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Full text of "Istoria del granducato di Toscana sotto il governo della casa Medici. Nuova ed"

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RlOl-CCIO GALIil^ZZI 



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STORIA 

DEL GRANDUCATO 

DI TOSCANA 

DI 

RIGUCCIO GALLUZZI 

UTOUOGUro KBGIO 

NVOFA EDIZIONE 



TOMO PRIMO. 



FIRENZE 

PRESSO I,EOH4BDO MARCHISI 
MDCCCXXII. 



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vTeu ri SXùr Hrm^ ef infitti eireupe^n'o-vi 
n; àXsQeiat^, rè xttTaXtijr^fUvo» aùrS^ ava- 
^eAf ( ylftTou itnyn/iai • 

Nam ut animai lunùnUats ademptis prorsus inu- 
tile redditur j ita si veritatem ex Historia tol- 
las t ^uod superest illius , narratio est nullius 
usus. 

P0l7b.Hist.lib. I. 



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5 
AVVERTIMENTI 

k CHI LEGGE 



L" Opera che viene alla iude ha per oggetto di 
comprendere le Notizie del Gran Ducatp non me~ 
no che quelle della Casa Medici , e perciò il me- 
todo iiUrapreao è sembrato il più conveniente per 
riunire in un solo punto di vista db che essendo 
collocato sparsamente avrebbe forse interrotto la 
serie dei Fatti. 

forse fora maraviglia in tdcuno il vedere che 
un Istòria così nuova e wduminósa manchi total- 
mente di citazioni, e di quei riscontri che si ri- 
chiedono comunemente per autenticare la verità 
dei Fatti che si producono. Si protesta perciò 
V autore di averle tutte estratte fodelmente dal- 
l' archivio Mediceojove mercè le premure del be- 
nefico e vigilantissimo Sovrano sono state dispo- 
ste con ordine e con accuratezza. 

B siccome il Pubblico a cui non è dato V ac- 
cesso di queW Archivio non avrebbe potuto in 
ogni caso fare il riscontro dei Documenti, così 
l' Autore ha creduto superfluo il ricoprire il 
margine di questo libro con delle inutili indica- 
zioni di Armadj , Filze, e Registri, ma si riserva 
di pubblicarli autenticamente nel caso che nasca 
il dubbio della verità dei medesimi. 



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■4 

La Cronologìa è l'anima delle Istorie, e perciò 
V Autore si è creduto ih dovere di asservarìa 
scrupolosamente anco a rìschio di comparire forse 
troppo irànuto nette indicazioni di certe date. Ha 
evitato per maggior chiarezza l'antico metodo dei 
Fiorentini nella computazione dell' anno , ed ha 
regolalo tutte le Date secondo lo stile comune in- 
trodotto in Toscana nel i^So. 

Quando V Autore con un Documento originale 
ha potuto esprimere il carattere e il genio della 
Persona e del tempo ha creduto dover preforire 
questo metodo ad una semplice descrizione. Per 
non mancare di accuratezza nella verificazione 
dei Fatti ha impiegato un più minuto dettaglio 
nel riportare certi avvenimenti, i qualio da una 
falsa tradizione o da supposte memorie sono pres- 
so il Pubblico accreditati sotto un aspetto diverso 
dalla verità. 

Finalmente V Autore nello scriver V Istoria 
della sua Patria si è spogliato di ogni riguardo , 
ed ha avuto unicamente in mira la verità , che e 
il più bel pregio che porti seco l' Istoria. 



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INTRODUZIONE 

S. L 

Stato delia Toscana avanti l'elevaàoM 
della Casa Medici. 



XJa 'Toscana che forma il presente Gran-Ducato 
è ana gran parte di quel tratto di Paese situato fra 
la Magra^ e il Tevere^ che i Romani deaominarano 
Etniria» Fu gover nata dai suoi Lucumoni, e soggio- 
gata dai RomaDÌ corse la sorte comuae di tutta l'Ita- 
lia finché darò quell' Impero. ComuQi a lei fur<Nio 
le calamità nelle incoraioni dei Barbari, e comuni 
ancora le altre vicende fintanto che non sì forma* 
rono io Italia diversi Stati. Fu accettata dai Lon- 
gobardi , e passò in appresso sotto il Dominio dei 
Franchi ; l' estinzione della Famiglia di Carlo Ma- 
gno , ed il furore dei concorrenti al Regno Italico 
fecero soffrire anche a lei il disastro della guerra ci- 
vile. Di questa profittarono le principali Città Ita- 
liche per rompere la catena del sistema Feudale, che 
le opprimeva, emettersi in libertà; questa produa- 
se la Legislazione, le Arti, l'Àgricoltara, e Ìl Com- 
mercio. In Toscana Pisa la più comoda per la sua 
situazione , a la più felice per la fertilità delle sue 
Can^gne fu la prima a distinguersi. Firenze 
Città allora ben piccola , ma situata sulta riva 
dell' Arno nell* intemo della Provincia , profittò 
cosi bene della sua situazione e delle altrui circo- 
stanze, che in breve divenne ricca e popolata. Cia- 
scheduna Gtlà diveDUta allora mia Potenza pensa- 



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6 mrnoDuzioNE 

Ta a ÌDgrandini sulla roviiu delle altre , e a scio- 
gliersi intieramente dai vincoli dell'antico sistemai 
ciò servi di alimento ad una guerra intestina,, che 
durò per più di tre «ecolì, fomentata ad arte da chi 
aveva interesse nelle gare allora vertenti tra il Sa- 
cerdozio e l' Impero. Questo sconvolgimento mutòaf- 
fatto la forma politica dell'Italia, poiché produsse 
il principio di diversi Stati formati dall' aggregato 
di varie piccole Potenze riunite insieme dalla for- 
za, o confederatesi per la cornane difesa. Una tal 
dilesa era necessaria non solo per conservare , e sta- 
bilire la propria costituzione e grandezza , ma ao" 
Cora per opporsi validamente a chi, ritenendo tut- 
tavìa il tìtolo di Re d'Italia, tentava dì ridurle all' 
antico aistema Longobardico. E siccome il diritto 
proveniente da questo titolo sì rendeva efficace a 
misura delle forze, con le quali si faceva valere, ne 
s^uì perciò la perpetua contradizìone , che si lico- 
uosceva per giusto quando se ne temeva la prova , 
e si dichiarava insusaistente quando si scorgeva l'im- 
potenza in chi dovea sostenerlo. 

Agitate da questo vortice potitico dell' Italia le 
Città di Toscana si ridussero dopo varie vicende a 
filmare principalmente tre diversi Stati, cioè quel- 
lo di Firmze, dì Siena , e di Pisa. Questa ultima 
Città» che avea con tanta gltoia dato esenqiìoaU' 
altre per ingrandirsi, indebolita dalle rotte sofièrte 
dai Genovesi , e mal diretta dalla intema sua costi" 
twione, dovè finalmente cedere al suo destino, e 
flo^ettarsi alla Repubblica di Firenze, la quale già 
divenuta ricca a potente avea dilatato il suo com- 
mercio in varie parti dell'Europa, e à raideva for- 
midabile ai suoi vicini per la violenta passione dì 
«stendere il sbo Dofflinio.. Situata fin lo Stato Fon-» 



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IKTRODCZIOHE y 

tìfiào e U'LotnlMrdU era in contìnua necessità di 
stare in gminììa per non essere oppressa dai Papì^ dai 
Duchi di Milano, e dalla Repubblica di Venezia, t 
bilanciarsi a vicenda con 1' uno e con l' altro , per 
potersi schermire egualmente da tutti. Questo piano 
di Politica fb da essa eseguito con molto ingegno -, 
e {il nn forte ostacolo a ciascuna di dette Potense 
per giungere al punto di stabilire la Monarchia uni- 
versale d'Italia. 

Se la costituzione intema di questa Repubblica 
avesse avuto cosi solidi fondamenti , non avrebbe 
certamente sofferto le tante rivolusioni, che la coo- 
dusaero al punto di perdere la sua libertà, seppure 
libertà pud chiamarsi un violento e continuato con- 
trasto d'interessi e di partiti, che degenera in Anar- 
chia. Nel [oìmo scompaginamento del R^no Itali- 
co t|itti li spìriti Italiani ai accesero per la libertà, 
ma senza variare l'aotica costituzione questo frutto 
potee godersi da pochi. Le Città erano senza terri- 
torio,perchè questo era diviso fra l'immensonumero 
dei Feudatari, ^^^ allora formavano il Corpo Nobile 
Militare della nazione; lì Agricoltori erano schiavi 
addetti aUa gleba ; ì mani&ttori, che vivevano nelle 
Città , e nei luoghi pia popolati, erano oppressi da 
insopportabili graveize; il Commercio languiva sot- 
to r oppressione , e la Giustizia era amministrata 
dalla forza e dall'interesse. Senza abbattere questo 
immenso numero di Tiranni era inutile la libertà, 
e questo fu il primo oggetto della Città dì Firenze. 
Molti ne ridusse con la forza, ed albi per via di pat- 
to gì' incnporò nella propria Cittadinanza. Porta- 
rono essi anco nella Città lo spìrito dì prepotenza 
edi oppressione, che li animava alla Campagna.Pub- 
blìcata la libertà per tutto il Dominio il popolo ac? 



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S INTRODUZIONE 

erescìato di ùxn si animò sempre più a deprime' 
re ì fiuot antichi Tiranni y e diede principio a quel- 
le orribili divisioni, che sotto nome di Bianchi e dì 
Neri, e di Guelfi e Ghibellini afìlispero per due in- 
tieri wcoli questa Provincia; l'ambizione delli £c- 
desiastici vi ebbe il suo principale interesse. Il Po- 
polo sempre intento ad abbattere i Nobili per ìsta- 
bilire la sua libertà , e i Nobili a vicenda oppressi 
ed oppressori, gettando continuamente aenrì di di' 
Kordia e di vendetta non davano luogo a formare 
una costituzione die abbracciasse gl'interessi delli 
unì e delli altri. 

In questi contrasti durò lungo tempo a Outtuare 
Ja Repubblica la quale per una ùngolare combina- 
-zione era nel maggior punto delb'sua grandezza ■ 
X' Italia era divenuta il centro delia mercatura. I 
Saraceni conquistatori d^U' Egitto , della costa di 
Afirica , e della Spagna portavano le più ricche 
merci dell'Oriente nei porti d' Italia ; i Veoesiani, 
ì Genovesi , e i Pisani avevano in Levante dei ri- 
guardevolistabilìmeuti. LaFrancia e il Settentrione 
gemevano sotto il peso del sistema Feudale troppo 
contrario ai progressi del Commercio , che sempre 
.languisce dove aoa è libertà. I soli Italiani erano 
liberi. Mancava alla Repubblica di Firenze un Porto 
per intraprendeni la mercatura del Levante , e per 
.xoBiao di trattati potè valevi di quelli dei Pisani e 
dei Senesi. Si stabilirono le manifatture in Firenze, 
.e •' ìnvitanniD lì Umiliati per inslruìre la plebe nel 
lanificio ; s' introdusse la coltivatone della seta , e 
ai coniò il Fiorino d' Oro per il maggior comodo 
della contrattaBÌc»e edel cambio. Dopo l'invasione 
, iti Barbari l' Italia non area più coniato alcuna 
moa«t« (U questo xaftaUo* Si ««««ero Banche na- 



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niTROMTHWfE 9 

Monili'di om^spoildeDza e di cambio nelle princi- 
pkU piazze dell' Europa . Io s^uito per coocessìo- 
ne di dÌTCTsi Principi si stabilirono GOTpi delb na- 
EÌooe nelle Città commercianti per vivere e gover- 
naffli aecondo le lej^i della Patria . La feliciti del 
Commercio dovea far rinascere le lettere e le belle 
Arti, e in conseguenza apparveroDante, il Petrar- 
ca , il Boccaccio. Giotto restaurò la pittura, e ani- 
mò la Repubblica a intraprendere la fabbrica del 
T«npio principale della Città. Ma eoo tutto ciò non 
erano calmate le inteme divisioni dei Gttadini. 

Aveva il popolo doipo molti contrasti depressa la 
potenza dei Nobili , e assicuratosi il possesso dell' 
intiero governo della Repubblica, pensò a stabilire 
una coBtJtUEiooe permanente, che Io garantisse da 
nuove of^KVssioni. Fu esclusa la Nobiltà dalle Ma- 
gistrature, e il popolo fu ditiso ini XXI Tribù, che 
si chiamarono Arti, a una delle quali dovesse essere 
ascritto chi voleva partecipare del Governo ; dì que- 
ste Arti , VII. furono preferite alle altre XIV , e 
secondo la niMva' legidazione allora compilata re- 
stava sempre aprato l'adito per aumentare i descrit- 
ti. Qoesto bizzarro sistema di Governo aveva per 
massima fondamentale lo spìrito di voidetta contro 
r antica Nobiltà , e di conciliare l 'Aristocrazia con 
la Democraùa perchè l'una servisse all'altra di mo- 
deratrice. L'anima delle Repubbliche è l'eguaglian- 
za dei Cittadini autorizzata dalla legge. -Nel sistema 
di Firenze la l^ge che autorizzò questa disegua- 
glianza raddoppiò i mali e condusse insensibilmen- 
te la Bepubblica alla sua rovina. I NoIhU mal sof- 
frendo la nuova costituzione, alcuni tumultuarono 
nella Città , ed altri si elessero un enlìo volontario 
dalla Patria per macchinare al di fuori delle ven- 



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dette contro là medesima. Essi mossero ai danni 
di Firenze Gastroccio tiranno di Lucca , che dopo 
averle occupato il Territorio, la minacciò sotto le 
stesse sue mura , e la ridusse alla dura necessità di 
alBttare la sua libertà a chi la salvasse dall' ultima 
desolazione. La tirannide del Duca di Atene fu una 
giusta conseguenza di questi mali. 

Superò la Repubblica tutti i disastri, che l'an- 
gustiavano neir interno e al di fuori , e giunse fi- 
nalmente ad opprimere i NoIhU ed esterminarli , 
imponendo loro la dura legge di restare esclusi dal- 
le Magistrature , o di farsi descrìvere alle Arti , 
qualificarsi per Popolani , mutare i nomi di loro 
fiimiglie « riceverne degli abietti. Con l' estinzione 
dell'antica Nobiltà si estinse ancora il valore della 
Nazione perchè ridotto tutto il potere nel popolo 
commercianle , lo spinto militare e guerriero fu 
preoccupato dalla mercatura. La Hepubblica non 
ebbe in appresso Truppe nazionali del suo Corpo, 
ma Blilizie e Condottieri presi al soldo , dei quali 
temeva non meno che del nemico medesimo. GÌA 
non ostante questa eguaglianza produsse una breve 
calma e la Gttà afflitta da quella fiera pestilenza 
che devastò tutta l' Europa , e distrutta dalla guerra 
con i Visconti non fu per qualche tempo agitata 
dalle solite divisioni. Vegliavano però tuttavia i vi- 
zj radicali della costituzione , e i regolamenti mo- 
della mente stabiliti dai Magistrati erano fatti se- 
condo i casi j e perciò si ricadde insensibilmente nel 
primo disordine. 

La prosperìtà della marcatura aveva già condot- 
to molte famiglie popolane ad un grado di ricchez- 
za da dìatii^ersì S(^ra le akre ; mólte alleanze ai 
erano formate per parentela e per interwsej «d in 



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INTRODUZIONE ii 

]>reTe sì formò la distinzione di popolo e plebe. Una 
Inquisinone di stato eretta contro i disceodenti del- 
li antichi Nobili , ingiusta perchè riguardava i tem- 
jH aildietro , e perniciosa perchè aervira d' istra-i 
mento ai potenti per opprimere ì deboli sollevò li 
sfàriti della Città e accese la iace di nuove discor- 
die- La plebfl mal soffriva che quelli che poco là 
erano a lei eguali , inalzati ora a tanta grandezza, 
abasassero della medesima per oppriigerla i le Fa- 
m^lie che erano dì mezzo fra i Potenti e la pleba 
à dolevano dì vedersi allontanate dal Governo della 
Repubblica , e la Repubblica si vedeva minacciata 
da una Oligarchia. I pFovvedimenti prudenziali dei 
Magistrati essendo poco efficaci inasprivano sempre. 
poò li animi ^ e la plebe andava insensibilmente 
perdendo per le Leggi , e per i Magistrati quella. 
Tcnerazione che è il sostegno delle Repubbliche . 
Tumultuò finalmente la plebe , e dopo aver com' 
mesti -rarj incend), omicidj e rapine rivestì del Su- 
premo Blagiatrato Michele di Laudo Scardassiere . 
Costm riformò la Repubblica e ammesse al Gover^ 
DO della medesima persona vili ed abiette;, ma eUw 
la moderasiooe di non farsi Tiranno , e la genero- 
sità di combattere contro la plebe medesima per 
salvare la libertà della Patria. Restò in parte sedato 
qocato furore, ma rimase alla plebe nascosto in pet^ 
to il desiderio di abbattere i potenti , e a questi lo 
spirito di vendicarsi e di opprimere la plebe . Que- 
sto tempo di Anarchìa sarebbe stato il piiì oppor- 
tono per chi avesse amlnto a &rsi Tiranno. Una 
Famiglia popolana chearea goduto sempre il favore 
della pMw profittò di questa occasione per inalzarsi 
al Primato della Repubblica, non con la violenza, 
ma con l' amore , e ossequio dell' universale. 



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13 INTAODDZIONE 

S. II. 

Principio ed elevazione della Famiglia de'Med ici* 

Troppo diflìcile sarebbe il ricercare l'orìgine di 
questa Famiglia, ed egualmente inutile il ritrovarla. I 
suoi nemici gli hanno rimproverato di aver fatto il 
Carbonajo in Mugello, l'Oste e il Biscazziere io Fi- 
renze, e di avere avuto un Medico che per prezzo 
sollecitava agli ammalati la morte. Li adulahui al- 
l'opposto l'hanno fatta discendere da Consoli e Im- 
peratori Romani. Chi ha Voluto tenersi lontano dal 
due estremi ha supposto che abbia fingine da un 
Medico di Carlo Magno stabilitosi in Firenze quan- 
do quell'Imperatore restaurò la Città; ma la discen- 
denza di un Medicodi Cari. Mag. sarebbe stata certa- 
mente fralefamiglieGhibeUioe^enoD popolari. Ve- 
ro è che detta famiglia era gii in qualche Ibrtuna 
nel 1 168 perchè fabbricò una Torre, e fece delle 
conveozioui con alcune famiglie potenti per questo 
effètto. In un Diploma «di Federigo II. del 1330 è 
nominato un Giovanni de' Medici Cavaliei^. Nel 
. ia3o Averardo di Lorenzo di Lippo de' Medici era 
Potestà di Lucca. A misura che diveniva potente 
in Firenze la Fazione popolare cresceva ancora la 
grandezza de' Medici. Essi molto contribuirono a 
spogliare il Duca d' Atene dell' usuqxita tirannide 
delb Città; Guo dal 1 397 erano in possesso del go- 
dimento della prima Magistratura/ loro massima 
principale fu sempre di guadagnarsi il &vore della 
plebe, che facilmente seconda chi sa farle parte del- 
le proprie ricchezze. Nel tumulto del iSpS la plebe 
volendo piuttosto soggettarsi ad uu solo che soffrire 



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HfTROBUZIONE i3 

il giogo pesante di ona Oligarchia ofioi laSigaorla 
libera della Città a Veri de' Medici; ^li l' avrebbe 
fàdlmeate accettata se fosse stato più ambizioso, e 
meno prudente. Quest'atto risvegliò l'amore dei 
potenti e della plebe per .questa famiglia, e gettò i 
|MÌmi fondamenti della sua successiva grandezza. 
£ssa ù era talmente accresciata , e propagata , che 
doì» la peste del 1 348 cinquaata maschi della casa 
de'Medici erano restati superstiti aquesta;calainita. 
lacerto ed inutile sar^be il tessere uaa gesealo-: 
già esatta di questa Famiglia, e perciò lasciaodo da 
parte tutto ciò cbe è stato opinato sulla medesima 
basterà darle principio da Averardo di Averardo^ 
stipite comune delle due branche cbe hanno reguato, 
e di quelle che tuttora sussìstono io Firenze ed in 
JVapoIi. Molte furono le ricchezze da esso acquistate 
con la mercatura che poi ai divisero nel 1319 fra i 
sei figli che li successero. Diqueati si foruurooo sei 
branche^ delle quali due sole si propagaroua . La 
prosperità del commercio, e la riunione eventuale 
di alcuni di detti patrimoni fecero che Giovanni 
d' Averasdo detto Bicci si trovasse oppDrtunani.«u- 
te il più ricco nel tempo appunto che plii impor- 
tava il beo radicare la propria grandezza. NéìÌA 
revoluùone dì Michele di Landò e nelle successive 
avea la plebe ottenuto per le Arti minori la parte- 
cipazione delle principali MagistraLuredellaRepu^. 
blica; ciò produceva che i grandi mal soffrivano di 
avere per eguali persone abiette, e i plebei contiaua-, 
mente insidiavano la potenza dei Grandi. Rinaldo 
degli Albtczi e Niccolò da Uzzaoo che prime^iava- 
no fra i JVobili aveano fra loro imaginato, ad imi- 
tazicme di quanto avea fatto un secolo addietro il 
Doge Pietro Gradeiiigo in Venezia, di. sforare il 



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i4 INTRODUZIONE ' 

Gmsìglìo ed escluderne a&ttolaplebe.Proponerano 
dì restringere tutta la Cittadinanza partecipe delle 
Magistrature a sole sette Arti , ed escluderne le altre 
XIV. Giovanni de'Medici si oppose^ le armi del Vi- 
sconti minacciaTano in Romagna il dominio della 
Bepubblica, eiNobilisofirirooola mortificazione di 
vedere annnllate dalla volontà di unsolo' le bro idee. 
Questa risoluta opposizione di Giovanni de'Medici 
a favore delle Arti minori gli accrebbe tanta repu- 
ta#9ne nella Città^ die lì sarebbe stato facile il di- 
ventarne Sovrano, «e il ano carattere quieto e mo- 
derato non li avesse fiitto desiderare di obbligarsi ì 
Cittadini piuttosto con la stima che con la forza. La 
guerra col Visconti obbligava la Repubblica ad im- 
porre straordinarie gravezze ; l'arbitrio e U violente 
maniere delli esattori sollevarono li spìriti delb ple- 
be; Giovanni de Medici propose il Catasto, per cui 
la gravezza restasse determinata dalla legge , non 
dall' arbitrio; in tal forma eguagliò i Grandi alla 
plebe, ed essendo ^li il più ricco della Città, mostrò 
che volontieri sacrificava il suo interesse per la quie- 
te e sicurezza della Patria. , 

La morte dì questo CittacUno fìi sommamente 
compianta, e le Arti onorarono 8tra<H^inariamente 
i suoi funerali. Egli avea interesse in quasi tutte le 
case di Negouo dei Fiorentini sparse per l' Europa 
e per il Levante. Fu il primo Banchiere d' Italia, e 
molto si arricchì col cambio ai Concili di Basilea 
e dì Costanza. Martino V. gli avea dato in p^^ la 
sua Tiara Pontificale, e poi lo creò Conte di Mon- 
teverdi, Castello situato nella Diocesi dì Fermo. Bal- 
dassarre Cossa già Papa Giovanni XXIII. gli era 
debitore di aver salvato al Concilio di Costanza la 
libertà, e l'avere. Rifugiatosi dopo a Firenze lo fece 



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INTRODUZIONE i5 

amminutratore delle sue ricchezze, e poi esecu- 
tore testamentario per distribuire la sua eredità io 
opere pie. Giovaonida Gagliano ricco Mercante 
Iifventino lasciò la sua pingue eredità per impie- 
garsi in c^re pie secondo la Tolontà di Giovanni e 
Cosimo de'Medici siloi esecutori. Questi capitali di 
ricchezza, reputazione, e iàvor popolare passarono 
in Cosimo suo [M-imiogeaito, che seppe ben presto ac- 
crescerli col suo genio elevato ed intraprendente . 
I^U era nato nei i388 nel giorno del Santo dì cut 
li fu assegnato il nome. U Padre lo aveva iniziato 
in tutti i misteri della mercatura, e fatto partecipe 
di tutti li afiàri della Repubblica^ li aderbiti della 
casa li offrirono subito la loro assistenza, e la plebe 
lo volle per suo protettore in luogo del Padre j le sue 
virtù colpirono talmente l' animo dei Cittadini, che 
in breve si guadagnò la stima e l' ossequio di tutti. 
La Lega dei Grandi conobbe subito questi rapidi 
progressi della Casa Medici, e ne giurò la vendetta 
e l'umiliazione. Rinaldo delli Àlbizzi Capa diquellii 
Fazione propose di ucciderlo, e Niccolò da Uzzano 
che era il più savio fra loro trattenne la risoluzione. 
Conosceva egli che le gare tra Cosimo e Rinaldo non 
erano altro che un contrasto per il Principato , e 
supponeva che il tener vivi questi partiti contribuis- 
se ancora alla sicurezza della Repubblica. Ciò non 
ostante mancato di vita l'Uzzano, fermo l'Àlbizzi 
nel suo proposito , imputando a Cosimo l' infelice 
evento della guerra di Lucca, potè fra l'incerta mol- 
titudine formare contro di lui un partito , e presa 
r opportunità lo fece citare come sospetto di iarsi 
Tiranno davanti al Supremo Magistrato della Re- 
pubblica. Obbedì egli alla legge ,e fu arrestato nel 
Palazzo dei Priori. Alcuni per venerazione, altri per 



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i6 INTKODCZrOHE 

interesse li salvarono Is TÌta. Prevalse l'Albizzi crf 
suo partito, e Cosimo fa esiliato a Padova assieme 
con i suoi principali aderenti. Quest'esilio fo l'epoca 
della elevazione dei Medici, e la totale roviiM dd- 
V Albizzi. 

■ Godè Rinaldo del suo trionfo, ma poco li fu ap- 
plaudito dalla Citti che mal sofiriva vedersi senaa 
il miglior Gttadino ; la plebe piangeva il suo Pro- 
tettore senza del quale si vedeva esposta alleoppres- 
fiioni dei Grandi ; occupaU nelle manifatture e nel 
commercio avea già pmduto l' antico spirito di se- 
dizione, non ambiva più di dominare, ma non aof- 
friva di essere oppressa ; già si avvezzava ìdsmuì- 
bilmente al comando di un solo , punto a cui ten- 
dono per natura tutti i governi pop<^rì. Le famì- 
glie mediocri perdevano in Cosimo un mezzo per. 
elevarsi, le povere l'intiera sussistenza nei tanti im- 
pieghi clie gli somministrava ri8tessa.sua mercatu^ 
Ta , e gì' infelici un sollievo nella di Ini liberalità, 
liì zelanti della liberti della Patria la speravano più 
dalla di lui moderazione che dalla sfrenata ambi- 
zione dei Grandi. Il Papa Eugenio IV- oltre i par- 
ticolari riflessi che lo tenevano vincolato con Cosi- 
mo , trovava più il suo interesse che la Repnblica 
fosse goveraau da un solo. Mal sicuro in Róma do- 
ve infierivano le discordie fra quei potenti era ve- 
nuto a refugiarsi a Fi|«nze. Trovò la Gttk nell'atto 
che la plebe , le Arti , e Magistrati volendo richia- 
mar Cosimo , Rinaldo e la sua Fanone armata mi-, 
nacciavanola Repubblica dì mutare con la forza lo 
Stato ; interpose la sua mediazione per coDciUaie il 
ritorno di Cosimo con gì' interessi dei suoi avvera 
sarj , ma avendo intanto i Magistrati introdotto dd' 
le Milizie in Città, Rinaldo restò succumbente. IL 



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mnODtJElOHE 17 

^(^darialiìundrQwimo, e diede alli amici di hn 
U potestà dì lifcwmare lo Stato. Tomo egli dsl suo 
.esilio oDwtfo dalla Repubblica di Venezia e fu rice- 
Tato dai Fiorentini con le maggiori dimostrazioni dì 
anaore. Tutti si moaaero per andare ad incontrarla 
t lo dicfaiaraTMto Padre della Patria. Questo glorioso 
titolo mai è stato attribuito con tanto sentimento 
« eoa tanta giustina quanto in questa occasione. 

Dimortvò Cosimo di esser ben degno di questa 
ojnnìOBe. RifbrmÒ la Repuhbliqa ; proscrìsse tutti 
quelli ddla of^Msta fazione; elevò nuove femiglie, 
e stabilì fra i Cittadini una maggiore eguaglianza. 
J^acificò la Patria col Duca di Milano che la minac- 
dava, e fiittosi amico Francesco Sforza cooperò all' 
«fletiuawHie del dì luì matrimonio con l' unica fi- 
glia di detto Duca. Assicarata la pace tanto inter* 
munente che al di fuori si applicò a &re uso delle 
■ne ricchezze per decoro e boiefizio della Patria ; 
ftlibricò Palazzi, fondò Monasteri e Spedali, eresse 
Biblioteche, e lasciò msite gloriose testimonianze, 
die tuttora rioungflraodel soo^nio edella sua gran- 
dezza. Egli diede principio al secolo che nell'Isto- 
ria delle lettere porta il nome di secolo dei Medici. 
FiorìTano già da un secolo in Firenze le lettere Gre- 
die perchè il Petrarca le areTa quivi apprese da 
Sarlaam Monaco Calabrése ; Leonzio Pilato fu pub- 
blico Professore delle medesime , e Manuelle Gri- 
ifoian fu invitato dalla Grecia per succederli. Go^ 
fimo animato da Ambrogio Gamaldolense protesse 
priocìpalmeate questo studio. Avendo i Turchi nel 
1 453 occupato Constantinopoli, molti dì quei Greci 
memori delle beneficenze usato da Cosimo a quelli 
di loro naziwie che erano intervenuti al Concilio di 
T.J. % 



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is imitOBirzioifK 

Firenze , riconero al di lai pativcinio , è lo wnìt^ 
chirono di preziosi Gidìci sahrati dalle flamine dà 
fiarbari: II Calcondila , l'Argin^ilo , Gio. LaMarì> 
e Teodcn^ Gasa furoDo di qtwata numero. La Gaaa 
di Cosimo era divenuta un Liceo; e mentre quivi { 
Greti propagaTano la loro letterabira, Hlaraìlio Fi- 
cino rìsvegliaTa la Filosofia di Platone. Rene Goai'» 
mopO'Si an&o la Repubblica con gloria universale 
nelli ultimi anni della sua vita ebbe il rammarico 
di veder soacitate delle discordie nel suo partito, 
ma il rispetto le ten&e occulte finché egli visse. Mo*- 
rì il primo d'Agosto 14^4 ^^ età di 76 anni; ia sua 
modestia gli fece recusare (^ai onore , ma la Re» 
pubblica volle decorare il suo sepolcro col glorioa» 
titòlodi Padre ddla Patria. Fu untvertalmentecon> 
pianto dai Principi e dai Popoli come il più insigne 
nomo d'Italia. La sua mn'caLura fu tale che quan- 
do Alfonso Re di Napt^i si collegò con i Veneziani 
conti^ la Repubblica di Firenze ^lì potè con le trat- 
te talmente estenuarli dì danaro cbe furono astretti 
ft pacificarsi. Pochi esempj vanta l'istoria di un Cit- 
tadino così glorioso', ohe sensa armi > e con la sola 
ammirazione dèlie sue vìrtà «i sia resa soggetta la 
Patria. 

~ Pietro de* Medici fti erede delle ricchezseedella 
grandezza del Padre , ina non del suo genio. Cosi- 
mo che ben lo Conosceva lo aveva raccomandato a 
due princìpdliarimi Cittadini Loca Pitti,eBiotÌ8alTÌ 
Meroni perchè lo dirìgessero nelli a£5irt della Repub* 
blica e della mercatura. Costoro che medibvanod' 
ingrandirsi sulla dilui rovina per renderlo odioio al- 
la Gltìk gli proposero di esigere tutti i crediti lasciati 
dal Padre, dal quale essendo stati ingranditi, e ri- 
colmati dì benefizi > chbero la perfidia dì tramare 



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tlfntODDZICBfB t9 

im» eoBghm per ammassare il figlio. EgU Kpp« 
prevenirli con le armi; la BepubUica glijHìxcriave 
erùtabiiì la Gasa Medici nella prìinitiva gnindeu, 
Gawtmò la BepubUica per sei anni ; il suo carattere 
&la probità; le sue infermità non gli pernMUev»-: 
■od'inrigilare alli afiàri dello Stato, cbefttrono 
« a ri mini strati dai principali aderenti sotto suo nò< 
me. FaTorìcon somma liberalità le lettere ^prose^ 
gol la mercatura del I^dr* e morì compiantò dallin 
Città. Fu molto amato da Luigi XI. fie di Francia^ 
€bo oltre ad averlo onorato del Carattere di sua 
€(Mingliere volle che portasse in capo al amò sterna 
ma le armi di Francia. Lorenzo suo primogenito 
benché giorioe di 33 anni assistito dai .principali 
aderenti ddla casa ebbe il favore della Città • il 
governo della Bepobblica. Fece subito tioaoscere il 
suo genio elevato non inferìcM'e a qudlo di Cosimo^ 
e nella impresa di Volterra da esso intenmeete di* 
retta dimostrò tanta prudenza e valore che si obblì-* 
gò subito l'animo dei Cittadini.. 

Era già la Città ormai aisaelatto al mod«ratt> 4 
dolce governo dei Medici, e la Ivto graodezza aveva 
stabilito i sum fbndameoti nel cuoce del popolo ; i 
proscritti da Pietro fecero dei tentativi, che sempre» 
riuscirono inutili; la fiirza aperta, le sediztouieitUf 
molti più non valevano ad umiliare questa fàmìgUa 
ebe sempre riceveva maggior vigore dalli attacchi 
i pù nolenti dei suoi avversar) ; per mutala l(i Sisto 
non vi èra altro caso che una segreta congiura pes. 
estcrmìnsrli, e ^està fu tramala con la più oerA 
perfidia. Era in Firenu b famiglia de' Pacai per 
ricchezze e per nobiltà fra le j^n riguardevoli- Cof 
Simo avea procurato di vincolarsela c(41ocaadovi 
ona sua Nipote. C invidia o l' ìntoUn-anza di Ted«r 



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M OTTROSCZIOIVE 

perpetnarc il governo della Repubblica nei filnliei, 
mentre essa se ne stimaTa egualmente tneriterole, 
la fece prorompere in qnalche segno di amarezza 
contro Lcwwzo; egli altreà gli procurò qualche di- 
spiacere per mezao dei Magiitrati. I più risoluti di 
detta famiglia ne giurarono la vendetta , e li altri 
vi adeiinAio. Sisto IV. allora Pontefice pensava a 
stabilire ai suoi parenti una fortuna con 1' oppres- 
sione dtii Topar^i della Romugoa. Lorenzo per di- 
fendere i -Vitelli suoi amici si era o^^usto alla ra- 
pacità del Nipote di questo Papa che ne meditò. la 
vendetta' Fu ccmccrtato in Roma di uccidere pro- 
ditoriamente LtvmzQ e Giuliano, furono spedite 
Trtii^ in Romagna p«<chè dopo il fatto accorres- 
sero a secondare la mutazìime dello Stato che si m'e- 
ditava , e il Papa volle che il Cardinale Riario suo 
nipote che si trovava a studio in Pisa ai portasse a 
Firenze per incoraggire con la sua presenza' l' im» 
presa. Il colpo fu riservato a eseguirsi nel Tempio 
principale mentre l' atto il più fervoroso della Ror- 
iigione distrae gli animi da ogni altro penaiera Giu- 
liano cadde ferito da mille ccdpì , Lorenzo fu difeso 
dal petto delli amici, e dai SacerdoitL che lo rìn- 
cbiu9eronelSacrario.L'Àrcivescovo Salviaticbedo- 
vea sollevare la Città, i^^mere il Supremo Hagit 
strato, ed occupare il Palazzo , mal riescito in qae^ 
sto suo disegno fu impiccato alle finestre del mede* 
airao; li altri capì della congiura parte ebbero l'istes- 
èo destino, ed altri furono strascinati per.la Città. 
Appena bastò l' autorità dei Magistrati è la voce di 
liOrenco per trattenere il furibondo Popolo dal trat- 
tare qualmente il Cardinal nipóte il quale fu. poi 
custodito dalla Repubblica. Ogni Gttadino si prer- 
sento alla diiesa di Lorenzo, e la Repubblica gli 



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nmtÓDUZIOHP' ai- 

destinò' ìuià Guardia . Le proscricioai e ta mort« 
non futobo riaparmiate, ma qui non fiuirono le ca- 
lamiti. 

Pieno di dispetto il Pontefice vibrò subito contro 
la Repubblica i fulmini della Chiesa che mai erano 
Matì scagliati con tanta ingiustizia; empi diquere-' 
le 1' Italia per lo slrauo che i Fiorentini arerano 
£itto di persone ecclesiastiche, li dichiarò ribelli del- 
la Chiesa y e unitamente col Re Ferdinando di Na- 
poli gli mosse la gunra. Protestò inoltre che que- . 
sta guerra si faceva unicamente contro Lorenso, còl 
di mi sao-ìfiEÌo si potevano risparmiare alla Città 
e al dominio tutte le calamite. Lorenzo offrì la sua 
vita perla salvezza della Pàtria, e ta Patria costi- 
tuì la sua salvezza in quella di Lorenzo. Erano al- 
leati della Repubblica i Venemni e il Duca di Mi- 
lano; ìprirainonaicrederotionelcasodidovernMin- 
A^ Un soccorso, il secondo era pupillo ed avea.lo Stato 
agitato delle discordie civili. L'esercito nemico co- 
nandato dal Duca di GalatH-tasiavvicinava'allàGa^ 
pitale: Lorenso temeva per se e per la Patria; ecol 
hvorc di una tregua pteae il partito di portarsi a 
Màpcdi davanti id Re Ferdinando. Le di lar Tfrtù 
sorpresero quel Monarca, ì suoi ragionamenti lo eon- 
TÌnsero, « ottmuta la pace pieno di onori se ne tor- 
no-glorioso alla Patria. Anco il Ftapa dovè in ap- 
]H«feso'padficarsi, e i Turchi che attaccarono Otran- 
to aollrcitanHiorcffettuauone dì questi trattati. Qué- 
sta óùndùtta mosse a stupore tutta T Italia , e Lor 
rebco si aj^licò a profittare della pace per benefiiio 
della Patria , di cui ristrinse il governo nelli ètnici 
sooi pili sicuri. Fino a questo tempo la Casa Medici 
non ricuiosceva la sua grandezza che dalla Patria, 
queste vicende fecero ben comprendere a Lc»vnzo 



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a» Un'HODOZlpNE 

che era Becessario il farsi grande ancwa aenn.la 
Patria ; coltÌTÒ perciò l'amicizia d'Innocenzìo Vili. 
nuovo Pontefice, delReFerdinando^e^DelIadiliO- 
doTÌco Sfona. Con ì doe ultimi nel 1480 stabilì per 
a5 anni una Lega per tener quieta l'Italia e ìmpe- 
àw ai Veneziani dì maggiormente ingrandirai. M&< 
l'ito una sua figlia a Francesco Cibo %lio del Papa, 
e potè aver GioTanni suo secondogenito Cardinale 
in età di 1 3 anni. Ornò la Città, e protesse le lette- 
re e i-letterati. Fu suo precettore (>itito&noIiandi' 
pi restauratore delle lettere latine, e il Poliziano fu 
foo cojmpagno di stud). Marsilio Ficìno, e Pico della 
^tirandola erano.suoi familiari ; celebri sono l'Ac- 
x:ademia e i C^nviUPlatonicì istituiti a Care^. Fon- 
dò in Pisa. rUniversìtii avendoTÌ stabilito i Profss- 
«iri più eccellenti nelle Arti; fa amante della poe- 
sìa, fd ^U stesso poeta; spedi il Lascari in Grecia 
Iter acquistare àfii codici, ed arricchirne la sua Bi- 
hliotoca. Desistè dalla mercatura, e rinvesti in fondi 
Xvni i suf]^ capitali ; i suoi nemici gli rimprovc^- 
row di avere espilato Ferario del pubUìco. Bforì in 
jCtà di 43 anni iwll' Aprile 1^93. 
■ Qiie^ perditafurepoca delle calamità dell'Italia; 
)>r9du8de aUa Casa Bledid infinite disgrazie,eallaBe- 
pubbUca ^ sua totalerovina. PijeCro suo prim<)genitp 
f bb^^cilmente il governo dello Stato, ma inièriore 
al Padre in tutte le sue qualità ben presto se ne mo- 
Atxò indegnp. L'Italia, benché divis» in tanti pÌoc(di 
pripcipa ti,era pprò dominata da quattro principaJiPo. 
tmze.La Repubblicadi Venezia era la più Cu-midabile 
ed^fpiravaalla conquista di tutte le altre per fondare 
)a Monarchia universale. Il Ae di Napoli, il Pàpa> e 
il Dwa di Milano si aquilibravanoscanUiieTolmentc 
fra loroXa Repubblica diFìir«nw era muFotieiuw at- 



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fNTBtXDUZIONB ni 

•(Hidaria,cbeperla8iiR situauoiie>perlencche.zze,e 
perii sistema politico finwa adottato dai Medici ga- 
nggiava ciai le altre. LiorenBoiroagi(iòch«uaaLeg4 
tra il Re di ffapoli , la Repubblica di. Firenze, e il 
Duca dì Milano fbne battaote a reprìmere i Vene- 
■ianì jateoer quieto il Papaie ad assicurare la tran- 
^nillità dell' Italia , e fiacbà visse invigilò sempre 
all'oBserTanBa di questo trattato. Le Potenae oltra- 
montane fino a queAo tempo non ai erana infante 
negl' interessi d'Italia. L'Impero sviluppaodosi dal- 
l' Anarcbia feudale e riduceDdosi a una confèdera- 
sionef si filmava unaPotenaa assai TÌgoros».Li Fran- 
cia ào^ che Luigi SJ. area abbattuto l'oigogUo dei 
Grandi arerà delU Eserciti, e un Be giorine deside- 
roao dì gUnia ; la piagna per V uoìone dei due R»- 
gni di Gastiglìa e dì Aragona rìnniva ancora le .finv 
te; la mercatura cominciava a declinare in Ita- 
lia , e prìncipalmeDLe in Toscana. Le Gita Ansea- 
licbe si erano messe in possesso di tutto il comoier- 
cio del SettentEione ; a la Fiandra arca le mif^orì 
ittanìGittucc. Oant, Bruges, e Anversa non invìdia- 
Vano le {aaxae prìncipali d' Italia. Le proscrixiotii 
«Teano assai indebolUo il commercio di Firenze , 
dove i Medici non erano più Mercanti, e le princi- 
pali famiglie già cominciavano a imitarli. Colombo 
« i Poiti^heai facevano delle scoperte, e preparava- 
no la ftan cràse ddl' Europa. In tale stato di cose 
Pietro de' Medici assunse il governo della Rqnbli^ 
ca, giovine seoEM c«uiglio« pieno di orgo^io,diè 
lasciandi>si trasportare dalle insìnoauonì delU Or- 
sini suoi parenti disfece in un momento qncl^ che 
fioo Padre avea edificato eoo tanto travaglio. 
- Lodovico Sfiona ToUhv del giovine Duca di Mi- 
Uno era UDojspirito turbolento e ambizioso, ianiOT 



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a4 1NTR00DZI<»|£ 

do. chenoB Tolendo deporre la tutela, ne nàcque» 
delle domestiche diasensioni ccm la Madre del Duca 
la quale Y<Ale interessarTÌ il fie Ferdinando di Na- 
poh suo Padre. In tal circostanza Pietro de'Hedid 
si UDÌ strettamente al Re^ e fu causa che si scioglies- 
se la Lega fatta da Lorenzo , e che all' opposto Io 
Sforza si coUegasse con i Veneziani , e che ad am- 
bedue aderisse Alessandro VI. PonteBce disgustato 
per altre ragioni del Re Ferdinando e dei FioTenti- 
ni. Di ciò Don contento lo Sforza, pensò d'invìure 
in Italia Carlo Vili. Re di Francia, per £ir valere 
con l'armi le ragioni della Casa d'Angiò std Ragno 
dì Napoli. Questa novità sconcertò U amici e nemici 
dello Sforza , e in appresso anche lo Sforza mede- 
simo. Si fecero dei tentativi per impedirla ^ ma^ la 
mòrte del Re Ferdinando lì rese inutili, eCarlo VUL 
fli dispose risalutamaite a questa spedizioDe. Perciò 
spedi a tatti i Principi d' Italia Arnhàsciaton per 
domandare il passo libero e i vÌTeri> e ai Fiorentini 
in particolare un soccorso, e l' alleanza; ma Pietro 
risolato di correre la fortuna delli Aragonesi òp«rò 
che non ottenessero dalIaR^ubUica veruna oonclu>- 
dente risoluzióne , ed esso medeùmodi propria au- 
torità impegnò la Patria ad tuia dichiarata resisten^ 
sa ai Francesi. Erano i Fiorentini naturalmente piti 
inclinati ^la Francia che alliAragonen, perchè me- 
mori dei tenti da essi sofierti a tempo. di Lorenzo , 
«perchè molti di essi esercitando la mercatura a 
Lione erano stati sempre ben trattati da quella Go> 
rana; lo stesso Pietro col suo contegno arbitrario ed 
«rrogante si attirava 1' odio della moltitudine , la 
quale già prevedeva che egli ambiva all'assolata So- 
vranità della Patria. In tali circostanze giunto Gar- 
ìo YUI. alle frontiere d«l Detaùjiio in Luiiigi«u> 



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tenUMcto pRtro la rsvina pn^ìa e quella dell;^ Re- 
pttbbticA 8 imìtazioDe del Padre pensò dì portarsi da- 
TBfttiaqnelRe. Ttdta la gloria cheriportòdaquesta 
jpedisione fu di doverli consegnare le principali for- - 
teue del Domisio) e segnare una vergognosa capi- 
toiaiione. Tal novità commosse i Magistrati , e la 
sua [vesenxa irritò la moltitudine, che poco tard(S 
a dichianrlo rilwlle e ad esiliare dalla Gttà la sua fa- 
mìgUa . Gosltìaì il Principato della Repubblica nella. 
Cera Medici , che preparato dalla prudènza di Gio- 
vanni di Bicci fu solidamente stabihto da Cosimo 
Padre deUa Patria nel i434- e per lo ^zio di 60. 
anni continuato nei anoi «uccesaori fino 9I 1 494* -^ 
massima di questo Governo fu di equilibrare la No-- 
lùkà coD la Plebe, e mantenere l'^uaglianza frai 
Cittadini. Tiriti Uaffiir^ei amministravaDoconl'au- 
torìtàdn Mostrati, ed i Medici non sì attribuiva- 
no altra superiorità che qnella che li era accordata 
dall' osBequìo e dallaopinioae del Pubbtico. Sicco- 
me erano d^itorì alla Patria dì questa grandezza, 
fcodsta unicamente sulla pubblica stima ^ perciò 
era neceasaria la virtù per «ostenerla , né è maravi- 
vigiia ae Cosimo e Lorenzo si resero V ammirazione 
d^'£vropa ; ben diversi però furono quando dive- 
notìgram^sensala Patria doverono sostenere la loro 
grandezza sulle rovine della Patria medenma. 

s-ra. 

Maggiore elevazione della Casa Medici ^ e suo 
stabUimento netf assoluta Sovranità detta To- 
scana per opera dVCarlo F". 

Partiti i Medicf dalla Città l'animo dei Fiorentini 
n applicò subito a stabilire una fcffma di Govn^Oj 



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s6 nrmoDiTZioHE 

1» di ,cui sicurezza dipendesse dall'allontanamento 
di detta iàmiglia ; pwcid siccome la somma d^ 
afiàri si restringeva [vima in un Consiglio dì ao^ 
LXX Cittadini , fu determinato di ammettere alla 
partecipazione del Governo tutti i descritti anco alla 
arti minori. Pensarono ì nuovi Riformatori esser 
questo un mezzo efficacissimo per elevare lo spirita 
del Popolo ed impanarlo a aoa tenere la sua libertà; 
il fanatismo fu preso in soccorso per questa opera- 
zione, e Fra Girolamo Savonarola Domenicano servi 
d' istruraento per ispirarlo. Costui sotto V estericav 
dell', austerità Claustrale covava la più fiirte amM- 
moaéf e il più sfrenato desiderio di dominare; l'e- 
sercizio CMitinuo della predicazione li avea resa la- 
mitìare la moltitudine, e l'applauso che ne ritraeva 
li faceva guatare il dtdce di questa passicme ; elli era 
ricbÌBSto di consiglio nelle contigenze le più scatro- 
se , e nelle discordie era ricercata sempre la «uà me- 
diaiione; Io stato tranquillo rendeva inutile la sua 
attività, « perciò odiava il governo de Medici, e 
promoveva l' Anarchìa pillare. EUi fii che pi'opo- 
se in questa o<;casioDe l'erezione del Gran ConaigUo^ 
inspirò al popolo la ferocia e lo Sfùrìto di sedizione, 
e oceupandcjo nelle inutili specolazioni b distraeva 
dalle lettere , e dalla mercatura. Costui sotto l' ap- 
parente zelo di t^liere 1' occasioue di prevaricare 
ablMiiciò quanti manoscritti potè trovare nella Gt- 
tà invitando i suoi devoti a ctmcorrere a questa nuO' 
va forma di sacrìGzio; divìse la Città in fazioni, si 
(liiHiiarò Profeta , e resiste apMtamente ai decreti 
del Papa ; volle confermare la sua dottrina con l'e- 
sperimento del fuoco, ma le fiamme lo spavmtaro- 
IMI. Fioalmenta la Repubblica stimolata dalle ri- 
chieste del Pentefice fece arrestare questo ma Iq^ 



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niTRODUZIOlQ! 7» 

Atora , dopo averlo conTÌnto per fanatico e per ìm»; 
poetore lo fece impiccare e aUirudaru nella pabbli- 
ca Piasn. Bleatre FìreDie^era agitata internamente 
da querto Frate, Piaa ribellatisi della Repubblica 
■osteneTa la sua libertà, e Pietro de Medici con l'aia- 
to dei Senesi tentava di ricuperare la Patria. La spe- 
dmone di Carlo Vni. aveva scomposto il sistema 
politico e militare d' Italia ^tutte le Potente Italia- 
ne cederoao al di lui furare e il Begnodi'^apt^ fu 
cMiquistato cMi una cel^ità senza esempio; il pe- 
ricolo comune suggerì i mesii per la difesa , e riu- 
nite le ùx%e di tutti si posero in grado di resistere 
■1 Conquistatore. La massima dell'equilibrio^dottaT 
ta in pxigreBBQ da tutte le Poterne per rc^larela 
ipusta distribuzione delle Suste ddli Stati cmnpo- 
nentì il sistema dell' Europa era già praticata in L 
{alia Paese diviso in tanti Ihrincipati , dove oascu* 
no avea motivo di temere di tutti. Lorebao de V^ 
dici era stato il primo ad imaginarla e ad effettuarla 
nel 1480. allorché concbiuse la lega col Re di Na<- 
poli e col Ihica di Milano per cootraporsi alte flan$ 
del Senato Veneto divenute ormai preponderaatL 
Gin questo prmcìpio adunque fu stabilita una L^ 
in Venezia tra il Papa , quella R^>ublica , e Lodo- 
vico Sfbna divenuto Duca di Milano, e in essa fu* 
fono comprese due Potenae Oltramontane cioè Blas- 
rT''*nif I. Imperatore e Pedinando il Cattolico. 
I m^ Fiorentim non vi vollero accedere pnrcbi {hù 
delli altri si erano vìno^ti coni Franerai, e perchè 
credevano con l' aasistensa di quella Corcma poter 
pia ftcibncnte sostenere il loro governo popolue « 
tenore esuli i Medici. Questo errare di politica fU 
raddoppiò i bavagli perchè indebolite le Ioth dei 
FnncMÌ in ItaUi, Pisa cUt dcd aocconi dalk Icg«, 



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iS INTROlKTZIOMÈ 

e in eonseguenu maggiori furono i traTagti |ierri- 
CDpenirla. 

Gessato in Italia il timore dei Francesi, la divei** 
sita d^l'interessi discitìlse facilmente la Lega. I 
Veneziani che aspiravano a qualche considerabile 
acquisto sul Littorale Toscano ynaero la protezione 
dì Pisa e in cons^uenza dichiararono k guerra ai 
Fiorentini ; a questi aderì il Duca di Milano per equi- 
brare le forze , e mmtre ai gaerr^giava intomo Pi- 
sa con danno notabile di quelle Campagne ^ altra si- 
mile devastazione si faceva in Casentino dove ì Ve- 
neziani aveano &tto una diversione. Pietro de* Me- 
dici era divenuto il gioco della fortuna; ciascuna Po- 
lenza^ quando avea bisc^od'incuter timore ai Fio- 
rentini, li prometteva di rimetterlo in Patria.La Re- 
pubnlica era agitata dallo spirito tumultuario della 
moltitudine, e dagl'interessi dei particolari, che la 
dominavano: essa avea per Segretario il Macchia- 
vello senza conoscerne il merito ; e intanto ai la- 
sciava' trasportare dalle jnrediche e dai cobsiglidi un 
Frate fanatico. Pisaerari^gettodell'avidìtàdimol- 
ti ; ma uite nuova revoluzione mutò inaspettatamen- 
te gl'interessi degl'Italiani. Luigi XIL era succedu- 
to a Carlo Vili ; inasprito ccmtro il Duca di Milano, 
che dopo a ver chiamato il suo antecessore in Italia 
gli avea così fieramente contrastato ilrìtomo; pen- 
sò di valersi delleragiooi, che gliaicompeterano'sa 
quel Ducato. Per ben rìeseirri si collegò con i Ve- 
neziani, i quali perciò aU»ndonarono la protezione' 
dì Pisa e la guerra con ì Fiorentini. Anche il Papa , 
che aspirava a formwe uno- Stato a Cesare Bòi^a 
suo figlio^ concorse vofentieriall'impresa» Milano fu 
conquistata^ e Lodovico Sforza dovè finire i saoi gior- 
ni in una oscura prigione. Cesare Borgia detto dipoi 



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HfTBODDZIOHE ay 

il DoCa Valentiiio esferitaìnò i Feudatarj della Ro*> 
Kqagiia j ma il Teleno e i tradimeDti fuBono le sue 
futtae jvincipali. I Re di Francia e di Spagna sì di- 
vuero il R^no di Napoli che finalmente dopo osti- 
nata guerra rimase tutto in potere della ^gnfi. In 
questa occasione . fini di vivere Pietro de' Medici 
aommeno ' nelle acque del Garìgliano, dove^ ser- 
vend» al Re di f^rancia, si ritrovò alia sconfitta dzU 
all'esercito di quel Re da Gonsalvo. 
DQpo la morte di Pietro de'MedicirestavanoancOTadi 
oneaU famiglia ilCardinale Giovanni firatello del me- 
deamo, il quale fino dall'eli dì i8 anni etal^gito 
P<aitificio nelle' Terre del Patrimonio, Lorenzo fi^ 
glìo di Pietro in et& molto tenera, e Giulio figbo 
naturale di Giuliano ucciso già nella cougiura 4^1 
Pazzi. Una lunga serie di avvilimenti preparava a 
tutti questi individui li loro particolare graodezia: 
Era l'Italia nel punto delle suic maggiori calamità: 
il Regno di Napoli desolato dalle armi Francesi e 
Spdg noie ; la Romagna devastata da Valentino ; la 
Toscana angustiata dalla guerra di Pisa , e Firenze 
agitata neir intemo dalla turbolenta sua costituzio- 
ne; il Oucatodi Milano distrutto dalle armi France- 
sine finalrd ente tatto era disordine, e sconvolgimen- 
mento. I popoli oppressi dalle gravezze e dalle ves- 
aaaoni abbandonavano il Commercio e l'Àgricpl- 
tura. L'America era scoperta^ e l'Italia, cbe prima 
jcra il centro della mercatura, aj^na restava nella 
prconferenza. Le maai&tture richiamate dall' utii- 
le, e spinte dalla violenza passavano i monti;' e a 
Firenze restava solo la gloria che un suo Cittadina 
avesse dato il pome a quella nuova parte del globo, 
I soli Veneziani avcano saputo ritrar proQtto da 
pinte calamità ì la ,luro,na,vigazione in Egitto, la sì- 



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Su TNTROStTZIONE 

curezzft jet Gólfo , U qaietó della Capitale e del Do^ 
minio olb* il mantenerli in possesso della meroi'- 
tura del Levante aveano anche riconcentrata quivi 
tutta quella d'Italia; e perder opulenza e la fané 
gli rendeano superiori a tutte la altre Nasoni. Ld 
loro costituùone ben diretta per riunire in un «old 
apirito la volontà di tatti , conforme in tutte le sud 
Operaaioni^ e senza poter' essere alterata dai parti- 
colari in teresB) avea inalzatola Nazione al punto della 
•oa maggiore grandezza. In tutte le accennate re- 
Toluzioni aveano vmduto la Ioto alleanza^ e perciò! 
parte per trattato, e parte con le armi aTeanoacqui-> 
stato i migliori Forti dei B^no dì Napoli, Raven- 
ntf « Altre Città nell'Esarcato; estèso il levo domi- 
nio nel Friuli e smembrato delle migliori piazze il 
Duetto di Milano. Tanta potenza già minacciava 
l'Italia quando salì al PcMiU^càto Giulio II: H ge- 
irio politico e guerriero dì questo I^pa conobbe ù 
giusto punto dì questa forza e sì applicò validamen- 
te a reprimerit; collegò a Gambrai l'Iinjperatore ^ 
i Re di Francia e di Spagna contro quella Repob- 
Uica, e labaOdglìa di <Shìaradadda fb l'epoca fa- 
lde deHa di lei decadenza. L' avvedutezza di quel 
Senato seppe a prezzi diversi comprarsi ia pace da 
aleaiii d^ suoi nemici e salvarsi dall' ultima dcso- 
laziODe. Anche i Fiorentini aveano recuperato Pisa 
eocr pagare rilevanti somme ai Francesi , e alli Spa- 
gnoli perchè non la soccorressero. 

Il felice suecewo di questa Lega inspirò nel co»» 
te delFintrapretodmte Pontefice un madore orgo- 
glio e nuovi pensieri ; s'imagìoò di potere scacciar* 
dalf Iteli» le FbtenzeoltramonUDe^e cominciò dal 
formare ma Lega coatro i Francesi. J primi ad 
avervi interesse furono i Veneziani , poi il Re di 



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SmODUZIOtVB 3ì 

9p»ffiM\ « fimlmente l'Imperatore e il Rè d' laghili 
tom- Le amiì Francesi con la TÌttorìa di RaTenna 
Sbcsto tremare questo Papa gaorriero nel caore dei 
•noi Stati medesimi; ma dopo che la Itbnarcbìa ■! 
Tide attaccata da tre Potenze in tre diversi lati do-> 
Tè cedere all'Italia, e cootentarsi aolo di aTcr goar- 
nigioae nel Castello dì Alibno. Mentre in tal guisa 
lltaliaera aitata dal feroce spinto del Papa Gialio, 
la ReptdkUi ca dì Firenze profasaifTa im'«satta iiei»< 
traKtà per ristorare dalla guerra di Pisa, e dalli 
diorsi rìgoardeToU £itti alle Poterne per sostener- 
si.* Un solo errnv area commesso , ma per esMr fkt* 
to contro il Papa dorea prevedere che non li sareb- 
be mai perdonato. Tentò Luigi XII. di sollevara 
contro il Papa la Chiesa medesima , e perciò arerà 
ordito DO Concilio àostnmtodapocfaiGardindli,cbe 
1^ si erano ribellati. Per renderli più sensibile que* 
sto oltn^o , e per richiamare maggior numero di 
Prelati imagioò dì radunarlo rìcino a Roma «su- 
gli occhi del Papa ^ e a tal eflbtto ì Fiorentini gli 
concessero Pisa. Svanì da per se stessa quesu cbi- 
mera; masi accese in Giulio (I^ il desiderio di rea- 
dicarsi. EralaRepubblica molto agitata nell'interno 
dalle discordie e mala contentézza dei Gttadini.La 
somma dell' autorità pubblica si riduceva in due e* 
stremi direttamente contrari fra loro^cioinellcde* 
liberaiioni del Gran Consiglio, che in tanta multi- 
todìne di persone erano per lo più dirette dal pri- 
vato interesse , e dalla rulontà di Pietro Soderini 
Gonfaloniere perpetuo, Uomo atto a guadagnarsi ri 
brore del Popolo ceni lì nlBcj A,am t'ossequio, ma 
non dì spìrito elevato, e dì talentìcapaò per il go- 
verno dì una Repubblica.! Medici già aveano nella 
Città delle occulte corrispondenze ; e il Cardinal* 



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3» tMT&OStZIONE 

GtóvaDDÌ imitando Loreozo suo Psdre era^ìk l'anl'^ 
mirazione d' Italia. Troppo grata «ra ai Fiorentioi 
la memona dei felici tempi di Cosimo e di Loreo- 
to, e l'imbecillità del Soderini non valeva a far- 
gliela obliare. Dopo l' espulsione dei Franced d'Ita- 
lia egli non seppe prender parato con la Lega , la 
quale prevenuta dal Papa deliberò di rimettere ia 
Firenze la Casa de' Medici. Il Cardìoale Giovanni 
Legato dì Bolina con le truppe del Papa e il Gar- 
dona Vice-Re di Napoli con le truppe Sp^^nole ai 
accostarono ai confini per attendere la deliberazione 
della Repubblica a cni aveano domandato cbe si de- 
ponesse il G<mfaloiiiere, e si richiamassero i Medici. 
Il Soderini propose al Gran Consiglio il peggìor par- 
tito, e fu di rimettere ì Medici come privati fermo 
stante il Gtmfaloniere. Questa fu la replica fatta ai 
Collegati, chesenz'altro trattato sorpresero Prato, e 
lo saccheggiarono. Tumultuò Firenze a favore dèi 
Medici i quali entrati con la truppa nella Gttàecon- 
vocato il Popolò, rìatabìUroDO il,GoTemo hell'istessa 
forma che era avanti il i494i ecosì, dopo diciotto 
anni di esilio nel i5ia ritornò questa Famiglia nella 
sua primitiva grandezca. .' ".> 

■ Ritornati i Afedici in Patria Lorenzo figlio di Pie- 
tro ìissunae la Dittatura della Repubblica sotto la di- 
rezione di GiuhaDo suo zio; avendo con dispostoli 
Cardinale per conservare questa pren^ativa nella 
linea primogenita. Il Governo fu ristretto in pochi 
Cittadini i più attaccati agl'interessi di quella Fa'- 
miglia^unatal mutazione però, se non fosse stata as- 
«stita dalla forza non avrebbe certamente potuto 
sussistere. Fremevano internamente molti incede- 
re che una famiglia a loro eguaTe facesse valere eoa 
la forza come un diritto ereditario quello che i suoi 



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loitmati aTeiBo goduto per mera coneémobétcat^ 
ponrìa dei Cittadini; gli afBig^va ancon il rìflH- 
tere che i Uadàci, confante ormai n^le passale ca- 
lamità le pn^ie ricchezze, non potevano aoeteoeve 
ia loro grandezza, se non con l'erario ddla Rqmb. 
falica^il quale esausto già per baiti travi^U aofièrti, 
aveva an il nvovo a^;ravìo di aosetoere il fiato dì 
ona Fara%lia domÌDatrìce. A tatto questo si a^nn- 
geva che in dicìotto anni di assemadaUa Patria a»* 
eoe&tti i Medici a vivere in' Roma e ndle Corti à 
Mano già scordati dellì un e maniere cittadÌMScfae, 
edavevano^^resoperattodiallerigiaedi disprezzo 
tatti quei medi, che sembravano estranei alb-Ottà. 
Qoesti sentimenti produssero al Cardinale una con- 
gìiva che ]toi scoperta, corto ad alcnu la vita, e ad 
altri la perdìu della Patria. La morte (K Giulio U., 
e V esaltazioa» del Cardinale de'Hedid al Pontifi- 
cato stabili più solidamente questo Governo. II nuo- 
vo Pontefice Leone X. era in tatto cosifbnnea Lo- 
raizasao Padce^il suogewo elevato , la sua libe- 
ralità , b magnificenza , e le Ictlere fecero i^lan- 
(Kre da tutta l'EuFC^ questa riemme. Egli era l'u- 
DÌco.che petesw far riaocgcra le lettere i^ipnssegià 
»eUa loro naarita daDs- passate calamità , e fissare 
ndli auMli daU» Itettécatura on'c^wca, cbe sempee 
sarà memorabile. La Porpora Ecclenaatìca divenne 
il premio dd piò. naerìtevoli per questa parte ; e ìs 
Bibbotedie più insigai conservano ancivà. ì ta/m.9~ 
mesti deUc di lui premure perla propagazioned^ 
rtudf.ABcbe la.Pattta parteeipòdi qiuste soe di^KH 
sizitHii, perchè ristabilito in Pisa lo studio decaduto 
per eagien della gneirr» assegnò, per snasidÌQ al me- 
dc«im» le decime da esigersi daÙi Bcclesiàsfici ddl 
TI. 3 



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34 INTRODUZIONE 

Dominio^ Concesse molte grazie ai Corpi della Cit- 
tà; creò Cardinali molti Fiorentini ; ed in tal guisa 
forti6ci> il partito della sua famiglia- Giuliano suo fra- 
tello fu dicliiarato Generale di S. Chiesa, e contra»- 
se matrimonio con la Sorella del Duca di SaT<^a ; 
ebbe dal Re di Francia il Ducato di Pfemoura, e dal 
Re d'Inghilterra l'ordine della Giarrettiera ; ma po- 
co godè di tutti questi onori percbè nella più bella 
età fu rapito da una malattia, mentre si pensava a 
formarli uno Stato nel Regno di> Napoli. GiùUo cu- 
gino del Ps^-fia Arcivescovo di Firenxc j poi Car- 
dinale , e L^ato di Bologna. Lorenzo fu Duca di 
Urbino avendo il Papa spogliato la casa della :IÌo* 
vere dì quello Stato.; ma questa violenza non piro< 
dusse alb-o.che una dispendiosa guerra per la Re> 
pubblica; ebbe breve vita, edal suo matrimonio con 
Maddalena di Bonlo^e non lasciò che una figlia che 
fu poi Regina di Francia. 

Dopo cbeper trista iàtaiicà dì questa Famìglia era- 
no periti tutti qneUiy che doveano propagarla, i ba- 
stardi ne sostennero la. grandezza e lo splendore. Il 
Cardinale Giulio assmise il goveruodolla Repubbli- 
ca e benché fosse Legato dì Romagna trasferì, in Fì- 
renzelasuaRefiideoza,ed^utò per capo del Governa 
in sua asseniail Cardinale Sii vioPas8erinìd«CortODa< 
Tentarouoi Francesi di farlo scacciare daUaPatria, 
movendo contro la Repubblica le loro .forse dalla 
parte di Sieuti; ma inutili riescirono ì Ino disegni. 
Soffi-i anche una congiura, che poi avanlcon danno 
dei congiurati. Riunitisi ' in esso per dooaaione di 
Lèone-X. tutti ì Beni delle ca8a;Madicì imitò la li- 
beralità e magnificenza de'suoi antenati. Le sue Le- 
gazioni in servizio della Santa Sede, i.suoi nego- 
ziati cou^gl'Imperialie con i Francesi, e.finalmenle 



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iNTRODOZfONP 3S 

k mala contentezza della Corte dì Roma del Ponu 
tificato 4i Adriano VI. gli meritarono l'agsunùone 
al PapatQ^ in cui prese ilnoine di Clemente VII. 
Nourestava di legittima discendenza del Gran Cosi- 
moj se non Caterina figlia del Duca Lorenzo in età 
assai, tenera ; vi erano però due bastardi Ippo^to ed 
Alessandro; il primo nasceva dal Duca Giqliano e 
da una Dama Urbinate; il secondo da una Serva di 
Casa, incerta se l'avesse generato il Duca Lorenzo-, 
ovvero il Cardinale Giulio» Il Papa spedi a Firenze 
X[^)olitQ il pn adulto^ perchè sotto la. direzione del 
Cardinale Silvio assumesse il governo della Repu- 
blica e si esercitasse atli affari; fu mandato ancora 
Alessandro per esser quivi educato ., ed apprendere 
per tempo i costumi e le maniere della Patria. L'I-> 
talia era agitata dalle gare fra l'Imperatore Carlo 
V. e Francesco I. Re di Francia, I PonteSci aveano 
finora aderito alla parte Imperiale e gagnola, oia 
alla battaglia di Pavia essendo latto prigioniei<o da- 
gl'Imperiali il Re dì Francia l' Italia, tutta tremò di 
vedersi in catene e,8chiava dell'Imperatore. I Prin- 
c^ Italiani ricorsov perciò al solito compenso di 
ibrmareuna Lega.in cui restò compreso anche def- 
inente VII. Questa fu l'epoca delle di lui calamità 
perchè aoltevò i Colonneai, produsse la spedisrìooo 
di Borbone, e finalmente il sacco di Roma. I Fio- 
rentini intanto mal sofirivano il governo di quei Ba- 
stardi perchè sostenuto con la forca, e reso pesan- 
te coi) le soverchie gravezze imposte pw supplire a* 
gì' impegni che contraevano con le Potenze ; la ru< 
sticìtà e la poca esperienza del Cardinale Passerini 
rendevano anche più . odioso questo governo, di mo< 
do che quando il Papa era angustiato in Roma dai 
Golonnesi cominciò a rumoreggiare la Città ; e tan- 



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36 INTRODCZIONE 

to [HÙ n accr^be lo spirito di soUeraKÌoiie all' ac- 
costarsi di Borbone all^K Toscana , che in fine giun- 
ta la nuova del sacco di Roma i Medici furono scac- 
ciati e fu ristabilito il Goverao popdlare come avan- 
ti il i5ia. Mancava ora un nuovo Frate per fare 3 
Riformatore^e perciò furono venerati i detti e le pro- 
feàe del Savonarola il quale avea sempre consiglia- 
to l'unione con i FVancesi dicendo. Gigli con Gi- 
gli dover fiorire. Fu perciò stabilita alleanza eoa 
quella Corona, e con li altri Principi Italiani colle- 
gati contro l'Imperatore e furono allora formate le 
Bande per la Città e per il Dominio, per av^r pron- 
ta una Milizia alle occasiom. II popolo armato sol- 
levato dai promotori del nuovo governo non rispar- 
miò atto alcuno di furore contro i Medici; le loro 
imagini, le armi, e le memorie esistenti nei Palaz- 
zi é nei Tempi fui^^o abolite e distrutte ; il Papa 
dichiarato ribelle, e la nipote Caterina non aiAo gli 
fu denegata , ma anche non mancò chi proponendo 
di caricare di obbrobrioqueU'innocenteDoDzellaaU 
tirò maggiori calamità alla Patria. 

Tante disavventure combinatesi in uno istesso pun- 
to non sbigottirono l'animo dell' avveduto -Ponte- 
fice che subito siapplicòaripararnelecons^nenze; 
conobbe quanto le fbrae dell' Imperatore erano per 
preponderare in Italia, e scordatosi delli oltraggi da 
esso ricevuti procurò di guadagnarselo per vantaggio 
proprio e della sua Famiglia j l' Imperatore altresì 
persuaso che la confederazione col Papa averebbe 
fomentato li altri Principi Italiani , e ridotti alla, 
necessità di domandarli la pace ^ nel Luglio i5a9. 
aegnò con esso in Barcellona un trattato. Fra le con- 
dizioni riguardanti il particolare interesse del Papa 
promesse il matrimonio di fllargherita sua figlia na- 



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umtoBuzioiog tf 

timlè con Alenudro de' Medici eoa dote di veti' 
timik scudi d'oro di soleda coatituini in Unti Feu- 
di nel R^^no e in altri Stati d'Italia, e con conditio- 
nedieU Spoaa eaiendo allora in età di otto anni fosse 
c(HulotUaNapoU^e<}uÌTÌconvenienteinente educata 
fino air età di dodici anni per poi consegnarsi allo 
■poso. Promesse ancora dì rimettere con le sue f(U^ 
le in Firenze] nipotied eredidelHagnifico Lorenzo 
de' Medici nello slesso stato e cì^gnità in cui erano 
avanti l'espulsione, prendendo ìotto la sua prote- 
zione e difesa la persona del Papa , tutta la sua Fa- 
miglia , i Beni e diritti della medesima. Fra i due 
Bastardi pareva .che Ippolito già Cardinale per es* 
sere il maggior nato dovesse esser prescelto al go> 
verno della Repubblica; ma il Papa ^ o sia che Al»- 
aandro fosse veramente suo figlio , ovvero che co* 
me figlio del Duca Lorenzo volesse ièlicitare la li- 
nea primf^enìtaj avea procurato sempre f^^ fiivo* 
re per esso. Il Re di Francia^ e ì IVincipi della Le- 
ga in progivsso tutti si pacificarono con l' Impera- 
tore j e i soli Fiorentini rimasero isolati a dìièbdera 
la loro cadente libertà. In conseguenza di ciò l'E- 
sercito Imperiale composto di circa quarantamila 
uomini e comandato dìd Fri ncipe d' Oranges 8ope> 
tate facilmente le fi-ontiere della Toscana sì pre- 
sentò all' assedio dì Firenze. Ej^no li animi della 
Guà divisi di sentimenti che poi formavano tanti 
divern partiti. L' infima plebe agitata da tante tur- 
bolenze , e temendone delle martori , resa ormai 
ìndìfierente per la libertà o per la servitù desidera- 
va una quiete qualunque fosse. Fra i N<Àilì e ì più 
sensati della Gttà si rifletteva quanto grave perdita 
fosse quella della libertàjmacheperòlìbertàncm era 
quella del presente sistema, e starano in dubbio se 



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38 INTHODOZIOME 

fijsse mioor male raTèreiMedicìorAnarchìa. Que- 
sti perciò erano chiamati i sospetti. 11 Partito do- 
minante era quello detto delli Arrabbiati : queato 
per la ma^ior parte era composto di una classe di 
persone descrìtte alle Arti minori che nella Ditta- 
tura Medicea erano state tenute lontane dalla partecì- 
paxicne delGoverno.Iogrossa vano il numero di costo. 
To tu t ti queiNobili che o per ragionedidebiti,per delit. 
tìoperahre cause erano nemici delli aderenti dejMe- 
dicij e cercavauo d'ingrandirsi con la loro oppressio- 
ne. Il Gran Consiglio era tutto composto di questa 
geute,ciiee8sendo armata, sotto nomedi libertà eoo- 
culcavR tutte le leggi e usava della più dissoluta li- 
cenzaj per questa ragione appunto la RepubUicaera 
stata male a proposito impanata a resister sola al- 
l'Imperatore con forze così diseguali. L' altro Par- 
tito era quello dei dìchiaratiadereati dei Medici ^detto 
per ciò dei Palleschi composto tutto di famìglie No- 
bili e facoltose, le quali esuli dalla Città, non pote- 
vano sperare di ricuperare le sostanze e la Patria 
aenaa il ristabilimento di quella Famiglia ; molti 
di questi erano nell'Esercito Imperiale, ed aveano 
per Capo Baccio Valori Commissario del Papa. In 
così ostinato contrasto di volontà e d* interessi la 
vera libn-tà era spenta e non poteva risorgere ; la 
sola forza dovea decidere e questa terminò le ctm- 
tese. Durò undici mesi l' ass^io , e dopo varie vi- 
cende che desolarono le Città e le Campagne del 
Dominio la Capitale' estenuata di forze e di vìveri 
fu costretta a capitolare. Le principali condizioni 
della capitolaEione furono: che restasse salva la li- 
iwrU: che n rimettessero i Medici e loro aderenti e 
si -perdonassero reci[^'ocamente le ingiurie: che si 
pagasiero otUatamiia ducati per l'£sercitOj e si en- 



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ENTRODtT^IONS S9 

truse in lega con l' Imperatore nel quale compro- 
messero il Papa , e i Fioreatioì perchè io termine di 
quattro mesi dicbìaraue una forma dì Govenio per 
la Repubblica. 

Introdotte i n Firenze le Milizie delli assedianti fu 
ristabilito il Geverno nella forma isteasa che era a- 
Tanti l'espulsione dui Medici ; ma poi , mediante la 
coDTeDuta contribuzione ritiratesi le Truppe Impe- 
rìali rimase la Città sotto la libera dispoaizioné del 
Papa ; e siccome Alessaudro de'Medici si trovava ia 
Fiandra alla Corte di Carlo V., fu perciò costituto 
dal Papa per Capo del Governo Baccio Valori col 
carattere disnoCommissario eBappresenUnte la sua 
persona. Le morti e le proscrizioui coutro i princi- 
pali delPartito delli Arrablnafi furono tali che fece- 
ro pietì allo stesso Commissario, il quale procurò 
r evasione a non pochi di quelli infelici. La peste e 
la Sante successero immediatamente a tutte queste 
disavventure, e portarono alla- Città qnell' ultima 
desolazionechenonavea finito di produrle la guerra. 
Ciò non ostante la Città domandò in grazia all'Im- 
peratore Alessandrode'Medici per Capo della Repub- 
blica, e il Papa c<msullòcon i Cittadini circa la nuo- 
va forma di governo da stabilirsi per l'avvenire. 5u 
questo proposito i Palleschi opinavano diversament 
te fra loro; proponevano alcuni una forma mista dì 
Principato e di Aristocrazia , ed altri il Priucipato 
assolnto; convenivano però tntd che il vecchio si* 
Btema della 'Dittatura Medicea non ' era più 'coafk'^ 
ciente j e che se quelU reggevano lo Stato con l'ap* 
poggio degli amici ora si rendeva necessario il va- 
erai della forza. Ofelia proscrizione del t^S^.Cxtétao 
sostituì nella Republìca tanti nuovi Cittadiniche poi 
b sostennero, ora che tutti partecipavano del Go- 



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4« IKTBODnZlOKE 

temo riceT«n^bero per gìiutìzìa quello che «i aU 
tribuiwe iQro per grazia : |)ra'cì& si anelerebbe iocon- 
Mo a Duove soUevazìoni «iinili a quelle del i494 1 
• io consegueoza esser aecesssria uua Guarnigionie 
che le prevenga. Stabilite queste nusùme Filippo 
Stroui, e Fraucesco Vettori i più iaformati dell'a- 
nimo del Papa {voposero che ai abolisse ogni vesti- 
gio di libertà fino al segno di fondere la Campana 
del Gran Consiglio , sì abolisse la Signorìa che era il 
liagistratopiti rispettato nellaRepubbllca, si lascias- 
«no alcune Magistrature inferiori per pura sodisfa' 
sìooe, sì creasse ho Goosiglìo di dugento Cittadini, 
dai quali se ne formasse un altro dì quaranto^o, che 
avesse per Capa Alessandro de' Medici e M esso si 
Tìducease tutta la somma detti affiirì. Il Papa avrddìe 
denderato nei Palleschi {hù uniformità di pensare ia 
con rilevante negozio, e per ciò con appareuza di 
premiarli con rìguardevoli, e Inerose cariche nello 
Slato Pontiiìcioj aHontauò daFir^ize i principali di 
essi. In luogodel Valori dichiara smo Commissario 
Fra Niccolò deUa Magna Arcivescovo di Capua , uo- 
mo esperto in tutti li afian della Città. Poco tardft 
a venire il Lodo dell' Imperatore del Compromesso 
iatto in lui dal Papa e dai Fiorentini neUa CH[nto- 
lazione circa la nuova forma del Governo, e fu de- 
cretalo Alessandra de'Uedici dovere esser Propost» 
e Capo di tutte le Magistrature, e in acuito Duca 
di Firenze, venne egli a prender possesso del nuovo 
Principato acclamato e «norato dalla Città. La pre- 
senza dì questo Giovine educato alla Corte animò i 
priacipalidel suo Partito , po^hè lo coDlideravano 
l'aj^ggio della lorograiulezza^eloroaostegnocon- 
tro qualunque nuovitàdi un p(^lo fluttuante ed in- 
qoietoila dolcecza,r«£G4>iUtàe la juniliarità con li 



^dbyG00\^IC 



iMmODCZIONE 4t 

altri Cittadini fecero smmirare i principj àe\ suo Go> 
Teme j e la Cittì gik sì adittavs ìnseBsibilmeote al- 
l'obbedienu di «a Priacipe. Il Papa però conosceva 
troppo bene cke 6ata&to che' il naovo Capo della 
Repubblica doTea partecipare con altri dellasua po- 
testà > restava essa ancora vacillante, è seggetta a 
^ualcbeinàovaEÌone, e clie l' opprimere una Repub- 
blica per metà è un espcHTe l' oppressore a trt^pe 
vicende^ peirid mutatoconsiglio pensò diassicurare 
con la forza al Nipote la Sovranità di Firoiae. Fu 
risoluto in conseguenxa di tt^liere tutte le armi ai 
Cittadini, efu stabilita ana Hiliaia permanente nel 
Dominio ncm solo per difésa delle FronUere> ma an- 
cora, per tenere armata la Provincia contro la Ca- 
pitale; le GitUl anhalteme furono decorate di {HTÌvì- 
l^j^efavOTitecoii uxi gavemo più dolce econ una 
|HÙ retta ammìnistraziònedi giustiaia. I Provinciali 
divenuti j se non di miglior condiaione, almeno e~ 
guaU ai Cittadini della Dominante, si affezionarono 
al nuovtf Governo, e stabilirono i più solidi fonda- 
MKnti della Sovranità del Duca Alessandro. Ma i. 
fiorentini all' opposto vedendosi degradati con la. 
perdita ddle antiche Magistrature, quagliati ai 8ud<- 
diti del Dcnninìo, aggravati da pesanti contribuiio- 
BÌ, raffrenati da severissiiAe leggi di polizìa, e mi- 
nacciati di un giogo ancora più grave con l' o^xio* 
ne di nnà Fortezza, molti dal dispetto, edaltridal 
tiniore n ritìrartmo dalla Città per macchinare nuo^ 
verevoloaioni,e tmtare qualche novità nrila Patria. 
L'allontanamento dei più potenti, benché volon- 
tarìo^rìsvegliò nei Cittadini meravigUae timcffe per- 
chè si croUrono esposti più facilmente aU' opio-es- 
«ooe e al capriccio del nuovo Sovrano. In. tal situa-. 
Aone alcunìpresero il partito di seguitare la sorte da- 



^dbyGooglc 



4a 1I«TR0DDZI0NE 

primi , e altri quello di dissimulare , e guadagnare 
ÌQ tal forma almeno la tolleranza del Duca , che 
sempre piìj inasprito dal timore j e dal sospetto noa 
lasciava di assicurarsi per ria di spavento e delle pe- 
ne le più servere. La morte di Clemente VII. suc- 
cessa nel i534 &ciUtb ai fuorusciti il modo dì effel- 
toare i loro disegni , e accrebbe al Duca il timore , e 
in conseguenza la crudeltà. Vìveva in Roma il Car- 
dinale Ippolito de'Medici applaudito da quella Cor- 
te come un perfetto imitatore delle vìrtù^edella gran- 
dezza di Lorenzo e di Papa Leone; pieno di amarez- 
za contro il Duca per vederselo preferito nel Gover- 
110 di Firenze riceveva sotto il suo patrocìniogli esuli 
Cittadini, e finalmente dopo la mortedel Papa si di- 
chiarò palesamente Capo del Partito nemico del Du- 
ca. Rappresentò a Carlo V. il governo tirannico di 
Alessandro, l'impossibilità di sostenersi a dispetto di 
tutti , e il pericolo di turbare la quiete d' Italia ; di» 
mostrb che esso era invitato dalla parte più nobile 
della Città a quel Governo, che li si competeva per 
nascita e per diritto ; che non li sarebbe stato mmo 
fedele del Duca, e non lo avrebbe meno dì esso aiu- 
tato con somministrarli danaro per le sue spedisdo- 
Ili; e finalmente che senza un giusto provvedimento 
la Città avrebbe chiamato in soccorso i Francesi. 
Nello stessotempo non mancò diprocurarsi un altra 
valido appoggio in Italia nella persona del Cardina- 
le Farnese , che già vedeva prescelto per salire al 
Pontificato. Convennero scambievolmente il Cardi- 
sale de' Medici di favorirlo o>n tutto il sao parUto 
periarlo eleggere Pontefice, e il Cardinale Farnese 
promesse che essendo Papa lo avreUie aiutato con 
tutte le sue forze per rìmovereda Firenze il Duca, 
f in caso che ciò non sortisse lo arrebbe investito di 



^dbyGooglc 



IlfTRODDZlORE 43 

Ancona, assegnandoli quarantamila scudi dì entratSi 
e dandoli in matrìmonio Vittoria sua uipote ctm dota 
assai riguardevole. Anche i Fuorusciti ioviaroDO De- 
putati al la Corte dell' Imperatwe perreclatnarecon- 
tro le V ìolenze del Duca, e l'infrazione delle Capito- 
laùoni di Firenze, e ne fu rimessa la cognizione per 
giustizia in Napoli, dove Carlo V. voleva fermarsi al 
ritorno della sua spedizione d' Affrica. L' apparato 
diquestoproceasorichiamò a Napoli i Cardinali Sal- 
viatij e BidoUì con i principali dei Fuorusciti, e il 
Cardinale Ippol ito, mentre andava a pwsi alla testa 
dei medesimi per assistere a questa causa personal- 
mente, fu prevenuto dal Duca con il veleno, che ìa 
fece morire a Itri nella Puglia. Questo successo an- 
nunzia la vittoria a favore del Duca, che in tal guisa 
restava senza competitore, e perei!), poco temendo 
deili altri ribelli, si portò a NapoU davanti all'Im- 
peratore. L' Istorico Guicciardini lo servi d' Avvo^ 
cato, ma quello che più di tutto mosse l' animo di 
Carlo V. (a il t-iflettere che poco potea fidarsi dì un 
popolo, che sempre aveva abusato della isua libertà, 
e troppo inclinava al partito di Francia, e che sotto- 
ponendo questa Provincia ad un Principe, che aves- 
se una sua figlia per moglie produceva lo stesso ef- 
fetto che tenerla soggetta al proprio dominio. Molte 
ancora contribuivano a stabilire questa massima le 
attuali circostanze d' Italia, e specialmente la morte 
del Duca Milano, e perciò fu celebrato col Duca il 
contratto matrimonia b, furono esattedal medesimo, 
condizioni molto gravose per assicurare le conve- 
nienze della Sposa, e gli fu fatto promefttere, che in 
caso ^li premorisse alla idoglie senta figli maschi, 
le Fo'tezze di Toscana sì sarebbero tenute per l'Imi 
peratore. 11 Duca fitsteggiante per ^aesta vittoria, e 



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44 INTRODtTZIONE 

per le notze con Hai^berita d' Àtiatrii se ne ritornò 
a Firenze a trioolàre dei suoi nemici, ore ricevè in 
casa propria Cario Y . , che ritornando da Napoli se 
ne passava in Piemoate per mnover gaerra al Re di 
Francia. Non vi fu più ritegno alle gravezze^ e alla 
severità; e il disegno concepito di militare per' Hm- 
peratuv l'occupò intieramente in valersi di tutti i 
mezzi per accumulare danaro; la sua superbia e le 
dissolutezze lo resero anche più odioso al pubblico, 
che fremeva sotto un gii^o così pesante. Lorenzo 
de' Medici, che era il suo più prossimo agnato ed il 
Ministro de suoi piaceri, finalmente l'uccise la notte 
dei sei di Gennaro iSSy. 

S.XV. 

Situazione politica del Dominio Fiorentina alla 
morte del Duca Alessandro j e suoi rapporti 
con li altri Stati d' Italia. 

£*a Bepnbblica di Firenze nata già da bassi prin- 
dp) ha avuto ancora lenti i progressi della dilatazio' 
ne del suo Dominio. Circondata per (^i parte da 
piccole Signorìe e da Comimità libere profittò del- 
le fliscordie civili e delle turbolenze, che agitavano 
l'Italia per estendere i snoi confini. Seppe secondo 
le circostanze valersi delie confcdcraaom, dei pat- 
ti, del danaro, e della f<ffca per ridurle sotto alla 
sua obbedienza, dì modo che nel corso di tre seco- 
li pervenne a misurare il suo Dominio dal mar Tir- 
xeno fino al Ducatod'Urbino 34 nuglia in distanza' 
dall'Adriatico. Ristretta fra la Lombardia, lo Stato 
Pontificio, e il Sanese trovò sempre più forti osta- 
xoli per dilatarsi, e nell'interni suoi scoavolgimen- 



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TNTRODCZIONE 45 

4i perlopiù perdeva quello, checoD tanti pena avera 
acqniotato in tempo dd nio vigore. Dopoché Fìren- 
me si arrese alle annidi Carlo V- le furono restituite 
tutte le parti del luo Dominio , e il Duca Àleaaan- 
dro ne divenne in seguito pacificio posaessore.Que- 
«to Paese , che circa un mezzo secolo addietro era 
uno dei pia opulenti e deliziosi, involto nelle comu- 
ni calamiti d' Italia , e lacerato dalle proprie revo- 
Inzioni , era divenuto uno spettacolo di miseria e dì 
compasaione ; la scoperta dell'America avea richia- 
mato altrove ilCommercioeleManifattura.Laspe- 
dìxìone di Carlo Vili, epoca fatale all'Italia, pro- 
dusse la ribellione di Pisa, che fu causa di tanto di- 
spendio, e della desolazione di molte Campagne. lia 
guerra dell' Imperiali e l'assedio di Firenze aveano 
distratto le migliori Terre del Dominio ; e la Qttà 
dc^ la Capitolazione dovè ricorrereallìarredi del- 
le (^iese per fabbricare tanta moneta da licenziare 
le Truppe dell' Imperatore. I fiumi e le acque sta- 
gnanti dominavano le Campagne ; le [roprieti era* 
no mal sicure per le confiscazioni, e per la prepo>- 
tenza dei Grandi; gli Agricoltori diapersi, e in Gne 
il Paeoe esposto alU fame, e alle più orribili care- 
stie. A tanti danni non potò riparare il Duca nel auo 
brave R^no j che anzi applicato a atabilire il vacil- 
lante suo Trono , dovè aggravare maggiormente i 
piqioli di nuovi pesi, e impedire in tal guisa quel 
•oUievDj che essi medesimi avrebbero procurato al- 
le loro calamità; ciò non ostante appena potè ridur* 
re le annue rendite dello Stato alla somma di quat- 
trocentomila Ducati; a questo m aggiungeva ^ che 
nel nuovo Governo il fastoso mantenimento delPrin- 
cipe^ il soldo delle Truppe per la di lui sicurezza^ 
e la iàbbrica della nuova Cittadella, loobbligavano 



oyGoOgIc 



46 INTRODUZIONE 

ancora ad un dispendio maggiore. Siccome la con- 
tinua Guardia di cinquecento Cavalli gli aworbìTa 
una parte considerabile di queste rendite^ perciò ìma- 
gÌDÒ là Milìzia permanente dello Stato pagata più 
con privil^ j edesenzionijcbe col soldo ot^narìo. 
Questa dipendeva da un Commissario scelto tra i 
Cittadini più confidenti; ed essendo repartita per le 
Citiate luoghi popobtì del Dominio^ invigilava a 
mantenére la quiete, e a tenere in timore ì.male af- 
fetti al nuovo Govwno. Una tal vigilanza si rende- 
va tanto più necessaria in quelle circostanze ^ atte- 
«a l'interna costitunone delle diviirse Comunità del 
Domìnio , che tutte aveano L^gi proprie j e per lo 
più discordanti fra loro. 

Fino dai tempi i più remoti era il Bòminio della 
Bepubblica diviso in due parti; l'una comprende* 
va'il Territorio originario di Firenze denominato 
Gontadojper denotare l'estensione della giurisdizio- 
ne dei Conti j che cosierano chiamati li antichi Giu- 
sdicenti della Qttà; l'altra denominata Distretto j 
in cui si comprendevano i Territorj che per conqui- 
ste , per sommissione spontanea di tempo in tem* 
pò si assoggettavano alla Repubblica. In ciaschedut 
na di queste sommissioni era massima costante di 
rilasciarCaTTerritorio di nuovo acquisto l'ossM'van- 
aa e il Vigore dei proprjStatuti^e l'eserciziodeilepror 
prif Uagistrature. Quando lo spirito di libertà ani- 
m&neH'undecimo secolo le Città d'Italia a scuotere 
il gi<^o'dd Regno Longobardico ogni Città ed t^ni 
Popolazione, detestando la l^slazione dei .Barba-r 
ri, restituì all'antico splendore la Romana Giuri- 
prudenza , e si costituì delle L^gi particolari ri? 
guardanti il eomodo e l'utilità di ciascuna. Queste 
Leggi [articolari, che si diconoStatuti^noa sonoal- 



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RITftODCZIONE 4f 

tro cfae proTTedimenti locali toccanti il Governo e 
i' economia delle respettive Gorouoità, e alcune cor- 
rezioni delGiuj Aoiuano concernenti principalmen- 
te le successioni. Avea Giustiniano con le Novelle 
Gostitozicme derogato alle antiche L^gi di Roma, 
tendenti a conservare i patrimon) nelle agnazio- 
ni t supponendo che nella Monarchia sia più utile 
]a moUìpUcasione delle famiglie e la circolazione 
dei beni , che la conservazione dello splendore nelle 
agna zionivl Legislatori dellsnuove Repubbliche rìas' 
sanserocui varieliniitazioni leantiche nia.isimeRo- 
nane^ ed in particolare le disposizioni della legge 
Yoconia , che dichiarava le fémmine incapaci di 
qualunque eredità. I Provvedimenti Locali compre- . 
si in questi Statuti , sictome sono per lo più occasio- 
nah e fatti in tempo della indipendenza > contengo- 
no qualche volta delle disposizioni non solo ingiu- 
riose f ma ancora pi'egiudiciali al comodo e all'inte- 
resse dei Territori Enilinii. Ciò produceva dei dissi- 
di perpetui fra i confinanti, anche dopo essere in- 
«H-ptwati nel Dominio di Firenze, e la Repubblica 
godeva di esserne l'arbitra per aver motivo di re- 
cedere dai patti della primitiva toro sommissioue.Un 
tal sistema di legislazione jAreva' che dovesse esser 
contemplato nella Riforma del i53a, ma siccome la 
£x'ma del Governo fu mutata in grazia di una sola 
famiglia, e non dello Stato; perciò i riformatiu'i eb- 
bero in mira di pensare unicamente a stabilire la 
potenza del nuovo Sovrano, e lasciarono che si fon- 
dasse insensibilmente una Monarchia con, le Leggi 
della Repubblica. Quindi è che i Popoli' variando 
governo, aenza aver variato le leggi, pmVarono nel 
loro spirito un contrasto ma^iore per aasuefiirsi a 
questa mutazione, il che sempre più impegnava il 



i,z.dbvCo(>glc 



ì{s ìinnoDDZtORC 

Duca a maggiori cautele per la aicvreiza AéHa pnv 
pria persfHia^ Perciò, oltre la severa proibÌEioiK del- 
ie armi , non trascurava d' investigare con le più 
esatte ricerche l'interoo delle famiglie e dà Moaa- 
et«-j ; inttHvssandon in tutte le circoatanae del loro 
governo! Riformò le Magistrature MuDÌcipaU dellff 
Gttft del Distretto secondo li Statuti di ciaschedu- 
na di esse ad oggetto di evitare qualunque diaùdio, 
che potesse nascere tra le famiglie partecipanti. So- 
-rerchiamente attentonellediscordie che insorgeva- 
no tra i particolari obbligava le partì a pacificarsi' 
con engere cauuoBÌ di somme assai ritevamti. Co- 
stretto a BostenMV gf interesn di qo^ che aieran» 
dichiarati fautoridel nuovoGovepROcendera la Giu- 
stizia vacillante ed incerta. Divenato S6iperi<n« alle 
leggi incitava eoa l' esempio i popoti a commettere 
quelli eccessi , eh' esso cob te propie leggi perse- 
guitava , dimostrandosi in tal guisa uno dei piò vi- 
ziosi Princìpi nel secolo il più depravato. 

L'Italia così feconda in revoluzionì ha variatoco- 
stumi secondo la diversità dei Governi e delle Na- 
ziem, che l'hanno doaùnata. Tirann^iata dai Bar- 
bari adottò i loro usi e la loro ferocia ^ e I» OMuer- 
TÒ fintanto che ridottasi in kho-tà^e stabilita hi po- 
tenza e la iranqiHllità nazionale potè profittare dei- 
comodo , che la propria situazione ti dava per la 
mercatura. It CommncioaMmatore delle E^zioait 
e che avvicinandole lira loro le inipira sentimenti 
di pace e di omaDità, addolci i costumi barbari dà- 
V Italiani , • gH richiamò a godere di quei comodi, 
e di quella quiete , che. sono il ^mio dell' indu- 
stria , e r effetto deH^opotenza . Da questa ne deri-^ 
vÒ il lasso > il rinescimento delle arti e dalle lec- 
ere , raccresemienlo delle Città , e f ereoìonQ 



^dbyGooglc 



' VfttOttCTXOHE -Ig 

£ molto fìJ^riche, le quali tdttsitift fanno l'orna tì> 
^frincipale delle medesime.IlmcoloXIII. rfll'epocd 
felice di <]uesto cambiamento indicatoci daDanteeda 
diversi latori eidiquelterapoXaCittàdiFirenze godè 
piùdelle altre di queatoTaBteggio,esuoi Cittadini fa- 
fono dei prì&tì A spargere per l'Italia il buon gusto 
« la pnlisa. L'AgricoHara già risorgeva dal suo ab- 
baiidoDamento;, le tnani&ttare si perfezionaTàn'o , e 
il cambio era divenuto una sorgente inestimabile 
dì nccbezoe; la parsimonia' renava nelle famiglie', 
ma il lusso non mancava nelle pubbliche oc- 
correnze, nell'ornato delle Fabbriche, e nell'eser- 
cìeìo delle Magistrature; l'antica ferocia era assai 
mitigata, e le revoluzioni nella Repubblica non c»- 
slavano più torrenti di sangue ; le leggi e l' autorità 
dei Magistrati prevalevano all'impeto naturale dei 
pt^lij e la giusttxia era amministrata con rettitu- 
dine e disinteresse. La fine del secolo XV. fu anco 
il termine di questa lelicità. Qoando Carlo- VIH. 
discese dalle Alpi riempi di spartito l'Italia , dì- 
storiiò il Commeroio, confuse gl'intereasi dei Ria- 
cipì, semind la discordia ; accese li animi dì ambi- 
zionie, e mutò i costumi. Una Milizia composta di 
Nasdoni fereeianme , la nuova forma di.guerr^gia- 
re edi &re uso ddla artiglierìa , ed una Infànt»ìa 
atta a resìstere alta CavaUeria, sorpresero talmente 
lo spirito dell' Italiani, che an-estati piùdallo stu- 
pore che dallo ^vento, diedero luogo al ' conqui- 
statore di scorrere tutta l'Italia a guisa di un lam- 
po. Prima collegati per la otmane difesa congiura- 
rono poi scaftibievoIra«nte alla loro reciproca distru- 
done ; impotaiti a ditendersi daper se stesa , e a 
distruggere àtlrui chiamarono in loro soccorso iaitm 
TI. - 4 . 



^dbyGooglc 



inazioni oltramontane. Quindi è cho oltre i Frandh- 
ai vennero a devastare l' Italia i Tedeschi , li Spa- 
gnoli , e li Svizseri. Questi ultimi come l^augne lì- 
bera prendevano soldo da chiunque secondo il mag- 
giore interesse. La loro infanterìa conosciuta sotto 
nome di Lanzìchinech armata dì un petto di ferro , 
di una spada al 6anco e di una lunga picca era ri- 
putata il sostegno d^li eserciti, e spesso decìdeva del- 
le vittorie. Quando l'Italia divenne il Campo gene- 
rale di battaglia de' più potenti Principi dell'Euro- 
pa tutte queste Nazioni si ritrovarono insieme a far 
prova del loro val(H%> e il Regno di NapoUelaliOm- 
bardi4 furono il Teatro di queste guerre. Siccome 
queste Truppe erano per lo più mal pagate spesso 
;ai ammotinavanoj o si ricompensavano col botti- 
no di qualche Terra. Alcune di esse quando cala- 
rono in Italia erano cosi male in ordine, e tanto mi- 
aeramentc equipaggiate , eh* gl'Italiani per derisio- 
ne le rhìaroavaoo Bisc^ni ; ta loro povertà in on 
Paese cbe ancera riaentiva dell'antica opuloiaa fii- 
ceva che non avessero ritegno, ed in conscgoeuza 
rilasciarono il fi-epo alle più on-ìbili devastazioni. 
Questo flconvolgimeoto nnìveraale nella Sovranità 
d' Italia , «.iccome sovvertì l'ordina e il lìstenia ge- 
nerale, così alterò ancora il carattere della Nazio- 
ne, ed inseBsibilment^ ridiw* twtioal nnafdice sta- 
to di forza. Un' altiematìva dì c|qiresaìoni e di vio- 
lenze è la somma ddli anaaU (Ù questo aecolo. I 
Popoli dovoaqMe radaicmie riroaatì privi del Gom- 
mercioecMl'Agricolturadoverono per necessitìi ri- 
- vo]|;ersi alle armi , e seguitare la sorte dei Grandi . 
L' ambizione avea già preoccupato ìPolentì, e quel- 
li che si lusingavano potere divenir taU ; ciascuno 
vendeva la sua alleanza o il suo servìxioa quella Po- 



^dbyGooglc 



tffiniada cui ^«rava maggior pro&tto; «ogni geae- 
re d'ìuiquìU fu posto in pratica per ingrandirai d 
per sottenerai. Così tojto ogni mez» alla mdnatria, 
i delitti fiiceTano strada «Ila gnmdexzfi , e perciò ai 
vide allora ripiena l'Italia diMainadien,edi Sgher- 
ri, che con i frequenti awaiMinamenti la ridusserw 
nn Teatro dì orrore, e un aggetto di aborrìmeata 
Il Duca Valentino può easere il modello del secolo 
in questo genere , e l' istoria dì Alessaiidro VI. suo 
Padre ci pud. conTmcere sino a qu4 s4gQo à era 
avanzata la corruttda. Le più enormi depra razioni 
dÌTcnnero £i8to nei Grandi; e il poter comméttert 
impunemente ogni eccesso era la più accertata ri> 
, prova della loro potcQxa. Le continue guerre^ e l'in- 
certezza della SOTrutìtà distraevano i Prìncipi dalla 
retta amministrazione di giusti zia,g i Tribunali era* 
no diretti dal iàvore e dall' intereise. Tutto questo 
però non impediva che Raffililo e Michelan gelo fa- 
cessero onore altalentoumano^ecbe Leone X. pro- 
movesse il genio,erisvegliaase le lettere. Tante e coù 
complicate rev oluùonì jnoduBsero nelU spìriti un fer- 
mento taled'idee,»rìsvegliaronQ li animialle novità, 
ealla rifar nudi modochesiaudavanoinsensibilmen- 
tepreparando tutte quelle circostanze, che poi com* 
binate formarono di questo secolo l' epoca per nm 
la più memorabile. La stessa Religiftie non fu esen- 
te da questo contagio , poichà tutto il Setteotrìoo^ e 
l'Italia medesima ebbero dei Novatori, Sorsero in 
conseguenza nuovtOrdini regolari, alcuni per istrui- 
re con le scuole, altri per edificare con l' esempio, 
e tutti fondati ad oggetto di tencv saldi i popoli 
nella rdìgioiie. Il Tribunale della Inquisìiione e> 
stese maggiormente le sue forze , ed accrebbe al se- 
colo molte altre calamità di stragi , di ribellioni « 



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5a IHmOTìUZIONÈ 

di gnerre. I nuovi tewri, che daU' Oriente e àaW 
Occidente sì ^avasarono in Eoropa, aconcertarono 
il sistema generale di economia, somministrarono 
al fasto un meggione alimento; e con un' apparente 
facilità di rapidamente ingrandirsi, tolsero alla ter- 
ra i migliori c(^tÌTatori. Un nuovo genere di ma- 
lattie, die insidiavano la vita e la propagazione del- 
lì nomini, concorse ad accrescere il cumulo delle 
comuni disavventore. 

Dopo che nella persona di Carlo V. ai erano ria- 
niti l'Impero, gli Stati della Casa di Borgogna, la 
Spagna e il Regno di Napoli, e che in conseguenza 
forze così preponderanti repressero l'ambizione di 
altri Competitori , si pensò in tutti gl'intervalli di 
pace tanto da esso che dalli altri Principi Italiani, 'a 
riparare in qualche forma lì antichi disordini : h> 
stato di forza che tuttavia sussisteva inspirava an- 
cora il sospetto e la diffidenza di tutti ; e in conse- 
guenza la persuasione e la dolcezza furono creduti 
mezzi troppo pericolosi alla sicurezza dei Governi 
per richiamare li uomini alla virtù ; perciò il timo^ 
re e lo spavento dettarono le Leggi, e i TribuDali, 
animati più da uno spirito di vendetta, che dal zelò 
della Giustizia incrudelirono contro 1* umanità con 
Torture , Bandi , Taglie, Confiscaziom e Supplizj di 
morte. A misura che sì aumentava con tal modo dì 
procedere lo spavento cresceva a ncora l'atrocità dei 
delitti, e sì distruggevano gli uomini senza poterli 
rendei: migliori; Don Pietro dì Toledo Vice-Re di 
Napoli , che con tanto impegno si era applicato al- 
la riforma di quei Tribunali confessò nel 1 55o a un 
Segretario del Duca Cosimo, dopo che egli sì tro- 
vava a quel Governo, nella sola Città di Napoli es- 
ser perite per mano della Giustizia diciotto mila 



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INtRODDZIONE 53 

persone. E ùecome per lo più gli uonvinì non sono 
mai malvagi wDza una caasa , perciò ì Governi ap- 
pUcati solo ad una artifiziosa polìtica suppletoria alla 
£>rza , mai non conobbero gì' impulsi principali di 
questi sconcerti. Le graveiee mal distribuite distrae- 
vano dall'Agricoltura , il Commercia era estinto^ i 
privilegi esclusivi opprimevano!' industria j e ladi- 
sponzione inspirata dalla miseria ccHidaceva al de- 
fitto; le particolari revoluzioni dei Goveniì d'Ita- 
lia cuitribuivano ancb' ense ad accrescere il nume- 
ro d^r infelici. Ogni Stato avea dei Fuorusciti, dei 
Banditi, e dei Ribelli; molti di essi aveano la ta- 
glia j.em conseguenza si poteva fare il Sicario im* 
punemente per arricchirsi , e sodisfare alla Giusti- 
lia . Fra. questi molti erano spogliati di Beni, e pri- 
yi di sussistenza, e perciò doveano' vivere d'iadu- 
6trÌ£ e a carico d'altri; gli ammutìnaraoiti fì^equem- 
ti delle Milizie spargevano da per tutto delle ma- 
snade di facinorosi , e di malviventi. Nelle Gtlà do- 
ve {HÙ vigibva la pubblica difesa, il timore e la dif- 
fidensa disturbavano la società ; un falso punto di 
Qutav, e i frequeuti contrasti tra i Privati alimen- 
tavano la ferocia : le donne ristrette oell' oscurità 
domestica erano gelosamente custodite , giacché 
l' interna direzione delle fàmigUe era forse l' unico 
diritto j che le leggi non controvertesso-o alli uomi- 
ni : ea«lusi dalla società delle donne non conosce- 
vano quella dolcezza di costumi, quella grazia e;pu- 
litezza, che suole inspirare la compagna del bel sas- 
sole siccome erano feroci , violenti e crudeli , spes- 
se tolte l' amore era accompagnato da qualche de- 
litto. Lo spirito di galanterìa introdotto in Francia 
da Francesco I. non aveva potuto stabilirsi in Italia, 



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a fNTAOBUZIOAE 

dove [iretalendo le forse Spagnole erano stoU adoU'' 
tati i costumi di quells Nazione. 

Oltre tatti questi mali comuni all'Italia, Fireozs 
aofirira quelli prodotti dalla recente sua mutazione. 
di'Govenio.Lepià potenti famigliedellaCitth, esuli 
dal Dominio le inaidiaTano per ogni parte la quiete, 
e macchinarano delle nuove revr^nzioni ; ciò nid- 
dopfHava il timore^e la TÌgilanta, accresceva le Gon- 
&8ceBÌonì ed i Bandi, e rendeva sempre più violenta 
lo stesBo stato di forza. Quantunque le Città del Do- 
minio preferi^ero il Governo di un solo all' antìcti 
HepubblicRj e il Baca tenesse armata la Provincia 
contro la Capitale, dò non ostante conoscendo l'in- 
cerleB2ade4siM Stato,avea risoluto di tenereuna Mi- 
lizia Spsgnofe, che maggiormente lo assicurasse , e 
l'avea chiesta all' Imperatore. Maggiore ancora fu lo 
sconcerto alla sua morte, poiché anco l'esterna si- 
ttiaEiane dell' ItaUa minacciava nuove aUeracioni a 
tjnelli cheaostenevanoilGovemo della Gasa Medici. 
S^bene net 1539 la pace di Cambrai eselndesse 
«tali' Italia i Francesi, e l' iutiera conquista del Du- 
cato dì Milano nel i535 ponesse un argine ad ogtà 
loro tentativo, ciò non ostante gl'interessi e li animi 
deiritàliaBÌ continuanHio ad esser divisi nei due Par- 
titi Imperiale e Francese. Dispiaceva loro eguaU 
mente il dominio dell'una e dell'altra Nazione; mai 
prevaleva iti molti il particolare interesse, perchè 
inalsatiotioslenutì da uno di questi Partiti, decaden* 
do esso vedevano imminente la propria rovina , o al- 
menoimpeditala strada a maggiori speranze. I Fran- 
cesi in tempo delle loro conquiste, disprezzandò li 
usi e i costumi dell' Italiani, si erano perciò poco 
ì l'affeiióne del popolo; ma non avendo pia 



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mTRODOZIONE SS 

birVB TÌT« in Italia jiuTiisTaDo t priocipàU delloro? 
partitoalla Corte, e gl'isgrandiTatio ad. proprio Re-^ 
gDo; il cbe maatoieTà vivo in molti l'attaccameato 
a quella Gorona>elo«pÌrito di servire alta medesi- 
ma ia ogni tnoTÌmeoto che succedesse. Li Spagnoli 
all'opposto, nsandodella dissìnmlaaìone inspirata lo- 
ro da Ferdinando il Cattolico, e mostrando più cfm- 
fideosa nella Nazione Italiana ricompensaraso lar> 
gamente^ ingrandivano nuove Faniiglie per aflfeazìo- 
narsele^ e le confidavano le piilt iniporLanti cariche 
della Monarchia.Con tale^irito, e con la piti esatta 
Tigilanza dominavano il Regno di Napoh^e il Ducato 
di Milano; e in tal guisa dai due estremi dell'Italia 
racchiudevano con le loro forse li altri Prìncipi (U 
questa I^vincia, che alcuni erano con loro ittlera- 
znente congiimti, ed altri erano coatrelti a tenersi in 
una perìètta neutralità. Il Dnca di Saroja, la Repuh» 
Uica di Genova , Lucca, Firenie, e Siena, henchò 
non S(^getti, erano però intieramente devoti all'Im- 
peratM«> che poteva liberamente disporre delle fbr- 
iedicìaacfaeduno.IlDncadi Ferrara, quello diUr- 
lùiM, e altri Feudatarj ddla Lombardia, lì mostra- 
vautt avTvni al pattito Imperiale, ed erano aostenuti 
dalla Francia io questa dìspoaBÌone, per potere in 
ogni evento rinv^lMre delle iiovìtà,«ten««occupa- 
^« in Italia le £irie-deUi Spigaoli. 

Le «Ine «ale PotMK, che in Italia potassero di- 
dùanvai libei« erano U Repubblica di Venezia , e 
il Papa -, k printa troppo de&tì gata dalle guerre so* 
stenuie in ctms^venia della Lega di Cambrai, ap- 
pi icataaristabilire tema ferae^ e intenta a &reurgine 
ali» pot^aa dei Tun^ , che le occupavano i suoi 
migliori Domini ^ Levante , si manteneva in utia 
•salta neutralità c<» l'Imperatore e eoa la Francia^ 



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56 DTT&ODCrZIOHE 

e poco o niuno ioteresM prendéVa nelli àflùri della 
Toscana. Il Papa era in drcosldiize molto direne* 
Fiiu> dal i533 reggeva il Pontificato col nomtfdi 
Paolo III. Alessandro Farnese Domo di rari talenti^ 
e di UDa non ordinaria sagacità, preoccupato da so- 
verchia ambizione di dominare, e di ottenere ano 
Stato per il suo. figlio Pier Luigi, coltivava 1' amici- 
ÙA di Carlo V., e di Francesco I . , e progettava dei 
Trattati di pace fraquestì due guerreggiaati Monar- 
(ìbi per unirli più facilmente nel punto dei suoi de- 
siderj. Nemico internamentedellTmperatore , pw- 
<hè si era reso ormai prepotente in Italia, dissimu- 
lava questa sua-pas^ione per tenerselo bene affetta 
^elle turbolcDKedi Religione in Gwmania, ma npa 
. mitncava però per vie indirette d' indebolirli il par- 
tito in Italia, e di opporsi a cjadlanque progresso à i 
quelli cbe lo componevano. Inalzato a questo grad» 
per operai Cardinale Ippolito de' Medici, finoda. 
quel punto s'interesBòcoo esso contro il DucaAIes- 
•andro, e sempre favori e protesse i Fiorentini ne- 
. mici erìbeUialmedesimo,coDpermettereaottaap- 
parenza di nealralitì e di tolleranza cbe formassero 
dei complotti nella Romagm^ per in&stwre teFroB- 
Uere. della. Toscana» Àrtifìzioso disseminat<H% di di- 
icordiefraìMinistriImp-,sirendeva poigratoaì me- 
desimi con o&irsi di giustificare olla .Corte la loro 
condotta, per renderli favorevolial suo PierLuigi,clie 
avea tutti i viz j del Itaca Valen tino senza possederne 
i talenti. Era il QAinistero Imperiale in Italia com- 
posto di Soggetti datati dì somma perspicacia, e mu- 
niti di molta autorità. Alfonso d'Àvalos Marchese 
del Vasto aveva il governo dello Stato di Milano, e 
il.coraaudo generale delle Traj^pe di Carlo V. in I- 
»U4. Andre» Dom en ?riacipe nella Repubblica 



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nmtoDcziONE s? 

di GeooTB, a cui avea donato la liberti, tà avea il 
comando generale della Marina dell' Imperatore. Il 
Re^o di 9fapoli era governato da D. Pietro di To- 
ledo, Uomo aererò, e odiato dalla Nazione , ma ac- 
cetto al suo Principe. Era Vice-Re di Sicilia D. Fer- 
rante Gonzaga troppo occupato a difen^^ dai Tur- 
chi le coste di quell' Isola , e troppo remoto per in- 
teressarsi nel Tortice' politico d'Italia. In Roma ri- 
sedevano col carattere di Ambasciatori il Marchese 
di Aguilar, e il Conte di Sìfontes, dei quali l'og- 
getto principale era quello d'invigilare non solo gli 
andamenti di quella Corte, ma ancora di tutte le 
alt^ piccole Potenze,d'Italia ; a questo effetto l'Im- 
peratore con diversi pretesti e caratteri teneva da 
per tutto Ministri, che esplorassero e corrispondes- 
sero con questi Ambasciatori. In Firenze dimorava 
il Cardinale Qbo, il quale nato da una Sorella di 
Leone X. ,era perciò congiunto alDoca di parentela, 
e coabitava con esso, e lo assisterà nelli affari del 
Governo j comeCapo del partito Imperiale nel Col- 
legio dei Cardinali essendo in disgrazia del Papa , 
Carlo V. lo aveva stabilito col Buca, perchè lo te- 
nesse saldo nel Partito Imperiale , e invigilasse so- 
pra li andamenti del medesimo. Tale era la situa- 
xione politica dell'Italia, e quelk di Firenze alla 
mwtc d«l Duca Alessandro de'Hedid 



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LIBRO PRIMO 

CAPITOLO PRIMO. 

Cosimo Medici è eletto Priocìpe di Firenie i ottiene un* 
Vittoria contro i Psonitciti a Mootemurlojéconfennato 
Duca di Fìrenie dii Carlo V ,- Altre diipotisioni di detto 
Imperatore n livore di Cosimo stabilite al Congresso di 
Nitu.. . 



J-iA GìtU di Fitenta, agitata per qaattro secoli da *~~ 
interae rtroltiùóiii, WMa aver taài potato stabilire di e. 
uba SornUL iti Gotctiio perihiaDente e tranquilla, ri- iSS^ 
dótta flii«lai«(ite setto l'aMt^ufo poteK di un solo^ 5i 
rìpouva acatusa da tanti travagli, «juaédó la violeata 
mòtte del I)ue« ÀteMandro la fidasse in nuove ca- 
kmitàjemveglièiQellJ «piriti ambiitiosi la Sédixione 
e il tunaakdi La sette dei € GeDndiD 1537 Lorenzo 
de' Hedioi privò di TÌta questo Pirincipe, e la di lui 
iDoru, che era stata occultata a tatti lino alla mat- 
tina , pcrvedfie fioalmeote a Aoti<la del Cardinale 
Gbo. Fusuopriuao pensierD di ridiiaoiare a Firen- 
■e Alcssdiidro ViteUi Capita» della Guardia del- 
l'flstiiito Duoa> che u' era as aeate, e d' introdurvi se- 
gpHuaaiU, e cmi la maasima odoità quel mag- 
gior numero di armati, che permetterano le circo- 
stanze; e contocato il Senato dei XLVUI. per no- 
tificarli questo accidente, farsi attribuire intnina- 
mente tutta la potesti di regolare a suo talento le 
Stato ina a nuovi provvedimenti. AsÀcvrò nella 
nuora Foneaza lyiat^herit* d'AdstriftVsdon delDu* 
ca coli i molali più prèiM e le s«rkMte, « itabiliia 



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fìo STORIA DI TOSCANA 

"ÀiT in tal guisa la tranquilliUi, comiqciò a trattare col 
diC. Vitelli, e con i principali Senatori, per devenire a 
'qualche risoluzioDe per l'elezione di un Prìncipe. 
Varie erano le riflessioni, che si presentarono alla 
mente del Cardinale e dei Senatori in questa circo- 
stanza; la prima e la più seria era il timore che Car- 
Io V., profittando dello specioso pVetesto dì vendi- 
care la morte del Genero, riducesse la Città in un' 
assoluta schiaTÌtii, mandandovi un Governatore 
Spagnolo, e dichiarandola una Provincia dei suoi 
Begni : che un interregno era sottoposto a troppe vi- 
cende , perchè i Fuorusciti di Roma e della JJora- 
bardia avrebbero posto la Città e ìlDominio in com- 
busttope, prìma che dall'Imperatore, che era in 
Sj^gna, fosse venuta qualqhe determinazione; final- 
mente che era impossibile stabilire una forma di 
Qoverno j che riunisse interessi, tanto diKordi, par- 
che tra iCittadini alcuni amavano i Medici; ma non 
laTiraiinide; altri detestavano i MeJici.e il loro par- 
tito j per avere un Capo a levo modo; e. altri desi- 
deravano il Governo Popolare. La Plebe, e le Città 
del Dominio preferivano il.GoTemo.di on aolo^ 
perchè C05Ì erano garantite dalla prepotenza, dei 
Grandi , ed quagliate ai medeiimi nell' osservan- 
za delle leggi ; ma erano credute però ÌDdiflEerentì 
ad accettare. per Sovnoio uno dei Medici > o chion- 
que altro ottenesse questo Domìnio. In tale incer- 
tezza però fii considerato esser necessario tenersi a- 
mica.la forza principale, e uoa discostarsi dal par- 
tito dell' Imperatore ., anzi fu creduto di nMi al- 
lontanarsi dalle determinazioni^ dal medesimo ma- 
nifestate, nel Lodi? a favore del Duca Àlasandro da- 
toin Augusta li aS OUobre i53o, in cui avea de- 
cretatQ^ che in mancanza del Daca Alessandro^ e 



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tlB. I. CAP. I. 6i 

sttót figli j ioyette succedere net Principato di Fi-'X^ 
rence il maschio più prossimo della Famiglia Medi-di C. 
d , confermando quest' ordine di succedere in iu- ' ^ 
finito. Quest' atto , riconosciuto dal Cardinale e dai 
Senatori per una' legge fondamentale , li ièce risol- 
vere di derenire all'elezione di un nuovo Principe , 
pacche la Dacheàsa Vedova non dava segni di gra- 
vidanza. . 

Due erano ì Soggetti, sopra dei quali a tenore del 
Ijodo Imperiale poteva cadere la scelta ; il primo 
era Giulio figlio naturale del Duca Alessandro, nato 
da una Donna Pratese , e in età di tre anni , sopra 
del quale il Cardinale e il Vitelli pensavano ti'a'- 
sferìre la grandezza del Padre , per assicurare in- 
tanto la loro propria nella minore età di questo fan- 
ciullo ; l'altro era Cosimo Medici in età di anni i8; 
questo giovine nasceva da Giovanni de' Medici , il 
quale avendo servito sotto il Marchese di Pescara 
nelle guerre d'Italia^ divenuto il restauratore della 
Milizia Italiana , morì ìu servizio dei Papa e delta 
heg» in età di a^ anni nel i5a6. La Madre sua era 
Maria, nàta da Jacopo Salvìati e da Lucrezia de'Mé- 
dici sorella di Leone X., Donna di molta prudenza, 
e talmmte affezionata a questo figlio, che dopo là 
morte del marito ricusò di novamente accasarsi', 
per assistere alla di lui educazioue, e al governo del 
piccolo suo patrimonio. Discendeva direttamente da 
Lorenzo figlio di Giovanni di Bicci , e fratello ca- 
detto di Cosimo Padre della Patria, se non che Lo- 
rento il Traditore , procedente dallo stesso stipite 
per linea maggtornata, sarebbe stato il primo chia- 
mato dal Lodo Imperiale, se l'attentato commesso 
non l'avesse degradato da questo diritto. Questo ra- 
ino cadetto , che in tempo del Governo popolare si 



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6i STORU DI TOSCANA 

' ^GtTcra rese accetto alla Repubblica , poco favorito Ì^ 
d>_t^' Leone X. , fu poi perseguitato da Clemmte VU. , 
^allorché, estinta la legittima diaceodenaa del Gran 
Cosimo, volle fiiTorire i Bastardi io pr^udiiio dei 
prossimi Agnati ; a tal* efletto [xvciùò il Papa i)ì 
tener lontano dalla Patria Giovanni^ dandoli il go* 
Terno di Fano a perpetuità per euo e suoi diacea- 
denti , con troncarli però tutte le f brade d'ingrao- 
dirsi ed emulare i Bastardi, che esso aveva esaUati. 
Per tali ragioni riscuoteva questa Famiglia in Fireq- 
ze la commiserazionecl'amore di tutti Cittadini; 9 
Cosimo benché giovinetto era iatemamente amato 
da tuttij non solo pe^ i meriti e la gloria del Padre, 
ma ancora per l'eapettativa che dava delle quaUtìt 
sue personali. Sopra di esso rivolsero le loro mire:i 
principali del Senato, i quali erano Francesco Guic- 
ciardini r latorico , Francesco Vittori , Ottaviano 
de'Medici, e Matteo Strozii. Riflettevano concorde- 
mente, che eleggendosi il Bastardo del Duca.defun- 
to , il Cardinale e il Vitelli sarebbero stati 1 Tirao- 
qì della Città, quale non conveniva in veruna ibr- 
xna abbandoQEire al governo di forestieri ; che Co- 
simo educato finora privatamente, e avendo già spe- 
rimentato il peso della spggezzione, faceva sperare 
sentimenti più umani, e un governo più moderato; 
che essendoNipote jjel Cardinale Salviati, il quale 
«^ di somma aatorìtà fra i Fuorusciti, sareUte sta- 
to più fàcile il riunire per questo raezao li animi, e 
gì ÌDlcTessi di tanti Cittadini dispersi per 1* ItaUa , 
e resUtuirli alla Patria. Questi sentimenti, pruden- 
teinente insinuati nelli altri ^ fiarmarono ìu breve 
r opinione costante del ma^ior numero da Sena- 
tori , che finalmente dovè prevalere a queUa del 
Cardinale e del VitelU. Perciò introdotto segreta-- 



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. LDI. I. GAP. ì: . & 

tfiAile io QUk Couao , che n' era assente , e pre- &^ 
KPtato ai Senatori, Tu li 9 di Geonaro 1537 elettoci C. 
■écoudo U ordiili Cafro prinario della Città iti ft- ' T 
rensc e suo Ihoìinio, con la madesioia potestà cbe 
avevv il One» Akasaiidro, e con k preminense at- 
tribuite il «fl(k«modalLodoIiiii>erìal*;aperc]iè 
la Cìuà uoo si sgoawataasB per ^èata denone, cor 
altro decreto dimostraPOOO dì moderare l'effrenata 
potestà dell' «lUiito Dpcà, ^laegiuBdo all'Eletto un 
C(Misiglio , e litttttaadoli una prestazicaie di danari 
dai pubblico erario per il decente ino trattamento. 
La Plebe ricevè di bnoD grada il ddoto Principe e 
lo acclamò lietamente, i Gttadini desiderosi dì no- 
vità ne rionaero aHlibii, e le Città del Dominio, ve- 
-dendo stabilito U nuovo Governo , crederono assi^ 
curata ancora la loro tranquillità. La pubblica alle- 
grezsa fii però in brere disturbata dal Vitelli , al- 
iMTcbà impadruDÌtoai con artifizio della Furtezia di 
Firenze protestò di tenerla a nome dell'Imperato- 
re , e per sicurezza del preie&te Governo. Forae li 
era pota lobbliganone latta a Napoli dal Duca Alea- . 
aandro , orrero non contento delle pccbecze am- 
ff aasate nel sacco dato dai anni Soldati alle Case dei 
Medici^ l'ingordigia gli auggerì qneato meszo, per 
gnadagoarai a suo tempo una riconipenaa o dall'Im- 
peratore da Coaimo. Le cirooatauae obbligarono 
il Prìncipe e il Senato a dÌMÙmulare^ perchè da mol- 
ti maggiori traragli erano minacciati al di &uri. 

Alla mort^ del Duca Alasaandro il Cardinale e il 
Senato aveano già partecipato il oaao ai Miniatri Im- 
periali, e ipeditone ravviso all'Imperatore, che al- 
lora si trovava in Caatigtia. Il Marchese del Vaato 
inviò ^>editarnente a Firenze Bernardo Santi da 
Rieti Veacovo dell' A<[uila con ampliaairae iàcoltà ^ 



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64 STORIA. DI TOSCkHK 

amT non solo per trattare ed asùaten agi' interèsn delk 
^'^ Duchessa Vedova, ma ancora per mantenere la Cit-' 
^tà sotto la devozione di Cesare. Anche il Principe 
Doria spedi per lo stesso effetto l'Abbate dì Negra, 
ed ambedue questi Ministri esibirono al naovo Go. 
T^rno le forze dell' Imperatore. Fu perciò accelera- 
ta la marcìadeUeHiUzie Spagnole, richieste già dal . 
Duca Alessandro , e comandate da Francesco Sai^ 
miento ; e il Marchese del Vasto spedì anch' essa 
nuove Truppe comandate da Pirro Geenna: l'ant- 
mutinamento dei Fuorusciti alle frontiere, e l'an»- 
bizione di Paolo III. rendevano troppo neceesvj 
questi soccorsL U Papa , appena udito il caso dì A- 
lessandro, aveva ìmagìnato che la Toscana sardsbe 
stata un pascalo ai suoi disunì ambiziosi , e che 
alimentandovi la discordia e la guen-a^ avrebbe po- 
tuto fàcilmente stabilirvi unoStato per il suo Pier 
Luigi; e perciò dopo essersi obbligato la Duchessa 
con la solenne spedizione fattale del Vescovo di Pa- 
via , ed avere esortato i Magistrati alla concon^a , 
insinuò segretamente ai Cardinali Fiorentini , che 
erano in Roma di portarsi speditamente a-Firenze 
con li altri Fuorusciti, con animo in apparènza di 
conciliare lispiriti^ ma per Impedire sostanzialmen- 
te che la Città si tenesse per l' Imperatore, e pre- 
venire le forze che avessero tentato introdurvi i Mi- 
nistri Imperiali. Ciò non ostante dissimulò cosi be- 
ne la nuova dell'elezione di Cosimo portatali da A' 
lessandro Strozzi, che esibì tutta l'opera sua in be- 
nefizio della Città. Intanto però Pier Luigi Famiese 
meo politico del Padre spedì a Ksa un suo (can- 
celliere; per trattare di corrompere con l'oro e con 
le [H-omesse il Castellano di quella Fortezza , per 
.averla in suo potere ; e benchèquestoGaocellìere 



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«n frmB rt iP Bel tormento tutto il Trattato; e le ùtra-'^ 
soni t che arerà, iial suo Padrone, ciò non ostante di G. 
fu rilanciato liberamente per non dispiacere a Soa ^^^ 
Santità. I Cardinali Fiorentiai Salviati , Ridolfi « 
Gaddi intrapresero la loro ^«dixione a Firenze ;-.e 
Fili[^ Strozzi introdusse nella Veldicbiana due- 
mila Armati commdati da Roberto sito figlio, per 
secondare le nnovità e i tumulti^che iCardàialii^ie- 
ravano di suscitare. Le Fanterie Spagnole e quell* 
del Marchese del Vasto ««no contemporaneamenta 
transitate dalla Lunigiana nel Pisano , per avrìci- 
nara alla Capitale. In tali circostanze^on temendo 
più Codmo dello^irìto sedizioso dei Cardìoali pen- 
so d' inritarli ad entrare nella Gttà pacificaiheate^ 
dimostrandosi proiito di trattare tanto coneasi cb$ 
con i principali Fuorusciti , per stabilire tutto eie 
che potesse prodarre la quiete^ la sicurezza, e il co» 
modo dei Cittadini. Si portò ancora ad incoatrarU 
personalmente , e mentre essi iiir ono presenti alle 
acclamazioni della Plebe per il nwro Principe, si 
persuasero che ogni loro tentatiro. sarebbe stato inu- 
tile ed infiruttuoao. Dopo rarie proposizioni fustabtr 
lito tra Cosimo e il Cardinale Salriati, cbe si sarebr 
bere licenùate le Truppe di Valdichiana assoldate 
dallo Stroaaò: che si rimanderebbero a Geoora le 
Fanterìe Spagnole : che sareUiera rimessi in Patria 
tutti i Fuorusciti , e finalmeute cbe Cosimo sarel>> 
he rìconoBciiito per Principe della Città. Avrebbe 
desiderato il Cardinale Cibo che la causa dei Fuo< 
rnsciti fosse inderamente rimessa Bell' arbiicio di 
Carlo V., siccome fu &tto nel 1535 sotto il Dnca 
Alessandro ; ma poiché il Salviati areva adempito 
al Trattato con licenuare le Truppe^ così ¥oUe il 

r./. 



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£6 STORIA m TOSCÀlfA. 

j^„ Vescovo dell' Aquik die si sodis&cesse por b parto 
di' Cdi Cosimo al ncbìamo dei Fuornaciti > pncbÀ^ li- 
^^^7 inanendo in 900 potere le forse dello Stato, mr me- 
glio averli deatro cbe fuori. Ma quelli cke aapira- 
Tano alle novità vedendo per questo accordo fre- 
nata la loroainbizìoDe , lo disapprovarono aperta- 
mente con ritiravsi dalla Gitti, e macchinare nuovi 
complotti alle freotiere dello Stato Ecclcaiastìco. 
fialviati e Gaddi erano restati in Firease per ten- 
tare piùd'a|^esso ^lianimideiCittadinira inspirar- 
gli la sedizione; il primo, attesa la parlitela che ave- 
va con Caterina dei MediciDelfinadiFraiicia godendo 
il favore di quellaCorte, era dicbiarataraente vdo 
dei Capi principali del partito Francese in Italia. 
I^usingavasi egli per meozo dì larghe promesse di 
ientare l'animo delNipote e deUa Sorella j e rimao» 
. -verli dalla dcvaaiene di Cesare , o almeno «paven- 
tar Cosimo con meUerli ìb vedoU i pevicéH del 
FrÌDcipatOj e^ maaifissla protenone dd Redi Fran- 
cia per i Faorusciti/I^er tal mpdo di proceda» co- 
nobbe il nuov»GeTerno quanto pericoles» sarebbe 
stata una più lunga permauenia di questo St^ggetto 
in Firenze , perciò minacciato dai Vitrili ai ritiri 
prontamente a Bologna. 

Sebbenequestisaeces» aveaseroassìauFatAla quie- 
te della Gttà e stabilito il Frincìpato 1^ Gonaie , 
ciò non ostante il nuovo Governo bob si eredi tra»- 
qnillo fintante cherinqperatore npn ebbe in qual- 
che forma maDÌfesteto le sue int^utioRÌ. Era Cvlo 
-V. informate di tutti li accidenti della Città , non 
solo da Giovanni Bandìui, che si trovava alla sua 
Gcvte ìd' qualUà di Agente fino d^I i536, ma anco- 
ra da altri Mimstri spediti dal Senato e dal Cardi- 
nale , e ultimamente da Bernardo de 'Medici Vesco- 



^dby Google 



- H». f. GAP. I? --: p 

99di ForUiBTiato da Gonmea partecjpttrlì la «ua"A^ 
élflùone; 9 coqaìderaqcio che pcndeote la gaeiTa<U<; 
eoi Re di francia ia Piemonte troppo periciHosD*^' 
era il tentare tiovità in ToscaBa^ e dall' altro canto 
aasicorato col p^poddUa Forteue e delle Truppe 
introdotteTÌ, che ì suoiDemici non potevano avvaiw 
ti^;giai» per qoesta parte, rÌMlrà di non innovaro, 
dando all'aHare un trelio di lungbezuedi Satmai- 
liti t per profittare del tempo e delle circoaUnxe. I« 
cmsegueDza di ciòcon suo dispaccio dato in Vagli». 
dolid r altimo di FeUirajo i5^, incaricò il Mafw 
cbeae di ÀgailaT^ e il Conte di Sifontes sooi Ani' 
basciat<wi a Roma di portarsi in FìrenWjper quivi 
trattare e stabilire tutto ciò che poteaae assicurare 
ia quiete della Città , e gì' interessi e la convenicn* 
la della Duchessa . Di questi due Ministri portoasi 
a Firenze il Kfuntea , il quale espolorati gli aniim 
dei GiUadini, e sentiti i Personaggi spediti dai Fu^ 
nucitipper trattare con esso della riformaddlo Sta- 
lo ; dichiarò non esser luogo a veruna innovazione^ 
« in conseguenu potere essi ritornare alla Patria 
in vigore dell' l&dulto pubblicato da Cosimo. Dir 
duarò inoltre con suo Atto dei ai Giugno iSJj 
l^ttima e valida relesiooe di Coamo^ come prò» 
«edenle dall' wdkie stabilito nel Lodo Impwiale 
Abì iS3o^ confermando al medesimo tutta la potè- 
■U^t^Ueiveminensa^ che aveva ilDucaAleasan»- 
dro, da usarne liberamente fintanto che l' Impera* 
tofe non avesse spedito la sua rati&casione. Prov* 
vide ancraa agl'interessi della Duchessa Vedova, 
e riflettendo die tutti fieni del Duca Alessandro era- 
no ipotecati alla medesima per le obMigazioui e con* 
fessioni da esso iàtte a Barcellona ed a Napoli ,. e 
«be altresì pretendeva Cosimo pervenirseli Ijberap 



i,z.dbvCo(>glc 



<8 sTofiu tit fdseiirA: 

J^niente,Don tanto perii Lodo del i^St pronanmat* 
dì dtra Goaimo Padre della Patria e Pier Fcancesco di 
1537 Lorenzo de' Medici, quanto fet il BdeconuniiBo, io- 
dotto da Glflmente VII preae il compenso cbe cre- 
dè più vaDtagJsioso alla Vedova , e aenta pr^iudi- 
care ai diritti dell' una parte e dell' altra fece che U 
Duca prendesse in affitto da Madama d'Austria p^ 
tre Bimi tatti i Beni Stabili, esistenti nel Dominio», 
per la somma di 750D. scudi d' oro. Stabili ancora 
in Vigore dell' ofaUigazione fatta a Napoli dal DtF- 
■ca Alessandro, che le Fortezze di Firenae , Pisa e 
Livorno si tenessero aniHnedcil' ImperatorCj e per 
servire di guardia a difesa al novello Principe. 

La proteaiiHte dichiarata da Carlo V. per il ntf»- . 
To Governo- riempì la Città di consoIanoDej mai 
Fuoru«;iti ben presto gli prepararono nuovi disa- 
stri. Aveano costoro fino dall' elesione di Cosimo > 
e poi ma^iormente dopo la ritirata del 'Cardinale 
Salviati da Firenze , infestato le frontiere éxA Do- 
minio con piccole sorprese^ tentativi , e complotti , 
particolarmcnteal Borgo S. Sepolto, a Sestine^ e 
« Castrocaro; ma la vigUanaa di Cosimo, e la fedel- 
tà dei sarà Miniatri non gli 'permessero dì stabilir- 
visi solidamente ; qaello però che più' richiamava 
la loro attenzione era Pistoja. Questa Gttii per bar- 
Ittra e inuskata politica deUa Repubblica di Firen- 
ze, non potendo a tenore delli antichi suoi privil^j 
esser tenuta in freno con una guamigìoiie , era go^ 
vmiata e indebolita con tener vive doe Fanoni ^ 
che continuamente si distruggessero fra di loro. 
QuesteFazionij'cfae nei precedenti sec^aveanoin^ 
fierito sotto diverse denominaziani, prendevano al- 
lora il nome daUe due ^ncipali fiimi^ie che le di- 
rigevanoy ed erano conosciute sotto il nome di Par- 



^dbyGooglc 



' LIB. L Cip. t. «^ 

he GanctUienij e Parte Panciatìca. E siccome in ai- ^„_ 
mili cHcoatabw è nètl' («dine delle cose che lAadi C. 
Fazione adotti sempre i flentimenti cwtrar) a quel- '^^ 
li dell'altra, perciò la Farle I^Dciatica «Tendo adut- 
tato le tnasnrae del nuovo Governo, e gì' ioleressi 
dì Goaimo^ la Parte Cancelliera teneva intelligeaKef' 
ed operava a faTore dà FuomKitì ; e qoaotuoque 
da Cosimo fossero state spedite in qaetia Città Ui- 
licie, e prudentifilinistriper iàrvi osservare la quie- 
te, ciò non ostante la Campagna erftcontjnuamcat 
te infisstata dalle scaramuccie delle dne nemicha 
Fazioni. Dopo che. per la dichiarauone di Sifuntet 
videro i Fuorusciti troncata ogni strada a ristabi- 
lire pacificamente 1' antica Repubblicaj.giudicaro- 
no non restarvi da tentare altro mezzo che la forza; 
eperciò ottenuto dal Re4i Francia un soccorso di 
danari , impegnarono Filippo Strozzi il |HÌi ricco- 
£ca.loro,per cqptribuireprìncipalmenteaU'impresaj 
e avventurare alla sorte delle armi la libertà della 
Patria. Aveva egli ricevuto in sua casa Lorenzo Ìl 
Traditore, e con rara genorosità aveva congiunto in ~ 
Hatrimonio a due proprj Figli due Sorelle dd me-' 
de8Ìmoaenudote.Queatim«ritiete8uericch«ze gli 
conciliarono molta autorità fra i Fuorusciti, talmen- 
techeera dae8SÌre|Hitatocomeiloro sost^fuo. Confi* 
dando pertanto nella protezione del Re di Francia, 
•nixnato dallo qnrito guerriera di Pietro suo figlio^ 
e Inàogato dalle intelligenze e promesse della Par- 
te Cancelliera dì Pistoja , risolvè di muovere l' ar- 
mi contro Cosimo. ICardinalì Fiorentini non sim^ 
scolarono apertamente in questo aHare per non at- 
tirarsi snaggiore indignazione deirimpentore,che 
già li &vea sequestrato ì frutti dei benèfizj che pos- 
sedevano nei swtt Stati, e percbèas|iùiuu!U>dasche- 



^dbyGooglc 



^ ytì STORIA. D) TOSCLNA. 

^„, duuo al Papato, qiieaU impresa non gli iàcensis o4 
di CtaUcolo per coosegoirlo. In Bologna m fece la massa 
' 'generale dell' Esercito da muoversi contro la To* 
Bcana in numero di quattromila £iDti; e il Papa e ì 
Suoi Ministri dissimularono francamente tuUe que* 
fte operaxìonì. Il Governo di Firenze , esattaiAento 
informato di tali apparati, non mancò di maodarh 
incontro lì Spagnoli del Sarmiento^ che ancora Don 
erano licenziati^ i Tedeschi di PirroGolonna, e una 
parte della Guarnigione del Castello sotto.il Vitet 
li, acciò questi tre Corpi^ uniti alle altre Milisie del 
Dominio e alla Parte Panciatica , agisB«t> all' ceca- 
ùone.Iìi Città fìipubblìcataaottoildi3o Luglio 1537 
una legge , che cHrdiuava a chiunque di tenere dopo 
la meu' ora di noU« il lume acceso alle finestre 
della propria Casa , sotto pena di aS fiorini ki^hi 
d' oroj parimente prtHbiva a tutti il passeggiare per 
la Città dopo detta ora senza una espressa licenza , 
«otto j)ena di essere svaUgiato. e di esserli troncata 
Una manoisìdichiarava che chiunque in occasione 
di strepiti j che insorgessero p» la Città tanto -dì 
^orno che di notte, non si fosse ritiralo nellapro- 
pria Casa potesse essere, inpimemente ammatoato: 
«d ogni CoaveoticoU fu assonata la pena di 5oa 
fiorini larghi d' oro in oro^ Queste furono credute 
le pili utili disposìùoni j per assicurare b quiete ìb- 
tjenia della Città , mentre al di fuori la sorte {»«> 
parava a Cosimo la. vittoria. La difformità di sen- 
timenti , male ordinario in simili intraprese , e la 
discordia, procedente dalla varietà degl' interessi, fe- 
cnocheBaccioValorijOno dei principali trai Fuoru- 
sciti, con piccofós^^to di circaottanta armati, con- 
fidando nel numero, e nei movimenti della Parte 

£ancfllUer«> « nelle genti di uaa awt Yilb vicina a 



i,z.dbvCo(>glc 



Pk^tOf'mtieipò dà Bologna la marcia per portant i^ 
i» detto loDgo; ìunngandosì di poter quivi 'col cr&-^i G. 
dito e cab l'autt^ità impadroDÌrti di Prato, e di"'^^^ 
atratroÌD t^goisale forse diGoainiQ>eforseconla 
Ola Ticiiuuitanfrv^UareiqFireiizeqQalcbe tumulto^ 
Fd seguitato in quatto disegno da Filippo Strozzi; 
ma ambedue trovati tsuì i loro peoaieri > ai fi>rti& 
earono in MoAtcmurìo antica FortibEio^ridotto già 
•d nao di abitacione , ina situato vantaggiosamente 
par lBdifesa;<pÌTÌ fbroao rinftxvatidaUa Parte Canf 
ceUiera; e da un diataccamenta di Soo Fanti con* 
dotti da Bologna da Piero Strcou. Ha sopra^iunti 
dalie MiliEte di Cosimo i dueCoq)!, cioè quello dellA 
Parte Gancelliera, e il Distaccamento d^o SroEsi« 
e diapeiiì por opera dì Federigo da Biontauto , eh* 
aveva il comando delle Miliiue dd Domìnio,riniaM 
aolo il FortiUzio asaediato dal Colonna, dal Vitelli, 
e dalli Spegn<di. Eà'ano quivi Tcfugiati con Filipp» 
Strozai e Baccio Valori i principali tra i Fuorusci* . 
ti, e aolo a Pi«>o Strorai era rieacito di salvarsi per 
la Blontagna. L' importansa dei prigionieri^ e il ti- 
more, che ac^traggiugaease ti rimabeote dell'Eserci- 
to^ serTiroDodistimolo alli asaedianti per sollecitar* 
con tttttoil vigore la dediaicaie del Fortiliuo , che 
finalmente fu occupato per forza. Filippo Stroza 
volle anrcndersi unicamente al VìteUi ; d^li altri 
alcuni ai arres«« j altri furono fatti prigionieri , e 
s'imposero ciascheduno una Tagha. Questo fattA 
accadmo li 3 Agosto iSS'j scoraggi il rimanente 
dell' Esercito dei Fuoroaciti per avanzarsi nel Do^ 
mioìo, e riempì di allegTtzxa Conraoj che ai vedevA 
tolto il più forte ostacolo alnaacente snoPrinqipBtOk 
Olire Filif^ Strozzi i più illustri piigiottieri fa- 
rono Baccio e Filif^ ValQii , Anton Frauoewio deU 



^dbyGooglc 



ft STORIA DI TOBCàNA 

^ liAibizzi,eBernirdoGaDÌgiani. CoBtorò-condoUi id 
diC-Fireoze in vile equipaggio, e umiliati dfrranti a 0(h 
*^^7aiiu> furono coDsegDati alla Giustizia ordinaria per 
CBaer- giudicati come ribelli, a riserra però dello 
Jìtrozzi,.clied^ Vitelli fu ritenut»inForteuta adi' 
cpoaizione dì Carlo V. La morte fu la pena ghwidir 
cameate imposta a costoro , e questa fu es^uita con 
celerità , per prevenire tutti quelli ostacoli ^cbe ave- 
rbbbero potuto frapporre il &rore , V interesse , e la 
potenza dei Ministri Imperiali. Cosimo cousidnò 
questo successo per l'epoca vera del «io Principato, 
eù applicò fio da questa momento a svilupparsi da 
tutti-queiTÌncolij nei quali lo aveano finora (eiuite 
avvolto le circostanze. Il riguardo dovuto-ai princi- 
pali Senatori , che aveano promosso la sua efeùone , 
e la soggBzoine che gt' imponevano i Mioistri del- 
l'Imperatore erano catane tro|^K> peséati perilge- 
.flio elevato di questo Giovine, che non sofifrìra di 
partecipare con altri il Principato elaglorìa. Comin- 
ciò pntanto a ristringere la coguizione dellì «ffiiri 
fra-.pochi dei suoi confidenti, fintanto che issetaai- 
lùlmente a rese Idwro e indipendente da ogni ri- 
guardo. Pensò «Mcora esser questo il memento op- 
portuno per stabilire con splendore la sua Famiglia^ 
.e Nndersi rispettabile al di fuori non meno ette frft - 
i suoi Cittadini. Perciò in occasione di spedire a Car- 
la y^ Averardo Serristori j per parteciparli la TÌtto- 
xìa di Montemurlo,diraandiì'in matrimonio Mar- 
gfa^ta d'Austria j la restìtuaione delle £orteaxe, la 
«oitsflgna di Filippo StroKzi nelle sue forse, e la ra- 
tificazione dell'atto di Sifuntes. Accolse lietamente 
l' Imperatore la nuora della vittoria , ed approvò 
l'esecuzioDe fatta dei prigionieri, promettendo aCo- 
fioM tutto il suo favore: e certamente lo avrebbe 



^dbyG0(ìglC 



■ 1IB.T.CÀP.T 7l ^ 

bitébiAo, MgU artifix) del Papa &on glielo aveasero ^_ 
GontratUto. Dopo che questo Pontefice avea cono- di C. 
•ciuto che releziiKM di Cosimo garautita dai Mini- ''^ 
atri Imperiali disturbava tutti i suoi dis^ni sopra 
la ToscaDa, imaginò non ostante di ritrarre tutto il 
profitto che si poteva da questo casa,cou ridurre Co- 
nino ai fuoi voleri dandoli in matrimonio Vittoria 
Pamese sua nipote; e ottenendo dall'Imperatore 
Margherita d' Austria pv Ottavio altro suo nipote^ 
pensò d'indurre Cesare in una certa necessità dicon- 
atìtairb nao Stato. Con la coDclunone di questi due 
matrìmoDJ non podeva la speranxa di stabilire il 
Farnese in Toacana^e dare a Cosimo una ricompeib- 
n nel Oomioio Ecclesiastico; essendosi già prefisso 
«ti superare l'anibixione di Clemente VII. nell'in- 
^randirelasttà Famiglia, ed atrìcchirla di Stati. In 
consegaenia di ciò fece trattareil matrìraobio di sua 
-Kipotepermeasodel Cardinale Cibo, al quale, nel 
«aaò che ne succedesse la conclusione, promesse di 
icatttuire la Lesione di Bologna, che li avea tolta, 
eiCaatdli diraatili da Leone X.; e di più darli in 
Feudo Gttà di Castello, e arricchirlo di benefixj. Il 
Cardinale non si lasciò sedorre da queste promesse, 
« Coaimo ben conobbe che la caduca protezione di 
OD Papa in queste circostanze non poteva esserli di 
fcron giovamento. Perciò inasf»ito sempre più il 
PUitefice per questa repulsa , senza dichiararlisi 
apertamente nemico, non tralasciò veruna occasio- 
ne di molestarlo con cm l'imposizione di due De- 
dme nel Dominio^ sotto il pretesta dei soccorsi con- 
tro il Turco, e eoa inquietare i Popoli con interdetti 
e censure per questa causa. Ma una violenza più 
manifesta poco mancò, che non gli conducesse ad 
una aperta rottura. £n io Toscana situato tra i con- 



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___ 74 STORIA M TOSC&NA 

^, fini di Più e queUi di Lucca l'aoticò Spedate del* 
di C. l'AJtopascio, già rasìdeaza di un Online di CaTalieri 
"^7 di quHatò nome, e allora rìdottjo unicamente a Ospi't 
zio di Poveri^edi FeUi^;rÌDÌ; le adìaceati Gamjngm 
che gli apparteneTano, essendo molbt fèrtili in graV 
noj somministraTano «Ila Città dì Firenze una co> 
Apicua quantità di queslo genere per il consumo; a 
Ul frontiera era molto opportuna per swcitare da 
questoduogo in Toscana dcUe nuoTità. Il Padrona^ 
to apparteneva alla famiglia Capponi, che ktavcTt 
acquistato più per dotazionej che per privileg) ot* 
tenuti dai Papi. Essendo per' recare questo bènefi* 
zo credè Cosimodi molta impOTtanst il farlo cadere 
in persona di sua confidenae, ed ottenne dai Padmi* 
ni la presentazione a suo piacere ; ebbe ancora dal 
Papa speciale promessa, che non sarebbe interpoate 
alcuno ostacolo a detta presentazione. Ha appena 
successa la morte del Gran UaestrOj il Papa con fot* 
mule inusitate fino a quel tempo derogò al Padtt» 
nato, e conferì il Benefizio al Cardinale Farnese suo 
nipote. Inasprito Cosimo da cosìingioato pro&ederei 
e mal soffrendo che un figlio di Pier Luigi, che 
poco avanti avea lottato di rapirgli la Cittadella di ' 
Pisa, acquistasse in Toscana un cosi importante Do* 
minio, gli denegò il possesso, e diede principio ad 
nnà lui^ controTOTsia ,che fu necessario soatenefo 
per questo fatto. Fu perciò ìmpl<»ata V lasìatenza di 
Carlo V.,perchÀ risolvendo favorevolmente le istani 
ze dì Cosimo, dimostrasse al Papa quanto gli fosfeni 
a cuore i di luì interessi. 

