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JOHN AMORY LOWELL, 
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LA BIBLIOFILIA 

RACCOLTA DI SCRITTI SULL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 
DIRETTA 

LEO S. OLSCHKI 



Anno III (1901-1902) — Volume III. 



FIRENZE 
LEO S. OLSCHKI - EDITORE 



;V 






^ 



I • ■ 




INDICE DELLE MATERIE 



I. 

Articoli. 

Dacikr, e. Courrier de Paris . Pag, 176, 308 

De Marinis, T. Per la storia della tipog:ra- 
4a napoletana nel secolo XV. (Con 4 illu- 
strazioni) 288 

Fraschktti, S. La esposizione delle incisioni 
colorate nel Gabinetto Nazionale delle 
stampe. (Con 9 illustrazioni) i 

Hbidknheimer, H. Der Johannistag ein 
Fest der Buchdrucker. (Con i illustra- 
zione) 164 

JADART, H. Les dessins de Jacques Cellier. 
(Con 3 illustrazioni) 118 

Lozzi, C. La bibliografìa storica al Congresso 
internazionale di scienze storiche convo- 
cato in Roma per la primavera del 1902 134 

Magherini Oraziani, G. \5\\ documento di 
Aldo Manuzio il Giovane 285 

Manacorda, G. Dai carteggi Allacciani. Note 
bibliografiche. (Con 3 illustrazioni) . . 
213. 298, 382 

Mazzi, C. Sonetti di Felice Feliciano. (Con 
I illustrazione) .55 

NoRDENSKiòLD, A. £. Dei disegni marginali 
negli antichi manoscritti della Sfera del 
Dati. (Con 5 illustrazioni) 49 

Olschki, Leo S. A proposito d' un docu- 
mento per la storia della tipografìa na- 
poletana nel secolo XV. (Con i illustra- 
zione) 68 

— Una visita alla Collezione del Comm. 
C. Lozzi di autografi e documenti ri- 
guardante la Musica e il Teatro in tutte 
le loro appartenenze e ogni sorta di pub- 
blico spettacolo. (Con 30 illustrazioni) . 231 

— Due nuove traduzioni francesi della Leg- 
genda aurea di Giacomo di Voragine. 
(Con 3 iliustrazioni) 301 

Passerini, G. L- Noterelle 311 



Roberts, W. Book coUecting as an invest- 
ment Pag. 291 

— Notes from London 391 

Romani, T. Le principali figurazioni della 
Sibilla di Cuma nell'arte cristiana. (Con 
18 illustrazioni) 357 

Verga, E. L'Esposizione cartografica di Mi- 
lano. (Con 14 illustrazioni) 142 



II. 



Notizie. 

Abbondanza (L') dei libri 180 

American Bibliography 320 

Asta d'autografi 22 

Automobili (Gli) per le biblioteche. . . . 260 
Bibbia (La) della Regina Vittoria . . . .183 

Bibliografia dantesca 320 

Bibliophiles et livres rares 395 

Biblioteca (La) del principe Luigi-Luciano 

Bonaparte 183 

Biblioteca (La) musicale di Lipsia .... 81 
Biblioteca (La) Nazionale di Firenze ... 21 

Biblioteca (La) Nazionale di Parigi 21 

Biblioteca (La) Nazionale di Torino ... 80 

Biblioteca (Una) babilonica 20 

Biblioteca Nordenskiòld 319 

Biblioteche (Le) della Russia 81 

Bibliotecofilia 22 

€ Bibliothèque Sévigné » (La) di Parigi . .181 
Books recently presented to the New- York 

Institute of Electrical Engineers . . . 399 
Capolavoro (Un) dell'arte europea che passa 

l'Oceano 313 

Cataloghi di vendite inglesi di libri . . . 260 

Catalogo di tipografi spagnuoli 78 

Codice (II) Pisano Fiorentino delle € Pan- 
dette di Giustiniano» 318 

Codice (II) purpureo Parigino 79 

Codices Graeci et Latini 317 

Codices e vaticanis selecti 317 



VI 



LA BIBLIOFILIA 



Collezione (Una) di disegni e di pitture prei- 
storiche .Pag. 314 

Concorso per lo studio degli insetti bibliofobi 83 
Decennio (Un) di bibliografìa dantesca . . 320 
Description of the Sketch-book by Sir Anth. 

Van Dyck 316 

Doni considerevoli ad una biblioteca . . .182 
Dono alla Biblioteca Imperiale di Vienna . 81 

Dono di manoscritti preziosi 319 

Echi del congresso bibliografìco 9i Venezia 180 
Edizione ( Un' ) preziosa delle opere di 

Ch. Dickens 393 

Epistolario di L. A. Muratori 22 

Esposizione di Bibbie 81 

Esposizione (L') Celliniana 82 

Esposizione del libro a Bruxelles . . . .319 
Esposizione tipografica internazionale a Lon- 
dra 260 

Exposition de la gravure sur bois à Paris . 393 

Fantaisies de Bibliophiles 394 

Giornale (Un) latino 393 

Guglielmo II legatore 78 

Gutenberg-Gesellschaft de Mayence . . . 323 
Importante scoperta (Una) in Cina. ... 21 
Importante scoperta (Una) [a Tubinga] . .314 
Lavoro (Un) sconosciuto di Mozart . . .314 
Libro (Un) d'oro miniato del XV secolo del 

Card. Zelada 183 

Libro (Un) a vii prezzo . 22 

Manoscritto (II) più voluminoso 81 

Miniature (Delle) esposte nella Biblioteca 

imperiale di Vienna 316 

Monumento (Un) in onore del primo tipo- 
grafo moscovita 313 

Mostra retrospettiva di communicazioni, 

viaggi e trasporti 82 

Musce (Un) du livre 397 

Museo (II) d'Alessandria d'Egitto . . . .193 

Museo Molière 21 

Musica e Musicisti 319 

Nouvelle édition ( Une) du Hortus deliciarum 394 
Nuova invenzione per la stampa .... 260 

Nuovo manoscritto (Un) latino 313 

Onorificenza 21 

Papiri e cocci provenienti dall' Egitto. . . 80 

Papiri greci 83 

Più antica carta (La) geografica col nome di 

America 313 

Premio Brambilla 318 

Preziose rilegature 315 

Prezioso messale (Un) glagolitico . . . * 314 
Prezzo (II) degli oggetti d'arte . . . • .181 
Prima edizione (La) in-folio di Shakespeare 182 
Quinta riunione della Società bibliografica 

italiana 77 

Rabelais (Le) de 1565 à l'Hotel Drouot . .316 



Re (II) d' Inghilterra e la stampa . . Pag, 260 
Recente scoperta dell'impressione più an- 
tica di Gutenberg 319 

Registro (11) nero nell'educazione dei principi 79 
Riposo festivo (II) nel XVII secolo . . . 184 
€ Salterio» (II) di Fust e Schòffer del 1459. 314 
Scoperta d'un manoscritto ....... 315 

Scuola Tipografica ed Arti Affini di Torino 318 

Società dei Bibliofili lionnesi 84 

Società bibliografica italiana 318 

Société (La) des Bibliophiles Fran<;ois . . 394 

Stampa sulla pergamena 393 

Stamperia (La) dei Benedettini di Solesmes 260 
€ Storia (La) dell'arte tipografica in Francia > 315 
Storia di un bibliofilo troppo appassionato 76 

Studio (Lo) degli antichi papiri 319 

Terracotta con iscrizione etrusca . . . .183 
Trasporto (Un) di manoscritti preziosi . . 182 
Vecchie campane (Le) del Modenese ed € i 

caratteri » mobili . . . ' 74 

Vendita d'autografi 81 

in. 

Recensioni. 

A la mémoire de Jean Gutenberg. (L. S. O.) 18 

Catalogo della Biblioteca Corvisieri IL 

(C Lozzi) .....Io 

O'Essling, Prince, et Eug. Muntz. Pétrarque, 
ses études d'art, son influence sur les ar- 
tistes etc. Con 6 illustrazioni (***). . . 387 

Magherini Oraziani, G., L'arte a Città di Ca- 
stello. Con IO illustrazioni. (D. Mich. 
Faloci Pulignani) 169 

Ratti, Sac. Ach., Le ultime vicende della 
Biblioteca e dell'Archivio di S. Colom- 
bano di Bobbio. (L. S. O.) 74 



Corriere Bibliografico della Libreria Leo 
S. Olschki. Monumenta Typographica : 
Roma (suite), Ronciglione, Rouen, Sa- 
luzzo, Santorso, Savona, Scandiano, Se- 
dan, Sevilla, Siena, Solingen, Speier, 
Spoleto, Strassburg, Torino, Torre del 
Bel Vicino, Toscolano, Treviso, Trino 
Vercellese, TObingen, Ulm, Urbino, Ve- 
nezia. Dal N. 531 al N. 979. (Con 26 il- 
lustrazioni). . . 25, 93, 189. 261, 333, 405 

Corrispondenze 92, 187, 332 

Domande 20, 74, 259 

Libri ricevuti in dono 23 

Necrologio 186, 332, 404 

Vendite pubbliche. (Con 7 illustrazioni). . . 
23, 89, 184, 324, 403 



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INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI 



Alfieri. Vittorio. Autografo Pag, 256 

Allacci, Leone, ritratto 215 

— Drammaturgia. Roma 1666 217 

Amati, Nic. Autografo 243 

Aprosio, P. Ang. da VentimigUa, ritratto .214 
Ars moriendù (Strassb. ca. 1470) . . . .101 
Bartolozzi. Ritratto della contessa Spencer . 6 

— Ritratto del principe di Wales .... 7 
Bencivenne da Mer catello. Tarsie , . . .175 
Berckorius. Liber biblie moralis. Ulm, Job. 

Zainer, 1474 »'5 

Bergomensis. /. /*A. Supplementum Chroiii- 

canim. Venet., Bernardino Benali, i486 342 
Bessarion, Nic. Oratione agli Signori d' Ita- 
lia de li pericoli p. gli turchi. Venet., 

Valdarfer, 1471 '9^ 

Bibbia latina. Venet., Jensoii, 1479. ... 192 

— idem. Venet., Octav. Scotus, 1489 . . 277 
Boccaccio, De casibus viror. illustr. (Ar- 

gent. 1475) 96 

Breviarium Romanum. Venet., Job. v. KOln, 

1481 334 

Burghesfus, Lud, Repetitio sup. leges primas. 

Siena 1516 44 

BurgOy Lucas de. Summa de Arithmetica. 

Toscolano, 1523 107 

Burke. Venere sorprende Ganimede ... 13 

Byron, Lord. Autografo 257 

Caccini^ Giulio. Autografo 234 

Carta delle campagne del principe Eugenio 

(1706) 147 

Cellier, Jacques. Orgue de la cathédrale de 

Reims 126 

— Le € Pater » en langue hébraique . . . 1 29 

— Le fnois de Janvier . 1 32 

Cbopin. Autografo 239 

Gmarosa, Dom, Autografo 235 

Climackus, Joa. Scala del paradiso. Torre 

Del Bel Vicino 1478 105 

Concilium Lateranense. Roma, Jacob. Mazo- 

chius, 1520 ' 38 

Gorelli, A. Autografo . . . • 241 



Corsettus, Ant. Tractatus. Venet , Joa. et 

Gregorius de Gregoriis, 1495 . . Pag. 272 
Dati. Sfera, Manoscr. . . 50, 51, 52, 53, 54 
Delattre. La Bellezza consigliata dalla Pru- 
denza 5 

Della Robbia, Putto 173 

Dickinson, W. Vicountess of Crosbie . . . 327 
Dionysius Afer,Qosxs\ogxw^\\\^. Venet., Ber- 
nard. Maler et E. Ràtdolt, 1477 , . .211 
Dominici^ Giov. Trattato d. charità. Siena, 

I5"3 45» 46 

Dumas pére. Ritratto e. dedica autogr. . 258 

Eusebius Pamphilius. De evangelica praepa- 

ratione. Venet., Jenson, 1470 . . . .193 

— Chronicon. Venezia, Ratdoit, 1483 . . 265 
Federico il Grande di Prussia. Autografo . 248 

Feliciano, Felice. Sonetti 57 

Gaffùrio, Franch. Note marg. alle dottrine 

di Platone 237 

Gaspare (Bertolotti) da Salò. Autografo. . 242 
Gherardì, Cristof- Vòlta dipinta nel Castello 

di S. Giustino 17^ 

Giotto. Triomphe de la Chasteté .... 390 

Gombert, Nic. Autografo . 253 

Guidetti, Giov. Autografo 252 

Haydn, Jos. Autografo 236 

Heine, H. Autografo 247 

Histoire d*Ulysse. Lyon 1531 . . • • • . 388 

Hoppner, Nature 329 

Horatius. Opera. Strassbg., Grùninger, 1498 97 
[Kauby Joh:\ Hortus Sanitatis. Venet., Ber- 
nardino Benali, 151 1 347 

Kepler, Joa. Autografo 249 

Lago di Como. Carta (1520) 144 

— Vedutina, princ. sec. XVI 143 

Landino, Christ. Formulario de epistole. Nap. 

1480 70 

Lawrence, Th. Disegno orig 325 

Le Blon, 1. Ch. Louis XV 328 

Locher. Libri phUomusi. Strassbg., Grù- 
ninger, 1497 97 

Lombardia. Carta (1558). . 146 

Ludolphus. De terra sancta. (Argent. s. a). 95 



rm 



LA MBUOFILIA 



F. Autografo . - . - Pag^. 245 

MalibnM, F. Autagrzk» 23S 

Maflt20aì» AkMBodro* Ritratto e. dedica aa- 

topiaiÉi ' . 258 

JfarMamu Barih. Urbif Romae Topograpbia. 

K4»na« 1^44 39 

Matdait* Joa. Dedica aotogr 245 

Matteo dq^ Organi. Autogrsdó. .... 254 
Matteo De'Fastì.Trìomphede la Renoiniiiée 588 

Milano, FunU. 1573 153 

Milano* Veduta, 150^^ 149 

Milano, Veduta princ. aec. XVI 148 

— ideai. 1578 150 

— CasUUo di Milano. Veduta. 1550 . . .161 

— idem. Sec, XVIII 162 

— Duomo. Veduta. 1704 156 

— Ihtomo. Veduta ideale prìoc. del seco- 
lo XVIII 158 

— idem. Princ. del sec. XVIII 159 

Mirabilia urbis Ramae. Roma, Stephanus 

Plannck de Patauia, 1489 25 

MonUverdif Claudio. Autografo 234 

Murphy. Rtiratlo della ^incipessa di Wales 8 
Ordo miMalis sec. cons, Rom. Nap. 70-289-290 
Petrarca. Sonetti. Veneti, Bartolommeo Zani, 

«497 428 

Piero della Francesca. Ercole ..... 170 

Pinturicchio, Madonna 170 

Pio Vf Papa. Autografo 254 



PoHH, Lane. La Sconficta di Monte Aperto. 

Siena, 1502 P<i^. 48 

Poliziano, Ang. Autografo 246 

Progetto del naviglio di Pademo (1520) . 145 
Promenade du Jardin du Palais Royal. Pa- 
ris. Stampa a colorì 330 

Raffaello. S. Rocco 169 

— Disonno per gli Stendardi. ..... 171 

Roasini, Gioacch. Ritratto e. autografo . . 237 

Rousseau, J. J. Autografo 238 

Scala, Giov. Autografo 248 

Sibilla Cumana 359-381 

Signorelii, Luca. Martino di S. Sebastiano 174 
Smith. Vindoznna 11 

— Felicia 324 

— Amanthis 326 

Stradivarì, A. Autografo ....... 244 

Subiaco. Abtei 166 

Triomphe de l'Amour. Miniature ital. XVI 

siècie 387 

— idem. Miniature ital. XV siècie. . . . 389 

Triomphe de la Renommée 388 

Vecchi^ Orazio- Autografo 234 

Virchi, Giov. P. Autografo 243 

Voragine, j. de. Legenda. Col., Zeli, 1483. 302 

— idem, belgice. Utrecht, 1480 . . 303, 305 
Ward. Ritratto della principessa Amelia 

d Inghilterra 9 

— Lady Jane Grejr .10 

Wynne Ryland. Venere presenta Elena a 

Paride 15 




»IVO! 



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La Bibliofilia ^ 

Raccolta di scritti sull'Arte Antica in 
Libri ^ Stampe ^ Manoscritti ^ Auto- 
grafi e Legature ù^ ù^ <S^ «2^ c3^ «2^ 

iretta da LcÒ S. 01SChkÌ c2^ c3^ «2^ 

Volume III ^ Aprile 1901 ^ ù^ ù^ 
Dispensa i^ c3^ ^ «2^ ^ <0^ <^ <^ 
Leo S. Olschki ^ Editore in Firenze 
con Succursali a Venezia e Roma. c3^ 






Della Bibliofilfa si pubblica ogni mese una di- 
spensa dì pagine 24 di scritti originali con copertina 
a tre colori, vendibile al prezzo di 3 Lire, ,da tutti i 
principali librai del Regno. 

L'abbonamento annuo ad una serie di dodici di- 
spense costa: 

Per l'Italia Lire 

Per l'Estero (Stati dell'Unione Postale) Frcs. 





■•••. 



Prezzo di questo quaderno Lire 3 



— ^^«^ 



L'annata corre dall' Aprile al Marzo 



Lettere e vaglia si dirigano alla Libreria LEO S. OLSCHKI 
Firenze, Lungarno Acciaioli, 4 (Palazzo Acciaioli). 



Ai nuovi abbonati al terzo anno de La Bibliofilia si forniranno 
il primo ed il secondo volume completi al prezzo ridotto di 
30 Lire anziché 40 Lire. 



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SOMMARIO DEL PRESENTE FASCICOLO 

La esposizione delle incisioni colorate nel Gabinetto delle stampe (Stanislao Fra- 

sc'HETTi). — Con 9 illustrazioni p*g. i 

Recensioni 16 

Cal«lo|»o «klU Biblioteca Corrìsierì (C. Lozzi). • 
A la mérooìre de Jccn Guteaberg (L S. OX 

Domanda 20 

Chi tft il pnmo tipografo di Mamota ? ( — a.). 

Notizie (^L S. OJ 20 

Vna WHioteca babiioaìca. -- La Biblioteca Nanonale di Fìrenie. — Museo Molière. ^ Onorìficeiua. — Una 
ìmpof tante «toletta in Cina. — La Biblioteca Naxionale di Pftrìgi. — Asta d*autogra6. ^ Bìbliotecofilia. — Un 
libr« a TÌl preoo ! -^ Epistolario di Lodovico Antonio Moratori. 

Vendite pubbliche 23 

libri ricevuti in dono 23 

Momiuìenta ivpographica ^Leo S, Olschki). — Con 7 facsimili 25 

^KoaM. RoiKÌ£ac4K. Rouen. Salitcxts. SaQtor»o. Savona, Scandiano, Sedan, Serilla. Siena ^ 



Aprile 1901 



Dispensa i* 



La Bibliofilia 

RACCOLTA DI SCRITTI SULL'ARTE ANTICA 
IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA, LEO S. OLSCHKI 

^ "<"S» » » ■tr'gÌHI*y-w^MP ' »'»»y*»'^ -^-y -yr ■■■-■*■ -r ^-y^ W 



La esposizione delle incisioni colorate 
nel Gabinetto Nazionale delle stampe 



'artistico gabinetto romitno, sotto la intelligente direzione di Adolfo Ven- 
turi^ ogni anno prepara una assai gradita sorpresa nelle belle sale di pa- 
lazzo Corsini. 

Dopo le mostre dell'opera di Francesco Bartolozzi, di quella di 
Alberto Diirer, delle incisioni a chiaroscuro^ ora, in grazia di quelle 
cure amorose, possiamo ammirare la bella esposizione delle stampe a colorì estratte dalle 
ricchissime collezioni dell' istituto romano. 

È certo per noi fonte di grande e legittima sodisfazione il possedere proprio in 
Roma, dove l' ignobile mercato delle cose d'arte ha assunto per gli sforzi di pochi spe- 
culatori, proporzioni spaventevoli, una delle più doviziose o forse la pia doviziosa rac- 
colta di stampe italiane e straniere. E la nostra sodisfazione si accresce constatando come 
la solerte direzione, per quanto lo permette la misera dotazione governativa, non trascura 
tuttodf di aumentarla e di completarla con nuove importanti opere. 

Pertanto non sarà discaro che diciamo un poco della esposizione odierna, la quale 
per la curiosità e per la nobiltà del contenuto forma la ammirazione degli intelligenti. 
La incisione a colori sai/ in grande onore nella seconda metà del secolo XVIII e 
la sua tecnica non è che un derivato e un perfezionamento della incisione a chiaroscuro 
o < camayeu », la quale sorta senza dubbio in Italia per l' ingegno di Ugo da Carpi si 
diffuse e si perfezionò mirabilmente in Germania. 

Su la questione fondamentale del primato della scoperta, gli storici dell'arte delle 
stampe si sono lungamente travagliati in sottigliezze e in ipotesi cervellotiche, conclu- 
dendo con lo ammettere nella ingegnosa invenzione solo in parte, per quanto in non 
piccola parte, il merito degli italiani. Anzi uno scrittore recente, il barone Portalis, a 

Lt 'BiUìtfiIft, Tolame III, diipcou i& i 



STAXBIAO FRASCHErn 



:xó. ù ^eve d'àltrooàe tac cotennoso itaàio so la incisicele a coiod (i), tomando sul 
ìpaété^ ìA Papil^M i^, zfjr. n pexiì^ di aSeraarc che « cazrre Hi](^ fiit un perfecdon- 
sKsr fio» qa^^aa ixrreocecr >, 

Per beo compmulere il ik9M> iodmo della questione, gicyva ooooscefe, per sommi 
ta^y il pg rcfdirngflt o tecnico della libila arte di riprodnziooe. 

Le lUoipe a c&iaroscoro sodo ìdóóooì in legno che riprodocoDo disunì ed acque- 
fefT; nrAMcr«Gii o policromi, le quali sì dividono in dne classi a seconda del nomerò 
ii ta&Ue i a ipiegj t r nella cclontar^ Apportei^ono alla prima classe quelle stampe ese- 
ytsse m H&tsts^ C4»dcftd a penna so carta colorata, con Imnfggiatore di biacca, le quali 
etii^Aio r impiego di doe « plancbes »^ di cni Tona rende il disino, Taltia il fondo 
4Ìe;Ia cana e i chiarì in risalto. 

Scoo comprese rìceretaa nella seconda classe quelle stampe' che riproducono dise- 
f^fd hy€/r:gtì eoa tinta di bistro o pittore condotte ccm tre o pia colorì o con gradazione 
deile ticte medefimef seoza alcuna preparazione di contomo a penna. Queste rìproduzioni 
— cike u chumzao anche « camaveox > per P imitazione di tal genere di pittura -%- 
e^iij^Mko V impiego di tre o quattro tavole, di cui la prìma rende il contomo e le ombre 
pf « forti ; b feconda le ombre meno sensibili ; la terza le mezze tinte, e la quarta il 
U/tìdo della carta colorata e le lum^;giature vive. 

G>i astori stranieri non sono d'accordo su '1 tempo a cui rìsale la invenzione 
delle «lampe a chiaroscuro e né meno su 1 nome dell'artista a cui si deve. Giorgio Va- 
sari nella Introduzione alle tre arti del disegno, cosi scrìve di codesta arte e del suo in- 
ventore: « Il primo inventore delle stampe di legno di tre pezzi, per mostrare oltra il 
dÌ4egr>o Pombre, i mezzi ed i lumi ancora, fu Ugo da Carpi, il quale, a imitazione delle 
Mampe di rame, ritroso il modo di queste intagliandole in legname di pero o di bos- 
%fAOf che in que^o sono eccellenti sopra tutti gli altri legnami. Fecele dunque di tre 
pezzi^ ponendo nella prima tutte le cose profilate e tratteggiate, nella seconda tutto quello 
die è tìnto accanto al profilo con lo acquerello per ombra^ e nella terza i lumi ed il 
camp^^, laiciando il bianco della carta invece di lume e tingendo il resto per campo ». 

Non pertanto alcuni autori stranieri rivendicano il merito dell' invenzione ai tede- 
schi, Mmza però accompagnare codesta asserzione con evidenza di prove. Altri scrittori 
pia recenti ragionano in proposito nel modo seguente : 

Non esistono chiaroscuri italiani anteriori a quelli di Ugo da Carpi ; le stampe più 
antiche di Ugo che portano una data come la « Morte di Anania > ed « Enea ed An- 
chi^ jr^ ambedue derivate da Rafìaello^ risalgono al 1 518. Vi sono invece stampe chia- 
roscurate di maestri tedeschi datate dal 151 5 come il < Rinoceronte » derivato da Al- 
berto Dlircr ed anche un'altra segnata 15 12. Dunque appare evidente la precedenza dei 
maestri tedeschi e, secondo ogni probabilità, si può attribuire il merito dell' invenzione 
a Jean Ulric Filgrim di quella nazione, le stampe del quale presentano un carattere più 
antico. Nondimeno, siccome le stampe tedesche con data anteriore a quelle di Ugo da 



(f ) hAnon Rftoit Poutamu. /^ gravun en couleun, « Gazette des Beaux-Arts •. Tome XXXVlII, II periodo, fase, i dicem- 
bri iHHH, t Mgg. 

(3) PAriLlvOH. Tratte hiiloriqut et pratique d* la gravure en boit. 






LA ESPOSIZIONE DELLE INCISIONI COLORATE 



Carpi, appartengono tutte alla prima classe delle incisioni a chiaroscuro, cosf non v*è 
alcun dubbio che l'artista italiano sia stato l' inventore delle stampe della seconda classe, 
vale a dire dei « camayeux >. 

E il ragionamento, in verità correrebbe a maraviglia, se non vi facessero qualche 
ostacolo alcuni dati di fatto a cui gli eminenti critici stranieri non posero mente. 

Di Ugo da Carpi conosciamo molte stampe non datate appartenenti alla prima 
•classe ; ora, come appare evidente che tutte le invenzioni debban procedere dal semplice 
al complesso e non viceversa, cosi si può pensare che il maestro italiano si sia provato 
prima che nelle stampe a quattro o pili lastre, in quelle più facili, in quelle a due, il 
merito della cui invenzione si vuol ora attribuire ai maestri tedeschi. E inoltre, se è 
^usta la data del i486 fissata dall' Huber per quella della nascita di Ugo da Carpi, ne 
deriva che nel 1512, anno in cui vedeva la luce la prima stampa tedesca a due tinte, 
egli contava ventisei anni. Si può dunque supporre che un tale artista valoroso prima di 
•quell'anno avesse già iniziata la sua bell'arte in tentativi piiì facili e più semplici, che 
si possono forse riconoscere in alcune sue nitide stampe prive di data. Ad ogni modo 
è universalmente attribuita al valoroso artista Y invenzione delle vere incisioni a chiaro- 
^uro, dei < camayeux » da lui elevati alle più grandi manifestazioni a gloria dell'arte 
e a gloria d'Italia. 



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Ugo da Carpi nacque da Astolfo di Panico, conte palatino, la famiglia del quale 
da Parma passò a Carpi intorno alla metà del secolo XV, siccome riferisce il Tirabo- 
schi (i) ; Questo autore infatti riporta un passo d'un contratto in cui kartista si sotto- 
scrive < Hugo fiolo del conte Astolfo de Panicho » e cita in altro luogo (2) l'opera di 
scritture dì Angelo di Modena, stampata nel 1535, con incisioni del grande artista: 
€ Thesauro de' Scrittori, opera artificiosa, la quale con grandissima arte si per pratica, 
come per geometria insegna a scrivere diverse sorte littere, cioè cancellaresche, formate, 
cursive, antique, moderne et bastarde etc. tutto extracto da diversi et probatissimi autori 
et massimamente da lo precarissimo Sigismondo Fanto nobile Ferrarese mathematico et 
architettore, intagliato per Ugo da Carpi. Ancora insegna de atemperare le penne etc. 
Ne l'anno di nostra salute MDXXXV ». Le incisioni contenute in codesto libro si giudicano 
assai mediocri e molte diverse dalle stampe a due tinte ch'egli mirabilmente condusse. 
Giorgio Vasari dice che Ugo da Carpi « sebbene mediocre pittore, fu suondimeno 
in altre fantasticherie d' acutissimo ingegno » (3). A prova del suo asserto riferisce co- 
m'egli solesse dipingere con le dita seijza l'aiuto di pennelli : « E perché, come ho detto, 
fu costui dipintore, non tacerò ch'egli dipinse a olio senza adoperare pennello, ma con 
le dita, e parte con suoi altri instrumenti capricciosi^ una tavola che è in Roma all'altare 
del Volto Santo ; la quale tavola, essendo io una mattina con Michelagnolo a udir messa 
al detto altare, e veggendo in essa scritto che l'aveva fatta Ugo da Carpi senza pennello, 



.' «.i^ 



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' '.»» 






(l) Girolamo Tibaboschi, .^ton'a ditta letteratura iiatiana^ tomo VII, parte III, pag. 423. 

(a) Biblioteca Modenese, tomo III, pag. 213. 

(3) Vita di Marcantonio Bolognese e di altri intagliatori di stampe, parte III. 




£ct2 di mi^fior ma- 



La ^gt'JÌA dK Tue al TalorosD inctsofe il sereio ammcMnmazto del gigmte dd 
r i niygiTf a^ s scoKim aocora nella con detta sai|^re&ua de'beDcódati nella basilica di 
SdH. Ke t i' >^ KappHHcsla i «ed Pietro, Fac4o e Vcrooica e ri sì legge tuttora la iscx]ZÌon& 
dhe Sxe rsder tacio il Vasari a mezzo della mesBi: « per M%o de Carpi intaiatoce, fata. 



XeC^arte simpatica delle incisioai duaroscnnite oltre Ugo da Carpi ecc el se r o it 
Brrfafarri, Francesco Mazzuoli detto fl Parmigiano, ed Antonio Fantnzzì da Trento soo- 
ailiero* )(tl Sesceoto esu d>be noovi folgori con le opere di Bartolomeo Coriolano, dello 
Jegber, dd Goltzios e del Hoemart. E da qnel tempo non tornò in onore che nel Sette- 
cento con le opere di Antonmaria Zanetti e ^ Nicola Lesnenr; gli nhimi tentatiri del 
genere sì dcèbooo al Papillon in Francia, aUo Jackson in Inghilterra e al Bartsch e al 
Prette! in Aostria* 

La vera incisione a colori è un prodotto dell'arte francese e se ne deve la sco- 
perta a Giacomo Cristoforo Le Blon nato a Francoforte nel 1670. Esso nel 1696 si 
trorara in Roma neUa scuola di Carlo Maratta e piti tardi ad Amsterdam dove si occupò- 
di miniature e àost. incise nel 1710 il ritratto del principe Eugenio di Savoia. 

L'artista adottò un procedimento semplice ed insieme ingegnoso; egli distribuì in: 
tre « plancbes » i colori fondamentali separati. Nella prima incise il turchino che ren- 
deva i contomi e gli efletti di chiaroscuro, nella seconda il giallo che dava le mezzetinte- 
tenere e i riflessi ; (il verde si produceva col connubio di codeste due tinte) e finalmente 
nella terza dispose il rosso che animava la composizione e che, mescolato col turchino, 
rendeva il bruno. In altri termini il procedimento che oggi si adotta, con mezzi mec- 
canici dati dalla fotografia, per ottenere la cosi detta tricromia. 

L* artista non usò, a difierenza de' suoi precessori, la quarta < planche > del contomo- 
e delle ombre a nero, assai comoda per raggiunger subito il grado di chiaroscuro neces- 
sario, %{ bene con le sole tre lastre colorate egli condusse assai notevoli opere tra le- 
quali il ritratto di grandezza naturale di Luigi XV, che fu il primo tentativo in Francia, 
di incisione a colori in grandi proporzioni. Giacomo Cristoforo Le Blon mori a Parigi 
nel maggio 1741* 

Egli lasciò alcuni allievi tra cui il migliore fu il Gautier-Dagoty nato a Marsiglia 
nel 1717, il quale si attribuiva la priorità nell'adozione della quarta lastra del nero^ 
della quale il suo maestro non aveva voluto sapere. 

Una delle opere pili importanti di codesto artista è una collezione di stampe ana- 
tomiche a colori intitolata: < Exposition Anatomique du Corps Humain en 20 plancbes 
imprimée avec leurs couleurs naturelles selon le nouvel art dont M. Gautier est inventeur. 
A Marseille, 1759 ». In codeste opere scientifiche tutta la grazia settecentesca della in- 
cisione a colori sparisce per lasciare il campo alla cruda realità dei muscoli e delle 



LA ESPOSIZIONE DELLE INCISIONI COLORATE 



membrane sanguinolenti. II figliuolo dell'artista, Edoardo Dagoty, ereditò l'arte patema in 
cui dimostrò assai maggiore ingegno e genialità nella scelta dei soggetti. 

In seguito la bella arte della incisione a colorì, con procedimenti e tecniche diverse, 
'divenne popolare e famosa con la < manière du crayon » del Demarteau e del Bonnet, 
con la « aquatinta » iniziata dal Laprìnce e perfezionata dal Debucourt, dallo Janinet^ 
dal Sergent, e finalmente con la tecnica « au poinlillé » a colorì del pili grande fra 
tutti, di Francesco Bartolozzi incisore fìoFentino. 



. Dblattrb- La Bellezza consigliala dalla Prudema 
respinge gli invili della Follia. 



j* 



Nella esposizione odierna si trovano, in mezzo a molte discrete stampe italiane, 
francesi ed inglesi, alcuni capolavorì del genere, di gran valore sul mercato artistico. 
Basti accennare che un ritratto solo, quello della principessa- di Wales del Murphy, è 
stato stimato del valore di novemila lire. 

Esainineremo brevemente le più caratteristiche e le più delicate incisioni della bella 
<ollezione romana. 

la scuola francese è rappresentata da eleganti ma limitati saggi, che l'onore della 



STANISLAO FRASCHETTl 



colkzioae xpfnitieoe all'aite anglo-iuliana rappresentata principalmente dagli -emÌDenti 
qc mp b ri dd Baitolozzi. 

Lo Janioet (nato a Parigi nel 1752, mortovi nel 1814) ci si mostra eoo una 
anwonita compoazione deri\'ata da Carlo Cterissan, rappresentante (antasticfae rovine d'un 
lonpio looiano, il quale secondo la relativa iscrizione, si troverebbe nei dintorni di Poz- 
zacdi mentre ricerersa non vi si trova afiatto. Le tinte sono oscure, rossastre, I^^nose e 
la tecnica della « aqnatinta > rende una impressione di acquerello macchiato largamente. 



Fig. a. Bartolozzi. RUratto della contessa Spencer. 

Di Maria Giovanni Delattre di Abbeville (nato nel 1746 e morto a Londra nel 1840) 
abbiamo un elegantissimo tondo rappresentante « La Bellezza consigliata dalla Prudenza 
respinge gli inviti della Follia » {Fig. i). Le tre femine, leggere e delicate nei veli diafani,, 
sono att^giate in atti di grazia e nella mollezza della composizione il color rosa predomi- 
nante si fonde armonicamente negli svolazzi dei veli e nella mollezza delle carni. 

Del Dumée ammiriamo mi bellissimo studio di figura di carattere fiammingo, de- 
rivato da Giovanni Raffaele Smith, rappresentante Agata, l'eroina del poema omonimo di 
Edoardo Jemingham. 



LA ESPOSIZIONE DELLE INCISIONI COLORATE 7 

Luigi Bonnet, nato a Parigi nel 1743, ci si presenu con due graziose stampe de- 
rivate da Francesco Boucher rappresentanti l'una « Venere sorpresa da Amore» e l'altra 
< Venere accarezzata da Amore ». 

Le opere appaiono lavorale alla « manière du crayon » in due sole lastre, quella 
del nero e quella del rosso, e rendono a meraviglia nel segno nitido, elegante, quasi 
calligralìco^ la grazia di un disegno originale. 



Flg. 3. Bartolozzi. Ritratto del principi di Wales. 

Gilles Demarteau (nato a Luttich nel 1732 morto a Parigi nel 1776) ha due qua- 
dretti rotondi dal soggetto medesimo ma di diversa composizione, intitolati « La famiglia 
del Fauno > dai disegni di Le Barbier l'Ainé. Il segno è duro, metallico come in certi 
putti del Bouclier e le tinte velate, sporche, danno alle opere l' impressione dì litografie. 

II Ride^ incisore che operò tra il 1780 e il 1800, ha un delicatissimo ritratto, 
derivalo da Francesco Sergent, rappresentante Enrico IV re di Francia e di Navarra. 

Un* armonica composizione soffusa di rosa nella mollezza delle carni rappresenta 






8 STANISLAO FRASCHETTl 

Eafrosine ed è dovuta a Pietro De la Rue de l'Epjnay che la derivò sulla prima metà 
del secolo XIX dal pittore Giacomo Amiconi. 

Per ultimo ricorderemo della scuola francese le notevoli composizioni dì Luigi 
Leopoldo Boilly (Bassée 1761, Parigi 1845) litografate dal Delpecli, rappresentanti «Le 
smorfie » in otto quadretti pieni di una moltitudine dì faccie stranissime, porpuree nelle 
guancie, atteggiate nei più sconci e né più ridevoli atti del mondo. 



Fig. 4. MuRPHV. Ritratto della principessa di Wales- 

e* 

La scuola italiana, ad eccezione delle maraviglie dell'opera dì Francesco Bartolozzi, 
di cui parleremo appresso, non presenta saggi di grandissima bellezza di grandissima 
importanza. Mentre gli artisti francesi si rivelano nella gentilezza delle Composizìoot e 
del soggetto, nella vaghissima < coquetterìe » dei Boucher, dei Bonnet, dei Demarteau, 
quelli italiani tutti compresi dell'antica grandezza di cui il novo classicismo della fine 



LA ESPOSIZIONE DELLE INCISIONI COLORATE 9 

<lel secolo XVHI e dell'inìzio del XIX, impressionava le menti e infiammava i cuori, 
non si compiacciono che del fatti gloriosi della storia romana e dell'epopea greca. 

E cosf in grandi quadri storici Gaetano Venzo, artista della seconda metà del Set- 
tecento, incide dall' originale di Giangiacomo Le Barbier il giovane, l'episodio di « Vir- 
i;inia contrastata alla potenza di Appio Claudio », e da quello dell' Hamilton, « Achille 
piangente la morte di Patroclo >. E cosf Pietro Vedovato, incisore veneziano nato nel 
1760 e morto nel 1830 dallo stesso Hamilton deriva la composizione rappresentante 



Fig. 5. Warh. Ritratto della principessa Amelia cT Inghilterra. 

< Achille che infierisce sul corpo di Ettore » e quella di « Priamo che riscatta da Achille 
■I corpo di Ettore » ; e dall'originale di Giangiacomo Le Barbier riproduce quella di 

< Coriolano e Veturia ». E Angelo Zaffonato, pure di Venezia, artista fiorito nella seconda 
metà del Settecento, deriva dall'Hamilton ÌI quadro «Achille adirato perché gli vien 
tolta Briseide » e Benedetto Eredi fiorentino, nato nel 1750 e morto ' nel 1813, incide 
il < Ratto delle Sabine >. 

Tutte codeste composizioni di autori e di soggetti diversi hanno di comune una 



STANISLAO FRASCHETTI 



vi, sfacciati, non seinpi» 
i sìa raggiunto in modo- 



grande monotonia accademica cosi nel disegno come nei colori, vi' 
gradevolmente armonizzati, sebbene qualche effetto di chiaroscuro v 
a bastanza felice. 

Ma elevandoci * in pid spirabìl aere » avremo un vivissimo godimento estetico 
nel rimirare l'opera del più grande incisore moderno, di Francesco Bartolozzi. 

L'artista nacque a Firenze nel 1727 e vi ebbe gli elementari insegnamenti della 
bella arte^ dal Ferretti e dall* Hugford. Passato poi a Venezia, nella scuola del Wagner 



Fig. 6, Ward. Lady Jane Crey mila notte precedente alla sua 



■apUale. 



diede i primi brillantissimi saggi della sua genialità. Nel 1760 fu chiamato a Roma d» 
monsignor Bottari ed egli vi si recò insieme con la moglie Lucia Ferro che vi partorf 
il figliuolo Gaetano, il quale divenne pure un bravo incisore. 

In Roma la £ima del delizioso artefice si diffuse ben presto cosicché egli divenne 
V artista favorito de'pid illustri personaggi del tempo, come a dire Ì Medici, Ferdinando IV^ 
r* delle due Sicilie e Francesco 1 d'Austria. 

Nel 1764 fu invitato dal Dalton, bibliotecario del re d' Inghilterra, a recarsi a Londra 



LA ESPOSIZIONE DELLE INCISIONI COLORATE 



per intraprendere la riproduzione a bulino de' disegni del Guercino, onore della collezione- 
rete. 

Codesta fu Fultima opera che 1* incisore condusse co' soli sistemi italiani, ed è ìn 
verità da stupire della finezza ch'egli raggiunse in quelle stampe che rendono con fedeltà 
fotografica ogni segno spigliato di matita o di penna. 

Ma in quel tempo a Londra faceva gran chiasso la nuova maniera francese iniziata 
da Gilles Demarteau, per la quale gli effetti non si ottenevano mediante i segni lineari 
fi bene con una serie di minutissimi puntini. 



Fig- 7. Smith. £' indovina. 

11 valente incisore fiorentino s' innamorò subitamente della maniera novìssima nellz 
<iuale per la squisita abilità tecnica superò ben presto fin lo stecso inventore. 

Pertanto egli in breve, , associando e per cosf dire fondendo in un complesso de- 
lizioso le due maniere, la propria cioè e la francese, ra^iunse effetti maravigliasi che- 
gli stabilirono definitivamente la sua fama mondiale. 

Egli divenne cosf il caposcuola dell' incisione inglese e lasciò molti rimpianti ia 
loghUterra allorquando nel 1802 accettò l' invito del principe reggente di Portogallo che- 
Io chiamava a Lisbona offrendogli un palazzo magnifico, un ingente stipendio e la carica 
di direttore dell'Accademia reale degli incisori. Quivi l'artista formò una nuova scuola, 
d'incisori ed operò indefessamente tino alla morte che lo incolse assai vecchio nel i8i^. 



12 STANISLAO FRASCHETTI 



«3* 

Francesco Bartolozzi nel!' incisione a colori fu veramente un novatore in quanto 
iniziò per il primo in codesta applicazione il nuovo metodo a punteggiatura in grazia 
ilei quale le tinte acquistano maggior delicatezza e trasparenza. 

Però egli non si curò mai di ottenere eflfetti poderosi con tinte forti e smaglianti, 

le quali viceversa furono il segreto affanno de' suoi imitatori; sf bene si compiacque con 

tinte lievissime di raggiungere una freschezza ed una trasparenza d'acquarello. 

Esamineremo brevemente alcune delle sue migliori stampe colorate esposte nella 
mostra odierna. 

Un bellissimo saggio della finezza e della abilità tecnica dell' incisore lo abbiamo 
nel ritratto a due tinte, a punteggiature, della pittrice veneziana Rosalba Carriera, derivato 
da un originale della artista medesima. I minuti puntini di che s' avvalora il chiaroscuro^ 
danno l' impressione di certe vecchie litografie in cui si scorge la grana della carbonella. 
11 ritratto intitolato : « Contemplazione », da Giambattista Cipriani, ha la stessa grazia 
delicata e cosi pure il « Rodope ed Esopo » derivato da Angelica Kaufìman, e la figura 
di Celia, protagonista della comedia dello Shakespeare, « Come vi piace ». 

Nulla si può imaginare di più delizioso del ritratto della contessa Spencer^ derivato 
da Joshua Reynolds (Fig, 2); la bella personcina spicca su un vago paesaggio pallido e 
brumoso ed ha il capo adorno di un cappello a larghe tese che segna un' ombra ricca 
di colore su la linea degli occhi luminosi; la tenerezza delle carni soffuse di rosa e la 
mollezza delle vesti sono rese meravigliosamente nei pazienti e magistrali puntini. 

Da Tommaso Stothard, il nostro artista derivò la pallida e voluttuosa stampa rap- 
presentante < Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre >. I due sposi ignudi, dalle carni 
tenere di rosa si abbracciano amorosamente, seduti sul confine d'un bosco che digrada 
ne' più delicati toni del verde : sul fondo un pappagallo, appollaiato sopra un albero 
assiste pronubo alle nozze felici. 

Ma il capolavoro del Bartolozzi nella mostra odierna è senza dubbio il grande 
< Ritratto del principe di Wales » riprodotto da Giovanni Russel, maraviglioso nella 
bellezza dignitosa del personaggio, nella tenerezza della punteggiatura e nella vaghezza 
del colore {Fig, 3). 

Al delizioso ritratto del principe di Wales fa degno riscontro quello della princi- 
pessa di Wales, derivato da Tommaso Stothard ed eseguito da Giovanni Murphy^ artista 
nato a Londra nel 1748 e mortovi nel 1796 {Fig. 4), La principessa dal soavissimo volto 
appare avvolta in un manto ricco in cui il colore, sapientemente dato, finge i più vivi 
splendori del raso. Il ritratto splendido nella finezza del disegno e nella grazia del colore 
campeggia sul fondo di un bosco dove tra gli interstizi delle rame rosseggia il sole oc- 
ciduo con effetto maraviglioso. 

Gli scolari di Francesco Bartolozzi hanno parecchi lavori, nella vaghissima espo- 
sizione, in cui però non si ritrova più la delicatezza estrema del maestro, la quale ap- 
pare sostituita dalla preoccupazione. di far trionfare comechessia le tinte forti e brillanti» 



LA ESPOSIZIONE DELLE INCISIONI COLORATE i j 

Luigi Schiavoaetti, ad esempio, artista nato a Bassano Veneto nel 1765 e morto a 
Londra nel 1 8 1 o, nel grande quadro derivato da Domenico Pellegrini dal titolo « Luigi XVl 
e Maria Antonietta ricevono in Paradiso il Delfino > sfolta in tinte piene e larghe date 
francamente e senza risparmio su un fondo nerastro, 

E cosi pure fa un altro allievo del grande artista italiano, Michele Sloane fiorito 
a Londra su la fine del secolo XVIH, nel suo quadro di grandi proporzioni rappresen- 
tante < Il Battesimo », dalla composizione di Francesco Wheatley. 



Fig. 8. BuRKE. Venere sorprende Ganimede ehe ha vinto al gitioco i dardi di Cupido. 

E dal Wheatley medesimo, Giovanni Sunlach, altro campione di quella scuola, 
deriva con identici effetti un consimile grande quadro rappresentante « La Comunione ». 

Un altro quadro delia grandezza e della potenza di colore medesime, è quello di 
Guglielmo Ward rappresentante < La fìglia di Faraone salva il pargoletto Mosè > dal- 
l'originale del Pelham. Dello stesso Ward, nato a Londra nel 1766 e mortovi nel 1826, 
si ammirano altri quadretti di minori proporzioni, ma dì maggior finezza come ad esempio 
il ritratto della principessa Amelia di Inghilterra, un amore di bambina bionda e ricciuta, 
dagli occhi vispi e luminosi, che reca un uccellino in mano, disegnato da Giovanni Enrico 



%4 STAXISIAO FKASCHETTi 



k. 



K»ià»rjr /^/ f - ^ btT^a fiscrpa dalle ìirze ttotrminit e djHs fxasttggjatnra delicata, 
rrxs xr<:?s i itjpsrxpt tr* le pii be?!e opere del 



« ! sari » deu aBe.<.f e sedemmo, dal dwrgno di Go^dmo FciefSy è noa stampa 
JMOB ié'joti. rit! 4?yyrf> e brillaste nelle tfrìTe forti e smagUantL 

Ma fae fgfeaiaS r tncf derrrati dal Fchcn dscoo asso lEiegiio la misara del grande 
Y4.>>e>: ^Tar:5«^ isceSeie: r=so nffigoia < Maria Stoaida regina dì Scozia, in carcere » 
^ e ai<fe2Ì «aggestfro o&!le :::re bnaae e nella dolce £gcn della Mwia n a in contempla- 
z>xae d;r-a«ìyi al croc&«>: Faltro rappresenta € Lmìt Jane Gier ndla notte precedente 
alla fioa eieoatzkice capitale > ^/V/: ^> ed ha lo stesso incacto mistico e strenne del primo. 
La ryr.-:>jt de*;^ efpressioce :n codesti mafavigliosi litiatti si sposa bellamente alla nobiltà 

f.'n qtsadro che ptx# fare il paio ccm qnello dei Bari dd Waid, tanto per le pro- 
pOfziMiJ quanto per la gagliarda intonazione delle tinte è € L' indovina a die Giovanni 
Baffae!^; Smith* nato a Lx>ndra nel 1740, mortovi nel 181 1, derivò dalla composirione del 
Peter» ^Fii. 7). Sono notevoli in esso la bella ed arguta e^ressione della maga dagli oc- 
chi i^U^AtfAi e dair^^le movenza occu^aìz a l^gere nelle linee della mano, nonché 
la vagt«ezza delle tinte che vanno dal rosso porpareo al viola carico con equilibrata in- 

H graziosa pure € Una niniia dei boschi » incisione del medesimo autore rappre- 
'tentante una snella fanciulla, derivata da Samuele Woodford. 

NV/tevoii ancora dello Smith sono due quadretti di illustrazione ad un racconto 
vrf/timentale^ di carattere didascalico, derivati ambedue da Gioi^gio Morland, rappresentanti : 
* iMhìz — una peccatrice — tenta invano di riconciliarsi co' suoi genitori > e < Letizia 
pentita tro^a ^uto e protezione presso i suoi genitori >. 

I.'n altro valoroso incisore d'oltre Manica, Tommaso Burke, nato a Londra nel 1746 
« motUf'A nel 1815, ha nella bella mostra una moltitudine di stampe, delicatamente 
</;lorate. 

Ne ricorderemo alcune delle più notevoli, quasi tutte derivate da Angelica Kaufìf- 
nian : € I^ pastorella », < Eufrosine disarma Cupido », e Papirio e sua madre », « Au- 
gu<»to e C^leopatra »^ « Alessandro Magno cede ad Apelle la sua amante Gampaspe », 
< Orfe^i trae Euridice dall' Averno », € Flora aiuta Simone Verhelst (artista nato ad Anversa 
nel 16^4, celebre in Inghilterra nella pittura dei fiori) a dipingere i suoi fiori », « Venere 
j^^rprende Ganimede che ha vinto al giuoco i dardi di Cupido » {Pig- S). 

Tutte codeste incisioni sono delicatamente segnate ne* contomi e appaiono notevoli 
per la mollezza di certi veli e per la tenerezza delle carni : ciò non pertanto peccano 
nelle tìnte soverchiamente piene che in qualche esemplare danno alla stampa un'appa- 
renza legnosa. 

Anche di Guglielmo Wynne Ryland, artista nato a Londra nel 1732 mortovi nel 
1783, possiamo ammirare alcune discrete incisioni, lavorate sugli originali di Angelica 
Kauffman. Due di esse, di carattere storico patriottico s' intitolano : < Eleonora regina 
il* Inghilterra sugge il veleno dalla ferita di Odoardo suo marito, colpito in Palestina da 



k. 



LA ESPOSIZIONE DELLE INCISIONI COLORATE 15 

un assassino » e « Lady Elisabetta Gray supplica Edoardo TV re d' Inghilterra di resti- 
tuirle le terre del marito morto, confiscate durante la contesa tra le case di York e di 
Lancastre ». 1 bei quadretti storici, se presentano alcuni notevoli pregi riguardo alla te- 
■cnica del chiaroscuro, hanno però il solito grave difetto d'orìgine degli imitatori del 
Bartolozzi, quello cioè di caricar le tinte che sul fondo nerastro assumono una apparenza 
<x>me se fossero imitate da un bassorilievo in legno. 

Dell'autore medesimo sono le tre eleganti incisioni di carattere classico, derivate 



Fig. 9. WvNNE RvLAND. Venere presenta Etena a Paride 
dopo il combattimento sostenuto con Menelao. 

ugualmente dalla valorosa pittrice, rappresentanti < li giudizio di Paride », « La fuga di 
Paride e di Elena » e < Venere presenta Elena a Paride dopo il combattimento sostenuto 
coD Menelao > {P*g- S)ì deliziose di avvenenti imagini, di morbidi veli, e di fresche ac- 
conciature. 

Ricorderemo inoltre a La caccia all' istrice ►, un quadretto levigato e sfumato eie- 
gaotemeote nelle tinte blande, che Riccardo Guglielmo Earlom, artefice nato a Sommer- 
setshire nel 1728 e morto a Londra nel 1822, derivò dall'originale del Nelson. Poi il 



i6 STANISLAO FRASCHEITI 



deltzfofo Cfoodreiio contenente so un fondo boscoso i ritratti di due belle dame, la do* 
cbessa di Devonsbire e la viscontessa Dnncannon, che Goglielmo Dìckinson, incisore nata 
a Londra nel 1 746 mortovi nel 1792, tradusse dal dis^^no della Kanfiìnan. Citeremo ancora 
il ritratto deliziosamente inciso con effetto di acquarello dolce e sfumato da Giacomo 
Yoogn^ un altro valoroso artista della interminabile schiera formata dal sommo Bartolozzi, 
nato a Londra nel 1753 e morto nel 1830 — di < Lady Charlotte Gieville » una soa- 
visrima dama dai atpeììì luminosi derivato da Giovanni Hoppner. Non posaamo quindi 
astenerci dal ricordare anco il quadretto < au pointillé >, pieno di una calma delicata 
nelle deboli tinte giallognole, rappresentante una scena campestre nel parco di S. James 
a Londra, incisione del Soiron derivata da Giorgio Morland. 

Come esempio di paesaggio possiamo accennare alla stampa derivata dall'incisore 
inglese Jarson da Enrico Bleuler rappresentante, con tinte semplici e sobrie : € La cascata 
del Reno a Sdaffusa ». 

Chiuderemo infine degnamente questa breve rassegna col ricordare due assai notevoli 
stampe appartenenti ad altri due valorosi allievi di Francesco Bartolozzi; a Tommaso 
Gaugain, nato in Abbeville (Francia) nel 1 748 morto a Londra nel 1 805 ; ed a Carlo 
Knight nato a Londra nel 1743 mortovi nei 1805. 

Il primo ha un quadro tragico, derivato da Giacomo Northcote rappresentante « La 
morte del principe Leopoldo di Brunswick > avvenuta il 27 aprile del 1785 tra i gorghi 
di una inondazione mentre si apprestava ad un audace salvataggio. Il secondo ha un ca* 
ratteristico quadretto, assai fine e suggestivo, riprodotto dall'originale di Enrico Morland, 
intitolato € L'ozio ». Si vede in esso una graziosa donnina seduta voluttuosamente su una 
poltrona, in un atteggiamento ambiguo di cui il rossore delle guancie tradisce la natura. 

La ammirevole esposizione merita pertanto di essere paragonata alle più elette mostre 
dei Gabinetti stranieri e conseguentemente lascia al visitatore deliziato da tanti e tanti 
splendidi capolavori del genere, il desiderio di altre, spesse, numerose occasioni di co- 
noscere e di apprezzare la preziosa e interminabile collezione di Palazzo Corsini. 

Roma, febbraio. 

Stanislao Frascheiti. 



RECENSIONI 



Catalogo della Biblioteca Corvisieri. Parte IL Codùi - Manoscritti - 
Libri rari - Autografi - Documenti - Stampe. Roma, tipografia edi- 
trice, 1901. — Asta pubblica presso la Ditta Corvisieri, Due Ma- 
celli 86, dal 15 aprile in poi. 

Il catalogo di pag. 492 in 4° gr., è nitidamente stampato e abbastanza corretto^ 
e ciò che ne accresce il pregio è ornato di fototipie illustrative^ parte intercalate nel testo, 
parte in fine del volume. 

La raccolta del compianto archeologo e poleografo C. Corvisieri, la quale oltre ai 



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RECENSIONI 



«7 



dipinti, ai bronzi, ai marmi, alle medaglie si estendeva ad ogni cosa rara e pregevole 
in fatto d'ogni documento e d'ogni scrittore e d'ogni stampa, segnatamente figurate, nella 
sua grande varietà delle materie, richiedeva l'opera non di uno, ma di parecchi compi- 
latori del Catalogo, secondo la speciale e rispettiva competenza. L' egregio Felice Toretti, 
senza dissimularsi queste difficoltà, con giovanile baldanza si è da solo sobbarcato a questo 
arduo ed improbo lavoro, e certamente le ha quasi tutte superate. 

Nella Prefazione egli richiama l'attenzione dei lettori sui capi principali della 
Collezione ; e cerca giustificare il metodo e l' ordine da lui seguiti ; ma a noi non pare 
che siano i migliori, e che tali sieno riusciti in tutto e per tutto. 

Di vero, quanto all'ordine dato alle materie, che è quello sopra riferito, il pili 
naturale e usitato era invece il seguente: Codici - documenti - manoscritti - autografi - 
libri ed opuscoli a stampa - incisioni e disegni. 

Notiamo qui la mancanza in fine òqW indiu d'ogni genere e persino delle parti- 
zioni principali ; ciò che non serve davvero ad agevolare le ricerche. Queste sono tut- 
t' altro che agevolate àaXV ordine alfabetico veramente strano e nuovo che il compilatore 
ha creduto adottare^ premettendo al cognome il prenome, senza por mente, che è assai 
più facile ricordare quello che questo, e che il catalogo meglio compilato è quello che 
rende più facili e sicure le ricerche altruL 

Le sue descrizioni di codici e manoscritti non ci sembrano sempre le più proprie, 
esatte e chiare. Per dame un esempio, a pag. ii e sotto il n.° 33 una parte di una 
miscellanea è cosi descritta : 

€ Cicerone. ' Una lettera diretta a Lucio Veturìo, alla quale segue una specie di 
vocabolario delle parole più scelte della lingua latina, non completo. Questa lettera, se 
è originale^ come sembra dai caratteri intrinseci, sarebbe inedita ». Originale di chi? di 
Cicerone? ! ! 

Per la sbagliata lettura di un ms. sì è creduto fare la scoperta di una figlia di Raf- 
faele Sanzio ! 

Di fronte ad alcuna lettera manoscritta (fra gli autografi) e ad alcuna stampa tro- 
viamo l' avvertimento : dubbia^ assai dubbia — e siccome per l' una e per l' altra non 
mancano pe^^i di confronto, cosf parmi si dovesse far prima questo, e rimettere il giu- 
dizio iìV esperto^ come si usa specialmente in Francia. 

Ma passandoci di queste e d'altre piccole mende, che abbiamo rilevate solo in ser- 
vigio della bibliografìa, stimiamo più utile il far un cenno dei cimelii, dei quali più si 
compiaceva il fortunato, abile e dotto collettore^ e degli stessi certamente i ricchi e i 
più intelligenti amatori si disputeranno il possesso à tout prix. 

Tra i Codici membranacei più ragguardevoli per vetustà vanno segnalati gli Ada 
Sanctorum (N. i) del sec. XI, e il Vergi/io (N. 2) del sec. XII, e il Petrarca (N. 18) e 
il Salomonio (N. 53) e il Liber juramentorum (N. 28), specialmente per le miniature onde 
SODO impreziositi. 

Alcuni manoscritti sono pregevoli come testi di lingua italiana, ma la più gran parte^ 
quali fonti d'erudizione e di curiosità^ e quali documenti storici, archeologici o paleografici, 
acconciamente ordinati e divisi per secoli. 

Gli autografi, non molto numerosi, né rari (se ne togli due : rarissima è la lettera di 



La BikUùplfa, voliimc HI, dUpenaa i*. 



i8 RECENSIONI 



Tollia d^Aragona e quella del Domenìchino e l'opera originale del Vìgnola salP archi- 
ìtXXnrz) esteodo più un'accozzaglia che una collezione, non meritavano davvero l'onore 
di tante categorie separate, ciò che il compilatore chiama aggruppare. 

Può dir«i lo stesso dei disegni e delle stampe^ tanto più che non poche di queste 
sono qualificate dubbie e di pretta debole o mediocre. 

Prevalgono le stampe di Diirer, di Marco Antonio e di Remhrandt. 

La raccolta migliore è certamente quella dei libri ed opuscoli a stampa, essendo- 
vene d'ogni genere, e alcuni rarissimi e preziosi e di molti rari, curiosi ed utili agli 
studiosi. Non sappiamo quanto su fondata l' asserzione del compilatore del Catalogo^ che 
vi hanno peni unici; cttXo^ non potrebbe essere più errata quella che non ve n'ha 
nessuno di comune. 

Ciò che si può affermare con sicurezza si è che i collettori sia di antiche com- 
medie, stampate a parte, — tra cui la Perugina del Pennacchi, Venezia, 1526 — sia di 
romanzi di cavalleria, tra cui, Guerre^ battaglie nuovamente fatte in Provenza ec., Pe- 
rugia, 1525 fig. — sia d'incunaboli, tra cui un Breviarium del 1480 — sia di libri a 
figure d'intagli in legno (en hois) della miglior epoca^ tra i quali^ Pietro de Aliaco, 1489 
(cosf nel catal. non è l'edizione nota, Parigi mercator, 1494] — due edizioni dan- 
tesche quattrocentine ; La vita religiosa di L. Giustiniani. Venezia, 1 494 — qualche Sa- 
von^oliana — il curiosissimo e introvabile Babuino — V Ugieri, Danese, opera d' armi 
e d'amore, Venezia, 1532 — e altri libri figurati oggi tanto in voga, e forse i più costosi, 
sia di legature antiche artistiche, vi troveranno pili di un cimelio per accrescere le loro 
collezioni, e notarvi il nome di Costantino Corvisieri a titolo di accreditata provenienza, 

Rohm, aimle 1901. Q I.OU1. 

A la mémoire de Jean Gutenberg. Hommage de V Imprimerie Natio- 
naie et de la Bibliothèque Nationale. Paris, Imprimerie Nationale, 
Juin MDCCCC 

La Francia ha degnamente preso parte alle feste che la città di Magonza e con 
essa l' intero mondo civile celebrarono in onore dell' inventore della stampa in occasione 
del suo quinto centenario ; anch'essa ha voluto perpetuarne la memoria con una pub- 
. blicazione di circostanza ed è riuscita nel suo intento nel senso più pieno della parola. 
La Tipografìa Nazionale e la Biblioteca Nazionale resero omaggio imperituro alla gloria 
di Gutenberg colla pubblicazione di questo volume maraviglioso, gentilmente trasmessoci 
con una lettera lusinghiera dal Ministero di Giustizia della Repubblica^ al quale rinno- 
viamo i nostri più fervidi ringraziamenti. La Tipografia Nazionale s'è mostrata con questo 
volume all'altezza della sua fama ; tutto concorre per rendere questo libro rimarchevole 
sotto ogni aspetto e degno di Colui al quale è dedicato. Il gran formato in folio, la 
carta a mano, i caratteri superbi, le tavole illustrative, la perfezione della stampa, la 
disposizione estetica delle pagine trascinano il conoscitore ed amatore de' libri buoni e 
belli alla schietta ammirazione. E non meno riuscito è il volume per la materia che 
vi è trattata dal venerando Direttore generale della Biblioteca Nazionale, l'erudito signor 



\ 



n^r 



RECENSIONI 1 9 



Leopoldo Delisle. Questo nome si caro ai bibliofili, si stimato dagli eruditi di ogni paese, 
è per sé stesso già. guarentigia del valore intrinseco dei volume, nel quale l'egregio uomo 
ci sembra avere superato sé stesso. Ci sia lecito di riprodurre le pagine . colle quali egli 
ci presenta il volume : 

€ La ville de Paris a toujours apprécié et admiré la découverte de Gutenberg. 
Elle a de tout temps compris les services que cette découverte devait rendre à Phumanité 
et la part qui lui revient dans les progrès de la civilisation. Elle a saisi toutes les oc- 
casions d'honorer la mémoire du principal auteur d'une invention qui a marqué l'aurore 
des temps modernes et qui a puissamment contriftué à changer la face du monde. 

« C'est de Paris, d'un atelier établi dans notre vieille Sorbonne, qu'est sortie le 
i®^ janvier 1471, la première page imprimée dans laquelle le nom de Jean Gutenberg ait 
été proclamé comme celui du créateur de l'art merveilleux qui permet de multiplier à 
Tinfini les produits de l'intelligence humaine. 

€ C'est à Paris, dans la bibliothèque fondée par le cardinal Mazarin, qu'au siècle 
demier on a signalé un exemplaire du livre considéré à bon droit comme le premier 
fniit du genie de Gutenberg, l'immortel chef-d'oeuvre universellement connu depuis 
sous la dénomination de Bibie Ma^arifu. 

< C'est encore à Paris, à la Bibliothèque Nationale, qu'on volt réunis dans une 
vitrine d'honneur les principaux monuments d'après lesquels on peut se rendre compte 
des étonnants travaux exécutés dans le premier des ateliers typographiques de Mayence. 

« C'est à Paris qu'en 1792, dans une séance de l'Assemblée nationale, les apothéo- 
ses du Panthéon furent réclamés, au nom des imprimeurs, pour Gutenberg, cet homme 
divin qui, à l'instar de PÉternel, dit: Que la lumière se f asse ! Et la lumière se fit ». 

€ A Paris, enfin, se dresse, dans la principale cour de l'Imprimerie nationale, la sta- 
tue que le Gouvemement Fran9ais chargea David de consacrer au patron des imprimeurs, 
et qui fut solennellement inaugurée en 1851. 

« Aujourd'hui deux établissements nationaux, dont le siège est à Paris, se sont réunis 
dans une pensée commune pour rendre un nouvel hommage à Gutenberg, en s'associant 
au jubilé que célèbre avec éclat la ville de Mayence. 

< L'Imprimerie nationale a voulu offrir au Musée de Gutenberg une fidèle réprodu- 
ction des plusieurs monuments conservés à la Bibliothèque nationale, vénérables reliques 
également chères aux amis des lettres et à ceux de la typographie. Il suilìra d'en indi- 
quer la nature et de rappeler sommairement les conséquences qu'on en peut tirer 
pour l'histoire des débuts de l'imprimerle ». 

E di questi monumenti l'autore riproduce : I. Una pagina della Bil)bia a 42 linee 
detta Bibbia Malafitta. II. Una pagina della Bibbia a 36 linee. III. Una pagina della 
tavola d*elle rubriche della Bibbia a 42 linee. IV. Una pagina della tavola delle rubriche 
delia Bibbia a 36 linee. V e VI. Note manoscritte d'un esemplare della Bibbia a 42 
linee. VII. Salterio liturgico stampato con gli stessi caratteri della Bibbia a 42 linee. 
VIII. Copertina del più antico registro contenente gli atti notarili relativi ai tentativi di 
Procopio Waldfoghel. IX. Due obbligazioni di Procopio Waldfoghel del 4 Luglio 1444. 
X. Ricevuta di Procopio Waldfoghel del 26 Agosto 1444. XI e XII. Documento del 26 
Agosto 1444 col quale Procopio Waldfoghel scioglie la società formata con Girard Per- 



20 RECENSIONI 



• rose, obbligandosi quest'altimo di nulla poter pretendere dopo la ricevuta di 30 fiorini 
pagatigli da Waldfoghel, e di non insegnare a nessuno Parie di scrivere artificialmente 
imparata da Procopio. XIII. Documento del 26 Agosto 1444, col quale Procopio Wald- 
foghel dichiara d'aver ricevuto io fiorini da Giorgio La lardine, ai quale si impegna 
d'insegnare Parte di scrivere artificialmente, XIV. Documento della medesima data, col 
quale Procopio Waldfoghel riconosce il debito di 27 fiorini verso Giorgio La lardine e 
s'obbliga di pagargli uno stipendio mensile di 8 fiorini. XV. Documento del io Marzo 
1446, con cui Waldfoghel si impegna di fornire all'ebreo Dario di Caderousse 27 let- 
tere ebraiche tagliate in ferro, mentre 1' Ebreo da parte sua si obbliga di pagargli il prezzo 
dello stagno e del legno adoprati per Parte artificiale di scrivere e d' insegnargli l'arte di 
tingere. XVL Documento del 5 Aprile 1446 con cui si scioglie la società tra Manaird 
Vital e Procopio Waldfoghel et Amaud de Cosselhac, ai quali Procopio avea insegnato 
l'arte di scrivere artificialmente. XVII. Due quietanze del 5 e 26 Aprile 1446. 

Di tutti questi documenti grafici, la cui somma importanza è manifesta, l' illustre 
editore s'occupa con grande erudizione e chiarezza tributando i dovuti onori anche a 
Procopio Waldfoghel, senza restringere menomamente la fama e la gloria di Gutenberg, 
avendo egli avuto l' idea nel 1 444 di creare artem scribendi artificialiter^ cioè senza ado- 
perare la penna. Infine l'Autore rivendica all'abate Requin l'onore d'aver scoperto a Avignone 
nei registri notarili ventitre documenti che si riferiscono ai saggi di stampa ed al materiale 
di Procopio Waldfoghel e dei suoi soci, documenti che sono pubblicati per intero nell'o- 
pera presente, e di cui parecchi vi si trovano riprodotti in perfetto facsimile. L. S. O. 

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DOMANDA 



Chi era il primo tipografo di Mantova ? — Si può ormai ritenere per certo che Pie- 

• 

tro Adamo (de Michaelibus) il quale si chiama neUMr^/M> stampato nel 1492 (Hain, 1623) come il 
primo tipografo di Mantova, non era altro che l'editore di quel volume, mentre 1 veri tipografi 
ne erano invece Giorgio e Paolo de Puzbacli della Germania. Se guardiamo però bene il colofono 
óeW'Aòano stampato nello stesso anno a Mantova (Hain 1), ci accorgiamo che anche qui si nomina 
un editore, cioè Lodovico Carmelita, il quale, se la parola primus ha da significare qualche cosa, 
vuol essere considerato pure come il primo protettore dell'arte nuova a Mantova. Abbiamo dunque 
un' asserzione contro l'altra, e possiamo, forse senza tema d'errare, supporre che questi due editori, 
Pietro Adamo e Lodovico, si disputavano già allora la priorità, ma havvi un documento che po- 
trebbe dirci l'ultima parola in proposito ? — a. 

Marzo, 1901. 



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NOTIZIE 



Una biblioteca babilonica. Il prof. Hilprecht di Pensilvania scoperse nell' ultimo suo 
viaggio dì esplorazione alle rovine della Babilonia e dell' Assiria la biblioteca del gran tempio di 
Nippa che fu distrutto nell'anno 238 avanti Cristo. Questa raccolta consiste, dicesi, in ben 16000 
documenti che sono scritti su pietre e mattoni e trattano d' astronomia, dì teologia e di linguistica. 
Inoltre vi sono press' a poco 5000 lettere di carattere privato ed ufficiale, come pure numerose bio- 
grafìe d' uomini e di donne. Su questa scoperta importante si attende con impazienza una pubblica* 
zione del prof. Hilprecht stesso, che si dice imminente. 



NOTIZIE 2 1 



LaBibtioteca Nazionale di Firenze. — Più d'un anno fa in questa Rivista (I, pp. 245- 
246), abbiam recato notizie delle principali biblioteche del mondo e dei palazzi che le racchiudono, ed 
abbiamo osservato che Tedifizio ove sono attualmente conservate le ricchezze della Nazionale dì Fi- 
renze» è addirittura V antìtesi di quanto avevamo narrato delle maggiori biblioteche del mondo. Il 
Governo tempo fa, convinto del giusto desiderio della cittadinanza fiorentina, parve accogliere final- 
mente il voto del Consiglio comunale che lo invitava a contribuire alla costruzione d' un palazzo per 
la biblioteca, ma da un pezzo in qua non se ne sente più nulla. L' ing. Arnaldo Ginevri ha ora pub- 
blicato un elaborato progetto per la nuova Biblioteca Nazionale di Firenze, dal quale rileviamo 
che le idee intorno alla scelta del luogo ove essa dovrebbe sorgere sono disparate, mentre egli 
col suo progetto dimostra — e ne siamo pienamente convinti — la possibilità di ottenere con una 
espropriazione, né troppo grande né troppo costosa, che la Biblioteca continui ad avere ove ora 
si trovala sua sede naturale. L'egregio autore del progetto premette alla sua elegante memoria 
la seguente introduzione : 

€ Quando si dice che occorre provvedere una nuova sede per la Biblioteca Nazionale di 
Firenze, sì dice cosa vecchia, cosa da tutti intesa e conosciuta e sulla quale Governo e Comune, 
fiorentini e non fiorentini, tutti quanti unanimemente convengono. 

« Ma quando si domanda dove sorgerà il nuovo edificio, un tale accordo cessa per incanto e 
comincia una sfilata di idee le più strane e curiose ; dal di là d' Arno al nuovo centro, dal nuovo 
centro alle vie Gino Capponi e Guicciardini, e da queste ai pressi di Santa Croce che segnano 
per ora l'ultima tappa del penoso pellegrinaggio, non e* è quartiere, si può dire, non c'è palazzo 
su cui non si sien posti gli occhi per studiare se servisse all'uso desiderato. Davvero che, se come 
in tante questioni d' oggi giorno non fosse quasi sempre il più lieve particolare che si erige a 
grande esigenza, o una economia intesa alla rovescia, o sopra tutto la smania di fare e far presto 
e del nuovo, insomma un ingombro di roba che troppo sp>esso ci fa perder di vista la giusta mèta 
e talora un altissimo intento, se non fosse diciamo tutto ciò, sarebbe proprio il caso di convenire 
che noi veniamo scordando o vogliamo tranquillamente scordarci di tutto. Ci scordiamo che quando 
si parla di una nuova Biblioteca per Firenze noi non tocchiamo che una singola parte di un grande 
insieme, e quando ci domandiamo dove collocarla, il nostro pensiero, senza vagare pei quartieri 
e palazzi della città, corre spontaneo al luogo che nel suo seno accoglie codesto insieme, a quegli 
Uffizi, a quella Piazza della Signoria, ove Firenze l' ha custodito fino ad ora, e dove, se campe- 
remo (tanta è la forza della tradizione!) torneremo a vedere persino un terzo David, a far la sen- 
tinella sul portone di Palazzo Vecchio ». 

Speriamo che finalmente si pensi seriamente a dare alla Biblioteca una sede degna, affinché 
essa, superiore a molte per le ricchezze letterarie che racchiude, non resti inferiore a tutte per l' am- 
ministrazione e l'ordinamento che per l' insufficienza di locali ed altro debbono per forza subire 
delle restrizioni che tornano a danno degli studiosi di tutto il mondo. Se n' è parlato e scritto 
abbastanza si che parrebbe ormai giù. ito il momento di provvedere ! 

Museo Molière. — La signora Charras ha donato alla Maison de Molière di Parigi un 
ritratto a pastello di Molière giovane: il disegno è di Claudio Lefèbre e figurava nell'ultima Espo- 
sizione universale (1900) al padiglione della città di Parigi fra la collezione Walferdit. 

Onorificenza. — Il nostro collaboratore H. Omont, membro dell'accademia di Francia, 
fu insignito della croce della Legion d'Onore, su propasta del Ministro francese dell' Istruzione 
pubblica. Per la meritata onorificenza inviamo al sig. Omont i nostri rallegramenti. 

Una importante scoperta in Cina. — Essendo entrate le truppe russe in Mukden, 
capitale della Manciuria meridionale e città venerata dai cinesi, furono scoperte alcune biblio- 
teche, contenenti gran numero di manoscritti greci e latini relativi alla .storia dell' Oriente. 
Parti tosto dalla Russia a quella vòlta una commissione di archeologi, latinisti ed ellenisti per 
studiare i preziosi documenti di quella città. Crede la maggior parte degli eruditi che i manoscritti 
furono una parte della preda che portò seco, nel XII e XIII sec. dell'era volgare, la invasione 
tartaro-mongolica, dopo il saccheggio di Kiel, della Polonia e della Germania e dell'oriente d' Eu- 
ropa. Si spera, e dò non senza fondamento, di trovare fra quei preziosi manoscritti alcune opere 
che si ritenevano finora del tutto scomparse : per esempio il testo originale di Petronio e le 
opere intere di Polibio e di Tito Livio. 

Ecco un buon successo delle sanguinose insurrezioni cinesi! 

La Biblioteca Nazionale di Parigi. — è apparso il primo volume del catalogo gene- 
rale della Biblioteca Nazionale di Parigi, contenente il titolo delle opere principiante per la lettera A. 
Per porre a termine la compilazione del catalogo si calcolano al minimo venti anni (!). Né 



^^ NOTIZIE 



K ?^X5*f >**e fic j*.i pnsao. poiK*«r aoc -ri bi5<*ercòò^o le forze fcsóche ed =-gfF->ttm^ dei biblk>te- 

J- 'lì^^y* OìAaùfj^o ^^amari!^ 'itvla B.:V>X«afu owrpflaro nel :-T2 ^ rÌT-tó=to nel 1745: aque- 
rt<^ crV^^o iejatY'^ f-t^V^ . r:^*2i*jar>> pr:sdpéa^> a*-! 1*^0 e ttnniisaio Dei :S52 ed altri sapple- 
SKc:! e c«tij>>gf*s; f*wzi*> '^:f.'jzyy, U vj:Knza e l'arie di cui i I- bri tr^tta^^snoL 

N'>o e i:^vJ/*r rtrj/!^-j^^ j#x *:=>► ia yrar.ie Br/xxtca N'azionai: d: Par:»;: ebbe, ala soa fon- 
da2k«>r<t : '4: . *>>> J5v> vvl-rr.: : iie: 165/^ aa erocito ^e fece no dooo d. 9000 opeie, e Còlbert 
j^>no :» -i^rfra «i^l '--/[i d^àia fc ''j.//j:rj^ a if-orx». Nei sSij essa possedria 1^/1.4166 opere delle 
'|ua}i '7;'>y2V erano <^ stc/ria 'i-.- veria.'-e ; 279 Z'^ di storia di Francsa ; 144.^(00 «fi gnnispnideii- 
za; I j^ *24 40. iy>v*r> ; >r-4r^ <ÌJ sóeaze fJosoéche ; 74.J22 di teologn ; ^841 <fi poesia francese, 
e COM >t9. 

Oign^ ^ezxMK ha dury;ri*: acny^tato da::a (ondazione deDa BibliolBca del 10 per 100 



I 



Asta d'autografi. — AXÌ'WAià Drooot ebbe loogo, noo molto tempo la. ima importante 
rendita aH'ava di mjtogrstH che furono disputati assai ma che non fruttarono sbandì somme : 
vai^ inùtxi la nota se;^uente a ó^uik an'idea: 

t'ita lettera di Carlo Luciano Bonaparte, fr. 155 ; osa lettera dì Pani Boor^et. fr. 56; una 
ietterà di Gaetano Doniz^rni, fr. 22 : una lettera ad un crìtico di Alessandro Dumas ^*ìo, fr- 125 ; 
ona letrera ddl' Imperatrice Eugenia, fr. 120 ; una lettera de! Gambetta, fr. 15 ; una lettera del- 
l' Imperatore GuZ'ì^mo I, fr. 61 ; una lettera dell'Ju^es al Thiers. fr. 101 ; una lettera dell* Jn- 
irre^ al Ininumi^ ir. yx>; un autografo, testo e musica, del pianista Liszt, fr. 105: una lettera di 
Laiifi Xf, fr, 101 ; una lettera di Luigi XVI, fr. 85 ; una lettera del Marat, fr- 305 ; una lettera di 
Maria Antonieua« fr. in; una lettera óf^ Maupassant. fr. 15 ; una lettera di Nicola Poussin, fr. 205 ; 
una lettera del filovjfo Georg Sand,fr 50; un autografo del Voltaire, fir. 120; un autografo, testo 
e moiUfjt, del Beethoven, fr- 12-j ; una lettera del Diderot, fr. 380. 

BiMiotecofiUa* — Andrea Carnegie, il eoa detto « Re dell'acciaio » ha promesso di re- 
galare y7<>'t^joo ófAUifì (27 milioni di lire l) alla città di New York per fondarvi delle Biblioteche 
pubbliche col patto die essa conceda a tal uopo 65 are di terreno per edificarvi altrettanti pa- 
lazzi e che es«a si obblighi di pagare, per il mantenimento delle Biblioteche, •:oo.ooo dollari ogni 
anno. Oltre che a New Vork il sig. Carnegie ha mostrato la sua generosità anche a Saint Louis 
fMìn^juti) dove egli lia lasciato un milione di dollari per la fondazione di una pubblica bibliotcrca, 
oUilfgando però la città a mantenerla a sue spese pagando 150.000 dollari per ogni anno. 

Un libro a vii prezzo ! — Bisogna andar nel Nuovo Mondo a veder i prodigi ! È 
uv:;t;<, non è molto, un'opera sulla ricchezza col titolo TA^ hook ofWealth; ogni esemplare cosU 
lire 12.^00. L'MiUyre di questo libro parla in esso della storia della ricchezza, la sua influenza sul- 
Tumanità in bene e in male. 11 Sig. Huliert Bancroft, autore dell'opera, non ha lasciate da parte 
le ricchezze intellettuali. In io volumi di circa mille pagine ciascuno, il Bancroft illustra lungamente 
il suo tèma ed adorna con acume ed ingegno uii*o|>era cosi colossale e preziosa- 

Quanto all'estetica dei volumi, ella può dirsi veramente americana : ciascuno è splendida- 
mente legato in seta finissima e resistente : ed ha a sé una busta che contiene dieci acquarelli, 
schizzi, incisioni ecc. Alcuni di quegli acquarelli sono squisitissimi e preziosi dipinti di esimi pit- 
tori, che lavorarono per l'estetica dell'opera maravigliosa- Furono stampate di quell'opera solo 400 
copie: 150 in edizione di lusso a L. 12500, 250 in edizione popolare a L. 5000. 

Epistolario di Lodovico Antonio Muratori. — Edizione compiuta curata da Matteo 
Campori. — Con la pubblicazione dell' Epistolario di L. A. Muratori si compie il voto formulato 
pel corso di un se^rolo e mezzo (cioè dalla morte del Muratori) da una pleiade di dotti. Al conse- 
guimento di tal voto non si sarebbe mai arrivati, senza la liberalità con la quale fu concesso al 
compilatore l'adito ^V archivio muraioriano, già conservato dal cav. Pietro Muratori-Soli, per trar 
copia delle lettere ivi esistenti ancora inedite del gran Modenese in numero rilevantissimo. 

I^ pubblicazioni parziali di lettere muratoriane in numero di circa trecento, fanno fede del 
desiderio, già universalmente sentito, di portare un contributo al grande edificio. Il numero delle 
lettere (circa seimila) divise |>er quattrocentoveiiti corrispondenti, dimostrala vastità dell'impresa 
e la sorprendente attività epistolare del Muratori. Le ventimila responsive di circa duemila perso- 
ne, attestano la stima della quale egli godeva in patria e all'estero, e la grande complessità de' suoi 
intellettuali rapporti. 

Le molte lettere familiari, tutte inedite, all'amicissimo suo Gio. Jacopo Tori, contengono 
uno specchio dei costumi di quegli anni nei quali egli dimorò in Milano, e una cronologia degli 
eventi politici in Lombardia, che attireranno indubbiamente l'attenzione dei ricercatori di effeme- 
ridi storiche e di notizie curiose e piccanti. 



v^. - . - 



NOTIZIE 23 



JU^XSWTKWJOlV ««101 Minni XVXV lUOW KJIMMHIUUI M «XX «»(M ■ V NH «J( M K ■ ■ * ■ «UUU> MJOOI ■ M « ■ KK K.l( ■ «XK ■ HMM ■ »^ 



VENDITE PUBBLICHE 



^ Ai 14 e 13 maggio p. v. avrà luogo a Berlino presso i sigg. Amsler et Rtithardt una 
vendita all' incanto di preziosi lavori grafici originali d' artisti moderni nella più gran parte ancor 
viventi e di una collezione 'di disegni ed acquarelli di celebri maestri antichi e moderni e di opere 
pregevoli sulle belle arti in generale e l*arte industriale specialmente. 11 catalogo elegantemente 
stampato ed illnstrato elenca 494 numeri descritti con grande accuratezza e criterio. Nel prossi- 
mo quaderno pubblicheremo un resoconto dettagliato della vendita che certamente richiamerà 
nella capitale della Germania un gran numero d' amatori d' ogni paese. 

éta Dair 1 al 4 maggio p. v. sarà venduta dal sig. Porquet nell' Hà/e/ des Commissaires- 
Priseurs di Parigi una raccolta splendida di buoni e bei libri antichi e moderni nella maggior 
parte rivestiti d' eleganti legature di marocchino colle armi impresse sui piatti. 

01 Dal 7 al II maggio p- v. i sigg. Frederìk Muller & C.o di Amsterdam venderanno al- 
l'asta le collezioni di libri, manoscritti, stampe, autografi e legature di cinque celebri raccoglitori 
olandesi. 



M»KBa»BiOOOnt)IX»X>00<XXXMXX>n<MW<l«XXKXKXKXIiXXMX»K»XXXKMXy»iMXXMXI«WXXXXXlOIKXKXXXXXX?IMX«X<my»KX«XXXXXXXXXXX> 

LIBRI RICEVUTI IN DONO 



L. Delisle. Les Heures de rAmiral Prigent de Coétivy. Paris, 1900. 

Interessantissima descrizione d'un piccolo libro d*ore manoscritto e miniato, con legatura por- 
tante le armi del Conte di Bardi, che fu offerto dal mercante d'antichità big. Giuseppe Pallotti di 
Firenze alla Nazionale di Parigi, ma da questa, per mancanza di fondi, non acquistato. L'esimio 
Direttore riconobbe a prima vista l'importanza del volumetto e ne dà nel suo scritto piena contezza. 

Il manoscritto è prezioso come testo, ma più ancora come capolavoro d'arte per le cento- 
cinquanta miniature magnifiche di scuola francese del XV secolo che ne abbellano le carte. Gran 






• '1 






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Di eguale importanza, benché più sostenute di stile, son le 271 (delle quali oltre 100 inedite) 
dirette al grande suo mecenate conte Carlo Borromeo Arese e al fratello di lui card. Giberto ; .e 
più tardi, le 168 pressoché inedite, dirette dall'ab. Chiappini, ricche di notizie politiche, delle quali 
dette lettere, costituiscono una cronaca fedele. A queste occorre aggiungere quelle dirette al resi- 
dente estense in Vienna ab. G. Riva in numero di 109 (con eruditi accenni all'opera del Metasta- 
sio), e quelle pure dei residenti all'estero Co : Bergomi, Sabbatini ed altri. L* intreccio delle noti- 
zie delle diverse Corti, danno alle medesime un sapore di sana curiosità. 

Le controversie storico -politiche per la genealogia di casa d'Este e Brunswick, e quelle per 
la rivendicazione all'impero di Ferrara e Comacchio, hanno nelle lettere al Leibniz, al Bergomi e 
al Fontanini, la loro genesi naturale, e tratti caratteristici che portan la luce su punti variamente 
commentati. 

Le lettere dedicatorie a* Principi di Polonia, a Luigi XIV e Giorgio I d' Inghilterra,. all'Im- 
peratore Carlo VI, e le altre a Vittorio Amedeo a Carlo Emanuele di Savoia, ai duchi Rinaldo I 
e Francesco III d' Este, al Card. Francesco Maria De-Medici infine, illuminano la modesta figura 
dei padre della storia italiana. ' J 

1 dibattiti d'indole teoiogico-morale, nei quali appariscono Benedetto XIV (Lamber tini), il J 

Card. Angelo Maria Querini, l'ab. Chiappini e parecchi prelati del mezzogiorno d'Italia, trovano '-'ì 

nelle lettere del Muratori ai medesimi, le dolci sottomissioni o le condegne ripulse. ■:'^ 

Le notizie o le polemiche archeologiche o letterarie, trovano un largo sviluppo nelle lettere 
coi maggiori scienziati e letterati del tempo, quali il Maffei, il Magliabechi, il Vallisnìeri, i due ' •' 

Tartarotti, Alfonso Varano, G. B. Morgagni, il Baruffaldi e il Crescimbeni, l'Arisi, il Calogerà e lo 

Zeno in Italia ; il Montfaucon e il Leibniz, i Menke e l' Udson, il Janning e il Burmann, il Cupero '^ 

e il Newton all'estero. 

Davanti ad una schiera cosi formidabile di eletti ingegni, che come a perno fanno capo al- 
l'autore dei Rerum Itali carum scriptoreSy delle Antichità Estensi e degli Annali d^ Italia, e che da 

esso, come fasci luminosi s'irradiano per l'Europa con le sue lettere, tesori di erudizione storica, •-' 

filosofica e morale: chi nel presente ristagno d'ogni generosa impresa, sentendo in sé l'orgoglio di X 

essere italiano, o altrimenti versato nelle storiche discipline, non degnerà d'uno sguardo VEpisto- ''\ 

larium magnum di Lodovico Antonio Muratori? L. S. O. 



« 9^ 



24 LIBRI RICEVUTI IN DONO 



pregio accresce inoltre al volume la provenienza che si riconosce dalle armi ripetute sopra un gran 
numero di pagine e che sono precisamente quelle dell'ammiraglio Prìgent de Coedvy. L'erudito 
scrittore precisa persino la data estrema, fino alla quale il libro d'ore può essere stato eseguito, cioè 
l'anno 1444, avendolo egli trovato citato in un Inveniaire des choses envoiées à monseigneur de 
\Coetìvy\ dedans une malie de cuir, non fermant à eie/, le XIIII* e d'ociobre CCCCXLHII^ de 
Rocheffort à Taillebourg : Unes belles heures^ escriptes en letires de forme , bien ysloriées, cou- 
vertes de velours cramoisi broché d'or^ à /ermoirs ; mises en une bourse de cuier rouge, 

L' illustre autore 2^>profitta dell'occasione per descrivere nel suo lavoro ancora parecchi altri 
manoscritti appartenuti allo stesso Ammiraglio. 

Ci viene riferito e pubblichiamo con tutte le riserve, che il prezioso manoscritto fu venduto 
ad un noto collettore inglese per il prezzo di 18000 Franchi. 

Lettera di Gtdniforte Barzizza alla duchessa Bianca Maria Sforza [12 Ago- 
sto 1457I pabblicata a cura di Domenico Orano. Roma, 1900. 

Edizione di cento esemplari numerati, elegantemente stampata su carta a mano, per le nozze 
Cii^aolo- Pascucci. La lettera pubblicata da Domenico Orano fa parte della sua ricca collezione di 
documenti storici ; essa si aggira intorno all'educazione di Galeazzo Maria Sforza e particolarmente 
al viaggio di questi a Ferrara nel 1457 e va unita a quelle già pubblicate dal Mazzadnti (Inventario 
delle carte dello Archivio Sforzesco contenute nei codd, ital, isSyis93 della Biblioteca Nazionale 
di Parigi nelV Archivio storico lombardo (a, X^ p. 222 seg,). 

N. P. LiKHATscHEFP. Llste dc pièces imprimées pour la plupart à Venise 
en 1797 pendant Toccupation fran^aise. St. Pétersb, 1898. 

Dopo una introduzione scritta in lingua russa nella quale l'autore dà in succinto una storia 
della dominazione francese a Venezia segue un'accurata bibliogrs^fìa di quarantacinque scrìtti 
pubblicati in quell'anno rivoluzionario nella citt^ lagunare. 

A. E. NoRDENSKjòLD. The influence of the < travels of Marco Polo > on Ja- 
copo Gastaldi's maps of Asia. Lood., 1899. 

Dei < viaggi di Marco Polo » si conoscono circa ottanta manoscritti antichi in latino, italiano 
e francese e dopo il 1477 ne furono stampate molte edizioni nelle lingue principali. Dopo ciò 
ognuno avrebbe potuto ammettere chela descrizione di questi viaggi avesse esercitato un'influenza 
straordinaria sullo sviluppo della cartografìa e che carte geografiche avessero accompagnato i codici 
e le edizioni stampate, ma questo non è il caso. Si trovano bensì alcuni nomi menzionati da Marco 
Polo in parecchie carte del XIV, XV e XVI secolo, ma né Ramusio, Zurla, Baldelli ecc. né altri 
geografi che si sono occupati delle scoperte di Marco Polo, poterono riferirsi a delle carte, in cui 
si trovassero tutti i nomi citati da Marco Polo. 

L'esimio viaggiatore e cartografo Nordenskjóld fa conoscere con questo pregevole suo 
scritto che ne esiste realmente un atlante, dalla metà del XVI secolo, cioè l'opera di Gastaldi 
€ prima seconda e terza parte dell'Asia > e di questa pubblica ora nella memoria succitata una 
particolareggiata, interessante e dotta esposizione. 

L. Deusle. Un troisième manuscrit de Saint Bernard en fran^ais. Paris, 1900. 

L'antica versione francese dei Sermoni di s, Bernardo è da molto tempo riconosciuta come 
uno dei testi di prosa più preziosi della letteratura francese. Sinora si conoscevano soltanto due 
manoscritti, quello della Nazionale di Parigi, che contiene quarantacinque sermoni e Paltro della 
Biblioteca Reale di Berlino che ne contiene la continuazione. Si sapeva già dalPanno 1814 della 
esistenza di un terzo ms. die apparteneva a un certo sig. Roquefort, e passò poi in proprietà d* un bi- 
bliofilo di Ginevra, ma dopo non si seppe più dove si fosse cacciato. Ora si viene a sapere che si 
trova nel Museo Dobrée di Nantes, donde il venerando direttore della Nazionale di Parigi s'è pro- 
curato le fotografie d'alcune pagine di questo prezioso ms. per darne in quest'opuscolo un'ac- 
curata descrizione bibliografìco-critico-letteraria. 



ROMA 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 

Catalogne de la Librairie Leo S. Olschki 

SuiU (i) 
531. Mirabilia urbis Romae. [I] N ilio opufcuio dìcit' quomodo Romul' | 
Z Retnus nati funt et educati. Et poflea | Romulus faclus eli prìmus Roma- 
noruj t rex Z còdilor romane vrbìs : quomodo Z qj diu | ìpfe Z fitccefTores 

lui rexenint. Et etiam de im- | peratoribus Romani imperij De indul- 

gÈtjs olum eccletìa!): Z \ reliquijs que Rome exillùt. De llationibus in [ 
eifdem per circulQ anni te. | {À la fin:) C ImprelTum Rome per magiflrù 




N.o 531. Mirabilia urbis Romae, 



Stephanu; ] plannck de Palauia, Anno. M.cccc.lxxxix, die | vii. mèfis No- 
uebris. Sedete Innocetio. viij, an | no Sexto, | (1489) io 12°. Avec 4 belles 
figs. grav. s. bois. Cart. [Hain 11 193). ago. 

1 f. bl. (raanquel et 51 ff. >. eh. ni lìgn. Conci. go'Ji. ; 33 lignei p«t page. 

Au reelo da prem. f. \e long inlilulé (r? ligneil. Au reno un btau bois lu lr«i(, Irh .ncien, 114 1.87 
chipillc ; su premier plin la louve. ntc 



RoBului a Remi 



(Inn 



I VUI) el 



>, 50 «, 



Il Orna 






IO Voit U BiUhfil/-, ToJ. Il, pagea ^i-^&i. 
La BiUÌBfiUt, volDme III, diapenu 1* 



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1 



2< MONUMENTA TYPOGRAPHlC\ 



Fr.ceai. 



jLk v^TMi m f. :* asBr: '^>«"> i^are >■ tnit. ii^ «. '^ aa. . ì'txpminam de la Ste. Face drrani 
m&je arruiff Jla vstm te f. 24 boa boi» ali fimi ir. 103 s. 77 ■■. : la Vieffe avec rentant 
flsfir.itr MT « yi iiwir wwei i ^ As recto ia <kni. f.. I. 13: C Fin*. | pmn ìlmpnmmm et: C Reciftrù 

rrane-c éftruw ^tiée. Ttìt rvz. ESe • a paa élé vik par Haiu ei ae ce trone pa» daas le Bdtisb Mo- 
•caaa L cscanpabre car ■■ pts aaé et lo law^ii soat 91 et là raccoMaodées ; aMÌs le icxie et Ics beaux 



'j^2.FaaÈUB IL Papa. Balla de beneficijs affect'is S. 1. ni d. (Romae, Ste- 
phaoQs Planock, ca. 1488). in 4"*, Cart. 40. 



'•'. e «, db. n *«(■. Caract g<Mk. : 33 li^nes par page. 

Le mie cfmtmttmce aa recto 4« preaa. f.» mmn riotitnlé cité : i ] C Paob isic) Epifcopes (cnm femorum 
ies ai prrprf- , «ai rei OMaaoriaai ... À la balle, qui finii aa recto do f. 3, qoelqncs aatres balle» et coci- 
irir.*>i4H hm **au. de% pape» Johannes XXII. Benedians XII, Pìnins II, Eagenins IV, Martinas V. Ni- 
c^^Sao» V et laMoceacias \11l. A la fin d'aae balle de ce deraier, f 16 reao. en haol : C Lecta in Can- 
rella'aa apoÌ/>lica die Sabbatì dcciaa Mcnfis 1 Sepiembris pablicau die Martis. terciadecima Sepiembrìs in 1 
p9nw CaaMre apoÌ4>lice, | C Fin». | Le ▼erse est blanc. 

£dstMMi rare, tncooaae à ioas ks tabliographcs. 

533. Roderìcus de Sancta Ella, Hispanos. (T ElegantifTima oratio habita 
p excellentifTlmù artium t \ facre Thelogie (sic) Magiftnim dflm Roderi* 
cum de fancta HI | la Hyfpanum. Cora Sixto. iiij. Fon. Max. In magna 
Car- I dioaliom Prelatonimq^ frequentia In die Parafceue. An- | no difii. 
Mcccclxxvij. Incipit felicitar | S. 1. ni d. (Romae, Stephanus Plannck, 1479) 
in 4*. Br. (Hain *i393i]. 30. — 

H e «. eh. ni «ign. Caract goth. ; 33 lignea par page. (Hain : 9 ff., erreur). 

Att recto da prem. f. l'in itale fuivi da commencement da texte : Hamiliauit femetipfnm facttis obediens | 

r(q^ ad armeni Aa recto da f. 8, lìgne 11 : | mus. p tnfiniu fecolo^ fecola Amen. C Finis. | Le verso 

e*t blanc. 

Pìcce trcs rare. *Proctor yjify. Auàtffrtàì, p 321. 

.534, RoselliSy Antonius de. Tractatus de ieiunijs compoiìtus per dominum 
Antonio | de Rofellis vtrìufq^ iuris doctorem. | (À la fin :) Impredus per 
magidnim ; Stefianù Plannck de Patauia : Rom^ anno dfìi. Mcccclxxxvj | 
die vero fabati vicefìmaprima menfis lanuarij. | (i486.) in 4^. Br. [Hain 
* 13979!. 20.— 

6 ff san* chtffres ni sign., caract. goth. è 33 11. par page. l!e prem. feuillet ne contieni que sur le verso 
la « C Tabula hoios tractatus • de 16 lignes. Le verso du dem. feuillei est blanc. AuÀiffredi p. 276. 

535. Senensium oratio ad Alexandrum VII, Pont. Max. (T Senenfium obe- 
dientia publica. | S. 1. ni d. [Romae, Stephanus Plannck, 1496] in 4**. Br. 

[Hain * 14677]. IO. — 

3 e n, eh. Beaux caractéres ronds ; 28 lignes par page. 

Le litre «e trouve en lète du prem. f. Le texte commence par une belle initiale E sur food noir et se ter* 
mine au vcrto du 3. f. par le leul mot FINIS. 
Pièce fort rare. Ptoetor yjo] . 

536. Spinola, Jacobus* lacobus Spinola lu. v. doctor Illuftriffimo ac | excell.^ 
Principi dflo fuo fingr-'aridìmo Ludoui | co Mari^ Bari Duci Salute & cò- 
mendation6. | S. 1. n. d. [Roroae, Eucharius Silber, 1492.I in 4°. Avec 2 
initiales s. fond noir. Cart. [Hain *i4955] 15. — 

(^ fT. n. eh. (sign. a). Caractéres ronds ; 38 lignes par page. 

Le texte commence, apris le titre ci-dessus, au recto du prem. f. et il finii au verso du 6* f. suivi de la 
ftouikcription : Habita Anno. M.cccc.xcii, pridie Idus Decembris. | 



Htra-v^ 






ROMA 



27 



Spinola, orateur de la république de Génes. adreHsa cette oraison au pape Alexandre VI, à roccasion de 
son élection. 
Proetor 3701. 

