



TER BETTONI 
TIPOGRAFO DIPARTIMENTALE 

BRESCIA MDCGGVII 






Digitized by the Internet Archive 

in 2009 with funding from 

Lyrasis Members and Sloan Foundation 



http://www.archive.org/details/istituzionianoto22cald 



Questa Edizione è sotto la salvaguardia 
delia legge jg. Fiorile anno IX. , essendosi 
adempiti: le prescrizioni superiori in proposito 
di Stampe . 



INDICE 

DEI CAPI 

CHE SI CONTENGONO 
NELLA U. PAATE DEL n. VOLUME 



Capo VIGESIMOTERZO. Des^V in- 
tegumenti comuni del Corpo u- 
mano pag. i 

CAPO VIGESIMOQUARTO. DelV Ah- 
domine, e primieramente del Peri- 
toneo , del Mesenterio , e del- 
l' Omento ?» i3 

CAPO VIGESIMOQUINTO. Del Ven- 
tricolo j> aS 

CAPO VIGESIMOSESTO. DegV Inte- 
stini e dei Vasi lattei . . . j, 3o 

CAPO VIGESIMOSETTIMO . Del 

Pancreas » 4^ 



IV 

CAPO VIGESIMOTTAVO. Del Fe- 
gato 9> ^' 

CAPO VIGESIMONONO Della Milza „ 6-2 
CAPO TRIGESIMO. Dti Reni, delle 

Capsule atrabiliari ^ degli Ureterj , 

e della Vescica orinarla . . „ 67 
CAPO TRlGESHMOPFxIMO. Delle parti 

genitali degli Uomini • • • » 79 
CAPO TKIGESIMOSEGONDO . Ddle 

parti gcviitali delle Donne . . ,,102 
CAPO TRIGESIMOTERZO Dell' Utero 

gravido sj i^o 

CAPO TRIGESIMOQUARTO . Del 

Torace ,. 129 

CAPO TRIGESIMOQUINTO . Del 

Collo ,, 1S8 

CAPO TRIGESIMOSESTO. /?e/ Ca/jo „ 193 



ISTITUZIONI A.NOTOMIGHE 

PARTE QUARTA 

CAPO VIGESIMOTERZO 

DegV Integumenti comuni del Corpo umano. 



l 



5 «8. Imprendiamo ora a spieirare l'ultima 
parte deile Istituzioni AnotoEniche , vale a 
dire la Splancnologìa ; la quale vt- rsa parti- 
cola «-mf^nte sulla fabbrica dei visceri ; sulla 
loro h^ura , situazione, connessione, ed uso. 
Noi pr,ncipierenio , come molti hanno fatto, 
dagli integunu^nti comuni ; per poi passare ai 
visceri , prunieramente a cpie' contenuti nel- 
l'abdomine; \\\ secondo luoi!0 a quei nfl pet- 
to; terzo a quei, che sono nel collo; quarto 
finalmente a quei d«-lla testa. 

5jf) Due sono gT Inteonmentì comu- 
ni, che vestono il corpo d'ogni intorno, 
e lo dift^ndono: la cutf cioè, e la membrana 
adiposa . 

52 o La cute è una membrana coerente 
sempre colla sottoposta adiposa, e coutinua 

JPAATE ir. 1 



con tutte quelle tonache , che investono i 
forami e le cavità che si trovano nell'esterna 
SLipeificie del Corpo umano. In questa mem- 
b'ana si hanno a consiilerare la sua diversa 
grossezza e densità ; la sostanza ; e certi 
CO' piiscoli , delti papi' le : ì fonti dell esala- 
zione ed inalazione ; / follicoli ; ed il di lei 
uso ; e fi'.a'mente alcuni ripari. 

La grossezza e densità maggiore trovasi 
nella parte capillare della testa , e nella fac- 
cia Dosieriore di tutto il tronco, e delle estre- 
mità; nella pianta del p'ede; nella palma 
delle mani ( nei quai ultimi luoghi tenace- 
mer.te è attaccata colla sottoposta membrana 
pin^uediuosa , ed ha dei solcìii più profondi ) \ 
fìndmente nel lato esterno dei2;ii arti. Minore 
è poi la grossezza nelle regioni antetiori , e 
intt-rne di tutto il corpo; e p ii ancora dove 
si stende sulle labbra, sugli occhi e ad al- 
tre parti interne. 

La sosianza è cellulosa . e questa sensi- 
bile dove si congiunge coli' ad posa ; nella 
qual faccia è scavata da fossette dispone ia 
certo ordine di simmetria, e, come sembra, 
fatte apposta per dar robustezza ai lobetti 
pmgued no«;i , e quindi ancora all'adiposa. Per 
alt'o dove scorgesi piìi densa , anzi, per cosi 
dire . seccata a foggia di cuojo , fa vedere la 
medesima sostanza cellulare, ogni qual vol- 
ta si inetta alla macerazione. Quindi è for- 



nlta (V una forza elastica, e di contrazione, 
secondo che porta la natura cellulosa ; e tra 
le sue celle componenti vi si inseiiscono dei 
vasi d'o2;ni sorta. 

I vasi arteriosi , venofi , linfatici , cosi 
anco i nervi, derivano reciprocamente dai 
tronchi vicini de' vasi, e de' nervi. Da tutti 
questi vengono generate certe prominenze 
picciolissime, che cliiamansi papille, le eguali 
fanno aspra cenasi da per tutto la cute. 

Le papille adunc|ue sono composte da 
vasi e nervi d' ogni genere legati tra loro 
per mezzo della ceìlulosità, dalla quale sono 
sostenuti, e riguardo ai nervi li dà piuttosto 
a vedere il senso , che il proprio aspetto. A 
foggia di corpicciuoli s' alzano dalla superfi- 
cie esterna della cute , e sono fatti la mag- 
gior parte in una forma a qualche maniera 
fotondetta. Certune piuttosto lunghe rappre- 
sentando fila tenuissime^ principalmente dopo 
la macerazione , si trovano nelle labbra ; di 
lunghe parimenti , e disposte in ordine para- 
lello appariscono costantemente sotto le un- 
ghie. Per altro sono più grosse, più frequenti 
ed un po^ più alzantisi in quei luoghi, nei 
quali Io richiede la perfezione del senso dei 
tatto , per quanta se ne può aspettare dagli 



organi dei sensi. 



L'esalazione si fa dalle arteriuzze cuta- 
nee 5 di cui le boccucce sono aperte nel- 



4 

r esterna superficie della cute . Da cjiieste 
bocche soite il vapore naturalmente invisibile, 
che chiamasi per spìr azione insensibile , o per- 
spirabile Santoriauo : se poi quelle bocche 
per certe cause violente vengano di più aper- 
te , quel vapore esce dalla cute a guisa di 
sudore. Che queste siano le strade della per- 
spirazione e del sudore , lo dimostra massi- 
lìiamente l'injezione colorata nelle arterie 
delia cute. 

Inalazione . I fonti di questa non si pos- 
sono scoprire col medesimo artificio delle in- 
iezioni. Tuttavia appartengono quasi tutti al 
sistenìa de' linfatici , e parimenti alle boccuc- 
ce delle piccole vene, e ai minimi meati , 
ovvero pori, come li chiamano , e questi in- 
or^a/iiri , in quanto non appartengono alle 
estiemità dei vasi. Imperciocché tutte quasi 
le cose che sono applicate alla cute, venen- 
do in qualche porzione portate nella massa 
del sann,ue ( come dimostrano gli effetti, clie 
derivano dalle cose applicate ) abbastanza 
provano esservi gli organi della inalazione. 

Follicoli. Tra la sostanza della cure vi 
stanno certi corpicciuoH, rotondi e concavi, 
i quali, perchè contendono un umore seba- 
ceo, chiaraansi perciò, glandule sebacee. Nella 
te>ta prìnc'palmente, accanto alle orecchie, e 
nelle orecchie medesime ^ nell" orbicelo del 
naso e nelle sue ale , nel solco che divide 



5 



le nle dalla faccia, nel lembo delle palpe- 
bre, si trovano fVfquerui di (jiHr-sLe giandule ; 
ne mancano in altri luoghi. Ma entro la so- 
stanza della cute hanno luogo ancora altri 
corpuscoli lunghetti, come tante borsette bul- 
biformi, che accenneretno «li sotto. 

L' uso della cute è di metter limici in 
certa maniera alla periferia della cute , e 
difendere le parti che copre. Ma T uso prin- 
cipale si è di avvisare la mente delle quali- 
tà tangibili dei corpi per mezzo delle papil- 
le ( imperciocché la cute è l'organo primario 
del senso del tatto), e far strada ai pori , 
de' quali è fornita , ai peli , ed agli umori , 
3 quali ritenuti o respinti potrebbero causar 
malattia. 

I ripari poi della cute nuli' altro sono se 
non che parti della cute stessa , a' quali si 
die' il nome di Reticolo ^ e di Epidermide, 
ossia Cuticola. 

52 1. Il Reticolo è nn muco steso sopra la 
cute, il quale fluido si fa nell'acqua, e sec- 
cato o reso più solido dall' arte rappresenta 
una certa tenue membrana priva di vasetti 
e di nervi , e perciò inorganica e quasi con 
singolari picciole vagine copre e serra le 
papille : le quali vagine essendo molto impic- 
ciolite neir apice , quindi questa membrana 
mirata in opposizione al lume rappresenta 
una fallace figura di rete. Mella lingua dei 



quadrupedi si veggono delle caselle, ovvero 
forami ; ma non per questo mal farebbe chi 
volesse pensare tale essere la fabbrica della 
]ini2;iid umana, la quale è priva di siffatto 
Reticolo Ner»li abitatori dell'Etiopia codesto 
lleticolo è nero; e quando preparasi , trovasi 
attaccato ora in alcuni luoghi alla cute, ora 
poi , e più frequentemente , in alcuni luoghi 
alla Cuticola ; il che non si dovea tacere , 
affinchè non si attribuisse il nero , o altro 
color ©scuro a parti , che di sua natura sono 
dotate d' altro colore. 

U uso poi del Reticolo, in quanto che è un 
muco, è tale, di conservare cioè la mollezza 
delhi cute , e delle papille , affinchè atte 
siano a fare i loro officj ; sì anco di sommi- 
nistrare materia per formare la Cuticola , e 
riparare questa, e le unghie. 

522. La Cuticola, la quale dai Greci fu 
divtta Epidermide , è una membrana , essa 
pure inorganica come il Reticolo, perchè non 
ha né vasi, né nervi. Imperocché sembra es- 
sere l'esterna superficie del Reticolo conden- 
sata quasi in una lamina cornea dalla pres- 
sione e forza dell' aria , e degli altri corpi. 

Essa è solcata in varj lu!\ghi , non altri- 
menti che la cute, ed è continua con tutte 
quelle membrane , e copre i forami , e le 
cavità , e i canali aperti esternamente : per 
lo che ha una grossezza ineguale , come si 



vede c]iÌ3iamente paragonando tra loro le 
parti della Cuticola che coprono la cute in 
diversi luoghi. Vdi di tutte poi è grossa la 
Cuticol:^ che veste le palme delle mani, e le 
piante dei piedi . 

Colla macerazione, e adoprando l'acqua 
bolitnte nei cadaveri si st-para dalla tuie , 
che vi sta sotto. Questi agenti , se si eccet- 
tui la macerazione preparata ad arte , e i 
vescicanti la separano dalla cute nei vivi : e 
allora la sua superficie interna , quella cioè 
che corrisponde alia cute si mira inttrsparsa 
di fila lenuissime e cortissime, come da rotti 
vasetti , per mezzo de' quali si attaccava alla 
cute. St'parasi ancora, e cade per alcu- 
ne malartie ; per cui avviene spt^sso , che 
paja la Cuticola composta di squame pii 
o meno den>e e laigh^ , le quali però 
sono morbose. Provano finalmente l'esala- 
zione e r inalazione che la Cuticola è in- 
tersparsa d' innumerevoli , e niiulmi fo- 
rami ; e lo confermano i peli or p ù gros- 
si , ed or pili tenui , ed altri a guisa di la- 
nugine sortiti da essa; e l'olio e il sevo, 
che la ungono, de' quali il primo viene som- 
minisfito dalla membrana pinguedinosa , l'al- 
tro dalle glindule sebacee. 

L' uso dell' Epidermide colla sua natura 
cornea è di difendere le parti che vi stanno 
sotto; impedire una troppa effusione di umo- 



a 



ri ; e iniperìire anclie il dolore , the si sen- 
tirtbbe ntì toccare i corpi , mancando la Cu- 
ticola : finainìpnte dar passaggio all' unto 
oleoso e stbaceo, sì anco alla traspirazione 
ed al sndore. 

1 Peli accennati poc' anzi sono cinti d'i 
un c^rio involto membranoso che ha la forma 
di bulbo, di cui la parte ottusa sta fiita 
dove nella sostanza della cute, dove nt-lTadi- 
posa , e dove ancoia , sebbene rare volte , 
nelle glandule sebacee: la parte acuta riguarda 
la »«uperfi(ie «Iella cute, e nella sede del 
po'o , pt^r cui scute il pelo, tenaceniente 
s' immt-flesima rolla cute stessa, e colla tu- 
ticola. L' involio che tinge è piuttosto duro, 
e foinito di moltìss mi vasetti, e ragliandolo 
ne sorte un umor sanguigno. A (juesto in- 
volto ne sta sorto un aliro, paiimente mem- 
braro^o, e piuttosto limgo, quasi immedesi- 
mato col pelo. D co quasi ^ peuhè una certa 
materia viscosetta^ piuttosto pingue, in poca 
copia però , si litrova tra questo secondo 
involto, dalla quale si unge il pelo nudo. 
Il pelo poi è composto di cinqii*^ o dieci fila 
elastiche unite tra loro per mez7o d' una 
brevissima cellulare : e sortendo dalla cute 
sp nge la sovrapposta Cuticola, dalla quale vien 
circondato e corroborato come da corteccia. 

L' u<o de' peli sembra esser questo , che, 
generalmente parlando, impediscano un troppo 



attrito alla cute; riscaldino quelle parti, che 
coprono in ([uantuà^ e facciano quasi di con- 
dotto air olio subciitaneo , aiTinche si possa 
stendere su la rute medesima, e con ciò dare 
ad essa rnollt-zza , e li^ciatu^a ; finalmente 
apportino altri vantaggi, che noi accenneremo 
a suo luoo;o . 

Le Unghifi sono pai ri, che appartengono 
anch' esse alla storia anotomica della cute ; 
sono queste poste in quel solco della cute , 
che è scavato nella paite esirema delle dita. 
Si notano in queste la radice, V apice ^ il 
corpo, e i lati. La prima è dentro il solco 
indicato, come anche i lati; l'apice è quella 
parte , che si \\<ì il costume di tagliare ; il 
corpo è quello che sta di mezzo tra la radice 
e r aj^ice , e i lati . Un po' avanti la ladice 
vedesi una certa macchia bianca , in altri 
più picco'a. in altri piìi grande, della figura 
di luna . la quale per ciò chiamasi comune- 
mente lunule. 

Sta sodamente attaccata alla cute nella 
faccia interna : il reticolo poi che vi sta sotto 
e immedesimato è disposto in linee paralelle 
un poco alzancisi, in quantochè le papille in 
quella sede serbano anch' esse un ordine pa- 
ra lei lo , e sono riposto in que' solchi , che 
sono compresi dalle linee eminenti del reti- 
colo. La cuticola poi si continua per ogni 
dove col lembo dell' unghia , così the pajono 



IO 



le unghie fabbricate dalla cuticola e dal reti- 
colo; conciosiachè massimamente coi medesimi 
artifici si separino dalla cute che s.ià sotto , 
siano insensibili ; siano prive di vasi : e se a 
caso si perdano, rinascano a forma di muco, 
il cjuale a poco a poco si condensa , e si 
essica, come vegliamo avvenire nella cuticola 
che rinasce. Forse la ma;i;ir,iore densità e 
grossezza del reticolo , e della cuticola , sì 
dove queste due coprono le palme delle mani 
e le piante de' piedi, sì dove formano 1' un- 
ghia , e la quale sembra nata d j una mag- 
giore tenacità de' principj componenti , e da 
lina maggior copia di terra , questa densità , 
dissi , e grossezza fo''se è primigenia ; quasi 
la natura, prevedendo l'avvenire, enn que>ta 
particolare e più robusta difesa abbia 'voluto 
allontanare e difendere da crrte ingiurie. 

ÌJ* uso delle unghie è di sostenere e rassodare 
la punta delie dita, affinchè, espiando noi le 
qualità tangibili dei corpi, non cedano le pa- 
pille piegandosi in dietro . Colf ajnto di esse 
appigliamo dei corpi piccoli; di esse ci ser- 
viamo di grattare , con che cacciamo e que- 
tlanvo le molestie che ci pizzicano : e final- 
mente colle unghie stracciamo , e dividiamo 
certi corpi . 

523. U Adiposa membrana è un velamento 
d'una ineguale grossezza, il quale è sotto la 
:ute quasi in ogni luogo , e che si frappone 



II 



tra muscoli e muscoli, e in mezzo a' fascetti 
delle libre carnose: anzi sembra la stessa es- 
sere {[nella , la quale nella faccia inferiore si 
ril Hsi in gaisa , che formi delle celle un poco 
più cTiaUili talte per ricevere la pinguedine. 

La sua fabbrica è comune coll^ altre cel- 
lulose: è fatta, vale a dire, di fila e di 
lamette a cui vi si uniscono moltissimi va- 
setti, e principalmente i linfatici; i quai fili 
e 1 un'atte sono disposte in modo singolare; 
e dove più larghe , e dove più anguste for- 
mano quindi borsette d' ineguale grandezza , 
entro le quali si getta la pinguedine sudando 
dai pori delle arterie. 

Quelle celle principalmente sono più gran- 
di , che più abbondano di grasso; imperciocché 
nelle più piccole vi si trova un fluido gela- 
tinoso, ossia una linfa, come vediamo in ca- 
daveri assai estenuati , ne' quali un liquor 
glutinoso tien luogo di grasso o di pinguedine. 
Queste cellette sono tra loro comuni- 
canti (i): non è però che la contenuta pin- 
guedine cada per forza della propria gravità 



(i) Nep;H u.-celli acquatici, e nello Struzzo camelo 
avvi un grasso flaido , cosicché collo sbatterlo qua e 
i si può caccìjre, e far sortire tutto per una ferita 

tta nella cute Allero de purtium hum. corp. praecip, 

br. et funcc. Tom I pag fio. 

Questo umore poi è fluido ancora in noi . 



12. 



nei luoghi inferiori del corpo, per questo pro- 
babilmente perchè il solido celluioso for- 
nito di forza di contrazione , le arterie 
che pulsano , i muscoli che agiscono , le ve- 
nucce che riassorbiscono ; in una parola la 
vita propria di questo solido , e delle partì , 
che gli stanno attorno, agita incessantemente 
il contenuto umore, e caccia e ricaccia nelle 
cellette vicine , come anco nelle venucce , 
che si aprono dentro le cellette medesime . 

L' uso della membrana pinguedinosa è di 
difendere le parti dal freddo, di riempire non 
poche cavità; moderare l'attrito di certe parti; 
esser ad altre di sostentamento; raddolcire 
r acrimonia degli umori , render bianca , e 
liscia la cute; ungere le parti vicine; e con- 
servare in esse lubricità^ e mobilità. 



i3 



CAPO VIGESIMOQUARTO 

Deir Abdomine , 

e primieramente 

Del Peritoneo f del Mesenterio > e dell" Omento. 



I, 



624, Il Peritoneo è una tonaca, in cui 
sono da considerarsi la sostanza .> il sito r> 
r estensione , il principio , le produzioni , i 
vasi.) e V uso ^ La sostanza è membranosa , 
vale a dire , composta di fili e di lamette ; se 
non che i fili chela compongono, mi sembrano 
disposti in forma di rete , d' onde viene una 
robustezza assai acconcia . affinchè questa te- 
nue tonaca tirata quasi meravigliosamente ri- 
torni alla primiera estensione. 

Il sito di questa tonaca è nell" abdomine , 
di cui veste la cavità interna : levÌ2;ata nella 
faccia interna , che è rivolta verso questa ca- 
vità ; esternamente si fa un poco aspra per 
un tessuto spugnoso. Quella faccia è bagnata 
d' un rugiadoso umore linfatico : questa poi 
contiene nelle cellette, ovvero nella sostanza 
spugnosa del grasso non per ogni dove , ma 
in diversa copia in diversi luoghi , massima- 
mente poi ai reni , dove il grasso quasi ri- 
dondante 5 nei cadaveri fatto piuttosto duro , 
circonda questi due visceri. 



L" estensione è piuttosto grande ; imper- 
ciocché non solamente mette confine alla ca- 
vità deir abdomine , ma veste ancora molti 
visceri quasi per ogni dove , altri ne cinge 
solamente in parte, ad altri si stende sopra; 
finalmente convertesi quasi in produ7Ìopi os- 
servabili e in altre minori , o piuttosto è 
continua con esse . 

Il princìpio non si può determinare ; im- 
perciocché essendo egualmente attaccato a 
molte parti , e non formando in alcun luogo 
un sacco aperto, quindi non v' è alcuna ra- 
gione , per cui possiamo dire che cominci 
piuttosto da una parte che dall' altra ^ o da 
alcun viscere particolaire. 

Ma delle produzioni molte se ne annoverano: 
pur quelle che più delle altre si distinguono 
in grandezza, e in ecc^ellenza d' ufficio, sono 
il Mesenterio e Y Ooìento . 

Veno;ono al Peritoneo i Vasi dai luoghi 
vicini: vale a dire, dalle venette, ed arte- 
riuzze freniche, dalle lombari , dalle sacre, 
dalle mammarie. Sono inoltre sparsi qua e là 
in questa tonaca molti linfatici ; ma i nervi 
che comunemente s' attribuiscono a questa 
membrana vegnenti dai frenici, lombari, e 
sacri , sono piuttost© erranti per essa , onde 
metter capo nelle parti vicine. Imperciocché 
tagliasi questa, e dividesi nei vivi in occasione 
di alcune operazioni chirurgiche senza dolore. 



i5 



quando però a caso non si offenda nel far 
r operazione un qualche nervetto che vi sia 
appoi>;iriaio per andare alle parti vicine. 

S'^rve il Peritoneo a circosciivere per così 
dire l'estensione a moltissimi visceri dell' ab- 
domine ; a corroborarli , e a tenerli legati 
tra loro col mezzo ancora di produzioni mi- 
nori, di cui si parlerà n^-l descrivere i visce- 
ri ; e delle quali alcune bisogna vedere nei 
cadaveri,- perchè non soffrono una descrizione 
facile ad intendersi, essendo diverse in persone 
diverse di numero , grandezza , grossezza , 
situazione, e per altre condizioni Col rugia- 
doso umore conserva la lubricità nella super- 
fìcie di quei visceri che sono contenuti nel- 
r abJomine ; impedisce che si attacchino in- 
sieme ; e colle innumerevoli boccucce di vasi 
assorbenti , onde è fornito , previene T adu- 
namento del vapore in acqua morbosa. 

52 5. Il Mesenterio poi , ossia la primaria 
produzione del Peritoneo, è un viscere p ù o 
meno pingue , il quale sta in mezzo agli in- 
testini , che pendono da esso. Offre questo 
viscere alla considerazione dei2;li Anotomici la 
sua origine , la connessione , la sostanza , la 
divisione , j vasi , e 1' uso . 

L* origine di questo viscere bassi dalle tre 
vertebre superiori de' lombi. Da questa sede 
come da centro diffondesi , e si spiega in am- 
pia circonferenza; cioè quasi per tutta la ca- 



ì6 



vita dell' abtiomine , con porzioni però in- 
eouali. 

La connessione e una sola ^ propriamente 
parlando , colle vertebre de' lombi poio fa 
accennate; iriipereiocchè la circonfeien/a pen- 
de sciolta ; ma ha inseriti tutti gP intestini , 
i quali sono compresi e sost<-nnti dalla dop- 
pia membrana di questo viscere 

La sostanza è la medesima del Perironeo^ 
anzi col Peritoneo stesso è una sola ed itien- 
tica membra[id : se non che tra la duplicata 
lametta del medesimo Peritoneo, che fa il 
Mesenterio , si frappone una pinii;ue cellulo- 
sa , continua con cju^dla che esternamente si 
appoggia al Peritoneo ; entro i cancelli di cui 
qua e là di spesilo veggonsi co'Iocati dei cor- 
picciuoli generalmente rotondetti. ma alquan» 
to compressi , vale a diie <>|andule del gene- 
re linfatico , le quali diconsi gtandule me^ 
sentericlie. 

Divisione. Siccome poi gl'intestini si tlivi- 
dono comunemente in due porzioni , in tenui 
cioè, e crassi), qutid queta porzione del 
Peritoneo duplicato colla pinguedine frappo- 
sta , a cui sono inerenti i due intesimi tenui 
inferiori e più lunghi, ritiene il semplice nome 
^\ Mesenterio ^ P altra poi, la quale entro la 
sua duplicatura riceve la maggior parte dell'in- 
testino duodeno, e del pancieas, ed a cui sono 
Wgati gì' intestini crassi , chiamati mesocolon. 



I? 



In qnal maniera poi il Peritoneo abbracci 
gli altri visceri , ed attribuisca ad essi la la- 
mina esterna; ad altri \i sìa steso sopra so- 
lamente in qualche parte, e in qual maniera 
venera prodotto il mesenterio dal medesimo 
Peritoneo , come insegnano comunemente gli 
Anotomici ; per quanto appartirne a me non 
lo posso indicar meglio di quel che feci nelle 
Istituzioni Fisiologiche ; e perciò pensai noa 
inutile cosa il trasportar quivi quella descri- 
zione , mutate poche cose. 

Posto il sacco principale del Peritoneo , 
che limita ci<è la cavità dell' abdomiae , e 
perciò v^^ste superiormenre il diafragn>.a ; an- 
teriormente la faccia interna dei miiscoli ad- 
dominali ; inferiorm* nte tutta la cavità della 
pelvi ; posteriormente le vertebre de' lombi , 
e i muscoli adjacenti ; fin<j.ìti nell' animo che 
accanto a questa miembr.ana in varj luoghi , 
fuorché nella parate arjteriore , vi sieno i 
primi principi d; tutti i visceri abdominali , 
Questi primi prìncip) a poco a poco e gra- 
datamente svolgendosi urteranno il Peritoneo , 
al quale più. o meno si aggiungeranno, secondo 
che più o meno si prolunjiheranno oltre la 
propria sed.e . Saranno qundi cinti per ogni 
dove dal Peritoneo il fegato, la milza, il 
ventricolo, i testicoli nel feto, se eccettui 
però quel luogo solamente , per cui si fanno 
strada vasi e nervi ui questi visceri: l'utero^ 

FARTE IV, a 



j8 



la vescica , V intestino retto non per ogni 
dove , perchè non si producono affatto oltre 
quei luoghi, dai quali dicerr.mo nascere quelli; 
niente affatto poi i reni colle capsule atrabi- 
lari , così niente V aorta abdominale , e la 
vena cava inferiore , perchè non cacciano 
fuori dal proprio luogo la parete del Perito- 
neo , da cui sono coperte; più di tutti mas- 
simamente poi urtano e spingono la parete 
posteriore del Peritoneo medesimo quasi tutti 
gf intestini per accostarsi fino alla parete 
anteriore . Così questi intestini non tanto 
sono vestiti quasi per ogni dove da qnella 
lamina del Peritoneo, ma questa lamina me- 
desima, che lo spazio riempie tra T intestini e 
le vertebre , e la quale perciò è raddoppiata 
( frapponendovisi vasi , \nervi , pinguedine , e 
glandule ) costituisce uvi viscere che tiene 
sospesi gì' intestini , il quale chiamasi il/e- 
senterio . 

I Vasi arteriosi vendono al mesenterio 
dall' aorta abdominale,- i veno.^i appartengono 
alla vena porta ; i nervi che vanno agi' inte- 
stini, derivano dal vago, e dal simpatico gran- 
de. Con tutte queste cose, e colla pinguedine 
osservasi insieme nel mesenterio una doppia 
serie di vasi lattei o linfatici , vale a dire 
sotto ciascheduna lamina; dei quali, terminata 
che avremo la storia degli intestini tenui 9 
avremo a parlare . 



19 

L' uso principale del mesenterio si fa ma- 
nifesto dalle cose fin cpii dette Sostiene cioè 
gf intestini nella propria loro sede ; conduce 
agli stessi i vasi e i nervi; dà luogo acconcio 
alle glandule, e a' valletti linfatici; finalmente 
somministra la pinguedine al fegato per for- 
marne la bile . 

526. U Omenfo , ossia Rete , ovvero Epi- 
ploon è un'altra, e questa nobile produzione 
del Peritoneo , o piuttosto il Peritoneo stesso 
estenualo, quasi , e spiegato nell'Omento; 
nel quale s' hanno a notare il sitò , la di\^isione , 
le connessioni , la sostanza, i vasi, e V uso. 

TI sito di questo viscere è nell' abdomine 
subito sotto quella parte di Peritoneo , che 
copre anteriormente 1' abdomine medesimo . 
Una qualche porzione di esso, e questa molto 
minore, trovasi immediatamente sotto il dia- 
fraiima tra i due orifici dello stomaco : la 

o > 

porzione maggiore pende dal fondo dello sto- 
maco stesso , e si produce inferiormente ora 
più. 5 ora meno, secondo la varia copia di grasso 
che contiene . 

La divisione n' è triplice. Quella porzione 
che sotto il diaf agma poggia sn 1' arco mi- 
nore del ventricolo tra i due orificj di questo 
Viscere , chiamasi piccolo Omento , ovvero 
Omento Epatico-gastrico ; quella , che molto 
pili grande è esternamente aderente al fondo 
del ventricolo, dicesi Omento maggiore, ovvero 



20 



Omento gastrocolico: la terza porzione final- 
mente, a cui diedero il nome di Omento co- 
lico, è una pioduzione dell'Omento maggiore, 
la quale andando ingiù dal destro lato, va a 
finire in una punta acuta sopra 1' intestino 
cieio . 

La co/772^^Jzo/2<» dell' omento minore si fa 
cogli anzidetti orificj del ventricolo , cioè con 
quelle pairi che sono presso detti orificj ; e 
perciò coir esofago, coi diafragma, col fega- 
to, e roT intestino duodeno a destra. Quella 
poi Bell'Omento minore, che sciolto ondeggia 
inferiormente, si fa anteriormente col fondo 
del ventricolo ; a sinistra , colla parte infima 
della milza, a cui somministra una certa la- 
mina esteriore, e col pancieas ; a destra, col 
legamento proveniente dal Peritoneo, il quale 
congiunge V intestino colon ed il duodeno 
colla vescichetta della bile. 

Sostanza. L' Omento è composto dalla 
doppia lamina del Peritoneo. Tra il raddop- 
piamento evvi la pinguedine contenuta nelle 
cellette e quasi disposta a solchi, i quali ora 
incontrandosi insieme, ora allontanandosi rap- 
presentano una certa spezie di rete; siccome 
in forma di rete sono ordinati i moltissimi 
vasi dell' Omento ; per lo clie questo viscere 
è detto ancora Mete . Una di queste lamine 
è anteriore, l'altra posteriore, le quali si 
toccano solamente, ma non si uniscono tra 



21 



loro ; imperciocché si possono separare l' nr.a 
dall' altra col semplice impulso dell' aria , 
facendo a questo fine una picciola ferita iu 
wna lamina ; o cacciando un piccol tubo ia 
■una singoiar apertura , che v' è alla radice 
di quel minimo lobo del fegato che di cesi 
lobo dello Spi gelio, tra i legamenti, che uni- 
scono il colon ed il duodeno intestino alla 
vescichetta del fiele ; o finalmente se presa 
una lamina col pollice , e f altra colf indice 
dell' altra mano si tirino discostandole una 
dall' altra . 

In qual maniera poi T Omento stesso venga 
prodotto dal Peritoneo , come insegnano co- 
munemente, così io son solito a dimostrarlo. 
Il Peritoneo stendente il diafragma discende 
sopra la faccia anteriore del ventricolo ; arri- 
vato al fondo di questo viscere si estenua » 
s' allontana da esso , e portasi sopra gì' in- 
testini, alle volte fino al pube. Da questa 
sede questa lamina membranosa ritornando 
in se ascende posteriomente paralella a se 
stessa, e contigua. Nelf ascendere nel colon 
trasverso, alla di cui faccia anteriore stretta- 
mente si attacca , e superato questo ritorna, 
al fondo del ventricolo, e &i fa continua al)'a 
lamina posteriore e e^^cerna dello stesso Ven- 
tricolo, e ritorna n ^-H' ascendere al diafragma . 
A quali altri luoghi s attacchi X Omento , 
fuorché al v^^^ntrìcolo , e all' in^?stìno colon. 



2 2 



da noi già si è Jetto poco sopra. Quella parte 
poi del Peritoneo raddoppiato, che sta tra il 
diafragma e 1' arco superiore del ventricolo , 
costituisce r Omento piccolo , continuo coi 
Peritoneo che copre il diafragma . 

I Fasi arteriosi, almeno i principali, sono 
prodotti dall'arteria celiaca, detta gastro-fpi- 
ploica da noi descritta altrove (N. 409). I 
venosi si aprono nella vena porta (N. 4^-+)' 
i nervi, alcuni, ma per lo piii tenui si nel 
piccolo , che nel grande Omento , vanno al 
fondo del ventricolo: i quali non esser distri- 
buiti per tutto l'Omento sì può congetturare 
da CIÒ , che ne' vivi in occasione di aL'une 
ferite nell'abdomine, caduto T Omento si può 
tagliar via e rompere senza dolore. Ne man- 
cauvi in questo viscere dei vasi linfatici; im- 
perciocché alla lamina anteriore dell' Omento 
( e tanto nel grande quanto nel piccolo , e 
per Io pii^i a destra vicino agii archi del ven- 
tricolo ) vi stanno alcune glandule congloba- 
te , e più frequentemente l' una o l'altra, che 
fanno vedere la presenza dei linfatici. 

L' uso dell Omento è di separare la pin- 
suedine da mischiarsi nel san2;ue nella vena 
porta : imperciocché egli è certo ritrovarsi 
ne\le vene di questo viscere non altrimenti 
che negli alrri vasi dei globerti pinguedinosi, 
conciosiacosachè veggansi not\ tanto in un re- 
cente cadavere umano ^ ma ne vivi aniiaali 



ancora questi globettl dentro le vene rosse 
mesenteriche (i; massimamente quando pre- 
nionsi dolcemente colle dita le strie pingue- 
dinose . L' altro uso è di condurre , e ordi- 
nare i vasi distribuiti per il medesimo, e 
d' impedire la mutua concrezione tra gì' in- 
testini e gli altri visceri per mezzo d' un 
olio sottile , che trassuda pei suoi pori in 
qualche porzione ( come lo dimostra cliiara- 
ramxente la mano che ungesi di grasso se 
conducesi sopra T Omento d' un vivo animale 
aperto di fresco ) ; finalmente a difendere 
principalmente gF intestini dal troppo freddo . 



CAPO VIGESIMOQUINTO 
Del Ventricolo, 

527. il Ventricolo , ossia Stomaco è un 
viscere piuttosto grande e concavo, nel quale 
s' hanno a riflettere il sito , la figura , le 
divisioni, le connessioni , la struttura ossia 



(i) Tra i varj autori che osservarono la pinguedine 
nel sangue, (ciò che si nega da alcuni moderni J si 
dee pregiar moltissimo V illustre Morgagni nostro pre- 
decessore ( Adv Anai. IL pag 16. Animad. VI. j il 
quale non proferì forse mai cosa che non avesse veduto 
co'proprj ocelli^ e confermata più 3' una volta. 



24 

fahbrica, 'e rughe e le vahule , i vasi final- 
mente, e l' uso . 

11 sito del ventricolo è nella parte supe- 
riore di mezzo e quasi sinistra dell'abdomine , 
subito sotto il diafragma tra il fegato e la 
milza; onde viene a occupare quella regione, 
che dicesi Epigastrica. 

Siffatta è la figura , che rassomiglia mol- 
tissimo a una borsa da caccia, massimamente 
quando è vuoto , e levato dal suo luogo si 
mette su d' una tavola . Diversamente poi ha 
un' altra e incostante figura secondo la varia 
sua pienezza , e la pressione delle parti che 
gli stanno d' attorno . 

La divisione appartiene alle sue facce, agli 
arclii, aL>;li orificj , al sacco cieco , e al seno 
avanti il piloro. Le facce sono due, altret- 
tanti ancora sono gli orificj, e gli archi. Una 
faccia è anteriore, l'altra quasi pcìsteriore : 
uno degli orificj è superiore e a sinistra con- 
tinuo coir esofago , a cui si ha fatro il nome 
di cardia; l'altro alquanto inferiormente è 
posto a destra continuo coli' intestino iluo- 
deno, e chiamasi piloro <> che vuol dire pot- 
tinajo. Gli archi, come dicemmo,, sono due. 
Il minore , e alquanto posteriore giace tra 
;in orificio e l'altro; il maggiore, e insieme 
alquanto anteriore, particolarmente quando lo 
stoniaco è di^te-o , guarda ingiù, e misura 
ìa luoHiezza del viscere. A sinistra accanta 



2S 



alla milza sorge gonfio il ventricolo contro 
il diafragma ; e questo gonfiamento chiamasi 
sacco cicco : gonfiasi ancora alquanto nella 
parte anteriore eli qua deir orificio inferiore ; 
e questo luogo dicesi il seno avanti il piloro. 

Ha connessione con molti visceri , e supe- 
riormente coir esofago, il quale prolungandosi 
spiegasi nel ventricolo: similmente superior- 
mente , ma a destra , coli' Omento picciolo y 
col diafragma j, e col fegato : a sinistra colla 
milza per mezzo de' vasi sanguigni si arteriosi 
che venosi , detti vasi brevi , e per mezzo 
della produzione dell' Omento: a destra e 
inferiormente col primo intestino: finalmente, 
come notammo altrove, dal suo fondo, ossia 
arco maggiore sta sospeso l'Omento maggiore, 
per opra del quale il ventricolo stesso si lega 
al colon trasverso . 

La struttura , ossìa fabbrica è composta 
di cinque o , se piace , di sette membrane 
ovvero tonache. La più esterna di tutte, e 
questa comune deriva dal Peritoneo ; siegue 
dopo questa la tonaca carnosa , in cui osser- 
vasi un triplice ordine di fibre; vale a dire 
di longitudinali , di circolari , e di obblique , 
le quali piìi interne di tutte hanno origine 
da uno strato particolare di circolari che 
mutano direzione . A questa muscolar mem- 
brana sta sotto un' altra tonaca , a cui si dà 
il nome di nervosa, più grossa delle altre. 



26 



continua colla cute delie fauci e dell'esofago, 
c d' una fabbrica cellulosa; imperciocché si 
muta in un tessuto spugnoso soffiando valida- 
mente il fiato dentro il ventricolo inverso. 
Finalmente la più interna di tutte, e questa 
assai tenue, cospersa di rainimi velli un poco 
eminenti, i quali veggonsi solamente, se im- 
mergasi neir acqua tepida , e perciò dicesi 
villosa ; la quale è fornita d' innumerevoli 
forami clie appartengono alle estremità delle 
arterie e delle vene-, ed ai condotti brevissimi 
dei follicoli stillanti muco . Tra V una e 
r altra di queste indicate tuniche havvi una 
breve cellulosa , onde si possono stabilire tre 
tuniche cellulose: la prima cioè quella che è 
posta tra l'esterna e la carnosa, e la quale 
non di rado contiene nelle sue celle la pin- 
guedine ; la seconda tra la carnosa , e la 
nervosa: finalmente la terza sta tra questa e 
la villosa. Siccome poi i fili di queste cellu- 
lose trapassano per le tuniche principali , per 
lo che queste cellulose comunicano tutte tra 
loro ; perciò se alcuno ama di stabilirne una 
sola delle tre cellulose la quale compisca il 
numero di cinque delle tuniche componenti 
il ventricolo, noi non saremo ripugnanti . 

Le rughe , ovvero pieghe , così anco le 
vahule alcune più o meno prominenti dentro 
la cavità del ventricolo, ricercano anch' esse 
un' anotoaìica descrizione . E primieramente 



la villosa e la terza cellulosa coerente colla 
villosa stessa, siccome sono più ampie della 
cavità del ventricolo, così fanno delle pieghe 
ossia rughe, dentro le quali si leva alquanto 
la tonaca nervosa , le quali trattengono gli 
alimenti (e i succhi ancora del ventricolo), 
che si trovano principalmente al fondo del 
ventricolo; ma-simamente nello stomaco di 
quelli , ne' quali non crebbe in una insigne 
ampiezza il ventricolo per una troppa e co- 
tidiaua replezione de' cibi ; imperciocché una 
troppa distensione fa perde^• le rughe. Pari- 
menti queste due tuniche all' orificio superiore 
sorgono in pieghe, le quah si conformano in 
una certa specie di valvula che in certa guisa 
rassomiglia una stella : al contrario poi queste 
tuniche stes-e all' orificio inferiore ossia pilo- 
ro , intervenendo la tunica carnosa ancora , 
fanno una valvula anulare, con cui più an- 
gusto si fa quest'orificio, affinchè i cibi con- 
tenuti crudi ancora non cadano troppo presto 
dalla cavità del ventricolo . 

I Vasi arteriosi del ventricolo sono pro- 
dotti dalla celiaca ; i venosi poi vanno alla 
vena porta ; i nervi , per verità molti , sono 
somministrati dall' uno e dall' altro plesso 
deir esofan^o ovvero pajo vago , e dall' inter- 
costale ancora; i linfatici molti anch' essi 
stanno tra mezzo alle tuniche del ventricolo, 
aperti colle loro boccucce nella cavità di 



28 



questo viscere , e nelle celle dì quelle mem- 
brane , che separano le tuniche principali. 

L' uso del ventricolo è di ricevere gli ali- 
menti 3 cangiati già più o meno nella bocca, 
nelle fauci, e nell'esofago; ritenerli , cuo- 
cerli ;, ossia risolverli in principj componenti , 
in 2;uisa tale che dagli alimenti molto diversi 
fra loro ne risulti una terza sostanza , la 
quale cangi moltissimo le qualità delle cose 
inghiottite ; e le cose concotte , o quelle che 
resistono alla concozione, cacciarle fuora a 
poco a poco dal piloro le une dopo le al- 
tre , e spingerle quindi nell' intestino duo- 
deno . 

I quai usi per intenderli pili facilmente , 
d* uopo è annoverare ad uno ad uno i van- 
taggi delle membrane che costituiscono il ven- 
tricolo. 

ÌSesterna adunque ossia la membrana comu- 
ne , sebben tenue, circoscrive tuttavia i li- 
miti alla distensione dello stomaco , con che 
aggiugne robustezza alle altre tuniche: e in- 
fatti se questa in qualche luogo venga a in- 
debolirsi , o a distruggersi , succede tosto una 
gastrocele ossia eruia del ventricolo , caccia- 
tesi fuori le tuniche interne, che più soste- 
nute non sono dalT esterna. La carnosa fa il 
moto vermicolare del ventricolo , per ' mezzo 
del quale le cose contenute internamente si 
mischiano insieme, e a dati tempi sono cac- 



29 



ciati per il piloro allargato. La nervosa soni- 
mi nistra fortezza , e conduce i vasi e i ner- 
vi ; da quelli separasi un tenue e mucoso 
umore , questi poi difendono il ventricolo in 
guisa che irritati dall' efficacia di quelle cose 
che sono nocive mettono nel ventricolo dei movi- 
menti inordinati, per cui le cose contenute sono 
cacciate o per in su o per ingiì^i. La villosa 
fornita di innumerabili pori , lascia spargere 
i succhi nella cavità del ventricolo , i quali 
ungono le pareti di questo , e impediscono in 
certa maniera ia molestia degli stimoli ; as- 
sorbisce gii umori più tenui , onde acconcia- 
mente si possa avere una presta riparazione 
di forze. Le cellulose somministrano l'unto, 
che molli conserva le altre tonache ; ordina- 
no i vasi , e li ritenaono nelle loro sedi: e 
tra queste la terza , ovvero la pm interna di 
tutte dà luo<To a dei follicoli mucosi , che in 
istato naturale si veggono solamente col mi- 
croscopio , massimamente vicmo all' orificio 
superiore ; affinchè per brevissima strada il 
muco spargasi dentro il ventricolo per i con- 
dotti di quei follicoli, e lo unga leggermen- 
te, e affinchè inoltre col liquido tinnissimo 
che stilla dalle arteriuzze , e probabilmente 
ancora insieme col vapor della bile , che dal- 
l' intestino vicino sorge nello stomaco si com- 
ponga il succo gastrico d' un indole per 1© 
più salsa , amara , e dissolvente. 



So 



CAPO VIGESIMOSESTO 

Degr intestini e dei Vasi Lattei, 

C , 

528 V-^r Intestini altro non sono, che 
un lungo canale, membranoso , mobile, il 
quale si estende dal ventricnjo fino all'ano; 
nel quale sono da notarsi la divisìnne , la 
connessione , il sito , i giri , la fabbrica , i 
vasi , e gii usi 

La divisione degli intestini si fa in due 
maniere ; imperocché primieramente si divi- 
dono in tenui , e grossi; poscia tanto questi 
che quelli si considerano con)posti di tre por- 
zioni. Tenui poi si dicono o grossi non tanto 
per la maggiore o minore gro.^sezza delle 
tuniche componenti, quanto per riguardo alla 
loro ampiezza . Il primo de' tenui chiamasi 
Duodeno: il secondo Digiuno: il terzo Ileo. 
Tra i grossi ha il primo luogo il Cicco ; a 
cui succede il Colon , il quale finisce nelT in- 
testino Retto. 

529. Il Duodeno cosi drtto, perchè è circa 
di dodici dita trasverse, sebbene varia sia la 
di lui lunghezza, principia dal piloro, dal 
quale vien separato per mezzo d' un certo 
seno o fossa circolare : ascende alquanto ; di 
poi piegatosi discende alquanto posteriormen- 



Si 



te, e in forma d'un arco dolce; coperto dal 
Peritoneo anteriormente solamente non per 
ogni dove, va da destra a sinistra , fa- 
cendosi strada tra le lamine del mesocolo . 
Quindi traforato quasi il mesocolo , dove si 
congiunge col mesenterio , ovvero mutasi nel 
mesenterio, riceve il nome d'intestino digiuno. 
Nella cavità di c[uel leggier arco riceve inse- 
rita la più grossa estremità di quella gian- 
duia, che dicesi Pancreas^ che in quella sede 
f;i le veci del mesenterio ; della qual gianduia 
il canale escrecorio, congiunto più frequente- 
mente col condotto comune della bile, e scor- 
rendo obbliquamente per le lamine delT inte- 
stino medesimo , colla sua bocca alquanto 
prominente a foggia d' una papilla , apresi 
nella cavità dell'intestino stesso, nel qual 
luogo sollevansi delle pieghe più grosse pro- 
venienti dalla tonaca villosa , e dalla terza 
cellulosa . 

