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Full text of "Istoria dei vasi linfatici"

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ISTORIA 



DEI VASI LINFATICI 

D I 

PAOLO MASCAGNI 

PROFESSORE 

DI Anatomia, fisiologia, e Chimica del r. liceo di sibn4, 

e poscia 

DELL^ ARCISPEDALE DI SANTA MARIA NUOTA DI FIRENZE, 

MEMBRO DEL COLLEGIO MEDICO FIORENTINO) 

SOCIO él Più'' ILLUSTRI ACCADEMIE £C. 

TRADUZIONE ITALUNA 
DI 

GIANBATTISTA BELLINI 

EDIZIONE SECONDA 

Da esso illustrata ed insieme accresciuta 

Dell'elenco di quasi tatte le scoperte del detto Professore. 
DelV Analisi degli obietti insorti intorno alle medesime . 
E di varie riflessioni ad incremento della Fisiolo(|ia e Patologia. 



** 



TOM O'^L 



* 



FIRENZE 

KELLA STAMPERIA PIATTI 

1820. 



\ 



AL CELEBERRIMO 

DOTTOR 

VINCENZIO CHIARUGI 

PUB. PROFESSORE DELL' tMP. E R. UNIVERSITÀ DI PISA, 

.MEMBRO DEL COLLEGIO MEDICO FIORENTINO , 

SOPRINTENDENTE ALLE INFERMERIE DELL'IMP. E R. 

ARCISPEDALE DI S. M. NDOVA E RONIFAZIO DI FIRENZE, 

SOCIO DI VARIE ILLUSTRI ACCADEMIE , 



A vincoli ìpià sacri che mi legano a Voi 
coi dolci titoli di concittadino e discepolo, 

Jìn da gran pezza esigevano che io vi ester- 
nassi nella maniera la più solenne i vivi 
attestati del mio sincero attaccamento, e 
della mìa verace dovuta riconoscenza . 

Riproducendosi per la seconda volta al 
Pubblico la mia Traduzione dell'Istoria 
sopra i vasi linfatici del vostro intimo amico 
e mio bene affetto Precettore il preclarissi- 
simo Professor MASCAGNI, oh con (juale 
effusione di cuore ne colgo l'opportunità per 
tutta dedicarla alla nostra disUntisstmn 



\ 



persona ! f^oi sommo neijasti della Scienza 
di Ippocrate per auere il primo trattato 
sistematicamente delle malattie cutanee e 
della pazzia con tanto lustro: P^oi celebre 
per la perizia di conoscere i morbi, e di. 
combattergli vittoriosamente coi pia ade- 
guati e potenti presidj della materia medica, 
nel conoscer la quale a niuno siete secondo: 
f^oi zelantissimo dell' istruzione medico-chi- 
rurgica, la quale, sotto la vostra attilla e 
più ingegnosa cultura va in cotesta Scuola 
ogni dì pia a risplendere in faccia alla no- 
stra Italia e oltre i limiti della medesima : 
Voi cosi umano pel sollievo dei miserabili 
infermi che , privi di mezzi di sussistenza e 
di qualunque cura , ricorrono a quelle in- 
Jermerie cui presiedete: Voi esimio in ogni 
genere di letteratura e molto pia nella pra- 
tica di tutte quelle doti morali che a giusto 
dritto rendono immortale il vostro Nome : 
Voi in una parola avete troppi titoli, anche 
oltre quelli che premisi di essermi concit- 
tadino ed in parte Maestro, ad una pub- 
blica protesta della mia pia alta conside- 
razione , stima , e ricoìtoscenza . 



In forza di ciò spero che volentieri vor-^ 
rete compiacervi di accogliere l offerta , 
benché tenue pel lato mio, che vengo afan^i 
di ^uest* opera-r Proteggetela, ed accorda-- 
temi t onore ed il bene di protestarmi im- 
mutabilmente . 



Prostro 



Rovigo A Gennajo i8!2o« 



t}e\f/no ^j AJfet."^ Amico % 
GIANBATTISTA BELLINI. 



AVVERTIMENTO 




DKL TRAUUTTORB. 



1 



"on aveva io, per cosi dire, terminata nel 181G la 
pubblicazioDe dell' Istoria completa dei vasi linfatici 
da me tradotta , che rilevai a colpo d'occhio la neces- 
sità d'una ristampa e per illustrare e render più 
perfetta l' Opera , e per riparare e servire alle richieste 
che ogni di raddoppiavausi si per la parte dei toscani 
che dei non toscani- Non interrottameli te occupato 
per questo lavoro, io aveva già tutto disposto al ter- 
mine del 1817 per mandare ad effetto il mio disegno, 
come fin da dell'epoca partecipai ad alcuni Profes- 
sori coi quali sono in relazione, e come feci vedere 
più volte ad alcuni miei amici i quali ebbero la bontà 
di dare un ocòhiata al nuovo ordine, e alte correzioni 
ed aggiunte che aveva preparate per qut:sta ristampa. 
Intanto allo spuntare del 1818, mi fu diretto un 
manifesto che annunziava l'imminente pubblicazione 
del Prodromo della grande Opera anatomica del troppo 
presto rapitoci esimio Monarca degli Anatomisti, il pro- 
fondo ed infaticabil Professore PAOLO MASCAGNI, 
Prodromo che in fine à veduto laluce per le sollecitazioni 
singolarmente deirespertomioamicoe un dì condisce- 
polo il D. AlYTOSIMARCH!. 

Letto un tal manifesto, credei bene sospendere la 
mia impresa e per non inceppare nella menoma parte 
la divulgazione del prodromo suddivisalo ,e per atten- 
dere l'opportunità di collazionare con esso ledottrinc 
che io, dopo avere apprese a viva voce dal suo Autore, 
aveva unite a questa seconda edizione. 

Pertanto ora che detto Prodromo è pubblicato, ed 
ò avuto campo di confermarmi che quanto anche di 
più minuto aveva apertamente esposto jjella prima 



J 



min , e quant' altro inoltre aveva aggiunto già alla pre- 
sente seconda edizione, è verameoie un parlo delle 
schiette dottrine mascagnane, siccome amepoco ri 
nevaa dubitarne, ìn quella guisa che ognuno puùsù 
sincerarsi facendo un riscontro, mi sono affrettato a dar 
mano a questa ristampa, all'oggetto, come premisi , 
r di appagare i voti di quelli che ne desideravano degli 
I esemplari, e di rendere più completo ed interessante 
un tal lavoro. 

Ciò premesso , caderebbe qui in acconcio dire quali 
furono i motivi, quali le circostanze che mi impegnarono 
fin da principio in questa traduzione e nei commenti 
riguardanti la medesima : come pure quali ragioni e 
quali riflessi mi determinarono a tradurre la seconda 
edizione latina senza tavole, invece della prima che di 
esse fa pompa; ma per non mi ddungare inutilmente 
rimetterò il Lettore alle considerazioni da me espresse 
nella prima mia edizione. In essa troverà che le premure 
di alcuni amici che non ebbero d vantaggio dicoltivare 
l'anatomia sotto il ProfessorMASCAGjVl,avendomigià 
impegnato in un elenco anatomo-fisiologicodel sistema 
imfatico;eche il dispìaccreche vivo risentii delia perdita 
ah troppo grande ! del detto Professore prima che potesse 
da per se stesso pubblicare tutte le sue scoperte, le 
quali impaziente il Pubblico da gran tempo attendeva, 
furono i motivi i più forti che mi spronarono, infra 
gli altri, a tradurre e commentare l'attuale istoria, la 
quale MASCAGNI pubblicò in latino unicamente 
perchè, trattandosi di materia in gran parte nuova 
per tutte legazioni, si potesse, eolla sola lingua cono- 
sciuta dai più, da pertiitto intendere ed imparare . 

In ordine poi alla scelta della seconda edizione 
mascagnana pìuttostochè della prima, vedrà che io 
non la feci a capriccio, giacché uniformandomi allo 
spirito dell'Autore ebbi in veduta di facilitare la circo- 
lazione delle belle dottrine moderne con non renderla 
lauto dispendiosa comeèla prima, la quale poi non k 
altro vantaggio che di essere ornata.' di supeiijfi tavole 



i 




qtl»li non interessano che i notoinìstì, poco calendo sì 
pratici di veder sott'occhio come sono organizzali i lin- 
fatici, quando questi pratici stessi ne conoscono l'an- 
damento, le funzioni e gli usi per il disimpegno del 
loro ministero, e per il sollievo degli ammalati . , 

Finalmente là rileverà come nessun fine, meno 
quello di rimettere in buon giorno un opera che era 
stata pubblicata io anni circa prima della morte del 
Mascagni, e che in conseguenza mancava delle ultime 
più brillanti scoperte di questo GENIO del secolo XVIIT. 
e r altro di arricchiria,oltre della materia dei vasi lin- 
fatici, di quant'altro di piùinteressaute versava intorno 
a tutta l'anatomia, alta fisiologia, e alla patologia, mi 
indussero in sostanza a commentare e iornir di note 
la medeMÌma. 

Mi protesto peraltro che queste note debbono ri- 
guardarsi come diramazioni delle leorie del mio gran 
Precettore, sulle quali io non ò alcun merito jx'rchè 
confesso di averle tutte da esso apprese in quegli anni 
preziosi che con piacere rammento di aver consumati 
al fianco e sotto il vessillode) più gran Filosofo e del più 
consumato Anatomica che abbia veduto l'Europa. In 
conseguenza di ciò mi prolesto inoltre che se mai nel 

Enhhlicare le medesime io avessi mancato o uell'om- 
reggiarle di quei colori che elleno stesse richiedeva- 
no, o nell' innestare e riunire qualche volta ad esse 
delle idee che dietro la di lui educazione e disci- 
plina mi si potessero essere affacciate alla fantasia, 
non sene debbe incolpare che me esclusivamente, 
essendo troppo diffìcile che egli travedesse o branco- 
lasse in materia di anatomia e di fisiologia. 

Dette note poi, ò creduto bene, non tanto per 
maggior ordine, quanto ancora [>er non distrarre l'at- 
tcnzionedelLettoreoccupatonello scorrere le proTonde 
dottrine dell'Autore, ò creduto bene, ripeto, allonta- 
nandomi dal sistema da me adottato nella prima edi- 
zione, rqjortarle via via in calce della respeltiva sezione 
« capitoli secondo le circostanze, accennandole per 



Comodo e chiar-ezza iiell' intlice generale af^DChe SM- 
si trovasse cbi amasse di leggerne qualcuna isolata-* 
niente abbia campo di soddisfarsi. 

Frattanto essendo insorti e venuti alla luce, sic 
come ci anntmziano anche Ì nostri Giornali, degli opu- 
scoli che mostrano un conflitto fraiseguaci e i contra- 
dittori di Mascagni, nonché fra alcuni dei suoi stessi 
discepoli, mi son dato carico di esaminargli, spogliato 
^t qualunque prevenzione^ e di registrarne 1 estratto 
qua e là nel decorso dall'Opera allo scopo di dilucidar 
sempre più la materia che compone quest'opera me- 
desima, e di far conoscere a un tempo qual sia il vero 
fondo delle dottrine di Mascagni, e quali gli errori e 
le ragioni di chi à tentato di opprimerlo o di sostenerlo. 

Prevengo tino da questo momento che in tale 
impresa, per se stessa spinosa, avendo dovuto urtare 
contro varjsoggetti iqualiveneroo pelmeritocheglidt- 
stingue o pell'amicizia che loro protesso, ò usato tutta la 
delicatezza possibileonde veder di conciliare,oveò potu- 
to, le di loro discordanti opinioni. Quando poi sono stata 
costretto a riprovare assolutamente, sembrami di aver 
fatto anche ciò con si buona maniera, che mai sarà 
Vero che io sia per vfnire in disputa per qualunque 
accidente coi medesimi, consolandomi sul pensiero 
che, se da qualcuno sarò provocato, troverò compatì* 
mento e difesa presso gli intelligenti e gli imparziali^ 
come i più capaci di distinguere e giudicare che io 
non poteva, senza mancare al progresso della scienza, 
alla difesa del mio Precettore, e all'esatto disimpegno 
del mio lavoro, prescindere da fare il crìtico imparziale 
sopra agli scritti cheriguardano o urtano contio le mas- 
sime appartenentiairÀutoredelIapresenteopeFada me 
tradotta e commentata. 

Finalmente, oltre al dettolavoro, mi son preso cura 
dì ìntessere un elenco di tutte le scoperte di Masca.givi, 
e di altre massime che direttamente o indirettamente 
Io riguardano per essere state da esso inventate, con- 
fermate o riprovate; corrette, moderate o amplificale. 



i 



'le quali, ridolteacircaSoo priiicipj o articoli domma- 
tìci, ioimeraimo !a cUiusura di questa seconda edizione. 
Avendo esposto Gnqui quali liirono i motivi ciie 
mi determinarono la prima fiata ad intraprendere 
quella tmdiizione: faltoconoscere sinda qual epoca io 
erit in ordine per qncsla ristampa, e per quali giuste 
vedute abbia procrastinato fino a questo di a pubbli- 
carla: accennati dì volo i fini cuiniiproposi di servire 
iraducendo e divulgando la seconda edizione masca-' , 
gnana in luogo delta prima : esposti i veri riflessi pei ] 
quali mi mossi a commentarla e ad unirvi l'estratto { 
delle scoperte ciie riguardano, oltre il sistema linfatico, 
jnolte altre branche della fisica dell'uomo: premesse 
le proteste che le mie annotazioni nou sono ordina- 
j-iamente che squarcj delle dottrine del mio maestro, 
jni rimane unicamente a soggiungere che vedendo che 
>iel 2." T." della mia prima stampa dell'attuale Istoria 
vi è una certa monotonia promossa e mantenuta sin- 
golarmente da alcune note cronologiche dell' Autore, 
quali non si potevano da esso omettere finché si so- 
'fitenevano in sollevazione i flutti dell'invidia contro 
gli utili ritrovati di cui tanto arricchì l'etii presente e 
le future, note che giudicai proprio allora di riportare 
in tutta l'estensione nella prima mia fatica per esi- 
mermi della taccia di mutilatore; ò creduto meglio 
questa volta ometterle, giacché il ricliiamare nuova- 
mente dalle fredde ceneri delle questioni già discusse 
ed ornai assopite, e il riepilogare minutamente quali 
/urouo i primi inventori dei vasi linfatici d'alcune 
parti di minor rilievo , sarebbe stato un raddoppiar 
finti senza necessità, mentre se qualcuno amasse di 
rinvenire dei lumi interessanti l'istoria può ricorrere 
^ir originale latina o alla detta mia prima edizione. 

Ma l'impugnare ad occhi bendati la falce, e mie- 
tere indistintamente tuttociò che riguarda l' istoria 
isarebbe stato un distruggere il più bell'ornamento 
'dell'opera medesima, onde mi son fatto legge dì te- 
ucre una via di mezzo allontanandoTinutìle per questi 



tempij riportando l'altro che non sì potea disprezzai 
senza mancare totalmente all'erudizione. 

Mi sono permesso inoltre di tralasciare per lo stesso" 
oggetto e per guadagnar del Inogo, tutti i testi dei 
diversi autori e percuè non vi può essere alcuno che 
sospetti che il Mascagni abbia citati nel corpo della 
sua opera questi stessi autori senza avergli letti e pon- 
derati, e perchè volendo riscontrare precisamente 
come le. cose stanno, detti testi sì possono a piacimento 
rinvenire nella predivisata mia prima edizione, oltrej 
l'originale latino da cui l'ò estratta. I 

Cosa si direbbe se ingenuamente confessassi di'! 
essermi allontanji lo in qualche luogo nel rilimare questui 
fiata la presente edizione dalla litterale latina? Cono- I 
sceva io che per rendere in qualche articolo più filato e ' 
conseguente il discorso, più espresso e più marcato il 
sentimento, non si poteva prescindere dall' enarrata 
licenza, di cui assicuro di non mi esser mai abusato, 
quantunque io ne potessiprofittare in qualche esten- 
sione, poiché non si trattava nei caso nostro dt 
bilanciare il valore dei termini, come nella tradu- 
zione dei classici latini, ma di estrarre il puro 
sentimento nella maniera la più dolce per la nostra i 
lìngua, e la più utile per la noslr'arte. 1 

Ecco esposti i primi fili coi quali saranno intesisuti 
imateriah egli sperimenti che costituiranno il corpo e 
lordine di quest'Istoria, fili che era ben dovere che 
io facessi conoscere priniachè i miei Lettori si dassero 
allo studio di questa seconda edizione, la quale se 
non sortirà corrella quanto sarebbe desiderabile, mi 
lusingo di trovar compatimento in quelli che riflette- 
ranno che, atteso il mio traslocamento dalla Toscana 
nello Slato veneto, non potrò aver gran comodo di ri- 
vedere da per me stesso le fi"aschette o sieno ie prove 
delle prime impressioni, giacché, ricercato dal Sig. 
Piatti Fiorentino, ò dato parola di preferirlo in questa 
ristampa a costo della lontananza che attualmente ci 
divide. 



PREFAZIONE 



DEL L' AUTORE, 



\^ uando fui per dare alla luce nelVanno 1787 V Opera 
sul Sistema dei Vasi Linfatici perfezionata in ogni sua 
parte , per quanto mi fu permesso , riunendovi V Istoria 
e V Ichnogrqfia mi proposi principalmente due cose : 
V una di dare alla scienza anatomica quel compimento 
che sembrava mancarle : V altra di promuovere con 
ogni impegno gli avanzamenti delV arte medica scuo^ 
prendo ben mille verità fisiologiche , molte altre con^ 
fermandone e richiamandole al suo primiero splendore, 
con inserirvi inoltre qua e là a bello studio molte osser- 
vazioni patologiche , e più e diverse riflessioni . E in 
vero con giubbilo sperimentai che al primo scopo avea 
pienamente corrisposto quella più vistosa edizione di^ 
stinta per la sua mole in forma di atlante , singolare 
per Ze 27 tavole incise in rame, e per le i^ controtavole; 
aW altro poi non così j poiché era necessario^ onde 
questa veduta facilmente riuscisse y che queste medesime 
mie osservazioni venute fossero a chiara e comune 
notizia dei Medici non già col trascorrere superficiale- 
mente , ma col meditare attentamente quesV Opera , 
la quale sarebbe sempre venuta alla conoscenza di 
pochi per lo scoraggimento che a molti arrecava V enor- 
mità della spesa. 

Né certamente è cosa nuova che la magnificenza 
ed il lusso che campeggiano nei libri degli anatomici 
sieno di facile ostacolo , onde non si propaghino fra 
le mani dei Medici. Lochè di quanto danno sia perle 
arti salutari , danno cui ci affrettamo di riparare per 
pmrte nostra colla presente edizione , non abbisogna di 
molte prove per confermarlo . v 

Tom, /. i 



r RE r A ZI o if X. 

Pertanto essendo un principio cardinale in medi' 
dna il più antico e il più conosciuto che ninno può 
rettamente mettersi al caso di conoscere le alterazioni 
delle funzioni del corpo animale se non sappia come 
queste si effettuino e si perfezionino in stato di salute 
jnio incarico sarebbe di enumerare in questa Prefazione 
eolla maggior diligenza quei grandi e certamente 
singolarissimi vantaggi che a fauore della Medicina 
possiamo aspettarci dalla più perfetta notizia del 
Sistema linfatico . Ma prendendomi questo incarico 
sembrerebbe che io volessi fare V ufficio non già di un 
semplice enunciatore , ma bensì di un vero disputatore, 
e ripetere quelle cose istesse che si trovano esposte 
neW Opera medesima con bastante estensione . Tutta' 
volta spero che ninno mi ascriverà a mancanza se di 
passaggio rammenterò poche cose soltanto adattate a 
dimostrare l' importanza di quest' argomento . 

Tante sono infatti e di sì gran peso le parti e le 
funzioni di questo sistema di vasi nell' economia ani- 
male che con ogni ragione reputo dovergli eguagliare 
agli stessi vasi sanguigni nella dignità ed importanza , 
mentre non vi è parte alcuna la quale o sia in effetto 
priva possa esser priva dei medesimi . Poiché è tale 
la struttura dei vasi sanguigni che in ninna guisa pos- 
sono adempire V incarico di assorbire quale perciò è 
slato riserbato esclusivamente alle prime radici dei 
linfatici, come loro proprio e privato ufficio , Per tanto 
quanto più si rende chiara la necessità dell' 
di cui abbiam rilevato esserne indispensabile il bisogno, 
tanto più dee rendersi necessaria eziandio la 
scema dei linfatici. Perlochè far non dee meraviglia 
fé l'Anatomia analmente ne à dimostrata V esistenza 
in qualunque parte e ne à tolto con trionfo ogni dubbio. 
JViuno esser può così straniero alla medicina da non 
conoscere quanti mali possono insorgere dall' interru- 
zione , abolizione , diminuzione, o al contrario, dalla 
soverchia attività di tal funzione . Dall' una infatti 
abbiami l'origine delle idropi, degli edemi, dei profluvj; 



rnBF^zjoNB. 3 

dall' altra atV opposto talora le cause dell' atrajia e 
della macilenza ; e da entrambe la sorgente di moltis- 
sime alterazioni che sopravvengono alle secrezioni degli 
umori . 

Né meno è interessante per un Medico il sapere 
che bene spesso le cagioni e i principi ^ """^ malattia 
non possono di altronde introdursi net corpo se non se 
per i tin/atici. Infatti siccome il succo delle varie so- 
stanze introdotte nello stomapo per alimentare il corpo, 
elaborato che sia nel detto viscere e ne gì' intestini, è 
portato per la serie di questi fasi nelV alvo comune , 
cioè nel. dutto toracico , e insieme colla linfa di tutto 
il corpo s' infonde nelle vene succlavie e jugularirCosi 
egualmente siccome tutta la superfìcie del corpo conti- 
gua all'aria come pure le cavità in cui essa circola 
liberamente sono ripiene di bocchette inalanti di qttesti 
vasi che avide attraggono ciocché di sparso nell'aria si 
presenta alle medesime e lo mescolano coll'umore lin- 
fatico : ne segue che questi principi raccolti da ogni 
parte, cioè tanto dall'ambito esteriore del corpo, quanto 
dalle inteme cavità di ogni sorta , si i nuovi, che i più 
volte riassorbiti e insieme mescolati e per i oar) ordini 
delle glandule condotti in giro, quantunque per legge 
di natura tendano a comporre la linfa animale e la 
somministrino al sangue , spesso tuttavotta addiviene 
che sieno composti di particelle eterogenee, maligne, 
inflessibili, o almeno peccanti in eccesso, e perciò 
vizino ed alterino la linfa invece di prepararla e rin- 
nuovarla . E vaglia il vero i linfatici non godono alcun 
privilegio per cui separino V utile dal notevole , alcune 
cose rigettino , altre soltanto ne ass-orbano . Di qui tutto 
ciò che si affaccia alle prime radici dei medesimi , 
purché possa penetrarle , se sene eccettuino alcune do- 
tate di maggior costrizione, con avidità lo attingono , e 
non per una particolare scelta, ma indistintamente e in 
confuso 3 in guisa che quello che dovea esser la sorgente 
di salute e di ristabilimento , sia anclie il veicolo di 
malattie e di distruzione . 



4 f ItS F A Z I O Tf E. 

Chiunque seriamente contempla queste cose^ senza 
dubbio conoscerà e resterà pienamente convinto cheta 
prima e principale origine e sede deìle malattie dee- 
ordmariumente considerarsi proveniente dai vasi lin- 
fatici . Rileverà così che quei vizj , i quali di ordinario 
si attribuiscono al sangue, s' introducono nella nostra- 
macchina per i linfatici, che nei linfatici producono i 
primi effetti della malattia, e che finalmente si com.u-. 
nicam» per questi al sangue e agli altri umori . Passo 
sotto silenzio le malattie che indeboliscono V istessa 
struttura del sistema linfatico , e principalmente le 
gliindolv, come pure tralascio molte altre cose riguar- 
danti la Patologia e /' Etiologia delle malattie in ge- 
I nere : iti/ine altre ne trascorro le quali anno per oggetto 
più conveniente la pratica . Ma per non tacere del tutto 
ciacche è ti più interessante , duopo e il riflettere che 
in quella guisa che i vasi linfatici sono i canali per 
cui s'introducono le malattie nel nostro corpo, così 
sono i condotti di quei rimedj che oppor si debbono 
alle cause ed agli effetti immediati delle malattie me- 
desime . Che se ciò sia ben conosciuto e posto in un 
pieno rapporto colla pratica, non dubito che queste 
mal tip liei osservazioni non debbano essere reputate 
opportune per illustrare la medicina. Chi infatti non 
vede che la via più corta e più adattata ai rimedj può 
essàr quella per cui sono introdotte le malattie, giacche 
per essa i primi vanno dietro direttamente alle seconde? 
Da ciò ne segue che moltissime di queste malattie ve- 
nendo attratte dall' aria per le superficie contigue alla 
medesima ed introdotte cosi nel corpo , non si potrà 
ai certo giudicare che i soccorsi i quali possono alle 
medesime arrecarsi, sieno più pronti ed efficaci se 
vengono introdotti per la via dello stomaco e degli 
intestini. Poiché siccome la massima parte dei linfatici 
i quali prendono origine dalle istesse superficie , e 
quelli principalmente che si partono dalle cavità dei 
polmoni non comunicano coi lattei neppure in gran 
distanza, ma separatamente scaricano la loro linfa 



PREFAZIONE, 5 

9 nel dutto toracico presso il luogo di confine del 
medesimo colle vene sanguigne o nelle medesime vene, 
di qui ne viene il per chh V azione dei rimedj , abbenchè 
forniti di virtù la più attiva , riesca al certo molto leg- 
gera e fugace ed anche di niun giovamento se, in 
miscela colla linfa che rimane assorbita dai medesimi 
lattei^ debbano essi rimedj mescolarsi prima col sangue. 
Quanto meglio sarebbe il prevenire la malattia y anzi , 
sarei per dire , soffocarla negli stessi principj pren- 
dendosi il pensiero di far si che per quelle vie istesse 
per cui questa incominciò a manifestarsi , di lì pure 
ne abbia principio V azione dei medicamenti! Quindi 
è che non sembrerà doversi adesso cotanto trascurare 
la virtù dei rimedj esterni y né esser di picciol conto 
V uso dei bagni, delle unzioni, e di altri simili soccorsi , 
come anche non sembrerà meno degno al certo di esser 
praticato V antico sistema di ricevere il vapore di 
alcune sostanze, e specialmente dell'acqua sulle superfi^ 
eie ammalate^ uso di cui V età nostra ne proscriverebbe 
la memoria . Gosa dirò di alcune malattie derivate da 
simile origine o da causa interna che stabiliscono la 
loro sede in qualche parte del sistema linfatico o ivi 
danno origine ad altre affezioni secondarie , quali 
formano un obice insuperabile per lo scioglimento de^le 
prime malattie , se queste subito non si tolgano ? Se ci è 
permesso per queste di impiegare un rimedio diretto 
per le vie dei linfatici che là si dirigono , perchè ne 
proporremo altre più remote e totalmente indirette? 
Molte cose pertanto e fra se varie così meco ràvvoU 
gendò , appenachè per la prima fiata era sortita alla 
luce quelV Opera più in grande , cominciai a meditare 
un altra edizione la quale abbracciasse una piena de^ 
scrizione dei vasi linfatici, e insieme tuttociò che poteva 
interessare V erudizione e V istoria e che nel tempo 
stesso fosse ineno possibilmente dispendiosa . E invero 
io reputava che questo mio pensiero avrebbe potuto 
corrispondere pienamente alfine prooostomi , se , tolte 
le tavole che indicano il corso e la distribuzione dei vasi 



tinfadcl unitamente alte dì toro spiegazioni , tutto it re- 
sto io lo ristringessi in un mediocre volume. Avrei subito 
eseguito il mio progetto , se un altro non me ne fosse 
l'enuto che dal primo mi distogliesse . 

Essendomi pertanto accinto a preparare un Tratta^ 
(o completo di anatomìa coli' idea di descrivere in esso 
colta maggior diligenza tutte le parti del corpo umano 
secondo le leggi della natura le piti costanti e cono- 
sciute , pensai meglio di riserbare a questo anche la 
materia dei linfatici. Ma per eseguire con perfezione 
ri mio progetto , essendo stato necessario prima di ogni 
altro il produrre la descrizione delle parti del cadavere 
d' un uomo come primo modello , quindi diligentemente 
confrontarle colle narrative degli altri Autori e ritenere 
infine quelle che fra di loro consentivano per moltiplica- 
te osservazioni ^ di nuovo esaminare e fissare con cura, 
con studio, con diligenza, con industria, e con attenzione 
quelle fra loro discordanti, per tal motivo il lavoro riuscì 
più faticoso più difficile e più lungo di quello io mi 
pensava. Dal che ne avvenne che non solo fu dilazionata 
sino a questo giorno ma che di più abbisogna di mottis' 
Simo tempo ancora e fatica primachè io lo conduca a 
fjuella perfezione che desidero darli . 

Più incidenti frattanto fecero sì che a poco a poco 
io ritornassi al mio primo progetto allorché special^ 
Tnente venni a notizia che Cruiishank, Walter j e Caldani 
il vecchio , Uomini invero rinomatissimi della scienza 
anatomica, avevano colle stampe sostenute alcune teorie 
te quali erano in con tradizione colle mie osservazioni. 
Queste teorie , abbenchè non avessero per oggetto di- 
rettamente i vasi linfatici, ma bensì la struttura de- 
gl' ultimi stami e i termini dei vasi sanguigni ( materia 
nella quale io mi era raggirato tanto quanto abbisognava 
per stabilire con fondamento le origini dei linfatici ) 
nonostante per V autorità che degnamente si attiravano 
questi Uomini sommi, io le giudicai di tanto peso da 
esigere che nuovamente con grandissima diligenza le 
richiamassi ad esame , poiché non posso né debbo dis- 




t K F ,1 7. I O fi B. y 

simulare che la scoperta di più e diverse cose del corpm 
animale dipender potea dalla verità e J'ci mezza u di 
quelle osservazioni che io stabilii o di quelle che loro 
sono opposte . 

Finalmente potei sapere che alcuni meno pratici, 
Jorse dietro l'esempio di questi uomini grandi ^ erano 
scesi in campo, e facevano ogni sforzo o con alcuni 
esperimenti o con un apparecchio troppo esuberarne di 
ragioni e dirò piuttosto con abuso della logica d' impu- 
gnare con trasparto le mie osservazioni e ritrovati, e 
dirovesciare fino dalle fondamenta l' edifizio costruito 
su i medesimi . Ma tale è la condizione e la proprietà 
delle cose fisiche che a vicenda restano confermale e 
indebolite in mezzo alla disputa dei contradiltori , e da 
questo conflitto ne sortono più pure e più splendenti . 
Fosse piaciuto al cielo che nei di loro argomenti io avessi 
rilevato qualche cosa la quale o sostenesse pienamente 
le di loro asserzioni, o convincesse le mie di falsità ! 
Non arrossirei al certo di confessare ingenuamente il 
mio errore e di farmi io stesso il banditore di essere 
stala alfine scoperta la verità ! Ma la cosa andò molto 
diversamente , Oltreché infatti io nulla abbia ritrovato 
in essi capace di rimovermi dal mio sentimento in avanti 
, conceputo, mi duolsi anzi che qualche volta mi vi si attri- 
buivano alcune cose con malignità ed alcune altre con 
falsità , e che quelle che mi si opponevano erano in con- 
tradizione colle opinioni non già mie. ma con quelle che 
indebitamente mi si imputavano . E vaglia il vero per 
confermare ciò con uno o due esempj, cosa vi può 
essere di più assurdo di addebitarsi a me il calcolo 
per lo ritardo del fluido separato nei follicoli delle 
glandole acconciamento trattato dall' Haller contro il 
sentimento di Malpighi , quasiché la struttura delle 
cellule gìandulari da me insegnata in quanto ai vasetti 
sanguigni inniun conto differisca da quella del detto 
Malpighi? Ma bisogna che essi avessero saputo che ciò 
era ben differente dal mìo sentimento , come rilevasi 
tanto dalle mìe descrizioni , quanto dalle mie tavole, e 



r H Ji l'.d z I a y E. 
questo {stesso per me^zo d' infalUhil confronto dinuovo 
Io dimostrerò in luogo piti opportuno, Qual cosa pi ù 
mensognera di </uetla che il dire aver io stubiliio che l 
cellule che si comunicano fra di loro tengono un egual 
comunicazione cogli spazj cellulari? Invero giammai 
niuno avrebbe consumato cosi ostinata fatica per ingan- 
nar se medesimo , né si sarebbe vergogniato qualohe 
volta del sao errore, se conpiii diligenza fossero da 
Lai state esaminate le mie descrizioni o almeno soltanto 
vedute le miefigure. Tali cose ed altre di simil geaer e 
potevano disprez^arsi, e forse ciò conveniva , se non 
fossero in grado di strascinare altri nelV errore , come 
da alcuni Diarj italiani apparisce facilmente avvenire • 
nei quali queste ridicolezze si spacciavano come tanti 
inconcussi argomenti. 

Pertanto abbisognava avere un riguardo alia fede 
degli uni e all' errore degli altri ^ alcune cose spiegare, 
alcune avvalorare ^ reiterare, e esaminare gli sperimenti 
della parte contraria e confutare le osservazioni degli 
autori se false, se vere conciliarle colle nostre e bilan- 
ciare di ognuno le ragioni . Di qui ne svrse una 
discussione per cuisi separano quasi per crivello i fatti 
dalle opinioni , i7 concludente dal superjluo , la qifàle 
avrei potuto pubblicare separatamente, ma che mi sem^ 
brò molto opportuno il premettere all'Istoria dei lin- 
fatici. Poiché in tal guisa, come già da gran tem.po 
io andava meditando, servivo al comodo e al vantaggio 
dei Medici, e provvedevo a quelli che nuove cete pen- . 
savana , onde meno incomodo avessero a confrontare 
le prime con queste ultime mie osservazioni . Ma per 
non protrarre più lungamente l'esecuzione dei miei di- 
segni si unì a questi progetti un altro motivo , poiché 
mi venne a notizia che la prrma parte della mia opera 
la quale à per titolo = VASORUM LYMPIIATICO- 
RUM mSTORlA = nuda affatto, cioè senza annota- 
taziani o isteriche o patologiche, le quali io aveva unite 
alla seconda parte, era ^stala di nuovo pubblicala senza 
tavole in Roma nell'anno 179^ col disegno di moderare 



PREFAZIONE. 9 

la rarità e la spesa dei primi esemplari, ma in effetto 
per farne un volume ripieno di considerazioni e di obie- 
zioni. E in verità di buona voglia avrei anche questo sop- 
portato^ se non avessi veduto essersi tralasciate le tavole 
le quali sott'occhio ponevano quello istesso il quale era 
impugnato nella medesima romana edizione . Lochè non 
starò qui a disputare se forse fatto a bello studio o 
senza considerazione : questo solo , confesso^ mi colpì, 
cioè che in quel non mediocre volume non fosse fatta 
neppure colla più piccola parola menzione delle mede- 
sime y quasiché non esistessero. 

Dopo queste cose le quali stimai doversi preav- 
ver tire y onde esternare il mio sentimento , niuno si 
aspetti che io voglia trattenermi più a lungo sopra tutti 
gli argomenti dei contradittori. Richiamerò soltanto 
all' esame quelchè vi è di solido e di degno da esser 
considerato , nelchè se tuttora discorderò dà RuischÌ9 > 
Haàv^ Mechel , e Haller , ?ion già negando ^ ma spiegan- 
do i di loro sperimenti , se mi opporrò a Walter a 
Cruìkshank, e agli altri y i quali rispetto a somma- 
mente apprezzo , non reputi alcuno che io abbia voluto 
ingiurargli in cosa alcuna, come è sembrato al Coldani. 
Lochè è tanto inconveniente ed assurdo a pensarsi^ 
quanto è d' altronde vero che non si farebbe alcuna 
scoperta nelle cose fisiche , né alcun rilievo d'errore che 
non si potesse dire essersi fatto in affronto di uomini 
sommi. 



PROLEGOMENI 



Oono chiamati linfatici, asiorbentì, sierosi, aojuosi , 
fhilìferi , lattei , e gaaiferi certi vasetti ptUucidi , com- 
posti di eottiliestme tuniche , framczzaii da moltÌEMine 
Valvole per cui appariecon nodosi , coonesei ed intral- 
ciati con certi corpi rossastri Bulirotoodi die si domno- 
daa glandola congluhclate o ìinjiiikhe . Questi nascono 
con infinite tenui&aime diramazioni e boccucce inalanti 
da tutte le parti del corpo animale, e riuniti in tron- 
coni sboccano nellv vene succlavie ed jiigulari interne. 
Il loro UBO si è di elaborar la. linfa nello scorrere elio 
fanno dalle parti al cuore. Resulta tal linfa dalia- 
riunione e concentrazione delie particelle principali 
cLe compongono il cliilo,da quelle clie sopravanzano 
alle diverge secrezioni, dalle altre che si riassorbono 
dall'atmosfera, ed in fineda (|uclle che trasudano ovun- 
<}ue dai pori dei vasi sanguigni. Essa è destinata al 
risarcimento delle perdite della gran circolazione e al 
mantenimento della nostra macchina . 

Ma la precisa origine di questi vasi à luogo per 
mezzodì sottilissimi slami da ogni cavità e superficie 
sì esterna che interna del corpo animale, non che da 
tutti gli interstizj delle parti sieno ossee, carnose, fen- 
cfinnse ec; dall' interno delle celle e canalini i più minuti, 
e finalmente dagli slessi elementi primitivi di ogni 
sistema. Nate cosi le prime diramazioni linfatiche se 
ne riuniscono molte insieme e formano dei rametti alcun 
poco maggiori che tessono una sottilissima rete; d» 
queste diramazioni o strami e reti vengono intieramente 
formate le membrane prive di vasi sanguigni e di ner- 
vi (l) mentre entrano anche alla composizione di quella 



parti fabbricate e degli uni e degli altri. Dalle reti «i 
riuliiscon certi ramoscelli e formano dei rami; i rami,] 
multi troaclii; e i tronchi , percorso ud eerto spazio ,81 
dividono per ritornare un'altra volta rami quali conm- 
nicando fra loro e coi rami d'altre parti; e abbrac- 
ciando in varia maniera leglandole conglobate (cuin- 
posCe di vasi sanguigni e linfatici con alcune cellette 
contenenti delta pinguedine] dividi nuovamente in rami 
più piccoli terminano nelle dilatazioni lintiitiebe cho" 
organizsano internamente le glandule . Da queste di- 
latazioni o anche celle linfatiche éoigun poi altri 
ramoscelli che fra di loro si uniscono e formano egual- 
3nte dei rami, quali dan luogo ai tronchi; ijnesti 
' einiilmente hì dividono in vario modo e così complicati 
ordiscon qualche volta dei plessi e passano ad altre glait- 
dole. In tal maniera transitando di glandola in glan- 
dola, pervengono iìnalmente ai tronchi maggiori tjoali 
ài inseriscono, come enunciammo , nelle vene succlavie 
ed jogulari interne, e in esse scaricano queir umore dia 
portano . 

I vasi sanguigni, il cibo, le bevande, e ratmoefcri^ 
sono i fonti di questo liquore. I vasi sanguigni dopo 
essersi divisi in sottilissimi rami formano uno. sottilis- 
sima rete e rivestono in vario modo intralciati tutto 
le parti io maniera da far mostra ed occupare varie 
superficie. Dalle diverse tuniche dei vasi san^uigol 
6Ì fa una maggiore o minor separazione non pev<> dalle 
estremità delle arterie come unanimamente penenno i 
Fisiologi , ma dai pori inorganici delle airerie e delle 
vene , siccome osservasi col microscopio nelle parti' 
preparate colla iniezione colorata, perocché dalla base 
delle varie prominenze che si elevano alla div^r^ft s^a- 
perflcie delle dette parti si vedon sorgere dfi rametti 
quali portandosi con vario giro ailspice si reijdnno 
sempre più sottili, ove giunti, non mai vi termiiuino 
ma formando una rete, si ritorcono alla biist; medesima 
da cui son partiti . 

La separazione dunrjue di tutti i divergi umori sì 



PROLEGOMENI, l3 

fa per mezzo dei pori inorganici dei vasi sanguigni. 
Ciò premesso 5 i vasetti assorbenti essendo sparsi colle 
di loro bocfJucce esilissime in tutte le superficie , assor- 
bono , per forza di aitrazione, maggiore o minor parte 
di detti umori 5 e coirajuto delle valvule e della Virtù 
contrattile delle tuniche ^ col soccorso dei moti delle 
arterie e con altre risorse delle forze animali sono 
spinti con partico'ar corso verso iJ cuore, attraver- 
sando prima molte reti glandole e plessi avanti che 
si uniscano al sangue. Nelle notate reti diverse patti 
componenti i predetti umori a vicenda si incontrano e 
secondo le leggi celi' affinità si riuniscono. Parimente 
nelle glandole, nei plessi, nella divisione dei rami, 
suddivisione , ed n fine nelle celle dei medesimi rami 
per l'unione e jer la ripetuta unione il corso degli 
umori è variameite ritardato, diverse particelle che 
lo compongono scambievolmente s'incontrano, secondo 
le leggi deiraffiiità si riuniscono, e con questo mecca- 
nismo vien fornata la linfa che nutrisce le diverse 
parti del corpo animale. 

I linfatici issorbono dunque dalle cavità, inter- 
stizi , e su perfice , non che dal corpo dei diversi fila- 
menti ciocche a, van za e soprabbonda, perfezionando 
così nello stess) tempo le secrezioni-, anche dall'atmo- 
sfera attingonodiverse particelle e unitamente a queste 
elaborano e pefezionano semprepiù la linfa nelle reti, 
nei plessi, e ielle glandole col solito artifizio: non in 
dissimil maniera attirano la parte più sottile degli ali- 
menti dalla h)cca, esofago, ventricolo ed intestini («). 

Di quesD genere di vasi ne sono provvisti i qua- 
drupedi , gli mfibj , i pesci , e gli augelli : forse anche 
gli animali pivi di cuore e di vasi sanguigni ne saran 
forniti : forseaache i vegetabili . 



tmirm 



(a) Quello ;he ora dico dell'origine e del vario corso*di que- 
sti vasi spero d coofermarlo e dimostrarlo chiarameate nel pro- 
gresso di quest'(pera; il che premetto perchè non sembri di primo 
lancio a qualcun che io abbia asserite queste cose senza fondameolo* 



P RO I. EO O M EN I, 

Gli antichi Bcuoprirono alcini vestigj di questo 
genere di vasi. Neil* antico libro delle glandolo attrt- 
hnito ad 1ppocr*te si leggono alcme coae del sangue 
bianco dello glandolo e cimile ala pituita: in altro 
luogo si dice poi che attratto un umore dalle parti 
scorre per mezzo delie vene u^lle glnod ole . 

Aristotile fa menzione d'alcua; fibre aventi la ana 
natura fra il nervo e la va^. e in liountì delle quali 
si contiene un umore cliiamato sanif^ ijuatn dice scor- 
rere dai nervi alle vene , e quindi ai nervi . 

EiiAHiErR\TO,al referire di G-vlìiko, vide i medeeimi 
vasi pieni di latto nei capretti di picoaati, e gli crede t 
te arterie, e disse ritrovarsi negli addti pienidi diffe- 
rente li'juore. EhiopiLO, secondo lo steso G-\leno, traccift 
le vene destinate a nutrire gli intestili terminanti 
corpi glanioloai, mentre annunziò eie le altre tutte si 
riportano superiormente alle parte. 

Fra i più recenti anatomici Niccoli Mas^ì* una volt» 
«ola vide certi pori o meati in un cadivere umano nel 
lò'^Z^ quali passano dagli stessi reol e 'engono insieme 
coll'uretere dall'arteria emulgente, e soggiunge che 
non sempre si riscontrano in tutti. EiiS'Acuro in Roma 
trovò il condotto tracico nei cavalli e charamente Io de- 
«crisse. Palloppio vide certi piccoli meatiintorno al fega- 
to d'una scimmia quali terminavano nel [uncr eas e ael[Q< 
glaudole die fan corona al medesimo potando un succo' 
oleoso giallastro ed alquanto ama,rognol>. £gli osservò^ 
ancora i vasi linfatici profondi del fegab quali ci an 
nunzio che frequentemente sì riempiono ('un giallo ed 
amaro liquore. Ecco quanto sì ritrova )ra sso alcuni'; 
anatomici iìio a tutto Ìl decimo sesto «ectlo in ordine, 
ai vasi linfatici da essi veduti ma non conosciuti né 
dimostrati. 

Finalmente al principio ilei secolo X'^ll. il primo 
di tutti GisPEin AsELLi, Professore di anatcmia nell* Uni- 
versità di Pavia, meotre faceva altre 038<rvazifmi nel 
dì 2,2 Luglio dell'anno 162-2 scunprì i vai linfatici del 
mesenterio degli intestini dei bruti, e un taliuovo genere 



OLEGOMeNI. ì 

di vasi e be credè apparteocre agU-inl:estÌDÌ lo chiamò 
latteo o vene lattee. Questa Gua scoperta egli l' illustrò 
con osservazioni, ampia descrizione, e con tavole . Ma 
i linfatici profondi del fegato situati nelle porte e visti 
da Fallofpio lo ingannarono mentre pensò ctie conti- 
Diiussero coi lattei; facile inganno perchè questi si uni- 
scono coi linfatici profondi del fegato in i|uclle mede- 
sime piandole situate nelle adiacenze del pancreas. 

Fatta questa scoperta sostenne che le vene meseraì- 
cbe non attingevano altrimenti il chilo dal cavo degL* 
intestini , ma che questi nuovi l'abi colle loro hoccucce , 
qua^i mignatte. Io attiravano e lo portavano prima alle 
glandolo del meBenterio e poscia al fegato, nel (jual 
viscere si era d'opinione SÌ formasse la sanguilìcnzione 
siccome l'aatichità pel medesimo oggetto suppose ivi 
trasportarsi detto chilo dalle vene niescraiche . Gli ana- 
tomici però venduti alla dottrina diG^LENO non ammi- 
sero così per fretta questi vasi, ed alcuni di loro giunsero 
per fino adisprezzargli' Ne vennero in seguito altri ana- 
tomici quali esercitandosi sovente nelle incisioni degli 
animali viventi sì persuasero della verità di questa 
scoperta la quale confermarono con osservazioni non 
60I0 nei bruti ma anche nei cadaveri umani etahilite . 

Veslingio nell'anno 1649 vide un vaso latteo ascen- 
dente al petto mentre gli altri anatomici, peruasi la 
parte da Aselli, e sedotti in parte dai vasi linfatici del 
fegato, supponevano che i vasi chiliferi andassero a 
terminare in questo viscere. 

Pecqet poco dopo rinvenne i ricettacoli del chilo 
e il dutto toracico visto da Eustachio e chiaramente 
descrìtto in un molosso , e dimostrò che le vene lattee 
continuavano nel medesimo, togliendo al fegato la foza 
epalopo/iitica. La figura poi che ne diede la rilevò da un 
cane rappresentandolo col termine in ambe lejugulari, 
raro esempio invero che a nm mai è toccato vedere 
quantunque abbia des^ecati molti cadaveri non solo di 
uomini ma ancora di brnti . Il medesimo ebbero luogo 
di osservare aaclie altri anatomici (2) . In seguito 



TouMtBo B*RTOLiNo lo delinB'i nell' uomo facendolcr] 
terminare con vario corsn nelT iugulare sinistra. Questa 
li ijuali eraol 
ine ctie dupo^ J 
lile al latte. 



1 le tiotizÌR dei linfatici degl'infesti 
soliti cW'iniJìice chiliferi o taiici per la ragi 



la dig 



I il chilo che 



gestione 

e lo portano, siccome si diero Costo a supporre, nell» 
masEt del sangoe . 

Romo e VesiìInoio ael medeiiimo anno i6^g vi- 
dero molbi pori lattei nel feto diretti dal ventricolo al 
pancreas, e osservarono da tjuel lato che il ventricolo 
riposa salla milza molfi altri minati lattei; finalmente 
in un birro ucciso scopersero nn elegante plesso di detti 
meati lattei sopra il lobo del fegato presso il setto 
trasverao. MjLrNErro dimostrò innesti stessi meati o vene 
lattee nel cadavere d' una donna. 

GioviNsi V*LEO scrisse che nei grandi e macilanti 
cani alcune delle vene lattee degli intesiini con un solo 
e oontiiiuato canale vanno a terminare in un ramo me- 
senterico; alcune altre nella stessa vena porta; alcune 
altre poi nelle cavità del fegato; e pochissime in ultimo 
qualnhe volta nella vena cava presso le ernulgenti. 

Giovanni Van Hqrne vide alcuni vasi lattei cho 
iasciavHoii la vena delle porte e si introducevano nel 
dutto del chilo, e vide altri due rami alla divisionft 
dell'aorta presso le crurali, e ingenuamente confessa 
che f^uf8^i vasi li erano stati farti osservare da Oiao 
RuuBFX. Di ((uello aiibiamo esposto apparisce che detti 
anatomici videro alcuni linfatici ma è manifesto che gli 
riferissero ai lattei. 

RoDBEK fanno i65i ToMw^HoBtRTOLmoeJoLivo (a) 
net 1633 par/aronocon maggior chiarezza dei linfatici , 
ed infatti meritaao d'esser considerati i primi che ne 
ahhiano rinvenuti alcuni ripieni di linfa in certe parti 
non atceneati agli intestini, come pure i primi apparì- 



f(»3 JoLivo non lascia ni 
■ttcibuiscona la gloria dell'i 



critto , pure alcun! Ttigtes! 1^1 
dei alcuni vasi liuf^itioi. 



rROI-BGOMENl. 17 

tcono che gli chintniisaBruai-^iiusi.tierosi, Un/alici. SuiìBRK 
poieBinroLiNOci dierodo delineati Inokre in certe tavo 
loalcuai lìarairicidel FegatOjdellii piirte lìDperiore della 
pelri,deUn, cassa del petto , e della part« inferiore del 
collodi ;ilci][ii bruti; tiel corpo uinado poi alcuni eoltauto 
ne OBservaroiio dintorno ai tronchi dei vasi Banguìgni 
del mej^eaterio e della milza. Dopo rjuest' epoca poche 
cirae di rimarco sono state aggiuate alla spiegazione e 
aiU storia di ijuesti va.ei Uno al presente giorno. 

FeDEaiGo RuiscHio spiegò le valvule, e ci lasciò 
dipiuci alcuni vasi nella supeiticie concava e convessa 
del fegato - Antonio Nucr no delineò alcuni del cuore, 
Dtara, tesia e reni ma dei bruti. Giuroio Douvermetc 
dimostrò il decorno dei linfatici degli articoli inferiori 
a traverso il b^bso ventre. Riccardo HaLe ue rinvenne 
alcuni intorno alla mascella inferiore. Alessanuho 
IttoMAO vide i vaai liufntioi dei testicoli. L' Haller ne 
vide pure <|uà e là nej cadaveri degli uomini e nei 
vivi animali . 

Federigo Mbrel iniettò col mercurio negli arHcoli 
inferiori e superiori d'un cadavere umano alcuni linfa- 
tici superficiali GievANNiMuNTcn dalle glandole popli-<;. 
tee con egual orgaaiemo arrivò a riempire il canaLtl 
toracico . 

L'Hewson ci lasciti le tavole e ci descrisse i lin- 
fatici dei pesci , degli nnfibj , e degli augelli già notati 
da altri scrittori in alcune regioni. Ci descrisse pure 
e ci lasciò le involc, bencliè molto imperfette , dì due^ 
linfatici superticiali da esso rinvenuti nel piede d'uo.J 
uomo, e d'alto vaso che seguitava il decorso dei v 
tibiali posteriori; p^irimente in un articolo superiora, 
ne rinvenne altri dei superficiali ed alcuni dei profond 
Poco accuratameate tratta dei linfatici del fegato 
degli alti visceri Soetiene che alcuni linfatici perven- 
gono al canal toracico senza attraversare delle glan- 
dole , come ne rappresenta alcuni dagli ìnguini sino, 
al detto condotto senza glandole , mentre cu8tante< 
mento ne sono attraversale molte da tutti i vasi linfatici 
Tom. /. 3 




PROIEGOMENI. 

nonché da quelli che procedono dell' ioguinaglia 
Fin i]uì RODO arrivati a scuoprire nei cndaven bruti e 
nmaiìi gli aoHchi e i moderni scrittori. 

Pertanto rilevando io che la storia di questi vasi 
} non era compiuta, né in tutte le jiarti del corpo ornano. 
^«ppogginEa alle osservazioni, né lìnalniente stabilic.' 
li decorsi dalle diverso parti alle vene jugulari e suc- 
fdavie di quelli che si coaoaceTano, fino dall'anno 1777 
applicai a questo rumo di noatomia: E poiché ì 
r cadaveri degli idropici erano abati ritrovati piii idonei 
1 p«r ijiiest' oggetto dagli anatomisti perchè in essi i vaaii 
[ liofatiri meglio appariscono essendo dilatati e ripieni 
della materia che costituisce Tidropisia, fissai da princi- 
pio le mìe osservazioni i^ questi, dipoi esercitato mi fu 
L facile 1* >;i tender le in tutti gli alti indistintamente, Ja. 
l seguito farò conoscere il modello del tubetto di vetroi 
I che ò sempre impiegato per iniettare col mercurie^ 
questi vasetti di coi si tratta 

Dall'anno i7r7 fino al 17S1 più volte iuiettai' 
alcuni linfatici in tutte Le parli del corpo umano, ec- 
cettuato il cervollO) e gli seguitai dall'origine fino al d: 
loro termine, e mi diedi carico di delineare diligen- 
temente e di fare incidere in rame quelle preparazioni 
che avevano sortito un più felice successo in quei ra— 
daveri dei quali io era arrivato a seguitarne la maggior 
parte coir iniezione . Per altro riotracciandouo molti 
che dagli anatomici non erano etati ne visti ne dimo-< 
strati con esnttezza, nell'anno 1781 nella Scuola sanesB' 
dimorerai pubblicamente ai miei scolari nei cadaverìl 
umani le mie osservazioni e il completo sistema di. 
questi vasi-, altrettanto feci negli anni consenutivi. < 
N'^l 1782 essendo io in Firenze presentai sei delle< 
mie tavole al chiarissimo Profeosor Felice Fontana il 
qnale parlando poco dopo rielle medeMime coll'im— 
mortai PIETRO LEOPOLDO Granduca in queir epoca; 
di Toscana, richiese questo Principe che io gli dassi UO' 
saggio più esteso di tati preparazioni, per eseguir le 
quali, dopo essermi trattenuto due mesi in Firenze^ 



i 
1 



PROLEGOMENI* I9 

mi fa permesso di ritornare a Siena ove completai tatto 
il sistema linfatico per mezzo di un segaito di prepa* 
razioni disseccate o conservate nello spirito di vino*. 
Volentieri mi addossai detto incarico perchè potei 
di più e più volte reiterare le mie osservazioni, e col- 
locare le mie preparazioni nel R. Ik^useoove si conser- 
vano tante e si rare cose appartenenti a qaalunqne 
branca della fisica e della storia naturale ^ ed ove per 
la munificenza del Sovrano da tutti si posson vedere. Nel 
corso di due anni terminai tutto il sistema e lo passai 
al predetto R. Museo . 

U Accademia Reale delle Scienze di Parigi aveva 
proposto per la terza volta un problema intorno al sistema 
dei vasi linfatici e fissata Tepoca a tutto il 1784. Nel 
mese di Marzo dello stess"* anno rimessi alla medesima 
Accademia la prima parte dei miei commenti. Questa 
conteneva. 

i^. Oli sperimenti e le osservazioni che mi pareva 
potessero sciogliere le tre primarie questi oni . 

2^. Il metodo che tengo per ini ettaro col mercurio 
i vasi linfatici. 

3^. Una breve descrizione di questi vasi sparsi ia 
tutte le parti del corpo umano; le quali cose ultime 
mi sembrava potessero dilucidare la quarta e la quinta 
questione . 

Nel mese di Maggio del medesimo anno mi presi 
la cura di far pervenire all^ suddetta Accademia la 
seconda parte che conteneva. 

1^. Dodici tavole impresse in rame. 

a®. Quattro pitture lineari, e 

3^. Le annotazioni e spiegazioni riguardanti la 
varietà e quelle cose che erano state dette intorno ai 
linfatici dagli altri anatomici. 

Nel mese di Giugno sempre dello stess' anno mi si 
fece sapere che il problema dell' Accademia era stato 
ritirato (3) . 

Questa cosa avendomi colpito, subito mi prefissi 
di far pubblicare la prima parte del commentario unita 



; G O M E N I . 

n quattro tavole qua!Ì fossero quatii un esempio di ecliia- 

rimeotOj affinchè l'intera lavorazione delle tavole non 

ritardasse di troppo la pubblicazione dei l' opera . Tutto 

! (juesto fu fatto net mese di Giugno del suddetto anno 

II di lo del predetto mese mi portai nuovamente 
•a Firenze ove trattenutomi per tre mesi diressi le pre- 
parazioni di cera che non erano terminate, e qnellti 
che erano etate fatte, me assente, procurai con ogni 
impegno die fossero in ogni parte perfezionate. 

Nel mese di Febbraio dell'anno 1"83 ritornai 
per la terza volta a Firenze e vi soggiornai fino al 
mese di Novembre peli' oggetto di dirigere le ultima 
preparazioni di cera che riguardavano ì linfatici . 

Sei statue giacenti al vivo nella sua forma naturale 
e altre preparazioni otTiono l'intiero sieiema linfatico 
dìetribi'ito con esattezza nelle ene sezioni unito ai rnu- 
8CoIi, vasi sanguigni ec. Una copia di questo lavoro della 
stessa grandezza, fu spedito a Vienna. 

Bssendo stato necessario il mio trattenimento in 
Firenze onde sorvegliare a dette preparazioni, non mi 
fu possibile mantenere la parola data nel prodromo, 
motivo per cui la pubblicazione della mia opera fi»' 
ritardata per più d'un anno Non iuterrottamente oc- 
cupato e quasi perduto per questo sistema di vasi, giunsi 
tid ottenere che gli aitimi delineamenti si rendessero 
da me più perfetti ed aggiungersi tre tavole a quelle* 
che nel prodromo avevo promesse. Dissi che avrei stam- ; 
pato per fascicoli , oggi riunisco tutto io un sol volume , 
perlochè giovò il ritardo delia stampa. 

In due parti divido T Opera completa. La prima 
contiene sette sezìooi. 

La prima di queste abbraccia la discussione dei 
linfatici arteriosi e venosi, quali ad evidenza proviamo 
essere immaginar]. 

La seconda tratta del fine delle arteria e del prin- 
cipio delle vene. 

La terza dell' origine dei linfatici. 



PROLEGOMENI. 31 

La quarta dei linfatici in generale. 

La quinta delia struttura delle gladdule conglo- 
bate. 

La sesta del metodo che tengo per iniettare i vasi 
linfatici con certi precetti che distinguono i cadaveri 
pili opportuni per questo genere di iniezioni. 

La settima comprende la descrizione generale dì 
tutti i vasi linfatici provenienti da ciascune parti del 
capo la quale è divisa in due capitoli. 

Nel 1^. si tratta dei linfatici che nella cavità del 
bassoventre e petto si versano nel canal toracico. 

Nel 2^. si parla di tutti quelli che sorgendo della 
sinistra parte del corpo terminano o nel dutto toracico 
nel collo o nella vena jugulare e succlavia corrispon- 
dente 9 mentre i destri si scaricano nelle medesime vene 
jugulare e succlavia destra. 

La seconda parte poi contiene le spegazioni delle 
tavole quali corredai di molte note per tracciare le 
principali verità da me scoperte e attribuire il suo 
proprio a tutti gli altri i quali mi precederono nella 
contemplazione dei linfatici; e finalmente per aggiun- 
gere quelle osservazioni e scoperte che sono opportune 
per ilìustare la fisiologia e la patologia (4) • 



\ 



ISTORIA 

DEI VASI LINFATICI . 



D' un sistema arlertSso e venoso di certi i 
linj alici . 



B. 



'OCRA TE 

il/WENOECK 



il 1703 per le microscopiche OBBcrvaBÌoRi J 



colle 



li credeva questi di Jìt 



quali CI 



le 



arj globletri nel sangue r 

i dei vasi fatte da Rcri 



I per 



i vasi senza colore e impercettibili nd occhio Dodo " 
ripieni per V iniezioue colorata si presentino chiari alla 
vista, fu , per queste ragioni, trasportato a credere che 
dalle estremità delle arterie rosse nascessero altre pic- 
cole minori arLeriettc coniche e ramose le quali dai 
cuore portassero il liquore pijj tenue del sangue a parti 
più remote, onde costituire i varj ordini di questi vasi 
che si succedessero e che gradatamente andassero dimi- 
nuendo corrispondendo sempre al volume delle particel- 
le dei diversi umori. Poiché sosteneva che la natura nel 
corpo umanoaveva assegnato agli umori che sono sottilis- 
simi certi vasi proprj, gli uni dei quali portassero i me- 
desimi umoria luoghi assegnati per mezzo dalle dirama- 
KÌoni delle niinime arterie rosse come provenienti dalla 
sua aorta, altri facessero le veci delle piccole vene 
corrispondenti per riportare nella massa del sangue 
quello che sopravanzava alla nutrizione, alla secre- 
zione, e all'escrezione . Certe osservazioni e special- 
mente quelle che facevano nel!" occhio sembravano non 
■olo a BoEBAVE , ma ancora ai di lui seguaci confermare 
e «tabilire quest' ipotesi; perochè apparendo assai scan 



4 



DEl'VASI LINFATICI. a3 

il numero delle arterie oeMa coDgiuotiva crno occhio 
sano e molto maggiore quando è attaccata da infiam- 
mazione^ pensarono che questo fenomeno si mettesse in 
giuoco col mezzo delle arterie linfatiche disseminate 
per V andata i quali dilatate in questa circostanza appa- 
rivaa ripiene di globetti sanguigni. Lo stesso arguirono 
' accadere nelle infiammazioni delle altre parti . 

Di più crederono poter dimostrare senza il soccorso 
dell'arte e senza malattia queste arterioie minori ra- 
gionando così: 

Neir occhio le arterie ciliari sono turgide di san- 
gue d' un color rosso vivo qual colore si vede cangiarsi 
in bajo 3 mentre i ramoscelli delle medesime arteriette 
si diramano perla membrana coroidea. Dipoi siccome 
dal circolo posto dintorno all' uvea che si forma da 
alquante arteriette divaricate ne nascono altre arte- 
riuzze che a guisa di raggi e con serpentino giro a 
vicenda si avanzano fra le lamine dell'iride verso la 
pupilla 9 e le quali , se non sono preparate con artifi- 
ciosa iniej^ione , non si posson vedere , ne inferiscono 
pei suddetti riflessi che tali vasetti debbon contenere 
un umore puramente linfatico e per confermare la loro 
sentenza aliegano che Leuwemoeck vide dei vasi minori 
ripieni di globetti rossi ed altri infine quali apparivano 
dngentomila volte minori d'un ,pelo . 

ViEussENio dopo BoERAVE nell^anno 1703 immaginò 
i vasi fi euro -ìjnph alien nati dalle arterie e terminanti 
nelle vene quali costituiscono secondo lui le membrane 
del corpo: in seguito gli nominò dutti arterioso Ijm^ 
phaticos e insegnò che nascevano dalle arterie e che 
terminavano nei dutti carnosi ossia nelle vene. A questo 
genere di vasi si debbano aggiungere ancora i dutti 
adiposi del medesimo autore ; ma la di lui opinione non 
differisce se non se nel nome dall" ipotesi boeraviana . 
Questa dottrina di Boerave e di Vieufssenio fu accettata 
quasi da tutti i fisiologi e tuttora vanta molti sosteni- 
tori e difensori deducendone dalla medesima , benché 
falsa 9 la teoria delF infiammazione . . 



a^ IITORIA. 

L'Halleu finalmente, cjuaDtunrjue addetto aUs 
■cuoia boeraviana ,escluae i molti ordini graduati fm 

oro dei vaselli decreBcenti ili infinifo, ma vuole cbe si 

lieno i vasi iDÌnori. diafani nati dalle arttirie roMa^_ 
visibili senza soccorso di lenti, (juali iiiipervj ai glo> 
betti del sangue portano un pi» lenoe umore («). 

Ma anche qoesla teoria eÈsendo immaginaria 
totalmente aprovvista di fondamenti Tiu-ne aLterraM 
dalle seguenti osservazioni e sperimenti. 

Le particelle rosse ed un liquore sparco intoraQi 
ad esse costituiscono il sangue circolauie perle arterU 
e per le vene. 

Negli animali nel quali per la trasparenza dei 
vasi sanguigni ci è dato di osservare col microscopi» 
la circolazione del sangiie, disiìnguesi nei vasetti 
nimi che le particelle rosse occupano 1 asse dei vasetti 
medesimi e il liquido più tenue, spareo dintorno 
medcbimi, percorre le pareli, e die lotte le arteria 
delle quali alcune si osserva no contenere una sola linei 
di gloLeiti ora più minuli ora piii sentili coH'ìnterpo 
nzìooe costante del liquido più sottile, altre due,tre| 
quattro , cinque linee e più ancora di detti glubetti, 
continuato cenale, terminano sempre nelle vene. Io 
queste osservazioni ripetute per beo mille e mille volte 
non mi è riuscito vedere neppure un vaso solo sieroso j 



(a) L' Halleu rrede dimoslraril l'esislFiiza dei delti vasetti 
supponendo e sosfenendo. 

1°. Che i Vasetti pellucidi dell'iride e quelli i qui 
pecora bea chiari dalla reiiiia passano dpII' umor vitreo, e final-, 
ueole i vaselli della lente cristallina , da qualuiii|ue parie proveB>>) 
gano non possono ucevere i globetti rossi sucoreliè solilaij , rfil« 
posti cioè uno dietro faliro, lucnlre tuna l'uiìliik di questi umori* 
come dice, è riposta nplla purità diafana. 

a". Che neppure i vasetti della soslania rortìcale del cervello 
i quali separano uu fluido nerveo sieno suscellibili di arometlere ì 
delti globetti rossi , menile da tale un'or crasso, rome è il S3u(;ue, 
ooD xembra verosimile che iu un iubilo si geueii uu fluido il pit 
aoitile dì tutti. 




I 



DEIVASILINFATTCl. Q5 

quale derivasse dalle estremità delle arterie e nelle 
vene dèi medesim' ordine terminasse che fosse privo 
affatto di globetti sanguigni (a) . 

Le seguenti osservazioni fanno conoscere che esìh 
stono nelle tuniche di questi vasi dei pori inorganici 
quali sono attraversati dalF umore più sottile che in 
seguito si porta nei luoghi che son destinati (5). 

Le superfìcie dei vasi sanguigni e dei linfatici 
valvulosi neir animale vivente sono smpre umide, e 5 
asciugate 3 di nuovo vengono irrorate da un umore che 
esala da tutta la superficie esteriore dei medesimi sotto 
l'aspetto di \apore. 

Negli animali aperti subito dopo moii:e, mentre 
ancora eran caldi, iniettai un acqua riscaldata al grado 
di caler naturale in diversi tronchi arteriosi e venosi, 
nella vessica orinarla, nel ventricolo negli intestini ec. 
e osservai che sotto la forma di vapore ri^ortiva da 
tptta la superficie esteriore di dette cavità, e che a guisa 
d'una sparsa rugiada irrorava la medesima superficie: 
quando poi per eseguire il detto sperimento io mi ser- 
viva d'acqua tinta d'inchiostro o d'indaco trasudava 
dalle superficie leggermente colorata. 

Pili volte avendo intercettato neiranimale vivente 
per mezzo di due allacciature quell'umore che scorreva 
nel medesimo tempo in un dato tronco arterioso, venoso, 
ed in alquanti linfatici, osservai costantemente che le 
parti le più sottili degli umori contenuti attraversavano 
le pareti e i vasi che sul principio eran turgidi diveni- 
vano flosci . 

La colla colorita col vermiglione iniettata a bel- 
l'agio nelle arterie, sempre la osservai ritornare per 
le vene . Vidi bene nel tempo dell' inieziezione e dopo 



(a) Questi vasi nati dalie estremità delle arterie , terminali 
nelle vene, e privi di globetti sanguigni non fu possibile osservargli 
né alio Spalla:nzani , né all' Aixer , né al Fontana , né ad altri 
anatomici nelle loro moltiplici ricerche. 




S6 ISTORIA 

Bticora, mentre tuttavia le parti sì mantenevan calibe, 
trasudare un riscaMato umore il quale nient'uitro essere 
esaminai che la medesima colla che trapelava per Is^ 
.tDuiclie dei vasi sanguigni e poscia, condensata pel, 
ireddo, rìcuopriva le parti d'una crosta collosa priva di 
colore . 

NeMe Cavità dell' addome , torace, pericardio, 
capo, cervello, hocca , occbi, narici, orecchia, ventrì- 
colo, intestini , trachea, bronchi, veseicbette polnionali, 
Dretra, vesslca, vessichette semenali , vagina, utero, 
tube falloppiane , celle della pinguedine , celle delle 
glandolo conglomerate , dei loro dutli escrelorj , delle 
-eelle delle conglobate , articolazioni , os^a , e in fine 
L^jelle capsule atrabiliari si trova dopo l' iniezione e dopo 
i.il raftVeddamento delle parti una colla senza colore ,la 
.quale qualche volta quando la detta iniezione riesce 
. l'piii felice, riempie quasi totalmente le sudiìiUte cavità- 
Ma quando l'iniezione à prodotte , come accade 
sovente , delle lacerazioni nei vasarelli minimi, allora 
soltanto in forza delle medesime Inceraziofii le dette- 
cavità si riempiono di materia del colore dell' iniezione. 
Ripetei ancora tjueati atessi sperimenti nei bruti 
collo stesso successo che nei cadaveri umani . iniettando 
la colla colorita nelle arterie tostochè il sangue era 
sortito per V incisione . 

Anclie ì tronchi dei vasi eanguigni e soprattutto i 
venosi si osservano aspersi e collegati del dntto glutine 
senza colore quale si rileva esser trasudato dai porj 
inorganici delle tuniche dei medesimi . Del detto gli 
tino senza colore se ne trova ammassato per le solita 
ragioni anche intorno al pancreas, alle parotidi, glan- 
dole sublinguali, submassillart , tiroidea, soprarenili, 
e timo. Se ne raccoglie pure fra i muscoli , fagci e fibre 
componenti i medesimi , e intorno ai tendini e liga- 
menti (6) . 

Intanto di questo glutine senza colore trasudato^ 
dai vasi iniettati se ne caricano ì linfatici valvnlosicho 
prendono origine nelle adiacenze dei medegii 



\ 

n £|l VASI L I N F AT le I. 2^ 

Fatta rinieeione e raffreddate le parti, se queste 
vengano sottoposte all'esame , si riscontra 5 purché la 
detta iniezione sia riuscita felice , un numero immenso 
di vasi che vanno gradatamente in diminuzione quali 
finalmente si sottraggono air occhio mentre tutte le 
parti ci si offrono tinte del colore della materia iniet- 
tata In allora armato Tocchio di lente , se venga portata 
una scrupolosa osservazione p. e. sopra una porzione di 
intestino tenue 9 si discuoprono nuovamente degli am- 
massi di vasetti nella superficie interna quali compon- 
gono delle papille di varia figura, sorgendo detti vasetti 
dalla base fino alF apice , ove giunti, con vario intreccio 
formando delle reti ritornano alla base medesima senza 
interruzione di condotto (7). In quest^ esame minutis- 
simo se, lo ripeto, T iniezione abbia sortito un esito 
felice e abbia ripieni i vasi sanguigni senza lacerazione, 
mai si rinvengono interruzioni nel corso dei medesimi , 
che anzi sempre si riscontra che vicendevolmente si 
imboccano in continuato canale da non solo giacere 
l'uno sopra l'altro, ma da ammassarsi eziandio mol- 
tissimi sopra moltissimi altri : parimente nessuni vasi 
si vedono ripieni di colla non colorita che dalle estre- 
mità delle arterie passino alle estremità delle vene , 
mentre si psservano soltanto i vasi linfatici valvulosi 
ripieni della materia enunciata • 

Ma per la ragione che ai cultori dell' anatomia è 
lecito di ammetter semplicemente ciocche si arriva a 
conoscere colla testimonianza dei sensi , per diretta 
conseguenza bisognerà negare e i linfatici arteriosi e 
"Venosi e i neuro lymphalica immaginati da BoeraVe e 
ViEU6S£Nio,e da quasi tutti i fisiologi riconosciuti e 
perchè nel corpo non sono necessarj , e perchè non ap- 
pariscono sotto i sensi. 

Le osservazioni ripetute nelle diverse parti del 
corpo animale tanto in stato sano che morboso non 
provano neppure quei vasarelli che si sono immaginati 
di vedere nell'infiammazione della congiuntiva dell'oc- 
chio o di altre parti, perocché i vasi minori non si 



ita ^ 



a8 1 8 T o R I < 

flcu«proDO coiroccliio nai]» se ilìlniati non rìccTxno pi& 
linee iji ginbetti come oe>«rrafODO SDche altri 

lo ripetutaoieote ò iniettati eoo la colla colorita 
col \'erniigli«ne i raai siogoigni delle parti attaccnte 
<la infiainma/.ione, e in «{oeste gli ò troTnti maggiori 
del duplo, del triplo, e del quadropo che nelle altre 
parti . Questa dilalnzione abbastanza conferina o che U 
corio degli umori per qualche ostacolo è rìtanlato o 
che i vnni per una certa uon ordinaria forza eodo sfian- 
cati, le quali circostanze concorroo foriie allo sviluppo 
dell' iniìammftzioiie ; e per questo i vasi si dilatano in 
modo che anmiettono quattro linee e più ancora di 
glohelti , meiiire nello stato di salute non ne ricevono 
che una sola linea ; così arrossìscon le parti e sembra 
gIh! ap|iariscano nuovi vasi quando per l'aumectatM 
quantitit dei giobetti si rcndnn visibili. 

Gli esempj di questi vagarelli ,cui non TOgliooO.* 
iiccordarn ideiti autori la suscettibilità di contenere il 
glohetti sanguigni nell'iride, nell' uvea, nella coroidea 
nel vitreo nel cristallino, e nel cervello, sembrano 
nulla favorire egualmente detta dottrina, qunndo ia 
sostanza questi vasetti con un ioiczinne ben riuscita 
Vflngon ripieni del liquore colorato e si rendono inclu- 
sive visibili quelli capaci d'una snia linea di glnbetti. 
Ma nel Cf^rvello e nelf occhio essendo esilissime le to- 
niche dei vasarelli sanguigni s.eguono facilmente dello 
lACuravioni e perciò la materia colorita si stravasa e 
i vasi minori non si riempiono. Peraltro nelT iniezione 
bene eseguita i vasi del cervello restano ripieni in 
guisa che non vi è parte che non mostri un ammiiseo di 
vaoi e nella quale ì medesimi non ci si presentino così 
esili da sembrare che non vi si possiuo ammettere glo- 
betti sanguigni . 

[<e molecole de) vermiglinne. di cai mi son sempre 
nrvito per colorare la colla , analizzate sotto il micro- 
•copifl erano poco maggior i dei globetti ilei sangue . 
La forsa ohe impiegai a sospingere lo staatufTo appena 
pM«ù ì lìmiti della mediocrità ; siccome poi questi 



*1!I LI NFATIC I. 2^ 

TaBetti nello «tato naturale ilelle parti con fiLcilità 
ricGVDiio le dette molecule , forza, è convenire cUe deb- 
bano rinevere aoche una linea di globetti sanguigni. 
Nel ceri-elio poi e nell'occhio non fio distinguervi ijueUa 
necessità dell' Haller di non vi ammetter vasi capaci 
diglobcttidel sangue, mentre una linea di iiuesti glo- 
becti, inviluppata ovunque da uà liijuore più sottile 
non costituisce quell'umor craeeo da cui, come esso crede 
non si può separare l'umor nerveo . 

Antonio FeuaeIn avenrlo richiamato ad esame gli 
argomenti coi quali ai credevano dimostrare i linfatici 
arteriosi e venosi gli dichiarò non molto Torci , quan- 
tunque appoggiato ad alcune sue osservazioni incap- 
passe nello stesso errore col lusingarsi di avere sco- 
perto il suddetto sistema di vasi linfatici arteriosi e 
venosi in certe parti. Nella tunica p. e. villosa delTutero 
non si riscontrano vasi sanguigni; pure egli stesso nel 
cadavere d'una donna perita nel tempo dei mestrui 
vi osservò dei vasi ripieni di sangue . Da quest' osser- 
vazione ne dedusse che nella dotta tunica villosa si 
trovano dei vasi linfatici arteriosi e venosi che si riem- 
piono di sangue nel tempo dei mestrui. 

liceo la spiegazione di detto fenomeno. Nelle mem- 
brane che tappezzano le diverse parti del corpo, io pure 
osservai, alla superficie riguRrdante le cavità delle me- 
desime parti, dei vasi ripieni di sangue, nel tempo che 
del sangue era stagnante fuori dei proprj vasi , ma co- 
nobbi coir iniezione che i canalini ripieni dai predetti 
globolisanguigniapparteuevaiio al genere dei linfatici 
valvulosi. Nel cadavere d'tina donna morta nel tempo 
dei suoi mestrui mi occorse osservare altrettanto nella 
tunica villosa dell'utero, mentre anche i tronchi dei vasi 
linfatici dello etess' utero erano ripieni del medesimo 
sangue fino alle glandole. In forza delle suddette osser- 
vazioni ne resulta per tanto che le membrane che rive- 
stono le diverse pani del corpo son composte di vasi lin- 
fatici valvulosi come dimostrerò in seguito ; e che detti 
vftietti nascendo da tutte le superlìce assorbono ciocchi 



3o ISTORIA 

di congruente si applica alla capacità delle di loro boc- 
chette non esclusi gli stessi globetti sanguigni ; se do n- 
que nel tempo dei mestrui si trova del sangue nelle 
cavità dell'utero non è meraviglia che i linfatici lo as* 
sorbinoe lo riportino in circolo A questo genere di vasi 
si posson riportar pure quei vasi esilissimi dilatati da un 
umore pellucido che il Ferrein chiamò cristallina e che 
il medesimo ritrovò nella tela cellulosa sotto la congiun- 
tiva deir occhio d^ un cane e d' un uomo. 

Io stesso ò riscontrati i suddetti vaserelli nelle 
parti enarrate 3 ma ben mi avvidi che appartenevano al 
sistema linfatico) quando fui capace di seguitarne il 
processo fino alle di loro glandole respettive • 

In qtianto poi ai vasetti osservati nell' iride, prò* 
vano le iniezioni che essi non sono che arteriuzze alle 
quali compete una o due linee di globetti. 

Dalle cose dette fin qui è manifesto ohe i rasi 
linTatici arteriosi e venosi immaginati dagli autori 
non anno luogo nel corpo umano ^ e che vi si rinven- 
gono soltanto i vasi linfatici valvulosi . ' 



> 



dfi vasi linfatici. 3i 

ANNOTAZIONI 

DEL TRADUTTORE. 

Appartenenti ai Prolegomeni e alla Sezione prima . 

( Nota t . ) Parti organizzale di soli vasi assorbenti. 

Le partì organizzate di soli vasi assorbenti riduconsi ai capel- 
li , e ai peli d'ogni specie, allo smalto dei denti, al lessato corneo, 
e air epidermide la quale alle diverse aperture esteriori del nostro 
corpo si arrovescia internamente costituendo Vepitelion di tutte le 
cavità grandi o piccole quali si trovano nei recessi della macchina 
umana, come avremo luogo di far conoscere altrove. Anche alcune 
membrane come l' amnio , l' araghnoide e qualcun altra sembran 
fabbricate di puri assorbenti, i quali entrano, come abbiamo enun- 
ciato , a comporre la base e lo stelo primitivo , può dirsi , di tutti 
i sistemi e di tutti gli organi. 

Nei bruti le setole e la lana; negli uccelli le penne; nei pesci 
le squamme : nei testacei e crostacei il guscio esteriore; e perfino 
nei vegetabili la di loro membrana esterna, come la cuticola di 
tutti gli animali, sono parti tessute di soli linfatici . 

E sembrato ad alcuni che il Mascagni abbia di troppo eslesa 
la fabbrica di questi vasi per l' organizzazione dei semoventi , di- 
cendo maliziosamente che egli non vedeva che vasi linfatici . Gran 
dire ! Perchè ninno fin qui è potuto arrivare a scuoprire , e vedere 
quello che à veduto scoperto e dimostrato il Mascagni, si h da tacciare 
questo acutissimo osservatore quasi divisionario? Ma gli uomini 
grandi e le grandi scoperte, benché di fatto, anno avuto sempre 
dei nemici e dei persecutori . Peraltro rallegriamoci , giacche 1 e- 
sperienza insegna che o presto o tardi è confessata anche dai più 
increduli e contradittori la verità a confusione di loro stessi ed a 
gloria di che la tracciò, Qual allo sistema dice lo stesso Mascagni 
vi può esser più semplice e piii adattato del linfatico per tesser delle 
parti , perchè nel tempo che dà materialmente il suo ripieno per 
la di loro costruzione , esala anche egli unitamente ai vasi del 
sangue ciò che può servire di nutrimento per le medesime, ripor- 
tando in dietro quanto loro sopravanza per infonder nuovamente 
nel sistema irrigatore altri materiali , onde mantener perenne così 
il poroso trasudamento per lo sviluppo , mantenimento , e risarci- 
mento delle varie fibre organixzate » atte a mettere in giuro lavila 
d' ogni animale* 



(Noi. 2.) Farietà riguardanti il canal toracico. 



gob 



col!: 



Anche il Ditt Guglielmo Hdhteb , 
inoininalo Piofessure, che fu di lai rli. 
ìder(^UD ilnppio canal (nracico, coiQff, dal 
copibiiiaisc a vedere Euw^chio , il qu.ile 
igolo dell' jugulare colla succlavia destri 
nislro delle vene dell j stesiio nome.U pez 
pio eoutanto raro lo conservava gelosai 






e I'b 



■icclii' 



cDofejaionc dell' ii^ 
polo , si combini 
HO dell'Amore pare 
terminava il destro 
a, il sinistro ncfl' an- 



ni le re ressa ut 11^ S 



Il dolio Prnfessor pubblico di anatomia fisiologia e chitargì 
Lorcxeo Nan»0!ni , Gglio del celebre Angelo, sotto la di cui disci< 
plinn ò avuto la sorlc di fare i miei studj cbirurgìci , e al qualt 
Toscana sin^olirinenU e tanto debitrice dei lumi che in t 
diffuse dopo aver percorso più volle cou vero spirilo di filosofia 
]p principali univeisiià di Europa, fa registrato un caso nel sno trat- 
tato completo di auatoraia, fisiologìa, e zootomia , nel quale il 
condono laraciiio d'un cadavere uinatio terminava nell'angolo 
dell' jugnlare colla succlavia destra . 



(Sot.3. ) Ritrattazione del problema che l'accademia delle 
scienze dì Parigi aveva emesso perla terza volta onde rinverùi 
chi dilucidasse l'oscura materia dei vasi Un/alici . 



sull'o 



Erano tali etani 



tenebre del sistema lìnfaiico prima che 
comparisse il Mascagni, che l'Accadenti» 
aveva per \à lerza volta proposto un pcemitt 
otto un problema riguardaiite vnrie branche 
Ma niuoo si era mai trovalo capace in tiil 
(ale impresa, quando Ìl Mascagìii 
Accademia materiali tali da d.li 
aporzioni die si contenevano 
rvasi da quanto riporta 



1 



delle scinze di Parig 
a chi meglio avesse si 
del sistema prrdivìsatr 
l'Orbe terraqoo di in 
fece avanliri mettendo alla dell, 
cidare a meraviglia tutte le 
ploblema divulgato , siccome ] 
nei suoi prolegomeni, 

CiA premesso, uon è di min pertinenza il gludic 
ragione la detta Accademia , dopo ricevuti gli scriti 
, tnasragoane, ritrattasse il problema. Solo mi permett 
lare quello che non potè Iraltener^i di dire un italiano scvillore ^ 
qiipi Francesi che dovevano giudicare le materie relative a_ ... 
linfatici preve<lpndo che sarebbero stali nel caso dì coronarne ijua 
cuna che non avrebbe formentato l' orgoglio loro patriottico uè rtrj 
tirarono l'invito, quantunque non potessero esìmersi di rilasciare ^ | 



DELTRADtTTTORE. 33 

M^sciGifi clandestinamente uà certo prèmio ce ma oggi soffocata 
ogni spirito di partito, mentre tutte le nazioni vedonsi astrette a 
riconoscere in questo celebre Professore l'inventore della parte 
principale del sistema liafatico, e il rigeneratore di tutta l'anatomia^ 
forza è, dopo questo, che convengano inoltre che le più belle teorie 
fisiologiche e patologiche moderne ne ripetono 1 origine dagli 
Italiani . 



* ( Not. 4* ) Motivi pei qunli è stata divisa V opera in due 

volumi • 



La seconda parte dell' Istoria dei vasi linfatici del Mascagni 
essendo consacrata soltano ad esibire col mezzo di tavole e di spie- 
gazioni una conferma del processo che tengono i linfatici nello 
scorrere dalle superfìcie al cuore , à creduto bene il nostro Autore 
di non riportarla in questa sua ristampa, da me poscia tradotta » 
che per mezzo di annotazioni nella Sezione VII. Tal cosa mi à of- 
ferto un motivo per divider detta ristampa mascagnana in due 
Tomi inserendo nel primo le prime sei sezioni, e nel secondo la 
sola sezione settima perchè più estesa, per le enunciate aggiunte, 
di tutte le altre comprese insieme , come notai anche nella prima 
edizione . 

Le annotazioni che io stesso sono stato astretto ad ammettere 
a questa mia ^qualunque siasi fatica, mi anno presentato altro mo- 
tivo per far tal divisione all' oggetto di non render di troppo yo- 
luminosa X opera . 

( N. 5. ) Organismo , e tessitura dei vasi sanguigni ; vedute 

per le quali la natura à montato il sistema venoso tanto diverso 

dall' arterioso ; esistenza dei pori inorganici ; riprovazione dei 

pori organici o sieno vasi esalanti; e poroso trasudamento , 
I 

Niuno può meglio persuadersi dell'esistenza dei pori inorga-» 
nici delle tuniche c^oraponenti i vasi sanguigni, sui quali dee basarsi 
jn fisiologia ogni secrezione, di colui che conosce 1 organizzazione 
delle tuniche dei vasi predivisati. Incoraggito da questo principio» 
siccome regnano tuttavia dei sostenitori dei vasi esalanti denegando 
in totalità o in parte l'esistenza dei pori inorganici, credo util cosa 
il riportare la succinta descrizione anatomica della vera struttura 
delle tuniche suddette , onde una volta i pori inorganici vengano 
universalmente riconosciuti ed ammessi , e banditi i vasi esalanti 
o pori organici in maniera da non ritornar mai più in scena . 

Il sistema sanguigno, o irrigatore che dir si voglia, dee coosi-^ 
dorarsi un ammassa di cilindri quali , nascendo con dei tronconi 
Tom. /. 3 



34 

considerabili dal e 

e minimi , convertentlosi poscia in rami ' 

massiDii per montare al vìscere d'onde si 

Perlai ragioaa detto sistema disiinguesi in arterioso e venos* 
e sebbene fra 1' uno e 1' altro vi sia perfetta continunvone , puf' 
passa fra loro rcflessibìle varietà, come appunto tono per far notare 

Resulta infallì il sistema arterioso dalla concateoazioDe tA 
impasto di quattro membrane, senza compremlcr quella proprìM 
delle cavili) e parti da cui passa . le quali sou dette ascitìzia , 
flica , nervea , e linfatica o vellutata . 

La prima , quale tiiiitamente alla propria delle cavila ec. len 
le arieiie alle diverte parti, èd'iin tessuto molla lasso, polche ì H- 
laiiienii che la costituiscono iaircccianJosi fra loro a stoja o a spina^ 
sono gli uni addosso degli altri poco ammassati , io specie aalla , 
parte esterna . 

La seconda è quella che è più grossa di tulle le altre, percM 
può divedersi in diversi strati. I filamenti della medesima esam* 
nati ad occhio nudo ci presentano un andamento arcualo , ma ca| 
microscopio vi si vede un inlieccio fatto a 

bidaroo molti autori sì sono affaticali per dimostrarvi delti 
fibre muscolari. In primo luogo queste non vi appariscono e 
alcun analisi uè in stato sano delle parli, né in quello morboso * 
mentre lutto concorre ad ammettervi sempre io luo;:;o della con- 
trattilità muscolare, Y elasticità . 

Secondariamente siccome , a confessione dello sIcss'Haller , 
non vi è parte dotata dì fibre muscolari che. Ire o quattro giorni 
al più dopo morte, non perda la sua irritabiliik, cosi le arterie 
perchè reagiscono sopra loro stessa, distratte che sìeno, anclic dopo 
un epoca assai più remota, viene a comprovarsi sempre più anche 
con ciò che desse possiedono 1' eléislicità, e non la preconizzata 
irri tabi liti . 

Inoltre, per tacerm 
MlSC&GNi sostiene nel s 
dcUV-lasiìcità fossero stati 
|)olulo assecondare tanta 
luluvgideudosi nel mom 
doii e deprimendosi nel tempo 
cosi col cuore le di loro fumi 
Vere, e sping'^re alle partì le più remote il sangue . 

Finalmeoie nello slesso Prodromo alla pag. 63 egli il regi- 
■Irata un osservazione che prova all' ultima tvidenza quanto fin 
qui si è premesso . " Osservasi paiimcnie " sono sue parole •■ che 
qualunifue ostacolo o impedimento il quale sopraggiunga e faccia 
cessare il moto del cuore, fa cessare iiaiiiantìneute aucor quello 
dell'arterie, perchè conseguente del primo . Ponendo iufatti aa 



opra tanti 
Prodromo 
orreJale d 

di sislol 
pò didias 


Itri 

che 

de 
ole^ 


trallililii, 
i del cuOL 
ventri co 
ei medesi 


i e ragionici 
cric in luogo 
non avrebbero 
e elevandosi e 
, e abbasaan- 
mi, alternando 


zioni per 


nce 


vere 


a vicenda, promo- 



e T T o n B. 35 

Uè sorge dal corrUpondeute 



epiiito dal p 
vede cessare 



■ndo il pa9sn{;gi< 
Ictlo veulricoio i 
iDDVJmeato dH 
ielle mi 



riunendo quel lac 
air ondata del sao 
Distro nell'ÌMcjsa i 
angue nelle arieriei 



i di tem 



loro cornspoadoaa 
I stato à\ riposo e di inerzia, 
dalla fattasi allaccia- 
tagli il divinato laccio 
del sangue spinto dal precitato 
iHlanea mente il 
co US egu cale MI ente quello 



rimanendo quelle 
Dopo d'alcuni mi 
tura , se il cuore continui a 
lasriaodo libero il corso air ondala 
ventricolo sinistro, si restiiuii'b duo 
movimento circolatorio del sangui 

delle arterie. ?i'ova evidente di fatto incontrasiabile sernbram 
possa esser questa per appoggiate e corroborare le mie osservazioni 
inloTiio alla preconiizafa forza contrattile o irritabile delle arterie 
lualamenie loro appropriata, conl'erraaudosi d'altronde in quella 
vece l'altra forza ail esse inerente che è l'elasticità io altro grado 
dalle medesime posseduta . Or se vi fosse la fona contrattile, pro- 
pria della fibra musi^olare, anche nelle arterie , queste, stimolate 
dal iangue interpostovi mediante l'allacciatura praticata al tron- 
cone ddl'aorla, non continuerebbero sempre il loro parziale movi- 
mento , come se Ìl laccio non fessevi slato apposto? Ma ciò non 
succede mancando qurlla del cuore . DuDquc con luna- ragione si 
deve credere che quella pretesa forza non sia esistente, ma che sia 
stala supposta dai tisiologi, e anatomici per impiegare il molo toro 
di sìstole e di diastile sincrono a quello dei seni, ed osogrono al- 
l'altro dei ventricoli del cuore, non conoscendo abbastanza la forza 
di elasticità nel grado surriferito , posta la quale non vi era biso- 
gno di ricorrere alla pretesa irritabilità delle lor tuniche « . 

Tralascio di riportate altri sperimenti sul riflesso clie per 
quelli che vi vedono senza passione possano esser più che sulììcienti 
i piedivisati , e che per gli altri poi sia per esser sempre nulla 
ogii' altro dire . 

La terza membra componente le arterie è molliisimo più sot- 
tile della preccdcatc, tua è più forte e più compatti 
biancastri che la compongono (creduti errooeame 
detta questa membrana neniea )soao disposti parii 
assai infra di loro ammassali , 

La quarla, che fodera 1' 
la cavita del vaso, presentaci 
longitudinali corrispoadenti ad alcune ripìeg: 
nervea . Essa maDifesia alla sua sui 



e nervi e perà 
mie a stojaed 



ìrcondaudo 
di ripiegature o sieno solchi 
o solchi della 
una specie di 
lanugine formata dall'ammassamento dei primi slami linfatici che 
nascono colle di loro boccucce dall' interno delle arterie come vasi 
assorbenti , e non come strumenti della ciicolaùoue . È iatelujata 
a sto]a come le altre . 




Ss iniroTizi o-a i 

Tulle queste toniche sono ìl resultalo di ammani di vari n 
gnigni artetìosi venwi, e di vasi linfatici i quali più o 
ed Haiti obliqaamente insieme coslitniscoiio i fìlaniei 
trecciano a spina o a stoia ; cosicché i tnen^ serrati formano la 
prima membrana estema, quelli un poco più ierraii la lecnnda, ed 
in Eoe la teru è formata dì tilameniì più sottili iquali.più stretta- 
nenie «i uniscono infra di loro neli' istesso modo a foggia di stola, A 
e cfks'i la compongono; la quarta k fgualroenie un ìntieccio GlloA 
' "' " " i . Ora per la di^pouzione dei 

a soli va^i, ne viene che le arterie possic ■ 

citi di cui si è parlalo . Nel tessuto ìntii 

delle dette membrane nervi nonti sene distribuiscono, benché ali 

1M belle anse nervose fascino esteriormente quìi e 1& tutte le arterìt 

Volgendoci aJi^sso al sistema venoso a colpo d' occhio dìsiii 

'gnesi cbe qoesto e piìt ricco di diramaiioni dr II' arterioso perchj 

L ogni arleriola arrivala alla sna estremili sì converte ìu una vei 

j. la quale tosto si divide in due ; che le sue diramali 

più ampie e dilatate delle arteriose : che ì iucomparabilmeiitc piJ 

■aitile U membrana elastica, e però è laoio più floscio: che le alti' 

tre membrane anno, presso a pocn, gli stessi caratteri di orgai ~ 

I xione come sopra delincali nelle arterie; e che la nervea e la vel' 

fallala formano le valvule che impediscono la retrocessione di 

r «angue . 

Esposta cos'i la parie anatomica più essenziale riguardante {, 
ii sanguigni credo opportuno passare alto sriliippo dei fìni rui h, 
\ Tolnlo servire la natura architettando il sistema Venoso tanto dif-. 
I ferente dall'arterioso e nel numero e diametro dei vasi , e nella. 
I tenuità dei medesimi . 

Periaato affinchè qaesta processo riesca ragionata e conse^ 
f Cnente conviene rammentarsi che nella più gran parte le Tene 
L nicominciano dalle superfi<:ie le più louiane dal fonte della circo- 
I latione, e che nisncaaa, come testé divisammo, quasi per l'efiiitto 
I dell elasticità di cai si eminenlcmeute sono rivestite le arterie . 

Premesso ciò , io dico che siccome il sistema venoso derivai 
^«h pani st remole dal cuore, e in coas^guenaa non può risentire 
immediatamente dei benefici impulsi della fona vìva di questo 
fonie ; e siccome é quasi totalmente privo dell' elasticità o fona 
morta delle arterie, privazione che gli toglie quasi ogni poter reat- 
tivo sol fluido che contiene, non avrebbe potuto ricevere, contenere, 
promuovere , ed inalxare lauto sangue . quanto glene somministra 
il sistema arterioso, se non fosse stato fabbr:i!ato colle particolariii' 
enarrale . Ma non a caprìccio è slato disposto cos'i . 

Escluse da ogni parte del corpo animale per le indagini ana* 
tomiche le più minute e le più convincenti ad un lempo istesso 
del QOMro impareggiabite Professore le srlerie esalanti e le vena 



I 



ftS L T 

«51 orbe mi con tutti gli altri 
la contiDuazione delle prime oeiie s< 
secrezioni vengano appoggiale al tr; 
inorganici dei vasi sanguigni . Posti 
Dn sangue più preparato per queste 
più carico dì idrogeno e carbonio , 
eslese di numero e di di 



eslesa ed i pori inorganici fossero r 
colasse con piìi lentezza affincliè ave 



;tc[ni di vasi inimaginarj , e provatlb 1 

elle seconde , ne segue che tutte la 1 ' 

al trasuilamcnlo che si la pei pari; \ 

Posto ciò siccome le vene porianp , 

secrezioni medesime, perch^ | 

Bla necessario che fosse 

occupassero una supeificie pib I 



ri i che il s 



ClPl j 

tempo di trasudare la parto j 
più sottile ; e fiualmenle che fossero pili sottili di pareti onde sem-t .'j 
pre più facile potesse elTeltuarsi il dello trasudamento . Dal Gn qai 1 
detto rilevasi che le vene debbono esalare pili delle arterie . 

Che poi il sangue di cui si caricano If? prime sia più oppo^ | 
bino per certe secrezioni, olire l'analisi cliiinica del medesimo, l» 
prova anche la distribuzione elettiva di dette vrnc a certi organi 
particolarmente. Inlaiti nel legalo si osserva che l'arteria epatica si 
dirama per lo più ai pori, o mingilo, ai canalibiliari, e alla superficie, 
[di questo viscere ; mentre alle celle del medesimo, ove abbisngnov» 
.un sangue sprovvisto di parli gelatinose ed acquose, e carico d'Idre 



per la formazione della bile, vi si distribuiscono 



Je vene singclavn 

Il celebre Tommasiki poi crede che le vene sieno organizzata 
.diversamente dalle arterie all' oggetio di poter desse sostenere di 
più in vila l'animale in caso che Ìl cuore e le arterie rimanessero 
per qualche istante sospese nel di loro moto e funzioni . 

•e Se le vene fossero eguali, dice Ìl prelodaLo Autore, nelU 
-strutluia e nel!' eccitamento alle arterie, i di loro moli sarebbono 
concertati a quelli delle arterie medesime, ed allora minori risorse 
avrebbe la vita dell' animale, giacché sospeso un istante l'oscillare 
del cuore e delle arterie si sospenderebbe pure , allega l' identità 
di situllura e di eccitamento, quello delle vene, e più non verrebbe 
condotta onda alcuna ili sangue al cuore; mentre all'opposto 
essendo la struttura e la maniera di condur sangue diversa nelle 
.Tene da quella delle arterie , seguitano le vene a versarne anche 
quando le arterie ed il cuore più non oscillano , e tentano per cos^ 
dire col versarne ìncessanlemEnte nelle orecchiette di risvegliarne 
i moti fin nel cadavere , dove perciò accade cbe le orecchiette si 
muovono più a lungo, slimolate dal sangue che seguita ad arrivare, 
e Is destra particolarmente è l'uliima a fermarsi . « 

Questa beli' idea persuaderà anche di più quelli che pensano 
col ToMMAsiNL che le vene invitino, ricevano e promovano il san- 
gue per una specie di aiisorbi mento consimile a quello dei vasi lin- 
fatici ; e ìndìpendentcmenie dall'urto del cuore, elasticità grande 
delle aiterie, ed ehsiicilJi mediocre delle stesse vene . 

fioiteugo adesH), facendo eco agli iosegnaoientidelAUsueNt, 



H OT A.Z I aji\ 

I che tulli ì vasi sanguigni sono privi di vasi esalami o lieno pori:! 
> organici , e che in loro vece sono ricchi di un aumcro tra3ceD(lcii>/| 
* tale di pori ìnorgaoìc 

I'. Perché tutti i corpi sono porosi siccome insegna la fìsiot-l 
ipe rimenta] e . 

3°. Perchè si dimostra agilmente per le osservazioni micro+fl 
Kopiche stabilite negli animali che permettono , attesa la [raspai I 
ren» dei vasi, dì essminare ' 
dissi agilmente la coniinuazì 
in altri vasarelli che possano esser credi 
3°. Percliè qnei cilindretti di cera p 
iniettate colla delta e 



e delle arteri 



Lugufgna , si dimostra | 



e pai 



li di I 



i di arleriole. 



leoii che alcuni ai 



altro il 



Scorgesi Si 



tu ai 
Bsi per tnitn 
andando ad 

creduti i termini delle arterie 
avanti all' estremo della e 
tiune dello stesso vaso vuoto» J 



rassegni < 

sostanza che intenunionìdi ii 

nelle parti bene iniettate in i 

continuati senza la più piccola 

esaminare quei cilindretti che si so' 

Iti vede colla lente microscopica ri 
ISO, vi è la contin 

41 che esclude i supposti termini arteriosi . 

4°> Perchè 1' iniezione di qualunque altra materia più 

«pinta a bell'agio nelle arterie dei cadaveri i iscaldati ritorna 

ivedesi accadere del sangue nei viventi , per le vene , e noi 

4n alcuna cavith o superficie come sostengono senza fondai 

partigiani dei vasi esalanti. 

I 5.° Perchè nel tempo dell' iniezione d'un acqua tinta coli' in- 

'chiostro o coli' indaco,! quel vapore colorato che osservasi Irasuda- 
' ire, e che a guisa di folta nebbia inoallìa le parti da cui trasuda, 

'3ion si vede mai scaturire da alcune estremitii di vasetti ne da 

icicuni fori dislitkli , ma si nuota passare in confuso da ogni punto 

'del perimetro dei vasi sanguigni , e singolarmente dei venosi, chi 

fi quanto dire a traverso gli innumerabili pori inorganici dei sud- 
I >detti vasi . 

6°. Perchè rilevasi chiaramente che una bi 
1 tlrasudamento è attraila non da boccucce 
I ■•crederono conispondere alle supposte estrci 

ima ilnlle bocchette dei linfatici , e cos'i è e 

iCircolazione. 

7'^. Perché 1 vasarelli e i Glamenli prim 

:d un dato vaso sanguigno primordiale orila 

cioè intelaiandosi a stoja fra loro non è pò 

intreccio tanto stretta mente si serrino da di 

tessuto dei pertugj inorganici . 

8°. Perchè dopo l'iniezione di colla colorila col Vermijjlione,J 

.■iccDtua diviiammo, raSreddats le parti, queste si trovano cio^T 



; buona parte di deitol 
nalaiiti Venose . quatti 
litii esalanti art 
ndotlo net fonte delll 



le esposa m 

nel A\ Wo 
e nel di loro 



D X L T n 
pFrte dalla pura colla 



39 



ADUTTORE. 

scolorala e condeusata , e non n 
: rotture, ed alcune mole cole di vermiglione' 
come si iJovreLbe irovarc se trasudasse per ntezzo dei vasi esalanti 
nati dall' iuteriio delle arterie, atteso l'iiiipuUo dell' inieiione qiial« 
facilmente potrebbe dilatargli come condotti lihcri, fenomeno che 
sppanto non si vede accadere perchè esislooo in loro Vece dei pori 
inorganici che non sono alle co(idÌTÌonÌ dei supposti pori organici> 
perché noti formano un canale continuato , giacche non sì eorris- 
poudono tra loro, cioè a dire quelli della vellutata non corrispon- 
dono con quelli della ncrv°3 , né quelli di questa con gli altri della 
membrana elastica ec. motivo per cui sono più rapaci di resistete al- 
l'impulsione detriniczione non lasciando iiapclaie che In pura colla. 

9°. Perchè, per le stesse ragioni, nel vivente non atcade negli 
ejercÌEJ violenti, scosse ec. alcuno stravaso di globci ti sanguigni come 
dovrebbe aver luogo «e le arterie terminassero in condoni liberi. 

io". Finalmente perchè accadendo qualche stravaso di delti 
globetti sanguigni , questo è dovuto alla dilntacione dei pori per 
una floscezza delle pareti componenti i vasi del sangue, ed alla fu- 
sione ed assotiigliameolo drgli stessi globetti prenominati . 

Concludo adunque dietro gli argomenti rie esperienze allegate 
che le tuniche dei vasi sanguigni, e singolnrmen te quelle dello vene 
Bono organizzate in maniera da ammettere i pori inorganici e non 
gii organici o i cos'i detti Vasi esalanti , come meglio avremo luogo 
di confcrniarcene nel decorso di quest'opera. 

Frattanto mi affretto a riportare alcune obiezioni promosse 
contro l'esistenza dei pori inorganici, e contro il pot oso trasudamen- 
to , all' oggetto di far rilevare T insusaistenw delle medesime . 

Avendo insegnato il Mascagni che i vasi linfatici quali nascono 
dalla stiperScìe inteina dHlc arterie e delle vene sono suscettibili 
di succhiare e di portare nel canal toracico porzione della parte 
pili tenne del sangue, fé nascere il sospetto ad un gran Fisiologo 
che non possa essere impossibile che vasarelli consimili nascano 
dalla stessa superfìcie interna dei delti vasi sanguigni , i quali sa- 
■orbano nello stulo normale di salute il sieio, e lo portino nel 
parenchima dei visceri per le diverse secreEioui , ed in istato dì 
malattie attinganolo stesso sangue. Oltre a ciò quando il Mascigni 
>i accinse la prima Gala a riprovare il supposto sistema di vasi esa- 
kuti provenienti dalle estremila arteriose, essendosi espresso in 
una maniera un poco generica concludendo ■> che dalle aiierie non 
parte UH numero prodigioso di vasi porlantl un umon- piti sottili' dei 
globetti rossi ti diede presa di dedurne che dunque un certo numero, 
egli conceda, che ne pnò partire. 

Queste congetture inconciliabili col fallo , e che df ' 
•perimenti mascagoani anno ricevuto l'ulliiiio più rovinosu ;! 
pimento, non ebbero altra lorza che di indurre per poco quul 



1 



"!(s A UH o T A z ioni * ^^ 

a credere che simultaneamente al porosit trasudamento del Mascv 
Giti si potessero ammettere aaclic alcuni vasi esalanti . 

Alita obiezione vico fatta al MtscAGnida t^LOniAnoCALDUtlt 
Qui sti nega pertaato die i liquori inictiati penetrino alla supeiticis' 
esterna dei vasi; e preieoiie che dai vasarelli compnnenlì la tuu.cft 
del vaso del vii^ere iniettalo egea solamcnieiu forza della pressione 
esercitata dall'iniezione medesima, il liquore che vi era na lumi* 
mente contenuto. Ma a qucsia proposizione rispoiiile per il mia' 
Precettore il ^ran ToMUAsmi e dice '< die se il trasudamento cbf, 
si fa p. e. dalla cistifellea, da una porzione di intestino o di vag^ 
arterioso o Venoso iniettalo provenisse dalla spremitura dei vasa» 
lelli serpeati alla superfìcie delle dette parti, siccome dessi 
derivano certamente dal cavo delle medesime, ma proveng 
assai più d'altro, non vestirebbe i caratteri del fluido conienu 
iniettati), come osservasi costantemente e come egli stesso confermi' 
con dei nuovi ripetuti imparziali sperimenti. 

Sarei troppo prolisso se volessi qui registrare tulle le ioconcW 
denti obiezioni fatte al Mascaghi; chiudere dunque questa noi» 
con soggiungere semplicemente che i più decisi promontori del^ 
medesime sono Hewson Caldani, OiulksHAsk, e Bichat , tifl; 
verrebbe quindi il Ldpi. . . Ma poiché le osservazioni dell' HuBTBR*; 
FoHTASA, Walter, ToMMAiiNi, Macry, e Ricserakd, per tacermi d 
ìnGniii altri anatomici sono coincidenti con quelle del Mascagni li 
teoria del poroso trasudamento si può dire accettata e consoIidatA' 
in maniera nelle più rispettabili scuole di Europa da non aver pìA! 
timore di crollale per Ìl corso di tempo o per il volgere di dotti ina. 
o di sistema. 



(Noi. 6.) Organizzazione primitiva dei muscoli, dei tendinìij 
deiligamenci, cassule iigamentose ; delle cartillagiiii, e delle ossai 

L' organizzaKioue dei muscoli e dei tendini, come pure ad 
ligamenti, membrane ligameulose, cBssule, e delle cartlUagini ave^ 
do formato un argomento di controversia in anatomia prima cb| 
il Mascagmi si fosse approfondato nell'arcana dì loro orditura, esi^ 
in questo punto che sia disvelata in faccia a lutto l'universo, on« 
non resti defraudata la sdeuza di quei progressi clic anche in qnft- 
■to ramo di anatomia anno saputo l'are le osservazioni moderM 
■opra le antiche . 

Pertanto in forza di analisi microscopiche e di iniezioni le più 
raffinate resulta che gli clementi primitivi dei muscoli sono tanti 
cilindri formali dalla riunione in fasd di più vasi linfatici, 
circondati prima da una membranuiKa tessuta pur di soli liufitticì, 
e quindi da altra meubranuzza esteriore composta più che altraj 



^ 


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DEL 


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BiDDTTOBe. 


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vasi sangaigni , 


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no Blimolati. lì bel color rosse» 


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muscoli viea 


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dai globetti 


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nome. 










Gli assorbciil 


che 


un 


tamente 


ad alcuni fil 


menti nervoù 


fa 


ino parte della 


sudde 


Ila 


secoiid 


membranuzza 


riportane 


■A 



la parte più sottile di detto glutine onde \enga di I 
tanto 8 rinnovarsi. Ecco per qual riunione e combinazione di pria 
cip) in tanti fasci carnosi vengon l'ortnati i muscoli ijuali sono in 
viiuppati sempre ed ovunque da una membrana esteriore composta j 
più di vasi linfatici che sanguigni senza nervi la quale si domanda' i 
vaginale. XJaa lamina di detta vaginale si arrovescia inlernaniente 
addosso a ciascun fìlaroenlo muscolare, e vi cos'i ad ingaaiuara j 
tutti i fasci e tutti i filanieoti ì pia interni d'ogni muscolo. 

I muscoli sono gli strumenti del noto, godendo e tVaoiJorza j 
viva contrattilità, per cui si scorciano e raggrinzano in grazia 
xlegli stimoli ; e d' una_/orza moria o elasticità per la quale , lold ( 
gli stimoli , sì rilasciano e ritornano nel loro stato dì quiete prì- 

Detlì muscoli sono uniti alla sostanza tcndiuosa o sìa ai tea- . 
dìni nei loro estremi. Qu<'sti tendini resultano dalla stretta combi 
nazione ed unione di filamenti longitudinali paralelli fra loio , 
quali sono ìntimamente collegali insieme col mezzo d' una niem- i 
brana composta quasi dì soli assorbenti , la quale può cousiderarn I 
sua continuazione dì quella cbe inguaina i muscoli , 1 

Detti filamenti sono composti , come gli altri dei ligamenti e j 
«oslanze ligameaiose,di vasi linfaiicì assai più minuti di quelli ciìtr.% 
formano i cilindretti primitivi della sostanza carnosa, compareadOjJ 
xltresi più serrati , e contenendo una soslanza più compatta o piii^ 
densa incapace per questo di poter prender movimento 

Le cartìllagini sono organizzate presso a poco e 
menti e come ì tendini , bencliè assai più dure . i loi 

Srimitìvi sono vasi linfatici , quali vengon circondati . olire daUiiri 
ì loro membranuzza tessuta pure di vasi linfatici , da altra mem^., 
brana composta an':he dì sanguigni , Glie più 7 gli stessi fiiameDtì'l.l 
componenti le ossa sono stali riscontrali per lami vasi linfatici nei,f 
quali vi si deposita il fosfato dì calce portatovi dai vasi sanguigni}. I 
.del che si viene in chiavo immergendo Én osso t "' 
iSUungato, quale lo spoglia della calce e lo rende carlìUagmc della 
«uà solita grandezza e figura . 

Tutte le dette parti sono insensibili (come è insensìbile anche 
to stesso periostio tessuto più dì linfatici che di sanguigni ) perchè 
.prive di nervi . 

Si 8 creduto per lungo tempo che i tendini per cui i muscoli 



illc ossa foisero continuazione degli stessi muscoli. Mail 
Mascagni cii falto conoscere die dessi non sono cbe corpi nggiunlij 
i (|u3H ricevono incassati in loro stessi i filamenli principali che A\ 
trovano alle esiremitk dei muscoli . Oltre a ciò si è creduto che 
detti tendini forassero il periostio ed andassero ad impiantarsi nelle 
o Mascìgki rileifi anche quest'errore dimostrando 
che non si attaccano che al periostio quale sta sempre di mezzo fr^ 
gli uni e le altre. 

Esposte cosi le teorie del Mascagni intorno ai muscoli , 
leremo ad esaminare in succinto cosa è stato opinato in quest'ut 
tim' epoca intorno alle medesime. 

Pubblicò il Dott. Farnese nell'elogio che scrìsse in lande d^l 
P. Mascagni, e sostenne nelle sue note addizi»nali che qnest'a 
tomìco insegnava che le fibre muscolari sono intersecate , sicco 
insegna il Fontana, da altre traverse a guisa di tanti diaframmi 

Il Dott. Antommarcht riprese il Farnese, e non senza ragione^ 
perchè il Mascagni negli ultimi suoi jo anni di vita sempre insegi^ 
e sostenne intorno alla sostanza muscolare , la stessa dottrina da ' 

Peraltro dando luogo alla vcritJi, bisogna confessare che all'è 
CB degli studj di Farnfse, il Mascagni , non essendosi ancora 1: 
consacrato agli sperimenti dei muscoli, non disfentiva di ammet: 
trasversali comecredeva il Fontana. 
:n(e il nostro Autore in forza delle sue ripetute più S{ 
eoze essendo arrivalo a conoscere che i muscoli sotìò 
ammassi dì puri cilindri longitudinali senza fibre v 
intersechino, come facilnienle da chicchessia pnò 
distinguersi quando si abbia cura di allungare e tener ben dìsteS^ 
nn muscolo^ confutò l'opinione del Fontana dimostrando t" 
V inganno delle fibre trasversali a luogo quando si procede all'è»* 
me dei muscoli nel tempo clic sono rilasciati U loro stessi , o dop^ 
che anno subita l'azione dell'acqua bollente. 

( Noi. 7. ) Struttura delle papille in generale e di quelle e 
concorrono all' organizzazione della cute in particolare 

Le papille che, ora più ora meno sentite, tappezzano cale** 
tornente e compongono ijhnsi esse sole , tutte le superficie s\ ìnlems 
rhe esterne del corpo umano , e che incassate npll.i seconda peli 
o cute, ìutessono organicamente ìu compagnia del sìslema linfaticOi 
e nervoso , del tessuto cellulare, e glandole sebacee questa cui 
tnedeiìma situala fra l'epidermide e il pannicolo adiposo, r formanl 



tervi delle fibre 






il principale involucro este 
Old in aria mente di figura ( 



del e 



nica circondate da cavità coll'apiefl 



DEITRAOUTTORB, ^5 

libero all'esterno e la base aliactaia all'interno, E»esono 

rterie che dalla base s'\ portano alla pania, e che rilor. 
allreltanie vene, come swerlioimo già, in varia maoieTa 
attorcìliate, roalìaovalo canale, ritoj nano alla base . Qaesie risen- 
toDO rasione degli stimoli io virlù ilell' inlretcio che i nervi rormano 
usivsmcnte alla superficie esteriove del sisiema arleriogo, 
esiesameiiie feci notare, fasciando in parte anche le stette 
papille. Secondo un espressione del Mascagni registrata nel suo 
Prodromo pare che le parli sieno rese sensibili non tanto dalle 
BiaEeriali diramazìoncelle nervose che loro $i distuhiscono , tua 
anche dall'umor nervoso che trapelando dalle medesime si filtra 
nelle stesse parli, e fra le stesse diramazioncelle nervose sopraenun- 
ciaie. Infatti seta cosa non fosse così, come mai potiebbesi riarontrar 
inlunque punto della cute? Se questa sensibilità fosse 
dovuta alla sola material presenza delle diramazioncelle nervose , 
bisognerebbe dire ch« la rute fosse composta di soli nervi e non 
più che altro, di vasi sanguigni; d'altronde si vede che le diramazioni 
nervose che passano alla cute , benché numerose e rilevanti, non 
possono esser capaci e soflicienii per intesserla detta cute, lochè 
' confermerebbe la semplice da me sopra emessa congettura . 

La faccia, la parte capillata , e qualche altra parte ancora 
sono provviste di altre prominenze ineguali e più dense, quali sì 
vedono circondate da più profondi incavi. Anche la lingua quan- 
tunque l'ornila d' un ìnfiniià di papille coniche o piramidali ,noa 
manca di papille irregolari dette Jitngìformi e a cuneo inverso. 
Esse costano come tulle le altre dì vasi sanguigni arteriosi e venosi, 
e sono rese sensibili per mezzo dei nervi come testé divisammo . 

È apperfluo che io soggiunga the anche le Vallette interposte 
fra le dette eminenze o papille, nelle quali giaccone intarsiale le 
glandolclte sebacee , cosianodi vasetti sanguigni quali sono inlrec- 
«iati da dèi vasi linfatici e da ah 
vose come le sti'sse papille. 

Dalle porosilii dei vasarelh 




mazioncelle ner- 



slla s 



Oein 



mguigni d 



ette papille 



, ^etta imensibU^, asensìbile traspii 
è considerabile , Essa & dei principe pi 
distintivi dell'indivìdoo cui appartiene 
doralo dei cani, per il che questi ani 
il di loro Padrone fra una lolla 
i vasi assorbenti della cuticola e della cu 
tutta la prvileria del nostro coi 
e piante dei piedi, riportano in 
o insensibile traspirazione p' 



separa 



che è 



Aesullando peri 



aU'ul 



anche sudore quando 
o meno ammoniacali e 
come mostra anche l'o- 
ali sono capaci di ritro* 
li mille alivi individui . 
, nonché gli stessi peli 
o, salve le palme delle 
lielro gran parte di della 
diluire la massa degli 

:operl» 



evidenza da qua 



44 .amkotakiohi 

e dìmoslrato il Mj^scigm , e da quanto ò riporhln io (in qui chkt 
puri vasi sanguigni aileriosi e venosi fra loro ronlinui , con nervii 
e glandolelle sebacee CDirann ulla lessiiura della cute, non m^ 
Iraiteirò a confutare la deicrÌElone anatomica die Ìl Sig Grazj^ 
Defeadihi pubblicò della medesima , copiando plagiariamente ìt 
Opinioni degli antichi, perchè quando insegna , che desso non ^ 
altro •' che un aggregato dì varj stali fibrosi parale 11 era ente disposi) 
e penetrati di distanza in distanza da raroifìcaziani saugnigne I 
lìnraiiche, come pure quando disse clic le papille della medesìnr 
cute erano costituite da sole diramazioni nervose e follicoli glaq 
dolosi , fece da per se stesso conoscere 1' erroneìtìi delle sue assei^ 

Caderebfae qui ìn acconcio parlare dei vasi esalanti che: 
P. MoJOH dice aprirsi fra le supposte squanime della cuticola , 
die uaturaliaente deve creder provenienti dai vasetti arteriosi dellì 
cute , ma ci dispensiamo anche da que^tD peso perchè abbastani^ 
questi vasi esalanti sono stati dal Mascagni e da me battuti ^ 
riprovati nel decorso dell' (.)pera . i 

Nella prima edizione di quesi' istess' Opera si parlò gotlj 
I' attuai nota con miiggior divisione dell'organismo e funzioni d4 
■istema sanguigno , ma poiché oggi di ciò se ne è traliate in esteifi 
■ione nella nota di num.° 5. cos'i non abbiamo v 
ripetizioni senza necessitii con trascrivere in questo luogo quaiit|( 
^ è col^ riportato . 

( Not. 8. ) Assorbimento dì raccolte sanguigne , i 
coi messo ii<:i vasi assorbenti . 



A me pure è occorso più volte di vedere i linfatici ripieni di 
•àngue stravasato . ìn un soggetto assalito da colpo apoplettico die 

Eet\ i3 giorni dopo l'accidente riscontrai uno stravaso sanguigne 
a la dura madre singolarmente e 1' araghnoidea , Di questo se n» 
[erano rancati i linfatici valvulosi e soprattutto quelli che percor- 
rendo coir arteria meningea , me/iing'ei per questo motivo sono 
Mali denominati . Più volte altri l'asci di vasi assorbenti b veduti 
ripieni dì «angue nella super6cic liscia deUa placenta ed in qualche 
■Itra parte an<:ora . A questo sistema di vasi sono al'&dati Ì riassoi 
bimenti degli stravasi sanguigni più considerabili , quali in ali 
manirra uon si potrebbero dissipare. Infatti Lorehzo Nah»OKi 
un muratore vide n'assorbirsi col soccorso di questi vasetti una co 
•iderabile effusione sanguigna nella cavìtìi del basso ventre. Ci 
caso consimile ebbe luogo di osservare anche MonAltD in n 
ITtQaiale; ed a me stesso, unitamente ai miei collegbi , empolei 
in un giovine navicell ijo che in rissa riportò una cultellata, si pi 
■calò l'occuioae di liosservare altreltaulo . 



DEL TBinnTTOII 

Sono al preseDtR in uane conosciuti a 






<5 
ria ilio rbimenlì 
(li aliri (l^posiii .pure na 
di singolaie. 
imalò di dolori reunialici 



ftiai'cioìi come dfll'i 
citerò uD esempio che riu 

Ho gioTÌQEUo di 9 a 
nella gambo sinistra quali dopo a5 gìo 
cohadi marcie profonde in prÌncÌpio,e quindi più suprrfii.ialrrbA 
dal giuocchìo si estendcvauo da mite le parli al piede, lo atiarcato 
ai precedi paonoiani , cioè lanio d' Angelo Padre , qaanlo dì Lo- 1 
SENZO Figlio , ( dietro i quali non si dovrebbe mai aprire nessuni J 
Tacculla di marcie naia per deliquescenza di umoii.nia si dovrebbe ] 
■oltauLo corroborar la parie e vincerne il vizio coi rimei)] uni< 
■ali^aon le volli in alcuu modo daresito; intanto si CHlntaroi 

'e nel 33 ; e 34 venne felicemcute riassorbita. In questi st 
giorni il p^ixienle acusò deir inquietudine di basso ventre, ed ebbe 
delle mosse frequenti di materie fecali nero giallaslie. 

laoii la scoperta dell' intero sistema linfatico si sarebbe pen- 
e le materie rese per secesso fossero le stesse riassorbite . 
Infatti si legge nelle osservazioni chiruigiche di Mal*carke che 
egli avendo veduto decrescere un ascesso freddo posto presso l'in- 
guine sinistro nel tempo che il malato soffiiva dìairea e flusso 
uretrale, fu d'opinione, siccome ai suoi tempi si inseguava, che la 
natura si fosse servita delle delle due strade per eliminare coirajulo 
della conunuazione della cellulare quella materii 

. Ma egli si ingannò a partito mentre oggi si spiega ben] 
^nle il fenomeno. 

i linfaiici della parie affetta avendo portata, tanto nel 1 
,cajO (li ALU.ACAKNE quanto nell'altro da me osservato, una quantitli J 
immensa e straordinaria di umore nelle glaudole poste intorno.] 
all'aorta e alla cava, ove in ultimo rimettono i linfatici della mass» 1 
intestinale; questi ultimi linfatici, trovale ripiene le delle glaudole, J 
non poteron scaricarsi né del chilo ed alno umore gi^ attinto, uè Ti 
assorbir quello cbe si separava in appresso nel cavo degli i 
medesimi . Per questo costretto il chilo e gli altri umori del tubo 
intestinale, non altrimenti assorbiti, a r< 
alle materie slercoracee diedero luogo a 

Anche l'ascesso lombare guarito, s( 
di marcia per orina, come pure 1' 
fiìmore veduta da Ahgelo Nansomi venire a s 
^ irsi al di fuori passar, la marcia per orin 
nella maniera teste individuata. 

Per ranzidetto,iugorga alle glandolo pre 
mente ambe lo sviluppo della blenorrea, con 
vilupparsi il MiscAONi, quando perludga pezza teneva immersi i 
^icdi nell'acqua tiepida. 

lo queste momento, dopo terminata l'attuale anuotazioue, sente 



p.,r. 


nounila 


mente 


ri.. Ilo .dosi 


mento 


BlHCH 


colpa 


saggio 


. p.rl 


superi 


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Lil)pura 




nvece 


.siiiev 


e esser 


ISO luta 


aiviul 


si spiega agil- 


e in 3e 


s tesso 


sservo 



46 AHHOTÀZIOlfl 

m Fritzb f malattie veneree , che Girtànker ebbe kiogo di vedere 
dietro la risoluzione coU'acquavegetainioerale d'an tumor cronico, 
lo sviluppo d' una blennorrea per metastasi in un soggetto che non 
aveva avuto commercio con donne /la quale diminuiva col cessare 
delle fomentazioni e della risoluzione del tumore. Da questo feno- 
meno ne dedussero i detti Autori che si poteva manifestare pnre aa 
flusso uretrale anche per l'uso smoderato dei rimedi saturnini, ma 
r illustre Moutbggia. , più recente nelle sue opere , fa avvertire in 
una nota inserita nello stesso Autore, di cui è il Traduttore, che 
detta blenorrea si deve essere accesa nella medesima forma di 
quella appunto che osservò nascere in se stesso il MABCàGm » come 
egli, siccome anch'io ò riportato • 



ISTORIA 



DEI VASI LINFATICI. 



Deljìne delle arCerie e del principio delle vene. 



^ er le microscopiche OEserrazìoai , e per le iaiezioai 
^ provata la. continuazione delle arterie nelle vene ia 
™aniera cho non vi è cosa la più evidente. Nelle cellule 
componenti la spungiosa fabbrica del clitoride e del 
pene sì dimostra cLe ie medesime terojinano nelle etesse 
celle dalle quali prendono origine le veue : ma si può 
dire che il sangue per la forza del cuore passa dalle . 
arterie nelle cellule e quindi nelle vene , e che le arterie^ 
coDliauano direttamente nelle vene , interposta una, 
seiuplice dilatazione; perlocliè non ai debbon conside- 
rare né come arterie esalanti , ne come vene ^Gsorbetiti 
come credeva anche I'Huntee. Ma i termini delle ar- 
, terie nei canali escretorj, nelle piccole e grandi cavità, 
nelle vessichette de] polmone , e nella stessa superficie 
eeterìore del corpo ammessi quasi tla tutti i fisiologi 
non si confermano io alcuna maniera colT approvazione 
dei sensi (9) , 

E in primo luogo coi seguenti sperimenti ed osser- 
Tazioni si sono creduti i fisiologi di provare la conti- 
naazione delle arterie nei canali escreturj . 

È cosa facile sospingere per le arterie renali nel- 
l'oretere l'aria, racquaj e il sego riscaldato, come 
osservò il Gowper e Rjischio j ma volendo iniettare 
perfettamente il rene , bisogna allacciar prima il no- 
minato ducto, come sperimentò I'Haller. Inoltre Rodio 
«Gserisce che unito ali' orina sortisse dell'argento vivo. 



So " ■ "i^b't o r 

arterie si ecarjcapsero direttamente nei dutti escretorj, 
l'altro pensò ciie le minime arterie terminassero "~" 
follicoli delle gUndole. 