537. SulpitiuSy Johannes, Verulanus. Io. Sulpitii Verulani de uerfnù (sic) 
fcanfione. De fillaba | rum quantitate. De heroici carminis decoro : & uitiis. | 
De pedibus Si diuerfìs generibus carminù precepta. | Deqj illorum conne- 
xionìbus obferuationes ad Cy- | prianum Omagium lege fcelititer. | (sic). 
S. l. ni d. (Romae, Stephanus Plannck, ca. 1490) in 4°. Avec nombr. 
belles init. s. fond noir. Cart. [Hain *i5i6o]. 

50 ff. n. eh. (ùga a-f) Caract. ronda ; 29 lignes par page. (Hain 66 ff. ?) 

Le recto du prem. f. est blanc ; au verso : Sulpitius ad lectorem | (9 dittiques) À la page oppos. rintitulé 
cité, et, après deux distiques, le commencetnent du teste. F. 49, verso, I. 12: .... librum hoc carmi | ne 
iìaeam. j (4 distiques) Finis. | Au recto du f. 50 : Lector. Imprìmèda p' hfc eiBt Sulpitiana illa a Clau | dio 
fcrìpta defenfio ... (25 I.) Il y est dit que le t'aité de Prìscianus « De accentibus » fera suite è l'ouvrage 
de Sulpitius. Le verso est blanc. 

Voir l'opinion à'Auiiffredi sur l'imprinieur, pp. 416-417. — Bel exemplaire, peu taché d'eau. 

538. — Io. Sulpitii Verulani de uerfuù fcanfione. De fylla- | barum quàtitate. 
De heroici carminis decoro : & ui- | tiis. De pedibus & diuerfìs generibus 
carminù pr^ | cepta. Deqj illorum cOnexionibus obferuatides ad | Cypria- 
num Omagium lege foeliciter. S. 1. n. d. (Romae, Stephanus Plannck, 1481) 
in 4". Rei. orig. d'ais de bois, dos en veau. [Hain 15163I. 

66 ff. sans chiffres ni sign. Caract. ronds; 29 lignes par page. 

Le recto du prem. f. est blanc. Au verso: Sulpitius ad lectorem. | (9 distiques) . Au recto du 2. f. rintitulé 
cité, puis 2 distiques et le commencement du texte. Au verso du f. 49, après 4 distiques : Finis, j A la page 
opposte: Lector: Imprimenda poft h^c erat Sulpitiana illa a | Claudio fcripta defeniio: & Mallius laiinus in 
ger I manici framei : .... Le verso du f. 50 est blanc. Au recto du f. 51 : C Io. Sulpitii de fcanlione & fyl- 
labay quanti | tate Epitome Tyronibus : ad ornatilTìmum | adolefcentè Alexandrù phamefium. | Au verso du 
f. 55 : Io. Sulpitii in Neftorem recriminatio. | Au recto du f. 58 : G Prìfcianus de accétibus. | Au recto du 
f. 66, 1. 5 : FINIS : . | puis les Errata et le Regiftnim. | (i 2 cols.) Au verso : Q Adolefcens nihil tibi iam 
ad latina muficS : hoc è [ ad recti pronuntiationè deeft,... (8 lignes). 

Incunable très rare, non vu par Hain, Identique avec Proetor 3628? Les caractères paraissent mème 
plus anciena. Exemplaire grand de mai^es, ^a et 1& peu taché d'eau. 

• 

539. TegliatiuSy Stephanus. Sthephani Tegliatij Veneti Archiepifcopi Patra- 
cenfis et Epi | Torcellani. Coram Innocent. viii. Pont. Max. in ^de diui 
Petri I Pro die Penthecoftes Oratio habita. | (A la fin :) Acta Rom^ in die 
Penthecoftes tertio Nonas lunias coram In- | nocent. viii. Pontificatus eiuf- 
dem Anno Tertio. | S. l. ni d. (Romae, Stephanus Plannk, 1487) in 4°. Br. 

6 ff. s. eh. ni sign. Ciract. goth. 33 lignes par page. 

Le texte commence au recto du prem. f., sous Tintitulé cité : Thema. | Et repleti funtomnes Spirìtu fancto : 
t ceperunt loquì variis | lingùis : .... Au verso du f. 6, 1. 27 : Dixi. | Puis le colophon cité. 
Pièce fort rare tout i fait inconnue aux bibliographes. Peu taché d*eau aux marges. 

540. Terasse» Petrus, ord. Carm. Oratio de dima prouid^tia in capella pape 
corà fanctiffimo dfto | nfo Sixto papa .iiij. Z facerrimo. R. Car. fenatu 
habita a veneran i do facre theologie baccalario formato fratre Petro Ter- 
raffe facri | ordinis Carmelitarum dominica. iiij. quadragefime. anno a Na | 
tiuitate domini. Mcccc.lxxxiij. | S. 1. ni d. (Romae, Stephanus Plannck, 
1483) in 4°. Br. [Hain *i5369l. 

5 ff. n. eh. et I f. bl. sans sign. Caract. goth., 33 lignes par page. 

Le texte commence au recto du prem. f., sous Tintitulé cité: Cum Tublcuaflet lefus oculos Z. vidiflet quia 
multitttdo mago | na venit ad eum : .... F. 5, verso, 1. 20: C Dixi. ) 
Bel exempl. s. papier fort. *Proclor 3636. 



Fr.cent. 






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MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



54i.Turrecremata, Johannes de. (£ Tractatus de aqua benedicta editus 
per Reuerendum | patrem t dflm dflm Johannem de Turrecremata Cardi- | 
nalem fancti Sixti incipit feliciter. | S. 1. ni d. (Romàe, Stephanus Plannck, 
ca. 1490) in 4®. Br. 

IO ff. n. eh. ttipi. a-b) Caract. godi. ; 33 lignes par page. 

À b tèu de b prem. page: C Tractatds quidam de aqua benedicu. | (table de 8 iignes). Puis l'intitulé 
che. Dans la pré^Ke Pauteur dit, qu'il fot chargé par rintermédiaire de Johannes de Ragusio de rópoodre 
an premier article dea Bohémient (Hussttes). Le texte finit au reno da f. io : C Hec foot Reoerendiffime ^ 
pater t dne que ^o veAer humilis | capellanut magifter Johannes de Turrecremata ad problema | per roagi- 
ftmm Petrum Anglicum propofitum. V. D. iuffu cele | rìter annotaui : que .V.R.P. lune (sic) t correptioni 
cum omni reoe» | rentia prefentato finis, ^c. | Laus dee '.• | 

Edition rare non cttée ni par Hain ni par Audiffredi, Proctor 3791. 
• 

542. Zeno, Rutilius. ([ Rutilii Zenonis ferui inutilis lefu Chrifti Anti- | ftitis 
fancti Marci prò Ferdinàdo Rege ad glo ] riofiflimum Alexandrum Sextum 
Pont. Summù | Oratio. | S. 1. ni d. (Romae, Stephanus Plannck, 1493) 
in 4**. Avec une initiale. Cart. [Hain * 16282]. 

4 ff. n. eh. Caraetères ronds ; 36-27 lignes par page. 

L'intitalé se troore en t^ du prem. f., en bas du dem. f., resto, l'on volt le mot Finn et la demière 
page est bianche. 

EucHARius SiLBER alias Franck de Wiirzburg ^ 1 480, 20 Mai). 



Fr.cent. 



SC- 



IO. 



543. Alexander VI. Papa. Regule Ordinatòes et Conftitutòes Cancellarie. 
Sanctidìmi dfli noftri dfli AUexàdri diuuina (sic) «pui | detia pa. vj. fcripte 
et correcte I càcellaria apl'ica. | (À la fin :) ([ Impreffe funt fupradicte 
regule cancellarie apoftolice Roma in | Campo Flore per Eucharium Silber 
aPs Franck Anno incarnatio | nis dftice. Millefimo quadringentefimo nona- 
gefimo nono, pontifi | catus fanctifTìmi dfti noftri dfli Alexandri Pape. vj. 
Anno. vij. | (1499) in 4**. Avec une init. s. fond noir. Cart. 50. 

34 ff. n. eh. (sìgn. a-e) Caract. goth. ; 44 lignes par page. 

Au recto du prem. f. (sign. a)« sous rintitulé: [S] Anetiflìm' in x^o pf t dns nP dna Allexider dima 
prò I uiditia .... Au recto du f. 24, 1. 24-26: Q Lecta t publicata fuit fuprafcripta regula Rome in cancel- 
laria apo \ ftolica die .vij. menfis Maij. Anno incamatiòis dominice .M.cccc.xeix. | .... Puis Timprcssum. 
Le verso est blanc. 

Édition très rare non citée par Hain, mais par Audiffredi, p. 347. 

544. AnniuSy Joannes. Commentaria de antiquitatibus. (À la fin :) Còmen- 
taria fratris Ioannis Annii Viterbèfis ordini pdicatoi^ Theologie 4)fefforis | 
fuper opera diuerforum auctorum de Antiquitatibus loquentiù confecta 
finiunt. j Rom^ in Campo Florf Anno dfli. M.cccc.xcviii. Die. iii. méfis 
Augufti Impreffa | per Eucharium Silber al's Franck. Sedente fanctidimo in 
xpo patre & dflo. d. Alex | andrò Papa. vi. Anno eius Sexto. Laus deo. | 
( 1 498) in fol. Avec une grande et belle fìg, grav. s. bois et quelques jolies 
initiales s. fond noir. Rei. orig. d'ais de bois, dos en peau de tr. ornem. 

à froid. [Hain *i 130J. 125 

I f. bl. et 316 ff. n. eh. (sign. a, b, A-Z, &, c-k). Le texte, en gros caract. goth., {32 1.) eotouré du com- 
mentaire, en beaux caract. ronds (42-43 1. par page). 

Le texte est precede d'un feuillet in 4", qui donne le contenu de Touvrage : Fratris Joannis Anni) Viterben 
Theologie profeffo | rìs Ordinis Predicatore Còmentaria fup Infrafcri- | ptos Auetores de Antiquitatibus. Vi- 



rr 



ROMA 29 

Fr.cent. 
delicet. | CSmen | uria | Super Mirfilam iefbiù de Orìgine Italie | ac Thurene. | Super duo et viginti Frag- 

menta Chatonis | Super Epiihetum Archiloct de Tèporìbus | Sup Methaftenem Perfam De Judicijs | temporum. ] 
Saper Vertuanianam Propertij ( Sup Philonis Breuiariù de Temporibus. | Super Xenophontem de Fquiuocis. | 
Super Semproniù de Diuifione et Choro« | graphia fiue defcripiide Italie t eV origine | Super Fabiutn Pictorem 
de Aureo feculo | et de Orìgine vrbis Rome. | Super duo Fragmenta Itinerarìj Antho- | nini Pij : | Super, v. 
Libros Antiquitatum Berofi. : Sup Suplem£ta Manethonis ad Berofù. | Eiufdem fràtrìa Joannis Annij Viterbeii 
Theo- I logie profefTorìt Tractatus de Nouem inftitutionibus | Etrufcia Et de Quadraginta Q.ueftionibu8 Annijs. | 
Item De primis Temporibus Et Viginti quatuor | primis Regibus Hifpaniae : Ac eius Antiquitate. | La dédicace 
fort intéressante est adressée au roi Ferdittand d' Espagne et è la rei ne Elisabeth. Pour le reste de la de- 
scrìption voir Hain. Le verso du f. M contient un bois fort curieux, 136 s. 185 mm., un pian de Rome an- 
cien, fait sur ies données de Fabius Ptctor^ sur fond rayé et aiblé, un des plus anciens plana topographi' 
ques, dont aucun bibliographe* ni Audiffredi^ ni Hain^ ne fait meniion. 
L'exemplaire est fort bien conserve dans sa reliure originale. 

545.Aurelius Victor. De viris illustribus. (À la fin:) Cai Plinii Secundi 
Veronenfis Liber | Illuftrium Virorum Finit foeliciter. | Impreffus Rom^ per 
Eucharium Sii- | ber al's Franck. Anno dfti Millefimo | quadringètefimo 
nonagefimo primo | menfis Augufti die decimaoctaua. | (1491) in 4**. Br. 
[Hain *2i39]. 40. — 

30 ff. n. eh. (sign a-c) Caractères ronds; 32 lignes par page. 

Le lexte commence i la tòte du f. a. i. [a] Ngelus Tipbemas Alex&dro luftino. S. p. d. | La souscription 
se lit au recto du dern. f. — Bel exemplaire. 

546. BarbaruSy Hermolaus. Castigationes Plinianae (À la fin:) FINIVNT : 
HERMOLAI : BAR. | Patriarchae Aquileienfis Plinianae Caftigationes : Item . 
Aeditio in | Plinium fecunda : Item Emendatio in Melam Pomponium : [ 
Item Obfcurae cum Expofitionibus fuis uoces in Pli- | niano Codice. Impreffit 
formis Eucharius Ar- | genteus Germanus Romae Idi bus Feb. | M.CCCC.xciii. 
Alexandri Sexti | Pont. Max. Principatus ] Anno Primo :• | (1493) in fol. 
Vél. [Hain *242i]. * 75-~ 

348 ff. n. eh (sig. a-z, aa-cc, A-L, a-g) Beaux caractères ronds. (1* ptie.) 39 1. et (II" ptie.) 48 1. par page. 

U recto du prem. f. est bUnc ; au verso : HERMOLAI BARBARI PATRICII VENETI | P. AQ.VILEIEN- 
SIS IN CASTIGATIONES PLI j NIANAS AD ALEXANDRVM SEXTù I^ON | TIFICEM MAXIMVM. PRAE- 
FATIO. I Cette épitre est datée : Octauo Kalendas Septembris. MCCCCXCII. 1 Le texte commence en tète 
du f. a 3 : CASTIGATIONES : PLI | niame Hermolai Barbari Aquìleienfis Pontificia. | f. 394 recto : Finis 
CaAigationum Plinianarum Hermolai | Barbari. Impreflit Eucharius Argenteus Ger- | mamus : (sic) Roma;. 
MCCCCXCII. Octttio Kal2 | das Decembrìs : Alexandri Sexti Pontificis | Maximi principatus, Statione prima. | 
U verso de ce f. est blanc. En tele du f. 295 : HERMOLAI BARBARI IN PLINIANAS CASTIGATIONES | 
SECVNDAS AD ALEXANDRVM SEXTVM PONT. MAX. | Pr^fatio. | U fin de cette a« ptie. est suivie 
(f. 347 verso) de la table des errata : CE Quibus locis huius operìs imprefTores hallucinati fint. | Puis, f. 348 
recto la souscription citée plus baut, et le petit Regiftrum. | Le verso de ce f. est blanc. 

Très belle impression. Bel exemplaire. 

547. BentivoluSy Anton. Galeazius. Oratio Antonii Galeatii Bentiuoli 
Pro I thonotarii Apoftolici Oratoris nomine | Bononienfmm habita apud 
Alexan- | drum Sextum Pont. Maximum. | S. 1. ni d. (Roraae, Eucharius 
Silber, al. Franck, 1496) in 4°. Cart. [Hain *2'jgo\ 

3 ff. n. eh. Caractères ronds; 37 lignes par page. 

Sur le recto du prem. f. se trouve la dédicace : Q Ferdinandus de Salazar decretonim do ) ctor excellè- 
tiflìmo & famofiffimo utriufq^ | iuris interpreti domino loàni de Sala prae { ceptori &. domino fuo. S. P. D. | 
(17 lignes). 

Sur le verso du mime f. commence le texte précède de l'intitulé cité. Il finit au verso du f. 2., ligne 6: 
regere ac moderar!. Dixi ',- \ Proetor 3861. 

3el exemplaifc. 



IO. — 



1 



30 MONUMENTA TYPOGRAPHIC\ 



3f8. Can^panaSy loanoes AnL, episc. Apmrìn. Open omoù. foL i* : .'^ 
Plw in alieno A. | -:- DE TE -:- MOX -:- DE ME -:• Ne precor 
quid prìas dato Ledor uitio 4 omnia intneaieNam fpero fore | ut nifi conctaab- 
iidas o^arìs fingnla landaie. i - : - COXTTXEKTMt • : - j Tractatns. v. 
Vita Ki [ Oradones. xv. Hifloria Brachii | Epiflolai^. ìx. libri Epigràmatà. 
viii. r. ; ...^ (À la fin:) Characterìbos Venetìs impreffum Ronue per Ed- 
cbarìum Silber alias Fianck | Vnios ipfins Michaelis Femi Mediolanfl. cara 
correctìone & impenfa. ' Anno chrifiianas fidutis. M.cccc.xcv. Prìdie kl'as 
Nonébris. | Omen acdpite airi littentì quoniam in Vigilia Sanctomm 
Omnium expunctum. | Sint gratin dfio. ] (1495) in fol. Avec one grande 
figure gravée s, le titre, une antre vers la fin et beancoup de magnifiqoes 
initiales sur fond noir. Rei. [Hain 4286]. 80. — 



yn t. n. dk, Csncuna nodi» i 54-36 lifocc pir pa^. La figure «n- le dtre repréceate «ae cioc^. 
bde de ì'aaUuT, couwette de «emrwcf* laiiaec et do moaogtuumt de rimprìmear : la figure aa verso da 
f. yao em. rtaiitetakiMemtat la aungae de l'ioiprifliear eatoavée de beaox ocnemems. — Le leste csi pcé- 
cédé da pmilégr de Lador. Maru Slbrtia, doc de Milaa et de deooc Ictzres • Ucobas Ami^aarios MidMeii 
Feroo * et • Mldu Fenns lac. Antìqaarìo ■, de la taUe des ceanes eie. 

Bel «xettplaire. 

À la figa. d. «e croore ane « oratio ad exhonaadot pnndpes GenaanoniiB contia Tura» •. qaì fut pro- 
nonUe par l'aatear -^ mai» tane effet — à la diète de Rqgendaug, ea 1471. A Toppocé d'Acaeas SjItìus. 
Campaott* dit tout le aMl poMÌble det AUemands. 

549. CataneuSy loannes Lucidus. lo. Lucidi Catanei. v. iu. doctorìs Ar- 
chidiaconi | ac Confiliarìi Marchionalis Mantuani & ora- | toris ad J Alexan- 
drum. vi. Ponti, maxi. Oratio j (A la fin :) Habita Rome coram Alexan* 
dro fexto Ponti' | fice maximo & facro apofloUco Senatu. Die | quinta 
Nouembiis. MqcccIxxxxìì. | (1492) in 4**. Avec une initiale s. fond noir. 

Cart. [Hain *4684J. ^ 15. — 

6 ff. n. eh. («gn« a) Caraclères ronde : 3f lignef par page. 

Le UKte commence apre* l'intitulé au recto du prem. f. : [H| Odierno die humeris meìs bonus illud im- | 
pofiium ttidco.... Il finii au recto du f. 6, suiri de la sonscrìpt'on. Le Terso de ce f. est blanc. 
TrH bel examplaire. 

550. FrontinuSy S« lulius. Sexti lulii Frontini uiri confularis Strategema- 
ticon I (sic.) (A la fin :) Impreffum Rome per Venerabilem uinim Magifinim 
Eucharium Sii | ber : alias Franck Anno. M.cccc.xciiii. die tertio nouem- 

bris. I (1494) in 4^*. Br. [Hain * 159 15!. 15. — 

30 ff. n. eh. (tign. k-q) Caractères ronda, è 40 lignea par page. L'onvrage fait panie de la collection dcs 
Scrìptorcf rei miliurìs, citée par Hain uro. 15913, et par Audiffredi I, p. 329. 

551. Marsus, Petrus. Can. Rom. ORATIO DICTA A PETRO MAR | fio in 
die Sanctì Stephani primi martyris. | (À la fin :) 

Argirios opus hoc Eucharius arte magiara 
Impreflfìt : fumma perlege lector ope. 

(Romae, ca. 1490) in 4°. Cart. [Hain 10786]. 15. — 

lo fiT. uns eh. ni tign. Caractères ronds; 27 lignea par r^gc* 

Le texte commence après rintiiulé, f. i, recto : Venient h«c omnia fuper generatiòem iflam | Math. xxiii. .. 
et il finii au recto du f. 10, !. 3 : Amen. Laus deo optimo maxinloq). | Puis : Ad. R. in Chrifto Patrem &. 
D.D.Io. I Cardinalem Mediolan. | (13 lignea et 4 ligncs de vers). Au verso : G Facùdi Theologi ac huius 
memorioe | fingularis poeta Mogìflri Baptiftrc | Mantgani CarmeU(<)P Carmen. ( (6 lignes de vers) ; puis ; 



ROMA 3 I 

Fr.cent. 
G Frater Petius Maat. Camieliu : Petro Nie | to uiro preflanti/lìmo. S. D. ( (il lignes): enfia la souscrìption 

cttée. 

Bel exempUire de cetie pièce fort rare. 



552. MaynOi lason de. Ictus. ([ lafonis de Mayno Mediolanenfis lurifcon- 
fultì ducalis Senatorìs ac Legati prò inclytifli- | mo Mediolanenfìù Principe 
& fapientiiTimo j eius patruo Duce Barri : Oratio habita apud | Alexandrum 
fextum Pont, maximum. | (À la fin :) CE Facta Rome Idibus Decembris. 
Anno falu- | tis dominice. M.cccc.lxxxxii. Sedente Alexà | dro vi. Pont, 
max. in confiftorio publico. | (Romae, Eucharius Silber, 1493) in 4**. Avec 

une initiale s. fond noir. Cart. [Hain *iogy6], 15. — 

8 ff. n. eh. (sign. a) Caractères ronda; 35 lignea par page. 

Le texte commence immédiatement aprèa le tiire cité, au recto du f. i : [PjRifcorum monumentis accepi- 
mus SaRctifli | me.... et il finit au verso du f.'8 suivi de la souscription citée. — Proetor 3862. 

553. Modestus. Modeftus de re militari ad Theodofium Augulhim. | (A la fin:) 
Modefti de re militari. Finis. | (Romae, Eucharius Silber, 1494) in 4°. Br. 
[Hain *i59i5]. io. — 

■ 

4 ff. n. eh, (sign. r) Caract. ronda ; 40 lignea par page. 

Le tiire se trouve au recto du prem., la souscription au recto du 4. f.. dont le verso est btanc. C'est la 
3. partie dea « Scrìpcores rei militaris •, sec. édit. publiée par Silber. 

554.Procopius. PROCOPIVS DE BELLO | PERSICO « | (À la fin:) IM- 
PRESSVM I Romse per Magiilrum Eucbarium Silber aPs Franck '* Caffi - 
gatum per An | dream Nucium Or ■ Hu ■ Ro « Academiae Capellanù * 
Sedente luiio « li « | Pont. * Max « Anno eius Sexto « De Repub « litte- 
raria Opt « Merito » Anno | Salutis « MDIX x Nonis Martiis « | (1509) 
in fol. Avec 4 belles initiales. Rei. orig. veau pi. ornem. à froid, 
dos refait. 75. — 

90 ff. n. eh. Bcaux caract. L*ouvrage important historique, remarquable è cause dea notìces qu'ìl. contient 
sur Torigine dea Hongrois, fut traduit ici pour la première fois par Raphttl Volaterranus. La première ini- 
tiale, gothique, est figuréc. LMmpreaaum est précède de la mention du privilège, qui contient le nom de 
l'éditeur, Jacobus Mazochius. — Noma s. le titre ; au reste bel exemplaire. 

555. Scrìptores rei militaris. Romae, per Eucbarium Silber, alias Franck, 

1487. 4 pties. en i voi. in 4°. Vél. [Hain *i59i3, 11444, ) 100. — 

1. Vegetius: 58 ff. sans eh. ni sign. Caractères ronds ; 33 lignes par page. 

Le recto du prem. f. est blanc. Au verso : Io. Sulpitlus Verulanus Petro Paulo de Comite | luueni generofo 
St ftrenuo. S. P. D. • Au recto du f. 2 : FLAVI! VEGETII VIRI. ILLVS. AD VA | LENTINIANVM AVGV- 
STVM EPITO I MA InSTITVTORVM REI MILITARIS | EX COMMENTARIIS CATONIS : GEL | SI : TRA- 
lANI : HADRIANI : ET FRONTINI LIBER PRIMVS. | U fin du texte se trouve au verso du f. 3H : FI- 
NIS ',• I Impreffum Rom^ per Venerabilem uirum Magìftriì | Eucbarium Silber, alias Franck. Anno domini 
millefi } mo quadringentefimo octogefimo feptimo. Die nero | quarto kal.' Februarìi. | Suit le Regiftrum. | et 
3 lignes d'errata corrige. 

2. Modestus: 6 ff., de mème. 

Au recto du prem. f. : MODESTI LIBELLVS DE VOCABV | LIS REI MILITARIS AD TACITVM | AV- 
GVSTVM :• I Au recto du f. 6. : C FINIS :• | C Impreffum Rom^ per Venerabilem uirm (sic) Ma j giftruj 
Eucharìum Silber: alias Fraock ! Anno do | mini .M.ccce.Ixxxvii. Septimo Idus lunii. | Le verso est blanc. 

3 Aelianus : i f. bl. et 27 ff., de mème. 

Au recto du prem. f. : Ael'ani de inftruendis aciebus opus ad Diuum Ha | drìanum : a Theodoro Thcffa- 
lonicèfe latinum factum | & Antonio Panormitf Alphonfi Regis pr^ceplori di- | catum *• | Pr^faiio ) Au 
recto du f. 27: Finis Aeliani. | Impreffum Rom^ per Venerabilem uirum Magtffrù | Eucbarium Silber: alias 
Franck. Anno domini Millefì | moquadrìgentefimo octogefimo feptimo. Quinto decimo kaf. Martii. | Puis le 
Regiflrum. | Le verso est blanc. 

4. Frontinus : 1 f. bl. et 47 ff., de mème. 



32 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



Fr.ceDt. 



Au recto du prem. f. : Sexti luiii Fron:ini Viri Confolarìs Strate | gematicon liber primus. | (A la fin :) 
CI FINIS / I d ImprelTum Rome p Venerabilem uirum Magiflhj | Eucharium Silber : alias Franck Anno 
.M.cccc.lxxxvii ] die vero prima lunii. | Au recto da dern. f. : CI Regìftnim. | Le verso est blanc. 

Bon exemplaire dcs Script, rei mil. qui se trouveat rarement réuois dans un volume et dont les deux dern. 
soat mème inconnus à Hain, 

556. Vegetius, Flavius Renatus. VEGETIVS DE RE MILITARI. | (À la 
fin :) Roma imprelTum per Eucharium Silber Alamanum. Anno a natali | 
chriftiano. M.cccc.xciiii. die. xxiiiì. Octobris. | (1494) in 4*". Avec magni- 
fiques initiales s. fond noir. Br. [Hain *i59i5]. 20. — 

36 S. n. eh. (6Ìgn. a-i) Caractères rond« ; ^o lignes par page. 

Au verso du titre cité se irouve Péptire dédicatoire : Io Sulpitiu» Venilanus Petro Paulo de Comite luuent 
generofo & Are | nuo .S.P.D. | Le lexte coromence à la téte du f. aii et finii au recto du 36. f. dont le verso 
est blanc. 

Cette belle impression fait la première panie de la collectron des Scrìptores rei militaris citée par Audìf" 
fredt\ I, p. 329. 

Georg Herolt de Bamberg (1481, Janv.) 

557. Cora, Ambrosius Massarìus de, ord. Erem. S. Aug. VITA PRE- 
CELLENTISSIMI ECCLESIE DOCTORIS DI | VI AVRELII AVGVSTINI 
IPONENSIS ANTISTITIS E | DITA A SACRE THEOLOGIE PROFES- 
SORE MAGIST I RO AMBROSIO CHORIOLANO CIVE ROMANO ET | 
TOTIVS. SACRI ORDINIS FRATRVM HEREMITA | RVM EIVSDEM 
SANCTI GENERAU ET PREFATIO | IN COxMMENTARIOS SVPER RE- 
GVLA IPSIVS AB EO | DEM GENERALI COMPOSITOS FELICITER 
INCIPIT I ET PRIMO PONITVR EXORDIVM SVPFR (sic) VITA | (À la 
fin :) Finis. Commentariorum fuper Canone Diui Aureli i Auguflini | Om- 
nium doctorum parentis : a Reverendo patre Ambrofio Theo | logo Choro- 
lano Cini Romano uuiuerfi (sic) prdinis Eremitarum Sane | ti Auguftini 
Priore generali editoris & imprefforis Rome a Magro | Georgio Herolt de 
Bamberga Diuo Sixto quarto Pon. Maximo fé | dente. Anno. ix. fui pon- 
tificatus : die octaua decembris. Mcccclxxxi. 1(1481) pet. in fol. Cart. 
[Hain *5683]. 125. — 

248 ff. 8. eh. ni sign. Beaux caract. ronds ; 32-34 lignes par page. 

Le recto du prem. f. est blanc. Au verso : [ ] uillermo de Eftoutcuilla Epo. Oftien. Car. Rotho. Came- 
rario | D.N. Pape digniflìmo drio fuo precipuo. Oliuerius Seruiiis | Tholètlaf. S. P. D. ... Le lexte com- 
mence au recto du 2. f., sous le long intitulé cité. Les « Commentarli super regula D. Auguslini * com- 
mcncent au verso du f. 15. L'impressum se trouve au verso du f. 247. Ala page opposte: R^ftrum folionim 
huius libri | (è 3 cols.) La dern. page est bianche. 

Ouvrage célèbre et d'une grande importance pour Thistoire ecclésiastique. Voir AudiffreJs, pp. 241-43, 
2|9 et 3^. Il faut qu'il y soli un'? erreur dans la date de T impression : Tannée 1481 n'était pas le 9", mais 
le II* du pape Sixte IV. — Bel exemplaire compiei. 

558.— SIXTO. mi PON. MAX. AMBROSII. CHORIOLANI | GEN. AVGV- 
STINIANORVM. IN DEFENSORIVM | ordinis eiufdem fcilicet ordinis 
fratrum heremitai^ fancti Augullini | refponfiuum ad maledicta canoniconim 
affertorum regularium con 1 gregationis Frifonariae. | S. 1. ni d. (Romae, 
Georg Herolt, ante 1481.) pet. in foL Cart. [Hain *5684]. 50. — 

127 ff. 8. eh. ni sign. et i f. bl. Beaux caract. ronds; 3^ lignes par page. 

Le texte commence au recto du prem. f., sous l'intitulé cité : [ ] Voniam perquam uaehemcns in de | 
fcndenda ucriiaie,... Au recto du f. 125, 1. 34: Finii fcelìcitcr | Au verso: Regiftrum quinterniorum huius 



ROMA 



33 



Fr.cent. 
libri I {h 3 cols.) Les 2 dern. £f. contiennent les errata : Recognito fuperiori uolamine : hec funt errata adno- 

tata digna. | 

Ouyrage de polémique fort intéressant. Il doit ètre imprimé ayant Tautre ouvrage de Cora, puiaque Tau- 

teur, suirant Audiffr^t\ Vj cite plusieurs foia. Lea a ff. d'errau manquent preaque è toua les exemplaires ; 

ausai Hain ne les mestionne pas. Proetor 3933. — Bel ezemplaire. 

559. ManiUus, Michael, ConsUntinop. EPIGRAMMATON | MICHAELIS 
MA- 1 RVLU CON- | STANTI | NOPO | LITA | NI/. | S. 1. ni d. (Romae, 
Georg Herolt, ca. 1490) in 4^ Br. [Hain 10877]. 15. — 

28 ff. 8. eh. ni aign. Beaux caract. ronda; 26 lignes par page. 

Le prem. f. avec le titre dté tur le recto, manque à notre exemplaire. Au recto du f . a : MICHAELIS 
TARCHANIOTs | Marnili Conftantinopolitani uiri Patricii Epì | grammaton ad Laurentiù Medicen Petri Fri- | 
cifci filium Liber primua ;• | Le texte finit au verso du f. 28, 1. 18: d Finia fecundi libri. | Puia: d Re- 
giftrum. I (2 petites cola.) 

Édition rare qui, suivant Audiffredi, Specimen editt. ital. p. 391, doit ètre antérieure k celle de 1497. 
Proetor 3946. Le titre manque ; le restant est bien conserve. 

560. Orìgenes, Contra Celsum libri Vili lat. interprete Christoph. Persona. 
Romae, Magister Georgius Herolt de Bamberga impressit, 1481. pet. in 

fol. Vél. [Hain * 12078]. 150.— 

263 ff. 9àta chiffrea ni signat. Caractères ronda; 33 lignes par page. 

Le recto du prem. f. eat blanc ; au veno : Theodorus Qaxinus ConAantinopolita. X^foro pfona : S.P.D. | 
(Epltre dédicatoire de 34 lignes). Le sec. f. contieni la dédicace iotìt. : SIXTO. IIII. PONT. MAX. C. P. 
PRIOR. S. BALBINE | (d autres exemplaires ont été dédiés è Giovanni Barbarigo, doge de Venise). En téle du 
f. 2 ; ORIGENIS PROAEMIVM CONTRA CELSVM ET | IN FIDEI CHRISTIAN AE DEFENSIONEM LIBER. 
I. I L*impres8um se trouve au F. 261 verso, le « Regiftrum quintemorum • è la page opposée. Le verso du 
dern. f. est blanc. 

Editio Princepa, exirftmement rare et fort recherchée. 

Très bel exemplaire complet grand de margea. L'initiale de la lettre à Sixte IV et celle du livre I. som 
peintes en beaux couleurs sur fond d'or ; la première page est, de plus, entourée d'une superbe bordure qui 
renferme Técusson d*un cardinal, tout cela de mème peint en couleurs et rehaussé d'or. Les petites initia* 
les sont en rouge et bleu. 

560**" — Idem liber. Autre exempl, Vél. 75. — 

Bon exemplaire peu piqué de vera. Le prem. f. avec la lettre de Ga^inus manque. 

56i.Paulus, Hieronjrmus, Barcinonens. HIERONYMI PAVLI BARCINO- 
NEn I fis ad + R + D + Rodericum Epm Portuen + Car- | dinalem Valentina 
S + R + E + Vicecancellariù : | de Fluminibus & Mòtibus Hifpaniai^ libel- 
lus I S. 1, ni d. (Romae, Georg Herolt, ca. 1493). in 4°. Cart. [Hain 
12525]. 75.— 

20 ff. 8. eh. ni sign. Gros caract. ronds ; 26-27 lignes par page. 

Le texte commence, au recto du prem. f.. sous l'intitulé cité : [ ] Cripferaj Pater ampli (lime quortì | dam 

poetaif hortaiu Au recto du f. 15, 1. 16-17: Excepta (sic) e.K Itinerario Antonini Pii & Theo | dofìi 

de Hifpaniis+ | Au verso du f. 19: Excepta a prouinciali antiquo ecclefie Roma- | me de Epifcopatibus Hi- 
fpeniae+ | Au verso du f. 20: Finis. | Ces deu^ lables de noma géographiques sont imprimées à 2 cols. par 
page. Au dessous du mot « Finis • on lit un petit addendum de 3 lignes, évidemment imprimé plus lard 
que le reste. — Proetor 39 18. 

Pietro della Torre (1490, 4 Nov.). 

562. PtolemaeuSy CL Cosmographia, lat. interprete Jac. Angelo, ex emend. 
Domitii Calderina (À la fin :) HOC OPVS PTHOLOMEI MEMO | RA- 
SILE QVIDEM ET INSIGNE EX i ACTISSIMA DILIGENTI A CASTI | 
GATVM IVCONDO Q.VODAM CA | RACTERE IMPRESSVM FVIT 



34 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 

Fr.ceot. 

ET I COMPLETVM ROME ANNO A NA | TIVITATE DOMINI. M.CCCC. 
LX- I XXX. DIE. IV. NOVEMBRIS. ARTE | AC IMPENSIS PETRI DE 
TVRRE. I (1490J gr. in fol. Avec 27 belles et grandes cartes géograph. 
grav. s. cuivre et queiques figs. géom. grav. s. b. Rei.. [Haìn *i354i]. 600. — 

1 f. bl., 3t ff. noa eh. 3 ff. bl. 60 ff. non eh. i f. bl., les 27 carte», occop. 54 ff.. 3i ff. non eh., I f. 
bl. (sign* A-E, «-h, a-e) Canctères ronda. 52-33 lignea et 2 cols. par page. (Hain : 137 ff. ■) 

Ed tète du I. f. (A 2) : REGISTRVM ALPHABETICVM | SVPER OCTO LIBROS PTOLO- | MEI INCIPIT 
FELICITER. I Ceue uble finii au verso du f. 34, i. ligne. En t2ie du f. a 3 : CLAVDII FTOLEMAEI GEO- 
GRA- I PHIAE LIBER PRIMVS HAEC HA i BET. | f. 60. (h 3) recto, I. 3: CLAVDII PTOLEMAEI VIRI | 
ALLE I XANDRINI GEOGRAPHIAE OC- ■ TAWS ET VLTIMVS LIBER EX- | PUCIT. I HLVC SEQVVN- 
TVR TABVLE. | SuÌTent une mappemonde. io cartes d'Europe, 4 d'Afrique et 13 d*Asie. Le reao du f. 
»ttir. est blanc. Au Terso : Incipit Regiflnim fuper Tiactatum de- | iribus orbis partibus. Ac uarììs natorìs 
homi I nam : portentorum TrajifFonnatorum. I Kec non de diuerfis fluminìbus aquanim. t Infularum & mon- 
tìnm. I En tae du f. a 2 : DE LOCIS AC MIRABTLIBVS MVN { DI. ET PRIMO DE TRIBVS ORBIS | PAR- 
TIBVS. I La fin se trouTe au recto du f. 21 (e 5) l. ligne, suiyie de la souscrìpiion citée. 

Notre exemplaire de cette édition magnifique el très rare, quotque parfaitemeni compiei et très grand de 
marges, est malheurvusement abimé par des taches d'eau. Le prem. et le dem. ff. som montés, de mème 
les 2 prem. cartes, et queiques marges. Le texte et la ciane des épreuves n'ont point souffert. 

Andreas Fritag de Strassburg (1493, 5 J^dv.). 

563. Senensium oratio ad Alexandrum VI Pont. Max. Senenfiù obedientia 
pubiica. I S. 1. ni d. [Romae, per magistr. Andream Fritag, 1496] in 4°. 

Avec une ìnitiale s. fond noir. Cart. [Hain * 14676]. io. — 

2 ff. n. eh. Gros caractères gothiques ; 29 lignes par page. 

Le texte commence immédiatement sous rintitulé, f. 1 recto : [E] T fi omnts res pubiica xpiana oTs xpia- 
no I rum populus.... Il finit au verso du f. 2, ligne 34. par le seul mot : Finis. | 
Une notiee recente sur le prem. f. veut faire passer Angelo Politiairo pour Tauteur de ce discours. 

564. Tygrinus, Nicolaus. Lucenfmm Oratio luculentidlma | Pont, maximo 
Alexandro fexto per Nicolaum Tygrinù Lucenfem vtri- | ufqj iurìs doctorè : 
elegantiffime habi | ta in Còfiftorio publico prò obediètia | filanda. Anno. 
Mcccclxxxxij. die. xxv. menfis Octobris. Emendata. | S. 1. ni d. (Romae, 
per Andream Fritag, 1492) in 4°. Avec mie init. s. fond noir. Br. [Hain 
*i575i]. IO.— 

4 ff. n. eh. (sign. a) Gros caract. goth. 2q lignes par page. 

Le texte commence au recto du prem. f., sous rintitulé cité : [V] Ereor Beatiflfime pater Ne du^ Ci | ui- 
taiis noftre. .. Au verso du f. 4, 1. 22-23 • ^^^ ^^^ I ^i^'* I 

SiGiSMUND Mayr, de Marchsam (?) 

et 

Johannes Besicken, de Basel 

(1493, 13 Dèe). 

565. Sandeus, Felinus. EPITOMA DE REGNO APVLIE ET | SICIUE 
REDVCENS SVMMATIM | IN VNVM QyECVNQ.VAE DE EO | TAN- 
GVNT HISTORICI INCIDEN j TER ET SPARSIM DVxM VNIVER- | SA- 
LITER RERVM OMNIVM GÈ- | STA DESCRIBVNT. | S. 1. ni d. Avec 

de belles init. s. fond. noir. in 4°. Br. 125. — 

46 ff. non eh., (sign. a-g) Caractères ronds : 28 lignes par page. 

Le prem. f. porle une poesie de Mich. Fernus de 4 dìsiiqucs reproduite par M. Audiffredi, Spec. edd. 
rom. p. 333. En tele du 2« f. : MICHAEL FERNVS MEDIOLANEN. ! POMPONIO LAET0 LITTERATOif I 
Principi I .S. I Cctte épitrc est daiée : M. Apr. M.ccccxcv : 1 (f. -\ redo.) Au verso du f . 4 : ALEX AN- 



k. 




ROMA 35 

Fr.ceDi. 
DRO .VI. PONTIFICI MAX. | Le texte commence cn lète du f. 5. sous l'intitulé cité. Il finii au verso du 

f. 44 ; suit, k U page opposée : Michael Fernus Mediolanen Ad Fellnù Sandeù | Ferrarien lurìfconfultù con- 

fùmalifs. Rotf audi- | lorè Vtrìufq^ Referendaria Palatinii Clarìflìmij l AccufationÌB depr^cattonc. | À la suiie 

de cette épìtre, f. 46 recto : Ad. D. meum. D. Felinù Michael idem. | Q.Ufq^ Solon : &, qux Caefar : fàxere' 

I periti: | .... (14 lignea de vera): puis : FINIS. | Le verso est blanc. 

I Cet Epitome, qui s'étend de 537 à i494t est de Felino Sandeo^ jurisconsulte, dont on a un grand nom- 

, bre de commentaires sur le droit romain (voir Hain nro 14380 sq.). L*auteur y parie presque conslam- 

I ment dea rois de la Hongrie. L'opuscule a éié muni d'une préface et èdite par M'ch. Ftrnus. La date de 

{ l'épitre doit ètre celle de rimpression qui parati faite avec les caractères de Johann Bcsicken et Sigisro. 

Mayr à Rome. Audiffredi^ p. 333. Proctor 39H0. 

I 566. Tractatus de vino. C[ Tractatus de uino & eius proprìetate. | S. 1. ni 

d. (Romae, Sigismund Mayr et Johannes Besicken, ca. 1490) in 4**. Avec 
3 belles init. s. fond noir. Cart. 50. — 

H ff. n. eh. (sign. a) Très beaux caractères ronds ; 38 lignes par page. 

Le recto du prem. f. est blanc. Sur le verso se trouve une préface de io lignes : G Genus hominù hac 

noftra etate multts laborare | egritudinibus : Suit Ténuméiation dea 31 chapiires du livret. Au recto du 

f. 3. ligne 7, se Ut l'intitulé cité. Le dern. chapitre, traitant du vinaigre, occupe le f. 8: G Capitulum de 
aceto & prsparationibtts. | Il finii au verso de ce f. : .... habet uirtuié acetofitaiis | obferuande & augmen- 
tande. | Finis. | — Traité fort rare et curieuz, évidemment imprimé au XV* siede, mais toui à fait inconnu 
aux bibliograpbes, cité seulement par M. Proctor 3993. 

Le recto du prem. f. et un petit espace blanc à la fin sont couveits de sentences en vieux florentin, écrites 
d'une main très belle de Tépoque. 

Imprimeurs anonymes. 

567. Aeneas Sylvius, postea Pius II. (E Incipit tractatulus de duobus feinui- 
cem diligentibus compo | fitus p dominum Eneam filuium poetam imperia- 
lemq^ fecretarì | um qni (sic) tandem ad fummi apoftolatus apice m aiTum- 
ptus. Pius I papa. ii. uocatus efl. | S. 1. ni d. (Romae ca. 1485) in 4^. 
Cart. [Copinger 70], So»"- 

30 ff. s. eh. ni sign. Caract. goth. 36 lignes par page. 

Att recto du prem. f., sous rintiiul> cité, le tcMe commence : [m] Agnifico et generofo militi, domino 
Gafpari flìk dnS ( Nouicaftrì .... Au verso: Epiftola enee filuii ad Marianum | Soziniì petentem còprani trac- 
tatù. ] Au verso du 3. f., en haut : CI Epifiola enee filuii picolominei iu | ueni nou (sic) effe neg&ndnm (»ic) 
amore dicit | Au verso du f . 3 : CI Enee filuii de duobus amanti | bus hifloria principalls incipit. | Au verso 
du f. 30, en bas : Libellus ornatiflìmus eleganti fllmufq^ Enee filuii poete Senen. de duobus amantibua (sic) 
feliciter finii. | 

édition très tare et à peu près inconnue, imprimée à Rome. 

568. Albertus Trottus Ferrariensis. (E Incipit tractatus de horis canonicis. ) 
S. 1. ni d. (Romae ca. 1480) in 4°. Br. 40. — 

34 ff. s. eh. ni sign. Gros caract. goth. ; 30 lignes par page. 

Au recto du prem. f. : d Tabula còpofiu a dno Alberto de ferrariis utriufq; | iuris doctore de placélia 
fup infrafcripto opufcolo de ho | rìs canonicis in modum ut fequitur. Zc. \ F. 4, verso, 1. 19: Finis tabule 
huius. I Le texte commence au recto du f. 5, sous rintitulé cité : [ ] Aieriam horarum quas canonicas appel- 
lamus I fub breui itilo .... Au verso du f. 34, 1. 30: .... Finis huius. | 

édilion rare tout-à-fait inconnue à tous les bibli<^taphes. Différent de Proctor 378H et 37H8. 

569. Alexander VI. Papa. Conftitutiones et regulae Cancellariae Apostolicae. 
S. 1. ni d. (Romae 1492) in 4". Avec i init. s. fond noir. Cart. 30. — 

I f. bl., 13 ff. n. eh. et 1 f. bl. (sign. a-b) Caract. ronds; 35 lignts par page. 

Le texte commence au recto du prem. f. (sign. aii) : [S].ANCTISSIMVS inxpo pater & dns no- | fler dns 
Alexander diuina prouidètia papa | vi. fuorù pdecefforù ueftigiis inherendo nor [ mam et ordinem gerèdis 
dare uolens in era | (linum Affumptiòìs fuc ad fummi aplatus apicem uideli ] cet die duodecima méfis Au- 
gufti Anni a naliuitate dni | Millefìmiquadringentefimi nonagefimifecùdi Referua | tiones Conftitutiones & re- 
^uJas infrafcriptas fecit : .... Au verso du f. 12, 1. 37 : Lecte & pubiicate fucrunl fuprafcriple Regule Rome 




36 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



Fr.cent. 



in I CicelUria aprica die lune .xxvii. menfis Augufti Anno | incarnatiSts difice Mcccclxxzxii ( K. de 

Gottifredia Cuftos | . 

Panni Ics nombreuses éditions de ce réglement citées par Hain et ses continuateure il n'y a aucune qui 
soit identique à celle-ci. Bel exemplaire. 

570. Casus papales. Cafus Papales Epi- | fcopales Z Àbbatiales. | S. 1. ni d. 
(Romae, ca. 1490) pet. in 8**. Maroquin rouge, fil., dos dorè, dentelles 
intér , tr. dor. 75. — 

7 ff. 8. eh ni sign. et i f. bl. Caraci. goth. ; 39 lignes par page. 

Au recto du prem. f. llntitulé en gros caract. Le verso est blanc. Au recto du f. 3 : CI Cafus Papales, 
Epifcopales, Z Àbbatiales | [p]RiinuB cafus papslis ed in ilio ^ | percutit.... Au recto «du f. 7, 1. 10-11 : Fi- 
niunt cafus papales, epi- | fcopales, Z àbbatiales. ] Le verso est blanc. 

Ni Hain ni M Copinger foni mention d'une pareille éditioo en petit format. Bel exemplaire dans une 
jolie reliure de luxe. 

57T.Coniuratio malignorum spirituum. Coniuratio maligno:^ fpirituù | 
in corporìbus hominù exifìentiù | «put in fanto Petro. | S. 1. ni d. (Romae) 
in 8^ Br. 25. — 

8 ff. s. eh. ni sign. Caract. goth., 29 lignes par page. 

À la tftte du prem. f. se lit Tintitulé cité et le commencement du texte : Scd'm Matheij. | [CJ Um natus 

effet iefus in bethleem iu de in diebus herodis ^c. | f. 8 verso, 1. 6-8: per infinita fecula fé- | culo^ 

Amen. | FINIS : { — Bel exemplaire. 

572. Divisiones decem nationum. Diuifiones decem nationù | totius chri- 
ftianitatis. | S. 1. ni d. (Romae) in 8**. Avec une initiale s. fond noir. Br. 
[Hain 6308]. 20. — 

4 ff. s. eh. ni sign. Caract. goth. 33 lignes par page. 

Au recto du prem. f. le titre ette ; puis le commencement du texte : [N] Otandum q gentes chriftiano^ | 
diuiduntur in decem nationes .... f. 4. 1. 23-23 :.... nd fuit qui remediù apponeret. | Finis. | Le verso est blanc. 

573. Hugo de S. Caro. De de fectibus (sic] occurrentibus in miffa. | S. 1. 

ni d. (Romae ca. 1480) in 4**. Cart. 25. — 

8 ff. s. eh. ni sign. Gros caract. goth.; 30 lignes par page. 

Le texte commence sous Tinùtulé cité, au recto du prem. f. : [r] Egula dirigens mlffarum celebratores ut 

ca I ueant a defectibus. ... Il finii au recto du f. 8, 1. 28 et 29 : funt in tercia parte furarne. | Finis. | 

Le veno est blanc. 

Impression tout-&-fait inconnue à tous Ics bibliographes. 

574. Mancinellus Antonius. DE POETICA VIRTVTE. | S. 1. ni d. (Romae, 
ca. 1495) in 4**. Avec quelques petites init. s. fond noir. Br. [Hain 
10622 ?] 25 — 

12 ff. n. eh. (sign. a-b) Carat. ronds, 30 lignes par page. 

Le recto du prem. f. contieni le titre, le verso le commencement de la d^dicace : CI Antonius Mancinellus 
Artiù 9c Medi | cin^ Doctori e\imio Philofopho item am | pliflìmo Antonio Petricf. { Datée : ... Calendis 
Augufti Mccccxv. F. 2, 1. 7 : d De poetica uirtute : & Audio humanita | tis impellente ad bonum. | (table). 
Le texte finii au verso du f. 12, par un distique : d Afcanius Quatraffus Sermonetanus. | d Q.uod te ulta 
docet ^ fit caftidima uatum | Per mancinellum fufcipe lector opus. | 

Audiffrtdi et Hain n*ont vu aucune édìtion de ce livret tròs rare, qui contieni un choix de descriptions 
poétiques et de sentencens tirées des auteurs classiques. M. Copinger (I, 10622) cite une édilion differente 
de la nòtre. — Bon exemplaire. 

575. Modus confitendi. S. L ni d. (Romae) in 8**. Br. io. — 

Fragment d*un incunable romain, comprenant les 19 derniers ff. du petit volume, sans chiffres ni sign. 
Gros caract. goth., 23 lignes par page. 

Le texte commence: liter: venialiter : cogitaiioe : cdfenfu : delecta» | tione : deliberatìSe: La fin se 

trouve au recto du dern. f., 1. 22-23 ■ ^ ^'^^ eterne in futuro feculo. Amen. | Finii modus cdfiiendi. | Le 
verso est blanc. — Peu taché. 



WF-^v- 



1 



ROMA 37 

Pr.cent. 

576. MontanuSi Marcus. M. MONTANI RHODII | Archiepifcopi ad Ale- 
xandrù. vi. | Pont. Max. Oratio prò Rho- | dionim obediètia, Anno. | 
M.cccc xciii, méfe | Martio. | S. 1. ni d. (Romae 1493) in 4*. Br. 40. — 

4 ff. n. eh. {s'iga. a) Caract. ronds. 31 1. par page. Le recto du pi«m. F. conùent le titre, le Terso est 
blanc. Le texte commence aa recto da 3. f. : MARCI MONTANI RHODII | Archiepifcopi, & Oratoris ad 
Alexa- I drum. vi Pont. Max Ontio | prò Rhodioif obedidtia [ Il fìnit, au recto du f. 4, 1. 25-26 : defen- 
dere, protegere, dignata eft. l DIXI. | Le verso est blanc. 

L'oraison entière, fort intéressante et preaque inconnue aux bibliograpbes, s'occupe du grand péri! qui 
ménafait à l'ile de Rhodes, de la part de Tempire ottoman. 

Très bel exemplaire d'une ptaquette (incuoable?) singulièrement rare. 

577. Portitts, Agapittts, Romanus. Epistolae. S. 1. ni d. (Romae, ca. 1475) 

in 4^ Cart. 75. — 

10 £f. 8. eh. ni sign. Caract. ronds entremilés de goth , 39 lignea par page. 

Au recto du prem- f. : Agapitus portius romanus domi | no luce de lenis falutem : | ( ] Alneo regii urbi 
antiquiflìme etrurì | ae eflatem vna rerum ducens... . Au verso du f. io, 1. 29: Finis epiftolarum agapiti 
porcii. I 

Non seulement ce petit recueil de lettres, mais aussi le nom de son auteur est entièrement inconnu aux 
bibliographes et littérateurs Les lettres sont adressées è divers personaages aussi peu connus que Portius 
Ini-mème. Dans une de ces lettres le si^ de Città di Castello, faìt h'storique de Tannée 1 174, est mentionné. 

Bel exemplaire de ce livret rare et vraiaemblablement unique. 

578. Principia, etc. litterarum. CE Sequunt'' principia fubfcritiòef et fu- 
pra I fcriptiòef Ifa:^ miffìua^ ad oès pfonaf cuiufcùqj | ftatuf gduf còditiòif 

aut peminetie fuerìnt. | (sic). S. I. ni d. (Romae, ca. 1475) in 4*. Cart. 50. — 

6 ff. 8. eh ni sign. Anciens caract. ronda; 29-30 lìgnea par page. 

Le texte commence au recto du prem. f., sous Tintitulé cité: Principium littere ad Papam. | C Sanctiffìme 
et beatiflìme pater ac dne poft | humilem recommendationem, | .... Au verso du f. 6, 1. 29-30 : Reuerendif 
parentibuf A. et B. pre cunctif | huiufmodi uite mortalìbuf metuendif. | 

Livret très rare. Edition tout à fait inconnue. 



579. Alexander ab Alexandre. ALEXANDRI | AB ALEXANDRO | DIES 
QENIALES. I (À la fin :) Romae in aedibus lacobi Mazochii Ro. academiae 
bibliopolae | Anno Virginei partus. M.D.XXII. kalefl. | Apri .... (1522). 
in fol. Avec une gracieuse bordure de titre et jolies initiales. Vél. ou 
D.-veau. 50. — 

6 ff. prél. 286 ff. (cotés I-CCLXXXV) et 2 ff. d'errata. Caract. ronds. Le titre est ren^ermé dans un bel 
encadrement (de dauphins etc). — Première édition d*un ouvrage archéologique fort en rogne au XVI* siede 
Le texte est précède d*une épitre de Tauteur « ad Andream Aquaviam « ducem Adriae . 

Très belle impression. Bel exemplaire. 

580. [S. Augustinus, Aurelius] Regula apoftolica Z con- | (litutiones cleri- 
co% I feu canonicorum | regularium. | ijj | (À la fin :) Impreffum Romae 
in regione Parionis per Ma- | giftrum Stephanù Guillereti de Lunariuilla 
Tal- I lefl. diocefis. | S. d. (ca. 15 io) in 4"*. Avec un bel encadrement de 

titre et plus, belles initiales s. fond noir. Cart. 60. — 

56 ff. n. eh. Beaux caract. ronds ; le titre en caract. goth. dans une elegante bordure gothique. La préface 
contient une liste de toutes les églises eanoniales. Au recto du f. 5 il y a un intitulé plus spécifié : Regula 
apoftolica clericorum fiue canonicorum I regularium ab magno Augurino hypponen | Pontifice ex actibus * 

apl'oif «dita : & eoftituliones ) Benedicti Pape. xH. fuper ipfam. | Au verso du f. 36 se trouve Timpressum. 

Bel exemplaire. 

581. [—] CE Conftitutiones facte in Capitulo prouintiali, cano- | nicoij regulariù 
ordinis feu Religionis Sanctì Augu- j ftini in Pifan. Rauenat'. lanuen. & 



« .MOXUMEXTA TYPOGRAPHICA 

XedkJsnefl. ^tiis cam Epatìbus Pbcenttft. FerrarìeA. & ArimineA. fub [ 
Anno iadicàoot infnfcrìptb. Celebralo In abballa j Sancti petrì io Oslo 
aureo Papu-. S. I. o, d. (Romae, Stephanns Gnilleretus, ca. 1510) io 4". 
Aree une petjie ìoitiale s. fond Doir. Cari. 25. — 

IO (. ■. ik- Cana. fiaik. Ix dtpiBf tot tBéb<c a 1310 

582 Batnrìntis Hancasola, Faastinus. DE | GENERE j VESTIMEN | 
TORVM I HEXDECA [ SYLLABl. | (A la En :> Rom? quinto Calendas | 



N" 58j- Conciiium Laleranenst. 

Aprilis M.D.XXV. | (1525) pet. in 8°. Avec une jolie bordure de dire s. 
fond criblé. Cari, presque non rogne, 

14 IT. o. cb. G(M c.imti ronj.. Livrtl ttcj nit. inconnu t, Punger, Grimi tic. U mi didìii 1 Aif'mh 
Pucci. MqiH àt Piiloii. Pelile piqùre de ve» H \itia% lei merge; da dem. B. 

583. Castellanus de Fara, Jacobus. Tractatus nouus de Ca- | nonìzatione 
fanclorum | editus per clarilTìmfl | Jur. v. Doc, ddm j Jacoblì Caflella- | nii 
de Fara Ca- | nonicfl Late | ranenfem. | ^ | {A la fin :) Rome in edibus 



Marcelli Silber al's Franck | M. d. vigesimo primo, vj. kal'. lunìj. [ (1521) 
in 4". Avec un bel encadrecnent de titre sur fond noÌr et quelques pe- 
tit» init. Cart, 



S84. [Clemens VII.] BuHa Clementis VII, Pont. Max. qui nuntiat omnibus 

fìdelibus, se in primis Vesperis vigiliae Natìvitatìs Domini accessunim 



N." 588- Marlianus, Bartholomaeus. 

ad Basilicam b. Petrì, apertunimque portam Anno lubilei solitam, 

Romae (ex typographia Camerae Apostolicae) 1524. in 4°. Avec les armes 
papales à- la fin. Cart. 

585. Concìlium Lateranense. SA. L.\TERANEN. | CONCILIVM NOVISSI- 

MVM I SVB IVLIO. II. ET LEONE. X. CELEBRATVM j {k la fin :) 

Roms per lacobum Mazochium Romana Academix Bibliopol. De man- 
dato Domini LEONIS Pap:e Decimi Pòtificatus fui Anno Octauo, xxy. 



40 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



Fr.cent. 

Menfis Octobris M.D.XX. (1520). Avec une grande et superbe figure, 4 
charmants médaillons et beauc. de beltes ìnitiales s. fond noir. Vél. 150. — 

16 ff. n. eh. 199 S. (eh. yii-ecv) et i f. bl. Caract. ronds. 

Sur le titre il y a un grand et beau bots ombre, 333 s 173 mm. : une scéance da Concile dans Téglise 
de St. Jean du Latéran. Ceue belle 6gure est repétée au recto du f. 71 et au verso du dern. f. Dans le 
texte il y a 4 charmants médaillons sur fond noir, aivoir le sceau de la chancellerìe apostolique (7 fois), 
portrait de Jules II (7 fois), portrait de Leon X (5 fon) et un autre portrait du mème (19 fois). 

Dana le texte sont traités, en plusieurs passages, les affiires de l'elise dans les pays slaTes, en Hongrie etc 
Très b 1 exemplaire net et frais et fon grand de marges. 

586. [Corycius, Janus] CORYCIANA. (À la fin:) Impreffum Rom^ apud 
Ludouicum Vicentinum | Et Lautitium Perufinum. Menfe Julio | MDXXIIII. | 
(1524) in 4**. Vél. 100. — 

140 £f. n. 'eh. Charmants caract. ital. 

Janus Coryeìut, de Luxemburg ou de Trier, était. au commencement du XVI* s., un des plus rìches et 
dea plus généreux mécènes de Rome, ami intime de plusieurs papes, et célèbre par tous les beau esprits 
de son temps. Ce volume ci, très rare, et remarquable à cause de son ezécution typographique, réunit les 
poéfties latines qui lui furent dédiées ou qui furent recitées dans son palais. Lorsqu'il eut perda, dans le 
Sac de Rome, 1527, toute sa fortune, par la trahison d'un arttsan, ses « amis • romains le laisaèrent perir 
dans la misere, et lui, voulant reioumet dans son pays, mourut en chemin. 

Superbe exemplaire de ce beau livre. 

587. Fundius, Angelus. (E SenenGù Oratio ad IVUVM II. PONT. | MAX. 
habita per Angelum Fundium. | (À la fin :) CE Impreffum Romae per 
Joannem Beficken. | MDIII. Octauo KP. Febr. j (1504). in 4*. Br. io. — 

4 ff. n. eh sans sign. Caract. ronds ; 28 lignes par page. 

Le texte commence immédiatement après Tintitulé cité et finit au verso du 4. f. : ac feniare dignetur. 
DIXI. I Suit rimpressum. 
Impression rare et la première de cette oraison. 

588. MarlianuSy Bartholomaeus. Urbis Romae Topographia B. Marliani 
ad Franciscum regem Gallorum eiusdem urbis liberatorem invictum. (A la 
fin :) Romae in aedibus Valerij, dorici, et Aloisij fratris, Academiae Ro- 
manae impressorum, Mense Setembris. 1544. in fol. Avec un grand et 
un petit pian de Rome, beaucoup de belles figures et la grande marque 
typograph. Cart. 50. — 

6 ff. eh., 132 pp. et I f. pour la marque. Beaux caract. iuliques. Première édition illustrée du célèbre 
ouvrage archéologique. Voir Cicognara^ 3778* Très bel exemplaire. 

589. MiddelburgOy Paulus Germanus de, Compendium correc | tionis 
calendarii prò | recta pafche celebra- | tione. | S. 1. n. d. (Romae, Mar- 
celi us Silber, alias Franck, 1516) in 4**. Avec une gracieuse bordure de 

titre s. fond noir. Cart. 40. — 

16 ff. n. eh. Caract. ronds. Ce traité est un extrait du grand ouvrage de l'auieur, imprimé, en I3I3< ^ 
Possombrone (voir le nro. 205), extrait qui fut distribué panni les pères du Concile de Latéran. 

590. — Secundum compendium ] correctionis calendarij | còtinens et exponens | 
diuerfos modos cor- | rigendi calenda- | riù prò recta | pafche ce- | lebra- 
tio- I ne. I (À la fin:)C[ Impreffum Rom^ per Marcella Silber | aPs. Franck, 
pridie Nofl + Iunias + M + d + xyi+ | (151 6) in 4**. Avec la mème jolie bor- 
dure et plus, belles initiales s. fond noir. Cart. 40. — 

26 ff. n. eh. Caract. ronds. Comme le livret précédant celui-ci plaide pour la cause de la réforme du 
calendricr. Il est adressi au pape Leon X et au Concile. 






V 



ROMA — RONCIGLIONE 



4t 



591. Vicentino^ Lodovico. La operina di Ludovico Vicentino da imparare 
di scrivere littera cancellarescha con molte altre nove littere aggiunte et 

una bellissima ragione di abbacho Ugo scr in Roma nel anno di 

nra. salute 1522. in 4**. Vél. ^ 

16 ff. n. eh. A rexception du privilège du *pape Clémtnt K/A datce de Rome, 3 mai 1525, toutes les 
pages de ce Hvre Fort curieux et rpre, sont gravé^s sur bois. Le prìvilège est accordé à Ugo da Carpi ^ pour 
le protéger contre les con'refafons que L. Vicentino avaii fait de ses impressions. Au verso du dem. f. on 
lit. le colophon : Stampati in Roma per inventìone. No, di Ludorìco Vicentino. Resurrexit Ugo da Carpi. 
L'Abbaco meationné sur le titre, ne se trouve pas dans cei exemplatre assez beau. 

Addendum : Sweynheym et Pannartz. 

592. Rodericus Sanctius. Speculutn vitae humanae. (À la fin :) 

Hoc Conraduf opuf fuueynheym ordine miro 
Amoldufqj fimul pannartf una ede colendi 
Gente theotonica : roma expediere fodalef. 
In domo Petri de Maximo. M.CCCC.LXVIIL 
(1468) in fol. Vél. [Hain * 13939]. 



Fr.ccnt. 



75.— 



1500. — 



150 S, s. eh. ni sign. Carnet, ronds ; 33 lignes par page. 

Au recto du prem. f.: Incipit repertoriù fi uè tabula per alphabetum | ad faciliter recipiendaf maleriaf in 
prefenti | libro dicto fpeculum uite humane. | Au recto du f. 4, 1. 13-15 : Explicit breuif tabula fiue reper- 
rorium per | alphabetum in prefenti libro fpeculum uite humane- | Le verso est blanc. La préface commence 

au recto du 5. f.: [ ] Anctiflìmo ac clemètiffìmo in chrifto | patri domino: domino Paulo fecùdo | Au 

verso du f . 6 : Prefatio utilif in qua auctorif huiuf libri uica : | eiufq^ ftudia recolùt^ Au vcr»o du 

f. 8: De materitf pertractandif in primo libro. Et ] de tabula capitulorum eiuf. | Au verso du f. 13. en haut: 
Incipit capitulO primù primi libri : uidelicet de | primo & fublimiori ftatu temporali : qui è ilatuf | & graduf 
imperialif & regalif:... . Au recto du f. 150, 1. 21-26: 

Edidit hoc lingue clariflima norma latine. 

Excelfi ingenii uir rodoricuf opuf. 
Q.UÌ norme (sic) angelica eft cuftos bene fìduf in arce. 

Sub pauli ueneti nomine ponii6cif. 
Clarei in italici zamorenfif epifcopuf aulìf. 

Eloquii. it fuperof gloria parta uiri. 

Puis rimpressum cité. Le verso est blanc. 

Editto princeps rarissima, le troisième livre imprimé à Rome, et — une circonstance que tous les biblio- 
graphes ont oublié de mentionner — le premier ouvrage qui ait été imprimé du vivant de Tauteur et mème 
sous ses jeux. — Très bel exemplaire orné d*une belle initiale peinte en couleurs et rehaussée d'or. La 
marge inférieure du prem. f. de texte est enlevé ; toutes les autres ff. pourtant som assez grands de marges, 
et l'exemplaire est parfaitement conserve. 

RONCIGLIONE (1611). 

593. Del Bufalo, Fausto. Breve discorso della dispositione et ordine mi- 
litare, dove si mostra il modo di far rassegne, ordinanze, squadroni, trin- 
ciere et altre cose. Con una facil regola per tirare l'artigliarla et aggiustare 
Parchibugio, il modo di far polvere d'archibugio, ecc. In Ronciglione, 
appr. Domenico Dominici, 16 11. in 4^". Avec le portr. de l'auteur et plus, 
figs. grav. s. bois. Cart. 

3 ff. n. eh. 76 pp. et 1 f. de table. Livret très rare. Suivant M. Deschamps, la première impression de Ron- 
ciglione fut de Tannée 1616. 

594. [Ronciglione] Sanctiones municipales Statuum Castri, et Roncilionis 
editae per Ducem Octuvium Farnesium A. D. 1558, novis typis mandatae 
regnante Raynuccio II Farnesio, Taxa Farnesiana per extensum accedit. Ron- 
cilione ac Lucae, typ. Salvat. et Jo. Dom. Marescandoli, 1752. in fol. Vél. 

Très rare et pcu connu 



50.— 



40. 



Ui Bibliofilia, volume III. dispensa i' 



42 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



ROUEN (1487). 

595. Castiglione^ Baldassare. Le parfait Courtisan du Comte Baltazar Ca- 
stillonnois, ès deux langues^ respondans par deux colomnes, l'une à l'autre.... 
De la traduction de Gabriel Cliapuis Toufangeau. Se vendent à Paris, chez 
Claude Micard. À Rouen, de l'imprimerie de George TOyselet, 1585. in 8°. 
Avec un bel encadrement de titre, grave s. bois. Veau marbré. 

16 ff. n. eh., 600 pp. et table de i6 fF., i f. pmur rìropnrssum et i f. 11. Texte ital. et traduction frao^aise. 
Edition fort estìmée. 



Fr.cent. 



30.— 



& 



i 



i<i 



tì-k 



SALUZZO fi479). 

596. VivalduSy Joannes Ludovicus. Aureum | opus de veri- | tate con- 
tritio- I nis In quo mi- | rifica docuiTita | eterne falutis | aperiuntur 3* | 
(A la fin :) CE PreclariiTlmù opus de ventate còtritionis Salutijs impreffum 
man | dato t expenfis Illuftriflimi ac Clemètiflìmi principis Ludouici Mar | 
chionis Salutia:^ ac Vice Regis Neapolitani Meritiffimi. p Guillier | mù Z 
Guilliermù le fignerre fratres Rothomagéfes. Anno Salutis. | 1503. die 
prima lullij. Feliciter. | pet. in fol. Avec une superbe fig. grav. s. bois, 
la marque typograph. (2 fois) et nombreuses belles initiales figurées. Rei. 

^ orig. veau rouge. 600. 

158 ff. (mal chifFrés i6o) et 38 ff. n. eh. Caract. goih. 

Au recto du prem. f. le titre en gros caract, de missel. Au verso une pri-face adressée par un certaia 
Oardamn au marquis Lodovico de Salu^^o, et datée du meme lieu. 6. cai. Apr. 1503. Le recto du set. f. est 
occupé d'un ezcellent boia ombre qui avec une large bordure mésure 249 s. 173 mm. : St. Jerome, tourné 
vers la droite en prióre devant un crucifixe qui est attaché au rameau d'un arbre : à ses pieds un cncrier, 
deux livres etc. ; derrière lui son lion k rentrée d'une grotte ; au fond la vue d'une ville. La bordure très 
elegante est composée de grotesques, d'anges et des trois écussons du marquis de Saluzzo. L'impressum se 
trouve au verso du f. 138, accompagné de la curieuse et grande marque typograph., et suivi de la table 
alphabaique et de quelqucs autres ptèces en prose et en vcrs. Sur les marges il y a beaucoup de petites 
maina indicat. 

Superbe specimen de la typographie de Saluzzo, qui remonte à Tannée 1479. Le beau volume est fort re- 
cherché à cause de la figure qui est d'un dessin tout particulier et caractéristique. Le feuillet avec la figure, 
dans notre exemplaire, est court de marges et quelques autres ff. sont légèrement tachés ; mais en general, 
rexemplaire e&t fort bien conserve. 

SANTORSO (1473). 

Giovanni da Reno (1473, 24 Mars.). 
597. Phalarìs. Epistolae. (À la fin:) 

In Sancto Vrfio uincè. diflrict. 

lohannes de reno Impreffit. 

Anno Domini. 

.M.CCCC.LXXV. 

.FINIS. 

(1475) in 4°. Vél. [Hain * 12894]. 



150. — 



51 ff. sans chiffres ni sign. et l f. bl. Caractères ronds très élégants ; 26 lignes par page. 
Le recto du prem. f. contieni le commencemcnt de la préface : 

.THESVS. 

FRANCISCI ARHETINI IN PHALA- 

RIDIS TYRANNI AGRIGENTINI EPIS 

TVLAS PROEMIVM. 






■» 



k. 



ROUEN - SALUZZO - SANTORSO - SAVONA - SCANDIANO - SEDAN 43 

Fr.cenl. 
Le texte commence è la lète du f . 4 : Phalaris alciboo...., et finit au verso da dern. f. 

Exemplaire assex bien conserve et grand de marges. 

Le petit bourg de Sant'Orso faìt partie du districte de Vicenza. Giovanni da Reno y imprinaii, avant de 

s'établir à Vicenxa mème. 

SAVONA (1474). 

598.MirabeUius, Dominicus Nanus. POLYANTHEA OPVS SVAVIS- 
SI- I MIS FLORIBVS EXORNATVM | COxMPOSlTVM PER DOMI | NI- 
CVM NANVM MIRA- | BELUVM : CIVEM AL- | BENSEM: ARTIVMqj | 
DOCTOREM AD | COMMVNEM | VTILITA- | TEM. | »ìi | (À la fin:) 
Explicit opus quod Polyanthea dicicur. (sic) i. Florum | multitudo : Im- 
preffum per Magiftrù | Francifcum | de Silua in Inclyta urbe Saonse : Im- 
penfa Itegerri | mi uiri : ac ipfius urbis patricii Bernardini de Eccle { fia ac 
fumma diligentia caftigatum p ipfius operis | authoré. Anno falutiferse na- 
tiuilatis. Mccccciii. Idibus Februariis. Laus deo femper. | (1503) in fol. 
Avec une magnif. figure grav. s. bois, nombreuses belles initiales et la 
marque typograph. Vél. 250. — 

14 ff. n. eh., CCCXXXIX ff. eh. et 1 f. n. eh. Caract. ronda, à 2 cola, par page. 

Au recto du prem. f. Tintitulé, imprimé en rouge. Puis Tépitre dédicat. « ad Gulielmum Marchionem 
Montisferrati », la table ete. Au recto du prem. f. eh. il y a un exeellent bois ombre, 149 s. 149 mm. : 
i'auteur, tu de profil et toumé rers la droite, est assis sur un pré 6euri, devant un autel ancien, sur lequel 
une fonie d'auteurs ecelésiastiques et profisnes déposent leurs oeuvres et les fleurs reeueillies par eux. Le 
bois, remarquable par la finesse des portraiis et intéressant à cause des détails d*ornementation, appartient 
à une école italienne, qui nous a laissé bien peu de leurs ehef-d 'oeuvres. (Voir p. ex. le nro. 597 de ce 
Cat.) — L<< texte contieni un recueil des seniences et principaux passages des auteurs anciens et médioévales. 
11 renferme ausai beaueoup de citations du Dante et de Petra rque. A la fin la marque typograph. avec les 
initialea F. S. 

Bon exemplaire aaaez bien conserve. 

SCANDIANO (1495). 

— Voir le N/*» 458. 

SEDAN (1565). 

599- Gilbertus, Guilielmus. Tractatus sive Physiologia nova de magnete, 
magneticisque corporibus et magno magnete tellure, sex libris comprehensus. 
Omnia nunc diligenter recognita et emendatius quam ante in lucem edita, 
aucta et figuris illustrata, opera et studio D. Wolfgangi LochmanSy I. U. D. 
Sedinis, typis Gotzianis, 1633. in 4.° Avec beaueoup de figures grav. s. 
cuivre et s. bois. Veau pi., dos dor. 150. — 

IO ff. n. eh., 232 pp. et table de 17 ff. 

Cet ouvrage est d'une importanee extraordinaire pour Thistoire de la physique. L'auteur y a recueilli tout 
ce qui fut écrit avant son temps sur la marière, y a ajouté beaueoup de curieux expériments et d*ingénieuses 
idées, qui, plus tard, ont ammené d: grandes inventions. — L'ouvrage est un des plus rares qu*il y ait sur 
Ics sciences naturelles. Bel e.xemplaire compiei. • 

600. Horatius FlaccuSy Q. Quincti Horatii Flacci Opera omnia ; cum novis 
argiimentis. Sedani, ex typographia et typis novissimis Ioannis lannoni, 
1627. in 32.^ Ancien maroquin rouge, fi 1. s. les plats et le dos, coins de 
fleurettes etc. dent. intér., tr. dor. 50. — 

Volume très bien imprimé avec des caractères très menus, que l'on appclle à la seJanofse cu pan'sienne. 
Bel exempl. haut 78 mro. 



>IOXX-MENX\ TYPOGRAPHICA 

MiimAKo U.icLT, Allemand 

et 

Stanisul'S, Polonais. 

1491, 4. Févr, 

anfirancas de Mediolano. C Comiea<;a el cdpendio | dela cinigia menor 
; Bue Oro haftìco mediolanéfe [ — Sevilla, por Meynardo Cngut y 



H.o 602. Surghesùts, Ludmncus. 

Estantsiao Polono, 1495. pet. in fol. Avec la marque typograph. et quel- 
ques belles initiales a. fond noir. Br. [Hain 9881]. 100,- 

1 col», pir p>|c. 

d'iponer vn ! libru: tnl ifl ., . Au ver» du F, ilUj, col. I, I. q-ii : C Acibi fé a qui si libro pe | queiia 
Jclu eirugii d i lin- I riincu. I A li piae oppcnJe (sign. e :) A qui csmicfi e] ine co- | plidi dia ciruigio 

klc ] aiiiE-vcmenl Je rouvrai-ep siAvie iic riinprci«um \j lignesh Malhcurru^einenl celle Kc. col. m dérhinfr 
Jan« nolrc excmpliire ci nouf pouvon* §eulcmcni rllcr ce qui rtsiede rimprciium : G ÉmprimiD fc cAe ... | 

l'Ie t muy leal cibdiJ | ileman» comptnero^ .... { iv. diat de Mayo del aito de ... j cgoilrocientot t 

iviMn» t cine».. .. ] Hn bai la nurque lyp»giaph. avec l'mMrpiion 1 M T .YLLUANl sur rond noir. Le 



SEVILLA — SIENA 



45 



Les ouTrages de Lanfranco sont, sana question, de la plus grande rareté. Hain n*en conn^^ue deux tra- 
ductions, une fFan9aise et cette espagnole, mais il n'a vu aucune. 

Notre exemplaire porte les traces d*un long usage ; il est fa et là taché et le prem. f. (blanc ?) manque. Le 
sec. f. est déchiré à la marge avcc la perte d'une dtxaine de caractères. Pour le dern. f. voir la description 
précedante. 

SIENA (1483). 

602. Burghesius, Ludovicus. Ludouici Bur- | ghefìi Senenfis | Repetitio 
fup I legé primaj | . fif. d'iud. ! ^J | (À la fin :) ([ IMPRESSVM SAENIS 
Per Simeonem Nicolai | impfforis S^nefl. Ad inftantiam. D. Ludouici | filii. 
D. Simonis Burgefii | Senefl. I. V. | fcolaris. Anno Icarnationis.. Dfli | 1516 
Die uero 21 Menfis | Decembris. \ in 4*. Avec une belle bordure de titre, 
une grande figure, la marque typograph. et beaucoup de belles initiales 
sur fond noir gravées s. bois. Dérel. 

88 If. n. eh. Caractères ronds ; le titre en gros caractères gothiques. — L'intiiulé est renfermé dans une 
belle bordure sur fond noir, formant un portali corinthien. Un autre portati de pilastres, sur fond blanc et 
plus richement oraementé, entoure, au verso du f. 3, un petit bois curieux, l'Annonctation. de l'école de 
òVenne, avec la souscrìption en gros caractères gothiques : ave maria | Au verso du dern. f. la marque : la 
louve, avec Romulits et Rémus, sous un arbre ; bois ombre. 

Impression rare et peu connue. Bel exemplaire grand de marges. 

603. Dominici, Giovanni. C TRATTATO DELLA SANCTISSIMA CHA- 
RITA. (À la fin :) 



Fr.cent. 



finiffc 

riperuu'IcfTì' 

mo/Trflctfl' 

tofimitotoro TBimoi ni£banta:c6poftoDal 

Bearo6oii0niil B>oininKt. Jrnpzenò nello 

9n(ltf9€tlt0 DI Siena per Sf meone oi 1Ri/ 

colo 1 610 1 
nini oi 'Bit» 
randro tO 
hiaiiàdinfìà 
ttapnncipal' 
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Derce le man 
cenate Del pa 
radifo iRella 
pzcfita Citta 
Di «3iena oel 
ter30 o:dine 
DifanctoDo 
minico: 101 eia 
fcbedunaltrj per/ 
fona:£beoiquefìo 
l.ib?o ledendo pigli ara 
, aicuna confolattonc fpiri / 
fuale . adi.i7. oelvJ^cfe oc Oc 

XOtQC. 4D^ CCCCC. XiiU 



75'— 



1 



A 



Avec un magnifìque et grand bois 
s. le titre et nombr. pet. init. s. 
fond noir. D.-veau. 250, 

4 ff. n. eh., 170 ff. mal chiffrés I-180, 3 (F. n. 
eh. Caract. ronds. 

Au recto du prem. f. sous Tintitulé cité, il y a 
un superbe bois légèrement, ombre 165 s. 105 
mm. : le Christ en croix, et, & gauche, le bienheu- 
reux auteur agenouillé et offrant soo livre au Sau- 
veur ; rentier bois dans une belle bordure s. fond 
noir. Le verso est blanc. Au recto du f. 3 commence 
la préface d'un frère prècheur anonyme aux soeurs 
« decte le Mantellate di S. Catherina de Senis del 
Paradifo del tertio ordine di S. Dnico nella inclita 
Citta di Siena >. Cette priface contient la vie de 
Tauteur, et il y est racconté comme u Gouanni Do- 
minici n (sic passim) fut envoyé, après le concile de 
Constanz, en Bohème et en Hongrie, pour exciter 
l'empereur & la persécution des Hussites ; et comme 
li mourut & Buda, où il fut enterré dans le cou- 
vent des frères de St. Paul. A la fin de la preface : 
Q Data in Siena* nel Conuento noftro di Sancto 
Spirito dellordine de Predicatori. Adi. 17. del Mefe 
di Octobre. 1513. Le texle commence au recto 
du f. n. eh. 4 et finit au recto du dern. f. Au 
verso le' curieux impressum dans la forme d'une 
croi.x. 

Très bel exemplaire de cet exceltent specimen 
de Tart siennoise. 



604. Falotico, il. Il Bruscello et II Boschetto. Dialoghi molto allegri et di- 
lettevoli del Falotico della Congrega de Rozzi. Et un Capitolo alla Sposa 



SEVILLA (1477). .^i.o>jma Congrega. In Srena, appr. Luca 



H Itwiili, uilUur d< Si«u, tui l'aiiellerìe. TtM ni«. - 



N-" 603- Dominici, Giovanni. 

605. Psalterium. LI SETTE PSAL | MI PENITEN [ TIALL | Contra li fette 
Peccati Mortali. | .... (À la fin :) (T Impreffo in Siena p Simione | di Ni- 
colo. I S, d. (vers 1520) in 16°. Avec une belle ìnit. lìgurée. Cart. 25.- 

16 S. Ganci, nxidi. Peti» plujucIK aingtilitnineDI nn. impriméc k Sicnt. Le Iute «t En lilin, quoiqiK 



606. Rappresentazione. La Rapprefentatione de Diecimila Martiri, Croci- 
fifsi nel Monte Arat, preffo alla Città d'Aleffandrla : Come riferifce San 
Girolamo, al tempo di Adriano, & Antonino ImperadorJ, l'Anno del Si- 
gnore 1 19. a dì 22, di Giugnìo. Stampata in Siena. S. d. (ca. 1580.) in 4". 
Avec 3 curieuses et anciennes fìgures grav. s. bois. D.-maroquin bnin. 



SIENA 47 

Fr.cent. 
ancien reprétentant le meurtre de plusieurs honunes et femmes, scène fort animée, dans un tempie (?). Le 

texte du drame est écrit en « ottave rime » ; il parait que le nombre des acteurs dans ceite pièce était beaucoup 

plus grand que d*ordinaire. Au verso du f. io il y a un curieux bois ancien en traits grossiere : le Christ 

en croix. 

Bel exemplaire presque non rogne, avec les barbes. 

607. Rappresentazione. La Rapprefentatione di Sanfone. Compofta per AìeJ- 
f andrò Rofelli. Nuouamente riflampata. In Siena, alla Loggia del Papa, 1616. 

in 4**. A,vec un beau et curieux bois s. le titre. D.-maroquin rouge, dos dor. 75. — 

10 ff. n. eh. Caract. ronda; le titre imprimé en carnet, goth. Le bois sur le titre mésure 80 s. ni mm. 
II symbolise, d'une manière cirange, la guerre de la Hgue de Cambrai : le Lion de Venise, sortant d'un 
tombeau, ménace le Coq franfais. tandis qu'une feìnme (l'Italie ?) fuit devant le Coq et embrasse une chène 
(le pape Jules 11^ delia Rovere). Le texte est en « ottave rime ». Bel exemplaire non rogne avcc les barbes. 

608. Plinius, C. Caecilius Secundus. C C. PLINIO DE LI HOMINI IL | 
LVSTRI, IN LINGVA SE | NESE TRADVCTO, | ET BREVEMEN | TE 
GOMME I NTAT | O. | C OPERA DEL CONE. | (À la fin :) ([ ImpreiTo 
ne la Inclyta, & Excelfa Cit | ta di Sena per laccurato homo Sy | meone 
di Nicolao Cartolaro | Senefe. Adi. xxx. di Ma | rtio. Anno Domi | ni. M. 
D. I .VI, I ( 1 506) in 4**. Avec 7 figures grav. s. bois, nombreuses et char- 
mantes initiales et la grande marque typograph. à la fin. D.-veau. 100. — 

104 ff. n. eh. (sign. A-N). Beaux caract. ronds. 

Ce volume, un des plus rares textes du bon toscan de Sienne, est de la traduction de Pietro Raneoni. 
Celuì-ci, dans son commentaire savant, pour illustrer les passages Velatifs & Tastronomie et à la cosmogra- 
pbie. y a inséré 7 figures, e. a. une mappemonde curieuse, qui (ait voir, au sud de Téquateur, un grand 
continent « habitabilis Antipodum •. — Le texte est précède de deux ipìtres : « Eiusdem Pctri Raneonei ad 
>!inoem Boncorapaneum » .... et a Petro Raneoni a Pandolpho Petruccio • .... À la fin, f. 103 recto : G Di 
Pietro di Bartholomso di Co | none Raneoni opufculo. An | no Domini. M.D.III. | Menfe Decèbrif- | die. XX. 
Co I pleto I Le veiso du dern. f. est entièrement occupé d*un grand et magnif. bois ombre, les armes de la 
ville de Sienne, et, en mème temps, la marque de l'imprimrur : Romulus et Remus nourris par la louve, en bas, 
dans UQ petit écusson, Tinitiale S. — Les belles initiales. pour la plupart sur fond noir. sont d'une com- 
position assez remarquable. 

Exemplaire très beau et de parfaite consenraiion. 

609. PoUti, Lancelotto. C LA SCONFICTA DI MONTE APERTO. (À la 
fin :) C[ Impreffo nella alma citta di Siena per Symione di | Nicholo car- 
tolaio Nel anno. M.CCCCCII. Adi I xxviii. di Aprile. | (1502) in 4*". Avec 

une magnifique et grande figure grav. s. bois. Vél. 250. — 

34 flT. non eh. (sign. a-g.) Beaux caractères ronds. ; 36 lignes par page. 

La figure sur le titre. bois légèrement ombre, 179 s. 123 mm.. donne une vue de la ville de Siena avec 
l'inscription sur la porte : SENA VETVS. Dans les nues la Vierge protégeant la ville, avec l'inscription : 
SALVA NOS NE PEREAMVS. Le lout est entouré d'un bel encadrement ornem. sur fond noir. Au-dessus 
de cette bordure se lit Tintitulé cité. Au verso du mème prem. f. : G LAN2IL0TT0 POLITI AL MAGNI | 
FICO PANDOLFO PETRVCCI. S. | (Preface de 25 lignea). En lète du sec. f. : PROHEMIO DELLA CON- 
FUCTA DI MONTE APERTO COMPO | STA DA LANZILOCTO PO | LUI SENESE. | L'impressum se trouve 
au recto du dernier f. ; le verso est blanc. 

Ouvrage extrèmement rare, mentionné seulement par M. Graesse. Cesi une relation historique sur la ba- 
laille de Montaperti sur l'Arbia gagnée en 1365 par les citoyens de Siena contre deux de Firenze. Le texte 
est eniremdlc de cannoni, ballate, sonetti etc. Egalement important comme monument historique et comme 
specimen de l'ancienne littérature italienne. Moretti, dans sa Bibliogr. Toscana, t. II, p. 206, dit. : « è poi 
talmente raro questo libro, che VUgurgeri stesso, nelle a Pompe Senesi n, t. I, pag. 632. lo suppone scritto 



I 




MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



Trt< bc! aemplilK. 

6io. Sibylla Erythraea. C Diuina reudatio Erythre^ Sibyll^ cuj cómen' 
tariis I in qua a bello Troiano : tiiqj (sic prò « usque ») ad diem | iudicii 
futura predixit. | (A la fin :) C ImprelTum Senis per Symeonem filili Ni- 
colai Nardi. | Anno Salutis. M.D.VIU. Die. UH. Aprilis. \ (1508) ir 
Avec 2 belles figures, un joli encadremenl s fond noir. et quelques 
tiales. Cart 



N." 609- Folili, Lancelotto. 

>. 64 mm. : la Sibyll« uiìh, djni la draiic un Livie Du>en, dini lo Eiuchs un: <!péc. Le t>oU ci l'inicriplion : 
O SIBVaA ERYTHREA. t wnl na\tttait dani une cliinrinlc el Itrgc bordure i. fond noir. L« 1 pp. «li.. 
coatwDnenl quelqu» tcn. Suii li prifo» : G Fra. Lodouici it Touar Hirpini Or. Pre. Sacre | Theo. Bac- 
(atarii Prahtio in commenuiia | Er;llires SibyLIt. .\d CBrcgiuo Henri- 1 cu De Menefes Rlium liluDrii | Co- 
rnili! TarociCa : ac luli { unì eiereilua spud | tingi; aphri | e; dtici< | A la fin de li piéhce. f. 3 vetso, le 
boii aau la boldura «1 n^\i. U lene comnience au redo du f. .) ; G Commetiiaria Fra. Lodouici De 
Toiiar 1 KiffMni Or. Pre. Sacre Theo. Bac ) calarli i EpIDoii Kryrhref | Sibyllx. ] II linil au veriu du f. 2). 

Tiia bel eiempltìre de ce livrei care ei iniéicnant. 

1-901. Firen«, Tipografia L. FranctKblni t Ci - Via dtll'Ansuillara, rS 



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GIORNALE DANTESCO 

Dir. da G. L. Passerini 
Abbonamento annuo: L. IS per l'Itaua. — L. Iff per l'Estero. 

Periodico mensile di grande formato, incoraggiato da Sua Maestà la Regina Madre 
e dal R« Ministero della Pubblica Istruzione. 

H^r In via eccezionale fu ridotto il prezzo d'una copia completa 
delle due Riviste dantesche L'Alighieri e Giornale dantesco (12 vo- 
lumi in 4** gr.). da L. 225 a sole L. lOO- 

RIVISTA DELLE BIBLIOTECHE E DEGLI ARCHIVI 

Diretta dal Dott. Guido Biagi 
Abbonamento annuo: L. 1 3 per l'Itaua. — L. IS per l'Estero. 

Periodico mensile che trovasi nell' undecimo anno di pubblicazione ed è da due 
anni anche Organo ufficiale della Società bibliografica italiana che vi pubblica il suo 
BolUttifto, 



MONA TSBERICHTE FOR 
KUXSTWISSENSCHAFT 
UND KUNSTHANDEL. 



HERAUSGEGEBEN 

TOO 

HUGO HELBING 

Chefredacteur : R. Freiherr von Sevdlitz. 

\rt et de Curìosité publìe des mérooires ìnédits 
1 allemaiids et étrangers, 
reprodactìons de tableaux, dessins. scuiptures et 

^raphie complète de tous les livres d'art panis en 

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i sont faites dans chaque auméro traìtent da mou- 

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orrespondance est à la disposition Jes abonnés pour 

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Anadyomene. Dresden. 

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des Kg). Bayerischen National-Maseums. 
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rhunderts. Ostini, Fritz von, Boecklin. 



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La Bibliofilia ^ 

Raccolta di scritti sull'Arte Antica in 
Libri A Stampe ^ Manoscritti >■ Auto- 
grafi e Legature »2S »2S tlS clS o2S o2S 
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Volume III *. Maggio-Giugno 1901 «JS 
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Della Bibliofilia si pubblica ogni mese una di- 
spensa di pagine 24 di scritti originali con copertina 
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principali librai del Regno. 

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Per l'Italia Lire SO 

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il primo ed il secondo volume completi al prezzo ridotto di 
30 Lire anziché 40 Lire. 




«■■ 



SOMMARIO DEL PRESENTE FASCICOLO 

Dei disegni marginali negli antichi manoscritti della Sfera del Dati (A. E. Nordbn- 

skiòld). — Con 5 illustrazioni . . . . p*g. 49 

Sonetti di Felice Feliciano (C. Mazzi). — Con una illustrazione 55 

A proposito d'un documento per la storia della tipografia napoletana nel secolo XV 

(Leo S. Olschki). — Con una illustrazione. 68 

r 

Recensioni 73 

Sac. Achille Ratti. Le ultime vicende della Biblioteca e deirArchiyio di S. Colombano di Bobbio, (L. S. 0.)b 

Domanda . . . . • 74 

Si cercano tutte le edizioni e traduzioni del Poema del grande poeta portoghese Camofns^ nonché tutti gli scrìtti, 
in qualunque lingua stano, che si rìferiscano alla vita ed air<^ra sua. 

Notizie (L. S. O.) 74 

Le vecchie campane del Modenese (Montagnana, Camiazzo, Rocca S. Maria), ed i « caratteri » mobili per la stampa 1 

— Storia di un biblio&lo troppo ... appassionato. — Quinta Riunione della Società bibliografica italiana. — Gu- 
glielmo II legatore. — Catalogo di tipografi spagnuoli dalT introduzione della stampa sino alla fine del secolo XVHL 

— 11 Codice purpureo Parigino — Il registro nero neireducazìone dei principi. — Papiri e Cocci provenienti dal- 
l' Egitto, e recanti scritture greche. — La Biblioteca Nazionale di Torino premiata con medaglia d*oro all'Esposizione 
universale di Parigi — Dono alla Biblioteca Imperiale di Vienna. — Vendita d'autografi. — Esposizione ai Bibbie. 

— Le Biblioteche della Russia. — La Biblioteca^ musicale di Lipsia. — Il manoscritto piti voluminoso. — Mostra * 
retrospettiva di comunicazioni, viaggi e trasporti y L'esposizione Celliliana alla Biblioteca Nazionale. — Papiri 
greci. — Concorso per lo studio o^li insetti bibliofobi. — Società dei Bibliofili lionnesi. 

Vendite pubbliche 89 

Corrispondenza 92 

Monumenta typographica (Leo S. Olschki). — Con 7 facsimili 93 

(Solingen, Speier, Spoleto, Strassburg, Torino, Torre del Bel Vicino, Toscolano, Treviso, Trino Vercellese, Tiibin- 
gen, Ulm, Urbino). 



( JUL 



-= t; 



JUL 13 1901 



Volume in Maggio-Giugno igoi Dispensa 2'-$' 

La Bibliofilia 

RACCOLTA DI SCRITTI SULL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OI.SCHKI 



Dei disegni marginali negli antichi manoscritti 
della Sfera del Dati 



EL mio Perìplus pubblicato pochi anni fa, dimostrai che tutti i portolani 
medioevali conosciuti non costituiscono, come erroneamente si pensava, 
lavori originali di diversi « cosmogratì », ma bens/ copie poco modifi- 
cate, disegnate da abili copisti, d' un lavoro cartografico della fine del 
Xlll secolo. Tale carta venne eseguita, senza dubbio, in una città marit- 
tima del Mediterraneo occidentale, coli' aiuto di carte nautiche fondate su IP esperien- 
za pratica ed antichissima dei marinari delle varie parti del Mediterraneo e del Mar 
Nero, Nella stessa opera lanciai la congettura, che noi possediamo ancora in alcuni dei 
disegni che si trovano come ornamenti marginali in vari manoscritti della Sfera di 
Leonardo (oppure Goro) Dati (1), copie di quelle carte speciali le quali servivano alla com- 



11) Un'edizj 


ne moderna 


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ici dell. Sfirj 


enne pubblicità di Gusti" 


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Ilo Gilletli, 


Roma. 


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Nel quarto libro 


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;:or-i:",iy> l' intera caria, sco? SKTJSle eoo 
X»\j'*'!-2ie. I ««e-^-Lh:^ti m«aL òeZI'ocera del Ditfbu da 
rijt Jcc::rai2r!:rT-te esaminarL i>:to cootecfiooo carte 
de' le cosre del aord-esi della Sp^znu della Francia, 
àfzV: ItiJia, della Grecia e del trano fra Costantino- 
poji e la Crimea doe : 

Il il codice cartaceo della mia biblìoceca, 
esattamente descritto nella Bitl:c*i/cj Mjm^cmìmu 
1894, ^^ parte, nro. 48. le cui carte maigioali sì 
trovano riprodotte nel Periflus^ tav. IH. Le distanze 
notate nel testo del Dati e su parecchie delle carte 
marginali non furono segnate sulle carte dì questo 
manoscritto. Inoltre i dis^;iii paiono alquanto « ri- 
c^irretti *. Rodi ed una delle Isole Canarie sono 
p. es. segnate con bandiere crociate dei Cavalieri 
C$iiV(Wì\\\nxim\ e dei Genovesi, il tempio di Gerusalemme è coronato da simboli cri- 
»ti;ini, ecc. Però le linee in generale, le iscrizioni, ecc. corrispondono a quelle che si 
trovano nel codice più antico e meno modificato. 

11^ Un altro codice cartaceo della mia collezione^ del sec. XV, in foglio pic- 
chilo l2<f^/2i^;. Iaì carte marginali eseguite con minor perfezione di quelle del I co- 
dice, furono riprodotte nel Periplus^ tav. II. Di un interesse particolare sono le notizie 
»ulle dibtan/e che si trovano su parecchie carte. 



/^ 



i, Parte fund'twt'kl di Africa colie hole 
Canarie td Anljlia, (od, HI. kid, alla 
metà detrofi/iinale. 



i^ 



DEI DISEGNI NEGLI ANTICHI MANOSCRITTI DELLA « SFERA » DEL DATI 5 1 



in) Un codice cartaceo ben conservato del XV secolo, in foglio (290X220), pro- 
veniente dalla biblioteca del Principe Boncompagni (Catalogo Boncompagni, 1898, parte I, 
nro. 204) e che fa ora parte della mia collezione. Sulla tavola di legno della copertina 
sta scritto : Questa è la Sfera di Goro Datiy della quale ne viddi una Vanno 17^3 di 
Maggio M: S: in Cartapec. à Caratteri di argento nella librerìa de^ monaci Camald. di 
Classe in Ravenna. Le carte sono, come si vede nelle zincotipie fig. 1-4, di un disegno 
rozzo. Molte distanze sono notate con cifre come nel manoscritto IL Né Rodi né le 
Isole Canarie hanno la croce dei Gerosolimitani o dei Genovesi ; ma il castello di Rodi 
è coronato da una torre simile ad un minareto. Perfino sul campanile di Gerusalemme 
il simbolo cristiano manca, benché tre grandi croci stiano erette sul Calvario. I disegni 
sono molto più rozzi di quelli del codice I, e certamente di un tipo più antico. Pare 
che delle aggiunte o delle correzioni posteriori non vi venissero introdotte da copisti cri- 
stiani. Sulla carta marginale della costa al sud di Gibraltar si trova in questo mano- 




2. // Mediterraneo occidentale, Cod, III. Rid, alla metà deW originale. 



scritto, all'ovest, non molto lontano dalle Canarie, la costa di un gran continente, 
ma senza iscrizioni^ disegnata in una maniera che fa intravedere in questo tratto di penna 
un capriccio accidentale del disegnatore. Neppure nel testo del Dati si trova una parola 
che possa avere indotto il disegnatore a figurare in linee cartografiche qualche idea teo- 
rica dell'autore della Sfera. Nulladimeno il disegno può essere il prototipo della grande 
isola Antillia^ la quale si trova in forma di parallelogramma sui portolani del XV secolo 
{Periplus^ p. 164 e 167). 

Se non si tiene conto della maniera abbastanza rozza, con cui le carte marginali presso 
il Dati furono eseguite, si palesa da un confronto fra queste, ed un portolano del XIV o 
XV secolo, l'accordo press' a poco completo. Inoltre le iscrizioni sulle carte del Dati, cor- 
rispondono^ salvo poche eccezioni, a quelle che sui portolani sono scritte in color rosso ^ 
e viceversa si trovano, con pochissime eccezioni, tutti i luoghi segnati in rosso sui por- 
tolani nelle regioni figurate dal Dati. Epperò non havvi dubbio che fra le carte marginali 
di lui ed il portolano normale non e* è un nesso assoluto. 