Sebbene l'Imperatore avesse in animo di aodi'i 
afiure in qualche parte alle domande di Coaimo, non 
ostante j oltre la lentezza naturale di quella Corte» 
s' ioterposero ancora gli artifizj di varj Uìnistn^ 



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\ 

UB. I. CAP.r. ^s 

condotti dali' interesse a deprimrae la 'grandezza ^^ 
del nuoTO Principe. 11 matrimonio di Margherita^ C- 
d' Austria, elaliberazioQe di Filippo Strozn erano^ ^ 
per esaì due oggetti di molta cooseguenxa ^ il primo 
perchè riguardava il Pontefice , e il Mcoi^do pcjxbd 
intereisava uno dei più ricchi Privati d'Italia, che 
per h propria salrecza oflerÌTa delle somme assai 
rignardevoU ; e perciò Alessandro Vitelli con qoe- 
st' oggetto OOQ traacurò vnuno sformo per riescir- 
vi. Anche il Papa ^ persuaso che la salvezza dello 
Strozzi dovesse produrre la depressione di Connio, 
adoprd tutta la sua efficacia presso Cesare per' otte- 
Derìa ; l' Imperatore lo supponeva complice dell' 
usasaioamento del Duca Alessandro , e Granvela 
avea repUcato io questa occasione ai Ministri di Co- i 
«in»: Uomo morto non fa più guerra; frattanto 
fii «ordinato al Vitelli di pomettere che la Ginsti- 
ÙB di Fùneoze potesse farli il processo. Più ìrreao^ 
luto era l' Imperatore circa il Matrimonio di sua 
Figlia, 8(^a del quale non fu omesso di dìh'- 
re in considerazione, che il concedeiia al Farneae 
portava in cons^umza il dNrli uno Stato^ che no» 
avrdibe mai eguagliato quello di Firenze^ e che si 
awcszavano in tal guisa i Papi ad ambire simili 
nutrimonj. Pendenti queste ambiguità, stanche or-^ 
aui le due Potenze che gneireggiavano in Piemeo- 
tc, stabilirono una tregua di tre mesi, per dar luo- 
go a trattare la pace. Paolo ili. interpose subito la 
MOM mediamone-, e siccome questa era una favore^ 
Ti^ occasione, non solo di stabilire con l' Impera- 
tore i suoi aflari, ma ancora di tentare, l' acquisto 
di qualche Stato per i Nipoti , indusse i due Monar* 
chi ad un abboccamento in Nizza ; ed egli medesi- 
mo, benché assai Tecchio è debole di forze v^e 



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^ 76 STOMA DI TOSCANA 

j^^_ portarrùì ^ per dare con 4a sua presenza maggioK 
di C.impulM alle pratiche. la tale occasione gli fu insi- 
*^^7ouato di non condurre i Cardinali SaWiati , Cad- 
di ^ e Rìdolfi troppo odiosi a Cesare , per aver di- 
sturbato la quiete di Firenze. Al Congresso fu ri- 
nerrata b risoluzione delli affari d' Italia j e in par-* 
ticularedi quelli di Toscana; ma prima fu pubbli- 
cata la ratificazione dell'atto dì Sifontes con Diplo* 
ma dato in Monzone il dì 3o SeLtemlve iSSy. Al 
ricevimento di questo Atto Cosimo assunse il tìtolo 
di Duca di Fìreoze., che prima non avea Toluta 
usare in ossequio dell' Imperatore. Avrebbe ^li dfrr 
biderato d'intervenire personalmente al Congresso; 
mi temendo di qualche malo umore che ancora re- 
stava: nella Otta, e diffidando del Vitelli, col qiia- 
le avea sostenuto qualche dissidio relativamente al» 
la taglia dì Filippo Strozzi, e a diversi atti dì yiur 
lisdizioue e di prepotenza che sì arrogava , rìsolvà^ 
di spedirvi il Ùirdinale Cibo , e con esso M. Fnin* 
cesGo Campana suo primo Segretario^ nomo, espw- 
to twl maneggiare li affari più rilevanti > e addetto 
al servizio della Casa Medici fin dal tempo del Du- 
ca Lorenzo. Prevennero «sai l' arrivo del Papa , e 
poterono comodamente trattare la laro commissio- 
ne; e primieramente^ quanto alla restituzione dd- 
le Fortezze, trovarono stalnlita la massìou dì ri- 
tenérle fintanto che il Duca ^ e la sua Fa miglia non 
fossero più assicurati dello Stato , per evitare, na 
caso simile a quello del Duca Alessandro. Fo t«asata 
lajAgliadelloStrozziÌDveaticinquemìU ducati, eri- 
mosso il. Vitelli con darli il .Feudo dell' Amatrìce 
nel Regno- per ricompensa. D. Lopez Hurtado di. 
Mendozza ebbe il comando della Fortezza ^ e la so- 
prmtendenza alli affiuri di Margherita d' Austria 



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IIB.Ì.CAP. f. 77 

Inrono regolate le spese da farsi per la Fortezza , e ^„._ 
Ti fa destinata la Guarnitone Spagnola. Seconda^di C. 
l^moite fa Mabilito, che si continuasse a ritenere '^^^ 
FilìppoStrozidDella stessa forma per continuarlisi il 
Processo, non ostante che il Papa, eil RediFrancìa 
io' BTesiero efficacemente raccomandato ^ per ea- 
ker riposto in libertà. Restava l' affare più impor- 
tante, ed era quello del matrimonio con Madama 
d'Austria, ma l'Imperatore l'aveva già promessa 
al I^pa per Ottavio' suo nipote Prefetto di Roma ; 
le ciscostance loaveanò condotto a questo passo per 
becessità ; poiché gì' infelici successi nella guerra 
col Re di Francia , il pericolo di perder Milano , 
letorfaelenze della Ga-mama^ la guerra contro il 
Torco, l'esser solo contro tanti , e il non aver de- 
nari n^ sapere dove ricavarne ^ ' JMiichè le Ckirti di 
Aragona glieliaveanodeoegati, lo costrinseroa pren- 
dere questa risoluzione, peraver del^ somme, e 
la iacokì di ricavarne delle altre dalli Ecclesiasti- 
ci dei suoi Stati. Queste stesse ragioni contribuiro- 
tu>t perchè nel congresso si stabilisse Una tregua di 
dieci anni , giacché non si era potuto convenire del- 
le condizioni di una pace. Sì riservò però j!^rlo V. 
di dare al Duca Cosimo una Sposa, che gli sareUie 
grata qualmente che la sua Figlia , ed egli, adat- 
tandosi prudentemente alle circostanze, accettò con 
tranquillità di animo tutte queste determinazioni. 
In |aie occasione il Girdinale, e il Campana si pre- 
aentarono al Re Francesco , e alla Delfina per osse- 
quiarli in nome di Coshno ; ma pdco furono accet- 
te qoeate attenzicoii , petcbè la Delfina , oltre li al- 
lodiali del Duca Alessandro, pretendeva esserle an- 
cora devoluta la Sovranità di Firenze, e perciò rì- 
gttardò Cowmo fino dalla sua elezione come un u- 



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7$ STORIA DI TOSCkVK 

^H. 8urpatore.il Papa, esultando del concluso Blatrìmo- 
dì C Dio^coafessò di avere ottenuto in dote treceato mila 
' ^scudi , da impiegarst in tanti Feudi ndU Lombar- 
dia, nel Dominio Eedeiiastico, e nel R^no di Na- 
poli. Margherita d'Austria all'opposto sentì owi do- 
lore la risoluzione del Padre, quale avea procurati) 
anche di prevenire per mezzo di uà Spretano t 
spedito a Nisaa per questo effetto- Questa Princi- 
pessa era in età di quindici anni , ed amava oltre* 
modo la Toscana, dove era da tutti singolarmente 
ossequiata. Il Conte di Sifontes le aveva stabilito la 
Besidraaa a Prato , dove il Duca Cosimo e la di hù 
Madre non le mancavano di tatto quelle attenzi»- 
ni, che convenivano al di lei rango, e ai riguardi 
dovuti al Padre , ed anche per guadagnarsi la di lei 
benevolenza. Se la politica di Carlo V. reae scoa^ 
tenta questa Principessa , non felicitò però il Far- 
nese suo Sposo , come il progresso di questa Istoria 
&rà coooaeere. 



CAPITOLO SECONDO 



n Daca Coùoio piordina il Gorern* delta GittA ; fabbrioi 
' dallff FoTloue per lo Stato , e ai oppoa* all' Kataaioaf 

del Papa i paitenia di Madania d' Aoctria dalla Toacani ; 

morte di Filippo Stroui ; matrimonio del Duca con & 

leonora di Toledo ; RibellioDO di Perugia ; ialerdetto di 

Fimne. 



AH- Li allontanamefito dei Vitelli da Firenze liberà il 

di Clhica da nn .jvepotente avrersario , e dilegnò i suoi 

aoepetti intmno alla peraona di Filippo Strozai. Aa- 

annse nel Giugno i538 al comando della Fortezza 

D. Lopez Hurtado , il quale fino dal meae di Geo- 



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; UB.I.GAP.n. 99 _^ 

. MM dì quetto Atvsso anno era {punto in Firenxe ^^ 
eoa GTedoDiiali di Carlo V. al Duca e al Senato, addi C 
oggtttfi di poUilìeare il IMploma di nttficaaìoae ' 
dell' atto di Sifontes. Qoeata coauniisione ea^uita 
con pnlUica fcnnalità gli conciliò l'amore e il ri- 
wpt^Ui della GiUà, tanlofùn che oaieiidosì ammuti- 
joiate le Truppe Spagnole , e cagionando continua- 
BteBte dei danni, potè mediante certa sorama abav 
ntadal Duca fiirle alq^iaie dal Dmuìoìo, e Iibe> 
twe i Pofioli da qnnto timore. Filippa Strozzi all' 
^l^xiito temè assai della mutasione del comando, 
« ai ammalò graveolente ; si accrebbero perciò le 
premura per la dì lui aalTazsa , a le coepicoe som- 
me dì danaro , die ai offiivano por questo e£»tto , 
impegnavano talmrate i Miniatri Imperiali , che 
Gofiimo , dolendoai col Marchese del Vaito di tanta 
loro parnalità, n espresse che li pareva di esser di-' 
stentato Filì|:^ Strocù , e" che Filippo fosse diven- 
tato il Duca ; ciò non ottante non otteonero dall'Im- 
peratore innovaaione alcuna softm di ciò. Non -mi- 
HOT pena apportava al Duca l'anthiguità, in coi l'a- 
vea lasciato Carlo V. circa il destinarli una Sposa. 
n Papa non cessava d'istigarlo a dichiararsi per la 
eoa Nipote , ed aveva impegnalo perciò i Miniabi 
Imperiati, e fra essi principalmente il Principe Do- 
na. Avrebhe egli amhito a quakbe Principessa di 
Hngo , che oltre ai hutr» dei natali e della gran^ 
dezsa, gli procurasse un appoggio, e una difesa per 
la sua sicurezza o«l Principato ; e perciò col mezza 
- dei suoi Ministri pressa Cesare faceva varie propo- 
Ùaooi per una pronta risoluziMie , ponendo in v^ 
duta la Duchessa vedova di Milano , la Figlia del 
Ite di PoUonia erede del Ducato di Bari,- e un altra 
Figlia naturale di Carlo V.,che si supponeva essere 



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8» STOBU DI toscana: 

-Ab- ^^ Spagna. Qoesti pensieri però non lo diatol«« 
ài Cdair applicarsi totalmente a stabilire la quiete e il 
'^^huon governo nel suo Dominio; poiché^ per dar so- 
disfauone a -tutte le classi di Cittadini, che doveana 
partecipare del Consiglio dei Divento, e delle altnk 
Magistrature inferiori, ordinò a ciascheduno la por- 
tata e descrizione delle persone e beni della propri» 
famiglia ^ e secondo li ordini della Città^ inerendo 
•Uà riforma del iSSa, sodisfece a ciascuno con pio 
na giustizia. Elesse ancora alcinu CommisBarj pw 
invigilare alH sconcerti prodotti dalle Parti Gancel- 
liera e Panciatica di Pisb^a, e per trovare il modo 
di sedare queste Fazioni , ed estingueme anche il 
nome con obbligare i Sedisìosi alla paee, ed esigera 
dalle Parti sicurtà di riguardevoli somme. Assoefe- 
ce ì Magistrati ad una maggiore subordinazitHie alb 
di lui volontà, obbligandoli a tenerlo inlòrmato di 
tutti li affari , e a non risolvere senza , la sua di* 
cbiarazione. Quest' autorità cba insensibilmente ai 
arn^va, non ostante la limitazione Cittali nel 
punto dell'elezione, siccome inaspriva, li animi dei 
Cittadini , cosi inspirava nel Duca della difiìdeusa, 
Terso i medemmi ; perciò ristrinse maggiormente la. 
communicazione delli aflàri, vvlendosi solo del coni- 
sigilo del Cardinale Cibo e dei Segretar), lasciando 
che ai ConsigUeri OTdinar] si partecipassero i piccoli 
negozj , e sì tenessero ben pasciuti di avvisi, afKib- 
che potessero raziocinare sulle pubbliche contingeazt 
dell'Europa .Una imposizione del sette per centoac- 
compagnò tuttiquesti provvedimenti, perchè il dana- 
ro era troppo necessario per assicurarsi nell'interno, 
e farsi rispettare al di fuori. Vigilante alla sicurezza 
della [MYiprìa persona , non trascurò il dettaglio di 
tutti U aflari criminaU con indagare U animi dei 



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■ tiE-rcAPir. 8k 

jmA «spetti, e pu'BÌre sev'erameDtereJpresffloniani— — 
che duMiie ;'(HrdiaÒ perciò che le Confraternite, che *^ 
eraho-allorfi in gran nomerò per la Città , non pò- ,53]) 
tènera adunarsi èenita sua espressa licenza. Rastau- 
rd la Fortezza di S. Miniato, eretta già dalla Repa&- 
blica in tempo dell'assedio di Firenze, e poi bscia- 
ti in abbandono, e vi stabilì una Guarnigione per 
ten«« in freno la Città da quella parte. 

Risoluto l'Imperatore d'inviare a Roma Madama 
d'Aastiia destinata sposa di Ottavio Farnese, incari- 
cò Don Lopez di accompagnarle, e quivi' UatteB«r8Ì> 
-e servirla in qualità di suo Maggiordomo, per. in- 
vigilare ai di lei interest , e procurare che i Far- 
nesi adempissero a tutte le condizioni promesse. Fa 
perciò destinato al comando delltf- Fortezza di Fi- 
lenise Don Giovanbi de Lana, che nel Luglio i538 
ne prese il posesso, e Don Lopez, ritiratosi a Prato 
presso la Duchessa , dispose tutte le occorrenze per 
la partenza della medesima , che poi fu effettuala 
neU^ttobre susseguente. Il Duca Cosimo l'ateom- 
pagnò 'fino ai coafini del Dominio , e il Cardinale 
Cibo la seguitò fino a Siena. Essa e tutto il suo Se- 
goilo ritennero il brauo, che già aveano dalla mor- 
te del Duca Alessandro, e con questo lugubre equi- 
paggio fece il suo ingresso in Roma , e si pressilo 
al Papa vestita di broccato nero, accompagnala da 
tutte le Damigelle del suo Seguito vestite di velluto 
nero. Sebbene questa Principessa tanto beneaffetta 
aUa Toscana tentasse di calmare il malumore del 
Papa contro il Duca^ ciò non oataote esso non man- 
cò di darle continui motivi di risentimento; poiché 
oltre ai monitori affìssi relativamente alla conlro- 
verna dell' Altopascio, la sua ambisùone gli presen> 
tò nuovi oggetti por iograudire i Nipoti, e sgomon» ' 
T.J. 6 



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9t STOtHk IH TOSCAITA. 

' — tire La toUeranza del Duca. laformato che k mta- 
/p «a E^aco^ìe di Uasaa , Città situau nella maram- 
i53tì ina ^i Sieoa, e ^c^eUa a quella Repubblica «vava 
certe aaticbe ragioni eofm una notabile porzitwe 
Jello Stato .di Piombioo , trasferì qiiet Vescovado 
■nel Cardinale Farnese suo Nipote , con animo di 
fiu-le valere contro la casa d' Appiano che n'era in 
possesso, i|ualora il caso o le circostaaie d' Italia 
gliene avessero facilitata l'occasiotie. Siccome que- 
sta Signorìa, usurpata dalli A|^ni alla Rep*U>bU- 
jU di Pisa , apparteneva più Che ad ogni altro alla 
JHepubblica di Firenae, era fra i pensieri di Leone X 
^ recpperargUehi, «e la morte non lo avesse rapito 
liei mi|;lior punto dei suoi progetti. Perciò ilDooa , 
temendo dì avere un cosi «oAbisiosovicinoi prevea- 
fte Carlo V- e i sou Ministri per impedirne l'effet- 
tuazione : ciò non ostento non ^ stancò il Ponte^- 
ce di preprarli nuovp molesti?- Fino aranti la sua 
assunzione al Pontificato aveva parziali «laiàne in 
Lucca , e proteggeva io {toma li aflàrì di queliti 
Bepubblica i divenuto P9nte&{» jvos^ui 1? stessa 
benevolenti verso quella CilUi , di modo cbe nel 
BUQ passaggio a Nizza , «0»endovisi trattoautOt fli ob- 
bligò talmente quei Cittadini ^ che direnuU bstosi 
di questa {woi^oim» insolentivano continiiacaente 
contro il Duca sotto pvetefto di omtrorwsie dì 
confini , e inleolavano i di lui Sudditi eoo replicar 
te incnrsiom e ra{^)re«aglie ; e siocqnu il Papa , oU 
tre r antica inimicizia cai Cardinale Càba , «i era 
maggioraaente inasprito craitro di-osso, per avere 
a Nizza attraversato le sue pratiche , e scoongliato 
il Duca dal matrimonio di suaNipite^ perciò, ani- 
mato da questa passione , instigò i Lucchesi a muo- 
ver .guerra amtro la Uturchesa di Massa cognata del 



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LIEI. GAP. n. 83 

Ordinale , 5q1 [weteato di' mia praidenza gÌDrìsdi-~~** 
sionftle aopra mi mucchio di caae. Temendo ì] Do-^f^ 
c« che questo inceadio potesse dilatarsi, e £icilt-i53ft 
ttfe ai Puoroscìti la «tiada di tentare delle ooTttà 
■in Toscana , «pedi a Pietnuanta Pirro Colonna con 
hooa numero di Truppe, e Lucca operò cbe vi si 
portasse il Vescoro deU'Ac[aila a nome dei Mar- 
chese del Vtisto , e con esso inviò un suo Segretario 
per dichiarare apertamente a «{nella R^ubbUca -, 
che qualora non vdesse accordarsi , ^U era in ne- 
cessità di sicnrarla, attesa la stretta relazione cbe 
aveva col Cardinale Cibo, non solo per la parente- 
la, come ancora per l'assistenza ditali, e che que- 
sta era anche la mente dell'Imperatore. Il compro- 
messo latto dalle Partì beUigeranti nel Marc hese d^ 
Vasto acquietò il rumore , ma non il PonteGce, che 
ccntemporaneameote pensò a vendicarsi ancora del 
Campana, con imputarlo di mala fede presso i Mi- 
nistri Imperiali , e procurare dì metterlo in difS- 
denca dd Duca. Né minori furono le sue premure 
per la aalvezsa dì Filippo Stròzzi, avendo attacca- 
.to atretlissime pratiche col Marchese di Aguilar , 
e eoo Dm Giovanni de Luna, non sob per tenta- 
re la loro avarisia , ina ancora per far prora della 
costanza di Carlo V. nelle sue maggìcoi necessità . 
Dalla l^gOTezza dellì esami, e dai riguardi^ che 
Dm Giovanni aveva per Filippo, conosceva piena- 
mente il Duca che i suoi Protettori con la dilazio- 
ne aumentavano la speranza dellasua salvezza; pèt- 
ci6, nnovamente insistendo presso Carlo V., fu fi- 
nalmente CHfdìnato che si consonasse liberamente 
nelle lÌH'ze del Duca, acciò ne disponesse secondo le 
l^gì della Città. Fu perciò stabilito tra it Duca e 
Don Giovanni d'introdurre nella Fortezza i Ministri 



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84 STORIA DI TOSCANA 

*~^del Tribunale, per esaminarlo rigorosamente, e da- 
j; ^ vanti a testimoni di autorilà,per poi lasciarecbeìl Ma- 
i5J8gistrato su quel processo ne pronunciasse la conve- 
niente sentenza. Ma prima di dar principio a que- 
sta operazione, ritrovatasi cbiusa la porta delia ca- 
mera, oveFilippo abitava, e apertala per forza fu tro- 
~ vato il detto Filippo disteso in terra ed esangue, eoa 
due spade accanto nude e sanguinose in punta , ed. 
un altra nel fodero sopra un forziere ; fu parimen- 
te trovata una carta scritta di sua mano, e bagnata 
di sangue, in cui giustificavalasua condotta, ed in- 
colpava altri delie proprie disgrazie, e particolar- 
mente il Cardinale Cibo; disponeva dei privati in- 
teressi a forma di Testamento , e si eleggeva la se- 
poltura; ringraziava Don Giovanni de Luna dei buo- 
ni trattamenti che li aveva fatto, e gloriandosi di 
morire come Catone ^ esortava i suoi a vendicare 
questa morte col vtrso Virgiliano: Exoriare ali(}uis 
nostris ex ossibus u^tor. Restarono gli animi dei 
Cittadini toccati da questa morte; tanto più cbe po- 
co avanti in Roma Vincenzo uno dei figli di Filip- 
'poera divenuto frenetico j per non trovare il modo 
di ammazzare il Duca, e le sue frenesie non sì ag- 
giravano che sopra veleni e pugnali. Fu ancora cre- 
duto in questa occasione che il Marchese dei Vasto, 
e Don Giovanni de Luna gli facessero togliere se- 
gretamente la vita , obbligandolo a questa simnla- 
zione^ per risparmiarli i tormenti, e non esporlo al- 
l'ignominia di un supplizio pubblico. Qualunque sìa 
stata la morte dì Filippo Strozzi, è certo che così fu 
'rappresentata all'Imperatore, che nel sentirla sorri- 
se, e disse „ Thttti quelli che où offendono possano 
fare tal fine „ . . Siccome, il Duca lo a vea .sem- 
pre considerato come un animoso e potente rivale al 



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tm I. GAP. IL 65 

■io Prilici|MAò, godè iDlemameute di questo succes-~?~~ 
so, e 8Ì applicò totalmente a stabilire la sicurezza ^10, 
della propria persona e datloStato; perciò iutrapre- ■^^t' 
tt U iahbrica d^lla Fortezza di Fistoja, e di quella 
dì Arecao; nelle quali Città covava tuttavia qualche 
cerne di discordia, ed erauo esse più di f^i al- 
tra esposte alla sorpresa ^ e all'attacco dei suoi ne- 
mici. 

La guerra^ che il Papa preparava coDtro ilDuca i53g 
d'Urbino, per rapirli il Ducato di Camerino, ad og- 
getto dì darlo a Ottavio suo Piipote ; e le discordie 
pendenti col Duca dì Ferrara, obbligavano il Duca 
Cosimo a starcdi continuo in guardia^ per garantir' 
si dalle intraprese di Sua SanLitb, di cui pienamen- 
te conosceva le mire. Eper togliere al medesima o- 
gni motivo di più inquietarlo con l'oflerta del ma- 
trimonio di sua Nipote , sollecitò l'Imperatore a 
destÌBtirli una Sposa qualunque fosse. Informato 
poì^ che Don Pietro di Toledo Vice .■ Re dì Napoli 
per mezzo del Reggente Figueroa avea fatto istan- 
za all'Imperatore di risolversi a favore dì una sua 
Figlia, [M^vedendo che sopra dì essa sarebbe caduta 
la scelta, prevenne la dichiarazione con fame ul- 
troneamente richiesta. 

Don Pietro di Toledo Cadetto dei Duchi d' Alva, 
di Famiglia che vantava l' origine dalli antichi Re 
di Castigha^ era Marchese dì Villafranca Feudo ere- 
ditario da p. Maria Osoria sua prima Moglie. Da es- 
sa aveva quattro femmine nubili, e avrebbe deside- 
rato di dare al Duca dì Firenze D. Isabella, la mag- 
giore di esse; e siccome il Duca Alessandro avea do-, 
tato Margherita d' Austria 6glia dì Carlo V. j cosi 
proponeva che Cosimo dotasse di ottanta mila d uca - 
ti la sua figlia Isabella. Rigettò fìrancamente il Du- 



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«S STOAIA. DI TOSC^^MA. 

^_ ca queste proposiirìoni, perchè volerà libera la «cel* 
di C. ta sema limitarsi alla prìma^ e perchè Consideraodo 
'^^ia dififeretiEa da una figlia d'ioipnatore a quella di 
un Vice-Re, Don sapeva persuadersi di doverla do- 
tare^ maitre il Papa per h sua Nipote gli offii-iva 
ima dote aasai riguardevole. Ma la propensione di 
CarloV-,erimpegnod«)HÌnislri per questo matrh' 
mouio fecero clie il Duca avesse la scelta libera del- 
la Sposa, con dover però confessare quella quantità 
di dote, di cui covenisse col Vice-Be. Avendo per- 
ciò prescelto D. Eleonora, la secoad<^eDÌtà , fUrono, 
sollecitamente inviati s Napoli due Personaggi qua- 
lificati, affinchè unitamente con un Giureconsulto, 
assegnato loro per questo effetto, stabilissero le con- 
dizioni dellisponsali^ecomeProcnratoridelDucali 
effettuassero, ed accompagnassero la Sposa a Livor- 
no. Fu pertanto convenuta Ja dote nella somma di 
ventimila ducati, e dopo averne stipulato ìt paga- 
mento, fa confessata a nome del Duca, e costituito 
alla Sposa un antifato di diecimila ducati , e un do- 
nativo di altri Ventimila in aumento di dote, dimo* 
dochè il tutto facesse la somma di cinquantamila 
ducati. Il contratto fu stipulato lì 39 Biarao 1539. 
Pendenti questi trattati il Daca si occupò a visitare 
personalmente le Gittà,e Terre pia importanti della 
parte ìnOiriore del suo Dominio, ad oggettodi cono- 
scere sul fatto, e correggere li abusi, che i disastri, 
e le revolutioni dello Stato vi aveano introdotto, e 
Stabilire un ordine più confacente alle massime , e 
agi' interessi del nuovo Governo. Ordinò pertanto 
unavisita generale di tutte leFortezzedelloStatOjitt- 
vigilò ai risarei menti delle mura di ciasceduna Ter- 
ra, e non trascurando gì' interessi proprj , e quelli 
delle Comniùtik; deputò Soggetti per rivedere gli e- 



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ut. L cu>. a tf 

itiiBÌ, e ngol&re più gioBUmente le ìiaponsùuì. Pi- '~~ 
ift più della altre godè della dì lui praseaza^ e dei^j e*, 
•ttù proTTedineoli, polchi vi accrebbe le fortifica- 1539 
timi, e prevvedde al naanamento di quella pianu- 
ra con erigOTe un filagtstrato, che incumbease uni- 
canente a questa importantissinia cura. Da Pira ri 
traalèrì per la Collina a Volterra^ e ritornato a Fi* 
fense si portò DUovamentea Piia in attenxionedelU 
Sposa, la quale imbarcata sulle Galere di NapcJi,c 
accompagnata da Dm Garaia di Toledo suo Fratel- 
lo, ^nnae finalmente a Liromo li aa Giugno. In Pi* 
aa fu ricevuta dal Duca ceni pompa conveniente al 
auo ruigo, « alle circostaaxe dei tempif ma molto 
più featoso fu il suo ricevimento in Firenze, ove la 
Madre delDuca,i I^renti,ela lidultà non tralaacia- 
rooo alcuna dimesurauose di onore e di gioja. An- 
che Carlo V. spedì a Firence il Geramendatore Moa- 
qnira pe^ CMigratiilarsi colDgea di questo matrimin 
nifh Ben pretfto ìa cimune atkgrexia fu intorbidatai 
dalk MTibik carestia topraggianta in cpiest' anno, 
fer Gin fs neceaisarie spedire iu Sieilia, in Napoli,* 
in varie Pìazce d'Italia a provveder grano, poiché, 
mancando al Dddiisie la raocalu, era minaociato da 
WM toule ftMnénna di ^esto geocreX' Imperatore 
feccordé k traOle dai sum Regni, e il caro prezzo dei 
grani in FircMe attiri ben presto l'abbondanza, che 
sollevò i Popoli f e rallegrò il Duca, a- cui fmò non 
ma&canmo altre molertie per tenerlo occupato. 

SiccoHie per qaeato AiMrimoMD avca il Duca eoa- 
tratto col Vice-He una stPettH anione di amiciaia e 
à' ÌRla^eMì «)1* Gort«, ne siiocesse perciò che tutti 
li aTTeraar} di Ti^edo dtvé&Defo «icora nemici di 
Cosimo. Il Marcbeae del Vatto, il Marchese di Agni- 
kr, e Don Gievaam do Luna si nnìnmo a darli mo- 



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S8 STORU SI 'nOSCA^A 

— - leslia in tutto ciò (he peteva peri^etlere il miniatene 
^^- di ciascheduno.Il primo sosteneva i. Lacchisi neU« 



«559 



loro iusoleiize e scorrerìe ai coiifini, e niandaradei 
Corpi di Truppe per alloggiare iu Toscaua; il.secon* 
do promoTeva la mala disposizione del Papa verso 
il Buca, e la giustificava -alla Cagne; il terzo poi noa 
cessava di vessarlo eoa piccale, ma contioovate mor 
lestiejed'informaredettagliatameute li altri due del- 
ie azioni del Duca, per tentare di screditarlo presso ' 
l'Imperatore. Anche il Cardinale Qbo, mal soffren- 
do di vedere il Duca «cnanciparsi ormai dalla sua 
direzione, si univa tacitamente eoo li alUi Ministri 
Imperiali a deprìmerlo ; ma un sucqeiso svelò più 
manifestamente questa sua inclipauone. Avendo 
Margherita d'Austria quando parti per Roaaa desi- 
derato di condurre seco Giulio, Bastardo del Duca 
Alessandro^ né volendo Cosimo che il. Papa avesse 
io dominio chi era stato sao competitore al Prioci- 
pato, permesse solo che Giulio l'aceompagnaaae fino 
a Siena; a condisioae che il Cardinale Cibo loricon* 
ducesse a Firenze, dove avea destinato darlo iu cu- 
stodia alla Signora Marìa sua madre* U Cardinale 
ricondusse Giulio , ma lo ritenne presso di se , e il 
Duca supponendo che ciò procedesse da uà parciale 
_aSetto verso il Fanciullo se ne mostrò indifferente} 
ma vedendo in progresso che non solo dal Cardioa- 
le, ma dalli aiiUchi servitori del Duca Alessandro 
si iàcevano a questoFauciuUodellestraordin^iedi- 
mostrazioBÌ, accompagnate ancora da qualche ardi- 
ta espressioue, entrò in sospetto di questo contegno, 
tanto più che dai principali Cittadini ne fu repÙca- 
tamente avv«'tito} pensò altresì di non lo richiede- 
re, perchè se a caso per la sua debole sanità , o per 
opera altrui fosse morto, non li ùiase attribuito q, 



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US. t. CAP. n. 89 

]troprì« colpa questo accidente. Sct^rto intanto l'a- — 
■ùmo del Cardinale, e p«r mezzo di varj giudiziosi ^^' 
esami c0DTÌatO8Ì del di lui maltalento in aggravar- ,530. 
lOf.ìmagioare falsità s tenera segrete corrispoDden- 
se per suscitarli delli imbarazzi, lo privò tolalmeate 
della sua confideiiBa, e li tolse ogni communicazio- 
IM delli afiarit II Cardinale credè vendicarsi con 
•propalare cke il Duca avesse per mezEo di un certo 
J^>exiate tentato di avvelenare Giulio, che per que- 
sta regione riteneva appresso di se; ma rimessa al- 
i'Imperatpre la cognizione di questo fatto, e rico- 
nosciuta la falsiti, dovè poi il Cardinale^ìtirarsi da 
Firenze molta beneficato dal Duca, ma con qualcbe 
discapito del suo decoro. Don GiovBnqi de Luna in- 
carica to dall'Imperatore diriconoscereilverodi que- 
sto .a&re, adoprò tuttiimezzipn^ risparmiare al Car- 
dinale il roaau% di questa impostura^ e £ir credere 
«Carlo y. necessaria la dì lai presenza in Firenze, 
non soIq a riguardo della ddwlezza del Governo, 
ma ancora per fare argine alle macchinazioni dei 
Foomsciti riuniti alla Mirandola, e alle intraprese 
del Papa, che più di c^ni altro insidiava la trauquiK 
Utà di Toscana; ed in fatti Sua Santità impose nel 
JDan£iÌDÌo altre due Decime, non essendo ancora pa-, 
■ gate le prime, ma l'eftrema penuria ritardò l'esa- 
xienc dell'une e dell'altre. £ accome era prossimo 
a terminare l'affitta triennale fatto da Sifontes prov- 
TÌaÌMaalmente per dare qualche sistema agl'interes- 
n j che pendevano tra il Duca Cosimo e Madama 
d'Austria sc^ra l'eredità del Duca Alessandro, il Pa- 
pa, preparava tutte le strade per rendersi l'arbitro 
di questa controversia, e attirarne la c(^nizione ai 
Tribunali dì Roma. H Duca prevenne sopra di ciò 
l'aaìpio di Carlo y. e dei suoi^Ministri; di modo che 



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9ff ' STORU M TOSCkHA. 

-~ fu atabilitù farsene da ambedae le parti compnmiM*; 

diC.** *'*»Bro io Sua Maeatàj e maDdarlin Giwecon- 

i53<,iDUi,cheproctiicèflÌ9ero le ragioni dell'uno e dell'aU 
tra. 11 Vescovo dell'Aquila fu eletto da Madama di 
Austria^ e Angelo Nicoolini dal Duca. 

i54o Godeva IXuropa quella precaria tranquillità clw 
le concedeva b tr^ua aubiti ta tra Carlo V.eFran' 
Cesco I., e che era Sostenuta dalle lusinghe della p«'> 
cific^ cessioDe del Milanese. Le premure dell' In^ 
peratoreedel Papa erano tutte rìvoltea concertar* 
nna lega contro il Turcoj che minacciava già l'Un- 
gheria ^ e infestava le coste della Sicilia. L'<^getto 
principale di questa guerra, oltre la propria di- 
fesa, era quello di dare qualche sodis&Bionea tant* 
Provincie, che sotto questo pretesto erano state op^ 
presse dall'esazioni dei Ministri tanto del Papa cho 
deU' Imperatore , e perciò Cat-lo V. per dare mag'- 
giore apparenza a questo trattatO| avea apedito com 
gran fin'malità a Venezia il Marcheae del Vasto , 
perchè tentasse d' impegnarvi quella Repubblica j 
che stinrà meglio per Ih sua ncurecsa pacificarsi col 
Tutco, chetargli guerra unitamente con gli altri. Ha 
toh tutte le Provincie suddite dell' Imperatort ai 
appagarono di questa dimostrazione, pmcbè ai n^ 
scitai^mo dei tomnlti in Fiandra; e laCiOftdiOBDd 
fn la prima a ribellarsi. Questo succeUo oUdìgd 
Carla V. a trasferirsi con emerita dai suoi Itegai di 
Spagna in quelle parti, e Francesco I. gli ofléri bob 
iokt il pasìto per la Francia, lUa anche tua grata • 
piacevole dccogUenza a Parigi. V abfttoceameBto di 
questr due più potenti Moftat^hi > già nemici ìtn- 
oontilB^iU, richiama l' atteBsione di tutta l'Euro- 
pa , e il Papa vi spedi con carattere di Legato il 
Cardinale Alessandro suo nipote , perdiè gl'ìnlere»' 



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in. i càP. n. 91 

li dì cu» Farnese oon resUssero obliati ia questa ^^^^ 
«ccanone. Qaivi i GiurecoiiMiIti di Cosimo e di Ma-di C 
daou d'Austria raggiunsero l'Imperatore^ cheao*^^* 
coltili benignamente, sì riservò a dichiarare in Fian- 
dra la sua volontà ; approv& altresì il contano di 
Cosimo col Cardinale Gbo , e permesse la di luì 
ritirata da Firenze. Mentre però l' Imperatore raf' 
frenava r audacia dei sollevati di Fiandra, la ribel- 
lione di Penigia originata dalli stessi motivi occu- 
pava il Papa, e dava al Duca occasione di star vigi- 
lante. La Città diPerugia fino dal 1378. sotto Gre- 
genio XI. si era ribellata dalla Chiesa per le molle 
gravezce che le imponevano i Papi , e Òs/^ un an- 
no di guerra nel 1 879. %otto Urbano VI. ritornò al- 
l'obbidienza con diverse condizioni; frale quali ora 
qnella che la CÀKik potesse provvedere il sale dove 
più le piacesse , e quello distribuii^ a suo talenta 
nel ftfoprìo Térrit(»io. Eugenio IV. convenne con 
la Città che il sale si prendesse dalla Camera Apo- 
stolica per lo stesso preUzo, che era solita contnt- 
tarlo con altri. Paolo III. aumentò notabilmente 
questo prento, e oltre di ciò sottopose la Città a con- 
triburione dì danaro e di Soldati con grave danno 
di quel Pubblico, che avendo più tolttimpidrato sol- 
lievo a tante calamità n' era stato rigeltatocon al- 
terigia e disprAza Alla irritazione delli «nìmi ne 
successe la ribelli(me; e questa ìutMvssò le Potenze 
Italiane, e particolarmente il Dùca Cceirao, chenou 
mancò d'inviaM ai confini le milizie del Dominio 
in osservazione. La Città era ntnats felicemente peE 
la difesa « per l'apparatodi munizioni, e di Tni[^ 
si prometteva di poter lungamente resistere all' £- 
sercìto Papale che la minacciava. Era al servitiodel 
Duca Ridolfl» fiagliooi^ la di ctu famiglia , «vtndo 



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93 STOKU DI TOSGàNA 

^~~doiii)Dato io quella Cittì , era .cara al Popolo, .tb^ 
?'^ lo richiedeva in questa occasionedi servire alla Pa« 
1540 tria; e siccome era già scorsoli termine del pron>es- 
so servizio , il Duca npu potendolo giustamente ri- 
tenere^ lo lascib partire a condizione che non mili- 
tasse contro 1 ' Imperatore, né contro il suo Stato. I 
Perugini implorarono in queste circostanze la pro- 
tezione di Carlo V. per mezzo del Duca, e spediro- 
no Ambasciatori all' uuq e all' altro, perchè s' in- 
teressassero a ristabilire la quiete, eteuersaldii pri- 
vilegi della loro Città. Persisteva il Papa nella co- 
stante risoluzione di esporsi a qualunque evento per 
non patteggiare con i suoi Sudditi, e perchè preve- 
deva che qualunque fuoco di guerra si suscitasse in 
Italia dovea abbruciare più le altrui Provincie che 
leproprie. Il Duca all'apposto, cbe temevache que- 
sta tempesta si sciogliesse sopra il suoStato, rappre- 
sentò a Carlo V. questo emergente nel pììi vero 
punto di vista , dimostrando esser necessario il sof- 
focarlo nel suo principio , o non potendovi riescire, 
doversi prendere la protezione dei Perugini, per 
impedire che quella Città accettasse la parte Fran- 
cese, e divenisse un'altra Mirandola, eon darne il 
pensiero a persona che avesse a cuore gì' interessi 
di Sua Maestà; forse egli non meno ambizioso. di 
Paolo III. procurava di combatterlo con le stesse 
sue armi. L' Imperatore credè' che per estinguere 
questo fuoco fosse a proposito il non mescolarsi , e- 
sortò il Duca di abbandonare Perugia all'evento, 
e raccomandò al Papa la quiete. La fortuna si di- 
chiarò per U più forte; il Territorio restò desolato, 
i Cittadini poterono ritirarsi ; e il Duca rimase espo- 
sto ai sospetti ^ e alla vendetta del Papa . Mentre 
I^erugia era assediata fu scritta o simulata una let- 



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LIB. I. CAI». II. .93 

tern , iacui si DotiGcava al Papa che lì assediati , ■"" ' 
inviando un Ambasciatore a Carlo V., erano di con- jr^ 
certo col Buca Cosimo dì offerirli quella Città , co- 1540 
<me dipendente fino dai più remoti tempi dall' Im- 
pero , supplicandolo di farne Governatore Ridolfo 
Baglioni , che gli averebbe corrisposto (^ì anno 
-con quindicimila ducati di censo. Con questo do- 
cumento giustificò in appresso il Papa il maltaleii- 
to che nudrìva per il Duca , e di cui non cessò di 
darli le più convincenti riprove. 

Agitato il Duca da questa animosità del Papa, e- 
m inquietato per un'altra parte dalla prejutenza 
del Marchese del Vasto, che per il Lucchese face- 
va introdurre 1400 Spagnoli nel Dominio per al- 
loggiarvi, col pretesto di aspettare l'imbarco per la 
Sicilia, e fu necessario uno aÌMtso dì danaro per U- 
berarai da questo fastidio. Istruito pertanto da così 
frequenti molestie , ed animato dal rifletteì-e che 
sempre pili sì consolidava nel Principato, in cui sì 
era ormai reso libero , divenne più coraggioso nel- 
li attacchi delli avversarj; e dimostrò ai suoi citta* 
dini che da se solo sapeva assicurarsi^edifendersìda 
«jaaltmque attentato. Per far maggiormenterispleii- 
dere la sua dignità trasferi la residenza dall'antico 
Palazzo de'Medici in quello della estinta Repubbli- 
ca, giudicando che più facilmente in tal guisa i po- 
poli ra sarebbero acordati dell'antica libertà, di cui 
quelle mura ne risiegliavano la rimembranza. Fu 
U nuova abitazione adornata con tutto il fasto, e la 
Duchessa vi aggiunse ancora la delìzia con l'annesso 
dì alcuni Orti pensili, che fecero l'ammirazione del- 
la Città. Questa Principessa li 3. Aprile diede alla 
luce nnafemminaj che fu denominata Maria. Vol- 
le il Duca die ìu questa occasione sì seguitassero le 



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94 STORIA DI TOSCANA' 

*~ tfDticlie consuetudini della Casa Medici , e partico- 
jì^ Urmeote quanto fu fatto daLorenao Duca d'Urt»- 
t54ono nella nascita di Caterina Delfina di Francia; fu- 
rono Compari lo Spedalingo di SanU Maria Nuova, 
quello dell' Innocenti^ e la Badessa dell 'insigne Mo- 
nastero detto delle Murate. Centodieci Gentildonne 
bene adorne accompagnarono la pompa del Batte- 
aimo> e non vi mancò la profusione e lo sj^endore 
tanto nel Principe che nei Cittadini. La ■ fecondità 
della Duchessa iàceva concepire a tutti speranze di 
prole maschile^ mentre a Roma tutta l'efBcacia 
del Papa niKi era sufficiente a persuad«« Mada- 
ma d'Austria di adattarsi a vivere eoa Ottavio 
suo sposo j che essa trattava con disprezzo^ e co- 
me un fanciullo; e siccome si sospettava che questa 
mala contentezza gli fosse alimentata . da Don Lo- 
pez Hurtado, il Cardinale L^to si adoperò aassai 
alla Córte 'dell'ImperatcH'ej per ottenerne la revoca- 
cazione. Ristabilita la Duchessa, il Duca determinò 
di campire b visita del suo Stato nella part? supe* 
riore del medesimot cioè nelle Provincie di Micel- 
io e del Casentino^ per poi passare nella Valdichia- 
«a, e ad Arezzo^ dove, essendo a buon termine la 
Fortezza, voleva lasciare li opportuni prowedimm- 
tì per Ja custodia e difésa della medesima. Molto si 
eempiaeeva egli di questa opera, mqntre il Duca 
Alessandro, che prima di esso ne avea Girmato il 
pensiero, e cominciato già ad escavarne i Fossì^ n'e- 
ra stato interrotto dai riguardi e dalle ciicoatanze 
dei tempi; aveano ancora contribuito a questo viag- 
gio i sospetti di Peste intorno a Firenze, a motivo 
dei quali erano stati già apposti i Casotti ed eretto 
un Lazaeretto all'Ancisa j ma non ebbe progresso 
questo timore. La Gttì era tranquilla per la vigilau- 



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- xnt. L e&F. II. 95 

<Mi nngtdare dei Hagiatrati j e le discordie civili dì ""^ 
JPish^ «i erano calmute per opera dei Commissari,^ 
deputati per questo «nètto. Solo ì ribelli nou cessa- 1 540 
vano di macchinare al di iaani, e (ÙFe dei cbmplot- 
lialla UirandoU, e odio Stato Pontificii), dove il Pa- 
{ta U trattava taa tutto il favore. La Naxione Fio- 
r^tìtWj dHnoninteÌA Roma, nel solennizzare la fé- 
#ta di $. Giovanni Protettore della Città, awndo 
^eretto sopra la pri^a Chiesa le armi del Duca col 
Dotto; Non inveni tantan^dem in Israel; furono 
Oue attirate a lEiiria di MSsi per opera dei Fooru- 
KÌti> aeiua che i Capi della Maaiooe, né i Ministri 
del Duca, poteasero da quei Tribunali ^lenema la 
dovuta sodisfiwfme. Piero il maggiore dei &gli dì 
Filippo StroEfli avea tentato la protezione di Carlo 
'V., per esaer restituito alla Patria , e ^cilm^te sa- 
relibe stato rimesso^, se un suo uomo, che spediva a 
GoatantinojuJi, arrestato in Ancona, non avessecon- 
ièsaato la coirispoadenza che ^li teacva con quel- - 
la Corte contro l'Imperatore. Ciò non ostanteil Pa- 
pn non mancava dì favorirlo , e lo avrebbe ancora 
investito dì Fano per il prezaio di Uentacìnquemi- 
la ducati, ae il Duca non avesse rappresentato al- 
riniperatorej che Fano ibrtificato dMÌÌo Stroazi po- 
teva diventare un aqilo dei loro aeraici, « una sca- 
la al Turco, al Be di Francia, e a qudli della Hi- 
randola par turbare la quiete deUa Toscaaa^ e ea- 
adtaredaUe novità D^ Regno di DfKpc^. il Duca p«^ 
« i Magietrati noB si stanoavaao d' incutere timore 
ai ribelli con severe inquiainioni a canfiscaBÌoni ; per 
il quale eOèttii sì spedivano in varì^ partì occulti 
esploratori, per indagare i loro disegni, e convin- 
cere i complici^ dimodoché nei [«'imi quattro anni 
del Principato dì Cosimo il Tribunale delti Otto di 



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^ sTOMkVì toscana: 

— Bftlìaj ai quali appartiene in Firenze la Cc^iaona 
^^ ddli afiari criminali, aveva registrato 43o Banditi 
iSiòùi contumacia , tutti condannati a perder la vita, 
e fra questi ve n'erano 55 con taglia. 

Bla non meno dei Fuorusciti era molesto al Du- 
ca il Papa medesimo. G>TaTa egli nelcuore il de- 
siderio di vendicarsi di luì, non solo per i sospetti 
già concepiti nella ribellione di Perugia, ma ^cora 
per vedere rifugiati nel DMuinio di Firenze Ridt^fe 
Baglioni e i XXV. del Reggimento di quella Città 
Sollevata; perciò non ostante le calamità dei tempi, 
e li a^avi chesofFrivanoi sudditi di Firenze, ave^ 
va imposto al Dominio altre due decime, di modo 
che in sei anni di Pontificato ne aveva imposte^uat- 
tro j vessando con censure e interdetti i particolari 
per l'esazione. ToUttrò il Duca questa molestia fino 
al tempo delle raccolte, e allora richiesto del brac- 
cio secolare per forzare li Ecclesiastici ai pagamen- 
ti, dichiarò che qualora Sua Santità promettesse di 
itoa imporre più decime per l'avvenire, e per queU 
le già imposte dichiarasse Gomniiasario un suddito 
del Dominio, ofTerìva tutto il suo potere per esiger- 
le, non volendo che in altra guisa si procedesse più 
avanti in questo afi&re. Fulminò perciò il Papa uà 
inderdetto contro il Dominio , e contro il Duca, il 
quale in tali circostanze credè il miglior partito la 
costanza nel suo proposito , e l' indifferenza , tanto 
ipiù che il popolo non se ne inquietava. Un tal con- 
tano inasprì maggiormente il Pontefice , che non 
cessava di riempire di querele le orecchie dei 'Mini- 
stri Imperiali', talmente che portò il suo furore al 
segno di revocare la &coltà data a Don Giovanni da 
'Luna di celebrare nella Chiesa della Fortezza idi- 
vini UfBzj, perchè ai medesimi vi sì arametterano 



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LIlLLCAF.n. 9f 

«Bcora li al»t8Dtì della OUà« biterpose dipoi U me- ^^ 
4iHÌoiie éA Vìcc-Re Toledo, dm iiep|iDre qnesU A a 
fu bastante a tinuioTere ilDnca, e ■ fiàrli variare le '^ 
«ondiziooi proposte. Citd a fioma l'ArcÌTesoovo dì 
VìMà, il Vescovo di Cortona, e i Vescovi di Forlì e 
di Uirsico come cranpKd, e coadÌDTBtari dei Duca 
ìli questo aflare^ cod Htttmar loro la prÌTaùiae ÒA 
VescoTado nel caso che non coBopanssero; ma il 
Duca gli ièoe crnuprendere che questi Soletti s»- 
reUien) stati rilerati da ogni danno cxxa i Beai me- 
desimi della Chiesa, analmente pieno di fii^ieUa 
che né l'interdetto, né la medianone del Vice-B« 
avessero potuto pi^r l'animo di Cosimo, si deter- 
minò di tentare , se lo ^Ktrento delle armi tempo- 
rali fosse più efficace delle armi i|»ritnali, e radu- 
nate delle Truppe in Pen^ia sotto pretesto che i ri« 
iielli di quella Gttà refngiati nello Statadi Fireme , 
xnacchinaTanoddla noviU, invase Doa pwte del 
Territorio di Cortona, denomiuata la Valle di Pier- 
le. Seimila nomini delle Uìlisìe del Dominio furono 
^deditamente inviati sul luogo , eoa dichiarare ad 
Alessandro Vitdli Goierale Pontificio, che qualora 
l'Esercito di Sua Santità s fosse ulteriornienteaTan- 
iato avrebbe trovato maggiori ostacoli, chealle ctm- 
quiste di Camerino e di Perugia, e che con le stesse 
Decime pretese dal Papa , e con i fi>odi deUi Ec- 
clesiastici, avrdbbe potuto ctxnodanieDte il Duca di- 
Jèndwe il suo Stato da con inginsu aggreanone. 
Ptevedeva già ^li da qualche tempo che queste fw- 
xe del I^ipa minacciavano una sorpresa, e imaginaa- 
doM che le sue mire tendessero a impadronirai di 
Piomlnno , aveva gik prevenuto t' Impratore^pro- 
penendolì di aoqnirtaiv per so qndlo Stato per rio* 
. TI. 7 . • 



idb,Go(5glc 



98 STORUDI TOSCANA 

j^j,. Dirlo al Dominio di Firenze, con dare all'Àppian» 
di Cuna equivalente ricompeysa nel Regno di Napoli; 

>^<^ ponendoli ancora in considerazione che mentre il 
Mediterraneo era signoreggiato dai Turclii,non cod- 
Teniva abbandonare quel posto così importante alU 
discrezione di un Feudatario impotente a difen^ 
derlo. La proposizione accompagnata da una riguar- 
lievoltì offerta di danaro non fu rigettata, lasciando 
che a tempo piiì opportuno se ne trattasse diretta- 
mente l' accordo fra il Duca e l' Appiano. Intant* 
l' Imperatore e i suoi Ministri operarono che il Pa- 
pa desistesse dalle aggressioni contro il Dlicato di 
Firenze, e perciò Alessandro Vittflli e Mons^nore 
della Barba Governatore di Perugia^ dopo avere 9ta- 
•bilito alcune convenzioni con i Marchesi di SorbeL- 
lo , perchè non ricevessero i ribelli Perugini^ ai ri- 
tirarono dai confini del Cortoneae con 1« lor genti, 
per iinpiegarle con maggior profitto contro un pie 
«lebole. 

CAPITOLO TERZO 

Il Oaca aceranoda le diffcretue col Papa ; gli oaw* il prbi 
mu figlio maBcbio : ooogiara dei Fraoceci in Sisnt.- ti por- 
tit a GenuTa a inchinare Carlo V.: cotitroTersia di prece- 
deoia col Duca di Ferrara : Trattato di confederazione 
con i Seneii: ina vigìlanu in occasione della gtierra di- 
chiarata tra gì' Imperiali e i FraMoesi: nuovo viaggio a 
Gesova , dove otUene da Cailo V- la rcttitiuionc dell* 
Fortexu. 

VtIì stessi motivi , che aveano fatto ribellare Fé* 
rugia, somministrarono al Papa un pretesto per muo* 
ver guerra ad Ascanio Goluuna proletto dall'Impe* 
ratore, ma feudatario della Chiesa. Noa coaveniv* 
in questa occasione trascurare da vantaggio il Duca, 



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i54i 



tiB: I. C&P. in. gg 

perchèÌrritatodaUftsconiuoicheiion8ominÌDÌstra8- 717 
«e dei soccorsi ad Arcenio ; e perciò il P&pa mostran- di G. 
do di piegarsi in ossequio di Carlo V. ^ e ad istanza *^' 
del Vice-Ite termÌDÒ la pendenia delle Decime^coa 
«l^^^e un Gimmiasarìo FicHrenUno, e promettere 
soleoDeniente di dui imporne ulteriormeote^ ooa 
costretto dalla necessità. Anche la controf eraia dell' 
Àitopascio^hedaiMinistridelPapa era stata di cavil- 
lasioneiu caviUazxiooe ccmdotta fino a questo termi- 
ne, in grazia diMadaniad'ÀastrìareatÒ8opitay»>n es- 
aere investito di detta Gom menda Ugolino GriCimi 
presentato in nomedei Capponi, ma peròcolriservo 
di duemila ducati d'oro a &Tore del Farnese. À tali 
compiacenze del Papa si a^i uose per il Duca un mo- 
tivo di maggiore all^rezsa nella nascita di nn figlio 
maschio, accaduta li a5 Mano, per cui sì stalùliTa*- 
oo |HÙ prolbnde le radici del Principato. Questo «v- 
TMumento rallegrò tutti quelli che amavano il nuo- 
ToGovemo, e lo stesso Carlo V- ne dimostrò straor- 
dinario contento , accettando di esser compare 'del 
nato Principe ; e siccome in questo stesso tempo^per 
la sopraggiunta quantità dei granile per l'espett^va 
delle prosarne raccolte, era cessata l'orrihile penu- 
ria che disastrava il Domìnio, essendo in Firenze il 
prezxo del grano a 35 soldi lo stajo, potè il Popolo 
ìd ùmili circostanae partecipare con maggior senti- 
mento ddl' all^ezza del Principe. Ma la guerra dì 
Palliano, e l'imminente oppressione dei Golonnesi 
non lasciavano il Duca tranquillo , nà gli dil^ua- 
vano il timore che il Papa, ormai avvezzo alle con- 
quiste , voltasse ì suoi diecimila fanti contro il Do- 
minio ; e perciò pensò a costituirsi in grado di aver 
pronta la difesa in qualunque ocCfHTenza } e sotto 
i^pecie di supplire ai danni sofierti dal pubblico era- 



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too STOMA DI TOSCANA 

. ^ rio per le antecedenti penarìe^eterminò che si fa- 
di G. cesse UD accatto dai Cittadini per la somma di cin- 
p4i quantamila ducati. Questi accatti, posti in usa fino 
dai tempi della Repubblica , consistevano nel divì- 
dere in tante Poste di più classi la somma prefissa 
da esigersi prontamente per lo Stato , e quelle re- 
partire fra i CittadÌDÌ secondo le loro fitcoltà , con 
-ipotecarli una branca delle rendite pubbliche per il 
lem} rimborso. Qualora poi le circostanze non per- 
mettevano di obbligare il pubblico erario a questa 
restituzione, lo Stato si dichiarava formalmente de- 
bitore delle somme percette , e ne pagava il frutto^ 
lasciando libera ai Cittadini la contrattazione di tali 
crediti; e questo era dmomìnato accatto a perdita. 
Quando il Commercio fioriva nelle Città , con tal 
metodo potè la Repubblica disporre di somme as- 
sai rilevanti , ma nel presente stato di decadmza , 
o si spaventavano i Mercanti, o s' impediva la mer- 
catura; perciò ilDucanou astrinse i Cittadini also- 
iHtaneo pagamento, e si contentò della semplice fir- 
ma, ordinando però che i renitenti asoBcriversì fos- 
a^o astretti a' sborsare prontamente il danaro. Per 
la restituzione .di questo accatto fu obbligata la Gar 
bella dei Contratti. Pendenti questi provvedimen- 
ti , una congiura scoperta in Siena accrebbe al Du- 
éa l'agitazione e il timore. Quella Repubblica per 
iatalità, comune a tutte le Città di Toscana, lace- 
rata continuamente dalle interne sne revoluzioni, 
non aveva mai potuto stabilirsi una costituzione di 
Governo permanente e tranquilla. Sebbene i .Citta- 
dini partecipanti delle Uagistralure fossero divisi 
in quattro classi , cha essi cluamano Mtmti , ciò noa 
ostante lo spirito dominante della diviiione era fra 
I^obUtà e Fo{>oIo, a similitudiue della Repubblica 



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L3.I. GAP. HI, lat . ^ 

l^rentina ; ed i Petniccì imitatori ed alleati dei ^ 
Medici vi aveano dominalo con l'appoggio della di C- 
Nobìltà ; ma depresso dopo varie vicende il potere '^' 
deiKobili, eridottoilGoverao nei Popolari, la Gttà 
viveva tranquilla sotto la protezioDe di Carlo V. , 
ohe vi teneva il Dùca di Amalfi, perchè vi rìwdesM. 
in ano nome, e. vi raROtenesse la quiete , e ilbuoui 
ordine. Ma siccome nelle Repubbliche tumultuane,. 
dove gl'interessi dei Cittadini non ai utiifiirmanoy 
e dovè gli apìritì educati nella discordia non trova-r 
no pascolo sufficiente alla loro ambizione , nw man- 
cano amatori di novità che tentino di suscitare delle 
revoluzioui ; perciò anche la Città di Siena era at-. 
taccata dalla divisione comune all' Italia , cioè dai 
Partiti Imp^ale e Francese. Francesco I. , che già 
meditava di rompere la tregua e muovn guerra all' 
Impostore, reputava per sommo vantaggio l'ave- 
re sotto la saa devouooe lo Stato di quella Bepub* 
blica , non solo a motivo della situazione vantag- 
giosa per attaccare il Dominio di Firenze e il R^^o 
di Napoli , ma ancora per il comodo dei suoi Porti, 
e per l'abbondanza delle vettovaglie ; p«xù> spedi 
segretamente a Siena Lodovico dell'Armi Genti- 
luomo Bolognese, bandito dalla sua Patria , e refu- 
giato già alla Corte di Francia , acciò ctni donativi 
e promesse tentasse l'animo dei piiì potenti Citta- 
dini , per tt^liere la Città dalla ckvoEÌone di Carlo 
V., e avere in suo potere Porto-Ercole. Giulio Salvi 
uno dei più intraprenduiti tra essi., e che- avea la 
custodia di detto Porto, accettò 1' im[««sa ; e Mon.- 
luG , Segretario di Inazione in Roma per il Re di 
Francia, si portò e Siena per concertare col Salvi le 
condizioni di questo Trattato , che scopertosi in 
tempo da Goaimo e dal Uarcbese dì Agoilar^ potè 



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IO» STORU IH TOSCINA. 

^K, U Duca d' Amalfi avviaato da essi impedirne l' ef- 

dì C fettoazione. 

*^' Fra questi Mietetti di macchiiuEioDi e d'insidie 
firemeva il Duca Cosimo di vedersi vincolato dalla 
tutela delti Spagnoli^ che tenendo tuttavia le prìn- 
cipali FortCEze del Dominio , lo astrìngevano a dipen- 
dere ìuti«ramente dai loro disegni. La prole ma" 
Bchile, la quiete e benevolenza dei Sudditi, e l'impo^ 
tenza dei Fuomaciti non erano ancOTa ragioni ba- 
stanti a muover l'animo di Carlo V. per restituir- 
gliele; e perciò» continuando nel sistema di ossequio 
intrapreso fino da |HÌnci[Ho, procurò di operare che 
altri non lo prevenisse in ciò, che ^U avrebbe di- 
rettamente eseguito, se fosse stato nella iutiera sua 
libertà. Per indebohre in qualche parte le fonte del 
Papa pubblicò una legge , con cui proibiva ai suoi 
Sudditi il prender soldo militare da altro Principe, 
e richiamava sotto severìssime pene tutti quelli , 
che già sì trovavano a militare fueri del Dominio. 
L'armata Papale sotto Palliano era in gran parte 
composta dei Sudditi del Duca, che, o perle ante- 
cedenti revolucioni, o per opera di Alessandro Vi- 
telli^ erano espatriati; gravi perciò furono le querele 
del Papa, che produssero in avvenire maggiori ama- 
rezze fra loro ; vigilante in esplorare li andamenti 
« le corriapottdenze dei Ministri di Sua Sanità, con 
corromperei S^retarjfp intercettare le lettere, e te- 
nerne informati gì' Imperali, godeva di prevenire 
tutti ì suoi disunì, e principalmente sopra lo Stato 
di Siena e quello di Piombino , nei quali tro{^ 
gli premeva non avorio per confinante. I man^ 
giati spreti tra la Francia e la Porta facevano già 
temere all'Italia un imminente disastro^ e il Duca 
per pofittare di questo timore univosale, esagera- 



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tlB. I. CAP. in. i<^ 

va all'Imperatore i perìcoli dello Stato di Piombi- ^„ 
no, e le conseguenze che potevano derivarue perladj e. 
Toscana, lauto che Curio V. oniinù a Don Giovan-'^^ 
ni de Luna che insietne col Duca trattasse con l'Ap^ 
piano, per costituire quel Littorale in una più sicu- 
ra difesa. Per questo «fletto nel Giugno il Duc% e 
Don GioTanni à portarono a Volterra, dove ìoter-* 
Tenne anche rÀppiano,e in questo congresso fu a>> 
ùcurata all'Imperatore la Sede di quel Feudatario, e 
Gwlnio otTeri pronto il suo ajuto a qualunque tU 
chiesta, fu ancora proposta la permuta di quelltk 
Stato, alla quale apparentemente l'Apiàano non con- 
tradisse, ma che nel jNrogresso non volle mai efiet^ 
tuare. L'arresto fatto a Montevarchi di Lodovico deU 
l'Armi offerì al Duca una bella occauone d'indagare 
ì segreti della Corte dì Francia, e le mire di quel 
Re sopra la Toscana, di cni era animato da Pietro 
Strotzì a tentarne la conquista. A tanti atti di ser- 
vitù e di attaccamento corrispondeva però Carlo Vi 
eoa molta indifferenza. La causa con Madama d'Au- 
stria sopra l'eredità del Duca Alessandro, agitata in 
Fiandra tra il Niccolini e il Vescovo dell' Aquila con 
tanto impegno e dispendio, fu finalmente risoluta, e 
l'Imperatore pronunziò il suo Lodo in Ratiabona in 
data dei 33 Luglio i54i' Siccome il punto princi* 
paledi questa controversia consisteva nell' esamina- 
re, se Cosimo fosse erede del Duca Alessandro^ e in 
Conseguenza tenuto alle obbligazioni da esso fatte a 
Barcellona ed a Napoli, ovvero se ai Beni di detta 
eredità fosse chiamato dalle antiche vocazioni, e spe- 
-cialmente dal Fidecommiaso indotto da Clemente 
VII.; l'Imperatore senza altra dichiarazione prò- 
nunzio detta sua Figlia esser creditrice dell'erediti 
di Aleuaadro dì circa sedicimila ducati annui in vi* 



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io4 STOEU DI -TOSCAITA 

^ gòre delle suddette obbligazionL Parve al Duca eh» 
4i C.qoesto Lodo le aggravasse assai, perchè l'eFedità di' 
^t Alessandro depredata già di tutto il mobile più jhv- 
uoso, e ridotta alle sole Terre per l'araati iscolte 
e Dilette , DOB dava profitto che compensasse il ca- 
■gne stabilita da Sifontes; penàò si determinò dì noa 
accettu-lo, e di trattarne personalaieiite con l' Im- 
peratore, che gii si avvicifiarft all' Italia. 

Dopb acquieUte le tarbolenae di Fiandra passi 
Carlo V. io Germania, per conq>ofn le discordia di 
Bel^ione^ che minacciaraao IT mperodi ona guwra 
ovile. Ambedoe i Partiti desideravaoo un Goncilioj 
ma ciasf^edmio ditssi avrebbe voluta adunarlo nel 
luogOj che credeva più fiiToK vote alle sue circostan- 
■e; l'Imperatore altresì^ volendo sodislàre a tatti, 
{MTchè di tutti avea bist^no per &r danari, e per va- 
lersene in diiesa dell'Ungheria invasa modemainen-^ 
4edaìTurchi,c^rò che niente s'innovasse in quel 
pnnto, per son dispiacere a veruno, proraattendo che 
fra due aani si aareUie intimato il Goncitio. Avreb* 
Ile imàgìnafa} ciascuno che egli fosse per rivolgere 
tutte le sue Sane in Ungheria, ma era oecessarìò 
di sodisfare alla Naaioue Spagnola, che voleva di- 
struggere Al^t, che gl'iulestava continuamente le 
Coste. Questa impresa era geoeralmente desiderata 
dalla Nazione, che per tal titolo avea contrìbuilo ri- 
guardevoh somme, e te Corti erano già stanche dì 
aommìuistmrne per T avvenire. Preparata intanto 
dal Prìncipe Doria una numerosa Flotta aoeae l'Im- 
peratore in Italia, incontrato da lutti i Princìpi e suoi 
primarj Umistri. Anche il Duca Cosimo volle por^ 
tarsi ad ossequiarlo^ ma essendo malsicwi i passi del- 
la Lombaidia,e temeudo delti agnati dei- Fuorusciti, 
« risolvè di audacie per mare a Genova, e quivi 



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LfB. r. CÀP. nr. ^ loj 

upettarIo.n Papa are» concertato con rimpcratert j^^ 
un abboocani«rt« a Lacca, e il DucadestiDÒPn-so-diC 
Daggipi^r servirlo, ed onorarlo nel passaggio che «kn'^*' 
Tea fine per il Bwminio di Fùrenie, e intanto, dopo- 
arere il (ti prìno di Agosto ceMmto con pompa e 
nagnificsma straordinaria la (unzioae Batlesimala- 
delAooPrima^nitOj alla quale in nome di Cario V:: 
assistè Don Giovaiini de Luna, il di a4del medesiiBo 
mese partì per Geno va jlasciaudo alla Duchessa la di- 
MsiMie principele del Goremo, e ordinando chedàt 
ftà intereanati Dicaster) del Dominio li fossero 
«ootÌDuatì i consueti rappoitL II Campana ed altri 
snoi confidanti Ministri ìosegaitarooo^ « fit ancora 
condotto Lodovico dell'Armi, per contestare all'Im- 
peratore k trama ordita dal Redi Francia.' Fu il Du- 
ca accolto con molto a&Uo da Carlo V -, e assai com- 
-mieudato dei servigi prestati alla sua Corona , cou iar- 
1i sperare che presto li sarebbero restituite le Por tez- 
'ae; Graavela fu incaricato di concertare con omo 
aspra la causa con Madama d'Austrìa, la qualeera 
'vefuita ad inchinare sao Padre, e a sollecitare l'ese» 
cuzione del Lodo. Questa Principessa, vevocato Doa 
Xiopex,eKStituitoli dall'Imperatore Andelot, e dopo 
■esser divenuta Duchessa di CamerinOj e are» otte>- 
«Qto altri Feudi nel Regno, à era di buon animo 
-adattata a vivere con Ottavio Farnese, il quale nm 
■trascurava ogni mezzo per meritarsi la di lei benevo- 
lenza, e quella del Suocero. Granvela, non potendo 
coos^uire davvantaggio dal Duca per l'esecuzione 
del Lodo di Ratisbtma, il dì 34 Settembre alla Spe- 
cìa riconfermò per tre anni il contratto di affitto fat- 
■Coda Sìfontes. Fu Graavela lasciato dall'Imperatore 
àuo Pleoipotenziario in Italia pendente l'impresa di 
Algeri; e molto ai affiiticò per mantenere la traaquil- 



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iòti STORIA. DI TOSCANA 

j^j,_ liU dì quesU Froviucia, e tee» quieto il Papa » che, 
diCnoD aveudo otteouto daU'lmperatuv se non parole,: 
*^' si mostrava mal sodisfatto del Congresso di Lucca} . 
tanto più erano necessarie queste dtligense, poiché 
per l'arresto e uccisioae socceasi nel Milanese di aU 
cuni agenti , che il Ae di Francia spedirà a Gostan •- 
tÌDc^li , aveano i Francesi dichiarata rotta la tie-' 
gua. In tale occasione il Duca guadagnatasi l'amìcU 
zia di Granvela , e per opera del medesimo ricon- 
ciliatosi col Marchese del Vasto, ae ne ritorna a Fi- 
Tenie in compagnia del Vice-Re suo Suocero, e do- 
pò aver quivi sodis&tto con il medesimo ai doveri 
di parentela e di alleania , lo accompagnò fino al 
Boi^o S. Sepolcro j di dove il Toledo dovea inca- 
minarsi in Abruzzo. Ritornato a Firenze attese a 
porre in buon grado la Miliiia del Dominio e la sna 
guardia, con eleggere nella perdona di Stefano Co* 
lonna un Comandante insigne nell' Arte Militare ^ 
per valersene all'occorrenza^ che già prevedeva im>> 
minente. Da queste serie applicazioni lo distrasse 
una controvwsiaj la quale^ benché le^iera e ridr- 
Cola nei suoi prìncipi , fu poi cagione di animose 
gare, e di fastidiose conseguenze per l'avvenire. Nel- 
l'essere il Duca a Lucca a corteggiare l'Imperatore 
avvenne che trovandovisì per la stessa causa il Du- 
ca di Ferrara , Cosimo, o non bene istruito nel so- 
stenere la sua rappresentanza, o forse avendo riguar- 
do all' età , trascurò che l' Estense gli guadagnasse 
la precedenza. Passò questo successo tranquillamen- 
te come non avvitito , ma in Roma in occasione 
della festività del Natale nel solenne intervento 
dei Ministri dei Prìncipi, ottenne il Duca di Ferra- 
ra che il suo Ambasciatore precedesse a quello di . 
Firenze. Sorprese Cosimo da questa ionoTazioB* 



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xnr. 1. CAP. m. mt- 

idipq^ il muiiatro Impnìale e lo atessa Gnmvsla TT* 
a suo farorcj dimoitrando quanto l'Estense waindiC. 
Ceriore di dignità, perchè avea servito di Generale *^^ 
la Bepobblica di Firenze^ e perchè eaaendo Feada- 
tario non poteva pareggiarsi ad un Principe libero 
«'uidipendente. Dopo varie rimostranze nou creda 
il Papa pn-così lieve causa irritarsi il Duca e gl'Im-- 
penali, e revocò l'atto a favore di Ferrara. Ciò non* 
fiatante rimase per tal causa in questi due Prìn- 
ò.p\ una reciproca animosità j e mentre l'Italia 
rìdeva di questa gara , le funeste nuove della dia- 
fiftta di Cario V. in Affrica richiatQariwo VmU 
tenvicaie di tutti , e ^gottirono universalmeMte'J 
Partito Imperiale. 11 furore dei venti e la tempesta 
«vendo disperse e ingoiate molte delle sue Navi^ ap- 
Itena potè giunger salvo in Spagna con qualche »- 
vanzo della sna ibrmidabile Flotta. Molte di questa 
Mavì gìanaero poi a Livorno ^ e il Duca non man- 
cò di far sovvenire quegl'iofelici , dei quali molti 
perirono in Porto per i soflèrti disagi. 

L'avversa fortuna di Carlo V. in Àflrica, e i fe-iSf» 
liei progressi di Scemano in Ungheria animavano 
i Francesi a dichiarare la guerra, senza che lepra- 
ticlie dì Granvela in Roma potessero impegnare il 
Pontefice a difTerirla con didiiarani per l'Impera- 
tore. Aveva ^li, consultando ipro[H-j into-esti, pr»- 
tostato di esser neutrale, e accettar solo le parti di 
mediatore; godeva internamente di vedere insorgere 
una guerra che distraesse il Concilio, o oUiligasse 
le Potense bdlìgeranti a ricorrere a esso, per avete 
occasione di potere in una nuova divisione di Stati 
profittare di qoalché acquisto per suo Nipote; quindi 
è che occoltaroente animava i Francesi, e favoriva 
tutti ìnemici del Partito Imperiale. Il Itamtniodi Sie- 



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IO» STORIA DI TOSCANA' 

"""na eradivenutoloscopopriocipale delle sttt tain^ e.. 
<lic!p^"òGrativela^ubitandodìnuovetrameeinacchi- 
■Sanazioni, si portò in quella Città ad t^getto di coati>> 
tuire una Corina di Governo più stabile ^ e di mag- ■ 
gioresodisfazioDe all'universale. Furono allontanati 
i Salvi, e il Duca di Àmalii fu invitato a servire a1- 
l'Arinata ; fu ristretta la somma del Governo ia 
quaranta Cittadini distribuiti secondo gli Ordini 
delia Città, e regolata in miglior forma l'elezion» 
delle Magistrature. Una Guarnigione didugento Sol-, 
dati somministrati dal Duea dovea sostenere le nuo^. 
Te disposizioni, e il Coote Sfondratì nuovo Gom< 
nrissario di Carlo V. dovea invigilare alla quiete^ 
al buon ordine. Lo stesso Duca Cosimo fu interes-. 
sato .nella conservazione di questa Riforma con un: 
Trattato stabibto con la Repubblica di Siena lidie- 
eì Marzo i543,da dover durare quindici anni. L'og- 
getto principale dì questo Trattato era uaa confe- 
derazione tra il Duca e il nuovo Governo per la cot 
ninne difesa, e altri dieci articoli comprendevano 
quelle condizioni e fadlicità credute necessarie fra 
àdueStati, per la piti comoda osservanza, e man* 
lenimento di questa Confederazione. Àaaicurate-tn 
tal guisa il Duca dello Stato di Siena, insorsero nuo - 
■vi timori dalla parte del Duca di Urbino. Dopo l'in» 
Alice successo della congiura di Lodovico dell'Ar-* 
mi, imaginar(Hio i Francesi che il Ducato di Urbino 
ione il luc^o più opportuno per riunirvi tutte le ù>x>- 
'Ze del Re in Italia , e muoverle contro la Toscana 
e il Begnp di Napoli. Le sarete corrispondenze, e 
le lettere intercetle davano facìlmmte a credere 
jcbe quel Duca accettasse il partito, e perciò Cosimo 
Men. trascurò di porsi ia'dJfe8a:aUe.Frontiere,eaoa 
UÀ nuovo accatto, e una impoMaoDe univosale col 



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LiB- 1. GAP. nr. 109 

some di uvrenzìone , cumulare il danaro , che è ^„ 
l'anima della'^oerra; né minori erano le sue dili-diC. 
gcnze per investigare gli andamanti del Papa , il *^* 
quale per una nuova querela fremeva contro di essao. 
Don Ferrante d'Appiano, cadetto della linea domi- 
Jiante in Piombino, poasedeva come Feudo Impe- 
riale Dna porzione di questo Stato consistente in due 
-Tenute denominate Valle e Hontione ; quivi era 
^xasi Cava di Allumi solita a darsi in appalto ; e sic- 
■comela Camera Apostolica possedendo gli Allumi 
•deUa Tolfa si credeva acquistato il diritto di eser- 
citare liberamente per l'Europa il monopolio di quA- 
«to genere, rìsentendodanaodalle Allumiere di Ap^ 
pianori Ctaiduttrari ddla Tolfà avea no convenuta di 
^pagarli una certa somma , affinchè ne impedisse l'es- 
cavaEìone. Il contratto &tto tra l'Appiano e i Con- 
duttori della Tolb pretendeva la Camera che fosse 
un toncordflto perpetuo , e a Boma enma emanate 
.«opra di- ciò varie sentenze contro di esso, né si era 
■mancato di procedere ancora con le censure. Il Pa- 
pa che avea investito il suo Nipote del Vescovado 
dì Massa, per costituirlo più a portata d' impadro- 
nirsi dello Stato di Piombino, vedendo che l'Ap- 
fàano non si muoveva dalle sentenze, né dalle cen- 
waiej suscitò le pretensioni di quella mensa Episco* 
pale sopra queste Tenute. In tali circostanze recla- 
mò Doik Ferrante l'alto Dominio dell'Imperatore, 
e fex maggiivmante garantirsi dal Papa impegnò 
•in- questo aliare il Duca ;Cosimo , stipulando con il 
medesimo un contratto di Affitto di dette AllumiO' 
re per quìndici anni. Assunse il Duca questa ìmpre> 
sa j perchè assicurava alle Arti della CìtUi l' abbon- 
danza di un genere così necessario per le manilat- 
-tare, e perchè volwntieri accettava qualunque oo- 



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■ IO STOftUDI Tt^CAKA. 

^„ cantHK per ingfrìim io tutto ciò cbe rignanlaTa lo 
£ C- Stato di PiombÌDO. Erano già cominciate le oper^- 
'^^zìodì a tedore del Contratto, e il Papa con grareri- 
■entioiAnto e minacce dichiarò iu Roma ai Miùiitrì 
Imperiali, che nou avr^^besofTerto questa violenza 
del Duca. Il Marchese di Aguilar , a cui premerà 
d'impegnare il Papa a trattare la pace, o almeno eoo 
r intervallo di questi trattati dar tempo airimpe- 
ntore di ristorarsi dalla soffèrta disgrana di Alge- 
ri/ giudicò inopportuna questa nuova querela. Per- 
cìòaì affaticò ad esortare il Doca con le più vife rì- 
HMMtranBe a desistere da questa impresa , e a riaer- 
varia a miglMve occasione. Anche i Senesi 8nscita<- 
roQO i diritti della Città di Massa sopra queateTennU* 
• tatti questi riguardi fecero finalmente determinare 
àt Duca a sospendere le operasioni. 

Inutili però furono questi reflessi , poiché IVkn- 
cesco I., premunito ormai di danari e di gente, ri- 
mAvé di tentare la sorte della guerra , e lì dieci di 
Luglio U dichiarò formalmente all' Imperatore. A- 
Tera diviso le sue fbrEe per attaccare nel tempo 
«tesso le Frontiere delta ^gna, quelle della Fian- 
dra,e il Piemeote ; aveva sollevata in Germania Gu^ 
l^elmo Duca di Gleres, per dare alle fone impe- 
riali una diversione in qnella ProTÌncia. Aveva inol*- 
tre stipuhto una Lega con Solimano, in vigore della 
quale lo stesso Solimano si era obbligato^ portarsi 
personalmente contro l'Ungheria con dogentomìb 
uoraini, e d'inviare con una potente Flotta nel Me- 
diterraneo Baiiiarossa Re d' Algeri , per unirsi con 
)' Armata Navale di Francia. Apparati così formi- 
dabili riempivano di spavento l'Italia, e solo il Papa 
sene stava tranquillo, aspettando l'universale acom- 
pagVnamcnto di questa Provincia , per guadajpare 



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tm. I. c&p. m. ,1, 

uno Stato a Ottavio mio nipote, matcontento del «do T"" 
« meBchiao Ducato di Gamerino. Il Duca all'oppo-di e. 
«to, agìuto dal perìcolo della ianDinente tempesta, '^ 
provvedeva eoo ogni maturità alU propria difeaa. 
Oltre la Guardia compoata di Tedeschi, e le Guar- 
DÌgioni delle Fortezie furmate di Truppa colletti- 
aia aveva le Bande del Dominio in buon ordine, dv- 
modocbèiu in giorni poteva comodamente riuair« 
dodicimila «oldati scelti, e atti alla guerra. Ciò uoa 
ostante conosceva il bisogno di Truppa Ausiliaria, 
ed avrebbe potuto ottenerla dal Marchese del Vasto, 
ae non lo avesse trattenuto il riflettere, che U Sp». 
gnoli pur troppo col giogo delle Fortezze impone* 
vano alla sua libertà. Risolvè pertanto di assoldare 
aotto suo nome duemila Tedeschi, poiché l'urgenza 
delle circostanze giustificava abbastaoaa questa riso* 
luzìone. I Fuorusciti Fiorentini a Veuezia e alla Mi- 
randola ai dimostravano molto animati dalli appa- 
rati Francesi. Piero Strozzi per opera di certi suoi 
filasnadieri avea avuto l'ardire di aurpreodere Ala- 
rano, piccole Porto ntoato sul Capo d'Istrìa Ira le 
Paludi appartenente a Ferdinando Re de' Romani, 
ed'introdurvii Francesi per fortificarlo; ma easeod» 
Bcacciati esso e li altri Fuornscili da Venezia coma 
complici delle segrete coiTÌ^>oodeoze , che l'Am- 
basciatore di Francia teneva col Turco a danno di 
quella Repubblica, ai riunirono, tutti alla MUrandiK 
la , già Piazza d'Arme , e asilo sicuro di tutti i mal- 
coutenti dell' Imperatore. Quivi si arcbittettavauo 
tutte le insidie > e macchinasiooi coatre il Duca , 
il quale , ben consapevole dei lorodis^ai> non tras- 
curava di valersi delle medwime Arti ^ senza però 
che né l'una parte uè l'altra potesse p^venire a 
conseguire il suo fine.Credeva eglij che essendo co* 



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- 112 STOHU DI TOSCANA 

"— ~ storo rei dì ntille n»orti, noa fosse cosa Ibd^na l'a»! 
A^' sassìnargti , mentre essi teDtaTano lo stesso contali» 

' 154^^ l"' j i^a qoello che pia lo inaspriT» era il vede- 
re che Loreoso il TradÌtoresia^;ira88eirap»DemeiiK 
-te così dappresso al suo Stato , e ìnspiraue ìd tal 
foisa ai matcoDtenti dì Firenze il coraggio d'im»- 
-tarlo. Lo stesso Curio V. iion era alieno da questi 
sentimenti, e se n'era manilèstameBle egresso in 
fiandra col NiccoKni. Non trascurava perciò il Do- 
«a di Carli continuameDte osservare da fedeli esplo- 
.ratorì ; e così non solo n .garantiva per k proprin 
-difesa, ma somministrava ancora delle impcutaoti 
notizie ai Ministri Imperiab. La trama «rdila d& 
Piero Strozzi di sorpreudere IKcmopoli eon fajat» 
delleGalereTurcbesche^cbe dovevano sopraggian- 
'gere nell' Adriatico , investigata dal Duca, e rilevata 
al TiJedOj risparmiò d« disastri al Regno di Na- 
-poli-A tutti qoesti timori si smunse Io spavento del 
-Terremoto^ che danneggiò notabilmente la FrovÌR- 
cìa del Hugeito, « il terrore, che inspirarono doe 
Leggi pubblicate dal Duca ; in una ordinava die si 
■traforasse con un chiodo la lingna a cfci bestemmia- 
•VBj reprimev» nell'altra il-vizio nefando; e >iceo~ 
«ne per una e per Tahra causa Itirono arrestati dei 
Cittadini di qualità , egl' indiscreti Mioiatri del Tri- 
banale inquirevano sopra i dditti commessi avanti 
la pubUieazione delle Leggi , ne successe perciò 
l'evasione di motti dalla Città, non senza [vegi»- 
diaìo delle Arti e della Mercatura. 
, Acceso dai Franceri m tante prtiìl fuoco drfla 
Guerra , la sorte si diaiostrò per tempo proiMzia al 
valore dì Carlo V. , le di cui armi alIootaBariHia 
con celerità il nemico dalle Frontiera di Spagna ; 
e perciò vedendo che le £wze ma|^iori d^'avver- 



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' tlB. I. GAP. HI. iiJ 

«rio à riunÌTano ia Fiandra e nella Lonnbardia, ^^ 
determinò di pwtarsi io Italia per inconggire condì C. 
la presenza le operazioDi dei suoi Generati, ed e»-'^43 
0er froDto a tutte quelle risoluziooi , che esige l' ur- 
genza di simili circostanze. Dispose frattanto ti af- 
&ri del Govemo dì Spagna , preparò danari , e spe- 
dì Granvela in Germania , affinchè ^ precorrendo it 
SDo arrivo , disponesse li animi di quei Principi , 
non solo ad acquietarsi nelle civili discordie di Ke- 
lìgione , ma ancora ad unirsi contro il Turco per Ia- 
coni one difesa. Aveva precedentemente stalùlito clte- 
ri adunasse il Concilio in Trento , per sodis&re et 
desiderio dell' universale , the sospirava una perfet- 
ta riunione dei Credenti, e. si lusingava nel tempo 
alesso che questo Concilio potesse frenare 1' org<^lto' 
del Papa ; ma egli , che prevedeva tutte le diIBcolt4 
della efièttuazione , pubblicò Bolle, e inviò Legati 
con molta solennità e dimostrazione di desiderarlo. ' 
L' espettativa dell' Imperatore in Italia stimolò il . 
Duca Cosimo ainsistere sulla promessa lattali della - 
restituzione delle Fortezze ; l' avarizia e la dìfHden- 
za di Don Giovanni de Luna gli davano maggiore 
impulso, per tentare di liberarsi da questa mole-> 
stia. Sebbene al di lui arrivo in Firenze fossero sta-, 
te stabilite le spese^tanto p^ condurre a fine le For- 
tificazioni, quanto por le paghe assegnate aliasi-, 
dio , e oltre di ciò il Duca gli elargisse , durante la - 
soa permanenza , V usufrutto della Villa di Ca&g- ' 
giolo, ciò non ostante erano continue le di lui que-- 
rcie con i Ministri del Duca ^ e le rimostranze all' 
Imperatore, e al Blarchese del Vasto per l'aecresd- 
meoto del Presidio , ripari , Artiglierie, e spese ao- 
Terchie. Prevenne pertanto l' Imperatore suU'inu- 
T. I. '8 



CfizoJ.vCtlD^lc 



m4 STOBU di TOSCAITA. 

— -lUità di questo dispendio , gli ofierì delle 
i'^ dauaro, che i Gitudiui volontioi avrebbero omtri- 
i&jjbaìto per vedersi liberi da questo giogo, ed edlù 
dei soccorsi di Troppa per serriuo di Sua Maestà 
nella Lombardia^. il Papa ancora fece istania dialv 
boocarsi seco in Italia per trattare delli afiàri dalla 
£eligione , e con animo di ottenere in queste cùvo* 
■tanze > £he esso crederà [àù D{^rtime , il Ducato 
di Milano , il Dominio di Siemi ; e quanto a ^ena 
Carlo y^ non sarebbe Mato alieno dall' accordarla , 
ae il Toledo instigato da Cosimo non li avesse rap- 
presentato, cha il vendere .per danaro Sudditi , che 
li erano itati sempre fedeli, non solo non era della 
dignità di un Impa^tore , ma che avrebbe anava 
acoraggito tutti quelli che lo servivano ; e finalmen- 
te che i denari, e l'amicizia di un Papa, ormai de- 
crepito e' di mala fede , non compensavano il torto, 
che si feceva alla aoa gltwia immortale. Qoesto con- 
sìglio non fu ignoto a Sua Santità, che ben presto 
dibe occasione di vendicarsi , con denegare la te- 
nuttiia dell'Arcivescovado di Ravenna , che il Car- 
dinale Accolti ad istania di Cosimo voleva fere al 
Cardinale diBnqiosFrateUodelVice-Be. AI Duca non 
mancò delle solite molestie, odirettamotte, o pw 
mezzo dei suoi Blìnìstri , profittando delle minime 
OGcaaioni, die subito si preaeataroMo. Gli UiEziali 
della Graacia , Magistrato che invigilava aUa vendi- 
taj e provvista delle vettovaglie in Firenze, aveano 
otm Ioto Bando ordinato noo potersi introdurre nel- 
la Città il Pesce del Traùmeno , ae prima li Ap- 
paltatMÌ del Lago non avesno C(mvennto col Magi- 
strato del pezzo , da stabihrai rn-lla vendita del me- 
desimo. Si pretese dal Legato di Perugia-violata cfin 
questo Bando l'immunità Ecclenastica , quasi che 



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tlB. 1. c/lp. ih. ri5 

.cast consistesse nel fiir man^re per foi-Ea i Pesci^ 
<dri Trasimeno a dà nùi è Saddito della Chiesa ; di C 
questo capriccio si sarebbe iaoilmente sostraiuto aa- '^ 
.che a Roma, se ncm ai ibssero T«gognati della ri* 
dicolezza sparsa nel Ministero per tal controversia. 
I Senesi in questo tempo pensarono di preven ire l'ar- 
rivo dell'Imperatore, con teiUare una revolauone 
fomentata dal Conte di Pitigliano in assenza del 
Commissario Siòndrati , ed avrebbe facilmente sor- 
tito l'effetto, se il vigilante Duca , con avanaare ■ 
P<^gibausi le sue Bande, non avesse arrestato l'ar^ 
dire dei sediziosi. 

. Mentre Cai'Io V.soUecìtava a Barcellona la FlottB> 
per traghettare a Genova prima che l' Armata di 
Barbarossa salisse a Ponente, il Dncaj risoluto di an- 
dare a incontrarlo in quella Città nella fine di A> 
prile , si parU da Firenze con la Duchessa , tratte- 
nendosi in Pisa , per oncR^re 'con la Aia presenza 
r Università da esso restaurata , e stabilire i r^o- 
lamenti per un Collegio eretto in ben^sìo dei Po- 
veri. Passò in appresso a Pietrasanta , dove'r«sca- 
vasione dei marmi , e delle miniere dì .Allento, « 
i provvedimràti per la riduzione di quel Territorio 
insalubre ed incolto lo trattennero, fintanto che gli 
giunse l'avviso della partenza di-Cesare. Intraprese 
il viaggio per la Montagna^ dove corse qualche pe- 
ricolo, perchè una Truppa di Masnadieri già lo at- 
tendeva , e alcuni del suo seguito rimasero olTesi ; 
ciò non ostante li 36 Maggio arrivò a Genova feli- 
cemente , dove l'Imperatore lo accolse con molta 
parùalità , e volle che intervenisse ai Consigli, che 
n tennero davanti a Ini sopra li affari d'Italia uni- 
tamente col Marchese del Vasto , e con Don Fer- 
rante Gonzaga. Si trattò in essi dei mézzi per dì- 



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tl6 STORIA DI TOSCLNA. 

■"""fendere il XHtorale di Toscana dall' Armata di 
di e. Barbaroflsa , e garantire lo Stato di Siena, e quello 
■543 di Piombino dalle insidie dei Francesi, e del Papa. 
Fu risoluta la restituzione delle Fortezze al Duca , 
ed egli promesse una riguardevole somma dì dana- 
ro per la guerra di Fiandra, e s'incaricò dell'intiera 
^fesa del Littorale di Piombino. Si trattenne per 
qualche giorno l'Imperatore in Genova, ad oggetto 
di concordare col Papa il luogo del Congresso. A- 
vrebbe ^li preteso che Carlo V,. si portasse espres- 
samente a Bologna, o almeno ai confini dello Stato 
Ecclesiastico, senza riflettere che Sua Maestà, oltre 
al desiderar poco questo abboccamento, procedeva 
con molta celerità, e ardeva di desiderio di potere 
esser presto a reprìmere l' arroganza del Duca di 
GleVes. Finalmente per opera del Marchese del Va- 
sto fu stabilito r abboccamento a Busseto, Castello 
tra Cremona e Parma ,'doTe le [U-omesse del Papa, 
e le lacrime dì Margherita d'Austria non poterono 
muovere l' accorto Imperatore a conceder Milano 
al Farnese, pascendoli unicamente di remote spe- 
ranze, col promeUer loro di trattarne con gli Klet- 
torì dell'Impero; bensì per consolare ih qualche co- 
sa Sua Santità gli promesse di secondarlo nellì af- 
£iri del Concilio , e il Papa ofleri un soccorso di 
Truppe per la guerra d' Ungheria. Il Duca accom- 
pagnò sempre l' Imperatore in questo viaggio, e l» 
seguitò &no a Milano , di dove congedatosi ritornb 
a Firenze, lieto di' vedersi nella intiera indipenden- 
za , e di avere piìi che il Papa ottenuto da Cesare 
sodisfazione, e profitto. Don Giovanni de Luna era 
alla Corte, ed aveva il dispaccio per la restituzione, 
delle Fortezze, che non avrebbe effettuata volontie- 
ri . L' Imperatore le aveva destinato a Siena in luo- 



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LIB. I. GAP. III. U7 

gD ddlo Sfondrati , e perciò troppo gli rincresceva *""** 
il passare in una Città piena di pericoli, e cm\ facile jì g. 
alle sedizioni. Dopo essersi trattenuto soverchìamen- '5^ 
te a Milano tornò pieno di dispetto a Firenze , e 
quantunque inalberasse subito sulla Fortezza laBan- 
dieradelDuca,ÌDterpose molte difBcoltà,pretenden- 
do una ricompensa , e sostenendo le ragioni peo- 
dotte da Madama d' Austria sopra le Artiglierie, co- 
me deTolute a lei dall'eredità del Duca Alessandro. 
Ma siccome Granrela avea già dichiarato a Milano, 
che la restituzione dovesse farsi liberamente, eche 
le Artigliere si considerassero come appartenenti al- 
lo Stato , e non alli Allodiali del Duca Alessandro, 
perciò dovè Don Giovanni effettuare la consegna 
senza condizione veruna. Lì tre di Luglio il Duca 
prese il possesso formale della F(»tezza di Firenze ' 
con molta solennità, e vi alloggiò la notte con tutta 
la Famiglia e con la Corte. La Città , e il Popolo ac' 
compagnarono questo attocon pùbbliche feste, e se* 
gni di gioja, che furono ripetuti universalmente da 
tutte le Comunità del Dominio. Le Truppe Tede- . 
fiche rimpiazzarono la Guarnigione Spagnola, e Don 
Giovanni fu regalato con largita. All'Imperatore fu' 
rono immediatamente inviati centomila Ducati, e . 
questi U portò Giovanni Ricasoli Vescovo di Corto- 
na, che il Duca li avea-destinato per Ambasciatore. 
I^ Fortezze di Pisa e di Livorno -furono ricevute per_ 
Procuratore, e finalmente dopo tanti travagli restò 
il Duca Principe indipendente, e libero dalla tutela- 
delli Spagnoli. 



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-^ CAPITOLO QUARTO 

di e. 

1543 II Duca difetHle il Littorale di Tofcana nel pausalo ddU 
Flotta di BarbarosBB. Hnorì disegni dei Franceii ìa Sie- 
na. Proteg^ il Cardinale di Rarenoa contro il Papa,cfae 
gl'iniidiata la vita. Spedisce dei loccorsì in Piemonte il 
Marchese del Vasto. Pace dì Crepy. Scaopn una oon- 
gimra ordita dal Papa conUo l'imperatore. Eip<dii«ae 
dei Frati di S- Marco. Trattati per attenere lo SUto di 
Piombino, e «ocoorsi fomminiatrati per fortiEcarloj e di- 
fenderlo. 

Istruito il Daca Cosimo iwl cono di sei anni nelV 
Arte di regnare, ed esercitato contiauamente dal so- 
spetto de proiM-j Sudditi , dagl' intrighi e animosttà 
dei MìdìsIiì Spagnoli , e- dalla incessante peraecv- 
sione di Paolo IlL era, beo persuaso che se la sorte 
avea secondato finorli le sue opnaùoni , e felicitar 
ya di ^omo in giorno le sue circoatanze ; era pia 
un resultato' delk instancaJHle stia assidoiti che un 
aemplice elUbtl» del caso. E perciò, aoimato sempre 
più da questa persuasione vedendesi orinai liberi» 
da ^nitiaaore nell'iiifertto dello SlatOjrìvolse taitto 
il pensiero non sole a garantirsi ^11 Esteri, ma alt- 
Cora a estendere seooodo l'ojf^NVtumtà i limiti del 
del suo Dominio. L' appoggio dell' Imperatore po^ 
teva esser l' unico messo dì conseguire questo fi'- 
ne^noncredendo ancna opportuno il dichiararsi a^- 
pertam«ite indipendenti da qHalimqiK riguardo . 
Gii ned consigli tenuti a Genova con l'Imperatore, 
attesa l' ìmpoleaxa dell' ApfHano, si era incaricato 
della difesa del Littorale di Piombino, e d'invigi- 
lare sopra la condotta dei Senesi, dei quali ormai si 
riconosceva troppo vacillante la fede . Precorreva 
già la voce dell'imminente arrivo di Barbarossa alle 
coste di Toscana, quando il Daca, appena rìt(»iiato 



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tn. I. càp. IV. i^ 

in FiKnze,ipc^a Cam|MglÌa Otto da BlonUnto con j^„, 
OB diftaccamaito, e ordinò che si rìiiiii«aero in det-di C. 
-io luogo le Bftnde circonvicine in numero di quat- *^ 
tromila. Era l'Appiano uomo debole e trascurato^ 
« posto ili diffidtnia col Duca dal Cardinale Salviati 
noGogoato, e dubitando che, sotto pretesto diaoc- 
oonerlo attmtaise Conino di occuparli la Piaau^ 
ivcnsò dì awmcttervi le Trof^ Ducali fintanto cbe 
il timore dei Torchi , e l' ioimìneBte perìcolo non 
lo cwa^lianMio dÌTersuneote. Era SjMwrvisto di d»- 
naru , di muniucoii, e di gente, e «ti tatto fn aecea^ 
atti aoTveoirlo. Fu in trap r wo il risuvimento dell» 
FortificacionideUaPiaBU» raafu ben tosto inlei^ 
«oUo dallo ^Tcnto cbe anacitò l'anwo dalia Flotta 
1ÌIÌ' imboccatura del Canale. Tatti gU abitanti ab- 
bandonarono la Piausa, e Tolontieri gU avrebbe se- 
guitati VAppàMio, ae la VN^ogna, a le rimostrani^ 
delli Uffii^ àA Duca non lo areasaro ritenuto. 
-Frattanto con cwqttecente Douw nmaatt nella Tn>- 
Ta, « rindunse ndla Fortem, piangendo, e implo- 
rando la |^elà del Gide, mentre ì Scadati del Duca 
•i oceupaTMio a &T dei ripari. Il Libeccio impedì 
alk FhAta d* imboccare il Canale, e BBibBrossa, es^ 
sendosi poatato neU'Elba al Tamjo spedi a doman- 
dare aU' Appiano un Figlio di un Giudeo suo favo- 
ritOj promettendob di non apportarli alcm danno 
qualora li fosse consegnato costui. Per non mostrav 
timore in <pieata occasione^ di concerto delli Uffi- 
siali del Duca con l'Appiano, fu replicato a Barba- 
rossa che, non essendo il Giudeo in quella iKama 
sarebbe stato ritrovate per dare a suo Padre tutto 
il comodo di riscattarlo. Avendo poi la 'Flotta iu" 
dirisaato il suo ebreo verso la Corsica, il Lìtiorale 
Tossano i-Htd libero da c[BeBto spavaite, e potè il 



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b« STORIA DI toscana; 

j^. Duca pili ttanquUlàmente atteadere alla Fortifica- 
dìCzioue di Piombino, lasciandovi il&l<Hitauto con pre- 
^^'^aidio di trecento. Soldati. Scampato questo peri- 
colo Boa mancò di guarnir maggiormente il Li- 
torale fino a Fietràsanta « edi tenere in Pisaun ni»- 
iB«fa competente di Fanti e di Cavalli per eoser 
|irouli ad ogni tentativo dì sbarchi . Prevedeva già 
che i Francesi avrebbero voluto in qualche ùtratM, 
{vofittare di questa Flotta per awigiiaurai in Italia 
UDO iUbiliweato chefiuae a portata per tnitare li 
conq«ùAa del Regno di Napoli e delia Toscana ; e 
siccome comprendeva che non -poteva eawrvi sita 
.|>iù opportuno dello Stato di Piombiiui e di quello 
di Siena , riparava al primo ed esortava Don Gio- 
vanni de Luna d' invigilare al secondo. Né furono 
inutili i suoi timori , poiché nel inese di Loglio ti 
fveaeaìò a Don Giovansi in Siena Giulio Salvi eoa 
una lettera scrittali dal Conte Orsiai dell' Anguil- 
)ara, in, credenza def Capitano Aurelio da Sutri. 
Confessò il Salvi checlettoCapitanoAurelioghave- 
va esposto che volendo i Francesi fare l' impresa di 
Siena gli ofìerivano diecimila Ducati per suscitare 
un tumulto mentre Barbarossa si fosse avvicinato ai 
Forti di quel Dominio , e che Piero Stroxxi , e il Con-r 
te di Pitigliano si fossero accostati alla Capitale con 
ciaquenùla uomini^e finalmente che il Capitano da 
Sutri si era portato a Roma per concertare con l'Am- 
basciatore di Francia l'efiettuazione di questa Con- 
giura. Oltre il timore che unite a questa trama vi 
- £>8BeroaltremacclunauonidirettecontroilsuoStalo^ 
considerò il Duca che l' averla discoperta poco gio- 
vava per impedirla, pwchè potevano lo Strozzi e il 
Conte toitare l' impresa senza che Siena si sollevasse. 
Itappresoitò perciò all'Imperatore i pericoli della 



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' IIB. I. CAP. IV. I" 

|iropria ùtwzioiie e ì vantaci che il nemico potè- ^^ 
T« ritrarre dall' esito felice dei suoi disegni, e do- di C 
mando eaoporsij e ordini precisi a tutti iMioìstri d' ^^^ 
Italia di assisterlo in tale occorrenza. 

4aiunta ormai a Marsilia la FlotuTurchesca volle 
Francmdo I.- che con essa si anissero le sue Galere 
per pbrtani all'assedio diNizEajlVell'aniko'anteoedea-. 
era stato arrestato in quella Città uno vestito da Frate 
che teneva intellìgeava con alcuni della Terra per 
dare queUa Piazza con le persone del DucadiSaveja. 
«suoiPigli in potere dei Francesì.Fu creduto che que- 
sta riaola2doDe de] Re sascease dal dispiacere che rì- 
iBade88e8t:operto il Trattato. Mentre i Gallo-Turchi 
sfogavano il loro furore contro qadla infelice Città, 
Carlo V. trionfava del Duca di Cleves, la pericolosa 
■ituaxiòne della Toscana richiamò le sue premure ad 
o|^ttodi provvedervi. ErailDucagravemeuteam^ 
malato di febbre, senza potere applicare alli affari, e 
Siebno Colonna Gena-ale Comandante delle sue Hi- 
lìde serviva nell' Esercito Cesareo; il Governo era 
diretto dalla Duchessa, e dal Campana ; PietroSlroz- 
■ì reclutava alla Mirandola^ e i Francesi in Piemonte 
ingrossavano l'Esercito. Ordinò pertanto al Vice<Re 
di Nàpoli di tener pronti mille Fanti per &rli passare 
in Toscana, e al Marchese del Yastodisomministra- 
we tutto il soccorso, che avesse potuto. Voleva spedire 
a Firence Don Garzìa di Toledo Cognato del Duca, 
ma lo trattenne la nuova del di lui ristabilimento; 
e le istanze fatte perchè fosse rimandato il Colonna. 
Don Giovanni de Vega^nnovo Ambasciatore Cesareo 
a Roma«bbe l'incarico di fare es^uire questi ordini, 
e di più il Luna a Siena , e l' Appiano a Piombino 
doverono uniformarsi alla direzione ordinata da Co- 
simo per la comune difesa. Dopo tali risolazioni dr 
Carlo Y. procorò il Duca di sollecitare gl'Imperiali 



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las STORIA DI TOSCAKA 

Xir, a tener pronti ì aoccom, e di oasorrare gU àndanmi» 
^ C-ti dei nemici; e sebbene k Fianibifio ioMero stati vy 
''^restati il Capitano Aurelio, «un Orsini figliodel Cois- 
te dell'Anguillara, ciò non astante non fu possibile 
cstorquenie remna intereasante Dotiiia, se non «he 
ia coaferma del complotto» e il disino di fiirtificaT- 
m a Grosseto. Per {Hwrredere a qualun4]oe caso po- 
tesse accadere riunì molte dell* sue Milizie a Vol- 
terra constitueDdo quella Città come Piazza d'Anne 
per essere comoda ad accorrere in qualunque ìao^ 
delU Maremma due lòase attaccato. I» mezzo a tanii 
travagli la Duchessa li 39 Settembre gli partorì im 
seeondo maschio^efu scoperta una congiura orditali 
contro da Giuliano Buonaccorsi cbe con l'ijuto di «a 
suo Serrìtore meditava dì ucciderlo mentre da Fi- 
renze passava alla Villa del Poggio; la sorte lo br»- 
riva, ed ei non mancava di profittarne con prered*- 
re i perìcoli e preperarvisi.Perciò oltre al rin fwzare 
le imposiaonì, e li accatti nel Dominio procorò l'int- 
prestito di rflevantì somme di danaro dai Mercanti 
dì Genova, e di Anversa e fino dal Re d'Inghilterra 
dal quale ritrasse tanto piombo e stagno per la som* 
ma di cìnquantacinque'teila ducati Tentò ancora 
l'animo delPontefice aifincfaò li concedesse di levar 
le decime suUi Ecclesiastici a titob della difesa «ni- 
tro il Turco, ma il Papa aeUiene avesse moderato il 
suo violento procedere ciHitroil Duca non aveva pe» 
rò vana,to l'animo » annchè semprepiù s'inaspriva 
per la dichiarata protesone che il Cardinale di Ra* 
venna avea trovato in Firenze. Questo Cardinale già 
creatura di Clemente VII. e da esso arricchito di 
Vescovadi, e Benefizj riguardevoli età in.di^raiin 
di Paolo HI. perdbè non ave* contributo alla di lui 
elesiane ed era unodti piùaddeUi al Partito Impe- 



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- LIB.I.,Càf.IV. nS _^ 

nk. loApaUto di nt) delitti toUc il Papa che lì si j^ 
fatieMC il più rigotOH Frocsfw anche senza rÌ8par>diC. 
■miarli i toniienti, e fu detenuto lungo tempo in Ca- '^'^ 
atri S. Angeloj deve pendente canaa ammalatosi gr«> 
vvmeole, avendo ottoiuto di portarsi ai Bagni per 
poi costituire m iEloiaa sohito che fosse rittabìlito 
ÌH salute, essendo in libo-tà iadirizsà il suo cammi- 
no a FìNDie dove ti Duca io accolse con tutto il b^ 
vore. Dnnmuló il Santo Padre l'eTauone del Cardia 
Bale> ma essendo stati in quest'anno arrestati in Fi- 
renae a di lui istanu il Conte Galeotto Malaftesta da 
Sogliano, e un Slaestro Lodovico Ringhiera Bologa«- 
eeMedioocomeaaserti Mandatari di Sub Santità per 
avreleDare o nccidne in altra forma il Ravenna, si 
dolse il I^pa altamente col ]>Dca che si fbrmtisse in 
Firenze un jurocesso contro di Ini per mandarsi al- 
l'Imperatore, e che ti si maucasse del rispetto do- 
vutoli con rimettere liberamente nelle sue foru que- 
sti Scelerati che nell'esame aveano ardito dì nomi- 
narlo; E siccome il Duca avea freddamente risposto 
essser ^i il solo cognitore dei delitti machinati nel 
ano Dominio^ e che il processo avrebbe fatto cono- 
seere la veritè, perciò il Papa pn^ttutdo del prete- 
sto che porgevano ti afiarì del Concilio richiamò per 
questo e6ètto a Roma con una circolare tutti i Car- 
dinali, e al Ravenna in particolare minacciò la depo- 
màc»ie,e la perdita deiZienefizi in caso d'inobbedien- 
za. Conobbe il Duca che era necessario intn^xirre in 
queato afiàre rsutorìtàdeIllmperatore,e ottenne che 
h) dichiarasse suo ministro a Fii^ence. Queste gare col 
Pontefice erano da Cosimo considerate come passa- 
tempi politici ; ma quello che più lo agitava era la 
ddi^zxa deH'Appiano, e la sua diflfidenza aumen- 
tata da an certo Bustamantc Spagnolo che ri tese- 



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Ui STORIA. DI TOSCANA. 

j^„_ va rAmbascìatoreVega per essere informato dì con- 
ili Ctiiiuo ditQUì li andamenti dì quel Feudatario. Co- 
'^ Doscéva il grave pericolo che quella piazza cadesse in 
potere dei Gallo-Turchi, perchè li erano note certe 
corrispondenze che l'Appiano teneva con Barbaros- 
sa, e col Conte dell' Anguillara sotto pretesto del 
riscatto del Giudeo; perciò era tentato d'impadro- 
nirsene con la forza, giacché questo attentato poteva 
poi giustificarsi facilmente con un titolo così plauu- 
bile ; comprendeva ancora che tutti li ostacoli per 
conseguire quello Stato erano tacitamente pomos^ 
si dal Ministero Spagnolo guadagnato dal Papa che 
vi aspirava, e dalla Repubblica di Genova che nou 
avrebbe voluto in Cosimo un vicino che avesse 
forze di mare. Perchè divenuto padrone dell'Elba 
poteva insignorirsicon facilità della Corsi cache trop- 
po malvolontieri obbediva alle Leggi dei Genovesi; 
a tale effetto esagerava a Carlo V. i pericoli di quel- 
la Piazza > e visitava personalmente i lu<^hi del suo 
Dominio che li parevano più esposti alla invasicme 
dei nemici. Mentre così si occupava cessòdi vivere 
li 1 aDicembre la Ilaria Salviati sua madre dì emor- 
ragìa; erano già tre anni che era travagliata da tal 
malattia per cui si erano'fatti veoire a Firenze l'O- 
mobu<aio da Bologna, e altri Medici rinomati d'Ita - 
lia ; vìveva ritirata a Castello, Villa già dell'antico 
patrimonio del Duca, per non turbare la libertà della 
Nuora , della quale non era molto contenta ; quivi 
sì 'occupava nell'invigilare alla custodia dei pìccoli 
figli dì Cosimo, che apparentemente non mancava 
di onorarla. Il Pubblico però lo imputava d'ingra- 
titudine verso una madre cosi affettuosa, tanto più 
che fu necessarìa una forte rìmoatntuza del Cam- 



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LIB. I. CAP. IV. ij5 

pana per distrarlo dalle cacce, e indurlo a consolare j^_ 
con la sua presenza la madre già moribonda. di C. 

Dopo che per la vittoria ottenuta contro il Du-' ^ 
ca di Gleves l' Imperatore Carlo Y-, »i fu assicu- 
calo di questo nemico^ contrasse una Lega ofTensiTa 
con Enrico Vili. Re d' Inghilterra , ad (^getto di 
trasferire il furor della guerra nel cuor della Fran- 
cia. Il Papa che tacitamente godeva di vedere il Cri- 
stianìssimo assistito dalla Potenza dei Turchi noa 
soffriva con indifferenza che un Imperatore Catto- 
lico si fosse collegato con-un Be separato dalla Chie- 
sa Romana , e nel tempo istesso che esagerava que- 
sta irregolarità minacciava gì' Imperiali di attizza- 
re il furore dei Turchi contro di loro . Barbarossa 
con la sua Flotta dopo la desolazione di Nizza sver- 
nava tranquillamente a Tolone , e minacciava ali 
Italia nuovi disastri nella Primavera. Il Duca Co- 
simo si affaticava per provvedere dì soccorsi l' Ap- 
piano e i Senesi j ma i Senesi , e l' Appiano teme- 
vano piiì ì soccorsi del Duca che il furore di Bar- 
barossa. In Piemonte crescevano le fòrze dei Fran- 
cesi , e il Marchese del Vasto era stato rotto alla 
Ceresuola presso Asti ; questo accidente unito alle 
premure degl'Imperiali fece risolvere il Duca a spe- 
flire all'Armata duemila Fanti Comandati di Ridol- 
fòBaglioni, e pagati per tre mesi ;[H'ovvedde anco- 
ra all'imbarcOj e approvvisìohamento di quattro- 
inilaFaDti che il Vice Re, ed il Vega inviavano iu 
Piemonte j dove senza questi soccorsi avrebbero de- 
clinato assai i progressi degl'Imperiali. Piero Su^z- 
à scorreva francamente l' Italia reclutando da per. 
tutto Milizie, e scansando con singolare avvedutez-. 
za li aguati che il Duca U aveva preparato in Lom- 
bardia e iu Rooiagaa. h» re8adìCangiiaiio,eivaa-> 



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ia6 STORIA DI TOSCANA. 

Ar. taggiGketuUogioraoooDseguivaDoiFraDcen la ren- 
di elevano più andice, dimodoché unite- le ne genti 
'^*cM) queUe del Conte di Pitiglinno, s'imagiQd'di po- 
t^dareagl'Imperiabruitìaia rotta e di acacciarli dal 
Pièvonte; ma nel tentare i passi del Genovesatore- 
Ito «infitto fra Novi e Sernvalle. Io questo fattadi 
armi nipatero prigionien degl'Imperiali molti ti- 
lieUi del Ddc?> segnaci già dello Strosci , ed eupude 
rickieitidal Uài^befle del Vaate^eMw k-firaacheiza 
di denegarli, diclHanndo non coDTenire al magra- 
dò l'esser Ministro difiopplii^^ed'igDomiiue. Questi 
SBCceasi calmarono la guerra in Piemonte, mentra 
Gonmo «lava sospeso aspettando la mossa ddla Flot- 
ta TurcheBca.LaconfederaiionecolTurcononasevm 
finora apportato alla Francia quel vantaggio, che il 
Be ne sperava , anù che ijnesta Flotta la quale non 
evea prodotto che delle inutili desolazitmi l' obhli- 
-gavaad un notabile di<|iendio di vettovaglie e di mu- 
ludcoii ; ma quello cbe finalmente scosse l'animo 
di Francesco I. fu U vedere cbe aborrita estpcnu- 
meute dalla Cristiamtà questa alleanza , tuttiì fìnn- 
cipi della Germania anco Protestanti, ai coUegava^ 
Bo con r Imperatore contro U nemico del nome Cri- 
stiano. Perciò dopo aver regalato e onorato Barba- 
rossa lo licenxiò, e seco inviò Leone Strozzi con la 
Galere di Francia per attestare a Solimano il vaio* 
re del Re di Algeri j e i servigi resili da questa Flotta. 
Attendeva il Duca questo Barbaro solle sue Coste, 
e ridotte gift le vettovaglie nei luoghi forti avea pre- 
paralo 'qukttordicipùlu uomini per la difesa ; di que- 
sti tremila -ne avea spediti nello Stato di Siena pra> 
dUender quei Portij dove quei Popoli troppo diffi- 
denti delle premureche egli dimostrava per loroeal- 
veua, iotetposare delli edtacoli per Riceverli. BoT' 



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xm. I. GAP. ly. »7 

etattìi nuli die li temevano ctaUa ferocìa~~~' 
di cortili non ai era mancito di valerli dei comprasi 41 c;, 
•otiti praticarsi in quel aecola Lo Spagnolo Busta- 1 544 
nante che lisedeva a PiombijioaTea trattato conna 
Fratello riBOcgato che militata nella Flotta, di av- 
velenare Barbaroosa. U Vice-Re di Napoli li area in- 
viato uno Spinolo che era stato sua sckiavo per in- 
durlo con promesse, e liinnghe di premi coospicBÌ 
a lasciar e il servizio di Sdamano per vt4tariì a quello 
di Carlo V.; il ponto d'onore di ricondurre la Flotta 
a Goataatùiop^i trattenne BarliarosBa dall' accetta- 
re querto partito. Hoìuaai di Maraìlia la Flotta andò 
a postuli nell'Ellba al Ferra jg^ e l'Appiano per preiao 
del restitnito Giudeo ottenne di essn-e immune da 
(^i dann^giamen to. Era l'arma ta composta di cea- 
to Galere^ e t^tre di queste vi «wno le. cinque del 
Be di Francia. Fa riaoluta l'impresa deiPorti di Siena 
sprovvisti già di Preadto> di modo che Don Gi«>- 
vannì de Luna giudicò opportuno di ritirarsi in Or- 
bet^Oj e abbandonare gli altri alla discrezione del 
Vincitore. Il Comandante dì Porto-Ercole dovè ar- 
rendersi am darli la Piana con dugento abitanti, 
salva la persona sua ^ e dodici d« medesimi a sua 
^sione; la stessa sorte soffri Tahimone^ ed ambe- 
due queste Piazze furono incenerite. Lo Stroaai avea 
proposto dì fmificarvisi , e gii si erano incominciate 
le Fortificazioni, ma fu abbandonato il pensiero sul 
riflesso di non aver Guarnigione sufficiente a guar- 
darle. Questo esempo fece risolvere i Senesi a sol-' 
lecitare le Milizie del Duca , che ben presto giunsero 
in tempo a salvare Orbetello. Sua Santità avea pro- 
curato che in -tempo di queste operazioni n<u man- 
cassero alla FlòttàTiirdiesea i rinfreschi e le vettova- 
^jchedi con tinuoU^e^unspedite da Civitavecchia. 



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n8 STOMA DI TOSCANA 

^„_ GinoKendò dìlBcile l'impresa dì Orbetello^ àap», 
di Ceaser sopraggiuDti ì aoccorsi del Duca> risolvè Btr- 
'^barossa di ritirarsi; e finalniente liaa Giugno fece 
vela per Civitareccliìa dove rinforzata la Flotta di 
TettoT^lie e di gente, andò a sfogare il suo fnnHV 
sulle coste di Napoli, e della Sicilia. 
-^ Liberato il suo Stato da tale spavento j rivolse il 
Duca le mire alia G>rte di Carlo V. per far valero 
gl'importanti servigi, cbe avea resi a Sua Maestà 
in questa guerra d' Italia ; rimostrò di aver salvato 
PiomlÀno , e lo Stato di Siena, e di aver contribui- 
to alla vittoria di Serravalle, e alla difesa di Mila- 
no. In tale occasione dichiarò che era co-mai tempo. 
,cbe si risolvesse il trattato della cessione di Fiom-. 
bino , giacché egli non poteva più pazientare con 
onore le inquietudini ^ e la dìfUdenza di quel Feu- 
datario, troppo povero e imbecille, per tener saldo 
quel posto alla devozione di Cesare. E siccomeFie- 
ro Strozzi si aggirava intomo ai confini del suo Do- 
minio, e il Papa arrolava genti, e disegnava di por- 
tarsia Perugia, si applicòaridurreatermiueleFor- 
tìGcazionì dello Stato, e specialmente quelle di Ca-; 
strocaro , e del Boi^ S. Sepolcro. Si valeva in tali, 
operazioni del consiglio di Stefano Colonna, e del- 
l'opera dì Giovan Battista Belluzzi da S. Marino, 
accreditato Architetto in quel tempo,e jurowedea- 
do da per se stesso, e per mezzo dei Ministrìa sta- 
re in guardia contro i movimenti dei nemici, atten- 
deva r esito della guerra di Carlo V. , per poterre- 
golare i suoi interessi secondo quelli dell' Impera- 
tore. Già gì' Imperiali in Sciampagna, e gl'Ioglesi 
a Boulogne minacciavano Francesco I. di riunirsi per 
lae8pngnazionediParigì,quandofinalmente l'Impe- 
ratore prestò le orecchie alle proposiùoui di paco. 



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IIB. I. CAP. IT. 119 

GranreU e AnnibauU si abboccarono ìd una Badìa ^^ 
denomìnaU Crepy, e li diciotto Settembre stabili-di C. 
mino il Trattato, di cui lacondizionepriucipaleera,'^ 
che l'Imperatore per quattro mesi voleva essere ia 
libertà di risolversi a dare in matrimonio al Duca 
d* Orleans > o una Figlia , o una Nipote , e cederli loi 
Stato di Milano, ovvero i Paesi Bassi con la Borgo- 
gna : fu anccva convenuto, che cedendoiPaesi Bas- 
si riservasse l' usufrutto sua vita durante, e il pos- 
sesso delle Fortezze^ finché non fossero nati al Du- 
ca dei figli maschi; cedendo Milano rilasciasse an- 
cora l'usufrutto, ma ritenesse egualmente le Fortec- 
te, e il Duca d'Orleans fosse obbligato a militare sot- 
to di lui contro il Turco con diecimila fanti, e otto- 
coito cavalli. Convenzioni così complicate feceroso- 
spettare esaere state architettate in tal guisa, per ri- 
cavarne all'occasione un pretesto plausibile pernon, 
osservarle ; è ben vero però che diverse furono in 
apparenza le ragioni dei contraenti per conveniro 
in tal forma. Francesco I. e Solimano si erano ob- 
bligati scambievolmente di non convenire ctm Car- 
lo V. senza la cessione del Milanese. L'Imperatore 
non poteva sull' istante disporre di quello Stato del- 
l' Impero senza il consenso delli Elettori, né vole- 
va promettere un matrimonio senza la partecipa- 
zione del Fratello , e delle Cwli di Spagna. Fu e- 
s|H'essamente spedito a Cosimo da Sua Maestà il Ca- 
pitano Ghisiosa per parteciparh il trattato , e se ne 
fecero in Firenze pubblici ringraziamenti, e feste 
di gioja. In tale occasione, non avendo- il Duca do- 
po la sua elezione inviato Ambasciatcni alla Corte 
di Francia, risolvè di spedirvi il Vescovo di Forlì , 
ad (^getto di mantenere piiì viva la corrisponden- 
za con la Delfina Caterina de'Medici. Op^rò anco- 
T I. •• 



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13* STORIA. DI TOSCANA 

j^^ T» che r Imperatore ricef esse in sna grazia il Car- 
ìi Cdinale Salviati, e da questo tempo ordinò clie tutti 
*544l' onorassero, e' rico'noscessero come suo Zio. Il de- 
siderio di esser Papa aveva condotto questo Cardi- 
nale al s^no di niHiliarsi a quelle persone, che ^li 
aveva gravemente offeso ^ e che facilmente nell'in- 
twno non li avreMiero mai perdonato. L'universa- 
le allegrezza concepita dal Duca, e dalla Città per 
questa pace fu interrotta dallo spavento di una su- 
bitanea inondazione. Nel Novembre per la repen- 
tina liquefezione delle nevi essendosi indossata stra- 
bocchevolmente la Steve rovinò molte case,e moli'' 
DÌ, ed inondò le campagne con gravissimo danno 
delli abitanti. 
1S45 L'esecuzione del trattato di Grepy teneva sospe^ 
si li animi dell' Italiani^ non meno che la convo- 
dazione del Concilio intimata dal Papa con tanta 
tolennìtà. JVon sapevano persuadersi che Carlo V* 
volesse pure cedere il Ducato di Milano, benché l'a- 
Tesse promesso, e che Paolo IH. fosse per conveni- 
re con i Protestanti sopra l' e^ttunzione del Con- 
cilio. La malattìa dell'Imperatore e ilfermentodei 
Luterani in Germania facevano attendere con an- 
sietà lo scbiarimenlo di tante dubbìesae^ quando 
una dichiarazione fatta nel FeblM'ajo da^ Carlo V. 
confuse maggiormente le reduCs dei Politici dell' 
Italia. Dichiarava Sua MaestÀ che per i rìguardiche 
doveva elli Stati,e alla Famiglia non potevaaccor* 
dare in matrimonio al Duca d'Orleans se non la se- 
conda Figlia del Re dei Itomani,eche prima di ri- 
solvere r alternativa della ce«sìone delli Stati era 
conveniente, che il Re di Francia provvedesse il Du- 
ca d^'Orleans di uno stato sufficiente a sostenere il 
suo rango ^ poiché da quello che li sarebbe ceduta 



t,z.dbvCo(>glc 



IXB. t CAP. TV. i3i 

non avrebbe per qualche tempopotuto rìdiTarne il . 
Decessario profitto. Pendenti queste ambiguità fradì C. 
I« dne Corone, ia Toscana il Duca Cosimo era oc-'^45 
capato dalle turbolenze insorte nella Repubblica dì 
Siena , dove i Popolari cominciavano a prevalere a 
quelli dell' ordine dei Nove , e tmtavano di esclu- 
derli totalaaeate ^klle Magiatratuiie. Accaddero fra 
le due Fazioni dei tumulti; e delle occìsioui ; e il 
Duca fece avvicinare-le Bande di VoltfHTa^edi Val- 
delsa ai confinì j e sebbene il timore faceste acquie- 
tare ì Partiti, ciò non oAante il Duca stimò sno de* 
bito rimostrare all'Imperatore i dìMrdini di quella 
Bepubblica , e so^erirli i rimedi necMsar) per te- 
nerla nel suo dovere. I MagistraU e la Legislazione 
non provvedevano bastantemente a impedire le'tan- 
Ce Faaioni , che di continuo insorgevano , e perciò 
«i rendeva necessario un Governo' piùi arbitrario e 
severo. Don Giovanni de Luna con poche e deboli 
forze j e corto talento era poco stimato da quella 
Nobiltà, e meno dai Popolari; e finalmente l'en- 
trate della Repubblica essendo male amministrate^ 
e divorate dai particolari , il Pubt^co era sempre 
sfornito di danari ancbe per le più piccole occòr- 
HQze. Questa incertezza dei Senesi, l'imbeciltitidel 
^gnore di Piombino, e l'irresolntezai dell'Impe- 
ratore nel provvedere ai mali , che esigevano un' 
pronto rimedio^ erano per il Duca l'oggetto dell» 
Maggiore attenzione. A questo effetto spedì all'Im- 
peratore Don Francesco di Toledo Zio deH» Du- 
cbessa^ perchè unitamente con Granvele, ecolDii- 
ca d'Alva lo sollecitasse a qualche determinazione. 
Oltre ì servìgi, che il Duca avea prestato allTmpe^ 
ratore , gli accresceva il merito- l'indifferenza mo- 
strata dalla Corte di Francia al suo Ambasciatore j 



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i3» STORIA DI TOSCANA. 

Ah. e il dispiacere che giÀ li andava preparando. Il Du- 
di G. ca di Ferrara avea in una memoria fatta presenta- 

' '^re alla Cort« rimostrato doversi al suo Ambascia- 
tore la precedenza sopra quello di Firenze, per es- 
KTe la sua Famiglia più nobile di quella de' Medi- 
ci, e in possesso della Sovranità da qualche secolo, 
Dientre Cosimo era Duca di pochi anni, e nasceva 
da -un Privato; esponera i servigi resi dalla Gasa di 
Este a quella Corona , e i torti lattili dal Duca di 
Firenze, e vantava l' onore di aver [>er moglie una 
Figlia, e cibata di Re. La Regina di Navarra pro- 
teggeva le sue domande , e Francesco I. era dispo- 
sto a farne una formale dichiarazione. Prevedendo 
Cosimo che l'Estense poteva facilmente col favore^ 
e con r aderenza prevalere a quella Corte sopra di 
Idi, (H'dind all'Ambasciatore di prender congedo, 
eoo protesUre perà, che essendo egli Principe lìbe- 
ro, e indipendente da qualunque Monarca, non do-, 
veva attendere dal Re di Francia l'esame dellesue 
conveaienxe , né compromettere in lui la propria 
dignità. Non mancò però d'istruirlo per replicare 
alla memoria Ferrarese, provando che la Casa Me* 
dici benché {vivata , e senza Sovranità è stata più 
insigne e gloriosa dell' Estense, che ibndava la sua 
antica nobiltà sul comando di qualche Masnada, e 
sulle tavole dell'Ariosto: che per giudicare della 
graodezEa di una iàmiglia dai pareQtadi, ai deve os- 
servare non le donne , che entrano in quella , ma 
quelle che escono : e finalmente che il nascer da un 
{Hrivato, e l'esser Duca di pochi anni non deroga 
al suo carettere, poiché ^li rappresenta la Repub- 
blica di Firenze, di cui il moderno Duca di Ferrara 
non ha avuto rossore di essere stipendiano. 

Mentre con animo coeirisolutososteneva ilDuca 



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LIB. I. GAP. IV. i35 

alla G>rte di Francia la propria dignità , un caso . 
che successe a Venezia offese non poco la sua glo-di C. 
ria; Niccolò Mozzi. ribelle ebandtto^desideraadodi'^ 
poter impunemente venire alla Patria, li chiese un 
Salvacondotto , col protesto di avere da confidarti 
un importante segreto; giunto a Firenze sì ofirì 
spontaneamente al Duca di ammazzare Lorenzo 
Traditore, e fu per questo effetto indirizzato a Don 
Diego di Mendozza Ambasciatore Cesareo in Vene- 
zìa, affinchè lo patrocinasse in questa impresa. Gira- 
jnunicò il Mozzi a Don Diego questa commissione, 
ed eghj aborrendo una tal forma di operare, si pro- 
testò che se Io avesse am mazzato secondo le leggi 
di Cavalleria gli avrebbe somministrato tutto l'ajo- 
to, come altresì lo avrebbe fatto punire usandodel ' 
tradimento. Dopo tal replica si presentò il Mozzi a 
Lorenzo , e in presenza di due persone gli svelò la 
commissione che tenera dal Duca, ne ricevè del 
danaro , e gli offerì di ammazzare il Mendozza co- 
me complice della medesima. Fu da Lorenzo reso 
consapevole l'Ambasciatore di quinto era successo, 
ed esortato a guardarsi da costui , il quale , prima 
arrestato dalle sue genti, fu poi detenuto n^W car- 
ceri della Repubblica. Palesatosi per V Italia tutto 
il successo Carlo V. fece avvertire il Duca di esser 
più cauto oell'affidare simili commissioni, e d'im- 
panarvi i suoi Ambasciatori. Ma se il Duca si mo- 
strava cosi animoso contro Lorenzo de' Medici , il 
Papa però non lo era meno contro il Cardinale di 
Ravenna ; poiché essendo stato conteiAporaneamen- 
te arrestato nella Rocca di Forlì I^eonida Malatesta 
fu tentato con promesse di danaro e di onori, e poi 
minacciato di tormenti e di morte, perchè attestas- 
se che il detto Cardinale avea macchinato contro 



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i34 STORIA DI TOSCANA. 

f^ la perseua àfì Papa.eprocuratodìaTVeleuarlo.FcH 
iliC.tè costai evadere dalla Boccale rifugiatosi a Firen- 
1545 2e contestare al Duca nop solo questo nial animo 
di Sua Santità contro il Cardinale, ma ancora una 
simile iuteuzioue verso l'Imperatore. Depose il Ha- 
latestà che il motivo deUuo arresto era l'esser noto 
. al Papa, elicali era coqs^pevole della congiura or- 
dita da Sua $^ptità,e d^l Cardinale Farnese contro 
r Joip^atqre Carlo V. fino dal tempo, che da Ge- 
nova traversa l'Italia per passare in Germanìa,co- 
municatali da Mattiaa Varano da Camerino ^ che 
doyea easeroe l'esecutore principale. I^Varano.se- 
dotto dpUe jKvmease del Papa dì restituirli il Du- 
cato di Camerino, si era obbligato di unirsi con una 
Masnada di gente ardita , e bene armata di Archi- 
busi per aspettare l' Imperatore ad un certo tra- 
ghetto,« quivi tentare disperatamente di affrontar- 
loj ed ucciderlo, Forse il tintore e la discordia dei 
Congiurati ave«uo impedito l'esecuzione di questo 
attenuto. 11 Duc4 non npaocò di avvisare di queste 
macclùnavioni l' Imperatore Carlo V. , che seppe. 
dissimularle per vendicarsi a suo tempo; e il Ma- 
late^ta si obbligò di star sempre a disposizione del 
Duca ,per contestareal conli-onto quanto Gnora ave- 
va deposto. Fremeva il Papa^ che si presentassero 
al Duca puove occasioni di denigrarlo presso l'Im- 
peratore^e dissimulando la protezione accordata in 
Firenze a Ijeonida Ualatesta insistè nuovamente , 
perchè fusse rilasciato il Conte di Sogliano , espo- 
nendo non esser conveniente alla gloria di Sua San- 
tità, con ritenere in carcere costui , di accreditare 
le vocì'del pubblico; e siccome fu replicato che ap- 
punto per giustificare se il pubblico s'ingannava o 
«0, era necessario di ritenerlo per procedere secon- 



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LIS. I. GAP. IV. i35 

do le regole dì giustìzia, crebbe au£gì(»rmeate al ^^^ 
.Papa l'indignazioue coniro il Duca, né poU con-di C 
tQoersi dal dìmoatrarla subitatQeDte giacché gliene *^^ 
iU floouainistrato il pretesto. 

in Firenze non meno che nelle aititi Città d' I- 
talia, attesa la varietà dei tempi, lo spirito delli Or* 
dini regolari allontanatosi assai dal primitivo Isti- 
tuto, iàceva che gl'indivìdui orjnaì df{H^vatì si ap- 
plicassero unicamente a tutto quello, da evi doveano 
«flsere alieni. Fra questi era l'Ordine dei Domeni- ' 
cani Osservanti dì S. Muco, i q^uali in tempo del 
Governo popolare sotto la scorta del Savonarola di- 
-]*ìgS¥aDo col fanatismo, e eoo l'impostura la Bepub- 
-blìca, e iParticolari: dopoes''ere stato pubblicamente 
abbruciatoli loro Maestro, lo veneravanpcoipe Alari- 
tire , segu itavano la di lui dottrina , e spargevano nel 
popolo ì suoi medesimi insegnamenti: ma il Gover- 
no di un solo é un grande ostacolo per chi fa pro- 
fessione dì sedurre la moltitudine col fanatismo, e 
tirarla ai suoi voleri con l'impostura. Cosimo era ve- 
nuto in ct^nizìone , che costoro predicando conti- 
nuamente il Governo popolare, e rammentandola 
protezione d«Ua Corona di Francia per la RepuU>U- 
ca , tentavano di alterare la tranquillità della pre* 
sente costituzione j spargavaA) la divisione nelle fa- 
miglie, fomentavano i partiti nei Magistrati, e ten- 
devano a divenire gli arbìtri dellesentenzeje a di- 
sporre della Giustizia ; ambivano le eredità , e fomeu' 
tavano ai Testatori gli odj e le dissensioni contro ^ 
più prossimi per cons^uirlej ai rendevano gli arb). 
tri dei matrìmonj , e li dirigevano secondo i propri 
ìnteressì.Ivarjrìcorsiportati al Duca fecero che final- 
mente considerasse questi Frati e ome una Setta ne- 
mica dello Stato,cheeranecessario estirpare, tant«- 



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i36 iSTOiaA DI TOSCANA 

". " più che avrertìtone più volte il loro Generale, esso 
di C.gli sosteneva come persone incapaci dietrare. Per- 
iM^ciò il ili ultimo di Agosto gli fu intimato di abban-^ 
donare il Convento di S. Marco , e quelli di S. Do- 
menico di Fiesole , e di S- Maddalena in Pian di Mu- 
gnone, assonandoli il termine di un mese ad ave- 
re ol:^)edito. Destinò il Duca il Convento di S^Mar^ 
co alli Agostiniani, ai quali in tempo dell'asaedioera 
itato demcdite il suburbano Convento di S. Gallo. 
Implorarono gli espulsi Frati, come è solito in que- 
ste occasioni , l'a juto e la potenea Papale , e Sua San- 
tità ben volontierì accettò questa occasione per da- 
re al Duca delle molestie. Chiamò a se FAmbaicia- 
tore Alessandro del Caccia, e in collera e con stra- 
pazzo inveì contro il Doca , trattandolo di.nalCri- 
etiano, e d'irreligioso , perchè sì era ingerito in ciò 
che non li appartnieva, ed avea commesso questo 
eccesso in un tempo il più pericoloso per l'eresie. 
Questo trattamento esacerbò di modo l'animo del 
Duca, che incaricò l'Ambasciatore di giustificare al- 
la Corte di Roma la sua condotta con dimostrare^ 
che questo modo di procedere tendeva a farlo diven- 
tare Luterano, ma che egli non voleva esserlo ad on- 
ta di Sua Santità, la quale mentre tollerava le Ac- 
cademie di eresìe che^eneva pubblicamente la Du- 
chessa di Ferrara , calunniava poi di eretico il Du- 
ca di Firenze ^ perchè reprìmeva l' ambizione , e il 
malo esempio di questi Frati , che pure sentivano 
male della Religione. Poiché omettendo il culto 
. idolatrico alSavonarola,che essi imponevano ai lo- 
ro devoti, e la venerazione per i suoi IìIhì , e per le 
' sue profezìe e insegnamenti, che tutto giorno anda- 
vano disseminando per la Città, uno di questi 
Frati avea modernamente scrìtto un libro contro 



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ITB. I. CAP. IV. i37 

Vaiitorit& del Papa , provando con le ragioni del Sa 

Tonarala e sue, che da Sisto IV .[io poi niun Ponte- An. 
fice era stato legittimamente creato. Non poterano ì^ 
questi ragioni convincere Ìl Papa, il quale non me- 
ditava altro che la vendetta , e il modo d' impegna- 
re tutti j. Principi Cattolici èontro il Duca , da esso 
rappresentato come Novatore nella Religione. Inti- 
mò alti Agostiniani sotto gravissinM^pene di ritirarsi 
dal Convento diS. Marco, edichiarò all'Ambascia- 
tore che non avrebbe lasciata impunita questa irre- 
golarità. Le stesse querele lece all'Ambasciatore Ce- 
sareo Giovanni de Vega, e al Vice-Re di Napoli, i 
quali non tralasciarono mezzo veruno per tentare di 
calmare questo furore del Papa. Credevano essi che 
le presenti circostanie non permettessero al Duca di 
«levenire a una manifesta rottura col Papaie all'Im- 
peratore di abbracciare i di lui interessi ; e perciò 
continuamente lo esortavano a sacrificarsi in così 
piccolo affare per la pubblica quiete. Persistendo Sua 
Santità nello stesso proposito, adunato nel mese di 
Novembre il Concistoro, pubblicò ai Cardinali la 
minuta di un Breve da dirig«'8i al Duca , in cui esa- 
gerando la violazione della immunità Ecclesiastica, 
e l'ingiustizia di avere scacciato i Frati senza cogni- 
zioae di causa , lo minacciava di scomunica , se den< 
tro tre giorni dopo ricevuto il Breve, non avesse isti- 
tuito a R(Hna la causa contro dei Frati per starsene 
al giudicato. Informato il Duca con celerità di que- 
sta risoluzione , dubitando della indifferenza di Carlo 
V. , e forse dell'impegno del medesimo per i fVatì 
essendo il suo ConlèsMure Domenicano, determinò 
di non intorbidare la quiete d'Italia^epassar sopra 
ai diritti di Sovranità e di Padronato, cheglicom- 
peterano in questo tiffiire, e prevenire la pvsenta- 



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i38 STORIA DI TOSCANA. 

An. 2Ìone del Breve j avendo perciò rimesso immediBU- 
^'•uK ^^"'^ * f *'*ti in poasesBo dei loro Gonveoti oe tra- 
' smesse l'attoall' Ambasciatore, ordinaadtdi di pre- 
sentarlo al Papa, e tifi. tempostesso-prendercoDge... 
do y e ritornare sollecitamente a Firenze. Il ricliia- 
mo dell'Ambasciatore fu appreso dal Papa peruua 
dichiarata rottura, e triooiaudo di aver ridottoCo* 
Simo alla debolezza di prevenire le sue intimazioni ^ 
li preparava nuove violenze , e disturbi. 

11 motivo principale però, che determinò Cosimo 
a sodisfare il Papa si fu il timore che gì' interrom- 
jiesse il pendente trattato della cessione di Piombi- 
no; poiché Carlo V. mosso finalmente dalle reite- 
rate istanze del Duca , avea fino dal mese di Luglio 
incaricato Don Giovanni deLunadi trattare conl'Ap- 
piano della cessione , e ricompensa dì quel Feudo. La 
diffideiisa, l'interesse, e la gelosìa dell'iugrandi- 
meuto dì Cosimo tennero sempre sospeso questo trat- 
tato, cheli Spagnoli non vollero intraprendere mai 
con impegno. Ma essendosi egli gravemente amma- 
lato, pensò Don Giovanni di assicurarsi di quello 
Stato a nome dell'Imperatore^ per conservarlo al 
Figlio pu|Hllo, e nel caso che la Vedova avesse re- 
sistito, richiese al Duca le forze cecassarie per ob- 
bligarla , standosi egli postato nel Dominio Senese a 
Monterotondoperaspettarerevento. Morì finalmen- 
te Jacopo V. d'Appiano^ e gli successe Jacopo VI. 
suo figlio pupillo, a cui presenteDonGio vanni fugiura- 
tafedeltìdaisuddìtijedaesso,edaisuddìti fu giurata 
fedeltà all'Imperatore. Fu apo-to il Testamento, e si 
pubblicarono perTutori l'Imperatore, ilMarchese del 
Vasto,DonGìovàn'DÌjdeV^a,ilCardinaleSalvìati,la 
Vedova, Bustamante, e il Dottore Calefati^ con la 
dichiarazione che sì dovesse reputar valido tuttoquel- 



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Wtt I. CAP. iV. 139 

lo, eh? la Vedova operane <^ consenso di due 4i ^v. 
questi Tut«ri. In \a^ circiwUQte Dou Gioratmi de <" ^- 
LuD« non giudicò oppoKtuoQ di ralersi della forza '^ 
per occupare le Fortezie, e ciHiiteiito della fedeltà 
giurata all'Imperatore se ne ritornò a Siena. Il Duca 
all' opposto rappresentò a Carlo V. quali perìcoli po- 
teva app<^tare alla quiete d' Italia , e alla aicuresza 
di Tofana il tenere un posto di tanta importanza 
in custodia di una PoQua e di un FaDcìulla,e«otto 
U direzioae del Cardinale Salviati , U quale sebbe- 
ne si fosse dimostrato Imperiale, dalli antecedenti 
però 9Ì dovea dubitare assai delle di luì ìaclinazio- 
ni. I Tutori arbitri della V^ova doveano «ssere il . 
Bostamante ed il Calefàti, l'uno domestico diGÌo. 
vanni de Vega y e l'altro Medico, e perciò incapaci 
ambedue, e indegni dì dirigere il goverDO,e La dife- 
sa di quello Stato- Né minore ostacolo dicevano alla 
tranquillità di Piombino Girola moe Ferrante d'Ap- 
piano, il primo fratellobastardo, el' altro cuginodi 
Jacopo VI. , ambedue esclusi dalla tutela , e banditi 
da quello Stato, per aver congiuratounitamentecou 
on Frate contro la vita di quf^ Signore. Si tenevano 
essi ingiustamente aggravati del Bando , e pretende- 
vano che a loro e non ad altri si competesse per giu- 
stizia la tutela del Pupillo , tentando di risvegliare 
frai Sudditi un valido partito a loro favore. Tutti 
questi reliessi determinarono l'Imperatore a ordina- 
re a Don Giovanni de Luna di prender possesso for- 
malmente dello Statò di Piombino a nome di Sua 
Maestà , valendosi in caso di occorrenza delle forze 
del Duca, che era jitato pr^ato « somministrarle. In 
conseguenza di ciò concertarono il Duca , e Don Gio- 
vanni di avanzare le Bande del Dominio a Campi- 
glia per fiauch^iare la Gaaaiìgiope Spagnola, die 



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i4o STOEIA DI TOSCANA. 

'~ dorea introdursi nelle Fortezze, obbligandosi il Duh ■ 
di e. ca di supplire con danari , rettOTagUe , e munizio* 
tS^ai per il mantenimento di essa e delle Fortificazio- 
ni. A questo efiètto alla metà di Novembre si portd 
a Volterra, non solo per essef'prònto alle occorren- 
ze, ma ancora per esser più facUmenM'aTTÌsato del- 
la esecuzione delli ordini di Carlo V^' Trovò Don 
Giovanni la Vedova renitente, ma interposto^ per 
opera del Duca il Cardinale Salviati , fu finalmente 
accettata la GuarnigioneSpagnola,di cui ebbe ileo* 
mando Don Diego figlio di Don Giovanni de Luna. 
Accettò gratamente l' Imperatore questo atto di ob- 
bedienza , ed esortò la Vedova, e,ilCardinaleacom- 
piaCM'lo di quello Stato, ddndo al Pupillo una ri- 
compensa equivalente^ non conoscendo altro mezzo 
per mantenere la quiete d'Italia, se non di assicu- 
rarsi della debolezza di quel luogo. 

CAPITOLO QUINTO 

I Seoeii ncciano dalla lor Città il Plre*idio Spagnolo. It Pa- 
pa ingiuria in Concistoro il Dnca, e fo airestare un ttio 
Segretario- L'Imperatore puniice i Seneù, e riforma U 
Gorerno di qnella Repubblica : promette al Onca l' inve- 
stitnra e poaieiso dì Piambino per riintrne un impreatito 
di danari. Congiura del Bnrlamacchi Gonfaloniere di Lac- 
ca. Negando ì Seneù r obbedienza all'Imperatore il Dnea 
gli riduce a sottomettersi e a ricever Presidio. Soccorsi 
del Duca per la lollerauone di Genera , e per la ribelli»» 
ne di Napoli; Trattati per metterlo in possesso di Piom- 
bino. Dichìarasione dell'Imperatore della precedenxa so- 
pra Ferrara. 

Stava spettatrice l'Italia delle sgecubzioni dei Ga- 
binetti , e delli eventi casuali , che decidevano del- 
la sorte delli Stati edci Popoli,e <^pres8a e lacerata 
dai Nazionali e dalli Esteri si vedeva compagne nel- 



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im. I. GAP. V. i4i 

le stesse calaimt& tutte le altre Prorincie di Euro- aw. 
pi. La pace di Crepy non aveva alcuna apparenza^! ^' 
di esser diywole, poiché prolung^ata con arte dalla ' ^ 
avvedutezza Spagnola la dichiarazione dell' alterna- 
tiva, la morte del Duca di Orleans aveva posto 
le due G>rone in necessità o di trattare nuove con- 
dizioni di pace f o d' intraprendere nuova guerra. Ma 
Francesco J. era troppo occupato dal Re d'Inghil- 
terra nel cuor della fVancia. e Carlo V. trc^po era 
agitato dalle civili t^scordie della Germania , ed e- 
sausto di danari. Queste circostanze sospendevano 
all'Italia nuovi disastri, ma non consolavano il Pa* 
pa , che dalla quiete universale non ritraeva profit- 
to veruno. Vedeva egli wmai perduta lasperanza di 
acquistar nuovo Stato ai nipoti , senza che i servigi 
resi alla Francia , e la parentela contratta con l'Im-* 
perabH-e avessero prodotto l'e&tto desiderato; essen- 
do ormai in età decrepita investi Pier Luigi Farne- 
se suo Figlio delle Gttà di Piacenza , e di Parma' 
Queste due Città, di antica appartenenza del Duca' 
to di Milano, erano state lidotte aUa obbedienza della 
Chiesa dalla rapacità di Giulio li. , e l'incertezza 
di questo Dominio servì dì pretesto a Paolo III. per 
indurre il Collegio dei Cardinali a concederne l'alie- 
nazioue- Agl'Imperiali e al Duca Cosinlo non piac- 
que la fondanone di questo Stato, dove già preve- 
devano che si sarebbe tenuta sempre viva dal Papa 
una scuola d'insidie , e di macchinazioni persusci- 
tare delle novità nelle altre parti d' Italia. Da queste 
il Duca sapeva ben garantirsi nel proprio Stato , e 
attendeva a saldare dalle sorprese anche i vicini. 

Nel principio di quest'anno dovendosi eleggeret546 
nella Repubblica di Siena la nuova Balìa ,Ia Fano- 
ne popolare prevalse a quella dell'ordine dei Nove 



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i4i STORIA M TOSCANA 

Ah. con qualche tumulto ^ né la debolezza di Don Gio- 
^^TaoDÌ de-Lana potè altrimenti acquietarlo, se non 
^ con fare accostare ai confìtti le Bande 4pl Buca. Il 
Papa Tedende l' irresolutezza delli affari tra Carlo 
Y. e Francesco I , e immaginandosi imminente una 
rottura di guerra, per opera di Iferio Baadini, e 
dell'Arcivescovo di Sìeua suo fratello andava pre- 
parando gli animi dei Senesi alla ribellione. Né ftl- 
rono vane le impreseioni di Sua Santità fb quelli 
«piriti &cili a commoversi , molta più che ai tratta 
Va di soUevare dei Poveri contro i Ricchi per spo- 
gliarli, e intrudere nelle Magistrature chi finora 
n'era slato tenuto lontano; perciò il dì sei di Feb- 
brajo ai solleva universalmente la Fazione p(^la- 
rc contro il Monte dei Move con tanto furore^ che 
i dugento Spagnoli della Gaai^igione fiurono mesa 
in fuga, e Dim Giovanni con i Principali ai^pena 
potè esser salvo nel proprio I^lazso ; perirono in 
questa ziifià trentasei persone^ il Monte dei Neve 
fu dichiarato escluso da qualunque Hagiatmra, 
e furono rimessi in ^ena circa trecento banditi 
dal vecchio Governo. Il Duca accosta alla Qt- 
tà le sue Bande consistenti in seimila Fanti, e cen- 
tocinquantaCavallijecon la minaccia di queste fòr- 
ze ottenne la libera evasione di Don Giovanni^ del- 
li Spagnoli, e di tutte l'ordine dei Nove, e che si 
rimettesse alla assolata determinazione di Carlo V. 
la Riforma d^ Governo di quella Bepi^lica. Sta- 
bilite queste condizioni il Duca ritirò le sue Trup- 
pe , e Don Giovanni andò a render conto all' Im- 
peratore di tutto il successo. 

Non sapeva il Papa perdonare al Duca , che egli 
fosse cosi sollecito a prevenirlo in tutte le sue opeL' 
razioni , e attraversarle eoa tanta fecilità ; che es- 



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LIB. I. CAP. V- 143 

sendò egli giovine e novizio dcU' arte di regnare, /^^ 
esso ormai decrepito e consumato nelli affari non ài C. 
V avesse mai potato vincere ; li stavano a cuore le '^^^^ 
vituperose tUcerìe sparse per l'Italia sopra la deten- 
aione del Conte di S(^tiano , e la risoluta fermezza 
dì Cosimo in deuegarlielo. I Frati dì S. Marco gli 
aommìnistrarono una nuova occasione di sfogare 
contro il Duca questo furore. Dopo che essi erano 
•tati rimesm nei loro Conventi ^ credendo i) Duca 
essere ìs facoltà di ^iuiique il distribuire l'elemo* 
nne a suo talento ^ oessò dal donare ai medesimi 
«pwllo f che era consueto per l' antecedente: il «10 
esempio tirò in questo proposito ancora dei Parti- 
colari , e i Frati calunniarono il Duca presso il Pa- 
pa di avere ordinato , che niono facesse piìi loro 
elemosine. Nel Concistoro tenuto lì i5 Marao, es' 
•endosi accostato al Papa- il Cardinale Salrìati Pro- 
tettore dei Domenicani, per annunziarh il prossimo 
Capitolo Generale dell' Ordine, il Papa gii disse : 
P^oi non mi dite niente di ciò, che ha/atto a Fi- 
renze il Duca contro questi Frati ì replicò non 
saperlo , e il Papa con molta collera lo rimproverò 
dì mancare al suo ministero senza aver riguardo 
alla coscienia, e all' onore, e lo scacciò davanti a 
se senza volere accettare la disccdpa , di modo che 
il Cardinale pianse per vedersi cosi avvilito pubbli- 
camente. Produsse dipoi Sua Santità il memoriale, 
che conteneva le caloODÌe dei Frati ; esclamò ad 
alta voce contro il Duca , dichiarandolo Eretico , e 
protestò di voleiio punire come tale. Dopo il richia- 
mo dell' Ambasciatore aveva il Duca ordinato, che 
Francesca Babbi da Volterra già Sttgretarìo di Le- 
gazione restasse in Roma presso il Vega Ambascia- 
tore Cesareo , ad oggetto di communicare con il me- 



i,z.dbvCo(>glc 



1 44 STORIA DI TOSCilV A 

*~ deaimo li a&ri correatì ; due giorni dopo ìlGooci- 
di C. "toro fu il BablM arreatato, e jxindotto in Castel S. 
1S46 Angelo, e toltoli le scritture, e la mobilia di prez- 
zo ; i suoi domestici soffi-irono la stessa sorte, e fu- 
rono detenuti nelle carceri della Città. Beclamd 1' 
Ambasciatore di Carlo V- il diritto delle gentil e 
minacciò la vendetta di Cesare se non si pensava 
aUa reparancme di questo torto ; fu dentato al Bal>< 
bi il carattere di persona pubblica , e fa Riarsa vo- 
cCj che si devea processare, perchè tenera di mano 
agi' intrighi del Cardinale Salviati per esser Papa. 
Bappresentò il Duca all' Imperatore l' ingiusta vio- 
lenza che li era iatta ^ e siccome vi era interessato 
anche il decoro di Sua Maestà lo instigò alla ven- 
detta. Fu male intesa alla Corte questa oppressio- 
ne , ma , connderate le circonstanze e gì' interessi ^ 
fu risoluto di esortare il Duca a pazientare fintanto 
che Sua Maestà non gli somministrasse i mezzi ^ e 
r occasione di vendicarsi segnalatamente. 