Oeservdi parimente che un ammasso di celie 
respettivi condotti, collegate fra loro per mezzo di vnn. 
fanguigni e linfatici, componevanoil ffigato,il pancreas 
le glandola salivali e le lacrimaii ; i vasi sanguigni e 
linfatici erano divisi con somma copia e in cumulo per 
le dette celle e canali eecretorj .Dalle celle poi si Tede- 
vati nascere dei minori canalini dai quali vengon for- 
mati prima i rami , poi i tronchi, e in ultimo i duttj 
escretori quali conducono nelle varie cavità quelli umori 
già separati e che dehbon servire ai diversi uffici . In 
grazia di r|ue8te celle e dei vasi lattiferi inturgidiscono 
le mammelle, le quali per il numero di detti lattìferi 
si dividono per lo più in quindici parti senza avervj 
luogo fra le medesime alcuna comunicazione (12) 

1 Tasi sanguigni al solito occupano la superlicis 
di queste celle, e anche ivi le arterie sì osservaiio aemp. 
continue nelle vene. Da tutto questo se ne deduce che 
quelle coae clie dai tisiologi sono state dette su questo 
proposito non corrispondono all' osservazione la pia 
raffinata, e che essi non si sono mai illuminaci per 
qual motivo la materia iniettata por le arterie passasN 
nei condotti escretorj 

Oltre gli argomenti dedotti dalla replezione dà- 
Canali escretori per l'iniezione dell' arterie , credoo»; 
provare lo stesso con altre osservazioni fatte nel corpoi 
vivente . 

Dicono accader frequentemente , il che neppor dfr' 
noi vien negato, che il sangue o repulso dall' ntero »■ 
e«uherante nella massa o forzato ad un moto più celerA 
iorte dai dutti escretorj mantenendo^ in molti la salui 
perfetta o ripristinandosi poco dopo . l volumi dei me- 
dici son ripieni di queste osservazioni («) ; per altra' 

(aJCilpró le principali 
desante dall'llALLER, perchè non 
Voglia toglier la Iona all' argomcm 



rìguardaali questa mnlf ti 
pposto che col lileiuioi 



X 



DEly-A»Ti:irfFATÌCt. 5l 

detti esempj, se con accuratezza si esamini la cosa, 
non provano la continuazione delle arterie nei dotti 
escretorj , né per la spiegazione d'un tal fenomeno vie 
bisogno di ricorrere a questa precaria e sognata comu- 
nicazione . 

Essendosi premesso e dimostrato superiprmente: 
1^. che i vasi sanguigni, immensi di numero 9 ovunque 
circondano le celle e i dutti escretorj che fan parte 
delle glandolo; 2^. che le arterie continuano nelle 



Pertanto che si sia vista una periodica emoragia per Y orina 
per ahri ernuntorj si legge nelle Transazioni Filosofiche al n. 471 • 
Valcareiìgo in una febbre terzana osservò pure una orina sanguino- 
lenta. HiBàronio, lo S€HE£iGRio e I'Hàrder videro un salutare efflusso 
di sangue nei pletorici. Federigo HofmAnno riferisce che in un ot- 
tuagenario era sortila per pletora l'orina cruenta. Amato Lusitano 
eSkLujJTB attestano di aver veduto anche essi una crise felice per le 
orine sanguinolenti % Referiscono Bausch, Storch, Mael, e Sthahai,, 
dì avere osservate delle nìestruazioni per le vie orinane. 

Sangue per latte fu visto sortire dalle mammelle da Salmuth 
e daHuzouT. Per un viaggio da Stalpart VANDERVViELfu veduto il 
sangue mestruo sortire dalle mammelle. A Giustino Vesti occorse 
vedere un latte rubicondo dopo un emorragia soppressa. Canarolo 
e RuiSGHio referiscono dei casi di flussione mestruale egualmente 
per le mammelle. 

Alcuni fanno fede di aver veduti dei mensualì ri purgamenti 
per gli occhi. Stalpart Vander Wiel ebbe occasione di osservare 
un emorragia dai vasi delle palpebre*. Bierlieng combinò un eilìi- 
sione di sangue dai vasi dell'occhio dopo una lunga esposizione al 
sole. 

Sì referisce nelle Transazioni Filosofiche che per quattro anni 
non interrotti reflui dagli occhi e dalle narici di una ragazza puro 
sangue , con sollievo grande d' un pertinace dolor di capo. 

Cosi le lacrime sanguigne nel diario di Trivulzio . 

Vide parimente Helwigo dal 7. anno fino al i3^. effettuarsi 
la mestruadone a goccia a goccia dagli occhi , che in seguito fa 
richiamata per la strada naturale. Zaguto Lusitano osservò in un 
vertiginoso una felice e copiosa perdita di sangue dagli occhi che 
arrivò fino a 5 oncie . Blàngard vide pure una grande emorragia 
dall'angolo delle palpebre. 

Non mancano esempj di flussi mestruali effettuati per il condot- 
to salivare* 



KB ISTORIA 

vene; %°. e che oel soapiagere aocbe delicatamente Io 
■taatorfo alcoDe di loro si rompono, come è oato » 
tutti gli esercitati neiie ioiezioat , non dubito , appog* 
fiato a 'jaeete ragioni ed esperimeoti , di eoateoere cbff 
le emorragie predivitate sieoo nate per la rottarad 
O più vasi arterìoei e venosi più o meno considarevoUy 
lovrabbondando ivi il sangue; né la riparazione dell» 
•alate prova cbe le eopposte boccucce delle arterft 
fieno dilatate, poterdo accadere le rotture sensa de- 
trimento di salute, attese le frequentissime comunica-' 
siooi di Tasi^e la sollecita preseuza della linfa la (]Ualo 
•i condensa intorno alle lacerazioni ottnrando le me- 
desi me . 

I difensori di quest'ipotesi credonsi di poesedeni 
sltrìesempj cbeservan molto a corroborarla. Ma simili 
eeenipj dimoètrano cbe qaalche volta discìolto il sangne 
come nella malattia nata dal morso del serpente ibiracoa 
o nella febbre gialla o nel morbo di slam , trasuda il 
langne senza rottura a traverso i pori delle arterie y 
e non per le sognate estreinità esalanti delie medesii 
così dette osservazioni, se ben vedo, indeboltscooo o 
distruggono piuttosto la loro dottrina, e offrono un, 
fondamento assai più stabile alia nostra. Infatti cha 
nelle infiammazioni le elTiiijioni sanguigne fuori delift; 
minime arterie e vene sìeno n»te per la dilatazione dei 
diametri dei suddetti vasi ce lo fanno coiioscere seo 
alcun apparecchio organico non solo le moltissime o»« 
cervazioni da me fatte e die in ultimo luogo riporterò 
ma quelle ancora 8o cui 1'H\lleb fondò ia sua cele- 
bratissima teoria dell' ìnfiammaisione . Pertanto bisi 
gnerà credere che altrettanto segna nei sopra riferitii 
casi nei quali il eangue offrendosi così sciolto trasudi 
come negli altri nei quali sono dilatati straordinaria- 
mente i diametri dei vasetti clie formano quella reta 
mirabile alla superficie delle celle e dei tubuli compo- 
nenti le glandolej affincbè per.-istinto di natura si sepa- 
rino i diversi umori. Da questi fatti rileviamo che i 
flussi sanguigni peri canali escreturj seguono qualcUa 



DEt TASI lINFATlet. 53 ■ 

Tolta per rottura ilei vasi , e (|Lialcbe volta per un sam; J 
plìce trÀeudainrnlo dei globetti sanguigni . I 

Oltre a ciò, per tlifeniler la sua opinione, credo 1 
1' H<Li.Kii di dimostrare ad evidenza un esempio nel | 
quale si provi la continuasioue delle arterie rosse nei | 
dutti flflcretorj attaccandosi ad un osservazione di Behtim' I 
il quale dice aver fatta in due reni che avevano i vasi 1 
sanguigni turgidi del liquore di questo nome (a). Ma | 
Bertin niente nsseriiice per certo , ne mi capacito come I 
egli abbia veduti i vasi sanguigni terminare nei tubali,-] 
oriniferi . ^1 

Forse quei vaei privi di fang uè cLe egli osservò Dei tq* J 
boli gli scapparono dalla visra presso la base delle papi^-l 
le, mentre era piìi portato a credere ciie terminassero nei I 
medesimituboli. Infatti iniettati i vasi sanguigni dei reni 
per la colla colorita col vermiglione in guiea cbe essi i 
rivestano iiitieraraente del colore della materia iniettata 
e divisi, (sottoposte le loro parti al microscopio) nienta 
risGontirasi di verosimile e soltitnto osservnnsi le vessi- 
pJiette e i tuboli provenienti dalle medeiime , e molti di 
questi riunirsi iueieme e sboccare nelle papille. Dintorno 
poi alle dette veesichette e tuboli si trovano costante- 
mente dei vasi sanguigni dei quali i ramoscelli arte- 
riosi, come feci notare di sopra , terminano nei venosi ; 
questo è quanto ò avuto luogo di osservare tutte le 
volte mi son data la pena di sottoporre al microscopio 
diverse porzioni di reni preparati coli' iniezione. 

Perocché siccome le replezioui dei canali escretorj 
e le stesse emorriigie dai medesimi , si spiegano facil- 
mente ,o col mezzo del trapelnmento del fluido iniet- 
tato, o in virtìi del eangue trasudato a traverso i pori 



(a) Nel coramenlario iniorno alla storia dei reni inserito 
Begli atli dell'Accademia delle «ienee di Parigi nell'anno 1744. 
alla pag. 98 e 99. Bbrtis dice queste parole« il m'a sembré voir 
que plusieurs de cea peiiu vaisseaux sanguini perdoient de leur 
rougeur cu s' approcLaot de la base de cliaque papille , et d, ve- 
Voìenl uiiaairiii à oiesute qu'iU descejidoieDE. 



54 I i T O R t A 

dei vasi saoguigni pei ijualì si pflettua il detto trapi 
lamento, o in ultimo in forza di alcune rottnre dei m(^ 
desimi vasi arteriosi e venosi : e siccome si osserva ino! 
tre che nelle glandolo preparate colT iniezione tutte II 
arterie terminano nelle vene diretiaiuente , ninne [ 
nelle celle o nei canali escretori, ne resulta che pe 
ìspiegare ed intendere il fenomeno delle diverse secni 
aioni non vie bisogno di ricorrere a questa ipotetici 
continuazione dello arterie coi dutti eacretorj ; ma' 
senza timor di errare, sì terrà per certo che le arterii 
nelle glandole terminano nelle vene, non dandosi mail 
caso che colle supposte loro boccucce organiche si apraai 
nelle celle o nei dutti escretorj, motivo per cui ogl 
genere di secrezione glandolare si dee opcessariamenÙ 
effettuare pei pori inorganici delle arterie e delle ventf 
Coi predivisati già discussi argomenti credon prtf 
vare inoltre i fisiologi che le arterie terminano negl 
spazietti celluiosi , nelle cavernette della tela ceUuIoBdf 
e nelle vcssichette dei polmoni . 

Vasi sanguigni e linfatici intessenti delle celle piS 
o meno numerose di una figura ovale compongono il 
tessuto celluioso. MalfIghi descrisse queste celle, e dalli 
medesime ne dedusse i vasi portanti la pingoedine, 
Felice Fontana né trattò con più accuratezza e ne died< 
le tavole. 

lo poi eoi soccorso del microscopio arrivai a cono* 
scere che queste celle, nelle quali trasuda la colla eenzA 
tolore, erano intrecciate torno torno di immenso nutnenr 
di vasi sanguigni , e che le interne cavità delle mcdè^ 
iinie erano tappezzate di emineuee le quali son format* 
'_da quelli stessi vasi talmente riuniti in ammasso che !• 
. Vene contìnue colle arterie e nate dal ritorto cammino 
di queste sempre si ritrovano a bacio delle arterie me- 
desime (a). 



(a) Osservai queste 



uella 



che il 



:o!l' iaiezioue di colU c»lori 



nte nel tessuto celili* 
luppa il iene , d 
col vertBglj 



DEtYASILINFATICI, 55 

Qui pure i vasi linfatici coi loro etami fatti in ?e- 
■ guito rami e fìaalmente reti rivestono tutta la superficie 
delie cavità ed eminenze. Peroccliè osservai mai sempre 
che il lluido contenuto nei tronconi dei linfatici pro- 
veaienti dal pannicolo adiposo dei cadaveri degli obosi 
era costantemente carico di priucip] oleosi . 

Essendo le arterie continue nelle vene anche in 
queste celie, forza è che l'umore si separi eziandio in esse 
dai pori dei vasi sanguigcii. Inoltre i vasi linfatici, sic- 
come si vedon nascere {lalle medesime celle, debbono at- 
tingere le parti più sottili ed acquose e concorrere a per- 
fezionare in (juesta maniera la linfa, siccome in appresso 
«ara fatto conoscere. Da tuttociò è facile arguire clia 
senza ammettere il termine delle arterie in tali cellette, 
e senza riconoscere il principio delle vene dalle mede- 
sime cavità, ottimamente e con facilità ancora si spiega 
I tutto quello che spetta alla separazione e all'assorbi- 
. mento della pinguedine . 

I fisiologi per provare la fine delle arterie nelle 
vessiciiette del polmone riportano i medesimi argomcotì 
dedotti dalle iniezioni e dalle emorragie, ma colia ii tessa 
legge che sopra le arterie procedono continue nelle 
vene . 

T bronchi e le vessichette provenienti dai mede- 
simi con gran numero di vasi sanguigni e linfatici « 
poclii nervi entrano all'organizzazione dei polmoni. 
La colia colorita col vermiglione introdotta nell'arteria 
polmonate ritorna per le vene dello stesso polmone, e 
dall'interna superficie delle vessichette ella trasuda 
senza colore, ed unita all'aria evapora per l'asperar- 
, teria . Se questo canale si allacci , raffreddate le parti , 
si riempiono di colla senza colore ( purché non sieno 
seguite rotture nei vasi come non infrequentemente ac- 
cade) l'asperarteria , i bronchi, e le vessichette pot- 
monali, come pure i linfatici provenienti dalie mede- 
sime : segue un trasudamento ma in minor copia anche 
dalt'esterior superficie dei polmoni, brcncbi , e ves- 
sichette, iocbè apparisce dalla colla che diatoroo a 



56 TSToniA 

<]ue?lB parti ai raccoglie . Osservato ciò , se ai passi a~ 
guttoporre all' analiei del microscopio Je diverse partì 
.del pultiiODe,veclri;mu quanti vn^ì sanguigni intrecciano^ 
le VdKiiicliette e i bi'oncliì , e i medciiinii vabi più serrati 
IR ainiiiadEBti comporre i rilievi che occupano l' interne 
superficie delle vessicheMe e dei bronchi, e di piti ri- 
ncontreremo i vasi sempre continui e non mai interrotti , 
Da ({uest' immensa serie di vessicliette polmonali e dì 
eminenze ulle medesime appartenenti cliiaramente sene 
deduce quanta mai estesa superficie offrano i vasi saa- 
guigni per dar esito a traverso gli iunumerabiii pori 
inorganici delle tuniche rhe gli rompongouOj alle pat-^ 
ticelte le più sottili del fluido in essi contenuto , quali 
trasudano sotto forma di vaporo . I linfatici coi loro' 
DsCÌoii , prime radici e reti circoiidauo i detti rÌUevì,l 
perlochè dalle medesime cavità nssorbono una graj 
parte dell'umore segregato e molte particelle dall' a-, 
tmosfera («) . 

Essendo la tessitura degli estremi vasi sanguigni* 

jcnmponenti le vessiclieite polmoniiii suddetto : 

'sottili, e l'aria essendo contigua al sangue per mezeo, 

della tenuissima membrana polninnale interna formata' 

da linfatici , con somma facilità il sangue depone pei' 

pori inorganici nell'aria il flugisto, e riceve il calora{ 

dalla mededim'aria sviluppato, lìa questi tskessi pori 41' 

dee arguire che trasudi la sostanza fibrosa e glubulara 

I fdei sangue nella peripneumonia, la quale «parsa nelle 

I Teeeichette sì coagula simile ad una massa di fegato. 

Noli' inverno soffiando i venti boreali i nostri' 

' umori peccano in densità . L' aria in ragione del calore 

contiene più o meno particelle accjuose. L'atmosfera^ 

circonda la superficie del corpo e ncll' inspirazione bj[ 

introduce nelle cellettu polmonali. ] linfatici che pren-' 



' col 



(o)Qiiesii primi 



si linfa t 






^->. - — r- l'^l' ìnwiua sufieificii; dei bronchi • 

delle vessichcttc, dopoché negli animali ancora caldi è stala iuìet^ 
UU pei bi'oucbì uu acijua calda coloriu coli' ÌacliÌMlr«. 



DEIVABlLINFATrcr. 5/ 

dono origine taaro dalla aiiperficie esteroa del aoBtro ' 
corpo, chu dair idferna delie vessichette e bronchi at- 
tingono dall'ari» ciò die esea contiene. 

Posto ciò, siccome nella stagione asciutta 1 aria 
contiene meno particelle acquose, co^ì i linfatici devon 
meno assorbirne ed in coniìogueiiza gli umori si debbon 
ritrovare piii denei , densità ohe si accreece tanto più 
per la ragione che non si può scansare il consumo d'una 
maggior porzione dell'umore esalato dai polmoni af- 
finchè l'aria riscaldata nei medesimi e che si debbe 
tramandar fuori resti saturata dall'umido . Inoltre sic- 
come i vasi linfatici asaorhun le parti le più sottili, ne 
resulta che quel che avanza maggiormente dee con- 
densarsi nelle vescichette, comprimere i vasi sanguigni, 
e disporre alT infiammazione le parti e gli umori. I Tasi 
janguigni celi' infiammazione si dilatano, come riscon- 
trai piii volte ([uaodu gli ò iniettati nei periti di peri- 
pneomonia ; dietro tal dilatazione, j globetti sanguigni e 
gli elementi della linfa concrescibile con facilità ponno 
aver esito pei pori loro proprj , e perciò la linfa mede- 
alma coagulabile , tìnta di globetti sanguigni , cjualcha 
volta riempie le vessichette . 

Ma «juando il sangue vien raccolto in gran quantità; 
negli spazj aerei dei polmoni, e che è spurgato iieil emo- 
ptisì io provo j come oltre volte ò dimostrato, che deriv» 
da una lacerazione , mentre la ripristinazione della 
italute non ci fa conoscere la semplice dilatazione di 
pori o boccucce organicbe; quando per le moltiplici 
comunicazioni delle arteriette e delle venarelle , e per 
la facile concrezione della linfa si pnssun ristabilire 
agilmente le rotture , come segue anche nelle lacera- 
zioni delle parti esterne, e delle narici singolarmente, 
le quali , dopo abbondanti effusioni di sangue , vengoa 
risanate seuz'alcun arte (l3)- 

1 fisiologi appoggiafi ai seguenti argomenti s'im- 
maginano che le arterie terminaao nelle cavità mag- 




I S T O K I t 

i.*^ Perchè nei varj aniraati traioda dalla soper- 
ficie rielle cavità e dei visceri do umore cbe si eolievs 
io Fumo . il <|i>ale (jiialcbe volla nei morti et raccoglie 
colorato di sangue nelli; medesime c^ività . 

2° Perchè la materia introdotta per V inìezioDB 
nei vasi aaogaigDÌ e il sangue per le emorragie ai dif- 
fonde Delle medesime cavità. 

Ma poiché aache qoi come nelle altre parti le ar- 
terie si vedon tetmioare nelle veae , per tjuesta ragione 
quell'umore che sì eleva in fnmo dee trasudare dai pori 
ioorganici Melle iniezioni poi trasudaoo quelle parti- 
celle soltanto del fluido introdotto che possono ottra- 
ver«are i pori i^uddetti se non aieno accadute rotture e 
lacerazìoai come frequentemente sogliono accadere 
nelle violenti iniezioni ed emorragie (a). 

Finaliuente riportano che Ecisch, l' Albiko, Boe- 
K tv8 e r Hallek , Prufessori rinomatissimi , anno veduta 
la cera iniettata per le arterie riEnanere attaccata agli 
ultimi villi: io pure osservai altrettanto .Ma nelt'iaie- 
sione pin sottile la quale per le arterie riempì tosto 1« 
vene rilevai che ciò appariva per delle interruzioni 



(n) Percltì- non si sospetti da qualruuo che io non voglia ri- 
I>orl3i<.'g]ìargomeDlidella contraria onìnìone iì ascolliao gii slessi 
incoa.luJciili cietnpj che raccoglie 1 Haller. 

Il «angue in luogo dei meslrui sorle l'reqnenlemeule per l'an* 
nelle più calde isole dell'America. Stalpjuit Va»der Wiel attesta 
che i mestrui sono siati rigettali per il vomito senza veruao ìdco> 
modo. In nu mnlaio di cui scrisse Vilishebio soni del sangue dalle 
gengive, orchi, naso, orecchia, per l'orina.e ptr l'ano con esito felice. 
In un giovine affello da grave malattia veniva fora del sangue ora 
pei leni ora pei polmoni, quando per il ventricolo e quando per 
gli intestini. In alcuni individui Placcati daun affciionealla mìlai 
«orcirono lO libbre di sungue per secesso e por vomiio con sollievo 
oconperfellaguarigiooedel puiienle. Rodio osservò alcuuediarree 
sanguigne senza rottura di Vasi. Molli sono gli autori che narraoB 
delle perdite ganguigne considerabili per l'anu. 

Finalmente nell'utero i mestiui ci offiono un esempio ner* 
petuo di sangue trasudato pei vasi desUnali alla soltll« esalazione. 



DEIVABllINFATICl. 5g 

della materia e per una porzione della medesima la 
quale era venuta fuora da alcune rotture, mentre altret- 
tanto non si riscontrava nelle parti preparate con inie- 
zione pìij felice ove goIo ei osservavano le arterie che 
si ritorcono continue perfettamente nelle vene. 

Di più insegnano che 8Ì possa effettuare dalle 
estremità delle arterie chiamate esalami anche un altra 
esalazione la quale ei sviluppa dall'ambito esteriore 
di tutto il corpo umano e che ei conosce sotto la deno- 
minazione di sudere o insensibil traspera aio ne. Ma con- 
siderando ; 

1°. Che se venga iniettata p. e. la colla colorita 
col vermiglione per l'arteria umerale ritorna tosto per 
le vene e tutte le arterie e vene, purché non seguano 
rotture , appariscono talmente turgide che la cote 

I acquista il vero colore dell' iniezione . 

' 2**- die dalla superficie esteriore della cutìcola 

crasnda la colla senza colore e resta condensata dai 

i freddo . 

I 3°. Che se col benefizio dell'acqua bollente ei al- 

lontana la cuticola più marcate ci si offrono le papill» 
« i vasi sanguigni che compongono Io medesime . 

4°. Che se col microscopio analizziamo le divers* 
partì della cute preparata come sopra, si rileva che le 
papille son coniche e prodotte dalla base fino all'apice 
• da piccoli tronchi di vasi sanguigni quali coi suoi rami 
tortuosamente disposti tessono un intralciata rete e 
costantemente, continuato canale, si ritorcono dall apic« 
alla haee: 

Bisognerà necessariamente concludere che la sud- 
detta dottrina è erronea in ogni sua parte come le altre 
allegate e fin qui analizzate, giacche occupando i vasi 
sanguigni una superfìcie così immensa poco ei vuole a 
comprendere con quanta facilità possa emanarsi il saliere 
e 1' insensibil traspirnxiortp pei pori inorganici che in 
numero infinito sono scolpiti in ogni segmento e Ib 
cgai punto delle tuniche dei medesimi. 



€d I 1 t o It 

ObiettaDo da capo i fisiologi che pel sudore Bari- 

guigno si prova la terminazione delle arterie nei vasetti 

esalanti della cute («); ma le arterie essendo continue 

I nello veue ne resulta che il sangue sortisse pei pori o 

' per alcune lacerazioni ; e se è suscettibile 'U sortire pei 

pori della cuticola, clii dubiterà che non possa passare 

^ anche per <)uelli che si rinvengono nelle tuniche delle 

ftiterie e delle vene ? 

Coi medesiuriì argomenti sostengono Ì fisiologi 
che le arterie terminano nelle cripte o follicoli glau- 



(a) L'Halleh riporta alcuni eirmpj di sudor saoguigno.. 

i Aristotile ne cita altri ■ Alcuni gcrittori hanno osservato che 

i dello sudor sanguigno è Trequcntc solto te ascelle di alcuni fab- 

r ciulli . MusiTAKo dal terrore vide emannre sudor di sangue . Per 

r Paso dell'arnica sì conservato un sudor rosso dal petto. Sudo r di' 

ì langue ptri pori della cute Nelle febbri acute una diapedesì, spe-' 

I eie di siiiior sanguigno per cui le ascelle tingono le camicie. Nella 

' febbre giammaica naAcann alcune emorragie salutari dai soli pori' 

della cute quali appena si posson reprimere . Zacuto LusiTARO: 

nella peste vide esempj ronsìniili . 1 medesimi cruenti sudori i: " 

aero molli al dir di Elvexio fra il quarto e quinto giorno i 

isoU d.'IIe Aolille abitale dai Francesi. In oou pochi eseui,, 

mensuali ripurgamenli trasudarono per tutta la cute capillala ■ In 

BoEBAVEsi legge un esempio di effusione sanguigna dalla radica 

dell'unghia d'un dito. Un giovine ogni tanto tempo emanava aiì 

•udore sanguigno dall' apice d' tin dito minimo, crise necessaril' 

che mancando egli sì sentiva peggio. Un altro sudava sangue, pet'' 

una cefalea, sotto le ascelle, fra i diti dei piedi , e sul dorso d' una' 

mano , Sangue fluiva dalle orecchia , dall'apice d^;ì diti dei pied^ 

e delle mani, dalla punta della lingua , dairomhellico e dagli 

angoli degli occhi , siccome si legge nelle Tras. Filo?, al n°. Soa. 

Sudore di sangue dalla cute, da una mano, e da una guancia come 

osservò BJ^RT0Ll^o . Scrìsse Zacuto che le emorroidi non bend* 

espurgate si finirono di ripurgare pel sangue che ebbe esito per uà' 

poro iusensibile della vagina . Sta registrato nelle Trans, Filosa' 

un caso in cui il sangue sorti da alcuni pori che sembravano scol-^ 

piti da un ago nel capo , umero , cubilo e diti d' un piede . * 

Omeltiamo a bello studio di riportare i sudori cruenti degif* 

■corbutici perchè posson seguire per rotture di vasi ancorché I0' 

aperture noa appariscano considerabili . 



DXI VAfl LIKyATICI 



•^ 



dolosi, nia colle stesse ragioni si rovescia la loro opi' i 
«ione (n) . 



(a") Nel tempo In cui quasi tottì i Fisiologi credevano • 
V amore il ijuale si trova lanlo nf He grandi quanto nelle picroltf- 1 



cavita 



dalk 

)en5<l> che di 
ìguenli ragioni . 
~ " ipatosì a speri' 



Ilare ogni ger 
'ò che le snsianze le più sonili solianlo 



D nei detti v 



celili^ 
orato il 1 

e ebbe luogo di convini^ | 

pa5sava nel tessuto i 

'.ìli si Taceva gvadalameutc i 



pori inoiganici , e ciò 
perle seguenl' 

i". Perdi 
ne nei cadavei 

audavano dalle art<-rie nelle e 
lare , e cbe le molecule del v 
fluido iniettalo, mai si ìntro' 
)]ualcbe punto non sì erano r 

2.' Perchè avendo ripiei 
cersi che non tosto la materi; 
loso, ma sì richiedeva un cerio 
Inentve le arterie trasudavano - 

3.' Perché imnteigendo nel)' acqua limpida una porzione ct{ 
intestino o V apice dello stesso cuore dopo averlo lavalo precedea- 
temeote in altro veicolo acquoso , vide che nessun umore sortiva à 
traverso le pareli de! vasi sanguigni perchè la detl' acqua limpida; 
mai si tingeva di rosso colore . 

4-° Finalmente perehè potè osservare che quando la bile di* 
lata le pareti della cistifellea e tinge le parti adiacenti di gialto> 
colore , il trasudamento si elTcltua pei pori inorganici ; 

In nOTisegaenza di tutiociò fìssò per massima generale che, 
ripetute le osservazioni , il irasudamento si (a seuipie e in qualuik- 
que parte pei detti pori inorganici . 

A questi argomenti dell'HoNTER si è opposto I'Hewsoh so- 
tieneDilo : 

1°. Che sebbene iniettando le arterie, le sostanze le più sottili 
trasudino, non se ne può dedurre che allrctlanto accada nel corpo 
vivente mentic le fibre ed i vasi godono allora quel grado di len- 
. wone che perdono colla vita. Soggiunge inoltre che se il medesi- 
Sto irasudamenlo si facesse anche negli animali mentre vivono, 
mancherebbe il primo uso essenEJale dei vasi sanguigni di conte- 
nere e Irasfei-ive Ìl fluido, e la pane principale dell'umore acquoso 
^on sarebbe trasportato aì reni o agli altri emuntorj per essere 
eliminato dal corpo, ma si travaserebbe nel tessuto celluioso e da- 
rebbe origine all' ìdrope inlercuUnea . E questo senilità mollo piìi 
probabile alf Hewso» perehè !c fibre dei vasi s3nguigni(coneessa 
il ttasndaiucDto pei pori iuoi'gaiiici)doFtebbeio estere esilissìine e 




ISTORIA 

Molti anatomici , rieiDpìeado le arterie , avendo 
rì{JÌeDi eziandio i vasi linfittici valvulosi, e avendo ob- 



pprlu(<iaie in maniera che l'acqaa sarebbe costretta a passare ■ 
traverso il TCDtriculo, i lattei, il dulto toiacico, arterie vene, cuore 
polmoni prima che giungesse aì reui;di qui, pro^iigue, ammesw 
quell'esalazione pei pori inorgauici, se accompagneremo coli' itor 
ma^inatione una goccia di tale umore la veilremo prima trasudale 
per il Ventricolo o per un Vaso latteo, poscia esser riassorbita, 
quindi da capo trasudare perché .sia riassorbita un altra volca. Ma 
questo non è sembralo all' Hewsdn coerente alle leggi della aatu(« 
perchè questa, per quello dice, nou inganna la sua opera, né cioc- 
ché il fa > lo lo rifa un altra volta , perciò conclu(!e esser maggior- 
meotr probabile che Ì vasi sanguigni sienoorganìzsali ìd maniet^ 
che coaieiigano il fluido e lo portino alle diverse parli del corpo. 
a^ Che se supponghiamo che gli umori quali umettano la stXr 
perfide delle cavità cdci visceri tiasuilino dai dì loiopoti, coì\ pei 
medesimi principi s> dovranno ammettere gli stessi poricnrritpoif 
denti nelle membrane che gli tappezzano; ma conreaso anche cì& 
siccome i vasi sanguigni , essendo cilindrici , con uua piccolissima 
parte di loro soliamo trovansi a contatto della superficie delle 
membrane , mentre 1' altra parte poi del suo cilindro riguarda gli 
interstizi, il trasudamento dovrebbe farsi dunque sempre più facile 
e copioso fra i delti interstizi che nelle cavitk : e siccome ciocché 
è trasudato nelle cavità nuovamente pei medesimi pori può rìioi- 
naie fra gli interstizi '" conseguenza si potrebbe combinare au 
anasarca con un ascile, lochè siccome il più delle volte non accade» 
ne deduce che gli umori non SÌ separano pei pori inorganici , ma 



rie 



salanti . 



3''. Insegna inoltre che variando le proprietà dei fluidi secon- 
do i diversi gradi di salute, da questo chiaramente apparisce cha 
i meati pei quali si separano non sono sempre i medesitnì ed ìa 
conseguenza non sono inorganici, perocché ora segregano 1' ano 
ora l'altro fluido e qualche volta la slessìi marcia la quale dill'erU 
scc molto dal sangui: ; e siccome questa si trova nelle cavità senza 
erosione ed esulcerazione di superficie , di qui nega che ciò possa 
seguire per semplice infilirazionej né concede che dal sangue si 
possa separare un fluido che nel medesimo non si contiene . Sic- 
come poi all'oggelio di spiegare la secrezione della marcia biso- 
gna ricorrere ai pori organici o alle aiterie esalanti, cos\ conc]ad« 
esser consentaneo alle leggi della natura che la separazione della 
linfa si faccia per lo stesso organismo . 

4.° Finalmente soggiunge che quantunque si accordi all'HuH- 



DEI VAJI LINFATICI. 65 

servato io questi una linfa rossastra e cruenfa si cont 
vinsero clie le arteria terminassero nei linfatici valva- 



TER che il sangue il quale si osserva nelle cavità si raccolga per 
tra^udlamento , pure nei viventi sostiene che la cosa non \k così iit 
quella guisa che la bile la quale nei cadaveri trasuda dai pori e che 
macchia le parti limitrofe non si riscontra che produca Io stesso 
fenomeno negli animali viventi come egli osservò sezionandoli 
subito dopo morte : 

Dalle dette riflessioni ne tira la conseguenza in ultimo che 
il fluido quale umetta le diverse cavità non sorte dai pori inorga- 
nici> ma dagli ostioli delF arterie esalanti . 

Così I'Hewsoii. Pure con pace di questo sommo anatomico 
Bon posso in alcun modo accordar ciocché ne cleduce da tali os- 
servazioni ed argomenti, perocché, 

1**. Essendosi dimostrato superiormente che le arterie ovun- 
que si inosculano nelle vene, cioè formano un sol canale, e inoltre 
che le esalazioni si effettuano pei pori inorganici delle tuniche 
tanto nel tempo che i vasi sanguigni sono ripieni d'una materia 
iniettata , dopo evacuato il sangue per una ferita arteriosa, quanto 
infine negli stessi animali viventi , come gli esempj fin qui allegati 
abbastanza ed esuberantemente dimostrano, decadono totalmente 
le opposizioni dell' Hewson . Né vedo quelli assurdi che teme dal 
trasudamento dei pori inorganici, mentre cosa vi è di più semplice 
di un cilindro continuato composto di membrane le quali perché 
porose danno esito alle particelle più sottili dei fluidi contenuti ? 
£ se più volte le dette particelle trasudano che perciò ? i vasi as- 
sorbenti altrettante volte le riassorbono , e forse quest'organismo 
a bello studio lo dispose la natura affinché i varj sottilissimi cle- 
menti degli umori si riscontrino più volte in vicendevoli combi- 
nazioni, secondo le leggi dell'affinità si uniscano e formino le so- 
stanze animali in varia maniera composte ; poiché tanto è lontano 
che la natura non disprezza la sua opera e che ciocché fece non 
lo TÌÙi di nuovo , come con troppo trasporto sostenne I'Hev^son , 
che anzi si dimostra con maniera affatto contraria che Elia tende 
a perfezionare le sue operazioni, mentre è onninamente consen- 
taneo ai principi della medesima che i fenomeni delle cose natu- 
rali per una certa vicissitudine e quasi direi circolo di mutazioni si 
sostengano, col di lei ajuto dalla dissoluzione dei corpi , e, nate in 
seguito altre unioni di elementi , se ne compongano dei nuovi . 

2^. I vasetti sanguigni decorrono tortuosamente alla superfi- 
cie dei visceri e delle cavila e si rendono prominenti al difuora , 
mentre la maggior parte del perimetro dei medesimi ordinaria- 



6S IflTAIifÀ 

Molti anatomici , neuipieodo le 
n{Mctu eeiaiiiho i va»i linfatici valvp' 



.ente AaWi 
rie e le vene 



paui^iAlr in niiinìfra che T acqua v ,e cavìiSj ; \e meni- 
ti ji\^i«%« lì \ruuìi>>Uxi bllci, il dm* ,e;!; %*>*t"-i in c?iU 
)x^lmoul ^w.in» che j|;iyiifresic u * ^rl* iti tV^ '-^ trani- 
^)urir ejLdiUiioiic pei pari ìnorpv ati!*. •a*-i*':a.e ck\iù 
luA^.UJitioiie utti ^"^iadi ul .:i s^^eci^isuen.e alla ven 
|v. .1 xeu.iìcolo o per «n * ..nlse cc-12"a*:::c - 
%)a..uli «la cape» iraiwbv* r :* ::fLi ie-r^x-oa-f i*2l: oisotì 

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DEI VASI Linfatici. 65 

quasi sempre trovai che ai riempivano i linfatici, e che 
si conteneva in questi una linfa sanguinolenta, anKÌ lo 
stesso eangue. Ma da questi fenomeni mai ne dedussi, 
dopo fatte più e diverse osservazioni , che i linfatici 
preodano origine dalle arterie. 

L" Huntejij IUokho j e Mickel appoggiati a ripetute 
esperienze notarono che i vasi linfatici non ti riempi- 
vano ee prima per alcune rotture arteriose la materia 
non si era stravasata nel tessuto celluioso . Siccome poi 
detti vasi linfatici sembravano coatantemenie riempirsi 
da questo tessuto, così ne dedussero cbe la loro origine 
derivasse dal niodesirao L' Hunter indotto da un esame 
pili scrupoloso reputò che non sempre si riempissero per 
gli estremi ostioli dei vasi liufatici dal tessuto celluioso, 
ma dalla rottura laterale dei vasi. 

Dopo aver ammesso pertanto che la continuazio- 
ne delle arterie nelle vene esclude quel genere di lin- 
fatici derivanti dalle estremità delle arterie ; io ò 
. rintracciato clie la replezione di detti vasi linfatici per 
mezzo della iniezione introdotta nelle arterie sunnomi- 
nate segue : 

1.° Quando le particelle del (luido essendo così 
sottili da passare pei pori inorganici delle tunic)ie,esse 
trasudano dalle varie supi^rlìcie del corpo e i linfatici 
che prendono origine dai medesimi luoglii colle di loro 
boccucce le assorbono. 

a". Quando le arterie avendo sofferta una lacera- 
zione in qualche regione, la materia si stravasa nelle 



Casi simili osservò I'Halleb, e in alcuni sperimenti \\Ae die Volio 

di terebertLina, conservalo il suo color rosso, sì era ìniroilotio aei vasi 
linfatici, nieolrc non sene scuoprìva alcuno cos^ colorito in altra 



:ellul 



Lo stesso Halleh osservò spesso passare nei vasi linfatici e nel 
JtiIlo toracico una linfa rosaasti'a, Antonio Niick sovente vi rìscnnirò 
onalinfacrueQta.GuGLiELUOLiHGLEY sostenne che nei litifulicì de- 
gli strangolali a|ipatisce quasi sejnpte rossa. EjiIANVElKdemg la fede 
che nei vasi linfatici d'un asina si trovò una linfa sangui noi cala. 
Tom. I. 5 



L 



bb TSToniA 

prossime cavità , di qaii preme le parti , in forza lìelÌA 
qual preesiooe sì rompono i linfatici e per le rotture n 
riempiono: in questo caso ei posson riempire anche per 
I le boccucce inalatiti— 

3". Contribuisce pure alla replezìone suddivisala 
I la presenza delle bocchette dei medesimi liafatici che 
rsi rinvengono nella superficie interna dei vasi saoguì- 
Lenì non come stromenti della circolazione, 
I parti componenti la tessitura dei vasi sanguigni me- 
' desimi (a) . 

Quante volte osservai una linfa rossastra nei lin- 

f &(Ici, altrettante riscontrai un fluido consimile nelle, 

1 cavità, dalle quali nascevano i medesimi; quando insssi. 

^<» veduto il sangue , questo l'ò trovato stravasato Qell# 

) parti dalle c]uali traevano la loro origine. Da cìoccbfa; 

ò dello apparisce chele arterie rosse non terminano: 

nei linfatici , e che la forza del cuore nulla può nfi; 

medesimi . 

Avendo osservato gli antichi che dalla superficiè- 
eeterna del corpo e dalla cavità intestinale le soetanfli 
ai introducevano nella massa del sangue j non avendo 
essi cognizione dei linfatici valvulosì, si dierono a cre- 
dere che questo transito si eseguisse per mezzo della 
vene. In coerenza di quest'opinione assegnarono allo 
Tene meseraiche l'uflìcio di attingere il chilo, quaS: 
supposero che a guisa di mignatte lo succhiassero collft 
loro boccucce dal cavo degli intestini. Anche l'assor- 
bimento nelle altre parti lo riferirono egualmente all> 
vene . 

L'AsELLi avendo scuoperti i vasi chiliferi o licf^ 
fatici degli intestini pieni di chilo, e in seguito Sgt 
xiGECK e BiRTOLiNO avendo ritrovati questi medesin^ 
vasi in altre parti, decisero che da questi sì dovei 



(a)T vaii linfatici delle arterie e vene li fanno vedere {L 
mexKo ilei microscopio dopoché negli animali le dette arterie e V« 
sono stau iniettate d'un acqua calda colorala. 



DE»VA»II.I»lFATl'ci, 6;^ 

effettuare irias80rbimenti,e che perciò era ria dene- 
Karai aliti vene uno. tale incombenza . Ma essendo molto 
loseente la pregiudicata opinione alcuni soltanto ab- 
tracciarono '{ucsCa dottrina-, la maggior parte poi pensò 
bhe dall'interno degli intestini una porzione del chilo 
ri assorbiaae rlalle vene me^raiche, un altra dai vasi 
lattei , mentre nelle altre parti poi erano di sentimento 
uhe un tale uffiriu tosse onninamente devoluto esclusi- 
Tamente alle veiie . Qnest' opinione radicò in maniera 
che da (|ueir epoca iiau ai nostri tempi quasi tutti i 
fifliologi la professarono, e in molte e diverse maniere 
la difesero, se ei eccettui rHuBTER e THewbon i quali 
tìchtamati ad esame gli antichi argomenti e conosciuti 
4i poca forza , negarono T assorbimento alle vene. 
■ lo poi considerati i ripetuti eaperimenti e le osse r- 
tfazioni dell' Hl'hter e dell' EIew^on, e più accuratamente 
■candagliate le ragioni d'ambe le parti, e finalmente 
Ooadiuvato e stimolato dalle mie proprie, mi unii vo- - 
lenEieri alla di loro opinione. Kcco gli argomenti ai 
l|uali si appoggiano coloro che referiscono l'assoreione 
alle vene . 

1°. Essendo stato osservato in primo loogo che la 
materia iniettata per le arterie e per le vene sortiva 
dalle diverse suiTerlìcie delle parti, ne argomentarono 
elle numerosisiime vene debbono prendere origine colle 
IKspettivQ boccucce da queste superficie. 

Ma essendosi scuoperto per mezzo dì microscopiche 
Oiservazioni ohe le arterie continuano nelle vene, e 
>ehe le diverse sostanze posson sortire dalle stesse vene 
fl passare nelle cavità del corpo o pei pori inorganici 
p per alcune rotture, però l'argomento non regge. 
I «".Ka A vBoERAVE avendo aperto a un cane subito do-* 
fo morte il torace e l'addome, eccitò tosto per una coni- 
'ipressione fatta all'esofago il ventricolo a vomitare tutte 
le sostanze che riteneva^ dipoi introdotta puraacqua 
tepida nel ventricolo , mossolo leggermente osservò che 
da piccole vene assetate si riassorbiva, passava nelle 
Itene gastriche maggiori , e diluiva il eangue che io 



bS ISTORIA 

esse si conteneva , e per esse era portata alla vena di 
porte da cui ni introduceva , attravereando il fegal 
nella vena cava la, quale si faceva molto turgida, coi 
il seno, loreccliielta ,6 lo stesto ventricolo di 
cuore . la allora avendo allacciala la vena cava prei 
quest'organo , ed avendo creata un incisione ben 
cola in Terior mente alla Iettatura ad una certa dietani 
sorci Su luto vivo sangue, piiscia eiingue diluto dalTacqi 
e in ultimo acqua pura Con nojosa fatica contina< 
introdurre molto leggermente per delle ore deU'acqi 
nello stesso stomaco senza mai omettere di agita 
£iin a che impalli<Urono tutti i vasi i quali apparvi 
onninamente orbati di globelti sanguigni per l'ocq) 
riassorbita Quando poi, impedito il regresso dell'acqi 
per l'esolago , riempiva gli intestini: essa veniva aasof* 
iiitft dalle vene meseraiche, e subito, siccome asserisce 
dirige Vasi similmente alla vena delle porte. Finalmente 
osservò cbe il ventricolo e gli intestini erano divenatì- 
pallirii come un candido lino, e si «ra reso esangue ' 
stesso fegato. A questo sperimento di Kaav appoggiai 
ne deducono secondariamente clie si assorbe l'acqi 
dall'interno degli intestini per gli nstioli delle veni 
e cbe perciò anc Ile così vien dimostrata l'esistenza dell 
vene assorbenti . 

Io poi egualmente osservai., ripetendo l'esperi mento 
di Kaav negli animali recentemente uccisi e nei cada- 
veri umani alquante ore dopo la morte, cbe si intro- 
duceva nelle vene e nelle arterie una maggiore o mii 
quantità di acqua ; ma vidi anclie die da ogni csCei 
euperiìcie degli iutestini ne trasudavauna gran quant. 
mentre della dett" acqua colorai a coli' inchiostro aven- 
done passata quattro libbre e mezza negli intestini 
d"un fanciullo, ne trasudò leggermente colorata in 24 
ore dalla superficie esterna dei medesimi intestini , e 
dalle tuniche dei vasi sanguigni del mesenterio due 
libbre e mezzo .Nel cavo degli intestini vene rimasera 
so once, e l'altra erasi insinuata nei vasi dei pri 
detti intestini e del mesenterio , Ma siccome una gì 



tro- 
:>t»jTl 




quantità >li [ic<|ua era tmsutlata dalia superficie e8t<:rna , 
per le stesse leggi si dovrà dire cbe fosse eatrata nelle 
vene non però per opera delle radici assorbenti ijualt si 
immagtnKiio,ii)a pei pori delle tuniche delle stesse vene. 
I vasi linfatici erano parimente ripieni d'acqua colorita 
la 'filale ai faceva io essi strada pei pori delle tunichej 
e per le origini dei medesimi , comu rilevai col rnicro- 
•eupio . Finaloiente raci[oa potè penetrare nei vasi 
«angutgoì anche per via di lacerazioni ijuali anche nello 
■perimento di Ktw saranno nate nel ventricolo , come 
io stesso nei miei ò avuto luogo più fiate di osservare, 
dopo averlo premuto dolctnieule per procurare il vo- 
mito delle sostanze in esso contenute. 

Ma essi rinforzano l'argomento rnrcnntando che 
Itfp.KEL avendo spinta «elle vessichette seminuli pel dotto 
deft^rente un fluido ceraceo sottilissimo tinto di colora 
rosso, potè rinvenire un plesso di minime vene miei tate 
della materia introdotta, lothè gii fece decidere che 
queste nascessero cnn delle bocchette dal cavo Oetle me- 
desime: inoltre avendo insinuata dell'acqua e dell' aria 
Della vejsica orinaria, oaservò che tanto l' una che 
l'altra era passata egualmente nelle vene, fenomeno . 
che lo confermò nell'opinione che le vene nascessero 
dalla cavità delle parti enarrate . 

Ripetei parimente gli speri menti di quest'uomo cbia- 
rissimo, ma rare fiate le materie spiate in dette cavità 
bì ferono strada nelle vene , e tutte le volle che vi peoe- 
traroao si videro delle roiture alla superficie interna : 
delle cavità medesime. Le pressioni frefl(uenLemento 
lacerano e l'aria sorte alla superfìcie esterna sotto la - 
forma di bolle: l'acqua pure 8Cap|ia a traverso i pori , 
ioorgaaici delle pareti . 

Iniettai in la cadaveri le ves'icliette di coli» tinta ' 
imi vermiglione, e in una vessichetta soltanto la materia 
passò entro le veoe e riempì anche l'iliaca interna. 
Aperta questa vessichetta ed esaminata attentamente 
nel suo interno, riscontrai, è vero, molte vene ed arteria 
minori ripiene della materia iniettata, ma vi rinvenni 



7© iiToniA 

in ultimo una laceraeione cospicua in un tronco venoM 
per cui r iniezione si era fatta strada nei vasi enarrati^ 
Da cinque vcssicliette la materia iniettutaj rott« Itf 
membrane, sene sortì. Vi erano rimaste iS. vessichetti 
nelle quali bì conservò T iniezione , e io tre principal- 
mente la colla senza colore aveva penetrati i vasi linh 
fatici valvulosi. 

In dodici vessichette poi introdussi dell'aria i 
poscia dell'acqua: da due l'aria passò nelle vene mi 
penetrò anche le tuniche delle vessichette medesime i 
ne sortì all' esterno sotto V aspetto Ai bolle . Nelle altn 
rimase incarcerata nel cavo. Dal predivieato ultimo niil 
eperìmento ne risulta che siccome una gran porzioni 
d'aria si era sprigionata a traverso le porosità dello 
tuniche delle vessichette , così anche «{uella ohe si eri 
introdotta nelle vene prendesse la strada dei pori inor 
ganjci delle medesime. 

Inoltre avendo ripieni, lo stesso Mecrel, ì vasi IbP* " 
tiferi delie mammelle col mercurio , e avendo OBservato 
che desso pnssava nelle vene e nei vasi linTatici, ne 
inferì che le vene ed i vasi linfatici ei congiungevano 
per anaetomisi coi tuboli lattìferi . 

iniettai io stesso in ambe le mammelle dì due 
daveri il mercurio pei tubi lattiferi, ma vidiche, ripiei 
le celle cni portano i medesimi, non penetrò ne nel! 
vene, uè nei linfatici. 

Finalmente per dare l'ultima mano a questo genei 
di sperimenti mi diedi carico di introdurre più volto 
in varj soggetti per l'uretere nei pelvi l'aria il mi 
curio ed altre sostanze quali avendovele spinte eoa 
valida pressione, rilevai che erano penetrate qualche 
volta nelle vene e nei vasi linfatici senza interruzione 
di cammino, qualche volta erano rimaste uel pelvi, e 
qualche altra volta in ult:imo,rotte le membrane, erano 
passate fra il rene e la di lui tunica propria Fatto ciò, 
avendo sottoposte al riscontro con massima diligenza 
le membrane del pelvi, mai ebbi la sorte di veder ri- 
piene di mercurio le. prime radici dei vasi linratìci^ 



,81LINFATrcI. ^r 

mar questo metallo si conteneva soltanto nei ironohi 
maggiori delle medeeime. In ultimo rinvenni aliti base 
delle papille , ove ì tronchi delle vene e dei vasi 
linfatici SI uniscono strettamente colla membrana del 
pelvi, delle rotture per le quali si era fatto strada il mer- 
curio, l'aria, e le altre aostanTie nelle vene e nei vasi 
linfatici principali. In forza di questi Eperìmentì e dì 
quelli dell'HEweoR fatti nel meiìenterio d^una testug- 
gine, in cui il mercurio dai vasi lattei passò nelle vt^ne 
comuni per alcune rotture, senza le quali bì spargeva 
altrove, analmente sene può dedurre che nei casi alle- 
gati dal MecKEL il mercurio ni facesse strada da tubi i 
lattiferi nelle vene e vasi linfatici per mezzo di lacCf^ 
razioni. 

3°. ] &citori delle vene inalanti rimarcano , onde4 
avvalorare la di loroopiiiìoneanche gìiesempj dell'idro- i 
pe nata da un tumore comprimente le vene o da ua4 
allacciatura delle vene medesime, e gli esempi deli't " 
ma delle estremità inferiore nelle donne gravide. M» j 
questi resteranno spogliati di ogni omlira di rilievo alla 
considerazione die l'idrope nasce da un ostruzione delle 
glandole e da una compressione o atonia dei vasi 
linfatici, e che ad aumentarla vi possou concorrere 
anche i vasi sanguigni inquantonbè per la compressione 
MÌ dilatano, inturgidiscono, e trasudano pei pori inorga- 
pici una maggior quantità di umore . 

In quanto all'allacciatura delle vene merito, di 
jCssere esposto che LowEH avendo legata la cava inferiore 
ia un cane osservò svilupparsi uuascite,e parimente 
avendo allacciate le jugulari in altro cane ne venne 
dietro un idropisia di capo ; ma quaotuntpe dietro 
quest^ allacciatura non sempre ne nasca un tale effetto, 
a coafeasìnne delt'HuNTEB e di Swieten, pure dett» 
idrope potrebbe esser favorita singolarmente dalla 
comprofliissione di molti linfatici nel laccio, la cosue- 
tudinedei qualièdi abbracciare i vasi sanguigni prin- 
cipali . Ma ancorché si conceda a Lowga che qualche 



72 ISTORIA 

volta e special menle quando legò la vena cava Qoa coca- 
prendesse nel laccio vasi linfatici, pnre la cosa si pu6 
spiegare diversamente. Allacciate le vene il sangue ri 
riunisce , si ammagaa , dilata e distende i vasi , e allora le 
partì le pìiì sottili trasudano in maggior ijuantilà pei 
pori, e si forma l' idrope . Alla medesima compressione 
dei linfatici nelle donne gravide s'attribuisce lo fteeflO 
fenomeno dell' edema . 

4". Adducono finalmente, per sostenere le supposte 
ventì inalatiti, cbe nelle vene meaeraiche si è osservato 
qualche volta il chilo bianco ben distinto dal eangue 
col quale andava in esse a confonderei ; ma questo re^< 
noTiieno niente prova, mentre «gualche volta se ne estraé 
uno coo^imilo nella flebotomia delle vene del braccio 
o del piede, quantunque Giovanni Hunter ci assicuri^ 
che nei «noi sperimenti in nìun conto potè vedere nelle, 
vene meseraiche suddette il chilo mescolato col eanguQ 
mentre erano turgidi i chiliferi per lo chilo , e ritro- 
vasse in esse un sangue del tutto simile a quello dell» 
altre rene. Quando poi introdusse in alcune porzioni 
di intestino di diversi animali il latte diluto e colorito 
d'indaco, un acqua calda o una soluzione di muschio 
evacuate qualche volta le vene dal sangue e qualche 
volta allacciate , rilevò che i vasi linfatici quali na- 
scevano dalle dette porzioni di intestino si caricavano 
delle enarrate sostanze e che niente passava nelle vene • 
Avendo poi egli oltre a ciò iniettato del latte nelle ar- 
terie e vene del mesenterio mai penetrò negli intestini 
nel tempo che ai conteneva in essi dell'amido diluto 
ecolorato coir indacO] rimanendo nelle vene senza re- 
star neppur tinto di ceruleo colore. Queste esperienze 
le ripetei anch'io col medesimo resultato, a differenza 
cbe mi assicurai cbe qualche volta te sostanze le più 
sottili tinte di leggiero colore trasudarono pei pori 
delle vene nell'interno degli intestini. 

Niente fioalmentedicerto possiamo stabilire delll 
struttura della piacerla non essendo stati iniettati ai 



deitAsilinfatici. yZ 

iòora nella medesima i vasi linfatici (a); ma pare al 
certo che anche a questo corpo non si possano impu- 
gnare in quella maniera che la loro esistenza^ quale 
veniva da molti fisiologi negata del pari negli uccelli, 
anfibj, e pesci, e in molte altre parti del corpo umano , vi 
è stata riscontrata dairHEWSON positivamente, e come 
nel cervello umano, pleura, peritoneo e cute ve gli ò 
rintracciati io stesso, lochè confermano inferiormente 
le mie osservazioni . 

Dalle cose dette finquì molto più si dimostra: if. che 
non esistono ^ene assorbenti o inalanti, 2^. che tutte le 
arterie terminano nelle vene , 3^. e che le secrezioni 
degli amori di qualunque genere non solo si edettuano 
pei pori delle arterie, come antecedentemente avevano 
stabilito 9 ma si sviluppano in maggior quantità per le 
toniche delle vene quali si offrono più flosce , maggior- 
mente porose e più dilatate. L^assorzione poi forza è che 
si referisca ad un altro sistema di vasi chiamati assor* 
ben ti , o linfatici valvulosi (i4*) • 



»* ■ 



(a) In alquante osservazioni stabilite nelle secondine vidi 
nella membrana filamentosa o esterna certi vasi pellucidi quali 
avevano le sembianze di vasi linfatici ; ma ancora non ò potuta 
iniettargli • 



74 



AHNOTAZIONI 



AppartcaenCÌ alla Sezione Seconda, 



^ 



( Noi. 9. ) Ultima rìconosciul/i slrutlura del pene , del cli- 
toride e di altre parli delle cavernose , con più la diiCHSsione 

delle vertenze insorte fra gli Scrittori moderni in ordine alle 
medesime . 

Allo spantare del 1795 allorché pubblici il Mascactii la se- ' 
coaila edizione dei vasi linfatici, ammetteva sempre, siccome' 
abbiamo senlito nella suddetta sezione , le celle di meizo fra 1« 
arterie e le vene nell' arganizcazione del pene e del cUloride ; 
se si considera 1' epoca nella quale scrisse non aveva fatto poco a 
smontare una farragioncdi sistemi e di vasi immaginar], far vedere 
e quasi toccar con mano la continuazione delle arterie nelle vene 
in tutte lealtre parti liei corpo aaimale. Peraltro sospettando sempre 
una Goutiauazione iintne>liat3 e diretta anche in questi organi, 
dall^nno predivisato fino al i8i3 non si stancò mai di sottoporgli 
3Ì resultati dei suoi più giudiziosi sperimenti ; e poiché pertmace 
fatica vince tntto, cosV niella pcedivisata ultim'epoca , dopo r 



rati ben mille e mille 
zioni, arrivò a disci 
dell'intima organizzi 
evidenza che nou vi i 
di numero si inoscul; 
del pene segue pei semplice repleiioi 

sperimeuii arrivò a confermare aperti 
animale, la continuazione presentita 
LiNZAHi delle arterie nelle vene, non 
completamente l' interna orgauizzazì' 
Ma se vorremo per un istante rifletti 
buiscono al pene sono scai'se di nui 
le quali iniettando nulla si concludi 

r iniezione nel dello pene per le vene si rende del pari difficili 
successo dovendo sospingere contro la corrente e però superare 
l'ostacolo delle valvulej converremo che non vi voleva altro che la 
sofferenza, l'assìduilh, e l'impegno del Mascagni per arrivare a di- 
svelare la struttura d'una parte, la quale quanto più aveva de- 
siata la curiosila degli osservatori , tanto pìij si eia sforzata di sot- 
trarsi alle indagiai dei medesimi . 



Ite 1 vari generi di tentativi e di osserva- 
rire completamente il misterioso arcano 
ne di dette parti , dimostrando all'ultima 
o luogo celle, ma chele arterie ben minori 
che l'erezione, o floscezza 
; , e depleiione di soli vasi. 
e al Mascagni, che ai primi 
□enie in tutta la macchina 
1 parte daH'UDrjTBit e SpAl- 
riuscisse prima di dilucidare 
ione di lutti i corpi cavernosi, 
e che le arterie quali si distri- 
ero e piccole di diametro oer 
e che volendo far 



DltTRlOOTTORE. ,75 

Pettanlo rilevando egli fin da principio, siccome cncinusm- 
nio, die perle arterie pudende l'iuiezione non penetrava , si 
rivolse ad inieLlare per In vena dorsale. Con questo mezzo avendo 
osservalo pai che se qualcLe volia gli riusciva superare la resistenza 
che opponevano le valvule alla maieiìa die introduceva, ciò seguiva 
in ragione diretta della giovenlù dei soggetti nelle quiiii dette val- 
vule sono assai tneiio sviluppale , cos'I si prese la pena di rinnovare 
più Gate questi tentativi nei cadaveri di fanciulli nei quali , prima 
d' ogn'altro , li bastò l' animo d' iniettare sul finire dello stcss [anno 
1795 la parte spungio;a dell'uretra col glande, quale osservò fab- 
biicaia di ammassi di vene con poche arterie senzn celle, ammassi 
che nel i8o5 quando gli lece (lispgnnre, denomiuò plessi venosi 
in soslituiione dell' antico nome corpo spungìoso dell' uretra . 

llSig. Moreschi pubblicò in un suo Commentario, De urethrae 
glaiidìsque striictiira, che nel 1810 egli e non il ìVlASCACMi aveva 
fatta la scoperta dei plesd renosi dell'uretra , quali pielese sin- 
golarizzargli col nome di plessi vascolari; Ma poiché il Masc&gni 
ne aveva trattalo fino da un epoca molto più remota , giacché nel 
i8o5 fece incidere, come enunciai, e dimostrò snl cada\ere i delti 
/)/rsu l'cnosi ad una lolla di scoluri ; e fino dal 1809 fé' conoscere 
puliblica mente questo suo ritrovalo anche agli illustri Cuvier , 
BAI.BU, e CoiFFER dpputati dal Governo francese per l'organizzazione 
degli sludj in Toscana; e poiché finalmente il FAaKESG, quelli che 
scrisse l'altre volto tilato Elogio del MascAGMI esponendo molle teo- 
riee scoperte di questo nostro comune Precetto re, contesta al Dotti 
Moreschi di averlo avvitato ed istruito nel detto anno 1810 <lì que- 
sta scoperta ma^cagnana mentre per un accidentale combinuzioiie 
avendo detto Moreschi ripieno una volta soltanto o due al più alcuni 
pochi vasi sanguigni della sol'ìuretra, nel tempo che tentava altro 
lavoro , mostrò qucsi' i<itejs' iniezione al Farnese, come rilevasi da 
quanto più estesamente ne parla lo stesso Farnese nelle sue noti ad- 
dizionali j cos'i È ben dovere che io pure mi unisca a lui per rivendi-' 
care latto il merito del suddetto ritrovato a) Professor Mascagni . 

Fatta questa bella scoperta allora s\ che crebbe a dismisura 
nel nostro grande anatomico 1' impegno di rinvenire anche la 
natara dei fili su cui era montato l' organismo dei corpi cavernosi 
dello stesso pene. E per quanto ncll' immenso numero dei tentativi 
egli avesse acquistate delle probabilità tali da cerziorare le sue 
congetture, pure fino all'anno it!ia non potè soddisfare comple- 
tamente le sue avide ma giuste ricerche. Alfine in dett'anno restò 
sorpreso il misterioso arcano , e ne giojva vittorioso il Mascagm , 
quando preso in mano un pene preparalo ed inieitato in ogni sua 
parte da qualche anno, quasi inaspettatamente mirandolo, me 
piesente, alla sua radice già sezionala , osservò che il tempo, le 
tignole , o altri insetti avendo consumals la cellulare ihe teneva 



collegati i vasi cODlenuti nella membrana resistente ma elaslica 
desiinata a fasciare e dividere fra loro i coi\ detti corpi cavernosi, 
vedevaosi culi nudi e , per cosi esprirnermi , il solo scheletro 
deiriulreccioainiDÌrabile ed iudcscrivibile di vasi die senza inter" 
iiizione di celle più vene asìai che arterie, offrivano utia prepara- 
zione anatomica noti mai più ^edDla e per mille titoli sorprendente. 
Impegnato anch' io a ripetere tali sperimenti , mi riuscì di prepa- 
rare un pene che tuttavia conservo • 

Premessa cos'i l'ultima riconosciuta struttura del pene, ne 
viene per corollario la spiegazione dell' eretismo o , ereiione , ed 
abbassa [nento o mollìzie del medesimo. 

Per un irritaKione meccanica , o per un giuoco della fantasìa 
stimolati i nervi che si distribuiscono al pene, debbouo essi richia- 
marvi una quantità maggiore di sangue il quale non può lare & 
meno di soffi-irvi un ritardo . 

1° Perchè i vasi sanguigni che compongono la fabbrica di 
quest'organo essendo nella magglorparte vene, nou anuo forza 
ili reagire sul fluido che le riempie . 

3.° Perchè le medesime formando un vero gomitolo dì vati di- 
sposti in moltissimi giri ed angoli, offrouo al sangue circolante pel 



medesimi un obice non indilFere^ 

3. Perchè iu ulliinoima 
irrita',! comprimendo le radici di delti 
del pene l'ostacolo degli angoli e dei g 

Nella sopradescfitia maniera si ì 
quella funzione cui ci sentiamo Irasciii 
<lu£Ìone degli esseri. Ma questa funzione 
tuuqne i muscoli rilasciandosi dieno '' 
era bisogno che una forza elastica af 
■ut), e supplisse all'insufficcnzadell'a: 






cellulosa 



ato naturale Que 



alla dì Ini relrocrssione 
sohio cavernosi principalmente 
etti vasi, rinforzauo alla base 

rapegua la parte ad eseguir, 
ripro- 
e eseguita appena, quan* 
miero il regresso al sangue, vi 
isse esieriormenle sul medesi- 
;ione delle vene, onde restituii^ 
sta forza la riiroviamo ìnsita 
ma conietiere i vasi die costi- 
e che il Mascagni denominava 
aenlo che iiiictlando egli uà 
n pò troppo estesa, 9i osservò che cessando 
(li spingere il fluido, la delta membrana reagiva sopra ì corpi 
cavernosi iniettati ed obbligava la materia a sortire per i vasi re- 
cisi, detumefacendosi Ìl pene gìk turgido per l' iniezione. 

Noteremo qu\ di passaggio che non è mancato diì abbia attri- 
buita l'erezione del pene, de) clitoride e dei capezzoli, come 
e r ingrossamento delle papille dplla lingua , e la contrazione 
" * " alla turgescetiza delle lamiueite cellLiJine che supposero 
comporre il tessuto cellulare , ma quanto la detla opinione sia 
deslituta di appoggio ci è slato fuiio conosLCre dal Professor 
Uascigjki col mezzo delh 



sos'i delti I 
ompatla lui 



dell'i: 



a virtù delle quali 



DELTRABUTTORE. 77 

6Ì prova che i delti fenoaicni seguono sempre per replezioue o 
deplezione di soli vasi sauguigni codjc rimarcherò anche altrove. 

Noteremo finalmente che nelle femmine non solo la struttura 
deiraretra, ma anche quella del clitoride è simile alla fabbrica dei 
corpi cavernosi del pene , e del corpo spnngioso deli' uretra virile. 
Di più nelle femmine si rinv ene dietro il muscolo coslrittor del 
cunno» posto all' ingresso della vagina , un altro ammasso di vene 
le quali coi loro plessi costituiscono una specie di corpo spnngioso 
«he circonda tutta la vagina medesima . 

Ci riserbiamo di analizzare le vertenze insorte fra àutommàr- 
GHi e Farsesb intorno alla struttura delle ninfe » e dei ligamenti 
rotondi creduli da quest'ultimo composti di plessi venosi , quando 
tratteremo dell' utero e sue appertenenze . 

( 10. ) Descrizione anatomico 'fisiologica dei reni . 

1 reni , situati nel bassoventre dietro al peritoneo, sono gli organi 
•destinati a separare , siccome ognuno sa , l'orina . Essi trovansi in- 
volti in una cassula loro particolare assai densa e guarnita di molta 
pinguedine , sotto della quale se ne trova un altra molto tenue e 
liscia la quale, dopo avergli rivestiti all'esterno, si rivolge lungo il 
margine del seno di ciascun rene e va a terminare fasciando il 
detto seno e le vene ed i vasi linlalici che sortono, e le arterie ed i 
nervi che .emrano nello stesso rene . Sollevando tal membrana 
dopo le iniezioni, vedesi apertamente che è composta di vasi san- 
guigni e linfatici qaaìì sì com penetrano con quelli della sostanra 
del rene, venendo le arterie dall' intemo dell' uno a distribuirsi alla 
medesima, e passando dall' esterno di questa le vene ed i vasi lin- 
fatici alla sostanza del rene suddivisalo. 

Resa cosi nuda la superficie esterna di questo viscere verlesi 
assai meglio la sua divisione in lobi quali si suddividono in acini e 
questi in celle ciascuna delle quali è provveduta del suo respettivo 
canalino, come le dissezioni e le analisi anno comprovato . 

Proseguendo adesso nella descrizione anatomica dei reni fa 
doopo rammentare che dessi dividonsi in sostanza corticale , va' 
scolare t e tubolare o papillare. 

Risulta la sostanza corticale da ammassi di celle e di canalini 
che da essa derivano , non che da tronchiccioli piovenienli della 
riunione di delti canalini . 

Costa la vascolare della nuova riunione e concatenazione dei 
soddeseritti canalini e tronchiccioli in tronchi più grossi, ed 

E composta la tubolare o papillare dell' iutima riunione e 
concentrazione di detti tronchi in tuboli quali ammassati iormano 
k papille circoscritte dalle respettive membrane • 



^8 ANSOTAZIOKI 

TultR le pieJescritte pai-ti sono organizzale di vagì snnguign I 
vasi lìni'atìci e nervi quali intreccialUi fra loro formano iluc mem- 
brane che compoijfjono esteriormente le celle ed i caDalìni , men- 
ile tutta la superticic interna di dette celle . canalini , tronchi , e 
tuboli è tappezzata da altra membrana costrutta di soli liafatici , 
<(uali ripoviano in circolo la parte più fluida dell' orina che si se- 
para dai yafii sanguigni delle due membrane soprai:cennale. Detta 
membrannzza è continuazione della cuticola la quale si inieraa 
nelle predette cavila, come in appresso . 

Pervenuta la cuticola assai alleniiata torno torno all' orÌ6zjo 
esterno dell" uretra tanto nel maschio che nella femmina , si arro- 
vescia iuternnmcate e si avanza a vestire la stess' uretra e la vessica. 
Dopo ciò si insinua per gli orifìzj degli ureteri , ne riveste la di lor 
supeficie, passa altresì a rivestire T interno della pelvi dei reni 
colle tespettiwe digitaeioni , ricuoprc le papille e dietro alle aper- 
ture dei tuboli oriniferi v& nell' interno degli stessi Inboli ( i quali 
l'ormano le papille) e da questi nei tronchi e nei rami (che costitnì- 
jcono la sostanza vascolosa), ed infine pei canalini derivanti da eia- 
.jGuna delle cellc(lequali formano la sostanza corticale), dopoil 
|riveeiimenlo della superfìcie interna dei canalini medesimi, passa 
f a rivestire anche quella delle celle pvedivisate. 

In l'orza dell estensione immensa che ìi la superficie interna 
h'i^ì questa membrana chiaro rilevasi quanta dose di orina debbano 
l'assorbire i linfatici della medesima, e quanta ne debbano riportare 
r al canal toracico quando le glandole degli stessi linfatici libero ne 
I permettono il transito , e quando singolarmente inceppato il corso 
T agli umori di qualche parte, come negli idropici, più lìbero i 
y permesso lo scarico ai linfatici derivanti da reni perclii trov,tno le 
glandole, che anno ìu comune coi linfatici d'altre parti, vuot* 
il' umori. Allora appunto è quando le orine scarseggiano, si ridu- 
cono più dense, cariche di salì e colorite, caratteri che in questa 
fluido non si cangiano finché coli' attività dei rimcdj o colla fori* 
organica della natura non si rimettono in circolo gli umori tUc 
guanti, quali pervenendo'poscia alle suddette glandole comuni ■ 
loro stessi e agli umori assorbiti dai reni , vengono a tenere in collo 
Io sgravio dei linfatici dijquesli reni e a diminuire il di loro assor- 
bimento da tutte le superficie interne renali , e consegue n lem enl« 
Vengono anche a dar luogo all'aumento della massa orinosa , ( 
cosi resa più fluida e più scolorila , cola dalle celle col mezzo d^ 
canalini, rami, tronchi, e tuboli nel pelvi e nella vessìca. > 

Se poi le detto gondole nelle quali si scaricano i linfatici dei 
reni vcugnni perqualche causa ad ostruersi (impedito in tal guisT 
il corso al fluido contenuto nei medesimi , e resi impotenti di nuo 
ivamente assorbire dalle cavi t& renali da cui derivano) tutto ciò chv' 
U epara dai vasi sanguigni di questi organi essendo costretto a 




deLtradtittore. jg 

colare nella vessica, ah luogo cos'i ad una specie di diabete come 
meglio esporremo fra non mollo. 

Resulta pertanto da quello che sì è esposto che l' orina non è 
direttamente una conseguenza della bevanda che in luogo di passar 
tosto per gli inlesttnì , vada in un sabìtoai reni o penetri nell'alto 
nei di loro vasi sanguigni e. ]h sì separi; ma ella è quel fluido die 
gik eia per separarsi dal sangue , teso più copioso e più sciolto a 
causa dell'impedito libero trasporlo pei vasi assorbenti renali degli 
umori che riportavano in maggior copia quando erano meno pieni 
gli assorbenti degli intestini avanti la bevanda, e che in virtù della 
bevanda stessa sono questi ultimi resilalmcnle turgidi in un istante 
da ritardare il versamento della parte più sottile attratta dai reni 
come divisammo superiormente ed altrove . 

Ma la cosa essendo cosi, come pur troppo lo è, come spiegai e 
l'odore di cui si caricano le orine dopo l'uso d'una qualche bevanda o 
di qualche cibo odoroso? Dice il Mascaghi che le delie sostanze 
odorosetpassando lesto negli intestini, e la bevanda singolarmente, 
può comunicare il suo odor volatile anche agli altri sacchi membra- 
nosi che si contengono nello slesso bassoventre come alla vessica , 
e all'orina, senza ammettere fra le dette parti delle comunicazioni 
o rapporti che non esistono assoloiamente . In riprova di ciò , io 
posso aggiungere che avendo prescritta ad un uomo , che non be- 
veva che lattate e poco brodo , copiosa unzione d' olio con molto 
laudano sul bassoventre e parti della generazione , 1" oi ina sorli 
quindi del colore e dell'odore stesso del laudano per tutto il tempo 
che fu continuata la detta unzione . 



(Not. ìi.^ Re flussioni umorali per ostruzione delle glandole 
linfaliche . 

Non meri la di esser revocata in dubbio la novella dottrina delle 
tefliissioni umorali per l'ostruzione delle glandole li iilaiiche giucche 
r esperienza ci fa conoscere che quest'ostruzione porta evidente- 
mente ai predetti sconcerti, come alla produzione qualche volta 
dello Slesso diabete, in quella guisa che fu divìsalo dal «osti o Autoie. 

Infatti bene spesso nel (lusso celiaco, e cosCan Irniente nella 
labe me) era ic a osservasi la scìviescenza o almeno l'infarcimento 
delle glandole del mesenterio^ affezione che tenendo in collo i lin- 
lalici degli intestini viene a far s) che il chilo, non altrimenti 
assorbito , fluisca per secesso colle materie fecali e dia luogo agli 
scioglimenti e alle diarree. 

Anche nella corizza la cosa va cosi ; ostruttc o per lo meno 

ingorgale le glandole linfatiche del collo a traverso le quali non 

' poMono scaricarsi gli assorbenti della scbneideriana della parte 



-^T» HOTAZIOSI 

più sonile alUatia dall' ÌQicriio delle cripte o follicoli glaniIcrlosiV 

il dello umore piùlcniie uailoal più denso, dopo essersi viziato per 

la sua miscela e prolungalo sogjjiorno entro i suoi recipienti, rpsosi" 

, più acre e più sottile e più »bbo»iIanlc , regurgita per le bocchette 

l'ideile cripte nelle narici e fluisce giù dal naso , 

O-itratte le gbndole dell' inguiaaglia o pel vlms siRlitico ria»- 

> (Orbito e portatovi dei linfatici del glande e rcspcltivo prepuzio, o 

per altra causa ancora, i linfatici che vi conducono la parte pia 

sottile del mu>'o separatosi nei follicoli glandolosi della nervea 

dell'uretra destinilo a spiluiJre la superficie interna dell'uretra 

medesima, non potendo sfondare in avanti per ledette glandol* 

■i inanlengon turgidi, e qnindi tnltocìò che si separa in appresso, 

non potendo più avere accesso nei medesini, è obbligato a fluirà 

e colar dall uretra irritando e iufiam^nando le parti costituendo 

cos\ la scolazione. Questa malattia prodotta da tale osiruEionf 

glandolare si potrebbe a mio credere appellar secondaria , eccoi'^ 

dando il nome di primitwa a quella che deriva dal pus imboccato 

per r orifizio esterno dell' uretra e che , infiammate le sue memr 

. (tane , aumenta la secrezione in maniera da sbilanciare con quellt 

l 'dose che può esser riassorbita dai linfatici quali entrano alla coni* 

l posizione delle membrane medesime^ ma anche questa specie di 

fcacolo puù dar luogo in appresso all'ostruzione delle glandole,* 

li di primitiva divenire ad un tempo aaclie secondaria. 

Dietro questa dottrina desunta dallo stato delle parti sì instata 

IO che morboso, ognuno vede quanto debban giovare le tpalma» 

t-ture di unguento mercuriato, di linimento volatile, o di altro deo- 

Binrneiite più analogo e con faciente alla palngenia e sialo delift 

(inalaltia , fatte agli artìcoli inferiori negli infarcimenti delle glai 

dole linfatiche degli ìnguini e del bassovcntreialla parre anteriore 

e laterali della mascella inferiore, legioni masioidee, e partì su* 

periori del capo nella corizzi allo scopo di deoìtuerc le gtandole 

5amm?ntovaie, onde a traverso le medesime si possano scaricars- 

quei linfatici che tcngonoin collo le diverse secrezioni regurgìtantì 

dalle cellette e follicoli glandolosi , costituendo come awertimmot 

la corizza, lo scolo uretrale, ed altri profluj o per lo meno altri 

ingorghi morbosi. 

Nel leggere in questo momento l'eruditìi ma non saprei dire 
quanto uli) , memoria dell' illustre SoFUMERRiHa sopra le malatlis 
del sistema linfatico, pare che convenga al §.XVr. col Kortum del 
di cui sentimento sembra essere anche il BtEncHEii che nel catarro 
proveniente dal dolor reumatico dei denti e nella corizza , le glan- ' 
(fole del collo si ammalino secondariamente , e che riacquistino 
il di loro primitivo stalo di snlutc dopo scomparso il catarro. Ma 
ordiiiariamfiitc la cosa è viceversa ; I' ostruzione delle glan dole è 
primitiva ed il catarro secondario. 




DEL TRiDUTTORS. 




(Not. n.) Struttura dei vitctri condutto escretore in geni 
pale, e delle mammelle in particolare . Secrezione , escrezione 8 
riassorbimenlo in generale ; e deviaiione dellatte in particolare^ 
Finalmente saggio sulle metastasi , 

In proposilo di largescenza di matnraelle mi si afiàccia alla 
mcnle renìgmatico problema che kLinio agitato io tutte le cp oche 
della -mcdicioa le menti dei tisiologi sul fenomeno della relrocesùo~ 
ne o deviazione del latte dalle mammelle medesime, e l'idea del 
riassorbimento d'altre seCTezioni riguardanti altri visceri ; feuorneui 
'che mercè la scoperta dei vasilinfaiicisi sviluppano o 



do il pia facile e il più soddisfacente , 



e lai 



, pre- 



epìlogo della struttura degli organi secernenli in generale, 
e delle mammelle ìn particolare , come pnre premessa la maniera 
colla quale si elfettaano le secrezioni . 

Tuiia l'immensa serie delle glandote conglomerate, al maggior 
numero delle quali meglio accaldasi la voce di visceri, costano di 
labi acini e celle. Queste celle son contposte eUeriormenle d.i una 
lueoibraDa tessuta di vasi sauguigui, vasi linfatici e nervi, e interna- 
mente da altra membrarta formata di puri assorbenti. Dalle dette 
celle ne nascono tanti canalini Ì quali, riuniti inaieme.vaDDOaconi' 
porre un canale principale loro comune che si appella dutio escre- 
tore. Questo resulta più che altrodslla stretta riunione delle dette 
due membrane chiamate cellulosa compatta , e vellutata , la prima 
delle quali è costrutta di vasi sanguigui e linfatici, e la seconda eosta 
di qussti ultimi esctotivamente. Ogni canalino rimettente nel sud- 
detto dulto è egnalmentecomposto da un prolungamento delle pre- 
descritte membrane più attenuate peicliè continuazioni di quelle che 
attenuate piti che mai compongono le celle dei visceri ingenerate. 
Un immagine di analogia brillantissima dell' organizzazione 
di questi stessi visceri ci si rappre^nta a«lta considerazione ana- 
litica della figura, siruttura, e conaessìoni di un grappolo d'uva 
((f'rso) mentre ivi ci si offiouo i ^fri nelle prime spartizioni del grap. 
poloi gli acini nelle lud divi sioni delle dette spartizinai, e le celle 
nei chicchi che compongono la parte essenziale di questo frutto , 
La pi'odigios» riunione poi di tali chicchi al gambo principale 
col mezzo di altri gambetti più piccoli ci somministra un idi^a 

chiara e distinta dei canalini quali nati dalle celle vanno a com- 
porre, dopo essersi riuniti fra loro, il dutto escrecorio principale 

nel gambo suddivisalo. 

Nelle mammelle la cosa non diversifica che in questo, cioè, 

che i cana/tnt g'a^nf/oferi, in oumeroordinariamentc di i5,nati da 

altrettanti lobi distìnti (ciascuno dei quali i 

quali si comunicano fra loro per opera dei 
Tom. r. 



. ^' IMWaTAZlOHI 

nvano) non vanno a riunirsi in un tronco solo , ma si aSaccian» 
separMameole alla papilla, Lanatora sempre provila e previdente 
a deviato in quest'organo dalla regola generale, e perchè ino 
medesimo lempo vi fossero più strade che conducessero il lati 
alla papilla, e perchè 1' oslruiiooe di una o più di esse non Ìnoep« 
passe UH operazione di prima necessità perla nutrizione dei neonati.. 
Non dee in questo luogo non essere accennalo che nella nostra 
macchina vi sono delle glaudole conglomerate composte ài i 
celle sema canalini, nelle tiualilla separazione si fa come nelle altrv 
e il riassorbi mento della separazione medesima è affidato esclusi-t 
Vamenle al sistema assorbente, come desciiveudo la milxa làr^ 
meglio conoscere nel a'. Tomo. 

In detto secondo Torno sarà nostra cura di parlare dn* 
testicoli , e di far cenno anche del cervello, ove si tratteri dell«1 
■ueuiDgi singolarmente, perchè questi visceri si allontanano^ 
troppo dal modello su cui son montati gli altri con detto escretore^ 

Ma ritornando al trattamento dei visceri in genere e ^^ 

toomento e l' opportunità di annunziare, che tutte le secrecìon!/^ 
che si operano in essi , distillano dai pori inorganici dei vaai san"! 
gnigni. Questi vasi componendo la parte principale della prinkK^ 
membrana delie celle come si insegnò , trasudano pei di loro porìT 
nel cavo delle medesime celle nn umore, il quale vi si elabora, «L^ 
di cui la parte la più sottile sì riassorbe dai iLafaticl della seconda 
membrana ed è portata nella massa del sangue, mentre la più à 
imbocca nel canalino , si unisce all'altra d altri canalini , e £ 
mente pervenuta al duUo escretore sorte all' esterno sempre più i 
depurata, giacché anche dalla superficie interna dei canalini e duttj 
escretori i vasi linialici che, come avvertii, compongono la i^ 
loro membrana interiora, riassorbono sempre la parte la piùlaotliUt 
Passando adesso al processo impiegalo dalla natura per la d^' 
TÌazione del latte è necessario premettere. 

1°. Che quest'umore, attesa la comunicazione immediat 

vasi sanguigni epigaitriei coi mammarj interni, incomin 

I Segregarsi dopo il parto perun regurgito dì sangueche determinai 

[ J'niero alle mammelle in loiza della compressione che egli stesM 

col suo volume materiale esercita sui vasi sanguigni e linfatici itiaoì^ 

nonché su luolti altri nel ricadere dopo l'espulsione del feto net 

["bacino, 

a'. Che i vasi liul'atici principali nati dalla superficie interna^ 
delle celle componenti il corpo glandoloso delle mammelle , dopo) 
■vere attraversate le glandole assìllari nelle quali comnnicano eoa) 
molti altri linfatici, vanno a rimettere nelle venejugulari e snccla- 
Vie, come più dettagliatamente rileveremo nel secondo Volum 

Ciò premesso, tutte le volle che nel corso della separazione del* 
latte venga a mancare , per qualunque causa , la succione la qoalf 



■i 






DELTRlDUTTOKE. 83 

Invita e proinnove non tanto la separazione quanto la «tessa escre-' 
sione del lallc dalle celle e respetiìvi seni f condoni, i quali per 
Felasticilà delleidì loro membrane favoriscono ed incalzano la detta 
escrezione, ne segue che quest'umore rimanga stazionano iu lo-' 
taliih entro te celle medesime e dutti cscretoi-j , e gli assnrbenU ' 
soliti riportare in dietro la parte la più sottile assotbano anche U 
più dcDsae la portino cosi nella gran circolaiìooe , in cfuelta guisa 
appunto che in occorrenza di allacciatura del condotto stenoniano 
(come praticò con snccesso per una ferita in un cavallo ViboSO 
Professore di veterinaria a Kopenhaglien) la saliva »ei>arala e <h«' 
coalinua a separarsi, dopo Ih detta aliaciaiura, nella parotide . noa' ' 

fiotendo fluire in bocca , vien riassorbita e pollata iu circolo dai 
infatici inalanti colle dì loro boccaccie alla superficie interiora | 
delle celle, dalla linnione e GOncatenazìone delle quali resulta k' 
Stessa parotide. 

Certamente colla conoscenza minuta di qaestì vasi e del di 
Ibro ufficio il fenomeno non può cjser disvelalo in una maniera 
più facile più convincenie e più sicura. 

Ma che diremo delle opinioni di tanti insignì Scrittori chs' 
anno sostenuto in qnesti casi che il latte, onde eliminarsi .si porti' 
all'utero ai leni agli intestini alla pelle? Io dicoche essi peravera' 
scritto in un epoca nella quale mancava quella bussola che qua)' 
altro filo aria uneo serve di (via scorta per sortire dal più intralcialo* J 
Uberinto onde arrivare finalmente a conosce la spìt^aiione ade- ' 
ugnata di tutti i fenomeni riguardanti la fisiologie^ e la patologia , 
sienomolloscusabili, mentre avanti che U Toscana potesse gloriarsi* 
delle preziosissime scoperte del profondo mASCACNt non si poreva*' 
intendere come la cosa andasse precisamente . Ma interessandomi' 
' che il merito di Scrittori s'i celebri non resti nella più piccola parla' \ 
ccclissato dalle mie parole quali sembrano riprovare a prima vista* ' 
in tal circostanza qualunque alterazione ai detti organi, e dirò*' 
piuttosto tali credule metastasi; siccome effettivamente nel periodo' 
della deviamone del latte qualche volta si osserva un certo reale*" 
attacco alle predette parti, ecco clic io mi accingo a darne idonea - 
spiegazione . 

Le vene giugulari e succlavie trovandosi nella deviazione di^ 
cui si parla straordinariamente ripiene di quella dose mollo rispet^^ 
tabil di laitnciie serviva e dovea servire alla nutrizione della pro-H 
le , è facile iuiendere come la p.srle più sottile d' ogu' altra sccie-'l 
KÌone che si elYeltua contemporaneamente nei visceri del corptrJ 
Bm3no,|la quale riassorbita dai linfatici di ciascuni visceri doveast>J 

5 er legge costante di natura versare io ultimo nelle suddette vene,- 
ebba soffrire più o meno un ritardo nelle sue cavità respetlive, 
quivi pel suo-suggiornovizìarsi e riunita alla più densa l'arai strada 
pei dutto escretore o per altri condotti o aperture onde eliruinarsì 



84 IMMOTAZIOKI 

dal nostro corpo.Ecco la ragione fisica per cui in quello procciso 
non inlrequeatemcnlc le leucorree o olire preternaturali secrezioni 
dell' utero si esacerbano ed annientano , l' oHna si accnraula nella 
ma massa e soffre una certa alierazìone, le escrezioni alvine à 
offrono più sciolte e bìancaSilre . 

Quest' uliimo renomeno è sovente nno dei più rimarcabili 
inqnantochè il chilo non venendo qualche volta assorbito , in lo- 
UlilSi refluisce per secesso unitamente alle materie eslt-rcoracee . 
Forse può darsi anche il caso che il latte riassorbito , non svendo 
sofferto quel grado di elaborazione come richieJesi nei plessi e 
nelle gluiiJole linfatice, né subito quel processo di saoguificaziooe 
nel polmone, cìrcoli alterando la crasi del sangue e adulicraiitla 
consFgnentemente tutte le funzioni che da esìo ne emanano, Ira 
le quali si osserva adultcìata più di sovente quelle dell'orina. 

M:i a tendere sepre più considerabili le alleraxioni o metisla- 
si supposte sono di avviso che debbano avervi parte moltissimo le 
copiose bevande che inopportnuaniente si prescrivono come devi- 
ami odiluenti, giacché queste non possano che aumen tare la massa 
di quei fluidi i quali si trovano nella macchina nel tempo che 
l'assonione di tutte le parti è rallentata, e per cos'i esprimermi 
sospi^sa in rapporto sempre dellafilusso straordinario e copioso del 
bile che dalle mammelle Vien riportato nelle vene giugulari e suc- 
clavie predivisate. 

Airngeeito che possa sempre più soddisfare la spiegazione da 
tne data siula retrocessione del latte, mi occorre aggiungere che^ 
anche l'anatomia non solo del sistema linfatico, ma anclie quella 
di ngn' altra parte repugna di ammetter le metastasi in general^ 
Don potendo aver luogo che le alterazioni secondarie pfedivisatad 
DahwiN suppose che queste metastasi derivassero da un mota ni 
trogiadodei vasi linfatici. Bo.vtcoLi credè cheprovenisseroda tantf 
distinte branche dì altri vasi linfatici quali passassero peresempift 
dalla vescica al ventricolo , e viceverse PaociuskA ricorse al galvi 
disino dicendo che le metastasi allora si formano quando due parli) 
colla di loro elettricità vengonoa trovarsi in contraria polarità pet^ 
cui la materia morbosa corre, convertita in vapori, come dalL'uoi 
bII altro polo d' un organo. MoNteggu pensa che in certi casi le 
vene cinse dalla sup^uiazione sieno qnrlle singolarmente che a 
(Orbano il pus e lo iraspor.ino p. e. al petto , ai reni ec. 1 più anna' 
lostriiiiln clic il tessuto celluioso, essendo continuo , può dirsi, il 
tuita la macchina animale , sia capace di ricevere e far passare d 
cella in cella k suppurauone d' naa ad una altra data parie. Mi 
lutti si sono ingannati. -^ 

Le metastasi die io direi «re , cioè d' una materia che paMp 
altro non si posson djrc,c le metastasi che :' 
lU possono seguire che i .' per un eccessivo assor- 



da un organo ad ui 
chiamerei spurie ni 



D E L T R A. D TT T T O It 1^. 85 

bimento d'amore quale portato alle vene giugulari o alle glandole 
liofatiche di qualche regione che ricevano in comune i linfatici 
di pia visceri, tenga incollo l'assorzione e il respeltivo versamento 
d'altro umore segregato in una data parte opposta, come sopra si 
notò nella deviazione del latte, t!*. che per un assorbimento di 
pas il quale riportato nei toiTente della circolazione , guasti la 
massa del sangue, ne alteri le separazioni e risvegli cos\ dei processi 
infiammatorj e dei nuovi corsi di suppurazione nelle parti che vi 
sono maggiormente predisposte ; di qnest' istesso parere fu però 
anche l'HuMTER. 

Ma ordinariamente io opino i^.che quei malati i quafi si di- 
cono periti di metastasi debbano ripetere la di loro morie da una 
nuova e srngolar malattia indipendente direi quasi affatto dalla 
prima , potendosi esser svilifppata la seconda pei/ accidente nel 
corso della medesima $ iT. che quell' inaridirsi che fa la parte da 
cai si crede partir Tumore metastatico non sia dovuto tutto al rias- 
sorbimento , ma alla mancanza di afflusso di umori per esser que- 
st'afflusso determinato ad una nuova parte; «pinione che è san- 
zionata 1 .^ da quel detto d' Ippocràte uòi stimulus ibi itffluxus^ 
e a^ dall'ossei va re che nelle supposte metastasi o non si trova che 
le tracce d'una pura infiammazione, o se vi si rinviene qualche 
deposito, questo è di natura totalmente diversa da quello che vor-« 
rebbesi sostener trasportato dalla regione in avanti ammalata . 

Conosciuta fin qui , 

i**. La struttura dei visceri in generale e quella delle mam« 
melle in particolare • 

a^. Il meccanismo col quale si separa il latte e si operano le 
altre secrezioni . 

3.^ I mezzi di cui la natura si serve pel riassorbimento di que- 
ste secrezioni, e nominatamente per la deviazione del latte. 

4^. L' erroneità d'ogni vera metastasi nella predivisata devia- 
zione , e in altre circostanze ancora • 

5 \ L' uso incongruente e dannoso delle bevande copiose pre- 
scritte nel suddetto periodo di deviazione anche quando una straor- 
dinaria malattia non le richiede ; non resta che a farsi coi^oscere : 

6°. Il metodo che il medico dee prescrivere per coadiuvare 
qoel riassorbimento latteo che , indipendentemente dalle forze 
dell'arte, la natura è capace di effettuare da per se stessa vitto* 
* riosamente • 

Quest'articolo ^i discute in poche parole potendosi riportar^ 
-a due sole indicazioni essenziali consistenti nella dieta e nei n- 
percussivi • 

La dieta è il mezzo il pìii efficace, come è notorio a tuttit, per 
giungere al detto scopo, mezzo che non si può mai tanto inculcare 
-^aanto merita di essere estero in pratica, purché sia unito all' uso 



96 iHSOTlSlOIft 

moderata delle bibite diluenti , quili oon po»on mai conTenirt^ 
abboodantì che sotto TJAiilcasioue di purgative assoluta. i^ente, 

I ripercussivi poi da iinpii?garsi colla massima fiducia e succet 
90 in questo caso possonsi ridurle. 

i/Attuaa specie di fiisciatura leggerraeatc compressiva qualt 
li dee EKguire con faiEoletlo per moderare l'afilusso del Sai 
e risvegliare 1* assorbimento . 

a . A delle peiielte d'acqua VPgetomioerale fredde nell'estate, 
e appena tepide nell' inverno , le quali nel tempo clie coadiuvano 
la deviazione del lutte , non deturpan punto ne la forma né l'oigii 
niizazione delle mammelle. 

II detto processo dì deviazione si rapporta (colle dovute mor 
diGcazioni e restrizioni relative semprealh diverin struttura situa* 
■ione ed nso dei vari oigani secernenii) alle deviazioni e riassorbi* 
meati di tntie le separazioui degli altri visceri o glaadole cougls' 
nera le in generale . 

(Net. i3, ) Esposizione della teoria riguardatile il coadej»* 
samenlo morboso dei fluidi nelle malattie polinonall in partìco^ 
lare , e nelV infiammazione in generale , coli' esame critica ^ 
guanto è stato Jin qui pubblicuto in ordine alla medesima . 

Credo di far cosa non disaggradevole ad unire al dettaglia 
anatomico dei polmoni del nostro Autore, un prospetto delle pria* 
cipali malattie che affiggono i medesimi , facendo cosi conoscer^ 
dietro l'osservazione, che io non sono punto lontano dal sosleuera^ 
che desse riconoscano per causa prossima quasi sempre 1' ad dea» 
camenlo dei fluidi circolanti per la tessitura dei vasi componenti 
gli stessi polmoni, disvelando inoltre il viluppodi questo leuomemit 
e proponendo in ultimo rimedj sicuri per vincere ordinari ameat* 
l'addensamento morboso predivisato. 

Le sezioni ripetute in numero sorprendente sopra individd' 
tolti alla vita e alla società per gravi malattìe di petto , e segnata* 
menie^l' esame analitico sopra 1 epn/iiznzioHe e le a(/eMon( dd 
polmone state male a proposito considerate te prime come effetl 
di trasudamenti morbosi Ira gli interstizi polmonali, eie secoadl 
come effetti di altrettanti liasudamenti morbosi alla superficie 
esteriore del polmone, ì qnalì favoriti dall' iniìauimazione compo 
nessero delle pseudo-membrane , furono gli oggetti in cui si è fii 
sato la speciale attenzione onde rilevare quanto da noi è stato prt 
messo niperiormente. , 

Infatti nei casi patologici enunciati, col favore delle iaieiion. 
e delle dissezioni anatomiche portate al più alto grado di perft^ 
BÌon« rilevò MASC&SMfche ìu entrambi i casi surriferiti la cosa an* 



D T T R E. 87 

magiiiavasi dagli altri, poiché 
o occhio lìaceo e" 



DEL TK A D U 

dava molto diversamenie da uoelli 
neìi' epatìzzaiione non ossetvò ci 

condensata entro i vasi sanguigni unita ad un coagulai 
linfa nei vasi liniaiicije nelle a^/esioiit del poitnotie non rinvenne 
; replecione eccessiva di linfa «empie coagulata entro i vasi lin- 
fatici componenti nella massima parte la pleura , la quale, 
«ver rivestita tuttala faccia interna della cavità del petto, sì riflette^ I 
■opra i polmoni insinuandosi fra gli ìnterstizj dei inedcs' 
pili anche ia questo caso, rinvenne, un addensamento di albumina 1 
nei vasi sanguigni che entrano alla tessitura della lamina interne { 
della pleura medesima, quale è aderente alle costole ai rauscolt ) 
intercostali e agli stessi polmoni . 

Ma benché fin qnì apparisca che s\ nell'uno che nell'altrft i 
-flato morboso del polmone (quali perii processo infiammatorio'] 
che si risveglia combinansi ben sovente fra loro) vi sia sempre di'* 
sorganizzazionc di fluidi tanto nel sistema sanguigno che linfatico, J 
è facile intendere che nel primo l'alterazione è eccedente nei van 1 
sanguigni, e nel secondo nei vasi linfatici, quantunque non siposM I 
negare che in qualche rara circostanza nei casi suddetti si rinvenga i 
eziandio del trasudamento , «benché assai limitato, di pura sostanit 1 
albuminosa condensata fi-a la pleura ed i polmoni . ' 

Anche le vessichcttcnolmonalied Ì canalini aerei quali resuK i 
Udo dalla suddivisione drlla divisione primitiva della iiacliea ì ~ 
branchi , atteso il numero infinito delle glaodole semplici o cripM ' 
incassale nella nervea della prima e dei secondi, si trov. no incerte 
■ff<.-zioni polmonali ripiene di muco tenace e denso, quale vi viene 
espurgato dalle bocchette delle cripte medesime, ed in parte tra- 
sudato dai pori inorganici delle tuniche le più delicate e floscie dei 
vasi sanguigni polmonali, il quale non potendosi riassorbire, giusto 
appunto per la sua densitii eccessiva, si staziona nelle diramazioni 
dei bronchi e Vessicheite, e cos'i occupando quel vuoto destinato 
esclusivamente al ricevimento dell' aria atmosferica , dilata ed op- 
prime il polmone dando luogo allo sviluppo e complicanza dì ter- 
ribili malattìe. 

Un eguale accumula mi'nto di muco concreto, e di albumina 
condensata non è raro il caso che possa ritrovarsi anche alla super- 
' ficie esterna dei polmoni , fra questi cioè e la pleura ; infatlì assi- 
cura il Mascagni che in alcuni individui periti per malattie croni- 
che di petto , nelle quali il polmone tanto era coartalo ed atro- 
fizzato che pareva lotalmente distrutto e consumato , assicura , 
tipelo, di aver sempre rinvenuto questo viscere coperto e rivestito 
da nna patina assai densa, 'quale aveva molle divise delle cos^ dette 
pstudo-membiane polendosi comodameutc divìdere e sollevare in 
strati, ma che in sostanza altro non era , come attesta anche nel 
juo Prodromo, che pura e semplice albumina trapelala dai vasi 



col suo peso e volume il 
riassorbi lu e Qto liufaiico. 
co espurgalo dalle boc- 
laLurale di albumina nei 
morboso e straordinario 



88 awwotAziot 

eanguigni e linfalici Ja quale scbijccava 

poiinoDe , ed impediva per la sua deostlk il 

Ma questa tenaciià eccessiva di tnu 

I cacce delle cripte, questa deasiik preieii 

vasi saoguigai , quetto coudeusaiuenLo 
' della liofa nel sistema assorbente, e questo coagulo di umori albu- 
eraci fra la superficie interna del torace , e 1' estera» 

o per prinripioiueluitabile, secondo gli ìnspgnamend 

I àà nostro Precettore ì quali si trovano espressi in mille luoghi di 

I quest'opera, che la linfa la quale si elabora nel sistema linfatico 

e quindi si infonde uel sangue per servire principalnienle, dopo 

essersi tratformata in questo fluido, alle diverse secrezioni , tenda 

i natura sua al coagulo,, sari facile spiegare corae , ìn correspet* 

tiviib di cause nemiche, possa accresier si questa tendenza medesi- 

e risvegliare le malattìe di cui sì tratta , 

E vaglia il vero tutte le volte che la linfa, sorgente cornane 

F (lo ripeto anche più chiaramente) da cui si genera il sangue, 

mentre dal sangue poi ne resultano le diverse secrezioni, costa di 

I principi acri ed elerrogenei : tutte le volte che essa manca di ela- 

I AOrazione e di auimalizzazioue uei plessi e nelle glaadole : tutte la 

Tolte che scarseggia di veicolo acquoso ; e fiualmenle tutte le volte 

, che dessa è esuberantemente ricca di particelle nutrienti e fermeo- 

I tanti ; in tutti questi casi la predivìsala naturai tendenza al coagulo 

nella linfa forza è che si aumenti a dismisura, e cosV oltre al riU- 

B certa densità nei proprj vasi lìofatìcì , deve accrescer 

I' qoella del sangue in cui ai infonde, mentre questo per legiltitua 

' conseguenza non può fare a meno di esser causa della tenacità del 

I muco e delle altre secrezìoui alle quali detto sangue offre, ia cor- 

lespetliviik dei princìpj che ii ricevuti , i materiali , 

Dichiarata questa leiiacitMiumoii chiaro resultainoltre cotUe 
debba seguite immediatamente un ra//enf ore n^m circolazione, 
tanto linfatica che sanguigna , rallentore che tanto più si dichiars. 
in quest'ultima ia quaniochè quel siero che il hIascìgsi osservò 
radete negli animali viventi le pareti iotctae dei vasi sanguigni 
umettandole, onde dar libero il transito ai globelti del sangue che 
occupano Ìl centro, nello circostanze surrileriie più o meno si 
coodenia, depaupera il veicolo ai predivisatì globettl.incui nello 
■tato normale di salute nuotano; serve di inciampo al corso ordi- 
quando più e quando meno la supei« 
: »aspe>* 

-r ì, locai, 

ed ota universale 

In allora condensata l'albumina, sospesa o aljiieno diminuiti 
l'esalazione, e rallentata la ciicDlaiioue, i vasi sanguigni, non poteB- 



nariu dei medesimi; 

ficie interna dei vasi, e ni: intasa i pori per il cliè 

più o meno l'esalazione, e l' insensibile traspirazio 



DCLTRADUTTORE. gg 

^ reagire in correspetiìvii^ 'ieì coadfcisamenCo morboso e delli 
pienezza del fluido che contengoDo, sì dilatano, vengono a perdere 
a poco a poco la di loro elaìliciià organica , e indebitili e slìan- 
cati rimangono sempre più ripieni di una Jose di sangue itraordi' 
naria a quella dì cui erano capaci nel loro primitivo slato di »»lute . 
Cosi per lo stimolo meccanico e chimico distendente ed itritaoie 
li generano le indammazioui per vero aumento di massa sangui- 
gna nel polmone le quali souo manieaule da quella linfa, forse 
tempre viziata , che il canal toracico rimelie nella gran circola- 
zione, manienendo il sangue di cruda qualità o almeno aumen- 
taudolo coosiderabilmente di massa nel tempo che non gli è per- 
messo in tali circostanze di trasudare e diminuire in correspettìvitk 
ài quello che riceve col mezzo della solita giJi soppressa esalazione . 

Ma cosa perseremn di aucUe peripneumonie che sembrano 
■vilapparsi istantaneamente dal passaggio d'una temperatura calda 
■d Dna fredda? lo mi sentirei inilìnaio a conveuire nella preesi- 
stenza d'una disposizione ìniernii negli organi della respirazione 
e nella massa del sangue, giacché si vede che di dieci indivìdui 
che si espongono alla stessa sorte uno solo ne resta attaccato. 
Forse, ammessa sempre la detta disposizione, vi potrebbe influire 
anche un osslgpnazionr eccedente nel tragitto momentaneo a di- 
Versa temperatura la quale potrebbe recare nella massa un aurea 
comburente onde l'accensione ne proverrebbe. Forse, non rimos- 
sa mai la disposizione rnunt tata , potrebbe anche il freddo accu- 
mulando parzialmeule l'eccitabiliih come nel reumaiismo, dar 
.l'ultimo urto allo sviluppo dell' infiammazione di cui si fk parola. 

Ecco dietro quali principi mascagnani , dimostrati dall' ana- 
. lisi delle partì ìn staio patologico , dedusse e pubblicò il Fahhese 
nel più volle rammentalo Elogio che leinlìammazioni riconoscono 
■empre per causa prossima un condensamento ed aumento di fluid! 
entro il lume dei vasi sanguigni , lochè vien confermato nella plu- 
rali tk dei casi , 

1*. Dalle lunghe ripetute sanguigne che si istituiscono con 
, vantaggio in tali circostanze . 

^ . Dalla così delta crosta pleuv 
cai BoTtsiEBi fa rìfleilere che cresce 
fibrina . 

3°. Dalla rea! diminuzione amn 
sndaniento nella parie sienicamenie 

4'. Della ratleoiata secrezione negli organi occupali da flogost 
attiva anche per semplice consenso, p<rcliè secondo fìovER vi si 
risveglia un increspamento di vasi, [e secondo noi anche un conden- 
samento di Suidi . 

5 . Dalla durezza e tenacità del polso, quantunque questo non 
■ia un contrassegno dei pìii lìcurì ; 



a del medesimo sangue, in 
itabilmeoie in quautitìi la 



essa da tuui i pratici del Ira- 
iuflnmmata , 



99 IflSOTAKIOTII 

6'. Finalmente il detto condeasamentc si conferma e sanziona 
dall' utililà drll» dieta e delle bevaade dllueoti e diaforeiicbe pte- 
Bcritte generalmente da tulli in ogni inGaiumazione col più mar- 
cato tuccesso . 

Qui poi mi manca il coraggio per sostenere col Farnese ciie 

l'infìammaiione di qualunque parte riconosca sempre la medesima 

causa, giacché mi rammento bene che lo stesso Mascagni iase- 

F gnava che r infiammazione di certi organi come p> e. della con- 

Eìunliva coDsiste nell'insinuazione di tre, cinque, o aoche più 
nee di globetti in quei vasi che nel di loro stato di salute non 
■ODO gnscettibili di contenerne che una o due linee ; e che le anzi- 
dette moltiplicate linee di globetti vi ponilo esser ricliiamate da 
qualunqne stimolo meccanico ed esterno, nonché da una debo- 
lezza primitiva dei vasi sanguigni o da un eretismo universale o 
parziale della macchina senza ammetter localmente un previo 
condensamento morboso che trattenga il saiigne, faccia decrescere 
l'esalazione , intasi e, presso a poco col linguaggio del celebre 
BoERAVe e col sistema del famoso RelliSI, ostruisca più o meno il 
f lame dei vasi, e cos\, secondo noi, aumentala e adulterala la massti 
1 'del «aogue , ne segua l'iuGanimazione per condensamento ed au- 
mento di massa . 

Il D. Amtommìbchi volendo abbattere la massima forse troppo 

generalizzata dal Fahmese in ordine al condensamento del Quido 

sanguigno nelle infiammazioni, impugnata ad occhi bendati la 

ialce, cercò dì atterrare indistintamente anche le ragioni ed i 

\ Jbtti che favoriscono senza alcun dnbbioii condensamento predivi- 

L UIo almeno nelle malattie polmonali sostenendoli contro nel suo 

l epuscolo intitolato «Osservazioni intorno all'elogio del celebre 

I «Mascagni divulgato del D. Tommaso Farnese. 

o di volume nel fluido sanguigno non viene 
P •tocertato dalle osservazioni .... ma che in quella vece accade nelle 
parti infiammate un afHusso maggiore assai del naturale , o sia la 
concorrenza straordinaria di più file o linee di globetti rossi del 
•angue notanti nel di loro veicolo linfatico -sieroso che rade lo 
pareti dei vasi. 

3°. Che continuamente dai pori inorgaoici delle tuniche degli 
Stessi vasi sanguigni trasudano in gran copia umori linfatico- »ie- 
alcuni casi ancora i glohetti del sangue, tingendo di 



giallognolo la 

3'. Che il FARHESEshi 
chinasi trovano degli 



mdo dis 



' che nella nostra ma& 
1 triluraaione delle 



glandole, quantunque lo slesso ANTOMMARcatcoavengaallati.il del 



citoto Opuscolo che alle volte si trovano degli umori i quali anche 
dopo avere attraversate delle glaadole pervengono al canal toracica 



DELTRiDTTTORl. 

■onte erano stali asinibili, e per servirmi della sua espiessione 
a immutati e nienie corretti iliill'aiiinionia acquistata. « 

4° Che non può diminuire la fluidiih del «angue e tenderea 
roagalaisi morbosamente, come neppure può riiardare il suocor&o 
per le parli ìnlìsm 



'. Che è stabilito oramai rlie la : 
zinne non mai (Hvidesi nelle fue pani 
divisi sì osservano in slato di qi ' 



a del 



suoi principi , come 



Conclude finslmtnlc the in forxa dflte dette sue riflessioni n 
ponno aver luogo in alcuna pane del rorpn ornano affeiioni infìam- 
Dialorie dipendenti da condensameuio morboso di umori euiio 
il lume dei vasi sanguigni. 

Ma lagicnaodo aUolilo fuor di passione, a me pere che la co.<a 
non vada sempre cos'i. 

Inlaiti , in quanto al primo articolo , ben<liè io convenga «he 
qualche volta in grazia d' uuo stimolo cslerìoie possasi accendere 
un infiammazione per la smiplire Cdncorrcnxa di ire o quattio lince 
di globetii sanguigni in quei vasi che non sono capaci di riceverne 
in stalo sano che una sola linea, ncn mi costerebbe al ceno molla 
fatica il far conosteie e provare che ambe nel caso suddetto [lille 
le volle che il sistema linfatico (quale nello sialo normale di salute 
deve Starr in bilancia col sanguigno ) rimette in qucsi' ullìmo piii 
ditquelto ibe esala; il sangue può e deve necessariamente aunieniaie 
dì massa entro ìsuoi vasi e lavorile ed accrescere cos'i l'infiammazio- 
ne. Suppongasi per modo di esempio rheil vuoto dei vasi sanguigni 
sia capace dì io e che nel coi so di un oia esali per 4- Besia chiaro 
che il sistema linfatico uon Ae\e rimettere nel medesimo the per 
4- Ma the non si può dare il raso in rui, alleso un afflusso esube- 
rante di fluidi peccanti in qualilh e quantità alle boccucce dei vasi 
assorbenti,e una maggior atiiviib di questo sistrma, egli riporti per 6? 
Allora cosa ne deve nasci^re se non un aumento di massa anche nel 
sangue circolante pi i vasi s»nguigni infiao mali contro quanto so- 
stenne T Astummabcui? Inolile andando avanti cogli aigomenti, 
io soggnngo che nel ca>rO di infiammazione premesso, peichè abbia 
luogo in seguito e secondariamente un ^ 
bisogno neppure che ìl sistema assoi'bc 

nna linfa viziata ed esuLeranle nella sua quaniiia, serve cne vi 
riporti la sua solila dose perchè, attesa la diminuzione di trasu- 
damento nella parie infiammala , come pioveiò nell' artìcolo se- 
guente, il sangue deve aumentar sempre più nella sna massa, 
quantunque m alcuni casi iti lievissimo attacco infiammatorio ciò 
non possa BSsoluiamente seguire . 

Provalo fin qui come anche nelle infiammazioni che riconosco- 
no nna causa traumatica debba qualche volta nel suo corso aumen- 
Uui Is massa sanguigna , tuì riserberò a dichiarare solennemente 









QH i H N O T A 7. 

n seguito che quando poi la linfa 

[enei , o maiicadi elaboraKÌt 

lì veicolo acquoso, o fiaalin 
[ trienli e fennen tarili , è iless; 
condensa mento morboso del 
I alone favorendo pure l' 
ì marcare . 

> articolo rispondi 
^ pratici consumati nuli' esercizio delli 
I ,imiile volte si soao lambiccati Ìl 

Sresidj per riparare ad una soppressa 
celebre Ocul, Scarpa 
[ che i pori inorgauiei trasudili sempre tanto ali 
r aarìo per mantener la «alnte o per riacquistar la 



principi '^'^'i *^ etero- 

di animalizzazioiie , o scarseggia 

lite è troppo carica di particelle nu- 

assoluiamente la causa prossima del 

inngue quale dd luogo all' intiariima- 

Kne meglio farò ri- 






quali n 



inGoi 



idi 



li parla anche 
Saggio pag. 4- È falso dunque 

, loclii 
I accade non infrequentemente iu quei visceri attaccati da iofìam- 
ì inazione stenica nei quali se per ora non si vuole per 1' albuimji 
I •condensata , si dica per gli ingrossamenti o ostruzioni delle pareti 
T .dei vasi sanguigni, coartazzione, o spessezza, o iucrespameoto 
lidelle medesime pareti , SÌ moilipUcano gli ostacoli al libero e co- 
^ .tanto necessario trasudamento. £ questa sospesa o rallentata esa- 
' " I pane più sottile del sangue nel tempo che il canal 
inrondecoiitinuamenteallra linfa nel medesimo, aoadebbe 
i massa in questione? Si cer- 



I ' toracico il 

concorrere a san 

lamenlc. 

'ede chia. 
I te che negli orgar 



o da quanto 6 detto, che io non intendo di sosteae^ 

^, ini infìamniati e sìagobrmerile in quelli afflitli 

■ ida infiammazione astenica o congestione non si faccia alcuna esa* 

^Iasione, percliè anzi ove la detta affezione h fatto più guasto ed ^ 

più sfiancate le parli segue il trasudamento anche di qualche glo- 

4eito sanguigno; ma die è mia mente di far conoscere dietro il 

[]{Yoto di tutti i medici, che ingenerale ove l'infiammazione è attiva, 

a k disurganizeate le dette pareti dei vasi sanguigni, l'esalasiona 

,i»empreDotahilmenlc diminuita. 

In terzo lungo, io non amo questioni di termini : triturazions 

Uù etahorazione per me vale lo slesso. La sosta ma si k che convieus 

^ KQche r ÀHTOHMAHCHi che in alcune circostanze si trovano nella 

hnosira macchina certi fluidi i quali sl'uggouo all' animalizzazìoDB 

^.aelle reti, nei plessi, e nelle glandole e sono ripoitati in circola- 

kìone « inimniait e niente corretti della di loro acrimooiau. Ma, 

quest'acrimonia siccome tende al condensamento della linfa nei 

vasi linfatici, come Masca«m insegna in mille luoghi delle sus 

opere, perchè non può indurre un grado di coudensameulo nel 

■angue , il quale nefe«3Hriamente dee modellarsi sui prinpìpj della 

linfa che va a costituirlo ? Se il sangue non fosse suscettibile di 

eerta condeusazìone , come mai potrcbhesì trovare tanto vaaiaggi» 



DELTRÀDVTTORE. gS 

nell' ammÌKlistrasioDe di sostanze acide e atlonanti nello scorbuto 
in cai detto sangue ci si offre troppo sciolto ed acquoso ? Di più 
che il- sangue possa condensarsi dietro una linfa viziata, lo prova 
colla più marcata certezza il morso del serpente il quale, appena 
avuto luogo in un dato individuo , il primo suo pronto ed immediato 
effetto si è quello del congulamento del sangue, come affermano 
tutti gli Scrittori che sonosi presi la pena di esaminar gli attaccati 
dal morso del predetto animale . Finalmente oltre >a ciò I'Hunter 
ebbe campo di vedere più volte che nelle cancrene il sangue si 
coagula in maniera straordinaria e sorprendente nei vasi principali 
che io contengono anche molto al di là della stessa cancrena , talché 
quando questa malattia occupa la gamba il coagulo sanguigna 
arriva fino alle iliaclie femorali; fenomeno che viene confermato 
anche dall'esito felice che si è avuto in certe amputazioni nei detti 
casi di caBc'reua senza , alcuna allacciatura dei vasi sanguigni i più 
rispettabili del moncone . 

In ordine poi alla quarta proposizione ove Y avversario di 
Farnese dice che non può diminuire la fluidità del sangue, quan- 
tunque nel periodo precedente siasi provato l'opposto, sentiamo 
cosa dice il nostro gran Maestro nella Sezione a.* dell' Istoria origi- 
nale latina dei vasi linfatici alla p. 35. ccVènUs borealibus hyeme 
spirahtibus humores corfioris animalis densiiate peccarti « e pochi 
versi più basso «itocfue cum aer sicca tempestate minus aquae 
contineat , minus inde assorbebuni Ij'mphalica, ideoque humores 
densiorès evddent «Ciò è lo stesso che dire » che tutte le volte che 
i linfatici non potranno assorbire quella quantità di veicolo acquoso 
necessario per corregger la parie concrescibile della linfa del san- 
gue, qiiesto sangue medesimo, sarà più denso, come uno dei prin- 
cipi classificati sotto l' ordine degli umori in generale . 

Ma se noi abbiamo potuto provare, dietro l'appoggio di fatti 
e non di parole i la densità morbosa della massa sanguigna ; per 
diretta conseguenza bisognerà che V àntommarchi ci conceda , non 
volendo urtare colle leggi idrauliche , la diminuita scorrer o/ezza 
del medesimo entro i suoi vasi , giacche il corso di un liquido entro 
un tubo non sta soltanto in rapporto dell'urto che Hceve pec* 
iscorrere , ma sta eziandio- in ragione della fluidità del medesimo. 

In quinto ed ultimo luogo sostiene T Antommìuighi che il san* 
gue mai si divida o decomponga nei suoi vasi. Ma il Farnese non 
h mai detto che il sangue si divida o decomponga, e per quanto 
ancor io creda* fermamente che il sangue non sia suscetttbile di 
. decomposizione ; come spiegare le osservazioni riportate dal Ma- 
scagni nella precitata Sezione i alla pag. 5i colle quali alcuni 
sostengono di aver veduto un chilo bianco mescolato col sangue 
nelle vene m^seraiche , chilo bianco che lo stesso Mascagni con- 
ferma che alle volte sì estrae unitamente al sangue anche per la 



94 AHMOTiZIOMI 

flebotomia isdluita in un l)rai:do o in un piede ? Ma lasciamo dt 
parte questi esempi , e concedenilo sempre die il sangue non li. 
decomponga, chi mi sosterrh e con quali argomenti che la linfa ta. 
quale si versa nelle vene iugulari e Bucclavìi; possa trasmutarsi per. 
1 affatto in sangue effettivo , primaché abbia l'alta la sua completa, 
circolazione per il polmone, ove per l'ossìsienazione acquista gli, 
ultimi più marcati caratteri di sangue? Il polmone dunque più dì 
tuttele altre parli organìclie deve esser maggiormente disposto alle 
malattie sue proprie percondcnsamento di umori come premessi . 

Ma volendo provare anche meglio clie una parte del siero del 
sangue si puà condensare e cos\ intasare più o meno e in diversa 
pjrti le porosità delle pareti dei vasi, non vi è bisogno die il sangue. 
si decomponga. L'Antommarchi slesso à purconfermato che il siero 
rade le pareti, ccbe i globetii sanguigni scorrono nel cenilo? Posto 
cioè concessa la possibilità, come abbiamo dimostrato, di un 
condensa mento negli umnri in gf^nerale, non è necessario che Ìl 
siero , gik reso denso , si diparta dai globctti sanguigni e vada a 
trovar le pareli p?r la ragione clie sempre in gran parte uk a con- 
tatlodelle medesime; inoltre none necessatiocbe si depositi com» 
l'acqua saturnina in un bicchiere, serve un qualche grado di puro, i 
condensa mento perchè non possa trasudare Ìh quuila dose che sa^i 
rebbe necessario, e per questo morbosa accidente appunto vienti 
ad accrescere il. volume del sangne , e colla sua presenza e com-"^" 
pressione arresta il corso al medesimo, dando luogo cos'i all' aamento, 
di massa e all'infiammazione . 

Avendo provato per tanto che per l' aumentata oviziata assor-. 
zionc e consecutiva infusione nel sangue d'una linfa meno fluida,, 
scarsa, acre, poco animalii^ata , e non peranche nel polmone^ 
trasmutata in sangue, possa, anzi debba assolutamente viziarsi 
questo sangue medesimo, condensarsi, ad aumentar dì volume^ 
tanto nella parte globulare che sieiosa, resta chiaro come questo^ 
sangue viziato venga conseguentemente a comprimerei vasi, a rista- . 
gnarsi nei medesimi, stiancargli, e nello stesso tempo a renderne p'A' 
spesse e serrale le pareti per la stiratura del filamenti che le inteì^i^ 
sono , e per l' ingorgo ed aflusso degli umori entro i vaia -xasoruntt 
che ristringono Ì pori dei vasi principali risvegliandovi in una pa- 
[ rola le scintille d' una violenta infiammazione per condensamento 
1 aumento di massa come anche superJormeate si è dimostrato. 

Che fin.ilinenie per un condensamento di umori, cagionalo^ 
anche dalla sola scarsezza di Veicolo acquoso possa svilupparsi una, 
peripneumonìa lo dice chiaramente, come abbiamo sentito lo itesia 
M&SCÀGKI nella precitata Sezione II, da cui ò pensato di estrarre B 
di qui riportare tutto ìl sopraccennato periodo nello slesso idioma 
latino per eccesso di delicatezza u Itaqnc cum aer sicca tempestato 
nminus aqiiae contiaeat, miuus inde absorbebunt lymphatica » 



De&Tn&DDTTOnE. 95 

« ideoqne humores densioreseVadeni; qu3<- (iensìtai magls maKÌsqnc 
«augeiuT ex eo quod debeai impellili major liuiuoris ci pulnione 
«exbalafllii portio ut aer in puliiionìbus calcfai lui, ei per espira- 
li tiooem reiicieEidus, liumido salurelur. Acreilii quid cum va«a. 
Hlympfatica subtiliocea partes hauriaiiL , quntl reliquum csi adliuc 
» iDagi« ÌD vesiculis densnrì debeat , vasa «anguina roiiiprimere et 
siionem parles , humores^ue dispone'e-> Questa 



dotlcioa noi 
sosiencndo . 

Concludo pertanio di 
di allre malattie secondari 
condensameiito morboso , 
del sangue, come pure me 

dovute a dei risogni 



Cllidl 



è più coerente a quanto si \k 

azioni polmonali, sori^enli 
l'origiae per lo più da un 
[ivo aumeDlo dì massa 
di questo stesso viscerft 
idensamenti umorali eotro Ì vasi 



e inHai 
altre 



linfatici, glandole sebacee, nelle vessichette aeree, < 
cavila, del torace, come si riscontra nell'idropisia di petto odi pol- 
moae avendo luogo talvolta in simili malattie un condensamento 
tale della linfa stravasata da farle acquistare la f)gura d'uua mem- 
brana o di una tela che non può essere assorbita, siccome in parte 
incianimo superiormente. Concludo inoltre che sì danno dei cali 



supeni 
dì inSammazioni [ 
sviluppandosi per ut 
aumento di massa i 
Eione inoltrata , e quando questa 
aniversaU, 1' aumento di massa in questi 
riscontrarsi anche in tali circostanze. 

Mi rimane adesso a fa conoscere coi 

di Mascaghi, quali provano che facili 

inlìnite diramacioni arteriose, venose, e 

concreiioni della linfa , le stesse roilur 

:l polmone alla sortila del sa 



1 parziali nei qi 
lumatica o per altra 
V luogo, quanlunqi 



B dietro 



ili , tale affezione 



. ildet 



1 qualche volta 



le osservazioni 
nenie si risaldano, per le 
linfatiche, e per le facili 
: dei vasi che dan luogo 

ptisì , il FAHt4ESE U 



nel!' 



tentato di illustrare la medicina con pubblicare che nella tisi n 
ai trova mai ulcera nel polmoue, esscudo la delta malattia vera 
conseguenza di epatiziazione e di ristagni nel medesimo, e che 
la vomica e l' idropolmone resultano da un trasudamento e raccolta 
di umori che in rapporto dei globelti sanguigni che vi trasudano 
(premessa una parziul floscezsa, e rilasciala tessitura dalle tuniche 
dei vasarelJi sanguigni che tessono le celle), dei gradi di infìamma- 
sione lenUcuivaunosoggelti, edi altre circoslanie, rivestono aper- 
lamente i caratteri dì vera marcia, la quale espurgata o trapelata ne) 
torace si dice derivare dall'apertura d' un tubercolo o d'un ascesso > 
Passando adesso a proporre un piano terapeutico per il con- 
densameuEo umorale stabilito , dirò che quel tonte da cui si sono 
■ttiote le teorie fisiologiche e patologiche enarrate, ne dimanda 
eaiandio i sussidj ì più coerenti alla natura delle medesime. 



96 ANNOTilZIoni 

Pertanto avendo osservalo MascagBi che gli alcali erano 
potenti presìdi P^' djscioglìerc qualunque inceppala secreEÌone e 
per fondere qualunque concrezione animale, incominciò ad ani- 
minislrare e fare amministrare in lar^a do^c ae\ìe costipazioni e 
raffreddori di petto , e nelle steHetnfiammazioni attive di questo 
viscere (tanto le credeva dipendenti da condensamento di fluidi} il 
carbonato saturo di potassa del quale mi rammento , che raccon- 
tava di averne preso egli stessa quasi due oncie nel breve giro dì 
. venltquatrr'ore con sollievo mirabile d'un affezione polmonale 
che lo atffiggeva . 

Ala non contento di ciò mes^se a prova il carbonaio di poiasu 

come litontritlico nuovamrnte in se medesimo nel tempo che 

1 soffriva di renelle, e ne restò liberato. Con questi sperimenti e 

, resultati, per tacermi di tanti altri, egli non sapeva , per cosi dire, 

ordinare nelle tossì ostinate , catarro, raffreddori, infarcimenti, 

idropisie, e attacchi di petto; scrofole, condensamenti bìlìosii 

^calcoli renali , concrezioni muccose, e pietrose esistenti nella ve»- 

V ^ca, che carbonaio di potassa , La mia pratica, quantunque non 

, conti che soli cinque anni, e quella soprattutto dello studiosissimo 

, mio amico e collega il Doli. Gaspeho Susini, dì Empoli il quale 

[ cara col più , vistolo successo tutte le peripncumonie . premesse le 

Hnguigoe, col carbonato dì potassa, offrono in copia delle riprove 

luminosissime della virtù sovrana d'un tal rimedio. Dì questo 

\ &rmaco spero che ne diverranno fanatici col tempo tnllì quei 

campioni del controstimolo ( ora singolarmente che il celebri*— 

«imo Professor Tommasini sostiene che tulle le iufiaramazìaiii 

e molte altre malattie, credule croniche, dipendono da vero cccesi» 

~ di slomoli.) , i quali saviamente lo amministrano di frequente , i4 

dose , con insistenza e recola , ed in malatlìe non affatto inciMl 

labili . 

Dopo avere stampato fin qui essendomi pervenuta la Mcmoril 
del Doli, PisTELLi , e gli Scritti di allro Autore suU' infiammi 
ne , progetto darne giudìzio nel 3°. Tomo. 



( Noi. i4. ) Slrullnra delle secondine 
e nutrizione del Jelo . 



circolazione 



Giacché il nostro somn 
epoca in cui pubblicò i 



o anatomico confessa che nel 1^9! 



a Iatìa< 



:i nelle si 



1 peni! 



lO quest'epe r 
che arrivalo ad i niellare i liofatici che aveva traveda 
dine , onde rendere nn tributo dì giustizia al merito , mi farò 1 
dovere di pubblicare come cgh nou solo seppe inìettarVegli in a] 
presto, ma come ancora arrivò a dìscuopiìre dermi ti vamente l'ii 
tera organizzaiione delle medesime. 