Resta dunque da stabilire se lo carte del Dati siano copie dirette di un portolano, o 
se siano copie poco modificate di quelle antiche carte speciali, che servivano alla com- 



^ 



5i 



A. E. NORDENSKIOLD 



pOazione del portolano stesso. Tendo piuttosto ali* ultima opinione i) per V inferiorità 
tecnica delle carte del Dati rispetto al portolano normale ; 2) per il fatto, che le carte 
maiginali sono disegnate in disuguali scale, mentre come copie di una sola carta originale 
esse avrebbero probabilmente tutte la stessa scala ; 3) per le notizie delle distanze che 
si trovano su una parte delle carte marginali, ma mancano sui portolani, che hanno in- 
vece sempre sul margine una scala di una unità metrica tutta differente da quella segnata sulle 

carte marginali ; 4) per l' esame esatto delle carte del 
Dati non modificate, cioè di quelle dei codici II (Pe- 
ripIuSj tav. II e III). Nel codice I, le carte sono già^ 
come già dissi, assai € ricorrette ». 

L' immenso castello in fiamme, che col nome 
di Troia si trova disegnato nel sud dell'entrata del 
Mare di Marmara, accenna al tempo in cui il mito 
troiano medioevale era ancora fresco e vivo nella me- 
moria di tutti, cioè ai secoli XI e XII. Questo disegna 
non si trova più sui portolani da me veduti. 

Anche la maniera imperfetta dei disegni delle 
coste del Mar Nero parmi offra una prova bastante per 
l'età più remota a cui le carte marginali appartengono. 
Nessun tratto nelle carte del manoscritto III allude 
alla Crimea o al Mare di Azow ; ma le dimensioni 
del Mar Nero sono presso a poco esatte. Poiché nelle 
carte marginali sono indicati esclusivamente quei nomi 
che sui portolani trovansi scritti in rosso, si arguisce 
ch'essi appartengono ad un tempo che potrà ben' es- 
sere precisato da chi conosce perfettamente la storia 
^ delle città marittime del Mediterraneo e del Mar Nero. 
Una circostanza particolarmente rilevante è quella 
che le carte marginali comprendono, coli' eccezione 
della regione vicina a Costantinopoli, soltanto le co- 
ste che prima delle crociate erano sotto la signoria 
dei Maomettani. Perfino l'architettura dei borghi e 
de' castelli che formano la parte ornamentale delle 
carte marginali, specialmente nel codice III, ha qualche 
cosa di prientale e di maomettano. 
Tanto nel quarto libro del testo del Dati, che costituisce un vero manuale di pi- 
lotaggio rassomigliante al Peripìus dell'antichità classica, come sulle carte marginali dei 
codici li e III, si trovano numerose notizie di distanze: nel testo, lungo tutta la costa me- 
ridionale e del Mediterraneo e del Mar Nero, in una misura che si chiama miglia di 
marina (Dati IV, 3). Le distanze si notano sulle carte generalmente in cifre arabe, ma 
soltanto in centinaia o cinquantine. Esse si riferiscono per lo più al corso del naviglio 
lungo le coste; ciò che rende difficile il calcolo esatto dell' eflfettiva lunghezza delle w/- 
glia di marina. Un confronto colle distanze corrispondenti sui portolani prova però con 




3. La costa asiatica fra Rodi e Bei- 
rut, Cod* III. JJ2 deir originale^ 



DEI DISEGNI NEGLI ANTICHI MANOSCRITTI DELLA « SFERA » DEL DATI 53 

certezza, che non si tratta qui della misura che io ho chiamato miglia di portolano ^ ma 
bensì di una che è identica alle miglia di cui si servivano i compilatori degli antichi 
libri di pilotaggio, stampati a Venezia sotto il titolo di Opera chiamata Portolano 
(cfr. Periplus^ p. 22), un miglio che corrisponde alla decima parte della distanza fra 
due punti del portolano. 

Neil* antichità e nel medio evo vi saranno dunque state in uso nei periplus^ sui 
portolani e nei libri di pilotaggio le misure seguenti : 
I ) Lo stadium marittimo, sola misu- 
ra presso Skyllax e gli Stadiasmi. = o* i 

2) Le miglia di portolano, ossia la 

metà della differenza fra due pun- 
ti sulla scala, che sempre trovasi 
sui portolani. (Essa è quasi iden- 
tica all'antica legua catalana, (i) 

3) Le mia nell' Opera chiamata por- 

tolano press' a poco = 0,2 delle 
miglia di portolano oppure. 

4) Le miglia di marina sulle carte 
marginali del Dati = 0,2 delle 
miglia di marina 

Le prime tre di queste cifre si fondano sui cal- 
coli fatti da me nel Periplus^ pp. 8, 14 e 22. Per 
fissare la misura delle miglia di marina del Dati ho 
messo in confronto le distanze notate nel suo libro IV 
con quelle indicate su parecchie carte colle distanze 
corrispondenti sui portolani. Noto p. es. : 

MigUa di marina MigUa 
del Dati di portolano 



= 3^15 



= o'63 



= o'63 



Ceuta-Bonandra 970 (2) 

Bocche del Nilo-Gibraltar. . 3000 

Antioceta-Rodi 300 

Costa meridionale del Mar Nero 900 



198 

580(3) 
60 
181 




4. n Mar Nero, Cod, III, j/2 delPoṛ^, 



0,2 miglia di portolano 



Totale 5170 io 19 

risulta perciò precisamente un miglio di marina = 
oppure la distanza fra i punti sul portolano 

(2 miglia di portolano) = 10 miglia di marina 



(1) Le misure qui registrate come corrispondenti alle mia e miglia di marina^ differiscono un poco dalle cifre, che for- 
nano il risultalo dei numerosi calcoli fatii dal Dr. Ernst Steger, UnUrsuehuHgen flber italienische Seekarttn des MitUlalters, Inaug. 
Diss. Gdttingen 1896. La differenza però è insignificante. Mentre lo Steger ed il prof. Wagner, basandosi principalmente sul cal- 
colo delle piccole distanze, danno al miglio di marina 1,20 kil., io, senza tener conto delle distanze notate nel Mar Nero, cal- 
colo tale misura uguale a 1,23 kil. Devo osservare che la proiezione nella quale i portolani sono disegnati, è presso a poco 
<)uella conosciuta sotto il nome di Mercator. Cfr. Periplus tav. IV. 

(2) La cifra risttlu dalla somma delle disUnze notate fra i diversi luoghi frapposti. 

(3) Q.ttesla cifra sarebbe la mediana fra la linea diretta e T estensione della costa africana. 



n 



54 



A. E. NORDENSKIOLD 



Vorrei anche (ar osservare, che la misura delle distanze segnate sulle carte mar- 
ginali del Dati, corrisponde interamente alle mìlliarìa del portolano di Prete Giovanni 
Carignano, del principio del XIV secolo, come alla misura usata sul portolano Arabo 
della Biblioteca Ambrosiana, secondo l' interpretazione delle iscrizioni arabiche fatta da 
Th. Fischer (cf. Periplus p. 22). jy aWn. <pAnt qat&ts miglia di marina aoa corrispondono 
né alle romane ttiilliaria, né alle miglia italiane. Potrebbe essere forse la distanza fra due 
punti del portolano uguale all' antico schoùtos egiziano (fenicio) ( 1 ) ed il miglio di marina 
sarebbe 11 risultato di una divisione decimale di quell'antica misura fatta dagli Arabi? 



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5. Caria composta di differenti carie marginali. 

Intorno alle carte marginali del Dati possiamo finalmente constatare i fatti seguenti : 

1°) La costa settentrionale del Mar Nero non fu disegnata affatto, oppure il suo 

disegno è del tutto inesatto, e perciò le carte marginali sembrano più antiche a rao^ 

d'esempio del portolano di Petrus Vesconte dell'anno 131I, sul quale il Mar Nero si 

trova disegnato accuratamente. 

3") Le iscrizioni delle carte sono in italiano, ma le carte stesse comprendono 
quasi esclusivamente le coste del Mediterraneo e del Mar Nero che stavano sotto il do- 
minio dei Moslemini. Sui margini della Sfera non si trovano carte della Spagna set- 
tentrionale, della Francia, dell' Italia e della Grecia. 



lull'orìgìnc dei ponoloni 







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(1) Storia della Letteratura Italiana^ VI (Venezia, 179S), 190-191. 

(2) Verona Illuitrata, part. II, coli. 9S-100. 

(3) F^BRicius, Bihtìoth, Latina^ lib. IV, cap. 5 : ma, soggiunge il MalFei, 1' errore nacque dalle Epistole del Pignorio. 

(4) FoNT\NiKi, Bibltot, dell* Eloquenza Italiana con le Annotazioni del Sig. Apostolo Zeno, II, 3. 

(5) Fontanili, op. cit., VI, I, 165 : dice esistente questo ms. in Treviso presso il sig. Lodovico Burchelatì.* 






SONErri DI FELICE FEUCIANO 



55 



3^) Al tempo in cui le carte furono disegnate, Costantinopoli era ancora una 
città cristiana, come dimostrano le chiese ed i campanili. Tutta la costa settentrionale 
dell'Affrica, la Siria, l' Asia Minore e Rodi erano allora in mano degli infedeli. Perfino 
il disino delle piccole punte di terra, che si sporgono nel mare, sembra abbiano qualche 
cosa di ornamentale proprio alParte araba. 

Tutto ciò ammette la possibilità, che le carte riprodotte dai copisti del Dati siano 
state originariamente carte nautiche arabe, accomodate per V uso dei crociati, e che tali 
carte abbiano avuto V origine dalle notizie e dai disegni cartografici di cui si servivano 
i navigatori prima della conquista araba. 

Dalle cronache delle guerre fra Cristiani ed infedeli nei secoli XIII e XIV si po- 
tranno, senza dubbio, ricavare numerose prove in appoggio della mia ipotesi^ e mi auguro 
che qualcuno s'accinga ad esaminare i codici antichi del Dati, che si trovano nelle Bi- 
blioteche d'Italia, per procurarci gli schiarimenti desiderati intomo alla questione del- 
F origine dei portolani. 

A. E. NORDENSKIÒLD. 

SONETTI DI FELICE FEUCIANO 

€ Studioso raccoglitor d'iscrizioni », ond' ebbe il « soprannome ài Antiquario », 
trascrittore di codici, rimatore, dice il Tiraboschi (i), seguendo il Maffei (2), che fu Fe- 
lice Feficiano, vissuto nella seconda metà del secolo XV. La raccolta d'epigrafi da lui posta 
insieme era posseduta dal Maffei stesso, che, riconoscendole il merito d' esser stata fonte 
ad altre consìmili, ne dà estratti e la descrive, dicendo andarle innanzi un' epistola del 
Feliciano, datata nel gennaio del 1463, ad Andrea Mantegna : « Felicis Feliciani vero- 
nensis Epigrammaton ex vetustissimis per ipsum fideliter lapidibus exscriptorum ad splen- 
didissimum virum Andream Mantegnam patavum pictorem incomparabilem liber incipit > ; 
onde venne che alcuni, fra' quali il Fabricio (3) fecero anche del Mantegna un archeo- 
logo. Altra raccolta d' altro genere, di poeti antichi, fatta dal Feliciano era presso lo 
Zeno (4): più codici da lui « con molta pulitezza trascritti », un de' quali La Bella 
Mano di Giusto dei Conti, con la sottoscrizione « scripto per mano di me Feliciano 
da Verona l'anno 1465 », dice di aver veduto il Maffei; e il Fontanini, un altro, la 
Vita di Ciriaco Anconitano, compilata dal concittadino Francesco Scalamonti, che porta 
in principio la nota : « Felix Felicianus Veronensis hunc transcripsit libellum nomine 
« ac rogatu clari et optimi Samuelis Fil. Jacobini Tridatensis (1. Tradatensis) viri magna- 
« nimìtate ac ingenio atque omni virtute decorati, qui ad illustrissimam dicatus est Gun- 
< zagiam Regiam ecc. » {5). Ma rime originali del Feliciano e sonetti di altri a lui ri- 









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56 C. MAZZI 



corda il Maffei in un manoscritto della « nostra Accademia », oggi perduto, che forse 
avrà avuto anche quelle Disperate che il Quadrio (i), senz'accennare ove si leggano, 
dice aver composte il Feliciano. Se non che « fra questi bei pregi, ebbe ancora Felice 
una non leggera taccia, cioè di andar follemente perduto diètro 1' alchimia », come dice 
il Tiraboschi, e come per testimonianze del tempo è provato nel Mafifei con le Novelle 
por retane di Sabatino degli Arienti : dove, nella terza, Gregorio Lavagnolo narra di lui : 

< Voi dovete nella terra vostra, .... aver conosciuto un Feliciano, homo egregio de 
« darò et erudito ingegno, litterato e de virtù laudevole pieno, e de graziosa e lepida 
« conversazione tutto ornato, cognominato Antiquario per aver lui quasi consumati gli 
« anni suoi in cercare le generose antiquità de Roma, de Ravenna e de tutta Italia. Costui 

< adunque avendo oltre le antiquità posto ogni suo studio e ingegno in cercare ed in - 
€ vestigare l' arte maggiore, cioè la quinta essenzia, si trasferì per tal cagione in la 

< Marca anconitana per trovare un eremita.... » ; e nella decimaquarta fra quelle stesse 
Novelle : < 1' altro giorno fu narrato un piacevol caso del provido homo Feliciano An- 
« tiquario da Verona, del quale credo più faceto homo non si trovasse.... Costui adunque 
« essendo in continuo pensiero di trovare il vero effetto dell* Archimia, nella quale oltre 
« al patrimonio suo^ che fu assai buono et ampio, ha consumato ogni suo guadagno, 
€ impegnato gli amici, e quasi la vita propria, et come ciascuno di voi può vedere, 
€ ancora che sia de virtù predito et facundo, mendico quasi se trova, non man- 

< cando però tuttavia del pristino suo lavoro, dal quale dice non voler cessare per 
€ niente fino alla morte, parendoli uno dolce impoverire el fundere nelli gnisoli quel 

< poco de argento che alle volte alla mano gli perviene, et non poco onore esser ve- 
« duto per le piazze gir tinto " del volto e delle mani, non altrimenti che se fosse auri- 

< fice o magnano >. Di lui ci rimane anche qualche altra notiziola. Ci fa sapere il 
Maffei che sua « innamorata » fu madonna Pellegrina da Campo, e che l' iscrizione se- 
polcrale di lui fu pubblicata come epigrafe antica dal Grutero e da altri (2): il Tira- 



(1) 11 Q.UADR10, StoT. e Rag, d'ogni Poesia, II, 207 e 568 ricorda rime del Feliciano, fra le quali le «disperate», presso 
lo Zeno; ed anche, VII, 99, in un ma. « in foglio piccolo della Biblioteca Estense *>. Il Rossi, // Quattrocento (Milano, 1898) 153, 
dice le «disperate» del Feliciano « irte di barbari nomi di demoni e di mostri ». Cfr. anche ivi, pp. II2 e 133. 

Dei mssr contenenti cose del Feliciano, quello dal MaflPei detto esistente nella « nostra Accademia », che era la Filarmo- 
nica, forse è riapparso oggi in uno descrìtto dal Mortar\, Manoscritti Canoniciani p. 14 e segg., o in altro che il Marsand, 
Mss. italiani della R. Biblioteca di Parigi^ I, 149. ci fa conoscere. 

La Bella Mano di Giusto dei Conti dal Feliciano scritta « a nome et instantia del nobile Salerno negli anni di Cri- 
sto 1464 », fu conservato fino al 1797 nella Capitolare di Verona, come n'ebbi assicurazione da Mons. Spagnolo di quella Biblio- 
teca Conservatore. Di mano del Feliciano sono ancora un ms. con molte lettere di lui, fra gli Harleiani nel Museo Britannico : 
ed un altro, un'altra Bella Mano scritta nel 1465,0 fra'i Canoniciani. Cfr. Mortara, op. cit. pp. 14 e 74. 

(2) Dice il Maffei riferita questa iscrizione da Appiano, poi dal Grutero (1052-, 8) e da più altri ; citata anche nel glos- 
sario del Cangio alla voce Censorius. L' epigrafe, come la dà il Grutero, è questa : 

D. M. 

Felici ANI Vkronen 
mihimet Felicianvs Veronen 

SACRUM CONST 
QVI INQVIETUS vi WS 
• NUNC TANDEM M0RTV8 

NON LUBENS QVIESCO 

SOLVS CUR SI.M QUVERIS 

VT in die CENSORIO SINE 

IMPEDIMENTO FACILIUS 

RI'SURGAM. 



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SONETTI DI FEUCE FEUCIANO , 57 

boschi accenna a chi lo fa non da Verona, ma da Reggio nell' Emilia, contraddicendo 
alle sottoscrizioni e ai titoli, sopra riferiti, dal Feliciano lasciati nei suoi codici ; ma 
forse fu pili nel vero il Tiraboschi quando alla pratica dell'alchimia data dal novelliere 
qual cagione della povertà cui erasì ridotto Feliciano (e dì qui sarebbe venuto pel Maffei 
il trascriver de' codici eh* ei fece) accompagna 1' esercizio, che dovette essere poco for- 
tunato, della tipografìa, restandocene testimonianza le Vi'fe degli Uomini illustri dei Pe- 



trarca pubblicate in volgare, nel 1476, in Fogliano, insieme con Innocente Ziletti, met- 
tendoci innanzi il Feliciano un suo ragionamento ed un componimento ìn terzine, sco- 
nosciute al Maffei (t). 

D' altre rime di questo antiquario alchimista un codice è presso il Sig. Leo S. 
Olschki, libraro antiquario in Firenze. In questo codice le rime del Feliciano sono fram- 



58 



C. MAZZI 



miste a prose sue, ]' une e l'altre frammiste a rime e pi 
rispondenza di sonetti col nostro appariscono un Cyllenio 
Cesco Cornelio, un Filippo de Vitale, uno Zanobi (« Zanol 
ne indirizza, senza che il codice ci dia le risposte, anche 
Giovanni < siculo», a Jacoino de' Vitali, ad Antonio Dalii 
e delle sue due epistole in prosa l' una è indirizzata a GÌ 
Zanobi da Firenze, l' altra ad Antonio Nogarola. 

Nel render conto di questo codice raccoglierò insie 
une e nelle altre ponendo prima gli scrìtti del Feliciano, 
altri, come quindi innanzi verrò esponendo. 



RIME 

Felice Feliciano 
Sonetti 



« leber, tu'tHt deslrujs >.- 
< Ai fanciul uo far festa in questa s 



<Jurù eiuilis inter preti domino Joamij si- 
culo atHicorum splendor j fetix felida- 
mis saltUem t: 

,1 mio summo dolor, al gran martyro > — 



log.' 



« Felice cantra il bestiai iiulgo ; e come il 
sia piit detestabile che la peste : pone al- 
cuni exemplj domestici et externj > .■ 
< Barliara gente senza humniiitade > c- in.'' 



< Torno a dolermi di Jeber » .- 
• Caduto sou nel rete (sic) e inuilupato ■ 



* Felice essendo a san zorzo scriue a Cyl- 
lenio Mercurio che era a bologna > .- 
■ Casto Vnicornio che ripossi (sic) el fronte > 



Mercurio > : 
j che menta si 



( Chiunque ti 






quelle 
' Cupido tu m 



e preg 



SONETTI DI FELICE FEUCIANO 



59 



12. 

€ Parlano vn paro de guanti al nobile zone- 

ne Augustino degli Augustinj dafabria- 

no mandati a luj in dono per lo nobile 

homo Euanzelista de Vitalj ».• 

« Essendo la stason dil tempo ibstiero > — e. 3.' 

13. 

< Felice al nobile homo Jacomo de' Viialj 

il quale era andato in uilla a spasso con 
la sua generosa consorte madona fiore 
dil mese di agosto > : 
€ Exemplo de virtù alma, gientile > — e. 2.' 

14. 

< Felice /elidano al nobile homo philippo 

de' Vitale > : 
€ Philippo, io non so d' onde deriua » — e. 4.^ 

15. 

4. Felice contende con V alchimia e dice a 
leher che sia maledecto quel dì che lo 
atrouo inno Ito in una Iella (sic) incirata 
che seria meglio hauesse atrouato un 
serpente > .• 
€ leber falace, quando ti atrouaj >— e 112.* 



16. 



€ Afythia si fa beffe di qualunche presti mai 
fede a leber e dice che lei ilfuggie come 
7 diauol da V inferno » .• 
« leber m' ha facto star gran tempo al foco > 
— e. 119.»' 

< Felice ultimamente veduta la Virtute di le- 

ber et congiellato et fixato V argiento si 

pente hauer sparlato e ontr a Usuo onoreit: 

« leber, mai più dirò contra il tuo honore > — 

e. I2I.t 

18. 

< Felice a P unicornio suo gientile > .• 

« Il nardo e Cynamomo di leuante > — e. 107.* 



19. 

< Risponde li amici e dicono hauer morti 
li toppi (topi) che non fu nero > : 
< In quanta festa e riso nuj sian stati > — e S.' 



20. 

< Quiui parlano i toppj (topi) in questo 

modo > .* 

< In questo career sian strecti e serali > — e. 7.* 

21. 

« Felice bisthiza e deride il inondo insta- 
bile » .• 

< Io son felice nel mondo fallace > — e. 122.' 

22. • 

€ Felice essendo contra sua uoglia nel Castel- 
lo di san zorzo scriue ad antonio dalyno 
che 7 non uol star tra zente grifagne e 
che 7 si uol partire > .• 

< Io son tra tori, orsi, e tra leonj > — e. 4.«" 

23. 

< Felice non hauendo danarj et trouandos- 

si (sic) debitore d* un fiorin d*oro che li 
presto el cortese homo facomo de' Vitalj ^ 
gli dà in supplimcnio questo pouero li- 
bretto > : 
€ Io ti son debitor d' un fiorin d' oro > — e. 3.* 

24. 

< Felice adirato per la morte de la sua don- 

na dice dolendossi (sic) di urne quanto 
peggio poy il quale V à rapita e robata 
come ganymedCy parlando poetice et non 
catholice > : 
€ Joue nephando e seductor, che '1 mondo > — 
e. 39.t 

25. 

< Felice dimostra V acerbo pianto che facia 

il mondo et il gaudio incredibile del del 
di Citharea per la morte de la sua 
donna assumpta al terzo celo > .* 
« La nocte che seguì roribil caso > — e. 36."* 

26. 

€ Duellum Voluntatis et Rationis felicianjy : 
€ La uoglia e la rason su i suo destrieri > — 
e. 39.' 

27. 

< Risponde f elidano > : 

€ L' almo splendor sereno e uago [affecto > — 
e. X07.»' 



', f,ir Im tm//fU étt vm/i /I- 



* /'0lliluimi ilumino ll-tpliiir fi^tlhtnopto 
iiMliiitum f'Hn/lfii » 

ili l'i-i,', Ih' f:' II, r^-^U, 'AA.H'l/i » — 



■I III iiimpagnia t Uke tum 
'mi riitlmi * the min fu mai 



4.-- 

odùri/era «/ imo iB.-.>ri> Twin 
le nr lami el m^li-^ r ; 
ant- sciane e precoso odofr > — e 



« Fetide dice che r amore d" wmm n, 
r a posta in grandissimm pena 
lei iien gualro guerrieri a ti 
i\Ì':), che tono belleza e crude, 
occhj e i labri che setHpri 
cantra di luj > .- 
( \t%%m per mia fortuna acerba e 




SONETTI DI FELICE FELICIANO 



6i 



45- 

< Excusatio felicianj >: 

« Vinse Cupido il sol col suo strai d' oro > — 

e. 112.' 

Anonimi e anepigrafi 

46. 

«Phenice ardente son al mondo sola» — e. 05. >* 

47- 

< Lassami ripossar (sic) ornai, fortuna > — e 1 23.'' 

48. 

ClLLENIO 

< Risponde Cyll^nio essendo a ferrar a > .• 

< Non già per rinfreschar V antiqua guerra » — 

e. 38J 

49. 

% Risposta de Cyllenio Mercurio > .• 
«0 dio, che per gran doglia io mi confondo > 
- e. 37.r 



50. 

Cornelio 

« Francisco Cornelio a Feliciano » .• * 
« Eximio inzigno (j/V), angielìco intelecto > 
ro6.t 



51. 



Filippo 

< Risposta mandata da Philippe » .- ^ 
< Felice; alma non so più di te diua> —e. $j 



52 



Zanobi 

« Zanobrio fiorentino mordendo in calmofie 
dice che sier monello gli mostra ilfar- 
do> :^ 
€ Habbiam da uoi più toppi (topi) rìceuuti > — 

e. 8.t 






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STRAMBOTTI 






i. < Stramoti Amorosi > — ce. 88*-94^ 

Cosi senz'altro titolo, e senza nome d'autore, sono venticinque stanze delle quali 
la prima dalle altre staccata, a modo d' introduzione, dice cosi : 

< O doloroso cuore, o misera alma 

Tempo è d' hauer omai qualche riposso, (siij 

Et porre fine a l'amorosa salma, 

O cierchar altro fin più glorioso : 

Però che amor d' ogni dolor s' incalma. 

Chi troppo il siegue, il fa spesso pensoso, 

E priua di ragione, de intelecto 

E peggio tracta chi gli è più suggieto >. 

Le seguenti cominciano : « O ciecchi amanti, non amate maj, Cerchati pace 
senza più martyri ». 






'ti 



'Vi 
» 



^ La risposta dì Feliciano segue subito, ed è qui il Son. n. 27. 

' La proposta di Feliciano è immediatamente antecedente nel Son. che qui ha il n. 14. 

' A questa burla dei topi si riferiscono anche i Son. 19 e 20 ed una Epistola di Felice 'cfr. tm lo Prose al n. 1) : 
Znobì par che alluda ancora il Son. 36. 



• I 



x 



n 



Stramoti Amorosi ; 



105'- io6'. 



Con questo solo titolo e mancando anche questa volta il nome dell'autore, sono 
'o stanze. Cominciano: a Ecco la rosa nel mezo del fìore, Ecco il diamante in 

de le perle » e lodano una bella donna, * il triumpho de le donne belle », per- 
; sol che non è pietosa : ed il poeta, che per esserle più appresso, vorrebbe essere 
tro del suo specchio, « stricatoio a' tuoi capelli », una veste, il rubino dell'anello, 
nnecchio della rocca, il velo della testa, chiude, invocando pietà, insieme con gli 
:nti e con ogni creatura : « grida misericordia a te chiamando ». 



STANZE 



I23^-I25^ 



Oltre il nome dell'autore manca questa volta anche il titolo. Sono dodici stanze 
'se dovevano esser più) contro i vecchi che vogliono fare i galanti, gì' innamorati, 
flier moglie. Cominciano : « Perchè stj vechi lufcuriosj | dengi (sic) da star in lepi 

chatene », ed hanno abbondanza di forme dialettali; a^eta (accetta), a^eft' (accetti), 
dOj diceva, dispia^ano, eser^i\io, fanciulle, facendo, fe\eno, atipia, pa\e, por\i, pulire, 
%j nepohj \eria, \ertif \Ìbo, ^iò, ^ità, archeto, asano (asino), bisbilgia, bisottgia, brilgìa, 
li), deli {ieiW), ftllgia, /«se^wr (insegnar), molgie, om^' (ogni), ^as^Hio/Ze (pascendole), 

singior, struchaisc (stringesse, premesse),- vegi (vecchi) ; delle quali gli Strambotti 
IO piccola traccia. 



TERZINE 



ce. 95 '-99- 



Anonime, ma intitolate o Pronostico overo prophctia dela venvla del tvrcho » 
trentacinque terzine, cui è premesso il motto < Christus in Euangelio : Cum uide- 
fìculneum et arbore; etc. », ed aventi nell'interlinee aggiunte contemporaneamente 
ne parole per spiegar meglio ciò che il poeta volle dire o accennare : oltre di che 
lue luoghi come vedremo, la illustrazione della poesia è fatta anche con figure. E 
he questa è poesia storica ci piace riferirla integralmente. 



tempo quando l'arbor getta el fiore 
Saper sì deue che '1 si fa propinque 
La state ; qual ci recha il gran calore, 
luaiido a noi ritorna quele cinque 
Stelle con l'orsa et Orìon armato (1). 
La palma de l'oliua se relinque. 
dunque è il tempo gìonto e destinata 
Che '1 rabido furor d'un animale 
Andrà spargendo il uenenoso fiato, 
tii digestis ; ueggio e la uocale 
Secunda, e '1 cinquantuno con la muta 
Septima, e quella che per nulla vale 



Precipitar con chi suo se riputa. 

E 'I fier Leon poi star t>osto a la guarda 
E in pace Hesperla con la fronte assuta 

[asciuiUt] : 

Verrà dopoi (sic) una fame luparda 

Qual mai non fu nel secul, tanto oscura, 
E questa schocharà come bombarda. 

Starà Germania sonalente e dura 

E insieme il pastorale adormentato, 
E '1 greco al suo rimedio senza cura. 

E poi ne lìa Bizantìo prophanalo 

Di foco, ferro e fame e tradimento 
E in ogni membro tutto sanguinato. 



(r) In margine ii lìgurat 



dell'or 




SONETTI DI FELICE FEUCIANO 



63 



Giuda starà occulto a Beniuento, 

Prima che '1 basì Cristo, longamente 
E poi sì leuarà per aspro .uento. 

£ quel da le due chiaue cautamente 
Vorà mostrar de ristàurar la preda 
De la secuuda Roma fìdelmente. 

E nel neptuneo regno che ognun ueda 
AI suo proponimento starà armato 
Se la fortuna aduersa noi diueda {divizia) 

Ma poi per Atropos sera strazato 

Et collo longo ne starà con doglia. 
Già pìen d'affanno, tristo e sconsolato. 

Vn gripho de Sycania haurà gran uoglia 
De iugular il credul suo nimico 
A ciò che di speranza vana il spoglia. 

La Vipera crudel sì come amico 

Farà il mercato senza più tardare: 
Et haurà effecto tutto quel eh* io dico. 

Starà un Leone sempre a contrastare 
Al disperato Veltro fino a tanto 
Che '1 cielo in fine cessi di tonare. 

Dapuoi il barcharuol che porta il manto 
Sotto silentio tractarà l 'acordo 
De spingier de la sedia, con gran pianto, 

Tal forse che noi crede, e stassi sordo : 

Ma il gripho questo inganno non consente, 
E roderà la chiaue, come ingordo. 

Vn gallo cantarà di uer ponente 

Tanto che i polesin u eranno in frotta 
Sopra la croppa del fiero serpente. 

Alhora si darà una gran botta 

Nel mezo de la schina Csic) al Basilisco 
In modo che la fìa fiaccata e rotta. 

Se non eh' io tanto auanti non ardisco 
Mouer la lingua. Lassa far a Dio 
Che 'i corbo poi uedremo star nel uisco. 

£ '1 fin de Talphabeto sera il fio 

Che leuarà la testa ognor d' intorno 
Etoppo la morte del secundo Pio. 

Sera di Babylonia rotto il corno 
E spinto l'adulterio et auaritia 
Et'B. C. D. torse in un sol giorno. 



Verrà quel drago colmo di nequitia 
E roderà con denti el pastorale. 
Tenendo fra le graffe ogni insti tia. 

Dauanti gli starà quel animale 

Con due nature, già dicto dauante. 
Il qual consentirà ogni gran male. 

Non ti fidar, ma sta forte e constante 

Tu che pur sai questa facenda a pieno ; 
Sta' saldo e tien ben firme le tue piante. 

Che prima io uidi già l'aere sereno 
In picol punto tutto nebuloso, 
£ mai per piouer non si sicca il seno. 

Aspeta che '1 si sogli {si sciolga) il can rabioso, 
E rompi le cathene e i suo legamj 
E dia di morso al lupo uitioso, 

E che '1 dolphin s'inuescha intorno agli hamj 
E l'aquila poi uolj nel suo regno, 
E fazi il nido nei frongiuti (sic) ramj 

Oue si couarà con molto inzigno 

Quatro oue, e uno fia margido e morto, 
Perche del nasser quel non sera digno. 

Del primo ne uscirà un Nibio acorto. 
De l'altro uno auoltor tanto affamato 
Che per manzare seguirà ogni torto. 

Vn struzo poi col stomaco indurato 

Del terzo ne uscirà, che darà un calzo 
AI suo fratel che gli starà dal lato. 

E poi si aspetarà che '1 tornj al balzo 
Per dargli de la griffa in su la faza 
Che '1 si rimanghi solo, nudo, e scalzo. 

Alhor uedrassi al lupo nella caza 
La pelle sanguinosa et una uolpe 
Fugirsi smemorata come paza 

E nella tana occulta le sue polpe 

Si lassarà da l'osse el suo compagno 
Poi purgarà li soi peccati e colpe. 

Dapoi di poca merce un gran guadagno 
Sentrassì il drago dir questo è pur mio 
Ma poi sera stinchato nel calcagno 

Che cossi {sic) uol l'eterno signor Dio. 



Seguono subito col solo titolo « Nota », anonime, sullo stesso argomento della 
venuta dei Turchi, queste altre strofette 



Il Turcho è posto in ale 
Per far demolto male. 
Questo è un suo pensier, tale, 
Di far r Italia grama. 

Nostri peccatj il chiama; 

Molti che '1 uenga il brama 
Per la sua grande fama 
Che 1' ha, di dar denarj. 



Li christianj auarj, 

Che son molti e non rarj, 

Han li denar si charj 

Che '1 fine non misura. 
Ben seria gran sagura {sic) 

Lai sua uenuta oscura; 

Non è testa si dura 

Che '1 non humilia e abassa.* 



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Non uidi tu che 1 passa 
E la giente fracassa, 
£ il tempo scorer lassa 
Per fin che a luj gè pare. 

£ poi come vnda in mare 
Si lieua a perturbare 
Quel che luj sa pensare. 
Pensi pur quel che *\ uoglia. 

Questa è una mortai doglia 
Che V à spogliato e spoglia; 
E tremar come foglia 
Fa molti christìanj. 

Io non te dico i danj, 

Le pene e* grandi affanj 
Ch* e* turchj, crudel canj, 
Hano per fin qua dati. 

Questo fan li peccati 
Di molti scellerati 
Che son tutti alienati 
Dal uiuer christiano. 

Quasi hogi tutto vano 

Cum fraude e con inganno 
Né a pena parlar sanno 
Senza che periurare. 

Prouassi assai parlare 
De uicij e mal usare 
E del Dio jniuriare, 
Che fano le chriature! 

E de li stocchj e usure 
Facendo sozze e oscure 
E de le mente dure 
Obstinate in mal fare. 

Ma per abreuiare 

Alquanto el mio parlare 
Non uoglio dichiarare 
Quel che regna tutora. 

Sol el riclio si honora ; 
E *ì uicio si colora; 
Sotto aqua si lauora, 
E ognun sa simulare. 



.In specie (i) di ben fare 
Si cercha di robare, 
E assai mal cose fare, 
Non temendo il creatore. 

II mondo ha posto il core 
A luxo e Taltruj tore 
Di christo alchun timore 
In pochi par che sia. 

In grande hipocrisia 

È 4 mondo e in torta uia; 
Punita adunque fìa 
Tutta la giente ingrata. 

El turcho con la spata 

Tagliente è in su la strata ; 
Forse che a questa fiata 
Farà idio uendetta. 

Passato ha za la meta 

Con furia e con gran freta 
E la giente ha constreta, 
In diuerse maniere. 

Die ognun questo sapere 
Che tanto è il suo potere, 
Ch' assai farà dolere 
Se dio non ci prouede 

L* è alchuno che noi crede 
Pur el se intende e uede 
Che *1 turcho la sua rede 
Per nuj pigliar à tesa. 

La cosa se V è atesa 
Per li peccati acesa 
Farasse gran diffesa 
Se i uicij si abandona. 

E però ogni persona 
Viua deuotamente; 
Che dio omni potente 

Dal turco ne diffenda. 



II. 



PROSE 



Felice Feliciano 



I. Epistola a tre amici 



ce. 5^-7^ 



« Felice manda in dono da san zorzo a bologna vna scatola con. XV. toppi (sic) 
« uiuj a maestro zuane da Rauenna et Lorenzo e Zanobrio da fiorenza compagnj, li qualj 



(1} in Sfeeitf invece io luogo. 



SONETTI DI FELICE FELICIANO 65 

€ apersono la scatola senza che li (5/1^) fusse dentro e li toppj di subito fugiendo per 

< casa furon intanati e non ne poteron pigliar se non duj e tutto el resto rimaseno 
« salui ». 

Datata « Penultimo octobris 1471 ». Comincia: € Aeternum salue uir optume (sic). - 
€ El si sol dire che '1 bene e male si die sempre partire con l'amico: el bene, perché 

< non die esser solo a godersi quello; el male, perchè partendolo, sia aiutato a la fa- 

< ticha, e mancho di parte a luj ne tochj azò che meglio se ne possi passare. Hinc est.... » 
che trovandosi Felice per la casa una trentina di topi, ed avendone molto danno, presine 
venticinque, li manda all'amico perché abbia anch'egli la parte sua. E ad un solo parla 
la lettera, senza che apparisca a quale dei tre ricordati nel titolo. Finisce con queste pa- 
role: < Non diremo per adesso altro. Saluo che uè ricordo che poniati (sic) in ordine e 
trapole e gatte atfamade quanto più podette (sic) ». Una postilla marginale apposta alle 
prime righe, e ora mutilata per la smarginatura del codice, par che dica, reintegrandola: 

< Dipoi, aperta la scatola li fu rubata la littera » ; mentre una integra nota, in fìne alla 
lettera, avverte : « Volta e troueraj el soneto ». Il quale è quello sopra registrato, tra gli 
altri, al n. 20. 

2. Epistola ad Antonio Nogarola — ce. 11 3*- 11 8'. 

Precede questo titolo : « Solandi animi gratia. Magnifico et Clarissimo Gomiti do- 
mino Antonio de nogarolis Equiti aurato amico et maiorj honorando Felix felicianus Sa- 
latem ». Al quale Antonio (sottoscrivendosi e datando e Antiquarius felicianus vf pistis 
M ecce L xxij ») ringraziandolo dell' amicizia concessagli, manda « in una ampollina di 
uietro {sic) di quella pasta congielata » di cui già aveagli parlato in Bologna alla cena 
del magnifico « Antonio dallino », avendola già data anche ad altri, « il qual poi la 
conuerse in saturno ». Siamo dunque in piena alchimia. E, prosegue, « pregarò idio che 
una uolta prima che io mora habij uno anno consolato, che tanto mi trono sa99Ìo e 
stracco da gl'ingannj di questo leber, che più non posso » : di lui. « per ricreare gli 
spiriti che sono alquanto aflicti », e « per isfogare un poco el sdigno » racconterà al 
Nogarola < gì' ingannj e fallacie » ; tanto che, dandogli sempre buone speranze, l' ha con- 
dotto in rovina, facendogli gettare sul fuoco un unico fiorin d'oro a fatica risparmiato, 
impegnar vesti e libri, per 4: seguire le sue ricepte »^ per comprar « antimonio, alume e 
sale di molte sorte, da insalare le sue e mie ceruelate pacie », per saziare le sue ingorde 
voglie, simili a quelle della fiera descritta da Dante, del quale riporta la nota terzina: 
ond'egli, povero, nudo^ maledice l'ora in cui giunse all' « antico cassone ou'io lo ri- 

< trouaj coperto d'un cuor (quoió) di capra incirata a guisa de uisco con una tella (sic) 

< d'intorno per dubio forse de l'aqua che non lo offendesse ». Sicché questo grande 
inimico scopresi esser un libro, un trattato, certamente di Alchimia: e vuoisi intendere 
per le opere di Geber p Yeber (Abou Moussah-Djafar Al Sofi) alchimista arabo, vissuto 
fra l'ottavo e il nono secolo. 

Questa lettera comincia: « Drvso Brvtto (5/j), per quanto dimostrj Valerio, gli uersi 

< di Attico poeta luj laudante, nel fronte di alcun tempio signaua » ; terminando : € priego 

< V. M. mi perdonj s' io son stato molesto : la molta fede presa in quella mi fa ardito 

La HibliofUia, volume III, dispensa 2*-3* 6 



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66 C. MAZZI 



€ a parlare troppo e forse temerario: a la quale come amico e seruo continuo me rico- 
« mando ». E anche qui segue una nota: « Volta e trouerai il soneto », che è quello 
(cfr. sopra, n. 41) nel quale Felice confessa d'esser tornato al fornello, venendone subito 
dopo altri in favore o coiìtro di leber stesso. 

Boccaccio 
Decamerone. Nov. i** della Giorn. IV — ce. ii'-23', 

< Tancredi principe di Salerno vccide damante de la sua figlia e mandali il cuore 
< in una coppa d' oro : la quale messe sopra esso aqua avvenenata quella si bene et cossi' 
€ (sic) more ». 

Leonardo Aretino 
Storia di Antioco e Stratonica — ce. 23^-35'. 

€ Recita el facvndo poeta Leonardo Arretino l'amorosa Historia de Anthiocco e 
Stratonica, e come di sua noverca^ per la pietà patema, divenne mogliere ». 

Novella del Grasso legnaiolo — ce. 42'-64^ 

« Nouella piaceuelissima [sic) piena de molto riso facta nella cita de fiorenza De 
« uno chiamato il grasso, al quale fu dato ad intendere che luj era trasmutato in uno 
« altro chiamato Matheo e cossi [sic) il credete: de la qual cosa ne seguì a luj vtile e 
€ bene nel fine ». 

Il testo del nostro codice si accosta pili all'antico che al testo manettiano di que- 
sta novella (i). 

Novella d'Ippolito e Lionora — ce. 65^-88'. 

€ Incominza l'amorosa Historia de Hippol ito et Lionora, come doppo vna adversa 
« fortuna Amore li apparechiò la gratia ». 

m 

Testamento d'Alfonso d'Aragona — ce. I03'-I05^ 

€ Copia del testamento e lassi lassati per la Sacratissima Maestà del Re Alphonso 
« da Ragona nel tempo de la sua morte ». 

Di tutto il reame « citra farum » e del « mobile », dentro, < quanto gli sia 
licito di ragione », chiama erede il figlio Ferdinando; e dell'altro « oltra farum », 
il re di Navarra : alla regina d'Aragona lascia la sua dote e tutte le castella « che 
si contiene nel testamento per la promessa a lei facta, e tutte le intrate che ha 



(i) cfr. Michele Barbi, Antonio Manetti e la Novella del Grasso legnaiuolo. Fireiue, Landi, 1893. 



SONETTI DI FELICE FELICIANÓ &^ 

conosuto di hauere, tutto il tempo di sua ulta »; oltre di che, se resterà vedova, 
le lascia la collana d'oro « brocata di cento diamanti », di costo ducati mille cia- 
scuno, con molte altre perle « di conto ». Ordina che si disarmino le galere, libe- 
rando gli uomini che vi sono « per forza » : lascia 15,000 ducati per maritare orfa- 
nelle ; 70,000, per liberare prigionieri ^ai turchi ; altri 70,000, per « satisfacione » dei 
suoi « neri creditori » e provvisionati ; 1 0,000, per « mercede e pagamento » agli 
e ufficiali di casa sua »; 60,000, per « fare conquisto contra barbari » e per difendere 
l'onore di Cristo. Molti legati a chiese : a S. Maria < de bretti », ducati 16,000 ; a 
S. Maria < de la pace », 8000, e cosi a S. Paolo ; a S. Maria < de la nontiata », 4000, 
da farne un calice d'oro « ischietto adornato con perle » ; alla cappella di S. Giorgio 
della Vittoria, nel luovo dove ruppe il conte Antonio « Caldoro », 5000 ; a S. Maria 
di < Monte feltro di Cathelogna », cento marche di argento lavorato, ossia 1000 ducati, 
ed altrettanto a S. Maria di « puciolo », pure in Catalogna; a S. Mariano di Napoli, 
100 marche, pili tutti i suoi vestiti d' oro e di seta, che valevano 30,000 ducati, ma 
« nudi » delle gioie ; a due cappelle da erigersi in Napoli nel luogo ove fece l' ingresso 
trionfale, 12,000 ducati; a più chiese in Napoli, per riparazioni, 7,000. Ordina che il 
corpo suo insieme con 70,000 ducati, sia portato a « pompoleto » di Catalogna. In fine 
è detto: € Summano queste ricchezze in tutto ducati cinquecento e vinticinque millia ». 
Il codice che fin qui abbiamo descritto è cartaceo in quarto, legato in cartone 
con dorso di pelle, dorato nei tagli. Ha (lasciando le guardie apposte colla legatura) 
carte 129 delle quali bianche interamente le ultime quattro, e, al tergo, le ce. i, 64, 
102 e 125, Fu scritto da più mani, e con rubriche ora verdi, ora rosse, ed alcuna anche 
azzurra, nella fine del secolo XV e principio del successivo. A e. 96' ha la figura illu- 
strativa ehe qui è stata riprodotta. Nel recto della e. i sono, in basso, la sigle « A. M. » 
od accanto una piccola croce sul calvario : vi è anche una notazione numerica che sembra 
un < 141 1 »; v'è anche la parola: < Fenice »; e, cosa più rara, vi fu scritto a graffito, 
anticamente € a parlar messer federigo ». Ed ivi si legge questa stanza : 

« Nota Verbum. 
O tu che voi il mio libro im prestanza 
Non ti turbare s' io te lo disdico. 
Però ch'io tengo firmo per certanza 
Che me lo renderesti come amico ; 
Ma pur el mi convien seguir l'usanza 
Di darlo a tal che poi mi sia nimico. 
Ma se tu il voi per tuo dilecto e canto 
Rcehamj un signo che vagli altrotanto ». 

Tornando ai sonetti del Feliciano, che nel codice sono la parte più caratteristica, 
e forse anche la meno nota, li vediamo, la più parte, indirizzati ad amici : o per rin- 
graziare d*un favore (n. 2), o salutandolo in villa con la moglie (n. 13), o chiedendo 
notizie (n. 14), o descrivendo le bellezze di lui (n, 17), o lodandolo (n. 27), o mandan- 
dogli rime (n, 33), o profumo (n. 43), o parlandogli (nn. 35, 36), o deridendo altri 



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68 



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no. 3, 6)^ o di mi amico piangendo la morte (a. 32): altri sono morali (nn. 21, 26, 34): 
altri borleroli fnn. 1 9, 20, 28) : altri d' invettiva, contro i detrattori e mendaci suoi 
concittadini (nn. 3, 7, io), contro genti grifagne (n. 22), contro una lingua loquace 
(n. 31): alcuni sono amorosi (nn. 9, 30, 38, 42, 44, 45), o in morte della sua donna, 
salita in cielo (nn. 24, 23,: descrivono tre la povertà dell'autore, in squallida stanza, 
senza carta per scrivere, che non può restituire un fiorino d'oro (nn. 8, 11, 23); non 
pochi hanno per argomento l'alchimia, o in favore (nn. 4, 17, 29, 39, 41), riprendendone 
Feliciano lo studio, o contro (nn. i, 13, 16, 40), abbandonandolo. 

C. Mazzi. 



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A proposito d' un documento 
per la storia della tipografia napoletana nel sec. XV 






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Il signor Tammaro De Marinis ha rinvenuto nell'Archivio notarile di Napoli un 
protocollo di notar Cesare Malfitano che ci offre un importante documento rìsguardante 
due tipografi napoletani del sec. XV sinora ignoti, cioè Giovanni Stanigamer de Landsberg 
e Werner Raptor de Marburg. Egli lo pubblicò in bozza di stampa che si compiacque 
inviarci, e l' importanza di questo pregevole contributo alla storia della tipografia napole- 
tana del XV secolo c^ induce a farlo conoscere anche ai cortesi nostri lettori: 

Capitula et societas prò magnifico Dominico Carrafa et socijs. 

Die xxviiij mensis octobrjs XV Jndictionis Neapoli. Constitutis jn nostri presentia 
Magnifico Dominico Carrafa de Neapoli agente etc. ex una parte Et Johanne Stanigamer 
de Landsperg et Bernero Raptoris de Marburcs theothonicis agentibus etc. ex parte altera, 
prefate nero partes sponte asseruerunt pariter coram nobis jnter se jpsas partes certa 
pacta et capitula habita jnita et firmata fuisse ratione certe jnpressionis librorum de nouo 
fiendorum ad stampam per ipsos johannem et bernerum durante tempore annj unius 
et mensium sex a presentj die jn antea numerando. Quam quidem socie.tatem durante 
dicto tempore parte[s| sponte coram nobis jnierunt et fìrmauerunt sub pactis conditioni- 
bus et declarationibus supradictis et jnfrascriptis habitis et fìrmatìs coram nobis. Tenor 
uero dictorum pactorum et Capitulorum est talis videlicet: jn primis quod dictus Do- 
minicus dare et assignare debeat dictis Johannj et bernero tempore supradicto durante 
habitacionem condecentem diete artj ubi ad presens jpsi Johannes et bernerus habitant 
et lectum unum fulcitum ut decet et unum torcular jn ordine et licteras cum quibus 
alias dictus dominicus laborarj fecit euangelia. Et jn fine dictj temporis dictum lectum 
torcular et licterae sint et esse debeant dictj dominici alia uero de nouo emenda sint 
jnter dictas partes comunia prò ratis jntroscriptis. Et promiserunt et conuenerunt prefatj 
Johannes et bernerus et quilibet jpsorum jn solidum stipulatione legitima precedente 
dicto dominico presenti etc. durante dicto tempore dictam societatem bene et diligenter 
exercere etc. omnesque libros tam magnos quam paruos prout eis melius videbitur jnpri- 



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A PROPOSITO D' UN DOCUMENTO \ 69 

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mere seu jnprimj facere semel et pluries prout fuerjt necessarium suf>er cartas assi^nan- 
das per eundem dominicum eisdem Johannj et bernero. 

Item promisit dictus dominus dominicus eisdem Joannj et bernero presentibus etc. 
de suo proprio emere omnes cartas ad pecuniam manualera seu ad tempus necessarium 
prò jnpressione dictorum librorum et quod Johannes et bernerus jpsi teneantur etc. sibj 
ipsis facere expensas prò eorum victu^ et et {sic) jn fine cuiuslibet mensis ponere eidem 
dominico rationem de expensis per eos factis et jpsa sic posita ratione dictus dominus 
dominicus * promisit dare et assignare etc. dictis Johannj et bernero jntegrarif terciam par- 
tem expensarum ut supra fiendanim jn pecunia numerata minime deducendam per jpsum 
Dominicum seu detinendam ex libris ut supra fìendis. 

De quibus expensis et alijs jnde fiendis dare debeantur cribj et annotar) per dictas 
partes duo quaternj videlicet unus per eundem dominicum et alterum per jpsos lohan- 
nem et bernerum dictisque operibus factis et sic de alijs jnde faciendis modo et forma 
premissis^ dictj librj jn toto uel jn parte vendantur, et deducto capitalj dictarum carta- 
rum et expensarum jnde fiendarum ut supra librj jpsi vendantur prò communi et jndiuiso 
seu diuidantur jnter eosdem dominicum Johannem et bernerum cuilibet jpsorum prò tercia 
parte. Talj quidem declaratione quod ubj dampnum quod absit contingeret jnde venire 
jn societate predicta absque culpa alterius jpsorum quod unusquisque jpsorum dominicj, 
Johannis et bemorj [sic] sensiet et supportet prò jntegra tercia parte. 

Item fuit etiam conuentum coram nobis jnter partes easdem quod ubj contingerjt 
prò aumento diete societatis seu necessitate alios laborantes habere quod possint jpsos 
recipere ad salarium seu aliter et in expensis jnde fiendis quilibet jpsorum dominj domi- 
nici, lohannis et bernorj intervenire debeat prò tercia parte. 

Item prefatus dominus dominicus promisit coquj facere omnia necessaria ad victum 
ipsorum magistrorum tempore supradicto durante. 

Item fuit etiam conuentum jnter easdem partes quod ubj quod absit pestis superue- 
niret in hac Ciuitate Neapolis tempore supradicto durante quod liceat etc. dictis magistrjs 
habitare in dicto loco cum dicto stileo et rebus et finire libros per eos jncohatos ipsisque 
finitis diuidere (?) seu alios jncohare prout jnter dictas partes fuerit concordatum. 

Et ubj partes jpse seu altera jpsarum velit relinquere societatem predictam quod 
liceat tempore pestis durante eam relinquere et postmodum reuertere et sequi dictam so- 
cietatem eamque finire prò tempore supradicto. Item quod lictere sint in pondere rotu- 
lorum quatraginta septem cum cassecta assignanda per eosdem magistros dicto dominico 
jn fine dictj temporjs, habita consideratione usus jnde fiendi. Et promiserunt et conuene- 
nint ambe partes jpse et quelibet jpsamm pacta Capitula et conuentiones predictas factas 
modo premisso ac omnia predicta et subscripta alia et eorum singula semper et omni 
futuro tempore habere et tenere ratas gratas et firmas ac rata grata et firma prò quibus 
omnibus et eorum singulis firmi ter per ambas partes jpsas et quamlibet jpsarum ac earum 
et cuiuslibet jpsarum heredes et successores actendenda etc. prout ad unam quamque 
jpsarum partium spectat et pertinet. Ambe partes jpse et quelibet jpsarum sponte obligaue- 
runt se jpsas et quamlibet jpsarum ac earum et cuiuslibet jpsarum heredes successores et 
bona earum et cuiuslibet jpsarum omnia etc. una pars videlicet alterj et altera alterj pre- 
sentj etc. sub pena et ad penam unciarum auij quinquaginta Medietate etc, Cum pot^- 



n 



70 



LEO S. OLSCHKI 



state capiendj etc. Constitutioae precarij etc. Et renuntiauenint etc. Et jurauenint etc.- 
presentibus Judice Paulino de Colino ad contractum Antonio de Valle, fierardino de 
Ctoffo et magistro Corrado Guldemund theothonico. 

Questo contratto notarile di società fra i due tipografi è preceduto dalle seguenti 
note bibliografiche, che l'Autore chiama, forse con un po' d' ironia all'indirizzo dei biblio- 
grafi dei paleotipi, Commento brevissimo quasi volesse sfidarli a dargli una risposta alla 
questione imbrogliata che si verrà a conoscere in séguito : 

a) In coMENCiA el prolago Innel li | bro dela diuina doctrina reuellata a qi/el | la 
gloriosa & sanctissima vergene sane | ta Caterina de siena... (e. 1 14":) Amen | Finis Anno 
M" ecce I LXXVlir Die vero vicesima octa | uà Mensis Aprilis Conpositum per dis| 
cretum Vuemerum Raptor de Alma j nia Alta de hassea de terra che chiama ] In Dem 
gulden Troghe. (AI verso:) Tabula huius libri, In fol., ce. 114 a 2 coli., w. 41. 

Genova, Bibl. Universitaria, D, III, 16 (cfr. Zambrini, Opp. volgg. tSyg, coli. 234- 
235); Napoli, Bibl. Nazionale, S. Q.. Ili, E, 19 (cfr. De Licteriis, I, i66), 

b) Incipit ordo missalis seamàuxn consuetudinem Romane curie [infine: solidum 
tran^Iutiret. Laus Deo). In foi., ce. 236 a 2 coli., w. ^8, carati, gol. rosso e nero, con 
tre xilografie. 

Londra, presso un privato. 

e) Formulario de epistole uulgare ■ missìue responsiue r | altri tiori de ornati 
parlamenti allo excelso r illustrissimo | principe signore Hercule da esti dignissimo duca 
di Fer- | rara, composto per Christoforo landini citadino di fio | renze dignissìmo cow- 
menlatore di Danti | E primo el prohemio (infine:) Explicit formulario de Epistole mis- 
sìue r responsiue r | altri fiori de ornati parlamenti. Impresso a Napoli a di xxi | de 
magio, nel anno M.cccc1*;ca-*. In 4 picc, ce. 41, carati, got., un'iniziale [sj incisa in Ugno. 
Bibl. Vaticana, 641, V, 54. 

d) b e e hanno in fine questa insegna tipografica : 



A PROPOSITO D'UN DOCUMENTO 71 



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Siamo qui dinanzi ad un enigma bibliografico che vale la pena di essere studiato 
per trovarne la soluzione. 11 sig. De Marinis cita due esemplari del libro della diuina 
doctrina rivelata dalla S. Caterina di Siena nei quali il tipografo si chiama Werner '^ 

Raptor, nome finora completamente sconosciuto. Il Giustiniani cita nel suo Saggio sto- 
rico-critico sulla tipografìa del Regno di Napoli a pp. 147-148 la medesima edizione 
sotto la stessa precisa data del 28 aprile 1478 ma col nome di Francesco N. Fiorentino 
indicato quale tipografo nel colofono Impressum In clultate Neapolltana per dlscrefum vi- 
rum Franclscum N, Florentlnum^ e fa, dopo d'aver citato le edizioni stampate da France- 
sco di Dino dalla città di Firenze a Napoli, la nota seguente: « Francesco N., cosi tro- 
viamo quest'altro stampatore sottoscritto in una edizione fatta in Napoli^ e soggiunge A 
essere stato anch'egli Fiorentino. Perché accennava il suo cognome colla sola iniziale, 
non saprei assegnare ragione alcuna. Certa cosa è poi di essere diverso da Francesco di 
Dino pure Fiorentino, non avendo che fare i caratteri delFuno con quelli dell'altro >. ì 
Mentre il sig. De Marinis fa ascendere il numero delle carte a 114, il Giustiniani dà 
al volume 160 carte; quest'ultimo cita l'unico esemplare della raccolta Cassano-Serra 
che fu acquistata, com' è noto, da Lord Spencer, e trovasi ora nella John Rylands Li- 
brary di Manchester. Sotto il n.** 47 del catalogo della Cassano Library di Dibdin tro- J 
viamo citata questa edizione, però coli' indicazione di 1 1 5 carte, e giacché supponiamo che ^ 
nell'esemplare Spenceriano si trovi in principio una carta bianca, che il diligente e scrupo- \ 
leso bibliografo inglese ha pure contata, gli esemplari citati da lui e dal sig. De Marinis 
sarebbero almeno uguali nel numero delle carte e delle linee (41) che formano una pa- 
gina, ma vediamo ora quelli che sono citati dai sigg. Copinger e Proctor: il primo de- 
scrive sotto il n.** 1503 del suo Supplement io Haln's Repertorlum Blbllographlcum 
l'esemplare del Brltlsh Museum col colofono seguente : Impressum p dlscretum Corradum 

Bonebach de Almanla Alta de hassea de terra che chiama In dem golden Troghe, 14^8 e ^ 

col numero di 119 carte da 40 a 42 linee la pagina. Il sig. Proctor cita il medesimo 
esemplare di questo libro, cioè quello del Brltlsh Museum^ ov'egli è bibliotecario, sotto 
il n.** 6723 del suo An Iniex to the early prlnted books In the Brltlsh Museum^ chia- 
mando però il tipografo Karl Bonebach. Abbiamo dunque i seguenti tipografi per la 
medesima edizione^ cioè: i) Werner Raptor, 2) Francesco N. Fiorentino, 3) Corrado 
Bonebach, 4) Carlo Bonebach ; supponiamo però che per un lapsus calami sia stato scritto 
Carlo invece di Corrado o viceversa, trattandosi del medesimo esemplare dal quale i 
sigg. Copinger e Proctor hanno trascritto il colofono per le loro bibliografie. Werner 
Raptor e Bonebach sono oriundi del medesimo luogo, come si rileva dai colofoni degli 
esemplari citati dal sig. De Marinis e quello del Museo Britannico, Chi è che può rac- 
capezzarsene ? Per chi questa confusione non fosse ancora sufficiente vogliamo aggiungere 
un'altra notizia: nello stesso giorno ed anno, cioè il 28 aprile 1478, vide la luce la 
medesima opera delle Rivelazioni della S. Caterina col seguente colofono : Finis Anno 
M,^ CCCC.^ LXXVIIL^ Die vero vlceslma octaua Mensis Aprllls Inpressum p dlscretum 
virum Bernardum de Dacia. 



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72 LEO S. OLSCHKI 



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Il Giustiniani vi appone la nota seguente: 

Bernardo di Dacia. Si vuole che sia stato altro nostro stampatore del sec. XV, 
poiché si trova sottoscritto nell' edizione di S. Catarina fatta da Francesco N. già ri- 
portata sotto la data del 1478, con vedersi tolto dalla data il nome della nostra città, e 
in luogo di Francesco N., surrogatovi Bernardo di Dacia. 

II Maittaire (i) e il Panzer (2) lo portano per tipografo, ma non ebbero entrambi 
notizia dell' edizione di Francesco N. fiorentino ; quindi, non sapendosi chi fosse stato il 
vero editore dell' opera di S. Caterina, non è cosa da potersi cosi facilmente definire ; 
come mai valersi di una stessissima edizione due stampatori, uno mettendoci il luogo 
della stampa, l' altro togliendolo, e cancellandovi il nome del primo impressore, sur- 
rogarci il suo? È facile però il supporre che i due tipografi abbian divisa fra loro 
l'edizione, sia stato il primo a farla Francesco N., o sia stato Bernardo di Dacia, ed ognuno 
e che ciascun d'essi abbia apposto il proprio nome sopra le copie, di sua proprietà. Un 
esemplare di questa rarissima edizione vedesi nella raccolta del Duca di Cassano-Serra, al 
quale deesi una tale osservazione di vedersi due impressori in una stessissima stampa. 

Quest' esemplare che trovasi ora pure nella John Rylands Library di Manchester è 
descritto dal Dibdin nel catalogo della Cassano Library sotto il n. 48 ; confrontando le 
note bibliografiche aggiunte dal Dibdin alle due edizioni (n. 47 e 48), scorgiamo delle 
differenze tali da credere insostenibile l' ipotesi del Giustiniani. La prima non ha né nu- 
meri, né segnature^ né custodi mentre questi si trovano nella seconda, e di questa diffe- 
risce anche il numero di carte che ascende a 1 1 7 e non a 1 1 5 come nella prima. 

Per quali ragioni il sig. De Marinis abbia citato altre due edizioni sotto b q Cy 
non sappiamo spiegarci, salvo che egli vi abbia riconosciuto i medesimi tipi, ciò che 
non è detto nell' opuscolo. Se la marca tipografica riprodotta più sopra trovasi nelle edi- 
zioni descritte sotto b e c^ vuol dire che queste due sono del medesimo tipografo, ma 
non dimostra nulla per la prima. 

Supponiamo che il sig. De Marinis sia stato indotto dalle iniziali della marca ti- 
pografica a citare le due edizioni sotto b e c^ avendole spiegate come iniziali dei nomi 
Bernerio e Giovanni, e volendo in tal modo farci conoscere due edizioni uscite dall' of- 
ficina tipografica della società formata col contratto poco innanzi pubblicato, e ciò non ci 
sembra inverosimile. Queste due edizioni sarebbero state allora stampate dopo il 1482, 
mentre quella citata sotto a ci dimostra che il Bernerio, o piuttosto Werner Raptor 
{Rduberì) di Marburg stampava già solo a Napoli nel I478, cioè quattro anni avanti di 
essersi unito in società con Giovanni Stanigamer di Landsberg. L'edizione à^i Formulario 
de epistole vulgari missive^ eie, del Landino citata dal sig. De Marinis sotto e, porta la 
data del 1490 nella sottoscrizione tipografica; nel contratto stipulato il 29 Ottobre 1482 
fu fissata la durata della società per soli 18 mesi (tempore anni unius et mensium sex) 
e spirava dunque il 29 Aprile 1484. Se quest'edizione del Landino usci realmente dalla 
tipografia dei due soci, dovremmo supporre che il contratto stesso fosse alla sua 
scadenza rinnovato, ma in tal caso sembra * assai strano che non conosciamo ancora 



(i) Annalet Typ, tom. I, ed. 1733. pag. 388. 

(2) Annui, Txpograph, tom. IV, pag. 18, a. 115, scrive: De Tjrpographo hoc Bernardo de Dacia ubiifue est silentium. 



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A PROPOSITO D' UN DOCUMENTO 73 

altre edizioni di questi due tipografi che lavorarono insieme otto o più anni. Delle due 
edizioni citate dal sig. De Marinis sotto b e e non abbiamo potuto trovare traccia alcuna 
nelle bibliografìe dei quattrocentisti. 

Il contratto ci rivela un altro fatto importante che esige delle ricerche : Domenico 
Carafa, che vogliamo chiamare il capitalista della società, si obbliga di dare a questa 
unum torcular in ordine et licieras cum quibus laborari fedi evangeìia ; da ciò risulta che 
prima della data del contratto dev'essere stata pubblicata un'edizione degli Evangeli 
opera vel impensis Dominici Carafa^^ che, malgrado le nostre assidue ricerche non siamo 
riusciti di rintracciare nelle bibliografie né altrove. Con queste righe abbiamo voluto sti- 
molare i bibliografi a più diligenti ed estese ricerche che possano chiarire ovvero spiegarci 
addirittura la questione complicata, a prò della storia della tipografìa napoletana nel se- 
colo XV; e saremo felici di ricever notizie in proposito che pubblicheremo ben volen- 
tieri in questa nostra Rivista. 

Leo S. Olschki. 

RECENSIONI 



Sac. Achille Ratti. Le uliime vicende della Biblioteca e delF Archivio di 
S. Colombano di Bobbio. Milano, Ulrico Hoepli, 1901. 

Nella vicinanza di Bobbio fondò nell'anno 612 Colombano un'abbazia divenuta cele- 
bre per la ricchissima raccolta di manoscritti che andarono poi dispersi ma dei quali gran 
parte fu incorporata nell'Ambrosiana di xMilano, nella Vaticana di Roma e nella Nazionale 
di Torino. 11 catalogo ne elenca ben 700 codici del X secolo, dei quali citiamo soltanto 
i famosi palinsesti che contengono la traduzione gotica delle lettere Paoline che fu pub- 
blicata da Angelo Mai, Niebuhr ed altri. Il Sig. Achille Ratti dell' Ambrosiana di Milano, 
impegnato alla pubblicazione di un pregevole codice ambrosiano già bobbiese, un for- 
mulario di lettere pontifìcie del secolo nono, 1' ormai famoso Liber diurnus^ mancante di 
qualche foglio in principio, si recò recentemente sopra luogo per rintracciare altre re- 
liquie della celebre abbazia che potessero chiarire le vicende della sua famosa biblio- 
teca e specialmente animato dalla speranza di potervi trovare qualche frammento del 
codice suddetto ch'egli sta pubblicando, per completarlo. Nell'elegante suo opuscolo egli 
ci racconta le sue peregrinazioni che non ebbero il sospirato risultato, ma non rimasero 
del tutto infruttuose. Egli trovò tre documenti che contengono il processo verbale della 
ultima e definitiva liquidazione della Biblioteca, e questi importanti documenti egli pubblica 
con la maggior possibile fedeltà. Il primo data del 1 80 1 , è scritto in francese come gli altri 
due, e contiene l'inventario della Biblioteca del Convento di S. Colombano; il secondo reca 
un processo verbale del 6 Maggio 1803 colla stima dell' inventario che fa ascendere il suo 
valore a 98 Franchi (l !); il terzo del 18 Maggio 1803 è il verbale di vendita della biblio- 
teca stessa, vendita totale fin degli scaffali, nonché dei libri che in essi riposavano. Nella 
stima fatta dal maestro del Comune e da un falegname furono valutati i seicentosedici 
volumi franchi cinquanta, il prezzo del peso di carta come onestamente è confessato, ed 



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74 



RECENSIONI 



il materiale di arredamento quarantotto franchi; alla vendita del 18 Maggio 1803 i 616 volumi 
furono aggiudicati al maggior offerente « cittadino Buthler di Bobbio » per cinquantatre 
franchi, mentre gli scaffali non salirono che a ventisette franchi e cinquanta centesimi. 
L'egregio autore, e con lui certamente tutti coloro che leggeranno i curiosi documenti da 
lui scoperti e pubblicati, ne rimase avvilito e suppone che in quell'asta xepubblicana il 
cittadino Buthler di Bobbio^ deliberatario dei libri, sia stato uno dei monaci secolariz- 
zati di S. Colombano, un inglese venuto a monacarsi a Bobbio, come d' Irlanda vi era 
venuto S. Colombano, e ch'egli siasi presentato all' asta con quella tranquilla intrapren- 
denza che l' inglese non smentisce quasi mai, e colia semplice ed allora quasi sacramen- 
tale qualifica di cittadino abbia portato seco in Inghilterra i libri acquistati a si vii prezzo. 
La lettura dell' opuscolo riesce assai interessante ed indurrà senza dubbio qualche studioso 
a delle ricerche che forse ci faranno ancora conoscere gli ultimi avanzi della celebre 
biblioteca bobbiese. Ci sembra troppo ampolloso sproporzionato e senza scopo il vasto 
notiziario (oltre dieci pagine fittissime) aggiunte come appendice alla narrazione che oc- 
cupa ventidue pagine, e che avrebbe potuto essere ancora molto più concisa, se l'autore 
avesse risparmiate le molte inutili e frequenti ripetizioni. L. S. O. 

DOMANDA 



Per la compilazione d'una bibliografia possibilmente completa del grande poeta porto- 
ghese Camoens, ordinata dal Governo del Portogallo, si cercano tutte le edizioni e traduzioni del 
suo Poema nonché tutti gli scritti, in qualunque lingua siano, artìcoli o notizie, inseriti in riviste 
o giornali, ancorché brevi e concise, che si riferiscano alla vita ed all' opera di Camoèns. Si prega 
d' indirizzare notizie oppure offerte coli' indicazione del prezzo alla direzione dì questa Rivista. 



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NOTIZIE 

Le vecchie campane del Modenese (Montagnana, Camiazzo, Rocca S. Maria), 
ed i « caratteri » mobili per la stampa ! — Dalla Gazzetta di Modena stralciamo il se- 
guente articoletto assai curioso del Sig. A. G. Spinelli sulle vecchie campane ed i caratteri mobili 
per la stampa ; esso sarà forse interessante per la storia delle campane del Modenese, ma non 
comprendiamo bene il ragionamento che induce l'autore a ritenere che le iscrizioni riscontratevi 
siano state fatte con caratteri mobili come più tardi i libri a stampa. Fprse l'egregio autore tro- 
verà ancora qualche documento che dimostri essere stato un Modenese l' inventore, fin dal sec. XIII, 
della stampa con caratteri mobili, e che questi li diede in prestito al fonditore della campana 
di S. Andrea di Montagnana per imprimervi l' iscrizione, non avendo egli potuto accomodarla 
bene nel torchio?! ma diamo intanto la parola al Sig. Spinelli: 

< Sembrerà strana l'unione di questi due argomenti, i quali non presentano a tutta prima 
analogia alcuna, benché questi e quelle abbiano più secoli di vita coeva. 

< I tipi mobili < caratteri » furono scoperti, come è noto, sulla metà del 400, . . . im- 
porta il precisare, o, meglio, il richiamare alla memoria, che la grande scoperta ebbe il suo 
fondamento nel concetto di costituire autonome (i) le singole lettere, per unirle successivamente in 
modo che formassero parole. 



(i) E non sono forse autonome anche le singole lettere dell' alfabeto d'ogni scrittura che unite formano le parole ? Q.ueste 
esistevano già neil' ar/« di scrivere che è ben più antica delle campane descritte dal sig. Spinelli! 



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NOTIZIE • 75 



< Queste lettere mobili, autonome, preesistevano a Gutenberg, a Fust, a Castaldi ? Erano, per 
caso, già allora in uso presso qualche arte ? 

e Ciò sembra indubitato : e questa sicurezza viene dall'esame delle iscrizioni che si leggono 
sulle vecchie campane del Modenese, che evidentemente lo provano. 

< Cronologicamente considerati nessuno dei nostri e sacri bronzi > (allo stato delle conoscenze 
mie) toccò il secolo XI. Del seguente, si hanno ricordi di campane in convocati dì popolo e di 
monaci, ma nulla di particolareggiato : giacché non par degno di fede ciò che venne affermato, 
nel 1779, intorno a quella di Camurana, vicino alia Mirandola. 

€ In quell'anno il prevosto D. Antonio Cremonini, presentava domanda al Supremo Consiglio 
di Economia, perché volesse acquistare, siccome oggetto da Museo, la campana della sua chiesa, 
la quale mostrava la data MCLIII : alta antichità, ma la iscrizione che l'accompagnava, ed è ripor- 
tata nella domanda stessa, è di tale struttura che nulla ha che fare con l'epigrafìa di que' tempi, 
e permette di ritenere che fosse invece MDLIII. Mancanza di critica fece perpetuare questa 
iscrizione, che relegheremo tra le dubbie, sulla nuova campana fusa nel 1785. Sorte questa non 
toccata alle antiche genuine. 

< Indirettamente trovansi notizie di campane, ripeto, in convocati ad sonum campance che 
risalgono al 11 70, — ma una sola del secolo XIII è superstite fra noi, e si vede in S. Andrea in 
Montagnana. 

e Questo luogo che si vanta di possedere la decana campanarum Mutinae potrebbe anche 
ricordare con compiacenza, la probabilità di aver dato culla a quel Rinaldo da Montagnana, che 
nel 1558 pubblicava in Venezia le < Canzoni con alcuni Madrigali aierosi > dedicandoli ad un 
modenese di patria e di cognome assai dotto; cioè al dott. Antonio Modena, che fu podestà di 
Brescello, ed amico di Mario Niz/.olio, e di Lod. Castelvetro ; — probabilità la quale è posta anche 
dal Fétis, nella < Biographie des Musiciens > e viene ripetuta in luogo, a seconda di quanto mi 
assicurava il rettore di Montagnana, don Tomaso Giacobazzi, che mi fu cortese di molte interes- 
santi informazioni, durante una mia breve sosta colà. 

e La campana, dunque di Montagnana, porta scritto in lettere gotiche, alte pressoché quattro 
cent, la data A'D'M-CC'L'XII, e queste lettere risultano sbalzate fuori da altrettanti quadrati i 
quali si riconoscono perfettamente, ad onta delle ossidazioni che sette secoli vi sovrapposero. 

e Risulta dunque evidente che si era ottenuta la suddetta iscrizione, mediante la impressione 
nella forma della campana, delle singole lettere che si avevano autonome, le quali lettere, erano 
inscritte e rilevate in altrettanti quadretti, o maschi, che lasciarono a lor volta, la propria traccia 
in rilievo, quasi fondo alla lettera stessa, — il che dà i precisi estremi che costituiscono il e carat- 
tere > mobile dei tipografi (i). 

« Onde accertare se questo metodo di impressione, nelle fascie letterate delle nostre campane, 
fosse costante fino alla metà del secolo XV, esaminai quelle, che superarono la distruzione pres- 
soché completa fatta di esse, onde avere materiali per nuovi concerti ; — e pel trecento sono ; 

€ In Camiazzo, casqlare tra Formigine e Fiorano, — che inutilmente cercheresti sulla carta 
da 1 a 25 mila dello Stato Maggiore, perché il vecchio luogo è ribattezzato in Casa Cambiagio, 
~ casolare che un di ebbe nome, ed i cui documenti sono anteriori al mille, e vengono con poche 
lacune a noi, e furono chiamati in esame, quando si vollero trovar le prove di asserte investiture 
feudali, a sognati reduci dalle crociate, e ciambellani di Federico II : — in Camiazzo si conserva 
una campana che porta questa iscrizione : 

MAGISTER • TOSCVLVS • DE • IMOLA ME • FECIT • M • CCC • IIII. 



(i) Non posBiomo bene afferrare V idea del sig. Spinelli. Che cosa vuole egli dire colla frase mediante la impressione 
nella PORMA della campana ? Le lettere formavano già certamente una parte della forma, e poiché queste sono sulla campana in 
rilievo, nella forma debbono essere pure state in rilievo ma in cavità. Non si può ammettere che i caratteri furono impressi sulla 
campana dopo la fusione: la tecnica stessa vi s'opporrebbe inesorabilmente. Se fautore trae l'argomento della sua tesi dal fatto 
che le lettere risultano sballate fuori, egli può nello stesso modo provarlo in moltissimi monumenti ben pili antichi delle cam- 
pane, cioè deir antichità classica e forse con maggior fondamento ancora negli antichissimi deir Egitto. 



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76 • NOTIZIE 



« Nel Museo Civico di Modena, si mostra quella che già suonava Tarengo sulla torre demolita 
del Comune, e porta la dicitura : 

GVIDO • DE • MUTINA • ME • FECIT • M • CCC • X. 

< Ultima delle campane del 300 da me viste, è quella di Rocca S. Maria, appesa a travicelli, 
sull'alto del sasso che presso la chiesa, signoreggia una sterminata estensione di monte e di piano. 
Questa fu salvata dalla fusione, mercé il nobile sentire di Mons. Guidelli, arcivescovo di Modena, 
che la comprò donandola alla chiesa, perché fosse conservata per sempre. Su di essa leggesi : 

A • D • M • CCC • L • XXV • MARTINVS • ME FECIT • TEMPORE • DOMINI • DOMINI lOAN- 

NIS • DE • TINTORIBVS • DE • MVTINA. 

< L'arciprete Don Giacomo Giacomelli, che accolse con ogni cortesia, me vagante in traccia 
di queste notizie, mi fece notare sulla fusione, il rilievo di uno scudo, delineato come quello dei 
Bellincini, di bellissimo stile araldico, avente per cimiero un'ardita testa di cane, ed ai lati due 
VV : — stemma, sigle, ed iscrizione che riesce, fin'ora, arduo, connettere tra loro. 

< Altra campana del 1393, possiede Gusciola, nel Frignano, fusa de Antonio da Pisa ; ma non 
rho veduta, e mi fu indicata dal prof. V. Santi ; ma le esaminate bastano per lasciar ritenere, cAe 
anche dai fonditori del 300 si adoperavano caratteri mobili per ottenere le iscrizioni sulle loro 
campane. 

€ Pel 400 basterà indicare la campana di S. Anna al Tiepido, che presenta queste parole : 

GEMINIANVS- DE • SVDENTIS • FECIT • A • D • M • CCCC • L • VII. 

iscrizione impressa nel modo che si notò ne' secoli anteriori, e perciò si ha nuova testimonianza 
per ritenere provato^ che i caratteri mobili fossero adoperati due secoli prima^ dai Mode- 
nesi fonditori di campanCy di quello in cui venissero introdotti per uso tipografico (!!) 

€ E sappiamo già, come da un Tomasino < campanario >, che viveva sui primi del 200 
scendessero più generazioni di lavoratori, i quali fusero campane nel Modenese, nel Bolognese, in 
Romagna : e come fossero della sua stirpe coloro che gittarono le campane pel nostro duomo, ai 
tempi dei massari di S. Geminiano, Giacomino (1279) ed Andrea della Cappellina (1348) e quel 
Guido il cui nome sopra ho citato ed un Martino che copri di campane il monte e il piano di 
Modena e di Bologna ed infine un Bartolomeo che operò qui per la chiesa di S. Giacomo, ed in 
Carpi per -la Sagra, e quel Riccio che fuse, nel 1354, una campana per Lugo. 

€ Di questi discendenti da Tomasino Campanario, che diedero il nome alla Via di Cam- 
panari, ora Campanella, (ricordata dagli annali del 1347, per un disastroso incendio ivi scoppiato, 
si perde la traccia sulla fine del 300 ; ma li vediamo tosto sostituiti nell'arte dei .Sudenti, che negli 
esemplari delle fusioni loro, giunte fino a noi, mostrano come adoperassero anch'essi, di padre in 
figlio), CARATTERI MOBILI, per imprimere nei getti le iscrizioni\ — modo che forse era comune a 
tutti i campanari del tempo ; — asserzione che si lascia dubitativa, per quanto l'esame della cam- 
pana dì S. Lucia di Roffeno, nel bolognese presso Montetortore, e di quella di Tosco da Imola 
in Camiazzo, su citata, permettessero, per ciò che spetta a Modena ed a Bologna, di ritenere il 
modo comune ; e perciò sembra doversi ascrivere al numero (se non erro, fin qui inosservato, dì 
quei fattori che costituirono i prodromi di un'arte complessa quale è la stampa >. (! !) 

Stona di un bibliofilo troppo..., appassionato. — I cortesi lettori ricorderanno che 
nel N." 11-12 del II volume della nostra Rivista si parlava di un catalogo che il Sig. Giuseppe Martini di 
Lucca aveva diffuso e, pur non omettendo le dovute lodi per quello di buono che il catalogo conteneva, 
ci permettevamo di osservare che il Sig. Martini era uso bollare i libri con un suo tnarchio spe- 
ciale, e che questo uso non era corretto né di fronte al commercio né di fronte alla bibliofilia. 
Orbene, sembra che l'appassionato cultore di cose rare e belle non bollasse i libri per semplice 
ambizione ma per uno scopo ben più.... pratico: quello cioè di cuoprire i bolli degli altri e più 
specialmente quelli delle pubbliche biblioteche: infatti, egli presentò alla Biblioteca Casanatense 
di Roma un esemplare della rarissima edizione prìncipe della lettera di Cristoforo Colombo 
che aveva da qualche tempo abbandonato gli scaffali della biblioteca di Perugia e il solerte diret- 
tore, dopo aver rimandato all'indomani il Martini per l'esame del libro, gli procurò la sgradita 
sorpresa di vedersi legare i polsi da un delegato di P. S. ! Il Martini dunque fu mandato a Re- 



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NOTIZIE 77 



gina Coeli ad approfondire ì suoi studi, e frattanto si veniva a scuoprire che da un'altra biblioteca 
mancava un codice prezioso che tutto faceva ritenere essersi smarrito nelle tasche del Martini ; co- 
sicché questi fu tradotto a Lucca. Ma le sue prodezze non si fermarono qui: mentre a Lucca e 
Perugia venivano fatte si belle scoperte, il Martini veniva cliiamato per citazione diretta dinanzi 
al Pretore di Lucca per rispondere di ingiurie scrìtte e di minacele a danno di un rispettabile ne- 
goziante e bibliofilo di Berlino, il Sig. Martin Breslauer. La faccenda aveva avuto origine dalla 
solita abitudine dei bolli perché il Sig. Breslauer avendo respinto dei libri imbrattati col solito 
marchio, si senti apostrofare con tutti i titoli non escluso quello di vilissimo giudeo e lesse V inti- 
mazione di non venire mai più a Lucca e il consiglio di ringraziare il suo Jehova se il Medio Evo 
era cessato da un pezzo, altrimenti € la sua testa avrebbe fatto be IV ornamento al porcile di uno 
dei miei contadini ! > 

Per queste ed altre consimili graziosita il Sig. Breslauer dunque presentò querela ed il Si- 
gnor Martini doveva risponderne all'udienza del 28 maggio u. s., quando giunse la notizia che l'au- 
torità giudiziaria di Roma aveva concesso al Martini la libertà provvisoria (! ! !) onde l'illustre bi- 
biiofìlo, fatto un bel fagotto dei libri rari e preziosi, erasi recato (si dice) a Filadelfia per impiantarvi J 

il suo onesto commercio ! Cosicché la causa fu discussa in sua contumacia ed egli fu condannato a ' i' 

300 lire di multa e ad una provvisionale di L. 800. ij 

Come si vede, la soddisfazione del Sig. Breslauer non poteva essere più completa! Egli, '* 

dopo aver subito le più atroci ingiurie ed aver invocato la giustizia italiana, si persuase che la pu- ^i 

nizione avrebbe colpito il reo se il suo delitto si fosse limitato ad una semplice lettera ingiuriosa, '^ 

ma non lo poteva colpire dal momento che di ben altri e più gravi reati egli si era reso respon- 'f 

sabile e che per questi e in conseguenza di questi aveva visto schiudersi le porte del carcere che % 

per lui dovevano lungo tempo rimanere serrate! 



Quinta Riunione della Società bibliografica italiana. — Neigiorni25, 26e27 luglio 
p. v. la Società bibliografica italiana terrà a Venezia la sua quinta riunione. Si è costituito a Ve- 
nezia sotto la presidenza del cav. uff. Antonio Santalena direttore della Gazzetta di Venezia^ il co- 
mitato ordinatore, la cui sede è presso l'Ateneo Veneto. Le sedute di apertura e di chiusura sa- 
ranno tenute nella grande sala della Libreria del Sansovino. Riceviamo dal Comitato ordinatore 
la seguente circolare : 

Venezia^ 15 Aprile 1901. 

On. Signore^ 

Abbiamo l'onore di informare la S. V. 111. che si è costituito il Comitato ordinatore per 
la V Riunione della Società Bibliografica Italiana di cui la S. V. è membro, che si terrà in Ve- 
nezia nei giorni 27-28-29 luglio p. v. (cambiati poi nel 25^ 26 e 27). 

Il Comitato fa caloroso invito alla S- V. di mandargli, al più presto possibile, l' indicazione 
dei temi che eventualmente volesse proporre per la trattazione, essendo necessaria la loro discus- 
sione in seno alla Presidenza della Società e del Comitato stesso, per la scelta definitiva. 

Facciamo sicuro assegnamento suH' intervento della S- V. 111. a questa Riunione, che varrà 
a cementare maggiormente i cordiali rapporti fra i singoli soci, e ad incrementare gli studi biblio- 
grafici italiani. 

Il Comitato ordinatore farà in modo che gli Ospiti graditi di Venezia, in occasione della 
Riunione Bibliografica, che si combina col periodo più brillante della V Esposizione d'Arte In- 
ternazionale, abbiano a rimanere soddisfatti del loro soggiorno in questa città. 

Con distinta osservanza 

Il Comitato. 

Dalle notizie finora giunte alla presidenza, si ha già la sicurezza che l'importanza scienti- 
fica delia V Riunione non sarà inferiore a nessuna delle precedenti, se pure non le supererà tutte. 
Sarà presentata e discussa la relazione della Commissione sul progetto di norme uniche per la 
compilazione dei Cataloghi alfabetici. Il prof. R. Nasini, rettore dell' Università di Padova, riferi- 
rà sullo stato dei lavori del Catalogo internazionale della letteratura scientifica. Il prof. Guido 
Pellizzari, dell* Università di Genova, esporrà il resultato dei nuovi studi da lui fatti sui reagenti 
chimici per ravvivare le antiche scritture, e riferirà sulla nuova sostanza Zapon di cui sono state 
cosi magnificate le pratiche applicazioni. Verrà presentata la relazione sul concorso Uml>erto I a 



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NOTIZIE 



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un premio per le biblioteche popolari : e questo aprirà una discussione che si spera seria e fecon- 
da, tanto sulle biblioteche popolari quanto sulle biblioteche scolastiche. La contessa Maria Pasolini 
esporrà i resultati del suo tentativo geniale di biblioteche popolari ordinate secondo uno speciale 
tipo * sulle biblioteche scolastiche, e specialmente su quelle degli istituti secondari, presenteranno 
distinte relazioni i professori Sabatino Lopez e Attilio Pagliaini di Genova, Antonio Fiammazzo di 
Bergamo, Giovanni Mari di Potenza. Sarà ripresa in discussione, si spera con l'intervento dell* illustre 
prof. Alessandro D'Ancona e del prof. A. Solerti, la continuazione del Dizionario bibliografico de^ li 
scrillori ilaliani, incominciato sotto si lieti auspici due anni fa e interrotto per un cumulo di pic- 
cole difficoltà formali non difficoltà reali. Altre letture, su altri argomenti diversi, saranno fatte dal 
comm. Guido Biagi (Sulle Biblioleche), dal nob. dott. Francesco Beltramini de' Casati (Sulla bio- 
grafia apistica), dal dott. Gustavo Ludwig, dal dott. Serafino Ricci (Della necessità ii un migliore 
indirizzo negli studi secondari in Italia ; e Della necessità di una bibliografia rigorosamente si- 
stematica per tutte le discipline archeologiche) ; dal prof. Giuseppe Signorini (Del diritto di stampa 
e delle modificazioni da apportarsi alle leggi vigenti per assicurare all' Italia la conservazione 
del suo patrimonio letterario) ^ ecc. 

Guglielmo II legatore. — Sappiamo come tutti i membri della casa di Hohenzollern deb- 
bono imparare un mestiere qualunque, come il falegname, il fabbro ferraio ecc.: Guglielmo IL 
imperatore di Germania, si è dato all'arte del legatore. Sebbene egli sia pittore, storico, compo- 
sitore musicale, drammaturgo ecc., pure sa trovare il tempo di legare maravigliosamente (come 
dice il Cri de Paris ) le opere che egli possiede. S. M. ha infatti suntuosamente legato la sua 
opera Storia di Guglielmo /, mio nonno: ed ora sta riunendo tutte le lettere, documenti, tele- 
grammi ecc. relativi alla guerra del 1870, per legarli in marocchino rosso. La storia di Guglielmo 
I, di cui abbiamo testé accennato, figura ora in una sala del castello di Babelsberg, vicino a Pots- 
dam, antico castello del grande monarca. 

Catalogo di tipografi spagnuoli dall' introduzione della stampa sino alla fine 
del secolo XVIII (i). — Nella Revista de Archivos, Bibliotecas y Museos (igoo ; 11-12) trovia- 
mo la continuazione di un Ensayo de un catàlogo de impresores espanoles desde la introducción 
de la imprenta hasta fines del siglo XVIII del sig. Marcellino Gutierrez del Ca&o : questo quarto 
elenco comprende le seguenti città dalla lettera S a Z : Sanlucar de Barrameda (Andalusia) ove la 
prima tipografia fu di proprietà di Fernando Diaz (1576). 

San Juan de la Pena (Monastero de): primo ed unico tipografo y«tf« Nogués (1652). 

San Sebastian (sul golfo di Guascogna) ebbe stamperìa appena nel 16/4 con Martin de Huarte. 

Santander (in Asturia, sul golfo di Guascogna) che pure è una città abbastanza popolata, non 
conta che una tipografìa, la quale fu fondata appena nel 1792 da Francisco Javier Riesgo y Gon- 
zalorena e terminò di lavorare già nel 1800. 

Santiago (Murcia) dei 18 tipografi il primo fu Luis Paz (160 1-5). 

SegorbCy piccola città della Valenza \ il primo tipografo fu Juan Pitarche (1612). 

Segovia, nella Vecchia Castiglia, ebbe una stamperia anonima nel 1525. 

La antica e storica città di Sevilla ebbe 127 stamperie, la prima delle quali fu quella di 
Antonio Martinez, Alfonso del Puerto e Bartolomé Segura( 1477- 1478). 

Siguenza piccola città deWa Nuova Castiglia, ebbe due soli tipografi ed ambedue nel sec. XVI : 
Sebastian Martinez nel 1563 e Juan Graciàn nel 1575. 

Tarazona, Carlos Labayén (1613-19). 

Tarragona in Catalogna, ebbe per primo tipografo il tedesco Nicolas Spindeler nel 1484. 
Delle 48 stamperie di Toledo la prima fu quella di Juan Vàzquez nel i486. 

A Tolosa di Spagna nelle provincie Basche introdusse la stampa Bernardo de Ugarte nel 169^. 

Tortosa in Catalogna (foce dell' Ebro) ebbe per primi due tipografi stranieri : Brun e Spin- 
deler (1477). 

Toro, sul Duero, nella provincia di Leon, Jerònimo Murillo. — José de Cdpado nel 1657 
pose sua stamperia nel paese di Torredonjimeno ; Pablo Gallifa a Tremp nel 1785 ; Diego Perez 
de Estupiiìàn (1649) a Trigueros. 



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(i) Vedi La Bibliofilia I, pag. 296; IT, pag. 149 e 233. 



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NOTIZIE 79 



Trujillo d' Estremadura possedeva una stamperia anonima nel 1G23. A Tudela^ cittadina sul 
Duero a qualche cliilometro da Valladolid, prima ed unica tipografia tenne Tomàs Porralis Allo- 
bregen dal 1572 al 1573. 

Nel convento di San José di Uclés Domingo de la Iglesia aveva la sua stamperia nel 1624. 

Ad Utrera in Andalusia stampava nel 1654 Nicolas Rodriguez. 

Valencia aveva tipografìa nel 1474: ne seguirono poi fino al 1800 ben 136. 

Valladolid ebbe no tipografie e cominciò con una anonima nel 1492. 

Viana: Francisco Vicart (17 15). 

Vich: Fedro Morera 1747-64. 

Villabragima : Francisco Femàndez de Cordoba. 



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n Codice purpureo Parigino. — Trovandosi Tanno decorso un ufficiale dell'armata 
francese a Sinope in un viaggio di esplorazione sulle coste del mar nero, trovò alcuni fogli di un (\ 

manoscritto purpureo coperti di lettere d' oro. Riconosciuto il valore di quei fogli, 1' ufficiale sta- ;^ 

bili di donarli alla Biblioteca nazionale di Parigi. Essi sono i resti di un manoscritto greco del 
IV secolo deir èra volgare, il quale doveva contenere i quattro evangelii : dell' opera intera riman- 
gono soli 43 fogli interi ed altri frammenti dell'evangelio di S. Matteo. Il valore di questi brani 
non sta tutto nelle lettere d'oro impresse sul fondo di porpora, ma bensi in alcuni artistici e ori- 
ginali dipinti che adornano il testo e che hanno non poca importanza per la storia dell'arte cosi 
decaduta e mìsera nei primi secoli dopo Cristo. Le figure rappresentano alcuni fatti narrati nel 
nuovo testamento, quali la decapitazione di S. Giovanni, la guarigione dei due ciechi di Gerico 
ed altri miracoli. Veramente miracolosa è la conservazione delle pitture, tanto per la chiarezza dei 
disegni, per la freschezza dei colori e per la loro originalità. 

Prima ancora della scoperta di questi fogli e di questi preziosi dipinti, un professore russo 
trovò a Marinpol, sul mare d'Azow, precisamente dalla parte opposta in cui l' ufficiale francese 
aveva scoperti ì resti che abbiamo descritti, (si noti che Sinope è sulla riva meridionale del mar 
Nero) trovò, dico, per un curiosissimo incidente, un solo foglio che appartiene al manoscritto pur- 
pureo trovato a Sinope. 11 professore fotografò la preziosa pagina e ne spedi la riproduzione a 
Parigi, dove fu anche stabilito il posto che la pagina occupava e dove l'originale trovato dal russo 
fu unito a quello dell'ufficiale francese. 

Non è illecito sperare che si possano trovare ancora sulle coste del Mar Nero gli altri 
preziosi resti di un'opera cosi bella e cosi importante. 

Il registro nero nell' educazione del principi. — È noto che i signori pedagoghi 
usarono il frustino ed il bastone non solo per l'insegnamento elementare, ma ancora per l'in- 
segnamento delle arti libere. Questo sistema di pedagogia si trova rappresentato anche nelle 
antiche stampe medioevali, dove i maestri come S. Tommaso d' Aquino e Alberto Magno erano 
raffigurati in certe incisioni con tanto di bastone in mano, pronti a fare il loro dovere contro co- 
loro che non adempivano il proprio. 

I principi reali erano anch'essi sottomessi al tirannico lavoro del frustino, oppure come sacri 
rampolli di regnanti, ne erano risparmiati ? No. Alle singole Corti vi erano differenti specie di ga- 
stigo, quali in Germania il cosi detto Prugelknabe, il quale era addetto al principe, e fu per lui 
sottoposto al nobile ufficio delle bastonate come lo dice chiaramente la parola stessa, ogni qual- 
volta il suo principe lo meritava. Un' altra pena era poi la poetia in effigie^ della quale non ista- 
remo a parlare per non uscire dal nostro campo. Diremo però di un libriccino scoperto poco fa in 
una biblioteca di Corte della Casa di Sassonia e pubblicato poi dal Prof. Dr. F. Bach di Mùnchen. 
In esso si parla dell'educazione di un principe della Casa e sono riprodotte in buone incisioni le 
pene dell'augusto «delinquente». Diamo qui il titolo del libro detto « Il registro nero di un prin- 
cipe che apparteneva al ramo degli Albertini di Sassonia > : « Diss Buch ìst das Schwarze Regis- 
ter geuennent worden, zur Zeit als der ChurfQrst Johann Georg der Erste in seiner lugendt 
scharff gehalten, so offt Er was Ubels begangen undt nicht lernen wollen, ist er darinnen abge- 
mahlet worden >. 

L'originale e curiosa operetta contiene nove tavole dove S. A. è rappresentata nelle di- 
verse pene gradatamente ascendenti: la i.» mostra lo .stemma del principe ornato di due frustini, 
portato da due lepri : la 2.» annuncia la < procedura penale » : la 3.» mostra il principe che s' in- 
cammina al patibolo: la 4.» rappresenta S. A. tirata pe' capelli: nella 5.» si vede come il baston- 



8o NOTIZIE 



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cino viene attaccato al dorso come segno di vergogna, nel quale stato il paziente è ritratto nella 
6.» figura ; alla tavola 7.» egli sta legato presso una stufa e neirS.» il povero rampollo di S. M. 
Sassone è costretto ad applicarsi il frustino da sé. * 

Papiri e Cocci provenienti dall' Egitto, e recanti scrittore greche. — In varie pani 
d'Egitto, ma sopratutto dove sorgeva Tantìca città dì Oxyrhyncos, sono stati scoperti molti papiri greci, 
la pubblicazione dei quali per opera di Grenfell ed Hunt è giunta al secondo volume (The Ostry- 
rhynchus Papyri^ part. II, London, 1899). 11 primo volume conteneva il noto frammento dei Lo- 
gia, e questo secondo ci dà due frammenti (i, 23-40 e 20, 11-25) ^^^ Vangelo di S. Giovanni, il 
testo dei quali, scritto nel sec. Ili, mostra molte affinità col codice Sinaitico- Dalla disposizione 
della scrittura, è chiaro, che i due frammenti facevano parte di un libro e non di un rotolo, forma 
comune dei papiri, onde cade la teoria sostenuta anche ultimamente dal Nestle (Ein/ùhrung in 
das Griechische N, Tesiatnent, pag. 39), secondo la quale, la pergamena avrebbe prodotto il pas- 
saggio dalla forma di rotolo a quella di libro. 

Spesso i papiri greci hanno valore, sebbene indiretto, per la crìtica sacra, anche quando il 
loro contenuto, come avviene comunemente, è d' indole profana. Essi sono bene spesso scritture 
private, che ci fanno conoscere tante particolarità della vita degli antichi, appartenenti al basso 
e medio ceto, e e' istruiscono suU' indole del greco volgare, quale è quello adoperato dagli scrittori 
del N. Testamento e del Cristianesimo primitivo. 

Un simile vantaggio ce l'offrono anche i documenti privati scritti nei cocci (in greco osiraca^ 
onde ostracismo)^ materia da scrivere di grande uso in Egitto, un'ampia collezione de* quali ha 
edito recentemente il Wilcken {Griechische Ostraca aus Aegyptefi und Nubien. Leipzig, 1899). 

Per dare un esempio dei vantaggi che tali scritture possono apportare alla conoscenza del 
greco biblico e dell'esegesi, diremo come per mezzo di esse è stato accertato che l'aggettivo -iù^pn^ 
nell'uso del volgo era indeclinabile ; e ciò può servire a spiegare Joan. 1,14, permettendo di con- 
v giungere le parole pieno [nk^fn^) di grazia e di verità a quelle che immediatamente precedono, 

senza riferirle grammaticalmente al troppo lontano nominativo Verbo, ii che porterebbe con sé 
r inconveniente di considerare le parole e vedemmo la sua gloria, ecc. come poste tra parentesi. 

La Biblioteca Nazionale di Torino premiata con medaglia d*oro ali* Esposi- 
zione universale di Parigi. — Apprendiamo con viva compiacenza che la Mostra didattica 
presentata dal Ministero della pubblica istruzione all'Esposizione di Parigi ha conseguito il Grand 
prix per la classe terza {insegnamento superiore - Istituti scientifici), iu cui figuravano i saggi delia 
Biblioteca Nazionale di Torino, e che in pari tempo alla stessa Biblioteca venne conferita una 
speciale medaglia d'oro. 

Il materiale presentato dalla Biblioteca alla Mostra parigina può considerarsi distinto in tre 
gruppi : storico, bibliografico e bibliotecnico. 
[f' Nel gruppo storico figurava una memoria sulla introduzione e sullo sviluppo dell'arte tipo- 

grafica in Piemonte nei secoli XV e XVI, la quale, per incarico della Direzione della Biblioteca, 
fu redatta dal bibliotecario cav. Carlo Frati, e che trovasi ora pubblicata nel volume : Per la storia 
del libro in Italia nei secoli XV e XVI, edito dall'editore Olschki di Firenze (pag. 11-44). 

A tale memoria facevano corredo 2^ fac-simili di antiche stampe piemontesi, ricavati da 
esemplari della biblioteca torinese. 

Il gruppo bibliografico era costituito da cinque diversi cataloghi dei manoscritti ebraici, 
greci, copti, latini bobbiesi e musicali, posseduti dalla Nazionale e compilati rispettivamente dal 
commendatore Bernardino Peyron, dal professore C. O. Zuretti, dal professore Francesco Rossi, 
dal cav. Giuseppe Ottino, dal cav. F. Carta, C. Frati ed A. A vetta, e da un album di titoli figurati 
ed imprese tipografìco-librarie piemontesi dei secoli XV-XVII, che su materiale donato dall'egregio 
qav. Luigi Simondetti, compose ed ordinò il cavaliere F. Carta. 