5^3o. Il Digiuno adunque è continuo col 
duodeno, ed ebbe questo nome, perchè per 
r ordinario trovasi vuoto per la tenuità e 
diluzione del Chilo , per la quantità de vasi 
assorbenti , per il moto peristaltico forse più. 
valido , e per 1' efficacia maggiore della bile . 
Siccome poi il di lui principio si può asse- 
gnare , per lo contrario non ha assegnati ac- 
curatamente i suoi confini . Dal mancare del 
color rosso , e dalla mancanza delle valvule 



3a 



voì'ero alcuni che si prendesse il principio del- 
l' \Wo e il fine del Digiuno, così anco da altri 
segni assai incerti: imperciocché il color rosso 
a poco a poco si perde, ed è certo che l'in- 
testino Ilt^o non e mancante di valvule. Laonde 
si può afFeimare ciò solamente, che il Digiuno 
cioè è più corto c\t\V lieo , e che occupa la 
sede che sia neli' abdomine sopra l'umbilico. 
S'^i. L' Ileo ebbe nome dalla sua sede; 
perchè colla sua più gr-^n parte è situato sotto 
r umbilico tra gì" I!ii ; nella minore poi 
( neir uno e nelT altro lato ) è condotto at- 
torno all'intestino Digiuno. Suol essere più 
lungo del Digiuno , e ancora più angusto: la 
maggiore strettezza però è al suo fine, che è 
nella destra regione de gì' Ilii. Imperciocché 
ivi r Ileo ascende alquanto , ed apresi in un 
ampio intestino, nominato Colon; e con tutte 
le sue tonache, fuorché coli' esterna, e queste 
immedesimate colle tonache simili del mede- 
simo intestino Colon si produce ali|nanto più 
alto dentro la cavità di questo C<»si ne na- 
sce una valvula , detta vnlvula dfl colon , 
ossia un' espansione membranosa fornita di 
due labbra, uno superiore cioè, l'altro in- 
feriore, che è p'ù lungo di quello: e queste 
labbra un po' tumidette sono rette ne' loro 
angoli da certe redini, le quali, una per 
parte, sono chiamate ritegni della valvula 
del colon. 



532, \S Intestino cieco , che è il primo tra 
i grossi, per questo dicesi cicco perchè rap- 
presentarne un piccol sacco rotondetto , è 
clii\iso nell'altra estremità. Questo sacco suo- 
le formarsi per l'ordinario in tre vesciche , 
ovvero celle alquanto elevate , e non sorpas- 
sa la grandezza d' un pugno ; perocché la di 
lui estensione è di circa tre dita trasverse . 
Sta dopo il fine dell' ileo , ovvero sotto la 
valvula del colon ; e siede nel muscolo in- 
terno iliaco , a cui è legato per mezzo del 
Peritoneo , dal quale è coperto per la maggior 
parte. Nella di lui cavità si apre un piccolo 
intestino, come un' appendice^ che dalla sua 
figura dicesi appendice vermiforme , della me- 
desima fabbrica degli intestini ^ alla di cui 
bocca vi sta una certa specie di valvula; e 
tra le toniche di questa piccola appendice vi 
stanno nascosti dei follicoli mucosi , da' quali 
r umore che viene separato cade nella cavila 
del cieco. 

533. Il Colon i chiamato così perchè sem- 
bra composto di varie cellette , come volte , 
disposte in lunghezza ^ è continuo non tanto 
coir ileo , quanto col cieco : imperocché pro- 
dotto da questo ascende nella reo;ion epicolica 
del suo lato sopra il rene , e sotto il fegato. 
In questo luogo s' inclina prima alquanto in- 
dietro , piegasi in se stesso , per andar quasi 
direttamente , cammioando sotto il ventrico- 

PARTE JV. 3 



34 

Io , nel Iato sinistro clelT abdomine verso la 
milza : arrivato al qual luogo va alquanto 
insù, e fatta una piegatura, dalla parte ester- 
na air interna discende posteriormente per la 
regione epicolica sinistra avanti il rene di 
questo lato andando a poco a poco all' inter- 
no. Quivi al fine interno della regione iliaca 
sinistra si riflette insù poco al di là dell' ul- 
tima vertebra de' lombi ; di poi di nuovo 
torna in giù, e allora comincia ad essere il 
Eetto . 

534. Il Retto adunque ha principio dal 
fine del colon ; e discende quasi rettamente , 
d' onde trasse il nome , sopra la faccia an- 
teriore dell' osso sacro , ed ha fine al dere- 
tano . 

La connessione degl' Intestini altra si può 
dire quasi comune , ed altra propria. Vale a 
dire il digiuno ^ 1* ileo , il cieco , e il colon 
sono attaccati al mesenterio , di cui abbiamo 
parlato altrove , e sono sostenuti da esso; il 
duodeno poi e il cieco , il colon , e il ret- 
to sono attaccati in varj luoghi , e sono te- 
nuti nelle sedi particolari. Del duodeno, e 
del cieco già si è detto: ma il colon continuo 
al cieco tanto è legato dal mesocolo e dal- 
l'omento , cosicché a destra e a sinistra una 
breve porzione dell' omento , che è prodotta 
dal Peritoneo raddoppiato , lega il colon alle 
parti , avanti le quali passa , e quindi alla 



35 



tunica adiposa dei reni ; parimenti ;, dove 
giace traversalmente , all' omento maggiore , 
e al ventricolo ; e finaliìiente nell' una e 
reir altra regione epicolica ai muscoli che si 
trovano nella sede posteriore delT abdomine 
dietro il Peritoneo. Il retto poi vien legato 
posteriormeute alla faccia anteriore dell' osso 
sacro e del coccige in guisa tale the il vin- 
colo pria lasso si fa poi più stretto per gra- 
dii nella di lui parte inferiore : imperciocché 
il Peritoneo , dal quale è coperto anterior- 
mente e ai lati , nella sede superiore si ri- 
lassa un poco da una parte e dall' altra , e 
costituisce una specie di mesenterio che si 
gonfia dalla pinguedine che v' è tra mezzo , 
che dagli Anotomici chiamasi Mesoretto , e 
che a poco a poco e gradatamente va nel 
mesocolo. Inoltre per mezzo de' muscoli nella 
sua parte inferiore è ritenuto V intestino ret- 
to a certi determinati luoghi , dello sfintere 
cioè, degli elevatori dell' ano , e del cocci- 
geo ; e infine parimenti inferiormente e an- 
teriormente con qualche sua porzione è at- 
taccato lo stesso retto colla prostata, e colla 
vescica urinaria , o colla vagina, secondochè 
parlasi del maschile , o femminile sesso. 

Il sito, che è occupato dagli intestini ;, è 
manifesto dai luoghi sinquì detti. Sono cioè 
contenuti nella cavità dell' abdomine , e in 
tal maniera , che altri sono tenuti fermi a? 



36 



luoghi particolari, altri poi siano quasi liberi. 
I grossi principalmente ritenuti nelle sedi 
particolari occupano in certa qual maniera la 
circonferenza dell' abdomine , e abbracciano i 
tenui come in centro , particolarmente poi il 
digiuno e V ileo , i quai due possono quasi 
andar vagando per V alxlomine. 

Le circo n'^oì LI zioni appartengono principal- 
mente al digiuno e all'ileo : imperciocché sic- 
come sono lunghi, e sono contenuti in uno 
spazio angusto , e sono dotati di mobilità ; 
quindi avviene, che piegati , e ripiegati qua- 
si in mille Roggie , qua concorrendo insieme 
con alcune porzioni, là separandosi, figurano 
una certa spezie d' un lungo serpente attor-- 
tio^liato e intrecciato in nodi incerti , o di 
vermi gro^sissimi ammucchiati in una massa. 

La fabbrica è quasi la medesima di quella 
del ventricolo, cioè membranosa; e in verità 
sette membrane ovyero tuniche compongono 
il tubo dfgli intestini, se consideriamo il tes- 
suto celluioso, che sta tra mezzo alle quattro 
tuniche principali, come distinto in tre mem- 
brane . L' Esterna , e questa comune viene 
dal mesenterio ovvero Peritoneo , il quale , 
come abbiamo detto , veste la massima parte 
de»li intestini , o quasi tutti gì' iutestini- La 
Carnosa^ che a questa succede, è formata 
solamente d' un doppio piano di fibre , cioè 
di longitudiaali , che stanno esternamente 5 e 



3/ 

di quasi circolari , clie sono più serrate delle 
prime, e di sito piii interne. La Nervosa, 
Jdìù grossa delle altre, è composta d' nim 
densa , e strettamente unita cellulosa , la 
cjuale si può mutare in un tessuto spungoso, 
riversando l'intestino, e spingendovi dell'aria. 
La Villosa finalmente, la più interna di tut- 
te, è cospersa di villi piìi lunghi negli iute-- 
scini tenui, e particolarmente nel digiuno, di 
più corti poi e d' un altra fabbrica negli 
intestini srossi . 

Questa struttura membranosa e comune a 
tutti gì' intestini ; ne' quali pure deggiono 
osservarsi alcune differenze. E primieramente 
la villosa è forata di pìcciolissimi buchi in- 
numerevoli , la quale nelf intestino colon sin- 
golarmente 5 in cui sia prima ftato messo 
dell'inchiostro, mostra un'elegante reticella. 
Quindi è avvenuto , che alcuni uomini chia- 
rissimi abbiano attribuito agli intestini un' altra 
tonaca , più interna di tutte , la quale no- 
minarono cribrosa . Quei forami ( i quali at- 
tesa la loro specie e disposizione simmetrica 
assurdamente forse direbbousi inorganici J ap- 
partengono alle estremità de' vasi esalanti e 
inalanti , sì anco ai mucosi follicoli i quali 
stanno come nel proprio luogo nella terza 
cellulosa, che appoggiasi alla villosa. E questi 
follicoli si trovano ancora più nunierosi nel- 
r intestino duodeno, e più pochi nel digiuno. 



38 



frequenti alla fine dell' Ileo ; e di sì piecola 
mole , che spesso uopo sia di Microscopio per 
poterli vedere e conoscere . 

L' Interna villosa , e la cellulosa appoggiata 
a questa, più lunghe delle altre tuniche fanno 
delle rughe ossia piegature, dentro le quali 
levasi un poco la tonaca nervosa . Queste 
rughe sono disposte a guisa d' arco che quasi 
compie il circolo : imperciocché ì" estremità 
dell* arco medesimo frequentemente assai con- 
corrono nell' arco vicino o superiore o infe- 
riore . Chiamano questi archi prominenti vai- 
vale degli intestini, e conniventi , perchè erette 
non chiudono affatto la cavità. Queste valvule 
poi sono massimamente evidenti nel digiuno ; 
appena nel duodeno, e nelT ileo , nel quale, 
se si crede ad alcuni moderni, nel di lui 
principio ancora non ve ne sono alcune, e 
delle quali 1' officio è d' intercettare e ritar- 
dare il chilo, affinchè più perfettamente la- 
vorato possa esser assorbito dai velli . Per lo 
contrario negli intestini grossi , anzi quasi so- 
lamente nel colon , non solamente V una , o 
l'altra tonaca, ma tutte che lo compongono, 
fanno delle pieghe qua e là più o meno emi- 
nenti nell'interno; per il che questo intestino 
sembra composto di ampie celle che si succe- 
dono per lungo, e connesse insieme, dentro 
le quali la fece s'inaridisce, perchè è ritar- 
data in esse . 



Inoltre in questo intestino medesimo, come 
anco nel cieco , le fibre carnose longitudinali 
sono disposte in altra maniera, che nei tenui. 
Imperocché dal piano esterno della tunica car- 
nosa dell'intestino retto ascendono tre funicoli, 
i quali scorrendo per il colon , e più brevi 
dell intesiino , contraggono questo intestino 
medesimo nelle celle poco fa accennate , di 
poi prodotti fino nel cieco hanno fine nella 
piccola appendice vermifoime. A cotesti funi- 
coli diedero il nome di legamenti del colon . 

Da questo intestino medesimo, alle volte 
ancora dal cieco negli nomini pingui, pendono 
delle ampolle , ossia vescichette oblunghe pin- 
guedinose , chiamate appendici adipose , o 
epiploiche. Similmente nei grassi sotto l'esterna 
tonaca di tutti gì' intestini evvi ammassata ora 
in minor copia, ed ora in maggiore quantità 
della pinguedine, la quale sta nelle borsette 
della vicina cellulosa; di quella cioè che v' è 
frammezzo alla tunica esterna e alla carnosa. 
Ma il retto inoltre è circondato da una 
copiosa pinguedine , affinchè si possa oppor- 
tunamente dipartire con facilità : è fornii» 
della tonaca nervosa più grossa continua alla 
ente, la di cui villosa ossia interna, parimenti 
più grossa e continua alla cuticola , è per-* 
forata di più grandi pori che appartengono ai 
follicoli ovvero seni mucosi , dall' umor dei 
quali è mantenuto lubrico l'intestino* Questa 



4'g) 



stessa nervosa, e la villosa al 'deretano sorge 
alquanto in linee salienti trasverse, come in 
colonne , raddoppiata sopra il fine del retto , 
e cosi flì la figura d' un anello valvuloso che 
sostiene le feci che facilmente caderebbero . 
Finalmente questo intestino è fornito di fibre 
forti trasverse ^ che si trovano sotto le longi- 
tudinali ; e queste fibre più grosse alla fine 
si hanno per un singoiar muscolo circolare , 
che chiamano sfintere interno , per distin- 
guerlo dal vero sfintere esterno , in cui s' in- 
seriscono per la maggior parte alcuni muscoli 
detti eUs^atori dclT ano; de' quali io parlerò 
tostoché avrò descritto lo sfintere . Avverti- 
sco qui di passaggio, che questi da altri sono 
descritti da chi in una da chi in altra ma- 
niera. Questa differenza poi , come fu notato 
da chiarissimi autori , sembra doversi ripetere 
dalla diversità de" corpi umani. 

535. Lo Sfintere esterno pertanto vedesi 
sotto la cute , la quale circonda la bocca del 
deretano: egli è un muscolo assai tenue, per 
l'ordinario pallidetto, composto di due fascet- 
ti , destro c'oè e sinistro ( i quali hanno ori- 
gine dai lati esterni dell' osso coccige ) dav- 
vicino inerente alla cute , e ao;li elevatori 
dell' ano ; i quai fascetti , parlando degli uo^ 
mini , anteriormente convenendo insieme si 
producono nel bulbo dell' uretra , e da' quali 
nascono i muscoli acceleratori , de' quali par- 



41 

J^remo altrove. Se poi parlasi delle femmine, 
comprendono in certa maniera il varco della 
vagina ,, onde la benda muscolare indi nata 
chiamasi da alcuni muscolo costrittore del conno. 
Questi fascetti carnosi adunque immedesimati 
nello sfintere anteriormente tra il bulbo dell'ure- 
tra e l'ano s'uniscono insieme; posteriormente poi 
tra l'ano medesimo e il coccige, dai cui lati estre- 
mi 5 come accennammo , nascono, per così dire. 
536. Gli Elevatori deir ano , uno per 
parte , hanno principio patte dall' osso del 
pube internamente circa il lembo estremo del 
forame ovale , dalla membrana aponevrotica 
stesa sopra il muscolo otturatore interno , e 
dai lati della pelvi quasi fino al processo 
acuto dell' ischio ; parte poi da questo mede- 
simo processo, anzi dalla sua faccia interna, 
e dalla tuberosità ancora di quest' osso. Le 
fibre discendendo da questi luoghi hanno fine 
la maggior parte nello sfintere esterno ; altre 
negli uomini si producono sopra la prostata , 
e ^opra il collo della vescica; (le quali fibre 
tuttavia siccome sono più pallide , rare volte 
assai si possono vedere) altre terminano nel- 
r osso stesso del coccige : finalmente poste- 
riormente queste fibre istesse convengono 
in un tendine, il quale sta tra il coccige 
e l'ano \ al cui sfintere esterno alcune ancora 
si avvicinano talvolta in questo luogo, siccome 
altre nelle femmine si fanno inerenti alla vagina. 



42 

I Vasi degli intestini , e questi assai nu- 
merosi, sono quasi quelli, i quali ricordammo 
poco fa parlando del mesenterio. Dissi quasi, 
perchè il duodeno riceve alquanti rami arte- 
riosi dalla celiaca. Lo stesso dicasi de' nervi; 
i quali come si è notato, procedono dall' in- 
tercostale principalmente, e dall'ottavo pajo, 
ossia vago. Allora aggiugnemmo , che tra la 
lamina raddoppiata del Peritoneo , da cui è 
composto il mesenterio, havvi una doppia se- 
rie di vasi lattei ovvero linfatici : altra cioè 
sotto la lamina anteriore , e altra sotto la 
posteriore ; della qual doppia serie parlerò 
subito che avrò indicali gli usi primarj degli 
intestini. 

L' Uso adunque principale degli intestini è 
di digerire, e cuocere piìi perfettamente gli 
alimenti già dij2;eriti e cotti prima nel ven- 
tricolo, e quindi fare la così detta seconda 
digestione ; per cui la parte nutritiva de' cibi 
possa essere assorbita dalle boccucce de' vasi 
lattei , la più grossa poi e T escrementizia 
venir condensata dalla bile piìi viscida che 
s' immischia nella materia , la quale fatta 
più densa dentro gì' intestini grossi e consi- 
stente, forma le feci che si espellono a dati 
tempi . Gli Ufficj poi singolari delle tonache 
componenti gì' intestini sono simili a quelli , 
che abbiamo detto esser proprj alle tonache 
del ventricolo. 



43 

537. i y^osl Lattei f ovvero Chiliferi sono 
del genere dei linfatici ; imperciocché è la 
medesima struttura affatto, che altrove (N. 26) 
abbiamo descritto , e V ufficio medesimo : 
poiché mancando il chilo , assorbiscono un 
tenuissimo umore gelatinoso , cioè la linfa 
particolarmente dalla cavità degl' intestini , e 
Io portano pel condotto toracico nel corso 
del sano'ue. Intorno a questi vasi deggionsi 
riflettere queste cose: vale a dire, il tempo 
di osservarli ; la maniera che si ricerca per 
osservarli; la loro origine; la distinzione \ il 
progresso ; il fine ; e quindi la cisterna del 
chilo ; // condotto toracico ; e /' uso di que- 
sti vasetti. 

Il tempo di osservare questi vasetti non è 
sempre acconcio ; imperciocché il liquor luci- 
dissimo , del quale in mancanza di chilo so- 
no riempiuti , impedisce che non cadano sì 
facilmente sott' occhio ; quindi a dimostrare 
questi vasi uopo è scegliere il tempo , in cui 
r animale pria ben pisciuto , e principal- 
mente nutrirò di latte mostra questi vasetti 
gonfi d' un liquor bianco , e perciò opaco , 
che è il chilo. Dico animale: imperciocché 
rare volte si possono vedere negli uomini , o 
piuttosto ne' cadaveri umani ; se non a caso 
morta sia la persona d' una morte improvvi- 
sa e violenta, ripieni essendo prima lo stoma- 
co e gì' intestini di cibo , e s' affretti subito 



44 

l'Anatomico , mentre caldo ancora è il cor- 
po , a investigare questi canali; e se con una 
industria particolare non si empisca di mer- 
curio il sistema di questi. 

La maniera che si ricerca per 1' osserva- 
zione è questa : devesi cioè negli animali in- 
dustriosamente aperti legar strettamente su- 
bito il fine del condotto toracico, o la vena, 
che tiene in certa maniera il luogo della sub- 
clavia sinistra tra il cuore e l'inserimento di 
questo condotto. La qual operazione però ( se 
non m'ingannano i miei orchi) non impe- 
disce che non si evacuino non molto dopo i 
vasetti chiliferi che serpeggiano per le tuni- 
che degli intestini e tra le lamine del me- 
senterio , e si sotraggano quindi dagli occhi : 
ciò che avviene ancora allora quando si in- 
tercetta il mesenterio alla sua coda ossia al- 
l'origine con un altro legame sebben fortis- 
simo : il qual fenomeno , se non m' inganna 
nel giudizio , sembra indicare una qualche 
comunicazione dei vasi lattei colle vene me- 
seraiche. 

L' orìgine di questi vasetti viene dai velli 
degli intestini tenui ; rade volte da quelli che 
sono alla tonaca interna dei grossi. Sono cioè 
1 velli le radici dei vasi lattei. sia poi che 
nel centro di ciascun vello risep-iza una ve- 
scichetta oblunga , e questa picciolissima , co- 
me un ampolla , o sia che da molti vasetti 



45 

lattei sottilissimi sia composta ( imperocché 
non mancano osservazioni fatte col microsco- 
pio, che favoriscono alTana, e all' alci a fab- 
brica ) è poi lo stesso; imperciocché, o l'am- 
polla, o l'ammasso de' lattei, per dir così, si 
apre nel continuo vasetto latteo. Questi va- 
setti poi trapassano obblicpiamente per le to- 
niche degli intestini, tosto sotto la lamina 
anteriore e posteriore d^l mesenterio , fin- 
ché arrivano a qualche gianduia conglobata 
mesenterica , per la quale entrano la mag- 
gior parte , e quasi la compongono ; mentre 
altri stesi sopra le glandule stesse vanno ad 
altri simili corpicciuoli nn po' più lontani. 

Quindi n'è nata la distinzione in lattei del 
primo , e del secondo genere : stanno i primi 
tra gli intestini, e le glandule; gli ultimi 
poi hanno sede oltre le glandule stesse Quelli 
sono tenui , ma più numerosi , e turgidi so- 
no d' un chilo men acquoso; questi sono più 
ampj , più pochi però, e scorrenti d'un chilo 
più diluito. 

Il progresso è questo , che superate le 
gianduia mesenteriche , o escendo da queste 
vanno essi al centro del mesenterio medesi- 
mo, oltre il quale mettono il chilo e la lin- 
fa in un ricettacolo particolare Questo ricet- 
tacolo , nel quale convengono molti altri lin- 
fatici procedenti dalle parti inferiori del corpo^ 
e dai visc«ri abdominali , chiamasi cisterna 



4^ 

del chilo. Questo ricettacolo per V ordinario 
è doppio , semplice più di rado , o triplice , 
o quadrii^lo; e rappresenta un vasetto oblun- 
go, ovale, e più largo non poco degli altri 
linfatici , e di ineguale grandezza , se sia 
doppio o triplo. 

Il fine per tanto de' vasi lattei è in certa 
maniera la cisterna del chilo, la quale più 
comunemente sta dietro al Peritoneo tra l'ul- 
tima vertebra del dorso e la prima de' lombi 
quasi in mezzo al corpo di queste vertebre ; 
anzi tra 1' appendice destra del diafragma , 
e il lato corrispondente dell'aorta abdominale; 
dair azione delle quali parti viene di quando 
in quando compressa la cisterna medesima. 

11 Condotto Toracico vien fuori dalla no- 
jninata cisterna , dopoché questa ha superato 
l'ultima vertebra del dorso. Indi sorge diret- 
tamente quasi fino alla sesta vertebra cam- 
minando tra l'aorta e la vena azigo. Da 
questa sede a poco a poco e gradatamente piega 
a sinistra : la massima piegatura poi suol es- 
sere circa r ottava vertebra o la nona , co- 
minciando dalle inferiori, sopra le quali tiene 
il lato sinistro , e va accanto la subclavia di 
questo lato , ascendendo fino al lembo supre- 
mo della settima vertebra del collo , quella 
cioè che si articola colla prima del dorso . 
Indi si riflette dalle parti interne alle ester- 
ne , e dalle posteriori alle anteriori : e fatto 



47 

quindi un arco discende per aprirsi o semplice 
o diviso in due in quella vena , o nella vi- 
cina giugolare interna, o nell una e nell'al- 
tra, se doppio sia questo condotto, colia sua 
bocca fornita d' una valvula ( siccome tutto 
questo sistema di vasetti è interrotto di spes- 
sissime valvule ). 

E questo condotto dalla cisterna fino alla 
vena subclavia , non sempre ne* luoghi mede- 
simi , si divide talvolta in due , i quali fan- 
no un' isola ora maggiore , ed ora minore , 
perchè convengono di nuovo in uno ad un 
intervallo ora più lungo ora pivi corto. Sap- 
piano inoltre gli Studenti essere stato osser- 
vato talvolta che un altro di questi condotti 
si apre nella subclavia destra ; che le vene 
intercostali sono portate nel tronco dell' azi- 
go or dietro questo tenero condotto , ed ora 
avanti lo stesso ; e finalmente che si aprono 
in esso molti linfatici, de' quali altri derivano 
dalle glandule conglobate che si appoggiano 
allo stesso condotto. 

L' uso di tutto il sistema di questi vasi 
è questo, di ricevere non solamente il chilo 
ma anche la linfa ancora quasi tutta , la quale 
separasi dalle arteriuzze in diverse parti del 
corpo : urtano inoltre , e spingono V uno e 
r altro liquore per portarlo colla massa del 
sangue. 



48 



CAPO VIGESIMOSETTIMO 
Del Pancreas. 

538. Il Pancreas è un viscere non molto 
grande contenuto nella cavità dell' abdomine; 
nel quale gli Anotomici considerano il sito, 
la figura , le connessioni , la fabbrica , i 
vasi 5 e finalmente 1' uso . 

Il sito del pancreas è nella parte superiore 
e posteriore quasi dell' abdomine subito sotto 
r arco del diafragma accanto al ventricolo 
stando a traverso tra il fegato e la milza. 

La figura è lunga, la quale si suole pa- 
ragonare a qualche foggia ad una lingua di 
cane; poiché mirato più attentamente il pan- 
creas sembra esser composto di quasi tre por- 
zioni coerenti e connesse insieme ( una delle 
quali ha una superficie quasi piana ) che de- 
terminano la grossezza dello stesso viscere . 
Quindi al pancreas si dà una forma triango- 
lare così prodotta in lungo, che sia di otto 
o nove pollici; la grossezza d' un pollice, la 
larghezza poi di due . Con una estremità 
guarda a sinistra , e coli' altra a destra ; la 
quale essendo più grossa assai della sini- 
stra si può quindi chiamare il Caj)o del 
Pancreas. 



49 



La sua connessione è tale clie a sinistra è 
legato alla milza ; a destra poi sia inerente 
alla faccia concava dcir intestino duodeno , e 
a cjuella supplisca in luogo del mesenterio ; 
vale a dire, il Pancreas scorrendo da sinistra 
a destra a poco a poco si fa giosso , e arri- 
vato al duodeno si riflette ingiù , e si forma 
in un capo grosso , che si caccia in quella 
parte concava del duodeno. Inoltre il Pan- 
creas anteriormente è compreso dalle lamine 
del mesocolo alle quali è legato; siccome 
posteriormente ai reni succenturiati, all'aorta 
abdoniinale, e alle parti vicine per mezzo di 
cellulose produzioni . È congiunto finalmente 
ancora coi vasi della milza. 

La fabbrica del Pancreas è affatto glan- 
dulosa , e si annovera m.eritamente tra le 
glandule conglomerate. Picciolissime granella, 
dalle quali è composto , mettono un tenue e 
breve condotto , il quale è un canale escre- 
torio proprio di quell' acino. Siccome poi i 
granelli sono quasi innumerevoli , cosi pari- 
mente questi condotti sono numerosissimi , e 
a guisa delle vene convenienti assieme formano 
dei canali un po' piti grandi , da' quali poi 
insieme uniti si forma un certo condotto co- 
mune escretori©, rarissime volte doppio, o 
triplice, come è comune a mt>lti augelli, e 
il eguale scorre quasi per 1' asse del viscere 
stesso, ma un poco verso al di dietro. Questo 

PARTE ir. 4 



So 



condotto escretorio è quel principale , clie 
per lo più unito col condotto comune delia 
bile, e andando obbliquamente tra le lamine 
del mesenterio apresi finalmente nella cavità 
di questo intestino con una eminente papilla, 
Ja quale è coperta quasi da una ruga come 
da una valvula . Anzi nel medesimo condotto 
ne confluisce un altro minore che deriva dal- 
l' estremità più grossa del pancreas: dal the 
è avvenuto, che questo quasi capo del pan- 
creas sia stato considerato da eccellentissimi 
Anotomici come un altro piccolo j?ancreas. 

11 pancreas non di rado riceve alquanti 
vasi arteriosi da vicino dal tronco della celia- 
ca ; ma la maggior parte di questi vasi li 
somministra 1' arteria splenica , cioè il ramo 
sinistro della stessa celiaca. Le vene del pan- 
creas si portano alla vena splenica. I nervi- 
vengono dal pajo vugo e dall' intercostale. 
Escono finalmente da questo vincere alcuni 
linfatici, siccome ancora da molti altri; cioc- 
ché fu primieramente osservato forse dal no- 
stro antecessore chiarissimo Veslingio, e con- 
fermato dalla grande perizia de' moderni 
Dissettori nello scoprire e riempire questi 
vasetti linfatici . 

L^ uso di questa gianduia è di separare 
nella propria sostanza un umore simile in 
tutte le doti alla saliva; e spanderlo nell'in- 
testino duodeno; quindi gli alimenti cangiati 



5i 



già nel ventiicolo rentier simili a' nostri nmo- 
ri ; mescolar più intiraaniente gli oleosi cogli 
acquosi; attenuare , «.liluire tutto, e meglio 
convertirlo in una e medesima indole; a tem- 
perare infine la densità , e 1' acrimonia della 
bile cistica per una confezione più lavorata 
del chilo , e per una sollecita custodia degli 
intestini : imperocché mancando per 1' ostru- 
zione del pancreas cotesto umore , succedono 
tosto acri dolori d' intestini , infiammazioni , 
diarree , e dissenterie . 



CAPO VIGESIMOTTAVO 
Del Fegato. 

539. Il Fegato è un viscere grande posto 
nel destro ipocondrio subito sotto il diafragma 
dal quale pende , e il quale perciò è quasi 
cinto dalle coste in guisa tale, che ascende 
anteriormente dall' ultima spuria fino quasi 
alla quinta vera . Di questo viscere meritano 
d' esser notate la figura , la superfìcie , i le- 
gamenti, dai quali è sostenuto nella pro- 
pria sede e sta congiunto ad altre parti , la 
divisione in lobi, la struttura., i vasi^ la 
vescichetta del fiele coerente a onesto, e final- 
mente r uso ■ 



52 



La sua fi^wd ^ tale che non si può de- 
scrivere accuratanifute con parole . Rappre- 
senta una massa atro-rossa p'ù o meno , e 
piuttosto dura; dove convessa e dove concava; 
qua grossa particolarmente al di sopra e a 
destra; là attenuata in punta principalmente 
al di sotto e a sinistra; dove liscia; e altrove 
a^pra da proniinen/e e da solchi; e finalmente 
irì una sede p ù prodotta all' ingiù che nel- 
r altra . Gt-neralmente parlando rassomiglia 
ad una tuberosità co ì inegualmente compressa, 
che superiormente e a destra è pili grossa , 
che inferiormente e a sinistra. 

Due sono le superficie: una anteriore e al- 
quanto convessa ; X altra posteriore e schiac- 
ciata ; quella liscia , e co/i ancora lareral- 
mente ; questa poi interrotta di prominenze e 
di solchi. Tra i quali solchi tre principalmen- 
te hanno da notarsi più o meno profondi. Uno 
è trasversale scavato nella sostanza del fega- 
to, e dicesi comunemente fossa trasversa del 
fegato: T altro corrispondente a questo a per- 
pendicolo, e patimenti profondo guarda in 
giù : il terzo finalmente meno depresso degli 
altri , e che sta quasi indiretto coli' infe- 
riore, occupa la sede superiore. 

Nel primo si stanno riposti i canali quasi 
tutti , che entrano nel fegato e che escono da 
esso, i nervi ancora e le membrane che si 
(disperdono per T interna sostanza di questo 



53 



viscere : jnassimamente poi stavvi riposta la 
coda della vena porta , i di cui rami entra- 
no nella carne del fegato, e quindi la cir- 
conferenza ossia il lembo di questo seno tras- 
verso ha sparse qua e là delle incisure fatte 
apposta per ricevere quei rami: e alle quali 
incisure vi stanno alcune eminenze, che gli 
Antichi chiamarono porte , donde fu dato il 
nome alla vena principale del fegato. 

Per il solco inferiore scorre nel feto la ve- 
na umbilicale ; la quale nel corpo adulto si 
conforma poi nel legamento rotondo del fe- 
gato , donde nominarono questo solco fossa 
umbilicale. Dietro a quella vena, che si apre 
nella vena porta , non di rado accanto alla 
fossa trasversa vi si trova una certa porzione 
della sostanza del fegato ora maggiore , ed 
ora minore, a cui diedero il nome di ponte ^ 
o istmo del fegato ; il quale è composto alle 
volte dalla sola tunica esterna del fegato. 

Nel feto finalmente occupa il solco supe- 
riore un tubo ossia canale venoso , il quale 
partendosi dal seno della vena porta ascende 
superiormente e posteriormente per aprirsi 
nella vena cava inferiore: questo nei nati col 
progresso del tempo si fa solido perdendosi 
la cavità. Questo poi si fa , perchè non rice- 
ve più il sa.wgue dalla vena ombelicale , la 
quale nel feto derivando colie sue radici dal- 
la placenta dell' utero distribuisce il sangue 



54 

che contiene parte per il sinistro lobo del fe- 
gato , parte lo porta al tubo venoso , ossia 
al canale cpn notato. 

I legamenti dai quali è fermato e soste- 
nuto il fegato se ne annoverano quattro prin- 
cipali , i quali procedono dal peritoneo che 
copre il diafragma. Imperciocché questa mem- 
brana da destra e da sinistra discendendo nel 
fegato forma il legamento sì destro che sini- 
stro fabbricato dalla raddoppiata lamina del 
peritoneo medesimo , con cui il fegato è ri- 
tenuto superiormente da una parte e dall'al- 
tra nella propria sede . Il terzo legamento 
p il spiec!:ato degli altri sta in mezzo a quei 
due primi , e deriva parimente dal medesimo 
ptritoupo dupplicato ; e siccome dalla faccia 
jconi-ava del diafragma viene nel fegato, alla 
di cui convessità si adatta, e si fa inerente 
alla di lui sostanza; perciò rappresenta in 
per.ta maniera una falce , il cui manubrio , 
per dir così , prodotto in giù oltre il fegato 
s' inserisce nell' ombelico. La parte superiore 
di questo legamento , che rassomiglia una fal- 
ce , dicesi legamento sospensorio del fegato ; 
r inferiore , vale a dire, quella che s'esten- 
de dal fegato fino all'ombelico, la quale nel 
suo raddoppiamento abbraccia la vena ombe- 
licale, frapponendosi una pingue cfllulosa tra 
questa vena , e le lamine del legamento , 
forma il legamento rotondo di questo viscere. 



55 



Final mente il fegato nella faccia posteriore e 
superiore è attaccato al diafragma , il cjuale 
aitaccamento chiamano alcuni mal acconcia- 
mente les.cimento coronario. Altre connessioni 
di minor importanza, e mena-principali indi- 
cammo già nel descrivere gli omenti, e gl'in- 
testini. 

La divisione del fegato in porzioni par- 
ticolari , ossia lobi , è piuttosto finta che ve- 
ra. Tuttavia comunemente si suole considerare 
come composto di tre lobi ; uno maggiore e 
destro; l'altro minore e sinistro; il terzo fi- 
nalmente minimo e superiore insieme e po- 
steriore. Vale a dire , la poco fa accennata 



fossa ombelicale divide il legato in lobo de- 
stro e sinistro . 11 lobo minimo e questo 
codato , colla coda che guarda obbliquamente 
in giù , sta posteriormente e superiormente , 
e contiene nella faccia posteriore, e nei lati 
il tronco della cava ascendente; imperciocché 
la faccia anteriore di questa vena è ricevuta 
da un certo leonrier solco del fegato . 

La struttura di questo viscere è assai oscu- 
ra , il che forse si ha da dire ancora degli 
altri visceri . Sembra tuttavia membranosa e 
massimamente vasculosa: imperciocché la mem- 
brana esterna del fegato , che fìf2;lia è del 
peritoneo, e sotto la quale trovasi un tessuto 
celluioso molle e brevissimo, le cui fila, se 
gli occhj non m' ingannano , s' immergono prò- 



56 



fonrlamente , per dir così , nella carne del 
fegato; questa membrana, dissi, particolar- 
menie poi una certa cellulosa robusta, chia- 
mata capsula del Glissonio, s insinua nella 
fossa trasversa . Quindi contiene arteriuzze , 
venucce , nervetti , e vasetti linfatici , i quali 
tutti insieme si tmiscono in 2;ranella costi- 
tuenti la sostanza del fegato Da questi gra- 
nelli derivano dei canaletti chiamati pori bi- 
liari , i quali a poco a poco confluiscono in 
maggiori, e finalmeute da quella fossa tras- 
versa sboccando con doppio tubo convenziono 
tosto in uno detto Condotto Epatico E que- 
sto condotto discendente da quella fo5sa in- 
corre in un altro condotto ad aii2;olo acutis- 
simo , il quale sorge dalla vescichetta del fie- 
le , e da questi insieme uniti vien formato un 
certo condotto chiamato Colidoco comun-e . 

I vasi derivano da tre fonti. Gli Arteriosi 
nati principalmente dal ramo destro della ce- 
liaca, insieme coi nervetti mandati dal pajo 
vago e intercostale, vauno errando per tutta 
la sostanza del fegato confiiunti insieme colle 
picciole vene per anastomosi ; tra le quali 
vene altre sono somministrate dalla vena por- 
ta , e altre dalla cava ascendente. Il tronco 
cioè della vena porta, che a destra è formato 
dalla vena mesera'ca, e a sinistra dalla sple- 
nica poco dopo il conflusso si getta nella fos- 
sa tr"" sversa del fegato ; nella qual sede lo 



5? 

Stesso tronco chiamasi seno della vena porta. 
Quivi dividesi in due rami principali , uno 
destro e più corto , K altro sinistro e più lun- 
go , nel quale , se parliamo del feto , sbocca 
la vena ombelicale. Da questo seno derivanti 
altri rami minori di numero incerto si disper- 
dono pel fegato fino alle granella notate di 
sopra. Con questi estremi vasetti venosi co- 
municano le discendenze della vena cava in- 
feriore per ricevere il sangue che avanza 
dalla separazione della bile, e portato in 
rami gradatamente più grandi;, conviene final- 
mente nel tronco della medesima vena cava 
con doppio o triplice ramo . A queste produ- 
zioni della vena cava fu dato il nome di 
vena cava epatica ; i di cui sorcoli alcuni 
apronsi nei pori biliari per assorbire qualche 
cosa da portare nel sangue . Finalmente dai 
luoghi interni del fegato escono moltissimi 
linfatici minimi profondi, che poscia s'ingran- 
discono, sì fanno superficiali, e sotto la lamina 
del peritoneo che gì' investe si fanno vedere, 
e sotto ciò che forma il legamento sospensorio; 
e parte ascendono oltre il diafragma nel petto 
per andare alle glandule (N. 44^) toraciche; 
parte vanno alle glandule conglobate che par- 
ticolarmente riseggono nella fossa trasversa del 
fegato, poggiantisi ai tronchi de' vasi . 

540. La Vescichetta del fiele è un reci- 
piente membranoso, piriforme, col fondo che 



58 



guarda in giù ed in avanti , il collo poi in 
su e air indietro , in cui deoo-iono notarsi il 
sito, la connessione, la struttura ^ il condotto 
ossia canale, i vasi, e Vaso. 

Il sito della vescichetta è nella parte schiac- 
ciata del fegato , e sempre nel lobo destro : 
imperciocché havvi in questo una fossa scavata, 
a cui si adatta la parte anteriore della vesci- 
chetta , se eccettuiamo una parte del fondo, 
la quale per ordinario pende tra il fegato . 

La connessione si fa per membrane , per 
vincoli celluiosi, per vasi , e per un canale 
che esce dalla medesima . Vale a dire , la 
membrana del fegato esterna copre la vesci- 
chetta , e r abbraccia nella parte superiore , 
e con ciò la ritiene nella sua sede : una ro- 
busta cellulosa congiunge strettamente la pa- 
rete, per dir così, anteriore della vescichetta 
colla 5-ostanza del fegato. Vasi arteriosi e ve- 
nosi , i quali nominansi cistici, linfatici an- 
cora e nervetti , siccome tutti vengono da 
vasi e nervi epatici , tengono fermo nel pro- 
prio luogo questo recipiente medesimo . Il 
canale finalmente, che fa questo medesimo 
nfificio, è il condotto cistico; e quindi ancora 
V epatico, ovvero [[poro biliare; in quantochè 
ambidue uniti tra loro convengono in un ca- 
nale detto colidoco comune . 

La struttura è membranosa: imperciocché 
oltre il peritoneo che veste parte della vesci* 



S( 



ebetta, una robusta cellulosa, tarerà di lu- 
centi fibre ornata, e di niolia pinguedine nei 
grassi (fuoicliè dove la vescichetta medesima 
è attaccata col ffgato ) è una tonaca nervosa 
più grossa delle altre , la quale parimente è 
d'una struttura cellulosa; e finalmente una 
villosa ossia vascolosa, e questa la più interna 
di tutte, la quale ha la figura di una rete; 
queste membrane , dico , compongono la Ve- 
scichetta del fiele . La reticina poi coperta 
di muco ( dalle osservazioni recentissime del 
Ch. Federico Augusto Waltero (ij di Berlino) 
non è fatta dalle rughe o pieghe della mem- 
brana interna, ma dalle propagini dell'epatica 
arteria , e principalmente da quelle della 
vena porta . Questi vasetti colle loro estre- 
mità apronsi, entro la cavità della vescichetta, 
e gli arteriosi poi somministrano quel muco , 
che unge la faccia interna ; e i venosi o as- 
sorbiscono qualche cosa , con che si ottiene 
la spessezza della bile contenuta; o apparte- 
nendo essi singolarmente alla vena porta , 
forse spandono qualche cosa , che conferisce 
a una più accurata elaborazione della bile 
cisticqi . 

A questo recipiente fu dato un condotto , 
il quale sorge dal di lui collo , con ripetute 



(i.) Adnot. Accad. 



6o 



piegature , e quindi interrotto da pieghe os- 
sia rughe interne. Prima ascende un poco, di 
poi discende , e ad angolo assai acuto si uni- 
sce col condotto epatico, col quale compone 
il condotto comune colidoco discendente, e 
scorrente tra le lamine dell' intestino duode™ 
no , per aprirsi nella cavità dello stesso in- 
testino convenendo per ordinario col condotto 
pancreatico. Nella faccia interna poi di que- 
sto condotto massimamente circa il principio 
vi si trovano molte boccucce portanti muco ; 
dalle quali, come io penso, vien sommini- 
strato in non poca parte quel muco, il quale 
unge la tonaca interna della vescichetta , e 
quella difende siccome assai sensibile dall'ir- 
ritamento della bile cistica. 

I vasi della vescichetta dissi esser comuni 
cogli epatici, e non ostante chiamarsi vasi 
cistici I nervi venendo dal plesso epatico , 
secondo le recenti osservazioni del sullodato 
Waltero , vanr)o errando per la sola vascu- 
losa ossia villosa. Non pochi linfatici , e assai 
gonfi vidi pili d' una volta nei cani ;, e negli 
agnelli portarsi per i lati , e pel corpo della 
vescica, de' quali era stato legato bene d'in- 
torno il mesenterio presso alla sua origine 
(quando faceva vedere a' miei Uditori i vasi 
lattei). Per altro sono visibili ancora spesse 
volte ne* cadaveri umani , e vanno lamben- 
do il condotto cistico , di poi il colidoco co- 



6i 



niune , per andare poi alla gianduia linfatica 
che sta alla fine dello stesso canale colidoco 
vicino al pancreas. 

Serve il fegato a separare dal sangue della 
"vena porta la bile, e a portarla nel condot- 
to epatico per ì pori biliari , e quindi nelT in- 
testino duodeno ; massimamente se non havvi 
alcun impedimento. Altrimenti la bile traboc- 
cante dal fegato , la quale dicesi perciò bile 
epatica , per il condotto cistico , il quale è 
congiunto col poro biliare , si fa strada nella 
"vescichetta,- il di cui uso quindi è manifesto. 
Imperciochè riceve entro se la bile , la quale 
dalla dimora, e dal riassorbimento venoso, e 
forse ancora dal vapore dell' abdomine tra- 
dotto nella vescichetta medesima per i pori 
inorganici, si fa spessa e amara , e acquista 
un colore giallo scuro , e chiamasi bile cisti- 
ca . E questa parte dalla situaLÌone della ve- 
scichetta inclinata quasi orizzontalmente , e 
parte dalla forza di contrazione , e di elasti- 
cità delle tuniche ( principalmente quando la 
vescichetta sia ridondante da una troppa co- 
pia di bile) e parie finalmente dalla pres- 
sione dell' intestino colon che vi sta sotto 
viene cacciata fuori dalla vescichetta mede- 
sima , per esser portata nell' intestino duode- 
no per il condotto colidoco. Cosi mischiata al 
succo pancreatico diventa meno acre, ma ben 
acconcia peiò a rendere gli ahmenti piìi si- 



niiìi al nostri umori ; a lubricare gì' intesti- 
ni , e a conservare a questi il moto neces- 
sario. Il qnal ultimo ufficio è tanto certo, 
che mancando la bile , il ventre si fa som- 
mamente stiiico , ne facilmente si può rilas- 
sare coir ajuto de' purganti. 



CAPO YIGESiMONONO 

Della Milza 

541. l_Ja Milza è un viscere posto an- 
ch' egli neir abdomine , d un color rosso 
scuro , che non è sempre della medesima 
grandezza : anzi suol essere questa sì varia , 
e tanto è dilferente ancora secondo la natu- 
ra, che non si può in alcun modo rettamente 
determinare. In questo viscere considerano gli 
Anotomici il sito, il numero ancora ;, la fgu- 
ra , le connessioni , la struttura , i vasi , e 
r uso . 

Il sito della milza è nella sinistra e su- 
prema parte dell' abdomine sotto il diafragma, 
tra il ventricolo e il diafragma medesimo dove 
corrisponde alle coste spurie in questa itàQ , 
ed è quasi sollevata . 

Una è per l'ordinarlo. Non mancano però 
esempj di due , e di tre milze ancora ? se 



63 



vogliamo prestar fede atl alcuni autori. Io 
stesso pure vidi più d' una volta tra le la- 
mine deir Omento vicino un' altra milza, 
quasi succenturiata , come la chiamano, ma 
molto pili piccola della vera milza. 

La figura è incostante , generalmente però 
ella è elittica;, nella estremità superiore, colla 
quale è sospesa dal diafragma, piuttosto grossa 
e ottusa guardando insù e indietro; nell'altra 
più tenue mirando in giù e in avanti . Ras- 
somiglia quasi ad uovo assai grande diviso 
per Tasse; di cui la parte convessa, e que- 
sta levigata è rivolta alle coste; la piana poi, 
la quale è un poco schiacciata corrisponde 
al ventricolo, e al pancreas. Questa iaccia 
schiacciata ha in mezzo una fessura , ovvero 
un canale circoscritto da due labbra un poco 
gonfie, per cui altri vasi entrano, altri ne 
escono , infarcita quasi direi di qualche pin- 
guedine , e di alcune glandale conglobate. 
Finalmente nei lati , quasi limitando le coste 
la faccia schiacciata , veggonsi talvolta certe 
incir^ure , per le quali sembra la milza com- 
posta di due , tre , o qnattro lobi , i quali 
tutti vanno come a congiugnersi nel centro 
del viscere. 