La L^a Smalcaldica formata dai Luterani sotto 
la direzione dell'EleUore di Sassonia^ e del Lan- 
gravio di Assia impanava Cesare ad una guerra , 
che avendo apparentemente per cretto la Religio- 
ne, dovea in conseguenza l' Imperatore divider col 
Papa il carico dì sostenerla, e Don Giovanni de Va- 
ga trattava a Roma le condizioni di una Lega, da 
stabilirsi tra il Papa , e l' Imperatore per questo ef- 
fetto. Un altro potente motivo obbligava Cosimo 
ad astenersi da una manifesta rottura col Papa^ ed 
era l'incertezza dei Senesi , e gli onde^iamentì di 
quella Repubblica; poiché avendo l'Imperatore ri- 
, cevuto con clemenza la Imv sommissione , elesse 
Francesco Grasso Senatore Milanese per risedere 
in quella Città, incaricandolo con suo Imperiai De- 



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LIB. I. CAP. V. 145 

crete d'ìroformarsi giurìdicarneiite della passata re- j^ 
'Tolozìone,e di stabilire ciò cheave3segiudical»op-di&' 
poTtuDo per la quiete di quella Repabblica. Ordinò '^ 
ancora che gli Ambasciatori Senesi venati alla Cor- 
te non sì partissero senza sua espressa licenza, e cbe 
8Ì esiliassero da Siena ventiquattro Cittadini, nomi- 
natamente i più sediziosi, e fossero cmfinatiaLDo- 
ca e a Milano secondo che permettessero le laccata, 
le forze, e l'età di ciascuno. Accettarono dì mal 
animo i Senesi questa disposizione Impalale,' e ne 
sospesero l'osservanza, implorando dal Duca la sua 
mediazione, affinchè fosse moderata y ma intanto 
trattwvno segretamente col Papa,e eoa i nemicìdi 
Cesare per eseguire più validamente la loro ribel- 
lione. Non ostante la pericolosa situauone di que- 
ste circostanze credè il Duca di nqp poter mancare 
B se stesso, e giustiCcare al Mondo la caluunia del 
Papa, e dei Frati, e il violento procedere dì Sua 
Santità. Scrisse perciò una lettera Circolare diretta 
a venti Cardinali j in cui con molto ingenue espres* 
sioni dimostrava l'animosità del Papa nel credere 
pia ai Frati, che a luì, la sua malignità nel calun- 
niarlo, e accusario dì Eretico j e finalmente la vio- 
latone del diritto delle genti, dichiarando che, se 
il minacciato gastìgo fosse spirituale , se ne sarebbe 
aj^Uato per ritorcerlo come ingiasto sopra di lui, 
•e poi temporale , avrebbe saputo allontanarselo con 
fiidhtà. Avea 1' Ambasciatore Cesareo più volte 
trattato di comporre in qualche forma questa pen- 
denza, tanto poco onorevole per Sua Santità; enc- 
come CTa stato proposto dal Cardinale Farnese il 
baratto del BaUii col Conte di Sogliano , il Duca , 
non essendo parità fra un delinquente e una per-« 
T.I. IO 



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l46 STORIA DI TOSCJLNA 

,.^ sona pubblica detenuta con tanta ingiustiua, non 
dì Cavea Tot)ito mai conaentirvi. Per giustificarsi in qual-. 
'^°cfae forma, e per muovere il Duca a umiliarsi , il 
Papa pensò di aggiungere alla Bolla della Cena 1' 
articolo, che niuoo po»a impedire l'elemosine ai. 
Frati. Ma la lettera Circolare, siccome svelava e ren- 
deva manifesto 1' animo di Sua Santità, con &ce 
ancora che si mitigasse il suo furore, e perciò fu.iif-. 
caricato il Cardinale Trìvolziodi rispondere al Du- 
ca modestamente, e il Papa stesso li scrìsse un Bre- 
re amorevole, pregfindolo a esortare con l'esemiuo. 
i suoi Sudditi a fare l' elemosine a questi Frati. Ciò. 
non ostante il Bahbi non era rilasciato , e il Duca 
si era dichiarato di voler ritenere il Copte di So- 
gliano, finché fossero in vita il Papa e il Cardinale 
di Ravenna. Carlo V. , benché avesse esortato il Dh--. 
CB alla pazien» , volle però dimostrare al I^unzia- 
il ano grave rìaentimento per questo fatto , ppichò 
interrogatolo sopra V espulsione dei Frati, l'arresto 
del Bahbijela detenzione del Con tedi Sogliano di»- 
ae, che si maravigUava che il Papa facesse tali paz- 
zie : jih Sacra Maestà^ riprete ii Ntaaio^ il San- 
to. Padre fa pazzie ? certamente, rqiUco V Im- 
peratore f questi Jurori non si cwtvengtmQ a un 
vecchio t e specialmente col Duca di Firenze , af, 
^uale dobinamo assai. Era già stabilita in Remala; 
Ii^, e il Papa ai era obbligato di mandare in soo. 
corso dell' Imperatore dodicimila ^ntì., e (;inque- 
cento cavalli, e di contribuire dugento mila ducati 
d'oro per le spese della guerra. Avendo l'Impera-, 
tore spedito a Roma il Cardinale di Trento, per spi- . 
lecitar^ la spedizione del soccorso, questo Cardina- 
le, incaricato segretamente da Sua Maestà, rappra- 
aentò al F»pa, che la detenzione del Babbi.,, oltre 



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LIB. I. CAP. V. 147 

àll'enere manifestamente inginsfa, ìmpedÌTi die f^jf 
Cosimo contribuisse anch' 6gli qualche soccorso indi C. 
vantaggio della Beligione. Su questi riSessi final- '^ 
mente fu Hlasdalo il Babbi, dopo cento Ire giorni 
di prigÌDDÌa in una Carcow mal sana > e i^n &rli 
cmlere che la clemenza di Sua Santitìi gli avesse 
risparmiata la m(»te- £ra ben noto all' Impostore 
che il LangraTio , e l' Eletto^ di Sassmia , infa- 
mati dei disgusti del Duca Coainio eoo Sua Sanliti; 
aveano tediato d' indurlo a coll^arai con essi, per. 
fiire una diversione in Italia ; e perciò il Cardinale 
dì Trentd con questa notìzia fece risolvere il Papa 
più facilmente a contentarsi di Cedere, 
La fiducia, cheavevanoì Protestanti nel DucaConmo 
non «a {bndatasoia mente nella iniiniciziatcbetenera: 
ed Papa^ ma locredevano assai malcontento delllm- 
peratore medesimo. Àrea Carlo V. ordinato con suo 
Decreto, cbe non si amoiettessaro alle filmati fnn- 
noni della Cappella Imperiale se non gli Ambascia- 
^orì dei Re , e della Repubblica di Venezia , e che 
ù escludessero lutti gli altri ; in questa eaclQSÌ(»ie Jh 
compreso anche quello del Duca , il quale , essen- 
do impegnato ed ardente nel sostenne le preroga* 
tive della sua dignità, si mostrò straordinariamen- 
te sensibile a questa innovasìone , perchè a|^ntp 
ddla Corte Imperiale sperava l'appoggio,eresemr 
pio per estere onorato dalle altre Corti. Rappresen- 
tò il Duca che questo onore non era stato df-neigato. 
allì Ambasciatori della Repubblica di Firenze,eche 
i suoi medesimi Taveano fincwa posseduto «eum coor 
trajto ; ma nulla potè ottenere, e solo gli fìr dato. 
speranza , che sardibe fatto con più maturità l'esaf 
me delle sue pretmsioni. Quello però, che pA lo 
pvrtrti, era il vedere cfa«,dopo lesperanae fiittdi 



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i48 STORIA DI TOSCANA 

j^j, coQcepire Ji ottener Piombino, si andava dì prete- 
diC.ato in pretesto procrastiiiando la risoluzione, e » 
^^^esigevanoda luì continui sborsi per il mantenimea' 
to del Presidio , e delle Fortificazioni ; si alleava: 
la giustizia dì Sua Maestà, che non voleva astrin-» 
gere la Vedova a cedere contro sua voglia quel Feu- 
do , e sì adducevano le molte difficoltà , che si af- 
£icciavano nello ^bilirne la ricompensa. In qoe- 
Aa pressante occasione della Lega Smalcaldica fu 
chiesto Iti Diica un soccorso , ed ^li spedì all' Im- 
peratore dugentocinquanta cavalli sotto il comando 
dì Ridolfo Baglionij ma non fu cosi proclive alla' 
domanda fattali di un riguardevole imprestito di 
danari, poiché replicò che dovendosi questi e- 
strarre dai Sudditi , mal volontieri essi avrebbero 
contribuito senza la certezza di ottener Piombino* 
Siccome nelle occorrenze di uno Stato il Duca re- 
putava il danaro perii più valido soccorso, per mez- 
zo dei soliti accatti, e di partiti fatti con i Mercan-' 
ti, "e con l'ajutodella mercatura^ che esercitava an- 
che in proprio, aveva accumulato delle riguarde- 
voli somme pò* le necessità, che già vedeva ìmmi- 
ttenti per la ribellione, che andavano preparando 
ì Senesi. Non sapevano essi adattarsi tranquilla-J 
ibente all' osservanza del decreto Imperiale^ e sof- 
fiire con indifferenza l' esilio di tanti loro Concit- 
tadini ; il nuovo Commissario Imperiale, uomo piò 
adattato al Foro che al governo politico di unaAè- 
pubblicB, era manifestamente disprezzato dall'uni- 
versale. Vedevano l' Imperatore occupato con i Pro- 
testanti , ed essendo per finire la tr^ua col Turco, 
n lusingavano che nuovamente la Porta, e la Fran- 
cia dovessero unirsi ai danni dì Cesare ; queste cir- 
costanze erano repQtate le più favorevoli per assi- 



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LIB. I. GAP. V. i{9 

eann la loro libertà^ e perciò, distraendo inseiiN- i. 

talmente nei Prirati le rendite pubbliche, impe-jj^' 
gnarono molte ismiglìe tanto di Nobili che di Po- 1546 
polari ad abbracciare questo partito. Si formò in 
conseguensa un complotto dì circa mille persone 
<lì diverse classi ^ le quali n obbligarono scambie- 
volmente a no» volere Commissario Imperiale , a 
aiOTi soffrire piti Guarnigione,. e ad escludere total- 
mente dalle Magistrature il Monte d« Move ; intro- 
ducevano segretamente in Città vettovaglie , armi, 
e munizioni , risarcivano artiglierìe , e provvedeva- 
no danaro dai Lucchesi loro amici segreti. 11 Papa 
tacitamente fomentava questi rumori , per mettere 
il Duca in agitaziour, far nascere in Italia una guer- 
ra , ed avere un pretesto plausibde di revocare il 
Concilio da Trento , ove si credeva in Italia , che 
ì Protestanti avrebbero aderito d'intervenire. ì/ia- 
dolenza del Ministero dì Carlo V. , pìix. volte preve» 
nuto sopra gli sconcerti di quella Repubblica , ob- 
bligava il Duca ad una somma vigilanEa per.lasua 
difesa; tanto più che Piero Strozzi , dalla Corte di 
'Parigi essHido passato in Piemonte, faceva .temere 
-nuove macchinazioni, esor{H:ese..Garlo V. era trop- 
po distratto dalla guerra con i Protestanti, e trop- 
po esausto di daniari per su[^lire al mantenimento 
di un Esercito composto di quarantaquattromila 
'£uiti , e milleqaattrocento cavalli , e perciò spedi a 
FÌKùte Don Francesco di Toledo, il quale presen- 
tò, al Duca una obbligazione autt^^rafa di Sua Mae-, 
sta, in cui ii prometteva nel termine dì nove mesi 
d' investirlo di Piomlnno, e darli il possesso dì quel- 
lo Statoj il Duca corrispose con 1' im[a>estito didu- 
gentomila scudi , e incaricò il Toledo d' insistere 
presso rimperatoKj perchè invigilasse alla perìco- 



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___^ i5o CTOKIA DI TOSCANA. 

A„, lon «tuazione della Repubblica di Siena. Era pk 
4i C. morto il Harcbese del VastOj e sostituito nel Go- 
'-'^ verno di Milano Doo Ferrante Gonsaga , al quale 
lu dall'Imperatore attribuito l'incarico delli affari 
a Siena ; I)oa Ferrante-era legato col Duca di una 
stretta atmeixia, e unito al partito del Toledo^e di 
Granvela alla Corte^ aveva ancora con esso gì' in- 
tn«S8Ì comuni ; odiava singolarmente il Papa e i 
Farnesi j e conveniva facilmente col Duca 4n tutto 
ciò t che potesse cMitrìboire a reprimere la loro am- 
lùaoue. Rimostrò pertanto il Goneaga all' Impera- 
tore non potersi più dubitare , che i Senesi si pre- 
parassero a resistere a qualunque dispoaisione ibsM 
per &re Sua Maestà sopra il loro governo ; che la 
sua dignità e l' into'esse richiedevano il ridurli al* 
X' c^^Mdìnaza con l' armi , prima che ricevessero da 
altri il soccorso , e che il Duca di Firente sarebbt 
stato il più sollecito, e valevole mezzo per riescir- 
vi. Questa proposizione ebbe tutto l' incontro alla 
G>rte, tanto più che Granvela area persuaso l'Ini'* 
peratore che la Repubblica di Siena non poteva cut*' 
servarsi nella devozione Imperiale senza l' assisten- 
za del Duca ; e perciò Carlo V. , udito il prere del 
Gonzaga,e i preparativi dei Senesi, disse: mandia- 
mo loro addosso il Duca di Firenze. 

Altri pensieri però imitavano in questo tempo il 
Duca Cosimo, per es8«si scoperta una ompuraor- 
dita daFrancescoBur lamacchi Gonfaloniere di Luo 
ca. Era costui un uomo fervido, intraprendente, e 
ardito, più facile 8des^ire,cheamiiturareleim> 
prese , il quale involto Dellediscordiecbe suscitava- 
no in quella Repubblica le nuove massime di Reli- 
^;ione,eparteciped«com{dotti e sorprese, che tut- 
ti ì fiorbì macchinavano i Francesi, i ribelli Fi<r 



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LIB.I.GAP.V. lèi _^ 

réntini, gli esbli Senesi, e tanti malconteDli rìmiìti ^g^ 
in quella Città, più per un fermento d' idee mal com-dì C. 
Hnate , che per matura riflessione , e ben concertate '^ 
misure , si era prefisso di sconvolgere^ non solo il ai- 
stema della Toscana , ma ancora dì provocare alla 
ribellione, e alla novità tutto ìi rimanente d'Italia. 
S' inraginava egli con le sole Bande Liicchen , delle 
quali aveva il contando, poter sorpreadwe Pisa, e 
richtaroai4a alla libertà ; e dopo l' esito felice dì que- 
sta impresa si lusingava d'ingrossare le sue forze, e 
conl'ajuto dello Strozzi, e dì tutti i malcontenti d'I- 
taliapot» rovesciare i Governi, e la Religione. Ri* 
Tdata contemporaneamentequesta Congiura al Du- 
ca e ai Lucchesi , fu da quei Senatori fattoarresta^ 
tt il Burlamacchi, e Cosimo fece loro iatansa d'a*- . 
'Verlo in deposito per iùrmarlì il processo ; ma l'as> 
soluta negativa data a questa richiesta li fece nssc«»' 
te dei sospetti contro qudla Repubblica, molto più 
che l'Imperatore determinò che costui fosse trasfe* 
rito a Milano, e solo permesse che il Duca potesse 
quivi tener presente un Ministro ai suoi costituti. In 
tali circostanze^ verificate per altro mezzo le parti- 
colarità di questa congiura, giudicò di sua maggior 
convenienza il dimostrarseneìndifiereDtejattribuen' 
do tale parraalità per i Lucchesi ai centomila scn" 
di, da essi contribuiti per 1» guerra presente. Tatti 
questi successi sempre più loconfermavanonel pro- 
posito di ben munirsi ^ ud aver Ibrze sufficienti per 
ilìfendersi dalle sorprese, e lusingandosi dì perveni* 
re una volta al desiderato possesso dì Pìomtnno, edi* 
fico in Pisa tm Arsenale, e richiamati da G^ova e 
da Venezia i manifattori, intraprese la fiiM>rìca dì 
due Galere per guardia del Littorale i accrebbe an- 
cora il numero delle sue Miliùe , e sollecitò le forti' 



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ìS% STORI! DI TOSCANA 

^„ ficaKÌoni di Pisa, noa solo a nguardo delli antece^ 
diCdeflti sortii dì Lucca, niaaacoraper le nuove tur- ' 
^^boteatej che iasorgerauo oel contigoo Marchesato 
di Massa. Ricciarda Malas[»na> erede di quel Fen- 
do, diffidando di 'Loceaio Cibo suo marito , e mal- 
contenta di Giulio suo primogenito, si disponeva a 
trasferire il Dominio e la Fortetza di quello Stato 
nel secondogenito Alberigo, secoodataiii questo pen- 
aiero dal Cardinale Cibo suo cibato. Malsofirendo 
Giulio questo atto contrario alla giustizia , e alle di> 
sposizioDi paterne ricorse alla fona , ene nacque ia 
quel piccolo Stato usa guerra civile tra Madre e Fi* 
glio; e siccome la madre implorò ilaoccomdelDa- 
ca di Ferrara, perciò anche Cosimo avanzò le Bao- 
de di Fietrasanta a &vore di Giulio, per bilanciare 
le Iòne, fintanto che Don Ferrante Gonzaga a nome 
di Carlo Y. ordinò cbelaBoccadiBbssa foste guar- 
data dalli Spagnoli , e si tenesse in deponto a nomo 
di sua Maestà, per aspettare da qudla le resoluzio- 
nu II pensiero della propria sicurezza, e il zelo del- 
la quiete d'Italia lo tenevano in una assidua vigi- 
lanza sopra i movimenti delli Stati vicini; solo gli 
restava la Corte di Roma ^ dove per la mancanza di 
Ministrò) e per l' animosità del Pontefice li era im- 
pedita qualunque corrispondenEa ; ma finalmente il 
Papaie il Cardinale ^raese crederono di lor mag- 
giore intereaoe dissimulare l' odio, che aveano per 
questo Frmcipe, e dare orecchio alle pratiche del- 
l' An^MSciatore Cesareo, con permettere cheilDur 
canovamente in viasseaRomaunAmbasciatore nella 
persona di Averardo Serristori, uomo grato al Fon- 
tefice ,e a Casa Farnese. 
i5Ì4 ^ prosperità e il valore di Carlo V. dissipavano 
ia Germania la Lega deiProtestanti^ e la stancbes- 



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' tu. I. CàP. V. i35 

-wàfà Re di Frauda^ e l' unione ckl Papa con .Ce- j^ 
are maotoievano l'Italia tranquilla. Ù Stati del- di C. 
rimperatore erano debolqieate {[oarniti di Trup-*^47 
pa j e perciò ai porgeva un' assai favorevole occasio- 
ne per tentare deUe novità. Di questa T<die profit-. 
tare il Conte Giovanni Luigi del Fiesco, emulo della 
pandeEta, esuperiorità acquistata dal Principe Do- 
ria nella Bepubblìca di Genova : avea egli eoa m- 
tellig^ta di Pier Luigi Farnese^ e dei Ministri Fraa* 
cesi determinato di uccidere il Doria ^ sollevare la 
Città , e ridurla alla devozione di Francia. Nella not- 
te dei due di Gennajo eseguì il disegno, ed occupa- 
to uno dei più importanti posti del Porto allarmò • 
il Popolose Giannettioo Dona nipote delIVÌDCip« 
accorso al tumulto vi perse la vita j potè salvarsi i 
Prìncipe, allontanandosi dalla Gita , e mentre i 
Congiurati teotavaoodioccupareilPalazEo pubbli- 
co e i Forti , annegatosi in mare il Fiesco, restò per 
questo accidente interrotto il corso della Impresa , 
e i 8^;uaci del Doria potenHioallontanarìi, e rista- 
bilire la quiete. Si refugiaroDo i Congiurati in Mour 
tobio Castello dei Fieschi, e quivi si fortificarono. 
All'avviso di questa revoluaiooe Cosimo spedì im- 
mediatamente al Principe , e alla RepuUilica. ad 
'ofTerire Le sue forse ^ le quali in pn^^esso contri- 
buirono alla eapugnaziope di Montobio, e aU' arre- 
sto dei Congiurati, ì quali finamente pagarono la 
pena del loro attoitato. Giudicò ciascuno in Italia 
il Papa essere stato l'autore^ o almeno complice di 
questa congiura , non solo per la particolare inimir 
cizia col Doria , ma ancora per la nuova dissensione 
insorta con l' Imperatore. Aveva egli richiamato di 
Germania le sue Miliade, dolendosi, che siccome 
teneva in questa guerra una egual parte con sua Macr 



i,z.dbvCo(>glc 



i54 StORU DI TOSCUIA. 

. „ 8t& f essa iTease conveDuto con i nemici , e p6n]o> 
di Cnato toro cod intempeativa clenieoza seDU conimi* 
'^^tareil Legato^ e ai fosse attribuito le conqaiste,- e 
le spc^lie senza farne parte al luedeiimo. Con que- 
ste querele Colorì il timore , che pesare , trionfando 
pienamente dei Protestanti , si tendesse l' arbitro 
de] CkmciliOj e rinnovasse l'esebipio di quello^ 
CostanEa , pariò , desiderando più le vittorie che 
la depressione dei medesimi/ trattava segretamente 
di formare una I^ega col Re di Francia, e con i Ve- 
neziani, lusingandosi che o l'uno^ o gli altri vi pò* 
tessero includere il Turco. Esplorava G>simo con 
■ingoiar vigilanza questi andamenti di sua Santità, 
«non mancòd'insinuareall'ImperatOFe tutto ciò, che 
giudicò convenire alla gloria,e all'intereitse dei mede- 
aimo^eal vantaggio comune. Gli rimostrò per tanto 
l'importanzadi prevenire questa Lega con lusingare 
la Francia,poichè, senza l'unione di quella Fotenza^ì 
Veneziani nm si sarebbero cimentati a collegarsi soU 
col Papa; che sarebbe stato di suo interesatil tnrmin»- 
i« in qualche forma la guerra con ì Protestanti , e ri- 
Toigersi alla effettuazione del Concilio, per com- 
porre le discordie di Religione, impossibilia togliern 
con la forza ^ e pMre on freno al Dispotismo del Pa- 
pa; così operanda, il Pubblica avrebbe potato deci- 
dere, se la guerra contro i Protestanti era stata mot^ 
«a dall'interesse , odal zelo di Beli^ìone. La vol- 
ta di questo Consiglio fa poi giustificata dal Papa 
medesimo , perchè sotto pretesto di malattìe e dì 
mancanza di comodi per i Prelati di Trento, operò 
che la maggior parte di esn ai determinasse a tra~ 
■ferire il Concilioa Bologna, dove si temeva meno 
dell' Imperatore , e dei Protertanti. I Prelati sudditi 
di Carlo V., e il ano Ambasciatore restarono in Treu- 



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im l. CàP, V, i55 

t» , «d «aaidQ rìdiieste il Papa di reathuire il C(»-~~^ 
«ilio io fodla Città, credè di eumerù da umi ma-^^ 
nifesU D^^atira > coD rìa)«Uenie k decisione ai Fre- iS4/ 
lati medesiiuìdiBok^a. 

Queste Duove diueosiooi , e dìfHdet»e Ira il Pa- 
pa e 1' Imperatore scoasero l' iodoleBxa dei Minittri 
Zmpaiali relatiramente alla ioobbedieDEn dei Se> 
Beai f e alla loro reaiatenoa al decreto Cesareo nel 
oon volere accettare la Guaroigiooe. Rimostravaaa 
«ni che la loro libertà insidiata contiaaameDtedai 
Fioreotini, e dai Preti j in mexxo dei quali sirib*»- 
vavBiio, gli poneva io necessità di staraene arma^ 
per difendersi dalli noi e dalli altri , e che noQ po> 
tevano perdo accettare onaGuamigioiie, die li di- 
sarmaase. 11 Papa per meEXo deU'ArciTCSCOTO gli 
tnanteaeva in questi aeutimenti^ ed ì Francesi gli 
laaingaVluio con promesse di soccorsi e di danaro. 
L'Imperatore finalmeate informato della loro per» 
tinacia ordinò a Don FetTaate,'<Jke ooacertassecol 
Duqi il modo di coalriDgerlì con la forza. OpinaTa 
Don Ferrante che il Duca con cinquemUa Fanti, e 
dugento Cavalli avrebbe potuto soqirendere &ena 
avanti che ai facessero le raccolte j e ridurla in bre> 
ve tempo a capitolare , non avendo quella R^pub- 
Uica f^ne valevi^ nel suo Dominio per rimovera 
l'assedio dalla Capitale. 17wi accetbì il Dacatapro- 
poaisicme , per non'eaporre ^l' evento la gloria dd- 
r Imperatore , e ia propria lama, essendo trof^ io- 
certo, e pienodi difficoltà il «uoccssodi unagiierra 
intrapresa con poche kntf e solo appoggiata snlr 
r opportunità del tempo j e la discordia dei nemici. 
Kè trovava in questa knpreaa il |»opno interesse, 
consideraDdo i bavagli ^ che ne sarebbero derivati 
al proprio Stato,* l' incongruanta d' iimp^yiarii ad 



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i56 STORIA. DI TOSCANA 

^jj nna spesa così rìguardevole per la quiete e comodo 

di e. d'altri, senza la sìcurexza di esserne rimborsato. 

>^7 Sosteneva Don Ferrante che con Io stesso oumerij 
di Truppe aveva egli medesimo occupato in altro 
tempo lo Stato ai Senesi , e che per il rimborso non 
era da dubitare della promessa fattaneda Sua Mae-> 
ita. Ma troppo diverse trovavailDucalecircostanze 
da quelle di Don Fn-rante , poiché allora, oi il Pa- 
pa, né i Francesi. aveano interesse per quella Re- 
pubblica. Né lo lusingavano le promesse .Imperia- 
li di ricompensarlo con le conquiste, mentre anco- 
ra pendeva non adempita la promessa di Piombi- 
no, benché &tta con le maggiori solennità } e sic- 
cóme dalla conquista dorea dipendere la ricom- 
pensa j teneva per certo che essendo infelice l'esi- 
to delia guerra, sarebbero in conseguenza consi- 
derate (vme perdute le spese- Già non ostante in? 
sistendo maggiormente 1' Imperatore , perchè il 
Duca accettasse l' impresa , finalmente ne assuQse 
l' impano, con so^pmdeme però l'esecuzione fin- 
tanto che fosse calmata la soUevauone di Napoli. 
Pensò egli di attaccare ì Senesi con il doppip del- 
le ùycze precettate da Don Ferrante , e già si pre- 
parava per ammassarle , quando Andrea Landuc- 
cì Ambasciatore dei Senesi a Firenze potè accer- 
tarsi di queste sarete risolusìooi dell' Imperalo^ 
re. Si lusingò egli di poter risparmiare alla Patria 
questo disastro, » offerse al Duca l'ultronea aomr 
missioue di quella RepubbUca alle determìnaziooi 
di Sua Maestà ; ed in fatti trovò in Siena i principa- 
li Cittadini disposti a questo atto ^ eseppe insinuare 
ai medesimi la confidenza nel Duca , come unico 
ed efficace mediatore presso Cesare, per risparmia- 
re alla Repubblica la perdita della libertà, e l'estr»* 



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LIB. I. C\P. V. i57 

BM roTÌna. Accetto Tolontierì Cosimo questo vflì- j^y_ 
ciò, percbè salvava la gloria dell' Iinperatore/e so- di C ■ 
■pendeva una guerra , e perchè ^U ai esimeva co- '^^7- 
n da un impano pieno di pericoli , e di difficoltà. . 
Si temeva dell'imminente passaggio in Piemonte di 
Piero StnnzijSeguitatoda ragguardevoli forze;e iff 
Napoli rinvigoriva maggiormente la ribellione. £ra 
già morto in Francia Francesco I. , e il giovine suc- 
cessore Enrico II. non si mostrava meno animoso 
del Padre contro la Chsa d'Austria ; la nuova Re- 
gina Caterina de' Medici amava' più gli Strozzi che 
il I>uca j al quale si persisteva nel denegare la me- 
achina sodisfii^tione.di precedere sopra Ferrara. Sem- 
pre pili crescevano le turbolenze per la traslazione 
del Concilio a Bologna , dove il Papa voleva che 
comparissero i Prdati Imperiali di Trento, e dovè 
il Re di Francia aveva promesso di mandare i Pre- 
kti del R^o,el'Ambasciatoreper risedervi. L'Im- 
peratMV era ancora occupato contro il Duca di Sas- 
Amia, e non aveva né forze, né danari per ripartire 
sili sconcerti d' Italia. Finalmente il Duca nella im-' 
presa di Siena sarebbe stato solo contro tanti senza 
speranza di soccorso veruno ^ e perciò, ascrivendo 
a fortuna la disposizione dimostrata dai Senesi di 
sottomettersi ultroneamente , spedi a Siena Angelo' 
Niccolini ad oggetto di concertare, o stabilire nel 
pubblico Consiglio r accettazione di ima Guarnì 
gìoné di quattrocento Spagnoli , da riceversi imme- 
diatamente , e di rimettere l' ordine dei Nove a par- 
tecipare delle Magistrature. 

Non piacque a Don Ferrante Gonzaga che il Du- 
ca solo, e senz'armi si fosse fatto merito con l'IoH 
ratore della riduzitHie dei Senesi^eperciò non man- 
cò alla Corte di fare apprendere per simulata la lo* 



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i59 STORIA DI TOSCANA 

ro eoRT«rnone,e come pregiudiciate, e inconskle- 
a Crata k compiacensa del Duca per i medenaai. Ma 
■M? ben presto l'evento giustifirà le riflessioai di Cosi- 
mo, poiché in Napoli, volendo introdursi tacifainieu. 
tedal Goverao l' In^oiaìzìone , soUeratosi tutto il Po- 
polo, e tolta al Vice-Re l' oUiedienza , fu ebiesto al 
Daca dal Suocero un valido soccorso per reprìmer» 
il furore dei ribelli ; funmo perciò ammassati con 
gran sollecitudine quattromila.Faati , e richiesto il 
Doria per provvederli d'imbarco a Livorno. Questi 
preparativi in soccorso del Toledo^ quantunque poi 
noò avessero effetto, contribuirono non poco a cal- 
nare il tumulto del Popolo, che temendo di rima- 
nere opj|K«s«D dalle forze che si richiamavano nel 
B^no, ritoraò ultroneamente alla primitiva obbe- 
dienaa-Dispostipertantolianimi dei Senesi alla som- 
missione il Duca esortò alla clemenza l'Imperatore , 
il quale sodisfatto della introduzione del Presidio > 
attribuì a Don Di^o di Mendozza suo Ambasciato- 
re a Roma la plenipotenza per rejrolare il Governo 
di quella Repubblica- Credeva it Duca di avere in 
tal guisa allontanato dall'Italia la guerra, quando un 
nitóvo accidente fece temere di maggiori aconcerti. 
Si <$ava io Piacenaa Pier Luigi figlio del Papa tut- 
to 8(^licato amaccbinarealtroideUeinsidìe^eaita- 
btlire la pn^a sicurezza, con erìgere una Citta- 
della , e fortificarla ; detestato dagl' Imperiali per Un- 
telligCDia tenuta nella coogiura dei Fieschi, esoqiei- 
to a tnttì per il suo vizioso carattere, fu li dieci Set- 
temlKv trafitto dal ConteGiovanniAnguisciola, Ca- 
pe di Dna congiura ordita per questo effètto. S'im- 
padronirtHio i congiurati ddla Fortezza, e introdot- 
te le Milizie Imperiali spedite da Don Ferrante in 
dai Piacentini giurate fedeltà all' Imperatore ^accor- 



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LIB. t CAP. V. ,5!> 

dandoli il Gonzaga certe ctHidizionì in vantaggio j—— 
edecore delia loroCitU. Nìudo dubitò che Don Fer- j^^' , 
tante aveue pronuisoj ed animato questa congiu- ,5/» 
ra , ed il &Tore da euo dimostrato per i congiurati 
ma^ioroiente ne confermò ro[HnioDe. Fu tentata 
Parma, ma inutilmente, perchà quei Cittadini gìu'- 
raroDo fedeltà ad Ottavio Farnese. Gran timore CMi- , 
cepì il Papa per questo successo, e molto più glisi 
accreblre quando udìcbel'Imperatoreaveaformal-- 
loente approvato le operazioni di Dan Ferrante ^ e 
perciò , insistendo con gli Ambasciatori di Venzia « 
di Francia , sollecitava la conclusione della I^ega per . 
frenare la troppa potenza di Cesare. Àvea Don Fer- 
rante rimostrato all' Imperatore, cbe il Papa certa* 
mente non avrebbe mancato di unirsi con ì Fran- ■ 
cesi per ricuperare Piacenza, e pnrciò convenireal-- 
Tinteresse, e alla gloria di Sua Maestà il prevenirlo 
con r occupauone di Parma guarnita di poche for- 
ze ^ e non senza speranza di qualche corrisponden* - 
zaj. proponeva dì attaccare ilPapa da tre parti, cioi 
formare con le forze del.Hilanese l'assedio di Par. 
ma, muovere U Duca di Firenze contro Perugia, e - 
spacitare ì Coìonnesi nella campagna di Roma> In-- 
«inaò pOTbtnto al Duca Cosìpio di preparare le sue 
lbrBe,e porre Ridolfo BagUoni in grado di muover Pe- 
rugia alla ribellione, e animarlo a ricuperare! suoi 
Feudi, già confiscati dal Papa. Ma era ben diverso 
il sentimento di CosimOjpoicbi egli propose all'Im- 
paratore di considerare il Papa (ffoiBi decrepito, e 
nella massima di non lasciare la sua casa soli' orlo 
del precipizio j che ambiva la restituzione di Piacen- 
za, non meno che la revocazione del Concilio, e in 
conseguenza sarebbe stato tacile il lusingarlo fino 
alla morte colla speranza dell' uno , dell'altro, sen- 



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i6o STORIA, n TOSGAIVA 

^j, za porre niente ad effetto. A questo consiglio pai» 
dì C-cheàattenesserimpera tore, poiché sospese ogni ope- 
'^7 razione militare contro Parma, e diede loogo allV 
urne delle ragiom , che pr^Miderano la Chiesa,, è 
rimperò sopra questa Cittì, e aprì la strada lu tFat- 
tati (li cessione, e di ricompensa. Gd non ostante il 
Duca BOQ mancò dì prepararsi a qualimqae evento 
di guerra, dimodoché il timore fece imagÌDareàStm 
Santità , che ^lì volesse sorprendere Imola e For- 
lì, a far valere con le Armi le ragioni, che gli era- 
no state trasmesse da Caterina Sforsa sul domìnia 
di quelle Gtti. 

Altre calamità occuparono il Duca in soUievo dei 
Popoli. Le rovinose piogge cadute n^ mese di Ago- 
sto in Mugello e su i Monti, che fanno corona a Fi" 
reaze, riunirono con una prodigiosa vapidiU^ nella 
Keve, e nell'Arno così enorme copia diacque, che 
rotti gli a^ni, ed inondata la pianura, non potò b 
Città resistere con i suoi ripari alla violeoBa deUà 
corrente. Restò inondato tutto il quartiere di S. Cro- 
ce, e molte furono le rovine òeiìe case , le devasta- 
sioni delle vettovaglie , e si acinose ancora l'inibì 
none cagionata dalla deposizione delle torbe nella 
|»à ardente stagione dell'anno. Fu perciò necessa- 
ria, non solo la prontezza e attività di Cosimo per 
ordinare le comandate di genti, che nettassero la 
dtà, ma ancora la sua generosa pietà nel soccor- 
vere i danneggiati, e provvedere il Pubblico di nuo- 
ve vettovaglie. Questa disgrazia era stata già prece- 
duta daUa morte di Don Pietro suo terzogenito , il 
quale, nato li dieci dìAgosto i54G, era morto lì die- 
a di Giugno di questo anno , e alli cinque di Luglio 
la Duchessa avea partorito il quarto maschio, a cui 
Ih apposto il nome di Garzia. Tali successi non trat- 



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L!B- 1. CAP. V. i6i 

tennero il Duca dal proseguire con vigore tutte le ye- ._' 
dutéd' ingrandimento e di gloria , che già si era pre- di G. 
fisso fino dal principio del suo Govenio. Fino dal ^^^7 
mese di Giugno era scorso it termine, in cui Carlo 
Y. ai era obbligato d'investirlo di Piontbino, senza che 
ilei tre mesi consecutivi fosse fatto alcun attOj che 
dimostrasse volontà di adempire la promessa , e per- 
ciò non mancò di rimostrare , che troppo male si 
ricompensava in tal guisa la servitù , da esso fat- 
ta all' Imperatore nelle più ui^enti necessità del rae- 
deaìmo. Non potendosi dissimulare alla Corte la giu- 
stizia delle sue dimnude , fu ordinato a Dou Di^o 
di Hendozza di trattare a nome di Sua Maestà con 
la Signora dipiombino, affinchè di buon animo si 
contoitasse della permuta di quello Statole dichia- 
rasse il suo desiderio circa la ricompensa da stabi- 
lirsi. Trovò Don Diego nella vedova tutta la repu- 
gnanza per aderire a questo partito^ dichiarando in- 
giusta la determìnazioue Imperiale, fomeiftata dal- 
l' ambizione di Cosimo , che col pretesto della comu- 
ne sicurezza d'Italiaj tendevaa opprimere l'Appia- 
no suo cugino, e a spogliarlo di quello Stato con la 
sola ragione del più forte. Lo stesso Don Diego non 
fu esente dal sospetto di aver confermato la Vedova 
in questi sentimenti col iìue di maritare il Pupillo 
con una sua Nipote. Ma l'insistenza del Duca alla 
Corte , prevalendo alla repuguauza della yedova,.e 
all'intrigodi Don Diego, essendo questi pressato dai 
replicati ordini dell'Imperatore, dovè nuovamente 
portarsi a Piombino per fare l' ultima tentativo sul- 
l'animo di quella Signora, e indurla a uniformarci 
alle Imperiali determinazioni prima di esservi astret- 
ta dalla forza. Questa nuovf» spedizioue di Don Die- 
T.I. u 



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i62 5T0RU DI TOSCkJik 

As, go , e le lèttere orUtorie di Carlo V. alla Vedova non 
diG.fiirouo bastanti a rimoverla dalla sua pertinacia, di 
' ''^modo che fu obbligato il MendozEa di assegnarle uu 
termine di venti giorni a depositare con «curtà la 
aorania di cento cinqnautacinqne mila Ducati, da 
impilarsi nelle Fortificazioni di Piombino e del- 
l' Elba , e a pagare i debiti di suo Marito, dichia- 
randole inoltre che, non sodisfacendo altrimenti al 
proscritto deposito^ dovesse manifestare chiaramen- 
te il suo desiderio circa la qualità della ricompen- 
sa, da stabilirsi per quello Stato. Ordinò ancora a 
Don Diego de Luna Castellano di Piombino che ^ 
~ scorso il termine dei venti giorni , slo^^sse la Si- 
gnora dal Castello , obbligandola ad abitare nella 
Terra , e accrescere la Guarnigione di nuovi Solda* 
ti, che le sarebbero somministrati da Campiglia. 
Ciò che aveva determinato l' animo di Carlo V. a 
questa risoluzione era principalmente la dichiarata 
nemici Jla del Papa contro di esso , i complotti che sì 
formavauo sotto la protezione di Sua Santità di tut- 
ti i Fuorusciti, e malcontenti d'Italia per ordire con- 
giure , e macchinare sorprese, e la corrispondenza , 
che aveano in Piombino gli Strozzi , e i Ministri di 
Francia. Voleva ancora l'Imperatore gratificare in 
tal guisa la servìlìi del Duca , e animarlo a invigi- 
lare sempre più alla sicurezza d' Italia , onde, es- 
sendo in Augusta, e dovendo solennizzarsi nella Cap- 
pella Imperiale la Festività del Natale , Tojle che 
il Vescovo di Forlì Ambasciatore del Duca vi fosse 
ammesso con gli altri. A tal effetto ilDucad'AIva 
Maggiordomo maggiore di Sua Maestà 1Ì 34 Dicem- 
bre notificò al Vescovo che non solo sarebbe stato 
ammesso in Cappella , ma ancora a tutte le funzio- 
ni di Corte^ dove juterveuis&ero Ambasciatori, con 



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LIB. I. CAP. V. i63 

dovere in arvenire precedere all'Ambaseiatore di ]^^^ 
J^errani . Questo atto fu notato ai registri dell' Or- di G. 
dine del Tosoue, giacete Cosimo neir anno aote-'^^? 
cedente n'era stalo insigoito dall'Imperatore. 

CAPITOLO SESTO 

Iniidie iiMctAiimte io lulU tn i due Partiti domiuntì; e ne- 
. ctaione .di Lonnao Traditore' Il Dnca fbrti6ca l' Elba , e 
{ahbrica Portofomjo. Ottiene dall'Imperatore Piombino 
e li è ritolto. Il Papa procura l'amìciaia del Duca- Sono tol- 
te le armi ai Seneii. Dan Francefco Primogenito del Du- 
ca è «peditoa GenoTB a oatequiare il Principe di Spagna. 
Il Dnca è ma Icontento del rimperatore,perobé non gli adeow 
piwe la promesaa di Piombino. Umiliniione del Apa, pe^ 
«he gli aia reatiluita Piacenaa. Sna morte. 

RislabilitalaquieteiaGermaoiarimperatOTeCar- 
loV.^esaustodidanariedi forze, attendeva ai mes- 
si di allontanare con la prudenza una nuova guer- 
ra, e col freno' di Piacenza, e con la costante dimo- 
ra deisuoi Prelati io Trento, ridurre il Papa alla ne- 
cessità di aderire al Concìlio io modo dà sodisfare 
allagazione AlemBnna,ecalmare le funeste discordie 
dì Religione, che agitavano l'Impero. Si lusingava 
all'opposto il Pontefice eoa tener vìvo il Concilio 
in Boli^na far temere all'Imperatore maggiori scon- 
certi, e ridurlo alla necessità dì convenire seco sul- 
li aflari della Religione , e di restituirli Piacenza ; 
perciò n stancavano tutto giorno i Ministri dell'u- 
no ^ e dell' altro Principe con inutili rimostranze , 
atti f e proteste , e si rendevano lo spettacolo di 
.chi ben comprendeva questa lotta politica. Esicco- 
me lo spirito dei Principi ben tosto si difEonde nei 
Popoli sottopostile drenerà in essi,perciò non èmara- 
TÌglia se l'esempiodi questa cavillosa e intralciata po- 



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i64 STORIi DI TOSCANA 

jiv. liticaproducevaiultalia tanta propensione alle insi- 
diC-die, e alle occulte macchinazioni. E perchè tanto il 
^ Papa che l' Imperatore conoscevano perfettamente 
che ninno di essi era in circostanze di devenjre a 
manifesta rottura y si molestavano continuamente 
con tradimenti, e congiure, che di rado sfuggirano 
la vigilanza troppo necessaria iu qu«l secolo. Il Re 
di Francia travagliato dall' Inglesi era nella atessa 
impotenza di guerreggiare contro Cesare ^ e si era 
perciò unito col Papa, secondando le sue vedute. 
La Mirandola era divenuta il quartiere generale dì 
tutti ì malcontenti d' Italia ; quivi ì ribelli di Ge- 
nova , Firenze , Napoli , e Siena tenevano le loro 
assemblee j per congiurare contro la vita dei Prin- 
cipi, e dei Ministri, e per sorprendere dei posti im- 
portanti da fortificarsi, e suscitare delle ribellioni. 
L' arresto di Giulio Cibo in Pontremoli, ed il pro- 
cesso fattoli a Milano, resero pubblico il resultato di 
queste assemblee, le quali insidiavano la vita del 
Doria ,dì Cosimo, e dì Don Ferrante, e tendevano 
principalmente alla sorpresa diGenovaedipiombino; 
il Cardinale Farnese , e Piero Strozzi dirigevano que- 
ste trame, ed il Cibo con la vita pagò la pena di a- 
vervi preso interesse. In Toscana si doveva sorpren- 
dere Barga, e di qui spargere la ribellione nelle al- 
tre terre del Duca j Ceccotto e Agostino da Barga , 
già seguaci del FìescOj doveano esserne gli Esecu- 
tori, e il primo di essi pervenne nelle fòrze del Du- 
ca. L'investigazione di questi complotti per lo più 
ai faceva in Venezia, dove risedevano ì Ministri di 
tutti ì Principi, e dove era libero l'accesso a chiun- 
que ; era quivi Ambasciatore di Carlo V. ,Don Gio- 
vanni diMendozza,il quale di concerto con Gran vela, 
e couDoD Ferrant«Gonzaga preparava le insidie aPie^ 



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LIB. I. CA?. VI. . 165 

>oStròzzi,che8C0DO6CÌutoscorreTaIiberan)èntetutta j^^ 
l'Ita1ia.A«{iiestoefletto8ÌeraÌ3truitouDpo8tiere diRi-di C. 
Toltella,luogo pereui era necessarìoil traositoachì dal '^ 
Piemonte; e dalla' Mirandola pesava a Veneziane. 
Granvela ayea comunicato a Cosimo il segreto di- 
questa (^Kraeione, CBortandolo a procnrame l'effet- 
to. Teneva ^licon cara tterediÀmbasciatoreio quel- 
la Gttà Pier Filippo PandoIGni, e oltre di ciò non 
gli mancavano Emìssarj per esplorare le asioni dei 
Fuorusciti, e particolarmente di Lorenzo Tradito- 
re^ che quivi si sta va come in asilo di sicurezza ; pun- 
geva tuttavia l'aoimo del Duca la memoria della ver- 
gogna iattalidal Mozzi, ed avea perciò preparato più 
sicure strade per riescìrri. Di questi disegni era par- 
tecipe Giovanni Francesco Lottici dà Voltai>a.suo 
SegretaiiO; uomo intraprendente ed ardito, che fa- 
cilmente accetta l'incarico di eseguirli: fu egli spe- 
dito a Venezia am la pubblica commissione di fare 
istanza a quella Repubblica di dichiarare al Duca 
la precedenza a tenore della determinazione di Car- 
lo y. Spaventò i Fuorusciti l' arrivo di costui , co- 
nosciuto da essi per uomo fiero, e lo stesso Loren- 
zo, essendo informato dell'apparente sua commis-. 
none,disse: Dio voglia che nonsiaper a/fro. Trat- 
tò il Lettini segretamente le insidie contro lo Stroz- 
zi , che poi non ebbero effetto, e la mattina de* 36 
Febbrajo Lorenzo de'Hedici fu assalito da due per- 
sone con pugnali j che lo lasciarono morto ; con es- 
so era Alessandro Soderìni , il quale ferito grave- 
mente morì dopo due settimane. Gli uccisorifurono 
Bebo e Riccio da Volterra, i quali, refugiatisi pres- 
so r Ambasciatore Cesareo, furono poi da esso per- 
sonalmente accompagnati in barca in luogo , dove 
potessero ritornarsene salvi in Toscana. La Repub- 



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■66 STORIA DI TOSCANA. , 

f^t,^ blica dissiniulò questo fatto , e Valerio Oraini Ca-- 
di Cpìtano Generale dei Veneziani sohimiiiistrdalLo^: 
*^tÌDÌ delli uomini per sua. difesa. Nello stesso tempo 
in Bologna per opera di Don Ferrante i Bentivo- 
glìo aveano ordito una congiura per uccidere il Le- 
gato , scacciane i Quaranta del Reggimento, e riu-- 
sumere il Governo di quella Città. 

Il timore di tante insidie , e gli apparati dì una 
Flotta , che il Prior delli Strozzi equipaggiava ìu 
Provenza, combinati con i deposti di Giidio Cìbo^ 
reuderanó quasiché indubitata la sorpresa di Piom- 
bino dalle armi Francesi; e sebbene il Diica ben co-* 
noscesse non esser quel He in tali òrcostanze da 
nroover guerra all' Imperatore , ciò non ostante sì 
prevaleva della comune opinione per sollecitare 
Carlo V. a risolvere di darli il possesso di quello 
Stato. Scorso il termine assegnato da Don Diego aK 
la Vedeva senza che si vedesse efiettualo rintì- 
aiato deposito^ fu spetUto dallo stesso Don Diego 
a PiomiMno il Spretano Ayalla, per ricevere 
dalla Signora la dicbiarazìone della ricompensa. 
Aveva essa ricercato danari dai Genovesi , che gli 
avevano of&rto ampie cauzioni, e fino i Senesi man- 
canti di contante gli esibirono abbondante copia di 
grano per convertirla in danaro, e perciò , depor- 
tando cauzioni equivalenti alla somma prescrittale, 
protestò al Spretano Ayalla^che non avrebbeab- 
bandonato lo Stato, se non ne fosse strascinata per 
forza. Questa ostinata resistenza della Vedova , sic- 
come impegnava la giustizia di Carlo V-, sconcer- 
^- tava altre» le vedute del Duca , che rimostrando 1' 
imminente pericolo di quella Piazza , e V obbliga- 
zione fattali da sua Maestà non soggetta a interpe- 
trazioni , ed a riservi , dimostrava che la cauzioni, 



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LIB. I. CAP. VI. i$7 

e le sorrenEÌoai dei Genovesi doq rendevano più . 
^tente l'Àppianoalla difesa del Feudo, e che noDdiC.. 
poteva l'Imperatore giiutamente atabilire sul me-'^- 
desimo nuove ipoteche. Gò non ostante , conoscen- 
do i varj interessi di chi consigliava l' Imperato- 
re, e l'invidia che aveano i confinanti di questo 
suo accrescimento , pose Carlo V. in liborU di ri- 
tirarsi dalla promessa, qualora gli restituisse le 
somme imjurestate per questo titolo, e si dichia- 
rasse in tempo che egU potesse fortificare vali» 
demente le frontiere del suo Stato j che sono a con- 
tatto di quel Feudo. Ma siccome sempre più cre- 
scevano gli armamenti dei Francesi in Provenxa , 
e si scuoprìvano le corrispondenze della Vedova 
con imedesimi,DoDFerrante propose all'Imperatore 
che, essendovi gran pericolo nell'abitare l'esame 
di questo aflère, si poteva intanto incaricare il Du- 
ca della difesa deir£lha,8ÌccomeaveafattodiPiom- 
bino nel passaggio di Barbarossa , e commetterli dì 
fortificare il Ferraio , nto opportuno non solo per 
la difesa di tutta l' Isola , ma ancora di Piombino. 
Approvato alla Corte questo pensiero , D(ki Diego 
incaricato della esecuzione volle che il Duca , ob- 
bligandosi a fortificare il Ferrajo , promettesse an- 
cora con ^leciale obbligazione di restituirlo ad c^ì 
richiesta dell' Imperatore, il che produsse qualche 
difficoltà per accettere il partito. Sosteneva il Duca 
non essere di sua convenienza l' obbligarsi giuridi- 
camentedi restituire ciòcche gliera dovuto in vigo- 
re di ima promessa Imperiale, né dovere Sua Mae- 
sta dopo tante riprove della sua fede esigere un at- 
to cosi umiliante ; e perciò fu indotto Don Diego a 
contentarsi che il Duca gb [«omettessesolo per let> 
lera, e senza alcun altra formalitìi. Riuniti frattanto 



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i«8 STORU m TOSCANA 

*" mille Fanti , e trecento Guastatori sotto il coman- 
di C. do di Otto da MantautOj e inviatili all'Elba alla 
i548nietà di Aprile, intraprese la fortifìcazione del Por- 
to Ferrajo , valendosi dell' opera di Giovanni Bat- 
tista Belluzzi da S. Marino , già suo Architetto. Re- 
etarono allarmati i Genovesi dalla novità di questo 
successo, perchè , prevenuti dello spirito ambizioso 
e intraprendente del Daca , prevedevano che dive- 
nuto Padrone dell' Elba potea fàcilmente diventar- 
lo di Corsica^ e dominare le coste di Toscana^e del- 
la Liguria. La Signora di Piombino gli fomentava 
maggiormente questi sospetti , e gli animava a im- 
pedire a qualunque rischio 1' erezione di questa noo- 
Ta Fortezza. Risolverono perciò , senza che vi ade- 
lisse manifèstamente il Doria , di spedire te toro Ga- 
lere all'Elba^ e impedirne con la violenza la forti- 
ficazione. Informato il Duca di questi disegni recla- 
mò al Doria, perchè prevenisse questo attentatole 
richiamò a Piombino, e a Gampìglia le Bande per. 
averle {M-onte nel caso di essere attaccato. Frenò il 
Daria l'impeto dei Genovesi, i quali però non lascia- 
rono di por tare le loro doglianze all' imperatore, che. 
gli ordinò di acquietarsìallesuedeterminaziiHii. Se- 
dati questi rumcs*! Cosimo si portò all'Elba per vr- 
sitare la fabbrica , e incoraggire con la sua presea- 
za l'impresa. 

Dopo che r animo di Carlo V. era stato per tan- 
'to tempo agitato dalle dubbiezze d'interesse , e di 
giustizia., per astrìngere l'Appiano alla permuta del 
Feudo si determinò finalmente li 4 di Maggio di 
dare a Cosimo l'intiero possessodi quello Stato.Doo. 
Diego fìi incaricato di es^^uire questo atto , e d' in- 
durre k Vedova a contentarsi di buon animo della 
ricompensa, senza interporre altri oatacoU in queste 



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IIB. I. GAP. TI- 169 

affnK } ogni tentatÌTo fu inutile per ottenerne il con- — 
aeasòj ma ciò non ostante li a 3 di Giugno fu con- ^ q.' 
sanato al Duca lo Stato di Piombino; e le sue For- 1548 
tezze. Nel ricevere questo possesso si obbligò Cosi- 
mo flt restituiere lo Stato ad ogni richiesta di Sua 
Maestà , qualora fosae sodisfatto di tutte le somme 
sborsate per il medesimo , e in caso che l' Impera- 
tore segnalasse all'Appiano la ricompensa avrebbe 
«gli contribuito del suo quella parte j che Sua Mae- 
stà fosse per giudicare conveniente. Furono perciò 
introdotte in Piombino le sue milizie j e confidato 
a Girolamo degli Àlbizzi il governo di quella Piaz- 
za. Giunto al termine dei suoi desider j prosegui con 
TÌgore la Fortificazitme del Ferrajo , tantopiù che 
gli cessavano tutti gli oracoli , che finora gli aveva 
frapposto la Vedeva per mezzo delli abitanti del- 
1 ' Isola. Questo Porto è dominato da due Colli , uno 
più basso, che guuda l' imboccatura, l'altro più 
alto > e discosto alquanto da essa : fortificò Cosimo 
i due Colli in modo che le Fortezze corrispondes- 
sero r una ccm l'altra , ed ambedue contribuissero 
alla difesa della Terra , e del Porto. La Vedova tra- 
sferitasi a Genova determinò d' inviare alla Corte 
il FigUo t il quale , già prossimo a superare la mi- 
neve età , poteva con la presenza, e con la vìva vo- 
ce pigiare r animo dell' Imperatore. Assistito dall' 1 
opera dei Genovesi , e dalla protezione del Confes- 
sore, che anelava di vendicarsi colDucadellaespul' 
sione dei Frati di S. Marco, potè inspirare nell'Im- 
peratore un pentimento di quest'atto, consideran- 
dolo come contrario alla giustizia j avendo tolto ad 
uno per dare a un altro senza averne il consenso, e 
senzadarlìl'equivalente.Forse sperava Cesare ritrar- 
re dai GeuovesiraaggiorprofittodiquestomercatOjO 



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170 STOAti DI TOSCAJfÀ 

1^ sospeltaTO che Cosimo troppo ingrandito sialìenu- 
àì C.$e più facilmente dalla sua devozione, e perciò or- 
'^dÌDÒ a Don Diego di farsi restituire immediatamen- 
te da Cosimo lo Stato ^ e le Fortezze di Piombino, e 
tenerla in deposito fintanto che foase convenuta & 
stabilita la ricompensa , scusando il fatto , con di- 
chiarare che Don Diego nel dare il possesso libero 
aveva ecceduto la commissione. Una così repentina 
mutazione colpì fortemente l'animo del Duca^che^ 
non sapendo se ciò procedesse da leggierezza o ve- 
nalità dell'Imperatore , ovvero da qualche artifi- 
zioso intrigo di Corte , vedeva in qualunque forma 
esposto il suo decora alla maligna derisione dellì 
avversarj , e diveniva la favola degl' Italiani, e dei 
Sudditi. Fu inutile il rammentare i servizj , la fe- 
deltà , e b devozione dimostrata a Cesare nelle oc- 
casioni, poiché li 34 (1' Luglio dovè restituirealten 
Diego lo Stato di Piombino , restandoli però tutta- 
via l'incarico della FortìGcadonedell' Elba. Quan- 
tunque dimostrasse in principio molta sensibilità 
per questo accidente , giudicò però miglior partito 
il dissimulare, e pros^^uire, la stessa confidenza^ 
con gl'Imperiali, senza ingolfarsi darrantaggio nei. 
loro interessi , ma dirig«^i in modo di calmare 1' 
animosità dei suoi avversar) a misura, che s'inde- 
boliva l'af^Miggio dell'Imperatene Questo amte- 
gno , siccome preparava la sua sicurezza ,lo U^lie- 
Ta ancora insensibilmente dalla dipendenza dellt 
Spagnoli, nella quale lo aveano finora tenuto l'in- 
teresse , e le circostanze- Il Papa cmvinto della sua 
falsa pohtica , e oppresso dalli anni, e delle di^^- 
zie, mostrò di desiderare l'unione di Casa Farnese 
conCo3Ìmo,eperciò furono bene accolte tutte le ìnsi- 
uuaùoni, che i Ministri dell 'uno, e dell 'altre Prìncipe 



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LIB. I. CAP. VI. 171 

avanzarono per questo efifetto. Il rilascio del Conte j^jf^^ 
Galeotto da Sc^liano, e la sicurexxa del Cardinale di C. 
diBarenna doTeano essere i' preliminari di questa -^ 
buona corrispondenza. E quantunque pendente il 
trattato fosne stato arrestato in Firenze nn Emissario 
dei Farnesi, convinto di esser trattanuto quivi da 
loro , per esaminare i mezzi più tacili di oHèDdere 
il Duca, e alterare il suo Stato , ciò non ostante si 
prestò a obliara generosamentetutte le offese, per non 
ritfeTeme delle maggiori, e a stringere col Papa un' 
amicìzia j che ponesse gli Spagnoli in solito, e li 
fiuxsse strada a riunirsi ancora con i Francesi. 

Era il Papa in età di ottanta anni , e col timore 
di lasciare la sua Famigba in disgrazia dell' Impe- 
ratore, e senza l'appoggio di altra Potenza; poicbè 
Carlo V. dopo essersi accorto, che tante dichiara- 
zioni e proteste erano inutili a piegare l'animo del 
Pontefice per restituire in Trento il GonciUo^ di 
concerto con la Diete dell'Impero determinò una 
normaj che regolasse tutti gli atti di Rebgìonej tanto 
per ì Cattolici , che per ì Protestanti , fintanto che 
non fossati statnbti di comun consenso ulteriori prov- 
vedimenti , e fu denominata l' interim. Né molto 
poteva profittare il Papa con la Corte di Francia ; 
poiché, sebbene fosse stata promessa a Orazio Far- 
nese' una Figba naturale del Re, la decrepitezza del 
Pontefice tratteneva quel Monarca dall' impegnarsi 
aeco in forma, che la di lui m(M:ie potesse sconcer- 
tare le sue vediUe. In tale stato di cose si prosegui- 
■ vano daU' Impostore le istanze per la restituzione 
del Concilio in Trento , e il Papa richiedeva Piacen- 
za, e 1' uno e l'altro si pascolavano con vaghe re- 
pbche, e remote speranze. Questo ond^iamento 
delle Corti, procedente dalla propria debolézza della 



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1^3 STORU DI TOSCANA. 

j^„ medesime , rèndeva sempre più animosi gU giriti 
di CsoUevatori in Italia ^ che non trascaraTano veruna 
'^occasione per tentare delle novità. In Orbetello si. 
sollevò furiosamente quel Popolo , e discacciò dalla 
terra il Commissario^ e il Presidio Spagnolo; ninno 
dubitò che il Papa^ ei Farnesi fossero gli autori di 
questa soUeraùone , che poi restò calmata dalla pre- 
senza delle Galere di Genova e di Napoli, espres- 
samente avanzate iu quel mare. Maggiori però era- 
no i Timori, che producevano le divisioni dei Se- 
nesi^ dopo che l'imperatore avea dato la direzione 
di quella Repubblica a Don Diego dì Hondozzasuo 
Ambascìator» a Roma; equantunque una Guarnigio- 
ne di quattrocento Spagnoli tenesse in freno i piiì 
sediziosi , succedevano non ostante assai irequenti. 
i tumulti. Lacerati portanti anni dalle discordie 
civili, e distratti dal commercio, e dalla cultura' 
del loro Terrìlorìo languivano nella povertà , né 
conoscevano altro mezzo di sollevarsi , che l' usur- 
pazione delle pubbliche rendite, a cui già gli area 
assuefatti il precedente tumulto. Non poteano sof- 
frire che fosse restituito alla Patria l'ordine dei No- 
ve , perchè essendo quello il più facoltosa , e aven- 
dolioccupato già tutti i Beni ,il di lui rittH-no scon- 
certava il possesso delli usurpatori ; quindi è , che 
non la gara e l' ambizione dei Monti , ma l'interes- 
se e la povertà tenevano discordi gli animi di quella 
Repubblica. Per - ristabilire la pace in quella Città 
fu creduto l' unico mezzo quello di tt^liere ai Cit- 
tadini il modo di offendersi j e privarli delle armi. 
A tal effetto furono richiamate dalla Lunigiana quat- 
tro Compagnie di Spagnoli, per farle alloggiare nei 
boi^hi di Siena, e incutere timore nella Citta. Fu 
concertato col Duca che inviasse a Colle una. Gom- 



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LIB. I. CAP. VI. 173 _ 

pagnìa di caTalli , e avanzasse s Sta^a le Bande . ^ 
del suo Dominio. S'introdus&ero per opera delli Spa- di C 
gnoli con strattagemma polveri , e munÌEiaDi^ cbe '^ 
ìlDucAsomministraTa^ cosi richiesto anomedìGar- 
lo V. Questi pr^rativi , e il timcov di nna immi'- 
nente ribellione dei Senesi trattennero Cosimo ilal 
portarsi a Geoova a ossequiare Fili^m Principe Ere- 
ditario di Spagna , che passava in Fiandra colà ri~ 
chiamato dall'Imperatore suo Padre. 
- Vedeva ormai Carlo V. indebohrsi ogni giorno 
più la sna salnte, e deposto ogni pennero di noove 
conquiste, e di maggiore ingrandimento^appren- 
deva che il più rilevante <^getto, che gli restava ^ 
era dì stabilire la succes.iione delli Stati in forma, 
che tutti rimanessero insieme concatenati , e con- 
corressero a formare una sola Potenea. Perciò ima- 
gìnava di assicurare nel PrÌDcipe di Spagna la suc- 
cessione all' Impero ^ riflettendo che gh Stati d'Ita- 
lia male erano stali retti con lesole forzedi Spagnk 
da Ferdinando il Cattolico , e che la Borgogna ,e la 
Fiandra, vedendosi senza il timore delle forze Ale- 
manne , difficilmente ai sarebbero mantenute sog- 
gette alla Spagna. Considerava ancora che Ferdinan- 
do Re dei Romani suo Fratello, succedendo all'im- 
pero , e trovandolo agitato dalle discordie di Reli- 
gione^ e minacciato dalla formidabile potenai dei 
Turchi , con le sole forze dei suoi Stati ereditarj, e 
senza l'unione di quelle di Fiandra ed'Italiaj ma- 
le avrebbe potuto sostenere l' autorità Imperiale, e 
difendersi dai nemici. Credeva cheìPrìncipi dell'Im- 
pero avrebbero profittato di questo scompaginamen- 
to, è che la Potenza Austriaca così divisa facilmente 
sarebbe ri ma6taop{a'e8sadailePoteQze,che la insidia- 
vano. A tal effetto, avendo inviato al governo di Spa- 



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174 STqWA DI TOSCANA 

. gna Masaimiliano Re dì Boemia suo Niftote, ricbiaiii& 
di C. Filippo auo figlio a Bruselles, non solo per farlo rico- 
iS4»ao»cen come Successore delli Stati di Fiandra, ma 
ancora par trattare con la sur preaeoza la aacces- 
aume all'Impero. Aspettandosi il Prìncipe a Geno- 
va^ tutti gl'Italiani si rivolsero a questo Sole na- 
jcenie, e il Duca Cosimo diffidando dei GenoTea, 
né volendo compromettersi con tanti Principi, che 
quivl-concorserd, abbracciò volontierì il pretesto dei 
pericoli di Siena per non moversi daUoStato,e^>e- 
di perincbinare Filippo Don Francesco suo Primo* 
genito. Fu questo Fanciullo accompagnato dalVe- 
scovo di G>rtona , da Don Pietro di Toledo, da tSe$- 
per Agnolo Miccolini tutti consiglieri del Duca con 
Regio equipaggiojemagnifico trattamento, di mo- 
Jo cbe questa spedizione risvegliò 1' ammiraiio- 
nedel Principe, e dei circostanti. Le turbolenze 
di Genova fecero cbe il Principe poco si tratte- 
nesse in quella Città, sollecitato ancora dal Pa- 
dr(, che dimostrava gran desiderio di averlo pre- 
sente. A Siena intanto l'inconsideratezza di Don 
Diego inas{»-iva maggiormente gli animi di quei Gt- 
ladini, poiché prima propose- loro di acconsentire > 
che l'Imperatore desse in Feudoquella Repubblica 
mI Principe di Spagna , promettendo che sarebbe 
salva la loro libertà , e il governo sarebbe restato 80- 
lamente in quelli , che attualmente partecipavano 
Jelle Magistrature; profittando in tal guisa della si- 
Inazione dei loro interessi , per astrìngerli a sacrifi- 
care la libn-tit della Patrìa. Riescitoli inutile un tal 
■disegno^ non meno cbe ì tentativi (atti con le pro- 
messe e con l' oro , per guadagnarsi i voti dei prin- 
cipali , dichiarò cbe n richiamassero i Nove , e gì' 
invitò a venire a Siena liberamente sotto la sua fe- 



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LIB. I. CAK V. 175 

àt. Supponeva egli cbe,egu8gliatoìii tal guiaa il Con- ^ 
nglio , gli sarebbe stato più facile il tiritere le armi di C 
alia Città , e ridurle a S. Domenico, loco eminente, '^ 
«Tantaggìoso per la aituaxioae, ove pensava dista- 
bilire il presidio come in ona Fortezia , per poter 
poi creare una Balìa a suo talento j accréscere con 
le imposizioni l'entrate pubblicbe, e ridurre insea- 
«ibilmente la BepubUica sotto il dominio di Spa- 
gna. Dopo avere introdotto nella Città armi, eSol- 

dati, e avere spaventato l' universale con tanta jati> 
tansa, ordinò finalmente che sitogliesserolearmi, 
rinnovando l'ordine pubblicato da Granvelu nella 
riforma del i543;e8tccome quello disponeva die, 
tolte interamente le armiaUa Plebe, ogni Cittadi- 
no partecipante dellemagistratorepotesseritenerne 
appresso di se per armare dieci uominiyDonDiegù 
ridusse questa quantità di armi solamente per sei. 
Avrebbe il Duca Cosimo desiderato in Don Diego 
maggior fermezza e coraggio , poiché nella presen- 
te situazione delli affari d' Italia era di parere che 
ì Senesi, o si trattassero con dolcezza, ovvero, usan- 
do con assidei massimo rigore, si rendessero afiaUo 
impotenti a suscitare delle nuove revoluzioui; per- 
ciò disapprovava totalmente questo contegno j per* 
che prevedeva che finalmenteavrebbe prodotto delle 
cons^uenze fatali a quella Repubblica, e dei dica* 
stri al suo Stato : ed in fatti dopo avere Don Diego 
parificato fra loro i diversi ordini dei Cittadini, al- 
tro non ottenne che renderli tutti egualmente mal- 
contenti di quella inutile violenza, che gli esacer* 
bava maggiormente controTImperatore. 

Proseguiva ilPrincipeFìIippoilsuo viaggio verso Ia'549 
Fiandra,rÌscuotendo da pertutto donati vi,e dimostra- 
ziooì di ossequio dai FopolijsilusiDgava il Pontefice 



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i-j6 STORIA IN TOSCANA 

.'" che il dì lui arrivo alla Corte avreUw facilitatola reati- 
ai C.tuzione di Piacenza,eilDucasperavache dovesse pro- 
>M^ movere la consegna libera di Piombino. Ma Don Die- 
go di Hendozza, fingendo, al Docauna sincera ami^ 
cizia , area potuto inorare nell'Imperatore dei wn- 
timenti di diffidenza verao di esso, dipingendolo per 
troppo ambizioso , e intrigante, sollevatore dell' l- 
Aalia, e nemico'di tutti ì Governi di questa Provio- 
cia.PoBe ancora io considerazione a Sua Maestà che es- 
sendo Piombino situato nel ^ezzo d' Italia > uè. po- 
tendo esser certa della fède dei Genovési, né di quel- 
la di Cosimo, e sua posterità^ non ctmveniva il to- 
gliere alla Monarchia di Spagna il comodo di poter 
dominare da quella parte d'Italia, e sovvenire alle 
occorrenze di Milano e di Napoli ; per questo effet- 
to dimostrava esser troppo necessario che nel Suc- 
cessore delle Spagne trapassasse lo Stalo di Siena, e 
il Feudo di Piombino. Si accorse Cosimo del colpo 
vibratoli dai suoi avversar} , a piìl li doleva che que^ 
sta diffidenza di Cesare si fosse manifestata con to- 
glierli il possesso di Piombino , e pascerlo tuttavia 
di remote speranze, e.trattenerlo con inutili forma- 
lità di consulte, esami, e dichiarazioni. Lo confer- 
mava ancora in questa opinione il vedere di esser te- 
nuto ignaro delle commissioni dì Don Diego sopra 
gli afikrì di Siena, e che solo si riccorreva a lui nel- 
le occorrenze di danaro , di munizioni, e di vetto- 
vaglie: in conseguenza di ciÒ dichiara a Don Diego 
che non volendo prestar piij fede a obbligazione, e 
promesse , né disastrare la sua economia per uno 
Stato , cbe già vedeva di non potere ottenere , io av- 
venire non avrebbe pagato piii per l'Imperatore la 
Guarnigione di Piombino. Il Papa all' opposto ten- 
tò di piegare l' animo dell' Imperatore con l' umìlia- 



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. . ■ Iffi. I. CAP. VT. ' 177 • 

Alone , p^chè , avéndo«pedUo alla Corbe Gralio 0?~ ^^^ 
sìni eìl Vescovo di Fano, cooaa&eaae alla fede, ediC. 
demenza dì Sua Macstài «uoì Nipoti, la Casale m*^^ 
atauo ; beasi prodiisse le tagi«DÌ della Ghieu sopra 
le dae Citti di Parma , e di Piaccnsa ^ e hon trascn-* 
rò di desamsfln dalle donauooi di Costantino , di 
Pipino, e^ Carlo Magno. Tanta raansvetudiue in 
un Papa co» ferocefu appresa alla Corte'p»' un trat* 
to di fina politica , per muovere altri a xon^uìo- 
ne j a gelosa della troppa grandeiza dell' Impera- 
tore; e siccome era noto al Consiglio l' infelice sta* 
todi sua salute, fu risoluto di trattenerlo con reta- 
rne di quelle ragioni fintanto che fosse ib vita,eda^ 
pò morto occuparli anche Parma, La mala conten- 
tesza che il Papa e il Duca aveano dell'Imperato- 
re, operò che finalmente, sensa stabilire altri pre- 
iìmiaari , a' intraprendesse fra loro ona stretta , e sin- 
cera corrìflpondenia. Conosceva il Papa l'animo del- 
l'Imperatore, e considerava quanto potesae essere 
utile alla casa Farnese l' appoggio di Cosimo dopo la 
siu m<ffte , e ^>erava iL Duca che l' essere unito col 
Cardinale Farnese potesse condurlo facilmente ad 
attenere un Pì^ta a suo modo. Perciò disstmulanda 
i trali ricevuti dall'Imperative e dai suoi Ministri y 
emortrandosi sempre piiì attaccato al partito Impe-' 
naie , si prestò facilmente a tutte le jn^ppsizìooi, die 
gli erano &tte dai Farneai per vincolare |hù sdida- 
mente qiiest' alleanza. Proponeva Sua Santità il ma-f 
trimonio delPrimograito del Duca Ottavio con Don» 
aa Lua«zia terza figlia di Cosimo, il quale vi ad&<; 
riva con Cidlità, perchè vi amtemplava iivantag-^ 
gio. Spo'ava ^li con l'unione del Farnese di pote-< 
re elevare al Papato il Cardinale di Bnrgos, fratello 
del Vice-Re , e zio della Dnchesaa, edirigere aau» 
T.I. Il 



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itS storu d) toscana 

^„ talento ilDucaiJttavio,lu8ÌDgaD(lo8ÌchflqiM8ta<lti« 
di G. caye aoitg insieme aottola devovone di Gesare^vrel). 
1^49 bera dontiiu«to glorìoumeate in Italia. Ànclie il Cari 
dinaie di' BtUay area latta coiopreDdere a Cosioia 
di quRuU) interesse poteva esserli l'imirsi ccm la Cot 
ronadi Francia, giacché il GristiaDiasioio en tanlq 
prupenso verso di lui ^ che desiderala ristringere 
con Duori vincoli l' antica parentela y avendo due 
Figlie, una delle quali sarebbe bea collocata npl 
primogcDitoOcai Francesco. Queste proposiaioni non 
furono rigettate dalOuca^raa dichiarando inof^xw 
tuQò il TrattatOj attesa la tenera età del Figlio, mo- 
strò di gradire le offerte del Re in modo di TRlar-: 
sane all'occasione. E siccome, non ostante qualun- 
que torto , si era prefissa di mantenersi costante e 
unifurme nelle sue massime, esoslenersi perciò nei 
partito Imperiale , partecipò a Carlo V. questi se-, 
greti trattati per eseguirli secondo la direnone, che 
da esso- ne ricevesse. 

ConlioDaTa tuttavia l' Imperatore a ritenere lo 
Stato di Piombina a tìtolo dì depoMto, £atanto che 
non lusse concertata dall' Appiano ^ e dai tuo! Hii 
nistri la valutazione del Feudo, e s^nalata la ri- 
compensa. Ma dopa che eoa tanto trenodilongfaes-' 
la e di &rmi|lità erano stati compiti gli atti of^m-- 
tuni , senxa però che V Appiano vi avesse i&tef posta 
il consenso , Granvela , siccome autore della pro- 
messa fatta da Cesare al Duca , sì credè anche tb 
doven dì &r l' ultimo tentativo per ìndurb a ese- 
guirìa : perciò rammentò a Sua Maestà la promessa, i 
meriU e la aervittì del Duca , il dì lui credito trascea- 
dtinte la somma dì quattroeentorailaducait\>efim- 
posaifailità dì pagarlo, la deboleim dell'Af^ianoper 
difeudw quel pastoie, le insìdie, che iFraocMÌmac- 



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WB.'I.CAP.Vt. t;9 

ebÌBarmo per sorprenderlo. Il Con^ssore all*(^^M>-'][^ 
Ito avea persuaso Cesare che non potea togliere ai-di C 
l'Appiano il Fendo senxa il soo consenso, se non'^ 
nel caso di ritenerlo per se, e in conseguenza resta- 
va invalida la promessa di ciò, che non si poteva 
adempire. Prevenuto già dalle insinoaxioni dì Dcm 
Diego restò facilmente convìnto l' Imperatore daU 
f utile ins^naroento del suo Teologo^ e rimprttve* 
rò Granrela , che -per tàverire Cosimo si lasciasst 
trasportare a tradire b sua coscienza . Rimostrò 
Granvela umilmente a Sua Maestà chit anche i Teo- 
logi SMio sf^getti a errare , e specialmente nellt af- 
iàh di Stato; che tutte le ragioni l'obUigavano a 
■odisfare alla obbligazione contratta col Duca, e ch« 
se li dispiàcevono tali consigli dimandava di poter- 
ti ritirare in Boi^t^na sua- Patria, per nonessernel 
caso di dai^liene in avvenire. Dispiacque a Cesare 
r alterazione di così fedele Ministro, e con grazicw 
parole, dichiarandoli di non aver mai dabitatodel- 
la stia fede, lo confortò a calmarsi, e rimesse l' affit- 
te a tm nuovo esame, e in consegaena a nuov« 
hiDgbezze.Ctò non stante Granvela, siccome in on 
n lungo corso di servitù e di favore non era mai 
per veruno affare caduto in diffidenza del suo So- 
vrano , si risenti talmente di qoesto accidente, chd 
sopraggiuntali la febbre dovè per qualcbé settima- 
na stare in riguardo di sua salute. Il Duca d' Alva 
e li altri amici di Cosimo rìraostraronoalPnncipe 
Filippo ,- che il caprìccio di uu Frate, oltre al de- 
nigrare la gloria dì Cesare, e farlo apparire al Mon- 
do nn mancatore di fede^ esponeva ì' Italia a delle 
pericolose rivoluzioni: poiché , rifieltendu alla ma- 
la contentezza dei Farnesi a motivo di Piacenza , 
alle intestina discordie di Genova, è alle tntbolen-. 



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lao STORU DI TOSCANA 

A ^ zedi Siena, se a tutto ciò si aggiungeva Is poca «>• 
di C.disraKione di Gosirao ne seguiva cbe egli, o potevs 
'^^Qoirai con gli alto a danno di Sua Maestà, o stàh* 
dosi ancora neutrale , e non temendo quelli delle 
di lui forze , e della sua vigilanaa , sarebbero dive- 
nuti più arditi , ed avrebbero più facilmente inipe-< 
gnato Cesare ad un dispendio maggiore. £ siccome 
erano certi che non potendo , né l' Imperatore^nè 
r Appiano sodisiàre 9IU somma dovuta a Cosimo 
sopra quel Feudo, e cbe sarebbero stati finalmente 
indotti dalla necessiti a metterlo in possessodelme» 
desimO; reputavano contrario al servizio di Sua Hae^ 
sta il disgustarlo eoa queste inutili cavillasioni. Fu 
po-ciò risoluto àx sospenderne per qualche tempo 
il trattato ^ ed , esortando Cosimo alla paùenxa , lo 
consigliarono ancora a non impegnare nei Matri- 
moni proposti dai Francesi, e dal Papa, per non ac* 
crescere all' Imperatore la difBd«iza, e sommiai- 
starli unpretestoper denegare l'adempì mentodelle 
sue obbligazioni. Di questo accidente tentarono dt 
profittare i Genovesi eoa esibire la somma dovuta- 
a Casimo,e il deposito per le Fortificazioni^ad og*. 
getto di rimetter l'Appiano in possesso del Feudo, 
ma furono rigettate le offerte per nontt^lierealDu* 
ca le speranze^ e mantenerlo attaccato al partito 
Imperiale. 

L' Italia intanto era agitata dai diversi interessi, 
che concepiva ciascuno, non solo per l' esito della, 
restituzione di Piacenza , ma ancora per le turbo- 
lenze delle Kupubbliche di Genova, e di Siena ì 1' 
una per il solo timore di essere oppressa, 1' .altra, 
per non p«tersi adattare alla servitù, che ogni gior- 
no più l'aggravava. Don Ferrante Gonzaga avea sco- 
perto, QOa coDgiara ordita dal Duca Ottavio per am- 



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LIB. I. CAP. VI. i»i 

uazcarlO] fl il Duca Ottavio area «esperto in Psr--~*~ 
]dad« trattati di- Don Ferrante per sorprendere^^ 
quella Gttà. la Genova en stato aireatato il Doge 1549 
Gioranaì Batista Foraarì , e un Frate Zoccolante^ 
che maccbiiMiTaDo di rivolgere quella Repubblica aU 
la devoùoBe di Francia , e in Sifsna dodici QttadiBÌ 
avéano diseigDato di traS^^ere io Chiesa Don Die- 
go. XI B^gente Figucroa avea r^licato alla me- 
moria del Papa > toccante le ragioni della (^ìesa 
•ul Domiaio di Parma e Piacenza , ed avea dimo' 
atnito che le donazioni di Costantino e di Pipino 
aoD erano titoli sufBcenti per jiossedere l^ittiiiia- 
BWDte «no Stato. Di cosi varj successi si stava ilDti-' 
ca Ccsimo spettatore tranquillo, e solo porgeva at- 
teoaioue ai movimenti dei Senesi, che più dì tutto 
r. interessavano. Dopo che Don Di^o avea teilB le- 
armi a quei Cittadini, e restituito alle Magistrata- 
K l'Ordine dei Nove, si era perfisso di estinguere, 
iueusibilmente la libertà,e, con assuefarli alla sog-' 
gCEÌone, aocxeicere alla Monarchia di Spagna que- ' 
sta DDora ProvÌDcia. Si valeva di ogni pretesto per • 
oppriniere i più lebnti della tibertì; altri ne gua-' 
dàgòava con l' oro e con le promesse, ed altri fioal- 
auBte gli spaventava con le minacce. Divenuto l' 
ometto del pubblico aborrimento lì fìi insidiata la 
tìtaf e vera , o falsa che fosse questa congiura j servi di' 
notàvoperlare ìs^nza all' Imperatore di erigere in- 
Siena una Gìttadella.Fu allaCorte giudicata pericolosa - 
una tal novità , non solo per il torto che sì faceva ai 
Senesi, ma ancora per i sospetti che ne avrebberoccm-' 
cepitoinemicìdiCesaFeje per l'opionione allora cor-' 
raite in Italia , che. Siena si assoggettava p« darla 
al Farnese in ricompensa di Parma. Per superare 
queste dìificfdtà riesci al |tfeiuUiB» di corronipere i- 



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iSi STOnU SI TOSCANA 

j^„ principali della Balìa, e di oUeii«« uà pMtito, af- 
diC.fiuchè a'ÌDTÌissero a Sua Maestà Ambasciatori ^ i 
* Squali j esponeodo altre occorreoie della KepaU^ 
ca, domandassero l'eresione della Fortezza. Da co-- 
ù inaspettato successo rest^ spaveotato l'uniTeraale, 
ohe non mancò d'implorare dal X>uca la sua media- 
zione j perchè non aresse efTetto l'incanno di Don 
Diego ; e l'Ordine dei Nove spedi segretamente uà 
Gttadino alla Corte, afììndUè svelasse aì Ministri la 
falsità delle commissioni , che portavauo li Amba- 
sciatori. Anche il Duca si credè in dovere di &ir com- 
prendere che a questa risoluzione non cancoFreva,' 
uè r universale , né una parte della Gttà , e che que- 
ste ena un mezzo sicuro , perchè Sua Maestà non per- 
venisse mai a togli«le la libertà. Dispiaceva troppo* 
a Coónio l'indecente coat^ao di Don JhsgOt il 
qnale, conpecendo la commozione dei Seoesi , prò* 
pose alla Balìa che con lo sborso di dogentomtl» 
ducati avrebbe potuta redimersi dalla Cittadella. 
Considerava il Duca che volendo l'Imperatore sog- 
tare i Senesi senza tanto dispendio , e apparato dd- 
la Forteeta , serviva solo abbandonarli in preda al- 
le loro naturali discordie y poicfaè le of^iressioni di 
Dpu Diego altro non operavanoche riunire gli aui-^ 
mi di tutti coatro Sua Muestà , per profitUnt del pri- 
mo movimento d' Italia per darsi in braccio ei suoi 
Beuuci,egià gli afiaridiParma ne presagivano pras*. 
BÌmi roGcuaioue. 

' Non potendo il Pontefice vincere la durezza deU 
r Imperatore , per ottenere la restituzione di Piacen- 
za > interpose la medianone di Cosimo presso Sua 
Maestà, ailìnchè ricevesse il Genere, e kCasa Far« 
Deee. sotto la sua protezione, eoi disponesse-a ultima- 
re tranquillamente que^ pendenia. Proponeva Sua 



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Stf&GU Ji etder formalaKOte Parma e Piae«nu,~~* 
4]na)on le foste accordato io riconpcnsa b Statodi ^j^ 
SMna.pisaf^>KfVÒ il Duca Cosimo questa ppoposnio-1549 
U0 Come coutraria alle sue vedute , e progeUd all'Im- 
|>*raUiredi rilasciare al Farucae Pai-ma e FiaceDcp^ 
ntèit«i»iòsl leFurte«M,fioiaatoebenonfiM90ropiù 
cbiaraise&te coooaciate le ragitmi della Gbiesa, e 
dair Jiqpcro sopMt questa Città. InUoto il Pape , per 
davo maggior pesoa queUadellaC&iesB>rìuuÌ0QO- 
vameote Parma al domibio E^lesiaMico, eridiia-i 
tnato CHtatìo a Roma , volle che uè aresae il oorban^ 
d» e la gbardia Ganamillo Oniai Oeuerale comaa- 
darM* ddleami della Gbiasa ; lu^agoadoii fon» cli« 
gì' iMpetii^li arrabberò pia rinpettat» le losegoe di 
San Pietro, th« queUa di Ottavio. Qnesta rìfioluiio^ 
aa del Papa uon variò in vknmaparie'la mtr» di 
Carlo V. , e ridusse OUavifl! al pbtttódi epeMTtt da 
diaperate, poiché TcdcadosispogliatodsìtMikloifttiajj 
ae i'oase s^praggiuDta io lati arcoiutabtt' la-' «torto 
del Papa TenÌTa aiicii»a perdere ogiri speninaa dive- 
cupcs-Bilì ; perciò ^ ìiii|«riieutd dii «apeltar f esito- de) 
BCgoiiati del Papa e di Cóaimo> unta' (ti sorprende- 
rà Parma, Ida gli M ot^tose l'avVeduteatt «^ la !»• 
d«Uà dall'Orsini. Ritiratosi perciò a Tordii^ra ia^ 
terpoae la mediaiione del Candin^U di Trento, |ier 
reconcilieni cou De» Ferrante, et) «eaer rìedvut<^ 
BeUe proteiicaie di Cesare. Pjrtfiici^ Don FA-ratite 
*Ua Corte questo «uccesso, e «i dicKìsttòctw aeHh»* 
m ìlDuca OttavioperaverUtante volte lAsìdiateltf 
Ttta non meritasse la «ira recobctliaitoiiej non ostan-' 
te per servìzio di Su» llaeitè gli avretò* perdona* 
to, e lo avrebbe ajutata a riprender* l'armk, per te- 
nerla a deroaaone di Sua Maestà/ fintaDftoefae fosar 
stabilita la ricompensa dei quarantamila ducati. L'è* 



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i84 STORIA DI TOSCAJfA. 

j^„ roisrao del Gonz^a nan fu bene accolto alla C«r-. 
di Cte, che anù gli fu espreasamente ordìuato dtjftoa 
'^couveoire con Ottavio , e fu dìsap}>roTata qUalun-* 
que convenzione aveaSe già iaita cim il medeflimo 
sopra le coae di Parma. In tale inoertezca era la Ga- 
sa Farnese , quando una breve malattia lolle il Pa- 
pa .di vita li dieci di Novembre , iu età di ottanta' 
due anni f la sua salute era sconcertata da qii4lche. 
tempo , ina le disgraziej e l'afflizione gli acoeleca- 
rono la morte. Convinto della falsità del suo sitta' 
ma politico soffriva in vedere la Corte di Frtuicia , 
da esso parzialmente faviorita> cosi indolente pér«o- 
-stenere i suoi Nipoti, nel tempo éppliuto ìl'più iaìbe^j 
vessante per i medesimi. Gli doleva cbel'impata.- 
, b»:e,beDclìè da esso tanto oltra^iato, insistesse tut- 
taivÌ9;iiflilU'v«ndf>ttaj«aitiu sì lasciasse picare dalla. 
sua umtliftiiObe, edibile preghiere della Figlia, e del - 
Genero-; reslava ancora inorttficata Usua naturale 
^terigia nel cedersi :astririto a implorare per la sua. 
Faroiglia l'appoggu di.Coainio, alla di cui de[H^»^ 
4iilne aveano'sempre mirato tutti i suoi sforai poli« 
tid. vPwbi l<>< iTsaao amato in vita, e piuno locom- 
{Wnse in morte; i Sudditi oppressi sperarono un So-. 
Tntno.plù mite, e i Principiun Pontefice meno am-- 
biùoso. Protesse per vanità le belle Arti e le Lette- 
re., e sostenne per alterigia la dignità dri sira gra-. 
i»,i e siccome hf^o^ò l'ordine dei Gesuiti, non gli: 
BMt n c^ r Mio in jHvgrèsso in quella Società delli En-; 
<;aiyùaaMt ìa morte di questo Papa «n stata preve-: 
Duta da quella del.Cardinale di Ravenna suo neaii--' 
co, il quale ,cesià di vivere ita Firenze li a i Settem-. 
ìxe, sorpreso da^appplesia^.laKiòerede fiduciario il 
Duca ^osiniio, a$ji(hè sostentasse e prot^gease tre 



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UB.iCAr.yi OS ^ 

¥%U 8i)9i natittali , verso dei . quali non nutiicò il x^_ 
Duca ddla jhù beoefica , e generosa attenzioDe.. ài C. . 

CAPITOLO SETTIMO 

Intrighi éà CoodaVA. Eleaione del Cardioalfi di Monte col 
aotùf di Giulio 111. per opera del Diu». Sua corritpon- 
dcDsa col DUOTO Pontefice. Mal goremo di Don Diego di 
MendouA ìn Siena, e rlsoluiione dell' Imperatore di fab- 
- bticarTi una Cittadella. Animoarti dei Minutri Imperiali 
COntM Cosimo. Turbolenie in Italia tra il Papa; a i Far- 
neaiper la reatitasionediPanaa.HeiitralitàproEBWata Dal 
Duca. La Francia rompe la guerra contro l'imperatore. 
La morU.di Paolo III. ^ eiccomedovea produrre 
ila Italia una notabile varietà nei partiti e ittl««ffli 
allora duainantì, richiamò perciò l' attenóone di^ 
tutti^ed in pwrUcolare quella del Duca Coaiiiu>, cbe. 
per la siUttsione del suo Stato poteafùùdi, ogni al- 
tro sperare^ te diere delle incLìnaiìoDidelnuovoPou-' 
te6ce. Perciò spedì immediatameale alle irantiere 
^elDomioìolebaadein^merodì diecimila, ad i^-. 
getto d'impedire laooi^municaxiooediqueìpiccoU 
Wcendj d'invasiMii, zuhe>« vendette, deiqBaU ia> 
tempo di Sede Tacanteimalcontentìallont erano so-. 
Utidi riempire il Dominio Ecdeaiaatico Ed in Ìàtti< 
iColonneni tentarono di recuperare le terre già tolte- 
li^e Ridolfo Baglioni ajutato dal Duca non mancò' 
di riacquistare con la forta il possesso dei Beni già 
confiscati, fila quello che occupava principalmente 
FaàÌDdo del Duca era l' lezione del nuovo Ponto<. 
ficsj e l'impedire che questa cadesse nella perso-, 
na del Cardinale GioTanni Salviati suo Zìo: aveva 
egli un' estrema paaaione di es^er Papa , e perciò 
guadagnatasi l'amicizia dì Granvela^ del Gonzaga,- 
e del Mendocaa, sperava di ottenere dichiaratamen- 
te il favore di Carlo V., e le sue. raccomand^ùom. 



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iM StOMk DI tOSCAffA 

Tj* ai Cardinali Imperiali: anche il Dtlea^ ìiutigahHlaUi 
di C.allri saoì ProtettOTi, avea dovuto preporlo apparm* 
■^49 temente aU'Imperatorej dimostrando però in «egro* 
to a Sua Maestìi quanta poca fede meritava chi sì 
eradimoHratotmfoappaniojiatoper ilPartitoFran- 
cese. Udita appena la morte del Papa si portò il Car- 
dinale Salviati a FirenEe per impanare il Duca a ano 
Avore, e gU laaciò una obligaiiooe aoritta di sua ma- 
no , in cui prornetteva^ essendo Papa, di fare ilGm- 
cilio, concedere all'Imperatore i Beni delle Chiese 
don Curate , star neutrale, proteggere^ € difentlere 
lo Stato di FireoM , restituire i Feudi al C<4eiiiM , 
e ftar Cardinale un FigliodiDaoFerpante.'GidBÒa 
ostante il Duca spedì a fioma Don Pietro dì Tole- 
do , perchè, profittando della confidenca finora^i* 
mestratalì dal Cardinale Farnese , lo Indacesae ad 
usare dei veti del mo partito secondo la volontà dell' 
Imperatore , lusingandolo che questo potrebbe eft- 
■ere il princìpio della grandessa della sua Casa, e il- 
piiì sicuro mezzo per giungere a recuperare ParoMj 
ePiaoenu.Con questa unione restando pretdusa og^ni 
altra strada al Papato il Duca propose il CaréioaU 
di £bargos.comed«aìdcnitodall'ImpeHrtore;>teBne- 
anconi cornqpondenEa/COB altri Cardinali suoi con- 
fidenbi) m quali insinuava^ che^sapponebdo esaere 
il CaU^io ormai sazio di I^idieaUnaaofiflijiion 
cradori vctiitmUe l'eleeieBc di Saltiatì, che gii ae 
area» Irt j 'i qudk avrebbero dovuto iligryaidiraà a 
sciato della Chiesa. luvigild aucon parcbànan se*- 
guiasera innovauoni lìirca le coac di Panati, por aon 
disgustare ì Farnesi, e per teoere usiti idoe Partiti 
FarnesiaDo, e Imperiale. Grandi furono gli Ottecolt 
per r elesìoue di Bin^os^ poicbè fu considinrato es- 
sere sflkJpagpBf^, di Fasaiglh troppo grande, Ira- 



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' imitAP-Vlt ' la- 

trilo del Vìce-fié, e siodiGo8àmo,edolDuoad'A)-Ait. 
va; De easeado ancoara del tutto estinta lit memoria^ ^ 
di Alessandro VI.^ aveano ì Cardinali troppa repn-^^^ 
gnania ad cingere un Fapa di quella Naùoue. L'Im- 
peratore intanto, approvando ie operai^ólu diCosi- 
mo, ordinò l'esclusiva per Salfiati, e aoAituì le sue 
jwmare a favoredel GanlinaleFolo, appoggiandole' 
mpn. ladottrina e candore di coaUmi di qifeato Sog- 
getto ; nut l'arrìro dei Cardinali Francesi in Con- 
clave sconcertò le mirare di Coùmo, e del Farnese, V 
easendo essi totalmente opposti d' inelìnasionì , e 
di miMinie. DcsideravaBO gl'ImperiaU un Pontefi- 
ce f-ohe subito condiMendesae alta restitusione di 
Panna al Dnca Ottavio j e questa restitiizìone l'ap- 
provava ancora l' ImpOTStorc, purché si effettuasse 
in Trento il CmicìIìo. I Francesi' avreUwft} voluto 
un P^pa, che ntoi ikccsse-nè l'ano uè l'altre^eiu-' 
tanto Fameie , tenendo ventitré Toti a disposizione 
di darlo V., e di Gonmo*, toglieva agli aweraarj la 
, acala per salire al Pontificato. Il solo Cardinale Bi- 
ici& era in prodotodi conciliare a suo fiivore 1 due 
oppoaU Partiti ^ se la morte non lo avesse rapito ttA 
ptHito il più ptoflumo alltf soa elevazione. 

Ib tale ondq^iamwito df interesaie di Volontà Ìli55« 
Dnca Cosimo preparava appresso 1* Imperatore, t 
oencertava con Farnese l' elezione del GardinaleGio- 
vanni dì Monte. £ni ^li déHo nella Terra del Mon- 
ta S. Savino^ disIrvtlK» dì Areixo , e ìncona^nenìM 
Suddito del Dominio diFùrenEe.-neUaassunirioiw di 
Conmosiera aetentito dall' nninè congfi altri Ga|w 
dioali Fiorentini per contrastarli il Principato, e in 
progresso di tempo lo av«ra smorevolniente serri- 
to in diversi a&vì alla Corte di Roma , tanto che 
Coaimof tenendolo coma il ^ù aflewnato Tósodi 



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. i9» ST0RIADITOSC\lfA 

An. lui in tutto il Collegio , credè nfficio di gratitàdÌDe/ 
diC-e suo proprio interesse il procurarli il Ponti0CBto<' 
I Francesi vi aderivano fadlmente, perchè lo nop- 
ponevano in disgrazia dell' Imperiali ; e la Corte Im- 
periale non lo approvava, per essere stato uno del 
principali' promotori della traslazione del Concilio 
a Bottina. Vinse U Duca le difficoltà S Carlo V., 
dimostrando che questo Cardinale essendo di carat* 
tere ingenuo e lib««le , né avendo mai tradito ve*' 
runo j era sicuro di guadagnarlo per Sua Maestà , es- 
sendogli già note le sue iucliuauoni : ottenuto per- 
ciò il consenso dell'Imperaiore , e proposto dal Gar» 
dinaie Farnese, fu eletto li otto Fd^brajo dopo set- 
tantatre giorni di Conclave , e prese il nome di Giu- 
lio III. Così inaspettata elexione empì di maraviglia; 
l'Italia, e il nuovo Pontefice diede princìpio al suo 
legno >con atti di virtù e di grandezza. Ordinò la iv 
stituzione di Parma al Farnese^ e loconfermò nel- 
1^ -dignità dì Gonfaloniere della Chiesa ; resUtol- 
gli Stati e la grazia al Colonna e al Baglioni ', e 
spedì immediatamente al Duca un S^retario per 
pBgraziarlo , e prometterli la sua sua amìcÌAa ; e 
all' Imperatore inviò Don Pietro di Toledo per aa- 
' 5Ìc»rarlo del suo attacotmento, e della buona dis- 
posizione a perfezionare il Concilio , e rìatabilire' 
nella Chiesa la pace. 11 Duca ne risenti singolare' 
al.Wgi'czza f non solo per essere opera sua , ma an- 
i^ora per avere un Papa già nato suo Suddito, e 
congiunto seco d'amicizia, e d'inclinazione ; e per- 
ciò volle che in Firenze si facessero le stesse di* 
mostrazioni di giojaj che funm latte nella esaltazio-- 
ne (lì Leone X., e di Ctemrate VII. suoi agnati J)oa 
Dìc^ di Mendozzsj che per opera di Cosimo come 
troppo parziale dì S^lvìati era stato tenuto ignau 



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riB. I. GAP. VII. i8^ 

dà segniti dì Carlo V., e del Cooelave , nen ^Atancd ^^ 
di screditare alla Corte un Papa , alla di cai ele-dt C: 
none non aveva contribaìto , rappresentandolo co- '^^'* 
me partitante Francese j e dipìngendo questa ele- 
zione come un tratto maligno contro il servizio di 
Sua Maestà. Il Duca all' opposto ne fece sperare 
ogni sodis&zione; ed in fatti operò sabito il Pa> 
pa che ì Prelati di Bologna dichiaressero cessata 
]m causa della traslazione del Concilio, che ^li in- 
timò nuovamentea Trento per il dì primo di Mag- 
gio dell'anno avvenire: sì apjdicà ancora per ìlbene 
particolare dei suoi Sudditi , qoali sollevò dalle tan- 
te grarezze imposte dal suo antecessore , e a restau- 
rare!' economìa della Chiesa ; già sconcertata j e dì- 
stratta dalla ambizione, e rapacità dei Farnesi. Cosi, 
bei prìncipi , e tanti gloria acquistatasi rimasero os^ 
curati dalla indecente traslazione del suo pro[H-ìo 
Cappello nella persona d'Innocenzio di Monte. Co-- 
stai f figlio di un questuante in Arezzo j fu raccolto- 
da garzoncello, e nutrito da Giovanni di Monte, e 
destinato alla custodia di una Sdmia , cbe il Pre-i 
lato teneva per suo passatempo, e perciò era comu-' 
■emente denominato il Botuccino : si guadagnò in- 
progresso talmente l'aniin-e del suo Padrone^ che' 
divenuto Papaloarriccfaìdtbenefizj; esiccome non: 
era noto chi fosse ano Padre lo fece adottare da Bai-, 
devino sao fratello, e finalmente ^ non ostante l'u-- 
BÌversale .disap^H'ovazione del Sacro Collegio , lo 
creò Cardinale in età di sedici anni. Alcuni di queb 
corpo avrebbero desiderato che Cosimo s' iuterpo-'. 
Desse, affinchè non restasse tanto avvilita laPorpo-. 
ra, ma egli conosciuta la natura di questo P^,die> 
dava vigore alle sue risoluzioni a misura cbe gli e- 
nno contrastate , non volle rendersi odioso inutil- 



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igo STOHlJk PI TOSCANA 

4,^ mmte , 9 riguardò il duovo Porporato come un m* 
a Cdìvittuo dellfi Famiglia di Sua Santità. Né trarcurà 
i55o jj Papa (]i procurare onori alta sua Famiglia, poiché 
richiese il Buca di concedere in Feudo la Tetra àA 
Ifoote ma Patria a BaldoTÌno sdo fratello^ perpw> 
Mre in Giovaooi Batista soo figlio, e nella di ,lm 
legittima discendoiza , ed in difètto di essa in. Fa* 
biano figlio naturale legittimato di Baldovino, o£- 
ferendoli in ricomprila Givitella , quale fu da Co- 
nroo recusatc , volendo compiacere gratoitaraente 
Sua Santità per sempre più merìtarat b sua faener 
Toleoia. A.ucbe all'Imperatore chiese in Feudo Ai* 
ainalunga , e Turrita nel Dominio di Siena per e»* 
sere patria di sua Madre, ma le tarltolcnie ioaortA 
in quella Repubblica impedirono l'eiTetCuaaione di 
questa dimanda. 

Mmtrc le operanoni di Giulio HI. tenevano in 
attenzione tutte l' Italia , Cari o V. occnpalo dai soù 
pn^etti per far succedere ilPrincipe Filippo all' Io»-, 
peroj si dispoaera a stabilire la quiete nella Ger< 
mania f eoa obbligare i Protestanti a intervrnireal 
GmcUio; a questo eEièttoavera coavocatoin Aof[ii^ 
sta una Dietaj lusingandoai di potere ebttndon co* 
queato mezao l'csecusioDe dell'inceri», perpotere- 
piiì.&cilmente riescire nel lu» disino- IitFraBoìa. 
Enrico II. recuperata Boulogne, e pacificaloei et» 
r la^ilterra , meditava dì tarbare la quiete d' Ita^ 
lia, edì rompere con Carlo V. la guerra. U Uadittr^ 
raneo era infestato dal GofMroDraguk^ilqBafecor^ 
rcdalo di quarantadue vele, e fortificatosi a Tripoli,^ 
mioacciava le Coete d'Italia. L' armata dd Daria ,- 
e le fone marittime di Sicilia > e di Napoli fìirooo 
Tiiwite per tentare di snidarlo da quel postoj e il Du- 
ca vi UDÌ le ne quattro Galere comandate da Gier- 



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LAI. GAP. vi;-' «91 __^ 

éueo OfàiÀ con niiUe Faati , e riguardevole qmn- ]^ 
tìtà dì nntBiùoni, che cootri^oipoiio al buon eeitodi C. 
di questa iropreM. Il Duca OttaTÌoaì ■tavaioPar-'^^ 
ma , e il Cardinale Faroefe CiceT« tratUn alla Cor- 
te di Garlp V., pcraiòcurare al Fratello il Pominio 
di quella Qttì, eoUeBerelarealituuoiwdìPiaceii- 
sa, per dedi<are onoinainente la ma Famìglia al 
wrrìaio , e alla devosiope di Ostare. Don Fermata 
Gonzaga tenera tuttavia occupata una parte del Ttr^ 
ritorio di Parm* , e unitamente con Don Di^o 41 
llendopu progettava all'Imperatore, che,dop»aft< 
«cuvata la quiete di Germania ,- traiièrisw le sua 
fiff-ie-iti ItaUQ> e ctm impadronini di GmiovSj Par- 
Ma , Siena e Piombino, formaau al Principe Filip* 
pò un nuove Stato in Italia , cbe lo poQeaae in pra- 
do di non temere per l'avvenire di elii volease di- 
atnrbarli la quiete^: Perauaao U Dqqb del maltalento 
dei-lfiniatri Ceaarei vereo di Ita) temeva di restar 
compreao n«l Piano di esecuziene } e pravedeqdo or- 
mai imminente la guerra , <enaa olieoarai à*ì par- 
tito di Cesare , procorava pa4 di aobermirai dall* 
aorpreee dei bu<h Htnistii ; e perciò, dopo aver ri- 
mostrato alla Granché nmili peaserì eraqo diret- 
lam«ite oontrarj ad assicurare nel ^incipedi%ia- 
gna la pacifica suceeMonc nelli Stati del Padre, pro- 
curò di stringerai sempre |hù in amidaia col Pa- 
pa, e si recoDcilìò col Duca di Ferrara , profittand» 
delle apertura cbegU aveva som mi&iftntteDoaFer- 
nnte Gonuga. L' emulaxione fra questi due Prin- 
ai|H , jvocedente dalla diversità del partito^ e didU 
gara della preceden», era finalmente degenerata in 
manifesta rottura , per cai avea aomminùitrato il 
pr^eeto una turbativa di giorisdìaione , commessa 
dal Pot«iCJt di Baiiga nel fare ea«qoire l'arrcato di 



^dbvGoogle 



I9> StORIA DI tOSCANA. 

Ah. un dalinqnente nella Garfagnana. ÀTentlo il Ddck 
^'C cotidìsceso a certe formali sodisfazionì d' inviare a 

' ''Ferrara il detto Potestà per rimettersi alla diBicre-* 
sione dell'Estense, fu stabilita Ihi quesUdue Prin- 
cìpi una perfetta atnicitia , con inviarai reciproca- 
niente ì Ministri per risedere alle loro Corti. Piac^ 
que a'Francesi questa riunione diCosimo con t^Eaten- 
ae, e il Cardinale diParìginonlasciaTad'insinaarU 
dieilRediFraucia glisarebbe stato piùgrato, e[ni] 
lienefico protettore e amico che Carlo V., proponen- 
do nuovamente trattati di matrimonioedialleanm 
ihi loro: silnaiogavadì poter vincere la ooatansa del' 
Baca in òccasioneappnnto,Gheperrafl&rediPìoni- 
Inno gli si accrescevano i motivi di alienarn dalla 
devoàone di Ceaare. Dc^ che il &Tore di Graiive- 
h e del Duca d' Alra non avea potuto vincere la 
durezza di Carlo V.,cbejOol pretesto della coscien* 
' ta tenendo sospesala risoluzione, faceva torto al Du- 
ca e all'Afflano, si era dai Ministri e dal Daea te- 
nuto in silenzio l'afTare, con animo di aspettare au^ 
occasione propizia po' promoveme il fine. La mortei 
di Gradvela , e una preda fatta dai Turchi nel Ca- 
nale di Piombino di due piccoli legni del Duca con 
intelligenza a favore dei Fiombinesi, lo mossot» a 
bt nuove istanze all' ImperatcHv, e- al Principe Fi-: 
Kppo perla determinazione di un affare j, la di coi' 
Sospensione nen giovava a veruna delle Parti , che. 
vi aveano interesse. Promesse l'Imperatoredi con-' 
nderarlo con biona volontà, e il Duca stanco ormai 
dì paroleordiuòasnoiMmistrijC pregò gli amici che 
nonfacessero più menzione dìquesto aflSire, essendosi , 
risolutodiabbandonarlo totalmente alleinclinàziMkì 
diCesare,elasciarlo guidare nnicamente dal caso. 
• Fra* edvva il Duca che la fàls^ politica degllm-' 



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LO. I. CU>. VK. . 19I 

piràfi in ordine! alti afiìiri di Porrtia, e ilmotamora ^j^ 
àtiSeaen per l'ereolone della nuova FoEtetcà noa ài G. 
potevano mancare' di snstàtane m Italia la guerra. ' ^ 
000 Feirtnte Gomagà, tàùma» eviiBtb di danari, 

• ridotto alla peosoaità di mendihare dai Luccheai 
ventiinila ducati , tenera non ostante l'Imperatoni 
fermo nel prc^oòtu di soatenerela Trikppa nel Pais 
BÙgiaau, pascolare di aperanu e di belle parole Qtr 
taTiae.itCardinalB FameK, e (vocurare di stancar* 
con la luogbeiza il Papa a continpse nella .spcm^ 

• i Farnesi a stare. neU'incertoaaj di modo cbe L' 
imo e gli altri si trovassero astretti a ricevere quali* 
condi gi oni, che più piacessero all'Ioiperatore. Uoit* 
con Don Di^ di Mendotaa potè finalmente indori- 
re la Corte a eondescendere alla istanza d^ Ant- 
iMsciatori Senesi , gnadagniati gi& da JDòii Diego j t 
« risolvere l' anione della Forteiza. Gnuvela in- 
•tigato d^l Duca età atato sempre di G<mtrarìopaii(t 
ve, ma dt^ la sua morte fu persuaso l'Imperatorf . 
die , essendo .ormai sooperta ai Sanesì la auà inclì* 
Baiione di aasoggetteiiì, qoa con vaniva, avef piùrì^ 
(iardoconquellispnitisadiiioai,e tuomltuarj. Crop 
aeevaperciòsen^repiùla malacootenteaaa in quel- 
la Repobblka, e i Cittadini, tanto disoohli ira luro^ 
li unirono tutti nel compiangere conaA^menbeU 
perdita della loro libertà. A tutto ciò si aggiungev*f 
no il violento procedere di Don Di^o, é della Guanr* 
nìgione, le uccisioni, i ratti, i monopcdj, e il fÒb 
care om le minacce i saffiagj nelle Magistrature ^ 
perciò si puUilicavano per Ik Città seditio^ lifaeU^ 
che eaortavano i Cittadini a salvare la vita,.gìao:^ 
era potiate per lov l'avere e la libertà^ Aecnesoeia 
Io sbigottimente il lugubre apparata di Procesàmi 

T. r. li 



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194 STOniA SI TOSCAHA 

^ ■ eli penheoM, e di pubUiche preci ^ perìmploniv 
d;c.<ial Gittlo tuigliorì ooiuigli all' Imperat(H« ì manna 
^^>^ai trsKunivaito peeò ì meui umani per {jarantùv 
in qualche'fbroiadaquntodiaaitrOtpoidi&si.leMe* 
Vano in Fnncia- delle sarete oOTriipondenie , pes 
knpqriitfe U Bea proteggcrelaliberU di quella cik 
dente Rapafeblica. RimoatraroiM} aiKxtra M^Kta^ 
nMnte a Coeimo che l'og^Ue delli Spagnoli non em 
wbmente quello della loro oppressione, ma che 
luntavano eoa qutàU Giibadelk tenere in freooaar 
«ha il suo Stato, e che Don Diego se n'esprimerà 
tOD chiunque liberamente, e perciò, avendo egli iuf 
tépssie per impedirne l'effiAtuazione ^ imploraTao* 
la eua nudianone presso Cesare per distorlo da qoe» 
atodis^Qa Rcousà il Duca d'ingerirsi in qoaUiaiqoe 
ibrraa delli aiJEkri dì quella Bcf>ubUica> giacchi do- 
pft la commlsMotie datane dall' Imperatore a SlOB 
Diego se n'era seoifffe astenuto: non. comprenderà 
|ierò come gli SpagnoU .seou danari e sema prepa^ 
ntaieoi di mataiali potessero eficttuare quella. &b* 
Iwìea, poiobè contro il comune dissauo il mioacf 
eivla , e non csequirla , oU' esequirla lentamente ^ 
e con poco vigore, pcAera dar tempo ai Senesi di 
tentar qoridie estremo. Né sapeva approvare che 
Con inutili formatiti di perisie e di Architetti, e con 
. le pubbliche controversie insorte fra i principah sul 
oh) j s' insultasse tanto quel Pubblico per còndurto 
all'ultima disperaiione; perciò, sebbene accompa* 
gnasie con sue lettere gU Ambasciatori, che qu^la 
BepobUica> inviava all'Imperatore per ^ri'ulfcima 
prova della sua clemenza, ordinò a suoi li inistri di 
■on ingerirà in venmo aQare dei Seoesi. 
- ^ era già prefisso il Duca di vincere eoo l'iodifr 
fèrenu l' animo sospettoso di Cesare^ e rìcoóosceu- 



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AR. 



imi CAf.msi nss 

iaii troppo aeeeMdrìo «l pwiko l«apemle nel caso _ 
che iOBqrgeaw la goem m. Ittlia , procurò aacon ^ & 
di :af3crHKere oqspetto a amp9V»i p«- potertoipib &< >5^ 
«ìUBMiteaoupteredaHb ÌD<Ì9kiiu< Perciò in occa- 

- 4o«e^<beh filmina Gat«ruM<UFffaiiciaamdato 
«Uà Ince Htt naiKhioifedì aqiicliaGòCteci)0^&> 
àt apparato^ e coti carattere «ti AmbMeiakou Lwgi 
^GappónL , cogoato gii di Picco Stnwii. > alEodià ^ 
«aoeUteaaem apparente l'astiata, a la^buom corri>- 
apondeam^.cliè ^U teoeTt coaqualla Corona- £bp 
lia il Capponi la. 'più grata aocoglinza dalle Fera»» 
IM ReaiijiadaipnBeipeli Miniatri; e io dteasDStroazt 
jMa mancò per il mo Ct^aato di Yerulio.ufitciodi 
-cerUna, ediafliethaoaabeBevolentUi il faroredaUa 
-Regina boatefWTa aUa Carte gU StroE^i eoo moUii ai*- 
storile e splendore, poicbè Pier» il maggiore di isaa 
era Goinalc.ctsUe Fanterie Italiane, e parievaiM 
«ìpnnc già date del suo ralore era apprasaOilKd« 
ìk Nakione in ccmetto di prode Gotariero: pòMedrifa 
4<L'£eudi infnaiuàa in nome dì Filippina soo.fij- 
j^ia,e eoo le proprie ricebcaae Bastautava guelfi 

. infelici , che uelle rarolaiioDi della Patm awaiMi 
additata I^ sua fiartnoa. Dotata di: rari tateoti, adi 
aÌDgolare avvedutezza avea saputo ftrsi tenccwdàtt 
fiBcaT'e con mirabile v^ibnzaaeanMreUiltale-in-' 
lidie, cbb fesso, e gli Spagnoli li aveano prepaott9 
in (tirerseoocasiónt, avendo pure reeeotementtescij!* 
forto k trame di un certo Gazcetto riiwHe Fiorao^ 
fino t che il Duca gli teneva appresso per avvelenarq 
lO' Iiaone ano Fratello , e Priore di iGapaa iotauaifl 
dava k Gaieredi Francia, e l'altro essendo Vatcovo 
•mbiva^di ciltenere col iarore dalia Begina il Capi* 
palio ttrdinafaio, ohe il Duca gli contrastava aU^ 
Coito di Bonn, Av«a Pwvo arniala una .GaUta per 



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^j, &ipione ino Eigtio naturale , che mattda;n n' Sfal- 
di Cta^'ivendolo £(tto' già CkTaliere di quelfOrdine, la 
■5^q'uale:fu astretta dalla tempesta a, refogianri' in Li- 
vorno -nel tempo appunto, die il Duca visi rkrors^ 
ira. Essendo riooDosclHta dai Ministri di Gosìmo, voU 
ÌB egli ebe il Moretto Capitano della medesima: fbsM 
Bsaistito di rinfrescbi e di muniàòniy edspo qiolte 
■cortesìe regalò al Cavaliere Stroaa una sciBait^nv, 
è unaroo TtHxhe9Codirarolavoro.L*aTTÌaodiqaci- 
«b> trattamento era giunto a Piem in Francia ap 
punto quando vi comparve l'AmbaBoiatorp-del Du- 
ca j e arenddo appreso come un prelininahre d^U 
aca reconcìliasone con Cosimo, e delle disposi cìmu, 
' dle*6iB0 aveasa di attaccarsi stabilmeatealla Gcfttp- 
M di Francia, dichiarò all'Ambasciatore lagratì- 
tndiàe; che per Questo fatto profusava al Duca, dh 
vuv sperava maggiori grazie , proteatandoii di amie 
abboodonalx^ogni penuero delle eoa* di Toicina>« 
di desiderare ardentemente di serrirlo, quando ì dt 
lui<intereS8Ìfotearo congiunti con quelli ddRe. Vi^ 
le ik Duca mantenerrPiero iu' questo proponto, pr(^ 
mettendoli ogni iàvore, qualora già fòsse sicuro cht 
per lui più non i restasse alterata la quiete deUft 
~ Toscana. 

Produssero querte dimostranoni ¥ efetto deside- 
rata da Cosimo ^ poiché , conoscendo gl'Imperiali 
di qual dannoearèbbe stato in simili cimntaBce all' 
Imperatore l'alienazione di no cosi fedele Alleate^ 
ai ^valsero dell' opera del Papa per richiamarlo ini 
sensibilmente alloro partito ^ o almeno trettentrló 
con le Speranze, affinchè non si gettasse' id braccib 
ai Francesi. II punto più difficile Ma il tanta viilt* 
promesso, e non mai esibita possesso Ai Pfom!»- 
noj tanto più che già li erano note le- ultime fto^ 



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tlB. I. CAP. VII. 1^ 

^rioai Atte dai Htaùtri a Sua Bbnt^.. Am* an. 
BÓ finalmente il Doria^ilGonuga^e illleiidona^<^ 
progetlatb a Cario V.cfae potendo ilRe asconda te' 
erdinaxioiii di Spagna riprendere il Fendo , quan- 
do con eaigeva l'intereise aniTcraale dcraiioi Stati, 
dichiarane bU' Appiano la ricompensa , e investiaM 
di Piombino Filippo , con sodii&re il Daca di og;m 
no credito , olfreudo i Genoresi le somme occor- 
renti per questo efletto^À questo trattato aceoaseliti> 
Ta ancora l'Appiano, e «tentava d' illaqueere il 
Duca, perchè vi aderisse; ma c^li non pota cent*" 
Bersi dal &r comprendere alla Corte che il danatn 
aon adempirà l't^bligaxione lattali dall' Impera 
forerai quale non poteva in questa occasione man- 
care presso il Mondo la taccia di fraudolento, e ra- 
pace : che non si lusingassero di avere in imo pote- 
re Portofietrajo, oggetto dì tante sue jMvmnre , per 
valersene contro di lui, perchè ^li o lo avrebbe sos- 
tenuto con le armi, o , costretto dalla fbrsa a re- 
-stitairlo, ne avrebbe spianato le Fratificacioiiì -, e 
riempito quel Porto; e finalmente che siccome l'Im- 
peratore credeva piiì ai suoi nemici che a lui , così 
egli per l' awwiìre avrebbe confidato meno in Sua 
Uaestà fChe Da di lei nemici- In tali circoatanaeGiu- 
ho III. insinuò al Duca [^-udentemente che l' alie- 
narai dal partito Cesareo poteva ìmptvtare la soa 
totale rovina , poiché avrebbe dato ardire e corag- 
gio a quei Cittadini, ohe aspettavano con ansietà 
r occasione di tentare novità ; che anzi era smo in- 
teresse il dissimulare qualunque trattamento li ba- 
se fatto da Cesare, e iSÌre die gli altri lo credessero 
tuttavia attaccato agi' interessi di quatta C«Hte;cha 
il tempo e gli accidenti avrelthero taibo d'inganna 
l' Imperatore , e .finalmeote che ^li oOeriTa d' isr 



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tgB! StORU DI TOSCANIl 

^j, terpom.Éoo Sna M^esià, perchè deveanse a ^pùS.- 
diC-cbe più decorosa risoluKÌoue neU'aflàre di PÙHnbit 

i55oq^^ Il VescoTO d'Imola fu incaricato da Sua San* 
tità di questo ufficio , e ne ritnsae da Carlo V. ot- 
time speraofte , ed eapresaioni molto amorevoli Ter-n 
80 il iWa , riierando chiaramente che l' Imperato* 
M tenevA aoiBpew adartel'aflare per non dispiacer* 
■1 Doris , «ai GeDoven « affinchè nMi altensaero la 
^icte d' Italia^ Tutto occupato dalle stabilimwto 
della, snccesaione-, e dalla couvocazione del Gmci' 
lio>ftTea aUsaodonato ciecamente alla cura dei suoi 
Utnistri gli artari S questa ProTincia , Che erano 
GAudoUi dalla passione > e dall' interesse, piii cha 
da una giusta politica. Il Vice-Re di Napoli era ma? 
nifestame&te nemico di Don Fetrante e di Don Dìe^ 
go ; il Duca Cosimo si cooteoeTa col Vice-Re da pa- 
rente, con Don Ferrante da amico , e odiava iater- 
Bamente Don Diego, phieurando però di noadisr 
piacere a VOTuno , e di non mesct^rsi nei loro af^ 
&ci y ma troppo li di^aceva che da queste animo- 
aita e contradiiioni ne dèrìvasse manifestamente la 
voTÌna dei Popoli , e il pr^iudiaio dell' Imperatore; 
poiché £iólmeiUe, senza la mak inleUigià»a fra il 
Duca e Don Diego, non si sareUw eoo tanta ostina- 
sione insistito sulla Forteaza di Siena , giacché l'Ini- 
pcnitok« mostrava dì piparsi alle lacrime dei Senen 
n; e senza l'animosità del Gons^ coatro i Far' 
Wsi nso «t sarebbe accesa in Italia una goerni per 
la. ceaservaàone di Parma. 

RefcUtuiU a Ottavio dal Paf^ la Città di Parma, 
e introdotto alla Corte iltrattato per la restitotio* 
ne di PittcéDBa , gì' Imperiali trattennero con spe- 
vaiiie'9 promesse i Fariacn7^**ntoche non fnro- 
B*aastcm-ati dell» propmùone di Siua Santità -al 



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fvtitodi C«aaK> Allora Don FemntoyiafèstaDdo ^^ 
eoli attore Truppe qpel Territorio., « molesAandotodiC, 
eoa prede di imìtUmii, e di Grani io tempo ddla '^^ 
raccolta, pietHideva di ridotte Ottavio alla necessita 
di «edere finalmente quella PianBV'>ediooatentaraì 
4ella ricompnUB propostali. Più idtre ancora si e* 
oteoderaBo le «stilità del Gonuga j poiché^ avendo 
tntelligcoB oon molti Feudetarj dell'Imperatore 
«Aie ri trovamio in quella Città, stava Ottavio eoo 
wi ottremo tiinore^ e con. una esattinnu vigilan* 
nìngaardarc )t Ma vita , e in cnatodire la Piami 
- Mri principio dell' anno fìi' arrest»tò iaPanauii££t 
fin Guaaccmerilqwue depose £ra i tormenti die 
Don Ferrante lo spediva e BoMa a Doa Diego ^ 
perdiè gli desse ogni ajuto per awelenareil Cor» 
di naie Farnese, éti quale «ra già familiare , «ven* 
doli promesso cinquecento ducati d' entnta , qua* 
lora effettuasse l'impresa. U Cardinale .mostrò. ìl 
processo al Papa, e le traMonesss all'Imperatore con 
esebire il Pri^ooerO' per contestale i dentasti ^ nw 
uè l'uu»nà i'alt» nMstnRvnadi pnstar fede al 
Farnese. Ridotto perciò Ottavio al ponto di cerca* 
re un estremo rimedio in cnripwiotdoBi sibnnane 
pro&tld delle oflerte, che cimtinuanevte gli &cevi 
il Re di Francia^ annoso di rooowrgaerraia Italiat 
Prima peròdistalnlireil trattato «lomaB^à al Papa i 
soccorsi necttser j per so8teneri{uelkPiafem,o la fiiool'' 
tà di chiederli ad aliti. Sua Santità avoa trovato l'era* 
rio esausto, e depredato t^tto dall'aateeessere^é 
in oems^uenia era impotente a sManuaistrare a Oti. 
tavio il soccorso, ma non poti per .giiutina^dMiifai^ 
li di chiederlo ad altri. Di questi accidenti 4ra il 
Duo* Cosimo inlamato dal Papa mederinw che i» 
Ttcbiedera di consiglio , per provvedere nella- «qi*- 



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soo STORU DI TOSCUTA 

^^ glior forma alla quiete d'Italia, 6 ak beoe UDÌvima-* 
di C. le dei Cristiani. Rimostrò U Doca a Saa Santità cfaa 
^^' l'Imperatore e il He di Francia erano i due Piinci* 
pi, che regolanno la aorte dell'Eon^; ma che l'I- 
talia seguitava quella dell'Imperatore, il quale, 
poasedendoTi molti Stati dorea dasidsrare che oc» 
TÌat turbasse la quiete , perchè non gli Jbsaevo.al- 
toratì ì posBeSBi dei medesimi / <^ il Re di Fran* 
da^ non avendo alcuno Stato in questa Provincis^ 
non avea in cons^uenza altro desiderio che di- oo- 
mparne ; e siccome le sole sue fiinc noD avrebbe- 
' ' To potuto bilanciare quelle di Cesare , avrebbe aov- 
iKTtito gli altri Stati liberi d' Italia per coll^arsi eoa 
esso. Fra questi lo Stato della Chiesa, e per la (bi^ 
ca e per l' autorità del Pontefice , essendo il più po- 
deroso, poteva in conseguenaa secondo la dì lui pru> 
denca risolvere della pace, o della guerra di quésta 
FrovinciB , in cui le furze non essendo divise , coma 
lo erano «i tempi di Giulio lì. a di Leone X , non 
«r« perciò piò a proposito di &r l^he e trattati di 
«quilibrìo , «Hne.eaai fecero senza incorrere in ma|[- 
giori pet-icoli: che non vi era altro partito che quel- 
lo di duiservare la presente aituazioDe politica delli 
Stati, e jH-ocurare, che Parma non cadesse in pete- 
n né ddl' Imperatore né del Re, ma [H«aderU in 
defusìto a neme della Chiesa j o darla ai Yeneiiani 
ODO questo titolo , perchè altrimenti sarebbe stata 
iMTitabik la guerra. Si puM>licò frattanto il trat- 
tato di Ottavio col Re , il quale assunse la proteziO' 
nediCasa Farnese, e la difissa di Parma. Procuròil 
Papa di.distorre l'unoe l' altro da questa i&trapre- 
aa jpnqttnsiido ricompense , e progettando accomo- 
damenti pisr jevibtre la guerra ; ma provato kuittl» 
0|m tentativo dichiarò Ottavio ribelle^ e decaduta 



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Lffl. I. Càf.Tn. • MI 

éik ogbi dìiitto ; e prerogatin ; perciò, rtcUcIo ar- ^^ 
riccfaiti i àooi eoo le ^toglie del Farnese, assicurato di C' 
4eir animo di Carlo V , ai preparò alla guerra , e it '^^^ 
Dùca s'impiegò anbìto a pròvvedM'li geati , e dana- 
ro . L' Imperatore à scosse dalla sua naturale indo- 
lenza, e feM intendere all'Ambasciatore di Fran- 
cia , che riaedeva alla sua Corte, che se il Re non 
volere mancare a Ottavio rìbdle della Chiesa , così' 
egli non poteva mancare al Pontefice , costretto dal- 
la necessità a prender le armi : incoricò Don Fer- 
rante di assninere sopra dì se tutta l'impresa sotto 
nome del Papa , e dichiarò formalmente in scritto 
al Pontefice essere sua volontà che Parma restasse 
alla Chiesa. 

Ii'ìncendio di questa guerra, stccome minaccia- 
ra di mettere in combustione l' Italia , sgomentava 
perciò il Duca Cosimo , che per la situazione del 
soo Stato era più di ogni altro esposto a risentirne 
gli effetti ; esaminò pertanto le sue circostanzej e cre- 
dè necessario tenersi in una perfetta neutralità, che 
non potesse dispiacere a vn'una delle I^rti ; dal- 
l' altro canto non poteva mancare al Pontefice, co) 
^uale era congiunto di amistà e d'interrasi, e U*op- 
po gli dispàaceva l'infelice stato, in cui si tro- 
vavano in Italia gl'interessi dell' lmperatore>per 
il mal governo dei aatà Hiniatri. In Siena si £ib- 
bricava ormai la Gittaldella con danari impresta- 
ti dai Lucdiesi , e spremuti ctm vitdenza dai me* 
desimi Cittadini , che non n aaiàavano di piangA« 
la perduta loro libertà j e mordevano il freno che 
gli teneva vincolati. Piombino era mal guardato e 
senia Fortificazioni, e unaArraata Turchesca di cen- 
totrenta Galere minacciava di salire a Ponente.' In 
tale stalo di cose, titubandosela neutralità potesse 



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3M STCmU'DI TOSCANA 

Air, a^cHtarlipiù'pericoIecheneunzi», riflieCtcìtclo&Ua 
dì C. iÌKddeiu e poca gnititiuliiie di Carlo V. t il eaao gli 
'^' prsfentò t' occauone di moitrarai iadif{ìyente,e ren- 
dere grato aiFnac«n.OraBÌoJfàrDMeDiicadi Ca- 
stro , Te4eDdo dalia Corte di Fraacia con due Gai- 
kre , naiifragà «Uà ^Hag^a di Fìetrasanta ; arreata-^ 
lo ^li «d il suo Segaito dai Ministri e Guardie di 
^imo » Kriase al Duca esaere spedito dal Re a Par* 
ma t per .trattare con Cfttavio di aedia&re il Papa a 
a«ifiici]dere k ostilità} il Duca, beochè cocuMcasatt 
l'toaussiateasa di qwato pretesto, rcdle nou oatan- 
te cbe S9V9 noa aolo rilàaciato , ma ancora aaaiati-* 
lo per proaeguire il viaggio , e che ai porgeae ogni 
ajuto per sollerare il suo seguito dagl' incomodi dd 
cofTerto naufragio. Quanto fu gradito alla Corte cU 
Francia questo modo di procedere del Duca , altrat* 
tanto dispiacque agl'Imperiali» che tuo tralaaci»* 
roDO di valersene per renderlo maggiormente so* 
spetta all'Imperatore. Piero Croati era già paasato 
in Italia,epermeiao del Duca diFeiraraicoecom* 
prendov a Cosimo ehe egli non era p» ntucerli ^ 
«ssendo spogliato di ogni passione circa le ooae di 
ToM^na , avendo aolo in mira il scrviaio del Re i 
mosti^ó il Duca di gradire questo ufficio , e replicò 
che .^liera solito prestar £^egnititiidÌDeaUe<^>e> 
re, e non alle paróle ; e avendo preaestito che «m 
per passare «Ila difesa dello Sutn dS Gaatre^ prepa- 
rò i. soliti agttrti «nUe. frontiere del Dominio Senése. 
Area intanto OQDcertato il Papason l'Ioiperatoredi 
porre in arme eeimila lènti e trecento cavalli; e il 
Duca permesse a Sua Santità di cavametremiia dal 
suo Dominio, e altri ottocento ne ooncessae al. Le- 
gato di Romagna per, dileaa di quella ] 
6iò x^on impediva che il Duca di Fen-ata fi 



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tn. I. CAP. vji- *>3 __ 

tKuOUinrioraocoaaédanientojegiàUF^rziMeeraper ^^ 
coBteMtarù della ricompensa di Camerino, e di aìtrì di C 
aBB^^mentinc^Marca, quando Don Ferrante, per '^^ 
ea^ave le iatrtizio&ì di C^arc, si messe alla metà 
di Giiigno in campala , per itepedire il trasporto 
dells raccolta nelU' Città. Questo sucoesao ruppe 6-> 
gni trattato; e Gioranni Batista di Monte, IVipote di 
Sua Sentiti:, si mosse anch'egli col auo Esercito Pon- 
tificio per untrri al Goniaga. 

Sebbene il Duca avesse segretamente soccorso U 
Papa di uomini , munizioni , e danari, dimostrava 
BOU oaUntc di mantenersi nella professata neutra- 
Utè; e aiceeme alla Corte di Francia era stato rap- 
^«seutatò il aoccorso dato al Pontefice, dopo aver- 
lo dentato aOUavio, credè necessario di cmiorarsi 
delle. intensioDi del Re verso di lai. Giustifica per 
mesao dell'Abesciatorc, che avea concesso al Papa 
la leva di aoldati uel suo Dominio, come l'avrebbe 
accordata a><{ualunqii«aItro Prìncipe fuori che a 
Ottavio, che, volendo valersene per la Goamigkine 
di Parma, non arrebbe potuto richiamarli poi al suo 
•ervicio nelle occanoni. Qtiesta giustificazione del 
Duca , benché fosse creduta più un' apparente oc- 
casiona di scusarai,cheuDa sufficiente cagione, ci^ 
BMi ostante dimostrò il Re di persuadersi , e aasicn- 
rò GoBimo , che stando neutro, non solo le sue ar- 
mi noa lo avrebbero offiaso , ma piuttosto gli a- 
vrebbero prestato soccorso ad ogni riehiesta.A88tcu- 
ratoai perciò il Duca dalle aggresrioni dei Fran- 
cen , si applicò interamente a provvedere alla di-: 
ièsB idei suo Uttorale nell'imminente passaggio 
della Fiotta Torcheaca , TeclaUndoGaval)eria, e for- 
tificando i posti importanti : lo affliggeva però l'in' 
aalonsa di. Don Diego po' la di&M di Kombìno a' 



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ao4 STORIA DI TOSCANA 

Am. P^^ ^ cbiaoque , dove erano già rovinati e distrili)- 
dìCti i Forti da esso fatti nel paasaggio di BarhavoUB, 
''^^' e la mancanza di genti, e di danari ^r proTTedervi 
opporluuamente. Tale essendo lo auto di quella 
Piazza prevenne Don Diego, rimoatrandoli che al 
primo cannone postato in terra dai Turcbi reatereb* 
be subito occupata ; e questo poteva essere il d^no 
frutto di un negoziato di sei anni» e di tanti intri* 
ghi per impedirgliene il possesso : che se pensasse- 
ro d' incaricarlo della Fortificazione e difesa di quel 
luogo come al tempo di Barbarossa , egli dichiarava, 
per tempo che appena avendo danari , e fbne da 
difendere il suo Littor^le, avrebbe aicuramóiteTe' 
cnsato questo assunto, e in conseguenza il suo pa- 
ttxe era , che piuttosto si smantellasse tutto, e si ri- 
ducessero gli abitanti nei Castelli circonvicini. Ri- 
cevè Don Diego ben vokmtieri questa dichìarauo- 
j ne del Duca, per malignarlo alla Corte, la quala 
nra stata prevenuta dallo slisso Cosimo , che subi- 
to accesa la guerra di Parma avea già scritto ali* 
Imperatore , che si fwevalesae pure dì quel Feudo 
a tuo talento, se lo avesse giudicato dì suo servizio^ 
perchè non dovea esserli molesto in tali urgenze pec 
questo affare, e perchè i giusti riguaitli . non gli a- 
vrebbero permesso d' intraprenderne la difesa per 
altri: furono perciò imaginate corrispondenze, e 
trattati del Duca con i Francesi , inndie e macchi- 
nazioni tali , che Carlo V. credè necessario di lare 
avvertito il Duca delle falsità , che gli erano «^m>- 
ste , e della malignità dei suoi avversàri. Questo 
tratto di generosità obbligò Gobimo a svelare all'Im- 
peratore le animosità de suoi Ministri , gli ettari 
che commettevsno nel suo servizio , gl'inbighi di 
£«lviati p^ ingannarlo, e airivai'c al Papato, e fi- 



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LIB. i. CAP. Vn. aoS . . 

Aklìnenfe il pencolo, che correvano gli Stati d'Ita- j|^ 
]ÌB 'aeàm DD pronto riniedìo. Giu8ti6cò che questodi Ci 
atto procedeva sola da zelo e affezione per Saa Mae- '^'* 
É&, e iioa da timore che avesse di costoro ^ perchè 
^eVft egKr La Maestà yostfA (kmsiderì t^e non 
avendo '■ io ancora mancato a me ' stesso mi trovo 
Uno ^tàto pacifico di presente ^ non vo^io din 
liceo, ma ne anco al tutto pòvero^ dotato di peri 
sone ingegnate da potersene servire , Jòrhito dt 
fortezze, munizioni, e arti^ierie in modo da con- 
tentarsehe;e sabine sono esausto di danari, tpte- 
tic pelò non lo sa ogni persona , onde per tutti i 
■rispetti non debito avere invidia ad altro PrineU 
pe. Italiano a^iunta la ftUcità , che Dio mi ha 
dato ^ei figli ; le qutili oose tutto MÒbene da un 
cura sono di mio gran concento, d^'tUtro to be- 
ne che ni fanno ta'nta inmdià appresto dOli altri^ 
che , benché di mia natura io ùerchi giovare a 
tutti, non per^basia-j onde moifi ini vogliano ma-i 
le. Protestò alla Corte di non volere- in arveoiró 
tnttare [mù coni Don Diega , il quaW ebJbe U corag* 
gin di portarai a Firenze per gìuatificarai peraonaU 
mente ; fra le aue diacolpe disse che nell'affiiFe di 
Piombìnb non avea potuto agire diversamente, per^ 
cbèessendo l'Imperatore cosi avido, -era necessaria 
cfce i Ministri per manteanti in gratta lo conn- 
glìaaaero a prender ttitlo per a».' 
' Avrelibe il Dueia deaerato di potere personal- 
jnenfte infiumare il Prinape Fili{^deUi sconcerti 
d'Italiaj e del maltalento dei Hiniètri dell'Impera- 
tore, ma la gnenra, che iacfndeli<rfc alle Fhmtiere 
d^ SBO Dominio Aoa fi permeMse di aawintarsene . 
Qoesto Principe ritcM«ava in Spagna col rammarico 
dì vedere avaniti ti ambinosi prediti di ano Padre 



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m6 STORU di TOSGIMA 

Ah. V^^ ^^^ anccedere all'Impero, e con la«ciara ^d\^ 
di C. propria famiglia il swspetto, e ladiflideu;ta. Lai^f 
f^-'gioa Maria, a cui Carlo Y. «uo fratello ave^ coni» 
mewo r ea^oiuipne di (pacato; piano, non poti ot^ 
nere che "vi acconfeoCissei^p il Re. dei .Eimiaaij g^ 
Arc^divbi, egli Elettori. Per copciliare gì' ioterewi 
Ael\e due Branca era stato iougiqato di br dicljui^. 
rare il Re dei Romani Conàorte di Cesare oell'lnf 
|>^, e Massimiliano Re di Boemiai e FUipfMi Erìo' 
c^ di Spagna Consorti in IpogQ del Re .dei Boowni 
^Ua soGcesqioDe; ma gli JEUcttori, « i Principi d^^' 
i' Impero rigettarono asK^utameate quest'ocdineili 
sucobàsnJfvtàà, asHUido inutile Ja dimom ài Fìl)ì[ih 
pò iu Germania, fiaeicettaria la aaa presenia in Spft* 
gna nella imuiioenter«ltur«di|[iurra co^kFnik- 
eia, diacW) ft Tr«^.paMà a GeiwTa per tragliiit* 
tvr» sulle G^re del Ilorii «i Porti di^pf^^ : «pedt 
U Duca Ippo^todi Coreggilo cui dinorgsu S^pttA* 
per ossequiarlo, e preaeoterloxdi rar|dqni. Actxiln 
U,Priacip«.gr»«bsa(neata q«Mt* dimostniione .di 
Gosirao, ed «pprovd «he^^U non lì bsae al|oalu«ta 
dai siioi Stati in circostanze cou p^ricoloM; ed id- 
&tU, oUre ai soccorsi ch«4oa>mi«itriva. ai Papi 
coBtiiuumente, Barriva anooraairimpent(H4> OA 
procurane di tenftre Sua Santttiifiwna.'inqiiieitBiil'* ' 
l4»Bn- RìcmÀ antonJa Fireoi» «Ottilia Ma p»N^ 
it Cardinale Farnese, dove il£aptleaTC« raieptUix 
c:9Cordatoai dtìk jaotùbe bSe*e l«all(^iònelU|n- 
lioo F«lazri»4a'Medicij«lÌ4wegr)ò>l'wQ delU ViUt 
<^ Capeggi, 'c40J:'ioi}liQ«rW di aMufiUHye di ofBn 
cùMiti. Questo Carditialie mentre dimotà in Firenaa 
face riaplend^ra i suoi talenifi DeLtr«tiwraa faverirtt 
UominidiUttere, dimostrò m^ta pn^leutt nelcotf^ 
Tenore col Duca, « ^ustà d«l MUifTo.deUf cafic«.> 



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1.1» i jc&p; vn ioj 

9 A i^Uivmtà^ a fÌMCf f Mbti appetirà dalteTiT 
gìoTMitù. IijiquMa quieta A ttava «pettatoretran-di e. 
quillo dei diuutri^cheaoflt-ÌTapwauacagimierita'''^^' 
be,e che laibacdaTano di éaiendeni per l'Europa! 
Poco aTe«i»fiaera profittato le armi Pontificie ^ é 
Imperiali , peitltè, fuori della oecnpaDOne dì Ga- 
Ara t e d^ dcdiaieoe di GtdoriiOj dod altro aveenà 
eperatoeheiiiutàUdèpre^xiDDi, epiceoleacaranluc- 
ce f che dok affano potute ooitiUiire Don Feti-aiite 
ÌB gradodìpOrreaPannaQaaavedio formale, itensl 
i f raiMeà. sen^are più 8Ì-aDÌma?atU) contro il Pon^ 
isfice, poicbè, dopo «ver peeccatato contro il Con* 
cìlio già i^)o«Bdetato in Trento, inÌDBCCÌar«i<vaì 
Papa un Concilio Danuaale périlistaccarn dalla ob^ 
bedienaadella ChiAa. Avea dato moto a qtuato pen* 
siero un Breve ac^ìtto al Re dà! Pontefice con eq>tW9* 
itom rìamtitee'paDgcnti, m cui donandara ilre* 
■ardmcDto.det danni, che te atte Genti aTeano fatto 
DelBelogneie^elacitaTa axéndertiecoDtoalTribn- 
Baie di Dio- nel caso., che denegasse di BodisTarlì'; 
Oltre (U céd mancava questo Breve delle consuete 
formalità e titoli di dileDone, il che finalmente iiw 
pogaò il. Re a hcemiare il Nunzio dalla sua Corte, 
dicendoli che il Papa lo avea trattato da peccatore, 
na d\t il più grave peccato^ dì cui dovesse rendec 
Gonto a Dio, era qtM^ di aver conaentito alla di 
Ini dexione. - 

Ciò Boo ostante con gran maravigUa dell'unlver' 
Mie ai stava il Papa tranquillo io Roma, ie allonta-^ 
nandosi dalli aflari godeva i piaceri della quiete, s 
le deliùe della eoa Vigna , compiacendosi della sola 
compagnia del Cardinale BertuCcino, e della Ernlis 
soa .Nipote. Dall'altro canto fremeva il Duca ohe, 
dopo aver tanto promcs» all'Imperatore del di lai 



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9o8 STORIà DI TOSCàNÀ 

'"'^ t$T^)Lsin, e ddla. soa Gnrnwua nelwatentf ^Bàtt» 
ai c.^P*^^* «waaeDra talmeoteTarùto dÌMutiineo^ 
i55i e si foase taato aUenato dalla ademiia diCeaare, a) 
fe^ag di . denegar» le udiente ai Ministri. Né sapeva 
TÌocere la di lui astioaU iwiIvvmm dimm volere 
iar.OfyrdiiiaU secondo là mente deU'Iinperitore,per 
{lilaQfiiarf i partiti del Sacro Gollegìe; poicbè.per la 
morte di volti SoggMi, addetti già Bipartito Impe* 
riatfripredomitumoo in ^foesto Ceif»i Francési, in 
niod^ che,«iiiCcodendo.ina^ett«taMettte la racaou^ 
sarebbero stati gli arbitri d^dla iiuani:dexi(MM.vptf * 
tiò insisteva continaamente. pnaso il Pontefice a£- 
^nchè , prevalcodesi dcUa preacote eottora con la 
FraoCia^elcggesse Oli bnon nomerò di Gantinali Im- 
perlali; ma l'irresolutezza ttel Papa, tì il timore dì 
non intorbidare nuggiormcute gli aflàri del Giaci- 
lio , rendevano inatiU k premure dì Carlo V.^ del 
Duca perquetfof^getto. Non si stancava il Duca di 
scuoterlo da questa indoleoza con frequenti q>edi* 
sioni ^ HBf^BVsentandoli la critica situazione dell'I- 
talia f e la guerra generale^ che sovrastava alTEuroi^ 
pe. Finora si era guerr^giato tra il Papa e Ottavio; 
I Francesi vi aveauo preso interesse come alleati del 
Farnese , e gl'Imperiali come Protetteri della San< 
taSede, protestando Tona e l'altra Parte dì tener 
salda la pace di Grepy ; ma mentre tentavaDO d'in- 
gannarsi scambievolmente, ciascheduno si prepara- 
va alla goó-ra. Carlo V. avrebbe voluto espugnare 
la Mirandola, e scacciar dall'Italia i Fruicesi por 
rendersi l'arbitro di questa Proviacia, e per impe- 
dire che li frastornassero gli af&rt del Concilio , 
giacché, i Protestanti anch'essi lo ingannavano con 
]a lusinga d'intervenirvi. Enrico II- all'i^^tosto t»< 
mev^ della Mirandola , e col presto di soocorrere 



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LiB. I. GAP. yn. 009 

,OttaTR> durava di assicurare alla sua Mianarcbia ^„ 
UQ -riguarderole stabilimento in Italia; collega-di C. 
tosi col Turco attendeva l'arrìTO della. Flotta Tur-'*^' 
chetea per dar principio alle imprese. L'Impera- 
tore -inTiara dei Tedeschi a Milano, ed egli in- 
grossava le sue Guarnigioni in Piemonte. Il Duca 
-Cosimo persisteva nella neutralità , e ciascuna 
-delle parti tentava d'impegnarlo a suo favore. Fi* 
talmente intrapreso dai Papalini l'assedio della Hi-r 
randola, ed avendo l'armata Turcheaca devjistata 
il Littorala di Sicilia, depredata l'Isola di Malta, ed 
espugnata la Cittì di Tripoli, i Francesi ropperodi* 
chiaratamente la guerra all'Imperatore. Fumico su'* 
prese alcune Piazze nel Monferrato , fu tentato di 
sorjK-endere Barcellona , e fitroQO predate alcuna 
Navi in quel Porto; lo steaso-segui nell'Oceano di 
alcune Navi Fiamminghe, che passavano in Spa- 
gna , e in somma sì diede principio alla lunga e p* 
stinata guerra, che fu fittale a questi Honarhi^ e de- 
solò le migliori Froviocie dell'Europa. 

CAPITOLO OTTAVQ 

Co«titasìoM del Govemo di Firenie. Siitema particolaTc 
del Dock per lo itabilimento del PrinciiMto -• «uoi Hini- 
fltri e CofxigUeri. Piano di RiCtvnia di Cottnoù, e Sàggio 

- di I^egiituione dal 1537. al i55i. 

La Costituzione del Governo della Gttà dì Fi- 
noze per lo stalnlimento del Principato si desume 
dalla riforma del 1 533., allorché Clemente VII. vol- 
le convertire a favore di Alessandro de' Medici b 
Repubblica in Principato senza che apparisse di to< 
gUerle interamente la libertà ; imagìnò una forma 
di Governo^ in ciù pascolando l'amlnttìone dei 



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MS ST(»IA. DI TOSCkVk 

i Cittadini con la moUiplicità delle Magictrètnre, 
ac.Goa un Consiglio quaoi Democratico , e con lo 
■^'splendore di uà Senato, producesse però l'efTetto 
<jie la pubUica autorità , distaccandosi da tanti 
iHcaMarj separati fra loro , veniase a rìuoìrn in 
un sol punto. Abolita per tanto l'antica Ibrma dei- 
la R^id>blica per sodiafare alli amatori del Govai^ 
no popolare, Du creato un CcMisiglio di dugento Gb- 
tadini, e attribuitali la facoltà di eleggere alcune iw- 
Ceriori Magistrature , e di convalidare o rescìndere 
gli atti più solenni della I^ge civile secondo le istan^ 
me dei FardeolariDa questi se n'eatrassero XLVIII^ 
'perchè fiirmaasero il Consiglio Supremo della Citr 
tàjincoì risedesse l'autorità l^islativa,e la somma 
della- Sovranità. Dai XLVIIL si separarono quattro 
indisidui per turno di tre in tre mesi , perchè rap- 
preseitfaasero l'antica Signoria della Repubblica » 
dessero udienza , e col socciHvo della Rota ammi* 
nirtraasero la Giustiaia ; questo Magistrato fu denor 
minato dei Gonnglìeri, e il Duca con essi formava 
la pubblica Rappresentanza. Furono lasciate nell'an- 
tico vigore alcune Magistrature della Repubblica p«r 
li aflàri contenziosi, cioè il Magistrato delli Otto di 
Balìa per le cause criminali e per la polizia della 
Qttàj e quello dell! Otto di Pratica per risolvere le 
inteme conbioversie tra le Magistrature , e invigi- 
lare alla conservazione della Giurisdizione del co- 
mune di Firenze. Furono lasciati sussistere i Tribu- 
nali, e LeMagistraure inferiori delleArticon la loro re- 
•pettiva Giurìsdicione, e i Rettori della Provincia si 
proseguì a el^erli per Tratta. Di tutti questi Magi- 
strati ilDuca era Proposto perpetuo, non potendo prò- 
porsi o risolverai veruno afl^re senza la diluì appro- 
Tazioiie.La Sovranità passata eosiper lambicco appa- 



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tmi. GAP. vili. 4H 

gira «ppumitemente tutti quelli , che af eino parte ^^ 
alle Magistrature , e manteneva perciò la quiete nel dì G- 
principio della motazioue. Ma siccome una opera- '^* 
sione con composta per il concorso di tatite parti ìn- 
t«*medie naa poteva adattarsi a tutte le vicende dì 
uno Stato, dovea perciò nel progresso i»VTalem) la 
parte preponderante , che era quella dei hbero ga- 
Temo di un «olo. I talenti e l'attività di Gisimo ac- 
celerarono questo successo. li Duca risedeva perso- 
nalmente nel Magistrato dei GonaigUerì a ricevere 
i ricorsi e le istanze ^ ovvero deputava un Soggetto, 
che lo rapfMVsentasse , l'intitolazione nelU atti pub>. 
blici era : hux et ConsUiarii Reip. Fior, j poiché 
l'oggetto era di pascolare la vanità dei GiUadini con 
lo specioso titolo di Repubblica. L' abuso di questo 
vocabolo fu conservato anche nei governi i più ar)- 
Zntrarj ddla Gasa Medici^ per adempire alta condi- 
fjone stabilite nella Gapitolaxione della Città con 
Carlo V. salva sen^re la Ubertà. Il Duca Alessan> 
dro nei primi anni del suo governo osservò esatta» 
mente questa costituxidne, ma in progresso, disprex- 
»ando il voto dei Consiglieri» arbitrava Liberammte 
•enzadiesaiNdlaeleiionediGosimo considerando il 
Consigh'odei XLVIII. che quattro Cotìsiglieri di toi«> 
DO per soli tre mesi non potevano esser solficientì a 
frenare l'arbitrio delBuca^imagiuarono di aggiunger- 
li un Consiglio permaoenteesegreto, acciò dirigesse 
le sue operazioni in tutti gli aflari. Furono perUnto 
eletti OUavianode'Medici , Francesco Guicciardini, 
FrancescoVettOTÌ, Roberto Acciajoli, Matteo Kiocoli- 
ni, e Matteo Strom , ì quali siccome erano quelli che 
più di tutti avèano contribuito alla sua elione, per- 
ciò speravano die almeno per titolo di gratitudine 
«vrebbe acculato i loro conó^li. Me *'ingannaron(s 



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_^ ^n STOBtfcDl TOSCANA 

■Ah. perchè nel princìpio del suo goverm) non mancò (fi 
di C-deferire ad essi singolarmeute, partecipando con lont 
'r esercizio della Sovranità. Ma dopo la vittoria di 
MoDtemurlo a misura che si vedeva stabilito nel 
Principato si alienava insensibilniente da loro, e gK 
occupava aoìo in politiche riflessioni. Siccome il Vet'- 
tori , e il Guicciardini non sopravvissero molto alla 
8ua elezione, incaricò gli altri quattro di soprinten- 
dere privativamente alli afTari di Pistoja , che neU 
1' antico sistema della Repubblica appartenevano 
privativamente alla Signoria, e poi per la Riforma 
del 1 533 al Dnca , e a quattro Consiglieri di turno . 
Fra i domiaj di Firenzeqùclloera il piiì pericoloso 
per la frontiera, e per essere stato da più secoli. df- 
-viso in Fazioni alimentatevi ad arte dalla Repub- 
blica, aveano perciò quei Popoli ctAitratta per abito 
la sedizione. Siccome il nuovo governo avea bisogno 
di consoUdarsi con la tranquillità , era necewaria 
per quel Paese mia cura, e una legislazione speciale 
con la vigilanza di persone confidenti del Principe; 
Dopo avCT dichiarato decaduta quella Città da t^ni 
prerogativa,e dalla amministrazione delle pubbliche 
rendite, a forza di terroreedi spavento furono asrette 
le due Fazioni a vivere in pace, e scordarsi dell'ao- 
tica rivalità. Questo Corpo adunque jHvse due aspet- 
ti, nno di Magistratura con immediata giurisdizio- 
ne sopra gli affari di Pistoja, e l'altro dì Consiglio 
«egreto del Principe: nel primo caso avea stabilito 
le sue ordinarie sessioni , e nel secondo il Duca lo 
adunava nelle occorrenze, o consultava cisschedu-' 
no dì essi separatamente. 