Da ultimo il gruppo bibliotecnico, cioè quello più strettamente riguardante l'ordinamento 
ed il funzionamento di una pubblica Biblioteca, comprendeva un album di sei fotografie delle sale 

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NOTIZIE 8t 



pubbliche e riservate di lettura, collo schema di classazione della suppellettile collocata nelle sale 
di consultazione ed in quella delle riviste, ed un volume di saggio del nuovo catalogo alfabetico 
della Biblioteca, a fogli mobili con legatura meccanica, ideato dal bibliotecario cav. Carta ed ese- 
guito dal meccanico signor Collo Domenico e dal cav. Giovanni Pacchiotti, il quale esegui pure le 
legature degli altri volumi presentati alla Mostra. 

Dono aUa biblioteca Imperiale di Vienna. — il prof Dr. Reinisch, che due anni fa 
avea già dato in dono alla Biblioteca Imperale di Vienna una collezione assai preziosa di opere e 
di autografi deir infelice Imperatore Massimiliano di Messico, le ha ultimamente consegnato in 
dono una serie di pubblicazioni rarissime che riproducono fedelmente, anche nei colori, preziosi 
manoscritti etiopici con miniature pregevolissime ed inoltre una parte della corrispondenza scien- 
tifica del sig. Reinisch che contiene delle lettere di Ad. Bastian, H. Brugsch, H. Kiepert, R. Lep- 
sius, Kob. V. Schlagintweit ed altri. 

Vendita d*aatografi. — Nell'asta di autografi che ebbe luogo recentemente a Berlino 
presso la libreria J. A Stargardt fu venduta una lettera autografa ed inedita di Gotthold Ephraim 
Lessing datata da Hoyerswerda sotto il 4 Marzo 1765 e diretta al suo fratello per il bel prezzo di 
Fr. 2756,25 (Mk. 2205). ^ 

Elsposizione di Bibbie, — La società tipogrfica norvegese ha pubblicamente esposto in 
Cristiania una raccolta di Bibbie stampate nelle lingue più svariate del mondo ; il loro numero 
ascese a ben trecento. La biblioteca universitaria di quella città avea prestato a tal uopo i suoi 
cimeli ; vi presero parte però anche dei raccoglitori privati ed in ispecial modo le società bibliche 
dell' Inghilterra e del WQrttemberg. 

Le Biblioteche della Russia.. — La statistica del 1897 fa ammontare le biblioteche d'o- 
gni genere esistenti nella Russia al numero di 4910. Il primo posto per il maggior numero di 
biblioteche è occupato dalla provincia Wjatka, che ne ha ben 2561 ; vengono dopo la provincia 
Perm con 127 biblioteche, Livland con 114, Tobolsk con 73, Tuia con 72, Twer con 69, Mosca 
con 67, Saratow con 60^ Pietiloburgo con 57, Kurland con 55, Varsavia con 49, Poltawa con 48, 
Smolensk con 45, Jaroslawl con 41, Cherson con 40, Charcow con 38 ecc. ecc. La più importante 
di tutte è la Biblioteca Imperiale Pubblica di Pietroburgo, la quale, benché la sua fondazione non 
data che dalla fine del 180 secolo, ha più di un milione di volumi ed è per importanza e numero 
la terza del mondo ; essa è specialmente ricca in manoscritti slavi, orientali e greci ; degli ultimi 
basti citare solamente il cosi detto Codex Sinaiticus del 40 secolo, cioè il testo greco più antico 
della Bibbia trovato dal Tischendorf sul monte Sinai. 

La Biblioteca musicale di Lipsia. — Il Dott. M. Abraham, proprietario della casa 
Editrice Peters di Lipsia, ha lasciato, alla sua morte, un capitale di quattrocentomila marchi a favore 
della Biblioteca Musicale Peters da lui fondata per i poveri musicisti. 

n manoscritto più voluminoso. — Durante l'assedio delle legazioni estere a Pechino 
alcuni saldati cinesi distrussero, incendiandole, la Università e la Biblioteca di Han-Li, nella quale 
vi erano molte opere di grande valore. Tra queste va notato un manoscritto che ò per certo il 
più voluminoso di tutti e che merita due parole di descrizione. Regnando nel celeste impero l' im^ 
peratore Joung-Lo fu, per comando di lui, composta un'enciclopedia nel!' anno 1403, collo scopo 
di riunire in un'opera sola tutto il sapere di quel tempo. L'opera colossale riuniva tutte le opinioni, 
i giudizi e le discussioni dei dotti intorno alla teoria di Confucio : conteneva tutte le opere filosofiche 
e scientifiche fino allora pubblicate. A riunire ed ordinare tutto questo furono impiegate 2140 persone 
colte che lavoravano giorno e notte sotto la direzione di tre commissari imperiali a tal uopo eletti, di 
cinque direttori, e di venti vice-direttori. L'opera constava di 22877 sezioni, rilegata in 1 1000 volumi 
alti ciascuno dieci centimetri (I cinesi hanno poi carta finissima, quasi velina). — Pochi anni dopo ne 

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NOTIZIE 



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fu ordinata la stampa : ma il costo di essa avrebbe superato ogni calcolo. Con editto imperiale fu 
oidinata la trascrizione dell'opera in due copie distinte una delle quali insieme all'originale disgra- 
ziatamente furono vittima di un incendio nel 1644, allorché cadde in Cina la dinastia dei Ming. 
La copia che rimase e giunse a noi fu in parte distrutta, come dicemmo; e cinque, degli undici- 
mila volumi, furono salvati e portati all' Università di Cambridge. 

Mostra retrospettiva di comunicazioni, viaggi e trasporti. — II Touring Club ita- 
liano ha pubblicato il catalogo degli oggetti, delle carte, delle piante, delle stampe, dei libri ecc. 
esposti pubblicamente a Milano nel trascorso mese di aprile nella mostra da esso promossa. Stral- 
ciamo dalla prefazione premessa al volume dall'egr. prof. Fumagalli alcuni brani che soso atti a 
far conoscere l'origine e lo scopo dell'esposizione che, malgrado la fretta in cui fu fatta, riusci 
ottimamente ed ottenne il plauso generale : 

Il Consìglio direttivo del Touring Club Italiano, quando seppe bandito per quest'aprile, a 
Milano, il IV Congresso Geografico Italiano, ebbe un'idea felice. Poiché già sentiva di avere, 
verso i numerosissimi suoi soci e verso il paese, l'obbligo morale di esporre in t«ile circostanza so- 
lenne i frutti di quella sua maravigliosa operosità per la quale esso ha acquistato tante e così sin- 
golari benemerenze nello studiare e nel popolarizzare la conoscenza della nostra Italia, parve utile 
ed opportuno di annettere a questa piccola esposizione speciale una Mostra retrospettiva che illu- 
strando i progressi compiuti dall' umanità nell' arte di viaggiare, desse maggior risalto, per cosi 
dire, all'opera del Touring, il quale, com'è noto, ha per suo istituto lo scopo di promuovere l'a- 
more dei viaggi, e di procacciare a chi viaggia le maggiori agevolezze. In poche parole, si voleva 
che la duplice Mostra rispondesse con evidenza visiva a queste domande : < Come si viaggiava 
una volta ? come si viaggia oggi ? » Ma il campo della mostra andò di mano in mano allargan- 
dosi, non senza opportunità. Mentre i geografi riuniti a solenne convegno studiavano le più lon- 
tane regioni ; e sopprimevano, con dotti artifici le distanze fra i più remoti e mal noti paesi, era 
bello che una mostra storica ammaestrasse anche i profani del come gli uomini avessero mate- 
rialmente soppresso le distanze medesime e narrasse la evoluzione di quegli artifici meccanici, coi 
quali di pari passo con lo sviluppo delle dottrine geografiche, si facilitavano le comunicazioni, si 
estendevano i traffici, si rendevano agevoli e graditi ì viaggi a luoghi, non molti anni prima, o 
affatto sconosciuti o noti soltanto di fama. E cosi fu che nacque la Mostra retrospettiva di comu- 
nicazioni^ viaggi e trasporti >. 

L' esposizione Celliniana sdla Biblioteca Nazionale. — Nella Biblioteca Nazionale 
di Firenze fu esposto un numero considerevole di documenti autografi di Benvenuto Cellini, o a lui 
relativi, scelti tra i più curiosi e importanti ch'essa possiede dì quel grande artista. 

I documenti trovansi distinti in alcuni della sua vita d'artista, e in altri della vita privata. 
Tra i primi, notevolissimo il decreto con cui Francesco I, Re di Francia, accorda al Cellini 

la naturalizzazione ; del quale documento egli si mostra nella sua vita giustamente altiero per es- 
servi chiamato dal Re mon ami e bien-aimé. 

II decreto su pergamena porta la firma di Francesco I, e il sigillo in cera con l'effige di lui 
da una parte, e l'arme dall'altra, ora racchiuso in una custodia con vetri. 

Egualmente importante é l' altro decreto di quel Re, nel quale, dopo avere egli dichiarato 
d'aver già donato a Benvenuto per sua abitazione il Castello detto il Petit Nesle, ordina che sia 
sloggiata dal medesimo anche la parte occupata da un tal Giovanni Leroux, fabbricante di pavi- 
menti in terra cotta, occorrendo al Cellini per lavorare il gran colosso e le altre opere ordinategli. 

Ci sono i vari conti presentati dal Cellini al Granduca pel costo di metalli e fusione della 
Medusa, del Perseo, della base allo stesso, e d' altre opere, delle quali vien dichiarato persino il 
peso ; né manca una lettera di Girolamo degli Albizi a Cosimo I, in cui giudica, che si debba 
pagare a Benvenuto ducati 3500 d'oro in oro per la fattura del Perseo. 

Singolare pure l'altra lettera autografa del Cellini a Benedetto Varchi per pregarlo di re- 
stituirgli il manoscritto della sua vita che gli aveva mandato ad averne un giudizio ; e la minuta 



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NOTIZIE 83 



di quella, che il Cellini scrive a Francesco de' Medici per offrirgli la dedica del suo Trattato del' 
Foreficeria : del quale trattato sono in questa preziosa raccolta parecchie pagine autografe. 

Ma troppo sarebbe di voler accennare a tutti i documenti relativi alla vita artistica di quel 
S^ran maestro esposti nella Nazionale. 

Né meno abbondanti e curiosi son quelli che lo riguardano nella vita privata, avendo in 
moltissimi la conferma delle cose raccontate cosi briosamente nella sua autobiografìa. 

Papiri greci. — Alcuni papiri greci furono acquistati nel suo recente viaggio in Egitto, dal 
prof. Ernesto Schiaparelli, per conto della « Società italiana per la diffusione e incoraggiamento degli 
studi classici », la quale non trascura alcuna occasione per adempiere sempre più efficacemente i suoi 
nobili fini. Neil' ultimo fascicolo (marzo) à^W Atene e Roma, che è il bullettino della Società me- 
desima, il prof. Vitelli descrive uno di tali papiri (che propone di chiamare papiro fiorentino «.' /) 
contenente un contratto di mutuo dell'anno 153 a. C, ne trascrive per intero il testo che consta 
di due documenti (cioè il vero e proprio contratto e un suo trasunto), e del documento principale 
offre la traduzione italiana. Ci auguriamo di veder presto compiuta la pubblicazione di questa 
raccolta fiorentina di papiri, la quale attesterà che vive ancora fra noi il culto dell'antichità classica: 

Concorso per lo studio degli insetti bibliofobi. — Nel congresso internazionale dei 
bibliotecari (tenuto nei giorni 20-23 Agosto 1900 a Parigi) (i) la defunta signorina Maria Pellechet 
ha istituito due premi, uno da 1000 e l'altro da 500 franchi per i migliori studi intorno agli in- 
setti che distraggono i libri, ed un altro che ha voluto serbare l 'anonimi tà ha devoluto un premio 
unico di 1000 franchi per lo studio più importante intorno allo stesso soggetto, ma nel quale l'au- 
tore si sarà più particolarmente occupato degli insetti che s'attaccano alle legature dei volumi. I 
due primi premi saranno nominati Prix Marie Pellechet^ il terzo dell'anonimo Prix du Congrès 
des Bibliothécaires. Apprendiamo ora dal Bulletin du Bibliophil e che la Commissione d'organiz- 
zazione del Congresso dei Bibliotecari ha testé bandito, coU'autorizzazione dei fondatori, le condi- 
zioni del concorso che sono definite nei seguenti otto articoli : 

Art. I. Prix Marie Pellechet. — Un premier prix de i.ooo francs et un second prix de 500 
francs seront décernés en 1902 aux deux meilleurs mémoires présentés sur ce sujet : Etudier d'une 
fa^on scientifique les insectes ou vers qui s*attaqueni aux livres ; en déterminer les genres et les 
esp'eces ; en décrire les tnodes de propagation^ les nueurs^ les- ravages ; fnentionner les parasiies 
qui vivent à leurs dépens ; definir les matières doni ils se nourissent^ celles qui les attireni^ celles 
qui les font fuir ou les foììt perir; indiquer les meilleurs moyens à empioyer pour les déiruire et 
les chasser quand ils ont envahi une biòliothéque, pour prevenir de leur invasion les bibliothbques 
encore indemnes. 

Art IL Prix du Congrès des bibliothÉcaires. — Un prix unique de 1,000 francs sera 
dècerne, à la méme epoque et dans les mémes conditions, à un autre mémoire sur le méme sujet, 
mais avec cette dififérence, toutefois, que le mémoire qui pourra ètre récompensé par ce prix sera 
consacré à l'étude des insectes ou vers qui s'attaquent plus particulièrement à la reliure des livres. 

Art. III. — Le jury, chargé d'examiner les mémoires et de décerner les prix, est forme du 
bureau de la Commission du Congrès des bibliothécaires, auquel sont adjoints des membres de la 
Commission et des zoologistes. — Les membres du jury sont: MM. D. Blanchet, conservatcur 
adjoint à la Bibliothèque nationale, secrétaire du Congres ; E.-L. Bouvier, professeur d'entomo- 
logie au Muséum d'histoire naturélle ; J. Couraye du Pare, bibliothécaire àia Bibliothèque natio- 
naie, /r^jor/Vr du Congrés ; Léopold Delisle, membre de l'institut, administrateur general de la 
Bibliothèque nationale, président du Cogres\ J. Deniker, Bibliothécaire du Muséum d'histoire na- 
turélle, vice-président du Congrès ; P. Dorveaux, bibliothécaire de l 'Ecole supérieure de pharmacie 



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(I) V. Ld 'BihlioJUfa I, pp. 336-330: Emile DacieR/ Coogrès international des Bibliothécaires (20-33 aoùt 1900). 



NOTIZIE 

Dureau, bibliothécaJre de l'Académie de médecine ; Alfred Girard, membre de l'In- 
président de la Sociétè entomologìque de France ; Jules KQnckel d'Herculaìs, assi- 
Èum d'histoire iiatiirelle (chaire d'entomologie); Paul Marais, conservateur adjoint à 
le Mazarine, secrétaire du Congris ; Paul Marchal, professeur de zoologie à l'Insti- 
tgronomique ; Henry Martin, conservateur adjoint à la fiibliothèque de l'Arsenal, 
téral du Congres ; Charles Mortet, conservateur à la Bibliothèque Sainte-Genevìève, 
Coagrìi; Edmond Perrier, membre de l'institut, directeur du Muséum d'histoire 
lile Picot, membre de l'Institut, vice-président du Congris. — Le jury conserve, en 
t de faire appel, s'il y a lieu, à tels spécialistes dont le concours lui sembleraìt utile. 

— Les mémoires pourront étre rédigés, non seulement en frangaisouen latin, mais 
land, en anglais, en espagnol et en italien. 

— Les auteurs ne doivent pas se Taire connaìtre avant la décision du jury ; mais 
scrit devra porter une épigraphe ou devise qui sera répétèe sur un plì cachete joint 
t contenant le nom de l'auteur. 

— Les mémoires devront ètre adressés, avant le 31 mai 1901, au secrétaire general 
les bibliothÉcaires. 

, — Si les mémoires présentés à la date du 31 mai 1903 ne semblent pas au jury 
luffisant pour obtentr les récompenses oftertes, le concours sera prorogé jusqu'au 31 
à cette date eucore aucun mémoire digne d'ètre récompensé n'avait èté présente, le 
kit prorogé une seconde fois jusqu'au 31 mai 1904; maH les prix qui n'auraient pu 
1 après ces deux prorogations seraient dèli n iti vement retirès. 

1. Les auteurs devront inserire, en téte de leurs mémoires, les mots Prix Marie 
ou Prix du Congrès des bibliothècaires, suivant qu'ils auront en vue l'un ou 
I concours. 

— Il est bien entendu que le désir des donateurs n'est pas de faire altribuer une 
lUX personnes qui enverraient simplemeut des formules et recettes ou qui signale- 
lyens empiriques généraux pour détruire les insecles ou les éloigner des livres. 

— Les manuscrits envoyés ne seront pas rendus. 

unres, ainsi gite les demandes de renseignemenis, doivent lire adressés à M. Henry 
itaire general du Congris des bibliolhécaires, à la Bibliolhìgue de fArsenal, rue de 

tà dei Bibliofili lionnesi. — Abbiamo ricevuto e pubblichiamo ben volentieri gli 
notizia sulla Società dei bibliofili lionnesi e le sue pubblicazioni come esempio imitabile 
e un sodalizio simile non esiste ancora : 

ciété des bibliophiles lyonnais a èie foudée à Lyon, sur l'initiative de M. Leon Galle, 
1S5. Scs menibres ne doivent pas dèpasser le nombre de vingt. Les statuts de la So- 
ifent en appendice à la sulle de cette notice- 

•s l'article VII de ces statuts, « le but de la Société est de publier des manuscrits et de 
les livres rares iutèressant la région »- Cet article, très sommaire, demande quelques 
Dts qui feront le sujet de cet exposé. 

ce but clairement exprimé, et dout la Société n'a jamaìs dévié depuis sa fondation, elle 
ie principal objectif de favoriser, de perfectionner et d'encourager l'art typographique 
tes ses publicatious se font remarquer par leur exèculion soignée, le choix du papier, 
S et des ornements typographiques, dont la plupart ont été dessinés exdusivement 
de la Société. Les ouvrages qu'elle a publiés ont été préparés et mis au point par 
mprimeur n'a eu que le travail slrictement matériel à accomplir, sous la direction de 
nbres de la Société. 



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NOTIZIE 85 



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•. 



La Société n'a pas d'imprimeur attìtré. Tout au contraìre» elle s'est più, sans aucun parti 
prìs, à Taire appel aux itnprimeurs de Lyon et de la région. dont ToutiUage perfectionné, le per- 
sonnel expérimenté et habile lui oifraìent toute garantie pour la bonne exécution de ses livres. 
C'est ainsi que les maisons Mougin-Rusand, Pitrat (aujourd'hui Alexandre Rey), Waltener, Em- 
manuel Vitte, de Lyon, Protat, de Macon, bnt signé ses publications. Il existe à Lyon plusieurs 
autres maisons dont les travaux artistiques ne le cèdent en rien à ceux de leurs confrères ci-dessus 
nommés. La Société compte bien un jour ou Tautre demander leur concours, pour ses nombreuses 
publications projetées. 

La Société n'a point adopté un format uniforme pour ses publications ; cela n^était pas pos- 
sible, étant donne leurs genres si variés. On ne pourrait présenter sous le méme aspect la réim- 
pression d'une petite plaquette du XVI« siècle et un volumineux et austère cartulaire. I-res réim- 
pressions d'ouvrages anciens ont été faites dans le format des originaux, avec des caractères ad 
hocy des bandeaux des culs-de-Iampe, des fleurons dessinés dans le style de l'epoque. Les ouvrages 
d'énidttion ont été imprimés dans le format qui convieni à leur destination, depuis rin-4 jusqu'à 
l'in-i8. 

Les publications de la Société des bibliophiles lyonnais peuvent se diviser en deux classes : 
publications savantes, publications de pure curiosité. Les premières ont été tirées en nombre suf- 
fisant pour les mettre à la portée du public instruit et lettre. EUes ont été mises en vente soit 
par souscription, soit par Tentremise des libraires. Il a toujours été fait préalablement à leur appa- 
rition, la publidté nécessaire pour les faire connaitre. 

La Société n'a pas d'autres ressources que les cotisations de ses membres : elle n*a pas reculé 
devant les plus grands sacrìfices pour faire profiter le public de ses travaux. La balance des comptes 
pour les ouvrages mis en vente n'a jamais pu s'établir qu'avec un sérieux déficit. 

De chaque ouvrage publié, il a été tire un exemplaire special, ofTert gracieusement à la 
Bibliothèque de la ville de Lyon. 

Au commencement de Tannée 1887, la Société publiait son premier ouvrage. C'est la réim- 
pression en fac-similé phototypique d'un très curieux et fort rare volume dont voici le titre: 

La fnerveilleu \ se hystoire de lesperit qui \ depuis nagueres cest ap \ paru au numastere 
des re \ ligieuses de Sainct Pierre \ de lyon, Laquelle est piai \ ne de grani admiration ; \ cotnme 
lon pourra veoir par la lecture de ce present liure \ marque de l'imprimeur. 

A la fin : Cyfine ce presetit iraicie nouuelle \ meni imprime à Paris en la rue Sainct \ Jacques 
a Unseigne du chasteau rouge | pres les fnathurins. Lequel fui ackevee \ d'imprimer le XV^ iour 
doctobre lan mil cinq cens XXVIII, petit in-4<» gothique de 56 feuillets non chiffrés, titre rouge et ^ 

noir, orné de dix figures sur bois à pleine page. 

L'originai appartient à la bibliothèque de la ville de Lyon, fondlW^oste, n® 2776. Cette 
nouvelle édìtion a été tirée par Mougin-Rusand, imprimeur, sans aucune composition de texte ; 
chaque page de l'originai étant reproduite par un cliché. — 100 exemplaires. 

En 1888 parur^t les Récits de Messire P. Milliet, cure de Notre-Dame de la Platiere 
(162^1651)^ publiés et annotés par Ferdinand Frécon, Lyon (ìmprimerie de Pitrat ainé), 1888, 
in-8 de XIV et 74 pages, titre rouge et noir, papier de Hollande, orné d'une vue à l'eau-forte de 
l'ancienne èglise de la Platiere, démolie à la fin du XVIII« siècle, de dessins représentant la porte 
du prieuré de la Platiere, le sceau des prieurs au XI II<» siècle, les armes de Guillaume de Riverie, 
et de deux plans en couleurs du quartier et de l'ancienne paroisse de la Platiere. — 40 exemplaires. 

Ces Récits ne sont, à proprement parler, que des notes écrites au jour le jour par un cure 
de la Platiere, relatant les principaux évènements dont la ville de Lyon était le théàtre à cette 
epoque. Elles sont disséminées sur les registres paroissiaux de la Platiere, conservés aux archives 
munìcipales de la ville de Lyon. C'est un intéressant petit volume, plein de saveur et de couleur ''\ 

locale. Il est à remarquer que les anciennes relations de ce genre sont très rares à tyon ;v>ussi la !j 

Société des bibliophiles a-t-elle cru devoir donner à ces modestes notes une place honoratke dans 
l'histoire des moeurs de la cité. 

La 'Bihh'ofUfa, yolume ITI, dispensa 2*.3* 7* ;^ 

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86 NOTIZIE 



Le poète parisien Charles Fontaine a séjourné de longues années à Lyon. Il faìsait partie 
de cette réunion d'érudits, de poètes et de lettrés, si brillante à Lyon pendant le XVI« siècle. 
Farmi ses nombreux ouvrages de poesie, deux offrent un intérét particulier pour les Lyonnais, 
ce sont les: Esireines a certains seigneurs et dames de Lyon (1546) et VOde de VAntiquiié & 
Excellence de la Ville de Lyo7t (1557). Ce dernier ouvrage a été réimprimé par la Société en 1889. 
Ode de VAntiquiié & Excellence de la Ville de Lyon^ composée par Charles Fontaink, Parisien, 
annotée par William Poidbbard, Lyonnais. Lyon, imprimerle Mougin-Rusand, 1889, petit in-8^, 
de 5 feuillets non chiffres pour le titre et la préface, 32 pages pour VOde et diverses poésies, et 
XXXI V pages pour les notes; papier de Hollande. — 40 exemplaires. 

Le titre de l'édition originale est reproduit en fac-similé. Cette réimpression est faìte page 
par page sur l'originai avec des caractères similaires. A la suite de VOde se trouvent de nom- 
breuses petites poésies, dédiées aux personnes occupant de hautes places dans le corps consulaire, 
le gouvernement de la province et l'administration de la justice de Lyon. Les notes, dues à un 
érudìt lyonnais bien connu par de nombreuses recherches sur les anciennes familles, contiennent 
de curieux détails sur les personnages cités, et donnent au livre un réel intérét documentaire. A 
la fin, on a ajouté la bibliographie de Charles Fontaine, par M. Leon Galle, qui a apporté dans 
ce petit travail des matériaux inconnus aux principaux bibliographes. 

L'année ^uivante,en 1890, la Société publiait encore un document littéraire du XVI« siècle : 

La Citadelle Lyonnoise^ par Jean-Aimé de Chavigny, poème inédit du XVI« siècle, publié et 

annoté par Ferdinand Villkpklet, archiviste du départeraent de la Dordogne. A Lyon, impri- 

merie de A. Waltener et C*«, 1890, petit in-8<> de XVI et 20 pages, papier de Hollande. — 
40 exemplaires. 

Une préface très substantielle de M. Villepelet expose que, en 1886, les archives de la 
Dordogne recevaient en don gracieux de M. le marquis de Carbonnières un lot important de 
docunients se rapportant au capitaine Francois de Carbonnières de Chambéry, gouverneur de 
Maubert-Fontaiiie, de Rocroy, puis de la citadelle de Lyon. Farmi ces pièces, on remarque la 
copie d*un poème de Fécrivain bourguignon Jean-Aimé de Chavigny, intitulé: La Citadelle Lyon- 
noise, et dédié à Francois de Carbonnières. 

L'auteur est connu par plusieurs ouvrages en prose et en vers. Ce petit poème, d'une 

mediocre valeur littéraire, rappelle un des épisodes les plus émouvants de l'histoire de Lyon ; 
c'est à ce titre qu'il a été tire de l'oubli par la Société des bibliophiles. 

Trois ans après, en 1893, ^^ Société publiait un important recueil de documents: Cartttlaire 
des fie/s de VEglise de Lyon (i 173- 1 521) publié avec une introduction et des notes par Georges 
GuiGUE, ancien élève de FÉcole des chartes. A Lyon, Emmanuel Vitte, imprimeur, 1893, gja^d 
in-4 de XVI et 580 pages, papier vélin teinté, tire à 100 exemplaires. Cet ouvrage est orné de 
huit bandeaux, dus au crayon d'un dessinateur héraldique de talent, M. Florentin Benoit, de 
sceaux d'archevéques, reproduits en simili-gravure, et d'une quantité considérable de seings de 
notaires. Les bandeaux ont pour motifs principaux des monnaies féodales des archevèques de 
Lyon et de Vienne, accostées de lions et de dauphins, entremélées d'ornements tirés d'anciens 
manuscrits. Le volume est termine par la table analytique des pièces, la table alphabétique de 
tous les noms cités. De plus, un index numismatique, par M. Henry Morin-Fons, contenant la 
description et l'historique de toutes les monnaies fìgurées sur les bandeaux, vient compléter heu- 
reusement cette oeuvre d'érudition. 

M. William Foidebard, membre de la Société, auteur des notes de VOde de Pantigui/é 
de Lyon, avait consacré vingt ans de travail à réunir des documents sur les anciennes familles 
lyonnaises. Ces documents proviennent des Archives du Rhòne et de la Loire, des archives nota- 
riales de Lyon, et d'archives particulières mises à la disposition de l'auteur. Sur les instances de 
ses amìs, il se decida à publier une partie de ses recherches. En 1896 parurent les Notes héraldi- 
ques et généalogiques concernant les pays de Lyonnais^ Forez et Beaujolais^ recueillies et publiées 
par William Foidebard. Lyon, imprimerle Alexandre Rey, 1896, in-4, papier vélin teinté, de X 
et 272 pages, contenant 500 dessins de blasons et 500 notices ; tirage: 210 exemplaires. 



NOTIZIE 87 



STATUTS DE LA SOCIÉTÉ 

I. — Il est établi, à Lyon, une réunion d'amis des livres, sous le nom de SociÉté des bi- 

BLIOPHILES LYONNAIS. 

II. — Le nombre des Membres composant la Société ne pourra dépasser vìngt. 

III. — La Société est administrée par un bureau compose de: un Président, un Secrétaire, 
un Trésorìer- Archi viste, nommés tous les trois ans, à la majorité des suffrages des Membres vo- 
tants, par la voie du scrutìn secret ; ils sont rééligibles. 

IV. — Chaque Membre a le droit de présenter des candidats aux places vacantes. Il sera 
procède, en temps utile, à l'élection, par la voie du scrutin secret, au moyen d'un bulletin portant 
le nom du candidat et la mention cui ou non^ niis sous enveloppe dose. 

Il sera permis de voter par correspondance, en adressant le bulletin sous enveloppe à un 
Membre de la Société. A Tappel de leur nom, ou de celui de la personne qu'ils représentent, les 
Sociétaires déposeront le bulletin clos dans Turne. Il sera procède, séance tenante, par le Bureau, 
au dépouillement du scrutin et à la proclamation du résultat. 

Nul candidat ne sera admis, s*il ne réunit les suffrages favorables des trois quarts des Mem- 
bres composant la Société. 

Le Secrétaire préviendra chaque Membre, par lettre, du jour de l'élection, en indiquant les 
noms des divers candidats. 






Ce livre, sous un titre modeste, constitue un véritable annorial ; il est le complément indis- 
pensable des armoriaux déjà parus sur le Lyonnais, Le Forez et le Beaujolais. Il offre cette par- 
tlcalarité que presque toutes les familles mentionnées sont roturières ; tant il est vrai que ni les 
araioirìes ni les particules n'ont janiaìs été des preuves de noblesse. 

L'année 1899 a vu Tapparition de deux publications dont le choix indique, comme pour 
les précédentes, l'éclectisme éclaìré de la Société. C'est, en premier lieu V Invetiiaire du Trésor 
de Saint'Nizier de Lyon^ (^S^S'^JTS)- Lisies des Se'puUures de la paroisse^ (1346-1348). Documents 
inédils publiés d^après les iexies originaux, par Georges Guigue, à Lyon, imprimerie Mougin- 
Rusand, P. Waltener et C^*, successeurs, 1899, ^""^ àe XVIII et 87 pages. 

Vient ensuite V Entrée de Franfois /««" roy de France^ en la cité de Lyon le 12 juillet 131S, 
publiée pour la la première fois d'après le manuscrit de la bibliothèque de Wolfenbtìttel, par 
Georges Guigue, à Lyon, imprimerie de A. Rey et C^*, 1899, ^^'^^ ^^ XXXIX et 180 pages. 

Cette intéressante relation du XVI<* siècle, oeuvre d'un maitre en l'art d'écrire, expose en ^ 

unstyle élégant et facile les splendeurs d'une entrée royale au commencement de la Renaissance. vn: 



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M. Georges Guigue, dans une remarquable introduction historique, nous reporte à cette epoque ;^j 

brillante, gràce à de nombreux documents que l'on peut consulter aux pièces justifìcatives, à la 
fin du volume. Ce sont les délibérations des conseillers de ville relatives au passage de Francois 
Jer à Lyon, des correspondances échangées entre les mandataires de la ville, à Paris, et le Consulat, 

les comptes des dépenses faites pour l'entrée du roi. /^ 

Le manuscrit originai, sur vèlin, d'une très belle calligraphie est enrichi de treize superbes "^; 

miniatures à pleine page. 11 a été exécuté sans doute, soit pour Francois l«r lui-méme, soit pour > \y^. 

un prince de sa cour. Par suite de quelles aventures est-il arrivé dans la bibliothèque d'une petite ^^ 

ville d'AlIemagne? C'est ce qu'il a été impossible de déterminer malgré de nombreuses recherches. - jj 

Des négociatlons furent entamées il y a quelques années entre la Société des bibliophiles lyonnais ^^ 

et la bibliothèque de VVolfenbùttel pour obtenir communication de ce document. Gràce à Tobli- 
^eance du très distingue conservateur de ce riche dépòt, le D' von Heinemann, le précieux 
manuscrit fut envoyé à Lyon et depose dans la bibliothèque de cette ville, en mai 189^. La copie 
da texte en fut faite par M. Georges Guigue ; la maison Dujardtn, de Paris, envoya à Lyon un 

<le ses plus habiles praticiens qui photographia avec un heureux succès les curieuses miniatures. ^4 

Elles ont été reproduites en héliogravure de la manière la plus satisfaisante. 



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88 NOTIZIE 



V. — Chaque Membre est astreint à une cotisation de 50 francs, payables entre les maìns 
dn Trésorier. 

VI. — On se réunira au domicile des Sociétaires, indifléremment. 
Une Assemblée generale aura lìea au mois de février, chaque année. 

Les séances ordinaires se tiendront, à des époques indéterminées, suivant les besoins de la 
Société et selon Pavis du Bureau. La date, le lieu et Tobjet seront indiqués dans une lettre de 
convocation adressée à chaque Membre. ' 

VII. — Le but de la Société est de publier les manuscrtts et de réìmprimer les livres rares 
intéressant la région. 

VIII. — L'initiative d'une publication peut étre prise par la Société, par un de ses Mem- 
bres, ou par une personne étrangère. 

Si rìnitiative est prise par la Société, elle choisira un éditeur ad hod chargé de préparer 
et de surveiller la publication ; si elle est prise par un Membre, ou une personne étrangère, ces 
derniers seront, de plein droit, leur propre éditeur. 

IX. — Tonte demande en autorisation de publier un ouvrage, sous le patronage de la So- 
ciété, sera remi.se à un rapporteur choisi par elle. 

Les conclusions de ce dernier entendues en séance, les Membres seront appelés à délibérer 
sur l'opportunité de la publication qui leur est présentée. L 'autorisation de publier sera votée au 
scrutin secret et devra obtenir Tapprobation des trois quarts des Membres votants. 

X. — Si la publication donne lieu à un travail personnel, l'auteur devra soumettre son ma- 
nuscrit au rapporteur, qui produira, en séance, ses conclusions et ses observations. Les Membre.s 
présents voteront à la majorité, l'acceptation du travail, l'acceptation avec corrections, ou le refus. 

XI. — L'éditeur et le Trésorier, d'accord avec l'imprìmenr, produiront en séance le devis 
des frais d*impression et divers, c^i devront étre adoptés à la majorité des Membres présents. 

XI L — L'éditeur devra surveiller Timpression et corriger les épreuves. Le bon à tirer ne 
sera donne qu'avec Tapprobatìon de la Société, ou d'un Membre délégué à cet effet. 

XIII. — Il sera tire un nombre restreìnt d'exemplaires numérotés, ornés de la marque de 
la Société, apposée sur le titre ou tonte autre place honorable et apparente. Chaque exemplaire 
porterà le nom du Sociétaire auquel il est destine. 

XIV. — Un exemplaire sera remis à chacun des Membres, par les soins du Trésorier-Ar- 
chiviste, qui devra se conformer à l'ordre établi par le tableau de roulement. (Art. XVII). 

L'éditeur étranger aura droit à l'exemplaire dont le numero suivra ceux attribués aux Mem- 
bres titulaires. 

Les exempl^res ex dono prendront la suite. 

Il sera place, dans la réserve, un certain nombre d'exemplaires qui pourront étre acquis» 
par les Membres postérieurement élus, au prìx fì.sé par la Société. 

Le reste sera vendu, conformément au prìx établi, au profìt de la Société. 

XV. — L'éditeur et l'auteur auront le droit de faire tirer, à part et à leur frais, un nombre 
d'exemplaires déterminé par la Société. Ces exemplaires ne porteront point la marque de la So- 
ciété et ne seront point numérotés. Il est interdit de les mettre en vente. 

XVI. — Les boìs, gravures, lettres ornées, copies, etc, etc, établis aux frais de la Société, 
seront confìés aux soins du Trésorier-Archiviste. Ils seront numérotés et catalogués sur un registre 
special indiquant leur nombre, prix, état et provenance. Il pourront étre prétés à l'éditeur, sur so» 
re^u et sous sa responsabilité. Ce dernier devra les retirer de l'imprimerie et les remettre en la 
garde du Trésorier-Archiviste, qui en donnera décharge. 

XVII. — Le Trésorier-Archiviste tiendra des registres où seront inscrits: 
IO Les noms des Membres fondateurs, par ordre alphabétique ; 

2* Les noms des Membres élus, suivant l'ordre de reception ; 



NOTIZIE 89 



30 Les adresses des Membres, tant'à la ville qu'à la campagne; 

40 Les titres et numéros des exemplaires délivrés à chaque Membre, de fa<;on à établir un 
roulement équitable pour la distribution des exemplaires numérotés ; 

50 Les titres et numéros des exemplaires délivrés aux librai res; 

6* Les titres et numéros des exemplaires délivrés ex dono ; 

7* Les titres et numéros des exemplaires mis à la réserve ; 

8° Le nombre des exemplaires tirés, leur prix de revient, leur prix de vente ; 

90 Les procès-verbaux des séances, rédigés par le Secrétaire. 

XVIII. — Le Trésorier-Archiviste établira, chaque année, le bilan de la Société, qui devra 
étre approuvé par l'Assemblée generale. 

XIX. — £n cas de dissolution de la Société, Tactif et le passif seront également partagés 
entre les Membres. 

XX. — Le Bureau pourra provoquer la radiation d'un Membre de la Société. Elle sera vo- 
tée en séance, au scrutin secret, à la majorité des votants. Le vote par correspondance est autorisé. 

XXL — Le décés, la démission et la radiation de Tun des Membres de la Société, compor- 
teront Textinction de tout droit et prerogative. 



VENDITE PUBBLICHE 



éfH Alla fine dello scorso Aprile fu venduta a Londra da Christie la raccolta di stampe del 
Sig. Edgcumb ; fra queste si trovarono molti ritratti in mezzatinta e numerose bellissime incisioni 
dell'antica scuola inglese. Il massimo prezzo fu pagato per il ritratto della Signora Carnac di J. R. 
Smith, cioè L. 30,450 ; the cries of London (le arti che vanno per Londra), — il séguito com- 
pleto di 13 stampe a colori — trovarono un compratore per L. 13,400, un ritratto di Lady Bamp- 
fylde inciso a colori da T. Watson (dal quadro di Reynolds) per L. 12,600 ; la stampa rappresen- 
tante la Signora Waldegrave incisa a colori da Valentin Green (sul quadro di Reynolds) fu pagata 
L. 10,500. — Almeriay stampa a colori di Smith (J, Opie pinx.) L. 7500 — ; l'incisione fatta da 
W. Ward sul quadro di Morland che rappresenta la contemplazione ottenne L. 6300 -~ ed il 
ritratto di Lady Henrietta Herbert inciso in colori da Green sul quadro di Reynolds L. 5650. 

0i Vendita della Biblioteca del fu M. Guyot de Villeneuve. — I cortesi nostri 
lettori ricorderanno, come l' anno decorso abbiamo pubblicato un breve resoconto della vendita di 
una parte della ricca biblioteca del defunto signor Guyot de Villeneuve (IL, pp. 42-45) : in questi 
giorni ne fu venduta all'asta dal signor Edouard Rahir la seconda parte. Il catalogo compilato 
colla massima cura e stampato con accuratezza e squisita eleganza elenca 774 opere sotto i nu- 
"^" 557-1330 che hanno fruttato la bella somma di circa 400000 franchi. Crediamo di far cosa 
grata ai nostri lettori citando le opere che oltrepassarono i mille franchi : 

5^. — /. Stobaei ienttntiSf 1543, in-fol., mar. avcc mosaique. Ex. de Maioli Fr. 2.020 

57**» — Auli Geilii Noeta Aitiese^ 1385, in-8, m. r. Très belle rei. du XVI* s.. couvcrte de compari, dor. ...» » 2.160 
574- — CictroHÌs orai tona. Paris, 1539* 1543, 5 pari, en 1 voi. in- 4, rei en veau à comp. à la Grolier fai te pour 

Louis de Saintc-Maure, marquis de Neelle » i'570 

586. — Homeri Ilias,.. Paris, 1554, in-8, m. bleu, belle reliure du XVI* siede, avec riches comp. de filets ...» 2.065 
588. — Idxlltt de Théoerit€f trad. en vers par Longepierre. Paris, 1688, in-12, m. r. doublé de m. v. Ex. de Lon- 

gepierre » 2.650 



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90 VENDITE PUBBLICHE 

589. — Idyllet de Bion et de Mosckus^ trad. en vers par Longcpierre. Paris, 1686, in-j3, m. r., doublé de m. vert. 

Ex. de Longepierre , F'« 3 43^ 

591. — Virgilius. Venetiit Aldus, 1317, pct. in-8, veau fauve à comp. Ex. de Grolier » 7.550 

59|. — Horaiius. Venetiis Aldus. 1501, in 8. mar. ciiron. rei. da XVI* siede » 1.500 

614. — (Euvres de Co<puUart. Paris, Galliot du Pré, 1532, in-l6, mar. doub/è (Traatr) • 1.030 

615. — Les Lunettes des Trinceps. Paris/Galliot du Pré, 1528, in-8, m. r. (Trautz) « i.ioo 

616. — Les fortunes et adversitej de Jean Regnier. Paris, 1526, in-8, m. r. (Anc. rei.) » i 420 

617. — Le Casteau de labour. par Pierre Grìngore. Paris, vers 1520, in-8 goth., m. r. (TrauU). Ex. LigneroUes . . » 1.300 

623. — U Adoleseence clementine et la Suyte, Paris, Roffet le faulcheur, 1532, in-8, m. r.. doublé « 2.700 

625. — (Euvres de CI. Marat. Lyon, au rocher, 1545, in-8, m. doublé (Tivutz) « 1.500 

629. — Reauil des cnivres de Bonaventure des Perìers. Lyon, 1544, in-8, m. r. doublé de m. r,, aux armes du 

comte d'Hoym » 3.500 

630. — Marguerites de la Marguerite, 1547, 2 part. en i voi. in-8, mar. cit. doublé de m. bl., irès bel ex. de 

Nodier. Riche reliure de Trauu » 1.760 

631. — Twtheau de Marguerite de Valoisy 1551, in-8, mérae rei. que le n« précédent » 1.160 

641. — Rpnes de Fernette du Guillet. Lyon, 1552, in-8, mar. doublé (Bauzonnet), seul exemplaire connu. ...» 3.060 

b\2. — (Euvres de Louise Labe. Lyon, 1555, in-8 patch. Exempl. dans sa première reliure » 5.000 

635. — Blasons anatomiques du corps féminin, Paris, Charles Langelier, 1543, in-i6, fig. sur bois, veau fauve (Rei. 

du XVI» siede) » 1.250 

659. — (Euvres de Ronsard. Paris, 1567, 6 tom. en 4 voi. vélin (Rei. du XVI» siede) » 3.515 

663. — Hpnnes de Ronsard. Paris, 1555-1556, 3 part. en i voi. in-4, vèlin à comp. (Jolie reliure du XVI* siede). • 1.520 

664. — Livret de folastries, par Ronsard, Paris, 1353, in-8, m. doublé (Thiutz) • 1.490 

702. — (Euvres de Malherhe. Paris, 1680, in-4, ▼nu fauve aux armes de J.-A. de Thou. Un des rares exemplaires 

sur grand papier • 6.000 

713. — La Muse historique de Loret. Paris, 1656, in-1, m. r. aux armes de Mazarìn » 1.2 io 

736. — La Fontaine. Nouvelles en vers tirées de Boccaee, Paris, 1665, in-12, vélin. Premier essai de publication des 

contes de La Fontaine n 3.400 

741-742. — La Fontaine. (Jontes. ^ et 4* parties. Paris, 1671-1674, (Anc. reliure) : . . » 1.705 

743. — La Fontaine. Fahles. Paris, 1668, in-4, ™ ^' (Trautz) » 1.060 

744. — La Fontaine. Fahles. Paris, 1678-1694, 5 voi. in-i2, veau fauve (Anc. reliure) Ex. de premier tirage et en 

grande panie non cartonné » l*550 

763. — Recueil de pièces cko'sies sur les eonquétes et la convalescence du Roy. Paris, 1745. in-8, m. blcu, aux 

armes de Madame de Pompadour •» 1.600 

781. — Le Parnasse des Muses. Pftris, Hulpeau, 16^0, 4 part. en i voi., in-i2, m. doublé, rìche rei. de Traulc . . » 1.050 

782. — Chansons de La Barde, Paris, 1773, 4 voi. in-8, veau marb. Le dos porte les armes du marquis de Marigny » 3'^^ 

785. — Le ter^e rime di Dante. Venetiis, Aldus, 1302, in-8, m. br., comp. à la Grolier (Trautz) » 1.205 

786. — La Comedia di Dante. Vinegia, 1344, in-4, >"• e* (Trautz) • 590 

788. — Le satire alla Berniesca di M, Gabriello Symeoni, Torino, 1549, in-4, n>< bleu, larges dent. (Derome) . . • 810 

789. — Bellej^e del furioso di Lodovico Ariosto. In Venetia. 1374, in-i2, vélin dorè, aux armes de Henri tll . . n 920 

N. B. — Benché gli ultimi tre volumi non abbiano neppure raggiunto i mille Franchi, abbiamo creduto 
opportuno di farli 6gurare in quest' elenco per dimostrare come vengono pagati in Francia i libri italiani 
che da noi non sono affatto rari quando sono rivestiti di belle legature od hanno una celebre provenienza. 

803. — Les Théàtres de Gaillon, par Nicolas Filleut. Rouen, 1366, in<^4, m. v. (Derome) » l'055 

813. — Ouverture du théàtre de la grande salle du Palais Cardinal. Mirarne, iragi-comédie, Paris, 164I, in-fol. m. 

r. (Anc. reliure) , » I.680 

818. — Comeille. (Euvres, tome i.er. Paris, 1644, in-12, m. r. doublé » 1.605 

819. — Comeille. (Euvres, tome i er. Paris, Courbé, 1647, ^"'4> *"• ^^«i (Mercier) » I.105 

821. — (Euvres de Comeille. Paris, Q.uinet, 1648, 2 voi. in-12, m. r., doublé (Motte) » 1*330 

824. — Théàtre de *P. Comeille^ 3 voi. in-4, oi- bleu (Anc. reliure). Recueil factice de 18 pièces dont 13 en édi- 

tions originales » 3.000 



V 




VENDITE PUBBLICHE 91 



8^. — Les sentimens de l'Académie fraitfoìae sur la tragi-coemédie du Cid. Paris, 1638, ia-8, m. r., comp., aux 

armes du cardinal de Rlcheltett Fr. 9.420 

S30. — Corneillc. Horace, Paris, 1641, 10-4, m. bl. (Mercier). Edit. orig •> 1.180 

836. — Comeille. L'Imitation de Jisus-ChritL Rouen,- 1656, in*{, m. r. (Le Gascon) » i.ocx) 

861. — (Eurres de Moliire. Paris, 1666, 2 voi., in-i3, mar. doublé (Mercier) • 1.860 

8Ó2. — Idem. Paris, 1673, ^ ^<>''* >n-l3> m. r. (Anc. rei.). Ce recueil contiest 8 pièces en édition orig » 7.730 

863. — Idem. Paris. i674«75, 7 ^o^- in-i3. m. doublé (Trautz) , « 1.950 

8!)5.'— Idem. Paris, 1683, m. doublé (Bauzonnet). Exempl. d^ la Reynie, non cartonné » 13.200 

869. — Molière. Les Préeieuses ridicules. tn-i3, m. r. (Mercier). Edit orig » 5^5^ 

872. — Molière. Sganareile, in-12, m. r. (Cuiin). Edit. orig » 3.000 

885. — Molière. Le Tartuffe, in-l3, m. r. (Cuzin). Edit. orig » i.32o 

89S. — Molière. L Amour médeeÌH, in-12, m. r. (Mercier). Edit. orig » i.ioo 

901. >- Molière. Le Bourgeois gentil komme,, in- 12, m. r. (Trautz). Edit. orig » 1.060 

909. — Recueil de ballets et féfes de la Cour eomposés par Molière, Il pièces cn l voi. in-4, m. r. (Mercier) . . • 2.405 

911. — Molière. La Gioire du Val de Grace^ in-4. ™ r* (Thibaron). Edit. orig * 1.300 

935. — (Kuvres de Rae'ne, Paris, 1673, ^ voi. in-i3, m. doublé (Trautz). Recueil dea 8 premières pièces dont 6 en 

édil. orig » 1.500 

939. — Idem. Paris, 1697, 2 voi. in-i3, m. doublé (Trauu) * 1.050 

945. — Racine. Esther, in-4, "i. r. aux armes de Madame de Maintenon avec envoi autogniphe de Ractne sur le 

fauillet de garde. L^authenticité de cet autographe n'a pas été garantie. » 7*50o 

952. — Regnard. Paris, 169^1707, 3 voi. in-12, m. r. doublé (Cuzin). Recueil des pièces de Regnard en éditions orig. « 1.505 

977. -*- La Celestine, Paris, 1578, in-i6, m. bleu. fil., comp., aux chi£Fres de Louis XIII et d*Anne d'Àutriche . . » 3«705 

961. .— B. de Beaujoyeulx. Balet comique de la Royne. Paris, 1582, in-4, fig > °i* ▼crt doublé de m. r. (Thompson). 

Ex. de Nodier » 1.080 

9^3. — Mascara Jes et balleis de la Cour. Recueil de 73 dessins é.xécutés de 1573 à 1671. En i voi. in-fol, m. r. (Trautz) • 3- 300 

985. — NouTeaux desseins d'habillemens à Vusage des ballets, invente^ par Gillot. Paris, 1735, 72 pi. en l voi. 

vélin • 1.255 

986. — Costumes et portraìts d'aeteurs du XVIII* siede, 43 dessins de Whirsker en 2 voi. petit in-4, m. bleu (Trautz) • 1.150 
991. — Histoires des Amans fortune^, édition originale des contes de la Reine de Navarre, in-4, ^- bleu. Très riche 

reliure de Trautz > 6.150 

993. — L'Heptameron des nourelles de la Royne de Navarre. Paris, 15 39, in-4, ni. doublé (Trautz) » 1-695 

loio. — Gargantua. Valence, 1547, 3 part. en i voi., in-16, fig., m r. (Anc. rei.) » 1.350 

WI4. — Rabelais. L'Isle sonante. S. 1., 1562, pel. in-8, m. r. (Anc. rei.). Edit. orig. des 16 premiers cbapitres du 

cinquième livre de Pantkgruel » i.ioo 

1016. — (Euvres de Rabelais. S. 1., 1556, in-i6, m. citron, mosaique de m. bl., doublé de m. bleu (Cuzin) ...» 3.200 

1039. — > Divers portraits. Imprimé en Tannée 1659, in-4, v^au fauve aux armes de Mademoiselle de Montpensier . • 3.200 

1074. — Manon Lescaut, Amst I753i 2 voi. in-12, fig. de Gravelot et Pasquier, m. doublé, riche reliure de Cuzin. » 1.720 

1075. "^ Letlres de deux amans, publiées par J -J. Rousseau Amst., 1761, 4 voi. in-i2, m. rouge dent. [Anc. rei). 

Ex. de Rousseau avec sa devise au milieu des plats » 1.780 

1080. — NouveUes de Cervantes. Paris. 1618, 2 voi in-8, m. bleu, dos et plats fleurdelisés. Aux armes de Louis XIV. « 5 100 

ni2, — Aleiaii Embtemata. Lyon, 1566, in-8, m. r. comp. de fil. Belle reliure du XVIe siècle n 1.400 

11 15. — M: T. Ciceronis ad Titum Pomponium Aiticum.... epistolarum. Parisiis, 1532, in-8, mar. bleu doublé de 

mar. cit., aux armes du C.te d^Hoym « I.510 

1116. — P. Plinti seeundi epistolae. Lugd. Bat , 1669, in-8, m. r. comp. aux armes et au chifiF de Du Fresnoy. . n 3.520 
1144. -~ Appian, historien grec. Lyon, 1544, in-fol. m. br. (Anc. rei.). Aux armes du connétable Anne de Montmorency » 2.650 
1146. — Paulo Orosio, tradotto in latino in volgare per Giovanni Guerini da Lanciza. Venetia, vers 1520, in-8, 

m. r., ex. de Canevarius » 2.065 

ii^. — LesConanenlaires de la Guerre gallique, publìcation de la Sociétè des Bibliophiles Francois. 3 voi. in-8, 

m. veri » ' I.025 

>157. — Effigies, nomina et cognomina S. D, N. Alexandri papae VII et R, R. D. D. S. R. E. Cardd. nunc vi- 

vcRliMM... Rome, >688, in-fol. m. r., aux armes de Mademoiselle de Montpensier « 1.170 



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92 VENDITE PUBBLICHE 



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II 59. — Le$ Chroniques et Annales de Poloigne. Paris, 1573, in-u m. bl., comp. (Le Gascon). Reliure dans le genre 

de cclles exécutées pour Louis XIII et Anne d' Autriche Fr. 2. 500 

1161. — Histoire de la réunioti du ro/aume de Portugal à là Couronne de CasU'lle. Pari», 1680, 2 voi. in-12, m. 

bleu, doublés de m. r. Aux armes et chifire de Madame de Chamillart • • • * 2.300 

1165. — Abrégé ehronologique de Vkittoire de France^ par Mezeray. Amst., 1688-1732, 11 voi. pet. in-8, m. bleu 

(Anc. rcL) • '•«» 

1178. — Le Cabinet du Roy Louis XL Pari», 1661, pet. in-12, m r. aux arme» de Mademoiselle de Montpensier . • l.ooo 
Il8r. — Histoire des guerres civilet de Franee, far Davila. Jouxte la copie à Paris, 1657, 2 voi. pet. in-foL, m. r., 

aux arme» de Mademoiselle de Montpensier » 2.600 

1188. — Supplique a» Rei Henri IV pour la dissolution de son mariage avec Marguerite de Valois. S. 1. n. d., 

in-8, vélin, aux arme» de Henri IV • >'550 

1202. — Mémoires du Cardinal de Ret^. de Cui Jolf et de la duchesse de Nemours. Amst., 1731-1738, 7 voi. in-l2, 

m. V. (Derome) » «-"o 

1240. — De\allier d' Argenville, Voyage pittoresque de Paris. Paris, 1757, in-12, m. r., Urge dent., aux armes du 

due de Le Vrillière » l-"» 

1249. ~' Chevillard. Gouverneurs, capitaines. lìeutenants ginéraux de Paris. Paris, 1736, in-fol., m. r., largcs dent. 

(Anc. rei.) • 1.095 

1250. — De Beaumont. Gouverneurs, lieutenants du Roft prévòts des marchands.,. de Paris. Pari», 1760, in-fol., 

m. r., larges dant. (Anc. rei.) • 1.450 

1237. — Cbastillon. Topographie fraufoise. Paris, 1641, in-fol., m. brun • 6.700 

1259. — Vues des plus beaux lieux de France et d'Italie^ par Perelle, Paris, Langlois, s. d. , 3 voi. in-4 obi. con- 

tenant 3^2 pi. de Pérelle en premier tirage et 50 auires pi., veau, aux armes de France • 2.320 

1260. — Israel Silvestre. Vues de Paris^ des environs^ de France et d'Italie. Paris, 1650-1652, 240 pi. cn 2 voL in-4 

obi,, m. r , ,....'.. » '•703 

1261. — Idem. Pari», 1649-1656, 281 pi. ea 1 voi. in-4 o^l» m* r. Anc. rei.) » 1.820 

1288. — Entrée de Henri II à Paris en 1549^ 2 part. en l voi. in-4, vélin • I.500 

1289. — Entrée de Henri II à Rouen en 1550. Rouen, 1551, in-4, veau fauve, au chiffre de Gaston d'Orléans . . • 3.600 

1292. — Entrée de Charles IV à Paris en iS7't in-4. «• v (Koehler). — Ex. de Charles Nodier • 1.005 

1293. — Entrée de Henri IV à Rouen, 1596. Rouen, 1599, in-4, n»«r- brun » 3»' 35 

1300. — Sacre de Louis XV. Paris, 1722, in-fol., mar, bleu, larges dent. (Padeloup) • 1.600 

1303. — Fétes données par la ville de Paris à l'oecaiion du mariage du Dauphin en 1745, in-fol . mar. rouge, 

larges dent., aux armes de la ville de Paris • 2.420 

1303. — Recueil des fétes, feux d'artifice et pompes funèbres ordonnées pour le Roi. ParìSi 1756, in-fol., pi. de 

Cochin, mar. r., aux armes de Louis XV * . . . • I.620 

1306. — Guillielmi Budai Parisi ensiSj.. de Asse... Venetiis, Aldus, 1522, pet. in-4, ™' r* r^^* ^^ XVP siede avec 

la devise de Laurin » 2.120 

1307. — Ordonnances sur le faict des monnoyes, Paris, 1540, in-l2, mar. citron, comp. (Rei du XVI* siede). Ex. 

imp. sur vélin avec les armes peintes du Cardinal de Toumon « 2.420 

1313 — Vite di E^jelino ter^o da Romano,.,. Venezia, 1560, in-8, m. v., riche dor., aux armes de Henri HI . . • 2.520 



llUUC JU(XKM1UUUUUU( luaui IU(M(MAKK K lUUl lUCKX JUUW RJOOt lOOW KMXa itIUUI lUUUI MXXXIUUUtK^^ 



CORRISPONDENZA 



P. Z. Roma. — Per l'acquisto di stampe d'ogni genere si rivolga al sig. L. Kbmpner di 
costà in Via Condotti s^'S^^ negoziante di incisioni antiche assai stimato e benemerito d'aver im- 
portato in Roma una raccolta preziosa ed ammirata di stampe e d'aver riempito col suo commer- 
cio speciale una lacuna che per troppo tempo fu deplorata nella capitale d' Italia da raccoglitori 
nazionali e stranieri. 



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SOLINGEN — SPEIER 93 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 

Catalogne de la Librairie Leo S. Olschki 

SuUe (ì) 

SOUNGEN (1537). 

611. Ecky Johannes. Super Aggaeo Propheta lo. Eckii commentarìus. Textum 
habes Hebraeam, Graecum, et Latinum : Commentarius ex ecclesiastìcis 
patribns^ ex ludaeorum rabinis, ex nouatorìbus quibusdam decerptus. Salin- 
giaci^ Ioannes Soter excudebat, Anno M.D.XXXVIII. (1538) in 8^ Avec 
la marque typograph. et quelques petites belles initiales. Cart. 30. — 



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Fr.oeBt. \ 



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123 £F. n. eh. et I f. bl. Caract. ronds. Dédié < Philippe episcopo Frìsingenti, corniti Palutino Reni » etc. 
— Ce beau Tolume, avec texte hébraTque, grec et latin, est un des premiers lirres iraprimés dans la ville 
de Solingen, au)oard*hui Cameuse paf- Tindastrìe de l'acier. — Peu piqué de vere et l^èrement taché d'eau. 

SPEIER (147 1). 

Peter Drach (1477, 18 Mai). 
6i2.Ludolphus de Saxonia, ord. Carthus. Expofitio Ludolfi carthu | fienfis 
in Pfalterìam : qui | et auctor fuit vite chrifti. | S. 1. n. d. (Spirae, Peter 
Drach, 1491) in fol. Rei. en bois (défectueuse) [Hain *io304l. 30. — 

214 £F. n. eh. (sign. tfz, A-D) Caract. goth. gros et petits ; a cols. et 53 lignea par page. 

Ao recto du prem. f. Tintitulé en gros caract., au verso : lacobus wimpfelingus SletftatenCs Vnìuerfis 
optimanim | Ittteranim cuhorib^ f^licitatem | Cette lettre est datée : .... Ex Spiris Kl'o. lanuarij. Anno virginei 
partus. Mccccxci. | Puìs uoe note sur le conienu de la préface^. qui coinmence au recto du 2. f. (aij) : | ] 
Icut olim ma | na habuit .,... Le texte commence au verso du f. 5, col. 2 : Pfalmus de chrifli fiue de viri iufti 
pfe I ctione et felicitate .... Au verso du f. 211, col. 3 : Venerabtiis patris Ludolffi carthufien. Expofitio in pfal- 
terìù diligenti caftigatde ex | arata finit feliciter. | A la page opposée : Francifci petrarche poete laureati Pfal | 
mi penitentiales elqg^antes et deuoti. | Au recto du f. 214 : Fioiùt pfalmi cdfeflìonales. Fran. Pe. | Le verso 
est blanc. 

Les ff. sign. p 3 et 6 manquent. Au reste bel exemplaire. 

Conrad Hist (1492). 

613. Wert, Wilhelm. Liliom grammatice Magiftri' wilhelmi wert. non modo 
difcipulis. imo magiflris | etiam prouectis neceflarium. (À la fin :) Lilium 
gràmatice finit feliciter ImpiTum Spire p C. H. | Anno noflre falut( Mil- 
lefìmo quìngétefimo nono. | (1509). in 4^ Avec 3 figures curieuses grav. 

s. bois. Cart. 75, — 

16 ff. n. eh. Carsctères gothiques. 

Au recto du prem. f., sous rintitulé on voit la figure d'un maitre d*dcole assis sur un throne très 
large devant troia écoliere; au verso du mème f. une figure très ancienne et assez naTve, 85 a. 72 mm., 
l'expulsioo d^Adam et d'Ève du Paradis. Le texte commence au recto du f. 2 : Lilium Grammatice. Il finit 
au recto du f. 16 suivi de Timpressum et de 4 lignea de vers latins. Au verso trois écussons réunis sous 
un heaume. 

Livre d*écoIe de la plus grande rareté. Bon exemplaire dont les 2 prem. ff. sont soigneusement rac- 
commodés. 

Imprimeur ANONYME. 

614. Damascenus, Johannes. Liber gestorum Barlaam et Josaphat. S. 1. ni 

d. (Spirae, ca. 1475) in fol. D.-vél. [Hain *59i4]. 100. — 

1 f. bl. et 77 ff. n. eh. (sign. a-k) Caractères gothiques d'une forme très ancienne; 36 lignea par page. 

Le texte commence, sana aucun intitulé, au reao du prem. f . : [ ] Vm cepiflcnt monafteria conftrui. ac 
mooadio^ | ^^ari mnltitudines. (sic) &. illo^ virtutum &. an- | gelice .... Au verso du f. 77, 1. 17 : ( ] Ve 
vfq^ fittie prefentis fermonis que fecùdù virtuté meam | fcripfi .... 1. 25 : Explicit Liber Barlaam et lofaphat \ 

Incfinable très rare, qui serait & attribuer à un typc^raphe antérieur à Peter Drach. Proctor 2319. 

Le coin inférìeur du dem. f. est enlevé avec la pene d'un morceau insignìfiant du texte. Le restant est fa 
et là peu taché, mab complet et assez bien conserve. 



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(I) Voir La BibtiofiUa, voi. Ili, pages 25-48. 



U Bihiiofilfa, volume III, dispensa 2*-3*. 






94 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 

Fr.ceiit. 

SPOLETO (1643)- 
6i5.Campello, Bernardino de' Conti di. Delle historìe di Spoleti sop- 

plimento di quelle del Regno d'Italia nella parte, che tocca al Ducato 
Spoleti no, a' Principi di esso, et alla città, che ne fu capo. Tomo J. (tout 
ce qui fut publié). Spoleti, Gio. Dom. Ricci, 1672. in 4®. Vél. 20. — 

Ouvrage fon e»timé et assez recherch<$. Il n*en fut imprimé que la première partie ; le manuacrit de la 
seconde se trouve enciH'e inédtt dans la possession dea comtes Campello, descendants de Tauteur. 

STRASSBURG (1461). 

Johann Mentelin (1461). 

616. Albertus Magnus. INCIPIT • PROLOG VS • IN • OPVS • VIRGI | 
NIS • GLORIOSE • EDITVM • A • DOMINO • AL | BERTHO • THE- 
TONICO • Q.VI • AUO • NO- I MINE • MAGNVS • ALBERTVS • VO- 
CATVR. I S. 1. ni d. (Argentinae, Johann Mentelin, ca. 1470). — PRE- 
FACIO • IN • OPVSCVLVM • DE • LAV 1 DIBVS • BEATE • MARIE • 
VIRGINS • (sic) INTITV | LATVM • INCIPIT • FELICITER | S. 1. ni d. 
(Ibidem, per eundem, eodemque tempore). En i voi. in fol. max. ReU 
orig. recouv. de veau richement ornem. à froid. [Hain *46i et *467]. 300. — 

I. 66 ff. a. eh. ai sign. Beaiuc caract. goth., iea iniitulés en caract. ronda ; 6i lignea et 2 cois. par page. 
Aa recto du prem. f. le prologue précède de l'intitulé cité; au verso, col. i, 1. 6-7: SEQVVNTVR < TI- 

TVLI • QYESTIOHVW | (sic) SECVNDVM • ORDINÉM • WOVEMDARVM. | (sic). Au yeno du 2. f., col. 2 : 
Ei fic eli finis titulo^ et queftionti. | Le texte commence à la tète du f. 3 : MISSVS • EST • ANGELVS . GA- 
BRIEL. I I ] Rimo queriiur | an necefTe .... Il finit au verso du f. 66, col. 2, 1. 31-32 : .... Tu aùt | dne 
miferere nP'i. Deo grSs. | 

II. 214 fF. 6. eh. ni sign. (dont le 74., bl., manque) et 2 £P. bl. (nuinquent). Beaux caract. goth., les intituléa 
en caract. ronds: 61 lignea et 2 cols. par page. 

Au recto du prem. f., 1. col. la preface sous l'intitulé cité : 2. col. : SEQVITVR . TABVLA | Après cette 
table et 2 prologues, le texte commence au recto du 2. f., col. i, 1. 29 et suiv. INCIPIT . LIBER . PRI- 
MVS • DE • LAVDI | BVS • BEATE • MARIE, i [ ] Ve maria gfa piena do | min* tecù .... Il finit au r«cto 
du f. 214, col. 2, 1. 5. Puis: Maria aflimiletur iftis rebus fcd'm ordine | alphabeii. et nu's fignat nu*m li- 
bro!{f. I Cette table fort curieuse finit aa verso du dern. f. 

Ces deux ouyrages du fameux schoiastique allemand sont fort importants pour rhistoire de la mariologie 
au mojen-dge. Cette édition sortie des presses de Mentelin, premier imprimeur de Strassbuig, est, de plus, un pré- 
cieux monument de la typographie, à cause de sa beautc et fraicheur incomparables. Proctor 229 et 228. La 
première initiale du prem. ouvrage est peinte en couleurs sur fond d'or, touies les autres sont peintes en rouge 
et bleu. Papier très fort, grand de marges, avec nombrcux témoins. A la fin, une main ancienne a ajoaté 
la note suivante : Impressi! Jo : Mentelin argentinae. Autor operia Oudino est Richardus a S. Laureotio Can : 
Hccl : Rotomag : | qui 1230 floruit. — Très belle relìure gothique. 

6 17. Maria, Paulus de S. Episc. Bnrgens. Incipit dialogus qui vocatur fcru- 
tiniù fcripturarum, | Compofit^ p Reuerendù patre^ dominù Paulù de 
fancta | maria, magiflrù in theologia. Epm Burgen. archicàcella- | riù fere- 
niflìmi pncipis dfli regis caftelle et legionis què co- | pofuit poli additiones 
poQtas ad poflillam Nicolai delyra { Anno domi. M.'^cccc.xxxiiij. etatis fue. 
anno. Ixxxj. | S. 1. ni d. (Argentinae, Johann Mentelin, 1471) pet. in fol. 
Rei. orig. d'ais de bois, dos en veau, ornem. à froid. [Jiain *io763].| 200. — 

216 fi. sans chiffres ni sign. (dont le 72*, blanc, manque) et 2 fiP. blancs. Anciena caractères gothiques, 
39 lignes par page. 

Le titre cité se lit au recto du prem. f. : en dessous le commencement du texte : [ ] CrutamT fcripturas I 
quibus putatis | vii2 habere eternS .... Le texte finit au verso du f. 216 ; 1. 38-39 : .... Cui ho- | nor et gloria 
in fecula feculor!^ amen. Deo gracias. | — Proctor 209. 

Superbe cxemplaire de cette rareté typographique fort importante, sur papier fort, très grand de marges, 
presque non rogne. 




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SPOLETO — STRASSBURG 95 



ffttcrmDifh'mo m cridd pafri «e domino Dtìo fiio gx^nofo • 
|f>4ldrtPÌno Ce (IrmuofDùi paùebo^nen-rcclcfir rpiftopo In 
telpbue piocbÌ4lÌ8 crrlcfic m &uclam rrctoi debiti macr«n$ 
ctim et bono^fiti'Cum multi de partibus pltramaiìms fmi (cn*4 (ancU 
ac de tpCirum partiù ftatu rodictSiiibus ipCw panni fmtci tratiffunfeni 
plurima rcfhrunt «t fnibunt . & ego m tpis ptibus p quinqufnnium 
afRdur mtrr rcges te piindprs pifftilea nobiles atqi dontmoB Die nors 
tu(^ firn cóucrQicug .Ct ip(às parM p|tramarina9 mulcottès ptraiifiui 
de ipQntm parttu (ìatu codictómbus pìllis locte rìuitattbus ranrts bo 
minibus mo^ibus o^atoiiis et mirarults.^t non folum pnt^ dtra» 
marìitts et iparum (ìatu fed etià de mirabilibus que a tranfeutibus iti 
man cófpirìnnrur ob reuercntti t^cdrc patvmitaris et bonoeé et ob cm 
memoria ad foladu plnrimonim nùr de biis oninibus pdirtis que dus 
dum còfmbnre defìdaraui.Sed oariis et diucrfis negoais ppedituo ad 
tmplfrc nequi.^i tn rnripturam memorie cómendaui.^ue ime plus 

N.0618. Ludolphus, 

Georg Husner (1476, 13 Févr.). 

< 1 9. Boccacci, Giovanni. lOHANNIS BOCACII DE CERCALDIS (sic) HI- 
STORl- I OGRAPHI PROLOGVS IN LIBROS DE CASI- | BVS VIRORVM 
ILLVSTRrVM INCIPIT | (À la fin :) Finit liber Nonus Z vltimus lohannis 
Boccacij I de certaldo de cafibus virorum illiiftrium. | — lohànis boccacij de 
Cercaldo (sic) de mulierib' claris ad andream | de Acciaro!* de florétia 
Alteuille comitiffam liber incipit felicit' | (À la fin :) Explicit compendia 
lohànnis Boccacij de Certaldo quod | de preclaris mulieribus ac (sic) fama 
ppetuam edidit feliciter | S. 1. ni d. (Argentorati, per Georgium Husner, 
ca. 1475) En I voi, in fol, Vél. [Hain ^3338 et *3327J. 600. 

I. I f. bi. et 155 ff. 8. eh. ni sign. Caract. goth. 33-36 lignes p«r page. 

Au recto da prem. f. riotitulé cité en caract. majuscuies étranges, mélange de goihiques et ronds. Le texte 
cotnmence immédiatement après : [ ] la ftrenue miles emunctum ex ingenio ( meo.... La fin (le colophon cìté 
'plus baut) se trouTe au yeno du f. 153. Suit, aiix ff. 153 recto — 155 redo, une table alphabétique à 2 cols. 
par page. La dern. page est bianche. 

Première édition singulièrement rare, et fort recherchée à cause de son exécution typographique. — Proctor 
352 et 353. 

IT. I f. bl. et 83 ff. s. eh. ni sign. Caract. goth. ; 35 lignes par page. 

La préfisce commence au recto du prem. f. sans aucun iniitulé: [ ] Ridie mulie^ egregia paululù ab leni 
▼olgo fé I mot'. Z a ceteris fere folut' curis .... Au verso, 1. 24-23 le titre cìté et le commencement du texte. 
•Celui-ci finit au recto du f. 83, en baa, suivi du colophon. Le verso est bl. 



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•"^1. 



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Fr.cent. 

Heinrich Eggestein (1466). i 

6i8.LudolphtlS, rector in Suchen. De terra fancta et itinere jherofolimitano J 

et de ftatu eius et alijs mira | bilibus que in mari confpiciùtur videlicet 5 

mediterraneo. | S. 1. ni d. (Argentorati, Heinrich Eggestein). in fol. Vél. 1 
[Hain * 10307]. 600. — 

34 ff. s. eh. ni sign. Anciens caract. goth. ; 41 lignes par page. 

Au recto du prem. f. : Regiftrii de itinere ad terri fanctà | Cette table, à 2 cols., finit au verso, col. a, 
J. 12 : Finit regiftrum j Le texte commence au recto du 2. f., sous Tintitulé cité : [ ] euerendiflìmo in crifto 
patri ac domino dno fuo gratiofo. | Baldewino de fteinuordia padebornen ecclelie epifcopo lu | dolphus pro- 

chialis ecclefie in Suchen rector debita reueren- ( tiam et honorem .... Il finit au verso du f. 34, 1. 18 : -C 

Finit feliciter libellus de jtinere ad terram fanctam 2? | 

Première édition d'un itinéraire de la Terre Sainte, de haute importance. Ludolphus (ou, comme il est ap- 
pelé dans les traductions allemandea) Petrus, Rector de Téglise de Suchen, en Westphalie, entreprit son ',\^ 

pélérioage en 1336; et il parait que son livre était assez répandu en copies manuscrites avant Tinvention 
<ie rimprimeiie. — Proctor 292. 

Un exempUire comme le nòtre, sur papier grand, non rogne, conservant toutes les barbes, est, sans doute, 
d'une rareté insigne. 



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|6 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 

Seconde [?| Mìiìdd imprima net 1« mlmn cancttm que l'ouTraEC prfc^dini. Toui la dcul le Irou- 
vcnl qofflquefait réunn. (Bibl. La V4llÌÈre, CiignAt. ReDoiiard et e.) Noire fxenpleire, itir pepìer fon et 
Irtt [TBod de nurgei, ■ éìé orai per un hebjle deDuuteur du XVI* eiècle. de- quelqoee ìnitulee et petite* 
figura tn cnyan tooge. Il en eomplei de laiii lei ff. W. ei d'uae toniemiion irrepncluble. 

Il eli euei remerqntble, que de ce* devi ouvngei de Boccue encuoa édiiiaD ne fut iDiprìm^ en Italie 
peodut le XV litale. 

Johann Reinhard nomnié Grunincer (1483, 28 Aout). 

620. Antoninus, Archlep. Florent. Tertia pars Same domini Antonini di ] età 
de flatibus. In ipfa fìquidem quifq; | in qualiconq; exilìès ftatu. fibi ape- 
tétes ad vtranqj viti bona l'cj Z ma- ( U mores repief. celeraq; innùera- 
bilia valde accomoda, q in mox fequfi [ ti tabula (libeat falle ea reuifere) 
p fingulos titulos lÌDgulaqj fubiùcta j capitula. fuis partila paragraphis luce 
clarì^ anladuerleoti patefcunt. | (À la fin:) haud fine in | genti labore 



0€>ÉWp>0 pROtO&VS ìM U&ftOS t)6 CK3l« ^ 





ime ntìlfs ffltun Aiini rr hi gmfo 

)pulhilunifni quo orronim illw 

ìna^antuTtanìé^ìyt pltmmù 

re cBcud mccgncflodofiinifiiit - 

li I làti sni pTinì iPuewifbamCm 

mo iltiii niTnerc u^leravr nomi 

aliqiuD aberra ontatutii emibe^ 

iAfùbAoilsmclianbD-^nirà «ni 

pioeint hi mcoiuCupim' em 

omnntqiUlMm vmDiflini impilili sloha}quih) aujabio peffii 

mu6ffjigiIe<ildfcDiF8 nolVoB nobilitarpADiunoiro f»cen 

cr driptmea pjnPfinie'Et mtrr Jiliaquafi multtt ili» (pIpEom 

«à(^atlm^\m fit pon n fi ci' (ruafin-dÌK ivgi-uf ^ntt j^nnpi-mar 

imo tmiUmus eofbenirQiMmobieni lonf^' niDAgmemmOB 

N." 6ig. — Boccacci, Ciovanm. 

ite:^ reuifa. atqj in eluetio$ argenti- { na impenfìs ac indullria viri qj 
Rividi Johannis | Reynardi (alias gnininger) officiofìtTime pacta. | Dominice 
natiuitatis anno. Mccccxc. pridie ve- | ro nonanim decembrium. fìnit feli- 
citer. I (1490) in fol. Rei. orig. d'ais de bois recouv. de veau rìchem. 
omem. à froid, avec fermoirs, [Hain '1348]. 

336 ff. n. eh. (Haia, pir etreur 376) {licn. (A-tZ.(AA-(MM) Cinct. goih.. 60 lignei ei 1 oli. per page. 

Au leclo du prem. f. le litre ótt; le T*r» ol bknc. Le teme camneDce au tetto du 1. f. : Prologut | 
In nomle («eie ic ìndiuidue lrinÌLa<{. Incipit | prologui tenie pania lumne bit Anionini ••- | (biepifcopì 
FlorenUii. «dio» pcedìceloV- ac fa | ere fcriptuie eipofitoriB diligcDUQiini. | Au recto du F. 336; Tenie pan 
Tumme beati Anionini viri ^j prc | clarinimi tricUni de officia cut' q{ hnìi cuiufcù | qj (lUIat sditìonit. 
n«t* dignitalii Tel gradui | de omni deniqj «ne alq; viuidi vfu. de cecie (ieri | nunlit. cenfurii ac eccle^ 
liaHicii penli. de deo at | q; beilov 1*I<'' de pene puigilnrij. deqj innume- [ rabìlib' iliji valde iccJSmodii 
q bniui plii lebu | b luce cleri' aìeduenfu mxnileaal. haud fine in \ genti labore Le verao e» btiQC. 

EleaB (olunie avec nombreui timsii», dam une belle reliure golhique. 

Cai.Geber Arate. GEBERl PHILOSOPHI | AC ALCHIMISTAE | MAXIMI, 
DE ALCHIMIA. | LIBRI TRES. | (A U fin ;) .Irgentoragi (sic) arte M im- 
penfa folertìs viri lohannis | Grieninger. Anno a virgineo partu. 1 M. D. 



JF^'- 



STOASSBURG 



XXIX. I decimo die Martij. | (1529) in 4°. Avec iS belles figs. grav, s. j? 

bois et plus, grandes et curieuses initiales. Vél. 50. — - p 

éS S. eh. Cincl. rasdi. Aa denoui du titn dti un bcu boii ombf^, 1)8 i. [>4 mD.: dcmtn un (luid 'J 

tHiBHU daai Hkpu* ■■ Irmil. Au E. 9 qnelquc* nn litiai. Le tnle camiiteacf lu recto du f. )■ It S .'v 

bù, pia pedu qiu celai dn litn, foni nir qiHlqgei optntim « ìiutniaenB itehrmiqiKl. Oorraga liti ,-^ 

nre. — Lea ahien G ci F loai tnaipotéi. Q^lquei puMgei lOuiJignM. -t 

4S21. Horatiua Flaccus, Q. Horatij flacci Venufini. | Poete lirici opera cO ,1 

qui- I bufdam Annotatùib', Imaginibufq; pulcher | rimis. aptifq; ad Odarù 1 

concfitus fentfitias | (À la fin :) Elaboratum impreffumqj eft. Hoc elegans. J 

i 



( N. 6«. — fiitrattus. 

1 1 623- — Loeher , Jaeohu (PhUomususì . 

Orna [ tum : fplédidum : comptumqj Horatij flacci Venufini. lyrici Poete 
opus, cum vtilidìmis ar { gumétis : ac imaginibus pulcherrimìs : in celebri: 
liberi: imperialiqj vrbe Argentina, opera ] & Ipenfis fedulis qcqj laborib-' 
Prouidi viri lohlnis Reinbardi cognometo Giirninger (sic) ci [ uis eiufde 
vrbis argettnenfis : ^rto idus Marcij. abfolutfi vero Anno domini M.cccc, 
xcviij. I (1498) in fo). Avec 167 belles figures grav. 5. bois et la marque 
typograpb. Veau gris glacé dorè s. les plats et le dos. [Hain ^SSgS]. 5 

II S. a. di., CCVIl II, eh, el I f. bl. (muiquei (dgu. . A.Z, AA-IX) Cann. tondi (rw el petiu ; 



^ r 






98 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



deuz colonne» d'annoutions. Dans les larges interlignea du texte queiqoes mots sont expliqués en minces 
caract. goth. 

Au recto du prem. f. le ture en gros caract. goth.; au dessous un beau boia ombre 140 s. 13^ mm.: le 
poète 80US Ufi dats gotbique richement omementé, derrière un pupìtre, occupé k écrire. Le yerso eat blanc. 
Au recto du sec. f. : Ad Lectorea | lacobi Locher philomufì poete laureati EpigrSma | Au verso : Epiftola ad 
Marchionem Caroium | Ad illuftrè principe Carolum Marchionè Badenfe^ | t^ dnm fuu obferuàdiflìmiì lacobi 

locher poete lau. | Cette lettre est datée : ex | friburgenfi Gymnafio. 1.4. 9. 7. | Après une aérie de re- 

marques sur la métrique d' Horace, une table alphalxStique et quelques notes introductives, •— la dem. page 
dea £F. n. eh. est bianche — le texte commence au recto du f. I : Liber Prìmus | Argumentum Prime odes 1 
Le texte est accompagné du commentaire savant et estinié de Jacob Locher (Philomutus), et illustre de nom- 
brenx bots intéressants de Tancienne école du Haut-Rhin. Dans ces figures les costumes, les intérieurs, l'archi» 
tecture etc., donnent une idée parfaite non de la vie romaine aux temps d* Horace, mais de celle des bons 
citojens de Strasaburg au XV* siècle. Au verso du dern. f. la fin du texte, la belle marque sur fond noir 
et rimpressum. 

Très bel exemplaire presque non rogne, avec nombreux témoins. 

623. Locher, Jacobus (Philomusus). Libri philomufì. Pane- | gyrici ad 
Regè Tragedia | de Thurcis et Suldano | Dyalog^ de herefiarchis. j (À la 
fin :) Actum Argentine per Magiftrum lohanné | Griininger. Anno chiftro 
(sic) falutifero. 1497 | in 4^. Avec 2 grandes et 18 petites figs. grav. s. 
bois. Vél. dor. s. les plats et le dos. [Hain *ioi53]. 

62 ff. n. eh. (sign. A-K) Caract. ronds ; 31 lignes par page. 

Au recto du prem. f. Tintitulé en gros caract. goih. Au verso, un grand bois ombre, 157 s. 115 mm. : 
Tauteur aasis derrière un pupìtre, sous un dais richement ornementé, belle figure remarquable pour le 
costume et lea omements. Au recto du sec. f. : Ad lectorem epigramma | Hec continentur | Panegyrìci Ad 

AuguftiflìmG I Principem Maximilianum Romanù Regem Inuicttflì | mum La parile la plus intéressante 

du volume est la tragèdie sur la débite des Turcs« en prose et en vera, en 5 actes. Les beaux bois ombrés, 
occupant la moìtié dea pages, représentent' les personnages du drame. quelques armes, etc. Il j a, e. a., 
quelques figures d^anges très gracieuses. Un bois plus grand, 77 s. 131 mm., le triomphe de Tempereur, se 
trouve au verso du f. 49. L'impresaum se voit au recto du f. 62. Le verso est blanc. 

Bel exemplaire d'un volume rare et intéressant. 

Johann Prììss (1483). 

624. Martyrologium Viola Sanctonim. MArtyrilogiù | Viola Sanctorum | 
(À la fin :) Viola fancto:^^ finit feliciter. Anno dfli. | M.cccc.xcix. die. viij. 
menfis Februarij. | (Argentorati, per Johannem Priiss, 1499) ^^ 4"*- Avec 
2 belles figs. grav. s. bois. Rei. orig. d'ais de bois, dos en veau, [Hain 
* 10873]. 

IO £F. n. ch.'CXXIII ff. eh. et l f. bl. (manque) (sign. —, a-x) Caract. goth.; 35 1. par page. 

Au recto du prem. f., sous Tintitulé en gros caractères, il y a un beau bois, 9S s. 75 mm. : TAnnon- 
ciation, dans une couronne d*ég1antines ; aux quatre coins, deux anges, un homme et une femme adorants. 
Au verso, un autre bois, 80 s. 65 mm. : St. Etienne tue à coups de pierre par deux hommes. Au recto du 
sec. f. : Regiftrum fanctorum in hoc | libello contento^ : dirigens ad numerù folio^. | Au verso du IO. f. : 
Finis tabule. | À la page opposée (sign. a) : Folium I | Prologus in violam fan | ctoriì. feu Martilogium ] Le 
texte finit au recto du f. 123, suivi de la date de rimpression. Le verso est blanc. 

Impression fort rare remarquable à cause des deux beaux bois de Técole alsacienne. Procter 552. — 
Exemplaire peu taché et use; Tintitulé est un peu raccommodé. 

625. Parentinis, Bemardus de, ord. Praed. Officij miffe : totius | q^ 
canonis expofitio. | (A la fin :) Anno dflice natiuitatis. Mcccc | Ixxxvij. 
pridie vero kalendas nouem | bris Explicit elucidarius feu lilium | miffe.... 
(Argentorati, Johann Priiss, 1487) in fol. Cart. dérel. [Hain * 12420]. 

I f. n. eh., LXXXVII ff. eh. et 6 ff. n. eh. (sign. a-p) Gros caractères gothiques ; 45 lignes et 2 cols. 
par page. 

Le f. n. eh. a le titre sur son recto, le verso est blanc. Au recto duf. 2 (Folium I): Elucidarius omniG | 
dìfiScultatù circa officiù | miffe occurrentiù. fretris ber. de pa- | rentinis ordinis pdicato^. 4>uTcie tho | lofane : 



Fr.ceatw 



400, 



150. 



75- 



STRASSBURG 



99 



Fr.ceat. 
9uentu5 orthefij in vafconia : — qui in hoc ope fequit" illuftrilfimi ac | eximi} doctoris fancti tho. de 

aquino. | determlationea et dieta quoad 3clu | fioocs qui aliter iillil mifle nnncupa | tur Incipit felicitar. | Au 

verso du f. LXXXVII on Ut la longue souacription, dont noua avons cité let premières lignea. A la page 

oppoaée : Tabula materiarù ) Tabula fiue directo | rium denotis materìas Pm Alpha- ( beti ordine in hoc ope 

^tentas Au verso du dem. f. : Finis tabule optatus. 

Bon exemplaire. Les initiales laissées en blanc, ont été peiates en rouge et bleu. 

L'auteur, espagnol de naissance, se nommait Btnedietus et non Btmardu». — M. Proctor, 522, n'est pas 
certain a'il faut attribuer ce volume à Johann PrSss ou bien à Peter Drach, de Speier. 

626. Rodericus Sanctius, episc. Zamorensis. SPeculum vite humane | in quo 
difcutiuntur còmoda & incòmoda, | dulcia & amara, folatia & miferìae, 
profpera | & aduerfa, laudes & pericula omniù ftatmim | Auctor nobiliffìmi 
huius libri fiiit dominus Rodericus | Epifcopus Zamorenfis Caftellanus, & 

Referen- | darius Pap^ Pauli. II (A la fin:).... lohannes prys Ciuis Ar- 

getinus in aedibus luflri vulgo zum | Thiergarten impreffit | Pridie idus 

lanuarìj. Anno falutis. M.D.VII. j (1507) in fol. Avec beauc. de belles ini- 
tiales. Vél. 30. — 

14 £F. n. eh., XCI fF. eh. et l f. bl. Caract. ronds. Le volume rare fut publié par Paulus Burger^ qui le 
dédtait Philippo domino in Duno et Lapide superiori. Il est, en outre, précède de poesies latines de Sebast, 
Brani f Joa. Bot^hemius^ Jae. Wìmpfelingy Beaius Rhenanus et d autres humanistea. «^ Bel exemplaire ; 
les initiales sont coloriées. 

Martin Flach de Kuttelsheim (1487, io Mai). 

627. Antoninus, Archiep. Florent. Còfeffìonale dfli | Antonini archiepi | fcopi 
Fiorentini | (À la fin :) Vtiliffima ofedìòis fum | mula a reuerèdidlmo 1 
chri- I fto patre ac domino : domio ] Antonino archiepo Floren | tino 
edita. Argentine impffa | p Martinù flach. Anno do | mini. M.cccc.xcij. 

finit feli- I citer, | (1492) in 4°. Vél. [Hain *i20o]. 75, — 

I f. n. eh., CXLI ff. eh., 5 ff. n. eh. et i f. bl. (manque) (sign. a-i) Caract. goth., 35 lignea ^ 2 cola, par 
page. Au recto du prem. f. l'intitulé en 'groa caract., le verso est blanc. Le texte commence au recto du 
2. f. : Folium L| Incipit fum ] mula eonfeflionis vtiliflìma j in q agii" qud fé habere debe | ai ofeifor er/pi 
penitele in co | feflìSib^ audièdis. quam edi | dit Reverendi flìm^ vir : ac in | chrifto pater dns frater An- | to- 
ninus archiepus Florèti | nus ordìs frat^ fklicato^. | [d] Efeceft ( ferutantes feruti | nio...... Au verso du 

f. CXU : Finit libellus de reftitu- | tionib^ fratria Antonini ar { chiepifeopi Fiorentini, in q | diffufe tractat" 
de hac mate- ) ria. j À la page opposte : Tabula | Cette table finit au verso du dern. f., col. I, suivie die 
rimpressum. 

Bel exemplaire. 

628. Argentina, Thomas de, ord. erem. S. Aug. Acutifllmi materi | arù 
theologicaliù refolutoris Thome de Ar | gètina poris generalis ordinis 
heremita:^ fa | cti Auguftini fcptù libroy fnìarum feliciter | incipit. | (À la 
fin :) Acutidimi materiarù theologicaliù refo- | Jutoris Thome d'Argentina 
prioris genera [ lis ordinis fratrù heremitarù fancti Augu- | ftini fcripta fup 
quattuor libros fententiarù | per Martinù flach Argentine diligenti pre | ha- 
bita examinatione impffa finiunt, | 1490. | in fol. Cart. rei. mod. [Co- 
pinger 603]. 30. — 

551 S. n. eh. et i f. bl. (manque) (sign, b-z, A-P, aa-U, AA-ZZ, AAÀ-III) Caract. goth. ; 33 lignes et 
3 cols. par page. 

Au recto du prem. f., le titre cité. Le f. 24 est blanc. Au recto du f. 25 (sign. e): Incipit liber ^uf | 
Le 2. livre commence au f. 139 (A), le 3. au f. 267 (aa) et le 4. au f. 340 (AA). Au verso du f. 331 : Finit 
quarta fcript& libri fen ] tentiarìi thome de ArgStina | puis Timpressum. 

Première édition (de deux) d'un ouvrage théologique peu connu aux bibliographes. — 18 fF. prdl. (titre, 
préface de Pallai Spangel, de Heidelberg, et table) manquent. Au reste bel exemplaire ; presque non rogne. 



•^ '«S 



lOQ 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



Fr.ceaL 

629. Gratta Dei, Johannes Bapttsta* Liber de confutati- | one hebraice 
fecte. I (À la fin :) C[ Liber de confutatione hebraice fecte : finit felici- | 
ter. Ex officina prouidi viri Martini flach ciuis Ar | gentinefis In vigilia 
Matthei apoftoli et euàgelifte | Anno millefimo quingentefimo. | (1500) 

in 4^ Vél. [Hain ^ySyg]. 30-— 

6 ff. a. eh., n5 ff. cotés I-CXXXIII et i f . bl. (sign. 2, 3, 4, A-R) Caract. goth., 35 lignee par page. 
Malheureusement notre ezemplaire de cet ouvrage Fort curteux ent iocomplet : il y manque les ft. eh. 1-VIII, 
et les premiers 50 ff. soat cndommagés et raccomtnodét aux marges. 

Johann Knoblouch (1497). 

630. Ficinus, Marsilius. Marfìlii Ficini Floren | tini. De religióe chrìftiana 
& fi I dei pietate opufculum | Xenocrates de morte, eodem interprete | (A 

la fin :) Impffum Argètine p | Ioa. knoblouch, An- | no dfli. M.d.vij | 

Nonas De | cebris | (1507) in 4°. Avec la marque typograph. s. fond. 

noir. Vél. 20. — 

90 ff. n. eh. Caract. ronds. Ceite édition rare est précédée d'une épìtre : D. loSni geyler de keyferfberg 
Se lacobo vuynpfellgio. argèttne cdmoritibus. loànes Adelphus Mulingus feìpfum cómédat., datée : Ex Ar- 
gStoraco. (sic) Idua Octobris. Anno dni. M.D.VIT. 

ósi.Gerson, Johannes* Quarta et nuper conquifita | pars operum Joannis 
de I Gerfon Parrhifiorum | Academie cancellarii : t chriftianidìmi the- | 

ologi : Wuimphe | lingiàna reco | gnitiòe illu- | ftrior. [ (À la fin :) 

CE Finit quarta pars operum Joannis ger- | fonis doctoris chriftianidìmi apud 
tribo I tes ex calcographica Joannis Knob | louchi taberna : longe qj antea | 
ofumatior: pdie idus Au | gufti. Anno. M. | ccccc.xiiij. | (1514) in fol. 
Avec un très bel encadrement de ti tre et le portrait de Gerson grav. s. 
bois. D,-vél. 75. — 

237 ff. n. eh. (deaqueU le io* est blanc). Caract. goth. à 2 cola, par page. 

Cette quatriime et demière partie de« oeuvres de Gerson eoatient sermons, épitres et que'ques petits 
traités, parmi iesquels quelques-uns assez intéressantB sur les évènements de son temps. Remarquables aussi 
les deux petits traités contre le Roman de U Rose et les eomédies. — Le titre est rcnfermé dans une belle 
bordure grav. a. bois par Hans Baldung Grien : dans la partie inférieure Tempereur Maxhnilien ams sur 
te thròne dans une halle ; les autres parties eontiennent des arabesques etc. Au verso du mème feuillet 
exeellent bois ombre, 221 s. 149 mm., éyidetnment de la main du mime artiste: Gerson, en figure entière 
et un babit de pélérìn, en parcourant un paysage pittoresque, guide par un auge et suivi d'un petit chien. 
— Beau volume ; nombr. témoins. Qjuclques petites piqùres. 

Johann Schott (1500, 28 Mars). 

632.Reisch, Gregorius, MARGARITA PHILOSOPHICA | totius Phlae Ra- 
tiOalis, Naturalis & Moralis pri- | cipìa dialogice duodecim libris còple- 
ctès.... (À la fin:) Rurfus exaratum puigili, nona, itèqj j fecùdaria hac 
opera Ioannis Schotti | Argentinefl. Chalchographi Ciuis : ad | 1 7. kl'. 
Apriles Anno gratie. 1504. | in 4**. Avec une vingtaine de grandes et 
beaucoup de petites figs. grav. s. bois, la musique notée à 4 lignes etc. 
Vél. dorè, neuf. 125. — 

I f. (bl.? manque), 324 ff. n. eh. et l f . bl. (sign. a-x, aa-ti) Beaux earact. ronds. 

Troisième édition de la célèbre encyelopédie seholastìque, fort recherehée à cause de son contenu riche et 
varie et de ses nombreuaes figures grav. s. bois, superbes spécimena de Tart allemand au Bas^Rhin. Remar- 
quables spécialement les grands bois, qui pnécèdent comme frontispiees des différentes partlea du livre et 
•jrmbolisent leur eontenu : Typus grammatice, Typus logice, Typus in rhetorieam, Typas aritbmeticae, Typus 




STRASSBURG loi 



Fr.cent. 
musice ecc., puis les figures saatomiques, celles du panulis et de Tenfer, etc. Plusieare pièces de musique 

nolic à 4 lìgnes, A la fin U grande nurqae de rimprimeur, occup«nt une page entière, sur food noir criblé. 

Fort bel ezemplaire relié à neuf. 

Imprimeurs ANONYMES. 

633. Albertantis Causidicus Brixiensis. Tractatus de doctrina dicendi et 
tacendi, ab albertano | caufidico, Brìxenfi de ore beate agathe còpofitus. 
Sub I anno. M.ccc. Iv. feria quarta poli vincula petri | S. 1. n. d. (Argen- 

torati ca. 1475) pet. in fol. Cart. [Hain *394]. 40. — 

IO S. sans chiffres ni stgn. Caractères gothique* d'une forme très ancienne. 32 lignea par page. 

Le titre cité te trouve en tòte du prem. f. Le tnké finit, au recto du io f. par ces mota:... rt ad eterna 
gaudia nos faciat puentre. \ Amen. | Le verso est blanc. Proctor 304. Excroplaire orné de belles initiales en 
rouge et bleu, mais peu laché d*eau. 

3In iuuaitnte auce ignocanda dl^magts pafliDnes 
cfhenes*e]i^icntia nuUa*^^ e CDwfgqttCTsi DjniDt ^ 
tnultis fonia iptiuati ff q fàxxxz pocuccat./AZuat^ 
tDaimentu^inhcminannullipeacac interna aim 
nolunt 9 rame poflcnc camot^eniG^idnas a |mtis 
mcDids tedse-ptj qt Te ncgligunt* Vnte cm*^)C)c&iiì* 
Altiflimtts t>t tfxca aeautc mcbidna ^ vit prucens 
non abbotcebit ea.^ cm-jaiq. Ante iangnote aD^ 
bibe mc&idnam^ ante iuDidum interroga teipm 9 
in cofpedu inucntes ^idadonCi.c» fi beata ag^tba 
noluit mcDidn^ illa Didt tbo certiBcata fuit De Dtf 
nino aujólio in pportun itarite non afit fic cft te no ^ 
peccatonbus» f /luunitu tooimentii g^ feruus oei n6 
ej: omni ootafionc Dataufaoepta Droet p jcpo tppot 

N. 634. — Ars Moriendi. 

634. Ars moriendi. Nobiliffìmus liber de arte moriendi. | S. 1. n. d. (Argen- 
torati, ca. 1470) in fol. Maroquin rouge, fil. et ornem. s. les plats, dos 
don, dent. Inter., tr. dor. 600. 

31 fi. s. eh. ni sign. Gros caract. goth. 35 lignes par page. 

La table commence au recto du l. f.: Tabula difpoGtorij urtis moriendi. Elle finit au verso, 1. 7, et est 
suirie de l'intitulé cité; puis: | ] Vm circa propriam vitam multi funt | negligente...... Le teste finit au 

reno du f. 21, 1. 17-18 : nifi certitudo | fufficiens effet | 

Impression très singulière et rare, qu'il faut attribuer rraisemblablement à une des plus anciennes presses 
de Strassbui^. Aucun bibliographe ne U\\ mention de cette édition ou mème d'une qui commence par les 
mots: « Cum circa propriam yitam ». — Le commencement du texte est omé d*une belle ìnitiale peinte en 
couleurs et rehaussée d*or. À la fin on a ajouté un bois du XVI* siede : un homme sur le lit de mort. 

635. Bartholomaeus de ChaimiSi ord. min. Incipit interrogatorium fiue 
ofeffìonale p venera | bilem fratrem Bartholomeum de chaimis de medio- | 
lano ordlnis minorum còpofitum in loco fancte marie | de angelis apud 
mediolanum. Et diflinguitur in qua- | tuor ptes principales. | S. 1. ni d. 
(Argentorati, ca. 1475). in fol. D.-vél. [Hain ^2478]. 150. 

I f. bl. et 137 ff. sans chiffres ni signatures. Gros caractères gothiques; 32 lignes par page. 

Le texte commence immédiatement au dessous de l'intitulé ette, en tdte du prem. f . : [ ] Vm ars artium 

fit regimen animaru^ { extra de età et il finii, au verso du f. 136 :.... dy | abolus femper ei opponas merita 

paflionis chrifti. | Puis, au dessous et au recto du f. 137, 34 lignes en vers : Si quem pemteat (sic) fcelerum 
culpamq^ faterà. | Nec mora Chrìftoferus populum coyfTe fidelem. | Valdafer attenta protinns (sic) aure 



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nout. I Ex faturemuB alt dignandis agmina Totis | Deq^ Ratifpana quin damus artis opem. | Ciuibns bine 
noftrìs Mediolanoq^ potenti. { ImprefUt magnam maximua auctor opus. | Deo gratias. | Le verso du dern. f. 
est biade. 

L'imprìmeur anonjme de Sirassburg en réìmprimant réditton faite par Valdarfer en 1474, s'était aussi 
approprié le colophon en vera avec le nom da ^pographe milanais. — *Proctor 307. 