La connessione della milza colle altre vi- 
scere è moltiplice. Imperciocché s' attacca per 
mezzo de' vasi brevi altrove accennati col ven- 
tricolo ; pende dal diafragma per mezzo d'un 



64 

legamento , che è prodotto dal Peritoneo che 
copre il diafragma stesso : tiene quasi inseri- 
to il pancreas nella di lei parte schiacciata : 
finalmente è unita ali" omento maggiore, al- 
l' intestino colon, e al rene sinistro per vin- 
coli prodotti dal Peritoneo. 

La struttura ossia fabbrica è composta di 
vasi e di membrane. Due membrane ha la 
milza : lina esterna che nasce dall' omento 
maggiore; l'altra sta sotto questa ;, ed è fi- 
glia dei Peritoneo , che discende raddoppiato 
dal diafragma , e forma il legamento, dal 
quale è sospesa la milza ; di poi spiegato ve- 
ste tutta d" intorno la sostanza di questo vi- 
scere ; e inoltre arrivato a quel canale poco 
fa descritto insieme colla lamina celluiosa 
mandata dall'omento, e coi vasi che or ora 
Terremo a indicare, entra nella sostanza della 
milza. Quindi lacjerando la milza vi si osser- 
vano delle minime cellette , come nn tessuto 
spungoso , le quali veggonsi per tutto intrise 
di sangue Ma non havvi alcuna effusione in 
istato naturale; imperocché una injezione co- 
lorita fatta a dovere, la quale ben s'acco- 
modi , passa dalie arterie nelle vene , senza 
che si faccia alcun spargimento del liquore 
che si inietta La fabbrica dunque della mil- 
za è per la massima parte vascolosa; e i va- 
setti disposti per verità in una maniera sin- 
golare , come vedremo qui in appresso , dalle 



65 



accennate minime cellette icv.o commessi e 
sostenuti ; le quali nascono dalle membrane 
involvfiiti. 

I Fasi in nigione della mole di questo 
viscere sono assai ampj. Impercciochè il ramo 
sinistro dell' arteria celiaca quasi tutto si dis- 
perde per la milza; e per ordinario quasi dal 
suo principio fino presso alla milza e inter- 
rotto da ripetute piegature; dalle quali sem- 
bra in certa guisa togliersi l'impeto del san- 
gue che vi scorre. In egual maniera vanno 
z' serpendo i rami per la milza ; se non che 
piegati in archi e sempre minori , tanto dalla 
convessità , quanto dalla cavità degli archi 
mandano dei rami , che formano reti , che 
vanno a finire in penicilli. Questi penicilli poi, 
queste reti hanno per compagne delle venne- 
ce 5 le quali s' uniscono in rami grada- 
tamente sempre magg'oii , e formano in 
fine una vena principale , la quale esce da 
quel suaccennato canale oblungo ossia fessura 
della milza : riceve inserite delle altre venuc- 
ce minori ; per lo p'ù anco la vena emorroi- 
dale interna; e andando da sinistra a destra 
somministra la radice sinistra della vena por- 
ta. I nervi sono pochi, i quali vengono dal 
plesso splenico de! nervo intercostale : i lin- 
fatici poi ( di rado assai visibili ;, se non si 
riempiscano di mercurio, il che a stento si 
può ottenere ) sorgendo dalla sostanza della 
PARTE IV. 5 



66 



milza serpeggiano per le lamine di qnesto vi- 
scere, e vanno alle gUmdule conglobate , che 
stanno ai tronchi dei vasi della milza, e da 
questi spanilono il contenuto liquore nella ci- 
sterna tiel chilo. 

L' Uso dflla milza sembra esser quello dì 
servire a'Ia separazione della bile ; di accre- 
scere cioè questa separazione e di promover- 
la ; sì perchè dia materia col suo sangue a 
una più abbondante separazione; sì perchè con 
questo medesimo sangue quasi arterioso di- 
luisca quello , che per la vena mesenterica 
ascende nel fegato; il quale pieno d'olio som- 
ministrato dalle viscere pingui facilmente si 
ritarderebbe dentro la vena porta; si final— 
mente perchè frammischi colla bile principj 
di natura alcalina generali principalmente dai 
vapore dell' abdomine : nel quel umore questi 
stessi principi sono mascherati meno che ne- 
gli altri , e legati dalla mescoianzji di altri 
principj. 



67 



CAPO TRIGESIMO 

Dei Reni , 

Delle Capsule atrabiliari , degli Ureteri , 

e 

Della Vescica Orinaria. 

542. 1 Reni sono visceri che stanno nella 
regione de" lombi dietro al peritoneo , e in 
quella cellulosa membrana posta d'intorno al 
peritoneo medesimo ; delle quali l' istoria ano- 
tomica versa intorno al numero 5 figura , si- 
to , connessione , fabbrica , vasi , canali escre- 
tori , e usi. 

Due sono di numero; un rene cioè per 
parte alle vertebre de' lombi. Questo almeno 
è quello che avviene comunemente : imperoc- 
ché rari sono gli esempj o d'un maggior nu- 
mero , di situazione cambiata. 

La figura rassomiglia ad un fagiuolo , in 
perciò riguardansi due facce alquanto conves- 
se , due lati, e due estremità. Una faccia è 
anteriore, T altra posteriore, liscia una e 
l'altra negli adulti, nei feti, ed in alcuni 
animali composte di varj lobi uniti insieme. 
Un lato convesso guarda esteriormente , l'altro 
poi schiacciato internamente ; ai quai ultimi 
lati si guardano vicendevolmente i reni. Delle 



^8 



estremila una è superiore e più grossa, l'al- 
tra un poco più tenue è inferiore Nel lato 
coiiCdvo vedesi una fessura circoscritta da un 
labbro per parte tumidetto , e spesso inter- 
rotto di alcune fessure ; la qual fessura è 
occupata da' tronchi de' vasi renali , e questa 
gii anoiomici chiamano ilo. 

La posizion loro fu indicata già di sopra; 
stanno per altro nella parte suprema e po- 
steriore dell' abdomine, appoggiati ali* ultima 
vertebra del dorso, e alle quattro prime dei 
lombi ; e perciò avanti le due ultime coste 
spurie , e avanti il muscolo psoa, il quadrato 
de' lombi, e il trasverso delT abdomine del 
suo lato. Ov.cupano questa sede ora ad eguale 
alte/7a , ora diversamente; imperciocché alle 
volte il rene destro, alle volte il sinistro è un 
po' più alto del suo compagno; più frequen- 
temente poi è pHi allo il sinistro , massima- 
mente quando il fegato è un po' più prolun- 
gato all'ingiù. La loro lunghezza poi si estende 
al più air imervallo di cinque vertebre. 

La connessione di questi visceri si fa con 
molti aliri EJ primieram»^nre una certa pin- 
guedinosa membrana gonSa d' un grasso più 
duro contenuto nelle cellette , e la quale di- 
cesi tunica adiposa dei reni , veNte affatto 
d' intorno i reni, e li lega internamente ai 
lombi; e inoltre alle appendici del diafragma, 
ni muscolo psoa , e al quadrato de' lombi . 



1 



69 



Siccome poi sono coperti anteriormente dal 
peritoneo , il quale manda da se varie pro- 
duzioni, quindi per mezzo di queste produzioni 
amendue i reni sono annessi in certa guisa 
all' intestino colon ; il destro al fegato, il sinistro 
alla milza, tutti e due alla vescica oiinaria col 
mezzo d' un certo canale per parte dell' uno 
e dell'altro; superiormente poi sono legati 
a due glandule , a cui fu dato il nome di 
reni succeìitiirìati , ovvero di capsule atra- 
biliari . 

643. I Beni succenturiatì poi, ovvero Ca/)- 
sule atrablliari non sono altro che dne par- 
ticole glandulose , una per parte , in cui gli 
Anotomici considerano il sito , la fìgfira , le 
cojinessioni , la fabbrica , i vasi , e T uso . 

Il sito di queste particole è sopra i reni 
acquali si appoggiano, e perciò dietro al 
peritoneo, dove corrisponde alla patte poste- 
riore e più alta dell' abdomine . 

La figura non è sempre la medesima , 
generalmente però è oblunga negli adulti e 
compressa; e in tal modo alle volte, che sem- 
bra triangolare . Ma non è neppure sempre 
la medesima grandezza; imperciocché abbiamo 
dalle osservazioni esser queste glandule molto 
pm grandi nei feti che negli adulti; cosicché 
superino talvolta la grandezza dei reni , e 
abbraccino questi dalla cima fino circa a metà 
della loro altezza. 



• La connessione di queste capsule sì ha 
c®lla parte superiore dei reni, e col diafragma 
per mezzo d'una certa cellulosità; e la qua! 
cellulosa congiunge ancora la capsula destra 
col felpato , e la sinistra colla milza e col 
pancreas : finalmente i vasi loro proprj le 
uniscono ai vasi renali, alT aorta, e alla vena 
cava abdominale. 

La fabbrica sembra glandulosa , e simile 
a quelle glandule , che sono chiamate con- 
glomerate (N. 53) ; e i lobi delle quali sono 
lefyaiì da una tenue ma valida membrana . La 
differenza, che havvi non di rado, è questa, 
che internamente è coricava e T una e l'altra 
particella , o 1' una o l' altra , ed ha dentro 
la sua cavità un lìquor nero ; nel the è dit^ 
fedente dalle altre conglomerate. 

I vasi vendono ai reni succenturiati dalle 
etkinlsenti , o dal tronco dell' aorta e della 
cava abdominale , massimamente secondoche 
parlasi o di uno o dell'altro rene. Dai gan- 
^Ij celiaci ^N. 5 io) derivando certi nervetti 
si portano sopra i reni succenturiati ; ma fi- 
nora è incerto se vadano ad insinuarsi nella 
sostanza di questi . Quei linfatici finalmente , 
che derivano dalle borse interne di queste 
particelle, concorrpno e si frammischiano con 
quei che sono proprj dei reni. 

V uso loro fin' ora è ignoto, non essendosi 
per anco trovato il condotto escretorio; seni- 



7^ 

brano esser più utili ne' feti, attesa la mag- 
giore grandezza di queste glanclule in propor- 
zioie agli uomini: ma quale sia questa uti- 
lità , si ignora affatto. 

La f'ibhrica dei reni, è qnnsi tutta v.isco- 
losa. Dico quw^i ^ conciojiacosac! è i vasi com- 
ponenti sono compresi da una membrana 
proptia de' reni, tenue ma assai robusta , che 
facilmente si può separare dalla carne de' reni 
che vi sta sotto , ìa quale arrivati all' ilo , 
insieme co' vasi medesimi , e colle cellette 
della tunica adiposa , porta i vasi medesimi , 
e li distribuisce dentro i reni con un ordine 
affatto singolare, liuperciocclè genernlmente 
parlando ciascun rene è formato di globic- 
ciuoli quasi piramidali , de' quali la base tiene 
la circonferenza dei reni, l'apice poi promi- 
nente alquanto in modo di papilla si converte 
all' interno. Quella parte che sia alla circon- 
ferenza chiamasi sostanza corticale , ossia cor- 
teccia de' reni ; ma quella che tosto succede 
a que-ta , e affatto continua, dicesi sostanza 
striata o midollìre , o ancora sostanza tubo^ 
Iosa Quella che a prima vista sembra carne 
rossiccia, è composta di vasi, i quali piegati 
pria in archi , poscia scorrendo a foggia di 
serpenti, si dispongono in granella , ossia in 
piccioli ^oiìiitoli di mmiuii vasi coli' iniei vento 
cY una certa cellulosa sostanza ; questa poi è 
comporta di canaletti, i quali sono i condotti 



7a 

delle granella, e rappresentano strie fatte a 
foggia di piramidi , la punta delle quali con- 
venga in una papilla. Per altro nel numero 
di queste piramidi havvi della varietà , come 
nella direzione, nel vicendevole attaccamento, 
ed anco nel fine. Comunque sia, attorno al- 
l'apice, ossia quasi al colio delle papille evvi 
attaccato un tubetto membranoso . dentro il 
quale vi sta prominente una , o due , alle 
volte ancora tre papille , le quali sono vestite 
da una polposa membrana pertugiata di aperti 
forami, dai quali va distillando l'orina nel 
canale che v' è continuo. 

Quei vasi poi , che compongono la mas- 
sima parte dei reni , sono discendenze del- 
l' aorta , e della vena cava abdominale ; e 
diconsi vasi renali, o emulgenti ; cioè da 
quell'arteria, dopoché ha mandato la mesen- 
terica superiore , esce da ambedue i lati un 
ramo più di spesso unico (alle volte due, di 
rado tre, o quattro), e questo grosso, il 
quale entra nella parte schiacciata de' reni 
diviso in rametti minori ; siccome dalla cava 
ascendente , sopra le lombali , escono si- 
mili rami , i quali vanno p iiimenti all' ilo 
dei reni. Questi vasi si portano alla corteccia, 
e si vanno seminando tra pijamidi e piramidi 
alla maniera poco fa accennata . Avanti poi 
di approfondarsi nella carne de' reni, con al- 
cune discendenze vanno errando per la tonaca 



73 

adiposa, e per i reni succenturiatì (nel qual 
lato i vasi emulgenti provvedono a questi reni). 
Vanno ai reni nervi pochi e tenui derivanti 
dal plesso renale , dalla di cui sostanza in- 
terna sorgono dei linfatici profondi , i quali 
accompagnano i vasi^ e che alle volte balzano 
affli occhi da se stessi : mentre al contrario 
i superficiali di rado si possono vedere, par- 
ticolarmente quando i reni sono in istato 
naturale. 

I Canali escretorj dei reni sono di doppio 
genere: imperciocché altri si possono dire pro- 
prj , altri poi si possono chiamare comuni re- 
lativamente alle papille. I proprj sono quelli 
che sboccando da ciascun granfilo formano 
per la massima parte la sostanza striata dei 
reni: i comuni poi sono quelli che abbracciano 
le papille. Il numero di questi è incostante , 
perchè, come avvisammo, due o tre papille si 
aprono talvolta in un canale. Generalmente 
sogliono essere otto o nove. Da questi se ne 
compongono tre pel vicendevole loro conflusso ; 
e mentre convergenti sì fanno verso V ilo dei 
rem , insieme uniti si legano in un solo nella 
cavità fatta a foggia d' imbuto , a cui si dà 
il nome di pelvi dei reni , la quale prodotta 
oltre V ilo tante volte nominato va a formare 
un canale, che chiamasi uretere. 

L' uso de' reni è di separare l' orina dal 
sangue delle arterie renali , e di trasmetterla 



74 

di continuo filo negli ureteri , e da questi 
nt-lla vescica cieli' oiina. 

544- C^'i Ureteri sono due canali mem- 
branosi, d'intagliale grandezza ancora ne le- 
ti; hanno a considerarsi in quelli T origine t 
il progresso , la fine , la fabbrica , i vasi , e 
r uso. 

\J orig'ne essi hanno dalla cavità fatta a 
guisa d' imbuto, che abbiamo detto cliiamarsi 
pelvi de" reni ; e la quale prodotta oltre l' ilo 
de* reni si contrae a poco a poco in questo 
canale , cioè uno per parte. 

Progresso. Siccome poi la pelvi dei reni , 
insieme coi reni istessi de' quali fa parte , sia 
dietro al periioneo; così egualmente gli ure- 
teri camminano dietro il peritoneo medesimo, 
si piegano alla maniera della lettera S , e 
avanti il canale deferente del suo lato ( il 
quale dai testicoli per 1' inguine discende 
nella pelvi ossea , e col quale vanno in cer- 
ta maniera a croce ) si portano finalmente 
nella vescica orinaria che scà nella medesima 
pelvi ossea. 

Il fine adunque è nella vescica delP orina: 
per le cui tuniche trapassano prima con ob- 
bliqao ma piuttosto lungo tratto, avanti di 
aprirsi con una mollo angusta bocca in que- 
sto recipiente medesimo nella sede inferiore e 
quasi poster ore. 

La fabbrica loro è del tutto membranosa: 



poiché anteriormente sono vestiti dal perito- 
neo , il quale urtano un poco nella parte 
d'avanti: di poi una cellulosa appoggiata al 
peritoneo non senza qualche pinguedine cir- 
conda questi canali, de' quali la parte più 
grossa è formata da una singolar tunica ner- 
vosa assai sensibile. A questa succede poi in- 
ternamente una villosa fornita alquanto di 
muco per impedire gl'irritamenti dell' orina 
che passa. Ambedue queste tuniche sono con- 
tinue con altrettante membrane interne della 
vescica orinaria: la più interna poi con quella 
che veste le papille dei reni. 

Dal fin qui detto è manifesto 1' uso di que- 
sti canali : trasmettono cioè alla vescica ori- 
naria l'orina separata dal sangue nella cor- 
teccia dei reni, e messa nei canali più gran- 
di a poco a poco della sostanza tubulosa dei 
reni , e di là nwlla loro pelvi. 

545. La Vescica orinarla poi è un reci- 
piente membranoso situato nella pelvi ossea 
anteriormente; in cui s' hanno a notare la 
figura 5 la connessione s la fabbrica j qualche 
sfintere, i vasi , e V uso- 

La figura non è la medesima in ogni età. 
Imperciocché ne' feti è più lunga , e sorge 
ancora più sopra il pube che negli adulti , 
ed osservasi più larga che lunga nelle fem- 
mine : Imperocché ne' feti non furono ancora 
compressi dalla forza della respirazione i vi- 



76 

sceri che sono contenuti nella cavità dell' ab- 
domine ; e le femmine, per lo più vergogno- 
se ritengono più lungamente l'orina, il che 
fa a poco a poco aggrandire la vescica • e 
questa grandezza si accresce non poco dal- 
l' utero gravido che comprime la vescica Per 
altro ha una figura ovale , di cui la parte 
che guarda insù dicesi fondo , quella che 
guarda in giù , collo , il quale è posto più 
alto nella parete anteriore, e, per così dire, 
piana della vescica ; rispetto alla parete po- 
steriore 5 che è molto più convessa , dove è 
volta verso l'intestino retto, e più profonda- 
mente ancora discende nella pelvi. 

La connessione poi della vescica è tale , 
che è legata a moltissime parti . Primiera- 
mente cioè nella sede superiore è sospesa dal- 
Torabelico per mezzo dell' uraco ( N. 382 ) e 
delle arterie ombelicali . Secondariamente è 
attaccata anteriormente colle ossa del pube 
per mezzo d' un tessuto celluioso, ed anco del 
peritoneo , il quale coprendo il fondo e la 
faccia posterioie della vescica lega questo re- 
cipiente nei lati agli ossi suddetti In terzo 
luogo posteriormente, e insieme inferiormente 
non so'amente cogli ureteri , ma ancora colle 
vescichette seminali , e colP intestino retto 
nel nostro sesso , nel femminile poi colla va- 
gina dell' utero : In quarto luogo finalmente 
inferiormente in tutti due i sessi cogli stro- 



77 

menti della generazione per mezzo d* un cer- 
to canale continuo colla vescica , il quale 
chiamasi uretra. 

La fabbrica è composta dì tuniche . Tre 
poi sono le tuniche proprie , oltre la comune 
prodotta dal peritoneo , il quale , come ab- 
biamo detto , si stende sopra la parte «ipc- 
riore e posteriore della vescica. La più inter- 
na è la villosa sporcata alquanto di muco 
per torre gli irritamenti dell' orina ; a que- 
sta è sovrapposta un'altra tunica più grossa, 
che è detta la Jifrvosa , d' un' indole cellu- 
losa condensata , che fa una piega , ovvero 
ruga quasi alla bocca dell'uretra, e tra le 
cui piccole cellette qua e là vi sono dei mi- 
nimi follicoli mucosi : questa tunica nervosa , 
più grossa nel luogo in cui entrano gli ure- 
teri , e vi si appoggiano , ed attaccano nel 
decorso che fanno , è circondata principal- 
mente da un doppio strato di fibre carnose 
di quasi longitudinali, e di trasverse che si 
tagliano vicendevolmente in croce , dalle quali 
avviene che in alcun luogo vi siano delle ca- 
selle d'ineguale grandezza; le quali alle vol- 
te lasciano che le tuniche interne cacriate in 
fuori si conformino in vescichette , come tan- 
te ernie della vescica , le quali portano tal- 
volta nel seno loro dei calcoli Fmalmente 
una cellulosa più lassa colla pinguedine è 
quella , che compie esternamente il numero 



78 

delle tuniche, e che attacca anteriormente la 
vescica alle ossa del pube. 

Qualche sfintere è formato dalle fibre tras- 
verse, che adornano la parte del collo in ispe- 
cie d' arco; e che negli uomini sono attaccate 
collo sfintere dell'ano, nelle donne col muscolo 
constrittore della vulva (N. S33) che circonda 
in certa maniera l'apertura della vagina. 

I Vasi di questo recipiente , tanto arterio- 
si , quanto venosi vengono dagli ipogastrici , 
da^li emorroidali, daMi ombelicali, e alle 
volte ancora dagli epigastrici ; e nel sesso fem- 
minile dagli uterini ancora. Il plesso poi dei 
nervi ipogastrico somministra i nervi alla ve- 
scica , la copia de' quali e la forza fa che 
ella abbia una somma sensibilità. 

L' uso della vescica è di ricevere nella 
sua cavità per mezzo degli ureteri l' orina 
già stata separata ne' reni , di ritenerla , e 
finalmente di cacciarla fuori. Quindi in essa vi 
sono tre forami , de' quali due già accennati 
appartengono agli ureteri , che camminano , 
come abbiamo detto , per le tuniche della 
vescica , che in questa sede formano un cor- 
po un po' più grosso rotondo insieme cogli 
ureteri prodotto inferiormente dentro la vescica. 

II terzo forame è anteriore , e inferiore, con- 
tinuo a quel canale , che abbiamo detto chia- 
marsi uretra , della quale parleremo nel capo 
seguente. 



72 



CAPO TRIGESIMOPRIMO 

Delle parti vergognose degli uomini, 

546. l-je partì vergognose degli uon:"ini 
sono composte da un apparecchio di moke 
insidine . Imperciocché lo Scroto , i Testicoli 
ovvero Didimi , gli J''pididimi ossia le Pro- 
state , i Vasi deferenti ovvero eiaculatorj, le 
Vescichette seminali ^ 1' Uretra, il Pene, e 
i Muscoli spettanti all' Uretra e al Pene ; 
tutte queste parti dico , sì ancora vasi e w.'rvi 
sono quelle che compongono gli organi deila ge- 
nerazione negli uomini, nelle quali tutte come 
pure in ciascheduna di esse deggionsi osservare 
molte cose. 

547. Lo Scroto è una certa borsa mem- 
branosa, che sotio r angolo del pube sta 
pendente dal Pene; si produce più o meno 
inferiormente; ed è fornita di grossi peli negli 
adulti. Mirar si deggiono in esso una certa 
linea biancuccia chiamata Sutura, h fabbrica, 
la divisione^ i vasi, e V uso. 

La Sutura ossia quella linea bianchiccia 
è più sensibile nei fanciulli e nei giova- 
ni ; da cui si fa che lo scroto è di- 
viso quasi in due parti , destra e sinistra ; e 
sembra far le veci come d' una colonna ? in 



So 



cui s' inseriscano come in luogo comune certe 
rughe o pieghe, in che formasi in certe cir- 
costanze lo scroto. Per altro questa linea , che 
da alcuni vien detta ancora rafe^ principian- 
do talvolta dair ano si produce pel perineo , 
e lo scroto fino all' estremità del pene; e 
sembra in certa guisa indicare che la cavità 
dello scroto è divisa in due laterali. 

La fabbrica per la massima parte è quasi 
la medesima degli integumenti comuni. Dissi 
quasi f perchè a comuni integumenti, da' quali 
è composto Io scroto , e ne' quali riseggono 
molte glandule sebacee, internamente havvi 
unita una certa membrana rossiccia , che no- 
masi Dartos , dalla cui forza di contrazione 
gì' integumenti medesimi si mettono talora in 
quelle pieghe poco fa accennate; sebbene sia 
ella priva affatto d'ogni specie e struttura 
muscolare. Questa rossett.i membrana sem- 
brami quella , che dagli Antichi fu detta Eri-* 
troide: il qual nome Io veggo modernamente 
dato al muscolo cremastere , di cui parlere- 
mo da qui a poco. 

La di'^isione della cavità dello scroto sì fa 
dal medesimo dartos , il quale circondando 
largamente ciascun testicolo , e involgendolo 
come in una borsa particolare quindi fa che 
in quefla faccia dove si guardano queste bor- 
se vicendevolmente , si uniscano insieme , e 
così formino il setto, che divide lo scroto in 



8i 



due cavità , destra cioè e sinistra : il qual 
setto però frequentemente non ascende fino 
al pene , e perciò non divide perfettamente 
la cavità principale dall' imo al sommo. 

Riceve lo scroto i Vasi arteriosi e venosi 
dagli ipogastrici:, e principalmente dai puden- 
di ; i nervi poi da quelli che escono interna- 
mente dalla midolla spinale per i forami in- 
feriori dell' osso sacro. 

Serve lo scroto a contenere , e tener so- 
spesi i testicoli ; e per quanto egli può , di- 
fenderli dalle ingiurie esterne; e col setto che 
li separa fare che i testicoli non si freghino 
insieme con molestia. 

548. I Testicoli ovvero Didimi sono due 
corpicciuoli abbastanza noti ne' quali abbiamo 
a considerare gì' invoglimenti , la figura , i 
vasi , la fabbrica , e 1' uso. 

Tre invoglimenti furono dati a ciascun te- 
sticolo ; il primo de' quali è una tenuissima 
tunica carnosa prodotta dalle fibre del mu- 
scolo obbliquo interno dell' abdomine e dalle 
ossa del pube, e alle volte ancora dalla cre- 
sta dell'osso ilio, e dal muscolo trasverso del- 
l' abdomine. Essa spiegasi in una borsa , la 
quale lassamente non strettamente circonda il 
testicolo fuorché nella parte inferiore e al- 
quanto posteriore ; vale a dire dove si por-' 
tano i vasi che entrano e che escono dal te- 
sticolo ; nel qual luogo osservasi una certa 

PARTE ly. 6 



8: 



produzione , quasi un processo attaccato infe- 
riormente al testicolo raeclesirao. Inoltre que- 
sta tunica , a mio giudizio , ossia questo mu- 
scolo che dicesi cremastere , ovvero elevatore , 
non manca di fibre lendinose disposte in gui- 
sa di tela , per mezzo delle quali si unisca 
alle tuniche vicine. 

Il secondo involto dei testicoli è membra- 
noso , d' una figura piriforme , il di cui pie- 
dicello pende dall'anello abdominale ; il cor- 
po poi continuo allo stesso piedicello sta nello 
scroto. Questo involto è rinserrato dal cre- 
mastere , ed è formato parte dal peritoneo 
medesimo , e parte dalla cellulare , che sta 
attorno a questa tonaca. La faccia interna 
del peritoneo , alla regione dell' anello abdo- 
minale , ora si deprime in una fossetta j ora 
è segnata da una certa cicatrice ; men- 
tre nella faccia esterna dalla medesima so- 
stanza del peritoneo viene composta una 
certa retina membranosa , la quale discen- 
dendo per r anello lambisce anteriormen- 
te il cordone spermatico , e vicino al capo 
dell'epididimo, mentre par quasi che sva- 
nisca s si spiega in una borsa , la quale 
largamente abbraccia il testicolo ; al di cui 
lembo superiore , rivoltandosi essa quasi 
in se stessa internamente , abbracciando la 
piccola porzione del cordone quasi tra le 
due lamine , ovvero duplicatura come la 



chiamano , perciò suole cliiamaisl vaginale 
comune (i). 

Frattanto codesta vaginale continua al pe- 
ritoneo, e riflessa in se stessa e internamente, 
ossia questo processo del peritoneo veste il 
testicolo e l'epididimo; e a queste parti va 
tanto strettamente unito , che da alcuni è 
riputato come un'altra lamina dell' albuginea 
che or ora saremo ad additare ; per questo 
motivo rassomiglia al pericardio , il quale 
rivolgendosi in se stesso dà la tonaca esteriore 
al cuore, alle orecchiette, e ai tronchi dei 
vasi maggiori ; e questa parte del peritoneo 
continua ( ripeto ) colla precedente, la quale 



(i) Non mancherà forse chi pretenda che !a vaginale 
comune sia quel tessuto celluioso, che sta sotto il 
cremastere i e che poi la propria vaginale del testicolo 
sia quel sacco , entro cui il testic«lo medesimo è quasi 
sospeso , e nel quale in occasione di ernia congenita 
si contiene il nudo intestino appoggiato al testicolo 
medesimo, e talvolta ancora attaccato insieme. Se 
ciò è , non convenirebbe egli meco per verità in qnnn- 
to al nome , non in quanto alla sostanza h imperc'ic- 
cliè sicurissimamente quel sacco , che io chiamo vagi- 
nale comune, è una produzione del peritoneo, (come 
lo ha confermato ancora il chiarissimo Wrisbergio ) , 
ìa quale non solamente è aderente al testicolo e al- 
l'" epididimo , ma da questa ancora f con qualche por- 
zione J sono compresi quasi per ogni dove i vasi del 
cordone . Quindi è avvenuto , che questa porzione del 
peritoneo ( il quale a cilindro inverso deve necessaria- 
mente essere circondato e dal testicolo per ogni verso, 
e dal cordone in qualche parte ) 1* abbia chiamata 
vaginale comune . 



84 

si unisce al testicolo, e all'epididimo, forma 
la propiia^vaginale del testicolo » e dell' epi- 
didimo 

In vece^della redina membranosa prodotta 
dal peritoneo verso il testicolo ( rade volte 
negli adulti ,» spesso negli appena nati, sem- 
pre poi nei feti , de' quali i testicoli uscirono 
appena dall' abdomine ) evvi un canale ossia 
tubo formato dal peritoneo , e continuo alla 
vaginale comune, la quale ora più refitamente 
merita questo nome; mentre dentro questo ca- 
nale anzi posteriormente sorgono alquanto dei 
vasetti che compongono il cordone spermatico, 
alla stessa guisa affatto che i visceri posti 
dietro il peritoneo urtano questa tunica in 
avanti , e a se l' aggiungono. 

Finalmente conciocosachè i vasetti compo- 
nenti il cordone spermatico uniti tra loro per 
mezzo d' una cellulare vestiti siano ali' intorno 
da questa cellulare medesima , quindi questo 
involto ottenne il nome di vaginale propria 
del cordone» La sua massima parte si è dal 
raddoppiamento del peritoneo , al qual raddop- 
piamento si frappone ancora quella cellulosa^ 
la quale , mentre passano que' vasi per la 
fessura abdominale , viene somministrata dai 
muscoli stessi dell' abdomine. 

Queir involto de' testìcoli , che abbraccia 
la sostanza del testicolo j, chiamasi tunica ner-^ 
vosa , o albuginea ; nella quale se si consi- 



r 



8 



derl il peritoneo attaccato fortemente ad esse 
esternamente , e l'albuf^inea composta di due 
lamine , si potrà accrescere , come hanno 
fatto molti, il numero dei velamenti spettanti 
propriamente al testicolo. Checché ne sia , 
l'albuginea veste ancora F epididimo, il quale 
perciò lega co! testicolo medesimo. 

La figura dei testicoli è quasi ovale, ma 
alquanto appianata^ con una estremità e que- 
sta più acuta che guarda in su e alquanto 
esternamente , coli' altra poi ottusa che guarda 
in gin e alquanto internamente. 

Il testicolo riceve i vasi dalle arterie e 
vene spermatiche , delle quali si è da noi 
parlato altrove . Le arterie poi appena o nep- 
pure appena ramose si portano nel testicolo , 
divise forsi in vasetti minimi apparentemente 
nodosi, i quali si chiamano seminìferi: e al 
contrario le vene che escono dalla sostanza 
del testicolo e che ascendono fanno tra se 
innumerevoli anastomosi. Così dalle accennate 
arteriuzze , venucce , e nervetti derivanti dal 
plesso spermatico, e dai linfatici ancora in- 
sieme uniti per mezzo d'una cellulosità, vien 
formato il corpo oblungo, e quasi conica, che 
fu detto corpo piramidale'^ ovvero, atteso il 
diametro delle vene , e la moltiplice anasto- 
mosi delle stesie , corpo varicoso , o pampini- 
forme , il quale è situato dietro il peritoneo 
Isella cellulosa che a questo s' appoggia. 



86 



L:i fabbrica adunque del testicolo è vasco- 
losa e membranosa ; imperciocché da tutia la 
faccia interna dell' albuginea nasce una molle 
cellulosa, la quale disposta irregolarmente in 
certi piccioli setti comprende qua e là cellette 
maggiori o minori, tra le quali sono chiusi i 
vasetti seminiferi poco fa additati. Questi setti 
poi , da noi stati dimostrati tutti gli anni 
( per lo che non mi so trattenere di fare le 
pili alte meraviglie, come siano questi recen- 
temente rigettati dalT anotomia ) questi setti, 
dissi , convengono a quella parte del testicolo , 
che corrisponde all'epididimo; dove si con- 
vertono o piuttosto convengono in una benda 
quasi bianchiccia , la quale è composta dalla 
medesima cellulosa condensata , che si nomina 
corpo cf Iginoro. Tra le lamine di questa 
benda , e sopra 1' istessa ancora , a' miei oc- 
chi vi si stendono a fows. di rete venti cir- 
ca , e spesso ancora in maggior numero va- 
setti seminiferi un po' più grandi nati dai più 
piccioli , i quali finalmente sboccano dall' al- 
buo;inea del testicolo per formare il capo 
dell'epididimo, e poi questa particella ancora. 

L' uso dei testicoli è di separare il seme 
virile dal sangue. 

54.9. Gli Epididimi, che dagli antichi fu- 
rono detti ancora Prostate , sono due cor- 
picciuoli oblunghi , uno per parte , ne' quali 
abbiamo a considerare il sito, la figura, la, 



87 

connessione, la struttura ^ V origine , \o, fine, 
e r uso . 

Il sito loro è di star appoggiati al margine 
supremo dei testicoli anzi alquanto posterior- 
mente. Coprono in certa maniera il lembo 
esterno e posteriore del testicolo. 

ha figura rappresenta un cordone o piuttosto 
un verme fornito di capo e di coda , e fatto in 
guisa che nella parte superiore sia più grosso e 
più convesso; nella inferiore poi verso il te- 
sticolo quasi piano. Il capo rotondo sta este- 
riormente e superiormente ; il corpo alquanto 
impicciolito lambisce nel discendere il margine 
posteriore del testicolo : la coda poi ancor 
più impicciolita guarda in giù , e interna- 
mente. 

La sua connessione si fa col testicolo stes- 
so , e con un certo canale nomato vaso de- 
ferente. E questa connessione è fatta per 
mezzo de' vasetti seminiferi e della tunica 
albuginea , sì ancora del peritoneo , che co- 
stituisce la vaginale propria del testicolo , e 
dell* epididimo. Vale a dire il capo di questa 
particella è continuo co' vasetti maggiori se- 
miniferi che sorgono dal testicolo, e colla 
tunica albuginea , e col peritoneo immedesi- 
mato a questa tunica : la parte di mezzo , 
per r intervento di queste membrane si at- 
tacca col testicolo ma lassamente , e questo 
tratto membranoso nato da questa tunica 



88 



raddoppiata 5 coraechè comprende una cavità. 
Io chiamano sacco cieco. Finalmente la coda 
deir epididimo unita fermamente collo stesso 
testicolo si risolve nel vaso deferente che de- 
scriveremo fra poco. 

Origine e fine. Devesi la prima ai canali 
seminiferi un po' più grossi, i quali dicemmo 
parte appoggiati al corpo Igmoriano , parte 
compresi dentro la di lui sostanza. Poiché 
questi canaletti rinchiusi nella tunica albugi- 
nea formano il capo dell' epididimo. La fine 
è nella parte del testicolo inferiore interna e 
posteriore , dove ha principio il vaso de- 
ferente. 

La struttura è vascolosa e membranosa. 
Vascolosa di fatti perchè è composta quasi 
d' un vasetto solo che ritorna in se stesso 
pressoché in infiniti giri, aggiungendovisi una 
molle cellulosa , che rassoda , e quasi forma 
i giri e le piegature. Dissi (juasi , perchè il 
capo dell' epididimo è fatto di canaletti pie- 
gati fuori del testicolo vicino a mille volte in 
guisa che rappresentino una specie di cono , 
di cui la punta guarda il testicolo. Questi 
coni poi venti e più si risolvono in quel va- 
setto , dal quale vien formato 1' epididimo ; 
siccome questa particella medesima va a finire 
poi nel vaso deferente. 

Serve 1' epididimo a ricevere il seme virile 
eeparato e preparato nei testicoli; come sem- 



89 

bra ancora a perfezionarlo, e a tradurlo nel 
vaso deferente. 

55o. Il i'aso deferente adunque non è 
altro che il canale continuo coir epididimo ; 
di cui il principio è dalla parte inferiore , 
interna, e posteriore dello stesso epididimo. 
Da qui sorge tortuoso verso 1' epididimo , e 
per mezzo d' una tunica cellulosa è coerente 
in parte co' vasi spermatici. Bisogna poi ve- 
dere qual sia il progresso di questo canale , 
quale la fine , la struttura , e 1' uso final- 
mente. 

Il progresso è questo : ascende essa dal- 
l' epididimo fino all' anello abdorainale , il 
quale subito superato , allontanasi dai vasi 
spermatici; si piega all'interno dietro al pe- 
ritoneo 5 e discende nella pelvi alla sede in- 
feriore e posteriore della vescica orinarla ; nel 
qual luogo 1' uno e 1' altro canale alquanto 
dilatato cosi avvicinasi al suo compagno , che 
si attacchino insieme ambidue. 

Il fine angusto parte è nei due ricettacoli 
oblunghi , vale a dire , le vescichette semi- 
nali che giacciono esternamente vicine a 
questi canali , e ai quali sono legate insieme 
colla accennata sede della vescica orinaria ; e 
parte poi nell'uretra. Vale a dire, l'estre- 
mità del vaso deferente ha due picciole boc- 
che ; con una delle quali , e questa laterale 
apresi in quelle vescichette; colf altra poi pel 



90 

canaletto comune ancora alle medesime ve- 
scichette apresi nelT uretra ; affinchè in certe 
circostanze il seme virile ora sia ricevuto 
nelle vescichette seminali , ed ora per retto 
tramite si getti nell' uretra. 

La struttura è membranosa e insieme 
spungosa : ma tuttavia piuttosto tenace e ro- 
busta. Poiché tra le due membrane , ovvero 
tonache , delle quali è composta , vi si frap- 
pone un tessuto spungoso ma tenuissirao. 

L' uso è di tradurre il seme somministra- 
to dair epididimo o alle vescichette seminali , 
o all'uretra, di che i' ultimo avviene nel 
coito venereo. 

55 1. Le Ve?cichette seminali sono due ri- 
cettacoli oblunghi , uno per parte , composti 
di celle comunicantisi insieme; le quali cioè 
raffigurano piccioli intestini ramosi , o piut- 
tosto un intestino che ritorna in se molte 
volte , e quindi interrotto da piegature . In 
questi ricettacoli sono a considerarsi il sito , 
la grandezza , la struttura ^ la fine , i vasi , 
e r uso. 

Sito. Abbiamo detto poco ta che questi due 
ricettacoli sono posti alla parte inferiore e 
posteriore della vescica orinaria. 

La grandezza delT uno e dell' altro ricet- 
tacolo è di circa tre dita trasverse di lun- 
ghezza , non oltrepassan.d0 un dito trasverso 
la larghezza. 



91 

Struttura. Sono formate queste due vesci- 
chette di membrane piuttosto grosse unite in 
un tubetto piegato molte volte , come avvi- 
sammo di sopra. Per altro la membrana este- 
riore viene dal peritoneo che copre posterior- 
mente la vescica ; V interna poi dalla mem- 
brana propria , grossa , apparentemente fatta 
a fossia di rete , e unta d' un muco più o 
meno ridondante. 

La fise rassomiglia un canaletto , che da 
alcuni si ha per il condotto escretorio , in cui 
apresi il vaso deferente del suo lato, e il 
quale congiunto con questo vaso medesimo , 
sotto la membrana interna dell' uretra , scor- 
rendo nella sede posteriore, con una bocca 
picciolissima apresi da una parte e dall'altra 
nella vallicella della prostata , che or ora de- 
scriveremo , ai lati d' una certa prominenza , 
come d' una caruncola che sorge da quella 
valletta. Queste due boccucce comuni al vaso 
deferente e alle vescichette seminali diconsi 
bocche seminali. 

Le vescichette seminali hanno i vasi co- 
muni con quelli che provvedono alla vescica 
e air intestino retto ; lo nesso dicasi de' ner- 
vi . Mekelio scopri i linfitici , i quali , fa- 
cendo rottì-?;io di vasi assorbenti , attraggono la 
parte più sottile del seme nel proprio seno, af- 
finchè venga portato colla linfa degli altri si- 
mili vasetti nel sangue. 



92 

L' uso è di conservare fuori del tempo del 
coìto lo sperma separato nel testicolo, perfe- 
zionato neir epididimo , e tradotto dal vaso 
deferente in questo recipiente , e di sparger- 
lo neir uretra nelT atto del coito. 

552. La Prostata è un corpo duro simile 
in certo modo a una gianduia, il quale su- 
bito avanti il collo della vescica abbraccia il 
principio dell'uretra; e in cui noi verremo a 
considerare la grandezza , la figura, \2l fab- 
brica , la cavità singolare^ i forami, la pro- 
minenza , i vasi , e 1' uso. 

La grandezza generalmente negli adulti è 
eguale a una castagna , e spesse volte ancora 
la supera. 

La figura è globosa , ma fatta a foggia 
di cuore , di cui la base è rivolta posterior- 
mente alla vescica , la punta poi giiar(la 
avanti. Quantunque poi la prostata sia glo- 
bosa , nulla di meno si deggiono considerare 
in essa due porzioni , delle quali una molto 
più grossa è inferiormente , e s' appoggia al- 
l' intestino retto; l'altra poi più tenue è po- 
sta superiormente , e rivolta alle ossa del 
pube , air angolo de' quali è attaccata. Tra 
queste due porzioni cammina l' uretra. 

Fabbrica. Questo corpo è composto di molti 
piccioli follicoli 5 quasi caverne mucose , non 
tanto uniti tra di se quanto compresi per 
ogni dove da una dura membrana cellulosa ; 



93 

de' quali i condotti escretorj raettono il pro- 
prio umore nel)' uretra con dieci o dodici 
circa bocche, che apronsi nella medesima. 

La cavità della prosi ata è una certa val- 
letta scolpita nella parete posteriore di essa, 
nella quale dilatasi 1' uretra , e che fa quasi 
le Teci d' un recipiente , dentro a cui sparso 
dalle bocche seminali il liquor prolifico degli 
uomini si mischia e si confonde colf umore 
della prostata medesima. 

I forami appartengono ai condotti escre- 
torj della piostata medesima poco fa accen- 
nati, e parimenti al seno particolare un poco 
più grande scavato in una certa prominenza, 
dai quale mandasi un tenue liquore, ma al- 
quanto viscoso , ed in assai poca quantità. 

Questa prominenza abbracciando il seno 
poco fa nominato , rappresenta un colletto 
oblungo , il quale sorge dalla valletta della 
medesima prostata , ed il quale o per la gran- 
dezza o per la figura dicesi dagli Anotomici 
grano d' orzo, caruncola seminale , capo gal- 
linaceo. E chiamalo ancora verumontano , il 
quale un po' dietro la sua estremità anteriore 
qua e là ha una bocca seminale. 

I vasi della prostata derivano dai medesimi 
fonti, i rami de' quali per così dire, vanno 
disseminandosi per le vescichette seminali , 
peli' intestino retto, per la vescica dell'orina, 
per V uretra , e pel pene. Vale a dire la 



massima parte vengono da' rami ipogastrici , 
e pochi dai crurali ; i nervi poi sono sommi- 
nistrati dai lombali e dai sacri. 

Dal fin qui detto se ne conosce V uso : 
serve cioè a separare quell'umore viscosetto, 
il quale frammischiasi col seme virile , e a 
questo serve forse di veicolo , Lubrica ancora 
l'uretra e modera la sua troppa sensibilità. 
Forse ancora porta robustezza all' uretra , la 
quale rassoda e sostiene . Finalmente fa di 
punto fisso alle fibre componenti la tunica 
carnosa della vescica , affinchè contraendoéi 
stringano la cavità della vescica , e spingano 
fuora r orina . 

553. L' Uretra è un canale membranoso 
continuo col collo della vescica urinaria , il 
quale si produce ancora dalla vescica fino 
all'estremità del pene. In questo canale sono 
da notarsi il sito, la lunghe'zza , la piegatu- 
ra > la cavità, la prominenza, la fabbrica^ 
la fine , i forami , le ghindale , i muscoli 
inseriti nel medesimo , e 1' uso . 

Sito . Quasi tutta V uretra è nella faccia 
inferiore del pene . Imperciocché ivi la parte 
superiore delT uretra medesima è ricevuta da 
un certo piccolo solco , che a questo fine ha 
il pene in quel luogo. 

La lunghezza non è la medesima in tut- 
ti ; generalmente poi negli adulti nell' erezio- 
ne del pene è di dieci, dodici , e alle volte 
ancora tredici pollici di Parigi. 



90 

La piegatura è questa, che faccia come la 
lettera ò\ Imperciocché discende anteriormen- 
te , quando esce dal collo della vescica , 
ascende poscia all' angolo del pube , e da 
questa sede discende di nuovo , e pende fino 
alla fine del membro. 

La cavita è quasi cilindrica, e della gran- 
dezza d'una penna da scrivere. Dissi quasi 
cilindrica ; poiché è più larga nella valletta 
della prostata; e parimenti dopo la prostata, 
dove l'uretra sembra spiegarsi in una specie 
di bulbo ; si finalmente nel glande , dove 
questa dilatazione dalla sua qualunque figura 
nomasi fossa naviculare. 

Una prominenza trovasi nell' uretra nella 
sua faccia inferiore un po' in qua della prostata. 
Questa prominenza, che è simile a un bulbo, 
fu detta bulbo delT uretra. 

La fabbrica è spungosa ossia cavernosa. 
Cioè la tunica interna di questo canale, che 
è la più sottile , è continua colla cuticola e 
colla cute, che vanno poi a formare la mem- 
brana interna della vescica h' esterna poi è 
più grossa e più densa. Tra 1' una e 1' altra 
tunica contiensi un tessuto spungoso più o 
meno gonfio di sangue rósso. 

Fine. Questo corpo spungoso , che si rin- 
chiude nelle tuniche dell' uretra, quando ar- 
riva al collo del pene, si spiega nel capo di 
questo ; il quale si unisce bensì coi corpi 



^6 

spungosi dello stesso pene, ma non comunica 
con essi. 

Molti forami trovansi nell' uretra. Imper- 
ciocché oltre a quelli che appartengono ai. 
condotti escretori della prostata, oltre le bocche 
seminali e il seno della caruncola seminale ; 
alcuni brevi canaletti mucosi, nominati ancora 
seni mucosi trovansi nella cute spungosa , che 
fa la tonaca interna deU" uretra; e dalle prò- 
prie loro boccucce stillano un umore visco- 
setto , da cui è unta 1' uretra medesima. 