Dopo che per l'allontanamento del Cardinale Ci- 
bo, e per b restituzione delle Fortezze si credè Go- 
«nno indipendente^ e libero dalla tutela delli Spa- 



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LIB. I. CàP, Vni. ai3 

gnoli, e da ogni rigilardo eoo i Sudditi, cessò ancora ^j,, 
dalle apparenti ibrinalità della costìtuziooe, è di-diC. . 
diiaraudo nel Hagiatrato dei Consiglieri ud Luogo- 
tenente per Innio col pretesto di maggior sicurexza 
della sua peraona > volle esimersi dall' inteiTeairri 
personalmente) e privò io con9^;uenca quel Magi- 
atrato della Tenerazione e maestà, che gì' inspirava 
la sua presenza. Volle ancora che tutti i CanceUieri 
o jSegretar} dei Magistrati gli facessero in carta , un 
esatto raf^rtA delli aflàri , che si trattavano, e pre- 
v^iva la rìsoluaione dei medesimi con la dichiara- 
rne delle sua volontà. I Rettori della Provincia , 
i Capitani di Bande, e chiunque esercitava giurisdi- 
zione dovè far lo stesso o per rappresentaasa o per. 
lettera , e anche i Particolari furuoo io necessità di 
avaosare al medesimo in carta le loro domande. Con. 
questo metodo snervò di iatto l' autorità delle Ma- 
gistrature, rìdacendole a contentarsi della pura for- 
inalità di dare il nome,e l'approvazione alle diluì 
determinazioni* I Rescritti, che prima non erano al- 
tro che semplici indicaaitHii al Magistrato della sua 
volontà , divennero in appresso documeoti autenli-. 
ci, senza che vi concorressero le aolite formalità. 
Gli atti pubblici di spedizioni, ish'uzioni, e patenti, 
s'intitolarono liberamente dal Duca senza l'agginota 
dei Consiglieri delb Repubblica , ai quali però la- 
fciò la vanagloria d'intitolare le leggio che essogli 
trasmetteva per promulgarsi. Con l' apparenza di 
zelo e di giustizia invigilò, affinchè le Magistrature 
fossero egualmente distribuite nei Cittadini per pa- 
cificarli fra loro, e con severe leggi, obbligando lut- 
ti ad una esatta ammioistraziooe, raffrenò l'ambi- 
zione dei Grandi ^e incoraggi i Piccoli a sollevarsi. 
In breve I« Magistrature , così spogliate di autorità 



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ai 4 STORIA. DI TOSCAHA 

*J^ e ili potere, (livennero per i GUadioi un oggetto di 
di Csemplice utilità, e non più di amhisione. Indeboliti 
>55> ÌQ tal guisa i corpi intermed) riunì in se direttamen- 
te tutte le Branche della Sovranità, e divenuto sue* 
cessoredi una R^ubbLca quasi democratica, stabilì 
il Principato il più assoluto d'Italia. Il piano di que- 
ste operazioni era dellostesso Clemente VII.,cbe a 
tal effetto avea collocato presso Alessandro il Cam- 
pana , alBncliè lo dirìgesse; ma la fierezza , e le ir- 
regolarità di quel IViucipe iion gli permessero di e* 
seguirlo tranquillamente. Gl'insegnamenti del Cam- 
pana operarono più eJBcacemente sulla docilità di 
Cosimo , che , sebbene in età giovenile j aj^irese pe- 
rò in forma l'arte di regnare, die divenne il più 
avveduto Principe di quel tttmpo. Nacque France- 
^ SCO Campana in Colle di Valdelsa , e fu addetto al 
servizio della Casa Medici fino dai tempi di Loren- 
■0 Doca di Urbino ; servì ancora Clemente VII. , 
che io adD{ró nei suoi più l'ilevanti negozj , e spe- 
cialmente per inviarla a Londra, mentre si agitava 
la causa dei divwzio di Enrico VIII. con la Regi- 
aa Caterina zia dell' Imperatore Carle V. Avea Sua 
Santità nel 1539 spedito a quella Corte in qualità 
di Legato a Latere il Cardinale Campeggio, affin- 
ebò unitamente col Cardinale Wobey sentite le par- 
tì sentenziassero in questa causa ; e affinchè riesci»- 
se al Legato di trattenere il Re , col soggettarlo alle 
f^malità di un giudizio , gli avea già consegnato la 
Bolla dello scioglimento del M<ttrimoDÌo , perchè 
mostrandoglieia segretamente lo persuadesse della 
buona fede e volontà , con cui Sua Santità trattava 
l'afiàre. L'oggetto del Papa era di aspettar l'esito 
dell'accordo, che Fra Niccolò della Magna tràtU- 
Tacon Carlo V. in Barcellona , il quale essendo poi 



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tlB. 1. CAP. Vini iiS _ 

•ttlHlito oou tanto vanta^b della Gasa Medie i , m- ^„^ 
crificò Tolontierì all'iDgraodimento della .sua Fami -dì Ci 
glia gì' mtereisi della Gbtesa con l' laghilterra ; per- '^' 
ciò «pedi il Campatia a Londra per soUecìtuv in 
apparenza gli atti di questa causa » ma in sostanca 
per ritirare dalle mani del Campeggio la B(^; e* 
*^uì ^li con esattecta la«ua commissioiie , e il Re 
supponendo che fosse venuto per la spediuooe della 
causa lo regalò , ma poi sapendo che era partito im- 
|iroTÌsament« entrò io sospetto, e disse: ista Cam* 
pana maU sonat; tentò di brio raggiungere, ma 
non gli riesci , e il Papa al suo ritomo in Roma sen- 
ieniiò contro il Re. Stabilito in Firenae Alessandro 
gli confidò la diresìone dtà medesimo, e il piano 
delle operaaioni da farsi per assicurarli il IVìncipa- 
to assoluto della Città. Il Duca Cosimo nella sua tts^ 
sunzione lo confo-mò nel grado di [ffimo Spreta- 
no, e fiuchè visse seguitò i suoi consigli, e profitta 
dei suoi insegnamenti. La Duchessa Eleonora aweb- 
he desiderato che egli assoggettasse un poco più ìl 
suo Prìncipe alla natione Spagnola , e perciò nelU 
ultimi anni della sua vita gli mosse qualche perse- 
cuzione. Morì nel iS^Q'y era egli uomo di lettere, 
pratico delle Corti ^ e istruito nella politica da Cle- 
mente VII. 

Oltre il Campana era dì grande autoritli {Hresso 
Cosimo Lelio Torello da Fano, insigne Giurecon- 
Bulto dei suoi tempi. Avea egli servito in qualità di 
Auditore Giovanni de' Medici Padre di Coàimo , 
Governatore perpetuo dì Fano , e dopo la di lui noor- 
te Clemente VII. lo adoprò nel Governo di Bene- 
Vento. Fatto Duca dì Firenze Alessandro fu il To- 
nello prescelto per la Rota Fiorentina, dove ebbe due 
sonferme; e il Duca Cosimo nel iS3q lo dichiarò 



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U6 Stmik DI TOSCAlfA. 

j^. SQO primo Auditor» , e dopo la morte del Campai 
&G.na nel iS^G lo fece auo jù'jmo Spretano di Stato.' 
'^' Possedeva questo Soggetto la Legge eulta e subii* 
nte , ed era ornato dj lettere, e bene iatiuìto nella 
■ciensa del Governo e della politica, neceaaana alle 
Corti per ben trattare gli affavi. Esso fu che diresse 
principalmente il Gorecyo^ iulemo del Duca , e lo 
istruì per ristabilire nei Tribunali del Dominio la 
Giustizia e l'osservansa delle Lef^i , che le passate 
rivoluùooj >e le calamità dei tempi arcano rese ina- 
tili ed inoperose. Questi due Miuistri, giic ct^sture 
di Fap^ Clemente, furono quelli , che cob gì' inae- 
giumenti i e col fatto formarono alla politica e «I 
Governo lo spirito di Goaimo naturalmente eleva* 
tt>^ ma per l' avanti inculto, e inesperto. Essi p<4 
De iormarooo un terzo, che fu l'unico tra i Fio» 
reatini ^ che arrivasse a possedere superiorra«ite ad 
Ogni ^Itro la stima e la roufidenu del Duca. Fuque- 
sti Angelo JViccohni figlio dì Afatteoj uno dei Coii>^ 
nglieri segreti, che istruito aelU Avvocatura, a- 
vendo dato dei saggi di sapere e di probità , fu in-' 
caricato dal Duca nel i54o di portarsi alla Corte di 
Carlo y.j per difendere la causa della eredità del 
Duca Alessandro contro le pretensioni di Biadarne 
d'Austria: ritornato alla Patria fu sostituito nelCtmsi- 
gUo Segreto in luogodi suo Padre già morto^eserviU 
Duca in molte importanti commissioni, come dimo- 
strerà il corso di questa Istoria. Erano alla Corte di 
Gosimodim'se altre creature di Papa Clemente, cioè 
ilVescoTO di Forlì^e il Vescovo di Assisi , ed altri Se- 
gretari KeltidalDuca Alessandro, che egli ritenne co- 
me esperti nel maneggiodelli afiari^e delle cose della 
Cìtti. Nella sua elezione volle Cosimo esser grato a 
Pier Francesco del Riccio , che lo avea educato, e 



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tra. L CAP. VHt - aif __, 

WdicUud suo Segretario) dandoli il orico di tatti ^^, 
li affari domestici delb sua Corte, e. in progresso <H ò. 
le fece suo Maggiordomo. Era costui an Ftete. da ' ^ 
Pratoy che dalla Maria Salviati era stato destinato 
per l'educaùone di Cosimo ; possedeva mediocre- 
mente le lettere , e sebbene il suo allievo non aves- 
•e profittato moltodelle istruzioni ^av caperò sapu- 
to inspirarli un genio , e una propensione per i dot- 
tì^con roetterU davanti agli occhi gliesempjdeisuo 
ahteDatij fu molto amato dal Duca ^ die finalmen- • 
te ricompenaò la sua fedele servitù col confetirU la 
Prc^toeitura di Prato. Ugolino Grifoni da S. Minia-' 
to, e Lorenzo Pagni da Pescia furono due S^re- 
tar) y che resero al Duca dei servigi importanti ; il 
primo esercitato sotto l'Iatorico Guicciardini nella 
diverse commissioni , die egli esegui per Papa Cle- 
tnente, passò al servizio di Alessandro, e fu utile 
1 Cosimo nei principi ^^^ ^"° Governo; fu poi ri- 
compensato -con la Commenda di Maestro Genera- 
4e dell' Àltopasso. Il Pagoi era un Notare addetto 
da gran tempo al servìzio della Casa Medici^ di cui 
■Cosimo molto si valse per inviarlo a Carlo V. , t 
ad altre Corti d' Italia. La diffidenza^ vizio albra 
dominante tra i Principi e tra i Privati , non per- 
metteva di con&lare alla carta i più rilevanti ne» 
^zj j e perciò era Necessario uno stuolo di persona 
fedeli e s^ete , le quali istruite, vocalmente si por- 
tamero a trattare gli afiari , che gU erano commes-- 
ìL Le notizie restavano in tal guisa sepolte, e l'i- 
storia ha perduto assai per questa causa. Molti alb-i 
di minor ctmto servivano il Duca nelli a&ri ì più 
gelosi del Governo, e della corrispondenza con le 
altre Corti , e tutti custodivano in forma il scvreto^ 
che mai furono chiaramente note alla CitU le m.a»- 



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>t8 STOMA DI toscana: 

f^j,^ urne di Govemo^ e ì tntUti di questo Prìncipe eoa 

di eie altre Corti. 

*^' Allorché ebbe ridotto slla intera soa dipen* 
densa le Magistrature del Dominio , e che per la 
quantità delle forie divenne rispettabile anche al 
di fuori j con farsi distìnguere nel rango dei IVin- 
eìpi Italiani, intraprese da per se stesso la diroùo- 
ne delli afEari, e eoo indefessa attivitii , e aandoa 
vigilanza incumbeva alla risoluùooe dei medesimi 
Segnava di sua mano tutte le suppliche dei Parti- 
colari , e le rappresentanze dei Ministri , indicando 
con precisione la sua volontà, e dirigendo le opera- 
rioni dei Tribunali all'interesse delloStatOjC alla pub- 
blica quiete: ben informato della pubblica ecoBomia 
e della sua propria, regolava da per sestesfo leammi* 
»ìstrazioni,e correggeva gli abusi, « le mancanze di 
chi ammifltrava.Occupato da un immenso numerodi 
corrispondenze aldi fuori, e Dell'interno del suo Do- 
minio suggeriva ai Segretarj di proprìa mano o in 
pie della lettera, o nei sommarj, che gli erano prfr< 
sentati, la replica da farsi aciascano. £ siccome ers 
persuaso che il segreto fosse nel maneggio delli af- 
fari il requisito più necessario per ben riescÌEvi^ te- 
neva perciò dei cartai dì proprìa mano pergliaf- 
£irì i più premurosi^ e ne poneva al r^istro dì suo 
|ff(^rio pugno le lettere. Qualunque Ministro o Par- 
ticolare , che gli indirìxzBSse qualche importante 
notizia in prepria mano. , ne rìceveva la replica dì 
•00 carattere. Così laboriosa applicazione in breve 
tempo lo costitm in grado di potere senza l'altmi 
consiglio dirigere i proprj interesn, e di valersi dei 
Ministri solamente per eseguire. £ aricene ordi- 
nasse in pregresso il Consiglio della Pratica Segre- 
ta per soprintendere alle cootroversie giuriadizio- 



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mlij e alla coDaerrazione dei rnij^remì diritti della~~' 
$orranità , volle non ostante prevenire sempre 1« ^^' 
deliberazioni del medesimo con la dicbÌara7tone,55[ 
della sua volontà. Con questo spirito, e con questa 
attivitìi senea esempio atteDdevaariparareconnup- 
TÌ provvedimenti alH abusi einccmveDieuti» intro* 
dotti nel Dominio per le sofferte revoluzioni, e a 
quei difetti di legislaziotKe, che non aveano corret- 
to ì Riformatori del i533,e il Duca Alessandro nel 
«no breve regno. Avrebbe il Duca Cosimo dovuto 
conia sua attività , e con rajutodei due jnaigni 
Giureconsulti Torelli e Miccotini rifondere la vec- 
chia legislazione della Repubblica, e non lasciare 
Vn ammasso di leggi occaaionali in parte contra- 
dittorie, e in parte relative a qwlle dell' antico si- 
stema ; né aggiungere farragine , e involvere mag- 
giormeqte i Tribunali e i Popoli nell'oscurità. Ciò 
non ostante non mancò di mv| r^olamenti per U 
polizia Ecclenaatica , per la comune sicurezza, • 
per la pubblica economìa. £ primieramente aven- 
do per i passati disastri, e per Kassenza ddli Ordi- 
narj dalle loro residenze trovato nella massima de- 
clinazione il culto e la disciplina, e gli Ecclesiasti- 
ci predominati dall' ambiùone e dall'avidità , pn>- 
curò di richiamare i Pt^li alloro dovere,edÌ fre- 
nare con la l^e un inconveniente , che avrebbe 
potuto alterare U Ijranquillità dello Stato: perciò^ne- 
rendo alle di^Kwizioai dello Statuto ("^ e a una 
provvisione della Repubblica dell'anno i344; «oa 
sua circolare dei i5 Lagtio iSBp ordinò a tnttii 
Rettori e Giuadicenti del Dominio, che in ogni va- 
canza dei Benefizi Ecclesiastici ne prendemero for- 
malmente il possesso e amminittraucHie, per resti* 



i,z.dbvCo(>glc 



Mo STOMA DI TOSCANA. 

^^ tuirle a chi di ragione , e deputassero una peruioa. 

di cEccIesiastiOa'per tutto ciò, che appartiene al colto 

iS5i Divioo, con sudisfarla dei frutti correnti. lacaricò il 
Torello suo primo Auditore della privativa cogni- 
zione di queste cause , e del concedere o oo la facoltà 
dei possessi secondo il diritto dei postulanti, svilup- 
pando la giustizia dalle intrigate sottigliezze dei ri- 
servi, espettative j regressi , rìsegne, prevenzioni, e 
da- tutto ciò che avea saputo imaginare la Curia 
Romana, per tenere avviluppata questa materia. Lo 
stesso Paolo III. nel conctnrdare col Duca la con- 
troversia dell'Àltopasso non potè pei opporsi al vi- 
gore, ch'egli avea dato alle antiche leggi e consue- 
-tudini, che i suoi antecessori aveano già concorda-; 
te con la' Repubblica, e autenticate con tanti Brevi 
ed istanze^ perchè fossero ammessi al possesso i no- 
minati da loro ai Benelìzj del Dominio. L'osservan- 
za di questi ordini diede principio e forma al Dica-' 
clero Giurisdizionale di Toscana per l^ammissione 
-o repulsa di giudizj , atti , e documenti iàbbrìcatì 
fuMÌ del Dominio. 

L'universale depravazione dei costumi^ e la scan- 
dalosa licenza delli Ecclesiastici richiedevano nel 
pianodella nuova costituzione tutta l'attenzione dd 
Legislatore-Aveva ^lì in veduta di togliere c^ni mo> 
tìvo , che potesse alterare la pubblica ti-anquilUtÀ , 
giacché in essa. era principalmoite fondata la sua 
sicurezza^ e perciò pubblicò varie le|^ per raffre* 
nare la dissolutezza , e obbligare la gioventù alla 
modestia principalmente nelle Chiese, comminan- 
do ai trasgressori severissime pene, e specialmente 
ai Beatemmiatori la perforazione della lingua. E 
aiccome la l^e non ha l'attiviti di operare nelli 
uomini abituati nel vizio unarnutazìoueistoatauea, 



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LIB. I.CXP.vm. alt 

percìàio spavento della ecceuiva pena, prevalen- j^^ 
do alU fiddcia dipotersÌDniforniarealla volontà deldi C; 
Xi^ifllatore, fece nascere nella Città martore apou- '^^' 
certo peri' allontananiento di molti, che abbando- 
Bavano le Arti e la Patria, piuttosto che sogiacere 
al furore della Liegge , e dei Ministri che l'eseguÌTA-. 
no. Avrebbe il Duca voluto potere estendere con 
«uccèsso questo suo velo verso i R^olari special- 
mente delli Ordini Medicanti,! quali con la loro 
licenziósa vita avvilivano il proprio ministwo , ed 
impegnavano maggiormente i Laici a perseverare 
nel vizio. Fra questi sì distinguevano in grado emi- 
nente i Conventuali di S. Francesco, quali tentò ino- 
tilmente di ottenere dal Papa di potere ridurre iu 
tutto il suo Stato alla osservanza , siccome erasuc- 
cesso nei r^ni di Spagna. AveanocoaUHTO il governo 
apirituale, e temporale di molti Monasteri di Suore 
del loro Ordine, del quale liberamente abusavano^ 
essendo per opera loro quei Sacri asili di Vergini ri- 
dotti scandalosi alberghi d' incontineuza , e di prdh ' 
atituzione. Facilitava forse questo sconcerto il non 
Cfaere la clausura prescritta in quei rigorosi termini, 
che il Concilio Tridentino, e le Costituzioni di Pio 
V. e di Gr^orio XIII. hanno stabiUto posterior- 
mente; e forse ilBuca Àleasandro col suo malo e- 
aempio gli avea corifa'matì in questo esercizio, 
in cui ben volontierì si erano associati anche i 
Laici . Ma Cosimo , volendo ridurre a perfezid* 
ne il piano , che si era prefisso per la riforma dei 
costumi, punì con estrema severità ì Laici, che 
li erano direttamente soggetti , ed operò in fo#- 
ma d' impedire ai Frati dì proseguire ìb appresso in 
così scandaloso contegno. Interpellò frattanta tutti 
i Yesoovi del Dominio, e ì Generali dclU Ordini, 



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^ 93* STORU DI TOSCANA 

Ah. ed ottenuto-il loro consenso elesse una DepilttBion* 
^ C. composta di tre St^gettì , cioè del Vicario dell'Arci- 
' ' vescovo f di Alessandro Strozzi I^tiposto della Bfe< 
tropolitana^ e di Angelo Niccolini sno ConsigUere • 
Auditore; diede loro istruzione di el^gere qnattr» 
Operai per ciascun Monastero della Gttà, e d'invi- 
gìlare che lo stesso facessero i Rettori per la Provine 
eia, procurando di allontanare dai Monasto'j per 
quanto fi>sse possibile ì Conventuali dei quattro Oiv 
^nì Mendicanti. In seguito sotto H 17 A]prile i545 
pubblicò una Legge, in cui distinguendo iMonaste^ 
ri sottoposti all' Ordinario da quelli non sotto*- 
posti Del primo caso incaricò gli Operai del solo 
Governo lemponle, rilasciando ai Vescovi lo spiri* 
toale ; ma nel secondo volle che i tre Deputati as* 
«nmesao» l'intero governo tanto spirituale che Cem« 
pcurale, e la scelta dciConressorì. Stabilita l'autorità 
dei Deputati, e quella delii Operai relatiramenteù 
Monasteri sottoposti bU' Ordinario , quanto al dettt>^ 
glio del governo intano dei non sottoposti si rimes* 
«e a ciò , cbe i D^atati avrebbero conrenitto con ì 
Generali delU Ordini.FraetsisìdistiaBe quello dei 
Conventuali di S. Francesco, il quale con atto dei 
a3 Gennajo iS^S renuttiiò in mano del Duca tutti 
i Monasteri del Dominio governati dal suo Ordine^ 
con ampia facoltà non solo di &rli dirigere nello 
spirituale e nel temporale , ma ancora di puoire a 
tratti di fune tutti quei Frati, cbe si acoostasseroa 
trattare con le Monache sema espressa licenaa. La 
ktcasa Rubrica 48. del libro V. dello Statuto avea 
suggerito a Cosimo- questo pensiero, poiché in essa 
è prescritta l' elezione di sei Soggetti da deputarsi 
per il Governo temporale dei Benefizj e dei Mona- 
steri, e-per invigilare allo spirituale, acciò aoa man- 



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LIB- I. tlàP. Vnt 9»3 ^^ 

«lù Belle Oàeaè il necessario serviuo per ìl colto, ^m 
Con qneito itcuo spirito avrebbe il Duca voluto di C 
jnfoniure anche i Frati, dei costumi e ambizione'^* 
^m «pulì troppo era malcontento per le cratìnue 
querele , che lotto giorno ne riceveva dai Popoli > 
• perciò, non avendo potuto efiettoare il siio peoaìe* 
ro di ridurre all'osservanxa i Gooventuab di S. Fran- 
cesco , procurò almeDo di toglier l' abuso introdot* 
to in tuUì li ordini R^;olari di ricevere le profès* 
fìoni dei Fanciulli di età immatura, e incapaci di 
disporre dd propria- Stato. Era ^li persuase , che 
gli aomÌDÌ costituiti in uno stato violento senza il 
concorso della pn^uia volontà doveano essere eoa* 
tmuamente in contradtzione con se medesimi, alie* 
al da quello che professavano, nemici della soci» 
là , da coi erano stati remossi, e in conseguenza ù^ 
cilraenle pertarbatori della pubblica tranquillità; et 
ttccomc, secondo la qualità dei tempi, credè nece*« 
atrio ÌQ questa operazione il concorso dell'antoritk 
Pontificia, ottenne da Paolo UI. no Breve, iu coi 
ù dichiarava che i Frati Osservanti non poteasera 
accettare persone di minore età dì anni quattordi^ 
ei'> e ì Conventnali di diciasette. Pubblicò pertanto 
mi Settembre i545 una legge per l'esecuzione di 
questo Breve, e volle che dai Rettori 6 Giusdicenti 
della Provincia fosse inserita ndli Statuti delle Goi 
monìlà. Tali provvedimenti, sebbene raHrenarona 
in parte la depravaaione e gli abusi, non calmaro- 
no però l'animo del Legislature, intento a fare ar-* 
gioe alle nuove massime di Religione, die serp^* 
gìavano per l^talia.,1 progressi e l' ardire dei No- 
vatori in Gnnmania, e la persuasione che le loro dot- 
trineÌBsensibilmente trovavano in FVancia,non po- 
tevano non commoBÌcaraìairitalia troppo unita di 



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m4 storia di toscana. 

j^p, commercio, edirelaziooi con queste Pràvincie. Li» 
«li C-calùnnie, che Paolo III. area sparso contro dì esso 
"^ 'in occasione della espnUioae dei Frati di S. Marco^ 
lo impegnavano maggiormente a invigilare alla con- 
servazione della purità della fede; vedeva ancora ì» 
opinioni di Calvino accolte in Ferrara dalla Duchessa 
Renata, chenonarrossivadifavorirlepidiblicanien* 
te i sapeva quali massime erano state disseminata 
dai pulpiti in Napoli, e quali sconcerti avea prodot- 
tò il rimedio, che Carlo V. meditava di àpfiorvì.; 
vedeva finalmente che alle frontiere dello Stato i 
Lucchesi lasciavano tacitamente germogliare fra lo- 
ro questa serneuza, che facilmente potea traptan» 
tarsi nel suo Dominio. Perciò, imitando qudla, che 
Bvea operotoinFiandi^rimperatore, promulgò od 
1549 ""^ l^S^ P^ intimare « chiunque averàe li- 
bri di Eretici , e specialmente :di Fra Bernardino 
Ochino da Siena, e di Pietro Martire Fiorentino, 
che dovesse in termine di quindici giorni presen- 
tarli al -Vicario dell'Arcivescovo, sotto pena dì ceq- 
to ducati e dieci anni di galera ; minacciando, dopo 
scorso il predetto termine, la. visita alle case delle 
persone sospette, e proibì sotto gravi pene la stam*- 
pa dei libri predetti. £raìn Firenze già fino dai {vjl- 
mi tempi stabilito il Tribunale dell'Inquisizione, 
esercitato dai Conventuali di S.'Francesoo, che, do- 
po avere imperversato con varb successo contro i 
Gttadinìed i Sudditi, era stato finalmente dalla Rf- 
pubblica l'anno li^S., non ostanti le coufure e ìm 
opposizioni di Clemente VI., ristretto fra c«'ti limi- 
ti di moderazione, togliendoli b forza, le carceri^ le 
oonfiacazionij e le condanne pecuniarie, riducendo* 
vlo alla sempUce cognizione di causa, con. potere solo 
inserire pene personali, da esequirsi però dal braccio 



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-ira. I. ekp. via uS 

■ Mcolsre. In tale stato «i era mantenuto fino g questi ^^_ 
tempìj mi quali, senza DìeHte alterare i M]|M«(ldet-dt C 
ti ordiiri della Cittì , ensteva una Depataxiono di *^* 
tre GommìaBarj eietti dalla Congregaaiuuedi Roma 
che oDìtanKiite eoa l'Iaquiàtwe cenoecevano le 
caoae di Beligione e partecipavano al Duca le con- 
danne da es^uirsi ; i tre Deputati da Roma eranp 
il Vicario deU'Arcirescòvo, il Proposto Alessandro 
StroE»^ e lo SpedalÌDgo di S. Maria Nuova. Costoro 
■el Dicembre 1 55 1« diedero alla Città un logiUiK 
^>ettac(^ in iwina di ^uto da Fé, consìstente ia 
una IVocessioue composta dì veotidue Sedetti, al- 
la tettli diei quali era Bart(4ommeo Pancìatichi 
rìecoXìttadino^echeaTea servito il Duca in qua- 
lità dì Ambasciatore-alla Corte dì Francia. Erano 
tasi vestiti con cappe é bavagli dipinti di Croci e di 
Diavoli , e cmdotti alla Metropolitana furono qui- 
vi pubblicamente ribenedeiti con essere àU>raciatì 
nella pianta ì loro likHri;alcaiM dMmesvbirono pri- 
vatamente la stessa fbfmalità' ncAla duesa di S; Si- 
mone. Lo xelo di questi Commissarj li wgnalò po^ 
co dopo nella perioda di Lodovico Dòoaeuiebt Pia- 
centinoi il qaale venuto a Firoiie nel Marto i547 
avendo dedicatosi Duta le sne-tradaiàoni dì XeQ»< 
fitutej era da esso ìntrattAutò in 'quésti psercìsi dì 
letteratura ; [H*oce8satD dai Gommissorf fu oondan-- 
nato , come apparisce dal seguente rappot4o , che 
csn fecero al Duea: Lodùvico Domemchì , persemi 
letterata di trentotto amù in circa j-ha traiiott» 
di latino ut volgara la Ifieoó*mÌamt del CoMnOy 
à stato asMìttente se/Opre aUa stampa , e a coreg- 
gerlai l'idra è dia(aìettistimu e stanziata infìrea- 
xe^ sotto il titolo e itome di Basilea falsamente » 
e^per mesto f gli, è sospetta di era^j hencfièe^ 



^dbyGoo^^lc 



9b6 storia, di TOSGA^fA. 

^j,_ piaghi twor mai tenuta opinione: cattiva^ Vt^afojk^. 

DA , W* FI«lt.CO?l^«A I,Wf». V.; WC, SOPSIl »H»Vk-, 
•JOIfE. ,,.;,■ , .■ ■.( 1. , 

, Non ntcno'ffWet^ft^rp Th J'ÌJjq«vi?Ìo|»fl,,«fc«, C»t 
«imo eresse coAti'p..i.rì|>fUt e.i p«rtvH>9tPi;^ 4^ mk; 
$iat», e; doUa ppbtilifin.U-atfquiÙitàrlAl^pùbUicaK 
(jUre »1 tenera (;<mtij»i|arajn;it9 towirieia^ ^ 4Mnt«i 
'vtgi|«n9a un Maè^ì^^Ur. (Hw^\i ,Unìxu>U.«M!X<Nh 
sr^coU enfi lqggi«0c4us)Qrali^,vje4.pÀù,T<o^4»:ornt 
stofioatro i ine4e«A)i,e8p«CÌalitiput9nQl iSsOt^Oi 
tra i. J|I^«Uf Qndp eletta qa alU» |tf BgÌ8tnM}j:4<4tu 
d^UiiOflUitli, B.StnldaPÌ<ÌBÌ' rìMU d« dura^ uq 40*^ 
uQt nut eoa pianai ^uriMliztqtw d'iii<;9rporari3,(i/&--i. 

dei ritMUìk!prttv«(u«ntÀ|M9:.cawti d) dotÌ9 fidecom- 
nhai MDi»-9fi9mimifiliiciì^ tta,a$^wsn\'ìj cbe d«l 
i5i<i'fin»4 (ji^ Mfflpo fc»pw plinti» ft4o«uU, 
perreoiffi.ìM detti rU»UiL-.QUiw>. la per^offìMw dei, 
km:Doajniilone0r» q«Ua,U«Ue.pflnoet) ^ iilQu-> 
ca.C(MidK)iAetiBeu>.^eti(ai« volU uncbQjnjwrfroot 
i2 rigore ^péiohff.iwl tinvv» ■i$a') {9vilÙ4Ì. Sudditi 
opù ocxritpfaàtarA.t^ia htilwAU , «Hto p4)»..d'4n-: 
OQrcereii0l/TO«d«wA)O pr^ji||dMtit>.ia4 ASSftjwoin 
lù.iMm spJo.Udu'.jriceUQ.ai màdwiinì tdle ifrfl«tii»^ 
w del Bostdi^Q.^ iu0'.'KoUe..fliv»» chn fthswiv.tn-k 
tmBuU^4DÌmaii4o\i':Rop«LiiCo«slo,vi«QM»piBawk ». 
oUiligSQd9,QJMd»edmUhi dia iÌMW QNHiycvaJ» idei 
IiU^o'deU« lurà dinwra)>Hvelulo <ubiUtal*ote<al 
TrìbaaaU: le CQni«ailàifu«;fiao.aitiieus.ci)niii£iv. 
VMÌ alhi óuervtftKk di %wsMi ^9tS'* rla>ibuiM ^ 



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EHt IT C4Jh Tlir." ■ ^»f 

«be r«TeMero ti«igiHliu,iwonodichwra(f clccadu- ^^^ 
te dalle ragioni doteiì. Noi i54o proibì a cbiiMitiiMdi C. 
Uprvnder foldo dal Pno^» «staro sba^HiMc^Hrei-'^* 
u liecnu , dichiarand» «itti pena peninifrìa p6r il 
traagrenara ^ a cui volle che fosa^ tonoboi il padrq 
per iiiiglio,il fratella' par il Jrateil9,« illaepe* ilei, 
pote. Kel 1 547 riniioTÒ le suddette lag^ « («oa^pera- 
M il perdobo a tirtU qwlli ^ dm si riinettMierfraeUt 
sua demeois; ma iiel>54BpeD*ò di oostbinwe eoa 
1* pro|iria sieuretza aacon l'inteaeiw 44 FwcOi A* 
dattaUiamassJHHdtUl^no, chela Oforta Qo««4 
«nlBciante a lrgDC»« il Giudino otti datiti «U lesa 
Mteatà, n>Uc aa(»n.)iiSerinaopc8 1« ^wponwoni di 
Areadio e di Qomtìd (*), cbe privarviia i fi^U 4à taU 
ddiaqmn liddl» eredi tàiW)latiMb«vibijeglidi<:bii^' 
ranMfc» ÌDcapaci di f'ìcekere con vwmdIi per testa* 
mento. Quarta di^pasiaiòfke nun parve H Cosi»* saffi-' 
dente a render iotalfiKObe iu^d i %U dfti ribeUi 
ÌqualiperninuUtealiflna9Ì0DÌ,epef- Tar:afcti é\atat^ 
trovaf aM il ineda di rientrala «a poMiWo d«Ì Belìi 
patenùpepMciqsi.niMMaAnAwyi pravvedÀmebli 
cenUoi aa^wnì^ Ait^tlUMHld* pvrtaBbftia. tMtft 
il'sao.ngorQl«4iftp*)ia«w.dttdiMltaF«DiApai» 6fl- 
coaiBriMfida .le.-Uig^ d^U» Ret)nUtlica« pi*Qftriey 
dicìSiiarò ebe il Fìsod iaoorparwM tutti «:tf«bi det 
ribaUe> tasto .fideeomaHati obà tivelUri , «ocorcb» 
aa^fattieMskitmMne, « si pa*s8g^ inialtti cbìa- 
mali ) che «'iMeAiesaera coofiscala qucUe pbtviooi 
dihcni dd padre, madre, btMo « iviii, dte. sareb- 
beradiragionfl dovnte pwanraiiel ddHM[ók4to>c«af' 
siderawlidi ì^ «fueste parte da) di (lel.|i«ièafcoicUliu 
to come smorti ak inastata , da prtUMbrac pere ii 
pqsmwa «U« lóri) «orie. Volle ioolUe «bf it Fisco 

< l*) L. 5. Cod^ »<> le(. lui. Mjwit I. nH» tf-ll. t . 



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aa» STOAU DI TOSCàltA. 

.A.ir mpprflsentaase la persona del deliatfoent* y e mic^ 
3i C.(]j5c«n(lenti maschi quanto aUe condizioni, vocaziò- 
' ' ni , e diritti , che « sarei>bcro dovati pnri6care in 
qofllo o in quelli. I figli dei ribelli, condaDtnti td^ 
la infamia , e alla povertà dalla le^je Imperiale « 
da qaelle di Firanae j, doverono per questa nuova 
dispoaiiìone di Conroo aoggìacare ancora a un eò- 
lio perprtuo dalla Patria ; i minori dì dodici anni 
fbroao soggetti a tal pena, per doverla subire appe- 
na compiu l'età predietta. Questa h^ge, dettata dal- 
lo ^rito di vendetta e di aviditk , trovò qaalcli* 
ostacolo tra i Consiglieri del Duca , e il Niocolini 
non arrossi di moatrarne manifestamente la sua di* 
«approvazione , ma il rigore dì Cosimo prevalse 4 
qualunque riguardo. Dopo obe fìi promulgatasi de- 
nominò F(^verina in odio delfautore, che fa Jaco- 
po Polverini da Prato , Auditore Ducale nel Magi- 
«trato dei Consiglieri^ Avvocato Fiscale^ e Beffe- 
tario^ella Pratica Segreta, uomo di molta aiftórìtà, 
e impiegato dal Dnea in molte commissioni, e spe- 
cialmente ecoQomicbe. Stabilita col massimo rigo- 
re l'osservansa di queste disposiaìoni nel i556, «•• 
«nido nato qpalcbedabbiasc^ira l'inteH^ensa del- 
le medesime circa i'ineorpOTO dei Fideeommiari, 
fii dichiarate che la legge , siccome non si ooDJbr- 
mava con le dispoaiaioni di ragion comune , così la 
mente del Legi^atore era che comprendesse aneli* 
quei fldécommiasf £itti a iavore di colore , che Ì4is> 
eera congiunti al ribelle per lìnea traosvenale qù- 
lottt però fcasevo della steasf agnaiionee casata. 

Così ardente e animato iselp per la pr^musica- 
rexza fu esteso da Cosimo anche in difesa àsi 9m- 
ticolari j non sole per la retta amministrasone del- 
la Giustizia j ma ancora per prevenire in quanto 



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LIB. L CAT. rat. U9 

ime pcwùlnle i malefic} e ìnreitigftnie gli «uUoi , "^^ 
•finché non ne rotuaero impiuiiti. Ii'iiitni{weio4iC 
pian* ^Ib Hiforina dei Goatuini Ufm tvera tatto <^' 
il sDconso, e l'atrocità delle pene inaspriva inag^ 
gìornutntc gli nomioi , e non gU ^ventava. Le eoa- 
fiacacionì, i bandì, e le delastoiù MgrHa accreace- 
vano gli odj prìtati ; le asioni amane , drcgacrit t* 
fra tasti limiti , e investigate da tanti severi oaaer- 
TBtori , difficilmente poteanocontenenilragliatrat- 
tì termini preacritti da una intrigata I^idasione , 
die in vece di dìHgei^ pìutloato le confondeva.Ua 
{Hcci^ eiTore punito con troppa aevoità ne prodti- 
cevB dei maggiori ^ e le ^agreasioni cagionarana 
m breve tempo i delitti. L' antica, {èrocia della na* 
flàone, piuttosto che essere ammi^lita con la ragio- 
ne ^ era incitata dal aoverchio rigore. Ancora cova- 
va nel cuore di motti l'antico qnrito Repubblica- 
no; le lettere e le arti, ampiamente riatabilite , e 
propagate dal Duca p«- addolcire i coatumì^ ope? 
ravano. troppo lentamente per vederne il auccesao ; 
)a miseria > e gli aggravj peraonali ^ e reali acfye* 
•cevano i delitti j le aggreaaioni, le risae^ e gli «mì- 
cie] j erano tnq^ frequenti, e il Duca, seguitando 
lo spirita del secolo, credè di potere rimediare al 
disordine con raddoppiare b spavento , è le pene.^ 
Perciò nelli ondici Harxo i549 pi^mulgò una leg- 
ge contro gli omicidiarj, in cui , aenaa &r distia- 
uone alcuna alle varie chrcostanie di questo delit- 
to y proibi a chiunque il dare a tali delinquenti ve* 
nin ricetto, obbligando ciascuno a notificarli. Dfr< 
stinò premj a chi gli ammazsasse, o qonsqinaf- 
ae vìvi in potere della giustizia , e finalmente pri- 
TÒ r omiddiario di ogni speranaa di ottener grazia , 
• di poter ritwnare alla Patria eenia conunettcre 



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a3« . STORIA. Ili TOSCARA 
H^ \m altro omicidio, cioè m non Bvt«te i 
ài G. con^ {e sue proprie mani uo rilieUe ^ o Inodita la 
'^' questa stessa legge ordmò che, seguitaiulo L' uso 
delle priDcipftU CitU d' Italia , si Jtalnlissnro per le 
direiM contrade 4ella Città i denuoiiatori dei ma- 
leficj nella dkattc- delli arUgiatii, e delle, persooc 
solite risederoftì cootintio nelle laedesime. Fer leg- 
ge già ripetuta era stato vietato il ritenere nelU 
Cktà f e per otto m^lia in tomo alla medesini a qua* 
lunqiw qualità di asmi sotto pena della vita , e deU 
la cooBscaiiimc dei beni/ ma anche questo rime- 
1^ er9 riescito inutile a stabilire perfèttamente la 
quiete. Il metodo dei denunziatori fu reputato pia 
efficace^ e finalmente li tredici Febbrajo fn pah* 
blicalo il'piano'j e «rdinata l'esecaùone. Fu distri- 
iHiìta laCittà in ciiiquanta divisioni^ denominate 
SìuAdwpa^ io CMVcbedBaa delle quaU furono sta^ 
biliti una e due dcBUiuìatOEi , secondo la ma^iore 
o winiMre popeUneD* di essa. Si formò per ogni 
Sindicberìa vaabersa, ia cui ViMienraiio ii nomi 
dei Sedetti giiid>icati i più alnlì a quetto miaietero, 
per esiraneBe in ogni anno inuoTÌ Sindaci, o de* 
nuDciatori. Fu loro asicgnato V incarico di tenere 
informato ilTrtbonato di ogni^uù minato, auceea^ 
so ddU, ÌMBO Contrada, e gU In destinate prtna uno 
atipeadkr, e poi on premio proponaonaloalla dee 
nuitaia , e finalmente iumno dichiarati tmmnnii dp 
ogni esectnione personale fet debiti civili : questo 
metodo fu poi esteso nelle altveCittà del Dominio^ 
e per la Gampegu» 



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CAPITOLO NONO 

CantìlasioM econoBucn-detlo Statodi Fireiue. Convencìo 
. dei Fiqteoliu. Ei^iioaa ,partwaiaie ,- e mercatura del 
t)ucB Cosimo. Stato dell' Agricoltura^ Arti^ e manifattu- 
re: Fabbriche pubbliche ; Belle Arti, Lettere, e restau- 
ranonedello Studio'dtFiM. ' 

La Repubblica dì Firenze, nata e ingrandita dal- ~7~ 
le Arti e dalla Mercatura , ricaTara da esse la quau- ji o. 
tili necessaria dei tributi per l'eserciziu , e difesa >55i 
delta sua Sovranilà. TJ'n Popolo ricco dei guadagni 
delle pi-oprie manìfatlure ^ Cittadini opulénti per 
l'estensione del loro commèrcio soffrivano facil- 
niente delle gravose gabelle , ancbe su ì generi di 
prima necessità. Nei tempi più tranquilli e felici 
l'erezione di maestose labbrìchè, e l'ornato della 
Città facevano che ai spargesse nuovamente nel Po- 
polo quel , cbe soprarvanzava all' ordinurio man> 
teoimeuto delle. Magistrature. I Mercanti, dopò 
i lungbi e pericolosi travagli della mercatura , tor- 
navano a impiegare una parte dei loro profitU^ 
per procacciarsi il riposo e la delizia nell''Ame>' 
uità delle circonvicìoe campagne; e finalmeaie la 
ricchezza del Popolo formava quella ddla Repub< 
blica. Le revoluzioni d' Italia, e lo spìrito di' con-' 
qajsta , che preoccupò tutti i governi di questa 
Provincia, trasportarono anche Firenze a intrapren- 
der gnerre, far leghe, e comprare amicizie e àsai- 
atenza dai più poteuti.La ricchezza dei Cittadini fu 
]' unico tesoro aperto alla Repubblica per, sostenere 
isuoi impegnile gli accatti o prestanze gli sommi- 
liislrarono sempre il danaro (ler le occorrenze. La 
iurma dì tassarle a diserezione, suscitando delle 
querele, fa imaginato T'Estimo, il Catasto , e final- 
mente la Decima {*), gravezza ragionata imposta s« 
(*) Vedui il celebre trattato delU Decima e Gravezie 



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ftSf StORU-M<TOSCM!(^ 

Ah. i Ikqì stalxlì', e proporzicmatai alle facoM <ti chiun-* 
di C.que. Questo però non tolse il bisogno di nnovf ac*- 

'^' catti , è il debito contratto dal Pnbbìico nelle oc- 
casioni f assorbendo in gran parte l'entrate certe e 
costanti dello Stato, sconcertò la Repubblica ia 
quel punto stesso, cbe andava a perdere il commer* 
ciò e la liberti. Il principio del secolo XVI. fu l' e^ 
poca fatale di questi mali ; i Medici al di fuori gli 
preparavaDO la scbìaTÌtii > le nuove scoperte gli as- 
sorbivano all'estremità dell'Europa la mercatura, 
il governo popolare ^ e le inteme discordie gU di- 
sastravano r economia* Ciascuno dì questi mali 
contribuiva all'effettuazione dell' altroj e tptti ri 
combinarono nello stesso tempo. Quando noi i53o 
la Città ai arrese alle armi Imperiali, per pagare 
quarantamila ducati alle Triippe di Carlo V-, per- 
chè si ritirassero dal Dominio , fu spedito Bartolom- 
meo Cavalcanti a Clemente VII., percbè ne acccH 
modaase la Repubblica , o permettesse ]di valer» 
delli alanti di^e Chiese, non essendo possibile di 
trovare questa somma fra i Cittadini: essendosi di 
più la Città obbligata di dare a Don FerranteGoD- 
laga cinquanta dei principali in oata^io^fu il Papa 
pregato a interporsi per togliere questo aggnvÌD: 
per essere trappoonerosoai Cittadina qualifissen- 
do rimasti tutti poveri non avriano comodità di 
sostentare la vita loro in altro luog». Incominciò 
Con questi auspìcj il Priucipato di Alessandro ; ì%- 
Riforma -del i53i, sebbene avesse in considara- 
zione un risparmio per servire alla sicurezza e al 
fasto del Principe , fu non ostante troppo piccol* 
per esser bastante a sospendere nuove gravezieiCle- 
4«1 Commi di Fireate , delia moneU , o mercatura' dcir 
Fioifotiai in data di LUbona^ « dì Locca iT^S. 



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mente VII. , oiccome non roUe alteràn di troppo ^^ 
gti antichi ordini della Gttà , con lascia i«sai0teredi C 
hvecchia Sanm di amministrare Upabblidie rea- '^^* 
dite. Lft pregna difésa , le occorrenEe pnbUicbe, e . 
i ria) astrìnsero Alessandro a imporre Daov« e 
slrawdìnarie gra-reue, e i Cittadini aofirirono di 
OUdanimo che appena ristabilita in Fatrìa la tran- 
quillità li apponessero deUi ostacoli al rìnsscieote 
commercio. Ndla eleiiooe di Cosimo fu-pensatodl 
jMirU im frenoj affinchè nota si arrogasse con tanto 
afliitrio le pubbliche rendile, e gli assegnarono do- 
dicimtta ducati per il mantenimento, della sna Cor- 
te. Qaeata limitaxione ^ non* meno irragionevole 
che insussistente non produsse altro effetto che dì 
acquietare in quel punto gli animi dei malcon- 
tenti , poiché né lo spinto di Cosimo , né la costi- 
tuzione et»nomica dello Stato ammellerano la M- 
parasione dell! interessi del Pubblico da quelli 
del Principe. Ciò non ostante sì assoggettò Co-, 
siipo a questa l^e per qualche mese , fintanto ^ 
che cessato.il tinjpre dei Fuorusciti , e risoluto di 
fortificare il Domìnio nel i536^ ordinò una impo- 
sisione ad arbìtrio del sette percento suUi Artigia- 
ni e su i Cittadini^ e una Depntasìone pw tassare 
ed esìgere. Nel j54i impose un accatto» nel quale 
furono tassati anche i mercanti, che abitavano fuo- 
ri del Dominio^ brache non vi truaero beni; la ne- 
cessità di aver miliue , e artiglierie in occasioa 
della guerra di Perugia , e U proa^oimento della 
ìntra|H«se FortìQeanooi lo indussero ad accumula- 
re in questa forma il danaro. Nel 1 543 fii ordinato 
nn. altro maggiore accatto a perdita , per supplire 
alla somma sborsata all'Imperatore per la restìtn- 
ÀMM delle Fortcsce. Con ì^gfi dei dìeq Ottobre 



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334^ STOBU. m TOSCikNil 

^ 1S45 dichitrò cbe fittwro a carico dello Suto Uiu! 

diCgU alkfgVe passaggi di Truppe>persooaggi,egen- 

<35i ^ (l'arme> incaricando il Magistrato dei cinque di 

Contado dì repartiroe « prqxmioiie Is «pese fra 1» 

Comonità dflt Doaùnia 

Con la generale revisione dellì «stiaiì p«^ die 
«i togliessero gli abiui, introdotti facilmeeie in qori- 
VamminijtraBiciie nelle passate revolaiioni, eoltrir 
racereaciniènto dì questo prodotto procurò ancora 
che si stebiliaie la giuatiiiR nella eaaùone. Pf«t Gen* 
naro i5^i eloise otte CiUadini col titolo di Rìfor* 
nutori del Coptado di Piaa , arSnchè invigiloMèro' 
tlla diligente mimr^one dei beni , e oé fornuiaM- 
ro nn estimo, ad c^gctto di far concorrere propor-' 
siooatamenle ciascuno alle spese necessarie per ri* 
stabilire la cultura, e la salubrità diqaella Campa* 
gna. Le guerre, e l'ostinata resistensa dei I^ui 
contro la- Repubblica di FireuEe nel principio' del 
secoloBveiDO talmente desolato quel Territorio, che 
aignor^giato dalle acque, e abbandonato dalU abj- 
Uoti, era divenuto inculto e insalubre-, la stessa 
Città Mniidiruta,edisabitata era divenuta uno spet- 
tacolo di miseria e di orrore. A tutti questi mali vol- 
fe Cosimo riparare, e non ostante la capitolazione 
del i5o9.,.che esentava i Pisani da qualunque gra- 
vMCa, volh) che l'estimo si effettuasse Nel i55i 
raetò esattamele compita queata opera , e la stima 
di tutti i beni d»l contado di Pisa, non comprese le 
case, montò a Dnoatì a59444^ * Gootadiai, che prì* 
ma sopportavano le gravezae per gli esentì, furono 
sgravati da questo peso in vantaggio dell'agricolta' 
«. Con legge dai 3o Dicembre i547 "Aiarad per 
atEiodi esentioDÌ li antichi abitatori , t ne invita 
00^ var) privilegj dei nuovi , ad frettò dì'ammnv 



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«OH ìt Oììbita , e «ob k rìdincnfe Stelle «eque su ^„, 
Goil fertile Térrìlorie. Con «Ura leggedel prinedìa 
Maggio iSSt determinò il metodo da praticarei per '^* 
i^>plìeflve f prodotti drii' estimo «Ila nduzioatf del 
suola Piasno, al&nchÀ<tutti':H ofaitotori tanto noovi 
che vocch>ncoacorreMe>oo.pnpcHaùoiie.^el i5^S 
imvità per abitarvi t Grìatiani hudtì, e h Ebrei peri- 
oegiiiblti> • eCaccifiki dal PortegoUik, oflèrendtJi va- 
rie eoBOzicHii e comodità ; volte garantii^ da qua* 
loM.q«e peraecozioBe della Inquiàiìcioe, gli aancu- 
rù da qoakÌToglia delitto già commefiao , e gli di'* 
pBRSò da ognigraTeazapenonalee reale, eccettuate 
le ordioarie gabelle. Anche il Territorio di Pietra'* 
amta afflitto dalle steste calamità meritò i suoi paT'^ 
ticolaii riflessi, avendo incoraggko quei Popoli ali* 
agriocdtura, e a procorat^ coU l'escavanone dei feasi 
la :aabilirità dcU'arìs. QiMBle.premare eateee ia prò- 
gretto a tutte le paitti del «no IXimitiio , unite a un 
eetreOia rigore e vigilaooft nella esazione j [vodus' 
aero ìtt Kireve tempo on qoalefae accrescimento alte 
rendite pufali^idie, ma non però tale da poter sup- 
plire all' ordàaano dispendio , e alle straordinarie 
totrapvcec. MeU'anno iSSo lÌMeil Dtica da per se 
alesa» 1» rimaaione di tulle l'entrate del Dominio^ 
e dal risccmbn di sua muM^ appariece che in detto 
anso l'entrale Ordinarie dcUoStato di Firenae am-^ 
noirtaTano al iaràm a Ducati 437934- , < al netto » 
Dnaati 3679o3.rÌlidibf ndedettagliatamenteciasdieH 
duucapodidntiiata.Sébbene per cesi angusto Donai* 
ni* nob fesse souw^UaMo prodotto , ciò non ostante 
cwwbisiandolo con .ìegrapdtoee spese da eaaa &tte 
difortlfibanonie-fthbncke di Iusbq, soccer^ di 
Tra[^ e di danari aft" Irtpeialwe ^ fiiUvica e fiir* 
tiAoftn«»<fti Pertoferrajo, manteaiinatttBa IM^t- 



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a3« STOMA. Iti TÒSC&lf A. 

A^ n dì quattro Galere, levane reclute di Tni|^ per 
di G la difesa dello Stato, le decorose spediaioni alle Cor* 
'^' ti j lo stipendio di taati eaploaatorì per l'Italia e nel 
Donunio , e finalmente il fiuto della snaTkirte, bod 
inferiore, ma superiore a quello ddli -atei Flriiici* 
pi Italiani del ano rango, resterà certaonalie ìndnb' 
feio qual fosse la vera sorgente delle me rìcchraw. 
Le .tanto esagerate confiscaxioni non lo furono cer- 
tamente, poiché sebbenesÌTalesseìnproprìodiuiia 
. prte del loro prodotto, ciò non ostante per dimo- 
strare CMi la clemensa > e con la generosità il con* 
trapposto dell'estremo rigwv praticato con i ribel- 
li, molti di essi beni'donava ai più prossimi par«Lti 
dei medesimi, che li erano stati fedeli , molti ne 
impiegava in. pie fondazìoui^ e molti finalmente n' 
elargiva ai suoi Ministri , e Servitori i più favorìU. 
I partiti di danaro , che faceva con i Mercanti 
dei più riguarderoli empor) dell' £uropa , quantun- 
que alcuni per i) pagamento di cospicui cambi li fos- 
sero di un manifèsto svantaggio, altri però gli ap- 
portavano un notabil profitto per meno della mer* 
calura , alla quale avea già riv^te le sue appUcano- 
nì; le circostanze della Città gliene &cilitavano i 
mezzi. Fino dai più felici tempi del commercio a- 
Teano i Fiorentini stabilito ndle Piazze mcFcantili 
dell'Europa, e del Levante diverse Case di laro na-< 
tione per la più fàcile corrispoadeou della merc»> 
tura, e delcambio. I privilegi dei Principò, e la spe- 
ranza del profitto gU richiamavano fiicilmente » 
quell'esercizio, formando sull' eseùipio delle altre 
Nazioni il Coosolato con privativa eognìzioaeddle 
cause mercantili fra loro': le tArbolenie della Re- 
pubblica , e le divisiooi dei [fartiti aveaoo staccato 
totalmente mnlti.di essi dàlU Patria., « ma è m*-. 



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. LIB- 1. CaP. TX. 937 . 

nT^;1iamdq)ol'asse<]iodÌFÌrenze,ristd)ÌUtiiprin- ar. 
cìpali di loro nella Città, poterono in hreré tempo^*^ 
farvi rinascere il comnlercio, e le irti, f^orirano i 
Consolati dì Boros, Napoli, e Venezia^ e molto più 
qnelli di AnTCraa, Londra, e Lì(xie. In questa sola 
Città nel 154S. erano à7'Case di Negozio, o «iano 
ragioni cantanti in Hercaflti Fiorentini , enunciato 
tutte nel Diploma di Enrico II. in data dei a^. Sel> 
tembre i5^9. per conlèrmara ai medeaimì ì privi-' 
l^j concessili dai suoi predocessori. Attesta quel 
Monarca in detto atto eaaiet-H 'molto accetta questa 
Nazione iu rignardo delle cospicue somme impre- 
stateli al quattro eal cinque per cento, e'idel dono 
gratuito fattoli al suo aTTentmeoto alla Cortina: La' 
aomnia dei privilegj si ridoce a potergodere di tut- 
te le facoltà comuni ai Sudditi Franééai, e ad esM- 
re esenti dal diritto di Auliajn«. Farori il Duca Co- 
simo fin dal jHÓncifHO det suo governo i Gtta din 
dispersi per queste Piatze , non bc^o ad oggetto di 
ristabilire txm la loro opera l'antica mercatura uri- 
la Gitti, ma ancora per interessarsi con i Medesimi' 
nelle branche principali del loro commercio, e pò-' 
tere con la loro assistenaa e si(*artà ottenere dai 
Ganalùsti delle riguardevidi somme di danaro, per 
Taleraene all' occorrenta. Da ciò nasce cbe alciitìi ' 
Istorici gli rimproverano la paì^liti, e il soverchio 
fiiTore per j ricebi. Il monopolio esercitato net prò- 
prio Dominio , il beile imercio. nello Stalo Eccle-' 
siastico e nei Domio) Spagnoli gli facilllavaiio v 
maggiori profittili soli Gmoreai potevano esserli ri-' 
Tali nella mercatura di Ponènte, ma egli non ricu- 
sava di anir« con .ean il proprio interesse. La mer- - 
catura dei metalli fu tra le sue [vime intraprese ; 
•Urc U quantità dèlli itagnì , che levava dall'In- ' 



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___ *« STORIA «i TOSCANA 

^^ ghiUerTa,Jul tS^S. fece aLiaboaa un pirtito cosi 
di CcoDwieralùls di ar^^eolo^ che sorvi pef qoalcbe »a- 
*^'oo a User forQÌte di ({uesto metallo molto leccb* 
4'itali£ I Fuccberì ^lebri negozianti di Ai^tuU , 
che t^iQavanpGaM dln^gMioin varie Piaz^ dì £u^ 
ropa, e.particolarmeatein Veoezia erano Buoi ià- 
nailiari corri^poiideDli ie^ai- aveano l'appalto deUe^ 
miniere dlJugfaerìa, In Anversa faceva molti par* 
liti parte .io daQBro,e parto in marcanzìe, secondo 
lo stile di quella Piaua; <;io& prendeva una somma 
di centomila-ducati) «ettantacÌDqoemila sborsati in 
effettivo cpntanto per pagarne il cambio legale di 
dodici "ptw cento j giacche io Anversa «a nna leg> 
g^, cbe vietova di oltrepawjire questa somma, e 
trqntacinqBemila in piercafVEi^B giusto stima, sen- 
E^ però che per questo correas^ il. cambio; si davano 
le opportune sicurUi per la reintograzÌDne dalla. 
spmqiB nei. termini coaveauti, ipotecando lau par- 
to del^ rendita del pppiiaia a favore dell' intores^ 
aati'. Eolico VII}. Dfdla gfierra nostenuto contro la, 
Ifraocia «vealevaU? d'Anversa iqqoeato forma più; 
di U4 milione di ducati /p i Mercanti Fiorenlùd. 
gliene aveano gi^k procurato il partìtor Le. mercau* 
zie copsistevanoin raim;, S'^'j^t fu^tap^i' egrani^ 
c^e il Duca iiu»va p^i.r^veQ^er per l'iMtlia iadet" 
t{igUo opn ^uo.ivafcabilc pn^tto. X^e stesse. cvotraUa- 
zioni erftno praticate snc(H;a:da, Carlo .y.^ se qoq 
cbe facendole ^If a tutto, ^oqtanto. gli orano sem^ 
gre di manifesto 8y;aotageip. Teneva .il,0|ica due. 
Galeoni eaercitoti contiotwqen^ per trasporto del- 
le mercfinsate d«l I^fai^tSi e 4'^tolia nei. Porti di 
Spaguii, e di Ffandra;, di.d^ve ritornavano carichi, 
di quella merci-. Anche .t l^uchessa £lpoDoraj non. 
mfno iittento del marito a fiesto esercizio, potè io, 
j>ro.gre8So accumulare delle :Ìgaardevoli somme. 



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. L» I, OtP, IX. ' »l9 

Per tfbcMftngwne Cowioo fu creduto il più rie* j^ 
co e dflpHtvw Principe dell' IUlia.> potè aommìai-iliC.- 
«trai^^.Carlo Y* delle «ODvne iu qiu- 1 tempo aasu '^ * 
rUevftqti , e far» mpetUn» « Mtwve.daUitaliaaiy ^ 
e eoa qveitio mezco pota più iucìlmante raytabilire 
nel tMtt Stftto le arti, già di^rM per le ptuMtc re- 
Tolufiopl. AUtt nuL ^eeione iroi^ò Ja|Gittè oauican- 
%e di moUe jvli di loaio, 4 di elenne di necsaaiU^ 
ì{eU4 j539'in occwiotie ddJeiuaae di Eleonora dì 
Tqledo' iu. necenario Jer lavorore a Napoli, gli ar» 
genti , perchè io FiretiBa nunaava queat'arte ;; ooo.- 
eraQQ ia Città ibrnaci di vetri^ iiou.f«U>ricbe di cai 
re* e molte aUre raaailàtliifv, cbediepclveìiitflni-. 
pò dell'aiaedìo, il J)ac& Aleaetadroafea Irabciirato 
dopo di richiamarle. L'arte dem ùmM^aàltcb m]»* 
mento dcUa mercatttra di Fircttee , appella rial». 
bilila la quiete nella; €iUà« «rea riucquietato vige-' 
re, quale, però gli fu molto -aeeivaoiuto dalla "vigi'--. 
lajua di Gpaimo. Nel i537;enuio in Flreupe seo* 
uiUittre CaaBdinegOBÌo di laaa, e nel jS5i orano 
crwitìiitefino itt JiSC^frquanCuBqpueifal.diuiierdidi. 
e«e noti w rilevi cod oàtteU» 1» quantità del ìm^ 
TOKo^ « l'i^ténaioDe del -commercia, a[^n«ce paò' 
dùarBjnmte l'atcraicìracsU* dell'induttria UaUi 9>-: 
lutanti. L'eeito dei pendi isi làcera per l' avanti iat 
l«veote > e vi cr» iiiui magittratarB denonkioata ii 
Cwtsitvatori tM Coaunercioiii Levante, éheia^»'{ 
gilave eeprestamente fa qaota mercatura: Firenee- 
tetevB un Bailo .« Goitaatiiiopitli , e. la oiKloiie vt- 
godevb afoplisaiiBi privil^ij.cfaa'o^i nuovo Salta- 
no araaolito di tauferuarét :Xie 'ì^iraleriedei Tup* 
chi, la poca «icureixa jìoì Mebeanti, e la traslacionfe) 
del commercio in altre parti ^TOano iodeboliio il 
traffico dei Fitveatinl in LerqnlS!, di niodo che nel 



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«f« storia; t>I TOSCANA 

j^f,_ i55i mercint^^giavaQO in Pera sole qnmdici'CaAt 
a C dì Questa nazione. Per tentare di restituirla ndl'an- 
'^' tico vigore , concorsero tutte a lare uno Btra(»tl>nfr- 
rio r^lo al Visir di trenta pesie^di panno, ^fùo- 
dici di garbo e altre quindici di S. Martino, accom- 
pagnate da altrettanli drappi di seU, ma inutile fu 
qaesto sfi)rzo, perckè sempre più crebbe il laaguei^ 
re di quel commercia Piii felice riesci certamnite 
questo traf&co dalla parte di Ponente , dove oltre i 
saddetti pHDDÌeranosingohrnieote8p(M«>ut»,eri- 
obieate le rasce fabbricate in Firenie; questa maai^ 
iattura, che incontra da per tutto un «Nto singol»- 
pe,'lii qudk che in pn^;rèsto dimìnù k stima dri 
panni dettidigardo^ciwfinalmentedoTeronaoederB 
a quelli di Spagna^ e di Fiandra. Non trascuraTail 
Duca di favorire eoo tutto il. suo potere quést'arta^ 
e non ostante il rigore delle antiche It^gi permcs- 
se che i Forestio-i potassero associarsi con i Fioreo-- 
tini in questo esBrcisio. L'arte di tingavi panni con- 
tiibnì molto a mantenerne la stima: nel i543l'*P'> 
da Diacccto era il solo in Itiilia , che avesse il se- 
greta d'impastare la tinta del chermisi con ia eoa- 
oiniglia portata di Spagna, e in grana' di questo se- 
greto ritrovato da lui, non ostante la 1^^ dell'ar- 
te,' Cosimo. gli permesse di tingere in casa segreta- 
mente. I Veneziani ofilersero a Lupo molto danfws 
perchè gli comunicasse il segreta, e nel i543 pre- 
garono il Duca^ affincbi gli &ceine noto il ^udiii» 
che gli Ufficiali della mercanzia aveano latto sulU 
so^erta di quella-tiuta. Qd produsse che quantun- 
que vi ostassero le leggi dell'arte si trasportavano « 
FireDM fino dall'Inghilterra, edaUa Fiandra i pan- 
ni per tingersi con pagare gravose gabelle. licolore- 
P0Oiia»o per le vesti prelatizie era proprio dei soli 



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XB. I. CAP. ir. 44fr 

F3orentÌBÌ,nonmeDocbeil chermisi, e l'uno el'al-j^^. 
tro furono alla Città di non poco profìttp.CoB Dondi G. 
minor credito fioriva in Firtìnze la mani&ttura del- **** 
della seta, e i suoi dftppi erano molto ricercati in 
Spagna^ e aUeakreOrtidJEuropa, e particolarmen- 
te quelli tessuti con oro ; la Ck>rte di Carlo V. ai 
prevaleva dei drapf» di Firenze, e di essi si'facerao- 
nore il Daca nel- regalare i Ministri Impvriaili y ei 
pii^ rigùàrdevoli Personaggi. Per que^-. arti e^ 
costituiva dei fondi nelle diverse Case d\ negoEi» 
tanto della Città, che delle altre Piatte mercantili 
«ssociandDsi con' i Mercanti) donde ritraeva un pre- 
fitto ;C0n8ÌderabÌleij che anito all'entrate. Midinarìe 
ddlo Stato, le quali' ai aumentavano a proporzione 
del coniniercio ', faceva invidia alli altri Principi 
-dell'Europa. 

-' -NàmiriMÌ fiiroBo -le fine premure, pe^YJiè' olti!« 
-eHaCafàtaleiil commercio qi estebdé^se-ancora alle 
Città: subalterne , poiché a molte di èsse concene la 
maAifattora déHa lam [vima-^ielata loiv dalla R«- 
pubblica, pm-cbéi panni lion'ècbedeBaéra 'il pre»^ 
ao di quaranta fio^i per Ibracoio ; roa aiiigòlarmenke 
■rivoiise le cura alla CÌttJi'diPisiÌ',.qUalejperla:feli(' 
ce SUB ntuàÉióne ih vdoinanza-del oAtre^gilBdìcdva 
fin opporiuns per farvi fiorire le arta ,'» ìm mer* 
catara^ Dopaavere' per meEsóddlelèggi, edell'estir 
mo promossa la cultura, elBclubriikdiqueUeicampev 
gne , e avervi richiamato i. vecthiie nuoyì >abitaot^ 
0an la ^eataurauone delle Stiidio'j ejcaa b'fìtUirica 
delle Gdlere risvegliò quivi le artidìprinpaiaèoebsiti 
peTipoter poi più facilounUe rtabiliivi.quelle , che 
alimentano il lusso, e la Mercatura. Kel i54dÌBecf 
casioBe dell'arrivo dai Portngbeai e di jmlti altri 
Fotestieri io qadla Città, divenuta il deposito delle 
T. T. itì 



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a4s STORU DI TOSCANA 

"^ìa mereanrie, ti eresse una rajfineria di Zvfdnerì, 
di C-cht^obbe pn* qualche tempo un «qcceaKk rwUo I«- 
i55iiice: U raa orUÌMna re«iil«Ou in qu«lla CiUi w 
tempo d'Invo-QQ CMttribuira non poco » fàciUtare 
V eaecuziooe d« ;)uoÌ disegni io v«nta|^ d«Ua io«- 
deainu. Ànaìoso di riu<ar proStto dalie occulte rio 
«bene della terre 4 ti détcrmioò di tentare r«aQa- 
TawQMdi tutte le minter* del suo Stato; ed ave»' 
do Del 1547 fatti Tcoire di Ungheria i periti di qua- 
tta arte , «tahilì con Giovanni Zeglier loiv capo «mi 
l^iabaioBe adattala al loro flMrciao. Le miniefo 
tentata furono qucUe del rame a Moabcoatiu di 
Vokerra,e quelle dell' allento a Caq)|rìgla {-quelle 
dell' arffento di Ptetraaahta IttroDo ritrovate la pia 
praficne , di modo che fermarono la «m attiBciooe:, 
e quella dei suoi Successori ; l'eacavazìone dell' aU 
lume fu fnà. h piìi utile alle arti delU Città. FIdo 
dal aacolo Sili. la BepuhUiea attendava alla obo»* 
vauonc dell'allume oàl sw» DaminiQ > e la «pedi^ 
BÌoneddlbgiiìfio(iLarenioccatroiVc4temnìkraft> 
vai suoi prìBcipidaUeallumitreddiSMip, Nel 1483 
la RepuUdica trasferì aell' arfe della lana agni aau 
ragione aopra Iq allumiere delDomiaia , e i Goiaerv 
▼atori dell'arte aUtoera con molta villania a rac- 
cogliere un gtmen coù necessaria per le lory mas^ 
Pitture. Nel prìB(àpiodel.aecola XVI. erp niurutn 
questa «accav^oae quando il Duca tastò di v)sv«» 
filarla , « prese in afitto da don Farraale d'Appi%< 
ne le alluaiare di Valla e MantiaM. La gelosìa di 
P&ok) III. per sosleMra il moM^alio dell* alhiB* 
deUa T<J4, del dioni vantaggia pvtaejpava a O* 
rana Farnew suo nipote , e le vcssanom date al Du- 
ca per queste mobvainierTopperedì tempo i» tem- 
po quella CManwme , taiUo più cb» Sua Sautiti m* 



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tifi. I. CAP. HC ^43 

B ancora delle censure, fiindamloai sulle ra- ^ 
gìoai della menai di Massaie K^>ta un lireve di PiodiG 
IL, in cai asserisce di aver concordato con ì Principi ' 
Cristiaai, perchè n6H tòlgano Dai ìara .stati aperte 
le care di atiume. Questo Breve, prodatto inotil-- 
mente nei tempi fluocesiivi idai filinistri delta Ca- 
mera Apostolica , è caduto fiualìnente aeU'oblÌTio- 
ne. Alla morte di Paolo Ut. riassuiiM con rigore 
r impresa , e con Givlìo IH. «ao £iiccetB<tfs non sci- 
la eoaconU l'escavauone delle prc^trie allumiere , 
un non rectuò d' iutereeaarsi ancora ndl' appaltodi 
quelle della Tolfa con ootalùle profitto. Questo e- 
■ercixìo delle miniere inspira al Ikica il pìtìo do- 
minante del secdo di foraaar l'oro con la comlM*. 
nazione di diversi nKtalli. Siccome le aemplici, «d 
eridenti teorie della fisica erano avrìluppats nella 
peripatetica oscurità , perciò gli effetti della natuca 
non saperano investigarsi che per riè occulte , e 
atraordinarie. Cosimo, «vendo concepto ima aingop 
lare inclinazione per questa arte la pia vana di taiif 
te, eresse nel suo Palasao una feotlena j In c«ì ai boim* 
pia ceva occuparsi nelle divene «ampQSÌSioni dèi me- 
taUie dei minerali: tutti ISegretisti del Jocnlotra* 
DO farorevolmente accolti da esso, éfae godeva di 
apprèndere uuori metodi per fiure espenenze; la 
composixiooe dei veleni non fa l'nkiraa delle sné 
ricerche, ed ebbe credito in Italia di &hfaricare i piQ 
TÌoleBli Siccome gli errori , e la ranità epialdie vol- 
ta conducoDO alla scoperta di cose utili, (jucrta fon. 
derìa ai rese celebre per l'Europa per i rimolf ■ me* 
djcinali, che ri si fabòhcaromo in pn^iresao.' 

Era tosi divalgata per l'Europa l'espoàcnza JT 
Cosimo negli ai^i mercantili, che da molte deila 
pia riguarderoli PìiEze li orana «dfarta le impreaa. 



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344 STORIA DI TOSCiNA 

"7 II Pizzarro p« mezzo di Raffaello Acciaioli mo coi^ 
di C. fidente lo invitò a interessarsi con esso n:^ eaca- 
-1 55 1. fazione delle miniere del Perù ; ma la diattinza dd 
Juogo, è il timore della frode lo trattennero dal pren- 
dervi alcuno interesse, poiché non li mancaTUio in 
-Europa , e in Italia particolarmente , imprese di ri- 
levante profitto. Nel i548 avea intrapreso l'appai- 
ato del Sale nello Stato di Milano, obbligandosi di 
-darlo allo stesso prezzo di quello di Cipro; prese 
ancora' interesse nella pesca dei coralli di Tabarca, 
>]uale unitamente con ^difesa di quell'Isola soleva 
-darsi in appalto dal VÌce>Bè di Sicilia. Oggetto gran- 
de del suo'profìtto era là mercatura del grano, vino 
e oìioi che traeva coaùnuamentedal Levante iedal- 
la Sicilia, per distribuirli ai suoi popoli, e in altre 
parti d'Italia: il deplorabile sUto dell'agricoltura 
Toscana , la ^polazioiie delle campagne, e le or- 
ribili carestìe, che l^affliggevaDo, roU>ligaronoain* 
traprendere questo commercio. La naturale alieoa- 
xione dei Mercanti dall' Agricoltura , l'alto frutto 
del danaro j le gravezze imposte sopra ì lavoratoli, 
e le leggi della Repubblica j poco provide per un' 
arte^ che sola costituisce'la sussistenza ddli uomi- 
ni, aveano abbandonato intieramente la cura -delle 
campagne alli abitatori del Contado , a quelli dd 
Distretto. La massima generale dei Mercanti^ che 
il danaro supplisca a tutti i bisogni, &cea che sde- 
gnassero i' economia rurate e il possesso dei terre- 
ni ^ se non quanto potevano servire per il fasto ^ e 
per la delizra . Allorché Loraizo il Magnifica rìn- 
Testi in possessioni nel Dominio i diversi &adi di 
Mercatura , che tenea sparsi per le Piaaza delf Eu- 
ropa , -molte Famiglie già stanche del commercio 
che Isavea arricchite lo imitarono. Le vicende della 



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' 1A l CAP. ne s45 _^ 

KeptabblicB dal i494' "^ *53o. furono. fatali per Fa- ^^ 
grìcoltura, e ilDucaAleasandro nel suo breve goreroo di G. 
non potè vedere* i frutti della ristabilita tranquillità. 
Il Principato siccome non alterò le l^gi « la costi- - 
tnsioneecoDoniica della Repubblica,! Cittadini dive- 
nuti sudditi conaervarono lo stesso spirito di merca» 
turale coOtinuarono a considerare l'agricoltura co- 
me un arte secondaria , e suiixirdiBata al commercio'. 
Il Duca Gjsimo gli mantenne in questo prqposito^ 
se non die l'orribile carestìa del i539. S^i sugg^ì- 
il messo d'intraprendere una estesa mercatura dì 
Tettoyaglie^ per soccorrere i Sudditi, e profittare, 
per se stesso ; lo indoceva facilmente a questa de- 
terminazioue il riflettere , cbe la situacione e le cir- 
oostanEe delle campagne del suo Dominio non fa-, 
cevano sperare, senaa uno sfizio straordinario , di 
poter produrre l' occoirente sostentamento per li a- 
bitanti. Le lèrtìli campagne del Pisano erano sen- 
za abitatori, edominate dalle acque Ataguanti; nel- 
territorio Pistojese incradelivano le Fazioni , e i la--, 
voratori , distratti dallo spirito di partito e di sedi-: 
zione f abbandonavano l'agricoltnia^laièrtile Pro- 
vincia della Valdichiana era ricoperta dalle lagune, 
cbe il Papa , i Fiorentini > e i Senesi aveano sem- 
pre reputato come una barriera dei loro Stati. La 
coltivasione maggiore si rìduceva nella parte mon-- 
tiiosa, e nei tre Vicariati, cbe circondano la Cittì.; 
Dalle memorie , cbe Cosimo ha lasciate scritte di 
sua mano, si rileva che, avendo l'anno i-55o. esa- 
minato lo stato dell' Agricoltura del suo Dominio , 
ritrovò cbe nel Vicariato di Scat^>erìa lavoravano la 
terra 3^3 1 . para di Bovi ^ nel Vicariato di San Gio- 
vanni 3o5i, e 53a5. nd Vicariato di Certaldo. £' 
bensì vero cbe i contorni dì Fireuxe dovevano es- 



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s{S STOnU DI T0SCAJf4 

sera pia inulti eaelfoti, poiché nello Mauo aamt 
^ G.ft Htte miglia io distaoca d«Ua (^Uà i lup feceva* 
i5Sì no strage di putoii e di bestiami , e il Duca fu »• 
stretto a ordinare una cacci», e asseguare dei pre- 
m} a chi gli uccidesie. In tali drcostame , avendo 
€oiinio proTTisto o» varie leggi, che egli secondo 
le massinie del secolo creda utili ^ a far rinaacoe 
V abbondanza delle vettovaglie della Città , procurò 
di tener sempre guaruite le Forteaze del Dominio 
di abbondante quantità di grani e di viveri, già 
provviati al di fuori, per provvederne i Sudditi all' 
occtwrensB. Questo pensiero fu quello, che più fU 
ogni altro li ctmciliò l' amore della Plebe , la quale 
gUen» diede una sicura dìmostrasione , allorché e- 
•ercitd il ano furore contro il cadavere di Giuliano 
Bonacconij es e cn ta to per aver congiurato conttx) 
la sua persona. JVellSSo. • t55i., essendo afflitta 
l' Italia da una crudeli MÌaaa carestìa , il Duca tro- 
vandosi ben provvisto di gnmo, potè alimentare i 
suoi Sadditi, e tommioistnme a caro presso ai Se- 
nesi , e alle Città dell» SUto Ecckaiaatico. Nella Cit- 
tà di Firenze per cinque continui mesi fece distri- 
buire a SDOoo di campana ogni giorno il pane ai 
polveri della Città , ohe fino in novemila per gior- 
no concorrevano « partec^ian di questa beoeficea- 
n ; lo Stesso fu praticato a proporzione «elle Città 
subalterne , e i Ini^fai fai furono asbretti a conoory 
rere con i loro fondi a questo atto. 

Quali ricchezze ritrasse Cosimo dalla mercatura 
lo dimostrano le spese da esso sostenute, non tanto 
per la difesa e decOTO del suo Stato, quanto anoora 
per il lusso e mi^niGcenza dei suoi palazzi^, e delU 
sua Corte. L'erezione di PortofèrrB)o su di uno 
set^lìe remoto dall'abitato, e la neoeuità di traa- 



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LiB.i.c&p.a. Hf 

Y&nani tutti i nalerialì di Più li coat^ìmoMiiM ^„, 
«HBXBC, amtidcnnds ■acsn la CeleriU dell'im-diC 
|NMW^ poickè ìa tre uiai amapi tutte le Fortifica- '^^* 
sioni, ■ già TÌ area stabilito [hù di aeiaanta fiinii- 
gU* per abitarlo. Dalle Ibrtene e reparaaioni inter* 
ne del Domiuio akaoe erano state fatte a spese delio 
Stato, ma hrdilèse per la marina^ e la làbbrica^s 
il mantenimetito delle Galnv Tufodo tutte a carico 
dell'erario suo parttcobre. Qaesta prima Decesaità 
di labbricare gl'io^ìró una siogoiare passione per 
i grandi edifitj tanto pubblici cbe suoi particolari^ 
e por l'ornato della Citth, o forse l'oenpio delta 
BMgnìflcaisa , e la gloria dei suoi maggiori k» aa> - 
marono a risr^liare , e ricbiamarc alla Patria le 
belle arti, già dispMM , e bandite per le soRerte 
calamità. Non era però allatto estinto nella Patrit 
di Hiebeluigelo il genio, cbe egli te arsa ia^nrto« 
•e non cbe opprcsn gì' ìng^^i dalle oomuaì disav- 
Tenture Unguirano , a^ttande cimi impaaienia chi 
aresse animo di sc^levarlì. La gloria, e b grandecaa 
dei Principi Italiani in quel seculo si desumeva m 
gran parte dal lavore, cbe prestatano «Uè balle ar- 
ti; i Medici, e specialmente Leene X. arcano stai»* 
lito questa massima così utile aUa società , e i Fa»- 
leGcì suoà «iKcessorì l'arcano ceavalidata col &Uo. 
Le ReptiU)li<^, e i Sovrani onoravavo a gara gli 
artefici ì pà eccrilenti , e mai è stato reso {HÙ sin- 
cero omaggio al merito e al genie ; Micbelangelo d»- 
be il titolo di Divino f e il aste d^ Ponchi piega- 
Ta avanti di esso. Sa queste tracce il Due» Goeimo 
fino dai primi astti del suo govcnio favorì , e prsi- 
tesse le belle arti , ed emalaodo 1» gloria dei suoi 
antenati si compiaceva dell' opera dei fkù ralenti 
artifici, cbe subito yocwrA di im p ie g are per fóma- 



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___ s4ft STOaiAMTOSCAMi 

j^^ to dà suoi' Palazzi. Fraocesco Salviati » il Punt^^ 
ài G.mo, il fiaodinelli, il BroDdoo^ e Fra Gioranni Aa- 
■^5 'gelo impiegarono per easo Io scarpello e i pennelli; 
al Tribolo architetto e scultore fu data la direzioiM 
della fi^rica, e delizie della villa di Castello: Ben- 
Tenuto Gellini fu richiamato di Francia^eil «no ri- 
torno abbellì la Città della statua di Peneo ^ e vi ri- 
stabìU la perfezione dell'arte d'intaglio di cavo per 
le medaglie, e moaele. Avrebbe il Duca desiderato 
di potere ottenere anche il ritorno di Michelangelo, 
ma la fabbrìcadì S. Pietro, e le premare di Paolo III. 
glielo impedirono^ ciò nonostante nel 1 543. tnFÌaodo 
a Roma il Vescovo Toruahuoni gli coo^^ò uva 
credenaiale per Michelangelo, e lo istruì di.trattar se- 
co del suo ritorno con offerirli qualunque esenzione e 
stipendio, il grado di Seoabare deiXLVIIl., e qua- 
lunque carica a sua elezione. Ccm tali disposizioni il 
Duca nel i546 intraprese la fàbbrica della Loggia dei 
Mercanti in mercato nuovo j enei i548ilBandiaelli 
diede ptiucipio el coro e altare maggiore di S. Ma- 
cia dd Fiore, che prima era di legno. Nel tempo 
steaM fu proseguita l'interrotta fabbrica della Li- 
brerìa di S. Lorenzo intrapresa già da Clemente VII, 
iu ampliata la ViUa.del Foggio a Caiano,£tbl»-icati 
parchi, viali , acquedotti , e fontane per la delizia. 
Fino dal i54o aveaÌDlitapresodi<ridun'e a maggior 
comodo e magnificenza il Palazzo Ducale , antica 
feeidenza delh Repubblica. Nel i545 fece venire 
dalla Fiandra ima compagnia di Tessitori di araazi, 
diretta da Gio. Batista Rosts, ad oggetto di stabih- 
re ia Firenze quest' arte per 1' ornato dei suoi Pa- 
lazzi, e {estenderle la mercatura per il Dominio, e 
per i luogh^ circonvicini; il Salviati, ilPuntormo, 
• il BroDztoo «mio incaricati di fare i disunì e i 



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tT% 1. C&P. Dt. :349 

«Artoiu pieT qncrta fiibbrìca. Nel i549 comprò (la~~~* 
Bonaccorso Pitti il Palazzo^ che riteneva , e tuttora ^ ^ . 
ritiene il nome dì quellaFamiglia, edificato con mol- 135 1 
ta migniJ^ceuKa da Luca Pitti nel 1460, quivi deter-. 
minò di trasferire laaua residenza, e.decorarla non 
mio con la maguificeoza dell'edifizìo, ma eoa l'eie* 
gansa delli ornati, e con la delizia dell' annesso Giar- 
diDO-Si eatrassero percià dalle viscere dei monti nuo* 
ve qualità di marmi e di pietre, equellidiSeravezza 
8oiainÌDÌstraronD particolarmente i m'iacki , e lo sta- 
tuario non ìnfericH^ a quello di Carrara.Dalla Sicilia 
e dal Begnodi Napoli si fec«-o venire nuove pian- 
te di ihitti , e di fiorì per la cultura del Giardino di 
Boboli, e il guato della delizia ioapirò in progressoj 
anche quello più interessante dell'agricoltura. Fi- 
nalmente il genio « la magnificenza del Duca net 
breve corso dei primi dieci anni del suo regno ani- 
marono talmente le arti e gli artefici, che si vider» 
erette faUiriche , e ornila la Città in modo da non 
invidiare più i felici tempi della Jtepubblica. 

Queste gloriose JncliDazioni di Cosimo non pote- 
vano esser disgiunte dalgusto, e splendidezza selli 
spettacoli, e da una singolare stima, e favore per le^ 
lettere, e per chi le professava con credito. A imi-, 
tazione di Leone X. amava con straordinaria pas- 
sone le rappresentanze sceniche, quali ornava di 
quelle decora^oni, che sapeva imaginare il guato^ 
e l'emulazione dei Pittori e Scultori della sua Cor- 
te. Il Dovùj, il Macchiavelli, l'Ariosto, e il Trissi- 
Bo aveano ad imitazione dei Greci e dei Latini fino 
dai principi del secolo risvegliato il Teatro Italia- . 
DO, più felice nei suoi princìpi '^^ ^^^ |M^resso, 
e l'Accademia Fiorentina non mancava di som- 
ministrare dei nuovi argomenti per gli spettacoli ; 



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%So STOKU DI TOaCAITA. 

*r — fino da VeneÙB Pietza Aretino invian al Dacé It 
j^caae Contraadie per siier rsp{»«8entate alla Corta* 
^'Eglì sì compiaceTa di questo tratttimnento ^ non 
•olo per il BoUiero delle mt occapuiaiiì > ma an- 
cora perchè era penaaio che an tale»pettMJplo,irtil« 
alla rifbrina dei coatumi , contrihuÌTa a lepdcr pia 
gentili gli animi feroci dei Qttadini , • afGnionm- 
doU insennfailinento al nuovo governo gli diatrat- 
Va dalla capa^ e trista rimenibranu delle cose Re^ 
pubblicane. Maggiormente ai manifeatò qoeato suo 
sentimento, allorché nel i545 volle che anche il 
Popolo ù occupaaM , e a' intereasaue per gli apet- 
tacoli ; perciò rinnovò le rappresentanze delle Po> 
teuze > imaginate già dal Duca d' Atene « allor- 
ché studiava ogni via di guadagnarsi Ìl £iTore 
del Popolo , per assicurarsi con questo meazo l'n* 
■nrpata Tirannide della Repubblica. Consisteva 
questo spettacolo nel rappresentarsi in occasione 
di varie lèste dell'anno nelle diverse cootrade della 
Città qualche fetto ideale di an Principe imaginario» 
o dei romanzi per occupare il Popolo, e imp^ario 
nella gara , che per lo più nasceva fra gli abitanti 
delle divente contrade, non meno die fra quelli, che 
dirigevano ùmili feste. Per sempre più in^ìrare nel- 
la Città questo gusto volle ancora che le Gompagnit 
laicali, «olite intervenire alla solenne p^ceasioDedi 
S. Gio. Batiat», rapfwvsentaaaero tutte qualche Isto- 
FJa,.alltt8Ìva alle geela di questo PntettMW della Gt- 
tà. Anche gli ordinar) spettaooti furono di «ao ^ 
voriti e accresciuti, e dissipando in tal gmaa il e»* 
ratiere di sospetto e di diffidenia, intuì lanauoDa 
« era abituata nelle freqoenti mutanmi di gover- 
no , la restituì all'antica ilarità e allo stesso spìrito 
l^tUantc» a cui l'aveano assuebltail vecchie Gosinw 



^dbvGoogle 



' -UB, I. GA», a. s5i 

e Xsraiio il Hignfici). £nUo imitatore di corà^ 
glorìon aotenati ùctùii non meno di e«i le lettere ,di C 
amò e protesse i Letterati, ed «mom on'Aecade-'^^' 
olia nel sue pr^ria Palaxnk Persaaso che per pro- 
pagare ed estend«« la cukuia e le lettere nella, 
ffazione era neccuario di render commri a chiuta- 
que i'sei^tiounti dei Greci « dei Latuii, ìmaginà 
il medQ' d' incoragj;ire i Dotti a tradurre ^ loro 
libri , e soaUaere intanto il Dialetto Toscano ia 
quel grado di elcvanme sopra gU altrì d'Italia, 
in cui lo aveino inaliate Dante , il Boccaccio, ed il 
Petrarca. Lo spìrito dì ornare e polire il proprio 
tinguaggio doniinara in Firence fino dal iS^S, in 
cui dal Boccaccio s'incominciò a interpetrare pub- 
blicamente la Commedia di Dante , e lo stesso si os- 
aervò nello Studio di Pisa , dove nel i^65 eserci- 
tava questa Gittedra Francesco da Boti GioTanni 
Blaxnioli , detto lo Stradino, avea formato una Com- 
pagnia di uomini di lettere, che si api^icavano ai- 
l'esame e intelUgenca dei classici , con idea di tra- 
iftortarli nella favela Toscana. Il Duca Gosimo fi- 
no dai primi «hù del suo regno attirò nel -suo Pa- 
laaao questa Società , la incoraggi ean dei premj, e, 
finalmente stabilì l'Accademia Fiorentina, che toI- 
le decorare MKora col titolo di Sacra. Lo sprito di 
questa Accademia si rileva chiaramente dal Diplo- 
ma, da esso pubblicato . in data dei aa FeUràio 
iS^x VEccelletitisaimo Signor Duca etc. consi- 
àerando quanto ifasmi e gli ajtui détta fdicia. 
tinta memoria del Magnifico Cmdmo e conseguen- 
tfimente poi di tutta l' Illustrissima Casa de' Me- 
dici nel ridurre a luce ogni smarrita opera vir- 
tuosa, e massimamente le buone lettere greche e 
latinej abbiano giovato non solamente nàia mbi* 



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aSi STORU DI TOSCAMà 

j^jf_ lissinui Patria loro , ma a tutto il mondo , e aUa- 
di Conoratissima memoria di sì dotte e celebrate Un^ 
** gue ; e desiderando , coinè ottimo Principe della: 
Città sua, che i Jèdelissimi sa<»,pop<dì ancora si 
Jàcciano ognora più ricchi ^ e si onorino di quél 
buono e bello, che D. O. M. ha dato loro j cioè l'eo- 
cellenza .della prioria lingua , la quale oggi da 
granftarte del mondo é tenuta in grandissimo p^- 
gio, e per la bellezza, nobiltà, e graziasua mtdto 
desiderata ; e acciochè quei virtuosi e mAilissìmi- 
spiritij che oggi si trovano , e per li tempi si tro^. 
veranno netta sua felicissima Accademia Fioren- 
tina a gloria di Sua Eccellenza , onore della Pa-. 
tria , ed esaltazione di loro stessi, ajutati da< 
quella con ogni onestissimo e meritissimo favore 
passino più arditamente seguitare i detti loro- e~ 
sercizj y interpetrando , componendo , e da ogni- 
altra lingua ogni bella Scienza in questa nostra- 
riducendo, ha deliberato, e dichiarato che l'auto- 
rità , onore j privilegi , ed emolumenti^ ed ogni e 
tutto che ha conseguito, e s't^partiene al Rettore 
dello Studio di Frrenze da ora innanzi sia piena* 
mente del Magnifico Consolo dell'Accademia, già- 
detta Accademia Fiorentina. E così etc. lu con- 
seguensa di ciò traUeaoe Rpfreaao di se gli nomini 
di lettere , che erano nella Città , e in grazia del 
Bembo richiamò alla Patria Benedetto Varchi, che. 
n'era esule come ribelle. Il Caroesecchi , il Oome- 
nichi, il GiambuUari, e il Segni erano di queato nu- 
mero. Nel i549 ^^^o V*. desiderò da questa Acca-^ 
demia la traduzione della consolazione di Boezio ,- 
e il Varchi e il Domenìchi ne furono ambedue se- . 
paratamente incaricati dal Dura. Restaurò ancora ■ 
Iti Studio Fiorentino, e incaricò Pietro Vettori di 



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LIB. I. CAP. DC. 253 

leggere pabbUcamente le lettere greche; il Verino , /^f, 
■e dopo, di esso il Lapino lessero pabblicamente Fi-di G. 
-losofia. Nel i546 Andrea Dazz) fu deputato a leg-'^^' 
^ere le lettere greche e latiue^ e tatti insieme ani- 
^nati dal Principe si affaticarono a propagare te let- 
-tere, e a incoraggire allo stadio la gioventù. Ciò die» 
-de znotÌTO alle molte traduzioBÌ dei Classici Greci 
e JLatini , che furono pubblicate a gara in Firenze 
«ei primi dodici anni del regno di Cosìnio, e a lui 
dedi(;ate dalli Accademici. Per sempre più facili- 
^re il successo dell'Accademia , e il comodo dei 
Lettegli nel 1 546 invitò a Firenze Lmenzo Torren- 
tino Stampatore Fiammingo, ad c^getto di eriger- 
TÌ una stamperìa a due torcoli con caratteri corsivi 
antichi^ e greci, accordandoli varie esenzioni e pri- 
vila) , e' una pensione per dodici anni. Col Torren- 
tino venne ancora Arnoldo Artemio autore del Les- 
aico; che già avea dedicato al Duca. Perciò acquista- 
tasi Cosimo l'universale opinione di Mecenate^ mol- 
ti libri che in quel tempo videro la luce , tanto in 
Italia che fuori erano a lui dedicati, e molti uomi- 
ni di lettere ambivano il suo servizio, e la sua pro- 
tezione. Anche il Giorio notissimo scrittore d'isto- 
rie era singolarmente accetto al Duca, ilqualeaved 
commissione da Carlo V. d'invigilare che non s'in- 
•erìsse nelle sue Storie alcun fatto^ che potesse pre- 
giudicare alla gloria , di cui quell'Imperatore era 
tanto geloso. La Compagnia di quest'uomo di lettera 
■ollevava assai lo spirito di Cosimo , che molto si 
compiaceva dì averlo d' appresso , dandoli perciò 
tutte le dimostrazioni di favrav e di parzialità. Mo- 
rì egli li i4 Dicembre i55a in Firenze ; il suo fu- 
nerale fu onorato da tutta la Corte del Duca , e il 
tuo cadavere fu s^lto nella Chiesa gentilizia dei 



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sS4 STORI! DI TOSCANA 

j^ La propftgaziooe delU leUere dovera &re stndìi 
di Callo stabilimento dsUe acìense e dottrine jnù inu 
i^'porUuti» e ìnsegoafc il modo di trattarle, e perfe- 
- sigiarle. A tal' effetto peoaò di mtaoran lo Studi» 
PisanOf e ridnamarrilearti, ìnvitaiido con rigoaiv 
devoU stipendj i più iiuigai oomioi dell' Italia , • 
delle nlkùoiii CHlramoDtane ptt profainrle. Fino 
dal paaaaggio di Carlo Vili., e dalla rìbelliutte dei 
Piaaoi à era disciolu quella UoiTeraità , e la He- 
pnbUica di Firenie dopo la recnperasìooe di Fin 
tn stata troppo diitratta dalle ìaterae turboleDae, 
•ema poter mai rirolgere le sue care a questo sta- 
InlìmeDto. XI Goremo del Duca Aleanndra fa trop 
pò breve e tempatoso, e le sae premure non ai e- 
stetuferaiio a questo Kgno; questa gloria era riaer* 
Tata al Duca Gwmo, e al Campana suoCeosiglie- 
re , a cui fu appoggiata intieramente l'esscuzione 
di questo piano. Mei iS4^ il Duca incaricò Filippo 
dd Migliore di accBrere le Città della Lombarda , 
per reclutare gli utHaùni più accredita io qoelk 
Provincia . Matteo da Corte, Filosofò insigne di quel 
tempo, fa condotto per mUleduganto Docatiannni 
di stipendio, li fu assetata congrua abitasione, « 
fu indennìzxato di ogni spesa di viaggio e di tras- 
porto: -con non Tnioore premura, e liberalità fa 
condotto il Branda Porro Filosofo Htlanese, e tutti 
gl'altri destinati ad accreditare L'apertura ddlo Stu- 
dio. Riordinò pertanto con La direrione dello stesso 
Campana gli Statuti per il Governo , e la direaiouft 
della Università secondo il metodo allora praticalo 
in Padova ed in Pavia , assegnando al Rettore un» 
libera e immediata giarisdìaiane«o|n tutto ciò, che 
potesse in qu^lcbe forma riguardare lo Studio , e 1» 
persone al medesimo subordinate. BìvisegU scolare 



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y 



LIB. I. CAP. IX. aK 

I UaivMviU Ìd qoaUordià NanoDÌj delle quali j^^ 
I avcHe un Coiu^Uere, « ì quattordici Con- di <& 
rigUerì, fertnandtf il Cca-po Suprtmo deirUoiTeFsi- *^^' 
tà , ToUe cke aveneni il diritto di «lecere il Ret- 
lore. Per accreacer* aampre più il concorso allo Sta- 
^o d«termiQÀ cbe Pìh fosw per li Scolari, che vi 
oeocoiT«M«ro di fuori dtil Duiuìdìo, luo^o libero e 
ikvkoo, non comprmdeiKlo mai quella Città nelle 
coQveniìoni, eh* Sk* con i Friacipi ctmUoanti per 
U reciproca rCsUtoaipoa dei delinquenti : inviò pa- 
nmsBte va» circolare a tutU i Generali delli Ordini 
di Frati, che aveano Convento in Piw , intintando 
loro di abolire b«Uc altre Qiuii del Dominio qua- 
lunque studio, o carriera ataJbàlita per i giovani atur 
denti, ad oggetto di ridurla in Pua e richiamarvi 
la gioventù , non volendo che in avvenire si depu- 
taaae alcun iHeggrate fwwi che in quella Città : a tal 
elTetto oflefì ai ntedealmi toUa l'awùtenu per prov< 
Todere alle occorrente di quei Conventi, che non 
aveasero potuto aoatenevecoaleproprierenditeque- 
sto maggiore aggravio. Con legge dei dieci Luglio 
«543 viet^ li Sudditi di portarvi a studiare, e c<m- 
Hguira il DottontQ in altre UaÌTersità fuori del Do- 
minio, obbligando i Padri per ì figlioli alla pena da 
caaD ùnpestg conUro i baagreHorj. Paolo IH. accor- 
dò al Duca l'esasione delle Decinte sopra gli Eccle- 
matici per lo stwUo, «ccome l'aveuiocueeesaa per 
i tempi passati ì Pontefici suoi predecessori. Dopo 
tDtte quMtc dii|M>sisionì il dì primo di Novembre 
1543 si fece la aoli^ne apertura dello Studiu con 
numeroso concorso di Scolari , e il Robertello ram- 
mentando le premure del Principe, la gloria e l'in- 
leresse della Nazione, esortò la gioventù ad appren- 
dere le scienu- Me si stancò il Duca d' impilare 



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^56 STORIA DI TOSCiLN\ 

j^j, tutta la cara per render lo Stadio ogni giorno pù 
dì C. florido j che anzi instituì una Oittei^ dì BotAnica, 
'^'icienza 0no a quel tempo trascurata e néglAU , e 
stabilì in Pisa un orto per i aemplicì. Luca GhÌDÌ 
da Imola fu il primo incaricato dell' eaercìùo di 
questa Cattedra e della direzione dell'orto^ e aicco- 
me Cosimo n compiaceva assai dì quest'arte potè 
trasferire in Toscana^ e rendere qoasi indigene mol- 
te piante dell'Egitto^del Levanta, e della Sicilia. 
Trasportato il Puca dallo spinto del secdo , e dal 
genio di tutti i Principi suoi contemporanei inalitai 
una Cattedra di Astrologia , dandone i' esercizio a 
Fra Giuliano Ristori da'Prato Carmelitano, accr»< 
' dilato molto in quest'arte, perchè area avuto la saga- 
cità di predire la morie violenta del Duca Alessan- 
dro, e di scoprire alcune insidie preparate allo stesse 
Cosiitio. Nel i544 wcsse un Collegio per quaranta 
giorani del Dominio , dotandolo con i fendi ifei ri- 
belli, affinchi quelli, che per mancanza dì propria 
rendite non avessero potuto mantenersi nella Gttè, 
trovassero quivi un a^lo, ed un comodo per intra- 
prmdere gli studi. Tutti i(^ui»dicenti dello Stato fu- 
rono incaricati di trasmettere la nota esatta di ogni 
persona, che nella loro respettiva giurisdiiiooe ap* 
plìcasse alU studj , con indicare ancora a quafi stn- 
dj , e con quali sostanze si ritrovassero. Da questi 
fu scelto il numero dei quaranta Alunni del nuovo 
Collegio, e all'apertura del medesimo il Campana, 
accomunandosi con essi alla loro mensa, gli esortò 
ad applicarsi alle scienze fer rendersi utili al Stv- 
vrano , a se stessi, e alla Patria. Anche il Duca velia 
onorare della sua presenza l' Università e il Colle- 
gio , e vedendo il fratto di tante sue premure , si 
animò maggiormente a procurarne lo splendóre, a 



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LIB. I. CàP. IX. aSy __^ 

là gloria; A così bei priDcipj, e ottime disposìzioDÌ ^^^ 
dì Go8Ìmo si opposto subito l'insalubrità del clima, di C 
ìa mancanza dei comodi i più necessarj in una Cit- ' * 
U semidiriita , e la ferocia naturale delli abitanti, 
^16 non per anche ritorti dal grado di disperazio- 
ne> in cui gli aveva ridotti il duro e ostile governo 
della Repubblica , incrudelivano cootro se medesi- 
mi, e sdegnavano fino le stesse beneficenze del Frio- 
•dpe. Perciò tanto i Professori che gli Scolari repu- 
gnando di abitare in quella Città, e facendo istanza 
cbè sì trovasse altro nido a questo stabilimento, fu 
necessaria tutta la vigilanza di Cosimo e dei suoi 
Ministri per vincere insensibilmente tutti gli .ostar 
coli. Né fu impossibile al Duca di superare con le 
l^gì e con la presenza ogni difficoltà., che anzi potè 
dipoi compiacersi di vedere gloriosamente compita 
questa opera per il numero delU Scolari , che vi ac- 
correvano da. c^ni parte d'Italia, e per il credito 
'che gli acquistavano gli stessi Professcffi, che ai glct- 
riavano di &r pompa dei loro talenti in questa Uoi- 
veraità ; ed in fatti sì videro in essa risplendere i 
primi luminari di quel secolo: si distinsero nella 
legge il V^o, l'Àusuino, Niccolò Guicciardini, « 
il Roncagallo ; nella medicina il Corte, e il Vesalio 
medico di Carlo V., richiesto espressamente del Du- 
ca all'Imperatore; sareUw venuto anche il Fuchsio, 
se non lo avesse trattenuto il timore della Inquisi- 
zione ; Guido Guidi Archiatra di Francesco I. dopo 
la morte di quel Monarca fu richiamato alla Patria^ 
e nel i548 esercitò in Pisa la Cattedra di Medicin^ 
Viccolò Boldone, e Giovanni Argenterio professa- 
rono in Pisa nel primo, e secondo triennio quest'ar- 
te; e in Firenze l'esercitavano con multo credito 
Andrea Pasquali Arcbiatro del Duca ^ Alessandro ' 

r. /. i7 



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a38 STORIA. DI TOSC&NA 

Alt. ài Ripa , Francesco dalla Pieve , e Franceto) da 
a e. Montevarchi. Per l'Anatomìa si distinsero Arealda 
' 'Colombo Cremonese dal i545 al iS^S, e Gabbriel- 
lo Falloppia dal i548b1 i55i> RispUodenmo nella 
Filosofia il Branda , Porro , Simone Portio Napole- 
tano, che lesse dal i545 al i548 con stipendio di 
mille trecento Borini , Remigio Migliorati , Anto- 
nio Lapini, Bartolommeo Strada, e Michelangelo dft 
Barga. Per la Filol<^ìa furono aingolarmeate ammi- 
rati il Roberlello da Udine nelle lettere latine, che 
perorò nell' apertura della Università , e Pietro An^ 
geli da Bai^a , che nel 1 5^7 successa al nedeùmo 
con stipendio di mille fiorini , che nella scelta fu 
'preferito al Sigonio ; finalmente per le lettere gre- 
-che si rese insigne Chirico Strozzi, di cui son note 
le molte traduzioni. La direuone generale dello 
studio dopo la morte del Campana fu affidala al 
Torello, che Sodisfece a questo incarico con noD 
minor gloria del suo antecessore. 



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LIBRO SECONDO 

CAPITOLO PRIMO, 

PttBo di operazioni di Carlo V., e del Re di Franerà perla 
guerra d'italia. 11 Doea Cosimo ai deatnggia eoo l'nno s 
con l'altro. Tregtw tra il Papa t i fVanceai per la gueh 

. itt di Panna. Diagratie dell'Imperatore. Ribellione di Sie- 
na, e Tnttati del Duca Cosimo con qaella Repobblica e 
con i Franceai. .Sapera il Duca gl'intrigìii dei Hiaistri 
Imperiali: ricere io depoiito Io Stato di Piombino; è maU 
contento dei Francesi, e dìMiaaala con i msdestmi. 



JLj'AoabUione , e lo spirito di ctmquìsta aveaDO fi- ^ 
jDora diretto scopertamente la politica dei Principi Ah. 
dell'Europa. Carlo Y., che possedeva Stati più di ^i^ 
cgni altro, e perciò rìsTegliava il sospetto e la gelo 
fia di ciascuno, conobbe la necessità di desistere ap. 
par«ttemeute dalle conquiste, e introdurre la mas- 
sima di conservare piuttosto che accrescere: eoa 
questo oggetto era stata restituita a Genova la liber- 
tà, e ristabilito intieramente nei suoi Stali Clemen- 
te yil.j i Medici assicurati in Firenze , e CosÌra« 
messo in possesso delle Fortezze; Siena lasciata go- 
dersi della sua libertà, e le piccole Repubbliche, e 
Feudatari d'Italia protetti contro l'altrui oppressione. 
Questa apparente moderazione , utile non meno a 
lui che a quellì,iqualì vivevano liberi sotto l'ombra 
del suo potere, fu quella che lo garantì dall' inutili 
■forzi di Francesco I., e gU assicurò il tranquillo pos- 
•esso di tanti Dominj; ma ottiuuto il fine.di questa 
massima ne abbandÒ ancora la pratica^ 'poiché nel 
declinare dell'età sua , preoccupato da quella pas- 
«ione, che anima tutti gli uomini alasciai'ei poste- 



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aSe STOMA DI TOSCANA 

j^j,_ ri in maggiori grandezzej rirobe 1 suoi pensieri aj 
(lì G- accrescere a Filippo nuove Provincie , e ad oppri- 
'^ ' mere quella libertà, che esso altre volte avea soste- 
nuta e protetta. Il tentativo fatto di stabilire il dis- 
potismo in Germania li avea sollevato contro gU 
•amia e i nemici: in Italia Siena oppressa con la 
Cittadella, Piombino occupoto sotto pretestò di di- 
fenderlo' i Farnesi spigliati di Piacenza, e combat- 
tuti in Parma, Genova in timore di perdere la ius 
libertà , e finalmente il Duca di Firenze malcon- 
tento per la fede mancatali nell'afiaredi Piombino, 
per l'alterigia dei Ministri, e per esser di continuo 
taglieggiato in ogni minima occorrenza delli Spa- 
gnoli. Enrico II. Re di Francia, non meno ambizio- 
so, piti càuto, ma egualmente sfortunato di Fran- 
cesco I. suo padre, pensòdi ritrarre dalla mala con- 
tentezza dei Popoli tutto il profitto^ ed avendo or- 
mai intrapresa la protezione dei Farnesi ^ stabilito 
con le sue forze il piede in Italia, e rotta la guerra 
all'Imperatore, procurava tutti i mezzi per accre^ 
scere ìl suo Partito, e sollevare contro Cesare le 
maldisposte Provincie per contrastarli il Ducato di 
Milano,e ilRegnodilYapoli. Il piano di politica for- 
mato da quel Monarca era dlmpegnare le Poten- 
ze Italiane a una perfetta neutralità , promovendo 
una Lega da farsi fra loro per la comune difesa in 
caso di essere attaccate , e separare dall'alleanza di 
C^are il Papa: quanto al Duca di Fùenze, trovane 
dosi egli isolato nel partito Imperiate , riputavano i 
Francesi fàcile impresa ridurlo alla neutralità eoa 
Io spavento, ovvero impegnarlo nel lord partito con 
le promesse. Scorgevano nel Papa la pusiUanimiti, 
e prevedevano che questa unita al desiderio di esau- 
rire l'erario], piuttosto a favore dei IJiputi che per 



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int' n. GAP. I. aAi 

KidRsfiire all'ambizione di Cesare, lo avrebbero fi,- '*" 
Aaltnente condotto alla pace. In cimsegaenza di cià^i (f; 
alla Corte di Parigi si cominciòariguardareconse^iSSi 
T^ìUk l'interessi di Cosimo, e della Nazione; in una 
causa , che sino dal i54o pendeva ai tribunali di, 
Francia tra i Fiorentini e i Lucchesi , furono i prì-' 
mi condannati a pagare trentamila Ducati^ e lana-. 
ftìone Fiorentina in Lione fu intimata a sborsare 
questa somma ; l'Ambasciatore Capponi nel licen- 
ziarsi dalla Corte fu bruscamente ricevuto dal Re^ 
che li fece molte querele contro il contegno del 
Duca per aver denegato le reclute al Farnese, e u- 
tiite le sue Galere s quelle del Doria. Non molto 
dopo le Galere di Francia predarono sotto il Hon-^ 
te Argentara una Nave Fìerentina>cheveniva d'E^ 
gitto con merci per il Duca , e Particolari , e eoa* 
dotta a Marsilia gli uomini furono tutti ^x^liati , 
to messi alla catena come gli schiavi. Inittili furono 
perciò ì reclami di Cosimo alla R^ina, e il rimo^ 
Urare che in vita di Francesco I. qoando Livwno 
era in potere di Carlo V. le Navi Francesi erano n^ 
cure in quel Porto, non meno che le Fiorentine in 
Marsilia. Comprendeva però il fine, a cui tendeva* 
no queste ostilità, econosceva altresì cbe la preseo* 
te situazione dell'Italia non permetteva cbe essi se 
li dichiarassero apertamente nemici; dall'altro caiK 
to era persuaso che un IVincipe piccolo , collocato 
in niezeo all'incendio della guei-ra, non poteva preu" 
dere il peggior partito che quello della neutralità, 
poiché così avrebbe dovuto fecilmente soccombere 
all'una parte edall'altra; considerò ancora che sebbe- 
ne l'Imperatore gli avesse finora più e più volte man- 
cato alle promesse, l'urgenza finalmente Io avreb- 
be ridotto al punto di adempire ; in semma risolvè 



iizcdbvCoo^^lc 



a^ STOMA mTOSCkStL 

\f,_ àìAtieriùìawsi t>er queito partito, dove lorkluiimH 
di Cvauo l'onore, e la maggiore utUiU. Volle beoù te^ 
'^^' DCTe occulta questa saa determiDazione, non aolo per 
■Ter tèmpo dì premunirai, ma ancora per destreg- 
giarsi con ambedue i Partiti, e ottenere da ciascuno 
le condizioni le pili vantaggiose. 

Carlo y. intanto, lusingato dalla propria fortuna 
e dalle cono^te speranse dei snoi disegni , repu- 
tando la dichiaraziiHie della Francia un mezzo piiì 
fàcile per eseguirli, proseguiva a estendere nell'lia- 
pero il suo assoluto potere^ e a obbligare i Prote- 
f tanti di ass<^gettarsi alle determÌDazioni del Con- 
cilio' lÌDagìnava ancora di potere con facilità discac- 
ciare d* Italia i Fraiiceti , e per potere più comoda- 
meDte invigilare • tutte queste intraprese} risolva 
beli' OUobrle di questo anno di stabilire la sua re- 
sidenza a loapruck , Città importunamente situata 
per vigilare egualmente agli a&ri d' Italia , e a queU 
li della Germania , e alle operazioni dd Concilio di 
Trento. La Iona , che sempre opfuime e mai per- 
roode^impegnara ma^iormente i Princi|H della 
Gertnania nelle opinioni della nuova rìfarma , e 
questa ostinaùone, unita al timore di vedere rove- ' 
sciata dai cardini la costituzione dell' Impero, ris< 
vegliava in essi un invincibile desiderio di abbat- 
tere la soTO^ia potenza , che gli sovrastava. Id 
Francia gli animava con promesse e con danari al- 
la ribellione, e ilR« si preparava con l'esercito per 
lichiamare alle firontì«e le forze di Cesare. In Ita- 
lia tutti sospiravano la mutazione ; l'estorsioni dì 
Don Ferrante in Lombardia, e il crudele e sangui- 
nario governo del Toledo in Napoli risvegliavano 
da per tutto nei Sudditi lo spirito dì tumulto e di 
libelUone : i trattati, i tradimenti, e le segreta CM*- 



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UB.n.ciP.1. Oi 

ti^pondeiiBe con i nraaicij che ogai giorno si di- ^^^ 
•cepTÌTSDO ^ facevaog che ogni giorao più a'iofie-di G-, 
risse cuDtro gli oppressi > e che esai «Icidìassero o-'^^' 
gni meno per risorgere da coaì misera situasir^Dek 
21 Duca Ottavio era comaDemeote chiamato il re- 
stitutore della Lbertii dell' Italia. Il Papa ai coa«<^ 
dera va impegnato ìd questa guerra imprudeoteoieo- 
te^ dÌ0preEzato,ec<Mi^aDato universalmente, ed ia 
Boma dai suoi medesimi j gli doleva di essersi ah- 
bandonato all'aiiiitno dell' Amhasciatore di Carlo 
V.; ridotto seum danari avea richiesto al Duca uà 
ìmprestito di centocinquantamil* ducati eoo offe- 
rirli io pegno Città di Castello. Circoadato dai Par-, 
titaoti dei Faroeù era sovente coinÌ>attuto dai pen- 
timenti , e dal timore della propria rovina. II Du- 
ca Goaimo io tali circostanze non trascurò con aju- 
ti e coosigli di mantenere Su» Santità nell'unione 
con rimperat<^,ediraostraQdodi ristringersi sem^ 
pre pi{ì jiel Partito Imperiale zelava sopra gl'inte- 
ressi di Cesare j. e si dit^iaraya malcco tento della 
Corte di Francia per le ostilità , che si commette* 
vano contro di lui. AL Duca Ottavio dimostrò tutta, 
la sua alienazione , avendo sequestrato i pagamenti, 
convenuti per i Beni de' Medici a Margherita d'Au-, 
stria j imitando in ciò lo stesso Carlo V.^ che avea 
arrestato tutte le entrate deìFamesì nei suoi Stati,. 
• mentre Parma era stretta d' assedio avea ordina- 
to a Don Ferrante, che non accordasse il passaggio, 
tlle vettovaglie , se non in quella discreta quantità i, 
che fosse necessaria per il vitto della sua Figlia. Ma 
queUoche più richiamava lasua vigilanza eral'immi* 
Dente passaggio della Flotta Turchesca , col favore 
della quale doveano efiettuarsi le macchinazioni dei 
Francesi, l' indolenza i con eui Cesare rìguardara ' 



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96{ STORf A DI TÓSCkttk 

^n, la necesBarìa difesa d' Italia j e la sua oaturaU leD4 
di C tezza in risolvere e adempire , che Unto sgomenta* 
'^' va il Pontefice, e gli altri interessati nel suo Par-^ 
tito; gli era nota la maocama dei danari , che af- 
fliggeva sua Maestà^ l'offerta da essa fatta alla Re. 
pubblica di Genova di ritenere per se Piombino per 
averne un ìmprestito considerabile^ e finalmente si' 
augurava che presto anch'esso sarebbe stato rìchi»- 
sto di qualche somma . Sì preparò pertanto a radu- 
nare danari , imponendo un accatto generale per il 
Dominio, alienando capitali, e facendo virj partiti 
Con i Mercanti ; procurò di accrescere le F(H*tifica- 
tioni di fnHitiera e della Marina , ed eresse una noo- 
-Va Fortezza sul colle di S«i Mimato, che sovrasta^ 
a Firepze. 
j553 Dopo che i FVancesi aveano potuto introdarre ìa 
Parma i soccorsi , e allar^re alquanto l'assedio, 
Con cui il Marchese di Marignano stringeva quella 
Città, restava tuttavia la Mirandola assediata dalle 
genti del Papa ^ comandate da Gio. Batista di Mon- 
te nipote di Sua Stantttà. D(« Ferrante si stava oc- 
cupato iuPìemonte,dove continuamente dalla Fran- 
cia calavano nuove Truppe , e perciò imagìnava En- 
rico IL che indotto il Papa alla pace o alla tregua 
poco avesse che temere in Italia delle sole forze di 
Cesarei considerava anc(H^ che condotto a quest'atta 
il Pontefice non sarebbe stato dilEcile attirarvi an-- 
che Cosimo , che per esser negletn> dall' Imperiali , 
e per allontanare la guerra dal suo Dominio, avrd>- 
be dovuto aderirvi per necessità. A tal efietto inca- 
ricò'il Cardinale di Tournon Vescovo Sabinense di 
trattare col Papa, e indurlo a una lunga sospensio- 
ne di armi prima dell'arrivo delta Flcita Tarche- 
•ca , per poter pù più comodamente eseguire k al- 



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' UB. II. ckr. T. - ies _ 

\re imprese disfate in Italia , e perciò palatosi a ^^^ 
Botna usò tutti i mezeì affine di persoadereil Poo-dì C,' 
tefice a condurlo a questo atto , desiderato da tutta '^* 
la Città , e prìacìpalmente dal Popolo. Siccome ìt 
commissione del Cardmale resa nota a tutta 1* Ita- 
lia rìcfaianiaTa l'attenzione di chiunq[ue desidera va 
la pace, Giulio III. volle dimostrare al Du^ di 
proceder seco con ingenuità , e lo richiese di con- 
siglio in tale occasione. Rimostrò principalmente 
che gli a£^ri dell' Imperatore in Germania , essen- 
do ridotti e così misera condizione , avrebbero j>ro^ 
dotto in CMisegueuza l'indebolimento delle sue for- 
ze ìd Italia ; chela Flotta Turchesca comlMnata ain 
quella dei Francesi avrebbe potuto senea contrasto 
devastare il Littorale dello Stato Ecclesiastico , e 
portare fino a Boraa il furore di quei Barbari ; e fi- 
nalmente, qualora non lo riducesse al partito di ac>. 
cordarsi il prevedere maggiori disbvventure^ loco- 
«tringereUie la mancanza d^ danari , non avendo 
come supplire alla «pesa di ventiqaattromila do- 
tatì , che ogni mese gli eraiw necessarj per pagare 
le Truppe. Disapprovò Gisirao questi sentimenti di 
pusillanimità nel Pontefice , rammentandoli l'ìm- 
pegno contratto con Cesare ^ e ponebdoli in CMisi- 
derazione che il coraggio, e la sua fortuna l'avea- 
no finora disimpegnato gloriosamentedalle fio pe- 
rigliose situazioni ; che la Flotta Tifrcbesca , non 
oltrepassando il numero di centoventi Galere, 
e cento avendone l'Imperatore meglio fomite, e 
guarnite di scelta Truppa , non comprendeva qual 
timpre lo potesse sorprendere ; e finalmente che ai 
Papi risoluti , e animosi noh mancano mai dana- 
ri , nccome non erano mancati a Leone , Clemen- 
te^ e Paolo suoi antecessori. Credè il Papa di avere 



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i66. 8T0IUA DI TOSCAR\ 

^^ con quMto atto bastanteineBte «odisiàtto all'amici^ 
di C-zia e buooa coiTU[>oDdenBa, che teneva col Duca» 
'^^*e, seosB comuaicsrli aUrimenti le sue incliDauonif 
concluse finalmoate il trattato di sospenaione , cba 
fu firmato da easo, e dal Cardioate di Touraon » 
nome del Re iq Roma li 39. di Aprile. Promettcn 
il Papa in nome proprio e dell' Imperatore di to- 
glier le armi dall'assedio di Parma e della Hinui* 
dola, e per due anni di non far guerra contro la 
due Città, obbligandosi il Cardinale a nome del Re 
che uè il Papa né l'Imperatore sarebbero slati per 
questo tempo molestali da dette Città; che IFanie- 
si e loro aderenti sarebbero rimessi nella grazia di 
Sua Santità , e restituiti nei loro beui ; cbe passato 
il termioe dei due anni il Duca Ottavio sarebbe in 
piena libertà di trattare , e Bccurdi>rsi con cbi più 
gli piacesse. Restando t^ouna delle parti nelle sua 
ragioni, il Papa non avrebbe potuto somministra? 
rs veruno .ajuto all'Imperatore contro la Francia; 
cbe l'Imperatore in termioe di sedi{:i giorni doveva 
dichiarare per lettere patenti di acoettare o nò quc^ 
sta sospensione, quale essendo ricusata s' intmdea* 
8f niello quanto era stato capitolato in favore aoo , 
e dei svoi Statj. A tutto ciò ai aggiungeva cbe il Pa- 
pa ad istanaa dei Francesi con Decreta dei a3> A- 
prile, av^a spspeso il Concilio , prendendo pw mo- 
tivo di questa det^rraioazione le guerra-delia Ger- 
mania^ e U JHOSM dei Protestanti contro l'imp^- 
ratOTe. 
Revtò ppsimo sconcertato da tapCa compiacMua del 
Papa per i Francesi, perdiècosì e^li restava pìùiso-, 
lato, e perchè colpiva ^Imp^ratore ^el punto dell^ 
maggiori sue. disavventure. I Principi della Germa- 
nia coligli scambievolmente e uniti col.R^ di Fran- 



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118. n: GAP. I. «67 __^ 

eia aveano congiurato fra km di «cacciare Cenre ^^^ 
da quella Froviiicia, e di rùtabilire la libertà del-diC' 
rjmpero. U Duca Maumio di Saafonia^ benché «n-'^* 
golsrmeale beneficato da Carlo V-, era alta testa di 
questa impresa , maue^iata con arli0zio^ e diretta 
cau vigore , e percorreodo l' alta Germania mioac- 
ciava l'Imperatore della iiiTasione del TÌroIo.L'of- 
ièsa dignità dì Cesare, l'incertesza dell'osserranKa 
di quanto il Re dei Rotnaui avea stabilito a Linte 
li 3o Aprile con i ribelli, le pocbe forze , e la scar< 
sita del danaro aveano ridotto il più potente Monar* 
ca dell' Europa nelle angustie maggiori. In tale si< 
tuatiooe appunto sofvaggiunse alla Corte l' arrìso 
del trattato concluso dal Papa con i Francesi: seb- 
bene questa novità risvi^Uasse nell' Imperatore , e 
nei SIMM Ministri dei sentimenti di furore e di ven- 
detta contro la debolezia, e imbecilliti del Ponte- 
fice, ciò non ostante le presenti circostanze obbliga- 
vano pur troppo a dissimulare questo torto. Il Doca 
CùaÌDBO u credè in dovere di non palliare a Cesare 
in questo frangente i suoi sentimenti per mezzo del 
Vescovo di Arras^ditnostrando che i due errori com* 
messi dal Papa della soepeasione del Concilio, «del 
trattato con i Francesi procedevano pincipalmen- 
tedalla indolenza di Sua iUaestà, che troppo lo area 
negletto senza ni^ipure lusingarlo, e che dopo qne* 
sto disordine non consigliava a disapprovare ciò, 
che egli avea carato per non disperarlo , e oU[»IÌ- 
garlo a gettarsi totalmente in braccio ai Francesi . 
Questo consiglio fondato sulla verità , e promosw 
dalla necesaiUi fa aUiracciato dall'Imperatore, e fu 
ordinato a Don Diego di ratificare quanto il Papa 
aveva cònchisD in suo nome con i Francesi. Parve 
che perciò l'Italia recuperasse la sua tranquillità « 



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___ s68 STOMA DI TOSCARA 

^y, ina il Dncaj conoscendo che ì Fraacesi non ikiiraV 
di'CTiDO ad altro che a guadagnar tempo-per eseguire' 
.'^'con più TÌg(n« i loro dis^oi contro la Toscana , » 
del Regno, procurò di valersi della stessa arte per 
eludere le loro macchinazioDi, e per la difesa del 
proprio Stato- Interpellò frattanto il Pontefice ac^ 
ciò gli communicasse con sincerità i suoi sentimenti 
circa la neutralità, i{ualora insorgesse nuoTaguem- 
in Italia, e, dimostrandosi unicamente intento alla 
propria difesa, .propose a Sua Santità una coofede- 
razicHie per la comune conservazione dei loro Stati. 
Credè il Papa che il timore dei Francesi , e le dia- 
avventure di Carlo V. conducessero il Duca a que* 
sto partito, e perciò sostenendo la superiorità, che 
imagiuava di avere acquistato con ayer dato leggi 
all' Imperatore , né disprezzando totalmente le pro- 
posizioni di Cosimo, volle che per pressa di questa 
confederazione si stabilisse il Matrimonio di Fatua- 
no di Monte con Lucrezia terza figl^t del Duca , 
L'ambizione di Giulio III. per ingrandire la sua Fa- 
miglia non. era minore di quella dei suoi antec^so- 
ri, e lo aver Carlo V. trascurato quei som nipoti en. ■ 
la causa principale, che 1' avea mosso a pacificarsi 
con i Francesi. Quantunque Cosimo addasse alta- 
mente di maritare una figlia a un bastardo di un 
contadino, dò n<Hi ostante non rigettò apertamenta 
la proposizione, e dando luogo al trattato pensò tti 
prevalersi di questa inclinazÌMie del Pontefice, pò* 
tenerlo vincolato ai' proprj interessi , scoprire per.^ 
mezzo suo le mire dei Francesi , e prevenire qua-* 
lunque determinaaìone^ che egli potesse prendere 
contro r Imperatore. 

. Anche i Francesi, proseguendo l'esecuzione del 
piano di polìtica già.BtabilitOfjienaavattoaÌm«lìdt 



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tlB. II. CàP. I. 169 , 

•tmer ferme le fané del Dnca^ pere&tttitrelflwra- ^„' 
'mente ì loro disunì sullo Stato di Siena e nel He- di Q. 
gno. nCkidinalediToamoD, anche prima ditrat-'^^' 
'tare a Roma l' accordo col Papa, avea oKrto all'À- 
-gente del Duca in Venezia tutta la sua antwità alU 
Corte di Parigi , aiBochè fosse data la dovuta so- 
ilisfazioDe al Duca per l'arresto della Nave Fiorea- 
-tìna y e perchè si ristabilisse la buona corrispondeni- 
za fra loro: e quantunque Cosimo avesse latto rap- 
presaglia in LÌTorno sopra od Brigantino Francese, 
nientedimeno ordinò il Re che gli si amministrasse 
la più compita giustizia, e dimostrò con espressioni 
Bmoreroli di gradire la sua buona amicizia. & ag- 
giunsero a tutto ciò le insinuazioni di Toumou , e 
le aperture &tte per mezzo del Papa^ affine di de- 
terminarlo a stipulare un trattato, che lo mettesse 
al coperto da qualunque insulto dei Francesi tanto 
per mare che per terra, specialmente in un tempo*, 
che le disgrazie dell' Imperatore aveano sollevato 
l'Italia contro di esso. Il Papa, che desiderava di 
forti ficare la sua determinazione con tener saldi tutti 
i Principi d'Italia nella neutralità, insisteva col Du- 
ca per la conclusi(Hie dì questo trattato ; ma Cosimo 
daU' altra parte risoluto di non discostarsi dal par- 
tito Imperiale, e di tenere a bada ì Francesi , ri- 
gettando' ogni mediazione , intraprese i^reta e di- 
retta ccffrìspondenza col Cardinale , con cui stabili 
che, assicurato dal Re di esser trattato come amico 
e paraite, ^U n starebbe in una scrupolosa neu- 
tralità, attendendo alle cose sue, e perciò non avreb- 
be dato airimperatfve ajuti dì Truppe, né di da- 
naro, eccettuato il caso di dover iàr uno aborao qua- 
lora fosse messo in possesso di Piombino ; su que- 
sto piede n sarebbe ruotato tua trattato con Sua 



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vja STORIA DI TOSCANA. 

""^""Maestà , sempre che fòsse certo delle aae mtenaia- 
di C. "' ) 9°^i perà avrebbe dovuto tenere occulte por 
~i55i.noii; itnp^narn coDtro rimperatore. Qaestecoadì- 
zionì promosse dal Duca a Tonroon furono da «asó 
esattameate osaerrate nella ur^aza la più preMan- 
-te dell' Imperatore. Vedendosi Carlo V. sempre jùfa 
incalzato dalle forze dei Principi sollevati» e costreb- 
to dalla necessità a levar nuove Truppe per la pro- 
pria difesa, spedimi suo Gentìtaomo al Duca Cost- 
moj per chiederli in cosi crìtica circostenta un im- 
[««sUto di dugentomila Dut^ti. Dimostrò egli l'im* 
potenza di somministrare questa somma, e l'impoc- 
iibilità di ritrovarla altroTe^' poiché a Genov8,*doT 
ve era ridotto tutto il danaro d'Itelia j le usure a> 
scendevano al trentacinque per cento; i aooi Citta- 
dini^ purtroppo aggravati dalli accatti e dai balzel- 
li imposti finora, erano tattevia irritati per la fede 
mancateli da Sua Sfaestà neU' affare di Piombino ; 
ma qualora però essi lo vedessero nel libero posses- 
so di quello SttAo farebbero ogni sforzo per aom- 
mistrare qualche riguardcvi^ somma-Questo dioim- 
P^no fu accompagnatoda un' oflferta di picc(ds par- 
tite dì danaro^ e da molto espreastem di buona v<^■ 
lontàj unite a un consiglio di non aUtandonare la 
Germania in queste circostanse, per enere troppo 
necessaria in.c[uella Provincia la presoasa Imperia- 
ÌOj per reprimere la prepotenia , e l'aiidaciadeiaol* 
levati. Anche i Consigli potevano essere utili all'Im* 
peratore, pmcfaò avendo Maurilio ibrsato la chiosa 
di Fiessea e ^ragliato là Truppa che la gaardavi> 
U i9di Maggio dovi Carlo V. ritirarsi tumultaria- 
mente da lns|irDck, e rifugiarsi a ViUach, Gttà si* 
toate sa i confini del Friuli^ e MetropoU della Ca- 
riiiUa f opportuna • voluni o in Germania per la 



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LIB: II. CAP. t. a?! 

parta dì Vienni, o io Italia per lo Stato Veiiato. j^^ 
Quivi il consiglio di G>BÌmo fortificato dal V'esco- di G. 
To di Arras fu reputato il piiì e^iediente, determi- '^' 
nandoaì r Imperatore di voltarsi alla difesa della 
Fiandra, subito che fosse coacluio l'accordo con 
Maurisio , e che di Spagna fosse vanuto il Duca di 
jUva con nuovi rìniorzi di danaro e dì genti. L'ar- 
rivo di questo Generale sì rendeva tanto piiì neces- 
inuio, perchè Carlo V.,abfaattuto di spirito edifin-- 
ze, si rendeva impotente alle spedixioni e alli affiiri. 
Avrebbe Cosimo voluto muovere dai suoi Stati quat- 
tromila fanti, e trecento cavalli^ perchè raggiun- 
gessero l'Imperatore a Vìllach , ma il pericolo di 
suscitare in Lombardia il fuoco della guerra^ pen- 
dente la tregua, lo distolse da questa determioa- 
Bione , ofierendo però all'Imperatore d' inviare que- 
lla Troppa in evento di madori necessità. 

Tante disavventure di Cesare animatono i snc4 
avversar} in Italia a sollecitare l'efièttuatione dei 
loro disunì sul A^no di Napoli; per meglio esegui- 
li fu giudicato opportuno ildiscacciare gli Spagnoli 
da Siena , e rivolgere qoelb Stato alla deVouonQ 
della Corona di Francia. Le oppressioni di Don Die- 
go > e l'ereume della Cittadella aveano ridotto quei 
Qttadini io tale disperazione, che molti espatrian- 
do scorrevano l'Italia per commuovere i nemici del* 
l'Imperatcffe, e impanarli a liberarli da tanta mi- 
seria: le poche forze, il capriccio e l'incapacità di 
Don Diego facilitavano ai Francesi l'impresa j e gì' 
intrighi di Corte ne toglievano ancora (^ni impedi- 
mento. Dopo la morte di Granvela tra succeduto 
in tutte le di lui cariche il Vescovo di Arras suo fi- 
glio, e divenuto in cotaSf^oenza primo Ministro di 
Carlo Y>, sebbene non inferiore al Padre di taleu- 



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. a?» STORIA W TOSCANA 

j^, ti^to fu iwrd di previdenza e di felicità net i 
A Cai: trasportato dalto spirito di vaaità si allobtaoA 
''dalle tracce di suo Padrone invc^liatodi farsi nuo- 
ve creature e nuovi appoggi alla Corte avea deci»- 
nato dal favore e dalpartito dei Toledo, e con^un* 
to intrinsecamente con Don Ferrante Gonzaga fe 
■con Don Diego- di Mendozza non trascurava occ^ 
sione per innalzarli, e avvilire il contrario Partito. 
Da ciò ebbe origine la diffidenza di Carlo V. cxA 
Duca, il disprezzo dei suoi consigli, e l'ingrata cor* 
rispondtvza verso di esso; per (jueata causa si toller»> 
vano la prepetenza, l'oppressione^ l'estensioni , e !• 
fallaci del Gonzaga nella Lombardia, e si pallia»- 
■vano a Cesare gli errori, ì capricci e le violenze di 
Don Diego a Siena ed a Roma. Ambedue coi loro 
artìfiz) aveano fatto nascere la guerra di Parma, che 
Don Ferrante alimentava con sommo stucUo pet 
.pascolare la propria avarìzia ] e Don Di^ con !'»• 
reùone della Gttadella di Siena godeva di ammi- 
nistrare libwamente gl'imprestiti, eie gravezze ini^ 
poste per questo efietto: divenuto rÌBtrum«ito del- 
la' umiliazione di Cosimo, non avendo potuto invi- 
lupparlo nella guerra di Parma, disprezzava ogni 
suo consiglio e avvertimento circa la perìcolostt si- 
tuazione di Siena per attirarli la guerra nel suo Do- 
teinio, o incolparlo presso l'Imperatore di c^ninni-' 
atro evento che succedesse. U Vice-Re di Napoli non 
era piìi atteso alta Corte , e il Duca Cosimo era in 
una manifesta diffidenza di Sua Maestà, la c[uale e- 
ra mantenuta in questi sentimenti dal Vescovo di 
Arras, cbe godeva di vedere avvilito l'antico Parti- 
to predominante. Intanto i Senesi continuamente 
oppressi da straordinarie richieste di danaro, allogT 
gì, e passaggi di Truppe, violfHitatì a sommLUÌstr»> 



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LIB. II. CkV. I. 173 

tale vettoraglie a preazi detel-minati, malsicuri del- j^^ 
la vita e deiravere , oltraggiati Dell'oDore dalla li- di C. 
cenza militare, che con l'odio nazionale (^i di piiì '^' 
«i accresceva, doverono anche soffirire una l^ge, la 
quale dichiarava che passate le due ore di nott* 
chiunque fosse ritrovato nuH-to o ferito per la Gttà 
suo danno. Alla oppressione si aggiungeva ancora 
l'insuLto, poiché essendo ritrovata incatenata la Lo- 
pa ina^na di quella RepubbbUca ^ ciò fu appreso 
per una 'minaccia di toglierle affiitto ì miseri avao- 
s della liberti. Perciò, la disperazione animandoli 
a procurare la comune salvezza, introdussero segre- 
tamente delle armi nella Città, richiamarono taci- 
tamente molti che erano assenti, e alcuni ne invia- 
rono a Ferrara , per concertare col Cardinale d'E- 
Me capo del partito Francese il modo dì liberarsi 
dal giogo delli Spagnoli. Giulio Veri Medico di prò* 
feaaione fn quello ^ che più di ogni altro ai afiaticd 
per la salute della Patria, poiché nell'Àasemblea 
tenuta in Chioggia dai Ministri e Partitanti di Fran- 
t:ia potè determinarli a incominciare le loro opera- 
làoni dal restituire a Siena la liberti , giacché l' im- 
presa del Regno, non volendovi concwra^ i Ve- 
neziani , non poteva effettuarsi se non per questo 
mezzo. Perciò ottenuto soccorso di denari fu ordi- 
nata per mezzo di -Enea Piccolomiui una spreta 
congiura , per cui introducendosi genti armate' nel 
Dominio , e accostandosi alla Città , quei dì dentro 
le ricevessero, e tatti insieme si accordassero a dis- 
cacciare gli Spagnoli : il Conte Niccola Orsini di 
Pitigliano , guadagnato dal partito Francese , do- 
vea dirigere e coadiuvare 1' impresa . La Fortézza 
era guardata per ibrmalìti da cinquanta Soldati Qial 
pagati , e aprovvista di vettovaglit e di muuizbni^ 
T. l, 18 



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374 STORIA DI TOSCANA 

f^f, il Presidio della Città composto di circa trecepta 
di C. Spagnoli guardava il posto di San Domenico , e nd 
*55-i ^gQ j j QQ tumulto generale non poteva sperare dal- 
la Fortezza verua «occorso: Don Diego se ne stava 
a Roma , e alla siciireiza di Siena invigilava Don 
Francesco de Àlaba Comandante della Guarnigìo- 
o«. Il Du.ca Conmp ., avvertito di ciò che era per 
«nccedere> aveva offertoalComandanteSpagnolood' 
introdurre in Siena quattromila delle sue Bande per 
prevenire il tumulto , ma l'alterigia di Don Diego, 
« la suji animosità fecero clie piuttosto sacrificasse 
il servizio di Carl<) V. cbe riconoscere da Cosùno la 
conservazione di qu^la Città.. 

Lb voci sparse universalmente per l'Italia dopo 
disciolta l'ÀsseEpblea di Cbioggia facevano como- 
nemente credere , che i dis^QÌ della Francia teu-r 
dessero unicamente alla sorfK-esa del Kegap; da que- 
ste ad onta dell! avvertimenti di Cosiuo mostrò di 
fsser persuaso Don Diego, e perciò reputava più n- 
Ule al servizio di Cesare risedere in Roma piuttosto 
che a Siena : i movimenti della Flotta Turcbesca 
confermavano questa opinione., poiché essendo pa*> 
sata davanti a Napoli , unu lar danno alle terre 
marittime di quel Regno , fa era postata, in Proci- 
)da , aspettando la Flotta Francese per coBihinarsì 
con la medesima. II Duca però, tentando almeno 
d' intimorire da Imtano i Senesi , fece radunare a 
Staggia mite frontiere del loro Dominio ìfi Bande 
circonvicine , e vi spedi il Commissario e varj Ca- 
pitani , per iar credere di volere in detto luogo far 
massa generale delle sue milizie. Frattanto il Con- 
te di PitigUapo e il Piccoloinini con la Truppa , 
vaccolu nello Stato di Castro e (ulle frontiere di 
quelb della Cbievi, essenlo entrati nel Dutuinto d 



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-kVBL H. CUV. I. tjH 

Siena , e accoatatisi sHa Città poterono facilmente ^^ 
ingrossare il naniero delle genti , e invitare ì Cit-dì C. 
ladini a concorrere c<m» esn a liberare la Patria dalla '*** 
icliìavìlù. Ricorse allora il Comandante Spagnolo ai 
«occorù del Duca^domandandoperòsolo quattrocen- 
to iànti , che gU furono spediti con celerità niUo il 
comando di Otto da Ittontanto ; ma temendo Cosi- 
mo che il fuoco delta goeira e d^a ribelUcoie m 
comma nicasse ancora al ino Stato, rioni a Staggia 
tutte le mili»e d' inikalena e cavalleria , che avet 
giìt disposte a guardia della marina , e ordio&a) Ca- 
pitani delle Bande di Valdichiana che occapasaero 
i Castelli e Terre dei Senesi da qoella parte- !« gen- 
ti del Conte di Pitigliano, avendo fbraato di oolte 
la Porta Romana , entrarono in &ena , dorè i sol- 
dati del Montaoto combatterono per difésa della 
Città , postandosi nella parte più eminente d^lla me- 
desioia ; ma poi finalmente con gli Spagnoli foro- 
nò costretti a rifogiarsi nella Fortezza, dove, con- 
correndo ogni ora piò la gente armata del Contado 
e della Città , ù trovarono «Mediati sensa proTTÌsio- 
ne Terona da far renstenza ,nMfi avendo altre vei- 
toT^lie che qoelle, che potenzio portar via «i Fnt* 
ti di San Pomenico nel ritirala cui esenta da qu^ 
posto. 11 solo timor* dei Senesi era di vedere iqgros- 
sare alte frontiere le forae del Duca , e perciò la Be- 
pobblica mandò a pregarlo di non opporsi al bfom 
di così bwHii vicini , poiché essa liberata dall' op- 
pressione di Don Bic^ non desiderava altro che di 
vivere nella soa libertà, e continoare nella devozio- 
ne di Cesare. Considn^ Cosimo la debolezza delle 
forze Spagnole in Italiane l'impoasifailità di avere 
dei pnuitì socconn dallif Lombafdia e da Ni^li, l'è»- 
•CT già in Siena seimila nomini di Tratta ruotata , 



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S76 STORIA DI TOSCAHA 

^^ e lutto il Contado e il Popolo in armi, e in con- 
dì Csegueiiza previde che riDsiatereaUrìmeDtisalla di- 
**^*fesa della Fortezza non era altro che attirarsi tutta 
la guerra sopra di se, sensa speranza di alcun gio- 
vamento alli interessi proprj , né a quelli dell' Im- 
peratore. Perciò determinò di dare orecchio all'ac- 
cordo , e spedi a Siena Ippolito da Goreggio per con- 
certare con la Repubblica le condizioni del tratta- 
to : volte ancora assicurarsi che nella Fortezza non 
fossero viveri che per sei giorni , e temè che fosse- 
ro costretti ad arrendersi vergognosamente, e a per- 
der ventimila ducati, che erano quivi in custodia. 
Il Papa insisteva presso il Duca che procurasse di 
estìnguere questo incendio; il Cardinale di Tour- 
non dichiarava che il Re dì Francia non voleva al- 
tro che la libertà dei Senesi; la Repubblica con nno- 
ve Ambascerie domandava dì vivere in pace e in 
buona amicizia con Cosimo ^ e finalmente era giun- 
to in Siena Lansac Ambasciatore del Re a Roma 
per esortare i Senesi alla Indipendenza. Tutto 'ciò 
lo indusse a stabilire con quella Repubblica lì tre 
Agosto una convenzione dì cui le principali condì- 
xìoni furono : Che restasse in libertà delle genti del 
Duca assediate nella Fortezza di sortirne con le ar- 
mi, equipari e robe in quella forma , che più pia- 
cesse al Muntauto per condursi alle frontiere dello 
Stato di Firenze : che la Repubblica di Siena , de- 
molita la Fortezza , dovesse licenziare dalla CitÙ » 
Dominio tutte le genti forastìere, e loro Capitani di 
qualunque grado: che la Repubblica continuasse 
sotto la protezione e fede dell' Impero , e il Duca 
s'interponesse con l'Imperatore, affinchè non re- 
sUsse offesa, né tenuta a rilàre i danni della For- 
tezza , obbligandosi essa di non offèndere gli amici 



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IIB. U. Cip. I. ayy ^ 

^ Sua Uaéstà > e rinnoTando a questo effetto la cou- An. 
lederazioDe fatta col Duca oel primo Giugno 1547:^19' 
che ratificata qnesta coovenzione ai restituissero dall' 
una parte e dall'altra i PrigioDÌeri, i Castelli , e le 
robe occupate dal di 2S. Luglio in poi : e Gitalmeu' 
te che Della presente conveuzioae restasse compre- 
40 Dou Francesco de Alaba con gli Spagnoli volen- 
do accettarla, e non l'approvando dovesse aver tat- 
to l'effetto Ira il Duca, e la Repubblica. Acc«itaro* 
no gli SpagnuU col consenso di Doo Diego , che ap- 
punto era in Firenze , queste condizioni e- li cinque 
di Agosto restò evacuala la Cittadella. 

L'eccessiva allegreua dei Senesi per con inaspet- 
tata felicità, facendoli scordare la promessa fatta al 
Duca di. persistere nella devozione dell'Impero^ gli 
4rasp(H'tò furiosamente nel partito cimtrario, da cui 
riconoscevano, tutto il successo. £d in fatti dopo che 
>la Fortezza fu evacuata dalli S|^noli il Popolo acr 
corsovi tumultuariamente v'introdusse i Francesi j 
Xansac Ambasciatore del Re ricevè in pubblica Sar^ 
forma la Signoria, che con bandiere sparse di gigli 
d'oro , e accompagnata dal Clero e dai Magistrati 
della Città in mezzo al Pop<^ festeggiante si pre- 
•eutò all'ingresso della Cittadella: La Maestà del 
£e Cristianissimo, disse egli, avendo presentito li 
•ftSgravj già Jàttivi per molti anni dàlf Imperato- 
re, che per potervi dei continuo tenere in questa 
■soggezione uvea ordinata questa Fortezza j mos- 
sa dunque a compassione come quel Principe giu- 
nto e prode che è per carità, ne ha mandati con 
■questo esercito a levarvi di sotto questa tiranni- 
-fife ; e così in nome di sua Maestà vi restituisco 
questa Fortezza, acciò la facciate buttare a ter- 
ra, e w offurisoo.per conservarvi in libertà tutto 



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vf» STOMA, m TOSGXirJL 

^^ 3. sua potere e^fitrze, non ricercando altro da Vdl 
di Cxé non. iJie stiate uniti per la vostra libertà, e cfu 
*^^vi ricordiate di questo benefizio. 'ProEeaaò la Re- 
pubblica eterna gratitudine al Re per cosi generon 
dimostrasioue , e protestò di aver dedicato a Sua 
Maestà quella stessa devoxioDe e fede, che giji area 
finora conservala per l'Imperatore. Ciò non ostan- 
te it Duca Cki«mo, salutando il suo piano di poli- 
tica, e giudicando sempre più necessaria in siinili 
^costanze la dissimatazione per non insospettire i 
Francesi, D(Kt solo eseguì scrupolosamente le con 
Teozioni £itte con la Repubblica , ma ToUe ancora 
che si desse l'altìnia compimento al trattato spre- 
to col Re di Francia, intavolato già, e coof^'tato dà 
qualcbe mese ai Cardinale di Tournon. Questo 
trattato segnato in Fireù» li quattro di Agosto sta- 
tnliva— Che il Duca nm dovesse in qualsivoglia 
fnodo disturbare le imprese del Re, né dare ajuto 
di gente o di danari all'imperatore , né far contro 
allì amici e aderenti di Soa Maestà, dei quali den- 
tro il termine di un mese gli sarebbe stata caibila 
la nota: iu correspetUvità i suoi Stati e i suoi Vassalli 
non sarebbero mai ttioleatati dalle armi del Re, e 
11 Duca sarebbe tenuto per buono amico di Sua 
filaesti: che , ottenendo il Duca dall'Imperatore lo 
-Stato di Piombina , potesse senaa contravrenire a 
qlKsta convenzione sborsar^'la somma per eia con- 
venata : che mediante questo trattato non s' inten- 
desse dovere il Dnca alicDarsi dairamicizia dell'Im- 
peratorCj o lare cosa contro di esso, volendo esserli 
servitola C'amico, e nel tempo stesso osservare al Re 
qoeste promesse: che se l'Imperatore si tenesse ofTeao 
dì questo, trattato e desse al Duca motivo di rilirarH 
dalla saa amicizia, in tal caso il. Re le EÌf^ereKbfae 



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LIB. II. C&P. L 979 

sotto la sua protezione come amico e cootederato ^^^ 
contro rimperatore, per il die all'ocxiasione si do-di C 
Vesse fare uno speciale trattato: che il Re obbliga- '^ 
Ta la ana parola di tenere occulta e segreta questa 
convTOEÌone , fintaDto che aon ai fuue di concerto 
^ ambedee le parti giudicato opportuno il pubUi- 
caiia. Dopo questi auccessì poteremo i Senesi lieta- 
mente godere della ricuperata loro lib^-tà , poiché 
g\i Spagnoli, sostenendo unicamente Orbetello , e- 
ranu stati discacciati da tutte le altre Terree Piat- 
'bc forti dì quel Dominio: Àflcanìo della Comia, die 
ad intuite di Don Diego infestaTa le loro frontiere, 
dovè per ordine del Papa denstere da questa intra- 
presa. Da Parma e dalla Mirandola erano venute 
nuore Truppe , alle quali il Duca cmcesse libeni<- 
'nente il passo per il sno Stato, e Teroiea assui^e 
a nome del Re la custodia di quella Repubblica , 
usando con quei Cittadini tutta la moderazione , è 
lasciandoli goreroare liberamente i loro aflarì, pe^ 
maggiormenteaffeziooarlialla Corona dìFraocìa. Si 
stabilirono tremila .uomini per il persidio della Cit- 
tà, e altri duemila cinquecento furono spediti per 
assediare Orbetello. 

Mentre trionfavano i Francesi di tante perdite 
cagionate all'Imperatore era giunto a Villach il Du- 
ca d'Alva con rinforao di danari, e di genti Ix-aspoN 
late di Spagna. Questo Ministro, non meno pA il 
suo valore che per la sua grandezza , poosedeva e- 
gualmente la stima di Cesare, e quella del Prind- 
pe Filippo; essendo a Genova il Duca lo avea fatto 
prevenire sopra tutti li sconcerti, che erano net ser- 
vizio dell'Imperatore in Italia , e degl'intrìghi dei 
vuoi Ministri, e perdÒ, scuotendo Carlo V. dal le*- 
targo, in cui lo avea tenuto finora il Vescovo di Ap- 



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kS» storia m TOSCANA. 

. rasj li fece cpinpreodere esser necessaria maggiore 
di Cattività nelle risoluzioni^ e maggior confidenza nel- 
'^^li amicij che nelle presenti circostanze conveniva 
riguadagnarsi. Fra questi dimostrò essere il Duca 
Cosiroo, a cui per non alienarselo, pendenti le tur- 
Jbolenze dei Senesi, era prudenza il dare qualche ao- 
dis&zìonej e specialmente nell'affare di Ponjiino^ 
potendosi perciò conseguire una ^ù sicura difesa 
di quel posto dalla invasione dei Francesi e dei 
Turchi, e^ l'occasione di affezionarsi maggiorraenta 
«in Principe di tanta reputazione ia Italia , e che 
già aveareso.a Sua Maestàdeiservigj assai rilevan- 
ti. Fu perciò ordinato a Don Diego di Uendozia che 
non potendo egU difendere Piombinoa quello Stato 
dalla Flotta Turchesca^ e da quella del Principe di 
&)lerno,che lo minaccia vanoj ne mettesse immedia- 
tamente in possesso il Duca Cosimo, a condizione pe- 
rò che egli si dichiarasse di tenerlo in depoaito , e a 
UQme di Sua Maestà, a solo oggetto di costodirlo, e 
difenderlo con tenere nota esatta delle spese , che 
sì farebbero a questo effetto , e per restituirlo ad o- 
^i richiesta. Sebbene parvero aspre a Cosimo que- 
ste condizioni, non ostante considerando che l'ave- 
re ottenuto dall'Af^ino il consenso per la permu> 
ta di questo Stato potesse facilitarne l'effettuazione, 
accettò il partito, e li i a di Agosto^ essendovi ^un- 
to .Otto^da Mpntauto con le sue milizie, ne ottenne 
&cilmente il possesso dal Verdugo Governatore 
SpagnpIOj che vi risedeva per Carlo V. Il San 
Marìnofusubitoincaricatodelle fortificazioni di quel- 
la piazza , e dal Ferrajo si [Hwvedde alla difesa 
dall'Elba, minacciala già dal Corsaro Sala Rais, che 
con trentaquattro Vascelli infestava quelle marine; 
IVon trabsciò però il Duca di rappresentare alla 



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LIB.n.GiP.L i»t 

€arte,ckeitUnflrIocosiaoqieMiinan'affitre di tanto ^^ 
suo iuteresse non era di ajctui [ovfìtto per l'oggetto <li C. 
che 8Ì erano perfis», poiché rìchiedeodo le fortìfi- '^^* 
cazioni un grave dispendio , mal Tolontieri'egli si 
aasc^gettava a diaputame dopo le spese; maiputili 
furono queste rimostranze, poiché l'Imperatore ac- 
cordatosi già con Maurizio, e pacificate col trattato 
di Passavia le cose dell'Impero, era unicamente ia- 
tento a procurare dei gagliardi preparatÌTÌ per ri* 
spingere i Francesi dalle frontiere, che giii occupa- 
to Metz minacciavano la Fiandra. A tutto ciò si ig* 
giungevano le imputazioni di Don Diego cootro il 
Duca , poiché volendo discolparsi {fusibilmente 
della negligenza , e mala condotta tenuta ^nella 
custodia di Siena , attribuiva a Cosimo le cagioni 
di quella revoluzione, incolpandolo d' intelligenza 
con i Francesi^ del debole soccorso spedito, e del- 
la vergi^osa convenzione stabilita con quella 
Repubblica. Sebbene la malignità di queste accu- 
se avrebbe facilmente potuto far colpo nell'animo 
sospettoso di Cesare, ciò non ostante il predominio, 
che già prendeva alla Corte il Duca d'Àlva , unito 
alle sincere e comprovate giustificazioni trasmesse 
da Cosimo, operò in forma che l'accusa si ritorces- 
ae contro l'accusatore, e l'Imperatore finalmente, 
persuaso di essere stato mal servito y richiamasse 
Don Diego per iàrli render conto del suo operato. 
X>a caduta di Don Diego alla Corte produsse anche 
la diffidenza contro il Gonzaga , e perciò gli a&ri 
deirimperatwe in Italia restarono sotto la princi- 
pale direzione di Cosimo e del Yice-Bé dì Napoli^ 
i quali non mancarono dì animarlo a ricuperare la 
sua gloria , e gli amici perduti , 'per vendicare più 
Jàcilmente l'ingiaria dei Senesi, e discaoMtfe i Fran- 
cesi da quello Stato. 