Magnifique exemplaire sor grand papier fort. Vera la fin quelques piqfires insignifiantes. 

636. S. Bemardus. 

2xitx ntebitattonum 

Beati Sernarbi. 
(À la fin :) 

(SgfiUcit 2ìbtt mebitationnj 6ea« 

ti Sentarbi* Xitno. (sic) 3fl.ctct.icii. 
3fiiHiteffn« Xrgen. 
(1492) in 8^ D.-vél. [Hain 2884]. 

32 ff. n. eh. (sign. a-g.) Caractères gothiques ; 27 lignea par page. 

Le prem. f. n*a que le titre ; en tdte du 2. f.: G Annotatto capituloru^ libri meditationu | beati Bernardi : 
cum eorum que in ipfis me | ditanda traduntur fummaria expofitione. | En lète du 5. f. : Melliflui doctoris 
bea I ti Bernardi abballa faluberrimus liber me | ditationum : feliciter incipit. | L'impressum se voit au reao 
du f. 33, dont le verso est blanc. 

Fort bel exemplaire de cette impression rare, inconnue k M. Proctor. 

637. Hilarìus Litomiricensis. Tractatus contrsf perfi | diam aliquorù bohe- 
morù. I (À la fin :) Finit tractatus otra pfidiam aliquoy Boheme:^ | Com- 
pofitus anno dfii. M.cccclxv. fedem beati Pe | tri tenente Paulo fcd'o. et 
impante Friderico duce au [ ftrie. Impreffus autej Argentine anno dfli. 
M.cccc I Ixxxv. Finitus in die fancto:^ marti:^ Viti Z Modeffi. | (1485) 
in 4^ Cart. [Hain *8663]. 

112 ff. n. eh. (atgn. a-o) Gros caract. gotb.; 30-3ft ligoes. 

Au recto du prem. f. le titre en gros caract. goth. ; le Verso est blanc. Le texte commence au recto du 

s«c. f. (sign. a 2): [e] Vm iS pridem prò \ veritate fidei catholice et finit au rectp du f. ii2, 1. 23:.... 

eft biìdictus in fecula. | En bas l'impressum. Le verso est blanc. — Proctor 596. 

Ouvrage assez rare et important pour Thistoire dcs Hussites. Bel exemplaire complet. 



Fr.cent. 



25. 



150. 



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638.0ckam| GuilielmuSi ord. min. Quotlibeta feptem una cum tractatu 
de facramento altarìs Venerabilis in- | ceptoris fratris Guilhelmi de Ockam 
anglici, facre theologie magiftri. de or | dine fratrum minorù. | (A la fin:) 

Impreffus Argétine anno dfii. M. | ccccxcj. Finitus p*^ feftù Epiphanie 

dfli. I (1491) in fol. Cart. [Hain *ii94i]. 

153 ff. n. eh. et I f. bl. (sign. 2-3-4, a*r, A-F) Caract. goth. ; 51 lignes et 2 cols. par page. 

Le titrCf en gros caract.* se trouve au recto du prem. f., dont le verso est blanc. Au recto du sec. f. 
(sign. 2) r Tituli queflionum fé [ ptem quotlibetorù venerabilis Ochà Tm | ordinem libri. | Au verso du f. 5, 
col. I : Finit regiftrum | La page opposte est bianche ; au verso du f. 6 se trouve un petit prologue en 
prose et vers. Le texte oomoieoce au recto du f. 7 (sign. a) : Primi quotlibet Ockam | Qjadlio prima. | \\ 

finit au verso du f. 118, auivi d*un colophon : ImpiTa Ar- | gentine Anno domi. M.cccc.xc). Finita | poft 

Eph'ie dni | F. I19 recto : Tractat' uenerabilis Inceptoris | Guilhelmi OckS de facramento al | tana. | Le verso 
contient la table. Le texte finit au verso du f. 153, suivi d'un colophon : Explicit tractat^ glorìofus de tor- 
pore I xpi Z in ^mis de puncti linee fupficiei cor | poris quàtitatis qualitatis Z fubftfiiie di- | ftinctioe. Vene- 
rabilis inceptor^ magiflri | Uuilhelmi de Ockam anglici, verltat^ in | dagaiorìs ^fundiffìmi. facre theologie 
jp I feflbris doctiiTimi. de ordine fratrù mino | rum. poft lecturam oxonienfem. caiholice | cdit\ Jmpreffua 

Très bel exemplaire d*une édition non commune. — Proctor 66 1. 



60. 




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STRASSBURG loj 



Fr.cent. 

639.Huttìcliius, Johannes. IMPERATORVM ET CAESARVM Vite, cum 
Imaginibus ad uiuam effigiem expre(Tis. Libellus auctus cum elencho et 
Iconìjs Confulum ab Authore. M.D.XXXIIH, (À la fin :) Argentorati Vuolph- 
gangus Oephalaeus excuflfìt Anno. M D.XXXIIII. (1534) 2 pties. en i voi. 
in 4®. Avec 280 portraits (médailles) s. fond noir, 2 belles bordures de 
titre et un grand nombre d'excel lents listels, vignettes, culs-de-lampe etc. 
Rei. orig. veau pi. dorè s. les plats. 200. — 

8 ff. n. eh., 89 ff. n. eh., t f. pour U marqae typ. — l6 ff. n. eh. Caract. iial. Ce beau volume est une 
imitation de Touvrage de Fm/v/us, lUustrìum imagines, Romae 1517* mais encore plus richemeot ornementé 
que cetui-ci. Les bc«ux portraits des empereurs (jusqu'à Ferdinand I.) sont en blanc sur fond noir. Presque 
chaque page est ornée de bordures, vignettes, listcls etc. d'une variété infinie, mais tous d'un goQt exquis, 
ornementa, figures bibliqoes, sjmboliques et mythologiques, dessinés par les meilleurs anistes de l'école de 
Strassburg. — Bel exemplaire compier. 

640. Otto Frìsingensis. OTTONIS PHRISINGEN fis Epifcopi, viri clariffimi, 
Reram ab origine mundi ad ipfius vfqj tempora geftarum, Libri Octo. 
EIVSDEM De geftis Friderici primi Aenobarbi Caes. Aug. Libri Duo, 
RADEVICI Phrifingeft. eccl'i^ Canonici Libri duo, prioribus additi, de 
eiufdè Friderici Imp. geftis. (À la fin :) ARGENTORATI, EX AEDIBVS 
MATTHIAE SCHVRERII, MENSE MARTIO. AN. M. D. XV. Ductu Leo- 
nardi & Lucae Alantfee fratrum. (151 5) in fol. Avec deux larges et ma- 
gnifiques encadrements de titre grav. s. bois par Urs Graf^ nombreuses 
belles initiales et la marque des Alanisee, Rei. orig. veau pi. joliment 
ornementé à froid. 150. — 

14 ff. n. eh., CV ff. eh., 2 ff. n. eh. et i f. bl. — 6 ff. n. eh., LXXXIII ff. eh. et i f. n. eh. Caract. 
ronda. — Le .titre, imprimé en rouge, est ren ferme dans une bordure richement ornementée : en haut, assis 
sur le throne, Teropereur Maxìmilien^ et, à ses còtés les rois de Franca et d'Espegne, avec leurs annes : à 
ses pieds les armoirìes impériales et territoriales, au nombre de 37. — Ceite première édition d'une des 
plus importantes chroniques du moyen-àge fut fisite sur un mscr. de Wien, par Johannes Cuspinianus. 
Exemplaire très grand de marges, avec nombreux témoìns, et fort bien conserve. 

641. Valla, Georg^us. Georgii Vallae Piacentini viri clariss. de datura ocu- 
lorum. Item Aristotelis problemata quae ad oculos pertinent. Argentine, 
per Henricum Sybold, Mense Martio. S. a. (1520?) pet. in 8^. Avec une 

belle bordure de titre grav. s. bois. D.-veau. 50. — 

48 ff. n. eh. Traité d'ophthalmologie très rare et intéressant. 

642.Zieglerus, Jacobus, Landavus. QVAE | INTVS CON | TINENTVR. | 
SYRIA, ad Ptolomaici operis rationem. Praeterea Strabo | ne Plinio, & 
Antonio (sic, prò Antonino), auctoribus locupletata. | PALESTINA, iisdem 

auctoribus | ARABIA Petrjea, fiue, Itinera filiorum Israel per de- | 

fertum, | AEGYPTVS, iisdem auctoribus, Praeterea Ioanne | Leone arabe 

grammatico SCHONDIA, tradita ab auctoribus, | HOLMIAE, ciuitatis 

regie Suetise, deplorabilis exci- | dij per Chriftiemum Datiae cimbricae regem, 
hiiloria. | REGIONVM fuperiorum, fingulae tabulae Geogra | phicae. | AR- 
GENTORATI I apud Petrum Opilionem. | M.D.XXXIL | (1532) in fol. 
Avec 8 grandes cartes géograph. grav. s. bois, de la doublé grandeur des 
pages. Vél. 250. — 

116 ff. (mal chiffréa CX) i6 ff. pour les cartes et 3 ff. d'errata. Beaux caract. ronds. L'ouvrage est dédié 
à la princesse Rénée de Franca, fille de Louis XII. Première édition d'un recueil de monographies sur lea 









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to4 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



peys de l'Ori«ot «t ceuz du Nord, livre fort rare et recherché. La dernière carte fait Toir une partie de 
TAmérique du Nord desiioée évidemment suivant les andenoes tnditioiu acandinares. — Très bel esemplaire. 



Pr.cfnt. 



TORINO (1474). 

Jacobino Suigo de Sangermano (1487, 6 Oct.). 

643. Sabaudiae Ducum Decreta seu Statuta vetera. (À la fin :) Impreffum 
Taurini : Anno Salutis noftre. M.cccc.lxxxvij. | (Jacobinus Suigus, 1487) 
pet. in fol. Rei. orig. d'ais de bois, dos en bas. [Hain 1405 1]. 600. — 

1 f. n. eh. ff. eh.. I-LXXX, l f. bl.. S. LXXXI-LXXXVIU i f. bl.. ff. LXXXVIII-LXXXXII, l f. bl., 
ff. LXXXXIIII-LXXXXVI, 1 f. bl. et 6 ff. n. eh. (sign. a-m) Caract. goth., 50 lignea par page. 

Le recto du prem. f. est blanc ; au verso : Clariflìmo luris vtrìufq^ doctori : 2 Co | miti Domino Petro 
Care : Ducali Se | natori t Collaterali dìgnifllmo. lacobi | nus Suieus : Inter Ittteranim impreflo t rea mini- 

mua: SaF. Più. D. | Cette épitre est datée: Ex Taurino: Anno Salutis Chriftiaue. M.CCCC.lxxxrij 

pridie no | nas Octob'r. f Le texte cooimenee au recto du f. a 2, sans aucun iutitulé : Proemium | [a] Medeus 

Dux Sabaudie : Chablayfii t | augnile Prineeps Marchio | in italia : Comes pedemontium : Gebenenfia : 

Au verso : G Hoc autem ftatutorum noftronim compendium in quinqj libros duximus diutdendum : | .. . 
Le 5* livre fintt au recto du f. LXXX, dont le verso est blanc. f. LXXXI recto: G Statuta feu decreta nouif- 
Gma. I f. LXXXVII recto : C. Reformatio ftatutorum fuper caufarum accelera- | tione nouiter edictorum. | 
f. LXXXXIIII recto : Ad IlluAriffimum Diuumq^ Prinei | pem Karolum Sabaudie Ducem. | Petri Care : lu- 
rìfconfuUi Epifiola | Confolatoria. 1 Cet épilogue est date (f. LXXXXVI recto): Ex Taurino pridie Kal*. Sextìlea. 
M.CCCC IxxNV. I et suivi de Timpressum. Au verso : Regiflrum operis. | (ù 4 eols.) Les 6 dern. ff. contien- 
nent la table ; le verso du do^. est blanc 

Ouvrage extrèmement rare. 

Bel exemplaire grand de marges, bien peu use et taché d'eau. 



644. Albertus de Padua. ALBERTI PATAVINI AVGVSTI- | niani Ere- 
mita, Doctoris Parifiefi. Pr^conum | omniù, fuo tempore, facile principis, | 
in euangelia quadragefimalia | vtiliffims concio- | nes. | (À la ifìn:) THAV- 

RINI IN AEDIBVS | Petri Pauli Porri Chalcotypi xviii. Aprilis. | 

M.D.XX. I VII. I (1527) in 4°. Avec une belle bordure de titre grav. s. 

bois et nombr. petites initiales. D.-vél., titre dor. 30. — • 

14 ff. n. eh. et cccclxxx ff, eh. Caract. ronda. Le titre imprimé en rouge est renfermé dana un encadre* 
ment dessiné de traits marqués. La taille des caractèrea eat fort remarquable. Bel exemplaire complet et 
grand de marges. 

645. Della Mantia, Horatio Gianutio. Libro nel quale si tratta della ma- 
niera di giuocar a scacchi, con alcuni sottilissimi partiti. In Turino, appr. 
Antonio de' Bianchi, 1597. ^^ 4^* Avec nombr. figures grav. s, bois. Cart. 75. — 

4 ff. n. eh. et 52 ff. eh. Chaque page t%t entourée d'une petite bordure. Ouvrage extrèmement rare dédié 
au comte Francesco Maninengo di Malpaga. Tona les exemplairea aont légèrement bninta, fante du papier. 

646. Pasius, Curìus Lancilottus. Titulus de littera | tura non vulgati. | 
(À la fin :) Hafce in infiitutione Gràmatica obferuationes non vulgares 
An- I tonius Ranotus, & Euflachius Hebertus in Augufbi Taurìnorum | im- 
primebàt anno a partu Deiparae. M. D. XX. VI. ID. Octobris | (1526) 

in 4^. Avec beauc. de petites init. s. fond noir. D.-veau. 50. — 

8 ff. n. eh., CCXXI ff. eh., i f. bl., 13 ff. n. eh., i f. bl. Ce manuel du atyle latin eat d'une grande 
importanee pour Thiatoìre de la philologie, parcequ'il n'est pas puisé exclusivement dea auteurs ciaasiques, 
mais ausai des Sta. Pères, des auteura de la baaae latinité et de la renaiasance. L*édidon de Turin est la pina 
complète et la pina rare; elle eat reatée inconnue à presque tona ies bibliographea. 

647. Vegitis, MapheuSy Laudensis. QVAE IN HOC opere continentur. Ma- 
phei Vegij Laudefl Pompeana. Epìgrammata in ruflicos. Conuiuium Deorum. 



TORINO — TORRE DEL BEL VICINO 105 

Fr.cent. 

Barth. Pòterolli iureconfultì Laudefl Albula. Bartho. Philippinei. Gaphu- 
rìani Nominis Àffertorìs in. Io. Vaginarium Bononiefi. Apologia Ad Prae- 
ftantilT. Virum. Ant. de Fantìs Theologum ac Philofophum Taniifinum. 
(À la fin :) Taurini per Frafl de fylua impen | fis Andrea Calui tertio KP 
Septembris. M. D. XXI. (1521) 2 pties. en i voi. in 4**. Avec 2 belles 
bordures et quelques initiales. Cart. . 75. — 

33 ff. n. eh. et I f . bl., 22 ff. n. eh. Car. ronds. L« première panie contient un recueil de vers et de 
proses d^hamanistet lombardi, écrita en M33, 1423 et 1430. La seconde est une disquisition sur la musique 
des ancien» fondée sur l'ouTrsge célèbre de Franchinus GafuriìU. 

La première partie a le colophon suivant : Impreflum Mediolani per Ioannem de Caftiliono impenfis andree 
caini Anno | Dui. M.D.XXI. Die. xi. octobris. 

Explicit fermo ad paftorcm beaci lohanis climaid» M 
budcm ùmAiSSimt tdtdtMta/8C todus celeftis cune« ;*• 

JVI:CXXOLXS»Vffl.DIE:XIX.SEPTEMBRlSt 
aM: 4P: :Zi :L: ;Ci . iLi :Ss sM: 

zDtoi iQrmm iJbnmt 
tnWBt 

Quefto Li bfo fio (àOo in cafa del reuerendo mifler pce 
Lunaidojongo leAor de la gie(a de mifier ^iifto Loie 
ZQ da toic de bel Vtfin.idi fopnTcriptcìS;} : AMEN • 

N.o 648. — Clima chust Joannes, 

TORRE DEL BEL VICINO (1478) (Unique impression). 

ZUAN LUNARDO LoNGO (1478, I9 Scpt.). 

I 

648. Climachus, Joannes, Scholasticus. Scala del paradiso. Sermone al 
pastore. (À la fin :) 

.M : ecce : LXXVIII . DIE : XIX . SEPTEMBRIS. 

:M: :P: :Z: :L: :C: :L: :S: :M: 

:Seo: :@)rattaiS: :Xmen: 

Quefto Libro fo facto in cafa del reuerendo mifier pre | Lunardo longo 
rector de la giefia de mifier fancto Lorè | zo da tore de bel Vefin : adi 
fuprafcripto. Zt \ : AMEN. | :S:Z:L:S: | (1478) in 4^ Rei. orig. d'ais 
de bois, dos en veau. [Hain 5466]. 600. — 

200 ff. n. eh. (sign. a-z, &, 2c) Caract. ronde ; 26 lignea par page. Les signature» se trouvent à la tète 
des pages. 

Le texte commence au recto du prem. f. ( : a : I : ) : IN NOMINE DOMINI NOSTRI YESV CRI | STI 
AMEN. IN COMENCLA EL PROUXK) 1 NEL LIBRO CHIAMATO CLIMACHO. 2c | : ■ | Q.uefto libro 
còpofe ano de li feti padri antiqui, el eoi | nome fu lohine abate del monaftiero del monte fyqaì | El qual libro 
fcrìffe ad tftScia e petició de fcò lohàne ab | bete del monaftiero di rajti & de li foi monaci el quale | monaftiero 
e apiedi del pdicto mòte de fynai. Prologo : | .... Au f. 2 recto, 1. 4 : Prologo del triilatore de qflo libro de 
latino T uulgare. | Au rerso, 1. 6-7 : GRADO PRIMO. De la fuga del mddo & del reniiti | amSto dele coffe 
terrene. CAPITVLO PRIMO: | La « Scala del Paradiso « finit au recto du f. 190, immédiatement sutvie da 
scrmon : IncoAcia el fermone d fancto lohane climacho al pafto?. | Au recto du f. 200, 1. 12-13 : E^plicit 






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io6 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



Fr.ceot. 



fenno ad paftorem beali lohinis climad. Ad | laudem fanctiflime trìnitatis, & totius cel«ftis curie.*.. | Puit 
i'ìmpreasam citè. Le verso est blanc. 

Nous voyons dans ce Hvre extrèmement rare et intéressant le produit d'une presse privée et peu coanue 
aux biblibgraphes. Le prctre Zuan Lunardo Longo éuit, en 147Ó, « piovali de Sto. Paulo de Vicenza ». 
Oa croit. qu'il y ait imprimé un Cicéron, Orator, avec les commcntaires d'Ognibent Leoniceno. Peu de 
temps après, il était, comme le préseni livre le fait voir. recieur de Végììte de St. Laurent à Torre di Bel 
vicin près de Schio. Cette « Scala Paradisi n est, par conséquent, le premier livre, qu*on lui peut attribuer 
avec certitude. Il parait otre persécuté par le maiheur. En 1482, il étaìi cure à Trento, où il imprimait più- 
sieurs incunables, aujourd*hui non moins rares que le Climachus de i (7^. 

Rir une erreur étrange M. Proctor, 7240, régarde cette impression comme la première fatte à Bergamo, 
bten qu*elle porte la précise indication du lieu et que ce Iteu ne »oit pas situé plus près de Bergamo que 
Rheims de Paris. 

TOSCOLANO (1479). 

Gabriele di Pietro de Treviso (1479, *^ Janv.). 

649. Orlandinus Rudulfinus s. Passagerìus de Bononia. Summa uocor : 
genuit prseftans or \ landus : ubiq; { Inltrutnetoi^ qui fuit arte nouus. | Si 
cupis errores : fequitur quos ufus iniquus : | Pelle? : uoluiìi fufcipe : docte : 
meù : | Eli cafligatù : «pdeiì fi recta poptas : | Benachi pròfil qd tibi 
fic Gabriel. | (Tusculani, Gabriel quondam Petri Tarvisìnùs, 1480). in fol. 
Rei. d'ais de bois, [Hain 12084]. 230. 

I f. bl., 100 ff. n. eh., I f. bl. et 6 S. de table (sign. a>n, ABC) Beaux caract. ronds ; 42 lignes et a 
cols. par page. 

L'intitulé se trouve au recto du prem. feuillet, (a. ii.). prem. col En dessous : Orlàdini rudulphini bono- 
nienfis : uiri pnefìantiflìmi in Summà anis | notarìs praefatio. | Le texte finit au f. 99 verso. Au f. 100 recto: 
Sùmae domini Orlaodini paflage | lii de Bononia pclari iuris interpre | tisi Arte Notariae opus utilimum 

optime ImpffTum: accurati (fìmeq ^ | Cocrectum : ad Creàdorum Tabel | lionum eruditionem : ac p 

Magiflrum Ga | brielé. q. P. Taruifinum : Tufcula ] ni : aflfurgcntis Lacus Benaci : uti Se | cundo Georgicorum 

continetur. | Fluctibus & freTtu alTurgès Benace | Mario Regnante Sereoidìmò Prìncipe : | Domino 

lòhane Moicnico inclito | Duce Veneto Et Riperiam Salodii | Regente : Magnifico Domino An | drea Cofano 
I^trìtio «qflìmo prae | fecto Klendis Februarii : MCCCC | LXXX. Foeliciter explicit deo duce. | Puis : REGI- 
STRVM SVMME OR | LANDINE | Le verso de ce f. est blanc. Suit : TABVLA ] RVBRICE PRIMI CAPI- 
TALI I SVMME ORLANDINE. | U table finit au verso du f. 6, col. I, en haut : FINIS, i 

Inconnu mdme à Mr. Copinger. 

Un des premiers livres (le troisième ?) imprimé dans la petite bourgade de Toscolano, près de Salò au lac 
de Garda, où Gabriel Petri de Treviso ctablit, déjà dès 1479. ""^ imprimerìe. Toutes les productions de cette 
presse sont de U plus grande raretc. (voir 'Deschamps, p. 1274 et Mauro Boni, p. 109 et suiv.) Bel exem- 
plaire sur papier fort, grand de marges, avec beauc. de tcmoins, mais taché d'eau. Les exemplaires qui on< 
la table sont fort rares. 



650. BurgO, Lucas de. Summa de | Arithmetica geo | metria. Proportioni : 
et proportionalita : | Nouamente impresfa In Tofcolano fu la riua dil 

■ Benacenfe et | vnico carpionifta Laco : Ameniffimo Sito (À la fin :) 

Et per esfo paganino di nono impresfa. In Tufculano fula riua dil laco 

Benacenfe: Finita adi. xx. Decembre. 1523. I 2 pties. en i voi. in fol. 

Avec 2 jolis encadrements s. fond noir, une grande et beauc. de petites 
figs., initiales etc. D.-rel. 100. 

8 £F. n. eh., 334 et 76 ff. eh. Beaux caract. gothiques. — L'intitulé tire en rouge, ensemble avec la table 
des matières, se trouve renfermé dans une superbe bordure de rubans entrelacés s. fond noir. La mème 
bordure entoure la prem. page du texte (l. f. eh.) : Ad illuftriflìmùi Prindpem Gui. Vbalduj Vrbini | Du- 

cem Fratris Luce de Burgo | fancti Sepulchri : Ordinis minorum : t facre Theologie magillrì. In artem 

Arìth- I metice : 2 Geometrie Prefatio | Sur la. mime page une jolie initìale L, figure d'un moine mathéma- 
ticien. Au verso du f. 36 un grand bob : la manière de compter par les dolgts. Nombreuses figures mathémat. 
etc. sur les grandes marges du volume. Malheureusement dans la sec. ptie., quelquesHiiies da ccs marges 
{f. 33-55, 64, 66) sont endommagées et soigneusement refaites à piume. Au reste, ce volume très rare est 
parfait et fort bien conserve. 




HdiIIufIrìrfimul^:incipcTiiE)iii.Bba[du5Brbjni 

BDcnn'TKinliBltrctiVK&irinli'sComirQn Credo Idrinifqi li (Kris Cnanlfii 
maiTut drui^rnutuc Dirtifiuic mllturm ftrutnniftmum: fraine taitvt lòurgo 
fanni 5rpiiiit;n:£Vdiiiia ininDmm: I birc Kbcolosi'c <fiiQÌIì[i . 3n vtcm 2hit' 
molici ficamorù Ak&i^ 

^quantità i^a^animo ^ca: e 

■ noExìt 1 (loUenK mb-t^ mdD p^k/ctti fr quello 
giudtiBii[«no4U4lnbAmiupara.'f(Dn((jb(sacmi. 
^KTubt ^«nio isgnorci'iiic ptr etp rnod . ìfthiiru (Dia 
in UTiim ruBiia fcnu m nò ptcrc m'Ihrc i^r bguoJ 
eb g m mttndo Cam bdmb a cdtui' <ìxtitw([TÌKnfi 
nm ) liiamt non ih pr aitn pnft^» e aniKft* [tì- 
iDTufttncnntliiiritiio&mcnH tTBiutocinZNonac 
p.«n(B.ir;itzriijcbinct]3t<t)Ui trmpi noftn Tonno 
— 'nabtun:tr>»nialam)liapsfi:eiiItp:Mul:tvul 

EL-< am sr (dt e Uhiaorj tltmin mctuno m o[mi: li 

piKnm ( opTsrf fìa meflino: mdcotanilod frmndo i taogfj) opiaura Jinboia ù tt.to 
na; t mnfa n Mlt opnrt; li n niuncn (omo n si'omf ma . tlSl pn'nu anio mffillo 
qudl3i^fprintafrhJt"J'PP-'''i'ifrf :(*qiunflnwul diremo Ttoindc' il nollrop» 
pfjlo: ( DioidtndoU a djfttiaivì (ao mcnitMo tftgnirtmo fili p-vpnj e wr* Tuffi nJ- 
nov e afiripricu ■ £ sUjn foi ((«uLm quiJIo fy Zliillimlt wa m Tf cDtido plìt rio 
mm. Zaru aUrn rruiinif rcuur lUquid oim tjateur liium cjuid cft ic. 

CB'''tnin'ofi»/ctDÌ[)iffoeil(r(i(/tt<ciRnruR9antiiiu«. 
Zrriaiinepnmus.K^iitiiCDillinin'oniB. 

DJa> adoni»- W qnanhu e ffcrt immeJialt bi'mcmfiitdot contauia t Pi'IIrMi. 
U conaruu ( (mdu K Oli para fonno copulale e EBonK « irrlD t.nrUiw Kim- 
munt (jino fonni) Itant Irrrc: e ùij: ic. Xit aiTtrttaoufrBmiiiK numero 
qodU It mi pwti non fonna scuri ad oliano lfrmmt(5muni: tòmo e. I. ij.^É. 
Culx pama w li oLfinia; doi- al rrnmirc: e fcm ta oxmni»; dct fiU'mEtru ; qui- 
t)«llJiii[ailDaì'pccU(^rimmtenB[mr(riK, 

CBilfinitio numeri piopilfinit. 2Irticulue Ircundo» 
^^^^ S3m(TO:cfffirndi3(iaritunopftitoIo(*flnt()mfl mdDIndi'nt «rruDcS- 
Il |Bfla: I e4" vm» rwn e ruimna: ma tm piinapio n niftlruito niimnc: t ce 
JLo ^iKUi'""lLjnl{laqki>sma3lacDnm*ri.rruìeffojndofimrino«Jo(ni> 
iitlua miiTua' t la vruQaiTLl^un ruimm>iii {DMiUa: z p^Tiii'i la Tua iimbmiiica rc- 
Ibndammlqcisiiirmmacliplla. ugual più mjgrnliaindoti in IrcD^nuat' 
ìaM DÌflcuit)uiUo(lx^'zrmulcz7nc.fìmntqdtll:idk'ocl):iiiiMimuiii num<:' 
TDdf. Cnian(^HclmimiTCininlini[imcmb.ioiuiro:prqu(Uo<i^ ilK)£)nllc>ak 
wcc.aot. Sn]uidmfiruuime11:num(niD cft.iEpr lalifw prtìfioriral fipnnwte 
£mJid[:UlijafrniLiiinliratDpsKrcp;TOdcrc;7qui.'iiiqinnm{ro cote cari pirirt 
mat^i: rmiaicm addendo . iti» noi pejurunc «it'U<; pjr K a noi più note e »aàina 
dare. fpioMii) iiin glialCn alligno (Art p.inu^ ca qucUo cFx roìo ca U eviisi ( nu 
mniftt: tnùn b* «lif o numoDr ib^. ÌTitcgMliiiiiin- ointito lo pirta. altro e wdo tó- 
{D<to: ciiqu(Uo<&c M alno immfTDf mdumiK oueio tuvnnBlri £iinif4um pn'nif 
XÓITW.J.7. 1 i.i ).(■ i7-tc.tf itplli rtaldi-Cómo-4tlXl ffli lo m.'tmi( raimcra.v S. 
ihl-i'M'Ci-i''>-t-iB.c ftmili.'iuin liNmo cita numcn omfDftì: tióroioilKi^iiio 



N.» 650. — Burgo, Lucas de. 






io8 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 

Fr.cMl. 

651. Dante AUghierì. DANTE COL SITO, ET | FORMA DELL'IN- \ PER- 

NO. I (À la fin :) P+ ALEX+ PAG+ | BENACENSES+ | 4F+ \ BENA+ | 
+V+ +V+ I S. 1. n. d. (Toscolano, Paganini, 1 506). in 8. Avec figs. grav. 
s. bois. Vél. 75. — 

348 ff. n. eh, {«gn. a-c, A-H). Caraclèret cursifiB. 

Au TeiBo da titre: LO 'NFERNO E % PVRGATO- | RIO E L PARADISO DI { DANTE ALAGHIERI. t 
Le textef qui commence au recto du 3. f., fioh aa recto da 244. f., et est suivi du Rostro. Le veno de 
ce f. et les deux ff. suiv. sont occupés de figs. (plana de Tenfer, purgatoire etc) : le f. 247 bl., de flidme 
le recto du f. 248, au verso duquel l' inserì ption ciiée. 

Itnpression fon rare, qu'oo dit une contrefafon de l'édition Aldine de 1503, parce qu'elle a les mimas si- 
gnatures, mais les caractèlrs sont un peu plus gros que ceux de TAldine, 

Voir De Batines, I, pag. 66, 67. 

Superbe exemplaire sans taches. 

652. Ovidius Naso, Publius. OVIDH METAMOR- | PHOSEON LI- | BRI 
XV. I (À la fin:) In Aedibus Alexandri de Paganinis« Die | xxiiii. Menfis 

Maii M.D.XXI. | (Tuscalani, 1521). in 16. VéL 50. — 

170 ff. eh., 6 ff. de rindez, 3B ff. n. eh. 

Le titre cité se trouve au recto du i. f., le verso est blanc ; le texte commence aa recto du 3. f. etfinit 
au recto du 170. f. En dessous le Registnim et Tlmpressum. Au verso commence l'Index, qui occupe les 6 
ff. suivanls. Les demiers 38 ff. contiennent: Annotationes in omnia Ouidii opera. Index iabularum etc. 

Petit volume fort rare. V. Brunet IV, col. 370. 

653. — Fastonim libri diligenti emendatione typis impresse aptissimisque 
figurìs ornate còmentatoribus Antotrio Cùnstantio Fanèsi. Paulo Marso Pi- 

scinate viris clarissimis additis qbusdà versibus (À la fin:) Impressum 

Tusculani apud Benacum. In ^dibus Alexandri Paganini. M.D.XXVII. (1527) 

in 4''. Avec une superbe bordure de titre et 6 belles figs. grav. s. bois. Vél. 20. — 

IO ff. n. eh. et CCXXXII ff. eh. Curieux caraet. italiques. La bordure montre un omement de bande- 
lettes entrelacées. Petits bois ombrés, 44 s. 60 mm., divisés en 2 ou 3 scènes; celui du premier livre est 
un peu plus grand. — Impression rare et intéressante comme toutes celles de Paganini de Toscolano. 

654.— Fasti. Autre exempl. D.-véL, dos dorè. 30. — 

655. Pomponius Mela. POMPONIVS MELA | IVUVS SOUNVS | ITINE- 
RARIVM AN- I TONINI AVG. | VIBIVS SEQ.VESTER | P. VICTOR De 
regioni- | bus Vrbis Rom^. j DIONYSIVS AFER de Situ orbis Prisciano 
Interprete. | (À la fin :) ALEXANDER PAGANINVS | MENSIS AVGVSTI. | 
MDXXL I (1521) in 24". Vél. 40.— 

193 ff. eh. Jolis caraet. ital. Cette petite édilion de Toscolano est une réimpression de l'Aldine de 1518, 
mais beaueoup plus rare que celle-ci. Le charmant volume mésure 94 mm. de h. 

656. Xenophon. Xenophonte della vita di Cyro Re de Persi tradotto in 
lingua toscana da Iacopo di Messer Poggio Fiorentino. Impresso in Tuscu- 

lano per Alexandro Paganini, Adi. 9. Agosto. 1527. in 8**. D.-vél. io. — 

136 ff. Caraet. ital. 

TREVISO (147 1). 

Gbrardus van der Leye 

ou DE Lisa 

de Harlebeke près de Courtrai. 

(1471, 8 Nov.). 

057. Ferrerius, S. Vincentlus. Mirabile opufculura fancti Vincentii | ordis 
pdicatoi^ : de fine mudi (A la fin :) Hic j)phecie fancti Vicétii ordinis 



TREVISO 109 



1* 



Fr.cent. 

predi- I catorù de fine mundi finis extat feliciter. | millefimo (^drigetefimo f^ 

feptuagefiò qnto | currente natìtatis dominice aflo. Die vero | 

:: :: nono Marcii. :: :: ì 

(Tarvisii, Gerardus de Flandria 1475), in 4**. D.-vél. [Hain 7018] 40. — 

20 ff . sans chiffres ni signat. Caractères gothìques fort remarqutbles. 26 lignes par page. 

Immédìatement après le titre cité, le contenu du traité curieux e^ specifié : In quo pò- ) tiflimG còtincnt' ,. ' 

trìa. prìmù de cafu Gue | ruioa vite fpjjalis. Secùdum de ruina di- 1 gnitatis eccl^ftice. Tercium de ruina 

fidei i catholice Le texte commence à la 13* ligne de la prem. page ; [e] Cce pofitus é hic in raini 

A la fin da texte (f. 30, verso) : 

:: Laus :: Omnipotentt :: Deo :: .^ 

puis la souscrìption citée. 

Incunable extrSmement rare, que Hata n*a pu voir. Proctor 6460. Notre exemplaire tr^ grand de margea 
est lave et fa et là raccommodé, du reste fort bien conserve. 

ósS.Haedus, Petrus. 

DE 



* 



AMORIS 
GENERIBVS. 



(À la fin :) 



ACCVRATISSIME IMPRESSVM 

TARVISII PER GERARDVM 

DE FLANDRIA . ANNO SALV- 

TIS. M.CCCC.XCn. DIE. XIII. OC 

TOBRIS. SVB MAGNinCO 

PRAETORE AVGVSTINO 

FOSCARINI 

:: HNIS :: 

(1492) in 4°. Cart. [Hain *8343]. loo. - 

6 ff. prélim. et XCVII ff. eh., caractères ronds d'une forme antique. 25 lignea par page. Sans signatures. 

Le recto du prem. feuillet pone le titre ci-dessus, le verso est occupé par le commencement de l'index : 
[n] On incòmodii fuerìt. fi uel copendio dicemus | qux res quaeftiòes uè unoquoq^ Anteroticol^ | libro 

còtineant." etc. L'index étant termina au f. 5 b, le dernicr des ff. prélim. porte un poème intitulé : 

QVINTII AEMYUANI CIMBRI | AGI POETAE EPOS HEN | DECASYLLABICON IN | PETRI HAEDI 
AN I TEROTICA AD | CVPIDINEM. | Le f. signé I commence : PETRI HAEDI SACERDOTIS POR- | TVS- 
NAENSIS: AD ALEXANDRVM ^EX FRATRE NEPOTEM: IN | ANTEROTICORVM LI 1 BRVM PRIMVM 
PROEMIYM : : I La souscrìption est précédée d'un autre poème de Q.nintiuf Aemylianus « Epigraphicon ad 
lectorem '». 

Première édition d'un ouvragc de la plus grande rareté, remarquablc aussi comme un excellent specimen de 
rimprìmerìe de Treviso. L'ouvrage est écrit dans la forme d'un entretien entre Tauteur, Aemylianus Cim- 
briacus et Antoninus Pbilermas. 

Bel exemplaire. Q.uelque8 notes à la maige écrites d'une main très ancienne. 

659. — Idem liber. Autre exempl. Br. — .— 

Exemplaire incomplet. Lea ff. 6, 15, 17, 24, et 33 manquent. 

660. Phalarìs. Epistolae. (À la fin :) 

Qui modo notus erat nulli : peìtufqj (sic) latebat 
Nunc Phalaris doctum protulit ecce caput 
Flàdria qufi genuit priùs (sic) nàqj aere girardus 
Taruifii hoc rarum lifa notauit opus. 

.M.CCCCLXXI. 

.TARVISII. 

.FINIS. 

La Bibliofilia, volume ili» dispenaa 2*-3* 9 



no MONUMENTA TYPOGRAPHICA 

Fr.ceni. 

(Tarvisii, Gerardus de Flandria, 1471) in 4**. Maroquin fauve dorè s. les 

plats et le dos, tr. don [Hain 12892]. 100. — 

63 ff. 8. eh. ni sign. Anciens caractères ronde. 34 lignes par page. 

Le texte commence au recto du prem. f . : : t . IHESVS. : t | FRANCISCI ARHETINI IN | PHALARIDIS 
TYRANNI AGRI | DENTINI EFISTVLAS PROHE l MIVM. : 1 : '. ( [ | ELLEM Malatefta nouelle | princeps 

Le texte des lettres commence au verso du f. .4, 1. 7: :t .Phalaris alcibo. :t | Au recto du f. 62, 

après un épilogue d'Aretino adressé à Francesco Pel^fo : . In laudem fcriptorìs epigramma. | puìs le colo- 
phon cité. Le verso est blanc. 

Second livre imprimé à Treviso, avec les caracières élògants et mincet de Gerardus van der Leye. — Bel 
exemplaire grand de marges. Les initiales laissées en blanc ont éié peintes en rouge. 

óói.Purliliarum, lacobus comes. DE REIPVBLIC^ ! VENET^E | ADMI- 
NISTRATIONE : : | S. 1. n. d. (Tarvisi, Gerardus de Flandria, 1492) 
in 4''. Br. [Hain 13604]. 65. — 

Le verso du titre de ce petit tratte extrèmement rare est occupé par une lettre : BARTHOLOMìEVS 
VRANIVS IAGO 1 BO PVRLILIARVM GOMITI : : | S. P. D. | , le feuillet suivant (a ii) porte une autre 
lettre: SEBASTIANO PATRIGIO VENETO | REFERENDARIO ET SEGRETARIO | APOSTOLICO :: lA- 
GOBVS COMES | PVRLILIARVM S. D : : | Au verso de ce feuillet, en bas, se trouve le titre repélé : lA- 
COBI GOMITIS PVRLILIARVM | DE REIPVB. VENETvC ADMINI | STRATIONE : : | DOMI ET FORIS 
LIBER : : Le texte commence au feuillet 3. (.a. iii. e) f Cripturus de opulentiflìm» & excellciiflìmae | rei. Pii- 
bli. ueftrse mea fententia :... etc. A la fin, au verso du f. 14 se trouve une petite poesie de 6 lignes, inti- 
tulée : IOàNNIS BAPTISTE VRANII | CARMEN : : | — Caractères ronds, d'un typc très ancien, de 
28 lignes, par page, s. eh. ni réd., sign. a et b. Les caractères sont les mSmes que dans Tèdition de Haedus. , 

Treviso 1492. * 

a 

G*est le plus ancien livre imprimé qui traile du gouvemement de la république de Venise. Il faut que son | 

■ 

auteur, Giacomo di Porcia, i*«ìt écrìt avant 14851 puisquUl ne donne pas i Sébastien Priuti le titre d'arcbé- 
vfeque de Chypre, dignité à laquelìe celui-ci parvint en 1485. (Cicogna^ Bibliografia Venez. p. 153). 

i 

662. — 

DE LffiERORVM 

EDVCATIONE. :: 
(À la fin :) ACCVRATISSIME IMPRESSVM | TARVISII PER GERAR- 
DVM I DE FLANDRIA. ANNO SALV- | TIS .M.CCCC.XCII. DIE. XI. 
SEP I TEMBRIS. SVB MAGNIHCO | PRAETORF (sic) AVGVSTINO i 

FOS- I CARINI. I (1492) in 4°. D.-veau, dos dorè (Hain *i36o8], 50 — \ 

XVIII ff. eh. sans signatures ; beaux caractères ronds ; 25 lignes par page. 

Sur le recto du prem. f. il ny a que l'intitulé cité; sur le verso : IOANNIS BAPTISTE VRA | NII CAR- 
MEN I AD LECTO I REM | (14 lignes). La préface occupc le f. II : lAGOBVS COMES PVRLILIARVM | 
CLARISSIMIS AC ORNATISSIMIS | CONREGVUS SVIS : SALVTEM. | À la fin de la préface, f. II, verso, 
en bas: lACOBI GOMITIS PVRLILIARVM 1 DE GENEROSA LIBERORVM EDV- | CATIONE OPVSCV- 
LVM NON MI I NVS IVCVNDISSIMVM Q.VAM VTI- | LISSIMVM. 1 Le texte lui-mème commence en tète 

du f. IH : [a] D liberalem generoG puerì educationS : li | cet Il finit au recto du f. XVI : lACOBI 

PVRULIARVM COMI | TIS DE GENEROSA LIBE | RORVM EDVGATIO | NE UBELLVS FAV | STE 
FINIT. I Puis l'impressum cité. Le verso de ce f. est blanc. f. XVII, recto: FRANCISCVS NIGER VENE- 
TVS: I DOCTOR : lACOBO. N. EXCELLEN- | TISSIMO PVRLILIARVM GOMITI: | VIRO DOGTISSIMO : 
AC VTRIVS-IQ.VE HVMANITATIS PARENTI: | FOELICITATEM. | Cet épilogue finit au verso du 
f. XVIII : FINIS I 

Du prem. f. un morceau de papier blanc est enlevé et le feuillet est monte. Q.uelque8 autres ff. sont rac- 
commodés aux marges inférieures ; le restant de l'opuscule est fort bien conserve. 

Michele Manzolo de Parma (1476, io Avril). 

663. Boccacci, Giovanni. Incomincia lopra de lo elegantiifìmo poeta & 
ora I tore grauiflìmo miffer Ioanni boccacio da Cer- | taldo Fiorentino 
chiamata per nome Ameto onere (sic) | ComcEdia de Nymphe fiorentine. | 
(A la fin :) FINISSE Lopra elegantiffima del eminente poeta | et oratore 
Ioanne boccacio da Certaldo firentino | chiamata Ameto onere Comoedia 



TREVISO 1 1 1 



Fr.cent. 

de le Nymphe fi | tentine. Impreffa ne la amoeniffima cita di Treuifo [ per 
mailtro Michele manzolo parmefe nel anno | de gratia millefimo quadrin- 
gentefimo feptuagefimo | nono al decimo de kalende Decembre (1479) 
in 4. Vél. [Hain *^2^y], 150. — 

I f. bl., 82 S, n. eh. et i f. bl. (sign. a-1.). Caractères ronda; 32-33 lignea par page. 

L*imitnié, en lète du f. aii, eat suivi du commencement du texte : ( ) ERO CHE GLI ACGIDEN | ti 
uarìi, ... etc. Après la souscrìption qui se trouve en tète du f. 82 : UIERONYMO BONONIO TRIVISANO i 

Nymphe : Satyrì : phauni: & gli altri dei | eie. (sonnet de 14 lignes), puis LAVS DEO. | Au irerso du 

méme f. : .P. .T. | Furon duo trombe che damor fonato | etc. (sonnet de 1 \ lignes), à la fin le mono- 

gramme RS. 

Exemplaire grand de marges ; tout à ^t complet, avec les ff. bl. et conserve dans sa fraìcheur originale. 

664.Eusebius Pamphilius, Episc. Caesariens. EVSEBIVS PAMPHIU DE 
EVANGEUCA PRAEPARA | TIGNE A GEORGIO TRAPEZVNTIO TRA- 
DVCTVS I (À la fin :) Eufebii Pamphilii de euangelica praeparatione opus 
a doctidìmo utriufque | linguae interprete georgio Trapezuntio e graeco in 
latinum uerfum Micha j el manzolinus parmenfis exactidima impredìt dili- 
gentia Taruifii Anno | humanitatis Chrifli. M.cccclxxx. prìdie idus lanuarias. | 
(1480) pet. in fol. D.-vél. [Hain *6yo2], 50. — 

I f. bl., 106 ff. n. eh. et I f. bl. (sign. a-p) Caraet. ronds ; 46 lignes par page. 

Le recto du prem. f. porte, en haut, une poesie : HIERONIMVS BONONIVS TARVISANVS | (8 lignea); 
puis: Index quid quoq^ euiufq^ libri capite contineatur.... Cette table va jusqu'au verso du 2. f. Au recto 
du3. f. : AD SANCTISSIMVM PAPAM NICOLAVM. Q GEORGII TRA | PEZVNTII IN TRADVCTIONE 
EVSEBII PRAEFATIO. | L'iniitulé cité plus haut se trouve au verso du mème f. Au verso du f. 103: 
EVSEBII PAMPHILII DE EVANGELICA PRAEPARATIONE j LIBER DECIMVS QyARTVS ET VLTIMVS 
HNITVR. I Au recto du dem. f.: CLARISSIMO IVRISCONSVLTO ALBERTO VO | NICO TARVISANO 
HIERONYMVS BONONIVS ( Au verso: EIVSDEM HIERONYMI CARMEN- | (5 disiiques) ; enfin Tim- 
preasum. 

Bel exemplaire compiei des ff. blancs. 

665. Maioranis, s. Maronis. Franciscus de, ord. Min. Scriptum super 
priraum sententiarum. (À la fin :) Fratris Fràcifci Maronis ordinis mi- | no:^ 
facra:}: littera:^ Iterptis. theologiceqj | ueritatif <pfefforis eximii. fup pmuj 
fnia:^ | fcriptuj finit. | Anno falutis nfe M°.cccc | Lxxvj.° p magifty. Mi- 
chaelem màzolo de | Parma triuifie feliciter impreffum. | Deo gratias. | 
(1476). in fol. D.-rel. [Hain *io534]. loo. — 

I f. bl., 244 ff. n. eh. et l f. bl. (sign. a, B, b-m, N, n-z, aa, bb) Caraet. goth.', 48 lignes et 2 cola, 
par page. 

Le texte commence sana aucun imitulé au recto du prem. f. (aii): [ ] IRCA Prohemiu^ | primi libri 

fentètia^ | Queritur prTo et finit au verso du f. 242. col. 2, par Timpreasum. Suit la table (ff. 243 recto- 

344 verao), qui finit : Deo gPas laus honorq^ potè- | flas impiu^ in fecula feculo!)^. | 

Un des premiers livres, si non le premier, imprimés par Michele Manzolo. — Beau volume rare. 

666. Plinius Secundus, C. CAII PLYNII SECVNDI NATVRALIS HISTO- 
RIAE LIBER . I . |(À la fin :) CAII PLYNII SECVNDI NATVRAUS HI- 
STORIAE LIBRI TRICESI- [ MISEPTIMI ET VLTIMI FINIS IMPRESSI 
TERVISIl DVCTV ET IM \ PENSIS MICHAELIS MANZOLI PAR- 
MENSE . M . ecce . LXXIX . RE | GNANTE SERENISSIMO VENE- 
TIARVM DVCE IOANNE MON- | CENIGHO OCTAVO KALENDAS 
SEPTEMBRIS. | (1479) in fol. D.-veau, dos dor. [Hain *i3092]. 125. — 

I f. bl. (nianquc)> 358 fF. n. eh. et I f. bl. (manque) (sign. a-z, &, 0, if, A-M.) Caraet. roads; 50 
lignes par page. 

Ati recto du prem. (. (sign. aii): HIERONYMI BONONII TARVISANI AD IOANNEM BOMBENVM | 
AMICORVM OPTIMVM PRO. C. PLINIO SECVNDO APOLOGIA. | Au verso du 3. f. : EIVSDEM HIE- 



• % -^^ 



1 1 3 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



Fr.cert. 

RONYMI BONONII CARMEN EX | ILLVSTRIVM OPERVM ARGVMENTIS. | Ce poème, de 2i distiques, 

est date ; TARVISII TERTIO IDVS | OCTOBRES MCCCCLXXIX. | À la page opposée ; CAIVS PLYNIVS 
MARCO SVO SALVTEM. | Au verso da f. 4 se trouve le titre cité plus haut, au verso du f. 353 l'imprea- 
sum. Puis : Ad uenerabilem & ornati flìmum uinim Nicolaum Rauacaldum. I canonicum permenfem : (sic) 
Philippi Broaldi (sic) Bononlenfìs epiftola. | Au recto du f. 358, à la fin de cette lettre : AMEN, i Le verso 
est blanc. 
Le commencement du IL livre est omé d'une superbe initiale en or, entouré de fleurs et d'ornements 
• peints en couleurs. Au pied de la page une couronne de laurìer. Les autres initiales sont peintes en rouge 
et bleu. Ezemplaire bten conserve à Texception dea prem. ff. et des dem., qui ont peu souffert par quelquea 
taches d'humidtté à leurs maiges. Du demier f. il ne reste que le texte découpé et monte. 

Hermann Liechtenstein de Kòln (1477, 2 Avril). 

667. S. Bonaventura, ord. min. Quaestìones super secundo sententianim. 
(A la fin :) Religiofi pfìs Bonauenture ordinis minora | veritatis theologice 
(pfeflbris eximii. facreqj | apofìolice fedis cardinalis fuper fecundù fen- | 
tentiai^ fcriptum finit. Anno falutis nodre | Mcccclxxvii. per magidrum 
Hermanum | lichtenftein Taruifii feliciter impreffum. | (1477) in fol. 
D.-veau. [Hain *3539]. 60. — 

334 ff. n. eh. (sign. A-R, a-r) Caract. goth.; 2 cols. et 49 lignea par page. 

Le texte commence au recto du prem. f. (sign. A) sana aucun intiiulé proprement dit : [ ] OLVM MODO | 

Hoc inueni q* de' fé | cerit hominem rectu^ | et ipfe Au verso du f. 331, col. 2, la fin du texte et Tim- 

pressum. Au recto du f. 332 : Tabula eiufdem libri. | Cette table va jusqu'au recto du f. 334. Le verso 
est blanc. 

Très bel exemplaire sor papier fort, grand de marges, presque non rogné^ avec nombreux témoins 

Bernhard de Kòln (1477). 

668. MaiuSy Junianus, Parthenopaeus. De priscorum proprietate verborum. 
(À la fin :) Egregium opus Juniani Maij Parthenopei impffuj Taruifiae \ 
per Bemardù de Colonia foeliciter explicit. Anno. M.cccc.lxxvij. | in fol. 

Vél. bmem. à froid, ferm. [Hain *io54o]. 150. — 

330 ff. n. eh. (sign. a-y, aa-U). Caractères goth., 2 cols. à 51 11. par page. Le recto du i. f. bl. Au verso 
le « prologus • de Tauteur, adressé à Ferdinand I roi de Naples, et impr. è longues lignea. Le texie com- 
mence au recto du i. f., col. i : [ ] COMPOSITA PLERVM 1 que fepationem fignificat : 11 finit au verso 

du 329. f.: Zutus Eoli filius ex lepatia. Homer\ x. | OdyiTec. | FINIS. | Au recto du dernier f. une épltre, 
imprimée à longues 11. : Junianus Maius magiftro Henrico archiepifcopo ache | rontino regioq» confeffori 
plurimu^ ferendo. | En dessous Timpressum ; le verso est blanc. Belle impression fort rare corame toutes les 
productions de ToHicine de Bemardus de Colonia, qui n'imprimait à Treviso qu'en passant, en 1477 et 1478. 

Magnifique exemplaire rubriqué sur papier fort, grand de marges, sana la moiodre tache. 

Bartolommeo Gonfalonieri de Salò (1478). 

669. — De priscorum proprietate verborum. (À la fin :) luuiani (sic) Maii Par- 
thenopei Liber de prifcorum proprietate uerborum finit. Bartholo- | maeus 
Confalonerius Brixienfis impreffor folertiffimus Taruifii impredit. Anno. 
Sai. I MCCCCLXXX: pridie kalendas Apriles. Lector Vale. | (1480) in fol. 
D.-veau. [Hain *io54i]. 50. — 

324 ff. n. eh. (sign. a-if et A-K.) Caractères ronds; 49 lignes et 2 cols. par page. 

Le recto du prem. f. est blanc et le verso porte TÉpitre dédicatoire : IVNIANI MAH PARTHENOPEI 
AD INVICTIS. FER | DINANDVM REGEM IN LIBRVM DE PRISCO | RVM PROPRIETATE VERBORVM 
PRO I LOGVS FOELICITER INCIPIT. | Le texte du lexique commence en tète du f. sign. aii, sans intitulé : 

[a] COMPOSITA | PLERVM Q.uE | SEPARATIO- | NEM SIGNI- | FICAT : Il finit, au recto du f. 323. 

par le mot rikov \ Les deux pages suiv. sont occupées de 2 lettres [« luuianus (sic) Maius magiftro Henrico 
archiepifcopo ache- | rontino regioq^ confeffori plurimum ferendo. | • et « Bartholonueus Partheniua Gir. Fran- 
cifco Throno Ludouici. F. Patricio Veneto | Integerrimo. S. | »]. du petit régistre (Speculum huius libri.] et 
de l'impressum. La dern. page est bianche. 

Les coins inférieurs des prem. ff. sont tachés d*eau et raccommodés. Les dern. ff. sont peu piqués de vers. 
Du reste rexemplaire n*eat pas mal conserve. 



TREVISO — TRINO VERCELLESE — TUBINGEN 



"3 



Fr.cent. 

Giovanni Rosso de Vercelli (1480, 26 Aoùt). 

670. Livius, Titus, Patavìnus. Historiae Romanae Decades. (À la fin:) Has 
Titi Liuii Decades a Luca porro quàdiligentiffirne re cognitas: (sic) Tar- 
uifii Ioannes Vercellenfis | impreffit Anno falutis Millefimo quadringen- 
tefimo octogefimo quinto. | (1485). in fol. Veau pi. dorè s. les plats et le 
dos. [Hain *ioi36]. 50. — 

I f. bl. (manque), 234 ff., dont le 106. est blanc, et i f. bl. (nutnque), (sign. a-n, «a-ll, A-H) Beaux ca- 
ractères ronds. 59 lignes par page. 

Au recto du prem. f. : IO. AN. EPISCOPI ALERIENSIS AD SVMMVM PON. PA VLVM. II. VENETVM : 
ET MAR- I CVM SANCTI N ARCI CARDINALEM EPISTOLA. | f. 2, recto, 1. 47-48 ; L. PLORI EPITOMA 
DECADVM QVATTVORDECIM. T. LIVII PATAVINI HISTORICI | IN CENTVM ET QVADRAGINTA 
LIBROS DISTINTVM («ic) FX LIBRO PRIMO. | Au recto du f. 17 : T. LIVII PATAVINI HISTORICI 
DECADIS PRIMAE LIBER PRIMVS. | La 3* decade commence au f. 107 et la quatrième au f. 191. Le texte 
finit au Terso du f. 254 : FINIS. | puis Timpressum et le rtfgistre. 

Belle impression peu commune. Exemplaire fon grand de marges, avec témoins, assez bien conserve. Nom- 
breuses annotations marginales d^une mata contemporaine. Pftr une erreur le relieur a mis la 4* decade 
ayant la 3.me. 

TRINO VERCELLESE (1508). 

67 1 . Calepinus, Ambrosius. AMbrofius Calepinus | Bergomèfis profelTor 
deuotidlmus ordinis | Eremitanim fancti Augudini obferuanti^ : | Dictionum 
latinanim : t grecarum interpres | perfpicaciflìmus : omniumqj Vocabulo- 

rum I infertor acutifììmus : (À la fin:) ([ Explicit Dictionarium nouum 

Ambrofij Calepini. Impreffum | in oppido Tridini dominij IllufirifTimi & 
inuictifllmi, domini, d. Bonifacij Marchionis Montifferrati. per No. virum | 
Bemardinum lolitu^ al's de ferrarijs dictum ftagninum pdicti loci. Anno 
natiuitatis dfli noftri lefu chrifti M.cccccxxj. | Die. x. Aprilis. | (1521) 
in 4°. Avec un bel encadrement de titre, 2 marques typograph. et plus, 
belles initiales. Cart. 40. — 

389 ff. eh. et I f. bl. Petits caract. ronda, à 2 cols. par page ; titre, préface etc. en caract. goth., et en 
rouge et noir. 

Cette édltion, une des plus anciennes du fameax dictionnaire latin, fut faite par les Augustins de Bergamo, 
et imprimée daas la petite TÌlle de Trino Vercellese. De cette Title plusieurs des plus acti£s typographes 
▼àiìtieos sont sonia. Bernardino Giolito, ou, comme il s appelait d'ordinalre, Bernardino Stagnino impri- 
soatt déja vers 1512 à Venise. — Bel exemplaire bien conserve. 

TUBINGEN (1498), 

Johannes Otmar de Reutlingen (1498). 

672. Biel, Gabriel. Sacri canonis | miffe Expofi | tio in alma vniuerfi- | tate 
Tiiwingèfi I ordinarie lecta | (À la fin :) Finem cepit hec facri canonis 
miffe lectura | in alma vniuerfitate Tubingfl Anno Domini | 1488. quarta 
nouèbris Vifa deniqj eft atqj | reuifa. t cu ^jthotipo aufcultata. opa et 
lucu- I bratòe fedula Eximij viri wedelini fteinbach | facre theologie <pfeff^. 
in pfato gymnafio lec- | ctoris ordinarij. ficqj accurate elimata (lòge ampli^ 
4j por euaferit impffura) librario:^ ca- | racterifatòe in lucè cpdijt. Expenfis 
Foderici | meynberger in vigilia fancti Andree. Anno | dfli. 1499. 2c. | 

in fol. Avec une fig. gravée s. bois. Bas. [Hain *3i79]. 100. — 

336 ff. n. eh. (sign. a-2, A-Z, 2, d) Caract. goth. ; 53-54 Ugnes et 2 cols. par page. 
L'intttulé se trouve au recto du prem. f. ; le verso est blanc. Au recto du f. 2 : Prologus | Sacri canonis 
miffe expofitio refolutìflima. littera | lis ac miftica. difloluds fimul t Ccola | dica dubia. circa eucariftie fa- 



» ' 



114 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



crofan | cte mifteria. viri q^ precipui mg^i Ga ] brìelis biel facre theologie licèciati | peritiflìmi. p eundem or- 
dinarie in al I ma Tiiwingn vninerfitate lecta Ex I viri clariflimi (ingenii quondS acerri | mi magiflri Egge- 
Ungi de brunfwig | facre iheologic licentiati «pfiindiflì- | mi. vita piter t doctrina pfulgidi) le | ctura. in inflgni 
metropoli mogunti | na ad clerum 4)nunciata declarata Z. \ expofita. paucis omifTis. plurib' ad- | ditis ae mu- 
tati», q^ accuratiflìme co | portata. Incipit feliciter. | L'impressum se voit au verso du f. 320. Au recto du 
f. 321 : Ad facerdotes de buius opcrìs vtiiitatc ^ necelfitate Epigramma Haìnrici Bebel lu | ftingenfìs. | (16 
lignea), une lettre de Wendelin Siainbach à Friedrich Meynberger et la table alphabétique. Au recto du 
f. 336 : Finis RegiAri | Le verso est blanc. 

Au recto du f. 41 un beau boia ombre de traits raids ; 94 s. 69 mm. : le Chrìst en croix, la Vierge, St. 
Jean et 2 autres personnages. 

Bel excmplaire d'une édiiion non commune. 



Fr.cent. 



673. S, Athanasius, S. ATHANASIVS IN | LIBRVM PSALMORVM | nuper 
a Ioanne Reuchlin integre tranflatus. | (À la fin :) Capnion è grxco in la- 
tinum traduxit pridie Idus | Sextiles. Anno M.D.XV. | Tubingae apud Tho- 
mam Anshelmum. i (1515) in 4°. Avec une très belle bordure de titre 
gravée s. bois. Cart. 25. — 

20 S. n. eh. Caract. ronds. Jolie bordure formée de deux colonnes baroques et animée d'anges, d arabes- 
ques etc. L' ouvaage est dédld a lacobo Aurelio Questembergo w, et dans la préface Reuchlin raconte sa 
dispute avec Hochstraten. — Le prem f. est réemmargé. en bas. 

674. Reinhold, Erasmus, Salueldensis. Prutenicae tabulae coelestium mo- 
tuum. Tubingae, apud Osuualdum et Georglum Gruppenbachios, 1571. 

in 4**. Vél. 25. — 

Contenu: i. Titre, dédìcaice {Alberto marchioni Brandenburgensi, duci Prussiae) etc. 8 £F. 3. Logistice scru- 
pulorum astronomicorum. 66 fiF., 2 ff. n. eh. 3. Canones Prutenici, 13 fF. n. eh., i f. bl. 4. Canones tum 
medior. seu aequalium motuum tum prosthapbaereseon etc. 143 ff. i f. n eh. — Ouvrage fare et fort peu 
connu. — Le nom de Tauteur a été rayé par la censure. 

675. Reuchlin, Johannes. IOANNIS REVCHLIN PHORCENSIS | LL. DOC- 
TORIS LIBER DE | VERBO MIRIFICO | (À la fin :) Tubingse ex sdibus 
Thomae Anshelmi Badenlìs | Gal. Augufti. Anno M.D.XIIII. Sub | illuftri 
principe Vdalrico | Vuirtembergen. | (15 14) in fol. Rei. 40. — 

61 ff. n. eh. et I f. bl. Beaux et gros caract. ronds. La dédicace, de Conradus Leontorius de Maulbronn. à 
Jacob Wimpfeling est datée : Spir^ . xi. Kal. Maias. M.CCCC.XCIUI. Très belle édition de cette dia ertation 
interessante sur la cabbala et le gnosticisme. Superbe exemplaìre grand de marges, avec témoins. Q.uelqucs 
notules d'un savant du XVI" s. 

ULM (1473). 

Johannes Zainer de Reutlingen (1473, u Janv.). 

676. Albertus Magnus. Opus de mifterio miffe. Domini fris | Alberti ma- 
gni: quondam Epifcopi ( Ratifponenfis Incipit feliciter. | (A la fin:) Opus 
de mifterio miffe Dfli Alberti, mag** | autoritate radians ; In quo nicbil 
traditur | aut docetur, quod non fcriptura:^ dignis | teftimonijs comprobet"; 
In opido imperiali | Vlm, per lohannè czeyner de Reutlingen | fuma cum 
diligentia impreffum. Anno a natiuitate domi Nrcccc^'.lxxiij. Die xxix. | 
menfis Maij Felicit" finit.) | (1473) in fol. Avec un joli encadrement. Rei. 

orig. d'ais de bois recouv. de bas. rouge ornem. à froid. [Hain *449]. 250.— 

135 ff. s. eh. ni sign. (le f. 92 est un demi-feuillet qui est inseré dans le Cahier) Anciens caract. goih. ; 
33*34 lignes par page. 

Au recto du prem. f . : { | Peris materia ^fentis, eiufq^ tabula fiue regi | ftrum, fub numero fòlionim et 



k 



Mfi^TRT—^ 



Libo biblitmsTJiUaiFfalìnsnuin 
inlctpfniuionuin^bilio'iiruni ac 
figniap r «ttena noiiijrrftamenn 
prrapnmno innpii Iriinirr 

Viri jiiin pcr> 

Rluani'ilBro 

Itctarua ptur 
taim Trmin: 

nuntHiif rna 

'< 'hnDt.AfrcM 

poft menili;» US jpntiiiin (rnHuiHrum 
Figiita*iit(nonrupnbBitii(gcporitiencs 
n0mlt*rni^iiniTnponii|imioiiili)iirt<f 
ifpentrt Figura* Ufiibolii* rcnptarii)i, 
Omìh tm rmptum cti^i auBiiot bpitn* 
■nimfl Autrici paboUin aiiiirtipinantt 
inp'vnba rapitnium*! (nigm^ta («rum 
Otcnlmy pionirbio;] c^quirifii in abRò: 
Citia pnbBlapautrrnbicui : htiu psmnit 
pian «t-n*ai>fFr<F-I^3'>u'" •>>>1>>«ìFb 
dliTnuir traSaniIumCi marali^ationc 
aliquap Figurar nm biblirbut opfninto 
inrtrCTcìai pautaa e mulcia tligtrciipltr 
(JtpcrKetaotaqporiKruntaeaaoiibua 
M dloF» tliji moralcm <;ipeliiiontmi nò 

pro[tltornga:9>neiimrniBamcnirT0i 
miittri vd nnart btvtio ac Irid inrtlltc 
tu fie[urap.bFllonap n migmntum.Cum 
nurri irnuitatim ingcnii tuonò bcttat 
9) mitrai liti tamnibun mflniini Tuamf 
picrcriiin rum Tanai fi baasira nitbit 
iniaSniii-tolutfrbiinitrtrt.'ntciulHiFiti 
91 nito> FatibuB rolim «ftiunct.Ttb Te Ima 
(go iliquB» Figum» m agia noiabiln rli 
gtrr intcnbc r (juaa roliim rnpcrFiciiilirti 
jtum ab rimplicium inFonnaiient vntra 
iuBitautroinb morra a|plicnrc propona. 
Vite DUI i)ut ponHm !;■• mi^i artnbno<q& 
pn mul top fti3n ni ohrtarrA in mnltia 
panibuaipiopmtvtrbia'Vtlfnqavriljui 
Ili ri ugno frai fi un gì inil}ipliituitalin>Ì 
glorta,ni ■--■--■ 
«trogarr. 



, ingtnqa 
b I <p «gnulquirg infilo 
rmrnbabunbai.imnpfaiabMnoa.rt* 



€tib(« nen ignoro 91 baiauii nanmttit 
lUplictr :li aliu« (ina labona uopii Fibi 
atriibiMi K afcribat I B nlifno p»tba [tli 
ttgaf 

Ciipitalum primumi 
^••"^fina in munfti crtatiant ante 
*j| Ijoniiiiinn^ magi* nictlTiiriii 

"" ^ t J/ ynmo 61 tp omnium luo^ fm( 
«iltutctuiaarmibM*elFugnuit1!nnbt\ 

nqniip rilKtuirquc nqun* Tupiriarta ab 
ìnf«iDribiis biuiTil-?VqQa*ci(iBittiTtia 
(ntotun vnara col)tTtuir<Gi ariSnnnipa 
TntannttBait:(iariBflm vota Hit ttrmin 
■qnafytonjrtgataa qintia nominauin 
polita numi inctpir ttrra btiban «•xn 
KmiailignaFTuaiFtTa grnninartiligniigi 
Il I) trbr ccptf r Fruàua K Fcmi a piotrtart' 
OfinOrmrqrro Otus Suo luinann in Fii 
tnammroperuii-Oua} Imarui magnai 
Tq Foltm n lunafCm ulttp Biti alrtp roA 
pittlT<t)Forinauir>Clainie vp Biini|ui* 
crtauu pifcttiqui innquia rrmanr«unli 
n volutrtD 4ui rarfam ab atra -vclaucfi 

rtprilianbtftiaarii lanStm bommtn ac 
naii'iprnnyìn partihra l««uit;ailitiii 
ftf ftitbuaopoaruaconramauir.'aiiiitin 
fmcrtatanip «ircrtnoncm Forma nit-fn 
faprimo vera Bit Itgitur quifliiiTi a ni^il 
f rtrcr iprum ttitm « nua Fan ^iFicationt) 
itnlTt>C^tfÌt«ibtt9)ficBtnaltF)abuit 
inilKusmnnbi maioriacrcanont&icrc 
fjab et quoti bit in minoiiarcilic{l}emima 

VTJicatrgoipluitcrcFiMa firtnamtniii 
ti) Fpts Aq Tuptriort* Funt a B(0 intmiiTt 
tribù lati ontaAqut vtro inFerioitsIunt 
a carne nsTitiitt* mnptacionca Tirra 
tD torpuaj l)irbcai arborts funi bS opai 
^ftuB ai rimina Fnnioiriutta amcriiv 
luminaria Rgnificant OiFatnoncm S^at 
(Iti no p Fapinriamiliinn ticTnopnoniii 
pirciBquifpruntinaqnHtigniFiimitbo 
notiont^iTsIucTn Rliffinm omnptacJ{ 
Jumtnta pauptp abiulonu*irubutiKÓ{ 
KtptiliaatiopeolopDpnrrioncm -fitllit 
fìgnificanl btmonum H viciop Dnf ncót) 
nomovnoiaBimagintiiibnFaau*. be 
tìgn aimoraliabDininvscomporiiionnnl 



- Berchorius, s. Bertorius, Petrus. 



ii6 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 

Fr.cent. 

677. Berchorìus, s. Bertorìus, Petrus, ord. S. Ben. Liber biblie moralis 
expofitionum | interpretacionumqj, hiftoriarum ac ] figura:}:, veteris nouiq^ 
teftamenti | peroptimus incipit feliciter | (À la fin :) (E Infinita dei cle- 
mentia. Finitus eH \ liber moralizationum biblie in eiufdem | laudem t 
gloria^ compilatus 1 ac per in | duftriù Johanné zeiner de Reutlingen | artis 
imprefforie mgfm (non penna fed | (lagneis caracterib*^) in opido Vlmenfi 
artificialiter effigiatus. ([ Anno incar- | natiòis dfli Millefimo (^dringente- 
fimo- I feptuagefimo^rto ! die fo aprilis nona.) | ( 1 474). gr. in fol. Avec 
une délicieuse bordure et grand nombre de belles initiales gothiques gran- 
des et petites. Rei. origr peau de truie richement ornem. à froid. [Hain 
*2794]. 400.— 

266 ff. 8. eh. ni sign. Gros caract. goth. : 50 ligncs et 2 cols. par page. 

La première page est ornée d'une charmante bordure gothique de fleurs et feuillage, occupant Ica mai^es 
sup^rieure et intérieure ; au coins la figure d'un fou. Le texte commence ioimédiatement après Tintitulé cité, 
au recto du prem. f . : [ ] Vm iam per | opacam nate | filuam, .... II finii au recto du f. 26Ó, col. 2., I. 15- 
16 : ... vbi de xij. men | fibus inuenies aliter expofitum. | Puis l'impressum. Le verso est blanc. 

Les nombreuses initiales gothiques sont copies d'originaux très ancieos, empruntés à quelque maauscrit 
du X* ou du XI« siècie. 

Superbe exemplaire sur papier fort, grand de marges, avec beaucoup de témoins. 

678. S. Hieronymus. Vitae patrum. (À la fin:) Liber Vitafpatrù fancti Hie- 
ronimi cardinalis | pfbiteri f'm alphabeti ordeiné (sic) bene regiftratus | 
impreffus per lohannè Zainer in opido Vlm | Finiunt feliciter. [ (ca. 1480) 

pet. in fol. Cart. [Hain *8594]. 100. — 

CCCLXXV B. eh. et i f. bl. (mtnque) sans sign. Gros caract. goth. ; 39-40 I. par page. 

Au recto du prem. f. : Folio | Incipit fplogus fancti Hieronimi cardina | lis. pfbiteri in libros Vitafpaty 
fancto;^. I Egiptio^. etiam eo^ qui in Scithia Thebaida. atq^ Mefopo | tamia morati fùt : non folù quos oculis 
vidit. maximoq^ labo | re 3fpexit: ve^ Z qmplura a fide dignis relata 3fcripfit notabi- | li diligentia. Deniq^ 
alio^ etiS autèiico^ libello», fidelit* e gre | co in latinù traftulit: et ab aliis tranflata prò fui pfectione hnic | 
operi inferuit | Au recto du f. ii, 1. 3-5 : Explicit 4>logus. | Incipit narratio de fancto | Johanne egiptio here- 
mita. I Au recto du f. CCCLxxv, 1. 30: ... in fecu*a feculo^ Amen. | plus bas l'impressum. Le verso 
est blaoc. 

Les lo fi^. de la table manquent à notre exemplaire. Au reste c'est un très bon specimen des plus ancien- 
nes impressions de Johann Zainer. 

URBINO (1493). 

679. Euclides. De gli elementi libri quindici con gli scholii antichi. Tradotti 
prima in lingua latina et bora nella nostra volgare da Federico Comman- 
ditto da Urbino, et ccn comment. illustrati. In Urbino, appr. Domenico 
Frisolino, 1575. in fol. Avec figs. mathémat. grav. s. bois. Vél. 25. — 

Fort volume non commune. 

680. Hero Alexandrinus. Spiritalium liber. A Federico Commandino Ur- 
binate, ex graeco, nuper in latinum conversus. Urbini 1575. gr, in 4*. 

Avec nombreuses figs. grav. s. bois. D.-vél. 30. — 

2 ff. n. eh. et 80 ff. eh. Caract. ronds. 

{À suivre), 

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Qiefredacteur : R. Freiherr von Seydlitz. 



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vement artJstìque, des ventes importantes, des exposìtions, des collections 
publiques et particuHères, etc. 

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EXTRAIT DU SOMMAIRE DES DERNIERS NUMÉROS 



Frimmbl, Dr. Th. v^ Bilder von sellenen Mej- 

stem. 
FuKTWABNGLER, Uitivcrsitats-Professor Dr. A., 

Die knidisclie Aplirodite des Praxiteles, 

— Aphrodite Diadumene und Anadyomeile. 
Gaupp, O., Die Wallace-Ausstellung in Hert- 

ford-House. 
VOLL, Privaldocent Dr- Karl, Die J ah rh under t- 

Aussteilung der franzOstschen Maleret in 

Paris- 
Stkttner, Dr. Tli., Vom Sammeln. Eine Flan- 

— Das MQnchner KQnstlerrest voti 1840' Eagen 

Neureuther. Gottfried Keller. 
Sbvdlitz. R. Frhr, v., ErOffnnngr des neuen- 
Bayerischen National- Museums. 

— Der Sieg des bionden Haares in der Kiinst. 
KoCH, GGnther, Die ScliabkuiisC in England 

bis zum Ende des 18. Jahrhunderts. 



Berenson, Bernhard, The drawings of Mnn- 

Bbrling, Prof. Dr. K., Eine wertvolle Schen- 

kuiiK an das Kgl. Kunstgewerbemtueum za 

Drcsden. 
Bassermann-Jordan, Dr-E.. N jerwerbnngen 

des Kgl. Bayer ischen Nationul-Mtiseums. 
Halu, Dr. Ph. M., Deutsche Kunst in Ita- 

lieo im Zeitalter der Gothlk und Renaisfiantx. 

— Die Plastik des Quattrocento in der Ausstel- 

iiine der Secesston. 

— Nikolaus Gysis. 

Fred, W-. Wiener Ausstellnngen. 

Helbing, H.. Lose Biatler zur Geschichte der 

vervi el (SI tìgenden KOnste, 
GuiFFRBv, Jean, Attaché nu Musée du Louvre, 

Rècents remaniemenls au Musée du l^uvre. 
BuLi^, Dr, Heinrich, Ein attisches GrabrefieT. 
Ostini, Frite von, Boecklin. 



V."}.! 




La Bipliofilia 

Raccolta di scritti sull'A rte Antica in 
Libri ^ Stampe ^ Mano scritti ^ Auto- 
grafi e Legature ^ ù^ ^ ^ ^ ^ 

diretta da LCO S. OlSChkl e3* =2* ^ 




•'l^^r^.tvi ij '^j<^'^T,^ 2-t CI 5/iTTni on^n^^ c^n C'i!>crtina 

'. \fT':zifj ci 3 Lire, ca tutti i 



rff *■ .«»■ ' « '^■*' ■ ■» *-- - «^ -' 



\^'<i''y.r /<.':: /iz.Vj ^r.r.j^j- a»! ur.a serie <i: •ii'iici di- 






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:I primo ^A \\ secando volume cr-mpleti al p»rezzo ridotto di 
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VjMNfARIO DEL PRESENTE FASCICOLO 



^^y^^^^'T-'-^-^ 



\jc% 'i^rvtifit /i^ VMJVjt:^ (jzW.^ /IL Ja^ajt). — Con 3 fliastrazionf p^- 118 

1^ \/,ìAif/fij2liZ \*OTicz al Oifigres^o intemazionale di scienze storiche convocalo in 

B^ria p^;r la primavera del iy>2 iC- Lozzi 134 

L* hA\^AÌzu/rte czrtffiirniicz di Milano (Ettore Verga). — Con 14 illustrazioni .... 142 

I/^ i^/Karif»i*fa^ dii P'r^t der Buchdmcker (Heinrich Heiden-heimer). — Coo ona iilustraz. 164 

U*s^^:fnu/ftu ' ( jfjfì to illustrazioni 169 

//, J4>/^M»x«f fiWAffk't. L»'U • Ciru di Cartello (D. Michele Faloct PHli^nani». 

(!//itrrkr (in Pari% (ftKiu Dam»» 176 

V«,'* ^ U '/,..*' i.'/f, f//#m-4T - f-'* remAfiiemenu de la Biblioiheque natioiule. — Exposttion réirospectÌTc 

Nr/tizic (L S, 0„ 180 



f/ht -!>! "/fijrrrM/, KiKii','^t!thto di V'cociia. — I.'ahhondsnzi dei libri. — 11 prezzo degli oggetti 
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d*arte. — La 
ana Biblioteca. 

- tjt f/fifii* *'Ufy>w tr$ ioiio di Shi«k> *{.';are — l-a Bibbia della' Re|;ina Vittoria. — La biblioteca del prìncipe 
hhffj'iu^ ntu'> ^i'>tlinttu, — l,'n Ui,fo d orr miniato dtl XV «ecolo del Card. Zelada. — 11 Mnseo d'Alessandrìa 
ó yntuo, • • 'ttttmf.otiH ioti i*<tt/ìf/ne ctruv:a. — li riposo fcMivo nel XVII secolo. 



Vendile ptjbhiiclie 184 

Necrologio 186 

Corriipo()dcn/.a 187 

MonurtKinta typographica (Lko S. C)lschki). — Con 5 facsimili 189 

Vittr/ii. 



^ 



Volume lil Luglio-Agosto-Settembre rgor Dispensa 4'-5'-6* 

La Bìt^lìofilia 

RACCOLTA DI SCRITTl" SULL'ARTE ANTICA 
IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



LES DESSINS DE JACQUES CELLIER 

ARTISTE RÉMOIS DU XVP SIÈCLE (*) 



L est bien rare que nos artistes du XVI* siècle se présentent à 
nous avec un état civil compiei, avec la liste autheiitique de 
leurs ceuvres et le dctail précis de leur existence. II faut, au 
conlraire, !a plupart du temps, suppléer aux lacunes de nos 
archives en recherchant ailleurs des mentions par lambeaux 
et sans suite suffisante pour retracer le tableau de leur vie 
laborieuse. Heureux, du moins, ceux dont il reste des recueils 
dans nos dépóts pubitcs, car ils nous ont ainsi transmis les 
meilleurs secrets de leurs efforts ! 

Tel est le cas pour Jacques Cellier, le très fécond dessl- 
nateur, calligraphe et musicien, dont il reste à la Bibliothè- 
que nationale et à la Bibliothèque de Reìms deux précieux 
recueils manuscriis. Gràce à ces documents qui se complètent 
l'on par l'autre, nous avons des spécimens incontestables de 
son talent multiple, de la souplesse de son esprit aussi bien 
que de l'habileté de sa main. En outre, nous connaissons, par 
les arnotations de l'auteur lui-mème, des dates du plus hatit 
inférét pour sa biographie. Nous savons ainsi qu'il habita quel- 
que temps Laon, oìi il tint l'orgue de la cathédrale, et qu'il 
(ui en relation avec Claude de Lisle, gouverneur de cette ville. 11 habita ensuite Reims, 
oii il se qualiiìajt en 1597 de précepfeur de jeunesse et d' « organiste de l'église Nòtre- 



'^ 



H. JADART 



» (i). Il acquìt, de son vivant, une part de celebrile pour sa coUaboration à l'oeu- 
rudite de Francois Merlin, ancien contròleur general de la maison de Marie-Elisabeth, 
inique de Charles IX, et par la présentation qui en fut faite au roi Henri III en 1 587. 

Les mentions de ces recueils ne nous apprennent, en revanche, ni la date de la 
nce de l'artiste, ni celle de sa mon ; mais, d'après les circonstances résultant de 
Ijours successifs à Laon et à Reims, on peut conjecturer qu'il naquit vers le milieu 
Vr siècle, et mourut vers 1620 dans la seconde de ces villes, devenue sa patrie 
ption, si elle n'était celle de son origine et de sa famille. On l'a toujours considéré 
le artiste rémois [2). 

Ce fut, en effet, à Reims qu'il travallla, de 1587 à 1618, à ses plus beaux ou- 
> et composa les deux recueils que nous possédons. Ce fut pour Reims qu'il des- 
ia pian très remarquable des monuments et de l'enceinte de la cité, sa demière 
ì probablement, car elle ne fut gravée qu'en 161 8, et son nom y figura comme 
enteur », c'est-à-dire dessinateur, d'après les comptes de la ville (3). Ce fut enfin 
t cathédrale de Reims, dont it était l'organiste, qu'il exer^a plus particuHèrement 
ptitudes au trace des monuments et à la reproduction des décorations d'art. 11 des- 
jinsi l'ancien orgue avec son buffet gothique, les portails, le pian general, le laby- 
; et le jubé (4). 

En outre, le nom de Cellier, bien que détìguré, se trouve avec celui de Baussonnet, 
s dessinateur rémois, son contemporain et son compatriote^ dans un quatrain du 
s des feittfres de Michel de Marolles ; 



Hmtr Pane tt l'Eiuìn. Bolb et Pierri Gobile(;'. 

Cette citation est un titre d'honneur pour Jacques Cellier, qui se trouve place en 
jagnie d'artistes renommés et connus au delà des limites de leur cité natale. Mais 
ne peut nous foumir d'autres données sur sa famille et sa vie. 

Désespérant donc de trouver les matériaux d'une biographie défaillée de Jacques 
er, nous allons aborder plus spécialement la description de ses ceuvres dans les deux 

recueils que nous connaissions. Celui de la Bibliothèque nationale, provenant du 
nai de Bourbon et laissé par lui à Henri IV, est le plus important comme contenu 



(Il Ed 1^94, Jicquei Cellier te quallGaii d orginiile de r«gLÌK NÌIre Dime de Reimi. Aires foia lii'c) de l'égMta N«<re 
de Lioni. Rrniril il u, datist i It BUI. di Riìmi. f> II. 

leclure de M. Miiime Snuioe. /«ejuej CtlUit, dmlnaleir. XVI' liicit, noiiee donnant |g deuripiion ei I'iiuI^k du 
de deuii» de Jiequa Cellier conterrà au Obioet de minuKriii de U Biblioibique nuiaiule. 

(3I Sur la pitiecipelion de Jactjuei Cellier. comHe deuiaateur, k la confecIÌMi du grand pian de Beimi ffrti par Hupiti 
en tOiS. loir la oolice lur Jacquei Cellier de Mai. SuUine cii^e plu> baut el nAlre éliide lur la CMcagrafkit dt It 
'e Riimt. public en 1893 dana le volume de la AcunJo» da StcUlA da Beiux-Arli i Paris, a liite à pan en brochure 
p. 7 » ">. 

(4l Le Muiée de Rdmi ponède la Tue de l'aiuien iub4 de la calbcdrale lur un deuin 1 la mine de plomb par J.-J. Ha- 

datiinateur rfmoit conlemporaìn, d'aprii le de«in de Jacquei Cellier coaKrrf 1 la Biblinliique; nationale voir la de- 

on, accompagn^e d'une note biographlque sor l'ariiile, dansleC'ara/cgueiii Mtatt de Rimi, parCH. Loriqliet. i88t, p.30g. 

IS) Li Livrr da ptinlm il grtrian, par Michel t>E Makolle». . nourelle ^diiion pai OE0B0E5 DuPLESa». hrii. 

, 1855- P- W- 




1 



r 
1 



LES DESSINS DE JACQUES CELLIER 119^ 

■et comme étant le premier en date (i 583-1 587). Il est l*oeuvre, au point de vue litté- 
raire et scientifique, d'un savant de la Renaissance) peut-étre d'un religieux de Sainte-Ca- 
therine du Val des Écoliers, nommé Fran90is Merlin, qui s'associa commè copiste, ou 
plutòt comme calligraphe et dessìnateur, notre organiste rémois. La clef de leurs relations 
se trouve dans une lettre insérée dans les pièces finales du recueil de Paris. Cette lettre 
indique que l'auteur était à la recherche de « quelque honneste jeune homme qui soit 
propre pour en tirer service pour le faict de la piume > (i). 

Il ne pouvait mieux tomber que sur Jacques Cellier, simultanément dès ses débuts 
sans doute maitre d'écriture et organiste, apte par conséquent à des besognes multiples 
et variées. 

Le manuscrit de Reims fut executé à la suite de celui de Paris et d'après ses plus 
<:urieux éléments, notamment pour la traduction du Pater en vingt-six langues, On y 
irouve des dates diverses de 1570 à 1597. La dédicace, à cette demière date, nous montre, 
-comme le protecteur et le Mécène de Jacques Cellier, un personnage de haut rang mili- 
taire et civil à la fois, Claude de Lisle, seigneur de Marivaux, chevalier des Ordres du 
Roi, conseiller d'État, capitaine de cinquante hommes d'armes, lieutenant pour Sa Majesté 
en rile-de-France et gouvemeur de Laon. 

La suite des 66 feuillets contient autant de sujets d'art, de science ou de pure 
<alligraphie. Les noms et les dates offrent aussi un intérét historique en face des oeuvres 
de linguistique et de musique multipliées à l'infini. Personne ne l'a jamais, à notre con- 
naissance, analysé dans tous ses détails comme nous nous proposons de le faire. Il est 
peu connu, d'ailleurs^ n'étant entré qu'en 1898 dans un dépot public. Son sort antérieur 
^ 1859 "^^^ ^^^ totalement inconnu,* il parut cette année-là dans le catalogne, n^ 20, 
des Archhes bibliographiqttes publiées par A. Claudin, libraire à Paris, bibliophile com- 
pétent et bien connu. Un intelligent libraire de Reims, M. Brissart-Binet, l'acquit avec 
empressement, et il passa après la mort de ce dernier (1866) dans la riche bibliothèque 
formée par un bibliophile champenols, M. Eugène Deullin, d'Epernay. C'est à la suite 
<iu décès de ce dernier que la Bibliothèque de Reims en devint acquéreur au mois 
-d'aoùt 1898. 

Nous en donnerons donc un aper9u general et tcutes les particularités qu'un examen 
minutieux pourra nous révéler. Le manuscrit de Paris, bien que le véritable originai et 
le t)'pe de celui de Reims, sera ici l'objet d'une description moins ampie, car, outre 
les notices des catalogues officiels déjà rédigées, on possedè l'étude analytique qu'en a 
KÌonnée M. Maxime Sutaine et que nous avons indiquée plus haut comme un travail excel- 
lent (2). Le résumé que nous en offrons n'est pas notre oeuvre, c'est celle de notre col- 
lègue, M. Louis Demaison, qui a eu surtout pour objectif les monuments de Reims, et 
«lous le remercions d'augmenter ainsi nos renseignements du concours de sa science si 
précise. 



(i) Documem publié, avec des considérations et remarques curieuses, dans un artide sans signature du Courrier de la 
Champagne, journal de Reims, du dimanche i.er féTiier 1885. 

(2) Travaux de l'Académie de Ret'mSt t. XI, et publié à pan en brochure in*8®. 



I20 



H. JADART 



I. — Recueil de la Bibliothèque Nationale (i). 

Voici le titre general du recueil : 

Recherche des pìusieurs sitigularités par Francois Merlin^ conirolleur general de la 
maison de feu Madame Marie Eliyibeih^ ftlle unique de feu Roy Charles dernier, que 
Dieu absolve. — Portraicfes et escrites par Jacques Cellier^ demourant a Rcims. — Com- 
mencé /f 3* jour de mars 1583, et achevé le io* septembre mille V* quatre-vingt^ et sept^ 

Sui! la dédicace au Roi sur le premier feuillet : 

Sire^ come ainsy soit que la naissance m'ait fait nalurel subject et VelUction volon- 
taire serviteur^ de Votre Majesté^ voiant qu^en vous reluisoit non seullement Vymage de la 
generosité de vo{ illustres progeniteurs^ ainsy que de coustume les lyons genereux rfengen- 
drèt rien moindre que eulx mesmes, mais une gentilesse d^esprit qui est en vous^je me suis 
esseié a recherchcr et faire /aire ce petit osuvre pour aucunemet delecter vostre esprit^ ou 
vous pourrés voir (Sire) come dans la giace d'ù miroir^ que la gioire de Dieu se fait voir 
asparete par tout l'univers^ et ce par beaux caractères pour apprìdre ceste tant celebrée 
oraison dominicale en toutes sortes de langucs^ aree pìusieurs craions tant de ce tèple su- 
perbe ou fut hcureusemit oinctc Vre Roialle Magesté^ que de pìusieurs trophccs des maihé- 
ntatiqueSy instrumls musicaux que aultres trais de piume curieusem'et fais^ qu^il vous plaira 
accepter^ Et je pricrai Dieu (Sire) vous donner en tout e prosperità heureuse et longue vie. 

Vostre tres hùble, trcs obeissant su jet et strvitettr — Francoys Merlin, 

Au feuillet deux, on lit dans un encadrement cette pièce de poesie : 

Au Roy. 

Sonnet, 

J^appens aux picds d*un Mars, sur Vautel d'un Mercurc 
Vinimitable ouvrage et mouvement des lieuXy 
Je consacre a mon Roy le pourtrait gracieux 
De son Louvre et de Reims la fiche architecture^ 

Je luy verse a long traict{ les secres de nature^ 
restale Voraison que chante a qui mieulx mieulx 
Le MorCj le Tartare et le Ture vicieux 
Non en brióse ou en marbré^ ains en seule escriture. 

C'est un vostre Vassal (Sire) mis aux estas 
De feu Charles cache sous l'ombre du trespas. 
Si je vois que ceste arre et ce gage responde 

Aux graces et trophé de vostre esprit gentil^ 

Je m'en vay vous trascer, mais d^un trait plus subtil, 

En bien autre sujet un autre monde au monde. 



(1) Bibliothèque nationale^ manuscrits franfais, n* 9132. L'analyse que nous donnona de ce recucii est celle qu'en « 
dresfée M. Louis Demaison, archiviste de Reims, en 1880, et qu'tl a bien voulu nous communiquer. Son consciencieux releTé- 
c^mplèie celui de M. Sutaine et apporte une précision plu5 grande à Torthographe et au foHotage. 



Il 



:J 



LES DESSINS DE JACQUES CELLTER 121 

Les tioisième, quatrième et cinquième feuillets sont couverts d'emblemes, d'armoi- 
ries, d'armes du roi et du chififre royal avec couronnes, fleurs de lis, etc. 

Le sixième feuillet offre le dessin du Crucifieroent. Au-dessous ; Adoramus te Xpe 
et henedicimus tibi^ quia per sattciam crucem tuam redemisti mundum, 

Les feuillets suivants, jusqu'au trente-cinquiènie, donnent l'Oraison dominicale en \ 

diverses langues. *• 

Le trente-sixième feuillet sert de titre aux alphabets : Plus en suiveni les caractères ^ 

selon la diversiié des langues cydevant escrites et auìires semhlahìement^ non moings utiles j, 

^ue plaisantes à regarder^ de la main de Jacques Cellier demourant à Reims, (Encadre- 
ment très orné). -^ 

Les feuillets 37 à 67 offrent autant d'alphabets divers. (Types et costumes de quel- .h 

ques peuples joints à leurs alphabets. Ces costumes sont très fantaisistes en general). En- j 

cadrement dans le goùt de répoque. ■ 

Nous arrivons aux reproductious des monuments de Reims, dont les titres sont in- .^ 

tégralement transcrits ici dans le style de l'auteur, vu leur intérét pour nous. '\ 

Feuillet 68: Plant ou parterre de VÉglise metropolitaine de Nre Dante de Reimi^ ^^ 

reduid au petit picd et selon les dimentions plus à plain remarqué cy dessus. 

Feuillet 69 : Grand portai de Véglise Nostre Dame de Reims. 

Feuillet 70 : Le derrière du grand portai par dedans ladicte église, (Vue de la splen- 
dide décoration des niches et fìgures sculptées, qui est sans rivale dans aucun autre édiiìce). 

Feuillet 7 1 : Les deux petits portaux qui sont aux deux costés du grand portai^ par 
àcìans sont faict\ en ceste sorte différans du grand de moityé. (Figure de l'un des petits 
portails à Tintérieur). 

Feuillet 72 : Dedans en perspective de la diete église Nostre Dame de Reims. (On 
aper9oit le jubé sur cette vue, d'un dessin d'ailleurs mediocre). 

Feuillet 73 : C^est la courtine {i) en dedans P église depuis ledici grand portai jusques 
aux orgues. Le tour de la dte église par dedans est de mesme^ que ce qui se volt cy des- 
sus. Fa y a en nombre de vitres en ladte église 252. Et y a aux galleries 2'^6 piliers. 
^Vue intérieure des travées de la nef). 

Feuillet 74 : Le portai du cloistre sur lequel sont les orgues qui sont représentées 
fermées d^ung rideau^ tant les grosses que petites, (Le rideau est seme de fleurs de lis). 

Feuillet 75 : Les orgues grosses et pctites ouvertes, Aux grosses y a 1832 tuiaux^ 
le grand tuiau desquelles orgues a 2j pieds de Roy et rotondile une aulne de Paris. Les 
petiies on {sic) 568 tuyaux. (Le grand orgue surmontait le petit, celui-ci avait son buffet 
sur la balustrade qui existe encore aujourd'hui. Le buffet Louis XIV actuel recouvre la 
menuiserie primitive). 

Feuillet 76 : C^est le portai du coste de fons. (Les fonts actuels sont à la mème place). 

Feuillet 77 : C'est le dedalus qui est dedans la nef, et les personnages qui sont de- 
dans représentent les archttectes qui ont conduit P oeuvre de Vedifice de ladicte église (2). 



1 



- i 



(i) Courtitie^ terme d'arcfaitecture, fa^ade. 

(2] Dessia publté par M. Louis Paris, dans son travail sur /« Jubé et le labp^nihe dan\ la cathédralt de Reims ^ publié 
«n 1885, gr. in-8*, p. 28. 



:^ 



122 H. JADART 



Feuillet 78 : C^esf le pelpitre (i) de ladicte égìise^ la porte duquel est fermée d^uner 
porte de fer, (Grille dont le dessin ressemble à celui de la grìlle qui existe encore près 
du grand orgue). 

Feuillet 79 : Grand autel de la diete égUse Nostre Dame de Reims^ faict de belle 
pietre jaspée au meilleux duquel est une cene en bosse d'argent dorré avcc une grille de 
fer aussy dorée qui se descend atee une pollye. Vautel est d'or oh il y a heaucoup de 
pieres precieuses, Venviron dud, autel y a six coUonnes d^argent. (Autel de la Renais- 
sance) (2). 

Feuillet 80 : CUst le portraict de Vhosiel de Saint croix^ au derrier duquel et soubs 
le téatre est inhumé deffunct Monsieur le Cardinal de Lorraine^ archevesque-duc de Reims ;. 
ledici bastiment tant devant que derrière est de marbré noir faict de belle industrie et 
structure. (Autel en marbré noir de la Renaissance) (3). 

' Feuillet 8 1 : Portraict de dehors à main dexire de ladicte église. La couvcrture d'icelh 
tant d'en hault que d^embas du second toict est de plomb^ hormis les quatre tours ou arca- 
des qui environnent la croi^ée de coste et d'aultre. (L'état de la couverture est le méme 
actuellement. Une vue de l'édifice, dessinée par Gentillastre au XVIII* siècle et gravée 
par les frères Varin, donne également le coté meridional du coté de PArchevéché). 

Feuillet 82 : C'est portraict du devant du lieu ou est la' saincte Ampoulle et la 
chdsse de St-Remy, (Tombeau Renaissance qui se trouvait dans le choeur de l'église Saint- 
Remi, à la place du tombeau actuel, la plus ancienne vue connue). 

Feuillet 83 : Portraict du coste de la main droicte du lieu ou est ladicte saincte am- 
poule avec les effigies et armes de cinq pairs de France, (Pairs ecclésiastiques). 

Feuillet 84 : Portraict en perspectrve du coste de main gauche avec les effigies et ar- 
mes des cincq pairs lays, (Coté gauche de l'ancien tombeau). 

Feuillet 85 : Derrière dudict lieu où sont Veffice et les armes des deux pairs^ Vung 
ecclésiastique et Vautre lays. (Face postérieure de l'ancien tombeau). 

Feuillet 86 : Oest le portraict de la couronne qui est au meilleux du ca:ur de la- 
dicte église Sainct'Remy^ laquelle a esté mise en cest endroict en Phonneur et souvenance de 
Vaage dudict patron qui vescut II 11^ XVI ans. Parta t y a allìtours IIII^^ XVI chier- 
ges. (Inscrit dans un encadrement) (4). 

Les feuillets suivants (87 à la fin) sont consacrés à des monuments de Paris, que 
Jacques Cellier sera alle certainement dessiner sur place. On y trouve le portail de Nò- 
tre-Dame, la Sainte-Chapelle, le chàteau de Vincennes, PHótel de ville, le Louvre, etc. 
Puis viennent des séries d'instruments de mathématiques, des dessins de cosmographie. 



(1) Pelpttre, le pupitre ou jubé dont le dessin a été copie par J.-J. Maquart et publié dans VHistoirt dt la ville, cité 
tt untversité dt Rtims, par D. Marlot, t. IV, 1846, p. 208. 

(2) Reproduit, d'après une vue du Sacre de Louis XIV, dans Touvrage sur Camille Le Tellier de Lcuvois, publié par 
i'abbé J. GiLLET, Reims, 1884, in-8«. 

(3) Autel modifié et changé de place au XVIII* siècle, détruit et vendu au XIX* siècle. Nous enavonsvu des fragmenis,. 
au chiffre de Charles de Lorraine, chez un roarbrier de Reims en 1885. 

(4) La vue de cette couronne de lumières est donnée par Prosper Tarbé dans les Trésora des églises de Reims^ dessins^ 
par J.-J. Maquart, Reims, 1843. I<^'4*» planches, p. 215. Une couronne moderne du mème style remplace Tancienne dans le: 
choeur de l'église Saint-Remi. 



r'*;*' 



'ì^ T-^ 



LES DESSINS DE JACQUES CELUER 123 



des instruments de musique, enfin des dessins formés avec de l'écriture, des parafes et 
traits de piume d'une étonnante finesse. 

Les dessins n'occupent que le recto des feuillets ; l'écriture est très soignée et elle 
révèle un callìgraphe emèrite. Le dessinateur est bien inférieur au calligraphe, surtout 
pour les vues des monuments qui manquent de perspective et de hardiesse. Il y règne 
toutefois une grande exactitude et beaucoup de scrupule du détail. 

La reliure du recueil est de l'epoque, en raaroquin rouge, avec filets et tranches 
dorés. Au milieu du dos du manuscrit se trouvent les armes du cardinal de Bourbon, 
archevéque de Rouen, surmontées du chapeau de cardinal (i). Au bas, se trouve un lis 
avec la devise du célèbre amateur : Superai candore et odore (2). 



II. — Recueil de la Bibliothèque de Reims. 

Nous avons déjà donne plus haut sur la provenance de ce recueil le peu de ren- 
seignements que nous possédons, mais nous pouvons étre complet en abordant sa de- 
scription et en y ajoutant méme la reproduction de trois de ses feuillets qui nous ont 
paru les plus remarquables en chaque genre. 

Le recueil contient, en efiFet, quatre parties principales distinctes dans ses 66 feuil- 
lets. Il y a autant de sujets que de feuillets^ car le recto seul est occupé, et deux ou 
trois fois seulement le verso est utilisé pour quelques notes accessoires. Voici la distri- 
bution des parties et leur répartition successive : 

Préambules, frontispice, titres, table, f*** i à 6. 
I. — Versions de l'Oraison dominicale en 26 langues, f**' 7 à 28. 
IL — Règles de musique et figures, f°* 29 à 36. 