^ 



Si conosce ioit< 
ìi^unicolo ombellìc. 
amaio per ]b ragioui 
vengono espuUe tee 

La placcnia è u 
e linfatici senza nen 
è|quasi lis< 



El. TRADrTTORH. g7 

la JenoLaizazione JÌ secondine la placenta 
te , f le membrane filamentosa , corU 
che queste tegaono la soilita del feto , i 
odaTisinente dell' ulpro. 

corpo sferico contessuto da vasi saoguignì 1 
, A' duefaccie. l'joterna rignardanle il fet* 1 
1 1 e I' esterna ò uienna e ineguale e divi» in lobi oy» J 
numero prodigioso di villi quali si incassano negli in- i 
cavi dell' utero , mentre viceversa alcuni altri villi di queslo viscecs ( 
li incassano tenacemente negli incavi della placenta. Per farsi ■ 
idea di quanto sia forte il predescrilto incusso e quasi direi iniai 
siatura di villi e di incavi reciproci , serve lainnicnttirsi quali fiere \ 
etuorragie ne seguono ordina riameule perle laceraiionì che aci 
no nel distacco della delta placenta .Gli antichi ammettevano 1 
icolaaione dei vasi sanguigni uterini con quelli della placenta, i 
iniezioni le più lelici del Piof. Mascaghi l'escludono, riprovami» I 
eziandio le pretese arterie eiabnli per parte deli'uuu, e le vene at. i 
ìlrvano erroneamente mollai 
azione dei vasi che compongono la | 
mbellicale. Questo [iella specie uma- 
Dna vena , molti liuratici ■ tessuto-. | 
braua amnio , ed corion, e dall'ut 

S). In diversi bruii le vene sono dueche si attorcigliano colle arteria* J 
ei feti dei gatti , dei cani ce. oltre i vasi sanguig 



loibenti per parie dell'ali 
Dalla riunione e co: 
placenta ne resulta il funi 
na è composto di due a 
celluioso, prapagioi delli 
In diversi bruii le yen 
feti dei gatti, dei 






al funicolo ombellicalc due 



lUre 



ri ole che I 



aiominati , 
anao origini 

Le arterie del funicolo provengono dalle iliache del feto e por-' J 
tano nn sangue venoso alta placenta in cui desse dividonsì in rami- 
massimi , medj , e minimi dando origine, in coiiLiuuadone di' 
canale, alle vene minime, medie, e massime. 

La Vena dello stesso funicolo nascendo dai tronconi ma»*' | 
«imi venosi disseminali per la placenta passa per l'onibellico nel' , 
bassovcntre, si insinua fia il loba destro e sinistro del fegjt 
tendo foce nel seno della vena porta. Dcssa è mancante dilJ 
Valvule , di cui, al dire di Bouuelocqve, soa loroite qualche volta- 1 
le arterie , e porta un sangue a 

I linfatici che nascono dalla placenta e sue membrane partv I 
•i riuniscono nelle glandole poste dietro airoiitìzio interiore della r 
Stomaco ove son diretti alcuni linlalici del fegato, stomaco, BiÌU/j 
za ec. parte sì accompaguauo dietro al ligaineiito sospensorio con ' ' 
klcnni delia parte convessa del fegato per passare alle glandole 
situate nella parte anteriore ed inferiore del uiediastino congiun- 
gendosi eoa quelli della parte inferiore del diaframma , del peri- 
caadio ec. 

L'ur a co, sostanza membranacea d'un colore bianco argentino, 
Tom, /. 7 



. iies»e. 



ben tosto le arlcm 
alla vessica medesì- 
, Qur^sl' uraco nella sfiece bovina ed 
I cBOalc procedente dal fondo della 
lerie vasi linfatifi, e vene l'ombcl- 
I membranoso AeW fillantoide desli- 
iccogliere altri fluidi r]ie in (]ueslo 
mguigni si separano, e di cui la parte 
isotbenti iu cìrcolo per la nutrizione 

i vasi sangaif!ni 



AMIfOTXTIOKI 

■I eleva dal fonalo della vessica, e, seguendo 

provnnicrnli dallo iliache, forni 

tua terminindo Bll'onibellic' 

In-alti'i animali rnns'iste in u 

Veisica , il «ualn fora colle ai 

licOi e vk ad aprirai nel sacc 

vaio a ricever le orine, e a i 

MCTD, moUnriteso.dai vasi s 

più sottile è ripoi'iata dagli a 

del feto . 

Il t<-»uto celltiUre, composto anche 
•rlerinni e venosi , e più che altro di vasi 
Vìucolu glutinaiivo r collìgantc unitamente alte membrane corion 
ad ■nmio, all'oggclloldi non pcimi^ltere un discostamento delle 
|Mili che concorrono alla cumposiiione del funicolo ombellicale 
•uiuioniiiiuto . 

l>oU« tic membr.ine destinate a far parte delle secoadiae 
g quella elie rivesti; la superfìcie inierna dell utero e che percorre 
MerrnlO al corion passando di inCEio con una lamina fra la pre- 
detta membrana e la l'accia lìscia della plicenia.e coti' altra fra 
gli inuvi e villosità rcipeuiv» dell' utero e della placenta medesi- 
ma è il multala della villosa lanugine inerente airesterior cuper- 
fi<-i<^ della vessidieita KÌ)i fecondata, detta dai Liiini tomeittum. 
l.'IlÀI4.En l'oMcrvò è la nomiuò awmbrana circonfUsm perchè 
vide che con una lamina rivcstìTa l'utero dietro la placenu,* 
cDll'altia ti este«ide\-a sull' uovo . L' Hcxroi la disse decidu, 
kniiln nella pertiuaiva che cinpo i piimi mesi della gravìdai 
kanullaase tu ogni sua parte. Luaskio Nakkosi membrana fioca 
ttHlit , aitCM la ma llaccìdeua ; e in ultimo il Masc^gsi /ìTamea 
tosd Urniincndt) i]aetlo Tocabolu dai filamrnii che li areTa travd 
dati . e che arj^utamenle caraiterisiÀ fino da ptincipio per uni 
nu Iìnr>iicì . Riomi&sti , facendo eto al sedimento dei iopra» 
notai) UvKTBt ed Hu-lp che la ditsero un ptodotto dei corion'^ 
la cansideia cmm* la la»ì»a Mterna dì <ncBiìsirisa tDembran^ 
ftl* il NAXSOSi.noa agwtTtritai«,iiBp«^a«r«piaì'^De dei soddeC 
Autori JiflnMtMndola uoa inenbnaa d irt iaU dolT altn aù Uovail 
> c«utaiie . E ««o^mcU pi* dw ahra dì tmì li»£>tki . 

Il Venati, mivm^n»à oc^MMnudiaMÌ tat^wgidelìi 
M^dìrM <W pnwJawfiync pe« meaMt d»»dere>»g Jalhperifai 
d«Ua bnì* •WC«iui Mh fincettla . e per ■■■ diresìoac ava 
iìImì tìcMoym b MtiIw à a H , « per 4 ' 
fctaMHw )Imc«* «K*la. 

VJm»mi> k la tanawl ■ 

vAiffai* ti (r«« aRtfattra.lliAbaiaa a w i per It e 
rifMtMtMFMCllucMSicbi «WMoèbUocaa cW di ^ 



liaratici. lafatti i 



Le Oiseivaiioni le pii 


filosgfiche e dime 


ilrative 


e 


dei Y3si del sapcue 
oon sono che il rcsu 
1 gran copia concor 


one si fa per opera del po- 
, totia è convenire che I» 
lalo del trasudamento d«l' 
ono alla forma z ione de 11 'a-. 


g' 


nenitiiane allcnenii 
, albe , di poco o ne 
celle vi si osKVYano 
nn più faciliDCUle as 


alla medesima . 
suiiodotce unlunse sona» 
dei vapor! in stalo di fluide 
orbìbili- Di queste ne attira 



1 tulLa 1« 



DELTRABUTTOHE. gf) 

Stesso nel tempo che lo assistevo come tuo p 
ino agiito, a avuto luogo di vedergliela intetlar« ora col mercu 
cerveadosi del suo metodo ordìuarìo, ora coli' acqua colorata col* 
1' ìiichio$iro lenendola immersa per delle ore couLinue nella ir 
lima . Questa membrana stando aderente alla faccia interna dèi { 
corion deve guardare necessariamente la superficie esteriore de| J 
feto, e conleiie.e le acque chiamate deli' fl ' " ' 

gione era creduta da molti l'organo della secrezione delle acque ' 
sunnominate. Altri attribuivano questa separazione a certe già». \ 
dolelle che credevano esistessero nella placenta, Gli uni e gli altri 1 

la sbagliarono ' ^. - . .- . I 

avendo fallo o 

:> trasudami 

uè dell' am 
predetti vasi e 
Uro, placenta 
Queste ac 
molto nulrilivf ^ 
riforme quali i 
Tamnio per pane della madie, ma la copia principale 
y attìnge il feto e perchè ìi la cuticola umettata da u 

IO, e perchè è guarnita d'una peluria estesissima 

Clii conosce questi prìncipi ' '^' ^^ quanto si riassorbe da ogni 
genere di secrezione che à luogo nel feto, forse in maggior prò- 1 
none che nell'adulto; chi è istruito che quando queste secreti 
A non sono siabilìle per la lauguideaza della circolazione net T 
primi mesi, i succhi trasudati per parte della madre sono magi' 
' ' '' ' tnenie sa valutare ai quanta risorsa sia la senienzW.M 
I sviluppare l'embrione nel carcere materno, ri* J 
sorsa ehe puù veinsimilmenic assomigliarsi al bianco bell'uovo cbtf J 
serve di Dutrimenlo al pulcino , non à bisogno di spiegare la nu- 1 
I Irizione del germe ncll' utero coli" appoggio di antiche teorie cbe,^ J 
easeoda del tutto ipotetiche e desLitule di foudameuti,ò pensaLttJ 
bene di non ne Car mcniione . f 

Bimane adesso a compimento dell'istoria delle secondine'^ 
T esposizioue della cìrcolazìoue sa nguìgna fra la placenta cil il lei 
la quale per quanto si possa riscontrare in molti autori , pm e per' < 
gli iniziali appena in medicina penso anche qu^ di trascriverla. 
Essendo nel feto il polmone denso e non dilatato dall' mia , 
latura !i preparalo al sangue, che nell'adulto circola per questo 
viscere, altre vie onde percorra liberamente nel dcMo feto il suo 
I passando dall'orecchietta destra alla sinistra, e dal sistema 
venoso all' arterioso senza toccare che poco il polmone . 

Allorché periamo la vena ombellicuK' ^ ripvoso dalla placenta 



; e chi finalm 
e desìi n 






iSSOTiZIOHI 

e portatovi dalle arterie ilello stesso nome, si avansa ptf 
lonibpllironeiraildonie sosLeoula da una duplicatura del peritORM 
e Va «il inserirsi nel solco anteroposteriore, o orizzontale del fcgatSi^ 
Qui dislribnile d Ile diramazioni al lobo destro e più che al 
sinistro, si scarica nel seno della vena porta , da cui per lo candf 
venoso passa nella cava inferiore e unitamente • quello che ric( 
per mezzo di questa vena dalle estremità inferiori , e visceri < 
basso ventre, si versa nell'orecchietta destra del cuore, dopo esteti 
spogliato nel fegato suddetto di quell'idrogeno e carbonio di c^ 
neir adulto si scarica nel polmone. Dopo ciò da questa ravità Ìi^ 
vece di discendere nel destro ventricolo, come nell'adulto, altra* 
versa il l'orarne ovale, detto anche del Botal, quantunque sia certi 
che Vesalio, elo stesso Galeso l'avevano osservato prima de 
predetto Autore che scrìsse nel i56i , passa nell' oiecchietta sinì 
■tra , e precluso il detto forame da una valvola , è costretto ad in 
troduisi uel sinistro ventricolo, e quindi nell'aorta . 

Il sangue poi che la cava superiore rimclte nella stessa desiri 
orecchietta passa quasi lutto ol>1 ventricolo sottoposto, e poicEl 
imbocca ncU arteria polmonale dalla quale, siccome non ne 
che pochissimo al polmone , lutto il rimanente attraversa per 
canale arterioso dalla predetta arteria nell'aorta, colla quale det 
canale , comunica immediatamente al di sotto della arteria succila 
via sinistra. Ecco come nel feto che non respira sì eseguisce queQ^ 
gran circolazione per cui vengono irrorate di nmori le pani tult| 
del corpo all' oggetto di distribuire alle medesime materiali j 
lo sviluppo, nutrizione, e risarcimento . 

Venuto il feto alla luce , insinuandosi l'aria per l'apertutg 
della glottide nei polmoni, e dando in tal guisa incominciamcntf 
■Ila respirazione colla dilatazioue dei medesimi polmoni . !É 
'gue si porla lutto dalla polmonale in questi visceri, ove irein 
campo per estendersi a sua disposizione, e si abolisce quin 
canale arterioso -Per la stessa ragione, cioè perchè appunto i! 
■angue nel neonato può passar liberamente dalla polmonale noi 

E limoni suddetti sì demolisce, benché non sempre tutto, dice il 
isciGNi , anche Ìl foro ovale . 

Co5^ dilatato ìl polmone, demolìio il canale arteriosa , e pre> 
eluso più o meno il forame ovale, la circolazione incomintia «£ 
■onlìoua ad eseguirsi anche nei piccoli neonati cojue negli adultlf 
'^r le leggi gik conosciate e statiilìle . 



ISTORIA 

DEI VASI LINFATICI . 

i.^.H^ 

Seziome terza. 
DelV origine dei vasi linfatici. 



1j anelli , avendo Ecoperti i fasi linfalici degli inte-' 
atioi ripieni di chilo, argomentò cbe prendessero ori gìnv 
dal cavodei medesimi , e cheaguioa di mignatte attira-' 
gesserò il chilo che ci si conteneva, siccome enunciammo; 
nella trascorsa ^i^ezioae . 

Dipoi RuDBEct e Bartolino, avendo ritrovati ift5 
altre regioni alcunidi '{uesti vasi pieni d'un fluido pei- 1 
lucido, cominciarono diversi fin d'allora a ricercare^ 
donde nascessero. Ponsò Kudbeek che questi atriraesero i 
dulie diverse psrti quell'umore che triisudava per lo j 
calore. Bartolino poi stabilì che da una privata conco- 
cione di partì singole si se parasse un umore acquoso e chs^ 
dal linfatici fosse portato al cuore, Glissonio si imm 
gioò cheì copiosi trasudamenti dei vasi sanguigni difTuu 
nelle diverse parti e poscia riuniti come per distilla 
zione in un certo liquido e condensati fiisaero assorbiti J 
dai dutti della linfa. Schelamer credè dio (juesti vas^J 
riportassero al cuore quel siero del sangue quale escé^j 
dai vasi, mentre lo stesso sangue dalle estremità arte-' 
riose passa nelle bocchette delle 

NoijdEz così parla dell' origine dei linfatici o lla^ 
sreporteoc Ja lymplie dans les vaisseaux sanguina oa 
« dans les veias;il y en aduna toutea les partiee du corps,' 
» ilsrepompent lam.-iterielymphatique *)ue s'è vacue par' 
» les arteres , on pout les nommer comluits absorbants a 
E dopo in altro luogo «jlla recoivent ia lymphe subtile 
gui se repaad tur la lurface de toutea lea partiua^ et 

:yf7", 



loa T t T o n I A, 

< daaa lèi didàrcatee cavitee du corps , ila la reportent 
éi ao sang. 

Hambircer credè Io etesfo poiché scrisse » ex omnit 
a generis cavo hutniduni liquidum vehente eive sit ht- 
« tenia , eive vaa Becernens , vel esrretoriuni , vel alii# 
« iieibas destioafum v&fo, limphaKica oriunturn. 

FfiDtRioo Offmanno espregfc con [liii chiarezza que- 
sta diirrriaa imiiiCre disse a duplex est origo vasoruni, 
«lymphaticoram j quaedani <:x ipsìa arleriis prodeunCi 
a alia ex porosa et cellulosa partium eubataotia oa' 
« gcunturu . E poco dopo : « Lympharica '[uae ex par- 
« tiumetubstaitiaoritinturariuosam sucri nutrititiì par-* 
« rem reeorbent , ac reTehimt ad cor «.Soggiunse ipindi 
olìeveliunt vero omnia lymphntica ex universo corpore 
« lympham suain ad capsulam lumbarem , et chiliferunt 
«ductum, in quem se exonerant «. Finalmente pronuo- 
« ziù. »Ad facilitandum lymphaeprogresBom vasa haec 
<t valvulis iustructa eunt, et guìdein siguioideis, numero- 
«sioribue, et angLi8tioribus;quaequidem]nyplian) libere 
« tranenittant, impediant tamen quojninus regurgltet i>. 

Con tpttociò gli anatomici iniettando le arterie nei 
cadaveri avendo ripieni delle sostanze iniettate ancbe i 
Tasi linfatici, ed avendo osservato qualche volta che si. 
conteneva nei medesimi una linfa sanguinolenta, e pre- 
valendo la teoria boeraviana, crederono quasi tutti chs; 
i linfatici prendessero origine dalle arterie. 

L' HuNTER, e MoNBO essendosi opposti ai medesimi 
resero più chiara la dottrina dei di loro predecessori con 
uuuve ragioni e pili sottili argomenti , come vengo m- 
1/' pubblicare coi seguenti articoli- 

1°. Infatti avendo essi conosciuto che i vasitattefn 
o chiliferi degli intestini si rianivano totalmente coi 
linfatici di altre parti, ed essendo già. provato che i 
vasi lattei prendevano la loro origine dal cavo degls 
intestini medesimi, ne dedussero per antilogia che aocbe 
gii altri linfatici provenissero dalle diverse cavità. 

2°, Inoltre avendo notatn che il virus venereo 
Vajoloio esulcerava le diverse parti , e che leglftadolib 




df! vasi linfattci. Io3 

proeeioie Etile ulceri rioianevaiio iafiammatu e 
per la materia assorbita dalle ulceri medeaime , presero" 
motivo da ciò di stabilire che dalle dette partì ulcerate 
ne nascessero i linfatici (") . 

3**. Reiterando gli sperimenti degli a vversarj avendo 
essi osservcito che soltanto silora si riempivano i linfa- 
tici qnando la materia iniettata erssi stravasata per la 
rotture delle arterie nel tessuto celluioso (l5) ne infe- 
rirono che i linfatici dal medesimo derivavano, e che 
per le rotture si potevano spiegare gli stessi sperimenti 
degli oppositori. Anche I'Hewson, dopo avere osservato 
ed analizeato che 1' umore che rende lubriche te di- 
verse cavità dei bovi) cani, conigliolie oche, quale rac- 
coglieva raschiando con an cucchiajo la superficie delle 
medesime cavità si condensava , espoeto all' arie, come 
la linfa eetratta per via di incisioni dai linfatici, e come 
(juella del sangue, sentenziò che i linfatici nascessero 
dalle diverse cavila. Ma tutte <]ueste teorie dedotte sol- 
tanto dalle congetture son molto lontane per costituire 
una dimostrazione dell' origine dei linfatici ■ Passiamo 
per tanto a più solidi argomenti. 

Ussendosi dimostrato superiormente 

1°. Che tutte le arterie continuano nelle vene . 

2°. Che pei pori inorganici delle arterie e delle 
vene si fanno perenni trasudamenti. 

3**. Che le bocchette delle vene inalanti ood sì os- 
servano nel corpo umano. 

Posti questi princiftj; l'umore diffuso nelle diverse cavi- 
tà opprimerebbe l'animale se non fosse aperta una strada 
per trarlo fuori dalle medesime . Certamente non cotio- 
Bcendosi altrusistema di vasi che possa eseguir tal funz io 
^ ne la ragione persuade che dalle [uedesime cavità ne deb 

(a) AsTBOc appoggialo a molte pratiche osservaiioni aveva 
preceduto J etti auiorì nello stabilire 1' assorbì oieiiio del miasma 
venereo per l' ambilo esteriore della nostra macchina, e nel cono- 
icerac r insinuaiioDe nell' ioierno della medesma per mezzo del 
«isiema liufaiico come latito cliiaramenle desumesi dalle sue parole 
legiitntle D.el labro U. dei morbi venerei al cablitelo UI. 



tumidit'^I^H 



io4 I 8 T e » 1 A. 

hano iieceEsariameute nadcere i vasi Iinfatici,del che uno 
sene convince colle seguenti osservazioni e sperimenti . 
In più cadaveri iiirapici osservai che l'umore il 
quale si raccoglie ntìUo diverse cavifà variava sempre- 
tanto nel colore quauEio nella densità poiché ora era 
rossastro oragiallogaulo più o weno sbiancato; ora ab- 
bondava di particelle ac<)uose, ora di particelle concre- 
scibili. Otiservato ciò passai ad esaminare col soccorso di 
alcune incisioni l'umore che al conteneva nei linTatici 
che provanivano dalle varie cavità accennate , ed {;bbi 
luogo di vedere che desso pel colore dentila ed altri 
princip7 era perfettamente eguale a (juellu delle parti 
da cui nascevano («)■ 

(a) Heir iniettare i vasi linfarid col mercurio negli idropici 
aveudo nscoatrate bea sovente l'oitraKìoiic delle glaadole couglo- 
bate , vidi che il detto metallo , spinto eoa forza , rompeva piutv 
tomo i vasi che attraversare le glandole medesime . Da quest' nt- 
■ervazÌQne si rileva come si generi una specie di idropisia quando 
per l'ostruzione (Ielle glanlole l'umore regurglla nei liDlatici li 
riempie e dilata: le boccucce dei tnedesirni assorbono continua^ 
mente dalle varie cavit!i ne, attesa l'ostruzione glandolare, possono 
■caricarsi : i vasi sanguigni trasudano di continuo dai pori inorga- 
nici; il liquido incomincia a slagnarsi; tierapie e dilata iosenst-* 
bilmente le cavità, e ne nasce quella specie di idropisia quale fr 
dovuta all'ostruMone delle glandole linfaticbe. 

Altre fiate iniettando, sempre nei cadaveri idropici,! vasi 
linfatici riscontrai che questi erano soltanto dilatali nei di loro 
tronchi e glaadole per raumenlala ampiezza di diametro, a che 
Ja valvole nei di loro tronchi maggiori non impedivano il regresso 

[ il mercurio . Di qui ci si presema un altra specie di idropisia ori- 

f ginaia dai lìnl'atici dilatali. 

Si può peraltro dubitare anrhe in questo secondo caso che 

I V ostruzione delle glandole abbia determinato il principio del-_ 

' f jdrope e di qui ne sia nata la dilataBÌone dei liul'aiici . Se per 
altro 1 ostruzione delle glandole suddette sia stata forte e pertinaco 
maniera da distendere soverchiamente e sOaocare la loiza eia-' 

I |lica dei vasi linfatici, osservai che anche vinta la detta oslruziona 

J'iandolare l'idropisia si sostiene tanto perchè i vasi linfatici sona 
mpossibilitati di ridurre nella massa del sangue quell'amore che 
^ eoniengOMO e l'altro, che continua a separarsi, quanto per la raag- . 
^ioc dilatazione che nelle parti idropiche soffrono gli stessi vasi 

. Hm|UÌ£UÌ. , 



DEI VA81 LINFATICI. lo5 

Nel cadavere d'un fanciullo dì i^anni, rotto Tin tes- 
tino duodeno, trovai ripiena la cavità dell'addoiiiedi una 
materia lattea la^nnlesiera insinuata a oche neiliiifatici 
■upeHiciali <}uanti appartenevano eì alla cavità che ai 
visceri in eeea contenuti : si era insinuata, dirò, dai rami 
più sottili lÌDO ai tronchi e glandole, né ernsi fermata 
in queste, inaerà pausata ad altri pleesi di linfatici quali 
gì portavano ad altre glandole e così aveva progredito 
fino al canal toracico. 

In due cadaveri periti per una ferita penetrante 
Della ravirH del petto nella (|uale erano stati recisi dei 
vai*ì sanguigni considerabili, avendo trovato del sangue 
diffuso nella cavità euddeita, osservai che del medesimo 
si erano caricati i vasi linfatici della superficie eBterna 
del polmone e del diaframma, non eccettuati quelli degli 
tpazj ìutercnstBli. 

In un caso, rotta la vena splenica, occupando il 
sangue la cavità dell'addome i vasi linfatici della super- 
ficie del fegato e degli intestini si erano fatti turgidi del 
medesimo. 

Dietro una caduta, rotti in un soggetto alcuni vasi 
sanguigni della cavità del tiaxsovouire, il^aiigufl si era 
stravasato nella suddetta cavità, e i linfatici chn decor- 
revano alla superficie dei vieceri e della cavità ne erano 
ripieni. 

In tatti i casi riferiti ciascune ramificazioni dei 
linfatici e i tronchi non isolo erano pieni di sangue tino 
alle glandole. ma apparivano molto turgidi; in alcuni casi 
poi eran turgidi dello ste^iso sangue anche quelli che sor- 
passavano e derivavano dalle dette glandolo e che quindi 
■i incamminavano ad altre perfino al canal toracico . 

Il sangue stravasato fra i muscoli jutercostati e nel 
tessuto cellulare sotto la pleura riempì egualmente i 
linfatici degli spazj intercostali inoltrandosi qualche 
▼olta fino al canai toracico. 

Occupando il sangue dietro una contusione il pan- 
nicolo adiposo e il tessuto celluioso , osservai clie ì vasi 



106 IBTOBIA 

linfatìcìchenaacevaaodeUe dette partì ersnosimilmeoCe 
inìettnti di «angue. 

Cjsìquandodi detto sangue ne riscontrai stngnnnte 
frai muscoli, vidi chiaramente che del medesimo sene 
erano caricati i linfatici che dì là ne nascevano. 

Nei cadaveri degli itterici essendo trattenuta labile 
entro i pori biliari per l'ostruzione del dutto coIedocOj si 
distingue agilmente che i liufutici tanto superficiali che 
profondi del fegato contengouo una bile amara e colo- 
rata. Nei detti cadaveri anche i linfatici di altre regioni 
sono ripieni di UD amore pellucido e tintodi un gialliccio 
colore, motivo per coi negli itterici si scuoproao più 
facilmente. 

Dalle cose premesse ne resulta che, ostrutto il cole- 
doeo e stagnando la bile nei pori biliari e oelle celle, 
viene questa assorbita dai detti recipienti pei dutti della 
linfa e portata nella massa rlelsaogoe, ove ne tinge di co- 
lor gialliccio il siero, il quale truMidando pei pori dei vasi 
Sanguigni viene a macchiare in egual guisa tutti gli 
nmori e tutte le parti del corpo umano, e poiché da 
pertutto si trovano va^i linfatici che riassorbono inces- 
santemente e riconducono nella inass.a del sangue detti 
umori stravasati , cobi il color giallo delle parti si man- 
tiene e si fa più cupo se non si ripristina il corso naturale 
alla bile già deviata. Notiamo qui di passaggio che i 
Tasi linfatici del fegato ci offrono sempre una linfa leg- 
giermente giallognola come osservò anche FallOppio; 
nelle ostruzioni del fegato poi vidi chedessaè pili gial- 
lognola dell'ordinario. 

Quante volte nelle parti attaccate da infiammazione 
riscontrai dei glohetti fanguigui nel tessuto celluioso 
fuori dei loro vaii , altrettante vidi che si conteneva Qei 
linfatici derivanti dal suddetto tessutu una liafa rossastra 
e pili densa, e che le glandole cui erano diretti apparivaq 
pili rosse in prefenaa di quelle situate in altre regioni. 
Quando poi nelle dette parti infiammate non rinvenni 
globetti sanguigoi Btravoesti, ilneroche si conteneva 



SElVASILIlTFATTCl. 10^ 

nei linfatici che nascevnno dalle medesime era più te- 
nue e tinto dì un lieve color giallognolo naturale. 

Nei cadaveri degli uomini periti per il vajolo o per 
lina febbre petecchiale nei quali il sangue è molto sciolto, 
rilevai agilmente che di tjuel colore roseatro appunto, 
di cui erano ventiti gli umori trasudati dai pori inorga- 
nici dei vasi sanguigni nelle diverse cavità, orano iniettati 
i linfatici che colle di loro boccucce inalanti prendevano 
origine dalle medesime. 

In quelli individui che vengono a mancare di una 
malattia petecchiale , rovesciata la cute siccome si rin- 
tracciano qua e là ordinariamente certe effusioni sangui- 
gne nel tessuto celluioso quali corrispondono alle mac- 
ciiie situate alla eupeiiìcie, cosi i linfatici che nascono 
dalle dette effusioni ci si presentano turgidi di un liquore 
rossastro e sangoìnoleuto. Presso a poco segue lo stesso 
anche nel periodo dello sviluppo del vajolo, 

I polmoni (16) degli adulti son forniti qua e là di 
copiosissime macchie oscure te quali occupano gli spazj 
che sì riscontrano fra i lobi e fra le celle, e in questi te 
glandnlealle quali son diretti i linfatici dei suddetti pol- 
moni SLin tinte egua (mente dello stesso colore. Da ciò sene 
r icava per conseguenza eh e i vasi linfatici polmonali trag- 
gono il di loro incomincia mento singolarmente dai detti 
Bpiizj, e cbe dai medesimi XNCrhiano la inateriacolorata 
che tinge le glandola predivisate- Neipolmonidei fan- 
ciulli e di certi a ni mali quadrupedi le macchie descritte 
non anno luogo ed allora leglandole polmonalisiosser- 
van rossastre come nelle altre parti. 

La milza atfetla spesso tin colore oscuro, le glandole 
alle quali si portano i linfatici della milza son fornite 
di uu ogual colore. Jl fegato varia molto nel colore; quale 
è il colore del fegato, tuie lo è il più sovente quello delle 
glandole a traverso le quali passano i linfatici del sud- 
detto viscere. 

Jn alcuni cadaveri di uomini trapaspai i per una mor- 
te repentina nei quali abbondava la pinguedine osservai 
che leglandoie linfatiche erano tinte di nn colore su- 



L 



108 I 8 T O tt i jC 

b«ÌQereo e che i linfatici <{uali si incammiiiavaiio ali» 
voltar delle medesime erano pregnidi una sostanza oleosa 
mista ad altri priacipje del color cinerea enarrato. Ge- 
neralmente il colore delle glandòle corrisponde al color 
delle parti e dei linfatici che sanno a insinuarsi nelle 
medesime . 

Nel cadavere di un nomo morto avvelenato , l'ari» 
che sene sviluppò occupava le cavità del petto, dell'ad- 
dome e tutto il teiifluto celluioso: ì linfatici di dette 
parti si erano fatti tumidi della medesima. Lo stesso mi " 
occorse riscontrare in ali^uanti estinti per un infiamma- 
zione di inteatini. Queste osservazioni, se non mi inganno, 
abbastanza assicurano l'orìgine dei linfatici dalle diver- 
se cavità e superficie dei visceri, lochè dimostrano anche 
con più chiarezza le seguenti esperienze ed osservaaioni. 

In molti cailaveri iniettai nelle cavità del torace e 
dell* addome por un semplice foru dell' aci]ua tiepida 
variamente colorata; !e dette cavità non le riempii per 
l'intero affinchè il fluido introdotto non distendesse le- 
parti per la troppa abboDdunza. L'acqua mantenendo il- 
colore, sebbene fatta molto di iuta, penetro i vasi linfatici 
superficiali della cavità edei visceri e riempìin maniera 
ì tronchi medj e i massimi fino alle glandola chein cia- 
■chedunc parti vi se ae osservava una (naggiore o minor 
porzione. Qnesro genere di sperimenti non sempre riesce 
favorevole onde dee reiterarsi finché sorta un esito fe- 
lice, («) . 



(a) Per colorire l'acqua 


caldo io 


li serv- 


va bene spe 


S90 dei- 


r inclii'jslro .Presceglieva i cadaveri di 


lanciii 


,i e di giov, 




che sperimentai clic aei cada 


veri di ve 


chi no 




fa ci lilk 


SI riempivano. Queste miezio 




e^mva 




lesi ma - 


sesia fino alla qua rao toltesi in 


a dopo m 






iche sei 


e selle ore dopo mone si riei 






le, nr-ntre 




ciulli l'iniezione non poteva 


esser più 


omple 


a qualcbe v 


olta aa< 



che dop 

Nella cavili del lorace ì linfatici che più superhamenle si ve- 
dessero ripieni della materia gi^ inlrodolla nella medesima erano 
iguelli della volta lossa del dialiauina ; ma ti rendevano visibili 




t I N r ATIC I . 



109 



Avendo iniettata tleiracqna calda colorata nei dulti 
escrcetorj dei visceri, e delle glandi)leco[igI(jbate,riici|ua 
conservando il medeiJino colore siìotrodussenei litifatici 
profondi , i visceri e le glaudole si tumefecero e Irasu- 
darono uo acijua legger mente colorata (]aale riuesorbi' 
vano i linfatici siJi>or]ìrÌAlì. 

Ripetute le medesime iniezioni tanto nelle arterie 
che nelle vene osservai inturgidirsia poco a poco i visceri 
cui si distribuivano, e trasudare i" acqua leggermen le co- 
Jorata , della «{Uìile si riempivano tanti i vasi linfatici 
superficiali che i profondi. Lo stesuo accade riempiondo 
i bronchi dei polmoni. 

Iniettai parimente di ac(]ua colorata e caldai vasi 
ianguigni di altre parti, e queste si tuniefecero coma 
neir idrope; l'aci^ua appena colorata penetrò nei tes- 
suto celluioso e riempì i vasi linfatici. 

Immergendo io un acijua tinta di sangue il fegato i 
polmoni ed altri visceri, i vasi linfatici di i^uesii ai ca- 
ricavano della medesima sotto i miei occhi. 

La colla sciolta nell'acqua colorata coi vermiglione 
iiiiettaU nelle arterie ritorna tosto per le vene come 
superiormente enunciammo ] e frattanto i vasellini san- 



con gran faciliih anche gli altri che compongouola pleura la quale 
fascia i polmoui e la cavita che gli ìmpiigiona. 

Neil' addome appariscono evideulemenLe i superficiali del fe- 
gato e soprattulio quelli che passauo ai ligamenli, siccome diiiijn- 
guesi anche coll'eapoire i medesiuii alla hice . Vidi che i linfatici 
della milza peritoneo .ventricolo, ed iuleslini ammettevano egual- 
mente la tnaieria diffusa nella predcttu caviti) . 

Goaaervo presso di me una ponione dì intestino nella super- 
fìcie esterna del quale appatiscono delle niaccliie nere $o[io le 
quali, ad occhio nudo si scoprono i linfatici quali si liuniscono in- 
sieme e cosliiuiscouo uà tronco . Questo del color nero, come le 
macchie, decorrendo frale lamine del mesenterio, si scarìi a io 
una fra le tante glandole che si rinvengono nel medesimo. Col 
soccorso del microscopio rilevai che dette macchie non erano altro 
che aramassi di vasi linfatici quali avevano assorbita in diversi 
punti moltissima < i quella materia colorila che era slftta ìnlro- 
doiia preliaiiaariatueDte nella cavita del hajsuveiilce. 



r 



no ISTORI A 

guignì bÌ srterioei che vijnoai ei rieinpioDo tautoeottiI< 
leiitcclie tutti i visceri rivestono il colore della materid 
iniettata. L'occhio nudo poi non potemlo arrivare a-di- 
fitiaguere che ciò segua per In replezinne dei vasi minimi, 
si discuopreagitnieiitet^oleoccor^o del microscopio. Nel 
tempo dell'iniezione le parti sì tumefanno e trneudano 
l'umore senza colore tjuale vien succiiiato dai linfatici 
che del medeeimo ai riempiono. Che qnest' umore eia la 
colla eenza colore che dai pori inorganici delle mem- 
brane trasuda , lo prova la crosta che dopo il rafFredda- 
niento delle parti neiaionacn n spalma la superlioie, lo 
prova pure la stessa rolla che raffreddata nei liufaticij 
gli intana, come apparisce quando vi si inietta il mercu- 
rio, il quale qualche volta non efouda pei vasi se la dett» 
colla non si faccia di nuovo liquida cuU'acqua calda. 

Costando per tanto in forza di questi tiperimeati ed 
osservazioni allegate che la materia introdotta nelle 
cavità abbia ripieno da prima i rainetri , più oltre le 
reti e quindi qualche volta si sia aperta la strada nei 
rami ancora e nei tronchi perfino alle glandole, fuori di 
ogni pericolo di dubiiio si dee stabilire che essa si si» 
introdotta nei linfalici non per rottura, ma costantemen- 
te per le boccLccie inalanti alle superficie. CJon ragione 
dunque sostengo per dimostrato che i linfatici anno 
principio e inconiinciamenlo daogni cavità e superRcìs 
interna. Diniostreremo adesso che anche i linfatici 
dalK Superfìcie esteriore di lutto il corpo nascono dalla 
itessa superficie esterna, collo stebso ordine che i linfa- 
tici delle parti interne. 

Tutti i iisìologi convengono che le sostanze appli- 
cate all' esterna superficie si introducono nella massa del 
sangue Avendo dimostrato euperinrmente nhe le arterie, 
son continue nelle vene, e che alla superfìcie del corpo 
no'i si osservano vene inalanti, e che fino ad ora noQ 
si sono scoperti altri vasi pel detto ufficio, rimane n 
dichiarare uho i linfatici per la stessa ragiune eoo quelli 
che daire^teriur superficie del corpo attraggono !• 
•ostanzH che san loro applicate; ma ciocché insegnalo. 



DSITAaiI.T)rVATICT. Ili 

ragione lo confermaDO le eegueatì osservazioni ed espe- 
rimenti . 

E a tutti noto che il veleno venereo per la super- 
ficie del corpo sì introduce nelT interno. Che ciu segua 
per opera dei vasi linfatici «pparisce da questo, clm Lo 
glandolo cioè alle quali sono diretti i liufalici delle 
partì affette sono le prime ordinariamente ad eaiiere 
attaccate più o meno da infiammazione e da tumore. 
Nella gonorrea e nella semplìceieucorreaosservaicjual- 
ciie tumore delie già ndoie inguinali, quantunque le parti 
esterne fossero priveilit'flulcerazioni. Applicato il viru» 
venereo o vajoloao all'esterna HBperficie del corpo, le 
prime glandolea tumefarsi eon quelle alle quali termi- 
□UDO i linfatici provenienti dalle partì affette. 

Noi tempo della peste si sviluppano nelle glandolo 
degli inguini, dell'ascella, del capo, e del collo certi 
tumori elle son delti, siccome è noto, pestilenziali: cosa 
che conferma che da tutta la superficie esteriore della 
macchina umana si assorbe il miasma quale risveglia gli 
eletti della sua morbifica azione nelle glandole cui tan 
capo i linfalici della tuperfìcie da cui derivano. 

In quei casi nei quali erano applicati i vesaicanti 
* agli articoli inferiori o superiori ossevrai tumefarsi e 
non senza dolore le glandole inguinali o assillar! Se poi 
mi diedi rarico di iniettare i linfatici negli articoli di 
cadaveri ai quali erano stati applicati i vessicanti sud- 
detti vidi, che le glandole linfatiche appartenenti ai 
medesimi erano non solo tumide ma ostrutte. 

Sevenga applicato alle piante dei piedi l'unguento 
diassungiadi porco e di sublimato corrosivo preparato 
secondo il metodo del chiarissimo Gibillo, si deoatruono 
le glandole inguinaliattaccate da gallicismo ; luche pro- 
va die i linfatici della pianta del piede succhiano 1' un- 
guenta, e che da queste partì lo traducono alleglamtole 
ioguinaliove si riuniscono i detti linfatici con (]uelli del 
piede come dimostrano le mie osservazioni (17)- 

Avendo peralquanto tempo tenuti immersi neHac- 
qoa calda i piedi, osservai la me medesimo che le glan* 



iia ISTORIA 

dole iaguìnali mi si tutnf^facevano con alquanto dolore, 

« r|uindi mi trasudat-a uà untore dal glande; dipoi io 

ern assalito da una fliìs^inne di capo ed emanava dalle 

cavità delle narici un umore saUo ed acre, la epiegitzione 

r delqoal fenomenolla stabilii come inappretso.llinfatit» 

idei piedi essendosi sopraccnricatidi ana copia insolita^ 

' di umore , e le giandol^ linfaCiclie essendosi inturgidita 

I del medesimo , ne^seguì che i linfatici del pene ( ì ([uali 

t rimettono il loro fluido in comune coi primi nelle glaa- 

I dole suddette) , si ecaricaroiio con maggior difficoltà. 

Intanto i va^i sanguigni continuarono a deporre la so* 

' lita quantità di umore quale non poterono assorbir tutto 

i vasi Uafatici per la ragione che il primo fluido lo ri- 

r j)ortavano con ritardato moto : così dal glande del pene 

> toiBudava quell' umore che sopravanzava. Similmente 

per la Boverdua assorzione dei linfatici attenenti ai 

, piedi avendo la gran forza del fluido disteso il duttQ' 

L toracico, non si potè fare a meno che da ciò non ntr- 

I nascesse un iinpedimentoalloegorgodei linfatici dell»' 

[ pìtutariadei Iato sinistro. Per la qual cosa l'umore tra-/ 

[ kudato nelle cavità delle narici dai vasi sanguigni non 

[ restando assorbito dai linfulici in bastante copia, fluiva 

r -«otto la specie di lieve corizza . O sperimentato che mi 

I hccadeva lo stesso quando l'aria umida mi cadeva con 

impeto sui piedi e sulle braccia . 

Ora le osservazioni, e gii sperimenti enarratigli ere-- 
Ldopiùchesuflicentiper dimostrare che iesostaaze dalift- 
Laaperticie estornadiil nostro corpo sun portate noll'inter- 
ì.po della nostra macchina per l'azione ed nflìcio dei vasi 
t linfatici. 

Da tutto quello abbiam riportato fin qui resulta «he 
[il sistema linfatico prea'le origine da tutte le cavità e 
l inperfìciu tanto interne che esterne del corpo ; e che al 
I tnedesimo soltanto è aflìdato Y incarico di assorbire. As-^ 
t iorbirà dunque da tutti gii iiitersrL/.j e saperlìcie dei sov 
lidi ciocche avanza alla niitriziooe; Jalk) cavità dei 
datti escretori e ce|le {|uello che soprabbonda alla secre- 
zione: dalle grandi cavità d^l corpugli umori trasuJatf 



DEI Vasi linfa ti cr'. ii5 

dai vasi di qualunque genere rdaixicettacoli la raaterifk 
più sottile dogli umori in essi contenuta: in ultimo dal- 
l' esterna superficie del corpo e da ciascune cavità co- 
municanti coir aria tutto ciò che sì esala dal corpo con 
più quello che loro «ijpresenta di raeffecolato coir aria me« 
desima. Così colla riunione di detti elementi molto eter- 
rògenei attinti da tante e si diverse sorgenti si elabora 
e perfeziona la linfa nei rami e nei tronchi dei vasi 
linfatici , nei plessi e nelle reti , nelle glandolé e nei 
tronconi principali che ìnfondopo ùelle.vene, come più 
diiFusaroente e con maggior chiarezza -farà dimostrato 
sei corso di quest'opera. ^'^x 



Tom.t Z 



ANNOTAZIONI 



DEL THADtiTTOKE 



Apparltneiui alla Seiionc Terza. 
l'Wot. i5.) Tessuto celluioso, e pannicolo adiposo o piiiguedìnaso. 



a forse nella nostra m, 
1 poco conosciuta dagli 



icliina la di i 



.1 org»- 



Ninna pane vi i 
.diziazione l'osse cosi ^ ^ . 

lorgesse il Mascaghi, quanto quella che costituisce il sistema cel> 
liiloso, come prova la seguente annotazio 

Era opinione railicata indistintamente in tutte le scuole d) 
nntDtnia che la tela cellulosa fosse un complesso di puri Glameaii' 
cosi coQ'tcasaii, e di lamine assai sottili iniiecciate insieme ei,' 
f incrociceli ianicsi le une le altre senzi la coucorretiza di vasi sao' 
I guigni o liai'atici , lasciando degli intervalli irregolari in certe r»: 
r f[ioni per ta formazione delle celle contenenti la pinguedine . lo^ 
. latti '^che Bordeu dice che le dette celle (quali diedero il notnt^ 
al tessuto celluioso) non anno niente di regolate, niente di sinM 
metrico, e diesi devono piuttosto paragonare ai piccoli spazj dM 
lasciano tra di loro gli ammassi di lana o di fìhicciche.Ma le inie- 
zioni le pili perfette si generali che parziali del ProfessM 
Mascàgm anno dimoHralo che lulla la tela cellulosa è composti 
di vasi più venosi che arteriosi , e di un cumulo Irasccndentale «f 
Tasi assorbeuli quali primieggiano sempre nelle parti bianche, eii^^ 
quelle che si accostano al bianco. Nervi non vi se ne distiibuiscoM 



lolli l'attravcrsini 



I punti 



BiCBAT e da co» 



alcu 



di Mascagni abbia presentita h 



tli nella tela celluloj 






quani 

E che sailt 
he suppuri,' 
la sede di funzioni vitali assai marcate , e che vive mauife- 
ameote? Tutte le idee vaghe di succo concreto , dì glutine con- 
pplicate al tessuto celluioso ni>n anno alcui 



arrivasse a dimostrarvegli. Ecco come si f 






solido fondai 
giono essere sbandile di 
è niente e in cui i fatti sono il tutto» 
Ora se ci facHamo a considerare 
erano attaccali all'idea che nella tela 
d' alcuni^ specie, DOD ci formali 
partendo da falsi principi ne ani 
ripetendo quasi ouniuaii 
ponenti (a detta cclluh 






; dog- 



lio lutti gli altri a 
jlarenon esìstessero v 
allrimcnti se i fisiologi 
le anno tirale delle erronee consegaenie 
le liaW espansil/ilità dei fìlameali conw 
la turgescenza o corrugamento delUJ 



DEL TRADtirTORB. Il5 

«ute, l'innrespamemo dello scroio, Vevezi'me del pene, del clito- 
ride, di-ì capezzoli, e delle papille della lingua, e k slPSsa espaa- 
■ìoue dell'iride. Anche Roose tu di questo scnlimento quando 
scrisse nei fondamenti della dollriua concefaenie l'energia della 
vita « che dovunque si rimarca turgiìscenza vi h una collezione di 
molta cellulare esirinsxca ai vasi « . Ma tulli ì detti feiioineni che 
'b\ era usurpati il tessuto celluioso sono dovuti esclusivamente alla 
replezionc e depleziooe dei vasi sanguigni , come le iniezioni e le 
osservazioDi le più perfette di Mascagni auno pubblicamente 
mille volle dimostrato . 

Ciò premesso, passando ad analizzare questo pannicolo adipo- 
•0,0 pinguedinoso ,è da avvertirsi in primo luogo che la telacel- 
lulare da cai resulla si conforma in celle di una (igurs ovale, le 
quali si comunicano fra loto come provano anche gli enCseaii che 
ai fanno sviluppare negli animali con arte . 

Dette celle ( o follicoli niioinii , elasllci , e insensibili ) sono 
tessute da una membrana esteriore composta di vasi sanguigni e 
linfatici, eda altra interiore costrutta di puri assorbenti , e sono 
ripiene a regioni più e a regioni meno di glebe pinguedinosc , 
resultato del trasudamento più cbe altro venoso e di ciocché so- 
pravauza al riassorbimento - 

■" ■ - > " ' in quadro chiaro e distinto della figura 
one del pannicolo adiposo non dee die 
immasso di uova. Esso !» due facce, 
l'altra l'interno. La prima è ineguale 
eize che Ei incassano nelle l'ossarelle scolpite nella 
!!]lacule,c l'allra osservasi parimente ineguale, 
ma soprattutto allorché concorre a riempire ceni vuoti tra gli in- 
terstiij dei muscoli , e d' intorno a certi organi . 

Discendendo in questo punto per amor dì ordine all'analisi 
delle glebe pinguedinosc che si trovano entro le celle o follicoli 
minimi predetti, glebe formale dal trasudameolo sanguigno, e rese 
più dense per Ìl riassorhimcnio linfatico, si riscontra che desse 
liducoQsi ad una sostanza giallognola d'un carattere oleoso e 
burraceo . 

11 Doti. Faiihese espose alquanto diversamcuie la struttura ed 
intima composizione delle glebe pinguedinose , quando asserV 
Dell' Elogio allr< 
■cono le glebe o 
neao le celle». 

L'Automm ARCHI rilevò in un suo opuscolo , che tal descrizione 
veniva a confondere le celle colle g\cbc pinguedinose, cioè a dire, 
il continente col contenuto, quando doveasi chiaramente esprì- 
mere che le sole celle sono composte di vasi sanguigni e linfatici, 
e che le glebe in esse contenute noa costano clic d' una sostanza 
ole oso- grassosa inorganica . 



Ora chi volesse farsi 
disposizione, e concaten 
rappresentarsi all'idea u 
una cbe riguarda l'ester 
per molle elevatezze che 



delle glebe pinguedìn 
citalo » che vasi sanguigni e linfatici costitui- 
e resulta il pannìcolo adiposo ed ìnlessono uou 



tiS 

Poco avanti 
tOHMABCHI sorii 
Etone nella quak parla 
linguaggio temilo snpra 

Mi il Fabrese ìt so 
«ionaliall. pag. ,o4e8 
anch'io aveva pubblicai 
•ulta imbuto cirllc i raspi r: 
pravan» all'assorbimen 
oleoso-g l'asso sa o buri'at 
,Ì sangi 



al detto opuscolo i]'AiF> 

ne dell'alLual mia Trada. 

inoso collo stcsM 



conlcmpor.in 
la luce la prìii 

del pannicolo pìngucdi 

er.uLO nuovamente nelle sue Noie addi* 



lalìi 






68"' 



;g. contro Aptommahchi e contro quanW 
« che la gleba piogueóinoaa non è il ri- 

dei linfuiici, cioè dou è quella sostsnUE 
1 che volgarmente cWiammi pinguedin 
mi e liul'atici con celle più o meno n 
figura ovolare conipongoi 
esilissimi ed in&niteaim>i 
I umore prepara 
le infinite chesolti 
e del limone. «I 
delicatezza n 



» dalle membrana 

in sostanza come quvlle memi 

più piramidali conteugono Tur 

i è scolare del MàSCAGHi (meni _ 
ò trascurato di consultarne) cbc la pensi come il Farsese. e poli 
che lo stesso Mascagni in tutte le sue opere parla del pannicoli 
pinguedinosu nella maniera dall' AnTOMMAncm e da me tracciala^ 
cosi l'orza è diie die 11 Fumese , nella questione da noi imparziab 
mente dis ussa sia dalla parte del torto, e clie quando prese f*^^ 
appunti sullii piugucdine confondesse inavvertenli'mente le id 
del nostro Precettore con quelle di altri Autori, o clie MascagM 
nOD si esprimesse con troppa cblarezza , D che finalmcate qucstil 
grande anatomico non avesse ai leiupi del Farnese fatti gli ultin ' 

eù analitici speiimenti sul tessuto pinguedinoso , e però n( 
sselalquanto dìversameute da quello à insegnalo, e sempre si 

11 pannicolo adiposo e respettiva pinguedine oltre ol servili 
òi difesa alle parti che rlcuopre, a riempire gli incavi e gli 
■tizj dei muscoli, k anche l'uso di collegare insieme alcune paff 
e di facilitarne d' altre il moto , e soprattutto di servire alla nutii 

CUe la pinguedine ripari a quest' oggetto inleressautissimo e 
lo confermano anche tanti ghiri e marmotte, ed altri irragiom 
voli animali che sì impinguano nell'estate, intanandosi poi sena 
piovvisloue nell'inverno , i quali si sostengono e nutriscono n< 
corso di questa stagione a spese della propria ftiugucdine sorteniH 
fuora alla primavera assai dimagrati e smunti . 

Anche l'uomo in certi generi di alTezioni è costretto a soiM 
nersi a carico di questa sostanza non potendosi cibare e nutrire per 
la via ordinaria. Ma tale e tanta è la delicatezza della nostnf 
macchina perfettissima che resta ben sovente alterata anche da' 
1 esuberanza di quelle sostante necessarie per mantenere e riparai 
«Ile |ii.'[dite della medesima , Infatti peccando la pinguedine i 



DELTRADITI'TOHE, I17 

^antìtii ne aasceU poUiarcia, ahre Gaterasma,e molti altri 
incomodi che sarebbe cosa soverchia l'enumerare . 

(Not. i6.} Biprovazione della slrana edolfre modo incon- 
ciliabile idea che i tegumenti si ìnosctilìno nei polmoni coi vaii 
tanguigni polmonali ; e maniera di agire degli itimolanti appli- 
cali alla pelle negli asfittici . 



Ritornando adesso a parlare col nostro Autore del polmone, 
chiedo al cortese Lettore una benigna indulf;enza se mi approfitto 
d'una digressioae per fai conoscere altra incoerente teoria dc:l 
Sig. Doit. Gràzj-Defendi.ni . 

Abbiamo sentito da quanto il Mascagni registrò nella sezione 
seconda, e da (pianto altro può riscontrarsi nel nun Prodromo sotto 
il Gap. VII. I ." che anche le vcssicbeitc polmonali souo tessute in- 
ternamente di prominenze resultanti dalle arterie minime ritorte 
Delle Vene, 3." die le prime continuano nelle seconde io maniera da 
poter sostenere che l'arteria polmonale proveniente dal cuore ritor- 
na in continovato canale d'onde sìè partita per mczxo delle vene 
del medesimo nome , 3.° che queste eminenze, le quali non appa- 
riscono che dopo felici iniexioui , sono soltanto ricoperte da esili 
membrane composte di vasi sanguigni e tiufatìci perche propagint 
degli inlegumenli coniuiii , e 4'° Goahnenlt; che queste stesse 
membrane, ppr la scottatura o meglio per la marerazione si pos- 
sono separare in maniera da lasciar nude nude le dette papilla 
polmonali . 

Da cii ognuno rileva che il tegumento non si inoscula per 
niente né continova coi vasi sanguigni , ai quali è affidata la graa 
circolaiione, eiche nel polmone, egli, ìnlìn ita mente attenuato, noa 
fa altro che tappezzargli. Ma se la cosa stb cos^ , ciie risponderemo 
il Sig. Grazi -Defend INI il quale per {spiegare l'attiviti degli sli- 
uolanti applicanti alla pelle, onde risvegliare la circolazione negli 
affittici assicura alla pagina 3S. del suo sistema cutaneo , che gli 
integumenti continuauo per mezzo dei polmoni nei vasi sanguigni 
I quindi vanno al cuore per passare a comporre gli altri vasi inser- 



a formare le 



iyienti alla „ 

Vii introduce per la laringe, percor 
■ nelle varie cellule dei polmoni , sei 
lali , e queste ripiene ed intim> 
E .< vene di quel viscere non ci fa pui 
[■mirasse dei medesimi, e percor. 
klll orechietta sinistra del cuore, cri 

k percorra del sistema circolatorio l'immenso cammino 
Ma io rilascerò al sagace Lettore il gi uditilo della 



j integamento 

trachea, enlr» i 

essi e bette poli 1 

e dalle arteria J 

diffidare che ripiegarsi debb% j 

ido le vene polmouali arrirì 

mezzo del troncone dell'ac 



avella pr». 



1l8 IHHOTAZIONI 

Jivi!3ia teorìa , e dirò semplìcriiienir. , die se per avventura mi «i 
domandasse come agiscano gli itimnlBnti applicali alla pelle per 
risvegliare gli affittici, benché noo la preleadn, pure dieiro le scoper- 
te anatotuiclie le piìi moderne, e ilieUo il ìcotiniento della maggior 
parte dei più illustri Fisiologi, di cui dod riporto le utorilk per 
non dilungami di troppo , crederei duvcr risponder co$!i. 

Bandita la pretesa conlioiiazione o propagazione dei tegumenti 
, nel sistema irrigalorc, e premesso il dominio ed impero dei nervi 
'• topra i vasi sanguigni, come feci osservare in altra annotazione, 
e concessa, come &n qui niuno h impugnato, la l'acollh «entienie 
[ nei nervi esclusivamente , l'orza è convenire che gli stimolanti an- 
che negli allìilici spieghino la di loro azione sui nervi , i quali 
! eccitati imprimono una sensazione tale sul cuore, e sui vasi sanguigni 
' (e soprattutto sugli arteriosi che elettivamente non a caso intralciano 
come i più capaci di reagire suliluido contenuto) da risvegliare la 



Che 



■gl'i' 



sull' t 



contigue nei 



i leguntenti comuni no 
nnguigni, quantunque dette pi 

Che il sistema nervoso goda la privativa dì risentire le imprei- 
, aionì esteriori, bencliè un certo grado di ecciiabilil^ ài suo 
genere non sì voglia negare a nessun fibra organizzata, lo sanno 
anche le persone le più estranee alla medicina. 

Cile il precitato sistema poi estenda la sua azione sopra i vari 
del sangue , quantunque si sìa baslanlcmente latto conoscere e per 
la distribuzione del primo sopra i secondi, e perì caagiam enti che 
l'uno inrute negli altri in rapporto delle sensazioni che riceve^ 
C che loto comunica, lo prova anche la paraplegia malattìa nelltfi 
qualcesseudo affetti i netvi di una inai^giore o minor porzioi 
inferiore del tronco e degli articoli corrispondenti , ne segue chQr 
oltre la perdita ora del moto ora del sentimento, andandosi a ral-4 
tentare la circolazione e la nutrizione, si pssa più o meno presto, 
per conseguenza allo sfacelo e alla perdita irreparabile delle parti > 
Ma andiamo avanti cogli argomenti? 

Cos'è asfissia? L'asfissia è una morte apparente nella quale): 
■ lospeso il moto del cuore e delle arterie , abbenchè le parti conser » 
vino tuttavia un certo grado di vitalità sospesa e per cos'i dire asso* 

Questa dìfinizione non mi si può mutilare, mentre scie partv 
non conservassero sempre una certa intrinseca disposizione alla vit»' 
non s.iiebbe mai riuscito ad alcuno di ravvivare gli assiderati, gU' 
impiccali, annegati ec. < 

Ma se la mia definizione è giusta chi non vede che ciascun 
elemento componente l'animale economia nei surriferiti casi t 
perduto è vero di sua attività , ma conserva sempre un certo natu- 
rale istinto a sviluppare, o per meglio esprimermi, a risvegliale • 



DELTRÀDVTTORE. II9 

fìr reagire quella proprietà clie lo caratterizza ? E siccome nello sta- 
to dì vitalità perfetta si è dimostrato evidentemente che il sistema 
irrigalore è sottoposto all' influenza di quello nervoso, perchè questo 
colla debita reciproca proporzione , non deve dominare egualmente 
sul medesimo anche nella vitalità imperfetta. 

Ma i nervi , insegnano i Fisiologi , mentre sono la molla dei 
vasi , lo stimolo del fluido contenuto in questi è la molla reciproca 
dei nervi, lo uod impugno questo dogma. Ma forse il predetto sti- 
molo non pu& rimpiazzarsi egualmente da altri stimoli parimenti 
efficaci? Osservai di fatti che il chiarissimo Professore Filippo 
Uccelli, fecendo delle esperienze, come fece più volte lo slesso 
Mascagni , nei guillottinati, nei quali eradei pari spenta la vitalità 
dei nervi e dei vasi si mossero le labbra , le palpebre ec. non toc* 
cando col condotto galvanico (che dee considerarsi uno stimolante) 
i vasi sanguigni , ma i nervi. 

Anche dal riportato sperimento ne resulta che i nervi sono gli 
unici strumenti capaci di risentire le impressioni dei corpi esteriori 
anche nella vitalità imperfetta, e che per risvegliare gli asfittici noa 
vi è bisogno dì ricorrere ad una sognata continuazione o propaga- 
zione dei tegumenti nei vasi sanguigni polmonali. Ma se sempre, 
attribuendo forse troppo coU'Hàlleh e suoi seguaci alla irritabilità 
muscolare, si vorrà sostenere, a fronte delle opposizioni-dì Cullen» 
e Brown ec. che il cuore, come muscolo, possa indipendentemente 
dal sistema nervoso risvegliare la circolazione, onde rinvenire uu 
plausibil sostfgno per questa teoria , poteva dirci piuttosto il Sig. 
Dott.GaAZjr-DEFENDiNi che negli asfittici gli stimolanti applicati alla 
pelle diramano la loro azione sul cuore per quella contiguità che 
1 tegumenti godono nei polmoni coi vasi sanguigni polmonali , e 
non mai per la sua sognata propagazione o continuazione nei vasi 
medesimi. 

(Not. 17.) Nuovo metodo per deostruere spesse volte col pia 
felice 'Successo le ostruzioni di fegato , di milza ec. 

Le parti che si possono deostruere col metodo dell' infelice 
Cirillo , e meglio coli' unguento mercuriato comune applicato 
secondo gli insegnamenti del Professor Mascagni agli articoli infe- 
riori, e soprattutto al dorso e parti laterali delle dita dei medesimi, 
donde prendono origine i linfatici profondi , non si ristringono 
alle sole glandole inguinali, poiché si deostruono anche quelle dei 
lombi situate alle parti laterali dell' aorta e della cava ove in ultimo 
pervengono i linfatici dei pcedetti articoli inferiori. Infatti siccome 
queste glandole, che ricevono in comune buona parte dei linfatici 
del fegato e della milza, si erano più volte trovate affette negli ingor- 
ghi di tali visceri » si principiò a credere che sovente V ostruzione 




da qmdi» prìau lira dcfle gjiaioie «Unte, 
i fioflMÌcìilegli articoli inCcfìorì le attntvcmno 
, cofiglia fl P. Hkcmsth di ^yerci di 
per dcostiverie aftarhè s possano scaricare a Iraverso 
maAe i linlatici del firmalo e ddla nilsa , e go^ collo 
Moq^ loro fincere le oitmsooi le pèà refiaitarie ed antiche di 
detti nfceri.Che poesia dottrina àa gioita e fondata snll'oaservaziooe 
lo conferau anrtie il finente caso inieresantisàmo che, infra gii 
dhri da me Ofcerrati , Tengo a riportare. ■ 

iUigiolo Goni dì Empoli, d'anni «4- robnstodi temvfamento^ 
^Kchino di condizione, si ammalò nell'agosto 1816 iniGrossetOy 
ove si trattenne per qaalciie tempo , di febbri intermittenti le quali 
lo fecero risolTere a rimpatriare il primo di ott<ibre dello stcss'anno. 
Bicemto tersola mel^ elei suddetto mese in questo spedale, fu messo 
fotto la clinica dello studiosissimo Dot, Asroaio PiBaom , già 
BMdioo ccmdotto di questa Terra e mio particolare amico di cui 
dolenti a ragione sene piange sempre da tutti la troppo immatura 
perdita nel più verde aprile dei suoi anni , in meno alle (hò sod* 
disfacenti sue cure , e piando appunto dai suoi ragionati travagli 
la Provincia medica poteva attendersi fondatamente delle non or- 
dinarie risorse. A dett' epoca le febbri quotidiane intermittenti 
avevano defatigato il malato in maniera che , oltre F avere acqui- 
stato un color terreo e un emaciazìone e floscezza generale , aveva 
il bassoventre tumido e teso come se fosse stato asciti(X> in ultimo 
grado , tanta era l' ostruzione di fegato e di milza che si riscontrava 
ooitamente ad un infarcimento di tutti gli altri visceri addominali. 
In principio fu trattato colla china in sostanza e lauto vitto, e quindi 
avendo preso la febbre il tipo di terzana semplice , e poscia di 
quartana , continuato per pochi altri giorni il febrìfugo, fu attaccato 
ogni sera con le unzioni mercuriali agli arlicoli inferiori quali erano 
precedute ed alternativamente segnile da lavande di saponata alla 
mattina. Queste unzioni composte d'una dramma di unguento 
mercnrialo della metà nel corso di un mese e mezzo furono riprese 
sei volte dalle dita di entrambi i piedi, e variando ogni sera regione 
furono portate a Intta la coscia. Un discreto ptialismo ne fece 
sospendere per qualche giorno la cura alla mela del suo corso. Con- 
temporaneamente air ooo di queste unzioni non fu amministralo 
alcun medicamento interno , e il malato che non aveva mai sof- 
ferta alcuna specie di sifilide guari d'ogni durezza interna addo ^.u 
uale e d'ogn^ altro incomodo, e passeggia perfettamente ristabilito, 
tipreso già da due anni ed ora può dirsi da 5 , il suo laborioso me* 
stiere di facchino. 

So bene anch' io che sovente la causa delle ostruzioni dei 
visceri in proposilo si rinviene nell'interno degli slessi visceri , la 
quale se non si rimove colla boccia o con altri polenti rimed) , non 



SELTEÀDUTTORÈ. lai 

èqoasi mai possibile superarla in altra maniera , ma poiché anche 
ìtk questi casi le dette glandolelpotrebbero rìmauere afHilte secon- 
dariamente per una linfa viziala, portatavi dai linfatici dcipre-, 
detti visceii già ostruiti , cosi quest'affezione secondaria glando- 
lare » anche tolta la causa dell' ingorgo dei visceri , ppò mantener 
la malattia negli stessi visceri con non permettere altrimenti ai di 
loro linfatici lo scarico degli umori che in essi sopravanzano alle 
diverse secrezioni; ed ecco un' altro motivo per non dover mai 
trascurare le unzioni nei casi enarrati agli articoli inferiori per 
mantenere sciolte da qualunque ristagno le glandole in questione 
potendosi così direttamente o indirellamenie facilitare assai il rista- 
bilimento dei visceri prenominati . Chi sa? forse il mercurio può 
trionfare sulle ostruzioni anche per la sua introduzione nel sistema 
sanguigno attenuando , anche nei casi fuori di fisilide , la linfa e 
gli umori, dando un urto ai solidi, o in altra maniera. Noa 
può esser utile che sotto quest'aspetto nelle mani di quei pratici 
che» non perfettamente istruiti del sistema linfatico, consigliano 
le frizioni mercuriali alla regione del fegato al di sopra delFombel- 
lieo da cui r unguento non va certamente ai linfatici del detto vi- 
scere come molti di essi suppongono . 

Anche il diabete ogni quel volta e motivato dall'ostruzione 
deUe glandole linfatiche a traversole quali non si possono scaricare 
ì linfatici dei reni che ivi comunicano, oltre con quelli del 
fegato, milza, pancreas, intestini, vessica , utero ec. anche cogli 
altri delle estremità inferiori, potrebbesi curare con successo felice 
profittando, come si avvertì in altra nota di questo volume , dei 
sunnominati articoli per deostruirle, restituendo libero il corso 
a quei linfatici incaricati del riassorbimento della parte più sot- 
tile dell'umore segregato nei reni onde diminuisca la massa 
di quel fluido che , colando p\er gli ureteri nella vessica , dk luogo 
air esuberante quantità di orina che costituisce appunto il diabete. 

IlProfessor Lodoli concittadino ed amico del Mascagni si serve 
con vantaggio dei pediluvi in una dissoluzione di sublimato corro- 
9ÌT0, rimedio che anche a me à corrisposto. Baume fu il primo che 
promosse l'uso dei pediluvi col sublimato per vincere non le ostru- 
zioni del fegato^ ma la lue. Per lo stesso scopo Eoyer propose i lava- 
tivi col medesimo sublimato, e Cirillo, comesi rammentò, si servì 
di questo farmaco unito al grasso per frizioni alle piante dei piedi. 
Sulla maggiore o minore utilità di questi metodi contro la lue i 
Voti sono scissi , quantunque Hdfeland abbia nuovamente cele-> 
brato il panegirico al predetto metodo di Cirillo . 

Riscontro adesso che anche Soemmbrri^ìg nella già rammen- 
tata sua memoria loda il metodo delle unzioni mercuriali per la 
cura delle ostruzioni dei visceri prementovati , quale deve avere 
appreso da ìMascagiìi giacché ne cita sovente le di lui Opere in varj[ 
luoghi. 



ISTORIA 



DEI VASI LINFATICI. 



BEZI 03SK QUARTA. 

Dei linfatici in generale. 

I J. primi Btami per cui i linfatici derivano delle diverso 
parti del corpo sono così sottili che coll'occhin nudo non si 
poEson vedere Essi colle di loro buccocce calcatamentg 
aderedti occupano le superfìcie delle parti, e per forza 
di artrazinne insita nei tubi capillari attingono cioccUè 
loro si presenta , se nn irritazione assai forte non irrita 
in maniera le bocchette da riserrarle (l8) 1 medesimi 
primistami accumulati in masaae riuniti fra loro formano 
dei rametti ii^ualiper una freijuente anastomosi evioen- 
devol comunicazione tessono una sottilissima rete. Dai 
predetti primi stami e reticolata tessitura dei medesimi 
vien formato il peritoneo, la pleura: la membrana inlerna 
degli intestini e dei dutti escretori, come possiamo per- 
suadercene coi seguenti sperimenti ed osservazioni . 

Se nel cadavere di un fanciullo morto per brevo 
malattia si inietti la colla colorita di vermiglione nello 
arterie epatiche, potremo vedere come i tronchi dei vasi 
sangugui dall' interna sostanza del fegato vengono alla 
superficie, e come scorrendo tortuosamente per quella 
«i dividono in altri ed inaltrt rami poi gradatamente 
sempre decrescenti. Se seguiteremo il decorso dei me- 
desimi avremo luogo di sperimentare come in varia ma- 
niera intrecciati e attortigliati son rivestiti dalla super- 
fìcie interna del peritoneo , e come tappezzati e fasciati, 
da queeto stesso peritoneo si rendon promiaenti alla bu- 



DEI VASI LINFATICI. 123 

periicie che riguarda il cavo addomìuale. A forroaro 
questa rete concorrono ancora altri tronchi i qciali prò* 
cedono dalla piammaria interna, dalle intercoficali e 
dalle freniche e fra le ripiegatnre del peritoneo si di- 
stendono sopra Io stesso fegato. Allora, premessa tale 
iniezione^ questo viscere situmefàe trasuda un umorcj 
ma sommamente si tumefà allorquando dopo la predi- 
visata iniezione sene fa un altra nello stesso viscere per 
la vena porta, perchè le di lei ramificazioni serpeggiano 
intorno alle celle e pori biliari singolarmente, concor* 
rendo in ammasso a cormporre la parte principale delle 
pareti delle celle medesime. Ciocche abbam detto trasu* 
dare superiormente è colla senza colore, la quale poco 
dopo riempie i vasi linfatici superficiali e profcindi. 

Eseguita la detta preparazione e raffreddate le 
partii si faccia una ferita in un vaso linfatico superficiale 
di detto viscere, e col soccorso di un tubetto di vetro, 
del quale in seguito farò la descrizione e riporterò il 
metodo di servirsene , iniettiamovi il mercurio. La colla 
condensata nei vasi superficiali, rendiamola nuovamente 
fluida colTacqua calda guardando bene che non si sciolga 
del pari la colla contenuta nei profondi, mentre in questo 
caso si riempiono peggio i superficiali per le di loro 
comunicazioni coi profondi suddetti. 

Vedremo con ciò che l'argento vivo si insinua da 
primo velocemente nel tronco e nelle divisioni del me- 
desimo fino alle glandolo non presentandosi alcuna di 
Ini ramificazione laterale, e che quaiido incontra un 
obice nelle glandolo suddette sì ritorce e riempie i rami 
collaterali. Se in allora si faccia retrocedere il mercurio 
per questi rami e tronchi^ attesa una prensione esercitata- 
sui medesimi con una spatola, rileveremo agilmente 
che il mercurio passa tosto a riempire i profondi quali 
con tortuoso cammino tessono una rete che si intreccia 
coi vasi sanguigni principali, e quindi, non abbandonata 
la pressione, si fa strada in altri ramoscelli più esili che 
contessono una rete più sottile alla stessa superficie dei 
▼iscere. Questa fattasi turgida riveste in guisa Taltr^ 



^ 124, 1 8 T O R t A 

W , rete inferiore , i rami e i tronchi e li stessi vasi sagui- 

I gniauperiiciali, cliedeimeiiesiitiinon si potranno vedere. 

^^^^^ cbe le vestigia tracciate dalle prominenze, e il fegato 
^^^^L io quella parte rassemttrerà coperto da una lamina d' 
^^^^^1 argeato. Finalmente alrri rametti anche più sottili par- 
^^^^^ft tono da questa rete i quali raccolti costituiscono gli 
^^^^H ultimi stami di questi va§i, lochè rìen confermato da 
^^^^H alcune tenuisaìme goccio di mercurio che sortono alla 
^^^^f Baperlicie delle stesse hoccucce assorbenti le quali si 
B posBOn distinguere con una lente acuta. 

H Dal processo enarrato si rileva che siccome per. 

B l'iniezione di un tronco solo si riempiono non tanto i 

^^^^^ rami che spettano al medesimo cfuanto g[Ì altri appar- 
^^^^H'tenentia nuovi tronchi , così da uno solo si potrebbero 
^^^^n iniettare tutti i superlìcìalì e profondi se non venisse ini- 
■ bito ciò da rotture. 

Fa duopo avvertire che nelle reti enarrate tutti ì 
linfatici si riuniscono mutuamente fra loro col mezzo dei. 
rametti i più esili, e non mai per opera dei tronchi 
maggiori che di U ne derivano. Nel detto viscere a 
meraviglia si dimostra come tal sistema di vasi progre- 
disca dai mìnimi lino ai massimi. 

Se dopo l'enarrata iniezione si solleva la mem- 
hrana del peritoneo osservasi costrutta dì soli esilissiini 
linfatici '- con facilità ancora si vedrà che i filamenti che 
congiungono la medesima colla membrana sottoposta 
niente altro sono che vasi linfatici quali tendono ai pro- 
fondi. Tn qnest^ ultima membrana appartenente al fegato 
li osserva una rete di vasi tanto linfatici che sanguigni 
i quali incatenati mutuamente fra loro la costituiscono. 
Se allontaniamo anche questa ritroveremo esser della 
«tessa natura i filamenti pei quali è collegata col detto 
viscere. Da queste osservazioni manifestamente resulta 
che la membrana del peritoneo, priva di vasi sanguigni, 
è formata di soli linfatici e che nel fegato per moltissimi 
piccoli tronchi si congiunge coi linfatici più grossi della 
sottoposta membrana. Che il peritoneo costi dei suddetti 
vasetti linfatici lo provano ancora gli umori colorati i 



DEÌVASII.iv»ATICT. 12 S 

quali riempiono la cavità dell'addome in diverse afTozio- 
ni , e quelli cbe a bello studio vi t>i iniettano , mentre ei 
vedono riassorbirai dei medesimi. Siccome poi per vnria 
duplicatore del peritoneo vien legato il fegatOj la milza, 
e il ventricolo al diaframma: le intestina alle vertebre 
dei lombi e dell'osso eacro: la veeeica e l'utero alla 
pelvi ; e inoltre siccome le medeaime duplicature eeteao 
ai viaceri corrispondenti fasciano la di loro esterna su- 
perficie di qui si rileva che la membrana esterna di tutti 
i visceri contenuti entro la cavità dell'addome è fab- 
bricata sempre di vasi linfatici (19). 

die la pleura sia formata massimamente dagli stessi 
vasetti linfatici, come il peritoneo, ce lo dimostra il mer- 
curio iniettato nel vasi medesimi quali scorrono singolar- 
mente nella superficie convessadel diaframma, perocché 
retroepinto qualciie volta il detto metallo colla spatola, 
passa anche nei vasi più minuti della medesima. Provano 
il medesimo le iniezioni colorate e gli umori di vario 
colore che ai trovano nella cavità del torace e che in 
parte si vedon riassorbiti dai suddetti vasetti (20) 

Anche la membrana interna degli intestini è for- 
mata di puri assorbenti come osservai col microscopio 
nei capretti nutriti di latte, nel fanciullo, e nel!' uomo 
i linfatici dei quali erano ripieni di chilo Altrettanto 
si dee dire delle membrane che ricuoprono i villi e Ì 
follicoli dei detti intestini, non essendo altro che processi 
della stessa membrana interna cKe rivestono le eminen- 
ze, le produzioni e le cavità della membrana sottoposta 
Anche le iniezioni colorite avanzate nei vasi principali 
della matassa intestinale le quali, dopo aver ripieni i vasi 
sanguigni i pia minuti, discuoprono i linfatici, attesa 
la colla da essi trasudata e daquesti riassorbita, confer- 
mano la predivisata struttura della membrana interna 
del tubo alimentare. In grazia delia atessa culla tra- 
sudata per le iniezioni generali e riassorbita, come pure 
in grazia delle iniezioni parziali colorate sospinte pei 
«lutti escretori fino nei follicoli dei visceri, vieti dimoslra- 
to egualmente che anche la membrana interna dei me- 




126 ISTORIA 

^.deaìmi è cainpo3tn di una annlog.T tessitura, di vasilia- 
[ fatici. 

Per argomento di analogia qupst» medesima fab- 
■ bricasi può estendere allealfre meinbrfine price^di va«i 
I tangaigni, mentre analizzate col microscopio viei riecoa* 
i trano i medesimi elementi die nel peritoneo. A la BOfii 
} forza anriora la medesima, an<^logia inquanto alla cutìcolft. 

I rami cite sì partono dalle predette reti inteeeentl; 
I delie intiere membrane formano, riuniti insieme j del 
tronchi. Questi si dividono in altri e con tortuoso corsA 
f.nacanzano lille loro glandola reapettive. Negli articoUi 
I iniettato un tronco, qualche voltasi divide in diciotttfi 
I e più ancora avinti che arrivi alle glandole inguinali ei. 
I «Gsillari. Qjeate divisioni comaiiicano egualmente frtt^ 
1 ]oroecoo altre, e in ultimo si suddividono in un mazzetta: 
I di rami i quali sempre più suddivisi guadagnano le giani 
L dole , penetrano la di loro interna sostanza e si sottrag-i 
I gono alla vista. Alcuni oltrepassano quelle che loro eoa 
[ pnisdime per portarsi ad altre , non dandoi^i mai il casa 
ohe qdalche linfatico pervenga ai tronchi maggiori eh 8 
Loi scaricano nelle vene senza toccare delle glandola 
[ giacché è comune a tutti i linfatici T attraversarne pid 
Kòrdini. L'Hewsom contro la comune opinione che i lin- 
j fatici mai dalle parti ai conducono al loro termine nei, 
J »asi sanguigni s'iDza a tt riversare delie già ndole, ai glori» 
I di avere per mezzo delle iniezioni scoperto quei linfatici- 
che dall'inguine senza passar per le g land ide pervengono 
fino al collo, altri che nella cavitàdell'addome le evitano 
egoalmente, e Io stesso va sostenendo di alcuni lattei. A 
quest'opinione egli crede aggiunger fortezza e rifletten* 
do che r ostruzione delle glandole del mesenterio noo 
porta sempre il raarasmo , il quale viene secondo loi 
impedito da qoella porzione di chilo portata al dutto 
toracico dai vasi che non passano per le glandolo; e 
considerando similmente che, ostrutte le gUndole di 
altre parti di, lì innegabilmente non ne nasce l'idropisia. 
Aacbe Blasio, Nc;c& ed altri aiTcrmano di aver veduti 



Iropisia. ^È 
r veduti ■ 



DEI rXll llNFATICI. 127 

nei t>ra(i Je! liiiratici qunli terminavano nel duLto to^ 
racico senza toccare le glandole in elcuna parte. 

A me nelle numeruiie iniezioni iBtiluiie in tutte 
le regioni del corpo umano mai è riuscito di vedere un 
«oio linfatico die tcr/ninEi^^e o nel dutlo toracico o nelle 
vene ini mediata ni ente senza aver prima attrn veniate al- 
C|uante gLaiirlole; Cento volte dogli inguini iniettai il 
coifdocto toiacico, tmnostante mai uneolo vaso liufatico 
potei scnoprire che da (juel punto Ih. pervenisse senza 
toccare più ordini di glandole. I liufatiei clje iniettai 
ael cane, nel somaro, e nella pecora si internavauo anclie 
etei nelle glandole avanti di terminare nelle vene, ben- 
ché io detti animali e nel cane singolarmente si riecon- 
trÌQO meno numerose. 

In quanto all'idrope e al marasmo non sempre com- 
pagni deirustriizioofl delle glandole, voglio far conside- 
rare che i primi stami e dìramaziunì dei linfatici si 
riuniecono costantemente nelle reti per le quali 6 sta- 
bilita una mutua comunicazione in grazia dei rami cbe 
di li ne sorgono i (|uali scaricandueì in più e diversi 
tronchi eoprnvnnzano ordinariamente a diverse glan- 
dole Da questo apparisce in qnal maniera tutti ili ntalici 
derivanti dn qualum^ue parte del corpo ^1 rechino Ira 
loro un mutuo soccorso, e come quelli che si portano 
alte glandole comuni possano supplire le veci dei tronchi 
i quali tendono alle oistrutte. Concludo adunque che i 
linfatici avanti die si scarichino nelle vene sanguigne 
attraversano delle glandole, non sapeiidomi unire a 
ciocché r Hewson credè di dimostrare , se per sorte non 
giudichiamo esserli accaduto di osiservar ciò in un ca- 
davere che si sarebbe allontanato moltissimo dalla rego- 
la generale. 

Venendo adesso all'analisi delle già ndole, si osserva 
nella sostanza delle medesime che i tronchi dei lintatici 
procedenti dalle diverse parti si dividono in piccoli rami 
e diramaziimi tempre piii sottili quali fìnalmeote si sot- 
traggono alla vista. Dalle medesime glandole ne sortono 
anovi piccoli rami quali più e piti volti congiunti for> 



^^^^Ta8 ISTORIA 

mano dei tronchi i quali mentre tendono Riì altre glw 
dole ordinariamente sempre più fi dividono e quindi à 
riuniscono. Le del:te divisioni e surJdivietonì , e quindi' 
•ucceaeive unioni e riunioni di linfiitìci quali in varia 
maniera si comunicano fra loro aon chiamate plessi. Qne- 
■ti plessi si rinvengano sovente anche sopra le stesse 
glandolo. J tronchi che formano i plessi si riuniscono 
ordinariamente e prodacono dei tronchi maggiori avan- 
ticliè si perdano in altre glandole. Questi tronchi mag- 
giori anno orìgine soprattutto da quei plessi procedentÉri 
dalle ultime glandole per sboccare nelle vene jugnlanfl 
e succlavie. 

I vasi linfatici resultano di due tuniche esilissime 
nelle quali non vi potei rinvenire alcun vestigio di fibrit 
muscolare, ahbenchè abbia istituite le mie osservazioni 
con lauti acntissime. Nelle parti preparate con delicate 
iniezioni, osservai che la tunica esterna dei medeeìmì 
lasciava vedere molte celle contenenti una sostanza ole- 
osa. I vasi sanguigni che coi loro ramoscelli seguitavano 
il corso dei linfatici abbracciavano con esil rete le celle 
e tutto l'ambito dei linfatici. Nella membrana però 
interna non vi osservai che gli stessi elementi quali si 
presentano all'occhio nelle membrane composte di puri 
assorbenti Queste osservazioni le rinnovaipìù volte col 
medesimo successo anche nel condotto toracico non dtsh 
Tuomo soltanto ma ancora del bove e di altri brutii 

I NucK ci dipinse delie iihre e dei glohetti che si possa 
' riferirealle celle della pinguedine. (23). 

La membrana che riveste la superfìcie interna del 
detti canali di coi si vien da parlare, ripiegasi di tant^ 
in tanto e forma dei procesai falcati che si domandai 
vah'ule. Questa membrana pertanto si produce dalU 
Buperdcte nella cavità in semicerchio, dipoi reflessa ifl 
se stessa ritorna donde si è partita. Così nasce nell 

(, cavila di un vaso linfatico la valvola di una Jìgura n 
milunare, l'estremità arcuata della quale è aderente 
all' interna superfìcie del canale, Taltra poiè ftuttuaaM 
nella cavità. Fra la detta duplicatura della membrantt 



Bl LINFATICI. 



129 



ioterna. formante le valvule ai proilucono alcuni stami 
della membrana esterna con alquante cellette pinguedi- 
nose e vasareliifiangiiigni Le fibre arcuate tiicuiNucKci 
diede le tavole non le potei vedere LecoroaeìeenìdiqDa- 
]un<]ue valvula riguardano il canal toracico e gli altri 
tronchi maggiori. Ritrovai le valvute sempre geminata 
per intercludere l'intiera cavità, mai i]nagi}lao più di due. 
Mentre l'umore che scorre peri|ue6ti vasi si avanza verso 
il cuore forza la conve^eità delle valvule le quali si ap- 
plicano air interna superficie dei vasi dando un libero 
paesnggio all'umore medesimo Quando il detto umore 
si sforza dì refluire distende i seni delle valvule e i 
màrgini fluttuanti delle medesime si avvicinano scam- 
bievolmente e si con giungono precludendogli il regresso. 
Tutte le volte cheli medesimo umore si sforza con mag- 
gior violenza di refluire, dilata le pareti dei vasi ove 
rispondono ai seni delle valvole, ed ivi sì elevano due 
smioenzc le quali sì attenuano insensibilmente verso 
il cuore fino a cbè tutto il vaso non riprende il suo dia- 
metro ordinano Nel tempo della turgescenza enarrata 
delle dette valvule, si vede che nella parte opposta a 
quella che si è detto riguardare il cuore, voglio dire 
nella parte inferiore o sia base delle medesime le descrit- 
te eminenze sonocircoscrìttedairistesEatinea semicirco- 
lare dei lembi ohe formano le valvule e che si attaccano al- 
la superficie ìnternadei vasilinfatici. iSidìstingne inoltre 
che nella parte anteriore e posteriore dì ciascun vaso 
si congiuugono ad angoli quasi semiretti nello stesso 
modo e luogo ove le valvule sì ritoccano coU'apice dei 
corni. 

Le valvule, più o meno numiirose, ai osservano in 
tutti ì vasi linratici, Eae esistono anche in quelli del 
polmonee del fegato ((uantunque sostenga THonter che 
i linfatici del polmone sono cilindri senza valvule, e 
aseerisca di aver dal suo partito consuzienti il FEniiEm 
e OiGOTOj e inquanto ai linfatici del fegato citi le os- 
servazioni di ScKiviiEnL:Generalinente fra le glandolo e 
negli articoli si trovano più frequenti, e ove il fluido 

Tom. /. 9 



iSo I a T o A I A 

' ficade più resùtenti. Nel fegato sul primA l'esistono, ttiA 

L dopo cedono alla pressione (23) e si riempiono coH'inie- 
hkioue aaclie i più piccoli stami. Nel canal toracico, 
Lpecialmeote intorcoalla metà del petto, eooo piùdistunti 

I fra loro. Nel lungo in cui i tronchi fluiscono in altri sì 

T osserva spesso una valvola semplice. 

Bddbeck e B*btoUno Bcuoprit-ono queste valvule e 

\ sembra che non totalmente ne ignorassero l'uso. M» 
B.VOBEK. il primo te delioeò. Dobbiamo molto ancora a 

I SwaMerdam che le rintracciòcon maggioreaccnratezza, 

f e da cui Geraldo Blajho ne ricevè le figure che aggìunsa 
a\ Sintagma di Vleliscio. Finalmente RuischIo io 
illustrò non poco e nella delineazione delle medesime 
superò gli altri. 

Inijua.nto al diametro dei vai-i linfatici ci occorra 
BpeKSo osservarlo mnggiore lungi dall'inserzione dei rat* 
desimi nelle vene, mentre quaniopiù riaccostano a queste 
tantopiù si ristringe, motivo per cui i vasi linfatici sono 
molto differenti dai vasi sanguigni. Ouservaiqualche vol- 
ta che un t ronco proredeni e da He già ndolepoplitee supe- 
rava in diametro io slesso canal toracico allorché scorre 
nel ine2ìÉo alla cavità del petto. TI detto diametro 8i 
aumenta in maniera presso le «alvule in certe regioni 
e soprattutto nei linfatici profondi che seguitano il de- 
corso dei vasi sanguigni, e nelle adiacenze da cui prenda 
origine il canal loracico, e nella stessa superficie dei 
Vasi sanguigni . e nelle adiacenze da cui prende origina 
jl canal toracico, e nella stessa superfìcie dei polmoni 
tehe Jadilatazione à preso unnspettodi ('«rice Come nello 
vene, Quest'espansione vnriciforme frequentemente, non 
eccettuati neyqiure li stessi cadaveri dei fanrìulli prende 
Taspetto di una bolla sferica o sferoiilea più o meno 
bislunga, alle estremità della ({uale il vaso va moltissimo 
■ome poi i linfatici formati dai predetti tT 



endo. 
' tronchi si offre 
che volta nel cadavere ripiei 
Vuoti svaniscono si viene in 



alla vista nel corpo vivente e qual- i 
li u ' 

cognizioni 



perche i 

e che nello tuniclio] 



dei medesimi è insita una forza che promove il e 



BElTASILIKFATICl. l3l 

deiriiniore, e che negli animali vìventi fa rimpiccolirà 
e coartare sotto l'occhio medesimo i soddetti fast, come 
notarono j. Niccola Fschlin, e Carlo il Nobile nel canal 
toracico. Bitdbek poi, Bartolimo, Niccolo Stenone il 
figlio e Elsker videro che nei vasi lattei la linfa suben- 
trava al chilo. 

L'Halleb credè che la natura dei vasi linfatici foeae 
contrattile da superare in molte maniere In forza irrita- 
bile dei vasi rossi; tantopiu oeservò che non si contrae- 
vano e sparivano soltanto al contatto dell'olio di 
vetriolo , ma rilevò che anclie negli animali nei quali 
erano ripieni odi chilo o di liofa odi un liquore ceruleo 
riassorbito svanivano da pereè stessi, secondo la sua 
espressione, sotto i suoi occhi, fussero linfatici o lattei. 
Crede inolterhe gli stessi vasi non si possano rendere in- 
visibili se prima non anno rigettato il liqnure del quale 
ripieni apparivano alla vista. Questa forza espellente 
la riferisce ali' irriinhilità. 

Avendo io iniettata nei vasi sanguigni, 4o-ore dopo 
morCedell'acqua calda imbevuta o destitnta di colore, 
rilevai che i vasi linfatici ai riempivano anzi divenìvan 
turgidi dell'umore trasudato, quale avanzandosi a poco 
a poco , mancavano e svanivano. Ciò tante voltesi ripe- 
teva quante col medesimo artifìcio io rendeva da capo 
turgidi i linfatici dopo die si erano detumefatti. Inoltre 
avendo iniettati e dilatati col mercurio alcuni linfatici, 
siccome mi diedi la pena di con.iervagli per alquanti 
anni nello spinto di vino e quindi di nvuotagti per una 
piccola incisione; osservai che nel tem))o che il mercurio 
sortiva i vasi adagio adagio si coartavano, e che le 
pareti venivano a ritoccarsi fra loro, fenomeno che 
accadeva anche quando erano stati ripieni di altre sos- 
tanze. 

Da questi sperimenti siccome resulla che la forza 
per cui Tumore dei linfalici è sospìnto in avanti non 
solo si mantiene nei cadaveri freddi già da molt'ore, 
ma si conserva per degli anni ancora, ne giudichi 
r Hallbh se desfia debba riportarsi aiV inilabiUtù, mentre 




' I S T o{ A 1 A : 

tagli Stesso dopo un lungo e maturo esame stabilì chd 
la detta irritabilità si mantiene ultra wilam paucis hori» 
aut certe dicbus : e si allontana aii siccata parie animali et 
a musctilo qu'tfrigidus cnguit.ti \ 

Pertanto non avendo potuto rintracciar n.uUa nelld 
tuniche dei linfatici che fosse riferibile al genere della 
£bre muscolari iit cui lìaalntenCe soltanto può risedere 
l' irritabitilà , e i linfatici eccitati con stimalo meccanico 
non mostranilo alcuna parte dì forza contrattile , mi 
indussero a credere questi speritnentì che la spiegazione 
del fenomeno deirassorbimento e consecativo inalzamen- 
to dei fluidi doveva seguire necessariamente per V elastici- 
tà delle tuniche In fatti 1' osservazione atta e ripetuta 
eopra i vasi linfatici ripieni col mercurio, e stati pei^ 
degli dnni nello spirito di vino provano definitivamente, 
come eaunciai] che le toniche dei medesimi rivestono 
un tal genere di forza, la quale consiste appunto in ciò 
per cui le parti cotn presse o distratte si sforzano di 
ritornare nello stato da cui si partono, come in fatti 
tosto vi ritornanoappena, allontanatala potenza dietra- 
ente. 

Finalmente dille osservaaioni colle quali T Hiillea 
tenta di fortificare la sua teoria àai\' irritabilità ^ e da 
quelle che io stesso o istituite nei cadaveri, e che ìa 
molte e diverse maniere rimarcai, resulta più chiaro della 
luce che allora si ottiene il naturale stato di questi vaai 
quando molto sicoartano e ritornano a quelle medesime 
strettezze del diametro loro dalla natura accordate per 
sottrarsi alla vista. Mai si dilatano se un fluido in essi 
iniettato oda essi assorbito non gli riempie e faccia coia- 
pavire. Ecco come io spiego l'assorbimento inalzamento 
e consecutiva dilatazione dei linfatici. 

Applicati gli umori alle diverse superficie da cui 
nascono le prime radici capillari di detti vasi con tante 
bocchette inalanti, sono in primo luogo assorbiti dalle 
medesime per forza di attrazione insita in ogni segmen- 
to di questo sistema, e quindi ne viene impeditoli regrea- 
10 dalle valvule che abbiamo notate. Mentre le dette prir 



DEI VASI LINFATICI. l53 

tneradici continuano a aiicchiare, forza è che irasetti 
linfaiici dalle medesime derivanti adagio adagio si dis- 
tendano per r umore in esei introdotto. Le tuniche di 
(jnesti vasetti così dilatate, attesa la forza distraente del- 
l'umore incalzato, debbono eforaarsi per ritornare aldi 
loro primitivo stato normale di «atute, e quindi pre- 
mere per mezzo di un azione ooa mai interrotta l'nmoro 
in esai contenuto; ma poiché, siccome si avvertì, le 
valvule Re inibiseono il regreeso, così debbono aecessa- 
rìamenEe colla detta pressione spiagerlo in avanti 
e inalzarlo figo al canal toracico. Ad eseguire una tal 
funzione sono sollecitati senz.% dubbio anche da altre 
forze ansiliarie cioè a dire dal moto dei mascoli, e dalla 
pressione dei vasi sanguigni. 

Ritornando adesso a parlare della supposta irrita- 
bilità dei vasi linfatici mi resta da soggiungere che non 
bì dee far conto per ammettervela delfesperimento fatto 
dall'HALLER eoirolio di vetriolo col quale si contraggono 
e con somma facilità svaniscono, perchè quel caustico 
acido corruga anche le parti dalle quali è lontano ogni 
sospetto di irritabilità. U burro di antimonio arendo 
una forza più mite per corrugare non induce in questi 
vasi alcuna mutazione. Se 1' Halleh avesse fatte e ben 
ponderate queste riflessioni credo che non sarebbe stato 
tanto sollecito lei determinare l' irritabilità dei vasi 
linfatici. 

Le tuniche di cui si formano i detti vasi linfatici 
^ono tenuissime e pellucide, ma i filamenti di cui eoo 
composte riferibili ai primi stami dei vasi sanguigni e 
linfatici, sono così compatti da renderle medesime molto 
resÌNteoti e capaci dì sostenere più libbre di mercurio 
avantichè si rompano. Pertanto non vedo con qual fon- 
damento da alcuni sia attribuita l'idropisia alle rotture 
dei linfatici mentre io che mi sono dato carico di inief 
targli negli idropici mai ò avuto luogo di riacontrarae 
dei rotti. Né per il ritardo degli umori tanta può esser 
la forza distraente il canale ila cagionare le supposta 
rotture j mentre detto ritardo essendo un eifetto del- 



iZéf I B T O R I i "M 

l'òstraTiione delle gUndole, ne vieaa che quanto i vasi 
sono pervenuti ad una data amptezsa di diamctrriO, gli 
nmariÌD essi contenuti rimangano Dello etato dì quiete. 
I^ forza poi aCtraenre insita nelle radici dei linfatici la 
quale sola tiene in moto la Unta, <mantunquetii dimostri 
atta a distrarre le tiiniclie dei vasi, pure non vale tino 
al segno di decom porle , poiché mi sono assicurato che 
se in qualche idropico ei arriva a trovare alcun tron- 
cone linfatico rotto o lacerato, ciò è sempre un elFetto 
promosso da una causa esterna meccanica o corrosiva- 

L' umore contenuto nei linfatici è vario secondo la 
diversa indole dei fluidi che si separano e contengono 
nelle cavità dalle quali derivano i linfatici medesimi, 
poiché nel tempo che negli intestini vi si contiene il 
chilo , questo apponto succhiano e riportano in circolo, 
e in suo difetto aai^orbono un umore pellucido sanguino- 
lento mescolato ad alcune particelle concreecihili che 
continuamente dai vasi sanguigni trasuda nel cavodegli 
stessi intestini. Quelli che vengono dal fegato conten- 
gono un umore tinto di on colore gialliccio eeubamaro 
qnale indica che anno attinta una porzione dì bile dalle 
celle e pori biliari. L' umore beuto da quei linfatici 
derivanti dalla regioni coperte di piugqedine galleggia 
di particelle eleose; quello che procede dal rene bò. di 
orina. Ingenerale il gusto discuopre nella linfa dei 
primi assorbenti delle particelln saline ; T occhio armato 
di lente o nudo delle purticetle oleose; il fuoco, lo spirito 
di vino, egli acidi vi dimostrano la sostanza concresci- 
bile. 

Queste osservazioni le ripetei nel cavallo, nell'asi- 
no, enei rane raccogliendo Tumore dai linfatici sezionati 
avantichè arrivassero alle giandole. Radunato poi l'umo- 
re da quei vasi che avevano attraversate più glandolo 
rilevai che offre al gusto poche particelle saline, calla 
vista poche particelle oleose, mentre preseetato al fuoco 
eoraministra una maggior quantità di particelle concre- 
scibili, Quest' umore va congelandosi anche colla di lui 
semplice esposizione alTaria siccome sperimentò I'Hew- 



DEI VASI LrNFATICt. 1 35 * 

■oiT eitrsendolo dai linfatici del collo , della caviti 
dell'addome, e del torace. Va congelandosi del pari, a 
coafessione dello stesso Autore, ancbe quelT umore che 
sì coatiene nelle cavità dell'addome e del pericardio: 
Io di nuovo ripetei le etesse osaervaztoni e vidi che detto 
umore va congelandosi dopo if minati in circa, esala 
un odore acuto e si divide tosto in due parti in 
siero cioè che occupa le pareti, e in un isola fluttuante 
di materia fibrosa la ifuale seniibilmeate decrescendo 
di mole si riunisce nel centro del recipiente in una pic' 
ciolissima placenta. Riportai lo stesto resultato analiz- 
{sando l'umore del bove, asino, Ciivallo, capra, ed agnello. 
Sette once, ]3 scropoii, e 5 grani di umore raccolto 
neir addome di un bove si era separato dopo tre ore in 
II. grani di parte fibrosa e in ^. once 12. acropoli e 18, 
grani di siero coagulabile in foraadel fuoco, degli acidi, 
e dello spinto di vino. Disseccata la parte Ubrosa si 
residuò a 3 grani, dal die sene deduce contro I'Hewson 
che negli animali sani il siero costituisce la massima 
parte di (fuesf umore, la minima poi compone la materia 
fibrosa. Sarà mia cura di far conoscere eoa maggiora 
estensione, in altro luogo, delle analisi più concise intorno 
alla composizione degli umori che si ritrovano tanto in 
istato morboso che sanosì nei soggetti umani che bruti. 
In ordine poi al termine dei linfatici non dubito di 
stabilire che dessi tutti terminano per costante legge 
di natura nelle vene succlavie ed jugulari (alcuni dei 
quali scaricandosi ne ir angolo resultante dalla riunione 
delle medesiine, edaltri nelle prossime adiacenze,) per- 
chè cogli sperimenti cento volte rinnovati mai osservai 
la fabbrica del corpo amano dipartirsi da questa regola, 
sebbene per i moltiplici sentimenti degli anatomici sem- 
bri doversi ritenere un opinione contraria ( 1 ). Né posso 
esser del parere delTHALLsa il i{uate sostiene che i 
trooooai dei linfatici mai ecaricano la linfa nelle vene 

(a) Chi desidera riscontrare con maggiore accucaCezea le 

Sinioni de^li Amori , ricoira alla Sezione HI. del Torn. |. degli 
emeati Glos. dell' Hilcer . 



l36 ISTORI A 

I -àTantichè essa abbia confluibo nel conHotto toracico' 
perchè ve ne sono cotitaiitcnieute alcuni ciie «i aproDO' 
I ee paratamente nelle vene jiigulari e succlavie tanto del- 
' destro che del einistro lato. • 

Penso poiché gli altri, e soprattutto MECKEi.(n)^| 
cadessero in grande errore quando irisegijarono che 
linfatici 6Ì insinuano in altre purti fuor delle vene jugn^, 
, lari e succlavie : tanto credeva io stesso quando sul priot 
I oipio delle mie fatiche aveva meno esperienza, perocché 
jdopo avere iniettati i linfatici rincontrando qualche volts 
' xipiene anche delle v«nareile, congetturava che per 
mezzo di alcuni tronchi vi fosse qualche segreto com- 
mercio dei linfatici colle medesime. Ma esaminata €on'< 
maggiore accuratezza la cosa e reiterate con somm» 
diligenza le indagini non rinvenni una volta questo 
transito del mercurio dai linfatici nelle vene , che HoaL" 
mente non conoscessi con somma chiarezza esser ciò 
accaduto per delle rotture le quali ordinariamente 
I riscontrano nelle glandole. In una parola «empre gli 
.•travasi venivan motivati in maniera dai linfatici Iscs- 
«rati da farmi distinguere che il mercurio passasse noi| 
I Itagli stessi vasi forniti di vicendevul comunicazione, mi 
I Jiensi dal tessuto celluioso nelle vene rotte dalia pression» 
di questo metallo. Siccome poi le vene che sortono dalli 
piandole e che influiscono in tronchi maggiori posGon(^ 
■leeser prese per linfatici giacché ne rivestono molte sen^ 
tiianae, mi penso che ?ia stato, siccome a me, così agli 
altri motivo di sbaglio in guisa eh'- I'H-iller, il quale pef 
r avanti aveva negato che i linfatici terminas^iero nelle; 
>ene, avendo stabilito a tutti un termine comune nel cnor 
dotto toracico, in ultimo, mutatosi disentimento 
provò , male a propoaito , la teoria di 3Ieckel . 

Da ciocché abbiam detto in generale dei vasi lia^ 
, fatici apparisca che rjuesto sistema di vasi per mezsA 
► di esilissimi stami attinge da tutte le parti del corpo 
'.umano gli umori superstiti alla nutrizione e trasudanti 



(a) Confe.ua (iaalmente nell'operai De finibus vcnarum, che'- 
le vene lo fecero travcUci e . 



DEI VABI LINFATICI. 1^7 

nelle secrezioni-, dal tubo intestinale il chilo; e dal» 
l'eaterna euperfìoie ilei corpo e dalle vessiciiette poi* 
monali It: soHCanzeriuniteairaria, e coti lentn cammino 
per un lungo tragitto porta tutto al cuoi'e. Coaì lo 
particelle oleose, acquose, e saline che inutu;iiTiente 
■i rÌBcontrano fra loro nelle reti, nei ples^ti, e nelle 
glandole possono secondo la diversa indole di aflinità 
trasmutarci e riunirsi in quella sostanaa clie è capace 
di nutrire le parti delTanimaleedi riparare alle perdite 
deifluidi. Certamente la natura à stahttito perqueet'uso 
esclusivo i linfatici nella fjihbrica degli atiimali. 

T linfatici non vanno esenti dalle loro malattie. 
Sovente nei tronchi e n^Ue glandole sì ostruiscono, 
dilatano, e debilitano offrendo un orìginB all'idrope, 
Alle volte si riempiono di una tiostanza albuminosa, 
tenace, densa e tortuosa come soprattutto quelli che 
derivano d.i parti affette di scirro. Le tuniche alle volte 
divengono cartillaginee e una volta sola le o vedute 
ossificate intorno alla pelvi. Nel flemmone e nella ri- 
sipola siccome i vasi sanguigni si dilatano e si intur- 
gidiscono morbosamente di sangue, cosi i linfatici cbe 
gli circondano non vanno immuni da infiammazione. 
Nelle ferite e nelle ulceri i linfatici restano frequen- 
temente corrosi e però emettono un umore cbe si vede 
provenire da parti viziate , come lo provano le iniezioni 
spinte nei medesimi percliè sì dai tronchi principali che 
attraveisano le parti ulcerate, che da altre divisioni degli 
stessi tronconi sorte all'esterno il mercurio- Intorno 
alla tibia dei troncKi così corrosi ne osservai in un ca- 
davere nove. Dove l'umore è solito darsi un esito dalle 
parti ulcerate per la diuturnità della malattia, bisogna 
guardar bene che nel tempo della cicalrizznzione influ- 
endo più abbondante e peggiore nei linfatici, non vi 
ei debba troppo condensare 3 e sia di impedimento ai 
£aDÌ umori provenienti da qualunr|ue altra parte, e cosi 
ingombri e disturbi ncir economia animale le funzioni 
dei visceri che lian bisogno di questi umori interessane 
tissimi . 



i 



ANNOTAZIONI 



DEL TRikDDTTORS 



Appartenenti alla Sezione 'Quarta , 

\ (fìoLiS.) Motivo per cui le semplici spalmature sono da a 
porsi alle frizioni mercuriali. 

Fa per evitale Io sconcerW avvertito dal nostro Aaiore, ciò è fl|' 
per aoa dar luogo alla serratura e ristrìngimeaio delle bocchetta 
linfaticlie, quali irritandole non possono ricevere ciocetié loro li 
presenta da assorbirsi , cbe il Professor Nannosi avveri^ il pria 
come mp^lio faremo rimarcare anche altrove, che le semplici • 
«jptrGriìali spalioaiure erano da anteporsi alle foni e itimolaDti &W 
sioni mercuriali! 

(Not. 19.) Struttura del peritoneo. 

Se le ritrattazioni degli nomini grandi sono aiate mai sem 
KpprezsaEe come antimarcati compassi per misurare il merito 
medesimi noi non potremo che esaltare il P. Mascagni per la ra* 
gione che essendosi prefìsso di perfeaionare l'anatomìa , non g% 
seguendo cecamente l' orme fallaci della tradizione prestando fedtf 
al una fafragine di scritti, ma la scorta fedele dell' osservazione) 
edegli sperimenti sui cadaveri di qualun'^ue genere, non esitò alt 
mnnieato a ritrattarsi e far conoscere pubblicamente in seguita 
che l'organizzazione del peritoneo l'aveva rinvenuta in ultimi 
analisi assai diversa da quella lì eia rassemlirata nelle prime itV4 
dagini sulla meJejima. Infatti egli credeva in principio che questi 
membrana fosse fabbricata dì puri linfatici, mentre io pli^ volle gli 
l'ò veduta in appresso, dimostrar conformata di vasi linfatici < 
sanguigni. Mi siccome questi ultimi non entrano che alla compoi 
sizioni d^lla lamina interni la quale più aderente ai visceri si insi* 
ona fra acino ed acino degli stessi vi9ceri,e la lamina esterna, quelli! 
cioè che ci li presenta a prima vista alla superficie esteriore dT 
qiialuni|iie parte contenuta nel bassoventre, si inietta facilmente pel 
i riassorbimenti, cos'i verosimilmente giudicò in principio che In 
primi fosse propria d'alcuni visceri, e l'altra sola costituisse ìf 
peritoneo che dichiarò p;r questa ragione composto di soli as- 
sorbenti . Mi avendo oiservito iii s5;{aito che la lamin» interna 
non si può separare dall'esterna, e che anche nei semplici proluo-' 
gammti o ligameoti compiesti dallo stesso periioueo, la prima 
trovaci senkprc a contatto della secoriJi , come quanil(^ si interim J 




OELTRIDUTTORB. iSp 

fri gli «Cini del Tegaio , inìlia ce. <li qui prese motivo in ulttm* 
i' arguire per csuone cbr Ìl periioueo è composto di due lamine 
Va loto aderenti l' esterna contessuta di soli lialatici, e l'interna di 

liukaiici e sanguigni . 

( Not. lo.) Struttura dellapleum ec. 

Ma anche tjaii-Ai primo laocio il nostro Pro essore restò in- 
gaanaia , meoiie ebbe luogo ili lìnveoìie e dimostrale pubblica- 
mente in appresso che la pleura, come pure il pericardio e il 
duia madre, sono membrane tessute non di soli ticfaijcì, ma di due 
lamine come quelle appunto che compongouo il peritoneo sopra- 
descritto , quaniunque il pericardio e la dura luadre ùeiio lucon- 
paiabiluieuie più dense e più tesisienti. 

(Noi. a i ) Orgatuzsauone della cuticola , analiii di quanto 
è stalo scrino in farorc della sensibdiià della medesima dal 
MoJOS , e di <iuanto le è staio obiettalo dall' AutommàKchi, Jn 
ultimo maniera di anorbire daivasi tinfatiii componenti la detta 
cuticola e le altre parti, colla discussione delle opinioni che 
riguardano tal /unzione. 

Non posso dispeatarmi, senza detrarre al merito del BUscagni, 
e senza mancare all'istruzione, dì riportate in succinto la struttura 
e l'uso della ciiticolae dei prli , con più il sunto d'alcune doltiine 
che riguardano tali partì secondo gli inscgnamcuti del prelodalo 
Professore. 

La cuticola , prima pelle o epidermide, cbe vale sopra alla 
pelle , è un tessuto di puri linfatici diafano ed elastico, che ncuopie 
tutta la superficie esteriore del iiostto corpo, e(ceiiiiato lo smallo 
dei denti, e che prende il nome di epiirlion allonbè si aitrnua e 
^k a tapprziare la bof ca , ì organo della tespirazione e dr-ll' odo- 
rato per passar quindi nel sacro della faringe, e rivestire tutta la 
Mperfìcie esteriore dell' esofago, ventricolo ed intestini onde liu- 
nirri all' altro strato che per la parte inferiore , dopo aver ricoperta 
l'uretra la vesiica , la vagina , e l'utero, si interna per l'apertura 
del podice nel retto. È da notarsi che nel detto tragitto ella penetra 
in tutti i condotti e caviilt che riscontra come nei (ubi galatiolerì. 
punti lacrimali , tube eustachìane , condotti stenonianì , dutio t pa- 
lico , e in lutti i canalini e bocchette dtlle glendole semplici, non 
esclusi tanti altri canalini e celle da cai essi dacivano, compartcudo 
loro la Biembraoa interiore. 

I predecessori al MiscAcni osservandoche la cuticola si squam- 
mava nelle malattìe esanlemetiche , e non avendo lumi a sniKcenza 
per couoscerueil meccanismo, la reputavano un corpo inorganico, 



passano, rmnili 
fasciando, unìlai 
dell» cute riiEdes 
dalla secoiiJa per i 



140 AMMOTAZIOHI 

ma egli k f -tto vedere che e oig^mica assolutamente, attesa la pre- 
senza dei vasi assorbenti , come lo conferma la riproduiioae della 
medesima nelle scottature ec. Questa membrana , di colore ordi- 
nariamente rossastro, in grazia dei vasi sanguigni che ricuopre, 
presenta alla supcr&nie esteriore una serie immensa di incavi e dì 
' promioenEe corrispondenti sempre agli incavi e promiaenze dell) 
ente, e un cumulo assai prodigioso di pertug) a traverso i quali 
passano i peli. Essa è priva della sensibUilà animale , come pure 
ne sono privi i peli , mentre il dolore che si sente nell'avulsione 
di questi deriva dalla lacerazione d'alcune tennissime diramazzion 
celle nervose che si distribuiscono alla memhrana esteriore invilcp- 
sante i bulbi, non chi dalla distratione che pioducono gli stest^ 
Balbetti nel passare pel tessuto della cute. ■ ] 

Che l'organiiz32Ìone della cuticola sia di puri assorbenti i qa^ J 
in tronchi maggiori, alla cute ìntrecciaqdosi a.l 
lente alle più fini diramazioni n'jrvose , le papille 1 
iche dal disi leco della pria ""' 
Eione o della macerazione, meM 
operazione si vedono strapparsi un ammiisso di (tlameqm 
nodosi t quali, ben si rileva, altro non essere che vasi linfatici,.>1 
Questo tessuto cuticolare, che difficilmente si può separare J( 
due lamine, k due superficie, una eslerua riguardante l'atmosfeijl 
l'ormata dalle prime radici dei vasi linfatici quali assorbono se 
pticemente i fluidi aeriformi, l'altra interna aderente alla e 
contessuta dalle seconde reti assorbenti, che per esser più spesse' ti 
aerrate attingono anche i fluidi in staio liquido come I' epitelioo. ' 
In questa superficie detta anche corpo muccoso , (quale si osserva 
piena di incavi e di prominente in opposizione diretta a qnelladelia 
superficie esteriore J risiede il color nero negli etiopi, Ìl quale aju- 
tsto indirettamente dal clima vi si deposita per uik trasudamento 
maggiore d' idrogeno e carbonio che si fk dal sangue venoso parti- 
colarmente. 11 Sig. Gftizi-DeFEMDisi assegna per organo seceroenie 
detto umore nerastro alcuni follicoli particolari nella cute che non 
esistono per lai funzione assolutamente. Il Professore Gatellacci 
insegna che è la bile, die si trasporta alla cute e dk il color nero 
agli etiopi ; ma anche questa opìuioneè da relegarsi colle altre che 
liproverò in un mio trattata dell' orbano tegumentale il quale farò 
di pubblico diritto ài piìi presto passìbile. 

L' uso della cuticola è di ricuoprire le parti sottoposte , mode- 
rare le impressioni esteriori , servire al riassorbimento, e stare in 
repulsione col Quido «salato dai pnri inoiganici dei vasi sanguigni, 
-per il che non li permette, quanlo si trova a contatto della met 
desinia, di eliminarsi, se non se prevalendo la forza dell'impulsione 
d calore. A queste condizioni trasuda dai pori della medesim 



fotto la forma d insensibile iraipi 



D di sudore 



Ì>Bt4ritADÌ7TTOIIB. l4l 

Le unghie , per quanto più spesse e più dare della cutìcobi 
M>n<r c'ODslaerate ana conti nuazione della medesima perchè queste- 
parti ci offrono un organizzazione identica fra loro. 

I peli essendo tanti corpi cilindrici , elastici . e vuoti sono stati 
dimostrati all' ultima evidenza per un ammasso di vasi assorbenti* 
Infatti Mascaghi analizzando attentamente le loro valvule , aven* 
doné riscontrate alcune to\ concavo riguardante la radice » ed 
altre l' apice dei medesimi » stabili che in questo sistema di vasi 
denominati gassiftri face vasi una specie di circolazione, il che 
tanto più siamo portati a credere dbll'òsser>'areche è legge propria. 
dei vasi destinati al riassorbimento dalle diverse superficie al cuore 
di tener sempre una strada la più lunga , affinchè le diverse parti** 
celle coagulabili degli umori e nel loro cammino e nei plessi a 
nelle glandole si incontrino e si auimali^zino per riparare alle 
perdite del corpo umano. 

Detti peli si trovano impiantati per mezzo di tanti bulbetli nel 

Sannicole adiposo» e questi bulbetti sono involti e accerchiati da 
oe guaine distinte • una esteriore composta di vasarelli sanguigni 
e linfatici con qualche filamento nervoso , e un altra intema tes* 
anta di puri likifatici . La prima è propagine della cute, eia seconda 
della cuticola la quale attenuandosi intorno a ciascun pelo alla su- 
perficie esteriore della nostra macchina lo percorre inguainandolo 
a guisa di cai di sacco fino al suo incasso nel pannicolo adiposo. 

L' uso dei peli , non eccettuati i capelli e la barba , è di rias- 
iorbire non tanto ciocché loro si presenta di congruente dall'atmo- 
sfera » tua Anche porzione di quello si esala dal nostro corpo. L' uo- 
mo è fHÙ estesamente guarnito di questi avendone molti anche 
nella faccia ove segue un esalazione polmonale continua e non in- 
diflierente per la ragione che prevalendo in lui la robustezza della 
fibra e la tenacità degli umori potesse col riassorbimento dei vasi 
'f azzeri procurarsi un Veicolo acquoso alla massa degli umori me- 



È veramente, mi si lasci dir cos\ , bizzarro l'uso che assegna ai 
capelli il più volte citato Sig. Dott. Grazj-Defejsdini , il quafe 
dopo avercegli dati per tanti vasi assorbenti, e dopo aver convenuto 
che r«so di questo Vistema è di riassorbire, avendo forse sentila 
dire che vi erano delle valvole riguardanti col concavo 1' apice dei 
medesimi » senza dare alcun peso alle comunicazioni immense di 
detti vasi e al giro che fanno gli umori nei medesimi, stabili alla 

Sag. ì8 dèi suo Opuscolo ce che i capelli sono un organo escretore 
'una qualche materia che trattenuta può 'apportare le più funeste 
conseguenae <t. ^ 

• Frattanto essendo insorta tra gli Anatomici MoJON, e àntom- 
iCARCHX una dispuU intorno aUa sensibìlitk della cuticola , la qual 
•ensibilità vi venue ammessa dal primo e negata dal secondo ^ mi 




" Tnnnm'i i o s 

BÌace ripigliare la disnisiinne di qni-tro punia fisiologico non ìnil!^ 
ferente . E^co come si espresse il Moion in una ma memoria sull|| 

ic Sebbene sommi Autori abbiano lavorata nulla notoinia del 
•istema rutaneo, non VP ne^ akuQD » mia cognizionr che abbia 
comideraia l'cpideitnide qual - orpo organizz'ilo sensibile e capace 
di subire mite quelle orf;auicbe e vitali niod i (tea i ioni proprie alle 
altre parli della menabrana ^ni/nate <c . 

Questo periodo ci nfFre due punti distinti meritevoli entrambi 
di rimarco . Il piimo riguarda f organizzazione , il secondo la sen- 
tibitità della cuticola, Nna (ni trattengo punto a p:i-lare del primo 
perchè a tutti ^ noto cbe la scoperta di'll'organìzEaKÌone t)i puri 
linfatici della calirola è dovuta al Mtsc.iGNi, siccome rilevasi an- 
che dal suo primo Prolromo stampato nel i784' Palpando dunque 
a trattar tosto del socondo ponto, cioè della sensibililii ec. occorre 
avvertire che, attesa la maniera generica eoo cui si espresse il MuJON 
nel periodo da me riparlato snperiormeiHe , l' AnTOMMARCHi è 
mollo scusabile se li si roTesciò coniro, perchè qu^'sto nuovo ge- 



: la 



i subire tutte 



modificaziani proprie alle altre parti 
!■_ ■___ j. I 'g troppo viva- 



I prii 



. legate 
i possono (viJup- 



Bere di sensibilità « che rende 

qaelle organiche i 

della membrana ai 

mente le massime che sono state ii 

log! risvegliando l'idea di fennc 

immedìatamenle al sistema n 

pare nella ruticola perchè destituia di detto sistema . 

Infatti dividi-udo il MoJON la sensibilità in organica propria 
di tntti ì corpi e di lutti i sistemi che non anno nervi come la cu- 
ticola , ed in animate o della vita esclusiva del sistema nervoso , 
perchè attribuisce dunque a questa cuticola , che non gode anche 
secondo Iq sua divisione che d' una sensibilità organica , il giuoco 
delle funzioni proprie anche della sensibilità animale ? E forse che 
non insegna cos'i quando dice « die la cuticola è capai e di subire 
tutte qnelle organiche e vitali modiGcadoni proprie alle altre 
parti de'k membrana animale? « Se ella è nna membrana dotata 
ai seiHibiliiJi puiamrnte organica perchè si dee chiamare « ani- 
male, e capace di subire delle l'itali or"-—-'- ■ — -i:c_. -;_._■ 
secondo le leggi della buona fisiologia i 
ove vi à sensibilità animale o vitale , in u 
sviluppare che ove sono nervi? Ora chi n< 
un memento dalle gtesee sue massime egl 
guenze che fra loro dissentono f 

Io direi cbe la cnliola non godendo che d'una sensibiliil 
puramente organica non è capace di risvegliare che dei fenomeni 
semplicissimi e inerenti alle fone del suo puro organismo, laddove 
le alile membrane provvista anche (fì nervi godendo della sensìbi- 



inodìGcazioni quali 

a possono svilupparsi che 

ina parola non si possono 

00 vede che partendo per 

e à tirate delle conse- 



Di'bire Irasudarei 
le le inipronic e 
>dla (lau qualità 
golaim^Die dtlla 
I itegli ìXe$ù 



BBL'TIllBtlTTftUE. 143 

iììii animale o della l'ita danno lungo anche a dei feoomeni pHl 
complicati , come a qoelli che sosiengono e meltooo in giuoco le 
|>olenze della stessa vita e dell'anima . 

In conseguenza di ciò la concola ovunque 8Ì insiaDÌ, fosse 
anche diversa nell'imetno dei diversi visceii e fra e»i contigua, 
come a Iorio pretese di sosienrre MoiON, non può 'as«clutan)ente 
esser quella cbe modifica , siccome egli pensa , sui diveisi modelli 
animali le secretìoni dei fluidi per e»mpio della bile, del svpo 
pancreatico ec. perchè ella non avendo altra l'orna , aiteis la &ua 
costante semplicissima organizzazione, che di 
quindi riassorbire , non puà che rendei pili mi 
i carailerì di quei dati fluidi che si separano il 
ilei visceri, impronte e caratteri che sono figli 
varia montaiuta , organizzazione ercilamcnio 
visceri ove si lavorano , nonché della qualità del sangue che sì di 
stribaisce ai medesimi , 

Troppo si attribuirebbe dunque alla cuticola e alle sue dira- 
mazioni (quali passano come divisammo a foderare l' interne cavità 
dei visceri) concedendole la segreta lavotaiioDe dei diversi fluidi 
la quale non è sialo né sarà forse mai possibile intendere rcn sa- 
pendosi finqu\ , dice TouUASini > quale arcana influenza delle parti 
conieria il sangue nei diversi liquidi , attesa la dìlBroltà di inter- 
narsi nei cupi recessi ove delti lavori succedono e colpire il segreto 
d OD lavoro si fine. 

Ma ritornando al periodo di Mojon da noi premesso, e volendo 
ristringerne 1' analisi in poche parole mi resta a dire che MoJOM 
oltre il non potersi chiamare l' inventore dell' organizzazione della 
cuticola perchè lo è slato il MiscàGNi, non può lusingarsi d'esser 
credulo neppure l' inventore della sensibilità organica perchè Bi- 

' fu il primo a trattare di sensibilità organica nei vassrclli ca- 

ri in genere , e nelli stessi Vasi linfatici in pariicotare , conie 
rilevasi dal suo secondo Tomo di unatonnia alla pag. ^98 e alttove. 

Ha questa sensibilità oiganìca è ella qualrhe cosa di nuovo , 

Sorta ella allo sviluppo di fin qu^ non conosciute funzioni t .. Niente 
i tulio questo { dessa , seti conceda, vcdesi chiai amente uient'allro 
■ssere che la percetìone specifica di Blake ; il gusla di Bordev ; 
Vappetito animale di Dar vrin ; 1' of(''fi£ione propria dei tubi capil- 
lari ed elastici di JUascaghi , in una paiola la disposizione , su- 
tceltinilà, e capacità di assorbire tenuissimi fluidi i e in ultimo Y,ec- 
cUtabilità di Brown che si può dire l'anima di lutli gli esseri or- 
ganizzati, e l'attitudine delle fibte e dei vasi a muoversi e contrarsi, 
kd oscillare ed inghiottire, e ad innlzare io essi i diversi fluidi fin- 
ché non sia compiuta o almeno mollo inoltrala la morte o tnoitifi. 
castone del tessuto ed organismo dei vasetti di cui sì traila . Ma è 
tempo di passare a far conoscere dietio le osservazioni di MAScà- 



ceri" gusto t 
pne altri ; quindi 



1 specie d 



AHMOTllIOKI 

quale sia la maniera di assorbire Jì questi Tasi linfàtici imcf- 
«liti la stessa ciilìcola . 

Dopo che Barthez il primo maDÌfcslò a M(fflTPELiER Della aaa 
ntio'va doimiiailelle iuDiinnì del corpo umano ride:) di movimento 
inverbO, retrogrado, odi nausea dei vasi quale applicò alle sieus', 
Arterie oude spiegare eerli leoomeni morbosi, soni DaB' 
dietro le tracce di esso Platmeb , Scbrecex, e I'Honter quali* 

«ottennero che le boccucce dei liiit'aiici " 

pelilo per alcuni dati fluidi , e aa av 
J'aiisorbimeiiin nel primo caso allibissimo, e 
sioue e manca uza di assorbimento , o anclie 

o di vomito . Ma poiché la cosa stando cos'i si verrebbe a coatiluire' 
dei vasi assoibenti un sistema capriccioso che potrebbe , quasi dirci)' 
K sua voglia o dietro alcuni stimoli che non le fossero , seconi' 
delti Autori ouiof^nei, sospendere per l'iutiero la di loro funsii 
di succ'one e ili (ransìlo nel sangue dei maLerìalì nucesgarj per 
(viluppo e uiaateniniento delle piiriì, e in tal guisa verrebbes! 
dar lu'igo ad una serie immensa di sconcerti neU' economia aaì^' 
male, cosi io non saprei convenire che si pofssero dare certi 
liquidi non assorbìbili perché supposti inrapaci di risvegliare 1' ap- 
petito del sistema Itnlaiiro, benché tenui e suscettibili di essere 
ìnghjotiiii perla pìcciolezza del volume delle particelle miuime 
che gli compongoNo, mentre è di prima iiecessi:^ che gli assor- 
benti sucr.liiiìo sempre ed indistìntamenie, onde infoudefe nel 
sangue quei materiali che questi nella sua circolasioaG ìi perduti 
nell'iunalfiare e nutrir le partì, 

forse in veduta appunto dell: 
BÌone fosse tempre cuitanle«d imparziale perogi 
la ualuia li privati i Untatici di nervi onde Ì di loro usi contantó 
ìmporlaiili per mantener la vita eie fui 

dcsima non fosseio soggette ail' iuHuenzi uei iiiomiissimoMisiema 
nervoso che potrebbe beusovcuLc alterarle e l'orse in qualche caso 
anche so^pcuilcrle. 

Ké, B dire il vero, per sostenere la teoria dlBiRTHEZe suoi se- 
guaci , mi sembrano di gran valore i casi di analogia che riportano 
toimui fì^iol^gi insegnando che dessa corrisponde alle leggi le pia 
ovvie di'll' eccitamento in quella guisa che un cibo omogeneo o 
nauseante produce diverso effetto nel palalo , nell' esofago , e nel 
Ventiicolo, perchè io dico che queste parti essendo dotate di sen- 
sìbiliLb animile squisitissima, per esser tornite di fìlamenli nervosi, 
qu^Ii mancano assoluiameuie ai vasi linfatici , ponno esser suscet- 
tibili di rii everc diverse impressioni secondo la diversa natnra dei 
corpi sapidi, odorosi, nauseanti, o insipidi che agiscono sulle 
medesime, I oc he non può accadere nel sistema linfatico perchè 
privo dì ucrvi. e incapace perciò di sentire la diversità degli stimoli 
come le parti di detti nervi totalmente sopravVedulc. Inoltre ancha 



■hh che vi era che 1' assoi»*a 
;niqual)i!id) fluid^l 
. di loro usi conlanto? 