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^__ sSs STORIi M TOSCANA ; . 

Ah, Assicurata la libertà e la tranquillità della Re- 
^j^'pnUrfica di Siena da ogni timore dellì Spagnoli, re^ 
stava l'inetto principale di stabilirà una costituì 
zione di goremo, che, eguagliando gl^tnwsi, ed 
appagando l'ambizioBe dei Cittadini dì tatti gli or- 
dini, facesse oHiare le antiche discordie, e anìoiasst 
tutti uniformemente a concorrere, e a sostenere eoa 
vigore e concordia la libertà , e lo splendore delk 
Patria. A questo prorredimento gli animò Termes 
a nome del Re , e il Papa vi spedi espressamoite 
ton carattere di Legato il Cardinale Mignanello ; ma 
il consiglio elesse perciò sedici Cittadini, quattro per 
monte, affinchè imaginassero un modello di quella 
Costituzione , che potesse più dì ogni altra conveni- 
re alla Repubblica nella presente situazione. Opina- 
rono essi che l'abolire i diritti, e le prerogative, 
che distinguevano un ordine dall'altro, e il pariG'* 
care in un sol grado tutte le classi della Cittadinan- 
za potesse togliere ogni motivo di emulazione, eia 
cous^uenza di discordia : proposero perciò che si 
creasse un conngbo di novecento Cittadini , reclu* 
tandone dugentoventicinque jier monte, e da quelk» 
si eleggesse il Capitano dA Popolo, che durasse un 
anno nella aua MagistratuKi , e la Signorìa per sei 
mesL Ma siccome questo piano portava l'esclusione 
di molti dalle Magistrature, e particolaf mente nd 
Montedel Popolo, che era il più numeroso , e quel- 
lo che allora prevaleva nella Repubblica per avere 
più d'ogni altro contribuito alla espulsione delti Spa- 
gnoli, perciò non solo non fu possibile che conve- 
nissero in questo sistema , ma ancora , se non gli 
avesse prevenuti l'autorità del Cardinale Legato, e 
quella di Termes, avreU)ero segnalato l'epoca della 
loro liberazione con un tnnnlto , e eoo una strage 



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im. Il ^CAP. I. i83 

Comuciuta pa'lanto là dìIBceltà deH'iiu^ — ^ 
presa il hegtìa rftoraò a httìà, « Terimes «i portò ^^^ 
all'oaseciìo^ OrbeteltOflasci^bda gli opporttfai prcrr- i55k 
vedimenti per ptevenke te novità, le (joalì fitcdmeit- 
ie aTTèbbero avuto «Hetto, teìidn gH ateascTiunici 
il limore dàla vendetta di Carlo V , e quello defle 
iftiliàe del Duca , che tuttavia stavano anttmasate 
a Staggia sulla frontiera. L''aggéttlo di <{ueflta pre^* 
«alinone di Coumo era il vedere, che a tenore delUi 
coavMiiioDe da esso fermata eoa la Repubblica non 
aolo non erano licensiate le genti forestiere, ma che 
ogni giorno più pe comperivanodetleDUore: àape- 
va che l' oggetto aegreto dei Frafncesì ntl tumuUo 
«li Siena era stato d' inipadroairsì assolutamente di 
quella Città, e gli erano noti gli occulti diaegai della 
Hegina di Francia di occiijKire lo Stato di Firenze, 
i cùoaigU che essa teneva sa qoesto proposito con 
'Laigì- Alamanni e con gli'Strozzì,-e gl'impubi che 
di coutinoo dava al Be, affinchène tentasse l'ioi- 
-preaa. Vedeva ancora che la Flotta Turchesca po- 
atata a Frocida, combinata che fosse con quella del 
iViatìlpediSakrao, avrebbe potuto favorire i Fran- 
cesi di -Siena per attaccare il «uo Stato ; e pnxid , 
noQ ostante il traftato di buiaia amicizia stìpalato 
col Re , attese ad ttcmmolare danaro, e i^latarfe 
Anove milizie, e a Ibrtificare San'Gasciano Terra si- 
tata in piccda distane da FìHote dalla parte di 
Siena. -Manteneva -con ì Francesi ogni buttna coiti- 
qrandenza , accordabdo l<>ro la libertà del passo, e 
la provvista di Vai^ genierì nel suo Dominio, [Miche 
■vedendtrfi ormai stabiliti bel cuore dell'Italia, e-con 
r unione delli Stati di Pitìgliano e di Castro signo- 
reggiare fino alle porte di Roma, temeva che con ac- 
crescere aospetti di guerra e di parzialità per llmr- 



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384 STORIAI DI TOSCAKà 

.""peratore , il Papa naturalmente debole e timoroM» 
jl Q gli rendesse ancora più prepotenti , con darai total- 
iSSsmente in braccio ai medesimi. Ma dopo che l'arma- 
ta Torcfaeaca senza tentare altre imprese se n'ra« 
ritornata in Levante, e che il Doria area introdot- 
to no soccorso di genti in Orbetelloj il Duca ritirò 
subito da Staggia le sue milizie, e senza restaro 
^ovviato per la pro|a'ta difesa alcune ne licenziò, 
ed altre ne ritenne per m^lio assicurare i posti sul- 
la marina. 

La moderazione dei Francesi verso le cose di Sie- 
jia , e il loro zelo per la libata di quella Repubblica 
.poco tardarono a smascherarsi, e a lare non solo co- 
noscere la loroambiziooedistabihrein quella Cittì 
l'assoluto dominio, ma apparvero ancora dei ae^ui 
non equivoci d'insidiare alla quiete, e allo Stato del 
Duca Cosimo. La condotta di Termes, uomo di ma- 
tura riflessione^ ingenuo, moderato, ed esatto nei 
suoi impegni non era applaudita aUa Corte, per- 
chè ^ reputando vane e fallaci le speranze e i pro- 
getti del Principe di Salerno, avea recusato d'intra- 
prendere contro il Regno di JVapoh, per non arri- 
•chiare con tanta facilità la gloria della sua Nazio- 
ne. Per riescìre piìi facilmente nei suoi dis^ni do- 
terminò il Re di fare risedere in Siena con caratte- 
re di suo Lu(^o Tenente il Cardinale Ippolito d'Este, 
Fratello del Duca dì Ferrara, uomo ambizioso, ch^ 
nascendo da Lucrezia Borgia figlia di Papa Alessan- 
dro VI. pareva che avesse ereditato il carattere del- 
l' Avo^ e quello del Duca Valentino suo zio; nemi- 
co per sistema della Casa Medici avea più volte a 
Ferrara dato delli ajuti ai ribelli di Cosimo, e fat- 
tali sperare la libertà della Patria. 11 Dwa seld>ene 
persuaso di acquistare in co«tuÌ un mal viciuo. 



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IIB. n. CAP.. I. _; a85 

osando però della solita dùsKnulajFione, lo invita a '~' 
Firenze per onorarlo, e concertare con esso i meczi ^^ ^ 
più sicuri per conserrare la baona aniicÌEÌa col Re, i55ft 
e la lil>ertà dei Senesi. Non poteva il Duca appro- 
vare che, dopo avere ^li disarmato, e dimostrat» - 
tanta fiducia nell'amicizia del Re , crescessero agni 
giorno più in Siena le forze di Francia ; e la libertà 
di quella BepubbUca, piuttosto cbe essere stabilita 
con una nuova costituzione di governo, restasse ab- 
bandonata liberamente alle discordie dei Cittadinif 
alimentate ad arte da quelli, che macchinavano Top* 
pressione. Ha quello, che più di tutto convinceva 
Cosimo del mal' animo dei Francesi verso di esso, 
era il vedere che nella Nota trasmessa e firmata dal 
Re dei suoiamici e aderenti in Italia, da riconoscersi 
dal Duca a tenore del trattato segreto dei quattro di 
Agosto, vi erano gli Stroui suoi dichiarati ribelli, i 
quali finora aveano fatto professione di attentare 
contro la sua vita^ e lo Stato. Questa dichiarazione 
siccome gì' imponeva una legge, che avviliva la di- 
gnità^ei diritti della sua Sovranità^ fu da esso repu- 
tata nn insulto manifesto^ che sempre più lo impe- 
gnò a procurare i mezzi di snidare da Siena quella 
Nazione. Pensò nuovamente a fortificarsi di danaro 
e di Troppa, e ìnt^pellato dal Cardinale di Ferra- 
ra del motivo di questa novità j dichiarò aperta- 
mente che armando i vicini egli non doveva stare' 
in oziOj e fidarsi delle parole: bensì mostrandosi il 
Principe il più aflezionalo alla tranquillità dell'Ita- 
lia non trascurò d'impegnare il Papa^ i Veneziani, 
e il Duca di Ferrara a trattare con ì Francesi, per- 
chè ormai lasciassero in libertà quella RepahbUcSj 
e ritirassero le loro genti da quel Dominio. 



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INDICE 

PE* CAPITOLI. 

LIBHO PMIMO. 

CAPITOLO!. 

Caiimo Medw> deletto Pnìncipe di Firaise; ottime uni 
Vittorin contro i Fuonuciti a Hontemorlo ; è confei;- 
mato Don di Firente da Carlo V; Altre dtipoaiiioBi 
di deMo Imperatore a &TO*e di Gotimo stabilito al €on- 

' gTMao di Miaaa. ■ . . , S^ 

CAPITOLO a 

Il paca Coaioo riordina il Governo della Cittì ; iàbbcica 
delle Portene per lo Stato, e si oppone all' a mbision* 
del Papa ; parteosa di Madama d'&iutrìadalla Toaca- 

- tutf TiMTtfi di Filippo Strouj; Hatrimonio del Duca 

- con Eleonora di Toled»iRilwUuwe£Ptragiaj inter- 
detto di Pinna*. -• 7^ 

CAPITOLO 1(1. 

Il Duca accomoda le differanie col Papa; gli mi^ il 
primo figlio moK^bio; congiara dei Praneesi in Siena: 
li porta a Genova a inchinare Carto V..- controTeraìa 
di fweoedeBM eolDnca dtFecraniTnttalodieoBft- 
denstone con i Seoeaii an* rt^Uma in opoa^iove del- 
la goem di«Aiarata tra gl'Imperiali e :,PrA9!pML-n99- 
vo viaggio a GenoY*, dove ottiene da Carlo V. la re- 

atitusione d«He Fortezte 93 

C A P I T O L O IV; 

V Pbc4 AGsnde il Littonde di ToacaHaat paai^^'o 
d^ PlotM di Barlurow. Hnovi ditegù ^1 Franaeti 
in SiiCBB. Protegge i| Cardinale di Ravepoa qontro il 
Papa che gì' insidi(^T4 la vita- Spedisce dei soccorii in 

- KetnoBte al Mvcheae del Vado. Pace di Crepf. 
■ Stuopre nna congiara ordita dal Pape centra l' Im- 

perdkve. ^pnliiove ^ Frati di S. Blaroo. TratUti 
per ottenere lo atsto di Piombino, e Bocconi aonmi- 
mtrati per fi>rtìficarlo e difenderlo. ..... iiS 



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CAPITOLO-.V. 

I S«iwn •caccìino datta lor Città il FieBidio5pagnolo.il. 
Fbjm ingiuria in Concistoro il Ducale ia arrestare on 
■no Se^etBrìo.L'Impanture piuiiace iSeoesi, e riforma 
il Goremo di quella Repubblica: promette al Bocft 
l' inrestitara e pouetM dj Eioiifbii>o per ritr>me un 
ìmprestitò di danari. Coagiara del BorfamaCbhi Gon- 
fitloDiere di Lnc«a. ^egf«do i, t 
«ir Impostore il Duca g^ riduce 
ricever Presidio. Soccorai del Dw 
ne di GeooTa , « par la ri^llioDti ' 
per metterlo ìb poueaao di Piom] 
dfsU' Imperatore delia precedei)» rfo 

CAPlTOtO VI. 

Iniidie maccbinate in Italia tr» i ina Pvtiti domi- 
nanti ,- e uociuone di I.orens0 Traditore. ^ Duca Tor- 
tifica r Elba , e fiibbnca Portoferraio. Ottiene dall'Im- 
peivtore Piombino, e li d ritolto. Il Papa procara t'a- 
micizia de) Duca. Sono tolte le armi ai Seaeti. Don 
Fnnceaco Primogenito del Duca i spedito a GenoTa 
a ossequiare il Prìncipe di Spagna. Il Duca i malcon- 
tento dall' Imperatore, percbé non gli adempisce la 
promessa di Piombino. Umiliasione del Papa, perchè 

gli sia restituita Piacenu. Sna morte t63 

CAPITOLO VII. 

Intrigbi del Conciare. Elesione delCardinale dì Monte 
col nome di Giulio IH. per open del Duca. Sua cor- 
TÌapondenaa col nuovo Pontefice. Mal goremodi Don 
Diego di Mendoua in Siena, e risoluaione deli' Impe- 
ratore dì fiibbrìcarri una Cittadella. Animosità dei 
Ministri Imperiali contro Cosimo. Tnrbolenie io Ita- 
lia tn il Papa e i Farnesi per la reititusione di Par- 
ma. Ilentraliti professata dal Duca. La Francia rom- 
pe la guerra contro l' Imperatore i85 

CAPITOLO VJIL 

CostitaEÌone dfl Governo di Firense. Sistema partico- 
lare del Duca per lo stabilimento del Principato; som 
Ministri e Consiglieri. Piano di Hitbrnu di Costumi , 
e Saggio di LegisUxione da) 1537. al tSSi. . . 309 
CAPITOLO IX. 

Costitttsìnaeeoononica dello Stato di Firense. Commer- 



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ÙQ iti Plorentini. ScoDOmta pftrtioolàra, a mtré aUa m 
del Duca Cosìtoo. Stato dell' Agricoltan Arti , e Ma- 
nifattore. Fabbricba pnbblicbe ; belle JUti ; Letten , 
e resUarauone dallo Studio di Pisa. ■ . • . a3i 

IIBRQ SECONDO 

CAPITOLO I. 
Kane di operatìoni di Carlo V., e del Ufi di Fnocia ' 
per la guerra d'italia. Il Daca Cosimo d deitreggia con 
1 UDO e con l'altro. Tregua tra il Papa e i Franceti 
per la guerra di Parma. Disgrazie dell' Imperatore. 
Rib«|tìone di'Siena, e TratUti del Duca Cosimo eoa 
quella Repubblica e con i Francési. Supera il Duca 
gV intrighi dei Ministri Impetitfli: ricere in deposito 
Io Stato di Piombino: è malòotttento dei FrancMÌ , < 

i nédeaÌDu. . 159 



Fin DEL FiuMo Tono. 



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STORIA 

DEL GRANDUCATO 

DI TOSCANA 

DI 

RIGUCCIO GALLUZZI 

moKioGUro uGia 

suor A EDIZIONE 



TOMO SECONDO. 



FIRENXE 

IVSMO LBOHAMia MÀKCmn 

mccoxxn. 



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.fl'|/i'. . !' <.iii 



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LIBRO SECONDO 

CAPITOLO SECONDO 

Carlo V- rìsolr* di far l<i gaerra ai ScdmÌ , a il Daca lo aoe* 
eorret revoca perciò il tntbito eoa i Francni, « riaer» 
l'eiercito Imperiala nel tao Stato. Arrìra il Vice-Re a 
Fireiue , dorè mnore , e Dod Garsla tao figlio proiegas 
la gaerra. L'esercito Imperiale si ritira da Siena, e U 
Papa tratta iautìl mente Upaoe.La Flotta Tnrchesea dan. 
neggia l' Elba , e torprende la Conica. 11 Doca retta ina« 
nifestamMte fsmioo dei Francesi, e si prepara a diioaa- 
òarli da Siena. Hegotiati tra i Francesi « il Duca per ii^ 
gannarai tea mbleTol mente, 

jyi^l soffrirà la Nazione Spagnola, aTreua fino- — 
ra alle conquiste e alla gloria , di eaane Mata così ^"* 
Tituperosamente acacciata di Siena , e che i Fran* ^^^ 
ceù annidatin io quella Città l'insultassero impu- 
oemente, e dì lì mÌDacciasaero gli altri Stati di Car> 
lo V. Persuasa che il Duca Cosimo avrebbe potuto 
con tutte le sue forie ooo solo soccoarere la Citta- 
della , ma ancora rìspingere ì Franceai da quel I>o> 
minio f non sapeva perdonarli questo atto di maDf 
cania verso' un Monarca, eum]yaxiùoe,clier»Tea 
collocato, e assicurato sul Trono di FireDW.1 due 
Gardioali Toledo e Mendoiia più di ogni altro re* 
clamaTano al Duca stesso , e alla Corte f condao- 
nando il già latto, e inaisteado perchè si reparaift 
a tanta ret^t^na : ma il Ow» non vedeva ancora 
VopptHrtunità di impanarsi contro t Francesi ìic<k 
PCTtameiite,e l'Imperatore era troppa distrattodaU' 
assedio di Metx, dove vedeva mancarsi la fbrtunso 
r«mqto. Le nctitedeUi asaedìati, e le malattie^ 



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4 STORIA DI TOSCANA 

^„^ chQ si erano introdotte nel campo , ridussero le sns 
^i C. forse in uno st^tQ cqsì dépbrabUe,' che dovè per 
'^'necessità desistere dall'impresa, e ritirarsi total- 
mente da queir assedio- Giò non optante la presen- 
za del Duca d' Alra fece che non si obliassero in- 
- teranìente gli a&ri d'Italia, e poiché, avea ctnvintQ 
' l'Imperatore del mal servino di Don Diego, auto- 
re dei ^isa«tfidi questa Provincia , perciò credè noa 
dovef fnaqcare dell' impulsi necessarj , |>er deter- 
-zniDarlo a qualche separa^ioue.ToIta di mezzo c^i 
eommuoioasime con Don Ferrante Gonzaga, come 
' imo diffidente) giudicò opportuno il tentare la recu- 
' perazioDc di Siepa > e dar 1* incarico di questa im- 
prefia al D'Ica Cosimo j e al Vice-Re Toledo , te- 
nendo per certo che persone con congiunte fra lo* 
- ' vo dovessero contribuire concordemente, e OOQ ogni 
9hna al aerviiio'di sua Uaestè. Qpinim CuMimo 
poter» effettuare l' impresa , assaltando i Senesi con 
quindieimila fanti e seicento cavalli , eoo ì quali ea* 
trando da dac parti sì aarebhe potuto in tre. ne^ 
Dccappn tutto il loro Domìnio, e in minor .tempo 
ibraarek Gitt& ad arrenderai: questo [Hano richieT 
deva aolledtudina, poidiè la Città non essendo al 
tutto provvista di vettovaglia conveniva non dalla 
ìl-temjpo di [ffoVvederte. Uà , qualora le cìrcostan-> 
Bè, o le ione non avessero pcmiasso di operare cod 
h Dccea^ria celerìtit , credeva conveniente il diasi- 
iduIarV) e non dar lora ombra vn'una , giacché i 
Franca avrebbero trascurato di maggiormente Ah-. 
Uficarsi in ^oeU* QittA, e i Senesi, aempre diaoun. 
éi Ira loro, avreUieni con qualche altro tumulto 
poniminiatrato ^ Sua Uaestà l' occasÌMM di potenieU 
diacacoiare con iàciUtà, I ccnsìgU di Cosimo aoBt»« 
l)a(Ì^PiWl4'MT» WCQKtmrosotiitU l'afprawt* 



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LllitUP.Ìi. i _^ 

Mone di Cesare, che, lusingandom dì potere in sei^^, 
mesi vedere ultimata felicemente l'impresa, spedìdi C» 
m ItMia I>oii Franaeseudi Toledo^ afEochè coocer-*^^^ 
tasse segnUmvnte con Goiùiiio.> v col Vìce-Re di 
Napoli tutto ciò s che fosse ojiporttaiiD. per es eg ui r la-* 
Ma siccome j o sia i' ordinaria iHftfeWM deU' Impe? 
nitore , o il metodo introdotto 'da quei Hinùtri nel 
trattare gli a&ri, tutte le (tetermioasidni prende^ 
vano un treno di soTerchìa lu^heau} Don Fran^ 
Cesco .^uBse a Firenze nel Novembre ) tempo ap- 
puntOj in cui ì Francesi con la .direùoine dal CanU^ 
naie di Ferrara pensavano a stabilirsi in &sna più 
solidamente. Nientedimeno il Duca , hencbè ooOo' 
«cesse l'impresa più difficile) non dìsaf^irord-là ri-t 
aoluxiobè della Corte , e non ricttsò d'interessarai- 
con la maanma segretezka nella èsecnciorie di essa* 
non volendo comparire di alterare ndla minini* 
parte le convenzioni btte con la Repabblica, ben^ 
che da quella fosseco state violate manifestamentet 
Perciò si crf^ligd con Den Fraqcèsco di. Toledo, di 
somministrare all' éabrciloInqierìale> oltre.il pass* 
• gli alloggi, le vettovaglie i mùnùnoni occorrenii 
durante la guerra , e parté,'dcdÌ'artigUerìa, in moda 
però che non appuiase , Vivendo in ogni, evento a^ 
ver lu(^ di trattarla pace conte mediatoce ^enoa 
ingrossare maggiormenle con le sue fiurae l'eserci-' 
to Imperiale y pruponendoai che discacciati i Fran- 
cesi, Siena dovesse restare nella intiera sna. liberta 
Questo piano di p(^tica<^er8 appoggiato sulla, rà^s» 
aione, che Siena ridotta in servitù o dai Francesi 
dalli Imperiali era settpre un posto troppo imporr 
tante per offendere il suo Stato^ e.che paftàò eoa-< 
Veniva procurare di tdanleoOTla lilaem Con bilaO' 
ciare le forte dei CombaAelitij aMisLeOda Ì'tiil|t#^ 



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6 STOMA DI TOSCJLMl 

'^ ratore, giacché quelle dei Fnmcesi préponden* 

di C-vano. 

»55a La apedizioue del Toledo a FireoM e a Ifapoli > 
•ebbene fosse colorita dal Duca coli' apparente fn* 
testo di ritrovar danari all'Imperatore, sparse non 
ostante uà Francesi, e nei Senesi un grave sospet- 
to che ai meditasse la guerra contro di loro ; creb- 
bero perciò le provvisioni j fortificarono i Castelli 
del DomÌDÌo, e richiamarono da Parma fiinti e ca- 
valli per la difesa: furono eletti otto Cittadini, per- 
chè concordassero col Cardinale e con l' Arcive* 
acovo un piano di govem&di comune sodisfazione; e 
il Cardinale e l'Arcivescovo poterono finalmente per- 
suadere questi Deputati a ridurre i due consigli in 
ìmoj e annullare le distinzioni dei Monti. Il timore, 
che più di ogni altra cosa riunisce gli uomini, fece 
ajwovare questi due punti, che in progresso facili- 
ta rono il rimanente della riforma>Nè mancava il Dit- 
ca di accrescerli questo spavento, con esortarli alla 
pace, e dimostrarli che l'Imperatore, ricco dei da- 
nari venutili recentemente dairAmerica , e dei sua- 
BÌd) accordatiU dalla Dieta di Vormasia , avrebbe 
potuto piombare aopra di loro con lòrEe molto ga- 
gliarde.A tutto ciò si aggiungevano gli avviai, che e*< 
ao commanicava alla Repubblica delle fanterie Spa* 
gnole abarcate a Napoli , e dei Tedeschi, che cala- 
vano dalla Lombardia; gli poneva ancora in consi- 
derazione le desola zionij chea vrebbe portato la guer- 
ra al loro Territorio naturalmente scarso di agricol- 
tori , che riducendolo una Cascina avrebbe con- 
dotto alla rovina ancora la Capitale, la quale, già 
mancante di arti e di mercatura , sussisteva unica- 
mente dei proprj prodotti. Al Papa rammentava il 
dovere dì una rigorosa neutralità, é rìnterease, che 



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tA II. UIP. il f- .^ 

(toVeva avere dì procurare la jMce^ Uott. solo p«t; e» ^^ 
■lingU9re il fuoco della guerra, e risparmiare ladi G< 
strage > ma ancorvj p»chè tutti i riguardi esigeraT *^^* 
no che «gli stesse af mato ìq guradia dei prgprj Sta-^ 
ti» AI Re di Fraucia dichiarò che intendeva dì re^ 
Vocare il trattato dei quattro Agosto^ poiché ve^ 
ttendo nel suo stato il Vice-Rè coU'esercito dell'Im- 
peratore, BOD era più in grado di ouervare le eoa-" 
liìraoai seosa tirarsi addosso, la guerra ^ ma che pe- 
rò cou fare al Suocero e airescrcìto Imperiale quel-i 
l'aantlbnu e comodi, che bon poteva ^negarli pef 
tasti tìtoli. Don ioteudeva di dichiararsi nbmicodi 
Sua Maestà, concotreado anch'esso nel suo pensie- 
ro di conservare la libertà dei Senesit. Restò com7 
mossa la Corte di Francia per la revocakiona di un 
trattato con solemie, e il Re non ehbe riguardo di, 
ditrhiararlo mancator di ièdey ma non per questo si 
tìteooe G)aimo dal iàr conoscere che prima di es^, 
so il Re area mancato alle leggi della stipulata a' 
micicia) e al decoro della sua ^nità, esigendo che 
e^li rispettasse e trattasse come amico il più osti-* 
nato fra ì suoi ribelli. Frenò l'impeto dei Francesi 
il timore di avere ia Cosimo un nemico scoperto ^ 
e it Cardinale di Ferrara procurò dì addolcirlo., assi' 
curandolo di aver persuaso i^ Re della sincerità del 
Buo procedere, e dimostrando dèi sentimenti dì pa^ 
ce e di kIo per la libertà di queUa Repubblica. Va^ 
essendo ormai nel Regno preparato un esercito com- 
posto di seimila Spagnoli e seimila Tedeschi, fil 
pubblicata solennemente la guerra, c<hi risolusLo' 
ne d'inviare una parte di questo esercito per ter> 
ra sotto il comando di Don Garnadi Toledo , e un' 
altra parte imbarcarsi sulle Galere del Dorìa coti 
la persona del Vic«-IUt II Pupa coocesstf il pasio 



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^^ « STOttlA DI tO«CANÀ 

^j, all'esercito Napi>lriaDo,-che disegnava di imini cut' 
«liCi quattromil& fatiti di Ascanìo della Goniìa > ptA* 
'^^'dar principio alla guerra ndla Valdichìatia. Tale 
apparato spaventò talmente ì Francesi, che richìe' 
aero a Cosimo d'ìnterporai col Vice-Ke, afiGo« dì 
prevenire con un accordo le desolazioni della guer^ 
raj lo atesso ufficio fu iàtto ancwa al Ponteice, mt 
il Dnca, conoscendo che non il desiderio della pa- 
ce> ma il rìfleaiao di guadagnar tenapo riduceva i 
Francesi a questo partito, insinuò al Vice* Re cfaìe 
ì Senesi ^ temendo di veder desolate le loro terre f 
anelavano alla quiete, ma essendo ormai nella ao^ 
gezione dei Francesi non potevano disporre di loro 
medesimi} e die per ridurre questi a oneste coadi- 
ftioni era necenario accostare |tfima l'esercito a Sie- 
na. Finalmente le disavventure di Carlo V. soUa 
Uetz incoraggiróno i Francesi alla guerra, e tron- 
carono ogni strada di accomodamento: eressero uq 
jbrte nella Città, dalla porta di Camullìa, e nel Do- 
minio ai determinarono di difender Chiusi , Uon- 
talcino, e Grosseto; il loro esercito ascendeva fino a' 
decimila lènti; nella Città i C^tudini e la Plebea* 
Teano preso l'armi per difènder la Patria, Ire GoQ- 
iàlonieri eletti ddla RepubUica dovevano dirigwe 
le operaùone dei primis e tre Centurioni furono' 
deputati per tenere la Plebe uell'obbedienza* 
i553 11 primo di Gennaro si moMe da Napoli Don Gar-. 
ùa con l'esercito, e dopo easefv stato onorato dal 
Pontefice in Roma giunse alla fine del mese all'Os- 
saia nel Territorio di Cortona, per unirsi con la mi- 
lizie di Ascanio della Gornia ; anche il Vice-Re li 
i3 di d!eUo diese arrivò a Livcano con trenta Ga- 
)ere, duerailacinquecento Spagnoli, e buon numero 
di artiglierìa. U Duqa avea Riedito a Pisa il Priuci- 



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UB-ILCAIML 9' 

pt Thù Frailcesco suo |»-iniogeiiit(vp«r nceterlo, e ^^ 
sccareraarlo uoitatìsente ^con Id Moglie e suo nume' di C 
roso Seguito, aia il Vice-Ré già Vecchie , infermo * 
e •ospettosodimostrònoD solo poco gradimentodel-' 
le attenzioni del Genero > ma anni, Tedmdo che il 
Seca per timore dclli gagnoli area introdotto in 
Pisa DB numero straordinario di genti per guardia 
di quella Città, si protestò con alterigia , e cone»^ 
pteanoai dì mala contentezza, che se Cosimo aves-' 
se diffidato di lui se ne sarebbe prontamente rìtor- 
Uato nel R^o ; CBlraitosi poi per ì molti favorì , e 
giùnto a Fìrense concertò col Duca il piano della 
guerra , chiamando a se Don Garzìa suo figlio, Ales' 
«andrò Vitelli, e ÀscaAio delle Comia ad oggetto di 
dare le o|^rtune d tsposisioni per la mossa dell'eser'* 
cito contro i Senen . Ma il disagio del viaggio, l'etk 
aVatrzata , e il rigore della stagione at «idolo rem 
infermo di terzana doppia con aggravio di ca(erro| 
morì finalmente lì a a di FehiirBio assistito della Fi- 
glia , e dal Góiero, lasciando Don Gania suo Luogd 
Tenente all'esercito. Siecome h pompe funebre fa 
ordimtta con molte parsimonia , e il cadavere era 
alato trasferito alla Metropolitana di notte con poco 
acuito e molta segretezza , il volgo , informato di 
ciò che era successa a Pisa , imaginò che per opera 
del Duca gli fosse alata accelerata la morte. Questo 
Minìabt) era molto accetta all'Imperatore, che non 
ostante il soverchio rigore del suo governo,'^ le rei- 
terate istanze di quei popoli per la sua remozioney 
yti le ritenerlo in quel R^no, che ^lì resse per venti 
anni CMi molte integrità , e disinteresse, lasciando 
ai figli una povera ei-edìtà> aggravata aBtortt diìrtiòlli 
carichi. L'esercito Cesareo frattkiato^ dopo il rifor^ 
bo dei suoi Comandanti da FirenM ia|res8atasi di 



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u> STORIA. BI TOSCAlt A. 

« nnove milizie , ù mt»» coutro il Domìpitt Sei|eM 
^^ nella ValdichiaiU) occupando tutte le Terre, e Ga> 

I jjjslelli abbandonati già dai FraRcest> e fìia questi hw 
cjgDanpj che fucoiuegnatoaUemiliuedelDucapei: 
)e r^ionì, che il Comuue di FirmEe aveva bu que* 
sta Terra. A misura che l'esercito si avaanva i Fran? 
fesi. abbandonavano le terre , e perciò PieniS) Asi^ 
halunga > e M<HitefolloDÌco furono &cilmente ocCiifi 
pati -f a Monte Occhiello luogo assai forte per natura 
e .per arte fu trovata tutta la resistmsa, essendo alla 
guardia del niede^imo Adriano Baglioni coti seicea-^ 
\o soldati scelti, i quali, dopo averlo difeso valoro» 
sapiente , e resistito gagUanlamente alla batterla , 
fJiie gì' Imperiali aveano piantata da ti^ parti, si 
reseroa dìscreuoDe a Don Gar^, che gli fece sva- 
ligiare , e liceuziare, con obbligo di non servire più 
ai Francesi per un anno, ritenendo prigionieri dì 
gaerra il Comandante congH Uffiiiali^Fìa qui l'esef 
citp aveo proceduto felicemente wtto il comando di 
Don Gariìa > che area operato secondo il. piano del 
Vice-Re , e iu sequela dei consigli del Duca, il quale 
area già chiesLo all' Imperative un nuovo capo, che 
romandasse, e dirìgesse l'impresat JaÈopo de 'Medici 
JAilanese Marchese di Marìgnano era stato proposta 
e |M%sceIto per questo incarico ; U suo valore, dimo* 
strato nelle guerre d'Italia sotto il MarchesadelVa- 
Ho, e nelle, guerre di Uogherìa, e di Germanìa,l0 
rendeva d^no di (ale elesione, ma essendosi grave' 
inente an)inal«tp per il; viario fu coMreUo di rìtor- 
n^re alU Pati^iQ-a curarela we salute. Àvrdibe va* 
loto l'.Ifnp^E^tqre che il Dufia Cosimo aaiuiAeste da 
per ae^ts^iil^aricoi di questa imfveaai «la egli^ 
. ncuaapdoii^ cmù>^. dal suo stabilito sistema di una 
ffPpareij>t«'aeffty*Utà, ri^nsi^.di «ccettaslp^promet- 



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tlB. II. CAI». II. II 

tendo £ awbrtere Dod Gama e Tesoicìto con i con- j^^^ 
sigli, ton il danaro, e con le TettoragUe. la tal gui-di C. 
ea giudicava piìi praficba all'Imperatore l'opera sua '^' 
|>er aver luogo d'interpurai a trattare la pace, e per 
uoa iiTÌtare inaggioriiiente i Senesi, i quali, acorda- 
tisi gii delle oppressioni di Don Diego, fremevano 
di vedersi insenaibil mente ridotti in altrettanta 
e maggiore sduaTÌtù dei Francesi. 

Dopo che il Cardinale di Ferrara atea scoperto 
che i principali Giltadini di quella Repubblica, ol- 
tre ad essere mal sodisratti delle novità introdotte 
nella riformata costituzione del governo^ soffrivano 
ancora di mal animo quràta guerra, che gl'iùipove- 
riva, e piuttosto che conaervarU la libertà gli rido- 
ceva io uua manifesta servitù dei Francesi, imagi- 
nò il modo di vincolarli più strettamente alla Co* 
rona di Francie con un solenne Trattato. Fu in es- 
«o convenuto cbe i Senen fossero amici del Re e 
suoi aderenti, come ancora nemici di tutti quelli cbc 
ai dichiarassero contro Sua Maestà: che il Re avreb- 
be pagato loro le spese fatte e quelle da farsi nella 
presente guerra, promettendo di difenderti sempre 
s sue spescj e finita la guerra render lo» tutte le 
Fortezze, e lasciarli in liberti, né mai impedirglie- 
la, o mescolarsi nelli afiàri del iato governo: che ter- 
minata la guerra avrebbe pagato loro un persidio 
di dugento fanti ce» un Capitano suo confidoite , 
ma che però dovesse dipendere dalla Repubblicai 
in correspettiviti sì obbligò la Repubblica di per* 
mettere al Re di potersi valere della Cittì e dei suoi 
Porti pò* fiirvi massa di eserciti, o altro di suo ser- 
vizio, e di non sì mettere sotto altra protezione che 
quella di sua Haestii, né far l^a o capitolazione con 
alcuno aenia Uso* consenso. Questo Trattato,£be il 



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_ 19 STOMA l>t TÒSfcSWA 

Ah> Cucinale area iina^nato come un colpo miratHttf 
,jj3 della ana politica, produsse piattoftoun efrettocon' 
trario alle sue vedute j siccome' sem{H% prodocona 
tutti quelli atti,BÌ quali gli UomÌDl aderiscono indotti 
dal timore o dalla violeata, poiché sempre più e-' 
ranocombattatigiianiniideiGitladJDÌBecon<togl'iiil-> 
(eressi tra particolari e particolari^ e dei varj Mon- 
ti fra loro; ì Popolari come autori della reroluao^ 
ne soffrivaDO' di mala voglia dì Tederai eguaglìaU 
gli altri ordiai della Gttà , e i Gttadinì del BÌont* 
dei Nove- temendo -della loro superiorità ^dis^na- 
vano di partirsi dalla Cittì, per non e^rsi-Ml ec^ 
serne discacciati in qualche dooto. tumulto; gli aU 
tri due Monti s'interessa vano più o meno nelle dìf^ 
ferenee di. questi due, ma tutti insieme temevan» 
di restare sotto l'intiera soggezione dei Francesi. A-* 
veva il Duca per meno di [ffotezione e assistenza 
guadagnato le principali fiimigtie diqneUa Repub- 
blica, e dimostrandosi sempre zelante della loroli^ 
berta si era fatto mediatore fra l'ordine dei Nove e 
quello dd Popolo) affinchè gli imi e gli altri potes- 
sero vivere nella Patria -con^sicurezzab Quetta cor^ 
rispondenza li facilitò i\ modo di convincerU ch« 
i Fraucesi tendevano insidie. alla loro libertà, la 
quale gli sarebbe stata più fedélmente conservata 
dall'Imperatore, d^e di cui buone disposiùoni po- 
teva già assicurarli ; gli pose ancora in consìderazio<- 
ne che scacciando i Francesi dalla Città, oltre il 
guadagnarsi la grazia dell' Imperatore , avrebbero 
risparmiato alla Patria la desolazione e la atrage.Stai- 
biliti questi {H-incipj con i prìmarj di tutti gli ordini 
convenne con ì medesimi che, conosciiita l' op^at* 
tunità, avrebbero suscitato in Siena un tamutto^ 
aldi cui iavore occaptnd»ttna.portB iareUaere sta^ 



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LB. H. CAP. n. i3 

tt introdótte le sue proprie miUxie per discacciaraci ^^^^ 
Francesi. li Duca promettoTa che scacciati ì Francesi di C. 
l'esercìtoGesareonoDsiaccosterebbe alla Città, e si 
-ritirerebbe dal Dominio imniediatani«ite: che ^U 
' aarebhe avriaato dieci giorni avanti che ai suscitas- 
se il tamnlto , con Ctrli intendere in qual notte ap- 
punto SQCoodereMie, e qual jxH-ta sarebbe occupata 
per potervi spedire in tempo le soe milizie.. A tale 
effetto messe in ordine' ottomila &nti « cinquecen- 
to cavalli leggieri da polersiaqualuDqueaTvisospe-i 
dire all'impresa. Tanto era il fervore dei congiurati 
per questa novità, che aveano offerto a Cosimo i loCD 
prt^rj figli in ostaggio , ed ^li per maggiormente, 
facihtarlai procurava d'intrattenere il Cardtnale.di 
Ferrara con divene proposizioni di pace. Ma qìccot 
me dì rado avviene che le congiure formate col 
«oocorao di molli abbiano il successo, per cui sono 
ordite i percià informato il Duca che il Cardinalq 
«ra stato avvertito di questo fiUto > r«voqò da Siena 
l'Ambasciatore col.pretesU),che,non volendo ì Fran-> 
cesi aderire alla pace, era totalmente inutile la «oa 
dim(va in quella Città; bensì gli trasmeaae ampi« 
facoltà cti prmMtter, prem) e assegnare provvisioni 
a persone confidenti e caute, ^ifinchè teneMero il 
Dm» avvisato delle avopi dol Gardinsle , e di tutti 
i giomaìì^ tttGceaai della Città. G in fttti appena 
partito da Saena.' l'Ambasciatore fu arrestatoljkaaer 
Taddeo da Montcfcshi «io confidente , e detenuto in 
carcere con nv^t» atrettesta \ (i\ (ftyrsii nell'uaiver- 
«ale la voce.di^sseregliaUtoaorpreao nell'atto, che 
misoravs il nuovo fqrte di Caotullia- M« non ma 
^ftò tanta dìuiinula^vie il Cardinale di Ferrara ^ 

Eoicbè davanti al Sujv«mp If agistmtp 4cilla .Repnb-> 
li«« ^cbi»rà *{>ert»|iimt« <^ 4 ]>qc» di Fic«Q» 



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i4 STORIA DI TOSCANA. 

^^ era un b-aditore , e cbe egli lo a.vniibe fatto pmtW 
di C.rcdi questi tradimenti eoa farli rivoltare quello Sta- 
"^to, cbe tenera cou tanta ìngiustixia. Inaoraero per* 
ciò gravi sospetti e diifideuv tra i Francesi e ì S»> 
nesì , che sempre più si accrescevano a miaitra cb« 
il Cardinale , ostinandosi a volere discoprire tutti ì 
complici della congiura , faceva arrestare ì princi- 
pali fra i Gittadioi. 

Mentre laRepubblica eralacoratan^r interooda 
questi mali l'esercito Imperiale al di fuori le occu- 
pava lo Stato. Essendosi il numero di questa ac> 
cresciuto fino in diciottomila fanti e millecinqtw- 
ceyto cavalli imaginò Don Garùa dopo l'espugna- 
BÌone di Monte- Occhiello di formare on distacca- 
mento, cbe, movendosi verso OrbeteUo per unirai 
con quella giftmigione^occupasse le Terre eVilag* 
gì della Maremma , predando vettovaglie e bestia- 
mi i ma questo corpo caduto in una imboscata dei 
a«nici,'e disfatto , fn forsa cbe retrocedesse> e ritor* 
nasse a riunirsi all'esercito ; ciò non ostante , veden- 
dosi gl'Imperiali padroni della Valdicbiana e di Val- 
doccia senza cbe Siena potesse da questi luoghi ri- 
cev«<e verna soccórso , determinò Don Garsìa d'in- 
traprendere l'assedio di Hontatcino , luogo il pia 
forte nel DtMainio Senese per situazione e- perirle. 
Difendeva Is Piasaa per ì fVaacesi Giordano Orsi- 
A con millecinquecento fanti scelti j ma supponeva 
il'Toledo che- la scarntk delle munizioni, eia poca 
intelligensa fra idiUsosori dovessero ridurre in bre- 
ve tempo la FiaBu ad arrendersi; a tal' effietta pro- 
emi -di foraarla con batterìe , e mine , la quali sic- 
come non V offendevano notabilmente, fu necessa- 
rio convertire l'assedio in blocco per impedire l'ìn- 
troduaionedei,.vÌTCri edei »ceoraì, postandosi in 



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L». li. Cip. H. iS 

!fbnnà da tagKare la communicazione ddlk Capitale ^v. 
con la Haremma, E siccome non meno dalle armi <*' C. 
operavano trai nemici le congiure.egl'iDgaQnijgli'^^ 
assediati, nnralaodo un occnlfeo trattato fra loro^di 
arrebderù all'Imperatore, tentarono di aorprende- 
re con questo me»o D<m Garàa , per averlo in :loro 
poterete gli sarebbe facilmente riescilo, se una aen'* 
tioélla non lo avesse avvertito dell' ìmboacata : nien- 
tedimeno mandò 'avanti il Capitano Bìvero Spa^ 
{hcAo e .un sno dom^tico,cke caduti in potere dei 
Demici rive^anmo la congiuM ordita ia Siena iai 
J>ucaper cui sepù l'arresto-di quaranta Cittadìoi^ 
tra i quali fti Giulio Salvia Gapitanodel Popolo. Ma 
siccome il Re di Fraooia , snliito che si puUdicò ia 
mossa dslli Imperiali conta-oSiena ^ avea-^dito 
alla Porta il \Principe dì Saiecno, jter ottenne il aoo* 
corso della Hcttà Turcheaca, psrciò:còo falsi hr-*, 
visidìtrattati;e ccnrì^pondenab, nieBcciando il Bc^ 
gno di sorprese è desolazioni , avea iodoUe Catare 
nello -spavento: fupercàò ordinato cfaeairislriiigeft* 
se con la possibile celeritit l' ùiaprem di Siena ^ pelr 
petere alb finedi Uaggioritiaari'esercHtijdd quella 
Stato, e inviarlo ailik;difesa-del' Regno, iGcel ìmpeD* 
•ata risoluaioDe igomeDtò'il fiiwa, che dopa :iildv> 
^■dio eofiìnto per laoilitare ^agl' Imperiali Vài»* 
presa-, la vedeva aUwpdonaU nel uigUer pufktodM 
suoi prdgnasi; ieneva -cho dopo-, partite l'eiercifcq 
dal Seneaei Francesi si sarebbero voltati i centro d} 
IiH , e che egli aedo avrebbe devalqi soateoeve il per 
so di ^oells' guerra ; e siccome Ja Flotta Turoheeca» 
non per anche aovtita dfci Sar^odli, davji tutta- «} 
tempo di pruvvedeoe «Uà diliisa' del ifiegno , b .di 
CMitìawre insieme' il blocce di Siena e ài MoSttal'* 
cine, prepose cbe, ncluta«do «o«-«elerità altn 



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i6 STOni^ DI TOSCANA. 

. qaattromiU fonti, sì déraataMcro intieniiiMnìte brtEe 
lU Ó le Campagne del Senese , poiché prirati tòtalinen- 
1 553 te i nemici ddlla raccolta avrebbero dorato per ne> 
ceasitìk ritiralvi da un Territorio , dóve non era più 
q>eninia di potar . aossistare , e la Gìtt^ più feoil-* 
meiité avrebbe, potato capitolare. Gonoacera egli il 
timore, die i'Fraaceti concepivano del auccesao di 
. querta gtierra , poiché per meno del Dùca di :Fer< 
rara e del^pa facevano pervenire agrimperialj, a 
ad eiso specialdiente delle propoaiiiioni di pac^ gli 
tefrvflva a questo partito il considerare ohe, eMan-* 
do discacciati per fucxada Siena , potevano ancora 
&cilmente:perdere.la BIiraiidola,fl Parma, quali 
ara heoessario di conservaraì con uni trattato* Il Pa- 
pa , a cui era tanto tni^sitn la gomalcodi vicina , 
intrapreae con gran fenmée a teattaraia ^}éce ; e apedi 
unLégatoalDiica,efin akrojifcCardinattf di Feirafa, 
non solò par ritnne dai» ifaedepimi il precìsa d«U« 
ómdiiioni, ma aasara per idvitsrli a concorcttw^ 
Vn abboccamento da tenenì in Vitariio , dove Sua 
Saalitè 'av«a già rifelute di portarsù per questo ef-. 
fólto. Blanda ancora «aa dichiarazióne.,. in cui, di- 
BMstrando che iper' déinnira «Ila oònòlunoa» del 
trattato fitìi necesMwlÀ ^tróncars.^ni-dtUaiòn» « 
controversiti che ipotesse insorgere >tra fedo» Por> 
<anKÌwUigeraBti,:atabili per preliminare ^ che una 
parte e l'altra ri^iraspe «htia Gitile Stato di ,Sì«aà U 
fOe genti, es'ìntendesHatabiiita qua tregva per on 
iMse, nelqual termine si lusingava che pàteassian 
Terlu<^rukimaàioii«del trattato. Hh aiccòme l'Im- 
peratore , sénaa attsadeic la rimootraiise e i cons^ 
gli di-CoBÌmo,.'avea ordinMo che immediatamea? 
te ai ritirasse dal Senese l' esercito , e si spedisse 
•Uà difìMa d^ Regno, pwciò.Doa Fronceoca di 



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tra: n.CAP. n: - 17 ^_ 

tfAaào e DÓB Gìovìddì Manriqwfl de L*ri nuar* j^ 
Ambasciatore (mperiale a Roma hccettaroao a nO'di C. 
mie-di Carlo V. la dichiaraziaae del Papa, e ordi-'^ 
mrono a Don Ganfa l' esecozicwe del dispaccio Im- 
po-tale. n Cardinale di Fnrara all' oppoato , sicco- 
me per occulte vie era stato preTentìvamente av- 
TÌsatO'detli ordini spediti dall' Imperatore^ reciud 
di accettare la dicbiarazionedel Papa proinettcnd« 
dì trattare personalmeote con sua Santità. Così int 
comiderata risoluzione di Cesare ridusse Siena nell' 
aiteluto potere dei Francesi j impegnò il Papa con 
i inedesìmi , e lasciò Cesimo isolato ed esposto alle 
loro véndette , e con l' acerbo rammarico di Tode^ 
re che in altri due mesi la guerra avrebbe potuta 
terniinarsi con gloria dell'Imperative, e con l'in- 
li«*a st^gecione della Città e Stato di Siena. ■ .• • 
. L'Imperatore Carlo V. dopo la ritirata da Metz, 
oppresso dalle disavventure, e^Ue infermità, ù ' . 
stava a Bruselles in una perfetta iuaiùonB, ritirata 
dai Mioiatrì, e dalli aflfari senza ammettere alla ma 
presenza altri che quelli espressamente chianuti . 
La sua tristezia lo faceva desiderare con ardore di 
IMìterseneritoroare in Spagna, e per mezxo di cónr 
(inue orazioni, e pubbliche preghiere imptorava dal 
Cielo che gliene fossero facilitati ì mezzi , con to- 
glierlo ormai da tanti imbarazzi. Il Duca d' Alya 
era già rìtMnatoin qud, R^iw, per disporre il Pria- 
c^w Filippo a portarsi in Fiandra, e preparare dei 
gagliardi soccorsi di danaro > e di g^Ue, per prò' 
seguire la guerra centra i Francesi^ La Regina Ma- 
ria, il Consigliere Prada, e il Vescovo di Arras era- 
no gli arhitri di tutti li affari, ma dì quelli d'Ita- 
lia il solo Vescovo ne avea cognizione e iotelligen- 
za , e con esso era necessario trattarli. Sebbene egli 
T. IL a 



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I» STOftU SI TOSCAV^ 

T^ viicced«iw con tanto «{^nso ip tutu le^ earidw fi 
di c.OniiveU cuo padre non ava» perà acquietato coik 
•tSSii' Imperatore quella autorità e fenneua , che evo 
aTera,t)i l'eaperìeniae il talento ctHri^toadevw» 
alla opinione uoÌTersalinente acquiitataii neUa Cor- 
te. Amico dei piaceri e dei coaviti toglievrtgli éf- 
ftri noa gran parte del giorno, e traaconodo gli 
mtcreoi del Sovrano e dei popoli j godeva dì occn» 
parsi piuttoato con le Dame die eoi Blnistrì. Il Prin* 
eipe Filippa «ebbene istruito perlsttamente nella 
«cuoia della «imulasioBe , nìrntediatnio detestaTa 
nnniftitaniente queito Ministro- Penecntore dd 
9nca Go«inK) e protettore di Don Diego mal eoffii- 
va ohe il <oo aniico foste itato avvilito e ridotta in 
dii^aia òeW Imperatore per opera dello itenp Do- 
ca, e perciò, pr<4tUudo della lontanania del OncA 
d'AJFa,-atn>a ribfexap di sacrificare il decMve rio» 
tereaaa di Ceure , determina di vendicarsi di Co»* 
no, priau con impt^narlo ad «gire direttamente 
oratro i Fraoceii, e poi mediante la repentina ritio 
rata dell' esercito Imperiale eqwrlo alle loro vra- 
dette. Iwinoavu all' Imperatore eaur già ìmmineo- 
te la FI<ftCa Tarciteaca per piombare atilk «orte ^ 
B^no^ e che niona l^ge o rigoorde «aigerano dì 
perdere il proprio per difendere 1* altrui : qneeli con- 
sigli operò «he fbastro convalidati dalle finti ietanas 
del CweboalediGiaenyacut enetatorecentemoi* 
te affidata ilGoveniodi KapQti,nomo'poo9bcoeToki 
alDnca p«<dtè«TeiR (Usapprovata aU'Impwatore que- 
sta soelt» sul riflesso che un R^fuo «quatto ai tu* 
multi intemi, e alW invauooi dei nemici mal po^ 
poteva esser dileso da un Prete. Avea il Dnca rini». 
strato più volte all'Imperatore che il disordmedei 
imi Stati in ItnUa era ^mM a nn t)il {rado di di. 



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Lre.ILC4P. It «9 

«&cìitaédto, <^e, aeat» uqb proota TvpanùoM , am^' 
corrovB riacfaio che diveuiasero prvda dei hiqì oe-dit G, 
mici. La preseoia del Principe FUippo , e il conun- -^ 
io delle armi di q^twtta ProTÌncia > affidato al valun 
del Buca d' Alra , credeva cbe avreUiero rìatajbh 
htm la sicoreEia dei suoi VattalU 9 U gloria delkt 
atte armi, e conferinato gli amici, ««Ut sf» 4efa> 
kione ; perciò traeva iniiioUiiieot9 ijafurniato ì\ 
Principe di Ctitti i succewi della goerce q dei traU 
tati, e di tutti gli errori, che comtn^tteraao it 
VeacoVo d'Arras, « gU altri Miaiatri ui;|«<(^vdiH() 
dell' Imperatore. Ma tutto ciò noR facon «boTei^: 
dere Hempre più scalvoaa la nw àtmuifiva, poiché . 
il Cardinale di Ferrara area già dicbiaMto a) Poih 
trfice cbe , esaeodoti oroiai per la ritirata .d^l' ^la^ 
perlali dalla Stata di Siean T»rÌBte del tntto le cirt 
cóctanae,'ni>q poteva sana* QUOTO ìoatTnÀoni e^r 
trare in trattato di aeòomodaoiflnto, tant» più fl^ 
occupando tuttavia gli Spagnoli QrtMtellpi e il Dht 
ea Lucigpano, non erano .esattamente «dooipiti i 
preliminari stabiliti da Sua SantMi. Jjia ciò ai riWi 
TBva roanìfeatamente che V ammo dai Fraacefi er% 
di proittare deUa auperiorità, in cui ù iWfTavMippa! 
ofièudere il Duca, e dilatare con più femaem laiffW'r 
se del Be in Italia. GonrermaTa <^ie|to KWpMiQ U 
■apeni che Piero Stroiu era stato occult^nmt* » 
Ferrara per ritrarre da quel Dnca dei danari ..e ten- 
tare d' impegnarlo nei suoi progetti ; anoora lo U* 
ccvano credere le palesi dimoatraEioni di ginhìlo 
dell'Estense in ogni felice §oceeaio dai Francen^ 
9 non poco faceva temere laanadinhiarataparaialità 
per ì medesimi , poidii, ohre il sdoootsd dm danari 
cbe aoranunistniTa , nulla «i operava in fiisna aa»t 
IB la dilai ai^prqvBiioae } sì aggiungeva l'esiettì m^ 



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. M STOfclA BI TOSCANA 

^„, dernamenbe scoperta una maccbiiuzione deìFnn^ 
di G. cesi per sorprendere Livorno nel passaggio della 
'^^^ Flotta , avendo corrotto alcuni aoldati Spagnoli di 
quella guarnigione^ e l'etserà verificata una irama'j 
che già avÀno OTdita gli Strozii per miezzo di Pa<dò 
del fiowo e di Antonio da Barbó-ino di fare avve- 
lenare il Duca e il Prìncipe Doria. Tutti- questi sdc* 
cessi convinsero Cosimo del pericolo, in cui si tro' 
vava il siio Stato^ edelta neceauti di fare ogni pos<^ 
Sibile sfijrzo per diseacoìare da Siena i Francesi, pct 
non. vedersi esposto a divenir preda dei medesimL' 
A'tal'efienospedìaU'Iaiperatore Don Francesco di 
Toledp per rappresentarli l'infelice ùCuazione delle 
cose d'Italia , e il desiderio di rinnovare l' irnpren 
di Siena , fc di prenderne sojva di se tutto l' incari- 
co , a condiziabe però di potere agire con liberti • 
indipradentemente dai suoi Ministri , dichiarando 
|irima Sna Maestà quali ajuti gli potesse per ciò som< 
ministrare, che intanto egli avrebbe con la media- 
ftione del Papa trattato l'accordo, ad (Rigetto di ac> 
cettare le condizi(Hiì quando fossero state onorevoli , 
è in caso diverso trattenere con destrezza i Fran- 
cesi, per gnadagnar tempo di prepararli alla gner- 
' n , ed Aspettare l'occasione la piiì &vorevole. 
- Stabilitogià qaesto impilò tutte le sw cure per 
•fTettaarlo cou successo, accamulaBdo in varie ma- 
niere dai Mercanti^ e dai sudditi delle rigoardevoli 
somme di danaro, e reclutando in Germaniacinque- 
mila Tedeschi. Il^Papa frattanto, senza essere infìir- 
mato delle segrete risoluziooi di Gosiino, prosegui- 
va col Cardinale dì Ferrara a trattare della pace , 
fi rimostrando che per opera sua era stato ritirato 
l'esercito aeftza dare il guasto, senxa-incendj} esén- 
la quei danni^ che sogliràioapportare^i eserciti ìa 



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Ufi. n. CAP. lì. ai 

(àie occaùòne, ai credeva perciò io diHtto di es^[e^ i ^ 
re dai fVancesi io carrespettività qualche coadiacen- dt C. 
denca. Ma siccome il. Re non voleva lasciare la prò* '^' 
tezione di Siena, e l'Imperatore aon vt^eva renan'i 
«are ai dirìtti> che ^à vi aveva l'Impero, il Cardia 
naie, persuaso non eaaer loogo vefuno aU'accomo^ 
damento , intratteneva questo negosiato per teoep 
■ospeae le parti fino all'arrivo della Flótta Turche^ 
•ca ; e quanto al Duca Cosimo esagerava la viola* 
-EÌone deltrattatodei4 Agosto i553, gli oltraggi fat- 
■ti al Re col mancaci di fede in faccia a tutto il 
Mondo j i «occorsi di danaro , di moninone ,■ e di 
gente dati all'Imperatore, e finalmente la deteDEÌo» 
-ne dì Lucignano , protestando che tanfo era irrita»- 
to il Re, e tali erano le sue istruzioni contro il Da- 
e», che Termes avrebbe procèduto ìmmediatamen» 
te aUa recnperaiione di queUa Terra j e alla óccu- 
-paziooe di altre del Dominio di Firénie, se' egli 
non lo avesse ritenuto con la lusinga di ottenere 
-per trattato le più decorose sodisfacioni per Sua 
Maestà. Il Papa assunse sopra diselarestituùoDe di 
Lucignano, come una effettuasione dei prelimina- 
ri già accettati dall'Imperatore , ed esortò il Duca 
ad eseguirla per sempre più facilitare ì meizi di 
•conseguire la pace; non mancò ancora iUridiostran- 
-li la necessità di prendere ormai un determinato 
.partito, poiché questo stato di perplessità era'jier ea- 
•0 pieno d'inquietudini, di pericoli, e di dispendi»; 
che riflettesse che il Re di Francia era giovine e ri- 
isolato, e Carlo V. mal snrito dai saol Mifiìslrì, ed 
-in continuo combattimento con le info'mità e oan 
la morte. Condiscese Cosimo à restituire Ladgna- 
no> ma dichiarò al Pontefice che non le minacele 
e le bravate del Re lo indncevano , ina solo il ri- 



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M STOnll DI TOSCllVÀ 

^{i_ gtiardo per Sua Santità , e ìl deaiderio dèlU ( 
(£& d'Italia; poiché se tentassero di aualirlo trore* 
'^^rdbero che t^U uoo si ala legato in un éocoo , « 
che il tuo Stato boo è iàcil preda per quelli , di* 
vi areaaero dei dìa^ni. Pentiti questi inatilì ne* 
gonati eacì li tre di Giagno da GoatantinopoU tla 
Flotta Tnrcbeaca comaDdata dal Corsaro Dragai » 
e quella di Frantìa dal Capitano Polioo > k quali 
combinate Jonnarano il numero di circa cento t«* 
le. Il disegno dei Gallo-Torchi era di fare capo «t- 
k marise di Siena , espugnare Orfaetello , aorpren^ 
' ders Pionilùio « l'Elba^ per farsi itTfeda a conqoii' 
Mare k Corsica : meditaraiio eoo questo ^aao di 
«petazioni di «labilira ia quell'Isola il 1<ho domi* 
Wào, ad oggetto di potere per il Genoreaato aprir* 
k conUmmioaBMie ood k Mirandok e Parma, e, 
«ÌDChiodeade il Duca Cobìibo nel centro d'Italia , 
rendHe.iDatilik sue Jbrai} ai assicuravano perciò il 
Dominio di Siesa^ treocaraho k strada ai soccorsi 
dd RegiiO)CdiLoiBfaanlù,edÌTenutÌ padroni del- 
l'Elha 4oimaaVBBO senza ooolimMolutla k costa 
d'Itaba. La ibliceeaecucioDe.di questo pianodovera 
prddnrra alk cca'oBB di Francia aonsolo Tacquiato 
del piò ìmpwtaBte parie d' balia ^ ma ancora i - 
arnsì i più lacili, per ooBtnataie all'In^eratMe il 
possesso del B^no di Napali e del HikBese. Con 
grandioso progetto ora ben noto al Dnca Cosimo» il 
fnaleiteesi CMMBeera che, jenaa esequirk in tutto k 
«wpai4inoDpoterB|)n)d«rreÌ'eflbttacbenespa«v»* 
BD , e dw egli solò poteva contrastargliene tutto il 
JWceaso. Perciò spedi a Piombino jasmedu^ento fan- 
' lÌButto Jl oomaiK^ di Chiappino Vitelli per il prè- 
ndio .di qneUaPiaKa, postando ahri quattromik 
&uti e k cavaUem l^icra in «ito o{ip«rtMio da 



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kilt iL a*. H ì> ^ 

«ecoM«W ifi oéonooe di uno ^Mrcp; oìtiv dì cìÀ ^ 
tcncrain ordina la lUe Bande in modo da potére mdi C 
à^ giorni riuninM un nointfo di <|iÙQdicìixiiU > e *^^ 
impedir* ai Fnbcwi di Tsoìn pcrtefra dal Seowt 
ad aaulire quello Slata. Spedi anoon tutta la ca- 
valleria a Colla • San GiatigOano aotto il comabda 
dì Ridi^ Bagliabi> a il Marchese di MahgtianOj 
che già riatahilitoii in salate era Tannto a Fireme^ 
fa inviato con 35oo. fivatieri a San Donato in Pog- 
gioj» luogo situato Italie frontiav d^ Oominio Fio* 
renliuo. tredici miglia distante da Siena , afònchè 
osservando k mossa delld nliliiie ammassate dai 
Francesi in quella Gttà^ la sctwndasscfo, o prere» 
dissero nd caso che fifsse diretta contro PiombioOi 
In Pcritofiimjo introdusse ottocento Santi provvisti' 
di tutto per otto mesi| con fesbeqaattvoQaterend 
Porto comandate dal Signore di Piombioo, Tettw 
Vagliate -, e mtmite per dne mesik Tali provvedi^ 
menti lo rendevano sicoro da qualunque attacca 
delle Flotte comlùnate > e operava di pia che > non 
potendosi concordare la rapacità d«i Turchi con la 
povertà e l'arnhiiione dei Ffaneesi > i due Coman- 
danti Turno e Francese non opciwdo di concerto 
avrebbero cop fiicilìti disunite le loro ibcse> 

X'armata intanto, dopo aver danne|^to le «Mk 
stesila-Sicilia e deUa &ird^naj giunse alla fioedi 
Luglio a piombare sull'Klba j quivi Dragat posta<^ 
toai in Lungone distaccò una paUc dei sani l^inl 
per depredai» la Pianossi che in heere fii spagliai. 
ta di tutti i suoi aiutatori > e costi|ggiare le oianne 
del Duca j menUra ^ desolaildo quell'Isola eoa 
stragi, rapine, e idibruciamenti meditava di attac« 
care il Ferra)». Siccome reyigmmiolM? di qoastA 
Piaaaa doveva JàciUUresucceaHvametlteriittprearif 



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3^ STOBU Di TOSCAIO. 

■.„.psetciò i Francesi nou mancavano di stìmolaralìai- 
dìG.gut , e ìmp^iuu4o con larghe promesse di rioom- 
i553peiue, e di premj a teotara l'assalto ; ma io una sor- 
tita latta dalle miliiàe del Duca unkamente a quel- 
le delle Galere acco^ndosii Turcfaiscaramuociait- 
do alla Pia Exa,. avendola vista. così munita di gen- 
ti e di^artigtieria, Dragut per coonglio aadie-di 
Giordano Oraioi , che ^ essendo stato Gomandante 
delle. Galere del.Duca, conosceva la gagliardezia di 
qoelle fortificasonijdetermiuòdinoB imp^narvjsi; 
perciò, imbarcati su i Porti di Siena duemila ciuqnfr- 
«efito fanti con Termes> la Flotta dopo avwe stanaa- 
to dieci giorni nell'iClba s* ipdìriiiò verso la Corsica^ 
lasciando intontito Piombino per timore deUe fone, 
cbeilDucaviavea.rìaaile. Trovarona i .Gallo-Tur- 
cfai.in quell'Iseo così poca resiatetfEa, cbe col £ivpre 
di San Piero Omaso e del suo Partito poterono in 
breve tempa.itBpadronirsi di.tutti qaei Porti, eccet- 
t4utone Gal;KÌ,cbe8olo,si,-tenDeperi(aawvesi.Noa 
ostante questa felicità conoscendo i Minirtri France- 
si, che dovendo Dràgut ritornarsene in Iieraote cmi 
1-a sua Flotta , . e che perciò il Duca padrone di Piom- 
bo e deir£lbaavrd>be potuto iacilra^te soccorre 
i Genovesi per contraotaili questa nuova conquista 
determinarono d'intrattaierla, e laaingarlo.con nuo- 
ve pit^ioiiutmidi pace. Rimostrarono essi per me>io 
del Papachejessendo necessariodiaccordare le mol- 
te.emmplicat&difficQltà, che prima dictmdudere il 
fanttato piAevano iu8orgei;e sulla difesa della liber- 
tà di Siena^ e prote^oae, di quella Repubblica , sa- 
rebbe stato .t^potttino il fissare una.aoapeasioae. di 
arai.peir.seunesii.cfaeio pia breve coeso di. tempo, 
attesa la'lontanauta delle Corti> non sarebbe stato 



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' tOiìt CIP. It i5 ^^ 

^oas^iik'di ■{Jttu^ie le cwdiuom dal trattato, .è fi- ^. 
iMlnielDite the iqbeate aospeiuiòii», siceome dava ìLdiC. 
òomodo di bcenznrelèlVuf^^che la comune dif-'^ 
fidunia teneva amiate-iu osserveaione, perciò^ gìu- 
dicavaiio il partito vantag^osó a tutti egualmente. 
ComdwraTa il Papa l'ialiti di queste proposinoni, 
• la dispunsUmedéi Francesi per accordarai , esor- 
tando d Duca a setondarla e indurre gl'Ini p«riali a ri- 
lasciare Orbetello. Recato esp reuamentèCosiaioqiie- 
ìle ofièrte^difdi tarando non esser necessariosoopende- 
re leaisBÌ^doTeBonefaho state messe, nèattual men- 
te si moverami dalla sua parte, oon avendo pcrcid 
i Francesi bist^no di aasicnmrsi di esso percpwsto 
inetio: che non «v«ndo essi «cciettÀtalaao^xoiio- 
ne proposta a Viterbo da Sua Santità, Mseodod^i 
divenuti padroni di Corsica moflUwano - evidente- 
mente di dimandarla, per prepararsì.a ofBmdere con 
più vigore: che in qoanto a se non sapeva ritnirne 
alcun vantaggio par l'economia, dovendo fidarsi cosi 
p.oco di loro y chD senipre aveane fiitto professione 
di macchinare contro il suo Stato > e gH aveano re- 
centemente condotto ì THrehi Dell'Elba :> • -fioal- 
ntmtc che «gli non era sì vile da {madera, e de- 
porre le anni ascondo il annodo ,- e la volontà dei 
Francesi ; rot non per questo avrebbe, rigettato la 
pace, e l'amicizia del Re, qualora gli fiisaerodate 
tali ncareiae , che lo esimessero da qualsivoglia ti- 
Dowre. Restò sorpreso il Papa, e più di easo i Mini- 
stri Francen iUnnaréplicacodvigorosa,e&ttaa>it 
tanta dignità, rìdendo essi che il Ducadi Firame ar- 
disse di gar^iare col Re di Francia. Ala bm cono- 
sceva Cosimo l'opportunità, e le circostanze, poi- 
ché Carlo. V., risanato alquanto dalle sueiafrrmi- 
tà, e dato il comando g>eiurate del anoesercito al 



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^_^ te ffrttttA tti rbUtìLUk 

j^ I^indpc di Pwmontej etpagnata h fotta Aaiift di' 
ACTeroaiiB j e ripreso £dìno> fàcet dai ludabiti priH 
^^^gfeui cantro i Francai^ In Xnghiltem dopò varj' 
cmtrasti lera stata dichiarata fia^na Maria cogin» 
deU'Impovtore) ilchelàceta temere che anclw Id 
torwe di quel Rt^no ai combiiuisseroa danno dì quel 
He , il quale esausto di danaro ai trovava di giìk im« 
potente a «ottenere in tante parli la guerfa i percid 
w moHe fàcilmente il Duca a insegare ì Otenoveii 
■Ila reoapnaiione ddk Conica y e a inainuare all^ 
Imperatore , e al Principe di Spagna la neccaaità di 
•occererii TÌgoroiamente. Spedi in loro a jota le sue 
qnM^.Galue> cdiigento cavalli> e gliconcesaedi 
kvflTe dal liio Stato duemiU finiti aotto il comando 
di Obiaiyino Vibrili, aomminiatrando ancora vat* 
tovaglie y e uudiaioni da guerra. 

Cicacera per tale encceoai sempre più nel Doca 
Coiìma il coraggio d' intraprendete da per ae ateaig 
l'capolùoDC dei Francesi da Siene^ e già Don Ora* 
cttoo di Toleda avea trattato l'kfibre con Tlmpe- 
ratoM,' aemiarche ne Ibai» conaapc'vale alcun filini* 
atro. Promettrra Carlo V. di ajutare l'impresa con 
quattromila. fiinti, e trecento cavalli afiutie sue spe^ 
hBftf lodando ilovaggtot e la diriUBone dd Dn« 
ctjkKMrtava a celliere l'oppiR-tunità, e a coosar*' 
Tane il a^retoj perchè dall'uno, edalL'altra poteva 
in gran parte deiàrarne la felicità, del aoccnao; re* 
«tau .il jegrato nell'Ambasciatore Imperiale Don 
Giovanni- Manriqoea , e nel Cardinale di Giaen^ che 
^Bvevasomminìatrare dal R^noi socconi : con l'u- 
na j e eoo l'altro conveniva conoertare le operatia' 
ni, a a ciò rÌTolBe da per se stesso le sne premure^ 
procwando. primieramente di mare .tutta la dissi' 
tBulaàfliw , por non insospettire i Francesi , e avcf 



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Mfttoalo di pKyafani. Sictome «lòpo esse» Mata ri- ^^ 
getUta la propoata aoipeDÙone per wì mesi i Miai-di & 
atri delRe^ciieperoppoatacaaaitcBdenBoalnia''"' 
deaimo fiiie> ncn: ateaao Tohito troocara il fiiodel 
U^;o>iato, dicfaianrabo perciò cbeSuaSaotitil ma" 
aifeaUiae quali aiciveaze deaidenifTa il lÌDca dal Ba 
per viver quietu» e aicvro della aoa buona atBÌcikiaj 
rìfleUcndo però alla diaparilà cherorreva ira quetti 
due IVÌDcJpi. Fu p«t:Ìò oeceaaario innave a Roma 
peMona, che, «cuaa eesarcoBcapcTole delle sarete 
inti^aioni di Gonmo , operaue tneccanicamcnt* 
quanto da eaao gli «-a suggerito Dell' occorreusa. Il 
solo Uanriqucz fa ìatroito perclii interponease dalle 
nuove difficoltà ^ e ai fuoaimase inaoapeUìto di qAfr> 
aU nuova ^pediaiooe , e mal aodiifiUto della troppa 
propeniiiaie^ d^ Daca ad atìcordaraic*! Re di Fran- 
cia. Fece pertanto tkciiiware alPi^,cheNtibeDe 
ai riconoacette ineg«ale.di SotaBj e di digoilA al Re 
«lì Francia, non fnò ntcpotara m«o libero dì aa- 
aoy e in oonaegucnaaeaacn inutili tutte respraHÌ^pi 
di clemenaa, e di perdono per aver aoccorto flu pi& 
gli piaceva: che» ol^gandoà di eaaere amico del 
Re non voler» «anrio dà anol ainict , perdiè noa 
intendeva di nuacolarai con Turchi, Luterani /e 
Rihelb , che il principale oggd;to dello preaenti dif- 
fideoae esaendo la libertà dei Seneai era ctmvenìen- 
te cbe il He riticMM le ana fòm da quello Stato , 
rsatando Siena in dcpeatto preaao il Papa^ fintanto 
che Toaiars atabiliti conconknuBte i meati per a»> 
flicnran! la libertà ^ « la quiete di qneUa RepuU^ 
ca. Ha troppo eian» di&rmi le do^iande del Duca 
dalie.pvetenaiani dei Fmaccai , i qnajiy volendo «o- 
atcnere in quahinqne ftnna la -protauone di Siena, 
procuMvano di 1^ comprendertal PajM chediao- 



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iS STOKIA W TORCàKA. 

. strando egli con tali sentimenti dì non, voler paca 

ai C. con easi, già si determinaTano a prepararli 'la giMf' 
- i553ra: gli oonfermaTa ancora in questa opinione il sa-* 
pere che a Napoli erano state &tte delle ricercho 
per assicurarsi dei sogcch^ì, che si sarebbero potati 
ricavare dal Regno , rappresentando a Soa &tntità 
che mentre il Duca lo tratt«ieva in qucAi a^oziati 
con vane promesse di accomodarsi , lo ingannava 
: poi con preparare segretamente la guerra. Si àsàtn 
perciò'Q Ponteficecbe Gisimo trattasse seco con 
tanta doppiezza , ma egli Io acquietò dimostnindoU 
che chiunque del volgo poleva facilmente im^inar- 
ai che (intanto i Francesi tenessero occupata Sioia, 
l'Imperatore avrebbe tentato di discacciarnelì con 
' la forza , è che egli non'sok.velo avrebbe instigato, 
ma ancora ajutato con taltelesue forze y poiché v^ 
deva nei medesimi così poca volontà di accordare 
' ,con ragionevoli condiziinii. Sconcertato il Papa da 
tante difficoltà , e dubitando d' inasprire maggiop- 
"""^ le parti , dichiarò all' Ambaaciatore Linuac 
é alVnistro del Duca che, conoscendo da quanto 
gli era stato esposto finora non esservi meiio alcu- 
no , per riunire in un punto condizioni con remote 
ira loro , per ordire una pace sicura e durevole, po- 
neva r una parte e l'altra in sua piena libertà, ac- 
ciocché cia8cbeduna.operÉSBe secondo che giodicaa- 
^ opportuno. Non piacque a veruna delle parti que- 
sta risoluzione , ma molto meno ai Francesi, i qua- 
li , per la diffidenza concepita dai'Senesi contro di 
loro, si trovavano in molto disordine , s temevano 
di qualche sorpresa.' Aveano.essi segretamente ape- 
dito al Papa perpr^arioaiintecpórsi col Re, alfin- 
.chè n Èompiacease ^ prendere sophi di loro qual- 
<jie migliore delifaierazione ; autefuiicvano la m1uI« 



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U6. II. GAP. n. ^ fl^. __ 

pqbUica d^ Città a qualunque iatereptt partico- xiì. 
ì»e del Re, e tro(^ gli spaTentaya una «Monda ilt C 
goerro , mentre ancorasi riaentivano.-dei. graTÌ di- 
sastFÌ cagionatili dalla prìnu: pocq aveana raccolto, 
e meno potevano seminare per maBeaDZÌ;deiil>9- 
atìanii, giàdepredati dalli Spagnoli; e laiiarecnma 
Sfilita aaomministrareilMttentaKientD.ifelb Città, 
en di-contìnao infestata dalla guam^one Spagno- 
la dì Orbetello. 1m plebe &vorita dal CaitUualé man- 
teqeva un govecno turbolento, arbitmrio^ed inquie- 
to > che dii|guatava i migliori Cittadini centro la Pa- 
tria, ed il Jl6, e lo atesao Cardinale picoodideboi 
lesza, di arabisÌMie, e di vanità avea; iolrodotto nel 
cosaiglio la feccia dd. p(^lo po' dominarvi a siio 
Talento con più iàccjtà. Finalmeatte r^f^réaeu- 
tarono a Sua Santità che, ae il Qeiìon lo allou' 
tanava presto da Quella Città , sarebbe facilmente 
cnccesm qualche altemzìone in pr^iildisio comuDo 
del Re,,ed«llaRepuhUica. Conosceva aucbe il Car- 
dinale qoesti pericoli ;, e perciò di^oandò al Re un 
vinf(Hv>di Tni]^,eimuomo di guwra, cUq aup- 
pUase alla mancanza di Termes , che comandava 
l'esercko.ìp Ccwsica. 

. Vedeva già la Corte di Francia il disordine d^ 
suoi stabilimenti in Italia , e non ostante io scon- 
certo della sua economi*, meditava uno. sforzo per 
assicurarli, e darli maggior vigore^ ma intanto eoo- 
veniva raddoppiare gli artifizj^ per contenere ilDu- 
ca di Firenze, che, ingrossando ogni giorno. più le 
, sue forze, faceva temere qualche novità. Su questo 
riflesso, riprendendo per mezzo del Papa il filo del- 
Vinlerrotto n^oziato ^ insinuarono, al Duca, che il 
Re non poteva darli più aicttra riprova della sua a- 
roicizia^ che con destinare una delle sue figlie in ■ 



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3o STOMA DI TOSCANA 

^. NwsacU Don {^Vameesco «io{irimogefiitò,didi{anti- 
dlC.4MÌ pirò ubeijMA'aUo esi|;eva «ueteo «pudcbedU* 
'^^oHatiMoikd nuggi«ie,^cbauaaseiDpIics a^utriUiU: 
«-pvfKncvaidi più il raatrìmooio deUa pnoKigfr» 
mia idi GoaiiD» col Fridcipe di Fenaxa * pooeadoai 
ia opaaideraKtose ohe, unite queste dticGaae.oon n 
«trHto TÌBSolo. fila «ti loro, aTr«liliero|Kitaàa facile 
noent* eoa l'af^oggia del &e di Fraacì* .dar leggfi 
all'Itaiia. Bn il Duca di Ferrara il Ptincip* U p^ 
«ffezioDato aiUa G^roiia di Francia , ed avea io più 
volUimpreilatoalBs centociaquanlaraila.diioiti per 
le ^ledÌMone d'Italia, eapecialoiaiteriaiprHaili 
Girsica ara data òtta con lauoidea»^ per tali ra< 
giaoiiniagìDavMioi FrancMidiceBlWaiare ma^ior- 
meote eoa ({MSla «Ueiuiaa il Daca Coiiino nell'a. 
«nicina d^Re-IlI^apa,-che aTaarecentemeDU^t^ 
tenuta dal Daca la prameesa della »ua teraagfluita 
per Fabiano di Monte, benché foue in et^ dieci an- 
ni traapertato dall'ambicione «pplaodiTa % qnettì 
progetti, e ai lonogara di potere operare nntag- 
gioBamente fin<!be per ringfaodivMato di «io Ni- 
pote. Prevenute il Duna OMÌeao^ M qneate nuova 
prifiosizioni fìi richiesto dal Cardinale di Ferrara 
di concertare seco un abboocamento, «rreroìnTìar- 
Uperaona dell* ina maggior coafidenu, adogget* 
to di trattore liberannento , per aasicunpe con «ta- 
bilità e con deooro la quiete d'Italia, gwocfaè il Pk- 
pa area didràrato^i non volete altrimenti impto- 
gaiv la n» mediazione par nn' opera oe» aakitare. 
Propose pertanto il Gaidinale al ornatori , invia-^ 
toli da Fipenxe per ^neato efiplto, che il Re avreb^ 
bedato in natrioioniool Principe Franoeaco la ma 
figlia netnrele^ già vedova di Oracio Farnese, giac- 
ebè q^eata wU en in età da poter oSettuart il nu- 



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LIB. 11. GAP. II. 3t 

trinumio, luaìogaBdoù che, avendo U Duca deude- ^„_ 
rato ODB volta U figlia iuAiiral« di Carlo V., iKMidi C, 
•degner^ilie per Un» Figlio quella del Re;cfa«*^^ 
^li voleva essere amico del Buca qqanto era aervi* 
to<re del Re, e che qualora iion |;li fosae grata qu»< ' 
ft» propawiiooej deciderà va che caaogU iiianUèitaa< 
te tiberamcBie l'aoimo suo , perchè volava che - ia 
qualunque fórma avesae effetto questa buoqa di^o« 
«aioDe del Re per la quiete , e tranquilliti deÙ'I* 
tali*. Repliciò il Serriatori > che il Duca non ambi- 
va- altro che l'anaicìsia del Re, e partict^nueBU 
pec .esserli congiunto di af&iaitik, e che bw itttenr 
dsvB d'iatraprcuderc guevra aoatro di eaao^ aapeiH 
do di non poter miaware le mm fivrae con uà Re ai 
poteofce: c^ lo peoeaaìtfl dì difè»de«ai obbliga ali* 
Tolte a prender la armi centro ia volontà » e eh* 
•questo poteva aueccderli tanto col Re ohe con l'IniT 
porpore: che quanto^lla ^figlia baatanda per Don 
Francesco non credeva die ceaveniase aUcea la dii 
sparita ^ell'eti, e la legìttitna non ordiva di doniaa-i 
darla: e finalaMSte dichiarò dod potere il. Duca ri^ 
naoverai dai consigli del Papa , me stipulare ateon 
trattalo, qnalcra Ibase vaaato ia Italia Fiero Stro»- 
n,«oine ai credeva, perdiè l'onore « la dignità «uà 
àon permeCtevano di trattare con quel Soggetto. 
Scbbcoe il Gardioak ^ustificaase che lo Stroazi Te< 
aiva in Italia con preciae ìatruiiani di oob iàrli tert 
to, « di non nuKolaan nelle coae dello Stato di Fi* 
renze, ciò non ostante il Ducasi valse di questo prfr 
teato, per litirarai da qualunque trattata. 



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3*- 

, GAPITOLp TERZO 

' H Re <di FraMcia ipediice Kdro Stunu ÌB.Italia..I|: Dw» 
.eoecevta.con .rimpentore l(icoiii<lÌi>opÌ P^ ^ I* Vi^'B'ip 

«i Francesi. Si more 1' esercito del Dùca , e oc<»pa ìl 

Forte di Camultìa. Succeaao di Cliiasi. Blocco piantato 

iatomo a Siena. DÌTertióne dello Stroiki' neìto Stato di 

' Fireo>e<'Soceorai inviati dall' ìmfcntart al Dofa ^ e dat 

.iReallo Strowi.&ibtllioiie.deU«.l!rui(nB:FioretfÌM di 

- JMW-. ;r, 

^— - DojM) ebeperla spediziope di Termet in Goni- 
^> c«, e perla I^geretza del Cardinale idilferrara'»- 
i^^nao iiotabilmoile deteradnte in Siena le;foiizeiiK 
iiVuocia^ e che la diffideoza inserta ira ÌMWMie tf 
nazione focera teinere che si altwwe nawffiameote 
lo Statodi qmAìa Repabblica^ peoad )a>Gortb jIì 
Favigi.di dar YÌgoteia quakhe forma a quBala4fai[> 
bitirBeoto', per poter sempre ■profiUM'e-de|l« olicu- 
sioni che si preeentaséero per ìograndirai , e difim- 
dere quello Stato dal Duca Gc»inio , le dr cai fòrae, 
accrescendosi di f;ioroo in gìorao, bperano temer* 
di qualche soipresa. Jjjuico lI.ygìoTÌne, e isialn- 
zioso, sì lasciava facilmetile<tr8sportarea.intrap«a- 
dere con piìi ardire che. conùderanooe dell'impe- 
gni superiori alle proprie forse : lusingato da. qual- 
che prospero evento già s'imtpgiaaya'di'aUiatterQ 
U potenza di Carlo V. , e ingrandirsi con le di Ini 
perdite , senza riflettere che la distraxìone delle tnè- 
forzein tante paniera- quella , <jieas8icarava.al ne-: 
mico k snpo-iorità sopra di essa: oiUv l'cseccita di 
Fiandra teneva Vivele sue fiirze in Sccffia, ìnFie^ 
monte^ in.Corsica, a I^rma^ alla Mirandola, e a - 
Siena. Dopo la perdita dì Teroana à ritrovò così 
esausto il suo Tesoro, che fu astretto a fiire inven- 
tariare gli argenti delle Chiese, e obhiigare i Parti- 
colari a fare la portata di quelli di loro proprietà. 



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tra. n. CAP. n. j* 

II. suo Consiglio era dominato da due fazioDÌj ona ^„. 
tta furmata dai Prìncipi della casa di Guisa, soste-di Cj 
nota dalla Regina , che vi avea interessato tutti i'*** 
Fiorentini, e ribelli del Duca refugiati sotto la sua 
protezione,. e l'altra area per capo il Qrao Conte- 
stabile del Regno -Anna di MontmoFeac j. Le spedU 
zioni d'Italia erano per lo più fomentate, e .propo- 
ste dal Duca di Feirara ^ conginnto di-s4ngue,'e di 
alleanza ctm ì Guisi, promosse dai Fiorentini, e so- 
stenute dalla Regina per la- naturale avversione, ohe- 
avea al Duca Cosimo , e per il deiìderio di rapirli 
lo Stato j erano perciò disapprovate dal Conteiitabi-' 
le , che non avendo vedute o lini particolari in Ita- 
lia , reputava inutile tanta profnsione per sostener- 
visi , e giudicava che il vero interesse' del Re con- 
sistease nel tener viva j e ben munita la guerra dt 
Fiandra. Da tutte ciò succedeva che le imprese che' 
il Contestabile non aVea promos;)} erano da esso de-' 
bolmente provviste,- e per lo -piò languivano infell- 
<iemente. Volle la It^ina che per'animare i Senesi, 
e intimorìre il Ddca Cosimo s'inviasse a Siena Piev 
rO'Strozzi, e il Contestabile favofi questa spedizio-' 
ne col solo inetto di- far onta al Cardinale di Feis 
rarasno principalenoraica Fu dunque Piero Strozzi' ' 
dicchiarato Luo^oteoeilte del Re, e general Coman- 
dante di tutte le sue armi in Italia, incaricato dì 
condurre dei soccorsi in Oorsics, e dì visitare le con-'' 
quiste del Re in quell' Isola , di trasferirsi a Roma 
per confermare col Papa la tr^ua biennale di Par- 
ma, di cni spirava il termine, e pei passare a Siena 
per prendere il comanda delle armi , lasciando al 
Cardinale di Ferrara il governo della Città: quivi 
gli fu ordinato di contenersi in grado di sensplice 
difesa , con limitarli gli assegnacoenti per qoa ag-- 
T.II. 3 



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94 STpfttà BI TOSt^ANA 

Anì W^^^^ ^ BieueldÌ8pendio.IntaQta(t(){)o avere «gli 
^i C^oHguito io Corsica le aoe commissioDÌ airivò U 17 
t^|Hc<»*I)re con due (kilerc a Civitavecchia, e il gior-i 
90 dppo entrò ia Roma col Vescovo di Bezier« sna 
fr^^ilto , e coq qn se^to di ribelli Fiorentini. Fu 
GffddaRirni» ricevutadnl Papa,, il quale moo crede<i 
- va in <[i4estf .a^pKHtQnw Q[|MwtunA alla quiete 41t«t 
^ la «Ma |(er<Ri>4,et dìchiacandosi di non Toler 
gaerv^ col fte di Fi^&nci^ > conferai per altri duq 
tiMÙ 1k tc^qa dii pEirn^- Si affiMicò, lo Strami i^ 
^ma « persnwljnv ilPqnteficej e Uitta q»«IU Cortq 
ebe 1» aqa apsdivooe non tei)d9v« a ^usci^re ia It^-j 
li^ la gwHraii ma «oto a prowafera ai disordini dì 
SiiSDM,. 9 aiHÌcur«re <]i)ella fispubtitica da nuove 
xwolq^nir Gùu^to in Si^na, q pubblicata «lU 
^jH^^ica, il im «a^alfere» {uirv9 al CaD(baal«> 
che cen awwli riapijvatQ il governo di wia GiUi , 
che era, in (^■'itto ài govem»^ da per se stt»> 
u , il Eq ,. e il Contestabile ai jbssttra burlati di 
lui t. e perciò si «crebbe ritirato ia, Siena,, sq ««atì 
ortfoù dffti^: Cwtie 9pa Ip aveaser« obbligato e re< 
«Iwvi, e 4 copwgnaf« allo StEo^^ «env* vevun ri- 
tegiop.ilccwHivlAflrUft «vn». Ilw>vul4 p«irup;« 
quesM^ ainare«)ia,,6 iittWi di ci?mw^hD<cd WA^niona 
aUa &i;l9ftf»«iuie,di Atanut^f^gg^^., Q,d^ Qué>i» > 
T^rre poalie aMl.l« IVofitiAredM Qmi>i|i«i4i Fìrenie . 
eatufir^n»^ pprò «qI &Ka. l^; t^l^ta cpnii^tpwlim,-^ 
«0„ e dijmjwttiawiqi^ di b<Vuia «miciwa^ 

I^el riflette^ il Duca all'iaqi^cO;,(;bK «Mimevq 
di Scacciala da. Siem iFranceù ajrcaìiwpq^v^ ^», 
HedJfKcolt^^^non.tanjiiaper; redfMVpiiiwnto delle 
prQmesa? TaU^U dadl'iwfieraitqFfi , qu^^tq. aqcqni 
pw la, €Wt9iw disila nwl^iRe^ giaf^ n«a iw as 
ui aJ^PQ Fùgontro ctw. ^UtU, twla vocsd» Duo Fc«i.- 



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I.IB.-1I. GàP. III. U 

Cesco di Toledo; perciò nell'Ottobre iaviò a Cario "^ 
y. un Btio fidato S^retArio, af&acbè ne ripartaMedi &, 
da Sua Maestà una i^eci», e fiurmale moluzione: '^^ 
L'Imperatore cou suo diopaccio d^i 2^ Norqmbre 
lodando U cM'aggio e attaccameato^cha essoditno* 
strava aì suoi ioleresai j dkburó, cJm dei cpwltro* 
mila fanti e trecento cav«Ui ivowqmìU per qaoAa 
inipresa ne stabiliva la paga «erta per- f;ipquc tafivi 
esibendo perciò gli ordini d( trasmettavi al Cardia 
naie di Giaen j e a Don Ferrante Qowugy, per W 
•pedisione > e pagamento di detta wi')»' £ fioco* 
me il dispendio, cbe il Duca avrebbe dQS«t«9of&i* 
le in servizio di Sua Ma#Ht)^ richiedeva wu <wtev 
tSL della retribuzione , Carlo V. impegnava la SO»/ 
parola, che termiuata la guerra, gli •arobberocon'i 
segnate tante terre del paene cqncpiistato , da rite^ 
' Dersi fìotaotoehè fosse di^hianta ^ e con e^tto a* 
dempita la dovuta retribuaienie. ^ petead^accadot 
re che o per rinfelice si)ccew> della guerra j por- 
vno sforzo straordinario det Be reqtaase afsalito i\ 
Dominio di Firenae , ViraperatereeailM'gU erdini 
per tattiisuoiUinistri d'iùlia, a£&nclw ia tal caso 
soccorresaerp con tKtt« le loro forse il Poca, dichia^ 
nadochequestaimpresa facendosi per suo «erviw». 
dovea essv da loro conaidn^ta come sua pcefHTÌa. Ta-> 
li ris4^uzioni funsero appunto in Italia quando aì «• 
spettavaloStri»ai,eaebbeneilDiicacoDosee8aBelia&- - 
questecoadizì(»)i,aelaguerraavevauaQQnbrariosue-' 
ceaao^egliviavrebbealnwio perduto c^rtameatede 
^sej risolvi non ostante di eseguirla con celerità 
p^ma che lo Strozzi avesse tempo di fortiflcarai. 
Considerava ancwa che i gagliardi socoorei spediti 
in Corsica daUa Spagna tenevanoiFrancesi bastante-^ 
mente occupati io quell'IaoUiC nflettevaehe il nulrì*^ 



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SIS' STORIA DI TOSCANA 

. ^ monio stabilito dal Principe Fili[^ con la ft^inà 
dìC.dlngkilterra gli obbligava a stare in guardia nel 
i^^R^no, giacché questa alleanza non arrebbe man- 
<ìato di moverli contro quella Naiiione. £ sebbene 
la stagione d'Inverno fosse poco a proposito per la 
gHerra,pensò die prolungandosi alla Primavera non- 
A>lo lo Strozzi si sar^be reso piò forte, ma ancora 
la Flotta Turebesca , richÌMnando le sue forze alla 
marinai avrebbe potuto farli oua diveratone. Dopo' 
ivere pertanto accresciuto di fortificazioni Livorno, 
emunitediviveriediartiglieriateForteZaedelDomi- 
nio, pensòdi assicupareidel Papa, e obbligarselo in' 
forma eheosianissedicbiaratamenleall'ìmpresa , *o' 
■volendo restar neutrale non potesse denegarli nel-- 
)o Stato Eoclesiastico le opportune comodità per la 
guerra. Fino àtX mese di Luglio avea stabilito gli 
sponsali d'Isabella sua secondogenita con Paolo- 
Giordano Orsini , sul riflesso di valersi col mexxo 
di-questa alleansa di tutti quei comodi, che il Du- 
cato di Bracciano, e gli altri Stati, cbe quella Fa- 
miglia poasetteva in vicinanaa della Toscana, potes- 
sero somministrare in qualunque occaràone di sua 
difesa , e per operare cfae gli Orsini , addetti per 
molti secoli alla devozione di Francia, desiateasero 
dal proeurai^e col loro creditoj e con la loro auturì- 
ti dei rilevatiti servisi al Re nello Stato Ecclesiastico. 
Con questesbessevedute aveva impegnata la sna pa- 
rola col Papa per il matrimonio di suo Nipote con 
laterzagenita , e volendone ritrarre subito il desi- 
derato profitto gli commnnicò le sue intenuonij t 
accordandoli di starsene neutrale per non rompeva 
la tregua già rinnoTata , lo impegnò a operare che 
i Francesi non potessero spprofittjira nel suo Stata 
dì -vemn comodo per la guerra , latciando che esao 



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itfr. II. ckp. m 8f ^_ 

Wr Vìe occulte e meva indiretti fiicesae leva dì ^„ 
«frappe, ed eatmesse le accorrenti vettoraglie per.il ó. Ò. 
mio approTTÌsiooa(Beiito.DipDstiintalgiiiauiiBe22Ì '^^- 
perSicilrtarel'esecuiionedell'inipresajCooirtiltò col 
Marchese di Marignaiio , e con Don Francesco di 
.Toèedu il piano delle operazioni: coucortaroao esai 
che 4a gaerra s'intraprendesse a noioe di Carlo V^ 
« del Duca Cosimo come 9»o alleato, e il Marcbese 
ne assumesse il comando a nome del Iluca: che si 
profittasse delia buona fede, in cui Vivevano i Se- 
nesi, per sorprenderli movendo le armi peìmA th» 
atrivasaero le leve di Germania , e ì Tedeschi di 
Iiombardìa, e gli Spagnoli di Napoli proniean. dal- 
l'Imperatore , affinchè l'arrivo di queste -genti ie 
Toscana non gli mettesse in maggior sospetto: che 
«ccustaiido segretamente e a piccoli corpi le Trup> 
fé alle frontiere del Senese^ n tentasse di sorpren- 
dere la Città per assalto, o almeno di postarsi van- 
taggiosamente intorno alla medesima , e nel tempo 
stesso s'invadesse il Domibìo da due parti, occupao'' 
do quei luoghi, che fossero creduti più oppuituni 
per sosteoervisì , dovendosi poi regolare le suocesi- 
sive operacioni secondo l'evento. Doveva favorire 
il successo lacircostanaa.dell'assenBa dello Strozzi 
da Siena) essendosi egli allontanato da quella Città 
per evitare le gare col Cardinale, e visitare intanto 
le forti&CBÙoni del Dominio» Il Duca si determinò 
a fermarsi in Firenze per essere in situazione op- 
portuna, per provvedere allioccorenti bisogni dell'e* 
«ercito è alla difesa del snoStato, edanche per im' 
{fedire con lasca preseniaqoalunqiie alterazione po^ 
tesse succedere nella Capitale;poichiappena ai spaV* 
•e in Italia la nuova dell'arrivo di Piero Strozzi sì sol- 
IcTaronogbspiritiFiorentiniasperare la libertà* Id 



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S8 S-CQR1& Di tosc&na. 

T]jf Boma alcant dì quella fiatioue gli fecero deUe di* 
ai e mOTtracioBi non indifiereati di attaccamento, e fra 
tiSSrgM ù difltiDse siagoUirraeate eoo le dimoatrauMii} 
e ool fiiUo Biado Àltonti Padre dell'Arcivescovo di 
Fireme e Mercante assai faodtoso. In Firenze di- 
•copriva il makaleoto dai Cittadini verao il Duca i! 
trovarn tatto giorno affissi ingiurio» cartelli, e po> 
Heie sparse nei lut^hi pubblici della Città col motto 
wdieìoso: véna Francia e moja l'ImpetO' 
'■554- Frepanrtoai il Duca io tal guisa all' imprega ai ac- 
cinse «uUto alla eiecuBione della medeaima , e pri' 
roiewmMf dìtfriiHÙ le sue forse in tre diviaioni , 
«nlÌBBodo prerentivemente la riunione delle sue 
iDÌliuea ciaachedMaa di enae.U Conte Federigoda 
UoDtauto ) Comandante delle armi in Pisa y eU>e il 
comando deUa priaoa divisione , formata di otto- 
cento aomim actdti da imbarcarsi sulle Galere, e 
ddk buide territoriali da unirsi tutte a Campìglìa, 
dove nel tempo stosaedoTevaBo concorrere ancora 
le foixe dell' £lbe: da qaesta massa dorevansì di- 
■taccare seicmto fanti , po' tentare nel giorno de- 
stinate l'afloalto di Gìreaaeto , dovcodusi riunire neU 
lo stfflse punte con easiciaquecento Spagntdi di Or- 
betello, lasingaodun Ae, ncm aveudoqudla Pial- 
la altro presidio die di centoventi uomini , ne sa* 
rebbe stala beile la aaqj resa: dovevano pariiDente 
diflfeaocarsi idtrì ducente fanti per scvpreudere Ca* 
ftìglJooe della Pesca ja, e. altri aebtecento per dar 
r aaaalto alla Città di Hasaa , procurando di agire 
uaiftvmeasokte e iutd nel gioroo prefisso, non tra* 
laacàndo di predare bestiami e vettovaglie , e riu- 
nirsi poi nel liM^ piik forte , che avessero occupa 
to. DeUa aeconda divisione eldie il comando Ridol- 
fo BagUoni, equesU , fiirmata di seiceutp làuti già 



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ttt. ti. CkP. m* 86 

spediti akticipaUnvntc a Moiiteptilcitbo ^ e di «Uri j^^ 
dueiuiUKiuaUrocctttD delle bande vicinali , doveva lU C. 
Iftel gioruoappBBtatotcorrsrclaVsIdicbiahateteii-'^^ 
tare It «orprAsa di Ghiuti» PimÉa ^ e di Mootaloino ^ 
e laiioitto bei luoghi oocufati il Bccemno PKaidio 
gìuntan con k t»na diviaioiie , che dovevn esseM 
«ccampata sotto le myra di Siena. Questa una di-* 
<riBÌooe era coii:^)««ta di quattromilaoittqueceuto 
«c«U«uinii fauti j quattrocento cavalli » venti fiec|À 
di artiglieria , e miUeduKedto guastatcAi^ ìatitó o»' 
CvUaRieBte e in pìccolb partita a Pu^ibMiii ^ ì quag- 
li f comandati dìt^tumeate dal Marchese di BAari- 
gnano , dovevano aervx* per V aasalte ^ e per po" 
•trarai sottt» Sieoa : le batide circoavicise della Val- 
dehu dovevano aiiguìtare^uctto Goi-poy e il Ga[^ta«M 
SiVolietra doveva nello etuao tempo ttatiovetiico* 
le sue faandea acetamucciarey e dannag|iare le tar- 
r* dei Senesi cMifinauti con qubl Tefriurioi II ^ioT' 
no > destinato per dar prìnupio alle ostilità , fo 1* 
Botte del a6. di Geunajo j giacché tutte le divisiti' 
ai dovevano in quel punto esser pronte alfe operai 
■ioBÌ : la segretcua doveva esibr l'anima di questo 
diaegoo, la il Duca ìnTÌgilò sjngol«rniente> perchè 
wetaaee occulto ài nemid. A tal' effetto ìldla4fec0 
•errare t«Ua le porte della Capitala so^ pretesto j 
che la notte antecedente fease auta ammazaata per' 
aona di sua coafidenaa ) e che molto iiaportoaie al-> 
la quiete dello State ritrovare l' uccisore ^ tenendo' 
le «errate ì dee giorni suasdgaettti { né laKia&do sgT' 
tire Blciitio> se non cob licMia firinau di «m jtfo* 
prio pi^o. Per la stessa causa erdìnò t^e si semu- 
•ero tutte le porta delle terre murate sulla froatìe- 
ra del Senese , e ordinò nn ourdcoe di guardie dep> 
pie ai CDafiaì di Volterra a llotitcpolciano i offiHcfaè 



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4e STORIA DI TOSCiNA. 

^j,^ miuiòpoles6edalDommìodìFireazepa8sareiii(iuel 
di C. Io di Siena. Il Marchese fratUoto Dell' ìmbnuiire 
■ideila notte raggiunse a F<^gÌbonsi le sue genti, e 
intimata la marcia, condottosi a Staggia comunìoò 
loro il diseguo animandoli alla esecuzione. ^ avan- 
EÒ esso con uno scelto distaccamento , arrivò due 
ore avanti giorno sotto Siena^ non trovando altro 
ostacolo obe alcuni pochi soldati a cavallo, spediti 
appunto dal Cardinale per verificare l'ÌDcerta fama 
insorta nella Città della moscb di queste armi> Pres- 
so alla porta detta di CamuUia era un Forte , eretta 
da Termes nella passata guerra dell' Imperiali, mu' 
aito di fOTtificauoni esteriori^ ma aperto dalla parte 
della Città, «ra guardalo da pochi soldati, e di questi 
molti passavano la notte in Siena , dove la magoi- 
ficeoEB del Cardinale > e la corrente stagione del 
carnevale promovevano gli spettacoli , e ì passatem- 
pi. Il Mardiese assaltò qaesto forte , guardato con 
tenta trascbrateBBa , e occupatelo cou facUità pensò 
6 fortificarsi, e stabìlirri l'alloggia meato. Mini ten- 
tò r assalto della Città, perchè le genti stanche dalla 
marcia forzata , dal disastro della pioggia , e delle 
eattive strade non erano capaci di questo sfijroo. 
Grande iuloabigottioieoto della Città per così ina- 
spettato successo, e maggiore fu quello del Cardi- 
nalcj che dubitò subito di. qualche intelligenza dei 
Cittadini colDaca,e trovandosi mancante diconsiglio 
e di forze lasciò che essi andassero spontaneammte 
a combattere gli occupatori del Forte) dai quali lìi- 
rono valorosamente rispìuti aella Città. Per meglio 
assicurarsi dalle revoluuoui iatmie , delle quali 
temeva non meno che dell'attacco dei nemici , fe- 
ce fare allaPiasza unosteccato, e collocò un pesBodi 
artiglieria per c^i imboccatura di strada.Moa erano 



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ttB. II. Cài», m. ^ _ 

tacila Città |HÙ di mille fsDti, e milletrecento per il ^^^ 
Dominio, e trecento caTalli aparsi in piccole parti-di Gì 
tite pw Tarj Castelli: fortificarono sobito la Porta'"* 
di Camollia , dove anche le donne impiegando l'o- 
pera loro per difendere la Patria. Mentre intanto il 
Marchese di Marignano assicurava il suo all^gia- 
ftiento , e riparava il forte dalle offese della Città , 
le altre due divisioni «aeguivano cMi minor liciti 
U c<Hicertato disegno , poiché Ridolfo Bagliooi dopo 
■corsa la Valdichiana , e tentato inutilmente Ften- 
■a à condusse al campo il dì 3i di Gennajo carì- 
00 di (nreod^ ma seùka avetv occupato alcun luo- 
go i lo atesso avvenne al Montallto per la difficoltà 
del passo dei fiumi ingrossati dalle recenti piogge, 
e per aver trovato che lo Strozzi avea contro ogni 
•spettativa munito gagliardamente le Piazze delta 
Maremma , e perciò lasciati ben presidiati i Castelli 
del PTombinese, costeggiando il Volterrano andò a 
riunirsi al campo sotto Siena , senza aver potuto ef- 
fettuare velina delle disegnate intraprese. 

Avea il Duca fino dal momento della mossa del 
Mancese di Marignano pubblicato una circolare a 
tutti i Giusdicenti del suo Dominio , in cui , pale- 
sando la dichiarazione della guerra , ordinava che 
i Francesi e i Senesi fossero in ciascheduna giori- 
sdisione trattati come nemici , e secondo il diritto 
della guerra : ai senesi scrìsse che combatteva pn* 
la loro libertà , esco-tandoU a unirsi seco per discac- 
ciare i Francesi , e ne riporlo la taccia di manca- 
tore di fede , e oppressore dei vicini. L' Italia tutta 
restò sorpresa di tanto ardire del Duca , né sapeva 
comprendere come egli eoa le sole sue forze potes- 
se resif^tere a quelle di francia , e come potasse a- 
vere tanto danaro per proaeguire l' impresa: lo stésso' 



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<a STO&Ià fil TOSbUTA. 

m „ Carlo V. ne t&ostrò maraTiglÌB , e il TeaooVo di Af> 
di C.rti goderà che Cosimo si fosae prepntoda se ma' 
■^desirao Ih Boa rovina. Furono mandate ai FrÌDci|tt 
d'Italia giustificaiioni io forma di maoifeetoj per 
dimostrure la giiutiiia di questa guerra, dicbùran-* 
dosi il Duca che in tutte le occasioni j nelle quali 
l' Jmper&bore si era sdegnato mn i Senesi, aaa d 
«ra sempre adoperato per ottenergli il perdono ^ e 
Mantener salda la loro libertà ( che Don poterà vi* 
einare con eia meglio di quello avea fatto ) disap* 
provando sempre alla Corte il contegno di Don Die4 
go, e l'ereiione della GittadetU : cbe la conveiuio* 
■e &tta eoa essi nell' ultima reTohnionenOB li era 
stata osserrata : che per non turbare maggìormen' 
ta la quiete d'Italia area fatto ai Francesi dei conio" 
di,edellc flneUEe, che erano state apprese ptf atti 
dì TÌltìi> e di timore : che nella guerra dell' Impe« 
viali avea fotto quello che richiedeva il dovere, e U 
gralitodine, e moitraodosi pronto a pacificarsi^ raen* 
tre era in buona fede con essi , gli aasaltaroDo all' 
improvriao l' Elba i e finalmente che esai miravano 
B ridurre in eervità ta Repubblica di Siena, per aog* 
giogare più comodHmente il suo Stato , e perciò lo 
aveano ridotto alla necessiti di prevenirlit Avvisato 
pertanto della espognasione del Forte, e «aaicnra- 
to dal MarcItMB di poterlo sosteoere , ptnaò ai me»- 
si d'ingrossare l' esercito ) soUecitando la leva di 
CÌCTtniiuia , e gli ejutì dell' Imperatore , e con jhyu- 
d«rc al soldo in qualità di GMerale della fanteria 
luUana Ascanìo dclk Cornia nipote dd Papa eoa 
aeimìle fentì , e trecento Cavalli. Doveva t^li scor- 
T«n la Valdiehtanij e; postandoti vantaggio»» 
mente in qnella ProTHicia f tentare con i ria- 
focsi j che gli dofev ano essere inviati dal campo di 



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xiB. n. CÀp. m. 43 

«spogliare, e aaskurarsì dielle FiacBe pia impor- j^^, 
taoti della niedeaiiiia> mentre iwlU mapeoiiiM ildiC. 
O^nneHo Guppano eoo le forse del Piombiiie- '^^ 
«e , e dell' Elba operava in coDformità. Tali ope^ 
rancHiì BconcertaroBQ ataai Piero Stroni recleDdo- 
•i prerenato dal Duca eoa Unte Tone, e perciò do- 
t» avere ordinato nuove, reclute udii Slati di Pi- 
tiglìaoo, e di Castro, ritiratosi in Siena si applica 
■eriamente alla difefia di qudla Gittà^ visiundo ds 
ae atesw i larori, e aoimando coll'esempio i solda* 
ti alle Dper»ìoni. Il Duca ^ cozi9Ìderand(^o pi co- 
me «D mo ribelle, esortò um una lettera circolare 
i suiH più confidenti, affinchè tentaSBero ogni mez- 
«o per farlo uccidere prcnnettmdo la teglia di die- 
cimila Docati, e molte altre rieompense ; pwciA se 
ne stava con moka cautela, e con una guardia a ca- 
vallo } mangiava «olo o col fratallo Roberto, « non 
«aciva nui nella notte; si valeva di un Frate Fre-; 
dicatme per aoimare i Senesi alla vendetta, e ciò 
-produsse che s'incomincid la guerra con inceudj 
stragi e devastaaioni all'uso dei Barbali- Il Duca 
avvertì i Senesi cbe se non avessero desistito da co- 
« atroce modo di guMveggitkre il maggior danno 
sarebbe Btato per loro; a tal eflètto s'introdussero 
ira il Mardiese, e lo Stroui alcune contestaEÌ(Hii , 
perchè i soldati del Duca volevano esigere la taglia 
da una Dama Sraese loro prigioniera , assermido 
«he i Franocii non usavano alle Dame questo traV 
lamento, e sopra dì ciò il Marchese s'ioipegnd a n- 
ksciaiia gratuitamoite; quanto all' ìncendj diceva 
lo Stroui, die il vietarli portava più utile al paes*' 
di Firenie per esser pii^ ricco, e più aUtato di quel- 
lo dì Siena , ma nientedimeno propose una Capi- 
tolazione dì buona f^natra relativa al trattamente 



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U sttmu M ToscAitfA 

As. dei prigionieri, e al triodo dì pred'^e, e dftonegtart 
d^C-ii paese, ma il Duca dichiarò apertamente che egli 

^aTrcbbeseozaveruDàcapitolazioueostervato aleg- 
gi di buoha guerra tra soldati) e soldati, non già con 
i «uoi ribelli, i quali in qualunque furma Tenìwero 
ia suo potere intendeva di sc^gettarli alla giustizia 
ordinaria ; in c<HisegueQX« di ciò anche lo Strozzi 
stabilì di non far buona goet-ra, w Boli eoo le po^ 
sdne, che avessero diretl^ dipendenza dai Marche- 
se di Marignano, lusingandoti di rìcereme da esao 
la stessa corrispoudenzat Questa coutroTVsia fa 
causa che la guerra si facesse da ambedue le partì 
con crudeltà e animosità straordinaria, «1 che coD'* 
trìbuiva. ancora il noa commettersi fatti d'arme^ma 
semplici scaramuccie, ìnceDdjj rapine , e devasta- 
zioni; poiché l'esercito Ducale intento unicamente a 
TÌui)ire.le sue forze, a tener hben. la comunicano' 
De col Dominio di Firence, e a fortificarsi in modo 
di ofl^eodNfe la . Città era continuamente occupato 
in piccole azioni., tendenti Unicamente a ilanneg- 
giare il nemico. Durò per due 'mài il Marchese di 
Marignano in questa situazione^ rèndendo il Forte 
inespugnabile, e capace di contenere il presidio di 
cinquemila domini con offendere dì continuo con 
l'artiglieria la Città, aspettando intanto l'arrivo dei 
aoccorsi sperati dal Duca ,. per procedere a pia se- 
gnalate operazioni^ Stavano tanto esso che .il Du- 
ca nella ferma speranza di unfelice successo, poi- 
ché vedevano lo Strozzi còsU-etto a. atarsi sulla pu- 
T», difesa, e conascevano la difficoltà :di aver soccor- 
si dal Re, giacché io Corsica «ì em! arresa alli Spa- 
gnoli laPiazza di San Fiorenzo., con essere astretta b 
guanùgipne a sortire con le bandiere in un sacco, • 
le armi imballate. Piii fdici enuio i prt^esai dei 



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LIB. ». CAP. III. 45 ^ 

Francesi in Kemontej ma non al segnò di temere j^„ 
ima dWersioue per quella parte. II SDccesso di Chiù- di C 
m variò l'aspetto di tanta proaperilà. Era h Rocca '^ 
di quella Terra guardata per i Francesi da un Pi^ 
slojesé ribelle del Duca , che , dimostrando volerai 
riguadagnare la grazia del ano Sovrano con procu-' 
rarli l'acquisto di quella Piazza, fece int'eodere .se^ 
gretamente ad Ascanio della Gomia , che, avvicì-> 
nandosi iiaa tal notte con le sue genti, gli avreUw 
dato il comodo di occuparla , concertando t metn 
creduti j piiì fàcili per riescire neUa esecazione. Ae< 
cettato il partito di consmso del Marchese, e del 
Duca si uni Ascanio con Ridolfo Baglionì , e scelti 
seicento soldati si avanzò nella notte deì a3 Marzo 
già concertata verso Chiusi facendosi seguitare dal 
resto dalla cavallerìa. Ridottosi da nn Paese aperto 
in una valle angusta alle radici del Colle, ove era 
ntuatala Rocca avanzò verso la. medesima alcnne 
delle sue genti per verificare il.trattato che appena 
giunte restarono oppresse dai nemici , i quali dal- 
Tatto della Torre dando il segno ai Francesi, cheì 
erano nell'imboscata ibrooo i soldati del Duca co- 
stretti ad aprirsi ctÀ ferro la strada per la Collina; 
ma inviluppati dalla moltitudine, e trovando tutti 
i passi occupati restarono &cilmente sbaragliati, e' 
vinti. Il Baglioni lasciò combatlencU la vita , é A' 
Scanio della Cornia restò prigioniero; la perdita del- 
le genti non fu notabile, perchè- essendosi disperse 
poterono poi làcilmeule salvarsi nello Stato Eccle- 
«iastico, i Francesi, apprendendo il successo come 
una primizia dei loro Iriunfi, magnificavano questa' 
vittoria, ed esultavano di aver prigioniero un niv 
potedi Fap: l'ambasciatore LausacinRoma presa-- 
giva che in tutto il mese di Ottobre il Duca Cosimo 
nrebbe stato condotto prigioniero a Parigi. 



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4fi STOKU IH TOSCANI 

^j, Queste succewo, e gli (ksucoli fiao allora i 
diCtrati ud coBqiù&tare le Terre della Maremma, • 
*'*^deU«. Valdicbiaaa convissero Cosimo, che ornut 
{um era interesse dell' impresa il diasipare le prò» 
prie forze oell'occapare le Terre del Dominio, • 
disperderle nel preiidiarle , mentre atiingeudo la 
Capitale I e rìduceodola a capitolare, piii iàcilesa-* 
rebbe poi Vespug^aasione delle Fiaoze della prorin* 
eia. Perciò dopo l'arrivo di nuove milizie procord 
tt Harcbese di occupare i posti circoaricini, che do- 
minavano la Cittàj piantaodooppiu'tuaaraeote buot 
tì alloggiameufci per ristriagere il blocco^ e ìmpe» 
dire l'iQtrodnùoae dei viveri, scaramucciando di 
continuo con i Senesi ^ che non cessavano d' infe- 
atarlo con. le awtite. Questo nuovo piano di opera- 
fiooi fu eaegajla dal MarcbeM con tanta «cureioa, 
che alla metà di Aprile la CiUii potea dirsi intiera- 
mente assediata, pcàcbà, di otto Porte sei ne reati- 
yano totalmenta impedite per l' iutrodiuione dei vì- 
ytti f « per le altre due >. cha irahoccavan? V una 
nella strada Romana^ e Taltra in queUn àrììn Val- 
ciciliana, prociwaia il Marchese che )a fljoa cavali** 
ria battesse contiauavente le strade > ohbligandai 
nemici a scortare le vettovaglie con grossi djuitac* 
camenii, e ad easereebaragliati con facilità- Cidooo. 
ostante cUaegn^va Cosimo che ù piantasi un akro 
^loggiamentQ a Porta Koman^ ma pimi volle ch« 
dalla cavallgrìa si devastassero tutte le circonvici- 
ne campagne, per togliere affatto ai Senesi ogni spe- 
raoza della raccolta. In tale stato di cose le forza- 
dei Duca ascendevano ^ ventimila fanti, e mille c«t- 
Tilli, e quelle dello Strozsi erano in tutta ottomiU' 
iaoii, e ciu^aecento cavalli: sperava il jH-imo che la 
Città vedendo tanta desotaùone s'induTrrikbe a ca- 



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IIB. II. CaP. ih. 47 

{ÙU^K i 4 lusingava ti •ecoodo che la mancanza Àgi. 
dei dfiBari avrebbe fittto desistere Gosimo daU'im-<U <^ 
preqa; qqa Tetjf odo sempre più restringere il bloc- '^ 
cq, «fwJtin Francia a render omtpal Re della pe* 
ricoloaa situazione della Città dioioclraDdo noacv* 
ter possibiW staccare il nemico da questa assediq 
Kow fnf qua potente diwrHoae, » assaltar? la Star 
ti» del Jìnca alU p^^te di Pisa otd^la Yaldìni«vc4f 
If-forae di Parma, lucile a c|uellB delt^ Jt|irand«la^q 
una eoi«|)eteqte redota di Sriaieri potevan» |ar4 
Ve£^ttD cb» si desiderava e f Uve rawi^urare ai^ 
Desi la poasina racc«jtjii isapedicU ai £tuGa, e a»< 
«e<i>arlo nella C«p>Ule. AMt de»olaaÌQ(u delU g,uer-> 
ra ai aggiungeva u{ia «rribilfl carestia, die affligge-* 
va uniTersalmente 1' I,talÌ8 ^ e benctlè; il Duca si lo». 
te opportunamente jH^vvialo p^c U sostentameiUd 
dell' esercito « dei sudditi, era ^r^ dimostrato cba 
chi reattiva in que^t' anno pancone della. faccoU» 
dei due Stati Fiventùw e Seiwse dovevi» essere aun 
cera Kincitorci 4(tU' ivprvia i perciò ivtto il piwK» 
della gMerfa d^ làrsi coatra il DH«a> credeva li» 
Sltrcu^i X cJ^ ^QVesie ridvcu a. diventava padrona 
della campagna , Mtato fàù che j prometteindo a no> 
qae i)el Re di Fnncia W ^ibert^ alte Qitt^ del Do- 
minio^ «i teneva c«rto.«h9 avfeUmio nbellat» al 
J^ucft per unirsi cov esavw Inaino ancora tm abra 
diversione da epeguirsì contemporameameittf , at- 
«Uaqde 1» Stato- di Pioaabino eoa In truppa che 
andava ^accogliendo il Priow diCstpua sw fratello, 
che nuovamenie era titoraato al «orvisio diFraaeia. 
Questo Generale, evperto nella marìne non men» 
che sao firateUopdlla wtU»ia di lena , era beoem», 
rito di q^uelb Corona per il «ervKoioiMso al Re Frao- 
cQgcoiC uodernaoumlea fòuicoli^nuiael t5>So. 



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48 STORI& DI TOSCANA. 

j^„ trovandosi mal cootealo del Gontastabile , abbatt-r 
di Cdonò improvvisa meote la Francia , ritirandosi a 
'^^^Maha , ove dichiai-ò non voler militare se non con- 
tro i Turchi , e osservare unicamente l'istitato che 
professava; ma vedendosi in quell'Isola ridotto 
in sorte privata, e pentitosi della inconsiderata 
risoluzione, introdusse per messo di Don Gio- 
vanni de Vega Vice-Rè di Sicilia una pratica per 
passare al servizio di Cesare. Carlo V. riflettendo al- 
la decrepiteeia del Doria lo avrebbe fooitoiente »6- 
cettato y se non cbe il Duca Cosimo ponendoli ia 
considerazione con quante congiure, veleni,esic8rj 
avea macchinato contro la sua persona e il suo Sta- 
to, e come area tentato di avvelenare il Doria , 
sparse perciò-delladiflìdeDze in quei Ministri, iqua- 
li'per impegnarlo à non ritornare ai servizidt Fran- 
eia operarono che fìisse reinlegt-ato' nei frutti det 
|HrIorato di Capua,da luugo tempo .già-sequéstrati, 
tratlenend(>lointanto con lusinghe e speranze dire-' 
conciliarlo col Duca y e stabilirlo con decoro al ser- 
vizio dell'Imperatore. Accortosi egli dell'animo de- 
degl' Imperiali piSocurò per mfetzo di Piero e Rober- 
to suoi fratelli dì ritornare al servisìo del Re, il 
quale lo ricevè di buon animo , dandc^i il titolo di' 
suo Luogo Tenente Generale di Mare ., con pren- 
dere al soldo le sue tr« Galere, edarti il comando 
generale di tutti i suoi vascelli net Mediterraneo. - 
Accettato il carico giustificò in questi termkii col 
Vice-Rè dì Sicilia la sua risoluzione : Non vedendo 
risoluzione alcuna nelle pratiche tenute con Vo* 
atra £cceilenza e con altri Ministri dell' Impen^ 
e trovandomi Jbrtato a dovere attendere a qual^' 
ohe cosa per mio trattenimento : nù son risolutù 
impiegarmi nel servizio degno di og/ti persona di' 



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LIB. IL CAJP. ni. . 49. 

^oiùte, dico nel servizio della Patria miaj la quale j^^ 
essendo già molti anni stata oppressa come ognuna C. 
■sa j richiama al presente tutti i^glioli suoi per '^ 
ajutarla a sollevarsi , fra i quali non penso essere 
deUi manco utili, e delti muAco interessati^ ritro- 
vandomi offeso nel sanate, nella roba^ e^nelU ami- 
ci- Arrivò egli con Itj dette galère a Porto-Ercbie ^ 
«spettando quivi di congiuogerai eoa l' armata, ch« 
doveva Teoiré di Fraacia, preparandoù adaualU'' 
re lo Suto di Piombino, mentre Piero joo fratello 
con ì soccorsi, che aspettava dalla Lombardia, ave*- 
. ae trasfento la goerra in quello di FirmK.. Sdibe* 
ne al Duca non fossero iDtienmeDte palesi tali di- 
segni, ciò non otiaDte dalle incerte notizie deUi 
esploratori potè comprendere quanto i nemici pre^ 
paravano per la diversione, e perciò domandò all' 
-Imperatore nuovi soccMsi di gente pagata, e gli fu- 
rono accordati duemila iantì; ordinò parimente uua- 
ve reclute ìd Germania ,enello Stato dei Papa, do 
vendo tenere ben muniti gli alli^iamrntì intonis 
Siena , rinfuriare i preùd) del Piombineae^ e della 
•Valdichiana , e teucre un corpo di dif^ nel Fio- 
rentino. Suggerì ancora all'Imperatore, che conls 
forze del Milanese si poteva con làcìlità tagliare la 
abrada al soccorso di Siena , il che ae fosse riescilo 
-restava finita U guerra } e siccome non vi ara timo- 
re che il Turco occupato ocratro i Pernani fosse per 
mandare nell'estate una nuova Flotta, pn^}oee,cb« 
potendosi sfbmire il R^no di forze, si&cessedilà 
una sufficiente spedizione pur invadere gli Stat» di 
Gvrtro, e di Pitigliano. 

Prosegaira intanto il Marchese a stringere sem- 
pre più il blocco di Siena , e occupandp ì posti pift 
impiirtaati, fld eaptignando i Forti eretti dalliasaa- 
T. IL 4 



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Sd STORIA Dt TOSCANA. 

Aif. diati, ipargera nella CìtU losbig^imen^ eil taw 
^ <^-rere; e tutto ciò 5Ì aggiungeva la'dif&denKa conce» 
' ^pita da Senesi centro la Strozzi, per cui recosaTan» 
di ammettere n«Ha Gttà nuovi Fiiiforù di Truppa. 
{1 Duca con minacciarli la devastazione accrescerà 
queste discordie , che arrebhero ceptamente opem- 
to l'eSetto che deaiderava , i« lo Strozzi non gli m- 
Tesse di continuo Fiofrancati con la aperanta del Yh- 
vino loccopso ; ed io fatti i Uinistri del Re prepa- 
ravano una leva di tremila Grìgioai , giacché gU 
Sviswri antichi alleati della cbm Medici aveano ro> 
«usato di servire coatro il Duca ; il Conte della Mif 
Tandi^ riuniva settecento cavalli , e dacjuecento 
£tnti. Tutte queste Truppe dovevano far mas» alU ' 
Mirandola, e di qui con diciotto pezzi di arliglierì« 
raoTerai sotto il comando di Forqueraidx aUa volta 
ilella Toscana, Doveva conteoiporaneatnente oao- 
versi da Uarsilia l'armata navale, e sbarcando sui 
lidi di Toscana genti e vettovaglie rinforzare qua- 
nto esercito , e secondare le sue opcrazionL E' il Do^ 
«ninio di Ftrenae diviso dalla Lombardia da unadi- 
Tamaiione d^'i^ penniao,.cbe partendosi dal Tex- 
TÌtorio di Bologna^ e proseguendo fino alla marina 
di Pietrasanta fijrnia una Bairi^a di a^KÌssime 
«noBtagne , iosuperabili per il peasa^io dioneaer* 
-cito da qoeUa parie: le angustie dei pass , la sor^ 
«tjt delle vettovaglie io paese nemico, e il comodo 
dì cwpbiiwraì ooo la Flotta rendevano impnticB- 
lùle il pasao del Pìstojese^ dove la siHrpreaa dì Pi- 
0U^tk odiPrataavrehbe facilitato i loro disegni, per- 
ciò non gli restava che il passo di Ponlremcrii ^ o 
qudlo della Garfagnana sul Territorio di Barga . 
Quanto al primo sarebbe «tato per eon il piA corno- 
et pw iraboccar* a Pwtranntaj equivi cost^ìni* 



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L1B. II. GAP. la ■ Al 

do la marioa aspettare la Fluita^ assaltare Pisa , e ^^ 
ÌDTadere il suo Territorio; ma coDsidarando che ildi^ 
Duca possederà ìd Laaìgìaaa FivizsaBo, eakre Ter- '^ 
re ben munite, e che i Malanni e i GenoTosi con- 
finaoti con riunire le ìoe gmti avrebbero potuto in- 
festarli la marcia , e impedirli i Viren ; acdsero il 
passo delta Garfagnana eoa animo di postarsi ani 
Territorio di Lucca , e qoìvi attendere da Viareg^ 
f;ìo il rinforzo della Flotta, avendo sempre alle spai» 
le gli Stati del Duca di Ferrara , da cui «rane certi 
di ricevere ogni comuditÀ. Sulla certenu di ({uesta 
^tedizione Don Giovanni de Litna G>maadui.t0 Atl 
Castello di Milano si mosae secondo la diretiooe di 
Cosimo con trem ila tanti, dugento cavalli, e dugen^ 
to uomini d'arme verso il G-emonese, dove unitosi 
con duemila cinquecento Tedeschi , già reclutati da,' 
Cosimo, poisava di tagliar la strada al nemico, ov* 
vero seguitandolo alla coda raggiungerle in Toaca* 
na, e impedirli le opoazioni. Anche il Gtffdinale di 
Giaen si determinò di polvere ajuto al Duca eoa 
milledugeato làuti , e ditgeato cavalli , che già ai 
trovava , ordinando che in Abruizo si Uvassero tt*« 
mila fanti, e quattromila nello State £ccleiiastica. 
Questo soccorso fu concertato di farlo jnareians daJU 
l'Abruzzo, s passando in qoellodi Perugia arrùrar* 
al confine dri Gorlonese. Per colorii^ al Duca i loro 
sUaegni richiesero i Fraaceù il passo al PoQteficcj 
simulando di voler traversare dal ^(^pgneae o dalla 
BoiBagna, per tenere sempre piii divise, e diatratt* 
k forze del nemico. Era la Ene di Blaggio^eilMar- 
chese piantato già l' alloggiameulo a Poi^ Romaaa 
avea distaccato una parte del suo eeercito in nijune* 
PO di' settemila fiuti e quattrocento cavalli per ÌM 
Veldichiana , aOlochi con qn corpodi fiilf^tori d*" 



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S* STORIA DI TOSC&RA 

Am Tastaue' tatte quelle campagne ; e sebbene gli taùm 
a C-nota la mapcia del soccorso Francese per la Lom- 
'***ibardia ignorava però quali operazioni dovesse ese*' 
guircj né si era presa altra precauzione che distri- 
buire duemila Uomini tra Pìetrasanta, e Barga. HeD- 
tre il Duca e il Marchese erano intenti a osservare 
questi movinoenti dd nemico, e a ristringere il bto^ 
co di Siena, Piero Strozai la notte delti undici di 
Giugno esci dalla Giti con quattromila &nU , • 
quattrocento cavalli, e traversando le sentinelle dek 
campo si portò a Caaola^ di dove iutroducendoii 
nel Dominio di Firen», e scorrendo da Gambassi 
eMontajoneperla collina si condusse dopo duegioi^ 
fii • Pontedera, terra situata 8uU'ÀrDO,*oppòrtu> 
baper il passaggio di quel fiume. Resta sconcertat* 
il Marchese per così inùpattata e ardito risolnno- 
ne, e più di esso il Duca, particolarmente qoanda 
sentì lo: Strozii essersi avvicinato a venti miglia a 
Firense, e sebbene tenesse presidiata la Capitale eoa 
duemila iaati , temeva non ostante che-occupando 
«gli San Cacciano , o quakbe altra Teri» circonvi* 
Cina , e annidandoseli con dappresso richiamasse' i 
Cittadini alla ribellione, e risvegliasse qualche tu- 
multo nella Città. Avea già ordinato al Uarcbess 
ehe seguitandolo procurasse di attraversarli la mar- 
cia, ma il richiamare il distaccamento di Valdi- 
chiana, il lasciare ai Forti la debita guardia, e I* 
naturale saa perplessità lo trattennero in modo chft 
prima della sua mossa dal campo lo Strozii, passa- 
to già VAmo a guazBOi, e traversate le Gerbaje, en, 
andata a postarsi sul Lucchese al Ponte a Horiano, 
Àtne avea già disegnato di tnnoierarai. In tali cirt 
«oataaiw volle il Duca che il Marchese con settemii» 
feati , e ^uattrocepto oavalU acgoibuse il nemico > 



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tlB. ». Gi>. m. : ts ^ 

v fonando la marcia procurasse dì raggìangerlo j b av, 
impelarli r anione col soocorsodi Lombardia , teQ-di C*. 
ÌHDdo egli di combinarn con l'eaercito di Don Gio- " 
Vanni di Lana , che , nota avendo potuto raggino-' 
gene i FranceBi nella Lombardia per il pasao di- 
PoDtretnoli, aiaTanzava nella Lunigiana. Il paasap 
gio dell' Alino ingrosaato dall« recenti pio^ trai* 
tenne alquanto il Marchete, ulmentecliB arrìnto 
li i8 Giugno a Pescìa trorò che Forquevaolx, do» 
pò una lieve scaramuccia fatta con le troppe apedi» 
te dal Duca per difesa di Bai^a ^ e tentata ioutil« 
mente tpiella terra eoo la promessa della lifaertÀ) 
ai era-Gnalmente unito con lo fitroitfci al PoAte a 
Moriano , di dove fatti alcuni distaccametati «nda-^ 
vano infestando la VtildinieTdej e tentavano Tea* 
pi^nanone di quelle Terre. Una acaraiBBCciB attaC' 
caia a FeBCÌa> e sostenuLa con qnalcIiedìscapitO}.fe> 
ce comprendere al Marchese che non coRvenìva aT* 
Tentararsi da vantaggio^ e risolvendo di non aitar' 
dare il ci^fronto si porta a Seravalle in vicinania 
di sei miglia con animo di tenerlo in osservaaione^ 
e col custodire quel passo inApedirli di acormw ulte- 
riormente verso Piatoja. 

Era il Marchese cauto, e prudente Geonralé, quati*^ 
to Io Strozsi animoso , e arditoj e perciò, tollerando 
ctin indifferenza che egli avesse occupato HooieCar* 
lu , e Montecatini , si stava aspettando dall' evento 
l'occasione di offenderlo, e purgare con qualche a< 
zione più gloriosa la macchia acquistatasi nella ri', 
tirata di Pescia. Si lusingava egli che^ avaniandad 
a Fiett^santa Don GioTanni di Luna) e contìaiud* 
do le piogge a tener gonfio il Fiume ^ e togliere ai 
nemici il comodo dì guadarlo j sarebbe stata Jàcilf 
rinchitiderli in quella valle, e tTonCftttdoli la «trada 



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su STORIà Dt tOSCAITi. 

"T" alle Tettovaglie poterli battere , o sbandare oolt jA& 
di c.ncnteÉXA. Arrivato in Pisa il aoccorao Imperiale di 
■^Lombardia il Duca avea ordinato a Don Giovanni 
di Lune cbe, passando l'Arno vicino a Cascina > 
unÌBse il Suo esercito con quello del Marchese ; mft 
trovandosi contrastato il passo dai nemici ritornd 
ad alleggiarsene in Pisa. Gonoscendù lo Stroui che 
l' unione di questi eserciti poteva prodiure la sua 
intiera disfatta > lancindo seicento fiinti inMonteca-* 
tini^e trecento in Monte Carlo, e distribuendo l'Ar* 
tuberia venutali dalla Mirandola fra 1' nna e l'ali 
tra di quelle Piatte j la sera dei 34, pvato a guai* 
IO l'Arno, andò con l' esercito a Poutedera di dova 
pros^ni la marcia per la Collina verso il Senese . 
Se Don Giovanni di Luna non ritornava inconsi- 
deratamsBte a Pisa avrdihe potuto troncarli il Cam- 
minore dar. tempo al Harcheae di raggiungerlo op- 
portunamraite } ma no» ostante questa mancansa 
pensò di a^aitarki a marcia forzata, e in latti lo 
nggiunse al Bosco tondo » dove lo Strozai avea di- 
lunato di alleggiare, e riposare quivi le genti, che^ 
^presse dalla fitme^ dal caldo, e dalla faticala 
ancora asperse del loto del fiume in cui ai erano im« 
merse fino al petto , aveano estrema necessiti di ri- 
storo. £rft-quivi una Valle profonda» e tolta co* 
perta di Alberi, che restava chiusa da una enunen-i 
u , su cui M-a situato il Convento di San Vivaldo ; 
quivi caseado postati i Francesi , e occupando la 
part« superiore della Valle , fredè il Marchese trop- 
po pericolosa impresa attaccarli in attoaxione così 
vantaggiosa ,c perciò^ si caotmitÀ di s^uitartì dap< 
presso, e gli riesci di svaligiarne mollit e ne fec« 
prigionieri più di dugento; poiché temendo lo Stroa- 
SÌ di e«er raggiai^ anciw dalle genti di Dna Gì»- 



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t». ti. cAt. m. tì ^^ 

Yilllli pfoii^uì la niarck T«no Casole , doTe arri- ^j^^ 
«sto attese per quattro gioroi a dare riposo e rio-di C. 
freicaiueoto alt' esercito. Questo fu il fine della tcor- '^^ 
nrìa di Puro SlnAzi nel Doouniu dì FircoEe> che 
tanto spaventò Cktaimo, e confale ilMardiew di Ha* 
riguauo , e che «eccnido i vari ioteressi di ciasche-' 
dune risregliò ibseme laBperauta e lo sbigottimeu-> 
to nei Popoli > il suo contegno fu fiero e crudele eoa 
quelli che si opponevano, e iosuluinte contro ÌHi* 
Bistri e la persona del Duca. A Ponteder4 e nelle 
•dtre Terre da esso occupate abbruciò le Scritture 
pubbliche, e particolarmente i libri del daaio : ai 
■noi bene affetti dispeUttaira pateOti di franchigie « 
■senùoni f come se già avesse conquistato il Domi* 
ilio : inspirava da per tutto-ai Popoli la ribellione f 
premettendoli la libertà: iog dicevd egli > non JOA 
penuto per esser Signore né Principe, mtt ton ve* 
auto per etser chiamato j e per togliere le tirartit 
me , che Ja quél Duea maligno , e liberar^ ehi è 
soggetto t benché iòsse severo oon i diBobbedienli ^ 
tera però amalo oltremfido dai auù soldati : i Lue* 
diesi lo lavoriroDo assai ctm soecorsi di Vettovaglie 
e di genti» ed egU eUw per le cose loro egual ri' 
spetto, che per le proprie. A Pesda otdifaò al suo 
maestro di campo che nota fosse latto oltraggio o 
villania a veruno , lusingandoR che l' esempio di 
questo trattamento avreUie Aiosso facilmente ad at< 
h^nderai lealtrc terre della Valdiaievolei Se la FlotU 
, diBlarsilia non gli avesse mancatojoi soccorsi lai* 
perieli di Louibanlla non fossero stati così selledti 
a s^aitare Forquevaulx, il Dominio di Fimute di* 
ventava Ìl Teatro della guerra » e si trasentano nel 
Duca le calamità dei Senesi) ma parve chd tutbj 
«UBgiarasst a leoiUrs inutili i sowi disegni * e iti' 



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SA STORI à DI TOSCAAÀ 

j^j, IhiUaoM questo soccorso; poiché arrivato a Canile^ 
diCe sentendo che già si erano giuntati alli alloggia- 
'^^moiti Sotto Siena il Marchese di Merignano e Dmi 
Giovanni di. Luna, conobbe l' impossibilità di as- 
saltare i Forti e le Trincieredel nemico, divenuto 
troppo superiore, e considerando dall' altro canto 
che l'accrescer di nuova truppa il presidio di Sie- 
na , attesa la scarsità dei viveri , era un accelerare 
la rovina di quella Città, risolvè d'inviare F^que- 
vanlz eoo l' esercita a Massa in Maremma , non so- 
lo per. attendere l'arrivp della Flotta» ma ancwa 
per .Umore che la morte del Priore di Capua non 
alterasse la situazicatedelli affari in quella Provin- 
cia. Avei egli con rajutodi alcune Galere France- 
si , e con un corpo di Truppa raccolt»' nelli Stati 
àdia Chiesa e di Castro tentato dì artaltare lo Sta- 
to di Piombino , e meiltre en all'assedio di Scar- 
lino ferito di nna archibusata fini di vivere ; usai 
sensìbile -era stata a Piero k disavventura del fra- 
tello j ma non meno di essa lo affliggeva il presen* 
te stato della guerra; vedeva egli ì nemici, cfae 
jHantati gU aUoggiamenti a porta Romana , impedi- 
vano del tutto a Siena l' introduzione dei viveri , e, 
conoscendo di dod aver forze bastanti per &ffi sl<^- 
giare , procurava almeno di riparare in parte alle 
calamità dell' esercito , che afflitto dai disagi e dalla 
mancansa delle vettovaglie , e Ungoeute per l' in- 
salubrità del clima della Maremma tutto giorno si 
sbandava e dimÌDoive j ma piìi di tutto gli doleva 
cfae i. Fiorentini e i Sudditi del Duca avessero così 
mal corrisposto alle sue espettative, mentre egli a- 
vea tanto promesso al Ite del loro desiderio fer la 
libertà^ 

Subito che fu risoluto in Francia di spedire un 



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uc a GAP. IH. 5r _ 

tdccortoj die divn-tìsBe il blocco da Sieo» , e rida- ak. 
ceue la f^rra nel Fioreatioo ìmagioò lo StrÓEzi rit^ ' 
che si aaimassero dal Re g-li astichi Repubblicani 
'dispersi perle Piazse nercantili dell'Eurofm^ afGa- 
che Don acAo coacorreaacro con le loro ricchezze al' 
t'impreBaj ma incoraggiuero ancora con l'esempio' 
quelli che nella Patria si stavano tranquillamente* 
soggetti. I Mercanti di Lione offersero al Re rira- 
prestitodi rìguardcToli somme, e ai Mercanti di Ro*- 
ma fu proposto- che a spese della nazione Fioren-< 
Una si Ibrmasse un corpo di duemila fanti edugen>' 
tocaTalli, contribuendo ciascuno secondo le forze^. 
promettendo il Re che , liberati i Senesi, e dissi- 
pate le forze del Duc«, avrebbe ristabilito iu Firen- 
ze l'antica Repubblica. I Fiorentini di Venezia e. 
quelli di Ancona dovevano contribuire alla spesa, 
e il Segretario d'Ambasciata in Roma gU animava: 
B nome di Sua Maestà a concertame l'esecuzione.' 
Già si preparavano le insigne con le armi della Re- 
pubblica e col motto della libertà, quando il Papa 
ad istanza del Duca ordina che sì adonaase la Na-. 
zione, e gli ammonisse a non fare più coQcìlfeboIi 
contro il SQO Principe. Adunata per questo effetto la 
Nazione fu introdotto a parlare il Segretario Fran-' 
cese , il quale dimostrando le obbligazioni , che a- 
veva Firenze alla Girona di FVancia, e la difesa che 
sempre avevano tenuta quei Re per la di lei liber- 
tà fu ftal Console interrotto, e non senza qualche 
tumulto costretto a partirsi dalla adunanza. Gò nini 
ostante , siccome Bindo AItoviti,.e l'arcivescovo di 
Firenze suo figlio accendevano gli animi di ciasche- 
duno alla ribellione , enno inutiU le premure del 
Papa e quelle di Cosimo, pertroncare il corsoa mag- 
giori consegueuK. L'ani mositi e lo ^àrìto sedizie- 



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^_ 58 STOMA Ut TOSCA»*, 

^jmi. So della Naskme Si manirestò ma^ìoemebte il gÌOf> 
di Cno della feRlività di San Oio. Batista inoccasiooe, 
'^che il GoD9Dle era solùo di coQTÌtare l'Àtnlnsciata- 
re del Buca, A i priacipaki Fiurentini quando era 
per terinÌDarai il courito comparve au Cameriere 
del Papa, cbe ritoroando dalla Corte di Francia era 
stato dal Re incaricato di preseatare al Console Una 
lettera di «Questo tenore: Caro e btitmoÀmico. Fbi a- 
tiTtfte inteso come noi abbiamo grandemente aumen* 
tato le nostre ^u dalla parte di Siena ^e quelle 
che mandiamo per mure e per terra {U nostro Cugi^ 
no Piera Strozzi nostro Luogo Tenente Generale 
inìtaliaper/aredei buoni ejffitti^rditfUali ci sarà 
di aingoiàrissimo piaéére che Iddio he faccia gra-* 
aia, di pater rimettere e restituire alla primiera e 
anticatibtrtà sua la Signoria e RepubÒUca di Fi' 
renae la quale sempremai è stata si devota^ e affe- 
sionata alUi Corona di Francia. Per qttesta cagio-' 
ne, e perchè una tale impresa deve toccare ben pre^ 
MoalcuofedituttitfUelli deUavostranaùone ynan 
debòotìoperttò risparmiate cosa nerunaper liòe- 
rare >» medesimi e li loro dàUa intaUerÒMle ser- 
piiii in cui si trovafìo oggi ridiati. Ifoi abbiamo 
dato tarictì al presente apportdture di prof tana so- 
pra di ciò qualche eoiaetc. L'AmbaoCìatorc Seiri- 
sterì tobe di matto al Cauericn del Papa queMa let* 
fera , e goU parole ÌBginrioae gli tin^roTcrà l'au- 
dacia dr aoTTertire una Kazìone cotttro U Sovt-anOf 
nacuacàtalaai neU'adunanaa il tinnuUo dovè l'Ani-* 
tasoiatore mtituire la lettera , li qnale , esaeodoaì 
■gli pà ritirato^ fn letta tranqailtanaeDte nell'ussem- 
Uea. Reclamò il Cardinale di £eUay al Papa, che ù 
ItAciaSBe impunita in Rama sa tanto affronto fatta 
ai 509 Rc^èilPaatafice «querelò i^nieate oallhi*- 



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tlB. n. CAP. IH. s$ ^ 

ca jichiarandon ofleio nella persona del suo C*- ^^f, 
nierìere. II Duca all'opposto si doleva del Papa ^tUCf 
che ad onta dello stabilito parentado^ e delle tan-'^ 
te promesse fatteli^ tollerasse con indiffisreoza sot- 
to i suoi occhi una ribellione con «aodi^osa: lo pic'' 
cava poi inaErgiormeDte l'apparato, con cui si faceva' 
il processo all'Ambasciatore ad istigalli<»]ie dei Fraa*' 
cesij e già lo avrebbe richiamato secondo l'istanu 
che glienWa fatta, se riflettendo alle circostanxee 
alla natura del Papa pieghevole a tutti gli eventi 
tH»i aveese giudicato più utile il dissimuUre. Bai- 
dorino di Monte fratello di Sua Santità acquieti 
questa pendenza , e il Duca distratto da più gravi 
interessi vi si pretestò con faciliti. Ha non per que- 
Bto si frenò l'ardire dei Fiorentini, poiché non es- 
sendosi accordati per armare quel numero di Trup* 
pCj che loro era stato proposto concorsero i principali 
a formare diverse compagnie, che sireclotavane in 
Boma pubblicamente. Bindo AltoTiti spi^ò in p«dH 
blico la sua irapreae rapprasen tan le un Toro che cóai 
le coma inalza da terra un giogo e lo getta in arùb 
Né qui finirono gl'insulti contro il Duca , poiché 
nella festa de) Corpo di Cristo la Chiesa della Na- 
aioneera ornata di araiai rappresentanti la trasmi* 
grazione di Babilottiaj e sotto le armi del Duca e^ 
ra l'Istoria di Bmto e Cassio. Ancba in Yeneaia nel* 
lo stesso giorno di San Gio. Batista , mentre i Fio' 
trentini erano in Chiesa adtmati fu portata- la ialsk 
nuova della disfatta del Biarcbese di MarìgQMDo f 
per la quale si trasportarono a fare grandi esclama- 
■ioni, aahi , e segni di strat^dinaria letizia^ quivi po- 
tè mentre «raso al convito l'AmbasciatoTe di Fran- 
cia inviò loro un suo domestico, perché a boroedel 
Be (U esortasse a pranzare crai allegrezaa j voleoh 



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Ba STOKtA DI TO.SC\ll^ 

j^ do Sua Mesta renderà aTiorentioi la libertà siòCO>' 

4ÌCme aveva fatto ai SeDesLPerciòÌDTeiraoocoatiaua* 

"^meete contro Cosimo, e Pietro Aretino, benché peu". 

sìooato da esso e da Carlo V-, diceva cbe la guerra 

di Siena era impresa di un allievo di vedova. L'e- 

Tentocontnirio tradì le loro «peraace^ e lesevere. 

eeofiscaaioni frenarono la Ichto audaciav 

CAPITOLO OITaRtÒ 

Cirtltera del Marchete dì MarignaDo , e di Piero Slfout .' 
CircottaoBe che atonia t due Generali a veAire é batta<' 
glia. Vittoria delt'Eieitito del Duca a Scanbagallo. Pr»* 
pOHsioni di pace rigettate dall'Imperatore , e dal Duca> 
Siena i itrettnUBggionneDte d'assedio . De tenti inai ioni 
della Corte di Francia circa il socoonerla, o nò. Oedisio- 
tae dei Senesi al Duca Coéimo, e tiapitolakiobi Briiute eoli 
il mcdetiinoi 

Gemeva sotto ìl'peso di tante calamità l'afflitta 
Bépubblica Senese, è deplorava la perdita della sua* 
libertà , la quale o vincitrice, e vinta dovea essere 
il {H«mio dì chi restava superiore in questa cam'^ 
pagna. Non mancava il Marchese dì Marignauo per 
mezzo di segrete corrispondenze di farli compren-* 
dere t'immìaente pericolo, a cui l'esponeva lo Sn»* 
si, che dopo gli ultimi tentativi del sue valore^ e eoa 
il pili potente sftH'zo della Monarchia Francese non 
area potuto allontanare da lei la foraa che lì sovra- 
stava. Lo Strozzi all'opposto convìncendola dell'im- 
pegno contratto dal Re di liberarla dalla oppres* 
sione, l'asncurava che un tanto Monarca non potè- 
va mancarli di altri maggiori «occorsi. La classe 
del Popolo aostenuta dai Francesi nellapartecipa» 
Kione del govinno mossa dall'interesse, e dal fana^ 
tismo persisteva pertinacemeate nel proposito di 



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ira. ti. CAP. m. 6i ^ 

Irrventaare la libertà della Patria al successo delle ^^ 
armi. La nttnzìone delU ewreìti era tale , che indi & 
breve tempo dovea risolverai l'esito della guerra. Il '^** 
Marchese dopo essersi giuntato con Don Giovanoi 
di Luna , e con le g«iti venute dal R^no coman- 
date da bon Giovanni Blanriqnez Ambasciatore a 
Bontà stringeva sempre più il blocco della Citti^ 
e rendeva piò difficile alnemìco l'impresa perlibe* 
'rarla : solo poteva giov^« ai Senen il non poter 
Carfo V., eil Duca Ckmmo sostenere più lungo tem- 
po il dispendio di questa guerra, -e certamente, i 
soccorsi Imperìah che spesso ai ammutinavano pw 
taaancanza di paghe, si sareMwro anche sbandati sa 
le premure, eia sollecitudine del Duca in accumular 
danari non avessero suppUto aldifetto.Àtuttociòài 
aggiungeva la poca intelligenza fra il Duca, e il Uar- 
chese, e la difficoltà di combinarsi nelle deliberazio* 
ni. Il Marchese sebbene non mancasse di valore en 
troppo canto nelle sue risolnaiiHÙ, e volendo ope- 
rare sul sicuro sì rendeva perciò tardo > dimaniéra- 
chè mentre ^lic(Hisiderava,loStrosù eseguiva pò- 
co provido in prevedere il futuro si occupava sedo 
del presente come accadde appunto nella scorreria 
che fece il nemico nel Dominio dì Firrase; geloso 
soverchiamente del comando volea risolvere tutto, 
e disgustando i suballemi perdeva il tempo nel det* 
taglio dellì a&rì dell' Esalto più che nella dire- 
zione generale dell' im{««sa , singolarmente avido 
di qualunque guadagno voleva intervenire a tult* 
le imprese per partecipare della prede ; collerico, 
e tenace del suo parere non ammetteva l' Aitimi coo^ 
siglio, e aiocome il Duca conoscendo questi dìfetd 
procurava dì correggerli con gli ordini , e disposi- 
liaii che mandava nel CAmpo, bi^ prodncfT* con» 



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«> STORIA DI .TOSCAJTA 

j^.g^ timumente del mal umore e della coatradìiìtwwJrq 
A Cloro. Credeva il Duca che per aridità di guadagno 
'^egli allungaaM ad arte la guerra , e gli rimprure- 
rava più di uua occanone ^ in cui avrebbe potuto 
batter b Strozzi ^etermiDare la campagoa eoa glo- 
ria. Cosimo era ÌèrTÌdo,aDÌ(noso,e impaciente quan- 
to il Marcbeae era tardo ed irresoluto. Lo Struzzi all' 
apporto pi«io di coraggio , e di ardire essendo as- 
aoluto nel comando es^uiva indipeDdeotemeate le 
eae risolnzìoDi senza cbe il nemico potesse prev»* 
derle; forse il suo furore coatruilDuca loaref im- 
pegnalo a prometterai trof^dai Fiorentini, senza 
riflettoe che arvezzi ormai al governo di un solo 
aveano perdute afiUtto l' idee della libertà. Il piana 
da esso imagioato per le operazioni dì questa guer- 
ra dimostra manifestameate cke i suoi talenti, e il 
suo valore meritavaso miglior successo; gl'iiUrighi 
4i Corte, e l' invidia cbe allora regnava in Francia 
contro i forestieri, e apeetalnunte contro i Fioreor 
tini dooiiaenti alla Gortp , gli Iroocaroeo là strada 
alla gloria, e eonfermareno la grandetaa del auooe- 
tuico. Fino dal principio detta goeira avea già pn»* 
veduto che la fina* dovea oomfaBtteTe ^ù della Cir- 
ca, concludendo che la vittorìa ddla campagna aà- 
rebbe toccata a eh* avcase poCoto fare la raccolta in 
queet^anao; perciò Fiutando inutile w maggie» 
dispendio', risolvè di tenersi sulla pura difesa tutto 
H mese di Maggio doviCRdosi poi fiire (^ni afono di 
camp^iare nel Giugno e net Luglio , che aono i 
mesi d«Ua mietitura. Po' questo tempo conaertd 
1' -arrivo del aoocorse di Lombardia , e quello della 
flotta per trasièrive la guerra nel paese n emico ctm 
l'of^tto di divertire l' assedio da Siena per facÌU< 
«are la racc(4ta ai Senesi j e toglierla al Duca col 



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■LnLII-CAP.IH. IB __^ 

«Miiamo delti cMPCÌtì, e con la devastazione delle u, 
-campagD*. Se ì Sene«i.aTesaero potuto fare la rac-^C. 
-colta non aveano più timore di m nuovo auedio,'^ 
-e M il Duca perdeva la sua ,:nnune*b egli aaasdt»- 
-tDdalproprioeaercatoiKHimenò cbeda quello dell' 
mimico. Il di dieci di Giugno era il termine prefi»* 
«0 per r arrivo del soccocao ai confini di Lucca, • 
per quello delta flotta allo Scalo di Viareggio, ti avo 
pensiero era di postarai nella migliore , e pia como> 
da parte della Toscana , e occupando Piato)B e Pr»- 
to padroD^giare dslb manna fino alle mura deUft 
•Capitale ; i Lucchesi, e lo Stato delDucadi Ferra- 
ra doveaaosomminÌBtrarlileprovTÌJioni occorrenti 
per' starai sulla pura dil^ , e darli il posw per i loe* 
corsi per mettersi neir<^bn3Ìvasacondo gli eventi. 
La mancanza della flotta aconca-bò tutte le sue mi- 
Mire poiché il solo rin&vu della Mirandola non 1» 
reaeegmlealaeiiiico^eia aalledlndiiie di OooGia- 
Taiwi di Luna lo pose in pericolo di restare rifu 
chiuso fra i due Eserciti e eoccombere alle force del 
Duca. L' unico espediente che potesse pnendere in eo^ 
ù «càhroaa sitaanooe fuquelìo di rìvulgere la mar- 
cia con celerità verso Sieoa > e tentare ardkameote 
di prevenire il Bemica , assaltarli Je ««e Trincio* 
le.l disagi «ofièiti mei paiaaggiodelFiiuie,laman> 
<aOH delle vettovaglie ^ e l' essere inn^ito dal ae> 
DÙCO alla coda ^ tolsero anofae quatta oeoMiane di 
giovar* si Senesi , ed essendo dispenato il oaao di 
«oateoersi, fbraa era di agin disperataanente> e av> 
Tentnrarsi al suocesso idcll'armi . 
. Talierano le drcottance dei due Generali, e tale 
la siliuaUQDedeìdne£aen:itidopD iiritomo diPìe> 
ISO StroKuaciSeiie8e,eacbbsDeil])aca vi avesse 
tatto il Taatag|io, ciò ^loo ostante l'iDccrtcìndei 



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«4 STORIA M TOSCANA 

j^, moTimeiìti del nemico teneva sosjyose le pperano- 
■diC. ni ; insorsero perciò nell' Esercito due diversi par»- 
..iSa4^j j r UDO che essendo superiori di forze si seguiti»- 
se it nemico per affamiàrlo^ e costringerlo a «ho- 
battere > l' altro che essendo bea presidiato Piom- 
bino si lasciasse liberamente 8corr«% , e sì rìuni»- 
0ero tutte le fone per stringere la Città maggior- 
,iuente, e pressarla a capitolare. Questo secondo 
consiglio era quello del Marchese disapprovato ma- 
nifestamente dal Duca^ cui troppo era a cuore la 
pronta risolmione deHn Campagna . Ma gli aqda- 
jnmti dello Strozzi ruppero il. contrae di queste 
opinioni, p<Hchè egli racoogliendo in Montalcino tot- 
' te le forze, che erano sparse per ilDominio di Sie- 
na , e òumùlando vettovaglie iacea comunemente 
credere di volere tentare d'introdurle nella Città. 
Anco in questo caso opinava il Marchese che non 
convenisse affirontarlo poiché era certo che ei noa 
poteva tntrodarre in Siepa tal quantitìt di vìveri da 
«ostentare la Città , e l'esercito^ e che non potet 
niente perdere in una battaglia mentre agiva dadi- 
speratOj giacché tutto era perduto per lui, e io fine 
che lo stancarlo tentamoate sarebbe stato il pia si- 
curo partito. Parve che così infelice sitnacione del* 
lo Stroszt dovesse ristorarsi all'arrivo detta Flottai 
Francese combìnatta con quella dì Algeri , la quale 
in numero di quarantacinque l^ni da remo arrivò 
a P(H-tercole lì undici Luglio , cioè un mese dopo il 
tempo ccHicertato col Re. Sbarcò essa seinula fanti 
di truppa vetfflvna e quantità di munizioni e di vi> ' 
Teri ; Roboto Strozzi ebbe il comando diquttsto ria- 
forzo col quale si dovei assaltare Piombino, ma poi 
trovava difficile l'impresa andò a gìuuiarsì con IW 
«ercito del Fratello. Biffsttwido Pitto Strozzi eh* 



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tra. li. CAP. IT. ■ 6tf 

CtiA piccolo soccorso non aTTantaggiavi d'assarle ^„^ 
lue condizioni , cbe si eraoo-condDmsti i danari as-di C. 
«egnatili dal Re per la progettata caropagna didue'^H 
mesi, e GDalmente che utando fermo sempre pia 
oodaya consumando y e disperdendo le sue genti 
restò convinto che l' unica speranza di 'salvar Sie< 
na j e di vincere era riposta nelle armi ^ u perciò 
Conveniva , o attaccare disperatamente il nemico 
nelle trincìere , o trasportare il furore delia-guerra 
nel paese del Duca , ove più focile sarebbe stata la 
sussistenza , e maggioreTimbarauo del nemico. Di> 
segnava di scorrere per la Valdkhiana , tentare A- 
rezzo, e ìntroducendòiii nel Valdamo spaventare 
nuovamente il Duca nella Capitale. A questo effetto 
avea ben mauito Lucignano , e quivi raccolto tutto 
ciò cbesi poteva di munizioni , e dì vettuvagtie.Go* 
-nobbe il Marchese di Marignano questi dis^ni, « 
giudicando troppo pericolosa la situazione delnuo^ 
ya alloggiamento piantatoa porta Romana ^per non 
esser colto fra la Uttà assediata e l' esercito nemico 
risolvè di decampare-, riunite tutte le forze postar^ 
m in luogo da non perdere la commuiiìcazione con 
lo stato di Firenze , e potere osservare opportuna^ 
niente i movimenti del nemico. Questa ritirata, 9 
- l'avanzamento dello Strussi verso la Città, el'e- 
spugnazione da esso fatta di alcuni Forti eretti dal - 
Marchese , operarono che si aprisse la/:ommunica*- 
«Ì(me tra Siena e Montalcino, e si desse luogo a in- ' 
trodurre qualche piccola quantità di vettuvagtie, 
intrattenendosi ad arte lo Strozzi in questa situa* 
zione a forza di scaramuccieche mai sì decidevauò 
a suo vantaggio. Egli iulauto dopo essere stato in 
Siena a confermare gli animi di quei Cittadini, 
lusingarli con la speranza di una prossima .'vittoria, 

r, IL '5 



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88 STORIA. Ut TOSCANA. 