III. — Modèles d'écriture, chififres, etc, f°' 37 à 55. 

IV. — CalcuIs des mois de lannée, f*** 56 à 64. 

Sentences finales, f°* 65 et 66. 

Nous suivons ici le foliotage actuel^ car le manuscrit n'est plus absolument dans 
son ordre primitif ; il y a eu des pièces probablement ajoutées, d'autres ont pu disparaitre 
lors de la reliure moderne dont nous ignorons la date (dem.-reL mar. vert du Levant, 
à nerfs; hauteur o'",35, largeur o",2i). 

C'est dans le méme ordre que nous allons parcourir tous ces feuillets, dont l'en- 
semble appardtra comme un document et un modèle précieux pour l'histoire des arts 
au XVr siècle. 



(1) Voir t. I, p. 258, note, /« Cabintt des manuscrits de la Bibliothèque imperiale^ par Léopold Delisle, Paris, Ixnp. 
iap-y 1868. Il s'agit du cardinal Charles II de Bourbon-Vendòme (1590-1594), qui reconstitua la bibliothèque de son chàteau de 
Gailloo et renrichit de superbes manuscrits auxquels il fit travailler d'habiies calligraphes. Peut-ètre le roi lui fìt-il cadeau de 
l'ocarre de Jacques Cellier. En tout cas, le volume vient de lui. 

(2) Cf. Nouvel Armorial du bibliophiUy par J. Guigard, 2 voi. in-8<*, 1890, t. I, Amateurs ecclésiastiques, p. 243. 



^ 



124 H. JADART 



Le premier feuillet contient le frontispice en or et couleur, avec une décoration 
speciale et la dédicace : 

A Monseigtjeur, Monseigneur Claude de Lisìe ( i ), Seigneur de MarivauXy Chlr. des 
ordres du Roy^ Con,^^ en san Conseil desiai ei prive y Capiiaine de cinquanie hommes d^ar- 
mes de ses ordonnanceSy Lieuienani pour Sa Magesié en lisìe de France^ Gouverneur de la 
ville ei ciiadelle de Laon ei pais Laonnois (2). 

Au-dessous de cette dédicace, dans un cercle de feuillage, se trouvent les initiales 
du personnage C D L [Claxtdc de Lisle)^ et plus bas, au milieu de la page, son chiffre 
en lettres capitales entrelacées. Au-dessus et au-dessous du chiffre, on lit le programme 
de l'oeuvre entreprise en son honneur: 

Monseigneur^ les louanges de vo^ verius ei valeurs nConi enconragé à dresser en va- 
sire honneur ce peiii oeuvre^ auquel esi comprise VOraison dominicale en 26 langues^ 18 
sories à*escriiurej ei auires peiiies inveniions de ma plume^ lesquelhs vous plaise dagner (>/<;) 
regarder ei accepier^ ei jc priray Dieu pour vosire prosperile ei sanie, Comme 

Voire irès humble ei irès obéissani serviieur^ Jacques Cellier, Précepieur de jeiwesse 
ei organisie de VÉglise Nre Dame de ReimSy 1597. 

Autour du texte sont semées des tiges délicates en couleur, chargées de fleurs, 
oeillets, pensées, et de fruits, fraises, groseilles, etc, qu*accompagnent aux angles de Pen- 
cadrement les initiales de Tauteur J C {Jacques Cellier), sous lesquelles se voient d'autres 
initiales plus petites V T S. (Probablement Voire Très humble Serviieur). 

Le second feuillet offre le titre pour les 26 versions du Pater ^ inscrit au centra 
d'un cadre rehaussé d'arabesques et décoré des armes de France au sommet et sur les 
cótés. On lit dans le cartouche centrai sur fond noir : Mellange contenant XXVI sories 
de langueSy oÌ4 y esi comprise VOraison dominicale auiani de fois. 

Le 3^ feuillet est rempli par une sorte d'étoile, comprenant l'image d'une place forte 
entourée de fossés et de remparts, au milieu de laquelle se détache un caiiouche aux armes de 
Claude de Lisle, personnage déjà illustre dans les armes et promu chevalier du Saint-Esprit (3), 



(i) Ce personnage figure dans VHtstoire généaìogique de le maison de France^ par le P. ànsrlme, t. IX, p. 114. « Ca- 
talogue des chevaliers de Tordre du Saint-Esprit. XX. Claude de Tlsle, seigneur de Marivaut, gouverneur de Laon et lieutenam 
general en l'isle de France, né le 25 avrii 1552. mourut le 17 may 150S. Armes: De gueules, à la fasce d'argenta accompagnée 
de rept mtrlettes de méme, quatte en chef et iroìs en pointe. » Les merlettes du chef sont toutes les quatre sur la mème tigne et 
non rangées en demi-cercle comme sur le Recueil d'armoiries des chevaliers du Saint-Esprit ^ P 130, cité plus loin. 

(3) Ce personnage figure aussi dans la liste des gouverneurs de Laon depuis Tannée 1594, »ous le nom de Claude de 
Lishy seigneur de Marivaulx, jusqu'en Tannée 1598, où lui succida le due de Crillon. Histoire de la ville de Laon, par Mel- 
LEViLLE, 1846, t. I, p. 401. 

(3) Volci les états de service de ce personnage avant son arrivde à Laon : « Claude de Lisle, sieur de Malivaut (sic), 
conseiller d'Estat, capitaine de einquante hommes d'armes, gouternctr de Laon et lieutenant general tn l*Js!e de France. Ce 
seigneur aroit tousiours esté fon aymé du Roi Henri 3®, par le credit de Jean de Nogaret, due d'Espemon, duquel il avoit pos- 
sedè les bonnes graces, et estoi: avec luy dans Engoulesme lorsque le Roy commanda qu*on se saisit de ce due avec lequel il 
retourna pourtant peu après à la Cour. Et le jour du decedz d'Enry 3', ce seigneur protesta n*avoir p'us rien à perdre, ny de 
regret de mourir. puisque le Roi son M* eetoit mort ; aussitost il se mit à la suiite du Roy Henri 4* qu'il suitit à Tentreprisc 
de Paris, diete la journée dea Farincs, le 20 janvier 1591. et le 20 septembre de l*année mesroe, il alla sur les frontieres d*AUe- 
oiagne au devant de Tarmée des Reistres qui venoient au secours de Sa Maje^té, avec lesquels il combatti! courageusement des 



LES DESSINS DE JACQUES CELLIER 125 



reste jusqu*à sa mort gouverneur de Laon (i). L'écu, somme d'un beau me et entouré des 
cordons des ordres royaux, porte ; de, à la fasce de.,.^ accompagna de 3 merletfes rf^..., 
2 en chef -et i en potute (2). Les armes de France se trouvent au sommet et couronnent 
Tensemble. 

Le 4* feuillet présente une decoration très fine, avec le chiffre de Claude de Lisle 
au centre et ses armes dans le haut. Les merlettes y sont rangées 2 et i (3). m 

Les 5* et 6* feuillets sont consacrés à une table, dont les articles avec renvois '\ 

aux folios I à 40 (4) sont inscrits dans de simples cadres rectangulaires. 

Le 7^ feuillet donne le Paternostre en frangois et en latin dans un encadrement 
rehaussé d'arabesques très élégantes. 

Le 8* feuillet contlent le méme texte en grec (5) dans un losange dont les 
bords sont guillocbés avec rinceaux et écussons ; le cbifiTre du dessinateur pend au bas 
dans un cartouche carré. 

Le 9* feuillet est décoré d'un cadre carré d'où se détachent des tiges de muguet 
sur fond noir ; au centre dans un cercle l'Oraison dominicale est traduite en langue ita- ;^ 

Henne ; le fronton supérieur est aux armes de France, tandis que le cartoucbe du bas 
porte le chiffre I C et la date de 1595. 

Le IO* feuillet offre la méme prióre en ìange espagnole ou bien catellianne dans un | 

triangle autour duquel s'enroulent deux serpents, la bouche terminée par un rinceau. Ar- 
mes de Claude de Lisle supendues sur une delicate garniture inférieure (6). 

Le 1 1 * feuillet porte au sommet les mèmes armes et le chiffre du dessinateur au 
bas d'un cartoucbe carré à rebords saillants. Le texte, date de 1594, y est traduit en | 

langue lifflandique ou linke^ et l'auteur se dit organniste de PEgltse Nostre Dame de Reims. 
Atresfois de VEglise Nostre Dame de Laon. 

Le 12' feuillet a le texte du Pater en langue islandique, au milieu d'une delicate 
guirlande ovale de feuillages soutenant des écussons aux armes de France et d'autres por- 
tant deux palmee. 



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troope* de ligueurs en Lorraine conduites par Afrìcain d'Anglures, sieur d'Ambly ». (Recueil d'armoìries des chevaliers du Saint- < 

Eipriij ms. de la Bibliothèque de Reims, in-f*, t. I, f® 150). :^ 

(i) Voici la suite de ses senrices comme gouverneur de Laon : « Depuis, il fur au siège de Laon, où il fit paroistre tant ^ 

de Titleur qu'après sa réduction, le 3* aoust 1594. le Roy luy en donna le gouvemement, et l'année suivant 1595, il alla au .<^ 

siige et prise de Ham tenu par TEspagnol ». (Recueil d'armoiries des chevaliers du Saint-Esprit^ ms. cité de la Bibliothèque -1 

Vj 

de Reims, f* 150). ^ f. 

(3) On troure ces armes données différemmeni dans un magnifique recueil ms. de la Bibliothèque de Reims, t. I, f* 130, i| 

ainsi décrites: Armoirìes en couleur, avec les colliers des ordres du roi, heaume vu de face au sommet et lambrequins ; Técu ^ .y 

porte: De gueules à la fasce d'argent, accompagnée de sept merlettes, dont quatre en chef et trois en pomte, rangées en cercle^ '^ 

1. 2, 2 ef I. {Rteueil d'armoiries des chevaliers de lordre du Saint-Esprit, depuis son institution-par Enry 3* tn 1578, continue .{ 

taus Henri 4 et Louis 13, avec un Abrégé manuscrit de Uurs vies, alliances et généalog'es^ tire des plus eélibres autheurs En 'j 
ieux Tolumes in-f»), 

(3) A la difFérence du Recueil d'armoiries des cheviliers du Sjtnt-Esprit, les armoiries de Claude de Lisle sont donnécn 
aree les 4 merlettes en chef sur une seule ligne, dans un ouvrage fort estìme sur le blason : De gueules à une fasce d'argent, 'S 
accompagnée de sept merlettes de mesme, 4 en chef et 3 e» pointe. (Li vraye et parfaite science des armoiries.., par Pierre: ** 
Paluot, in-P>, 1644, p. 6). ' * 

(4) L'ordre du foliotage prìmitif a été modifié par laddition des quatre premiers feuillets en tète et d'une vingtainc ì 
d'autres à la fin. 

(3) Le grec est écrit en caractères modernes, ainsi que tous les autres idiomes données plus loin. 

(6) Reproduites fr^quemment sur nos dessins, ces armes 7 sont toujours données avec trois merlettes seulement, tandis 
que les recueils de blasons en mettent sept, 2, 2, 2 et i. 






• -41 



^ii 



H. JADART 



le 1 3' feuillet le reproduit ett langue hongariatte, de ìa portraiture et escriture de 
Jacques Cellier, precepieur de Jeunesse..., avec !a date de 1596. Une doublé garniture, 
rehaossée d'omements variés, forme le fond de la page. 




Grand Orgue de la CathedraU de Keims. {Dessin de Jacques Cbllieb). 



Le 14' feuillet le présente à son tour en langue arabesque et en langue armém'emte 
sur detix cadres oblongs très fìnement bordés de fleurons, de rosaces et de fleurs de lìs, 
avec la méme date. 



LES DESSINS DE JACQUES CELUER 127 



Le 15** feuillet a cette singularité d'offrir, autour du Pater en langne sardine^ un 
large encadrement rempli d'objets usuels : règie, couteau, compas, plumes, écritoire, in- 
straments pour tracer les portées musicales à 4 e à 5 lignes, rouleau de musique, sablier, 
livre, etc, enjolivés de traits de plume^ entre quatre écussons aux armes de Claude de 
Lisle. 

Le ló*' feuillet, d'un dessin charmant forme d'arabesques, rinceaux et feuillages, 
contient l'Oraison dominicale en lattgue bohemienne. 

Le 17' feuillet^ d'un genre tout différent comme cadre, donne le texte en langue 
polonttoise avec la date de 1597, et les armes de France au sommet avec le cordon de 
Saint-Michel et les initiales H D B (Henri de Bourbon). 

Le 18° feuillet offre le texte en langue aetiopienne sous une sorte de portique cin- 
tré, dont le fronton porte les mémes armes de France ; sur le cótés, colonnes torses 
surmontées d'étendards fleurdelisés. 

Le 19* feuillet reprend le genre gracieux et léger des arabesques, traits de 
piume et feuillages entourant le Pater en langue caldaique ou ciriaque^ avec la date 
de .1596. 

Le 20* feuillet encadre le Pater en langue hébraique dans un ovale forme de deux 
plumes d'écrivain et rehaussé de guirlandes de feuillages en tous sens. Armes du roi au 
sommet, à la base le chiffre entrelacé : DVI M. (i) 

Le 21* feuillet poursuit la sèrie des arabesques et enroulements avec une variété 
infinie ; le cadre centrai donne VOraison D, autrement selon Mitridaies^ avec la date de 
1597. (Planche ci-contre). 

Le 22* feuillet, sous la méme date, inscrit le Pater en langue iartaresqtie^ appro- 
chanfe de Parmienne^ furquesque ou percique^ se ressentant de Phebraiquef dans un grand 
écusson pose sur un semis de brindilles et de fleurs. 

Le 23"* feuillet présente la figure d'un are de triomphe, dont les portes latérales 
sont remplies à droite du Reste de la Patenostre en flameng^ et à gauche du Reste de la 
Penienostre en breton ; au milieu, sous les armes de France^ la porte centrale contient 
celles de Claude de Lisle avec la signature : Vre thumble serviteur J. Celile r^ datée à 
la base 1595. 

Le 24* feuillet donne VCraison domtntcalle en englots dans un cadre relevé d'attri- 
buts militai res ou trophées, sabres, canons^ cuirasses, casques^ drapeaux, etc. 

Le 2^^ feuillet a son encadrement rehaussé de tiges et de fleurs de pensées, con- 
tenant le texte en langue caldaique ou autrement sirtaque. 

Le 26* feuillet ressemble à une denteile de rinceaux à tons variés ; le motif cen- 
trai circulaire avec le texte en langue turquesque^ la couronne royale au sommet, les 
écussons au dessous, et en bas la date de 1595. 

Le 27* feuillet a son cadre gami de branches enroulées et de roses, d'un dessin 
assez grossier, le milieu en carré avec le texte gothique en allemant^ date de 1595. 

Le 28* feuillet est une page de simple calligraphie, offrant, l'un sous l'autre^ le 
texte en deux langues : Celle de dessus en langue suevique et celle dessoubs en langue go- 



(i) Voir ci-denus pUoche I. 



I '^ 



à 



T28 H. JADART 



iique^ date de 1596. Avec cette langue finit la sèrie des 26 traductions de POraison do- 
minicale. 

Le 29* feuillet est une perspective d'architecture : portique au fond et arcades sur 
les cótés, le tout d'un trace peu régulier, qui forme un frontispice à la seconde partie 
du recueil. On lit, en effet, sous le portique du milieu : Ensuivent quelques règUs de Mu- 
sique^ dorgite et despinette. (F^* 30 à 36). 

Le 30* feuillet encadre six portées musicales entre deux branches recourbées en 
ovale, sous le titre : Clefs et valleurs. Au bas, huit lignes d'explications des termes, avec 
les signes correspondants ; le tout et la suite sont fort curieux pour l'étude de la musique 
au XIV' siede. 

Le 31'' feuillet présente un cadre rehaussé d'arabesques et de quatre étoiles figu- 
rant des forteresses ; au sommet l'écu de France et de Navarre. Au centre, figure de 
Féchelle musicale, dont Pexplication se lit en quatre lignes à la partie inférieure : La 
gamme n'est autres chose qu^une eschele a commencer depuis G. vt et monter jusques 2 E 
ìa^ et ce n^est qt^une repetit ioti de la mesme chose de 8 en 5.... 

Le 32* feuillet offre dans le centre d'une guirlande de vigne, avec les grappes 
pendantes, une main ouverte et converte de signes musicaux sur les doigts. On lit sur 
la paume : Gamme qui represente une eschele à commencer depuis G vt au commencetneni 
du poulce jusques à E la^ qui est par dessus D. de sol rJ au bout du grand doigt. 

Le 33* feuillet est la figure du grand orgue d'alors de la cathédrale de Reims, 
instrument bien connu de Jacques Cellier qui le faisait mouvoir comme organiste en 
titre. La tribune gothique flamboyante en encorbellement existe encore, sauf la petite 
montre, et la partie supérieure a été recouverte au XVII' siècle d'un buffet plus large 
et plus haut qui sert toujours de devanture. Au-dessous se lisent deux portées de musique 
et un texte en six lignes qui débute ainsi : La tablatvre d^orgue^ d^espinette^ de manicordc 
et regalle est semblable Vune à V anitre,,., (i) 

Le 34' feuillet est entièrement couvert (recto et verso) de notations musicales 
(musique d'orgue). Au début, quatre lignes de texte : La notte qui est au dessus de celie 
du bassus est la taille,,,, et (à la suite se trouve) une figure de Clavier d'orgue ou d^ espi- 
nette ^ avec les touches numérotées en chiffres ; puis des indications : Pour la main droite,^, 
Pour la main gauche,,,^ etc. Le morceau de musique, intitulé Pavanne, continue. sur les 
deux pages et se termine par des explications sur les b, mol^ b. carré, et diesis. 

Le 35" feuillet reprend le genre décoratif des jolis enroulements et entrelacs 
formant cartouche. Au milieu se lit 1' Accord d^orgue, d'espinette et manicordion. La, signa - 
ture au bas, datée de Reims le 75 octobre iS94' 

Le 36** feuillet offre trois portées de plain-chant dans un encadrement circulaire 
inscrit dans un carré, le tout au pointillé avec le chìffre DVIM et des rosaces aux angles. 
En dessous, nouvelle ligne de musique et préceptes musicaux en fran9ais et en latio. 
Cartouche en noir au bas, avec le chiffre J C V T S et la date 1594. 

Le 37*" feuillet commence le Traile des sortes d'escriture par la Lettre italienne com- 
mune, avec cette sentence pour exemple : Ceux qui se mettent en devoir de garder assi- 



(I) Voir, ci-contre, planche II. 



LES DESSINS DE JACQUES CELI.IER 



129 



dummi amour ei paix avec les hommes soni appelUs enfam de Dieu, tcsmoing nostre seigneiir 
Jesus Crisi. Le contrairc de ceulie qui rompent /amour deiie au prochain. 

' feuillet montre un grand cadre coupé de lignes diagonale?, avec courses de 




Le « Paitr* en laiigu, ..ortiique. (Uessiti de Jacques Cellieb). 
Knards entre les barres et ce titre au milieu en capitales: Ensuivent sortes d'escriturc, 
toni de celles de quoy nous usoris en ces pois que des autres pais eslranges, que auies (sic) 
àt la recherche et irwentiort de Jacques Cellier, escrivain ei organislc de l'église tire Dame 
de Reims. 



*■' 



130 H. JADART 



Le 39* feuillet est rempli par deux cadres portant ces titres : Emuivent Ics lei- 
ires de chiffres de quoy usent les Calde ens ; — Ensuitent cy dessoubs les noms des Jet- 
ires de chiffre Caldèe^ de la recherche et de la wain de Jacques Cellier demourant à 
Reims^ IS97' 

Le 40* feuillet n'a qu'un cadre avec ce titre : Alphab. des Caldéens qui se commence 
a rebours comme VHebreux. Les noms des lettres sorti au dessoubs comme le chiffre se de- 
monstre (1597). 

Le 41* feuillet offre les modèles de douze chiffres enlacés, en caractères majuscules 
ou romains. 

Le 42'' feuillet est un tableau de lettres fran9aises en italique, renfermées chacune 
dans un compartiment. 11 faut pour former les mots contourner le tableau du haut en 
bas (i). Le début est ainsi : Qui suit les mandemetis,.. 

Le 43° feuillet reprend les langues d'Orient : Ertsuit Valphabeth des Arabes et les 
noms des lettres pareiUement, Et se commence a rebours comme PHebraique^ comme meine 
le chiffre (1595). 

Le 44* feuillet est une page intitulée : Escriture mipariye (2). C'est une sorte de 
devinette, suite de mots dont on a enlevé une lettre sur deux, et qui se complète par 
les lettres mises au verso. Exemple : Dlnetodjcns C l i r...., pour: De Vin- 
vention de Jacques Cellier à présent à Reims^ ^ 5 90 . 

Le 45* feuillet donne VAlphabeth des Sara^ins qui se recongnoit a rebours comme 
Vhébreux selon le chiffre (1597). Autour des lettres court un charmant encadrement, dé- 
coupé au ciseau et gami de rosaces d*un dessin varié^ mais d'un ensemble régulier 
(mutile sur la droite ; sur la gauche transparent bleu moderne) (3). 

Le 46* feuillet n'a pas de titre pour un grand dessin à losanges fleuronnés, fort 
gracìeux, dont les bandes diagonales contiennent des merabres de phrases éparses et dont 
la réunion forme une sorte de jeu de patience. Il faut ajouter aux lambeaux du recto 
ceux écrits au verso et à rebours (4). On peut lire par transparence au revers. 

Le 47* feuillet offre aussi un exemple d'écriture à rebours en six lignes, avec 
traits de piume de fantaisie au-dessus et au-dessous. Se lit facilement au revers par trans- 
parence. Anecdote morale. 

Le 48" feuillet, comme le 42,* est un tableau sur fond noir à compartiments remplis 
de lettres (5). Il faut intercaler, contourner et fai re suivre les lettres de haut en bas 
pour former les mots ; ce sont des vers : 

Mettons incessamment espoir au Crèateur 

Le 49® feuillet donne VAlphabeth des Egiptiens qui se prent a rebours comme VHe- 
braique (1597). Noms des lettres sous les signes. 



(i) La table du F> 6 désigne ce tableau sous le nom de Lettrt-Chiffre, sorte de chiffre de cryptographte. 

(2) La mème table appelle ce genre : Escriiure à deux cosiés. 

(3) La mème table indique pour ce feuillet : Poìnct couppe hìanc^ Aìphabeth des Sarajin%, 

(4) La table du f^^ 6 marque pour celui<i : Au'tre chiffre à plaisir. 

(5) Comme sur beaucoup d'autres feuillets, Tenere a rongé le papier, et le fond noir est deteriore. 



LES DESSINS DE JACQUES CELUER 1 3 1 



Le 50* feuillet est un exemple de Lettre batarde^ forraant quatrain entouré de traits 
de piume : 

Mettons incessament espoir an créafeur 
Car nul salut n^avons sinon en sa ehm enee 
Pourtant diligement scrvons ce boti seigneur 
Mettatit totallement en ìuy nostre esperance (i). 

Le 51* feuillet, date del 1596, est un modèle de lettres penchées en six lignes 
eacadrées de traits de piume et formant une poesie probablement de la composition de 
Jacques Cellier: 

Aymer il te convient ung Dieu sur tonte chose, 

Aymer aussi te fault ton prochain comme toy : 

De ces deux mandemens depend tonte la loy^ 

Et tonte Vescritnre aussy y est enclose, 

Quant iont oeuvre en tonte place a Dieu donne louange 

Et gioire a un seni dieu^ avoir il nous convient 

Surtont Phonneur de Dieu en recommandation et amour. 

Le 52* feuillet donne un modèle de Lettre couppée par le meillenx (1596), dans 
un encadrement irrégulier de traits de piume : le mode d'écrire est d'aspect bizarre, et 
on lit difficilement le quatrain : 

Convoiter ne favienne aucun bien de Pautmy^ 
Sa femme^ son servant ne chose estant à luy^ 
Car convoitise fait ains la chose touscher^ 
Les hommes en leur cceur damnablement pecher. 

Le 53* feuillet est un dessin carré au pointillé, très bien réussi comme régulanté. 
On y volt cette sentence, au centre du cartouche, en six lignes en majuscules: Avoir la 
crainte de Dieu est boffice d^un crestien et homme de bien, Au bas, chiffre et date de 1593. 

Le 54' feuillet présente un type de Lettre fri\è e on rongneuse (1595), sous ce 
précepte en quatre lignes : Grandement à louer P homme vertueux qui ayme les choses dignes 
et salutaires et se retire de tonte iniquità qui est chose contraire a Dieu et a ses ordonnances. 
Gravons ce sainct précepte en nre (figure d'un cocur). 

Le 55* feuillet contient une sèrie de remarques sur les jours et sur les mois de 
l'année : Ensuit pour scavoir combien les iours ont d^heures et aussi pareillement quand le 
soleil se conche (2). Ce titre est inscrit au centre d'un cartouche carré, rehaussé d'enrou- 
lements sur un fond pointillé, dessin fort originai et caractéristique. 

Le 56* feuillet est consacré au mois de Janvier^ dont il relate par semaine l'aube, 
le lever et le coucher du soleil. L'encadrement est un genre de denteile d'une finesse et 
d'une variété admirables (3). 



(1) Ces vera sont ceux donnés dans le tableau de cryptographie du feuillet 48. 

(2) On peut rapprocher ce travail de Jacques Cellier de celui de son compatriote et contemporain Nicolas Bergier, Tau- 
leur de VHisiosre dts granis chemins de l'Empire romain^ qui a publié VArehimeron, ou Traieté du commencement des iours,,., 
{Reims, Hécart. 1629. in-8P). 

(3) Voir, ci-contre, placche ITI. 



H. JADART 



Le 57' feuillet contient les mèmes reoseignements pour Febvrier dans un cadre 
fort simple gami de quatre lleurons. 

Le 58° feuillet les donne pour Mars dans un cadre d'une délicatesse charmante: 
bordure de rinceaux tout autour et cartouche ovale au centre relevé d'enroulements. 

Le 59' feuillel a trait aux jours A'Apvril, qu'il détaille dans un cadre recouvert 
de rosaces circulaires fìeuronnées, se détachant sur un fond noir ; ovale au centre du cadre. 



Le mais de Jaiwier. {Dessin de Jacques Cellibr). 

Le 60' feuillet contient May et Juing à la suite dans un cartouche en forme de 
cccur, relevé de rinceaux et d'entrelacs au dessus et au-dessous. 

Le 61' feuillet est un ensemble d'une grande varieté: génies, vases, arabesques, 
guirlandes, etc, au milieu desquels sont les mentions pour Juillet. Grande élégance de 
touche, sinon correction parfaite de dessin, surtout dans les figure», C'est une page de- 
corative remarquable par sa finesse. 

Le 62 feuillet dispose sur quatre lobes arrondis les semaines à'Aoust, et ces lobes 



LES DESSINS DE JACQUES CELUER 133 

se détachent sur un fond blanc parsemé d'entrelacs ; une bordure d'oves avec fleurons 
aux angles encadre le tout. 

Le 63" feuillet groupe, au milieu d^une sorte de portique, les mois de Septembre 
et à^Octobre ] sur les pilastres garnis de feuillages se lit la date de 1594 ; l'écusson de 
Claude de Lisle forme le motif inférieur, et les armes de France se dressent au sommet 
entre deux volutes enroulées. 

Le 64* feuillet termine l'année par Novembre et Décembre^ et le cadre ofifre cette 
particularité de grouper seize variétés d'instruments de musique, dont nous ne saurions 
décrire tous les genres, mais où nous reconnaissons le violon, la guitare, la mandolìne, 
la harpe, la flùte, l'épinette, Porgue, le triangle, la cloche et les trompettes. Dans le haut 
deux tètes d'anges accompagnent le chiffre de Partiste, toujours sous sa méme forme 
d'obligeance : I C V T S. {Jacques Celliere Votre très humble serviteur). 

Les feuillets 65 et 66 sont des hors-d'oeuvre qui devraient étre reportés au chapitre 
des modèles d'écriture^ car ils n'offrent que deux quatrains moraux, inscrits sur chaque 
feuillet dans un simple entourage de traits de piume. Ils sont ainsi con9Us dans leur 
simplicité naìve : 

Ayonons (i) iousiours en Dieu vraye esperance 
Et nostre coeur du tout devatit luy deschargeons 
Devers luy d*utig bon coeur allons en asseurance 
Pour son amour et grace ampìement nous aurons. 

Souvienne ioy iousiours en vivant de la mori 
Affin de prudemment et heureusemeni vivre 
Car qui n^a pas en luy ce teniporel reynord 
Ne peut aucunement le sien salut poursuivre, 

Enfin, au verso du dernier feuillet, se voit une signature a grand parafe, proba- 
blement celle d'un possesseur du livre au XVir siècle : D'Amynois^ avec la date incom- 
plète au-dessous : Le Jeudy vingt uniesme. Voilà tout ce que l'on peut indiquer sur la 
transmission du recueil dans le passe, et pour le présent nous signalerons Vcx-libris du 
libraire rémois, Brissart-Binet, à Vlmage Saint- Pier rc-le-Vieil^ accompagno de la devise 
qu'il justifia : Omnia in labore, 

H. Jadart. 



(1) Cercainement pour ayons ; peut èire un allonfirement pour la quantité. 




La Bibiiofiifa, volnmc m, dispeora 4*-5*-6*. il 



134 C. LOZZI 

LA BIBLIOGRAFIA STORICA 

AL CONGRESSO INTERNAZIONALE DI SCIENZE STORICHE 
CONVOCATO IN ROMA PER LA PRIMAVERA DEL 1902 



< Radunare al principio del nuovo secolo un Congresso tnterti alienale di sciente 
storiche^ il quale sia come una rassegna del gran lavoro compiuto nel secolo che ora si 
chiude, e eh' è stato detto a ragione il secolo della storicilà ; e radunare questo Congresso 
nell'alma Roma, che resta pur sempre storicamente la più universale delle città, dove, 
accanto alla ricchezza ed importanza dei monumenti del passato, gì' intervenuti trove- 
ranno non ispregevoli documenti dell'operosità scientifica della nuova Italia » ; — ecco 
l' idea che animò il Comitato promotore e che volle sottoposta alla considerazione dei 
cultori di studi storici. 

Invitato a prender parte al Congresso qual Vice Presidente della R. Deputazione di storia 
patria per le provincie delle Marche, e a indicare gli argomenti delle comunicazioni scientifi- 
che, con le quali intendevo contribuire a renderlo proficuo, risposi — ringraziando e ade- 
rendo — che se, come credevo, anco la bibliografia vi avesse trovato un posticino, io quale 
antico e passionato cultore di essa vi avrei potuto recare il mio piccolo contributo, non 
senza accennarne brevemente le ragioni. Avendo queste incontrato il pieno gradimento 
dell' illustre prof. Ettore Pais, che si piacque scrivermene cortese lettera, stimo ora dice- 
vole, a preparazione del terreno, darne un adeguato svolgimento in questo periodico che 
alla bibliografia italiana, di cui la Bibliofìlfa (i) è la parte ideale, fa tanto bene ed onore. 

Augurandomi che all' indetto Congresso non mi manchi l'efficace aiuto dell'egregio 
e benemerito fondatore e direttore di questo periodico, incomincio senz'altro. 

La bibliografia, come oggi è intesa dai popoli più civili, dalla nostra Europa alle 
più lontane Americhe, tornatine in molto onore gli studi, ha preso il suo posto fra le 
discipline ausiliatrici di tutte le scienze ed arti, siccome quella che ne agevola i progressi 
mediante la indicazione delle sorgenti e di tutti gli scritti che si hanno in ciascuna ma- 
teria, su i singoli oggetti delle nostre indagini. Per noi la bibliografia antica è anche un 
elemento storico, in quanto la invenzione, la diffusione e i progressi della stampa vanno 
naturalmente associati con tutte le altre manifestazioni della civiltà, e aiuta nel modo più 
efficace le ricerche di notizie, fatti e documenti in servigio della storia e di congeneri 
lavori, oltre il campo della erudizione, che diviene ogni giorno più vasto, come sconfi- 
nato è lo scibile. 

A valutare il grado di civiltà d'un popolo può giovare talvolta anche la storia' dei 
libri, e base di questa è la bibliografia. È dessa eziandio elemento e prova di naziona- 
lità e compimento della biografia : e secondo il Collan è una disciplina puramente storica. 



(I) È giusto riconoscere, com'è stato già riconosciuto da esperti bibliografi e bibliofili italiani e stranieri che la 'Biblio' 
filfa^ fondata e diretta dal Ch. Sig. Cav. Leo S. Olschki, la quale è già nel suc^ terzo anno di vita, avendo mantenuto piena- 
mente tutto ciò che nel suo Programma aveva promesso, ha dato nuovo ed efficace impulso a ricerche e studi bibliografici d'ogni 
sorta, ha ridestato Tamore pei libri buoni ed utili, rari, curiosi e belli, dimostrando anche una volta come questi siano i migliori 
e più fidi amici, e servano mirabilmente alla cultura generale più eletta e airaffraiellamento de' popoli più civili. 



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LA BIBLIOGRAHA STORICA 



135 



L' indirizzo del nostro secolo — e il secolo XIX è in tutta Europa il secolo della 
storia, e tale sarà più ancora il nuovo — è storico e critico principalmente, e però la 
generazione presente è sempre pili intesa alle investigazioni archivistiche e diplomatiche 
aiutate dai libri" e dai riscontri d'ogni sorta. Finalmente il nuovo indirizzo che hanno 
preso gli studi storici, fondato sul metodo analitico e sulla ricerca dei fatti, ha reso più 
<:he mai necessarie le monografie locali. 

Quindi la bibliografia delle storie municipali e regionali fu riconosciuta non che 
utile, indispensabile anco dal Congresso di società storiche e dai più insigni cultori delle 
discipline storiche, archivistiche e affini. 

La bibliografia speciale nell'ordine scientifico non solo per ciascuna materia, ma per 
la storia anche rispetto a ciascuna regione del nostro si vario Paese, se non soggiacesse 
essa stessa al principio economico della divisione del lavoro, mal potrebbe compiere gli 
offici suoi, primo de' quali servire d' istrumento alla ricerca. Tale divisione poi si rende 
tanto più necessaria, quanto più cresce la copia di libri nuovi che si sovrappone agli an- 
tichi. Onde la bibliograffa è guida che non solamente abbrevia ma quasi sempre indica e 
traccia il cammino, facilita le cognizioni, suscita nuove ricerche, dà vita a nuove pub- 
blicazioni. Ed è ammesso da tutti che il possesso e l'uso di buone bibliografie equivale 
al possesso ed uso della più ricca delle biblioteche. Ma ciò è pienamente vero allora 
soltanto che ogni bibliografia sia ordinata in modo si acconcio e completo da prestarsi a 
ricerche facili, spedite, sicure e fruttuose. 

In tutte le scienze e in ogni ordine di cognizioni e quindi anche nella bibliograffa 
v' ha una parte materiale ed una parte formale : quella consiste nel raccogliere i fatti, 
i dati, i libri, questa nel collegarli, nel disporli in classi secondo alcune leggi o prin- 
cipii e mercé un buon metodo. 

Anche la bibliograffa, ossia la compilazione del catalogo de' libri, ha il suo metodo 
sistema, che più modestamente e propriamente si chiama ordine e si divide in nomi" 
naie e reale. 

Il catalogo nominale contiene i libri secondo l'ordine alfabetico dei nomi dei ri- 
spettivi autori ; ovvero, quando siano anonimi, secondo quello della parola principale del 
titolo, e ove questo manchi del tutto, o sia troppo vago e indeterminato, lo si ricava dal- 
l'argomento principalmente trattato, o dal contesto. 

Il catalogo reale ^ per cui si preferisce l'ordine sistematico all'alfabetico, procede 
per categorie^ per rubriche^ e per altre partizioni e suddivisioni. 

Certo, la bibliograffa analitica — tanto vagheggiata da A. Gennarelli e dal com- 
pianto Cont^ G. Manzoni — che non solo vuole trascritto il titolo dell'opera nella 
sua interezza per quanto lungo (i), ma di ciascun'opera dà il sommario, sarebbe la più 
utile di tutte, ma per quanto sobria, tornerebbe assai difficile e lunga impresa e varche- 
rebbe i confini della bibliografia che do vrebb 'essere solamente indicativa. 



(i) è noia U spiritosa canzonatura che il celebre poeta popolare romanesco G. Belli diede aU' ab. Fr. Cancellieri per 
la Krana lunghezza dei titoli delle sue svaria tissi me pubblicazioni : 

Farò come T Abate Cancellieri, 
Che cominciava dal cavai di Troja, 
E finia con le molle pei brachieri. 



-vyr 



136 C LOZZI 

Le Biblioteche della Germania hanno adottato il catalogo reale o sostanziale^ ap- 
plicandolo eziandio ad argomenti speciali, p. e. Storia della guerra dei dieci anni^ Storia 
delle riforme e simili. E qui si trovano registrati non solo i lavori storici propriamente 
detti, ma specificati inoltre i singoli trattati^ dissertazioni e persino articoli che si ri- 
scontrano in opere, in atti di accademie, in periodici e giornali ; e con ciò si rende un 
buon servigio a chiunque importi il conoscere tutto quello che fu scritto intomo ad una 
data materia. E l'autore di un nuovo libro non trascura quasi mai — e se ne com- 
prende agevolmente la ragione — di aggiungervi la Bibliografia dei lavori precedenti 
sullo stesso soggetto, da lui studiati, esaminati, od almeno consultati e visti, quando la 
notizia non ne sia tratta da cataloghi o da altre citazioni. 

Con questo sistema è stata compilata la pregevolissima Bibliografia storica degli 
Stati della Monarchia di Savoia^ dall' illustre Barone A. Manno, e pubblicata per cura 
della R. Deputazione di Storia patria delFantico Piemonte. Sarebbe questo un ottimo 
esemplare da seguire anche per la consimile compilazione della bibliografia storica di 
ciascuna nostra regione ; ma dovendo essere compiuta anziché da uno solo, con la col- 
laborazione di parecchi, e alle molteplici difficoltà da superare, aggiungendosi la richiesta 
di un tempo assai lungo e di gravi dispendi, non meno per le ricerche che per la stampa, 
sarebbe forse preferibile l'attenersi all'ordine alfabetico assoluto ed unico, non come il 
migliore, ma come il più attuabile. Tanto più che a lavoro finito, come opina anche lo 
stesso Barone Manno, si potrebbero sodisfare facilmente ed utilmente le esigenze de' ri- 
cercatori, se si facesse seguire un indice riassuntivo, esteso ed ordinato sistematicamente» 

Si potrebbe inoltre temperare l'un ordine con l'altro, introducendo nell'alfabetico 
alcune principali divisioni, più proprie del sistematico, quali per es. se si trattasse della 
bibliografia storica marchigiana : i^ Antico Piceno. — 2° Marca d'Ancona. — 3** Sta- 
tuti e altre disposizioni legislative o consuetudini che riguardano l'uno o l'altra (Costi- 
turioni egidiane (i) ecc.). — 4° Cronache e storie municipali. — 5° Argomenti speciali, 
monumenti, chiese, conventi, istituti, palazzi, strade storiche, ecc. ecc. — 6^ Codici e 
ms. che si conservano in archivi pubblici e privati, segnatamente se sconosciuti o inediti. 

Repertori di antichi archivi comunali, quali ad esempio quelli di Iesi, Osimo, Fano 
e Fabriano, compilati da A. Zonghi ; essendo la massima parte di essi inesplorati e i 
documenti sconosciuti anche ai cultori di Storia patria, nonostante che interessino sin le 
più piccole borgate delle provincie picene e richiamino molti punti di storia ad esse e 
alle terre contermini relativi. 

Per ciò che riguarda quest'ultima categoria, prendere ad esempio il Catalogo che 
dei mss. posseduti dal Marchese Gino Capponi compilò da pari suo Carlo Milanesi (Fi- 
renze, Galileiana, 1845). Il quale vedendo come dentro ai codici Capponiani si con- 
tenessero principalmente materie spettanti alla storia di varie città, paesi e provincie 



(l) L* edizione priocipe delle Constitutionum... per D. E^iJtum episcopum sabinensem, è di Iesi, 1473, la 3* di Perugia, 
Arnes etc. 1481. — Amendue sono rarissime: la 1* descritta dal Raffaelli, la 2* nella mia Bibliografia storica dove per primo 
ho notato con lo storico Zonghi che la carta di straccio di lino ha per marca un fiore ed è della vicina fabbrica di Fabriano. 

Si potrebbe fare un buon libro per dimostrare con dati storici e comparativi quanto la comodità e vicinanza delle cartiere 
abbia influito per la introduzione della stampa in cene città anche piccole e meno importanti, come in Iesi, Cagli, in Tuscu- 
lano etc. 



"^1 



LA BIBLIOGRAFIA STORICA 



137 



-d'Italia e anche d'Europa, credette perciò espediente dividerle per categorie di luoghi, 
disposti per alfabeto. 

Anche il Tommaseo consigliava lavori, per ordine alfabetico, dove i nomi geogra- 
fici richiamino fatti storici memorandi, e additino le fonti alle quali attingere la cogni- 
zione de' fatti. Sovente accadrà che un libro, sia storico, sia descrittivo di luoghi diversi, 
sia biografico, dovrà essere collocato sotto una denominazione, che tutti li comprenda. 
Cosi, per ciò che riguarda le vite e le opere di certi autori e artisti, tutte quelle che 
trattano di Raffaello Sanzio, dovrebbero collocarsi sotto i due nomi riuniti : Urbino- 
Roma, secondo la sentenza dei più insigni critici dell'arte circa i meriti di Lui in verso 
la pittura : che, cioè, di quel genio divino non tanto fossero da ammirare i freschi e le 
tele, quanto da apprezzare il sovrumano beneficio della immanchevole scuola da lui in 
Roma fondata. 

L'ordine alfabetico è stato seguito da quasi tutti coloro che hanno compilate bi- 
bliografie storiche di tutta Italia e dell'una o dell'altra sua regione, collocando i paesi 
e gli autori in ciascuno di essi per ordine alfabetico, e rendendo agevole la ricerca di 
quelli e di questi mediante indici rispettivi. 

Tra le opere bibliografiche riguardanti la storia di singole contrade, avvenimenti 
« subbietti speciali, personaggi celebri ecc. si possono consultare quelle del Moreni per 
la Toscana (1805); del Giustiniani pel Napolitano (1793) ; del Cicogna pel Veneto (1847); 
del Vermiglioli pel Perugino (1823); del Narbone per la Sicilia (1850); del Predari 
pel Milanese (1856); e pei diversi municipi d'Italia estesa anche agli Statuti quella dei fra- 
telli Coleti (1799); del Senato del Regno ( 1 879-1 886) ; dei fratelli Bocca (1881); della 
Platneriana donata all'istituto archeologico germanico in Roma (1885); di C. Lozzi (i) 
<i886-i887); del Manzoni principalmente per gli Statuti (1876-79); dell' Hoepli di Milano. 

Alle bibliografie storiche speciali si ricollegano le bibliografie degli scrittori di una 
determinata città o regione, quale la Biblioteca modenese di G. Tiraboschi ; notizie degli 
scrittori bolognesi di G. Fantuzzi ; e segnatamente per le Marche la Biblioteca picena 
■di F. Vecchietti divenuta assai rara e ricercata, per le notizie storiche delle opere degli 



(I) Eccone il titolo: Biblioteca slorica della antiei e nuova Italia, saggio di Bibliografia analitico comparato e critico, 
«>npiJato ralla propria collezione, voi. 2, Imola, Galeaii, 1H86-87. Avendo avuta V infelice idea di presentare ad un concorto 
<)neAa mia compilazione bibliografica, che mi era costata cure infinite, improbo lavoro e gravi spese, dovetti rassegnarmi a vederla 
posposta a due piccole compilazioni, le quali nulla avevano che fare con la bibliografia vera e propria. Il peggio si è che nella 
Tdaziooe di uno che va per la maggiore si contengono non poche eresie bibliografiche, tra le quali una che farebbe disonore a uno 
scobre de* primi elementi storici, ed è la censura mossami d' aver compreso tra libri storici anche quelli scritti in versi. Ep- 
pure Vico aveva insegnato che le prime istorie e le pili antiche tradizioni sono affidate appo i popoli più civili alla poesia. 
E il Tommaseo ne reca molti esempi, cominciando dai poemi omerici. Godoffredo nella sua cronaca universale (sec. XII) per la 
«aania di farsi leggere, da lui stesso confessata, alterna la prosa coi versi « fenomeno da non trascurarsi » come avverte A. Bar- 
toii, perchè ci spiega una delle ragioni per cui gli argomenti storici, letterarii e scientifici fossero nel medio evo trattati spesso 
in poesia. 

Intanto il mio lavoro bibli<^rafico, malgrado il costo non lieve di ben 23 lire per ogni copia e a dispetto di certi biblio- 
tecari, fu accolto nelle principali pubbliche Biblioteche nazionali ed estere e in quelle private dei più distinti bibliofili e letterati. 
E a prescindere dai giudizi favorevoli che si ebbe (oltre a non poche proteste pel torto fattomi) dai più competenti bibliografi e let- 
terati nei più accreditati giornali, basti riferire quello che ne diede il eh. P. Giuseppe Bertocci, unto più significante, perchè aveva 
aacb'esao presentato al medesimo concorso il suo Repertorio bibliografico delle opere stampate in Italia nel secolo XIX: 
■ Niente poi dirò dei giudizi pronunziati riguardo al concorso della Migliore bibliografia stampata nel 1887, giacché avendo 
^ 9ttssa Commissione negato il premio a quella dotta e voluminosa Biblioteca storica del solertissimo bibliografo comm. Carlo 
'aoì, per dividerlo fra due opuscoli di poche pagine, era cosa ben giusta che fosse negato al mio Repertorio ». 



138 



C. LOZZI 



n • 



^' 



k" ♦ 



scrittori piceni ; e tra i moderni, le Marche e i Marchigiani di I. Ciavarini e il Piceno^ 
di G. Speranza. 

Malgrado i lavori pregevolissimi del Muratori^ del Mazzuchelli, del Tiraboschi e 
di altri, è ormai riconosciuto da tutti che la storia, sia civile, sia letteraria d' Italia vuol 
essere rifatta quasi tutta da capo a fondo, (come fra gli altri ha dimostrato Giosuè Car- 
ducci coi suoi splendidissimi saggi critici e storici) attesa la moltiplicità delle nuove 
fonti che dal loro tempo sino a noi si sono dischiuse e i progressi che hanno fatto la 
critica, la linguistica e altre discipline affini e adiutrici. 

Quanti libri e manoscritti furono sin qui trasandati, perché furono considerati o 
come inutili o d'argomento ad ogni sorta di storie estraneo, perché si presentavano come 
semplici allegazioni forensi, o inserti giudi^iaUy o memorie domestiche, o note di viaggi 
e persino di spese per feste cortigiane o popolari, per pranzi o rinfreschi^ per teatri, per 
musiche, per corredi nuziali, per biblioteche, per ricevimenti d'ambasciatori e per altri 
avvenimenti pubblici o privati. 

Tornando alle biblìograffe storiche regionali, nella parte più antica la più ricca 
di materiali per una bibliografia marchigiana, oltre il prezioso tesoro delle antichità pi- 
cene del Colucci, e la suddetta Biblioteca picena del Vecchietti, e la collezione di docu- 
menti storici delle città e terre marchigiafie del prof. G. Vanzolini, e il saggio datone n^Ii 
Atti della R, Deputazione storica marchegiana dal compianto Gianandrea, è quella del Ran- 
ghiasci per lo Stato Pontificio ne' suoi antichi contini (1792-1793) sebbene, come quella 
del Coleti, sotto il rispetto bibliografico, lasci molto a desiderare. Alla suaccennata bibliografia 
del Ranghiassi fa riscontro la Raccolta di Statuti dello Stato Romano che iniziata dal 
Governo Pontificio a cura di Mr. Mertel trovasi ora presso gli Archivi di Stato in Roma. 

Merita altresì di essere segnalata la collezione di Storie e Statuti municipali, la più 
numerosa e preziosa di quante se ne siano sin qui fatte, qual era certamente quella che 
dal libraio D. G. Rossi passò al libraio Menozzi di Roma. Peccato, che non ne sia stato 
pubblicato il Catalogo ; (quello della libreria Rossi è parziale e forse dei soli duplicati) 
e sia andata dispersa mentre io mi proponevo l'esame delle schede p)er farne lo spoglio 
col riscontro de' libri piiì rari comparativo anche con quelli della mia raccolta più ricca 
di opuscoli, molti dei quali rarissimi o introvabili perché pubblicati a pochi esemplari, 
per nozze e per altre occasioni. 

Toccato dei diversi metodi e di quello che stimasi più adatto alla Bibliografia sto- 
rica regionale d'Italia, è opportuno indicare qualche norma per la scheda descrittiva di 
ciascun libro e determinare la estensione che si suol dare alla materia storica ossia ai 
libri che ne trattano incidentalmente o in qualunque altra guisa. 

Quanto alla nota bibliografica descrittiva, essa dev'essere redatta con quella pro- 
prietà, esattezza e precisione, che son le doti precipue d'ogni bibliografia e deve far co- 
noscere ai cercatori di opere e agli studiosi : 1° l'esistenza di questa o di quell'opera ai 
loro studi appropriata ; 2° il titolo e le date tipografiche (anno, luogo e impressore, e 
mancandone il nome congetturarlo dai caratteri o da altri dati); 3^ le varie edizioni 
che se ne hanno e quale valga meglio pel contenuto, per la forma e segnatamente per 
la correttezza ; 4° se ve ne siano contraffazioni, e a quali caratteri e segni si possano rico- 
noscere e distinguere dalle vere ; 5° il formato, il registro e il numero delle carte 



IL 



LA BIBLIOGRAFIA STORICA 139 



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1 



1 



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senza trascurare le bianche (alha)^ che negli incunaboli tengono luogo di frontespizio ; 
6° gli accessori, quali sono antiporte, ritratti, incisioni, tavole onde l'edizione è corredata 
e quant'altro occorra per accertare genuino, completo e perfetto l'esemplare. ^ 

La descrizione con questi ed altri minuti particolari è più necessaria per quei libri 
dei quali il Cinelli diceva che hanno il titolo secco^ e va riservata pei libri veramente 
rari e antichi, specialmente per gì' incunaboli de' quali è più difficile la registrazione ; 
ma è inutile pei libri comuni e moderni se non hanno nulla di speciale e la registra- 
zione può farsi agevolmente e sicuramente con le indicazioni e co' riscontri che si tro- 
vano nello stesso volume. 

Là dove ne sia il caso e ne valga il pregio, un esperto bibliografo aggiunge inda- 
gini per iscoprire il vero autore di un'opera, e, senza invadere il campo dello storico o 
del critico, ne determina l'importanza e l'attendibilità; nota se l'edizione è condotta sui 
migliori codici o su manoscritti scorretti o su altra edizione, se ha pregi veri e intrinseci 
quello solo della sua rarità, se corretta o no, se ricercata e preferita e per qual motivo, j 

se ignota ai bibliografi, se principe^ o il primo libro stampato in una data città (la sto- 
ria della stampa si ricollega a tutte le altre), se ornato di miniature, di silografie, o d' in- 
cisioni a taglio dolce, e di quale intagliatore od almeno di quale scuola e di qual pregio. 
Non trascurerà infine l'esame degli esemplari, per quanto è possibile, per rilevare di ciascuno 
la condizione e la storia notandone la provenienza, segnatamente se alia^ illustre o curiosa, 
(ciò che appare principalmente dalle legature artistiche) lo scopo della collezione ecc., se 
presenti alcuna circostanza speciale o particolarità che ne accresca il valore, (p. e. se im- 
presso su pergamena) le antiche note manoscritte, segnatamente se autografe e d'autore 
illustre, che per avventura si trovino nel frontespizio o nelle carte di guardia o nei mar- 
gini, e gli emblemi e stemmi o ex-libris de' possessori, oggi tanto in voga da costituire 
collezioni speciali. Si avverta pure che la data dell'opera si confonde sovente con quella 
della stampa e che le dedicatorie vanno sempre lette perché quasi sempre, oltre le vane 
adulazioni, contengono notizie sull'opera stessa, sull'autore, sul tipografo e sulla edizione. 

La comprensività od estensione della blibliografia storica municipale vuol dire la 
cura di scendere a particolarità locali d'ogni sorta; di guisa che ogni villaggio, ogni con- 
trada, ogni castello feudale, ogni fiume, ogni torrente, ogni via, e direi quasi ogni an- 
golo, ogni gleba, ogni sasso d' Italia non dovrebbe mancare del suo accenno, del suo 
speciale ricordo. 



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Inoltre alla Biblioteca storica nazionale o municipale appartiene, tutto quello che è /| 



1 



direttamente connesso con lo svolgersi della vita civile di una data nazione, di una 
data regione, o di un dato municipio. 

Come le storie particolari, fondate su documenti e condotte con sana critica, vin- ^ 

cono d'importanza le storie universali pel difetto a queste inerente della prevalenza di ^ 

una dottrina individuale o sistematica, cosi la storia civile contemporanea di un popolo, ? 

a cui le relazioni della vita officiale, cittadina e popolare, e i dati della progredita sta- l 

tistica porgono prezioso contributo, dovrebbero tornare più interessanti ed utili di qual- ; 

siasi altro storico lavoro, basata com' è o dovrebb' essere sull'ammaestramento sperimen- \ 

tale che offrono i fatti studiati con perseverante e amorosa cura a mano a mano che si 
vengono manifestando e svolgendo. 



n 



140 e. LOZZI 

Ebbi già a rilevare e dimostrare in altro mio lavoro (i) qualmente una sola re- 
gione del nostro paese spesso presenta mirabile compendio delle varietà storiche italiane ; 
indi il debito di ricercare ciascuna nelP interesse particolare di essa e nel generale d' Italia 
e d' illustrarla sotto tutti i punti di vista e di rapporti. 

La storia civile, politica, letteraria di un popolo ha necessarie, strettissime attinenze 
con la storia giuridica ; essendo profondamente vera la sentenza dell'Ardigò, che il di- 
ritto è dell'organamento sociale la forza intima, o come più brevemente disse il roma- 
nista Jehring: il diritto è la vita. 

E ciò principalmente vale per l'Italia nostra, la patria del diritto, e di statuti mu- 
nicipali, i più antichi, sapienti e famosi, la cui bibliografia in servigio di un esame com- 
parativo delle costituzioni municipali era tanto caldeggiata dal celebre Savigny nella sua 
Storia del diritto romano nel Medio evo. Di vero, chi bene li indaga e confronta, potrà 
vedere nella formazione degli statuti e nelle loro successive riformagioni la storia del 
comune e della nazione. Agli statuti vanno ordinariamente unite le leggi suntuarie dalle 
quali spesso si apprende come i costumi nelle vesti siano nota più appariscente dell' in- 
dole etnografica e delle storiche tradizioni di un paese. 

Ecco come il famoso detto del Montesquieu: < Bisogna illustrare la storia con le 
leggi, e le leggi con la storia » si avvera principalmente rispetto agli statuti de' nostri 
municipi'. Tanto più che gli statuti delle corporazioni d'arti e mestieri, mentre sono ad 
essi di complemento, si ricollegano alla storia delle arti maggiori e minori e anche a 
quella delle accademie e degli studi. Lo stesso Barone Manno nella Prefazione alla Bi- 
bliografia più sopra citata, dichiara di aver preso il vocabolo Storia nel più vasto de' suoi 
nobili significati : € Quindi registrammo tutto che tratta di storia religiosa, civile, mili- 
tare e naturale. Tutte le indicazioni relative ai fatti e ai monumenti, l'archeologia, la 
paleotnologfa, l'etnografia, la dialettologia, la biografia, la genealogia e l'agiografia; gP in- 
teressi ecclesiastici, morali, educativi, diplomatici, legislativi, giudiziarii, amministrativi, 
agricoli, industriali, commerciali, letterarii e scientifici; le arti e le vicende e gli ordini 
di guerra e quelli marittimi e le notizie e le discussioni sui grandi fenomeni della na- 
tura, sìa applicati all'uomo coli' igiene e colle arti • mediche, sia studiati nei grandi regni 
delle meteore, della terra, delle bestie e delle piante ». 

In tale estensione della bibliografia storica, che reputiamo tanto più necessaria ed 
utile per sopperire in qualche modo alla mancanza di storie vere e proprie dei piccoli 
Comuni, il Manno si trovava d'accordo con altri bibliografi ed in ispecie col Moreni 
che l'aveva già applicata alla sua Bibliografia storico-ragionata della Toscana, 

Similmente il libro da registrare vuol esser preso nella sua più lata accezione ; e 
però lo stesso Manno per tale non intese solo quello di giusta mole o di fama, ma tutto 
ciò che era venuto a sua notizia e che potrebbe essere utilmente consultato. < Anche 
gli opuscoli (cosi egli prosegue) ed i librettini e persino le stampe volanti e fugaci e 
d'occasione, per poco che si prestassero a storia, tutto cercammo di additare, come anche 



(I) e. Lozzi, DeWo^io in Italia. Voi. 2. Torino, Unione Tip. ediirice, 1870-71. 



—Tfy. --,-,, 



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LA BIBLIOGRAFIA STORICA 141 

qualche saggio dell' iconografia storica e della cartografia ». Egli a tal uopo si valse della 
ricca raccolta di opuscoli patrii che era stata con intelligenti cure fatta dal primo pre- 
sidente conte Pullini. 

L'ab. Morelli, Bibliotecario della Marciana, che fu salutato il principe dei bibliografi 
del suo tempo, aveva anch'egli spese le cure di tutta la sua vita per una collezione di 
opuscoli, che poi lasciò alla detta Biblioteca persuaso com'era, e si proponeva trattarne 
in apposita monografia, Della grande uiilità che da^ libri piccoli soventemente si trae, E 
tanti n'avea pubblicati o ristampati che, sebbene de' più preziosi^ fino a' giorni suoi erano 
rimasti occulti e perduti. 

Se è vero, in genere, il detto di Plinio {Epistol, HI, 5) : « Nullus liber tam malus 
esi^ ut non aliqua parie prosit > è molto pili vero, in ispecie, rispetto a libri ed opu- 
scoli che in modo più o meno diretto appartengono alla storia ed alla illustrazione de' co- 
muni e de' villaggi italiani. 

Alle molte specie di libri accennate dal Manno se ne potrebbero aggiungere non 
poche altre, quali per esempio quelle relative a monete antiche, a iscrizioni o epigrafi 
(il De Rossi con queste si rivelò princip)e dell'archeologia cristiana) a cicli epici, a leg- 
gende popolari, ai cambi e traffici del danaro, ai monti di pietà, alla storia de' costumi 
nelle opere degli umanisti, alle relazioni d'ambasciatori o di viaggi e simili, e alle cartiere, 
che ordinariamente fiorirono là dove più fioriva la stampa, onde tra noi le rinomate car- 
tiere di Fabriano, illustrate da A. Zonghi e la tipografia della vicina Iesi illustrata dal 
Gianandrea. Ma mi astengo da altre enumerazioni, per non riuscire troppo lungo e noioso, 
fósendo difiRcile trovare materia, che in qualche modo non si ricolleghi alla storia di 
un popolo o di un pnese. 

Basti solo ricordare che l'avvento del socialismo fece per la prima volta ammet- 
tere la storia del lavoro alV Esposizione universale di Parigi^ e assegnarle un posto d'onore. 

Vi sono libri, come argutamente osservava F. Martini, che senza esser precisamente 
storia o civile o letteraria od artistica, servono mirabilmente alla storia come indicazioni, 
come documenti o come pietre già lavorate per i futuri edifizi. Oltre a ciò è giusta 
norma di critica il cercare testimonianze storiche anche nei libri, che non sono di pro- 
posito stoiici né fatti pei tardi posteri (quali ad esempio i ricordi domestici),* dacché 
essi ci danno un quadro fedele della vita intima, de' costumi, delle abitudini, delle cre- 
denze del popolo ne' loro più minuti particolari. 

Quindi, concludendo, se ad alcuno per avventura paresse che si sono di troppo 
allargati i confini delle storie locali, sarebbe ovvia la risposta, che la vera scienza sta 
nel vedere i più lontani rapporti, e che questo anziché un difetto è un pregio singolare 
delle collezioni di libri e codici e delle bibliograffe che sulle medesime si vengono 
formando. 

Auguriamo di gran cuore che la bibliografia storica delle città e regioni italiane 
insieme agli studi delle scienze storiche sotto il potente impulso del primo congresso in- 
temazionale di Roma^ sia ripigliata con fervore, pari a quello delle speciali raccolte, e 
riesca tanto comprensiva e copiosa da confermare anch'essa come in una speciale colle- 
zione le relazioni si allarghino sempre più e comprendano cose che dapprima sembra- 



142 ETTORE VERGA 

vano impertinenti o disparate, e da fare onore alla versatilità e fecondità rlegl'ingegni 
degl'italiani e al loro culto per le memorie patrie e per la bibliografia della quale essi 
a buon diritto possono vantarsi fondatori. 

C- Lozzi. 



L* Esposizione cartografica di Milano 



ELLO scorso mese di aprile si raccolse in Milano il quarto congresso 
geografico nazionale ed oltre quattrocento scienziati convennero nella 
capitale lombarda. Il comitato esecutivo del congresso ebbe la felice 
idea di suggerire e favorire la organizzazione di due mostre le quali, 
nuove nel loro genere, piacquero e ai competenti e ai profani : 1' una 
retrospettiva di viaggi e mezzi di trasporto, indelta dal Touritig Club italiano, della 
quale brillantemente ha parlato in due recenti numeri d^\VEmporium{\) il cav. Fumagalli, 
direttore della Biblioteca nazionale di Brera, l'altra (messa insieme da un'apposita com- 
missione) cartografica, e pur retrospettiva, di Milano e del suo territorio. L' interesse 
inspirato ai milanesi da queste esposizioni, e specialmente dalla seconda che, per essere 
più ristretta nei limiti del tempo e dello spazio, sembrava per avventura più organica e 
completa e dava una idea abbastanza esatta delle trasformazioni storiche del territorio e 
di quelle edilizie della città, dimostrò che la maggioranza delle persone, anche non dedite 
agli studi del passato, sempre si compiace nel veder riunite le antiche memorie della 
propria città, e fece nascer due desideri : l' uno di raccogliere in un volume, sul genere 
di quello pubblicato a Parigi nel i88o, le piante antiche e pili importanti di Milano, 
l'altro di rinnovare la mostra in più vaste proporzioni, comprendendovi tutta intera la 
Lombardia, nel 1904, quando verrà inaugurala la ferrovia attraverso il Sempione. Dei 
due desideri il primo, come tutte le imprese che richieggono il concorso di un editore, 
non sarà pur troppo né prontamente né facilmente attuabile; il secondo, bastando la 
buona volontà, avrà forse il suo adempimento, ma c'è tempo ancora: frattanto nell'at- 
tesa e nella speranza che l'una e l'altra cosa si faccia, torna opportuna, né ai lettori 
della Bibliofilia sarà, crediamo, sgradita, una relazione sommaria dell'esposizione carto- 
grafica, la quale permetterà di far conoscere parecchi rari cimeli che, per esser sepolti 
in biblioteche ed in archivi pubblici e privati, sono ai più affatto sconosciuti. 

La prima sezione della Mostra comprendeva le carte manoscritte e stampate del 
territorio milanese, sciolte o comprese in que' magniiìci atlanti che nei secoli XVI, 



L'ESPOSIZIONE CARTOGRAFICA DI MILANO 



143 



XVII, XVIII uscirono a gara dalle officine d'Italia, di Francia e d'Olanda. II comm. Luca 
Beltrami possedeva, espose ed ebbe il generoso pensiero di regalare all'Archivio storico 
del Comune una carta a mano di parte dello Stato, di singolare interesse in quanto 
sembra destinata a designare il teatro della guerra franco-spagnuola : vi si vede infatti la 
casciaa detta la Repenlila dove, come sotto è scritto, « fu fatto presone el Re ». Il Re, 
non occorre dirlo, è Francesco I che là perdette tutto tranne l'onore. Un altro mano- 
scritto d' inestimabii pregio è il disegno rappresentante il lago di Conio, nel codice 
contenente il trattato sul Lario (Descriplio Larii) di G. B. Giovio, codice già appartenuto 
alla biblioteca del conte Firmian ed ora conservato nella Nazionale di Brera. Né il mano- 
scritto, né il disegno sono di mano del Giovio, ma di lui son probabilmente le nume- 
rose postille marginali e non v' ha dubbio che la carta riproduca esattamente quella che 
l'autore stesso aveva unita all'originale da lui dedicato ed offerto, tra il 1517 e il 1518, 






•ifio iti i«. XVI. 



a Francesco Sfrondati. < Tabulam quoque » diceva nella dedica « huic ioculatorio labori 
nostro coniunximus, ad locorum mensuras delineatam, quae fortasse erit ipsis commen- 
tariis, lenocinante pictura, jocundior », Quel profilo dei Lago di Como è ÌI pili antico 
che si conosca (la vedutina rarissima ti lagn de Com, che pur riproduciamo, sebbene 
attribuita con molta probabilità dal chiarissimo bibliografo Emilio Motta al primo cin- 
quecento, non ha data e del resto è affatto ideale) ; esso nella sua rozzezza è esatto, ed 
é particolarmente prezioso per i nomi di parecchi luoghi e per alcune indicazioni : per 
quei Musaeum Jooiatiii/ii, ai esempio, segnato in Borgo Vico, museo che il Giovio 
iostitui, che qui ricorda con compiacenza e che pur troppo andò disperso, quantunque 
il fondatore avesse creduto di legarlo nel suo testamento alla legge di strettissimo fede- 
conmesso. Nel 1617 il Boldoni già lo piangeva distrutto 1 11 disegno gioviano fece testo, 
come si dice : fu riprodotto dapprima in silografia, nella prima edizione della Descriplio 
Larii pubblicata dallo Ziletti a Venezia nel 1559, poi nelle tre edizioni del famoso atlante 
dell'Ortelio, 1570, 15S7, 1592, nel bell'atlante italiano del Magini e in molti altri. 



1 



ETTORE VERGA 



L'ESPOSIZIONE CARTOGRAFICA DI MILANO 



'45 



Non mancava il rarissimo libretto di Gerolamo Pagoani « De fiumine Abduae 
reddendo navigabili » col nitido disegno del corso dell'Adda e del canale navigabile fino 
a Milano, qual venne ideato sul principio del secolo XVI, sotto gli auspici del Re Cri- 
stianissimo Luigi XII, e quale venne poi, col lavoro di secoli, es^nito. 

La serie delle carte a slampa del territorio e dello Stato di Milano aprivasi con 
una < Lombardia » stampata a Roma nei 1553 da Vincenzo Luchìni, come dice il car- 




PruftliB d^ naKitlà di Padmu> Usuo), dall' „fuscele dri Pagitaai e Di fiumìat aiduai Ttddetdl navigabM t. 

tello, ma uscita probabilmente dalle famoFC officine calcografiche di Antonio Lafreri, giacché 
i due nomi appaion di solito uniti nelle stampe di quel tempo. E un lavoro d' incisione 
mirabile per nitidezza, esatti i nomi de' luoghi e la loro disposizione, alla quale avran 
servito quegli Itinerari che già allora correvan numerosi per l' Italia, ma curiosissimo 
nella conformazione dei laghi lombardi delineati a capriccio, e specialmente quello dì 
Como: il disegno dei Giovio, fatto già da un quarant'anni, non aveva potuto venir in 
soccorso dei cartografi romani : esso giaceva ignorato nella biblioteca di casa Sfondrati 
io Beilagio, ove solo nel .558 il buon Dionisio Somenzio lo rinvenne, e lo die alle 



r 



I 



ETTORE VERGA 



1 



L'ESPOSIZIONE CARTOGRAHCA DI MILANO 



'47 



stampe in Venezia nei 1559. Segue in ordine dì tempo l'atlante dell'Ortelio nella edi- 
lione del 1587, con la carta, a colori, dello Stato di Milano disegnala dal milanese 
Giorgio Settala, carta che, con strana orientazione, presenta al lettore il mare Mediter- 
raneo ad occidente e le Alpi ad oriente. Un passo innanzi fa l'atlante di Mercatore, 
dove, nell'edizione del 1606, come nella prima del 1589, la Lombardia è rappresentata 
da due carte di squisita fattura, 1' una della parte alpestre occidentale, l'altra tìe! Vesco- 
vado di Brescia e Ducato di Milano, entrambe, a quanto mi sembra, originali : ma nel- 
l'^edizione del 1636 il Mercatore si arricchisce, mi piace notarlo, col contributo della 



e Campagnr drl Print 






scienza e dell'industria italiana. Nel 1620 Fabio Magini pubblicava in Bologna, raccolte 
in un atlante dal titolo l'Italia, le carte disegnale dal padre suo, il celebre matematico 
e astronomo bolognese Giovanni Antonio Magìni, l'amico di Copernico e di Keplero, 
La Lombardia vi era descritta con un numero maggiore di carte che in tutte le raccolte 
precedenti ! la parte alpestre del Milanese coi tre laghi, la carta generale dello Stato, 
lineila del Ducato overo territorio di Milano: una pei territori di Pavia, Lodi, Novara, 
Tortona, Alessandria, un'altra per il territorio di Cremona. Rappresenta van tutte un tipo 
naovo, vi si faceva per la prima volta la giusta distinzione fra il Ducato (Provincia] e 
lo Stato di Milano, denominazioni ch'eran prima e furono anche di poi, specialmente 
n^li atlanti stranieri, adoperate indifferentemente ad indicare il complesso del Dominio 
Spagnuolo nell'alta Italia: 1 laghi prendevano per la pi Ima volta la loro forma esatta 
L'atlante del M^ni dovette segnare un'epoca nuova per la cartografìa italiana; la segnò 



n 



148 ETTORE VERGA 



certo per la lombarda : la nuova edizione del Mercatore pubblicata dall' Hondio ad 
Amsterdam nel 1636, riprodusse per la Lombardia le nuove carte del Magìni, eccetto 
quella generale dello Slato, colla vecchia ed en'ata denominazione d\ Ducaius ^ co\ solito 
disegno capriccioso de' laghi, che sembra aver preso dall'atlante di Guglielmo e Gio- 
vanni Blaev (Tkeairum orbis ierrarum sive Alias novus) dato in luce dal Jansson ad 
Amsterdam nel 1635- Dal Magini ricavò pure tutte le sue carte della Lombardia il 
Jansson medesimo (Novus Ailas, Amsterdam 1642 e J647) un po' ingrandite, un po' più 
fine d'esecuzione, adorne di cartelle artistiche, ma in fondo le stesse. 

Queste poche osservazioni, fatte alla sfug- 
gita durante la esposizione cartografica, mi 
hanno fatto deplorare ta mancanza di uno 
studio serio sulla cartografia italiana, inteso 
ad assegnare a questo ramo della nostra atti- 
vità scientitica il posto che gli spetta, Quesio 
studio dovrebbe dimostrare fra le altre cose 
qual contributo abbia portato l'Italia alla im- 
mensa produzione degli Hond, dei Jansson, 
dei Blaev, che verso la metà del secolo XVII, 
,vi/a-c> «fi * za»*.«*B » rfi F. ifaiibnanK riducevauo, rinianegciavano, ingrandivano, ri- 

ltrimifi0 dtl Ite. XtV). o T o . 

pubblicavano, coi reggendone o mutandone solo 
i titoli, o le cartelle, o gli ornali, le carte del Mercatore (i5i2-[554), dell'Ortelio 
(1527-1598) o dei nostri, come l' esempio surriferito dimostra e come dimostrerà qualche 
altro che addurrò pii^ innanzi : una produttività insomma di pura apparenza, come fu 
pur in Germania quella dei Seuter, dei Lotter, dei Bodenebr nel primo quarto del sette- 
cento. E a quale altezza giungesse questa industria scientifica in Italia Io prova un mera- 
viglioso atlante, • La guida del Mercurio geografico per tutte le parti del mondo », 
composto di carte pubblicate in Roma tra il i66q e il 1700, da quei De Rossi 1 quali 
sembrano i successori della famosa ofiicina lafreriana e ì fondatori del museo calcografico reale 
di Roma, di cui il primo nucleo si crede iippunto costituito dai rami di Antonio Lafreri. 
I due grandi volumi del Mercurio comprendono tavole ricavate da quelle del Jansson, 
del Baudrand e di altri, ma le più sono originali, di geografi italiani e specialmente di 
Giacomo Cantelli da Vignola, geografo del Duca di Modena : a lui apppartengono cento- 
dodici tavole delle centocinquantadue ond'è composta la raccolta: e di fattura italiana, 
un paio all' infuori, son quelle consacrate alle regioni della nostra penisola; del Cantelli 
cioè; ua'AUa ed una Bassa Lombardia (1680 e 1681), una Sici/ia (róSa), un Regno Ji 
Napoli (1689), un Marchesato di Salii^^o (1690), un Piemonti, un Ducato d'Aosta, Catta- 
vese e Marchesato di Susa (1691), una Satoia (1692), un'Italia con sue poste e strade 
principali (n>95); dell'Abate Filippo Titi, la Legazione di Romagna e la Legazione del 
Duca d'Urbino; d' Innocenzo Mattei Ìl La^io ; di G. Filippo Ameti il Pairimotiio di S. 
/'/f/« {1 666); del maggiore Agostino Ceruti un magnifico Corio (/*/ Po, di cm. 131 x 56, 
che fu copiato, al solito, intorno al 1735, da Matteo Seuter in Augusta. Il Mercurio può 
senz'altro gareggiare col grandioso atlante dello Jaillot, composto con carte del Sanson 
e pubblicato dal celebre editore Mortier ad Amsterdam nel 1708, il quale è a sua volta 



L'ESPOSIZIONE CARTOGRAFICA DI MILANO 149 

un miracolo della cartografia. Alle legioni italiane son riservate ventiquattro tavole, com- 
presa una bella veduta di Roma a volo d' uccello dedicata al cardinal Chigi nipote di 
Alessandro VII : tutte a colorì, eseguite con arte perfetta, fregiate di ampi ornati e di 
testate artistiche. Uscito durante la guerra per la successione di Spagna, quando i successi 
guerreschi del Principe Eugenio di Savoja commovevano il mondo intero e a celebrare 
il nuovo eroe facevano a gara l'arte e la letteratura di tutte le nazioni collegate, non 
poteva andar privo di una carta del teatro della guerra in Italia, e 1' ha bellissima adorna 



di una ricca testata rappresentante l'esercito del Principe che passa le Alpi ; nell' insieme 
un vero capolavoro del genere. 

Accanto agli atlanti non mancavano carte sciolte del territorio milanese originali 
e pregevoli. Vanno fra le prime notate: la « Nuova descritione del Stato di Milano e 
tutti li suoi confini » egregiamente disegnata, nel 1636, da M. Antonio Barateri e de- 
dicata (era allora generale l'uso di dedicar siffatti lavori a cospicui personaggi) alle Autorità 
municipali di Milano; la carta della Diocesi di Novara incisa dal Bianchi nel 1647 e 
dedicata al Mastro dì campo conte G, Borromeo; un'altra dello Sialo di Milano e Pro- 
vince confinanti dalla parte orientale, in doppia edizione 1703 e 1733, di G. Carlo Frat- 
tino, dedicata a Pirro Visconti Borromeo Arese ; lo splendido lavoro in sette pezzi 

U Bitlirfil/a, vAaiae Ul. diipcnH 4*-5*-6* „ 



I50 



ETTORE VERGA 





I 



L'ESPOSIZIONE CARTOGRAFICA DI MILANO 151 

rappresentanti le provincìe di Cremona, Como, Varese, Milano, Pavia, Lodi e il com- 
plesso dello Stato, secondo il com parti mfnto della Lombardia Austriaca pubblicato nel 
1786, del monaco olìvetano Mauro Fornari, incisi dal celebre Cagnoni; la Carta della 
Repubblica cisalpina incisa dall'Amati e pubblicata a Torino nel 1798, quella del Di- 
partimento d'Olona incisa da Giuseppe Boerio nel 1802, una della Repubblica italiana 
(li Antonio Arganini, ed una infine delle Stazioni militari, navigazione e poste del Regno 
"' ''a, eseguita per ordine del ministero della guerra nel 1808. Rinuncio a parlar delle 
ne che crescon naturalmente di numero e di perfezione, a cominciar dalla carta 
ifica e postale del Regno Lombardo Veneto incisa dall'abile cartografo Giuseppe 
intomo al 1830, e da quella ancor pili bella Finche Hi -Brenna- Pezze (1849), por- 
in calce la pianta di diciasette città, compresa Milano. 

I grandi lavori censuarì, affrettati e fatti condurre a termine da Maria Teresa, 
o origine ad una copiosa produzione cartografica, specialmente manoscritta, di non 
le valore: basti citare la carta colossale della Provincia di Milano (1757), e il 
E Album censuario (1757) posseduto ed esposto dall'Ispezione compartimentale del 

e contenente setlantuna tavole e cioè: la carta dello Stato di Milano, la pianta 
Città e Corpi Santi, le carte di tutte le pievi della Provincia di Milano, del Prin- 

di Pavia, dei contadi di Lodi, Cremona, Como, del territorio lariano e della 
da, tutte disegnate e colorite a mano con rara perfezione e adorne di fregi artì- 

1 dì vignette come I' uso dei tempi richiedeva. 

Un' altra categoria non priva d' interesse era quella delle mappe, manoscritte. Eran 
e curiosi esempi che dimostravano come in questo ramo fossero stati lenti i pro- 
giacché quelle della seconda metà del secolo XVIII seguono ancora il metodo 
descrizione del Lario, annessa al trattato del Giovio, e sono disegnate con ima 
lità quasi infantile. A questo genere appartengono le novantaquattro tavole, pure 
e dall' Ispezione del Catasto, delìneanti i confini tra lo Stato di Milano e la Re- 
tea di Venezia. 

La parte più interessante e pili completa della esposizione fu, senza dubbio, quella 
irata alle piante e vedute della Città di Milano e del suo Castello, 
Dopo le ricostruzioni storiche della Milano antichissima tentate dal Grazioli, dal 
galli, dal Giulini, dal Birago, e ultimamente dal sacerdote Pellegrini nella sua bel- 
■a intorno ai santi Arialdo ed Eriembaldo, la serie dei documenti originali si apriva 
riproduzione fotografica di due piantine del secolo XV, contenute in due redazioni 
Cosmografi/ita di Tolomeo, l'una in un codice urbinate, l'altra in un codice vaticano. 
leva per la prima volta alla luce un insigne erudito, il sacerdote Achille Ratti, 
e dell'Ambrosiana, offrendo agli studiosi un frutto saporitissimo di sue ricerche. Le 
liantine, se togliamo il rozzo e confuso disegno del secolo XIV nel codice ambro- 
del Chronkon m.ijus di Galvano Fiamma, sono la più antica rappresentazione di 
o che si conosca. Intorno ad esse il dott. Ratti pubblicherà uno studio negli Atti 
oiigresso geografico, il eh" ci impedisce di riprodurle ora e ci impone i limiti di 
cenni. 1 due disegni son da ritenersi anteriori al 1420, perché vi si nomina la 



152 ETTORE VERGA 



Curia Bernabovis^ che fu rasa al suolo appunto in quest'anno, come e' insegna il De- 
cembrio : nell' interno della cinta murata d'Azzone Visconti e contornata di torri son- 
disegnati alcuni palazzi e scrittivi sotto o a lato i nomi dei proprietari, i quali le ricerche 
del dott. Ratti hanno identificato ai più cospicui personaggi vissuti alla corte di Filippo 
M. Visconti, cosicché le due piantine sembrano voler designare le abitazioni di quelli 
che costituivano, per cosf dire, la Casa civile e militare del Duca di Milano: ma quello- 
che più le rende preziose si è, come vedremo fra poco, il disegno del Castello, l'unico 
che ci conservi le forme dell'edificio Visconteo. 

Ed ora per avere una pianta di Milano, che meriti tal nome, dovremo aspettare 
un buon secolo e mezzo. Nel frattempo la capitale della Lombardia, come tutte le altre 
città^ è rappresentata si in varii luoghi, ma come la fantasia suggeriva al disegnatore. Gli 
esempi più strani di questa forma d'arte troviamo in alcune di quelle storie universali,, 
enciclopediche, cosi in voga nel medio evo, che parlan di tutto a cominciare dalla crea- 
zione del mondo: esse contengon, tra Taltro, alcuni cenni sulle principali città e ne ri- 
producono, o almeno pretendono riprodurne, la veduta. Quanto quei disegni fossero mal 
conformi al vero lo prova la nostra riproduzione, ma più un esame, anche superficiale^ 
delle tre edizioni del Supplemetitum chronicarutn di Frate Filippo da Bergamo, i486, 1490, 
e 1506, e della Chroriica norimberghese di Hartmann Schedel (1493), che va dalle ori- 
gini del mondo fino all'anno della sua pubblicazione. La Milano della prima edizione del 
Bergomate è tutt' altra cosa di quella della seconda, non solo, ma nella stessa prima edizione 
la vignetta che serve per « Mediolanum civitas cisalpinae Galliae » serve per € Beneventum 
Sannitum civitas » (pag. 64), per Padova {66\ per Tebe « Aegypti civitas» ! (52 t.), nello stesso 
volume Genova ritorna identica col suo bravo mare, per Roma; Milano e Gerusalemme 
non sono che una cosa sola nell'edizione seconda (p. 70 e p. 1 1 1 t.), e quello che nel 
1490 è Milano, diventa Atene nel 1506 a pag. 36 per tornare Milano, ingrandito, a 
pag. 119. La Napoli del i486 è uguale a quella del 1506 ma, proprio alla pagina se- 
guente, diventa Costantinopoli. Solo quattro città sono trattate passabilmente : Verona ove 
s'indovina l'anfiteatro e l'Adige che la solca per mezzo (1490), (la quale però anche 
serve per Damasco nell^ edizione successiva), Firenze (1490) ove pur s'intravede l'Amo 
e la cupola di S. Maria, Roma (1490) col Tevere a suo posto, i cavalli del Quirinale, il 
Colosseo, Castel S. Angelo, il Panteon, e Venezia ( 1 490) ove son ben delineati il Palazzo 
ducale, il ponte, le colonne, un fianco di San Marco e la torre. L' opera dello Schedel,. 
pubblicata dal Koberger a Norimberga nel 1493, è di gran lunga superiore a quella del 
Frate di Bergamo: possiamo chiamarla una maraviglia dell'industria libraria in Germania: 
un grosso volume in foliOy stampato in nitidi caratteri gotici, adorno di parecchie cen- 
tinaia di incisioni di straordinaria finezza per incisioni in legno : scene varie della storia 
sacra, della mitologia e della storia greca, romana e medioevale ; lunghe file marginali 
di ritratti di personaggi biblici e storici, di eroi, patriarchi, re, imperatori, consoli e 
tribuni, pontefici, vescovi e cardinali, maghi e scienziati d'ogni paese, talora atteggianti 
la caricatura e d'un sapore tutto tedesco quale ancor oggi san farci gustare nelle loro- 
più caratteristiche composizioni i Fliegendc Blàtter : vedute di città in formato più grande 
di quelle del Bergomate, di esecuzione assai più accurata, ma concepite e disposte coi 
medesimi criteri : anche qui, all' infuori di Venezia e di Roma, riprodotte in doppia 



J 



L'ESPOSIZIONE CARTOGRAFICA DI MILANO 153 

formato e con un principio di verità, le altre città italiane son trattate nel modo che 
sappiamo: Milano (pag. 72) è ora Lacedemonia {38 v.), ora Tiberiade {35), ora Gebenna 
(122}, ora Damiata (210 v.}; e parimenti una cosa sola son Parigi e Treviso, Damasco 
Macedonia e Perugia, Cartagine e Bologna. Di questo genere deve pur essere la 
vignetta del codice parigino (secolo XIV) contenente il Compendium nioraiis philoso- 
phiae di frate Luca Mannelli, nel quale in dodici medaglioni sono miniate dodici 



città dalle torri e mura merlate, compresa Milano, e di questo genere è la xilografia 
stampata in testa al quarto libro del poema intitolato il Lauirecho di Francesco Manto- 
vano (1520 circa), dove, se non altro, si vede il Duomo col tiburio, qualche cosa di più 
che Del Bergomate, e nello Schedel. 

La prima vera pianta di Milano a me nota è quella stampata, o come ho ragion 
di credere ristampata, in Roma, nel 1573, da Antonio Lafreri; una piccina edita in Ve- 
nezia all'insegna della Colonna nel 1567 col titolo < Il vero disegno della Pianta di 
Milano s/ come veramente oggi si ritrova » e inserta nel 1569 nell'opera « De' disegni 
delle piò illustri città et fortezze del mondo > di Giulio Ballino, riproduce la sola cinta 



154 



ETTORE VERGA 



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fortificata e il Castello. La tavola lafrerìana è, come allora s' usava e come s' usò per 
molto tempo ancora, una veduta a volo d' uccello, o meglio una planimetria iconografica, 
nitidissima tuttavia in modo da lasciar riconoscere con facilità località ed edifici. L'amor 
(Iella simmetria ha indotto il disegnatore ad orientarla a sproposito, ponendo il Castello 
perfettamente a nord rispetto al lettore, e a dare al circuito fortificato una regolarità ed 
una rispondenza di protuberanze e di rientranze non in tutto conforme al vero. Il Ca- 
stello, cosa strana, ha la Tenaglia, di forma però un po' diversa, cioè a dire più allargata 
e più accorciata di quella che vediamo in un disegno delle fortificazioni fatte poi co- 
strurre da Ferrante Gonzaga, disegno eseguitcf nella prima metà del secolo XVI, pur pre- 
sentato alla Mostra. Ora la Tenaglia, quella famosa opera di difesa che Cesare Cesarìano 
costruf, primo forse in Europa, nel 1527, fu distrutta nel '52, e la seconda Tenaglia^ 
rifabbricata da Ferrante in quell'epoca, scomparve nel 1562, per ordine del castellano 
Pimentel, quando prevalse il concetto di rendere il Castello indipendente dalle fortifica- 
zioni della città; perciò la pianta del Lafreri dovrebbe essere anteriore almeno al '62^ 
dato ch'essa rappresenti la seconda Tenaglia come la differenza col succitato disegno ci 
fa supporre, o riprodurne una, a noi ignota, di quel tempo, quando al lavoro non abbia 
contribuito la fantasia ond' era e fu governata a lungo l' arte cartografica. Ma io, dirò 
più innanzi il perché, mi attengo più volontieri alla prima ipotesi. 

Di poco posteriore è la pianta posseduta dall'Archivio storico civico, che il pìttor 
trentino Nunzio Caliti (poiché egli stesso cosi si firma non approvo lo si chiami Gallizia 
come fanno alcuni), il padre della rinomata pittrice Fede, disegnò e incise per celebrare 
la liberazione di Milano dalla peste del 1576, detta di S. Carlo, e dedicò al noto bio- 
grafo di Ferrante Gonzaga, Giuliano Gosellini, primo segretario di S. Maestà Cesarea^ 
1' 1 1 febbraio 1578. È il più prezioso e il più raro documento cartografico milanese, lavoro 
originale, 1' unica prova della valentfa del Caliti come incisore in rame, mentre dal Lo- 
mazzo, e dal Morigia nella « Nobiltà di Milano » è lodato solo come pittore, come 
miniatore e come abilissimo nell'artistica industria di formar cose di rilievo con paste 
muschiate per ornamento delle vesti. Nell'alto della tavola galiziana è figurato il Padre 
Eterno col mondo in mano; sotto a lui Gesù, circondato di gloria, colla croce sull'omero 
destro ; da un lato le figure della Madonna, di S. Ambrogio e di San Pietro genuflesse 
in atto di adorazione, dall'altro in simile atteggiamento S. Rocco, S. Sebastiano e San 
Giuseppe col ramo fiorito ; nel campo superiore alla veduta della città sono sparsi a fre- 
quenza angioletti, fiori e trofei di ottimo stile. Ma quello che più interessa sono le figu- 
rine colle quali il Caliti volle ricomporre, in una sola unità di tempo e di luogo, le varie 
operazioni caratteristiche durante la peste : la costruzione di capanne e lazzaretti e la loro 
distruzione, scomparso il flagello, i fuochi distruttori delle robe infette, le ronde d'ufficiali 
sanitari, 1' erezion di croci e il popolo dinnanzi ad esse genuflesso, infine quei numerosi 
cimiteri posticci, segnati colla lettera L, ond' erasi disseminato tutto il terreno circostante 
alle mura. La veduta del Caliti è cosf un bel lavoro d'arte e un rilevante documento 
storico, e siam lieti che un miracolo della moderna industria fotomeccanica ci abbia per- 
messo di riprodurla : un miracolo si può dire, giacché, stampata su carta grigia, che 
toglie alle linee ogni risalto e le rende mal decifrabili anche al lettore, essa oflrìva al 
fotografo non poche difllcoltà. 



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L'ESPOSIZIONE CARTOGRAFICA DI MILANO 133 



Se la pianta galiziana sta a sé come lavoro originale e non fu mai né imitata né 
riprodotta, quella del l.afreri servi di modello a infinite riproduzioni, anche di molto 
posteriori: il tipo lafreriano ritoma in tutte quelle piantine pubblicate negli Uinerariy o 
Guide dei viaggiatori, del secolo XVII, delle quali parecchi esempi espose il colto ed 
intelligente collezionista dott. Achille Bertarelli; lo troviamo nelVArcJtonto logia cosmica 
del Gotofredo, edita a Francoforte nel 1 649, e persino nelP « Universus terrarum orbis 
scriptorum calamo descriptus > di A. Lasor a Varea (prete Raffaele Savonarola) stampato a 
Padova nel 17 13: il Castello vi è sempre rappresentato colla sua brava Tenaglia^ anche 
quando aveva già assunto la sua perfettissima forma poligonale; un cartografo, sul principio 
del secolo XVIII, per non rinunciare a quella Tenaglia^ che certo doveva aver avuto una 
fama universale, in una piantina annessa al bell'atlante De Fer-Beaulieu € Les forces 
d'Europe > l'attacca ad uno dei sei baluardi che davano al Castello, nel suo aspetto 
definitivo, la forma di stella : ed era quello un atlante militare ! ed una piantina olandese 
del secolo XVIII, incisa da P. Schenk ad Amsterdam, pur rappresentando il Castello qual 
era allora, si ostina a riprodur la Tenaglia^ quale appare nel Lafreri, ma, cosa affatto 
nuova, ce la presenta isolata, distaccata dal resto delle fortificazioni. 

Una delle prime imitazioni della tavola del Lafreri, dopo quella annessa alla edizione 
francese (1573) della Cosmografia Universale del Miinster ampliata dal Bel forest, e certa- 
mente la più bella, sembra essere la Milano dell'opera « Civitates orbis terrarum » pubblicata 
a Colonia da Bruin e Hogenberg nel 1372, un'opera magnifica, contenente le piante, colorate 
no secondo le edizioni, di tutte le principali città del mondo. Una stampa del 1 372 copiata 
da una del 1 573? Questo appunto mi induce a credere che della tavola del Lafreri, il quale 
del resto lavorava a Roma fin dal 1340, esista un'edizione anteriore, quantunque e dalla Bi- 
blioteca vaticana e dal Reale Gabinetto delle stampe della Corsiniana mi si scriva di non 
averne notizia. Che l'Atlante coloniese uscisse per la prima volta nel 1372 non v'ha dubbio; 
ora se gli editori avesser mandato a Milano 1 loro incaricati per fare i rilievi sul luogo non 
avrebbero riprodotto il Castello colla Tenaglia; la loro pianta dev'esser dunque copiata da un 
modello anteriore d'un dieci anni almeno: e questo modello io non so vederlo se non nella 
stampa del Lafreri, alla quale, se togliamo una maggior nitidezza nella esecuzione e alcuni 
pochi particolari, è, possiam dire, identica. Essa infatti non fa che aggiungere il nome delle 
vie e degli edifici principali, e presentare in calce, tradotta in versi francesi, la spiegazione 
data da Andrea Alciato allo stemma visconteo, non esser, cioè, la biscia che inghiotte il 
bambino, ma questo che esce dalla bocca di quella ; interpretazione pur accettata da Torquato 
Tasso, quando dice : 

Il forte Ottoii che conquistò lo scudo 

In cui dall'angue esce il fanciullo ignudo. 

11 tipo del Lafreri, colla sua orientazione sbagliata in omaggio alla simmetria, dura 
ancora in una carta tedesca del 1733 portante, in margine, anche le piante delle altre città 
fortificate dello Stato : ma il Werner, che la disegnò, non era gran fatto al corrente dei pro- 
gressi della cartografia italiana, perché già da quasi un secolo un nuovo e miglior tipo aveva 
soppiantato l'antico; la Pianta, vogliam dire, composta nel 1629 circa e dedicata al Cardinale 
Federico Borromeo dal nostro Marco Antonio Barateri ; planimetria iconografica anch' essa, 



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156 ETTORE VERGA 

tna disegnata con somma diligenza, corretta di tutti i vecchi errori, specialmente nel Castello, 
perfettamente orientata, e iniinila di un'ampia leggenda spiegativa di duecentocinquant^sei 
numeri. Questa carta fu dapprima copiata a Milano dall'Agnelli, sulla fine del diciassettesimo 
secolo, poi riprodotta tale e quale, salvo una maggior finezza nell' incisione, dal Blaev, nello 
splendido « Nouveau Théàtre d'Italie * edito ad Amsterdam nel 1704 dal celebre editore 
Pierre Mortier. La copiò pure Io Stopendhal nella carta annessa dal Grevto nel suo « The- 
saurus antiquitatum et historiarum Italiae » Lugduai 1704; se non che lo Stopendhal, limi- 



un ahro tipo, pur sempre ricavato dal Barateri, che passò nel beli' « Atlas curieux ou le 
monde representé dans des cartes générales et particulières du ciel et de la terre » di N. De 
Fer (Parigi 1705), nell'atlante militare tedesco di G. Bodenehr, sUmpato ad Augusta e in- 
titolato Forces d" Europe, t nell'altro francese del medesimo genere di De Fer e Beaulieu. 

Col 1734 la cartografia milanese entra in un nuovo periodo di feconda attività. È 
di quest'anno la pianta colossale (metri 3 X 2,78), con vedute marginali, disegnata al- 
l'acquerello dall' ing. G. B. Riccardi. Essa adornava un tempo la sala d'adunanza del- 
l'antico palazzo del Comune e si conserva ora nell'Archivio storico civico ; è un docu- 
mento di grande rilievo in quanto ci dà i nomi di molte case patrizie e ci conserva il 



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L' ESPOSIZIONE CARTOGRAFICA DI MILANO 



157 



disegno fedele di luoghi e monumenti trasformati in seguito o scomparsi. È curioso osser- 
vare come era ancora in quell'anno il Duomo senza neppur una guglia, coperto d'un 
tettaccio su cui si ergeva un brutto campanile quadrato e confrontarlo colle rappresen- 
tazioni fantastiche spacciate dagli stranieri, delle quali ci piace offrir qualche saggio ; 
colla veduta tedesca del Probst, colle due di fattura francese del primo settecento e con 
quella annessa alla citata opera del Blaev, il quale ha figurato la cattedrale milanese 
finita e l'ha confusa con S. Ambrogio, pur dichiarandola, con un coraggio invidiabile, 
exaciement dessinée sur le lieu! Del resto la smania di terminare il Duomo di Milano 
con le sue guglie e la sua fjcciata, come alcuni disegni più o meno antichi o più 
spesso la fantasia, suggerivano, non era propria dei soli stranieri; anche ai nostri sa- 
peva male il riprodurre la loro Cattedrale con quella rozza veste esteriore e i disegnatori 
preferivan vestirlo, ciascuno a modo suo : cito ad esempio la stampa rappresentante il 
solenne ingresso dell'arcivescovo Pozzobonelli nel 1743, ove si vede un Duomo ancora 
più stranamente camufifato di quelli tedeschi e francesi. 

Pur nel 1734 il celebre incisor milanese Marcantonio Dal Re, un lavoratore infa- 
ticabile che inondò la patria di stampe in gran parte pregevoli, pubblicò una bella e 
nitida pianta, rinunciando, come pur il Riccardi, alla velleità della veduta a volo d'uc- 
cello e adottando il sistema della planimetria geometrica, di poi sempre e da tutti pre- 
ferito : le piante del Riccardi e del Dal Re, un' altra annessa al Guide des étrangers edito 
a Milano dal Margaìilan nel 1778, ed una in sei pezzi, di quest'epoca, anonima, ma 
facilmente attribuibile al bravo monaco Pomari, costituiscono il più valido sussidio per 
lo studio della topografìa milanese nel secolo XVIII . Esse ci danno finalmente un' idea 
chiara ed esatta della città e ci permettono di seguirne tutte le modificazioni: vediamo, 
per citar qualche esempio, l'antichissima chiesa di S. Maria della Scala cedere il posto 
al massimo teatro, il borgo di Porta Orientale, che nel '^4 era ancora percorso nel mezzo 
\il quasi tutta la sua lunghezza dal Seveso, libero nel '78 da quell' ingombro e conside- 
" . ' Itvolmente allargato nella parte inferiore; miglioramenti che appaion ancor più completi 
- ■ acir 88, quando la caita già ci presenta il tracciato dei giardini pubblici. 

■ 

D'interesse speciale ma non trascurabile è la grande pianta manoscritta nel 1763 
per delincare i quartieri assegnati a ciascuno dei tredici prestini di pan bianco: essa ci 
ricorda infatti una istituzione da più d'un secolo tramontata, cioè a dire il privilegio del 
Comune di Milano, di porre all' incanto il diritto di fabbricare il pan bianco, privilegio 
cominciato, sembra, a mezzo il secolo XIV, ed abolito nel 1771. 

La piantografìa milanese del secolo XIX comincia con un finissimo lavoro del 
geografo Pinchetti, un artefice di rara abilità, eseguito nel 1801. Al posto delle fortifi- 
cazioni del Castello, distrutte con decreto di Napoleone 23 giugno 1800, si vede trac- 
ciato il famoso Foro Bonaparte. 

Era quello il momento delle idee grandiose, tutto si voleva rinnovare, la città 
sembrava meschina ed angusta per contenere la libertà che si credeva qui portata dai 
Francesi. Cosi un decreto del 30 nevoso anno IX (20 decembre 1800) ordinava la co- 
struzione di un immenso complesso di edifìci monumentali qual era stato immaginato e 
proposto dall'architetto cesenate Giovanni Antolini. Lo spazio circondante il Castello 
doveva ridursi ad un circolo del diametro di circa seicento trentatre metri che si aprisse 



I 



ijS ETTORE VERGA 

per centone va ntadue braccia verso la città e per altrettante verso la campagna: il re^to 
occupalo in giro da quattordici edilìzi pubblici, cioè terme, dogana, borsa, teatro, panteon, 
museo e otto sale dì pubblica istruzione, una per ciascun rione delia città, congiunti da 
dodici colonnati per magazzeni, botteghe e Ab tazioni, ciascuno di trenta colonne di gra- 
nito, che combaciando coi portici d^ii stabilimenti formavano due ambulacri coperti di 
centossessantun braccio per parte. Internamente, e parallelo ai portici, correva il canale 
naviglio, < alimento alle piante e comodità al commercio e ai bagni »: nel mezzo, 
quasi centro al circolo, l'editìcio quadrangolare del Castello, rimpannucciato secondo lo 
stile del tempo. 