DB t T R à D U T T O R E. ì 4^ 

la differente di orgaiiizzazioue e di siruuura che passa fra le pareli 
eia SQperficìé iateroa delle faud , esoi'ago, e ventricolo » e le pa- 
reti e soperficie interna dei vasi linfatici repugna a credere eguali 
eparaleAe fra lorole dette funzioni. In ultimo Mascagni lo dice e lo 
prova troppo chiaramente anche da perse stesso in luiiie luoghi che 
1 linfatici assorbono costantemente ed indisiintamenie seuza am- 
mettere in essi nn gusto più omogeneo per alcuni fluidi , come si 
poò riscontrare nel decorso di quest'Opera e nella sua bella prefa- 
sione singolarmente. 

Né vale il dire per sempre sostenere un gusto capriccioso nei 
linCitici che quantunque la superficie interna dei vasi sanguigni sia 
tappeisata da una membrana composta di puri assorbenti » questi 
non attraggono i globetti del sangue perchè iucapaci di risvegliare 
il di loro gusto particolare ^ giacché Mascagni riMeite che «se 
I^assoraione di detti globetti non k luogo, è perchè dessi non stando 
mai fermi entro il lume dei vasi, non danno tempo materiale ai 
linfatici per imboccargli ed assorbirgli. Dipiù io considero che i 
globetti sanguigni nel sistema irrigatore, occupano perlopiìi il 
ceb^ro dei loro recipienti , e addosso alle pareti dei medesimi , ove 
si trovano le bocchette linfatiche, non scorre che il siero, lochè 
può ostare all' assorbimento dei suddetti globetti , senza dar luogo 
ad inferirne che dessi non sono assorbiti pei'chè insufficeuti a risve- 
gliare l'appetito linfatico. 

Finalmente , secondo me , è del pari poco fondato anche il. 
dire che tanto è vero ^he i linfatici assorbono in forza del loro 
diverso appetito che ora riportano in circolo alcune importantissime 
raccolte di sangue o di acqua e cosi i malati guariscano , meutre 
all'opposto non riportandone altre i malati vanno miseramente a 
morire. Tal ragionare, lo ripeto, è a mio credere poco fondato 
perchè anche in quei cadaveri d'individui considerati spenti di 
stravaso sanguigno , di ascite ce. io ò veduto che i Untatici quali si 
trovafvanoja contatto colle di loro boccucce inalanti dei detti fluidi 
ne erano ripieni fino alle glandole , osservazione che prova che i 
detti malati morirono per una concussione , o per qualche altra 
lesione stata causa o effetto troppo intenso dello stravaso, perchè 
in caso diverso se le dette lesioni avessero dato tempo, e la causa 
si fosse dissipata o fosse stata più mite, i liniatici avrebbero avuto 
luogo di riassorbire ogni fluido , e cosi i detti malati sarebbero re- 
stati in vita. Inoltre farò riflettere che anche ammettendo un gusto 
nei vasi linfatici , desso sarebbe tanto esteso da potersi dire assolu* 
tamente generico pbr ogni fluido , perchè l' esperienza tutto di ci 
comprova che nel vivente assorbono colla stessa facilità e attività 
tanto la bile che il latte , tanio la saliva che 1' orina , e nel cada- 
vere attingono tanto la colla resa fluida , quanto f acqua pura , tanto 
Folto, come altri umori di diversa natura, e cosi vkdi:>correudo.Chiu 
derò dunque questa nota con riportar uno squarcio;della dottrina di 
Tom» 1. IO 



IONI 

liotiio e lendenti 

iorbono ed 







146 AnnoTiz 

M*sciGB( inserita nel suo uUimo Pro, 
■cere ile(ÌDÌtivamente che i lìnl'aLìci as 
nella magjera che abbiamo esposto . 

«Sifatti vasi (cioè i vasi linfatici) pregenlaao nel loro prin- 
eipio, come uno può accerlarseue sottoponeudo una parie prepa- 
rata al nticroEcopio, le proprie boccucce or:i più piccole oia più 
grauJi, ora più o meno folte e ammassate, ora rilevate e sporte in. 
fuori dalla superfìcie ove naicooo , oia depresse e eoa uu rili 
rotoudeggiante , iu mezzo a cui la boccuccia apparisce. Le d< 
boccucie souo poi cos'i folte e minute che lieo si prestano a suddi 
Videre e attenuare quanto mai si puòsotiiltueate le particelle della" 
materia che si introduce per mczio loro iu ciascbeduuodei piccoli 
canali; e eia ìu viriu della /orza di allrazìatie propria dei Utbi 
capillari che varia in ragione della densità delle pareti di tali 
vasetti essendo essa tanto più forte , quanto queste pareti a tuaiche 
Mno più dense della densità del fluido t.be si è inirodotlo, o delle 
minime patticelle o molecole le quali sono per introdursi nelle 
boccuccie che danno origine ai canalini suddetti . Se le juem- 
brane che l'ormano Ì canalini sono d'uà tessuto meno denso in pai 
ragone d' una data sostanza , questa non resta attratta , né iutrodi 
cesi nell'inierno del canalino, e vicnqanzi allontanata, e respiai 
Quìndiè che la natura à stabilita nelle diverse parti dell'anima 
questi canalini fomiti di pareti di diverab densità perchè poiessei 
attrarre quelle sole particelle ,cbe loropiescntaVansi opporlui 
tenore appunto della lor densità respettiva, per loiinare , eoo : 
parimente attratte particelle sostanze animali più coinposlc chtf 
■i combinano fra loro nel circolare pei suddetti canati. 

Le tuniche di questi primi stami o canali sono costituite di 
filamenti che si intrecciano in varia maniera passando scambievol 
mente sopra e sotto ^li uni agli altri con direzione obliqua e for- 
(nando un tessuto a guisa di stojn in virtù del quale esse godono 
d' ìxaajorzn elastica che tende a rendere il vuoto o calibri» dei 
canalini più angusto che sia possibile, subitocbè anno beuta 
', Bltralto colle di loro boccliette inalanti un qualche fluido, reagendoli 
contro il medesimo che le dilata, cosicché per mezzo di qucsi' eia» 
■ticità reagiscono contro Ìl fluido e lo spingono sempre pi' 
avanti . .« 

L' altraiione inerente al tessuto dei tubi capillari colle indicata 
SUR leggi fa duni|ue introdurre le mìuiine particelle dei diverti, 
iluidi, che preseotansi alle boccuccic in questi canalini . Le valvulft 
ne impediscono la retrocessione; e quelle particelle che dì 
iii mano si introducono fanno avanzare le altre che si erano prinia 
introdotte, attesa la forza elastica delie tuniche che reagiscono 
tulle me<lesime , e lo spingono sempre più verso il canal loracicOr 
Ora chi si tro eia che ammetta un gusto elettivo e non gene- 
rico nei Vasi linfatici , e che non convenga che dessi assorbono. 



ei 

id - 
loiJ 

1 

k1 



DEL TIlADUrTORE. l47 

^aIaiH|iie flaido purché ntturalmeule sia suscietlibik di essere 
assorbito io proportioae della souigUeaxa delle sue molecule, e della 
. tessi lium e capacità dei detti vasetti e loro boccaccie respéttive ? 

(IfoL 32.) Membrane che entrano all'organizzatone dei vasi 

* linfatici. 

Le osservationi le più esatte del Professor Masgjlghi portano a 
credere che tutti i vasi liofatici sieno composti soltanto dall' intrec* 
ciò d'altri yasarelli linCatici che ne intessono le due tuniche di cui 
refajtano, quantunque si possa dire che i linfatici principali, quali 
si internano nelle di loro glandole respettive, sieno fasciati da molti 
vasarelli sanguigni , i quali derivando dalla membrana esteriore 
delle dette glandole, e seguitando i predetti linfatici formino loro 
nnà ffnaina esteriore che potrebbesi chiamare la di loro membrana 
•scìtJiia. 

Indarno alcmii anatomici sono ricorsi all' ottica la più raffinata 
istituendo degli sperimenti filosofici per rinvenire nelle tuniche dei 
linfatici qnei nervi che vi avevano ammessi i nostri maggiori , e che 
l'anatomia moderna esclude perfino dalle stessè glandole linlatichèi 
come avremo luogo di rilevare fra non molto. 

L'usa della così detta ascitizia, oltre il corroborare e rinfortare 
il perimetro dei vasi i più considerabili, debbe esser quello di fissare 
e legare questi vasi medesimi e le glandole respettive fra loro non 
tanto» ooanto colle parti alle quali appartengono. 

E oà avvertirsi cheqaei globetti che Nugk delineò fra le dette 
membrane sono vere celle pioguedinose , ivi collocate all' oggetto 
di separare an fluido destinato a lubricare le parti adiaceoti , e a 
diluire gli umori contenni j nei vasi lin&tici. Un uso analogo al 
precitato I9 debbono avere anche i vasi sanguigni che fasciai^o gli 
stessi Itufiitici 9 ì quali , oltre il non aver nervi , non anno neppure 
ombra di fibre muscolari » siccome dimostrò il N. A. nella Sez.lV 

i 

(Net. %ìé) Riprovazione del moto retrogrado o inverse dei 

vasi linfatici. 

m 

Se, in fona della pressione esercitata soprai vasi linfaiici 
iniettati , colla quale fa conoscere Màsgagmi che le valvole degli 
assorbenti del fegato e quelle conseguentemente dei primi stami 
d'ial tre parti cedono nel cadavere e si lasciano vincere, come in forza 
dello sperimento fatto dall' IIuiìter con cui spingendo dell'aria nella 
parte superiore d'un condotto toracico, le valvole si rilasciarono in 
maniera che l'aria passò nei vasi chiliferi^ e finalmente deirosser- 
vazipne diiScaaiiLANSGKi perla quale resulta che una volta il mer- 
curio con moto contrario , superate le valvole al solito , penetrò nei 
vasi linfatici dei reni e fino a questi stessi visceri , dalla cisterna del 



1^9 iTtHOTiZIOHI 

chilo, 9i prendesse motivo da qualcuao di argomentare che ellena 

ro facilmente anche nd vivente per 
perciò i liafatici lascino reirocedere 1' umore una Volia assorbita 
I ed abbiano cosi in quaktie circostanza tnorbosa un moto retrogrado 
inganna assolutamente , come si ingarmsiono d'altronde alci: 
nomini grandi che godono meritamente reputazione somma oeU&i 

Srovincia medica. Perocché anche le valvule delle vene iu grazi* ' 
eli' impulsione cedono alcune volte, '•.ome abbiamo osservato r 
iniezioni del pene, ma per questo ninno credo io si troveti, dopa^ 
I BiRTHEZ, ohe sospetti nonché ammetta un corso o moto retrogradi' 

a venoso. E se si volesse obiettare che nell'anir ' 

' intanto il fluido sanguigno non retrocede inquanto, olire le valvule, 

ciò inibito dagli impubi del sangue che ne segue, altrettanta 

a dire , colla dovuta reciproca proporzione dei vasi linfaiicl 

, «lacchè questi assorbendoincessantemente^anclie dopo morte per' 

■ fc leggi gii esaminate , ne resulta che il fluido ultimo assorbito 

incalzi costantemente l'anteriore, unendosi cos'i a rinforzare là 

tesistenza che oppongono da per loro stesse le sole valvule t'acead^' 

■rgine a qualunque regurgito linfatico. 

IVIa se ad onta dei riportati argomenti si avesse sempre 
l'esitanza a convenire che non sì tii, nel sistema linfatico mol^ 
retrogrado, uno resterà certamente convinto della veridicitit delM' 
nostra dottrina dal riflettere col Mascagni che le il caso si dau^ 
é\ questo sconcerto dovrebbe senza dubbio accadere, come pensan9' 
alcuni, nelle idropisìe dipendenti singolarraente dall' osirusiont 
delle glandolo linfatiche, ostruzione che non permettendo ai liaì 
fatici di scaricarsi a traverso le medesime , potrebbe più d'ogn' allni' 
condizione morbosa costringerei linfatici ad un moto inverso, e cod 
t vomitare per le di loro boccucce gli umori in essi contenuti etsT 
La cosa andando com, ognuno vede che i detti linfatici neglt 
. Idropici dovrebbero in totaliih o in parie almeno ritnancr vuou( 
< Sua poiché il MasciLCNi sì è assicurato cLe in questi soggetti ir 
riscontra tutto l'opposto, mentre i linfatici sì vedono anche al' 
occhi ondi turgidissimi, siccome osservai ono anche altri anatomici, 
e l'umore in essi contenuto rimane in uno stato di perietta quiete , 
COSI anche per questi motivi la teoria del moto retrogrado dei 
n questi sperimcuti del Mascagni, quali soni 



i resta conquesti sperimcuti df ^ 

Wiori a quelli dell jAcOjpi , onniuanicnle riprovala ed abbaiiuta7 



ISTORIA 



DeivasilinfaticI. 

SeeISNE QWINTA. i' 

Della struttura delie piandole conglobale o linfatiche. ; 

MJaìla, storili dei vaei linfatici non si può in slcail 
mollo disgiungere (juella delle glandole conglobate , 
mentre essi tutti attravereano per le medesime, ivi ia 
Varia maniera gì intrecciano e diffusamente vi comu^ 
Dicano avanti di terminare nelle vene. Prevengo il be- 
nigno lettore rbe siccome io questa sezione mi Gon pro- 
posto di parlare Gemplicemente della struttura e dell'uso 
delle medesime, così mi riservo a indicare la diloro 
■ede quando tratteròdella «tori» dei vasi linfatici nelle 
diverse regioni in particolare. 

Le glandole linfaticbe sono state vedute Snodagli 
anticbi. Fkancegco Silvio le distinse dalle conglomerate 
col nome di conglobate. Gli anatomici seguono tuttavia 
questa distinzione sebbene Jehemia Losaio abbia avver- 
tito cbe il titolo di congionierate si conviene più alle 
linfatiche , ed abbia riportato alle glandole conglobate 
ì testicoli. la glandola pineale, le prostate e le glandole 
minori miliari . 

Dette glandole conglobate o linfatiche si trovano 
ÌD diverse parti del corpo umano sole, a due a due, 
a tre a tre o ammasGate circondate sempre da della 
pinguedine. Kei fanciulli il loro numero è quasi Ìl 
medesimo cbe negli adulti; in quelli si riscontrano pliì 
riunite e più rossastre abbencbè ordinariamente si uni' 
formino al color delle parti che inviano loro i linfatici. 
Esse variano molto anche nella fìgura, mentre ora soo 



ISTORIA 

bislunghe ora rotonde, alle volte irregolari o piane. 
Nella liscia superfìcie ci si notano costaatemente dei' 
Beni leggieri i quali gì osservano non in ogni parte, ma 
O nella faccia anteriore o nella posteriore o nelle la» 
terali soltanto , occupando <|ualchó volta siniultaneamen- 
te le parti opposte. Per (]uesci seni i rami maggiori sL 
ÌQternaao nelle glandole, oppure dai medesimi seiix- 
dessi ne nortono. 

Le glandole differiscono molto fra loro »nehe ia, 
grandezza e -compattezza. Quelle situate fra i riubooÌÌ 

, Bono coni piccole che Bpeeso alcune eguagliano una lentejl 
altre negli inguini, collo, e nelle cavità dell'addome « 
del torace che si approssimano ad una noce. In quest* 
medesime regioni, porche il loro stato sia aano , godono 
Koa certftmoUezza. Quelle poi che risiedono nel popUte 6 
fragliinteratizj dei muscoli si osservano anche più iiiolU; 
Le dette glnndole sono circondate da una membra^ 
sa costruita di diramazioni di vasi sanguigni e lin fatioÌJ 
Essa fascia e accompagna ovunque <]uei vasi assorbenti, 
•he dopo aver guadagnate e composte le medesime , coÀ 
Vario intreccio, ne sortono e pascano ad altre. Mai vidi 
ervi che si portassero alle glandole nel che è del mi» 
•entimeato anche Walter ed altri. Mali'ighi e Nucx . 

' nsseriscODo che in esse vi se ne distribuiscon moItÌA 
L'Hkwbon referisce che visone internano alcuni piccio-' 
lissimi, i quali crede modilicarei in guisa che non renda«^ 

r ao ansentimentoacuto se non sono attaccati da infiam^. 
maziooe. 3Ia il sentimento di dolore che si sviluppai 
-negli attacchi infiammatori delle glandole sembrala 
doversi riferire ai nervi dello parti adiacenti . Questo fe^ 
nomeooà luogo quando le glandole, aumentate di mole^- 
e gli stessi vasi sanguigni che loro si distribuiscono fattìf 
iDaggìormento turgidi per la copia del sangue , son causai» 
di una oerta turgescenza anche nelle parti limitrofe,) 
la quale venendo a forzare, e a stìragliarei nervi pro^' 
produce lo sviluppo del dolore che sembra corrisponderti^ 
nel centro deila glandola iuiiaiDmata (24). '* 




DEI VABI LlMFAtlCI. l5l ■' 

Volendo conoBcerc come i raai linfatici e sangnigni 
•i diportino nel eoo decorso per le glandole liursticlte 
fa rIaofKi iniettare prima di tutto i linfatici che si 
dirigono alle medesime procurando che ciaicuni ri- 
mangfino ripieni totalmente o penetrino le glandoleo 
le compongano o dalie medesime ne sortano, né vi 
riiTìanga la più piccola parte di glandola la quale 
l'iniezione non abbia ripiena e intimamente penetrata. 
Quindi se con lieve coltello ei ecopriranno i linfatici 
e le fitcsse glandole immerse nella pinguedine, avremo 
luogo di osservare con bello spettacolo quante eminenze 
ne venga fuora da ogni punto della sUperHcie che 
innanzi appariva levigata ed eguale, se si eccettuino 
i peni. Vedremo inoltre come i tronchi dintorno alle 
glandole si dividono in un fascetto di rami, i quali 
rutti si immergono nella sostanza delle dette gtandole, 
i maggiori appentichè anno toccati i seni, i minori 
poi dopo avere strisciato alla superficie passando ìd 
altri e in altri piccoli rami sempre decrescenti. Questi 
ultimi terminano in parte in quelle eminenze che sono 
formate dai maggiori sparsi qua e là nelle cavità cellu- 
lose, e in parte si insinuano fra quelle eminenze ma' 
deeiRie tendendo alle cellule più profonde. 

1 linfatici che entrano nelle glandole ai chiamano 
dagli anatomici inferenti e quelli che dal^e glandola 
ne sortono efferenti . Cosi un vaso linfatico può esaere 
efferente e inferente in correspettività della glandola 
da cui sorte, e di quella in cui entra. Dalia superficie 
esterna delle glandole sortono alcuni piccioli rami o 
ninggiori pei seni o minori e minimi dalle eminenze 
cellulari o ancora dai di loro interstìzi quali si partono 
o immediatamente dalle celle situate sotto la superfìcie 
o dai vasi più profondi e perciò dalla stessa sostanza 
della glandola Questi rami minori, dopo aver serpeg- 
giato alla aoperfìcie della glandola e essersi ivi congiunti 
ira loro, producono dei rami maggioriquali finalmente 
incorporatisi nei rami piò grandi provenienti dai seni 
li avanzRao ad altre glandule. In alcune glandole i 



f l52 ISTORIA. 

I ipredetti rami minori che scorrono alla di loro snperfìcie, 

f «i esser vano noo forniti dì <] nella sottigliezza che clescria- 

l'BÌ, ma divisi in un ampio diametro rientrano nella 

I aoftanza delie gtandule ijuali sono abbracciate anche 

da dei tronclii maggiori che fra di loro intrecciati 

B danno origine ai plessi. 

p Se con occhio armato di lente riguarderemo con 

f somma attenzione le eminenze enarrate, osserveremo 

\ ohe sono formate di vasi linfatici che, ora assottigliati 

.ora dilatati e distribuiti in varia maniera nelle cello 

si piegano in angolo, e iti molte e diverse maniera 

si intreeciano si polungono e bì ritorcono. La grandezza 

I delle eminenze è relativa alla diversa dilatazione dei 

linfatici che le formano. Altre eminenze poi son formate 

I di soli angoli di vasi, flessioni e circonvoluzioni. Neil^ 

1 dilatazioni e cellette si insinuano da ogni parte molr 

[ iisaimi ramoscelli di altri linfatici , i quali vi conducono 

I e riconducono un umore, esistendo un mutuo e molto 

• «steso commercio in ogni glandola linfatica. Non vi 

' sono glandole nella di cui esterna superfìcie non abbiait, 

Inogo tali dilatazioni. Sembra che esse sieno formato 

da vasi in vario iutrercio ritorti e vincolati. 

Ma per voler ccnoscere T interna etruttara dello 

glandolo bisogna iniettare i linfatici che vanno alle 

! medesime non col mercurio, ma col gesso, colla, 9 

cera fino a che le dette glandole non sieno intima meo t|Q, 

i- ripiene del liquido prescelto. (Queste tali materie coar 

densandosi col freddo e colla quiete, offrono più facilmBqg 

te l'interna di loro fabbrica, purché non rincresca!/ 

-decompor con somma diligenza gli inviluppi dei va4|J 

I per mezzo di un ago o poli' apice di uo coltello, ri^ 

I movere quelli più tiupcrfìciali e disgiungere alternar, 

tivamente le parti pef metterne allo scoperto il centrQi 

, Così £i viene in chiaro che i linfatici anche qui tengono, 

I qoeirJBlcss'ordine cheallasuperlicie delle glandole divi» 

dendosi scambievolmente fra loro, riunendosi, Hettendosù 

ristringendosi^ dilatandosi, formando le celle , ristrii^ 

geodosi di nuovo io uUimo per la óiatua conflucnsi 



II VASI LI» VA TIC I. l53 

dulie tliramazionij e soprattotto poi pei rami internatisi 
nelle celle, donde sortiti inantengon sempre fra loro un 
amplio commercio. 

La fabbrica dei vaei linfatici nelle glandole è la 
medesima che nelle altre parti, e perciò siccome la 
tunica esterna dei medesimi è guarnita di numerose 
cellule pingucdinose credo che questo imponesse tanto 
bH'Hswbon (specialmente perchè non aveva conosciuto 
esser queste proprie degli stessi vasi in ogni parte) da 
farli stabilire certe celle particolnri nelle glsodole 
non attenenti, secondo la èva opinione, ai linfatici 
nelle quali si elaborassero certe particelle del tutto 
eimili alle sue centrali le quali di lì per mezzo dei 
vasi linfatici si portassero in circolo. Ne tiro pertanto 
(jueeta conseguenza dalla figura che unì alla sua opera. 

Volendo poi seguitare anche la distribuzione dei 
tasi sanguigni nelle glandole là duopo iniettare, dopo 
aver ripieni col mercuiio i vasi linfatici che le com- 
pongono , gli etesal vasi sanguigni con la colla colorita 
dal vermiglione. Quindi, armato l'occhio di lente acuta, 
ì medesimi ci si offi'iranno insieme implicati , serrati 
e disposti in ammasso da fasciare non tanto alcuni 
tronchi linfatici che vanno alle glandole; ma altri 
esiaodioche si internano nelle glandole medesime, giac 
che è di loro legge costante di seguitare i tronchi, 
i rami e ciascuni ramoscelli linfatici , e di abbracciare 
in più gran cumulo le dilatazioni o celle dei linfatici 
medesimi. Perchè una tale indagine riesca felice bisogna 
eseguire una preparazione in ogni sua parte perfetta, 
che otterremo compiutamente se presceglieremo un 
cadavere di un uomo giovane perito di corta malat- 
tia : otterremo poi un esito sempre più ottimo tutto le 
volte che ci combineremo in glandole attaccate da in- 
fìammazjone , perocché allora iniettando le arterie 
verranno ripiene perfettamente anche le vene quali in 
tal caso si osservano dilatate come le arterie. 

Eseguito ciò, se si paglia ad analizzare la struttura 



'94 1 8 -r o A I A. 

dei detci vasi sanguigni, bì vede che le arterie sona 

' contioi e nelle vece come nelle nlrre partì, e cbe d»i 

' Taxìsa'igiiigni mai |»issa materia dell' iitieziune nei vaai 

linfatici, ne non ti apra una strada per vìa di lace^ 

1 nzìoni degli uni e degli nitrì vasi. Intanto i linfatici 

I.bì riempiono di colla senza colore anche nelle glandola 

I paesando la materia fino negli efferenti ; ma che que> 

Ito fenomeno segua per le stesse ragioni che nella 

•1 tre parti si rileva da ciò clie esuberatamente abbia* 

[no già fallo in al tri luoghi conoscere . 

Queste sono le cose stale da me osservate nel- 
k 1' organismo delle glandole in ordine ai vasi sangui' 
^ni e linfai^ìci , crise che a bastanza confermano che 
né le arterie né le vene mai nelle glandole per leg- 
ge di natura godono corrispondenza coi linfatici, 
'.quantunque M^eel sì gloriasse dì avervela veduta e 
dimostrata all' ultima evidenza. Egli architettò cjae- 
ata ma teoria sul seguente unico sperimento e sopra 
certe cause fìnatì che si fìgnrò. 

Pertanto avendo iniettato col mercurio una glandoi» 

lombare semiscirrosa per un dotto linfatico che dalla pel* 

rendeva sopra l'arteria iliaca, osservò prima dì tutto 

iCLe r argento vivo aveva penetrata la mezza parte della 

I nedefima, voglio dire l'inferiore piii vicina alla pclvif 

: dopoché la resistenza che incontrò nella glandola er^ 

. tanto grande che sosteneva, nel tubo con coi ìoiettars, 

«igne coioooa di i8 pollici di mercurio, quals 

' avrebbe potuto aprirsi una strada . diceva egli , nei 

icretorì della stessa glandola- Ma quando colla pres* 

I none di un dito incalzò il mercurio nei dutti minori della 

glandola per il noto vaso linfatico, conobbe una dì* 

lìnuziooe della colonna del mercurio e una fuga del 

^ «edeeimo, che dal vaso entrava nella glandola. Impa- 

Rr>nte egli attendeva l' iatumescenaa dei troncooi lia« 

L &tici più rispeUahili che ne venivano superiorment* 

* dalla prenotata glandola, maìngannalosi nella spettati^ 

Vtkvìdc, con sorprendente spettacolo, cho i globe tti i pìi^ 



VAI! ItNPATICI. l55 

lìiìnuti del mercurio erano passati ìd una vena prove- 
niente dalla cava inlèriore, i rami della quale aveva 
dilatati fino ai tronchi. Co«ì il mercurio portato dal vaso 
linfatico nella detta glandola essendoFÌ afierra nna stra- 
da perla citata vena derivante anterìormel e dalla cava 
■otto la sortita della spermatica destra, eoo facilità 
in oltimo paesò lutto nella cava enunciata, rimanendo 
si;mpre vuoti i tronfili linfatici Buperiori cbe ne 
nascevano dalla glandola prementovata . In forza 
di quest'osservazione e per la nece^eilàche si sognò 
di tali comunicaziooi stabilì. ■ Jn g/anrìulis congloliatis 
e anaslontoiin inter vasa minorn glandolae tortuosa lym- 
» phalìca ipsa ac venam g/andulae sanguìferam interccfiere» 
per prevenire certe malattie, e fuor di ogni duhbio 
aHèrma .adìdato alle eue osEcrvazionij « quod ntmo l'i'j? 
« unquam cogitasse a . 

Iniettando i vasi linfatici cai mercurio spesso an- 
cVìol'O08i5rvai penetrare nellevene, ma, esaminate tutte 
Je parti, rilevai die ciò arcade va per rotture. Imperocché 
il mercurio spinto nei vasi linfatici e nelle glandole per 
la sola di lui colonna sopri ncombente nel tubo, vidi 
costantemente che passava negli efferenti, e quindi ad 
altre successive glandoie senza introdursi in alcun conto 
nelle vene delle prime glandole. Ma in seguito quando 
la reEisCGBza da superarsi era maggiore, e cbe si ac- 
cresceva la pressione colle dita , allora osservai qualche 
volta incominciare a passare l'iniezione nelle vene, « 
ciò in tanta copia e rapidità che il mercurio, che tosto 
veniva avanti perii tubo, non soltinieure tutto in qualche 
caso si perse nelle vene, ma ancora uca di lui parte la 
quale di già riempiva i vasi linfatici delle glandole a 
era penetrata negli efferenti, detumefacendoei queste • 
quelli, venne a raccnj^liersi nelle stesse vene. Io ap- 
presso avendo sottoposte queste glandole ad un rigoroso 
esame e riscontro, sempre vi trovai dei marcati indizj di 
Btravaso e di rotture per cui il mercurio si era fatto 
trada nelle vene ■ Le rotture si appalesavano ora alla 



luperiìcie o poco più addeutro, ederino rese visibiliMat 

mercurio qua e là stravasato e rscculto in certe bollea 

sacchetti di intjoiita grandezaaeiigura: oraoccupavaoi^i 

[ r interno della glandola , e perciri non si potevan vedere^ 

lieve coltello non «i decomponeva la fabbrica 

[■della medesima. Aperti poi questi ì>acclie('ti, ae ai eb*^ 

I ig^uitava a soEpingc^re l'iniezione, ancbe a nudi ocohif" 

I i)urcEiè intenti, osservavasì il mercurio proveniente dalla' 

l -IDinime lacerazioni dei rami maggiori, il quale essendo*- 

r'si aperto un pnaangvio più libero per l'apertura della 

I 'bolla,, cessava di passare nelle vene. Sospesa l'iniezionei 

I se comprimevanii coi diti le vene che apparivan ripiena 

j di mercurio e in dietro soapingevasi i[uesto metallo, er» 

•iàcile il vederlo rifluire per gli aperti eacchetti da non 

' rimanere neppor ombra di dubbio che Ìl mercurio col. 

^.■Occorso di questi si era aperta una strada nelle vene* 

.previe alcune lacerazioni. E certamente essendo passato 

il mercurio con getto continuo nelle vene , e parimentd 

I -essendosi detumefatCi i linfatici (mentre inoltre secondo 

I Wbckel le etitremità delle vene perle qoaii viene stabix 

, lita quesia comunicazione sono più esili delle radici 

dalle ijuali derivano i vasi efTercnCi) non potea cii> iik. 

nlcun conto eseguirsi se non fosse accaduto per rotture^ 

Intendo dir questo riguardo alle glandole instato sano:» 

Qualche volta, anche quando le gland«le erama 

I «strutte o acirrose, iniettato il mercurio per qualche va«n 

inferente trovò uno scampo per le vene senza passarne 

punto negli efferenti fjuali una tenace, e concreta materia 

infarcidiiice. Anche in iju^sti casi gli stravasi ora si mani-j 

festavano alla supertirie della glandola, ora si rinvenir 

I Tano nell'interno dellamedesima come accaddenelcaa* 

l vhe impose aMecKEL. In una parola bisogna confeaaarS) 

I obe quando l'iniezione ostata eseguita nelle regole, it, 

I mercurio mai è passato nelle vene, che ansj riempi tiolt 

I tanto le glandole ; inoltre che allacciati i vasi effereotik 

' e sospinto il mercurio con violenza maggiore periati 

pressione dei diti negli inferenti^sì rompevano piuttosto; 



I V A » T I, I N VÀ'V lei, 107 

i Ttisi di quello che pa§fare il merciirio nelle vene. A 
ragione credo aver dimostrafo con che le yene nello 
gin nd ole non godono nlcunti a oasi omisi coi vati linfatici 
e che il mercurio passò dagli uni nelle altre sempre per 
via di rotture. 

Dall' analizzata strotturti delle glandola venendone 
diedro per corollnrio il di loro uso, conviene assoluta- 
mente credere che siccome i vasi linfatici in eese ora 
si ritorcono ora eìprolungnno , alte volte ei dividono alle 
volte si riuniscono, '[uaniioBÌ rietringonoquandosidilata' 
no, formando in tal guisa le celle per nuovamente ristrin- 
gersi, e dar luogo ad un più in timo eominercio, coMdett'oso 
debbe esser (|uel|o di farsoffireun ritardo equindipro- 
curare una segreta miscela ai fluidi, portati in circolo per 
Ja sola forza Boggente dei tubetii linfatici, per l'elasticità 
delle tuniche, e pel sorcorso dcllf valvole. Ecco come 
le particelle di varia natura, cioè a dire, le saline, 
le oleoiie , e te gelatinose dieciolte in un veicolo ac(]oo- 
so sì combinano in mutua unione che ogni istante ai 
ripete nelle glandole suecesHive pei diversi incontri 
liei quali si combaciano molti nuovi umori di molta 
altre parti e regioni, presentandosi fra loro a vi- 
cenda nette diverse superficie e nei diversi contntti, 
onde finalmente SI congiungano quelle particelle dotate 
di maggior forza fra di loro attraente. Per quest'uso 
principalmente la natura sembra aver costituite le glan- 
dolo nel corpo, affinchè cosile dette particelle in grazia 
delle nuove ripetute nntoai enarrate si trasmutinu in 
quella sostanza che serve di nutrizione per ciascun fila- 
mento organizzante la noslra miicchina e che linfa si 
appella. Tanto vien confermato dagli eperimenti ripor- 
tati superiormente in ordine alla differenza che passn 
fra l'umore contenuto nei linfatici avanticbè tocclii le 
glandole, e quello che sì raccoglie dai medesimi dopo 
averle attraversale. Né osla che i pesci e gli anfibj sieno 
destitoti diglandole,eche poche ne vengano accordate 
agli augelli, mentre in questi anioiali rimpiazzano il 



iSà' T fi T O R I A 

di loro ufHcio i plessi frequenli , e il trsttenimn oto pìS 
proCratco che nelle reti ai impone alTumore, motivo 
per cui in (juesti animali le valvule sono meno fre- 
quonti e| più deboli , oade gli umori ricadano rncìlmente 
esi tratengano, e per un mutuo meccanismo di eoli vasi 
a viceniladetti umori fralorosi confondano. 

Relativamente all'oso poi del vasi sanguigni nelle 
glandole, pensocbe questi emettano un umore tenuissìmo 
nel cavo dei linfatici all'oggetto di aumentare e diluire 
il fluido contenuto nei medesimi. Questo pensiero ci 
viene aSicciato singolarmente dal decorso e distribuzio- 
ne di tali vasetti sanguigni nelle stesse glandole, quali 
coiitan te mente seguono e abbracciano i linfatici in di- 
ramFLzioni sottilissime e molto aggruppate, trovandosi 
ancbe più ammaniate ove detti linfatici si dilatano e 
formano le celle. Né osta che la linfa levata fuora dai 
vasetti linfatici che anno attraversate le glandole sia 
più ricca di partì coagulabili di quella estratta dai 
linfatici che noR anno toccate glandole, poiché la> 
prima derivando dal concorso ed intima unione delle 
vario particelle riunite e immedesimate in più glandole, 
è facile intendere come debba esser più den^a e più coa- 
gulabile dell'altra. Ivasi sanguigni poiché entrano alla 
composizione delle celle pinguedinose, quali si trovano 
fra le tuniche dei linfatici, separeranno una sostanza 
oleosa come nelle altre parti la quale, oltre il diluire lo> 
calmente, sarà riportata in circoloda quelli stessi linfa- 
tici che altrove abbiam dimostrato nascere da tali celle . 
inquanto poi al succo albo, sieroso e più sottile del 
latte che agilmente si rinviene negli animali giovani, 
oche WanroN oh'inmh cremori similent^iLp[CHi cinereum, 
T^iucKdiap/ianam MuacAGisre 1' Aller album, desso si dee 
alla miscela dei diversi umori che attingono i linfatici 
provuaicnti dille diverse parti e regisni. Quest'umore, 
detto in ultimo più opportunamente linfa mai 1' ò os- 
servato stravasato fra gli inlerstizj dei linfatici perchè 
la sua sede è coelantemeate riposta sei vasi assorbenti e 



tlll ril«T LTITFATTCr. 1^9 

toprattatto nelle dilatitziooi dei medesimi. Peroochl 
f|oaodo le glaodoie $on turgide di de tt' umore ^ossenrata 
eoi microscopio o anche coir occhio nndo, si vedono 
nella superficie loro le medesime emineosse che si distin* 
gtioiio quando soo ripiene di roercario. Né è da maravi* 
gliarsi se lo stesso umore è stato ritrovato diverso dai 
varj 'autori , essendo soggetto a tante variasiooi a quante 
appunto SOQ sottoposti gli elementi del medesimo pro« 
venienti da tante varie e differenti parti . 

DalFanaliasata struttura dalle glandole e da cioc- 
che segretamente si manuvra in esse, essendo noi venuti 
in chiaro che il corso degli umori 'soffre in detti corpi un 
ritardo non indifferente air oggetto di dar luogo all'eia- 
boraaione della linfa, fa duopo avvertire che quando 
questo ritardo è veramente soverchio o per una sovrab* 
boadanza di qualche principio assorbito capace di ae* 
crescere a dismisura la naturai tendenza della linfa al 
coagulo o per difetto di veicolo acquoso, è allora che si 
prepara un occasione la più ordinaria allo sviluppo delle 
malattie glandolar!. Perocché in tali circostanze gli 
umorjr si ristagnano , si condensano, riempiono e disten- 
dono le celle e.le dilatazioni dei linfatici^ e così fomen- 
tano i tumori delle glandole quali per la varia densità^ 
. grandezza , e indolenza danno origine alle ostruzioni, 
alle strume, agli serri , nonché alla tabe e air idropisia. 
Conosciuta in tal guisa la sorgente di tali morbi ne 
viene che non solo potremo impedirne lo sviluppo, ma 
ancora istituirne la più facile e la più soddisfacente cura 
col soccorso dei rimbdj applicati soprattutto a quelle su- 
perficie dalle quali nascono i linfatici che si dirigono 
alle glandole ammalate. 

Nèèdaommettersi un altr"" affezione delle glandole 
la quale, quasi direi, consiste in un esuberante dilata^ 
ziooe varicosa di tali vasetti e cellette , dilatazione che/ 
ò avuto luogo di osservare .più volte negli idropici; 
come neppure finalmente quell'altr' affezione delle me- 
desime che proviene da una particolare coartazione dei 



l60 ISTORIA 

tasi linfadoi e cellette proikicenti una daresza ad un 
tnaMimo decremento del di loro volon[ìe,lochè riscontrai 
qualche volta nei tabidi e soprattutto nelle glandolo 
dei mesenterio. 

Le glaodole nei Rovani si osservano globose e spes- 
so turgide di un umore; nella vecchiajasi appianano si 
iauno aride e qualche volta secche. Così seguono la sorte 
comune di tutte le altre parti (a) , 



(a) Prevengo i miei lettori di avere omefso a bello studio 
Quello che ci dicono della fabbrica e dell'uso delle glandolo gli 
altri anatomici e fisiologi , giacché repugna onninamente colle mie 
osservazioni . Chi p^i desiderasse riscontrare i di loro sentimenti 
gli si offre un vasto campo per soddisfarsi nel primo Tomo della 
Fisiologia deirilALiiER. Anche per quésto non voglio trattare una 
cosa già tratuta • 



i6i 

ANNOTAZIONI 

DEL TRADUTTORE 

Appartenenti alla Sezione Quinta. 

(Kot. 34*) Parti destitute di nervi, e spiegazione del dolore che 
risvegliano in certe particolari affezioni» 

Le ossa componenti lo scheletro essendo state riscontrate desti- 
tute di nervi come le glandole conglobate e tutto il rimanente del 
sistema linfatico non si sapeva come spiegare il dolore delle me- 
desime in certe malattie loro particolari , quando Mascagni osser* 
vando che ricevono delle arterie nutritizie considerevoli quali sono 
sempre accompagnate da qualche filamento nervoso, come ci aveva 
affacciato anche altro Autore, dichiarò che il dolore che si 
sviluppa negli esostosi deriva non tanto dalla serratura e stroft- 
samento dei medesimi filamenti nervosi quanto dalla compres- 
sione e distrazione delle parti molli limitrofe ricche sempre di nervi 
come segue appunto nelle infiammazioni delle glandole linfatiche* 
Infatti il fenomeno del dolore tanto nelle malattie delle parti enar- 
rate , quanto in altre che si impossessano delle estremità articolari » 
ligamenti, cartilagini ec. non si poteva sciogliere con più criterio 
perchè tanto è vero che le dette parti non godono sentimento, che 
tutte le volte che fu necessario che un nervo attraversasse un osso 
o qualche sostanza ligamentosa di rilevo per mezzo di un canale 
o ai un foro, onde distribuirsi a delle parti lontane, la natura sempre 
provida e coerente. fasciò e rivesta il detto canale o foro di un cusci* 
netto pinguedinoso, acciocché non si diramasse sensibilità alle parti 
sottoposte che dovevano per giusti riguardi rimanere sempre insen- 
sibili. Quali sconcerti non ne insorgerebbero nell'esercizio della 
nostra macchina se le dette parti e le cartilagini singolarmente che 
incrostano le teste e \4 cavità articolari fossero corredate di nervi ! 



\ 



Tom.T. 11 



ISTORIA 

DEI VASI LINFATICI. 



Se2 i ONE Sesta. 
Del metodo (ti trovare e iniettare i vasi linfatici. 



Avanti di trattare dell'uno e dell'altro oggetto 
stimo prezso dell'opera premettere la descrizione di 
ciucche debba eeser in pronto prima di iinpegiiarei io 
tali operazioni. 

Bieogiia disporre e preparare in primo luogo dei 
tobidiveiro di diversa grandezza tonnati da due branche 
perpendicolare l'una, e orizzontale l'altra. La prima 
pui) esser lunga io in i5 pollici, la seconda un pollice cir- 
ca , questa in ijuel luogo appunto ove ad angulo retto si 
coDgiuiigc colla verticale fa duo pò che sia larga e che 
alqiiauto si estenda sotto la steGsa ampiezza, indi vada 
gradatamente a terminare in una sottilissima apertura 
sempre decrescente, la quale ([uantopiù è Hottde, tanta 
maggior grandezza si richiede nel tubo verticale afHn' 
che la gravità del mercurio poséa più facilmente su- 
perare l'ostacolo opposto dall'angustie della branca 
o canale orizzontale, e introdursi nei vasi. 

Bisogna inoltre preparare alcune lancette fomite 
di esilissima estremità , degli aglii ricurvi di diversa 
grandezza e del mercurio purissimo , giucche non ò 
trovato sostanza che soddisfi le vedute dell'anatomico 
quanto desso Se ciò nonostante vorremo riempire i vasi 
linfatici di cera, colla, sego, e gesso unito all' ac.|ua 
o di quaichealtra sostanza, ci provvederemo inoltre di 
ctantutH conservanti la proporzione coi rami perpea- 



DEI TASI LINFATICI. l63 

dioolari delti stessi tubi di vetro, affinchè da qoesti per 
Qoa moderata iaipulaione dello stantuffo la ojateria 
veaga spiata nei liafatici. Giova qui avvertire che vo- 
lendo fiir. uso della suddetta Cera, colla, o gesso Liso* 
gna che queste sostanze siano rese liquide per il ca- 
lore, nel tenapo che si dovranno mantener calde tutte 
le altre parti, nude dette costanze non vengano troppo 
presto a condensarcip Se i linfatici si riscontrano di una 
capacità tale da ammettere i tubi di ferro o di ottone 
sarà bebé far uso di questi, ma è da riguardarsi che lo 
stantuiK) non venga spinto con troppa forza perchè i 
linfatici con somma facilità 8i rompono (^) . 

Preparato ciò presceglieremo un cadavere di uà 
uomo perito di lenta afFezlone, e ci prenderemo la 
pena di traéspurtarlo in nn locale che sia esposto ad 
ona Yiva luce, indi se desidereremo iniettare i vasi 

(à) NucK per iniettare i vasi linfalici ce solebat « al referire di 
BoBRAVE che COSI si espresse » soleòat quaerere aliquod vas mini' 
mum, punctim infigehat iubulum feneum , per eum infundebat 
fnercuriiiifi ita, injixam r^aturam coactum admixto starano , vel 
plumho , ut consisterci « . 

Walter servitosi dei lubi di ferro adattò ai medesimi un tu- 
racciolo e un tubo ricurvo di avorio per appoggiarlo alla tavola 
mentre il mercurio passava nei liafatici . Giacobbe Rezia adottò 
questo strumento di Walter, e corresse in maniera i tuboli di ferro 
che l'apice^ sezionato obliquamente, terminasse in una punta acuta. 
Con questi si può in un sol allo aprire il vaso linfalico e riempirlo 
di mercurio. Sebbene qiiesl^ ultimo tubo sia commendabilissimo, 
tuttavia à questo di inconveniente che mentre si introduce nei 
linfatici o, a qualunque il più piccolo moto , mentre nei medesimi 
è introdotto cou somma facilità gli dilaceri egli contunda. Perlochè 
j tubetti di vetro di cui mi servo potendosi preparare anche più 
sottili di quelli di ferro , e essendo sottoposti a minori difficoltà di 
quelle che rilevai nel tubo reaziano, per tal ragione gli preferisco 
a tutti gli altri i quali fìnqni inventarono gli anatomici. Tuttavolta 
questi non vanno esenti da difficoltà ; facilmente si troncano 
nell'apice, ma con pochissima spesa e fatica si ripristinano col 
tubo ferruminatorio . Nel tempo che i linfatici si aprono colla 
lancetta qualche volta spariscono e si involano all'occhio, ma si 
preverrà questo sconcerto inlioduceudo il tubo appena che i detti 
iufatici si saratino ìqqìsì . 



Istoria. 
linfatici aupfirfìciali dogli artricoli superiori o inferiori^ 
del tronco , del capo , delle natiche , e delle parti ÌDser- 
vienhi alla generazione , separeremo con lieve coltello 
la cuLe dal pannicolo adiposo sul dorso del piede 
della mano, nelle adiacenze dei diti, e sopra i diti 
medesimi, e colle stesse regole procederemo nelle altre 
parti} ma ne scuopriremo poca poraione alla volta per- 
chè i linfatici esposti all' aria sì annichiliscono e sì 
sottraggono alla vista. Fatto ciò vengono a manifestarsi 
certi vasarelli nodosi ripieni di un uiiinre pellucido i (jua- 
li si uniscono insieme e si dirigono a quei tronchetti uà 
poco maggiori che in ultimo , rinniti , formano i tronchi 
nei quali con facilità ei può introdurre un tubo di vetro. 
In allora colla mano sinistra prendendo o beo si- 
tuando la parte, si impugna coli' altra la lancetta « 
fissato stabilmente il cubito si incide longitudinalmente 
il vado colla precauzione di non lo perforare da parte 
a parte, mentre allora l'introduzione del tubo riesce 
più difficile. Intanto è necessario che gli occhi stiano 
immobili sull'apertura. Assista uno incaricato di porgere 
iifl tubo proporzionato al vaso litifatico nelqualeavrà 
già versato un poco di mercurio per sventare il tubo 
medesimo. Usata questa diligenza prenderemo e in- 
trodurreiDO l'estremità sottile del ramo orizzontale 
nella procreata ferita appoggiaudone Ix base alla parte, 
e quindi con filo di seta fattoli passar sotto li le- 
gheremo il vago linfatico a dosso. Questa legatura si 
renderà inutile se T estremità passata entro il lume 
del vaso sigilli perfettamente col medesimo. Tuttavolta 
qoando ella si voglia praticare ci guarderemo nell' at- 
traversar col l'ago di non rompere l'esilissima estremiti 
del tubo, cosa che potendo accadere si esige pel felice 
successo che sieno tenuti in pronto altri tubi per sosti- 
tuirne UDO consimile al già troncato, lutrodotto così 
ed assicurato il tubetto ecco il tempo per l'ajuto 
di riempire adagio adagio di mercurio il ramo ver- 
ticale onde questo metallo per legge di gravità a poco a 
poco pasiì nel tronco linfatico principale , e quiadi 



ei dirniiii negli altri liufatici cbe da eseo ne nasco- 
no lì[)0 alle glundole . Quaarlo ci accorgereniD che il 
mercurio non ecorre altrimenti pei vasi ci sforeere- 
mo di Boepingerlo colla preesione di un dito o di 
una spatola; ma ne ad onta di ciò il mercurio nel tubo 
non ai vede decrescere, si ritiri la branca orizzontala, 
e col suddetto filo di seta prelimiiiariameTiCe passato 
sotto il vaso liufatico, si veuga ad allacciarlo. Quindi 
col aolito meccanismo passeremo agli altri tronchi Con 
ijueeto metodo nel dorso del piede vene ò inlettati fino 
18 e sul dorso della mano fin dZ cosi ottenni le prepara- 
sioai dei linfatici compintìssimc. 

Volendo poi iniettare i ?aai profondi del piede, 
solleveremo gli integumenti coi coltello sotto il mal- 
leolo interno e scoperta la safena o aopra o sotto o 
ai lati della medesima vi ritroveremo uno o due tronconi 
linfatici nei ijuali pasaeremo il mercurio colle stesse 
regole che sopra. Procedendo nella stessa maniera iniet- 
teremo parimente i linfatici cbe accompagnano i vaai 
sanguigni detti tihialì anteriori, posteriori, e poronei. 
Questi si rinvengono ordinariamente nel dorso e pianta 
del piede. Cogli stesai precetti si poason rintracciare i 
linfatici del bronco f]uelli che si partono dai muscoli 
delle natiche e delle coscie ; inoltre i mammarj gli epi- 
gastrici , gli iliaci circonflessi , i lombari, gli inlercostnli , 
e finalmante gli altri tutti che procedono dai muscoli 
e si accompagnano coi vasi eangnìgni. 

I linfatici profondi degli articoli superiori si rin- 
vengono nel dorso e nella palma della mano, ma con 
difHcoltà in queati della palma si introduce il tubo a 
cagione della copiosa pinguedine spargavi da pertntto. 

I linfatici superficiati del fegato e dei polmone 
si manìfeatano più facilmente degli altri alla vista. 
Perocché quelli del fegato essendo onlinariamente tur- 
gidi di un umore pellucido e giallognolo, ed i loro 
tronchi principali scorrendo, per i ligamenti del fegato 
esposti questi alla luce, to^to si acuopron coli* occhio 
mustrando inoltre con gra chiarezza l'andamento loro 



oG ISTORIA 

per la snporficie flel viscere cui appartengooo. Gli 

altri poi dei polmoni si diaiioguono con facilitiì nnclio 

eubi per la ragione clie ripieni di un umore pelloeido 

\ «i rendono più visibili , ottese le maccliie euUivide dei 

Lipolninni Hopra le quali attraversHQo. AccEide ordinaria- 

j mente che tutte le volte die si iniettano i Biipcrficiali 

É(ù dell'uno cbè dell'altro viscere ci riempiono anclie 

Kìi prufoiidi ; ma un iniezione cosi generale rare volte «i 

iKMindiice ali;» perfezione per motivoche ordinariamente 

kje molte rotture clie accadono sono di ostacolo all'eaito 

1 felice e completo dell' inieziotie. I linfatici profondi 

k degli filtri visceri si rinvengono facilmente intorno ai 

girasi sanguigni ripieni di un umore trasparente clie gli 

-diecuopie. 

Terremo per massima generale che qnando nei 

Ltìsceri troveremo ì linfatici privi di nmore, gli potremo 

•Fender visibili con iniettare un acqua calda nei vasi 

Hinguigni o nei dutti eacretorj dei visceri medesimi, 

giacché tiessi linfatici riaeaorbono quella parte che tra- 

I auda dalle porosità di quei cilindri nei quali è etats 

introdotta. 

Commendai per le prime iniezioni i cadaveri degli 
indivìdui periti di consunzione perchè in questi trovan- 
dosi ostruite le glandote vengono ad offrire nn obica ' 
all'umore ohe scorre nei tronchi linfatici r|uali in tal 1 
caso si offrono egregiamente alla vista per la ragione J 
che nel tempo che non si possono scaricare, le loro boc* I 
chette inalanti continuano ad assorbire e vengon dessi J 
in tal guisa a dilatarsi e eliancarsi per una soverchia ] 
pienezza dei medesimi. E da rimarcarsi tuttavolta che ] 
siccome in questi cadaveri il mercurio non può sempre 3 
sfondare per leglandole , così volendo con poca faticai 
esibire una bella preparazione sarà necessario, dopol 
«ssersi fatta chiara V idea del decorso e situazione di I 
questi vasi coiruso e coli' esercizio , sarà necessario,] 
ripeto, di rivolgefHÌ ad altri cadaveri e )^ingolarment« I 
a quelli che sono divenuti tali per una violenta e brev« 1 
affezione. 



»EI VASI LINFATICI. tS? 

Seguitando questo precetto più volte sono arrivato 
a iniettare il sistema di tutti i vasi linfatici fino al suo 
termine . Dai diti dei piedi cento volte ò ripieno il 
canal toracico; altrettanto ò ottenuto da altre regioni 
quando da queste i linfatici rimettevano nel medesimo. 
Ma le ostruzioni delle glandole e le rotture dei vasi che 
nascono^ iniettando, impediscono per Io piìj che Tinie- 
zinne pervenga al canal toracico, di manierachè ò 
veduto che di io cadaveri^ appena in uno si può 
giungere a detto intento , cosa che dimostra in parte 
quanto mi ci sia voluto di tedio e di fatica, e quanti 
mai cadaveri abbia dovuto dissecare prima di portare 
le dimostrazioni dei linfatici dalle prime radici al di 
loro termine • I linfatici che anno nn termine loro 
proprio nella succlavia e jugulare interna gli ò condotti 
fiao^alla di loro inserzione nelle vene enarrate colFap- 
poggio al solito deir iniezione. Reiterando i tentativi 
e gli sperimenti rilevai alcune varietà come si osservano 
nel decorso dei vasi sanguigni, perocché la parte destra 
rare fiate corrisponde alla sinistra. Di queste varietà 
alcune le riporto nella sezione settima (9^) • 



68 



ANNOTAZIONI 



DEL TRADUTTORE. 



Appartenenti alla Sezione Sesta. 

(Not. aS.) Protesta e Avviso del Traduttore • 

Protesto nuovamente che se mai di queste note accennate 
dall' Autore in questa ristampa se ne trovano mancare » perchè ò 
creduto bene ometterne alcune per non ripetere cose già dette o 
che poco interessano , elleno sono riportate in tutte la di loro 
estenzione nella prima mia edizione» oltre l'originale latino da 
cui r ò desunte • 



CATALOGO 

Delle preparazioni anatomiche appartenenti al Sistema 
Linfatico , mandate dall' Autore in Firenze al 
R. MUSEO nell'Anno 1784. 



o. 



accorrendomi pia volte di rammentare nel corso di 
u {juest* Opera le anatomiche preparazioni dei uasi 
« linfatici ^ le quali , eseguite da me medesimo , si con- 
fi servano nel R. MUSEO, credo di non esser fuor 
« di proposito di annettere in questo luogo il Catalogo 
« delle medesime • 

Alcune di queste delineate colla massima accuratezza 
« procurai che fossero riportate in varie tavole . Ma 
« allorché mi fu ingiunto di terminarle nell'anno 1782, 
€c quando cioè oramai la maggior parte delle tavole era 
« perfezionata ne seguì che non potei riportare nelle 
« medesime , quella serie pia amplia del sistema linfa^ 
« lieo , che rappresentano alcune di queste preparazioni 
« che seguono ^ come specialmente la i." 4** i5." e 17.* 

» Loclìè a riportare mi arreco anche ad onore perchè ^ 
tt tanto riguardo alle stesse preparazioni, quanto an* 
« Cora riguardo agli altri molti e singoli sperimenti da 
« me eseguiti per discuoprire e dimostrare V intero si- 
^ stema dei linfatici e per disbrigate e discutere la pia 
« sottile organizzazione dei vasi sanguigni^ ebbi per 
« testimoni i chiarissimi miei Colleghi Sigg. 

d Francesco Caluri Professore di Medicina pratica . 

a Domenico Battini P. di Medicina teorica e Soprinten^^ 
cr dente di questo JR, Spedale • 

« Niccolò Semenzi P. di Ostetricia e peritissimo Profes» 
« sore Anatomico , il quale umanamente mi soccorse 
<i nelV esecuzione delle suddette preparazioni ; e final* 
« mente 

« Giuseppe Lodoli P. di Istituzioni chirurgiche . 



170 

■« Queste prrparatìoni si offrono alla vista rfci Cultori 
« dell' Anatomia , per la somma mualficenia del Prin- 
B eipe, nella singolarissima Colleiionr del suddetto 
« MUSEO o in cati di terra , o in quelli di vetro » 
« conservale nello spirito r.i vino , o finnlmpnte atta* 
1' cote su delle tavole di legno . Annoveierò primaria 
I' mente quelle che si ritrovano nei i>asi di terra , dipi 
» quelle nelle vetrine, e quindi le seccl 

IN VASI DI TERRA. 

I. Un piede e la gamba sinistra colla parte infe- ' 
riore della cosria, ove, allontanati i coniniii integu- 
menti, si dimostrano i vasi linfatici superficiali ripieni 
di mercurio, come appunto lo sono ripieni di questo 
slesso metallo tulli gli altri che nominerò in seguilo. 

II. La parte inferiore del tronco colle coste ultime 
dello stesso cadavere tagliate dotto la settima vertebra 
dei dorso, come pure tagliate le coscie al di sotto 
della metà della sua lunghezza, ove si vedono 

1.^ La continuazione dei linfatici superficiali del piede 
e della gambale quelli che procedono dalle natiche 
2." Il concorso dei medesimi nelle filandole inguinali 
coi plessi e ironcbì colleganti le suddette glandole 
3." I tronchi che da queste uè procedono, e il di loro 
seguilo per le glandole situate sotto il ligamenlo del 
Poupart ai lati dalla pelvi lungo i vasi sanguigni iliaci j 
e intorno all' aorta e alla cava coi loro plessi immensi 
di numero ~ 

4° Nella coscia destra i linfatici profondi degli arti-^ 
coli inferiori deccorreniì lungo i vasi sanguigni cr» 
rali colla di loro continuazione fino al canal toracico^ 
5." Il principio del canal toracico col suo caramin 
fino alla nona costa del dorso. 
6." I liufalìci epigastrici accompagnati coi vasi ■ 
sangue unitamente alle di loro glandole, e Ìl concorsa 
dei medesimi coi linfatici degli artìcoli inferiori nellq 
glandole situale sotto il ligamenlo del Poapart. 



171 



^. Un tronco degli ileolombari che si sporge in fuora 
dai muscoli dell'addome alle altre glandoie che riposa- 
no sul muscolo iliaco , il quale finalmente si nasconde 
presso il psoas • 

8.^ 11 tronco undecimo dcgl' intercostali colle sue glan- 
dolo^ decorso, continuazione con un tronco addomi- 
nale r> e termine comune nel canal loradco . 
9.0 Due tronchi linfatici provenienti dal peritoneo coUe 
glandoie del medesinio, e concorso nelle glandola 
situate sotto il ligameuto del Poupart. 
10.^ Finalmente i vasi linfatici della vessica diretti alle 
glandolo situate hella pelvi • 

. HI. Un pezzo che offre T addome aperto e la parte 
inferiore del torace col fegato , reni e vasi sanguigni 
maggiori , ove appariscono 

1,^ Alcuni tronchi dei superficiali della parte concava 
del fegato • 

5.° Altri tronchi dei profondi . 

5.® 11 cammino di tutti questi per le di loro glandoie 
'respetti ve . 

4.** Il decorso per P addome di quelli che ne vengono 
dalle glandolo inguinali . 

5.^ La riunione dei suddetti linfatici udle glandolo , 
che siedono intorno all'aorta calla cava unitamente ai 
linfatici procedenti dal fegato 

6.® I tronchi che ne resultano dalle glandolo poste 
intorno all'aorta e alla cava, i quali formano il canal 
toracico • 
^.^ Il canal toracico reciso 

IV. Un braccio, e la parte sinistra del torace con 
por;zione della colonna vertebrale del collo ^ e la prima 
costa del lato destro ove appariscono 
i.o I linfatici superficiali del braccio , di cui dal carpo 
e inetacarpo ne avevo iniettati ventitre 
2.<* Il decorso e le divisioni dei medesimi pél cubito e 

I)el braccio fino alle glandolo assillari . Questi colle di 
oro divisioni rivestono il braccio e il cubito, e si offi'O- 
no più nomerosi che nella Tav. XXIII. della I. Ediz. 
3»^ Alcuni tronchi cefaGci^i quali s'incamminano ad 



175 _ . 

una glandola situata nello spazio triaogolare fra il del- 
toide e il pettorale presso ia clavicola 
4.° Altri tronchi linfatici inviati dai ti'f-uraenli del dor- 
so, dalle parti anteriore, e laterale del torace, esupe-- 
riore dell'addome col di loro traijitto fino alle glan- 
dola assillari 

5." L'inserzione del canal toracico ripieno di gesso 
nell'angolo deH'juguIare e succlavia sinistra 
6.° Un tronco linfatico raag^ioi'e nato dalle glandole 
inferiori del lato sioistro del collo sboccante con una' 
boccuccia distinta nell' jugnlare interna 
7." Le glandole situate nel lato destro presso i vasi sani 
gnigni assillari , collegate a vicenda dai loro plessi , eoo 
un tronco maggiore procedente dalle superiori, il qua- 
le , congiunto con altri, nati dalle inferiori , s'insinua 
col mezzodì un troncone comune neli' angolo dell'iu- 
gulare colla succlavia destra. 

NEI VASI DI VETRO SI CONTICNE. 



V. Un articolo inferiore di un fanciullo di otto aur 
ni , in cui si vede il decorso e le divisioni di quattro 
linfatici ripieni di mercurio dal dorso del piede fiuqi, 
alle glandole Inguinali 

VI. Un piede, e la gamba destra con porzione infcr 
riore della coscia , ove si distinguono apparentemente 
1." Un trono linfatico dei saleni piccoli col suo seguitar 
lino alle glandole del poplite 

2." Un altro tronco dei tibiali posteriori ; che si appiat- 
ta dietro i muscoli , dopo aver mandato un tronchetto _^ 
il quale scorrendo per Io pannicolo adiposo dellft, 
gamba e della coscia si dirama in più divisioni 

VII. Il riminente della coscia del medesimo cada- 
vere di N." VI colla parte destra della pelvi, ove si fa, 
conoscere. 

1." La continuazione della divisione del tronco sunno- 
minato emesso da un tibiale posteriore, e il cOQCOrs^i 
delle medesime nelle glaudole inguinali 



»75 
3." La congiunzione dei profondi e superficiali nelle 
suddette piandole innuinali 

5." Alcuni plessi coucateDanti a vicenda le predette 
glandole, . 

4-" Alcuni tronchi, che dalle glandole inguinali passano 
nell'addome attraversando più glandole. 

VIM. L' articolo inferiore sinistro del suddelto ca- 
davere diviso in due porzioni. In queste ci è dato 
distinguere 

i." Il tibiale posteriore col suo decorso per lu tìbia 
fino alle glandole del popliie 

3." Le glandole profonde del poplite, e un tronco dei 
maggiori j il quale sorte da una glandola supeificiale, 
cammina lungo i vasi sanguigni crurali, e, diviso in più 
rami, s'inserisce nelle glandole inguinali, dalle quali 
passa nell'addome 

5." Un tronco dei safcni piccoli con entrambe le glan- 
dole superficiali ; che attraversa nel popliie, e la riu- 
nione del medesimo con altro tronco inviaro dalle glan- 
dole profonde de! poplite intorno alh metà della coscia. 

IX. Una gamba colla parte inferiore della coscia 
attenente ad un cadavere di io anni, la quale esibisce 
un tronco linfatico dei tibiali posteriori uno alle glan- 
dole del poplite, in cui straordinariamente si vede 
V inserzione di più rami laterali , i quali rende visibili 
il mercurio passalo leggermente nei medesimi dal tron- 
co predivisato, con avere , per mezzo d' un moto retro- 
-grado , superate le di lui valvole. 

X. Un piede , una gamba 5 eia coscia di pertinenza 
di un fanriullo di due anni , ove si fa vedere un (ron- 
cone linfatico detto tibiale posteriore col suo decorso 
per le glandole del poplite, delle quali ne attraversa 
due, seguita fino alleviandole inguinali, e passa nel 
■bassoventre. In questo soggetto i vasi linfatici si rimar- 
cavano più tortuosi che nell'adulto. 

XI. Un piede colla gamba e la parte inferiore della 
coscia ove appariscono 

1." Un tronco linfatico dei tibiali anteriori 
a." Altro tronco dei tibiali posteriori 



■ - *74 

, 5," Un tronco ilei perone! 

[ 4." l piccoli safeni 

[ 5." Il decorso e il concorso di questi lutti nelle glan 

I dole del poplite 

Xlt, Una coscia unita ad una porzione di addonw 
I datL'oretbetlìcQ in busso colle parti esterne inservienl 

alla generazione otc sono preparali 

i." I linfatici superfìcìalì clie procedono dai tegamcDl 

delle suddette parli 

' U di loro concoi-so nelle glandolo inguinali ce 

plessi che incatenano le medesime, e.coi tronchi eh 

di qui oe passano sotto il ligainento del Poupari . 

XIII. Una mano col braccio reciso sopra il cubila 
ove allontanati i comuni inlegumentì ; si dimostrano 
l." l linfatici superliciali, che s'insinuano nelle glaqg 
dole poste intorno al cubito t, 
a." Altri dei suddetti linfatici , i quali si versano neU 
medesime. 

XIV. Un braccio intero esibente un tronco linfatici 
dei radiali col suo decorso a traverso le glandole posi 
lungo i vasi sanguigni radiali e umerali Uno alle glai 
dole aasillari . 

XV. Una testa col collo ove si vedono 
1.*" Alcuni tronchi procedenti dall'occipite, quali tìl 
scaricano in una glandola posta alla parte superiore del 
cuculiare, e che quindi con un tronco solo rimettono 
nelle glandole inferiori del cojlo . 

3." Altri tronconi linfatici iniettati dal sincipite ed oc- 
cipite , i quali si portano alle glandole collocale intor- 
no al processo mastoideo , e quindi passano coi di lr>ro 
tronchetti e plessi alle glandole superiori del colio 
dietro ii muscolo sternocleidomastoideo 
5." Alcuni altri tronchi iniettatli parimente dal sinci- 
pite, che si dirigono alle glandole collocale sotto il 
processo zigomatico lungo i vasi sanguigni temporali, 
d'onde passano alle glandole superiori del collo 
4." Un tronco iniettato nella Ironie, il quale, ricevuti 
alcuni rami, passa sopra la parotide e si avanza ad una 
glandola sedente sopra l'angolo della mascella 



J 



4*^ Finalmente alcuni tronchi di queUi che si rinvengo- 
no intorno ai muscoli blvenlri della mascella inferiore . 
Questi atlraTersano più filandole, e poscia passano die- 
tro il muscolo sterno-cleido-mastoideo per insinuarsi 
nelle glandole disposte presso i suddetti muscoli . 

XVT. Il capo, e il collo di un fanciullo con uu 
tronco linfatico iniettato da] sincipite 

XVII. Un pi zzo dimostrante l'addome aperto coi 
reni e testicoli , e la vena cava ed aorta ripiena di fjcsso 
ovesi vede il concorso nelle glandole poste intorno 
all'aorta e alla cava dei linfatici provenienti dagi' m- 
leslini , fegato, reni, testicoli e glandole inguinali coi 
plessi che a Ticenda collegano le suddette glandole. 

XVIK. l.a parte inferioredella colonna vertebrale 
al di sotto della dcri ma vertebra del dorso col decorso 
dei linfatici provenienti dall'una e l'altra parte dalle 
glandole inguinali (le superiori delle quali distaccale 
dai suo sito si mostrano disciolte con quelle , le quali 
siedono presso i vasi sanguigni iliaci ) sino al condotto 
toracico, la di cui origine si vede nascere dai pre- 
citali vasi . 

XIX. I-a parte destra della pelvi col decorso per 
«piesti parte dei linfatici provenienti dalle glandole 
inguinali, ove si vedono i plessi iliaci, e le glandole 
collocate fra il muscolo psoas, i vasi sanguigni, e le 
ossa della pelvi, e la congiunzione dei vasi linfatici 
fiinistri coi destri , 

XX. Un pezzo esibente l'addome colla veduta degli 
intestini crassi , reni , porzione del mesenterio efinal- 
meule coll'aoita e la cava ripiene di gesso. In questa 
preparazione si vedono alcuni linfatici provenienti 
dagl'intestini crassi, e la congiunzione dei medesimi 
coi linfatici derivanti dagl'intestini tenui, e dal fegato 
intorno all' aorta e alla cava . 

XXI. Una cassa di petto aperta, la quale offre I 
polmoni, ovesi vedono 

1 ." 1 linfatici profondi , ed alcuni dei superficiali della 
sotanza polmonate Quo al di loro termme . 



a.° li decorso del canal toracico per Io torace, e per 
lo collo . 

3." Finalmente il lerraine di tutto il sisteina linfatico 
nelle vene succlavie e jiif^uiari dell'uno e dell'altro laloj 

XXLI, XXIII. XXIV. Tre polraocj preparali cod 
tutli i linfatici superGciali. 

XXV, fino al XXX. Sei preparazioni che dimostrai 
no i vasi superficiali e profondi del fegato . 

XXXI. Una porzione di fegato con nna parte ^ 
sterno e diaframma continente i vasi linfatici che peiX 
io ligamento sospensorio passano nella cavità del pcttd 

' coi diaframmici , i quali si uniscono coi precedend 
nelle piandole poste lungo i vasi sanguigni mammarii 

XXXII. XXXIII. Queste due prrparazionl rappre- 
sentano i vasi linfatici o lattei degl' intestini dalla fon 

. Superficie interna fino alle glandole del mesenterio 
XXXIV. 1 vasi linfatici di una porzione d'intestitri^ 
tenue condotti fino al canal toracico . 
I XXXV. 11 ventricolo con alcuni linfatici concorT^ 
, renti alle glaadole situate colla curvatura minore dei* 
soddelto viscere . 

XXXVI. l reni con alcuni linfatici. 

XXXVII. Il core con dei linfatici molto cospicui 
lungo la faccia anteriore del medesimo . 

XXXVIII. Il canal toracico coi plessi lombari uhimì| 
preparato in sito nel cadavere di un fanciullo di q^uafe 
tro mesi . _ . 

XXXIX. Un altro condotto toracico parimente ii 
sito col fegato, e concorso di più e diversi linfatica 
superficiali, e profondi del suddetto "viscere nel caaaj 
toracico. Questa preparazione fu istituita nel cadaven| 
di un fanciullo di i5 mesi . 

XL. Un terzo condotto toracico in un adulto coi 
plessi e elandole situate intorno alle vertebre dei lom' 
bi con alcuni tronchi ed anse fascianti l'aorta. 

XLI. XLll. XLlll. Tre preparazioni raccolte id 
cilindri di vetro, le quali fanno conoscere fuora (£ 
sito i linfatici superficiali e profondi degli articoli tQ^ 
Seriori fino alle glandole iuguinedi . 



H*77 
IV. Un altra picparazione rinserrata pamacnte 
in un ciliadro di vetro, la quale ia mostra dei liofalìci 
superficiali degli articoli superiori 1 

XLV. XLVI. XLVH. Tre condotti toracici, due 
-dei quali col di loro ingresso nelle ■vene, il terzo Con 
alcuni linfatici dei reni , il quale presso la sua origine 
8Ì offre molto dilatato : una simile dilatazione si 
estendeva anche ai tronchi maggiori , pel concorso dei 
quali -vien costituito il canal toracico suddetto. 

PREPARAZIONI SECCATE. 

XLVIIT. Alcuni linfatici del capo e della faccia 
«otiservali in sito. 

L. l linfatici superficiali degli articoli inferiori sino 
alle glangole inguinali distesi sopra una tavola di legno. 

LI, I linfatici profondi degli articoli inferiori sino 
alle glandole inguinali distesi slmilmente sopra una 
tavola . 

Lll, I linfatici profondi degli articoli inferiori fm& 
al canal toracico distesi al solito sopra una tavola , 

LITI. I linfatici profondi degli articoli inferiori 
dell' uno e l'altro Iato ai quali da una parte si uniscono 
i superficiali j il concorso dei medesimi nel canal to- 
racico j e finalmente lo stesso canal toracico fino al 
&U0 termine nell'angolo dell' jugulare colla succlavia; 
■vi si annettono altri tronchi provenienti da altre parti, 
i quali si riuniscono coi linfatici degli articoli infe- 
riori . Questa preparazione coli' altre due seguenti è 
sflìssa sopra una tavola. 

LIV. 11 plesso ileo lombale. 

LV. I linfatici del braccio, del torace, della cer- 
TÌce , e della parte superiore dell'addome, i quali 
concorrono alle glandole assillar! col decorso e ter- 
mine dei medesimi. 

LVI. 1 linfatici tolti dalla superficie convessa del 
.fegato col peritoneo, e distesi sopra un vetro. 
Tom. I. 12 



CATALOGO 

jy altre preparazioni riguardanti il Sistema linfatica 
le quali si consentano in questa Scuola Anatoìiùet 
Senese • , 



PREPARAZIONI SECCATE . 



I.L. 



a parte destra dell'addome al dì sotto dell'oin-: 
bellico coU'arlicolo inferiore corrispondente , ove al- 
]ontrinali i comuni integutnenti , appariscono i linfatìc 

, fiuperficiati delle suddette parli ripieni col mercurio 
e il di loro concorso nelle glandole inguinali . Questa 

1 preparazione offre quanto appresso 

I s.'^' Otto vasi linfatici dei piii cospicui nati dalla pianta 

I del piede, i quali attraversano il dorso del piede mede^ 
elmo e la gamba , stati iniettati nella parte interna da 
piede fra il calcagno e la prima falange del pollice , 
3.° Nove sul dorso del piede fra il metatarso e le pri- 
me falangi dei diti 

^ 3." Cinque provenienti dalla pianta del piede, nno dei 
quali appartiene ai safeni piccoli nella parte esterna 

' del piede fra il calcagno e la prima ialange dell'ultimo 

( diio dei minori . 

Tutti i predetti vasi dividendosi e quindi riunendola 

r lia loro medesimi e con altri, circondando e fasciandi 

[ 'da tutte le parti la gamba si avanzano alle glandoli 
inguinali . 

E da notarsi poi che in questo cammino diciolU 
dei suddetti tronchi dalla parte interna, con obliquai 
giro e tortuoso tragitto, ascendono anteriormente fra» 
il malleolo esterno e il ginocchio^ quattro dalle 8u<i^4 
I dette regiuui si producono alla parte anteriore della! 
•■ coscia sopra il ginocchio^ quattro nuovamente dalla&* 
parte posteriore della gamba si portano all' inleru^ 
delta stessa gamba 5 e qu^ttro finalmente dalla partel 



*79 ■ 
posteriore della gainlia si avanzano a traverso il po- 
plite alla parte interna della coscia 
4.1 Sette iniettati nello spazio interposto fra la parte 
inferiore della natica , e la faccia posteriore e supe- 
riore della coscia , i quali gradatameute passano alle 
aliandole inguinali 

6." Cinque sull'addome al di sotto dell' ombelllco, 
che discendono alle glandole inguinali 
7." Finalmente dne nel pene, i quali unitamente ad 
altri si portano alle glandole sunnominate . 

Da cioccliè abbiani f^IIo conosrcre fmqui ne resulta 
che in una sola preparazione si dimostrano Ì linftilici 
superficiali di tutto il corpo al di sotto dell'oinbellico, 
i quali con quaranta distinti tronchi sì riuniscono nelle 
glandole inguiuali, dopo essersi coslantemenle diramati 
in più fasci di rametti ayantichè si versino nelle glan- 
dole suddette. 

II. L'articolo inferiore destro j ove appariscono 
iniettati alcuni linfatici dei superficiali , e due tronchi 
safeni piccoli, che seguitano dall'una e l'altra parte 
la vena dello stesso nonae, e s'inseriscono nelle glan- 
dole siiperlicialì del poplite . 

III. Un pene, ove si distinguono due tronchi linfa- 
tici iniettati nel prepuzio , 1' uno dalla parte destra, 
1' altro dalla sinistra, i quali intorno alla metà del pene 
si decussano in maniera che, divisi in più rami , vanno 
alle glandole inguiuali del lato opposto. 

IV. Un altro pene con tre tronconi linfatici iniettato 
Jiel prepuzio, i quali comunicano fra loro e si dirigono 
jille glandole inguinali del lato sinistro . 

V. La parte inferiore della coscia colla gamba an- 
nessa la quale offre i tibiali anteriori, i posteriori , e 
j peronei fino alle. glandole dei popliie. 

Vi. La parte inferiore di un femore colla tibia e par- 
te posteriore del piede , ove si lau conoscere i linfatici 
tibiali posteriori iniettati nella pianta del piede lungo 
ì] decorso dei vasi sanguigni plantari, e la direzione 
dei medesimi a traverso le glandole del poplite . 



.?o ^ 

Vii. ^^el medesimo articolo si distinguono ninfali 
tibiali posteriori , yli autoriori , i peronei , e altri de- 
rivanti dai muscoli soleo e gastroiiemi , i quali tutti sì 
avanzano alte glandole popiitce. 

Vili. Un femore taglialo per meVd, colla tìbia e pie- 
de ove si osservano i Tiiifatlcì tibiali anteriori , i poste- 
riori, i safeni niinori, e il decorso dei medesimi a tra^ 
verso le glandole del pDplite , e lun^o i vasi saoguigai 
- crurali finoalln parte media della coscia . 

IX. Le vertebre dei lombi colla duodecima del 
dorso, e porzione della pelvi, ove si distingue il decorsa, 
dei vasi linfatici procedeuli dalle glandole inguinali, fe 
il coDCorso dei medesimi nel canal toracico j e simil- 
mente i plessi , e le glandole poste lungo i vasi sangui- 
gni iliaci , e presso l'aorta e la cava addosso ai corpi 
delle vertebre. i. 

X, Questa preparazione abbraccia la vessica largiti» 
di aria , i v»si sanguigai iliaci , la cava , l' aorla , i te- 
stìcoli , i funicoli del vasi spermatici, ove si vedoM 
alcuni linfatici dei testicoli col di loro decorso fioQ 
alle glandole situate intorno all' aorta e alla cava , co^ 
più altri tronchi attenenti alla vessica , , 

XI, Questa poi comprende l'aorta. la cavae i vasi san'*' 
gnigai iliaci ripieni di gesso elevati di sito, ed esibì* 
sce i vasi linfatici che dalle glandole inguinali ai avan*^ 
zauo a tulle le parli , lungo i vasi sanguigni , al caoat 
toracico . 

XII. Uno sterno colte cartilagini delle coste , e 
porzione destra del diaframma in cui si vedono inietti 
tati alcuni tronchi di linfatici derivanti coi dì loro rsr 
metti e diramazioni dalla pleura. Le medesime dira- 
lunzioni tessono una rete nella quale passò il mercuria 
retrogrado, già iniettato nei tronchi, dopo aver su- 
perala la resistenza delle valvule del tronchi medesi- 
mi. Detti tronchi poi soffrono nuove divisioni in rami, 
quali avanlichè attraversino le glandole poste fra lii 
cartilagine della 7."!^ costa e il diaframma formanq 

, varj plessi , Da queste glauiJole passano ad altre colli 



rate lungo i vasi sanguigni mainmarj interni. Inoline 
vi si liistioguoDO anche altri lìaiuiici di quest'ultimo 
nome . 

XHE. Un braccio destro col torace, e parte supe- 
riore deir addome, ove allontanati i comuni inlegu- 
nientisi vedono alcuni tronchi di linfatici superficiali 
delle Suddette parti, i quali ioietlatì col mercurio si 
dirigono alle glandole assìllari cioè 
i." Dìciotto linfatici dal dorso della mano fra il meta- 
carpo e le falangi dei diti , e cinque dalla palma della 
mano presso il carpo . Questi dalla faccia posteriore o 
esterna del metacarpo e del carpo ascendono al cubilo, 
e all' umero in mauierachè sedici sì portano alia 
parte anteriore e interna del cubito a traverso l'esterna 
o anteriore, cioè fra,il pollice e la piegatura del cubito; 
dodici poi si uniscono ai medesimi, ma per opposto 
sentiero cioè, per lo spazio interposto fra Ìl metacarpo 
del dita minimo e la piegatura del cubito j e sette in 
altimo sì dirigono direttamente all' umero sopra la 
flessione del cubito . Tutti questi tronchi , mentre ser- 
peggiano pel cubilo, si dividono e nuovamente si 
riuniscono e confondono fra loro e con altri per for- 
mare un tal plesso che abbraccia e fascia tutta la pe- 
riferia del cubito, e finalmente, riuniti in tronchi 
luaggiori , sì radunano presso la faccia anteriore o ìd- , 
terna dell'umero per passar quindi alle glandole as- 
sillar! 

3° Tre nella parte interna dell'umero, uno dei 
qua)Ì passa ad una glandola situata sopra il deltoide 
avanlichè si riunisca ad altri, che concorrono alle pian- 
dole assillar! , e tre dalla parte esterna dell' iaiesa'ume- 
ro. Questi poi percorrono la faccia anteriore di detto 
umero per giungere finalmente al cavo dell'ascella nelle 
glandole assillar! . 

5," Ventitré nella regione del dorso presso la colonna 
vertebrale , i quali con vario corso si producono alla 
parie posteriore e superiore del braccio, e alla parte 
esterna del torace per passare alle glaudolc assìllari. 





Alcuni di questi che procedono dalla parte supc- 
riore del dorso si congiungono con nlcuni interni^ 
dell' umero, e attraversano un altra glandola avanti di ' 
passare alle glandole assillari, mentre altri, ritorti 

f)er la parte inferiore, comunicano con quelli slabi- 
iti nella parte esterna del torace . Questi inoltre 
soffrono più divisioni e suddivisioni e nuovamente 
molti si riuniscono a vicenda, e con quattordici tron- 
chi si riuniscono nel cavo dell'ascella avanti d'in- , 
ternarsi nelle glandole assillar! 
4." Sette dalla parie laterale e inferiore del torace J 
e dalla laterale e superiore dell'addome, tre dea 
quali in compagnia di un ramo nato dall' altra divl^ 
sione si riuniscono in un tronco cospicuo . Questo aS 
divide tosto in più rami , i quali, mandati altri pìcJ 
coli ramoscelli da per tutie le parti, godono una mui 
tua comunicazione j e s'insinuano in una glandolai 
piccola d'onde passano ad altre nell'ascella. 
5,> Quattro dalla parte superiore dell'addome, tre 
dei quali s'incamminano direttamente alle glandole 
assillari j i] quarto poi saluta un altra glandola avanti 
di arrivare alle suddette glandole dell'ascella 
6." Tre dalla parte anteriore e media del petto ^ 
quali terminano direttamente nelle glandole predi-* 
visate. Con questa sola preparazione si dimostra i 
linfatici superficiali di tutto il corpo al di sopra 
dell' ombellico, eccettualo d capo e la 
riore del collo , 

XIV. La parte sinistra del torace del cadavere tj 
una donna mostrando! linfatici preparati dell'islessa^ 
parte , e il di loro concorso nelle glandole dell'ascella . 

XV. La parte sinistra del torace appartenente al 
cadavere di un altra donna la quale fa mostra dei lin- 
fatici in essa preparati , e del di loro influsso nelle 
glandole dell'ascella. Qui ì linfatici appartenenti alla 
parte anteriore e superiore del petto si vedono più 
numerosi che nella prep. XUI. È da notarsi che ali " 
cuni di quelli che sortono dalia parte laterale dd 



pari 



ì 

li^ 
I i 

ira 

essaci 




torace avaotichè si ponino alle i^lindole assiilai-i tran- 
sitano per un altia glandola situata sopra il dentato 
anteriore fra la 6.^ e 7." costa . Altri Cnalmente dalla 
medesima parte del torace, e superiore dell'addome 
vaoDO a due piccole glandoie situate fra la 7.» ed 8 » 
costa. Iodi ne sortono due tronchi i qna!i perforano 
i muscoli intercoslali e tengono una via diversa. || 
primo passa fra la 7.' ed 8,' costa, e finalmente si 
annette ai linfatici intercostali j l'altro ascende fra 
la 6" e la 7.» e, reflesso anteriormente il cammino, 
61 riunisce coi linfatici mammarj interni . 

XVI. Una porzione inferiore di umero,il cubito, 
e la mano, ove, allontanati i comuni inlegumrnli, 
appariscono i seguenti tronchi linfatici superliciali 
ripieni col mercurio. 

1." Diciassette nel dorso della mano fra Ìl metacarpo 

del dito indice ed anulare. 

2." Due sul mclacar])o del pollice 

3." Uno su! metacarpo del dito anulare 

4." Finalmente quattro sulla palina della mano. 

XVII. L'Articolo superiore destro coi vasi sangui- 
gni ripieni di colla , e alcuni tronchi linfatici super- 
liciali iniettati col mercurio. Questa preparazione fa 
conoscere quanti linfatici passan sopra la vena basi- 
lica, mediana, e cefalica dalle quali si suol levar 
eangue . 

XVIII. Un altra porzione di umcro col cubito, e la 
mano colle vene ripiene di gesso e con alquanti liu- 
fatici iniettati col mercurio. 

XIX. L'articolo superiore destro colle arterie ri- 
piene di colla e di gesso con due tronchi linfatici 
radiali, i quali accompagnano i vasi aaaguigni radiali, 
e s' introducono io una glandola presso la flessione 
del cubilo alla sua parte interna, ove si congiungono 
con altri profondi . Da questa glandola due tronchi 
fii portano in alto lungo ì vasi sanguigni umerali, il 
minore più interno dei quali attraversa due piccole 
glandoie avanti di arrivare ad altra glandola maggiore 



intorno alla parte media dell'amerò. L'altro ai divida 
m ironclii; il primo va alla predetta glandola riclUx 
quale si riunisce con altri che ivi concorrono , meo^ 
tre gli altri si avanzano fino all' inserzione del muri 
scolo latissimo del dorso , ove a vicenda e insìem0^ 
con altri sì riuniscono e formano un tronco massimo J 
il quale tosto sì divide in più partì per inserirsi neilofl 
glanilole assillari. 1 

XX. 11 capo, il collo e la parte superiore del to- ' 
race esibenti alcuni linfatici della parte capiliata e 
della faccia col termine di tutto il sistema linfatico 
nell'angolo dell' jugnlare interna e succlavia dell'uno , 
e l'altro lato, e in atiro punto delle medesime veu^ 
jiresso r angolo enuncialo . Nella detta preparazione 
6i vedono 

l." Alcuni tronchi f.ìciali dell'uno e l'altro lato» 
quali discendono alle glandole collocate intorno alll 
metà della mascella . 
3." Due tronchi nella parte destra, i quali sortono 
dall'angolo esterno dell'occhio, e lungo la guancia 
GÌ dirigono alle glandolo poste intorno alla parotide 
5." Quattro altri tronchi nel medesimo lato destro 
fra la fronte e il sincipite, i quali s'incamminano 
parte ad alcune glandole situale sopra le parotide,. • 
parte ad altre collocate nel lato destro della suddetta 
glandola, i quali passano in ultimo alle glandole dd 

4-" Un tronco che seguita l'jugulare esterna, e si dL'q 
rigc alle glandole ìnlipriorì del collo . 
5." Quattro fra il vertice e Ìl sincipite , i quali scor- 
rendo dietro l'auricola discendono.alle glandole post< 
intorno all'inserzione del muscolo steroo-cleido mft^J 
stoideo . 

6-" Più tronchi nel lato sinistro, i quali , attraversate 
le glandole situate dietro le orecchia, e altre poste 
lungo ìl decorso deirjugulare interna, si riuniscono 
io tronchi , che si perdono nel canal toracico p 
ma meo te al suo termine nell'jugulare interna £ 
clavia. 



( i85 

7. Alruni tronchi umerali, che attraversale le glanilole 
e i plessi assillar! formano due tronconi massimi, 
l'uno dei quali si unisce al canal toracico, t' altro 
termina nella succlavia presso il dì lei angolo coirju- 
gulare interna. 

8." 11 condotto toracico ripieno di gesso. 
9." Finalmenle dalla parte destra due gran tronchi , di 
cui l'uno procede dalle glandole inferiori del collo 
collocate presso l'iugulare interna, il quale si apre 
nell'angolo di questa vena colla succlavia dtllo stesso 
lato, menli'e 1 altro emesso dalle glandole assiilari 
superiori con una bocchetta distìnta si apre ncil'an- 
jjolo predivisato. 

aXI. Una testa col collo, e parte superiore del 
torace ove nel lato sinistro sono preparati e iniettati. 
1.' Cinque tronchi linfatici fra la parte media della 
fronte e l'orerchio, che procedendo dalla fronte /« 
dal sincìpite discendono alle glandole siluale presso 
la base della mascella inferiore, e sopra la parotide. 
3.^ Sei fra il sincìpite e il vertice, i quali vanno in 

Irarte alle glandole situate dietro l' orecchio presso 
' inserzione dei muscoli sterno-cleldo-mastoidei , e in 
parte ad altre glandole del collo. 
S.*^' Tre nell'occipite che attraversano alcune piccole 
piandole collocate lungo il decorso dell' arteiia or- 
cipitale, per transitar quindi ad altre glandole del colh . 
XXII. Una testa coi linfatici nella parte superiore 
del sincipite e del vertice ripieni di mercurio fino 
alle prime glandole dietro l'auricola. 

XXII- Altra testa ove si vedono i vasi linfatici 
della fronte, del sincìpite, e dell'occìpite. 




NEI VASI DI VETRO SI CONTIENE. 

I. J-Ja parte inferiore di dae braccia col cubito e 
colla mano, ove appariscono i vasi linfatici ripieni 
di mercurio, e le veae ripiene di colla e di gesso; 
inolire la parte inferiore di una coscia colla gamba 
e porzione del piede, quale esibisce alcuni linfatici 
denominati «tibiali posteriori, e il decorso dei medC' 
desimi a iiaverso le piandole poplite. 

II. La parte inferiore di un uraero col cubito e,- 
la mano, ove si fa Tedete i liuCatici profondi iniet^ 
tati nella palma della mano, e Ì tronchi dei radiali 
e ulnari, i[uali decorrono lungo i vasi sanguigni a 
più glandole residenti addosso ai medesimi, e ad altre 
poste alla flessione del cubito. Da queste ne sorgono 
(lei Ironchi , i quali sì uniscono ai vasi sanguigni ume- 
rali salutando altre glandole avanti, di arrivare alle 
glandole assillari. 

III. Le vertebre dei lombi e -l'osso sacro coi 
linfatici che dalle glandole inguinali si avanzano al 
caual toracico. 

IV. Un polmone sinistro con alquanti linfatici 
superficiali. 

V. Il fegato del cadavere di un fanciullo j e altre 
porzioni di fegati tolte da altri cadaveri, ove son 
preparati alcuni tronchi di linfatici coi di loro rami, 
reti , e diramazioni respettive. 

Ometto di riportare un altra serie di prepara- 
zioni , la quale dimostra i linfatici fuori di sito. 



APPENDICE 



Pi Supplimento alle note 6. ii. 12. i3. i5. 22. 34* 



T 



erminata appena la stampa di questo Volume , essendomi dedi- 
cato all3 fredda lettuta del medesimo, vidi da per me stesso a colpo 
d' occhio che in alcuni luoghi sarebbe occorso di vi emaggiormente 
illustrare alcune opinioni , già riportatevi » con dottrine acquistate 
in appresso , cioè dopo la consegna fatta al Tipografo del mano- 
scrìtto, e arricchire sempre più T opera coU'imparzial discussione 
di qualche altro punto anatomico in controversia non bene ia 
avanti da me avvertito. . 

Bilanciai , indeciso per alcun poco , a qual compenso mai 
io mi poteva appigliare per eseguir quanto sopra, quando sul l'esem** 
piò di ciocche fece l' illustre Mo^tbcgia nel T. III. delle sue erti«>' 
ditissime Istituzioni chirurgiche mi si affacciò l' idea d' intessere una 
specie d'appendice all'attuai Volume la quale abbracciasse quanto 
in questo momento avrei disseminato qua e 12i nella ^tess' Operst 
se mai l' avessi potuto fare. Questo pensiero mi piacque, e questo 
tosto afferrai. 

Sezione L Nota 6. Pag. ^o. 

Organizzazione primitiva dei muscoli^ dei tendini, dei ligamenti^ 
cassale^ ligameniose , cartilagini ed ossa . 

Rassembrandomi d' essere stato alquanto oscuro nella descri- 
zione anatom>ica degli elementi primitivi dei muscoli ec. rimarcherò 
con maggior chiarezza ed estensione , che le osservazioni le pixit 
accurate e ripetute con iniezioni sopraffini e con lenti acutissime 
anno fatto conoscere al Prof. Mascagni che i fasci componenti i 
muscoli possonsi disgiungere in fibre : e queste in filamenti primitivi 
i quali riduconsi a tanti cilindretti composti di vasi assorbenti fa- 
sciati esteriormente da sottil membranuzza intessuta d' altri assor- 
benti , al di sopra della quale sene rinviene un altra composta di 
Tasi sanguigni arteriosi e venosi , di vasi linfatici e nervarelli . 

Dai detti vasi sanguigni si separa un glutine che infiltratosi 



iccupano I vasi d un 
rva costun temente o 
m6bj . ed in alcuni pesci 
i testacei la. : 



nel ciliudrelti notati, gli rende cnpaci Ji scortarsi. I linfatici 
che foroiano la di loro meiubranusia esteriore riportano io i 
parte di detto glutine che è servilo all'esercizio del muscolo, 
sapravanza airumetiasionc delle parli , onde tuUo v^nga 
novarsì per il poroso trasudamento aanguigoo che h luogo 
temente e che deve stare jn bilancia sempre col riassorbimento pcK 
maciencr la salute nelle stesse parli soprannoiate. 

l'na roembrao» costrutta di vasi sanguigni e linfatici , che con 
una lamina interna si insinua anch'essa Ira i fasci muscoli 
luppa esieriormcnie lutti i muscoli ed è delta vaginale 

Fu avvertito gii che ti color re 
dai globetii del sangue che in copia 
Peralivo s€ dstto color rosso si oss 
dctmammali, uccelli, serpenti, 
altri pesci poi, negli inietti, nei 
soiUoza carnosa non lo prcienla , ma Vi si vedo 
stante i filamenti muscolari d'un bianco tender 
si suppone che in questi i globetti che occo 
gai nun mostrino quel rosio vivace per la man 
({Uaalitli d'ossigene e di ferro che nella respira 
coutbinasi negli altri suddivisali animali. 

Vedo soverchio il rammentare che i nervi i quali si dis 
scono ai muscoli cmunicano loro una sostanza la quale 
lucitele in moto la parie glutinosa che occupai vasi assorbenti rhe 
compongono i di loro cilindretti primitivi. A questa proprietà 
inerente' al glutine contenuto nei filameuii, fibre, e fasÉi ni 
lari è sialo dato dal graud H*m.EH il nome il' irrìtahiUlà , 
celebre Tommìsini di contriiltilUà. 

L'esperienza b insegnato e confermato che ì delti mnscnli, < 
tenuti per lungo lenipo immobili, perdono la di lord facolrà di | 
contraisi. Per questa ragione singolarmente nell'Indie i Fallir 
che stanno alle volte degli aoni interi nella medesima posiiioin 
all'oggetto di mortiScarii, rimangono colla maggior parte della ] 
di loro articolar.ioni anchiintiche, siccome avverte anche il Bare 
BoYER nel suo T. IV. di chirurgia. 

In ordine ai lendini , ligamenti , cassule ligamenloje ec. diri' \ 
nuovamente che i filamenti pi 
fasci principali sono composti pure di vasi assorbenti, i quali, 
oltre l'esser circondati da una membrana inlessuia dt Vdsi liuUitici, j 
ne anno un altra organizzala anche di sanguigni 

Dai detti vasi sanguigni si 1^ al solito un trasudamento che pass^ 
nelle guaine dei cilindri, e negli slessi cilindri primitivi all'-g- 
geito di nutrire e mantener 1' elaslicitii nelle partì. Gli assor- 
benti poi ne riportano indietro il supe^(I^o,co)^e tiei muscoli «c* 




1^9 

Ma poiché i detti cilindri sono assai più serrati di qudU degli 
stessi muscoli, e "fi si rinviene an umore molto più teuace e 
denso,. così non godono d'alcun sensibii movimento. 

L Haller fu il primo ad insegnare che le derelitte parli ten- 
dindse mancando di diramazioni nervee, sono perciò iiiseosibìli. 
A fronte di ul giudizio , confermato in seguilo da altri valenti 
anato:iiici, pare che Bell tenga per pericolosa la puntura dei 
tendini consigliando di lagliare in totalità il tendine del bicipite 
quando, dopo la flebotomia del braccio, vi si risveglia una flem- 
monosa infiammazione. ' 

Ma il Latta nota peraltro che non vi e alcuna osservasione 
che provi d'esservi stalo la necessità di ricorrere al Uglio di 
detto lendine: onde conclude che in tali emergenze lo sviluppo 
dei fenomeni morbosi procedano da irritazione nervosa. 

11 Professor Thomson nelle sue recenti lezioni suU' infiamma- 
zione, in cui poco rinviensi di singolare, tradotte dal doli. Ik- 
Aozzi dall'inglese, sosdene , facendo eco a quanto scrisse Wytt, 
che anche le parli prive di sensibilità nel di loro stato di salme, 
come i lendini, i ligamenli, le cartilagini, le ossa, si fanno 
sensibilissime in quello morboso d'infiammazione. Noi nella nota 
di N/ a4 ci siamo sforzali di dar la spiegazione di tal fenomeno • 

Sezione a* Nota 1 1. Pag. 79. 

Reflussioni umorali per ostruzione delle glandoU linfatiche. 

I prevedimenti nel mondo per grandi che sieno non son mai 
troppi. In conseguenza avendo avanzalo in calce della suddetta 
no^ che quegli ingorghi glandolari che si osservano al collo nel 
catarro, sono ordinariamente primarj dipendenli cioè da raffred- 
dore ec. e non sempre secondar], come pubbhcò nella sua bella 
Memoria il degnissimo Soemmerino , dopo il Kortum e il Bieh* 
CHEN, reputo opportuno di soggiungere che io non intendo di 
negare che i predelti ingorghi possino esser anche secondar], 
mentre vedesi tuttodì che tali debbono giudicarsi ogniqualvolta 
vengono preceduti da un eruzione singolarmente erpetica alia 
testa , dall' applicazione dei vessicanti alla nuca» nonché spesso 
dallo stesso catarro come sopra* 



P190 
Strutlttrrt dei v 
mammelle 
memo in { 
finalntf.ntr: 




escretore in generale , e deUé% 
•articolare. Secrezione, escrezione e riass,orlii» 
del latte in particolare i' 
finalmente saggio sulle metastasi , 

Da quanto io vcrjai intorno alle tnetaslasi chiaramente ap' 
pariscE che non fu mia mente di parlare che dì qudlc che da 
alcuni si credon provenire òa trasposizioue di qualche malattia 
locale; e che no» ebbi alcun idea di trattare delle altre che sì 
posson dir critiche per esem|iio d'un male acuto , e generali 
è ordinariamente la suppuruzione della parotideo meglio del tessuto 
cellulare che inviluppa la stessa paroiide, suppurnEionc che vogli 
gli Autori che debba servir d'alleggerimenta del morbo princi- 
pale di cui la ritengono una crisi. 

Ora ripigliando l'esame del primo genere di metastasi 
portL-rò un caso scritto da BuTTjvEd Chirurgo Maggiore a BcrHi 
Pertanto egli racconta che ad un tale per una causa traumntica,< 
essendosi dichiaralo un ascesso vasto all'avanbraccìo con 
nenie quotidiana suppurazione e febbre, segui che ad un tratto 
fi soppresse Io spurgo e ne nacquero degli icioglimenli di 
di materie purulenti, quali diminuirono dopoché ricomparve la 
suppurazione nell'ascesso, e tornarono quindi a riprodursi dopo 
□n nuovo sviluppo e scomparsa successiva di maice nel detto ascesso 
che finalmente guari col ripetersi lo scioglimento di e 
sequela di quest istoria e di altre che egli riporta aggiunge alcime 
riflessioni sulla teoria delle metastasi, e sostiene che in un organo si, 
faccia una secrezione simile a quella che ebbe luogo in altro organO; 
pìij o meno lontano da quello che era sialo priuiilivamente affetto. 
U dottissimo Cav. Bherì che raccolse questa scrittura nel 3. fa- 
scicolo del suo illustre Giornale anno iBig, rimarca a ragione che' 
la teoria emessa da Bdttheii non è diversa da quella di Iìeil il' 
quale intende per metastasi lo sviluppo d'una seconda malattia 
che riconosce la propria origine da altra preceduta ; anzi dire che 
è la slessa malattia identica e mutata soltanto di sede.» Un tal fe- 
chc possa derivare avverte il prelaudato ReiL» da 
cui osserviamo che cessando l'attività dell'euergi» 
oerente alla vita d'un dato organa, l'atiivitii di qualche altro viene 
ammalata; eKmbra << soggiunge « che la simpatia delle propaginì 
iiervcc e l'associazione delle azioni animili possano essere il mezzo 
onde la natura si determina a una tal mutazione di «alo. » Cosi 
nel suo Piim, Tomo della conoscenza e cura delle febbri' 



I 
1 



quelle leg 



alle 



mparv 



to non mi erìgerai in giuilire intorno all' idea di Beil ; noterò 
«MluciIo cìie facendo egli giocare qua» esi^lusivamente il sìslema 
i)<?rvoso, sembra che, in luogo delta metastasi, «ia da inlendcre 
clic egli arametia piuttOiio il melasceniatismo rimarcalo da lutti 
i Patologi tedeiclii, il quale consiste nello svolgioienio d'una se- 
conda malattia dipendente più che altro da ìirltazìone nervosa;, 
e non dal trasporto materiale d'uuiori ila una parte malata ad un 
altra sana. Sostengo poi elle nel caso riportato da Buttheh, la 
scioglimento di corpo si dichiarasse perchè le materie copiose 
dell avambraccio portate nel canal toracico riempirono questo 
condotto in guisa che quindi non 1Ì fu concesso di ricevere per la 
parte inferiore quanto altro dovevano riportare nel medesimo i 
linfatici intestinali , motivo per cui il chilo e gli altri umori non 
]>olendo9Ì insinuare nei vasi chiliferi gììi ripieni, si ui 
materie fecali e produssero lo scioglimento quale ces 
l'afflusso per la parte saperiore al canal toracico, e i 
dopo una nuova portata di pus al detto condotto, coi 
casi da me referiti e così spiegati . 

Anche il chiarissimo Professor RuEini, oltre Richteb ed altri, 
crede nelle vere mHaslasi riportando la relaiione d'una donna 
la quale giunta all' eih in cui naturalmente cessa la niestia.nzione 
venne molestata alla mammella sinistra da un piccai tumore d' ap- 
paienti glandolosa accompagnato da qualche fìtta. Niente fu ap' 
plicato alla patte, meno ( quando il male si fece più dolente ) un 
panno caldo che recò del Sollievo. Si sentì poscia la paziente una 
linea dolorosa che dal suo tumore direttamente scendeva alla 
piegatura della coscia , ed allora sì accorse d' un flusso marcioso 
dalla vagina il quale conlìuun per ventìqualtr'ore cangiandosi poi 
io un fluido biancn acquoso ed in fine sang'uiguo apportando alla 
mammella perfetta guarigione: 
Ma riflulteudo io : 

t." Cile la mole del piccai ininore non corrispose alla quantità 
delle materie gettate dall'utero 

■1° Che la detta linea dolorosa si può riferire a qualunque sti- 
ratura o distrasion nervosa 

3,° Che dessa non In neppnr diretta alla volta dell' utero , ma 
alla piegatura della coscia 

4.° Che ordinariamente dopo la eesaaiìone loiale dei mestrui, 
e singolarmente all'epoca in cui sogliono comparile, nascono 
dei 0USSÌ uterini alle Tolte imponenti 

5,^ Che non è raro il vedere , allo svilupparsi e crescere d' una 
seconda malattia per altra causa, cedere la prima senza bisogna 
<1' ammettere una metastasi , come per pochi giorni vidi cedete un 
flusso palpebrale spontaneamente per la dighiaiazioue d' una 
diarrea : 



6°. Che unalrafìrilc dalle raammiiWn ^Walera non vi ioil< 
k 'Capaci di trasportarvi delle materie moi-has'?: 

"ti sari lecito rimanere nella mia opiuione , che non si di.nui 
l^ioè vere metastaii, quando per lali non li volesse intendere li 
I li'Bsposizione col mezzo degli assorbcnlì del pui di qualclie rac 
lieolla degli articoli infeiiiri e parie inreriure del tronco nelli 
E 'piandole inguinali ; o degli articoli superiori e parte supcriore de 
Idoneo nelle glandole assillari ec. lochè sarcbbi; lo slesso cbe dare i 
^>aome di metastasi a tutti ì buboni per assorbimento. 

Forse potrebbesi dare il caso die qualche volta i linfatici e* 
' rìchi di puì venissero erosi dalia causticItSi del medesimo pus . <|' 
' Cassero luogo a qualche raccolta la qiMle dovrebbe dichiararsi dalli. 



.del 



parte ove ii sede I' ascesso a quella in cui vanne 
fatici che nascono dalla periferia o centro dello slesso 
che niuiio fin qut, per quanto io sappia, h. fatto parola ■ 

Niente parlo dei casi di metastasi recentemente citali tli 
Dolt. Vemtuholi Chirurgo Primario dello Spedai» Maggiore iti 
Bologna perchè aoc'^e eglino comodamente spiegansi coi luuif, 
testé ed altrove tracciati sulla più perfetta cngnlzioDe dei vasi li 
fatici, nonché coU'appoggio d'alcune osservazioni pratiche riguar-^ 
danti la raedìcioa , senza ricorrere alle preconizzate metastasi ; solf^ 
dirà che nel novero delle vacillanti ipotesi che analizzò e sili cpf 
tentasi, ma sempre invano, di sostenere ledette 
luogo di mostrarsi ligio per quella di Darwin la quale da qualche 
tempo è Stata per l'affatto rovesciata e demolita , volendo portarne 
nna , sarebbe stato, a mìo dcbol giudinio , multo meglio esternar 
favore per l'altra, che non omette di notare, di Vanswiethi d'HAi^ 
LER e di PoRTAL i quali credono nella circolazione per il tessiHo, 
celluioso, giacche in sostanta una certa comunicazione in sestessv 
Fgli la gode in quasi tutta la macchina animale, quantunque noi pe- 
raltro slam tuttavia ben lontani da attribuirli perciò il fenomeno dcllv 
vere metastasi, come altrove, non trascurammo di rimarcare, 

Seeiobe delta Nola i3. Pag. 86. 

Esposizione delta teoria rigiinrclanle il eondensnmenlo morbosa 
dei fluidi nelle malattie polmnnali in particolare e nelle 
fiammazinni in generale, cali' esame critico di quanto è stai» 
fiatai pubblicalo iu ordine alla medesima . 

La nuova teoria del condensamento morboso tracciala dal 
Dott. FiRHESE suir appoggio d' alcune opinioni di MascAgki . e da 
me più estesa colla scorta singolarmente delle dottrine , che ò peii 
riportale, dello stesso Autore, nonché coU'appoggio d'altre lagioni 



li falli chetnì sembraronomoltocoiifacentl all'argomento, pTevedo 
che aiiJcrti più soggetta delle altre da me pubblicate alla critica; '{illu- 
di amo di viemaggiortiienie corroborarla con ripetere e far rìflelieie. 
Che tutte le volte die il siitema linfatico o per una sua pai li- 
colai debolezza o per altra causa ancora scarica Del torrente della 
tircOtazionc una linfa scarsa di veicola acquosa, acre, e pungente 
e non animalizzata deve neccssariarnenie avvelenare questo princì- 
pio vitale ed accendere, soprattutto nel polmone, l' infiammazione 
per cotìdensamento ed aumento di massa , come deltegliamtDa 
nella suddetta nota. 

Ora t(t mi fosse permesso di fare un confronto per incalzare il 
tnio argomento, io paragonerei il sistema linfatico a quello delle 
vie chilopojetìche , e direi rhc in quella guisa che quando lo sto. 
maro e gli intestini nOn sono atti a digerire ed elaborare il cibo, o 
perchè indeboliti o perchè detto cibo in troppa copia o di cattiva 
qualità in essi introdotto , ne nascono costantemente le indigestioni 
divenire le quali sono seguile da pessime secrezioni ed escrezioni: 
così il sistema linfatico preso in generale, quando non è slato ìn 
gradodi anìmalìzZare e digerire gli umori circolanti pel medesimo, 
e che per qualunque causa questi son passati corroiii e non prepara- 
li nel fonte della circolazione, deve indispensabilmente dar luogo 
All' alterazione ed iniìamniaziode del sangue quale i delti umoii, 
già viziati , vanno a comporre. 

Per comprovare poi il premesso morboso condensamento noli 
Il Farsesg che nelle parti Infiammate è sempre diminuita ta Iraspi- 
rasione, del che non Voi convenire 1' AnTohmARCHI. Ma quanlun- 
tjuc anch' lo mi sia dato carico di far altrove conoscere che se fosse 
vera l'osservazione di questo avversario ì medici non penerebbero 
tanto per riliTenire dei farmaci diretti a riaprire la traspirazione in 
quasi tutti i generi d'attacco infiammatorio, ò voluto ripigliar quc- 
Bt' articolo onde armarlo d'un corredo più imponente dì ragioni e 
di fatti a difesa d' una verità cos\ contrastata. 

Intanto a favore della mia proposizione farò rìdctiere. 

1." Che MoTEOGiA alla pag. 35. del 1. T. delle sue prelaudate 
tstiluzioni chirurgiche nel definir l' infiammazione dice che nelle 
parli infìaoimate vi è aridezia di pelle. 

3.' Che FnAKLnel suo profondo Iratiato del metodo di curare le 
Dialatlie dell'Uomo, parlandone! T. t. delle oftalmie dice nel 
caso che niuna lacrima fluisca dall'occhio, sebbene infiammato, 
i latini si permisero di darle il nome di lippiludine arìda, ed i 
greci l'appellarono lorollalmia. 

3." Che quasi tutti Ì Trattatisti d'oculìstica fauno cenno d'un 
indammazione degli slessi occhi, e singolarmente della glandola 
lacrimale, benché rara a seguire, in cui l'occhio essendo rìurso ad 
Biciutlo, anno chiamato tale stato del medesimo schelloma, 
Tom. I. l3 




194 . . . -- 

Qufjle con Iesi a zi ODI, seLbene non eaclodinrt ^et generi e 
jierioili ili inGammazionc nei quali si può l'are, voglio cniicerli 
copioso triisiirlaiiiunto ; provano perallro ctie vi sono delle specie 
degli jtadj inBaiDmalor] nei quali il poroso traaDilamento è af 
solutBPnenle sospeso a perlomeno diminuito. 

Ma che uelle infiammazioni, prese ìa complesso, 
il poroso trasuiiamento lo notarono meglio, infra gli altri, BoTl 
nel T. I." del ^oo Tiaiiato chirurgico alla p3(i[. li. e Scarpa nel luo 
iSa^gio sulle malattie degli occhi pag. 4- lo riprova di ciò il prim» 
cos'i ragiona. 

" 1 sintomi geaeralì clie sopraggi ungono in certe infìammasioni 
li limitano spesso all'accelerazione del polso e ad imi aumento di 
calore in tutto l'ambito del corpo, vale a dire ai fenomeni chi 
caratterizzano la febbre. . . . ma secondo la salora etell' organo i 
fiammato il grado dell' infiammazione. ., . questa febbre vai 
juolio e qualche volta ella è accompagnata da ana gran cefali 
,, dalla frequenza dalla respirazione e dalla diminuzione di moli 
. evacuazioni. Cosi la traspirazione è diminaila , le orine non ffJ 
separane cìte in piccola ijuanlità,e desse d'altronde son limpide f 
lochè annunzia uno stato di ristringi mento e di iucrespamenlo nei 
Tasi dei reni infiammati n e secondo me alle volle ona densità nelift 
massa sanguigna invasa daflogosi. Ecco poi come scrisse il secondi» 
parlando di^l flusso palpebrai pnriforme. 

« Infatti nel pia alto gradò di qu''9ta malattia, se per ■eci' 
dente le palpebre sono comprese da infiummazione , come nel cai^i 
di risipole della faccia Veffettadella quale comedi TUTTE le 
Jiammazioni, è di sopprimere ogni sorla di secrezione nelle pari 
che invade « cessa del tutto la raccolta di materie pari formi nelsaci 
lacrÌTnale , la quale- torna a ricomparire loslochc si rallenta l'iiw' 
Gammazione delle dette palpebre, e ricomincia la morbosa secre- 
lìone della membrana interna di esse e quella delle glandotelle 
mcibomiane r « E ciò basterà per rinforzo alle argomentazioni da 
me altrove addotte in favore del condensamento morboso nelle ib»- 
lattie infiammatorie singolarmente del polmone. 

Sezione 3. Nota i5. pag. ii9. 
T'essufo celluso e pannicolo adiposo. 

Nell'esame degli /Vntori che in questi ultimi tempi anno a 
intorno alla materia anatomica dilucidata da Mascagni, sic 
ni sfuggirono di vista i cenni d'una nuova idea sulla natura def 
tessuto cellulare del Doli, G. M, De Felici dì Pavia pubblicati coi 
torchi del Sig. Bìzzoni nel i8t^. in 8." cos'i ne assumo f analisi in 
questo luogo. 

Nei dEtli ceuiM cefeiiscc il De Felici « che la più recente 






ig5 

ffmìtìarìt^ colli altrettanto valoroso che giovane Profegior PiNizItik 
lo mise ■ pane delle più fortuaale iuJagiui sulla sostania spongiosa 
cellulare, ritrovata quindi vascolosa relicolare nei corpi cavernosi 
ilei pene, comecché tale fosse già stala preconiKxata da aliri in 
<]aella proprio ilell'aretra. Inalire dice<i die, cont'ermaia quc- 
sl' analogia nel tessuto della milza , dei capezzoli, del cliloricte , t; 
dell' interior parte della vagina edell'iifero, e resa velisi mile dalla 
iiùeiioni dei linfatici, malgrado della rara loro riuscita , dovendosi 
quelle praticare dai rami ai tronchi a ■uotivo delle valvule , egli ne 
propone l'applicazione a tutta la cellulare e in tal maniera consi- 
dera le eelle come organo immediaio di secrezione, di nutriiioiie , 
di vegetazione, e d'assorbimento. 

Àbbenchè , ora io rìflcKo, l istoria c'offra degli eserapj di 
scoperte anatomiche e mediche falle all' isiess' epoca o anclie in 
diversi tempi da più Autori senza che V uno sapesse dell' altro , il 
Sig. DeFelici e il Sig. pAt(izz4pare che non meritino molla lode 
intorno a quanto ci indicarono superiormente. 

1." Perchè fino dal 1816, cioè un anno prima del De Felici io 
parlai alla pag. 49' (lei T. 1 . " della prima stampa dell' aUual Tra* 
duiione del riiiovuto che fece Mascagni nel i8t3 , in una prepa- 
razione d'un pene da molti anni inìetUato e seccato, della tessitura 
vascolare dei corpi spungiosi dello stesso pene, dopo averla pre- 
sentite , siccome scoperta nell'uretra , da epoca assai più remota. 

■z." Perchè fino dal detto annoi8i6. alla pag. 167. del predetto 
primo mio Tomo trattai, e in qualche estensione, dell'organismo del 
(essalo celluioso in generale , ove feci conoscere che Ìl merito anciie 
di questa scoperta era dovuta al Mascagni che da molti e molli auui 
insegnava ai suoi scolari di varie Nazioni d'aver rinvenuta la pie- 
detta .struttura vascolare nel Lessulo celluioso come sopra 

3.°Perchè il Doli. FAHSESEdi Milano nello sless'anno 1816, parlò 
pure nelf Elogio ec. alla pag. 6o. della cellulare e disse iu sostan/.a 
che Mascagni T aveva ritrovata composta di vasi. 

/(■"Perchè i Professori di Pavia non insegnarono (per quanto 
io sappia} come, con che andamento ed ordine i vasi si prestino a 
comporre il tessuto cellulare, mentre Mascagni , olire al dirci tut 
lodò, ci fece anche conoscere come vi predominavano prima gli 
Bsaorbeuti, e quindi ì venosi, e come si conformano in celle nello 
quali trasuda un'umore di cui la parte più deusa Irattenendovìsi 
l'orma la gleba pingucdinosa. 

5.' Perchè l'organizzazione dei corpi cavernosi del pene e (0(11/- 
mentd opposta a quella del tessuto celluioso, mentre la prima non 

brana elastica che gli circonda , e la seconda di celle rolondeggiituti 
come sopra ed altrove descrìtte. 



196 J^^M 

6. Perchè h egualmcnle diversa la struttura della milia dal delta' 
tessuto cellulare, poiché ella è formala da un cumluo dì celle 
cojue quelle di tutti i visceri appaclenunli alle glandola conglome< 
rate, quantunque non abbia dullo o dutti eEcietoi'j. Chi non veda 
guanto a colpo d'occhio vi predominano nella milza i vasi «anguign 
in preferenza dei linfatici che [irimeggiano nel tessiito cellular. ? 
7.° Perchè è Bn':he più diversa che mai la ooniposìiioae il''lli 
[ pareli uleriue da quella del preuieotovato tesìuto , giacché iolcésuts 
t ai vasi cl)e compongono varie membrane le quali ti pos^ou divi ~ 
l,« auddiviilere fra loro comodamente, come ò rimaicata, e rimart 
citerò ullrove. 

e. Perchè finalmente, per tacermi sopra altri punti, le iniezioni 
parziali del linfatici nella maniera enunciata poco o nulla possono 
ajuiare la scopeita del tessuto celluioso in quc«lione, laddove ali 
l'.opposto possono far gran giuor.o quelle die aucceduiio alle altre 
I neguite, secondo il metolo di Mascagni, nei vasi saoguigni, col 
tzo dille quali si fa un trasudamento generale di para colla chf 
^s.fando in tutti gli assorbenti , reqdonsi questi assai visibili ad nij 
ocrhio esercitalo ovunque ^ penetrato la stessa ioieiione «pin|« l) 
l>ell'agio aei sanguigni predivisati. 

SKKIOTfE 4 '>°l:< 33. Pag. l^-J. 

fiScmbrane che entrano ikIC organizzazione dei vasi linfatici. 
Cenno inlorao alla membrana amnio> 

III conformità della figura N.° 16, e di altre di Mascìghi con 
lanute nella TaT. XHl. del Prodromo della dj Ini grand'Open, 
postuma anatomica, resulta che la membrana nervca o elaslicm' 
■omponente i vasi liafatici, quaudo questi si riscontrano in parti 
organizzate anche di sanguigni, riceva più Vasarelli di questo stessa ' 
nome , siccome enunciai anche nella prima ediiione di quest' Operft 
allapag. i55. del T. I." 

Nello scorrere di nnovo in questo momento il Prodromo suddivi- 
sato trovo jche ìV1asgag91i referisce ianltre nella spiegazione della figiii 
la 34 T'iv. VII. che la superficie esterna dell'amnio la quale stlt 
a contatto del corion è fabbricata anche di sanguigui , oltre di 
fatici i quali soli ne compongono la faccia interiore riguardante i( 
feto. 



197 
Sezione V. nota i^, Pag. 161. 

farti destUule di nervi , e spiegazione del dolore che risvegliano 
* in certe particolari affezioni. 

Fra le parti sprovvedute dì nervi , non sono da passarsi sotto 
silenzio i vasi sanguigni , le di cui sole arterie ne ricevono delle 
^diramazioni cbe fasciano semplicemente in alcuni punti il di loro 
iBSteriore. Auchc il tessuto cellulare è sprovveduto di nervi , bendìè 
molli lo attraveisino per diramarsi a diversi organi, . 

Parimente spogliati di delti nervi sooo le diverse membrane 
che fasciano le cavità come le secondine, le meningi, la pleura , e 
il peritoneo. I pessimi fenomoni che si risvegliano nelle di loro 
infiammazioni s:>n dovuti alla flogosi che per irradiazione si coma^ 
nica alle parti \icine, come ai polmoni, intestini ec. 

Anche il sistema linfatico è privo afiatto di filamenti nervei » 
ed accennai altioye che pare che la natura lo abbia tolto all'in* 
fluenia di questi mobili istrumeuti perchè costantemente assorbis* 
SQ da perse stesso, e per il proprio tessuto senza ripeterne ratlitu** 
dine da altro sistema che a sua voglia potesse accelerare sospen-* 
dere con dsfinno V assorbì meato. 

Infiiie anche il periostio è privo di nervi, benché diversi, in 
compagnia d'abune arterie nutritizie, passino al periostio interno. 

In proposito di periostio (quale è composto di sanguigni e lin<» 
latici ) mi sovviene adesso che il Farsbsq avendo dette che il pe- 
riostio interno è continuazione dell' esterno, si risenti I'Antommar- 
CHI neganlo tal proposizione a tutta forza. 

E per Verità la delicatezza del periostio interno è molto pia 
sopraffina dell' esterno; ma considerando col Farnese e con altri 
insigni Anatomici , e soprattutto coir esimio Professor Caldani che 
i vasi, che per un numero immenso di pertug) ossei vanno a com'* 
porre il periostio interno , sono propagini dell' esterno, la proposi^ 
zione del Farnese non meritava certamente un anatema s*i rigorosa. 

Dopo gli sperimenti di Duverney anche quelli di Mascagni 
p'overebbeio 4:be il periostio interno (quale si conferma i a celle 
iripiene di sugo jnidollare aguisa delle celle pinguedinose) godesse 
d'una qualche sensibilità, atteso il numero dei nervi compagni delle 
|)M?idet(e <aij:terie ui^triti^ie che passaqo ^ distribuirsi al medesimo* 



199 

INDICE 



MATERIA TRATTATA DALL' AOTORE. 

Jl refazione ••••<••••••••••• Pag» t 

Prolegomeni •«•••« ti 

Sezione L* 

D* un sistema ideato arterioso e fienoso di certi vasi 

linfatici ««.,.«• aa 

Sezione II** 
Del fine delle arterie e del principio delle vene. • • 47' 

è 

Sezione- III.* 
DelV origine dei vasi linfatici • * • . • . ;; • . i i loi 

Sezione IV.* 
Dei linfatici in generale ••••••••••••• i^^ 

Sezione V.* 
Della struttura delle glandolo conglobate o linfatiche* i47 

Sezione VI.* 
Del metodo di trovare ed iniettare i vasi lirifaticis. xS% 



iòò 

MATERIA 

COMPILATA DAL TKADXJTTORE (aì . 

Avvertimento .. .\ .. é ...•.••• * Pag. . til 

Annotazioni riguardanti la Sezione prima ^ 

Nota li 
Parti organizzale di soli assorbenti • • • • • • • \ ■ 3 1 

Nota a. 
f^arietà riguardanti il canal toracico 4 • • m ^ • • 3 a 

Nota, 3 
Ultra ttasione del Prohlema che tJlccàdemia patigitta 

aveva emesso per la terza voUa^ onde rinvenire ** 
chi dilucidasse la materia dei vasi, linfatici • ivj 

Nota 4. 
Motivi pei quali è stata divisa t opera in due volumi, JJ 

Nota 5. 
Organismo e tessitura dei vasi sanguigni \ vedute per 
le (fuali la natura a montalo il- sistema venoso , 
tanto diverso dall' arterioso ; esistenza dei pori 
organici ossieno vasi esalanti, é poroso trasU' 

damentó » ». « •••••• • " . ivi 

Nota 6. * 
Organizzazione primitiva dei muscoli , dei tendini f 
dei ligamenti , cassale ligamentose 3 delle cartila* 
gini e delle ossa •*•••••#•«.•. ^ • • 4^ 



■■hMM^B 



n 

(a) N. B. Le annotazioni di N°. 6. 1 1. 12. i3. i5. 7.1, 24. con- 
trassegnate nel seguente indice con un asterisco * le quali si leg- 
gono alle pagine 4o 79 81. 8^. 112. i4^« e 161. sono fornite d'urt 
piccolo suppliroento posto in calce di quesi' istesso Toluhie alla 
pag. 187» come verrà accennalo nello sles^ indice^ 

Si noti inoltre che ad uniformità di quanto intavolai nel primo 
Tomo della prima Edizione di quest'Opera, le annotazioni di 
N°. 21.7. i5. e 17. poste alle pag. iSg. 42. 11 4» e ^17» ^i questi 
ristampa servono come di saggio intorno all'Organo tegumenule 
di cui ne prometto uu triftiCato completo e separato. 





Nota 7. 
Swuttara delle papille in generale , e di ipiellé che 
concorrono all' organigganione della cute in par- 
ticolare . 4*' 

Nota 8. 
assorbimento di raccolte sanguigne e marciose col 

meato dei vasi linfatici ..*■■...... 44^1 

tAnootazìoni apparteaenti alla Sezione Beconda. 
Nota 9. 
Z/Uima riconosciuta struttura del pene, delcUtoride e 
di altre partì dette cavernose , con più la dùcus~ 
sione delle vertente insorte fra gli Scrittori mo- 
derni in ordine alle medesime ...••••.. 
Nota 10. 

Descrisione anatomico-fisiologica dei reni 

Nota 1 1. * 
Bcfiussioni umoraliper estrusione delle glandolo linfa- 
tiche 

Nota la. * 

Struttura dei visceri con dutto escretore in generale, e 

. delle mammelle in particolare. Secresione, escre- 

sione, eriassoìiimento in ganerale ; e deviazione 

del latte in particolare. Finalmente saggio sulle 

metastasi •... 

Nota i3. * 

JEspositione della teoria riguardante il condensamento 

morboso dei fluidi nelh malattie polmonali in 

particolare, e nell' infiammazione in generale, 

coll'esame critico di quanto è stalo fin <jui pubbli- 

hlicato in ordine alla medesima .,....., 

Nota i4- 

Struttura delle secondine; circolasione e nutritione 

delfeio 



4 



AnaotazioDÌ appartentì alla Sezione terza. 

Nota 1 5 * 
TessiUo celluioso^ e pannicolo adiposo o pingiteiiinoso. ni 

Nota Iti. 
Riprovatione della strana ed oliremodo inconciliabile 
idea che i tegumenti si inosculino , nei polmoni coi 
vasi sanguigni polmonati ; e maniera di agire 
degli stimoli applicati alla pelle negli as fittiti . nj 
Nota 17. ' 

Nuovo metodo per deostruere spesse folle col più felice 

successo le ostrusioni di fegato , di miha ec. . , t ig 

Annotazioni appartenenti alla Sezione quarta. 

Nota t8. 
Motivo per cui le semplici spalmature sono da anteporsi 

allefrisiioni mercuriali i38 

Nota 19. 

Struttura del peritoneo •>«>>#•• iri 

Nota 20. 

Struttura della pleura i39 

, Nota a i . 
Organixsasione della cuticola, analisi di quanto è 
stato scritto in favore della sensibilità della mede- 
sima dalMoiON, e di ijìianlo le è staio obiettato 
dall' Antomuabchi. In ultimo maniera d'assorbire 
dei vasi linfatici componenti la detta cuticola e le 
altre parli , colla discufsiane delle opinioni che 

riguardano tal funzione iri 

Nota 11. * 
Membrane che entrano all' organiszasione dei vasi 

linfatici , i47 

Nota 23. 
Riprovatione .del .moto Retrogrado o inverso dei vasi 

linfatici ivi 



2io3 

\ 

Annotazione appartenente alla Sezione quinta. 

Nota «4- * 
Parti destitute di nervi e spiegazione del dolore che 

risvegliano in certe particolari affezioni . • • • i6i 

Annotazione appartenente alla Sezione Sesta. 