Ay, e di no 8ollecito> e vigoroto soccorso d«l te stenda 
di Ciocarìcato Monluc deUa direzioqe delii affari della 
(^Gittà , deliberà di voltarsi vetao la Valdichiana,lja 
aoimò a questo partito ^ oltre la necenilà , anco la 
speransad'impadroDiriidi Arezzo, dora Mon tanto da 
MoQtaatQcheaulitaTanelsaoesercitD^area oon po' 
tsbecorrispoadeDM di parenti, «di amtciv pwoiò in* 
timata lamarcia alla Tolta diLucigaano^di li pasaà 
r caeroito al ponte della Gbiana , quale guadagnato 
dopo hrere cootrèsto oommetteado per vìa iacen^ 
dj , stragi , e devaataiioQi si avanzò per meixo mi- 
glia in vicinania di Àrezao. Era poco presidio nella 
Città , e ì Cittadini lusingati dallo Crossi , e d^l Moo- 
tanto con la aperania della libertà avrebbero tea* 
tato delle aovitii se la vigilanza di cbì goreraava per 
il Duca, e il valore dei pochi soldati , cbe la difèn- 
devano non gli avessero tenuti in dovere, Piero Stroir 
n vedendo quella guarnigione sortita a acarainnc- 
eiare , e dubitando cbe dentro si ritrovasse maggior 
numero dì «iodati pensò di ritirami da quella inf 
presa j e dopo aver tentato i circonvicini Castelli , 
abbrucialo Villaggi , e fatto prede, e danni infiniti 
andò a postar» al Ponte alle Cbiane. Quivi fu rag- 
giunto dal Uarcbese di Marignano, cbe di malanimo, 
« contro la sua opinione era stato costretto dal Do-. 
ca a moverai da Siena, e solitario alla coda per 
«ximbatterb» T^itd lo Stroaii con assaltare i cir- 
convieiiiì CaateUi » « attaccata delle frequenti scs'. 
ramuocie , dì tirare alia battaglia il H^arclteae , ma 
«gli scansando sempre il cimento si destre^iava in 
£inaa da aspettare 4' occasione di poterki combat, 
tare c«a vantaggio. Intanto l'esercito fi-anceae do* 
pò aver mcMQ io cantribnziQbe il Monte San Savi* 
DO patii» del Papa « pmeot^ aU'asvdio di F<^ii- 



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LHI. II. GAP. IV. ' fiy 

ilo terra situata fra Lucigoano , e MarcìaDo j che in- j^jf. 
terrompeva la comUDicazione delle guarDÌgioai che di C 
i Francesi tenevano in quenti due luogln. Fu faci- "^ 
le r espagnazione dì Fojano per es8«rvi poco presi' 
dio, fl aenza troTarriai «rtiglierte, né fortificazioni, 
e il Marchese non essendo stato in tempo a soccor- 
rerlo voltò il ino Esercito verso Marciano per asse< 
diario. Avendo già cominciato a batterlo j la stros- 
Et ai mosse subito a quella volta per sioecorrer la , 
Terra , e tirare alla battaglia il Mafchea*. 

Approssimatisi i due Eserciti sotto Marciano, « 
procurandociascunodi accamparsi Vati ta^iosamén^ 
te ai diede principio alle scaramuccie tanto più che 

10 Strozzi non perdeva occasione d'incitare il ne* 
mico alla battaglia. Avea il Marchese dodicimila fan- 
ti , e milledugento cavalli Con piiì dugento uomini 
d'arme ; le forze dello Strozzi qod erano inJaiori 
quanto alla fanteria , ma erano assai disegnali nella 
cavallerìa; il Campo dell'Imperiali era piantato van- 
taggiosamente quanta ai Comodo dell' Esercito , e 
al tenere aperta la communicaiiooe per ricevere le 
provvisioni ; quello dei Francen naancava di acqiia^ 
e di molti altri comodi necessari alla suaaiatenia . 

11 Marchese non avrebbe voluto cimmtare una ^ior* 
nata decisiva, ma il Duca voleva che si veiiisae a 
battaglia , non potendo aoffrìre che lo Strozzi acor- 
resse impunemente per il suo Stato e che intanU 
Slena restasse aperta da potervi introdurre le veU 
tovaglie. In tal caso^ rifletti il Marignano cbe nella 
aitoaziiHie in cui si trovavano, il primo cbedecam'^ 
passe «ra perduto , e che lu nccessitli avrebbe cer- 
tamente obbligato la Strozzi , a moversi il primo. 
Separeva i due eserciti una piccola valle, la quaW 
pure era diviaa da no Torrente, eh* in quella sta« 



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69 STORIi DI TOSCANA 

j^pj gione era asciutto j quivi per quattro giarni cmiti- 
di C. nuaróno le scaramuccie le quali essendo in disran* 
"^Mtaggiodei Francesi indebolirooo assai l'esercito dello 
Strozzi; questa valleera cinta da due catene di colli 
che la continuavano 6no presso a Foìano; in quella 
terra si t-rfugiavano molti soldati del campo Fran- 
cese, costretti dalla necensité, e dalla -raaitoanza 
delle pagbe a slìandarsi di modo die non restava 
alla Strozzi altro partite che cimentare la giornata 
o ritirarsi Sollecitamente per andare a mettersi sulla 
difesa nellepiazze forti del dominiodi Siena; eper- 
ciò il pn'mo di Agosto inviò a Foiaiio i carriaggi con 
disegno di slc^gìare il giorno seguente. Avrebbe po- 
tuto eseguire il suo disegno nella notte con più van- 
taggìo y ma o fosse per tirare il nemico a battaglia; 
o'per salvare l'onore della rìtirftta volle farla al 
giortio, C'con gran etrepìto di tamburi, e di trom- 
be. Il Marchese di Marìgnano che 6no della notte 
stava disposto a inseguire lo Strozzi certificato della 
sua mossa anch' egli levò il campo facendo marcia- 
ré l'esercito in ordine di battaglia. Marciarono que- 
sti due eserciti sulla corona dei colli sempre sepa- 
rati dalla valle incontrandoiBi in essa diversi corpi 
fra loro a scaramucciare fintanto che nello strin- 
gerai della valle calaifedo ambedue dalla collina sì 
trovarono a fronte divisi solo dall'alveo del torren- 
te che divideva ancora la valle. In tal situazione si 
diede prÌDcipìo alle scaramuccie in diversi latifìn- 
tinto che il Marchese postata l'artiglierìa, e spinta 
la cavallerìa addosso ai nemici attaccò la battaglia. 
Erano ì Francesi senza artiglieria, e con pocaxa- 
vallerìa , e quella male in ordine ^ e mal condotta 
per le sofièrte scaramuccie ^ talmentechè ben pre- 
cto furono meaai io fuga ì loro cavaHi^ e gli sqiia- 



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UB.H.CAR1V. ■, 6& _ 

drota) della iafanterìa rimasti perdo KCferti dai lati ^(, 
e combattuti Taloroaamente da fronte restarono sba- di C. 
ragliati , e dispersi in forma , cke non rimase nel'^^ 
campo- Francese j corpo di dugento uomini che si 
tene«6e unito a combattere. Durò la battaglia dal na- 
scere al transontare del mie, e la mortabtà dei Fran* 
cesi ascese al numero di circa a quattromila, essen- 
do periti centocinquanta solamente di quellidélDu- 

t^k Furono faUi prigiooieri Forquevaulx, e un sue 
fratella, Paolo Orsini, e altri di minor cMito, fra 
questi vi furono ancora alcuni ribelli del Duca , i 

.quali dal Marchese furono consonati al Bargello 
per vaaer condotti in Firenze^ alloro destino. Piero 
Stroizi lènto gravemente si salvò con la ftiga a Lu,*- 
cignano, e di lì passò con celerità a:Montalcino; il 
luogo doveseguì la battaglia dalli abitanti del pa^ 

'B« era denominato comunemente ScarmàgaUe, Prc^ 
seguì il Marchese la Vittorio occupando Liicignanp 

. che si arrese con faciliti , e dove Uovo tutti i baga- 

-gti , e.le provvisioni dei nemici-che quivi erano ri- 
poste , e date le opportune. dìsposisioni per:la recu- 
perazione dei Castelli tenuti dai^ Francesi andò a 
postarsi sotto Sienit a Porta fioraaua, per .togliere 

rafiatte a quella Città ^ c^ui sperenza di ricevere più 

-vettovagliev Qual fosse l'allegreEza del Duca, ^ 
questa vitbH-ia può facilmeiite imaginarsi se si rt- 

-flette che da questa dipendeva la aua sicurezza ; lu- 

.singava ancora la sua vanità l'essere egli il solo au- 
tore di questa battaglia contro il sentimento del Mai> 

-cheoe, e finalmente l'aver visto lo Slroui auort' 
vale nel Principato. In .Firenze, il Popolo applau- 
dì sinceramente alla felicillà del Principe, ma a 
moltideiCittardioi, dispiacque di vedersi ormai tolta 
ogni.speranza di nct^erare k libei:là. Più di ceaj» 



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7* STOMà DI tOSCAN/k 

luDdiere farono esposte per trofiao alla pubblica ti* 
ji(|.Bta,e il Duca eoo solenni ringraziamenti alùelo^ 
i5S4e distributione di elemoBÌne, Testei^iò per tre gior- 
ni di cosi fortunato succeaao. Bilasciò liberamente 
ottocento Tedeschi prigionieri di guerra, e quattro* 
cento Francesi dandoli il vitto nel passaggio per il 
«no Stato j e fece accompagnare, e sovvenire fino 
alU loro Patria cinquecento Grigiooìj dolendosi con 
gli Svizceri loro confederati cbe fosse stata così vio- 
Lta la lega cbe essi aveano fatta con la Gasa Medi' 
ci sotto Papa Leone. Fu generoso , e compiacente 
«on tutti i prigionieri con rilasciarli , e accettarli ^ 
al suo eervisio per fare il contrapposto ai Francesi^ 
-i quali aVeano forzato alla galn« molti Spagnoli , e 
Tioreotiai, a molli ne faceaao morir dì fame nelle 
Stinche di Sieaa > amia aentimento di amanita ; rì- 
leDOfl-perd i Ferson^gi di qualità per i baratti , e 
e volle «tnre inesorabile contro i propri ribelli. 

Arrise la Fortona alb armi del Duca anccva in 
Valdinievole, poiché la terra di Monte Catini forti- 
' ficava e presidiata da ottocento Francesi dovè ca- 
'pitolwe, e la gu^nigione esci dalla piaiaa con le 
bandiere Bel •acco'tconpremeandiiioasaTireal 
Re per un anno} il Duca la fece smantellare par non 
impiagarvi taata truppa a guardarla. La gtiamigio- 
ne di Monta Carlo si ritirò col favore dei Lucchesi 
cha non mancarono in questa guerra di porgere al- 
lo Strosci tutta la laro aasiatenaa. £ perciò riunite 
«atto Siena tutte le sue forxe, e stretto il blocco in 
-ferma da impedirli l'intreduzione di qoalunqueg»' 
pere> volleGusimo-cbe s'intraprendesse l'espugoatio* 
ne di Gasila, e Moutereggioni, per sempre più al- 
lontanare il nemico dalla Città , e toglierli i mei- 
«i di potala vattoragliare. Il Marchesa però tras- 



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-{Miftattt dalU avamia più che dal duiderìo dì ^ 
temnìnan gloriosameDte la Campagna > dotendosi di G' 
altamente che il Duca non lo ricompensasse della '^H 
vittoria, gUadagtiatali a Scannagallo » si portò a FÌ- 
renac coli abimo di dimettersi dal comando. Pre> 
Venenuto già Cosimo di questa sua risoluaioneavea 
«eco mednimo determinato di lasciarlo partire , • 
au dare esso in campo a comandare l'esercito, se non 
che Don GioTanni Blauriquei, e Don Francesco di 
Toledo> disaf^ovando questo pensiero, lo riduS8»> 
Ito all'impegno di dissimulare j e otdkligarlo a prò* 
seguire l'imftfvsat Pbrciò il Duca avendolo ateolto 
grauoBamente,econ madiere» o]:d>li^nti gli donò 
»entidue poderi confiscati già a Biodo Altoriti, nna 
magnifica Villa, e un Palano in FifenaB^ né volle 
)1 Marchese ritornare all'eserciti^ finché non eUM 
in mano la eolenne donaiione di quatti beni» It'a* 
«trema aTariua> la lenteiia e la suberina di questo 
-Generale, ofienderano talmente Cosimo> che aTreb* 
be desiderato di disfarsene decorosamente> losingan'* 
dosi che aotto qualunque altro comando > fiù pre^ 
sto si sarebbedato fine alla guerra. Lo fiicevano tper 
rate le angustie nelle quali ù troTava la Città > do* 
Ve cominciando a mancare i viveri, Monluc aveva 
^ìKftMo diestramele bocche inutili, e perciò a« 
vcndone latta nel Tempio prin£ipale^ nna «donan- 
ca di circa a tremila furono dal furore del popolo > 
rotte le Porte, e minacciato di fiir tumulto contte 
i Francesi , fu ciaschedune rimandato alle pfopric 
CBset L'ambaaciatorc Lansac che alla noefa delle 
rotta, ii era partito da Roma per MiHitaleino « coit' 
fiirtare lo Stroaai, e che di lì passava a Siena per 
coD&rmare quei Cittadini, nella devoaioOe del He^ 
ttadde prifiookro dei saldaU del Duga. Me)lt«^< 



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79 STORIA DI TOSCANA 

j^^ giooi difeso. da molti Fiorentiai ribelli di GosiiDOj 
di Ccbe temevano la forca sì arrese con accordare a co- 

'^^loro il perdono. Avrebbe il Marchese tentato anche 
Casole se lo Strozzi risanato già dalle Bue ferite, ra- 
dunandoaMontalcÌnolereliquedeU'esercifa),eproT- 
vedendo viveri non avesse fatto credere di tentare 
l'ultimo sforzo, per soccorrere di vettovaglie i Se- 
nesi. Erano essi ormai inferociti e ostinati a difen- 
dersi, e dividendosi .in varj corpi, sortivano a suono 
di campana dalla Città per attaccare le trinciere, 
dallequati èrano sempre rispintì con qualche per- 
dita. Ma avendo il Ma^besepiaDlatoi'alloggismeo- 
to in nu sito opportuno, a impedire il tratto di Mod- 
talcino a Siena , conoscendo Io Stroczi la dif&coltà 
di rimuverlo da quel posto . pensò , nuovamente a 
lare delle diversioni che lo richiamassero altrove^ 
e aprire in tal guisa la comunicazione xwn gli asst- 
diati. Atalefiettodiviseinduecorpi le sue genti, uno 
inviandone in Valdichiana affinchè a guisa dei Ma- 
snadieri, distru^esse in qualunque f<^nia il Paese 
del Duca^l'altro in Maremma perchè operasse egual* 
mente neLPiombiuese.Talì invasioni furono reputate 
di poco momento, giudicando ilDuca piii profittevole 
lo incalzare maggiormente l'assedio e impedire al- 
lo Strozzi, l'introduzione dei viveri; e infatti aven- 
do egli raccolto circa duemila fanti e dhgento ca- 
valli, occupato un posto forte vicino .alla Città vol- 
le teotare d'introdurre in Siena le vettovagUe ; a- 
vera seco .cento mulicarichi di farina e ogni soldato 
portava sulle spalle un competente carica di biscot- 
to; la notte dovea favorire l'impresa^ ma scoperto 
dei nemici si attaccò .la iuSa nella quale perirono 
'dei Francesi quattrocento nomini e altrettanti ne 
retarono prigionieri. L'oscurità e il passe moutuo' 



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LIB. II. GAP. IV. '. 73 

ao e piene Ai valli salvò molta gente che potè giuo- ^^ 
gere a Sieóa dove arrivò anco lo Strozzi , e Seives i\ C. 
Auibascialure Regio a Veoczìa, venuto per supplire >^4 
alle incumbenee di Laosac gii prigioniero. SiecO' 
me. restarono morti anca molti soldati del Doca, e 
a'ÌQtròduasero in Siena circa a cinquanta muli col 
luru carico, i Francesi si aurìbuirono questo succes< 
ao a vittoria. Poco dopo un altro coi^ di cinque^ 
cento uoraioi, comandato da Don Carlo CBra& , 
distaccatosi da Mootalcioo tentando ristessi sorte 
fu intieramente disfatto da una imboscata che lo 
■spettava ali aguato. La presensa dello Strozzi' coit- 
fermò i Senesi nella ostinazione di sostenersi ma 
uun giovò a sollevarli dalla miseria, poichà a rìsem 
del pane, quale si diceva esservi per sei mesi manr 
cavano intierameote di <^dì altro genere, e alla ta* 
■vola dell'istessd Strozzi si mangiava, canie .d'asina 
« non si beveva vino. Per tali ragioni fu nuovaraeiL- 
te risoluto dì sgravare la Città delle bocche inuti- 
li di vecchi, femmine, ragazzi, e persone inabiU m 
combattere ad oggetto di sostenere più fiicìlmtnite 
l'assedio fino al tempo del tanto promesso e desi- 
^derato soccorso. Velie però Cosimo che si riman- 
dassero per forza nella Città queste gentil e che si 
proibisse a chiunque sotto pena della vita lo accoh 
Btarvisi con vettovaglie. 11 Marchese «Mo dì 3. Ot- 
tobre pufahUcò no bando di questo tenore: Si noti- 
fica a qualsivoglia soldato del nostro Jèlicitsimo 
■esercito e sottoposto all'autorità nostra che tut- 
te qu^ie genti che troveranno che esckiao. di Sie- 
najUuQtmniUdei^àno ammazzare, eccetto $e Jiis- 
sera persone da far taglia^ ovvero soldati cfte e- 
scissero volontariamente ,e le dorme, le debbino 
tutte svalUgiare e farle ritornare dentro in Sie-- 



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j4 STOMA.»! TOSCANA. 

. ME. £ se trovassero viUani o altri okt poHatSéf» 
di c.vettovaglie andassero in Siena gli debbino am^ 
i^maziare irremisxbUmenU e torgli ogni roba cliA 
avesteroj ovvero condurli nelle nostre mani che 
gliene sarà fatto dono secondo la ^salita della, 
persona, non mancando in ciò per guanto hanno 
cara la gratta di Sua £ccellen$a e nostra etc. Ts" 
le na l'ia&Uce oondiiioQe dei Senen allorcbè l'iii- 
troduMe la pratica por aiùcnrart eoa ud trattato dì 
paca la Imo libarti. 

' La vittoria di ScanOagaUo, ùccoroe areVa sbi* 
gettito tutto il partito Francese in Italia, afflitte an- 
cora la Corte di FVancia , cai fortemente doleva di 
Vedere oscurata quella gloria, che ai era acquistata 
eoo tanto'diapendioj e perdere uno stabilimeuto così 
importaote per quella corona ; nondimeno il Be dia- 
•imulaodo ogni sentimento di dis||Hacere spedì allo 
Strozzi un Segretario affncbè gli portaaae il dipi»* 
ma di Maresciallo di Francia, che già gli aveva de* 
•tinato per lavanti, e lo coufortassea sostenere al* 
meno le piaz^ forti , e se possibil fosse anche 9m* 
-na, fintanto che «^li fosse in grado di fedirli nnK 
vi soccorsi. In Italia , poi il Ministero Francflse «ì 
idivise in due sentinienti ; 'Termes, il Vescovo di 
liodeve, i Cardinali di 9ellsy, e 4Jiiiagnaclij e quali 
-lutti ì nacioaali di Francia sostenevano eoDvenìre 
«U'interessedel Re, abbandonare intieramente l'io- 
<|»résa di Siena. 11 Duca di Ferrara, il Cardinale suq 
-fratello^ e ì Farnesi «rano dì contraria opinirae, poi- 
ché giudicavano che la gloria del Re richiedesse il 
proteggere a qualunque rischio quella cadente Rft> 
pubblica. Dimostrava però il Vescovo dì Lodeva, 
esser minor male il perdrae una parte die esporre 
a juauifesto perìcolo il tutto, e che molte voltcaoao 



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LtB. tt: CAf . IV. - ^5 

leDutì oBorerolì quei partiti che wno tncfafe ì pia j^^ 
utili; tutti però erano coQcordeinente animati con- di O 
tro lo Struui , e non maDcavano di farli dei mali "^* 
ufHcj alla Corte. 11 Contestabile potè in questa oc* 
casìone convincere il Be^ della verità dei suoi primi 
consìgli^ e con la prospettiva di tante diiavventu» 
re distorlo , a poco a poco dalle imprese d' Italia. 
Conosceva egli quanto vigore riacquistava la Poten- 
Ba di Carlo V. , e quanto poco restava alla Francia, 
da opporre d<^ essersi tanto' estenuata di danaro, 
e di forze. Filippo Principe di Spagna, divenuto Re 
d'Inghilterra e di Napoli, e Duca di Milano medi- 
tava di spedire in lulia, il Duca d'Alva, con molte 
forse per discacciare i Francesi da questa Provin* 
eia ; in Fiandra , il Re aveva dovuta ritùarsi pe^ 
non poterai pili sostenere in campagna ^ in Conica 
i Genovesi attendevano a rect^ierare quelle pÌ8U«, 
« Dragut salito 4 Ponente colla Flotta Turchesca, 
ttandosi alla Preyesa era state richiamato a Con- 
stautiaopoli. St4o in Piemonte atteso il valore dei 
Maresciallo <li Bnsac, e gli scoBcerti dal governo 
di Milano per il richiamo alla Cwtedi Dmb Ferrante 
-Gonzaga , prano più felici le armi Francesi, e quivi 
«ratio Boicamente rivolte le loro premure. In tali 
circostanze per salvare la gloria del |le , e la R^ 
pubblica di Siena, ioapegnarone il Papa, e il Duca 
di Ferrara a promovcre la pace. Accettò Giulio III. 
l'incarico d'impiegarM in opera poM salutare, e tro- 
vando il Duca Cosimo disposto ad accettare ragio* 
nevolì condiaioni tentò direttamente l' animo di 
Carlo V.Si accorse l'Imperatore che tali [lemure ds- 
scerano dal vedere i Frakcesi accordare per quello 
die presto sarebbero stati costretti a cedere per £jr- 
Hj e perciò procurò di oiandare in lungo la pratica 



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76 STOAU m TOSCàNi. 

7"" eoi pretesto di : volere sopra di .ciò , còosultare il R a 
di ò.à' laghillérra-, suo 0glio : oientediiiieno pendente 
■554queato trattato uon si stancò il Duca di Firrara d' 
iusistere presso il Pontefice per concei'tare le codt 
dizioni da proporsi, e con l' appaenza di queste buo- 
ne disposizicmi tener sospeso il Duca Gosin;)o, aflÌD- 
cbè con maggiori sforzi non obbligasse Siena a.ca- 
jHtolare. Tanto esso che il Papa avevano in mira il 
proprio interesse, e il vantaggio universale d'Italia 
più cbe quello delle Potenze belligeranti^ poiché si 
voleva per preliminare, cbe ciascuno ritirasse le ar- 
mi dal dominio di Siena , per lasciar godere quella 
Bepubblica dell'antica sua libertà. Disegnavano per- 
ciò cbe tutti ì Principi d' Italia , ne prendessero la 
protezione, e fra questi singolarmente, o il Papao 
la Repubblica di Venezia vi tenessero una garni- 
.gione, il di cui Comandante fosse eletto a sodisfar 
zieoe dei Senesi medesimi. Il Papa , l' Imperatore, 
il Re j e il Duca dì Firenze dovessero contribuir* 
#lla spésa di questa guarnigione, e quello che re- 
.stasse dichiarato Protettore di Siena, dovesse depu:- 
tare una persona co^ituita in dignità Ecclesiastica 
alBncIiè instìtuisse in quella Repubblica .una for- 
ma di .governo pili a proposito per mantenervi la 
quiete. Il Papa si esibiva per Protettore e promet- 
teva di obbligare il Sacro Collegio e i auoi succes- 
sori a quelle condizioni che lasserò state concerta- 
te per il bene drqnella R^ubbUca , anzi che ai of- 
feriva di portarsi in Siena espressamente per que- 
sto effetto. Il Duca di Ferrara aveva dal Re, la ple- 
nipotenza per accordare, ma l'incertezza deJla men- 
te di Carlo V., lo teneva soqpisso. II. Duca Cosimo 
all'opposto coqsiderava , questi negoziati . cQme e- 
sercizj accademici dei Gabinétti, e mentre protesta- 



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• Lm. ii.cAP.iv. ■ V ^__ 

va di preferire la p«ce alla guerra spronan il Mar- j^, 
chese di Marigtiano a stringere l'assedio di Siena, ^i C. 
e consultava diversamente con l'imperatore il mo-'^'^ 
do di finire la guerra. Solo la forxa o l'accordo, di- 
ceva egli, potevano dar fine all'impresa , e quanto 
ella prima già sì trovava io grado da sperare cbe 
Siena fosse per cader presto quando i Francesi con 
nuovi soccor«ij o il Marchese col suo lento proce* 
dere non vi apponessero dilazione- egli però teme* 
va più del Marchese che dei Francési. L'aCcdrdo 
lo vedea impraticabile perchè i Francesi non à-> 
Trebberò mai acconaeiitito di abbandonar Siena al- 
l'arbitrio dell'Imperatore e suo, e nella vantaggio- 
sa situazione, in cui erano di presente le sue armi, 
non vedeva co^e si potesse imaginare un compen- 
so decoroso per ambe le parti. Né avrebbe mai ap-- 
provato il progetto della protezione Pontificia, poi- 
ché per la sua sicurézza non era dimostrato che i 
Preti fossero meno ambiziosi dei Francesi , e che 
in pregresso i Papi non disegnassero quella Statò 
per i loro nipoti i quali con l'esempio dei Farnesi 
io appoggiassero novamente alla protezione della 
Francia, e in tal caso aver per vicini egualmente i 
Preti e ì Francesi. Essi avevano imaginato questo 
piano perchè si lusingavano di ritornare con qual- 
che strattagemma al possesso di Sien^; e ìl Papa spe- 
rava che fra i due litiganti egli sarebbe divenuto it 
terzo possessore di quello Stato. Ma riOettendo che 
in menodiun secolo quella Città, aveva più volte 
risvegliato in Toscana la guerra , e con hi propria 
rovina tentato' ancora di tirar seco quella dei inai 
vicini avrebbe reputato espediente «fasciarla del tut- 
to delle sue mura , e riservando Montalcino , Qrbe^ 
teiloj e Portercòle, con, preaidio Imperiale resti- 



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tS storia, dì TOSGikIfJL 

^j,_ tnirli il contado > eia libertà lasciandols por gover* 

di C. Darti a suo taleoto e secondo le sue passoni. In ta> 

*^le itato «gli ai reputava «curo , e crederà aarebb» 

assicurata la quiete per quella parte . Ma se Soa Hae< 

atk pensasse di darU ad altri con le conrenienti si- 

curevxe ^li ai lusingava di esser preferito a chino- 

qne , sebbene desiderava [Hiittosto il rifacimento det> 

le apesa in danaro, che uno Stato desolato afiatto « 

distrutto. 

Reftarono ben deluse le speranze dei mediatori 
allorché Carlo V. sensa altra replica alle loro prò* 
posizioni firmò la concessione della Città è stata di 
Siena al Be Filippo in Vicariato perpetuo dell'In»- 
pcro eoa facoltà di potervi sostituire un altro Vica- 
rio a suo piacimento. Dichiarava V Imperatore nel 
suo diploma in data dai 3o Maggio che i Senesi per 
la loro ribellione estendo decaduti da tutte le gra- 
zie e privilegi accordatigli da Carlo IV. riprendeva 
in se tutte le ragioni di quello Stato e ne investiva 
Filippo suo figlio. Questa novità averebbe sconcer- 
tato ancoilDuca se già non avesse convenuto di ri- 
tenere in pegno la conquista fino al suo rimborso, 
quale però conosceva dì difficile efièttuazione. Solo 
temeva che la Repubblica di Venezia , la quale si 
ara mantenuta fino a quH tempo nella più scrnpo* 
Iosa neutralità j e che avea finu recasato d' inter- 
porsi per trattare la pace instigata di continuo dai 
Francesi si rlsolresse a ocdlAgarsi con i medesimi. 
Sapeva quanto la depressione di Siena dispiaceva 
uni versa Imeisle a quei Repubblicani , i quali mal- 
Tolf ntierì «offrivano che solvesse in Italia una nuo" 
va Pofenka che minacciasse di farsi grande, e sa- 
peva che il Turco da essi tanto temuta gli stimola- 
va efficacemeote a questo partito. A tal efiètto, noai 



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UB.ILCA.P.IV. 79 . 

mancBTa d' imigilare tutti i loro andamenU, e prò- /^^ 
curare di oUiligarseU eoa delli afficj di riguardo e di d 
di ouequìo. Il Duca di Ferrara all' opposto freme- '^^ 
TM di non poterti in modo akuno rimaoTere dallo 
stabilito aistenu di neutralità , poichà disegnava col 
loro appoggio potersi più firancamente dichìarars 
contro Cesare. I Miniatri Iiaperlali oSeai g^ dalla 
•na troppo dimostrata parzialità averebbero volute 
trattarlo come Deiai£<^ ae Cosimo non aresae gio- 
dicato più opportuno il diasimulare affincfat noa si 
gettasse totaimeute io braccio ai Francesi. Essi già 
lo pressavano con vigore per potere col di lui 80&< 
Corso tentare la tiberauoae di Siena « pacche l' Imi 
peratore non dava orecchio al trattato ; ma egli te- 
mendo di restare oppresso dalle forze Imperiali • 
da qnelledi Cosimo recuaò costantemente di espof' 
si al cimento. I Frautìesi pertanto trovato inutile 
ogni mesco per liberar Siena a eoa la Som o con 
il trattato proposero al Pepa che avrebbero r»< 
Ceduto da ogni pretenaioDe sullo Stalo di Siena qua- 
lora r Imperatore privandone il Re Filippo lo avefr< 
«e concefrSo ft FatHano di Monte nipote dì Sua San- 
tità. Restò lusingato il FonteSce da questa propo- 
aisione , e non volendo trascurare cosi bella occa- 
sione d'ingrandire la sua casa uè ititirpellò il Bu- 
ca Conmo. Rimostrò egli all'Imperatore che questa 
sarebbe un mezzo non solo per terminare oon aol» 
lecitudine l' Impresa di Siena • cavare i Francesi da 
quello Stato , ma ancora per ricavare dal Papa tal 
quantità di danaro pitr il suo rimborso , e per mure 
tante forze da scacciare i Francesi da Parma, «dalla' 
Mirandola ; e cbe trattandosi di uno già destinato sua 
genero e di cui dovrebbe assumere U tutela , vi tra- 
v^^bbe ancora tutta la aiciireua per il suo SUte. 



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Sa STORIA Dt TOSCANA 

,^ Ma siccome l' Imperatore »Tea già stabilito il de«- 
ii Catino di Sietut non dava orecchio a veruna ^«posi- 
1 554 zioDe, «eppure il tutto non fosse rimesso nel suo ar-- 
bitrio e uella aaa lilwra potestà, cbe anzi occupao- 
dosi solo del'processo dì Don Ferraote Gonzaga ri 
stava in una perfetta inazione , e riinetteva in la- 
gbilterra al figlio la risoluzione di tutti gli affari dì 
Italia aU>andonaDdo gli altri alla disposiaiooe della 
fiegiliB Maria e del Vescovodi Arras. Da questa'iii'- 
dolenza ne derivava ancora il ritardo dei succorai v 
dei provvedimenti domandati dal Duca e l'ariutrio 
dei Ministri Cesarei nella esecuzione delli ordini-Fra 
essi si distinse singolarmente il Principe Duna il 
quale con varj pretesti tenendo lontme dal Lìlto- 
rale di Siena' le sue Galere dava luogo ai Francesi 
di sbarcare truppe e provvisioni a PurtercoW; for- 
se i Genovesi sconoscenti del soccorso ricevuto dal 
Duca nella guerra di Corsica , e gelosi del suo ÌO' 
g'ràndimeuto instigavauo quel vecchio Generale 
a ritardare l' esecuzione délli ordini di Carlo V. Ed 
in fatti il DucaCusimo conoscendo esser Siena ba- 
stanlemente stretta dalle snearmigiudicò esserne- 
cessano toglierli la principale strada al socctovo qn»- 
la era POTtercole; a tale effetto rectatate io Germa-' 
Dia nuove milizie^ e richiamato da Napoli un altra 
corpo di Spagnoli già disegnava l' impresa quando 
H Doria sbarcato a Piombino la truppa di MapoU 
proseguì con le sue Galere alta volta di Genova. 
- Né minore fu il dispiacere cbe apportò al Ducai 
k fortunata evasione del Maresciallo Strozzi nella 
sua sortita di Sioia ; vedeva egli che la sua perma- 
nenza in quella Città non era piiì di vantaggio , e 
che il suo ardire sarebbe stato più utile al di fuori 
per introdurvi dei viveri, e perciò ri8(dvè temera- 



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LIB. II. CAP. IV. » 

riamente d'escii'e non «Unte ladiligeDia del Har- ^^^ 
cheae di Harìgnano di tener custoditi tutti i passi di C. 
per darli la caccia Vestitosi da Vitlaoo e accompa- ^^ 
gnato da centocinquanta archibusieri e quìndici ca- 
valli nell' ora più cupa della notte potè ingannare 
ia vigilanu dei nemici e superata le trinciei-e coiv- 
durai «alvo a Montalcino. Questo tratto aingoiare di 
ardire sorprese certamente tutta l'Italia e irritò 
■empre più il Duca contro il Marchese rimprove- 
randolo di negligeoia per aver perduto la più t>el* 
la occasione di coronareil fine della. campagna. E- 
rano restati in Siena MtHiluce Cornelio Bentiroglio, 
i quali divenuti già gli arbitri del governo della 
guerra e della Repubblica inlrattenevano il popolo 
con vane speranze di pronto soccorso , e gli fomen- 
tavano il fanatismo e l' oatiniiEione con pascerlo dì 
avvisi dì vittorie^ e immagiuate ie]icità delle arnii 
Francesi in Fiandra e in Piemonte. Erano rimasti 
in Siena circa mille soldati IlaLaiii, ottocento Te- 
desebi e cinquecento Guasconi ; era stato cumulato 
tntto il grano esistente itella Città , e ù asaeguava 
ogni giOTno nn pane dì quattordici once ai soldati, 
e di nove once per testa alli altri. La lame spinge- 
va fuori ciascuno e specialmente i soldati i quali sa- 
pevano che il nemico gli lasciava tramutare Ubera- 
mente. Orrendo spettacolo era per l' utnanitk il ve- 
. dere le donne e i ragazzi cacciati fuori dalla Città, 
de[a«dati e insultati dai soldati del Duca , e strtvci- 
nati a forza per ritornare dentro a languire di fame; 
gli artigiani e quelli della plebe dopo fessere stra- 
ziati con i tormenti per eatrame dèlie notùiie esser 
miseramente appesi a costretti a ritornare dentro 
le mura. I villani dei cootorai che spinti dai Fria- 
cesi o lusingati dal guadagno t^^Aavano a torme di 
T. II. 6 



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9> STORIA DI TOSCANA 

7!^iiitro(ÌQrr« i TÌTeri oeirouediata CitU enaoJiw- 
«li C-MrahilHieDte iiapìccati lungo le tf rade , se oon eh» 
>^la robtuteBUidellii persona rispaDnvandAalcttniéeà 
più gioTflDr alla morte gli liserrava alle gaUce 
del Duca. Il rigore o sia la crudtUàdelMarcbeaeia 
gnade in (juerta- occasiene , • il Baca aon cessava 
A' iMtàgyrk)- a spai^[we da per tuUa lo spavento e 
tàmom Fioodal prìoctjMO della gwrraera nel can»« 
fvun Aodiloee davanti al quale era»o c<mdotti tiii< 
ti i ritlaei » altri pngioiucL-i dell» plebe , e costrci* 
lì daisobUiti a giurare fedeltà ai Duca per essevpoi 
.rilaacóttti; s» dlcsciiverano lutti in un libro e at io 
progresso crado ripce» in fiinone e risceirtrati ia 
quel litro fittale erano immediatamente ìmpiocati. 
Tutta- oiò fece che sebbene nel cono di questa gner- 
19 SMGcedpaui'o pochi' £itti d'amie notabilijta stm- 
gè- perà ibsse «ccesHva, Ciò non ostante a misam 
dello^Tento cresceva ara Seneù roatioazione ooo 
». moTOido per i progressi che làcera >1 nemico uè 

C" kaminence rovina della loro Città ; poiché il 
tkese espugnato' Casole e Massa', eoonquisttla 
tutto ^wl tratto- di dominio Seneee' ohe confine cet 
■territorìodì Volterra e con lo ScatodiPiomiano m- 
Tea aacem co^■ \' espugninone diOevoli ioÌl9 ogni 
cenivnicavioBie'traf Siene e-Montalaino. I^ Sironì 
Ulteivdevfi ai fbr^Qoare Grosseto e Portercole , e a 
confertnare> aemprs più i Ssnesii nella spevaoxa del 
sooooFse proinesao'pei- lutto il mese- di SkKemlwet 
» 4 spingere contànuameDlx^Terso laGittà delle> vct- 
|0Tag[lìe the prricchivtino' ii ewidati deLDuca. Per 
mantenere in lede i Senesi usò lo siraUagemma di 
9t«re docnlto per alcune settimane spei^endo ¥««« 
di eum» «nd^to a Benia per abboccarsi con > Car-^ 
dHwK FlMceri, e»PMiP» per «olUcìtiiK i «»«€«, 



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LiB. II. CIP. IV. ia 

«.Scopertosi poi in Maremma reclutò quailiti villa- ^" 
ni gli fu powilHle puhblicaudo che in Piemoate e- di G. 
rano arrivati novemila £iDti e quattroceoto oavaUi'^ 
destiBati per il soccorso di Siena ; e verameate aa- 
-àcurato il Duca dei riofiirBi delta Francia io tjueU 
la parte ne concepìnon poca agitazione temendo di 
Tederai disturbala l'imjMvsa nel eolmo delle spe- 
.riDEe dì terminarla c^n gloria. GÌ' infelici sttcce*> 
si dello Strozzi e i mali Ufficj dei suoi aTVcraarj a- 
Teano già indebolito alla Corte il suo credito e il 
Ginteatabile avea determinato il Be a nuovo piano 
di guerra in Italia. Si dovea ingrossare l'esercito in 
Piemonte poichà qualunque acquista si lacesse in 
quell» parte si reputava più utile per laMonarchìa 
e più facile a conaervaru f Siena ormai si' abbando- 
Basse all' evento perchè troppo era costato &nor»a^ 
Re il difendere b sua libertà , bensì doveano con<- 
servarsi e fortificarsi le piaìtze forti dì quel dominì'o 
le quali commuti icando colmare poteano essere dì 
gran comodo ai Re, e staccate dalla capitale sareb- 
be stato più fàcile il dominarle; pcrdendbil Bc Sie- 
na non perdeva nuUa e restava padrone: delle sue 
piarne. Fu però giudicato convenire alla gloria di 
Sna Ibestà il mostrarsi tuttavìa' impegnato' per la 
difesa di quella Bepubblica e fu ordinato a Uo'Stf os- 
si di fare quanto poteva per sooc(»>rerIa. di vetta* 
■vagliele fu promessa la spedizione delsoecbisodal- 
la parte del Piemonte. lu'tal goisameutr» l'eseiv 
cito Francese operava in Piemonte teoerra in sogg»- 
Itone anco il nemico sotto Siena ^ aDiroava loStrozai 
a tentare qualche colpo di ardire, e manteneva in 
iede ì Senesi i quali sostenendosi- poteano- sperar 
«smpre qualche evento » loro favore. 

Il timore del soccorso Francese avea fatto risol-|j<|j 



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t4 STORU DI TOSCANA 

j.^ vere il Duca a prevenirlo e per mezzo dello ^m- 
di evento cotutriogere la Città ad arrendersi. Ordina 
i^^pertaato cfae transportandoBÌ al campo da varie 
parti le artiglierìe ai tormentasae Siena eoo una 
battola ad oggetto o d' insiuuarvisi per la brec- 
cia o almeno apaventarla e preisarla a capitola- 
re. Non approvava il Marchese questa determioa- 
none, poiché se il soccorso avesse preso la marcia 
prima che Siena capitolasse sarebbe stato di neces- 
aità il muoversi dall' assedio per incontrarlo e io tal 
caso l'artiglierìa avrebbe apportato più imbaraa- 
«o che comodo; ma sorpreso da pericolosa inferm»- 
U ed esercitando il comando dell' esercito Don Gio- 
vanni Manriquex fa risolato concordemente col Du- 
ca dì tentare la Città con rartiglinìa-La notte dd 
dì IO di 6enna|o fu destinata per l'esecuzione del 
diaagno quale però fu [veveunto con una lettera del 
Marchese indiriziata al Supremo Magistrato della 
Repubblica , in cui riepilogando tutti gli atti di »■ 
morcvolezza èaercitati dal Duca per conservare la 
libwUi dei Senesi f dimostrando come avendoli essi 
tanto mal corri^Msto lo aveano forzato a intrapren- 
dere qiiella guerra che gli riduceva all'estrema rovi- 
na ; pure non voleva tralasciare quasi' ultima amore- 
Toleesortaaitme a riflettere alte loro circostanse e all' 
inganno in cui arano tenuti dai Francesi , poiché rì> 
Tolgendoù alla grazia dell'Imperatore il Duca gtiaa- 
aicurava della medesima qualora con buona fède , 
-e prontezza ai risolvessero a questa partita Fu te- 
nuta occulta ai Cìttadim la lettera, » senza veruiui 
replica gli Otto della guerra persisterono nella oità- 
aata rìaolunone di difendersi. L' esercito del Duca 
piantata l'artiglierìa in numerodì circa trenta pesai 
nel Colle, detto di Bavaccìano tormentò la Città per 



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LIB. It. CkP. tv. tS 

M» ktkira fornata j maperlepocaopportQDiUcld j^^^ 
>ito>« per rindefeasa VigilanEa dei Senesi ai liparìdiC* 
BOB prodiuae questo sfbrao l'fl&tto desiderato dal>^^ 
Paca, die arni ritirandosi l'esercito con celerità 
alle trìnciere appresero nella Città, questo successo 
come una TÌttorìa. Aveva Honluc fatto toro crede- 
re che i nemici non potendo jhù per mancanza di 
denari) e di vettovaglie continuare quell'assedio , 
aveeno veduto per mezzo delta lutterìa far l'ultimo 
tentativo delle loro forze per poi ritirarsi affatto, e 
abbandonare l'impresa. Persuasi di questa opinio- 
ne il giorno susseguente fecero varie dimostrazioni 
di letizia pe^ la Città, il calcio del pallone sulla piaZ' 
■a > e il giuoco dei pugni. Ben presto però si diMn' 
gannarono di queste vanità, poiché il Duca fece sem- 
pre pili ristringere l'assedio, e il soccorso del Pie- 
monte non compariva. liO Strozn era venuto a Mon- 
talcino con le sue reclute, ma queste erano così po- 
die che non davano da pensare al nemico i il Mar- 
chese sì stava convalescente allo alloggiamento, ma 
dirigeva il comando dell'esercito e stimolato dai 
rini[Mt)veri del Duca sollecitava ormai il termine 
della Campagna; la Corte di Francia teneva sospesi 
gli amici , e i nemici con l'incertezza della spedi- 
none del soccorso» e tutta Italia stava nell'espetta- 
tiva di veder risolvere il destino dì Siena. L'incer- 
tezza della quantità dei viveri che tuttora esisteva- 
no nella Città, e la severa economia nella distribu- 
zione dei medesimi fàceana che si [vonostìcasse di- 
versamente il fine dell'assedio. I Senesi per impe- 
gnare i Francesi a sollecitare il soccorso pubblica- 
vano già dì non averne che per tutto Febbrajo, e i 
Francesi all'opposto sostenevano che vi era da vì- 
T«re per tutto Aprile. Su questa asserzione la Stroz* 



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8« STOMA, nt TOSCA.WA 

ù aveva progettato al fìe , che intanto soUecilaas» 
di e. in PiàinoDte le sue conquiste, e le assicurattSe in ma' 
i555(1q da potere a Maggio spedire il Maresciallo di Bri- 
sac MI Toscana ; la sua permaDenw -s MoulUlòno » 
e le reclute che andava ammassaDdo oott «veano 
altro oggetto che di tenere occupati gì' Imperiali 
sotto Siena affinchè oca si distaccasanv per sodare 
a ingrossare i presidj del Milanese ; a questo effetto 
inip^DaTsa gli assediati a molestare eontinttameDte 
con le sortite ìl nemico. Il Corpo dei Tedeschi che 
era in Siena richiamato a Montalciso per sgravare 
la Gttà, tentò di superare le trìnciera, e rimase di- 
sfatto con perdita di tutto il bagaglio ; lo sconcerto 
della Città , era tale che gli Otto Bo[Ha la guerra noi 
sapendo più come governarsi avevano attribuito a 
Monluc l'autorità dittatoria aopra tutto ciò che po< 
tesse conceniere la guerra; numerose erano le ri- 
chieste di salvacondotto per quelli cfa« desiderava- 
no di allontanarsi da tante calamità, e {««stare il 
giuramento di fedeltà al Duca Cosimo che gli rie»* 
Teva di buona grasia. 

In tale stato si erano condotti i Seneù sino alla 
fine di Febbrajo, quando la fame vincrado l'osti' 
nasone cominciava il popolo a rumoreggiare con- 
tro ì Francesi ; l'avviso sopraggiunto della eapt^^* 
Eione di Casale ea^uita dai Harescialb di Brìsac 
gli fece sperare che pi-esto n moverebbe a soocor* 
rerli, ma il Duca con lettere, e insinuazioni tacen- 
doli comprendo^ che lo StrozKi gli conduceva all' 
estrema rovina ai determinartmo finalmente a trai* 
tare d'accordo. Avrebbero esn desiderato che que- 
sto ù effettuasse di concerto con i Francesi , e spe- 
cialmente col Cardinale di Ferrara presso del qua- 
le era l'assoluta pleuipolenia del Ae per devenire 



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k «in taNAUto. À questo efiètto permeaM loro il Duea"^ 
il libero trannto olì XmbuciaUiri, • diiettcre belladi C. 
Gittàj DMatruicloai i«clÌD«ta a favorire la laro li-'^^' 
berti mIto sempre raiK*e dell' laaperatoré, e la 
flicHrena clid^o Stato. I loro ieBtimeiiitì nba eratao 
tiBiJbniii : lo Strovsi , e Muolac avevano tidniaite 
eedotto i ci^i della fatione popolare* cbe littitìgati 
di traeièirire altrove la Loro B^bblioa giudicanno 
ifkli&rente il tìtct lilwrì ila Siena o in Montald- 
Ho^ e perciò contaMandosi solo di podef wrtireaaTvr 
dalla Cittk, poca ai cnraTano della af^reanoDadriU 
Patria. QiieUi del Moirte dei Uovi che pet nla ni*- 
oessitè, e sicnrezia ptopria averaw» aderito all'nl- 
tina peroluaiaae socpiraTaao l'antico gafemo della 
Bepnbblica sotto la proteaoae di Cetara ; la plebi 
denderara aolo un ristoro a tanti tMvagU -, e cp»^ 
sto voleva cheletaesoUecitOyeMiiKaritatdD. Il Du- 
ca di Firtnce, era tutto prope»» «Uà pace, ma non 
essendo i Senesi padrt»i Decolla lor<oGttà,iièdei 
loro territorio noe aapeva di cbe trattare eoo catit 
11 Cardinale di Ferrara come Plsnipotenaiario «si-* 
biva di depoKtare le piaase dal Senese in potere del 
Papa a dei Vcnnìanì Snunto cbe non ìoAktd sta- 
lulite le condiaioBi del trattato. I>o Stroxn aveva 
ardine dal Re di conserraHe > e fertiftcarle ) e gli 
Ambasciatori <di Siena aggirandosi ìnetitmente da 
Roma a Montalcioo, e di quivi a FirmaeesfioDffra* 
no gli estremi della lirico patria > e imploratano in^ 
vano la clemtai» del Re, e la j^età d^ StKwai. 
^n mancavano però i Ministri di pasoerlioon molte 
speraoBe , e promesw poiché da Montdclno erano 
stati spediti al Re > dee Senesi per sollecitarlo a aoc' 
correre la loro Patria^ mentre si tratteneva U Buca 
•wi nuic> e mconctodenti proporiiiofti. MaeraUl' 



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9» STORIA. DI tOSCAKA 

j^ff mente slretto l'assedio, e la Città cosi mancante di 
di C. viveri che l'Ambasciatore Senese nel ritornare a ren- 
'^^der conto alla Repubblica dei suoi negoziati Ira le gra- 
zie che chiese al Marchese domandò di poter portare 
ia Siena un fiasco di vino. E siccome il Duca dopo la 
voce sparsa della spedizione di Brisac aveva rinfor- 
zato il suo eserato dove oltre ij>residj, e le bande del 
dominio aveva ottomila Oltramontani, qnattromila 
Italiani, circa mille cavalli, tali forze toglievano or- 
mai allo Strozzi il coraggio di tentare qualche colpo 
di ardire. Nel canale di Piombino erano trenta ga- 
kre imperiali, e si aspettava da Napoli un corpo dì 
Spagnoli per intrapendere l'assedio di PoFtercole.Lo 
Strozzi non avea che duemila soldati veterani, tre- 
mila reclute di villani , e dugento cavalli ; il Mar- 
chese sjMventava gli Ambasciatori nel loro passag- 
gio e gli minacciava il bacco della Città. Tali aug»- 
fltie mossero finalmtnte il Re di Francia, a spedire 
ip Italia il Segretario Breton per notiGcare ai suoi 
Ministri^ che togliessero ai Senesi, ogni speranza dt 
soccorso, ma gli aiutassero a devenire a qualche o- 
norevole composizione, [vima che si riducessero al- 
l'ultimo estremo; che però si conservassero le Piaz- 
ze e « munissero senza risparmio ^ poiché questo 
era l'unico mezzo di conservare la loro libertà , e 
resiituirli in progresso alla patria. In tale stato di 
coke il consiglio generale deUa Repubblica di con- 
certo col dittatore Monluc, destinò quattro Amba- 
sciatori al Buca Cosimo per trattare le condizioni 
della dedizione. Zie prime loro proposizioni , sicco- 
me altiv Oggetto non aveanoche di guadagnar tem- 
po, furono piuttosto da vincitori che da vinti , e il 
Duca senza scoraggirli tollerò pazientemente che la 
Repubblica con nuove ìstruùooi gli poiiesae in gra- 



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LiB. n. cap. IV. 89 . 

do di poter conTeoire con più iacitità. L» basa Ai ^, 
tatto questo trattato Tolera il Duca ch« fbue b re- di C. 
parazione alla offesa digiiità dì Cesare, e la sicorez- '*'^ 
aa del auo Stato; il coDciliare le vedale dei France- 
si e Fui^enza dei Senesi con la fennczEa del Duca 
portò un meae di dilaiione , ma finalmente strin- 
gendoli la lame e perduta ogui speranza di aoltiero 
li 1^. di Aprile stabiliroao col Duca la seguente ca- 
pitolaxi(Hie : Che V Imperatori ttcoettando Siena 
sàtto la stut protezione gli avrete rilasciato di 
nuovo concesso la sua libertà: Che avr^be accora 
dato un general perdww a tutti i Senesi , e la 
conservazione dei loro Beni , eccettuatine però i 
ribelli dei suoi Stati e di quello del Duca: Che 
Jòsse in libertà di tfualuntfue Senese p<irtire libe- 
ramente dalla Città, e in quella ritornare a suo 
piacimento: Che la Città dovesse acculare quel~ 
la guarnigione che fisse creduta conveniente alle 
circostanze da pagarsi però dall'Imperatore per 
impotenza dalla Itepubblica: Che Sua Maestà si 
Contenterà di non erigere nuova Cittadella e si 
guasteranno i Forti che già vi sono : Potrà Sua 
Maestà stabilire in Siena guella firma di gover- 
no che più ti piacerà firmo stante il Magistrato 
dei Signori e Capitano di Popolo, e aver conside- 
razione dei privilegi e delle entrate di quella Re- 
pubblica secondo c/10 li parrà codiente ; I sol- 
d<ai Francesi, e di qualunque nazione, eccettua- 
tiiribeUi st^ra nottai, potranno esoire dalla- Cit- 
tà con gli onori militari e con tutto il loro baga- 
glio: Che si dovessero confirmare le antiche con- 
venziom fia il Duca e quella Reptd)blica, e final- 
mente che per tatto il dì 33 di jéprile la Città 
sarebbe stata evacuata dai Francesi per introdtir- 



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9» STÙMk tu tÓSCkVK 

J^y,^ vi la giiamigìone Imperiale^ il che non ^kttuéJk* 
dì C'dMì nel predetta gitno doveste questa ip^tUa'^ 
^^^zrone intendersi come nonfaUa. U general conù* 
glio della Repabblka approvò qusste condìnoni, « 
solo si penai ■ motlerame TeaecucioDe ^oanto « 
rìbelU teDendooe proposito col Harcliese , 41 quale 
previo il tacito assenio del Duca, proimste di ope- 
rare che potessero partitasi ti evadere liberamente. 
Si pn^anrouo ioUnto non solo le troppe per la 
gnamigioUte , ma ancora Tettovaglie in 'gran copia 
per satollare l'afl&aata Gttà,fl fanmo dal Daca 
date precise iatrunoni ai comandanti per la disci* 
plioa deUa Truppa , e per il buon trattammto da 
laru ai Senesi. 

CAPITOLO QUINTO 

ti Ddm introdikoe fn Siena U {oarnìgioM} e ■ Montaleìira 
V M forma nna naora Repubblica. Il Marcbne di AUrign» 

^ no eipogna Portercale. t Turchi sban»no • Piombino di 

dove tono riBpintì con perdita. Si prosiegne s combitte. 
te «on i Francesi nello Stato di Siena. Il torbido cant* 
tare dì Paolo IV., & naicen in Italia il tÌMore di nnovt 
goerrsk G«rlo V. linuxia i nioi Stati al i^iolo, e li ita- 
bilifcfl tra gl'ImiMnali e i Fnnoeiì hm tn^jUt qoinqae»* 
naie a Cambra;. 

La capitelaxtoDedi Rena apprersta per necessiti^ 
nonperimdinasioiiedBlGranCoDtigDodicpieUaBe- 
pobbUca mesBeing[randeagftasiane gli animi della 
ma^or palie di ^eiCittadini, die mal soffiivano 
di tornare jotto il Gorenio delli odiati Spagnoli-; ai 
dalevaDo delk &talelorodtsaTTenturacbe tanti di' 
aagj finora sofferti coraggiosamente in quindici 
mesi d'assedio j e tanto sangue inutilmente qtariD 
non fossero stati utili a conservar loro la libertft> 
Tesaevano il rigore di Cesare, e l'ambiiione di Go- 



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lìtaoi e già si conoacetano preda dell'uDO, o ddl'al- . ^ 
tro^ pure fu foru che Mooluc adenpisie le condì' di C. 
ftioBÌ del tratUto , e il dì si dì Aprile sorti dalla '^^ 
CiUà coD le sue geutì in ordinanza seguitato da cir- 
ca quattrocento Senesi che con le loro famiglie ed 
equipaggi abbaudoDavano Toloatariamente ]a Patria 
per cercare altrove la libertà. Il Duca introduss* 
in Sieoa duemila fra Spagnoli , e Tedeschi sotto il' 
comando del Conte Sforza di santa' I^ra , i i]aaU 
furono alleggiati a quartieri per le case, e per i Mo- 
nasteri come in tempo di pace, oaserrando una ri* 
gorosa disciplina , ed una particolare moderaaìone 
osn gli abitanti. Spedi ancora Angelo Niccolini con 
carattere di suo Plenipoteaxiario presso qaella Re- 
pubbUca f affinchè stabilisse un pialM dì Gorerno 
composto di persone non aospetlc, e atto a mante- 
nere quella Città nella derosìone dell'Imperatora 
fintanto che da esso non renissero nuore dispósì- 
bìodì. Fu creata una Balia di reati Cittadini gii be- 
Bemerki della &aìoDe Imperiale , e si diede prìii' 
cipioj al nuovo Governo cMi togliere a tutti le ar- 
mi, e fare di esse una severa inquisiiione perla 
CittÀ. Questa prima prora dì soggeaione sbigottì tal' 
mente l'aniversale che a fronte dì tutta la piacevo* 
lexxa con cui era stato trattato dal vincitore si ac 
crebbero le emigrazioni^ e fu fona raffrenarle con 
JmDdi, e con pene non ostante la capitotaaione chs 
le permetteva. Si aocreUie maggiormente il sospet- 
to allorché sì sentì eretta in Uontalcino una nuora 
Bepubblica la quale concertata dallo Struzzi avao' 
ti la dediiiona con i principali del suo partito , ed 
esguita sobitodopo l'introduiioDe inSiena della guar^ 
nigiooe del Duca , invitata col nome della hbertìi f 
ì Senesi a riunirsi con essa. Fu creduto perciò espe- 



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9* STORIA DI TOSCANA 

rj' diente richiamar tutti alla antica t^bedienu delU 
4iG. capitale, assegnar termini, e dichiarare ribelli qobU 
'^'^lì che Davano di Mggettarsi al nuovo Gorerno* 
In tal guisa ai accrebbero i sospetti, e le infedeltài 
ne nacquero le confìscasioDi^ e ì bandi di ribellfone^ 
e la guerra direnata civile divenne anco in progres- 
■0 più animosa e crudele. Le famiglie sinceramen- 
te attaccate al partito Imperiale enoo poche> e tali 
po-cbè oppresse dal Governo Francese; ù nuova Ba* 
lia composta di queste, e delle meno sospette tene- 
va un contegno incerto secondando il Duca di Fi- 
reiize , e la Repubblica di Montalcino. I cartelli 
ritrovati per la Città col motto viva Francia > e 
muoia SSUirzoccO) facevano chìaramentecompreade- 
re al Duba essne inutile la piacevoleiza, e neceasa- 
aario il rigore. Nondimeno provredde che la Città 
aUwndasse di viveri a prezzi discreti procurò che 
vi si amministrasse esatta GiustÌEiaj e tenne l'eser- 
cito accampato in vista della medesima per preve- 
nirequalunque tentativo che bcessero quelli di Mon- 
talcino. Volle che la Repubblica spedisse due Citta- 
diiii all'Imperatore per implorare la conservasione 
della libertà , e un Ambasciatore al Re di Francia 
per domandare forlmamente la restituzione delle 
sue Piazze promessa già a nome di sua Maestà dal 
Cardinale di Ferrara; i primi furono s^retamente 
incaricati di fare ufficj Con Cesare affinchè il Duca 
Cosimo non acquistasse vernn Dominio, né sopra la 
Città, ne in parte veruna del suo Stato, perchè trop- 
po gli spaventava il timiwe di essere governati da 
esso. Le terre di Lucignano, Casole, e Maasa volle 
che ai tenessero sotto suo nome e senza alcuna di- 
pendenza dalla Repubblica come pegno della aicu< 
rezza del suo Stato e delle spese fatte per questa 



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LIB. II. CAP. T. 93 ___ 

gaenn. Non tralasciò modo alcBBo di arte, e di pia- ^ 
cevolessa per richiamare i Senesi refugiiti gi& a di C. 
Hontalcino, ma fioaLaaente essendo stato inutile o- '^^ 
giù altro compenso gli dichiarò tatti incorsi nella 
pena di ribellione. £ siccome iFrmcesi areano or- 
mai dichiarato che senza esser sicari che l'impera- 
tore rìstabibsse Sena nell'aotica ma libertà non a- 
Trebberò restituito le Piafze, perciò il Duca deter- 
minò che altro espediente non vi fosse che dì pro< 
«egnire con celerità la campagna. 

Si mosse il Duca a questa risoluzione sul timore 
che Tenissero dalla Francia nnovi rinforzi , e eh* 
r armata Turchesca , che si attenderà verso Testar 
te sbarcando alle marine di Siena si giuntasse eoa 
i Francesi per dann^giare il suo Stato. Per prevo- 
nire.tutti questi soccessi volle che s'intrafffendesae 
r espugnazione di Portercole, e si sollecitasse l'im- 
presaprìma che l'aria di quelle campagne resa io- 
salubredalcalore estiro potesse danneggiare l'essi^ 
cito . Ita piazza di Portercole fortificata già dal 
'Priore di Capua era stata finora il Porto di comu- 
nicazione con la Francia per dove s'iatroducevano 
Jiello Stato di Siena i rinfi»^ di truppe , e di vet> 
tovaglie per servizio dell'esercito, ed era perciò dai 
Francesi reputata come una porta per introdurre in 
.Italia per mare le loro forze. Era situata in un Col- 
le ma però dominata da altri Colli più eminenti so- 
pra dei quali erano piantati dei Forti ben guarniti 
di troppa, e di artiglierìa. Il Maresciallo Strozzi do- 
•pò la resa di Siena lasciate in Hontalcino a Corae- 
Jio Bentivoglio le disposizioni per la nuova Repub* 
blica, e per la difesa di quella Gttà si trasferì a 
Portercole col miglior nervo delle sue truppe. Co- 
nosceva egli l'importanza di questo posto, e confi* 



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94 STOMA DI TOSCANA 

Ai*- ^Tai nel ano valore che Tenendo il Hapchetrper 
^^espugnadoìavrebbe potutoeonla resistenza dei Fw- 
ti circaaTRàaiintratteBerbfinoaU'arrÌTodeUa flot- 
ta Turehesca. U aito ei.-a ancora opportunoper non 
testare rinchiuso dalle forze del Duca, e- potere in 
un sinistra evesto saUaru cou la fuga uaitameate 
ai priocipati ribelUdi Firenze ^ che correvano la aoa 
aortCi Le dìsavrentare, e la puhblica dìfi^mazioite 
benché' >ao avassera avrilìto il auo ardire lo avea- 
no però reso più circospetto ^ e la caduta di Siena 
KTcndoli coBcitato r ocUo' dei Francesi , e dellj Ita- 
liani lo avea^ ridotto alla necessità di domandare il 
TÌtMiio alla CcHteper giustificare la sua condotta; 
:»taLcffttlo;avea racbiamatoda Parma a MwttalcH 
no il ^Generale Sonbise per sostituirlo in suo luogo. 
HAasicarato il Duca. Ommodella ritirata dello Strùi- 
zì in Porlereole seliecitò il Doria a spingere in ca> 
sale ifuaranta Galem per assistece alla eapugnaùo- 
ne ddla Piazza ^ e servis« al trasporto delle Tett»> 
iTJgliea Onbetellii} ano» il Marchese mosse il soo 
«sercitoa qaeUaiToka,e occupate nella marcia di- 
mse piccole terre detenute' dai Francesi^ giunse 
ailtL fine dlUi^o daTBOtiolkPiaiza j e pisotò gU 
'aUc^lgiamenlì soprai akane Colline annesse al' Ha^ 
Ae Atgcniaro avendoli laGalere ddfioria soamì^ 
nistratoifaltiglierìa neccssariaper battem i FoitL 
Beala cogito b Strozzi. da; IsmU' sollecitadioe ed 
Uaichesc,* del Boria ai perchè lo Fortificazioni 
■on erana nsL ponto cbe e^ desiderava , come aa^ 
emi perofaéi non eraow arrivati tutti i rinforzi ordi- 
nati per ìm gnamigiDne;. non. mancò però ci^ sno 
corraggio di acdngcov aUa difesa , e vaoci^iendò 
«pianta trappa gli fii poesihile lar resistenza al Ma»* 
dme^ cbe senza- ritardo cojqinciò l'assalto dei ^or* 



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riB. n. GAP. T. ^ 

ti. Molti dcii ribelli Fiorentini maao coraggioii àtì ^y^ 
HaPtaciftlto si ritiiaMna a Ciritancchia., « fiia esuidiC 
Giuliano: d« Usdici fratalia di Lcuvoao traditore. I '^^ 
FrancMÌ irriliti da thols meataw pmgstvto alU 
•aMki dei Marchese , e ia Breve tempo tutta la di- 
&B:d«UaPiaxxR restò uucaraenta appoggiatoi alÌR 
cesisteiiM dal Fwtie' detto dello Stsonàa , doine era ' 
lapiA spella nnlÌKÌa,«lB. iBÌglioi]e'Bt^glierta..Vot 
le il Marchese che a qualunque rìschio se. ne iatc» 
prendesse l' assalto, eia notte: dei nere di Giugna 
In destuiataall' attacco fpwiroiio in eaBaeìica.tieii^ 
ts soldati' del Duca, e più dò quattiacento Mstaroaa 
IcFÌtì dai «assi cbc pioniba.TmBO dall' ailto^ma:!! Poiv 
te lìi. guadagnato per Iona , e lo Steosii iaeoniint* 
-ciato l'attacco^eooROSciutoil penetra sii fiigginek 
la DotbB sur «na Gslen a* Givitareccliia Ibscìbb. 
do a la Ghapello il oomand* di queUa. piaMza. Se le 
Galere dei Dona aTeesero ciicondsta il. Poeto , e 
SCOMO quei mari cdom dovevano^ il- Maresciallo, e 
Giuliano de MedlcisambfasBaccrtament» t)ssbitì>pre»< 
da delDuca, Espugnatolo StBoiico,esaimggiti tutti 
dalh fbg^ del Laogo Tenente dei-Re aodie:laHoo- 
M si arrese con-oondiiiane oboi f lancsai si partis- 
Mro- liberi., rostanda però prìgiontei» la Ghapelle, 
.a ooi' pavseass: il Mancheae di partlBuiia<iyoina:p« 
giustificaM ÌH-csao iUiaistri di<Eraniiì»U< perdita di 
<(|iiellh piaman; fìiroitariserTotituttLiiiiyieUi'Clieconi- 
segnati- dal Maocbeso all' armata ruoooo tnufenli a 
- Liecmo per qmw.sidnreil loro datino, ipiù riguae- 
deroli ita essi furono Ottobono dal Fiesoo autore 
della sollevazione di Genova'Qaiitn>it>DariayeAle»- 
Sandro Salviati ribelle dALfinea-.- L'sspugaaiionedi 
FoDteroole fu l'altiaw.impreaa.delMaEcbeaediM»- 
c^uuoj poiché aggntTatu dalle aoe: iadispoaiiioaì 



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96 STORIA. DI TOSCANA. 

^ dovè lasciare il comando dell' esercito tf Chiappa» 

di C. Vitelli per andare a curarsi alla patria, dovelusift- 

"^^gandosì di recuperare la salute; e trovare maggior 

pascolo alla sua ambizione finì di vivere nel mea» 

dì Novembre. Il pu]:J>Uco auribui al suo valore 1' 

acquisto di Siena, e il Duca Coaimo lo attribuì alU. 

propria vigilansa , e al proprio consiglio repiUand» 

fl Marchese un mediocre, e lento esecutore delle sua 

liaoluzioni. 

L* acquisto dì Portercole fu per il Duca di aom- 
ma all^rexza , e servì a sollevarlo dall' agitaaionft 
io cui lo averanD posto i sospetti di Carlo V. , e gtì 
intrighi dei SDoi IkÙnistri. Subito cfae fu presentata 
llll'Imperatore la capitolazione df Siena gli avversa- 
ri di Cosimo gl'ìnsinuaroDo esse» quell'atto obhro- 
'brioso , e indegno della Maesti di vn Iraperatwe 
perchè Donerà altro che una capitolaaione coni suoi 
ribelli. Dimostravano essi che il Duca gli toglieva il 
modo di usare con i Senesi la clemensa , o il rigo- 
re; cfae il rimetterli nell'antica libertà non cor- 
rispondeva alle ìntenxioQÌ diSoa Maestà di lasciare 
al Re d'InghilterrarassolatodominiodiquelloBt*- 
to , e che perciò sarebbe restato inutile tantn di^m- 
dìo iàlto per questa ganra. Sì aggiungevano le aft> 
{rete relazioni del Marchese, il quale asseriva che 
con la dilanone dì pochi giorni Siena si sareU» ar- 
resa a diacrezione ; ai esaminò il diploma di Luog* 
Tenente dato dall'Imperatore al Duca per questa 
gnerra , e ai pretese non esservi iàcolta così ampie 
■di trattare qnesto accendo ; sì rilevò esser questo un 
-colpo della sua polìtica per non avere le fbrza Spa- 
gnole al confine , e a questo oggetto aver promeas» 
-41 non erigere nuova fortezza , e .finalmente .che e- 
gli {vote{^«Ta.Ia libertà dei S«iesi ^ per potei* i»- 



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LiB. n. cir. V. s? ^^^ 

•ensibilinente ifersi padrone di quello Stato. Tutto j^^. 
ciò mosse facilmeote I' aDÌmo dì Carlo V. sospetto- di C 
Bo, e diffidente per natnra, a den^re a Cosimo la ' 
ntificasione , accennandoli in parte i motivi che lo 
determinavano a questa risoluzione. Avea il Duea 
promesso alla Repubblica la ratificazione nel termi- 
ne di due mesi ^ e sorpreso da così strano procede- 
re non sapeva a qua! partito appigliarsi vedendo leso 
il suo onore, mal ricompensato così importante ser- 
TÌzio^e laaua persona esposta a divenire il lodibrio 
di tutta l'Italia; prima perà di determinarsi pensa 
di giustificare la sua condotta rimproverando a Ce- 
sare la sua ingratitudine, o almeno la debolezza di 
lasciarsi sorprendere da Consiglieri maligni, asse- 
gnandoli un termine a dichiararsi di ratificare, o 
nò , le capitolazioni : Se Prostra Maestà , diceva e- 
gli, vuole usar clemenza coni Senesi ha ìi can^ 
largo perchè può restituirli l'antica , e vera loro 
libertà ; te gli vuol sudditi , può riformare il go- 
verno a suo arbitrio t e darli solo quella libertà 
che ha Firenze , giacché anch'essa ebbe le istesse 
capit<dazioni ;■ se vuole usar rigore , può a suo ta- 
lento disporre delle entrate pubbliche , e se vuol 
sangue , si contenti che in questa guerra nella so- 
la Città fon morti di' fonte, e di forra più di die- 
cimila abitanti f che le campagne sono neW ulti- 
ma desolazione , e che per molti anni non vi sarà 
ehi coltivi la terra. Dimostrò di non ignorare Tin-' 
trìgo dei suoi Ministri , e fece comprendere che la. 
capitolazione benché salvasse il decoro della Re- 
pùbblica dava peròa Sua Maestà tuttol'adito di di- 
sporre a suo talento della medesima, offerendosi an- 
oora di operare che i Senesi domandassero da per 
ae stessi la Cittadela , e la Sovranitàf del Re d' In- 

r. //. j 



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98 STORU DI TOSCANA 

~j^ ghilterraìcredeva però inutile la rìe^Qcazioliedena 
di C. Fortezza perchè quando vi era non era stata sufficien- 
*^^''^te a salvare la Città , e perchè a motivo della situa- 
zioiie , chi è padrone della Città non lia che teme- 
re della Fortezza in qualunque sito sia posta. Provd 
finalmente che allora non conveniva ritardare la 
capitolazione in tempo che a Roma sì eleggeva un 
I^ipa Senese , e che di presente insistei)do Sua Maer 
atà sul capriccio dei suoi JUìnistii a torgli l' ono- 
re non avrebbe guadagnato » perdere il più fedele 
alleato che abbia in Italia. Tali risentite giustifii 
CBzioni determinarono Carlo V. a ratificare il trat- 
tato mostrando però dì farlo a intercessitme il^ Re 
d' Inghilterra , e incaricò il Duca di usare tutta la 
Mia prudenza anÌDchè ìnaensibilmente quei Gtta- 
diui si scordassero dell' antica libertà , e ai adattasi 
«ero a vìver quietamente sotto il governo di un so- 
lo. Approvò che il Duca tenesse in pegno , e gover- 
nasse sovranamente le terre conquistate in quello 
Stato , e deputò Don Francesco di Toledo al gorer* 
no di Siami , e alla custodia dalle Piatie di Orbe- 
tello , e Portcrcole , fintanto che il Re d' Inghilter* 
ra ivon avesse preso ulteriori risoluxionì per dispor- 
re dì quello stato. Ciò non fa tutta oompìaoenu dell' 
Imperatore, poiché le circostanze dei suoi afiàri ia 
Italia esigevano di contentare il Duca per non ave- 
re in esso un nnovo nemico mentre i Francesi à 
avvantaggiavano alla Corte di Roma ^ e ti Papa si 
mostrava tutta propenso per aecoodarli. 

Fino dalla fine di Marzo era morto in Roma Gìn- 
lio III.^ con opinione universale di non essere stato 
utile a veruno, ma con singolare dispiacece del Du- 
ca il quale oltre i comodi, che rìcavaTa dallo Stato 
Ecclesiastico per la ga»m rinuneva impegnato a 



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LIB. n. CAP. V. 99 

àdénipire H matrimonio di sua figlia cou Fabiano . ^ 
di Monte. Foste indolenza, o riguardo, il Papa la-di C. 
sciò questo nipote in bassa fortuna, e in tempo ap- '^^' 
punto che Cosimo trattava col Re Filippo di assicu- 
rarli qualche stabilimento nel Regno. La Sede va- 
cante risvegUò l'ambizione dei Cardiliali, ma più 
dì tolti si distinse a brigare il Cardinale di Ferra- 
ra. Piero Strozzi propose ai Cardinali Francesi di 
iarlo eleggere con l'appoggio di seimila fanti da spin- 
gersi Terso Roma per il Ducato di Castro. Il Duca 
di Ferrara propose a Cosimo il matrimonio del suo 
primogenito con una soa figlia purché il Papato per 
il Cardinale suo fratello fosse il frutto di questa al- 
leanza. Il Cardinale Farnese roleva un Papa a suo 
modo per assicorare al 'Duca Ottavio la Stato di 
Parma , e tentare ancora la recuperazione di Pia-. 
ceuza. Tutte queste pratiche furono prevenute dai 
Cardinali, ì quali il dì g di Aprile elessero per ado- 
razione, e non per scrutinio Marcello Cervini oriun- 
do da Montepulciano , ma però domiciliato in Sifr< 
na. I Francesi crederono che egli dovesse esser ne- 
mico dell'Imperatore per gl'impegni sostenuti con- 
tro di esso nel Concilio di Trento, e gl'imperiali fu- 
rono assicurati delle sue rette intenzioni , che non 
potè efiettuare perchè ventitré giorni dopo la sua 
elezione finì di vivere. Il disinteresse , 1' austeritìi e 
l'alienazione dai suoi nipoti dimostrate nel prioci- 
pio del suo governo fecero che l'universale lo com- 
piangesse sinceramente. Questa mancanza animò di 
nuovo ì Cardinali a brigare , e il Duca di Ferrara 
non tralasciò di tentare Cosimo, e i Farnesi per uni- 
ri i loro voti a quelli di Francia, e inalzare suo fra- 
tello al Pontificato. La diffidenza fra le Case di Fer- 
rara, e Farnese insorta fino dai t#mpt di Paolo IH. 



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iM STORIA DI TOSCANA. 

non pernietteTO di unire i loro interessi, perciò rì- 
di evoltosi a Cosimo afEnbègli guadagnasse ivotidellì 
f535 Impemli , oltre la già progettaU alleanza, gli pro- 
messe ancora la restituzione delle Piazze che teae- 
vano i Francesi nello Stato di Siena. In tal guisa i 
doe partili Imperiale , e Francese si contrastavano 
con i loro artifizi l' elezione del Pontefice , quando 
il Farnese unitosi col Cardinaledi Toledo potè com- 
binarli li a3 Maggio nella persona del Cardinale 
Gio. Pietro Caraffa Napoletano. Prese il nuovo Pa- 
' pa il nome di Paolo IV. , e siccome era &ndatore 
dei Teatini, e aveva opinione di Santità, di dottrì- 
pa, e di zelo, s'immaginò ciascheduno che ei do- 
vesse essere il restitutore della gloria, edella digni- 
tà Pontificia. Ma nel variare condizione variò anco- 
ra carattere, poiché appena assunto al Pontificato 
adottò il fasto Regio, e fece conoscere che il suo prì- 
-iDO pensiero era quello d'ingrandire i nopoti. Si aco- 
prì subito nel suo contegno un eccesso di superbia, 
e di arroganza, un ambizione senza limiti, eduna 
-estrema debolezza per i nipoti. Benché in età d»- 
crepita non ù curò di occultare i difetti del suo tem- 
•peramento, che la portava ai più sfrenati eccessi di 
collera disonoranti il suo grado , e la sua dignità ; 
.poche settimane dopo la sua elezione non ebbe ri- 
guardo di trattare a pugni , e oalci il Lnogoteneate 
del Governo di Roma, e di pelar la barba a un Ava- 
baiciatore di Ragusi. Non risparmiava villeoìe a per> 
Rone dì qualità , e l' Ambasciatore del Duca risentì 
anch' esso gli effetti delle sue stravaganze. Avendo 
Cosimo dichiarato ribelle l' Are ive^ovo di FireU'. 
«e> e sequestrato i frutti di quella Chiesa sul Mout* 
della Piet(( , voleva il Papa ohe gli fossero restituì. 
* -ti, e minacciò con un fireve il Duca in caso dì eoa* 



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lÌ6.lt.CàP. V. loi ^^ 

ti^aVenziòiie ; fu replicato die le rendite Ecclesiasti* j^^ 
che non dovendo servire di aiuto ai ribelli per fardi C' 
là guerra contro il lor Principe, il Duca avea ope-'"^ 
rato giustamente a impedire questo efGstto , tanto 
più che dava a Sua Santità tutto l'arbitrio d'iinpie- 
garle ih benefìzio dei poveri j ma insistendo Ìl Papa 
che si coDosciesae in Roma la Causa della ribellione 
deir Arcivescovo , -e non soffrendo coutradizioae , 
stacciò con termihi assai villani l'Ambasciatore dal- 
k sua presenza. Gosìstranomododiprocederecom- 
binato con la parxialità che dimostrava periFran- 
cesi, e l'attaccamento con i Ministri dì Francia k' 
ce cbiefamente comprendere al Duca quanto l'eie' 
xione di un tale uomo fosse giunta in mal punto 
per la quiete d' Italia in tempo che le ciircostanze 
dell'Imperatore, e le sue erano assai perigliose. 
■ Dopo che Carlo Vv e Enrico 11^ aveano per quat' 
faro anni con si ostinata guerra afflitto, e disastrato 
tente nazioni, la Regina d'Inghilterra si adoperò di 
giovare all'umanità con proporre un Congresso per 
trattare le condizioni della pace. I Ministri della 
Regina mediatrice intervennero a Cales , quelli di 
Carlo V. a Graveling, e quelli di Francia a Àrdresj 
grandi furono gli apparati, ma brevi ìé pratiche , 
poiché non convenendo le parti fu disciolto il Con- 
gresso subito che i Francesi furono assicurati che il 
Turco avrebbe spedito la flotta; si rese perciò ne-> 
cessano di rinforzare gli eserciti, e specialmente in 
Italia, dove i Francesi nel Piemonte facevano dei 
botabili progressi. Fu spedito in questa Provincia il 
Duca d'Ai va col comando generale delle armile con 
la plenipotenza del Governo tanto nel Milanese che 
nel Regno diNapolij portava egli ilonsolo le intenzio^ 
Mi delRcFJippo appra la direzione della guerra ttu 



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iM STORI*, m T0SC4HA. 

j^j,^ ancora l'ordiDe espresso dì consultare con Conmo t 
di C mezzi perriescirvi felicemente. Fensara il DocaCo* 
'^^simo che assicuratele piazze del Piemonte e del 
Milanese per far fronte a Brisad, e monìte le spiag- - 
gie del Regno di Napoli con vari corpi di cavalle- 
ria postati opportunamente per difendere il pae- 
se dall'aroiata Turcbesca , il nervo delle ùtrze si 
riunisse tutto nello Stato di Siena dove era opporr 
tuno per accorrere con celerità nel Milanese o uel. 
Regno, e eccupando le Piazze dei Francen tenera 
in st^ecione il Papa, del di cui malumore già co- 
minciava a temersi. Giunse il Duca d'Ai va in Italia 
nel mese di Giugno j e avido di acquistarsi gloria 
contro i Francesi trascurò i consigli di Cosimo , e 
v'impello a gunreggiare con i medesimi nel Pie- 
monte; ciò fu causa che dopo l'espugnazione di Pur- 
tercole essendo richiamate nel Milanese le truppe 
Tedesche, e Spagnole restò snervata affatto la guer- 
ra nello Stato di Siena , e attesa la debolezza delle 
forze da ambedue te parti tutte le ostilità si ridussero 
a devastazioni, incend), e rapine sulle frontiere. Ha 
durò poco questo trattenimento perchè l'armata 
Turchesca composta di sessantotto Galere , e vMi- 
ticiuque Galeotte, e coraandata dal GorsaroOra- 
gut passato il Faro minacciava di venire a ripren- 
dere Portercole. Fu perciò necessario che il Duca 
rtwisse alla marina tutte le sue genti , [MVCU- 
rasse dei nuovi rinforzi, e attendesse alla difesa di 
Piombino, e dell'Elba. Non può esprimersi quanto 
questo avviso ravvivasse Vanioto dei Senesi di Hoa- 
talcino i quali anelando di contìnuo alla recupera- 
zione della patria , e della libertà * s' imaginavano 
già prossimo quel felice momento. Aveano essi per 
loro maggiiH- lusinga eretta in &|<»itali;ino la nuova 



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LIB. IL CAP. V. mi 

Repubblica a simUitudìne di quella di Siena^ ed a- ^^^ 
TesDo creato ud Supremo Magistrato composto didi Ci 
Quattro soggetti, e del Capitano di Popolo^ l'intito- '^^ 
Iasione di questo Magistrato era: // Capitano di 
Pepolo , e i Deputati alla dijksa della libertà di 
Siena. ComaiulaTa le truppe Francesi il Generale 
Soubiae già Luogotenente del Re ta Panna, a cui 
lo Stroui prima , ài fuggire da Port«x:ole avea 
^[tedìto la patente di suo Lu(^otciienl« Generale 
Mei Dominio dì Siena. Per profittare della oppur- 
tunità della Flotta imaginarono essi dì fare ogni 
aforzo per riunire un corpo di truppq , e men* 
tre le forte del Duca fossero occupate alla mari' 
Ba , fare una diversione , e tentare un acquisto 
importante nella Valdìchìana , o almeno occupa- 
re qualcbe posto forte verso Siena per SBseitare 
qualche reroluBÌone in qudlaCittà^ tal efieCto dal- 
li Stati di Castro, e di Pitìglìano levarono huou nu- 
mero di truppe , e sortiti in campagna s'impadro- 
nirono di Crevoli, e tentarono BuonoHivento. An- 
che nella VaMichiana la guaroìgionedi Chiusi ten- 
tò di sorprend«e dei Castrili circ(HiTÌcÌni , ma fu 
rìspìnta con perdita. Questi successi siccome impe- 
«tivano al Duca il distrarre una parte della guarni- 
gione di Siena per accrescerla all'esercito, che pre-- 
parava sulla marina, t'obbligarono ancora a procu> 
rare maggiori rinforù , e tener viva da più parti la 
|uerra. 

L'esercito che il Duca riuniva in Maremma era' 
Mmposto di novecento SpagnoK , dnemilaciuque- 
ceato Tedeschi , duemila Italiani , e cinquecento 
cavalli sotto il cereando di Chiappino Vitelli. La 
terra di PiombtBo poco provvista , e fortificata do- 
V«a .esser difesa da questo esercito e perciiì il Du- 



.,Cotiglc 



io4 STOBi\ DI toscana; 

Aj, ca avea ordioato che si postasse vicino alla med^ 
di 0' sima per impedirne l'assalto. Intanto la Flotta Tur->^ 
'^^^chesca passato Ìl Faro senza mai posarsi giunse li 
1 2 Luglio alle bocca superiore del canale, di Piom- 
bino> La prima impresa fu il distaccare venti Ga- 
lere e assaltare Populonia dove gli abitanti esseu' 
dosi ritirati nella Ròcca si difesero con valore^ 
e furono soccorsi della carallerìa del Vitelli; pro- 
seguendo il suo corso messe a terra a Piombino 
tremila cinquecento Turchi , i quali incontrati dal 
corpo dei Tedeschi furono ributtati^ e sconfitti. Mo^ 
rirono in questa azione più di quattrocento Turchi, 
fra i quali un capo di Giannizzeri, e moltisi ann^a- 
rono fuggendo; pochi restarono prigionieri perchi 
ìl furore de' soldati non perdonava la vita; dei Te- 
deschi solo perirono quattro^ e molti ne restarono 
feriti; un altro corpo di duemila Turchi che già en 
sbarcato vedendo la sconfitta dei suoi piutloso che 
soccorrerU ritornò precipitosamente all'armata. Ve- 
dendo DcagQt mal principiata la sua spedisìone ri- 
tirò imiBediatameDterarmatadalLitt(H*ale di Pioni'- 
bino,e postandosi sulla spiaggia dell'E Iba verso Luo- 
gonequiviaì trattenne aspettando la Flotta Francese 
composta di a5 Galere per giuntarsi con la medesiina 
con animo di assediare Portoferrajo, e tentare uora- 
mente con più vantaggio Piombiuo. Profittando in- 
tanto delle Cale^ e piccoli Porti di quell'Isola per di- 
leudersldaì veDti,che la travagliavano, abbruciava 
e desolava ì villaggi abbandcmati dalli Elbigini , ì 
quali con i viveri, e loro robe ai erano refugiati in 
Ferra jo. In tal positura si trattenne la Flotta Tur- 
cbesca per due settimàQe in quell'isola , ma final- 
mente coubinatasi con la Francese si partì dall'El- 
ba verso Corsica per soggettare intieramente que}* 



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UB. lì. cu». V. leS 

Vls(^- Trovò i Genovesi ben preparati alla difesa , ^^» 
« seuza molto profittare per i Francesi contenta del- di a 
Ifi desolazioni fatte se ne ritornò nel Settembre a'^^^ 
Costantinopoli. La ritirata dei Gallo-Turchi dalle co- 
ste della Toscana diede a Gwimo tutto il tempo di 
premunirsi per il caso cbe ritornassero , fortifican- 
do Piombino, e Portercole con guarnigioile, vetto- 
vaglia e QHiDisioni. La Repubblica di Montalcìno 
con un corpo di tremilacinquecento reclute inquie- 
^va la Vaktichiana, e' tentò ancbe l'assalto di Lu- 
cignaDo; in queir infelice paese fu impiegata tutta 
l'Estate in diverse piccole scaramucce, saccheggia- 
menti , e incendj che finirono di desolarlo. Se dopo 
l'espognazioDe di Portercole tion fossero state rì- 
chiamte tutte le truppe Imperiali , certamente il 
Duca avrebbe discacciato i Francesi da quelle piaz- 
ze, e perciò malsoffriva che per sodislàre alla vani- 
tà del Duca d'Àlva potessero i Francesi , e ì ribel- 
li in coai piccolo numero escire in campagna eoa. 
tanta baldanza, e offendere con tanti insulti la glo- 
ria delle armi dell' Imperatore, e delle sue. Perciò 
fece istanza di nuovi rinforzi, e per sollecitarli più 
jacilmente procurò che Carlo V. , ottenesse dai Se- 
nesi quelle sodisfazioni, che non li pareva aver ric«' 
TU Lo nella capitolazione. Operò pertanto che in Siena 
fòsse ben ricevuto Don Francesco di Toledo,edop(» 
aver tolte con tanto rigore tutte le armi a queiCitta- 
dini in parte con lo 8pavento,ein parte con le lusinghe 
gli ridussefinalmentealpuDtodirenunziare solenne- 
mente alla loro libertà. Fu a tale effetto « nome del- 
la Balia decretato un atto, in cui dichiarandosi cbe 
i mali di quella Repubblica essendo derivati dalla 
iniquità di quei Cittadini, che avevano mancato al 
loro dovere verso Cesare, era perciò necessario per 



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io6 STORIA DI TOSCANA 

. ^ salute della patria procurarne la repiaraziane, peF- 
di Cciò deliberarooo : Che s' intenda conferita, e data 
*^^^ liberamente, e Uberamente danno, e conjèriscono 
ogni suprema autorità sopra il governo della Cit- 
tà j suo dominio, e giurisdizione nella potentissi- 
jtìa mano della Maestà Cesarea , e del Serenissi- 
mo Re d' Inghilterra riponendo pienamente pri- 
ma nel sommo Monarca del Cielo, e nella Hegina 
immacolata yergine Avvocata singolarmente j e 
Padrona di Siena , e dipoi ngW una , e nell'altra 
delle suddette Maestà tutta la protezione, defin- 
sione , patrocinio , autorità , governo, ed fmperio 
della Repubblica senza limitazione alcuna nwt o~ 
stante ogni cosa in contrario , e particolarmente 
la capitolazione , e ogni suo tenore etc. Applaudi 
la Corte Imperiale questo atto come uaeolpo di po- 
litica di Cosimo , il ({uale èra però sempre dì opi- 
nione cbe ai sarebbe ottenuto ristesse intento senza 
dare a quei GittadÌDÌ l'acerbo rimorso di essere stati 
loro aiem gli autori della soggezione. 

Mentre ritrovava tanta compiacenza nei Senesi , 
i ribelli Fiorentini cbe erano in Roma sdl>bene av- 
viliti da tante disfatte animati dal hvon dei Garaf-^ 
fa diedero al Duca nuovi segni di farxfre, e di ostina- 
zione. Dopo che il Papa avea eletto per suo S^re- 
tario Monsignor della Gasa reputato ribelle, e che 
con vari scritti avea denigrata la reputazione e la 
gloria di Cosimo, il favore dimostrato per l'Arci- 
vescovo di Firenze , la stretta amicìzia del Cardi- 
nale Caraffa col Maresciallo Strozzi , 1' avversiiHie 
del Papa alli Spagnoli, e finalmente la dichiarata 
protezione di Sua Santità a favore di tutti i ribelli 
di Cesare e del Duca^ tutto ciò fece risv^liare in 
costoro nuove speranze di libertà lusingandosi cbe 



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LIB. II. Cip- V. t07 

anco l'armi della Chiesa s'impiegherebbero pure j^^, 
una volta per rimetto-lì in patria. Si discoprironofti C* 
queste loro Tanitd allorché nella vigilia di S. Oio. '^ 
Batista furono dalla Chiesa nazionale tolte con for- 
za le armi del Duca e a quelle sostituito no Mar* 
zoccu col motto Senatus Populns Que Ftorenti- 
nus , e sebbene il Governo non denegasse man fw- 
te all'Ambasciatore perla reappo«iioDe delle pal- 
le , nondimeno fu rìcoooscìuto in questo successo un 
tacito favore per i delinquenti. Si aggiunse a tutto 
eiò la circostanza che essendo stato ammassato Gio.- 
Francesco Giugni, che aveva atterrato, e spezzato' 
le armi del Duca asseveravano i Fuorusciti ciò es-' 
sere accaduto di commissione di Cosimo , e per o- 
pera dell'Ambasciatore, tanto più che gli uccisori a- 
Tevanotrovato l'Asilo in casa dell'Ambasciatore Im- 
periale ; ciò siccome rendeva poco sicura la persona 
dell' Ambasciatore fu necessità che Cosimo lo mu- 
tasse. Ma quello che più di ogni altra cosa lo pone- 
va in agitazione era il modo di vincere l' avversti 
natura del Papa, e contenerlo nei limiti affinchè non 
innovasse contro Toscana nel tempo appunto il più 
pericoloso, e il più facile a farli pèrdere il frutto 
delle sue vittorie- Vedeva ormai i Francesi dive- 
nuti dominanti a qaella Corte , sentiva minacciarsi- 
ima l^a per ricuperar Siena , e occuparU lo Stato , 
conosceva l' ambizione dei Caraffa che spogliavano 
i Colonnesi dei loro Stati, usurpavano i Feudi della 
Caaa Baglioni , e quelli del Conte di Bagno , e men- 
dicavano speciosi pretesti per fare l'istesso tratta- 
mento alli altri Baroni-Romani; giit parea ritorna- 
to il Pontificato di Alessandro VI., e risorto dalle 
sue ceneri il Valentino. L' imperiosità , e arroganza 
del Pontefice voleva umiliazione da tutti i Pnnci-- 



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io8 STÒKtÀ bl TOSCÀRA 

^„ pi , e perciò Cosimo risolvè di praticare cdfl ébo Itf 
di C-Tie della dolcezza , e della sotnmissioDe senza per& 

'^^^ offendere la sua dignità. Nella pebdensa dei frutti 
dell'Arcivescovo di Firenze dichiarò finalmenre che 
il sequestro stava a nome di Sua Santità per poter 
dÌ8|>orre di essi , confidando che non avesse a con-> 
sentire che andassero in potere dei suoi ribelli ; fe-> 
ce anco segretamente lusingare ì Caraffa di entrar* 
in trattato d' imparentarsi con essi , e senza darli 
attacco d' impegno procurò di pascerli di questa va- 
Da speranza. Per secondare la vanità del PouLefi- 
ce risolvè di spedirli una solenne , e fastosa Amba- 
scerìa per renderli l'obbedienza, deputando a que- 
sto effètto quattro dei principali Cittadini di Firen- 
Kj affinchè con tutto il fasto, e con numeroso ac- 
compagnamento dicessero risplendere la grande>« 
za del Principe ohe gli sjpediva > e la dignità di quel», 
lo a cui erano inviati. L'Ambasciatore di Carlo V. 
e quello del Re d'Inghilterra onorarono con la 
prese&fa 1' introduzione delli Ambasciatori del 
Duca , e Niccolò Guicciardini uno di essi fece am- 
mirare da tutta Roma la sua eloquenza. Queste va- 
ne apparenze sollecitavano l'ambizione del Papa , 
ma non la saziavano poiché oltre gli onori voleva 
ancora deUi Statile non esser da meno di Clemen- 
te VII. , e di Paolo 111., che aveaoo saputo cosi be- 
ne collocare in grandezza le loro famiglie ^ ma i po- 
sti erano già occupati , e solo vi era da sperare sul- 
lo Stalo di Siena , e questo conveniva rapirlo all' 
Imperatore^ e al Duca; del primo temevano le Sar- 
9e, e dell'altro l'accortezza, e la sagacìtà. Ciò non 
ostante sotto pretesto di tenere in dovere i ribelli 
dello stato Ecclesiastico si fece in Roma nna gran 
leva di truppe j eil Popolo Romano favorito con pri' 



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UB. 11. C&P. V. i«9 

TÌl^j , e con grazie sì distinse nel somministranie ^^^^ 
un corpo di ottomila faoti ; il vecchio Papa cavai- di C 
ed Pontificalmente , e con grande accompagnatura '^^ 
per'farela rivista di ({ueste genti. IlDucad'Àlvafe- 
ce accostare le milizie di Napoli ai confini della 
Chiesa j e il Dnca Cosimo rìnforxato|di Truppa mu- 
niva le frontiere , e pro&eguìva la piccola guerra con- 
tro i Francesi in Valdichiana , e in Maremma. Il 
Papa minacciava l' Ambasciatore Spagnolo , ed ebbe 
la sdocchezca di ordinare al Cardinale dì Toledo 
che eaortasse^la Duchessa di Firenze sua nipote a 
vestirsi a Bruno perchè volea punire il Duca dei suoi 
errori denominandolo ^Jtglio del Diavolo. 

Se l'amtnzione, e il furore guidavano gli afiari 
alla Corte Papale, ■ quella dell'Imperatore la de* 
bolezza , rimbecillitj^, e l'intrigo preparavano nna 
mutazione delle più sorprendenti. Dopo che in oc- 
casione del Matrimonio con la Regina Maria d' In- 
ghilterra avea Carlo V. dichiarato il Principe Filip- 
po Re di Napoli, e Duca di Milano, la Regina Ma- 
ria dì Ungheiù» ì) Vescovo di Arras, e gli altri del 
Consiglio dell' Imperatore fecero ogni sforzo affin- 
chè il nuovo Re non s' impadronisse delli affiirì di 
questi Stati , quali solamente li erano partecipati 
perchè ne dicesse la sua opinitmeirisolvendoli poiil 
consiglio a nome dì Cesare. Ciò {«vdusse un dissìdio 
ministeriale, a una insoffribile lunghetta nelle ri< 
solnzioni dimodoché i reclami dei popoli , e i fìs«v< 
timenti del Re Filippo vinsero l'ainbiziDne del Con- 
«iglioj e l'indolenza dell'Imperatore. Ma siccome 
fino dal i548. la salute di Carlo V. era talmente 
abbattuta che si rendeva inabile alla applicaiione , 
e alli a&ri , e l' estrema passione per figlio gli ia- 
cea credere che per auicurarli k successione di tau- 



;,.Cot'''jlc 



.IM STORIA DI TOSCANA. 

.^ U Stati dÌTui fra loro , sicuro mezzo era il cUrglie- 
ji C ne il possesso la vita , riaoKè di renuuziarli aoowa 
i^^gli Stati ereditati dalla Gasa di Borgogna riservan- 
dosi la Spagna ^ dove sperava trovare riposo a tanti 
travagli , e maggior ristoro alla sua salute ; lo solle- 
citò a questa risoluzione il riflettere clie un tale atto 
interessando maggiormente gì' Inglesi alla conser- 
vazione della Fiandra , gli arerebbe più iiicilraente 
determinati a mpv«« le loro armi contro la Fran- 
cia. Le sue indisposizoni furono.il solo motivo che 
addusse nella circolare spedita ai Friucipi , e Stati 
di Fiandra intimandoli a interven ire all' atto della 
renunzia per il dì i4- Ottobre. Fu esso effettuato il 
dì 35. di detto, mese nella Sala grande di Brussel- 
les dove l' Imperatore comparve con una veste sem- 
plice di panno oero^ e parlò alli Stati con molta 
enei^ìa fintanto che non futnterrotto dal pianto, e 
dalla tenerezsa di lasciare il paese nativo , e così fe- 
deli rassalli. Questo siorzo gli suscitò maggtormm- 
te le sue malattie , e mancanae di spiriti in modo 
che sempre più si roideva incapace d'invigilare alli 
afiari dell'impero ^ e della. Spagna che tuttavia gli 
restavano. Il Duca Cosimo trovò in Filippo più b^ 
Cile corrispondenza non aoio pa: la stima che quel 
Monarca avea fino allora dimostrata per i suoi ta-' 
lenti , ma ancora per l' amicizia , e panialiti cha 
sapeva avere per esso il suo più confidente Ministro 
Ruy Comes de Silva ; e perciò ottenne sobito una 
sovvenzione di centomila ducati per le spese della 
guerra di Siena, e un soccorso di vettovaglie dalla 
Sicilia e da Napoli , giacché la Toscana era afflitta 
dalla più orribile carestìaJn questo anno erano man- 
cate- universalmente in Italia le raccolte , e nello 
Slato di Siena erano tre anni che non si racct^lic* 



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LIB. li. CAP. V. tu 

s», « non ai scmiDava, e neppure vi era speraoHi ^^ 
di seminare io questo anoo. Tali rinforzi lo poserudi C- 
in grado di riunir nuove truppe par contìnaara la* ^ 
gueira contro i Francesi, e tentare l'asaedio di al- 
cune delle loro piazze più vicine allo Stato della 
Chiesa ad oggetto d' ioipedirlì i soccorsi da quella 
parte. Chiappino Vitelli ebbe il comando di questa 
nuova spedizione la quale si consumò ilell' assedio 
dì piccoli Castelli e Terre senza nome, e in coati* 
Due scaramuccie. In Siena essendo morto Don Frati' 
Cesco di Toledo fu sostituito dal Be Filippo in quel 
governo il Cardinale di Mendozcadecto comunemen- 
te dì Buigos , il quale seguitando le insinuazioni di 
Cosimo non tralasciò veron mMzodidolcezUjedi 
autorità per mantenervi la quiete , • farvi esercita- 
re la giustizia. La fiaccheEza, e la povertà dei Be-* 
pubblicani di Montakino averdd>erodaper se stes-» 
se terminato la guerra te il furore de] Fapa rinvi- 
gorito ogni giorno più dai Franceai non avesse som- 
ministrato alimento per questo fuoco. 

Il contegno ossequioBo, e reverenxiale, che il Du- 
ca tenera col papa, e la dichiarazione da esso fatta. 
di n<m volerù mescolare nelli interessi del Conte 
di Bagno y boichà suo raccomandato raddolcirono 
alquanto la di lui ferocia; l'istesso sistema adottato 
dall'Ambasciatore d^ Re Filippo, e la dichiarazio- 
ne che Sua Maestà non pretendeva di farsi giudice 
delle querele tra Sua Saatit&^aiColoDDesiaoquieta- 
rono il primo impeto , ed operarono che si ritiras- 
sero respettivamente dai confini le truppe. Ma non 
per questo si ristabilì la tranquillità, e si frenò l'am- 
bizione del Pontefice , e dei nipoti , i quali conti-' 
nuamente istigati dai fuorusciti di Napoli ambiva- 
no già a togliere quel Regno a Fili|^. I Francesi 



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in STORU DI TOSCANà 

j^j, offerivano la loro alleanza non perchè reputassero fa- 
di Ccile I9 conquista del Regno, ma ìmpeguato ilPapa 
* a £ir lega con essi speravaDO di prevalersi delle di 
lui forze per la recuperazione di Siena; perriescii'e 
in questo loro dìsegnoaodavano immaginando iio* 
.prese, e cooqniate per foDdare la graudena di Casa 
Garafiaj e il Duca di Ferrara impegnando alla Cur- 
ie il partito dei Quisi, e il favore della Regina fece 
che il Re naturalmente avido di gloria , e ansioso 
di cuitrastare a Filippo il Domiuio d'Italia s'inte- 
ressasse fèrvidamente in questa intrapresa. I Car- 
dinali di Lorena e di Tournoo furuao iocaricati di 
stabilire in un trattato con Sua Santità il |Haao di 
esecuztiHie dell'Impresa, e le condizioni opportune 
per l'interesse scambievole delle parti. Li i5 di Di- 
cembre fu segnato il trattato in vigore del quale il 
Re impegnava tutte le sue forze per difmdere il IVi- 
pa,eiCarafG dovendo mandare io Italia dodicimila 
iaQti, e cinquecento cavalli; si obbligava il Papa di 
cmtribujre diecimila fanti , e mille cavalli per ce- 
miDciarsi la guerra nel Regno, o in Toscana secon- 
do che si giudicasse pia espediente nell'occatio- 
ne. II secondogenito del Re dovea essere investi- 
to del Regno di Napoli da cui peni si smem- 
brava una porzione per accrescersi allo Stato Ec- 
clesiasticOf e un altra per darsi in libera Sovranità 
a CarafB. Si stabiliva il censo da pagarsi ilìk Cam»> 
ra , la tutela del Re Pupillo , e altre condizioni ri» 
guardanti l'utilità della Chiesa , e il supremo Do^ 
minio che il Papa si riservava sopra quel Regno. 
Fu tenuto occulto il trattato afGnchè gli Spagnoli , 
« il Duca non si fortificessero, e per aver tempo di 
far venire l'armata Turchesca contro il Regno per 
«ecoDdareleoperazioiii.G*sìiifoQdatoredeÌTeatÌBÌ 



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LIB. n. CAP. V. iiS 

« ìt pia ardente promotore della Inquìsisìone dì- j^^. 
Veono alleato de; Tnrcbi per sola ambizione didiC, 
far graadi i nipoti. Anco il Duca dì Ferrara entrò ' ^ 
in 1^ con i Francesi, e ù tentarono inutilmeate i 
Veneziani. 

I Oaraifi attesero a reclatar milizie, e a fortidca- ,55^ 
re Palliano tolto già ai Colonna, e Piero Stròfi ven- 
ne a Roma segretamente affine di concertare l' e- 
secuziune dell'impresa di cui doveva essere il Iìi-> 
rettore. Ricevè straordinarie accoglienze dal Papa^ 
che lo baciò in presenza dei cortigiani, e fu magni" 
ficamente alloggiato nel quartiere dei Garafià ; te- 
neva delle conferenze notturne col Papa , ìlquate 
non si saziava di encomiarlo per i) «no valore, e 
per la pietà poiché nella guerra di Siena aveva oh* 
bligato i soldati ad osservare la Quaresima. Gorl^- 
giato sempre dai raornsciti di Firenze vigilava al- 
la sua «curezza perchè temeva delle insìdie di Co* 
simo. Incaricato di visitare le farti&cazioni dello 
stato Ecclesiastico si abboccò alle frontiere con Sou* 
biae, e confortò i Senesi di Montalcino a sostenersi , 
facendoli sperar prossimo il momento di ricuperar* 
la patria . Insospettito da queste pratiche pensò Ìl 
Buca alla sicurezza delle soe frontiere e a prosegui* 
re la guerra partiodsrmente nella Valdicbiaoa, do 
Te fu espugnato Sarteano luogo forte e difeso da quaU 
trocento Francesi, e il Castello di Getona dove e* 
rano a difenderlo dugento di essi. Tali vantaggi pe- 
rò non lo rendevano piii sicnrq, e tranquillo riftet- 
tendo alla propria debolezza , e allo scuncort^ , in 
cai erano gli affari del Re Filippo in Italia. 

Dopo la renunzia delle Fiandre avendo asstiuta 
il Re Filippo la libera aniaiÌDistraùone^ e governo 
dalli Stati' cedutili conobbe fàcUm^te che man-' 

r. //. 8 



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1,4 STORIA. DI TOSCàKA, 

"Tj^*^**^** ** **"^' ' ** sovvenzioni di Spagoa ew totaU 
tìi C. mente impOMÌbìIe il sostenere il peao della guwra, 9 
iSSSpercià Ted«va imminente il caso di dover «occom- 
bere, ricevere dal nemico coodiaionì le più um*-r 
lianti. lì dissidio ministeriale delle duo Certi cmv 
tribuìva non poca a interporre delli ostacoli , di- 
modoché in breve la mala inteUìgenaa ù comuni-. 
co ancora fra padre, e figUo. U Fiandra era ewu, 
•ta per le molte contribuaioni e donativi ricavati 
dalTlmperatore per soaieuere U guerra sulle fron- 
tiere; il D«cato di Milano era del tutto desolato , e 
distrutto dalle guwre obe lo aveaao afflitto fino dal 
i4q4 i nel Regno d» Napoli non ai <ra atteso che * 
premere (juei popoli j e le Regie rendile erano in 
gran parte alienate. Tali ragioni mosaero il Re Filip- 
po a preKOtarsi arditamente al padre supplican- 
dolo a farli la ceasione della Spagna, o a ripigliar- 
«i tutto quello che li avea dato finora, non ai te- 
nendo sicura di poter conservare tutto sen» le fop- 
I» di Spagna, nò volendo ac^iacere alla vei^ogn* 
dì qualche perdila. Benché Tardire di Filippo al- 
teraHe Ift quiete dell' Imperatore , li cagioow< 
te. gV iosnlti delle sue indi^iQsiitioai , nondìmena 
prevalse in euo la tenere v» di padre ^ e fu allora 
che ù determinò a spogliarsi del tutto^ e seppellire 
in un Chioitrole«uegrandeii^.lldìi6diGennaTtt 
£hce la renunwa dei Regni di Spagna e di Sicilia, cho 
arano i soli che penaava di riaerrarai ; difl^i qori- 
la della Corona: Imperiale per tentare d'indwre il 
fratello, 9 i nipoti a coirteutarai d» collocate il R« 
Filippo in grado di cena^uirla a ano tempo. Qiic« 
Ito aucoQsao fece deaidecacft al nuovo Re di Spagna 
di poter dar princifàa al ^ovareo dei suoi Stati coq 
qualche tranquilli^, « perciò mentre alla BRdia di 



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tre. n. CAP. V. ii5 

Vaucellea presso Cambra; si teneva ito coogref- ^^ 
K> per il baratto dei prigicHiieri easeudo state fattediC 
dai Fraocesi delle proposizioni di tregua, coatribui *^^ 
che si deveoisse allo stabilimento della medeairaa* 
Iia Corte di Francia non era in miiuvi disastri dì 
quella di Filippo II. per aver bis(^no di riposo, • 
di più vi si aggiungerà la forte inclinazione del Gon- 
tesUbUe procedente da intrigo, e passitmi di mini- 
stcro. Siccome questo Ministro Ai era sempre oppo- 
sto a qualunque spedizione, e impano del Re nel- 
le cose d'Italia , mal soffriva che ad onta sua dai 
Guisì, e dal Cardinale di Lorena , n fosse stabilito 
questo nuovo trattato col Papa, quale oltreché da- 
va adito ai suol avversari di avvantaggiarsi in suo 
pregiudizio nel favore del Re conosceva ancora il 
disastro , che apportava alla Monarchia in così de- 
plorabili circostaoni profittando perciò dell' a«- 
senza del Cardinale dì Lorena , e dell'occasione di 
rendere inutili i suoi negoziati col Papà , ristrìAae 
con ì Ministri Imperiali la pratica , e il dì cinquf 
di Fet^rajo restò segnata tr^ i du* Monarchi una 
trsgoa par cinque anni , noi qual tempo ciascuao 
dovesse rìtenAv tutto ciò che avea ocoupato fino a 
quel giorno per aver ìuogo di devenir* più faoiU 
nente alla conclusione dì un trattato di pace. Tot^ 
ti gli alleati delle due Potente vi fqroao coiopreai 
« fra quelli deU''Impeni(<H'e il Duca Ge«mo relat»^ 
'VamentA al suo Stato, e alle piasse che occupavano 
i FniBcesi nel Dominio di Siena; fu fiuate il ternp* 
di sei settimane pA la ratificaiionei e sicoame l'in* 
tensione del fie Filippo era che il termitie di que- 
sta tregua non oltrepassasse ì tK aaai « credè che 
oOeadesse non ptco le soa tteria Jo aoceuarla co* 
owtdirioni coù ivuitaggiose, ho MOfermaTMO m 



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1(6 STORIA SI tOSCANA. 

"^ questo sentimeoto le riiqostranze di tutti gl'intere*- 

ài C.sati nella guerra fra i quali il Duca Cosimo rtippre-- 

*^~>^Kntava che in cinque anni le Piazse della Bepub-> 

blica di Montalcino si sarebbero rese inespugnabìU 

e sarebbero divenute l'asilo di quanti ribelli, e fk- 

cinorosi erano in Italia per dare cuntinue molesti* 

ai suoi sudditi, e macchinare impunemente contro 

il suo Stato. Premessero i Franresi di non fiire in. 

quello Stato innovazione veruna ^ e il Re adattau* 

dosi alle circostanze ratificò la tregua, che fu pulk- 

blicata in Brusselles li 13 di Marzo. 

CAPITOLO SESTO 

^ tregoa a QATfhnj[ dopa rarie c|)l"')ODÌ « ■ccettati aiN . 
con nello Stato di Siena. Il Papa ti prepan a invadere 
il Regno di Napoli , e il Duca d Alva tu preTÌene. 11 Duv 
ca Cmiinio si ati neutrale tra il Papa ,0 gU Spagnoli. I 
Franceai per meuo del Papa tentano dì tirurlo al Iure 
partito. Ottiene dal Re Filippo lo Stato di Siena in ^c^t 
da. Trattato &tto in ^irense per questa qoiicesaioDe. S\ 
esamiiwiio le (oadÌFioni de| n)edesiaio. 

Pendenti le ratificazioni della U^ua giunto io 
Italia, l'avviso della medesima risvegliò l'allegrezza 
in quelli che stanchi dai travagli , e calamità della 
guerra anelavano il riposo, aafflisse coloro eh? >g>* 
tati dall'ambizione aspiravano per mezzo delle ar- 
mi a fabbricarsi la propria grandezza. Il Duca Co* 
simo ne ppovò dispiacere, non perchè fosse aliena 
dalla quiete, ma perchè nelle sue circostanze la tre- 
gua gU era pregiudioiale, e forse più dannosa deUa 
gn«-ra medeaima ; poiché le turbolente insorte nello 
Stato Eiodeaiastico, dove Io Strozzi dirìgeva il F«* 
pa j e i Carafii, non permettevano alla sua vigilan-i 
■a di disarmare, e le piane ehe i Francesi teaeva-r 
no nel Senese «ssondQ jwf dÌTeoire l'anlo 4ci «loi 



^dbyGooglc 



t». II. CÀI». Vt. 11? ^^ 

Mmlcì M trovava esposto alle insìdie, e macchina» j^^j 
uoni senza poterle reprimere con la forza. Conoidi Gì 
Aceva quanto di mela voglia i Senesi si stessero uel- '^^ 
la soggezione delli Spagnoli, la deboliesza del presi- 
dio che era in Siena , e nelle piazze marittime , e 
&i era accorto della leggerezza del Cardinale di Bur- 
gos , il quale comidciaTa a renderlo sospetto al Re, 
• a metterlo in diflìdenza con la Balìa , e inalzava 
una Cittadella. sulle fovine di quella fabbricata già 
da Don Diego. Frattanto i Francesi di Montalcìno 
nella perplessità in cui erano delle condizioni della 
tregua tentarono con t^ni maggiore sforzo di occu- 
pare dei Villaggi, e Castelli circonvicini per trovar-* 
sene in possesso alla pubblicazione della medesima. 
Anche il Duca Cosimo non mancò di fìir l' istesso 
eoa pili vantaggio , poiché dalla parte di Valdichia- 
Óa , e da quella della Mareinma fece movere le sue 
Iruppè per occupare tutti quei luc^hi che fu possi-* 
bile, e vi stabili presidio per conservarne il posses- 
so. Ma restò assai sorpreso allorché venuta dalle re* 
spettive Corti l'opportuna partecipazione si trovò 
nel Generale Soubise della repugiianea per l'esecu-' 
aione^ e l'affettazione di vari pretesti per fuggire di 
concordare le condizioni. L' esempio di questo con- 
tegno procedeva dal Maresciallo dì Brìsac in Pìe^ 
monte , dove essendo insorte tra esso^ e il Marche- 
■e di Pescara diverse contestazioni sopra i possessi 
da ritenersi , si prolungava con sorpresa universale 
la sospensione delle arnpi- ^ Ministri Francesi d'Ita- 
lia addetti per lo piiì al partito della Regina^ e dei 
Guisi disapprovavano altamente ciò che il Conte-' 
stabile, e l'Ammiraglio aveano operato per render 
Vano il trattato concluso col Papa^ e con i CaraiUi 
Il Pepa iU'aTTÌN! della tregua dichiarò apertitne^H' 



';,.Cotì'jlc 



_ ti» STORIA DI TOSCANA 

j^„_ t«' di essere stato tradito, e ÌDgaanato dal Gardihalfl 
di Cdi Lorena , e pungendolo con acerbi rimproverilo 
i^^poae in necessità dì allontanarci dalla sua presen- 
za ; il Cardinale per addolcirlo sì prevalse delle cre- 
denziali che aveva per tutti ì Miaitfiri d' Italia , e 
operò che immaginando pretesti j e interponendo 
difBcoUà ne sospendessero in qtialclie forma l' ese- 
cuzione. Ma finalmente questa mala lède ofenden» 
do troppo la gloria, e la dignità di Enrico II. ne fa 
ordinata da per tutto l'esatta osservanza. Nacquero 
ciò non ostante in Toscana varie contestazioni, poi* 
èlle volendo Soubise che per la validità dell'atto TÌ 
concorresse l' autorità della Rq>ubblica di Montal- 
cino, il Conte di Santa Fiora, che trattava a nome 
del Re Fili|^ dichiarò apertamente di non potere 
riconoscere alcuna Sovranità in una adunanza di 
jàziosi che recusavano l'obbedienza alle leggi t e al 
governo della loro patria. Si reputava innovazione 
dopo la tr^ua lo avere intrapreso in Siena la fab- 
brica della Cittadella , e si trovarono ancora delle 
dilEcoltl ini carattere , e facoltà delle persone che 
dovevano convenire; pnre finalmente superati tutti 
gli ostacoli li 1 4 Maggio fti abilito tra il Cardinale 
di Burgofl come Luogo Tenente dell'Imperatore, e 
deMte di Spagna, e il Generale Soubise come Luo- 
go Tenente del Re di Francia, e per esso il Veeco* 
vo di Angoulem che inerendo alla tregua dei 5 Feb< 
brajo restassero concordate fhi loro le a^^nniti con- 
dizioni — Che tntto rimanesse nello stato in cui era 
quattro gionii indietro fino a nuova dichiarazione, 
la quale dovesse aver luogo fra due mesi: Qie tan- 
to i Senesi che quei di Montalcino, e di tutto il J)o- 
minio di Siena potessero andare dovunque^ e tor- 
nare liberamente, possedere, e mercant^iare pa* 



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Lffi.tt.C&P.vt ki9 

gettito W (xdisUete gabelle > e finalmente che niuna i^ 
delle partì potesse impedire traiuito, imporre nuo-di Gì 
Ve graveue e molestie) ma tutto fosse libero a f^^- ' ^ 
ma della capitolazione — . Fu ancora concertato il 
snodo da tebersi nMi «olo per la reciproca restitu- 
«ione dei luoghi occupati ma aoCora per qtiella dei 
Beni dei particolari confiscati da ambe le partii 
. Mentre in Francia il Gmtestahilej e l'Ailimini-> 
glio ìMpiegaTanD il Goii6Ìglio> e l' atilorità per pro^ 
mover la pace il Papa in Roma fao6ra i^ni sforzo 
pei* impnÙrla. In tati circo^nae pensa U Duca d' 
Alva di passare da Milano nel Regno di Napoli > é 
abboccatoù in Pisa col Duca Cosimo gustò i consi- 
gli , e Jc riflesBiobi dì qUeato Priacipe che più di 
«gai altro conosceva gU amoTi ddl' Italiani^ espe^ 
cialmente della Corte àf. Romai Comunicatesi fra 
loro te scambicToli noUsìe rilevarono essw certa la 
lega stabilita dal Pepa con ì Francesi j il jùano di 
assaltare il Regno, t la necessità di {M'eTenirìo,di^ 
uostraodo Cosimo che la maggior molestia lihe po' 
tesse darsi al Papa in tale occasione sarebbe stata 
r occupare Ostia , e lòrlificarla per bloccare Boom 
da quella parte. Giimto il Duca d'Alva a Napoli^ » 
•asunto il carattere di Vice Re non trascurò mesto 
temno per prepararsi gagliardamente airimpreaa) 
tanto più che ogni giorno gli si accTMcevano i mo' 
tivi di umere qualche sorpresa. ' La maggiore diffi' 
Colt4 fu quella d'indurre il Re Filippo a mover guer' 
ira al Pontefice} imbevuto fino dalla prima sua edu-» 
caiìmm dei «ei|tìmenti di Tcnerasioue verso il capo 
della GhìesB) e parco imitatore del|i esèmpi pateT' 
ni Motiva con ribrestc il dar principio al a^e fte> 
gao con far la guarra a un Pouttffice. I Teologi p«' 
vò io rìiraMero da questa perpteMÌtà > « i Dudil tU 



i,z.dbvCo(>glc 



^ tM STORIA WTOSGWf A 

^^ Firenze, e d'Alva coùriocendolo che il diritto della 
di G. propria difesa è superiore a qualunque altro rigiur- 
*^^^doj lo indussero ad approvare le propositioni , e il 
piano di questa guerra; prima però volle che si ten- 
tassero tutte le strade della dolcecza , e dell'osse- 
quio per piacere l'irAto Papa> e ilDncad'Alva noa 
mancò di usare i termini i più sominessi, e Cosimo 
praticò gli uIBci i più insinuanti per inspirarli la 
pace. Più di tutto calmò il suo furore l'avriso della 
tregua stabilita a Cambray , ma non per questo per- 
66 il coraggio) che an£i aHeltatido di volere essere 
il mediatore fra i due Principi belligeranti deputò 
il Cardinale di HotuU Atéìvcscoto di Fisa per an- 
dare alla Corte di Fiandra^ e il Cardinale Carft& suo 
nipote per portarsi a Parigi. Ambedue daveTano ap - 
parentemente promurer la pace , ma il Cara& an- 
dava aegretameute isttuitodi sollecitare la spediùo- 
se dei Francesi , muntto di facoltà per assolvere il 
Re dal. giuramento detla tr^tia, e incaricato di usa- 
re <^BÌ arte possibile per Ikr cadere il Grata Conte» 
stabile dal favore di Sua Maestà. La spedicìune del 
Molula con vari pretesti , e dilacioni si andò dile- 
guando , ma quella del Caraffa si es^uì con gran- 
de appagato , e eoa tutto il fasto possibile. Il Mare- 
^allo Stronzi dopo aver visitato le furtificaùoui del- 
lo Stato Ecclesiastico , 6 quelle della Repubblica di 
Montalciuo disegnò di portarsi col L^to alla Cor- 
te per avvalorare con la [Xesena ^ e con l' intrigo 
la di lui commissione. Con esso partirono i princi- 
pali dei ribelli di Firenae > e di Napoli > e un nu- 
mero dei principali Baroni dello Stato della Chiesa 
&a ì quali Paolo Giordano. Orsini genero del Duca 
richiamato a Roma dal Papa con ia tontmiaaaio- 
se d' incamerarli i suoi Feudi. Fendente 1' e«Ìto di 



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-■ Ltt.U.CiP.VI. »at ^ 

ifUeétia legaùone accreUw il Papa le ostilitit coniro /^^^ 
gU Spagaoli, etl avendo pruìbite tutte le Poste obedi G. 
i.diverai Friacipi tenevano in Roma per loroservi- '^* 
aio iactva visitare dai Caraffa tutti i diapacoi i fil 
pertaato asierito essersi scoperte delle congiure di 
avvelenare il Papa , e i nipoti , e fu con questo pre^ 
testo arrestato un Ministro Spagauolof il castello^ 
B le carceri si riempirono di [M'igioaieri di ogni qua- 
lità , esi fecero insulti all'Ambasciatore Imperiale 
Uarcheee di Sarria. Il Fiscale iu Concistoro fece* 
istanu cke sì dichiarasse il Re Filippo decaduto dal 
Begoo , e si togbesse al suo Ambasciatore il carat' 
tere pubblico ; ciò non ostante si iece la presenta- 
Biaae delia Cbinea , e si spedivano da Roma e da 
Napoli dei Ministri per trattare accomodamento ^ 6 
forse per ingannarsi scambievolmente. 

Da cosi tumultuario procedere non petffva il 
Duca Cosimo rilevare qual sistema gli convenisse 
adottare per btìcnrezaa del proprio Stato>gÌHCcbà 
.udiva per ogni parte cbe si sarebbe rotta la tr^ua , 
e che U Toscana sarebbe divenuta il Teatro della 
guerra ^ ì s^etì avvisi^ le ksttne intercette, le mac- 
chinazioni che si scoprivano , l'ardire e la faakbn- 
Ea dei suoi ribelli > e Onal<nente le pubbliche vo- 
ci contribuivano a coufiwmarlo in questo timo- 
re. Esausto di dansa'i> e di furie non vedeva co' 
sne poter br ergine a questo torrente , tanto più cbe 
ìLRe di Spagna ritrovandosi n^a istessa sua situa- 
■ione era impotente a soccorrerlo. lootiU perciò fu- 
rono tutte le istanze di Cosimo per esser rimborsa- 
to delle spese fatte nella guerra di Siena , poicbè in 
compensazione li erano ofièrti delli ampli dominj 
in America ^ e dei carati d' interesse sulle miniere4 
f^9Ì non sapete, dicea Ruy Gomea all' Ambascia- 



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1» sro&u m tosciUA. 

f^^ tore di Cosimo , le nostre miaeriet te vi fisse dtttd 
di Ci» oura Un ammalMo , e noti avessi le medicine 
'^^necessaHe alla sua salute, che partito pnndereHi?. 
Tale è appunto la sitliaiioHe delU Stati, tejmn^ 
iloti al Re dall' Imperatore, la Siena , e in quel* 
In parte di dominio tenuto dalli Spagnoli le trap* 
pe erano ammutinate per mancansa di paghe > :e i 
popoli costretti a emigrate per non avere di che tÌ'- 
tere. Afflìggeva generalmente io ItaUa i popoli ]& 
più orribile carestia , e l' epidemia che suol acuirla 
dappresso gli diatiuggeva ; la peate che apt^Kilava 
Veneiia , e le altre Città ptoasime all' Adriatico mi* 
nacciava l'ultimo estermiuio, e nel secolo dell'Astro' 
logia deve mettersi in conto lo sparnito che sparse 
V apparisione della Cometa. Il migliore espediente 
che- il Duca potesse imaginare in cosi pericolose cìt' 
costanze fu quello di tenersi neotrale in appamwaj 
aenaa però sprovvedersi delb neceMaria dilésa ^ e 
tentare ogni mesto per guadagnarsi la confidenia 
del Papa ) e dei Gara fBt Forti lieo intanto le sue froD* 
Uerc^eparticdlarmentadalla parte delU Romagna 
anmentaiido a Gastrocaro quelle iertificaBioni che gii 
vi aveva fatto fino dal i549; reclutò in Germania 
cinquemila Tedeschi , «pose in grado te milinedcl 
suo dominio da esser pronte a qualunque occorren- 
ca. Il GianQgtiani suo Ambaaciatore a Roma uo' 
mo avveduto , ed insinoanDe aveaaapato secondare 
eBatlamente i suoi disegni^ e aiceome ai era oomhi' 
nate che in niuno dei processi ^ e lettre intercetto 
mai si era ritrovato che Cosimo avesse agito contro 
i capricd ^ « gl^ interessi del Papa , fu ciò appreso 
rome una ncura riprova di attaceamcnlo , e di ve* 
ra amicizia ; si aggiungeva a tutto ciò la lusmga dri 
CarafB d' imparentarsi col Duca, e di avere in esse 



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tm ir. GAP. vt ti3 ^ 

m ippoggìo dopo la morie del Papa , il rìflesw cbe ^ 
flUaccando egli con le aue force lo Stato della Cliiewdi G. 
avrebbe potuto facilmente ioipedire la couquista del '*^ 
Begno, e il coDsiderare che qualunque fosse il suc- 
cesso della guerra , egli era l' aoico, e più efEcacs 
mesco per reconci liarai col Re FilippcSi fecero dall' 
una [Hirte , e dall' altra delle dimustrazioni di bao- 
na currispundeusd , e il Papa asnicurava il Duca eli« 
slaudotii neutrale non aveva clie temere ddl' armi 
sue , né di quelle di Francia. 11 Duca di Palliano 
aggiungeva a queste dichìaraxiooi la protezione del« 
li affari di Cosimo a quella Corte , ed anco li rive* 
lo alcune maccfaioalioni clw n tramavano coutro 
il suo Stato. Tali apparente di buona voloutì seb- 
bene luaìngavano il Duca, non però lo assicurava-t 
no, essendo certo del. mal' animo che nutrivano ì 
Francesi contro di esso , e ne vedeva le riprove in- 
rontrastabili nella effettuaiionedella' tregua; poiché 
iBno dai a5. Maggio essendo stati spediti i Commise 
sari opportuni per fare i confronti delle prove dei 
possessi , e devenire a stabilire i confini dei doniin) 
imperiale , e Francese a forma del trattato , fu per 
parte dei Francesi , e del Magistrato di Muntalcino 
eoo vari pretesti differita , e sciolta insensibilmen' 
te ogni pratica di accomoda mento.OUre l'ambiguità 
rfei possessi a' interponeva ancora 1' ostacolo delU 
querele d' innovaaioni che si producevaiio da ambe 
le parti. Non soffriva il Cardinale di Burgos che il 
Magistrato di Montalcino esercitasse pienamente ì 
diritti , e le prerc^tive di Sovranità denomìuan' 
dosi Repubblica Senese , e buttaido moneta \ e per. 
ci^ lì a3 Gingilo la Balìa dì Siena fece un decretOf 
in cai dichiarò rei di ribellione , e incorsi nella pe- 
na dì coofiscauone tutti coloro che in dispregio del' 



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^^ 14 StOW\ DTTOsCAWà 

. la pubblica MaesU e^^citasaero pren^afire, airìt* 
diCti, e autorilà sotto finto nome della BepubJiUca di 
iÌ36Siena. Solo la debolezza di aoibediie le parti man-^ 
teneva la tranquillità. 

- Benché tante fossero iti Italia le prove da farte*- 
mere immioente la rottura della tregua niuuo però 
aapea persuadersi che^il Re di Francia esausto di 
forze , e di danari nm meno del Re Filippo > e il 
Papa in età di ottantuno anno rolessn^ intrapren-* 
dere inconsideratamente la guerra. Ha già lo ^«^ 
▼edera il Duca Cosimo, il quale benché .afièttasie 
cól Papa la neutralità' corrispondeva segretamente 
col Re , e col Duca d' Alva communìcaudo all'uno, 
« all'altro isuoi consìgli. Già fino di Maggio avea 
il Re ordinato che s'impedissero con la (otzà le tot- 
tificBzioni di Palliano ^ e ai sorprendesse qualche 
piaata importante nello Stato Ecclesiastico^ Iie po- 
che forze del Duca d' Alva impedirono l'eaecusìone 
di quest'ordine, ed essendosi fra il Contestabile, e 
Ray Gomec introdotta qudche pratica per la pace 
fu preso il partito di continuare nella dìsnmulaEio- 
ne rimettendo il Re liberamente ncH' arbitrio di 
Cosinio > e del Duca d'Alva il muover l'armi quan* 
do più loro paresse espediente. Intanto proseguen- 
dosi nel Regno i preparativi continuava Cosimo a 
iàre delle proposizioni dì pace al Pontefice, e ri- 
trovava in esso piò, meno disposisione all'accordo 
secondo le speranze che il Cardinale Caraffa li dava 
della inclinazione del Re a romper la tregua; ma 
risoluto questo punto nou vi fu più ritegno. L'Am- 
. basciatore Cesareo Marchese di Sarrìa ottenne fi- 
nalmente di ritirarsi a Siena^il dispresso del Papa 
ya questo Ministro era giunto al segno che un gior- 
no parlandone cmi l'AmJiaaciatore Veneto gli dia- 



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LIB. n. CKT. VI. laS 

«e: io tengo questo poltrone in Soma suonudgrày ^™ 
do perchè egli sia presente, e testimone aUa tea- ài Ct 
munica j maledizione j e privazimte che in breve *^^ 
si farà contro quel Marrano dell'Imperatore e del 
Ite di Spagna suo figlio. Già era arrivata uD coqM 
di Goasconi a Civitavecchia^ e si aspettava uo altra 
rinforzo di FraDcia col ritorno del Legato , e della 
Strozzi. Io tali circostanze il Duca d'Alva avendo 
nuovamente cuocerlato con Cosimo il piano della 
operazioni credè conveniente di prevenire il nemi- 
co, e eoa un esercito composto di dodicinula tanti» 
trecento uomini d'arme, e miUecinquecento cavaU 
li si mosseli primodi Settembre da .Napoli per at- 
taccare lo Stato della Chiosa. Le dichiarazioni , i 
protesti , e le proposiuoni di pace furono inutili . 
perchè il Papa non volle piegarsi , e perciò prose^' 
gui le sue con.quiste fino a Tivoli, e riempì Roma 
(li spavento ; occupò Ostia , e vi pose presidio , e fa- 
cilmente avrebbe espugnato Gvìtaveccfaia «e il Car-i 
dinaie di Trento Governatore di Milano, eìl Dona 
avesaem spedito opportunamente ì concertati soc- 
corsi a FiH'tercole. II Duca Cosimo avea arrolato nel 
suo Stato tremila fanti i quali per la mancanza dei 
soccorsi di Lombardia si resero inutili. Ciò però non 
impedì i pn^ressi del Vice Re > il quale tutti i luo* 
ghi cbe coBquistava faceva che si tenessero a nome 
del Sacro Collegio e del futuro Papa a cui obbligai 
va i pi^li a prestare il giuramento di fedeltà. Da 
questo contegno restò estremamente jàccata Paolo 
IV. e il Cardinale di Bellay Decano protestò al Vii 
ce Re che il Collegio non consentiva all'infamia ft 
al torto che h si faceva mentre era ancor vivo qq 
P^pa cosi Santo e amato univ^-salmente da tutti* 
IX Duca d'ÀlVa giustificava questa condotta eoa ri* 



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126 STORU DI TOSCktlk 

j_ mottrare che non Toleodo Filippo II. Bsn^re K 
^1 cStiOi alla Chiesa, e ridotto alla necesùtà di fat guer* 
*^n per puro capriccio delPapi Toleva cbe.il ddoto 
Pontefice ami' altra ìnnoTazioue ricuperoaae le sue 
terre. Intanto il terrore cagionato in Boma da cosi 
felici progressi delle armi Spagnole pie^ \' animo 
feroce del Papa che finalmente a' indusse « inviare 
il Cardinale Cara£b al Vice Re per entrare intnU ' 
tato ; ottenne egli li 1 9 di Novembre nna trt^na per 
dieci giorni che poi li a-j del medesimo mese fu con* 
fermata per altri quaranta giorni ; vi condisoew il 
Duca d'Alva con bcilità per aver tempo di Jàrnoo. 
vi |Heparativi, e il Papa per aspettare i soccorsi di 
Francia. Area Enrica II, ordinato che ai spediaae 
il Duca di Gaiaacon dodicimila &nti,qaaiUroceiH 
to uomini d'arme e settecento cavalli ; dovea qne^ 
ato esercito per il Piemonte introdursi in Italia e 
ginotarai a Re^io con qoeUodel Duca di Forara, 
e quivi ctmanltare e risolvere il piano «Ielle ofevz* 
xiani secondo la volontà del Pontefice alla quale il 
Dtica di Guisa aveniatrozione di aniformarsì sena 
cuQtradiiioiie. 

Approvò Filippo II. la condotta del Dnca d'AI< 
va giustificata dalle redessioui e dai consigU 4iCa* 
éimo, il quale tra Principi ItaliaBÌ caasndEo il pà 
interessato nel partito Spignola avea anco ^rato 
ebe i Farnesi tomasflero aUa devMioiM di Spagnai 
Il {«ednninio «ha ilDnoa di Ferrara per opere dei 
Gnisi avea acquistato alla Corte di Francia, le an* 
tìcfac inimidne e rivalità tra i Farnesi • l'£atcns^ 
e la poca gratitudine di Paolo IV. verso dtcssiaaoa* 
aero fìnalmeate il Duca Ottavio a accondare gV'in»* 
palai di Cosino pev rUomare alla devesiona della 
Cosa d'Aaatci». Li iS di Settembre fti stipulato ìa 



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MS. Il CAp. VI. ■ i»7 

Gand un tratUto in cui il Re restituiva a Ottivio "^ 
Tarneae Piaceusa, e quella parte ià tefritorio didiC, 
Parma che già teoeva occupata con riteoerai la For- ^^^ 
tezu e preudio per sicureixa ; l' isteuo facea-dilio* 
Tara e dei Feudi del Regno a coodiuone che non 
n poteuero ripetere t fruui decorsi. In correapetti-' 
TÌtà il Duca Ottavio aottomeue ae e tutta la sua Ga'* 
fa alla protezione e difesa di Filippo li, confeda«D'* 
dosi seco all' offesa e difesa , e promesse di usar cle< 
mensa ai Fìaceutìni e ai coogiuretj contro suo pa- 
dre. Nell'istesso giorno fu staibilito un altro trattata 
tato da tenersi segreto , in vigore del quale il Re coih 
cedeva al Duca Ottavio Piacepu e quelb parie del 
Parmigiano cbe era>ÌD suo potere a condizione cho 
la riconoscesse ia Feudo secondo le leggi feudali - 
li obbligava il Farnese ■ perdmiare ai congiurati 
contro suo padre , e nel caso cbe volessero emigrq* 
re dalla patria permetterli di estrarre i loro beai 
mobili, e il valore delli atabilì. Si concordava cha 
mancando il Duca Ottavio seaxa l^ittimi disceo- 
denti dovesse ritornare a Sua Maestà tutto eia che 
ora gli omcedeTa, ai stabiliva lega difeosiva, • oA 
fensiva > e Ottavia prometteva di mandare nel ter< 
mine di aei mesi il Principe Aleaaaodro suo figlia 
al aerviiio di Don Cariai ereditano di Sf»gna.Soon-< 
certo non poco questo trattato i disfai dei Franco- 
ai e dd Papa , e il Fameae non potendo moversi ài* 
rettamente contfo la Chiesa per il Vassallaggio di 
Castro si di^oie tacitamente per agir» contro !'& 
•tense tuo particolare nemica I> circostanae aveana 
' obbligato Filippo II. a dar prìncìpMi al suo Regno 
Cf>n questi tratti di generosità , né vi sì poteano pia 
^porre i vecchi Ministri di Cario V. Quarto imp»* 
Tutore avendo li vj AgMto renuxiatith corona Ita* 



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loS STORIA DI TOSCKA 

'~periale, li 17 Settembre s' imbiircò in Zelanda fer 
i\ c.and«Fe a nascondersi nel suo ritiro in Eslremada- 
i556i<gj non potè lasciare al figlio la: corona ;Xnip»> 
riale perdiè il fratello e i nipoti non vi couseo- 
tirooo j ma però avendoli dato il Vicariato dell'Im^ 
pero qoanto a Milana > Piaceiisa , Siena , e Piombi- 
no non mancò di fortificarli con ì diritti dell' Im- 
però il posteaso di questi Stati. Amava e stimava il 
Duca Cosimo non solo per la sua buona fede e ami" 
sta, come ancora per la sua prudenxa e discerni- 
mento. Allorcliè nel i54d le sue indisposizioni gli 
fecero temere di perderla vita , dettò ia Augusta in 
data dei 18 Gennajo di detto anno una serie di ri- 
cordi per Filippo suo figlio ad oggetto di indirìz- 
sarlu nella intelligenza delli affari correnti e nelgo- 
veno delli Stati che ereditava. In essi all' articolo 
XIX. si espresse : // Duca di Fìreme dopo che io 
V ho stabilita in quello Stato si è ntostrato sempre 
affizionato a me e m miei interessi ^ e spero eh» 
continuerà ancora con voi in questa amicizia per~ 
che ha ricevuto da me tarai favori , e perchè così 
facendo sarà il suo vantaggio per le pretensioni 
che hanno i Francesi contro il suo Stato. £' da 
considerarsi ancora l'essere egli congiunto con la 
Casa di Toledo , e perciò sarà bene che voi pro- 
curiate di' mantenerlo in questa buona volontà ^ e 
prestiate favore a tutti i suoi interessi , perchè ol- 
tre di do egli è di hutm senso e di giudizio, 911»- 
neilsuo Stato in buQn ardine e ben munito inpar- 
te che molto importa per la sua situzione. La par- 
tenza dell' Imperatore dalla Fiandra pose il Re Fi- 
lippo in grado di potere più comodamente ifivigi. 
lare alli a&ri della guerra e a dare qualche riparo 
al grave icQDcertQ in-cui sitfVT^vaiiO'da per tulio 



^dbiGooglc 



LIB. IT. CAP. TI. i»9 

J suoi affari , e quelli dei suoi alleati , fra i quali più /^f,^ 
di ogni altro era agitato il Duca Cosimo per i pre-di C. 
parativi dei Fraocesi che gi^ risuc^avaiio per ogui ' -^ 
parte. 

Dopo che erano rìtoroati dì Francif) il Cardinale 
Caraffa e lo Strozzi e con essi i principalt ribelli F)o« 
reatini si riassunsero immediatamente i trattati di 
Tnacchinazìoni e congiure contro lo Stato e la per- 
sona del Duca. Si vantò la poderosa spedizione dei 
Francesi in Italia e si asseriva costantemente d^ 
tutti essere indirizzata contro Toscana ; iV Re avea 
acrìtto alla Repubblica di Hontalcino che pensava 
dì poter sodisfare pienamente al di lei desiderio 
mediante il favore del Papa. Si scopriroDO delle in- 
telligenze per sorprendere Montepulciano e Corto- 
na, e una congiara ordita in Roma da Piero Stroz-> 
ai di avvelenare Cosimo con tutti i figli per mez- 
zo di un suo lamiliare; si asserivano depositati dor 
dicimila ducati per questo e^tto , è promesaa uq 
Vescovado al figlio dell'avvelenatore. Il sospetto 9 
le circostanze facevano che alcuni rivendo ptf an 
vidità delle congiurenon mai architettate eranofii^* 
cilmente creduti che molti innocenti fossero tenuti 
per complici delle già provate^ e che non potendo- 
si facilmente distinguere il vero dal iblso la diffi- 
denza si estendesse suU'univenale; n erano percld' 
resi difficili i passi alte frontiere e il trsnntare d4' 
uno Stato all' altro era (^ni volta aoggetto a nii pro- 
cesso. Ciò avvenne pia facilmente nello Statp di 
Siena dove essendosi formate tre Giurisdiziotti era- 
no tutte in timore l'upa dell' altra. I Senesi cono- 
«oevano ormai che la Iqro situazione era tale che il' 
Re Filippo non potea più disporre liberamente di ' 
quella Gittjk «eosp il consmse del Duca il quale amT 

r II 9 



..i.,Cotiqlc 



»::« STORIA w toscìna 

biv;i ili ptevU suggelli; per evitare questo gfc^ 
«ti C.ccederQaQ espediente di spargere la dilOdenza tr^ 
t^il Ducq e il Gardioatedi 3urgos in mpdo chfi anco 
il Re giangcsse a temere dcll'ambizioue di Coumu- 
Gqstava il Gsrdioale le insinuazioni della Balta cUe 
pascolavano la sua vanità riflettendo cl>e per dura-< 
ve lungo temno io quel governo era nece^s^rìo YaiXi 
JontaQBFe Cosinto dal posseitsa 4i .^iepa. Quindi è 
cbe non fii ometteva di ri mostrare al Re che ewend» 
ifi potere del Puca le migliori terre di quvl ItomiDici 
reslava la Capitale in un pe^petMO asaedio^e il Iki-t 
ca.a non Sqa Maestà era il vero Sovriuo di quellq 
Sitato j cbo i Senesi nel domandare la CittadelLi a« 
Vfiv^no avuto il riflesso di non restale oppres^ dal~ 
le d' Imi forw, e finaln^eute che se qoq si r^tcùs. 
t»PO: creile terre alla Capitale in breve tempo Su^ 
Uaestà la vedrebbe ridotta UA nlucchÌodÌ sassi. Coq 
tali aeptinienti s'intraprendevano di continuo coi% 
4 Ministri Pucali controversie di giurisdizione , sì 
proqio.vpvanocontesetra i popoli delle (bqntiereesi 
cw^vw^^ttev^no dell? rnherie e delti aAaas«inameati, 
^mproverava il Duca al Cardinale la sua leggerei 
nao ntiovcciava di trattare osUlaiente i Senesi se 
pQit4v«B8^*o mutato contegno, noqdimeno pon tnt^ 
lasciqvBliio di dfirli delle (SontiQHe riprove del toro 
ipalvniniOi Tutto ciò era un ostacolo «j dia^gnieon-> 
cet^i^i. didi Pnc» d'impadronirsi delle ^viHe Fraa^ 
cesiallorehèv dichiarsMe rolla Utregaa,: Avea egli 
per qneeto e^eu% preparuta w Grosso e in Moih 
talcinft una co9^ur« compAsta 4i persone nalcoih 
tenie del governo francese ad oggetto di. tener tì- 
To in ,qne4e pia^oe w coniplottodApecsone ardito 
rhe «Ila rottura delU tregua pro^ttando della debo> 
lena -del presidio v'iatrodweHero le me inili«ie, H»< 



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' am n. Cip, VI. .^ »3i 

velato il trattato dal Carduuile alla Balìa , e da aU ^^ 
cuni individui della medesima ai Repubblicani didiC 
MoDtalciuo'fu fatto uao scempio dei congiurati.' Si '^^ 
aggiunse a tulio ciò l' imprudenza dot Cardinale il 
quale fu causa che poco mancasse a rompersi da 
annbe le partì la tregua; poiché un Francese do- 
mestico del Cardinale Garefia portaudosi a Ficeuza 
per tÌTelareal DaGa.tina congiura ordita daUoStrozzi 
coutro la Sua vita, arrecato alla Portadi Siena e tro* 
-vatoli lettore credeiieiali per Cosimo , pensando il 
(cardinale di acoprìre qualche trattato che .il Qucn 
avesse con i Francesia danno del Re fece ritìmeo 
costai e tormentarlo per estrarli il ae^to. Ciò prò* 
duflse che il Duca si reputò malignamente oltrag- 
giato dal Cardinale , e i Francesi di Montalcino di-> 
ehiararoiio violate la capitolazioni della itregua- Ai 
ritonio dello Strozzi da|la Corte avea il Rechia- 
mato S<^uise, e soatituito al governo di . quello 
Piazce Monluc Guascone inquieto e^ tui^lento^ 
e singolarmente nemico del Duca. a motiva di tut- 
to ciò che era successo nttìV assedio s dedisiòne dì 
Siena- Costui iafurmato dell' acresto del auonazÌD^ 
naie cominciò a scorrere nelle terre dei 'Sanesi -ao* 
cidendo e predando senza ritegno ooa .l' ipsolento 
dichiarazione di volere impiccaTe quanti sudditi del 
Be Filippo cadessero in suo potere. Fu pepciò rila- 
«ciato il Francese, si maadaiuoo. dalla Balia Depu- 
tati po' acquietarlo, e si fecero dei mani&sti' per 
ginatìBcazionej ma tutto easendo stato inutile fu 
necessario che Cosimo interponesse l'.aaiorità dei 
Garaffi per sedare questo principio di nuova guefra. 
i Tanti travagli piuttosto che sgomaataret il Duca iSSj 
accrescevano vigore alla soa attività e vigilanu » 
psiche avendo visitato persoDalments tutte le Cir-* 



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iSa STORIA DI TOSCANA. 