Né ciò bastava, che altri e più straordinari disegni si andavan mulinando. Ce ne 



informa un documento singolare, uscito per la prima volta dall'Archivio storico civico 
in occasion della Mostra. È la pianta a stampa del Pinchetti, 1801, sulla quale nel 1807 
furon tracciati a mano i rettifili di un piano regolatore presentato al Viceré, come ap- 
prendiamo da una nota marginale manoscritta, un piano strabiliante, di cui non occorre dirlo, 
le vicende dei tempi non permisero neppur un principio d'esecuzione : basii dire, a chi cono- 
sce Milano, che allo sbocco sud del Foro si apriva un rettifilo, corrispondente sul principio 
presso a poco alla odierna via Dante, il quale andava a sboccare in faccia allo spedale mag- 
giore ; un altro gran rettifilo dalla Piazza Fontana, considerevolmente allargata in modo da 
scoprir tutta la fronte del Palazzo di giustizia, doveva andare ad unirsi al bot^o di Porta 
Orientale, ribattezzato della Riconoscenza, tagliando ad angolo retto il Monte S. Teresa 
(Montenapoleone) e il Naviglio ; un altro larghissimo da Piazza del Duomo andava a rag- 
giungere S. Lorenzo, ove doveva formarsi una grande piazza, probabilmente colla demolizione 



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V ESPOSIZIONE CARTOGRAHCA DI MILANO i 59 

delle colonne ! E non parlo che dei principali. La piazza del Duomo veniva sistemata 
colla demolizione del fabbricato de* Fìgint e di quello del Rebecchino, come fu poi fatto 
tra il '60 e il '73 per l'esecuzione del progetto Mengoni. Si poneva cosi allora, per la 
prima volta suppongo, il problema della Piazza del Duomo, che venne in segnilo 
senza interruzione agitato: nel 1839 il marchese Giulio Beccaria, cercando, con aspirazioni 
pili modeste, di conciliar le nuove esigenze co 11 'econo mia, presentava al Consiglio comunale 
un grazioso progettino (che pur figurava alla Mostra esposto dalla nobil donna Rachele 
Villa Pernice) nel quale rispirmiava i suddetti editici e si accontentava dì una piazza 
semicircolare a Iato della Cattedrale, che avrebbe permesso di ammirarne il fianco e fatto 
in certo modo il riscontro a quella del Palazzo reale. 



yrdM/a idrati drl Duerno di Milani t dtUa fiaaa — Fattura franctu (pTtmcipie iti in. X villi. 

Nel secolo XIX la produzione cartografica va aumentando rapida: le Piante si 
succedon, si può dire, dì anno in anno. La collezione presentata alla Mostra, almeno 
rispetto ai tipi originali, poteva dirsi completa e permetteva di seguir passo passo Io 
sviluppo edilizio della metropoli lombarda. In mezzo a tanta copia dì materiali, allo 
studioso della topografia milanese vanno in special modo segnalati alcuni esemplari, dirò 
cosi, capitali e sono: la grande pianta pubblicata nel 1808 col titolo < Milano capitale 
del Regno d' Italia » e quella, ancor più grande, in quattro fogli, fatta eseguire dal 
Municipio nel 1814: la tavola pubblicata dai fratelli Bettalli nel 1826, riprodotta tal 
quale da Giovanni Brenna in quella edita dal Vallardi intorno al 1855, una, circolare, 
dei medesimi fratelli Bettalli, tra il '50 e il '55. Una pianta a colori dell'abilissimo 
Giuseppe Pezze porta i numeri delle case, dislingue con varii colori la giurisdizione 
delle ventiquattro parrocchie, ìndica ì perimetri dei quattro circondari di polizia ; il 



i6o ETTORE VERGA 



« Nuovo panorama geometrico orografico pittorico di Milano » ideato da Leone Zucoli 
nel 1844 e offerto in omaggio al sesto Congresso degli scienziati italiani, rappresentalo 
forma circolare quanto si può vedere dalla maggior guglia del Duomo, riproduce in 
veduta prospettica diciotto principali edifici, rappresenta sul piano le linee de' fiumi, dei 
canali, delle ferrovie, in ultimo quelle delle Alpi. Nel medesimo anno e per la mede- 
sima occasione, pubblicò il Municìpio una pianta della città nuovamente corretta, e 
colla < Pianta della Regia città di Milano » del 1857 P^^ chiudersi il nostro cenno 
sommario. 

Una illustrazione speciale consacrava la Mostra cartografica al Castello sforzesco, 
a quell'edificio che i milanesi poco mancò non condannassero al piccone ed ora, restituito 
da Luca Delirami all'antico splendore, ammirano ed amano. L' iconografia di questo che 
oggi possiamo chiamare meraviglioso monumento era, o in originali o in riproduzioni 
fotografiche, completa. 

Le due piantine del 1420, estratte dal dott. Ratti dai due codici di Tolomeo, sono 
le sole, dicemmo a rappresentarci il Castello visconteo, distrutto, è noto, nel 1447 al 
tempo della Repubblica Ambrosiana : quel piccolo disegno, per quanto rozzo, risolve 
parecchie questioni e avvalora parecchie ipotesi. 11 Casati, per esempio, aveva supposto 
che la cinta interna delle mura di Azzone, esistesse ancora nel secolo XIV non interrotta 
accanto al Castello, ed anzi questo conterminasse con quella senza estendersi più in là, 
il che precisamente i due disegni dimostrano ; cosi le torri quadrate danno ragione al 
Beltrami che tali le aveva supposte nella seconda edizione del suo <:< Castello di Milano >. 

Il Castello ricostrutto, o almeno cominciato a ricostrurre da Francesco Sforza, ci 
appare, credo, per la prima volta sullo sfondo di un dipinto di scuola leonardesca < la 
Vergine col Bambino >, poi subito in un graffito dell'Abbazia di Chiaravalle, riprodotto 
nelle « Reminiscenze di storia ed arte della città e suburbio di Milano » di C. Fuma- 
galli, D. Santambrogio e L. Beltrami, infine in un disegno del principio del secolo XV 
esistente nella R. Accademia di Belle Arti di Venezia e riprodotto da L. Beltrami nella 
seconda edizione della sua bell'opera il « Castello di Milano » : in tutti e tre, e meglio 
nei primi due, si vede quella torre detta del Filarete che il fulmine distrusse nel 1521 
e che ora, sempre per iniziativa del Beltrami, risorgerà consacrata alla memoria di Um- 
berto I. 

Quindi, a partire dalla instaurazione della signoria spagnuola, l' iconografia segue 
passo passo lo sviluppo del Castello e specialmente delle opere di fortificazione che in- 
torno ad esso, secondo le esigenze dei tempi e delle circostanze, si andavan facendo, e 
che si posson cosi brevemente riassumere. 

i.** Costruzione della famosa Tenaglia (1527) destinata a render forte il punto 
in cui la nuova cinta di bastioni, disegnata fin dal 1521 sotto il governatore francese 
Lautrech, avrebbe formato nel l'attaccarsi al Castello una pericolosa rientranza. Era dessa 
una vasta spianata, tutta circondata da fossato, lunga più di cinquecento metri, la quale 
si collegava al Castello con un ponte, comunicava per mezzo di due altri ponti col- 



POSIZIONE CARTOGRAFICA DI MILANO 

t città, mentre l'altra estremità non aveva a! 

odo da giustificare il nome ; 

del mezzo quadrato circondante l'editicio sfi 

('537); 



della Tenaglia e costruzione di due nuove 
ie, l'una verso Porta Vercellina, Paltra vers 

di Ferrante al Castello (155'^); 

sei baluardi (detti S. Jago, Albuquerque, Aci 
10 al Castello la forma poligonale (1582); 
le sei lunette (chiamate di S. Protaso, Coln 
!oreda e della Porta principale) (1656), fra ui 
dotto alla sua maggior ampiezza (duemilasei< 
ia angolare. 



i62 ETTORE VERGA 



Il succedersi di queste trasformazioni meglio si segue nelle piante planimetriche, 
com' è naturale, che nelle vedute iconogratìche : delle prime si han notevoli esemplari 
nelle raccolte dì piante militari delle fortezze di tutto lo Stato di Milano, quali sono : il 
codice braidense « Tavola delH disegni di tutto lo Stato di Milano e parte del Piemonte 
e Monferrato » di G. Stefano Cantoni dell'anno 1660; poi la bella raccolta di D. Joseph 
Chafrion (1687) « Planlas de las fortificaciones etc. del Estado de Milan », copiata dal 
Padre Coronelli nelle « Città e fortezze dello Stato di Milano » Venezia 1693, e ripro- 
dotta con certa quale indipendenza dal nostro G. B. Sesti nel volume pubblicato dall'A- 
gnelli nel t7o8. A questo genere di documenti appartien pure il bel codice contenente di- 
ciassette tavole delle fortezze dello Slato disegnate e colorate nel secolo XVllI dall' in- 
gegnere Gabriele Voet, ed esposto dal marchese Carlo Ermes Visconti. 



Un'abbondante produzione cartografica rispecchia gli assedi memorandi del Castello 
e specialmente quello del 1706, durante la campagna del Principe Eugenio di Savoja, il 
più drammatico, il pili curioso per gli incidenti ai quali die luogo la fierezza del difen- 
sore, il marchese della Florida. Il più artistico di questi disegni è in un grande album 
di incisioni di Geremia Wolf rappresentanti in cinquantaquattro quadretti, le più cele- 
brate battaglie della guerra di successione di Spagna, pubblicato dopo la pace di Rastadt 
a glorificazione di Carlo VI del quale la prima tavola rappresenta l' apoteosi. Dove 
mirasse questo capolavoro dell'arte grafica chiaro dimostra la leggenda sottoposta, nella 
seconda tavola, al ritratto del cardinale Luigi Emanuele di Portocarero, arcivescovo di 
Toledo, al quale con olimpica indifferenza si affibbia tutta la responsabilità della lunga 
e disastrosa guerra: un documentino che non so trattenermi dal riferire: « Qiiesto (il 
Cardinale) merita la preferenza di tutti in questa Presentazione htorka^ perché egli era 
fundator ed autore di tutte questa tragedia, dovendo egli fare le preparationi alla occa- 
sione d'un successore del Re di Spagna Carolo II.... o per afTetfione eccessiva verso il 



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V ESPOSIZIONE CARTOGRAFICA DI xMILANO 



163 



Re di Francia o per inescusabile storcimento ed abuso del sigillo reale, temerariamente 
falsificò il testamento di questo monarcha, overo corrottogli la sua buona dispositione.... 
sichome egli stesso per quello si scrisse da Madrid, pocho avanti la sua morte, habbia 
confessato che egli con due Grandi di Spagna havesse fatto il testamento contro la buona 
dispositione del Re Carolo II. Quale splendor della sua gloria sii in questo fuoco di 
guerra da lui acceso potrà ognuno di per se giudicare ». 

Anche l'assedio del 1733, da parte dell'esercito Franco-Sardo-Ispano comandato dal 
Re di Sardegna Carlo Emanuele, il più micidiale e disastroso come quello che in soli 
tredici giorni costò la vita a tremila uomini, fu illustrato con numerose incisioni, appar- 
tenenti, in gran parte, alla citata pregevole collezione Bertarelli. 



Alle carte ed alle piante eran qua e là intercalate, a sollievo dell'occhio e dello 
spirito, alcune serie di vedute antiche illustranti la Città di Milano ed esposte dal dottor 
Bertarelli. 

Oggetto di curiosità piuttosto che di studio sono le vedute straniere del principio 
del secolo XVIII, alle quali s' è accennato, rappresentanti il Duomo e la sua piazza, op- 
pure, come quella del Probst, la veduta panoramica dei monumenti disposti in lunga fila. 
Io non so dire se questo genere di iconografia, che ebbe all'estero molto favore e di cui 
parecchi esempi presentava la esposizione, sia più o meno d'origine tedesca : so però che 
nel 1640 il nostro G. Battista Bonacina pubblicava, disegnata da G. F. Lampugnani ed in- 
cisa dal Bassano, una splendida veduta generale prospettica dei monumenti di Milano, in 
quattro fogli, delle dimensioni complessive di due metri e mezzo per mezzo metro, e la 
dedicava al Consiglio generale della Città, che lo ricompensava con un regalo di tre- 
cento lire. Quella veduta, ormai rarissima, è, non occorre dirlo, di gran lunga più fe- 
dele al vero di quella del Probst, che, pur avendola avuta sott'occhio, com' è lecito sup- 
porre, non seppe rinunciare alla smania del meraviglioso e chiamò la fantasia a correg- 
gere la verità. 

Storico documento è invece la serie dell' incisore Marcantonio Dal Re, la più ab- 
bondante e, se non erro, anche la più antica : vedutine a colori d'esecuzione piuttosto 
grossolana ma tuttavia di gran valore in quanto ci rappresentano Milano com' era due 
secoli fa ; quella Milano che, almeno nei rispetti dell' edilizia, sembra fastidire l' antico 
e con facilità, eccessiva talora, lo condanna a sparire. Quod non fecerunf barbari..,,! 

Le vedute fecero alla lor volta nascere un terzo desiderio, quello di un repertorio 

bibliografico, che delle principali, se non di tutte, dando esatta notizia e descrizione, 

renda utile allo studioso o all'amatore quest'altra fonte non trascurabile di cognizioni 

storico-topografiche. Strano : da noi oggi si studia molto ed anche bene, ma quante pic- 

<ole cose mancano ancora che gli altri paesi posseggono ! 

Ettore Verga. 




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HEINRICH HEiDENHElMER 



Der Johannistag ein Fest der Buchdrucker ^"^ 



3 M Jahre 1 540 beging der bedeiitende Wittenberger Drucker Hans Lufft 

v mit seinen Gesellen und anderen einheimìschen Dmckem, wie man 

« irrtumlich meinte, hundert Jahre nach der Erfindung der Dnickkunst^ 

A am Johannistag im Sommer das Andenken Johannes Gutenberg's durch 

S ein Fest. Kirchliche und Heiligenfeste zu feiern, gehorte in retchem 

Masse zu den Gepflogenheiten des deutschen Volkes, indem aber der Wittenberger Pro- 

testant, der hervorragende Drucker der Lutherischen Bibelubersetzung, Gutenberg feierte, 

huldigte er einer profanen Persònlichkeit. Es mag das erste Mal in deutschen Landen 

und in der Welt gewesen sein, dass man cine Feier solcher Art beging, im Jahre 1640 

wurde in mehreren Stadten, 100 Jahre spater in einer gròsseren Anzahl, im Jahre 1840 

an sehr vielen Orten dem Genius des grossen Kulturfòrderers durch herzlìche und sion- 

volle Feste gehuidigt und seit langem preisen seine Junger in Deutschland Ihn und was 

er vorbereitet hat, an ihrem Johannistage, Ich glaube, dass solches Feiern einzig dasteht. 

Kein Erfinder ist, meines Wissens, so tief in das Empfinden seiner Getreuen eingesenkt, 

dass man sich Jahr um Jahr um sein Andenken scharte, keinen Heroen des Geistes, 

keinen Meister der Kunst ehrt man durch Jahresfeiern in so weitem Umfange. Und diete 

vereinìgen, wie die Stamme, so auch die Konfessionen. 

In der demiìtìgen Schlussschrift zu dem Gutenberg's Druckerei zugeschriebenen 
Catholicoih wird Gott dafùr gedankt, dass er Deutschland durch die Erfindung der Dnick- 
kunst verherrlicht habe ; heute denken auch wir Deutschen nur an die Universalitàt 
der Wirkimg dieser Erfindung eìnes Mainzers und wie sie in das Leben der Welt einge- 
drungen ist. Man weiss, wie fruhzeitig der Gnind zu dieser Wekherrschaft der neuen 
Kunst gelegt wurde, wenn auch ihr Schopfer davon nichts mehr empfinden konnte, und 
man weiss auch, wie interessevoli und kiinstlerisch gestaltend Angehòrige verschiedener 
Nationen sich ziemlich bald dem neuen Leben mit warmer Hingebung widmeten. Und 
neben den nur handwerksmassig Arbeilenden stellte sich der Magister und der Baccalaureus 
der freien Kùnste, arbeiteten der Kleriker und der Presbyter. So nennt uns Conrad 
Burger'Sy des verdienten Leipziger Bibliothekars Index zu Haìn's Repertorium der Friih- 
drucke bis zum Jahre 1500 — diesem anstaunenswerten Werke der Entsagung eines 
Gelehrteo — zum Jahre 1473 Wendelinus de Wila und Theobaldus Schencbecher 
artium liberalium magistri als mit Johannes Renhardus associierte Drucker in Rom, Johan- 
nes Wienner (aus Wien) artium liberalium baccalarius als Drucker in Augsburg, Georg 
Sachsel aus Reichenliall und Bartholomaus Golsch aus Hohenbart als gemeinsam in Rom 
wirkende Kleriker, ebendaselbst Eucharius Silber, alias Franck, als Deutschen und Kleriker 



T Veifuser demlben io 



■ • 



DER JOHANNISTAG 165 



der Wùrzburger Diòcese und Ulrich Zeli von Hanau als Kleriker der Diòcese Mainz, als 
Bùrger der Stadt Kòln und als deren ersten Drucker (protocharagmaticus). In Peter Schòfler 
batte dieser, wie wahrscheinlich seinen Lehrmeister, so auch einen geistlichen Standesge- 
nossen. Denn es kànn keinem Zweifel unterliegen, dass Schòfifer, der spaterhin Johannes 
Fust's Tochter heiratete und uns im letzten Viertel des [5. Jahrhunderts in der Ehren- 
stellung eines Mainzer weltlichen Richters begegnet, die niederen Weihen empfangen 
batte, somit Kleriker war. Mòglicherweise trat er erst zwischen der VoUendung des ersten 
und zweiten Psalterdruckes, zwischen 1457 und 1459 in den geistlichen Stand ein, denn 
in der Schiussschrift des ersten werden der Mainzer Biirger Johann Fust und Peter Schoffer 
von Gemsheim als die Drucker bezeichnet, wàhrend die zum zweiten Psalteiium Peter 
Schoiffer von Gemszheim den Kleriker als Fust's Genossen nennt. Ein Priester (presbyter), 
Franciscus Lucensis, Cantor der San Marco-Kirche in Venedig, der in der Lagunenstadt 
im Jahre 1499 druckte, leite uns hiniiber zu dem Hinweis auf die Ausiibung der Kunst 
Gutenberg's in Klòstern. Hatten diese im Mittelalter eine quantìtativ und qualitativ gar 
nicht auszumessende Bedeutung fiir die Pflege des geistigen und kiinstlerischen Lebens, 
fìir die Erhaltung der Ideen der Antike, wie der spàteren Zeiten, so dienten sie auch 
freudig der Propagandakunst Gutenberg's und nicht wenige von ihren Insassen haben 
im Habit ihres Ordens am Setzkasten, wie an der Presse gearbeitet und nrrsncbe anch 
das so gewonnene Druckwerk mit einem kiinstlerischen Einbande versehen. Von deutschen 
Klòstern sind hier unter anderen zu nennen : das der Benediktiner zu St. Ulrich und Afra in 
Augsburg, das Pràmonstratenserkloster Schussenried in Schwaben, das Cisterzienserkloster 
Zinna in der preussischen Provinz Sachsen, das Kloster der „Bruder des gemeinsamen Le- 
bens'^ zu St. Michael in Rostock (von dem ausdriicklich Presbyter und Kleriker als die Druk- 
ker bezeichnet werden) und das demselben Orden angehòrende Kloster Marienthal im 
Rheingau, das wenige Jahre vor Gutenberg's Tod von dieser bildungsfòrdernden Briiderkon- 
gregation gegrundet worden war, die, von Gouda aus, friihzeitig auch die Druckkunst in 
Holland verbreitet batte. Auch Venedig, eine der friihesten Druckstàtten des wichtigsten 
Vermittlungslandes der klassischen Litteratur, batte eine Druckerei nel Beretin convento de 
la cha grande und im Kloster der Jungfrau Maria auf dem Montserrat in Spanien druckte 
im Jahre 1499 der Deutsche Johannes Luschner. Mit besonderem Interesse darf aber der 
deutsche Drucker an das Benediktinerkloster der heiligen Scholastica zu Subiaco im 
Sabinergebirge denken, in dem zwei Deutschen, Arnold Pannartz aus Prag und Konrad 
Sweynheim, wohl aus Schwanheim bei Frankfurt am Main stammend, die erste Ausiibungs- 
statte fìir die Kunst des deutschen Meisters in Italien geboten worden, einige Jahre bevor 
dieser seine Augen fur immer geschlossen hat. Der riihrige Florentiner Bibliophile und 
Antiquar Leo S. Olschki hat in der lehrreichen Gutenbergfestnummer seiner Zeitschrift (i) 
cine Abbildung der Abtei [die hier wieder abgedruckt wirdj und einen Hinweis auf 
diese Verhaltnisse aus der Feder Demetrio Marzi's geboten, der in der gròsseren Gutenberg- 
Festschrift der Stadt Mainz sich eingehend mit den Friihdrucken in Subiaco befasste. 

Zog somit die „neue Kunst zu schreiben" nieder und hòher Stehende in ihren 
Dienstkreis, eroberte sie sich den bildungsfrohen Boden rasch mit unwiderstehlicher Sieger- 



(1) Vedi La BibliojiUa II, p. 81-135. 
la BihiiofiUa, Tolmne lU, dispenu 4*-5*-6* 13 



i66 HEINRICH HEIDENHHMER 

und Niederlassungskraft, so ist es auch leicht begreiflich, dass in eìnem Zeitalter, in dem 

krìtische Pmfungnoch nicht dieOberhand iiber Nachschreiben und Nachsprechen gewonnen 

batte, viele Stadte fìir sich den Ruhm in Anspnich nahmen, die echte Stadt der Erfìndung 

der Druckkunst zu sein. Kopenhagen und Augsburg, Dordrecht und Harlem, Basel, 

Nijrnbei^ und Paris, Gent und Gouda uod 

Kòln, London und Lùbeck, Amber^ und 

Kònigsberg, Rom und Antwerpen, Prag, 

Florenz und Ruschenburg (iva Elsass), Bou- 

logne, Venedig und Feitre und am starksten 

Sirassburg wurde er zugesprochen ; beute 

macht ihn der echten Erfìndungsstadt, Gu- 

lenberg's Vaterstadt, niemand mehr streitig. 

Eine soviel gecuhmte und von ihren 

Vcrtretern so hochgehaltene Kunst erforderte 

:iuch unbedingte, Ireue Hingabe. Man such- 

/j« Ai/^, v,m j-*,^«. 1^ jjg Handschriften mit gròssfer Sorgfalt 

wieder za geben und die alte Vervielfàltigungsweise auch innerlìch vergessen ni macben. 

Einen charakteristischen Beleg dalìir bietet eine Schlussschrìftsielle in einem D/ucke des 

tuchtigen Baseler Meisters Nicolaus Kessler aus dem Jabre 1497. Stolzen Sinnes erklart 

dieser: kein Fehier sei in dem Werke, man mòge das Schreibrobr flìehen und Papier zu 

erlangen suchen, das mit Buchstaben der neuen Kunst bedruckt sei (Menda operi nulla 

est: calamum fugìas : pete chartas | Pressasi arte noua quaere cbaracteribus|). Dieser 

Hinweis auf das Freisein von Druckfehiern ist nicht neu : man fìndet ihn — docb da 

wobl zum ersten Mal — in dem so wichtigen Schreiben des Rektors der Pariser Uni- 

versitat Guillaume Fichet vom r. Januar 1471 an seinen Benifsgenossen Robert Gagu in, 

in welchem Joannes Gutenbeig (Bonemontanus) als Eriinder der Druckkunst bezeichnet 

wird. Dort heisst es, Heynlin von Stein (ein aus dem Speyerer Bistume stammender 

ehemaliger Baseler Theologe, der mit Fichet die ersten Drucker aus Base! nach Paris 

berufen batte), habe deren friiheres Druckwerk, eine Ausgabe der Briefe des italienischen 

Humanisten Gasparino da BarzÌ7za, durch seine Korrekiur fehlerfrei gestaltet. Dieser 

Pariser Ausgabe folgte alsbald eine Baseler KonkurrenzveroBentlichung aus der Dnickerei 

Michael Wenssler's und Friedrich Biel's und in einem Begleitgedichte zu dieser heisst 

es: sie werde das traurìge Geschick, dem Gasparino's Briefe verfallen seien (ofTenbar 

eine Kriiìk des Pariser Druckes), zu einem glànzenden gestalten ; jeder Buchstabe in 

diesem ganzen Bande sei gedruckt und er enthalte keinen Febler (Littera quecunque est 

hoc toto codice pressa | Mendas nec habuit . . .). In Kessler's Schlussworte wirkt, wie 

wir sehen, diese alte Beteuerung nach. 

Aber die Dntckfehier und die Sorgi osigkeit, die sie her\-orrief, scbwandea nicht 
aus der Druckerwelt. 

In seinem Werke iiber die Akademien Europa's (Academiarum orbis christiani libri 
duo), das er im Jahre 1573 in Kòln neu herausgab, gedenkt der kalbotische Historiker 
und Philosoph, Jacob Middendorp, auch der schadiichen VVirksamkeit dei Druckkunst 
und weist dabei auf die Klage hin, die Erasmus von Rotterdam in seinem Adagium : 



DER JOHANNISTAG . 167 



„ Festina lente*' (ira ersten Viettel des 16. Jahrhunderts) iiber die unerfahrenen, schmut- 
zigen, nachlàssigen und treulosen Drucker erhoben habe. Auch Georg Ròrer, ein Diakonus, 
dar als gelehrter Korrektor in Hans Lufft's Wittenberger Offizin thatìg war, gab einmal 
seinem Unmut iiber die Unzuverlàssigkeit der Setzer Ausdruck. Am 28. Mai i540schrieb 
«r, in der Gelehrtensprache jener Zeit, dein Lateinischei, an den Buchfiihrer Roth (wie 
ich G. Buchwald's Aufsatz : „ Stadtschreiber M. Stephan Roth in Zwickau in seiner 
liierarisch-buchhàndlerischen Bedeutung fur die Reformationszeit" entnahm, den der 16. 
Band des Archivs fìir Geschichte des Deutschen Buchhandels enthàlt) : ,,Ich habe . . . 
-ein Biichlein Doktor Martin's (d. h. Martin Luther's), das vom Wucher handelt, korri- 
giert, aber die Sorglosigkeit und Tragheit der Setzer sind so gross, dass sie im hòchsten 
Grad alle Treue und alien Fleiss des Korrektors iiberragen . . . Du weisst, was fiir 
ein Mensch der Drucker ist, anderer Leute Angelegenheiten erledigt er sorglìch, die 
seinigen vernachlàssigt er." 

Auch in eine andere Feder trat in demselben Jahre dieselbe Klage; Walter Frie- 
densburg hat sie uns in seinen „ Beitragen zum Briefwechsel der katholischen Gelehrten 
Deutschlands im Reformationszeitalter" (im 18. Bande der Zeitschrift fiir Kirchengeschichte) 
mitgeteilt. Der eifrigste litterarische Bakàmpfer Luthcrs, Johannes Cochlaeus, schreibt 
am 20. November aus Worms an den Erzbischof von Armaghan, Robert Vauchop : den 
katholischen Schriftstellern in Deutschland sei seit 2oJahreninihremKampfe gegen dieKetzer 
iiichts beschwerlicher und verderblicher gewesen, als die Untreue und die gleichgiltige 
Nachlassigkeit der Drucker, sowie der Geldmangel der Schriftsteller : man habe im hòchsten 
Grade fehlerhaft gedruckt, habe nicht verkaufen und in die Welt verbreiten wollen und 
da die Drucker zumeist von der lutherischen Lehre angesteckt seien (cum sint ferme 
omnes Lutherismo infecti), so hàtten sie nur gegen Bezahlung katholis:he Schriften 
gedruckt. 

In ihrer Friihlingszeit batte man die Druckkunst indirekt als Lobpreiserin Gottes 
angesehen wissen wollen : nicht allein die Catholicon-Schlussschrift làsst di^s erkennen, 
auch vor dieser und nachher haben Fust-Schòffer'sche und Peter Schòffer'sche Drucke das 
Bekenntnis auf ihren litterarischen Weg mitbekommen, dass sie ad eusebiam dei (zur 
ehrfùrchtigen Verherrlichung Gottes) geschaflfen seien, auch in einem Werke nicht kirch- 
lichen Charakters, in dem Rechtsbuche (den Institutionen) des ròmischen Kaisers Justi- 
Dian findet sich diese Beteuerung. Durch die Jahrhunderte hindurch hat man die Druck- 
kunst bei den drei Konfessionen Europa's als ein gòttliches Gnadengeschenk empfunden : 
demiitig und bittend stellt sich neben das angefiihrte pràzise Bekenntnis : ad eusebiam 
dei das wortreichere des italienischen Juden Eliezer, „ des Sohnes Rabbi Gersom's des 
Soncinaten " (eines bekannten Druckers in Soncino), das man in des Abbate De Rossi 
lateìnisch geschriebener Schrift ùber die Anfànge der hebràischenTypographie (Erlangen, 1 778) 
findet. Dort wird ein von dem genannten Drucker im Jahre 1545 in Konstantinopel 
voliendetes Dnickwerk angefùhrt, in dessen Schlussschrift es heisst : „ Der Herr aber, 
der uns gebolfen hat, dieses Buch mit ehernem Griffel und Blei zu drucken, wiirdige 
uns, die tibrigen heiligen Biicher schmuckvoll drucken zu kònnsn, bis keines mehr 
cnerledigt ist ". 

Und wie herzlich hat einer aus der Reihe der Reformatoren die Erfindung Guten- 



i68 HEINRICH HEIDENHEIMER 

berg's gepriesen l Es war Andreas Althamer, der Begriinder der neuen Lehre im Ansbacher 
Lande. Friihzeitig mit patriotischer Gesinnung geschichtlichen Studien sich hingebend^ 
hat er des Tacitus Germania, diese Schilderung altdeutscher Verhàltnisse, „ aus seiner 
Liebe gegen Deutschland " mit einem Kommentare versehen (Commentarla Germaniae . . .). 
Darin sagt er : „ Wem entgeht es, welche Veràndening bei alien Vòlkern und in alien 
Sitten eingetreten ist, wie Deutschland, das vordem ein Land der Unbildung war, starrend von 
wilden Vòlkern, nur spàriich von Wohnstatten, und diese vòllig in bàurischer Art^ 
erfiillt, jetzt alliiberall fruchtbar ist durch die bliihendsten, leuchtenden Geister. Diese 
Geschenke aber — wem soli ich sie zuschreiben — wenn nicht Gott, dem Besten, dero 
Gròssten und gleichfalls dem Fleisse der Sterblichen, die jene gòttliche Erfìndung, Bucber 
mit metallenen Formen zu drucken, bei unseren Deutschen ausgedacbt haben^ eine 
Erfìndung, die von Mainz ausgegangen ist . . . ? ^^ Mochte auch Cochlaeus von seinem 
Standpunkt aus die Schwierigkeit bekiagen miissen, die fiir die Verteidigung seines 
Bekenntnisses innerbalb des Druckwesens in Deutschland eingetreten war und mochte 
er auch spàterhin, im Jahre 1 542, aus Breslau an den Kardinal Contarini schreiben kònnen : 
es sei nicht ratsam und es wiirde nicht einmal erlaubt, dass der Drucker Breslau's irgend 
etwas fur die katholische Religion drucke, denn in solche Enge seien die Katholiken 
gekommen, dass in ganz Deutschland kaum drei oder vier Stàdte : Wien, Ingolstadt,. 
Mainz und Kòln iibrig wàren, in denen sie Drucker haben kònnten — die Druckkunst 
lebte docb, iiber den Larm, wie iiber die inneren Kàmpfe und Nòten jener gàbrendea 
Zeit hinaus, ihr eigenes Leben fort ; wie schòne, kiinstlerisch geformte Erzeugnisse hat 
sie doch auch in der zweiten Hàlfte des 16. Jahrhunderts an das Licht gestellt. Am. 
schònsten wirkte sie damals allerdings iiberwiegend nicht in Deutschland, sondern in 
Frankreich, Italien und in den Niederlanden. Die reiche Verbindung dieser Vòlker mit 
Deutschland verbreitete jedoch auch diese Erzeugnisse der Kunst Gutenberg's in die 
Hànde deutscher Gelehrten und Fiirsten, in die Bibliotheken der Klòster, Stifter und 
Gelehrtenschulen unseres Landes. Der Segen, der einst von Deutschland ausgegangen 
war, lohnte diesem aus seiner alten Nàhrquelle. 

So haben die Drucker ihr schònes Lebenswerk in alten Zeiten gefiihrt ; sie trugen 
zur Fòrderung der Kultur bei und diese fòrderte sie. 

„ Es ist keine nahmhaffte Stadt in Teutschland, wo nicht in grosser Menge Biblen (!) 
gedruckt worden seyn. Man hat das Buch der Heiligen Schrifft mit schònen Figuren, 
mit niitziichen Noten, und noch darzu um ein geringes Geld ; um 6. bis 8. gute Grò- 
schen kan man heutiges Tages Bibeln, ja die schònste in Folio mit groben und sehr 
deutlichen Druck vor einen Thaler haben **. 

So schrieb der Ludwigsburger Diakonus Wilhelm Jeremìas Jakob Cless in einem 
„ Christlichen Denck- und Danckmahl ", das er, „ dem allerhòchsten Gott zu Ehren, 
wegen der vor dreyhundert Jahren erfundenen und bisher erhaltenen edlen Buchdrucker- 
Kunst " im Verlage Johann Andreas Reyher's in Gotha, im Jahre 1740, herausgegeben hat. 

Was verschlug es dem gegeniiber, dass auch Cless noch vom Missbrauche der Buch- 
druckerkunst, von falschen, verfiihrerischen, gotteslàsterlichen Lehren, schlechtem Druck 
und Nachdrucke sprechen musste? 

Um wie viel besser sind beute diese Verhàltnisse ! Von dem Gehalte der Druck- 



DER JOHANNISTAG 



169 



werke abgeseben, die Lictit und Schatten spenden, wie sie von menschlicheni Empfìnden 
ausgehen, welchc Wandlung auf dem Gebìete der Schónheit der Druckerzeugnisse und 
des Rechtes an ihnen I 

Wie Gulenberg's Erfindung unserem Daseìn verwoben ist, seinen Hòhen und 
Tiefen, seinem stiirmenden Drangen, seiner Resignation, seìner Sonnenwelt und seinem 
Leide, wie das gednickte Màrchenbuch das Enlziicken der Kindheit, die abgenutzte fiibe- 
àea Trost des Alters bildet, ptlegen wir nicht mehr aucb aus dem Gesichtspunkte der 
unsteiblichen Leistung des Meisters Johannes zu emptinden, dte Jabrhunderte haben sie zu 
«inem Lebenselemente fiir uns gemacht. 

Haben die Drucker nicht ein tiefes Recht, ihren Johannistag zu feiern ? 



D^ Heinrich Heìdenheimer. 



RECENSIONI 



L'arte a Città di Castello, per G. Magherini Oraziani. Città di 
Castello, S. Lapi, M.DCCC.XCIX : in 4° di pagine 396 con atlante. 

Il titolo di questo libro è molto semplice, e chi dicesse che esso, sotto parole 
cosL modeste, è invece un grosso volume in 
quarto, di ben 400 pagine, che è interca- . 
lalo da 163 disegni, incisioni, fac-simili, che 
ha il corredo di 89 tavole fuori del testo, 
tavole in fototipia, eliocromi'a, acqueforti, cro- 
ni ofototipCa, ecc., e che ha il vero lusso 
di un ricchissimo atlante in foglio massimo 
di 63 splendide tavole, sembrerebbe che 
dicesse un' esagerazione. — Come è possibile 
tanta roba in Città di Castello? — Ma aprendo 
quel libro, leggendo quel titolo, e vedendo 
quel continuo succedersi e intercalarsi di 
figure, dì ritratti, di editici, di case, di torri, 
di cupole, di chiese, di castelli, vedendo 
quella dovizia di piante, di disegni, di spac- 
cati, di protìli, riflettendo a quella collezione 
di scolture, di pitture, d' intagli, di orefice- 
rie, di autografie, di pavimenti, di soffitti, di 
ritratti e di stemmi, resta sorpreso e meditabon- 
do, e conchiude che non avrebbe sospeltnto mai 

■^ S. Rocco di Raffaello Sanzio. 

tanU ricchezza di arte, in cosi piccola città, 

apparuta dalle grandi vie, in quell'angolo remoto dell'Umbria, Imperciocché sembra 
incredibile che questo volume e questo atlante si limitino solo a Città di Castello, e non 



1 70 RECENSIONI 



si riferiscano a tutta l'Umbria, a Perugia, ad Assisi, ad Orvieto. Ma quando il lettore sì 
è persuaso che tutto lo splendido volume 
è un commentario, un inventario storico e 
scientifico di tutto ciò che esiste o esi- 
steva nella sola Città di Castello, non può 
non ripensare alla ricchezza artìstica delle 
città dell' Italia centrale e dell' Umbria, 
ognuna delle quali può offrire tanta su- 
pel lettile, e cosi bella e varia e ricca 
messe ai cultori dell' arte e della storia 
dell'arte. Città di Castello è fra queste 
privilegiate, poiché si tratta di pittura, ar- 
chitettura, di scoltura, di intarsio, di ore- 
ficer/a, di ceramica, di monumenti civili 
e religiosi, del medio evo, della rinascenza, 
del cinquecento, lutto raccolto nelle sue 
mura, dentro le quali essa ci offre dei 
capi d'arte di valore sommo e di prima 
importanza, dei quali non è frase retlorica, 

ma verità precisa il dire che sono invidiate 
Madonna — Tavola del Fiiiiuricchio. , . . . ,, ■ , ,^, r .. r. 

da! primi Musei dell Europa, Il Perugino, 

il Pinturicchio, il Signorelli, Raffaello, Sanjallo, Vasari, Delia-Robbia, il Roscelto, Giorgio 
da Gubbio, per nominare solo i maggiori, 
sono tutti arlisli sommi, che lasciarono 
opere e tracce nella piccola città dell'Um- 
bria, ove i magistrali del Comune e della 
Chiesa, ove le ricche famiglie e le comu- 
nità religiose, facevano a gara nel decorare 
la città, i palazzi, e le Chiese delle opere 
più belle, chiamando a gara simpatica gli 
artisti più bravi. Della quale concordia, 
che onora tanto il buon gusto e il sen- 
timento artistico dei conimiltenti, il ri- 
sultato è un insieme di cose eccellenti, 
che in questo volume vengono accennate 
con intelletto di amore, con erudizione 
paziente, con confronti giudiziosi, con am- 
plissimo corredo dì giustificazioni biblio- 
tecarie ed archivistiche. Imperocché, con- 
viene tenerlo ben presente, Città di Ca- 
stello, malgrad») i suoi tesori di arte, non ErcoU di Piero delln Francesca. 
farebbe cosi splendida figura fra le città dell'Italia, se non avesse trovato un illustra- 
tore, osiamo dire devoto, delle cose Castellane, se nel Maghsrini Oraziani non avesse 



RECENSIONI 



trovalo una mente e un affetto, una pazienza e un buon gusto egualmente equilibrati, 
da assicurare il lettore che noi non ci troviamo dinanzi ad uno scrittore, che studia 
l'arte con criteri soggettivi, volendo imporre al lettore i suoi giudici e la sua estetica 
personale, ma abbiamo invece un erudito che studia V arte slessa sui libri polverosi 
e sulle pergamene bucate, per gustarla, per sentirla, per farla gustare e sentire, 
poiché egli è Ule, che sa fondere col buon gusto la critica, che sapendo dare il 



Disegno di /Raffaello Per gli Stendardi. 

giusto valore alle testimonianze degli archivi, sa ravvivare i risultati delle ricerche 
e dei documenti con riflessioni improntate al piti puro sentimento dell' arte. Non è 
l'erudito che parla di arte, senza avere il senso del bello; non ù l'esteta che giu- 
dica, trascurando la base documentaria, ma è l'armonia dei due elementi indispen- 
sabili per chi voglia davvero riuscire pratico, persuadendo il lettore, ed innamoran- 
dolo delle cose che dice e dei giudizi che reca. Imperocché l'autore, volendo, di 
qtuipnque opera d'arte, scultura, intaglio che sìa, dire in modo da evitare che altri 
ri ritorni su a correggerlo, o a completarlo, dell'opera che illustra fa prima la storia, 
rìc37andola da archivi pubblici e privali (il suo archivio, fra gli altri, è importantissimo), 
cercandone le date, gli autori, le vicende. Su questa base di archivio fonda l' indagine 
artistica, e sapendo il nome e l'anno di chi colon' quella tavola, o edificò quel palazzo, 
*sce fuori dalla città sua, e va indagando e istituendo confronti con opere di simile 



\j2 RECENSIONI 

epoca, determinandone l'influenza che subf da consimili lavori, o quella che a) contrario 
esercitò sopra altri, in modo da rendere completa e sicura la trattazione dell'argomento. 
Che se sì tratta dì opere di primo valore, come i dipìnti del Sanzio, egli con amore 
diligente ne raccoglie le traccie, gli abbozzi, gli schizzi, dovunque, in musei italiani ed 
esteri, non solo indicando tutto con grande diligenza, ma tutto riproducendo a fac-sìmìli 



Vòlta dipinta da Cristo/ano Gheraidi nel Castello di S. Giustino. 

con signorile abbondanza, non risparmiando ricerche, confronti, e domande, procuran- 
dosi, spesso a caro prezzo, disegni e riproduzioni di capi d' arte, gelosamente custoditi, 
dei quali spesso non si conosce altra fotografia o fototipia che quella riprodotta 
in questo libro e in questo atlante. Dica il lettore se un libro compilato con questo 
metodo non meriti il plauso pili grande, e dica pure come non debba fare una figura 
splendida sotto ogni riguardo quella Città, che vede trattata la sua storia artistica con 



RECENSIONI 



(anta lautezza di esposizione, con tanta dìiigeni'^ di richiami, con tanto corredo di do- 
cumenti. 

In una recensione bibliografica, non è possibile addentrarsi nella esposizione minuta 
delle singole parti di questo libro, àei cui venti capitoli, il solo indice può dare un'idea, 
sebbene modesta, che ne faccia misurare il valore e l'estensione. Egli dedica un primo 
capitolo alla storia dell* architettura di Città di Castello, e ne descrive le fabbriche e i 
tipi dal Xlll al XVII secolo, giustificando secondo il solito il suo dire con minuziose 
riproduzioni di disegni, di macchiette, di tipi e di ra^e signorili e popolari della città. 
Poi si fa a descrivere il Duomo, monumento 
oggi bellissimo dei primi del cinquecento, ma 
che fu preceduto, sotto altra forma, dalle an- 
tiche Basiliche dell'alto e del basso medio 
evo. Con la stessa diligenza descrive le chiese 
di S, Francesco, di S. Domenico, di S. Maria 
Maggiore, e le cappelle e le opere artistiche 
in esse contenute, astenendosi dal riprodurre 
cose se non artistiche, e però dando al libro 
il carattere della descrizione di un vero Museo. 

Dopo la parie religiosa, la parte civile. 
E qui la storia, la genesi, e la costruzione dei 
palazzi del Comune e del Pod«stà,^i qunli, 
ricotti in pristino, sono veri gioielli dell' ar- 
cbiieltura it.iliana del XIV secolo, che forse 
nun ha nulla da invidiare all'architettura piJ 
ricca e più celebrata di altre epoche. Poi i pa- 
lazzi Mgnorili, quelli ricchissimi dei Vitelli, 
descritti con cura ed amore singolare, e quei 
non meno bellissimi dei Bufalini nella città e 
nel contado. Pu/io dei Della /lobbia. 

Descrìtti gli edifici, ne illustra i capi d'arte che contenevano, ed ecco una serie 
interminabile di cimeli e di rarità. Non ha molta ricchezza il capitolo che parla della 
scoltura, ma per compenso ci si presenta una collezione invidiabile di ceramiche robbiane, 
fra le quali vi sono tondi e pale d'altare di sommo pregio. Più ricco ancora è il capitolo 
della pittura, nel quale si discorre di pittori assai abili, in massima parte venuti da fuori, 
da Siena, da Gubbio, da Camerino, da Perugia, da altrove, fra i quali si annoverano il 
Perugino, il Pinturicchio, e, più vicini a noi, Ratì'aele del Colle, Giorgio Vasari, il Ghe- 
rardi, il Pomarancio, ecc. Bellissimo il capitolo sopra Luca Signorelli. Quattro dipinti 
colori il Sanzio per città di Castello, uno stendardo, il Crocifisso, lo Sposalizio, S. Nicola 
da Tolentino, dei quali però è maggiore del vantaggio il forte rammarico, poiché di 
queste quattro rarità, una sola, e non la più bella né la più conservata, è quella che 
re<ta a Città di Castello, le altre tre, sorte comune delle città umbre, di Foligno, di 
Perugia, ecc. essendo state portate altrove, e perdute per sempre alla Città che per prima 
se ne arricchì, Chiudesi il libro con tre capitoli sull'arte della maiolica, dell'intarsio, 




Martirio di S. Sebasti tuo di Luca Signorelli. 



RECENSIONI 175 



dell' orificerfa, nel quale ultimo si descrivono le due vere rarità del Duomo, ii pastorale 
e il paleotto d'argento, opere segna lati ssi me che si riportano all'epoca di Celestino li. 
Tale è l' indice, e l' indice basti per giudicare se nelle parole nostre vi sia esa- 
gerazione. Che se alt' importanza interna del libro, si aggiunga la forma splendida di 
esso, il dettato puro ed elegante, l'esecuzione mirabile, tanto dal lato artistico che dal 
lato tipografico (e questo forse è ìl miglior libro uscito dai torchi del Lapi — che è 



Tarsie del Bencivemu da Mercatello. 

tutto dire), la scelta giudiziosa di vigneite, di stemmi, di iniziali, la eleganza di al- 
cune miniature che ricordano i gioielli dell'arte di Oderigi nella più bella maniera, 
se finalmente si ritorni ad esaminare la psrfezione delle tavole, tanto nella parte 
del disegno, quanto nella tecnica delle riproduzioni, deve conchiudersi che molte 
città superano Città di Castello nella ricchezza del patrimonio artistico, ma che nessuna, 
né Roma, né Firenze, né Milano, né Londra, né Vienna, né Parigi hanno un' opera che 
ne raccolga la storia dell'arte e ne descriva le bellezze come Città di Castello. 

Del quale fatto invidiabile e singolarissimo, una e chiara è la ragione: perché 
nessuna città ha mai avuto uno studioso che abbia la coltura, la capacità e l'amore, 
pari a quelle di Gio. Magherini Oraziani. 

D. Michele Faloci Puugsani, 




176 ÉMILE DACIER 



COURRIER DE PARIS 



Vente de 1^ coUection Lormier. — Les bibliophiles seraient mal venus de se plaindre, 
cette année : après la seconde vente Guyot de Villeneuve, dont les six vacations, en avril» pro- 
duisirent un total d'enchères de 399.947 francs, commenda, du 30 mai au 5 juin, la dispersion 
de la collection Lonpier; enfìn, quelques jours après, du io au 14 juin, à Londres, la collection 
de manuscritsenluminéset historiques, dite collection Barrois, appartenant au comte d'Ashburnbam, 
était mise eu vente à ^on tour. Que d'émotions successives pour le monde du livre, d'orditiaire si 
calme, si prudent, si rebeile aux « emballemeiits » inconsidérés ! 

De ces émotioiis, il iniporte que le chercheur puisse trouver trace, daiis l'avenir: voilà 
pourquoi la vente Guyot de Villeneuve a fait, dans cette revue, l'objet d*une étude, dont nous 
allons écrire la réplique en résumant quelques indications sur la vente Lormier. 

M. Lormier était rouennais, ce qui constitue déjà un état-civil de collectionneur, et, plus 
particulièrenient, de bibliophile: Rouen a vu naitre et s'accroitre les bibliothèques réputées de 
MM. Felix et Lesens, aujourd'hui dispersées ; Rouen possedè encore les trésors de la collection 
Dutuit, dont le catalogue publié, l'année dernière, par Rahir, renferme, en trente planches in-folio 
toute l'histoire de la reliure fran^aise, de Grolier à Padeloup ; Rouen est aussì la ville des coUec- 
tions Bellon, Pouyer-Quertier, Lizé, etc. 

Dans un pareil milieu, la bibliothèque du regretté M. Lormier tenait dignement sa place, non 
point qu'elle se composàt d'ouvrages rarissimes, aux enchères sensationnelles ; elle offrait plutòt 
une réunion de livres précieux se rattachant à la Normandie en general et à la ville de Rouen en 
particulier. 

La collection Guyot de Villeneuve ne comprenait que 13 k) et quelques numéros, deux 
ventes suffirent à la disperser et le chiffre total des encherès s'eleva à un million cent-huit mille 
francs. La collection Lormier ne reclamerà pas moins de quatre ventes (i), dont la première a eu 
lieu à l'Hotel Drouot, du 30 mai au 5 juin dernier ; le chiffre des adjudications atteint la somme, 
déjà coquette, de 116.130 francs. 

Avant de donner la liste des prix les plus importants, tiroiis d'abord de pair les « pièces 
de résistance ». 11 y en avait deux : le n.^ 141 du catalogue le Grand coutuntìer de Nor- 
mandiej en latin et en fran<;ais, magnifìque manuscrit du XV^ siècle, sur vélin orné de 32 
miniatures, reliure du XV1« siècle; et le n.^ 28, Livre d'keures en latin, manuscrit frangais 
du XV« siècle, sur vélin, 38 pages ornées de miniatures (64 sujets différents), toutes les pag^es 
enrichies de bordures et de devises. Ces deux belles pièces ont été, comme on s'y attendait, fort 
disputées: la première atteignit 29.300 francs, la seconde 14.000 francs. 

Les Livres d'heures formaient d'ailleurs une des parties les plus remarquables de cette 
vente : manuscrits ou imprimés, de la fin du XV» ou de la première moitié du XVI« siede, ils ont 
été très recherchés et leurs enchères se sont constamment tenues entre 500 et 1000 francs. Voici 
seulement celles qui sont supérieures à ce dernier chiffre : 

Manuscrits : 26. Preces piae^ manuscrit in-8 sur vélin, fin du XV® siècle, 28 miniatures, 
I. 600 fr. — 27. Preces piae, manuscrit sur vélin, fin du XV® siècle, 59 miniatures, reliure de Du 
Seuil, 5.560 fr. — 32. Horae, manuscrit in-i6, sur vélin, XV» siècle, 4 miniatures, 1.755 fr- — 
33. Livre d'heures en latin, in-8, commencement du XVI» siècle, 60 miniatures, 2.500 fr. — Liber 
psalmorum (Paris, Kerner, 1582, in-8), exemplaire du roi de France Henri III, relié a ses armes, 
3055 fr. 



(I) La collection était divisée ainsi : 

Première panie: Théologie ; Sciences et Aris ; Beiles-Lettres. 

Deuxième panie: Beaux-Ans; Grandes publications contemporaines illustrées; Estampes. 

Troisiòme panie : Jurìsprudence ; Histoire; Incunables; Reliure*; Ex-Librìs; Autographes. 

Q.uatrìèine partie : Livres et manuscrits divers ; Ouvrages relatifs à la Normandie. 

La deuxième panie sera vendue en novembre prochain; la troisième et la quatrième, dans le courant de 1902. 



COURRIER DE PARIS 177 



LrvREs: 41. Hore Christìfere Virginis Marie (Paris, S. Vostre, 1508, in-4), orné de plan- 
chcs peintes, 1.340 fr. — 42. Hore divine Virginis Mafie (Paris, S. Vostre, 15 18, gr. in-8) sur 
vélin, 1.025 fr» -- 56* Ces présenies Heures à Pusage de Rauen (Paris, vers 1502, in-8), 8ur vélin, 
reliure de Du Seuil, 1.180 fr. — 58. Mémes Heures^ avec la marque d'Aiitoine Vérard (vers 1503), 
1.000 fr. — 60. Mémes Heures (Paris, S. Vostre, vers 1508, in-4), i-S^o f»*- —64. Heures à Pusage 
de Rouen (Paris et Rouen, 1529, in-8), 1.200 fr. — Cyg. Heures de N, D, à Pusage d^Évreux 
(Rouen, vers 1588, in-8), plusieurs pièces imprimées du XVI« siede reliées à la suite des Heures^ 

1.175 fr- 

On remarque toujours une enchère de i.ooo francs, mais on oublie souvent, à la lécture 

d'une liste de prix, que nonibre de petites plaquettes, qui se vendetit couramment trois et quatre 

cents francs, ne sont pas moins intéressantes à relever : c'était le cas pour la collection Lormier ; 

elle comptait une quantité de brochures, imprimées à Rouen au XVI^ siede, pour la plupart ayant 

conserve leurs reliures andennes, parmi lesquelles les amateurs, et nième la Bibliothèque nationale, 

ont trouvé de fort bonnes choses. 

Nous ne pouvons songer à en doimer la liste, et nous devons nous contenter de noter 
simplement les prix supérieurs à i.ooo francs, pour les livres ou manuscrits des XV«, XVI« et 
XVJ1« siècles. 

Manuscrits: Les Exercices de L /. Z>. (Jean Ive, dieppois), nianuscrit inédit d'un po^te 
fran^ais du XV1« siede, calligraphié par l'auteur, 1.200 fr. 

Livres: 500. Canace^ tragedia del sig. Sperone ^^r<7«> ( Venetia, 1597, in-4), rdiure exécu- 
tèe, croit-on, par Clovis Ève, pour Marguerite de Valois 1.200 fr. — 230. Champfleury (G. Tory, 15^9, 
pet. in-fol.), reliure du XVI « siede, 1,200 fr. — 121. Les Sentimens du bien heureux Francois de 
Salles.., iouchant la gràce (Paris, 1647, in-12), reliure maroquin rouge de Le Gascon, aux armes 
de la reine Anne d'Autridie, 2.200 fr. — 137. Les sainctes prieres de PAtne chrestienne^ escriies 
et gravées d'apres le naturel de la piume par P, Moreau (Paris, 1649, \v\-%), entiérement grave, 
reliure ancienne, 1.525 fr. 

I^ méme remarque que nous faisìoiis tout à l'heure à propos des plaquettes des XV« et 
XV]« siécles, peut s'appliquer aux éditions originales des dassiques frangais. M. Lormier, en sa 
qualité de rouennnis,.s'était attaché surtout à Pierre Corneille etavait pu, par de lentes et minu- 
lieuses recherches, grouper à peu près tout l'ceuvre du < pére de la tragèdie frangaise » en éditions 
originales. Ces sortes de livres, surtout quand ils sont soigneusement ou élégamment reliés — ce 
qui était le cas ìci — .sont l'objet d'une faveur qui ne se dément jamais : on l'avait vu à la vente 
Guyot de Villeneuve, la vente Lormier l'a prouvé une fois de plus. Les pièces de Corneille ont 
presque toutes dépassé 300 francs : l'une d'elles méme, Cinna, édition de Rouen, 1^43, in-4, ^^^ 
pas atteint moins de 650 fr. — Rodoguue^ imprimée au chàteau de Versailles, en 1760, par les 
soins de M»* de Pompadour, a été adjugée 460 fr. — Enfìn, les oeuvres de M. de Molière ^ pre- 
mière édition coUective (Paris, 1682, 8 voi. in-12), avec une reliure de Trautz-Bauzonnet, ont trouvé 
preneur à 705 fr. 

Quelques livres du XIX« siede complétaient cette belle suite de vacations : à vrai dire, ce 
n'était pas là Tintérèt de la vente et nous n'aurons que peu de prix à .«^ignaler dans cette sèrie. 
Pourtant, parmi les éditions romantiques illustrées ou originales, presque toutes brochées et non 
coupées, certains livres atteignirent et depassèrent parfois 300 francs. Notons seulement La peau 
de chagrin, de Balzac (Paris, 1838, gr, in 8), édition illustrée, i.ooo fr. — et les oeuvres de Chateau- 
briand (^av\s, 1826-1828, 25 tonies sur 31, en 26 volumes in-8), exemplaire uiiique sur peau de 
vélin, reliure de Simier, 1.510 francs. — Par con tre, une édition de Paul et Virginie, de Bernardin 
de Saint- Pierre (Paris, Didot. 1806, gr. in-8), est restée à 500 francs, en dépit des nombreuses 
iigures, eaux-fortes avant la lettre, autographes de l'auteur, etc, qui l'enrichissaient. 

Telle est la physionomie generale de cette première vente Lormier. A l'heure actuelle, le ca- 
talogue de la seconde vente est sur le point de paraitre et nous aurons le loisir d'en examiner le 
contenu avant les vacations du mois de novembre. 

Les remaniements de la Bibliothèque nationale. — Plusieurs érudits étrangers, venus 
à Paris entre le 15 et le 31 juillet, pour travailler à la Bibliothèque nationale, ont trouvé portes 



178 ÉMILE DACIER 

closes: d'ordinaire, la ferm:ture de cet éiab1is<ieniem a iieu pendant la quinzaine qui précède la 
féte de PSques ; exceptiontiellenient, cette aniiée, oti a reculé cette pérìude de nettoyages et de 
réparatìoDS poiir la faire coincider avec l'eiimÈnagement des salies nouvellement construìtes en 
fagade sui' Ih rue Colbert 

On saìt, en eRct. qne la Bibliotlièqne natioiiale, iiis TÌte dans le quadrilatere furmÉ par Ics 
rues Vivienne, des Petits-Cliamps, Richelicu et Colbert. formerà, daiis soii état compiei, un vaste 
batiment ny'tnt f'icade sur chacune de ces quatre rues- Mais jusqu'à riiniiée 1898, la partìe qui 
fait l'angle àea nies Colbert et Vivieniie était vide de [ouleconstructìo:i.Le terrain. pourtant, était 
achelÉ depuis vingt ans — il a coùté 7 millions joo.ooo francs — mais quaiid on eut jetè bas les 
inimeubles qui s'y élevaient et assuré ainsi la sécurité des coltections. on ne se pressa point de 
reconslruìre. Cependant. les dìvers départements de la Bibliothèque a'encombraient et rèclaniaient 
de nouvelles g^leries; M. Léopold Delìsle, :idmiiiistrateur general, unissait ses réclamations à 
celles de M- Pascal, arcbilecle, si bien que le Parlement se decida, il y a irois ans, à voler un 
tiiillioM et d-tnii polir la reprise des travaux. 

La somme est èpuisée, k l'heure actuelle, el les Iravaux ne sont poìnt terminès. il s'en 
faul. M. l'arcbitecte Pascal a touc d'abord entreprìs la construction d'un nouveau corps de bati- 
ments en facade sur la rue Colbert jusqu'à l'angle de la me Vivienne : c'est à l 'e n ménage nient de 
ces nouvelles salles que l'on procèdali tout deriiiÉrement. 

Leur rez'de-cbanssée el leur soiis-sol seronl rÈservés aux colleclions de journanx qui s'ac- 
cuniulent de jour en jour et oni èie placés jnsqii'ici un peu |>artout où l'on a pn les eniasser. Ces 
classenient et e n ménage meni ne sont pa.s encore faits, les salles y atfectées n'élant t>as complè- 
tement termi nées. 

Du premier ètage jusqn'aux combles, les nouvelles galeries sont réservéei aux minuscrils, 
qui ont quitte Ics o^mbles du département des imprimés pour venir prendre place sur leurs iiou- 
veaux rayons, plus à porlèe des exigences du service et plus à leur aise aussi. I,es salles qu'ils 
occupaient serout réservées aux < iloubles > du dèpartenieiil des imprimés, déparlemenl que 
ses accroìssements incessants — réìuttais du déve^opitement furmidable de la librairie contempo- 
raine — ubiigenl, de temps k autre, à des reinanleruenls considérables. 

A l'angle des rues Vivienne et Colbert, le sculpleur Barrias vient d'établir un abri en planches, 
lui permeltant de travailler fi la déc:oration de l'horloge qui sera placée en pan coupé k cet endroit. 
De cheque coté du cadran. entouré de coiironnes de laurier el flanqué de deux flambeaux, deux 
figure^ de femmes symboliseront \c /our et la Aaii. Au dessous, une femme assise et lisaiit — 
L'Elude, — s'appiiie sur une plaque de marbré portant celle iiiscription : " Républiquefranfatst- 
La liberante des pouvoirs publics a pertnU d'isaler el d'ngraiidir la Bibliolhégue natiouale. Lai 
du 20 janvier iSSo », 

Et mainteniint, il ne reste plus qu'ft souliaiter un achèvement délim'tif des deniiers corps de 
bfltiments sur la rue Vivienne. D'une pan, en effet, le Cabinet dei nièdailleset antiques, jusqu'ici 
enclave dans la parile du déparlemenl des imprimés qui longe la me Richelieu, reclame pour 
ses admirables trésors des galeries d'exposition et des sdles de Iravail pour ses visiteurs. D'un 
aulre c6té, la salle publique de lecliire du déparlemenl des ìmprìméì, installée provisoiremeiit à 
l'angle des rues Colbert et Kichelieu. redoli un nombre de plus en plus imparlant de lecteurs et 
devient de jour en jour plus insuffisante. 

Ces deux scrvices, importants à des titres divers, doivent un jour s'ìnstaller sur la rue Vi- 
vienne... Mais, du irain où l'on a été jusqu'ici, il ne paraìt pas probable qu'on inaugure les futures 
galeries avant plusieurs années \ 

Exposition rétrospective de la gravurc sur bois. — L'art de la gravure sur bois, son 
développemenl et ses transforma lions sont trop liés k l'histoire de la typograpliie pour qne l'an- 
nonce de celle exposition soit accneiliie avec indilférence par les bibiiophiles du monde entier. 

Donc. au commencement de l'année prochaine, nous aurons, dans les belle^^ et vastes salles 
de l'Ecole des Beaux-Arts, quai Malaquaìs, une exposilion rétrospective de la gravure sur bois, 
à laquelle les organisateurs veulenl donner le niénie éclat qu'à l'exposition centennate de lithc- 
graphie, qui ent Iieu il y a quelques années. 



rr-V 



COURRIER DE PARIS 179 



Tour cda, Texposition sera divisée eu trois sections: 
10 Les priniitifs de la graviire sur l>ots jusqu'au XVI« siede; 
20 Les XVIe, XVI le et XVI !!« siècles; 
30 Le XlXe siede. 
Qiie si maintenant on veut connaìtre qudques-uns des nonis de ceux qui patronnent cette 
belle mnnifestation, nous dteroiis : 

MM. Auguste Lepère, le célèbre graveur sur bois, président ; Henri Boudiot, conservateur 
(lu Cabinet des estampes à la liibliothèque nationale ; Heixri Deraldi, coUectioiineur, président du 
jury de gravure à TExposition universelle de 1900; Léonce Benedite, conservateur du musèe du 
Luxenibourg ; Roger Marx, inspecteur des beaux-arts ; Christian, directeur de V Iniprimerie natio- 
naie; Beltrand, Gefiroy, Masson, Bouyer, Bing, A. Michel, J. Rais, CI. Janin, A, Mellerio, critiques 
d'art ; A. Rouart, collectìonneur ; Loys Delteil, graveur, secrétaire, etc, etc. 

Non seulement les bibliothèques eiiverront à cette exposition leurs estampes et leurs livres 
les plus précieux, mais nombre de collectionneurs ont déja répondu à l'appel du Comìté et adressé 
kurs offres au secrétariat, 67, rue Sainte-Anne. 

Revue des Revues. — Dans le BuUeiìn du Bibliophile du 15 juin dernier, M. Georges 
Vicaire donne quelques détails sur La descente de Vàme de Molière dans les Champs Elizées 
(Lyon, A. Jullìeron, 1674, in-8), petit livre rarissime dont on ne connait qu'un seni exemplaire 
acquis par M. Georges Monval, archiviste du ThéAtre Frangais, en 1893, à la vente Taylor. 

M. Monval, voulant mettre ce curieux ouvrage, aujourd'hui conserve à la bibliothèque de 
la Coniédie Fran<^aise, à Tabri du voi ou de Tincendie, le réédite, avec une introduction et des 
notes: chose singulière, cette poesie satirique, dont l'auteur est inconnu, n'a jamais été citée ni 
luème signalée pendant près de deux siècles. 

Dans le mème numero, M. l'abbé Ch. Urbain termine son Supplémeni au < Santoliana ». 
et M. Maurice Henriet étudie Les livres et les autos^raphes à r Exposition de VEnfance, qui vient 
d'avoir lieu au Petit- Palais des Champs- Elysàes. 

— Le dernier numero du Bibliographe moderne s'ouvre sur un fort intéressnnt article de 
M. Henri Stein, intitulé Un Rabelais apocryphe de 1349- 

Les joiirnaux de l'Europe entière ont annoncé, à la fin de l'année dern'ère, la décou verte, 
à Prague, de la première édition, jusqn'ici inconnu-, du V« livre du Paniagruel^ de Rabelais. A 
la requéte de M. Rosenthal, de Munich, propriétaire de cet exemplaire unique, M. Stein a examiné 
le livre — un in- 16, de 64 ff. chififrés, comptant 25 lignes à la page, d^té de 1549 et ayant conserve 
sa reliure du temps, en veau fauve rehaussé de quelques gaufrures d'or, — et résumé ses inipressions. 

Il rappelle d'abord que le V® livre du Pantagruel ne nous est parvenu que par une édition 
poslliume et que son attribution à Rabelais est au moins contestée. Or, rien que d'après la com- 
paraison des rubriques, on s'apergoit que le V* livre récemment découvert n'a rien de commun 
avec celui qui est joint à toutes les éditions depuis 1565. 

Le texte, ni comme fonds ni corame forme, n'offre aucune ressemblance avec ce que nous 
connaissions de Rabelais. Au contraire, l'auteur, suivant M. Stein, € parait appartenir à la catégorie 
de ces moralistes semi-religieux, semi-politiques, appelant de leurs voeux une réforme universelle, 
<iui pullulaient vers le milieu du XVI® siede » ; c'est un utopiste ou un niécontent, sans talent 
ni aulorité. Nous sommes en présence d'un e Rabelais apocr>'^phe » et l'absence de nom d'éditeur. 
de lieu d'édition, de préface, de feuillet liminaire et, bien entendu, de privilège, prouve qu'on a 
voulu dissimuler cette publication à Tautorité. 

Le mème numero contient en outre, l'historique et l'inventaire provisoire des Archives 
uationales de Madrid^ par M. Desdevizes du Désert. 

Émile Dacier. 



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1 8o NOTIZIE 



NOTIZIE 



Echi del congresso bibliografico di Venezia. — Come avevamo annunziato nel pre- 
cedente ^iscicolo della nostra Rvvisial fu tenuto in Venezia il congresso bibliografico sotto la 
direzione dell'on. Rava» deputato al Parlamento. Le assemblee furono inaugurate dall' on. Molmenti 
e sciolte con un discorso dell'on. Rava. 

Numerosi gli intervenuti, fra i quali citiamo il comm. Biagi» Piero Barbèra, £. Bemporad,. 
il prof. Fumagalli ecc. ecc. 

Si discussero questioni importantissime bibliografiche ed editoriali. 

Fu trattato dei modi più agevoli ed efficaci per lo scambio dei libri fra le biblioteche 
comunali e scolastiche italiane : fu data notizia della scoperta testé fatta dal prof. Pellizzari |)er 
rendere leggibili i caratteri scoloriti e resi mutilati dal tempo. Il deputato Rava propose una 
leggina da discutersi al parlamento perché le biblioteche centrali siano provvedute dei libri dai 
singoli editori : fu decisa la continuazione del catalogo bio-bibliografico italiano cominciato nel '98 
da una commissione presieduta dall' illustre prof. D'Ancona. 

La utile e simpatica riunione dei congressisti terminò con un banchetto nei giardini del- 
l'Esposizione, dove regnò la maggiore cordialità ed allegria e furono pronunziati molti brindisi. 

Non vogliamo passare sotto silenzio il meritato omaggio di stima e venerazione che la 
Quinta Riunione della Società Bibliografica Italiana ha rivolto, prima d' iniziare i suoi lavori, 
all'illustre cav. Luigi Frali, bibliotecario della Comunale di Bologna» inviandogli il seguente tele- 
gramma : 

< Cav, Luigi Frati, bibliotecario Archiginnasio 

BOLOGNA. 
Quinta riunione bibliografica manda al Nestore dei bibliotecari italiani saluti e auguri cordiali. 

Rava, presidente ». 

Al quale il cav. Frati ha risposto col seguente: 

« Presidente Riunione bibliografica 

VENEZIA. 

Ricambio con animo grato e commosso i gentili saluti. Quanto agli auguri, io faccio alla 
benemerita Società bibliografica e al degno presidente di cotesto Congresso, on. Rava, il voto^ 
che l'opera sua intelligente e vigorosa, riesca a promuovere efficacemente uno stabile e razionale 
assetto delle nostre biblioteche. 

Luigi Frati ». 

Plaudiamo di cuore al nobile pensiero della Pre.sidenza del Congresso, e siamo orgogliosi 
di aver noi pure onorato, come abbiamo saputo meglio, il venerando Nestore dei bibliotecari ita- 
liani col cenno da noi pubblicato in questa Rivista nell'occasione dell' 850 natalizio dell'illustre 
bibliofilo. 

Lf'abbondanza dei libri. — La Biblioteca Nazionale di Parigi trasporta ora i suoi 
60.000 pacchi di manoscritti in un altro luogo più adatto, ed a questo ingrato lavoro prendono 
parte cinquanta impiegati : immaginiamoci se si dovessero trasportare anche le opere a stampa le 
quali salgono a circa quattro milioni e che aumentano di anno in anno di ben 80.000 ! Il numero 
dei libri che vengono giornalmente stampati è veramente favoloso. Dice a questo proposito il dotto 
bibliofilo Langlois che V aumento è cosi grande che non si capisce dove vada a finire tutta que- 
sta affluenza di libri. Il numero delle opere fin' ora stampate ascende a ben dieci milioni e si 
calcola a 500.000 la produzione annua della stampa! Fra venti anni il catalogo delle produzioni 



. T"^^ 



'!•*- 



I 



NOTIZIE i8i 



letterarie registrerà venti milioni di titoli e contando la grande progressione ne porterà forse 25 o 
30. Si è calcolato che fra Europa e America si stampano in media più di due opere al giorno di 
critica biblica, e la bibliografia dei raggi X sale ogni due giorni e mezzo di un* opera. Già cin- 
quant'anni fa si diceva che entro mezzo secolo nessun dotto potrebbe conoscere tutta la biblio- 
grafìa di una materia qualunque. Nel 1848 il Renan disse : « Se la Biblioteca Nazionale va avanti 
di questo passo, di arricchirsii cioè, come fìn'ora, fra cento anni essa sarà assolutamente inservi- 
bile: la stessa ricchezza sua le procurerà la rovina: vie un confine presso il quale la ricchezza di 
una biblioteca vien meno poiché è impossibile trovarvisi in ordine >. Un esempio : Ammettiamo 
die si volesse fare un catalogo generale : esso sotto il titolo Dante recherebbe registrate venti o 
trenta migliaja di opere delle quali tre quarti non avrebbero che un' importanza minima o nulla, 
almeno al presente. La difficoltà maggiore consisterebbe nel riconoscerle. 11 problema di una buona 
classificazione bibliografica generale ha fatto pensare assai molti dotti, vista la straordinaria sua 
importanza, e molte e svariate ne sono le idee : il Dott. F. Milkau bibliotecario capo della città 
di Berlino ha fatto uno studio delle proposte fattesi in Germania, in Francia, in Inghilterra, in 
Italia ecc., per un catalogo generale, cominciando la dotta monografìa dair idea dello Schretthi- 
ger (1810) e terminando colla fondazione dell' e Institut international de Bibliographie > di Bruxel- 
les nel 1895. La innumerevole produzione e la quasi sua matematica progressione rende ormai im- 
possibile la registrazione esatta e generale dei libri. Si comincia già a vedere che fra uno o due secoli 
non vi sarà più posto da ospitar tanta carta imbrattata di inchiostro da stampa! E come si po- 
trebbe impedire questo diluvio di nuovo genere ? Risponde Langlois : € Stampate solo ciò che è 
degno di stampa e il resto lasciatelo stare >. 



Il prezzo degli oggetti d'arte. — Il prezzo degli oggetti d'arte è in pochi anni cosi 
aumentato da raggiungere delle somme veramente favolose. Basti dire che in una delle ultime 
nste di stampe antiche tenutasi in Londra si è riuscito a ottenere per una di esse ben 1600 volte 
più del suo valore primitivo. Infatti quella stampa che riproduce un quadro di Sir Johsua Rey- 
nolds e rappresenta Mrs. Carnac, è stata incisa nel 1787 da J. R. Smith e venduta da lui stesso 
al prezzo di franchi 16.25. Altre riproduzioni di quadri del Reynolds vendute una volta al mede- 
simo prezzo, franchi 16.25 l'uno, quali p. e. quella rappresentante € Lady Catherine Pelham Clin- 
ton >; e Lady Bamfylde > e la € Duchessa di Rutland > furono vendute rispettivamente a 25.000, 
23,000 e 26.125 franchi. Queste somme enormi furono certamente pagate per la rarità delle stampe. 
Le incisioni in rame, infatti, diventano rare poiché il metallo si consuma troppo presto e dopo 
poche copie tirate le figure non sono piiì chiare e perfette ma annebbiate e confuse. La prima ti- 
ratura della stampa consiste in una o due copie di prova: dopo questa l'artista fa sull'incisione 
quei cambiamenti e quelle correzioni che gli convengono per una seconda tiratura, e con tali dif- 
ferenze si distinguono le prove dalla prima tiratura. Per esempio l' incisione dello Smith € La du- 
chessa di Rtitland » nella tiratura (cioè in quella dopo la prova) porta il titolo e costa perciò circa 
5000 franchi, mentre la stampa di prova vale pressoché 25 000 franchi. Dopo queste due tirature 
della € Duchessa di Rutland > il metallo era inservibile ad ulteriori copie, epperò l' incisore adattò 
un'altra testa alla figura ed ottenne il ritratto della « Duchessa di York >. Il desiderio di acqui- 
stare poi le prime prove di un'incisione si spinge tanto da preferire queste imperfette, che sono 
come le bozze che l'artista fa per vedere il progresso della sua figura. Una prova della stampa 
dal disegno di Rembrandt < Cristo ed i malati », di cui furon tirate ben otto edizioni, fu pagata 
alla vendita della collezione Holford ben 45000 franchi, mentre una splendida copia della stessa 
stampa della prima edizione fu pagata nella medesima vendita soli 30.000 franchi. 11 prezzo è tut- 
tavia enorme perché la stampa non ha una superficie tanto estesa : veramente favoloso è il prezzo 
di un'altra incisione ancor più piccola che rappresenta Rembrandt appoggiato sulla sua spada e 
che ottenne il prezzo di 50.000 franchi : ma la ragione di questa somma favolosa è da cercarsi 
nella rarità della prima tiratura dell' incisione, le cui tre copie trovansi tutte nel Museo Nazionale 
di Berlino e sono perciò fuori commercio. 

Fu venduta a 2125 franchi la prova di una stampa rappresentante la Cattedrale di Salisbury 
dopo la pioggia, con l'arcobaleno ed alcuni uccelli svolazzanti intorno all'edificio : un esemplare 
della stessa stampa tirata dal rame compiuto, costerebbe circa 800 franchi di meno. 

La € Bibliothéque Sévigné » di Parigi. — Il Museo Britannico ha ceduti, poco fa 
30000 volumi alla Biblioteca Nazionale di Parigi con altri documenti riguardanti la grande Rivo- 
La BihiiofiIfMt ▼olame TU, dispensa 4*-5*-6^ 14 



ìÌ2 NOTIZIE 



luzione. 2000 di questi volumi furono tenuti, 28000, essendo già posseduti dalla Nazionale, furono 
consegnati alla Bibiiothègue historique de la ville de Paris detta brevemente Bibliothbque Sévigné, 
la quale fa parte del famoso Museo Carnavalet e non possiede che opere riguardanti la storia di 
Parigi e quella della Rivoluzione francese. L^ biblioteca, fino al giugno 1898, era incorporata nel 
Museo Carnavalet e fu da questo disgiunta per mancanza di spazio. Infatti, essa fu fondata nel 187 1 
e nel 1896 possedeva circa Soooo volumi e 70000 antiche incisioni in rame e piante della città. La 
biblioteca occupava prima il 2.« piano del museo (Jarnavalet e precisaniente gli appartamenti 
della scrittrice francese Marie Rabutiii-Chantal, Marquise de Sévìgné, ed era situata nella via che 
porta il nome della insigne scrittrice. L'affluenza degli oggetti e dei libri nel Museo originava una 
grande confusione e tutto sembrava un caos disordinato a chi lo visitasse : e perciò la città di Pa- 
rigi deliberò di acquistare per la biblioteca un palazzo attiguo al Museo e diede la direzione del- 
l'una al sig. Georges Gain, dell'altro al sig. Le Bayer. 

Sebbene la Rue Sévigné sia un po' discosta dal centro della metropoli, pure è da raccoman- 
darsi una visita al Museo ed alla Biblioteca. Il Museo è aperto al martedì, al giovedì ed alla 
domenica; la Biblioteca e il gabinetto delle stampe, che conta 180,000 numeri, ogni giorno. 1 
28000 volumi del British Museum sono giunti alla Biòliothéque Séuigné in 30 grandi casse : essi 
sono già classificati ed ordinati ed il posto per essi e per altri non manca. 

Un trasporto di manoscritti preziosi. — Nella biblioteca di Kassel in Germania esi- 
ste un preziosissimo manoscritto ebraico quasi completo del Vecchio Testamento. Esso apparte- 
neva air Elettore Carlo von der Pf.ilz e forma con altri manoscritti il lascito ch'egli legò alla Bi- 
blioteca. Nel 1748 fu pubblicato un ampio studio su questo ms. dal prof. J. G. Schiede col titolo: 
Observationwn sacrarum biga altera de codice bibliorutn ebraico Misto bibliothecae Cassellanae^ etc. 
Il celebre orientalista J. D. Michaelis di Gottinga, avendo pure intrapreso uno studio sul mede- 
simo ms. e non essendogli parsa sufficiente la descrizione data dallo Schiede, fece spedire al suo 
indirizzo la preziosa Bibbia. Il principe Federico II, considerato il valore del ms., ordinò che esso 
fosse trasportato in Gottinga colla scorta di un intero squadrone di ussari ! Allorché la preziosa 
opera giunse sana e salva a destinazione, le autorità furono dichiarate responsabili del ritorno in- 
colume del manoscritto. 

Quando nel 1888, grazie alle cure ed all'accortezza diplomatica del Dr. Triibner, di Stra- 
sburgo, si ottenne dalla Biblioteca Nazionale di Parigi la restituzione del grande manoscritto delle 
canzoni di Heidelberg (Manessische Liederhandschrift), bastò, se non fu anche troppo, un solo 
ufficiale dei cacciatori per portarlo sano e salvo a Heidelberg. 

Doni considerevoli ad una biblioteca. — La vedova del defunto Barone Guglielmo 
Carlo di Rothschild ha generosamente donato alla Biblioteca civica di Francoforte la ricchissima 
collezione di opere ebraiche che il defunto Barone aveva raccolta con pazienza e con perizia 
somma. Tra gli 800 volumi che la Biblioteca ottenne cosi, havvi un gran numero di incunaboli 
ebraici di cui gran parte su pergamena : in tutto sono sedici volumi della raccolta che sono stam- 
pati su pergamena, cioè un numero considerevole, vista la straordinaria rarità di tali volumi. La 
medesima biblioteca si è testé arricchita per la donazione della Biblioteca Berliner^ ricca di pre- 
ziosi rituali, alcuni dei quali sono gli unici esemplari esistenti, mentre gli altri poi sono in gran 
parte rarissimi non trovandosene che una copia nel British Museum di Londra. 

I volumi del Barone Rothschild formeranno uno splendido ornamento della Biblioteca essendo 
essi superbamente legati ; la Baronessa di Rothschild s' è resa con questo dono munifico assai be- 
nemerita della scienza e benefattrice della città di Francoforte che 1' ha accolto con viva gratitu- 
dine ed incorporato nella sua biblioteca sotto il nome di Donazione del Barone Guglielmo Carlo 
di Rothschild, 

La prima edizione in folio di Shakespeare. — Nella seconda metà dello scorso lu- 
glio fu venduto all'asta in Londra un esemplare della famosa prima edizione fV/-/t7//V7 delle opere dello 
Shakespeare. Il libro misura i2ViX8V4 pollici e l'esemplare era perfettamente conservato, se si 
eccettuano le aggiunte a quattro pagine consumate dal tempo e dall'uso- Benissimo conservato era 
il ritratto dell'Autore disegn'ato da Droeshout, inferiore però a quello che si trovava nell'esemplare 
comperato dal defunto libraio Quaritch nel 1899 e che costò ben 1700 ghinee (44.625 franchi). Que- 
st'ultimo esemplare possedeva una bella legatura originale, mentre quello testé venduto ne aveva 
una moderna. 



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■^7»" 



NOTIZIE 



183 



Per questo esemplare, dunque, stampato nel 1623 furono offerte in principio dal Pickering 
(conosciutissimo lìbrajo ed editore inglese) 500 lire sterline (Lire it. 12,500). Quaritch sali ad 800 
lire sterline (Lire it. 20,000): tre altri amatori portarono la somma a 1500 lire sterline (lire ita- 
liane 37,500), ma il prezioso volume fu acquistato definitivamente dall'antiquario Quaritch per la 
grossa somma di 1720 lire sterline (lire it. 43,110). — Al principio del XVII secolo il libro costava 
una lira sterlina e nell'anno 1800 si sarebbe pagato molto con io lire sterline! Nel sec. XIX il 
prezzo degli esemplari sali continuamente. Al tempo delle feste per il 3.0 centenario della nascita 
dell'insigne tragico, cioè nel 1864, Lady Burdett-Coutts pagò per il suo volume 716 lire sterline, 
equivalente a 17900 franchi: mail valore dell'esemplare è giustificato essendo quello uno dei più 
belli esistenti, appartenuto già a George Daniel. Nel 1899, come abbiamo detto, furono pagate lire 
sterline 1700 ed ora per quello stesso esemplare se ne pagherebbero anche 2000, vista la splen- 
dida conservazione e la bella ed antica legatura. 

La Bibbia della Regina Vittoria. — Fu venduta all'asta la famosa Bibbia sulla quale 
il principe Alberto e la regina Vittoria d' Inghilterra giurarono, al di delle loro nozze, mutua fe- 
deltà ed amore. La Bibbia era stata donata dalla Regina stessa al reverendo John Sleath : ora fu 
posta all'asta col minimum di una lira sterlina : fu però acquistata al prezzo di 40 ghinee, cioè 
1,050 frfmchi. 

La biblioteca del principe Luigi-Luciano Bonaparte, morto dieci anni or sono, fu 
venduta alla Biblioteca di Newberry di Chicago. Essa contiene una bella collezione di opere fìlo- 
logiche ed una bella raccolta di manoscritti. Questi ultimi però si trovano ancora in mano della 
Principessa, e non si sa certamente se anche questi prenderanno la via dell'America ! 

Un libro d*ore miniato del XV secolo del Card. Zelada. — Con somma erudi- 
zione e finezza il .sig. A Paz y Mélia pubblica nella Revisia de Archìvos^ Bibliothecas y Museos óì 
Madrid la descrizione di uno splendido libro d'ore del secolo XV appartenente alla Biblioteca Na- 
zionale di Madrid. Discute la fonte del manoscritto e ne descrive esattamente ogni miniatura. 

Il Ms. consta di 298 pagine di pergamena finissima e misura 131 X 95 millimetri. Il testo è 
francese del sec. XV; ogni pagina contiene 15 righe di scrittura. Il Ms. apparteneva alla ricca li- 
breria del Cardinal Zelada che fu da lui legata per testamento alla Chiesa Toledana, ove portava 
il numero Caj. 34-63. 

Il Museo d'Alessandria d* Egitto. — Il Museo di Alessandria d' Egitto (che è dive- 
nuto ora, grazie alle cure della Società archeologica, il centro degli studi greco-egiziani) ha potuto 
ritrovare per le ricerche del sig. Botti, suo direttore, una considerevole raccolta di antichi papiri 
greci. Questi sono circa mille e provengono in gran parte dal Tayum donde sono anche quelli 
conservati nei RR. Musei di Berlino. Questi ultimi, però, non risalgono più in là dei tempi di 
Angusto ; fra quelli testé raccolti ve ne hanno invece di quelli già del tempo dei Tolomei. Nel 
Bollettino della Società Archeologica d^ Alessandria si trova la pubblicazione dei papiri intrapresa 
dal Botti, e già dieci di essi, tolti ai sarcofaghi di alcune mummie, sono stati riprodotti. Nell'an- 
tico Egitto era costume di porre nei sarcofaghi delle mummie alcuni papiri che per quei tempi non 
possedevano valore alcuno : e grazie a quest' uso è riuscito ai dotti moderni di scoprire gran nu- 
mero di questi papiri. Fra le pergamene del museo di Alessandria vanno notate quelle contenenti 
alcuni resti del 2.0 del lo.o e dell'i i libro dell* Iliade^ frammenti dell' Inno di Callimaco a Delo; 
un brano di uno sconosciuto poeta epico, alcuni frammenti di orazioni ; una dissertazione di scienza 
naturale ed una parte di un antico calendario. 

Sarebbe necessario, però, che la pubblicazione di questi scritti procedesse un po' più ala- 
cremente. 

Terracotta con iscrizione etnisca. — Il prof. Ettore Pais, direttore del Museo nazio- 
nale di Napoli, essendosi di recente recato, per ragioni del suo ufficio, a Santa Maria Capua Ve- 
tere, ha potuto constatare che la tegola contenente grafita una iscrizione etrusca, trovata tempo 
fa presso S. Maria Capua Vetere, non fu già seppiellita ad arte da alcuni scavatori, ma fu invece 
ritrovata dal contadino Gaetano Paolella in compagnia di Domenico Santoro. 

Il predetto professore, inoltre, comunicò al Ministero che per dichiarazione esplicita rilascia- 
tagli per iscritto del prof. Kekule, direttore del museo di Berlino, confermata da quelle di altri ar- 




1 84 NOTIZIE 



cheologi che videro e studiarono tale tegola, che ora si conserva nel museo di Berlino, è auten- 
tica e porge quindi una prova irrefragabile a favore della tradizione antica che mai gli Etruschi 
estesero la loro dominazione anche nella Campania. 

U riposo festivo nel XVII secolo. — La rivista dell'Assia Nassovia pubblica un docu- 
mento ass<ii curioso del XVII secolo che or ora s'è rinvenuto, ed è d'una certa attualità, poiché 
dimostra che fin da allora fu imposto mediante leggi o decreti, sotto minaccia di pene o multe per 
i contravventori, il riposo festivo com' è ora in Germania, Svizzera, Austria, ecc. Facciamo seguire 
a titolo di curiosità il documento nel suo testo originale : 

€ Von gottes genaden, Heinrich FOrst zu Naszaw, grave zu Catzenelnbogen, Viandten undt 
Dietz, Herr zu Beylstein. Dieweil wìr cine zeithero vasttaglich leider, alizugewisze nachricht erlangt, 
dasz der von dem groszgOtigen golt zue heiligen so ernstlich undt stralbahr befohlene erster Tag 
der woche, so mann Sonntag zu nennen pflegt, in Viele VVege entheiliget wirdt, davon fernere 
grosze Landtstraffen zu besorgen : So ist hiermit unser ganz ernstlicher gnàdigster Befehl, dasz man 
solchen undt andere, als die monatliche Bett, undt predigtage auch morgendts und abendts 
gewOhnliche Bettstunden Gottes Wortt, undt unszerer in Gott ruhenter Vorfahren Befehlen. mdn- 
niglich an Tag gegebener Policeyordnung, welche Wìr Von Wortt zue Wortt allhier erhalttn haben 
wollen, gemàsz, mit sonderbahrer FrOmmigkeit undt anhórung und Lesung Gottes heiligen worts, 
einig und allein abwartten, und sich alien anderer weltlichen geschàfften gàntzlich entzìehen: Son- 
derlich aber die Wein-Bier-Brantenwein, undt alle dergleìchen h^uszern, mit freszen, sauffen, Leicht- 
fertìgkeiten, Spieien etc. AUerdings, bevorab bey wehrenten predigten gftntzlich Vermeyden solle, 
zum welchen ende dann hiemit einmahl Vorallesz ernstl. Befehlen, dasz insonderheit derenjenigen, 
so Brantenwein, Wein od. Bier sonderlich bey wehrentem Gottesdienst undt predigten. Verzapft, 
jedeszmahl Zehen gì. die esz aber begehren undt Verschwenden, jeder jedesmahls fùnf gì, Baar 
bezahlen, undt unszer zeittlicher Renttmeister solches alsobaldt einfordern, undt zue Rechnung 
bringen solle, wornach sich manniglich einmahl vor alles eygentlich zu richten, undtfur grOszerer 
ungelegenheit mit fleisz zue hiiten zue Wahrer urkundt undt unszerst hierOber zue halteiite fùrstl. 
best^ndigen willens haben wir das mit eigne Hand unterschrieben undt unszer fùrstl. Insiegell Bey 
Zutrucken gd. Befohlen. So geschehen uff Dillenburg der 3. Okt. 1665 Henrìch, Fùrst z. Nassaw >. 

L. S. O. 



VENDITE PUBBLICHE 



0i A Amsterdam furono vendute all'asta dai Sigg. Frederik Muller & C.*o le collezioni dei 
bibliofili Barone van den Bogaerde de Heeswijk, Jhr. D.' J. P. Six, M. L. Hardenberg. A. J. 
Lamme e Boymans. Le molte e preziose rarità ivi contenute attirarono un gran numero d'ama- 
tori ed antiquari, e la gara fu assai viva, di modo che i numeri principali della vendita furono ag- 
giudicati a prezzi elevatissimi, ed eccone alcuni esempi : 

N.o i. Libro d'ore. Ms. membr. della seconda metà del XV secolo di 205 carte in-4 picc, 
con testo francese e latino ed ornato di 61 miniature della scuola francese. — Fr. 13200. 

N.o 2. JJbro et ore. Ms. membr. del XV sec di 175 carte in-8 picc. con testo latino ed or- 
nato di 40 miniature del genere dì quelle di Memlinck. — Fr. 3000. 

N.o 3. Libro d'ore^ Ms. membr. della seconda metà del XV secolo di 172 carte in-16, testo 
francese ornato di 12 miniature; legatura di marocchino rosso del XVII secolo. Fr. 2200. 

N.i 107-ioq. Bibita Pauperum. Prima edizione del famoso libro xilografico pubblicato nella 
prima metà del XV secolo nei Paesi Bassi, i cui disegni si attribuiscono a Jean van Eyck od a 
Roger van der Weyden. Esemplare di 39 carte (mancante dunque dell'ultima) stampate da una 
sola parte, con qualche leggiero difetto, ma in generale ben conservato. 

Con questa Biblia Pauperum erano uniti in un sol volume un esemplare deWArs tno- 
riendiy edizione tipografica stampata in Germania avanti il 1500, con testo latino, di 12 carte in 
folio, con 1 1 incisioni in legno ed un esemplare del Fasciculus temporum omnes anfiquoruin ero- 
nicas compiectens impresso a Strasburgo da Giovanni Pryss nel 1488, con incisioni in legno. Que- 



VENDITE PUBBLICHE 185 



st'era il gran numero d'attrazione della vendita, intorno al quale si accese e si aggirò per pa- 
recchio tempo nna gara accanita fra i competitori, finché fu aggiudicato al Sig. Quaritch per il 
prezzo di 35000 franchi. 

Ricordiamo ai gentili nostri lettori che il direttore di questa Rivista acquistò nel 1892 alla 
vendita Borghese di Roma un esemplare mancante di quattro carte per fr. 16590. 

Intorno a quella copia nacque un gran chiasso che si ripercosse in polemiche giornalistiche» 
avendola i doganieri di Luino per troppo zelo fermata alla frontiera credendo che quel pacchetto 
misterioso assicurato per una somma si forte» fosse un*opera d'arte non presentato all'Accademia 
per ottenere il permesso di uscita. 

Gli incunaboli ed i libri del principio del XVI secolo furono pure pagati a prezzi che da 
noi in Italia non si conoscono : la ricerca di quattrocentisti s'è resa particolarmente assai viva 
negli ultimi tempi dappertutto, e crediamo di poterlo ascrivere anche in parte — senza pretesa di 
vanto — ai cataloghi speciali d' Incunaboli che il direttore di questa Rivista pubblica in intervalli 
sino dal 1886 ed agli elenchi di Monumenta typhographica che pubblichiamo da oltre un anno nella 
Bibliofilia e che hanno incontrato il massimo favore ovunque, e dei quali — come ci scrisse gen- 
tilmente r illustre direttore della Nazionale di Parigi — il futuro bibliografo dei quattrocentisti do- 
vrà tenere gran conto. 

N.» 1 13. Ludolphus Carthus. Leven ons heeren Jhesu Christi. Antverp., Gheraert de Leeu, 1487, 
fol. Con 147 incisioni in legno che in quest'esemplare però sono colorate. — Fr. iioo. 

N.* 117. Horarium secundum usum trajectensis dyoecesis, Antverp., Gherart de Leeu, 1492, 
in-8 picc, con 39 incisioni in legno di cui parecchie si ripetono. — Fr. 6450. 

N/ 160. Defensoriutn inviolaiae perpetuaeque virginitatis castissimae dei geniiricis Afa- 
riae (Bas., Leon. Eìsenhus, e 1490) in-4. Con una serie d'emblemi sulla concezione della Vergine 
ine. in legno. — Fr. 1300. 

N.o 277. Hotnerus. Opera omnia^ graece. Rarissima edizione principe stampata a Firenze 
da Bartolommeo di Libri per Beni, e N. Nerlì nel 1488 fol. — Fr. 3750. 

N.o 303. Epistelen en de evangelien metten sermoenen van den gkeheelen tare. Harlem, J. 
Bellaert, i486, in-8 picc. Con 20 incisioni in legno. — Fr. 1850. 

N.® 317. — Ars morie lidi ex variis scripturarum sententiis colle età, Lipsia, Corrado Ka- 
chelofen, 1489-95, in-4, ^4 carte contenenti 14 incisioni in legno della grandezza delle pagine co- 
piate dall'antico libro xilografico e 13 carte di testo. — Fr. 1850. 

N.o 387. Ces presentes heures a lusaige de Rome etc. Paris par Philippe Pigouchet, 1502, 
in-4. Esemplare stampato su pergamena con 24 grandi incisioni in legno, ma molto imperfetto. 

— Fr. 800. 

N. 388. Heures* Paris, Antoine Verard, 1503, in-8. Con incisioni in legno a piena pagina. 

- Fr. 1350. 

éfH Fu venduta all'asta quella parte della famosa biblioteca del defunto conte Bertram 
d'Ashburnham, conosciuta sotto il nome di Collezione Barrois. Barrois era deputato del diparti- 
mento di Lille prima della Rivoluzione del 1848 : egli raccoglieva manoscritti preziosi e molti ne 
possedeva procurandoseli colla ricetta del collezionista italiano Libri: € Presta, chiedi o ruba ». 

ÌJ3L collezione Barrois era sul principio composta di 702 manoscritti, la maggior parte dei 
quali assai preziosi, contenenti antichi romanzi e poesie francesi. Nel 1S48 la raccolta fu offerta al 
Museo Britannico per il prezzo di 150000 franchi. Il direttore del Museo, pur considerando il valore 
dei manoscritti, non comperò la preziosa raccolta, causa la grossa somma domandata ; perciò dopo 
poco il conte di Ashburnam la acquistò pagando 8000 lire sterline (cioè lire it, 200000). Il Conte 
non sapeva né immaginava che la preziosa raccolta fosse per la maggior parte il frutto di poco 
oneste azioni. L' illustre direttore della Biblioteca Nazionale di Parigi, sig. Leopoldo Delisle ha 
dimostrata la scomparsa di una settantina di manoscritti della raccolta dalle pubbliche biblioteche 
francesi e circa 70 manoscritti ritornarono alla Biblioteca Nazionale di Parigi. La collezione ven- 
duta constava di 628 numeri i quali importarono una somma favolosa, visto il grande aumento del 
valore di simili niss. nelP ultima cinquantina. 

Tutti i mss. erano perfettamente conservati e contengono opere teologiche, storiche, lette- 
rarie nonché opere d'arte di gran valore. Vi sono le opere di Dante, del Boccaccio, del Petrarca : 
di Cristina de Pisan, di Guillaume Lorris, Jelian de Menu ed altri molti rari mss. italiani e fran- 



1&6 



VENDITE PUBBLICHE 



del XIII, XIV e XV secolo. Vi sono codici di antichi classici latini e greci, opere evangeliche 
di ogDÌ secolo, trattati di filosofìa scolastica del M. E., numerosi cronisti ; lettere e decreti de 
tempo dei Normanni e degli Angli ; numerosi racconti suir infelice Mary, regina di Scozia. Si 
ammirava tra gli altri mss. uno che fa parte dei sette volumi di Boezio ornato di finissime figure 
del XV secolo rappresentanti le fasi della vita del poeta. Il ms. consta di 103 carte di bella per 
gamena; esso fu fatto per conto del Re Filippo V di Francia. Il più bello di tutti i.mss. della 
raccolta è un libro (T ore del XV sec. di 225 fogli in 4.0. Nel testo vi sono dieci splendide figure 
rappresentanti i quattro evangelisti. Un particolare curioso: S. Matteo è raffigurato con un bel 
paio d'occhiali. Alcune figure sono interrotte, altre corrette, ritoccate o finite da artisti posteriori. 
I^ vendita procurò 33000 lire sterline (805000 franchi) : ma il valore della raccolta sarebbe 
ben superiore se si contassero le altre sterline pagate all'Ashburnham per quei 70 mss. resi alla 
Francia. Non si sa poi certamente quanto abbia speso il defunto conte per l'acquisto dei suoi libri 
e quanto ne importasse la sacrilega vendita fatta dagli eredi di lui. Si conta a 8000 sterline (fran- 
chi 200000) l'acquisto della collezione Stowe venduta per 45000 (franchi 1,125,000) sterline al Mu- 
seo Britannico. Venti anni fa la biblioteca Ashburnham sarebbe stata venduta per 160000 sterline 
(4 milioni di lire) : ora visto 1* aumento favoloso nei prezzi di opere antiche, il nuovo conte Ashbur- 
nham, erede del defunto, ha potuto raccogliere 200000 lire sterline cioè 5 milioni di lire vendendo 
le raccolte di Lord Bertram Ashburnham. 



^ Sulla vendita Lormier leggasi il Courrier de Paris y pag. 176. 



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Con profondo cordoglio annunciamo la morte dell' illustre nostro amico e collaboratore 

Barone ADOLF ERIK NORDENSKIÒLD. 



Lasciamo il compito di tessere la sua biografia a penne più competenti della nostra ; mentre 
non possiamo trascurare di dire che la sua dipartita è una perdita internazionale, poiché il de- 
funto era conosciuto e stimato da tutto il mondo come viaggiatore ed esploratore ardito e scien- 
ziato profondo e geniale. Egli nacque a Helsingfors nel 1832, studiò fisica, matematica, chimica, 
mineralogia e geologia e si laureò nel 1857. Subito dopo si trasferi a Stoccolma, dov' egli si me- 
ritò l'amicizia del celebre medico .e scienziato Otto Tornell. A lui deve NordenskiOld l'iniziativa 
dei suoi viaggi che stupirono il mondo e gli fruttarono onori imperituri. 

Il defunto avea una passione straordinaria per i libri e specialmente per quelli che erano atti- 
nenti alla geografia e alla cartografia ; e la sua collezione di tali libri dev'essere una delle più pre- 
ziose del mondo. Degna di speciale menzione è la sua raccolta delle edizioni della cosmografia di 
Tolomeo; dal sottoscritto ebbe le due prime, cioè quella di Roma del 1478 e quella di Bolog^na 
colla data sbagliata del 1462 anziché 1482. 

Come bibliografo pubblicò moltissimi trattati importanti; il più pregevole è il suo Atlante 
(in fac-simile) alla storia antica di cartografìa con la riproduzione delle più importanti carte s^eo- 
grafiche stampate nel XV e XVI secolo, che s' è reso indispensabile a tutti coloro che s'occupano 
della storia della geografìa. 

In fine citiamo non senza commozione il suo ultimo lavoro Dei disegni marginali agli an- 
tichi manoscritti della Sfera del Datiy pubblicato nel quaderno precedente di questa Rivista^ della 
quale il defunto era un amico entusiasta. 