Nota a^. 
Protesta e avviso del Traduttore ••••••*,. i68 

jippendice di supplimento alle note 6, 1 1^ ia.i3. 

i5. aa^a4 ^ * • 187 



V 



Fine del Tomo Friin»* 



k 



•f 



9 
11 

i6 

?* 
3o 

3i 

IVI 

• • 

IVI 

Sa 

• • 

ITI 

• • 

IVI 

33 
35 



verso 
33 

7 
i6 

4 

90 



' Errori 
pnrima 
forse 
non cbe 
macilanti 
ieno 

e d^nn uomo 
•Ito, 

nn tri mento 
animale 
terraqno 
proporsioni 
ploblema 
ammettere 
ai irò . 
•aaaorbano 



IVI 


4< 


numero 


45^ 


4 


allorciliàte 


ivi 


lo 


diatubiscono 


Svi 


«9 


ftiaccono 


56 


a 


sottili 


i; 


«9 


inferiore 


'4 


parre 


83 


adeguata 


84 


iS 


sepre 


li 


iì 


dimanda 
amministrano 


69 


47 


o natura 


lu(> 


lì 


coledoso 


ivi 


ao 


nmori 


lOJ 


5 


rossa tro 


• 

IVI 


38 


su bei cereo 


»^ 


IO 


tanti 


III 


3i 


affiitioi 


3 


affittici 


i3r 


a 


•nddetli 


i3a 


i3 


atta 


i34 


1 


quanto 


ivi 


a3 


eleoae 


138 


a5 


inieaionì 


j5 


antimarcati 


i3q 

4 


i6 


dai vasi 


i3 


incapaci 


146 


J 


boceuecia 


l53 


poi ungano 


i55 


lì 


trada 


iSg 


serri 


i6o 


7* 


durezza ad ott 


ivi 




fanno 



Corretiooi 
prima 
fosse 
nonché 
macilenti 
dieno 

e d^ nn nomo (C) 
altro 

Bttirimento 
animale ? 
terraqneo . 
proposi «ioni 
problema • 
annettere 
alto 

* Yiastorbano 
numero . 

attorcigliata 

distribuiscono 

giacciono 

sottile 

inferiori 

parte 

adequata 

sempre 

dimane 

amiutoistreranno * 

la natura 

coledoco 

umori 

rossastro 

sobri nereo 

tanto 

asfittici 

asfittici 

suddetti 

fatta 

quando 

oleose 

iniezioni 

tanti marcati 

dei vasi 

incapaci 

boccuccia 

prolungano 

strada 

scirri 

dnresst ed ai| 

fanno 



ISTORIA 

DEI VASI LINFATICI 



D I 

PAOLO MASCAGNI 

PROFESSORE 
SI Anatomia, fisiologia, e chimica del a. liceo di fiENA» 

e poscia 
dell' arc^pedale di santa maria nuota di Firenzi^ 

MEMBRO del COLLEGIO MEDICO FIORENTINO, 
SOCIO DI PIU^ ILLUSTRI ACCADEMIE EG. 

TRADUZIONE ITALIANA 

DI 

GIANBATTISTA BELLINI 

EDIZIONE SECONDA 

Da esso illustrata ed insieme accresciuta 

Dell' elencò di quasi tutte le scoperte del detto Professore « 

Deir Analisi degli obietti insorti intorno alle medesime. 

E di varie riflessioni ad incremento della Fisiologia e Patologìa» 

T O M O IL 



FIRENZE 

JN£LLA STAMPERIA PIATTI 

i8ao. 




ISTORIA 

VASI LINFATICI 



PJRTE SECONDJ. 



Sezione settima. 



BESCRIzroNE GESERALS 



Di tutti i vasi linfatici provenienti da ciascune 
parti del corpo umano . 



-I datti della linfa, che procedono da ciascune parti 
del corpo , dopoché si sono riuDÌti nei tronchi ed an- 
no attraversate le glandole , disposti per la maggior 
parte io fasci, sì riuniscono in tronconi pei quali sboc- 
cano nel canal toracico, onde scaricarsi eoa questo mez- 
zo, quasi con alveo comune, nelle vene sanguigne, mentre 
alcuni però si versano separatamente coi proprj tronchi 
nelle vene medesime . Pertanto all' oggetto di servire 
all' ordine e alla chiareK/a richiedendosi di dividere 
questa sezione in varie parli , sul principio io aveva pre- 
scelto quella divisione la quale sembrava indicarla la 
natura quasi da per se stessa. Ma siccome alcuni linfa- 
tici i quali dalla sinistra superìor parte del collo apren- 
dosi nel condotto toracico (mentre scorre per lo collo 
medesimo) corrispondono a quelli che dal lato opposto 
terminano colle proprie bocclielte nelle vene separata- 
mente, per questa reputai più opportuna la seguente 
spartizione , quantunque più compendiosa . Cosi 

Nel 1.'^ Capitolo comprendo lutti quei vasi che si 
portano al canal toracico o nella cavità del petto o del- 
l'addome . 



1 8 T O R 

Nel 2.^ poi riunisco tanto quelli the si scaricaDO 
nel medesimo dnlto mentre scorre per lo colio, quanto 
ancora gli altri che si aprono nelle veae separatameate 
o del destro o del sinistro lato. 

Ma per i medesimi riflessi d'ordine e chiarezza fa 



LOpo seriir 



ancora di suddivisioni. Ferlochè divido i 



capitoli in tanti articoli , quanti appunto sono i concorsi 
dei vasi provenieati dalle diverse parli , i quali si riuni- 
scoao in un sol punto . 

Cosi dò principio dai più remoti con trattare di 
quelli che dagli articoli inferiori O dalle altre regioni si 
portano alle glandole dell' ioguinaglia. 

Secondariameate parlo di quelli che dalle parti coa- 
tineoti ecoutenule nel bassoventre sì riuaiscoBO presso 
l'origine del cmal toracico . 

la terzo luogo raccolgo gli altrt tutti i quali ai sca- 
ricano nel medesimo condotto lungo il suo decorso pel 
torace : così vengo a terminare il primo capitolo . 

IVel secondo poi farò parola in primo luogo dei 
linfatici che si dìrigouo alle gUndole assillari ; 

Quindi di quelli che , provenienti dai muscoli del* 
l' addome , dal fegato , diaframma , mediastino , pericar- 
dio, cuore, polmoni, e muscoli intercostali, si portauo al 
collo ; 

Poscia dei superficiali del capo e del collo ; 

la ultimo dei profondi delle predette parti • 

Gap. I. 

Dei linfatici che nelle cavità dell' addome e del torace 
si scaricano nel canal toracico . 



Dei linfatici superficiali che ù riuniscono fra loro nelle 
piandole inguinali, 

I linfatici superficiali scorrono per lo paiioicolo 
kdiposo , e aella di lui crassa sostanza souo d 



VKI TABI LINPATlf:r. 5 

jier ordini o sti'ati , gli uni soprapposU agli altri , e col- 
legati fra loro coll'interposizione della pinguedine. Que- 
sti ricevono dei rametli che si partono dalla cuticola , 
cute , e pannicolo adiposo . 

Quelli delle estremità inferiori nascono con esilis- 
«ime diramazioiki dal dorso , Balle parti laterali od infe- 
riori dei diti; molti dei quali fra loro si riuniscono e 
formano dei ti'onehetti sopra I» prima e seconda falange 
e fra i diti medesimi, nei quali si può iatrodiirre un tubo 
di vetro per riempirgli di mercurio col metodo descrìtto 
nella Sezione VI . Mentre dai diti passano al dorso, al- 
cuni si accompagnano fra loro e danno origine ai rami 
maggiori , dei quali gli esterni ed interni nel tempoché 
si avanzano sul dorso del piede , ricevono dei rametti 
dalla piaula dello stesso piede. Tutti questi tronchi, ser- 
peggiando pel dorso, si dividon quasi sempre in molli o 
altri , comunicandosi fra loro , nel tempo eh» a vicenda 
gli unì e gli altri si decussano. Oltre a ciò alcuni si riu- 
niacono da capo , formano dei tronchi maggioiì, e si di- 
Figouo alla parte anteriore, esterna e interna della gamlia. 
Mentre scorrono per quest'articolo, quale sembrano quasi 
abbracciare in ammasso, si divìdono nuovamente in piìi 
tronchi dei quali alcuni un'altra volta si comunicano fra 
loro e formano diverse aree. Dalla parte anteriore delia 
gamba si dlrigon tutti con obliquo e tortuoso corso verso 
U parte superiore e interna. Cosi anche dalla parte esterna 
alcuni serpeggiando in direzione obliqua per la parta 
anteriore si dirigono similmente all' interna, mentre altri 
di essi per arrivare alla stessu parte interna della gamba 
attraversano la parte posteriore della medesima. Peraltro 
dcuiii dei primi passano sopra il ginocchio alla parte in- 
feriore e anteriore della coscia , mentre alcuni altri dei 
secondi ascendono, attraversato il poplite, alla parte po- 
steriore e inferiore della medesima . 

1 linfatici che sorgono dalla tibia , o meglio gamba, 
sì soglion riunire quasi tutti con quelli che nascono dalls 
regione anteriore della coscia. Quelli poiché prendono orì- 
-ine dalla parte posteriore, interna, ed esterna della msde- 




dalla 
iiToiio per la regione 



6 ISTORIA 

sima coscia, mentre si portano in alto coi suoi IroUcTietH» 
con obliquo e serpentino cammino declinano dall'una 
l'altra parte verso gli antei'iori. Tutti questi tronchi or* 
dinariamente sì dividono e si comunicano scambievot 
mente , e costituiscono molte snastomosi con quelli che, 
derivando dai tibiali , e che serpeggiano per la medesima 
regione. Spesso delti vasi linfalici si portano in maniera, 
da sinistra a destra e viceversa j dagli strati inferiori ffi 
•uperiori o al contrario , che mutuamente in varia 
niera si decussano e stabiliscono a vicenda molle coma^ 
nicazioni. Finalmeule tutti terminano nelle glandolc 
inguinali. 

1 linfatici delle natiche nascono egualm 
parte posteriore, molli dei qu! 

interna e superiore della coscia , menlre gli altri , pia 
numerosi , si avanzano per la faccia esterna della mede* 
sima alle glandole inguinali. Alcuni della parie destra 
delle natiche si iuLrecciauo con quelli della sinistra, i 
viceversa , formando col loro intreccio delle aree oblun» 
gbe, I superiori si raccolgono esteriormente intorno alltf' 
cresta dell'ileo nel qual luogo si comunicano con qui 
clie provengono dalla parte inferiore dei lombi , e di^ 
scendono alle glandole inguinali . Gli inferiori si accomJ 
paguano coi superiori, esterni ed interni della coscia»' 
comunicando inoltre con quelli del perini 

Dai tegumenti dei lombi e dalle parti interne com4 
ponenti il cavo addominale al di sotto dell'ombellico, na< 
nascono similmente dei linfatici i quali si incamminar 
alleglandole inguinali. Infatti la maggior parte dei pria 
nati in mezzo alle regioni lombari (dopo che i destrK 
Sì sono 1) alla di loro origine intrecciali coi sin 
gli unì e gli altri cogli inferiori del dorso j si riuniscono' 
in tronchi i quali con obliqua direzione, serpeggiando 
Sopra la cresta dell'ileo , passano a scaricarsi nelle glan-^ 
dole dell' inguinaglia . 

1 linfatici che occnpano la parte anteriore dell' ad** 
dome comunicano, per mezzo di rametti che si producono 
»1 <li sopra dell' ombellico , con quelli che vanno alle 



mi VASI LINEATICI. «jr 

glandole assìUari, fra loro stessi per tutto V addome, e 
inoltre i destri comunicano coi sinistri per mezzo delle 
reti che tessono a vicenda • Da questi ne sorgono dei 
tronchi i quali , numerosi e divisi in rami , discendono' 
alle glandole inguinali superiori. 

I linfatici che nascono da) perineo si confondono 
cogV inferiori dello scroto , i destri coi sinistri , quindi 
nuovamente si dividono in rami, quali si comunicano 
fra loro e cogl' inferiori del pene , per andare a terminare 
nelle glandole interne degP inguini • 

Avendo iniettati sette tronchi di linfatici in un 
pene, osservai che tanto quelli che risiedono nel ì^io 
destro, che gli altri nel sinistro erano formati singolar- 
mente '4kr«lcu ni ramoscelli i quali provenivano da parti 
opposte . Questi ,' divisi nuovamente in rami , andavano 
alle glandole inguinali • Un tronco ohe scórre in mezzo 
al dorso del pene si divide in due rami, i quali, piegatisi 
in un oppòsta direzione fra loro , dopoché si sono 
disgiunti in altri e in altri rami, si portano anch'essi alle 
glandole inguinali. 

Cosi le glandole 'inguinali predivisate ricevono tutti 
i linfatici che prendono oìrigine dai comuni integumenti 
degli articoli inferioiri , delle natiche , dei lombi , della 
parte anteriore deir addome al di «otto deir ombellico, 
dello scroto , del perineo e del pene, mentre si avanzano 
alle medesime disseminati nel pannicolo adiposo, am-« 
massati fra loro in strati, se eccettuinsi alcuni tronchi 
soltanto i quali vanno a comunicare coi profondi del 
piede, gamba , natiche, lombi ^ bassoventre, e altri che 
qualche altra volta passano fra i muscoli della coscia é^ si 
uniscono ai profondi crurali, (a) 



M Concorrendo neUe glandole inguinaK tutti quei vasi 
superficiali appartenenti di sistema linfatico che provengono da* . 
gU articoli inferiori, dal pene, scroto, perineo, natiche, e quelli 
che derivano dalla parte inferiore dei lombi e del basso-ventre i 
eccettuati soltanto gli altri che s<yno soliti coofunicare coiprofonr 
di nelle natiche, nell'addome^ e nei lombi, resta elnaio; ' '•.'■*^' 



1 8 T O R t X 

Art. a. 
linfatici profondi degli articoli inferiori . 

Questi vasi seguitano i] decorso dei vasi sangnigni. 
Quelli che procedouo dal piede si possou dividere 
quattro parti , perchè alcuni seguitano la piccola fiairna^ 
alti-i i vasi sanguigni tibiali anteriori, altri i tibiali po- 
steriori , e in ultimo i peronei . Per questa ragione di- 
Btiuguerò ciascuni tronconi linfatici cogli slessi nomi 
che sembran prendere da! vasi sanguigni coi quali si aC" 
compagnano. 

Due sono i tronclii che seguitano ordinariamente 
piccola safena detti perciò [/iccoli snjerti , Essi vengoB 
formati da varj Ironcbetti provenienti dall'esterna regioni 
della pianta e del dorso del piede tanto dai tegument 
' che dai muscoli, i quali, comunicatisi fra loro sul tarso > 
nel tempocbè lo attraversano colla medesima safci 
passano alla parte posteriore della tibia, e scorrono lui 
la faccia esterna del tendine d'Achille; dipoi percor- 
i-eiido fra i ventri dei gastroaemt , sotto la vagina ten- 
dinosa , arrivano al popliEe, e si immergono in unii 
glandola poplitca , la quale è nascosta sotto la predetta] 
vagina, immersa nella pinguedine. Dallo stesso tendine: 
d' Achille fino alla suddetta gianduia ricevon sempre deii 
i'»mi che procedono dalla parte interna della detta vagina 

1." Perchè , affetta da ulceri alcuna di queste partì, le glan- 
dole inguinali per il pus trasportalo alle medesime più o ineai^ 
ti lumefanno, 

a." Perché qnes^o stesso fenomeno accade nella gonorrea. ' 
3." Perchè il Kiri's sopratlutto venereo assorbito Alile parti 
genitali per uri commercio impuro non infrequeniemenle eccita 
an tumore iullammatorio in queste' glandule. 

4-° Perchè nelle nialaltie veneree, e specialmente quando vii^ 
i iatiacco a queste glaudole, giovino si grandemente le unzionj; 
L falle agli ar<ici<U inferiori, mentre i vasi linfatici, dopo avere 
1>ilÌ[o in e^sr un mutuo commercio, proseguono il loro cammtn* 
lanal toraciso. 



[TASI LINFATICI. J 

lendinosa, dalla superficie eetirna dei gastronemi, e dallo 
stesso tendine d' Achille : da questa glandola passano 
spesso a quelle profonde del poplìte , ove si uniscono 
eoa altri profondi; unitamente ai quali ascendono alla 
parte media della coscia addossandosi ai vasi crurali, 
ove si accompagnano con altri rami dei profondi , per 
quindi ascendere alle glandole profonde deiringuìnaglia . 
Alle volte fìnalnicnte un troncone clie sorte dalla prima 
glandola enarrata tiene una strada particolare , ma stri- 
sciando «rdinariamenle'iiingo il lato interno della coscia 
coperto dalla vagina tendinosa , appena toccata la metà 
della medesima, trafora la detta vagina, passa nel pan- 
nìcolo adiposo , e ivi diramatosi in due , e dipoi in più 
rami gradatamente si avanza verso le glandole inguinali 
superficiali. I tronchi die dalla più volte individuala 
glandola tendono ad altre più profonde del poplite, 
spesso discendano , e passano ira i capi dei muscoli ga-^ 
strouemi. 

Parimente i vasi linfatici delti lìbioU anteriori, quali 
seguitano ì vasi sanguigni dello stesso nome , sono due 
o (re tronchi, come i safent pìccoli, 

J] tronco principale di questi deriva dalla pianta 
del piede, seguita i vasi sanguigni , e cosi producesi sul 
dorso sortendo fra la base del metatarso del pollice e del 
prossimo primo dito dei minori, ricevendo nel sno decor- 
alcuni tronchetti nati dallo stesso dorso del piede. 



tsso , percori 



ndo 



sempre 



lun: 



go 



131 sanguigni , 



porta ad una glandola situata nella parte superiore dell» 
tibia , dalla quale alle volte due o anche più troucouìne 



altri rami e passano 
fiore per uno apaiio 



,ibIì si divido: 
dalla regione anteriore alia poslei 

esistente fra la tibia e la libula prossimamente alla di loro 
reciproca articolazione, ove termina il ligamento inte- 
rosseo . Arrivati in tal punto coifiunicano coi tibiali po- 
steriori e perouei, dipoi pnssano alle glandole profonde 
del poplite . Detta glandola, la quale sou solito chiamare 
libiate anteriore, non è contante. Quando manca, i vasi, 
distribuiti quasi uelli stt'3si rami , tendono direltamente. 



1 3 T K 

■Ile glantlole profonde. Lo stesso troaco, mentre si avanz* 
sulla tibia, riceve i rami che procedono dai muscoli e da 
«lire parti. Un altro tronco dal dorso del piede passa 
colle sue diramazìoui alla parte esterna , e airivato d' 
terzo medio cirua della tibia perfora il ligamento iateroS' 
«eo e si unisce coi peronei. Questo tronco alle volte 
manca, ma i rami cbe danno origine al medesimo àr 
riuniscono allora col superiore . 

I tibiali posteriori nascono con varie diramazioni 
dai tendini, ligamenti , ossi, e mascolì collocati nella< 
pianta dei piedi : dalla loro unione si formano i troncht 
che camminano luogo i vasi sanguigni tibiali posteri' 



lali 



quali abbracci 
scorrono perii 



fasci 



tibia 



laiche 



in div 
olla 



rsì punti . Mentre 
ongiungono e for< 
. mano un tronco solo , il quale nuovamente si divide ia 
più rami comunicanti coi tibiali anteriori e coi perone! 
in compagnia dei quali si perdono nelle glandole pò- 
plìlee. Altre volte; divisi distintamente , serpe^'gian( 
per la tibia, e diramati in altri rami , vanno alle glandole 
suddette, ricevendo sempre luogo la tibia delle diram 
aioni provenienti dai muscoli e dall' osso . 

1 ;>eroRe( derivano similmente dalla pianta e dalla 
parte esterna del piede, seguitano i vasi sanguigni peroneti 
e ricevono i rami nati dai muscoli e dalla fibula . I Ioni*' 
tronchi , cammin facendo , si dividono in rami , rjnalilJ 
si riuniscono e comunicano fra loro, circondando in vari»» 
maniera i vasi sanguigni predirisati. Intorno al ginocchioV 
tomunicano coi tibiali anteriori e posteriori , e quindi 
vanno ad insiuuarsi nelle glandole profonde del po«*l 
plite . 

Queste glandole collocale o sopra o sotto o lateral-3 
mente ai vasi sanguigni variano nel aumero , e co) suc>4 
corso dei plessi e dei tronchi, quali da una passano ad' 
altra glandola, godono ^ra loro una mutua coniiiu' 
zione . Dalla glandola o glandole superiori ne n; 
uno, due, tre, e più tronchi ancora i quali accompagnando'* 
i vasi sanguigni poplitei, che abbracciano secondo il loi 
costume , si portano in seguitoa travei'so l'anello dell'ad-^ 



JOEI VASI LINrATICI. 11 

dnttor magno dalla p*rte pcsleriote all' anteriore della 
coscia . Passato appena il dcLto anello si uniscouc 
crurali, e diramati in altri ed in altri rami ( comunìcandA'' 
fra loro per meno di rametti obliqui , e quindi disgiunti 
per altre divisioni , le quali alle volte sono cosi molti^ 
plici che ricuuproDO da pertulto e nascondono gli stessi 
\asi sanguigni ) parte si iasinuann nelle glandole ingui- 
uali prol'oiide, parte nelle superficiali, e parte in altimo 
ili quelle che sono situale sotto il ligatnenlo del Poiipart. 
A questi si uniscono altri linfalici che provengono dai 
muscoli della coscia, mentre altri natijda questi stessi mu* 
scoliosi scaricano separalamenle nelle suddette glandole ; 

Fra t linfatici profondi dell' esfcemità inferiori si 
posso» consi'lerare quelli che avanzandosi coi vasi san- 
guigni otLurnlori , ilìaci posteriori, e ischiatici son solito 
cliiamare cmi questi <ttessi nomi. 

Gli (iitumioii derivano dai muscoli interni de1!a co-^ 
scia , attraversano il suo gran foro, e si producono alle 
glandole collocate lateralmente nella pelvi . 

Gli iliaci posteriori , nati dai muscoli delie naliche- 
e dall'osso ileo, vanno ad alcuue delle glandole CQfto- 
cate lungo il decorso dei vasi sanguigni fra i muscoli, di^ 
poi parie passano alle glandole della pelvi, e parte sti 
inseriscono nella glandola cite riposa sui tronchi dell'ar- 
teria iliaca posteriore, dove, per l'incisura ischiatica, dei 
*asi sanguigni sorton fuori alla parte posteriore delle' 
natiche. Da quella medesima glandola questi vasi linfa- 
tici, riuniti in più tronchi o in un certo plesso, passano 
lungo l'incisura ischiatica sopra il muscolo piramidale 
alle glandole della pelvi . 

Gli ischiatici provenendo dalla faccia interna del| 
muscolo gluzio maggiore , dai gemelli , dal piramidnle , , , 
dal quadrato, e dal nervo ischiatico attraversano per lfl>' 
glandole situate fra le divisioni dei vasi sanguigni, dall«* 
4juali o vengono direttamente alle glandole inferiori At^ 1 
bacino, o passan prima per le glandole, seppur ri Bono,'^ 
ctie riposano sui medesimi vasi sanguigni quando sortono 
dalla pelvi pei' distribuirsi ai piuscoli delle natiche ■ Al- - 



I 8 T O A I A 

citnì accompagnano anche i vasi saoguigni emorroìdaff^ 
e dal podice, dalla pingQcditie sparsa a torno a lornfi 
al mcdesinio, dai muscoli dello stesso podice , e dalli 
parti inservieuti alla geaerazioti» peoetiaDO nelle glaif 
dole inrerìori della pelTÌ. 

Tutti questi vasi linfatici profondi clie ò descritti: 
l'isiedono nel suo decorso o ai lati dei vasi sanguigni 
superiormente , o inferiormente ; ora percorrono dati 
parte anlerroi-c ora dalla posteriore ai lati, e cosi da qu«* 
sti si ritorcono alla parte posteriore o anteriore, andandA 
in questa maniera riuniti in plessi a fasciare per mezzo' 
di anse e di spire lutti i vasi sanguigni coi quali si ac" 
compagnnno . (a) 



(^) Dei liufatici degli articoli inferiori, sembra che o 
vassei'o qualcosa nell' anatomia dei bruii, i primi inveatorì < 
questo sistema Rddeer, e BìutoLiso, c aliri inseguito. Ma d 
quesii niuno ne parlù con maggior cliiarezza di NticK nelì' l£p{ 
tlola anatomica '^ ('m'enfi! howu per quanto dalla sieasafdescri 
ziope di questo c^lebfa autore confì-ontata gnlle mie tavole chiari 
ran^nte apparisca che egli aveva visti i linl'aiki ìmpcrfettameuti 
o soliamo ifl un cerio genere di animalj o, se gli aveva osser>'at 
qniilclie volta nel corpo umano, ciò lo ave\a fatto cou poca a 
curiiMzzB. 

Mechel in una lettera scrìtta «H'Haller descrive tre o qna| 
tro vasi linfatici nati dal tessuto cellulare, quali passano al)i 
parte. supcriore della coscia, dal conOusso dei quali se ne coia 
pone un tronco, il quale, divisosi nuovamente in rami, si porÉ 
alle glandole inguinali. Egli lo nomina vas tinjaticum subcuta 
neumfemarìs toiigum. 

Hewson c'offre in due tavole i linfniici appartenenti ag 
orticoli inferiori, la prima delle quali contiene i superltciali,, 
il decorso d'un certo vaso provenienie dal dorso deljiiedc 



nel quale aveva iniettato il mercurio fino alle glaudnlc dell' 
guinc; mostra inoltre le divisioni del medesimo per l'articolo 
per la co^ia e le comunicaitani delle divisioni. Aggiunge poi pe; 
congettura, siccome apparisce, che in questo ramo n nei si 
.Mi minori si riuniscono i rametti di questo genero, quali 
,4ono origine dal piede, dalla gamba, e dalla coscia. Ma le 
tavole abbastanza dimostrano quanto 1' asserzione dello stessi 
Hewsok si allontani dal vero; mentre la cosa è molto divei 
ijalla suti opinione per la quale voleva che tutti i liiilìttici di qi 



DEI VASI LINTA^WM'' 

Le glandole inguinali cui sì riportano tutti ì vasi 
linfatici superficiali fin qui descritti, e Luonapaitc dei 
pi'ofondi iono cbllocate o sopra o sotto la vagÌD8 len-' 
djuosa. Le prime son dette superficiali, l'altie profonde . 

■le parti si riusìaaero nell'unico enarrato tronco, come in un i-ct- 
cipieiiie comune, quando costa anzi all'ultima evidenza che ì 
tronchi degli articoli iril'eriori . di cuiìprimi rami si partono da-i- 
gli stessi diti, sono talmente di numei'o immensi, talmente spessh^l 
G serrali negli stessi spazj succutnuei degli articoli iulerìorj che,. - T 
'inconiinciBudo dal dor^o del piede , sembrano fasciare i detti arLi*i ^^ 
coli da tutte le parli. L'altra tavola poi che riguarda i linfa tic» ' 
profondi oflre un vaso linfatico relle vicinanze del malleolo i 
terno, iniettalo in iiuel logo appunto d'onde passano i vasi san-* ' 
suigni e i nervi dalia tibia alla pianta del piede, e dimostra ili 
decorso del medesijno per la gamba e per la coscia fino agi' in- 
guini colle glaiidule che incontra o nel poplite o nello stesso - 
inguine. 

Pertanto non notò alcun vaso linfatico dei profondi, se sì eO' 
cetEui il predjvisato jkpparlenenie ai tibiali posteriori, col «pale- 
lle ó riscontrali degli altri; inoltre per le mie investìgasìo 

«ino scoperti i tronchi ^iVco/isfi/ènt,! peronei, 

e in ultimo i circoiyìessì della coscia , 

Per quello poi riguarda i suparficialì, i quali e 
le glandole inguinali , vi aggiunsi tutti quelli che circondano 
piede, la gamba, e la coscia, eccettuati quei pochicbe vennero it 
iettati precedcu temente dal IVIbchkl e I'Hewson; inoltre vi unii tui 
^elli deUe natiche, dello scroto, del pene, e gli altri in ultima, 
ohe scorrono per la parie inferiore di^ll' addome e dei lombi. Coa-j 
ragione poi sostengo che i linfatici del pene gli ò scoperti i 
mostrati io il primo, quautunquc Dilik ci faccia conoscere i mede*' j 
simi fuor di sito e , come a me pare , delineati a caso senza staoH 
bilirne il loro termine nelle glandole conglobote. Anche I'Hewscht^ 
e qualcun altro aJTermauo che nell'organo predivisatovi aniid^ 
luogo assolutamente i vasi linfatici , lodtè peraltro r 
mostrarono in alcuna maniera , 

IIewsos fece memione inoltre di certi rami linfatici che dici 
passare dalle adiacente dei muscoli gluij per T incisura is 
nella jielvi, e che si riuniscono coi linfatici degli articoli i 
intorno all' arterie iliache ; ma non sostieue d'aveigli iniettati n 
gli rappresentò colle tavole . Io poi scopersi colle ii 

Sili e maggiori tronconi linfatici accompagnano per la sostaour 
ei muscoli glu^j i vasi sanguigni ischiatici e gli iliaci poslerin 
< clw quindi per l' incisura ischiatica al davanti o al didiutro 



n numero ^elle inetlesime non è sempre Io stesso. Di 
saperliciali ne ù contale <Ìa 7 lìao a l3. Esse erano 
tanto maggior volume, quanto minoi'i di numero. D« 
profonde osservai esisterne 2, 5 , e poche più , sebi 



muscolo piriforme si dirigono alle standole della pelvi, ove d 
municano con altri provenienii dalie glaudole in-uinali, e c« 
quelli derivanti dai visceri contenuti nella sLeua pelvi, quali 
riuniscono nelle siesse glandole , 

A tutti questi merita d'essere aggiunto un vaso linfaliec 
otturatore , come mollo coQ&iderevolc , per quanto niuuo lo 
traveduto, 

Che i suddetti vasi gli abbia rintracciati io colla n 



propi 
provano le preparazio 
1781. dimostrai Tinte 
dei medesimi, la qui 



!i gli abbia rinti 
opera, senza che alcuno mi precedesse 
colle quali in quest'Accademia nell'ai 
sistema linfatico : lo prova la descrisii 

nel mese di marzo del 17B4. rimessi alla R. Accademia di Pari^ 
lo provano le tavole presentate poco dopo, e precisamente n 
mese di maggia della sle^is' anno alla predìvisata Accademia; . 
qual mia fatica , comunque si fosse non solo si rice^'è con piacerB 
ma non essendovi , non posso io dire per qual ragione , più 1<^ 
al premio stabilito, fui regalato d'un dono particolare: lo provi 
in ultima la parte prima del mio Commentario con alcune tavole 
stampalo nell'anno 17^4- ^otto il titolo di Prodromo seconda 
Eislema Francese. Loclic ò stimato bene riportare in questo putti 
ali oggetto di non permettere che qualcuno resti ingannato i 
quelle parole clke ai riportano nell'Opuscolo dell'egregio GiAcon 
È£Zi A Professore nell'Illustre Accademia di Pavia, stampato inft 
via nell'anno 1^84 col tìtolo di Specimen obser^aUoniiin analom 
eariim , et patologicar/int . tu;1 quale detto celebre autore cw 
parla in una lettera diretta ad Antonio Test\ » primus certe 
eiijus ad nosj'ama pen-eneril , lymphaticoruiii in hisce partibu, 
proiector et aiiclora per quanto nonsi voglia n^are cheeglìnt 
facesse le sue preparazioni con sontma lode , sebbene egli dovea 
conoscere miuutameate le cose da me inventate e publuicate n 
mese di aprile del i p83. negli Et'emeridi di Firenìc, le quali era» 
abbastaiiEa note, ne potesse non sapere che il celeberrimo Fotf' 
TAH* di coi egli riporta le osservazioni , umanamente aveva c« 
scritto di me : 1: Va sistema intero dei progressi e andamenti di 
» vasi linfatici del corpo umano lo attendiamo con mtilia ìa 
» portanza dal dotto e laborioso anatomico O. Paolo Miscagi 
» oi Siena , di cui noi medesimi abbiamo ammirato la destrezi 
x> e pratica d'iniettargli in moUìssime parti del corpo nmano : 
del quale illustre scrittora non avrei potuto riponarc un più iti 



OEITASt LINPATICT. iS- 

cjualclie TolU ne abbia combinate aucbe ^. Tutte questa 
glaadole sì collegano fra loro pei- meziD di plessi ; le. ' 
medie ricevono i plessi provenienti dalle superiori e dalle 
iaferiori, quali io varia maniera le iutrerciano e congian* 
gono insieme . Parimente le superficiali e le profonde si' 
incatenano fra loro per dei plessi clie mandano a vi-' 
ceuda presso il tronco della safena maggiore ■ (i) 



Art. 3. 

Dei Unfalici che dalle glandole inguinali si 
scaricano nel canal toracico . 

I plessi, e i troncbi i quali dalia parie anteriore dellfc I 
coscia, e dalle glandote injruinali predivisate , abbrao- f 
ciando iu molte maniere i vasi sanguigni o occupando i' j 
lati dei medesimi , vaimoa tre glandule, rare volte a due 
che riposano sopra o ai lati dei vasi sanguigni iliaci sotto. ^ 
il ligamento del Foupart, sono varj . Feroccbè alcunii 
linfatici, e soprattulto quelli cbe sono situati sotto i vasi J 
sanguigni, attraversano queste glandole, e con altri edoUUl 
dalle glaudole della pelvi formano un plesso deuominatOi 
iliaco che risiede fra il myscolu psoas e l'ossa àeWm 
pelvi . Di queste tre glandole la maggiore , il pili so~ | 
vente, occupa il lato esterno dell'arteria, la seconda ri* 
siede sopra la stessa arteria , e la terza è collocata al lato 
interno della vena. 1 linfatici poi che si partono da quesb» , 
glandole si posson dividere. 

tcntico testimone mentre procurai alla di lui pteseazs di mettenti 
iH'irdiae tulle le preparazioni originali, dietro il di cui modello,^ A 
colLi di lui direzione, fu rilevato tulio il sistema linfatico [ite ] 
Tiier.;i:o d'un apparecchio di cei-a nel R, Museo di FireoM . Mt 
(joule di tutto questo io non nego cbe ià prelaudato ftcziA i 
mei-ita.tse moltissimo nell'arte anatomica per aver ripieni colmeiti 1 
cucio cinque vasi linfatici sul dorso del piede, e per aver datO'l 
una descrizione esatta del decorso dei medesimi e delle loro di-, _ 
vifiooi fino alle glandule dell* inguinagUa , e inoltre per avdt 
Iniettati due linfalici nelle natiche, e per avergli seguitati Bua 
alle gkndole coi propri occhi. 



1.° In quelli elle scorrono lungo i vasi ilìaci si 
guigm, fra gli stessi vasi e Ìl mnacolo psoas , e 

2.'* In quelli che discendono nella pelvi . Qui 
ultimi formano varj plessi, ì quali, percoiTeudo lungo I 
Tasi ilìaci interni, comunicano col plesso iliaco , 
portano alle glaudole che visìedono nella parte laterali 
e inferiore della pelvi , 

In queste glandole si unisconi3 cogl' iliaci post» 
rior! , cogli otturatori ed iscliiatici aacbe altri linfalieS 
che si dirigono a queste parti , e che descriveremo . Dalle 
glandole della pelvi alcuni ascendono sopra gli iliaci estef!! 
ni , e si congiungono a quelli che , lungo il decorso dei 
suddetti vasi scorrono , siccome abbiamo avvertito, fr« 
ìl psoas, e l'arteria ; altri concorrono alla formazione 
del plesso iliaco sumnientovato , altri poi percorron 
pra , altri sotto, e altri in Gne a lato interno dei 
iliaci primitivi, quali attraversati molte glandole situata 
nelle suddetre regioni , e finalmente dopo aver fase 
ì suddetti vasi guadagnano le glandole poste sopra Im 
vena iliaca primitiva, sopra la cartilaginecheattacca t'osso^ 
sacro colla quinta vertebra dei lombi , e sopra la me*' 
desima vertebra e osso sacro . In queste glandole si* 
riuniscono parimente gli altri tutti che si partono da> 
quelle situate nel fondo della pelvi col mezzo di troochtl' 
e di plessi , i quali scorrono sopra 1' osso sacro, e lungo' 
tutto il decorso dei vasi iliaci interni, e sul medesimo" 
si confondono . Mentre alcuni si avannano dalla partO> 
destra, passano alla sinistra e viceversa congiungendo^' 
fra loro , poscia altri attraversano sotto i vasi sanguigni 
iliaci priraitivì , dietro la cava, e l'aorta, e di plesso 
in plesso, di glandola in glandola progredendo sopra^ 
le vertebre dei lombi , alcuni si portano auovameutSi; 
dalla parte destra alla sinistra, e cosi dalla sinistra alla^ 
destra, molti altri, che descriveremo più sotto, si riunì» 
Gcono , e formano dei tronchi guati terminano nel coOf 
dottotoracico . 

I linfatici che camminano fra i vasi iliaci esterni < 
il psoas mandano dei tronchi i quali passano sopra «U^ 



^^ • DKIVASILINFATICI. 

vene e all'arteria iliaca esterna per disceiiJne alle glan- 
dola situate nelle parti laterali della pelvi, lu seguito 
rianitisi per mezzo di tronchi con (quelli che provengono 
dal plesso iliaco, dopo avere attvaversate diverse glan- 
dole lungo il decorso dell'arteria iliaca, e aver formato 
più plessi , serpeggiando al d' avanti , all' indietro e late- 
ralmeute ai vasi aauguigni, pervenuti appena sopra l'aor- | 
ta e la cava, si accompagnano con tutti quelli che si sono 
descritti superiormente, e che occupano la stessa regions \ 
sudando a inserirsi in uttiuio nelle medesime glaudole 
nei medesimi plessi. Non cosi tutti tengono questa stesa 
strada, ma alcuni dalla parte destra scorrono lungo l« J 
cava, e attraversano le giau dole che sono collocate sopra ( 
]e vertebre dei lombi e lo stesso psoas, t'ormaDO varj [ 
plessi , e congiunti con altri provenienti dalle gtandole { 
collocate sopra la cava, offrono un origine ai tronchi, i | 
quali si insinuano sotto la predelta vena per tennÌL 
unanimemente con quelli che tengono questa strada uel 1 
canal toracico . Altri di nuovo progredendo egualmente | 
lungo il medesimo lato interno e sotto la parte esterna 
della cava pstssano nella cavità del torace per una fessi 
della coda destra del diaframma e terminano nel canal | 
toracico . È da notai-s! peraltro che le glandole e i plessi 
che riposano sul lato sinistro dell' aorta osservansì magr 
giori e più numerosi dì quelli collocati uel Iato destro 
«opra la cava , perocché ivi si dirige la massima parte di 
quei tronchi che prendono origine dai visceri del hasso- 
«eatre . Di qui costantemente i tronchi si portano dietro 
l'aorta ai plessi e alle glandole dette lombari , ove con- 



corrono, come premis 



nfatic 



riunitisi, . 



danno origine a quei tronchi pei quali si scaricano nel 1 
canal toracico . 

E da rimarcarsi in ultimo che non solo i linfatici dei 
^nali abbiamo esibita una descrizione s' intrecciano fra 
loro nelle glandole e nei plessi pel bassoventre , ma si 
%ongiuagono , uniscono , e stabiliscono mutue coiuu'iica- 
l(2Ìoni coi medesimi anche quelli che proveuguno dai visce- 
ri dell' addome , testicoli , e dalie parti costituenti il cavo 
Tom. ir. 2 



■■T^" <r O R I A ' 

addominale, <]a1U riunioDe in ultimo dei quali tutti ne re< 
Bulta il caual loiacico come tronco comune dei medesìi 



Dei linfatici che derivano dalle parti continenti 
bassovenire , e che si riuniscono coi summeatovi 
nella cavità dell'addome. 

Questi Tasi, siccome per lo più seguitano U direzio-* 
ne dei vasi sanguigni , cosi a ragione io gli dìslÌDguo col 
nome dei medesimi , 

Gli iliaci circonflessi provengono con alcune dira- 
mazioni dai tet>amenti che rivestono la nominata t'egioua 
addominale . Essi , ricevendo anche i linfatici derivai 
dalla superticie laterale esterna dell'obliquo esteruo , 
insinuano pei- certi sini nella sostanza di questo muscolo^ 
e percorrendo fra i di liu lacerti passano per una strada 
consimile nella sostanza del muscolo ohliquo ìulerua» 
quale perforato, arrivano alla cresta dell'ileo lungo la 
quale progrediscono anleriormeute , attraversano una 
più glandole, equindi peivenuti sopra il muscolo ilia 
interno, terminano linalmeale in quella glandola, la quale] 
siccome enunciammo , occupa il lato esterno dell' arteria 
«sterna sotto il ligamento del Poupart. Questi mede- 
simi tronchi, mentre scorrono per messo all' oblìtpift 
esterno ed iuteruu, ricevono alconì rametti nati dalfai' 
saperlìcie e intima sostanza di questi stessi mnscoli {' 
quando i predtvìsali tronchi camminano fra 1' ohbliqu^^ 
interno e il trasverso, si ingrossano sempre più in rtp* 
porto dei rami derivanti diH'aoa e l'altra superficie da 
muscoli medesimi, e nel tempocbé costeg^ano \»l eresia 
dell'ileo e passano sopra Ìl muscolo iliaco interno , soott 
arrichiti tÌDilmeute da alcuni ramoscelli del predetto in^i 
scoto, e del peritoneo. 

N'Ha suddetta glandola concorrono separatamenl 
altri lìnfaliri nati dal peritoneo e sottoposta pinguedine 
dopo avere attraveruU uua o dae altre glandole sitiu ~ 



DEI VASI LINFATICI. |g 

nella faccia anteriore dell'iliaco in terno ^ le quali 
qualche soggetto mancano . 

Gli epigastrici prendono origine dagl'i ntt^gumentì 
che rivestono l'espansione tenJiuosa dell'obbliquu ester- 
no e dalla stessa eapansioue, da cui sene vedono sortire 
di bui tronchetti , i quali, riunitisi quindi in tronchi 
coaiuni, attraversati alcuni perlugj esistenti nella predelta 
espansione, dipoi insinuatisi nella sostanza del muscolo 
retto fra ì fasci delle fibre, discendono in compagnia dei 
vasi sanguigni e si confondono con altri trouchi originati 
dal muscolo riatto, e dalla paite aoleriore degli ohiiqui 
e del trasverso. Dalla riunione loro veuguu formati, 
diversi tronchi, i quali ahhncciando i vasi sanguigni 
epigastrici con vario intreccio, mutuamente si comunicano, 
transitano per diverse glandule poste lungo il Imo de';or- 
flo, e Onalmente si riuniscono con multi tronciii nelle 
glandole esterna e media, situate sotto il ligauiento del 
Poupart in compagnia di quelli che si avanzano dalle 
glandole inguinali. In questo tragitto, e soprattutto nelle 
glandole, ricevono alcuni tronchetti procedenti dalla slessa 
parte anteriore del peritoneo, e dall'espausioue tendìnosn 
dell'obliquo interno e trasverso dietro il muscolo retto . 
Gli eplgastgici si avanzano anche superiormente verso 
r ombellico, e comunicano nelle reti coi mammarj inter- 
ni, iliaci circonflessi, lombali, e con altri del peritoneo. 

Gli ileo-lombali, nati con alcune diramazioni dal 
muscolo iliaco interno e dall'osso saci'o , si riuniscono 
in due tronchi, Ì quali passano sotto ti muscolo psoas da 
oui ricevono altri linfatici, e divisi ìn rami si avauKano 
parte alle prossime glnndole residenti sulla congiunzione 
dell' osso ileo col sacro , parte al plesso iliaco . 

Isacri derivano dall'osso sacro, dalla pinguedine, 
dal muscoli , dai nervi e dai ligamenli che si ritrovano 
tanto nella faccia anteriore , quanto nella posteriore del- 
l' osso suinmentovato ; i trouchi posteriori passano a tra- 
verso i fori scolpiti «el suddetto osso alla faccia anterio- 
re , e si riuniscono, in compagnia dei linfatici prove- 
nienti dalle glandole inguinali colà diii-tti , nelle glando- 
le e nei plessi collocati sopra il primo pezjio sacro. 



ntì ^H 



so IBTOKIA 

1 lombali nascono eoa piccioli troncateli i dai tcgnr 
menti dei lombi, dalla parte posteriore dei muscoli ad-* 
dominali , dagli altri muscoli situati alla parte posteriore 
e laterale dei medesimi lombi , dagli stessi nervi e cudì 
vertebrale. I di loro tronchi disparliti iu Unte divisio 
o serie quanti si contano vasi sanguigni lombali , coin<^ 
presi quelli che risiedono sotto il muscolo quadrato 9 
psoas , si portano alle glandole le quali qualche volta ù 
riavcogono fra i processi trasversi sotto il muscolo psoasj 
- ove coDCorrono ben sovente altri linfatici procedi 
dallo stesso psoas e quadrato , e altre volte dal peritoneo^ 
Finalmente peneogouo alla parte cava dei corpi dell* 
vertebre, e, abbracciando con vario intreccio i vasi san» 
gnigni lombali, si perdono nelle glandole e nei plessi col 
locati a lato dell'aorta e della cava , al di sotto delle me>' 
desìme , e sopra le vertebre dei lombi, ove si riuniscono 
anche i linfatici degl'inguini. 

Nell'annoveiazione dei lombali si pi 
altro tronco che mei'ita d'esser distinto c( 
lombale 1 il quale prendendo origine col 
diramazioni dalla parte laterale dei muse 
sorpassati questi, penetra in una glandola situata presso 
la cresta dell'ileo, da cui uè procedono due tronchi, if 
primo dei quali scorre sopra la parte superiore del mu* 
«colo iliaco interno dal quale ne riceve delle dirama: ' 
e ivi qualche volta guadagna due glandole, e in seguilo 
sottentra al muscolo psoas , e termina nelle glandole ci' 
nei plessi situati sopra la quinta vertebra dei lombi 
secondo poi si porta ad altra glandola collocata poco 
sotto , la quale appartiene ai vasi linfatici iliaci 
flessi, d'onde , oltre questi, ne sorte un ramo che, ritor- 
cendosi sopra la faccia anteriore del muscolo iliaco 
ritorna al primo ramo dell' ileo lombale, dopoché h* 
oltrepassate le sue glandole, seppure non sì perde ia 
queste glandole medesime . 

Né è da omettersi un certo tronco , e invero 
mo fra i vasi del peritoneo , il quale si parte dalla medift] 
laterale, e anterior parte del medesimo peritoneo 



lò includer 
il nome d' Ueo- 
mez£0 di pij| 
uti addominali, 



DEI VAdl LINFÀTICI. 21 

traversa ì reDi dirigendosi superiormente, e divisa in un 
fascetto di rami passa dalla parte destra sopra la cava, si 
flette inferiormente e si congiange cogli epatici e renali; 
e penetra in una glandola posta fra V aorta e la cava • 
Qnesto tronco viene arricchito da alcuni rametti, i quali 
derivano dalla pinguedine collocata intorno ai. reni. 
Il tronco che gli è compagno , e che tiene la medesima 
strada nella parte sinistra termina nelle glandole che ri- 
siedono a Iato esterno dell'aorta presso il rene sinistro.' 
Gli altri linfatici del peritoneo si anastomizzano coi 
mammarj , intercostali inferiori , splenici , ed epatici , 
come faremo presto conoscere; quelli poi che derivano 
dalla faccia concava del diaframma, oltre il riunirsi cogli 
epatici e splenici predivisati^ si accompagtiatoo anche co- 
gli stomatici . 

Art, 5. 

Dei linfatici della vescica , vessicìèctie seminali , prostata , 
vagina 9 utero i testicoli ^ reni ^ e capsule atr abiliari ^ 

« 

I linfatici; della vescica, prostata, e vessichette se- 
minali , della parte inferiore dell'intestino retto, e dei 
muscoli che sono collocati nella pelvi derivano dalle su-, 
perficie, interstizj, e intima sostanza di queste paFti me-: 
desime con numerosissimi ramoscelli. Questi si riunisco- 
no insieme e formano dei tronchi quali, nuovamente di- 
visi in rami , ab}u:acciando con vario ordine i vasi san- 
guigni delle suddette parti , comunicano con quelli che 
procedono dalle glandole inguinali, e dall'incisura ischiar 
tica per mezzo di plessi e glandole collocate nella pelvi». 
Alcuni soltanto di questi, nati dal fondo della vescica ^ 
avantichè si riuniscano , attraitersano alcune glandole che 
loro son proprie . , . 

Nelle femminei linfatici della parte inferiore deiru«^ 
tero nascono con numerosissimi e ampli rametti dalla , 
superficie esterna ed interna , come pure dalla sostanza 
delle medesime parti, motivo per cui formano dìverai 



22 ISTORIA -^ 

Ordini. Delti vasi si riiiuiscoiio in tronchi, quali si divi" 
dono nuovamente e tosto si riuniscono nei predetti plesat 
eghnduk-aella pel ' 

Quelli die nascono dalla parie superiore dell'ulerOi 
dai ligamenti larghi, dagli ovarj, e dalle luhe falloppiat» 
ci si rappresentano parimente eslesi e numerosissimi . ] 
tronchi che ne resultano per la riunione di^i rami danui 
luogo ad un plesso sotto gli ovarj , da cui ne denvant 
rhie o tre tronconi , i quali, ricevuti nel plesso spermatt 
co, si portano superiormente, uniti ai vasi sanguigni; 
nelle adiacenze dei renij ove dispartiti in più rami >aa- 
Ilo a internarsi nelle glandule che risiedono auteriorD)eo-> 
te, esternamente, o in mezzo all'aorta e alla i 

Dopoché ì predetti ed altri vasi linfatici addomi- 
nali anno attraversato le proprie glandolo , disct^ndono 
con tortuoso corso, dipoi si ritorcono e sì dirìgoao a 



qui 



Ile coni 



ì nelle 



qufli 



lali si versano i linfatici ingulDalì, 
e la maggior parte dogli altri addominali, per andare m 
terminare insieme nel condotto toracico dietro V 

Dall' esterna superficie dell'utero, alcuni linfatici 
passano a! ligamenti rotondi, i quali, siccome m' 
insegnato le iniezioni , sono composti di vasi sanguigni 
intralciati con linfatici . Alcuni di questi si incam 
alle glandole inguinali , mentre altri si avanzano a quelle 
situate sotto il tlgamento del Pouparl. 

Questi medesimi vasi gli ò iniettati co! mercurio' 
UpII' utero ancor pregnante , quali In tal circostan 
sendo molto dilatati e turgidi, si distinguevano anche ad 
occhi nudi (2) . 

1 linfatici dei testìcoli nascono coi suoi rametti dallft 
sostanza dei medesimi. Questi rinnilì fra loro formano di- 



Tersi rami maggie 
Kortono dai testici 
o pili tronchi anc. 
natici sanguigni, 
I traversa I anulo 
xandosì lungo i 



■ali, 



ulta ni 



si del sangui 
quattro, cinque' 



,si connettono ì 

a, e, intralciati col plesso dei vasi sper-' 
fasciali dalla pinguedine, penetrau< 
i;nlnalenel hassoventre, d'onde avi 
uscolo psoas si indirizzano alle gli 



àoìe collocate «opra , sotto , ai lati e nel mezzo ancora 




VA81 LINFATICI. zS 

«ll'aovta e alla cava nvlle adiacenze dui reni . (a) Intanto i 

questi ti-ooclit , abbandonati appena i testicoli, si disi;i | 

i, quali poco dopo si riuuiscoDQ 1 



'aria grande; 



\ (]ue^ I 



dono nuovamente i 

insieme, e intessono delle aree di < 

sti si riuniscono i linfatici cbe nascono di tanto in tanto 1 

dal funicolo Eperniatico, e quando sono per accostarsi ' 

alle glaudole soffrono delle divisioni anche più numero- | 

scj colle quali alcuni si producono sopra la cava e l'aorr | 

ta per insinuarsi nelle piandole più remole, e anche iq j 

ijuelle del lato opposto . Da una glandola passano suc- 



cessivamente ad altri 



^ del luto destro all'altre 



del lato sinistro; e dalle superiori alle inferiori formando i 
costantemente dei plessi fra lofo, con altri dei basso* . 
ventre, e coi linfatici degli articoli inferiori. Gli ultimi 
rìtoruano in alto, e congiunti con altri penetrano sotto i 
l'aorta e la cava per riunirsi in quei tronchi dall' uniong 
dei quali ne resulta il canal toracico, (3). 

I linfatici dei reni si possoa dividere in superficiali 
e profondi. I superGciali non gli ò mai iniettati col mer- ] 
curio, ma procurai di delinear^Ii quando, iniettati pre-r-' 
liminariamente i vasi del sangue d' un fluido colorato, gl^ I 

i rilevati e ripieni di colla senza colore (4) l' ra que- 



sti alcuni che s 



1 prossimi alt 



alla sinuosità del rene si ac- | 
conipagnano coi profondi, quali sortono dalla sinuositit 
predetla. Gli altri, e invero il numero principale, nati 
da ogni parte della superficie per mezzo di diramazioni 
si riuniscono sempre in rami maggiori, si approfondano 
□ ella sostanza del rene , e si confondono ivi cot meziQ 
delle ultiaic diramazioni coi profondi. 

(a) Avendo iniettato nel plesso dei vasi spermatici presso U I 
.testicolo nove tronconi linfatici, uno ne di^cuoprii, il quale ift | 
principio neicorreva lungo il condotto deferente, ma perveimitf f 
intorno alla dì lui incurvatura' intorno ai laii della vescir" "^ 
handoriava il detto condotto ove, divisosi in più diramaxi» 
dava a trovare quella glandola maggiore situata nella pelvi allit 1 
biforcazione dei vasi iliaci primitivi. Se Udetto troncone linfalictf % 
isia o nò costante , non lo saprei giudicare; forse privo di : 
■sarà le altre volle sfuggito clalla vista . 




1 profondi nascono da!!e celle dei reni, dai tutoli 
niferij dal cavo del pelvi, dalla superfìcie delle papille, e da 
allieparti ancora; essi dopo aver comunicalo coi superficia- 
li, comeenunciammo, si riuniscono ìn più tronchi, i quali 
con vario intreccio, abbracciando i l'osi sanguigni, vej 
Inora uniti ai medesimi dalla sinuosità . Sortiti appi 
si coadunano in troaclii maggiori e dopo poco un al- 
tra volta si dividono, e, intralciati sempre coi vasi del 
Eangue, terminano nelle glandole deli' aorta e della cava, 
ove si uniscono con qnei tiufatici, quali provengono dalle 
glandole inguinali, dalle parli continenti addominali, e 
dui visceri contenuti nella suddetta cavità, d'onde alcuni 
terminano tosto nel condotto toi-acico, altri soltanto do- 
po essere entrati nella cavità del torace , altri in ultimo 
dopo esser discesi in basso , e aver comunicato con altre 
glandole e plessi . 

I linfatici che nascono dalla cassula che invìitippk 
il rene si congiungono parte col sopra descritto tronca 
derivante dal peritoneo e che passa soprai reni , e par- 
té, sì uniscono coi profondi dei reni, mentre sortono dal 
tenu dei medesimi. 

Quei linfatici che provengono dagli ureteri nelle a- 
diacenze renali, si congiungono eoi linfatici dei medesi- 
mi reni , i quali nelle parti limitrofe della vescica tendo- 
no alle glandole collocate lateralmente nella pelvi . 

I linfatici delle cassule alrabiliari provengono dalla' 
superficie , dalla sostanza, e dalle cavità interne delle me- 
desime . Alcuni dalia superfìcie passano all'interno e sì' 
Tiniscono coi profondi , altri poi vanno ad unirsi con" 
quelli che sortono dal cavo della cassula , e quindi tutti 
quelli della cassula atrabiliare destra si portano a certe 
piccole glandole residenti sopra la cava sotto al fegato, ove' 
pervengono alcuni linfatici dello stessa fegato, e di li si ìn-' 
vianoalle glandolo comuni della cava e dell'aorta per an 
dare al canal toracico . Gli altri poi dalla cassula atrabi' 
^ Kare sinistra passano alle glandole situate sopra la codi 
del diaframma dello slesso lato sinistro , dove sì tndirìz 
2ano alcuni altri linfatici provenienti dal lobo sinistro'' 



PEI VA«1 LINFATICI. 25 

del fegale, dai reni^ milza e intestini. II plesso di questi 
Tasi, mentre da queste glandole collocate sopra i vasi 
emulgenti discende inferiormente, si divide in ;naniera 
che alcuni tronchi seguitano il loro decorso sopra T arte- 
ria e altri sotto , all' oggetto di arrivare alle glandole si- 
tuate intorno all' aorta, per quindi, unitamente a tutti gli 
altri che si avanzano a queste stesse glandole , terminare 
nel canal toracico (5) 

Art. 6, 
Del linfatici del fegato , 

I linfatici del fegato sono numerosissimi. Iniettata 
un acqua calda nei vasi sanguigni o nei pori biliari si ma- 
nifestano egregiamente, perocché moltissimi tronchi dei 
medesimi scorrendo sotto l'esterna membrana del fegato, 
membrana corredata della massima lucentezza, e tappez- 
zando la fosca superficie del detto viscere facilmente per- 
ciò appariscono sotto i sensi • 

Mentre tali Vasi iniettansi col mercurio, se questo 
metallo yetiga retròpulso per una moderata pressione dai 
tronchi, non solo riempiei rami, ma con lieve fatica 
introdncesi anche nei rametti, e arriva -(ino ai pi& piccoli 
ramoscelli, e finalmente alle stesse ésilissime prime dira- 
mazioni ; per la qualcosa in nessun altra parte ci è dato 
di conoscere e seguitare 1* origine, la natura , e la distri- 
buzione dei rami e delle stesse prime radici di questo 
sistema , quanto iii questo viscere . 

Quando il mercurio vien^ introdotto nei tronchi, vi- 
si distinguono questi soltanto seiiza rami, come nelle altre 
parti fino a tantoché non incontra un obice nelle glandole 
cui SI trova costretto a retrocedere e a distendersi nelle' 
parti laterali. Allora penetra rapidamente e con bello 
spettacolo in più l'ami, e percorre e riempie frettolosa* 
mente con serpentino giro i medesimi fino alle ultime^ 
diramazioni le più sottili; quindi se l'impulso e la forza 
del mercùrio venga accresciuta per la pressione contro 



ISTORIA -^^ 

la eli luì corrente , il fegato ai ricuopre io Dianìnra d'uiQ 
rete sottile dei prenomjaati esilisstmi vasarelli , die se li 
rìmit'cremo da lungi, lo giudicheremo facilmente ricopeit 
to e l'asciato da una lamina d'argento. Alla furmazioo) 
xli questa rete concorrono le diramazioni le più minulf 
di tutti]i tronchi, perocché serve che noi ne inìeUiamo uaC 
semplicemente per riempire colla pressione del meicuriqj 
tutti i linfatici del fegato o occupino lasupcrficie e 
o la concava o anche la stessa sostanza del fegato , pur*' 
che le rotture che non infrequentemente sopravvengouOf 
non olTrino altre strade al mercurio già iniettato. 

1 linfalici del fegato si posson dividere pri 
mente in tre classi , cioè 

1." Il) quelli rhe nascono dalla superfìcie coi 

2." In quelli che derivano dalla superfìcie coi 
e fìnnlmenle 

3." In quelli che prendono la loro origine dallo 6te6<i 
so intiino parenchima del fegato . 

I linfatici dalla superfìcie convessa; quali formano 
la prima divisione suddividonsi 

) ." In quelli che si disseminano per il loho destro, e 

2." In quelli che si distribuiscono per il lobo ministro. 

I primi, quelli cioè che si disseminano per la super; 
ficie convessa del lobo destro richiedono cinque distinU 
divisioni secondo le diverse parli cui sono diretti. 



idi^ 



viene costituita dai tronchi che 



nati dalla protuberanza di detto loho, dirigonst fi 
lamine del lìgamento sospensorio, ove si uniscono eoa 
alcuni provenienti dal lobo sinistro. Detti tronchi, ap- 
pena arrivali alla parte superiore del medesimo ligamenta, 
si riuniscono in uno o due trono 



Lassoventre ( pei 
con distinte ori 



la fessura rilai 
i attacca alla 



maggiori, i 
a da] diafra 



e a quella della settima costa ) pa 



lagni» 



,ch^ 
mucronata il 



I più glandole i 
lo 



> cavità triaa-A 



golare, formala dalla se] 



izione delle lai 



B^ìno nella sua regione anteriore e inferiore . Da qnest^ 



TjEi visr LiwFATicr. 27 

piandole ne provengono due o tre lionclii quali passano 
ad altre situate fra ìe carlilagìiii delle coste alla loro 
congiunzione collo sterno. In queste comunicano eoa 
quelli che procedono dal diaframma , dai muscoli addo- 
minali , dai tegumenti dell' epignstiicu , da qnetli della 
parte anteriore del muscolo pettorale, mentre si accom- 
pagnano coi vasi sanguigni m»minarj iuterni. Ordinaria- 
mente questi vasi decorrono lungo il lato sinistro dello 
sterno di glandola in glandola per mezzo dì plessi o di 
trouchi, d'onde, raccolti, in tronchi maggiori, passano sopra 
la succlavia sinislra , ove si uniscono con alcuni linfatici- 
cardìaci, tlmlci, e pei'icardiui, e quindi sì insinuano nelle 
glandule inferiori del collo , nelle quali sì dirigono altri 
linfatici dello stesso collo e del capo , coi quali, riuniti, 
sboccano nel condotto toracico in vicinanza della dì lui 
inserzione nelle vene . Qualrlii^ volta , dopoché sono pas- 



sati a tra 



le pn 



! glaodole , press 



il lato destro 



dello sterno, decorrono coi niammarj del lato medesimo so- 
pra la succlavia destra, e passano alle glandole situate nella 
parte inferiore del collo, d'onde, in compagnia di quelli 
che provengono d.il capo e dal collo, si inseriscono nelts: 
succlavia o jugulare interna del medesimo lato . In qual- 
che caso camminano con alcuni tronchi presso il lato de- 



stro , 



altri 



presso 



1 lato s 



La seconda divisione è formata da tre o qnsttro- 
tronchì quali provenendo dal lato destro dello stesso lobo 
« sue adiacenze si avanzano ai legamento destro, transitano 
fra le lamine del medesimo ligamento, ove sì dividono ìw 



■ali; 



nda. 



due partite, in inferiori cioè, e superioi 
comunicano coi ramoscelli die quinci e quindi ne nascono^ 
I superiori, perforalo il diaframma, scorrendo con ser-" | 
pentino tragitto fra la di luì faccia superiore e la pleura 
che la riveste , passano dal lato destro a) sinistro, quindi 
si flettono verso le parli posleriori e inferiori divìdendosi. 
Spesso in moltissimi rami , e riunendosi un altra volta,' 
d'ondo poi lungo la coda del diaframma o fra la coda destra 
e la BÌnistra ritornano neli' addome , e ivi , penetrala uua 
o due sole glandole situate fra la medesima coda destra « 



•SS ISTORIA 

lo cava, progrediscono a quelle residenti sopra la dell 

c»va alato interno della meilesima, eda<juesle, I 

sotlo la vena emulgenle sinislra, kì riuDiscono i 

dole disposte fra la cavael'aoita con altri provcnìeal 

dallo slesso fegato, datTiaguinaglìa, testicoli, parti coni 

nenti addominali e da allri visceri ^ e finalmente termioi 

no nel canal toracico. 

Gli inferiori traforano anctie essi con ali 
il diaframma e serpeggiano per la di lui superlìcìe convessi 
ricoperti dalla pleora presso Ìl margine interno delji 
costa duodecima. Ma pervenuti appena al capitello del] 
Btiddella costa si dividono in più rami, coi quali attraver- 
sano due glundole ivi collocale. I rami che sortono da 
C|ueste stesse glandole formano ordiuariameote un tronco 
unico, che, con serpentino tragitto, passa ad un'altra giau 
dola posta non molto lungi verso la decima vertebra del 
dorso. Dai rami procedenti da questa stessa glandola »oi 
formati piìi tronchi i qnali attraversano altre giandol 
ti uniscono cogli intercostali interni di questo lato, 
finalmente, congiunti in uno o due tronchi con alcuni i 
tercostali, e altri linfatici provenienti dall'.addome , 
versano nel canal toracico. I tronchi i quali non perforai 
il diaframma scorrendo presso quel margine che è ad 
rente alla costa duodecima, si dividano in rami, e pe 
venuti alle glandole collocate a lato interno della cava 
ammassano con quelli della partita superiore. 



Molti tronchi derivanti dal 
loho , i quali 



trte media di ques 
I quali passano alla parte posteriore del fegato 
ove si riuniscono in tronchi maggiori , e che si divido» 
ordinariamente in due parti costituiscono In terxa divisto 
ne. Gli anteriori posti adestra, intralciati coi superioi 
del ligamento destro, e ritornanti nella cavità dell'addoni 
terminano coi predetti nelle medesime glandole. I poste 
n'ori, perforato il diaframma, si insinuano nelle gianduia 
collocate intorno alla cava e all' esofago, avanticbè l'u; 
e l'altro penetrino nel bassoventre. I tronchi nati da qnes 
glandole passano per altre poste poco sopra iotorne : 
l'esofago, all'azìga, all'aorta, e allo stesso caDsl tot 



DEI VASI LINFATICI. 2g 

cioo , si ntorcouo verso le porti inferiori, e, congìuati con 
altri linfatici che si avanzano dagl'in tei'costalt e dalla cavità 
del bassoventre, a traverso alcuni pertugj fra le code del 
diaframma , terminano nel condotto toracico ordinaria- 
mente sopra 1' undecima vertebra . 

Altri tre o quattro tronchi, i quali prendono orìgine 
dalla faccia convessa del medesimo lobo in vicinanza del 
margine anteriore e della fenditura per cui il lobo destro, j 
vien diviso dal sinistro, dal suddetto margine , e finalnientft 1 
da dei tronchetti quali si producono in queste adiacenza,-« 
dalla faccia concava del suddetto viscere , concori'oni 
comporre la quarta divisione. Alcuni di essi sì coacervanok I 
fra le lamine del lìgamento sospensorico, e sì riuniscono ai ^ 
linfatici della prima divisione, mentre altri fra il peritoneo. J 
e il fegato discendono nel solco per cui passa la vena cava o^ ] 
il lìgamento onibellicale. Nel tempo che si avanzano pel | 
detto solco sì uniscono con alcuni profondi, e con altri 1 
nella cassula del Glissonio, e finulmeute, abbracciando i,- 
Tasi sanguigni, e i pori biliari , vanno a due glandole presj 
so la parte interna del piloro, e da queste passano ad al-, 
tre, onde terminare nel condotto toracico come notere- 
mo inferiormente. 

Alcuni tronchi mandati fuura dalla parte media del ^ 
margine di questo lobo destro e dalla stessa superfic 
convessa intorno al detto margine formano la quinta ei) I 
ultima divisione dei vasi linfatici superlicialì del lobo j 
destro del fegato . Essi sì coiigìuogono in uno o due Uua- 
chi, ì quali, attraversato il suddetto margine, discendo^ 1 
no alla fhccia concava del fegato , e si uniscono con altri J 
che appartengono a questa strssa superlìcìe. Alcuni dalU 
parte destra, strisciando lungo il margine anteriore, for- j 
mnno un tronco, quale avanzandosi fino al ligamento dei> 
stro si congiunge con quelli spettanti alla seconda divi» 
aione. Dalla parte sinistra formasi poi parimente un troa* 
co quale si unisce con quelli che passano ptl solco suo-, 
nominato. Questi tronchi, mentre si avanzano lungo il*' 
margine predetto, ricevono dei ramì dalla superficie cout 
cava e convessa, e col mezzo d'una rete sì riuniscano lun- 
go il medesimo comunicandosi mutuamente fra loro. 



i 



sinistro si posso) 



1 STORIA 

1 linfatici superficiali del lobo 
coDsideiare sotto tre distinte divisiotti 

La prima prende origine coq diversi rametti intorni 
al ligameulo sospensorio, quali formano var] tronchi^ 
« fra le lamine del ligamento sospensorio si riuniscoafl 
colla prima divisione del lobo destro . 

Diversi tronchi che aascono da quasi tutto il rima-- 
Dente della superficie di detto lobo formano la secondii 
divisione cbe si avanza al lìgamento sinistro. Essa dir 
masi io due partite superiore cioè, e inferiore. 

I tronchi quali compongono la prima partita sì flet^ 
tono dal sinistro nel lato destro, alcuni passano dietrt^ 
alcuni sopra l'esofago, e si portano alle glantlole situattf 
superiormente al ventricolo intorno alla e 
re e al lobo di Spigelio ove si uniscono con altri linfatici' 
del fegato , del ventrìcolo , degl' intestini' e della 
con questi discendono di glandola ia glandola e forman» 
varj plessi. Quando poi sono arrivati alle glandole situa* 
te sotto l'aorta e la cava si riuniscono eoa quelli cbe v^ 
concorrono dalle glandole inguinali e da altri visceri de^ 
liassoventre, coi quali terminano nel condotto torà 

I trottcbi della seconda partita, o sìa inferiore de-' 
corrono per la faccia concava del diaframma, si divido* 
no in varj rami e si portano alle glandole collocate sotlc^- 
il fondo (lei ventricolo, sopra la coda sinistra del dia^ 
framma, di dove alcuni transitando in altre glandole 
riuniscono con altri derivanti dalla milza , mentre alcu- 
ni altri poi si riuniscono con quelli provenienti ani rea< 
snccenturiato. In ultimo si dirigono alle glandole posta 
nell'adiacenze della cara e dell'aorta per formare dn 
plessi con altri che concorrono nella stessa regione, pec 
quindi, col mezzo di tronchi, passare al canal toracica. 

La terza ed ultima divisione dei vasi linfatici super- 
ficiali del lobo sinistro viene costituita egualmente d 
rj t):onch!, quali sortono dalla parte jiros^ioia al diafram. 
tua fra il ligamento sinistro e Ìl sospensorio . Alcuni dì 
questi riconcentrati in uno o due tronconi forano il diftr 
fraiama per unirsi nelle glandole collocate ialorao alla 



DEI VASI LINFATICI- 3l 

cava con quelli che apparteagoiio alla terza divisiune del 
]oLo desU'o, mentre altri serpeggiando nello stess' ad- 
dome intorno al Iato interno dell'esofago si riuniscono 
con alcuni profondi del fegato per attraversare coi mede- ^ 
siini le glandolo poste fra il lobo di Spigeliu e la curvai 
tura minore del ventricolo per quindi terminare il luro 
corso ] siccome enunciammo , uel canal toracico . 

1 linfatici della siiperiìcie concava si posso» divide* ! 
re primariamente in due classi, cioè a dire l.° la quelli' 
che appartengono al lobo dei-tro, e à," In quelli che al 
sinistro. 

Triplice è la serie dei linfntici superficiali della su- . 
perficie coucava del lobo destro. 

La prima vicue costituita dai tronchi che occupano', J 
la regione destra di qua dalla cistifellea , dei quali i pia 
vicini a questa borsetta sì congiungono con alcuni dells 
superficie convessa, e quindi si associano ai profondi, 1 
quali ntiitameute alla vena porta sortono dal fegato: altri 
poi pascano sopra la cava e o si portano ad alcune glan- 
dole che riposano anteriormente sopra la medesima, dal- 
le quali sì avanzano ad altre situnte fra la detta cava e 
V aurta e quindi passano al condotto toracico ; o diretta- 
meutc si dirigono alle glandole poste fra l'aorta e la cava I 
al di sotto delle cmulgenli , ove si riuniscono con quelli ] 
che ivi si portano dal peritoneo , dalla cassala che inv 
luppa il rene destro , e dai testicoli per andare a term 
nare con una strada comune nel canal toracico sunno- 
minato . 

La seconda serie vien formata da quel linfatici che^ | 
circondando il fondo della cistifellea, cui si acccompa- 
gnano altri linfatici della faL'cia convessa di questo loba, 
che compongono la quinta divisione, si riuniscono inflron-J 
chi maggiori quali camminano lungo la detta cistifellea e J 
si dividono in molti rami dì cui alcun! sa]i;ono sopra laj 
stessa cistifel lea e si dividono ìn multi rami dissemina 
dosi per la di lei faccia anteriore , mentre altri si proda- J 
cono alta fiiccìs posteriore per mezzo delta qual 
Età adereute al fegato . Detti rami si dividono iu moltta^ 



32 1 9 T K 1 A ^^H 

simì rametti , qunli spesso si nuniscono, e come un plei 
so cuiiUiiuo ovunque 1' abbracciano dalla faccia anteriori 
cioè ] alla posterlure, dalla sinistra alla destra, e vicevej 
sa. A guesLi liufaLici si uuiscouo quelli della stessa s(f 
stanca della cistilellea , quali arrivati al di lei collo si d 
'vidono in due fasci ai lati della medesima , d'onde i deslt 
si iudirizzauo alle glaudole residenti superiormeute vers*^ 
il duodeno, inenti'e i sinistri avanti ò' arrivare alle mede- 
Eime gtandule ne attravei'sario una posta al principio deL 
duLto cistico . A questi poi si accompagnano nelle glar 
dole altri linfatici del fegato , il decorso dei quali sai 
fatto conoscere fino al canal toracico . 

La terza serie finalmente costa di quelli che si affi» 
ciano alla superficie concava nel rimanente dì questo Io 
Lo sinistro . Da questi ne nasce un tronco che ascenil) 
sopra la cistifellea, e si unisce a quelli già descritti ( 
scotrgno sulla medesima . Gli altri linfatici poi di quest^ 
parte, formati dei tronchi, serpeggiano alla superiicl 
del fegato , e aells Cassola del Glissonio si aniscouo t 
profondi . 

Ttilti i linfatici fin qui descritti , non eccettuati quel), 
del lobo di Spigelio , coniunìcauo coì profondi . 

Oltre i trouctii dei quali abbiamo trattato fino ad on 
ci si ofiroQo alla vista molli altri vasi linfatici 5upertici«; 
li iu ogni patte del fegato , i quali riuniti in rametti si Iw. 
ternano nella sostanza del detto viscere, e comunicano col 
profondi . Nella superficie concava se ne osserva per altri 
più che altrove, giacche ìn alcuni punti il numero ìmmenst, 
dei medesimi supera quello da noi finqul descrìtto . E dti 
Dotai'si iuoltre che le reti dei linfatici superficiali manda^ 
no costantemente molti rametti ai profondi , e viceversa 
ne ricevono molti altri, e che per questo appunto godoadt' 
una mutua ed estesa comunicazione fra loro. Questi vaset- 
ti colle diramazioni le piìi minute dei vasi sanguigni fot-» 
mano quelli implicati esilissimi filamenti quali sono ade* 
reuti e restano rilevati alla superficie interna della tuni- 
ca del fegato , quando si separa dal fegato medesimo^ 
Fin qui dei vasi linfatici superficiali del dello vìsci 
passiamo adesso ai profondi . 



DEI VASI LINFATICI. 35 

I linfatici profondi del fegato nascono da tutta ìli 
sostanza intima del medesimo, e dalle superiìcie delle 
cavità interne di tntte le celle e pori biliari ; e siccome la 
supevficie delle detttp parti, presa tutta insieme, sopravan- 
za moltissimo in estensione la superQcie esterna del fegato 
di qui i detti linfatici profondi ^ono molto superiori dei 
superficiali e nel numero e nella grandezza. I tronchi ac^ 
compagnanoper la- sostanza del fegato i vasi sanguigni e i 
pori biliari , quali , ordinariamente divisi in più rami e 
quindi nuovamente riuniti, abbracciano da tutti i lati • 

La parte principale dei linfatici che vengon fuora^ 
per lo solco fra il lobo di Spigelio e il sinistro riunen- 
dosi ai superficiali della faccia concava dello stesso lobo 
si incamminano alle glaudole poste fra il lobo di Spige- 
lio e la curvatura minore dello stomaco ove si uniscono 
con alcuni di questo viscere , e altri provenienti dalla 
superficie convessa del lobo sinistro. Altri decorrono per 
lo piccolo omento , e dirigonsi alle glandole che risie- 
dono alla detta curvatura minore dello stomaco, presso 
il cardia. Qualche volta alcuni di questi , avanti di perve- 
nire ove abbiamo enunciato, attraversano una glandola la 
quale si fa loro incontro mentre sortono dal solco pre- 
divisato . Dalle glandole poste intorno al cardia e intor- 
no alla curvatura minore dello stomaco fanno questo 
cammino , cioè passano in primo luogo ad altre glando« 
le collocate presso la medesima curvatura 3 di li alcuni 
coi suoi plessi si/inseriscono in una glandola situata a 
lato destro del lobo di Spigelio , ove egualmente si por* 
tano quelli che provengono dalla parte destra del sud- 
detto solco, e gli altri che si riuniscono nella cassula del 
Glissonio ; tutti gli altri poi strisciano sotto il pancreas 
per incamminarsi alle glandole che gli son poste dietro ^ 
ove si aiFacciano altri linfatici della milza , ventricolo , 
intestini , e del sinistro ligamento del fegato . Di qui for- 
mano i plessi, e attraversando molte glandole aggrup- 
pate intorno alla celiaca e alla mesenterica superiore^ 
Jinalttiettte scorrendo sopra e sotto i vasi sanguigni e- 
mulg^nti sinistri^ si versano nelle glandole poste torno- 



S^. ISTORIA 

tomo all'iorta, ove si comuoicano con quelli prove* 
nieati dall' iiiguinaglìa , dai reni , dai testicoli , e da al- 
tre parti aacoia per concorrere alla formazione del canal 
toracico. 

Quelli che sortono dalla sostanza del viscere uniu- 
tamente alla vena porta , all' arteria epatica , e al dutto 
epatico, ammassati insieme coi superficiali della faccia 



concava qi 



pio( 



edouo o dal lobo desìi 



nelle 



cenze della cistifellea, o dalla parte sinistra la più vicina 

alla medesima, sì dividooo in due partite, peiocchè alcuni 

V «i dirigono ad una glandola che risiede a lato destro del lo- 

[ bo di Spìgelio, gli altri poi, che sono i più, vanno ad altra o 

\ due glandole collocate sotto l' intestino duodeno, presso il 

■/pancreas, ove si comnnìcauo con altri linfatici che si 

I coaduuano ivi proveniendo dagl'intestini, dal pancreas, 

C dal ventricolo. Tutti per altro si riuniscono nuovamente 

dopo il pancreas e si congiungouo nelle glandole situate 

presso la celìaca e la mesenterica superiore coi superiori 

e con altri , onde terminare nel condotto toracico «,")' 



(a) Da tutto quellnhanno notatogli Autori (di cui p^r brevità 
, lyoa si riporti) il processo dei più antichi) in nriliue ai linfatici 

' „ato, ne resulta cbe la di loro istoria, quando perla prima volta 

I vide la luce nel 1784 il Saggio delle mieosservaiionì, era sempr* 

mperfetla, e cbe avanti di me niun altro aveva conosciuto con' 

. precisione, e dimostrato pubblicamente i mohiplici tronchi del 

I medesimi, e le classi, e le diverse «irade che tengono per condursi 

l al canal toracico . Ma essendo sortila alla luce in Lipsia nel 

I desim anno l'opera di Wehneh e Felleh nella quale si descrivono 

ù dimostrano colle tavole t linfatici superficiali del fegato , h 

isa giusta che noi csponghiamo in poche parole quello che e! 

ino fatto conoscete questi celebri autori in incremento dell» 

ttoria dei vasi linfatici di ipiesto viscere. 

Pertanto a ragione pubblicarono e procurarono che fosso 
Espresso in figure che le tenuissime divisioni di lutti questi 
formano una sottilissima rete che chiamano tiùvabUf e ìneapr 
' èlle colie parole e colla pittura , dalla qunlo vien fasciata tutta la 
■nperGcie del viscere; ma ciocché aggiungono e rappresentano 
come pure il di loro sostenere che le anastomosi dei linfatici asta»- 



Art. 7- 
Dei linfatici del ventricolo, milza 



e pancreas. 



I linfattci del ventricolo essendo situali a strati oelU 
di lui sostanza tnerilaiio d' esser divisi in supei-lìciali e 
profondi . 1 Ironchelli superficiali vanno scorrendo iu 
fasci sotto il peritoneo che ne costituisce la membrana 



luogo R non tn minoribus modo , verum etlam in medili , maj'O' 
ribitsque vasis , ut hoc respertu cum vasis sangtiif'eris mmnio 
fure comparanda sint » è troppo lontano dal vero , perocché mai 
nelle nomerose iniezioni falle oa me medesimo mi ii sono pre- 
sentale immediatamenle in osculai ioni di t;ili rami maggiori e di 
tronchi costituenti in certa maniera degli archi . Osservarono poi 
ottimamente, e in questa consentono cogli sperimenti dell'IlEwsoM 
e coi miei, che in truncos itùectum hjdrargjrrumab iniiio tjuidein 
difficiilCer in earum principia et ex bis in prafundior.i transìre, 
tamen demulcendo lenique scalpelli manubrio, instituta propul- 
§ione, in profundiora vaso , proxi/nosifue superftcialfs ramos 
profundi: Videro ancora e rappresentarono nella tav. IH. che ì 
tronchi dei linfatici della superficie convessa, riuniti come in fasci , 
parte salivano sopra ì il ligamento sospensorio , parte passavano 
ai ligamenti laterali e coronario; ma ordinariamente o non co- 
nobbero il loro decorso o a caso lo descrissero, perocché quantun- 
que distinguessero che quelli che sortono dal ligameuto sospen- 
sorio , attraversato, come insegnano il dialramma. salutino lungo 
lungo lo sterno alcune glandole poste fra le lamine del media- 
stino , e ivi si confondino coi frenici , non rilevarono per niente 
la di loro continuazione lungo i vasi sanguigni mammarj interni 
fino al condotto toracico . Inoltre la sbagliarono sommamt-nie 
quando, allucinati, crederono di aver veduto in nn fascio di ns- 
sorbenti epatici a pro^rc(^ieiite//i raninm quidi-inceps cum iiiam- 
mariae ùiternae arteriaeramo,muscoloi inlercosliiles perforaiis 
in mammae corpus absumilur » su cui costrussero fastosi e con 
troppa fretta la particolar teorìa della comunicazione dei lin&lici 
del fegato con quelli delle mammelle . Io onte qualche volta os- 
servai passare velocemente il mercurio crudo dalle suddelie glan- 
dole noi corpo glandolosu della mammella, ma rilevai con poca 
fatica che ciò era seguito non col mezzo di vasi linfatici, ma delle 
venelochè confermarono le loro lacerazioni nelle glandole. DaJla 
a toro descrizione dei tronchi, che si avanzano per il ligamento de- 






esteriore riceventlo dei rami che derivano dalla stessa 
membi'aaa e parti adiacenti. Essi riuniti in troacliitaato 
per la facci il anteriore quanto per la posteriore si 

alle già iidole collocale alte curvnlure minore ,e mag- 
, eccettuati fra guesti alcuni tronchi quali partendosi 
I dal fondu del vealriculo si congiungODO cogli splenicì e van 
[ no a quelle glandole medesiine cuisi dirigon quest'ultimi. 

hftrojè manifeno clie i preciiati cliiar issimi Autori non conobbera 
f IJhe ijuesiivasi sì dividouo in due serie, la prima rMe si chiama su' 
■periore , l'altra inferiore. Della superiore nnn ne Lrnltan per niente;! 
Fptì' quello poi riguarda l'inferiore anno credulo forse cbe, at-' 
Klnversato il diaframma, non si avanzi nellacavità del lorace, mi 
|;-(Ì|m. perforali ìmuscoliintercostali, probabilraeuie vadia inmtfuf< 
</is itd pcvtits progrcdiciis penetiare, Certamerile poi caddera 
a g^and'errore quand') si figurarono che i linfatici provenienti dal' 
r ligamento sinistro percorressero una strada simile a quella che ten« 
K' SODO i linfatici del ligamento destro . deferiscono poi che quelli 
^ che sono situali fra il Ijgamenlo sospensorio e il dcslro sortono i 
^traverso il ligamenio lalciforme , e si poriSHo dii'ettamcnle te 
I. parti opposte, ma inquanto alla prima divisione dei medesimi e 
r alla serie perforante il diaframnta ne tacciono del lutto Li conti' 
I nuazioiie , come non fan parola delle glandole in cui si versano 
T In ordine poi all'altra serie di linfatiei, la quale tutta 
t suole attraversare più glandole disposte intorno alla cav: 
^ leutanano molto dal vero quando alTermano die alcuni tronchin 
L della medesÌnia,seLiza toccarealcunadelle suddette glandole, vanno f 
[ ftd immergersi in cisleriuini recto, via . Cosi si allontanano egual- 
mte dalla vei'il>\ nella descrizione dei irencbi provenienti dalla* 
tdia parie del lobo sinistro. In quanto poi ai superficiali dellai 
L superficie concai a dello stesso loboslniUrd, quantunque a ragion** 
r aderiscano che vanno alle glandole situate alla curvatura minore ' 
delio stomaco , tuttavia né anno notato che vi pervengono attrai 
versando il piccolo omento, uè, quello che è più imputabile, fannai 
Bieuzioiie d altra parie dei medesimi , quali si incamminano dJ-< 
[ rettamente alle glandole collocate fra la curvatura minore dello 
' jtnmaco e illubodiSpigelio; e finalmente quantunque si un iscano- 
eifeito coi profoodi come ci iasegnano , ciò non accade peri 
r niente dupo che anno attraversate delle glandolo come sostengono^ 
mentre vi si uniscono appena che i detti profondi sortono dali 
fegato . 

Oltre a ciò sfuggirono alle di loro inquisizioni anebe altii' 
linfàtici che dalla faccia concava del lobo destro si riuniscono < 
profondi iquaU in compagaia di altri si portano direttamente 



DEI VASI LINFATICI 
Ma fra ì supetlìciali 
suoi tronchi tendono alle 
\atura minore dello stoi 



5/ 

l venLi-ìcolo , quelli che coi 1 
ndole situate presso la cur* 
j si dirigono in gran p; rte i 



verso la detta curvatura a sinistra tonto dall'una cbedaU | 
l'altra faccia dello stomaco medesimo. Quelli poi che si 
rinvengono nelle vicinanze del piloro , non vanno già ad 1 
insinuarsi nette glandule che son loro più prossime pr« 
la detta piccola curvatura j ma al contrario passano alla | 
più remote, a quella cioè che nella parte destra ripo: 
sul cardia , ove parimente si riuniscono gli altri che sor» 1 
tono dal fondo dello stt;s:io ventricolo . I detti linfatici 
superficiali , dopoché si sono riuniti nelle glaudole linfa.- | 
ticliecliesi trovanofra la curvatura minore dello stomaco i 
e il loLo di Spigelio con quelli che ivi si portano dal fe- 
gato e dall' omento , passano al pancreas , ove si confon- 
dono con altri epatici , e con molti spleuìci e intestinali 1 
affinchè per una sola strada shocchino nel dutto toracico. 1 

Cosi i linfatici superlìciali del suddetto viscere , 
i quali si incamminano alla curvatura mat>giore dello ' 
stomaco sogliono avanzarsi dalle regioni di^tl'uua e l'altrti | 
faccia verso la medesima curvatura maggiore, andando ( 



trovare le glaudole collocate presso i vasi saa- j 



quindi 

guigni coronar] maggiori o inferiori . Di glandola in 
glandola sì avanzano lungo la predetta curv.ntura maggior^^- 
fìno al piloro formando var) plessi nel loro decorso .^ j 
Quindi moltiplicati in tronchi maggiori si inseriscono fr« | 
il piloro e il cardia, e, ritorto a sinistra il cammino lui 
la faccia anteriore del pancreas , quando sono presso it^ 
]oho di Spigelio, salgono sopra lo stesso pancreas e di- 
scendono alla sua faccia posteriore per arrivare a quella 1 
glandole ammassate intorno alla celiaca e ineseuleric^-i 

le glandole aggruppale intorno all'aorta e alla cava sstto le emul* '] 
genti . 1 linfatici cistici e gli altri ancora situati intomo ai 
■imi gli dirigono alle glaodole poste intoruo al pancreas, n 
poca retliludine insegnano che essi •• brevi via ijiiat lecta 
cislernnm tenderifn poiché non prima di trapassare moltissime 
glandole, per la strada all'oppocto la più lunga , vanno a tenninars 
. in ultimo nel canal loracico. 



t f T O R I i. 
«uperiore , per passare in ultimo con quelli che quiii 
coacorroDO al canal toracico . 

Gli epiploicì & ragione si annoverano fra i linfatici 

del ventricolo ; perocché anche questi vanno a toccara 

■ quelle glandole poste intorno alle cnrvatuie d'onde I 

gono uno stesso decorso (ino al canal toracico. 

I linfatici della milza si posson dividere anch' essì 
in superficiali e profondi . I rami dei superficiali che oC' 
cupano la superficie convessa si internano nella sostanzi 
della milza e ni uniscono ai profondi. Parimente nella si 
perlìcie concava molli collo stesso andamento si inser 
scono nella sostanza iulerua . Ma quelli prossimi alle 
■adiacenze dei reuì si accompagnano tosto coi profondi, 
mentre sortono dal vìscere coi vasi sanguigni che ahbrao* 

I linfatici profondi della milza nascono da tutte le sa- 
perlìcie interne delle celle e dagli interstizj delle mede- 
cime; essi comuiiicauo coi superiiciali e col mezzo dei 
suoi tronchetti, quali sempre soffrono nuove divisioni 
ed unioni, ne sortouo unitamente ai vasi sanguigni accom- 
jingnandogli e abliracciandoH in varia maniera, e aa 
' dando ad internarsi nelle glandole che^ varie nel numero, 
risiedono sopra gli stessi vasi sanguigni. Di qui passano 
ad alile collocate sempre lungo il decorso di delti v 
e di glandola in glandola formando varj plessi si portano 
presso il pancreas ove si riuniscono cogli stomatici , alcuni 
epatici e intestinali inoltrandosi tulli insieme verso il ca- 
nal toracico . 

I lintfttici superficiali della milza non si rinvengono 
fàcilmente uell' uomo se prima non sìeno stati iniettati' 
ì vasi sanguigni di colla colorita col vermiglione. Motto 
pili facilmente si vedono nella milza di un vitello , belitt' 
di cui superficie si distinguono assai bene i tronchi e gli 
stessi rami linfatici (6). 

I linfatici del pancreas divisi io superficiali e prò- 
Tondi, seguitano il decorso dei vasi sangnigni e Tanno ft 
guadagnare quelle glandole appunto nelle quali si scari* 
sano alcuni linfatici del fegato e degli intestini. 



DEI VASI tlWFATICI. Scf 

Merita d'esser fatto qui rimarcare the la maggior 
parte dei linfatici profondi tanto di cjuesto viscere , che 
d'ogn'altra glandola conglomerala , prende l'origine col 
meizo di tante boccacce inalanti da tutta la superficie 
interna delle celle , quali , riuuite , concorrono alla cuoi' 
posizione del viscere cui appartengono. (^) 



Dei linfatici degV iiUestini e del condotto toracico - 

1 linfatici degl'intestini sono denominati anche fasi 
chiliferi o vene lattee per la ragione che dopo la dige- 
stione portano il chilo del color del latte, assorbito dal 
cavo intestinale. Peraltro essi non differiscono in nulla 
dagli altri linfatici, perocché oltre il rassomigliarsi ai 
medesimi nell'organismo ; si rassomigliano anche nelle 
funzioni, mentre quando negl'intestini non si ritrova 
chilo assorbono un umore scolorato , come tutti gli altri 
Jinfatici d'altre regioni . Volendoli peraltro sorprendere 
turgidi di chilo, bisogna esser solleciti ad esaminarli ia 
soggetti morti in compendio nel tempo della digestione} 
ma qualche volta ci si fanno incontro ripieni di detto 
chilo anche in altri cadaveri, e particolarmente nei fan- 
ciulli. Nell'ascite li ritrovai ripieni di quell'umore stesso 
che si conteneva nella cavità addominale e che costituiva 
l'idropisia . 

I linfatici degl'intestini sono nnmcrosissimi, siccoma 
osservai nei capretti pasciuti di latte , e ne! cadaveri 
enunciati , i tronchi maggiori dei quali si ritrovano fra le 
membrane disposti in varj ordini , e ammassati fra lor» 
l' un sopra r altro, nei quali si riuniscono tutti i rami 
della superficie interna ed esterna e quelli della stessa so- 
stanza delle membrane. Questi si pusson dividere in su- 
perficiali e profondi. I superficiali, si scoprono ondeggianti 
con lungo cammino sotto la membrana esterna per la di- 
rezione del dutto degl'intestini: perciò frequentemente 
si decussano mutuamente attraversando in senGo obliquo 



4o ISTORIA 

■ e trasversale i profondi , quali in uua liuea pia retta ài 
avanzano verso il mesenterio . Id seguito detti superfi- 
ciali ^ reflessi dall'una e l'altra faccia intestinale 5 si ria-> 
Diacono fra le lamine del mesenterio e costituiscono cosi 
dne ordini di superficiali^ i quali si dividono un altra 
volta ^ istituiscono delle mutue comunicazioni e si inter- 
nano nelle glandole del mesenterio , delle quali ne altra- 
versan molte avanti d'arrivare al centro del medesimo. 
I troncbi dei linfatici superficiali sono formati dai rametti 
provenienti dalla membrana esterna e dalle altre intestina* 
li, mentre con questi si accompagnano anche i rametti qua* 
li prendono origine dal cavo intesti naie, lochè vien con* 
fermato dall' avere io osservato qualche volta che si con- 
teneva il chilo anche negli stessi superficiali. 

I profondi seguitano il decorso de! vasi sanguigni 
{'quali nascono dàlia cavità degl'intestini e dalla sostanza 
xlelle membrane che gli compongono. Quando nel tubo 
intestinale si trova il chilo, riempiousi del medesimo 
costantemente. Nel mesenterio alcuni non comunicano 
soltanto coi superficiali , ma formano dei tronchi in co- 
mune fra loro ; altri poi vanno separatamente alle glan- 
dole meseraiche, ove in ultimo anch'essi stabiliscono 
nn^ intimo commercio coi superficiali (8). 

I linfatici degl' intestini si iniettano facilmente col 
mercurio nella superfìcie esteriore, ma con difficoltà. le 
iniezioni si portano al loro termine, per quanto io yi 
abbia condotti anche trenta vasi linfatici principali in uno 
stesso soggètto, lochè ò ottenuto più volte in varj altri 
cadaveri • 

Questi vasi , relativamente alle regioni da cui pra- 
yengono e ai di loro cammino particolare, si dividoilò in 
tre classi. La prima vien formala da quelli che si partono 
dagl' intestini tenui , dal ceco , e dalla parte destra del 
colon; la seconda da quelli che nascon dal colon trasver- 
so; la terza finalmente da quelli che derivano dalla regione 
sinistra del colon e dell' intestino retto . 

I linfatici superficiali e profondi degl'intestini tenui 
si producono dalla faccia posteriore e anteriore dei me^ 



DEI VASI LINFATICI. 4* 

«lesimi fra le lamine del meseoterio, come eimnciammo. 
'AIcuqÌ di loro seguitano i vasi sanguigni , altri serpeg- 
giano fra i loro intervalli* Essi frattanto nel di loro 
decorso per gl'intestini o pel mesenterio si riuniscono in 
maniera che i superficiali coi profondi^ li anteriori coi 
posteriori si comunicano in tronchi comuni • Mentre 
scorrono fra le lamine delpredetto mesenterio , pochi 
arrivano alle glandole senza una qualche divisione j poi* 
che essi nella maggior parte si dispartiscono più volte in 
due , tre , quattro , cinque, e più rami e di nuovo si riu- 
niscono y e parimente un altra volta si comunicano cogli 
.altri prossimi nell'aree che forn^ano fra loro, e finalmente 
coir ultime divisioni vanno ad una o più glandole resi- 
denti sopra i vasi sanguigni dove gli anteriori comunicano 
•coi posteriori y e i profondi coi superficiali • Dipoi, tanto 
più superficialmente , quanto più profondamente nel me« 
.senterio passano di glandola in glandola alle altre glan- 
dole sunnominate collegandole con diversi plessi; i tron- 
chi provenienti da più amplio tratto degrintestini, mentre 
a vicenda si avanzano nel mesenterio per insinuarsi nelle 
piandole più remote, vanno sempre crescendo di diametri 
•come i vasi sanguigni facendosi sempre più turgidi e for-^ 
mando dei plessi più numerosi e più intrecciati fra loro, 
('inalroente , riuniti in tronchi maggiori presso la faccia 
•posteriore inferiore del pancreas, ove si combinano in- 
sieme totti quelli che appartengono sì alla faccia anteriore 
che alla posteriore del peritoneo, come anche alla* di lui 
.sostanza, unitamente agli splenici, agli stomatici, e gU 
epatici che colà concon*ono si aprono nelle glandole e 
nei plessi i quali notammo Ai sopra ritrovarsi in questa 
regione • Di qui si flettono al di sotto, attraversano con 
questi altre glandole , compongono altri plessi avanti 
d'arrivare alla vena e all'arteria emulgente sinistra, poscia 
riuniti in tronchi, quali si dividono tosto in rami, discen-- 
dono obliquamente e tortuosamente, onde tendere alle 
glandole che riposano sulla parte anteriore e laterali del-, 
l'aorta, ove si confondono e si riuniscono con quelli i 
^uali dalle glandole degl' inguini e delle parti coutine.ntl 



42 I S T O 1 

dell'addome, e dai visceri contenuti ivi parimente 1 
portano : quindi ripiegandosi verso le parti supei 
V3QQO tutti a trovare le glandole e i plessi slasionati ( 
tro r aorta e da questi finalmente sene vanno al 
turdcico . 

, I linfatici che procedooo dati' intestino ceco e parte 
destra del colon o si portano alle glandolc appartenenti 
■gli stessi intestini tanto nella faccia anteriote che poste- 

, e quindi passano ad altre situate fra 

icolon ; o direttamente si dirigono a 
iqui pei 




i 



le lamine del mesi 

queste stesse glandole , e di qui percorrendo al solito di 
glandola in glandola e di plesso in plesso si ammassanai 
presso il pancreas coi linfatici derivanti dagl'intestini ten 

I linfatici del colon trasverso, che formano la secol 
da classe staLilita, progrediscono colla stessa legge cite 
sopra ad eccezione di qualche piccola dìiferenza che vi 
passa nella parte sinistra ove si uniscono con quelli degli 
intestini tenui . 

1 linfatici poi della parte sinistra del colon e dell'in- 
testino retto, costituenti la terza ed ultima divisione dei 
vasi linfatici intestinali, st dirigono dopo un certo corso 
alle glandole che posano sopra i medesimi intestini , e 
all'altre poste fra le lamine del mesoculon, e del meso- 
retto, nelle quali concorrono anche altri. Di qui pure tran- 
sitando di glandola in glandola , e riuniti successivamente 
in tronchi maggiori si incammioano alle glandole aggrup- 
pate anteriormente e lateralmente all' aorta presso i reni 
e l'origine della mesenterica inferiore, ove si accompa- 
gnano con tutti gli altri Un qui descritti per passare col 
mezzo d' una strada in comune al canal toracico. 

Alle glandole stabilite nel mesenterio , mesocolon 
meaoretto si dirigon similmente ì linfatici che nasci 
dalle di loro lamine, e dalle cellette pinguedinose che coB*j 
tengono l'umore oleoso, le quali in questa pai'te sono assai 

= (<■) 



fa) Molila qui d'esser fallo avvertire che quantunr^ue i 
lattei lieno stati scoperti molto tempo inaau^i a quelli d'altre tti 




DEI VABI LIWFATICI. 43 

Pertanto i linfatici dell' ailìc oli inferiori, degli organi 
inservienti alla geDeiazione j delle parli contiueiUi addo- 
lali al di sotto dell' omlielìlco, dei testicoli, dei visceri 
del bassuventie , eccettuati alcuni soltaoto del fegato, con- 
corron tiitti alla formazione del canal toracico , non p*rò 
per la via la più Lreve, ina per la più lunga e la più infles- 
sa. I linfatici nati dalle parti superiori si dirigono costan- 
mente verso le parti inferiori sotto le vertebre dei lomLi, 
dipoi riOrssi ascendono in alto e congiunti in tronchi mag- 
giori terminano nej canal toracico rasente all'aorta. Quelli 
poi chesì partono dall' csttemità inferiori salgono nelU 
maggior parte, quantuntjue con tortuoso giro, al canal 
toi'acico, eccettuali soltanto alcuni, i q^uali, avanti dì perve- 



gioni , ed abbiano teni 
gegno degli Anatomie 
rettitudine alcune pa 
della pubblica ir. ioue d' 
dinuistra nel 1784 i vi 
bìi col Prodromo aiich 
fascìcolo dei chi 
•'armn col tìtolo di 
/!n ntomico-fi siili agi 
BÌ desidera ancora . molle 
tratte alle indagini alt. 
gli errori , e a uiuno fi 
■trare o con descrìziou; 
come appunto si ritrov 
all'uUima evidenza Ie| 
delle quali scopersi 



moltis.virao a tortura l'industria e l'in- 
e sieno siale dilucidale con esattezza e 

1 di questa branca, pure, a fronte anclie 
I a Tavola dell'egregio Rezia colla quale 
i lattei superficiali , nel tempo che io esi- 
i profondi, e di più, a fronte del prima 
WsBHEit, e Feu-ER stampalo nello stes- 
zsorum'lacleartim alqtie lymphalicorum 

descriplìo » la coniinuaiione delta quale 
cose sin qui o si erano totalmente sot- 
D ci erauO state rimesse almeno con de- 
) era stala concessa la felicità di dimo- 
con tavole l' intero sistema dei lattei , 
(i soggetti umani, e come lo dimosti-ano 

tanto il numero infinito, la direzione , 



altre particolarità di questi vasi,ma rilevai inoltre che i medesimi 
non si riuniscono , come sostenevano coi linfatici provenienti da 
molte altre parti nel licettacoto dei chilo, o in qualche troncone 
pnncipaledeirinlero sistema linfatico rimettente immediatamente 
nel canal toracico, ma che con costante legge discendano con un 
decorso arcuato alle glandola denominate lombari poste intomo 
all'aorta e alla cava, affinchè in queste si uniscano e intimamente 
si confondano , d' onde al di sopra reflessi in tronchi comuui, 
alla formazione del canal' toracico. 



Ninno avanti dì n 



crassi, lu quanto 

mi reala da aggiungere 



dipinti i linfatici degl'intestini 



alla loro istoria si consulti 1' Halleu , cui nulla 



44 ISTORIA, 

liire al medesimo, serpeggiano moitissinlo sopra le verte' 
bre dei lombi, dalle parti saperi oi*i verso le inferiori per 
quindi ritorcersi in ultimo anche essi a.1 canal toracico. 
Alcuni finalmente dal Iato sinistro passano al destro , e 
poscia ripassano nuo^^amente al sinistro, e viceversa (a).- 
Il canal toracico prende orìgine nelladdome, dietro 
air aorla , scorre fra le code del diaframma , e passa nel 

(a) Ninno fino a quest' epoca, e prima di me» vide un con- 
corso cosi immenso di vasi procedenti da tante e si diverse parti 
del corpo nelle glandola disposte in ammasso presso la coda del ca- 
nal toracico, intorno ai vasi sanguigni maggiori. Perocché tutti gli 
Autori che seguitarono il loro decorso convengono erroneamente 
che i tronchi dei suddetti linfatici , senza fare il più delle volte 
neppur menzione delle glandolo lombari, direttamente si internano 
nel ricettacolo del chilo, mentre in realta costa all'ultima evidenza 
e più perfetta chiarezza , dietro le mie iunumerabili osservazioni 
ed esperimenti che i medesimi si dirigon al canal toracico non* per 
la via più corta , ma pel sentiero più limgo, di manierachè quelli 

{provenienti dalle parti superiori sempre declinano all' ingiù verso 
e vertebre dei lombi; mentre quelli delle paiti inferiori ascendono 
tortuosamente in alto; spesso oltre a ciò da un lato passano all' al- 
tro, qualche volta poi dalla parte superiore , ove erano pervenuti, 
ritornano all'inferiore per quindi Vitorcarsi nuovamente in alto, e 
con questo commercio andare avanti attraversando sempre un 
gran numero di glandole , come dimostrano chiaramente le mie 
tavole . 

Intuitele dette glandole, le quali in grazia dei plessi, e 
tronchi mandati e ricevuti dalle une e le altre a vicenda si 
comunicano estesamente fra loro , forza è clie le particelle degli 
umori , che portano nelle medesime i vasi dalle regioni le più re- 
mote, si riscontrino mutuamente e si confondano intimamente 
ira loro . Di qui il fluido trasportato dalle glandole inguinali , e 
riunito a quello che somministrano i linfatici delle parti conti- 
nenti addominali al di sotto dell' ombellico, e all'altro dei linfa- 
tici delle natiche che si avanzan,o per l' incisura ischiatica , della 
vessica, dell'intestino retto, della prostata, delle vessichette se- 
minali, della vagina, e della parte bassa dell'utero si frammischia 
coli' umore che deriva dalla parte superiore dell'intestino retto , e 
dàlia parte sinistra e inferiore del colon. Alla miscela dei suddetti 
umori si unisce la linfa dei testicoli e della parte superiore del- 
l' utero , quindi dei reni, e capsule atrabiliari. Quest'umore si 
coq^onde finalmente col succo che porta in questo luogo quel- 
)' immensa moltitudine di vasi che dalle parti superiori dell' ad- 



> 



DEIVA8IL1NFATICI. 4^ 

torace ove similmente dietro all' aorta è collocato"^ alla* 
parte destra . Mentre sale pel torace > declinando l'aorta, 
per la parte sinistra^ si fa a poco a poco vedere scorrere fra, 
Tazigae Taorta fino alla sesta, quinta, o quarta vertebra del 
dorso; qui sempre dietro Taortà, dal lato destro con obli* 
qua direzione passa al sinistro , e pervenuto superior- 
mente presso lo stesso lato, sinistro dell'aorta si insinua 

dome concorre in queste glandola al di sotto deHe emulgenti* 
Pertanto questo viene aumentato dai vasi provenienti dagl' intestini 
tenui , dal ceco , e dall'altra porzione del colon, dal pancreas, 
milza , veutricolo e fegato , dopo aver costituito in gran parte la 
prima miscela dei loro umori in altre glandole presso il pancreas. 
Questa miscela diviene pivi intima , più ricca , e più estesa mentre 
primachè i linfatici predivisati si aprano col mezzo di tronchi co* 
muni neljcanal toracico, rimane al succo trasportato dai medesi- 
mi, raccolto pel concorso di tanti vasi, moltissime glandole da at- 
traversare poste intorno all'aorta e alla cava. Pertanto anche il 
chilo non si unisce giammai per mezzo del canal toracico al san- 
gue come appunto viene attinto dagli orifizi dei vasi assorbenti 
dal cavo degl' intestini , ma prima di tutto si mescola nelle glan- 
dole del mesenterio coli' altro, umore assorbito dalla cavità del-' 
l'addome^ dipoi nelle glandole intorno al pancreas colla linfa 
attrsitta dal fegato, milza, pancreas, e finalmente nelle glandole 
lombali situate presso i vasi sanguigni maggiori coli' umore ripor- 
tatovi dagl'«issorbenti dei reni » e delle parti inferiori del corpo . 
Cosi la linfa quando arriva al canal toracico* costa della miscela ed 
intima unione di tutti questi suddetti umori , e perciò il chilo nel 
suo tragitto , e nel giro delle glandole per questa commistione e 
pei concorsi mutui delle particelle di tanti diversi fluidi subisce 
la prima elaborazione • 

Riunendosi pertanto tutti i linfatici delle suddette parti nelle 
glandole predivisate necessariamente ne seguirà che quando una 
delle regioni addominali trasporta una maggior còpia di fluido del 
solito , e che i tronchi e le glandole comuni divengon tumide del 
medesimo, ne seguirà, dissi, in grazia appunto di questa turge- 
scenza , replezione , e quasi trabocco , un ritardo all' umore prò** 
veniente da ragioni opposte . Ritardalo cosi o diminuito almeno 
il corso della linfa contenuta nei vasi delle regioni opposte sud- 
dette y le radici dei loro linfatici assorbiranno minor porzione del 
fluido trasudato nelle, celle degli organi secretorj , e perciò anche 
quella parte più sottile e acquosa di cui si dovean caricare i lin- 
eatici onde perfezionare la secrezione degli untóri , regurgitando 
pei canalini escietorj aumenterà la massa degli umori già tratte- 




r" B T O R I A 

sotto r arteria succlavia sinistra, quindi a Iato destro dd 
medesima succlavia si protluce sopra il muscolo lungo d 
collo fiao all' ultima o alla sesta vertebra della c&v ' 
di qui nuovamente, reflesso in un arco, passa dieti-o la )aj 
gaUie interoa del medesimo lato, e si ritorce inferi ormentj 
per aprirsi nelle vene del lato sinistro , in quel lur>go ap' ' 
punto, ove la jugulare interna si consci unge colla succlavia, 
e ordinarlanienle nell'angolo che resulta dalla loro con- 
giunzione. Ciò accade principalmente quando ti condotto 
toracico sì scarica nelle vene con una sola apertura, peroc- 
cliÈ qialche volta si dirama in due o tre rara.i presso la sua 
inserzione o auche nella cavità del torace, e allora poi 

nuti , Ecco la ragione per cui presa una bevanda più abbi^ndanle 
o mentre i vasi intestinali attirano Ìl chilo si anme ila e si i^ più 
diluta l'orina, atteso l'obice che incontrano i vasi linfatici dei 
Teni nello scaricare la parte la più sottile dell' orina medesima 
Delle standole comuni e ai reni e agli stessi intestini, perchè giìi 
turgide di quell'umore acquoso o chiloso attratto d^ì. cavo di que- 
£ti ultimi .AH' opposto poi se per cause particolari l'azione dei 
dotti della linfa soffre un ritardo in qualche parte, aumentala 
mnliissim^ la facllitii dell' allnsso da altre, assorbiranno i linfatici 
di queste parti medesime con maggiore attività, in rapporto ap- 
punto della diflicoltà colla quale si scaricheranno i linfatici della 
parte inceppata. Questo fenomeno si osserva neg'l' idropici in cui 
ritenuta la linfa in alcnDe^:avit^ del corpo e negl' iuterstisj , at- 
tesa la sospesa azione degli assorbenti d'uuaqualche parte ostruita 
o in altro modo ammalata, fatta per questa ragione più libera la 
vìa ai linfàtici derivanti da altre regioni, per esempio dai reni, 
r orina e si fì molto più scarsa e si rende più carica di particelle 
crasse, giacché in questi casi appunto i liufatici dei reni si po&son 
scaricare liberamente della pai'te la più sottile attratta dalle celle 
dei medesimi ; la quale orìua pai tosto si aumenta quando ripri- 
stinato l'assorbimento del miìdo raccolto o stravasato, vìnto 
l'ostacolo . viene ritardata l'azione del rimanente del sistema linfiti- 
CD. Coi medesimi priocip) si spiega la sete che tormenta gl'idropici, 
comepure cogli stessissimipriucipj si possono sciogliere moltissimi 
i'eoomeni tanto nello stato sano che morboso del corpo umano, 
quali secondo il sentimento d'alcuni, e singolarmente del celebre 
DutwiH si dovean ripetere dal corso retrogrado o inverso degli 
umori, quantunque venga ciò rigettato onninamente dalla patlf 
eolare struttura del siiiema linlVitico . 

Mi manca il tempo per rilevare altre cose ; ma rilascia» 



DEI VASI LINFATICI. 4? 

I con nna npertura soltanto o con due sbocca nelb'Vena ju- 
k gularc iaterna(a). 



Di:i litifalici che si ii 



Art. 9. 

nel canal toracico entro lo e. 
del petto. 



11 canal toracico riccTe nel suo decorso per la cavitàri 
del |)clto dei liafatici , alcuni deì quali provengono dal-J 
bassoventre, altri dai polmoni : finalmente riceve quaslT 
tutti quelli che iti compagnia dei vasi sanguigui iateicosta*-] 
li, si internano nella medesitna cavità. 



I dei Clini' 



CUI apparai 
debbano ri 



questi Argomenti all'esame e 

tengonp, non diibÌLo, m 

«coperte dei va^i linfatici , che le arti saluta 

tirue iu seguito un grandissimo giovanienta 

(n) Fra la prima e la terza vertebra dei lombt tanto il canal J 
loracico , quanto i tronchi maggiori , pel coucorso dei quali esso J 
viene -costituito, frequentemente si soglion trovare milto dilatati^ 
Noi non possiamo assegnar nessuna legge riguardante il numero^ j 
la figura, la capacità, e la lunghezza di queste dilatazioni, menifl 
tre si rinvengono tante varietà, quanti corpi di cadaveri apnl 
punto vengono disseccati . L' indole delle medesime mi è semel 
brata , siccome anche all'HEwso.v, della forma d'una -narice qiian" 
tunque mi sia occorso qualche volta osservarle anche nei soggetti ' 
nati di pochi giorni . Qualche volta si dispiegano in un ampiezza 
elle si accosta alla figura irregolare di qualche sacchetto o ricetta- 
colo. Questi ricettacoli siccome anno luogo spessa anche nei ra- 
mi massimi . che circondano il canal toracico, cosi ordinariamente 
sono di numero indeterminato. Negli asini riscontrai presso a poco 
)o stesso che nel corpo umano: nei cani vi si osserva quasi sempre 
una sola dilatazione presso l'origine del condotto toracico , dilata- 
zione che per la sua regolar figura prese il nome di ampolla, ri- 
cettacolo o cisterna del chilo lochè fu riferito anche alle dtlata- 
lioni di questo genere nei cadaveri umani. 

L'inventore della detta cisterna fu il Pecquet, le innumera- 
bili osservazioni del quale la confermarono pienamente nei bruti , 
comesi può veder nell'HiLtEB. Ma la figura della cisterna delineata 
dallo stesilo Pecqitet sì allontana molto dalla verità . mentre 
neppur nei cairi di dove la tolse , si trova amcchita di tanti liun- 
chi lattei o linfatici che in assa si scaricliiao, quanti vene descrive 



4& ISTORIA ^I^^H 

Intanto àaì bassoveiitre riceve prima di tallì nlcntlt 
tronchi quali inviano al medesimo dall'una e l'altra parie 
i linfatici degl'inguini e dell'addome da quel luogo 
punto ) ove deUi linfatici si riuniscono insieme diete 
i'aortae la cava . Alcuni altri di questi passano nellae 
vita del petto coll'aorta e il canal toracico fra le code^ 
diaframma e fra gli interstiej delle appendici delle 
aprendosi nel medesimo ordinariamente all' undecii 
duodecima del dorso dopo aver tenuto un mutuo i 
mercio con alcuni intercostali , e con quelli epalici 
appartenenti alla seconda e lecita divisione dei linfatici 
superficiali del lobo destro , e similmente alla tei'za del 
loLo sinistro, transitano Della cavità del petto. 

EiFDBEca il primo dipinge altrettanto nell'uomi , istituendo le sue 
assemani col Vas House. A ragione poi detto Van Horne ripreode 
BiBTOLiso perchè aveva sosiituile le glandnle lombari ni ricella- 
colo del Pegqitet . Le varicih che furono dipinte su quest'oggetto 
sì posson vedere presso quelli che delinearono il canal toracico. 

EuSTAcmo vide e descrisse prima di lutti in Roma sci i55o 
circa il canal toracico , ma egli ne ignorò la natura e l'uso , Mau- 
rizio Opmaivho sostiene che, dopo EosTiCHio, lo vide Veslihgio 
professore in Padova nel i64!)- » luanlunque le sue osservazioni 
non vedessero la luce che dopo la sua morte nel iG(j4 P^^^ opera 
di Bartoliso. Peraltro la gloria di quest'invensione viene raerìia- 
mente aliribuita al Pecquet perchè poco dopo ne conobbe il primo 
il suo uso, e lo confermò con nobilissimi speriiuenli, quantunqM 
si debba confessar molto rara , e forse non del tutto vera la Mia 
figura che pubblicò. Van Horke ai credè l'inventore di questoAM 
naie ignorando , come sembra l' opuscolo del Peoqoet. ' 

In seguito lo vide e lo descrisse Rddbecii . Questi , con allri 
molti che reiterarono le loro osservazioni ed esperimenti non si 
allontanarouo dai bruti , Ma Bartolino avendogli preceduti tutti 
nell'uomo lo fece conoscer delineato nel i^Si. 

Questo condotto è variabile tanto nella sua origine quanto 
nel suo decorso . Piccolissime varietà ne riguardano il sito , quale 
rate fiate differisce da quello in cui lo rappresentano alcune mie 
tavole. Ma peraltro ora è unico Bno al suo termine , ora di tanto 
in tanto si divide e forma un isola, qualthe volta nella ?ua parte 
media specialmente si trova molto attenuato, qnando-si avanza 
retto, quando un poco obliquo, finalmente alle volle si osserva 
molto tortuoso, mentre in qualche altro caso forma una sola cìr- 
eonvoluzione «più ancora. Beue spesso tali fiescuosità si o 



DEI TASI LINFATICI- 4? 

I linfatici intercostali procedono dai muscoli siluati 
nel dorso, nelle parti laterali del torace, e nella parte supe- 
riore dell'addome; inoltre procedono dagi' inlegucneatì 
liti torace , e dell' auleriore e superìor parte dello slesso 
addome , dalla pleura, speco vertebrale , muscoli ìnlerco- 
■talì , diufranima , e flnalmenEe dalle sti.'.sse coste e verte- 
bre: Molli di essi, e speeialmente quelli che proven- i 
gano dalle parti noutineati addominali, dai lati del torace: ì 
e del dorso , e molti dì quelli che derivano dalla pleura , 1 
dai muscoli intercostali, e dalle stesse coste, e fiualmeol* A 
dalla l'egione posteriore del dorso , vanno alle glandole I 
interposte fra i muscoli intercostali interni ed esterni, q, I 
di qui ad altre le q'iali posan sopra «lì intercostali esterai 1 
e capitelli di-Ile coste. Mentre i linfatici prescritti sono J 
per approssimarsi a quest' ultime glaiidole , si riuniscono 
ai medesimi altri linfatici derivanti dal dorso, dallo speco 
vertebrale , e dalle stesse vertebre , seppure non si ver- 
sano nelle suddette gtandole separatamente. Dipoi pas- 
sando di glandola in glandola, e. formando varj plessi vaa-, i 
^no a guadagnare tanto quelli d' uu lato che dell' altro soprsfl 

Snche nel feto tu cui una volta sola lo vidi avvolto come una spira 
Pertanto non risvoglia ulcima meraviglia se quante figure sono 
■tate date alla luce ditj^uesto condotto, sono altrettante variazioni 
del medeeimo. Quelle però chccelurappresentano più. costante sono 
'^i Baktolino. di HENHLNGEno , di CjU(kio , di Albino , e le nostre, m 
eccattuate peiò quelle di N. XIII e XV, quali si posson rifei'itS i 
alle varietii più straordinarie. Si posson riferire egualmente ali» i 
itetse varìelh anche quelle del Cowper, di Bolto, di Narciso, di 
WiTM, di DtVEnaET. dell' Hìlleh , e dell' Hewson. 

In L[uanto poi a Duvehnby ed altri quali attcstano dVver ve- 
duto il canal toracico doppio , io dico che ciò non mi è occorso 
vedere neppure una sola volta, per quanto colla massima accura- s 
te;(£a V abbia iniettato nei cadaveri umani cento volte col mec^ 
curio cera colla, gesso; però l'ò visto più volte biforcalo, divi- J 
so e rappresentante un isola , mai poi doppio dalla sua origina I 
fino al suo termine, o da qnalche altra parte della sua lunghezza, 1 
La figura p<ii di Pohtal combina colle mie inquanto al sito, dific' I 
risce por altro nella delineazione dei vasi che vi influiscono . DeT 
icrrniue ed inserzione di quCBlo canale nelle vene ne tratterà 
barlicolarmente in una nota in ultimo , 

y-om. /f. 4 




I B 1 O R I * 

a parte cava ossìa meilia Jei corjii (itile vertebre 
j>entiuo corso, e ivi, attraversate più glaadole, si dì 
oblìquameute verso le parti inferiori dìscendeado dal 
sesta costa, a trasverso altre glaiidole re5Ìdenli se; 
sui corpi delle vertebre , lino a quel punto ove si risc< 
trano coi Ironclii e coi plessi proveuieuti dalla cavità 
l'addome; iiQìiicliò di qui ritorti nuovamente iit alto, 
invero la maggior parte riuniti a questi , altri poi soli 
ri) si scarichino nel condotto toracico con troncbì comui 
presso l'undecima o duodecima vertebra del dorsqj 
tjuelli poi che appartengono al lato destro sono costn 
ad attraversare 1' azìga posteriormente > come più sovei 
accade o anteriormente per portarsi ne! lato sinistro, 
poiché quelli cbe derivano dalle glandolo poste ìntori 
ai capitelli della sesta, settima, ed ottava costa della p; 
destra, si sogliono accompagnare a quelli cbe nel lato 
sinistro si aprono nel canal toracico, è necessario che essi 
bì avanzino dietro il medesimo condotto fmoal detto lato 
sinistro. J 

Quelli poi cbe appartengono alle cinque coste sd 
periori del Iato destro, si portanwin basso colla stessa 
legge , finché pervengano alla quinta e sesta vertebra det 
dorso , ove, riuniti in tronchi maggiori, si Qettano adagio 
adagio in alto e Gnalmente con due tronchi soli si aprono 
nel canal toracico . La cosa va sempre cosi seppure t lin- 
fatici provenienti dai due spazj intercostali superiori del 
medesimo lato , congiunti con alcuni tronchi polntotiali, 
non ascendono sopra il muscolo lungo det collo , di dove 
ei rivolgono a destra sopra l'arteria e vena vertebrale, 
e di II passano alle glaadole inferiori del collo presso Is 
vena iugulare interna , dalle quali, riuniti nei tronchi vi" 
Cini, si versano nelle vene . 

Quelli iìaalmente che nascono dalle coste siaistré 
e dalle glandole situate sopra le medesime discendono in' 
parte dalla quarta e dalla quinta ìnguisacliè , congiunti ia 
un tronco sopra la sesta vertebra del dorso si inseriscano nel 
condotto toracico; gli altri poi provenienti dalle medi 
gUndoleedatle stesse coste superioii ascendono obli<]i 



I 



J 



»«I VASI LINFATICI. 5r 

mente, e in ultimo si uniscono tutti in due tronchi, e 
si aprono nel medesimo condotto presso Tarteria succlavia 
sinistra, se si eccettuino quelli poi che procedono dal 
primo spazio intercostale, mentre questi si dirigon sovente 
alle glandole inferiori del collo • 

I linfatici intercostali godono fra loro moltissime 
comunicazioni . Perocché sovente i rametti che apparten- 
gono a qualche tronco intercostale, divisi superiormente 
o inferiormente, sì uniscono coi rami del prossimo spazio, 
se non vanno direttamente alle di loro glandole; più 
spesso poi dalle glandole poste intorno ai capitelli delle 
coste soglion mandarsi fuora dei tronchi , o dei plessi, 
quali si inseriscono in altre glandole circonvicine. E legge 
costantissima che i tronchetti provenienti dai diversi spazj 
e glandole intercostali, si riuniscano in tronchi maggiori 
specialmente nel lato sinistro, avantichè si scarichino nel 
canal toracico, e che essi non seguitino mai la direzione 
dei vasi sanguigni intercostali air oggetto di tenere una 
strada molto^^ii^Junga , e molto più inflessa, discendendo 
costantemente in basso, e Quindi rìascendendo avanti di 
passare al canal toracico sunnominato . (9) 



ANNOTAZIONI 

DEL TRADUTTORE 

Appartenenti 9Ì Capitolo L 



(Nota 1.) Etiologia, patologia e terapia delle aflezioni 
acute e croniche delle glandole linfatiche dell* inguinaglia . 

Terminata la descrizione anatomica delle glandole inguinali 
e dei vasi linfatici superficiali e profondi che si scaricano nelle 
medesime , stimo prezzo dell' opera estendere il dettaglio patolo- 
gico delle aflezioni più. ordinarie di detti vasi e glandole , unita> 
mente al metodo terapeutico che mi è sembrato più opportuno 
per le medesime. 

1. L'assorbimento di principj venefici sparsi nell'atmosfera, 
di pus attratto da qualche secrezione morbosa p da ulcera o ferita 
prodotta da corp^ avvelenato o nò , occupante qualunque ragione 
dall' ombellico in basso ; e 

2.' La crisi , per cosi dire , d'un principio ostile serpeggiante 
in macchina malsana , anche senza precedente infezione sinlitica 
locale, è il fomite più ordinario delle affezioni delle glandole iur 
guinali : 

3, Abbenchè non possasi escludere la possibilità d'osservare 
in pratiea dei casi nei quali germoglia un tumore in qualche glan- 
dola per una causa traumatica qualunque : 

\,^ Oltre a ciò secondo i pensamenti degli illustri STrEDiÀUR, 
cMoNTEGGiA, è da ammettersi un altro attacco glandolare prodotto 
da semplice irritazione risvegliata all' origine di quei linfatici che 
'6Ì incauìminano alle glandole linfatiche in generale, attacco detto 
consensuale o di consenso . 

Ma mentre , uniformandomi al voto di tutti i pratici illumi- 
nati, niente rinvengo da opporre alle prime tre specificate classi 
di buboni inguinali , non posso fare a meno di non confessare in- 
torno alla quarta che io non sono ancora persuaso coi prefati Au- 
tori che una semplice irritazione ( la quale non ignoro che si co- 
munichi e propaghi più o meno anche ad organi di nervi sprov- 
veduti in quella guisa che un eccitabilità di suo genere non si 
impugna neppure alla materia bruta ) fatta alle boccucce dei vasi 
linfatici debba condurre all'inconveniente enunciato, perchè, at- 
teso l'esser queste parti prive di distribuzione nervosa, sulle quali 
perciò la sola irritazione non può far mai gran gioco, io opino che 
quasi tutti i veri buboni non possino esser prodotti che da una 



t . 

DEL TR ADU T •t'ORÉ, 53 

sostanza che materialmente e chimicamente ostruisca e condensi 
lu linfa , disorganizzi e corroda la tessitura dei vasi linfatici e 
glandole conglobate; tranne quelli che \engon dietro ad una 
percossa ,^o puntura di cui si tenne e siamo per tener proposito . 

In conseguenza di detta mia opinione credo, che anche i bu- 
boni detti per irritazione o per consenso debbansi ripetere ordi- 
nariamente da un arcano assorbimento, nella veduta eziandio che 
se dessi fanno minor fracasso , ciò possa dipendere dalla minore 
intensità della causa , o dallo stato generale dell' ammalato. 

£ bensì vero che qualche volta dietro una punturaad un dito 
sviluppasi così presto uu infiammazione dal luogo punto alleglan* 
dole vicine^ da far supporre che in tal circostanza ibuboni si possino 
realmente creder prodotti da sola irritazione ; ma in questo caso 
non credo io che sia l'irritazione , direi, immediata intesa nel 
senso di Swediaur e Moicteggia quella che produce ibuboni, ma 
9Ìa un irritazione mediata simile all' altra che potrebbe produrre 
sulle regioni glandolari un colpo , il quale, innammando la pelle 
e la cellulare, fk sì che l'infiammazione discenda alle parti sotto- 
poste e contigue . Mi spiego 

Credo che la puntura o il contatto di qualche sostanza ecces- 
sivamente stimolante agisca sulle fibre sensibili, e infiammi e tume- 
faccia , e che l'infiammazione e la tumefazione per continuità di 
vasi, passi alle glandole linfatiche piiì vicine, e vi sviluppi dei ha* 
boni , i quali in tal caso meriterebbero d'esser collocati sotto l'ar- 
ticolo di quelli prodotti da cause traumatiche . 