^tt_ tificaiioni del suo stato e singolarmente quelle cteK 
di eie frontiere dispose le sne milizie per la difesa a»* 
'^spettandosi giàdieasere attaccato dai Francesi. Scen- 
deva il Duca di Guisa col suo esercito nel Pienum- 
te , ed avendo già rotto la tr^ia con l' assalto di 
Valenza veniva a congiangersì a Heggio col Dtica 
dì Ferrara per concertare con esso e col Caraffa te 
operazioni della campagna ; anco in Fiandra crac 
rotta la tregua avendo i Francesi tentato invano 
di sorprendere Douaj. Nella Gampagiu di Boms 
era già spirata la sospensione concordata col Dac;f 
d'Alva, e il Maresciallo Strozii assediava il fiMledi 
Ostii quale potè flualmentA espugnarow A G»tan-i 
tinopoli si allestiva un flotta formidabile e il Por- 
to di Ancona si preparava per lo sbarco deUa me- 
desima. In fioma o con losioghe o con forza si peQ'< 
aava a ricavar danari dai particolari , e principati 
mercanti per timore della violenza si fuggivano dal- 
la Città con il loro capitale. Il Papa mentre vanta-t 
Ta di aver sotto i piedi tutti i Re della terra Iacea 
col Duca Cosimo gran proteale di amicizia e ili aC 
fetto , e avea fatto intendere al Re di Francia cfao 
non voleva che si attaccasse la Toscana, poìcbò^U 
amava quel Duca come Ggliolo, I Francesi , e par-> 
ticolarmente lo Strozzi non aapeano darsi pace che 
con si valido esercito ai perdesse la bella occasione 
di rendere la libertà a Siena e a Firmze. Quest* 
istesse dicbiarazioni furon fatte dal Cardinale Ga~ 
rafla al congresso di R^gio a nome del Papa, e fq 
forza al Duca di Guisa di secondare la dì lui volon* 
tà. Il piano politico di Paolo IV. in questa guerra ' 
siccome era quello di togliere a Filippo il R^no dì 
Napoli per avvantaggiare secondo il trattato la Se- 
de Poptificiv'e i nipoti^ così volea ancora affetta n- 



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tm. II. ca?. vi. tòì _^ 

ìft ìnoderanoiie di non ambire gli Stali dove noù ^^_ 
aveva diritto; coofliderava iooltre die Cosimo di-di C* 
diiarandoii pet gli Spagnoli) e attaccando le teite *^^^ 
della Qiieaa io Romagna avreUie potuto fecilmen- 
te divertire l' impresa del Regno , ed èra pmvìA con- 
-itnto esser più utile l'averlo neutrale che nemico. 
iP^ manten«-lo in questa disposizione non ttascU'>- 
rò veruno ufficio e dimostranone di anlìcitia per 
maggiormente (d>bligarlo ed operava che l'istessa 
facessero anco ì Francesi. Ma non per questo si dile^' 
gtMva il sospetto e la diffidenza di Cosimo che bed 
capeva qoauto il Papa era dominato dallo Strozzi j 
e che nelle proposicioni che tntto giorno si foceva" 
no dalle parti per concluder la pace si U>attava di' 
dar lo Stato di Siena ai CarafB in ricompensa dei- 
Feudi nella Gasa Colonna e del Conte di Bagtto.Re* 
sto maggior-mente sorpreso allorché il Re con sua 
lettera de ai di Gennajo gli dichiarò che nell'ab* 
boceemento tenuto fra il Cardinale Garafia e il Du- 
ca d' Àlva essendosi trattato di accomodare queste 
pendenze con investire il Duca dì Palliano ileLlo 
Stato di Siena e che il Vice Re avendo rigettata 
questa proposizione , il Cardinale avea spedito alla 
sua Corte un espresso per rinnovarla dichiarando 
che questo sarebbe l' unico mezzo per c(«is^uire U' 
pac»< E siccome ciò interessava la sicurezza del suo 
Stato »0D meuo che la quiete e la tranquillità dell* 
Kuropa, desiderava che comunicando ^li col Duca- 
d' Alva le sue intenzioni gli partecipasse il resulta' 
io dei loro pareri per sodisfare con questo mezzo a 
esso e all' universale. Conobbe il Duca Gosinio che 
le pratiche del Papa e dei Caraffi tendevano unici' 
mente a distaccarlo dall' alleanza del Re Filij^' 
ftr ridurlo alla oeccsutii di unirti con tsio tt (tetti 



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i34 5T0RU Dt TOSC&NA 

. Francesi ed effettuare più facilmente l' iiupresa del, 

diC.R^gno die già riconoscevano assai' diflicile; in taL. 

iÀ37caso pensando di- rivolgere in proprio vantaggio le. 
arti da essi iniaginate per porlo in sconcerto j^ 
spedì a Filìfi^. II. Dob Luigi di Toledo suo ct^na-. 
to iocarìcandolo di rimostrarli : Gli» egli non potea 
scurire [HÙ dilazioni per il rimborso delle spese fat-- 
te per lo Statp di Piombino e per la guerra di Sie- 
na; che .quanto al primo uou si era finora fatto al- 
tro che d^rli larghe promesse , obbliganti e^tressio- 
ui, e dimostrattoni apparanti che lo aveano lusin- 
gato per lo Spaiio dì,dieci anni con apremerlo con- 
tinuamente per difendere quello Stato dai nemici 
di Sua Maestà : Cbe quanto a Siena , il darla ai Ga- 
raffi era l' istesso cbe darla ai Francesi , e obbligar 
luia prender partito con i medesimi : Che il teuer' 
la in queUa forma con forze si deboli e afììdata alla 
incapacità e leggerezza del Cardinale di Burgos era 
l'iste^so che sommìniab'are ai Francesi i messi di 
riprenderla con la forza e ritornare al medesimo 
caso per cui fu mossa la guerra , che noti risòlven- 
dosi sollecitamente Sua Maestà a rimbor&arlo o > 
darli maggior sicurezza di.quello Stato egli era ìa 
stretta necessità di flccomodai>si con i Francesi i 
quali per mezSo del Papa lo invitavano ad un trat- 
tato: che egli- non era per sofirire tranquillameote 
altro possessore dello Stato di Siena che Sua Mae- 
stà e in conseguenza l' unico espediente era di dar- 
glielo in governo assoluto per difenderlo e ridurla 
in miglior condizione., e ritenerlo fintanto che non 
gli fossero nfatle le spese* E finalmente che i tra- 
vagli d' Italia e k guerra da cui si trovava circon- 
dato per ogni parte esigevano una.proula rìsolo- 
Siene di Sua Hiaestà per averlo aUoaio, o sospettp « 



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Ltìi.ìnCÀt.Vt ■ i3j __^ 

^ Qbaato a se per pk-endere il partito che li potesse i^ 
l^iù cooTebirei di Ci 

Dall' altro tanto t*aolo IV. pro*gbiva toh ìtapè- '^'^ 
f^no il piano iutrapresu di collégal*e Cosimo Cou i 
FrattCAsi > le a questo e&etto spedi ■ Firelice un suo 
Ta miliare coìì uu breve ui^cioso 6 obbligante inca- 
l-icandok>di proporli uua alleanza col fie di Fran^ 
via da viacolat'si col maltimuHiu del Prilkcipe Ftrail-- 
tresco eoo una figlia legittima di Sua MaesUk. Di-: 
chiaraVa il Pontefice di avere dal Re tutta la pleni- 
polcusa di trattate e ctHicludere questo affaré> e de- 
sidierava che fosse incaricata in Roma persoua suf- 
fìciénte é di sua confideiisa per felrinare le condì-' 
feionj Ib fio vantaggiose per arabe le partiv Parvtf' 
al Duca tl^uppo gt*ande l' oSerla ^ é considerando chd 
la piccola età della Principessa esigeva una dila- 
EÌotic per r cSuttuaiioue del niatriaiouii} dubitò es* 
Ber questo uno strattugémma dei Francesi |>er mèi-' 
terlo i» diffidenza ci>l Re Filippo , tanto più che il 
Vescovo di Vienna che avea portatoqueslacommis^ 
sioiie lion avea avuto verun riguardo di propalarlai- 
KundimeDo pensò di ten^e un contegno che non 
potesse dispiacere al fib di Spagna e lasciai^e afctac-' 
cata la pratica per il caso che dalla Corte dì Brus^ 
aelles vraissero sinistre tìsoluzioui per i suoi inte-' 
ressi. Incaricò pet* tanto il Vescovo di Cortona suo 
Gousigliere segreto di portarsi a Roma per rÌngra-> 
siare formalmente il Papa di questo ufBaìO} e di- 
chiarare dì non potere nelle presentì circostante ri'- 
auKersi Con sollecitudine in così importante ueg<K' 
ciò ; pregaudo altresì il PopA in altra ndieniSa fie> 
greta dì trattare col suo Ambasciatore oMiualiodel' 
le condizioni che il Re volesse esigere da luiìu qué> 
sta occasione^ Ss^guì il Ve^coto la Soiiitttistiotlé j 



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^ I3« ètORiA Dì TOSCAAa. 

^j, ina gli acòideoli che sopraggiuiuero reaero la ntt' 
di C.Legazioae più difHcile, e pericolosa. £rt il Por- 
'^7to d'Aocona alta custodia di alcuni Uffiziali ri- 
belli di Firenze collocati quivi dallo SU'ozzi ad 
oggetto di potersi valere senza contrasto di quel 
porto per lo sbarco dell'armata Turchesca. Al- 
cuni di easi per a?iditii di guadagno e desiderio 
di ripatriare areano fatto ofTerire a Goumo di da- 
re quella Piazza al Duca d'Alva , e introdurvi 1« 
milizie di Napoli. Questo trattato dovendo par- 
teciparsi al Vice Re , Gusimo gli spedì il Goucino 
'suo s^retario il più confidente, il quale avendo 
naurragato alla spiaggia Romana m portò a Roma do* 
ve fu arrestato per essere esaminato ; fu facile al Vé- 
scovo di Cortona di ottenere subito il suo rilascio^ 
ma avendo il mare gettato alla spiaggia gli avanti 
del naufragio furono fra quelli ritrovate le letloe 
concernenti il trattato d'Ancona. Fu perciò il Se* 
gretarìo nuovamente condotto inCasteUo doveuon 
si risparmiarono esami e tormenti per estrarre d^ 
medesimo la cognizione di questo aflàre ; ma aoa 
voluido il Papa che i suoi disegni restassero inter- 
rotti per questo accidente accettò qualunque giu- 
stificazione e concesse ai reclami del Duca e del 
Vescovo la libertà del Concino. Anco la presniu 
del Vescovo non era in Roma opportuna per este- 
re egli singolarmente sospetto allo Strozzi e dete- 
stato generalmente da tutti i ribelli del Duca ; lo 
denominavano essi il Vescovo dell' Ampollina per- 
chè allorquando Cosimo lo mandò alla Corte dìFno- 
cia.a complimentare la Regina corroppe un dome- 
stico di Pietro Strozzi e gli consegnò uo ampollina 
di veleno perchè glielo propinasse. 1 Fioreolìni ri' 
belli lo iniiultavauopubblicameate interrogandolo*^ 



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tlB. 11. CAP. VI. ' i3? 

eka ben {urovrùto di ampoUe> e rìèmpivano tutta ^^ 
la Corte di questo fatto sttmolaodo lo StroBzi a pre-dì C. 
Talersi dell'autorità che teneva col Papa per vcn*- "^ 
dicarsi. Ciò fu causa del suo rìtomo sollecito , e l'Am- 
basciatore ordinario proseguì a trattenere il Papa 
eon ragionamenti e proposiiioni sopra la pratica del 
BlIatrimoDio ad oggetto di prender tempo fintanto 
che ritornasse dalla Corte di firussellea il Cognato 
del Duca. 

Arrivato egli alla Corte in tempo che il Re era 
per partire per Londra , e Buy Gomez per la Spa- 
gna a preparare le guerra, parvero al Consiglio trop- 
po ardite le proposizioni di Cosimo, e non nuncò 
chi dubitasse esaere in. lui mala fede giacché facea 
tanbt istanza di esser messo in libertà di accomo' 
darai con i Francesi. Si considerò che il darli Siena 
in governo in* vece di estinguere il delùto del fie lo 
accresceva perchè vi sverebbe latto assai di spese 
da non potersi poi recuperare^ e che a tenore delift 
concessione di CaHo V. , non si poteva disporre di 
queQo Slato se non col vincolo Feudale. Si osservò 
ancora non poterseli dentare uno Stato cha con le 
sole sue ibrze potea facilmente occupare ^ e colle'' 
gandoai col Papa, e con i Francesi mettei^in estre* 
mo pn-icolo li Stati Spagnoli d'Italia. Fu per tanto 
creduto miglior partito concederli ciò che poteva 
pretendere da se stesso, e vincolaclo in forma che 
non potesse nuocere al Re, ma piuttosto interessarlo 
e astringerlo a ìuTÌgbre alla difesa, e conservazio- 
ne dellì Stati di Sua Maestà in Italia. In conaeguen-' 
Ea di ciò il Re essendo in Cale» li 17 Marzo i^ruì 
Don Giovanni di Figueroa Castellano di Milano ia- 
caricadolo di portarsi a Firenze per trattare, e ri- 
■olvere col Duca le condiùoni della concessione A 



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»58 StObiA. t>I tOsCAiU 

j^„^ Siena. Propose il Figueroa a Cosimo i . Cluì il tU u" 

lilt Cuvrebbe coacesso Sìuua in feudo nobile fiservandosì . 

'*^Orbelello j TalatnoUCi Porlei'colej e il Monte Ar- 
geuUro : a. Che Siena dovesse restar libera e gover* 
Darsi in forma di Repubblica ; 3> Cbe il Dbca do- 
vesse restituire Piombino > e l'Elba a Sua Haeslù 
con tutte le fortificazioni^ o dare all'Appiano una 
ricompensa oquivaleale nello-Stato di Siena. 4- Che 
si dicliìatvsse sodisfallo di tutti i crediti the tene- 
va col Re , e si obbligasse a somministrare vettova-' 
glie^ dar guastatori^ e nuinizioni a spese pei'ò di Sua 
Maestà 5- Che promettesse di cacciare dì Toscana 
i Francesi, e concertasse col Castellano le condi- 
«ouioccoi'lenti per l'effettuazione, obbligandosi 
tnollre di servire il Re con le sue Galere ogni vol- 
ta che ne fosse richiesto 6. Che stabilissi* una Lega 
perpetua offensiva , e difensiva con la Corona di 
Spagna concorrendo alla spesa per il tempo che dn* 
rasse la-guerra con soccorrere Napoli coti settemila 
Italiani j tremila Tedeschi, seicento cavalli, arti-^ 
gliene, e muniiioui 7> £ finalmente che non pò-' 
tesse maritare i suoi Ggli senza l'assenso di Sua Mao* 
stài L'offerta di qu«te condiaioni era accompagnata 
dauna-dichiaranonedi Filippo IL di volere in qua' 
lunque forma essere amico di Goaimo, e conservarsi 
lasua confidenaa. Ha c^lì accettando solo le gra-- 
Eluse «spreasiom ricusò apertamente condizioni cod 
lesive della sua dignità, e del suo ìnleresse repli- 
cando a ciascuna di quelle i. Che essendo libero é' 
indipeiidetile non amava di farsi Vassallo per cosi' 
piccolo Stato come quello di Siena , e clte il Re ri- 
servandosi quelle piazze offendeva il suootiore mo- 
Ktrtindu di non fidarsi di lui: 2. Non compi'endeva- 
ciuue Sua Maestà volesse ceocederli Siena a condi» 



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tìoùecheTestasBe libera poiché ciòsigDÌficava noo ^^ 
concederli cosa veruua 3. Quanto all'Elba e Pioni- di C * 
bino replicò c^e prima di restituire avrebbe aspet- '^^^' 
tato che gli tuiae dato ciò che gli era doviilo , ma 
che PortorerraJQ uoa gli ii toglieva se noo con la 
forsa; e duveudo dare all'Appiano la ricompensa: 
uello Stato di Si«na che tatto insieme non rendeva 
quaruitamila ducali «i contentava dì rilaaciare-al: 
Ke così latto guadagno 4> Itchiamarsisodiafaltodi 
tutti ì crediti j essendo egli piccolo Prioctpe lo re- 
putava gran perdita j ma piuttosto che rilasciafli a 
tali CMidiBÌoui era cosi ricco di animo da farne al 
Be \in donativo 5. Né comprendeva come il Be po- 
tesse esigere di esser servito delle sue Galere aven-' 
do animo di toglierli tutti i Porti 6. Gie te leghe 
tra due Principi cosi ineguali tocca sempre ad oa* 
servarle al più debole , e che le forte richieste per 
il soccorso Superavano quelle che il Be di Francia 
uvea spedito contro il Regno; che l'onore fiittoli di ' 
Sua Maestà di stimarlo così polente lo fdceva mva* 
uire, e se in vece di Siena gli avease concesso il 
Perù avrebbe potuto più facilmente sodisfare al suo 
'deaiderÌD 7. Che il toglierli la libertà di maritare i' 
■taoi figli era un mauifetito affrootO) e un trattarlo- 
da Schiavoi Dopo avere cosi replicato al Figueroa 
léce comprendere al Re che se queste proposiàioni 
erano fatte per correggere l'ardire delle sue dimaa- 
de, egli ne restava bastantemeute mortificato ^ ma 
ùccome riconosceva in esse la sua buona volontà 
avviluppata fra i mali dfficj dei suoi Ministri lo pra-> 
gava a dargliene più chiare dimostraaioni, e ridar-* 
le a termini più ragionevoli^ 

Nim si stancò nondimeno il Figueroa dalla pra^ 
tica di ridurre il Duca Cosimo ad accettare il par* 



i,z.dbvCo(>glc 



i4» STORIA, m TÓSC&Nà 

^^^ tìio mediante qualche moderazioDe dell» coodìsto' 
di C. ni proposte , poiché rigettando l'iAtanza della Lno' 

' ^ goteneDEa e governo come soggetta a troppe contro- 
tei-aie , pregiadiciale all' interessi del Re, e che e-* 
sponeva i disceodenti di Cosimo al pericolo di re* 
starne spt^liati dai SQCcessori di Spagna, lo persua- 
se a secondare le prime inteunoui dì Carlo V. al~ 
lorchè ì Senesi renuEiarono espressamente alla loro 
liberti e rimessero l'assoluta potestà del loro gover-^ 
no liberamente nelle mani dell' Imperatore^ e del 
Re Filippo. Carlo V. eoa atto de 17 Aprile i556 
CMifermò e ampliò le facoltà concesse al figlio neU 
l'atto dei 3o Maggio i554 e considerando che le cir' 
costanze lo sverebbero obbligato a gratificare il hu* 
ca Cosimo di tutto o di una parte di qQesttt Stato^ 
dichiarò più apertamente la fact^tà di subinfeudar-^ 
Io intieramente o singolarmente senza dovmie ot* 
tenere l'assenso Imperiale ; gli concesse ancora di 
traslèrire nel Subfeudatario quelle istesse perogati-* 
Te , diritti e Sovranità che esso aveva senta thè 
mai potesse esserli Citta dalla parte dell'Impe- 
ro veruna opposizione. Considerò perciò il Duca 
esser raglio il non perder l' occasione di acqui- ' 
stare quello Stato in piena Sovranità , giacché il 
possesso e le circostanze arerebbero posto ìd gra- 
do se, i suoi successori di alleggerire questi vin- 
coli; e perciò moderata la dureùa delle gii pred- 
ate condizioni stabilito di restituire Piombino al- 
l'Appiano che già era in Londra a domandare il 
suo Stato, e di ritenersi Fortoferrajo, spedì nuova-- 
mente a Londra il Toledo il quale li due dì Giu- 
gno ebbe dal Re l'intiera approvazione di quanto 
Cosimo e il Figueroa areaoo concertato ira loco. 
Fu pertanto stìptdato in Firenze un trattato in da- 



^dbyGooglc 



LIB. n. CAF. VI. i4i ___ 

U dei tre di Luglio in cai il Figueroa monito dì /^^ 
plenipotenza dal Re conceueal Ducala Città e Sta> di C^ 
to di Siena in feudo ligio nobile e ooorìDco riser- '^7 
Tandosi però i Porti dì Orbetello, Talamone , Por> 
tercole, Monte Argentaro, e Santo Stefano, donando- 
li in piena e libera proprietà la tenuta della Marsi^ 
liana e i Beni compresi sotto la medesima. Fu sta-* 
Inlito che il Duca avrebbe restituito a Sua Maesti 
Piombino e l'Elba ritenendosi Portoferrajo cou due 
miglia di territorio all'intorno con l'istesso Vincolo 
di feudalità > rinuziando a tutti i crediti che per 
qualunque titolo avesse eoa Sua Maestà e con l'Ap> 
piano: fosse il Duca tenuto a somministrare vetto- 
vaglie, munizì(Hii e operaj per difesa dì detti Porti 
a spese del He , e obbligarsi a soccorrerli io caso 
d'assedio e contribuirvi la terza parte delle spese- 
occorrenti per la difesa. Promesse il Re dì dare al 
Duca quattromila fanti e quattrocento cavalL pa^. 
gati per sei mesi per .valersene all'effetto di scac- 
ciare di Toscana i Francesi: Reato stabilita una Le^- 
ga perpetua offensiva e difensiva tra il Re e il Duca 
« loro successori, e nel caso che lo Stato di Firenze 
qaelto di Siena restassero attaccati ai obbligò il 
Ae di aocciNrrere il Duca con diecimila uomini d'in.< 
&nteria , quattrocento uomini d'arme , e seicento' 
cavalli leggieri a tutte sue spese, dovendo il Duca 
in correspettività soccorrere lo Stato di Milano e il 
Regno di Napoli quando fossero attaccati dalle ar- 
mi di Principi Italiani c(»i quattromila iànti , e 
quattrocento cavalli ^ e somministrare le Galere in 
■ervizio di Sua Maestà ad ogni richiesta. Oinven- 
nero che ninna delle parti potesse contrarre leghe 
e confederazioni contradittorie a questo trattato , 
quale s'ipteqdesse non dovere apportare alcun pr<h 



Cf,zo..i.vCtH>qlc 



i4» STORU DI TOSCAWA 

S.V. gi"^iz>^ s'Ib ìadipendenza dello Slato drFÌN 
di cPer »tto suppletorio. a questo trattato il Duca riìob* 
'^7bligò s^retameute io una cedola dei:4: LugltA di 
accasare i suoi figli a sodiaTazìoDe e cualento diSaa 
Maestà. Applaudì L'Italia all'avvedutela di Gosimo 
per aver saputo otteuere con tanta facilità dal Be 
Filif^ Va Stato di Siena, condannando altreH la 
debolezza dalli Spagnoli di aver tanto ingrandito 
un. Principe così ambi^osu; nja considerando le 
«ÌW:ostanze dell'uno e dell'altro si rileverà faci Imen- 
te che il Re guadagnò molto più di quiello donasse^ 
]1 Bue» era creditore di somme riguarderoli cbe 
non era possibile senza un grande incomodo della 
Monarchia li fossero restituite in' quel puah»; tene* 
va io aio potere nel Senese la Valdichiana^ Casole, 
e Massa; il Re essendo in Gand area decretato che do- 
vesse ritenere ancora Piombino con l'Elba, e il Duca 
d'Àlva era incaricato di costituire all'Appiano una 
ricompensa nei Regno; non si poteva levare il Do* 
cada questi possessi per giustizia; ne «"a tacile l'ef- 
fettuarlo mediaute la forza; non.conveaiva l'irritarlo 
perchè oongi ungendosi ccd^JPapa e con i Fraucosì 
don solo poteva sostenere i 'possessi ma mettere in 
gl'Ut pericolo tutto ciò che la Monaccbbdi Spagna 
tenera in Italia;dì questo temeva appnnto FilippoII, 
e per- tal causa di ma resoluzione e ad onta del Gon- 
eigUo Tolle concederli Siena, ma le condizioni con 
le^quali pota vincolarlo valevano certamente il do- 
no che li faceva. Lo Stato di Siena non rendeva in- 
tieramente cinquantamila Ducati, tre anni di erode- 
lissima guerra lo aveano desolato e privato in gran 
parte di abitatori ; quei pochi che rimanevano sic- 
come doveano ritenersi in obbedienza per furia e* 
vigevano spesa di guarnigione e di truppe; sotto il 



i,z.dbvCo(>glc 



LIB. II. GAP. VI. (43 

goveroo Spagnaio quello Stato non avrebbe prodot- j^„ 
lo tantochefossesuflìcienleperladifesd, eildonar-di C. 
lo non Eu nua perdita per la Monapcliìa. Il Re al- '•*^? 
tresì col trattato di f ireoae sì liberò dai debiti che 
aveya col Duca, si risparmiò la rìcompenaa della 
Stato di Piombino, restò padrotìe dei Porti del Se- 
nese , e obbligandoci la fede di Cosimo e dei suoi 
succesiori assicurò olla Muoarcbìa di Spagna il traii-> 
quillo piutseaso del|i Stati d'Italia ; la -ToaDCina di-> 
Tenne come incorporata alla Muiiarchìa Spagnola, 
percitè la condizione dèi soccorsi oltre alle forze di 
Sieiia messe a pmSttti dei Re di Spagna anco queU 
\e di Fircnzei- lì Duca- Gosirao iion iuteae queato 
piano di politica del Re Filippo e ii lihseiò tras* 
portale dalla vauttù dì acquietare uno &ata cosi 
esteso , o furse cumidà troppo nelle TÌceod« e 
Del talento dei suoi discendenti. Vero è che <}uc^ 
sto acquisto non Decrebbe mai 1« poteitM dei So^ 
vraui di Toscana à quali , aiccome il (atto ander4 
diniostraudo, lo banot) più volte ricomprabo eoa 
l'ecpecsivo dispendio sostenuto per soccorre gli Stali 
Spagnoli d'Italia> e eoa griouiili tentatirt fiUi per 
ridurlo ìr miglior grado, e «ollaivarlQ dalle antiche 
calamità, delle qnali tutkoia risente. I Sattà conbi-< 
nati di quasi due aecoli hanaa dimostrato che il 
Doca CoBÌrao pt^ò troppo cara la Scurezza delDo< 
minio di Firenze, perchè gli Spinoli non permea- 
sero mai che la sua Famiglia emei^QaaB d» quei li- 
mitij Dei quali egli l'avea collocata con questa trat- 
tato. Ma l'Italia condannò il ReFili{^dide^les-i 
za , e inalzò liiio alle stelle l'accartezia di Cosimo , 
perchè profittando delle «ircoatanze avesse saputfl 
vincere la di lui politica. 



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i44 STOKIA DI TOSCANA 

CAPITOLO SETTIMO 

|t Daca Cniimo prende il poiMMo Ai Siena: stando in goar^ 
dia con i Franoeù •' interpone per pacificare il Papa e<d 
Ke di Spagna, Speditione del Duca di Guiia contro il Ae* 
gno di rtitpoli. Concliuione del Trattato di Cari. Cònti^ 
nuaiione della guerra tra gli Spagnoli, e il Diiva di Fer- 
rara. Il Cardinale GarafEk progetta di loggettare ■ Lnc> 
ebeai a Firenie. L' Amodanoeggia In Toseanaconle ìnoa- 
dacìoni. Contegno del Duca con i Francesi di Montai- 
Cino; Gonclode in Pita un trattato dì pHce tra il Re di 
Spagna e il Duca di Ferrara. Atatriraonio di OoDoa Ln- 
creaia de Medici. 

^f,^ L' UDiversale costerDBxione , in cai la spedizione 
di Cdel Duca dì Guisa area gettato gU animi detli Ita- 
>^71ianij faceva già temere l'ultima desolazioDedi que- 
sta provÌDcia. Tutti gli stati di essa , eccettriandooe 
la Repubblica di Veneaia, si troTavauo impegoati 
Della guerra, eil Papa, e lo Strozzi come promo- 
tori della ^edeaima si attiravano t'odio, e l'am- 
niirazioiie di tutti: Il Re Filippo area spedito fiuy 
Goraez in Spagna per far uso di tutte le forze pos- 
sibili di quel Regno, ed esso si era portato in lo- - 
ghilterra ad oggetto d'impiegare la tenerezza della - 
Regina sua moglie , par impegnare quelb nazione 
a unir aeco le forse contro i Francesi. Fortunata- 
niente per Filippo 1' America profuse in tempo ì 
suoi tesori per allestire una Flotta e un esercito^ e 
la nazione Inglese si piegò alla premure e alle istao- - 
se<di quella Regina, Enrico, IT. snervato di danari 
e di forze, « stavaaspetlandocoo impazienza l'av- 
■viao della conquista del Regno di Napoli, e affidava 
la sicurezza dellaFraocia alle soleFortezze della froD- 
tiera.Fraltaatoil congressodi R^gio concertò leope- 
I-anioni della campagna, e fu risoluto che il DllCA di 



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LIB II. C&P. Vll.^ 145 

Guisa passasse per laBomagua ad attaccare l'Abruzzo ^^^ 
il Duca di Ferrara agisse ia Lombardia per tentare dì di C> 
UDÌrsi con Brisac ai danai de) Milanese, e lo Strozzi '^^7 
con le forze Papali operasse contro il Colonna nella 
campagna Ronaana. Il Duca d'Alva in Napoli pren- 
deva con vigore le opportune disposizióni per la di- 
fesa , non trascurando mezzo veruno , perchè ciò ai 
. effettuasse principalmente a spese delli Eccleaia- 
fltici. La marcia di Guisa verao 1' Abruzzo aoUevò 
alquanto il timore , in cui si stava la parte superio- 
re dell' Italia, poiché le forte del Duca di Ferrara, 
avendo a contrasto quelle del Farnese, e dello Sta- 
to di Milano, non potevano fare progressi notabili. 
Id Toscana non era ancora risoluto il destino di 
Siena, e le gare tra il Duca Cosimo e il Cardinale 
di Burgoa rendevano quella GittJt piìi soggetta'a qual- 
che sorpresa ; dopo cbe sì era quivi eretta la Citta- 
della il Re vi avea deputato per la custodia Don Al- 
varo di Sande , ÌDcaricandolo ancora del cornando 
generale delle armi in quella Provincia' 1 Francesi 
di Montalcino aveano osservato la tregua con le Ter- 
re, che erano in dominio del Duca più per una ta- 
cita scambievole acquiescenza che'ìa vigore della 
capitolazione, poiché quella era stata da ambe le 
parti notabilmente alterata ^ né mai si era dichia- 
rata la legittimità dei possessi, né determinati i con- 
fici delle respetti ve Giurisdixioai. Mooluc affettava 
col Duca tutta la compiaceuza , e dava l'intiera so- 
disfazione in qualunque occasione di reclamo. Il Du-r 
ca oltre il Reggimento dei Tedeschi si trovava otto- 
mila lànti Italiani per difesa del suo Stato , e que- 
sto esigeva da Mooluc tutto il riguardo. Tali non 
erano le ferze Spagnole di Siena e dei Porti \ e per 
questa ragione I9 Repubblica dì Montalcino all'ar- 
T. Il, IP 



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i4< STORIA. DI TOSCA.MA 

'Tj^rfro di GuUa in lulia avea subita rotta la Irq^ 
di c. con gli Spagnoli , depredando Terre e Villi^, al< 
-i5^7cunì dei quali forti&cava, e aosteqeva con la guar- 
nigione. Tutto eia avea obbligato Don Alvarb a ^ 
scire in campagna con le sqe fané , non aok per 
recuperare i luoghi occupati, nia ancora per soste- 
nere e difendere quelli^ che erano sotto l'obbedinh 
za Spagnola; le acaramucce, le sorprese, le depre- 
dazioni^ e gl'incendi afldiggerano già quella infelice 
Provincia, alltvcbè si pubblicò la cessione di Siena 
■ al Duca Gosimo. Questo arriso riempi di timore la 
Repubblica di Montalcino, di rabbia e di disiwtto 
jl Cardinale con i suoi Spagnoli, e di tristena, e dì 
•costernavane tutti i Senesi : comparvero a Sieoa 
Jkin Giovanni di Figueroa con lettere, e mandala 
speciale del Re per consegnare Siena al Duca Così- 
mo, e Don Luigi di Toledo con le opportune facol- 
tà per riceverne il possesso attuale e formale. I pra* 
testi, le difficoltà, e le lunghezze interpoatedal(^ 
dinaie gianaero al segno della inobbedienaa , e la 
-Truppe Spagnole tumultnarono per mancan» di 
pghe ; fu (orsa che il Duca «m un riguardgTole 
sborso saziasse la loro ingordigia per non comincia- 
Te il possesso dalle ostilità; ai cambiarono fioalnwO' 
ie i presidi > e il Cardinale partì di Siena 6scbiato, 
e mott^gìato dal popola , e detestato dai proprj 
Spagnoli, Iti 19 di Luglio Airono eseguite le debile 
formalità del possesso, e Angelo Niccolioì AnditcN 
re e Consigliere del Duca assunse il grado di sim 
Luc^Tenente, e Governator Generale della Citti 
e Stato di 3iena; Federigo da Montauto ebbe la cu- 
stodia della Fortena, e il comando delle miliai') 
e le Comunità e i Fendatarj dello Stato furono io- 
timati « preatare U giummento di fedeltà in Fireo- 



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' LIB. n. CàP. VII. t47 

M al Duca, o in Siena al suo Luogo-Tenente. I Se- ^„^ 
sesi Dpn tralasciarono di ricoprire con le azioni e-diC. 
. steriori quella triitezza, che già maoifestavauo col ' "^ 
^llore del volto , e deputarono a Coaimo Amba- 
«ciatori per convincerlo della universale all^rezza 
■della Città per esser ridotta alla sua obbedieuza. I 
-tratti generosi, e la grandezza di animo da esso di- 
mostrata verso i nuovi Sudditi sollevarono alquan- 
to il loro interno lammarico, e contribuirono a te- 
nerli quieti nel tempo Ìl più pericoloso, e il più ta.' 
■àie alle novili. 

' Id mossa dell'esercito Francese v^so l'Abrux- 
xo fu la fiice , che accese in varie parti -dell'Italia 
)a guerra. In Piemonte il Maresciallo di Brisac es- 
pugnata Valfenera avea intrapreso l'assedio diCu- 
neo. Il Duca di Fen-ara si mosse ad assediare Co- 
laggio ) B minacciava Guastalla. Il Duca di Guisa 
-passato il Tronto , dopo le più crudeli stragi , iti- 
ceudj e depredazioni, sì accinse all'assedio di Ciri- 
Iella Piazza di frontiera situata vantaggiosamente, 
e dìlèsa c<»i Talt»« dalle Tru[^ del Vice-Re. Qui 
fu ibrza che egli restasse convinto delle dÌfBcolt4 
della conquista del Regno , perchè il Duca d'Al\4, 
Bccostatosi in vicinanza dì quella Piana Con ua 
«sercito di sedìcimila tra fanti e cavalli, potè non 
«ulo impedire l'espugnazione della medesima, ma 
sucwa il passo dell' esercito nemico nel Regno. Do- 
vè pertanto il Guisa ritirarsi 4*11' assedio , e ripas- 
sato il Tronto trasferire l'esercito nella Marca. Il 
dispetto di vedersi nel principio della campagna 
troncata la strada alla gloria animò in esso la mata 
sodisfazione contro il Caraffa per esserli mancate 
dalla parte delPapa tutte quelle lórze^ e preparati- 
' Ti , da «so eoa tanta franchezza promessi al Be per 



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«40 STORIA. DI TOSCANA 

^.^' impanarlo alla spedizioflie: dal mal' umore ^ dor 
,55.' Tenne alle contumelie in forma, che ìIDuca diGuìr 
sa era risoluto di ritirarsi totalmente dallo Stato 
EccletìastìcD per andare ad unirsi con Brìsac in Pie- 
monte. Grandi furono le smauie del Papa in que- 
sta occasione , e lo Strozzi impilò tatte le sue pr& 
mure per impedire la ritirata dell' esercito , e rìn- 
nire il Guisa eoa i CarafB ; fu perciò concertato che 
lo Strozzi si portasse alla Corte di Francia per pre^ 
■entare al fie il figlio del Duca di Falliano in per 
gno della fede di Casa Caraffa verso Sua Maestà, e, 
dimostrando i po-icoli e le difficoltà di pros^ire 
la guerra contro il R^oo, ai variasse il piano della 
medesima , voltando l' esercito verso Toscana su* 
liito che si lèssero recuperale le Terre della Chiesa 
conquistatfr dal Duca d'ÀÌva. Il Papa per noa ea* 
Ber prevenuto anche iu questo disino peoaò d'ia^ 
trattenere il Duca Cosimo con varie pratiche e pro- 
posizioni di pace fino al ritorno dello Stronzi, il 
quale o avrebbe portata la riaolaziwie &vorevole 
con gli occorrènti provvedimenti, e si poteva eae* 
guire il progetto , o ritornando con una n^ativa ai 
dava luogo a intavolare di proposito un trattato di 
pace. Operò Cosimo con tutto l' impegno alBncbi 
flortissero l'effetto le sue premure, ed alle soeiO' 
finuazioni il Be Filippo rimesse le c^portune facol- 
tà a Yargas suo Ambaviatore a Venezia , incariT 
candolo di valersene secondo le istruzioni , che gii 
fossero date dal Duca, Ha ben presto si accorse che 
U mflla contentezzi) dei Francesi col Papa ad al* 
tro non tendeva che a estorquere dal medesimo s 
titolo di sicurezza le Piazze di Ancona e GriUvec- 
cbia , e che }o Strozzi noq avrebbe mai conaghato 
i&iricp flils pce, poiché «jq la gum-a sarebbe t«^ 



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tiB.tI.CÀf.VÌ!. ti^ 

luWta ancora la sua grandezza. Anche il Ituca di » ^ 
AWa non recosò di dare (H-ecchio alle proposiziobi^di C^ 
tua Don mancò nel tempo stesgo di rinforzare l' e^ ■'^^ 
seirito di Marcantonio Colonna , il quale assediava 
I^lliano, avea occupata la Città di S^ni , ed avan- 
sava verso Roma le sue conquiste. In tale kituazio- 
ne informato Cosimo che lo Strozzi ritorBava dalla 
Corte con nuove provviste di danari -, e che dai Fran^ 
cesi si faceva una numerosa leva di Svizzeri, Con^' 
aiderò che il soffrire dispendio per tenersi sulla di-^ 
fesa quando si può offendere è sempre un cattivo 
partito , e si persuase della necessità di movere le 
sue forze contro lo Stato Ecclesiastico^ Accrebbe 
pertanto le sue milite > e concertò col Duca d'Alva 
le operazioni per moversi ambedue di concerto , di-i 
segnando egli di fortificare la sua spedìziontt con le 
Galere del Dona , d' impadronirsi di Civitavecchia ^ 
é di tutta la spiaggia Romana fino al Tevere, e fa-. 
cilitare la dispersione dei Francesi con impedir lo^ 
ro q\ialunque ajuto della parte di nìare ; procurò nel 
tempo stesso che il Centurione Comandante delle 
sue Galere tentasse ogni diligenza per sorprendere 
lo Strozzi nel suo ritomo di Francia > stando in a- 
tuatD a Monte Cristo^ alla Pianosa, e facendo scor-' 
rere dei legni per esplorarlo. Ma lo Strozzi era trop^ 
pò esercitato nel prevenire ogni insidia ^ e ritornò 
a Roma felicemente con ordine del Re a Guisa di 
aoccorrere il Papa, e con facoltà di tentare l'impre-' 
aa di Toscana dopo che avesse recuperato le Terre 
occupate dal Duca d' Alvat La nazione Fiorentina 
di Lio^p somministrava trecentomilaDucati per qu»> 
sto effetto, e il disegno «a di attaccare il Dontìoio 
di Firenze dalla parte di Cortona. 
' Tali risoluzioni della Corte di ^rancia fecero va* 



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I Ja STÒRIA DI rOSCKVk 

'Ait '^"'^ al'Dncail peoaiero di moversi contro il Piptl-^ 
di C.che atiii determina di guadagnarsi maggiormenta 
*^^71a di luì cotifidenza per indurlo a concluder la p»- 
Cft I aucceaai Io lavorirono , poiché il Duca d' Al* 
\a, vedendo che il Dqc8 di Gtiiaa ai moveva per soc- 
correre Palliano, avanza verso Roma il suo esercito^ 
e piantati gli accampamenti sotto Valmontonespar* 
se il terrore in Roma, avendo tentato una nottedi- 
dar la acalata. Maggiore però fu lo spavento dei Ca-* 
ralli allorché a' inlesein Italia la rotta data ai Fran- 
cesi dal fie Filippo a San Quintiooil dì io di Agosto» 
la prigionia del Contestalnlei e dei principali della 
Gort«> l'espugnazione di quella Piazza cun la pri- 
gionìa dell' Ammiraglio ,l' esserla FraDctasenaa dì* 
tesa, e il ReFilippo^ superate con tanta facilità le 
frontiere non avere ostacoli per passare direttamente 
all'assedio di Parigi. Verificò maggiormente questi 
successi iX repentino richiamo del Duca di Guisa m 
Francia per difendere il Regno , e la costemazipna 
universale dì tutti i partitanti di quella Corona. Va- 
riate le circostanze anche il Duca variò lingtu^io , 
éf rimproverando al Papaie ai Garaffi la mala fede 
con cui aveano agito Ùnor* in non volere cooclnde- 
re la pace dopo averlo impegnato a far venire dal 
Bs la pleoipotenaa f ordinò all' Ambasciatore ch« 
col pretasto della salute , o di altra propria necessità 
n congedasse. Paolo 1V< , vedendosi abbandonato 
dai Francesi alla discrezione del Duca d' Alva, sgo< 
mento e avvilito dal timore , giustificò all' Amba- 
MÌatoredd Duca la sua condotta , imputando ìlGa- 
ralBi e Io Strozzi di aver ritardata la pace ^ lo in-* 
caricò di pwtare a Firenze le condizioni, che pny 
poneva per il trattato. AI Duca Cosimo scrisse , e> 
sMTtandolo a intraprendere con impegaò. un' opera 



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c<M uluteToÌe> poiché egli voleva pef mezzo «ao /^ 
pacificarsi col Re Filippp. Accettò (kisinio ben vo-di Cf 
lootierì rìDcarico> e rappresento al Re e al Duca*^^^ 
d' Alva che, qou voie&do opprimere il Papa, eoa-, 
voniva accordarli la paòe per distaccarlo dai Frao-i 
cesi , e valersi delle foru di Napoli per recuperare < 
le Piaan di Toscana > e in Piemonte ^ che il Diicà> 
di Ferrara sarebbe rimasto alla discreaione di Savi 
Maestà , la quale non avreUw avuto chi potesse op^ 
porlisi in Italia, e non accordando con Sua Santi- 
tà , i VebeiiaDi j che promovevano questa pace con 
tanto impegno forse non avrebbero tardato a dichia- 
varai : fbrae ancora il Papa ridotto alla disperazione 
nvreEdite dato in jpotert dà Francesi le Piasse , che 
richiedevano con tanta iatanza per la loro sicurez- 
aa , e allora troppo dilEcile sarebbe stato snidarli^- 
e devenire ad un acarirdo. Queste considerauoDÌ ri' 
irovate giuste dal Duca d' Alva lo fecero recedere 
dalla pretensione che aveva* che il Papa diclliaras^ 
se di aver proceduto ingiustamente contro il Re, e 
dal puntiglio col Duca Cosimo, perchè aenia sua 
partecipazione avesse ottenuto dalRelaplenìpoten-> 
fea , e li fosse esibito col Papa per mediatore di que- 
ato -trattato. Convenne però anche al Papa di rece* 
dare dall'impegno di non volere trattare diretta* 
mente col Diica d'Àlva* a cui spedì i Cardinali di 
Santa Fiora e Vitelli ^ e poi lo stesso Garafia > che 
finalmente stabilirono il trattato di pace in Cavi li 
1 3 di Settembre. U Duca d' Alva si obbligò di por^. 
tarsi a Ruma per lare delli atti di sommissione al 
Pontefice* il quale però dovesse accoglierlo con tutta 
l'onorevulezzai Promesse il Papa di reaiUuiare al* ' 
la Lega con i Francesine Ucenuarli dallo Stato £c* 
elesÌMtico, « starsene nei limiti dì PastoW univei^ 



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^ ite STOMA ut TOSCANA 

f^^ sale della Ghies». Fii promesM la restituzioiui dell* 
di C Terra occupate , e la remissione delle peue , ma fa 
'^^7 stabilito che il Colonna , il Conte di Bagno , e Aica- 
nio della Cornia restassero contumaci ad arbitrio 
di Sua Santità. Palliano fu depositato in parsooi 
confidente ad ambe le parti per estitnirlo, allof 
cfaèil Papa e il He Filippo ne disponessero di comua 
concerto. Esegtu il Buca d' Alva il trattato, e por- 
tossi a Roma come in trionfo > essendo incontn- 
to da tutta la Corte Pontificia j e ricevuto dalPa- 
pa pontificalmente in presenza di ventidae Car- 
dinali , e distinto con le onorìficenae > cb* qoA- 
ìa CtHte è solita dì accordare ai Begoontii Al Da- 
ca Cosimo spedì il Papa PaoloQiordano Ornniauo 
genero per ringraziarlo , e assicurarlo della sua ot- 
tima volontà verso il Re di Spagna, e i di luì Al- 
leati. L'esercito Francese si divise in due parti, l'o' 
na s'imbarca a CÌTÌtavecchia col Duca ^ Guisa e 
lo Strozzi per ritornarsene in Francia , l'altra aot- 
to il Duca di Humala marciò alla volta di Ro- 
magna per passare a Ferrara. A Montalcimr&rooo 
mandate dieci insane di fimtì $ e pochi cavalli. Pub- 
blicata io Concistoro la pace il Papa dichiarò L^* 
ti al Re Filif^ il Cardinale Caraffa , e a £nricolI< 
il Cardinale Trìvulzio ad oggetto di [ntimovere U 
pace universale. 

Bìl^ata in tal guisa la spedizione dei Fran' 
cesi in Italia restava tuttavia accesa in Lombardia 
k guerra, incautamente intrapresa dal Duca di Ftf ' 
rara, ilqnalej non essnido stato considerato neltnt- 
tato di Cavi, rimaneva solo e^iosto alle forse del Re 
di Spagna. L'Imperatore Carlo V. e Filippo U. >' 
verano procurato dì tenersi questo Principe bene 
affetto, e obbligarselo con lebeneficenie,eoon l'** 



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tm tt. Cip; va is^ 

Mkbt«Volezza: l'essoù ^U collegato con i Francesi ^, 
senza Ternn' motiro plausibile mosse talménte* adiòv 
«degno Filippo II., che Uno dal mese dì Luglio io- '^ 
caricò il Duca Cosimo di punire la sua ingratitudi- 
ne con moverli la guerra^ ordinando che si riunia-' 
aero le truppe Regie esistenti in Toscana » quelle,' 
che il Duca si era obbligato di somministrare nel 
trattato dei 3 Luglio, e ai lerassero a spese di Sua 
Maestà altri duemila Cinti, e, fonoato di essi uu e- 
aercilD, si desse il comando generale di questa goef'^ 
ra a Ottavio Farnese. Provvide ancóra danari e Uf- 
fizialì per l' Inipresa^ alla quale disegnò che sì des- 
se principio con assaltare la Garfagnana dalla para- 
te di Barga, considerando che Cosimo avrebbe po- 
tuto in tal guisa sovvenire facilmente l'esercito ^ 
vettovaglie e di muniaioni. Àncbe la Reptd>blica di 
Lucca fu dal Re incaricata di assistere questa im- 
presa di viveri, e di altre provvisioni necessarie a 
un esntrito. Il Figiierua ebbe ordine di distaccare 
dal Milanese una parte delle sue forze per unirle 
con quelle del_Duca Ottavio. Invano tentò l'Estense 
d'implffl'are la Notezìone dei Veneziani, né sapeva 
a qua! partito appigliarsi in circostanze cosi pericO' 
lose. Pendente Iv guerra col Papa il Farnese non 
volle mai accettare questo carico per timore che 
Paolo IV. procedesse alia incamerazione di Gastrof 
ma dopo il trattato di Cavi si accinse dichiaratamen- 
te alla impresa, e il Duca Cosimo gli qiedi in soc- 
corso dugento fanti Italiani, mille Tedeschi, e tre* 
cento sessanta cavalli.L''invasiraie della Garfagnanaf 
avanzandosi la stagione parve piena di perìcoU,-e 
éi cominciò la guerra con l'occupazione diScandia- 
Ho e dì altre Terre di pòco momento. Parve a chiun' 
^ue che i Prìncipi belligeranti in questa camiM^na 



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^ i54 STOM\ Or TOSCiSil 

^y^ofioraaseroperpura apparenza, i>oichè si SGOtgen (U 
4i C ambe le parti debalesza dì forie, nuncaDu dì rei- 
^^^7 tovaglie, e desertionefUTru{^.FurìDiiproTeratoU: 
Duca Gwinao.di dod avere iovialo quel numero' di 
soccorsi prescrittili dal traUato, ma egli li acherml; 
colmotivodivedereaccreaciuteDotalnlmente lefbr'. 
■e dei Francesi di Hootalcino. Persuaso che l'oppres* 
none dell'Esbense, siccome avrebbe troppo iogran-. 
dito la pc^enza Spagnola in Italia*, tuM la sua con- 
wrvacione credeva potesse essere utile ■ sostenere 
quella poca di libertà, che era. rimasta ai Principi 
di questa Provincia:, a tal' effetto operò in forma che 
le forze del Hibnese e quelle del Daca Ottavio noft 
potessero opprimerlo, lusingandosi con ladilaaioqtt 
di calmare lo sd^no del Re Filippo) e dar luogo a 
an trattato, in cui si combinaasMo la dignità del R« 
I& sicurezza dell'Estense^ e le previe vedute. Dopo 
che i Vene^ni si erano mostrati sordi alle istanae 
del Duca di Ferrara , pensi egli che Cosimo fosse 
l'unico, e il più efficace mezzo per ritrarlo eoo de* 
coro da cosi penglioso imharano; ricorse perciò se^ 
gretemeute a lui, gli offi?rì il matrimimìo del Prin* 
cipe ereditario di Ferrara con una sua figlia > e la 
sua. raediaùone con i Francesi, afifincfaè mediante 
qualche ricompensa gli consonassero le Piasae deI-> 
là Repubblica di Hootalcino. Questo partito fu vo- 
lentieri accettato da Cosimo, perchè, oltre all'inte- 
resse universale d'Italia) comprendeva anche il suo 
particolare, e perciò attese sabito a determinare le 
ooodisioni per rimettere l'Estense in gra*ia del He^ 
poiché da questo atto doveva procedere l'effettua- 
tàone del rimanente. Sia prima di trattarne txi Re 
volle vedere l'esito, che prendeva alla Corte dì Rms* 
mUXes il trattata di Cavi, giacché dì esso tutta l'Ila* 
lia stava in espettatira. 



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llftlLCAP.TH. |5* ^_ 

£n ^ Tenuto s Firenze il Lwato Caràffii p^ i^g, 
pmaaare alla Corte , e con esso il urdiDile Vitelli^* ^ 
mi oggetto di &bboccsraì con Cosimo^ per impegnar- ^ 
lo a promovere presao il Re Filippo la rìcompenaà 
dello Stato di Palliauo, siccome en stato conTeou* 
to in nnartìc^o segreto del trattato di pace: poH^ 
al UncA a nome del Papa la maggiori sicureExe dt 
affetto e di amicÌEÌa per esso, e propose il matrimo- 
nio dì Donna Lucrecia de'Medicicol figlio del Du- 
ca di Palliano- La circostansa di esser quel bnciul- 
lo tuttavia in ostaggio del Be di Francia die liu^o 
a Cosimo dì sospendere il partito senEa recusarlo , 
ma il L^ato per maggiormente impegnarlo nella 
proteBÌone di Casa Carafia gli ofièree a nome di Sua 
Santità le forse, e il diritte per soggettare i Lncdifr> 
•i. Fino dalli anni antecedenti eritno insorte in qutd-* 
la Bepubblica gravi c<Hitrp\er8Ìe tra il Vescovo t 
i Migistrati per concernenBegturÌ8diuonali>diepoi 
fàcilmente degenerarono in manitesta discordia; da 
questa si formarono i-partiti^ e l'impegno prodaase 
le animosità, il di&prezzo, le contumelie, e recces' 
so. Quei Cittadini, che per l'eaercicio dalla loro mer- 
t^tura aveano scorso le Piane oltramtmtane, oltre 
le ricchezze avevano riportato alla Patria le mas- 
lime dei novatMÌ della Germania* la questa accn- 
certo presero piede le nuove opinioni , e con là di< 
lèsa della giurisdizione dei Magiatrsti ai confuse l'c^* 
fesa diretta della Religione. I Frati, e singolamwa^ 
te i Domenicani accesero maggiormente questo fua- 
co con accusare a Roma gl'individui, e le citazioni 
trasmesse dalli Inquisitori impedite dai Bfagiatnrti 
tenevano irritato il Pontefice, pendente la guerra 
altri pensieri lo distraevano dalla vendetta contnt 
i liUGcbesi, ma dopo che furono posate le armi, • 



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ìS6'- STORIA fil TÒStìANÀ 

^y, che egli potè rìtornara a esercitare tmnt^illaiiie&ie 
di'G.la sua ferocia per meszo della lnquisÌKÌone, imagi-^ 
^ nò cbe Cosimo fosse ristruineQto il più atto a punirli^ 
Sapeva bepe quanto ei fosse malcontento di loro per 
il contegno tenuto nella goerra di Siena, e già cor-^ 
reva per l'Italia una voce, che avt^ssb fatto istanza 
a- Filippo II. di avere la protezione di quella Re^ 
pubblica^ per potere assicurare il suo Stato da qoel- 
la parte. Offerì pertanto il Legato al Duca tutti i 
diritti del Pontefice sopra una Città , che deviava 
dalla Religione Cattolica, e gli offerì i Beni di tutti 
ì Novatori, che si asserìvano devoluti al Fisco Fon* 
tificio , a condizione che soggettasse quella Repaln 
Hica, e la riducesse con la forte a vivere cattolica- 
mente. Replicò il Duca die i Lucchesi nella guer- 
ra di Siena gli aveano dato tatto il motivo di sog-' 
gettarli! ^ ^ì ^& contentato di ammonirli semplice^ 
mentCf e gli teneva come amici» perchè tali gli si 
dimostravano: che prima di risolversi a questa im' 
prtfsa esortava Sua Santità a spedirli un Pretato di- 
screto e prudente , che gli ammonisse , poiché la 
forza in tali circostanze doveva esser l'estremo ri- 
medio: e finalmente promesse al Legato di proteg- 
gere sensa altre condizioni presso il He Filippo gì' 
interessi della Casa Caraffa. Piiì interessante perd 
iìi Tabboccamento di Cosimo col Duca d'Alva , il 
quale lasciate le opportune disposizioni per il go- 
verno, del Regno , sbarcò a Livorno per trasferirsi 
per terra a Milano. Alloggiato in Pisa dal Duca teo' 
ne con esso dei ragionamenti sopra lo Stato politi* 
co dell'Italia, ponendoli in considerazione quant? 
più utile sarebbe stato per il Re il vincolarsi il Do* 
ca di Ferrara con un trattato piuttosto chedisp^' 
Piarsi per farli la guitrra } lo convinse d«lta n«c«f 



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^U' di fortificare Porto^Ercole, e tenere batgosrni- ^, 
to Piombioo ; gli progettò di valersi delle proprie di C 
'Galere , e di quelle del Doria per sorprendere To* 1^ 
Ione, avendo sicori riscontri della iàcilità di occu- 
pare quella Piazza; e iÌDalnwate istruitolo delle pro^ 
prie occorrenze, lo aocompagoò fina a Pietrasauta, 
TÌcbiamato nell' interno dello Stato dalie calamiU 
-dei pc^li, e dalle disgrazie della propria famìglia. 
' Le rovinose piogge cadute nel Settembre nel Mu- 
gello e nel Casentino apportarono la desolazione a 
quelle campagne, e alla Capitale. Queste due Pro- 
■rincie , l' una situata alle falde dell' Àppramino , e 
l'ahra su i moqti scolano nell'Amo per varj.tor- 
Tepti le loro acque, L'impeto delle pii^ge^ualeu 
ciascuna di ease operò cbe combinatosi contempor 
ranaaniente lo (^orgo nell'Arno si accrebbe tanta 
maggiormente il vigore, che, superate te rive, e roUi 
-i ripari, non vi fu più rit^no contro la forza ster<- 
-mìnàtrice. 1 mulini, le case, e tutti li edifiz) vicini 
'al fiume furono svelti dai fondamenti , e annegati 
miseramente con gli ah^tori : la corrente, formatk- 
do nuovi alvei per le campagne, le rendeva inutili 
per la sementa. Con repentina inondazione sorpoar 
ae la Città, ai ruppero le spande, fu atterrato ilter-^ 
ló ponte j e le rovine formando un riparo produsr 
«ero più fàcilmente la dilatazione delle acque; à al- 
caronoesse in alcune contrade fino a undici brac-» 
eia , i sotterranei ne furono ripieni , e perirona 1* 
vettovaglie, che vi si conservavano; i fondamenti, 
e le volte sotterranee d«lle case reataronò .danneg'^ 
giate, perirona delli abitanti, la Città si riempi di 
fango , U terrore occupò tutti , e. al terrore successe 
l'insalubrità dell'aria, e la carestia. La stagione caU 
da del Settembre, fiiccQm^pi^afae.U ferment^-P 



t5f STOBIA DI TÓ6CUU 

.'jj' none della dfposìuonl delle torbe, cagiond ascDni 
ai (i molte febbri, e altresì la destratione dei mulini^ e 
155? delle vettoTaglie fece maQcore per qualcbe gìuroo 
i meri all'afflitta plebe. Ordìoò il Duca che dalle 
«ircoavicine popolaziutii ti trasferìsKru alla Gapt> 
.tale fàriae, e altre vettovaglie , e nel . contado fece 
una comandata di genti , aftÌDobè eoa la maggior 
celerità sì Dettassero le contrade dalla immonde^ 
«a. Fu fatale nel tempo della universale penuria la 
perdita di tanti viveri, e fu bene opportuna la na- 
turale vigilanza del Duca per sov.venire i Sudditi ia 
tale occasione. Tutta la pianura adiacente all'Arso 
fiartecipò di queste diaavvecfture, pokhè anche nei 
territorio Pisano la soverchia quantità delle acque 
•concerbì in gran partequantoerasta^operatocon 
tanto dispendìo per la salubrità di quelle campagne: 
in Pisa alla devastaaione delle acque sì aggioniB 
quella del fuoco, aveud<^ alcuni iàcinorosi attac* 
cato nel FalazBo vecchio d^laGttà,pre&)o delquft> 
le essendo i magaxainìdeUìstramidimunìxionene 
derivò la destruaione di molte fabbriche. Anche ia 
Boma il Ter^e non fece minor danno che l'Àroo 
in Firtnie, e quella vasta GHtà sì ridono pt» ataJ« 
estremità di viveri che, se il Duca Cosimo non la 
soccorreva con due Navi dì grano, il Papa era da- 
terminato di trasferirsi a Loreto ad ometto dou eolo 
dì sgravare la Città del consumo che prodoceva la 
Corte, ma ancora per evitare quei tumulti, e aedi* 
WODÌ, che la mìao-ìs, e la lame fanno per lo più na*- 
ecere tra la plebe. Dopo le pubbUche caUmità af- 
flissero il Duca ancora le disavventure domestiche. 
Donna Maria sua primogenita, per cui si tratUva il 
Hatrìmonio eoa l'ereditario di Ferraradopo dodici 
giorni di febbre acuta mori li ao di Noveml»« j la 



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LIB. II. C&P. VIL 1S9 

mortQ dì qnetla Principeua fece imsgiaatedeìRi»- j^^, 
manù di amóri «egreti, • di TeleDQ propiDatoU peiwdiC. 
«io dello steuo padre. Siccome mc^ti tra i Fiorev-*^ 
tini eniQo aDcora animati dallo •piritoHcpqbbUca- 
aa, 8 perciò ripieni di maltalento coetro il lor Vviiy 
. cìpe f sì compiacevano dì maligDare upra le di Ini 
«noni le i^à eroiche ^ non è inveriiimile cfae ima- 
■gituuano ancora delle atraTaganti aTTentureper a- 
•curarli la gloria. La mia costattoa , e naturate Set- 
mesca di animo non restò però alterata da tjaeata 
•vreraiti , che ansi esae gì' inapìravano oMggior vi- 
ffore per ìnTÌgìlare alla conaervazìona edifeaa dello 
Stato , e dei Sadditi, Tra le principali sue core non 
«ra certamente la miu(»« quella del nuovo «oquiito 
^ Sima, dove la deaolaiione, la miaeria, e il so- 
spetto esigevano dispendio > TÌgìUnaa, e dolcezaa 
per dare riposo, e sollievo ai popoli, afUitti da tant^ 
{ulamità , in tempo appunto ohe i Francasi, aven- 
do ingrossate le guarnigioni, lkcev%no temere delia 
'violaEÌune della tn^ua. 

Dopo cfae erano state adempite dal NicooUnì ia 
Siena le debite formalità del possesso, edel giura* 
piaitodìfodeltà,e dopo restituito Piombino all'Ap- 
piano ri pnisò a stabilire i termini giurisdìiionali dei 
PortiSpaguolì,eqMellidelFemi)oneirìEUw. Volle 
il Duca cbei nuovi Sudditiprorasaerogradatam^ta 
la soggssione, e oominciò prima da rinnovare l'in- 
qinsiàtme delle armi, breammìnistnire con rigorf 
una «satta giostisia, ecbnlel^^,eaaridua vigilMi- 
n di governo tenere in freno i più aoq>etti, alBn- 
«ho non alterassero la quiete, elatranquillitàdeUo 
Stato* Fece nella Gittàrenumerationedelle anime, 
le quali ai trovarono Bscmdere al numero di diecK 
mila, cinquecento iwn compresa la goarnigio^e, V 



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.i6o STOMA. DI TOSCANA, 

^j^ economìa pubblica, e quella dei privati erano b»1 
diC tnassima (concerto, e l'uaa e l'altra ncbiaouroao 
*^7te sue premure par imagioarne l' opportuno rime- 
dio. Operò che. abbondauero le Tettovaglie neUa 
Città a preazì discreti , e finalmente, moderaodo il 
rigore con la clemenza , ristabilì la calma in nna^ 
-naiione asaueiatta già da due secoli alla sedizione, 
« tumulto. Ma non così avvenne della Kepubbllca 
di Montalcino^ dove già la discordia , 1' oppressio- 
ne, e. la difBdenaa unite oon l'estrema miseria oo- 
mindavano a stancare quei Gltadini, ipoltì dei qua- 
li-si d^gevano. piuttosto di vivere in Siena sudditi 
al Duca, cfaft esaere oppressi in Montalcino sotto l'ap* 
.parensa di una ohiraerica libertà. Àllorciiè li a di 
'Maggio. 1 555 fu dai fuggitivi Senesi eoo atto pi^ 
h\ico traslecita in quella Terra la Repubblica di Sie<- 
na, e che in numero dì dugento quarantacinque 
Gttadini giurarono in mano dello Strofzi fedeltà al 
^ di Francia , il fanatismo, o il desiderio di ricu- 
perare la Patria gli animava a considerare ì Fran- 
cesi come ì loro difensori: l'avvedutezza di Pi»v 
Strozzi, l'esteriori apparenze di Sovranità attribuite 
a quel Magistrato , e le pensioni e gli onori , che il 
Be concesse ad alcuni di essi gli lusingarono per 
molto tempo a contentarsi di quella situauone,ea 
dispFezsare gì' invita delli Spagnoli, e poidelUtuca 
Goagmoi, per ritornare a vivere in Patria tranquit 
lamente. A tutto ciòsuccesseìnseuaibilmeatelapO' 
verta, la miseria, l'oppressione, e l'abbandonanteoto. 
La Ma.narchìa dì Franpia diretta da due partiti, cine 
di ooptiniio erano in contradilione fra loro , trovò 
difficile e pericoloso, il rÌDDovarerimpresa di Tosca- 
jia, reputò il possesso di quelle Piazze come un ca- 
jiitj^l^ da inMenilìzaarla delle apese fatte iu.^lU 



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LIB. n. GAP; VII. i8i 

' gbnrà, e non avendo più bisogo del favore dei Po- ^^^ 
poli per conservarle cominciò a trascurarli , e ab- di C. 
bandonarli intieramente alla discrezione dei Mini- "^ 
*tri.QuÌQdÌèchecolpreteaUiilispesedirorti6cazioai, - 
e di stipendi fulotta al Magistrato l'amoiiDistrazLouo 
delle pubbliclie rendite, ascendeatiio tuttoatreata-* 
cinquemila Ducati j e il Magistrato raedesìmo fu' co* 
mandalo dalRe dì trasferirli da Montalcino aGrosse* 
to , dove si sperava , o farli insensibilmente obliare 
ogni ideadilibertjk » ovvero, che obbligandogli l'ìu- 
salubrità di quell* aere a dileguarsi , restasse totali 
mente disciulto quel Corpo di Magistratura. Crodo- 
rono quegl' infelici d'impegnare maggiorwente a 
loro favóre i riguardi del Re col soggettarsi libera-' 
mente al suo a&solutodominioj ma ciò non fece cbe 
rendere piìi pesante aopra di loro l'aatorìtidi Muqt 
lue. Nel passaggio del Duca di Guisa avendo egli 
aommìnistrato delle vettovoglìe al Campo Fraoce- 
te, ciò produsse in quelle Terre tal pefiurìa di vi-< 
veri, che fu foraa estrarre dai privati il grano ne- 
cessario al sostentamento delle miUzie. Fu poi da 
Monluc pubblicata una legge, in cui si ordinava che 
chiunque non avesse da vivere per otto mesi, nel 
termine di un mese si ritirasse da quel Dominio ; si 
fecero perciò le perquisizioni ai F^rticotarì , e il di 
più gli era tolto, e posto ^ei magazzini del Re, Cosi 
duro trattamento fu cansa che molti già ritornava- 
no a Siena, dove il Bucae il sqo LuugorTenente 
pon mancavano di riceverli con umanità, e con dol- 
cezza; altri costretti dalla necessità e dalla dispe- 
razione andaiioqo vagando per l'Italia, e quelli che 
quivi rìmasem infestavano le frontiere con ladro- 
neggi , e con prede ; i soldati non essendo pagati 
ffercitavano aopra gli abitanti altrettante rapine, 
T. Il M 



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f Ss STORIA DI TOSGiKi 

. „ In CQSt compauìonevole stato lascia Mooloo ì^ 
4l 4 Repubblica di H^uQtalciao per ritornarsene in Fraq- 
l^^da, dove erq richiamato dal Re. DoR Fraacesco d' 
Este fratello del JEtuca di Ferrara gli fu destinata 
per succe«9o|'e> ma la si^ presenza sarebibe stat^ 
inutile e pericolasti sensa iin valìdq soccorv) di da- 
nari e di Teltoraglie; l'qno e Vb!^!^ gemere mai^- 
cara totalmente ai Francesi, e il Re, piuttosto cha 
dispendia^i per conserrare quelle Piaz^, avea bi- 
aognq di rilrarne profitto per ceqtinuare la giierr* 
pella Pìccardìa* Furoqo perciò esibite in veqdita a^ 
Puca dì Fwrara ^ ed egli )e arrel>l^ accettate 'm 
eompensttziooe del credito di cinqueceotomila dq- 
tati, the aveya cQn qqelU Gorona,con aqiiqo dì ri- 
Tenderle a Cosimo ; ma , siccome t'ofierta di essa 
^on oltrepassara i trecei^tq cinquantamila «cudi, il 
Ite e r Estense non ai accomodarono a questa mef* 
catura. Gopsiderd bensì il Duca Cosimo ess^ quo- 
Sta r occasione la più propìzia per popquistarle^e, 
rammentando al B^ Filippo l' obbligapope contrat- 
ta nella cessone di Sieqa , lo ioatigaya all' adempi- 
mento della medesima » dimostrando cbe^ sommii 
nistrandoli Sua MaestJ) qnattroinila lànti , fra i qua- 
li vi fossero mille Spagnoli e diiemila Tedeschi coq 
quattrocento cavalli, in tre ntesi s'impanava d^ 
«cacciare dal Senese ì Francesi ; c^ie qpesta mossq 
era necessario farta avapti il raccolto per potei^lie- 
lo disturbare, e avanti T arrivo della Flou* Tnr- 
phesca , per togliere alla medesima ogni comodo dj 
espugnare Piombino, o Porto^f)rcole ; e finatmenta 
cbe conveniva pacificarsi col Duca dì Ferrara , e dar 
sodisfàzione ai GerafH circa la ricompensa di PaU 
liano , per non avere in Italia altri ostacoli per Vun-! 
presa. Filippo IÌ. lutto intento a prevenire i {raa* 



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LIB. n CAp. VII. iftS 

di apparati dei Francesi riguardava con ìpdolenza^^^ 
le cose d'Italiane tenendo incautamente sprovvisti di C. 
ì suoi Stati di fijrie , di danato , e di Generali , gli '^^ 
laaciava esposti ad ogni sorpresa ; d'ipreizavai gli 
slòrei del Duca di Ferrara , ma il Farnese non ave* 
va-denari né vettuTaglie da continuarli la guerra; 
differiva l'adempimento del trattato di Cavi , per* 
che sperava che b morte del Papa> o qualche air- 
tro accidente avrebbero astretto i Garafiì a rimetn 
tersi alla sua discrezione. I Francesi all' oppo* 
•to , non potendosi persuadere che un Papa di tao* 
ta ambizione , e tanto nemico delli Spagnoli si po> 
tesse restare neutrale , non mancavano di tcntam 
con i più f(^i impulsi di sovvertirlo a dicbiarani 
)iuovamente contro Filippo, Paolo IV. non rigeb- 
tava le loro [^niposizioni , ma ^ siccome attendeva 
l'esito delle pratiche di Caraffa per la ricompènsa 
dì Palliano j aspettava a determinarsi per il mag* 
giore offerente. [1 puca Cosimo osservava esatta* 
mente la consueta neutralità con i Francesi, pra- 
ticandosi da ambe le partì molte oflicìosità ; coq 
i presidj Spagnoli non vi era riguardo, e i Francesi 
di Grosseto } unitisi con quelli di Talamoae , tai- 
taroDO una notte di dare la scalata a Orbetello. Sì 
sapeva che i Turchi allestivano una Flotta di cen^ 
toventi Galere^ si scoprirono delle mtelligenze per 
«orprendei>e Genova , e Portoferrajo , e T incertezza 
in cui si trovava V Italia divideva gli animi fra la 
speranza e il timore. Uno strepitoso avvenimento, 
siccome rinvigorì l'abbattuto coraggio del partita 
FrancMe^ cosi pose in necessiti gli Spagnoli di prov* 
vedere con pii Circospezione alla loro diièss . Il 
Poca di Guisa appena ritornato in Francia con l'e- 
•ircita f che l' nliimo aforwi di queHa Monarchia 



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ia4 STOBU DI TOSC&Rl 

xj, potè riunire, ìmagÌDÒ di teotare qualche irafffvM^ 
ili C' che tratteoésse il nemico alle frontiere , e l' obbUv 
'^^gassea retrocedere con qualche svantaggio. La piafr* 
sa di Galea, posseduta per due secoli dalla Goroo« 
d' Inghilterra 1 e creduta finora ioespugiiabile, era 
guardata da poche Truppe , e male agguerrite : ed 
lusingò il Duca di Guisa dì poterla sorprendere , e 
risolvè d' impiegarvi tutto il coraggio della naziono 
per tentarne rìtnpresa : la sagacità dello Strozzi fa 
adoperata per esplorurae le furtificaxioni., e deter- 
minarne l'attacco ; finalmente fu espugnata la Pial- 
la, e la felicità dell'impresa, e l'importansa dell' 
acquisto restaurarono la perdita , e T avvilimento 
della battaglia di San Quintino. In Italia i partitantt 
Francesi festeggiarono con gran giubilo cos'i felica 
successo , e si accinsero con maggiore impano per 
espugnare la neutralità del Pontefice , e tentar nor 
vamente l'animo del Puc9 C^mo per ritnoverlo 
dagl' interessi del Re Filippo. 

Con tali vedute Don Francesco d' Este in Roma , 
rimostrando al Duca di Palliano il miilanimo del 
Bc Filippo verso di esso , lo esortaya ad accettare 
dal Re di Francia le Piazze della R«puU>lica di 
Montalcinq , e gettarsi dichiaratamente alla deT<K 
fione dì quella Corona. Ma rifletteva il Carafila ea- 
«er necessario che con le Piazze il Re gU desse il 
inodo di conservarle dopo la morte del Papa , e Don 
Francesco prometteva che, riassumendosi il trattato 
di lega con Sua Santità , ^ sajebbe nuovamente in^ 
trapre^a la conquista di Sienq, Mancavano al Pap* 
forse , e ttapari, e aperanva di lunga Tita , e l'inir 
pegqarsi in nuova guerra poteva fàcilmente appor- 
tare pili danno che utile alla sua Famiglia- Dcm 
Frwce^cQ pertanto , dopo aver r^ccpljo quelle fioah 



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tìi. ti. Ci*, vii. i6Ì ^_. 

Uè iìre poterono sommiDiatrare ì Mìilistri del Re ^^^' 
per pagare le truppe , passò a Hontalcino a eaefci-di d 
tare il sDOCarico; quivi gibnto inviò al Duca un aao^ 
Confidente ; per farli molte proleste di amorerolez* 
za j e di desiderio di ben vicinate , ofierendoaì di 
divenire a un trattato formale di sospensione , adi 
tregua , per riparare ai passati daDdeggiameoti , é 
impedirne dei nuovi- Rinnovò le ofTerVe j altre voK 
te fatte dalla G<*te di Francia , di maritare alPrin* 
cipe Francesco una Bglia del Re Enrico , offerendo 
in dote quelle Piazze , e V alleanza , e la protezione 
fli Sua Maestà per la GaSa Medici^ Accettò il Duca 
l'apparente buon animo quanto al trattate di tre- 
gua , e al fissare i termini giurisdisionali dei dutf 
domÌn)4 e, non estendo tempo opportuno di trat^ 
tar matrimòni , mentre infieriva la guerra , né dif- 
ferì la pratica in circostante più liete. Qufeste incesa 
santi |ri«mure dei Francesi per avvantaggiarsi, ilo' 
ro preparativi^ e le macchinazioni) che ordivano 
per agire gagliardamente all' arrivo 'dellaFlotta Tur-> 
chcsca mossero il Duca a Spronare il Re Filippo fl 
qualche risoluzionei Rimostrò che la guerra di Fer- 
rara poco ùtile ) e gloriosa a Sua Maestà gli occU'> 
pava le migliori Jorze dltalia , le quali con più r&n^ 
taggio , e decoro ai sarebbero impiegate nella recu^ 
perazione delle Piazze Senesi { che dando sodis&zio^ 
neaiCarafB nella permuta di Palliano non era dif- 
ficile che il Papa ) inquieto di natura , attirato dall* 
interesse ^ e dall' ambizione sì dichiarasse contro 1 
Francesi: che l'Italia essendo minacciata dell' e^ 
sterminio dalla Flotta Turchesca era necessario ri-' 
chiamarvi le forze ,efortificarevaIidamente Porto* 
Ercole , e guarnire con molta truppa Piombino } 
poiché i Francesi prendevano priacipalmén te di mi' 



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_^ 1^6 STORIA ti tOSCA**. 

^„, ra queste due Piazze. Cosi giuste rìflesaioni j foitifl'* 
AiCciite dal consiglio autorevole del Duca d'Àlva^aco»- 
'^^sero il Re Filippo , é lo deterniinarouo a pn)VTe-> 
dere opportunamente secondo le circostanze. Inca- 
ricò pertaoto il Duca delh furtificazione di Portai 
Ercole , e li rimesse una som ma per qtlesto effettoj 
Fu essa diretta da Chiappino Vitelli , che fece insl-^ 
Bare il Forte di Monte Filippo j ed estuila da GUh 
Tanni Camerini Architetto del Duca. Volle ancorai 
il Re che si trattasse la pace col Duca di Ferrara, in- 
viando a Cosimo le opportune facoltà per deter- 
minarne le Condizioni^ e procurò che si riducessero 
ai luoghi forti vicino al mare le Truppe , che prt^ 
odiavano l' interno della Provincia. Il Duca d' Àl- 
Ta a\^do renunuato il Governoe it Geoerjllato d' 
Italia^ ed essendo già ritornato alla Corte^ gli a&ii 
di Milano e di Napoli erano diretti interìnamente di 
ministri d'inferiore esperienza ; perquesta causa il 
Ile Filippo Confidava a Cosimo i suoi principali in- 
teressi d'Italia i considerandolo non solo come il più 
fedele alleato , ma ancora il più avveduto ed esper- 
to nel conoscere gli animi, e le inclinazioni degl' 
Italiani; promettendosi assai della sua vigilanza iu' 
dirizzò ai Comandanti di Orbetello , Porto^Ercole 4 
e Piombino lettere patenti,.afliuchè eseguissero gli 
ordini di Cosimo come i suoi proprp 
. Il Duca di Ferrara, animato dal successo di Gt* 
les a proseguire la guerra contro il Farnese avea con 
tigni sforzo accresciuto il suo esercito, e recuperato 
alcune delle sue Terre. In tali circostanM, reputatt* 
do Cosimo pili difficile il tirarlo a lin trattato onore* 
Vole per il Re^ giudicò espediente di spaventarlo eoa 
l'apparato di nuovi armamenti, e provviste di vet- 
tovaglie; B tale oggetto rinforzò il Farnese di danari 



^dbvGoogle 



LÌB. ÌÌ. tAJP. VÌt. 18) ^_ 

tt Ài trtippte, e, pros^ueado la pratica, clie fiiio dal- j^^ 
ranno antecedente teneva «egretamente aperta coacli& 
i'EIstebse, Io ridusse al ptkhUi di domandare eoa '^'^ 
ianaggiure efficacia b pace. Ercole II. Duca di Fer- 
rara era uu Principe totalmente addetto per incli- 
'aatiane, e per intereàse alla Corona di Francia. Be^ 
nata di fYabcìa sua moglie, 'e ì Guisi suoi partenti mol- 
to favoriti alla Corte lo aveailo nlanteuilto in tjaé^ 
ilto proposi tD> e la Corona area ricevuto da esso dei 
rilevanti servizj. Per la guerra di Siena iropreatd 
ai Francesi trecento cinquantamila Ducati^ ed aven- 
do somministrato altre somme in vatie occasioni si 
trovava creditore del Re di più di seicentoaiila Du- 
cati. Puasédeva ancora in Francia diverse Terre, è 
it Cardinale stio ft^tello era arricchito dai beni Ec- 
tlesiaatici di quel R^no> Carlo V. e Filippo II., ben- 
ché informati del di lui animo, lo aveatio riguardato 
sempfe con periùaliti, affinchè non gli si dithiara»^ 
te apertamente nemicoj ma avendolo il Duca di Gui- 
«a incautamente impegnato in questa guerra, e tro- 
vandosi abbandonato dai Francesi, e dal Papa pen^ 
kò alla sua sicureua; riflettendo che ormai dopo tanti 
inutili sforzi gl'interessi d&i Francesi non potevano 
ristabilirsi in Italia^ pudico espediente di fare un 
trattato, in ckii restasse assicurato dalle forze del Re 
Fili|^ senta offendere direttamente ì Francesi j 
dai quali sperava di potere una volta retuperar^ 
ì suoi crediti: ctvdè che una figlia di Cosimo fnarì- 
tàia al silo [dimogetiito potesse essere il più certo 
pegno ddla re£oncilÌatione del Rè di Spagna, é di 
Combiuart in tal guisa l'interesse e la sicurezza. Sii 
ijtiesto piano di politica fondò le proposizioni per il 
trattato, ed essendo morta Donna Maria primoge^ 
4iita di Cosimo si contentò làcilmeate di Donna Liis 



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__ i88 STORU DI TOSCiKfc 

^, crezia, benché inferiore di vaghezza, e di aqietio* 
di CGbnobbe facilmente Cosimo le vedute deU^Estense, 
' oè diiapprovava nel suo interno il giusto merita 
delle proposizioni, ma era necessario provvedere aL 
decoro, che esigeva Jl Re in questo trattato, voleo-- 
do che si depositasse Bersello, e che l' Estense nom 
•i restasse neutrale, ma si vincolasse alla Honarcbìa 
di Spagna in forma da esserli utile senza .polerU 
Buoca«. La difficoltà di conciliare wntìmenli cosi 
diversi non ritirò GosiraO djU'impresaj che anzi, as-. 
«uniendola con maggiore impegno gli rese più faci- 
le l'esecuzione; poiché, occultando sempre la facoltà 
e commissione datali dal Re Filippo, intraprese a 
trattare in nome proprio, e con la sola speranza che 
il Re ne avrebbe approvato le condizioni quando 
fossero state ragionevoli, e convenienti alla sua di- 
gnità. Fu perciò necessario discutere lungo tempo le 
proposizioni dell'Estense , e convincerlo che ae il 
Papa nel trattato di Cavi lo avea sacrificato senza 
veruno interesse alle vendette del Re Filippo, mol- 
to pili lo avrebbero fatto i Francesi in un trattato 
'g'eiierale, quando lo avesse richiesto il loro vantag- 
gio; che l'oggetto pincipale di questa conveaziixie 
doveva easeve la loro particolare alleanza j e noa 
l'interesse dei due Re, i quali, niente curando di 
mettere a ferro e a fuoco l'Italia , apprezzavano ì 
Friacipi Italiani tanto, quanto potevano iàr uso del- 
le loro forze, e dei bro danari ; che l'unione delle 
due Case Medici e d'Eite, e la conservazione dei lo^ 
ro Stati avrebbe stabilito non solo la cornane loro 
sicurezza^ ma avrebbe posto un freno all'ambizioDe 
dei Papi, sempre intenti a ingrandire le loro fami- 
gite con l'oppressione delli altri Princìpi dell'Italia) 
le fòrze di AUkoa, e di Jjapol^ non gli avrebbero po^ 



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Ufi. II. GAP. VII. lèi) _^ 

lab) nSiacen per essere ì loro StaU ben fortificati ..j^h^ 
> in grado dì poter ricevere soccorsi per ogni p&rte;di C.^ 
così imiti avrebbero potuto aostenere più facilmente '^^ 
la loro libertà^ oè essere astretti ad obbedire cieca' 
mente al volere dei Principi CUtra montani ; C<m- 
fuesti Principi grandi j scriveva Cosimo all'Esten" 
te, è necessario governarsi in modo che noi otmsi- 
deriamo bene i loro fini, e ci andiamo ajutando con 
tLVvertirsi l'un l'altro e opporsi alle loro ingitute mi-. 
re infirma che non ci mova la passione di SpO' 
gnu o di lancia, ma solo U bene universale d'I' 
talia noatra patria. 

• Convinto il Duca Ercole dalle persuafflonì di Co^. 
siqio ^>edì a Firenze il Cavaliere Alessandro Fia* 
Khi con. le opportune isirucioni > e facoltà. di con- 
venire; e finalmente lì i8 di Marito restò firmato 
in Pisa da Cosimo, e dal Fiaschi na trattato del ae* 
guente tenore ■- Che il Duca dì Ferrara renuasiando 
alla lega col Re di Frdncìft, sarebbe restato neutra- 
le) promettendo di niHi offendere il Re di ^agua, 
né i SUOL confederati! che sarebbero tolte le armi , 
e le offese da ambedue le parli^ restituendosi scarna 
bievolmente le Terre occupate dal principio delia 
guerra nello stesso termine in cui si brovavanoattual- 
mentet che il Re di Spagna avrebbe avuto il libero 
transito dei suoi eserciti per li Stati di Ferrara, pa- 
gando le vettovaglie ai prezii correnti: i Francesi 
ausiliari dell'Estense avessero il passaggio libero per 
li Stati del Re Filippo per tornarsene in Francia: 
fira i Sudditi dell'una parte e dell'altra fosse liberà 
communicazìone^ e commercio senza fiir novità^ ni 
imporre nuove grevezae: il Duca Ercole promette' 
va spedire alla Corte un Ministro per dare al Re Fi' 
lippo le sqdisfazìonì coaTMiientì alla dignità del-- 



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igè ÌTbRIA fil TbSCÀNi. 

Ì*^l'uho, e dell'altro: il Papa^ e la Repubblica di Ve-. 
i G.nezia darebbero atati pregati a ésaer garanti dì qae- 
'^'^ato trattato , di cui Guaintd prométteTa to ratifica-* 
iione in teratìnè di un nlese --. A questd eOetto ai 
bODCordò una goapensione di arrìii pcrqtiat'auta gior- 
tai, é il FafdeM) e il Figiierda fdtond avf ertiti a non 
IttnoT&re. Si appuntarono nello stesso giorno altri 
ite articoli segi^ti coAseciltivi al trattato , Ilei pri- 
tnodeiquaii ai stabiliva cbequalora il Re diFraocia 
avesse tolto all'Estense i belìi , che possedeva in 
quel RegtiOi e li avesse denegato la sodisfazìone dei 
auoi crediti , allora si sarebbe dichiarato alleato di 
Spagna.puf che il ReFilippb si obbligasse d'indeuniz^ 
Éarlo di questa perdita» Prometteva inoltre il DucA 
di Ferrara di perdonare al Signore di San Martino 
suo Vassallo, e restituirli lo Stato, e le possessioni ^ 
purché il Re non lo nominasse &a i suoi cofedertf^ 
ili Finalmente si obbligava il Duca Ercole che Dod 
Alfonso suo primogenito avrebbe contratto gli Spon- 
■ab con Donna Lucrezia tet-sagenita del Duca Cosi- 
mo , e si Coucordarano le coudiaioni della dote , e 
della efiellilaÉione del Matrimonio^ueeta Princl' 
pessa era stata promessa a Giulio HI. per Fabiano 
di Monto suo nipote j previa perà la coadiatone 
che il Papa gli lasciaste uUo Stato conveniente alU 
dignità del parentado; fu egli prevenuto dalla mtMr- 
te, e la piccola fortuna della (Msa di Monte, eisen'* 
do stata usurpata dalla rapacità dei Garalfi , e dei 
Papa j Jo aveaiio determinato a firmate questa 
Coiivenzione, la quale, sebbene in apparenza fi^s« 
architettata con molta dignità dell'Estense, doodi- 
tneno non essendovi Sua Maestà riguardata com^ 
contraente, la sua grandezza non restava oscarata 
da tale capitolaxione. Lo convinse che gl'intereasì 



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tilt. rt. CAP. vtt i^i 

del fiuCa Ai Ferrara aon pa-mettevano il dichiat^nl j^^^ 
subilo alleate di Spagna, é gli fece sperate dì ridop- iì G» 
lo in bteve tempo in questo proposito^ Ratificò Fi- ^^^ 
lippo IL il trattato di f iaa , e§igendo solo alcuiut 
dichiarazìotii per la più facile esecuùoiié .del me^ 
desimo, e, deposte le armi da ambedue le partii re* 
«tò l'Italia contenta di quoto succesaok Ilmatriino* 
Aio , e l'alleaDia tra queste due C^ss dispiacqtiera 
<ÌDg(JarroeDte ai CaralB^ per i quali fu peraa ogni 
■peranza di colueguiilo per loro stesaii 

CAPITOLO OTTAVO 

Morta del Marociallo Stroui tatto ThionTillei La FlotU 
Turckem mliuuccia le coste delU Toscaiui 11 Dnca acquU 

' ila Gartiglione il«IU PéfCtt)» e I'ImU del Giglio. Intat* 
gono nooTB «miete tre il Ónca e i Pranceai di MontaU 
cino. Itatrighi del t)uca di Ferrara per ottebere queliti 
t*isi(e dal Re di Francia. Trattato generale di pace ita' 
bilito • Chateau Cambresis; difficoltà iDcontrate pere* 
seguirlo nello Stato di Siena, bedizione di Hontalcind 

dileguato dalle viscere dell'Italia Ìl faroredella 
guerra gli animi degl' Italiani pendevano incerti^ 
«spettando l'evento delle Brmi> che ì due Be area'* 
no già preparate alle frontiere di Fiandra. I Fran- 
cesi dopo r espugtiazione di Gales animati di nuo<' 
vo coraggio assediarono Tliionville> e non ostantfl 
la piij vigorosa resistenaa di quel presidio la ridus^ 
«ero a .capitoUret Fu sensibile al Re Filippo la per* 
dita di questa Piazza, ma però io gran parte reato 
compensata con la morte di Piero Strozzi, accado* 
ta li 31 di Giugna Questo Generale ^ essendo aiH 
dato a rìcotioscere una trìnciera a piede e disarma'- 
•to t e accompagnato da soli qoatUv dei suoi j restò 
colpito nel petto da una palla di arcbibuso^ che non 



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_ i9« 9T0HU M TOSCiKA 

, ^ gU lasciò spàzio di vita^ ZI Duca Gosimo i^ati ib Ìal 
ài C guisa libero da na nemico il più pericoloso, e rìce* 
tSM^g delle congratulauoDÌ per coaì feustoarTaiìineD- 
'to. Anche l'Italia guadilo non poco per la sua 
tranquillità, poiché egli era stato l'autore della guer-' 
ra di Parma) di quella di Siena, e di quella dei Ga-' 
raffeschi. L'esercizio contiDuato di prevenire le ia-* 
sidte del Duca, e di macchiDarne altrettante con* 
tra di esso lo avea. reso il più sagace Generale dei- 
secolo; con queste qualità sì guadagnò il &vore, a. 
la parzialità di Paolo IV., ilquaìeoltre all'aver da- 
to il Cappello al Vescovo dì Bezìers suo' fratello » 
nella guerra col Duca d' Àlva deferiva principal- 
inente ai di lui consìgli. La Francia perse un ge- 
nerale valoroso -, intraprendente > e ardito , e il ano 
■overcliio ardire fu appunto quello> che gli acc^e* 
rò la morte; gl'intrighi di Corte, e l'invìdia dei 
Grandi lo aveano reso stanco dì piiì servire a quella 
Corona, e già avea mosso delle pratiche per passare 
ai servizj del Re Fili[^ j il Montauto avea tentato 
di riconciliarlo con Cosimo, ma la mentoria delltf 
iogiuriCj e l'odio troppo radicato nell'aoimo di que» 
sto Principe ìmpedirona-tal mutazione di partitOt 
Era dotato di maniere gentili, e possedeva lelette^ 
re , e l'architettura militare di quel tempo> Se noo 
avesse assunlo il partito di br rÌ8ot|;ere una Repul>> 
blica , estìnta sotto il peso di tanta forza , e di ser* 
Tire la Corona di Francia in- Italia contro rihcli*' 
Oazione del Contestabile, le sue imprese avrebbero 
sortito un esito più fortunato} e la sua - gloria non 
sarebbe inferiore a quella delti altri Generali coih 
temporanei. L'acquisto di Thionville spronò il Ma' 
resciallo di Twmes Governatore dì Cales a secon* 
dare il favore della iortuna, che pareva ormai di' 



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LiB. n.càp. vm. 193 

f hiarato per i Francesi ; e perciò con ini esercito di ^j, 
quindicimila nomÌDi inoltratosi nelU Fiandra ten-di C, 
tò l'acquisto di alcune Piasse; ma raggiunto a Gra<*^^ 
telines dall'esercito Fiammingo comandatodal Con- 
te di EgmoDt restò intieramente disfatto^ duemila 
Francesi rimasero sul Campo di Battaglia , e un 
maggiore numero dispersi , e b-ucidati per la cam< 
pagna ; e lo stesso Termes ed altri soggetti di qua- 
lità restarono prigionieri. Siccome questa TitbffJa 
delli Spagnoli obbligò il Re Enrico a rinforzare 1' 
armata del Duca di Guisa con i preaid] ^ che tene- 
Ta sparsi neUie Piazze di suo dom inio , perciò ai re- 
se anche piij certa per tale aTvenimento la tran- 
quillità d^ir Italia , e potè il Re Filippo provedere 
più comodamente alla sicurezza, a al buon gover- 
no di quelli Stati. Senza questo successo l'ambi- 
zione dei CarafG , e 1' odio di Paolo IV. contro' la 
Casa d' Austria avrebbero suscitato nuovi disastri , 
poiché , non contento il Caraffa delle . propoaisioni 
fiitteli dal Re Filippo per la ricompensa di Palliano 
col Principato di Rossano , e dieoiraita ducati di 
rendita in R^no si ,OTa partito dalla Corte di Bms- 
•elles senza accettarli, e il Re avea protestato soleu- 
neroente di avere adempito per la sua [»rte al trat- 
tato di Cari. Ciò avea prodotto che nello Stato Ec- 
clesiasticQ si erano fatti nuovi armamenti di caval- 
lerìa che accostandosi a Civitareccbìa &cevano te- 
mere di valersi del favore dell'armata Turcheica 
per unirsi eoo i Francesi di Montalcino , tentare 
l'impresa di Castro e anccessivaraente quella di Or- 
betello, e Porto-Ercole. Accresceva questo sospetto 
U maltalento dimostrato dal Papa a intuito dei Fran- 
cesi in non volere riconoscere il nuovo Imperatore 
Ferdinando I.> rin(iQV«ndo W rancide caetrovenì^ 



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194 STORIA DI TOSC&RA. 

'kx **"' ilPapato^el'ImperQ, agitate ae'secolibariMirlv 

^i C. poiché CQi)»4erava l'Injpero come uà beoe^zio Ec-< 

t^^clesiastico, e pretendeva che U reQunÙa dì essa 

dovesse dirigersi secondo le regole Konuqe della 

fnateria beqeQciaria , 

Tali stravaganze unite all' avviso deir sttìcum* 
mento delU Flotta Turchesca , e di qn armamela 
to di Galere a Marailia obbligavano il Duca Gonmq 
« Aare TigilsDte per la difésa dei PotU, eper ì ma* 
pimenti , che potessero succedere in Moqtalcìnpj, 
dovej introdottasi la discordia fra ì na^onall , e i 
Frapcesi cominciaTa a iqaiicarelasukordinanoDej 
che fatalmente avrebbe degenerato in una totale li* 
Toluùone, Don Francesco d'E)ste con l' atto di aom-f 
missione alla mano trattava quei Senesi da Sudditi, 
e alterava le consuete formalità dei Afagistrati. Kssi 
per affezionarselo mqggiorniente iwopOKra di el^-w 
gepto loro concittadino , ma tra i veti esBendoBeno 
ritrovato uno contrario — qon piaccia a Dìqj eacU* 
md eglij che io voglia essere annoverato fra voi, 
giacchà vi ft uno che noq mi ci vuole ■•-. Il dispres* 
p> che uq Francese Gsmmissario dei viveri aveva 
dimostrato per il Sqpremo Bfagistrata della Repub* 
bUcaj e l'impegno di Don Francesco qel sostenerla 
accrcbberola mala sodis£i2Ìone di quello Qiiìvemle, 
che poi produsse ma^iorì sconcerti; poiché molti dei 
nazionali stanchi dell'oppressione si ritornavano a 
$iena,e i soldati noq pagati, ammutinandosi, e de- 
negando la dovuta obbedienza ai loro Capi, &ì attmp* 
pavana per depredare nel Dominio del Dnca : Dòq 
Francesco oqn poteva reprìmerli, e Cosimo, inviaq* 
do nel Senese la cavalleria, ordinò che senta verqa 
rìgqardo si fiicessero nel Domìnio Francesef le rap< 
pesaglie di cpiapto era vtato depredato fiqo a ^ue| 



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LiB. II. CAp. vm, 195 

(anipo. Conoscerà egli la debolezza dì quelle goarr^TT 
nigioni, ridotta ìq stato iiifelice per l'insalulvit^Jitk 
dell'aria , cou pocl^ viverij e senzq danari , dimo- '^^ 
docbè desideravaiio la guerra per avere un pretesto 
di abbandopare quelle Piazze. Era pota alla Corta 
di Francia la loro situazione , e per questa caiisa 
appunto il Eie sollecitava il Duca di Ferrara a prenn 
derle in compensazione dei suoi crediti; nofi siccor 
me negava di darle liberamente, « leo^eriva coq- 
dizionate in forma che l' E^sten^e non potesse alisr 
liarlej il Dqca Cosimo si protestò, che acc9ttaiidol« 
in forma da non poterle rivendere per il cuicerta* 
Xo prezzo di trecento ciuqiiantamila Ducati , egli ai 
vrebbe fatte vive con le armi le r^gioqi ceduteli dal 
|le Filippo. Questa fiacc^ez^ dei Francesi fu cati* 
sa che pon poteroQo godere dell' appoggi^ d^i Tur* 
chi {KT tentare l' assedio dell? Piazze Spagnole. 1j^ 
flotta Tqrchesca dopo gì' iiiceod) , 9 le devastaaio.^ 
pi fatte spile coste del ^egnq era ai primi di Lu- 
glio arrivata pel piare di X^scapa e ricoveratasi ii^ 
Lungope nell'flUia mipacdava del suo furore i pc^ 
poli 'circonvicipt I rìgoardevoli apparati di dif^a„ 
(he il Duca Cosimo ayea diniosti al Ferraio, e suU 
]e marìpe dì Toscana , e {a mancanza di corriapont 
densa (\eìlp forze Francesi rimossero il ftissà da( 
disegno di assaltare Porto-Ercole e nerciò avaoijta 
tpsi veiso la Gofaica si voltò all' assedio di Porto^ 
Maone in Minprca; quivi i Turchi) bBOch^ prep- 
desserQ d'assalila Pia^fa , furopo popdimenQ 
IMStrett; ad abbandonarla cop perdita ; unttiai poi 
con la Flotta Francese ji ToluQ9 « 6 non avenda 
Potuto efietttiare l'Assedio di £fizsa , il Bassa mal 
PQdisJàtto d^i Francesi, passando paci^canteqte % 



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ìg» STOMA DI TOSCAJfA 

^ Titta di Genova , alla metà di Agosto se ne UmSr « 
jiC.GostantÌDopoli. Questa formidabile spedizione di 
'■^centorenti Galere dopo avere sparso la desolazione 
fl il terrore nel Regno , e tenute in gran timore tot* 
tele Potenze d'Italia si tornò assai indebolita inL(^ 
' Tante ; poiché , oltre ad aver perduto circa mille 
uomini in Minorca, le infermità gli distriisaero gran 
parte dell' Equipaggio , e i Francesi non ^veano pcK 
tato provvederla di viveri , e dì munizioni secon- 
do il bisogno , e perciò nel ritorno lu costretta a ri- 
mOTchiarsi dietro venti Galere. Dileguata così or> 
ribile tempesta la letizia successe in luogo della 
spavento. Il Duca Cosimo fest^giava le nozze dì 
iWina Lucreaia , e procurava di guadagnarsi l'amo- 
re f la confidenza del Genero! Quel giovine Prin« 
-cipe avea fatto ammirare la sua saviezza , e conce- 
pire al Duca le migliori speranze di questa aliean- 
-za; la tenera età di Donna Lucrezia esigeva una di* 
-lazione alla effettuazione del Matrimonio, e il Friiw 
cipe sposo si determinò di portarsi alla G)rte di 
Francia con animo di ritornare dopo qualche mess 
per condurre la Sposa a Ferrara; ravarizia^ e le in> 
discretezze di suo Padre gli facevano desiderare di 
starne assente^ e gl'impegni contratti col Re obbK- 
' gavano il suo onore di ritornare a Parigi ; sì lusin-» 
gava ancora con la sua presenza di attenere dal Ho 
' !a sodisfazione dei suoi crediti^ o la concessione li- 
bera delle Piazze Senesi. 

' Della felidtà, che pn-geva questa calma, e la de- 
bolezza dei Francesi in Italia pensò di jx^fitUre il 
Duca di Sessa nuovo Gommatore di Milano, e per- 
ciò dopo la metà di Agosto, essendosi messo in cara- 
.- pagna , recuperò alcune Terre che erano in loro pth 
t^re, e altre, che eraqo come bloccate,. le reae li- 



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LIR II. CAP. Vin, 197 

|»ere. Auche il Duca Cusimo uon trascurò di avvao- . 
taggiarai ocUo Stato di Siena^ poiché , cessata il ti- di C. 
more dei Turchi , dovendosi tragittare in Loaibar- '^^^ 
dia le milizie Spagnole, die erano alla difesit del 
B^nu di Napoli, avea il puca concertato col R9 
che posando alle marine di Siena tentassero di es-' 
pugnare Grosseto j e togliessero ai Fraoceai CastiT 
glione della Pescaia , e il Furto di Talaiqone, Ave- 
va a tal effetto riunito delie genti pelle Piaz^ Spa- 
gnole e spedito a Piombino Chiappino Vitelli peF 
sollecitare il Comandante all'impresa, e assister!? 
col consiglio, e con l'opefa. Fu occupato Jalamo- 
ne, e Castiglione senza (:optrasto; ma non si pot^ 
indurre lo Spagnolo a tentare Grosseto, che anzi la- 
sciata la guarnigione in quelle due Terre, prosegui 
il 8140 viaggio par la Lombardia. Dolse gravem^Dt? 
al Duca che si perdesse co» bella occasione di an^ 
I^Stiare i Francesi , ma noadimeqo pensò a pro^tr 
tare del latto. La Terra di GastigtioMe, e ITso^a del 
Giglio, distaccate intierantentedaldoipiniadiSier 
na , appartenevafiQ in piena e libera Siovraniti a) 
Duca d'Amalfi di casa Piccolpmìpi. Altre volte Co- 
simo era stato in trattato di acqpistare questi luogl\t 
per compra j e la circostanza di essere stati occu- 
pati dalli Spagnoli ne sollecitò reffettuaj!Ì9n.e. Rq- 
4tò dunque Talaraone sotto il dominia delire a fot- 
ma del trattato della cessione di Siena , e il Duca 
introdusse in Castiglioite ^ e nel Gìglio le proprie 
milizie. Quella Terra essendo es^ai (;omoda alti sta- 
bilimenti Francesi , e particolarmente a Grqs^tp 
per il trasporto e intrttdt)zione dei grani ; qi^eslo suc- 
cesso gli pqse in costernaiùone, 9 riflettendo alla 
propria debolezza gli fece temere dì esaere astrettì 
H doyer prestq {ibb^ijdqnv ^H^lf^ Piazze ; ciò feco 
T.II. I, 



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I^a STORIA. DI TOSCAJtJ^ 

. ^ risolver Boti Francesco d'Ente a variar conte^oa co\ 

^i CDuca, e offerirli di devenire a un formale trattata 

'f^^'^di tregua, e alla solenne appovzioEte dei terDqim giù- 

risdizionali , lusìogaqdosi di temporeggiare j e trat-. 

(enerlo dall'iptraprendere dichiaratao^eate la gqer- 

ra; si dojse perà col Duc^, perchè abusando della 

buona fède, cou cui lo trattavano i Francesi, avesr 

se segretaineiite soccorso gli Spagnoli» e poi coin- 

{)rato Castiglione^ mentre era ìi\ loro potere per va- 
ersepe ip pregiudico deUe Piazze del (le di Frai^- 
eia. Dimostrò Cosinjo che i^ trattato di Siena lo as- 
^ingeva a soccorrere il 9^9 di Spagna , cl^e Castir 
glioue era comprato dal vero proprietano,| e che 
qualora fosse molestato eri^ p^nto a difeóderio; e 
finalmenitè ader^ a concordare ana tregua da ratir 
Scarsi dal ^e, qon reputando l'autorità di up Luogo-: 
Tenente bastantemente sicura per l' effettuazione 
della medesima. Promesse Don Frapcesco dì bei^ 
vicinare ancona con Castiglione^ e si elessero da am- 
Ifte le parti Giureconsulti , afl^c^è , schiariti i (fub-'. 
b) , e concertate le condizioni , sì deveniaqe alla stir 
pulazione della tregua. Si tennero perciò dei con- 
gressi , si feceitf delle scritture ^ e delli alti sens;^ 
mai persuadersi, e finalmente, avendo ciaschedt^ 
~na delle parti pnitestato contro dell' altra , sì scioU 
se' il congresso , e la pratica. Cosiamo e Doin FrtiD-i 
Cesco teudevano a iptrattenersi scambievolmeole 
per vedere l'esito della malattia del Papa, edei 
disegni di esso contro il (te Filippo. \Jn accidente 
di epilessìa avea minacciato la vita di Paolo lY- , 
e fatto sperare all' Italia il fine di un così turbolen- 
to Pontificato , ma risorgendo da questo colpo ai 
stette qualche settimana frenetico ^ e quando i Ca- 
raifi aveano giit dato il sacco , e i Cardinali corre- 



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LIB. II. C\P. Vlir. 199 

vano a Roma da tulle le parli a disegnare un uuo- . 
TO Poutefìce , il Papa and<ì in lrÌuBft> per la GtU dì G* 
a mostrarsi viro, e fece pompa di suu salute^ pas-'^^ 
seggìando nella Chiesa di San Pietro in cospetto del 
pubblico. Riprese perciò gli a^rì , ma Luttaria re- 
stava pendente la determioasiona della ricompen- 
sa di Palliano, e questa ambiguità teneva semprs 
sospesi verso di esso gli animi dei Francesi e delti 
Spagnoli. Il Duca Cosimo era ormai in manifesta 
diffidenza dei CaratH,! quali attribuivano ai di lui 
consigli la renitenza dimostrata dal Re Filippo di' 
accordarli il Ducato di Bari; né maucavanodì mo- 
strarne tutto il risentimento j perseguitando dichia- 
ratamente gli affari del Duca a quella Corte , e de< 
negando al suo Ambasciatore T accesso al Pontefi- 
ce. In tali ondeggiamenti il Re Filippo inviò a Ro- 
ma con carattere d' Ambasciatore Don Giovt^nni di 
Fign^oa , bene istruito delle sue intenzioni circa' 
il presente e futuro Pontificato , incaricandolo di 
Concertare le sue operazioni col Duca Coaìnio^'e 
valersi dei suoi coosigli. L'arrivo di questo Mini- 
rtro, siccome scomponeva' i disegni dei Caraf&> e 
quelli d> alcuni Cardinali, che con l' intrigo si pre- 
paravano la via al Papato, fi^preveuuto con un at- - 
lo conforme al carattere di Paolo IV. Gli si proibì 
l'ingresso in Roma , dichiarandolo eretico, perchè , 
essendo al governo di Milano j avea fatto carcerare 
nnCursore di Roma » che portava delle citazioni . 
Cod strano accidente avreUie prodotto nuove tur- 
bolenze in Italia , se il Re Filippo , distratto da - 
maggiori interessi , non aveste reputato più utile al 
bene comune il dissimulare fino alla mortedel Papa. 
Dopo la battaglia di .Gravelines l'esercito del Du- 
c«.di Guisa composto dì quarantamila uomini era 



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20» STORIA. DI TOSCANA 

"^ r UDÌca diresa ^ che la Fraocia potesse opporle aUq 
^jCaroù gragnole. Il Goate di Egmoat si era unito col 
4^Ituca di Savoia ; e questi d4e corpi Ibrmavauo uà 
esercito aupecioce di numero a quello dei France- 
si. Poche l^he separavano gli accaiqpamenti dei 
due eserciti nemici, e ì due Be erano iuterveouti 
personalmente, ciascuno alla testa delle sue milir* 
aie. Una sola battaglia poteva decidere dell' intie- 
ra sorte dell' uno , o dell'altro, ma aU' uno , e ali* 
altra mancava il coraggia di avventurare il loro de-. 
stino. a una sola giornata: V inazione faceva cono-, 
ecere ai Francesi con più maturità le loró perdio 
te , la fiacchezjEa uoìversale del Regno, e il fermen-t 
to , che le nuove opinioni di religione risvegliava- 
no nei popoli; al He Filippo mancava il danaro, le 
proviucie oppresse esclamavano , ed egli anelava h 
godersi con quiete i suoi Regni : l' Inghilterra avea 
intrapreso la guerra contro l'iuclinatione della na- 
sione, e la perditadìCales avea accresciuta la ma-, 
la conteotezsa dei Grandi ,, e del Popolo. Final- 
mente la necessità avea ridotto, questi Monarchi al 
punto di pacificarsi , e i Francesi furono i primi ad 
aprime la pratica. 11 Maresciallo di S, Andrea ne fe- 
ce le propQsi^oni al Principe di Oranges^ abboccan- 
dosi con esso in]iin villaggio tra Cambray e !&pau- 
me ; questo abttoccamento ne produsse un altro tra 
il Bfaresciallo e il Contestabile ^ gid prigioniero del 
Ite Filippo, e analmente ne successe il ritorno dello 
stesso Contestabile in Francia sulla parola, per con- 
certame le condixioni.Lì sette di Settembre à nni- 
|-ono a Jjilla ì Commissari Spagnoli col Contestabi- 
le > e col Maresciallo, e 9i diede principio alU vp- 
puntamenti. La morte d) Carlo y. , piuttosto che 
interrompere questo u^oziafo, inspirò al Re Filip* 



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tft. i\. CÀ-i?. viit. iti _, 

fo mìiiggìor ctenderiodi ripassala iùSpagha. Questo j^^ 
ItdperatoreliquÌDdiddi Agostg', assalito gravenleil-diC'. 
te dalla gcrfta , Ib torndmtatOd'a'quella Aialattia ft-'^'^ ' 
no ai 34 dello stesso m^se, €i essendosi ristabilita^ 
ùi prinki di Settembre fa sorpresdda una Tebbrè eoa 
freddo , "t dolore di tèsta jChe j ogni giorno più cré^ 
Scendo di TÌoIcnza , ai 3t di Settèmbre Io privò ài 
Vita. Si continuarono perciò Ira i deputati lé confo-' 
tenze , le qiiali, per maggior comodo; e quiete lo^ 
fo essendo trasferite alla Badìa di^Gercamp, nel rilag^ 
igìor calore dei trattati furono ihterrotie dalla mori 
te della Regina Sikria d' Inghilterra , Successa li 17 
di Novembre per idropisìa. La nazione IngléM pro- 
fclamò Regina Elisabetta sorella di Maria, le di cui 
inclinazioni non essendo note né & Filippo , né A 
Enrico, ne nacque una sdspiénsioae di animi,,euD' 
ardente prìemura in ciatebeduoo di essi per guada-i 
gnarla.lieproposizionidì questi due Re tennero E^ 
tisabetta perplessa a determinarsi ^ e qtlestd' pier- 
plessitì tenne sospesa la conclusiobé della pace. In-^ 
tanto la speranza di questo bbne consolava le afflit- 
te nazioni, e ì Princìpi interessati in questo degO'' 
iìato non trascUtavatio c^ì mezio per aTérVi il lo- 
ro vantaggio : gì' iiitrigbi di Gabinetto , e gli strat- 
tagCnlm) |}olitici bratto silocedtlti alla forza delle ar^ 
ini , e ib quésto genere di contbatliiniinto ìl DUcd 
Cosimo non era ifaferìore & veruno, he Piazze del- 
ta Repubblica di Moùtalcibo erantf l'tìggetto delUt 
Ambizione di multi. Cosimo le [to^teadeva per gitt- 
«tizia a fbfma del trattato di beiisione,edelletepli-' 
liate phitnesSe fattali dal Re Filippo di procuta^glie^ 
he il possesso : i Cai-affi le arat^vano per preniid 
(lell' amicizia del Papa col Be di Francia , ma Aì<!- 
Com* la decrepitezia di Paolo IV; non dava loogd 



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'An ^ sperare verun profitto dalla sua alleanza ,i:où tiQtJk 
tti Ci impegnava a meritarsela con simili ricompense : it 
^^^^Duca di Ferrara ledomandava inconpenaazioDedei 
suoi crediti^ aia temeva le opposizioni di Cosimo > 
^ non voleva averle vincolate di feudalità. Dod Fran-- 
Cesco da £ete procurava di escludere tutti quef-ti 
compeUtori ^ offerendosi di prenderle con qualuii'- 
qne vincolo ; per promovere più efficacemente que-> 
Sto interesse operò di esser richiamato alla Corte , 
e che ibsse sostituito in suo luogo Cornelio Benti'- 
yoglioi. 

. Le pratiche dei competitori a cosi piccolo Stato 
' ^ impegnarono tutta la vigilanza del Duca Cosimo per- 
renderle infruttuose con l' appoggio del Be Filippo 
nel tempo stesso, che estendeva le sue Tedute per 
insinuarsi insensibilmente in un più vasto dominio^- 
Siccome il pretesto di allontanare dal suo Stato ì 
Francesi gli avea dato il comodo di stalulirsi pri- 
ma in Piombino^ e poi dì acquistare lo Stato di Sie- 
na , pensò di valersi dello stesso metodo per intro- 
dursi a dominare la Corsica: la discordia teneva già. 
divisi gU.animi dei Gttadini di Genova^ e il Dorìa^ 
ormai decrepito ^ e infermo, vedeva con le forze 
mancarsi ancora l'autorità^ e l'ossequio dei popolÌ4 
I Francesi aveaoo un partito in quella Repubblica^ 
quale se fosse stato rinvigorito con la conquista di 
Corsica avrebbe potuto facilmente rivolger Genova 
alla devozione di Francia. Con questo scopo attac- 
carono i Francesi la Bastia , lusingandosi che fon- 
dato con l'espugnazione di quella Piazza uno stabi- 
limento sicuro nell' Isola > gli sarebbe stato più fa- 
cile di ridurla tutta sotto il loro domioio. Cono- 
sciuti questi disegni il Duca Cosimo fece compren-, 
dere aì Genovesi it pericolo^ in cui sitrovava ^uel- 



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lÌB. iì. tfiP. Viti. ioJ 

t'ìsoìa, le loi^ deboli force per diireu<ìèr)a ^ la ne-^^', 
tersità dì conservarla per mantenersi padroni del ij^ 
mare , da cui ricevevano tutu la loro sussistenza , 
e finalmente gli pi'o)>o9é di dare al Re di Spagna le 
Piazze di Goriica , perchè le difendesse durante la 
guerra , e recnsabdo Sua Matòtè «questo ikicarito si 
offeriva égli di rouoiHe j di^bderle , é custodirle 
per la Repubblica. Al R'e Filippo rimostrò il van-. 
faggio ; che avrebbe apportato ai Fi^ncesi quella 
ctMiqttbta per le tiiire, che avèaho in Italiane par- 
ticolarmente pet* voltar Genova al loro partito, è 
in conseguenza la necessità , iu cUi era di prender- 
he la difesa : che non volendo Sua Maestà assumersi 
t|uesto carico , e impegnarsi al disp<eiidio, egli, che 
Vi era egualmente ibteressato per la sicurezza di 
Portoferraio ^ e dielle marine di Toscana , si offeri- 
va di allontanare con le' priorie forze i Francesi 
dall' Isola. Nota si lasciò Filippo IL determinare dai 
consigli di Cosìmoj ma Jipedì a Genova Gio. An- 
drea Dona con istruzione di conciliare gli animi di 
quei Cittadini j e procurare di tener Sospeso qua- 
lunque loro movimento, giacché era ìHiminente la 
conclusione della pace. Lu Regiiia Elisabetta, pocd 
todisfatta dèi contegno del Re di Francia, avea giu- 
dicato miglior partito di unire i suoi interessi Con 
quelli del Re Filippdj e, lusingandoloJdi prosegui- 
re nelle stesse massime della defubta Sorella , si er& 
determinata a procurare la pace col Re dì Frabcia; 
Questa determitiazione rinvigorì nei Monarchi la di- 
sposizione ad effettuarla j e diede maggior calotte alle 
Conferenze ^ che da Cerc^rop In erano trasferite a 
Chateau Ghambresis. S' inlèrvorirono perciò anche 
i n^oziati delli Estensi per l'acquisto delle Piazze 
Senesi ^ mentre quei di Mootalcino dimaodavan» 



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_ M STORIA W TÒSCAKA. 

^^ istantemente la libertà ; e particolaroieDtfc di tloit 
lU C. restare suddili del Duca Cosimo* I fuorusciti , e rì- 
'^Sgjjeiij Fiorentini non trascuravano d' impegnare il 
Re , e il Ginfestobile a procurare il loro ritorno in 
Pàtria , e la recuperazìone dei Beni , ed avendone 
fatto causa comune spedirono a questo effetto al luo- 
go delle conferenze Albizo del Bene , uno dei più 
qualificati fra loroi 

Sanato li due di Aprile in Ghateau Chambresis 
il trattato tra Li Francia e l'Inghilterra , il giorno 
susseguente fu firmato quello tra la Spagua e la 
Franciai La base di questo trattato fu il Bfatrìmo^ 
nio di Filippo con la primt^nita di Enrico, quet> 
lo del Duca di Sovaia con la sorella del medeùmo 
e la restituzione di tutti li Stali, e Piazze conquista- 
te nel corso della guerra) Restarono alle Francia 
Galese Metzj ma si obbligò il Re di roKituire il Pie* 
monte, la Corsica , e le piazze Seftesii Fu dunque 
stabilito che , il Re Cristianissimo ritirerà tutte 
le genti di guerra di qatdttmjue nazione siano , 
eke egli ha dentro la Terra di Montalcino, e al- 
tre Piazze del Senese ^e di Toscana^ e si dipar- 
tirà, e desisterà da ogni diritto , che potesse pre* 
tendere nelle dette Terre, e Paese in tjualunque 
modo si sia in ritirando piima l'artigUerìOj armif 
viveri^ e ogni altra munizione f che vi hanno. E' 
ancora convenuto , e accordato che tutti i Genti' 
luomini Senesi, e altri Sùdditi di detto Stato j che 
si determineranno di sottomettersi al Magisttat9 
stabilito nel Governo della Città di Siena, vi sa' 
ranno ricevutile sarà loro perdonato tutto quel-^ 
lo che si potesse pretendere contro di loro per es-- 
sersi ritirati nel detto MorUalcino, o altrove, sen-^ 
aa eh* per Questa causa, e per aver prese le ar^' 



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Lrt.n.<:AP.virt. «bS _^^ 

Mt ih questa ultima guèrra contro chi si sia, & j^„. 
per aver seguitata la parte del detto Re Cristia-à\ & 
nissìmo non abbino per questo a esser travagliati, ''*• 
Rè dannificati nel Corpo, né nelli loro Benij o al* 
tt-imetiti in qualurUfue modo si sia. E se per ca-' 
gione di questo li sopraddetti loro Berù fissero 
stati presi, e confiscati, saranno loro resi e resti- 
tuiti per goderli pacificamente , e pienamente.; e 
per il compimento , e sicurtà di quanto di sopra, 
H Duca di Firenze sarà tenuto di ratificare il 
contenuto dentro detto tempoj e dame loro lette-' 
re patenti in buona, e valida forma, e medesima- 
mente sarà perdonato a tutti quelli _, ohe in Ta* 
scana avranno in questa guerra seguitata lupar- 
ie del de/unto Imperatore padre del Re Cottoli-' 
co, la sua del detto Duca di Firenze, e sanuf 
HO rimessi in tutti i Seni, dei quali Jiieaero stati 
privati durante questa guerra, e per cacone di 
quella, usando di buona fede né sararmo per que- 
sta causa inquietati nei Corpi, né nelli loro Beni in 
qualunque modo che si sia. Che il Generale j^l- 
hiso del Bene Fiorentino antico sertfitore, e Vi- 
ziale del Re Cristianissimo abitante la Città di 
Lione sarà o Procuratore suo per lui rimésso e 
restituito alla possessione attuale di tutti i Beni a 
lui appartenenti posti nella giurisdizionedet Duca 
di Firenze, occupatigli, e detenutigli dopo la rat' 
tura di questa ultima guerra. E il simile sarà 
faitj» alli altri Fiorentini, che stanno, e abitano 
nel Regno di Francia, eccetto che quelli^ che sa* 
ranno stati particolarmente dichiarati Banditi , 
«fuorusciti dello Statodel detto Duca diJFìren- 
»e, in caso che non si trovi che detto del Bene, o 
altri Fiorentini n^raddeui avessero ebspirata 



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ìoff STORIA BI TOSGAÌRÀ. 

^j,_ contro la persona del detto Duca , o in pregi&iii^ 
di C iio del suo Statò. 

'^ RisUbilìU fra i Honalrchi la tranqUiìUÙk, il giub^ 
bilo, e la letizia uDÌversale successero agli odj, alle de- 
solazioniealtestragi.IFrailceSi reputarono iltraUa- 
tosvanta^oso alla loro Dazione, e lesivo della gloria 
del Be, ciò non ostante Enrico e il Contestabile ne cv- 
dinaronol'esecuziDDe in tuttele sue parti. Piii di tutti 
si rallegrò il Duca Cosinìo^'percbè, oltre al restare as^ 
sicnrato dello Slato di Siena ^ rimaneva libero di 
ogni molestia e diritto, che avessero i Francési sul- 
lo Stato di Filose. Il Re non mancò di renderlo 
subito consapevole del trattato^ e domandarli la ra- 
tificazione dello articolo, cbe lo interessavai e le let* 
tere patenti in cons^uenza del medesimo > al che 
egli sodisfece con la massima celerìtii Ma la Lette^ 
ra del trattato relativamente alla restituzione delle 
Piazze Senesi, essendo equivoca e dubbia, tenne il 
Duca in qualche agitazione che il He volesse appn>- 
priarsele, ovvero contrattarle con suo profitto. Ftt 
perciò necessario far nuove rimostranze accompa- 
gnate ancora da qualcbe offerta e Filippo IL gene- 
rosamente promesse che senza veruno interesse o 
diificoltà sarebbe rimasto in qualunque forma a- 
dempito il trattato della cessione di Siena. Le re^ 
plicate promesse, cbe il Re di Francia, e i suoi Mi- 
nistri aveano in voce e per lettera latte ai Repub- 
blicani di Montalcìno di garantirli la libertà furo^ 
no causa cbe non patendo adempire col latto si «con- 
tentarono di Girlo credere almeno con l'espressiom. 
Aveftno essi procurato di sottrata almeno dalla ob- 
bedienza di Gmmo e nella conferenze di Goramp 
aveano proposto di asst^gettarsi al Duca di Ferra* 
ra; e siccome sapeano che avea conveunto conCo^ 



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tm n. tkp. vitr. " -«4 

ìHibo eli rtrenderli quelle Piazi* diceano 'cfae in tal /^j,^. 
guisa restava Salvata la dignità del Re Enrico, quel- di Qt 
la del Re Fdippo e l'interesse dell'iatesso Guaimo^'^^ 
Ciò non ostante i Deputati Spagnoli aveano rigetta- 
to questa proposizione , è Filippo avea' dichiarato 
precisamente cbe sa questo articolo non si poteva 
ccHi venire in altra forma, se non cedendo a lui quel- 
le Piazze libCTamentc- Per conciliare questi senti-^ 
menti cosi opposti fra loro, il Contestabile, stinza 
obbligare quei di Montalcino a sottomettersi al Be 
Cattolico al Duca CosimO) trovò l'espediente di sa]-. 
Vare la dignità del suo Re col nominare il Magi-' 
strato di Siena, e mostrare in apparenza di lasciarli 
nella antica loro libertà'; obbligò però ai Deputati 
Spagnoli la sua parola' dicendo: Noi leveremo da 
quelle Piazze le nostre gentij vettovaglie , mutò- 
zioni, e artiglierìe e quando saremo esciti entrere- 
^eivicAe/uMnonc'im^f/ireniOiCoercntiaquesto spi- 
rito furono gli atti di esecuzione , poiché li otto di À- 
prìle il Be st:risse al Bentivoglio: Io devo lasciare Iti 
protezione dei Senesi per rimetterli nella loro anti- 
ca libertà di Repubblica, e sotto il governo dei Ma^ 
gistratij che essi costumavano di osservare per il- 
ftassato nella loro Città di Siena , il che facendo 
Saranno restituiti in tUlti i loro Seni etd Questa 
oscurità produsse doe effetti, l'uno di far credere di' 
buona fede ai Senesi di Montalcino di esser rimes'^ 
si nella piena loro libertà, l'altro di dar luogo al Du« 
ca di Ferrara di macchinare per mezzo del Benti-; 
voglio d' impedire al Duca Cosimo il possesso di 
quelle piaztCf e acquistarle per se medesimo, ad on- 
ta di quanto aveano concertato fra loro i Deputati 
Francesi e Spagnoli. A tal'effetto il Bentirtf lÌo,im- 
nuginaudo pretesti e difficoltà, non mancò d'inter- 



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^ò8 STÒIlIà 01 tÒSCàki 

^^ porre della dìlazìoUè non solo jier la pubbEcazioììd 
dìC. ma ancora per la ordinatali esecuzione del tratta-* 
^to. I Gittadioi poi di Montalcino reputandosi liberi 
Bì abbaAdoDarono alla letizia e decretarono déll^ 
pubbliche fèste pét* cosi avventuroso uucbesso. Tut^ 
tD combinava a tenerli in qtiesta fède , e l'Am- 
basciatore I^rabcese di Roma poco avanti la pub- 
bltcatiooe del trattatogli avéa consolati coti un ar- 
ticolo di lettera del Re di questo tenore: direte d 
^uei Senesi di MoTìtalàino ycke nei principio, mez- 
S.0, e fine di questa gàerra sono stato loro Padre 
e lo vedranno dalla iibei'tà, nella qaale gli lascio: 
Ciò non ostante siccome il Duca iubalzava il Bentì-' 
Tiglio a Cvacuaf e l6 Piatte delle milizie Francesi , é 
«^ome^iuformato dei disegni deU'£stense^ accostava 
delle Trilppe alle frontiere di Montalcino il Magistra- 
to di qbella Repubblica in questa ambiguità spedi 
Ambasciatori alle Corti di Francia e di Spagna coti 
precisa istruzione di soggettarsi liberamente al Rtf 
Filippo, e dichiararsi apertamente dì non volere Ìd 
veruna forma divenir Sudditi del Duca Cosimo. An- 
che al Papa furono spediti Ambasciatori per im- 
plorare la sua assistenza, e viver liberi sotto la pr»^ 
tezione della Chiesai 

Ma in Roma tutto era Variato} iCaralB erano te- 
lati. Paolo IV. non era più ambizioso, detestava 
la guerra > ed amava la giustizia ; 1' oppressioni , le 
violenze] e l' esorbitaati gravezze erano abolite, « 
il Popolo Romano gli aveva inalzato una statua. Il 
Duca Cosimo era stato il principale autore di que- 
sta trasfbrmazioDe, che sorprese tutta l'Europa^ Al-' 
torcile eoo la di lui mediazione sì trattava la pace 
col Duca d'Alva il Papa avea dettato da per se stes^ 
so all'Abasciatore Fiorentino il preciso d^a afta vv-'' 



i,z.dbvCooglc 



loDtà aopra le coodizioDi da concertarsi p«r il trat- j^^~ 
tato. Non piaceva al Cardinale Caraffa ^ueata me-diCL, 
diazioae, perchè^ anelando « qalche cospicua rì-'^^9 
compensa, volevi egli ^lo iarsi merito col He Fii 
lippo di questa pace; impcpò pertanto il Duca d' 
Alva ad agire dicettame^le da per, se stesso^ e per 
meglio riescire nella (oQclusìone de) trattato, pre-i 
valendosi delle facoltà generali dateli dal Foutefii 
ce, avanzò contro le isti'usioni la segreta oltliliga-! 
TÌoneouUa permuta di Palliano. Yivev» il Papa ign^* 
ro di questa obbligaxiope , e teneva per certo chei 
Colonqeai avewero perduto ogni diritto a recuperai 
re quel Feudo, e il Cardinale procurava d'inip^ir* 
gliene la natica con prevenire gti Ambasciatori, s 
ì Ministi'i a non parlj^rli di questo fatto : fra essi 1' 
Ambasciatore di Firenze era stato principalmente 
di ciò avvertito dal Cardinule Vitelli cpnfideule dt 
Caraffa, rimostrandoli i gravi sconcerti, che avrelh 
be prodotto il renderne consapevole Sua Santità, 
Bla dopo che i Caraffi attribuivano ti fonsigili dì Coi 
simo la repugoansa d^l Re F.ilippo a concederli ì( 
Ducato di Bari penaaroqo di vendicarsi col mede-; 
simo , sollevando i Feudatari della Romagna, e. in-i 
quietando quelle frontiere, impedirono all'Amba- 
sciatore le udienze, e il Cardinale nwdeumQ ebbe 
V imprudensa di serrargli in («coia la porta della 
•uà camera. Mal soffrì Cosimo questo affronto , e 
per meszo dì un Cardinale suo confidente fececom-! 
]wendere al Papa che ei non teneva Ambasciatori 
presso il Caraffa, ma presso Sua Sqntitjt, la quale 
era in dovere di garantirli dalle villanie dei nipoti, 
. Il Papa chiamò a se l'Ambasciatore, che gh rive- 
lò r intrigo di Palliano, e lo impanò a informarsi 
per rn^^iso 4^ Teatini deU« iniquità dei Caraffi , i 



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«I» STORIA. D^ TOSC.\flÀ 

A- quali poi furono allontanati da Ruma, e relegati eia-* 
fliC-scuDo separatamente in diverse terre. Il Governo fu 
^^^riformatOj e appesiate a più discreti Ministri, e 
tutta la Città esultò per così iinpeosala risoluzione, 
Molti opinarono che il Papa cui punire i nipoti vo^ 
lesfie pulsare l'opinione concepita dsU' universale 
dei suoi difbtti, alBnchè ad essi, e non a lui sì at* 
trìbuisse la causa dei passati sconcerti. Al Duca Go^ 
simo dimostrò gratitudine di averlo illuminato , e 
gli promesse espressamente di non assistere i Senesi 
di MoDtalcino, sebbene in Roma dispiacesse gene- 
ralmente che i) Duca si accostasse troppo ai loro 
conlìni.I fuovuscitiFiorenti, e particolarmeatel^nda 
Altoviti persuadevano a quei Seoesi di nw lasciarsi 
opprimere- da Gisimo , e già si tenevano delle coni 
venticole Ira loro per trovare i meazi di sostener 
^ontalcino. In questa occasicae arrivarono a Roma 
glìAmbaseiatoridiquellaRepnbblìca, iqualianume 
del Papa furono esortati di soggettarsi al Duca .pep 
il loro miglior vantaggio , facendoli licenziare con 
queste precise parole: Sua Santità rum vuole in^ 
tender da va cosa alcuna j per l^ quale si venga 
a trava^iare , e disturbare questa santa pace. ■ 
Per l'esecuzione del trattato relativamente allo 
Jtcambievali restitutioni delle conquiste era stato 
eonvennto cl^e i Francesi dovessero essere ì primi » 
restituire, cominciando li tre di Maggio per aver ter- 
minato ai tre di Giugno , e dipoi cominciassero gU 
Spagnoli per aver terminato tutti le respettive «in- 
segne ai tre di liOglio. Ij'anM stati incaricati in cia- 
scuna Provincia ì Ministri per consegnare, e rice- 
vere, e peF le Piazze del Senese, sebbene a tenore 
del trattato non vi pcc<»Tesse una formale consegna, 

m>o osante il Re Enrico, avea incaricato il Sigouc 



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LIB. (I. GAP. VUI. aii 

di San Salpice, cbe , ritirando le genti di guerra e ^^^ 
t'artiglieria, esortasse il Magistrato di Montalcino adi Q, 
sottomettersi al Jle f ilippo, e per esso al PMca G>- '^^ 
flimOtllMe di Spagna deputò Don Gioranni diGue- 
vara per sollecitare Y evacaaaione delle Piazze , e 
persuadere a ^uei di Houlalcino di assoggettarsi seÌA 
fa altre diflScoltà al Magistrato di Siena. Il Ouc^ 
|ion tralasciava di esortarli umanamente a non op^ 
porsi alla esecuziope del. trattato, ma evi^ vantane 
do le lettere del Re , che prometteva loro la libera 
%ìi f si rendevano sempre piti arditi con proibire ai 
Sudditi del poca l'ingresso qella loro giurisdizione, 
Xi!3enti?c^lio gli manteneva io (questo proponimen- 
to , e la loro l48Ìnga arrivava al s^no di credere 
ette anche Siena a tenore del trattato dovesse rima-t 
uer lit)era- Teqtarono apcora d' interporre delti ov 
taceli fq^sso l'Imperatore, aifiuchè la Dieta Imper 
fiale esamioasae severameptelallepiibJblicadìSie-^ 
<ia era decaduta dai privilegi di Carlo I V-> e sie Carla 
y. potea disporre di quello Stato a favore di Filipt 
pò suo 6gl>o - si viQColaroQo fra loro coq le più so^ 
Jenni soscri^onì e giitratnenti di soffrii^ qualuuqite 
calqmitA t e la morte medesima , piuttosto che ao^" 
gettarsi al Duca di Firenze ; tanto che- considerata 
questa loro oatinazioqe fu necesaario die il Re Fi'-, 
lippo ordinasse al DMca di Sessa Governatore di Mi- 
lano, che ad ogni richiesta di Quinvi somministras-i 
se que{ numero d'unlàaterìa e cavallerìa^ con venato, 
già nel trattato dd i557.IlDucaperò, alieno da usa-i 
re con esai la forza, si lusingò di vincerli col tt;attata 
e di espugnare con te beneficenze, e con le pronus'- 
se la durezza del fientivoglio, procurava egli di 
temporeggiare fintanto che dn Parigi fossero venui 
\fi a\ PMCa di Ferrara le risoluzioni del Re per ri-^ 



»z.dbvCo(>glc 



sia STORIA DI TOSGADA 

. cevere quella Repubblica alla sua obbedienza ; m 
di d'arrÌTO del Guevara scoacerlò uoii poco i loro dt< 
l^s^ni; vedeodoegU cbe acorreFa il termine prefi*- 
80 dal trattato per l'evaciiaiioue delle Piazze pn>< 
pose al Duca cbe ai cominciasse a sLringerli eoo la 
forza, e gii si sarebbe eseguito , se l'arriTO dell'ar- 
mata Francese conSanSulpiceoon avesse fatto «per 
rare ordini più precisi dalla Corte di Fraacia,beDst 
fu fatto comprendere al .Benti voglio esser note le 
pratiche da esso tenute col Duca di Ferrara , e 
che perciò subito ritirate le Trupfie Francesi , 
quelle del Re di Spagna sarebbn^ entrate per 
forza al possesso di quelle Piazze ; in eonseguenia 
di eia fu esortata a proTvedere con piìiprudenza ai 
proprio interesse , e a quello dei popoli. Gustò il 
Beutivoglio questi consigli ^ e attesi i nuovi ordioi 
venuti di Francia di evacuare seaz^'altradiflicoIU 
quelle Piazze, conoscendo ineseguibùle il piano di 
soggettarle at^Estense, deliberò di rivolgerai a m^ 
oondare il Duca Coàinfif e risparmiando una gne^ 
ra ritrarre profitto per se, eper i componenti .qufll> 
Repubblica. Concertò adunque che il Duca glidesr 
se in Feudo la terra di Hagliano e sua Corte, e prò* 
mettesse una conveniente pensione vitalizia a vea- 
ticinque Cittadini Senesi i più potenti in quella He- 
pubblica,che esso nominerebbe; furono ancora sta- 
bilita certe altre condizioni da inserirsi in ùn> ca* 
pitplazione nell'atto della sommisaione, 
- Giunto a Montalcino il li|ÌnÌ8.tro Francese ,0 p>'* 
tecipati al Senato gli ordini della Cqrte , quei ^ 
publicapi , vedendosi abbandonati da tutti , e te* 
mendo di quel corpo di seimila uomini , che ill^ 
ca teneva a Boncon vento, dopo ^arie discoswc" 
fra loro deliberarono finalmente di ricorrer« a Cor 



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LIB. IT. CAP. VtlL »iS 

^Ato, eMttomettersi ultroiMaraeate alGoTO>Dodi /^j,^ 
Siena: doinandarooo perciò Salvoctmdotto perinvia-di G. 
re a Firense ì loro Anibaiciatori> e iqtauto il Gtie* '^^ 
vara e San Sulpice abboccatisi a Monte-oliveta con- 
certarono il modo dh tenersi nella evacuazione deU 
le Piazze^ e gli ajuti, che avrebbe dato il Duca 
per il trasporto delle artiglierìe al Porto di Vada, 
La buona. fede del Ministro Francese, e lo preinn« 
re del Guerara sollecitavano l' esecusione del trati 
tato, cbe restò ritardata dal sopraggiuntQ avTÌao 
della morte di Enrico II. Questo Monarca il di 3o 
GingDO festeg^ando le NoKxe delle Principesse fu 
ridotto agli estremi per un incontro di lancia nella 
giostra , cbe alzatali la risiera lo l'eri gravemente con 
le sverze del troncone sopra l' occhio destro , il che 
aggiunto alla percossa della caduta gli produsse l'in* 
fiammazìoae j 9 mori li dieci di Loglio. Così impen» 
aato accidente fece temere a Cosimo qualche mu- 
tazione di massime in quella Corte , e risvegliò nei 
BepubblicanidiMontalcino la perduta speranza del* 
la libertà, l Ministri Francesi sospesero le operazio- 
ni'per attendere nuovi ordini dalla Corte, e il Da-> 
oa Cosimo anch'esso consultò il Re Filippo per e- 
aplorare la sua mente io caso di mutazione. Ma le 
ctrcostanae deUa Francia non permettevano di ya- 
riflre lo^Stato Selli aSàrì , e gii in molte parti era 
' es^uito il trattato : lo stesso Re prima di morire n« 
avea inculcato l' osservanza a Francesco II. suo 
figlio, e li avea imposto di riconoscere ìl Re Filip< 
DO per padre . Proseguirono perciò i due He di co- 
inun concerto l'esecuzione del trattato , e gli Am- 
basciatori di Montalcino si portarono finalmente a 
Firenze a domandare al Duca le condizioni delta 
eapitolanone : ma non avendo essi &coltà suf&ciea- 
T- //. 1» 



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»i4 STORIA BI TOSCANA 

Ah. ti>ed aranmado duiqande superiori alle loro eÌHik 
di c.ataDW furono licea^iati. Il Senato ne spedì aUrì coq 
4«^£>1' opportuna plenipotenza»! qnalì finaliuente a noi 
me della Repubblica di Moqtiilciiio ai rimessero iit< 
tieramente alla volontà del Duca , e giurarono Ip- 
deltà al He FiUppo, e allo steuo Oitca. 11 di aS <Ìi 
Loglio restarono evacua,te le Fiaxxe, se non che» 
nodosi ammutinati per mancaiifa di pagUe Ì Fnio- 
ceai, che erano in Grosseto fii aecessariu die Clii3[h 
pino Vitelli in parte con le minacce y e Ì41 prie cuq 
i danari gì' inducesse & cedere la ^ucca > e ritirarsi 
dallo Stata di Siena. Al ritorno delli Ambasciutun 
fu in pieno Consiglio ratificata la sojrnmisaione, a 
pou Giovanni di Guevara a nome del He > e il Nìc* 
colini a nome del Ducq si portarono in quella ter- 
ta per prenderne formalmente il possesso. 1 buo^ 
Sudditi si sformarono per dare al Duca delle diifi'>' 
«trazioni di buona volontà , e fecero iqcontnire i 
Peputati da una truppa di cinquanta lànciuUi coD 
l^mi di ulivo in niano che acclaniavano il nuo'o 
Principe col grido di gioja. PoUe I*aUe; segui^B dit 
poi la Banda di Montalcino conipusta di dugentn 
giovani bene in ordine, e il Magistrato della Rep"''' 
blica riceva il Guevara> e il Niccolini all'iqgre»» 
di quella Terra, introdotti in Senato furono ouer" 
vate le stesse solennità che nel possesso di Siena 1 
poiché ilQuevara^dopo aver ricevuto il giuramen- 
to di fedeltà per il Re di Spagna , diede il posses» 
al Niccolini come Procuratore di Cosimo a ron»» 
della investitura. S'introdussero nellaCitU,e>i^'' 
la Fortezza le guarnigioni ^ e si pubblicarono '^ ^"^' 
cessioni fatte da G>simo ai nuovi Sudditi. 11 t<a<^ 
fli esse in data dei 3| di Luglio era; Che a tuUii 
ijlitudini Senesi refugiati a Monulcinoo altrove ^ 



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HB. II- GAP. vm. »i5 

■e lecito ritornare alla Patria , et godere tranquilla- ^j,^ 
meote dei luru Beni , e delle Magistrature a forma di C 
della Lettera del trattata Sì approvarono tutti. gli '^ 
alti del Goveroo di Muiit«lcino> salve le alienazio* 
ni di giunfidizionej e entrate -pubbliche. Si perdo- 
nò a tutti quelli , che arestero contravvenuto alb 
leggi della fispubblica di Siena, ed anche per i de> 
litti commessi nelloStatodi Firenze, non compren- 
dendovi però i latrocini , e aasatsioartieoti pnUJict. 
Si accordarono- cinque anni-di dilasione al paga* 
zneuto dei debiti civili , contralti dai Cittadini col 
pubbico avanti la guerra. Determinò àhe aa alcàn^ 
dei Senesi di Muutalcìno avesse asione auU' entrai» 
pubbliche per titoli acquistati fino ai venti di Aprì* 
le 1 555- dovesse essere liniborsato di quante gli ap- 
parteneva. Ordinò che foasere conservati ai-Terrieri 
di Muntalcino tutti i |H-ìvilegi concessili dalla Re* 
pubblica dì Siena, ecceltaati quelli conceratHiti Giu^ 
risdiziune, o Sovranità. 

Dopo le formalità del possesso Tennero alla obk 
fcedienza del Duca le' altre Coninniti^ tenute per 
r avanti dai Francesi, cÌoà Chiusi, Gt-f>s8eto,Radi<^ 
cofani , Montepetcali , e Buriane , il qoale appar<^ 
tenendo all' Appiano gli fa subito restituito. Cosi 
pervenne nel Duca Cosimo tatto lo Stato di Siena; 
eccettuata Sovana, occupata dal CcMite di Pidglia-* 
no, il quale repugnando arestitutrla furono perciè 
fatte pubbliche e formali proteste. I Sene» j che e* 
rano in Roitta j e belle altre parti d' Italia ai sotto' 
messero al Duca personalmente, o per lettera , e 
quelli , che ritornarono a Siena ^bero da quel Go^ 
verno una graziosa accoglienza , e ana compita so- 
disfàzione di quanto era state loro proraasso. % fe- 
cero io Siena, e in Firenze 4eUe pubbliche dimo- 



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atti STORIA DI TOSCANA 

Ah. strazioni di gìoja , e Cosimo in mezzo alle congn* 
a C-tulazionì si compiacque di esser divenuUi Prìncipe 
* '^di così esteso Domioio . I Prìncipi Italiani riguar- 
darono con gelosìa e con timore «questo accresci^ 
mento, e l'unirersale restò ammirato della sua cdHi 
dotta. In una guerra , che area desolato , e impove- 
rito la maggior parte dell'* Europa , e in un tratta- 
to , che interessava le maggiori Poteoae di questa 
parte di Mondo egU fu il solo , che più di ogni altro 
Vi guadagnasse. La Francia ritenne Gales e Heti^ 
ma dovè restituire (69 Città fortiQcate^ occupate 
nel corso della guerea in Fiandra, e in Italia ; Co- 
simo potè ritenere lo Stato di Siena già conquistaT 
to, e avere dipoi il possesso di quelle Piazze, cbt 
mai area potuto espugnare Questo acquisto fu star 
bUé e permanente , poiché il Re Filippo guadai 
gnò la superiorità ìn Italia , che i suoi successori 
non seppero conservare, e la Casa Medici lis sem- 
pre tenuto lo $tato di $iena unito a quellodi Fimir 
ze. Forse s'ingannò anche Cosimo nel credere du- 
revole qoesto pano di politica del Re Filippo ^s 
perciò non tìthe riguardo di lasciare alla sua Faoih 
glia un possesso garantito, e una soggesione, che Io 
assicurasse , piuttosto che una libertà ,' e una indi- 
pendenza esposta a mille contrasti. Il corso di n» 
secolo dimostrò che il sistema dì Filippo II. non en 
permanente, e che Cosimo, appoggiando intiera- 
laente la sua famiglia alla fortuna di Spagna, l'are- 
va espostaa risentire le scosse roilentedi quella Mo- 
narchia senza metterla a parte delle sue feliciti, n 
trattato di Chatean Gamhresil diede l'ultimo coia- 
pimento al piano politico di Filippa l\. , percbè 1 
Francesi riounzbrono espFessamente all'Itafis» ed 
«fili non 9vendoTì più competitori divenne V»'^*" 



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tto di questa IVoTmcia. I Ptriocipi Italiaìii erano ~r' 
tatti vincolati alla Monarchia di Spagna con paKi*- jj q.^ 
colarì trattati, e con la ricoooWcenza; neppure ilJDuca i390 
di Urbino Vn stato trascurato dal Re Filippo, poi- 
ché anch'esso GeneVa d>bligate le sbe Trup{« e la 
ifua servitùj b ricerevà pensionei La Repubblica di 
Venezia ilon poteva o[^r«i aola a tanta potensa, é 
Paolo IV. avea provato per esperienza l'inatiliti 
dei suoi sfoTEit II Duca Ckisimo era il priflc^>ale U 
stromento 'di questa Unione^ e la tranquilliù deU 
l'Italia ero il pretesto per invigilare y alBnchè uoa 
^dlscif^iesiei 

GAiPitÒLÒ KÒNO 

Forma Ji (oVerbo tanuta dal Duca Coainui. Proacgnlmena 
to della Biforma dei cottami, per cui >i trova il maggiora 
ostacolo nelli Ecclefiaatìci. Slilema Giuriadiaionale. Fó- 
litìa, e Leggi. 

Se il Duca Gosimo niecé AiUoii^aiv in Italia per 
l'indeièssa vigilanzae attività^ con cui diresse il Gabi^ 
nettoela guerra non minore ammirazione deve pro^ 
durre il vedere che con altrettanta assiduità^ e proA-^ 
tezza dirigeva nel tempostesso anche il governo dei 
pc^U. Sebbene per lo più la guerra sia in qualunque 
Stato nna solante di abuai, e di desuetudine delle 
buone leggi, il Duca seppe ptevenire questo ìncon-* 
veniente nel suo Dominio , e proseguire con vigore 
le sue intraprese. Già n era indeboUto nei Fioren- 
tini quello spirito d'indìpendenaa Repubblicana) 
che gli faceva per il passato recalcitranti alla sogi- 
gezione, alcuni per timore, altri per necessità , e 
molti per interesse^ tutti finalmente obbedivano, nò 
più si temevano le aperte revoluzioni: il rigora del' 
ÌB 1^1 i> « la rigida osservaBòne dei Tribunali prè*- 



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»i8 STORIMJI TOSCàSA 

Ah. veuivano le oci^ulle mfCchìnazioDÌ, e U traaqtiiUì^ 

di c-tà (lellv S^to era ormai as^icoraU. 1 GitUdÌDÌ tuf-. 

iS^bolvutiedinquietiviTevanoesuliì dalla Patria ne en-*. 
no in grado d'iotraprtìnderecontFodiessaseuza ao, 
valÌ4oappoggio.Questa sicurezza fu quetla^cbeiiico', 
l^ggt Goaimo a incaricarsi della guerra coatro i 
FraDcesj^ i quali tentavano ogni n)etzo di disturbar-, 
gliela; ciò non fece che accrescerli Duove, occupa-^ 
noni senn diatrarlo dalle ordinarie, ì}. Consiglio. 
segreto era divenuto più una pultblica oiioriGceuza. 
di Ministri henemeriti, che liii'asùstenza necessaria 
alla direzione del Governo ; qaivi si esaminavano 
gl'interessi delle Corti di Europa; si facevano i pro- 
gnostici al Papaie all'lroperatorej ma s'ignoravano le 
roùe «^reU di Conmo. Egli volle esMr solo .a di- 
rìgere la gaerra di Siena senza ntai communicame 
a veruno i più rilevanti spreti. Era instancabile il 
giorno f e vegliava le notti scrìvimdo da per se stes- 
so, e Ordinando le operazioni della guerra, e l'econo- 
mia della medesima. Allorché dopo la pace ai lascia 
trasportare dal genfo naturale per le belle arti , e 
cbe ordinando il palazzo Ducale volle che nella grair 
sala di esso restassero effigiale le imprese di qael* 
la guerra, il Vasari lo disegnò in mezzo a'suoi Con- 
siglieri, che gli suggerivano le deliberauoni per la 
campagna. Parve al Duca troppo contraria alla ve* 
rilà questa imagine, e con sua lettera dei 1 4 Mar- 
zo 1 56a ne riprese il Pittore in questi termini: La cO' 
ronuf e assiatenta di quei Consi^ari, che volett 
metterci attorno rteUa deléberazione.d«Ua guerta 
di. Siena mmè necessaria, perchè noi solijumaw 
ma aibbene vi si potrebbe figurare il sileruio cam 
qualche _altr a 0Ìrtìt; che rappreaentatae il med*- 
nmoche li Conù^lieri^ 11 solo Segretario Bartok»»- 



^dbyQoo^^lc 



t\% II. Ci>. Hfe ' '^S" _^ 

ttùo tktocini era partecipe della sua volontà per e- ^^_ 
seguirla senza che i Gunsiglim > i Gttadioi , e ludi G. 
«tesso Marchese di Marignano potessero sapere più '^^ 
x>Ure della esecuzione. Il Concino «rea eobctdtiato 
y:oii Carlo V% le condizioni della gOerra^ avea rise» 
tluto bel campo per iuvigilare Sopra la condotta del 
Marignano* e finulroente fu quello, che pid di ogni 
tiltro giuDse a possedere la cuu0denza, e le stretti 
snteneionì di Conmov Era egli nato da uu Contadi- 
no dì Terranova in Valdamo, ed avendo esercita- 
to la professione dì Mutaro Criminale per i Tribù- 
imli del Dominio^ potè col fiivore di Lucrezia dei 
Medici Àta del Dbca introdarsi nel silo dirètto sen- 
Vizio. L'esperienza acquistata bella lunga dimora^ 
«che fece alla Corte di Carlo V. gli meritò dal su(} 
Principe le commissioni le più importanti, che be- 
ne eseguite lo condussero al favore, e alla beneme^ 
rensa. Sebbene il Torello ritènesm! ttittavia il gra^ 
do di primo Segretario del Duca, nondiméno il Cob-« 
iftinò ebbe la principale direzione dbUe «nrispòn* 
dente con le Corti Oltramontane. Accresciuto di 
meriti crebbe anche di lustro, poiché fu dichiarato 
disceo4pnte delli antichi Conti della Peona^ e fatto 
partecipe dì tutte lis onorificenze della Cittì. Cosi- 
mo lo arricchì di doni ^ e di beneficenze, che pòi 
trasmesse ai suoi discendtilti; fu Aroidél M&resciaU 
io d'Ancre, e la sua Famìglia si eatìnse nel i633. ' 
Più attivo certamente era il Consiglio della Pra- 
tica Segreta, al quale essendo dal Diica Commesso 
l'esame delli afiàfì contenziosi così econoitaici cur&ti 
tìiurisdiiiionah j la vigilanza sopra tutti i Magistra-> 
ti, e la cognizione dbgl'ilUeressl e cotiveiliéDze del- 
lo Stato, era dì continuo occupato Uetlft più Ìmpor'> 
tanti d^iberationi. 1 Gttadini pi& afleziuiiati alU 



i,z.dbvCo(>glc 



iM STÒItrA. ti TOSCAKÀ 

4_ Gasa Medici, i Miaistrì più consumali ntUi iÉttì ^ 
di C. e i Capi dei Dicasterj più iateressati etaoo quelii , 

>'^che lo componevano. Il Duca non v'interreniTa per- 
sonalmente , ma riceveva in carta il rapporto d^e 
loro deliberauoni, eie approvava, corre^eva* e 
suppliva secondo la sua Volontà. I decreti di que- 
sto Consiglio erano decreti del Principe , e i Mi^;i- 
■trati ed ì Particolari erano tenuti a eseguirli. Il vi- 
gore e l' attività di questo Corpo snervarono 1' «■' 
torità dei Magistrati Fiorentini > e contrìbuirODO a 
rendere più assoluto il Principato di Cosimo ; que- 
sto indebolimento fu causa della rìibrma di alcuni 
di essi , e della generale decadenza dellì Miori dellk 
Blagistratura. Siccome per lo più l'o^Mnioiie , e il 
merito delle onorificenze dipende dalla loro rarità» 
a dalla difHcoltÀ di conseguirle ^ cosi a misura che 
si moltiplicano, e che ne diventa l'acquisto piùfà-* 
Cile perdono accora di opiniouti , « dì stima. Con 
questo oggetto il Duca concesse largamente a molti 
la. Cittadinanza Fiorentina^ e nel i555 volle esten- 
derla ancora fra i DistrittualK Le gravezze imposto 
per sostenere la guerra) e la necessità di tener hene 
aflètti 1 popoli in circostanze così perigliose lo mos- 
sero 8 dargli qualche dimostrazione di rictHloscen-' 
za. Con suo Motuproprio dei 9 di Agosto > dicbia- 
randosi grato per ì soccorsi datili dalle Gtlà e T^rre 
del Distrette j e per la fede mantenuta coustanle* 
jnente verso di esso» volendo dar loro un s^odi 
benevolenza, ordinò che potesse ciascuna concede* 
re la Cittadinanza Fiorentina a quelle DirnigUe^cfac 
giudicasse più degne di questo onore. Il numero.dei 
Cittadini da eleggersi era proporzionato al rango^clie 
occupavano singolarmen^te le Gttà nel Domioio ) 
chiunque fu aounesso in conseguenza di questa do* 



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tilientÌMie fu ujcon dichiarato esente dai pesi>.dei ^, 
quali eraao ordinariaiaeiite gravati gU altri Citta-di ti' 
dini. Così il Duca senaa altei'are la coalltuzioue po^ '^^ 
tè indebolirla, e senza veruno ostacola ridurre ìGit-. 
tadini ìd grado da non potare |»ù opporsi alla sua: 
iliimitata autorità : assorbì portanto 1' ammiDÌstra-* 
none economica , e la giotiadicioDe di alcuni Ma* 
gistrati, comAetteDdo l' tina e l'altra a persone di- 
pendenli unicamente dalla sua volontà ; altri ne fiic 
mò, e in tutti stabilì qualche nuovo metodo, e prov- 
vedimento relativo al piano di operazioni , che già 
éi era prefisaoi Secondo lo spirito apparente della 
Riforma generale del i53a , e quello delli Elettori 
di Cosimo del iSSy il Duca doveva servire alla co-* 
stituzione del Governo, che comunemente ai giu- 
dicava il: capo d'opera della politica per evitare il 
potere arbitrario di un solo : nel corso diventi anni 
-questa stessa coetkuiione) sensa essere fondamen' 
talmente alterata j. servì a stabilire Con più validi» 
. tit l'assoluto dominio di Cosimo. Ridotta in tal g^isa 
la coBtituaìone non trascurò dì proseguire le st^ss* 
operazioni per asst^igettare gli spiriti. La riforma 
dei costumi, che. caso credeva tanto necessaria DOn 
avea finora operato con elBcacia^.e la 90Tercbia.sfr- 
verìtà delle pene, itritava gli uomini senza corr^» 
gerii; il male esempio delli Eiiclesìastici, especìaU 
mente dei Frati ne impediva l'effettuazione. Il Cle- 
ro FicHTentino era senza Pastore , perchè era rìbel' 
le, e la precaria autorità di un Vicario nm eraba« 
«tante a reprimere i Viz], che per tal causa retta-- 
vano impuniti. I Frati fostosi delli ampj priviJ^ 
ottenuti dai Papi ,' essendo esentì da ogni giurìsdì'* 
uone , si gloriavano di poter lare impunemente cid 
che iKHi era ffitmesso aè ai Secolari, né ai Freti> 11 



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f^jf Duca avei ^icbinto al Papa che prÒTTodette a ({tW''' 
À C-fiti sconcerti con mandare in ToacàDa un L^to , 

*^^il quale avesse autorità di castigare li Friai nel 
delitti di Eresìa, Monasterj^ £estemrma ec.',perJ 
che i Idrati ni»t gli castigano ancoi^ di atsassinia 
e omicidio t e ohe iton gli castighino lo abÒiamo 
provato infinite Voltcì Ancora avesse aUtoHtà di 
castigare li Preti, ohe dai lóro Vescovi nonfis- 
itero puniti secondo i Canoni , perchè ogni giorno 
vediamo grandissime stravagantéf é iwrenuno èa- 
ttigando noi ti Laici che ancor li F^atieUPretl 
nonV in^unità non dessero simile etempio. 
' La Lef^s dei Monasteri non area prodoUonelltf 
Monache quella disciplina, cbe'GoBimodefideraTaj 
il rigore della Deputazione ^ che invigilava alla lo- 
1^ omdotta le inaspriva senza emeadarlet il loro 
numero era eccessivo, poiché nella numeralioDc Óbt 
ne fu fatta nel i5Ga si trovò essere nella aola Città 
di Firenze 434^* Monache divise in i^S Monasteri^ 
La schiavitù domestica delle femmine, favorita dal- 
le Le^i Toscane, umta alla ferocia dei costumi del 
cecolo, opdrava che volontarìamenta si staffassero 
dalle profffie famiglie per cercare altrove più di' 
Bcretezza^ e meno rigore. Con he^gedei i3 Otto* 
bre 1557 fu proibiti} a chiunque l'accoatarn ai Ho^ 
Basteri di Monache senza licenza degli Ordinar] j 
t' ioundazÌDue dell'Arno servi di motivo alta Leg-* 
gBj la quale, però fu poi tenuta in rigore anche ce»* 
Ubi la causa, ma conoscendo inutilequalonqueope» 
rauone senza la riforma dei Frati si apptic» a prcH 
cucarU> Tentò d'iaduire i loro Superiori a concorre-< 
re in questo medesimosentimentoje ìntrodurrecon 
Tautorità l'osservanza per i GoDventì. Fra i Goa« 
tenUialì dì San Francesco potò indurne «Icurì cint 



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LtB. ir. c&B. Ile ai 

le mnotUzioDÌ a cooteutarsì dì assoggettarsi alla oc- ^^ 
aervaDzaspontaoeameDte. In Firenze tolse dal Con- di t' 
vento di Santa Maria ffovella i Domeuicani Coii->^% 
veotuali , e v'inlrodusse gli Oivervanti, dai ijaaU 
sperava migliore edificazione per il pubblico^ IGe- 
aaitì , allora denominati Preti Riformati della Gm-f 
gregazione del Gt«ù, furono da e^so accolti per istruì-* 
re il popolo con la predicaxione , e edificarlo con 
l'esempio. Fiiiodal 1 546 il Cardinale di Carpi area 
fatto un presente a Cusimo di due di questi Rifor-' 
matì, a' quali fu subito assegnato un Opiaio pei* 
darli a suo tempo un più decente stabilimentOi In 
breve si. guadagnarono il farore della Ducbessa , e 
Iacopo làjnei divenne Confessore del Duca , e dì 
tutta la sua Gasa, e predicò nel i554 in Fireose, Il 
Fondatore S. Ignaiio raccomandava conine loUneA 
Cosimo questa nascente Compagnia, ed egli concorse 
a stabilirla convenientemente in Firenze ed in Siena* 
A, tutte queste premure aggiunse lo selod'tnvigilarey 
affinchè non allignastiero nel suo Domìnio le nuove 
opinioni di Religione, accordando con faciliti agl'IiH 
qnisitori quelle persone, che li erano richieste, e che 
esso avea per suepette, per essere esaminate in Roma) 
a condizione però che il castigo dovessero soffrirlo in 
Firenze. Proseguiva in Firenze l' Inquisizione a ea* 
aer governata dai Deputati ^ dei quali nel i557 ns 
fu accresciuto un akro ad istanza del Papa ; il Du- 
ca però fu guardingo a non lasciarla escile dai suoi 
limiti, poiché in quello stesso anno avea tentato di 
.acquistare giurisdinone sopra altri delitti conosciuti 
fino a quel lempa dal Tribunale secolare ; molte 
volte però gio9ti6cava le parsone, cheegU credeva 
^eminziatc per oggetto di maligniti, edopochedì' 
itenna Sovrano diSicna non fu facilea credere qDaiH 



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Ixi STOilli Di TOSCiJiJL 

f^jf^ to li fu rappresentato delle nuove opìoitHii , cbè ì 
(H CSocaoi e loro aderenti spai|[eTaoo in quella CitUi 
^^Per mantenere intatta la poritjk del culto tenne in 
oaservanEa la Legge del i549 "op''B 1» proibizione 
dei libri Eretici ^ e nel i553 permesse che si pub* 
blicasse in Firenze uu Editto delli Inquisitori di 
Roma contro i libri delli Ebrei^ e particolarmeale 
il Talmud, tollerando ogni perquisìiìone) e Tetta-> 
zione contro qtielli infelici j questo fu il primo passo 
della Corte dì Boma per mettersi in possesso di proi- 
bire-i libri in Toscana. 