Questo canale inoltre ha alcune glandule, 
che separano un altro liquore, con cui un— 
gesi lo stesso internamente. Per lo piìi sono 
due, e stanno tra la prostata e il bulbo. 
Sogliono essere generalmente ritondette , e 
grosse al più come un pisello. Diconsi comu- 
nemente glandule del Coupero. Se poi nel- 
r angolo y che fa la piegatura dell' uretra 
sotto le ossa del pube, vi sia una terza gian- 
duia , e un' altra parimenti situata tra le 
membrane dell'uretra, la quale subito ab- 
braccia il bulbo che nasce sotto la prostata , 
e le quali glandule tutte vengono accennate 
da alcuni autori chiarissimi , non è facile il 
definire ; conciossiachè altri Anotomici speri- 
mentatissimi le abbiano messe in dubbio. Per 
altro avendole anche noi vedute alcune volte ,^ 
sospettiamo non trovarsi esse in tutti i cor- 
pi , essere talvolta tanto picciole , che 



97 

senza una grandissima diligenza sfuggano da- 
gli occhi. 

L' uretra ha ancora i suoi muscoli posti 
massimamente al suo bulbo; altri de' quali 
comprimono e contraggono questo , e altri lo 
rilassano. Cioè dallo sfintere dell* ano partono 
da una parte e dall' altra delle fibre imme- 
desimate a' vicini corpi cavernosi del pene , 
le quali composte in un muscolo tenue , pia- 
no , e piuttosto lungo stanno attorno al bulbo 
dell'uretra, e vi si attaccano. Da quella parte 
poi dove questi muscoli si guardano vicende- 
volmente , e s' immedesimano , osservasi una 
certa linea bianca tirata longitudinalmente, co- 
me un tendine, dentro la quale distesi con una 
tendinosa espansione quasi s' immedesimano 
coir uretra stessa. Chiamansi Acceleratori. A 
questi altri se ne aggiungono, i quali nasco- 
no dal tubercolo dell' ischio internamente , e 
direttamente vanno al bulbo, a cui si uni- 
scono. Diconsi Dilatatori trasversi. Finalmente 
dalla parte anteriore dello sfintere certe fibre, 
prodotte a foggia di triangolo si attaccano 
parimenti al bulbo dell' uretra. C'niamano 
questo muscolo dilatatore posteriore dell' ure-^ 
tra o ancora triangolare dell uretra. 

554. Il Pene, la cui forma, situazione, 
e grandezza varia , e V uso noti sono a tut- 
ti , è composto di tre corpi , i quali attesa la 
loro fabbrica interna chiamansi nervospungosi , 

PARTE n\ ^ 



98 

ovvero cavernosi. Due di questi sono proprj 
veramente dd pene ; il terzo poi è quello , 
che abbiamo detto appartenere all' uretra , e 
spiegarsi nel capo del pene. In questa parte 
adunque del corpo umano restano da osser- 
vare le cose seguenti: V origine e la fine dei 
corpi cavernosi , la struttura di questi , il 
collo , e il glande del pene , si finalmente certe 
glandule poste nel collo , un legamento par- 
ticolare , i muscoli , gì' integumenti , e i vasi. 

\J origine dei corpi cavernosi si ha dal 
tubercolo dell' osso ischio , sì anco dalla con- 
giunzione di esso coir osso del pube. 

Il loro principio è sottile , ma piuttosto 
spiegato, il quale è sodamente attaccato al 
luogo accennato per mezzo d' una dura e 
fibrosa cellulare. 

Il progresso di questi corpi è così , che 
da quella origine vanno internamente , in 
avanti , e insieme superiormente ; vadano poi 
verso r angolo del pube , quindi si accostino 
tra loro, e insieme si uniscano, lasciando in- 
feriormente un leggier solco dopo il loro con- 
giungimento , per cui scorre l' uretra , come 
poco fa abbiamo avvertito. 

Il fine di questi corpi è subito sotto il 
glande, da cui quasi vengono coperti; al- 
l' istessa maniera che il capo de' funghi è 
sostenuto dal loro pedicello a cui sono attac- 
cati , e sopra quello si appoggia. 



99 

La struttura poi è questa. Una certa mem- 
brana assai robusta mette limiti esternamente 
alla loro grossezza , e non è interrotta in ve- 
run luogo, fuorché in quella sede dove que- 
sti corpi si uniscono tra loro ; imperciocché 
là questa tunica esterna, che da alcuni chia- 
masi involto nervoso , è disposta in fili pa- 
ralelli, lasciando frammezzo alcuni intervalli, 
per cui può passare liberamente il sangue da 
un corpo nell' altro. Pettine chiamano , stante 
la sua figura/ questa disposizione , ovvero que- 
sto setto quasi denticolato frapposto a corpi 
cavernosi. Questo involto poi nervoso contiene 
una sostanza spungosa ossia cellulosa; turgide 
essendo le cellette di sangue più o meno, il 
quale è portato dalle arterie, e Tiene rias- 
sorbito dalle venucce che si aprono in quelle 
cellette. E codeste vene se pigramente fac- 
ciano il loro officio nel mentre che le arterie 
compagne portano abbondantemente del san- 
gue ^ moltissimo accrescono V erezione. 

Il collo è la parte estrema dei corpi ca- 
vernosi , che distingue , e separa il peuf dal 
glande , ossia capo di esso ; e la quale per- 
ciò è più stretta e dej pene, e del glande. 

Il ghiande è la parte che resta del pene 
dotata di papille sensibilissime, che si vede 
eminente oltre il coUo , e che è continua a 
questo, in cui il margine gonfietto che succede 
tosto al collo dicesi corona del pene. 11 re- 



JOO 



stante del medesimo pene dopo la corona a 
poco a poco si va estenuando per l'ordinario, 
finché termini in ispecie d una punta rotonda 
ora più ora meno ottusa , e avente un fora- 
me , che è poi il fine dell'uretra. E questo 
fiorame £d un solco scolpito nella parte inie« 
riore del glande. 

Alcune glandule sebacee sono poste sotto 
una tenue cute , che si stende sopra il collo 
del pene , e sulla fine dei di lui corpi caver- 
nosi ; le quali separando un unto, che mo- 
dera r attrito , e che divenendo facilmente 
dirò cosi rancido , partorisce alle volte delle 
esulcerazioni incoramode. 

Legamento. Il pene è sostenuto , e legato 
alle ossa del pube , o piuttosto alla sincon— 
drosi di queste per mezzo d'una certa espan- 
sione membranosa e robusta ,3 cui sta attorno 
in varj. luoghi per lo più della pinguedine. 
Questa membrana più o meno dopo le ossa 
del pube annessa al dorso del pene fa il le- 
gainc'ji,^ sospensorio del pene. 

Due Mus'oii , detti impiopriamente eret- 
tori , si stendono sotto il principio de' corpi 
cavernosi. Impercioccliè il loro principio si è 
dallo stesso tubercolo dell' osso ischio , un 
poco posteriormente di quello che il principio 
de' corpi cavernosi ; e con un tendine piutto- 
sto largo s inseriscono all' involto nervoso di 
questi corpi , dove insieme convengono sotto 



Ibi 



T angolo del pube , e ancora un po' più in 
avanti. Eretto il pene lo tir;-,no in gin , non 
in su; e fanno che piegato 11 pene o nell'uno 
o neir altro lato non tngga da quella dire- 
zione, che ricercasi per entrare nella vagina 
della donna. 

GV integumenti del pene, che sono comuni, 
formano il prepuzio , e il frenulo ; cioè quella 
cute , la quale colla sottoposta cellulosa cir- 
conda largamente il pene medesimo, si pro- 
duce oltre il glande; dipoi ripiegando in se 
stessa internamente va al collo, a cui sì im^ 
medesima , per poi estenuata subito e tesa 
condursi sopra il glande dotata dappertutto di 
moltissime papille nervose. Questa cute du- 
pliciita, la quale si può tradurre sopra il 
glande , e ritirare a piacere, è il prepuzio, 
il quale è legato al glande medesimo subito 
sotto il f()rame dell' uretra , e al qual vin- 
colo diedero il nome di frenulo. 

X vasi del pene tanto arteriosi quanto ve- 
nosi derivano quasi tutti dalla pudenda co- 
mune , alcuni però d<ù altri rami della stessa 
ipogastrica : i linfatici parte errando per la 
cellulosa che sta sotto la cute , parte com- 
pagni delle arterie del pene vanno alle glan- 
dule inguinali. I nervi finalmente sono figli 
di quelli , che ultimi di tutti escono dai fo- 
rami anteriori dell'osso sacro. 



102 



CAPO TRIGESIMOSECONDO 
Delle pudende delle Donne. 

555. VjT'li organi muliebri , ossia le parti 
genitali delle donne sogliono divìdersi in due 
classi , esterne cioè , ed interne. Il Monte di 
Venere , il Conno , le Ninfe , la Clitoride , 
Y Orificio dell uretra^ X Imene , la Bocca della 
vagina sono le parti esterne : le interne poi so- 
no la Vagina , 1' Utero , e i suoi legamenti^ 
le Ovaja , e le Tube Falloppiane. Di tutte 
queste trattar si deve , per indicarne il sito ^ 
la figura , la fabbrica , V origine , e la fi- 
ne i le glandute che vi sono sparse , i vasìì 
finalmente , e V uso. 

556". Il Monte di Venere è una prominen- 
za che sta anteriormente sopra le ossa del 
pettine , la quale è composta dai comuni in- 
tegumenti ; ridondante però essendo la mem- 
brana adiposa , principalmente pelle vergini ; 
pd è fornita di peli più o meno spessi, gros- 
si , e ricciuti. 

557. Il Conno.» ossia la Vulva , è quella 
fessura oblunga che sta sotto il monte di Ve- 
nere , che è formata da due labbra piìi o 
meno eminenti , e prodotte all' ingiù. 

La sua fabbrica è fatta di comuni integu- 



io3 



menti facenti un angolo in su e in giù. La 
cute poi , la quale è più grossa, e ornata di 
peli nella faccia esterna , quando si riflette 
in se stessa per formare raddoppiata la parte 
interna delle labbra , si assottiglia molto , è 
liscia , rossa , quasi livida , e assai sensibile. 
Tra questa cute raddoppiata havvi un plesso 
insigne di vasi , per cui avviene che nell* at- 
to venereo le labbra di questa fessura si gon- 
fino ; quindi la fessura medesima si faccia piìi 
o meno stretta ; per accrescere il senso del 
piacere reciproco. 

558. Le Ninfe sono due particelle feb- 
bricate anch' esse di comuni integumenti. Va- 
le a dire quella cute sottile, che forma la 
parte interna dei labbri della vulva , subito 
sotto r angolo che fanno superiormente i lab- 
bri medesimi , piegasi , e s' alza in guisa che 
«onvertesi quasi in due labbra interne mino.? 
ri , spesso rugose nel lembo che definisce la 
loro lunghezza. 

La fabbrica pertanto di queste parti si fa 
dalla cuce raddoppiata ; tra il cui raddoppia- 
mento però un tessuto spungoso vascolare 
contiensi , come un corpo cavernoso , il quale 
gonfiandosi nella libidine venerea muove la 
tensione delle ninfe ^ e ne fa quasi Terezione . 
La figura di queste parti è in certa ma- 
niera semielittica ; imperciocché quando si 
producono all' ingiù , a poco a poco prima si 



io4 



fanno larghe , di poi a egual grado la lar- 
ghezza loro va scemando nel progresso , fin- 
ché esse svaniscano. 

La fine loro è alle volte circa T orificio 
deir uretra , ma per Tordinario circa 1' ori- 
ficio della vagina. 

Di glandule di genere sebaceo ornate sono 
le ninfe: molte di quelle si 'trovano in quel 
solco che divide i labbri del conno dalle nin- 
fe medesime. Né mancano nella faccia inter- 
na di .queste parti certi seni mucosi , dalla 
bocca de' quali voltata alla vagina mandasi 
un fluido muco più o meno nel coito ve- 
nereo . 

Uso. Per la somma tenuità della cute di 
esse, nude quasi essendo le papille , hanno 
una sensibilità esquisita. Quindi piuttosto che 
ad altro sembrano date per accrescere la li- 
bidine venerea. 

559. La Clitoride è una particella nascosta 
nell'angolo superiore del conno; di cui una 
picciola parte si può per ordinario solamente 
vedere allargando le labbra del conno , stan- 
do la parte restante sotto le ossa del pube , 
e le gambe di questo. 

La sua fabbrica è la medesima di quella 
del pene virile. Imperciocché é composta dei 
due corpi cavernosi , ossia nervo-spungosi na- 
scenti dalTosso ischio internamente e inferior- 
mente e congiunti in un solo sotto T angolo 



i«5 



del pube, aggiugnendovisi un involto nervo- 
so che abbraccia validamente questi corpi, sì 
anco un legamento membranoso , il quale 
dalla sincondrosi del pube discende nel dorso 
della clitoride , e vi si affigge ; onde chia- 
masi legamento sospensorio. 

La sua figura è simile a quella del pene, 
ma ristretta quasi sempre a picciola mole ; 
imperciocché non arriva alla grossezza e gran- 
dezza del dito mignolo , sebbène alle volte 
abbia rassomigliato alla grandezza ed esten- 
sione del pene. Per esprimere più accurata- 
mente questa somiglianza, e collo e glan- 
de ma non perforato , e assai sensibile fini- 
scono anteriormente i corpi cavernosi di essa. 
Inoltre non manca a questo glande il prc" 
puziOf e il frenulo, derivante l'uno e l'altro 
dagli integumenti comuni : dal qual frenulo 
con doppio principio da una parte e dall' al- 
tra , sembrano quasi generarsi le ninfe poco 
fa descritte; restandovi un certo minimo seno 
tra questo doppio principio, in cui si nascon- 
dono alcune glandule sebacee come nel collo 
della clitoride. 

Due muscoli furono dati alla clitoride, dei 
quali r origine , il progresso, e la fine con- 
vengono perfettamente coi muscoli erettori 
del pene ; quindi essi pure sono chiamati 
erettori. 

IJ uso è di accrescere il piacere venereo : 



io6 



jmpercioccliè nel coito la clitoride , die pri- 
ma era quasi nascosta per intiero, e floscia, 
si gonfia, s'irrigidisce, ovvero si erige, spesso 
ancora si produce fuori dell' angolo supremo 
del conno, e acquista una maggiore sensibilità. 

5 60. L' orificio dell' uretra si trova subito 
sotto la clitoride tra il principio delle ninfe. 
Questo canale più largo ordinariamente del- 
l' uretra virile appena è lungo un pollice , e 
nella sua fine figura una grossa eminente 
papilla , la quale colla bocca qua?i triango- 
lare fornita di una o due caruncole si vede 
talvolta protuberante allargando le due ninfe. 

La fabbrica dell' uretia è membranosa : 
imperciocché è formata dalla cuticola e dalla 
cute che veste internamente la vescica dell'ori- 
na , continua colla cute esterna , e frapponen- 
dovisi molta cellulosa tra la cute duplicata 
prominente nella papilla. 

Molte glandule vi sono nella sostanza del'» 
V uretra ; e sono del genere delle semplicis- 
sime, le quili separano e mandano un muco, 
che serve a togliere ogni irritamento dell'ori- 
na che si scarica. E questo umore nell' atto 
venereo mandasi alle volte in copia grande 
dai ricettacoli indicati. 

Serve 1' uretra a dar passo all' orina. 

56 1. L' Imene è una picciola membrana 
data solamente al sesso donnesco verginale , 
perforata , tenue , avente una figura alle 



volte anulare , alle volte ancora ovale , o se- 
railunare , colla cavità volta verso la bocca 
dell' uretra. Il forame poi , e la figura di 
questa membrana allora solamente si veg- 
gono , quando si allargano le labbra delle 
pudende. 

Sito. Occupa la parte quasi inferiore della 
pudenda, e si stende alla bocca della vagina 
che ora veniamo a descrivere. Imperocché 
sorge quasi dal perineo , ovvero subito sopra 
r angolo inferiore del conno ; nel qual luogo 
questo anello membranoso è più largo , e 
gradatamente estenuandosi in larghezza ascen- 
de fino a serrare più o naeno la bocca della 
vagina. 

La sostanza dell' imene è della medesima 
natura della fabbrica interna del conno , la 
quale , come abbiamo veduto , è composta 
dagli integumenti comuni ; anzi dagli inte- 
gumenti ripiegati in se stessi ; cosicché l' ime- 
ne sia composto dalla cute raddoppiata. 

502. La bocca della vagina nasce dall'ime- 
ne ; ossia è lo stesso forame dell' imene , che 
conduce alla vagina quasi chiusa dall' imene 
nelle vergini, e principalmente nelle fanciulle. 
Rotto r im^ne vi restano dei corpicciuoli a 
foiT'^ia di franale» che stanno alla bocca della 
vagina. Questi corpicciuoli , alcuni de quali 
appartengono alle colonne della vagina , per 
U loro figura sono chiamati caruncole mirtiformi. 



loS 



L* uso deir imene sembra quello di servire 
alla custodia della castità. Imperciocché quan- 
tunque da un frequente fregamento , e quindi 
da una continua pressione possa rilassarsi, né 
perciò rompersi nel primo coito; tuttavia ren- 
dendo essa più stretta V apertura della vagi- 
na , e in quelle , che non conobbero mai 
maschio, essendo la vagina piuttosto angusta, 
non è un'assurda congettura, che l'integrità 
dell' imene colla strettezza della vagina senza 
alcun artificio acquistata , e la quale perciò 
resista ai presidj emollienti e rilassati , sono 
i segni principali d' un incorrotta verginità. 

I vasi delle parti esteme, che fin' ora ab- 
biamo descritte, nascono dalle pudende, e 
dagli altri rami de' vasi ipogastrici : i nervi 
poi da quelli che sboccano dai forami degli 
ossi sacri: i linfatici poi vanno principalmente 
alle glandule inguinali. 

563. La Vagina è un canale lungo sette o 
otto dita trasverse, ma ^ì ineguale ampiezza. 
Principia dalla cervice dell' utero la quale 
abbraccia, e colla quale è continuo; ha fine 
poi a quella bocca, di cui abbiamo di sopra 
parlato. 

Il sito di questo canale è tra la vescica 
orinaria , e T intestino retto : colle quali parti 
si attacca, massimamente nella sede inferiore, 
per mezzo però d' una cellulosa , la quale 
col coltello, adoprando gran diligenza, si può 



109 

dalle parti indicate staccar in guisa, che re- 
sti sola intiera la vagina. 

Progresso e fine. Nata la vagina dalla 
cervice deil" utero va nel discendere alquanto 
in avanti ; dpoi cammina quasi transversa 
anteriormente e inferiormente per quindi ter- 
minare alle pudende. 

La sostanza è membranosa. Impercioccliè 
è composta da una c^^llulosa robusta, densa, 
e grossa, per la quale vanno errando moltis- 
simi vasi form^ìnti un plesso insigne condotto 
inferiormente attorno alla vagina. Sopra questa 
cellulosa si stende per breve tratto superior- 
mente e posteriormente il peritoneo; interna- 
mente poi la cute e la cuticola , e questa 
piuttosto grossa , e fornita di rughe quasi 
trasverse, che più eminenti sono nella parete 
anteriore della vagina e inferiormente, veste 
questo canale ; e questa cute è ornata (ì'i 
moltissime papille nervose un poco eminenti. 
Che sia qualche cosa di carnoso mischiato a 
queste tuniche si può congetturare principal- 
mente da ciò , che si veggono talvolta certe 
picciole fibre or longitudinali , ed ora obbli- 
que dall'esterno all'interno, tenui assai an- 
cora nelle donne robuste ; e da ciò che si 
vede un modo di ristrin^'inento e di rilassa- 
mento nella cortissima vagina delle puerpere. 
Sfintere. Attorno alla bo(ca della vagina 
veggonsi certe fibre a fogiiia di cìrcolo j che 



110 



prodotte c!a ima parte e dall'altra dallo sfin- 
tere dell'ano passano nella vagina. Cosi van- 
no a formare un muscolo cliiamato Constrit- 
tore del conno. 

Colonne. Nella parete sì posteriore che 
anteriore di questo canale la membrana in- 
terna piegnta sorge quasi in una linea, che 
va pressoché a misurare la lunghezza della 
vagina. Ambedue queste linee sono chiamate 
colonne 9 delle quali l'anteriore spesso nella 
sede inferiore è biforcata. Queste colonne , 
che appena si puonno vedere in una vagina 
verginale, hanno fine nell' imene, o nelle 
caruncole mirtiformi , o attorno a queste, se- 
condo che osservansi o nelle vergini , o in 
donne corrotte. 

Le glandule , o piuttosto i seni firucosi 
in molta quantità spandono il proprio liquo- 
re in questo canale , il quale con ciò conser- 
vano molle, e lubrico, e così moderano an- 
cora la troppa sensibilità. 

La vagina ha i suoi vasi derivanti dagli 
ipogastrici , e principalmente da quei rami , 
che formano la pudenda comune, e 1' emor- 
roidale media nata per lo più da questa . I 
nervi vengono dal plesso ipogastrico, e dai 
nervi sacri. 

Uso. La vagina fu data per il congresso 
venereo, e per il passaggio di tutte quelle 
cose 5 che in certi tempi sono contenute nella 



J 1 1 



cavità dell' utero , e che sono mandate alle 
tolte dai vasi di questo viscere > sì anco del- 
l' istessa vagina. 

564. L' Utero è un certo recipiente , la 
di cui cavità circoscritta da grosse pareti 
apresi con una bocca singolare nella vagina . 
In questo viscere abbiamo a considerare il 
61 to, la figura , la connessione per i lega- 
menti particolari , la sostanza , la cavità , i 
forami , le glandule, i vasi finalmente, e 

r uso . 

Sito. Giace T utero nella pelvi ossea, la 
quale come un setto divide quasi in due ca- 
vità .• anteriore cioè , in cui sta la vescica 
dell' orina; e posteriore, che è occupata dal- 
l' intestino retto. 

La figura dell' utero è tale , che rappre- 
senti una zucca inversa, ma un poco com- 
pressa ; la faccia anteriore però suol essere 
meno convessa che la posteriore. Questa sin- 
golar figura ha fatto, che l'utero si consideri 
come diviso in tre parti, ovvero regioni: nella 
suprema cioè e più larga, che dicesi fondo; 
inferiore e questa stretta, che collo appella- 
si o ceri^ice , prominente alquanto entro la 
vagina ; e quella di mezzo tra queste due , 
che si può chiamare corpo dell' utero. 

Connessione. L'utero nella sede superiore 
sembra libero. Ne' suoi lati poi si connette 
c<?n alcune parti per mezzo di quattro lega- 



Ila 



nienti , dalla descrizione de* quali si vedrà la 
sua connessione. 

Legamenti, Due di questi diconsi tereti 
ovvero rotondi , e due lati. Questi ultimi 
aventi superiormente un margine piuttosto 
grosso sono formati dal peritoneo che co- 
pre r utero, il quale partendo dai lati del- 
l'' utero medesimo si raddoppia , frapponen- 
dovìsi una tenue cellulosa con vasi , e con- 
giungono r utero e il principio della vagina 
coi lati della pelvi ossea. I rotondi poi deri- 
vano anch'essi dal peritoneo che veste l'ute- 
ro, unendovisi dei vasi, delle fibre carnose , 
e la medesima tenue cellulosa; le quali cose 
unite tutte in forma di cordone , o piuttosto 
d' una benda, pria sì conducono sopra il fon- 
do dell' utero , e vi sono attaccate ; poscia si 
scostano dai lati dell'utero, e tenendo in 
avanti vanno nella pelvi, e finalmente escono 
dalla fessura abdominale; le parti componenti 
separandosi in guisa , che la membrana cel- 
lulare svanisca nella pinguedine vicino alla 
pudenda; le fibre carnose sembrino immedesi- 
m arsi col muscolo esterno obbliquo ; i vasi 
poi concorrano coi rami dell' epigastrica. 

La sostanza dell' utero è composta di mem- 
brane, di vasettr, e di carni. È densa e stipata 
neir utero verginale , e fuori del tempo di 
gravidanza ; molle , spungosa , con fibre e 
vasi molto aperti in un utero gravido, le cui 



ii3 



vene si spiegano in certi ampj sen\. Una delle 
membrane è esterna, e viene somministrata 
dal peritoneo, come abbiamo veduto; l'altra 
assai tenne, e polposa , la quale apparisce 
piena di fiocchi , se si ni**tta alla macerazio- 
ne , attornia la cavità dell* utero , non mai 
messa in dubbio dal nostro immortale Prede- 
cessore Morgagni (i), o disgiunta dalle tuni- 
che dell'utero delle donne , al contrario diche 
è stato scritto da alcuno in una operetta par- 
ticolare. Tra r una e 1' altra membrana del- 
l' utero stanno molta cellulosa , vasi , e fibre 
carnose, che formano a vario e quasi inestri- 
cabil ordine molti strati , sì anco certi ner- 
vetti , dalle quali cose tutte vit-ne composta 
la sostanza dell' utero . I fiocchi poi della 
membrana interna appartt^ngono principal- 
mente ai vasi, dai quali pane procedono i 
menstrui muliebri , parte si riassorbiscono gli 
umori da mandarsi nei vasi venosi più gran- 
di. Inoltre questa membrana è unta ancora 
da un muco che distilla più o meno da' seni 
particolari. 

La Cavità è triangolare, anzi rappresenta 
un triangolo isoscele la di cui base guarda in 
su, l'apice in giù prodotto nella cervice del- 
l'utero. I lati sono un poco incurvati, colla 



(i) De sedd. et causs. morbb. Epist. 47- n. ii. ai, 3i 
PARTE ir. 8 



M4 

convessità guardandosi vicendevolmente . La 
cervice pron)inente dentro la vagina s' in- 
crespa internamente con pieghe eminenti di- 
sposte in certa maniera a foggia di palma; 
queste pieghe poi , come vaivule, frammi- 
schiate spesso con altre pit-ghe fatte a guisa 
eli rete formano la così detta da alcuni ruga 
palmare^ quasi fosse costantemente una sola, 
oppure fosse propria d'una parete sola della 
cervice interna. L'orificio finalmente della cer- 
vice, che si apre nella vagina, dalla sua 
qualunque figura, chiamasi bocca di tinca. 

I forami parte sono minori , parte mag- 
giori. A quelli appartengono le estremità dei 
vasetti , e certi seni turgidi per lo più d'un 
latteo umore nelle famiulle; come anco alcu- 
ni pori maggiori che stanno tra le pieghe 
della rug-i palmare , dai quali mandasi un 
liquor mucoso ; sì finalmente due orificj , che 
hanno sede negli angoli alla base dì quel 
tr!an2;olo isoscele , e conducono in un canale 
cent nuo, cioè nella Tuba Falloppiana , di 
cui parleremo dipoi II forame maggiore apre- 
si nella cervice, se si può chiamar forame 
quella apertura in cui si contrae la cavità 
dell' utero 

Certe ulandule mucose ";eneralmente roton- 
de, gonfie d'un umore tralucente, disperse 
internamente per la cervice mo'Jtransi qua e 
là, or congiunte tra loro, ed ora disgiunte. 



n5 



ù' incerto numero > dalle quali credo conte- 
nersi , e mandarsi un denso liquore , e stop- 
parsi in certa maniera la bocca dell' utero . 
Questi globuzzi furono malamente giudicati da 
alcuni per Veri uovicini. 

I Vasi dell' utero vengono dagli spermati- 
ci , e dagli ipogastrici ^ i quali maravigliosa- 
mente torti, e involti insieme a molte ano- 
stomosi convengono tra loro. I linfatici mas- 
simamente numerosi si uniscono in due plessi, 
uno de' quali accompagna i vasi spermatici , 
Taltro gì' ipogastrici. Quest' ultimo plesso nella 
gravidanza (i^ è assai visibile , conciosiacosa- 
chè il diametro de' linfatici componenti sia 
uguale a una penna da scrivere. Fuori della 
gravidanza non sono visibili. Finalmente l'u- 
tero ha i suoi nervi vegnenti dall' intercosta- 
le, e dal plesso renale, ed ipogastrico. 

565. Le Ovaje sono due corpicciuoli bian- 
chicci nelle donne adulte per ordinario com- 
posti apparentemente di picciolissimi grani 
uniti insieme, uno per parte, e che appena 
arrivano alla grandezza d' un mezzo uovo di 
colomba, annessi al fondo dell' utero per un 
legamento particolare derivante da quel peri- 
toneo , che si parte dall'utero medesimo. 



(i) VeiH il Chiar. Cruiksaak anat des vaisseaux 
absorbans etc. des absorbans de la matrice. 



ii6 



Questo legamento poi è una parte , o piut- 
tosto un margine più grosso di quel lega- 
iDento lato, che abbiamo ravvisato di sopra. 

Il sito deir ovaja ( imperciocché conviene 
ad ambidue quel che diremo di una ) è vi- 
cino al fondo dell' utero : quindi è abbrac- 
ciato dal peritoneo, che duplicato forma il 
legamento lato ; e dietro la Tuba Falloppia- 
na , di cui parleremo da qui a poco , è so- 
stenuto , e appoggialo. 

La figura è semielittica , colla convessità 
per lo più volta in su , e colla superficie 
piana voltata in giù. 

Connessione. Congiungesi l' oraja co' vasi 
spermatici , e quindi con altre ed altre par- 
ti ; coir utero per mezzo del legamento de- 
scritto , coi lati della pelvi stessa per il me- 
desimo legamento , finalmente si unisce alla 
Tuba Falloppiana per mezzo d' una certa 
espansione membranosa , tenue assai , fornita 
di vasi la quale dalla sua singoiar figura 
chiamasi ala di pipistrello. 

La sosianza per la massima parte è cellu- 
losa , e vascolosa. Nelle cellette vi stanno dei 
picciolissimi corpicciuoli, come tante vescichet- 
te; dentro le quali pare assai probabile (i) che 



(i) Vedi tra le altre le opere degli illustri amic^ 
Carlo Bonnst > e Lazzaro Spallanzani. 



117 



SI contenga un vero uovo , ossia il principio 
tleir uomo clie avrà a nascere. Nel luogo di 
questi uovicini ( cjuand' essi cioè maturi e 
fecondati usciti dall' ovaja furono assorbiti 
nelle Tuhe Falloppiane ) quei vasetti , che 
prima univano l'uovo quasi al suo calice, a 
poco poco lussureggiami si formano in un 
corpicciuolo granoso , coperto da una rima o 
cicatrice , il quale prima concavo , poi soli- 
do , e avente un color di fango, perciò chia- 
masi corpo fangoso, (i) Finalmente la cellu- 
losa , le vescichette , i vasi sono compresi 
quasi da pertutto dal peritoneo, fuorché nella 
parte inferiore , poiché tra le lamine del pe- 
ritoneo 5 che compongono il legamento lato, 
indicammo già esser situate le ovaje. Per al- 
tro la superficie dell' ovaja è levigata nelle 
fanciulle, le ovaje stesse sono picciolissime , 
crescono coli' andar del tempo, che facilmen- 
te non si può definire; dipoi vanno calando, 
e quasi si seccano nelle vecchie. 

L' uso sembra questo di alimentare i gfT- 
jui ossia i principj dei feti avvenire , i quali 
tal volta o si svilupparono dentro le ovaje 



(i) 0;ini qualvolta abbiamo incisi cadaveri di puer- 
pere, abbiamo sempre osservato che il corpicciuolo 
fangoso v'era solamente in un' ovaja sola. Per lo . Iie 
sembra una particella , che nasce solamente fatta la 
concezioaci siccome giustamente fu proposto da molti> 



n8 



stesse , e arrivarono a maturità, o dentro le 
tube che ora veniamo a descrivere ; o final- 
mente nella cavità stessa dell' abdoraine ; il 
qual fenomeno non si può forse meglio spie- 
gare in altra maniera , che col supporre che 
il germe stando già prima dentro la vesci- 
chetta dell'ovaia non abbia potuto riceversi 
dalla Tuba Falloppiana^ e quindi portarsi 
neir utero. 

566. Le Tube Falloppiane sono due par- 
ticelle oblunghe , ros?e-scure , di lunghezza 
circa otto o nove dita trasverse , una per 
parte ; in una estremità assai angusta attac- 
cate air utero , coli' altra poi libera , e più 
larga pendenti dentro la pelvi; e di queste è 
maggiore 1' ampiezza in quella parte che è 
di mezzo tra le due estremità. 

Sito . Stanno vicino ai lati dell'utero, dal 
cui fondo qua e là traggono origine, e cam- 
minano avanti le ovaje. 

Figura. Rappresentano un tubo ossia ca- 
nale un poco incurvato, d un diametro ine- 
guale , come avvisammo poco fa j il quale 
termina nella estremità pendula e fluttuante, 
ornata di frangie, ossia fimbrie; onde codesta 
estremità fa detta da alcuni espansione fo- 
gliacea. 

La connessione àtWt iMhe si ha colla cavità 
deir utero negli angoli alla base di quel 
triangolo isoscele , che si figura dalla cavità 



119 

dell* utero. Impercioccliè la bocca che ivi si 
trova , assai angusta , e spesso chiusa nei 
caiiaveri che non ammetta nemmeno un filo 
di seta, è il principio delle tube medesime; 
r altra connessione è colle ovaje per mezzo 
di queili membranosa espansione, che abbia- 
mo detto nominarsi ala di pipistrello. 

La sostanza n' è membranosa , cavernosa , 
e perciò fornita di moltissimi vasetti, frappo- 
nendovisi probabilmente delle fibre carnose, 
in quantochè le fimbrie dell' estremità penda- 
la si convertono alle volte all' ovaja , e a 
questa si attaccano, e tutta la tuba viene 
ao'itata da un legqicT moto vermiculare. La 
sostanza cavernosa ( simile all'auto a quella 
che costituisce i corpi cavernosi del pene ) 
è contenuta tra una doppia membrana , una 
esterna cioè che si fi^rma dal peritoneo; l'al- 
tra interna che è continua colla membrana 
interna dell' utero. 

Glandule. Codeste tube non sono prive di 
follicoli che stanno dietro la loro tunica in- 
terna ; conciociiaeosachè la cavità , che con- 
tengono, sia sempre coperta d'un rauco piut- 
tosto copioso , e che mai non manca. 

Le tube hanno ancora i proprj vasi , non 
altrimenti che le ovaje , i quali sono comuni 
coir utero , e quelli singolarmente , che di- 
consi spermatici. 

Hanno probabilmente un doppio uso\ di 



120 



ricevere cioè lo sperma gettato nell'utero, e 
panato all' ovH)a ; di poi col suo complesso , 
e moto peristaltico di mungeie il picciol ovo 
d^ir ovaja , maturo già, e fecondalo dalla 
forza dello sperma, e di portai lo nella cavità 
dell' utc'ro. Imperciocché le tube nell' atto 
venereo s' irrigidiscono , quasi si infiammano, 
gonfian-i, e si alzano; quindi colla loro estre- 
mità lag'iuzzata volte verso l' ovaja , s'attac- 
cano a questa partice'la per spargere su l'uo- 
vo maturo l' umore dell'uomo fecondatore; il 
qual uovo dilf effijacia di questo liquore 
messo in rarefazione, e gonfiandosi, attenuci 
pria la membrana esterna dell' ovaja , poscia 
la rompe, e viene atratto, e riassorbito nella 
cavità della tuba aderente. 



CAPO TRIGESIMOTERZO 
Dell Utero gravido. 

T 

567. Ì-J Utero gracido contiene il feto, 
le secondine, e un'acqua particolare; delle 
quali cose parlercno brevemente, poiché quelle 
cose che appartengono all' Anotomia , sogliono 
più diffusamente trattarsi da' Maestri dell'ar- 
te Ostetricia. Diremo adunque alcune cose 
della grossezza dell' utero gravido ; delle se- 



12Ì 



eondine e della sostanza , e de" vasi loro ; 
delia natura dt^W acqua , in cui sta nuotante 
il feto; e finaimence di alcune differenze 
principali che passano tra un feto, ed un 
nato di alcuni anni. 

La grossezza delle pareti dell'utero gravi- 
do supera anzi che eguagli la naturale gros- 
sezza, massimamente parlando del fondo del- 
l'utero. Imperciocché ì vasi , e principalmente 
i venosi si dilatano moltissimo, e formano 
dei plessi quasi varicosi , i quali sono posti 
singolai mente tra li membrana interna del- 
l' utero , e le sue fibre carnose. Quindi ne 
siegue una mollezza dell'utero, il quale pri- 
ma sembrava assai duro , e fabbricato di to- 
nache stipate e assai coerenti tra loro. 

Le Secondine sono membrane che invol- 
vono il feto come in un uovo. Gli Anoto- 
mici ne annoverano due principalmente ; co- 
rion cioè, e amnion ; tra le quali come in 
sua sede particol;ire sta un corpo grosso ro" 
londo, che dicesi la placenta. 

La Corion è una tenue tonaca piena di 
vasi , avente quasi la fijjura di rete dove è 
aderente all' utero . Nella faccia opposta poi 
che corrisponde all' amnion sta sopra a quella 
un' altra tonaca , che a'cuni hanno chiamata 
membrana media delT uovo , altri pretendono 
che sia un' altra lamina del corion e questa 
interna . Tra questa membrana media del- 



132 



r uovo e la corion , o se si ama meglio tra 
una pagina e 1' altra della corion, e per lo 
più al fondo dell' utero, sta la placenta . 

U Amnìon è la membrana più interna 
di tutte , più robusta della corion e della 
membrana media , priva di vasi sensibili, la 
quale è unita alla membrana media dell'uovo 
per mezzo d'una cellulosità; e questa rivol- 
ta sopra il funicolo ombelicale, che veste 
esternamente, si rilassa per ordinario al cen- 
tro della placenta in guisa, che quello spazio 
introducendovi dell' aria si possa mutare ia 
una bolla (0- La cavità circoscritta dall'am- 
nion contiene un' acqua , e il feto sospeso 
in essa. 

La Placenta è un corpo rotondo concavo 
convesso, il quale in quella parte che è ade- 
rente all' utero sembra fabbricato dì globetti 
piani uniti insieme; in quella poi che guarda 
il feto, ha sparsi qua e là vasetti grandi e 
piccioli. Questo fornirò di tale grossezza nel 
centro che superi un pollice parigino, a po- 
co a poco va assottigliandosi verso la cir- 
conferenza. La sua sostanza è vascolosa prin- 
cipalmente, e i vasi derivano dagli ombeli- 
cali ( N. 382 ). Vale a dire le due arterie 



(i) Due volte abbiamo veduto questa bolla piena 
d'acqua in un embrione di eirca due mesi. 



123 



ombelicali , e una vena la quale si conduce 
attorno a queste arterie a guisa di spira , si 
uniscono in un corto cordone fornito d' una 
sostanza spungosa molle e quasi fragile, il 
quale nasce dall' ombelico del feto , ed è 
contorto quasi a spira. I vasi componenti poi 
si vanno disseminando co' loro rami per la 
placenta , la quale compongono per la mas- 
sima parte. Dico per la massima pane , in 
quanto che dove questo corpo grosso si con- 
nette coir utero , ivi dei fiocchetti vascolosi 
uterini qua e là messi profondamente nella 
placenta concorrono anch' essi a comporla . 
Quindi si può facilmente spiegare perchè senza 
alcuna comunicazione , come dicono , imme- 
diata dei vasi dell' utero e degli ombelicali , 
comprimendo colie dita la placenta in un 
utero gravido, oppure comprimendo l'utero, il 
sangue da quella in questo recipiente; o da 
questo passi in quella. La placenta adunque 
parte appartiene all' utero ossia alla madre , 
e parte al feto. In qual maniera poi si con- 
servi un qualche commercio tra gli umori 
della madre e del feto, si è da noi spiegato 
nelle Istituzioni Fisiologiche. 

Se poi alla Corion si sovrapponga un^ altra 
membrana, la quale involga l'uovo per tut- 
to ; con moltissime produzioni si metta nella 
placenta ; e la quale perchè cade nel parto 
colle altre secondine , fu perciò detta mem-^ 



124 



hrana cadente dell' utero , ellfficile è assai ii 
giudicarlo ; conciosiacosachè appresso alcuni 
non altra cosa sia questa membrana che la 
tunica interna dell' utero ; appresso altri poi 
la lamina esterna delia Corion ; anzi siavi 
luogo a sospettare che voglia alcuno che 
codesta membrana in questione sia un sem- 
plice tessuto inorganico nato dalla linfa con* 
crescibile. 

L' acqua 3 entro cui nuota il feto, scatu- 
risce probabilmente dai vasetti della placenta , 
e delle secondine. Imperciocché da nessun 
esperimento, che sia abbastanza certo, si può 
arguire almeno negli uomini che essa trassudi 
dalla superficie interna dell' amnion. Ha una 
natura propria a coagularsi; e perciò potrebbe 
sembrare per la massima parte una linfa che 
scaturisce dai vasi esalanti, la quale aderendo 
alla cute del feto, vi stende sopra all' istessa 
cute quasi una lamina mucosa. 

Le differenze principali poi , che passano 
tra un feto , e un fanciullo di alcuni anni , 
sono queste : 

I. Manca il feto di quella fossetta scolpita 
nel mezzo dell' abdomine ; la quale chiamasi 
ombelico , e la quale nasce a poco a poco 
dopo distrutto il funicolo ombelicale. Aperta 
è dall' ombelico fino al fegato la vena ombe- 
licale ; aperta è dalla vescica dell' orina al- 
l' ombelico l'una e l'altra arteria ombelicale; 



12$ 



aperto ancora il tubo venoso ( N. 537 ) ^^^ 
portava il sangue della placenta alla vena 
cava; i quai vasi non ricevendo piii il sangue 
coli' andar del tempo quasi sempre s' insoli- 
clano. Per questa entrata del sangue ombeli-^ 
cale nel lobo sinistro del fegato, questo lobo 
per Io più si produce fino alla milza ( al 
contrario di quello che è stato , non ha già 
gran tempo , insegnato da alcuni moderni ) ; 
d' onde ne viene che tutto il fegato in ragion 
del feto sembri più grande ; e infatti a pro- 
porzione delle altre parti sia più grande che. 
in un corpo adulto. 

IL II ventricolo ridonda più o meno d' un 
umor glutinoso , al quale vi è frammischiato 
certissimamente un liquor atto al coagulo , 
quando subito si faccia ad osservarlo ; e gl'in- 
testini grossi , la piccola appendice vermifor- 
me , e non di rado ancora una parte dell'in- 
testino ileo non piccola , sono piene d' una 
materia glutinosa verdescura , la quale chia- 
masi meconio. 

III. La bile cistica non ha amarezza , ed 
è più diluta. Il sangue sembra più acquoso ; 
l'orina torbida, densa, senza acredine, con- 
tenuta in una vescica oblunga , la quale 
ascende sopra il pube fino quasi all' ombelico. 

IV. I reni sembrano composti di globi, e 
per la maggior parte coperti di sopra , e 
compresi come in una borsa particolare dai 



126 



reni succenturiati più grandi, dentro ai qviali 
contiensi un umore quasi latteo , non oscuro 
o sanguigno come negli adulti. 

V. I tronchi de' nervi dell' abdomine , i 
ganglj, e i plessi sono più molli, più visibili, 
e uniti tra loro da una lassa cellulosa, non 
da una densa e stipata; il che sembra aver 
luogo nel restante sistema de' nervi. 

VI. I testicoli stanno nell' abdomine un 
po' sotto i reni , e appoggiati al muscolo 
psoa sono quasi sostenuti da un certo cilindro 
conico , la di cui base volta in su è attaccata 
al testicolo medesimo , la punta poi guarda 
in giù all' anello dell' abdomine ; nel qual 
luogo nel peritoneo d'un tenero feto abbiamo 
veduto una piega, di poi una fossetta, final- 
mente un sacchetto sotto l' anello prodotto ; 
dove perciò dal peritoneo comincia il canale 
che sì stende verso lo scroto. Questo cilindro 
è composto dal muscolo cremastere volto quasi 
air insù ; una certa mucosa cellulare occupa 
r asse di questo cilindro; la sua faccia ante- 
riore è coperta dal peritoneo ; la posteriore è 
legata al muscolo psoa. I vasi appartenenti 
al testicolo stanno in una cellulosa, che ester- 
namente è attaccata al peritoneo, e quasi 
trasversalmente. 

Quando il testicolo dalla sua prima sede di- 
scendendo allo scroto s' avvicina ( ciò che forse 
si deve al peso del testicolo che di giorno in 



127 

giorno prende incremento ; al moto (i) di 
questa picciola pane , e alla forza di contra- 
zione della cellulosa e del cremastere ) tutto 
ciò che componeva il cilindro s' inverte in 
guisa, che quello che era interno si fa ester- 
no, e così al contrario. Disceso il testicolo 
nello scroto, il forame aperto nell'abdomine 
si chiude, e il canale medesimo si unisce colla 
vicina cellulosa , co>icchè nasca la fossetta o 
cicatrice nella faccia inteii>a del peritoneo, e 
il canaletto poco fa accennato diventi una 
redine solida membranosa , che non senza 
qualche difficoltà si può scoprire negli adulti. 
VII. Che se parliamo delle parti che stanno 
fuori dell' abdomine e nel sesso femminile , 
d'uopo è avvertire che le ninfe nel feto sono 
assai più prominenti , e che quasi affatto sì 
levano fuori delle labbra della vulva ; che 
quella membrana , chiamata imene , è tanto 
visibile, e così spiegata , che se non si di- 
scostano i labbri del conno , non appaja ve- 
run orificio della vagina ; e che si trova una 
certa piega cutanea serailunare all' angolo 
inferiore della vulva , la quale discostate le 
labbra , ascende per lo più quasi fino all' ori- 
ficio della vagina. 



(i) Questo moto quasi peristaltico, e proprio del 
testicolo lo ha tenuto per morboso il Chiar. Swietea 
Cora, in Aphor, Boer. §. 586. 



128 



vili. I Polmoni nel petto sono caduti; fa- 
cili a risolversi in lobeiti ancor minmi con 
una leggiera macerazione ; e piìi gravi del- 
l' acqua , se il fefco non ha ancor respirato , 
o non abbia cominciato la putredine. Tra le 
lamine del mediastino anteriore , che si ver- 
rà a descrivere _, havvi una gianduia insigne, 
chiamata Timo, e della quale gli adulti so- 
no privi. 

IX. Il Tubo arterioso ( N. 3 ^9 ) è am- 
pio, ed evvi ancora un foiame aperto ovale 
scolpito nel setto delle orecchiette del cuore, 
o piuttosto dei seni venosi ; impeiciocchè non 
sì è per anco imm^^desimata U vulva apposta 
a questo forame colla estremità superiore di 
esso. 

X. Nel Capo , oltre una grandezza piut- 
tosto insigne, se si paragoni questo ventre 
col restante del corpo, vi si nota una distan- 
za tra le ossa principalmente del sincipite , 
dove superiormente si corrispondono tra loro 
e all'osso della fronte. Poiché non ancora 
arrivali sono in quella sede massimamente 
alla loro giusta grandezza ins'eme cogli ossi 
della fronte ; e inoltre vi resta una specie di 
fossetta , che volgarmente dicesi fontanella , 
o fonte pulsatile , perchè ivi si sente il pol- 
so delle arterie del cervello; e si vede col- 
r occhio nella perspirazione l'alzarsi del cer- 
tello, e nella ispirazione l'abbassarsi. Oltre- 



129 

diche la sutura sagittale si produce per l'osso 
della fronte fino ai nasali : la mascella infe- 
riore è composta almeno di due pezzetti di 
osso; non vi sono alcuni seni delle narici , 
non vi sono quasi mai denti ; negli alveoli 
però di essi si nascondono due o tre principi 
gelatinosi di denti. Mancano della parte ossea 
del meato uditorio, e la sua entrata è chiusa 
da una membrana continua colf epidermide , 
la quale cade coli' andar del tempo; T anello 
osseo , a cui si connette la membrana del 
timpano , si può separare dal restante ossp 
del timpano; e finalmente gli ossi hanno le 
epifisi distinte dalla diafi?,i; sono quasi molli; 
e i capi loro, le cavità corrispondenti, le 
apofisi finalmente non ancora perfettamente 
compiute fanno che le congiunzioni delle ossa 
istesse differenti siano in certa maniera dalle 
congiunzioni e dalla forma degli ossi degli 
adulti. 