Per altro io sono sempre inclinato a credere che anche 
alcuni di questi debbansi ripetere da qualche principio venefico 
dello strumento , o da porzione di materia o di sierosità corroCt» 
e succhiata per opera dei vasi linfatici dal luogo punto o ir- 
ritato, giacché non è sempre necessario che per risvegliare degli 
ingorghi alle glandole linfatiche la ferita debba esser grande e 
la materia irritante assai vistosa . Chi crederebbe infatti, se non 
lo comprovasse l' esperienza , che una superficial puntura fatta 
con lancetta che abbia servito all'innesto del vajolo, ancfk da 
diversi anni, possa risvegliare una malattia tanto locale che 
universale di tutto il sistema, qualche fiata, in brevissimo tempo? 

Avremo dunque dal finquì detto quattro specie di tumori 
glandolari piìi o meno infiammatorj i quali possonsi distin- 
guere : 

1.° In quelli per deciso assorbimento 

2.° . . . per deposito o crisi d'un principio costituzionale • 
3.^ . . . per causa traumatica, e puntura nervosa. 
4* • • • P^i* ^^ arcano assorbimento , e quasi mai per ir- 
ritazione. 




'54 ANNOTArinWI 

Nin volendo più (liluugarmì sull' etìologia eli simili 
altri tumori che aascoao Delle gUndole inguinali (bei 
temente Coixes ne descriva un genere particolare , che 
of.'wrvata anch'io nelle persone di bell'età, non mi sembra finqul' 
meritevole di singobr iraliamenlo) come pure non volendo perdw 
tempo per l'esposizione dì ciocche convieasi iniernamente per 
la di loro stabile guarigione tutte le volte che riconoscono ptf 
causa occasionale un vizio sifilitico iuicrno (giacché è ornai 
litodie il mercurio sta al di sopra d'ogn 'altro vantato ritnedio^ 
limiterò a dire e sostenere elie essi esigono sempre e sotto tutti- 
riflessi un metodo risolvente il pili attivo, giacché l'aperti 
medesimi non é mai utile o indifferente, come farò vedere' 
toccar con mano in seguito, ammenoché i tumori 
slilenziali o crìtici (quantunque si potessero citare delle ragt< 
e dei fatti da sanzionare qualche fiata anche nello stato 
crise la risoluzione ) che anzi nuoce in ogni caso per ie < 
segnenie cui trascina in seguito lo stato suppurativo della 
decima, come farò vedere in quest'annotazione. 

Ciò premesso, è da av-\'ertirsi che tutte le volte che per 
una delle cause enarrate incomincia ad intumidirsi una ^n- 
dola linfatica inguinale, il miglior presidio non è più quello 
di porre ì rimed] esclusivamente sopra la glandola ammalata, 
ma l'altro di applicarli eziandio alle superfìcie da cui tiaggono 
origine i linfatici che là n portano; onde venendo imboccati 
Steno condotti direttamente entro la sede della glandola afflitta, 
e così o diluiscano ì fluidi condensati entro l'organizzazione 
della medesima, o neutralizzino il miasma capace di risvegliarvi 
dell'infiammazione, o vincano e debellino quest'infìamniaKÌone 
medesima se giìi è sviluppata. 

Dietro le dette leggi non sarà indifferente l' appltcazione 
del medicamento alla gamba e alla coscia coirispoadente al 
tumore piuttostochè alla parte inferiore del tronco, mentre quas- 
tunqiiei le glandole inguinali inferiori comunichino colle su- 
perHti, pure siccome l'anatomia ci insegna che ciò segue per 
via di plessi che le une mandano incontro alle altre , cos'i i 
tronchi delle inferiori non polendo arrivare alle glandole che 
di mezzo, sarebbe superfluo 1 applicazione del rimed ^ 

e alla coscia, essendo ingorgate le glandole superiori; e 
l'opposto, ce. 

In generale quando i buboni si giudicheranno deriv 
vizio attratto colle parti genitali, siccome sogliono svilnpparsi 
nelle glandole superitfti ove si versaito principalmente i Untatici 
del pene e molti della vagina , ì medicamenti si dovranno disten- 
dere alla palle inferiore del tronco e alle slesse parti della 
nerazione . 



1 



DEL THAOUTTOILC. 55 

Ma se per il felice suceesho non è indifTereate 1'* 3i)|)Jtca- 
tioue del ri modi o ad una regione piulLo&lncliè ad un altiu , 
imn sarà ìndifferenli: tampoco la qualìia del rìmediu medesimo 
da itnpiegarii . 

Posto ciò , fcenchè non ignori che vi sono delle sostarne cre- 
dute capaci di vii'LÙ elettiva contro cerie particolari midaitic, crjme 
?. e è riputato il inuriato di barite e di Calce coniro le scio- 
ole, il primo introdotto da Ciu^TFonD ed il ^condo da Fourcrot) 
pare io ardirei pronunKtare cLe in <ju3il tutte le affezioni glan- 
dolari del sistema linfatico eì possa accordare la preferenza al , 
mercurio, giacché è il rimedio che più m'k corrispoaio in dette 1 
malattie, sia che uel p^edi^isata sistema, anche nelle persona 1 
fuori di sospetto apparente, covi pagliato un qualche principia ^ 
di vizio sifilitico acquisito o ereditario j sìa che questo metailò 1 
dehba considerarsi il miglior dissolveule qualunque concrezione , 
morbosa che suole aver luogo in raclte malattie del sistema , 
linfatico, sia in ultimo (quello che ninno poiri negarmi die 
le più «satte e recenti osservazioni dell'esimio Giasnini, e di j 
altri elle lo precederono ) il miglior ucutralìizante qualunque j 



priucìpio Q vizio contagioso, di cui suol rimanere invaso piit ] 
d' ogn altra parie il sistema preacce nn ai o , Comunque sia, ri'^ 
peto, che in quasi lutti gli attacchi alle glandole Hnl'aiiche io 
mi servo dell'unguento mercuriaio con decisi 



Ragionando colle teorie moderne emesse singolarmente dal 
jempre celebre Professore Towmasini converrehlìé credere ci» i 
■nche nelle glandole linfatiche si sviluppi un processo d' ia--f 
fiammazione attiva ( giacché egli opina che tutti i processi Qo^ ^ 
gistìci sieno dal più al meno di natura stenica, lochè viene ili 
qualche caso impugnatOi non con superficiali argomenti, dal pro- 
fondo dottor GuAsi) la quale, tutte le volte che nou è passata, 
alla disorganizzazione, viene però vinta dal mercurio perche 
controstiinolante . 

L' illustre Mohteggiì, dando molto peso a qnest' infìamma- 
Xione glandolare, consiglia per la risoluzione degli ingerghi in 
questione, trattando del i-izio scrojalaso di cui io parlerò ia- 
lina nota separala, come pure in una nota separata parlerà*; | 
del fima, di far uso in principio degli emollienti , e quindi de*' I 
gli slimolanti; io per altro son di parere die fino dai primi T 
momenti debbino in questo genere d'infiammazione, che è si 
pre mite, giovar più i leggeri stimolanti perchè capaci di 
pelltfre e lare abortire , siccome si espresse il Barone BoVEBt ] 
trattando delle scottature , b malattia. Anche la pratica del voi- 
vodi immergere replicalamente nel patereccio iucìpiente il dito 
nell'acqua bollente per la dì lui risoluzione, pratic" che scm- 



56 ANNOTAZIONI 

l>ra commendata anche dal Desàussoy in un Giornale di medici^ 
na, ove per simili malattie loda il bagno assai caldo , sembra san- 
zionare la nostra opinione . 

Gli emollienti applicati sopra il sistema linfat^o so^iono 
ordinariamente fomentare ed accrescere l' ingorgo , gli stimolanti 
con saggezza prescritti, dissipanlo. Ma questo mio ragionare 
di stimolanti collimerà egli colle teorie da me premesse; cioè 
coll'uso che raccomando quasi esclusivamente del mercurio creduto 
' controstimolante ! Io non saprei che -dire .... so che anche 
combinato colla canfora e «olP oppio giova fin da principio più 
delle fomente ed empiastri emollienti, e ciò mi basta. Mufelamo 
intanto non lo vuole antiflogistico, ma, pre, dissolvente, ter- 
minando una siia scrittura con dire » che sarebbe pur ora che 
si discendesse una volta a considerare altre maniere d* agire 
dei medicamenti , oltre quelle due sole da molti moderni con- 
siderate, n 

Anche il sullodato Dottor Guani nel suo Opuscolo sul 
controstimolo e malattie irritative ' reclama le antiche divisioni 
nei medicamenti quali la ragionata pratica dei priikii Padri 
della medicina stabili, e la non fallace esperienza di <|uelli che 
loro vennero dietro confermò', tranne i Browniani , e ftasoriani 
ai quali, onde far capire tal verità, il predetto Scrittore domanda 
ragione perchè, a loro stessa confessione, nell'epilessia giova 
più la valeriana che il nitro; nel reumatismo cronico più 
l'estratto di aconito che quello di cicuta; nelTidrope più la 
digitale che l'acqua di. lauro ceraso; perchè nelle affezioni pi- 
tuitose di petto più il kermes e la gomma ammoniaca che la 
noce vomica ; negli infarcimenti saburrali più gli evacuanti che 
le piante virose; nella clorosi più i marziali che gli antimoniali; 
perchè nella sifilide , sia o non sia combinata più coli' una che 
coU' altra diatesi , il mercurio non può esser supplito da ver un ri- 
medio ec. 

Ma, a fronte della virtù sovrana dello specifico, dirò cosi, enco- 
miato, cioè del mercurio, e dell'amministrazione interna dei medi- 
camenti analoghi alla patogenia dei* tumori descritti, si à occasione 
qualche volta, contro ogni spettativa, di vederli avanzare e progre- 
dire verso la suppurazione, lochè ordinariamente dovrà ripetersi 
o dal non esser ricorsi in tempo all'antidoto enarrato, o da qualche 
errore fatto nel regime dal paziente, e da una causa troppo intensa 
ed universale superiore all' attività dei rimedj, forse troppo blan- 
datnente amministrati. 

Questo fenomeno peraltro a luogo più sovente nei tumori ri- 
svegliati da un colpo esteriore, giacché quelli prodotti da assorbi- 
mento , purché non pestilenziale, cedono quasi sempre alle unzioni 
mercuriali fatte in tempo debito, e gli altri che si suppone possino 



J 

DEL TRADUTTORE. SjT 

riconoscer per causa un irritazione, si dovrebbero scioglier tosto al 
primo allontanar della causa irritante, senza esservi bisogno d alcun 
rimedio topico di cui ne è indispensabile l'uso quando l'irritazióne 
è unita ad una delle due diatesi , come il Professore ToBOUsim 
insegna ancbe nella sua Prolusione medica ove pària della diatesi 
irritativa e che sotto l'aspetto di vera e terza diatesi non am- 
mette . 

Il più volte citato D. Guiwi , nel mentovato suo Opuscolo 
come Fegregio Rubini, nel suo Trattato sul Croup, accertano che è ^ 
un errore il ritenere che , tolto lo stimolo irritante, debba sempVe 
necessariamente cessare ogni qualunque distigrbo , perchè i movi- 
menti irritativi piÌL o meno estesi possono continuare non solo per 
legge di abitudine, di concatenazione e complicanza con altre 
cause accessorie , ma ancora per una certa alterazione fisico*vitale 
che la fibra, disturbata da potenza nemica, è pur troppo suscettibile 
di concepire . In riprova di ciò ^ soggiunge il primo , chi non sa 
che per un attacco verminoso yarj fanciulli andarono in seguito 
soggetti all'epilessia? Un forte terrore basta a rendere il sistemai 
nervoso mobilissimo e sconcertato per tutta la vita ? La sola vìsta^ 
d' un individuo agitato da convulsioni è capace di far contrarre un 
abituale affezione convulsiva? La febbre medesima finalmente può 
svilupparsi talvolta anche per un fomite eterrogeneo, il quale piit 
non esiste , o per un eccesso di paura, benché ne sia rimossa la 
causa? Quanti per avere inghiottita una materia schifosa e venefica, 
provano tuttavia gli effetti di quella prima sgradevole impres- 
sione ? 

Ma che il ToMMAstNi non azzardasse a capriccio la sua opi- 
nione, e che vi sieno delle osservazioni che qualche volta la con- 
fermano , lochè per me non è impugnare sempre i principj di 
Guani cRubini , lo ratifica questo caso che in succinto riporto . 

Regina Scartabelli d'Empoli d'anni 70. avendo annuito che 
io le facessi l'operazione della pietra (a fronte d^unaftbbre (fuo' 
tidiana marcatissinia che V aj/iìggeva da ire mesi ) allontanata 
da me la causa restò per V affatto libera da ogni alterazione di 
polso nel secondo giorno dell* operazione^ pei: quanto nel primo la 
febbre si dichiarasse più intensa , attesa l'irritazione aumentata dal 
taglio; la malata nel terzo potè a sua voglia trattener le orine, nel 
settimo levarsi, e nel quattordicesimo sortir francamente di casa , • 
godendo tuttora da quattr'anni a questa parte perfetta salute. Ma 
riprendiamo il filo del discorso : 

Quando nel caso anzidetto, cioè quando a fronte delle unzioni 
il tumore progredisce, vi rimane un compenso eccellente per ar- 
restargli il corso nell'uso copioso di mignatte applicate alla peri- 
feria e centro del tumore le quali, succhiando una considerabil 
quantità di sangue dal tegumento della parte anche già infiam- 




ANWOTAZIOBI 
I stabilire, attesa la comunicazione del vasi mìaiini. 
(la quelli che eniraao alla coinpost^ioue della 
glandola affetta , seppure non si volesse azzardare » e ad esirarre 
anche porzione degli umori nemici . benché sieno da ammetlem 
eatro i vasi linfatici singolarmente ii da i'avorire al sommo il di lei 
ristabilimento . 

Quest'applicazione si può ripetere per due o tre volte, occor' 
rendo, Sncbè il processo ìnBaimnatorio non si è smoriato, senza 
aver niai timore di deteriorare le condizioni tanto locali che uni- 
versali dell' ammalato . E noto che se si k la pazienza, cadute le 
sanguisughe, di alloi^tanare con pezzetta imbevuta d'acqua tiepida 
quei grumi che forma il sangue intorno alle ferite , procurasi 
uno sgorgo assai più copioso quale ci lisparmia sovente uua nuova 
applicazione . 

Quando poi si fosse nell' opinione che , dietro le leggi idrau- 
liche , il sangue dovesse concorrere con più \~ibrato impuLo nella' 
parte irritata, e riaccender cosi una più violenta infiammazione , 
quest' ornai troppo esagerato inconveniente non av r!i mai luogo se 
prevenirlo sapremo colla compressione . 

Io tutte le volte che nei processi infiammator) delle glandole 
linfatiche o di altri ingorghi nella cellulare , o in qualcbe altra 
parie ancora 6 potuto servirmi in tempo del metodo testé de- 
scritto , sono arrivato ad ottener sempre la più soddisfacente 
risoluzione la quale sovente ò avuto il piacere di riportare eziandio 
dopoché r infiammazione aveva già incominciato a disorganizzare 
la parte e a terminare in una'già assai decisa suppurazione . 

Questa compressione, di cui se ne raccomanda infioitamente 
l'uso in moltissime malattie croniche chirurgiche come nei sinì, 
fistole ec. e che nelle enarrate preeleggo qualche fiata sin da prin- 
cipio della cura , nel tempo che rispinge per le vene quella quan- 
titìi esuberante dì sangue avanzatasi nella parte ammalala, inibisce 
che vi se ne possa trasportar del nuovo iu eccesso per le arterie, 
e promuove U riassorbimento di ciocché è trasudato dalle porosità 
dei vasi ingorgati , e alle volte , come si avverti , di ciocché è pas- 
sato in suppurazione . 

Rimonterei a primi principi chirurgici e crederei di Tcademù 
per lo meno tedioso se mi avanzassi a quivi trascrivere i precetti de- 
giii d' esser seguiti per una metodica compressione . perchè sì sup- 
pongono a portata di qualunque studente, mì limiterò dunque a 
rammentare soltanto che la forza ed attività della fasciatura com- 
pressiva stando in ragione diretta della nlevatezza della parte su 
cui si esercita, richiede per il buon esito 1' applicazione primitiva 
di piumaccioii graduati ( quali , quando non ò fatto distendere 
precedentemenie l'unguento mercuriato o il linimento volatile, 
avehdoil malato recusato il primo, fiuo alla parte , sempre bagno. 



DELTRADUTTORE. Sg 

d'acqua vegeto-minerale tedda} sovrapposti a pìrnmide coli' a 
ce riguardanti il tumore , onde comprimano quasi esclusiva 
sul medesimo ; in caso diverso ella errerebbe più sulle adiacenze 
sane che nel centro del male, e iu luogo di giovare verrebbe a 

Anche negli iDrai'dmenti delle glandole popHtee ed in altri 
ingorgili e tumefazioni alla gamba non mi diparto dall'applica- 
zione dei risolventi al piede corrispondente, ad onta dei quali, se 
l'ingorgo progredisce, lo tratto coUe mignatte e colla compressione, 
con cui sovente dò princìpio anche direttamente alla cura , onde 
esser più sollecito e maggiormente sicuro del buon fUcccsso, sema 
perder tempo ad attendere I' esito dei soli risol\euti. 

Mi si è offerto recentemente un individuo con un bubone 
molto avanzato Ìl quale, mercè il metodo testé proposto, svanì 
quasi per l' affatto in pochi giorni; mail paziente, nel corso di 
quattro giorni di mìa assenza dalla citt^ y avendo assai abusato 
del permesso che le avevo rilnsciato di far qualche passo, ed 
avendo a un tempo stesso trascurato anche la fasciatura , re* 
cidivo in maniera che al mio ritorno fu l'oria lasciar Uhero il 
corso al tumore per la suppurazione . 

Tal cosa die luogo ad un medico di dedurne che il metodo da 
me raccomandato deve spesso mancar d'effetto, lochè aTendomi 
urtato, mi permetto rispondere in brevi accenti che detta de- 
duzione è ingiusta, come sarebbe eguabnenie ingiusta quella 
dì dire che la china non guarisce ordinariamente le febbri pe- 
riodiche perchè qualche fiata ritornano. Continuate, dirò, la china 
anche vinta la febbre, e questa non comparirà più altrimenti; 
e, per la stessa ragione, insìsieie, sopraggiungerò, nel riposo e nella 
compressione, come pure nell'amministrazione degli antivenereìec. 
e vivete sicuri che il hubone non si riprodurrli iu scena certamente. 

Nei flussi uretrali dell'uomo riscontrasi non infrequente- 
mente l'ostruzione delle glandole inguinali: quest'ostruzione 
sia causa o effetto dello scolo. ' -^ ■ ■ .. 

merita d'esser curata con mei 
dalla quale nascono i linfati 

Parimente nell'edema ed 
classe delle idropi, le quali 

delle glandole linfatiche e lo sfiancamcnlo dei linfatici che s 
incamminano alle medesime, quale altra strada più sicura ci 
poteva offrire la natura per vincere la delta ostruzione di quella 
che conduce alla vera sede dell' ostruzione medesima? Abbiamo 
sovente unita alla debolezza dei vasi linfatici, quella dei san- 
guigni? nel tempo che si fauno le frizioni deostruenti e slimolanti 
sul sistema linfatico Don si rinforzano eziandio anche gli stessi 
vasi sanguigni? 



specificai in altra nota, 
applicati alla superficie 
che si incamminano alle me- 

I altre malattie appartenenti alla 
per causa l'ostruzione 



OO ANNOTAZIONI 

Dall'esposizione di quanto sopra ne resulta che » attesi! ÌM 
scoperta dei vasi linfatici degli articoli inferiori e delie loro 
piandole respettive, scoperta di cui nove decimi appartiene a 
. MAscAGifi , la Patologia medico-<:fairurgica che abbraccia un certo 
novero dei raosbi di questi articoli à fatto un gran passo verso 
la perfezione a decoro dell^ Anatomico toscano, ed a vantaggio 
dell' umanità ammalata. 

Discenderò adesso a rimarcare che siccome alle volte si 
presentano dei s^^ggetti con buboni già avanzati, e, dirò piut-« 
tosto, prossimi alla di loro apertura nei quali non è più tempo 
d'impiegare il metodo teste descritto, la cura locale la più 
bella ad istituirsi in allora consisterà nell'applicazione d'em- 
piastri emollienti, e nel lasciare aprire il tumore alla natura, 
senza quindi molto premerlo, e senza introdurvi tanti stuelli 
col pretesto di mantenerlo aperto, giacche fintantoché vi è 
materia siamo sicuri che egli non si riserra certamente . Col detto 
pretesto di mantenere il tumore lungamente aperto , e anche 
di distruggere la sifilide si è praticato in varie regioni del- 
l'Europa e singolarmente nello spedale di Loch in Londra l'uso 
del caustico , e qualche volta il fuoco . 

Solo quando si vedessero i tegumenti molto attenuati , o 
lividi minaccianti cancrena, si faranno, senza attendere la spon- 
' tanea apertura , delle lunghe incisioni longitudinali e mai tra- 
sversali e a croce, o per impedire la mortificazione, o per sol- 
lecitare la caduta delle parti già mortficate, e dar luogo, col- 
l'introduzione di fila imbevute di decotto antisettico ed asperse, 
secondo il bisogno, di òaufora ed oppio sottilmente polverizzato, al- 
la medicatura della piaga per risvegliarvi buona vegetazione . Le 
dette fila è buona regola prescieglierle fini e ridotte in stuelli 
bislunghi onde collocarle agilmente sotto i lembi all' oggetto di 
mantenerli paralleli fra loro. 

Il medico chirurgo Giuseppe Pal azzini milanese, dietro le 
tracce dei principj emessi dall'HuNTF.R intorno all'infiammazione 
adesiva, in virtù della quale Richerawd pronunziò che gli 
ascessi, evacuatane una volta la marcia, possonsi riferire alle 
ferite suppurate alle quali sono da applicarsi le leggi dell'ade- 
sione , à raccomandata recentemente in una sua memoria inse- 
rita nel Giornale anno 1818 del dottissimo Brera 1 applicazione 
del metodo inculcato da Bromfeild, e Underwood per la cura 
delle piaghe callose e sinuose al trattamento topico dei buboni 
venerei insegnando : 

1.° Di favorirne l'ammarcimento e suppurazione quando non 
#i vedono inclinati a risolversi. 

2. Di aprirgli sollecitamente con piccola o piccole punture 
nelle parti più declivi, come incominciò a praticare e a raccoman - 



D El. T R A D UT T ORE. 61 

dare fl celebre Cirillo napoletano, e come, io soggiungo, praticava 
già GiovÀMUi HujNTER in Londra, Doufouart in Parigi. 

3."^ i)i passar finalmente o tosto o dopò qualche tempo alla 
compressione per tentare^ di risvegliare un infiammazione adesiva 
che riunisca le parli e solleciti cosi la guarigione • 

Anch'io fino dagli anni 1808 e susseguenti di mio studio 
Teorico-pratico nella scuola di Firenze , dopo aver veduti curiab- 
re i buboni venerei con pluralità di metodi anche dal veramente 
esperto Professor GiUMXim, essendo passato chirurgo assistente 
nello spedale militare di detta città, sotto la direzione del chirurgo 
maggiore Dott. C\s£Lli, tentai più fiate di curare i buboni nella 
maniera indicata recentemente dal Palàzzini, dietro le idee comu- 
nicatemi singolarmente dal Chirurgo Dottor Mabchionvi mio 
amico (lochè proverebbe che prima del Dott. Cimba e Palazzini 
il metodo proposto dall'uno e dall'altro era stato sperimentato in 
Firenze) ma tanto ivi che nel mio esercizio particolare rare fiate 
mi trovai contedto di tal metodo, onde l'abbandonai e da qualche 
anno non mi servo che di quello sopra da me descritto e compilato 
per le ragioni già in parte marcate e che qui più estesamente torno 
a rimarcare 

I ."^ Perchè incominciando e proseguendo la cura dei buboni 
coi risolventi nella maniera che divisai ò osservato (ad onta che il 
Si^. PlLAzziiii azzardasse che i pratici anno dato al metodo della 
risoluzione più valore di quello che meritava ci^edendolo nel mag- 
gior numero dei casi di sicura riuscita) ò osservato, dissi , che di 
trenta , venticinque sciolgonsi assolutamente in breve tempo, con 
poco incomodo , e senza le disastrose e noiose lunghe medicature 
indispensabili per ottenere l'ammarcimento in parti poco disposte 
a questo genere di terminazione infiammatoria. 

!i.° Perchè è un errore condannabile più d' ogn' altro errore 
quello di sostenere che la suppurazione serva d'eliminazione del 
virus sifilitico, e che egli vada ad appiattarsi esclusivamente nelle 
glandole inguinali giacché non vi è -Strada né mezzo nel nostro 
corpo che là particolarmente lo raduni, quando è disseminato nel- 
l'universale , o che là lo trattenga attratto appena dal locale* 

S.'^ Perchè quando ancSie si volesse opinare che talvolta nei 
buboni in questione il viziò si limiti alla locìilità, del che mi sia 
permesso dubitare in compagnia dei più apprezzati scrittori, acqui- 
sterebbesi sempre più a rispingerlo che ad operare diversamente» 
giacche da un lato colla suppurazione, unitamente ad una parte 
dei viziati, si allontanano anche i sani umori , e da un altro fassi 
un riassorbimento da tutto l' ascesso non tanto dei primi che dei 
secondi , resi egualmente viziati per il processo infiammatorio ri- 
svegliatovi, e che porta ad altre fa talf Conseguenze come alla feb- 
bre, disorganizzazione locale, cicatrici, in una parola .*.. alla 



I meno rìmu-cabile del 

n eccettuali i bubo- 
, guariscwao 



rovina locale e spesso universale pi 
malato . 

4<° Perchè tutti i tumori infìamaiDtoTi 
ni, quando non riconoscono un gran vizio . _ 

( non volendoli risolvere ) incompai'ibilmenle più presto lascian< 
dojjli !coppÌnre senza ricorrei'e al Lagliente , del che fan fede mol- 
tissimi altri autori in diverse opere, noncliè la giorualiera esperienza 
che ricorda di bei casi d' individui che o per esser timidi o man- 
cinti di mezzi laecian correre ibuboni a loro discrezione applican- 
dovi un empiasiro o un poco dì cerotto , dopo scoppiati , e olente 

5." Perchè ipiando poi sono dominali da unvieio uuivetsale 
l' infiammazione che si risveglia nelle parti compresse e già" sup> 
purate, o tagliate, siccome nei casi di buboni testé nominati, è sem- 
pre esulcerativa e non mai veramente adesiva; lochè dà luogo, 
oltre a delle sinuos* e morbose attaccature , a diversi fori pre 
naturali nel luogo compresso, ed il tegumento cosi alle volte viene 
crivellato come un vaglio . 

6.' Perchè col metodo che raccomando si oiiengono du( 
ti ad un tempo, cioè la risoluzione del tumore che porta seco tnillff 
vantagffi. e la dissipazione del vizio locale ed universale, quale 
trascurando, come qualche recente Autore k fatto, o presto o tardi,, 
il malato incappa certamente in altre non meno fatali malattie. 

j.' Perchè in conseguenza di ciò e delle osstrvaiioni raccolta 
dall' Home e da altri , per le quali resulta che la marcia per Mj 
stessa non nuoce mai finché è lontana dal contatto dell'aria, non , 
è da temersi in alcun conto la dissipazione e il riassorbimento di. 
quello che costituisce un bubone non aperto; del che volendod^ 
□dare fino ad un certo segno, abbiamo raccomandato a tale efEieitOii 
onde eccedere in precauzioni, contemporaneamente alla dissipazìo* 
ne del bubone , 1' uso del mercurio . 

8." Perchè col predetto metodo non si incorre mai uel perico», 
lo dì vedere terminare i huboni in indurimento, il che n 
tare picciolo né poco disastro si rispetto alla lunga cura 
praticata inutilmente prìmachè l'infiammazione prenda la dettai 
morbosa termiuazìone, che per l'altra che è necessaria stabilire iitfi 
appresso onde ottenere la dissipazione, non sempre facile, dell' e-i 
Dunciato indurimento, 

9." Perchè non posso accordare al Dott. Pa.lazz[Si, tanto piiki 
che ora ncU' anzi citato giornale padovano trovo presso a poco di' 
questo sentimento anche il Cav. BitEitt; non posso accordare, ripetori 
Hche la prima specie di buboni eia più comune sia quella goprav 
venuta consensualmente anche al minimo grado d'irritazione pra, 
pagata dai vasi linfatici delle parli genitali agli inguini senM 
trasporto ed assorbimento del veleno, lochè da un lato renderebbe 



PEL TRADUTTORE. 63 

tròppo infelice V uomo attesi ì disordini cbe fa in gioventù, e da 
un altro felitissimo perchè rare volte anderebbe soggetto alla sifi* 
lide di tutto il corpo, dopo lo sviluppo ordinario dei buboni in 
questione . 

Il Dott. Barovero di Torino, essendo di sentimento che la fa- 
sciatura compressiva a spica non bene agisca per l'abolizione dei 
sini all'inaine (nella cura dei quali f^ duopo evitare per quanto fia 
possibile il tanto utile bisturi e tentare le schizzettature, e la conpres- 
sione) propose in una sua memoria inserita nel fascicolo XIX. del 
giornale anno 1818. dell'illustre Omodei un cinto elastico che 
comprima a foggia di quelli che si adoprano per contenere le ernie 
riducibili. 

Il tempo e gli uomini di vero e raro merito giudicheranno e 
di quest* idea che sarebbe bella ^e un cinto servisse a individui di 
varia corporatura , costasse poco pei poveri , si potesse far costruire 
in tutti i luoghi, e non si lordasse finalmente o si potesse almeno 
lavare come una fascia; e di quanto altro contiene questa nota nella 
quale non ò la debolezza d'azzardare d'avervi inserito qualcosa di 
nuovo e di singolare . 

(Not. 2.) Notomia e Fisiologia dell* utero ^ ed esame critico 
degli scritti degli autori moderni che anno trattato del medesimo* 

Fra le preparazioni anatomiche le più interessanti del mio 
gran Precettore quali servono di trofeo alla memoria sempre sacra 
del suo artefice , non posso dispensarmi di rammentare quella che . 
riguarda un utero vaccino su cui egli reiterò i più analitici sperimen- 
ti all'oggetto di decidere una volta la tanto agitata questione se 
alla formazione e composizione dell' utero concorrano o nò fibre 
muscolari. 

Preso in esame pertanto sotto questo punto di vista l'utero 
sunnominato e sottoposto all' attenta ispezione oculare si poterono 
distinguere a colpo d' occhio certi filamenti longitudinali interse- 
cati da altri obbliqui e trasversi i quali mentivano tutti i caratteri 
di fibre muscolari. Ma spinte più ohre col s'occorso di lenti acutis- 
sime le investigazioni e le ricerche sulla detta parte , avendo os- 
servato Masgaghi che i predivisati filamenti avevano delle nodo- 
sità gli giudico vasi linmtici , come erano di fatti , e come lo di- 
mostrarono le iniezioni di mercurio vivo spinto nel cavo dei me- 
desimi. Indarno, a fronte di tutto questo, si sforzò il nostro profes- 
sore di raddoppiare quelli sperimenti che aveva molte altre volte 
praticati anche precedentemente sopra uteri di diversi animali , 
onde dovè desistere e convenire che nel detto viscere non vi sono 
fibre muscolari. 






64 ANNOTAZIONI 

1.*^ Perchè non cadono sotto i sensi, giacche dico io, se eSet-» 
tiramente apparissero non sarebbero sfuggite all'occhio linceo di 
Mascagni , in quella maniera che non gli sono sfuggiti tanti altri 
corpicciuoli assai più minuti, 

2.*^ Perchè concesse non potrebbero operare l' espulsione del 
feto e respettiva costrizione uterina in una maniera tanto mirabile 
come osservasi avvenire. 

3.° Perchè il parto si opera assai meglio e in un modo più 
soddisfjtcente per \ elasticità delle lunichùe. 

4." Perche quelle forze dette dagH Ostetrici ausiliarie sosten- 
gono violentemente la parte principale nella penosa scena del 
parto . 

5.^ Perchè l'analogia riguardante l'azione passiva dello sto- 
maco nel vomito , applicata alla contrastala struttura e funzioni 
uterine finiscono di persuadere chicchessia sulla mancanza delle 
fibre muscolari in proposito. - , 

6. Perchè se le dette fibm realmente esistessero i diversi 
tutori che l' anno descrìtte non si sarebbero trovati si discordi nel 
designarle. 

^.^ Perchè in ultimo quei filamenti che verosimilmente erano 
rassembrati agli anatomici^^re muscolfrri, come di primo lancio 
apparvero anche a Mascagni, sono stati da quest'Anatomico ri- 
scontrati e dimostrati per veri vasi linfatici . 

£ in quanto al primo articolo^ vien provata la deficenza delle 
fibre muscolari nell utero, non solo dall'impossibilità di trave- 
derle con lenti capaci di ingigantire i filamenti i meno pronun- 
ziati e i più invisibili ad occhio nudo , ma vien confermata ezian- 
dio la detta deficenza anche dalla mancanza di quell' irritabilità 
o meglio contrattilità che non è stato mai possibile ritrovare con 
alcun arte nelle tuniche del suddetto viscere, come dimostreremo 
anche più a basso. 

Relativamente poi all'articolo secondo egli è un principio 
ineluttabile in fisiologia, sanzionato da ogni esperienza , che un 
muscolo molto tempo distratto o viceversa soverchiamente rila- 
sciato perde la sua contrattilità. Se pertanto dietro questo prin- 
cipio 1 utero costasse di vere fibre muscolari, verrebbe esaurita 
nel corso della gravidanza la sua forza contrattile e dopo seguita, 
per qualunque causa, l'espulsione del feto, rimarrebbe inerte e 

Saralizzato, come inerte e paralizzata rimane la vescica orinaria 
opo soverchia e protratta distensione della medesima , ma nel- 
l' utero à luogo un fenomeno totalmente opposto, giacché. appena 
reso vacuo si riconcentra in maniera da diminuire più di due 
terzi del suo volume in meno di 18 ore, siccome provano le sezioni 
vdi donne perite subito dopo il parto, riconcentrazione che non 
segue, dopo forte distensione, nella vescica. 



Orn SI 



)EL TRADUTTOHE. C5 

ìa buona filosofìa la discrepanza di eflèlii, preinetKj 
Kiiipi'c uaa discrepanza di cause, con quale appoggio voi'i^o)^^ 
noi sostenere che l'utcrucbe non è Bocgettu ordiuiiriauienleclicCr») J 
la siessa pr-mulgaia distensione e diiaUEione alla paralisi 
la vescica, riconosca un' identiiìi di principj di organÌ£;saiiouc fl 
comuni alla medosima { Va assurdi) ^iù marcato di questo »ì pw 
Irebbe mai sostenere ? 

All'opposta poi se quest'utero costasse, come sì suppoDedagU J 
anliclii e da alcuni plagiar] moderni di fibre muscolari, come po<^ 
trebbe mai dilatarsi tanto t'acilmente in quelle d'iiine che Ìa|{rav't»i 
dano diipo mollo tempo di 4o. 4^" e talvolta anche di 5o 
-^uesie, se bene si calcolino le leggi della co atra Itili tk musc'ilar««2 
dovrebbero dette fibre, se per un memento sì cuocediaD, aver perHtH 
certamente in tanti aani di inerzia l.i loro forza viva e forza vatte 
Ut come perdano tutti gli altri muscoli quando per lunga pessa si 
uo stati rilasciali in abbandono, e così una prima gravidanza il 
età tanto provetta non potrebbe mai andare a svilupparsi e 
minar bene Ma l'esperienza prova che tali gravidanze noi 
più infelici delle altre; dunque anclie per questi argomenti, fìgU*! 
della più purgala fisiologia, forza è convenire cbe l'utero costa é.%M 
tutti altri principi, meno che di fibre muscolari. 

Che ì cliisiicUà in terzo luogo serva meglio all'espulsione del 
feto si rileva dal sapere che questa proprietà caratteristica di certi; 1 
parti sì mantiene anche dopo morte in di pendente mente dall'in-, 1 
flusso di qualunque sistema, e cbe non può essere alterala o esanrit 
ta da soverchia distensione (ammenoché questa non disorganizzi 
l'organo che ne è rivestito,;, giaccliè appunto in rapporto di qoNta 
distensione medesima acquista forza maggiore per reagire sol 
corpo che la distende per ritornare nel SUD stato di quiete primitivo. 

Per accrescer giustamenie peso aquest'argomento raccontava 
Mascagni 1' istoria d' una donna gravida la quale nell' alto di 
«spellei-e II feto cadde in profondo deliquio, a fronte del quale in 
questa sospensione di vitalità e di forze ausiliare materne , dalle 
quali egli ripeteva più che altro, come proveremo, l'eifett' 
del parto, il feto venne felicemente alia luce. 

Dìpìnsonoassicuratodal mio intimo amico lo studio 
S. G&sputo Susini che una donna gravida nonimestrc , essendo a tal 
epoca morta, esalato appenarultimo fìato,partortvelocemen[ecoa 
sorpresa di tutti gli astanti . Recentemente mi sono stati nucon- 
tali dal Sig. Dott. Gobbetti due fatti quasi di quest'istessa tem- 
|ira accaduti non sono molli anni in questa R. Citik dì Rovigo, uno 
dei quali ebbe luogo nel iBi 5. in una certa Teresa Vioceuzì che 
negli ultimi periodi di gravidanza, dietro i più violenti accessi 
d'emicrania , restò attaccata du convulsioni epilcttìrlic a modo da 
ridurla ad uno stato apoplettico. In tal situazione ella diede alla 
Tom. //. 



66 ANNOTAZIONI 

1VIC6 un figlio vivo e sano^ e riavutasi quindi a poco a po<;o, stup\ 
àensA medesima del feto nato , non sapendo comd.ia cosa fosse se- 
guita. Nel FsLsc* 17 del Oott. Omodei sta registrata la uasciu di 
un feto 36 ore dopo la morte della madre. 

Lbroux, al referire anche del Professor BiGESCin, sebbene 
non escluda dall' utero la contrattilità, istrutto da esempi consimili 
^u astretto ad ammettervi anche V elasticità , 

Detti fatti ed altri, ricotti da qualche scrittore per sostenere 
appunto le fibre muscolari dell'utero, indeboliscono assolutamente 
il toro argoménto, ed offrono all'opposto un più solido appoggio 
al nostro, poiché provano assai bene che detto viscere gode in su- 
premo grado r elasticità in virtù della quale cede e si distende 
nnoachè lo permettono i limiti dell' elasticità medesima, qnali 
toccati appena, non tollerando ulterior distensione , reagisce perla 
suddetta caratteristica proprietà sul corpo che lo distende, ed espul- 
solo, indipendetatemente qualche volta dalle forze della madre , 
rìpreude in una maniera mirabile la sua figura ordinaria colla più 
visibile celerità e naturalezza . 

Ne credo si possa sospettare e moltomeno sostenere, dopo le 
foni irrefragabili ragioni addotte superiormente , che affidati alla 
coìUraUilità muscotare nei casi riferiti , le acque dell' amnio e il 
feto , sieno stati sufficienti stimoli per agire sulle supposte fibre 
muscolari uterine in maniera da determinare in esse una contrazione 
imponente, capace di promuovere, indipendlentemente dal concorso 
della madre il parto r 

1. Perchè questo fenòmeno non può, secondo i più owj prio- 
cifq'di fisiologia accadere, attesa la ragione che quando sono para- 
lizzate e asfittiche le fibre muscolari principali di tutto il corpo , 
sonò conseguentemente paralizzate ed asfittiche anche le fibre le 
più minute come si suppongono nell'uteìro, ed allora in questo 
caso è quasi impossibile che con uno stimolo dì pòco valore si possa 
risvegliare una parte di un tutto che può dirai morto: 

2. Perchè se fosse vera l'esistenza nell'utero delle fibre mu- 
scolari in questione per qual motivo non si dovrebbero contraire 
egualmente e dar segno visibile di contrazione anche nella vacuità 
dell' istess'utero dietro stimoli di egual valore o diéitt> altri maggior- 
mente eccitati e capaci di risvegliare la contrattilità in o^nf ahfo 
muscolo ! Che le preconizzate fibre muscolari dell'utero potili^ W*-^ 
trarsi alle leggi generali di tutti gli altri muscoli e formare unA pir* 
ziale eccezione con non corrispoudei^e a quegli sperhneiiti , Bdittó i 
quali dan segni di contrazione anche le fibre muscòlaH lè^étto 
pronunziate ? Nò certamente . 

Che poi rispetto al 4-** articolo Ife fotie ausiUat^é èièftó Ite 
molle principali per cui si effettua il parto, sène dovrk ^onvènue 
dopo aver ponderato e bilanciato: . 



DSLTRADUTTOAC. 67 

1.^ La «icaazione ia cui la natara & collocati i muscoli 
retti delbassoventre. 

1»' La disposizione dell'organismo che intes^e l' ioipasto dei 
medesimi : 

3 . L'effetto di cai son suscettibili in una violenta contrazione. 

4.'' La positura la fignra, el uso del diaframma, 

5. £ la soiiuBA delle altre potenze come de^ altri muscoli 
addominali , dell' espirazione trattenuta ec. 

In ordine alla situazione dei muscoli retti del basso vejitre^giovff 
rammentarsi che essi soli son collocati anteriormente paralleli i fra 
loro e ali asse del corpo per costituire la barriera essenziale della 
parte anteriore di detta cavità; che si trovano di faccia al corpo an- 
teriore dell' utero cui poggiano allorobe ò pregno; che oltie le 4i 
loro respettive attaccature soa temili fissi al Loro posto e molto 
corroborati nel tempo d'una forte contratione di tutto l'addome 
dalle espansioni tendinose dei muscoli obliqui e trasversole quali 
li fasciano ed abbracciano tenacemente in ogni loro punto, 

Riguardo poi all' organizzazionje dei medesimi retti, quali ri* 
flessioni vantaggiose non offrono al fisiologo ì Infatti siccome la 
contrattilità di un muscolo si appalesa quasi esclusivamente nel 
corpo dei medesimo, di quanti corpi , per raddoppiare i centri di 
contrazione non sono mai composti i delti retti, attese le treequal- 
clie volta quattro intersezioni tendiaose che gli dispartiscono , per. 
cosi dire in tanti distinti muscoli f 

Se questa disposizione straordinaria della Jiatura ^ sottopo* 
sta ad un calcolo imparziale , la somma della contrattilità^c forza d|^ 
medesimi <li quanto non sarà superiore a quella di altri muscoLi? 

Ma per far meglio rimarcare in qual esulto debba tenersi Tati» 
tivitk dei retti 4 servirà che io faccia riflettere che quasi ^isi soli 
presiedono allo sferzo per le evacuazioni ventrali, eUiedessi esclu-. 
sivamente , come capaci di maggior contrazione, si sono riscontrati 
strappati in qual(^ fiero caso di tetano, come colla sezione mi 
sono assicurato io stesso in un soggetto robusto che fìà vittima 
d' un metodo stimolante, e che volevasi sedativo. 

Che se all'attività e forza di detti muscoli <, non esdftsa quella 
della quale sopo suscettibili » come di volo avveiiiremov gli altri- 
del bassov^ntre» si aopmHbbilanci l'altra moka di cui è x^^^^ace il 
diaframitta a^lt^sa <e Usua situazione orizaontale eia sua x:oacavità^ 
riguardante l'addoilie versocui si ristringe serrando vaccerchiaudo, 
e schiaqchindo «li iAtestiui, e pei' conseguenza comprtmeodo mediai 
tamente anche l' utero nel suo fondo in rapporto della trattenuta 
espirazione , la <futJie ampliafido la cavità del toraf e contribuisce 
direttamente ai^ch' €ssa a riqf^ceolire quella dell'addome, si ac- 
corderà altro v^ilore alle fin^ze ^ausiliare nel parto,«^i persuaderemo 




68 A N W O T A Z IO W I 

cos'i che per questa funzione non \i è punto bisogno di Ammetti 
' '"' ' i nell'utero, 

I delle ragioni esposte si avesse àelì 
riluttanza a confessare l' eilìcacia preponderante delle dette fiirw 
ausiliare, credo che i coniradiltori penseranno diversamente dopo 
avere sperimentato che in tutti qiiei casi nei quali non si risolve il 

Cirto per un atonia od inerzia cos'i detta deirmero, se ne puòstJ^ 
citare mìrabilmeate il momento colle frÌ£Ìoai stimolanti «ol* 
bassoventre, frizioni alle quali ricorre spesso T ostetrico per 
tare e ristringere il predetto viscere in caso di emorragie dipeni 
ti da un rilassamento uterino. 

Venendo adesso a parlare del caso di analogia che preaecei 
ognuno di primo lancio comprenderb esser mia mente di allivell 
' le sottili esperienze di M. Màgehdic sull'evacuazione pi 
delle materie contenute nello stomaco, coll'evacuazioue dall'ut 
di ciocché ne costituisce la gravidanza. 

Fino al iramontare del secolo XVll. si teneva per 
nelle scuole di medicina che il vomito fosse un effetto imcnediato 
delle forze dello stomaco, quando Bayle, Chirac ed altri sosten- 
nero in seguito che detto viscere non aveva nel vomito che un 
azione passiva. Frattanto I'Halleu in seguito d'alcune esperienj^^ 
poco numerose o male esaminate avendo sostenuto che lo ittnmM|D 
e veramente attivo nel vomito, tutti vissero per ossequio in 4M 
tale inganno finché Ìl prenominato MlOEnDie non arnvòafarcr)n| 
acere l'opposto, dimostrando apertamente coli' esperienze le piil 
convincenti che Ìl vomito dipende totalmente dall' anione che le 
pareti addominali esercitano lul detto viscere. Eccone i suoi speri- 
menti che trascrivo dal primo Tomo della fisiologia di Richerahu 

Se si inietta una dissoluzione di tre grani di tartaro antimi^ 
niato di potassa nella vena iugulare di no cane, e In stomaco si tfifl 
fuora del bassoventre. gli effetti del vomito si manifestano al (efl 
mine di alcuni minuti e si ripetono in vano; non esce la più picM* 
la parte delle materie onde esso è ripieno, e non si vede alcuna 
traccia di contrazione nelle sue pareti. Ma se esso si colloca di 

nuovo nel bassoventre si vuota L'estirpazione dello 

stomaco non impedisce al diaframma e ni muscoli addominali di 
.esercitare tutti li sforzi del vomito se si sollecitano iuiettando 
dell'emetico nelle vene. Finalmente se si sostituisce invece dello 
stomaco una vescica di porco che si adatti all'esofago per mezzo 
di un piceni tubo di gomma elastica, la evacuazione del liquido di 
"eui essa si riempie continua ad effettuarsi; prova evidente the In 
stomaco è in qualche modo passivo nell'alto del vomito e che Ìl 
diaframma e i muscoli addominali invece di contribuirvi in una 
maniera accessoria, ne sono gli agenti prinr([iali. Ora ne d'educo Ì9i 
da ciò , se lo stomaco, ben che guarnito di 



AH». 

ibiltl 



DEI TRADUTTORE. 6(1 

£bre miucolarì è veramente passivo nel ligcllare le sue ir 

ripeleiidoue tutto l'impulso dai muscoli tlel ba^oventre, peichh uou 

folli esser passivo auche l'utero neU' espellere Ìl feto ripeiendone 
impulso priucipale aneti' essn dai medesimi muscoli addomiuali, 
tautopiù che non essendo stato possibile rÌQ\ enir\ i libia muscolare 
e sotto questo rapporto più iiidigenie di soccorso dello slesso sto- 
maco? E se si conviene che lo stomaco ì^ forzato a vomitare tutte 
le volte che le ^atti molli addominali, in grazia d'uno stimolo adat* 
lato, lo comprìmono, perclu'^ noo sì dovrà convenire che an«lie 
l'utero dietro uno stimolo artìGciale come una percossa o dietro 
lo siimulo che egli col suo volume incute alle parti che lo conten- 
gono, non che contemporaneamente dietro quello che egli stesso 
rice\ e dalle acque , dal feto ec. non possa, mediante la contrattilità 
dei muscoli addomiuali e la sua propria elasticità, sgravarsi come 
lo stomaca? Che forse l'utero non e posto immediatamente, allorché 
è pregno, sotto i muscoli del basso ventre come lo stomaco? A 
me questo ragionare pare così fondato da non aver bisogno d'altro 
per provare quanto si è premesso. 

Infatti spingendo più oltre 1' analogia io sono di sentimento 
che se si potesse togliete ad una cagna prossima a partorire il suo 
utero e passare ciocchi: ne costituisce la gravidanza in un sacco 
membranoso ed clastica. ? quindi collocare questo nuovo utero 
artificiale nel luogo del naturale, giii estirpato, il parto si effettue- 
rebbe agilmente come appunto si effettua il vomito colla vescica 
di porco invece dello stomaco . 

Che poi in 6. luogo i diversi Autori si sieno trovati discordi 
nel iratamento di queste supposte fibre muscolari uterine serve 
per sincerarsi gettare un colpo d'occhio sui loro scritti. Infatti 
RuiscHio vi fìssa un muscolo al fondo dell'utero, menir€il Vere- 
jEs sostiene che non vi sene può ammettere che uno al suo 
collo . Dietro l'esempio di questi autori «unirono in campo a rin- 
tracciare fibre muscolari nell' utero anche Halleh , Hunter, 
Wbisdergeh. Lodeb, Calza ed altri, ma al solito auche essi si 
e onirad isserò . 

Il Veh/.el recentemente, dopo venti anni di particolare stu- 
dio sulle malatlW del viscere in questione, sorte incomiociando a 
combattere radicalmente nc'la sua opera le dette su]iposie fibre 
muscolari « pel non andar d'accordo, siccome sì avverti , gli ana- 
tomici in descrivere la positura, la direzione, e la lunghezza di 
tali fibre , le quali quando auCora esistessero non potrebbero 
servire a dilucidare , dice egli . le funzioni del dett' utero, non. 
«apendasi in tutto il resto dell'organismo trovare altra orga- 
nizzazione muscolare da cui si compia un analogo periodico ripro- 
dursi di forze cotanto straordinarie, come avviene in questo visce- 
re , La passiva periodica dilatazione e contrazione , prosegue il 



» N fi" O T A ! 

1,. è un aliro avgiJDiento che non ccinscnie troppo 
' ra (:bros3 di qoest' orgiino, U quale non jiuò Rispr ompri 
neppure col l'anale mia c'iinpai'Bia. Nonnstanie csicsissinte riccrci 
uoDchide , non ò potuto rlsontrare ìq qocsto > isceie alcuna lii 
Yeraraenie nmscolare ». 

E qui credo inutile il rimarcare che le violenti serrature uti 
Be sulle mani degli ostetrici fnU introdotte per rstraire il telo 
la placenta , i^errature di cui anch'i» ò «[leriiarnLaia la fii-za, ni 
J>DanD meritaiv »lcan fcso per sostenere le fiiippoilr fìlire niU! 
lari percliè e le predivisa;e fune ausiliare . che in chiamerei pri 
eipatì o cssrnziiili pei ì'eipahiont del feto, e la i>ies» elasti 
dell'utero, pouno e con iàciliià produrle e mniilenerle. 

Finalmente in oltiino lungo, onde non resti piùonlirBdi^ 
«ione nei cijlori di itnaLoniìa per le fibre in coniroversìa, Mrvi 
credo io sog;gìuiigere cbe «quell'in trecci o di Glainenti osscrxati dai 
♦ersi autoi-i in varif parti dell'utero quali a prima » ista imposero 1 
■pettodi Gbre muscolari allo fteK»o Masc*&hi, erano verosiniìlinei 
quei Corp icial loti appunto cbe presso gli anatoiuiei'iestiruDo Hi 
ratiere delle fìtH'edicuì si parla, fibre cbe vennero «mascherale ( 
detto MàsCjIgki e riconosciute celi' iniezione per derivasi lìnlàiii 
«ccome sìpremetse. tncotisegnenxa di ciò ne tiene che se gli an 
censori del nostro gran Precettore avesser" analiztaLa meglio la cn 
V fossero siali capaci di riconoscere e iniettare qoesli vasi cni 
egli tanto felicemente ^eppe fare si sarebbero di-<mgannRli 



:ndo a 



jiv l'ebbero prima di n... .,. 
'Vi sono fibre moscolari . 

n dottor !■ «BHEsEavt 
^{.iìi Tolte anche nel 1 Tcm 
«ero lucgo nell'utero le fibre n 
Sig. MonBscHi nei suoi cenni pie 



I che II eli utero i 



nunaiato nell'eb giodaiioi citai 
rsi fai -uiqcnte credulo cbe a 
isc'lari, vicn ripreso a torto d 
ctcudeiiilrr quelli di sostenere e 
Oslo di fibre come il cnoie ■• siccpi 
ipukbltcò nel suo commentano: Ce uretrae i^laudisqtie strudai;*'', 
con questi termini a Sui'itatUia tiicnjthiani licei nlha tid uatr 
ram mnscnUin ni leyocaiidn kìI, num mliimairnlabd'lale doa^ 
tur,fiòin$tfue hnhrt intricatm rif ini. » 

Egli, si vedecbifu^o. si delcnninò a opinare come abbiai 



y ^portato dietro le 

, nuscolnri; dietro 1 

tÌHitr$Ì la itrautdiiiar 



'.uolarì; e di 

micro gravido quafcinìeitfi per le solr m 



ivole dcll'HinTEB che vi mostrano lei 
[linione del Presciìm che non possa attii 
compressione dell' uiern che alli? fibi-e mi» 
lello si lusingò aver veduto egli slesso ia \ 



; e dietro quellt 
gravido quale inì< 

volendo trattenermi anch' io a calcare quanli 
Mie asser/joiie.sia gratuiia passerò a concludere: 

i". Che dietro le analisi le più minute, d'uomuii somnii 
imparziali, e singnlBrmenic dietro li sperimenti del Proliessi 



VT.T. TRAHUTTORB 
J/tA'iCta^ col quali non è ^laio possibile rinveoìi' ndl' mero om- 
bra , uoncliè sostanza di fibre muscolari i 

a . Che dielro il ranncinio il piii giusto degli inconvenienti 
che ne nascerebbero se l' moro costasse di fibre moscolari; 

3^ Che dietro la siierìmeniata possanza dell' eiasticjlà per 
promovere e coadiuvar»- l'efl'eltuaiione del pnrto; 

4" Che dietro il potere e la forza somma che esercitano i 
mnscoli dol bassoientre ed i retti singolarnicnle per sollecitare 
adoperare lo s^avio dell'utero; 

^^ Che dietro i fatti i più palpabili d'una raf^ionila ana- 
Ingia riguardante l'azione dei detti muscoli del baFiSoventre sopra lo 
stomaco, azione che si può riportare anche all'utero allorché è 
pregno . 

6. Che dietro la discrepanza della descriiione che ri anno 
WMmessa t diversi Autori delle fibre in ijaestionc, i quali nel 
delincarle mai si son tro\ati d'accordo; 

I/" Finalmente che dielro la tcoperla del Mascacjti la quale 
fitto conosceie che quei filamenti che mentiscono nella 
matrice l'aspetto di fibre tnusculari sono veri vasi linfatici; 

n L' utero non h né può avere , ne è necessario che abUa fibre 
muGcolori . " 

Esaminate cos'i in complesso le pareti uterìnr , dovendo a 
compimento del mio assunto passare a trattarne in dettaglio, dirò in 
poche parole che des^je si dividono in quattro dìaiinle membrane 
denominate nfcitizia composta quasi onninamente di vasi lisb- 
ticij vcUtilnsa compatia e nen'eti tessute di vasi sanguigni, linfa- 
tici e nervi; e vellutntn altrimenti murofn, inienui, ocomealtri 
prapiin dell' utero formata di puri assorbenti. 

Delle quattro membrane sunnitninat», la seconda, cioè la 
crllulotn'compoili', essendo più densi e più resistente delle altre 
ire prese insieme ò conscguentemente U più capaco di «lasticilli 
per promovere il parto . La nervea poi i quella che forvia i villi 
«niro il cavo dell'utero « quei rilievi longitudinali nel suo eolio 
distribuiti a foggia di albero. 

Anche nel complesso di queste membrane trovò sempre Ma- 
•icAGWt le arterie continue nelle vene escludendo i eosì detti seni 
uterini quali non sono che vene di più grosso diametro, talché 
asseriva che le perdite »anf!;ui^e dell utero, non eccettuati i mes- 
trui, seguono per trasudamento arterioso e \ennao quando son 
miti, e per rotture e lacerazioni quando sono imponenti come più 
dettagliatamente esposi nel primo T. Considerando ora dì quali 
parti costi la pia descritta membrana intema dell'utero si viene in 
chiaro di quanto si sìeno ingannali tutti quelli Osteirici che 
anno tenuto per massima che nella pluralità dei casi le emor- 
ragie uterine provenissero dalla sira laceratone o anche dal suo 



1 

I 



72 ANNOTAR IONI 

semplice trasudamento di sangue, quando •dessa membrana in- 
terna' non contiene nei suoi vasi, perche linfatici, che pura 1^0^. 

Mi rassembrerebbe di lasciare incompleto il mio lavoro 
se all'oggetto di schiarire alcuni punti anatomici non aggiun- 
gessi qui due parole relative alle parti che anno un qualche 
rapporto col viscere più volte sunnominato. 

Fra ,le parti che anno rapporto coU'utero . i ligamenti larghi 
ci si offrono al nostro sguardo i primi. Essi non sono che du- 
plicature del peritoneo , quali interpongono, oltre i vasi sanguigni 
i vasi linfatici e i nervi, i ligamenti rotondi anteriormente , le 
tube falloppiane nel mezzo , e le ovaja posteriormente • 

I ligamenti rotondi , costituiti da vasi venosi più che ar- 
teriosi, da vasi linfatici e da nervi , si partono dalla parie supe- 
riore dell' utero , attraversano l' anulo del bassovenlre e .vanno 
ft trovare ringuinafflia. I detti vasi sanguigni, provenendo dal* 
l'arteria e vena crurale, vanno a distribuirsi all'utero; i vasi linfatici 
dall'utero passano alle glandole inguinali . In ordine poi alle 
vene si potrebbe dire che elleno nascessero dall' utero e disceu- 
desseto m compagnia dei linfatici ali'inguinaglia. 

. Il dottor FARirESE dietro un espressione che ascoltò da Masca- 
eNi in lezione la quale registrò e che ò del seguente tenore, ce ì li* 
gamenli rotondi altro non sono che un ammasso di vasi più 
d'ogni altro venosi ben distinti; e dietro l'essersi combinato , a' 
vedere una straordinaria dilatazione di detti vasi in un pezao che 
gli^fu fatto osservare dallo stesso Mascagni, ne dedusse che an<ht 
questi ligamenti meritassero il nome di plessi venosi come quelli 
dell'uretra. 

II Dottor AntommAhchi nelle sue osservazioni critiche al pre^ 
citato Elògio fa rimarcare un tale sbaglio, il quale, benché non 
oscuri il merito del Farhese, non posso fare a meno anch'io di 
non dichiararlo uno sbaglio. 

Le tube faloppiane resultano da un tessuto elastico di mem«^ 
brane con^poste di vasi sariguigni di vasi linfatici e di nervi, quan> 
tunque non sia mancato chi erroneamente abbia credute anche esse 
intessute di fibre muscolari. 

Le ovaja pure costano più che altro di una membrana com- 
patta» organizzata di vasi e di nervi coikie sopra. ' 

Discendendo adesso à parlare delia vagina quattro sono le 
membrane che la compongono . 

1°. Cellulosa compatta costrutta di vasi sanguigni arteriosi 
e venosi, di vasi linfatici e di nervi , la quale atttsa la sua densità 
può dividersi in due o tre grossi strati . -* 

2*^. Muscolare assai resistente ed organizzata di fibre longitu- 
dinali e circolari fabbricate anche esise di vasi sanguigni arteriosi 
.venosi, di vasi linfatici e di nervi. 



DKLTRAnUTTORE. 7J 

V. W*7Vra che costa dei suddetti vaFarelli e filamenti nervosi 
btachè «ia incoinparabilmei)tc più Lenue ; dessa, oltre il formare i 
villi e iripieghi iiilerni, contiene molte cripte . 

if "• Ffllutala ordita di puri liafaiici la quale tappezza tutta la 
suparfìcie interna per quindi passare nella cavitii dell'utero. È da 
notarsi che la detta vagiuaè fasciata per la parie posteriore che 
riposa sul retto anche dal peritoneo, membrana che uel basso ventre 
inviluppa eziaudio lealtre parli sunnominate. 

11 clitoride e l'uretra nelle donne, (siccome il pene e l'uretra 
nell'uomo J sono forse le parli che anno fatto lambiccare il cervello 
agli anatomici piùdi tuttelealireperrinvenìrue Tinlima organiz- 
zazione Ma siccome avvertii, la gloria di questa scoperta era riservata 
■1 pari di molte altre non meno ragguardevoli a Mascagni il quale 
collesuesoltlepiit sotlilìiniezioni, osservazinniesperìmenii ripetuti 
quotidianamente colmassimo impegno nei diversi animali arriva 
in ultimo a di^cuoprire, toccare, e far toccare ai suoi allievi con 
mano che le predette parti non costano diedi ammassi o/i/fMi l'e- 
Itosi con poche arterie senza celle di mcaio, siccome pubblicai nel 
■ ^ Tomo, e siccome piìi estesamente ne parlò ìIFahhese nelle sue 
Note addizionali. 

Avvi oltre a ciò nelle donne un circolo di altri plessi ve- 
nosi che contorna la vagina dietro il muscolo coscrictor cunni , 
e avanti le prosiate di Bertolino quali altro non souo che ammassi 
di ^andole congregale che metton foce coi di loro canalini avanti 
l'inleae presso la fossa navicolare. Detlì plessi sono compresi come 
in lina specie di corpo spungioso ■ 

]1 snmmentovato Farnese pubblicò ncll' Elogio, e sostenne 
nelle Note addizionali, contro l'opinione di Mascagsi emessa dal- 
l' Ahtommahchi , che anche le ninfe debbono richiamarsi ad una 
struttura quasi analoga ai plessi venosi e perchè sono parti molto 
rossigne e delicate, e perchè nel coito si tumefaano. Ma il FkRUESE 
i forse scusabile iti quantochè, sapendo che la vagiua è contornata 
da plessi venosi, può avere equivocalo o estesa la teoria alle ninfe 
che in' realtà sono suscettìbili anch'esse in alcune circostanze di 
qualche turgescenza. Inoltre, dando luogo sempre alla verità, 
pare che egli stesso v«riga nel nostro sentimento quando dice nelle 
sue Note più volte citate parlando dei ligamenii rotondi che se il 
detto vocabolo (plessi venosi) deesi referire a qucicorpì che erano 
anticamente conoscimi per corpi spim^ins-, come di fatti e \ero, 
alla detta classe non appartengono i ligamenti rotondi , e mollo 
meno, oda soggiungersi le ninfe. 

Dopo terminata questa lunga scrittura avendo considerato che 
per dar maj^giiire ùchiuriraent'J alla materia contenuta nelLi me- 
desima, inrcbbwoFQceirsi diversi altri rimarchi che qui non poic- 
\ana aver luugo, così mi sono determinato di pubblicare que- 



Il iVessa mia «nttura 
1- porr-' coiirilBve a mio 



VNOT AZIONI 

iche per mczi^o d'una memnrìn W^mftì 
lento di riflcsìioni. e con^ideraziotù dirette 
i^uantoRii son ptoposto. 



(Nola 3.) /inalisi del lesiicolì r tie!l'organÌsmn,del dritceiso 
V'emulo dalla iiatui aperta separaitcnr della sperma. 

Essendosi pubblicato nella nota 13. del T. I r>ag. 81. e allro- 
Vt, che tutte lediversc secrezioni che anno lungonelk ^bndn]« coii- 
L gilomerale si effettuano per mewa di celle, credo bene dì (arr 
L »Tvertire che nei leiticoli la cosa v» mollo di» ersomenta . Pernccliè 
f ^eni origani costnndodi un aroma&«o di canalini rinchiusi in tanta 
partizioni l'arte da una membrana che li divide o guisa delle di- 
visioni e luddivisioni interne d'un limone ; e essendo essi composti 
I « fasciati a spirale da vasi sanguigni , vasi linfatici , e nervi; vien 
ì traverso ì pori ìnoreanici dei vasi del sangue un esala* 
I none, che passa nel vuoto dei delti canalini la quale, atteso il suo 
r lonf;o eorso pei medesimi, il riassorbimento della parte la pia 
,' acquosi) , e la concorrenza d altre circostanze , che io mi dispenso 
^ a rimarcare, acquistale quallik caratteristiche dello sperma. 
Ciò premesso, siccome tutti i canalini enarrati si riportati? 
a rinnitcono in un sol canale principale, diiamatn</uifoo cnn- 
^ éolfn drfrrenie, il quale va a sfondare nell uretra a lato del 
I granordaceo, sarebbe condannato 1' uomo ad uno stillicidio con> 

tinuo di sperma, se alla sua sboccatura non fissedotato d'un» ■ 
I ^ecìe di valvula , e non f;odfl^se il vamaggio di poter regurgitaraJ 
■ìa stesso spenna nelle \e'isidieitq seminali, ove sì trattiene. $J 
grafia e rapporio di qu««to regurgito e trattenimento , cbftl 
ti fa maggiore o minore assoriìone della parte la più sotlilt^f 
del detto umore da lutin la superGcie interna delle vescicheiicj 
qnale si riporia in circolo servendo di nutrizione per Li itostrM 
luaccbìna . Quelli cl)e abusano del coito, siccr>Tne non danaonfl 
tempo alio spermi che si trattenga e riposi nelle tnddeiie \e»M 
sichette, non godono della predivisala riassorzione ecosivea-| 
sono a depauperare la di loro economia animale d' una r 
mleressanlissima . Inoltre eesi scapitano anche nel coartare ti 
te«ic"li ad una troppo frequenie e immatura secrezione, supo-l 
fiore a quella dose lauto più mite che duviobbcsi segregar per] 
legge naturale. 

La strada che percorre lo snerma per passniv f»elle vetsi- 
ehelte, si è osser%'8tD che è quella Slesia che tiene la bile peti 
transitare dal fegato nella vescicheita del fiele . perocché ella 
trovando nel lampo che scorre |iel canale /■pniicn una comtinÌ*fl 
«adone col ciuicoy'iM introduce e passa nella detta vescichetta. T 



DEI. TRADUTTORE. 70 

COi't sppunlo lo sperma , avanzandosi per il deferente e t^o^'anl]a 
vina comuni cai ione coirfsc/eftife delle vcscicbetle semÌDali , si 
fa alrada lungo qneslo nelle meile.'^ime, e ivi si trattiene fino a 
che rei movimenti e nell' orgasmo del piacer venereo . non viene 
ricliiamato all'esterna. Nella stessa maniera la bile non sorte 
dalla sua vescichetta se pei- delle agitazioni , movimenti , u scosse 
della macchina non è invitala e sollecitata a retrocedere pel suo 
condotto cisfico, onde quindi imboccare nel co^ei^co e discendere 
nel duodeno . 

Che la bile per traasilare nella cislifelles tenga la strada 
predrvisata , Mascagni lo capi anche dall' osservare che in alcuni 
casi, nel quali trnvò ostruito il dulto cis/ico, la borsetta del 
£ele era del tutto vuota, essendosi già riassorbita quella porzione 
die vi si poteva conienere precede mentente a!l ostruzione, e 
non polendoveoe altrimenti passare attesa l' ostruzione premcn- 
tov ala . 

Analizzando poi Mascìgwi le tuniche componenti Ìl canal 
deferente predivisato, siccome gli Iti facile il distinguerle in tfci- 
tisiu composta quasi di puri as^orbenti, cellulosa compatta 
(perchè assai densa) e nm'co oif aniieale anche di sauguìgni: 
e fiiialmenle veltuiala , tessuta di linfatici; cos'i egli airivò a 
conoscete e dimostrare inoltre, che le stesse quattro membrane, 
quantunque moltissimo attenuate, sono quelle appunto che vanno 
a formare Ì canalini i più minuti del testicolo, in quella guisa 
-che le quattro membrane dì cui è formata l'aorta continovano 
anche nelle diramaiioni sanguigne arteriose le più sottili, e le 
piò capillari che derivino dall'aorta medesima 

I testicoli , montati e costrutti di meri canalini, come enun- 
ciai, vanno sottoposti, siccome ènoto (Inohrealleraalaiiie comuni 
a molle altre parti} a quelle che loro SOD proprie, lira le quali 
merita d'es:ere accennata la seguente. 

Nella mia cliuicn dell'anno 1817. mi si oifrl l'occasione 
di osservare in un soggetto cachettico dell'età di 3o. anni circa, 
un testìcolo ammalato e assai voluminoso il quale, sedente 
all' anulo sinistro ove era stato collocato da un Chirurgo per 
impedire in tenera età la discesa ad un ernia sciolta, pesò, 
dopo estii-patn, più di 3. hbbre. 

Egli era formalo da un ammasso di carne scirroso-lardacea 
unita a tre grossi e distinti sacchetti formati dall'albuginea, 
,c ripieni d'acqua per cui credei che non gli potesse disconve- 
nire il titolo d'i'f/rujrr/'t'ncf/e, abbenchè sia raro l'osservare in 
pratica morbi di simil complicanza. 

II paziente guari dell' operniione perl'ellamente, e fu in 
grado di fare anche un lungo viaggio per riassumere le sue 
funzioni d'impicgatoj ma in capo a cinque mesi egli dovè 



7© AWNOTAZIONI ^^ 

I miseramente perire per degli ingorghi ^cirrosi che si mànifluS 

1 flUroDO ia quasi tutlì i vìscci't del bnssmenLre , e che i 

I poterono superare a froiiie degli sforzi i più energici dell'arte: 

Mi dimenticai di notare superÌDrmente che quelli che abusano 

& veaere oltre r andare incontro all' emnciazione materiale d^ 

corpo , si espongono anche alla perdita della memoria come ac* 

r éadde ad un giovane di cui parla Sauvaces Scrisse AnGTbo che 11 

profusione dello sperma tk invecchiare avanti tempo e rende l'uo- 

xao iusuLo, sonnacchioso , e imbecille, Socbatf rimproveravft 

AixtDiAUB percht^ datosi in preda alla libidine, venne cos'i h perdere 

la Grecia, il migliore ingeg[io che possedesse. Finaliuenie i] nrH' 

I Hro insigne Dutt. Coccbi nel suo ve rame ole aureo benché p' 

I 'Èìnlo , Opuscolo sul matrimonio il esternati molli giusti motivi 

* pei quali vorrebbe che i letterati non prendessero neppur mogJìej 



(Nota 40 I^'ifrtici superficiali dei reni . 



t elle egU 



Ristampato dall'Autore Toriginale latino di quest'opera da mft 
I trolgariziata nei primi anni di sua caniera, ref 
1 ^mancauza di tempo materiale che ad altro la li 
Viveva lasciala a tal epoca nel sistema linfatico 
r i vasi superficiali dei reni, e avverto che consecutivamente ei 
I 4d i SUOI scolari gli iniettarono più volte di mercurio col 
1 «essa facilità che nel fegato, milza ce, in maniera che la sapcr- 
'ei delti reni non più appariva in certi punti del sito colop 
L rossi> fosco, ma bianca e ricoperta da una rilucente lamina 
I "A' argento. 

(Nota 5.) Patologia delle glandole linfatiche sitaate iit^ 
[ torno alla pel^'i , te fjuali o primnriamente o secondariamente 
I ^iscoiUranai ammalate negli attacchi d' utero, di </essica ec. 

Dopo avere esposto il nostro Autore neli' Art. III. il decorai 
> tengono i linfatici che dalle glandole inguinali passano al 
LtCBn^ toracico, e dopo aver dimostrato nell'articolo precedenl 
Xl*' strada che percorrono gli altri che, derivanti dalla vessici^ 
ssirhette seminali , prostata , vagina , utero ec. attraversano per 
^niia serie di glandole comuni e a loro slessi, e agli altri suddivi* 
■Ittati poste nelle parti laterali della pelvi e regioni circonvicinei 
frìma di versarsi sempre in comune nel canal toracico suddetto ^ 
le per corollario in questo punto l'esposizione delle affezio*' 
^*IBÌ cui van soggette le glandole predivi.^ale, con più il consecutivo 
•ttiiltatnento che richledeti per ristabilirle nel di loro primitiw 
«tato di lalulc. 



dissi , dal- 
che secon- 
detla mem- 
L atonia dei 
di ela- 



DBL THACtJTVORI 77 

Chi si è presa la pena, giuria ì dettami della filosofica osser- 
vazione di sezionare i cadaveri periti per affezioni croniche di 
ve.ssica, vescichette semiiiiili, prostate ec. noti h biiio^iio che gli 
sieoo insegnate e fatte rimarcare le vaste disorgaiiietazioni del- 
l' intima tessitura delle glandole di cui si parla . 

Ma queste affezioni realizzate tutto d'i, et 
Y autopsia cadaverica, potino essere tanto prima 
darie; Nel 1. caso è chiaro che una debolezza prìmii 
bi-aiia che inviluppa le glandola, unitamente ad 

vasi linfatici, che le compongono, dà luogo per m: _ 

sticiti reattiva a un trattenimento morboso della linfa, la quale 
(siccvme tende di natura sua al coagulo) rimanen4o stagnante 
nelle celle preternaturalmente dilatate e stiancate , in esse si vizia, 
'infiamma le pareti dei vasi che la contengono, e cos'i svilup- 
papsi: i tumori glandolari che terminano in scirrescenza o suppu- 
roiione . 

Da ciò ne segue che le dette glandole ostrntle tenendo in collo 
la parte più sottile che si riassorbe sempre da ogni secrezione dei 
visceri e organi predivisati, unitamente a tutto quel fluido che 
nello stato normale di salute ricevono dagli articoli inferiori ec. 
danno luogo alla dichiarazione di malattie secondarie nelle parti 
da cui derivano i di loro linfatici e ai ristagni purulenti nei vi- 
sceri e organi suddetti, e agli ingorghi edematosi negli articoli 
inferiori preenarrati . 

In secondo luogo premessa questa dottrina, sarK facile spie- 
gare come viceversa per un alterazione primitiva dell' ulero , ves- 
sica, prostata ec. ne possa e debba Insorgere un affezione seconda- 
ria alle già ndule sunnominate. Infatti tutte le volle che nella 
vessica, utero ec. sì farà una cattiva separazione, attesa la presen- 
za di qualche esulcerazione, piaga ec. ì linfatici che derivano dalla 
superficie interna di detti visceri e che là si portano non pos- 
«ono attingere che umori viziati. 

Questi, se nel percorrere entro i suoi vasi, nel combinarsi 
nei plessi e nelle glandole coli' altro fluido inalterato d'altre 
regioni, non si neutralizza parifica e converte in buona linfa 
("come per nostra fortuna spesso succede ) non può che alterare 
la tessitura e l'organizzazione del sistema linfatico, e portare 
seconda riamente alle conseguenze predivisate. 

Da quanto abbiamo esposto è facile rilevare da chicchessia 
come le affezioni del sistema linfatico, e delle parti da cui esso 
deriva si succedino, e anche combinino simultaneamente fra loro. 

La cosa essendo COSI , come di fatti lo è, ognuno vede che 
tanto quando le dette glandole sono afflitte primariamente che 
iecondariamenie, non bisogna esitare un momento ad intavolare 
■in piano di cura deostruente per la pelle che fascia le eslremitii 



yo ANNOTAZIONI 

. iol'eriori, lombi, e rpf^iorie ipogastrica, onde ì linfalici di quesu 
pani condticendo nelle predette glaiidole, i medicameRti oppop^ 
■ tuni a sbairazzare l'ostruiinue, ristabiliscano la «t rada inceppa 
1^ nel centro (Ielle medesime ora di^inlveodo concrezioni di Uiiia, o. 
I TÙvegliaado attiviti) di pareli , Coi\ si b il piacere di vedere e 
[ TÌaitivatn il cirso nef^li organi predivisati, vanno a cessare i ris 
^i purulenti i-econdari dei visceri, e gli ingolfili edematosi agli 
articoli inferiiri purché queste affezioni non sieno iugigantiie 
maniera prima di ricorrere al metodo raccomandato da reud 
inutile ogni più attivo presidio che uno si possa mai ideare . 
1 Ma se si potesse penetrare che l'affezione alle glandole in quo- X 

I Itìone fosse un effetto di un attacco precedente, per esempio, al-'fl 
Kmero sì potrebbe lusingarci di vincerlo ridonaudo la «alute ai»! 
l'utero medesimo r ' 

Io dico che quando l'affezione alle suiidette glandole fosse 
I considerabile non si ncuuisterebhe mai niente senza ingegnarsi 
di curare anche esse colle unzioni mercuriali ec. perchè qui col 
j iàtto si viene a dimostrare che non corrisponde sempre perfettat-l 
^ inente quell' assioma che dice „ remoi'i ausa, reniovetur effe* 
r étus '< giacché rimangono a superarsi ben sovente gli effetti diagli 
effetti, perciò fa duopo concludere che tutte le volle che si avraa<> 
ruo degli indizi d'ingorgo primario o secondario alle glandole ìb 
' questione, il compenso Ìl meno fallace per debellarla sarà Ufar 1« 
I omioniproposte come sopra, mercè le quali io qnasi sempre Liiuafo^ 

(Nota 6.) Dei Vìsceri senza dallo escretore in generale, a 
f-.^Blia tnilsa in partieiAare , 

Per non trascurare alcun meuo onde propagare e diffonderà 
l universalmente i resuhali in leressanl issimi delle ricerche dei P, 
r-MAsCAGWi praticate sui visceri in generale, essendomi proposto, 
nel I," T. dopo aver trattato delle glandole conglomerate che go- 
dono uno o più dutti esCTCtori, di dare un saggio in questo vo-.- 
Inme di quelle che ne sono prive , ecco che io vengo a raandaiMt; 
ad effetto il mio divisamente colla seguente annotazione . 

Nella classe delle glandole cnnjglomerate o visceri uhe Doa; 
anno dutto o dutti escretori si dee annoverare la milza, la glao*.' 
dola tiroidea, il timo e i reni succenturiati . La struttura organica i 
di questi diversi visceri essendo presso a poco eguale h» loro, nui 
dispenserebbe dal farne di ciascuno separata descrizione, ofiren-. 
domi anzi motivo di Iratlarne in generale con parlare ilella iiulz& 
semplicemente; ma ciò non pertanto io non trascurerò di nolaraj 
di cadauno qualcosa con distinzione, allo scopo soprattutto dU 
portar luce in alcune questioni anatomiche , e sopra alcune ideei 



in^ant non è moltu iatorrio allacoiitrauaLa slruttara è funxioDi , 
dei medesimi . 

La mihu è un visceie dell < lìgura d' un ovaio nliunguo , di 
conaisienza assai nioUe , l'osco <tt colore e situato neU' ipocondrio 
tinistru Ira la laccia ÌJiierna dalle costole iipurie e lo stomaco , 
lopra il rene corrispondente. Si uni-ce col colon e col ventricolo 
Diedìaiiie i va.ii sBiigiiigui e Col dbframoia per meszo d'un liga- 
meato ti-iangolure . A ra^ìoite RiotAMo e Rtiscniu avvertono i 
pratici clic, per la poca resistenza delle sue iLiaccaiure e per la 
mabditii d'alcune pani cui detto viscere è uoito , è suscettibile 
di caugiar situazione e mccitire l'ispello di qualche tumore ìni- 
poneiite presso J'jnpiitie sinistro. 

lo ne osservai un esempio in una donna che , dopo aver 
toflerlo un carso di febbri .intermittenti, si avvide di avei-e no 
tumore non indtfierente nel bassovenire . e precisamente vicino al 
tuliercolo aoterior superiore della cresta deirilco, quale fii in- 
dicato uno scirro interno -■ Chiamalo a consulio , dopo un matura 
esame e serio riscoiUro , a^ endo col latto sentite sumcientemeniB 
distinte le stesse dentellature proprie di questo vincere lo «rnl- 
terìzzai per la mib.a ostruita e deviata in pane dalla sua sede 
ordiuaria . Intani la detumefazione imensibÙe di detto globo col 
■riprender delle Ione l'ainni.-ilata nell'universale, la sua indolcneii 
costante, il suo ritirarsi nella situazioue orit^outale del tronco, 
il riprisiinameoto della salute della gìK allarmata, e da me 
tranquillizzata pazietiie, unitamente al facile disimpegno dtllt 
laboriose faccende della medesima per il corso or ora di quaiir» 
anni consecutivi con ter maro no e confermano ddìiiitiva mente I 
mia diagnosi , 

Hilornando ora a trattare dell' argsnizzazione e intima strat* 4 
tura ddia milza oflrendola come modello deli organismo ed u~' 
dei visceri che non godono dutto escretore, pt-emessa un inieùont J 
universale o meglio parziale di coil.i colorila col vermiglio 
rnll'reddate le parti ci facciamo ad esaminarla cm occhio armato j 
di lente . e. si rappresenta tessuta alla so perii eie d'un nume _ 
digioso d'acini lasciati e ricoperti dal pfl'itoneo che collttlammafl 
interna gli separa e div ide fia loro . Inoltrandoci neU' esame , 
venga sezionala in qualunque punto, ci offre Ìnternan«ente i 
ammasso di celle rolondeg^ianli composte d'una membrana 
esteriore organizzata di vasi linfatici e sanguigni con pochi Dcrvi,(1 
e d' nn altra membrana che fascia e tappezzala superlicie interii^j 
di dette ccUe tessuta di puri Jinl'attci. 

Queste celle coUegate e incatenate fra loro col mezzo dcgi_ 
stessi vasi sanguini, vasi linfatici, enervi che le compongono,^ 
si osservano ripiene di colla senza colore trasudata dalle pnrositli 
dei vasi Muguigiii ddle celle luedesiine, U quale, riassorbita dai 



Vasi liofatici, si vede, ^guitandone II decorso, che sareliti^ pó| 
•tala, se non si condensaiise, al canal toracico verso iltjaale sf ~ 
più o meno avanzata . 

Le osservazioni ripelule per mille e mille volte nei cadavi 
ri , dopo le iniezioni le più telici, aveudr) confermato il detl 
trasudamento dai vasi sanguigni delle celle della milza e 
.lui riaMnrbiniento per mezso dei vasi lìnfaiici che, iualant 

/ Buperficie interna delle predette celle , indirizzano il loro 
mino al canal totacico , peri^uasero Mascagni a dedurne e . 
nere che un trasudamento e uu riassorbimento consimile, s( 
più marcato e copioso deve avere assolutamente luogo i 
iel corpo vivente, come niuno può contrastare,. 

Ma siccome ordina ri a me ti le i vani sanguigni non travidi 
che ciocché deesi nella massima parie rìassorbii-e per ' 
sostenere la macchina animale, ne tir<') egli per legittima indazione 
che i] trasudamento che cnstantemente si opera io vita neDa 

^'niilza , la quale non k duttrf escretore che lo devii , .debba conse- 
gueutemenle esser destinato dalla natura per servire al rìsarcU 
mento e sviluppo delle parti organizzanti la macchina io general 

; Chi apprezza pertanto e s^ calcolare la spiegazione geuuii 

a naturale del processo dèi téiiomcui predivisati relativamente < 
trasudamento e reciproco riassorbimento perenne stabilito nel 
milza , non penserà altrimenli che rjnesta sia un viscere iiiuiì]i 

'per l'economia animale . e d' un uso totalmente gratuita ( 
se termina bile, come si è immaginato da lantt 6no a che 
surse MnscAGKi a delucidare le tenebre le più dense e le 
profonde dell' anatomia di questa parte; ma au7.i converrà, 
«sso che la milza è utilissima e di un uso molto apprezzafai 
giacché assolutamente in essa separasi un umore che tutto si r 

Jorta nella gran circolazione per riparare alle perdite che & né. 
ìnnafGare e nutrire, come Svisai , le parti. - 

Infatti se la cosa non andasse cos^, a che la natura or^nizzai 
fln viscere di un ammasso prodigioso e quasi iuideabile di celle, i 
non aveva per iscopn con ciò di moltipltÈare e prolungare iiiGiiitj 
mente l'estensione immensa delle siiperìtcie interne di questa v\ 
licere , giacché in rapporto appunto di detta estensione si t^ mai 
giore il trasudamento, e più ricco e cospicuo il riassorbimento 



ciocché trasuda, elabora, e qua.si animalizza nelle celle predivisatc^ 

Inoltre l'avere osservato Mascìchi che se un esempio sì trovi 

. di qualche animale che sìa privo di milza ciò si rinviene appatil 

f rei soggetti niù magri , fu anche per questo motivo indotto « «o^ 

I lèrmarsvnell opinione enunciata la quale è sanzionala in nhJiA 

(indie da altri sperimenti, e precisamente dall' estirpazione àt 

viscere in questione, e.iiirpazione che avendo ripetuta, io stesso i 

d^ersi cani «oi mici condiscepoli in Santa Maria nuova « stai 



Tenendo dietro alle analisi delle modificazioni che aoffre il 
Mtigiie più paiticoUrrneiite iii cerli visceri del bassuventre , nei 
(luiili si spnglÌR dì partì ^latiiiosc ed acquusc, e si cnricu d'idri>- 
~ geni) e carbonio per porlai'si maggiorraeuie preparato al fegato , 
u\c si richiedono questi ultimi priiicipj per la formazione della 
bile, potrebbesì assediare alta mil^n anche l'uso dì "prepara l'è e 
disporre il «angue alla composiiìune del mestruo sunaorainato, e 
COSI di favorire ìndìi-euameaje U terza di(;e«iione nel duodeno. 

Il Sig. Dottor Moreschi pubblicò nel |8o3. in un vnlume 
mpra il vero uso della milxa. che questa era d;i consideraiaì come ■ 
il laboratorio ed il serbatojo dei sughi gnsirici , i quali , in di lei 
diretto, EUSeiì , che serbar si dovessero noi vasi brevi. 

Il sig. Doti, De Felici di Pavia f iiiiiii,idM-iy. de llmis et vpntr. 
parlariim iisu ) sostenne nello siess anno i8o3, che egU rìnetten- 
dn al detto d'IvPOCRATE che la milza a stomaco pieno dìminui.iCe dì 
volume, e che al contrario cresce quando è pìeaoj prima di Mo- 
DESCBi aveva opinalo , presso a poco , come sopra intorno all' uso 
deltamdzadicecidoaver ella un trìplice scopo, é che perciò possa ser- 
vire alla digestione, alla secrezione delU bile, e a dar passaggio* alle- 
eveatuali congestioni del sangue: » Questp tono sue precise par .ile a 
PioiinuUa da Uenis el venae portarti hi usa aule tjuaarieniiiiim scri- 
piì, tjiiae olfinoUs lemiitatem . ut una ciim alio opere prodirent , 
se-rvabam. Sedcum elartssimì MoREsctii lìbrum, nitnc editimi, lef-i/- 
sem-, et vidissem egrcgiiim huncviriim optare, ulalii gitor/tf sunt 
àehac re obiervationes candide eiponnnt, res,ffiiae aliunde uni- 
cuitfue, ut iua proprietas , licei, duminndo fi'am nulla sub- 
iil, et scienline cum ckariiate. r-olnniiir, nrrepta lune occasione., 
Illa qtiae breviCer ante qundrìenrùum de bis scripti ne ve'rhula, 
quidem addito, minuto vel mutato cum omni bonajtde hic 
sub oQulii ponam ee. 

Poco diversamente dal Db Felici e Moreschi , sempre nella 
■tess'anao i8o3, anche il benemerito Dumu nel IV. T. della sua 
«Tcellente Fisiologia opinò intomo all'uso della inilEa. 

Peraltro il Dottor Fabncse fa rimarcare che anche prima 
dei snccìtaii Autori aveva manifestate j^ee analoghe alle predìvi- 
saie il Dottor Covercelu (ti (ìenova il qiiale lesse una memoria in 
proposito all' Accademia dell' EranUizione di detta Ciilh. 

I Galenici ed i medici arabi non jicnsaruno diversamente, 
secondo il rimprovero che ih l' Iacopi al MonEscui. iiitorn'^ 
all<' fun/.ioni della milza, e Oomemico Pa>u(ulu in Roma nel 
iti'il in un opera „ Vhainaclco exanùnatm ,, pubblicò: 

Natura iaepius in viuentib^n ludit , diim rara et mirabilia 
perficit.dum reatm unicum aut qu'itor,dum duplicetit lietient 
Tom. Il, 6 



82 J IT HO TAZIOlVt 

i_ produrli, itd quando secum ri-gulU acteinU lese oòligat le^ihm 
mlmiratlanem fUam rtiugnant paril ut in Ckamaeleone i 
am lienem negavit , dum interim reliquia membrif, aliii m 
US communibus , utpote corde, pubnone, liepaie eie. 
plttmil . Sed qiioiUam de tiene agimus, ipsius laudes celebre, 
tur; lien ad sangiiinisjaeces recipiendas necessarius est : ini 
per quoque est ìteciaiarius , ut slomachus corriigetur ex quo a 
prlitus orilur, dum privs ipsius hunwrem aridum per v 
Mi've rerÀpit ,, In seguito dice che la milza è necessaria p 
dare un pi'onLo putinggio siile bevande senza che debbano pi 
correre la lunga via del fegato e delle vene- eniulgentì; e 
I .(IbIIo stomaco per i vasi brev ì passa il fluido alla milza, dalla ntil 
:all arterie celiaca ed ennilgenli, e dalle delie arterie ai reni ci 
Anche il dotto Pi""fessor MwBELLi , nelle molle annoiazin 
ili cui arricchì il quanto mai può dirsi celebre Compeodio di e 
Tare le malatl'ie dell'ii'imo deldottissimo e profondissima Fhav 
,»Jle p. 3o5. del T. x. di deVio (j^mpendio da esso con arte medi 
epci'izia di lin^a trasportato dal Ialino nell'ilaliaDo idioma, 
'ingegna d' assegnare vai'j usi alla milza nei qunli, siccome r 
predivisati , in non so, ne posso . né potrà mai nlrnuo, dotato 
-giunte ciignizioni aaatomo-fìsiolngiclic, convenire . 
I 1 reni succentui'tali ti posson dire organizziiti, nella di la 
pìcciolezza , come la milza benché abbiano inicrnamen 
.molto pili dilnrate, anche il di 1"T0 uso, al certo analoga , con 
.raiivamenie, a quello della detta milza. 

11,S g. De FBuri nella sua opera anzicitara fra gli altri 
die assegna a qucii corpi dice; u che tii sembr.i che debbino 
vire a d»r passiiggin alia copia dei linfatici delhj parte t 
cava del fegato lelale non solo, ma a quelli altresì dei reni 
.delle parli circonviciue per cui paiTebbe » soggiunge a che si S 
■tessero anche chiamare glandole succentnviale inferiori del feg« 
e dell'addome » di errore cos'i massiccio non si puj> condoui 
(Oggi che l' anatomia, forse pili d' ogn' altra scienza , si è accosta 
«ir apice dalla perfezione . 

Il Timo , benché di colore meno fosco , & ima stnitturn ui 
Ioga a tutte le altre glandole conglomerate in generalee a quel 
seiiaa di-.tt o escretore in particolare . Il predetto signor De Feli 
sorte al solito con delle vaglie idee anche intorno a quest'orgM 
dicendo fra le altre cose, che deve servire a dare Ìl passaggio « 
una parte dei linfatici della parte convessa del fegato e di q 
del torace, motivo per cui, conclude , si può chiamare in qualche 
' mndn glandola succenturiaia superiore del fegato e del torace nel 
feto. Una si siravaganie e falsa idea gli si deve cerlamcnt*, 
essere affacciata dietro l'erronea opinione d Hewson che il 
ia un misto che partecipi del genere delle glandole conglotiieri 
àeì\e conglobate , 



Ili 






niL TRADUTTORE. 



oide Vi 



8S 



l isiesso impasto d 



Anche li 
posta la inilzn , Il suo uso , t.ltre (Quello piccolo di prticurart- 
una bella figura alla parie , si e di separare iin umore, come nst* 
Utili' • desiinato a passare nel torrente dcUa cirC'lazioue pur in- 
(leuiiìizaTC il sangue delle sue perdiie ordinarie e straorditicirie . 
Auche a qucMB glandola il sig. Uè Felici accorda usi o cbe anno 
antichi già condaooalì raucidumi, o moderne irragionevoli ilio- , 
siitni cbc fan torto a (|nc5to seculo e ai prngi'e.isi di quell' arta 
nella quale, secondo le giusle espressioni dell'energico Bichat, 
« l'imniHginaxione non è uiente. ed ! fatti snno il lulto.» 

Credu p'ii d'aver ragione di cos'i pronunziare quand'i ri- 
fletto che aoclie egli vuole, ma a torto, che la liroide ab- 
bia, dietro gli iperimeuij di FodueÌ quali la vera esperienui noni 
inai sanzionali, delle ciimiinicBzir>ni olla laringe per deposi- 
tfinri l' umore che iu essa separasi, e che possa somministrare 
un sangue arterioso o almeno poco muralo all'oiecchieita e 
tcuìjìcuId destro del cuore, e di là ai polmoui aftinché questo 
eangue arterioso possa meglio servire alla wt< ri^-ione di essi. 

Per completare LI mazzo egli francamente soggiunge che 
isi tiroide puree iruni iuccenlunati (olire il limo') son^d unge- 
nere misto, e che partecipano perciò della natura delle glaudole 
conglobate e delle conglomemte . 

Resterebbero a farai anche dei riflessi sulle osservazioni 
dello stesso De Fi-lici ( a cl 
rito deciso iu ciò che non riguai' 
Ja struttura e funzinui degli organi prii 
non possono aver luogo in questa m 



moderna }intornn ìli- 
ipali della bile i quali 



(Nota 7.) Cenni per la cnrn piìt ra^io 
le màtauie croniche del ventricolo, pancreas 






Anche per alcune malattie dette croniche del ventricolo (olire 
delle aJirove avvertile di legalo e di milza) e pancreas quan- 
do suno accompagnate dati osi turione delle glaudole linliitiche 
«he riguardano in qualcbe modo t delti visceri, non si ~\niò 
rinveuji« altro miglior pre.iidio per combatte tic , quando si di- 
«cuoprono in tempo, delle nnsìouì mei-curiali alle estremili! in- 
ierìuri e per la ragione clie gli assorbenti di questi articoli 
comunicano con quulli dei suddetti visceri nelle glandolo am- 
massate intorno all'aorla e alla cava; e perrhi unitamonLe al 
più gran numera delle predelle croniche malattie locali vi suol 
esser congiunta uiì vìzio mii>ersalc il quale nnn si poirìi mai 
meglio neulraliziara che col mercurio , rimt'dio die ammini- 
Blraio iìno alla salivazione dal Doti. BoiU.yi« fu capace di supe- 



C4 ANNOTA7, TOWt 

nvt e Tinccre un oslinalissimo vomilo che rimontiiva alla vi- 
■tosa epoca di 6 anni, e che era dovuto ad un indurimento delle 
r membrane ed apenure dello stomaco. 

Un senso di dolore fine e profondo presso lo scrobicolo de! 
I cuore, il vomito , l' aisione , l' inappetcnia, unìtamenie a dpi «n- 
I mmi universali più o meno marcati e meglio avvenÌLi dai Pato- 
l logt, sogliono essere ì segni che carati eriiaa no le croniche malattie 
f dello stomaco in generale . 

Con maggior difBcol)!» e con caratteri più universali e ge- 
lei che loculi e distintivi dell'attacco d un organo, si n 
[ festa r afleiione del pancreas , mentre ora è accompagnata da 
1 «rdentissima , ora da ptialismo, e quindi a poco a poco da mact? 
lenza e atrofia . Localmente il paziente non sh accusare e he uh 
ISO di dolore assai sordo e cupo quale lo affligge e tiene di mal 
umore . 

Prolesto che per quanto, in quasi lutti gli ingorghi , inrlnrìà 

menti o scirresceuxadi parti , io abbia esternata della predilezione 

per l'unguento mercuriato (quale mi !i resi quel vantaggr 

L.aJ pratici timidi, superstiziosi, e troppo attaccati n tutte le anV 

l fiche massime non puA mai rendere perchè o lo tentano superili 

r cialmenie e tardi , o non insistono nell'ufo del medesimo a teiiorfl 

dell'intensità della malattia ) non intendo di fnliniiiar l' anaten^' 

centro gli altri rimedj sperimentati utili per vincere e iiioafaìv' 

■opra le preacennate affezioni , 

Non posso fare a meno di non estendermi un altro poco i 
questa scrittura b\ in ordine alle malattie croniche del ventri 
€ol(i che del pancrens: Inquanto alle prime dim che alle volle i 
dichiarano fin da principio con ini currcdo sirnviigante dì si 
tomi morbosi da tur lambiccare il cervello al cnranle anche « 
l' articolo diaguosi . Che ciò sia vero lo coutestu la seguente liM 
cima relazione . 

Un individuo ragnardevole per la sua condizione personal 
ili 45 anni circa , di temperamento mi-l/inrnriici. (secondo certe é 
stinzioni adottate duU'esimia cav. Prof. Brera nei Prolegomeni at 
istituzioni di Medicina pratica del profondo Boasieai . da essa tri 
dotte illustrale e in parte gik pubbiìrate) di temperamento stenU 
ìw('(!.--imAiÌp, facile a disordinare nel cibo e nel molo, sogge<tn 
delle malattie lebbrili . si lagnò per Ire anni continui d'un doto 
otiuso e profondo solfribilc iì, ma molesto assai, alla regione ep 
gastrica per cui gli furono prescritti in modo empirico mille 
medj inutilmenic : Dopo ciò avvedendosi di atidare a deterioi 
ogni di più SI nel locale che nell'universale si rivuolse a me e 
tosto di'si esser necessario l' esplorazione dell'addome per poi 
prima giudicare di che malattia mai si trattasse . 

In tale esame riscontrai un tumore nella cavilli del faassovc 



D K L 

tre presso l' ombellico 
<li Li^ in qualLri) polJic 
Vanda fialidmeiiw !e 
caratteri di 

Sottoposi il m 
raliiJt dei quali no 

1, cioè die uua 



TR A D UT TOR E 85 

ilcnle e dolcnle ali^uanto, della periferia 

•ÀrcA , e puls;iiitc io maniera che , soilo 

isx pareli addominali , assumeva molti 

lo dichiarai Uno da quel momento. 

parere al ffiudizìo di varj Professori; la plu- 

voUe decidere, alcuni crederono die 1 ancu- 

dilatazione aneurismatica si estendesse in 



tutta l'aorta lino alle iliscLe primitive, menti-e alifi si dìcliia 
rono per un tumor lieddo con pulsazione dì qualche arteria ia 
esso compromessa . 

Ma a fronte di questa dispariti) di opinioni, e perfino dei 
giusti rimai'chi che fa l'egregio Momteggia della pulsiizione non 
aneurismatica distinguendola iu comunicala quando il tumore 
risiede sopra un arteria che gli comunica la pulsazione: in orga- 
nica quando una parte, benché per se slessa pulsante non do- 
vrebbe sentirsi pulsjire , ma però si sente o perchè ([ualche arteria 
è spinta in fuori, o peicbè e compromessa in un tumore , e ere. 
scinta di diametro: e finalmente in non arteriosa come è il tre- 
molio o moto ondulatorio cbevedesi nelle venedelcollo iu alcuni 
viz] precordiali . certi palpiti o sussulti muscolari , tendinei ec. a 
IrootJe ripeto anche di questi rimarchi spprcicxahilissimi rimiist 
termo ndla mia diagnostica, rassemhiandomi per mille titoli, che 
qui passo sotto silenzio, infallibile, 

tn taui^ disparita di opinioni pertanto ih fatto uso di rimedj, 
dirò cos'i , generici come dei bagni di more , della doccia, delle un- 
zioni , dei «essicatiti, e di quanto altro si poiea mai prescrivere 
anche per bocca ; ma il malato cessò di vivere e assai presto . 

Ei'o fuori di paese quando succeS.se ciò; tornato appena , 
avendo seutito che non si era potuto fare la sezione , non esitai 



leggia 



a chi e 



il cadavere, bencltè fossero passati tre giorni dal di della morte , 
all'oggetto di esaminare un caso cotanto singolare, e dte tanto 
aveva mcASO a tortura varj cultori , fra i quali alcuni di merito 
grande, della scienza medica. Riuscii n eli' implosa e mi portai al 
campo santo per un tal lavoro, quale eseguii coli' aiuto ai unsol 
uomo incaricato di riscavare la l'ossa e scoulìccare la cassa in cui 
era slato collocato il cadavere , 

Allonlaunti gli abili , e tagliali gli integumenti , qual fu mai 
la mia sorpresa ifi riscontrare il vero scirro delle pareti dello sto- 
maco quali erano suppurate , e perforate in diversi punti I Spinsi 
Iiiù oltre le mie patotiigìche rìcerclie, e passai all'esame della ce- 
iaca e dell'aorta quali ritrovai in perfetta slato di salute, come ap- 
punto in perfetto stato di salute le ritrovò più volle I'Albertiui 
dopb averle sentite pvccedeniemeniir pulsare in moda straordina- 
rio e grande . 



H6 jtWNOTAZIONI 

Pnssa questo mio fall'», che ò confessato , servir dì lume R 
quelli clic non soiinpcranclie arrivati al perfetto possesso di quelltf 
cnmma esperienza rhe èia bussola la più sicura onde percon'enf 
con decoro l'inlralciaiissimo sentiero della medicina, bussola due 
Mon si \iuò arriviire giammai a cniiseRuire che (olire lo studio e 
l'esercizio J colle, autopsie cadaveriche quali da ijualclie teinps 
non ò risparmiato a nessun cadavere ed ò fatte («rfino ese- 
fjiiire sopra i miei slessi consanguinei quando i casi lo meri- 
tavano , 

In ordine poi alle allpraiioni del pancreas è degno di es* 
ler qui registrato che il D. Penavu. !i osservato che in qnalcbe 
raso, detto viscere ingrossasi in maniera da comin-iaicre i con* 
dotti biliari, produrre il dolore al fegato , e -il li-altenimento iirf 
uiedesimo della bile , e però una specie d' itterizia , come nei cut 
d' ostruzione o spasmo degli stessi condotti bQiarì prìncipBli . ' 

Egli consiglia pcriunto le sanguisughe i vcssicanti alla tét 
gione epigastrica, e i purganti salini e mercuriali perchè osservai 
■cioglicrsi un grosso ingorgo allo slesso pancreas dietro una e* 
piosa diarrea , 

/ Anche il D, HivcAnT vide un pancreas cos'i ingrossato che 
iKveva compromesso il coledoco a segno da renderlo impervio- 
come. si accertò colla sezione del cadavere. ■ 

Champtom pure riporta due storie di iscirrimento del pai^ 
-freas in conferma della patologia e tera^>eiilica esposta dal Per* 



Le gland^le linfatiche meseraiche, chiamale con questo no- 
jaie perchèsituale fra le duplicainre del peritoneo che costhuisce 
il mesenleiio il quale collega gli intestini tenui alla colonna ver- 
tebrale, vai'inndu.nd imiiasione di quelle stabilite in altre re- 
gioni, nel colore, consistenza, volume e situazione , variano così 
Miche nel numero, 

Hepartiiainente peraltro prendendoci la pena di contarle in 
jJiversi soggetti umani si può arrivare a fìssarne il numero ha 
L le lio e le i^o. Veno il digiuno si osservano piii spesse o 
fiù serrale , Ria ordinariamente nella di loro distribuzione ten- 
^•mo una certa regola simmetrica noartendosi in ordini dì cui 
jioll'uomo si arriva ad osservarne dall'uno fino al dieci, motivo 
«er cui in (jnesto si anno i linfatici di primo, secondo, terzo e 
decimo ordine ancora, il che non si riscontra nei bruti perchè 
Jion godouocbe di Ire, quattro, u alpiùcimjueoi'dinidi glandole. 



r 




heIi thaduti 

n mesocolon e il mesoreto n 
liufui ielle , quautuiii|ue di numero nconijiarabilmcnie 

L'uso di tutti: le Middette glntidoie è quello di nreveie e 
riunire supialluttn ilinfatici sì della sostanza che delle superficia 
degli intestini e dar lango »lla iiii!ce];i dei dìveisi union che mi- 
che da altre parti si vetiiano nelle medesime. 

(Nota 9.5 Giudiùo sopra le ultime pih recenti idee qffac- 
eiafe intorno alla causa prossima dell' iufiaiiwiaiiani^ . 

Gi'an che? L' istoria della medicina, gli inalznmonti , le de- 
cadenze , e le rivoluzioni o rmescj ezieiidio i più moderni della 
dcdesìma , quautii più ci ammooLscotio ed ammaestrauo che ogni 
eccessoanclie in fìsica animale è vizioso,e che il sentiero il più bello 
e sicuto a calcarsi iii questa scienza sìugolnrmeule non può esistere 
che nella moderazione e nei temperameuti, tanto più alcuni scrit- 
tori dei nostri tempi slorzausi con nocumento delta scienza die 
imprendono actilLivHic di spingere le di i^i'o opimooie dotliiite 
per oppoijte strade agli eccessi viziosi preJi\ itati . 

Serve per accertarsi di questa doli irosissima veiil^ slanciate 
un colpo d occhio sopra gli scrìtti i piti moderni riguardanti l'in- 
liammazione. In essi infatti rilevasi che il Dott. Farnsse sostiene 
che la cantra prossima di lai morbo consiste sempre in un con- 
denaamento di fluidi entro il lume dei vasi irrigatori, meiitie il 
D. PisTGLLi courcniporaneamente al citato autore vuole all'oppo- 
sto che la delta causa si debba riporre costantemente ìa un atonia 
e debole/.za primitiva delle pareti ìntessenti i vaaì preenarrati . 

L'uQoe I nitro spinse tropp'oltrc, a mio parere, la cosa per- 
chè, imparzialmente analizzando i loro scritti, mi sembra di 
trovar giusta iu alcuni casi ora la teoria del primO', ora del se- 
condo , ed in altri poi difettosa del pari tanto quella dell'uno 
che dell' altro , 

Hummenteró (jtiì dì passaggio che feci parola di quella di 
F&BNESK, (appoggiata ad alcune espressioni di Mascagni) nel T. I. 
di questa Tradazione alla nota i3, ove mi sforzai di dimostrare 
che se Ic.inliarnmazioiii pnimonali e di altri visceri, riconoscenti so- 
prattutto una discrasia iiuerna ed universale ed un allerasione pri- 
maria della linfa, possonsi fondatamente giudicare prodotte da 
un ronde usamento morboso, e quindi da un aumento conse- 
cutivo di massa sanguigna; le altre poi, soggiunsi . dipendenti 
soprattutto da un vizio o stimolo locale debbano registrarsi 
•otto nitro ordine di cause. 

Qui dunque non imprenderò a ragionare che della dot- 
trina emessa dal Xtutt. Pistclli in una sua memoria riportata 



e che quello stiao- 

si satigiiigni, BDD i 
>ndario ed IO coaa» 



A H H OTAZIOK I 

voi Fascicolo 3i. <legli Annali universali dell'illustre I). Outr- 
Dti, 1 usili guudouii di lar vedere che uel (cmpu che io T>un ^ 
die TÌdii'C sulla causa da es^u allegata nelle iuGaminazioDi che 
dìi'iiìitreì , se oggi mi fosse peiiucsso , lenle e derivaDlì da 
un cronicismo o da una percossa che contunde e discompoi 

fer cos'i dire , la lessilura delle pureti dei vasi sanguigni ; at- 
opposlo poi non sono persuasa di dover ripelei't da uuo siesaO' 
• principio quell' infiammazioue repeulìua clic iu ^icggetu plt 

rici e soni nasce: 

1° O per un di.'luibo rervoso , come dopo la puntura £< 

gualche neno, o dopo un atto di culler 

" l) per un disiurbo sanguigno come dietro una vei4> 
t j|lct(>rB o dieiri) un aduli eruzione di principj frammise bis li « 
' Componenti lo stesso sangue . 

QJ In questi casi dunque spero di ditaosli 
I fameuto che ìk lungo nelle tuniche dei 
. piimilivo, come riede Pistelm , ma è i 
f.fuienif eUetlo e non è causa di infiammazione. 
T u Protesto intanto prima di entrare in campo , e 
I inieuilo di giudicare e di analizzare in questa no 
I fiascune proposizioni pubblicale da PistiìLLi ncll: 
r Biemoria , giacché questo non è uè il leinpo uè il li 

'è mia mente di prendere in consider.izioue U sotl|> 

jnassima da esso avventuralo sulla causa prossima dell' infianv* 

jnaziiiue la quale, cfae sìa del tenore leste l'imarcaio, lo coi^ 

armano questi squaicj^ die trascrivo dalla 6. ed H. pagina delik 

^Lcmoria predivisata . 

u . , ,.r . lenendo dietro ai fenomeni che piti coninne» 

Diente accompagnano lo sviluppo, l'andamento, l'esito e ì 

jHin^egacnze della flogosi itti è sembrato di poter conclude! 

;Che la cugioii prossima della medesima altro non sia in ultinMt 
I junalist che un diletto o insulRceii?,a di contiattililJt nelle fibi^ 
I dei va-ii sanguigni di qualche vincere o parie del corpo 
! jeui diventando la loro i-esistenza e reazione soccombente e 

corrispondente all'impulso del sangue circolante, là sì che qi 

3 Co ristagni o si soifeimì in essi in maggior copia , e che quìni 
lia In.rgi) a tutti quei fenomeni e a quelle organiche altera 
zioui die caratterizzano le parti infiammate». 
, Inoltre saggiunge alla sunnotata pagina 8. m E cosaccrt 
t dìmosuata che qualora il saugue scorie liberamente per - 
>asie che non soffre in verun tratto alcun ritardo u cioè none ai 
pestato pare die voglia dire, da qualche allacciatura <• siapui'e i 
suo corso quanto si voglia impetuoso e vivace , sia pure la »ti 
crasi da pungenti e cal.H'iHci principi alterata, sebbeo ditpong 
«otto queste cundìzioui o «crva dì occasione, non da però giainnil 



ibente e n<M 
e qu« 



DEl.TnAD1IVT0R£. 89 

lurtgo dì petsè stesso alla benché miuiniB e renk in (iam inazione "r 

Ma come ? domando io. si possono sostcnt'ie ({uesle teorie ed 
ainnivUCLe un di&iLo |inmitivo di contrai lililà nelle pareti ilei 
vasi sanguigni nei casi di infiamniaKione da me accennati nei due 
precedeiiLÌ articoli T 

Clii non vede che nel primo di eisi, cioè nelle punture ner- 
vose, l'infiammazione è dovuta esclusivamente all' ìri'iiazioue dei 
nervi la quale, comunicandosi ai vasi sangnìgni, altera la ci reo - 
Iasione del veicolo vitale contenuto entro il lume dei vasi me* 
iJesìiui 7 

CTii non ah poi con che facilita , dietro un alto di collera e 
dietro una qualche imponente miuaccia nascono delle infìam- 
mazioni di meningi e dì cervello, non che di tutto il sistema, beuc 
bjesiio letali, anche in soggetti del tutto sani e ben nutriti, nei 
quali luti' altra causa conviene addurre, meno quella d'una [in- 
tuitiva mancauta di reazione nei vasi sanguigni ? 

C^ premessa, iuoliraudomi a ricercare adesso coi semplici 
lumi jiBtutali, come si accenda una generale o parziale iiiliamnia- 
^ioue nei soggetti forti e pletorici seuza una pivcedeiite atonici 
delle tonache succitate , non vi è bisogno di gran criterio per di- 
stinguere che la massa accresciuta del sangue non stando più in 
prcporzioue del lume dei vasi sanguigni , urta nei medesimi , 1^ 
Ili che vengano stirate le dÌramauzÌoncelle nervose da cui san la- 
sciati - e in tal tnauiei-a procreasi un infiammazione per aumentala 
dose di sangue «n Irò ideili vasi sanguigni, le di cui pareti anche 
in qtiesio caso rimangono dilatale e sfiancale secondariameutc , e 
non pr im il iv amente come vorrebbe Pistelli. 

Cosi introdotto una miasma nel sangue, altera talmente quc- 
— -- - ' ■ --fersali '—- 



inguigno, il vajolo arabo al 



sto fluido da far si che in breve 
fiammazioni. Si inoculi iuliitti, 
coli' ago la tessitm-a d'alcun va! 

braccio d'un bambino del tutto sano e die viva in atmosfera n 
inietta da contagio . Qual è il resultato dì quesi' operazione f 11 
pus assorbito , dopo aver portala un irritazione liei vasi linfatici 
che trascorre, passando nella massa sanguigna, altera il corso 
della medesima, sviluppa la febbre ed accende una più o meno 
in leusa infiammazione dì lutto il corpo dietro la quale ne nascono 
le pustole vaiolose quali fanno vario corso, ma percorrendo sem- 
pre i diversi stad) dell' infìammazioue . 

Ora chi ardìrlÉ pronunziai« che l' ìnRammazìoue enunciai» 
ricnnosca per causa immediata la iiidebolitu tessitura dei vasi san* 
gnigni , e non la forta di un miasma , che introdotto entro il lu- 
uiv dei vasi medesimi , èsiaio egli solo il fomite, o stimolando , o 
ciiiiL'ostimolando, o anche irritando dell'iiiGammazione? 

Ma sccoiido la forza dei princìpi di Pistflu, stretUmeti» 



tfO ANNOTA ZIONJ 

ulando , non ptiii'ebltesi mai lane alcun mdunn di sangue in tiiw 

^nu te prima la le)i3Ìiura dei vasi sanguigni della medesima 

1011 l'osse alletBia, e maiicanie di BuliEìi.ciite reazione, 

, Peralti'o, tie giuxia y«uÌ9><! tiCrovat» qnesin pToposizione 

E come poirebboiisi spicgtire anche quelle suhiLanee acceiisiani ^ 

E ij^cia dopo un alto di gioja n di teirore, e come la scomparsa 

■ ■{jlQUe luedesime al riloiiiar dtlla culma.. 

Mi si diri che Listelli non à inteso di parlare di quefl» 
rt^ccusioni I ma delle infiainmazioai . lo pei-ò rispoudo, e che ditfe 






infiamma» 
che k ac- 
e certametitt 



ed il rossore 
. a in 
di dii 



lai passa da 
f -^one ilei medesiroo ? Prolungate o ripetete 

il volto, e voi avceic la vera ìnlìar 
|'i|euza precedente atonia dei vasi sanj^uì^i . 
liiolirt: che dilVerenza fra le delle acc 
1 ll^e risvegliano iti una parLe le i:oppett<> > 
Il conseguenza quatito Pistelli k i 
: questo rossore è un vero processo inliamniatorio dovuto 
i juaucunza di leaxiune d«i vasi, per la loro tolta compres^ionte 
l.jdeJl'ai'ia eitlcriore, altretWntoò iu ragione di sostenere che le 
I 4eti^')C<:ensÌ0DÌ (li Taccili «onti dovute ad unallei-azione portata s 
) Bervi , e non ad un asBiduta e primaria mancanza di reaiioiie^ 
k -^pme votrebbe il Dottor liicchei>e , de'vasi iriigaioiì . inikui tt 
I S^ni raduno di sangue fosse dovuto ad una priiniliva deboleziV 
^elie tuniche inicssentl i detti vasi, le più volte da me DMflCfe 
Recensioni di faccia sarebbero permanenti, e non si s'jiogU^ 
^ {ehbero si presto, passata appena l'alterazione dei nervi. 

Che se poi l' iuliamiiiazione consìste in un raduno o trat^ 
lenimento di sangue nei vasi di qualche parte, come mostrano 
i sintomi che l'accompagnano, cioè U rossore, il calore > 
i' auìiieiiCata ieH>i/iililà di-W organo affetto a norma di qnaotk 
insegna anche P^teu.! alla pag 1 1 , cosa sarà mai , rig< 
nenie parlando, l'ere/.ione del pene se non una specie i 
laminazione la quale , protratta che sia . porta a quelle steaH 
pinsegueuze di tutte le altre infiammazioni? '' 

, Ma die si deve opinare che il pene intanto si riempie d 
sangue, inquanto le pareti dei vasi sanguigni sono morbosamenfl 
indebolite , priye di reazione , e richiamanti desse sole cotìi ' 
tle^lo saiigue, IVà certamente È lo stimolo fivico o meccaoid 
che piessiede a quesla repleiinne sanguigna, e non la prcie^ 
saturali; indebolita tessitura dei vasi che compongono l'organi 
suij ILO minato . 

Esposti fin qui i casi e le ragioni che i 
più che sufficeiiti a rilevare che l'iciìam 
riconosce per causa immediata la mancini 
tuuiche dei vasi sanguigni, passerò a far marcare quali s 



ntt T'B^TttTT'TO'HE. gì 

tìati i falsi princìpi '^^^ siiniolaTOiio il D Pisiklu ad ammetlpre 
la sud da noi in ptirle cotilrasl atagli teoiìn 

Ba malura e non prevenuta analisi della metnorla del preti- 
tato atiiorc sembrami di poieil giudicare che i delti labi principi 
registrali alle pagine 7 (v. iii.)8, (v.S.) i3 (v.3o): e n. 
^v, jo.) sienu i quattro segnenti . 

1' L'aver egli considerato 11 sistema sanguigno corno com- 
posto di semplice cellulare senza dar punto peso ai fenomeni di 
cui possono esser suscettibili le belle anse e plessi nervosi ijuali 
abbracciano e fasciano te arterie singolarmente, e di coi l'Aulire 
ntiir aualÌMare la tessitura dei vasi sanguigni non ne 11 neppur 
parola . 

a". Il credere che il sangue per vTsiato che sia mai possa da 
per se stesso esser causa atsolula di infianimuzioue; 

3 . Il sostenere che gli stimoli portati sopra il sistema imga- 
tore sieno sempre capaci di espandere le fibre e portare dilatazione 
Delle parti . 

q°. L'opinare finalmente che nelle regioni inGammate si 
faccia cosianiemenle una -eparazione e un trasudamento se non 
pili copioso almeno eguale a quello delle parli sane . 

Ma con pace di questo scritture la cosa in alcun conto non 
vh coA poiché in primo luogo non si ignora da alcuno clie il si- 
stema sanguigno è sottoposto all' influenza del nervoso e st!i in 
mano di questo il freno per accelerare e ritardare la circolazione, 
motivo per cui non fi meraviglia, considerando! fenomeni dì 
cui é capace quando in special modo è punto o dislurhato, ac 
qualche volta è cau.>a immodtain di intiam in azione come divisam- 
mo. Tanto conferma anche questo squarcio di dottrina che Ira- 
ucrivD dalla pagina -j del 1" . volume delle profonde Le zio ni criti* 
che dell' e rad il issi mn Professor Toumasiui •' Dipendono dal- 
l'influenza del sistema nervoso ntiì movimenti dei vasi e nell' it- 
rigazione sanguigna i colori repentini ed involontari onde un bel 

f udore suol tìnger le gote; e derivano infine da qucst'inDuenza 
istantaneo rosseggiar della faccia, il sanguigno color degli occhi, 
l'alzarsi de' polsi , e il subito fuoco » che è quanto dii« le repen- 
tine iidìammazinni In cnusegueuza di ciò ne viene clie quando 
PiSTELLi analizzò le tuniche dei vasi sanguigni per trarne dei corol- 
lai") patologici, in lungo di prendere esclusivamrate in conside- 
razione il puro tessuto celluJai'C , che può dirsi insensibile , do- 
veva calcolare soprattutto il carattere e l'influenza che il sistema 
ii«]-voso gode sopra il detto tessuto , che cos'i non sarebbe caduto 
tanto facilmeutc nei da me rilevati errori , 

Secondariamente poi che , contro il parere diPisTEU-i, pei 
solo unno sitinolo morboso del sangue si sviluppino delle infi.im- 
mazioiii , senza che vi abbia luogo la mancanza primitiva dì thh- 



Qil ANNOTAZIONI 

I «ione delle pareli organÌ££»u(i ì canali clic ra celi in dono Io stesso 
rtsiigue . vieiie a bajianza disvelato culi' esempio cLe ò riportato, 
dei tcnomeiii che accadono d'ipii l'inoculaKioue del pus arabo « 
} con i^uautD accenuai iiell'anzicÌ;atH noia i3 del i,** voi. ove tee! 
^ comprendere come, dieuu P iiil'usioiie nel sangue d'una linfa vj* 
l tìata si uduhei-a la (juiiliià del medesimosaugiKidando esca a ler^' 
I -fibìii infiammai ioni . Àuclie il Outt. Hufeluìd è di questo seuli 
Ito , poiché in un Ceuiio ancora sulla vitalità del sangue coi 
f 4à>ncluse: 

' Quanto è certo che il sangue è ti primo grado, la prima form._ 

I 3ellu \ ila organica, e che conticue la base principale del di lei 

I carattere e della di lei manifestazione . ald'ettanto egli i 

1 dite che esso racchiude la cagione luiidameniale di molte malavite 

ii tjuel'epi'incipaliDeute che anno uu esatta conncmìone colla foni 

. {plastica {li cui II sangue è il conduttor principale; di tal latta sona 

i la diatesi inlìamiuatoria la cui cagion prossima esseaziul^ 

si ce ila Ili e lite ricercare nel sangue w Da questo periodo dunqq||| 

B' emerge colla più e\ ideate chiarezza che il più delle volte ' '' 

Vcscii) della medaglia , cioè, è il sangue , che per la sua 

Jjualilìi e quaulilù , ìsvolge rinCammazione , la quale PiST£lxt tift 

Jeie sempre dalla primitiva, rilasciata struttura delle tuniche de 
asi, lochè noi uoa neghiamo che (gualche volta possa e debba a&> 
'cadere . 

Che in terzo luogo PisxJ^i-i la sbagliasse quando azzardò alla 
|iBg. i3 che gli stimoli applicati al tessuto Lellulare, di cui &oaa, 
composti per^a massima p.^rte i vasi sanguigni, portano una dììt!\ 
tazioue nelle fibre del detto tessuto rilevasi dal considerare cj 
egli crede cogli Autori, che citò , che la tela celluloì^ sia iatessu 
ài sole lamine incrocicchiate fra loro , e uon di minutissimi v 
ietti come la dimostrai essere assolutamente organizzata alla i 
i5. del primo mio volume alla quale rimetto 1 
tìrne la piecba anatomica descrizioue. 
' Perocché se avesse opinato diversamente , non avrebbe a 

Veninia la detta idea citando e pensando con Weikabo , e mo 
altri alla nota i^. che l'espuasioue dell'iride, l' intm'gi di meati 
Jei capezzoli, l'ci-ezione del pene ec. sono fenomeni dipendenl' 
dalla predetta dilaiaziune delle supposte lamine cellulose, aiizict 
Convenire con noi che gli stessi predetti fenomeni sono toialmeul 
dovuti alla replezione dei vasi che organizzano le parti enuaciu 
Premessa ora que»t' orgauizzaziune di vasarelli nelle tunicl 
dei vasi irrigatori, chiaro rilevasi che lo stimolo (quando è mi 
derato e passeggìero ) portato sopra i medesimi , cioè sopra i vai 
vnioruni deve, in%ece di dilatare, ristringere non solo 1' orditili 
dei vasi principali sanguigni rendendola , col goiiGarsi i deUt vi 
setti, più spessa e più serrala in rapporto degli umori clke nei e 



; per gen* 



D K L T R A R IT T 'fd R P, <)3 

tati vasarelli ciincorrono , ma deve eziandio rimpicci'ilire il dia- 
Bietro otsia il lume interno degli stessi vasi sanguigni priiicipali 
snprannolati . 

Infatti Tcdesi chiaramente che soft f> la luce, cioè, sotto gU 
■limoli il diametro dell'iride voglio dire il lume della pupilla, ii- 
«iringesi in proporzione degli umori cl>e vanno a riempire i va- 
setti da cui resulta l' iride medesima . 

Ma nei visn vasoriim sento obictiarmi dal D. Pistet.i.1 gli 
umori, dietro gli stimoli, come vi concorrono? si può rispondergli 
ben sovente per tiitt' altra legge, che qn'i non è tempo di disni- 
Icre, meno per quella da lui suggerita, giacché convenendo nelle 
sue idee farebbe duopo pronunziare che tutti i corroboranti ed 
astringenti fossero per loro slessi riUissanli aisolniamenie , e che 
la decozione di china, di scorze di qnercia, e dì altre sostanze ric- 
che di tannino non giovassero altrimenti nelle piaghe atoniche, 
e che l'acqua vcgelominerale, e l'acquadi calce non più conve . 
nisse per bagnature in parti edematose, ove ordinariamente l» 
malatt'ia non consiste che in una preternaturale dilatazione e sfian- 
calura delle pareti intessenti i vasi s\ linfatici che sanguigni , per- 
chè nella maniera di vedere di Pistelli , la detta motbosn dilata- 
zione e sfiancatura dovrebbe, sotto l'uso dei detti rimcdj , ere- 
scere e farsi irreparabile, per uno sviluppo, che forse dovrebbe 
aver luogo , d'infiammaxioDe . 

A lutto questo si può aggiungere che quando lo stimolo 
(quale produce ordinariamente un etfettn relativo, e non sempre 
rilassante, in rapporto del grado diverso di eccitabilità della parte 
su cui si applica . locbè vien confermato da vedere alcuno fiate 
che un risolvente ora riesce suppui'ante e viceversa un supjinrantc 
risolvente) quando , ripeto, lo stimilo e alquanto periti itien te , 
esteso, bilanciato colla suscettività dalla pirte, e che ioconsegiien?a 
non serve di causa molto irritante come min puntura, coarta e 
rielringe a pocon poco tanto i ■"nsn i-nsorrjw, che Ì vasi aanguii^ni 
principali dissipando e fugando gli umori dagli uni e dagli altri . 

Un esempio di questa maniera di agire di detti stimoli l' ab- 
biamo nelle oftalmie quali si curano felicemente sbarrazzando tulio 
il sangue morbosamente accumulatovi per mezzo dei collirj ve- 
triolati e delle pomate astrìngenti . 

Se pertanto gli stimolanti agissero dilatando e richiamando 
così gli umori stabilmente, vi sarebbe maijwricoln checnll'uso mo- 
deralo dei medesimi, prescritti qualche volta Un da principini si 
potessero vincere queste oftalmie, cime si vincono tutto giorno . . . 

Ma a confessar la veriià anche egli, contro quanto avanzò 
• allapag. i3.,e di cui si vien da parlare, dice in aUro luogo e 
precisamente alla pag 8. che gli stimolanti applicati in tempo 
nelle coniusioni si oppongono all'inlìammazione . Dunque se vi 



q4 ANNOTAZTONt 

sono degli stimolanti che in certi momenti vincono là morbosn 
dilatazione dei vasi opponendosi ad un richiotmo copioso e .straorr 
dinario di sangue entro il lume de' medesimi, perchè accordart 
alla detta pag. 1 3. che siffatto richiamo ( di sangue } non lo può 
fare lo stimolo se non se coli' indurre i^t'/a£àzù>iie e fbrmaie uà 
vuoto ove agisce. ? 