Aveano i Principi secobri fino a qilesto tempo 
provveduto indipendentemente dal Papa a qnesta 
parte di polizìa^ Carlo V. , temendo del progresso^ 
che potessero fare in Fiandra lenuovd opnìoni di 
Religione , pensò di proibire i libri , che le propa- 
gavano , e la Facoltà Teologale di Lovanio , incari- 
cata da quell'Imperatore, pubblicò nel i546 uà 
Catalogo di quei libri , che non credeva doversi leg- 
gere comunemente dal Popolo. Dieci anni dopo 
questo Catalogo fu accresciuto , e autorizzato eoa 
un Editto Imperiale. Anche il Duca Cosimo nd 
1549. proibì lo stampare, e ritenere IìIntÌ ili EreLb* 
ci, e secondo questa Legge fu condannato il Dome* 
taichi. In Roma le Leggi erano locali » né si preten^ 
deva ancora estenderle all' orbe Cattolico t ma Pao- 
lo IV. volte imitare Carlo V. bel lare il catalogo> 
superarlo nel rigore, e renderne universale l'osser* 
vanza. Pubblicò pertanto nel i559 "■* catal<^ di 
libri accompagnato dalla comminazione di severi»- 
aime pene di arbitrio i privazione di BeneBxj Eccle^ 
^ aiastici, infamia , e censure par chi gli Htenesiie} 
e non gli presentasse net tempo determinato ai Mi> 
tlistn deputati a riceverli. Era queste iaikx divis» 



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LIB. II. GAP. ne. asif 

io tre classi , la prima conteneva i nomi di quelli j^,, 
autori , dei quali ]e opere di qualunque argomentodiG. 
eranu condauoate del tutto. Si comprendevano nel- *^^ 
la seconda quelli , dei quali alcune opwe erano già 
ooodannate, ed altra si tolleravano. La terza ìodit 
cava alcuni Ltibri sema nome delli autori, e conte- 
neva l'espressa proìbiiioue di tutti gli anonimi stam* 
pati dal iSiQ. ih poi, edi tutti quelli, che si fu»i 
aero stampati per l'avvenire senza 1' approvazione 
dell'Ordinario , e delF Inquisitore, da imprimersi 
sul libro medesimo. Si aggiungeva a tutto ciò un " 
c-atalogo di piò di sessanta stampatori , dei quali le 
produzioni di qualunque genere , o idioma si Ibsse* 
ro, dovessero Kstare interdette. In FiFenxe i De- 
putati della Inquisizione furuno da Roma incaricati ' 
di pubblicare il decreto , e il catalogo , ma il Duca 
prima di autorizzarli volle esaminarne le conse*- 
guenze. Siccome Paolo IV. in tutte le sue delermi^ 
nazioni non conosceva limiti , così anche in questa 
volle far distinguere il suo stravagante carattere. 
Questo atto tendente a estinguere le lettere nell''£u< 
Topa per seppellirla nuovamente nell'antica barba- 
rie , Al sorte per la Toscana che dal Duca fooae com* 
messo al Torello per considerarsi. Rimostrò egli che 
il danno dei particolari nel privarsi di questi libri 
avrebbe superato in Firenze la somma di centomila 
ducati , che gli Stampatori , i Librai rimanevano 
distrutti , e che lo spirito di ooù indiscreta Legge 
era d' incenerire tutti i libri stampati in Germania, 
a Parigi , e a Lione , che erano appunto i migliori, 
restandovi comprese le Bibbie e i Classici Greci e 
Latini, e altri di prezzo, e di pubblica utiUtà. Il 
Collegio Medico per mezzo di Andrea Pasquali Ar.. 
pbiatro d»l Duca rimostrò l'impedimento;, ch^ 



^dbyGooglc 



396 STORIA DI TOSCANA 

'TTsi apportava allo studio delle Arti , e gli stessi De* 
4i C. putati della, luqulsixione arrossivano di dovere eao- 
■^^guire così stravagaate deliberazione. Si attendeva- 
no le rÌBolusioni delli altri Governi , ma i Venu- 
siani diauCQuIavano, il Vice-Re di Napoli, e il Go- 
vernatore di Milano ne areaao dato parte al Re ia 
Fiandra > e il Cardinale Alessandrino insisteva cbt 
si eseguisse , Deterniiaò pertanto il Duca che i De- 
putati della Inquisiaìone lasciassero eseguire 1' &> 
ditto di Roma sollanbo per i libri contrari alla Re* 
ligionfi, e cbe trattassero di Magia, e astroli^ia gin- 
dìciaria, sospendendo l'esecuzione quanto a quel- 
li , cbe non avessero relazione alle classi predette. 
I IVati di S. Marco , che avrebbero voluto obbedire 
cecamente all'Editto Romano furono ammoniti a 
nome del Duca > 11 quale , come Patrono del GoD' 
vento e della Biblioteca , vtdle impedire la perdita 
di tanti libri donati loro dai sooi maggiori. li otto 
di Mario i559 furono nella piazze di San Giovan- 
ni ,e diSanla Croce abbruciati pubblicamentequei 
libri, cbe a forma della corresione di Cosimo resta- 
vano esprossaraenite vietati. Ciò non ostante fu tale 
lo scoDcerte , cbe sofTrì la viercatiuv dei libri , che 
. i Magistrati di Basilea, di Zurìgo, e di Francfint ri- 
corsero a Cosimo, alBnchò, interponendo col Ponte- 
fice la sua mediaùone, procurasse qualcbe riparo 
alle fravi perdite , che rtsentivano le Imo Cittì. 

Con quello stesso vigore , cqn mi aveii procura- 
to la riforma della disciplina ^ e sostenuto U purità 
della fede, opwò ancora per difendere le Chiese , 
e gli Eccieaiastici iklle esorbitanti imposizioni dì 
decime , con le qaali la Corte di Roma tutto dì gli 
spremeva. Per non ripetere in quali angustie Pao- 
hi IV. avesse po«to la Toscana con questa graveaw. 



i,z.dbvCoòglc 



LIB. II. piP. IX. >sy 

basti il dire che Le Chiese dello Stito di Firense nel '^^ 
1547 perimpoteosa eranu arretrate di qtto decime, di Q, 
Quanto fosse iqgiusto il procedere di quel Papa tut> ^^ - 
to il Moudb lo conosceva , perchè sotU) Ìl pretesto 
delle invasioni d«i Turchi , dei qu^li ^li era taci- 
tani^aie alleato , «premeva le Ghia«e per arrìccbirf 
} Farnesi; aggravava questa prepotenza la uanife- 
j)ta.infrdziuue della giurata capitolazione del Gonr 
clave. Allurchè dopo la morte di Adriano VI. i Car- 
dinali in numero dilrfntotto si congregarono per 
l'elezione di un Poo.ie^e, giiirarono tutti una ca? 
pitolazione di v^ntisei artìcoli , nei quali crederono 
riposte tutiequelle coiulizioni, che «i potevano ima^ 
ginare per l'interesse e splendore della Sede Pan< 
tiQcia , e per il bene universale della Glùesa. Tr% 
esse all'Articola ao si ^rumottev^, ejgiur^va la re- 
vocazione di tutte le decime impofte da Adriana 
VI., e di non imporne giammai pfr l'avveniror 
Questo ginramenlu non in oe^t8^>ent^ atteso d^ 
Paolo yi. p che anzi) dopo averne impMte tante ia 
^Toscan», pensò ai mezzi di costituire le Chiese ii| 
grado di sodisfarle, Cun Breve diretto al Csrdinala 
Camarlingo imaginÒ d' incaricarlo della esaziuno 
delle otto decime Toscane in quattro anni , dando 
facoltà 8 quelli , che non potessero pagarla di ven* 
dere i Beni statili dei BeneEzj , con la cautela per4 
di rinvestirgli nel termìue di dieci anni, Parve ine-; 
fruibile questo piano , perchè il cor^ lU dieci an- 
ni fu creduto troppo breve per potere. nnuvamentQ 
accumulare il prezzo dd Beui da rinvestirsi j eper- 
f:iò la Camera Apostolica imaginò un' nuovo piano, 
Fu proposto chele Chiese, e i BeneGz) Ecclesiastici 
dessero in portata tutti i loro Beni stabili allivellati 
tt>P aninio di venderli per il prezzo, che » ritrorav 



^dbyGooglc 



ks8 STORIA DI tOSGÀVA 

*T^ aCj e con tener termo il contratto di IìtcHo ìn mo- 
di C. do che ì Livellar) non piò dovessero pagare alle 
*^ Cbiese ì canoni , ma a quelli , che mediante Io sboiw 
so ne a.ve9sero fatto l' acquisto. L' oggetto principa-* 
le era dì ritenere aopra quei fieni un qaakbe dì- 
ritto' per poterli reviudicare in cìrcoatanze pìiì fa" 
vorevoli , tanto più che sì pretendeva dì lasciare an-' 
nessi ai medesimi qnei pnvìl^j e immanitit> eh* 
godevano sotto gli ecclesiastici. Tutti i Beni dì qaa-> 
lunqtie Chiesa, Luogo Pio, e Beitefioìo^Eccleaiasti-* 
co erano compresi in qnésta diaposìzicme , aU' eci 
cezìone di quelli della Religione di Malta. Il Duca 
doveva acquistarvi Iti gabella di tutti t.contratti, e il 
prezzo doveva rimettersi- alta Camera Apostolica 
per mezzo di un Banchiere deputato per questo ef- 
fetto. Le condìtiom per la esecuzione erano divise 
in tredici articoli > e furono presentate a Cosimo ^ 
aIBnchè lecunvaUdasse con la sua autorità. Consul- 
tato il Breve prima di fiirlo eseguire volle il Duca 
concordare col Commissario Apostolico che i Beni 
restassero sottoposti a tutte le gravezze come quelli 
dei Laici , obbligandosi però esso di dare alle Chie- 
se e luoghi Pìi delli assegnamenti in danaro , afEn- 
chè potessero sodisfare alti oneri , che gli correvano. 
Stabilito questo punto tutte le Chiese del Domini* 
furono intimate a dare in portata ì Beni Uvellarj; 
oltre una sooìetÀ dì Mercanti formata a questo og- 
gettOj molti particalari, e lo steisso Duca Cosimo 
sotto diversi nomi concorsero per làrne l'acquisto. 
Si eseguivano con celerità le contrattaaioni , e si ri-> 
mettevano a Roma delle riguardevolì somme^ at- 
Idrcliè i reclami delli Ecclesiastici, e singolarmen- 
te dell' Arcivescovo di Firenze, indussero Paolo VI. 
a revocare U Brève , e spedire un nuQTo Gomnii»> 



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. LIB*n. CKF. IX. . «9 

atrio a Firense. Giunse egli neìV Aprile i549 1 ^ * Kn. 
talora delle sue commissiooi pretendeva reacinde- <'> ^ 
re ì contratti, allegando la manifesta lesione dello ^ 
Chiese , e V inosaerranza del Breve : il Duca all' op> 
posto rimostrava cke tutto era fatto alte istanze del* 
la Camera, e che non era giusto che i suoi Sudditi^ 
i quali aveano comprato con buona fede restassertf 
defraudati. Produsse questo successo non lieve scon- 
certo , poiché ne nacquero gravi contestazioni col 
Commissario , diffidenze del Duca con i Ministri , 
e il timore di vedere insieme il danno delle Ghie* 
ae> e la perdita dei particolari. Fu forza nuUadi- 
meno condeKendere a qualche oorresione , e con- 
cordare col Commissario che si lasciassero in esse* 
re le contrattazioni fatte secondo le regale, e senza 
lesione , aonullandoù le altre per mezxo di due De- 
putati, da destinarsi uno dal t^pa, e l'altro dal Do- 
ca : che il Papa con i proprj danari , o con un sus- 
sidio cauto e sicuro , da esigersi io sei mesi sopra i 
Vescovadi e Abbazzìe , avrebbe rimborsato i Mer* 
canti , che ibssero astretti a restituire i Beni com- 
prati : e finalmente che il Duca , restituendo le ga- 
belle e decime percette da questi Beni ^ sarebbe 
«tato indennizzato con quattro decime , da esigersi 
in quattri) anni dalli Eixleaiastioi del Dominio: ai 
Vescovadi e alle Abaùe si dava jàcoltà di vendere 
liberamente i Beni per conispoodere al sussidio, « 
alle decime. Ma ^sendo morto il Papa , il nuovo 
Pontefice Giulio IH., reputando questo trattato iU'* 
d^no del suo carattere , eiqgìurioso alla Sede Pon- 
tificia , rimostrò a Cosimo la reciproca convenien- 
za in rescinderlo «oo restituire alle Chiese intera* 
mente i loro Beni. Promesse adunque il Duca di. 
.liire eseguire I« donatMUtaFettitiiv^ne, rimborsaai 
T, Ih 14 



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aio STORIK Di TOSCANA. 

'^ do col prt^rio danaro i MercanU ,'eìl Papa ìd ccn»^ 
Si G.peDsa«ioDegUaccordòdÌeci 4eciin«>.(U esigerà daUi 
*^^GccleKa8tici iu un tempo determinato. 

L'dTidità e rambìzìoUe dei Pontefici suggeriva* 
no allora simili concordati, ai <]uali Principi italia- 
ni aderiyano per Uebolazi», e per timore della loro 
potenza ; ciò non ostante il Duca Gofimo, avvezzo 
già a lottare con Paolo lY., n<ui era dei .più &cili q 
condescepdere, e in<jueato trattato forse lo ioqpegnà 
Vinteresse più di ogni altro riguardo; poiché sosten* 
ne in (qualunque evento con tatto il vigore i dititta 
della Si>yranità, e paTticolarinente sopra gli Eccle- 
«iastici , Tnaateiieodo nella più rigida osservanza 
la circolare del i53^ relativa al poaseaso dei Sene- 
fizj, e riservando sempre al Giudice ^ da esso ttel&r 
gato per questo effetto, la ct^izione delle cause cu>ih 
cernenti questa materia. Siccome l'inviluppo, delle 
Leggi Pontificie dava un apparente titolo a piùcou- 
correati ad un medesimo benefìzio, e producev^ 
in conseguenza aspre controversie Chi gli E^lesia- 
9tici/la tranquillila dello Stato esigeva tutta la vigi^ 
lanza^del Principe per prevenirne gli effetti. Per que- 
sta stessa causa procurò Cosimo di mettersi insensibil- 
mente al putsesaodei padronati delle Comuiiità,Q per 
piezao di mandati di procura delle niedesimea ito- 
minare^ovvero prevalendosi in certi casi apertamen- 
te del diritto diSovraQÌtìi,cbe li competeva. Tolle* 
rò j padronati ddpopolo, l'eiexioni dei ilettori dai po- 
polani medesimi, proponendolo moderando ilniuii&. 
ro dei soggetti da eleggersi^ arocdndo però a se I4 
bbera elezione, qualora avesse conosciuto che potes- 
se alter^M'si la pubblioa quiete. Nei c{tei di Stato e- 
sercitò sopra le .persone Ecclesiastiche pi«ia e liba* 
m giuri^2ioue,e all'Ardvesoove Alto viti dìchian- 



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LIB. II CAP. IX. 3St ' 

to rUi>^1e sequestrò i frutti della sua Chiesa: àopo'J^- 
l'acquisto di Sieoa, ^uTendpsi procedere contro uDdi C. 
intiero Conyento di Carmelitani j permesse che il '^^9 
loro G^qerale vi mandasse un Gommi''^ria perchè 
fosse presente alli esooii. Nei casi poi dei Monasteri 
. procede contro di essi fioo all'arresto^ lasciando ch^ 
i loro Ordinar) proseguissero il rìipaneute^ e sicco- ^ 
. me recusavano di obbedire alle sue Leggi? ^^ Qii ^ 
che, nel i558 trovandosi le Carceri, piene di Preti 
e di Frati, come rei di tali delitti, domandò a Ro- 
ma UQ Legato con autorità di conoscere le loro cau* 
se, non reputai)do Qonreniepte di eseguire le pea^ 
contro i Laici, s« gli Ecclesiastici loro complici aves- 
sero dQVUto restare impi^nìti. Le gare giurisdiziona:» \, 
li tra il foro secolare, e l'ecclesiastico , siccome alf 
lora Don tendevano che a superarsi l'ui^ l'altro^ per 
ciò turbavano facilmente la pubblica quiete, poìchà 
ciascuna procurava dj agire per vie raanifestamea- 
te opposte a qpelle dell'altra, Allorché i Pripcipt 
dell'Italia , e Cosimo particolarmente ^ applica^- 
roqo . con seTerissime Leggi a rif^m^re i costi^" 
mi, i vixj trovarono fra li £^lesiastici l'impt^- 
oità , e Paolo IV., tutto intento alla guerra, e a prò* 
movere l' Inquisizione , trascuravfi la disciplii^a . 
■del Clero. Cdò produsse infiniti disordini >.e fi^ts^ 
stazioni giurisdizionali , per le quali si t^evano, di 
continuo occupati i Qoverni seazA vantaggio alca- ' 
■no d«i popoli- I^a rapacità dei Caral^ non trascu- 
rava però ogni nuz^o per estorquere dei danari i i 
«ODcordati di Vado e di QiuUo 111. aveauo preclu- 
«a la strada a.in^rre nuove decime nella Tosca- 
na ,. ma nondìmeDo trotrarooo. un altro titolo per 
vessare i luoghi jE^i dello Stato con.ÌQtiQiare l'esa^ 
«ione d«i quùideanj. La guerra , le pwurì(> , «d uh 



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«5i STOIU\ SI TOSCANA. 

\^' tre calamità, cbe aveaao «uccessWameote afllìN 
fliC-to il Dorainb, aveano ancora estremaiDeate dela- 
litigato li Spedali, e li altri luoghi Pii per 80ccor^ 
réfe grinfelici. I Pontefici eraao soliti a condo- 
nare queste tasse in benefizio del pubblico, né Co- 
simo volle perinettere cbe si disastrasse così inoppor- 
tunamente il suo Statoj le ostilità del Cadinale Ca- 
raffa, e l'avidità dì cons^uire le somme pretese fih 
rono una delle principali cause ^ che impegnarono 
il Duca a promovere la sua rovina, e Paolo IV. dì- 
venuto più ragionevole recedè facilmente da que- 
sto preteso diritto per vanta^io dell'universale. 

Gli stassi riflessi mossero i) Duca Cosimo a riget- 
tare dal suo Dominio il Tribunale della Fablmca 
di San Pietro. Giulio IL, volendo erigere in Roma 
un Tempio, che superasse in magniGcesza tutti gU 
altri di Europa , ìmaginò ancora il modo dì poterlo 
jàre a spese di tutti i Fedeli. Pubblicò pet4anto nel 
iSoQ una Bolla, in cui ordinò che tutti i Legati Pii, 
che fossero lasciati a persone incerte, e a Intubi in- 
capaci di conseguirli, e quelli , che dilli eredi uoa 
fossero eseguiti secondo la mente dei Testatori , « 
voltassero tutti a profitto di quella Fabbrica. In Ro- 
ma fb eretto un Tribunale con ampia giurìsdìcio- 
ne da delirai poi nei Commissari, cbe si doveva- 
no spedire nelle varie Provincie dell'orbe Cattolico. 
Per conseguire' questo fine piii iàcilmente fu prov- 
YedutodtdarfacoltàiiCommiwafj di fkr partecipa^ 
re i diversi Principi delle esazioni da eseguirsi nei 
]oro$tati, e peranimarei popoli a concorrere a qu». 
fta opera dispensare Indulgerne e Giubhilei, e Gir 
grazie in materia di Ordine, e di Matrimonio. Seb- 
)>ene Leone X. e Clemente Vii., ampliando con 
puove dispenaioni la BolU di Qiulio II.j ne promò* 



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tft. tt. C4P. ix. àsS ^^ 

te^ro con tatto il calore l'effettuacione, è fcerto che ^ 
fino al i55i- non avM conseguito alcun vigore iiidic^ 
ToSCflDa. Allora fu che il Tribunale di Huma fece '^H 
ùtaoia al Duca che i suoi Goikimiaiarj potessero e 
Sercitare Uberamente nel Dominio di Firenze la lo* 
ro giurìsdixione, ma fu loro replicato che i tempi 
Don eraho opportuni per inquietare i popoli con 
umili novità. I^a gQinta di SieOa^é le altre caUmì' 
tà, che afflìssero la Toscana servirono di pretesto 
per rigettare novamente le istanze del Tribunale di 
Roma, fintàbto che non fu creduto convénientedi 
doverle accMxlare a Fio IV., a cui il Dùca era tenn^ 
to per tanti titoli. FA dtinque nel i56i concordato ■ 
col Commissario, spedito da Roiua per questo efièt'^ 
%Oi che delle tesazioiii, che si lécessero a tenore dèl- 
ia Bolla il Dilca ne Conseguisse la terza pa.rte per e-^ 
rogarla liberamente in opere pie, uo'allra terza par' 
te pervenisse nel Commissario con obbligo di fare 
tutte le spese per l'eaaiione, e l'altra terza parte re-* 
stasse alla Fabbrica; il Doòa dovesse elt^gere un suo 
Commissario, perchè unitamente a quellodi Roma 
invigilasse alla esazione) e custodia delle somme. Fu 
eletto da Cosimo a questo carico lo S|)edalingo de-* 
glTnnoc«lti, e il Uagistrato dei Consiglieri eoo sua 
legge del tSQS. ordinò ai Notari di mostrare i Re- 
giti di tutte le disposizioni ad piai òausàs. Il Vica'* 
rio dell'Arci vescovo fu eletto Giudice delle prìme 
istanze, e il Potestà di Fif^nàe fu dichiarato perle 
appellaziunii Quali fossero i progressi e l'attività di 
questo Tribunale in Toscana può facilmente rile-i 
Tarsi dallo stato> in cui tà trovava nel Novembre 
i568, dal quale apparisce, che calcolando i danari , 
che già erano in cassa, il prezzo dei Beai> dei quali 
era al possesso, e i crediti fàcilitiente esigibili avca 
da dÌTÌderc FiorUù Tentiduemila tioTccebto veit* 



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a34 STORIA DI TOStìASrA 

j^j, ticioque. Ma aiccorae io breve restò sfruttato ìt Ì)o' 
drCmiaioda questi Gommissar) Romani , le loroia' 
'^combeaze si ridussero a manifeste Teasationi, tanto 
più che ia Corte di Roma inseasibìlmente gb di- 
sp<^lió-di tutte le facoltà di coocedere grazie e di-* 
spense j -che almeno riSparraiaTaiio la penale ìldi- 
' spèadio di ricorrere a Roma. I frequenti ricorsi di 
popòUj e -particolarmente dei Notari, che erano tìo-* 
tentati a'predorre i Rogiti e le continne inquietudini, 
die ne -risentiva il 'Governo, aggiunte al meschino 
profitto, che ritraeva la Fabbrica dalla Toscaija> fu- 
rono causa che in- progresso n consolidassero nel 
Nunzio FuntifidoicaràtterìdìCòmmissa rio edi Giu- 
dice-di detta Fabbrica. ~ 

Tali erano le disposfnoni , che il Duca Cosimo 
davo per il governo dei popoli, e per. la difesa dei 
suoi diritti in tempo, che la guerra diSieoa, gl'in- 
trighi dei gabinrtti , e le macchinazioni dei suoi ri- 
belli l'ebbligavano a invigilare alla sieurezza della 
persona t e alla quiete della Gittà> I Cittsldini erano 
ogni giorno più malcontenti per le molte gravezze 
imposte per supplire alla guerra^ e pochi erano sin- 
ceramente afièzionati agi' interessi del Principe : i 
ribelli trionfavano in Roma, aspettando novità nello 
Stato, e lo Strozzi con l'esercito ai confini le -mi- 
nacciava. La plebe, sebbene addetta al Duca Gosì- 
mo, non amava però il suo rigore^ ed (^nì piccolo 
successo a lui contrario l'avrebbe facilmente drter- 
minata a seguitare la sorte del vincitorei In tali cir- 
costanze il sospetto^ e la dilEdenza suggerivano le , 
cautele; la vigdauza sulle aùmi le più mdifferett-* 
ti, le frequenti) e replicate espltH^zìoni , l'eccessi- 
vo rigore stille mìnime -trasgressioni , - gì' iadiz|- n* 
moti puniti come fatti compiorati-, e Giialmente ■ 



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^b<ìi^ e le confisbauoni spargeTauo da per tatto lo ^„^ 
«Imrénto e il terrore. Cosi Irìgida poliùa prodtlsée il ii C' 
desiderato effetto di tenere in uba perfetta quiete '^^ 
la Gittk fintanto che i c^ccAssi felici delle armi' di 
Gosimo tolseroa tutti la sperahiÉa di potere innova- 
re nello Stato. Conobbe égiì stesso di avere forse ec- 
ceduto Col aoTerchio rigore^ è percid> {umettando 
delta occasione*^ che gli somminìstraTa la letìzia di 
cosi presperi eveiìti, con ^uo Indulto dei 5 Ottobre 
i554Vi'chiamò alla patria te alle pròprie làmiglié 
ifuegl' infelici, <^e percossi dal rigore delle Leggi 
vivevano assenti ìb conttimaciaj q per sodisfare alla 
péna, tkfpo diciassette abnì di regno fu questo il pri> 
bio Indulto di Cjosimo ; dispose egli cbe si elegges^ 
Mero cinque Cittadini col nome di Graziatori^ i quali 
tàyesseto piena faboltà di assolvere qualunque con- 
dàbnato anche nella vita , eccettuando però ì de- 
litti di Stato, Con quelle prescrizioni, facilità e mo- 
di, che cì-edessero più convenienti a ciascubo. L'au- 
torità di quissti GraEiatori doveva durare due mesi> 
e in tal tempo fu data a chiunque libera franchigia 
dì potersi introdurre nella capitale per accettare la 
grazia- Questo atto di clemenza mitigò lo spavento^ 
che aveatlo risvegliato i Bandi di ribellione pubbli-^ 
cati contro Biodo Àltoviti e suoi complici ^ e l'ine- 
sorabile cobfiscazioilk che fu fatta di tanti Beni. L' 
ibfelicitik dei tempi^ e U situazione della Toscana 
richìedevabo allora qtteste risoltiziobi , che comu- 
nemente furono interpetraté tome procedenti da 
épirilo di crudeltà^ e dì Oppressione. Conosceva pe- 
rò il l)uca Cosimo più di ogni altro il carattere del-» 
la nazione che goTemava, e più esattamente dei suoi 
Ministri discerneva le inclina^oni, fe distinguevA, 
i' opportunità di usare a vicenda il rigore e laeom* 



Cf,zo..i.vCtH>glc 



a36 STOMAUrtOSCAKA 

^ piàceQzaj ed 'ìoratti nel i555, mentre «beoni dii*' 
di C. rava la guerra» 6 che si osservavano con rigore Catta 
'^le conventicole della Cittri^ si era formata in Fìren-* 
:ze. un' adunanza di Cittadini , che s' intitolavatio i 
Pianigiani , e portavano per insegna cavoli e rape. 
Costoro in numero più di trenta delle principali fa' 
miglio si adunavano per fare dei conviti , e imagi> 
nando ugni vo^a qualche ideale rappresentania bur-* 
larsi continuamente delle cose del Mondo, motteg- 
giandu e ridendosi di tuttiiPrincipi,aciascuDo dri 
quali fiveano attribuito un nome, e un carattere. Ta- 
le adunanza essendo stata rappresentata al Duca co> 
ine sospetta, e perniciosa alla tranquillità dello Sta- 
to , e in conseguenza meritevole di essere proibita 
e dispersa , disingannò egli stesso i Ministri da que- 
sto timore, scrivendo di sua mano sotto la relazio- 
ne questa 8eDtensa:>S«fnpre si usò nella Città fare 
di simili baje , e non hanno semprt tanti Jènda* 
menti quanto le persone s'imaginano, ma sibbens 
a tempo della Repubblica si soleva in simili con- 
greghe Jàra le sette nei Consigli ^e nei Magistra- 
ti , perchè te congiure di Stato non si possono fa- 
re in tanto Ttumero , né con tanta varietà di per' 
sane , perchè , sebbene ve né d' ogni sorie^ lifHÙ 
sono persone qniete per quello si è poasutofin qui 
scorgere, e perchè li cervelli Morentini non sanno 
stare oxiosi , è meglio alle volte si occupino in si- 
mili tresche che stiano cogitabundi. 

Alternando in tal guisa la severità e la clemen* 
za secondo le circostanze proseguì il suo piano di 
legislazione , ohe correggesse le antiche Leggi senza 
però abolirle e stabilisse una più esatta amministra- 
zione di giustizia. 1 giornalieri successi » e le occa* 
'«ioDali o<;correnae suggerìvaOo le Leggi , le quali j 



^dbyGdoglc 



Ltt. n. CAI», nt »5^ __^ 

dettate d& uo governo ancora dìfèttoM ed' incerto , ^„^ 
portavano seco lo spìrito del secolo, e dei LegisUto-di O 
ri; la giustisia doveva vendicare ì delitti più che*^^ 
correggerli^ e la vendetta > siccome non corr^ps 
ma irrita , sterminava gli nomini senza farli mi- 
glìorì. L'Indulto e i Grasìatori restituirono alla Pa- 
tria una prodigiosa quantità di Sudditi^-e ne risenti 
vantaggio singolarmente Pistoja , dove l' Epidemia 
della fauoni avea disperso il maggior numero dellr 
abitanti. Tra le più notabili Leggi di questa epoca. 
è quella dei 1 9 Giugno 1 556 contro i Sicar) ; in tem- 
^ di congiure, di guerra , e di ribellioni questo de- 
litto era troppo comune , e meritava un riparo; fa 
in essa prescrìtto il modo di procedere contro co* 
storo liberamente^ e senza osservare l' ordinario me- 
todo di giustizia; furono per essi dicbiarate lestess» 
pene cbe per iprìncipali^e promesso il premio e l'im- 
puaità a chiunque rilevasae il mandato prìma di e- 
acuirlo . Stabili nuovi rq;olamenti circa la ibrna 
di j^ocedere nel Tribunale criminale , e provvida 
con {àù Le^ alla pubblica onesti , e a richiamare 
alle virtù chi ne avesse gii deviato. Con L^ge dei 
dodici Agosto i55o preservò alle femmine le loro 
doti , volendo che fonerò preferite a qualunque cro- 
dìtore posterìore, e precisamente anche al Fisco ,« 
Camera Fiscale per causa di gravezze. Invigilò % 
mantenere il buon ordine udla Rota Fiorentina a- 
vendo con le Leggi dei a6 Agosto i54i>dei 3o Mag- 
gioi543,edeÌQAgo$tQ i56o provveduto alta forma 
dei giudìzjj e prescritto i termini delle istanze per 
comodo dei htiganti. £U>e ancora in considerazio- 
ne le milizie terrìtorìali del Dominio, draominato' 
comunemente le Bande, per le qnaU sotto il dì 26 
Maggio 1548 istituì una particolare Legislazione j 



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^ 43* STOMA. IM?rOSCÀ.IlA; 

^^ la GìurJ^zioàe aopra ì descrìtti in qoesta' itiìììj^d 
di G- fu staccata dal Magistrato delle Baode, rasideald 
*^^uella Capitale, e repartita nei Tribunali della Pro> 
Tincia ; fiiilonp regolati i giudizj e le pene tanto per 
le cause puramente militari cbe miste-.^ e iì^ooa 
stabiliti i privilegi ^^^ doTessero godere^ le perso* 
■e dei descrìtti e i loro Padri dovevano esoere^senti 
da tutte le gravezze eccettuate le gabelle ^ e il prez- 
■0 del sale ) dovevano^ncora essere imborsati nella 
borse delle ComuDità senza squittinio, ed essere 
esenti dalla Legge delle Siiidicberìe^e in coaa^uen- 
ta dal divenire denunsiatori .dei male^z). Nel iSSt 
i descrìtti a questa milizia erano quattordicimila 
seicento aettantaquattro-j repartiti in diciotto Fnn 
Tincie con diciotta Capitani., che gli goTeraaTana 
secondo k. Leggi già stabilite. lu. Siena non volltf 
innovare nella Legislazione fintaotethè la pace if 
liiversale lo ponesse in grado di agire cou piena li- 
bertÀ; bensì trovògU Statuti. di quella Repubblica 
poco confaciénti al nuovo sistema di Monarchia , e 
ne ordinò l' esame per riformarli ; ficee però che ai 
ponessero in osservanza alcune Leggi di Firenze , ti 
^cialmente , la circolare del 1 539 "opra il poaseaso 
dei BenefiEj » e la L^ge dei Monasterì > riaarvandosi 
di iàre una Riforma generale di governo atccomeaTea 
prom^so a quei Cittadini. 

CAPITOLO DECIMO 

Vicentle della Kfercatara Jopo U dicbur<)SÌoi>e della gnerra 

Commercia particolare dei Fiorendoì. Progresso delle 

Arti , e Manifiittare In Firenze. OoTemo econamico del 

- ' thicff Cosimo : pi-openslone del ntedetimo per promovere 

le belle Arti| e le Lettere. 

' Fra i mali, che le amtizitfte gart ti'a trarlo V. i 
Enrico II. produssero all'Europit non fa il ibinorit 



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Itt n. CiP: X. iìg 

qbello dello interrompiinento della mcrcatnra. Co-, ^k 
pò la fatale dicbiarasione della guerra il Minuterò^) G. 
IiDperiale,iinagtnaDdormezzìdi togliere alla Fraii-'^^ 
eia il nervo principale dì tutte le imprese , cioè il 
danaro , conobbe esaer necessario per questo effet- 
to il deviare i camb) dalla Fiera di Iiione. Questa 
Piazza «V divenuta il centro della Mercatura di 
Europa i d suo ptinto di facile communicasiooe eoa 
l'Italia , Germania e Fiandra la rendeva troppo 
opportuna per la distribuzione delle merci in que* 
ste Provincie ) ciò faceva che il cambio vi avesse la 
sua sede , e che il omtante eflfeuivo vi abbonda»' 
ae più che in qualsivoglia altra Città di commer- 
cio. Tale abbondanza di danaro dava al Re il co* 
modo di profittare nelle sue urgenze di riguarde* 
Toli imprestiti da quei Mercanti , ai quali assegna' 
va poi in pagammto le rmdite della Corona. Proibì 
Carlo V. a tutti i Mercanti dei suoi Domin j, sotto 
gravi pene di confiscastone e dì arbitrio, di rimet' 
tere per l'avvenire i pagamenti alle Fiere dì Lio* 
ne^ trasferendoli piuttosto in quelle di Augusta, la. 
qnal Cittì egli reputava .più opportuna e comoda 
per la commnnicazione tra l' Italia e la Fiandra. 
Questa L^ge j unita alla proibizione generale del 
commercio fra le nemiche nazioni , sconcertò da 
per tutto la. mercatura , ma singolarmente in Ita- 
lia ; gli affari mercantili di questa Provincia erano 
troppo collegati con la Piazza di Lione , la quale 
poteva dirsi una Colonia dì Fiorcntìnij Oenoveaì^ 
e Lucchesi. La nazione Fiorentina quivi dimoran- 
te potè nel corso di questa guerra imprestare al R# 
^ la somma di Ducati nS^Bio, la Nazione Genove- 
se 1 1 33oo ,la Milanese 39390 ,la Lucchese 7 30737 , 
k Portoghese 44<'io^ e finalmente la Tedesca 



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34* STOIU& ti TOSCANA. 

. n 543333 ; ciò convince dello stato tnercantilé til 
di C.quella Città , e che il commercio era in mano dei 
*^^ Forestieri, poiché la nazione Francese Donerà giun- 
ta ancora al segno di gustarne i vantaggi. Gli scon- 
certi , che risentì Lione per la mancania dei paga- 
Bieoti in Fiera produssero in Italia dei notabili fal- 
limenti. In Lucca fu tale l'angustia di quei Mercanti, 
che , dopo aver battuta in Zecca tutto l'argento e 
oro delle proprie case, e quello inserviente all'or- 
nato dalle loro donne , fu consultato Ìo Consiglio 
di valersi delle ricchezze delle Chiese per impedi- 
re gli ulteriori fallimenti. La Piazza di Firenze noa 
soffrì meno di seicentomila Ducati di petdita in 
questa occasione , e nelle altre Piazze d' Italia man-* 
cava totalmente il danaro. A Genova nel iSSa i 
eamb) erano arrivati al 33 per cento , e a Napoli 
mancava la specie per le contrattazioni . In tali 
contingenze il Duca Cosimo avea bisogno di trovar 
denari per prepararsi alla guerra , e di spremere i 
Sudditi con accatti, e balzelli. Egli avea resi&dto 
alle insinuazioni del Vescovo di Arras di unifbr* 
narsi alle risoluEÌonì Imperiali , né volle mai proi- 
bire ì camb) delle suo Statoper Lione; considerava 
dhe ciò avrebbe apportato alla Città la totale rovi- 
na , perchè i più iacoltosi Mercanti Fiorentini di- 
moranti in Lione, avendo molti dei loro capitati 
in mano del Re , non avrebbero potuto &cilniente 
abbandonarequell'EmporiO) e ritirarsi alla patria; 
che anzi non trascurò di profittare dell' universale 
sconcerto in vantaggio dei propr) Sudditi ; poiché la 
Spagna , restando priva di tutte le merci sottili , cha 
le pervenivano per terra dalle manifatture dì Lio' 
ne e d' Italia , procurò il favore particolare di quel 
Governo per introdurre in quel Regno una diretta 



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LIB. II. C&P. X. 94) 

'corrìspoDdenza, ed ub esito più Tantaggioto per le ah. 
merci Toscane. lu tal guisa i drappi d' oro e di se-^,^ 
ÌH , le varie sorti dì panni j V oro filato , e le altre ^ 
maoifattare di Firenie si trasportavano in Spagna 
liberamente per estrame cocciniglia , lana, seta, 
perle, e altre gioje. Tentò ancora varj Mercanti di 
Anversa , e dì altre Piazae , perchè venissero a sta- 
bilire in Pisa il loro commercio, e il Sammìniati, 
'che era it primo Mercante di Seta in Lucca , tra- 
aferì in Firenze la sua mercatura con 5oo lavoran- 
ti in quell'arte. Egli ai era preQsso di riconcentra- 
re in Toscana la desolata mercatura d' Italia per 
avere nel suo Stato una sorgente vìva di danaro da ' 
poter sosteuere la guerra ; le circostanze favorirono 
. assai questo piano , poiché in Italia i soli Venena- 
ni non aveano risentito delle pubbliche calamità ; 
le arti ^ e le manifatture languivano da per tutto a 
'misura che ne cresceva il bisogno. iVel Dominio di 
Firenze la guarà non afflisse mai la Capitale , nò 
r interno, e la scoiTerìa dello Strozzi nella Valdì* 
nievole fu rapida , né portA a conseguenza veruna. 
I denari, che i Francesi diffondevano nello Stato 
di Siena colavano tutti per meszo della Lombar- 
dia , dello Stato Ecclesiastico nelBominio di Co- 
nmo , ed i suoi Sudditi seppero ben profittare di 
questi vantaggi. ^ 

Si accrebbero perciò straordinariamente nella 
Città le manifatture^ ma prìncipalmente quelle di 
lana presero maggior vigore per lo smercio che tro- 
varono nelle parti di Ponente. Le L^gi, che Goai> 
mo avea pubblicate nel i54^ e neri546-,GODceF- 
nenti il buon ordine tra gU Artefici^ e ima piii ret> 
ta direzione per le contrattazioni relative a quell'ar- 
te ^ «Teano prodotto de^ buoni tSSttìi per t'au- 



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ìi44 STORIA; SI TOSCANA. 

f^f, mentodelUnudesinia.Nel i554> cioèaelra^ior 
di C' calore della guerra di Siena si fabhricaroBQ in Fi- 
'^^^renze paoni l65oo, dei quali 1800 più dell' fiODO 
antecedente f e il guadagno dei Uercaoti fu TilnH 
Tato maggiore del i5 per cento. Crebbe <^ni anno 
con giusta proporzione quesU m3qifattunt> dimodo* 
chi giunse poi non solo a emulare^ ma apche 9 su* 
perirei felici tempi dell'antica RepubUics- La ro» 
laziune dell'anno 15.59 latta al Duca dql Cancelliere 
di quell'arte giustifica ì iàui bastantemente, e coi^ 
vince quanto il Duca avesse operatp effioacemenif) 
per felicitare i suoi popoli. Si esprime egli U 37 
Gennajo i56o. Quest'anno si sono lai'orati qui neìr 
la Città panai ventimila^ e l'anno passato sfml^ 
vararono iedicimUa, riducendo ie rasàe e panni . 
larghi apannicorsivijComegià siCQStitmavairagÌ9i' 
nasi l'uà panno per l'altro Scudi trenta in nod^ ohe 
li tvntimila panni montano scudi seice^aniila^e 40 
si va seguitando come si è,GonHnciata in breve » ^*r 
pererà la magnar somma che ^émnwjàtto qut^ 
sta Città, che una voltasi trova essere stata pan- 
ni veruitremila ; e tutto proaede dal bum Qovety 
no di p'ostra JSccellenm Illustrissuwt,.e daU'es^ 
sere nella Città più somma di danniri che fine 
mai. yedesi per l'anno futuro i^lio apparato di 
lavorare , che di questo mese di Qennajo, che ca- 
mincia Vanno si sono sballate tante l^net celle 
quali si coadurranua meglio di dueaùla rasde , 
e se non ci sarà wtoncamento di lavoranti sf tieii 
per certa che s'akbia a superare il numera di que- 
si'anno^ e così la Città diventa ogni dì. più fio- 
fida, più feUce , ec. Nel (56^1. eateudosi lavorati 
in Firenze panni treotamila, il Duca potè avere la 
cuuteotezza di vedfr superata quau ,d> UQ- tw ìÌ 



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LIB. II. C&P. X. a4? 

maggior lavoro dei tempi Rapubfalicaai. la mao- aa, 
canza dei tenitori impedì. ancora óiaggiori progrea-il> <^ 
n, e fu nacessario alletUrli con nuovi oomodi, epri- '^ 
TÌlegj. L'esito, principale dt:qaeiti paoni si &ceva ia 
Spagna m Sicilia, e molti ne passavano in FraUf 
eia j di dove sì ntraevaDo i guadi per la tintura- U 
commercio di Levante era già decaduto , e i Frau* 
cesi non aveàno mancato di mettepe la Porta in dif- 
^denza dei Fiorentini. IV«1 i554 erano in Parsola 
-quattro Mercanti di questa nazione e sebbene il Bai- 
lio si affaticasse a persuadere quei Turchi cbe la 
guerra attuale era tra Fiorentini e Fiorentiui>e non 
con i Francesi, ciò perà non impediva qualche pen. 
aecuzione di quel Governo; di qui nacque la qua- 
si totale estinzioue di quel'CoaaDnercio, poicbè nel 
l556 era ridotto ad una «(Ha Gasa. Il Magistrato dei 
Conservatori del Commerciò dì Levantereputò inu* . 
(ile la residenzadet Bailo alla Porta, ed avea progeti- 
tato di soggettave la nazione « qqello dei Venezia* 
pi.' Disapprovò il Duca queato pensiero, e ji applicò 
con v^ure a procuraredi restituire nell'antioo spleor- 
dore questd brapea di mercatura.; A tal'efietto a-» 
vendo la Porta spedito a Venezia un Cbiaus egli lo 
invitò a passare di Firenze neUua ntoroo; arrivato 
in Toscana fu accolto dal Duca con le maggiori 
cortesìej e r^alato dì preziose, ed esquisite merci, 
«i mostrò (óeghevole alle proposizioni che gli furo* 
PO fatte ; promesse primieramente dì. tarare ch« 
il Gran Signore confermasse l'antica capitolazione, 
che teneva con la Repubblica ; che avrebbe inter- 
posto il suo favore presso il Visìr, affiocbè la nazio- 
ne Fiorentinaibsse. proacelta dalla Corte, e dal Ser- 
raglio per provvedecù di drappi d'ora e di seta, e 
dì {«niù d^ qualità, «he Xu&wra donuodate per 



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a44 STOKU DI TOSCiLNA 

AN.ricBnibiflre queste merci con seU cruda, speiìeiìe^ 
^'^co}ami,efrumeDtì. IlDucapromeseedi scasare eoa 
'*^sua lettera al Visir i\ fatto succeaso cuitro i Turchi 
■ PiombÌDO , dichiarandosi che egli sì tenne co» 
^pielhi nazione solamente suUa difesa, e si astenoe 
di ofiènderla ma^iortneote per desiderio di noa 
averla nemica. Fu spedito col Chiaos un Mercanta 
pratico del commercio di Levante , che finalmente 
ottenne la conferma delle capitolasioni. ConsisteT*- 
DO ^ae in veutidue articoli, con i quali si accorda- 
Tano alla nazione Fiorentina gli stesti privilagj dei 
Veneziani, il navigare nel Mare maggiore estrarre 
frumenti^ pagare una sola volta i dasj per le mer- 
canzie, ed esser giudicati dal proprio Bailo per «»- 
trovOTsie di mercatura fra loro. Fu di poi inviato un 
nuovo Bailo, e s'intraprese la mercatura già coa< 
certata col Gbiau^ ma la geloùa delle altre uasio- 
ni e le successive vicende dell'Europa resero in pro- 
-gresso totalmente inutile questo trattato. 

Senza questi provvedimenti non avrebbe certa- 
mente potuto il Duca Cosimo ricavare dai propri 
Sudditi lesommeeaorbitanti,cbeesaogrimposeper 
proseguire la guerra^ e senza queste precedenti no- 
tizie niunu si persuaderebbe come egli potesse a^ 
gravare di tanti pesi un cosi piccino Stato. Ordini 
primieramente con Legge dei 7 Ottobre i55a una 
gabella generale per tutto il Dominio sopra le Fa- 
tine, che si macinavano per il consumo da durar* 
tre annij e ciò ad oggetto di fM'tificare le frontier* 
in occasione della guerra, che preparavano g|'Ink> 
periati contro lo Stato di Siena. L'astringere i po> 
poli a pagare un dazio sopra un generedella primft 
necessità parve un bel metodo anche al Vice-Re di 
• I4;ipoli.JDon Pietro di Toledo^ il ^oale adimitui^ 



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se di Couno impose poAteriormente na carlino di j^„ 
dazio so[H^ ciascheduD tomolo dì grano, c^e si ma- dì G. 
einasse ia .quel RegaOj perchè ancbe gli Ecclesiasti- *^^9 
ci fossero astretti a soffrire questo peso. Giulio HI. 
prestò ad ambedue il sua tacito assesso. I Caraffi in 
Boma perrezionarono anche dì più questa scoperta 
poiché imposero una gabella sopra, ciascheduu par 
■e, che si cuoceva nei Forni pubblici, ai quali tutti 
«nino stati forzati a ricorrere. Il Duca Cosimo eoa 
Duova liCgge dei 9 Dicembre 1 55à variò il metodo 
della esazione, giacché il primo fu trovato difettoso, 
e fàcile a eludersi. Successe nello slesso anno un ac- 
catto, parziale per i Fiorentini, e nel i555 fìi impo- 
sto un accatto a perdita generale per tutto il Domi- 
nio per la somma di dugentomila ducati. Fu essa 
diviso in 4a6o3 poste distinte in più classi, e pa- 
gato dai popoli con la massima prontezia e celerìi 
U; un altro non minore ne fu imposta nel i553 , 
e in ciascheduno dì essi furono tassati anche iGtx 
ladini dimoranti pelle diverse Piazze dell' Europa. 
Ja facilita di questi accatti a p^ìta fu il oervQ 
principale della gueirit , non già il totale , poiché 
fu necessario il fare dei riguardevoli partiti di da- 
naro a Apversa , a Venexia , ed ì^ Genova. La sua 
previdenza , e l' esattezza nel sodisfare alle condi- 
Ùonl con i Mercanti furono il motivo principale, 
per cui e%\i si trovò sempre provvisto di danari,men-< 
Ire eh* Carlo Vu Filippo II. , e i Francesi ne que- 
stuavano in tutte le PiasM. Tutu l'Italia restò am- 
mirata come un Principe di così piccolo Stato po- 
tasse resistere al dispendio di una gn^trra , che gli 
eostò circa tre milioni di ducati d'oro; poìchèr^U 
dovè supplire non solo per le proprie milizie^ nu 
ancora per i aocotursi ìnTÌatUi da C^rto Y., che p^ 
T. IL i5 



346 9TQEIA QI TOSCANA 

"' lo più gluDgevano in Toscana ammutinati par 
ili C. maocanza di paghe. A tutto ciò ù aggiunse il ca- 
i^^ro prezzo j e la iqaacauza dei TÌverij etto fu la 
causa del totale disfacimento dell'Eccita Fran- 
cese di SietMi. la marcatura . assistè talmente U 
Duca in questa contingenza , che non solo potè 
^oTvenire ai suoi popoli , ma anche sommintstrap- 
ne alli amici circonvicini, Bell'Ottobre del t55^ 
fece un partito con la Repubblica di Genova di con- 
legnarli in tre anni noveniiU ntoggia di grano, ir&i 
mila moggia per ciaschedup anno al prezzo di imh 
Te ducati d'oro il ntoggìo per riceverne il pagamen- 
to nelle consegne da farsi it> Pisa-, a I^ivorno. Nel 
■ 554 mentre la guerra l' obbligava a maggiur con-i 
•umo procurò di richiamare nel suo Stato l'abboQi 
danza del grano , ordinando che ciascheduno po- 
tesse vendere liberamente e a qualunque prezzo oef 
#uo Dominio il grano, e biade forestiere, aso^naor 
do ai Mercanti il jffemio di un ducato per moggio 
Qella introduzione Qno alla somma 4t cento salma 
per posta. Un tale provvedimento tenneaerapceab- 
bottdante (li viveri il Dominio di Firenze^ e contrii 
bui a sostenere una guerra , dove non meno dell^ 
forza combatteva la fàn^. Oltre di ciò egli teneva 
più navi gii destinate per il servizio della propria 
mercfttura.afiìnchè, scaricando le merci d'Italia nei 
Porti di Fiandra e di Spagna, ritornassero cariche 
di grano in f oscana. ^«1 i558 la penuria era ri-; 
dotta in Jt^lia a tal segno che il grano valeva da 
per tutto sette lire Iq sta jo ; la Sicilia ne mancava 
egualmente, perchè le avanie dei Mìniotrì Spagnoli 
vi rendevano più dif^cili le semate. I.Genove« fu? 
fono indotti dalla necessità a stabilire con la Porl^ 
HO trattato di pagarli ogni anno trentamiUze^chtitì 



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Lre.H.C&P. X. a4f. 

pW avere la tratta libera dei grani in tutto il Ce- ^^ 
vante Ottomaiino. Nel Milanese la guerra avea di- di C. 
stratto i coltivatori dalla campagna , e la Toscana '^9 
era un paese di mercatura , dove Io spirito di agri- 
coltura era vinto datila apparenza di un maggior 
guadagno nel trafQcu. Finalmente la cura prmci* 
|>ale di tutti i governi d'Italia era il provvedimento 
della sussistenza dei popoli. 

Il deplorabile stato della agrìcoltnra Toscana ; 
oltre la mancanza del grano, prodaceva ^nelie quel- 
la del vino e dell'olio. Candia^ le Isole dell' Arci- 
pelago , e la Corsica sommioistrarano il vino per 
l'ordiDario consumo delli abitanti di Pisa, e di tutta 
la parte inferiore della Toscana- La coltivatone 
delti ulivi era così trascurata che nel l557, avendo 
le valli di Buti e di Calci prodotto seimiù barili di 
olio, fu reputata una raccolta multo abbondante, 
e in Firenze nel i559, mancando l'olio perle ma- 
nifatture di lana , fu uecesserio che l' Arte si prov 
vedesse a caro prezzo di buona quantità di questo 
genere da Perugia, da Genova, di Provenza, e di 
Puglia. Tali accidenti richiamavano le principali 
premure di Cosimo per provvedere alle occorrenze 
dei Sudditi; ed in fatti nelli anni i più calamitosi 
ripetè tlella Capitale, e nelle principali Città e Ter- 
re del dominio la distribuzione del pane ai Insogna- 
si , obbligando i luoghi Pii , ed esortando ì più fa- 
coltosi tra i particolari a concorrere a quest'atto dt 
umanità. Fncertammtegran sorte per essochepen* 
dente la guerra di Siena la mercatura rendesse flo- . 
rido il suo Dominio, e i Sudditi diretti dal suo gran 
genio fossero in grado di riparare alle pubbliche 
calamità, e di somministrarli i mezzi per sostenere 
U guerra-' Egli noa meno che il politico risolveva! 



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»4I STORIA, DI TOS<VlNA. 

T'alia se solo ancor l'economico; il Depositario geo*- 
a; c.rale era il Ministro incaricato a soprintendere- lum 
}^9olo a tutte le particolari hraoclie cU econoniìa pubr 
hlica dello Suia, ma ancora alla privata mercatu- 
ra, agi' imprestiti, e interessi suoi particolari; ren- 
deva conto in cartA dello Stato attuale detU a&ri , 
e Cosimo di proprio pugno gl'iodicava io margine 
la sua volontà. La perfetta cognizione dello Stato ^ 
e l'esperìensa acquistatanelgavernodi essofaceva- 
oo che egli suggerisse al Ministro dei lumi piutbN 
sto che riceverne dal medesimo. Nelle impoaiùoni 
delli accatti , lulzellì, susaidj ec- » ^li stesso, codo- 
aceodo esattamente le for^e di ciascuno dei sucti Sud- 
diti, assegnava le poste j, e giudicava della ma^or 
re, o mÌQor potenza per i pagairientì. Il metodo , 
che ^U teneva in tali occasioni, sebltepe fosse cor-i 
redato dì tutta la prudenza per conseguire l' eSH* 
to, noq «a però fornito della più esatta giustiòa ; 
poiché, dividendo Iv persone in potenti, mediocri, e 
deboli , e regolando l'imposta con la mira della 
pronta esazione, ne sucGedeva che nelU accatti da 
restituirai i potenti erano tassati con poste coapicoe, 
e gli altri leggiermente in proporzione delle loro Gì' 
collii; m^ nelli acoatti a perdita usava di aggrava- 
re alquanto 1? due cla«9Ì , o]i9 non aveano potuto 
supplire ahhondantemeDte all' imprestitu, Gorr^- 
geva però con l'equità questo arl}itrto, copcedendo 
^i meno fitcoltosi dei comodi 4i teiqpo , e di comr 
peusafione. Il pubblico (Ielle due classi minori sof- 
friva più yoloQtieri di perder^ una discreta somma 
in uq })a)zello, che di sborsarpe Mna raggi^rdevol^ 
pell'impreatito ; i potenti vi concorrev^uq af^nreti^ 
. leqieiite di buoi) animo per guadagniir« il favore 
d^l Frtpcipe , {he }>en grac^iya tyies^ Iotq €xv^df 



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Irt. il. t'kf. X. 4^ 

Acfeb Jefaza , ìe solo ì lontani erano i più renitenti a ^-^^ 
obbedire. Tutti però mal Sofirivano io ternamente <1> G- 
di vedersi spogliati del frutto della propria indù- '^-*d 
ìètrìa , ed è ihirabilé come questo metodo pratica* 
Ijile Solo in una Repubblica potesse efiettuarsi in un 
GovenA) così assoluto come quello di Ckuimo. Tutto 
tendeva a ricavare danari dai Sudditi , poiché oltre 
gli accatti ebalielli ai aggiunsero nuoT^ gabelle, co- 
tne quella imposta sulla carne 'aeì iSS-j. Nei i556 
fu imaginato anche un lotto ^ per cui ai formò una 
compagnia dì Mérca&ti > ma la Caoie^a fiscale t1 
bbbé il ptihcipale iateresse^ II' Capitale consisteva 
in denari ^ che si sborsavano dal Duca , e in gioje A 
(Tonto dei Mercanti : le prime otto estrazioni produs' 
fiero agl'interessati trentamila ducati; A questo tem- 
po si deve riferire l'istituzione delle maggiori gra^ 
Vezze imposte nel Dominio di Fitenze>alcunié delle 
quali , sebbene fossero lemporarie e relative ai bi-> 
kogni della guerra , ciò noù ostante cessata la causi 
si perpetuarono^ e divennero readite foudamentali 
dello Stato, e del PHncipct 

Ma siccome ciò potè quietaihehtfe esegtiiìMì pét il 
'florido stato della nazione , così conveniva operare 
in forma che tanti aggfavj non la distraessero dal- 
la Mercatura j é disttirbassero la sua prosperiti; A 
tal' effetto pensò di facilitata ai Mercanti l' ìngres^ 
8ù , e r introduzione delle Mercanzìe estere nei suoi 
Stati per il porto dì Livorno , e , avendo terminata 
tU costruiire Portolerrajo nell'Elba , determinò dì 
richiamarvi la popolazione, e il commercio. Pub^ 
blicò pertanto li 14 Settembre i556 un editto a fa« 
Vore dei nuovi abitatori di quella Piazza , in cui fd 
promesso a chiunque occorl'ésse per abitarvi liberi 
Iranchigia di persona e di Beni^ non ostante qua» 



CcizoJ.vCoO^^IC 



i59 STORTA. DI TOSCANA. 

i_ luoquepregiudizio altrove 4:oDtratto, fa dùJuanto 
^iaimiuuae da qualunque gravezza ordinaria e sbraor' 
*^9dÌDaria per ì Beni, cbe possedeue nel Dominio dA 
Duca j e fu stabilito che le mercanzìe di qualunque 
genere, che s' iiitroducesaero io quel Porto fosse-* 
ro esenti da ogni dazio e gabella tanto all'entrare 
che al sortire del mede«ìmo> Fu donato il mola a 
tutti quelli j che volessero fabbricarvi le abitazioni ^ 
« qualunque naviglio , che quivi si fabbricasse fu 
dicbiarato immune dal pagare gravezze nei Porti , 
e ecali del Domìnio. Pisa già si ristorava dalle sof' 
ferte calamità ; le acque non dominavano più le sue 
pianare, uè l'aere insalubre spavttntava gli aiuta- 
tori j la florida Università , la presenza del Duca e 
della sua Corte per multi mesi dell'anno , la mer- 
catura già introdottavi dai Portoghesi, e da altri fb- 
reatieri venuti ad abitarla ^ contri buivanc» concor- 
demente alla sua prosperità. Le altre Città del Do- 
minio rlHeiitirono tutte a proporzione il Tantalio 
delle pi'emure di Cosimo^ ed egli potè riconoscere 
sella loro fedeltà e attaccamento la sodisfazione , 
àie dimostravano del suo governoi Perciò , essen- 
do Tessati ì gravi timori della guerra al dì fuori , 
potè^jlì vivere tranquillo e sicuro, scorrendo per 
Tarie' parti del suo Domìnio, e potè con varie feste 
e spettacoli mettere a parte i suoi Sudditi della le 
tizia t ^he egli stesso provava di avere abbattuto cbì 
^r insidiava il Trono , e la vita. Coo questo spirito 
nel 1 555 volle che si celebrasse in Firenze con pom- 
pa sb'aordìharia 1' anniversaria commemorauoae 
della vittoria di Scaunagallo , e eon pubblico Ban' 
do dei 3 1 di Luglio ordinò pubblici rendimenti di 
grazie nelle Chiese principali della Città ^ invìUO' 
do ì Magistrati • i Cittadini a promovere coo Ulura 



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tra. lì. CÀ*. *; ^* , 

jÌ)reSeta2a l' universale allegrezEa nel popoto ; e dopo i . 
Varie opere pie in sollievo dei bisognosi istituì per-di Ò. 
petuammte feslÌTu il giorno segnalato da quota '^^ 
Vittoria , Tofeodo cbe ogtii anno ai ctvrease per la 
Città un Palio di tela d' oro in memoria di txm ^u* 
sto avvenimentoi Io progt-easo non tralasciò di pro- 
knovere taéUa Città ogni piacevole paasatempOtsfor-^ 
uiidràidi estinguere con la letizia enovità delli spet- 
tacoli quella amarezza, che risvegliava nfei Cittadini 
la frequensa delli accatti , e balzellL Per tal caustf 
ancora promosse 'con vigore particolare le belle Arti 
per lequali nutriva una estrema passione^ Laguerra 
di Siena l'obbligò a sospendere per qualche tempo 
gli stipendi a chi lo serviva , ma gli Artisti furono 
da «sso trattati con piiì moderaciuie j ne lovpavento 
dei pei-icoli, e la somma delle cure lo distrassero 
-XDai dal proseguire le fabbrìcha , e ornare la Città 
con le opere dà più rinomati Artefici di qUel secolo; 
Per secondare più elHcacemente questa sua ìnclina- 
zioue ardeva di desiderio di rivedere Michelangelo 
in Patria; gì' itivitì, le promesse > le preghiere, t 
■ la mediazione del Cardinale di Carpi non enno 
atate bastanti a piegarlo > e perciò egli stesso li S di 
Maggio 1557 lo pr^ò di questo tenore: Poiché là 
matita dà tempi j e la relatiom delli anaci va'- 
ttri ci danno gualche speranza che voi non siate 
del tutto tdieno dal iioler dare una volta fino a Fì^ 
rense per rivedere un poco dopo tanti anni la Pà^ 
trio, e le cote vostre , tjùàl che a noi sarebbe di 
tanto piacere quanto V abbiamo sèmpre molto de- 
gidemto tCiè parso con tfóesia nostra dovervent 
esortare e pregare , conte ve he esortiamo e pre- 
ghiamo con tutto il cuore , persuaderidovi di ave- 
Ift a estere gratissimamente vitto da noi ^ né vi 



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__ aSi STORIA DI TOSCANA 

Xn. fitenga dubbio che noi siamo per gravawì di al* 
di Ccuna sorte di fatica o fastidio, che bene sapfria^ 
* ^moil rispetto, cìte ormai si deve così all'età , tfo» 
me alla singolarità della virtù vostra , ma venite 
pure liberamente , e promettetevi di avere a pai* 
gare quel tempo , che vi tornerà bene dimorarci a 
tutto vostro arbitrio e sodisfasione e perchè a noi 
bacerà assai il vedervi qua > e nel resto tanto pia- 
cere avremo quanto ne sentirete voi maggiore re* 
creazione , e quiete , nk penseremo mai se non 
tisatvi onore e comodai 

Quel vecchio ammirabile pianse di teoerena a 
così graziosoinvitodel Duca ^ e si sarebbe facilraeitte 
risoluto di compiacerlo, se il timore del male di Vw- 
itt^y a cui era so^tto, la grave etàj la FaU>rìca di 
San Pietro, e le pr^hiere delli amici, «dei Gran* 
di non lo avessero distolto da questo pensietto ; pi>- 
re egli offerì al Duca l' opera sua da Roma : Daal^ 
nùj dìcera e^i^esser sì vecchio e mal d'accordo con 
la vita , che poco posso promettere di me, pure 
nù sforzerò standomi in casa di far ciò che mi 
sarà comandato da parte di f^ostra Eccellenza, 
e Dio voglia che possa non mancare di nierìte a 
quella . Volle perciò Cosimo consultarlo per la di* 
rezione delle fabbriche principali , e singolarmeo* 
te per l'esecuzione del disegno da esso già fatto delU 
celebre Biblioteca Laurenziana. La preziosa raccolta 
di codici latta dal vecchio Cosimo, e da Lormio 
il Magnifico , avendo sofferto nella revolunoae dA 
14941^^6886 vicende della Casa Medici, pasaò con 
qualche diminuzione in Leone X , che la trasferì ■ 
Roma come istnimeoto necessario per segnalare il 
secolo delle lettere , che porta il suo nome. Nel i5a3 
Clemente VII. la trasferi novamente a Fireiue~f- 



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tft. ìi. CAfe t. iiì _^ 

musànclo ai mezzi di conserrarlaj e reo Jerla profit- j^^ 
levole per la Patria. Le circostanze dei tempi pur- di C; 
lavano allora a far credere che un Capitolo di Ga- '^^ 
tionici potessb esaere il Custode più esatto e vigi-* 
Unte di co^ raro tesoro , e perciò ne affidò la cura 
al Capitolo di S. Lorenzo^ Michelangelo fu incari" 
cato della fabbrica , ma le varie vicende della Città 
ne arre^laroHo l' eiTettuacione. Volle il Duca Cosimo 
che si eseguisse la mente del Papa, e nel t5^8 fìi là 
Biblioteca aperta a pubblica utilità^ e per eternare la 
memoria di uo atto , che interessa gli annali della 
letteratura si battè ilna medaglia , che lo indicasse^ 
S'iutraprese a pros^ire la fabbrica , e l'Amman-^ 
nato fu incaricato di consultare il BiHiarroti per la 
perfetta esecuzione del suo disegno. Mandò ^U nel 
iS5g da Roma fatto di sua mano dn modello della. 
Scala , la ^ale preacrisse si facesse di ùoCe, e che 
dì presente si trova eseguito di pietra. LaFafabk-ica 
di questo insigne deposito delle lettere restò com^ 
pita nel iS^i , e intanto il Duca non trascurò di 
arrìc<^irlo eon varj codici acquistati nella mmle 
del Cardinale Bidolfi da varie Badie , e particola- 
ri del Dominio , e finalmente col nolo codice tU 
Viiplio. Qnestocelebre monumento dell' anticbitft> 
«ccome è stato l' oggetto delle rtcerch» ddli bomi'- 
ni di lettere) merita che tS renda nota la vera stia 
derìvazioBe p«- mezzo di una lettera , che il Gàr>- 
dinaie lunocenzìo dì Monte, detto già il Berlucci- 
no, scrisse a Cosimo li a Gennajo i568 : Perchè 
tosonó desideroso che Vostra Eccellenza lUustris- 
sima rimanga in aghi occasione interamente sodisi 
fatta del buon animò mio verSo lei , e che anche 
mi tenga per quel sincero, e obbligato servitore, 
the veramente Le sono, conviene che io Le dica 



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.... »H SToMà IM TOSCANA 

^„ bre^mente come possiedo il Virgilio antico »ci^U* 
di Cto a man» y che Ella con V umatùssima sua mi hd 
*^^ ricercato, ti libro Ju della buona memoria del 
Cardinale Antomo di Monte ^ e.ne resto erede lA 
Santa ricordatione di Papa Gialio mio Zio , che 
lo tenne sempre come cosa rarissima molto cara j 
e quando Sua Santità me Tiejece dona mi comoA- 
dò che, essendo egli stato tanto ten^o di casa no^ 
stra , io non dovessi per qualsivoglia mudo privar* 
mene. Avendo poi il Signor Cardinale Farnese 
saputo che egli era in, mano mia me lo. dimando più 
volte con grande istanza^ein effètto io non volli 
mai compiacernelo , quantunque li /ossi molto ob- 
bligato per. quel che a Prostra Eccellenza deve 
esser nfani/estOfMaegli volle cAe io li dessicome 
feci la fede mìa che avendo apri\>armene lo dessi 
piuttosto a lui che ad altri , di che io certamente 
nonfo tanto conto quanto del riatto -detto di 
sopra. Ultimamente il Cardinale di Carpi desi' 
deroso di vedere il libro me lo fece dÙnaOdare in 
prestito per suo nome dal Signore Gio. Lodovico 
J*io suo fratello ^ e per l' affezione , che io li por-* 
tavOj non potei meteore di compiacernelo ^ ed 
essendo poco /^presso successa la mia prigionia in 
Castello egli lo tenne poi continuamente presso 
di se,fnfhè venne a morte , non ostante che io 
avessi prima fatto ogm, istanza per riaverlo, ed 
alla fine f/H è bisognato se io V ho ri\>oluto addur- 
re in iestimordo N. S. _, che oggi per grazia di 
J?io vive , il quale sapeva che il libro era nùo ^ t 
con tutto che fosse già stato portalo nella Librt-^ 
ria Vaticana, Sua Santità ordinò che miftssé 
restituito 0c. Corresse ancora il Duca Cosimo la 
disposiziune di Cteniente VII. per la custodia della 
Biblioteca f deputando superiormente al Capitolo 



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m.tt.ckt.x. «ss- 

^ 'Preietto Ducale , che iDTÌgilasae alla conserra- '^j^, 
kioDe, e accrescimeDto della medesima. (li C. 

Non minori progreasì nelle Belle Arti produceva '^^ 
il genio instancabile di Cosimo per l'ornato della 
capitale^ e per la magnificenBa delle proprie fàbbri- 
che. Nel i553 fu eretta nella Loggia Ducatela sta- 
tua del Perseo di Benvenuto Cellini: il Duca si com- 
piaceva di star presente alle operazioni di questo 
Artefice j per cui aveva tale affezione, che quando 
gli mostrò il modello del Perseo gli disse: Setiààil 
cuore di condurmi grande questa opera a corrisport 
denza di questo bel modello chiedimi ciò che Vuol 
Oltre di ciò eompt Benvenuto varie altre opere per 
servisio del Duca, e ornato dei suoi Palazzine riem- 
pì la Città delle sue produzioni, che formano tutto- 
ra il pregio dell'arte, e l'ammirazione delti oaser- 
Vatori. Giorgio Vasari Aretino fu anch'esso singo- 
larmente accetto al Duca Cosimo , a cui fino dal 
i55o presentando l'Istoria dei pittori avea offerto la 
BUB servitiì; era egli pittore , scultore^ e architetto , 
e in queste professioni fu adoperato per accrescere, 
e ornare il Palazzo Ducale. Nel iSS-j avea giit com- 
pite le scale, e la fonte del Cortile di detto Palazzo, 
e fu impiegato dal Duca per delineare U imprese 
pili rimarchevoli della guerra di Siena , e quelle 
dei suoi antenati: ai meriti della professione aggiun-> 
geva una certa sagacità e prontezza di spirito, per 
le quali Cosimo si compiaceva assai della sua oom* 
pagnìa. Nel i55q, delineando le azioni relatiye al- 
la resa di Siena , l'Amhasciatore di Lucca iaternH 
gandolo qual uso dovesse avere certo quadro lascia- 
to in bianco , replicò: per dipingervi l'asKdio, « 
dedizione di Lucca, e fu cagione di non poco 
timore in quella Repubblica. Allorché il Duca^ as* 



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iÌ5 StORÌA bl TÓSCA'nA 

ÀJf. sicurata la [>ace e la tranquillità dello State, si elé>^ 
Ir* se per una delle sue principali occupaziooi l'omatd 
della Città, il Vasari ebbe gran parte in svililppare 
il genio di fjuesto Pridcìpe, ed eseguire i dì lui pen- 
sieri. Nel 1559 fu imaginata la fabbrica dei XIIL 
Magistrati, e nei ^5 Giuglio tSGo De fa pobblkalo 
il piano da eaeguirsi con la ditetione del medesH 
hio. Bartolommeo Àmmannato aVéa la direzione 
deU'accrescimeDto del nuovo Palazzo detto dei Pit^ 
ti, dove Cosimo ambiva di faf pompa di tutto ciò^ 
che la magnìfìcensa^ 6 l'eleganza sapevano produr- 
re iti quel secolo: Giovan Paolo Fancelli, e altri in- 
feriori Artefici A occupavamo per ornarti di grotte- 
schi, e di statue l'annesso Giardino, che la blichessa 
Eleonora arricchiva ogni giorno più di Piante, e di 
fiori raccolti da remote Provincie, e lo rendeva n- 
tile con la cultilra dell'erbe e dei frutti. Il Gavalie^ 
t-e Baccio Bandinelli Scultore e Architetto compi'^ 
Va il Coro di Santa Mai-ia del Fiore > e dirigeva la 
fàbbrica del Palazzo di Cosimo in Pisa. L'emulazio- 
ne di Artefici cosi sublimij siccome contribuiva aU 
la maggior perfezione delle loro opere, cosi accen-t 
deva nelli inferiori un ardente desidefio di giUD'- 
gere a pareggiarli. Il Duca sonlrainistl^Vv a ciascu- 
no i rae^zi di perfezionarsi j poiché oltre le fabtMi- 
che della Città, proseguiva ancora quelle delle Ville 
di Castello, e del Poggio, costruendo Parchi^ 
Giardini , e Cascine per la delìzia e pef la Caccia ^ 
per il quale esercizio niltrìvm una Angolare passio^ 
ne. Tutte queste operazioni furono sospese perqoaU 
che mese dalla guerra di Sienaj ma noli già interrot- 
te , e gh ArteQci > sebbene mancassero della ordi^ 
natia mercede, erano però sovvenuti con var) sus^ 
ndj per la sussistenza' L'arte .della arazierla Tecè 



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1,!B.II.CAP.X. aSy _ 

•ndi'ejsa deisiogolari progressi: Ìl Fiammingo GÌo- ^h, 
Tauai Rosta teaeT» uoa scuoJadi ventiquattro fan-dì C- 
cìulli da istruirsi in sei anni in quell'arte, e il Du- '^ 
ca li pacava due Ducati il mese per ciascheduno. Ci^ 
fu causa che ip hreve tempo si propagasse in Fireu- 
fe questa manifattura e che la Città^ abbeUita ester 
rìormente nelle sqe fabbriche avesse it comodo di 
ornare internamente le abitazioni: divenne ancora 
un oggetto di mercatura per l'Italia, e Paolo IV. 3\ 
compiaceva assai di esserne servito dal Duca. I Pit- 
tori più accreditati ne formavano i disegni, eoe diri^ 
^evano l'esecuzione , quattro telaia operavanodi con- 
tinuo per Gosimo,ep«riFrìvati,ela^obiItà Italia- 
pa concorreva a gara per provvedersi dlquesti Arazzi. 
Il genio di Cosimo per le belle Arti era promos- 
af>, e perfezionato dalla singolare inclinazione, che 
aveva per lo studio delle antichità , e specialmente 
delle medaglie. Gli stud) della sua educazione erq- 
po stali indirizzati per questa parte , per guidarla 
sulle tracce dei npoi gloriosi antenati Cosimo e L>q- 
reozo, e perciò fipo da privato si ocr.upava nel ra&> 
cogliere ed osservare i monumenti dell'antichità. 
Appena inalato al Principato non risparmiò spea^ 
per recuperare quelli, che si erano dispersi nel sac-> 
'pò, che ì Famihari di Madama d'Austria, e t Sol- 
dati del Vitelli aveauo dato al Palazzo dei Medici, 
Il Giovio, essendo gìnnto e possedere la di lui con-r 
fidenza, gli coltivò quesU inclinazione, egli procu- 
rò racqvisto di ciò, che in Roma^ e in altre Cilììi, 
d'Italia si poteva rtccc^Uere di piò raro io questo 
genere, Pietro Vettori concorse col Giovio n ren^ 
derli più piacevole questo studio, elucidandoli qoel-i 
la parie, che attiene alla greca erudiùone; perciò ip 
Aowa tepevA corrispoodepti , incaricati espre^u^* 



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i5S STORIA. DI TOSCANA. 

Temente per racc<^liere, e acquistare ciò ciMgionuI* 
a C. mente ritraeva dalle escavezìoDÌ, e dalle rovine di 
l^^quella Capitale, La guerra di Siena non lo distras- 
se da così piacevole studio, poiché li 39 Seltemfara 
] 554 scrìsse al Vescovo di Pavia Governatore di Ra< 
ma delseguente tenore: Ebbi le medaglief shepiac~ 
£fue alla S. V- R. mandarmi, e quali elle si sie^ 
no mi sono state grate, ma siccome mi rendo cera- 
to che Ella abbia voluto provare se h la conosce- 
vo con animo di mandarmene d'altra sorte , così 
aspetto ora delle buone, avendo conosciuto che que- 
ste non starmo a martello, onde io la prego che » 
degni farmi grazia di quelle , che sono degne di 
venire dalle sue mam\ e se tra esse vi sarà un Per- 
tinace, un Patella tanto mi saranno piìt grate, 
L'iQcliuazioae del Duca Cosimo per questo studio, 
e il desiderio di acquistarsi gloria con possedere i 
mezzi di effettuarlo sì rileva maggiormente dalla 
istruzione, che nel iS^G diede egli steiso al Baila 
di Costantinopoli in questi termini; Procurerete di 
aver quante medaglie antiche potrete d'oro^d'ar^ 
gento , e di metallo , così delti antichi Romani, 
Greci ed EgiziartifC inviarle qua tutte a noi, e 
usate in cih ogni buona diligenza , così anche in 
tro^re libri Greci etc. I Ministri non mancavano 
di secondare cosi buone disposizioni del Prìncipe, 
e fra essi Lelìo'Torelli lo stimolava a intraprender* 
la pubblicasidnedei Codici piij insìgaì delta Biblio- 
teca Laurenziàna, A questo effetto nel i553 avea 
progettifto di erigere in Firenze una Stamperìa 
Greca sotto la direzione di Giovanni Vergezio,af* 
finché egli ìmpriinesse con caratteri eccellentemen- 
te intagliati i manoscritti di quella lingua, mentre 
il Tomentino pubblicava le traduzioni dei classici. 



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LIB. II. CkT. X. ìSs 

li'lmminente guerra dì Sreoa interroppe così glorio- j^„ 
so disegno, clie aiuao più del Torello coDoacera di C, 
quanto potease essere utile alla propagazione delle ^ ^ 
lettere. £^U st^aso vi contribuì piiì di ogoi altro con 
la crebre edizione delle Pandette, fkttadal Torre&d- 
no sotto Ululile di Fraucesco Torelli suo figlio. Questo 
prestioso Codice trasferito aFirenze dopo la conquista 
dìPisa,e({UÌTÌreligiosarqente custodito formava l'og- 
getto della curiosità e della ammiraiùoue dei Giure* 
consutti^deUi uomini di lettere.Lecopie, e le ediziot 
ni, che da esso erano derivate erano tutte sparse di 
errori, che osservati dalTorello, peosà di farne unii 
edizione la pii) corretta, ed esatta fino a quel tem- 
po. Il Duca gli concesse di avere in sua caaa il (^ 
dice, che ritenne per dieci anni ad oggetto di col-» 
laziooarlo) profitta delle fatiche di Angelo Poliziano^ 
dì Lodovico Bolognini, e ÀntonÌQAgostini,e8Ìpre< 
valse di Pietro Vettori per l'ioterpetrazioue delle 
Toci greche. !^gU fu il primo a correggere l'errore, 
che da questo Codice sì era trasfuso in tutti gli e- 
«emplari, che allora esìsterano, procedente da una 
erronea trasposizione di pagine accaduta nel rilegar- 
Jo, che confondendo i sensi imbarazzava perciò non 
' poco gl'Interpetri, Nel i553 vennero alta luce que- 
ste Pandette del Torello sotto la protezione del Du- 
ca, ma a spese dal Torrentino, ìi quale per l'accu- 
ratezza e nitidezza della edizione acquistò molta glo- 
ria per lasuaprofesstooe.Giòfu causa che il Duca di 
Savoja Emmanuel Fì^ibertOj ritornata dopo la paco 
del 1 55q. al governo dei suoi Stati, chiese al Duca Co- 
simo il TorTentino per erigere una Stamperìa in 
Monte-r^ale, dove area fondato uno Studio in be^ 
nefizio dei siioi Vassalli. 

{ioD è perciò maraviglia ae tali preqiure 4i Qm-* 



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aSo STOKU DI TOSCAHA 

"^'^ mo , e dei suoi Ministri operarono efficacetuente ptr 
di C.la propagazione delle lettere nel Dominio, e sìngo- 
iSSgiarioente nella Capitale. Fioriva già con splendora 
l' Accademia Fiwentina , e i componeutv la mede> 
mma si applicavano incessantemente nelle Iradu- 
xioni, e illustrazioni dei Classici Greci, e Latini, e 
nel polire, e nobilitare la lingua patria. S'into-pe- 
travano pubblicamente la Commedia di Dante , o 
i Sonetti delFetrarca;eCì. Bat.GeUi,^GiuIiano Se- 
gni si applicarono ad illustrare questi due luminari 
della poesia Toscana. Il Vettori , e l' Adriani ìuse- 
gnaroDo le lettere Greche, e finalmente reraulaùc^ 
ne neir Accademia j risvegliando gli spinti di cìa^ 
«cuoo , producevt delle opere utili alla propagano* 
ne delle lettere. Il Duca vi cooperava con gli onori, 
f con i premj, donando a ciascun Console c^oi an- 
no una tazza di allento, e procurava di contribuirà 
in qualunque forma alia giuria, e splendore di' que- 
sto Corpo. £d in fatti le altre Accademie, die aor- 
gevano allora in Italia, tutte procuravauo di ivo- 
dellarsi su quella di Firenze, f^el l554 'i Accade^ 
mici Pellegrini di Venezia iecero al Duca una istan- 
za di questu tenore: avendo mvatnente aggiunta 
V Accademia nostra al Magistrato un Coasolo^U 
aueU debba benefiziare i virtuosi Lettori, twrernh 
mo.cfiro di farli qualche dono per un segno ^ ma 
che Josse prinfipiato da un grandissimo favore. 
Onde tupplifihiafw la S. V- Illusfrissima ed ^c~ 
fienaissima che per questa $ua prima entrata W 
voglia degnare per sua retilità, e amorevolezza di 
qontpiac^rci per questa sola volta di una tazza si- 
mile in dono , che donate ai vostri Signori Coni 
soli Fiorentini f con il segno medesimo, egrandes-. 
sq delle qltre^ e npn altrirn^ntiì hqut^e donerà- 



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LIB. II. CAP. X. ati 

mo al elisolo Jtostro, e a imitazù^ie di f^ostra j^^^ 
Eccellenza seguiteremo noi ogni anno: efia me-di C. 
moria eterna si onorato principio. Oltre alla ser^ '*'* 
vita , che avremo con Prostra Eccellenza faremo 
vedere al Mondo quanto ci sìa stato graf» il pre- 
sente della tazza^che sì familiarmente domandia- 
mo perjUice augurio deW ^cav^entia etc. 11 1^ 
ca si compiaceva di questa gloria , e gradiva gli o- 
jnaggi , che li reudevano tutti t Letterati d' Italia ; 
era egli siogolarmentf avido di acquistar qooie, e 
reputazioqe di prudeqz4 e valore j e a tale efiètto 
nel i555 il Domeuìchi Ai incaricato di scrivere 1' 
Istoria della guarà di Siena, mentre già il Varchi 
nella Suburbana Villa delb Topaja fra le delÌKÌe « 
la quiete della campagna scriveva le Istorie dell^ 
Città dì Fireoxe. Non ostante qualunque riforma di 
spése, cagionate dalla guerra, gli uomini di lettera 
trovavano sempre io &)8Ìmo un Mecenate, e un sol- 
lievo per le loro calamità. Nel i553 la sospensione 
delli stipendj fu causa che lo studio di Fisa restasse 
ablundonato da molti di quei Proiessori , ma nel 
1 555 furono essi novamente richiamati, talmente- 
ehè lo .Studio riprese con Gicilità il suo antico vigo* 
re : la riduzione dell' Agro Pisano, la restituita sst 
lul»rìti a quel clima , e i comodi, accresciuti nelU 
Città dalle premure , e vigilansa del Duca, contrii- 
buirono assai a render più florù)^, e nomerosa di 
Scolari quella Università. 



T. JI. ,9 



idb,Go(5glc 



LIBRO TERZO 

CAPITOLO PRIMO 

^uenclo matto il Pontefice è eletto Pio IV. per oftn del 
Duca Cosimo. Congiura dì Paodolfo Pucci , e pomicici 
della medesima. Curattere del nuoTO Papa , e ina partia- 
litÀ per il Iliaca. Donna (.ocrena (i porta a Ferrara pe^ 
celebrare le ane no»e , e Don GioTaoui a Rou^a a rìce- 

. vere il Cappello. Il Duca al prepara a recuperare eoo la 
•mi SoTdDa, cbe poi è restituita liberamente. Viaggio ò\ 
Cosimo a Roma per consigliare, e dirigere il Papa nelU 
lìaperttira ànel Concìlio di Trento, 



_&ic 



*iccome il tnttuto dì Chateau Cambreau |»oae i) 
Ab. termiiie alle gare e siilo «[tìrito di conquista , che, 
^iC preoccupando i à,afi piti potenti Monarchi dell'Eu- 
*^ ^ropa , iveano cagionato tante reToluzìoni iq questa 
parte dì Mondo , eoeà fq anche Vepoci^ più marcata 
di tanti segnalati avvenimenti, che poi insensibil- 
mente variarono il sisteqia politico, e intuirono su 
ì costumi. La dolcezza della pace, atahilita per rì- 
«torare le antitte nazioni, fu interrotta daliànatis- 
mo delle nuove riforme, che, sorprendendo i Prin- 
cipi nel punto, che erano snervati per i [essati di-t 
sastri, e interessando l'ambinone dei Qraqdi per 
fendersi più, potenti, e qt^Ua dei mediocri per inal- 
zarsi, minacciava di rovesciare tutto ilsistema, L4 
Germania avea 4ato il primo eseo^pio di tal muta- 
sione, e , avendo convertito in tanta docilità l'alte- 
pgia , e il genio dispotico di Carlo V. , avea sparsa 
il fermento, e lo spirito di novità nelle iiazioni cir^ 
F(U)vici(ie, La Francia più dì ogni altra ne fu attafr 



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LIB. III. CAR I. tes 

catB, e la morte di Enrico IL ruppeil freno dei pò- . '" 
poli; UB Re faDciulloj e una Corte dirisa fra duedì C 
partiti ambiziosi erano la più opportuna occasione '^^9 
per suscitare delle reroluzioni: la Regina Caterina 
de' A^ici era donna di gran-cuore, e di rara pru^^ 
denza , ina nel deUberare preferiva per lo piiì il pro- 
prio interesseaqnelludelB^ao} essa adottò il par- 
tito dei Guisì , e il Contestabile mal sodisfatto della 
Corte ebbe in soccorso il Corpo dei Novatori ; ud 
misto dì arabiiione e di fanatismo sconvolse l'in- 
terno di quella Monarchia, die poi restò esposta alle ' 
piij strane revoluzigni. Serpeggiò anclie in Fiandra 
questo veleno , che la presenza di Filippo II, tene- 
va nascosto, e che pur troppo «i manifestò dipoi 
alla suii partenza. In Spagna non ebbe luogo d' in- 
sinuarsi , perchè 1' atrocità della Inqiiisiziwie inde* 
bohva gU spìriti, e stabihvu il Governo assoluto del 
}le> Non pa&sò se non furtivamente le Alpi, e, osia 
che lo spirito degr Italiani fosae meno soggetto al 
trasportò , o che i provvedimenti dei Governi di 
questa Provincia fossero ì piti opportuni, non vi 
produsse che lievÌRsìme convulsioni. L'Italia sola 
parve riservata dal Cielo a godere i frutti di questa 
pace, e la Toscana , assistita dal genio^ e dalla for- 
tuna di Cosimo, seppe profittare in suo vantaggio 
di tutti gli eventi. Dopo che per la dedizione di 
Montalcino restava assicurato il possesso dello Stato 
di Siena, risolvè il Duca di sodisfkre ampiamente 
a quelli, che lo aveano servito nella passata gua- 
rà ; fra questi si distinguevano il Conte di Bagno, i 
di cui Feudi in Romagna erano stati nsarpati dai 
Caraffi , e gli libertini , ai quali da Paolo IV. era 
stato mancato di giustizia e di fede secondo lepro-r 
ì fatte a Cosimo da Giulio III. Il Feqda'di 



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ad STORU DI TOSCÀITl 

"J^JJ^ Pondo , lìtaato nella Romagna Pontificia , n» che 
aiC-però per antiche capitolazioni rilevava dal Gomnns 
>559^ì Firenze, era posseduto per aucceMìvo retaggio da 
lineila famiglia ; il Conte Malatesta di Sogliano la 
levò di posMsso con violenza , « Cosimo come Si- 
gnore diretto del Feudo interpose a fiivore del Va»< 
sallo la sua autorità. Giulio IH. ricevè in deposito 
la Bocca di Pondo per restituirla dopo cognizioae 
di causa a chi dì ragione, e Paola IV. sensa veru- 
na formalità di Giustizia ne coocesse liberamente 
al Malatesta il possesso. Anche il Cardinale Vitelli 
avea con la forza usurpato a Chiappino i sucn Feo- 
di, e il Duca diede a ciascuno dei soccorsi per re» 
cuperare con la forza quello, che con la forza li era 
stato usurpato. Per eseguire più fàcilmente questo 
pensiero si portò egli stesso a Castrocaro in Roma- 
gna , dove avea radunato truppa e artiglierìa da di- 
stribuirsi per l' esecuzione dell' impresa ; quivi gli 
sopraggiunse la nuova della morte.del Papa. 

Era egli Worto li id di Agosto mentre il P<^>o- 
]o Romano già sollevatosi avea furiosamente spa- 
lancato le carceri della Inquisizione, e minaccia- 
va di esterrainare i Domenicani, e tutti gli albi Sa- 
telliti di quel Tribunale. Fu gettata nel Tevere la 
sua statua, esecrata e detestata la- sua memoria, e 
demolite nella Città tutte le armi e memorie dì 
Casa Caraffa. Questo accidente non interruppe i di- 
segni del Duca, che anzi lo stimolò a sollecitarne 
maggiormente l'effettuazione; ma le replicate istaD> 
■e del Sacro Coll^io lo determinarono finalmente 
a depositare le ctmquiste , e starsene a ciò che a- 
vrebbe giudicato il nuovo Pontefice.Un Ppelalo Ro- 
mano fu inviato per ricevere questo depasìto, e le 
parti interessate si uaiforroarooo a quekU delibo* 



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tB. III. CIP. I. *** .^ 

Mittott^ pift importanti coiuiderauoni tÌcliMniava<- j^ 
Bolo spirito di Goiimo io questa occasione. Dive-^c. 
auto Vassallo di Filippo II. coDoscera la necessiU >5^ 
di uu valido appoggio, che almeoo frenasse quel Re 
ormai prepotente in Italia>dal maggiormente aggra- 
Tar questo vincolo, e considerava che l'alleaoui di 
«n Pontefice j e l'uaioue dei [vopfj interessi eoo 
quelli della Gbieia potevano rendere necessaria 
a Filippo la sua buona amicizia^ conciliarli opinio- 
ne, e autorità fra i Principi d'Italia. La più diffici- 
le impresa per es^nire questo piano di politica era 
di riescìre nella elezione del soggetto, jgià disegnalo 
con questa mira. Ere questi il Cardinale Giovanni 
Angelo de'lfledici fratello del Marchese di Harigna-' 
no, che per fuggii^ l'inquiete e turi>oIento Pontifi' 
Cato di Paolo IV. si tratteneva ai Bagni di Lucca; 
di qui spesso passava ad abboccarsi con Cosimo , 
il quale gli avea già ottenuto dal Re Filippo l'Arci- 
vescovado di Milano , e gli preparava la strada al 
Papato. Era di carattere schietto » docile ) umano > 
intelligente degl'interessi delle Corti, e sen» paren'* 
ti {HYMsimì j e in conseguenia senza occasione, di 
BcoDTolger l'Italia per procacciar gliStatiiegrandec- 
za. Siccome la quiete d'Italia era di comune inte* 
rettw , Filippo non meno che Cosimo era entzato 
in queste vedute , e le aveva adottate per eSei- 
iuarle* L'ambizione sollevò gli spinti dei Cardi- 
nali , e ventiaei di essi si dichiarartmo manifèsta^- 
niente dì as[Hrare al Pontificato. Il Cardinale di 
Ferrara , e quello di Blaotova aveano impcpato a 
loro favore i principali gabinetti dì Europa; il prì-* 
mo era sostenuto dalla Corte di Francia, e ilsecon* 
do da quella di Spagna, e sopra di essi, aecoadó Ìl 
costume del tempo ^ cadevano le principali icQra- 



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166 STORIA m TOSCAKA. 

j^jf^ messe dei Mercanli e dei Grandi. I Gardimili {»& 
di Cpotenliin Conclave erano Santa Fiora CamarliO' 
' 9go, Farnese, e Caraffa ; il Duca poteva disporre li- 
beramente dei voti'del primo, luaingarsi di qualche 
parzialità del Mcundu , ma era incerto delle mire 
del terzo: conosceva però che due cosi polenti com- 
petitori si sarebbero scambievolmente distrutti uo- 
sa conseguire l'effetto f e cbe Farnese , già nemiA» 
e rivale di quelle due Case, non avrebbe aderito né 
all'uno j né all'altro. Pensò frattanto di situare il 
Cardinale de' Medici in subalterna conditioDe di 
questi duej dimostrandosi parziale , ed attaccato k 
ciascuno dì essi , ì quali per meritarsi il dì lui lì- 
Tore si erano obbbgati di secondarlo. Questo piano 
concertato con tanta destrezza fu comunicato il 
Lottini Sagretariu del Cardinale GamarUngo^ a cu 
il Duca li 34 Agosto scrisse di sua mano questi eoa- 
tetti: LottÌTto , al buono intenditore poche paroUi 
Non vogliamo in Conclave per noi altri chele, 
però ti ricordiamo che ci corrisponda con li effèt- 
ti alla opinitme, perchè questa sarà l'ultima aùc 
ne , che vogliamo aspettare dalla tua servili*- Ti 
vogliamo solo dire quattro parole , e nel resto ci 
rimettiamo al Concino. Santa Croce fu fatto Par 
pa dalCamarlingo, essendo il maggior nemico chi 
avesse Carlo V.^ cosa di scandalo, rovina^ e nudis' 
simoesempio: morissi^ejinìil Papato. Per fa' P»- 
teo facesti Paolo If^., delquale il MondOylasedeJ' 
fìQstolica,ltalia,ilCardinale, etuìnparticolarenl 
portasti squarciato il petto,eipanm> Se alla ter' 
Za con ghiribizzi di costà ne riesce un simile non 
vi laverà l'acqua d'Arno; Io mando un bel gioco 
ordito se lo saprete giocare, quando no mi prole* 
ttOi e in particolare del passato tattanehaiH 6»f 



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LÌB. til. CÀP. i. àéf 

H&>iù per aver coti persuasoal Cardinale. itoavvC' ^^ ^ 
tùrelovedremofiseguacio chevuolenoi saremo Du- di Ci 
XM di Firenze e Siena con i 'appoggio del Re Cottoli- ' ^^ 
co, che per la parte Sua e mia ci da il cuore di farà 
in modo di rompw la testi a ognuno, ma non ci Jote 
tjualche Papaccio scàndolosoo ambizioso, perchè, 
noi ilprimo grideremo tanto che saremo intesi e gua. 
sta più un Maestro che non acconciano cento ma- 
nuali etc. il Codcìdo fedeU esecutore dei suoi di-^ 
segni fu incaricato di risedere in Roma pef suppli- 
te coi consiglio^ e coO l'opera nella esecuzione men- 
tre egli dal gabinetto disponeva le Gortìelacilitava 
ilsuccesso.Ledilfidenzeii contrasticela confaMontt 
dominarono per quattro mesi intieri Ìl Conciare, é 
Cosimo^ prima di ^vederne ilCne dèsideratoy poco 
mancò cbe Soccombesse alle insidie dei suoi nemicii 
Fendolfo figlio del Cardinale Roberto Fucici avea 
boligiurato con altri Cittadini di ucciderlo. La sui 
Famiglia fino dai tèmpi di Leotie e di Clemente a- 
vea corso la medesima fortuna di quella dei Medi- 
ci , e quei Papi non aTeaho mancato di arricchirla 
«erap^e di onori, e di dignità. Per tali riflessi il 
Duca avea sempre favorito Pandolfo, ricolmandolo 
di onori e di grazie > compiacendosi di averlospes^ 
so alla sua presenza , e viver con esso fàmiliarmeD'^ 
te : la sua dissolutezza lo avea più volte trasportatd 
à contravvenire scandalosamente alle Leggi , e in 
Vece di esseme punito con severità era graziosamen-^ 
te consigliato j e avvertito di astenersi da quelli ec-^ 
Cessi .Maj o sia cbe il vizio difficilmente soffre contra- 
dizione , cbe i pubblici lamenti della giovbnti^ di 
Firenze relnttante alla riforma dèi costumi Io mo* 
Vesserò a ira-, egli piuttosto cbe cedere alle dolci 
ibsinuaziuii di Cosimo s' inaspri maggiormente ^ é 



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^ ttò STÒRIA DI tOStkni 

j^^ deliberò di' ammaz^t-Io. Fra un imittenso nuibero 
a e* di malcontenti: fti fàcile il trovare chi si uniforma»- 
^5^9 te a questo coniiglio , e non fu ancora dilHcile dì 
ritrovare un Principe Italiano , che gli promettes- 
te ajuto> e difesa. Era l'anuo i55i , in cui il Car- 
dinale Farnese allontanato da Roma , e perseguita- 
to da Giulio III. j rifugiatosi a Firenie avea trovato 
in Cosimo un Ospite cortese e lienevolo ^ «gli fa . 
che , compensando si gentile accoglienza con la più 
nera ingratitudine, confermò Pandollb in questo 
disegno, e indirìzzandolo al Duca Ottavio fece ch« 
^uel Principe non solo gli promettesse ogni asn- 
stenaa, ma ancora gli somministrasse certe armi, 
le più opportune per la effettuazione del c^lpo.Tre 
modi aveaho concertato per riescirvi ; uno era di 
cogliere l' opportunità che il Duca passeggiasae per 
la Città , e con le Armi somministrate dal Farnese 
spararli contro più colpi da una finestra di Puccio 
Pucci, uno dei congiurati \ il secondo ertt che Pan- 
dollb profittando della &ciUtà dell' accesso fttaao 
Cosimo lo trafiggesse con le pugnalate, e finalmen- 
te il terzo di farlo saltare in aria con la polvere 
mentre j portandosi alla Chiesa principale « sì c^- 
locasae nella Aua Residenza. Il disegno' non fu ac- 
compagnato dal coraggio , e Pandolfo prima di ef- 
fettuarlo volle coDSDkare in Roma i principali tra 
i Fuorusciti. La guerra di Siena tenne sospesi gU 
animi dei congiurati, e la rotta di Scannagallo gli 
pose in costernazione : il pentimento e il timc«« glì 
ritirarono dall'impresa iuseosibilmente, e Pandol- 
fo non ebbe cuore di affrontarsi solo con Cosimo , 
parchi sapeva di trovarlo armato , e prode della 
persona. Il Duca da varj amici > e principalmente 
dal VefcoTo di Arfas era stato avvertito a guardar- 



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; IIB. lU. GAP. I. VS9 

m, né mai avea- potuto diacoprire chi Ib tnndiiiiwe; . 
potè fioalmeiite io quattro anoi di ricerche «verdi Ci 
«liiarì indizi di questa congiura , e li quattro di Ot-^ '^^ 
tobre fece arrestare quei congiurati , che gli eraQo 
Boti , e gli altri ai ritirarono a Venezia^ ed iu.Fian- 
cia. Non pubblicò il loro Procewo perchè volle aver 
riguardo ai Farnesi t V iugratitudine dei quali poa 
potè parò occultare a Filippo 11. , scrivendoli di 
sua mano li venticinque Dicembre : Sappia duitr 
tfue che il Cardinale Farnese seppe tal congiura^ 
e con essere in Firenze in quel- tei^m quando lo 
aveva ricevuto , scacciato, e perseguitato da Pa- 
pa Giulio j né per via diretta o indiretta me ne 
avifertì con fare V anùcissimo mio. Dipiìi Fostra 
Maestà sappia che il Capo della congiura conferì 
col Duca Ottavio , al quale chiese certi archibu-^ 
setti per far l'effiìtto , e il Duca glieli concesse j 
dicendo loro che non voleva esser nominato , ma 
che /acessero l'eletto di ammazzarmi che poi non 
biancheria loro di ogni ajuto e favore , e Vostra 
Maestà noti che in quel tempo io avevo la pr{Ui- 
ca in mano di reconciliarlo con l' Imperatore , né 
mai staocai la pratica sinché si condusse alfine. 
Ma è tanta l'ingratitudine delti Uomini, ohe a' 
véndo V anno avanti rilasciato il Duca Orazio suo 
fratello/atto prigione nel mio Stato con molte cor- 
tesie ,e nel tempo stesso ricevuto il Cardinale in 
Firenze con tante cortesie, non ostante questo pò- 
tè più V ingratitudine , essendo vero il proverbio, 
che chi offende non perdona mai ec. Dissimulò H 
Re coi Farnesi questo successo, e congratulandosi 
col Duca del superato pericolo , dimostrò un sinc^ 
ro rammarico che si annidasse tanta crudeltà nellì 
animi dei FiorantinL 



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%f» STOHii bt TÒSCè^k. 

j^„_ Eseguite le coudiziooi della pace , e stabilite tè 
Ai C. (^portune disposicioni per il (ìoveroo , si èra qael 

'^% Monarca partito diilta Fiandra li -aS di Agostu coti 
Una FlutU di sessaDU vele^ ed era giunto a JLare- 
do ti 6 di Settembre. Fu combattuto dai venti , e 
perìnmo tre Navi , fra le quali quella , cbe porta- 
va tutte le scritture di Carlo V. , e le auet La Spa^ 
gna festeggiò in varj modi la recuperata preseoza del 
suo Monarca , e fra essi non furono lasciati li Auto 
da Fé : e^ìi intervenne personalmente ad uno^ cbtf 
fu celebrato in Vagliadolid li 8 di Ottobre f ia cui 
di trenta pmitenviati dile furono abln'uciati viri, e 
cinque strozzati. Alle feste dell'ingresso successero 
quelle per il ricevimento della Sposa 3 ma tutto ciò 
non distrasse il Re dalli afiàri y e singolarmente da 
quelli d' Italia , confidando al cunsiglid , e «Ila vi' 
gilanza di Cosimo la quiete delli Stati di questa 
Provincia* Non mancava il Duca dì considerare co- 
me proprio r interesse del Re , e con le opere , « 
con i consigli prevenirlo nelle occorrenu ; ed iii 
fatti , essendo li 3. Ottobre dopo una breve ma- 
lattìa passato all'altra vita Ercole II. Duca dì Fw-i 
rara -, mentre il primogenito e l' aith} suo figlio Ai 
trovavano in Francia , pensò Cosimo di ovviare a 
qualunque novità potesse insorgere per parte della 
Diicbessa , che sola restava al governo dì quelli Sta- 
ti. Spedì perciò a Ferrata Chiappino Vitelli con 1' 
apparente commissioBe dì sodisfare alli ufBcj di 
coodoglianaa , ma con segreta istruzione di quivi 
trattenersi per osservare gli andamenti della Du- 
chessa , e in caso di occorrenzaintrodurreuelli Stati 
di Ferrara le Bande Toscane , avviddandosi già alla 
Frontiera. Il nuovo Duca Alfonso IL venne a sbar- 
care a Livorno , e trattenutosi a Pisa per alquanti 



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tlÌJ. Ili CtP. I. .?i 

gìdt-ni con Cosimo fu da esso accompagnato fino al . 
coofiai. RÌDQOTÒ quivi le sue proteste di desiderare <iì o,. 
r amicizia , e la protezione della Corona di Spagna, ■'^^ 
e di esser già sciolto da.ugDÌ impegno con la Fran- 
cia, volendo comunicare con Cosimo i suoi interes- 
si , e star sempre unito col medesimo per la quiete 
d' Italia. I Veneziani sembravano più disposti a- 
turlurla , e dimostravano direttamente a Cosimo 
tina certa avversione^ e la gelosìa ^ che avevano del 
nuovo suo ingrandimento. Oltre al non aver mai 
corrisposto alli ufficj da esso fatti di ambascerie , e 
dimoatrazioDi di buona volontà verso quella Repub- 
blica > aveauo ancora arrestato in Cipro una sua 
Galera col pretesto che esercitasse delle ostilità 
contro il Turco loro alleato. Le oscure repliche del 
Senato, e le dilazioni interposte alla restituzio- 
ne aveano già determinato Cosimo ad una rappre- 
oagliu, ed avea già intimato ai Mercanti suoi sud- 
diti che provvedessero a star sicuri per mare e per 
terra. La mediazione del Re Filippo fu sollecita non 
solo a estinguere le prime scintille di questo fuoco> 
tua ancora a [vontovere fra loro una migliore cor- 
rispondcDEa , avendo finalmente delìbOTato il Se-> 
nato di far risedere a Firenze un Segretario Delta 
forma stessa , che il Duca lo teneva presso quella 
Repubblica. Questa unione e tranquiUità delli Sta- 
ti d'Italia rendeva Filippo arbitro detli amici non 
meno che dei stretti , e Cosimo , prevalendosi dell' 
appoggio e della confidenza di questo Monarca, ere» 
scova ogni giorno più di autorità , e di opinione fra 
gl'Italianit Solo le incertezze, e gli ondeggiamenti 
del Conclave tenevano sospesi gli animi di [ciascu* 
Ho , e facevano temere , o sperare qualche mutazio* 
fee di questo sistema» 



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«73 STORIA DI TOSCANA. 

j^jf^ SembrsiTa impossìbile ai due compelìtorì Eaten*' 
di Coee Gonzaga che le premure delle Corti, che gli 
'^9 proteggevano nou dovessero pura una volta vin- 
cere la fermezza di quel partilo , che gli etclu* 
deva dal PoDtificato. Il Duca era impegnato col 
Re Filippo , e col suo Ambasciatore Francesco 
de Vargas di procurare l' eleaione del Ooozaga , e 
avea promesso alla Regina di Francia di fare ogni 
sforzo a favore dell'Estense. Siccome avea prepa* 
rato tutte le strade al Cardinale de' Medici si afia^ 
tìcava per mantenersi benevolo e l'uno e l'altro, 
intanto che il disinganno gli determinasse a vol- 
tarsi dì concerto a favore del medesimo. A tal' ef- 
fetto lasciava a questa ambiziosa lotta un libwosfo* 
go, ma prolungandosi più del dovere il GonclaTC 
con danno e scandalo del Cattoliciamo , e dubitan- 
do che da tante passioni ne derivassero poi delli 
strani accidenti , si adoperò con lutto l'impegno per 
sollecitare l'elezione. Il Cardinale di Mantova , già 
persuaso della impossibilità di pervenira al Papato 
attesi gli ostacoli di Farnese , cedeva il campo li- 
bero al Medici, e concorreva per esso. Il Duca di 
Ferrara potè finalmente disingannare il Cardinale 
suo zìo, e Cosimo unito con l'Ambasciatore Var< 
gas, promettendo assistenza e protezione ai Caraffi^ 
poterono uniformarli alli altri partiti. La notte dn 
35 Dicembre fu eletto Papa il Cardinale Gio. An- 
gelo de' Medici , che assunse il nome dì Pio IV. Ap- 
plaudi Roma al nuovo Prìncipe , e alle premure dì 
Cosimo per esaltarlo, e il Segretarìo Concino paa- 
s^giando per la Città riceveva dal Popolo le accla- 
mazioni per avere cosi felicemente eseguita la sua 
commissione. Il nuovo Papa^ dissimile in tutto al 
suo antecessore diede principio alPontificito con atti 



i,z.dbvCo(>glc 



LIB. ni. CAP. I. »7« 

di clemenca, e dì magDanimità; sommamente gra- ^„_ 
to al Duca per averlo ioalzato a quel grado glìene^i C 
confessò uu' obbligazione immortale , e desUnò im- ' ^ 
mediatamente il suo proprio Cappello per Don Gio< 
Tanni de' Medici , e volle donarli la propria casa e 
giardino^ e tenerlo per figlio. Né questo doveva es> 
aer l' unico contrassegno della sua gratitudine , poi' 
cbi riserbava a darne nelle occasioni delle piij si- 
cure riprove , ratificando di sua mano tali senti- 
menti con questi concetti : Le cose sue le abbiamo 
per nostre , e le nostre vogliamo che siano sue , e 
l'uno avrà sempre a servirsi e ajutarsi dell' al- 
tro t £ sarà sempre tra noi un cuore ^euH anima ■ 
medesima. 

Questa alleanza e stretta unione di amiciaia e d' 
interessi principiò con una reciproca emulazione di 
grazie, onori, e compiacenze scambievoli. Fio IV., 
secondando la benignità e dolcezEa del suo carat- 
tere, domandò al Duca grazia e perdono per tanti 
infelici Fuorusciti, che con i disastri e con la mise- 
ria pur troppo aveano pagato la pena dei loro erro- 
ri ; desiderò ancora che gli fossero restituiti i lor Be- 
ni , ma r alienazione di essi già fatta dal Fisco era 
UD ostacolo insuperabile; nondimeno per incorag- 
gire il Duca a questa deliberazione sì offerì egli di 
essere il primo a cedere i Beni delti Altoviti, cbe 
Cosimo avea già donati al Marchese dì Marignana 
I primi a [covare gli effetti di cosi generosa inter- 
posìzicme farono il Cardinale Strozzi, e Giuliano de' 
Medici. Dopo la morte del Prior di Capua e del Ma- 
resciallo la Famìglia Strozzi , rivale dei Medici nel 
Principato di Fireqze, si residuava in Roberto, e in 
nn figlio del HaTescìallo, i quali vivevano in Fran- 
cia sotto la pQteùoKe della Begina loro cugina j il 



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»74 STORIA. DI TOSC4KA. 

A.H. Cardinale si stava in Roma , dove non pia i Fraa^ 
^^^cesi, ma il Duca Cosimo, e i suoi partitanti domi- 
oavano la Corte: le itnpreae del Maresciallo, e la 
mercatura non distinguevuno più la Famiglia per 
)a potenza , e per le riocliezze, e più della gloria era 
necessario il riposo, e la sicurezza. Le ricchezze dellì 
Strozzi erano state comuni anehe a Giuliano de'Me- 
dici, che, non avendo fuori di Toscana capitali, né 
mercatura , sussisteva con le sovvenzioni deUa R»> 
gina, e delli Strozu. Sebbene l'etii sua non loren* 
desse capace di partecipare con Lorenzo suo fratella 
dell'attentato contro il Duca Alessandro, nondime- 
no i suoi Beni eranostatiincorporati da Cosimo, ed 
egli cresciuto in età avea seguitatosempre loStroc- 
KÌ, e alla battaglia di Scannagallo avea combattuta 
ai suoi fianchi. Era egli cugino di Cosimo, e secon- 
do il ludo di Carlo V- in lui sarebbe dovnto passa- 
re il trono di Firenze, se le circostanze, e la giu- 
risprudenza del tempo non lo avessero dichiarato 
decaduto da questo diritto per la enormità del fra- 
tello ; perciò era necessario di assicurare il Duca da 
ogni timore, e il Papa operò con la Regina affinchè 
si facesse uomo di Chiesa ; fu Vescovo di Bexiers, e 
e poi Arcivescovo dì AlbT j e il Duca ritenendo i 
suoi Beni gli corrispose con una conveniente pen- 
sione. In precesso Roberto Strozzi, l'Arcivescoro, 
e Gio. Batista Altoviti ottennero grazia da Cosimo, 
-il quale , deposta la naturale sua austerità , ceden- 
do alle insinuazioni di Pio IV-, esercitò la clemen- 
za sopra di tutti. Il Duca parimente s'interessò pres- 
so il Papa per favorire, e proleggere i principali Ba- 
roni dello Stato Ecclesiastico, procurando grazie^ 
onurì , e ricompense ai suoi benaffetti. Tutto ciò gli 
conciliò in Roota gnmde autorità > e specìalmeeta 



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U9. III. CAP. I. 375 

allorché li 3i'di Gennajo si pubblicò la prontuxio- a.m, 
ne di Don Giovanni smo Oglio al Cardinalato, he- ^j^9' 
ftò ciascuno conriiUo della paraialiUt del Papa per 
il Duca Cosimo , il quale divenne perciò il media- 
tore di tqtte le grafie, e iavori della Corte di Ro- 
fna* Prima di spedire il figtÌM a ricevere il Cappello 
fece accompBgnare a Ferrara Donna Lucrezia^aposa 
|rià di quel Duca. Dun Francesco Principe ereditai 
fio. Don Luigi di Toledo cognato del Duca , i molti 
principali Geptiluoipiai d' Italia formarono la co^ 
initiva : il Papa spedì a Bologna il Serbelloni suo 
cugino per ricevere, e intrattenere la Sposa coq 
grandi onori, e magnificenza ; e li i5 dì Febbre jo 
fu ricevuta in Ferrara dal Duca suo sposo eoa tutte 
\e dimostrazioni di giubilo, l baqcbettij le Feste, e 
gli spettacoli s^nalaron in que^ occasione la graq-r 
dezza della Casa d'Este, che in questo genere, e siui 
polarmente nel gusto, e nella eleganza, superava aU 
lora tutte le altre Corti d' Italia. 

Partì nel seguente Marzo il Cardinale Giovanni 
per Roma ; il Duca gli avea formato una Corte de- 
gna della sua grandezza;, e composta di Personaggi 
di lettere, atti a dirigerlo per sostenere il carattere, 
che doveva rappresentare. Il suo ingresso in quella 
Capitale fu onorato dai principali in tanto numero 
che ai trovò seguitato da duemilaciqqoecente ca- 
valli. Il Papa fra le tenerezze, e gli amplessi li au- 
gurò di divenire il quarto Pontefice della casa Me^ 
dici. Fu alloggiato nel Palazzo Poptificiu, e si atti- 
rò subìtamenle gli ujficj, e i riguardi di tutti gli ara- 
Iiiziosi , e delli osservatori di quella Corte. Era egli 
iu etjt di quindici anni, e ilPadre, avendolo fin da 
principio destinato ad essere uomo di Chiesa, lo a- 
■vea fatto educare relativamente a quel miniera. 



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176 STORIA DI TOSCANA. 

^^ La compostezza , la modeatia , e lo sfnrikò ruotato 
diCdi questo Faociulto fecero l'ammirauone di tutti, 
'tanto più elle senza inteniarai nelli aflari diqu^U 
Corte si occupò aolainente in procurare ai partìeo' 
lari delle grazie dal Papa ; e dal Padre. Fa corteg- 
giato da tutti i ribelli Fioreatiai , che erano in Ro- 
ma , perchè così volle il Pontefice; e questo atto di 
som missione giovò a ciascuno di «su per ritonuTt 
in grazia del proprio Sovrano. Dimorò tre «oli mesi 
in quella Città , lasciando di m grandi sperarne , e 
espettativa di maggiM*! progressi . Il Papa gli CMiferì 
l'Arcivescovado di Pisa, dando al Cardinale di ì&v 
tuia una ricompensa, sebbene lo'avesae ottennCoin- 
giustamenle da Paolo IV. Me qui cessarono le sue 
premure , poiché volle ancora pensare ad un utile 
e luminoso accasamento per il Principe Ereditario: 
a tal' effetto per mezzo 4el Nunzio mosse pratica per 
trattere il Matrimonio con la Principessa Maria di 
Portogallo, la quale, sebbene superiore d'età al Prin- 
cipe Francesco, portava in dote co^icue ricchezze, 
e stringeva di parentado la Casa Medici «>& la Casa 
di Spagna ; e siccome semtvava a questa Principessa 
di abbassare con un tal nodo la sua condiziime pnn 
poneva il Pontefice di dare a Cosimo il titolo di Re 
di Toscana , giacché questa Provincia, non solo in 
altri tempi era stata governata dai Re, ma area an- 
cora tenuto soggetti dei Regni. Ciò avrebbe potato 
effettuarsi con facilità, se non si fosse opposta la ge- 
losìa , e il sospetto del Re Filippo. Quantunque egli 
avesse dimostrato sodisfàzione, e contenteuastraop- 
diuaria per reiezione di Pio IV. già suo Vassallo, 
non approvava però intemameute la dichiarata al- 
^Dza, e stretta unionediquestoPapacolOuca Co* 
«imo, poiché qualunque ingrandimento. di ctsote- 



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LIB. ni. CAP. I. 377 

meva pt^esse costituirlo in grado di alterare la quie- ^^ 
te d'Italia , o contrastarli forse il tranquillo possesso di G, 
dei suoi Stati in questa Provincia, J Ministri Spa- *^ 
gnoli gelosi della sua autorità, ed i nemici ìnTÌdioai 
della sua grandezza fomentaTatio nel Re questi soi 
spetti ] gli significarono essersi {ormata uuft l^a tra 
il Papa, i Veneziani^ e i Duchi di FireozeediFert 
l'ara con l' appc^gio della Francia per occupare lo 
Stato di Milano i il Duca Ottavio Farnese autorizr 
■ava più di c^ni altro queste novelle , e le conferà 
mava con la delilierauone fatta dal Papa di por:> 
tarsi ncll' estate a rivedere la Patria i ed avere sta-» 
hiiito.in questa occasione un abboccamento in Bo-^ 
logna con Cosima Tali accidenti obbligarono il Pon- 
tefice e il Duca a ritirarsi coq decoro dal disegno 
del Matrimonio, consigliandoli a ciò anchf il Duca 
d'Alva, tanto più cbe era dì somma necessità ren- 
dersi benevolo il Re Cattolico , affinchè favorisse 
r intimazione del Concilio. 

. Oltre la solenne promessa fatta da tutti ì Cardi- 
nali in Conclave, ardeva singolarmente Pio IV. del 
lodevole desiderio di una perfetta riunione dt tatti 
i Fedeli. Conosceva che un Concilio ce non fosso 
alato valevole a riunire i diffidenti alla Chiesa R(h 
mana, almeno sarebbe stato efficace a confermare 
nella obbedienza della medesima quelli, che anco- 
ra non sì erano separati^ e che inostravimo dì va- 
cilbre; lo sgomentavano la difficoltà incontrate dai 
predecessori, lo combatteva il timore che essi pu- 
re aveano dimostrato in questa QcC{i'ionej ma loìn- 
coraggiva il vantaggio della Religione, e il zelo del 
tuo ministero. Il consiglio de\ Dtuca Cosimo, in cui 
confidava piò che ip i^ni altro, servì a determiT 
Bario. ì)imovtr4 egU che tatto era infetto, o proavi 
T. Il, 17 



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if« 9T0RIÌL TU TOSCANA 

• ^ mo a infettarsi delle nuore opinioni, e che qaatuBi 
(li C. que dilazÌQDe sarebbe riescila eTÌdeuteniente dan- 
*^*^ nosaj e siccome questo fermento producera ancora ' 
nelli Stati delle inteme revoluzioni, tendenti a in- 
durr-e i popoli in manifesta ribellione contro i loro 
Sovrani, non poteva perciò dubitarsi che anch'essi 
fossero per concorrere volontìeri ad un atto,che tanto 
avrebbe interessato la loro sicurezza, e tranquiUitàì 
né vedeva qual timore potesse avere un Papa elet- 
to canonicamente, le di cui azioni, essendo state fi-* 
Dora gloriose, non davanoluogoa scrqpolanel Con- 
cilio ; e se fosse stata appo&ta qualche limitaùooe 
alla sua autorità, poteva essa «offrirsi dì buon ani- 
mo in vista del gran vantaggio, che l'universale a- 
Trebbe risentito dal rimanente. In somma: P'ostra 
Santità^ scriveva egli, non si lasci persuadere a in- 
timare il Concilio con due cuori ^ l'uno d 'intimarlo^ 
faltro di non lasciarlo poi seguire Uberamente^ 
perchè così/acendo, quanto a queUoche tocca Dio, 
. essendo questa sua causa non bisogna ingannar- 
si, ami è molta maglio lasàarìo di fare, che fare 
come si fece a Trento, che fu di scandalo ai Cri- 
stiani e di disonore al &iperiore, perciò lo focati 
con animo risolutOj e liberamente. A tal'efietto n<Mi 
tralasciò verun ulHcio di esortazione e di consiglio 
presso quelle Corti , che dovevano concorrere alla 
prosecuzione del medesimo, fra le quali essendo non 
poche oontrarietà di senlimenLi facevano temere 
della effeltuaziooe. In Spagna quei Prelati, che |x-i- 
meggiavano , e specialmente il Confessore del Re, 
e l'Arcivescovo di Siviglia si oppottevano a questa 
novità. La Francia voleva un Concilio, ma che fos- 
se nazionale. In Germania piuttotfo che desiderare 
la continuazione del Concìlio di. Trento facevano 



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. LIB. III. C&P. I. 379 

istanza che si annullassero gli atti fatti nelPoptifi- ^h. 
catoiìiPaoloedì Ginlìo III. e. l'Imperatore silusin-di G 
gava clie i Riformati vi sarebbero iuterveou.ti , se '^**' 
si fosse adunato in Colonia, iu Costauza, o in RaU- 
fibona. Non si i^omentò il PonteGce a tant$ diSi- 
coltà^eilDuca uod mancava col consiglio, e cod l'o- 
pera di ajutarlo a superarle per convincere il Mon- 
do delb di lui retta volontà, e sincere disposizioni , 
con cui avea intrapreso a procurare il vantaggio del- 
la Religione. L'Italia tutta ammirava la sua ma- 
gnanimità , allorché un tratto di soverchio rigore 
tenne sospesi gli animi, e l'ammirazione di ciascuno. 
Fino dal mese di Maggio era slato arrestato in Ca- 
stello il Cardinale di Muiitej levita dissolut^,einde- 

-goa del suo Ministero, e un omicidio commesso di 
sua mano erano le cause di questo arresto, che però 
appagavano l'universale: maggiore fu l'ammirazione 

'allorché li sette diGiugno,furono avrestatiil Cardina- 
le Caraffa, il Cardinale di Napoli, il Conte di Mon- 

' torio e altri loro aderenti. Si rinnovarono subito alla 
memoria del publico le iniquità commesse dacoatoru 

-nelPontìficato di Paolo IV. e fu rilevato che UConte 
di Tendiglia Ambasciatore del Re Filippo al Pap» 

-lo avesse instigato a questa deliberazione. Anche il 
Duca Cosimo n trovò interessato in questo anare,poÌ- 

-chè tra le scritture del Cardinale Caraffa si trova- 
rono lettere diPaudolfo Pucci, che indicavano es- 

-sere ^li uno dei promotori di quella congiura. Si 

■rese noto l'inganno, iu cui avea tenuto di continuo 
il vecchio Papa nella guerra col Duca d*ÀlTa,.il fal- 
so processò dell'attentato veleno contro il. medesi- 

-mo, i dispacci del Re di Francia falsificati, e gli o- 
mictdi commessi. Furono trovate le corrisponden- 

-le tenute col Marchese Alberto, e cui Gran Visir , 



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a8tt STOHU DI TOSCANA 

^,f, per i quali aoU motivi restark coavinto dìere^,* 
di C-di aUotrad>niento.Il Conte di ModUh-ìo restava coa<- 
'^^viiito di j^vere ucciso la nqt^lioj e il Cardinale dì 
Napoli di avsr 4accliBggia(a di gioje e di danari le 
camere di Paolo IV. Ciascuno attendeva dì veder 
l'Italia vepdicata dei suoi perturbatori , e il Duca 
Cosimo ù 9CGÌqgeva apch'eaiq a punire il Conte di 
'Pitiglianp primo autore della Guerra di ^ieaa. La 
famiglia delli Orsiai fioo dal < iQ/^. posiiedeva per 
ctHicessionedeirimperatore Federigo I. vari castelli 
pella Maremma Seqese^ U liberalità di altri Imper^T 
-tori erq nqqcoT'aa a, ingrandirli^ e a questa si aggiun- 
se' ai^oora la auccessioae della Gasa Aldobrandeaca. 
La maggior parte del littorale Senese era possedu* 
fo da questa ff|miglia alloreliè residuata in due fen^- 
luine si dirise apcora in d,ae parti la successione: 
una stabilì la Casa dei Conti dì SanU Fiora , l'al- 
tra passò n ingrandire quella delli Orsini ; fra essi 
il Pontefice JNicco|à III. gli procurò in Feudo alcune 
-Terre, e Castelli appartenenti all' Abbazzi'a delle tre 
Fontane , e Bidollb I. Imperatore nel laSi., con- 
fermando tutti i privile^] concessi loro dai prede- 
cessorij decorò Bertoldo Orsini nipote dì Niccolò 
III. det titolo d> Copte di Pitrgliano, Siccome l'in* 
grandimento di qneiitii famiglia non poteva com- 
binarvì con qaello della Repubblica di Siena, fu far- 
xa alli Orsini o di stare con l'armi in continua di- 
fesa dei foro possessi, ovvero comprarsi la pace dal- 
la Repqbblic^ oop varie accomandigie, e capìtol*- 
^oni. Ciò pon ocit^pte le loro divisioni, il mal go- 
verno dei popoli, p l'interesse, che prendevaDo nel- 
le revoluziom (^ Siena facilitarono a quella Repnb- 
. blica i mezzi di estendere il suo Domìnio eoo to> 
gliq* toro le principali 'feire^ 9 ridurli al solo pos- 



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ite. iù. tàP. i i&t 

iettò di PitigUano, Soraoo, e altri pochi Cadili cir- "ff^ 
tooTicioi^ ^el 1547. il Conte Gìo. Francesco^ «nv-ji'o. 
Malo uella Fortezza di Soraoo per c^ra di Micco' iSSd 
la suo Bglio , fii da tolto spelliate di ogni giurisdi- 
zione, e scacciato violentemente dal Feudo. AssiHi->- 
ae t'usurpato^ il gov«rùo dello Stato-, ma perraan- 
tenersi in nn posàekso cosi violeùto era nbc'eràario 
evitare la giustizia dell'Impehitore , e guàdaghard 
l'appog^O dei suoi nemici. Trovò favorévoli alU • 
sua situakione le cilrcostanfeé della Repubblica di Sie- 
na, e ajutando i Francesi a impadrotlirsì di quella 
Gttk atlontand dal siio Stato le forze Imperiali , 9 
impegnò la Cortedi Francia a prote^erlo. Esse fu 
che sostenne l'espulsione delli Spagnoli da Siena , 
« nel corso della guerra assistè Piero Strozzi di tnip^ 
pa , e di vettovaglie ) dimOddttbè per riconoaceitXA 
dei servigj prestati a quella Gorona fò messo fecil- 
raente al possesso della Gitti di Sovana , possedata 
già in altri tempi dai augi maggiori; 

Il Conte Gio; Francesco vivbva in Rohàa ój^resad 
dalla miseria, e dal rammarico di vedersi così mal- 
trattato da ÙD figlio^ einvahoimploravadaU'Impé- 
tore, e da PaoloIV.cfae li Ibsse amministrata gibstt- 
lìa. Li eccessi , e le contravvenziuii commesSédal 
Conte Niccola nello StAto Ecclesiastico lo &veano 
Condotto a essere arrestato a Roma iù Oastello , e 
tuo padre, implorando in tale occa^ne di esser ri-* 
messo al possesso dello Stato e dei Betti, fu da! Pfl^ 
pa eletto il Duca di Palliano per arbitro di tutte 
le vertenze fra loro: ha rettitudine di questo Giu- 
dice obbligò il Padre a rennnziare al figlio li Stati, 
ma il Conte Niccola fu astretto « domandarli per- 
dono, a passarli gli alimenti, e a costituire le doti per 
le sue figlie.QuestO Lodo autorikiò il cbo Operato, eìl 



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ifTi STORTA DI TOSC^A 

An. trattato di Chatean Cambresìs , aveiuiolo compreA» 
di C. fra gli alleati del Be di Francia , lo stabili maggior- 
'mente nella usurpazìoDe, e accrebbe il suo ardire. 
A tenore delU articoli di quel trattato avrebbe do- 
vuto restituir Sovana, come una appartenenza del- 
lo Stato di Siena^ ma egli la denegò al Duca Cosimo^ 
sostenendo essere di sua proprietà. In vano faroDO 
reclamati detti arficoli alle Corti dì Francia , e dì 
■ Spagna, poicbè egli pertinace a qualunque iosinua- 
zioue insisteva sul giustodiritto di conservare quel- 
lo, che reputava già suo. Dìsprezzatore delle Leggi 
Divine ed umane opprimeva i popoli con le vicden- 
ze, e gli offendeva col mal esempio delle sue scele- 
ratezze. Datosi in preda a Concubine Giudee, ino»' 
aequio di esse calpestava la Religione , e allontava 
dal suo Stato quelli che lo ammonivano. Insidiali' 
do l'onore della Nuora, il suo 6glÌo Alessandro, noo 
potendo soggiacere all'oltraggio, determinò di am- 
mazzarlo, e ricorse a Cosimo per consiglio ed ajuto. 
If on approvò il Duca cbeilGonteAlessandro eseguisse 
da per se stesso cosi disperata risoluzione, ma bensì, 
asanmendo sopra di se l'incarico di vendicarlo, deli- 
berò di far morire il Conte Niccola per altre mani, o 
almeno ajatarè il figlio per occilpargli le Fortezze, e 
dìacaccìarlo dal Feudo. Si tesero perciò delli aguati 
al Conte per averlo prigioniero , o aramazzarla, e 
n spedirono ancora a Pitìgliano delle persone di sua 
confidenza per questo effetto; ma il timore di cbt 
dovea eseguire, e le cautele del Conte, avendo reao 
vano il disegno di ucciderlo , si adottò l'altro peo- 
nero cbe il Conte Alessandro occupasse con slratt»- 
gemma la Bocca di Pitìgliano^ e il Duca lo sostenes- 
se con truppe , cbe si avvicinavano ai eon&ni. per 
questa causa. Ma ìl Conte Kiccola, av«ido scoperte 



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LU. ììì. CKP. l i8i 

la tfama arrestò il figlio, e pose Coaimo Ìd nc<:ean- i _' 
tà di moverli ctmtVo le armi per non lasciare il Con- di Ci 
te ÀlCssaDdro in preda alla sua cnidcltà. Perciò ai '^^ 
primi di Luglio fece accostare a Sovana Ghiappioo 
Vitelli con cimila fanti, e spedi a Roma per rap^ 
presentare al Pontefice di quale ntilità sarebbe sta- 
to all'univerasle lo snidare dal cuore d'Italia que* 
sto mostro d' iniquità, e quanto era gìosto il tenta- 
re di salvar la vita a Un figlio ingiuriato, e ripren- 
der Savana, che già età sua; che perciò non intende^ 
Va di contravvenire al trattato di pace^ ma piutto* 
Bto perfetionirne 1' esecuaione , pregandolo a ope* 
rare cbe dallo Stato Ecclesiastico non gli fossero 
somministrati soccorsi, alBochè con la lunga re- 
aistetisa del Conte non si desse campo ad accen^ 
dersi il fuoco di nuova guerra. Notificò questa 
mossa ancbe all' Imperatore , al Re di Spagna , e 
a quello di Francia , giustificando a ciascuno la 
sua rìsoluzitme, e dichiarando di voler ripetere il 
suo con la foràa, giacché inutile era stata la cortesia^ 
e la mediazione delli amici. L'ambasciatore di Fran^ 
eia a Roma dichiarò subito infranta la pace, e il Pa- 
pa spedì il Serbelloni a Pitigliano per estinguere 
questo foocoi II Conte Alessandfó aveva potuto con 
^ fuga salvarsi da ogni pericoloje Niccola, imaginan-* 
dosi di trattener Cosimo con la dissimulazione, t 
fcou ringraziarlo dì averli salvata la vita, reclutava ae-^ 
gretamente delle genti per la dìfesai II Serbelloni gli 
parlò altamente a nome del Papa per la restitnzio' 
ne di Sovana, e ii Conte Ineriva in depositoa Sua 
Santità, ma il Duca non approvava cbe sì deposi' 
tasse quello , che non reputava soggetto a contesa i 
Questa insistenza pose finalmente il Conte Niccoli 
in oecessìtà di consegnar libera a Chiappino Sova<> 



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òU stoBiA DI toscaHa: 

Air. na,e di promettere al Papa grazia, e uciiredU per il 

^'^ figlio Àlessandrot 

Becuperata Sovana rìtiró U. Duca tutte le genti 
di guerra da quei Coufini , e riservò a più faTorevo» 
le occasione la vendetta particolare col Conte, dan- 
do luogo a ciascuDo di ammirare in tale atto la fua 
moderazione. Le aue premure n voltarono tatta alli 
aSari generali dell'Europa > e aitlgolarmente a ijoel' 
lo del Concilio, di cui essendo stato il principale 
jH-omotore presso il Pontefice, troppo gli rinGresce" 
va di vederlo timido ^ e irresoluto per efiettnarlo. 
n Papa atesso non sapendo come imp^^nanì iit 
così importante intrapresa , lo richiese di portartt 
a Roma in tempo appunto, che egli «i di yi e va dì 
portarsi a prendere perstHiaimente il posseaio di 
Siena per sodisfare al desiderio di quei nuovi Va>* 
salii , e stabilire un sistema di Governo per quello 
Stato. Alle istanze del Papa sì aggiunsero quelle dà. 
principali della Corte, e particolarmente dell'Ama 
basciatore di Spagna , mossi tutti dalla persuasime 
della efficacia di Cosimo per dirigere, e delibn^re 
l'afiare. Conoscendosi utile al pubblico in tale oc- 
casione si presta egli con facilità a portarsi a Roma 
dopo una breve dimora in Siena, riservaiido al ano 
ritorno il dar forma alli affiiri di quel Governo. 
Verso U fine di Ottobre si mosse di Firmae con la 
Duchessa; e il Principe Fraacesco , il Cardinale Gio- 
vanni , e Don Garaìa suo terzogenito lo seguitarimoi 
Li a8 fece il suo ingresso iu Siena , accompagnato 
da numeroso acuito di NobJlti Fiorentina , e rìf:e' 
vuto dai Senesi con singolari dimostrazioni di pojt, 
e di comune alterezza. Tre giorni sì trattenne in 
quella Città , e , lasciando al Principe Francesco il 
earico del Goveriio delli Statì^ iatraprew il viaggi» 



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Ite. ih. tkP. t 485 ..^ 

•per Bbma tbn la Duchessa , e con li altri àùe figUt ^^, 
Oltre ilbanieroso seguito della sua Corte ireva aa-dì Ci 
Cora una comìtÌTa dì GeotiluomiDi Fìnreatini > a'^^ 
«n'ahra di Senesi, che voUero accMBpagnarto; 
compresi i carriaggi ^ e la guardia, tutto il convo* 
glio oltrepassava il numero di ottocento cavriB. II 
Papa' gli preparò l' alloggiamento nel proptio Fa- 
lazso,enon lasciò insienie coni nipoti ^ e conrÀin-> 
basciatore di dirìgere personalmente i preparativi 
dei qoartieri , e delle camere per il comodo dei biHH 
vi Ospitii Volle di più che fosserrt ricevuti con > 
principali onori di qudk CcHte , e tutta Roma con- 
corse valoBtieri a secondare il genio del Principe , 
« a meritarsi le gzazie , e il fitvore dì Cosimo. U 
quinto giorno di !f ovemln^ nella mattina fu ^li in- 
sieme con i due figli ricevuto alla porta della Città dai 
Cardinali Borromeo « Vitelli , e poi incontrato dai 
Cardinali dì Fenira e Santa Fiora , e condotto A 
Palairao dal Papa , che lo ricevè ìli pubblico Con- 
cistoro. La nazione Fiorentina dì Roma era concor- 
sa con tutta ilarità ad onorare il suo Principe ; li 
adulti , e ì provetti erano tutti - a cavallo vestiti 
uniformemenle , e i giovani , vestiti pura di cremi' 
gì con sopravveste dì velluto pa<maiao in numerd 
di quaranta , erano disposti in online alla Porta deU 
la Città per accompagnarlo a Palaxto, e sn-virlo alla 
stafiat Sulla aera> e con Io stesso treno fece il suo 
ingresso ancor la Duchessa , che fu ricevuta dal Pa- 
pa in presenaa di molti Cardinali nella sala detta 
di CostanUoo. Singolari flirooo le dimoBtraxioni di 
affetto e dì ten«%ua del Papa per questi Ospiti ; « 
gli occlri di tutta Roma si rivolsn-o ad osservare 1 
olenti j e le qualità dì Cosimo , dì cui taato si era 
parlalo fin» a quel tempo. Fu per esso Qn trioni* 



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aM. STORIii !>I lX)SGàlf4 

^. il vedersi «MTteggiato da quelli' stessi,. che poctii Ub> 
<^ 0. Bt avaiili oooperarauo alla aaa rovina ^ e lo di&- 
* mavaoo oome ud tiranno , e uà usurpatore!. 

' Dopo aver sodisfatto alli uffic) di accoglienia • 
di lonnalità ,Fìo IV. e il Duca Cosimo si applicaro* 
Ito a cMicertare i luezii di effettuare il Concilio. L' 
aderenu, e gli stimoli del Re Filif^ &Toriroiu> 
l' impresa in modo che .il Papa reato animato a e 
seguirla , e ne segui finalmente la pubblicazione. 
Quel parte avesse il Duca in questa risoluzione fa-' 
eilmcnte ai rileva da ciò , cbe egli scriveva a do suo 
Ministro li 16 Novembre da Roma : Noi tfotevama 
partire per ritornarcene a Siena > dove lassammo 
pendenti tutti inostri negozj , ma Sua Santità d 
onora e carena troppo ,eà. ritiene eoa dire che 
siccome ^amo stati in certo modo (attore cheJEUa 
apra il Concilio universale j cheju la cauta del» 
la chiamata nottra fuà, vuole ancora che ci 
trovioffW ali ' atta dtìta pubblicazione j e alia Met* 
sa soìerme dello Spirita Santo. Attendiamo ijUan' 
to a pacificare per quanto starà in noi li Gonza- 
ghi, i Farnesi , i ditelli, e altri, Signori assai 
disoordi/ra loro. La prudenza , la sagacità, e Tt^ 
nione , che avea neU' universale , gli resero incile 
il comporre le tantediacordie, e nemicize > vegliaoti 
non sólo tra i Baroui Romani , ma anche tra molti 
dei Cardinali, e i principali della Prelatura.; osi 
del faviure.del Papa per. beneficarne molti , e si r»' 
«e talmente, benevolo il Collegio dei Cardinali ^cbe 
già opinavano gli osservatori avere egli stabilita , e 
ccmcertata reiezione del futuro Pontefice. Ciascuno 
restò ammirato di tanta sua autorità, e i seotiinenti 
■ di Roma furono pubblicati da Pasquino eoa un car* 
t/tì^oy in cui si leggev>. Coimus Jliedi«et Pontijèjf 



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LIB. III. Cip. I. «»? _ 

Maximus: Dondimeno il Papa era pemiaw della j^„, 
di lui prudenea , e della saldezza dei suoi conaigli > di C 
tasto cbt! oltre gliafiari del Concilio coneerLù <oU ' 
«3SO ii piano dì una l^a contro il Turco da pro- 
porai ai principali Monarchi . 11 Re di Spagna ) a 
cui erano slate concesae varie i roposte sol Clero per 
valersene contro gì* iofedeli , doveva avervi il pri- 
mo lut^o , e Cosimo interpose eoo esso i suoi uf- 
lìcj perette vi aderisse. Lodò Filippo il zelo del Pa- 
pa, e l'attività del Duca per il pubblico bene, ma 
giudicò inopportuna in tali circostanze questa rìso- 
luzioue> attesa cbe l'Imperatore e il Re di Fran- 
cia, troppo occupati nei loro Stati dai nuovi Settarj, 
erano impossibilitati ad accedervi ^ e i Veneziani 
troppo timorosi del Turco sì sarebbero astenuti dall' 
impegnarsi contro di eaao. Senza il concorso di que- 
ste Potenze niuno rilevante effetto avrebbero potu* 
to operare le sole sue iòrze , e siccome il piano di 
questa lega aveva in mira dì unire le armi dei Col* 
legati per espugnare Ginevra , e rafirebare l'impe- 
to, e l'audacia dei Luterani , e delli Ugonotti , giù- ' 
dico il Re cbe pendente il Concilio non convenisse 
irritare ì Settarj col TÌgore , e con le armi , ma al- 
lettarli piuttosto con la dolcezza , e con la persua- 
flione. Tali furono i trattenimenti del Duca in Bo- 
ma fino alla fine di Dicembre, avendolo il Papa 
obbligato con le attenzioni a dimorarvi fino a tal 
tempo per averlo compagno nella Solennità del Na- 
tale. In tale occasione dopo aver donato solenne- 
mente al Cardinale Giovanni il suo proprio Palaz- 
zo e Giardino, donò alla Duchessa i Beni delli Àl- 
toviti > appartenenti già al Marchese di Marignano , 
o condizione però cbe ne disponesse a favore di Don 
Garùa ; e perchè anch'esso non rimanesse senza 



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_„. *»■ Stoma, di toscamì 

^„. qualche p^uodeUa sua amorevoleEte lo dettino pé^ 
a e. il comando delle Galere dello Stato Ecclesiastico: 
*^^I1 Duca fu regalato di tanti monamentì antichi , 

che furono traafsriti aopra ^[uattro Barche a L(< 

Tomo< 



FnÌB DBL ItokO SlCOttOtl; 



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INDICE 



itl^RQ SECOIfDO 
CUCITOLO II. 

Carlo V, riaolre di hr lagnem ai Seoni, e il Duca la 
•occorre: revoca perciò il trattato eoa ì Fraocrsì, • 
riceve l'eiercito Imperiale nfl sao Stato. Arriva il 
Vice-Re a Fireue , dove maore , e Don Oariila i^o 
figlio proaegne la guerra. L' eiercito Imperiale li rU 
tira <la Siena , e il Papa tratta ìnQtUmeote la pace. La 
Flotta Tnrcbeica danneggia l'Elba, e torprende la 
Carsica. Il Daca resta inani rettamente nemico dei 
f>aBceu, a li prepara a discacdarlì da Siena. Negor 
fiati tra i Franocat e il Duca per ingannarli acambie- 
Tolmepte. , , 

CAPITOLO III, 

P Re di Francia ipedìace Piero Slroul in lulia. Il Du- 
ca concerta con l'Imperatore le condisioniper far !« 
gnem ai Francesi. Si move l' eiereito del Duca , • 
occopa i) Forte di Cammollla. Sncceiao di Chìnsi. 
Blocco piantata intomo a Siepa. Diversione dello 
Stressi nello Stato di Firenze. Sopcorsi inviati dall' 
Imperatore al I>nca,e daIReallo Stroui. Ribellione 
della Na^on^ Ftorentina di Roma ..,,.. 

CAPITOLO IV, 

Carattere delMarebese di HarignaDo,e di Piera Stros* 
si. Oircoslanse che mossero i dne Generali a veni» 
a batUglia. Vittona dell' Esercito del Dnca a Scan- 
nagallo. Proposixioni di pace rigettate dairimpera.) 
tor* , p dal Dvca. S»pa ì itrettp mpg^i«rment« fi' 



^dbyGooglc 



assedio. Determ inazioni delta Corte di Francia eira» 
i) BocGoirerla, o' nò. Dedizione dei Senesi al Duca Co- 
simo , « capitolaùoni firmate eoa il medeairao . . 6a 

CAPITOLO V. 

Jt Duca introdace in Siena la guamigìone, « a HtMital- 
cino jì forma ana nuoTa Repubblica. It Uarcfaeae di 
Man'gnano eapagna Fortercole. I Turchi sbarcano i 
Piombino di dove sono rlspinti con perdita. Si prò* 
iiegue a combattere con i Francesi nello Stato di 
Siena. Il torbido carattere di Paolo IV., (a nascere in 
Italia il timore dì naora guerra. Carlo V. rinunsia i 
suoi Slati al figliolo, e si stabilisce tra gl'Imperialìe 
i Francesi tuia tregua qulnqaennale a Cambray ■ • 9^ 

CAPITOLO VL 

La tregua di Cambray dopo rarie dilationi Ì accettata 
ancora noUo Stato di Siena. Il Papa bÌ prepara a ii^ 
Tadcrc il Ragno di Napoli , e ti Duca d' Alva lo pte- 
Tiene. Il Duca Cosimo si sta neutrale tra il Papa , e 
gli Spagnoli. I Francesi per mesto del Papa tentano 
di tirarlo al loi^> partito. Ottiene dal Re Filippo lo 
Stato di Siena in Feudo. Trattato fatto in Firense 
per questa concesaione. St eMminano la condiaioDi 
del medesimo > Ii6 

CAPITOLO VII. 

li Duca Cosimo prende il possesso di Siena : stando in 
guardia con i Francesi s' interpone per pacificare il 
Papa col Re dì Spagna. Spedìsione del Duca di Guisa 
controil Regno dì Napoli. Conclusione del TratUtO 
di Cavi. Contìnua aio ne della guerra tra gli Spagnoli, 
e ilDuca di Ferrara. Il Cardinale Caraflb progetta di 
soggettare i Lucchesi a Firante. L'Amodanneggiala 
Tbscftna con l« inoadasioai. Contegno del Duca età 
i Francesi di Montalcioo; Condkde iu Pisa nn trat' 
tatodi paté tra il Re di Spagna e il Duca diFemra. 
Matrimonio di Donna Lncremd« Medici. . . . i44 



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CIPITOLOTIIL 

Hortedel UsntcialloStroni sotto Thionrillc. Lslflot'* 
taTurcheBCBiaiiiaccU le ooEte della Tofcana.II DocM 
acqaiitaCaatìglione della Peicajae l'Isola del Giglio, 
Insorgono nuove eontew tra il Duca e ■ Franceii di 
HuDtalcino. Intrighi del Dnca di Ferrara per otte- 
nere quel)* FÌRue dal Re di Francia, Trattato geoòt 
rale di pace itabilito ■ Cbateau Cambresli; difEcolti 
locontmte per eseguirlo nello Stato di Sieni. Oe- 
diiiooe di'HootaloiDo. igi 

Capitolo iz. 

Forn» di goTemo tenuta dal Dnca Cosimo. Prosogni- 
mento della Riforma dei costami , per cui si tron 
U maggiora ostacolo nelli Ecclesiastici. Sistema Gia- 
risdisionale. Politia, e Leggi . i atj 

CAPITOLO X, 

Vicende della Mercatura dopo la dicbìarasione della 
guerra Commercio particolare dei Fiorentini. Pro* 
gresso delle Arti , e Manifatture in Flrente. Gorer* 
no economico del Duca Cosimo : propensione del 
medesimo per promoTere le belle Àrli, • I« Lettere. i3S 

LIBRO TERZO 

CAPITOLO I. 

essendo morto il Pontefice è eletto Pio IV. per opem 
del Doca Cosimo. Congiura dì Pandolfo Pucci, « 
compi ìcide Ila medesima. Carattere del nnoTO Papa, 
e sua parsialitA per il Duca. Donna Lncresia si porta 
a Ferrara per celebrare le sue Nosae , e Don Gìo* 
Tanni a Roma a ricevere il Cappello. Il Duca ù pre-* 
para a recuperare con le armi Sovana, che poi è re« 
stituita liberamente. Viaggio di Cosimo a Roma per 
consigliare,* dirigere il Papa nella riapertura del 
Concilio di Trento )Q« 



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