CAPO TRIGESIMOQUARTO 

Del Torace. 

568. Il Torace , ossia Petto composto 
esternamente di ossi , cartilagini e d' inte- 
guraenti comuni , di che i\à noi si è parlato 
ne' capi superiori;, offre alla considerazione 

PARTE IV. 9 



i3o 



anotomica le Mammelle poste anteriormente 
e esternamente al petto; la Pleura^ un dop- 
pio Mediastino , i Polmoni , la gianduia Ti- 
mo , il Pericardio , e il Cuore. 

569. Le Mammelle sono due corpi emi- 
sferici , più o meno tumidf tti , e sostenentisì 
nel sesso femniinile , massimamente se parlia- 
mo delle vergini , delle giovani , e delle lat- 
tanti. Nel nostro ses<o parimenti si danno 
mammelle, le quali nei grassi agognano quelle 
delle donne sì nella grandezza, che nella for- 
ma , e talvolta ancora nelP uso; non man- 
cando esempj di uomini che hanno dato il 
latte ai bambini. In queste s' hduno a con- 
siderare li grandezza , la forma esterna , la 
fabbrica , i vasi in fine e 1' uso. 

La grandezza di questi corpi è varia non 
solamente nei sesso del medesimo genere, ma 
secondo la diversità del tempo nel medesimo 
individuo ancora ; imperciocché nelle donne 
al tempo della pubertà cominciano a lussureg- 
oiare; ne cresce la mole fino a una certa 
età , che si f^jcilmente non si può definire ; 
sì ancora quando s' avvicinano i mestrui ; e 
più ancora quando si gonfiano dal latte ; al 
contrario cadono . diventano fl=iccide , e quasi 
spariscono mancando i mestrui a cagion del- 
l' età , e vertendo la vecchiezza. 

La forma esterna, come poco fa abbiamo 
detto , è globosa ed emisferica ; nel di cui 



i3 f 



centro havvi una macchia, color di rosa nelle 
vergini , oscura , e a poco a poco negra tal- 
volta diventa pel lungo uso di lattare, e per 
la Vecchiezza : il qual coloie deriva dal reti- 
colo che sta sopra l' epidermide. Questa mac- 
chia vien chiamata area , nella quale vi si 
vedono jpesso prominenti certi tubercoli pic- 
ciolissimi , cioè glandule sebacee fornite tal- 
volta di peli. Ma dal mezzo dell' area sorge 
un tubercolo più grosso, nominato capezzolo y 
grosso più o meno come la punta in circa 
del dito mignolo, rugoso particolarmente nella 
cima , e quasi scavato in una fossetta , la 
sostanza del quale non è cavernosa , ma la 
maggior parte tubolosa ; anzi i tubetti sono 
contorti in piega , quando il capezzlolo è de- 
presso, e floscio; al contrario poi «ono retti, 
e quindi più o meno prodotti , ogniqualvolta 
questi tubetti abbondano di latte, o di qualche 
altro umore. 

La fabbrica è di membrane , di pingue'li- 
ne, di vasetti, di glandule, e di tubetti. Im- 
perocché subito sotto gì* integumenti comuni 
( tra quali havvi gran porzione di pinguedi- 
ne , a cui ascriver si deve la maggior parte 
del volume delle mammelle ) vedesi un tes- 
suto celluioso spiegato quasi a foggia di to- 
nica e distribuito in fibre, e lamette, le quali 
dividono, e insieme uniscono i gìobetti ossia 
le picciole masse di pinguedine, e le granella 



i3. 



t^lanflulose. Né a questo solo serve il tessuto 
celluioso, che da alcuni vien decto membrana 
esterna della mammella , ma abbraccia per 
ocni dove il corpo intiero della mammella , 
e la lega al sottoposto muscolo pettorale ; 
laddove questa tonaca cellulosa è più robu^ 
sta , e da alcuni vien riputata la membrana 
interna della mammella. 

Una Gianduia maggiore o minore in ra^ 
gion della mole delle poppe medesime , ve- 
stita di pinguedine , e con pezzetti di questa 
ancor in mezzo, concorre a formare la mam- 
mella ; e questa gianduia è del numero delle 
così dette conglomerate. E adunque composta 
d'un ammasso di granelli, le di cui picciole 
masse quasi distinte qua e là tra di esse per 
mezzo della macerazione facilmente si separano 
tra loro, cosi che la struttura si vede tubulosa 
insieme e cellulosa. E la tubulosa appartiene 
non tanto ai vasi arteriosi e venosi , ma a 
canaletti ancora che facilmente si veggono 
ne' cadaveri delle lattanti , i quali si chia- 
mano condotti galastofori , o lattiferi; e so- 
no condotti escretori di quei granelli. 

Codesti condotti minori sono quasi innu- 
merabili , alcuni de' quali però nascono anco- 
ra dalle cellette del grasso che vi sta intor- 
no; e andando dalla circonferenza nel centro, 
alla maniera delle vene convengono insieme, 
Ile però si fanno più larghi , anzi sembra che 



33 



SI facciano più angusti quanto più si acco- 
stano al capezzolo , e uniti insieme e colle 
parti vicine formano il corpo bianchiccio più 
o meno spiegato e duro che sta sotto l'area. 
Da questa sede sorgendo i tubetti vanno 
scorrendo per la sostanza del capezzolo , e 
neir apice di questo si aprono in otto, die- 
ci, dodici? e talvolta ancora quindici bocche. 
Portansi alle mammelle vasi arteriosi , ve- 
nosi, linfatici, e nervi. I primi derivano mas- 
simamente da quelle arterie e vene che al- 
trove indicammo essere mammarie I linfatici 
nascono dalla sostanza cellulosa della mam- 
mella, e dai tubetti lattiferi, e vanno alle 
glandule conglobate delle ascelle. I nervi fi- 
nalmente derivano dalle discendenze de' nervi 
superiori dorsali. 

L' uso delle mammelle è di separare il 
latte dal sangue nella sostanza dei granelli , 
e indi per i condotti lattiferi con qualche 
porzione di pinguedine riassorbita da questi 
portarlo al capezzolo; del quale i tubetti di- 
stesi e prolungati dall'affluenza del latte fan- 
no duro e prominente lo stesso capezzolo ; 
con che apresi una via più Tacile al latte ; 
anzi perchè massimamente dalla forza del 
succhiare , la vasculosa sostanza del capezzo- 
lo essendo riempiuta più copiosamente , e 
perchè ne viene quasi uno spazio vuoto den- 
tro la bocca del fanciullo , tutta la mole 



N 



34. 



della mammella viene compressa esternamente 
dalla pressione dell' aria. 

570. La Pleura è una tonaca semplice , 
la quale non solamente veste internamente la 
cavità del torace , ma la divide ancora dal^ 
l'alto al basso in due altri minori , in de-^ 
stra cioè e sinistra. In questa membrana so- 
no da notare due facce '^ le sue connessioni ; 
la maniera inoltre con che circonda altre parti, 
e forma il doppio mediastino come un setto; 
la sua fabbrica , vasi , e uso ; diremo final- 
mente d'una certa gianduia compresa da uno 
de' mediastini , la quale si nomina Timo. 

Le facce , una è interna , levigata , e 
unta d' un rossiccio umore : esterna l'altra, 
e aspra , per così dire , per un tessuto cel- 
luioso ; per mezzo del quale si attacca colle 
parti vicine. 11 tessuto celluioso poi al dorso 
principalmente , e sotto lo sterno contiene 
più o meno della pinguedine. 

Le connessioni sono superiormente colla 
clavicola 5 presso la quale la pleura ascende 
un poco , e coi rami di . alcuni vasi maggio- 
ri ; inferiormente con tutta la faccia del dia- 
fragma ; anteriormente si lega per tutto al- 
l'osso dello sterno; posteriormente alle verte^ 
bre del dorso e all' aorta» sovra cui si stende; 
finalmente si unisce a tutte le coste , ai mu- 
scoli intercostali , e ai polmoni ancora sopr^ 
i quali si conduce ogni dove come un iute« 



I35 



gumento. Questo poi si vede manifestamente , 
se si faccia a separare la pleura dalle coste , 
andando massimamente d'avanti all' indietro; 
imperciocché quando si è arrivato alle verte- 
bre del dorso, si vede, che la medesima mem- 
brana ritornando, per così due, in se stessa 
si sopraggiunge ai polmoni 

La maniera poi colla quale la pleura vela 
i polmoni, e la ma«;sima parte del pericardio, 
ossia quel sacco, che contiene il cuore, s'in- 
tende , se concepiscasi che questa membrana 
è composta di due sacchi , che si spiegano 
dentro tutta la cavità del torace : i quai sac- 
chi , sotto lo sterno , o piuttosto qua e là 
sotto quella estremità delie coste con che 
s' inseriscono nello sterno , unendosi insieme 
formano il setto fabbricato quindi da una 
doppia lamina , e che si produce per tutta 
la lunghezza del torace da! torace fino alle 
vertebre del dorso. Tra le lamine di questo 
setto havvi un intervallo, in cui sta il cuore 
contenuto dal suo pericardio , il quale è ade- 
rente al tessuto celluioso della pleura; e an- 
teriormente evvi quella gianduia insigne nei 
nati di fresco , e che degenera poi negli adul- 
ti e ne' vecchi in un tessuto celluioso , la 
quale chiamasi Timo. 

Fingasi ora col pensiero che i primi prin- 
cipj dei polmoni sieno riposti nella base del 
cuore, e che spiegandosi a poco a poco ur- 



i36 



tino la pai-ete del setto , che corrisponde ai 
suo lato; questa parete cedendo ossequiosa ai 
polmoni che sono già dietro a svolgersi , veste 
per ogni dove questi visceri medesimi. Così i 
sacchi della pleura e si conducono interna- 
mente sopra il torace , e fanno il setto che 
divide la cavità del petto in due , e formano 
finalmente la tonica esterna dei polmoni. 

571. 11 Mediastino altro è anteriore, al- 
tro posteriore. Vale a dire le lamine della 
pleura , che formano la paite anteriore del 
setto indicato teso dal pericardio fino allo 
sterno , fanno il mediastino anteriore , le di 
cui lamine subito avanti il cuore si uniscono 
insieme, e subito si discostano, per dar luo^ 
go a) Timo\ quella parte poi del setto me- 
desimo che accanto al cuore è situata tra il 
pericardio e le vertebre del dorso , e si spor- 
ge fino air undecima vertebra del dorso me- 
desimo , questa è il mediastino posteriore ; tra 
le cui lamette componenti evvi uno spazio 
pieno di cellulosità , per cui passano la tra- 
chea o sia r aspera arteria , una porzione 
dell'aorta, l'esofago, la vena azigo , e il 
condetto toracico . Oucft' ultimo mediastino 
non inclina né all' una rè all' altra parte del 
torace : e in questo è dilffiente dal media- 
stino anteriore , che discende un poco obbli- 
quamente dalle parti destre e superiori alle 
sinistre e inferiori : quindi è clie la cavità 



i3f 



destra del torace supera alquanto la sinistra 
di ampiezza. 

La fabbrica della pleura è cellulosa : nella 
sua grande tenuità però stirata moltissimo , 
densa, e quinci robusta cosi die resiste va- 
lidamente alla macerazione, fornita di vasi 
d'ogni sorta , e moltissimi che vengono dai 
mammarj , dagli intercostali , e dai frenici 
altrove descritti , sì ancora dall' azigo princi- 
palmente e dalla cava superiore, se si tratta 
dei canaletti venosi : i linfatici poi , de' quali 
abbonda , appartengono al condotto toracico 5 
ovvero spandono il proprio umore in esso. 

\u' uso della pleura si sa dal sin qui detto: 
imperciocché ai polmoni serve d' integumento 
determinando la loro estensione ossia dimen- 
sione; coir umor lubrico di che è unta la sua 
faccia interna , conserva libero il moto dei 
polmoni: co' mediastini^ in cui si forma, so- 
stiene il diafragma , e conferma nella propria 
sede il pericardio e il cuore, e forse ancora 
serve al rilassarsi del diafragma, e finalmente 
aoir uno e V altro mediastino impedisce che 
i vizj d' una cavità non si comunichino facil- 
mente all'altra; e se a caso uno dei polmoni 
per r aria che si caccia per una ferita nel 
sacco corrispondente della pleura difenda iner- 
te e cada , resti V altro immune dall' effi^ 
cacia della pressione dell'aria, e non si tolga 
affatto la respirazione. 



i38 



572. 11 Timo ^ come poco fa dicemmo, è 
una gianduia, di cui importa conoscere il 
sito , il numero . la forma , V estensione , la 
fabbrica y i vasiy e T wso. 

Il sito è quello , che abbiamo indicato di 
sopra; giace cioè subito sotto lo starno tra 
quelle due lamine della pleura discostate, che 
formano il mediistino anteriore, e s'appoggia 
al pericardio, e ai tronchi de' vasi, che su- 
periormente derivano dal cuore , e s' inseri- 
scono nel cuore medesimo. 

Se ne cerchi il numero, il Timo è un sol 
corpo glandiforme , almeno a prima vi>ta , il 
quale però per mezzo <!* una sezione più di- 
ligente sembra che si possa dividere in due 
per lo meno glandule particolari di grandezza 
ineguale dall' insù all' ingiù : in maniera tale 
però , che la porzione che resta a destra 
discenda un po' più di quella che sta a si- 
nistra. 

Lunga n' è la forma , e composta di glo-* 
betti uniti insieme, e terminata inferiormente 
per r ordinario da tre estiem tà più tenui , 
da due poi superiormente. Quesie estremità 
diconsi da alcuni corni, de* quali i superiori 
sono convergenti a guisa di cono, e gl'infe- 
riori sono conformati in un globo un poco 
ovale. 

\/ estensione ella è per l'ordinario d'esser 
prodotta nel collo superiormente fino a una 



i39 

gianduia particolare, la quale chiamasi f^lan* 
dilla tireoidea, colla quale s'immedesima alle 
volte per opra d' una certa appendice ; ciò 
che suole essere più comune alla destra por- 
zione del Timo ; inferiormente poi arrivi tal- 
volta a mezzo l'altezza del pericardio, e 
più spesso ancora discenda, anzi alle volte si 
proluughi fino al diafragma. 

La fabbrica sembra glandulosa : impercioc- 
ché è fatta di minimi lobi , ognun de' quali 
è cinto da una membrana singolare ; i quali 
lobi poi insieme uniti per mezzo d' una ceU 
lulosità si formano in quella gianduia, vale 
a dire, nel Timo. Ferita questa gianduia e 
compressa manda un succo di latte, il quale 
si condensa nelT infusione dello spirito di vi- 
no; se per la ferita vi si sofFj dell' aria , 
st gonfiano prima i lobi; poscia crescendo la 
forza del soffiamento, tutta la gianduia si 
gonfia, e si converte in un tessuto spungoso. 
Quindi la forma, il succo, e la sua natura 
concrescibile sembrano dimostrare che s' ac- 
costano al vero quelli che pretendono esser il 
Timo una gianduia conglobata o sia linfati- 
ca , ma d' una tessitura un poco più lassa 
di quella , che è propria delle altre glan- 
dule di questa sorte. 

I vasi arteriosi e venosi non vengono sem- 
pre dai medesimi [fonti : per Io più sono di- 
scendenze delle tireoidee superiori e inferioii; 



140 

ma non di rado ancora nascono dalle mani» 
marie, dalle freniche, dalle bronchiali, e in 
fine dalle subclavie. 

L' uso finora n' è ignoto , conciossiacosaché 
non siasi ritrovato alcun condotto escretorio ; 
né per quanto abbiano investigato gli Ano- 
toniici , hanno potuto ritrovare linfatici infe-* 
renti ed efferenti, così che non vi resti dubbio 
alcuno della natura di gianduia conglobata. 
Quello non sembra dubbio , per quanto pos- 
siamo congetturare , cioè che è d' un uso 
grandissimo nel feto; di alcuno appena negli 
adulti , ne' quali come abbiamo detto , col 
progresso del tempo si dissipa ^ ovvero dege-* 
nera in una densa cellulosa. Ma qual è que- 
st' uso? Questo è quello che non si sa. 

573. Il Pericardio è una certa borsa , la 
quale é contenuta tra i sacchi della pleura , 
come abbiamo già avvisato ; intorno alla quale 
sta bene indicare la sostanza , la figura , 
la grandezza , le connessioni , i vasi , e fi-^ 
nalmente T uso. 

La sostanza n' è membranosa : imperocché 
una sola membrana , levigata interiormente , 
assai robusta però , e quasi lendinosa forma 
il pericardio. Imperciocché la pleura che vi 
sta appoggiata , e per mezzo di cellulosità 
coerente col pericardio medesimo , non veste 
per ogni dove questo sacco; conciossiacosaché 
nella sede anteriore tra le lamette del media- 



141 

ètino anteriore vi stiano il Tirao , e alcuni 
vasi con della pinguedine ; nella sede poste- 
riore poi tra le lamette del mediastino poste- 
riore abbiano luogo quelle cose che abbiamo 
accennato di sopra nel descrivere questo me- 
diastino. 

La figura sebbene dicasi esser tale , che 
convenga moltissimo colla fio;ura del cuore 
che verremo or ora a indicare ; tuttavia con- 
tenendosi in questo sacco oltre il cuore i 
tronchi ancora dei vasi maggiori, i quali sono 
legati da questa membrana medesima , quindi 
si scosta non poco da quella figura. Imper- 
ciocché sorge direi quasi , dal diafragma » 
nella qual sede questo sacco è più largo: va 
a poco a poco più stretto , e conformandosi 
in un cono concavo a sinistra , e andando 
a sinistra si fa largo. Da queste estre- 
mità quasi sorgendo il pericardio s' incli- 
na dal lato sinistro a destra moltissimo , 
poco poi dal lato destro a sinistra : e questi 
due lati concorrono quasi insieme superior- 
mente circa a mezza altezza del tronco della 
vena cava discendente), e all'arco dell'aorta, 
dove essa manda i tre rami notissimi. Dissi 
che quei lati concorrono quasi insieme , per- 
chè cioè si terminano pressoché in due pro- 
cessi, chiamati da alcuni corni anteriori per 
distinguerli dai due corni posteriori. 

La grandezza è varia secondo la varia 



142 

mole del cuore ; generalmente però il peri- 
cardio è tanto spiegato , che abbastanza co- 
modamente può ricevere e contenere il cuore. 

Le connessioni poi sono queste: inferior- 
mente si attacca con larga base al tendine 
del diafragma per mezzo d' una densa cellu- 
losa : e nella sua maggior parte laterale sì 
ancora posteriormente un poco e anterior- 
mente coi sacchi della pleura , dove cioè è 
composto da essi V uno e l'altro mediastino, 
come abbiamo detto; fìnalm.ente superiormen- 
te coi tronchi dei vasi congiunti al cuore. 
Sopra il qual viscere si stende, non altrimenti 
che sopra le sue orecchiette: imperciocché 
dopo arrivato questo sacco a quella altezza 
che abbiamo notato di sopra , torcendosi in 
se stesso per così dire ^ e incurvato all' in- 
terno , abbraccia per ogni dove gli anzidetti 
tronchi , e si produce sopra il cuore mede- 
simo. Questi luoghi del pericardio , per cui 
trapassano i tronchi di alcuni vasi , sogliono 
da alcuni chiamarsi forami del pericardio. 

I vasi arteriosi del pericardio vengono dalle 
arterie mediastine, dalle freniche , dalle in- 
tercostali, dalle bronchiali, ed altre, ed han- 
no per compagne le vene del medesimo no- 
me. Se poi vadano nervi al pericardio io non 
oso definirlo , sebbene io non li abbia mai ri- 
trovati a bella posta ricercati: i linfatici poi 
mettono il loro umore uel condotto toracico. 



14^ 

li' uso di questo sacco è dì contenere il 
cuore, e tenerlo sospeso nella sua sede , e 
di renderlo lubrico con queir umore , che si 
separa dalle sue arteriuzze , e di difenderlo 
ancora , affinchè i vizj inerenti ai polmoni , 
o occupanti le cavità del petto non si comu- 
nichino a questo viscere principale. 

574. Il Cuore è il viscere principale di 
tutti gii altri; di cui è d' uopo considerare 
il sito , la grandezza , la fgura , la 5o- 
stanza , le cavità ossia i ventricoli , il setto 
chp divide queste cavità, le membrane ovvero 
valvule sì arteriose , che venose che sono 
pendenti dentro Io stesso , le appendici o 
oreccJiiette ^ il setto che divide queste appen- 
dici, che mostra le reliquie del forame ovale , 
la vahula Eustachiana 5 le connessioni , i 
vasi tanto i comuni, che i proprj , e final- 
mente T uso. 

Il sito del cuore è quasi in mezzo alla 
cavità del torace, dove è pressoché compreso 
dai [jolmoni Aperto il pericardio , nel quale 
sta rinchiuso , vediamo che questo viscere 
sta quasi a traverso,* in gui^a tale però che 
a destra guarda un po' superiormente, e a 
sinistra inferiormente. 

La sua grandezza non solamente è varia 
secondo f età , ma è diversa ancora secondo 
r incostanza della natura ; per lo che addi- 
viene che in piccioli corpi si trovi talvolta 



144 

un gran cuore , e un picciolo in grandi , e 
senza alcun danno della salute , almeno che 
se ne accorga. In tanta diversità adunque 
sembra meglio fatto di non determinar nulla 
intorno alla sua grandezza naturale , e peso. 

La Figura è tale che rappresenta quasi 
un mezzo cono , sebbene non affatto . La 
base di questo semicono sta a destra, ed al- 
quanto in su , V apice poi, a cui si dà il 
nome di mucrone , a sinistra , e ingiù. Uno 
dei lati si produce superiormente e un poco 
anteriormente , e chiamasi margine ottuso 
del cuore ; V altro poi inclinando inferior- 
nemente , e alquanto indietro s' appoggia al 
diafragma , e finendo in punta dicesi comu- 
nemente margine acuto del cuore. Inoltre in 
questo viscere è bene osservare due facce , 
iMia anteriore e alquanto convessa , V altra 
posteriore e piana. 

La sostanza è carnosa , e parte ancora 
tendinosa, fnipponendorisi esteriormente della 
pinguedine aderente principalmente ai tronchi 
de"* vasi proprj , oltre membrane , vasi , e 
nervi. Anzi quella delle membrane che è 
esterna , e abbraccia il cuore per ogni verso 
strettamente , deriva dal pericardio rivoltato 
in se stesso all' interno, come poco fa abbia- 
mo detto ; quella poi che è interna e pro- 
pria , è tenuissima , e non senza gran diffi- 
coltà in qualche porzione, né sempre si può 



145 

separare tini Hiscetti carnosi ai quali è ine- 
rente*. Nelle caini poi , che compongono la 
massima parte del onore, osservasi un ordine 
triplo almeno di libre che non si facilmente 
si può sviluppare. Uno tenue assai sta al- 
l' esterno, quello cioè, che dalla sede ante- 
riore deir orecchietta destra venendo , e dal 
seno posteriore , e dall' adiacente orecchietta 
(delle quali orecchiette diremo tra poco) di- 
scende obbliquamente verso 1' apice; nel qual 
luogo le libre sembrano contorcersi quasi a 
foggia di turbine. L'altro di mezzo più grosso 
scorre con tale obbliquità tanto anteriormente 
che posteriormente, così che sembra quasi tras- 
verso. Il terzo ordine finalmente desìi altii 
più spesso, è composto di fibre ancor pli^i ob- - 
blique, le quali vanno quasi con doppio tratto 
spirale, dalla base cioè alla punta; e di nuo- 
vo dalla punta alla base , frammischiandovisi 
delle fibre, altre che vanno dirette principale 
mente all'interno, ed altre che vanno con 
altra via ed ordine diverso; onde da quelle 
prime si formano poi quei travicelli, o picciole 
colonne 5 che vanr^o ornando il ventricolo, 
nelle quali si inseriscono ceni fili tendinosi 
che appartengono alle valvule che presto ac- 
cenneremo; di qnest' ubimi poi sono tessute 
certe reti ornate e distinte di caselle ineguali. 

Ventricoli. Le fibre ora descritte non cosi 
scorrono pel cuore, che compongano un mii- 

pai;t£ jf. io 



146 

scolo solido. Imperciocché questo viscere è 
composto di dut* muscoli concavi , e quinci 
fornito di altrettnnte cavità che si nominano 
ventricoli^ che sono d'una capacità ineguale: 
poiehè certamente negli adulti il ventricolo 
destro ossia anteriore è pii^i ampio del sini- 
stro o posteriore, le di cui pareti, se i-i pa- 
raii^onano con quelle del ventiicolo anteriore , 
sono più grosse non poco. 

Il setto è una certa massa carnosa, che è 
frammezzo alle indirate cavità. Imperciocché 
le fibre interne dell'uno, e dell'altro musco- 
lo , d<ìve questi si guardano vicendevolmente , 
si frammisclìiano insieme, e si attaccano. Cosi 
formano il setto , che dalla base si produce 
fino alla punta ; e quindi fa , che non vi sia 
alcuna comunicazione tra le cavità ossia ven- 
trii-oli. 

Vahiile venose. Furono date all' uno e 
air altro ventricolo due bocche alla base del 
cuore indicate non di rado da un cerchio al- 
quanto bianco; d'elle quali una si può dir ve- 
nosa, l'altra arteriosa, poiché ad una corri- 
sponde una vena, all'altra ui\' arteria. Dalla 
bocca venosa del ventricolo anteriore dipende 
un anello tendinoso or piìi or meno prodotto 
verso la punta del cuore , il quale nel mar- 
ame inferiore spesse volte gonfio un poco,,o 
a>pro da piccole piominenze si risolve in fili 
lendinosi^ molti de' quali facendosi convergenti 



»4' 



insieme s' insinuano in que' travicelli , o co- 
lonnette accennate di sopra; le quali colonnette 
sono dette da alcuni muscoli papillari. Codesto 
anello, sebbene superiormente continuo, tut- 
tavia perchè in tre luoghi inferiormente si 
estende , perciò si considera come diviso in 
tre porzioni , che dall' officio loro sono thia- 
nìate vah'ule , e attesa la loro figura, t/iglo- 
cluni ovvero tricuspidali . Similmente dalla 
bocca venosa del ventricolo posteriore mandasi 
un anello della medesima natura , co' suoi 
fili tendinosi infissi nelle colonnette più grosse 
di questo ventricolo. Questo anello si vede 
pili sensibilmente diviso in due parti , che 
per la figura loro particolare, e uso diconsi 
vah'ule mitrali. 

Valvule arteriose. In quella maniera che 
alla bocca venosa, così all'arteriosa vi stanno 
tre membranette tendinose semilunari , colla 
parte arcata corrispondenti ai venrricolì del 
cuore , e ann,esse a questo viscere ; cella 
parte opposta poi, la quale si può paragonare 
alla corda sottotesa all'arco (e questa sciolta 
e libera fuorché nelle estremità ) , conversa 
all' arteria che sbocca qua e là dal cuore. A 
queste membranette diedero il nome di val- 
vule semilunari, le quali in mezzo alla sede 
di ciascuna corda or accennata fanno un cor- 
picciuolo quasi calloso d'una fio;ura quasi trian- 
golare, il quale dicesi corpuscolo d' Aranzio. 



148 

Orecchiette. Lentia e l'altra bocca venosa 
conduce ad una borsa carnosa d' una gran- 
(lezza ineguale: imperciocché quella che è 
anteriore, è molto più capace della sinistra 
o posteriore. Ma supplisce il difetto di questa 
un certo seno per la massima parte carnoso , 
il quale dai quattro tubi (N. 416) delle vene 
polmonali. Codeste borse , che sono come ap- 
pendici del cuore si nominano orecchiette; le 
ih cui membrane sono comuni con quelle che 
abbracciano le carni del cuore , frapponendo- 
visi delle fibre muscolari obbliquamente e a 
croce camminanti, si ancora per altre ed 
altre direzioni. Inoltre 1' orecchietta anteriore 
si apre nelT una , e nell'altra vena cava, la 
posteriore poi nel seno ( N. 4*^) ^^lle vene 
polmonali. 

Setto II seno ora accennato in quella 
parte che guarda T orecchietta anteriore , sì 
unisce con questa appendice medesima del 
cuore , e nasce quindi il setto delle orec- 
chiette :, serbando la medesima direzione del 
setto del cuore. Codesto setto poi guardato 
in faccia al lume lascia vedere uno spa- 
zio ovale chiuso da una membrana dia- 
fana : e questo spazio fu il forame ova- 
le nel feto, pelli sede superiore però aper- 
to solamente in guisa che il sangtie del- 
l' orecchietta anteriore potesse passare nel 
seno e nell' orecchietta posteriore. Nato il fé- 



i49 



t'o, e respirando, quell'apertura superiore del 
forame si va strinpiendo di giorno in giorno , 
e finalmente si chiude, peicìiè il lembo supe- 
riore deir apposta membrana si unisce a po- 
co a poco col margine del forame stesso. 

Valvula Eustachiaiia. Il margine del fo- 
rame ovale dalla parte anteriore è tumidet- 
to , onde sorgono quasi due picciole colonne , 
una destra, l'altra sinistra; da quest'ultima, 
e talvolta ancora sotto di essa discende nel- 
l'altro corno una membrana lunata , la quale 
gradatamente spiegandosi , e andando a de- 
stra, lambisce quasi mezza la base della orec- 
chietta anteriore , colla quale si unisce col 
suo lembo convesso nella sede anteriore. Que- 
sta membrana, che i'aUula à" Eustachio ap- 
peUasi , alle volte è fatta a foggia di rete , 
e coir altro corno all' altra picciola colonna 
del forame ovale , in quel luogo ordinaria- 
mente , dove apresi nella orecchietta medesi- 
ma la bocca duella vena coronaria che descri- 
veremo fra poco : la qual bocca ritrovasi 
sotto questa valvula. L' altro lembo di (j'ie- 
sta valvula cioè il concavo guarda quasi po- 
steriormente. Per altro codesta valvula è po- 
sta in tal maniera e spiegata in cuisa , che 
sembra dividere come con un setto particola- 
re l'orecchietta anteriore dalla vena cava 
ascendente ( di cui la vista copre talvolta 
fino a metà , e oltre aKcora ). Per opra di 



5o 



qaesto setto poi il sangue ascendente per la 
cava inferiore si dirige nel feto al forame 
ovale: ma negli adulti questo setto pare che 
impedisca che il sangue non ritorni facilmente, 
nella medesima cava per la forza dell'orec- 
chietta che si contrae. 

Le connessioni di questo viscere con al- 
cune parti sono queste : per mezzo dei due 
mediastini , i quali come abbiamo detto sono 
annessi per la maggior parte al pericardio , 
è attaccato allo sterno, alle vertebre del dor- 
so , ed al diafragma ; e finalmente per mez- 
zo dei vasi , che sorgono dalla di lui base , 
è aderente a quelle parti , alle quali sono 
legati i vasi stessi . Subito dopo la base il 
cuore è libero per ogni dove , e non è rat- 
tenuto da alcun vincolo. 

1 Fasi comuni sono due arterie e due 
vene. Delle arterie una , che dicesi la poi— 
monale j nasce dal ventricolo anteriore del 
cuore, e si disperde co' suoi rami per i pol- 
moni; l'altra che è V aorta esce dal ventri- 
colo posteriore del cuore , e distribuisce i 
suoi rami per tutto il corpo Delle vene poi 
quella che è a destra , è la vena cava al- 
trove descritta , e corrisponde alla bocca ve- 
nosa del ventricolo anteriore ; quella poi che 
stè a sinistra , o piuttosto di dietro , è la 
^ena polmonale . Ha ancora il cuore molti 
Unitici , i quali in alcuni cadaveri sono vi- 



iSi 



sibili nella superficie del cuore anche ad oc- 
chio nudo ; massimamente tra vasi e vasi, e 
ira le strie pinguedinose 

1 Fasi prop'j sono due picciole arterie 
dette le coronarie , alle c[aali corrisponde una 
vena del medesimo non^»" ; intorno all'origine 
de' quali vasi, sito e distribuzione si è da 
noi parlato altrove ( N. 401 e 417 ) non 
altrimenti che de' nervi ( N 5o5 e seg. ) 
che appartengono al cuore , e sono prodotti 
dal nervo intercostale e dal vago Rimane 
ad avvisare solamente che le bocche delle ar- 
terie coronarie sono situare p-ù frequencemen- 
te sopra che sotto le valvule semilunari del- 
l' aorta , e che tra le orecchiette e i ventri- 
coli sono aperte molte picciolissime bocche , 
che sembrano appartenere a delle picciole ve- 
ne , e per le quali spandesi una qualche 
porzione di sangue , clie ricevuto hanno le 
vcnucce dalle piccole arterie. 

Uso. Da questo viscere si fa la circolazio- 
ne del sanGjue. Imperciocché mentre si con- 
trae il cuore ( la cjual contrazione chiamasi 
sistole ) Cìccia il sangue ricevuto dalie orec- 
chiette nelle arteiie comunicanti. Mentre poi 
si rilassa ( il ciual rilassamento chiamasi dia- 
stole) riceve il sangue dalle orecchiette, e 
dalle connesse pani carnose delle vene che si 
contraggono. Quando il cuore si rilassa, le val- 
vule triglochini e mitrali si accostano alle pa- 



reti del cuore , con che apresì la strada al 
sangue che è per entrare ; ina al contrario 
quando il cuore si contrae^ queste stesse val- 
vule discostandosi dalle pareti , e converse 
alla base si spiegano come un velo, e chiu- 
dono la bocca venosa ; onde avviene che il 
sangue si apra la strada per la bocca arte- 
riosa. Quindi si allargano le arterie, le quali 
subito dopo dal sangue ricevuto contraendosi 
cacciei ebbero qualche parte di questo liquore 
verso il cuore : nò tuttavia ne ritorna per 
questa strada al cuore , perchè le valvule se- 
milunaii spiegate, e perciò convenienti insie- 
me, sostengono il sangue che ritorna; e con 
quel corpicciuolo triangolare accennato di so- 
pra, che occupa la sede di mezzo della corda 
chiudono quello spazio triangolare ancora , che 
è lasciato necessariamente dai ire archi che 
si toccano insieme in un certo punto. 

SjS. I Polmoni sono due visceri, ne' quali 
fa di mestieri osservare il sito loro , la 
grandezza , la Jigura , la connejisione , la 
divisione , la sostanza , quai sieno i canali 
che ricevono e mandano fuori V aria , quali 
le glandule , i vasi, e finalmente V ufficio 
che fanno. 

Il sito dei polmoni è nel torace , dove con 
quella faccia che si guardano vicendevolmente, 
quasi abbracciano una parte del cuore conte- 
nuto però nel suo pericardio. 



i5S 



La grandezza è tale, che riempiono per- 
fettamente runa e l'altra cavità del torace; 
imperciocché naturalmente non restavi spazio 
veruno tra i sacchi della pleura e i polmoni; 
il quale si fa tosto che o si offende alcun 
poco la pleura che veste dentro il petto, o 
sia in un animale vivente , o sia in un ca- 
davere , oppure se caccisi con gran forza 
dell' aria nelT aspera-arieria. 

Figura, S' accomodano alle cavità del to- 
race , le quali essendo concave per ogni dove 
( se si eccettua la parte inferiore di queste , 
la quale è convessa per il diafragma che si 
solleva dentro la cavità del petto ) e termi- 
nando superiormente in un cono ottuso al- 
quanto assottigliato, perciò generalmente par- 
lando , la forma dei polmoni e tale , che le 
loro basi concave s'appoggiano sul diafragma; 
le punte sieno alquanto rotonde ; la faccia 
posteriore ed esterna evidentemente convessa 
guardi il dorso e i lati ; quella d' avanti poi 
meno convessa guardi lo sterno e la parte 
cartilaginosa delle coste. 

Connessione. Per mezzo dell'uno e del- 
l' altro mediastino i polmoni sono attaccati 
allo sterno ed alle vertebre del dorso. Per 
mezzo de' vasi, che sono inseriti nel cuore, 
f!!Ì congiungono con questo viscere principale ; 
finalmente hanno una connessione colf aspera- 
arteria o sia trachea da attendersi principal- 



iSa 



niente, formando i rami di quest'arteria mol- 
ta parte dei polmoni 

Divisione Ciascun polmone dividesi prima 
in alcuni lobi principali; in tre ordinaria- 
mente, il destro de'quali il superiore e l' in- 
feriore superano di grandezza quello di mez- 
zo , che spesso è picciolo ; in due lobi poi 
quasi sempre dividesi il polmone sini>tro Que- 
sti lobi sono composti di altri minori che si 
ponno risolvere in altri minimi , i quali uni- 
sce insieme un breve tessuto celluioso ; e 
questa risoluzione almeno in gran parte si 
può eseguire nei polmoni d' un feto umano, 
o di animali piovani di san^^ue caldo. Per al- 
tro il tessuto celluioso, che congiuuge i lo- 
bi, conduce ancora i vasi , e li sostiene 
tanto i ma cociori , che i minimi , i quali si 
van disseminando pei polmoni. 

La sostanza n è membranosa , spungosa, 
vascolosa , e alquanto ancora carnosa. La 
prima deriva dalla pleura , la quale veste 
per tutto i polmoni , non altrimenti che da 
quella tonaca , che veste internamente l'aspera- 
arteria. La spungosa è somministrata da quel 
tessuto celluioso , che s' appoggia alla pleura 
dove cinge le cavità del torace; e sottosta 
poi alla pleura stessa , dove essa abbraccia i 
polmoni; e deriva parimenti dai rami estremi 
dell* aspera-arteria che sono distribuiti per i 
polmoni. La vascolosa poi è formata dall' ar- 



i5S 



teiia e dalla vena polmonale , e da alcune 
discendenze dell' aorta toracica ora davvicino, 
e ora da lontano , aG;2;iunG;endovi dei condotti 
della linfii non pochi convenienti nel canala 
toracico. Ricevono finalmente i polmoni le 
sostanza carnosa dai rami biella trachea. 

I canali acrei non sono altro che rami 
deir aspera-arteria o trachea ( N. 892 ) , la 
(juale air aito del torace accanto allo sterno 
si divide in dae rami, che sono propriamente 
/^ronchi, e la struttura de' quali, la medesima 
di quella della trachea, parte è membranosa , 
\rine cartilaginosa , e carnosa. Le cartilagini 
raffigurano segmenti di circoli disposti tras- 
versalmente e in ordine paralello. Siccome poi 
sono segmenti , cosi dove la cartilagine non 
compie il circolo (ciò che avviene nella parte 
posteriore ) , havvi una tonaca carnosa , alla 
quale internamente è unita una memÌ3rana 
assai sensibile continua colla cute della bocca, 
e che veste T interna superficie della trachea 
e di tutti i bronchi. Per opra di questa mem- 
brana interna, e di quella robusta cellulosa 
esterna sono attaccati insieme que' segmenti 
cartihiginosi : e questa connessione accrescono 
e confermano alcune fibre carnose frapposte 
alle cartilagini, come si frappongono alle coste 
! muscoli intercostali. E queste fibre formano 
certi piccioli e cortissimi muscoli chiamati 
mcsocondriaci , ovvero intercartilaginosi . I 



I56 



Bronchi poi propriamente detti vanno al pol- 
mone del suo lato , dentro cui con ripetute 
divisioni vanno estinguendosi gradatamente in 
guisa che diminuendosi di mole a poco a poco 
i segmenti cartilaginosi , non più serbando 
r ordine paralello , vi resti solamente ciò che 
è membranoso fornito forse di alcune fibre 
carnose. Questo membranoso che resta, forma 
le comunemente dette vescichette dei polmoni^ 
le quali nel tempo della inspirazione ricevono 
l'aria, e ricevuta la cacciano in gran parte, 
quando espiriamo. 

Alcune glandule atro-cerulee per 1* ordina- 
rio , e queste spesse volte insigni stanno prin- 
cipalmente alle divisioni dei bronchi ; sono 
poi del genere delle linfatiche , o sia delle 
conglobate , e dagli Anotoraici sono dette 
glandule bronchiali. Altre glandule minori , 
ossia tanti follicoli, o caverne mucose stanno 
dietro la tonaca interna de' bronchi , le quali 
mandano un muco che si mischia al vapore 
che si esala , e quindi si fa che la medesima 
tonaca rimanga unta, e così perda la troppa 
sensibilità. 

I vasi, dei polmoni sono di due specie^ una 
serve a fare, e conservare la circolazione del 
sangue, l'altra al nutrimento di questi vi- 
sceri. Servono alla circolazione i vasi polmo- 
nali\ cioè T arteria polraonale (N. SqS) e la 
vena del medesimo nome f N. 416 ); alla 



iS? 



nutrizione poi servono le arterie broncJiia- 
li ( N. 408 ) così dette , perchè seguono la 
divisione dei bronclii, e le vene bronchiali ri- 
portano il sangue che avanza, le quali sbocca- 
no per Io più a destra neWazigo (N. 417); a 
sinistra poi nella intercostale superiore (N.418). 
Tutti questi vasi però comunicano tra di loro. 
Né mancano ai polmoni molti linfatici già da 
noi stati indicati. I nervi finalmente vengono 
ai polmoni somministrati dal doppio plesso 
polmonale (N. 509), il quale nasce dai rami 
deir intercostale , e particolarmente da quelli 
del nervo \asLo. 

L' uso principale di questi visceri è la re- 
spirazione , senza cui non si conserverebbe 
forse il calor del sangue ; non si caccerebbero 
le cose nocevoli,- non vi sarebbe in noi, come 
in molti animali , la circolazione dell' umor 
vitale; ninna voce e loquela, nessun odorato; 
e non potrebbonsi talvolta e assai di spesso 
cacciar fuori le feci , F orina , anzi i feti e 
le secondine. I quai buoni offici derivano tut- 
ti , come da fonte principale, dai polmoni. 



58 



CAPO TRIGESIMOQUINTO 
Del Collo. 



N. 



576. l\ el Collo, di cui abbiamo descrit- 
to altrove le ossa, i muscoli moventi, i va- 
si , e i nervi , che appartengono immediata- 
mente ad esso; nel Collo, dico , stanno la 
Laringe , Y Aspera-arteria Trachea , V Os- 
so joide , e i suoi muscoli', finalmente la 
Faringe con parte delT Esofago, il quale 
avanti di descrivere parleremo della Lingua , 
della Cavita della Bocca , e delle fauci ( seb- 
bene stiano nel ventre supremo o sia nella 
testa ) per non sembrar di dividere cjuelle 
cose, che sono di sua natura unite. 

577. La Laringe è un breve tubo forma- 
to in una singoiar maniera ; il quale è il 
principio dell' aspera-arteria o trachea ; in 
cui sono a notare il sito , le cartilagini com- 
ponenti , e le loro connessioni reciproche; le 
membrane; i legamenti; le cavità ossia ven- 
tricoli ; la bocca particolare, ossia la glotti- 
de, i muscoli; le glandule ; i vasi finalmen- 
te, e r uso. 

Il sito della Laringe è nella parte supe- 
riore e anteriore del collo , subito sotto gli 
integumenti comuni , dove più evidentemente 



scorgesi nella massima parte singolarmente 
deirli uomini quella prominenza chiamata il 
Forno d' Adamo. 

Le cartilatiini componenti sono cinque . 
L' inferiore chiamasi cartilagine Cricoìdea ; le 
due posteriori diconsi Ariteiioidee ; la quarta 
anteriore chiamasi Tìreoidea\ la quinta finale 
mente, anteriore parimenti e superiore, Epl^ 
glottide. 

La Cricoìdea raffigura un anello , da cui 
n' ha avuto il nome . La parte stretta di 
questo anello guarda in avanti , la parte 
larga posteriormente , dove si trovano due 
fossette leggieri lunghette ( una per parte ) 
divise da una linea eminenie per il colloca- 
mento di alcuni muscoli. Nel margine supre- 
mo di questa parte posteriore sorgono due 
leggieri prominenze per \ articolazione col- 
r aritenoidi. Inferiormente è attaccata alle 
prime anella deda trachea ; lateialmente si 
articola ( essendovi tramezzo una fossetta 
una per parte ) co' due processi inferiori del- 
la cartilagine tireoidea , a cui si congiunge 
per mezzo di alcuni legamenti , e muscoli; 
posteriormente infine per mezzo di fibre car- 
nose colla faringe. 

Le Ariteneoidee rappresentano in certo 
modo una piramide colla sua base , che è 
concava , insistente sulle eminenze della car- 
tilagine cricoìdea , e colla punta piegata un 



i6o 

poco in dietro. Queste cartilagini hanno due 
facce , ed altrettanti lembi o Iati : la faccia 
anteriore è un poco convessa ; la posteriore 
poi è concava: un lato è internamente , e 
quasi tocca il lato simile della cartilagine 
compagna ; 1' altro poi è esternamente , e 
termina , come in una apofisi , in un pro- 
cesso eminente , nel quale la base in questa 
sede esterna è più spiegata che nell'interna. 
Si articolano adunque colla cricoidea , e so- 
no attaccate insieme parte per mezzo di 
membrane, e parte per mezzo di muscoli: 
e quasi in simil maniera si congiungono colla 
cartilagine tireoidea, e coli' epiglottide, come 
presto si vedrà. 

La Tireoidea , ovvero scutiforme è una 
cartilagine più spiegata delle altre, la quale 
giace sopra la parte stretta della cricoidea , 
e avanti le cartilagini aritenoidee. Ha quasi 
la figura di due paralellogrammi , che nella 
parte anteriore convengono insieme in un 
angolo. La parte eminente di questo angolo 
è il Pomo d' Adamo , a cui corrisponde in- 
ternamente una fossa lunghetta , la quale si 
può chiamare /b55a della cartilagine tireoidea; 
il lato supremo dell'un e l'altro paralellogram- 
mo nella s^de anteriore si piega in un arco 
nel discendere avanti di unirsi al suo cora- 
pa2;no : il lato basso è parimente alquanto 
inarcato con una leo;o;iera cavità volta verso 



i6i 



k crlcoidea: il lato esterno è quasi retto, e 
termina da una parce, e dall altra in due 
processi, a guisa di corni ; de' quali i supe- 
riori si uniscono per mezzo di legamenti col- 
r osso joide , il quale sta sopra la laringe , 
non altrimenti che per opra di muscoli : gli 
inferiori poi coi lati s' uniscono della cricoi- 
dea con una spezie di art colo più sodo: alla 
qual cartilagine , come pure alla epiglottide , 
allo sterno, e alla faringe è annessa la me- 
desima tireoidea per mezzo di muscoli e di 
membrane. 