Che finalmente non sia vero neppure che nelle parti iik- 
fiammate le secrezioni e traspirazioni si mantcnghino come in stato 
naturale, ma che in sostanza sìa bene spesso tutto l'opposto 
contro quanto ne pensa Pistelli , lo attestano fra i tanti come 
riportai nella nota i3. del primo volume , anche Botrr nel T. L 
del suo Trattato chirurgico alla pag. 'xi. e Scarpa nel suo Saggio 
sulle malattie degli occhi pag. 4' ^^ riprova di ciò il primo 
COSI ragiona, ed sintomi generali che sopraggiungouo in certe in<* 
fiiammazioni si limitano spesso all'accelerazione del polso e ad 
un aumento di calore in tutto l'ambito del corpo, vaie adire 

ni fenomeni che caratterizzano la febbre ma secondo 

la natura dell'organo infiammato, il grado dell'infiammazione 
. . . . questa febbre varia molto e qualche volta eUa è ac« 
compagnaia da una grande cefalea, dalla frequenza dellk re* 
«pirazione e dalla diminuzione di molte evacuazioni . Cosi la ^ra' 
spirazione è diminnita, le orine non si nf^narano che in piccoÌM 
guantuà^ ed esse d'altronde son limpide ; lochè annunzia uno stato 
di ristringimento e di increspamento nei vasi dei reni iofìam* 
mati, ec. M 

Ecco poi come insegna il secondo parlando del flusso pal« 
pebral puriforme m Infatti nel più alto gradì di questa nialat- 
i^a, se per accidente le palpebre sono omprese da infiamma- 
;^ione, come nel caso di risipola iella f e i , l^ effètto eiella 
ùHale i come di tutte le infiam nazioni ^ h d* sopprìmere ogni 
sorte di secrezione nelle nani c^ie in\mde , cessa del tutto la 
raccolta di materie puriformi nel sacco lagrimale , auale torna 
a comparire tosto che si rallenta l'infiammazione delle dotte 
palpebi^, e ricomincia la morbosa secre^.ioae della membrana 
interna di esse, e quella delle glandolette meibomiane »> . 

Ora obesi deve dire che questi pratici rispettabilissimi e tanti 
altri , che per brevità non mi prendo cura di qui citare, l'abbiano 
sl>agliala? Nò certame ate • Piuttosto mi sembrerebbe che l'avesse 
sbagliata il I>. Pistelli mentre quei trasudamenti che vuole; 
che abbiano luogo nelle infiammazioni, come egli avverte alle pag. 
11. e 12. parte sono effe iti consecutivi e concomitanti di in- 
iiammaziof>e , cioè sono conseguenze che si osservano in seguito 
del periodo infiammatorio, e dopo che l' infiam magione a di 
stratte , sfiancate , ed ero^^e le tonache dei vasi sangi* igni , e parte 
fassouo* ripetersi da altre cause. Infatti quello ^scolo che rìmaroa 



DEL T R A-D U T T O a E. gD 

niella blenorrea e quello stillicidio che accusa oella corizza pcrcflè 
può. esser benissimo non accompagnata da fiogcsi sono eUfettì 
5i>vente o <d' nn ostruzione primaria delle glandolo del collo e 
dell* inguinaglia o d'un afflusso straordinario d'umori aJle mede- 
sime glandoAe, locbècome segua e si spieghi; può scontrarsi nella 
nota 11* del sopra enunciato i*^. volume di quest' opera • - 

Dimostrati cosi erronei iprincipi i più essenziali su i quali 
à ostruiti il I). Pi$T£i.l«J la sua teoria intorno alla causa prossima 
dell'infiamn>azione, non può che essere erronea conseguentemente 
anche detta teoria medesima, quantunque nelle infiammazioni ri*- 
eonosceuie per causa occasionale una percossa che contunde la 
tessitura dei vasi nonché nelle altre precedute da un^ atonia prì^. 
maria dai solidi., desta; secondo i sentimenti dì varj Autori', 
possati con detta ragionevolezza emmettere e sostenere . 

Nel dare un^ occhiala -e di volo alle prove di quest' annota<- 
zione , essendomisi fatto presente il nuovo metodo dell' inobli* 
terazione del sacco di Kinder Wood per la cura radicale del- 
l' idrocele della vaginale del testicolo, di cui si tien proposito nel 
N ^ 34* del giornsle dell' illustre Omodiii , prego il lettore \dx 
compiacersi di pertorrerne il seguente transunto onde, a favoiit 
dei miei rimarchi fatti superiormente, ne sia intesp uuiversal* 
mente lo spirito . 

. ' Detto metodo pertanto constate nell* abradere piccola por«* 
zione di vaginale , dopo aperti i tegumenti con lancetta g ip^ 
evacuata 1' acqua , all'oggetto di risvegliare un infiammaziitoe 
non che abolisca la cavità , ma che corregga e diminuisca hi- se- 
crezione smoderala della stessa vaginale da cui è da ripetersi 
l'idrocele, errando quelli che lo credono prodotto da mancanza 
primitiva di assorzione per le ragini ivi tracciate da Sia James 
Eàrle, e per quelle che io potrei addurre , fra le quali accennerò 
questa, cioè, di non aver mai ttovato ostnitle parzialmente le 
glandole linfatiche cui vanno i linfatici della slessa v^iginale, conte 
dovrebbero trovarsi se l' idrocele nascesse per miancanza 'di reale 
assorzione , giacche fuori di questo caso io non credo che mai i 
linfatici desistino per lunga pezza dall' incarico affidato loro dalla. 
Natura di assorbirò . 

KiiTDER Wood paragona la morbosa secrezione deUa vaginale 
con quella della congiuntiva tielle croniche infiammazioni o con- 
gestioni dicendo come anche io rimarcai «che molte croniche ma- 
lattie , e segnatamente quella specie di ottalnriia che consiste nel 
rilassamento e nella debolezza dei vasi sanguigni della congiuntiva 
dell'occhio., si curano con accrescere 1 azione degli stessi vasi 
sanguigni rilasciati . >» 

Se dunque la smoderata secrezione della vaginale si Corregge 
col far nascer» un infiammazione nella stessa vaginale , bisogna 



^ 



e perlom 



AWW0TA ZIOWI 
5 vi sono delie infiaimnawoni nelle quali l'or- 
iiou si autnenia ecrtii mente, come vorrebbe che 
e sempre Pistelli, all'opposto di quanlo io prolesiai 
altrove . 

Ma odT ri<ponilcrrai, in qualche in fin m magione V aiimenio 
della secrezione e della Craspìra^ioitc è però incnntrastnbile. Eb- 
bene, soggiungo in, questo caso, che anclie da doì è ammesso, non 
potend<) smentire , nò distruggere però gli altri che gli sono op- 
posti , cosa indica se non se , come notai di sopra che è difficile 
ridurre aachc le nialatlie fra loro consimili a un dato tioico e 
sempre identicf) principio siccome aiipunto il signore Pistelli 
vorrebtie ridurre l' infiammazione , dopoché ci lasciò scritto lo 
stesso AnisTOTiLB » che la -iimilitudine delle nulattie cui stanno 
attaccati i medici malavveduti per tirarne costantemente delle 
simili conseguenze è la fonte di mille distra 
presso a poco anche Celso nella bella Prefazione del s 



laì . sento sempre più incalzarmi, l' infiam maxione 
ò detto dilatare sovente le tuniche dei vasi saD- 
rre lo sfìancanienta delle medesime secondariae 
nforzare le stesse tuniche quali si suppongono e 
' indebolite nel caso di idrocele della vaginale? 



ci predisse 
mofibioi.* 



<be poco Ti io 
gnigni e prodi 



Kispoi 



o che la dillìcoltì di spiegare un fatto i 



: argomento 



luraciente per ìsmeatire il fatto medesima; chi sa che ìl sangue 
sotto date circostanze non si renda stimolante e corrugante i vasi 
in manierada contrarre qualche volta i canalini che lo contengono 
come lauDo Ì rimedj slittici che si applicano alla di loro superficie 
esteriore 7 Chi fa contrarre nel vivente il cuore , benché sia da 
premettersi organizzato sotto altra forma . se non se il snngoe' 
Infatti che il sangue da pnr se stesso stimoli e contragga le 
fibre è dichiarato e deBiiitivamente deciso anche dagli sperimenti 
4el chiarissimo De Humboldt il quiile immerso avendo il sud- 

■ detto viscere , distaccato da un animnlc e gi^ mancante di pulsa- 
t^ione nel sangue arterioso, vide desiarsi in esso nuove contrazio- 
ni. Vide pure che gettata nell'aci]ua gelata perdeva aSatto il 
moto; che, tolto da questa e collocato quindi nel snngnc ve- 
noso, incominciava a muoversi un altra volta ; e fìnalinenir' clie 
liriconlraevae pulsava evidentemente tostoclièdacapo er» iratuer- 
Go nel sangue arterioso. ^ 

Non le.Tio poi per avere avanzato quanto sopra di potare 
Esodare soggetto alla laccia di incoei-ente e di poco sistematico 

■ ftoi miei sopra espressi principi, ^^ riilettasi soprattutto a quanl» 
k pubblicato anche il celebre Hufelasd in favore di quelli Scrit- 
tori poco attaccati ai dogmi delle scuole cou queste parole »W>- 
vandosi in opposizione le sistematiche dottrine si può con ragione 



»EL TRADUTTOKE. 97 

■sserìre che bene spesso si ottiene nella cura delle mnlntlic uguali 
' effetti con mezzi contrarj , e che perciò restar bhfigna una volta 
" persuasi esser la Natura quella Ìoit» che di molto agisce ; e che 
Dell'atto clinico il Medico devesi limìlare o a pn-curame l' ann- 
ue quando questa lìa infievolita, oa moderarla qualora sia ecces- 
siva, ed a rivolgerne inBoinnia le direzioni nei modi salutari » 
lochè mi pare che bene incastri in questo luogo per rammentare 
che si ottcìigouri e iviluppano alle volte degli stessi effetti sotto 
circostanze fra loro totalmente opposte, ome è stata mia niente 
di rammentare con dire , fra le altre cose cLe non sempre la ri- 
lassateEia delle tuniche intessenti i vasi sanguigni è causa piul- 
tostochè effeit» di infiammazione; che qualche fiata un prin- 
cipio qualunque adulterante il sangae può t'ars't che questo gati^ 
gue solo e di per se stesso dia luogo ad un infiammazione ; e eh 
non sempre ne in tutte le infiammazioni la serrezione nel] 
parti inTiamniate si accresce contro quanto sostenne il Medie 
Liicchesc; 

Per dimostrare sempre più l'errnneith di questa opinione mi 
aia permesso di ijul registrare anche quest' istoria che mlesi rife- 
rire dal degnissimo Pr. Rvggiehi in una sua lezione clinica nello 
spedale di Padova . 

Una duuna giovane veneziana si attacca il proprio Oglio, 
che allattava , alia mammella detira perche stasse più tranquillo 
nell atto che un Chirurgo gli inoculava il pns vaccino. In tale 
operazione ella restò incidentemente ferita nella stessa mammella 
la quale iu capo a quattro giorni si infintumò enormemente, cesio 
<IÌ segregare qualmiqne la più pipcnla dose di Uttc, e a poco 
a poco divenne talmente dura, riconcentrata , e quasi atrofica , 
die, affettando la figura di uno scirro, volevano amputargliela 
se il prelndatn Professore non si opponeva saggiamente dicendo 
che era meglio che In paziente tenesse una mammella dura e 
piccinla , che non le doleva, diqueUochè esporsi ai pericoli di un» 
non necessaria operazione . 

Ora chi non vede che in questo caso non solo non si fece 
^olto il processo infiammatorio nessun morboso trasudamento , ma 
che di più si soppresse anche quello già inviato e stabilito, voglio 
dire la stessa secrezione del latte che per legge di natura doveva 
persistere e continuare t 

Ma non è questo il solo caso in cui l' infiammazione ter- 
mina in indurimento senza dar luogo a nessuna morbosa sepa- 
razione, e sospendendone anzi qualun({ue altra che nello stata 
di salute potesse esservi naturalmente stabilita. 

Riscontro adesso nel fascìcolo di ollobrc di quest' isle^so 
anno jSsu del prelaudato Dottare Omodei che un tal medico 
ToNELLi romano ii tentato di combattere prima di me la teoria 

r. //. f 



gS ANNOTAZIOWI 

fin qui analizzata del Signore Pisteixi ; ma poicbè egli a tenato 
un sentiero in gran parie opposto al mio , come rilevasi dalla 
risposta dell'» stesso signor Pistelli ivi riportata , cosi -ò creduto 
bene lasciar veder la luce anche alle mie riflessioni , tali e qnali 
io le aveva distese . aggiun^ndo qui soltanto che se il signor Pi« 
STELLI mi rispondesse che le punture ed irritazioni nervose , i 
miasmi e le adulterazioni del sangue in generale ( quali risve« 
gliano infiammazioni anche nelle parti ove non si riscontra om- 
bra primitiva di deboleza^ ) debbonsi riguardare per mere cause 
occasionali , anche la sua indebolita contrattilità vascolare sarà 
date aersi qualche volta per una causa occasionale, lochè vorrebbe 
significare che egli non ci avesse detto nulla di nuovo perchè se , 
% stringere il discorso , egli avesse inteso di insegnarci soltanto 
che non si può dare infìammazionn senza uno sfiancamento delle 
tuniche intessenti i vasi del sangue , sfiancamento che annunziò 
ritrovarsi nelle parti invase da ilogosi anche Mascagni, questo 
^^ -^tpMTche ce lo conceda spesso secondario , piuttostochè primitivo 
come 1q vorrebbe sempre ^ si sapeva già dacché ( bandita la teoria 
di BoERAVE basata sulle illazioni di Leuwenoegk di cui parlai in 
va annotazione del i.^ T. della prima edizione di quest' istes- 
s' Opera ) fu stabilito che il sangue nelle parti infiammate trovasi 
entro il lume dei propri vasi sanguigni e non altrove • 

Posto ciò siccome detto sangue in tali circostanze colà si ac» 
cumula cinque o sei volte al di sopra dell' ordinario , tanto non 
potrebbe aver luogo certaniente se gli anzicitati vasi o primitiva^ 
mente o consecutivamente non si dilatassero onde in essi ammet; 
terlo e ritenerlo in dose così straordinaria e grande Perciò l' in* 
^fiammazione mi pare che si possa dal più al meno definire » Uno 
Stato morboso in cui a luogo Y insinuazione e il trattenimento di 
una dose insolita e più copiosa, oltre l' ordinario, di globetti rossi 
nei vasi sanguigni di una data parte , atteso un più o meno mar- 
jcato sfiancamento primitivo e più spesso secondario degli involu- 
cri intessenti ^ li stessi vasi per cui ne nasce il rossore, la tensione» 
e il dolore della parte medesima infiammata . » 



il» ■■ »■ 



z' 



STORIA 

DEI VASI LINFATICI 

f 

PARTE SECONDA. 

Gap. il 

Dei linfatici che nel collo si scaricano o nel canal 
toracico o nelle vene del destro ó del sinistro lato • 

Akt. 1. 
Dei linfatici dei polmoni, 

I linfatici dei polmoni parte si scaricano nel canal 
toracico entro la cavità del petto , o mentre scorre per 
lo collo 3 parte finalmente sboccano nei tronchi che se- 
paratamente 81 versano nelle vene • Ma siccome la parte 
principale dei medesimi si apre in questi nltimij per 
qaesto non dubitai di riportargli tutti ad un solo articoloj^ 
affinchè non sembrasse che troppo servilmente io avessi 
secondata una divisione che essi non richiedevano • 

Si osservano nei polmoni siccome nelle altre parti 
ì linfatici superficiali e profondi • Questi seguitano il de* 
corso dei vasi sanguigni principali, mentre gli altri stri- 
sciano sotto la membrana alla superficie dei polmoni » 
Dessi si manifestano ottimamente quando o^lla cavità del 
torace si contiene nn fluido qualunque o è stata iniettata 
nei tronchi q nei vasi sanguigni un acqua culda. 

Se i detti linfatici superficiali vengano iniettati col 
mercurio, si riempiranno velocemente col più bello spet- 
tacolo, ed esibiranno una rete ch^ riveste tutta la superfi- 
cie, la quale ci^ta di ar^e pentagono o accostandosi moltis- 
simo a questa figura. Qualche volta le stesse aree, seppu- 
jre non lo inibiscano i^ valvole ^ vengono ricoperte da una 



lOO I a T O » I A 

I retìcel' .^.rinata da vasi lìnialici esilissimi e attortigliati 
più o^il'oi-diaario quali tessouo delle nuove aree più su- 
periicialì e. più pìccole che si accostauo egualmeale al peu' 
tagono. } rnmi che intessono quella pi-ima rete maggiore 
cadouo alle volte in dilatazioni cosi i-aggiiardevoli che ai 
possoa denumiuare ifarici, le quali, benché non sieno co- 
stanti, pure si osservano più frequentemente nel polmone 
che in altri visceri . I tronchi che provengono dalla detti 
1 rete maggiore comunicano eoi profondi ; anzi la più graa 
parte dei medesimi va direttamente aì profondi per costi- 
tuire con essi dei tronchi comuni. 

Le diramazioni le più miuute de> linfatici superili 
li del polmone nascono col mezzo delle loro boccucce 
, inalanti dalla superficie della pleura che riguardft la cavità 
f del torace, ma siccome queste minime diramazioni che si' 
t tl'ovauu alla superficie dei polmone, non si possono pene- 
I trare col mercurio per mezzo delle iniezioni ordinarie, CÌ 
£ permesso seguitarle coli' introduzione dei liquori colo- 



rati nella cavità del torace, 



, dette minime dirami- 



ziuni, dopo averli assorbiti, si mostrano coi suoi orifìz}. 

1 linfatici che appartengono alle superficie concHva ■ 
convessa dei polmoni comunicansi fra loro nei margini. I 
di loro tronchi maggiori , oltre quelli , che , come enun- 
ciammo, si internano nella sostanza dei polmoni per unir->^ 
si coi profondi, o decorrono per le fenditure e vanno iIIq 
glandole collocate fra le medesime : o dallo superficie « 
vessa passano alla concava a traverso il margine poste-, 
rioie ed interno per giungere alle glandole che risiedono 
Dello slesso margine: o dalla parte posteriore si produco» 
no a quelle che riposano aopra i bronchi : o radono il' 
inargìue anteriore per riunirsi con quelli che rìsiedond, 
nella superfìcie cuncava: o finalmente dalla superfìcie con» 
cava si scaricano nelle glandole situate intorno ai vatt 
sanguigni e ai margini posteriori. 

1 linfatici profondi nascono dal cavo interno delle ves^ 
■ichette polmonati, dai bronchi, e da tutta la sostanzi 
degli stessi polmoni. J di loro tronchi sortono abbraccian- 
do i vasi sanguigni e i tronchi, comuuicano coi supertì- 



DEI VASI L-ItTFATICI. 101 

cìali, e, divisi in rami, si verssao nelle glandole poste uel- 
l'iaterna sostanza dei potinoa! fra i broaclii e t vasi sangui - 
gai polmoaali. Da queste passano ad altre collocate Ira gli 
stessi vasi e brouclii in quel luogo appunto ove questi si 
internano nei polmoni , e dipoi per niezto di plessi e 
tronchi si avanzano a quelle glandole pììi grosse che sie- 
dono alla diiisione dell'aspetarteria , ove oi-dÌaariainen- 
te i linfatici del lobo destro comuntcauo con quelli del 
aiuistro . 

Da queste glandole ne derivano alcuni tronchi , i 
quali si portano itiferiormpnte strisciando lungo il lato 
sinistro dell' esofago, e tìnalmcnte, ritorti in alto, passano 
al Iato destro , e si portano alle glandole che incontrano 
nella medesìnaa parte. In queste comunicano con alcuni 
epatici ed esofagei , e poscia con serpentino cammino 
ritornano alle glandole poste egualmente a lato destro 
dell'esofago prossìmamenle a quelle d'onde si sono par- 
titi , dalla superiore delle quali ne sorte un tronco massi- 
mo che si divide in rami , quali dopo aver salutate alcuue 
glandole dietro dietro le vertebre , divisi nuovamente e 
rivolti alquanto all' ingiù in compagnia d' alcuni interco- 
stali , si inseriscono nel canal toracico entro la cavità del 
petto . 

Da una delle glandole poste alla biforcazione della 
trachea come enunciammo, ne derivano due divisioni 
di linfatici . La prima con moltissimi tronchi sorte dati* 
parte destra della sua faccia anteriore, la qu; 



portarsi alle glandole collocate poco sopra a lato destro 
della trachea medesima, ascende superiormente. In queste 
medesime glandole vi si coadanano altri linfatici polmo- 
iiali , che dalla faccia concava del polmone destro e dal- 
l'intima di lui sostanza si incamminano direttamente colà 
senza salutare le altre glandole poco ia mentovate ._ Di qui 
alcuni, attraversata altra glandola posta poco sopra, ritor- 
CODsi tosto a destra in un arco , e passano con un so^ 



tronco sotto l'jugu 
inferiori del colk 



lare interi 
, e qui 



■ elle glandole 



qu. 



;llt che 



si scaricano nelle vene di questo lato : gli altri poi, 



vero questi compongono il numero principale , luugo il 
lato destro della trachea arrivano a! collo e con arenato 
. tragitto SI portano alle glandole situate anteriormente alla 
Iktessa trachea sotto la tiroide, ove si comunicano con aU 
k tri provenienti dalli suddetta glandola, seppure se ne 
a eccettuale un tronco, quale da una piccola glaudo- 
Bjk posta ne! principio del collo a Iato destro della tra- 
udo quasi la stessa strada dei superiori t 
iquali SI iece conoscere che vanno alle glandole inferiori 
rUelcollOjè diverso soltanto in questo, cioè scoiTe uu 
^oco più alto e attraversa due alandole situate fra la ca- 



i dalle piandole ante- 

o più in due tronchi si por- 

' L regione sinistra de! col- 

a , e anteriormente e po- 

i allontanane) alquanto 



fetide erjugulare interna. Gli 
riori dalla trachea , riuniti per li 
(ano eoa obliquo cammino nel!. 
Io presso la vena jugulare intem 
steriornieiitcalla carotide, dipoi 

all'ingià per inserirsi nelle glandole poste all' ima Las* 
del collo dallo stesso Iato . Da queste poi con altri mol- 
tissimi che descriveremo inseguito, si versano nel canal 
toracico, seppure qualche volta non si aprono con altri 
tronchi nelle vene separatamente . 

L'altra divisione d! vasi , la quale avvertii superior- 
mente che sortiva dalla glandola posta alla Liforcazionff 
della trachea , mentre per qualche tratto percorre la faccia 
anteriore e media della medesima, si riunisce in uno o 
pili tronchi, quali con flessuoso cammino si divìdono a 
sinistra in pi ìi rami , dei quali i destri , attraversata una 
glandola posta poco sopra alla stessa faccia delta trachea, 
si congiungono con quelli della prima divisione . Gli al- 
tri, arrivati sopra l'esofago , attraversano le glandole re- 
sidenti sulla faccia anteriore del medesima esofago, dal- 
1 ultima delle quali shoccano al principio del collo cou 
va sol tronco nel canal toracico. 

I linfatici profondi del polmone sinistro quali non 
si comunicano'coi destri, o sortono dalla sostanza ap- 
punto in cui l' arteria polmonale ed il bronco si in- 
lii-na nel medesimo polmone, e, attraversate le glandola 
poste sul margine dello stesso polmone, si riuniscono (ì- 



SI LINFATICI. lo3 

Balmeule in un txonco solo ( uou cootandone un altro che 
mandan fuora all'iufima delle sopramiuentovate glnndolc 
dell'esofago affinchè si riunisca coi vasi superiori dell'al- 
tra serie ) i{ual tronco si diritte «d altre gtandule poste alla 
parte sinistra delle vertebre, e quindi sì scarica a traverso 
altre glandole collocate dietro l'aorta nel canal toracico, 
entro la cavità del petto; o provenienti dalle glandole si- 
tuate presso il margine interno e posteriore dello stesso 
polmone s'indirizzano ad altre glandole sedenti intorno 
all' apice del lobo superiore. Di qui ne risorgono ordiiia- 
riatiieute tre tronchi , il maggiore che scaturisce dalla par- 
te più bassa, declinando per la parte inferiore si congiun- 
ge nelle glandole poste lungo le vertebre col tronco poco 
fa mentovato dei profondi per sboccare, col mezzo d' un 
alvo comune, nel canal toracico. Un altro passa avanti l'ar- 
teria succlavia, e si insinua tosto nel medesimo condotto 
alla parte superiore del petto. L'ultimo poi sortito da una 
certa glandola che posa anteriormente all'arteria suc- 
clavia , nella quale sogllon concorrere più plessi dì vasi 
mandati dall'altre sunnominate glandole, con brevissimo 
tragitto termina nel canal toracico . (a) 

(a) RuDBECK, RuiscHio, NocK, Keill. Huisau} , ed altri per 
quanto abbiano parlalo i primi nelle loro opere dei llnt'alici dei 
polmoni, niuiio ne trattò meglio dell'HewsoN che ne stabili due 
ordini, il primo dei quali dalla faccia posteriore dell'uno e l'altro 
lobo, lungo la radice si avanza al dutto toracico intorno alla metà 
del dorso, mentre il secondo dalla faccia anteriore ascende in ■alto 
verso le vene jugulari e succlavie . I linfatici sinistri di quesl or- 
diae, dice che si aprono nel dutto toracico priJsso la di lui inser- 
zione nell' angola interposto fra la jugulare interna e la succla^■ia 
del medesimo lato: e che i destri non rimettono in alcuna maniera 
nel suddetto dutto , ma si versano separatamente ncll' anguln for- 
mato per la parte di-stru dalla congiunzione delle suddette vene . 
Goal 1 Hewsoh. Pur nonostante mancava molto tuttavia pcrdiè 
fosse resa perfetta la dimo.'trazìone , e la descrizione di qtiesti 
vasi. Infatti egli a'ia fa alcuna menzione dei profondi; senza 
fondamento poi insegna che tutti i linfatici anteriori del polmone 
destro si scaricano direttamente nelle vene dello stesso lato, e omel- 
ie il decorso dei medesimi a traverso un immenso numero di glan- 
■doje poste presso la trachea o presso l'fsnfago o intorno ali arcala 



Dei liiij'alicl mnmmarj l 
pericardini , i 



, frenici, mediastini, 
, e cardiaci. 



1 liotatiiii mammari invertii scguoDO il decorso dei 
li sanguigni da cui De desumono il loro nome distinti- 
. E»s\ Li'i);;»uuo la di loro origine con varie diramazio- 
ni dalla regioae aoteriore e supcriore dei muscoli addo- 
miodli , dnlU parte anteriore d<!l pelto , e dai tegumenti 
della parie anteriore dello stesso petto, e dell' epigastrio V 
Quelli che provengono dai muscoli, e dai tegumenti del 
bassuTeiitre penetrano dall' una e I' altra parte nella cavi- 
tà del torace per una rima itlasciata dal diaframma , mea« 



iteli' Anna o intorno alle parli laterali del collo o finalmente lungV- 
le vertebre del darso; le quali cose chiaramente appariscono tanto 
da ciocché abbiamo referiio superiormente dei medesimi , <piimti» 
daUe mie tavole di N. XSL e XIX. 

Ma egli i'i la gloria d' easeie slato il primo a riemnìre , co^ 
mesEo dei linfatici del polmone, le glandole bronchiali, le quali , 
con invincibili dimostrazioni, riuiii al genere delle conglobate coa- 
tro chi ne dnbitava . Cade pertanto qitella distinzione che il cliift» 
rissimo P. HTU, aveva stabilita fra le glandole bronchiali , e le liic 
litiche del polmone . In tutte queste glandole predivisate confluì- 
e si mescola l'umore che attirano le radici dei Unlatici dalla 
ita del ['Clio, dalla superfìcie esteriore del polmone, dal caio 
I -4}eUe \essichelte polmonali e bronchi , e dalla stessa sostania dei 
I Dolmoni, e spazj inierco^^ralj da cui assorbono un umore nericci", 
[ che trasportano alle glandole tingendole d' nn colore oscuro parti» 
telare. 

Pertanto il fluido elle si riunisce nelle suddette glandole Co- 
sta di un doppio genere di particelle , cioè di quelle che sommini- 
«tra l'esalazione dei vasi, e che giti si accostano alla natura animale, 
e dì quella poi che somministra l'atmosfera e che abbisognano di 
più lunga elaborazione per acquistare un certo grado di animalii:- 
lazinne. InJàltt i vasi linfatici polmonali transitando per più ordi- 
ni di glandole •ne concorrono i linfalicfd' altre diverse partì, co- 
me resulla anche dalle mie tavole ^ sembra senz' alcun dubbio ' 
questo transito >ia stato providamente istituito dalla natura a 
che k particelle assorbite dall' aria, avantichè si riuniscano al 



1 



i 




nei VASI LINFATICI. lo5 

fre con distìiile origini nasce dalla cartilagine della costa 
sesta e siucronata per attraversar quindi le gidudole più 
basse poste fra gli spazj intercostali. Di poi col mezzodì 
tronchi e di plessi , attraversando le glaudole situate nel- 
la faccia interna del torace fra le cartilagini delle coste , 
presso i vasi sanguigni mammarj , dirigono il loro cam- 
mino versole vene succlavie, ove per la medesima dire- 
zione trovano altre glandole, dalle quali si riuniscono in 
un tronco solo , il quale scorre obliquamente in altoluo- 

gue, si frammischino più intimiimenie colla linfa e soffrano in que- 
Ita maniera una certa elaborazione. 

Nei tisici , idropici, asmatici , e nei peripneumoniaci le glan- 
dole bronchiali si rim engono ordinariamente osirutle e tnmide , 
anzi nelle malattie il' una certa durata sono attaccate da sup- 
durazioiie . Allretlanto osservarono ancora, almeno nei tisici, 
i più chiarifisimi Scrittori. In queste stesse glandole ammalate ri- 
pone il celebre Poutal la sede della tisi, e appoggiato a moltiplici 
OBservazinni stabilisce che \' accidentate proviene dal primario in- 
farcìmeTJto e suppurazione delle glandole bronchiali: l'ereditaria 
dall' alTeziotK delle glandole linfatiche residenti alla superfìcie dei 
polmoni , del che invero nulla di positivo determinano le mie 
ossenazionì . 

Nella tisi che procede dall'ulcera del polmone nella perir 
pneumouia in cui, oltre l'infarcimento del viscere, germoglia be;i 
sovente la suppurazione, uella vomica, nell'empiema intumidis- 
cono le glandole per il pus assorbito e per altre morbifiche mate- 
rie ; allora in conseguenza dell' alterazione , trattenimento , e cou' 
gestione delle materie medesime si infìammano e suppurano. 

Posto ciò chiunque couosrcrà le partì del 'sistema linfatico , 
facilmente concepire quanto possa contribuire alla soluzione dèli» 
malattie premesse nel polmone, il ristabilimento dì queste glando- 
le, bctichè attaccate secondariamente. Pertanto ci dobbiamo dar 
carico nelle circostanze predivisate di far per\enìre direttamente ì 
rimed] alle dette glandole , cui si dirìgono i linfatici polmonali , 
onde esse rimanendo vìnte e deostrutle , sieno d'un facile sgorgo 
alle materie polmonali perchè cos'i restino debellate le stesse gra- 
vissime malattie del petto. Ciò poi non si potrà conseguire pili util- 
mente che con ridurre in vapori le sostanze medicinali , le quali , 
col soccorso dell' ispirazione , possiamo agevolmente portare alla 
superficie interna dei polmoni, superGcìe per se stessa amplissima, 
e dalla quale ne nascono infiniti linfatici che si portano alle (jlani 
dnle enarrate . 



^o l;i facciu dntei-ioi'e delld succlavia, e quindi, ritorto tn 
, iiasso, l'arcuato cainmiiiu , si inserisce uelle glanttole io- 
I ffei'iori del collo. Questo comunica con altri nati dal collo, 
i «apo, polmoni, articoli suppi-iori e parte posteriore del d 
.IO, e dalla parte sinistra termina uel canal toracico, m< 
.tre poi dalla destra si riunisce in quei tronchi ohe stpt- 
.ratamente si aprono nella succlavia e jugnl; 

A questi vasi lungo il decorso deirarterìa mammaria 
li accompagoauoalcuui linfatici dalla parte anteriore del 
petto, come enunciai, quali per mezzo delle t'euditure di 
muscoli intercostali passano nella cavità del torace, e ti 
incamminano alte glandole residenti infme saprà gU 
..stessi mammari . In ■^"'^^''^ stesse glandole collocale or- 
iginariamente tra la quinta e terza costa si riunisco] 
: il più delle volte d.il lato sinistro soltanto) altri troa- 

chi apparteuenti agli epatici, i quali, come appi 
I ^facemmo conoscere , procedono 
eorio . 

l diaframmatici con alcuni i 
tercostali, mentre con altri si ine 



dal ligamento sospea- 

imi si uniscono agl'i'n- 
lle glandole 



all'esofago. Alci 



alt) 



ri poi SI 



poste iiitori 

accompagnano con diversi epatici provenienti dalla faccia 
convessa del loho destro e sinistro . Ma i tronchi mag-- 
glori si riuTengouo nella faccia convessa dello slesso dia- 
I -dramma, ove serpeggiano ricoperti dalla pleura . Questi 
h Tengon formati dai rametti che a vicenda mandane 
diaframma e la pleura come osservai in quei cadaveri 
che avevano la cavità del petto ripiena di linfa n di sangue, 
O quando nella medesima cavità avevo versato un flnido 
«olorato , mentre in questi casi le ultime di loro radici, 
Tiente assorhendo questi fluidi , si manifestano . Dt 
ai una volta iniettando questi suddetti 
nercurio, perocché questo metallo dai 
'i rami , e da questi progressivamente nel 
linori , e minimi . Ecco come pili 
li potei confermare che i suddetti linfatici 



facih 
I tanto mi assicu 
.\asi anche col 
■tronchi passò i 

rametti sempre 

Vincentemente i 

nascevaoo tanto dalla pleura che In gran parte coinp[>a< 
jono, quanto dalla sostanza intima del diaframma. Lfr 



DEI VASI LINFATICI. 10/ 

'duamaSioDÌlÌDratiche minori In questa sunnominata faccia 
del diafradìma etfettaQO uà cammino tortuoso e molto 
serpentino . 

1 tronchi maggiori poi sì producono dalla parte po- 
steriore e dagli esterni obliquamente alle parli anteriori, 
dividendosi costantemente qua e là in rami, quali, siccome 1 
poco dopo si riuniscono , formano dell' aree di varia fi* 1 
gurs e giandezEB. Finalmente si insinuano, divisi parimen- |^ 
te in rami , nelle piandole situate nella cavita inferiore ed ■% 
anteriore dei mediastino, donde ne scaturiscono varj 
tronchi quali si fanno seguaci dei mammar] per aprirsi 
in tronchi comuni o nel canal toracico o, col mezzo 
d'altri tronchi, nelle vene separatamente . Intanto dalle 
glandole prenominate , poste anteriormente nella parte 
inferiore del mediastino, ne sorte un altro tronco ilquala 
senza compagno si avanza lungo la faccia anteriore del 
pericardio lino alla cava supcriore . Questo diviso in pili 
rami attraversa varie glandole residenti alla parte ante- 
riore della stessa cava, e Gualmeiile si spartisce in due 1 
serie di cui l' una si riuuisce coi maiumarj destri, l'altra ( 
coi sinistri. 

I linfatici mediastini e perìcardini concorrono pai 
alle glandole situate fra le lamiuc del mediastino, e quindi | 



■ quelle che siedono addo) 



alla 



all'aoriti 4 



e parte vanno a queste ultime direttamente . 

Gli assorbenti ùmici provengono dal tim 
diversi tronchi si internano nelle suddette glandole. Ia 
esse comunicano coi mammarj e cogl' altri nati dai poi* 
moni . 

I linfatici del cuore o cartZ/ati seguitano il decorso J 
dei vasi sanguigni coronar]. Essi appariscono ottimamente ^ 
nei soggetti macilenti dopo avere iniettati i detti vai 
sanguigni d' una materia colorala ; allora si offrono ri 
pieni di colla senza colore . Intorno all'apice , potendosi 
ì medesimi iniettare col mercurio , retropuho questo , sì 
riempiono egualmente in guisa i ratni e le diramazioni le 
più minute fino alle minime radici , che i ginhettidel mer- 
curio perle di loro bocclielte sortono iuv^rj punti dalla 



loS I 8 T O B I A 

superticie dello tt«stD cnre. Qaest' inietione lì conjaee il 
■no termine eoa gran diffirulla , mentre il mercurio quaci* 
do Hai core passa sopra alle arterie saol di sovente lace- 
rare i vasi . 

1 tronchi maggiori che scorrono per la facci* ante- 
riore del cuore occupano i margini , e ricevono i rametti 
provenienti dalU faccia anteriore e posteriore del mede- 
timo. Alcuni nati posteriormente si dirigono verso l'api- 
ce , poscia si ritorcono e olFroDO nn origine ai suddetti 
ti'onchi principali . Un tronco che cammina lungo il mar- 
gine sinistro si nasconde nella pinguedine occnpaole la 
base del core; e passa perii solco interposto fra l'ore^ 
chietla e il ventricolo sinistro, ove ordinariamente si divida 
in più rami. Di ijuesto il superiore o i superiori salgoof 
sopra 1' arlerJa polmonale e l'aorta , nel qual tragitto JoM 
si uniscono quelli che procedono dalla faccia anterìo 
margine destro dello stesso cuore, e finalmente si coaduiU' 
Ito in un tronco maggiore il quale scorrendo per la faci 
anteriore dell'aorta sorte dal pericardio, e distiuto ia rai 
si porla alle glandule residenti alla curvatura dell' aort 
collegandole a vicenda per vìa di plessi . In queste medtf^ 
sime glandole si uniscono ai medesimi altri tronchi delio 
stesso genere provenienti dal timo e dal pericardio , eri 
aggruppano coi ntammarj del lato sinistro, alHnchi 
ultimo con un sol tronco massimo , quale descrivemmi 
coi suddetti manimarj , si portino alle glaudole inferioi 
del collo , e di qui confluiscano o net dulto toracico < 
nei tronchi quali separatamente si scaricano nelle ventri 
Gli altri unitamente a quelli cbe derivano dalla faccia ptt 
ateriore del core e dagli stessi margini, scorrono fri 
l'aorta e la polmonale o dietro quest'nltima per rianiri 
nelle glaitdole disposte intorno al margine sinistro ed in 
terno del polmone sopra Ìl tronco corrispondente . 



VBl tABI LlirPATICl. 

Art. 3. 



109 



Dei vasi linfatici superficiali che si incamminano 
alle glandola ausiliari . 



i linfatici che scorrono sotto gl'integumeati | 
dall' ombellico io basso tendoao alle glaudule inguioalit 
cosi quelli dall' ombellico in alto , eccettuati i cefalici* 
alcuni del collo , si portano alle glandole assillaci . ' 

Per non dipartirmi da qnel metodo cui quale ò de* J 
scritti i linfatici delle patti iuferiori , l'ordine richieda j 
cbe prima di tutto io tratti dei linfatici che appartengono j 



iameiite di quelli deJ dor* 



agli articoli superiori 

■ O) e finalmente in terzo luogo degli altri che provengono 1 

dall'epigastrio e dal torace. 

1 linfatici superficiali degli articoli superiori si òx* j 
itinguono ottimamente ripieni d'un certo umore pellucido j 
nel dorso delle mani, sopra i tendini dei diti e vene 1 
■anguigne . 1 rametti provengono dal dorso dei diti , cut 1 
sene aggiungono non pochi di quelli nati dalla faccia iiitcp» | 
Da dei medesimi o dalla palina della mauo : avanti d'ab« 
bandonare il dorso si cuugìungono in tronchi successiva* 
mente sempre maggiori nei quali si può introdurre eoa 
facilità i tubetti di vetro. Gli stessi tronchi maggiori poi, 
quando scorrono sul metacarpo , o conOuiscono con 
quelli dei diversi diti per costituire de! tronchi sempre 
maggiori , o si decussano soltanto meutre serpeggiano 
tuttavia sul dorso della mano . Intanto in quei tron- 
chi cbe occupano ì lati del dorso della st>-ssa n 



I palma 
> per 



niscono più rami di linfatici derivanti e 
medesima . Questi tronchi , mentre scor 
carpo e il carpo, si dividono nuovamente i 
maggior numero, quali, qualche volu si rtuniscoi 
capo fra loro e cogli adiacenti, e interpungono del 
affinchè' si moltiplichi il numero delle di\Ìsioi 
tempo che in seguito camminano per il cubito, onde di- 
sposti in strati fra loro soprìucombenti , cosi spessi e 

I 



dell! 

1 meta- 

i di un 

ino da 

alee 

nel 



no ISTORIA 

serrati rivestsDO e fascino tutta questa regione esteriore 
del metacarpo e del cubito. Nelfavanzarsi delti vasi linfa-^ 
tìci dal metacarpo al braccio si lianiscono a poco a poca 
tutti per Ih lunghezza del cnbito, meulre altri, per uui 
strada più lunga, non si riuuiscono che verso la parte 
interna del braccio, dopo esser passati dall' uno' e I' alLrd 
Iato alla medesima . 

1 linfatici che occupano la parte interna àelìe diUj 
della mano, e del cubito tengono quasi uno stesso aadx* 
mento, avertendo cbe spesso alcuni dei diti, atteso na 
mntuo concorso nella palma della mano, formano utt 
certo tronco circondante a guisa d'ansala stessa palma, il 
quale dalle due estremità si avanza verso la faccin corri^ 
spondente del cubito, di cui la superiore si riunisce i 
un tronco trasmesso dal dito auricolare, l'altra passa i 
profondi. Cosi da questa regione tutti i linfatici tanto delW 
parte interna che esterna dell'artìcolo superiore progredì^ 
scono in tronchi sempre maggiori , e diminuiti, a pord i 
poco di numero verso le glandote assìLUri si perdono nelU 
medesime,! dopoché per legge costante sono passati ìff 
altri rami sempre magi-iori . 

Nella descrizione di questi vasi stimo degno d* easa 
notato cbe essi alla flessione del cubito riposano in i 
fascio sopra i.vnsi sanguigni, e che ivi o poco sopri 
trano alcune glandnle che in gran paite attraversano : di 
ciò ne segue che nella missione del sangue si snglìon reci*' 
dere più tronchi, dai quali ne proviene quell'umore lin- 
fatico che frequentemente lluisce a traverso la ferita , 
cbe quando è veramente copioso , ritarda la cicatrice . 

Nù merita d'esser passato sotto silenzio cbe niottf 
tronchi dei superficiali , mentre scorrono per Ìl braccio 
si approfondano internamente per unirsi ai linfatici prò» 
fondi . 

Alcuni tronchi soltanto, cbe ordinariamente si r 
nìscono in uno o due , divergono onninamente dnllfl 
strada che tengono tutti gli altri superficiali; per< 
progredendo assai lungo la cefalica, dopo avere atlraver- 
SRla una glandola cbe è loro propria , seppure à luogo j 



8seai| 

L ai 



DXl VAai LINFATICI. Ili 

'Ìn»inuana fra il muscolo dilloide e pettorale , e pas- 
aoo ad altra glandola situata nello spazio triangolare j 
quindi parte uniti in un certo plesso o in ud solo tronco 

eodono sopra la clavicola per andare alle glandolo | 
Itsidenti nella regione inferiore del collo , sopra il mu- 
scolo elevator della scapola , ove si comunicano coD altri I 
linfatici del capo e del collo ; e parte si producono diei 
il pettorale e il serrato anteiior minore fino alle glandulif 
^immassate intorno ai vasi sangnigni assillar! , come fa-' 
no conoscere con maggior chiarezza in appresso . ■' 
I vasi superficiali che procedono dallo stesso bracrirf A 
si congiuugono per mezzo d'alcuni tronchi o con i^uelH * 
descritti che vanno alle glsndole assillar], o togli altri 
che seguitano la vena cefalica. Inoltre altri rinnlsconsì ' 
con quelli che si distribuiscono alle regioni del dorso e 
del petto , avantichè si rivoltino alle glandule assillar! 
sunnominate . 

Dai tegameati del torace e dell'epigastrio, oltre i 
linfatici che si portano alle glandole assillar!, ne nascono 
altri linfatici dello stesso genere i quali , siccome espo- 
nemmo , si fanno compagni dei vasi sanguigni lombali , 
intercostali , mammarj interni , e epigastrici . Lascio da 
.parte la descrizione dei medesimi, e ritorno a quelli che 
si dirigouu alle medesime glandolo assillari . 

I linfatici del torace e dell' epigastrio si vedono fa- 
cilmente in quei cadaveri che anno le glandole assillari 
afllitte da ostruzione . Sollevati gì' integumenti di queste 
legioni, i tronchi maggiori, ripieni del suo siero, si ren- 
dono visibìli fra il pannicolo adiposo e il tessuto cellu- 
ioso compatto che inguaina i muscoli delle preeoarrate 
parti . 

Nel dorso, nei lombi, e nella cervice d'un cada- 
vere iniettai 28 tronchi di linfatici , sei dei quali situati 
nei lombi tendevano alle glandole inguinali , gli altri alle 
assillari . Ketropulso il mercurio, si riempivano qualche 
■volta anche ì loro rami . I sinistri salgono obliquamente 
longo la spina e si producono alla regione destra; i destri 
collo stess' ordine si portano alla sinistra . Di più della 




Ita I t T O R I A 

parte inferiore del dorso passano «ì lombi , 
milmente dalla saperiore dei lombi all'inferiore 
dorso . Nella Eàccia anteriore e laterale del petto e ueU 
l'epigastrio oe iaietlai 1 5. Dall'epigastrio si disteaderano 
io basso al di sotto dell' ombellico, e i medesimi , ctd 
neczo di rametti aiiaiaii lì vidi complicare e comaaicarc 
eoa quelli cbe si rìvoltaoo all'ingaioaglia, nel t«tapoeM 
qaeglì prodottisi al di sopra dell' onabellico , erano col- 
legati coi precedeati , cioè a dire cogli epigastrici. I tro» 



occupano la parte destra «tlraversaado oblì-^ 



Jiiameate lo sterao e la linea alba per tutta la luoghezia 
el bassoveatre e del petto, prorengoao colie prime r»* 
dici dalla parte sinistra e viceversa . 

I linfatici cervicali si partono dalla cervice con vatj 
nioetti , per la rtaaione dei qaali formansi dei troacbtj 
quali sopra il muscolo cuculiare discendono oblicpumeatV 
dalla parte media dell' una e 1' altra parte al di fuori , et 
attraversata la spina della scapula , serpeggiano sopra ìl 
deltoide, ritorcendo insensibilmente Ìl di loro cammin 
fino al tricipite : di qui , rivolti in alto , si porUoo lungi 
la faccia iotema del braccio alle glandole assillarì . Ds- 
gl' integumenti della (accia esterna e posteriore del ' 
Ioide oe vengono inoltre altri rami , i (jualì si accompi» 
goano coi precitati cui si riuniscono altri ancora derìvantl 
dalla parte posteriore del dorso. Questi tronchi della 
cervice e del dorso confluiscono in Irouchi maggiori avan- 
tichè si introducano nelle glaudole sopra enarrale. 

I linfatici del dorso si versano ancb' essi nelle glai 
dole assillari , come loro centro comune . Quindi i tron^ 
cbi e i rami che procedono dalla parte superiore del don 



discendono obliquamente; <ji 
inferiore salgono: 



li che derivano dal 



' F«n 



^lli finalmente che nascono dalli 



parte media sì incamminano in alto e poi si incurvane 
coi SUOI tronchi per andare a trovare le suddette glanU 
dole . 

Cosi i superiori, mentre dal cuculiare arrivano agl'ii 



, per n 



;zo d'alci 



i tronrhì, 



fraspinosi . 

cervicali , e con altri, avaaiaadosi direttamente alle gla^i 



l IIKIVASILINFATICI. Il3 

dule ^ssillari, luuiju lu faccia ìitteina del triciplle. Sic- 
c urne poi fiopra i muscoli infraspiuosi risiedDuo alcune 
glandola di Dumero indetermiuato, cunt i medesimi primi 
troncai le attraversano , e passando dall' una ull'altra sì 
ìnsÌQi;eoo con rami comuni fra il latissimo del dorso e il 
l'oton^tJ m.-iggiore per passare in Gue alle glandola poste 
inlornp ai vasi sanguigni assillari . 

Quando sopra il muscolo infraspinoso si ritrovano 
alcune glandole, non niaiicatio alcuni Irouchi, fra i pre- 
divisati , di transilaie pt r le medesime. Gl'inferiori 
si dii-igono dal latissimo del dorso al serralo auterìor 
maggiore, e per esso, stjorrendo verso le jiai'li superiori 
arrivano alle dette glandule assìllari . Questi vasi vi ci sì 
portano con tortuosa direzione, e i tronchi si comunicano 
fra loro col mezzo di alcnni rami che mandano in comu- 
lie j poscia si dividono in rametti, e nuovamente detti 
i-amettt si congiungono fra loro, e, interposte dell' aree 
di varia Ggura e grandezza , si riuniscono un altra volta 
in tronchi sempre maggiori prima di passare alle di loro 
glandole respettive . 

1 linfittici ctie nascono dalle parti laterali del torace 
e deir epigastrio, serpeggiano prima di lutto lungo l'obli- 
quo esterno, quindi lungo il serrato anterior maggiore per 
ascendere alle glandole assillari . l'ìualmeute uc vengono 
avanti altri IroncliI sotto il pettorale e il serralo anterior 
minore per trovare le glandole sedenti lungo i vasi san- 
guigni assillari. Alcuni poi, avanti di toccare le suddette 
glandole, uè attraversano lien sovente altre le quali s'iu- 
contrano qualche volta sopra Ìl serrato anterior maggiore 
per quindi passare alle assillari . 

I linfatici nati dalla parte anteriore deiraddome e 
inferiore del petto, ascendono obliquamente lungo le 
parti laterali e sopra 1' espansione lendinosa dall'obliquo 
esterno , e sopra il pettorale per versarsi nelle glandole 
dell' ascelta . I tronchi minori a poco a poco rouHuiscono 
insieme , né si perdono nelle glandole, primuchè si sìeno 
riuniti lu pochi tronchi soltanto quali alle volte di nuovo 
si suddividono. Dalla parte media del torace, i rami 
3hm. II. ft 



u4 IBTOHIA 

Salgono superiormente, poscia si rovesciaso inferi orme ni* 
formando dei troQclii col soccorso d'alcani de< qunli tf' 
ditjuelliche rammentammo superiormente si introducon» 
piandole . Dalia parte superiore del petto i linfatici , ttitìt 
{n gran parte dalla regione anteriore e laterale e inferiore 
del collo, discendono, quindi si ritorcono su^ieriormenté 
in un arco per scaricarti nelle glandole assillar!. 1 troncM 
finalmente die strisciano lungo la faccia esternB e anle- 
Hore del deltoide , posti sotto gV integumenti comuni it 
ipiesto muscolo , e chi; nascono da diverse parli, passano 
con nn Insigne arcata sopra al gran pettorale, e di rpiì 
alle glaodole assillarì . 

Alle volte riscontrai presso la linea alba sopra l'om- 
lellico una glandola la quale era attraversata da un certa 
tronco che di pot si nfli^tteva in allo per la sostanza dei 
retto fino a che non si riuniva coi mainmarj. Qualche al- 
tra volta ne rinvenni anche due presso la parte inferiore 
del pettorale, quali ricevevano similmente alcuni superfi- 
ciali , e da questi ne sortiva nu tronco che penetrava nella 
cavità del petto per lo spazio interposto dalla 5. e 6* 
costola per unirsi agli altri mammarj fra la qaarta eU- 
quinta . 

Appartengono a quest'articolo i linfatici che in no^ 
mero intintto prendono origine dall'interna ed estern* 
superfìcie, dalla stessa sostanza delle celle e tubuli lattk 
'feri , nonché dai tronchi primitivi componenti i med»-' 
6imi come pure dalla pinguedine, e in una parola d* 
tutte le parti che riunite fra loro formano il corpo gì; 
doloso della niamniella. Usile minime radici e dirama*- 
zioni dei medesimi vasi linfatici si forme in primo Iuog0< 
tina retela quale riveste la faccia intema ed esterna dell» 
'celle dei tronchi . Questi sorton fuora da tutte le parti 
'del corpo glandoloso, alcuni dei quali, riuniti coi sopeiw- 
iìciali , nati da molte altre parti si congiungono mutuiti 
"mente fra loro e formano dei tronchi comuni per incarna' 
'minarsi alle glandole assillarì . Merita per altro d'esser' 
fatto avvertire che non tutti i linfatici delle mainraeltl 
\anno alle glandole assillari, perO<'Ché alcuni troocU. 



I>K[ VASI LINFATICI. Il5 

(letivanli siugoUi-inente dalla faccia posteiiore del corpo 
glaadoloso, perforati gl'intercostali] vatmo a rimettere 
nelle glaodole situate presso i vasi sangtiigoi mammari 
intei'ui ; ove si uniscono coi medesimi, e termioano Ìl 
corso unitamente ad altri linfatici die si partono dal dia- 
framma e dal fegato col uorae anch'essi di mammarj io- 
lerui . (a) 

Ari. 4. 

Dei linfatici profondi degC arUcoli ttiperiori dal dono e del 

petto, e del ducono dvi linfatici dalle glaodole usuillari 

fino al di loro termine nelle vene , 

l linfatici profondi degli articoli superiori seguitano 
il decorso dai vasi sanguigni , e perciò si possono deno- 
minare collo stesso nome assegnato dagli anatomisti ai me- 
desimi. Essi coi suoi rametti respettivr, che si rinvengono 
a una maggiore o minore profondità, derivano dalla parte 
anteriore e posteriore dei diti e dalla palma e dorso della 
mano. Alcuni seguitano i rami dell'ulnare, altri della 
radiale: i di loro tronchi minori non si possono iniet- 
tare, ma si manifestano se nel cadnvere d'un soggetto 
giovane rìempiesi i tasi del sangue di colla colorfita col 
vermiglione . In alcuni cadaveri si pu^ introdurre un ta- 

(a) Quando un ulcera o qualche altra maialila risiede hingo 
g\i articoli superiori, nel dorso, petto ed allre parli dalle quali 
preodono origine i linfatici the concorrono nelle glandole assilla- 
ci, queste si ammalano, cioè intumidiscono, sì ostruiscono, in- 
fiammanoe suppurano in correspeltivttìi dell'indille della malattia 
e della durala della nitdesima . Infatu che anche il^'iVu; dei vaj<>< 
losi si poni col mezEo dei linfatici alle suddette elandde costa da 
questo cioè che fatto l'innesto della predelta malatlia alla mano 
o al braccio, le glandole assìUari restano attaccate da liève tumore 
e dolore . Ma le inede4me le vidi sorprese da simili affezioni anche 
' |>ri maria men te , giaccliè qualche volta ninna malaitia occupava le 
pani limitrofe . In tutti i casi alle predette affezioni offrono una 
risorsa facile e sicura le applicazioui dei rimedj alla superficie 
esterna delle parti, dalle quali prendono origine i linfatici eh*!' 
e* incamminano alle medesime . 



Il6 ISTORIA 

.}>eUo nei tronchi della palma e dorso della mano, e coli- 
L .ciempirli col mercurio . 

1 linfslici denominati radiali sublimi (io) scovroi 
;per la palma soUo l'espansione palmare furntali da «leu 
.famelti nati dal pollice, indice, medio, e dn allri raoie 
.ancora nati dalla palma della mano Essi col mexzod 
tronchelti mandati fra loro a vicenda si comunica 
il metacarpo del dito medio cogli ulnali, quindi 
sano superiormente con due tronchi, il primo dei qui 
trafora l'espansione paimaie-per unirsi ai suporfìcìali de^ 
'correnti per la faccia anteriore del cubito , l'altro dopft 
il muscolo opponente passa al cubilo e quindi si divide 
in rami quali , abbracciando in varia mauiera i vasi dd 
,>angue, si dirigono ad una glandola situata presso la parte 
media del cubito . 

I radiali più profondi nascono dagli stessi diti f 
.dulia palma della mano. Questi congiunti in nn tronca 
.passano dalla palma at dorso fra le basi del metacarpi 
,del pollice e dell'iujice, o\c si anisceno insieme coi 
.altri Iroochi derivanti dal dorso della mano dando luogf 
ad un tronco comune il quale, dopo i lendini dei flesso» 
,e dell' abduttor lungo del pollice, va a guadagaai'e col 
'Tasi sanguigni radinli la faccia interno del cubito . Esso 
avanti dì arrivare alla metà di detto osso si divìde ìn du^ 
rami dei quali il primo , situato più addentro sì perde 
nella suddetta glandola , l'altro, diviso un altra Tolls. 
toccarne uà altra residente lungo ì vasi sanguigni alla pì^ 
gatura dei cubito o poco sopra o poco sotto .Quelli chi 



igono dalla _ 
"inliTno alladivìsione » 
"sii nel suo decorso pe 
olii che derivano dai n 



ndok 



ulano ad un alltÉ 



I sanguigni umci 






[■ il cubito si uniscono allri troOK 
□scoli situati nella faccia anteriori 



-del mbilo e dello stesso radio . 

Gli iifii/Ji scgnitano al solito ì vasi sanguigni . E 
ìronclii si dividono in mhlimi e io più [irnjniifii come ^ 
radiali : essi derivano dal dito medio, anulare, e mìnimo« 
e dalla palma, si riuuìsi-cuo presso il carpo ìn uno o do* 
tronchi , i quali , iriandati qua e là dei rami, ei comiii 



uel VASI LIMFATIC I. 11^ 

cane fra loro a viceada . Quegli si dividono ìa più ra- 
metti , e rifievotio altri tronctiicctuolì che sono loro in- 
viati dal dorso delta mano. Mentre scorrono per il cubilo' 
ablji'HCciano in molte e diverse muuiereì vasi sauguignij' 
e delle tre facce del suddell'osso percorrendone due sol-' 
tanto vanno incontro ad una glandola collocata so[>i'a i 
vasi sanguigni, alla quale si riportano altri dei suddetti' 
rami; gli altri poi, divisi tino a cjuesto pnuto, passano ad' 
altra glandola posta intorno all' arcicuiuzione. Unti'Oncò' ■ 
solo dalla prima glandola si porta alla seconda : gli altri 
poi Goiiginngendosi coi radiali o si iudirtzEano all<; glan- 
dolo poste intorno alla piegatura del cubito , o cammi-' 
uaoo a quelle clie si trovano lungo i vasi sauguignì urne* 
rali , dopo essersi riuniti coi medesimi (quelli cbe proce- 
dono djlla sei.0Dda glandola . 

Gli altri linfatici derivanti dal dorso della mano e 
dai muscoli situati intorno all'ulna concorrono alle ginn - 
dole poste alla piegatura del cubito. Essi riuniti in dae' 
tronchi fra il radio e l'ulua lungo il lìgamento iateros- 
' seo, passano alla faccia interna del cubito per arrivare 
alle predette glandole . Ma quelli che dimenano dai mu- 
scoli della parie auleriore del cubilo si riuuiscono o coi 
radiali o cogli uluari odireltamenle concorrono alle glan- 
dole predivisate in compagnia del linfatici dell'articola- 
zione. Da questf glandole passano ad altre residenti lungo 
il cammino dei vasi sanguigni omerali , e di 1Ì proseguo- 
no allegandole assiltari . 

Net medesimo decorso per il braccio nascono con- 
tinnamenle intorno intorno si vasi sanguigni altri linfa- 
tici i quali portandosi dall'uno nell'altru lato, si arcnstano 
fiequenteiuenle e in molte guise presso gli stessi Ii'ontbi 
o rami principali, nei quali si perdono comunicando con 
«Icuni superficiali e transitando insieme per diverse glan- 
dolo. Dalle dfttc glandole passano ad altre coltucate in- 
torno ai vasi sanguigni assiUari , ove si confondono con 
tutti i superficiali e con altri provenienti dai muscoli posti 
intorno alla cavità de! petto. 

I tronchi brachiali partendosi dagli stessi muscoli 



L 



i,lS 1 S T O U I A 

I del Lraccio e dell' umei'o, parte si rìuaìscoiio coi pi-ece* 
I danti o direttamente o dopo avere attraversate alcune glan-' 
[ dulc che loro soa proprie, e parte siavaniaao immedia* 
[ tamente alle glandole poste presso i tpsi sanguigoi ns- 
\. Biliari . 

Pertanto nelle glandole assillari enarrate si scaricano 

I direttamente, o dopo avere attraversate alcune glandole 

L loro particolari, anche altri lionchi di linfatici che pren- 

[ dono la loro origine dai muscoli latissimo del dorso, dal 

[ dentato aulerìor maggiore , dai rotondi e dal sottoscapu- 

lare : altri , oltre a ciò , dal pettorale , dal deltoide, e dal 

dentato aiiterìor minore : altri in ultimo dal succlavio, 

dal sopra e infra spinoso, dal cuculiare, rontboidale^ 

\ clevator della scapula, e dulia stessa articolazione del- 

I 1' omero . 

Cosi concorrono alle glatidole assìllari i linfatici su- 

f perGciali e profondi dogli articoli superiori, i superi!-,. 

L ciali del torace, dell' epigastrio, dulia cervice, della parte 

I inferiore del collo , e fiaalniente quelli che derivano dai 

scoli del torace, eccettuati alcuni tronchi quali coi 

mammarj iuterni, tombali e intercostali si inviano ad altra 

parti. 

Le glandole assìllari variano nel numero e nellk, 
grandezza. Esse sono tanto più grandi quanto minori di 
i(tumero. Quelle che risiedono aldi sotto del serrato ante- 
rior minore, alle quali si portano immediatamente i troiT* 
I chi dei linfatici superficiali sono ordinariamente più grosi 
e delle altre. Tatte poi circondano ì vasi sanguigni assil- 
lari , e la parte priucipale posa fra il dentato anterìoL' 
nore e il maggiore a lato interno della vena assil- 
lare, (il) 

Generalmente ! linfatici finqui enarrati , dalle glan-., 

dole nelle quelli si internano primitivamente, transitano 

ad altre e ad altre poi lino alle ultime, transito che viene 

stabilito per via dì plessi o di tronchi quali esse a vicenda 

' si barattano incatenandosi cosi tra loro, e formando un 

inmercio vicendevole e molto esteso . Quando poi ab-», 

udonano le ultime glandole si riitrìnsono e ricoDcen- 



D£I VASI LINFATICI. II9 

tfftno ìQ quattro o cinque tronconi massiroi die percoi*- 
VODO luogo r arteria succlavia, si riuaiscono in uno o al 
pia in due tronconi [iriacipali soltanto , quali dietro il 
muscolo succlavio salgono dalla prima costa sopra la 
vena sncclavìa in cui dal lato sinistro si versano a guisa 
(1' arco . Alte volte si riscontra un tronco solo che sì di- 
vide sovente in due, e con una bocchetta si apre nella 
succlavia, mentre coli' altra pa^su alle glandole inferiori 
del collo per sboccare unìlamente agli altri che scaturi- 
scono da queste glaadoie nel canal toracico . 

l linfatici del lato destro che dalle glandole assillali 
dimauano tengono una strada presso a poco eguale; ma 
V inserzione dei medesimi crdinarìameute à luogo nel- 
l'angolo resultante dalla riuuione dell'iugulare colla suc- 
clavia, ove si versano anche Ì linfatici delle glandole del 
collo . (a) 

(a) Dei linfatici degli articoli superiori appena ne seguÌLaron» 
confusaiucnie le tracce i primi inventori di questo sistema . Cos'i 
fiacK.aSx manus digUis Ijrmphatica prodeuntia ramos coni' 
pontini, -variis insulis coitspicuos , sub cute extensos , Ijmphnm- 
que. intermedia Camen gianduia , in vennm subclavia expuen- 
lesa, laqual descrizione invero sembra del tutto falsa, seppur 
non si voglia pensare che egli 1' abbia rilevala dai bruti . II chia- 
rissimo Mecbbl osservò alcunidi questi vasi, e neseguitò il decorso 
dal cubito , lungo la vena basilica . Bno alle glandole assillarì , ì 
quali insegnò che si scaricavano dì i\ o nella surcla\'iao neU'anffolo 
di qnesta vena culi' iugulare. L'HevrsoN negli articoU superiori 
d'alcuni cadaveri idropici e macilenti iniettò sci troiM;oni linfaiici 
col mercurio ; due dei quali nella faccia anteriore e interna del 
cubito , uno decorrente lungo l' arteria radiale , e uno dgi super- 
ficiali; oltre a ciò altri quattro dei superficiali nella faccia poste- 
I esterna del cubito , due dei quali si piegano ver«r> 
' ' " " 'e delbi " 



l'estri'rait^ superiore del radio alla parte anteriore delbraccto, il 
4erzo dopo aver cti'cnndato l'olccraao va a trovare ì precedenti 
nel tempochè l'ultùno , perforati i muscoli e il ligtinento inter- 
osseo , si dirige anteriormente per accompagnarsi all'arteria ra- 
diale. Questi vasi li descrive e dimostra fino alle glandole assiU:iri 
I Cnfatici poi superficiali della cervice del dors^ , delle partì 
laterali e anteriore iei torace , delle superiori dell' addome e dei 
lombi costituiscono una provincia di questi vasi molto estesa e 
totalmente nuova, la quale dopo aver fatta conoscere pubbli- 



ì ^1 



Dei linfatici del capo e del collo 

I linralici del capo e del collo si distiDguoiio ìn su- 
pei-Gciali e piofoDdi , I superficiali occupano la Taccia ó 
la parie capillata. I dì loro ramelti si offrono facilmente 
tlla vista se si riempiano i vasi sanguigni di colla color^itB 
poi vermiglione, mentre poco dopo assorbono quella 
■felle senza colore trasuda dalle porosità delle di loro pa- 
Teli . Essi divisi in strati fra loro sovrapposti risiedono 
"nel grasso fra la cute 1' epicvanio e i muscoli . I rametti 
ilell'uiio e l'altro lato si decussano nella parte media dell» 
Tronle ed occìpite , produccndosi nelle regioni opposte. 
Dalla parie capillata sogliono passare alla faccia^ e At 

I t-questa lungo le tempie alla parte capillata. 

\ . I linfatici della parte capìllula si uniscono e rìcoti' 

.ceutrano in < 

1 -tono per il t 



nque, seij sette o più tronchi i quali decora 
::ìpile ed occìpite, e nuovamente si di 



lano in più tronearelli, alcuni del quali di Duoyo si r 



f 'Fiualnienles'inca 
'chie e la nuca lui 



lano alle glandole poste fra le orec- 
muscoli sternomastoidei , cucul- 



(lare, splenj , e occipitali comunicandosi fra loro ger 
L wezzo di plessi e di tronclii. Dalle glandole più pros- 
► '"aime alla nuca ne sortono alcuni troticlii quali dall'uua e 
[ N'i.ltra palle si riuniscono in un tronco maggiore. Qaeslij 
L '_'Ì^*'cuno dal suo lato, discendono obliquamente alla parte 

y^mente nelle mie prelezioni fino dall'anno 1781,- e dop» 

iverne rimessa la descrizione e le delineazioni ali Accademia R. 

delle Scieu7.e di Parigi ^11'incoin.iuciarc dell'anno J784 la feci 

'finalmeale iS* pubblico diritto colle stampe. Ma nel meded- 

l'aiino "1784,/ chiarissimn Remi percorse con somma !od< 

^gnaparie della S?' Metta provincia, mentre riempi col mercttrìo 

) {fiiio alle glandole'")!^siUuri sette troncbi linfatici nella parte ttv- 

feiinre del dorso piessfi le vertebre, e alti-Ktianlo eseguì mìJ» 

parie laterale del torac^.'I medesimi vasi li dcliueò rilevandogK 

da una pieparazioùe seccu . 



BEI VISI LINFATICI. 121 

poslef'iore e loterale del collo luugo il muscolo cucollare 
e elevatur della scapiila ; qui si dividono in rami e si 
portano ad una, due , O più glandole .situale alla base del 
collo, ove si ammassano con molti altri che descriveremo 
in seguito ■ Di qui poi per mezzo dì plessi e tronchi si 
producono ad altre glandole nelle quali concorrono, come 
^remo conoscere , altri linfatici. Dai tronchi quali man- 
dano dette glaudole ne resulta un tronco rispettabile che 
viene arricchito da altri che influiscono nel medesimo, 
e , nel lato destro termina ordinariamente nell' angolo 
dell' iugulare colia succlavia , mentre nel sinistro si con- 
giunge col canal toracico alla di lui imboccatura . 

Quelli che sortono da altre glandole circonvicine 
si portano a quelle piul'oude che posano seu?/ alcun or- 
dine nella paitt esterna della vena jugulare interna, dietro 
i muscoli sternomastoideì, e cleidomastoidei, per accom- 
pagnarsi con quei linfatici profondi e suiierficialì che si 
indirizzano alle medesime . Dalle glandole situate dietro 
l'orecchio ne nascono altri tronchi i quali discendono 
verso le parti anteriori, e passano a certe altre poste presso 
la parotide sopra_ lo sternomastoideo , ove si frammi- 
schiano con altri inviati dalla faccia. In esse sì riuniscono, 
e da una delle più basse ne scalurisce un tronco il quale 
discendendo obliquamente per la parte anteriore, si in- 
flette presso il muscolo sternomastoideo , e si dirige site 
glandole che riposano dietro il nominato muscolo , sopra 
r juguUre interna . In esse si ìiidirìzzaBO dalle suddette 
glaudole altri [ronchi, che per una strada più corta at- 
Uaversano fra gl'intervalli delle fibre muscolari. F" I- 
meute dalie predette gondole ne sortono dei tr '.oni 
che serpeggiando in basso sopra gli splenj , e biventri, si 
riuniscono in due soli tronconi principali. Questi si por- 
tano alle glandole situate nello spazio trjar^olare inter- 

(n) Le glsadule che sì rinvengono dif (-,- <ie orecchie nelle 
ndiaccnze del capo e del collo, ditferisc .o molto nel sii", 
numero, e grandezza, lu qualche caso uiancauo per l'allatlo, 
come si risonira nella prepara zi ous >.-ibita Colia Tav. XXVU. 
liella prima Edùinnc . 



ì2Si IDTOaiA 

[posto alla I)as(> del collo dal muscolo Btei'ao-cleidoraftf 
ftoideo e cocallare pro^iedeuJo dalie pni'ti posteriori 
«Ile anteriori per via di Iroiiclii e plessi per mlrodursj 
COR altri descritti fin qui , e coi profondi nelle glandola 
collocate sotto e alla base (Iti muscoli sternocleidemoT 
•toidei . 

I vasi linfatici che prendono orìgine dallfi faceta 9> 
(jirigoosi alle glandole interposte fra 1' orecchio e la nui* 
«cella inferiore o vanno a quelle che riposano nella ma^ 
sima parte intorno alla base della slessa mascella , e at? 
r arteria e vena faciale sopra Ìl milojoideo . 

Quelli che non ahhandouaito il decorso dei vasi sai^ 
gnigni tetuporali, nascono dalla parte anteriore e late* 
jrale del sincìpite > dalla fronte, e dal lato esterno delle piK 
pebre, 1 tronchii decorrendo inferiormente si dividono^ 
in più rami i quali guadagnano nella massima parte lie 
^landol,e collocale fra l'orecchio e il hordo super 
della parotide; ma un troncone posteriore particolare 
«correndo sopra l'orecchio si divide in due tronchi detl 
Anteriore , e posteriore . Il primo si inler 
•Uri, nelle piandole poco fa mentovate, seppure 
passa direttamente a quelle situate fra l'orecchio e hk, 
parolide , per passar quindi , strisciando sopra la detbt 
glandola salìvale ad una glandola linfatica intima fra (quelle 
che risiedono sopra il muscolo sternomastoideo : Il se« 
fondo poi diremalosi in più rametti s'incammina alle 
glandole poste sopra lo stesso steruomaaloideo 
comunicarsi co 
chi della medesi 

,di tronchi passano alle predelle glandole, le -quali 
^erioriuente all'orecchio sopr^stauno alla parotide pro- 
ducendosi in ultìrQo lungo la di lei faccia esterna o por- 
«teriore alle gl^iodole profonde incarcerate fra la delta 
parotìde e il biventre,o alle glandole superficiali che H 
TÌscontrarao sotto la mascella inferiore per ì» parte eatefoCi 
"e posteriore . 

Ifotichi che soglion nascei'e da quelle prime glandó* 
le poste aiiteriormente all'orecchia, aicLiiii si poi'Uno luan 



hi detti 
nito od 



par 

del sincipite. Alcuni altri tron- 

ina regione o piuttosto alcune divisioni 




DKI VASI I.IK PATI CI. 123 

gol' iugulare eslcrna alle glandole medie collocale sopré 
lo sterno masto ideo , ove divisi io due parti , discendond 
obliquamente con un tronco ad ona glandola posta alla 
base del suddetto muscolo per la parie anteriore, mentre 
con altro si avanzano sempre lungo l'jugulare esterna 
alle glaodoltì collocate alla base del collo nello spazia 
triangolare fra Ìl muscolo cleidomastoideo e cuculiare : 
altri poi più profondamente tendono alle glandole situate 
alla divisione dell' ju'nlare intema sopra la carotide . In 
<jueite concorrono anche altri linfatici che si partono dal- 
le glandole prossime alla glandola summassillare . 

Dalla parte media della fronte , dal naso , e da una 
certa porfione interna di palpebre ne sortono alcuni 
tronchi, i quali , ricevuti altri linfatici provenienti dalla 
pinguedine e dai moscoli situati nell'orbite, si uniscono 
in un tronco solo o due al più lungo la strada tenuta 
della vena faciale . Questi si soglìonnuovamente dividere 
in più rami e entrare nelle glandole incarcerate come si 
disse fra la base della mascella e i biventri , cui vanno 
fiimilmente altri tronchi die sono inviati dai muscoli delle 
biblira e delle buccas o direttamente , o dopo essersi 
riuniti ai linfatici predivisati. In questo tragitto vanno 
ìnconti'o qualche volta ad altre glandole residenti sopì 



pr* ^^H 
•nd ^^^^1 



il muscolo buccinatore, quali attraversano con qual- 
che rametto avantichè si rechino alle glandole suddet- 
le.(») 

Nelle glandole che an luogo presso i corpi anteriori 
dei muscoli biventri concorrono anche altri linfatici de- 
rivanti dalla gota , dalla parte estema de) collo, dalla pa- 
rotide, daJ massetere , da alcuni muscoli della lìngua, 
dall'osso joide, della glandola sublinguale, dalle mem- 

(d) Le glaodnle che risiedono sopra la faccia esterna della 
mascella inGeriore fra il muscolo massetere e il depi-essore del- 
l'angolo della bocca, spesso sì desiderano. Allora tutti ì linfa' 
tici saliti andare alle medesime, si dirigono direttamente a 
quelle collocate fra la mascella iuferiore e il muscolo bivenin < 
Qualche volta si rinvengono alire piccole glandolo presso ia.veni, 
faciale , imm?r« n^ Ila pingundine . 



m4 ^ S-T URIA 

Irane colleganti la lìngii» iilla mascella inferiore , eBnkl* 
tuentf dalb stessa glandola fitibrnassiliare. Alln poi, piu'* 
' Tcnieiili dulia slessa g»la e parte esleroa del collo, dar 
teguQicnti clic rivestono la parotìde e il massetere, 
dii'iguno alle glandole cbe si rinvengono fra la glaodol* 
sub ma ss ili a re e l'angolo della masrelta ioferiore . 

Tnlle queste glandole sono collegate fra loro da (B 
versi plessi di vasi linfalici . I tronchi che esse emettono 
«I producono obliquamente a lato esterno del rollo, alci 
Jei quali scorrendo per la parto eslerua del muscolo e ^^ 
racojdeo e joliroideo si appiattano sotto lo sternocleido^ 
feaastuideo , ove nella slessa direzione si trova uua o diM 



[glandole intorno all'iugulai 



nteru 



lindi 



passano 



;lle clie si tro\ano a lato esterno della medesima veni 
i-gi coi vasi linfatici piofuudi e siipertìcìali del! 
jillata . Altri pò 



tronco sois 
lato della laringe 



Ile gUnd.iles 

idi cui passa ad altra gla'idola posta lateralmente alta 
roide . Gli altri o formano un plesso dietro la glandoi 

■summassillare , e si avanzano alle glntidole che si ritra 
vano alla divisione dell'iugulare interna per 
gersi cui profondi e coi :iup ertici ali, o si portano a quelli 

■che fra i corpi auteiiorl dei biventri riposano sopra di 

■ milojoìdeo , In queste slesse glandole si aprono dìvenl 
tronchi che nascono dal mento , dal labbro inferiore» 
glandole sublinguali , cavità iuternu della bocca , corpi 
anteriori dei biventri , e da alcuni muscoli dell'osso joide 
e della lit 

Dalle suddette glandole ne sortono ordinariamenM 
dei tronconi principali, il prinio e più profondo dei qusl 
si incammina ad una glandola situata a lato sinistro deOl 
laringe , t' altiM discende sopra il muscolo sternojoideOi 

,ad altra glandola posta suU' jugulo, d'onde si (iurta dietMi 
lo sternoniastuideo , iiternojuideo, e iotiroideo alle glai 

■dole disposte torno torno In trachea, -ve si unisce aquell 
che vi concorrono dai polmoni e dalla glandola tiroi 
deaj(,2) 



»EI TASI LINFATICI. 



Dei liiiJaCici profondi del capo e del collo , 

I linfatici profondi del capo si possnn di^'d^re in 
(quelli che si paituno dal cervelli, e in quelli che derivano 
da altre parti profonde del capo e del collo (|ubIì vanno 
dietro , come nelle altre pmti ai vasi sanguigni princi- 
pali . Fatta un iniezione a colia colorita rol feimiglio- 
ne in questi ultimi vasi , siccome i linfatici ei riempiono 
-di colla tmsudata sen/.a colore, così appariscono facile 
-mente' alla vista e danno luogo all' introduzione in loro 
stessi d'un tubetto. 

Quelli che vengono dal muscolo temporale , d<iIU 
palle esterna e interna del massetere , dai muscoli pieci- 
,goidei , dai foro della mascella inferiore scolpilo fia il 
processo coronoideo e coudiloideo, e dal canale infraor- 
hitario giungono alle glandolo di- riscontrano nella parte 
inferiore e posteriore della parotide e alta divisione del- 
. V iugulare interna . Quelli poi eh? derivano dalle cavità 
delle narici nascono con numerosissime diramazioni d*. 
tutto l'ambito della pituitaria e dagli stessi follicoli glan- 
dolosi della medesima . Questi si ridurooo in trnnchi 
quali sortono coi vasi sanguigni pei medesimi canali e 
furi seguitandone il di loro decorso. £ssi nello scorrere 
si dividono nuovamente, e alcuni si comunicano coi 
superiori, altri poi si riuniscono con quelli the si sono 
descritti fio qui e che si portano o nelle glandole comuni , 
a reilesso internamente il cammino , passano alle gondole 
residenti a lato interno della carotide presso il suo ingresso 
nel canal carotico. In queste glandole si versano egualmente 
quei tronchi di linfatici che nascano dal palato C dalla 
parte superiore della faringe, 

L rami che nascono dalla superfìcie e dalla sostanza 
della lingua formano diversi tronchi , alcuni dei quali, 
flivisijsi pollano a due glandole poste lungo il decorso dei 
vasi sanguigni , e da queste passano ad altre e ad altre poi , 



136 I S T O H I A 

«he iacuutr.iDO intorno alla divisione della jugnUrei 
mentre altri poi si avanzano a qneste ultime dìrettameah 

Dalla laringe , dalla parte iiiferÌoi-e della facinge , 
superiore della glandola tiroidea i linfatici vanno alle glai 
clule che riposano fra le jugulari, seppure non si avanza 
direttameuLe, o dopo avere attraversate altre gUndole 
'quelle che risiedono presso la cartillagine tiroidea 9 ci» 
coidea. Altri poi dalla parte più bassa della gianduia 
roidea si riuniscono nelle gUndole situate alla parie supS 
riore della trachea per comunicarsi con quelli cbe 
portano dai polmoni e dalla glandola dell' jngnlo , 
quindi scaricarsi, col mezzo di tronchi comuni sotto l'ja 
gnlare interna , nelle glandole inferiori del collo, seppiu 
o al di dietro o al davanti la detta jugulare, essi non ! 
avanzano direttamente a queste slesse glandole . 

I linfatici della dura madre seguitano il decorso di 
tasi sanguigni sortendo coi medesimi per il canale 



dalla cavità del cranio. Essi riunisconsi con 

derivano dai mnscoli pterigoidei . 

poste alla divisione deU'jugular 

trouchi si insinuano fra le lamine 

desima lungo il seno longitudinale 

madre dal cranio, dopoché si so 

colla senza colore per mezzo delT 

Tasi del sangue « si manifestano alcuni tronchi, 



spi noi 
elli ci 



e vanno alle glandol 
interna . Alcuni alt 

della dura madre mi 
Allontanando la dui 

ripieni i linfatici ( 

nizioiie introdotta tu 
quali 



Tengono a strappare dalla snperlicie che riguarda il cranil 
co) quale sembrano collegarla , mentre si insinnano ni 
forellini della scatola ossea per sortire all'esterno dell 
medesima , Bene è vero peraltro che affinchè detti Ironct 
linfatici si riempiano di colla senza colore ò necessari 
iche r inizione dei vasi sanguigni riesca felice, locliè è cci 
Bon ordinaria a succedere in questa parte. Pure qualck 



TOlU l'esito del 



i non potendosi desideri 



completo, potei ripetutamente seguitare coll'occhio armai 
ài lente il decorso dei di loro tronconi principali lunj 
le arterie e vene meningee Ciao ai forami spinosi, e 4 
qui fìno alla- glandole residenti alla divisioDe dell' jnp 
lare interna . 



"7 
■vello dei vasi 



DEI ■*A9I tTNFATtC 

Vidi parimente alla siipcilii:ÌL' del t 
linfatici ripieni di colla senza colore. (^)uante volte ri- 
Ecunttai entro la scatola ossea di alcun! cadaveri delle 
etl'usioni sanguigne, altiellanle osservai nel cervello certi 
Vanerelli , ì quali per le nodosità , corso, ed altre carat- 
teristìcbe rassomigliavano i linfatici in maniera che, se 
una lunga esperienza non fallisce, non si può in alcuna 
niauiera richiamare in dubbio la di loro esistenza. Ma 
questi vasi esilissimi siccome nella massima parte s'intro- 



ducouo fra le lai 



e della dm 



a delle 



vene prtsso il seno longitndinale, sì tolgono facilmente 
alla vista; lochè à lungo soprattutto in quelli clie dagli 
emisferi si abbassano alla base del cervello, mentre si 
coadunano intorno alla carotide. 

Oltre a ciò osservai ed iniettai altri vasetti molto 
rispettabili nell'aragnoidea , quali trovai ripieni di aria e 



nza colore , dopo l' i 



Eionedei vasi sanguìgi 



Detti vasetti avevano tutto l'aspetto di linfatici, poiché 
il mercurio passava facilmente dai tronchi nei rami come 
liei fegato; ma attesa la tenuità delle tuniche si soglìoa 
rompere in maniera che ancora non mi è riuscito di 
condurre l'iniezione dei medesimi lino alle glandole. 
Certamente il mercurio apparisce circoscrilto in un cerio 
canale, e dai tronchi maggiori sene vedon nascere dei 
rami , ma siccome il diametro loro è tanto esteso , cosi 
dubito ancora dell'indole dei medesimi (i3). 

Le arterie vertebrali e le carotidi sono circondate da 
esilissimi filamenti i quali in ogni parte somigliano i lin- 
fatici anche quando sono privi d' umore ■ Nelle iniezioni 
più felici si riempiono di colla senza colore, e tutto 
concorre per confermarli allora più marcatamente per 
■veri linfatici. Finalmente nello slesso canal carotico e in 
quel luogo appunto da cui sorte l' jngulare interna riempii 
col mercurio i linfatici che si poilaoii alle glandole resi- 
denti e a lato inLeruo della carotide interna presso il prin- 
cipio del suddetto canale, e sopra il muscolo retto mag- 
giore interno del capo seppure non passano a quelle che 
riposano fra la divisione dell'iugulare interna. Questi 



128 t 8 T O K I A 

tronclii dimoslrano [tiìi che a bastanza che dalla cavì| 
, del crauio sortoao i linralicl le di cui origini e jtrìn 
, itiramazioai nìaao i-evoclierii iu dubbio che abbian luoj 
^al viscere e membrane cuiileaute nel craoio («J . 

I linfatici si della superficie , che delle parti late^i 
del capo , di cui ne abbiamo esibita la desciizioue , 
riuniscoao (ìnalineiile uelle glaiidole situate alia divìsioi 
jdeir } ligulare iuterna, e a tato iiiLeruo della suddety 
Teaa prima che si bìi'orcbi dietro li sternomastuidei 
cleidomasloidei , e nello spasio tiiaiigulaie inlerpuslo 
il detto cleidoinasLoideo e il cuculiare. Esse variauo moU 
nella grandezza e nel numero il quale j ordinari ameni 
quando sono più grosse , suol esser minore. Quelle eli 
81 riscontrauo alla stessa divisione dell' jugulare intern 
»ono pili voluminose delle altre. Le medesime si ossei 
vano disposte in gruppi e In ammasso. Da qualunque 
parte fi si insinuano lìiiCattci i quali, passaudu datl'um 
all'altra, compongono dei plessi per mezzo dei quali 
comunicano e collegauo fra loro e con tutte te di loj 
glandole respettive . Dalle glau Jote più basso , alle qm 
8Ì portano anche alcuni liufatici provenieuli dagli artico 
superiori e dalla cavità del petto , siccome enuucìatDinOi 

((t) Molti Anatomici lascìaionn memoria , d'aver veduti 
vasi linfatici del cenelln , Fra qnesli si trova Stesosk, Nca 
Beedevol, Riccardo Cahr , Bidloo, pEccmoKi, HfvZMU^ 
e MoBGAGSri ma alle osservazioni di quesii chiarissimi Stìf 
k, tori si opposero BRUNnEa, Fantoni, Zbij.er Hai.ler ed H&wst 
come resulta dalle di loro opere più volle ciiale , adduceudo i 
, ^on Le stazione varie osservazioni. 

I Peraltro, comunque si pensi e degli uni e degli altri, le 

\ Indagini , e i miei sperimputi anatomici col ili cui snccorso : 
t "torivalo a discuoprigli e dimostrarli in tante altre parli, prov*8* 
I che nel cervelln e sue respettive membrane esistono assolutamene 
ivasi liafatici, la presenza dei quali viene confermata anche i 
uno sperimento di Muhho il quale avendo spinta nei pesci e w 
^rattntto nello squato la cera colorila in un tronco linfatico (* 
eolio n'empì cotanti esilissimi ramoscelli nella pia meninge, ne 
tuniche dell'occhio e nell'organo dell' udito che le pani si n 
miravano tutte colorile di rosso , benché neppure ui 
di materia ioieliata passata fosse nei vasi sanguigni. 



:- 



DEI VASI LINFATICI. 139 

De sorte un tronco massimo, il quale nel lato sinistra 
discende obliquamente dietro la jugulai'e iuterna e si apre 
qualche volta nel canal toracico . Pliì spesso poi lo stesso 
tronco si scarica separatamente osile vene sanguigne o 
nell' augulu dell'iugulare interna colla vena succlavia in- 
sieme col canal toracico o prossimamente all'apertura di 
questo condotto nella stessa vena. II destro poi, che ri-* 
pete lasua origine dalle «tesse glandole , termina costante- 
mente neir angolo dell'iugulare colla succlavia dello stesso 
lato o solo o unito ad un tronco massimo resultante dalla 
riunione dei linfatici assillari dello stesso lato. 

Le medesime glandole mandano un allro tronco un 
poco più alto , il quale nel lato sinistro sbocca nel canal 
toracico prossimamente alla sua inserzione nelle vene ; 
nel Jato destro poi va similmente a introdursi ìa un tronco 
ultimo delle suddette glandole, che ò non a guai'i fatte 
conoscere . 

Un tronco finalmente cbe nasce dalle glandole che 
8Ì osservano alla divisione dell' jugulare interna , attraver- 
sate le glandole residenti a lato interno della medesima, 
vena , s' introduce per la parte sinistra o nel canal toracico 
presso il suo termine , o nell' jugnlare interna ; dalla parte 
destra poi termina in compagnia degli altri provenienti 
dalle medesime glandole col mezzo d'una comune aper< 
tura nell'angolo dell' jugulare colla succlavia o separata- 
mente poco sopra nell'iugulare interna. 

Ecco il termine della storia completa dei vasi linfatici 
di tutto il corpo , alla quale possiumo aggiungere per 
corollario generale che tulli gli umori i quali portano e 
che attirano da tutte le superfìcie e interstizi ^^^ corpo, 
sono trasportati dopo un lungo cammino coli' organo 
d' una collegata riunione di diramazioni , e coli' aiuto di 
più ordini di glandole j e finalmente col mezzo di plessi 
nelle vene sanguigne intorno agli angoli che tanto nel Iato 
destro che nel sinistro resultano dal couflusso e riunione 
dell'iugulare interna colla succlàvia, e con questa legge 
intimamente mescolati fra loro , elaborati e permisli si 
portano direttamente al core, affinché dìstrihiiltì per il 
Tuui.il. 9 



l3o ISTORIA 

polmone e quindi per lutto il corpo scrTano a rinnovi 
gli umori e a risauare tu peiditt: delle paili solide e deilkf 
parti fluide, (n). 



(fi) Resulta dalle mie ìniezinni e dimostrazioni istituite 
una serie immensa di cadaveri che i iiiifaitcì drl corpo umaooli 
minano solameole nell'ang^lo o prossitniiinenie all'angolo 
l'jugulare interna colla succlavia tanto dell'uno che .dell'altro lil 
h, cosa va così. 

Il canal toracico sì apre costantemente nel lato sinistro 
■i allontana dall'aog^ilo predetto; seppure a poca disianza non 
introduce nell'iugulare tmerna f^uaiido egli sbieca con una so 
apertura; quando poi si divide in due o tre rami presso il suo u 
nioe, o anche nella cavità del torace, quali sepuraiaraente si il 
sinuano nelle veue, allora con nna separata o particolar boccheit 
se sono due i rami, o con due se i detti rami snno tre ordini 
mente si versa nella venajugulare presso il medesimo anf^oL 

Col mezEO del canal toracico si scaricano i linfatici di i 
il colpo, eccettuati quelli provenienti dalle ultime glaadoie 
collo, e da quelle poste intorno ai vasi «anguigoi assillari. ~ 

Sualche volta dal lato sinistro e costantemente dui lato destro 
lontanano da queitalegge perocché isìnistn ora penetrano nel 
■tessso canal toracico presso la di lui inserzione; ora si dilettai 
di doppio termine , mentre alcuni sì aprano nello stesso condott 
■llrì nelle veoe; ora finalmente con tronchi affatto distinti ten 
nano nelle vene separatamente . 1 destri o si radunano tutti in 
tronco solo quale si versa nella biforcazione delle vene ^ui 
tovate, si aprono con una o due boccucce neU'jugnlate ii 
mentre gli assillar! passano alla succlavia ; ma quando sono dai 
tronchi derivanti dal eolio, l'uno si insinua nell'iugulare , l'alti 
eonginnto ad un assillare si introduce nell' angolo predivisato . 

Finalmente i tronchi assillari divisi in due brand ' 
■cono parte con quelli provenienti dalle ultime glandole 
collo per evacuarsi a vicenda nelle vene , parie si aprono 
tamente aella succlavia presso l'angolo che essa forma coli' ji 
tre. 



i 



^ 



DEI TASI tlTTFATlCI 



CONCLUSIONE. 



" ti 

L 



Condotta al suo termine, per quanto l'anno permesso 
le mie forse, l'istoiia e la di mo strazio ne dell'intei-o siste- 
ma linfatico , reputo necessario toccare di «olo gli ul- 
timi più rispettabili fatti che di I), come da chiaro fonte, 
dìtnanano . 

Pertanto svanì e restò esuberantemente sventata 
l'obiezione di coloro i quali sostenevano che non si 
poteva attribuire ai liofaticirufficio di assorbire o perchè 
credevano che mancassiTO in certe parti del corpo o perchè 
ancora non erano stati pubblicanienle dimostrati ; giacché 
nel cervello ove questi non si possono rintracciare che con 
somma difficoltii (per tacere delle altre parti nelle quali, 
quantunque chiarissimi Autori ve li abbiano richiamati 
in dubbio, oggi vi si dimostrano colla massima facilità ) 
ei manifestano, ciò nonostante, sotto tanti segni e caratteri 
da non dovere esitare altrimenti della loro esistenza. 
Cadde egualmente la dottrina di coloro i quali o denega- 
vano lo stesso uAIl-ìo alle mìnime radici del sistema linfa- 
tico, benché credessero nella di loro esistenza, o lo attri- 
buivano ad esse soltanto comune e diviso colle vene, 
dopoché si conobbe da ìnnumercvoTi osservazioni che gli 
stami più esìli dei vasi sanguigni ovunque si avanzano 
fra loro sempre continui, e mai terminano in certe estre- 
mità, in cavità, o superGcie. Attesa una tale struttura dì 
qaesti vasi pertanto , a ragione essi debbono rigettare 
totalmente l'incarico dell'assorbimento il quale d'altron- 
de, per indubitate ragioni, viene sostenuto csclusiva- 
meitte dalle origini dei linfatici , pei quali si assorbono 
e riassorhono costantemente e perpetuamente tutti gli 
umori di qualunque gf-nere contenuti nelle diverse cavità, 
inti'rstizj, e supertìcie del corpo animale. Infatti dalle cavi- 
tà del polmone, e dalla superfìcie esterna delta cute si npre 



l33 1 8 T O H I A 

jidi una strada facile e sicura per pa 
une dei medesimi , cioè net canal ti 



è portala l'acqua degl'idropici 



questo il i 



ing. 




e dilFuS. 



È (jiiesto 



in questo In pai-te la più sottile dei fluidi colorati 
dotti nei vasi sanguigui , la quale priva dette partirells 
colorate, perchè più materiali, trasuda dalle pariti del 
Ta^i sanguigni medesimi ; iu qiu'sto fiiialnif^nte non ii^ 
dissiniil maniera ud fluido tenue trasudalo co» perpetua 
giro dal caro dei ^asi sanguigni in forza dell'itn pulso dell^ 
circolazione, e dei pori iuorgaaici delie tutiicbe 
medesimi . 

Né si deve pensare che sieno ristrettele utilità e gì) 
nfBcj del sistema linfatico al giro di questa funzione 5ol4 
tanto, per quanto grande ed interessantissima La ragione 
persuade che di qui seni? debbano attendere dei 
molto maggiori come mostrano e coufermauu le osserrM 
xioni . Infatti perchè la linfa è trasportata nel cavo dcS 
Tasi sanguigni per una strada cotanto lunga ? perchè 1^ 
natuia fu tanto sollecita onde i tronchi dei 
pertulto si comunicassero e islituis 
mercio per mezzo di reti nei vasart 

Dei maggiori ; onde le glaiidole che sono frequentisi 
sime venissero collegale dagli slessi tronchi e plessij 
e onde i vasi quali nascono dalle varie regioni del corJ 
pò si riunissero fra loro in certi punti e i>ì mutua* 
imeute si immedesimassero^ Fuori d'ogni ombra di dubbisi 
ella permise tutto questo perchè gli elementi di moltf 
specie di fluido , attinti ordinariamente da varie regioni 
del corpo si riscontrassero più volte a vicenda , e dalU^ 
particolare riuDÌoue di essi sene componesse uà flaid» 
■suigeaeris destinato ad ufficj interessantissimi Dell'eco» 
aomia animale. E qui alT oggetto di rendere più chiara^ 
più distinta e più luminosa questa di>ttrina, (k duopp 
pubblicare, che se mille volte sì analizza l'umore coute- 
nuto nei linfatici prossijua mente alla di loro e 
sempre sì trova carico di particelle che partecipano delle 
qualità dei fluidi già segregati o radunati ia qualuoqaa 



linfatici 
estei 
5 di plesd^ 



DEI VASI [.inFATlCI. l35 

guisa nelle cavità e negl'intorstizj del corpo; mentre 
quando il delto umore à attraversute più glsndole ed è 
pRSsatonei tronchi maggiori ,si è già spogliato dei principi 
di ciascun fluido particolare e si fò distinguere come linfa 
con qiifi caratteri che le sono tutti proprj (i4) Questa 
linfa ( la quale con tal sistema di vasi si elahora e pcrfe- 
ziuuB , come resulta dallo sperimento enarrato, e da cioc- 
ché abbiamo fatto conoscere anche precedenlemeate) 
s'infonde uel sangue ed è portata in circolo per sommi- 
nistrare ovunque alle parti materia per la nutrizione . 
Ma le molecole più tenui e maggiormente elaborate della 
detta linfa, mentre trasudano a traverso i pori delle tuniche 
dei vasi d' ogni genere per applicarsi a ciascheduna sn- 

gano attinte e per cosi 
delle di toro perdite, in 
perdersi , cadute esuhe- 



e delle libre e delle laminelle più piccole del e 



onde da queste in certa guisa ^ 
esprimermi inghiottite per rifars 
gran parte invero anderehbeio t 

ranli nelle cavità e negl'interstizi, se non (lasserò loro pron- 
to soccorso i linfatici i quali colle di loro boccucce, nel- 
l'istesse cavità le raccolgono e le restituiscono al sangue . 

Queste due e invero principali fun/.ioni dei linfatici, 
di assorbire cioè , e dì elaborare la linfa si soccorrono e 
sostengono a vicenda Perocché siccome il riassorbimento 
somministra all'elaborazione della linfa varj ele^nenti 
raccolti da diverse parli , cosi la composizione e la 
elaborazione della medc^sima linfa sorgendo e resultando 
dalla riunione stretta dei predetti elementi io genere, 
converte in ercellenlìssimì e utilissimi usi il riassorbimen- 
to predivisato, il quale contiene più materie di natura 
sua alle volte anche pregindicevoH all'economia 
In questa maniera la linfa coagulabile viene a r 
costare di iiaiticclle oleose e saline commiste fra I 
un particolare organismo, e discìolte in un fluido a 
come divisammo 

Ma poiché fu conosciuto necessario che il sistema 
linfatico si riunisse Insieme per una complicata serie di 
canalini , e clic la linfa tendesse , come si fece Conoscere, 
Bpoutaueanieute a coagularsi all' oggetto che si potessero 



limale. 



icquosO) 



l34 ISTORIA 

dal detto sistema eseguire gli uffici pei quali era stato 
creato, ne sono nate da queste disposizioni, necessarU 
per una parte, più malattie, l'origine delle quali, pei 
non sapersi la vera co^tnixione ed uso di questo siste^ 
ma si era soliti dedurla da cause totalmente diverse;^ 
L'elaboiazione infatti della linfa perchè divenisse perfeU 
ta, richiedeva che questo fluido con lento cammino altri 
versasse per una reticolata trafila di minime diramazionij^ 
e per le divisioni e anastomosi dei tronchi, perpiù ordinii 
e serie di glandole, e per innumerabili plessi, ove pcr^ 
ciò sì trattiene e condensa : ma siccome gli ostacoli i pid 
leggieri superano l'impulso del medesimo, e fluido e la lì-^ 
mitata elasticità delle tuniche dei vasi che lo spingono ii 
hbqzì dalla lor parte, perciò bene spesso sarebbe per arre^ 
starsi il di lui corso, se le innumerevoli anastomosi, e il va 
atissimo commercio dei vasi linfatici e loro glaudule respet 
tivenon offrissero nel tempo stesso un facile scampo di 
qualche lato al fluido predivisato già trattenuto o ritardato 
in qualche parie. L'addensamento o il coagulamento dell* 
linfa da cui ordinariamente soglion prodursi tali ostacoliJ 
Inogo bene spesso nelle glaudole o sia che lo favorisca M 
il ritardato moto del fluido nelle stesse glandole, attesali 
moltiplice divisione dei detti vasarelli nelle medesime, t 
le dilatazioni e celle nelle quali si introduce e trattiene, * 
I la scarsezza del veicolo acquoso, o l'introduzione in qnesM 



parti d'una sostanza e 



i di qualche principio coagula-* 



[ bile Quindi le glandole si ostruiscono , si aumentano A 

Tolunie,e induriscono . Quindi i vasi rhc si portano alle 

medesime, ritardato o trallenuto il corso all'umore con-J 

finente nelle di loro cavità, e impedito il suo reflusso,- 

I attesa la presenza delle valvole, continuano a dilatarsi Gn- 

I cbè la forza, per cui si assorbisce e snccessivamente lì 

i avanza divenga eguale alla resistenza delle tuniche, a 

I finctiò, distrutta fìnalmente l'elasticità delle predette tnni- 

[ che , l'umore nel cavo delle medesime contenuto venga 4 

ritrovai'si in uno stato di quiete . 

Stabilita questa dottrina delle varie alTezioni niorbfr^ 
se proprie del stslerna linfatico, la quale da me nel decorsa 



REI VASI LINFATICI. l35 

deU'oi)era quando mi seoe oH'erse l'occasione, è staW^ 
sostenuta e convalidala ila moltissime ossurvazioni pato- 
logirhe, oe viene per corolUrio il trattamento delle ma-i I 
lattie setondaiie che di li ne derivano. Sospeso in falli [ 
in qualche regione il muto della liafa nei suoi vasi , ne-' ì 
cessarlo si rende che si sospenda pure tanto l'assorbimentOi J 



dei linfatici che là sì |iortan< 



e delW 



medesima linfa per quel tratto appunto ìn cui appai 
l'impedimento del moto. Di qui primieramente 1' un 
che esala dalle tuniche dei vasi sanguigni o sparsosi nellei I 
cavità ed iutersLìzj delle parti ristagna e ne succedono queK I 
le riunioni di acque appellate ìrìropi o si apre la sortita fuo*' i 
ri del corpo e produce i così ài:\i\ flussi sierosi i qualP \ 
prendono varie denominazioni a grado che differiscono IC | 
parti da cui emanano. Dipoi per mancanza o scarsezza dell»* 
linfa nutritizia, la di cui elaborazione è forza che in a 
casi resti offesa, si altera la nutrizione del corpo , e viene j 
motivalo il marasmo o un qualche grado del medesimo. 



Addii 



anche 



laiche volta 



he inceppata soltanto una' I 
data parte del sislenìa linfatico o alquanto trattenutoìl solo* I 
mulo della linfa, non affatto cessi il riassorbimento, e !o' f 
parti da cui prende origine la serie dei vasi affetti restino* | 
soltanto ingorgate e inturgidite da quella sola copia d'ora 
re la quale non può sfondare in conseguenza dell'ostacolo}' 1 
ma poi se non sia fugace la causa di detto ostacolo coms' | 
qualche volta succede nelle malattie anche acute, e per-' 
severi per lungo tempo, necessario è che ne segua l'unol 1 
o l'altro dei seguenti sconcerti, mentre cÌo^ o il fluido) ! 
■lagnante non è io alcun conto soggetto a forti cangiamentf. 1 
e si producono le cachessìe-., o si condensa e coagula e ne 
Tengono le ostruzioni ; o finalmente si corrompe si altera 
e discompone la tessitura medesima delle parti solide, 
delle quali occupa gì' interstizi, e allora ne nascono delle 
putrefazioni. 

Forse per le stesse ragioni anche altre malattie pro- 
vengono dal sistema linfatico, mentre alcune sost.inze 
- straordinarie d' un indole maligno particolare, introdu- 



cendo: 



per mez3 



dell' I 



sorbir 



della linfa, e perturbandone la di lei einbo 



ielle officine 
tioue e ani- 



i36 I s T o 

malizzazìone, sì rendono coiitrarìe all'econooiia anìmalA 
per più ragioni . Perocché duocodo mescolate col sanguo* 
. per la dì loro propria forza ed attività : ouocono perchè^ 
• tteiata la composizioDe dflla linfa concressibile , gl^' 
elementi da cui si forma non possono depone ed espum 
gare quei principj veoefici die non le sono omogeneij, 
naocono per la decomposta evasi del sangue , e per 1^ 
scarsezza fattasi in quello dell' i»tessa linfa e per la con<n 
Gunzione di tutto il corpo che di lì ne nasce, e finali 
per !a disturbata economia delle secrezioni . Così svilup^ 
pansi i nocivi effetti d'una sostanza morbosa, introdotta^, 
come si è premesso, nel sistema linfatico la quale, si dicej 
dìscìogliere la composizione del sangue, liquefarlo 
dello viepiii disposto alla putrefazione e sopraccaricarla 
di varie acrimonie; cosi forse la macilenza del corpo a* 
-viene in conseguenza tli.'llepredivisate alfe^iuni della linfl 
animale . 1^ 

Pertanto siccome in conseguenza del perlurliamentq^ 
dell'ordine linfatico, e delle alterazioni della linfa cou:^ 
tenuta nel medesimo ne derivano tante e si forti malattie j^ 
é facile intendere da chicchessia che non si possono iUf 
■itra maniera vincere e debellare effica<enieute che con 
I quel genere di rìmed] quali, applicati alle regioni dej 
I linfatici, s'insinuano nel cavo dei medesimi e vannoB^ 
londare la stessa sede delli^ 
l'ieuiesso ciò, in quella guisfly 
Lto dell'ordine linfatico e «., 
) produtle , comfi; 
icqaosoodair 



trovare immediatamente e i 
malattia come una rocca, 
poi che il dello perlurbam 
prenominate alterazioni della linfa 
' rilevammo , o dall' inopia del veicolo n 



troduziooe presenza e azione di certe sostanze particolare 
che condensano e induriscono la linfa depravandone 4. 
■duitcrandone la di lei elaborazione , cosi non si potranno^ 
in altra maniera correggere che o per un semplice più effi^ 
eace assorbimento d'un fluido meramente acquoso col mei^ 
zo dei bagni anche a vapore, o coll'introduzione di mateiis! 
potale d'una facoltà dissolvente come sono gli alcali 
neutri, il mercurio (i5}. i marziali,! saponacei , If^ 
I zolfo, la calce ec, o finaloieate coli' insinuazione di fIuÌJ~ 
ipaci di porreggere lo «cioglimeuto morboso, degj 



iporreggere le 



DEI VAfiI LINFATICI. l3^ 

come pei esempio laria (issa, gli acidi, ! sali, e altre 
DiMerie stìtticlie, l'attività delle ^uali viene ajutata e 
pi'gmoRsa dagli c&eitiej , ilalle IÌ'Ìzìodì, e dalle leggere e 
4'ipetute percussioni della doccia. 

Questi principi foadameiitali aprono il sentiero alla 
vera e più elHcace cura di dette malattie, cura che coinpi- 
ranuo ottimamente) bagni acquosi e vaporosi seper certe 
date affezioni vengano impiegati con regola, con metodo, 
e con proporzionata addizione di sostanze particolari. 
Presso gli antìcbi , e particolarmente presso coloro ciie sì 
■tudiovano di con^ei-vare e corroborare il loro corpo pei 
giochi ginnastici, era ordinarioe molto più frequente l'uso 
dei bagni , i eguali impiegavano dietro alcune regole stabi- 
lite: uso che conferma solennemente 1' esimia utilità dei 
medesimi per conciliare la fortezza del corpo e conservar 
. la salute, l'resso i Sirj , i Medj , j Persiani, i Greci, » 
Romani , i Giudei e altre molte nazioni sappiamo da irre^ 
fragabili istorici monumenti che fu sacro e comune 1' 
dei bagni . Pareva che questi venissero inculcati dalUf 
religione , dal rito, dalle leggi , dai pubblici istituti e dall* 
Gousueludiue di tutti. Le dottrine dei medici li sostener 
vano; si legge lufatli che, oltre gli empirici presidj, in Ro- 
ma non si conobbe per 6oo. ann i altra medicina che i ba- 
gni, come nota Baccio , secondo Plinio (i6) . 

Credo poi sommamente che a promovere I' utilità e 
Ì*efGcacia dei medesimi vi contribuisse molto il metodo 
di servirsene. Pero/ che li praticavano a corpo digiuno, 
quando cioè la concoziune dei cibi era già terminala, e 
quando il passaggio del cbilo nel sangue era già seguito, 
mentre manifestamente apparisce che la troppa quantità 
di acqua attinta dal bagno , la quale da tutte le parli eoa 
rapida corrente per mezzo del canal toracico e degli altri 
tronconi linfatici principali è portata nelle vene, noa 
avrebbe potuto cbe ritaidare l'accesso e il versamento in 
queste vene medesime del chilo e d'ugni interna secrezione 
del corpo umano. Quando poi sortivano dal bagno 
d' acqua calda & da quello a vapore si abbandonavano siit 
terreno freddo o procuravano di farsi aspergere d'acqua 
fredda. Questo metodo il quale oggi sfuggono quali tuttt 



I 



IH T O H I A 

le naiioui , se si eccettuino i Russi e forse ì Turclii, er» 
ritrovalo aoa solo innocente ma d'un utilità rimarcabi- 
lissima . lufulli i Russi che persistono in tjuest' istituzione 
dopo essersi serviti dei bagni caldi e soprattutto di quelli 
a vapore d'una parlicolai-e struttura, appena sortono dai 
tnedi-'simì moltissimo riscaldati , eccettuati i più delicati , 
si tuffano nell'uoqua fredda o si rinvoigotio nella neve. 
Cosi il corpo si solleva e corrobora mirabilmente , poiché 
col fresco le parti solide , riscaldate già dal troppo calore, 
si costipano, impellono e costringono ; sì facilita il cam- 
miou dell' umore assorbito dai tiafatìcr ; si previeoe ctie 
per l'effusione del sudore non traspiri dal corpo tanto di 
fluido, quanto sene era attinto per diluire e temperare 
gli umori , e per allontanare e viorerc la sovercliia densità 
dei medesimi. IN è per altro motivo gli aoiicbi si ungevano e 
confricavano il corpo con unguenti dopo i bagni, preserva- 
tivi che usavano ordinariamente coloro Ì quali si asteneva* 
no dall'aspe rgersi e lavarsi nell'acqua fredda. Impiegavano 
finalmente per la detersione del corpo varj emp 



posti di nitro, 



apone , tarine e' 
altri tini, potei 



1 quali, quantunque 
no servire anche in 



fossero prescritti pi 
vantaggio della medi 

Più difTusamenle mi sarei trattenuto in simili discas- 

ni , se mi fosse stato lecito di esporre ciocché ricbie-» 

I derebbe ola dignità e utilità della materia, o la non piccola 

supellettile delle mie osservazioni Ma queste cose, molto 

aliene dall'opera d'un Anatomico e dall'ufficio del mi*. 

[ istituto ó stimalo più opportuno e forse più utile th 

rilasciarle ai Medici . A me basta di aver tracciato di volo 

le principali consegnenze e vantaggj ebe tton solo in au- 

nto dell'anatomia, ma ancora della fisiologia, delitt 

litologia e di tutta la medicina possono raccogliersi dà, 

più accurato studio del sistema linfatico e sue fun- . 

[ «ioni ; come pure son conlento di aver dato l'ultima mano 

' a qnesl' Opera, persuaso ed intimamente convinto dt 

n essermi inutilmente esporto e consacrato alle inve-' 

I Uigazioni, esperimenti e travagli di tanti e tanti anni, 

•11' oggetto d'illustrare la materia dei Tasi linfatici ia^ 

L (energie (i^)- 



ANNOTAZIONI 



D tlTTOHE 



Appartenenti al Capitolo IL 



jubliri 



o più sublimi e 



Si linfatici profondi defili artico^ [J 
•rojondi o più profondi . 



) premettere, onde servire di schiarimento alU'J 
parola niblime o sublimi nel irattameato dei linfatici profoiiiH \ 
degli articoli, che Mascagni ii osser%-ato che questi si posson dìvi-^ 
dere in due classi, giacché alcuni scorrono sotto l'espansione tendi* ] 
nosa che involge tutto il fascio dei muscoli , altri poi si internan» * 
fra i muscoli medesini seguitando 1' andamento dei vasi sangui- 
gni più interni : per questa ragione appunto, a maggiore intelli- 
genza e chiarezza à denominati trai profondi suWimto più suft/tmì 1 
ì primi , rilasciando cos'j agli altri il nome di profondi o di joid . 
profondi. 



(Noi. II, ) Ingordo alle glnndole Unfaliche assillari nelle 
nutrici dei lattanti infetti , e vicei>ersa olle piandole del collo 
di questi per infezioni delle nutrici. 



Non dccsi in questo luogo passar sotto silenzio una specie 
singolare d' ingorgo alle glandole assillari derivanle nelle nutrici 
da veleno venereo acquisito dal soggetto che allattano ; come 

Kure non dee omettersi di parlare d'uà eguale ingorgo alle glando- 
i laterali del collo dei lattanti per il veleno celtico comunicato 
loro dalle respettive nutrici: Perocché siccome tulle le volle che si 
trova un neonato attaccato da sifilide connata (attratta cioè nel 

riassnggio per la vagina contaminata da mali venerei) o da sili- 
ide ereditaria (proveniente cioè da un retaggio paterno o ma- 
terno comunicatogli nel tempo del di lui sviluppo j è facile osser- 
vargli la bocca , la lingua , il palato, e qualche altra parte ancor* 
occupata da ulceri , ragadi. afie|ec. ne viene che col mezzo dellasuc- 
cione del medesimo neonato si comunichi il seminio sifilitico al 
capezzoli della nutrice; e questo , dopo aver prodotto aUe volle 
un guasto locale . passi , coll'organo dei liniàtici della mammella 
, onedesima, alleviandole a^^illari risvegliandovi della tumefazione 
e del dolore, e disponendole ad un firaa venereo il quale ."' 



L 



l4o AKNOTAltOWT 

presso a poco riconosce ristesse cau^e d'un bnbnne celtico av{> 
luppato per l' assorbimento d' un ulcer.i al pene, esige per ìden- 
ti[!i di principi un' egu^ Iratlamenlodi '^"''^ ^' "^^ locale cbc 
nell'universale . 

Viceversa poi c|uando è afniitada lue venerea la 
«egnatameiite quando il esulcerati i capezzoli, 
massima faciliib comunicare il veleno ni bambino, veleno che dopo 
•ver prodotto ordinariameote qualche effelto locale nella bocca, 
passa ad impossessarsi delle glandole linfatiche poste lateralmente 
Bicollo Questa, non eccettuati ibaci della slessa nutrice, è la ma- 
niera più frequente dìiunesto con cui i bambini rimaugono afflitti 
adsifìlide , perche le femmine ricche ed agiate preferiscono i lorc» 
comodi alla cura di nutrire esse stesse i di loro bnnbini, sbban- 
donandoli contro la legge di natura a nutrici mercenarie ed in* 
fette, 

E massima del Professor LobessoNanwoki appoggiata sui 
cardini di più e diverse osservazioni; e da esso comunicata a4 
Una folla di scolari, e pubblicata anche colle sue opere che i| 
veleno sifilitico può comunicarsi dalla nutrice al bambino aiicht 
*euza aver ulceri ai capezzoli, e viceversa questi può coniuaic»< 
re la sifilide alla nutrice senza avere affezioni locali alla bocca. 

E difficile poi il determinare come ad un neonato si comii^ 
nielli la sifilide dai genitori; comunione che forse con troppa fo^ 
la viene ila varj non ammessa . 

Quando la semenza paterna fosse incorrotta e incapace dicon 
tenere in se il seminìo, dirò così, sifilitico (lochè stento sempre, 
credere riflettendo che ogni secrezione si opera dal trasudament 
del sangue quale in quelli attaccati da lue deve essere net 
■ariamentc spesso corrotto, checche ne dicano in contrari 
' molti autori contando sulla segreta lavorazione dei visceri eli 
elide in qualche cii-cosianza , non nego, lo stesso virus sifili 
tico) può seco recare qualcosa di venereo neirallraversar 
l'uretra spesso infetta, come anno ojiìnato anche altri. 
oltre la madre potrebbe filtrare degli umori contaminati^ 
lifìlide nell'utero, dei quali è certo che ne assorbe raoltii 
lìmo il fct({. Finalmente i mali venerei della vagina eh 
non potrebbero qualche volta estender*! alla superficie intera 
dell' isiess' utero , nonché alle parti incarcerate entro il tn< 

Ma ritornando a ragionare dell" ingnrgo alle glandola ai 
■ìllari nelle nutrici per l'infezione comunicata Inni dal tetn% 
come dell'ostruzione delle glandole del cilln del l'pto per il ■ 
kno innestatogli dalla nutrice, giova avvenire di'- bcncbc aie 
di gran risorsa le unzioni paraiali d' uugneii'.o me ciiriato reK4> 
late secondo l' eik , il temperamento e le altre condizioni patalpì 



DIL TKADOTTORE. ì^l 

falche relative al soggetto ammalato unzioni che li dovrebber» 
fare a quelle regioni cbe inviaiici linl'alici alle dette glaadole, 
come abbiami) in.segnato, bisogna Ìi) ogni caso, tanto cioè' quando- 
la nuivice è stata cau&a dell' iniezione del bambino che quand* ' 
c^uesto il comunicalo il veleno all'altra, ricordarsi del savio pre™ ' 
cetto d' IppoCRiTE che dice « Laclatitium cura posila est loia in 



fediva 
Ine 



I conseguenza di ciò non si esiterai un momento a rivoli 
gere tutte le diligenze possibili verso la nutrice obbligandola* , 
sottopnrsi, coniem^oraneamenieaU'allattnELone, alle spalmature 
ipercuriali, e all'uso interno di quei rimedj aeduti più idonei ad 
espellere il vizi'i di cui si tratta . 

Ma questa cura non vìi intrapresa senza circospezione som» j 
tua , giacché non lascia di aw eilirci Duiibl. t che era medici} | 
d'uno spedale di fanciulli %enerei , che fi;a i riguardi bisngaK 
aver quello di amministrare il mercurio in dose discreta, menii* i 
osservò che quando nelle sue nutrici veneree se u« abusava, Ì bnn^ 
biiu che allattavano erano torsienlati da coliche , diai'rce e getta* 
vano dei continui gridi. 

Se però Ìl bambino attaccato da ulceri , afte , ragadi ec. foss^ 
lempre (a fronte del latte medicato che succhia) causa del man* ^ 
tcnimento del vizio venereo nella nutrice, bisognerebbe e 
mito l' impegno sollecitarne la guarigione loccandiile con 
pennellino immerso in una soluzione di inuriato ossigenato d| i 
mercurio nell'acqua. 

Fk duopo peraltro distinguere che in qualche caso le aftf. 
nei lattanti sono conseguenza dell'acrimonia della saliva prodotte 
dallo stesso mercurio, e perciò si vincono coli' applicazione d' un 
collirio detersivo semplice,. 

Se poi le afte , ragadi ec. sunnominate fossero d' inciampo 
alla libera succione del feto, oltre l'esser causa del manicnimenta 
dell . affezione nelle papille della nutrice, come avvertimmo, 
vien consigliato di pascerlo per qualche giorno col latte ammi- 
nistrato co] mezzo d'una spugna adattata che gli si spreme in 
bocca, o con altro presidio, seppure non si stimasse bene diat- 
tficcarlo alle poppe d'una capra , mentre cosi gli si potrebbe pro- 
muovere e t'acititare la discesa del latte con premere le poppe 
medesime . 

Nella detta maniera si libera la nutrice dal contagio, se 
non lo k attratto, o almeno se le da campo di curarsi più Ci>modi>- 
mente , se soprattutto le si è sviluppato ai capezzoli , nel tempo 
che il Pratico non dee perder dì vista la località della malattia 
anche del bambino . 

Ma se queste papille medesime , occupate da ulceri non, 
nidifferenti, «i mostrano refrattarie all'uso dei owdicamenti. 



l42 



e non pur 



n vuole sottopi 



i alle 



e anche questo bambino medesimo è gii slattato biso* 
gna, onde trovare un veicolo per comunicare l'effetto salutate 
Àel mercurio al già infetto bambino , sema esporre al contagia 
un altra balia , bisogna , dissi , secondo il consentimento dei Pra- 
1 illuminati , e singolarmente di Levoebt , d' Aumont , e di 
' sempre del latte d' una capra o d' un astia 
esto caso , dopo averle rasa una parte del 
: unzioni mercuriali come si farebbero aj 



nel tempo che 
corpo , vi si fai 

Colle nnzi 



li mercuriali dunque fatte alla nutrice si sciok 
gouo non tanto gli ingorghi alle glandoLe assillari della medOk 
sima cui vanno i linfatici delle papille , ma si vincono le tum^ 
fazioni ancora delle glandola laterali del collo dei bambini alb 
quali si incamminauo gli assorbenti della bocca, nel tempocbi 
lo stesso universale e dell'una e dell' altro viene a risentirne dsl 
vantaggiosissimi effetti . 

Se peraltro si deve prestar fede alle osservazioni fatte neli- 
l'Ospizio di Vaugirad, dietro le quali resulla che spesso rin 
insufficiente Ìl trattamento del mal venereo nei fanciuUi per 
mezzo delle nutrici , come pure si devesi credere agli sperìmeiUi 
analitici di Berthollet pei quali se crede che il lat le d' una 
pra sottoposta alle unzioni mercuriali non contiene punto 
mercurio , bisogna ricorrere all' amministrazione del sublimata 
negli stessi bambini alla dose d'un decimo di grano, d' un ottavo^ 
d'un sesto ec, secondo la pratica coronata di felice successo ud 
suddetto Ospizio di Vaugirad dietro le asseraioni dell' illastrt 

Ma ritornando a trattare degli ingorghi alle glandoLe assib 
lari e precisamente di quelli che riconoscono una causa locale fr 
qualche irritazione di principi ""'^ contagiosi alle regioni che in» 
Viano linfatici alle medesime, siccome detti ingorghi portano allft 
dichiarazione d'un fima semplice, non sarh inopportuno il far ri* 
flettere che in detto caso, dopo aver fatto di tutto per togliere l'ii*» 
ritazione che ne È la cafts a, bisogna ingegnarsi di vincerlo siccome 
si avverti anche di sopra , coi risolventi applicati ai linfatici dì 
quelle regioni che si incamminano alle medesime , o con altri t^ 
pici impiegati sulla località della malattia. * 

Ma siccome in ordine a questa cura, si può ricorrere agli ste» 
sì precetti registrati nella no'a di N." i*. di questo volume, coli 



m'occorre semplicemente soggiungere che nel 
a unpoco incomodala fasciatura compressiva. 



stancarsi in pnnc 
laccare ripetute 
gnate nell' acqua 



'olendo riesci re i 
lignalte , alle quali ;: H 
«e gè tomi aerale fredda, se 1 iufi; 



siccome 
in bisogna mal 
luzLone, d' al- 
le peK7.etle ba- 
ia mmazione non 



DELTBAOtTTTORE. 14' 

fa è inqiossessata a tulio poi ere della parte, che intalcaso ande- 
rebbe trattata coi soli emnllieuti. 

Id aumento e crrapimento di quanto riguarda le glan- 
dole assilJari merita di essere avvertito iu.iltre che tutte le volte 
cbe nei tumori freddi di benigna natura nelle mammeUe io ò 
trovato un ingorgo primario o secondario nelle glandola sunno- 
t&inaie À praticate dietro i suddetti principj con qualche suc- 
cesso le frìsioni copiose di liuimento volaiUe o di unguento 
mercnriato all'articolo superiore cnrrigpoadente e parti vicine. 

Queste deostruendo le predette glandole poriauoconiem- 
poraneamenteil vaniaggif) di fncililare lo sgorgo nelle medesime 
dei linfatici della mammella aSelta . lochi; d'ordinario procura 
conseguentemente la detumefazione e il ristabilimento delta 
mammella medesima . 

Con egual successo e per le slesse vedute sì prescrivono i 
bagni dello stesso braccio in una soluzione dt murìato dì calce 
o di barite . 

Vi sono alcuni che ne applicano delle pezzette alla pane , 
ma io non le credo molto proficue per le ragioni allnwe dette . 
' cioè perchè non vi sono linfatici cbe dalla superGcie esterna 
della mammella assorbino il rimedio e lo portino nell' in- 
terno della mammella medesima , cioè nella vera sede della 
malattia , 



(Nota 12.3 Saggia sul visCo scrofoloso , e 
posti per debellarlo . 



Fra le tante malattie che afDiggono il sistema linfatico 
la più micidiale per il ceto degli individui che vi sono 
sottoposii , e la più. tediosa per il medico o chirurgo che ne 
assume la cura si è il vizio' scrofoloso , il quale bencliè svi- 
luppisi in tutto il sistema linfatico . pure lussureggia di pre- 
ferenza nelle glandole lauto superficiali cbe profonde del 
collo. 

Questo vizio che miete e detui-pa la più lenera giovemii 
tul fiorir degli anni, e che per la sua malignità ed indoma- 
bilitS può assegnnrglisi un posto nel catalogo di quelle malat- 
tie chiamate volgaiinenie ohbrobria medtcorum consiste in 
certi ingrupparuenii e ingorghi di varie glandole congl(>bate 



o linfatiche, lenti nel loro e 



indolenti i 



pnncipjo 



stenti ai rimcdj , tardivi ad aprirsi , ed aperti , molto lenti a ci- 
catrizzarsi . 

Ma benché per il vizio scrofoloso strettamente parlando 
non si debba inieudere che quanto abbiamo enunciato , pure 



144 AWWOTAaiOWt 

sonosi considerati come vizj (crofnlosi anche allri mali i quaU 
quanlunt^ue sieiio di genere assai disparato . ciononostante si 
riportaoo sotto la stessa classe, perchè si suppongono d'origine 
presso a poco analoga Infatti il celeberrimo Professor Mohteg- 
iiK divide le malattie scrofolose in cutanee . glandolari, ossee, 
■e punite liti . 

Le malattie scrofolose cutanee , le qnali sembrano in- 
dicare ano stato di acrimonia, si riducmo alle croste al 
naso, agli orecchi, lesta ec. Vi si aggiungono le ostinate 
ottalmie, i lunghi spurghi marciosi degli orecchi, eie varie 
ulcerazioni cutanee. 

Le glandolari, che di^tingunnsi in esterne, ed interne 
iHnìversaÙ e parziali, benigne e maligne, anno per carattere 
* la den^iiìi e l' ostruzione , onde nascono i var\ tumori delle 
iglandole linfatiche . 

' Le ossee abbracciano i viz) scrofolosi delle ossa , cine i tu- 

mori bianchi articolari , il pedartrocace 

. ' E le purulenti consistono in uno stato morboso più inol- 
■ .trato di debolezr-a e. di dissoluzione in cui si isvolgono i 
Il «grandi ascessi alle scapole, lombi e natiche accompagnati da 
■ i-«coperture e carie d' ossa , febbre lenta , diarrea , sudori profn- 
I *tii e consunzione . Ma questo non essendo né tempo ni luogo 
r la discussione dell' etiologia , patologia e cura delle specifi- 
te malattie mi limiterà a dimostrare soltanto qual sia il mi- 
|._glior metodo terapeutico per vìncere il viiio scrofoloso pro- 
priamente detto . 

Pertanto il miglior metodo , o sia il meno fallace nella 

' pluralità dei casi nei quali è lontano ogni e qualunque ombra 

ì gallicismo , si è quello che raccomanda il meritissinio mio 

ft «concittadino, ed in parte Maestro . il Professor Visi ezio Cmi- 

b'kuGi rapita in questo stess' anno dal più crudo e penoso arce*- 

frio di gotta , quale lu seguilo da micidial sfacelo dell'articolo, 

tlta vera cultura delle scienze e al real sollievo dell' ijmaiutiit 

'■'metodo che consiste nelle seguenti prescrizioni. 

. Muriate di calce den. ii 



Caiat 



, ij. 



Estratto di farfaro q. b. 
m. ih. N," sxxxviij per uso interno 
Ilem. Pomata ossiginata onc. j. 

di semi freddi onc. mezza. 
Muriato di barite d^n. ij. 
-' ra. in S5IV vasetti eguali per unzioni. 