La Epiglottide h una cartilagine più moU 
le delle altre , la quale nella sua figura ras- 
somiglia alla foglia dell'Edera. Sorge dal se- 
no , che tengono in mezzo quegli archi , nei 
quali sono figurati i lati snperiori di uno e 
dell' altro paralellogrammo componente la ti- 
reoidea. Colla sua base adunque, diro così, 
che guarda in avanti, è annessa a questa car- 
tilagine, e alla base della lingua e alle cor- 
na dell'osso joide per mezzo di robusti lega- 
menti membranosi: i lati sono liberi non al- 
trimente che la punta, la quale rivolta insù 
guarda posteriormente. Delle membrane adun- 
que , e alcune fibre carnose, le quali sono 
visibili in pochi cadaveri, legano questa epi- 
glottide non tanto alla tireoidea, che alle ari- 
tenoidee e all'osso joide. Per lo che è avve- 
nuto, che queste fibre si sono riputate da 

PARTE IV. Il 



102 



alcuni per muscoli , i quali si chiamano T/- 
reopiglottfi , Arìepigìotteì , e loepiglottei. 

Membrane. Quesie cartilagini , che negli 
adulti non di rado s' innossano , stando tra 
doppia lamina ossea un tessuto osseo celluio- 
so , vestite del suo peiicondrio, si uniscono tra 
loro ancora per mezzo di membrane , e di 
muscoli. Tra le membrane tiene il luogo 
principale quella , che piti interna di tutte , 
assai sensibile, continua colla Cute della boc- 
ca j, è unta d' un mucoso umore. 

Legamenti Questa membrana interna, te- 
sa , piuttosto grossa , e quasi tendinosa , è 
disposta dentro la laringe pressoché in quattro 
funicoli, due da una parte e dall'altra, stanti 
trasversalmente in siffatta guisa, che derivati 
dalla fossa della tireoidea , e" facendo un an- 
golo , a poco a poco si fanno divergenti ne! 
progresso , e finalmente s' inseriscono nelle 
aritenoidee. Questi funicoli sono i legamenti 
della glottide; de' quali due sono superiori, 
e altrettanti inferiori, e questi sono più grossi 
di quelli , e un po' più accorciati. 

Ventricoli. Tra un lejT-amento e 1* altro del 

o 

medesimo lato evvi uno spazio , o sia una 
cavità parabolica ; le quali dagli Anotomici 
sono chiamate ventricoli della laringe 

Bocca. ì^tWa. laringe evvi un' apertura trian- 
golare,- quella, vale adire, che è compresa dai 
quattro accennati legamenti; e a questa aper- 



63 



tura > ossia bocca continua colla cavità del- 
l' aspera-arteria, si dà il nome di Glottide. 

Muscoli, Questa apertura vien retta e mo- 
derata da molti muscoli:- Sterno-tireoidei , 
Jo-tireoidei , Crico-tireoidei , Cnco-aricenoidei 
posteriori , Crico-aritenoidei laterali , Arile- 
midei obbliqui , Aritenoideo trasverso , Tiro- 
aritenoideo maggiore , e Tiro-arìtenoidco mi- 
nore. Nomi tutti, come si vede, cavati dagli 
inserimenti loro. 

Gli Sterno-tireoidei nascono a guisa di bende 
dalla parte superiore e posteriore dello ster- 
no, e dalla vicina clavicola sotto gli sterno- 
joidei: ascendono meno spiegati nella cartila- 
gine scutiforme , in cui s' infiggono per così 
dire con obbliqua sezione , cioè colla parte 
interna quasi nella fine di questa cartilagine, 
colla superiore poi e più laterale fino a mezzo 
r altezza della medesima cartilagine. Tirano 
ingiìi questa cartilagine , e sembrano insieme 
piegarla alquanto in avanti. 

I Muscoli lo-tireoidei, o Tiro-joidei molto 
più accorciati deglisterno-tireoidei ora descritti, 
ma fatti alla medesima forma, hanno principio 
un po' dalla base dell'osso joide , e colla più 
gran parte poi dalle corna di questo osso. Da 
questa sede portansi in giù , e alquanto ob- 
bliquamente all' esterno , e hanno la fine co- 
mune cogli sterno-tireoidei. Tirano in giù l' os- 
so joide , o la cartilagine scutiforme in su , 



i6. 



se Tosso joide sia tenuto fermo. Questi due 
muscoli sembrano comprimere la tireoiciea nei 
iati ; per la quel compressione si fa , che i 
legamenti della glottide si fanno tesi , e si 
diminuisca alquanto 1' ampiezza della glottide 
medesima , 

I muscoli Crico-tiroidei sono assai corti , 
ma a proporzione della loro brevità un po' 
grossi j r uno e 1' altro de' quali , rare volte 
poi o l* uno o r altro , è composto di quasi 
due corpi. Sorgono quasi anteriormente dal 
lembo supremo della cricoidea , e obbliqua- 
niente ascendendo all'esterno s'attaccano al 
lembo inferiore e laterale della tireoidea* L'of- 
ficio di questi è di tirare in su la parte as- 
sotti;i,liata della cricoidea ; per lo che la fac- 
cia larga posteriore di essa col suo margine 
posteriore, ruota nella parte posteriore . In 
queuo girare , la base pure delle aritenoidee 
è spinta indietro, onde si tirano i legamenti 
inferiori . 

Li Crico-aritenoidei posteriori stanno in 
quella fossetta lunga che dicemmo osservarsi 
nella faccia posteriore della cricoidea . Nate 
le fibre dalla circonferenza di questa fossetta 
ascendono esternamente convergenti, ed han- 
no fine nel processo esterno della base della 
aritenoidea del suo lato . Ruotano le arite-^ 
noidee dal di dietro in avanti ; vale a dire 
\\ prp.cesso esterno si gira nella parte posfe-^ 



i65 



ììote, l'interna parte poi della arltenoidea si 
conduce in avanti ; onde si rilassano i lega- 
menti , e s' inirrandisce la glottide. 

I Crico-aritenoidei laterali, più piccoli dei 
su nominati, nascono dai Iati della cricoidea , 
e dal lembo suo superiore di essa ; vanno in- 
sù e posteriormente, per cacciarsi nel processo 
poco fa accennato della aritenoidea. Servono 
parimente a ruotare le aritenoidee sopra la 
cricoide, ma in contraria guisa dei posteriori ; 
per lo che aprono bensì posteriormente il 
piccolo pertugio della glottide, ma distendono 
un poco i legamenti. 

Gli Aritenoidei ohbliquì , ovvero ari-arìte- 
Tioìdei nascendo dalla base di una aritenoidea, 
anzi posteriormente ed esternamente , si por- 
tano obbliquamente verso 1' apice dell' altra 
aritenoidea, al di cui' lato esterno s'infiggono 
un po' al di sotto del suddetto apice. Quindi 
onesti due muscoli andando in decussazione 
avvicinano una all'altra le aritenoidee; strin- 
gono perciò la glottide; ma, se ho da credere 
a miei occhi, si rilassano insieme i leg.-ìnenti. 

L' Àritenoideo trasveno , ossia solitario 
trovasi sotio i precedenti, cioè avanti di essi. 
Nasce con picciole fibre da cjuasi tutto il 
margine esterno di una aritenoidea sola , e 
andando a traverso va al margine simile del- 
l' altra aritenoidea. Cosp'ra alla medesima 
azione cogli obbliqui. 



66 



Il Tiro-aritenoìdeo maggiore , uno per par-« 
te, ha principio dalla parte inferiore di quella 
fossetta , che abbiamo detto corrispondere in- 
ternamente al pomo d' Adamo , e discende 
obblicfuaraente ali" indietro avendo fine nella 
aritenoidea del suo lato un po' sotto V apice 
di essa. Trae quindi in avanti la parte su- 
prema di questa cartilagine; quindi spinge un 
poco indietro la tjase , per lo che avviene che 
i legamenti inferiori della glottide , a' quali 
s' '"appoggia esternamente con uu tiro-arite- 
noideo minore , si mettano più o meno in 
tensione. 

Il Tiro-aritenoìdeo minore ha principio dalla 
parte superiore della suaccennata fossetta della 
tireoidea, e discendendo obbliquamente cammirta 
sopra il tiro-aritenoideo maggiore, il quale 
taglia a croce, per inserirsi poi in fine nella 
base dell' aritenoidea del suo lato. Conduce 
la parte inferiore di questa cartilagine in avan- 
ti : quindi piega la base in dietro, con che 
i supremi legamenti della glottide si disten- 
dono più o meno in ragione della contrazione 
del. muscolo medesimo. 

Le Glandule spettanti alla laringe sono 
molte. La più insigne è quella , che gian- 
duia tireoìdea appellasi 3 e raffigura la Luna 
crt-scerte. Con mezza sua parte sta sotto i 
primi anelli della trachea , colle corna ri- 
volte in su più o meno elevate , per me^zo 



1 6'2 



clelle quali s'attacca alla cartilagine tireoidea , 
e alla fine della faringe : una certa appendice 
parimente glandiilosa da mezzo F aico di 
questa gianduia si produce talvolta in su ; la 
quale, come abbiamo ved ito recentemente 
ancora , si connette colla base delT osso joide. 
A quale specie poi di glandule appartenga, 
e qual ne sia 1' uso , non si è ancora sco- 
perto. Spesso da essa sbocca un condotto lin- 
fatico da una parte e dall'altra, il quale a 
destra si apre in un vaso linfatico (N. 43), 
a sinistra poi nel canale toracico. Inoltre so- 
pra le aritenoidi siavvi anteriormente un muc- 
chio di follicoli muciferl , il quale il Chiar. 
Morgagni, attesa la sua figura, chiamò glan- 
àula gnomonica. Simili follicoli non mancano 
sotto l'interna membrana della laringe e della 
trac hea , e massimamente nella sede dei ven- 
tricoli della laringe medesima. 

578. La Trachea ossia Aspera-arteiia è 
un tubo della medesima Struttura dei bronchi 
poco avanti (N 670) descritti. Imperciocché 
stanno i bronchi all' aspera-arteria , come i 
rami di ogni canale al tronco , dal quale de- 
rivano Giace quindi subito sotto la laringe, 
a cui è annessa , e occupa il sito anteriore e 
jnedio soito q\' integumenti del collo , e a 
questo tubo posteriormente è attaccato l'eso- 
fago per mezzo d' una cellulosa. 

J vasi della laringe arteriosi vengono dalle 



i68 



carotidi esterne, e talvolta ancora dalle snb-^ 
clavie ; i venosi parimente dalle giiigolarr 
esterne. I nervi dati a quelito tubo sono i 
ricorrenti, di cui parlammo nella Nevrologia. 

L' u^o di questo tubo è di dar strada al- 
l' aria che entra , ed esce dai polmoni , e di 
servire alla voce e alla loquela. 

57^^. L' 0350 Ioide, cosi detto perchè ha 
la figura defila lettera greca v. , perlo^^chè fu 
nominato ancora osso ypsiloideo, è un ossetto 
piuttosto tenue di cui fa d' uopo conoscere 
la composizione, il sito, le connessioni, i 
muscoli moventi , e 1" uso. 

Composizione. Primieramente è composto 
di tre pt-zzetti d'osso, de' quali quello di 
mezzo pili corto ma più grosso degli altrj 
due, dicesi base: corni poi si chiamano gli 
altri due , de' quali se ne congiunge uno per 
parte alla base stessa. Alla principal compo- 
sizione di questo vi si aggiungono due cor- 
picciuoli per ordinario cartilaginosi , i quali 
avendo la figura d' un grano di Tormento , 
perciò sogliono chiamarci assetti triticei. 

Sito. Sta r osso joide nella sede superiore 
e anteriore del collo subito sotto la lingua , 
e c;iace a traverso in tal guisa , che la base 
sta in avanti , le corna occupano i iati , gli 
ossetti triticei poi posti al di sopra sono ine- 
renti e s' appoggiano a quel luogo, dove le 
corna s' articolano colla base. 



169 

Le connessioni sono moltlpllci : perciocché 
per mezzo di legamenti è annesso alla carti- 
lagine tireoidea , e pei mezzo di muscoli pa- 
rimente : e muscoli ancora lo legano alla 
apofisi stiloidea delle ossa delle tempia, alla 
scapula, allo sterno, alla mascella inferiore, 
alla faringe, e finalmente alla lingna. 

I Muscoli sono dieci : vale a dire cinque 
paja 5 col nome cavato dalle inserzioni : chia- 
iTiansi Stilo-Joidei, Costa-joidei , Sterno-joidei, 
Milo-joidei , Genio-joidei. 

Gli Slilo-joidei derivando dal processo sti- 
Ioide discendono obbliquamente dalle parti 
posteriori , ed esterne in avanti e all'interno, 
e finiscono nell'osso joide., dove la base è 
coerente colle corna. Questo fine poi per lo 
più è bipartito, e per l'apertura ch'indi ne 
nasce paésa il tendine del muscolo digastrico 
o biventre (N 359). Se poi manca l'aper- 
tura , allora il tend'ue del digastrico si con- 
nette collo stilo joideo per mezzo di mem- 
brane , o di legamenti Servono a tirare in 

1 • 

su r osso joide e posteriormente , quando agi- 
scono ambidue , oppure lo tirano ciascuno ai 
suo lato , se uno solo separatamente si con- 
tragga. 

Costa-joldei. Dalla costa suprema della 
scapula vicino alla radice del processo cora- 
coideo , o da questa radice stessa , dove è 
scavata T incisura ( N. aaS), ascendono in 



170 

avanti delle fibre figuranti prima una benda, 
e finiscono nel!' articolazione della base del- 
l' osso joide colle corna nel luogo inferiore. 
Così compongono un lungo muscolo uno per 
parte ^ ma tenue, il quale circa alla metà 
dì sua lunghezza ha interposto un tendine 
dato forse per robustezza . Questi muscoli 
quando agiscono insieme, conducono l'osso joide 
in giù e posteriormente, e in uno dei lati» 
se uno o T altro solo di questi muscoli si fac- 
cia aa;ire . 

Sterno'joidei . L'origine di questi si è si 
dalla parte suprema interna dello sterno qua 
e là subito sotto la gola, sì ancora dalla 
vicina clavicola, o dal legamento che attacca 
lo sterno colla clavicola mv^desima . E questi 
muscoli pure rappresentano una benda distin- 
ta talvolta da una tendinosa intersezione ( per 
lo più nella faccia posteriore ) . Dalla indi- 
cata sede prodotti in su s'attaccano sodamen- 
te alla parte inferiore della base dell'osso 
joide . Servono ad abbassare questo ossetto , 
quando si contraggono. 

I Milo-joidei sono due muscoli piani, te- 
nui, e spiegati, i quali solamente dalla parte 
superiore, dove sono voltati contro la lingua, 
sono distinti tra loro da una linea bianchic- 
cia. Nascono da tutta la linea ossia spina, 
che sta prominente nella faccia interna della 
mascella inferiore ; come ancora dalle aspe- 



171 

rità, che parimenti internamente sorgono più 
o meno dal mento. Le fibre prodotte da que- 
sti luoghi convengono nella base dell' osso joi- 
de come da circonferenza al centro. Dall' a- 
zione di queste vien tratto in su codesto os- 
setto, e in avanti, e insieme in un de' lati , 
secondochè agisce il muscolo destro, o il sinistro. 

I Genio-joidei derivanti da quelle asprez- 
ze che si mostrano nel genio o mento , più 
grossi degli altri muscoli dell' osso joide , 
aventi quasi una forma rettangolare, e quasi 
immedesimati insieme , vanno in dietro, per 
attaccarsi al lembo supremo della base di 
questo osso. Quando si fanno muovere , con- 
ducono in avanti e insù l'osso joide ; il qual 
ossetto se sia stato tirato in giù dagli st^'no- 
joidei , e costa-jodei , e in questo stato si 
contraggano i muscoli genio-joidei;, allora de- 
primono la mascella inferiore ; ciò che sem- 
bra potersi fare ancora talvolta dai milo-joidei, 
per la medesima cagione. 

L' uso dell' osso joide è non solamente di 
sostentare la lingua , a cui è annessa , ma 
di servire ancora ad alcuni movimenti della 
lingua medesima , della laringe , e della fa- 
ringe ; poiché in esso s' inseriscono dei mu- 
scoli , che appartengono alle parti, che ab- 
biamo ora accennate. 

58o. La Lìngua è nn vìscere , che sta 
poggiato sopra 1' osso joide ; come abbiamo 



17^ 

detto poco fa.; ed è attaccata ad esso ; ai di 
cui moti perciò sempre obbedisce. Neil' esa- 
minare questo viscere ofFronsi agli Anotomici 
da considerarsi il sito , la figura , la divisio- 
ne , i legamenti , le connessioni , i muscoli , 
la sostanza , le glandule , gì' integumenti , 
le papille 5 i vasi finalmente , e T uso. 

Sito e figura. Queste due cose sono note 
a tutti : se non che se guardiamo alla fi- 
gura, ella è diversa , e varia , secondochè 
la lingua tiensi o nella sua sede , o si eac- 
cia fuori, o si tira in dietro , o si piega la 
punta insù o ingiù. Quando è tenuta nella 
sua sede , ha una figura piana-ovale , la di 
cui estremità anteriore è spiegata un po' me- 
no della posteriore . 

Divisione. Attesa questa figura , divìdesi in 
base, e in apice ; in due superficie, e in due 
lati. L' apice guarda in avanti , la base in- 
dietro : delle superficie una è superiore, l'al- 
tra inferiore ; e i lati un poco convessi si 
dividono in destro , e sinistro. La superficie 
superiore ha un certo solco, ossia linea che 
.scorie per mezzo la lunghezza della lin;^ua 
stessa, con che è divisa la lingua quasi in 
parte destra , e sinistra. 

Legamenti e connessioni . L' integumento 
della lingua , di cui parleremo da qui a po- 
co , sotto la lingua raddoppiato discendendo 
lega questa particella alle glandule, che vi 



.73 

Stanno sotto. Chiamasi questo legamento il 
frenulo Un altro legamento , che vien fuo- 
ri dalla parte suprema della fcJssa tireoi- 
dea (N. ^^6) congiunge colla lingua la car- 
tilagine scutiforme. Per altro il medesimo in- 
volto della lingua prodotto sopra l'epiglottide 
si dispone in tre pieghe, una in mezzo alle 
altre due, che uniscono la base dell'epiglot- 
tide colla base della lingua. Inoltre altri le- 
gamenti membranosi, continui alla base della 
lingua legano questa parte aJla mascella in- 
feriore, e alle parti vicine: come fanno alcuni 
muscoli particolari , i quali veniamo ora a 
descrivere. 

Muscoli. La lingua è annessa per opra dei 
muscoli al proce.'so stiloideo delle ossa delle 
tempia , ali' osso joide , alla mascella inferio- 
re , al palato molle, e alla faringe. Questi 
muscoli sono quattro paja, nominati dai loro 
inserimenti. Chiamansi Stiloi^lossi , Joglossi , 
Genioglossi ., e Linguali. 

Gli Stiloglossi nati dall' accennato processo 
stiloide vanno in giù , e in avanti insieme e 
all'interno per finire nei lati della base della 
lingua, producendosi tuttavia le fibre nel 
corpo stesso della lingua. Servono a tirar in 
su la lingua, in dietro, e a un lato e all'al- 
tro; la quale però spiegano nella base, se 
si contragga 1' uno e 1' altro nel medesimo 
tempo ; a un lato poi solamente, se un s®lo 
di questi agisca. 



«74 

Gli Joglossi derivano dalla base dell' osso 
Joide , e dalle sue cornale dagli ossi triti- 
cei. Da questa sede vanno in su al corpo 
della lingua : e quindi agendo le fibre insie- 
me tutte ritirano la lingua inferiormente e 
posteriormente, e la contraggono nella base, 
la stringono, o a sinistra, o a destra secon- 
dochè si contra2;G^ono le fibre destre o sinistre. 
Questa triplice origine fece, che gli Joglossi 
si dividessero in tre muscoli particolari , le 
fibre de' quali realmente non serbano la me- 
desima direzione. Imperocché quelle che na- 
scono dalla base dell' osso joide costituiscono 
i muscoli basioglossi ; quelle nate dalle corna 
i ceratoglossi ; e quelle poi , che vengono 
dagli ossetti triticei spesso cartilaginosi , i 
condroglossi. Quindi è facile il comprendere, 
perchè sia avvenuto , che alcuni , e non sen- 
za ragione abbiano dato alla lingua non quat- 
tro , ma sei paja di muscoli principali ; e in 
Tero i basioglossi non hanno niente di comune 
co' ceratoglossi; sebbene questi si possano con- 
fondere dagli imperiti coi rondroglossi. 

I Genioglossi più alti di tutti , i quali 
sono inseriti internamente al mento, vanno 
paralelli dal mento alla lingua inferiormente. 
Le fibre di questi parte s' affiggono alla lin- 
gua medesima in quel luogo propriamente 
dove gli joglossi sembrano aver fine; e quindi 
si portano con varia direzione pel corpo ;, e 



I7S 



per l'apice della lingua; parte poi, e queste 
inferiormenjte vanno ai lati , e si attaccano 
colla faringe ; nnentre intanto altre con un 
tendine tenue assai aderenti sono alla base 
dell' osso joide. Servono a condur la lingua 
in su , e in avanti , e la tirano ancora alle 
parti opposte, ogniqualvolta vogliamo contrar- 
re o queste fibre o quelle. 

I Linguali hanno sede nella superficie in- 
feriore della lingua qua e là accanto, ai mar- 
gini della lingua medesima : imperciocché ivi 
un fascetto di fibre scoprasi coperto dall' in- 
tegumento della Ingua, il quale internamente 
aderente al genioglosso cammina dalla base 
fino alla punta. Per lo che accorcia la lin- 
gua, e questa cacciata fuori o tirata in dietro 
serve forse a piegarla , concorrendovi però 
delle altre fibre , e perciò la incurva più o 
meno o al palato osseo, o al concavo, che è 
sotto la lingua. 

La sostanza della lingua , come ri vede 
dalla descrizione di questi muscoli , è per la 
la massima parte carnosa , frammischiate es- 
sendovi delle celle che contengono della pin- 
guedine, particolarmente alla base dei nervi, 
vasi, glandule, le quali cose tutte sono con- 
tenute neir integumento speziale della lingua. 

Le Glandule , ossia semplici follicoli occu- 
pano la base della lingua nella faccia supe^ 
riore. Questi follicoli spandono un rauco , più 



176 

frequentemente pel poro^ o meato in che sì 
aprono superiormente , talvolta poi ciascuno 
mette un breve condotto ; i quai condotti 
concorrendo insieme formano un canaletto 
prodotto dalla base dell osso joide fino alla 
terza parte incirca della lunghezza di tutta 
la lingua. La bocca di questo canaletto , o 
piuttosto il suo luogo incontrasi nella super- 
ficie superiore della lingua posto tra i mu- 
cosi follicoli or ora accennaci. Ma di rado 
assai ritrovasi e il canaletto, e la sua aper- 
tura. Per lo più osservasi solamente una spe- 
cie di forame coperto in certa guisa da una 
o dall'altra papilla informe : per la qua! 
cosa a questa specie di forame hanno dato 
il nome di forame cieco. 

Integumenti. Una tunica grossa piuttosto 
densa , massimimente nella faccia suprema 
della lingua, e ne'suoi lembi , continua colla 
cine della bocca veste le carni , i vasi , e i 
nervi,- di che è composta la lingua. Questo 
involto si può chiamate corpo papillare , in 
quantochè aspro si fa in certa tal maniera 
dai picciolissimi tubercoli , che diconsi papille 
( eccetto però la superficie inferiore della 
lingua ). E a questo involto cutaneo stavvi 
steso sopra un altro integumento mucoso fi- 
glio della cuticola , che fa le veci della cu- 
ticola stessa e del reticolo , e chiamasi pe-» 
riglottide. 



177 

Le papille sono quelle picclole tuberosità 
accennate poco fa ; delle quali è pieno il 
corpo papillare, e le quali sono eminenti più 
o meno dalla superficie superiore della lingua. 
Havvì di queste papille un triplice ordine. 
Sette, otto, o nove circa, ora più ora meno 
trovansi subito dietro il forame cieco disposte 
in forma d' arco o piuttosto d' angolo ottuso 
coir apertura volta in avanti ; oppure dove 
non siavi alcun forame, dietro la fossetta, la 
quale rappresenta in certa guisa il forame. 
Raffigurano quasi un cono inverso; la di cui 
punta perciò s' immerge nella sostanza della 
lingua; la base guardando in su depressa nella 
fossetta suole essere vestita d' un certo circolo 
bianchiccio , e da quella fossetta suole alzarsi 
un colletto o due. Queste papille chiamansi 
coniche inverse , da altri papille troncate. Al- 
tre papille, che dalla figura loro diconsi fun- 
giformi , costituiscono un altro ordine, e re- 
gnano più distesamente pel dorso , e pei lati 
della lingua. Il terzo ordine finalmente delle 
papille , che superano in copia le altre , sta 
massimamente alla punta della lingua. A que- 
ste per la figura loro, s' è dato il nome di 
papille coniche^ rette ^ o piramidali', da altri 
ancora chiamate villose. 

I vasi della lingua arteriosi sono generati 
dalle carotidi esterne: le vene poi apparten- 
gono alle giugolarii e i rami di queste, i 

paute or, ^a 



178 

quali sì veggono qua e là al frenulo della 
lingua, chiamansi Vene ranine, sopra le quali 
spjrjTono esternamente le arteiiuzze del mede- 
simo nome. I nervi vengono dal quinto, ot- 
tavo, e nono pajo. Questi vasi insieme coi 
(damenti nervosi invisibili e col tessuto cellu- 
ioso compongono le papille anzidette. 1 va- 
setti linfatici poi vanno alle vicine glandule 
«>:iu2olari. 

L' uso della lingua è vario: cioè di distin- 
guere i sapori , di servire alla masticazione , 
air inghiottire , e alla loquela . Quindi T or- 
dine del discorso richiede ora , che parliamo 
anotomicamente de' fonti della saliva , vale a 
dire, delle glandule Parotull , delle Mascel- 
lari y delle Sublinguali, di quelle della boc- 
ca, deWe Labòiali, delle Labbra, del Palato , 
delle Gengive, delle Fauci finalmente, della 
Faringe e dell' Esofago ; le quali cose tutte 
servono al masticare, alT inghiottire , e al 
parlare. 

58 1. Le Parotidi sono due glandule con- 
glomerate (N. S3) una per lato della faccia, 
occupante quello spazio sotto la cute , che 
dalla gola si stende fino all' angolo della 
mascella inferiore. Da questa sede spiegasi la 
parotide più o meno in avanti ; sta sopra il 
muscolo massetere, e si produce come in due 
corni , de' quali il superiore è posto sotto la 
gola ; 1^ altro inferiore e insieme più corto 



179 



tocca il marnine della mascella inferiore; nel 
c|ual luogo havvi ancora la 'glantlula mascel- 
lare , di cui parleremo fra poco , e colla 
quale per lo più si unisce , ed è quasi con- 
tinua. Parte (Iella parotidc si estende ancora 
in dietro sotto V oreccliio in altri più , in 
altri meno. Esce da quella il condotto nomi- 
nato Stenoniano composto dai canaletti degli 
acini concorsi insieme, il quale, cammin fa- 
cendo avanti il muscolo massetere e il bucci- 
natore , pertugia poscia questo , e dentro la 
cavità della bocca si apre alT altezza in circa 
e alla sede del terzo dente molare della ma- 
scella superiore . A questa gianduia stanno 
sopra esternamente delle altre glandule mi- 
nori d' un numero incerto , le quali appae- 
tengono al genere delle conglobate (N. 52) . 

583. Le Grandule mascellari stanno una 
per parte nella faccia interna della mascella 
inferiore , ed il suo proprio luogo è tra il 
muscolo pterigoideo interno (N. 359 ) ^ f 'an- 
golo della medesima mascella . Le glandule 
sono minori della parotide , al di cui corno 
inferiore sono per lo più attaccate , e ?ono 
annoverate tra le glandule conglomerate. Per 
\à più gran parte hanno una Ibrma globosa ; 
ma verso il mento mettono un' appendice , 
per mezzo della quale si uniscono frequente- 
mente colle sub-linguali . I canaletti degli 
acini componenti formano un condotto fscre- 



i8o 



torio comune uno per parte, il quale clila-* 
ìiiasi condotto Wartoniano , e che partendo 
«lalla sede posteriore della gianduia apresi 
colla sua boccuccia sotto la lingua, qua e là 
a quel legamento chiamato frenulo. 

583. Le Sublinguali , ovvero Riviniane 
sono due glandule deil' ordine delle conglo- 
merate , le più picciole delle glandule sali- 
tali , delle quali il sito si fa noto dallo stesso 
nome, e stanno sopra il muscolo milo-joideo. 
Hanno come una figura ovale , colla estre- 
mità più contratta volta in avanti. I canaletti 
brevi , che nascono dagli acini componenti , 
parte formano due o un condotto escre- 
torio comune , il quale concorre quasi 
sempre nel condotto "Wartoniano ; parte fo- 
rano la membrana che veste la bocca sotto 
la lingua, e andando non in avanti ma piut- 
tosto air esterno , colla loro boccuccia si 
aprono non lungi dalla gianduia medesima 
dentro la cavità della bocca. 

584. Quelle della bocca , e [abbiali. La 
parte interna della bocca è fornita di molti 
follicoli come a foggia di lente sparsi qua e 
là , i quali spandono dal proprio poro o 
meato un muco dentro la cavità della bocca. 
E questi follicoli, per la diversità del luo- 
q;o , in cui stanno , hanno sortito un diverso 
nome. Laonde quelle che stanno vicine al 
condotto Stenoniano e nelle vicinanze > cha-^ 



iSi 



tliansi glandule della bocca : lahhiali quelle 
che ornano internamente le labbra : Molari 
quelle che si trovano attorno ai denti di que- 
sto nome: Palatine finalmente quelle che sono 
poste nella membrana che copre il palato 
osseo, e il molle ancora: e queste poi rap- 
presentano piuttosto piccioli seni oblunghi ^ 
che follicoli o caverne. 

I Vasi arteriosi che si attribuiscono a que- 
ste glandule salivali nascono dai rami della 
carotide esterna ; le vene poi riportano ai 
tronchi della medesima spezie il sangue rice- 
vuto dalle arterie , che avanza dalla separa- 
zione della saliva. De' filamenti nervosi prin- 
cipalmente vanno errando per le glandule 
salivali , e sono figlj del secondo e terzo ra- 
mo del quinto pajo, non altrimenti che della 
dura porzione del nervo acustico. 

L' uso di queste glandule e dei follicoli è 
di separare reciprocamente la saliva e \\\\ 
muco , il quale insieme col vapore della boc- 
ca somministrato dai fonti esalanti si fram- 
mischia cogli alimenti , per servire alla loro 
concozione , per cavare da essi il principio 
saporoso , affinchè , trovando la strada lubri- 
cata , possano essere inghiottiti ; finalmente 
serbano umida la cavità della bocca , acc'ò 
facile sia , e spedita la loquela. 

585. Quante sieno le labbra a tutti è no- 
to. Da queste principia la cavità della bocca, 



ì'Ó2 



e sono composte dì muscoli altrove già tle=- 
scritti e delineati , e di comuni integumenti . 
Uno è superiore , inferiore l' altro. Dove so- 
lìo rubicondi , ivi la cute è assai sottile , e 
a questa parte prominente fornita di moltis- 
simi vasetti si diede il nome di prolabbro . 
Dove le labbra si uniscono diconsi angoli delle 
labbra: ma si attaccano ancora colle gengive 
sotto, e sopra a mezzo i denti incisori mercè 
d'un certo frenulo prodotto dalla cute interna. 

586. Il Palato è doppio , osseo l'uno, l'al- 
tro molle e pendulo, che si chiama anche 
velo del palato. Quello è composto delle os- 
sa mascellari , sopra al quale si stende una 
grossa membrana e spugnosa continua alla 
cute e alla cuticola; la quale indietro riflet- 
tendosi in se stessa , e sorgendo per farsi 
continua con quella che veste le narici, con- 
tiene tra questo raddoppiamento delle fibre 
carnose , che servono a muovere diversamen- 
te questo palato medesimo. 

587. Le Gengive sono parti membranose , 
composte dalla membrana che cinge interna- 
ynente le labbra e la cavità della bocca , e 
il periostio delle mascelle ; la sostanza che sta 
trammezzo a queste membrane è come spun- 
gosa e fornita di moltissimi vasetti. 

588. Le Fauci non sono altro che una 
certa cavità piuttosto ampia , che si trova 
dietro il palato molle ora descritto ; ed è 



83 



circoscritta da quelle partì che ora vengo ad 
accennare. Cioè nella sede superiore dalla 
base del cranio^ e principalmente dalla apofisi 
basilare dell' osso occipite , e dalla parte di 
mezzo dell'osso sfenoideo; inferiormente dalla 
faringe ; posteriormente dalla suprema farin- 
ge medesima ; finalmente in avanti e lateral- 
mente dal palato molle ; dietro al quale e 
superiormente e insieme esternamente qua e 
là apresi un forame la maggior parte cartila- 
ginoso, che conduce al timpano dell'orecchio 
per il canale nominato tuba Eiistacìdana. 

I vasi arteriosi delle labbra , del palato , 
e delle fauci provengono dalle discendenze dei 
rami che escono dall' esterna carotide: i ve-* 
nosi appartengono alle gingolari estertie : i 
nervi poi di queste parti vengono dal secondo 
e terzo ramo del quinto pajo , quei delle 
labbra vengono ancora dalla dura porzione 
del nervo acustico. 

V uso delle labbra è evidente nella pro- 
nuncia di alcune lettere , nel prendere gli 
alimenti , e nel masticarli. A quest' ultimo 
ufficio serve ancora il palato , come anco 
air inghiottire ; le fauci servono all' inghiot- 
tire , al respirare , e a parlare : le gengive 
infine sembrano date a tener sodi in certo 
modo i denti ne' proprj alveoli. 

589. La Faringee è il tubo, che principia 
dalle fauci, quasi tutto muscolare, e i di cui 



i84 

muscoli, quasi tutti spiegati in guisa di meni-*' 
brana, sono compresi d' ogni intorno come 
(la due tuniche; una interna detta nervosa, la 
quale è continua colla cute della bocca ; 
l' altra esterna, che è cellulosa . Ecco poi 
quelle cose che vengono in questo tubo consi- 
derate dagli Anotomici : il sito , la connes- 
sione , la figura , un triplice orificio , ì mu- 
scoli , le glandule y ì vasi , e i" uso. 

Il sito della faringe è subito dietro le 
fauci, e perciò nella bocca, e nella parte 
suprema del collo; imperciocché posteriormente 
tiene le vertebre superiori del collo : ante- 
riormente ha la lingua , 1' osso joide , e la 
laringe; superiormente 1' osso basilare co' suoi 
processi pterigoidei ; gli uni e gli altri ossi 
tanto i temporali , quanto i palatini e 1' a-' 
pofisi occipitale ; inferiormente in fine ha 
Y esofago. 

La connessione di questo tubo colle altre 
parti è moltiplice: è legato principalmente 
per mezzo d' una cellulosa al corpo delle 
vertebre del collo ; alla lingua , all' osso joi- 
de, alla laringe per mezzo di varj muscoli; 
altri muscoli ancora , e membrane legano su- 
periormente la faringe non solo alle ossa 
suaccennate , ma ancora all' apofisi basilare 
dell' osso occipite, alla mascella inferiore là 
agli ultimi denti molari , e finalmente ai 
processi stiloidei e ai pterigoidei. 



i8i 



Figura . Questo tubo raffigura in cer- 
to modo un infundibolo compresso alquan- 
to da in avanti all' indietro . La parte 
larga è la superiore ; si stringe poi alquanto 
la faringe alla sede dell' osso joide; poscia 
dilatasi dietro la laringe , e facendosi a poco 
a poco più angusta finisce poi nell' esofago. 
Si può dunque considerare fornito di due ^pa- 
reti ; uno posteriore e questo continuo , e la 
maggior parte carnoso , anteriore T altro , il 
quale è annesso alla faccia posteriore della 
laringe , quasi affatto membranoso fuorché 
superiormente, dove si congiunge colle ossa 
palatine , e coi lati della lingua non lungi 
dalla base di questa. Questa parete , arrivata 
colla sua parte membranosa alla sede supe- 
riore della laringe , è forata quasi d'un ampio 
buco , che è T orificio delle fauci. 

Triplice orificio. Questo forame alle fauci ^ 
che chiamasi ancora istmo delle fauci , è 
l'orificio anteriore, il quale nella patte su- 
periore è terminato dal palato molle e dal- 
l' uvola , e nella inferiore dalla base della 
lingua. L' altro orificio è superiore , che si 
apre nelle narici interne. Il terzo final- 
mente è posto inferiormente, e corrisponde 
air esofago. 

I Muscoli che sono contenuti tra le due 
accennate membrane, se si eccettuino la parte 
superiore del muscolo stilo-faringeo , e il 



l86 

principio eli altri che sono attaccati alle ossa 
clije stanno cV attorno , questi muscoli , dico , 
sono molti. E primieramente dal processo stì- 
Ipideo delle ossa delle tempia discendono ante- 
riormente e internamente delle fibre carnose 
conformate prima in un tenue funicello, poscia 
spiegate lambiscono i lati supremi della faringe, 
e quelli della tireoidea, a cui sono attaccate. 
Le cliiamano muscolo stilo- faringeo , il di 
cui ufficio è di tirare in su la faringe , e 
insieme alquanto allargarla. Siccome poi per 
mezzo di alcune fibre s' inserisce ai processi 
tanto superiori che inferiori della cartilagine 
tireoidea , perciò serve a condurre in su e in 
dietro ancora la laringe. Le carni restanti 
della farinose , sebbene sembrino comporre 
molti muscoli , si ponno tuttavia ridurre a tre 
ordini; cioè ai constrittori superion , medj , 
e inferiori. 

I Constrittori superiori sono fibre carnose , 
le quali nate da molti luoghi superiori parte 
carnosi e parte rondinosi , e infine ossei for- 
mano come la parte superiore della faringe. 
Le principali tra queste però sono quelle che 
derivano dai processi pterigoidei, dalle ma- 
scelle, e principalmente dalla inferiore vicino 
af^ìi ultimi denti molari , e finalmente dalla 
fingua medesima. Codeste fibre sono dette da 
alcuni muscoli pterigo-faringei, milo-faringei > 
glossa-faringei. Se poi costiiu'iscono i muscoli 



187 

constrittori della faringe , si vede V officio 
di queste fibre. 

Constrittori medj Dalle corna dell* osso 
joide , e non di rado ancora , essendovi tra 
mezzo un picciolo spazio, dagli ossetti triti- 
cei di esso sorgono come delle altre carni , 
di cui la maggior parte riflessa posteriormente 
colle fibre convergenti ascende all' apofisi ba- 
silare dell'osso occipite; per l'ordinario poi, 
anzi quasi sempre intervenendo una tenue 
membrana tendinosa inserita in questa apofisi. 
Queste fibre convenendo posteriormente in an- 
golo colle compagne loro, siccome escono da 
due luoghi dell' osso joide , e si dividono 
quasi in due muscoli , sono i constrittori medj 
della faringe , ai quali altri diedero il nome 
di io-faringei. 

I Constrittori inferiori sono alcune fibre 
carnese generate dalla cartilagine tireoidea e 
dalla cricoidea , le quali a poco a poco più 
spiegate, e andando posteriormentt; costitui- 
scono la parte posteriore e inferiore della 
medesima faringe. A queste fibre si è dato 
ancora il nome di muscoli T ire 0- faringei , e 
Crico- faringei. Questo tubo adunque è com- 
posto dai tre accennati ordini di muscoli , i 
quali tutti, come dal nome loro è chiaro, 
contraendosi ordinatamente stringono la farin- 
ge dopa che è stata allargata dagli alimenti 
inghiottiti. Ma tra il raddoppiamento di quel- 



i88 



la membrana mucosa e piuttosto grossa, dalla 
quale è composto il palato molle fornito del- 
l' uvola , abbiamo detto esser contenute delle 
carni divise in muscoli particolari , i quali 
ora veniamo a descrivere. 

Il Constrittore deli' istmo delle fauci è un 
muscolo che sorge dai Iati della lingua poco 
avanti la base di questa , ascendendo nel 
palato molle ossia nel pendulo , e producendo 
delie fibre fino nell' uvola, Cliiamasi da altri 
muscolo glosso- sta filino. Qual sia il di lui 
officio lo dichiara il nome di constrittore . 

Il Palato- faringeo , ovvero secondo alcuni 
il f aringo- stafilino dipende dal lembo delle 
ossa palatine (N. 147 ); e le di lui fibre 
disperse pel palato molle costeggiano nel di- 
scendere i lati della stessa faringe , la quale 
tirano in su , e la contraggono in accorcia- 
mento, mentre abbassano il velo del palato. 
Ele^mtore del palato molle . Dalla tuba 
Eustachiana ( N. 588 ) deriva una carne for- 
mata in funicolo , il quale andando in giù 
e all' indentro finisce nel palato molle ovvero 
nel pendulo. Da altri nomasi questo muscolo 
salpingo-stafìlino , per T azione del quale 
vien condotto insù e indietro il velo pendu- 
lo s e insieme ancora si contrae un poco , 
ovvero si rende meno spiegato. 

L' Uvola poi , la quale sta in mezzo di 
questo velo, è una particella in altri più, in 



189 

altri meno conica e gonfietta , coli' apice , 
che guarda in su. La sua fabbrica conviene 
perfettamente con quella del palato molle 
( N. 585). Questa particella vien tratta in 
diverse partì non tanto dall' azione dei mu- 
scoli che stanno dentro la raddoppiata mem- 
brana del velo palatino , quanto da quella 
d' altri, che sinominano azigo jàeW uvola , 
e circonflesso del palato. i 

U Azigo dell' uvola è una congerie di fi- 
bre y spesso appena rosse , o neppure rosse , 
disposta a fogi^ia di cono , colla base fitta 
nelle ossa palatine, colla punta corrisponden- 
te air apice dell' uvola. Non di rado a me 
si offrirono queste fibre a fi^ggia d' un doppio 
tenue fascette^ i quai fascettì derivando dalle 
ossa palatine, vicino al setto delle narici , 
distinti tra loro da una leggier linea bian- 
chiccia , vengono nel!' uvola, la cui lunghez- 
za vanno misurando , e compongono parte 
della sua grossezza. Comunque siasi però, 
egli è certo che 1' officio di queste fibre è 
di contrarre 1' uvola in guisa che si fijccia 
più corta. 

Circonflesso del palato. Dalla tuba Eusta- ♦ 
chiana , la quale è ossea vicino alla cavità 
del timpano dell'orecchio, in cui si apre, 
e. nel restante tratto parte cartilaginosa , e 
parte membranosa ; da questa tuba , dico , 
liasce con doppio principio tendinoso un mu-» 



190 

scolo ( vale a dire in minima porzione dalla 
parte ossea , nella restante poi dalla cartila- 
ginosa ) , il qual muscolo ha come la forma 
d' un triangolo ottusangolo ; e prolungato in 
giù e indentro viene fino alT uncino o pic- 
ciol amo ( N. 140) dell' apofisi pterigoidea 
interna , aggiungendovisi poco prima un ten- 
dine, il quale s'aggira attorno all'uncino; 
poscia andando quasi trasversalmente e spie- 
gato in aponevrosi conviene colla aponevrosi 
del suo compagno alla sede della sutura delle 
ossa palatine ; al margine delle quali è va- 
lidamente attaccato , come anco alla mem- 
brana che si stende sopra queste ossa , e i 
luoghi vicini. Attesa la sua sede , e piega- 
tura attorno 1' uncino or indicato , fu detto 
circonflesso del palato; da alcuni poi musco- 
lo nuovo della Tuba. Commuove la parte 
membranosa della tuba, e la preme alla car- 
tilaginosa , con che si stringe il diametro di 
essa tuba : tende inoltre la parte suprema 
del palato molle, e trae 1' uvola all' ingiù. 

Glandule. Il velo del palato , come abbia- 
mo detto, fa un arco; ma quest' arco è 
•come sostenuto da quattro picciole colonne , 
due in avanti , e due posteriori. Le colonnet- 
te anteriori sono i muscoli s:losso-sta filini , 
ossia il constrittore dell' istmo delle fauci ; 
i posteriori poi appartengono al muscolo pa- 
lato-faringeo , ovvero faringo-stafìlino. Nel. 



191 

lo spazio che divide queste colonnette , il 
quale è occupato da una membrana, vi so- 
no due glandule, una per lato, che dagli 
Anotomici chiamate vengono amìgdale , ov- 
vero tonsille. Sono composte di follicoli^ o 
cavernette mucifere unite insieme mercè una 
breve cellulare , la quale col proprio robu- 
sto involto comprende l'aggregato di queste 
caverne , aggiugnendovisi un altro involto 
dalla membrana interna della faringe, la 
quale copre i suaccennati muscoli , e ante- 
riormente fa una piega , quasi una specie 
di valvula , forse fatta apposta per modera- 
re la troppa effusione del muco dai meati di 
que' follicoli. Oltredichè dietro la tonaca in- 
terna della faringe trovasi una gran copia di 
queste cavernette , ma non formata in foggia 
d'una gianduia composta; le quali cavernette 
col loro umore frammischiato a quel che tras- 
suda dalla faringe lubricano la strada all' in- 
ghiottimento de' cibi. 

590. VEsofago è un canale la maggior 
parte carnoso, il quale è continuo alla fa- 
rinose, e sta quindi nel collo e nel petto su- 
bito dietro l' aspera-arteria, colla quale si 
congiunge per me^zo d' una membrana cel- 
lulosa . Discende quasi rettamente avanti ai 
corpi delle vertebre dalla sua origine fino 
alla fine ; se non che nel petto un poco so- 
pra r aorta si piega a destra , per ritornar 



192 

poi subito alla sinistra , e trapassando le car- 
ni del diafragma che in questa sede si apro- 
no, spiegasi subito nel ventricolo. La mem- 
brana interna ì' ha comune con quella della 
farino;e ; dietro alla quale si ritrovano simil- 
mente delle cavernette mucose. Una tonaca 
carnosa composta di forti fibre circolari ab- 
braccia questa membrana , colla quale è at- 
taccata , stendendovisi sopra un' altra tonaca 
tessuta di fibre longitudinali . Le circolari 
stringono il tubo e lo prolungano; più corto 
poi lo fanno nel contraersi 1« longitudinali, 
e insieme Io allargano . 

I Fasi arteriosi vengono alla faringe e 
all'esofago dall'aorta principalmente, dalle 
corotidi , e dalle intercostali ; talvolta ancora 
1' esofago riceve questi vasi dalle figlie della 
subclavia , e delle bronchiali. Le vene poi 
riportano il sangue alle giugolari esterne, e 
alla azigo . I Nervi sono prodotti dal quinto 
e ottavo pajo. I linfatici finalmente vanno 
alle numerose glandule giugolari. 



!93 



CAPO TRIGESIMOSESTO 

Del Capo. 

59i.V^gnun vede qual sia la forma, e 
il sito del Capo : questo dividesi in singolari 
regioni , delle quali abbiamo noi altrove par- 
lato, come ancora delle sue ossa , integu- 
menti , capelli , e muscoli. Ma olFronsi agli 
Anotomlci da esaminare in questo ventre su- 
periore del corpo umano altre cose : che so- 
no il Cervello, e gli altri tre organi de' sen- 
si esterni,- l'odorato cioè, la vista, e l'udito; 
poiché r istromento del tatto lo abbiamo già 
considerato nella descrizione degli integumenti 
comuni ; 1' organo del gusto poi si è da noi 
poco fa spiegato per conservare il medesimo 
ordine nell' accennare auotomicamente le parti 
del corpo umano ;, cbe argomento e materia 
somministra alle pubbliche nostre prelezioni. 