Premesse queste preparazioni pgli I^ prendete quotidiana- 
mente due, tre, e più ancora delle sopra (lese ritte pìllole, 
quindi ordina contemporaneamente 6. bagiii universali per tei 



OBI. TRADUTTORE. l45 

giorni consecutivi con acqua salata ove abbiano bollito molte 
erbe aromatiche, e poi prescri\e i-ì. unzioni nelle varie regioni 
del corpo ; poscia, terminale le delle unzioni, iti tipeiere altri 
sei bagni come sopra, e iudi ripiglia le solite undoBÌ, e cosi 
alternativa me 11 te ora le une rtra gli altri, coulinuando sempre 
le stesse pillale , Quo alla perfetta guarij^ione la tutta questa 
cura il vitto deve esser lauto ed il vino generoso 

Ma essendo coMa di per se stessji notissima che il veleno ve- 
nereo degenerato p mal curato può convertirsi in un vizioscro- 
foloso e racliilico dicendo anche Baillos n lu--s venerea, strw 
vite. , e' elephas ali'ìuidh'ili''nt cognal'im, nel che convengono 
anche Astruc, B .uviiT. Bii\DEit, Lalobetts, ed altri, cosi 
tutte le volte che veglierà i' sospetto d' un vìzio venereo eredi- 
tario , e un addensamento tenaci aimo di linfa entro il lume dei 
vasi linlàtici e loro glaudole respettive si dee correre, ad imi- 
tazione di MohAni» il Padre e dialtri e singolarmente del Profes- 
sor Lorenzo ìVahnohi, alle unzioni mercuriali non trascurando, 
nel giorno che non tocca unzione, il bagno tepido salato o di 
acqua di calce, come qualche voltalo preferisco por varj ridessi. 

Fi sentimento del predivisato Professore fiorentino che se 
li caso si dassc di scrofole , rachitide ec. in figlio lattante . à 
<1wesse far le unzioni alla sola nutrice, senza amministrare 
■le una preparazione mercuriale al bambino contro il sentimenta 
di Chaptal , Samch , e ForyutT 

Con detto metodo s'>iu arrivato a guarire io slesso dei 
«oggetti t quali abbandonati da altri pratici, che in seguito 
nono abbracciato questo slciso metodo, erano sull'orlo pre- 
cipitoso della tomba. Ma confesso la veritk che in qualche caso 
dei più ostinati le unzioni le ò dovute ripetere per degli 
smni consecutivi. 

Nella nota di N°. i5 di quest' isicsso volume esporri 
il metodo da osservarsi per praticare ed estendere a tutto il 
corpo le iMizioni mercuriali, estendi omai siabìlìlo fino dalU 
osservazioni del celeberrimo M ikgacmi che anche «llor quando 
non sono affette le regioni nelle quali detto vizio Gì la pre- 
valente sua impressione, tutta la m.icchina non lascia per que> 
filo di esserne più o meno attaccala . 

Avveniri qui di paesaggio che ogni qual volta una 
glandola linfaUca sijiunaìH pas.4a alla suppurazione , siccome 
questo pus, non è mai lodevole, né abbmdaiite da farci 
sperare che il procesio infiaminalorio possa aver distrutta 
tutta la glandola, non bisogna esser tanto parchi nell'uso 
dei caustici, e singolarmente dell' acid -i nitrico onde consu- 
mare e distruggere ogni residuo della medesima, giacché 
quando non è stata totakuente consumata, anctic a cicatriz- 
Tom. II. ^ IO 



i46 anwo TAzioni 

23zione subilita , si osserva subire un nuovo processi 
nalorio e ripulluli 



intiaia^ 



Io coli' 

c^e^a della ma»«lÌ: 
TÌia d'una ragazza di 






un della paziente serpeggiava sei 



costante dei caustici b guarita 
asta piaga scrnfot'isa situata sopra la faccì# 
1 inferiore, nonché alire 

IO anni, figlia di genitori in apparei 
li in quattordici mesi non aveva potuta 
llro rJiirurgo con dei cfroiii, niedianie i quali 
scmiTC piti 
Ma poiché nel!' 
pre un residuo di i 

ai bagni salati, né ai bagni aromatici, né ai bagni 
di^sciluzione di sublimato crrosivo , né all'uso inurino e c< 
piitso di calomelano cicuta, muriato di calce ec. né all'ui 
esierno di pomata bariUca e mercuriale: cosi le piagfae n 
cidivarono dopo ^. mesi. Qnjndi riguarirono , eìe lasciali 
buono slato, ma fui informato, pochi mesi dopo che io al 
bandoiial la Toscana, che alcune delle predette pisgbell 
eransi nuovamente riaperte, cosa che conleima ijuaato pr< 
messi in principio di questa nota, cioè che le malattie scr» 
fobise sono le più capricciose e refrattarie a qualunque il pi 
ragionalo piano terapèutico. 

Darò termine a cjuest' annota:ioDe con riportare vari 
opinioni iiirorno alla cura dql vizio di cui favello. Gales 
aveva gran fiducia nella farina il lupini cotta nell'osBÌmel 
o nella farina d'iride cotta nel vino collo stero di colombo 
Alib nr, .econdo gli sperimenti dell'HAi-iER, nella digitale 
e siiig liirmenie nelle foglie fresche contuse ed applicate al' 
parie. Osi-hidcb in un lininìeuto fatto con tintura di cai 
taridi, estratto di gìusqiiiaino , e spirito di vino canforatii 
'"acetosa cotta sotto le ceneri involta in una fogl 
Grìwpcird, e HvTELAND nel muriato di barite 
el muriato di c;ilce . V'>od nell' infusione di cliifl 
di calce, e nei murimi suddetti. MAnCHBU p 
nel muriato di calce che di barite; e Rrer* . a quanto n 
disse, nel muriato di oro, di itivenzioue di CErBESfiEK 
quale dietro le idee di Clark di fare le fmionì col cali 
ineLìno alle geogive por i'ipengcr la lue, propose allo steso 
fine il suo muririto d'oro, 

Mi sìa permesso di qui soggiungere io propositn 

Juesla anrea preparazione che I'emcv . incaricalo di fa 
rapp'^rio all' Acc:ideiiiia di medicina di Parigi, fi 



di cavolo 

FcnncROJ 
nell' acqi 



che l'c 






< dagli Arabi , • 

di orft di L*Mi'l*> 

i la tintura d'oro dell' Elvezioj e che Zicuvo LusitìkO 



quin 



; nacijne 



,. a , 



■ l'eli.i 



DEL TRADUTTORE. l47 

avendolo amministrato ia polvere con successo, esclamò: 
Oh quanta est in curandìs gravissimis morbis aurei poléstas ! 

Ma ritornando al vizio scrofoloiso merita di esser qu\ 
riferito il seguente caso fatto di pubblico diritto da Ville-' 
^oES. Un ragazzo di 12 anni, scrofoloso dalla nascita, che 
inutilmente aveva sperimentato il muriat(f <ii ,barite, e il 
mercurio, restò gauriiò prodigiosamente sotto Pgiso interno 
del carbonato di ferro di cui si arrivò ad amministrare fino- 
5o. grani, in ventiquattro ore, e sotto l'uso e&terno dello 
stesso carbonato ridotto in finissima polvere colla quale erano 
asperse le ulceri, le quali finalmente venivano coperte eoa 
fila imbevute d'uua soluzione satura di detto zolfatodi ferro* 
Voglia il cielo che fra tanti rimed j almeno regga questo ! 

Per ultimo dirò che sono di un gran provvedimento e 

fiovamento i bagni di mai*e ed i minerali coi fanghi sul*^ 
urei^ benché più volle io gli abbia veduti mancar d'ef- 
fetto. < 

Io, oltre il trattamento generale, mi servo locfilmente 
dell' unguento mercuriato , dello spirito di sapone o di qua«« 
lunqne altro dissolvente, ma tengo per metodo di attaccare 
precedentemente sul tumore o tumori scrofolosi ,4* 10. e an?> 
che , secondo l'età del malato, 20 sanguisughe che mi anno fin- 
quì molto giovato e corrisposto anche in quasi tutti gli ultri tu* 
mori freddi che tratto nella stessa maniera, combinandovi 
sempre una , discreta e melodica , compressione secondo le. 
circostanze. .1. , 

InsulHcienti riescendo tutti i predetti rimedj , medicato. 
e corretto , quando sia possibile , 1 universale , se rimangon<]^' 
dei gruppi glaudolari indolenti nel collo o nelle ascelle, dietro- 
l'esempio di Angelo Nawhowi e di Motteggia, sono passato, 
recentemente anch'io due volte a farne l'estirpazione eoa 
•sito felicissimo . 

So che recentemente tanto Robbei^ in Copenhaghen , che 
Pelubtan in Parigi annoscritto intorno al morbo in proposito» 
ipa io non offro, in quésta circostanza al Pubblico nessun 
transumo dei loro trattati perchè non ò potuto fìnquì pro- 
curarmeli Mi dimenticai di avvertire che BlAncket trionfò i|na 
volta -coli' uso estemo di spirito dolce di sale , e coli' uso inter-». 
mo di scamonea e calomelano . 



(Nola i3.) Intima Urullura delle meningi, del cervelt» 

ne appartenenze . 



Parqiianto il P Mascagni vivesse luognmenle sospeso 
sulla (irecii^a sn-uttura e organizzazione delle meningi, come 
rileviamo e dalla sua maniera di iraliare di Volo dei linfa- 
tici delle medc:fimc, e dai suoi dubbj che ci k avventati 
sulla natura e composi?! io ne dei vasi che tessono Varncroi- 
d'', pure ebbe la soddi.sta2Ì(ine dì arrivare a discuoprìre in 
ultimo, col mezzo delle sue piò assidue laboriosr ricercte, 
che dette membrane resultano dall intreccio e tcssitara d'un 
ammasso di vasi sanguigni aiterìosi e venosi , e più che altro 
di vasi linfaiìci senza nervi come meglio e pili concisamente 
farò conoscere in quest' annotazione . 

Le meningi , membrane destinate ad inviluppare il cer- 
vello, si dividono in durn nudre araaioidf , t pin madre. 
La prima , situala fra la faccia interna del cranio e la faccia 
esterna dell aracuoide , è composta di due lamine. L'ester-> 
na scabra è organizzala di va^i sanguigni e linfatici : e 
IMnlema, lìscia, quasi di puri assorbenti. L'una fdop» 
«ver fatto dn periostio a tutta la faccia interna della 
tola ossea del cranio , cui slA aderente pei vasi sanguigni » 
linfatici che passano da questa in quella , ccmunicandos* 
con gli altri delle parti molli esterne che la rivestono, 
viceversa^ va a formare il periorbita arrivando fino al foni 
orbitale esterno, ove comunica e non dk ergine, come alg 
cuni volevano, al periostio esterno delle osmj oltre a i 
si insinua nelle suture e va a fasciare tutti i fori sV intem 
che esterni d.l cranio. L'altra inguaina il nervo attico f 
alla iclrioiicn . seaia anxtAr punto alla composizione di qa( 
sta membrana} entro il cranio forma varie duplicati 
Glituendo il frocestn falciforme dol cervello e del cerve! 
letto, il lentorio , che si prolunga fino all' apofìsì clinoideftfl 
ed i ripieghi o piccioli proressi sul!' ali dell' Ingrassias. Inolti^ 
la dura madre riunita s' interna nel canal delle vertebre , seni| 
farvi da periostio . e presso ciascun foro vertebrale forma dol 
pertugi distinti, ^ ''■''^ ersoi quali sortono ìpiani anterinri e 
sieriori dei nervi . che seguita fino ai ganglj, ove si ripiega , 
si perde nel periostio dell'ossa. Finalmente la dura 
nel cranio, per mezzo d' lina dilatazione delle predivisi 
mine , forma i seni longitndinnlv s'iperiore , laterali, petroi 
siipericri , petrosi iii/i-riorì, occipilnli inferiori, tiatìlaie. " 
colare della sella turcica , cavernoti, longitudinale injrr, 



nEL TRADOTTOR B. 



\ re sulla HO da una 



l' HiLLER che 

ppuni 



e re«o. È da notarsi che qi 
duplicatura della lamina interna seraplicen 
In alcuni animali , come nei pesci la 
itione è cariilaginea Anche nell' 
èia più resistente e più robusta d'ogn'altra, 
ne appelliita (^urn mfiijri' la quale BtCHiTconìiileracomelìbr'isa. 
i.' nracnoidc , cosi denominata o perchè si rassomiglia ad 
una minuta tela ili ragno o perchè si accosta nella sub delìca- 
tezza ai minutissimi lavori dall'industriosa mano iutessutì della 
iavolosa Aracne, posta fra la lamina interna della dura mad» 
« la faccia esterna della pia madre, e collocata seconda Bichìt 
nelrango delle membrane sierose come la pia madre.è tessuta (sic- 
come il nostro Anatomico sospettò fin da principio, e siccome 
3t ritrovatq e confermato in appresso^ di puri linfaliui. La detta 
membrana , attesa la sua delicatezza e trasparensa , è stala da 
alcuni negala , mentre altri l' anno considerata come la lamina 
«sterna della pia madre . Ma che la delta membrana esista , si 
distingue singolarmente alla base del cervello, presso il ponte 
del Varolio , ove si ^^serva separala dalle altre membrane , Si 
prova poi facilmente che essa non è la lamina esterna della pia. 
madre per la ragione che non seguita punto il decorso e l' in- 
sinuaztone di questa fra le anfratluosilà e circonvoluzioni del' 
cervello . Essa dopo aver concorso a inviluppare tutto il cer- 
vello , passa , sempre fra la dura e pia madre , nello speco ver- 
tebrale seguit.iiido la midolla allungata, e prestandtsi alla 
formazione del ligamento dentato , come siamo per far cono- 
La /?i<( madre, cos'i della dagli Arabi probabilmente peip) 
ufGcj che presta ai nervi involgendoli e ovunque segnilandoli, 
(altrimenti sotiU meninge , attesa la sua somma delicaicza) 
fiituara fra l' aracuoidc e il cervello , è organizzala di vasi san- 
guigni e dì vasi linfatici . Questi ultimi, i quali le erano dcne- 
eati dagli antichi , e quindi concessi per pura induzione dal- 
l' Uewsun e dal CnuiKSH&NK , sono stati iniettali da Mascagni 
ripetute volle . 

Ella per diversi punii della base del cervello si intro- 
duce nelle di lui cavila interne, dopo averlo rivestilo ester- 
namente e soprattutto penetra nei ventricolo terzo, ove invilup- 
pa la glandola pÌDeale che Mascagni giudica appartenere al- 
Kcnere delle linfaliche, copre le eminenze quadrìgemelle e 
3i Ik si estende dentro Ì ventricoli laierali . Dalla parte po- 
steriore dei medesimi ventricoli, e precisamente dall apice del 
eorno ìnferÌoi-e una lassa produzione di questa membiima al- 
tortigliata e sparsa di copiosi vasi e di vessichetle che tal- 
volta si manifestano per vere idatidi , e che in sostanza non 



L 



l5o AWWOT Alto» I 

tono aiiro che vasi Unlalici , si iniroduce in amlii i ventricoli 
e3C«ri-e in a\anlinel l'ondo di eiisi sulla parte esterna dei talami 
fìnchòladeslva produzione incontra Li siaisCra presso il pilastro 
anteriore . Queste due produzioui , che in sosiansa non sono 
cjie vasi Banguignì e linfatici, furono chiamale plèssi coroidei. 
Lo Glesso involucro, seguendo (innlineiite la midolla al- 
Inngaia e spinale, passa fi» dentro allo speco vertebrale fitrma 
onilatnente all'aincnoide , il ligamcnio dentato , fìisa U termine 
-«Uà suddetta tiiidnlla spinale per mezza d'un esilissimo liga- 
mento che incominciando dall'ultima vertebra del dorso arriva 
ftll' ultimo pezzo del sacro e primo del coccige, e quindi. 



1 di loro decorso, a l le n uà ndosi fino 
izioni , e internandosi in fine con un 
D fra i (ìltunenli che, riuniti, compoi^ 



iddette membrane, entro il cranio, segni* 
gran parte con quelli 



[ponenti il t 



>ndana e fascia 

ne nascot» 
:irtono colli 
iii grosse poste intorno 
, mentre posleriormente; 
no a due glandole post* 



scia i nervi seguitandone il 
alle ultime più (ini dir 
tuo prolu[igamento ini 
gono i nen'i medesimi 

I linfatici delle 
tano ordinariamente 
che io compagnia d< 
spirale i canalini con 
egualmente molli limatici, 
iugulari e vannoaqueUe piandole ] 
biforcazione delle jugnlari primitivi 
uniscano alle vertebrali, e si dirigi 
dietro al collo. 

L'uso delle membrane descritte è quello di fasciare, e dii 
fendere il cervello e i nervi, r.oncorrei-e alla secrezione di quef" 
1' um'TC che si separa anche dallo stesso cervella per lubticamt 
le superficie, e in ultimo per mezzo dei vasi linfatici del' 
suddette membrane e del cervello, di riassorbir quel fluido clw 
sopravanza, costituendo un giunto equilibrio fra l' esalazionee ~ 
riassorbimento per non dar luogo a uu idropisia o ad uu airofl 
delle parti summentovate. 

II cervello, sostanza biancastra polposa in cai riavengon 
molti vasarelli sanguigni , e molti linfatici , desiiiiato a stabilii 
uu centro a cui si riportano le impressioni diverse die das 
aggetti esterni si acquistano per mezzo di contatto sulle più Unì 
diramazioni nCrvee , è un vi^^cere di massa maggiore o minora t 
seconda della fona o energia delle facoltà intellettuali di 
tale , al quale appartiene, può esser suscettibile. 

Ricorda Mascagni in fatti che in un pesce cane di cinqiui 
in seimila libbre il peso del cervello fu di ire sole once. Nel bov« 
dalle i6. vh alle iti. once e non più, quando nell' 
eina quasi alle cinque libbre: nelle donne non suole oltrepassare 
però le qnallro I neri , nicnocnlti . anno una libbra circa meno 
éi cervello dei bianchi . Dopo i neri ne vengono le scimmia 



BEL THAOUTTORE, l5l 

«he nfi possiedono anche yiiii dei cani equesii più dei bovi) per- 
chè ai accostano dopo le dette scimmie, molto all'uomo. U pesa 
del cervello varia comparativamente eziandio da un individua 
bianco ad iinaltro assicurandoci anche Wiusdeo di averlo i rovaio 
maggiore nei soggetii di sommo e straordinario genio e lalenio 
(quali, di lemperameiitn caldo e sanguigno come Alessandro il 
grande, Giulio Cesare, Maometto, Sisto V.ec. non sogliono e: ler^ 
molto grandi di statura eìseiidirÌHcrvata l'insoliia iilezza per gli 
atletiche, di temperameli lo malinconico, sono capaci dieserciiar? , 
piùlefunzionidelcorpochedellospirito che nel tozzi ed ignoraor 
ti. [noltre rimarca cIk Ì primi annoi nervi più degli alni seuiitj 
e lasciati da ubertose dìramaiioni vascolari arteriose , l'orse per ' 
somministrar loro un più robusto e \ ivace uutrtmeuto. 

Da tutti gli Anatomici dividesi il ca-vello o meglio enc/t/? ' 
in cer\'ello grande o cervello propriamente dello, in cervelletto, 
e ùimidollaalluiigata seguita dalla spinale dai ui secondo alcun^ 
e singolarmente secondi! G*LL'e Spurzueim nascono, e secando 
aLri terminano tutti i nervi tehiue gli olfailori che tirin ticm- 
brano nascete neppure dai corpi striaticome si suole ammetiere. 

Vedendo inutile in questo lungo la dettagliala descrizione 
anatomica della figura, solchi, circi^nvoluiioni cai iti . prominen- 
ze , e depi-esgioui del viscere Ìu questione giacché probabilmente 
aon servono ad alcun uso importante. Ìo mi tratterrò piuttosto a 
disvelare la di lui intima struttura e profonda orgiini^.Kazione 
da cui singolarmente deve ripetersi la vitalilii grande della quale 
è rivestito, 

Varie SODO state le opinioni dei varj Autori intorno all' inti- 
ma montatura e composizione del cervello, chiamato dalCuiA- 
HCGi in ordine alla sua struttura, enigmu degli Aoiatomict e dei 
Fisiologi. 

1 l'autori del fluido nerveo (alla testa dei quali Tissor, 
Come rilevasi dal T. 1. Cap. 6. del suo trattalo ilrs nirjt'^ con- 
siderando il cervello qual viscere secerueuie il detto fluido, cre- 
derono che desso fosse composto .di minutissimi vasarelli coutì- 
Dui coi vasi sanguigni della corticale. 

Db Là ToBRE, al dir di Fohtasa , osservò nella midolla 
del corvello un aggregato di globetti galleggianti in un fluida 
diafaim. 

PkokAsha, secondo quanto registrò nel suo trattato: «ie 
strucliirn ner\': non seppe trovar dìflerenia Ira le due sostanze 
del cervello, e le vide filmiate da un immenso niimer'> di glo- 
betti uniti fra loro in linee rette per un tessuto cellulare molto 
elastico e diafano. 

FoMTASA nel 3. voi « dei veleni n dice che la midolla del 
cervello è composta di una sostanza vascolare tortuosa cui lon? 
attaccati dei glohetli roioudì. 



l52 ANNOTABIOMI ■ 

Monno credette <li vederln formata di fibre assai altorltgliat» 
somiglianti alle lortuosiiii dei duili seminali del didimo ed epi- 
didimo , ma poi dubitò d'a\er preso un abbaglio ottico: cosi nel 
Voi, 3. pag. 65. del Giornale per servire alla storia ragionata 
deUa medicina. 

Gallimi nel T a. dei suoi elementi dì fìsica animale in ff>r» 
del paragone del cenello umano con quello d' altri animali 
crede di potere stabilire come Prukasha, essere il cervello 
uiiaiiuiiioue di varjcurpiciattoli Compost idi filamenti che dmnno 
origine a molti iier\ i ,- esser divisi i corpiciattoli ed i filamenti 
ira loro per un tessuto celluioso , ed esser comunicante uii cor- 
piciatlolocoll'altroper mezzo di filnmenii, Finalmente Rolando 
d'Augusta il sostenuto nel 1817, che esiste gran diversità di strut- 
tura fra gli emisferi del cervello , il cervelletto , e la midolla 
allungata, motivo per cui, dnpo aver recisi ed asportati o guasti 
in mille maniere ora i .'olì eniisferi, ora il solo cervelletto, eA 
ora la sola midolla allungata e dopo altri sperimenti it potulff 
convincersi 1 , che il sopore,illeiargo,e'la slessa npopless!apiìi« 
meuo grave deriva dalla lesione dei detti emisferi. 3 . eh» 
V irritaiione e lo stimolo vien portato ai muscoli a seconda dclW 
volontà da un umore che separasi nel cenelletlo, e che scort* 
lungo i neni che vaono agli stessi muscoli, 3 . in ultimo cfaelt 
causa prossima delle convulsioni, spasmi tonici e clonici, e del*' 
la stessa epilessia e del tetano risiede nella midolla allungata . 

In mezzo a tanta disparità di opinioni ecco il rìsultamento' 
degli ultimi sperimenti ed osservazioni di Mascacsi. 

All' oggetto pertanto di venire in chiaro sull'intima tessi* 
tura del cervello facciasi in primo luogo un iniezione Bopraflìiu 
di colla colorila col vermiglione nei vasi sanguigni che vaniW 
al detto viscere e suoi involucri; quindi, raffreddale le parti, pra 
cedasi all'esame delle medesime, e vedremo agilmente i vai 
sanguigni della pia madre ripieni della materia colorita, e 
linlaiicidellamedesinia,noncÌié dell' aracnoidea turgidi «licoUi, 
scolorata trapelata dai vasi del sangue , e dagli stessi lìnfatin 

Dopo ciò se vadasi lentamente sollevando in diversi punti 
la pia madre dallo stesso cervello, vedremo strapparsi an infi*.. 
nità di vasarelli dell' unoe l'altro genere iqiiali passano al 
desìmo. Questo sperimento iutanto ci ammaestra che alla coni" 
posicii'ne del cervella entrano moltissimi vasi tanto sanguigni 
che' linfatici. 

Ma proseguendo nell'esame, se si immergerh jier quaJch«> 
tempo il crrvelio ed il cervellello. cosi iniettato, nell'acqua 1 
acida mediante suffìcenle quantiii d'acido iolforico, conden< 
doti e indurandosi in tal maniera la sostanza cerebrale, ii 



T)Er, TEADUTTOB». lS5 

tftnguìgAÌ suddivi.saii kì vcdraitno e «ep-ireraiuio pììi facilmente 
tl:ii i'Cd[>eUivi lorc l'orcllini [ler cui iklla su|.<ei'ticic anno acuesso 
Hcir interno tra le circoinoluziunì del cervello, e Ira le solcature 
del ccnelletto apprutoridaudu^i le tirieiie, e snrtcndo le vene. 

Spngiialo io tal j^ujha il cers elio della pia madre suddetta, ^ 
K osservala la sostanza cur[Ìcale con lenii acutissime di appalesano 
ojainassi di canalini attorcigliati, firnitidi vasi sanguigni e lia* 
tàlici i quali compoiigona le circonvoluKiotii cerebrali. 

Oltrepassando la superficie esleriorc e veneudo all'esame _ 
sccaiato della slessa sostanza corticale, ci Taconuecerr- questa il 

1 d'altro iro\a5Ì composta se aoncU | 
naliiii attorcigliali e circon>oluti t 
ticnlo, quali cimtengnno una sostania ] 
«parasi mediarne i pori dei vasi s; 
i vasi assorbenti che riportano in dietrau 
e parti più sottili e .sierose assorbendole alla superfìcie interne 1 



d' tin ammasso di deMi e 
i' andare di quelli de) te 
di pariicolar uaiur» che 
gnigni . e si perfez' 
le Di ■ ■■ 



degli» 






a comporre. Fra i detti cnnalio^ I 
Il d'essere arrivatoavcderviiuterposle alcu* 
ne celle roU'udeggiaati. 

In pioposito dì celle mi ricordo adesso che Fìhhesb pub- i 
blicò e sostenne teche Mjlscacni insegnava che lasoslanza corti- ^ 
caleet^ intieramente composladice le dalle quali ne n; 
canalini di cuiè tntSssuta la sostanza midollare.» L'A^tommu- i 
CHI negò assolutamente questa proposizione , la quale in partv 1 
non si può impugnate 

Ma qui aou è facile come nelle altre parti dimostrare 1« 
tessitura delle membrane che (ormano i deili sottili e delicati ca- 
□alinipercbèla materia chcscparasi nel loro interno siammas!» di 
troppo e condensa add'^sso alle superlicie interne degli sie! 
oalinr. Dopo l'azione dell'acido solfoHco precitato, e dopo bi j 
coltura elle fanno molto condensare e indurire la sostanza corti- 
cale suddividala , come pure la sostanza niidullnre, separandone | 
ed estendendone alcune porzioni , si vedono con molta chiarezza J 
i canalini anxidetti. 

Il cervello ed il cervelletto, dopo la sostanza che chiamasi | 
t;oitÌcah perchè forma la corteccia del cei'vello e del e 
to eslendeudosi fino ad una certa profondità , è composto d' ui 
altra sostanza delta nj.r/o//nre che occupa il centro la quale fc 
pili biancastra, benché in alcuni punti contenga frammÌRchtat^ 
nel suo interno porzione eziandio di sostanza simile alla cor- 

Aiiche la midollare suddetta è intcssula di tanii canalini: 1 
composti di minutissimi %a?ar(;ni sanguigni arieriosi e \enori 
e di vasi linfatici . Desti suuo coucinuaalouc di quelli defU 



L 



i54 AViroTAKioirr 

uorlicale e nel di loro inKrno sepatusi 1' umor nerveo come 
Delia predella corticale . 

Dalia riconcentrai ione della sostanza midollare del cer- 
vello e del cervelletto, ossìa dalla riuiiìoue delle cosce o gran 
^:iinbc del cervello , e gambe o piccole gambe del cervelIeLW 
ne na.'ce quella protuberanza anulare detia porle del f'arolìo 
che è il principio della midolla allungata la quale nel sortit 
dal cranio pieade il uome di ipiìtale , 

In questa come nelle grandi e piccole gambe si vede V in- 
treccio dei canalini i quali ora si sporgono in fuori oia si ritii 
rano in dentro intrecciaudosi txa loro, come tanti piccioli cor- 
doncini . 

Dalla midolla allungata e dalla spinale si vedono derivartulti 
) nervi, agli organi dell'odorato, della vista, dell'udito, e del 
gusto, come pure dalla medesitua procedono i nervi cbe si distri^ 
buiscono in gran palle alla faccia , alle due mascelle « sue ap- 
parlencn;!e mediante i nervi del quinto pajo : e della porzione 
duradelnervoauditoriodettaaaclienerfo_/aci(i'0. Derivane pare 
l'ottavo pajo che, insieme col nono, si distribuisce ai muscoli 
della linguai alla faringe , laringe, esofago, trachea, bronchi e 
finalmente in parte allo stomaco. 

11 gr;in simpatico poi lurniio di molliplici origini non pui> 
dirsi nascente esclusivamente dalla midolla allungala e spinale. 
Infatti egli prende incominciamento da un ramo del 6. e dal 
vidiano del 5% entra nel canal carotico , passa al ganglio cerui- 
val superiore, e di qui nello scendere sul coccige ove quello 
d' una parte si cougiunge con quello dell'altra , riceve delle di- 
ramazioni da tutti gli spinali che gU somministrano tante di' 
■tinle origini secondo l' opinione di BovEa e AUscagni , e va a 
distribuirsi , dopo aver fasciato prima di lutto con moliipiicalt 
ramoscelU e plessi i tronconi arteriosi e lo stesso cuore quasi lo 
ogni punto , ai visceri come al legato , alla milza , al pancreas, 
allo stomaco , a tntlo il tubo intestinale , ai reni succenluriuti, 
alla vessica orinarla, ai testicoli, all'utero, e alla vagina. 

Questo nervo, più rossiccio degli altri , credesi che abbia 
f^randc influenza sulla circolazione del sangue , del che M&sct.- 
CSI si è assicurato ripetendo gli sperimeuli di Li: Gallois , ta- 
gliando cioè a diversi animali Ìl cervello e tutta la midolla spi- 
nale, ad onta di che si è veduto continuare la circolazione per 
-del tempo considerabile, e ciò singolarmente ili quelli auìmaU.i 
più vicini al tempo della loro nascita. In proposito di Le Gal- 
luis, l'egregio Prof, Rachetti ÌÌ osservare in un opera stampata 
in Milano nel iH i6 sulla struttura , funzioni e malattie della 
spinai midolla: i.° che egli non à alcun merito reale nei sun 



BEI. THADDTTOHK. l55 

«perimenti sulla delta s\iuìai midolla perchè Galesò, \'fiuM*r, 
EllEh, e infiniti altri cLe tralascio di nouiiiiare, Ir» avevano 
gib [jrecedulo in lai lavoro: i- e che gran parte delle dL-duiioni 
cfae dai suddetti s<.>crimenli ne ricava, come quello che la mi- 
dolla sjjìnale aia la si^dc privilejjiata del principio vitale, po- 
nendo in dubbio se U cervello pos^gga per se slesso questo 
principio , è lidsa assnlutamcnte ■ 

1 nervi pni dell'ottavo pajo che comunicano in pid lunghi 
col gran simpatica , e sommìnistrauo ai polmoni edagli organi 
della voce le loro ramificazioni sembra che abbiano molla in- 
fluenza nei movimenti della respirazione , e si vuole che questi' 
cessino allorcbfc i nersi suddivisati si recidono alla di loro orì- 
giue. Tagliando e separando iiileramente dalla ca\Ìtii del cra- 
nio il cervello, la respirazione continua, ma passando a tagliare . 
quella porzione di midolla allungala ove i nervi dell'ottavo 
pajo prendon principio si vede cessare la respirazione sul mo- 
mento , come nei couigli, nei piccoli cuiii, uei gatti , ed in al-> 
cuni altri animali a sangue caldo. Ciò che ordinariamente os- 
servasi dopo il taglio del detto ottavo pajo si è la cessazione' | 
del moto del muscolo diaframma, e, in seguito della successiva 
e continuala elevazione delle costole, certi sbadigli iusieme col- 
l'apertura della glottide che poco dopo cessano. 11 cuore , ìa 
tutti questi animali, dopo distrutto eseparato il cervello, con~ 
tiaua i suoi movimenti: tu seguito distruggendo anche la irl- 
dolla spinale , e portandola eziandio fuori del canal vertebrale 
in tutta la sua estensioue, i delti movimenti del cuore conli- 

I nervi cbe tutti direttamente o indirettamente apporten- 
(;oDO al cervello divìdonsi in due classi: in quelli cioè incoi di- 
siingnesi con tutta chiarezza i Eia menti cbe ne formano i mata i 
* i cordoni come nel 5. e 6° pajo , e in quelli in cui detti fila- 
menti sono dilli ci Intente visìbili e che scmbi^ composti d unR 1 
polpa molle racchiusa in una vaginale come gli ottici gli olfat* 1 
tori, e gli acuitici. L'intercostale o il gran simpatico, cosi chia* f 
mato dal WiLLis, potrebbe costituire una terza classe atteso il ] 
suo colorito assai più rossiccio di tutti gli altri che sono di a 
bianco periato , 

I predetti filamenti poi , dopo le iniezioni le più felici , 
osservano attorcigliati come quelli dei tesiicoli, circondati «*| 
spirale da minutissimi vasi sanguigni e linfatici quali sono prò'- ' 
pagini della pia madre, che dopo aver fasciato esterionneute i 
tutto il cordone si insinua con una.produzione delicatissima itt ^ 
filamento e fdamento interno, 

U uso dei vasi sanguigni nei nervi e singolarmente nei 
pnglì nervosi resi.rO^icci dalla oia^-gior copia di detti vasir- 



i56 amnotazioni 

nitidi cui sono forniti, e considerali da alcuni penanti cervel». 
leni, deve esser quello di separare un umore che, ricevuto nei 
Caiiaiìui predescrilti , e diffuso in alcune parti , è capace di reu' 
der sensibili gli stessi ucr\Ì nonché le parti dì questi provve- 
dute. 

I linfatici poi sono destinali , a riportare in dietro la parte 
più sottile di detto umore . onde ciucche vi rimane sia più punt 
e più ricco di quella densa polpa cLe in detti canalini trovasi 
rinserrala: cusiccliè ^ edesi manifestarne me che quando l'esala* 
ziunesta in bilancia coll'assorbimeuto.evireversa sia nelle dette 
parti la salme , all'opposto poi o una specie d'atrofia , o d'idrcH 
pisia ora parziale ed ora universale . 

WuKTXBR di Berlino nella sua opera stampata nel 1817, 
col titolo 1) De fOi/'viis hiimnnì ^nngluTuni Jubrica alijut 
uiit moiii'grapkicp h cercato di raccogliere luttc le opinioni) 
emesse intorno ai ganglj di cui parlò tanto bene anche il cele* 
hre nostro Scarpa . 

Chi poi volesse un quadro preciso di tutte le esperienze 
fatte sul sistema nertoso m Francia, in Inghilterra 'ed in Italift 
ricorra al trattato del Dott. Filippo WiLSOMradoito dall'ingle- 
se e corredato dì note dal Dottor. Ciai-o OnfiiEA di Pavia . 

II Fontana avendo espresso col mezzo di cristalli serraU 
con una vite l'umore nerveodegli elementi prituitivi degli stesti 
nervi, disse che si rassomiglia ad una sostanza polposa, tormatt 
da globetti assai più sottili di quelli sanguigni. Molti fisici 
sono d'opinione che detto umore sia ricco di elettricità , siccome' 
inclinava ad opinare lo stesso Mascagni benché aflermaue 
che alcuni speiioienti sembrassero provar l' opposto . 

In forza pertanto dell'umore che abbiamo accennato sepi^ 
Tarsi dai vasi sanguigni nei gangli e nei nervi, si può giudi- 
care che siano v issuti per qualche tempo alcuni animali senza 
cervello, come mi combinai a \ edere io stesso più volte sott» 
Mascagni . 

In conferma di ciù ecco diversi squarcj al Capit. III. ri- 
guardante i nervi, inserito nel Prodromo della grande open 
anatomica di detto insigne Autore, e precisamente estratti dalle 
pagine i|0. e 91. 

« PotrebbesI credere che per un ceno spazio di tempo i 
nervi a^ssero sopra i muscoli , tuttoché separali dalla mìdoUa' 
spinale in ragione di quelloche dal sangue separasi Itei nervi 1 

slessi lo mi sono trovalo spesse volte ad esaminare 

alcuni neonati idrocefali con spina bifida mancanti per I* affaltv 
di cervello , della midolla allungata e spinale talvolta fino alla 
«està e settima vertebra del dorso ; non raeooché aperto totaU 
mente il canal vertebrale sino al suo esterno o ali osso sacro* 



i 



■ nEL TRAnUTTORE. iS-T 

ed allonianatane affano la porzione anulare di tntle le vertebre. 
In alcuni di questi individui che erano naii vivied erano moni 
per non poter respirare, quantunque benissimo nulriri, vcdevasi- 
dalle cicatrici t'ormale ititoruo al cranio e intorno alla colonna 
vertebrale che essi dovevano esser \issuii lungo tempo senza 
cervello; come altres'i chiavo appariva che il cervello, la mi- 
dolla allungala e la spiuale , nel periodi) dello sviluppo del feto 
dovevano essersi dislruile in congiuntura di qtielia malattia. 
surriferita d' idrocefalo e spiuabifida . 

Per rispetto ad alcuni di questi feti ò praticato mediante 
il funicolo ombellicale ddle iniezioni fioi di c^la colorila col 
vermiglione . Queste sono riuscite a meraviglia felici ; si è ri-' 
pieno interamente il sistema dei vasi sanguigni, e dietro al corso 
della cicatrice nelle parli superiore anteriore, posteriore e la- 
terali di quella ponioue di cranio che era rimasta con p'icbis- 
- simi integumenti , e lungo la colonna vertebrale 1 iniezionW 
era riuscita*più perfetta e vistosa che nelle alte regioni, attesa' 
r inlìammazioue che aveva dilatati i vasi del saiigWo » 

in seguito dell' iniezione , rapprese e raf- 
freddate le parti, essendovenuti alU esame dei lunghi ove erano 
questi nervi provenienti dalla midolla allungata e spinale gìk 
distrutta » vi si osservava dagli ammani di materia colorata di 

rosso dipendente dai vasi sanguigni iniettati, e che ili 

eopia investirono l'esteriore di detti nervi; inoltre i sunnomi- 
nati vasarelli si insinuavano nelli loro sostanzi! dividendosi mi- 
rabiimeulc tra i (ìlamenti e la loro polpa che era la cosa la piftl 
bella che vedersi potesse . come sempre si pnò riscontrare es^' 
Bendo tuttora alcuni dei delti feti conservati nello spirito dì 
vino nel gabinetto spettante aìin scuola finrentina . ' 
Le diverse paja di nervi che alla midolla al- 
lungata nei sani sono riuuiti , come pure quelli che mostrano 
due piani di filamenti che alla midolla spinale si uniscono in-', 
cominciando dagli olfattoij si rimarcavano in detti ace- 
fali troncati ed occupavano la cavith , . . . i filamenti nervosi 
erano poi, come dissi talmente coperti dai vasi del sansue; 
che non era possibile distinguerli senza allontanare gli uni dagli 
altri loche mostrava che anche i lilamenti i più delicati e sottili 
erano similmente da esilissimi vasi ricoperti . ' 
Quel che faceva conoscere che i vasi s'erano ben chiusi' 
nel Itiogo della separazione dei nervi fìi il non trovar Ìl pilli 
piccolo vestigio di stravato in nesjuna parte . 

.... Anche la spinai midolla intorno alla sesta e settima' 
vertebra del dorso essendo troncata nel luogo della rottura non 
dava indizio alcuno di travasamenio, ed i vasi «anguigni mirat 
bilminte ripicBÌ,la coprivano, e di essi se ne propagavano ai 



lÉ 



i58 annotartont 

nervi che colla stessa spinai midolla erano attaccati. Le arterie 
entravano ; le vene . d' un diametro mediocre . dopo aver for* 
mati alcuni folti plessi, sortivano insieme coi vasi assorbenti i 
quali si vedevano nodosi formar certi plessi' ed uscir dal canale 
coi tronchetti maggiori , essendo ripieni di colla senza colore - 
che avevano di già assorbita . 

I nervi predivisati in tali individui mancanti del cervello, 
della midolla allungata e di tutta o di una porzione della mi- 
dolla spinale si presentarono in buono stato , come se di fatto, 
esistito fosse sempre il cervello e la midolla spinale . I gangli 
di questa spiaak midolla e gli altri appartenenti, al gran sim- 
patico erano ancor essi come nello btato naturale e di salute 
delle parti . 

Anche gli sperimenti fatti dall' altre volte encomiato niio 
Precettore di chirurgia, il Professor Lorenzo Nanhoni provano 
egualmente che i nervi , distaccati dall' influenza del cervello , 
vegetano . Infatti egli ripetutamente osservò che distrutte ed . 
allontanate diverse porzioni di nervi , le estremità rimastte , 
cioè tanto le superiori che le inferiori , si riprodussero e si riu- 
nirono, e infine dalla nuova sostanza ne nacquero persino dei 
nervarelli per le parti vicine • 

Tanto egli annunziò con una sua memoria scritta in latino 
nell'anno j^8i ; e tanto confermò nel i^Sd epoca nella quale 
fece di pubblico diritto il suo Trattato completo d' anatomia e 
di' fisiologia in cui trovasi anche un rame che dimostra la ri- 
produzione d' un pezzo del Pajo-Vago in un cane , e d'una por- 
zione del nervo ischiatico in altro cane . 

Gli animali sottoposti agli sperimenti dal detto Professor 
fiorentino , non annunziarono grandi^ sconcerti nel fisico loro , 
raa bensì rimase paralizzajto 1* articolo inferiore, in. quelli ai 
quali aveva bruciato l' ischiatico , riacquistandone peraltro le 
propriel!li a proporzione che succedeva la guarigióne della fé-, 
rita e dell' ustione . 

Non so persuadermi ripeterò col Professor Màzzohi come 
mai RiCHERAND nella sua Nosografia chirurgica abbia impu- 
gnate tali verità di fiuto ; ma i chiarissimi TissoT, CAi^nAin, 
SpALLÀifZAin , BoRsiERi , Fravck, Ballo»io , e Jean Haightoh 
Verificarono l' esposto del nostro Maestro , il quale ne ottenne 
delle onorevoli felicitazioni . 

II molto erudito mio amico Dottor Chiarenti avendo an- 
che egli trovate vere le osservazioni di Nabìnoni , opinò pure 
che i nervi , riunendo una qualità in proprio , possino. agire in- 
dipendentemente dal cervello . 

A compimento di quest' annotazione , e per comprovare 
definitivameìite che i nervi possono agire indipendeotemeaie 



DKt TRADUTTORE, 
dal cervello, è da sapersi che Hekald à di recente pub- 
blica la la descrizione duii cervello o ssilicato in una vacca uc- 
cisa a Teiiercuim in bcozia , In quale fino al momeiilo in cui 
fu privata dì vita nou oUVì altro seguo dì questa grande e stra- 
ordiuaria uialaltia che di ricusare la sua ordinaria quantità di 
ciba e di essere piico attiva nei suui movimenti. 

Dello cervello à una forma ovale; il suo colore ed' un 
bianco oscuro ali esterno, e vi si scorgono le circonvoluiioni gU 
emisferi e tulle le tracce della naturai sua conformazione col- 
l'origine dei nervi, il cervelletto e la midolla itlluiigaia, 

ialine sopra la superticie .«uperìnre si vede una luuga fes- 
sura fatta dal colpo dì mannaia con cui Su privata dì vita , e 
pei easa fessura sì licorge benìssimo la sostanza midollare Iram.^ 
mischiarsi colla cinere-i come nello stato naiuiale , 

Gli illustri collaboratarj del Giornale di Padova iiuale por- 
ta per lilolo: Nuovi commentar) di medicina e dì ' hirurgia ti- 
, portano questo bel caso nel S," a anno 1810. e soggiungono che 
il aig. ^puBziiEiM avend'j dichiarato un tempio che qualora 
gli si possa mostrare un ossificazione del cervello io un animale, 
U quaie abbia conservate inaherate le sue facoltk mentali, eì 
saria il primo a confessare che tutta la sua dottrina delle fun- 
zioni del cervello non dovrebbe dirsi che una chimerica in- 
veuzioue, ora gli si offre un motivo nel caso precitato di fare 
questa nobile dichiarazione, taulopiù che detto Resu.u c av-/ 
veri.e di conservar sempre presso un suo amico il pezzo pato- 
logico per chi amasse di vederlo e soddisfarsi . 



( Nota 14 ) Sperimenfo per disciioprire ijiial metamor- 
fosi ioffi-a la lìnja nelle piandole. Unfatichc . 



Volendoci confermare in questa verità enunciata e di- 
mostrata dal nostro Autore cioè volendo sincerarsi dì quali, 
princip) la linfe si spogli nelle glandole , e di quali altri nelle 
medesime li ri\csta non si deve che incidere uu vaso lin- 
fatico presso la sua origine o poco avanti la sua insi- 
nuazione in una data glandola linfatica poiché assaporan- 
do l'umore in esso contenuto si trova salsuginoso , ijal- • 
legi'iante tra della materia oleosa , e carico di quei principi cho 
gii vengon panecipaii dalla parte da cut deriva; mentre poi 
gustandolo da un vaso linfatico che abbia fatto un cer'o curso 
o attraversala qualche gianduia si riscontra spogliato delle so- 
stanze oleose e saline, e all'opposto si rinviene più consistente 
e abbondante di parlicelle coagulabili col fuoco . 

Questa metamorfosi à luogo , come abbiamo più volte av- 



* l6d ANNOTAZIONI 

vèrtito , in grazia della riunione e riscontro reciproco détte di- 
verse particelle migliori e più concrescibili , riunione e riscon-^ 
tro che succede nelle reti, nei flessi e più che altro nelle glan-' 
dole, ove si osserva un vero^ ammasso e aggomitolamemo di 
vasi linfatici i quali in varia guÌ!>a dividendosi e suddivìden- 
dosi, dilatandosi^ restringendosi, attortigliandosi e formando 
varj angoli e ripieghi favoriscono colla miscela del diversi umo- 
ri la suddetta riunione e per cosi dire 1' amalgamazione di 
quei principi , i quali depurandosi , elaborandosi , e anima- 
lizzandosi si ammassano, riuniscono, e immedesimano tra lo- 
ro /per comporre così la buona linfa . 

L' analisi chimica dimostra che la detta linfa resulta da 
materia albuminosa e gelatinosa , e che combinata allo solfato 
iperossigenato di ferro assume di già l' aspetto sanguigno , 

(Nota ,i5,) Metodo speciale di preparare F unguento 
mercurlalo ^ e maniera di sentirsene per unzioni universali^ 
Finalmente critica ragionata d^ una nno\^a fiyrmula per 
fare le dette unzioni stcotuio V opinione del Signor Òol* 
iore Scattigna . 

Avendo noi tessuto in diversi lu<)ghi ,il panegirico al 
mercurio per la cura di alcune malattie che affliggono il siste- 
ma linfatico, e soprattutto nella lue , contro la quale il primo 
a impiegarlo e s^isteaerlo a spada tratta fu Berengario da 
Carpi, benché fino dai i494 epoca della comparsa di tal 
morbo iu Europa , i Chirurghi italiani se ne servissero unito ad 
altre sostanze per le pustole cutanee e veneree (Contro il voto 
dei Medici greci, e latini; mi è sembrata cosa opportuna il far 

3ui conoscere come io ne compongo Tungue.ito . e la maniera 
i prescriverlo in unzioni giusta il metodo che mi à fio qui piìl 
d'ogn' altro persuaso e corrisposto . 

Dopoché si conobbe da alcuni medici che il ptialismo nelle 
cure mercuriali non é , come falsamente credevasi , un segno 
d' ultima espulsione del vizio che si tejita domare , be.ichè re- 
centemente LouvRiER, e RusT abbiano richiamata dall oUio 
l' antica cura per salivazione e per la fame , ma un fenomeno 
che, mentre inceppa il proseguimento della cura , infastidisce 
ed incomoda notabilmente il malato , diversi zelanti cultori 
dell' arte salutare ingegnaronsi di por freno a tal disgustoso ac- 
cidente unendo al mercurio più e varie sostanze , fra le quali, 
non è da tacersi , la canfora suggerita singolarmente da Raulin; 
9 r oppio proposto da altro Autore che non ò presente . 

Anch'io nel mio pratico esercizio, amando di evitare la 



L 



DElTRAnCTTOR». lOl 

perniciosa salivanone , unii la canfora e l'oppio al mercurio 
quasi sempre, cioè lanto quando ricorsi a lai metallo per debel' 
Lire la lue , quanto quando lo prescrissi per abbattere il vizio 
scrofoloso, nonché »Itre morbose concrezioni di linfa. E sicc(>- 
me mai ( lo posso giurare avanti IDDIO} ì'ò veduto desiar sali* 
vazione in sei anni che lo amministro iu tal forma , a Ij-onte 
d' aver permesso quasi sempre ai malati di sortir di casa quait» 
do le for*e loro il permettevano e la stagione non era coulra- 
lia. cos'i col puro voto dell'esperienza , cbc per me è il tutta ' 
anche al di sopra delle teoiie, insisto nella dett* pieparazione , 
Q caldamente la raccomando , come prima di me la raccoman-* 
darono altri. 

Ma poiché resta difUcilc il polverizzare sotlilmenf.e l'op- 
pio ed amalgamarlo al mercurio pratico perciò d' unii'lo prima 
alla canfora con un poco disaj)Ai veneto, e quindi di incorpo- 
rare quena composizione all'unguento mercuriale giìi prepa- 
rato , o al grasso dì porco e un poco di castrato col mercurio i 
4a prepararsi tulio insieme fmo alla perfetta Bstùisioue-^ci 
globetti mercuriali . Per la doAc; ecco come mi regol» 

Absungia pi-eparata un oouia 

Mere, crudo rigen. dal cìnahro un oBcia 

Canfora raspata due dramme 

Oppio teb sott. polv. due denari 

Si mescoli il tutto come sopra, e secondo le regole del- 
l' aTl9. 

E da notarsi cbc quando il malato non è estremamente 
debole e sensibile, nel qual caso un sol denaro è più che suiTi- 
cicute per una porzione ordinaria d'unzioa*^, della dose la l'ò dii 
videre in sedici vasetti e ne prescrivo uno per sera o uno ogni 
secondo gìoruo a tenore dell^ circostanze e colle legole che 
iuappresso. 

11 Professor Mazzoni allievo (ioTeniino, oltre alcuni altri, 
si mostrò contrario all'unione della canfora ed oppio al mer- 
curio , unione di cui io dirò sempre bene finché col volgere 
degli anni, per la variazione dei climi o dei temperamenti 
se è possibile noa sia per mancarmi di quell' elietto che , 
nei casi in cui anclie con pochi riguardi 1 ò praticata, mi 
à costantemente reso . 

Allo stesso scopo di sfuggire la ealivazioue il Dottor 
PiuoRBL propose d' unire al mercurio lo solfuro di calce am- 
tnOR. con questa porzione 

R. Unguento merciir. tre parli 

Solfuro di calce anim. polv. una parie; mesci. 

Niente polendo iu pronunziare di positivo intorno », 
quest'unguento percliè m è mancato il tempo dì spertmen- 
Tom. II. 1 1 



U1 



163 A N ROTAZIONI 

t.irli, ricorderò solamente che il metodo del detto FiHOii^ 
di ungere etclusivnmeQie i piedi, o le «ole' mani do 
mai per le ragiooi addoit« e che nuovamente addu 
niiglirre . 

Inoltre anche' il far l'nnrione due volle al di ogni dm 
giorni enmplica la cura senza alcun vantaggio. Si poireUiK 
anche dire che liif e tir orf. sale dì ripoic dopo 1' anzìoac^ 

Slamale le quali permette all' unzionarin di levarsi le pantofolw 
lana e sortir di casa, non ponno bastare per la completa) 
asìorzioiie del mercurio disteso , beucbè ne voglia impiegar! 
sola mezza dremma la mattina e sola mczea dramma la sera;' 

Beila in acconcio adesso il dimandare se a cura inol^ 
irara si debba aumentare o diminuire quella dose di m«* 
curio colla quale si è dato pruicipio alle unzioni < 

I voli dei medici su que?lo punto essendo ! 
riservata la gloria della soluzione di tal dilemma al merìE*- 
mente altre volte encomiato Prof L. Nshnosi il quale aveik 
do osservato che sicome, all'opposto dell'oppio e di altri 
medicamenti, il mercurio sviluppa ordinariamente la for^ 
molto tempo dopo la sua introduzione nel corpo, e>ig( 
perciò d' esser moderato in ragione inversa dell' epoca I 
della dose gii consumata; e così in qualche caso è prudenza' 
Gull' ultimo il diminuirla piuttostochè accre«.erla come lat. 
volta può convenire auche a metà della cura. 

K qui è da citarsi anche l'altro dilemma che si agitk 
egualmente nelle scuole e che consiste nel ricercare se sit: 
meglio assoggettare il malato alle fmioni , piuttostochè aìUl 
semplici spalmature nercuriali. i 

Detto Nannuhi iù il primo a mostrare che le semplici 
unzioni o spalmature assai leggiere sono da anteporsi alkl 
f'jrli frizioni, perchè colle prime si \ellica e solletica molt# 
meno la parie, la quale quantopiù si irrita, tantopi" 
boccucce linfatiche esistenii nella medesima si coartano è[ 
serrano , venendo cos\ a ricusare 1' assorbimento del rimedlA'' 
che vi sì applica. 

Inoltre l'irritazione richiama nella parte molto sangue 
il quale non pnè che esercitare una dannosa compressionfl 
sopra i vasi linfatici, locliè deve unirsi a far obice alla li-i 
l>orrt .lisorzione, siccome si enunciò anche nella N'ala 18.^ 
del Voi. I. pag. i38. Egli, cioè il predetto Prof. N*«»< 
(oltre vari suoi Allievi) età già molto tempo che non pr*' 
scriveva che lesole spalraatnre enarrate, quando Bosqcillob', 
si musirò dello stesso ^icntimento in una delle note all'Uper* 

di Ctlt-LEH. 




igU, 



PEL TRADUTTORE. iSS 

lalmente !o stesso tiiccttato Professor toscano iosegnà' 
ì conviene amministrare con tempo rane a meni e alle un- 
lioni veruna preparazion mercurial per bocca, perchè tal 
pratica suol risvegliare più facilmente la salivazione ; pre-' 
scrisse in ultimn che bisogna insistere percljè l' nnzionario 

ter piccolo o cagionoso che sia si adatti e pieghi a farai 
; unzioni, per quanto può e 
colle sue proprie mani , percliè 
bendo contimiamenie colle raed 
gii involerebbero le mani d'un 

Ma per riportare un successo pienamente felice dalla cura 
mercuriale non sarii neppure indifferente l' intraprenderla in 
una stagione piuttosiochè in un altra, benché nell' urgenza si 
possa fare, COR del riguardo, anche nei più crudi mesi d'in- 
verno 

È soverchio il fare a^Te^l^re poi che l'ora piùcongrua per 
le unzioni si è quella della sera in cui uno va a letto perchè- 
nel calore procurato dalle coperte , e nella quiete della liotle' 
gli assorbenti possiuo operare a Inr agio un valido assortii mento. 
La parte gih stata unta sajii coperta da un panno lino ckldo , 
onde mantener fluido l'unguento non peranche assorbito," 
panno che non si rinnuoverìi tanto spesso perché non attragga 
più unzione esso della regione già unta o da ungersi. 

E regola generale di prescrivere, anche secondo i regola-' 
menti di Lotjytiieb. un purgante, e uno o più bagni universali 
I tepidi prima ò' ÌnconuncÌai« le unzioni al doppio oggetto e di 
\ detergere la supertìcie del corpo da ogni untuosità capace dì' 
intasare le boccliette assorbenti, e di disporre tutto il sistema 
linfatico all'assorbimento con far precedere nell'interno del 
medesimo l' iiuìiiuazione d'un veicolo acquoso capace di di 
luire la linfa e di lubricare l'interno delle pareti linfaiieh* 
. Questo bagno, quale in seguita 
Secondo il bisogno, non sarebbe' 
nte coli' unzione, praticando cioè"' 
i giorno l' altro fino al termine della 
I sempre nelle Case particolari si pui avei'C* 

iniera al dt- 

tepida col 



da percorrersi i 
puà furti salato o di calce 
male ripeterlo alternaiivam 
un giorno questa, 
crura , E poiché noi 
.il comodo del bagni 
fctto del medesimo e 

Ma quali saranno le regioni del nostro corpo che ai do- 
vranno assoggettare alle uniioni f Si è quasi tenuto per 
massima da tutti i pratici del passato secolo , non eccettuato 
SwEDiAnR e qualche altro Scrittore anrhe più recente, di ese- 
guire le unzioni (contro le regole dei primi seguaci delle 
unzioni nicdesioie, i quali, senza conoscere le moderne se o- 



iupplirà in qualche 
ìclìe lavande d' acqi 



l64 ANNOTAZIONI 

p<;rte anatomiche , le estendevano a tutta ]a superfìcie del 
corpo) quasi esclusivamente agli anieoli inferiori . Ma die- 
tro le 0S3er\a£Ì<mÌ anatomico-patologiche, colle qnali si dì- 
inuittru nella maniera la più convincente che i vizj si&Utico 
acquisito e fiù soienle l'erediiario, lo scriifolnso e qualche 
altro anci-'ra . oltre il risve^linre un affezione generale in tinti 
i sistemi , producono , direi , localmente un alterazione elettivi, 
Diarcaiiì>iituB iu tutto il sistema linfatico ; alicrazìone la quale,' 
anche vinto il vizio universale, resta superstite né si sciogli 
localmente nou'si combatta, mentre none sempre rem e 
remota la causa , ti removano eziandio gli effetti , come rilevai 
altrove cosi tengo per regola costante di 'iir>ttoporre alle 
zioiii mercuriali tutta la superFicie esteriore del corpo umi 
eccettuata la parte capillata e la faccia, essendo tanin capaci dì 
assorbire i linfatici del petto . delle spalle ec. che quelli degU' 
articoli inliiriori . lo questa maniera si vincono e si debellano 
contemporaneamente non lauto i viz) primitivi universali e* 
gl'ingorghi alle glaudole inguinali , ma anche le turaefuiotóf 
e gt' indurimenti secondar] delle glandole dell' ascella , e del^ 
parti laterali del collo che interessano olire la salute, l'avvenenzii 
e la forma umaua . Anche T abili^sim i Professore AKoax 
Vacci' , Oracolo della Chirurgia Toscana , sebbene nel su 
Trattato sui muli venerei convcuga, che per vincere la sifilìd 
ili possono pretérii« le unzioni agli arlicoìi inferiori esclusivi 
mente , ci avventò er.iaodto la sua tendenza a generalizEarle a 
tulto'il corpo in quei casi nei quali vi sono durezze in tutto il 
sistema lin&i io , perchè, dice, si potranno sciogliere e fondere 
chimicamente dal mercurio avanti che passi nella grau (cr- 
eola zio ne . 

Fissalo pertanto che nella pluralitit dei casi le unzioni 
mercuriali coiivengnao in tutto 1 universale per le ragiotii e^po 
ste , è necessario stabilire un ordine per la distribuzione delle 
medesime , giacché senza questo tutto nel mondo ritornerebbe 
a un cEtus di confusione. 

Nella ifi unzione consiglio pertanto d'applicare e disten- 
dere 1' nnguento a tutto il dorso, parti laterali, e interne del 
_:.j_ _,-.-■ , ... . .... . ^ jJuo ai 



piede e 


deid 


ti, sempre 


deU'uno 


e dell'altro arlic 


maUeoU. 








3. 


Dai 


malleoli al 


terrò me 


Ì'< della gamba . 


3. 


Dal 


erzo medi 


predetto 


ai ginocchi 


u.Jf 


Sopr 


a tutti i ginocchi no 


a eccettuato il ca 


5. 


Dai 


ginocchi a 


1 terzo medio della coscia 


■ ti 


Dal 


terzo medi 


n ec 3fil' 


nguini. 


7- 


Alle 


regioni ipcgasirica e 


iliache 



l'nsjorbi mento 
da cui derivan» 
sark buona rc- 
iterna degli ai^ 
praticato , ma % 
I parie perchè da 



nE& TIIADUTTOB8. l65 

8." Alle regioni lombali 

g.? Al dor^o delle mani , e partì interne delle dita fìao a 
tutto il corpo . 

io.° Dal corpo al terzo medio dell'antibraccio 

1 1." Dal lerziì medio fino al gomito 

12." A tutta la regione del pomito 

13." Dal gnmito al ter^o medio dell" umero 

i4-° Dal detto tei^o medio a tutta la sommila della spalla 

lò," Alle regioni scapolari e parte posteriore del collo 

16." Alle parti anteriori di Lutto il torace e del colla. 

In queste itì, unzioni consumo ordin?riameiUe come dissi, 
le due sunnotsle once d' unguento mercuriato . e se occorre , 
ne prescrivo altrettanto e più ancora riprendendo le unzioni 
dai piedi come sopra . 

Menta adesso d'essere avvertito che . 
sta iu rapporto dell' estensione della superSci< 
ì vasi assorbenti colle loro bocchette inalanti, 
gola distender l'unguento non solo alla parte ii 
ticoli , come quasi uiiiversalmeute si è fin qi ' 
lutto il contorno dei medesimi come accennai 
^alunque punto ne nascono liafatici che a v< 
zano alle glandole degl' inguini , dell' ascella , e del collo . Cosi 
più facilmente sì viene a distendere unadoie ardita d'unguento^ 
quando occorra, la quale in caso diverso Rimarrebbe ammas- 
sata in un punto solo senz'essere assorbita. 

Per ultimo non sarà inutile raccomandare ancora che le 
spalmature Steno sempre fatte e Accompagnate colla mano 
vertio le glandole cui vanno i lìofatici della regione che si un- 
ge per facilitare l'introduzione in essi dei globetti mercuriali. 

Compiuta qu est' anno iasione la quale.come ognuno vede, 
è fondata non sulle parole, ma sopra la vera anatomìa pa- 
lologica delle parli , mi si è offerta occasione di leggere e me- 
ditare un nuovo metodo di amministrare il mercurio per ìil, 
pelle quale appartiene al sig. Doti, in medicina e in chirurgia 
ViTiHTONio ScATTiGMA di INapoli , metodo che consiste nella 
pura applicazione d'un denaro d'unguento mercuriato una sera 
sotto un ascella e una sera sotto un altra, oppure, non potendi 
profìttai delle ascelle , sotto gli interfemorì fino alla consuma- 
zione di quattro o cinque once di detto unguento. 

Ma a mio giudizio non riunendo il nuovo metodo tulli 
quei vantaggi che il suo autore gli k attribuiti, anzi sem- 
brandomi basato sopra diversi errori ; ragione vuole che io ne 
tenga proposito estesamente , rilasciando ai medici culli e im- 
paiKÌaii il deliberare sul mio processo che vergerà sopra ì di 



l66 AHWOTABtOWl 

Ini diversi perìodi che ò creduti merilerolì di palelle rimarco, 
i iiuali per maggior chiarezza , ò divisi in tanti articoli , 
[comincia iutauto il Signore Scattignì con dire 



)j EccD perianto quali sono i vanlaggj che si otteti- 
^oo dal nuovo metodo. Il primo e il più grande sì è Te i- 
ger sicuri cbe ouUa si perde del rimedio, e tutta viene 
portata ia asione la dose che prima si bilanciò convenire 
a quel dato infermo u 

Risp. Tntta lotta poi la detta dote non verrà adsorbita, e ne 
rimarrà qualche poca Ira i peli , e quando il calore sia grande 
e l'unguento un pò troppo liquido, ne caderà anche qualche 
goccia sulla bìanclieria. Infatti se la dose applicata venisse 
riassorbita tutta , e non ne rimanesse parte ad intasare le boc- 
chette linfatiche, non inculcherebbe tanto il N. A. la tavandt 
d'acqua tepida cinqae o sei ore prima della nuova applicazione, 
£ quando poi venisse anche assorbita tutta, ciò potrebbesi dire 
. cbe avesse luogo soltanto perché la dos 
unzione sciale è assai piccola , motivo ^ 
piegiire ordinariamente , come egli concede . quattro o cinque 
once per vìncere ia lue , la cura , ad un solo denaro per sera , 
vii per lo meno a Ire o quattro mesi I 



a Quindi ci siamo accertati clic i più fieri dolori «ìfiUlid 
fi calmano alla prilla applicazione dell unguento , e che < 
un oncia o più sì vedono dissipati » 

Risp. Adagio un pò ... . questo giudizio è in cor 
con l'altro che dice «che siccome mancano iJ più delle voUfr£l 
ugni'SÌcuri di guari;;ione, la prudenza vuole cbe sì abbia a 
tìnuare l'applicazione mercuriale finché se ne abbiano ( 



Inoltre è n 
ì dolori celtic 
esacerbano, e 
nnarsi anche 1' altra { 
avvenga a 



mate col nuovo metodo quattro 

che alle volle sotto le 

sono fieri , in luogo 

poco a poco cedono . < 

posizione che dice u d 

porli tosto la guarigione « possiamo Uberamente dire che 

dolori erano d' altra natura . i> 

Art. 3. 

. » Massimo é simìlmenle il vantaggia clie il nuovo 
todo apporta , derivato dalla certaiza che ìuleriiametite si al 



DBI. TRADUTTOUS. 167 

distrutto il contagio ; certezza che non si ebbe coi metodi usati 

Risp. L'applicnrc il mercurio ad una regione piuttostocbé ad 
ila altra , e anche il sapere , se sia possibile , quanto mercurio 
si è insinuato nel sangue all'oggetto di distruggere il conla- 

S io venereo, Dou darà mai ceitezza di completa distruzione 
el medesimo . 

Art. 4- 

1' E passando ai vantaggi *^^'^ debbonsi valutare dai Go- 
verni Gli spedali uou saranno più popolati d'infe- 
lici , poiché se, colla brevità del tempo u tre o quattro meù '■ t 
si calcoli la sempliciiJi dell' intero metodo curativo, per 
quanto povero uno sìa potrà curarsi iu sua casa , e. permetten- 
dolo le forze, potrà faticare per se e per la sussistenza di suk 
famiglia, re 

Risp. Quanie belle cose . . . • Ma colla lue e coi doli ve- 
nerei addossa le forze mancheranno spesso. Inoltre non ci vuol 
molto a curarsi in propria casa anche cogli altri metodi i quali, 
come quello in questione , pivi o meno sollecitamente liberaDO 
dall' infezione non però in rapporto d'una data superfìcie unta, 
ma della dose del rimedio che si impiega, della sem)ilicilà oiq- 
tenslià della malattia , età e temperamento del paziente , noB> 
che d' altre circostanze che tralascio di notare . 



Art. 5. 

» Oltre al risparmio dell'unguento di cui basta la mela, 
ri è l'altro della biancheria. " 

Risp. Come? cinque once ... è un risparmio della metà ? 
Ma col metodo che io inculco rare fiate sono arrivato a consu- 
marne tanto . Ciò poi che non posso passare si è Ìl risparniio 
che accenna della biancheria , quando, col metodo che racco- 
mando io, servono due sole peazette, e con quello del Signore 
ScATTiCNA fa duopo togliere quei pezzi alle camice che corri- 
spondono alle ascelle . Se la cura va in lungo tre o quaiiro 
mesi, addio camice, beucbè si posta lavarle e toruare a ri- 
mettersi le medesime . 

Art. 6. 

» Inutili riescono i locali a parte pei siftlitici, poiché nsn 
vi è timore che i vapori mercuriali offendano gh altri, e 
inutili parimente sona gli untaiori salariati ....poiché ogni 
malato . ;, . è in grado di applicarsi da se slesso l'uugueuts . 



ino ANNOTAZIONI 

Siiion minore importanzasono {vantaggi politici. Infatti quanti 
iul'elici non sono stali sacrificali dal pudore .... delle loro la- 
miglie ? Or tutto è dilegualo, e o^uno può coricarsi coli' un< 
giiento recrcuriato scnia es»erc scoperto da chicchessia 11 fra-' 

tello può coricarsi col IVatello senza che comparisca sui 

bianchi lini nemmeno 1' ombra alessa del mercurio . » 

Kisp. Questi io chiamo meri vaniaggi di parole , per- 
cfaò il mercnrio si introduca nella macchina per tuia regione, 
o per uu altra , i sudori sono sempre li slessi , e lo stesso h 
presso a poco l'odore ingrato dell' unguento . Anche in 1 
gli altri melodi anteriori al tanto preconizzato l'unzionarirf' 
può quasi sempre ungersi da perse stesso , né è necessario 
abbia un locale a parte , come sembra indispensabile al medico 
napoletano per tutti i metodi , salvo il suo . 

Aht 7. 

[I Ma qual forma di mercurio si dovri scegliere fra le in-^ 
finite preparazioni che anno inondato la oiaieria medica»? 
Qui il n A. dopo averle esaminate e censarate tutte . dice £ 
soggiungerne una nuova che consiste nell'unione di una libbra 
di mercurio con un oncia circa di sono , e nell' unire a questo 1 
poco a poco altro sevo o della sugna , secondo le circostanze 
tino a pareggiare la dose del mercurio, ma dopo che il metalb 
si è bene unito alla predelta oncia di sevo . 

Bisp, E questa preparazione egli la intitola scoperta d'alt 
unguenio nrtoi-o ì Vedesi che la novità spesso è fatta consistert 
in molto poco . 

jj Per amministrare l'unguento mercuriale si usava aniE- 
caniente di fregare le gambe , e le cosce .... E atlualmeDIe 
Napoli si pratica di applicare le frizioni sotto le piante dei pi^' 
di .... . ma le frequenti recidive ... sema che gli individui 
da prima affetti si sieno altra volta conlaminati , sono i fatti ì 
quali comprovano che quel metodo non è atto a distruggere H' 
veleno sifilitico, e quindi al massimo difettoso. » 

EiSP, A fronte delle recidive che egli GÌ avventa, io li- 
mango fermo nella massima che a quanta maggior superlìciett 
distenda il mercurio, più facile ne aia l'assorbimento j e di piai, 
che quanta maggior dose di questo metallo può quotidiana» 
mente prescriveiNÌ senza risvegliar salivazione , tanto piii solla* 
cita ne sia l'estinzione del morbo che vuoisi eliminare. 

Inquanto poi all' applicazione dello stesso mercurio alM,^^ 
piante dei piedi secondo il metodo , presso a poco , dì C1KIU4 



D*t TRADtr^TORE. i6q 

redesi cbe 'nbn è una pratica che meriti gran cóndaBana, mentre 
HuFELAÌEiD oggi Fa rimesso in credito . Rammentai altrove che- 
BkijfnÉ sperimentò ùtili i pediluvi in ^na soluzione di suUi* 
mato corrosivo . . > 

Art. 9. 

» Eccone le ragioni delle dette recidive: Primieramente 
r unguento perchè preparato dai farmacisti nelle diverse ma- 
niere indicate di sopra , ( cioè credo che voglia dire colla C|in- 
fora singolarmente) non può recare quell'utile che si dest- 
dera. » 

Risp* Che forse la canfora unita &l mercurio raccomandati' 
da Raulin, Mattioli, Brasavola, Mercuhiale e Voradeo, 
come lo stesso Scattigi^à ricorda, elide la forza di questo me* 
tallo? Ma ora mi sovviene che in proposito di canfora soggiunge: 

Art. 10. 

« Questa preparazione non si deve proscrivere dalle far- 
macie , ma si avverta solo > che può essere utile o nociva a 
norma dei casi nei quali si impiega. Infatti in un infertao debole, 
di fibra nìolle .... sarà d'un deciso sollievo: al contrario quali 
sconcerti non si dovrebbero attendere in uno stato opposto? >» 

Risp. Se la canfora è d'un deciso sollievo pei debòli, si 
^rega il Signore Se attigua a prender coraggio, e di unirla al 
mercurio tutte le volte che vuol domare la vera lue la quale * 
non invigorisce certamente l'individuo in cui à preso campo. 
So poi bene che in alcune cure antiveneree , per altro rare, è 
buona regola incominciare da un salasso, ma che per questo . . . 
Anche per debellare certe febbri intermittenti nelle quali, a. 
dire del dottissimo Brera , la diatesi è poca, conviene istituire ' 
om salasso, ma quindi bisogna ricorrere alla china se vuoisi 
vincere la malattia febbrile. Ma ritorniamo alle cause che dan- 
no luogo, secondo Sgattigha, alle recidive coi metodi non suoi* 

Art. 11. 

Anno luogo le recidive in secóndo luogo » perchè la parte 
ove si pratica la strofinazioue è poco o non affatto idonea allo 
scopo. » 

Risp. Distinguo. Se egli intende parlare delle gambe e 
coscie, nego la sua proposizione; se delie piante dei piedi può 
aver ragione perchè la cuticola callosa assorbe meno di- quella 
seàsa* callo. Peraltro in cpalche caso anche ^qi^^ta assorbe as- 



»70 ANNOTAZlOm 

redendosi risvegliare bene spesso delle salivaKÌoiiì Impo- , 
, le quali , benché alle volle possine dipendere da varie 
pure , ordinariamente , san figlie dell' auorzione 
igiLeuto mercariato disleso soprala luedesima. 

Art. 12. 



> Perchè(ierzo)la»ir'>fìna 

' all' assoibim 



le, luDfp dal favorire , è anu I 
del K ■ - i- 

Risi' Qui poi à più ragione che mai; ma per non ripe- 
lere quauto riporlai superiormente intorno a questo punto di 
pratica, farò soltanto rimarcare che fino dal 1812 il Prof. 
Al A zzoKi, altrove citato, in un discorso accademico stampalo ia 
laude del Prof Lorenzo NAtraosi notò che tale osservazione 
è dovuta intieramente al preeucomialo nostro comune Preceiior 
Naksoki, per quanto, io soggiungo, gli antichi disletidendo 
r unguento sopra delle pezze, e applicandolo in varj punii del 
corpo umano meritano d'esser considerati ì primi che abbiano 
tracciato la maniera di far le unzioni mercuriali per semplice 
a/^plicazione . 

Art. i3. 



ì, cioè fall* pili 



assilli 
perchè ritenendosi per mas- 



•• Quindi istituiti degli sperimenti repli 
volle le UTiEtoni sotto le ascelle, vennero 
felicissimo. » 

Risp A fronte di guest'"! 
nella pluraliiìi dei ca^i le regi 
opportune per eseguire le uni 
lima iu tutte le scuole di medicina che il 
«couda e trattenga enti'o il sistema linfatico, sarli sempre da lo- 
darsi maggiormente quel metodo chefark scorrere il mercurio 
per quella strada tenuta ed alterata dal male, onde questo, secon- 
do 1 espressione del Mascagni , venga circondato e battuto come 
una rocca dall'anzidetto unguento mei-curiato prima di passare 
nel sangue . Ora questo vantaggio non sì ottiene davvero col 
nuovo metodo perchè il mercurio dalle glandole linlaticbe 
assillai'i le più supeificiali se non direttamente passa tosto nel 
fonte della circolazione . 

Art. i4- 

» Da essi , cioè sperimenti , resulta che in poche ore 
tutto l'unguento viene assorbito, e che l'applicazione può 
tarsi in tutti i tempi e in tutti gli individui . » 

fiisF. Come in tutti i tempi e in tutti gli individiii? Clie 
l' applicale l'unguento mere uriato comune ad una regione piut* 



IlEI. THADtJTTORF. 1^1 

OC alira mette al coperto da quelli sconcerti che or- 
I isvoìge ? Anzi , poiché il Sìg. Scattiona tioa 
vuol lar conto dell' uoguento preparalo colla caufora, che 
non risveglia salivazione , biiiugncrà che abbia più riguardo che 'i 
mai relativamente ai tempi e agli individui da ungersi. 

Art. i5. 

a Ma se vi fossero circostanze di fare escludere questi j 
luoghi, cioè le ascelle, quali mai si potrebbero ad essi sostituirot ' 
Gli interfemori , come i luoghi i più sicuri e i più confacienli 
all'uopo. >' 

B.ISP. Quello che si è detto in ordine alle uozioni fatte alle i 
ascelle , può riportarsi in ordine a queste lugggerite agli int 
femori , benché in questo caso 1' unguento abbia una strada più . 
lunga da percori-cre prima di pasfiare nella gran circolazione, 
e , sotto questo riflesso , il metodo sia meno dilettoso . 



ABT. 



'l6- 



u Che se per alcune individuali circostanze tutto fosse { 
contrario all'applicazione dell' unguento alle ascelle e agli in' 
terfemori .... pocìù grnnellL di ungiiento mercuriale distese | 
intorno al collo dell'asta, rovesciandovi sopra il prepuzio , i 
terrà la guarigione dei buboni , e di altri mali come se ci fo* 
tìiBo servili degli interfemori. 

Kisp. Questa cosa sapevasì anche venticinque anni iW do* 
pochÈ il Masc^hi iniettò il primo i vasi linfatici del pene , e 
ne dimostrò il di loro preciso decorso alle ridette glandole tn< 
guinali . Anche l' illustre MonTEGGiA , il quale vien citato dal I 
Signore Scattiuha come Traduttore del Trattato sulle malattie / 
veneree di Fbitze, e che perciò rffjie conoscert- , inculca l'aj 
plicazione dell unguento mercuriato alla verga ec. per risolver 
1 buboni venerei, come appunto voiTebbe insegnarci oggi il Dot* 
tor Napoletano. Ma pochi granelli d'unguento mercuriato^ | 
basteranno ? . . , . Temo di nò . 

Art. 17. 

» Ma senza andar tanto avanti si abbia per nnri 

che tutti quei luoghi che sono fumiti dì un maggior numero di 
peli , come quelli io cui dietro molte prove si trovò più pronti» I 
r assorbimento , sono adattati per l'applicazione dell'unguento 
mercuriale » 



I^a ANNOTABIONI 

Rtsp. Può essere che i peli , riscontrati dal MiscifiNi orga- 
niZEatidi tanti a.ss[>rbeQti, e susceltibilidi inaiare i fluidi )ii stato 
meriforuie, ai impregnino in parte auche di quelli in stato li-» 
quido . Ma dei peli ii« abbiamo ìn quasi tutta la superficie 
esteriore del nostro corpo , e se nell'ascella l'assorbimento fossa 
più attivo atteso il calore die vi alberga, questo lieve vantaggia 
non è calcolabile di faccia a tanti inconvenìenii cui il nuovo 
metodo vk unito . tantopiù cbe non si sentirk mai dire che un 
venereo aoQ sia guarito per oon essersi effettuato in lui l'asgor- 
bituento . 

Art. i8. 

« Con siffatto metodo si rìwnarono molte malattie si- 
filitiche primitive ed altre secondarie: le prime furono i bu- 
honi, i condilomi dell'ano e della vagina, le verruche o porri 

della ghianda , le ulceri antiche e collose e le seconde i 

buboni diffusi o secondar] , le pustole cutanee, i dolori, le gom- 
me , le esostosi ec. 

Risp. Che novità!!! È lo stesso che dire i gatti pren- 
dono i topij giacché non è d'oggi che il mercurio, si am- 
ministri per la bocca o per la pelle , vince quasi tutte le malat- 
tie cbe dipender possono da una causa sifilitica sia acquisita 
o ereditaria . Auche il MonteiìGiì k veduto guarire un aneuri- 
sma sotto l' uso del mercurio , benché non lo applicasse »ottó 
le ascelle . 

Art. 19. 

" L'esperienM à dimostrato che una dramma ed anche 
mezza produce ilptialismo, e quindi nei casi ordinar) per 
evitare questo fenomeno non si de^e passare al di là d'uno 
screpolo . a 

Risp Qui stk il forte. Se del predivbalo unguento fk 
duopo consumarne, per completare una cura, quattro o cin*' 
que once, siccome insegna; a un denaro per sera la detta 
cura va in infinito, perchè tre mesi intieri non bastano . Do»- 
que non è meglio appigliarsi all' unguento preparata coli» 
caiiloi-a e coH'nppio di cui io sono arrivato a farne consumare 
fin quattro denari al giorno senza veder mai ombra di saliva- 
Se per esempio, onde espellere una data dose di male, 
ci vuole una corrispondente dose di unguento mercuriaio , 
che non sarii migliore, anche sotto que-ito punto di vista ,< 
quel metodo col qu^de in uu più breve giro di tempo si pu6 
ai'i'ivare a consumare la detta coriispondeute dose di mercurio? 



DEL TRADUTTOHE. 



Art. 



è perchè 


'a 


f^uento 




veng» 


debbe ave 




l'avveri 




di far 


pez7.i corr 


I 


ndenli 


Aie 


ascelle 


posto sotto 


essa, resti 


ontano 



A. tale oggPtio » 
perduto o consumato >: 
tagliare dalla camicia ( 
in modo che il mercur 
da qualunque contatto. >> 

Hisp. ¥. questo è il risparmia che altrove lauto vantR 
di biancbcria? Se si dà il caso che il malato o per UB^ 
causa iniHnseca o estrinseca sudi assai, delle camice per i 
tarsi ce ae vuol parecchie , e specialmente r>erchè la cura 
può fare a meno di non andnre a lungo . col suddetto metodo / j 
per Ire mesi a dir poco . Mi si dirSk forse clie le pezze che pro^ 
pongo io tirano dell'unguento, ma rìapplicando sempre le mfl^ | 
^gìfDC la cosa viene a consistere tu molto poco . 



1 Si deve ancora por mente alla seguente nsservawone .^i 

li sempre da un esito Ìl più felice , vale a dire alltt j 
più proDta dissipazione di quei mali che anno b loro sede vici' 

uà ai lunghi ai quali si applica Ìl rimedio Quindi ci possiamoi 1 

formare una legge di servirci delle ascelle per le malattie cli«i | 

occupano la metii superiore del corpo . » degli interfemori p^ \ 
rimaneute La ragione di ciò sembra essere che l'azione assorJ 
beale dei liulaiici k i suoi limiti e non si osserva che in 
quelle porzioai del sislema che sono vicine fra loro e cbf 
auuo delle frequenti anastomosi e dei plessi di comunicaiione. 

Risp. Qui mi si permetta di richiamare l'Autore alUl 1 
fredda lettura, di questa Traduzione e specialmente alla notali 

di n, 11. p, ■](). del primo T. perchè non è più tempo dt I 

iudovlnare . Ivi apprenderà ove si debbono applicare i deo^ 1 

strueuti negli ingorghi al collo, alle ascelle, agli inguini eoJ j 

Chi non sa oggi che nei delti casi il mercurio , in luogo ài- f 

applicarlo localmente , si distende con assai maggior profitto) 1 

io quei siti da cui traggono origine i linfatici che ìit si pAh | 

tano ? Dunque , senio rispondermi , che il mercurio applicata^ I 

sul male non giova niente? Giova per quaato può agir ao^ I 



Abt. 22. 

n Fioalmenie due altre precauzioni si rendono indìspen- 
ftabili per il buon esito della cura. Vaa di questa si « di 
non mai interrompere l'applicazione mercuriale . " 



174 ANNOTAeiONT 

Risi>. mievanjnsi agevolmpnle che egli non vuole clic sia 
interrotto il corso dell' uiizinne perchè faccndolii una sera 
ed una uò, una cara antivenerea andei-ebbe a toccare fi 
otto mesi , passerò a dir qualcosa intorno alla seconda ci 
consiste nel 






" Non mai alternare i 
perchè abbi S'jg natio delle \ 



i nel cfti'So delle 
tiù grandi cautele, potendo dive- 
lucaudone una. Infatti sia qual si 
voglia la stagione, la loro temperaiura non .sarh secnpi 
differente per tutti gli individui infermi e per tutte le pòsi- 
uoni in cui si possono essi trovare .... Quindi ogni meuomo 
disordine... o sarà attribuito ingiustamente al mercurio o 
aaik cagione di farcene sospendere il proseguitile nta . E t'unii- 
ditb che si applica alla superficie del corpo, e viene assorbita, 
non è più nociva dello slesso caldo e dello slesso freddo ? 
Oltre a ciò coi soli bngoi non mai si sono guariti mali si* 
filitìcL, e neppure anno riportato gli infermi un positivo sol- 

Resp.I bagtii, filandoci èli bisogno, sifanno sempre e ira 
tutte le stagioni , e diretti da un buon Pratico sono utili stare} 
per dire. . . in tutte le malattie. Cosa Ri un poco dì umido cha 
può rimanere addosso alla pelle, quando lo slesso illustfe 
Giufnmi consielia di collocare i malati a letto un poco 
ni 7 Io nel cor dell' inverno e quando la neve era alta due ptedf 
ò fatto fare e con marcatissiino vantaggio i bagni a delle fa 
glie intele . e senia stufe e senza tanti riguardi. Che più, gli stessi 
bagni e nella predetta cruda stagione gli 6 prescritti anche « 
diverse donne gravide le qnalisouo rimaste coutente e sollevate. 

Sostengo poi che i bagni tepidi sono utili anzi utilissimi aii> 
che nelle malattie veneree, quantunque non voglia attribuir lor* 
la virtù di vincerle e debellarle. Infatti essendo stabilito, 
ripetuto altre volte che la lue condensa la linfa entro i vaii tf 
glandole linfatiche, «no dei più eccellenti dissolventi deveesser^ 
U-Setto bagno, mentre Faxcotìer, la di cni autorità è di grai* 
peso in questa materia , asserisce, dietro le proprie espei ' 
cbe un adulto assorbe nel bagno tepido quattro libbre di acqutf 
circa per ogni ora. 

In conseguenza di ciò chi potrebbe negare che s\ 

Suaniiià di fluido tepidetto insinualo nel sistema assorbente nou 
iEciolga almeno in parte la linfa che si è premessa alterata 
condensata, e non isbarraEii cos\ le strade al mercurio che dei 
percorrere per le medesime. 



PEL TR An TJTTOF B. ìyO 

Indire fra le virtù che k il bagno noti è da paisarsi soMo 
silenzio l'ecciLamento che promuove ad una inaggjoie aiinne 
le boccucce dei vusi linfatici che si aprono alla superlJcic dd 
nostro corpo ( forse attesa la dissipazione dei ristagni ec.) come ' 
contesta il celebre filosofo e medico di Uarby Uaìiwib nella sua 
materia medica. 

Ma se io non (emessi di non la linir mai più oh quanti j 
«quarci dì teorie potrei qui ripanare in favore dei bagui ancha j 
e OD troia lue! Peraltro lermìiierò con dire col dotto ProtessorMo* j 
HELLi di Pisa chen i bagni colla loro grata impiesuionc sulle ' 
superficie avvalorano lutti i «sterni, tolgono tutti gli spas 
e calmauo efficacemente. << 

In conseguenza di tutto ciò ognuno vede quanto ebbe torte ] 
di coticludeie il Sig. iScattigua n che i bagni nella 
iierea sono per lo meno inutili se non nocivi , e che egli li lascia 
alla boria di quei medici che sanno l'arte di leccare il capriccio j 
diquelli infermi che fanno senire le loro ricchezze sllapompft 
e alla puerile osleiiiazione di farsi distinguere dal reato degli 
uomini e 

Quindi il Sig.. ScATTiGTiA passa a scrutinare alcuni metodi 
perla cura delle ulceri chiamate i'C(ie/'ee, ma poiché sostiene: . 

i.° Che nel corso delle medesime ì mercuriali presi pec 
bocca e amministrati per la pelle sieiio inutili , anzi pericolosi ^ 
quasiché con essi o non possasi mai mai prevenire la maggiori i 
diffusione del virus tagliandole la strada e aiTesiandole il corset , 
o non possasi gik essersi dilTusa la lue inuanzi di aver n 
■tati i segni di propria esistenza localmente. 

a ° Che i bagni e le tisane complichino senza vantaggio bk ^ 
cura , a fronte di quanto k lasciato scritto ÌVIonteggia in favore 
della salsaparilla preparata con una maniera particnlare secondfh j 
ì suggerimenti del famoso speziale Cestoki livorne; 
leggesi in Fhitze, e a fronte di tante altre cose che pa 
silenzio; 

3. Che ì linfatici si chìudino a ciocché loro é e 
contro quanto ci ìi insegnato Miìscagki ed io ù riferito, cioè 
clie i detti linfatici, all'opposto, assorbono indisiiniamcnte l 
qualunque sostanza liquida, purché le molecole dei fluidi in gens* 
ralecbe si applicano stiano in correspettivitii della capacità dell» 
loro boccucce, che non anno alcun gusto n appetito particolunu 

4-" Che i medesimi rifiutino più particolarmente le ma- 
terie irritanti e che poi non assorbino mai in tempo di infiam* ' 
mazione, coutro la quotidiana esperienza che ci illumina cht 
nel primo caso (ammenoché le delle materie irritanti non sicna 
. acidi potentissimi che li coartino e serrino come Ci il burro 
d'autimonio^ dopo l'applicazioDe dei vessicanti alle braccia «i 



176 ANNOTAZIONI 

tumelaono , e non per sola irritaziotie , le piandole assillari| 
e che nel secondn, ove k avuto lungn rinlianimaEÌoiie « 1k 
erosione di qualche vaso sanguigno, ilìufalici circoDvicìai s 
carichi di globeLti rossi. 

5. E inuUimo che se avesse lungo spesso l'assonìone del 
pus venereo , non nascerebbe l'ulcera localmente , quasiché j4 
dovesse inferirne, che dichiarata un ulcera al pene, si fosse 
certi che il veleno non sia passato, ne' passi alirimenii nelluni^ 
versale ; ò creduto hene, dopo bilanciato tuttociò, di non perdeiift 
altro tempo intorno a cose che non ci vuol molto perchè sieoo 
liconosciuie erronee nella dì loro parte principale da chicchessia^ 



(Nola 16.) Suffumigi e 






Fino dal 1784. avendo fatto cnnoscere il Mise» gm cui 
mezzo dei suoi Commeotarj che rimesse all^ Accademia dell» 
Scienze di Parigi (a tenore di (|uaMlo si parlò nella N. 3. del lÀ 
T. ) e fino dui 1787 col mezzo della sua istoria sopra i vaàl 
linfatici ( la quale la prima volta pubblicò sotto il titolo di Pru« 
dromoj che il numero principale delle malattie dell uomi 
1^'in esse strada per oliera dei vasi linfatici, lungo il decorso 
dei quali rimangon sempre le tracce del seminio morboso ; in-i 
culcò quindi , ad uniformità di simili principi > '^^^ P^** M"^^ 
vasi appunto si dovessero spingere entro il corpo dei maiali ' 
medj tanto perchè ih si portano precisamente o\e può ave» 
preso campo , o almeno lasciate delle reliquie , la malattia^ 
quanto anche percliè cosi dessi conservino sempre le di loro 
speciali facoltà mediche credute opportune per debellare qu^ 
dato morbo contro cui si dirigono; facoltà clie vengono a4i 
• indebolirsi in gran parte nel processo delle digestioni , allor* 
che detti rimedi sono introdotti per bocca nello stomaco , cernia 
mi pare che uè facciano abbastanza fede quei veleni che si po»^ 
sono prendere impunemente per bocca, là dove, sodo qoad 
sempre micidiali , applicati alla pelle. 

In conseguenza di tutto ciò, dopo aver egli dirnostrat^t' 
come io ò ri[>etuto ìn varj luoghi, che la supei-ficie In pi^ 
estesa ed opportuna per medicare certe atfe/ioni è la pelle , pep- 
cbè ricoperta dalla cuticola intessuia di puri asssorbenli. deplora 
nella sua Conclusione di quesl" Opera 1 abbandonato sistema M' 
fare i bagni , e singolarmente quelli a vapore coli' addizione di 
particolari sostanze fra le quali rammenta anche lo solfo. 

Quest'ultima specie di bagni esclamava anche dalla 
caliedra, cioè quelli a vapore avendo le di loro particelle otto» 
cento volte più sottili dei fluidi in stato liquido, oh con quantt 



DEL TRADUTTORE. 177 

aaggior facilità sono asrorbiti e tcasportali nell' ioteioo del 
nostro corpo! 

ABche iu pratica egli ricorreva spesso ai vapori , come vi 
ricorse allorché io, essendo sempre suo Alunno, mi ammalai, 
ed egli mi curò, d' uca fiera risipola flemmonosa nella faccia. In 
capo a ti auni essendomi faialmenie riammalato per dei colpi di 
iole d' aa egual mostruosa risipola, premesse le evacuazioui san» ' 
guigue e ventrali al solito, non trovai altro rel'rigerio che nell'us» 
dei vapori acquosi, i quali assolutamente mi sollevavano. 

Ma quauto nelle stesse aifezioai lochili sieno utili i vapoti 
. per completare alcune cure , lo prova la segueoie relazioDC. 

Un jparticolaie d anni 5o, ma robusto assai di complessione, 
essendosi sottoposto all'estirpazione d' itn turaor freddo posto 
ali estremila inleriore dell'antibraccio desrro, andò in contro a^ 
UD processo inllammalorio sì imponente che uorcò a delle sup- 
purazioni le quali lentamente ebbero esito col mezzodì aperlurv 
artitìciali e naturali dal dorso della mano. Oltre a ciò una febhr» 
quotidiana e una tumefazione, che si mantenne lungo tempo fino 
alla sommitit dell < spalla , minacciarono più volle, e assai da vi- 
eia» nel corso di quattro mesi , i giorni dell' ammalato. 

La cura locale essendo consistita in un soverchio riposo « 
nei continui emollienti, l'articolo rimase tumido e tutte le arti- 
colazioni del braccio e antibraccio persero della loro mobilitai, e 
quelle delia mano e diti in specie restarono quasi perfettamente 
anchilotiche nella di loro estensione. 

Per vincere un tal morboso ingorgo, e s\ preternaturali 
adesioni tutte le fornente possibili, tutti gU cmpiastri ed unguenti' 
immaginabili, e tutti i bagni . meno quelli a vapore , furono sp«- 
limentati per lo spazio dì altri quattro mesi senza resultato. In- 
capo dunque a otto mesi vedendosi il paziente incappato in 1 
malattia secondaria cento e mille volte peggiore della primv i 
desiderò che anch'io lo visitassi. ' ' 

Nel primo esame pertanto che istituii sulla malattia prede* 
scritta essendomisi avventata l' idea che in grazia del soverchio 
riposo e dell'abuso degli emollienti, nonché dei ripetuti accesa 
ìulìammator) , i muscoli estensori potessero esser rimasti ìn uno 
stato moiboso di contrazione e i flessori di rilasciamento, pro- 
curai di ristabilire fra loro l'antagonismo riattivando i secondy 
con delle frizioni stimolanti lungo il tratto dei medesimi, e stan- 
cando i primi con una specie di guanto lungo col quale ( dopo* 
aver\ i introdotte le dita e averlo fasciato addosso all' antibrao ' 
cioj tenevo semiflesse le stesse dita per mezzo di un nastro 
stoccat') all'apice dei ditali, e fermalo ad unamaglietiad'rm 
guancialetto piisto all' estremila inferiore dell'omero. 

Ma poiché era facile il rilevare a colpo d' occhio che lutto 
Tom. IL la 



178 A N N O T A Z 

il male noD poteva consistere nello «bilancio di antagoDismo dei 
muso-li, mentre l'ostacolo pvincipale doleva ripetersi dalla rigi' 
ditii locale dei tendini, adesione dei ligamenli, cancrezione di 
sinovia, ed addensamento di altri Ouidi, mi diedi carico di prò* 
■nuocerne la soluzione con imprimere (secondo i precetti 
Dfsault) dei moti fonati più \ohe al giorno, nella mano 
diti suminentuvuti. Ma ancbe ciò non essendo bastalo, pensai 
■peri tue ut a re i vapori acquoii i quali furono impiegali come 
appresso. 

Preparato un calderotto d acqua bollente era messo questa 
in una bigoncia o bigoncio quale lucevo cui>prire con un panna 
a più doppi perchè uon seguisse alcuna evaporaiione al di fuori. 
Digesto ciò , il malato iulroduceva la sua mano sotto il panna 
e In teneva per ine»' ora ed anche piìi all' esposisione dei vapoti 
i quali Del tempo che erano inalati la rendevano assai cedent* 
e molle. A far bre^ e il discorso, continuati i detti vapori per il 
corso di due mesi circa , restituirono alla m^ino i perduti moti 4 
la forza necessaria per servirsene in qnasi tutti i suoi bisogni. 

1 \ apari mi portarono del vantaggio anch' in una certa Ro 
Berlini dì Pagnana , comune di Empoli, e in uà certo Menitoni 
couLadiuo presso Certaldo. Ambì per una bucatura avevan« 
uiu mano assai tumida e non poco iufiammala; ma conile 
la verilb siccome il calore riscaldava loro un pò troppo la partot 
essi può dirsi che guarissero più cbe altro sotto una medicatunt 
basata in certa maniera sopra la nciii-osieria di Gii-NNINI pere 
dopo a\ere attaccate 6. sanguisughe sul luogo malato 1 din 
nuilo COSI il fuoco infiammatorio J vi applicavo delle peswiM 
bagnale neU acqua di calce fredda, e terminavo la medie 
che ripetevo qualche volta la sera . con una lasciatura coi 
sìva. In capo a tre o quattro giorni, e cos'i per un mese circa d 
seguito . riapplicavo altre ti. sanguisughe e terminavo la medN 
catura al solilo. Anche in questo per me nuovo aoggiomo 1 
avuto occasione di curare e guarire collo stesso metocio un tal 
Giuseppe Maranziani di Concaterame il quale per una bucatiul 
aveva una mano due volte più voluminosa dell' ordinario, U 
tutto il tessuto cellulare della medesima si era ispessito, 1 
dcnsato e indurito sotto 1 azione di cento altri rimedi saggeritl 
da altretlanii chirurghi avanti che si dirigesse alla mia volta. 

Questi ultimi casi , che ora mi avvedo che sarebbe stati 
meglio avergli rip/>rt»il nella Nola di num. 1. ove si parla delli 
rituliizione dei buboni vertereì coli' uso singolarmente dalle s. 
guisugbe, provano che certe iiiiiammazioni esterne ti curane 
egregi»iB«nle procurando coli' e vacuasi one a giusti periodi i 
niaggioie minor dose di saugucun vuoto o sia una sottrazioi 
di atiBiolÌDcUa parie infiammata, aituonandula quindi, ouc 



DEL TRAD0 TT ORE, I79 

le fibre aJ rtmettaiM a quel grado éi azione che dee loro iia- 
tuialmente competne. 

Ma ritomaDdo ai vapori noD è da passarsi sotto silenzio il , 
merito del Prol'essoc Auìini il quale à ideala una m»cchia« ' 
onde meglio e più Tantaggio&amlnte praticarli. Egli ^ prome.tss ' 
dì farci parte delie Mie osservaiiotii , allorché sarà ritoi-nato dal 
Noi'd alla di cui volta è parlilo oade visitare gli stabi lime a ti , 
che prescataiio qualche oggetto acudogo a qnello che ìi preso ad ^ 
illustrare. Aiiclie Roitillet à inventato un su£tìc te 11 temente ii 
eegQoso apparecchio fnmteatorio di coi trovasi la descriiìoi 
m uu Beci:ed perimlique di Parigi dell'anno j8i8- 

Heoa oggi gran rumore, e noo a torto^ ia ra.icchliia ideata 
nel i8i3( dietro il modello d'una gi!i destinata alla disinrezions 
di abiti ) e pubblicata nel iRifi da C&ues capofarmacista dello 
Spedale di ii. Luigi in Parigi per le fumigazioni solforose t&' 
cacLisitne in lui te le tnalaitie cron'iche esantematiche siiigolar< 
mente a ronfesaione dei Professori Leitoux, Pahcv, Dc-miis i 
KlCUERUiD e DiipUTTBES ijicaricati dal Governo franre^e di 
esammare tal ritroiamentn: del Dottor De Carko di Vienn» cti« 
l'ii estesa in quasi tutta la Mouarcbia Au5lri>ca:di Immikckii dt. 
Zurigo die à tentato anche esso di perfeziooarla : delCav. Assi-» 
1.1B1 di Napoli che, oltie l'aver resa la d«ta macchina poriatile, 
ì costruito io maniera il coperchio) a quanto mi reLerì il Prof^ 
BiAncm di Modena, che il maialo può sortire quando vuole dji 
per se stesso: di Tessieb di Torino e di Mahchi di Venezia eh» 
l'anno &em[ilicizz8ta : di Trbiiolami di Verona che k modificato 
il fornello ed abolita la stufa : e fmalraente del Car. Consigliei' 
B&EBi di Padova, che oltre l'aver tenuto sacro registro dì lutto" 
quanto iu bi'eve ò acceDiiato. k anche egli, io compagnia del 
Professori RooGi^i e Caldani, sperimentato iu diversi casi i 
(elici risultati d'un tal nuovo provvedimento . 

BeiKbé dopo I'Egiheta , Sesapiose, Celso ed altri anti- 
chi, ancbe GLAitBERT nel i659.;il Diuouario enciclopedico net 
1953; LiiuvETE nel i77ti,j'c U Gautetta di Saltibourg nel 
Ì793, lodassero l'elhcacia dei vapori di zolfo^i quali di recente, 
per la cura delle impetigini , furono inculcati da Stoll e Fbank,* 
ninno poii!t mai, a fronte di tutto questo, arrivare a carpire 
al Dottor Gales quella bella palma che dai dotti impaniali la' 
« slata accordata per aver costrutta, benché ajutatn dall' Akcf.t, 
la sua macchina io maniera da auunìnislrare lo zolli) ìd vapori' 
flou molto vantaggio, licaresKt, e pultiia. 

Biscontro in questa momcato che il Dott. Melakdki dì 
Treviso, a suggestione del Professor LmniLi, ìi inventata, d un, 
suo particolar gusto e per lo stesso scopo, una nuova macchiti» 
molto più comoda, molto più uiìlc , e molto meno diNpendios» 



t8o A ?rKO T A Z I W I 

in preferPnM di quante ne sono siale costrutte fine a tpisst* 
giorno, tncnire ella non coala die i30 franchi senza siufae 160. 
colla stufa; quando quella di G^LES arrisa a 5oo franchi, qnella 
del De Cirho a 6>o e fìnalmenle l'alrra di Irmikger a 3(So. La 
pili semplice di tutte però è quella del Dott. Marchi, la quatt 
se non È molto slabile si può anche con poco riedificare . 

Ora poi, onde rendere possibiloienie completa questa nolt 
lui vapori . non «aran discare, spero. d<ie parole intorno a quelli 
di catrame sperimentati uijli dal Dott Cbichtun per la tisi- 
chezza dei polmoni nell Ospitale dei poveri di Pietroburgo* 
Ecco come se ne ser* e : 

Pone varie libbre di catrame marino in una pentola che 
deve venir piena, e la quale fa leggiermente bollire media 
un» lampada di spirito di vino, avvertendo di purgare il vas» 
ogni due giirni , e di unire al detto catrame inezz' oncia di 
tassa per libbra onde impedire lo sviluppa dell'acido piro 
gnnso Rispetto alLi di loro efficacia egli li crede utili segni.^ 
tamente nella tisichezza scrofolosa ; di iiiun vantaggio ove 
vomica impedisca il loro accesso alla superficie ulcerata; e ^ 
neralmenle fatali ove trovasi uno stato qualunque di iofiantr- 
inazione . 

Unitamente ai predelti vapori lo stesso Autore prescrivi 
per uso interno qualche volta il calomelano , il kermes min , U 
giusquiamo, e per uso esterno o locale la pomata col taitailf 
emetico. 

Anche noi si parlò in quest'Opera dei vapori in genere per 
la cura della malattie polmonali, e sì espose quanto debbino 
essere utili, saviamente praiicaii , attesa Veslesisiiina superficie 
interna che ofi'rono gli slessi polmoni dalla quale soltanto pren- 
dono origine i linfatici capaci di inalare i rimedj e condurli 
neir interno della sostanza polmonale affetta, e nelle di loro 
glandole linfatiche parimente affette , in una parte delle quali, 
(in quelle cine dette un di bronchiitU e che lIlEwaoB fi ricono- 
scere il primo per altrettante glnudole linfatiche eguali alle 
altre) voleva Pohtìl che risedesse la tisi aecidentnle ,n^ovta- 
do I erediiana nell'invasione morbosa di quelle conosciute 
anche anticamente per nalinonali che siedono alla superficie 
degli stessi polmoni , del che nulla fìnqu'i si sii di positivo. 

Finalmente accennerò di volo che i suffumigj , di acido 
muriatico dì Morv£Au , gli altri di acido nitrico secondo 
SMVTH^nonchè gli aromatici laudati da varj Medici, sono alati 
da 30 anni a questa parte inalzati alle stelle come anlicoitta. 
gl'osi! , ma r egregio Dott. Ohooei nel suo Fascicolo n". 4- •■ 
conoFceie con un corredo immenso di ragionamenti e di falli e 
coli' appoggio di MiLLiN, Lefort, Beuthe, Billy , Bìjtja, 




nm TRADUTTORE. 181 

jjTSTBK ec, elle la di loro azione i assolu La mente inutili; Unta 
per neutralizzare quanio per prevenire qiialunijiie coniagin , e 
che se un suffumico vi è che l'esperienza di più secoli abbia 
sanzionato come anticoniagioso, si è quello a confessione an- 
«he di MuBATOBi e Limd , che si prepara collo zolfo , 



(Xota 1^.) Cenni sull'idropisia in generale, e alcune ultime 
parole suil' assorhìmento dei vasi iiiijalici. 

Le vedute che 6 abbracciate sn questo punto di pratica, 
medica furono consiantemenie dirette ad applicare del graduati 
stiaiolanti alla superfìcie esteriore del corpo idropico ali oggetto 
non tanto di iniroduiTe nei vasi linfatici delle sostanze deo- 
itruenti, quanto dì rinforzare colle fregagioni moderate la tes- 
RÌtura degli stessi linfatici e sanguigni la quale nei casi in pro' 
posilo suole esser quasi sempre indebolìta;ed a prescrivere dei 
minorativi internamente allo scopo di procurare colle fiequeuti 
mosse di corpo un vuoto nel tubo alimentare onde , spremuti e 
t:acciati all'esterno gli umori contenuti nello stesso tubo ali- 
mentare, i linfatici delle regioni affette possÌQo ( in proporziona 
della mancanza dei detti umori intestinali cacciati fuora) iua- 
lare e portare in circolo maggior dose di quelli che costituiscono 
l'idropisia. 

Nou sotto altre vedute possono esser utili , dico io , ì boc- 
concini di Weirìbd ove entra il calomelano, il carbonato di 
potassa tanto celebralo da MascAgki , ed altre sostanze medi- 
cinali, benché io non pretenda di ispogliarle della di loro pro- 
prietii dissolvente nella quale, per veritii, confido poco peiché 
troppo lempo dovrebbe attendersi dopo la di loro ammini- 
strazione onde vederne un miglioramento . 

La digitale , voluta da alcuni assorbente, cioè capace di 
risvegliare un più attivo assorbimento, io opino che nei casi dì 
idropisìa ella sia utile soltanto perchè rallenta vistosamente 
il corso della circolazione sanguigna, rallentore che deve na- 
turalmente esser causa di una diminuziane di secrezione di 
umori in generale , perlochè diminuita in conseguenza anche 
la uecessiiìi dell' asserzione ordinaria ìn proporzione del di- 
minuito trasudamento suddivis8to,ne viene che più facilmente 
possono essere ioalati ì fluidi stravasati , e trasportati nel fonte 
principale della gran circolazione anche gli altri giù assorbiti 
e trattenuti entro il lume dei vasi linfatici , 

Anche i vessicanti sono utili più per l'espurgo del stero 
che procurano , che per lo stimolo che possono iucuicre e co- 
municare ^ tutto il sistema . lu riprova di questo rimarcheri 



ifla ANWOTAT. ioni 

che l'ciperienea insegi)> abbftstauza che gli idropici !Ì aentcni* 
sempre meglio ìu rapporto dell' aumento o accrescimento di 
qualunque espurgo o escTpHone , come delle rao^se di corpo, 
tuitio dì orine, vomiln, e niiclie dell' nttinenn, benchi forzata, 
dalle bevande, e ciò al «olito perchè, diminuito l'ordinario 
afflusso di umori apparieneiiii a varie regioni, al canal toracico, 
con più accelerato moto vi si possono jocammiaare quelli delle 
parti idropiche , 

La sete che soffrono s^ acerbaraenie sifFalti ammalati ci de- 
riva da questo, cioè da una sospensione di assorbimento, e con- 
secutivo versamento nel caniU toracico d^li nmorì esistenti 
nelle parti idropiche, e da un consef^enlc più attivo sncchia- 
■neiUo dei Oitìdì che separansi nella bocca, nelle fauci e in tutt» 
il tratto dell'cEofago e ventricolo . Ciò stk in correlaiione dì 
quanto EÌ è dello mille volle, cioè che rallentata l'asMntione di 
una regione, si fa più ricca quella di un altra .Ora te il mi 
à forea di resistere alla sete, guadagna perchè meno fluidi 
troduce nel suo interno, e perchè più facilmente poisoDo 
nire' adsorbiti i fluidi costituenti l'idropisia. 

Le stesse sanguigne dì cui alcuno ìi fatto non n guari forlB 
troppa pompa , debbono , nella mia maniera di vedere , giudi- 
carsi proiicue anche per la dimìuuKione che procitrano delh 
massa del uinguc , perlochc minori debbono essere i trasoda- 
incriti e più ricchi i riassorbimenti . Riscontro che intorno alle 
«enguigue aaclie SoEmmerhihg è presto a poco di quest'ist 
opinione; ma per verità egli non dice precisamente che s 
proiicue per la dimimiEione del trasudamento generale . 

Ck^mpton in un suo Prospetto clinico dell'idropisie 
rate nello spedale di Dublino encomia le dette sanguigne «4 
primo stadio del male in veduta dì spenger la flogosì , che . oe* 
ciipanle qualche viscere , suol preeeilere tali gravissime afEézi«' 
ni . Anche il Dottor Abercombib di Edimburgo espose , credf 
prima di Chìmpton , eguali idee intorno alla patogenia e curt 
di alcune idropisie, e ciò sull'orme di P\olo di £atH&, di Alks- 
SAiiDRO di Xralles, e di Ildabo fra gli antichi^dt Ghipengiesb^ 
Bl\ciìAI.l, BoasiEHi, e Gaibd>er fi-a i più moderni. Aneli* 
Stull c Fr^nk guarirono delle idfopi veramente acute 
potuti salassi e coi refrigeranti al dire di Gì«itiehi . 

passando adesso a dare un mero cenno di akane cau« 
dell' idropisia , rimarcheremo che iVIiscAc»i osservò dipendete 
qualche volla questo m«rbo ora dall' ostruiiune delle glandi^ 
linfatiche, ora d:illa sola diUtaiione innormale dei vasi linfatica 



talvolta dalla r 
volta infine dai 



particolare oitruEioAe di qualche 



ibo le cause prementovate, e tal- 

rilasciameutu soverchio dei vasi sanguigni, o da 

I. Nelle dissertaùuoi p** 



TIEL TRADUTTORE. ]83 

tologichedeirHALLEiit.BlrirerireanclKdì Scheri, ata registralo 
un casu di idropisia dìpecideiiie da un calcolo tratieniito nel 
canal toracica quale, vederi . che non dovea impedire cbe per 
una melk, mentre ia altra maniera, il malato sarebbe ben pi'e;ttt 
mancato ai viti. 

Sono abbastanza note le parziali ìdrnpifiie per allacciaiiini , 
o compresnione di airone vene o anche di oiterie principali, , 
come per la compressione esercitata sopra le glandolo lìnfatìcti* 
nelle donne gravide ec. 

Wanswietiì:^ , Haisi . Assalisi e Mfzler credono che Ift- 1 
rottura di un snlo vaso assorbenle possa dare origine all*idrop!- | 
«ia . lo facendo eco alle voci del mio Maestro sono di contrarit J 
opinione . ammenoché la rottura non sia prodotta da una cauat ( 
meccanica e contundente capace di ledere ad un tempo anche 
la tcssituia defili stessi sanguigni; in questo caso l' idropisia sa- 
rebbe dovuta più alla lesione di questi che alla rottura «unno ' 
minata. Anche Monbo negò che per la rottura degli aasorbeatt ' 
possa insorgerne un idropisia , la qnale Walter, dice di avi 
osservala più \olte per una tal causa dichiaratasi nel iravaglitt 
del parlo . 

Nei Commentari di Lipsia (T. 3o.p. 343) kfrgonsi poiaU 
cuni esempi ''' idropisia nati da uno spasmo dei vasi assorbenti, 
ma noi che ordinariamente noti crediamo che gli assorbenti, 
•ieno soggetti allo spasmo ' perchè mancanti dì distrìbiiiioM ] 
nervosa e di Bbre muscolari non si presta molta fede alle (oprae* 

Presso I'Halleu , e BEiaiAMino BeLL riscontransi dei casi dì 
profluvi di linfa prodotti da ferite e da paralisi dei vasi linfa- { 
tìci . II ccl. ConsìgUer G, P Fbanr racconta , che reciso ad uà 
uuDio un testicolo fu tanta la perdita della linfa , che egli ind^ 
politosi , cadde in uno stato di demenza e mori vittima di mit \ 
febbre lenta . 

BicBTt.K poi referìsce che una giovane mor^ di lisi polmo» ' 
naie dopo aver per.sa gran quaiitÌLii di linfa. Anch' io vidi pe> 
rive in 12. ore una giovane di 3i anno , gravida di &. in 9 me- 1 
ti , dietro un accesso di collera per cui uè nacque l'affanno ed | 
una pei'diia cu u side ra bili sai ma di linfa dalla bocca; ma|ìerqUM 
•losoii lontano dell'attribuire la morte di quest'infelice alle 
perdila suddivisala. 

Hammentai in aliro luogo che quando il sopra citato mi* << 
gran Precettore liscontrò nelle ondizioni morbose in propositi 
le glandole conglobale ostruite mai trovò vuoti di umori i V 
fatici cbe ondavano alle medesime, che anzi li vide costante» 
mente molto ripieni e turgidi dì una linfa del solito carattere, 
la ^Hale vi si tratteueva in perfetto staio di quiete . 




lfl4 * WTT OTAZIONI 

In torta dì delta osservaiione viene sempre più e<clu$(| 
l' idea che ceni profluvj o radunale di umori e le stesse idropi' 
sie dipender passano dal moto reirogrado dei vasi linfatici, sìc-i 
come n avverti fdtrove , e insegna invece che anno luogo più 
so\cnie o per un arresto dì ciicolaztone linfatica oellc glaiid'ile 
conglobale di una o pìù partì , o per un afllusao smoderato yllu 
medesime, ritenute sane, per il che sono teuati in coli» gli 
umori delle altre regioni che le do^'evano egualmente aitraver- 
sare, e cosi, costretti ad accumularsi in qualche cavitk compoQ' 
gono ora una parziale idropisia, ora ti diabete, ora altri mor- 
itosi umorali sconcerti i quali in qualclte caso possono ricor 
QOicere, siccome avvertii, per causa immediala anelie la sola 
debolezza dei vasi del sangae, debole/» che favorisce- un 
esalazione superiore alla capacità dcll'asaorbimento in generale^ 
In forza sempre delle tracciate ragioni tinalmente sarà dA 
ritenersi , almeno in parte , erroneo anche il jiareic che il pro- 
fondo GiLLiHo, sull'orme di quanto ci affacciò Jacopi, in- 
torno air nccumulamcnlo dell'orina dopo la bevanda, registri 
nella sua Fisiologia (la quale, benché bnsata sopra nn'anti lumia 
piuttosto antica, Ùl veramente conoscere quanto sìa grandt 
li suo artefice} parere che consiste nel ritenere che escluso il 
pioto retrogrado dei vasi linfatici, i fenomeni della fop io sa orina 
.delle metastasi, delle dinrre , ^d altri dipendano pio. raginn»- 
volmente da un moto accelerato della circolazione sanguigna 
in generale, quando, all'opposto, ordinariamente dipendona, 
come ò manilcstalo in mille luoghi di quesl' op^a , o da una 
improporzione di esalazione o riunioue di fluidi superiore alle 
forze dell'assorbimento, o dall'accelerato, anzi dirò meglio,*» 
dal più copioso assorbimento degli umori di una data regione 
per cui sono tenuti in addietro gli altri delle altre regioni, o fi- 
nalmente dall' ostruzione delle glandolo linfatiche le quali non 
pcrmcltcndo il transito agli umori assorbiti, ne viene che 
' tutti gli altri che continuano ad esalare debbano accumularsi in 
qualche posto, o venire all'esterno per la vagina, areira. 

Intorno alle idee del giustamente suUodato Fisiologo ci 
«ccorrerebbe aggiungere clic aiccome i vasi linfatici polmonali 
vanno alle glandole di questi istessi visceri per poscia Iraspor- 
. tare il fluido inalato nelle vene jitgiilarì e succlavie, cosi noi non 
giudichiamo fondato il suo sospetto che i detti linf''tici sieno 
quelli che assorbono l'ossigene per la colorazione del sangue 
dte h luogo nei polmoni, perchè se ciò fosse vero la detta colo- 
razione dovrebbe succedere nelle vene jugulari o nel cuore pri- 
macliè il sangue passi ai polmoni nei qunli , dalla metamorfosi 
appunto che vi subisce il detto Mngu^ prese giusto argomento il 



PEI. TRAnU TTO R K. 

celebre BiCBAT di dividere il 9ist<! ma sanguigno in vascolare « 
saligne rosso che incomincia alle radici delle venarelle intessenii 
le ^ essiclielle polmonali, ed in vascolare a sangue nero che termi- 
na alle uUime arterìuz;te che concorrono egualmeute alla cosLru- 
zioue delle vessicheUe predivisaie. 

Finalmente accennerò clie non ci sembra iieppur giusta la 
congettura che ì vasi linfatici dello stomaco in mancanza di cibo 
o di bevanda, cessino di inalare e succhiale (piuttostochè con- 
tinuare ad agire a segno da attaccar quasi i solidi per cui vuole 
Dumas che si risvegli cosi e non altrimenti la fame) perchè ciò 
•arebhe contro le leggi del sistema linfatico il quale assorbe 
costantemente qualunque il più tenue fluido gli si presenta , 
invece di rimanere inattivo a segno da produrre desso solo secon- 
do Gallimo, la fame, come Mascicni si accertò, osservando 
che ia mancanza di chimo e di cbilo nelle vie cliilopojeliche sì 
erano sopraccaricati gli assorbenti di umori più sottili e traspa- 
remi trasudali dai vasi del sangue . 

Perai, ro io non credo poi che tale debba sempre credersi 
la forza dei linfatici da suggere direttamente le parti più solide 
perchè quelle parziali o generali emaciazioni ed atrofie che 
Valli, Mohcaghi, Soemebhi>g, ed altri referisono onnina- 
mente ad un aumentata azione dei vasi assorbenti, ìo le giudica 
dipendenti da un primitivo diminuito trasudamento nutrìcnif 
di umori in generale , per lo che le parti di per loro slesse deb- 
bono inevitabilmente inaridirsi e atrolizzarsi . 

Aurhe la rachitide ed altri ammollimenti di ossa vengono 
ordinariamente attribuiti ad un aumentata e depravata azione 
dei vasi assorbenti i quali dissero, succhiare il solfato di calce 
che le rende compatte: ciò sarebbe in qualche maniera probabile 
se in simili malattie mancassero umori per saziare la quanto mai 1 
voglio concedere avida arsione dei predetti assorbcoli) i 
che la massa e il concorso dei prementovati umori in tali emer- . 
genze in luogo di decrescere si aumenta grandemente, come rile- 
vasi dall'ingrossamento ed ammollimento delle stesse ossa, e poi- 
ché i linfàtici non possono esser suscettibili di variar cosi visto- 
lameute il di loro gusto o appetito , che si premesse generico e 
imparziale per le particelle di qualunque sapore e colore, purch^ 1 
corrisp cadenti per la tenuità e picciolez^a alla capaciti degli t 
Itessi linfatici i quali sonosì sempre dimostrali proclivi e quan I 
direi esclusivamente creati per legge inadidierabìle di natuni* J 
ad assorbire ed attingere le parti fluide piuttostochè le dure, 
cos'i con assai maggior ragionevolezza noi ripeliamo la cauM. 
di quelli morbi ad un quid che dissolva la compattezza ossea , 
e che depauperi il sangue di quei principi calcarei destinati a 
ipargcre in stato di salute per la macchina addosso alle ossa 



a86 ANlfOTAZIOIfl 

Messe, onde renderle dure e solide a segno di sostenne il pes» 
del nostro corpo. 

Infatti se il male non esistesse nel complesso della macchina 
o nel torrente della circolazione in generale, anche concedendo 
che il fosfato di calce inalterato sia assorbito e portato dai lin- 
fatici nella massa sanguigna, siccome da questa trasuda conti* 
nuamente ciocché riceve, e ciocché abbisognano le singole parti 
costituenti il corpo umano , così dovrebbe ritornare alle os^a al* 
meno parte del predetto fosfato , come vi ritorna quando dopo 
averle spogliate del medesimo cogli acidi sono tenute per del 
tempo in un'acqua satura di calce, e allora non accaderebbe 
mai di osservare un caso di ammollimento grande e generale di 
tutte le ossa, come osservai io stesso in una donna di 3o anni 
circa , le di cui ossa potevansi racchiudere e serrare «t rettamente 
e calcatamente in un sacco senza timore che se ne fratturasse 
neppur una perchè ridotte tutte assai piii molli e assai più ela- 
stiche e pieghevoli delle stesse cartilagini 

Mi sono dato carico, fin qu\ in damo, di f^rmi recapitare 
la memoria del sommo anatomico Gottlieb Walter suU^tssor- 
bimento, stampata nel 17B7; e neUa quale difende , non so poi 
con quai impercepibili ragioni, la facoltà di assorbire attribuita 
da alcuni ancora alle vene* 



INDICE 



'«1 



MATERU TRATTATA DALL'AUTORE. 






Seziome vii. 

AJacrisione generale Ai tutti i vasi linfatici 
provenienti da ciascune parti del corpo 

H'nano Pag- 3 

Gap. I, Dei linfatici che nelle cavità dell'addome 

e dpi torace si scaricano nel canal toracico. 4 

Aht. 1. Dei linfatici superficiali che si riuni- 
scono fra loro nelle piandole inguinali . . . ivi 

Art. 2, Dei linfatici profondi degli articoli in- 
feriori 8 

Art. H. Dei linfatici che dalle glandote ingui~ 

nati si scaricano nel canal toracico iS 

Akt. 4- Dei linfatici che derivano dalle parti 
continenii del bassovenire , e die si riuni- 
scono coi summentavati nella cavità dell'ad- 
dome , iS 

Art. 5 . Dei linfatici della vescica, vescichette 
seminali, prostrata, vagina, utero, testicoli, 
reni , e capsule atrabiliari al 

Art. 6, Dei linfatici del fegato a5 

Arf. 7. Dei linfatici del ventricolo, miUa , e 

pancreas. 35 

Art. S. Dei linfatici degl'intestini e del con- 
dotto toracico 3^ 

Art. j). Dei linfatici che si inseriscono net canal 

toracico entro la cavila del petto 47 

Gap. II Dei linfatici che nel collo scaricano o net 
canal loratico , o nelle vene del destro o del 
sinistro lato 99 



488 

AilT. I. Dei linfatici dei polmoni • • • • Pag. gg 
Art. a. Dei linfatici mammari intemi, frenici, 

mediastini , pericardiniy timici e cardiaci. . i o4 
Art. 3. Dei vasi linjatici superficiali che si in- 

camminano alle glandole assiHari 1 09. 

Art* 4> Dei linfatici profondi degV articoli supe- 
riori del dorso e del petto\ e del decorso dei 
linfatici dalle glandole assillari fino al di 

loro termine nelle vene. n5 

Art. 5. Dei linfatici del capo e del collo • . . ,l2o 
Art. 6. Dei linfatici profondi del capo e del 

collo. ...• 1^5 

Conclusione i3i 



MATERIA 

COMPILATA DAL TRAPUTTORE. 

jévvertimento P^g* i 

Annotazioni appartenenti al Capitolo I. 

Nota 1 . Etiologia , e terapia delle affezioni acute 
e croniche delle glandole linfatiche delVingui- 
naglia a Si 

Nota. 2. Notomia e fisiologia dell'utera, ed esame 
critico degli scritti degli autori moderni che 
anno trattato del medesimo. • . • , 63 

Nota. 3. analisi dei testicoli e dell'organismo, del 
processo tenuto dalla natura per la separazione 
dello sperma • 74 

Nota. 4- Linfatici superficiali dei reni 76 

Nota. 5. Patologia delle glandole linfatiche situate 
intorno alla pelui, le quali o primariamente o 
secondariamente riscontransi ammalate negli 
attacchi d' utero , di vessica ec. ...•.•• «Vi 

Nota. 6. Dei visceri senza dutto escretore in gene^ 

rale, e della milza in particolare 78 



i8g 
Nola. 7. Cenni per la cura pia ragionata onde vi n- 
ctfre te malatlie croniche del ventricolo ^ pan- 
creas ec H3 

Nota 8. JVutnero, ordine ed uso delle glandolo Un- 

Jaticho meseraiclie > 86 

Nola g. Giudisio sopra le ultime pia recenti idee 
ajfacciate intorno alla causa prossima dell'in- 
fiamma.ione 87 



Annotazioni appartenenti al Capitolo. II. 

Nota 10. Divisione dei vasi linfatici profondi de^li 
articoli in sublimi o pia sublititi e in profondi o 
più profondi l'ìg 

Nota 11. Ingorgo alle glandole linfatiche assiitari 
nelle nutrici dei lattanti infoiti , e viceversa 
alle glandole del collo di questi per infozioni 
delle nutrici ivi 

Nota 12. Saggio sul viaio scrofoloso , e sui messi 

proposti per debellarlo 1 43 

Nola l3. Intima struttura delle meningi , del cer- 
vello e sue oppartrnense i48 

Nota 14. Sperimento per discuoprire f/ual mtta- 
morfoii soffra la linfa nelle glandole linfa- 
tiche l5g 

Nota l5. Metodo speciale di preparare l'unguento 
mercuriato, e maniera di seri/irsene per unzioni 
universali. Finalmente critica ragionala d'una 
nuova formula per fare le dette unzioni secondo 
l'opinione del Sig. Dollore Scatiigna. . . . ifio 

Nota 16. Sufjumìgj e liagni a vapore 176 

Nula 17. Cenni tuli' idropisia in generale, e 
alcune ultime parole sull'assorbimento dei vasi 
Un/alici 181 



Fine del Tomo II, 





t 



AVVERTIMENTO 



DEL TRADUTTORE. 



Il Trarlottore e Commenlatope di qucst' Opera 
avendo promesso per compimento del suo lavoro 
UH F.lenco o Sommiirio di ciocché contiene in esteso 
quest'opera medesimarella qualesi evoluto in qual- 
che oiutiieia includer tutto ciò die riguarda ^U 
scritti e i pensamenti in f'enerale del preclarlssimo 
Mascachi, di lui bene afìf Ito Maestro, fìi pubblica- 
mente noto come questo Sommario cssendojjli riu- 
6CÌlo assai più lungo di quello si immaginava un 
giorno, e meritando ancora ulteriori riflessi e cor- 
rezioni ; à preso il partito (omle inserirvi tutto il più 
interessante dell' opera con ordine e precisione , ta- 
gliando fuora la parte descrittiva che è quella che 
meno alleila e che per chi vuol soddisfarsi rimane 
sempre naturalmente nel I.' e II." T.)k preso il par- 
lilo, ripeiesi di pubblicarlo con suo maggior co- 
modo in un libro separato che formerà il III.°ed 
ultimo Tomo. 

Dello Sommario sarà diviso in dieci Capitoli circa, 
e questi in tanti Articoli quali verranno suddivìsi 
in Paragrafi . Così in un sol Volume avrassi un quadro 
da poter conoscere e discernere a colpo d'occhio 
quali sono stati i ritrovati e le vedute del più grande 
Anatomico che abbia veduto 1' Europa intorno al- 
l'anatomia , tisiologia , e patologia in generale. 



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