592. 11 Cervello è un viscere grande, poi- 
ché riempie il cranio. Dei particolari ripari 
furono dati a questo viscere : il cranio cioè 
( coperto del suo periostio o pericranio) , due 
membrane , ovvero tre: una esterna più gros- 
sa delle altre , che dura meninge chiamasi 
ovvero dura madre : V altra posta sopra a 
questa chiam.ata pia meninge , ovvero pia mu- 

JPARTE IV. ^3 



194 

dre composta di due lamine , delle quali 
r esterna se taluno vuol chiamarla , come 
li^nno Auto alcuni , aracnoidea , tre allora 
saranno gP integumenti molli ossia membra- 
nosi del cervello (\). 

593. Abbiamo già mostrato nell'Osteologia 
di quante e di quali ossa sia fabbricalo il 
Cranio. Per poter poi esaminare adequata- 
mente il cervello contenuto nel cranio, devesi 
questo tagliare con una sega orizzontalmente , 
conducendo la sezione dalla parte quasi infima 
deir 0850 frontale fino alla medesima sede 
dell' osso occipite. Eseguito diligentemente il 
taglio che non si offenda cosa alcuna conte- 
nuta in questa cavità, con una leva, quando 
ciò non posfa farsi tirando colle dita, si dee 
rimuovere la parte superiore dalla inferiore ,* 
il che si fa ora con minore ed ora con mag- 
giore difficoltà , e allora guardando interna- 
mente nella parte stata levata del cranio 
appariscono certi punti rossi , i quali danno 
a vedere i vasetti comuni al cranio stesso e 



(1) Pretendono alcuni che I' Aracnoidea non sia una- 
lamina della pia meninge , massimamente perchè non 
è cosi largamente spiegata conìe la pia meninge pro- 
priamente detta ; né come fa questa , s" insinua nei 
rivolgimenti, o giri intestiniformi del cervello. Ma la 
lamina esterna ancora della dura meninge si estende 
meno dell' interna , e tuttavia tutte e due le lamine 
compongono ufla membrana sola. 



195 

alia dura meninge , mercè i quali principal- 
mente questa membrana è attaccata per tutto 
a questo coperchio osseo. 

S94. La Dura Meninge è la principale tra 
gr involti membranosi elei cervello, e il più 
esterno di tutti; in che considerano gli Ano- 
tomici la estensione^ le connessioni, la strut- 
tura , i processi , le cavità particolari , ossia 
seni, \e glandule , i vasi finalmente, e V uso. 

L' Estensione di questa membrana è tale , 
che nella faccia esterna si accomodi alla ca- 
vità del cranio; e inoltre copra quei fora- 
mi, e si porti ancora più o meno oltre , i 
quai forami sono scolpiti nel cranio medesimo, 
e sono trapassati da alcuni vasi e nervi , o 
conducono a certe minime cavità , che si ri- 
trovano dentro alcuni ossi. Quindi tra le sue 
principali produzioni, oltre di quella, dalla 
quale sono cinte le orbite internamente , de- 
vesi aver in riflesso quella massimamente , 
che si stende per la teca delle vertebre lino 
alla fine dell' osso sacro. 

Connessione . Per mezzo de' vasetti e di 
nn tessuto celluioso breve assai ma robusto 
si unisce al cranio dove fortemente e dove 
debolmente, massimamente alla base, e a 
certi leggieri solchi , dentro i quali stanno 
nascosti in qualche parte dei seni da noi al- 
trove (N. 41'*^) descritti. 

Struttura. Questa membrana è composta di 



196 

(lue lamine : esterna 1' una , interna 1' altra. 
Queste hanno una natura cellulosa , ma sti-» 
pata moltissimo e dtnsa; e in alcuni luoghi 
veggo' si alcune fila che vanno a croce quasi 
tendinose; d'onde Forse n' è avvenuto , che 
alcuni hanno pensato che a questo involto 
non manchi ancora la struttura muscolare. 

Processo. La lamina interna della dura 
meninole, umida più che T esterna d'un va- 
pore esalabile , si scosta dall' esterna alla se- 
de della sutura sagitt-ie ( N. 126), e pro- 
dotta inferiormente iorraa il setto composto 
di due lamine insieme unite, il quale frap- 
posto al lobi del cervello ha la forma di fal- 
ce , colla punta piantata nella cresta di gal- 
lo ( N. 141 ) stando posteriormente Taltra 
parte restante , la quale a poco a poco gra- 
datamente cresce in larghezza , ossia s' im- 
merge più profondamente tra quei lobi. Chia- 
mano questo setto processo falcato^ ovvero 
falce della dura meriinge , che all' eminenza 
crociforme ( N. i33) dell'osso occipite spie- 
gasi moltissimo qua e là , e cosi si converte 
in un altro setto ^ posto quasi orizzontalmen- 
te, contenendo un ampio forame, per cui 
passa la midolla del cervello, e si fa conti- 
nua colla midolla del cerebello. A quest' altro 
setto diedero il nome di tentorio , il quale , 
attesa la sua situazione , costituisce i cosi 
phiamati da altri processi trasversi della dtj- 



»97 

ta. meninge. Questa lamina interna ancora 
della dura meninge sorge alquanto posterior- 
mente alla sede inferiore [nincipalmente del- 
l'osso occipite, e cacciatasi alquanto tra i 
lobi del cerebello forma iì picciolo setto , 'che 
è la falce , ossia il processo falcato uel ce- 
rebello. Codesti processi sostengono le parti , 
alle cjuali si frappor.gono . nelle w.rie posi- 
zioni del corpo , affinchè una noa resti com- 
pressa dall'altra con danno. 

Seni Là dove questa lamina interna si se- 
para dalla esterna, lascia dei piccoli spazj 
quasi triangolari, dati a ricever il sangue che 
ritorna dalle vene del cervello. Questi mini- 
mi spazj , ora comunicanti insieme^ ora con- 
tinui e in nessun luogo interrotti , sono i seni 
da noi già descritti ( N. 418 ), de' quali quasi 
tutti il sangue per quelli che diconsi laterali 
spandesi nella coda , ossia bulbo ( N. 4 1 a ) 
della vena o;iun;olare interna. 

Certe glandule , di cui non si sa ancor 
bene la vera fabbrica , veggonsi nella dur^ 
meninge in luoghi incerti, di naaìero paii- 
menti incerto, e di va«io volume. Alcuni non- 
dimeno le vogliono delle conHobate : ma l'abi- 
to loro , come avvertimmo m altro Inogo 
( N. 443 ) , è tale , che non mostra eviden- 
temente abbastanza la strutcura delle con- 
globate. 

I Vasi arteriosi ven2;ono somministrati dal- 



1' una e dall'altra carotide, e dalle vertebra- 
li: i venosi sono i seni poco fa accennati, 
alcuni de' quali minori apronsi nelle vene 
vertebrali, 

L' uso di questa membrana è di vestire 
internamente il cranio , e così far le veci 
del periostio interno , e riempire le cavità 
minori del cranio stesso, e legarle colle emi- 
nenze vicine : con che si ottiene che il cer- 
vello non si possa muovere, e che quindi per 
minima cagione non si offenda. 

695. L' Aracrwidea , ovvero la lamina 
esterna della pia meninge , è una tunica te- 
nuissima , che agogna in certa maniera la 
tela de' ragni , donde prese il nome (1). In 
questa fa di mestieri conoscere il sito^ Y esten- 
sione , la connessione , le glandule , i vasi , 
e r uso. 

Sito. Sta sotto la dura meninge , dalla 
quale sembra separata mediante principal- 
mente un vapore^ che alle volte raccogliesi 
in acqua , quando per lo contrario è stretta- 
mente attaccata alla lamina interna della pia 
menin2;e. 

Estensione. Spiegasi per tutti quei luoghi , 



(1) Se alcuno vuole avere 1' aracnoidea per una tu- 
nica particolare , e non per una lamina esterna della 
ia meninge, come è piaciuto ai chiarissimi Winslow» 
idley , ed altri j io non contraddirò al certo. 



199 

<:lie sono occupati flalla tliiia meninge, ossia, 
per parlare più propriamente, si stende sopra 
il cervello, e le sue produzioni. Quindi an- 
ch' essa entro la teca delie vertebre larga- 
mente abbraccia il funicolo spinale come la 
meninge dura. Per altro quando 1' aracnoidea 
arriva a quella parte di questo funicolo , che 
chiamasi coda di cavallo , là certamente 
questa tunica è più spiegata che la dura me- 
ringe ; poiché essa si caccia tra i fili che 
compongono la coda, forma certe lamette più 
ampie, da cui questi fili sono legati tra loro. 

Connessione. È aderente alla lamina interna 
( vale a dire , se così piace , alla dura me- 
ninole ) quasi per ogni dove : imperciocché 
alla base del cervello trovansi certi luoghi , 
in cui questa tonaca separata dalla lametta 
interna rappresenta un velo steso sotto alcune 
parti del cervello medesimo , e trasferito da 
una sede all'altra. Inoltre mercè il legamento 
dentìculato, di cui parleremo poi, si connette 
dentro la teca delle vertebre colla lamina 
interna della dura meninge. 

Le Glandule sono le medesime, che abbia- 
mo detto appartenere alla dura meninge : 
sembrano sedere sopra la stessa aracnoidea , 
in quantochè sono collocate tra le fibre di 
queir involto che si aprono, 

Dei vasi nessuno fino ad ora si è vera- 
mente trovato in questa membrana. Sarà 



200 



forse che questi vasetti non cadono sott' oc- 
chio , perchè composta questa membrana so- 
lamente (li picciolissimi linfatici? Vi furono, 
se ben mi ricordo, alcuni uomini chiarissimi, 
che cosi la pensarono. 

Uuso forse è questo, ili confermare e so- 
stentare i vasi della lamina propria interna , 
ossia della pia meninge, i quali tra i giri 
del cervello discendono con questa stessa me- 
ninge. Per altro si può riputare per una qual- 
che difesa del cervello, che garantisca in certo 
modo questo viscere, talmente che impedisca , 
che se qualche cosa siasi sparsa sotto la dura 
meninge , non s' insinui troppo facilmente in 
quei giri intestiniformi del cervello, non sen- 
za qualche detrimento della economia del 
medesimo. 

696. La Pia Meninge, ovvero la lamina 
interna di questa membrana, è un altro in- 
volto membranoso del cervello, il quale veste 
più davvicino la sostanza di questo viscere. 
Questa lamina dagli Anotomici consideraca 
mostra degne d'osservazione la struttura sua, 
l'estensione, le connessioni, i vasi, e Vaso. 

La struttura è cellulosa, come quella della 
sua lamina esterna ; con questa differenza 
però che dove in essa non si veggono vaset- 
ti , per lo contrario in questa lamina i vasi 
tessuti dentro sono evidenti , e copiossissirai- 

L' estensione è un poco p'ù grande di 



201 



cjuelìa degli altri involti del cervello già de- 
scritti. Imperocché non solamente si diffonde 
per tutti quei luoghi , per cui abbiamo det- 
to stendersi la dura meninge , e la lamina 
esterna della pia ossia l'aracnoidea ; ma inol- 
tre forma certi piccioli setti composti dalla 
doppia lametta cacciati tra quei rivolgimenti 
del cervello , che sono rappresentati dai giri 
intestiniformi del cervello medesimo , sì anco- 
ra tra le lamette trasverse del cerebello; an- 
zi questa meninge trapassa il cordone spina- 
le , poiché lo divide quasi in due colonnette, 
e veste di piia le cavità interne del cervello, 
e i collicelli ,• esce finalmente dai forami del 
cranio , e non solamente involge i nervi , ma 
s' insinua ancora nella loro sostanza. 

Le connessioni di questo involto parte si 
fanno colla di lui lamina esterna, come poc'an- 
zi abbiamo avvertito , parte colla sostanza 
del cervello , del cerebello , e del cordone 
spinale. Dentro il cranio ancora è attaccato 
colla dura meninge per mezzo delle vene del 
cervello, le quali si aprono nei già descritti 
seni di questa meninge. 

I vasi arteriosi vengono dalle carotidi in- 
terne e dalle vertebrali : le vene vanno ai 
seni della dura meninge , e da questi alle 
giugolari interne per la massima parte , sì 
ancora alle vertebrali. 

L' uso della pia Meninge principale si è 



202 



di condurre i vasi sanguigni nel cervello, di 
ordinarli , e quasi distribuirli pei suoi vatj 
rivolgimenti, aperture , collicelli, e recessi. 

Ò97. Contemplando gli Anotoraici il cer- 
vello , ne osservano la figura , la divisione ; 
la sostanza esterna , e interna ; il Corpo 
calloso; il Setto lucido-, la Fornice; ì Ven- 
tiìcoli ; i Plessi coroidei ; i Corpi striati ; ì 
Talami dei nervi ottici; le Eminenze quadri- 
gemine^ la Valvula grande; V Infondibolo e 
gianduia pituitaria ; le Gambe dello stesso 
cervello; la Protuberanza anulare; la J//— 
dolla oblungata ; i Nervi che derivano da 
questa midolla; i Vasi finalmente che s' in- 
seriscono dentro lo stesso cervello ;, e de' quali 
è composto , e ne viene trascorso. 

La figura n è ovale ; la di cui superficie 
esterna^ e superiore e laterale è più o meno 
convessa; e per lo contrario quella che guarda 
*• in giù è piena di seni e di elevatezze. Raffi- 
gura inoltre dei piccioli intestini rivoltati 
molte volte in se stessi , che formano dei 
giri , e delle rivolte che si veggono in tutta 
la superficie convessa di questo viscere. 

Divisione. 11 Cervello generalmente consi- 
derato si divide in tre parti: in Cervello cioè, 
in cerebello , ed in midolla obi ungala. Il 
cervello poi propriamente detto è quasi diviso 
in due emisferi , destro cioè e sinistro. Ogni 
emisfero è quasi composto di due porzioni , 



203 

clie dalla forma loro sono chiamate lobi , 
e si distinguono in anteriore e posteriore. 
Nella faccia inferiore poi tra questi lobi stav- 
vi una prominenza ^ che da alcuni chiamasi 
lobo medio , e che dal lobo anteriore si se- 
para quasi per mezzo d' un certo solco, che 
nomasi fossa del Silvio. 

La sostanza è doppia; esterna l'una, e ci- 
nericcia, che chiamasi corteccia del cervello, 
ovvero sostanza corticale; l'altra interna , 
bianca, coerente colla corticale, detta so- 
stanza midollare o callosa , o midolla del 
cervello. La massima parte o quasi tutta della 
corticale è composta dai vasi innumerevoli 
della pia meninge , e dalla cellulosa che 
compone la stessa meninge , e questa molto 
estenuata : una certa lanugine formata di 
minimi vasetti , e di fila cellulose moltissime 
dalla corteccia si va insinuando nella midol- 
la per la quale trascorrono vasetti rossi. Qual 
sia poi la fabbrica interna di questa midolla, 
che in moltissimi luoghi ha una figura stria- 
ta , non è per anco certo e chiaro abba- 
stanza 5 che più non vi sia luogo a dubitare. 

5 98. Il Corpo Calloso è una certa stria 
midollare grossa e lunga , la quale sotto il 
processo fiilcato della dura meninge congiugne 
tra loro parte degli emisferi . Imperciocché 
questi emisferi anteriormente più d' un pol- 
lice sono separati un dall'altro, e molto più 



ao4 

posteriormente. Per altro questa stria midot'- 
lare nasce qua e là da un emisfero e dall'al- 
tro , e producendosi nella sede posteriore, 
parte va ad unirsi colla midolla che inter- 
namente è adjacente ai ventricoli laterali del 
cervello , parte poi si confonde colle gambe 
posteriori del fornice, che or ora veniamo a 
descrivere . 

599. Il Setto lucido da altri nomato dia- 
fragma del cervello , continuo inferiormente 
col Corpo Calloso , non è altro che un velo 
composto di due lamette della midolla coperte 
esternamente dalla pia meninge tenuissima , 
che fanno una cavità angusta e lunghetta , 
dentro la quale non di rado contiensi un' ac- 
quetta . La pelluciilità di questo setto allora 
si vede principalmente y quando separata di- 
ligentem.ente e per le lamette la sostanza del 
cervello , fino al livello del Corpo Calloso , 
questo corpo medesimo preso dolcemente colle 
dita si tira in su , e si mira contro un lume. 

600. Il Fornice parimenti è una stria mi- 
dollare che sta sotto il setto lucido , e con- 
tinua a questo, la quale nella sede anteriore 
principia come con due gambe brevissime che 
si uniscono in una sola ; sotto le quali giace 
trasversalmente un funicolo midollare grosso 
e similmente corto, il quale chiamasi com- 
messura anteriore del cervello . Il fine di que- 
sto fornice si risolve parimente in due gam- 



2o5 



be e queste più lunglie ma divergenti^ che 
alcuni chiamarono piedi dell' ippocampo , al- 
tri più rettamente gambe posteriori del for- 
nice , per distinguerle dalle prime , le quali 
abbiamo già detto unirsi in una sola , e gam- 
be appellansi posteriori del fornice. Il Piano 
poi midollare che sta tra queste gambe di- 
verc^enti , formato di fibre trasversali nate 
insieme nella parte inferiore, dalla sua figura 
qualunque chiamasi psalierio. 

60 1. Annoveransi quattro ventricoli nel 
cervello. Sono poi piuttosto aperture , os- 
sia intervalli, vestiti internamente da una pia 
meninge tenuissima , i quali non hanno sem- 
pre la medesima figura in tutti. Quelli che 
sono vicini al setto lucido e al fornice , uno 
per parte , chiaraansi ventricoli anteriori , o 
ancora laterali. L'apertura, o piuttosto quel 
solco , che è compreso dai talami dei nervi 
ottici, conduce alla cavità, che costituisce il 
terzo ventricolo. Di questo il lembo posteriore 
è fornito d' un cordoncino midollare piuttosto 
grosso , il quale chiamasi commessura poste- 
riore del cervello, sotto la quale evvi la bocca 
iV un canaletto che va indietro. Questo ca- 
naletto chiamato acquedotto del Silvio apresi 
nel quarto ventricolo, che sta tra il cerebello, 
e la midolla oblungata , ed è coperto della 
valvula grande del cervello nella sede supe- 
riore, di cui parleremo poi da qui a poco, 



206 

Quest'ultimo ventricolo, che non è mancante 
cV un qualche plesso di vasi , nel luogo infe- 
riore è solcato; e questo solco ^ attesa la sua 
figura chiamasi penna da scr'were. Veggonsi 
finalmente certe strie bianchicce condotte a 
traverso dentro questo ventricolo, le quali 
danno nascita al nervo molle acustico. 

602. I Plessi Coroidei sono composti d' una 
membrana che parte raffigura un funicello , 
che sta sul fondo dei ventricoli principalmente 
laterali, ne' quali è più grosso, parte è spie- 
gato in piano , per cui va trascorrendo un 
tessuto insigne di vasetti , d' onde n' è deri- 
vato il nome. Quella parte che somiglia un 
funicello, costituisce i plessi coroidei laterali, 
quella poi , che è spiegata in una superficie 
piana , forma il plesso coroideo medio , ov- 
vero secondo alcuni il velo vasculoso del cer^ 
vello. Questa membrana, che è ornata d' una 
molta complicazione di vasi, è una produzione 
della pia meninge. 

603. Corpi Scfiati. Due eminenze si fanno 
vedere tra V uno e 1' altro ventricolo laterale. 
Quelle che sono più grandi , e stanno ante- 
riormente , ed esternamente, chiamansi i corpi 
striati , perchè sebbene mostrino una superfi- 
cie cinericcia , internamente però 1' una e 
l'altra sostanza del cervello, la cinericcia 
cioè e la bianca, producesi in strie in guisa 
tale che sembri disposta a guisa di pettine. 



207 

6o4- I Talami de' nervi ottici sono quelle 
emii>enze posteriori , e interne situate ne' me- 
desimi ventiicoli , esternamente midollari, in- 
ternamente quasi affatto corticali. Questi ta- 
lami y ì quali , quando tagliasi il cervello nella 
sua sede , si toccano vicendevolmente , sono 
separati da quella rima , che conduce al ter- 
20 ventricolo ; e le pareti a se rivolte , che 
comprendono la cavità , sono quasi sempre 
unite in certa maniera tra loro da un tra- 
vicello (i) midollare. Una certa stria quasi 
bianca cerulea, chiamata centro semicircolare 
gemino , mette per così dire confini ai corpi 
striati , e ai talami. 

605. ht Eminenze Quadrigemine s'incontra- 
no accanto al terzo ventricolo. A queste s' è 
dito ancora il nome di natiche e di testicoli 
{ cavato dalla loro figura qualunque ) ; delle 
quali le più grosse stanno in avanti ; da 
queste poi dipendono le ultime che sono 
minori. 

606. Gianduia Pineale. Queste eminenze 
sono coperte da un plesso coroideo spiegato 
in membrana , cioè il plesso medio , sotto il 
quale giace un minimo corpicciuolo , cineric- 
cio , al primo aspetto subrotondo, ma conico 



(i) Questo piccolo travicello io ho veduto alle vol- 
te composto d'una sostanza corticale^ 



ao8 



se guardisi più diligentemente , in una base 
bianca ficcato, e in due pedicciuoli midollari 
in mezzo circa la sede delle natiche della 
midolla che sta sotto. Questo corpicciuolo è 
la gianduia pineale (0 che dicesi ancora co- 
natio. 

607. Valvula grande del cervello. Abbia- 
mo detto che nel terzo ventricolo si apre 
r orificio dell'acquedotto del Silvio. Quest'ac- 
quedotto ha il suo corso sotto le prominenze 
quadrigemine , e si apre nel quarto ventri- 
colo. Questa cavità è coperta superiormente 
da un velo midollare, che è la valvula grande 
del cervello; cui per poter vedere fa di me- 
stieri di tagliare in lamette con somma dili- 
genza col coltello, e levare la parte anteriore 
e superiore del cerebello , arrivare colla se- 
zione fino a codesto velo. Il tondo di questo 
ventricolo , il (juale sta sopra la base del 
cranio subito avanti il forame grande delT oc- 
cipite , è formato da quattro corpicciuoli , 
due olivari , e due jiiramidali. Quelli stanno 
all'esterno relativamente a questi, i quali 
posti interiormente sono tra loro uniti. Non 



(1) Tra tanti cervelli che ho disseccati m' è acca- 
duto ancora di noti trovare in alcuno verun vestigio 
né di questa gianduia , ne de' suoi piccioli piedi ^ seb- 
bene abbia mirato con occhio armato ài cristallo il 
plesso medio separato diligentemente. 



20 



mancano tuttavia autori, i quali chiamano I 
piramidali esterni , e gli divari interni. 

Infundibolo , e Gianduia Pituitaria . Un 
breve cilindro , cenericcio , come si vede , e 
pinto de' vasi , corrisponde inferiormente al 
terzo ventricolo , un poco anteriormente alia 
congiunzione de' nervi ottici : impercioccliè ac- 
canto a questa congiunzione veggonsi due tuber- 
coli rotondimi piccioli, bianchi esternamente, 
internamente cenericci, a'quali s'è dato il nome 
di eminenze mammellari , attaccate e conti- 
nue alle gambe del cervello , di cui veniamo 
fra poco a parlare, avanti che queste si uni- 
scano insieme. Che questo cilindro non abbia 
cavità si può dimostrare ancora da ciò, che 
se riempiasi il terzo ventricolo d' un* acqua 
tinta di qualche colore , questo colore non 
si comunica al cilindro chiamato infundibolo. 
Questo infundibolo poi si inserisce in un cor- 
picciuolo gianduloso , che giace nella sella 
equina, quasi spungoso , di una figura roton- 
detta ma alquanto compressa ; e dicesi gian- 
duia pituitaria , di cui finora ignorasi l'uso. 

609. Gambe del ce/vello. Voltò il cervel- 
lo in guisa che la superficie inferiore diventi 
superiore , vedesi tutta la midolla di questo 
viscere composta in due grossi funicoli fibro- 
si, i quali sono chiamati gambe del cervello; 
prodotti inferiormente e posteriormente s'ac- 
costano l'uno all'aUro^ e frammischiati colla 

r4.^T£ IV. 14 



2IO 



midolla che (3eriva dal cerebello convengono 
in una prominenza generalmente rotondetta, la 
di cui sostanza interna è disposta in strie 
trasversali, parte bianche, e parte d'un co- 
lor cenericcio smunto. 

6iG. La Protuberanza anulare , la quale 
chiamasi ancora il Ponte del Varolio , è 
quella elevatezza poco fa accennata compo- 
sta di fibre trasversali fornita in mezzo alla 
sua sede d' una certa fossetta , o sia legger 
solco oblungo ^ a cui è continuo nella parte 
inferiore e posteriore un funicolo grosso qua- 
si conico che arriva fino al forame delT oc- 
cipite. 

6 11. Midolla oblungata. Con questo no- 
me viene indicato da alcuni tutto quello 
di midollare , che nella parte inferiore del 
cervello dal principio del cervello medesimo 
si produce fino al forame dell' occipite ; da 
altri poi chiamasi solaniTente quello, che gon- 
fio si vede dopo la protuberanza anulare, ed 
è formato dai corpi piramidali e olivari. Se 
nella prima maniera si prenda la midolla ob- 
lungata , allora derivano da esso quasi tutti 
i nervi del cervello , i quali come abbiamo 
fatto de' vasi, sono stati da noi descritti nella 
prima parte del tomo secondo di queste Isti- 
tuzioni. 

6 12. ì\ Cerebello è nn viscere di non pò-» 
gp più piccolo del cervello medesimo ; in cui 



21 1 



abbiamo a considerare la situazione , la fi- 
gura y la superficie ^ la divisione , la sostan- 
za ^ e \e gambe. 

La situazione del cerebello è sotto il cer- 
vello medesimo , il quale in certa maniera si 
appoggia sopra questo viscere nella sede del- 
l' occipite, e dal quale verrebbe compresso , se 
non lo impedissero i processi trasversi della 
dura meninge che si ritrovano sotto il cer- 
vello medesimo. 

La figura generalmente è globosa , ma 
alquanto compressa , per lo che la larghez- 
za supera un poco la lunghezza. 

La superficie alquanto convessa rappresenta 
degli archi grandi e piccioli disposti trasver- 
salmente e in ordine quasi paralello , princi- 
palmente nella parte superiore; imperciocché 
lateralmente questi archi sono meno trasver- 
sali, e uno concorre nell'altro in guisa, che 
nessuno può contarli , e distinguerli. Questi 
archi indicano come altrettante lamette di 
quella sostanza, di cui è composto il cere- 
bello ; e tra una lametta e V altra si frap- 
pone più o meno la pia meninge come tra 
solchi particolari. 

Divisione. E composto di due lobi, visibili 
abbastanza nella parte posteriore e inferiore ; 
nel qnal luogo si frammette alquanto tra 
questi lobi una certa falce derivata dalla la- 
metta interna ^della dura meninge. Nella fac- 



2 I 2 



eia poi superiore e antefiore questi lobi ven- 
gono uniti insieme da una certa grossa ap- 
pendice vermiforme della medesima sostanza 
coi cerebello . Questa appendice viene chia- 
mata verme del cerebello , e la distinguono 
alcuni in anteriore, media, e posteriore. 

La sostanza parte è corticale e parte mi- 
dollare egualmente che nel cervello Ma hawi 
questa differenza , che quella ha maggior so- 
miglianza alla midolla ; e 1' una e V altra 
sostanza è disposta in guisa , che ogni lobo 
tagliato per qualunque direzione rappresenti 
bellissimi arboscelli. 

6i3. Le gambe del cerebello sono fatte 6e\\a. 
midolla raccolta in due funicoli più grossi , 
quasi tronchi di quegli arboscelli di cui sem- 
bra composto il cerebello . Questi funicoli , i 
quali si sono nominati gambe, allora princi- 
palmente si veggono , quando si è aperto il 
quarto ventricolo: nel qual tempo ancora cia- 
scun funicolo apparisce quasi diviso in tre 
porzioni , come altrettante gambe. Una di 
queste porzioni ascende in quelle eminenze 
quadrigemine ^ che chiamano testicoli ; V al- 
tra , e questa più grossa, concorre a formare 
la protuberanza anulare; la terza finalmente 
discende nella midolla spinale. 

614. Midolla Spinale. Alla midolla oblnn- 
gata prodotta fino al forame dell' occipite è 
continuo un funicolo al primo aspetto tuttq 



s 1 5 



midollare , il quale sta rinchiuso tra la teca 
delle vertebre. A questo funicolo poi sommi- 
nistrò la Natura simili involti tanto ossei, che 
membranosi , come al cervello. Vale a dire , 
]a colonna delle vertebre è un coperto osseo ., 
il quale internamente però è vestito d' un 
robusto legamento, che lega insieme tra loro 
le vertebre. Succedono indi a questo egual- 
mente che nel cranio i medesimi integumenti 
nierabranosi ; 1' esterno de' quali va tenacissi- 
mamente attaccato con quel legamento mem- 
branoso nel forame delT occipite fino circa 
alla seconda vertebra del collo. Meritano per- 
tanto una descrizione anotomica questi molli 
involti ; la figura del cordone spinale ; la sua 
lunghezza^ la sostanza; la degenerazione sua 
nella coda equina-^ e finalmente il di lui uso. 
Involti. L' esterno di questi , che è la 
dura meninge, raffigura un infundibolo affisso 
al suaccennato legamento nella sede superio- 
re , nella restante parte inferiore quasi libero. 
Dico quasi» perchè tra il legamento, e l' e-^ 
sterna superficie della dura meninge havvi 
qua e là , e mas5Ìmam,ente posteriormente una 
qualche cellulosiià con una specie di pingue- 
dine principalmiente ne' grassi. Stendesi questo 
infundibolo fino alla fine del canale dell' osso 
sacro, cacciando da se dei fili, che vanno ad 
inserirsi nel periostio di questo canale, o^sia 
nel legamento che lega internamente le ver- 



214 

tebre. Ma nella faccia anteriore una breve e 
quasi arida cellulosa lega questa dura meninge 
ai corpi delie vertebre. Siegue la lamina 
esterna della pia meninge ^ che dicemmo 
chiamarsi aracnoiclea , la quale nella parte 
posteriore della midolla spinale dalla dura 
meninge è libera in guisa , che rappresenta 
un velo mediocremente teso , e in certa ma- 
niera sospeso. Questa lametta si caccia tra i 
nervi anteriori e posteriori derivanti dalla me- 
desima midolla , e finisce in una o due acu- 
tezze infisse lateralmente e internamente . 
Questa singoiar produzione di questa lametta 
chiamasi legamento denticolato , il quale non 
è egualmente visibile per ogni dove . Fi- 
nalmente la lamina interna della pia menin- 
ge , o se piace, ristessa pia meninge fiarni- 
ta per tutto di vasi più da vicino abbraccia 
la sostanza del cordone spinale, come anco i 
nervi che nascono dalla sua midolla , la qua- 
le anteriormente abbiamo detto dividersi in 
due colonnette. 

La figura della midolla spinale è quasi ci- 
lindrica, ma alquanto compressa dall' avanti 
air indietro : più grosso è questo cilindro nel 



(i) Abbiamo detto altrove ( N. 462 ) che questo le- 
gamento proviene dalla pia meuinge , perchè abbiamo 
consideralo T aracnoìdea come una lamina della pia 
meninge. 



21 5 

collo che nel dorso ; dal che sì capisce che 
questa midolla va accomodandosi alla cavità 
delle vertebre. 

Lunghezza. Il Cordone propriamente detto 
arriva sino circa alla prima vertebra de" lom- 
bi. Il suo finimento, per lo pili ristretto, 
fornito spesse volte d' uno o due corpìcciuoli 
or rotondetti, ora divari, nascondesi tra le 
fila componenti la coda equina , che presto 
abbiamo a descrivere. Alla sua fine havvi ag- 
giunte un filo piuttosto lungo e molle pro- 
dotto dalla lamina interna della pia menin- 
ge, che è affisso alla parte inferiore del ca- 
nale dell'osso sacro , e da alcuni fu riputato 
indiamente per il nervo dispari. 

La sostanza è doppia come nel cervello , 
ma con questa differenza, che la midollare 
tiene V esterno , essendo l'interno occupato 
dalla corticale , la quale tuttavia suole esse- 
re d'un colore molto più dilavato , se si pa- 
ragoni colla sostanza cenericcia di tutto il 
cervello. Colla stessa midollare sono continui 
tutti i nervi spinali; delle radici de' quali » 
come de' gang,!) , e nervi derivati , e de' loro 
involti ancora abbiamo già parlato nella Nevro- 
loc-ia . 

La coda equina è un ammasso di fila ner- 
vose , che alla sede circa delle tre vertebre 
inferiori del dorso sono mandate dal cordone 
spinale , e discendono sino alla fine del ca- 



2 I 6 

naie delle vertebre a certa foggia come di 
coda di cavallo. 

L' uso del cervello , cerebello , e midolla 
spinale è veramente insigne , ma non abba- 
stanza conosciuto , se parlasi principalmente 
delle cavità , solchi , intervalli , colletti , ed 
altre elevatezze ^ e di altre cose , che come 
abbiamo veduto, osservansi nel cervello , e 
nel cerebello. Egli è per altro ceito , e co- 
nosciuto , che la sostanza midollare di tutte 
queste parti in nessun luogo ornata di tubi, 
è continua con tutti , e singoli nervi , che 
vnnno disperdendosi per tutto il corpo ; e 
che questi nervi indi derivati servono non 
tanto al senso quanto al moto di moltissime 
parti ; e che finalmente danno forza , e ro- 
bustezza a quelle parti, per le quali sono 
disseminati, 

6if>. Air or£»;ano AtW Odorato serve il na- 
SO , nel quale s' hanno a considerare le parti 
esterne, e le interne. Le esterne sono il Naso 
propriamente detto; le interne poi quelle che 
con nome generale chiamansi Narici. 

6i6. 11 Naso è composto di comuni inte- 
gumenti, di muscoli, di ossa, e di cartila- 
gini. Abbiamo già parlato a suo luogo degli 
integumenti , delle ossa , e de' muscoli. Ve- 
niamo ora dunque a parlare delle cartilagini. 

Cartilagini. Vario è il numero di queste 
secondo la varietà dei soggetti , e forse an-« 



ai 7 

Cora secondo il vario opinar degli Autori. Più 
tomunemente però se ne stabiliscono cinque, 
e tante sogliono essere per 1' ordinario. Una, 
e questa la principale , tiene il luogo di 
mezzo , ed è continua colle parti interne del 
naso , cioè col setto che divide le narici in 
due cavità , destra e sinistra : le quattro , 
che restano , stanno due per parte ai lati ; 
e due di queste in avanti , e due di dietro. 
A queste cartilagini stanno tramezzo certi 
quasi frammenti della medesima natura, ine- 
guali nella grandezza , nella figura , e nel 
numero ; i quali tutti però sono tra loro in- 
sieme uniti per mezzo del pericondrio princi- 
palmente, e per mezzo ancora degli integu- 
menti, tra la sostanza de' quali sono seminati 
moki follicoli sebacei. 

617. Le Narici sono due cavità piuttosto 
ampie , comprese in avanti dal naso propria- 
mente detto, e nelle quali apronsi dei seni, 
e dei recessi particolari futi per accrescere 
la capacità loro. Meritano da notarsi in queste 
la divisione'^ i forami., i peli; le prominenze '■i 
i seni; la membrana che investe; le glandu^ 
le; i canali comunicanti colle narici medesi- 
me : i vasi , i nersfi ^ ^ V uso. 

Divisione. Abbiamo già accennato , che le 
narici sono due cavità, perchè tutta la cavità 
principale , che sopra il palato osseo vien 
formata dalle ossa mascellari principalmente 



2l8 



e dalle palatine, dall' alto al basso sì dlvicìe 
in due eguali tra loro per V ordinario. Que- 
sto si fa dal setto poco fa accennato , che 
nella sede posteriore è osseo, nelC anteriore 
poi cartilaginoso. La parte ossea si fa dal- 
l' osso del vomere ( N. i53 ) , e da quella 
lametta , che internamente producesi dalla 
cresta di gallo per l'esso etmoideo (N. 141); 
la cartilaginosa poi compie quella cartilagine 
media e principale dello stesso naso, la quale 
abbiamo ricordato di sopra. 

Forami. Ciascuna di queste cavità è forni- 
ta d' un doppio forame , uno anteriore, l'al- 
tro posteriore . I primi due forami apronsi 
nella faccia , e finiscono al setto , e alle 
pinne del naso ; i posteriori , e questi lun- 
ghetti piuttosto e grandi, sboccano nelle fatt- 
oi subito sopra le ossa palatine. Formano in- 
sieme come un canale ; onde tra i due fora- 
mi di ciascun lato evvi libera comunicazione. 

F'eli. 1 forami posteriori sono forniti di 
peli ( chiamati vibrisse ) i quali corre opi- 
nione comune che servano a frenare in certa 
maniera l' effluvio del muco , e impedire la 
strada agli insetti , che volessero entrare. Ma 
nel sesso femminile havvi appena una qualche 
lanugine cortissima invece delle vibrisse , da 
cui in vano forse si potrebbero aspettare i 
medesimi vantaggi. 

Prominenze . Quel canale , che dicemmo 



219 

esser aperto con doppio forame , uno in 
avanti , l' altro indietro , viene interrotto da 
quattro elevatezze lunghetie , e trasversali . 
Di queste due sono inferiori , e due superiori. 
Queste prominenze appartengono alle ossa 
turbinate ossia spungose , che abbiamo già 
descritto ( N. 142. 146), e vestite dalla 
membrana olfattoria accrescono non poco la 
superficie dell' organo dell' odorato. 

Seni. La cavità principale delle narici di- 
visa in due dal setto comunica con altre ca- 
vità , che scolpile sono in alcun* ossa che vi 
stanno attorno. Seni sono chiamate queste 
cavità, perchè si aprono nelle narici con uno 
stretto forame, che riguardo alia capacità 
del seno è molto picciolo. Han preso il no- 
me loro dalle ossa in cui queste cavità 
stanno scolpite; e perciò chiaraansi seni fron- 
tali ( N. i3o), sfenoidei (N. T40 ), etmoi- 
dei ( N. 14 0' ^ 4"^'^ ^°"^ piuttosto celet- 
te che seni , e mascellari, essi pure dati ad 
accrescere la superficie dell' organo. 

La Membrana, che veste tutte le cavità 
delle narici, è continua alla cute e alla cuti- 
cola, la quale esternamente si stende sopra 
il naso , internamente sopra la cavità della 
bocca. Sembra come una cute degenerata, 
perchè è rossiccia, polposa e spungosa sensi- 
bilmente più che la cute propriamente detta. 
È chiamata membrana Schneideriana dal su© 



220 

inventore , pituitaria poi , o olfattoria ckl 
muco che separa e die la unge , e dall' of- 
ficio di odorare . Non ha eguale grossezza e 
colore dappertutto; imperciocché è un po' più 
grossa e rossetta , dove veste il setto , e te 
ossa turbinate ; sottile poi e bianca si fa nel 
vestire i seni , e le cellette dell' osso cribri- 
forme . Ella è r organo principale dell' odc>- 
rato . 

Glandiile. Oltre i follicoli sebacei ricordati 
di sopra , che sono nella cute che copre la 
parte mobile del naso non mancano certi seni 
mucosi, e dei follicoli nella membrana pitui- 
taria , i quali somministrano un rauco che si 
mischia con quello che trassuda dalle narici. 
Sono più sensibili in quella parte di mem- 
brana pituitaria , che copre il setto, e le os- 
sa turbinate, che altrove. N«;lla membrana 
dei seni veggonsi i follicoli abbastanza sensi- 
bili per mezzo del Microscopio . 

I Canali comunicanti colle narici sono quel- 
li , che mettono un umor lacrimale dentro 
nelle narici . Imperciocché dal fine di quel 
solco, che havvi nelle ossa dell' unguis, prin- 
cipia un altro solco ( N. 145 ) scolpito nel- 
l'apofisi nasale superiore dell'osso mascellare, 
per cui scorre un canale membranoso , che 
insieme colla parte ossea hanno chiamato ca- 
nale nasale y e il quale sbocca entro le narici 
sotto la connessione dell' osso turbinato infe- 



22 I 



fiore coli* osso mascellare. Porta le lagrime 
in queste cavità. 

I vasi arteriosi derivano dalle carotidi, i 
venosi portano il sangue ai rami delle giugo- 
lari esterne. I nervi poi sono somministrati 
alle narici dal primo pajo , ovvero olfattorio, 
il quale si disperde per le sole narici ; sì an- 
cora dal primo e secondo ramo del quin- 
to pajo. 

L' uso del naso è di odorare , dar adito 
air aria che esce , e entra pei polmoni , e 
temperare talvolta il troppo freddo dell' aria 
medesima col muco che va separando più o 
meno , tener umida la membrana pituitaria , 
affinchè sia atta a ricevere gli effluvj odoro- 
si , servire alla voce , conciosiacosachè l' aria 
sonora che sorte dalla glottide venga a di- 
verse foggie temperata dentro le cavità delle 
narici , finalmente di ricevere l' umor lacri- 
male , che per il canale nasale fluisce e di- 
scende nelle narici. 

6i8. Lo stromento del vedere è VOcchio, 
di cui ognuno sa la situazione, il numero, e 
r uso. Essendo poi grande la composizione di 
questo organo , quindi per chiarezza sogliono 
dividersi le sue parti in esterne, e interne. A 
quelle appartengono le ossa componenti l'or- 
bita; i muscoli^ le sopracciglia', le palpebre; 
i tarsi ; la membrana adnata ; le glandw 
(e i le vie lacrimali. Alle incerne poi appar- 



222 



tiene il bulbo dell* occhio, che è composto di 
membrane contenenti degli umori , cioè della 
sclerotica , della cornea ^ della coroidea^ del- 
l' orbicolo cigliare , dell' iride , del legamento, 
ovvero corpo cigliare, e dei processi del me- 
desimo nome , della rc:tina , della zona ossia 
corona cigliare , dell' umore acqueo , della 
lente cristallina , del corpo vitreo , e fialmen- 
te tutto r occhio è seminato di vasi, e di 
nervi. 

619. Le ossa costituenti l'orbita quali e 
quante sieno si è da noi spiegato (N. 1 84) ; 
e similmente (ai N. 353; 354; 3^^) abbia- 
mo descritti i muscoli , che servono a muo- 
vere le sopracciglia , le palpebre , e il bulbo 
dell' occhio. 

620. Le sopracciglia sono i due archi che 
stanno sopra il lembo superiore dell' orbita 
ornati di peli più o meno spessi e lunghi, e 
dalla cute, sotto la quale havvi una mem- 
brana grassa principalmente verso le parti 
del naso. I peli disposti a loggia d' embrice 
colla loro punta sono per la maggior parte 
ordinariamente piegati. Gli stessi jirchi poi 
pelosi dove guardano il naso sono più spie- 
gati, onde questa parte delle sopracciglia dicesi 
capo, mentre l'altra estremità, che è più 
sottile chiamasi la coda. Servono a moderare 
la troppa luce quando s'abbassano, avvici- 
nandosi r un air altro , e a impedire inoltre 



che non entri nelT occhio il sudore che scorre 
^alla fronte. 

621. Le palpebre sono parti mobilissime , 
(lue per parte, che servono a coprire il bul- 
bo del)' occhio. Queste o chiuse o aperte che 
siano, fanno un'apertura, ovvero un solco ,1 
di cui estremi fanno un angolo chiamato an- 
cora canto ; uno interno e più grande , 
esterno l'altro e minore. Sono composte dal- 
la cute , tanto da quella che discende dalle 
sopracciglia , quanto da quella che sorge dal- 
le guance , secondochè trattasi o della pal- 
pebra superiore , o di quella inferiore. Que- 
sta cute poi passati i lembi dell' orbita mol- 
to assottigliata , e arrivata all' apertura , o 
rima poco fa accennata, si riflette in se stes- 
sa air interno , e arriva fino ai lembi , per 
poi da questa sede stendersi sopra il bulbo 
dell' occhio. Tra le lamette di questa cute 
riflessa stanno collocati i già descritti mu- 
scoli delle palpebre , e alcune cartilagini , e 
glandule. Dal lembo delle palpebre sortono 
dei peli , che si chiamano le ciglia ;, piegati 
in leggier arco in guisa tale che colla con- 
vessità loro si guardino vicendevolmente , i 
quali allontanano dall' occhio una troppa lu- 
ce o separatamente , ovvero insieme colle so- 
pracciglia e colle palpebre più o meno chiu- 
se , mentre intanto il lagrimale umore, muo- 
vendosi le palpebre, vien determinato alfan-. 
golo interno dell* occhio. 



622. Tarsi. Tra le accennate lamette della 
cute , le quali formano le palpebre , anzi al 
lembo di esse evvi una tenera cartilagine , 
detta tarso , per accomodarsi alla convessità 
del bulbo. Codeste cartilagini , di cui I3 su- 
periore è più larga , furonci date dalla na- 
tura perchè tenessero tesa la cute , e bene 
unita una palpebra coli' altra , atììncbè tra 
il sonno non abbia strada la luce all'interno 
dell' occbio. 

623. Membrana Adnata. La pagina interna 
delle palpebre è anloriormente attaccata al 
bulbo deir occhio , e a questo vi si stende 
sopra , e quindi congiunge le palpebre col 
bulbo medesimo. Cosi viene a formare come 
lin integumento particolare, che dal surrife- 
rito officio chiamasi membrana adnata , o 
congiuntiva. Molto più poi merita quest' ul- 
timo nome, perchè all'angolo interno dell' oc- 
chio fa una piega simile alla Luna che cre- 
sce , colla convessità rivolta verso il naso , 
mercè la ((uale la palpebra superiore si con- 
giunge air inferiore. Questo quasi legamento 
delle palpebre dicesi comunemente membrana 
semilunare ; la quale internamente, vale a 
dire vicino al naso , ha un corpicciuolo a 
guisa fatto d' un granello, composto della 
adnata , di follicoli sebacei , e dei piccioli 
bulbi dei peli che non di rado spuntano da 
esso, il qual corpicciuolo suol chiamarsi ca^ 



325 



runcula lagrìmale. Sembra questo ritardare in 
quel luogo le lagrime, affinchè esse vengano 
più facilmente assorbite dai punti lacrimali , 
che presto ci faremo a descrivere. 

Clandule. Collocò la natura una maggior 
copia di follicoli sebacei tra il tarso , e la 
lamina interna di ciascuna palpebra , anzi 
vicino, alla estremità della palpebra medesima. 
Questi follicoli sono disposti a guisa di inte- 
stini , e col sevo che mandano dalle loro 
boccucce, che mescolar si deve colle lagrime, 
servono a moderar l' attrito , che recherebbe 
molestia dal continuo movimento delle palpebre. 
La maggior gianduia poi , e questa dell' or- 
dine delle conglomerate (detta lacrimale dal- 
l' umore che separa ) sta entro V orbita, 
ma superiormente all'angolo esterno delT oc- 
chio , la quale apre internamente nella pal- 
pebra superiore uno o due, e talvolta ancora 
tre condotti escretorj. 

Vie lacrimali. \S umore separato dai folli- 
coli sebacei e dalla gianduia lagrimaie fram- 
mischiato con quello che trassuda incessante- 
mente da tutta l'adiiara col moto delle pal- 
pebre vien cacciato all' angolo interno del- 
l' occhio. Ambedue le palpebre poi avanti ivi 
di convenire in quest' angolo , sembrano se- 
anate da una piccola macchia negra , che 
rassomiglia perfettamente a un punto : quin- 
di è avvenuto che quelle macchie si sono no- 

PA^TE IV. l5 



2.2 6 



minate punti lagrimalL Questi punti non so- 
no altro che l' orificio cV un canaletto che 
scorre dentro la sostanza delle palpebre ver- 
so il naso. L' un e V altro canaletto avvici- 
nandosi nel decorso al suo compagno apresi 
in una borsetta membranosa che trovasi nel 
solco dell'osso uno;uis, e nelle sue vicinanze, 
alla quale borsetta s' è dato il nome di sac- 
co lacrimale. È continuo con questo sacco 
un picciol tubetto membranoso chiuso dentro 
il canale nasale poco fa descritto ; il quale 
subito dopo la connessione dell'osso turbinato 
inferiore coli' osso mascellare distilla dentro 
le narici V umore che contiene. 

624. Il Bulbo dell'occhio nella sua mag- 
gior parte contenuto nella cavità dell'orbita, 
presidiato da pinguedine, che serve ad ungere 
i muscoli , i vasi , e i nervi che contenuti 
sono neir orbita, rappresenta generalmente 
nn iilobo , il di cui diametro trasverso è mi- 
nore di quello che si può condurre da in 
avanti all' indietro , ed è composto , come 
abbiamo detto , dalla membrana Adnata , 
dalla Sclerotica, dalla Cornea, dalla Coroi- 
dea, AaAV Orbicolo Cigliare, dal Legamento e 
dai processi del me-desimo nome , dall' Iride , 
dalla Retina, dal Nervo ottico, dall' f/wor 
acqueo, òa\ Corpo Vitreo, dalla Lente cristal- 
lina, e finalmente da una membrana partico- 
lare, la quale chiamasi Zona Corona Cigliare. 



22 



7 



Sa 5. La Sclerotica ( poicliè dell' Àclnata 
abbiamo già parlato ) è il più denso, il più 
robusto integumento dell' occhio, e «questo 
proprio ed opaco , che non è dappertutto 
di uguale grossezza: imperciocché rifila sede 
anteriore principalmente la sclerotica va assot- 
tigliandosi , anzi al fine del bianco degli oc- 
chi muta quasi natura , inquantochè si fa 
prominente in un segmento diafano d' una 
sfera minore, il quale chiamasi poi la Cornea, 
composta di varie lamette incollate insieme , 
la quale dà il passaggio ai raggi della luce^ 
e gli inflette in guisa che possano entrare 
nell' interno dell' occhio. Vengono indicati in- 
ternamente i limiti della cornea e della scle- 
rotica continua da un certo picciolo solcò cir- 
colare. La sostanza della sclerotica poi è cel- 
lulosa , e viene accresciuta la grossezza di 
questa col loro proprio tendine inserito e 
immedesimato dai quattro muscoli retti degli 
occhi ( N. 355 ), a' quali devesi ciò , che 
chiamasi bianco deW occhio , da alcuni poi 
albiiginea. Finalmente alla sclerotica si unisce 
posteriormente il nervo ottico, dal quale è 
trapassata , e di cui 1' integumento esterno 
derivato dalla lamina interna della dura me- 
ninge viene legato alla sclerotica stessa eoa 
certi quasi piccioli freni. Determina la gran- 
dezza dell' occhio , e difende le parti in- 
terne . 



22 



8 



626. La Coroidea h il secondo intf=2;umento 
membranoso del bulbo, e questo per ordinario 
negli uomini di un colore scuro, pieno d' in- 
numerevoli vasi , come il nome lo dimostra ; 
è attaccato alla sclerotica mediante molti va- 
setti , e principalmente per mezzo della pia 
meninge j la quale dopo aver formato l'inte- 
gumento interno del nervo ottico , spiegasi 
dentro il bulbo, e lega la sclerotica colla co- 
roidea. E ancora coerente nella faccia interna 
con un certo quasi integumento mucoso , il 
quale forma come un' altra lametta interna 
della coroidea . In questo muco risiede il co- 
lore proprio della coroidea , e nominasi mem- 
brana RuiscJtiana dell occhio. Principia la 
coroidea al fondo dell'occhio;, dove si unisce 
il nervo ottico al bulbo: imperciocché ivi un 
certo orbicolo membranoso traforato da pic- 
ciolissimi meati a foggia di crivello sta all'in- 
gresso di questo nervo , le di cui fibre mi- 
dollari si fanno strada per quei meati , per 
ispiegarsi poi subito nella retina. Il fine di 
questo involto è in quel solco circolare , che 
abbiamo detto mettere i confini internamen- 
te tra la sclerotica e la cornea. Serve a con- 
durre , e a tener sodi molti vasi , e questi 
vorticosi, che si portano per l'interno del- 
l' occhio , e a soffocare col suo color scuro 
ì ra^yo-i della luce , affinchè riflessi non tur- 

DO 

bino la vista. 



22T 



39 

627. Orbicolo cigliare. Il fine della coroi- 
«3ea , di cui abbiamo ora parlato , vien notato 
da un certo bianco tessuto cellulare o piut- 
tosto spungoso, il cjuaie è aderente a tjuel 
solco anulare poco fa accennato, e attesa la 
sua figura dicesi orbicolo cigliare. L'officio di 
questo è di tenere nella propria sede la co- 
roidea , il legamento cigliare , e 1' iride , di 
che veniamo tosto a parlare. 

628. Lemmento cioliare La coroidea me- 
desima internamente , alla distanza circa d'una 
linea dall' orbicolo cigliare , sembra farsi 
grossa, e disporsi la sua grossezza in pieghe 
eminenti, e a raggi,- le quali tenacemente 
attaccate a un certo muco che vi sta sotto 
spiegato in ispecie d'una membrana, incre- 
spano questo in solchi a raggi , negri, te- 
Buissimi, e che così fjwihnente )ion si ponno 
cancellare .. Quella grossezza forma il lava- 
rne rito y ossia Corpo Cigliare; le pieghe poi 
sono i processi cigliarla de' quali le estremi- 
tà anteriori s'appoggiano soltanto al leml^o 
della lente cristallina; e la sostanza de' quali 
è solamente cellulare e vascolosa. Servono a 
unire non senza qualche fermezza in questa 
sede la tunica coroidea colla retina , e col 
corpo vitreo che v' è sotto, siccome quelli 
che innestano i solchi alla membrana del 
corpo vitreo 

629. L' [ride è una membrana in avanti 



23o 



liti poco coTivessa, tesa sotto l'arco della cor- 
Dea j la quale ha quasi nel centro un fora- 
me , a cui si dà il nome di pupilla. Questo 
lorame nei feti, di sette mesi ancora j, è chiuso 
da una certa membrana d'un color cenericcio , 
e fornita di vasi smunti. Per altro V Grippine 
dell'Iride è dal lembo anteriore dell' orbicolo 
cigliare, a cui si unisce mediante vasi, e fila 
cellulose. Viene ind'rcata questa origine da un 
picciol solco anulare, quasi da una linea ne- 
griccia. Da questa sede spiegasi una membrana 
per ogni dove pinta di strie colorite , d' onde 
prese il nome di Iride , e arriva al lembo 
della pupilla; dove riflettendosi internamente 
ritorna in se stessa. Quindi l' Iride è compo- 
sta d' una doppia lametta, una anteriore, e 
fornita di vario colore secondo i varj sogget- 
ti ; r altra posteriore unta da un fosco umor 
mucoso, che chiamasi uvea. Per questa mem- 
brana vanno seminandosi molti vasi comuni 
alle altre parti del bulbo, tortuosi, e intrec- 
ciati di nervetti , e de' minimi punti negri ; 
r origine principale di que' vasetti si è da 
un certo circolo vascoloso , che scorre sotto 
il legamento cigliare. La pupilla si restringe 
in una viva luce , e mentre miriamo oggetti 
vicini; allargasi per lo contrario, se guar- 
diamo oggetti lontani , o a una luce debole. 
Ma nessuno per anco ha scoperto, se voglia- 
mo confessar il vero, quelle fibre particolari, 
da cui ripetere (jaesto doppio moto. 



2 3 I 



63o. La Retìua è lo spiegamento della 
midolla del nervo ottico in guisa di membra^ 
Ila , la cjual midolla è sostentata da una te- 
nuissima cellulosa, e sembra finire airorigice 
circa de' processi cigliari. Passato questo luo- 
go , deposta avendo la sostanza midollare va 
fino al lembo della lente cristallina. Questa 
è il terzo integumento deli' occhio e il più 
intimo di tutti , il cjuale internamente dove 
sottostà alla coroidea, rappresenta un leggiero 
ed eguale capecchio ; fibroso è poi interna- 
mente dove s' appoggia al corpo vitreo. In 
questa faccia vi scorrono dei vasetti ros- 
si , che sono discendenze dell' arteria cen- 
trale (N. 4*^4) ^ della vena compagna deri- 
vata dalla giugolare esterna. E 1' organo pri- 
mario della vista. 

63 1. Il Nervo Ottico^ dì cui abbiamo già 
parlato altrove (N. 4^7) passato l'osseo fo- 
rame ottico, è circondato dalla lamina interna 
della dura meninge , e dalla pia meninge 
ancora. Quella , come abbiamo già notato , 
s'inserisce colla sclerotica; questa poi non so- 
lamente veste davvicino la polpa ossia mi- 
dolla del nervo , ma manda ancora molte 
lamette , le quali fanno delle cellette , entro 
le quali contiensl la midolla. Quando poi il 
nervo è ben vicino al bulbo dell'occhio, si 
diminuisce di grossezza in guisa , che quasi 
si contrae in una punta di cono , e si ficca 



232 



ISG 



nel bulbo più vicino alle parti del na: 
cacciando dei fili midollo?! per quell' orbicelo 
membranoso fornito di picciolissimi meati, che 
abbiamo detto di sopra formare l'origine della 
coroidea. Porta alla sede dell' anima le im- 
pressioni ricevute dalla retina , o piuttosto 
gli effetti di queste. 

632. Umor acqueo. Tra la cornea e la 
lente cristallina evvi uno spazio , che vien 
diviso dall' iride in due cavità ineguali , co- 
municanti una con 1' altra mediante la pu- 
pilla. Questo spazio è riempiuto d' un ffuido 
diafano , che è 1' umor acqueo deW occhio 
separato dalle arterie del legamento cigliare , 
e deir iride. La cavità posta tra l'iride e la 
cornea , dicesi camera anteriore dell' occhio ; 
quella poi tra V uvea e la lente nominasi 
camera posteriore, che è dell'anteriore assai 
più piccola. Serba distesa e levigata la cor- 
nea ; dà passaggio ai raggi che entrano ; e 
fi)rse serve ancora a moderare la troppa forza 
refrano;ente della cornea. 

633. 11 Corpo Vitreo occupa la maggior 
parte di quella cavità , che è definita dalle 
tonache componenti il bulbo dell' occhio. Sta 
postericrinente, avuta relazione agli altri umori 
dell' occhio, ed è formato da una membrana 
assai tenue detta Jaloidea ; dalla cui faccia 
interna è probabile che portino certi minimi 
setti membranosi , che formano delle piccio- 



;35 



Usslme selle particolari comunicanti V una con 
l'altra, dentro le quali contiensi un traspa- 
rente liquore alquanto viscido. Questo corpo 
poi nella faccia anteriore è scavato , per ri- 
cevere e rinchiudere nel proprio seno la mag- 
gior parte della lente cristallina, e inoltre 
sorga oltre il lembo della lente medesima ; 
la qual elevatezza suol dirsi da alcuni parte 
gibbosa del corpo vitreo. Conserva globosa la 
figura dell'occhio, ammette i raggi della lu- 
ce, e sembra temperare la troppa forza della 
lente nel refrangere i raggi medesimi . 

634- La Lente Cristallina è un corpo dia- 
fano, fatto a foggia di lente, composto di 
due segmenti di sfera ineguali : poicliè la parte 
posteriore , che sta nel seno del corpo vitreo , 
è la porzione di minor sfera relativamente 
alla parte anteriore, che è molto meno con- 
vessa. E formata di lamette tenuissime , tra- 
sparenti, che stanno una sopra l'altra a fog- 
gia delle cipolle , e attaccate insieme, le quai 
lamette nel centro della lente fatte più dure 
formano un certo nocciuolo . Sono comprese 
queste lamine da una certa membrana ela- 
stica , anzi direi piuttosto , quasi rigida , sot- 
tile però assai e trasparente, che tonaca 
cristalloidea chiamasi , e sotto la quale nella 
parte anteriore trovasi ben di spesso una goc- 
cia di umor acqueo . E ritenuta nella cavità 
del corpo vitreo mediante una breve cellule- 



a34 

sa, e per mezzo ancora di quella membrana, 
che zona o corona cigliare appellasi . I raggi 
della luce refrange in g^iisa che convenendo 
in punta di cono nel f^co cioè della lente 
stessa, dipingano nella retina l'immagine de- 
gli oo-rretti. 

635, La Zona ossia Corona Cigliare è una 
membrana tenuissima mancante di vasi al- 
meno visibili , dal che si potrebbe sospettare 
con alcuni esser essa un muco spiegato a 
maniera d' una membrana organica , a cui 
s'appoggiano, anzi s'uniscono, come abbiamo 
poco fa avvisato , i processi cigliari. Questa 
membiana ha principio, qualunque ella siasi, 
dal corpo vitreo alla sede del legamento ci- 
gliare , dove cioè questo legamento prin- 
cipia, e sorgendo in avanti, notata di solchi 
quasi neri dispossi a raggi , si unisce col 
lembo della lente cristallina. Per passare poi 
a questo luogo vien tradotta sopra la parte 
convessa del corpo vitreo , che abbiamo ac- 
cennato di sopra; dal che avviene, che da 
questa membrana insieme con quella gobba 
del vitreo , e col lembo convesso della lente 
venga compreso per ogni dove attorno la lente 
uno spazio triangolare curvilineo , a chì dal- 
l' inventore gli si è dato il nome di Anello 
del Petit. Se dentro questo spazio si soffia 
dell' aria , allora codesta zona si fa visibile, 
perchè si compone in vescichette minime a 



233 

qualche foggia ovali fornite di qualche ele- 
ganza , che stanno alla circonferenza della 
lente. Serve a tenere nel proprio luogo la 
lente cristallina. 

Entrano nelle parti dell' occhio vasi ar^ 
teriosi , e mokisfimi, come anco venosi , e 
nervi. 1 primi vengono dair una e dall' altra 
carotide ; le vene vanno alle giugolari ester- 
ne, alcune delle quali ptrò sboccano nei se- 
ni della dura meninge. Per ciò che appar- 
tiene ai nervi , alT occhio provvedono il se- 
condo , terzo e quarto pajo de' nervi ; ma 
altri filamenti ancora derivano dal primo , e 
secondo ramo del quinto pajo , come anco 
dal sesto pajo , i quali vanno disperdendosi 
per le parti dell' occhio. 

L' uso delle parti particolari , di cui è 
composto r occhio , si è da noi accennato 
nella loro descrizione- Qual sia poi V uso del- 
l' occhio , lo può ignorare colui solamente, 
che nato è senza la facoltà di vedere o per 
la mancanza di questo organo , o per un 
qualche vizio singolare di questo. 

636. Lo stromento c\e\V Udito sono le oreC" 
chie , le quali non tanto forse per l'elegan- 
za , quanto per la composizione loro sono più 
eccellenti dell'orbano della vista In queste 
hanno a considerarsi tre cavità, l'esterna 
cioè, quella di mezzo, e 1' interna L'ester- 
na fatta dall' orecchio e dal meato uditorio; 



256 

la media detta tìmpano ; V interna il lahi" 
ri rito . 

637. L'orecchio è quella parte che s'alza 
dair osso temporale , ed è prominente al-, 
r esterno Egli è composto d' integumenti co- 
muni, di carni, di cartilagini, e di glandu- 
le ; e veggonsi in esso delle prominenze, e 
delle fossette , di cui , come anche delle sue 
carni fu da noi parlato ( N. 356 ) Ma ol- 
tre i muscoli havvi ancora un doppio lega- 
mento che unisce la conca di quello alle ossa 
vicine là al principio del meato uditorio: uno 
è posteriore , che ha V origine dal processo 
mammellare dell' osso delle tempia; V altro 
anteriore, che talvolta manca, il quale esce 
quasi dalla radice del processo giù gale 

La cartilagine dell' orecchia ha la figura 
generalmente ovale : è assai elastica , e in 
qualche luogo è interrotta da alcune piccole 
incisure , massimamente a quella parte di 
questa cartilagine , che fa il principio del 
meato uditorio . Una breve cellulosa che vi 
si sopraggiunge (nella quale trovasi talvolta 
qualche pinguedine, ma principalmente al- 
l' indietro ) unisce la cartilagine colla cute, 
sotto la quale particolarmente nella sede po- 
steriore , e dove ancora principia il meato 
uditorio, ritrovansi molte glandule sebacee , 
che vanno separando un untume che raccolto 
dentro questo meato uditorio forma il cerume; 



questo poi unge la cute, soffoca gl'insetti, 
che vi entrasseio; e finalm*^ate a guisa di 
untume più denso o di semola investe il sol- 
co die divide l'orecchia posteriormente dal- 
l' osso delle tempia , come ancora i solchi , 
ovvero cavità d^lT orecchia medesima. 

638. Il Meato Uditorio è un cana- 
le parte cartilaginoso, e parte osseo, piìi 
largo nel principio e nel fine , e più stret- 
to in mezzo , il qunle nel suo principio è 
addobbato di peli più o meno lunghi 9 
densi , e calcali. Vale a dire la cartilagine 
dell' orecchio si contrae come in un tubo 
composto quasi di pezzetti uniti insieme me- 
diante una robusta membrana come un peri- 
condrio : i quai pezzetti si congiungono colle 
asperità ossee, dalle quali principia la parte 
ossea del meato. Questo canale andando dal" 
r indietro e dalT esterno in avanti e all' in- 
terno finisce con una sezione obbliqua in gui- 
sa , che la membrana che lo chiude ., di cui* 
parieremo poi, fa un angolo ottuso colla parte 
superiore di questo meato. Finalmente è ve- 
stito internamente da una cute assai tesa , 
colla sottoposta brevissima cellulosa e con una 
tenuissima cuticola che vi si stende sopra, 
Riceve i raggi sonori, e sembra riflettere 
gT incidenti in guisa, che arrivano al fondo 
del meato chiudo. Manca nel feto , come nei 
pati di fresco la parte ossea di questo canale. 



a38 

639. Il Timpano ossia la Cavità Media 
deir orecchio la maggior parte è ossea , e 
continua al meato uditorio La sua figura 
generalmente è subrotonda , ma un po' più 
spiegata dall' esterno all' interno , the dallo 
insù air ingiù. Posteriormente ancora è cre- 
sciuta un poco questa cavità dalle celle del 
processo mammellare dell' osso delle tempia ; 
anteriormente e aperta in un canale singo— ^ 
lare , cioè nella tuba Eii&tachiana ; interna- 
mente le corrispondono due forami , che j^— 
nestre si dicono , e certa parte ancora della 
cavità interna ossia del labirinto , che ^esti" 
bolo si chiama , il qual s'alza inferiormente in 
una prominenza , a cui diedero il nome di 
promontorio : esternamente in fine è chiusa 
da una membrana particolare un poco ovale. 
In questa cavità stanno sospesi quattro os- 
settì articolati 1' uno con 1' altro , che si 
mettono in moto da muscoli particolari, cinti 
col loro periostio pieno di moltissimi vasetti , 
il quale è continuo col periostio del timpano 
stesso. L' uso di questa cavità sembra proba- 
bilmente essere che si possano muovere libera- 
mente gli ossetti sospesi in quella; ed affinchè 
riceva e contenga l'aria che opportunamente 
si deve rinnovare, e che è necessario per 
mantenere 1' integrità della membrana del 
timpano: finalmente acciò che alle oscillazioni 
cTi qnest' aria venga commossa una certa 



aS9 

membrana posta alla finestra rotonda , e quindi 
ancora venga percossa per questa strada la 
polpa nervosa , che si diffonde pel labirinto. 

640. La membrana del timpano or accen- 
nata divide il meato uditorio dalla cavità 
delle stesso timpano , ed è contenuta nell' a- 
nello osseo solcato, mancando un poco su- 
periormente. Questo anello nei feti si può 
separare dagli ossi che compongono la cavi- 
tà del timpano ; ma a poco a poco avan- 
zandosi r età s' immedesima e si produce 
nel meato uditorio osseo. E composta dalla 
cute e dalla cuticola del meato , e dal pe- 
riostio del timpano, mediante una breve cel- 
lulosa che congiunge le lamette. Elegante 
assai è la di lei struttura , se si faccia a 
mirarla con occhio armato di lente ; imper- 
ciocché vedesi composta di fili che si taglia- 
no quasi ad angoli retti , avendovi framnsi- 
schiati dei vasetti. Sta prominente dentro la 
cavità del timpano in grazia dell' ossetto , che 
passa per le di lei lamine dalla parte supe- 
riore fino al centro. Sostiene adunque in cer- 
ta maniera gli ossetti , e va a seconda dei 
loro moli , dal che vien tesa a diverse ma- 
niere , affinchè percossa dalle vibrazioni del- 
l' aria esterna , opportunamente riceva il 
tremore , e scuota gli ossetti medesimi. 

641. Finestre. La parete interna della cavità 
del timpano, da cui sorge prominente il vesti- 



2^0 

boloj, come abbiamo detto , è fornita di due 
forami. Il forame che sta superiormente e un 
poco in avanti dicesi finestra ovale, la qua- 
le tuttavia è semiovale^ colla convessità che 
guarda insvi ; V altro che guarda ingiù , e 
posteriormente chiamasi finestra rotonda , 
sebbene sia un breve canaletto , il di cui 
lembo tumidetlo per lo più è triangolare . 
Quella è chiusa dalla base d' un certo os- 
setto nominato staffa ; questo poi da una 
membranetta tesa , e alzata in un cono con- 
cavo , che è continua al periostio che inve- 
ste la coclea. Per altro V apice di questo 
cono é legato ad una certa spirale, che di- 
vide in due cavità la coclea che inferiormente 
terremo a descrivere. Queste finestre ora de- 
scritte servono a portare i tremori delle par- 
ti , che occupano , alla cavità interna , vale 
a dire , al labirinto. 

643. I quattro ossetti sospesi dentro la 
cavità del timpano sono il martello , 1' in- 
cudine , r osso orbicolare , e la staffa , bi 
di cui particolar figura si fa manifesta dal 
loro nome. 

643. 11 marteìlo col suo capo superior- 
mente è connesso col principio della cavità 
del timpano mediante il periostio formato in 
ispecie di legamento, e inoltre si articola col 
corpo deir incudine per ginglirao ( N. 110 ). 
Sotto il capo evvi il collo , a cui sono con- 



241 

tìnui tre processi : uno , ne' feti lungo assai 
e tenue , e questo prodotto in avanti e in- 
ternamente , chiamasi processo lunghissimo 
del martello , o dal suo Inventore apofsi del 
Folio ; V altro minore sta esteniamente , e 
sforza in fuori un poco la membrana del 
timpano, nella sede superiore: il terzo nella 
medesima linea col collo dicesi manubrio, per- 
chè cacciato tra le lamette della membrana 
del timpano questa conduce ali* interno in 
guisa , che faccia essa un cono concavo, col- 
Y apice elevato dentro la cavità del timpano. 

644- L' incudine congiunta , come abbiamo 
detto, per ginglimo col capo del martello, e 
inoltre per mezzo del periostio colla parte 
suprema della cavità del timpano , sia un 
poco posteriormente rispetto al martello È 
composta del corpo e di due gambe , delle 
quali la più corta è voltata posteriormente ; 
l'altra poi più lunp^a sta in avanti, e quasi 
paralella al manubrio del martello , sì pro- 
duce inferiormente oltre il martello medesi- 
mo. Air estremità di questa gamba più lun- 
ga e internamente sta annesso quel picciolo 
ossetto, a cui dalla sua figura si dà il nome 
di osso orbicolare. 

645. La staffa , ossetto degli altri posto 
più internamente , ha perfettamente quella 
figura , che disegna il suo nome. Vedesi in 
esso il collo , che da altri dicesi il capo , e 

PARTE IV. 16 



si divide in due gambe solcate internamènte> 
le quali hanno fine nella base semiovale po- 
sta alla finestra ovale . 11 collo scavato in 
una fossetta nella sommità del suo apice si 
articola coli' ossetto orbicolare , e in tale 
maniera che forma un angolo quasi retto 
colla gamba p'ù lunga dell'incudine, restan- 
do quinci la l^ase quasi trasversalmente. Per- 
altro r intervallo che v* ha tramezzo alle 
gambe è occupato da una membrana affissa 
al solco delle gambe niede.>ime , e derivante 
dal periostio del timpano: il qual periostio 
s'attacca col lembo della base della staffa , 
conservando però la mobilità dell' orsetto , 
per cui ora più, ora meno profondamente si 
immerge nella finestra ovale nella sede po- 
steriore ; mentre la parte anteriore della ba- 
se istessa si caccia più o meno infuori. L'uso 
di questi ossetti si capila meglio dalla de- 
scrizione de' muscoli appartenenti ad essi. 

I muscoli degli ossetti dell udito sov.o tre, 
de* quali due appartengono al martello, il 
terzo poi alla staffa. Uno de' primi dalla sua 
situazione chiamasi muscolo esterno del tnar- 
tello\ l'altro dal suo officio dicesi il tensore, 
altri v'aggiungono e descrivono il lassatore y 
anzi in figura particolare lo mettono avanti 
oli occhi. Al muscolo finalmente della staffa 
fecero il nome di stapedio. 

Jl muscolo esterno del martello , che altri 



poi dicono interno » trovasi tra la parte 
squamosa e petrosa clt-lT osso delle tempia , 
vaie a dire , dove nascondesi il processo lun- 
ghissimo del martello. Apj>ena o neppure ap- 
pena è rubicondo, ed io 1' ho Veduto per lo 
più esser contenuto in quel medesimo cana- 
letto osseo per cui esce dalla cavità del tim- 
pano la corda di questo che descriveremo in- 
teriormente, per poi andare alla lingua in- 
sieme con un certo nervo prodotto dal terzo 
ramo del quinto pajo. S' inserisce il suo ten- 
dine nella radice del processo lunghissimo 
poco fa ricordato , ovvero dell' Apofisi Folia- 
na. Conduce il martello e quindi la membra- 
na del timpano in avanti, la quale perciò 
meno elevata internamente si rilassa un poco. 
Il tensore del martello nasce carnoso dal- 
l' ossea non meno che dalla cartilaginosa 
parte della Tuba Eustachiana , e un poco 
superiormente dove corrisponde alla base del 
cranio ; cammina verso la cavità del timpa- 
no pel canale osseo che finisce nel solco , e 
dalla porta curva di questo solco ( il qual 
solco in non poca parte sì unisce esterna- 
mente all' apice della coclea ) venendo fucri 
tendinoso si riflette all' esterno , per infierir- 
si poco dopo al manubrio del martello quasi 
nascente. Tira indentro il maitello e quindi 
"^eco la membrana del timpano , la quale ten- 
de più meno, per soigere più o meno den- 



244 

tro la cavità del timpano Quello chft si ^ice 
lassatore , è un muscolo cortissimo , che io 
non ho mai potato vedere» e dicono avere la 
sua origine dalla parte suprema del margine 
del timpano , dove finisce il meato uditorio , 
e inserirsi nella radice dei processo minore 
del martello . e quindi rilassare la membra- 
na del timpano conducendo il martello in- 
fuori. 

Lo stapedio muscolo picciolo, ora oblun-» 
go , più spesso triangolare, è contenuto nel 
breve canaletto alquanto arcato. Codesto ca- 
naletto è concentrico alT altro più grande 
canale osseo, e posto un poco posteriormen- 
te , il quale chiamasi acquedotto del Fallop- 
pio ( N. 160 ) Bisogna cercarlo nella parte 
posteriore del timpano , dove trovansi le 
celle del processo mastoideo ; dalla di Ini 
picciola porta subrotonda , pili spesso ovale , 
che è aperta un pò* sotto il collo della staf- 
fa , nasce il suo tendine , il quale riflesso in 
avanti s' inserisce in questo medesimo collo. 
Caccia più o meno d<"ntro la finestra ovale 
la parte posteriore della base della staffa , 
perlochè la parte opposta ossia V anteriore 
si scosta a proporzione dalla finestra me- 
desima. 

646. La tuba Eustachiana è un canale 
composto superiormente da un osso , nel re- 
stante poi da una cartilagine e da una mem^ 



245 

trana. CorrìJ^ponde in avanti nel suo princi- 
pio alla cavità del timpano , in cui sbocca ; 
la parte ossea esterna è continua colT osso 
esierno di questa cavità : la parte interna a 
questa opposta nascfe dal lembo arcato che 
si vede dentro il timpano. Questa sostanza 
ossea formata in tubo , la di cui parete in- 
terna costituisce una qualche parte , e questa 
esterna , del canale carotico , s' inclina in 
dentro , e si fa più angusta quando esce 
dall' osso petroso : nel qual luogo raffigura 
una la-céra fessura, a cui si attracca par- 
te una cartilagine e parte una membrana . 
La cartilagine che non compie il tubo, co- 
me non lo compiono g'i anelli della trachea , 
dilatandosi a poco a poco , e non strapre fab- 
bricata d'un pezzo solo posto massimamente 
air interno , si produce fino nelle fliuci ; la 
parte membranosa poi congiunta coli' osso, e 
colla cartilagine finisce il resto della tuba: 
la qual tuba poi apresi superiormente nelle 
fauci dietro il velo del palato. Vestita è in- 
ternamente dalla cute delle fauci p'ena di 
mucosi follicoli mohii^imi sparsi qua e là , la 
quale a poco a poco si va estenuando, avvi- 
cinandcsi alla parte ossea per poi finire nel 
periostio della cavità del timpano. Questa è 
la strada , per cui rinnovasi l'aria, e il mu- 
co del tiiDpano ; dicesi ancora data questa 
tubri per ricevere alcuni raggi sonori , e qgin- 



246 

tli servire in qualche maniera all' udito in 
cjiielli che non sentono troppo bene. 

647. Il labirinto è V interna cavità del- 
l' orecchio , la quale ebbe questo nome per i 
molti giri e recessi ossei Hanno in esso a 
considerarsi anotomicamente il sito, la jìgii- 
ra 5 la fnhbnca , il vestibolo ; i canali se- 
micircolari , la coclea , la lamina spirale , 
le scale , i forami , il canale osseo dei 
nervi sì comune , die particolare ^ i nervi , 
r unìor contenuto nel labirinto medesimo , i 
vasi finalmente , e V uso. 

Sito. Sta il labirinto nelT apofisi petrosa 
dell' osso delle tempia subito oltre la cavità 
del timpano, di cui forma in qualche parte 
la parete interna. 

La figura non si può cosi facilmente de- 
scrivere. Se alcuno però volesse paragonare 
il labirinto ad uno scorpione, darebbe una 
qualche immagine non affatto lontana dal 
fatto medesimo. Imperciocché il corpo sarebbe 
ciò che dicesi vestibolo , e tiene il luogo di 
mezzo tra le branche e la coda: le branche 
incurvate rappresenterebbero in certa guisa i 
canali semicircolari posti un poco superior- 
mente e di dietro; con questa differenza però 
che questi canali sono tre , non due soia- 
niente : la coda finalmente torta e che gira 
in se stessa a foggia di circolo si può in ctrto 
modo assomigliare alia coclea continua al 



vestibolo ; la quale si produce inferiormente 
un poco in avanti e in dentro colla punta 
che guarda in fuori e un poco iuferionnente. 
648. li vestibolo è una cavità a qualche 
modo rotonda, che giace tramezzo ai canali 
semicircoiiri e alla coclea. In questa cavità 
si ponno considerare due pareti : una ester- 
na , in cui sta aliamente scolpita la' finestra 
ovale j quasi nel seno d' una certa fossa ; 
r altra interna dove mira il forame acusti- 
co ( N. i6ò ) e il canale continuo a questo 
forame; nella qual parete veggonsi delle mac- 
chie cribriformi, che sono un ammasso di 
minimi forami , per cui entra nel vestibolo il 
nervo molle insieme con molti vasetti, e tro- 
vansi ancora altri forami, the danno adito 
ad altri simili nervi e vasetti. Dentro la ca- 
vità del vestibolo ( oltre una certa spina ossea 
prominente tramezzata da due cavità una 
semiovale, e l'altra emisferica; le quali ca- 
vità sono notate da quelle macchie cribrifor- 
mi ora accennate ) sta aperta la bocca del 
canale che appartiene alla coclea, il quale 
nominasi scala del vestibolo^ e stanno aperte 
cinque altre bocche dei canali semicircolari ; 
e parimente vedesi un certo recesso a gu'sa 
di solco , dove comincia un tub(^tto eh'- è 
comune a due canali sf^micir^olan . Tutta 
questa cavità poi , anzi il labirinto intiero è 
coperto da un periostio tenuisbimo ^ il qual© 



a48 



a mio giudizio deriva dalla lamina esterna 
della dura madre, la quale passa per la fes- 
sura (N. 171) che sta scolpita nell'osso delle 
tempia, chiamata dal celebre Cotunnio acque- 
dotto del vestibolo , e da questa viene pel 
canale osseo e pel recesso solciforme nel la- 
birinto, e spiegasi per questa cavità. 

649- I canali semicircolari sono tre ; ma 
nella piegatura loro superano il mezzo circo- 
lo. Sono distinti in superiore, che altri chia- 
mano anteriore; in posteriore ^ e in medio , 
o come ad altri piace esterno o orizzontale ; 
o se rÌ2;uardiamo la diversa grandezza loro , 
si dlstiniiuono in maii^iore , in minore , e in 
minimo. Siccome poi in alcune orecchie il 
canale anteriore è eguale in grandezza al 
posteriore , perciò quest' ultima distinzione 
sembrami meno accurata, onde noi riterremo 
quella di canale superiore , posteriore , ed 
esterno ovvero orizzontale . Tutti tre sono 
più angusti in mezzo all'arco; più larghi 
poi più o meno dove apronsi nel vestibolo ; 
\ale a dire , le bocche opposte del canale 
superiore e del posteriore, come ancora quella 
dell' esterno , dove sorge vicino la finestra 
ovale, superano in ampiezza le altre bocche. 
Apronsi poi solamente con cinque bocche nel 
vestibolo; perchè l'anteriore e il posteriore 
con quella gamba clie si guardano V un 
1' altro , convengono in certo solo e comune 
canale. 



249 

650. Coclea. Al vestibolo aggiugnesl infe- 
riormente e internamente un cono concavo 
fatto di una crosta ossea e più fragile di 
quella dei canali, chiamato coclea, in quanto 
che due volte e mezzo gira parte attorno al 
picciolo cono osseo scavato internamente d' un 
solco , e parte attorno se stesso ; quest' altro 
cono, che modlolo si chiama, colla sua base, 
che è notata da una macchia cribrosa roton- 
da , corrisponde al forame acustico ; V apice 
poi , che a metà incirca del secondo giro 
spiegasi in forma di bicchiere, o di infondi- 
boh , è in certa maniera volto contro la ca- 
vità del timpano. 

65 1. Lamina spirale. Dentro la cavità 
della coclea vedesi un certo setto osseo tes- 
suto di due tenuissime lamette. Questo setto 
con una sua punta è attaccato al modio- 
jo , coli' altra poi è annesso ad una certa 
membrana che si produce nell'opposta parete 
della coclea , e questo chiamasi la lamina 
spirale. Così la coclea è divisa in due cavità 
da questo setto medesimo, il quale perciò parte 
è osseo e parte membranoso. La parte ossea , 
che propriamente costituisce la lamina , al 
lembo deir infondibolo ovvero bicchiere oia 
accennato finisce in un uncino, ovvero amo; 
la parte membranosa poi composta anch essa 
d' una doppia lametta derivata dal periostio 
che copre il labirinto, prodotta un poco al 



a:5o 



tll là dell'amo, distende il coperchio ossia il 
volto della coclea medesima. 

65a. Scale. Le due cavità , in cui si di-' 
vide la coclea dall' indicato setto , hanno 
avuto il nome di scale. Una di esse, la quale 
è superiore , e un poco più lunga , nasce 
dal vestibolo, e perciò dicesi scala del vestii 
bolo ; r altra che principia dalla finestra ro- 
tonda del timpano voltata in dietro , e che 
è inferiore e più corta , chiamasi scala del 
timpano. Questa scala verso 1' apice della 
coclea con una certa fessura, ossia forame- 
aperto al fine della lamina spirale ossea sboc- 
ca neir infundibolo ; quella poi un poco più 
alto di questa apresi parimente nelT infundi- 
bolo , e quindi in questa sede , vale a di- 
re , nel bicchiere, queste scale comunicano 
tra loro. 

653. Forami. Quella parete interna del 
"vestibolo , la quale è continua col forame 
acustico , o piuttosto col canale osseo e co- 
mune de' nervi acustici, è notata da macchie 
cribriformi , come abbiamo di sopra indicato. 
Una di queste superiore di sito attesa la sua 
figura dicesi macchia semiovale , e suol essere 
un poco più grande dell' altra che sta un poco 
più al di sotto, e che chiamasi macchia emi- 
sferica. Sono separate queste due macchie 
( alle quali , come si è detto , corrispondono 
dentro il vestibolo due leggieri cavità del 



aSi 



mecJeslmo nome ) da una certa spina ossea 
molto più prominente relativamente a quella, 
che sta tramezzo alle cavità dello stesso no- 
me. Ma non di rado in questa parete stessa 
vefrf^on^i altre macchie, ed altri forami pic- 
ciolissimi , sparsi essendovi qua e la ben cu 
sovente dei fili ossei tenuissimi, a quella ma- 
niera che abbiamo accennato che la base del 
moiliolo è fornita d' una macchia parimente 
cribriforme. S'è già detto poco fa e con ve- 
rità esser continui a queste macchie dei ca^ 
naletti ,• poiché tutti capiscono ; che agli ori- 
ficj comunicanti da una all' altra superficie 
evvi tramezzo una certa sostanza ora più 
erossa, ed ora più sottile, che costituisce in 
certa maniera il canaletto. 

654. 11 canale comune de nervi principia 
dal forame acustico scolpito nell' apofisi pe- 
trosa dell' osso delle tempia , di cui abbiamo 
parlato nell' Osteologia. In fondo di questo 
veggonsi quelle macchie , che poco fa indicate 
abbiamo , appartenenti al vestibolo e alla 
coclea , ed al fine di esso sopra la macchia 
semiovale evvi un forame, che è il principia 
e]' un certo canale particolare osseo picciolis- 
simo, e corto, il quale mette foce a perpen- 
dicolo nell'acquedotto del Falloppio (N. i6ti). 

655, ]Ser\'i . La porzion molle e dura del 
nervo acustico ( N. 462 ) entra nel canale 
vcomune ora indicato. Il nervo molle diviso 



2^2 

quasi in filamenti al fondo del canale entra 
nelle macchie descritte di sopra , e pei mi- 
nutissimi canali ossei continui a queste mac- 
chie si produce nella cavità del labirinto. 
Recentemente ha scritto il Chiarissimo Anto- 
nio Scarpa Anotomico in Pavia (0, che parte 
di questi nervi, che entrano nel vestibolo, 
si dispiegano in un sacchetto aderente in certa 
maniera alla cavità semiovale dello stesso 
vestibolo; ha aggiunto ancora , che altri nervi 
del medesimo tronco formano delle ampolle 
in quella sede dove i tre orificj dei canali 
semicircolari, e le gambe corrispondenti sono 
più larghe: e che quelle ampolle sono conti- 
nue coi canaletti nervosi , i quali scorrendo 
per r altra gamba apronsi in una certa ca- 
vità , ossia sacco comune a questi canaletti , 
e connesso col sacchetto del vestibolo; final- 
mente che le ampolle e i canaletti , fabbri- 
cati quasi solamente da una polpa nervosa , 
nuotano quasi nelT acqua , e che acqua si- 
mile portano internamente , la quale ( per 
far la cosa più evidente ) potè egli colla 
pressione del sacchetto comune o d* alcuna 
ampolla cacciare nei canali nervosi , affinchè 
questa ritornasse per un altro orifìcio nel sac- 
ciietto comune. Ha soggiunto inoltre altre cose 



(0 Anat. disquisit : de auditu et olfactu. 



aSS 



aìla zona della coclea , ai nervi dispersi per la 
coclea, e che entrano nel canaletto scavato 
nell'asse del modiolo. Quelli che amano in- 
tendere queste cose accuratamente , devono 
consultare la di lui opera elegantissima. A 
rae non è lecito il dir di piìi su questo pro- 
posito , sì perchè non lo porta la natura delle 
mie Istituzioni; si perchè, sebbene fin dalla 
mia prima gioventìi abbia messa tutta T ope- 
ra, e tutta la diligenza nell' Investigare l'in- 
terno dell' orecchia , non ho mai avuto la 
fortuna di seguire col coltello e con altri 
presici) la polpa nervosa dispersa dentro il 
labirinto in guisa che non scorresse via men- 
tre tadiava le orecchie recenti : o che essa 
in frangie confusa col periostio sottilissimo 
non si vedesse , quando più accuratamente mi 
f-iceva ad investigare con ripetute osservazio- 
ni r osso secco del labirinto. Egli è ben ve- 
ro però, che in qualche luogo ho incontrato 
un qualche umore , ogniqualvolta che ho ta- 
gliiito trasversalmente uno de' canaletti , ed 
ho mirato dentro di esso col microscopio ; e 
quelle cose , che mi toccarono allora vedere 
internamente , sembravano convenire colle os- 
servazioni di quel rinomatissimo Scrittore , 
come recentemente ancora ho confermato. 
Stetti sempre dubbio però, se ciò fosse se- 
condo la natura , o se quelle cose che mi 
apparivano, dovessi attribuirle alla forza di 



a54 

una frattura che scuotesse le parti interne 
sottilissime, e assai molli. Non negherò an- 
cora di aver veduto una qualche umidità , 
mentre tentava collo scarpello di levare or- 
dinatamente le lamine dall'osso dei canali 
semicircolari in un'orecchia recente, per co- 
noscere in alcun modo come si stasse il nervo 
contenuto* la qual umidità tra la polpa nervo- 
sa del vestibolo ed il vestibolo osseo medesi- 
mo notata avea ancora Io stesso celebre Al- 
lero. Ma ciò non m' è avvenuto sempre; e 
per lo contrario io vidi l'acqua dentro il ve- 
stibolo, i( di cui fondo, per dir così, si po- 
lca vedere , allora quando io procurai di ri« 
mover la statFa dalla finestra ovale. La qual 
acqua poi , e il qual fondo in qual maniera 
possano vedersi , se sacchetti particolari con- 
tenenti r acqua o\"cupano il vestibolo , io per 
verità confesso la ^nia ignoranza , e non so 
capirlo. Comunque sia però ( imperocché io 
non opporrò mai ajlle osservazioni degli altri 
le mie quali sieno , ne pretenderò mai che 
si debbano più di quelle valutar le mie ) 
debbo professare ai\cora una somma oscurità 
in questa cosa ogni volta clie ho voluto por- 
tare le mie ricerche \ui nervetti che vanno 
scorrendo pel modiolo, e^^igli altri che vanno 
errando per V una e V altra scala della co- 
clea , per vedere la loro distfribuzione singo~ 
lare. laonde mentre stimo assai la somma 



a5i 



dilio-enza del Chiarissimo Autore sullodato , 
disapprovare non posso affatto la nun ìm^ 
perizia. 

656. Il nervo duro acustico arrivato al 
fondo del canale comune entra pel canale 
particolare soppraccennaio, e passa aW acque- 
dotto del Falloppio ( N. 166) per tongiun- 
gersi col tralcio nervoso prodotto dal St-condo 
ramo del quinio pajo (N. 460. il Mascellare 
superiore); indi vada posteriormente ed ing ù 
per uscire da! forame tra 1' apolisi mdmr.Kd- 
lare e la stdoidea dell' osso delle tempia ; il 
die avanti di fare, ad un' incerta altezza, 
per ordinario poi un poco sopra il fine del- 
l' acquedotto , manda un filamento, il quale 
pel canaletto osseo unito all'acquedotto ester- 
namente e per davanti , va ascendente nella 
cavità »del timpano; dove avanti la gamba 
pili lunga dell'incudine, e dietro il principio 
del manubrio del niart^'llo cammina nominato 
allora corda del timpano. Questa corda poi 
(dalla quale vengono fuori d^i minimi tralci 
pei muscoli del martello J superata la cavità 
del timpano entra in un altro cana' tto co- 
mune al muscolo esterno del m-irtello e si lìi 
strada per la fessura del Cassero (N. ibi ) 
per cacciarsi nel nervo linguale prodotto dal 
terzo ramo del quinto pajo. 

657. L' amore del labirinto è una cc'ta 
acquetta lentamente sparsa probabilmente dalle 



356 

arteriu22e disperse pel labirìnt-o, e lentamente 
assorbita patimenti da vasetti inalanti, e rin- 
novata; affinchè quello spazio, che è lasciata 
dal sottilissimo periostio e dalla polpa nervosa 
che investe, resti egualmente pieno incessan- 
temente; e così i suoni esterni ancor deboli, 
i quali vengono dietro talora ai suoni più 
forti, possano scuotere quella polpa. 

I vasi arteriosi dell' orecchio sono discen- 
denze deir una e dell' altra carotide: i ve- 
nosi appartengono o all'una o all'altra giu- 
golare , ed ai seni della dura meninge. 

L' uso del labirinto , siccome ancora di 
tutta l'orecchia è noto a tutti. Sono date le 
orecchie per udire. Ma perchè poi a questo 
fine sì grande apparato di parti e sì composta? 
Perdio, per esempio, il labirinto è composte 
del vestibolo, dei canali semicircolari, e della 
coclea? A qual fine tre canali pegati in 
arco, e di ineguale sezione e lunghezza ? 
Perchè due gambe di questi canali conven- 
gono in una sola? Perchè dividesi la coclea 
in due cavità non della medesima sezione , 
né lunghe egualmente ^ Potrebbe forse ci«> 
esser fatto, che, essendo cinque le gambe di 
questi canaletti j le quali si aprono con al- 
trettanti orificj nel vestibolo ; ed essendo Li 
loro sezione e lunghezza d'suguali in tutti 
e in cadauno, e questa essendo ancora la 
medesima relazione dei due canaletti compo- 



a57 

aenti la coclea ; essendo , dico , queste cose 
in tal modo, potrebbe forse essere, che que- 
sti sette tabi corrispondessero ad altrettanti 
tuoni musicali, onde in un conceito armo- 
nico ne seguisse la distinzione dei suoni ? 
Perchè ... ? Ma crescerebbero le quistioni 
in infinito, a scioglier le quali, ed a sno- 
darle ( sebbene in parte almeno abbia ardito 
di tentarlo nelle Istituzioni Fisiologiche) non 
conoscendomi buono in questa qualunque siasi 
operetta, la quale più correttamente darò a 
nuova luce, se i rinomatissimi miei Amici, 
e più periti, mi avviseranno benignamente con 
quella umanità , che hanno verso di me , 
degli errori , in cui potrei esser incorso , 
quindi farò fine. 



FINE DELLA SECONDA PARTE 
DEL SECONDO TOMO. 



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