L. S. O. 



CORRISPONDENZA 1 87 



CORRISPONDENZA 



Riceviamo dall' egr. Sig. Prof. D. Marzi, nostro valente collaboratore, la 
seguente lettera che pubblichiamo col massimo piacere, invitando i nostri cor- 
tesi collaboratori e lettori ad imitare il suo esempio a prò degli studi buoni, 
utili ed interessanti : 

Egregio signor Direiiore^ 

Neir ultimo interessante fascicolo della Bibliofilia (voi. Ili, p. 49, maggio-giugno 1901) il 
chiarissimo storico della geografìa A. £. NordenskiOld, parlando dei disegni marginali negli 
antichi manoscritti della Sfera del Dati, dice: — Nel 15 14 un certo frate Giovanmaria da Colle, 
pubblicò a Firenze una € Aggiunta alla Sfera^ per dare alla sua opera complemento e condur 
e quella alla sua perfezione >. — La notizia è vera, ma incompleta. L'Autore dei due libri aggiunti 
alla Sfera potrebbe forse aversi a male d* esser detto semplicemente un cerio frale Giovanmaria da 
Colle. Egli è il celebre Giovanni Maria Tolosani da Colle in Valdelsa, nato circa il 1472, ascritto, 
dopo 15 anni, all'Ordine domenicano nel convento fiorentino di San Marco, ove professò l'anno 
dopo; uno dei più cari al Savonarola, morto a Siena il 22 gennaio 1549; predicatore, letterato, 
poeta ; cronologo sommo. Sotto il suo nome lasciò parecchie opere stampate o manoscritte ; fra 
le prime merita speciale menzione il poemetto intitolato € Compendio di Sphera et machina del 
< mondo » (in 4*, di ce. num. 24, Firenze, B. Zucchetta, 15 14). È in tre libri, che trattano, rispet- 
tivamente, dei corpi celesti, dei corrulHbiliy del silo della terra ; e si può considerare come un 
ampliamento dei due da lui aggiunti alla Sfera del Dati, e merita bene che il NordenskiOld ne 
abbia notizia. Fu indotto a publicarlo dalle preghiere degli amici ; e lo scopo fu di divulgare fra 
le persone non dotte la conoscenza delle questioni cosmografiche, che tanto appassionavano gli 
animi, e specialmente di quelle concernenti la riforma del calendario, che allora occupava la mente 
di tutti, dai maggiori teologi scienziati, uomini di stato, ai più modesti ecclesiastici, fin alle igno- 
ranti femminelle delle campagne. Infatti, mentre n^^ Aggiunta il Tolosani alla questione del 
calendario non dà che tre ottave, non meno di venti gliene dedica nel nuovo Poema (i). Assai 
notevoli, e forse più importanti e famose, sono le opere che il Tolosani lasciò sotto il nome di 
Giovanni Lucido Samoteo, giacché con tale scrittore egli va senza dubbio identificato (2). Il Lucido 
valentissimo calcolatore, conoscitore profondo delle questioni cronologiche in genere e di quelle 
circa il calendario in specie, è continuamente ricordato, studiato e discusso nelle opere dotte, spe- 
cialmente cronologiche, del secolo XVI ed anche posteriori. Ci apparisce come il primo autore di 
un trattato completo di cronologia storica, che, per notevoli pregi di lucidezza e brevità ebbe una 
grande difìfusione in Europa, e fu stampato nel 500 tre volte dai Giunti, i più celebri tipografi ed 
editori del tempo. Importantissimi poi sono i suoi lavoretti sulla questione del calendario, della 
quale si occupò circa quarant' anni, e si può dire, anzi, a lui risalga quanto di buono e di nuovo 
è nella riforma,- che nel 1582 potè attuare, valendosi di studi fatti molto prima, Gregorio XIII. 
Come vede, il Tolosani non è un semplice frate Giovanmaria da Colle, ma uno scrittore di fama 
europea, una delle tante glorie del rinascimento italiano ; ed uno scienziato come il NordenskiOld 
sarà lieto, spero, di saperlo (*). 



(1) Vedi il mio libro ìjx questione delU riforma del calendario nel V Concilio Lateraneme.».. (15 12-15 17), pp. 130 e Aeg2-» 
ywoxty Carnesecchi, 1896. 

(2) Vedi il mio lavoro Giovanni Maria Tolosani e Giovanni Lucido Samoteo nella Miscellanea storica della Valdelsa, 
▼ol. V, pp. 32^2 e a parte (1897). In séguito a tale memoria sulla casa di Colle che fu di ser Leonardo, padre di Giovanni 
Tolosani, fu posto questo modesto ricordo : Qui — nel secolo XV — ebber casa paterna e torre — Niccolò Tolosani — più anni 
Kottore di Ronu — e GtoTanm Maria domenicano — le cui opere — furono tanta parte — della riforma del calendario — Luigi 
Massoa pose — nel 1818. 

(*] Purtroppo non ha piti potuto averne notizia. N. d. D. 



I S8 CORRISPONDENZA 



A pp. 74-76 Ella dà conto d' un articolo del chiarissimo A. G. Spinelli Le vecchie campane 
del modenese e i caratlcri mobili della stampa! È giustamente da lamentare* coni* Ella dice, che 
non ne risulti abbastanza chiaro il concetto dell'Autore; pure credo abbia voluto far sapere come 
xi^W^ forme le quali servivano alla fusione delle campane, le iscrizioni furono fatte con le impres- 
sioni dei caratteri mobili. Se cosi è, non dispiacerà all'egregio signor S. di sapere come certa- 
mente Tuso di caratteri mobili separati per l'impressione, non era cosa nuova nel secolo XV, e 
che non furono davvero essi scoperti dal Gutenberg. Riporto in proposilo quanto dissi Tanno 
scorso nella memoria Giovanni Gutenberg e V Italia (Bibliofilia^ voi. II, p. 88): € . ... le lettere 
« separate di legno, d' avorio, metalliche, e* erano assai prima ; conviene, dunque, aggiungere che 

< dall' usarle a mano, ad una o a poche per volta, si passò a metterle assieme, e riunirle in forme, 

< a farne pagine e fogli, fossero essi di legno e attraversate e tenute accoste da fili metallici, e le 
« linee separate da laminette o da altro ; o venissero pazientemente costruite di metallo, a forza 
« di lima, passandosi poi a quelle fuse e gettate di piombo, quindi di metalli più adatti. Abbiamo 
« qui molti fatti, ciascuno dei quali non rappresenta che un piccolo passo, un lieve progresso ; 
« tutti insieme costituiscono la grande scoperta ». E poco prima (pp. 82-83) • * si discusse a lungo 

< intorno alla stampa .... rinnovare con questo sistema i libri corali ». 

Qualche cosa di nuovo e di utile, ad ogni modo, può trovarsi nella comunicazione del 
signor Spinelli. Che anche per le iscrizioni sulle forme delle campane, si adoprarono durante il 
medioevo i caratteri mobili, ma sarebbe bene eh' egli chiarisse bene la cosa. E su un altro punto 
gli storici hanno diritto a spiegazioni, là dove dice : « .... nessuno dei nostri sacri bronzi... toccò 
« il secolo XI. Del seguente si hanno ricordi di campane in convocati di popolo e di monaci, ma 

« nulla di particolareggiato >. Intende parlar solo di quelle campane che sono pervenute fino a 

noi ? Altrimenti, non si capirebbe come abbia dimenticata la notizia divulgatissima ch'esse furono 
inventate verso il 400 da S. Paolino da Nola in Campania ; onde il loro nome ; e dell* uso este- 
sissimo di esse abbiamo innumerevoli notizie, comprese quelle circa la Martinella solita a porsi 
sopra il carroccio dai nostri antichi comuni. 

Con la speranza che .sgradite non Le giungano queste osservazioncelle, son sempre suo 

dev.mo 

D. Marzi. 
Firenze^ j, VII^ ^goi> 



Nous recevons de Paris la lettre suivante : 

Monsieur le Direcieur^ 

J'ai lu avec beaucoup d'intérèt votre petit article, Storia di un bibliofilo troppo,,,, appassio- 
nato, publié dans le dernier numero de votre très belle Revue la Bibliofilia, et je dois vous avouer 
qu'il ne m'a pas moins amusé que surpris. La forme que vous avez donnée à votre récit est bien 
spirituelle et divertissante au possible, mais, d'un autre coté, ce que vous dites de la justice ita- 
lienne est tout à fait étonnant et n'en donne qu'une piètre idée à l'étranger. 

Ainsi, on a mis en liberté provisoire, pour une somme ridicule, un individu que la police 
romaine avait arrèté en flagrant délit de voi.... C'est enorme, c'est incroyable! 

Mais, ce qui est plus grave encore, c'est qu'on n'a pas mème perquisitionné chez ce Martini ; 
c'était là pourtant le premier devoir de l'autorité judiciaire après l' arrestation. Q^ bibliofilo trop- 
po*,,, appassionato a donc pu quitter l'Italie emportant nombre de livres rares et précieux volés 
aux bibliothèques et aux archives de son pays et les vendre, sans étre dérangé, au mois de juin 
dernier, aux librain^s parisiens ; ayant ainsi réalisé la forte somme, il est parti tranqulllement pour 
l'Amérique, via Le Hàvre, pour impiantarvi — comme vous dites — il suo onesto commercio,,,. 

Troppa grazia, S> Antonio ! 

C'est toujours avec infiuiment de plaisir que je re^ois les fascicules de votre belle Revue 
qui s'est acquise, en France comme partout ailleurs, la sympathie generale des bibliophiles. 

Je vous prie.... etc. 

J. R. 



VENEZIA 189 



Fr.oent. 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 

Catalogne de la Librairie Leo S. Olschki 

Suite (1) 

VENEZIA (1469). 

Wendelin de Speier (1469). 

681. Cyprìanus. Epistolae. (À la fin :) Loquitur lector ad Vindelinum fpirenfem 
Artificem | qui Epiilolas Beati Ciprìani reddit in lucem | M.CCCCLXKI. | 
(1471) in fol. Rei. orig. d'ais de bois recouv. de veau. [Hain *5897]. 400. — 

178 ff. 8. eh. ni sign. Beaux caract. ronds ; 38 lignet par page. 

Le recto du prem. f. est blanc ; au Terso : Tabula fuper epiftolas Ciprìani | Cene lable finii au verso du 
3. f., 1. 7. Le texte commence au recto du 3. f. sous l'intit. suìt. : Incipiunt epìAolf Cecilii Cyprìani ad 
Comelìam | Pipam. Et prima de confeffìone. feliciter | Il finit au verso du f. 178, 1. 20-21 : .... et regnai 
cum I Parte (sic) et Spirìtu fancto per omnia f^ula. | Puis le curieux impressum cité plus haut. 

Cette édition a été reputée par plusieurs bibliographcs antérìeure à celle de Sweynheym et Pannartz sans 
date. £n loot cas elle a le morite d'ètre très bien imprimée et de i^ésenter un teste fort bien redige, qui a 
servi depnis, de modèle à Tédition de Salute. — Très bel exemplaire assez grand de marges. (332 s. 232 mm.). 

682. Dante Alighieri. La Divina Commedia col cemento di Benvenuto da 
Imola. (À la fin :) 






^ tetri e topsa DcUndfto i tkò 
tanct iUcgbtcri fkncmtn pcm - 
bcitt anima fanfta alberga lieta 
ndM Icrtnouc frmpx ti Ha nfao 

b fmolabnmeiiuroinatfiapnno 
bctrnia fama cbc ffla manfocta 
lyn opero comcntaiido il poeta 
per coi il ttno a noi e belk&vo 

G briRoraI£>erardtptfaiirmletrtrf 
opera e fa8o indepio correftojc 
per qaanto ititele bi qodla i (obietti 

b e fpfera tcnddin lo il llamparorc 
Dd mffle quattrocento e fertantafett/ 
coatoan glianni td nollro fignov 



(1477) ^^ ^^^' Veau chamois jolim. ornem. à froid s. les plats et le dos 

tr. dor. et ciselée, couverture et étui (Rei. mod.) [Hain 5942]. 1500. 

376 ff. n. eh. (I f. bl., (manque) 13 ff., 1 f. bl., 338 ff. et i f. bl. (manque) (sigo. à. é, a-y, aa-ii, KK-PP.) 
Jolis caractéres gothiques: 46-47 lignes et 2 cols. par page. 

F. i I. au recto: Qui cornicia la vita e coftumi dello excelUte ( Poeta vulgari Dante alighieri di Firenze 
I .... Seri I pto e compofto per lo fiamofiflìmo homo | mifliergiouani Bocchacio da certaldo.... Cettc biographie, 
ici imprìmée pour la première fois.finit au verso du f. è 8 :... bndicé j do I eterno el fuo nome el fuo vallore. | Après 
un f. bl. suit l'index, f . a 2 : [ ] Ubriche di Dante. Et prima inla { prima parte dello inferno ... Le texte 
commence au f. a 3, recto : Canto primo della prima pane laquale (ì | chiama Inferno. Nelquale lauctore 
fa jp- I hemio a tucta lopera : | F. 371 (PP 7) verso : Paradifus tenia ^ ultia ps comedie dà | tis allegierii 
cximii poete vulgaris feliciter j explicit. | Les vers qui suivent sont ìntitulés (F. 372): Quello capitolo fece 
mefler Bufone da ' gobbio il quale parla fopra tutta la Com | media di dante alleghieri di firenze | — Quefto 



tO Voir Iji Bibliofilia, voi. Ili, pages 93-116. 
U Bih!Ì9fi!U, volarne III, dispensa 4»-3»-ò'^ «5 




190 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



capitolo fece lacobo figliuolo di | dante alligbieri dì firenze il quale parla fo | pra tutta la Comedia del dicto 
dante. | — Q.ui incomincia il credo di dante i — A la fin (f. 375 recto) un sonnet : 

D anti alighieri fon minerua ofcura.... 
enfin le sonnet cité plus haut. Le verso de ce f. est blanc. 

Exemplaire complet et d'une beauté incomparable, fort grand de marges et sur papier extra fort. 

Nicolas Jenson de Sommevoire (1470). 

683. ÀntoninuSy Archiep. Florent. Summae theologicae partes IV. Venetiis, 
Nic. Jenson, Leonardus Wild et Andreas de Catharo, 1479-85. 4 vols. pet. 
in fol. D.-veau. [Hain *i 243-*! 244]. 

Voi. I. IH. 1243,1] 254 S. n. eh. (sign. a-z, ?, o, A-G) Car. goth. 35 lignes et 2 cols. par page. — Le 
colophon se trouve au verso du f. 253 : Hic finis pme partis furarne Anihonini r ordini» j ^dicato^ : archi- 
prefulis fiorentini. Sùma cura : et | opera caftigate atq^ eraendate. ex inclyta officina j Nicolai lenfon gallici 
Millefimo qdrìgètefimo | feptuagefìonono. deciafoctauas (sic) calè. lanuarias.. | .... [1479]. 

Voi. IL [H. 1344, li] 370 fF. n. eh. (sign. a-z. t, 3. ^. A-L) Car. goth. 5S lignes et 2 cols. par page. 
— Le texte finit au verso du f. 3Ó9 : Hic finis 2" pt' fumé Anthoninj : ordinis pdicato | rù : archipful' 
floreniini : fuma cura Z opa cafiigate | atq^ emendate : ImprefTioniq^ d'dite Veneiij sper | Leonardum wild 
de ratifbona. M.cccc.lxxxi. | (14H1]. 

Voi. III. [Inconnu à Hain] l f. bl. (manque) 215 ff. n. eh. (Mgn. a-z, ^, 3, ^, aa) i f. bl. (manque) 
et 3 ff. n. eh. (sign. A-Z, AA-DD) Car. goth., 5K lignes ei 2 cols. par page. — Le texte commence au 
recto du prem. f. (a) : Prologus | In nomine fancte ac indiuidue triniiatis. | Incipit .plogus tertie partis fumé 
beati Antonini ar | chiffulis fiorentini ordinis pdicatorum | Au verso du f. 213 : Domini anthonini archipfulis 
fiorentini facre feri | pture profeflbris eNimij explicìt fumme prima pars | teitie fequitur fecunda. | A la page 
opposée : Incipit tabula titulorum feu | capitulorù vi' rubricarù : que 3tinètur I hoc volnmìe. | (sic) Le verso 
du f. 215 est blanc. L'impressum se Ut ù la fin de la 2* ptie., f. 203. recto: Domini anthonini archiprefulis 
fiorentini ac facre | fcripture interpretis exinij (sic) fcd*a ps tertie fumma cu^ | diligentìa ac impenfa magi- 
Ari andree de catharo im- [ prelTa Venetijs explicit felicit" Anno dni. M.cccc. | Ixxxv. die. xxi. menfis Apri- 

lis. I [1485]. Au dessous : Regiftrum huius operis { Au recto du f. suiv. : Incipit tabula titulorum | feu 

capiiulorum vel rubricanim : que continentur in | hoc (ecùdo volumìe. | Le verso du dern. f. est blanc. 

Voi. IV. [H. 1244. IV.] I f. bl. (manque; 337 ff. n. eh. (sign. a-z, A-P) Car. goih., lignes et 2 cols. par 
page. •— Le texte finit au verso du f. 336 : Actum hoc opus Venetijs emendatifliraum : | enucleatiufqj cafti- 
gatù. Anno. M.ccec.lxxxi. j Finis. | [1481]. 

Les quatre volumes. quoique de différentes éditions se rcssemblent tellement dans leur extérieur, que Ton 
peut bien les réunir. — L'exemplaire est de la meilleure conservation. 

684. Aquino, Thomas de, ord. Praed. Incipit liber primus de ventate ca- 
tolice fìdei ò er | rores gentiliù : editus a venerabile fratte Thoma | de 
Adjno d^ordine ffm pdicato:^: doctore egregio. | (A la fin :) Diuinum opus 
errores in omnes gentilium | atq^ hereticorum : chrifìianam fìdem fuis 
argu j mentis impugnantium : Diui Thome aquina | tis ordinis predicato- 
rum. Petrus Cantianus ve | netus: theologus patauinus: eiufdem profeflìo | nis 
religiofus eiliendauit : caftigauitqj. Impref | fum uero dedit. vir preftantif- 
fimus Nicolaus | Jenfon gallicus: fiorente. Re. prin. Venetorum. | Joanne 
Morenigo (sic) duce. Anno falutis. Mcccc | Ixxx. ydibus Junijs. Venetiis 
feliciter. | (1480) pet. in fol. Rei. orig. d'ais de bois recouv. de bas. 
LHain *i389]. 

194 ff. n. eh. {sign. a-z, t) Beaux caract. goth. : 35 lignes et 2 cols. par page. 

Le recto du prem. f. est blanc ; au verso : Incipit tabula capl'o^ libri 6 gétilea bt'i Thome | de Aquino. 
Et primo capitulorum primi libri. | Au verso du 4. f., à la fin de la table : Laus deo. { L*intitulé cité se trouve 
au recto du f. 3 (sign. b), Tìrapressum au verso du f. 193. Suit, f. 194 recto, en longues lignes: Reueren- 
difiimo patri, dno petro frigerio veneto theologo Excellentifiimo Archiepifcopo. Corktré | fi ordinis predica- 
torum. Frater Petrus albus fancti canciani veneius : inter Reuerendos theologos pata | uinoa minimus eiufdem 
profefiìonis S.P.D Cette lettre porte la méme date que l'impressum. Le verso est blanc. 

Bon exemplaire grand de marges. Les marges inférieures sont un peu tachées d'humidiié. 

685. — Comèta Angelici ac fubtiliffimi docto- | rif fancti Thome de a^no 
almi pdicato!}: | ordis in libros phìco:^ AiJ (À la fin:) Explicit comentu^ 



Fr.cent. 



j8o. 



75-— 



T . 



VENEZIA 191 



Fr.ceat. 

faper libros phifico | rum editò ab eruditi fTìmo ac fubtilifìfìmo | facre theo- 
logie magiftro ac diuo thoma | de acjno facri pdicatorum ordinis. Anno ] in- 
camationis. i. 4. 8. o. | in fol. Vél. color. [Hain *i527]. 75. — 

I f. bl. (tnanque) et 141 ff. n. eh. (stgn. a-s) Caract. goth. ; 48 lignea et 3 cols. par page. 

L'intitulé cité, au recto du f. a 3, est imprimé en rouge. et le lexte commence immédiatement après:.... 
Lee. "^ma. | [ ] Vonii ìtellìgere Mtgit | eirca oès cis .... Il finit au verso du f. 140, en t>as: .... benedictus 
in fecula | feeulorum. Amen. | Puìs riropressum. Au reeto du f. 141 : Regiftrum | (à 3 cols.) Le verso est 
blanc. 

Bon exemplaire compiei de ce rare et beau volume. Proctor 4128. Piqùres insignìf. vers la fin. 

€86. S. AugustinuSy Aurelius. Aurelij Auguftini epi de ciuitate dei | liber 
primus feliciter incipit. | (A la fin :) Aurelij Auguftini opus deciuita | te dei 
feliciter explicit : confectu^ uene | tijs ab egregio Z diligéti magiftro Ni | co- 
lao ienfon : Petro raozenicho prin 1 cipe : Anno a natiuitate domini mile | 
fimo (sic) quadringètefimo feptuagefimo | quinto : fexto nonas octobres. | 
(1475) in fol. Veau fauve, ornem. et dorè s. les plats et le dos. [Hain 
*205i]. 250. — 

303 ff. s. eh. ni ftign. et 2 ff. bl. Beaux caract. goth. ; 46 Ugnes et 3 cols. par p«ge. 

Au reeto du prem. f. : Aurelij auguftini de ciuitate dei ^mi | libri incipiunt rubrice. | Au verso du f. 14, 
eoi. 3, 1. 18-19: Aurelij auguftini de ciuitate dei ru- | brice feliciter expliciunt. | A la Xilt du prem. f. se 
trouve rintesiation suivame: 

LIBER Nicolaus Jenfon PRIMVS 

gallicus 

puìs rintitulé cité et le commencement du texte. Celui<i finit au verso du f. 302, col. i, suìvi de l'impressum. 
Superbe exemplaire de cette édition très rare, un des plus beaux livres que Jenson ait imprimés en ca- 
ractères golhiques. Toutes les initiales laissées en blanc, ont é\é peintcs en rouge et bleu. Bonne reliure du 
XVIII* siede. 

€87. — Idem liber. Autre exempl. Reliure orig. d'ais de bois recouv. de veau 

ornem. à fr. (Rei. fatiguée). 300. — 

Très bel exemplaire complet, dom les deux prem. initiales sont exécuiées en couleurs et rehaussées d'or; 
toutes les autres sont peintes en rouge et bleu. — Le premier possesseur a note le prìx sur l'intérieur du 
plat de la reliure : 

el costo L. 5 

ligatura et miniatura » 4 

tot. L. 9 
M. Quaritch (exempl. incomplet) L. 15. 15 s. = frs. 400 — M. Roui frs. 500. 

^88. Biblia latina. (À la fin :) Biblia impreffa Venetijs ope | ra atqj impenfa 
Nicolai len | fon Gallici. M.cccc.lxxvj. | (1476) 2 vols. pet. in fol. Vél. 
[Hain *3o6i]. 600.— 

470 ff., desquels les ff. I et 340, blancs, manquent. (sign. a-z, ?, r, 3, 7f, A-X) Caract. goth. ; 32 lignes 
et 3 cob. par page. 

Att recto dn prem. f. (sign. a 3): Incipit epl'a Cleti Hieronymi ad Paulinù | pbVj de olb^ diuine hiftorie 
libris Capr^. I | Au verso du f. a 4 : Explicit prefatio. | Au recto du f. a 5 : Incipit liber genefis q dicilur 
hebrai | ce brefith. Capitulum primum. | L'iincien testament finii au recto du f. 339. Au recto du f. 341 
<«ign. I) : Incipit epiftola beati Hieronymi ad | Damafu papS T qituor euangeliftas. | Au verso du f. 433 la 
fin de PApocalypse el l'impressum cité. À la page opposée (sign. R) : Incipiunt interpretaliones he | brai- 
♦co'ù no-ninum fecOdum | ordinem alphabeti. | Au recto du f. 469 : Expliciunt inleipreiatio | nes hebraicorii 
nomifiù. I Laus deo. | Le verso est blanc. Au recto du dem. f. ; Regiftum biblie 1 (à 6 cols.) Explicit re | gi- 
^Irutn bi | btie. | Le verso est blanc. 

Bm exemplaire awez g-anJ de marges, avec initiales peintes en rouge et bleu, Quelques coins Uchés d'eau. 




92 



MONUMENTA TYPOGRAPHICÀ 



Fr.cait» 



689. Biblia latina. (À la fin :) Biblia IprefTa Venetiis \ opera atq^ impéfa 
Nico I lai lenfon Gallici | . M cccc.lxxix. | (1479) in fol. Rei. orig. d'ais 
de bois couv. de veau richement ornementé. [Hain ^307 3]. 600. — 

I f. bl. et 452 ff. n. eh. (sign. «-z, 2, 3, ^, A-V) Beaux et gros caract. goth. ; 51 lignes et 2 cols. par page. 

Au recto du prem. f. (sign. a-2) : Prologus ] Incipit epPa fàcti Hieronymi ad paulinum | phfm de 5ib* 
diaine hiftorìe libris Capi*;. I | Au verso du f. 3 : Explicit prefatio. | À la page opposée : Genefis | Incipit 
liber genefis qui dicit" hebraice bre- | fith. Capitulum primum. | Le texte finit au verso du f. 405, suivi de 
rimpressum imprimé en gros caract. Au recto du f. 4o5: Incipiunt interpreta iòes | hebraico^ nominum 
fm ordine alphabeti. | Au recto du f. 450: Expliciunt interpretatio | nes hebraicol^ nominù. | Laus deo. * Le 
verso est blanc. Au recto du dern. f. : Regiflrum biblie. | Le verso est blanc. 

Très bel cxemplaire sur papier fon et grand de marges. 11 c«t parfaitcroent intacte. sans aucune lache ni 
barbouillure, et toutes les initiales sont laissées en blanc. 



c * Xof!à!itmibif!uuuÌ9queituie fplen 
didum tlqs crffìzllù ficcdanc 6 fede 
tei t asnu^ln medio platee dua i ex nraQ5 
pane flummidligmi vite a/Teréa fructua du 
odecipermenfearinguloa reddéa fructunt 
fuii 1 fdlia ligm ad mitìtc genoiu.£r omnc 
malediau no erit aplùiaired fedefdd i agni 
i itla eruc^ ferui dm feniiem iUu£t ridebuc 
fadem duai'znoméemai frónbua eo:tinu 
£t nox: vlrra no entri no egebunt lamine bi 
cerne nec^ lumine folièrqm dna deità illumi 
nabitilloa:! reg^ntiieculafeailomt J& 



libila ip2dra ^aictii^ 
opera accg tmpéfa IRica 
hiScnfon Pallia 



N.o 689. — Biblia latina. 



690. Breviarum Romanum. (À la fin :) [h] ui^ opif corrector extitit 
Georgi^ d' | fpatharijs pfbyt'o^ minim^: Ipffor | nero Nicolaus ienfon gal- 
licus: hac nfa | tèpeftate impffo:^ prìceps : Qd' qdé op^ | ìpreftù in florè- 
tiffìma urbe uenetia:^ eft. | Anno dfli. M.cccclxxyiij. Sifto. ilij. pò | ti max. 
rome Petri fede regéte. Andrea | uèdramino ìclyto principe uenetijs prì | 
cipante. | (1478) in fol. Rei. orig. d'ais de bois recouv. de veau ornem. 
à froid. tr. don et cis. (Rei. endomm.) [Hain *3896]. 400. 

404 ff. n. eh. (sign. —, a-z. ^. o, 7f^ d, b*, e, aa-pp, A-D). Beaux caract. goth., rouges et noiri, gros et 
petits ; 48 lignes (des gros car.) et 2 cols. par page. 

Le recto du prem. f. est blanc ; au verso : Regidrum breuiarìi. | (è 5 cols.). Au recto du sec. f. le calen- 
drier commence : Annus habet. xij. menfes. hebdomadas. lij. Z. diej unum: Z habet dics | .ccc.lxv. Z. horas. 
vi. I Le calendrier finit au recto du 6. f.. dont le verso est blanc. Le 7. f., le premier du texte, manque à 
notre cxemplaire. Le texte finit au recto du f. 40^, en bas, par l'impressum cité imprimé en rouge. Le verso 
est blanc. 

Bréviaire très rare et recherché à cause de la beante de son exécution. Notre exemplaire serait vraiment 
irreprochable, s'il n'y manquait pas le prem. f. du texte et si le f. 180 n'éiait pas déchiré avec perte de 
texte. 

tigi.Caesar, C. Julius. De bello gallico libri VII, de bello civili libri III, 
etc. (À la fin :) CAII IVUI CAESARIS COMMENTARIOS BELLI GAL- 
LICI : i CIVIUS POMPEIANI : ALEXANDRINI : APRICI : AC HIS- \ PA- 
NIENSIS : NICOLAVS lENSON GALLICVS VENETIIS | FELICITER IM- 



VENEZIA 



'93 



PRESSrr. M.CCCC.LXXl. 1 (14.71) Maroquin gris, aux armes fil. et dos 

omé, <Jent. int. tr. dorée. [Hain 4213]. 500. — 

146 ff. unt chìffrcf, tigniTurn ni récUmei. Mi^ifiquci cjimclirn rondi: 39 ligncB par page. 



Seconde èdìdon que 1 

L'ocaplairt di ìi T.nl 

Bel «enpiairc |[nnd 



N.° 691. — Eiisebius l'amphilius. 

<Ì93. Eusebius Pamphìlìus, Episc. Caesariens. De evangelica praeparatione, 
latine, Georgi© Trapezuntio interprete. (A la tin ;) 



vr>^' 



194 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



Fr.cent^ 

Antonii Cornazani in laudem 

Aitiiìcis Epigramma. 

Artis hic : & fidei fplendet mirabile numen : 

Quod fama auctores : auget honore deos. 

Hoc lenfon ueneta Nicolaus in urbe uolumen 

Prompfit : cui foelix gallica terra parens. 

Scive placet tempus? Mauro chriftophorus urbi 

Dux erat aequa animo mufa retecta fuo eft. 

Quid magis artificem peteret Dux, chriftus: et auctor ? 

Tres facit aeternos ingeniofa manus. 

.M.CCCCLXX. 
(1470) in fol. Vél. [Hain *66gg]. 500*— 

142 ff. s. eh. ni flign. Beaux caract. ronds ; 39 lignes par page. 

Au recto du premi, f., sana aucun intitulé la préface de Georgius Trapezuntius au pape Nicolas V com- 
mence : [ ] VSEBIVM Pamphili de euangelica prsparatione | lattnum ex grteco beali flìme pater iuffu tuo ef- 
feci. I ... Le texte commence au verso du mème f., 1. 24 : [ ] VVM quid fit chrìflianifmus nefcientibus ape- 
rire I flatuerim: .... et il finit au recto du f. 142. 1. 32-33: .... docètes I magno rifu omnium explofi funt. I 
Puis rintitulé et le premier distique de Tépigramme cité plus haut. Au vcno les 3 autres distiques et le 
millèsime. 

EDITIO PRINCEPS RARISSIMA, le premier dea 4 volumes qui furem imprimé» par Jenson en 1470, 
avec Bea magnifiquea caractèrea ronds. 

L'exemplaire est compiei, grand de marges et orné de trèa belles initiales dessinées cn rouge et bleu. 
Q.uelque8 taches, surtout aux coins, ne peuvent pas diminuer la beauté du volume. 

693. Petrarca, Francesco. Sonetti e trionfi. (À la fin :) 

M . ecce . LXXIII . NieOLAO MAR 

CELLO PRINCIPE REGNANTE IM 

PRESSVM FVIT HOC OPVS 

FOEUCITER IN VENETIIS 

:. FINIS :. 

(Venetiis, per Nicolaum Jenson, 1473) pet. in fol. Ancien maroquin rouge, 

bord. et dent. dor. s. les plats, dos dor., dent. intér. [Hain 12757]. 400. — 

I f. bl., 186 ff. 8. eh. ni sign. et i f. bl. (manque). Beaux et gros caract. ronds; 30-31 lignea 
par page. 

Le prem. f. b*anc ainsi que les 7 ff. suiv. (la table alphabétique) manquent à cet exemplaìre. Le texte 
commence au recto du f. 8: 

01 CH ASCOLTATE IN 
RIME SPARSE IL SONO 
DI QVEI SOSPIRI ON 
DIO NVTRIVA IL CORE 



Au verso du f. 144 : 



FRANCISCI PETRARCAE 

POETAE EXCELLEN 

TISS . CARMINVM 

AMORVM 

.: FINIS :. 



Au verso du f. 181 : 



VENEZIA 



195 



Pr.cent. 



:. DEO GRATIAS :. 

FRANCISCI PETRARCAE POETAE 

EXCELLENTISSIMl TRIVMPHVS 

SEXTVS ET VLTIMVS DE 

ETERNITATE EXPLICIVNT 

Piris rimpretnim ; è la page opposte: MEMORABILI A qiuedà de laura manu 4>prìa | Francifci petrarcs 
fcrìpu in quodà codice Virgilii | in papienfi biblyoifaeca reperta. | Au Terso du f. 186: 

EXPLICIVNT TRIVMPHI ET 
VITA PETRARCE. 

Troisiinie édition datée du Pétrarqae, extròmement rare. Excmplaire s. papier fon et très grand de marges, 
mais qui manque non leulement de la table, mais autsi dea ff. 122-123. On y a ajouté 4 eaux fortes cu- 
rìeuses du XVII" siede. 



694.Solinus, Caius Julius. 



IVLII SOLINI DE SITV ORBIS TERRA- 
RVM ET MEMORABILIBVS Q.VAE MVN- 
DI AMBITV CONTINENTVR LIBER 



(À la fin :) 



IVLn SOLINI DE SITV ORBIS ET ME- 
MORABILIBVS QVAE MVNDI AMBITV 
CONTINENTVR LIBER IMPRESSVS 
VENETIIS PER NICOLAVM lENSON 
GALLICVM . M . CCCC . LXXIII. 

(1473) in fol. Cuir de Russie dorè. [Hain 14877J. 300. — 

3 ff. n. eh. 1 f. bl. (manque) et 63 ff. n. eh. sans signatures. Beaux caractères ronda; 33 lignes 
P«r page. 

Les 2 prem. ff. comprennent l'index : IVLII SOLINI DE SITV ET ME- | MORABILIBVS ORBIS CA- 
^ITATLA. I Le 3. f. est blanc ; le 4me porte k sa lète le titre cité. Le colophon se lit à la fin du dem. 
feuillet. 

H<tltion fon esdmée, ti rèe d*un bon manuscrit. Le texte est divise en 70 chapitres. Voir Dibdin. T. II. 
P- 359 *<!• " Première édition datée, d'une magnifique exécution typographique. — Très bel exemplaire 
'ort grand de marges. La première page du texte est ornée d'une superbe initiale et d'un écusson peints en 
^ouleura et rehaussès d'or. Petites initiales peintes en rouge et bleu. 



695, 



Christoph Waldarfer de Regensburg (1470). 

^ssarìon, Nicolaus, Card. Oratione del prellantifflo Bef- | farione 
^efcouo Sabino: Cardinal | Niceno e patriarcha di Conftantino- | poli: 
^Sli Signori ditalia de li pericoli | imminenti, per gli turchi. | (A la fin :) 
•M.CCCC.LXXI. I (1471) (Venetia, Christophoro Valdarfer) pet. in 4"*. 
Cari. [Hain 3007]. 300. 

49 ff. s. eh. ni sign. Beaux caract. ronda; 22 23 lignes par page. 

Le texte commence au recto du prem. f., sou9 Timitulé cité: \ ] Ohe certamente feriano le | coffe O illu- 

^nfCroi e incliti | principi. ... Il finit au verso du f. 48; 1. 13-14: cum quàto mazor e£R- | eacia poffo: 

^ priego e Arapri^o. | .FINIS. | puìs le millesime. 

livrei d'une rareté singulière et bien peu connu.M. Graesse dit, qu*il doit contenir 60 fi. et qu'il fut traduit 
<^u latin par Lod&pteo Carbone; mais cette notice n'est point exacte. — Proctor 4132. 
Très bel exemplaire, d'une consenration irreproehable. 



196 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 

r - _^ 



t Adam de Ammergau. (1471, i Oct.) 

» * 

\ 696. Cicero, M. Tullius. Orationes. (À la fin :) 



r. Hoc ingens Ciceronis opus : caufafqj forenfes 
[ Quas inter patres dixit & in populo 

5 Tu quicunqj leges. Ambergau natus ahenis 
:;* Impreffìt formis. Ecce magifter Adam. 



r. 

k 

Ir 



-■■»' 



Fr. 



. M . ecce . LXXII . 

Orationc dd prefirantifTio padre Bef^ 
fanone Vefcouo Sabino : Cardinal 
Niccno e patrìarcka di Confiancìno^ 
poli : agli Signori ditalia deli pericoli 
imminenti , pr gli cutchi • . 

Oltc certamente feriano le 

cofie O illuftriiTimi e inditi 

principi ditalia che al fado 
di cìhe Qoiconfegliemo fi uoriano pé^ 
fare : dire : & fare : Se tute al prefente 
uoledemo explicare : ne nui nel dire 
muodo feruarcdemo : ne qui fenza 
moleftia potrifti udire: referuate ado*^ 
cka laltrci pui idoneo tempo de una 
folamente prticella difputaremo : e 
molto in uero necefTaria: la qual fc da 
noi fu(f icientemchce fi potrà narrare 
che faccofti e entri bene ne glianirni 
vostri che la uerìtade cum lacogiW 
tione tochar poffiatitfacil uia e p efler 
alaltre méte più arduo ne af pò potrà 
prcrc : e qudllo legiermente crcdemo 

N.o 695. — Bessarion^ Nicolaus. 

(1472) in fol. Maroquin rouge, fil. et ornem. s. les plats, dos dor. ; fil. 
intér., tr. dor.^ anciens ex-libris. [Hain *5i2 3]. 300. 

1 f. bl. et 297 S. 8. eh. ni »tga. Beaux*c«ract ronds; 37 lignes par page. 

Au recto du prem. f. : M. T. C. prò magno Pompeio Laculentiffim ad Quirìtet Oratio foeliciter incipit. | 

( ] VANQVAM . MIMI . SEMPER | FREQVENS . CONSPECTVS | uefter multo iuciidiffimu» : Au rerso 

du f. 297, 1. 21 : defendere : & per feipfum prseftare poflìt. | Puis Timpressum en deux distiques et la date. 

Ce livre extrèmement rare et fort recherché par les amateurs de livres anciens. a éxé robjet d*une polé- 
mique assex rive entre les savants bibliographes. Aujourd*faui tout le monde sait, que le typographe Adam 
de Ambergau n'a pas imprimé è Rome, mais à Venise, et qu'il n'est point identique avec Adam Rot. 

Bel exemplaire irès grand de marges, avec initiales peintes en rouge et bleu. Il y a, au commencement et 



VENEZIA 197 



Fr.c«nt. 
i U fin, qaelquet piqùres de Tcrs. Dans la « Oratio prò A. Cluentio • un f. manque. — Ex-Iibrìs d'un 

comte de Bointhurg (XVII* siede) de la Sjtton Park library^ «te. 

697. Lactantius Firmianus, • Loelius. Opera. (À la fin :) M.CCCC.LXXI. 
Adam. | (Venetiis, Adam de Ambergau, 1471) pet. in fol. Cart. [Hain 
*98o9]. 250.— 

t f. bl. (manque), 3i8 ff. s. eh. ni sign. et l f. bl. ; 38 lignea par page. 

Au recto du prem. f. : Laciantii Firmiani de diuinis inftitutionibu» | aduerfus gentes. Rubrics primi libri 
incipiùt. I Au recto du f. io : Lactantii Firmiani errata primi libri qbus ipfe | deceptua eft per fratrem An- 
tonium Raudcnfem I ttieologum colletta & exarata funt | Au Terso du f. 11, 1. 28: His carminibus': frater 
Adam genuenfìs increpat frém Antoniù | (8 lignes de vers). Le texte commence au recto du f. 12, sansaucun 

intitulé: [ ] Agno & ezcellenti ingenio uiri cu fefe doctrins | penitus dedidiflent : Les oeuvres en 

prose finiasem au verso du f. si |. Au recto du f. 213 : [ ] St locus in primo foelix oriènte (sic) remotus | ... 
Farmi les vers sur le phoenix il y a au«<«i deux tercets du Dante. Au Terso du f. 218, en bas, on voit un 
poème de IO distiques en bonneur de Lactance. Voici le dernier de ces distiques : 

Preflerat hunc primo mundi caput inclyta Roma 
Poft regina premit quippe colenda maris. 

Puis la date et le nom o Adam «. La fin du poème ne laisse aucun doute, que nous avons sous les ycux 
une édition de Venìse, et non d« Rome, comme Haìn et autres bibliographes ont suppose. Or il y aTait è 
Venise un typographe bavarois. Adam de Ambergau. qui imprimait, en 1472, un Cicéron (Orationes) éga- 
lement avec un colophon en vers, bienqu'en caracières difTérents de ceux du Lactance (v. le numero précé- 
deot). 11 paralt inutile, de croire (avec de la Sema) qu'il y ait eu deux Adam, imprimeurs à Venise. — 
Proetor 4144- Les caractères ronds méritent. pour leur beauté, de ranger avec ceux de Jenson. •— Bel exem- 
plaire compier, pas asscz grand de raarges avec initiales peintes en rouge et bleu. 

Franz Renner de Heilbronn (147 1). 

698. [Biblia latina, cum' postilla Nicolai de Lyra]. Additiooes ad poflil- 

laro magiftri Nicolai de lyra fuper bi- | blia : edite a reuerèdo patre dflo 
Paulo de fancta Maria : ma- | giftro in theologia : epo Burgeft. Archican- 
cellario fereniffìmi j principis dfii lohànis regis caftelle t legionis incipiunt: 
quas I venerabili viro Alfonfo legù doctori : decano còpoftellano fi | Ho 
fuo ex legitimo matrimonio genito, direxit : pmittès ei ^logù fub forma 
fequèti. Finiuit aùt eas anno dfli. M**.cccc'*.xxix**. Quibus etiam inferte funt 
replice magiftri Matthie doring | eiufdem ordinis minorù fratris t theologi 
optimi prout eia- | rius videbitur in proceffu. | (À la fin:} Additiones pauli 
epi burgefl. ac replice mgfi mathie dorinck | fup biblià finiùt. Iropffa 
venetijs p francifcù renner de haiibrun. | M.CCCC.LXXXIII. | (1483) in 
fol. D.-vél. [Hain *3i65]. 50. — 

149 ff. n. eh. (sign. a-b) Petits caractères gothiques : 73 lignes et 2 cols. par page. 

Ce volume est le supplément de la grande édition de la Bible, imprimée en 1483 par Franz Renner. — Le 

texte est précède d'une table de 2 ff. : Tabula additionù per capitula in libros fequétes etc. L'impressum 

se trouve au verso du dern. f. — Exemplaire fort bien conserve. 

699. Breviarium Romanum. (À la fin :) ExpHcit breuiariù impffù ve- | ne- 

tijs. p Fràcifcù de Haiibrun | M.cccclxxx. j (1480). in 8^. Cart. 250. — 

324 ff. n. eh. (sign. a-y, t-7) Petits caract. goth., 33 lignes et 2 cols. par page, impr. en rouge et noir. 

Le calendrìer manque (?) à cet exemplaire. Le texte commence sans aucun intitulé. au recto du prem. f. 
(sign. a): ( ] Enite exultemus domino iu- [ bilsmus deo falutari nodro. | Hoc inuitatoriù dicit'a pma | dnica ... 
11 finit au verso du dern. f., en bas, suivi de l'impressum tire en rouge. 

Iinpression liturgique fort rare inconnue è Hain et è M. Copinger. Joli volume en petit format, 
peti use. 



igS MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



Fr.cenl. 

700. CaraccioluSy Robertus, de Lido, Ord. min. Sacre theologie magiftri 
necnò facri eloquii preconis celeberrimi fratris Ro- | berti de Litio ordinis 
Mino:^ profefforis opus quadragefimale putiliflìmum | quod de penitentia 
dictum eft. Feliciter incipit. | (À la fin :) 

Hubertus celeber finxit non parua minorum 
Gloria me fratrum Paulo regnante fecùdo 
Quarto fed Sixto ueniès Halbrtìna alemànus 
Francifcus formis ueneta me prefTìt in urbe 
Mille quadringentis & feptuaginta duobus 

(1472) in fol. Rei, orig. d'ais de bois, recouv. de bas. [Hain *4427]. 250. — 

270 ff. s. eh. ni sign. Très beaux caract. ronds, 36 lignes par page. 

Le recto du prem. f. est blanc- Au verso : Hec eft tabula omnium fermonum contento!^' hoc in uolumtne. | 
Cette table finit au verso du f.. 1. 11. Le texte commence en lète du f. 3, sous Tinlitulé cité : Dominica 
in Septuagefima. De facilitate bono^ ope^ feu bene operandi | «ppt* qua peccatores ad pnìam redire debent. 
Sermo. i. | Au verso du f. 270, après la fin du texte, Timpressum en vers. 

Beau volume, en caractères très élégants. sur papier fort et grand de marges. L'exemplaire est omé de 
nombreuses initiales entuminées, et, en partie, rehaussées d'or. 11 est. en general, assez bien conserve. Beau- 
coup de témoins. 

701. Maminotrectus super Bibliam. (À la fin:) ([ Expliciùt expofitiòes Z 
corre- | ctiòes vocabulorù libri q appella- | tur Mamotrectus tara biblie 
qj I aliorù plurimorù libroni. Impf- | fé Venetijs per Fràncifcum de | Hail- 
brun. I ([ M.CCCC.LXXXm. | ([ Laus deo. | (1483) pet. in fol. Cart. 
[Hain *I0563]. . 30. — 

I f. bl. (manque) et 241 ff. n. eh. (sign. A-C, a-z, t, o, t", !^) Petits caractères goth. ; 39 Hgnes et 2 
cols. par pa^e. 

Au recto du prem. f. : C. Incipit vocabularius in Ma- | motrectù fcd'm ordinem alpha- | beti. | Au verso 
du f. 23 : d Explicit vocabularius. | À la page opposée (a) : Prologus | Ci Prolc^us autoris in marno- | tre- 
ctum. I Le texte fìnit au recto du f. 240. suìvi de la souscription citée. Au verso : C Incipit tabula libro^ 
t aliorù I quorùi expofiiiones t correctides | vocabulo^ in pnti libro Mìnent." { Au recto du f. 241 : CI Explicit 
tabula I Le verso est blanc. 

Le f. 7 (de Tindexì manque. Piqùres de vers vers la fin. 

702. Mela, Pomponius. Pomponij Mell^ Cofmographi de | lìtu orbis liber 
primus. Prooemium. | (À la fin :) 

Impreffum eft hoc opufculum Venetijs 

per Fràncifcum renner de Hailbrun. 

.M.CCCC.LXXVIIl. 

Laus Deo. 

(1478) in 4°. ' Avec des initiales magnifiques sur fond noir. Veau pi. 
marbré [Hain *iioi7]. 75. — 

48 ff. n. eh. (sign.a-f.) Beaux caractères ronds; 26-27 lignea par page; le titre et les intitulés de chaque 
livre imprimés en rouge. 

Le titre se trouve en tète du prem. f. et Timpressum sur le verso du dern. f. — Impression aussi belle 
que rare. Exemplaire bien conserve. 

703. Sacro Busto, Johannes de. lohannis de facrobufto anglici uiri da- | 
ridimi Spera mundi feliciter incipit | (À la fin :) Explicit Theorica piane- 



VENEZIA 



199 



taram Geiardi ere- | monenfis aftronomi celebratifìTitni. Impreffa | Venetijs 
per Francifcù renner de Haiibrun. | M.CCCC.LXXVIII. | (1478) in 4**. 
Avec IO figs. astronom. grav. en bois et magnifìques initiales ornem, 
s. fond. noir. Rei. [Hain *i4io8]. 

48 ff. n. eh. (sign. a-f) Beaux caractères ronds ; 26 lignea par page. 

Le texie commence sous le titre imprimé en rouge. à la lète du prem. f. (a) La Sphaera mundi finit au 
recto du f. 28. dont le verso est blanc. f. 39 recto : Gerard! cremonenfis oiri clariflìmi | Theorìca planetarù 
feliciter incipit. | (impr. en rouge). L'impressiim est suivi d'un épigramme : P. Francìfcus niger Venetus. 
lectori feliciiatè ] 

Fort belle éiiiton pcu commune : l'exemplaire est peu taché d'eau. 

Gabriele di Pietro de Treviso (1472, 20 janv.). 

704. AugustinuSy S. Aurelius. Aureli] Auguftini Epifcopi de ciuitate | Dei 
Liber Primus Feliciter Incipit. | (A la fin:) Aurelij Auguftini De Ciui- 
tate Dei I Liber. XXii. Z ultimus feliciter finit: | Impreflumq} eft opus hoc 
a diligenti | magiftro Gabriele Petri de Taruifio | .M.Cccc.Lxxv. exiftente 
Retro Mo | cenico duce Venetiarum. | Venetiis. | (1475) in fol. Vél. 
[Hain *2052]. 

I f. b1. (manque), \\ ff. n. eh., i f. bl., 279 ff. n. eh. et l f. bl. (manque). (sign. i, 5, a«-z, A-D) Caract. 
goth., 46 lignea et 2 cols. par page. 

Au recto du prem. f. (sign. a. 2.) : Aurelii Auguftini de ciuitate dei primi | libri incipiunt rubri^e. | Celle 

table va jusqu'au verso du f. 14. : | Aurclii Auguftini de ciuitate dei ru- | brice feliciter finiunt. | Après un 

f. bl. le texte commence, au recto du f. a. i., sous Tintitulé cité plus haut. Cette page porte k la tète la 

rabrique : LIBER. Gabriel Petri. PRIMVS. | Le texte finit au recto du f. 279, suivi de rìmpressum cité. Le 

verso eat blanc. 

Bel exemplaire d'une édition très belle et peu connue. Les mai^es assez grandes portent quelques aoc. 
notulea mscr. 



Fr.ceot. 



50.— 



150.— 



705- BergomensiSy Petrus, ord. Praed. [i] Ncipiùt ethlologìe. i. ocordàtie 
^clufionù p I reuerédiftìmù dfìj. M. petrù de Bergomo | pcipuù theo.* 

cpfefforè: (À la fin :) ImprelTùqj Uenetiis e opus hoc a .M. Gabriele | 

de Taruifio Anno Chrifti. 1476.^ | pet. in 8°. Vél. [Hain *282i]. 40. — 

62 ff. n. eh. (sign. a-h) Carnet, goth.; 25-26 lignes par page. 

Le texte commence au recto du prem. f. et finit au verso du dem.. 1. 3. Puis: Reuerendiffimi dni. M. 
^etri de Bergomo pre- | cìpui theo.* 4)feirorìs Conclufionù Ethimologie | finiunt. in qbus angelicus doctor 
^^^<%ct^ Thomas | de Aqno qnq^ fìbi uidet" còtradicere : licet fubtili^ | confiderantibus hec luce exiftAnt da* 
""ìora. I Enfia Timpressum. 

4 ff. (sign. e 3-6) manquent. 

70S. Oicero, M. TuUius. COMINCIA . JA . ELEGANTISSIMA | doctrina delo 
^xcellentiffimo Marco Tullio Ci | cerone chiamata rethorica nona traflatata 
<ìi la I tino ì uulgare : per lo eximio Maeflro Galeoto | da bologna opera 
utiliffima et neceflaria agli | huomeni uulgari e indocti. | S. 1. ni d. (Ve- 
nezia, Gabriele di Pietro, ca. 1475) in 4°. Vél. [Hain 5091 ou 5092]. 150. — 

56 ff. sans chiffres ni sign. Beaux caractires ronds ; 2 ^-25 lignes par page. 

Le texte commence immédiatement après rintìiulé, au recto du f. i : [n] El tcpo che fignorigiaua il 
Rrande | & gemile huomo Tulio Cefare: il | quale.... Il finit au verso du f. 36: FINIS: | Finiffe qui la 
''cthorìca nuoua del lo excellen- | tìflìmo Marco Tullio Cicerone in uulgare | . Proctor 4203. 

Bon exemplaire grand de marges. Les initiales laissées en blanc, ont été peintes en couleurs, celle de la 
prem. page rehaussée d*or. 

7^7» — Autre exemplaire. Vél. 125. — 

Lea inir. som laissées en blanc. 



•r -f 



200 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



•A ■ 






100. 



Pr. 

Christoph Arnold, Prussien (1472). 

708. Albertus Magnus. Compendium theologicae veritatis. (À la fin :) 
Explicit còpendiQ theologice [ ueritatis còpilatù p Albertus | magnù. ìpref- 
fumqj uenetijs p | raagfm xpoforù arnoldù ala- | manù. 1476. die. 5. 
aprilis Se- | reniffimo duce Andrea Vedrà [ meno regnante. \ in 4**. Rei. 
orig. d'ais de bois recouv. de veau ornementé à froid, av. ferm. [Hain 

*439]- 

I f. bl. et 159 fF. s. eh. ni sign. Caract. goth. : 35 Itgnes et 2 cols. par page. 

Le texte commence au recto da prem. f. : In nomTe fancte t indiuidue | trinitatis. Incipit 4>logus fup | C5- 
pendiù theologice v'ttatis. | li fìnit au recto du f. 159, col. 2.. par l'impressum cité. Le Terso est blanc. 

Tmpression fort rare. Bel exemplaire s. grand papier. Les init'ales laisaées en blanc, ont été peìntes en 
rouge et bleu. 

Bartolommeo de Cremona (1472). 

709. S. Hieronymus. COMINCIA LA VITA E LA FINE DEL | GLORIOSO 
SANCTO HIERONYNO (sic) | DOCTORE EXCELLENTISSIMO. | (À 

la fin :] 

Quem legis : impreffus duin flabit i aere caracter 

Dum non longa dies uel fera fata prement. 
Candida ppetuae non deerit fama Cremonae. 

Phidiacum hinc fuperat Bartholomeus ebur. 
Cedile chalcographi : millefima ueftra figura eft 

Archetypas fingit folus at ifte notas. 

M.CCCC.LXXIII. NICOLAO TRVNO DV | CE VENETIARVM RE- 
GNANTE IMPRES I SVM FVIT HOC OPVS FOELICITER. | (Venezia, 
Bartolomeo da Cremona, 1473) in 4^. VéL [Hain 8637]. 

126 ff. tan« chifFre^ ni sign. Beaux raractères ronds; 28 lignes par page. 

Au recto du prem f. : COMINCIA LA TAVOLA SOPRA LA VI- | TA EL TRANSITO ET GLI MIRA- 
COLI I DEL BEATISSIMO HIERONIMO DO- | CTORE EXCELLENTISSINO. | (sic) Cette table finit au 
verso du f. 2. L'imitulé cité se voit au recto du f. 3. Au recto du f. 121 ; [f] acendo faoramai fine ala uita 
al tranfito &. li | miracoli ha dimdftrare ... (suivent les passages extraits des Sts. Pères) Au verso du f. 125 : 
OratSe deuotiflìma dedicata a ficto Hieronymo. | Au recto du f. 126. 1. 9: FINIS. | 

Q.UÌ fi contien del glorio fo e degno 
Hieronymo: la uiia el bel finire 
Chel fece a noflro exemplo per fai ire 
Con uerde palma nel beato regno. 

Au dessous limpressum ciié. 

édition aussi rare que belle. Exemplaire peu tiché et us^. Les initiales laissées en blanc ont été peintes 
en rouge et bleu. 

710. Platea, Frane, de. INCIPIT OPVS RESTITVTIONVM VTILISSIM | VM 
A REVERENDO IN CHRISTO PATRE FRA- | TRE FRANCISCO DE 
PLATEA BONONIENSE | ORDINIS MINORVM DIVINI QuE VERBI | 
PREDICATORE EXIMIO EDITVM. | (À la fin :) M.CCCC.LXXII. NI- 
COLAO TRVNO DVCE' VEN | ETIARVM REGNANTE IMPRESSVM 
FVIT HO i C OPVS FOEUCITER. ] (Venedis, per Bartholomaeuni Cre- 
monensem, 1472) in 4°. Vél. [Hain *i3035]. 100. — 

I f. bl., 334 ff. %. eh. ni «gn . I f. bl. Tris beaux caract. ronds ; 32 lignes par page 

Au recto du prem. f. : INCIPIT TABVLA RESXm'TIOMVM (sic) VSVRA- | RVM ET EXCOMVNICA- 



75 — 



VENEZIA 201 ,jf 

'e 

Fr.cent. ./^t 

TIONVM EDITA PER | VENERABILEM DOMINVM FRATREM FRANC | ISCVM DE PLATEA ORDINIS t^ 

MINORVH. I f. 29 Terso : Expliciunt tabule operum atiliflìmoy. f. Reftitutionum | Vfurarujn è. Excolcatlonfi r^x 

reuerendì fratris Frandfci de platea bonon ordiois minorum ptilCmi in utroq^ | iure ac in facra theologia. | 

LAVS DEO. I Le titre ciié se irouve è la page opposte. F. 224, recto. 1. 32 : FINIS 



712. Justinianus Imperator. Institutiones. (À la fin:) Optimi ingenij vir 
Jacobus rubei natione gallicus huius operis ì 1 ftitutionum diligentiflìmus 
artifex (sic) extitJt cui extrema^ impredìonif | manum uenetijs. iiij. noft. 
quintiles. Inclyto duce Andrea uendra | mino felicifTime impofuit. M.cccc. 
Ixxvj. I (1476) gr. in fol. Cart. [Hain *95oi]. 85. — 

I f. bl., ^ ff. n. eh. et l f. bl. (sign. a-k) Caractères goth. Le texte imprimé en 3 cols. entouré du com- 
mentaire. 75 lignes par page. Les intitulés en rouge. 

Le titre impr. en rouge se voit au recto du prem. f. : In nomle a domini nodri iefu | chrifti Imperator 

cefarb flaui (use: iuAiniàus d alemàicus • got | ticui : fràcus; germaìcus: cupide n legù iuuètuii | in- 

cipit** prohemium. | — L'impressum se trouve au recto du dem. f. Le Terso de ce f. e»t blanc. 

Bon exemplaire grand de marges. Des initiales rouges et bleues pcintes ; des notes d'une main fort ancienne. 

71 3. Poggio, Giov. Frane. HISTORIA DI MESSER POGGIO. TRADOCTA 
DI LATINO. IN NOSTRA LINGVA. DA IACOPO SVO FIGLI VOLO. 

(A la fin :) Impreffo Auinegia per Ihuomo di optimo ingegnio Maeftro 

Iacopo de | roffi di natione gallo neli anni di Crifto M.CCCCLXXVI a 

octo di I marzo | (1476) in fol. Rei. [Hain *I3I72]. 80. — 

105 ff. n. eh. (sign. a-n) Beaux caractères ronds ; 41 lignes par page. 

Le texte qui commence en t&te du f. sign. aiii est precède de la préface : PROHEMIO DI IACOPO DI 
MESSER POGGIO ALLO IL | LVSTRISSIMO SIGNOR. FEDERICO DAMONTEFEL | TRO CONTE DVR- 
BINO . NELLA . HISTORIA . FIO | RENTINA . Dl.MESSER . POGGIO . SVO PADRE . ETTRA | DOCTA • 



ki 



% 



Quem legia, imprtffut dun ftabit in aere caracicr *f'^ 

Dum non Ionica dica uel fera bta prement. ' S-'' 

Candida perpetue non deerit fama Ciemooe. «^.^^ 

Phidiacum hinc fuperat Bartholomeus ebur. '^*i 

Cedite chalcc^raphì : roillefima ueftra 6gura eft Vi 

Archetypas fingit folus at ifle notas. !«^ 

,-4 
Puis rimprecaum. Le Terso est blanc. 

Bel exemplaire d*une impresiìon très jolie. L'initiale au commencem. du texte, (f. 30) est peinte en couleurs 






et rehausfiée d*or. D'autres initiales, rubriques ctc. peintes en rouge. bleu et jaune. >':>| 

m 
Jacqjues le Rodge de Chablis (1473, aoùt). "Si 

711. Aretino, Leonardo. Istoria fiorentina, tradotta da Donato Acciaiuoli. Q 

(À la fin:) FINE Delduodecimo & ultimo libro della biftoria del Po- /| 

polo Fioren ) tino comporta da Meffer Lionardo aretino in latino ; Et -j 

tradocta ì lin | gua tofca da Donato Acciaioli a di. xxvii. dagofto : :^ 

Mcccclxxiii. Impref { fo a Vinegia perlo diligente huomo Maeitro lacomo 
de Roffi di nati- | one Gallo : Nellanno del Mcccclxxvi. a di xii,. di Fe- 
braio : Regnante lo in | clyto Principe Meffer Piero Mozenico. | LAVS 
IMMORTALI DEO. | (1476) in fol. D.-vél. [Hain *i562l. 100.— 









I f. bl. et 317 ff. n. eh. (sign. a-k, kk. 1-x) Caract. ronds; 41 lignes par page. 

Au recto du prem. f.. sign. a 2. : PROHEMIO DI DONATO ACCIAIOLI NELLA | HISTORIA FIO- 
RENTINA TRADOCTA PER | Lui In Vulgare AUiexccUeniimmi Signori Priori Di Liberta Et | Gonfaloniere 
Di GiuAitia Del Popolo Fiorentino | Au verso du mème f . : COMINCIA EL PROHEMIO DELLA HISTORIA 
FIOREN- I lina CompoAa da Lionardo Aretino Tradocta In uulgatre Da Dona | to Acciaioli. | La fin du texte ^!^ 

et le colophon cité se trouvent au lecto du f. 317, dont le verso est blanc. \*' 

Superbe exemplaire assec grand de marge et non taché de cette chronique importante. 



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202 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



Fr.ceat. 



DALVI . DILATINO . IN LINGVA FIORENTINA | (2 ff.) — Le Terso du f. e. 8, fin du II. livre, c$t bUnc. 
L'impreuum se trouve au recto du dem. f. et le verso est blanc de mème. 

Bel exemplaire fort bìen conserve de cette première édìiion italienne de la chronique de Pojtgio, extre- 
mement rare et fort recherchée. 

Franz Renner et Nicolaus de Frankfurt (1473). 

714. Aquino, Thomas de. De ventate catholìcae fìdei s. Summa catholicae 
fidei. (À la fin ;) . . . . Impffiis Venetijs p Francil- | cu de Hailbrun t Ni- 
colaù de Franck- | fordia focios. Laus deo. | S. a. (1473) in 4''. Vél. 
[Hain *i386]. 50. 

385 ff. sans chiffres ni signatures. Caractères gothiques d'une forme très ancienne ; 42 lignes et 2 cols. 
par page. 

Le recto du prem. f. est blanc ; au verso : Incipit tabula capitalo!^ libri contra | geniiles beati Thome de 
Aquino.... | Le texte commence en tòte du 7" f. : Incipit liber ^m^ de v'iiate catholice | 6dei 3 crrores 
gètiliù. ediius a vene- | rabili frè Thoma de Aqno de ordine | fralrum predicato:;^ doctore egregio. | La fin du 
texte et la souscription se trouvent au verso du dern. f. 

Impression d'une rareté extrème ; sans doute une des premières productions de la presse de Franz Renner 
et Nicolaus de Frankfurt (1473-76). 

Exemplaire orné de beaucoup de belles initiales peintes en rouge et bleu. Légèrement taché d'eau. 

7i5.Biblia latina. (À la fin :) 

Explicit biblia ìpreffa Venetijs p Fràcifcù 

de hailbrun t Nicolaù d' frankfordia focios 

.M.CCCC.LXXVI. 

(1476) in fol. Vél. [Hain 3063]. 300. 

I f. bl. (manque), 454 ff. n. eh. et f f. bl. (manque) (sign. a-y, i-lA, A-C) Besux caract. goth. ; 2 cols. 
et 51-52 lignes par page. 

Le lexte commence au recto du prem. f. (a 2:) Incipit epl'a fancti Hieronymi ad Paulinù | pfbyte^. d' 
oTb* dine hiftorie libr. |. Caprm. I- | [ ] Raler Ambrofius | tua mihi munufcu | la pferens.... Le texte du 
Vieux Testament commence au verso du f. a 4, col. i, en bas : Explicit pfiatio. Incipit liber Genefis | qui 
dicit" hebraice brefith. Capl'm I | L'iropressuni se lit au verso du f. 421. (sign'. 18, 12,) col. 3, en bas. Aia 
page opposte : Tncipiùt inierpiationes hebraicorù | nominù rcd*m ordinem alphabctì. | Cette table des noms 
propres est imprimer en 3 cols. ; elle hnit au verso du dern. f. 434 : Expliciùt Inierpretaiio- | nes hebraicorù 
nominù. | Laus Deo. | 

Bel exemplaire d'une bible peu commune, fort grand de marges, avec beaucoup de témoins. 



716. Carchano, Michael de, ord. Min. Sacri eloqui] pconis celeberrimi fra- 
tris Michaelis Mediolafl. ordinis mi- | noni regularis obferuàtie opus puti- | 
liffimù p aduentù t ^dragefimam de | peccato in genere t de tribus pec- 

catis I principalibus. s. fupbia. auaritia t lu- | xuria. | (À la fin :) 

Impflum v'o Venetijs p Francifcù de | hailbrun t Nicolaù de Franckfordia | 
focios. M.CCCC.LXXVI. | Laus deo. | (1476) in 4''. Rei. de peau de truie, 
ornem. à froid. [Hain *45o8]. 150, 

448 ff. n. eh. dont le 287. et le 448. (blancs) manquent. (sign. a-y, 1-7, — * A-T) CaracL goth. ; 43 
lignes et 5 cols. par page. 

Le recto da prea. f. est blatte. Au vano : Incipit tabula fermonù ] cStento!^ in h^^ volumi ne. | Le texte 
commence an recto du 3* f. (sign. a) seus V intiiulé cité. Au recto du f. 289 : In noie patris Z filij Z. fpùs 
fcì. AmS. I Incipit aliud quadragefimale pdicto | annexù. de alijs quatuor viiijs capita- | libus. s. gula. ira. 
Tuidia. Z accidia Au verso du f. 447 un long colophon de 17 lignes, dont nous avons cité la fin. 

Bel exemplaire grand de marges et bien conserve. Toutes les letires initiales sont peintes en rouge et bleu. 
La prem. page du texte e«t oium d'une grande lettre capitale peinte en couleurs et rehaussée d*or et d'ome- 
ments et de fleurs iiga4ement peints et do:és. 



^-^■"^r^^^'i^^^^wwiw^-i"^»* 



VENEZIA 203 



Fr.ccnt. 

717. Mammotrectus super Bibliam. (A la fin:) Expliciùt expofitiòes t cor- 
rectòes | vocabulo:^ libri q appellai Marno- | trect^ tà biblie qj alio:j: 
plurimorù | libro:^. ImpreiTe Venetijs p Fran- | cifcù de Hailbrun t Nicho- 
laum de | Franckfordia focios. | M.CCCCLXXVI | Laus deo. | (1476). in 4°. 
Cart. [Hain 10357]. 75- — 

I f. bl., 235 ff. n. eh. et l f. bl. (sign A-C ei a-^) Caractères gothique* ; 39 Iigne« ei 2 cola par page. 

La table, qui occupe les 23 prem. ff. impr., coramence en tète du f. sign. A 2 : Incipit vocabularius ì 
Mamotre- | ctum fcd'm ordtnetn alphabeti. | — et 6nit au verso du f. 23 : Explicit vocabulari' | Laus deo. ) 
Le texte, en tète du f. sign. a, porte Tintitulé : Prologus autori* in mamotrectù. | La souscription se trouve 
au verso du f. ^ 8: les 2 pages suiv. sont occupées d'une autre table: Incipit tabula librorù Z aliorum | 
quoV expofìtiones ^ correctiones | vocabulo^ in pnti libro continèt". | Explicit tabula. | 

ETÌdémment cette édition est ic^ntique avec ceUe citée par Hain sout le nro. 105^7. quoi qu'il y eut 
nommé cornine date de Timpression l'anni I477> Edition fort rare, ìmprimée en caractères d'une forme 
ancienne. — Bel exemplaire presque non rogne avec des initiales en rouge et bleu. 

718. UtinOy Leonardus de, ord. Praed. Sermones Quadragefimales de legi- 
bus I fratris Leonàdi d'Vtino. facre theologie | doctoris. ordinis predicato- 
rum. I (À la fin :) Impreffi funt hij fermones Venetijs per \ Fràcifcù 
d'Hailbrun. ^ Nicolaù d'Fràck- | fordia. focios. .Laus deo. | .M.CCCC.LXXiii. | 
(1473) in fol. Vél. [Hain *i6ii7]. 70. — 

ili- e hìffres ni sign. Beaux caractères gothiques, 51-52 lignes et 2 cols. par page. 

Le recto du prem. f. est blanc, au verso : Tabula omniù Sermonù ] cdiento!^ hoc ì volumine. | L'intitulé 
ette plus haut se trouve en tète du 2. f. et la sousciiption au recto du dern. f., dont le verso est blanc. 

Belle impressioo sur papier fort. Le premier f. du texte est limbré. Légères taches d'eau aux marges 
super., du reste fort bel exemplaire. 



719. 



Sermones aurei de Sanctis 
Fratris Leonardi de Vtino 
facre theologie doctoris or- 
dinis pdicatorù. Prologus. 

(À la fin :) Impreffi (^qj fùt hij fermòes Ve- 

netiis p mgrm Francifcu^ d'Hail- 

brun. t mgfm Nicolaù de Fràck- 

fordia focios. .Laus deo. 

.M.CCCC.LXXiii. 

(1473) in 4°. Veau plein. [Hain *i6i29]. 75. — 

309 ff. sans chiffres ni signat. Petiis caractires gothiques ; 42 lignes et 2 cols. par page. 

Le titre se trouve en tète du prem. f. La souscription, à la fin du dern. f., est précédée de la notice 
suivante : Expliciùt Sermones aurei de fcìs [ p toiù annù. qs opilauit magifter | Leonardus de Vtino facre 
iheolo I gie doctó ordinis frat^ pdicato^. | Ad inftantià Z splaccntià magni- | 6ce coìtatis Vtinenfis. ac no- 
biliù I uiro!^ eiufde^. M.cccc.xivi ° in ui- | gilia btìflìmi patrit nPi Dominici | 3feflorìs. Ad laude Z glia; *.t 

dei oTpo I tentis, Z toti^ curie triùphantis. | 

Exemplaire fort bien conserve de cette édition rare. Il est orné de plusieurs iniliales peintes en rouge et 
bleu ; il s>n trouve une au commencement du texte, dont les beaux ornements entourent presque toute 
la page. 



I 

Filippo fu Pietro (1474, i mars). -^ 



720. Attila. Istoria di Attila, flagellum Dei. (À la fin :) OPERA IMPRESSA j 

PER MAESRO (sic) PHI \ LIPPO DE PIERO DA VENETIA : ET | DILI- -^ 

J 
1 



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204 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



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Fr 

GENTEMENTE CORRECTA PER | BARTHOLOMEO THEO CAMPA- 
NO I DA PONTE COREO . IDIBVS OCTOBRIS . | M.CCCCXXXVn. 
VALE. I (Venetia 1477) in 4*^. Cart. [Hain 191 1]. 75'"~ 

53 ff. n. eh. (sign. —, a-f) Caract. ronda, 25 lignea par page. 

Au recto du prem. f. : INCOMINCIA LE RVBRICHE OVER TA | buia fopra la fequenie opera chianaia 
Alila I flagellum Dei che e tanta adir deflruction & | mone de gli chriftianì : el qual comincia dal ( nafcer 
del dicto Alila & de la deflructione de | la Italia fin a la foa (sic) motte et come fu morto | p le mane del 
Re lano Re de Pataffia & mol | to delectouole (k'c) dn legere. | Cette table va jui(qu*au recto du f. 2. Le 
verso est blanc. Le f . 3 (sign. a) qui contieni le commencement du texte, inanque, de mème que lea ff. a 2, 
a 3 et f. Au verso du f. 31 : Fini (Te la hyftoria de Alila dicto ilagellu Dei triflata da lingua fràcefcha i 
latina da paro | la in parola del ano de la Tcarnatione del no | Aro fignore lefu Chrifto. M.CCCC.XXI. | En 
quelques lignea qui y suivent, le traducteut racconte Thistoire de la fondation de Venise et compare Attila 
avec le Grand Ture. Au recto du f. 52 Timpressum ; le verso est blanc. 

Malheureusement notre cxemplaire de cette impression extrèmement rare est incomplet et assez laché. 

72 1 . Boccaccio, Giovanni. Incomincia il libro di madonna (sic) Fiammetta da 
lei alle | innamorate mandato. | (À la fin :) FinifTe il libro di madonna 
Fiameta alamorofe donne màdato compo | Ilo per miffer Johanne boccazo 
poeta illultre t impreffo in ne lalma cita- | de di Uinefia p magiftro Phi- 
lippo de piero ne gli anni dil fignore. 1481. | Johanne mozenicho felicif- 

fimo ducha imperante: | in 4°. Vél. [Hain 3293]. 100. — 

I f. bl. (raanqueì et 65 ff. n. eh. (sign. a-h) ; caracièrcs goihiques ; 36 lignea par page. 

Le texte commence iromédiatement après le tiire en téle du prem. f. : (s) UOLE A mi feri crefeere di do- 
lerft Uageza : qud | do di fé difcerneno o Tenteno còpaflide I alcuno. | A la fin du texte (f. 64 verso) se trouve 
une épitre : Hieronymo fquarzaEco Alexandrino alle donne innamorale epiUola., datée : Uenetiis ex Aedibus 
foiite habitaiionis die. 19. Junii. 14H1. Cette date (f. 65 verso) est suivie de l'impressum. 

Edition peu commune non vue par Hain. Bon exemplaire assez grand de marges. 

722. Cicero, M. Tullius. MARCI TVLLII CICERONIS ARPINATIS CON- 
SVLISq^ I Romani : Ac Oratorum Maximi : Ad. M. TuUiiim Ciceronem 
Fili I um Suum Officiorum Liber Primus. | (À la fin:) MARCI Tallii ci- 
ceronis de Officiis : Paradoxa : de Amicitia : de | Senectute : de Sonino 
Scipionis ; nec nò de Eflentia mudi. ac. xii. | Sapiètù Epitaphiis libri finiùt. 
qui peroptime emèdati impref | fi funt Veneciis ductu & expenfis per 
philippum. quon- | dam petri ueneti anno ab Icarnatione. d. M.cccc.lxxx. 
die viii ! niaii. Inclito uenatorum (sic) duce. lohanne mozenico imperio. | 
(1480) in fol. Cart. [Hain *5263l. 



I f. bl. (manque) el 89 ff. n. eh. (sign. A-M) Caract. ronds; 35-37 lignea par page. 
Le texte commence au recto du prem, f. (sign. A 2) sous l'intilulé cité, et il finii au recto du dern. f., en 
bas, suivi de l'impressum. 

Exemplaire grand de marges, fon bien conserve. 

723. LeonicenuSy Omnibonus, Vincent. Commentarius in M. Annaeum 
Lucanum. (À la fin :) Venetiis. M.CCCC.Lxxv. xii. Kalendas. Augufti. | 
Exiftente Venetiarum Duce Petro xMocenico. | (1475) in fol. Vél. [Hain 
* 10029]. 

372 ff. non eh. (Hain: 370!) (sign. a-c, C, D, d-r, f, s, ff. ft, fl, t-z, &, aa-kk). Beaux caractirea ronds; 
34 lignes par pigr. 

Le recto du prem. f. est blanc. Au verso : M. Annei Lucani Vita ex Commentario AntiquifT. | Après cette 
pièce et 2 autres semblables, le lexte commence en lèie du f. 3 (a 3) : Omnibonus Vincentinus in Lucannum. 

(sic) I [ ] Ella per temathios plufqua^ ciuilia cam | pos ^c Au recto du f. 372 : riÀOv. | Suit un poème 

de 6 disiiques faisant les cloges du commeniataire : 



50. — 



75 — 




lì 

VENEZIA 205 J 



Fr.ccnl. ;il 

Egreditur pbcebi fubiturus tempia facerdos ' >* 

. J 

Addidit autorum Coradinus nomina : nilque <^ 



Johann von Kòln et Johann Manthen de Gerresheim. (1474, 22 tnars). 

725. S. Antoninus. Incipit fùmula confeffionis vti- | lifìfima : in qua agitur 
quomò fé bére | debeat confeiTor erga penitèté in co- | fefìfionibus audien- 
dis : quam edidit I Reuerédilfim^ vir : ac in chrifto pater | dominus Frater 
Antoni"* (sic) archieps | Florentin"* ordinis fratr pdicatorù. | (A la fin :) 
Explicit vtiliffima ofeffiòis fùmula | a ReuerèdifTimo in chrifto patre fra- | 
tre Antonino Archiepo Fiorentino | edita : cuius vtilitatis ptextu lohànis 
(sic) I de Colonia agripinenfi : at lohannis (sic) | Manthen de Gherretfhem 
eoy du- I ctu Z impenfa : eàdè impreffiòi exponè | conati funt Venetiis. 
M°.cccc.lxxiiij. I (1474) in-4°. Br. [Hain *ii77l. 50. — 

I f. bl., 100 ff. n. eh. et i f. bl. sans sign. Caract. golh. ; 40 lignea et 2 cols. par page. 

Le texte commence au recto du prem. f. sous Tintituié cité : [ ] Efecerùt feruta | tes fcrutinio ... Au verso 
dti f. 96, en bas : Explicit titulus de reftitutionib'' fra | tris Antonini archiepifcopi fiorentini | in quo diffufe ' 
trsctat" de bac materia. | Incipit | (A la page opposte: |i| Ncipit tabula materie!^ que | in hoc libro còti- 
nent".... Cette table finit au recto du f. 100 suivi de Timpresflum. Le verso est blanc. 

Exemplaire superbe d' une édition assez rare. 

726. — Incipit fùmula confeflionis vtilifll | ma : in qua agitur quo fé habere 
debe- | at confeffor erga penitentem.... (A la fin :).... cui"^ vtilitatis ptextu 
Impendio Io | hànis colonie AgrippinSP lohànifqj | manthen Gherretzen 
fociorù Uene- j tijs eadem impreflìoni dedita eft : 3® caP | apriP. anno fa- 

lutis dflice. M.cccclxxx. | (1480) in 4"*. Cart. [Hain *ii83l. 25. — 

I f. bl. (maoque) loo S. n. eh. et i f. bl. (manque) (sign. a-1) Caractères gothiques ; 40 lignea et 2 cols. 
par page. 

L'intitnlé cité est immédiatement suivi du texte (f. i recto) : (d| Efecerunt fcrutatens | fcrutinio ps. 63...., 
qui finit au verso du f. 96. Suit, à la page opposée, la table : [ ] Ncipit tabula materiarum ^ | in hoc libro 

U Bihticfilfa, volarne III, dispensa 4*-3*-6i* 16 






Suflulit : Omniboni quo minuatur honos. 

Puifi le colophon cité. Le verso du f. est blanc. 

Première édition de ce commentaire. MM. Hain^ De la Sema et Faceìoli attribuent cette belle et elegante ^1 

impression à Vindelinus de Spira, qui la fit corriger, comme la plupart de ses livres par le savant f'.orra- 
dino de' Corraiini da Camerino ; voir pourtant Proeior 4236. ^i 

Très bel exemplaire fort grand de marges. 



4 



724.PlinÌUS SecunduSy C. Istoria naturale, volgarizzata per Cristoforo Landino. :^ 

(A la fin :) Opus Magiftri Philippi Veneti Impreffum an | no Salutis. >| 

M.cccclxxxi. Venetiis. | (1481) in fol. Vél. [Hain 13 106]. 50.- 4 

* 

I f. bl. (manque), 12 ff. n. eh , i f. bl., 277 A*. n. eh. (sign. a. b. a-:^, A-K) Beaux caractères gothiques; r| 

59 lignea et 2 cols. par page. -Il 

Au recto du prem. f . : Libro primo della naturale hifioria di. C. Pli- | nio fecondo tradocta ì lingua Fio- •> 

rentina per Chri | ftophoro landino Fiorentino al Serenifiimo Perdi | nando Re di Napoli, i [ ] a Preftione. | ^^ 

(sic) — L'index qui termine le prem. livre. finit au recto du 12* f . ; le verso est blanc, ainsi que le f. suiv. .^ 

Prem. f. recto: Libro fecondo della hidoria naturale di. C: | Plinio Secondo Tradocta di lingua latina in fio | vi 

rentina per Chriftophoro landino fiorentino al | Serenilfimo Ferdinando re di Napoli. | — La souscription se ..> 
trouve au verso de Tavant-dern. f. Le dern. f. court de marges et monte porte le uRegiftrode Gaio Plinio.» 

LVdition extrèmement rare n'a pas été vue ni déerite par Hain. — Les 6 prem. fif. de notre exemplaire sont 
assez fatigués et réenmar^cs, le reste n*est pas mal conserve. 




2o6 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



Fr.ccni. 



3tinent.''.... A la fin de cette table, au recto du dern. f. se trouve la souscription et le Regiflnim char | 
tarum. | Le verso est blanc. 

ExempUire peu bruni au commencement ei vers la fin. 

727. Aquino, Thomas de, ord. Praed. Queftiones de quodlibet fancti | 
Thome de Aqno ordinis fratriim | pdicato:^: incipiùt feliciter. | (A la fin :) 
Finit" qd'libet liber fancti Thome | Venetiis impffus impenfis lohà- | nis 
de Colonia fociiqj eiuf lohànis | Manthen t (sic) Gherretzem. 1476.* | 

in 4^ Vél. [Hain *i404J. 50. 

152 fF. n. eh. (sign. a-t). Caract. goth. ; 40 lignes et 2 cols. par page. 

Le recto du prem. f. est blanc; le verso porte le Regiftrum. Ce f. doìt ètre le prem., non le dern., comme 
le veut M. Haìn. Au recto du sec. f. : Incipiùt tituli qftionù de duo- | dccim qd'libet fci Thome de Aqno | 
ordinis ^dicato^ f^m ordinò alpha ] beti aflìgnati. Et p^ de angeP. | Au recto du f. 6, en bas : Finiunt ti- 
tuli feliciier. | Le verso est blanc. Le texie commence au recto du f. 7, sous Tintitulé cité, et finit au recto 
du f. 152, suivi de r impressum. Le verso est blanc. 

Ediiion fort rare et remarquable. Exemplaire sur papier fort, comp'et, mais, en quelques passagei taché 
d'eau. 

728. Aristoteles. THEODORI : GRAECI : THESSALONICEN | SIS : PRAE- 
FATIO : IN LIBROS : DE ANIMA | LIBVS : ARISTOTELIS : PHILOSO- 
PHl : AD I XYSTVM : QVARTVM : MAXIMVM. | (fol. a 7 verso :) ARI- 
STOTELIS : DE HISTORIA : ANIMALIVM : | LIBER PRIMVS INTER- 
PRETE THEODORO ( (A la fin :) Finiunt libri de animalibus Ariftotelis 
interprete Theodoro | Gaze. V. clariflimo: quos Ludouicus podocatharus 
Cypri- I US ex Archetypo ipfius Theodori fideliter & diligèter aufcul | tauit ; 
& formulis imprimi curauit Venetiis per lohannem | de Colonia fociùqj 
eius lohannè màthen de Gherretzè. Anno | domini. M.CCCC.LXXVI. | 
(1476) in fol. Vél. [Hain *i699|. 200. 

De la Serna 158. L'ouvrage se compose de 252 S. n. cb. (sign. a-ff.) dont le prem. et le dern. sont blancs. 
L'avant-dern. fcuillet contieni la « Tabula cartarum fecundum ordinem ponendanim ». — Dans la préface 
ou épitre dédicatoire, qui occupe les onzc premières pages du volume, on trouve un passage peu fsvorable 
ù quelques papcs. lequel donna probablement occasion k Sixte IV de renvoyer à Téditeur Texemplaire qu'il 
lui avait présente, en y ajoutant la valcur de la ligature. Voici ce passage : o Pace enim qua uti debuerant 
(pontifices) ad litterarum et artium bonarum studia ; et virtutum officia : illi quidem ad voluptates parum ho- 
ne<«tas abusi sunt. Quod cum omni hominum ordini sit turpe : tum pontificis personae lurpissimum est ». 

Les 2 ff. blancs manquent h notre exemplaire qui est muni de quelques notes à la main, très grand de 
marges et parfaitement conserve. 

729. Bartolus de Saxoferrato, Ictus. Lectura super II. parte digesti vete- 
ris. (À la fin :) Finis, ff. ueter ?. M'^cccclxxviij. xxvi. febru. | (Venetiis, 
per lohannem de Colonia, et lohannem Manthen, 1478) gr. in fol. Rei. 
orig. d'ais de bois. (Rei. défective) [Hain *257i]. 60. 

I f. bl. et 211 ff. n. eh. (sign. a-g, gg. h-z.) ; beaux caractèrcs ronds; 30-51 lignes et 2 cols. par page. 

Le texte commence. sans tiire proprement.dit, au recto du f. a 2 : Sì certum petat" de rebqs creditis & 
de I certi condiiionc generali, ifica. | La souscription citée se lit au recto du f. 211, suivie de 24 lignes en 
vers, qui contiennent aussi le nom du typographc : 

Sacrarti occiderài immèfa uolumina legiì : 

Ergo noua è p^mù celebrdd^ laude loànes 
Q.uè magni genuit pclara Colonia rheni : 

Hic uenetis primus leges impreflit in oris 
Et canones 



VENEZIA 207 



Fr.ceni, 



Le verso de ce dero. f. porte le • Regiftrum cartaru^ P^ alphabeti ordine^ ». 

Proctor 4328. 

Exemplaire asaez bien conserve, avec des noiules manuscr., fort grand de marges. 

730. CaraccioluSy Robertus, de Lido, ord. Min. Sermones de timore judi- 
cionim divinorum. (A la fin :) Sermones (sic) Clariflìmi in facra | theo- 
logia Magiftri Fratris Ro | berti Caratzuli de Litio ordinis | minorum. De 
timore iudiciorum \ dei : impdi in Ciuitate Venetia:^ | impenfis Johannis 

de Colonia | ac Johannis Manthen de gher | retzem. Anno. M°.cccclxxv. | % 

(1475) in 4°. Anc. reL d'ais de bois, rei. endomm. [Hain 4467]. 50. — '\ 






1 f. bl. (manque), 93 fF. n. eh. et i f. bl. (sign. a-m) Caract. gotb. ; 40 1. et 2 cols. par page. . •; 

Au recto du prem. f. (sign. a 2) : |e]PiAola venerabilis clarifTt- | miqj in facra theologia ma- | giftri Fra- S{ 

tris Roberti caraczoli de | Licio ordinis mino^ : ad Reueren- | diffimum t liluflrifFimu 1 dominiì Johannem ' 

de Aragonia : | Sereniflìmi dni nPi dAi FerdinSdi | Regis Sicilie 2 ? : (sic) filiù el locùtenété | gnale;. Apo- ' ^ 

flolice fedis Proihono ( tariù : in qua Tua docilitas ^miàax." \ Au verso du mème f., col. 2 : Incipit .plogus : 
in op^ de timore { diuinorù iudiciorù : in quo ezponùi" | miftice ]^ba Johànis in themate. | Le texte com- 
mence au recto du f. 3 : [v] Idi aherù an | gelù volante | ..... Il 6nit au verso du f. 86, col. 3, 1. 4, suivi 
de rimpressum. F. 87, recto: De morte ifica. | F. 93 verso, col. 3, en bas : Finis. | 

Incunable fort rare. Exemplaire pas mal conserve, avec témoins. 

73i.Duns Scotus, Joannes, ord. Min. Scriptum in secundum librum sen- 
tentiarum. (À la fin :) Johannis fcoii ordinis minorum | facre theologie 
4)fefforis pcelletiffimi | 2° fup fnla:^ qònes : a Thoma pèket | anglico facre 
pagine doctore clariffi- | mo fuma emédate cu diligétia finiùt 1 felicit." 
Necnò opate characterizateqj [ fublimi Ifay effigie ductu t impenfis. | viro:^ 
circùfpecto!^ dfli Jo. Agrippè | fis dfliqj Jo. manten de gerretzen fo- | ciò- 
rum. Anno falutis drtice. 1478. 7. | idus Januarij. | in 4°. VéL iHain 
*64i6]. 50.-' 

I f. bl. et 143 ff. n. eh. (sign. a-m, mm, n-q). Gros caract goth. ; 30-51 lignes et 2 cols. par page. 

Le texte commence sana aucun intitulé, au recto du prem. f. (sign. a) : [e] Irca ere | ationè. In hoc 3^ | 
vt dictiì è ..... Il finit au verso de Tavant-dern. f., suivi de rimpressum. Au recto du dem. f. la table com- 
mence, lans intitulé : Creatio rerum, diftinctio. i. | Au verso, en bas ; Finis tabule. | — Les a Addiiiones » 
avec leur table (13 ff.) manquent à cet exemplaire. qui. au reste, est foit bien conserve. Les initiales lais- 
sées en blanc. sont peintes en rouge. 

732. — Scriptum in quartum librum sententiarum. (A la fin :) Johànis fcoti 
in 4™ fnìa:^ op^ pclariffimù | ceteris theologie volumi nib^ emèdati"^ ac | 
caftigati^ exfcriptù. Idé aùt diligentiffime recognouit Thomas anglic"^ fùm^ 
i theolo j già magf. Impffioniqj Venetijs deditù eft | ductu Z impéfa Johà- 
nis Colonie agrip- | pinèP focijqj ei"^ Johànis màthen de Gher | retzhem 
qui vna fideliter degùt Z cuncta | ad omuné vtilitaté pagùt | S. d. (1477) 
in foL Cart. iHain *64i61. 50. — 

I f. bl. et 339 fF. n. eh. (sign. a-r, ^, o) Caract. goth. ; 50-51 lignes par page. 

Le texte commence au recto du prem. f. (sign. a 2) sans aucun intitulé: [f|Amarita- | nus ille piiffìm^.... 
et finit au verso du f. 236, en bas, suivi de V impressum. A la tele de la page suiv. : |t| Abula scoti in 
(m. fnìa^ lib^. Et | ad faciliorè qòu^ inuétòej nota q' | p ^mù nume^ aflìgnat" carta Z per | 3m. carte 
columna. | A la fin de la table, f. 238 vereo, col. i : Finis. | Au recto du dern. f. le régistre impr. à 3 cols. 
Le verso est blanc. 

Très bel exemplaire fort grand de marges. Les initiales lalssées en blanc, sont peintes en rouge 
et bleu. 

Malgré la différence du format et des caractères, ces 2 vols. font part de la mème édition. 



'^ ^ MO.V: .(£NTA TT?^jrA\?VLSZX 



Frxcot. 



PcMBpeìOSw IJe -r-er^niiL {i^idcZLciiibas. A la fin :) 
'=if: ? ."j^ >i-"*r jr^cnr-.e emeiat' expiec^ ±: jc xéi^ " Ichànis de Cokmìa 
Ksr, if". 'renanti T*:irne ie Gher r*2é ^ 3ca ióe-'r' deyit iptrioof dedit*^ 
.'..ine i la tii;: ::hr.:r.anr., M.cjcc^.it.1. iie tt::.- iecéfcris. , t:474> in 4^- 

i^ ^. 1. -A sr , --'. -u. manniM^ si{3. »-«. "j i iTft g » aatuto ai Ir^pas par page. 

•^ r-'c % mmrujt mnm wacaa menile tu recuy Sa areat z. . m '^ 'y- *• Z^d 5 .o«lV? SA2f i can ab aòsai 
^- .^«tf i« i* ir muh' i'^nnu-jm* sSf.. la in «e 3nu«e m vsrhi in -. jS Taaii'^:ra -ac — -^«•'" a»- 
iST'A :•':" ;;fp« '.mprtsMom. 

''"•sfUirr^ sXir.m JWrsK iBMsriaée airairig ««rei ^ V^m T-ss sci SEsapiair: jEami Jc lanps. san» le 



;^ Gf'jttUMtf» Decrer.im cnm apparzm. A la ria : Impeodio ac libeialitate 
>,*-,rtnv4 ^j-Àr^r.-.-i i£r.ztir.eiL Jchdnif::^ Mar-rhen Oberetren : ex ilioibì ac 
>',c*:I«'>ta ^Krr.icia. oniririetn dacetiuoi : df^ns «iecretonim codex im- 
tr'ii^uA 7-*net:;!i ; accorar: tfrme iterato einetidat^ p egre gru^ ac clariiTìmù 
/.;'.t iT'.ii'.'^ ^'' .\*.i df,:r. Petmm Albi zcanà Treciu Veoedjs Sìxto. iiij- 
:\ry* p.'.r.. <r.no. v::t- Imcserat-^re Federico, iir, lohane moceaico inclvto 
V* ".it^r/z trxipe, ì:;^ nonas lanuarìas. Anno ùìotis dnice >Lcccc.I}nda:. 
r^w .ieo. :x^% crr. in fol, .\ncienne rei iure d^ais de bois, coov. de 
•'-iaii a';ec orr,ements cxéctités à froid, coins de bronze [Hain '7894]. 150. 



'.jg recTiir ia ^em W. .V* ev hbac > veno pone k predace iocralés : Ai ceiel>err»os Krìfooofottos : 
f.M»f^:^ «MiiK.^a» Sr-r .aitali sa o/voi Decreta^ unpdìsoè | Petri Aibig^MÌ Tredi fte&bo fdkiter. { La pré- 
•V^ tsw -ior^T • Vau» ■„■*, ti, C«IenJa« DrscmcrT* — M^^occJxxix. • — La ióoerJaace qjparenie qa'3 y 
« «ntr* 'jixre -bitie rr 'y:\,K ìa 1 ìflipre*<(t'>n rieat da £ùi. \èe l'aaaée. à Tem'K. coMf nfiif par le l.er aian» 
••ti.t \tv. Jt tMfétr iti . «nné« ^C/j tépnnd aa ^•tr. de l'aotiée L|.So de la cfarooolo^'e asaelle. — 4^7 '- 
^ 'H r* »rt ^, *>' «t^, j'^.-) et ^ f, Mppléai.ì Cancteres gcidnqaes: ea rooge et ticfr: le texie impriiac 
4 'i 'y.'%. V <wrf^\f', ie« j{^v**r», ^ et 74 iì,fne* par page. — Ab tctso Jn f 409. doot le reao porte rim- 
^'•wm «» 'té^rrt <»«e le'ire de BitrtkaL Puleta. préròc de Brescia à l'éditrar et la répoose de celaì-<i. fol 
( '/ « ^'•^.(^'ini ì;/v ft hlaac, foi. «rS ^r Flofcoli fea fumarii totias decxetì finis. | 

'pjf '.^j^iTÀ, ie* ^f» ^« » ei ttafi^i4t« de '»a reliore m rite anc atteadoo speciale, c'est one compos-iioa de très 



7>5 Platea^ Franciscus de. ord. Min. incipit op' reltitutionù vtiliffìmù 
a f^cnf^f-Aff in Chrifto patre fratre i Fràcifco d' platea bononièfe ordìnif [ 
f.M;yyr dviiu'ic\f ibi predicatore exi | mio editum. ] (A la fin:).... cui' im- 
y,rfr<f>^/ ren^ijj* extat [ facta ductu t impenfa Johànis Co- ; Ionie agripinèfj: 
st^, ^/r,5fiK màthen ( de gherretfhem : q vna fideliter circa hoc fé gerùt. | 
Afir,o >r,ccccJxxiiij. ', die. xxv. Martij. ! (1474) in 4*. Yél. [Hain * 13038]. 70. 

f>'/f^ vmptt^^4% gnihu\n€' 16 ff, >index) et I3f ff n. eh. sans signatures. Chaque page à 3 cols. et à 40 

\a r«/f// do pfem f. porle le commencemeot de la table: Incipit tabula reftitutìonù vPa^ ^ | ezcoìcationù : 
*'l *it p r«A«r«K)lé dnm | fratri Francifcum de platea ordinis | minorum. | La fin de la lable se trouve au 16* 
i : y.%p\\'.\nnt tabole operù nìlifTimo^ | . f. reftiiutionum vfurarum. Z excòmu | nicationum reuercDdi fratrìs 
Vintiti fct de platea bonon. ordinis minoruj | peritifTimi in vtroq^ ture ac in facra | theol(^ta. | — Le verso 
da t. ««( blane et le texie commence au f. suiv. L' irapressum, au verso du dem. f. impr. est précède de 
la phf««4 : Adefl hic finis opis reftitutionù pu- ; tilis ReuerédifTimi ì xpo patr?. fratr? i Fràcifci de platea 
iì^rnon'tf'.f' ordini* | mino^ : cui^ imprcHìo.... etc. 

Antonio oi Bartolommeo Miscomini de Bologna. (1476, 22 janv.) 

736. LiviuSy Titus. Le Deche, volgarizzate per Luca di Giovanni Bonaccorsi. 
(À la fin :) FINITA LA QVARTA DECA DE | TITO LIVIO PATAVINO 




VENEZIA 209 ::j 

■^^■^^^■^^— ^^■^^^■^^■^^ ^^^— ^^^^^lll ■ » ■ ■ ■ - ■ , ■■ » ■ I II ^^^^i.^ ^ , , . , II — — ■ - —I — ■ - - ■ ■ — I » ^ ' \ 

Fr.ccnt. Jni 

HYSTO I RICO DIGNISSIMO IMPRESSA i PER MAESTRO ANTONIO | 

DA BO I LOGNA IN LA DICTIONE DE SI | XTO QVARTO PONTI- 'i 

FICE MA I XIMO AC ANDREA VENDRAMI | NO PRINCIPE CELEBER- : | 

RIMO N I EL M.CCCCLXXVm. ADI. XI. DE | APRILE IN VENETIA. | 'i 

(1478) in fol. Veau pi. don s. les plats et le dos, aux armes ; reliure i 

angl. du XVUr s. [Hain io 145]. 150. — U 

436 ff- n. eh., dont les ff. 7 (aP, 144 (o 8), 175 (devant la 3** dècade) et 310 (r 6), tous blancs. manquent ',1 
(sigo. I, a-o, I, 6, I, a-r, i,a-p) Jolis caract. ronda; 60 lignes et 3 cola, par page. 

Au recto du prcm. f. : REGISTRO DE LA PRIMA DECA DE TITO LIVIO | (à 4 cola.) Us pp. auiv. '5I 

jusqu'au verso du f. 6 contiennent la lable de la prem. dècade : TABVLA De le rubriche del primo libro '*': 
de 1 la prima deca de Tito liuio padouano hiftorico. | Le texte commcnce, sans aucun intttulé, au recto du 
f. 8 (aii) : [ I O Nò fo altuito bene cer | umète fé faro alcuna uti | Iliade.... Au verso du f. 143 (o 7) : Hanc. 



^ '4 






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:. I 



-.1 



. ■■' 



T. Liuìi Patauini hiftorici Decade , de rebus ab urbe coadita foris domtsq^ gè | (lisa Petto roadio corrertam .ij 

aiq^ emenda ) ti Antonius bononienfis imprimendi arti | ficio celeberrimus artifex fumma cum di | ligentia **^ 

Venetiis impreflìt. j Au recto du f. 145 : PROLOGO fopra el libro chiama | to de la guerra pun'ca : laquale ' r^' 

fuo tra Ro | mani et Carthaginefi c5poflo da lo dignif | fimo oratore et hiftorìographo melfer Leo | nardo 
Aretino.... ff. 165-174 régistre et lable de la 3" dècade, ff. I76-309, texte de la 3* dècade, qui porte, à sa 
fin rimpressum (f. 309 verso) : FiniiTe la terza decha de Tiioliuio paUuino | dela fecSda guerra carthaginefe 
ìm^fTa T Vcnetia da maiflro Antonio da Bolognia regnante I Sixto quarto pontifice maximo ac Andrea uen | 
dramìo prlcipe Itegerìmo (sic) IpSle. M.cccclxxviii. 1 ff. 311-19 table, f. 330 recto, règistre, ff. 331-436 texte 
de la 4* dècade, de laquelle nous avons citè, plus haut, Timpressum (F. 436 recto). Le verso est blanc. 

Seconde èdition de la plus ancienne traduction italienne du Tiie Live, beaucoup plus rare que la première. 
Elle n*a pas ètè vue par Hain. Gamba (no. 600) Testimait beaucoup à cause de sa beautè et de son texte 
soignè. 

Le prem. f. et deux des derniers sont réemmargès ; le restant, fort grand de marges, est très bien conserve. 

Jacopo de Fivizzano (1476). 

737. Scotus, Michael. Liber physionomiae. (À la fin :) Michaelis Scoti de 
procreatione&horninis | Phifionomia opus feliciter finit. | M.CCCC.LXXVIl. 
(1477.) in 4°. Maroquin rouge, fil., d. d., dent. int., tr. d. [Hain *i455o]. 150. — 

78 ff. n. eh. [sign. a-k). Imprimès à longues lignes et en caractères ronds ; 23 à 34 lignea par page, sans 
chiffres et rèclames. 

Les 3 premiers ff. sont occupés par la table, qui commence : (p) RIM.A. pars libri huius Gap. i. | De te- 
pore.... Au recto du 4. f. : (i) NCIPIT Liber Phifionomic : quS | compilauit magifter Michael Sco | tus ad 
preces. D. Federici romanoff { ìperatoris.... confiet ex tribus panibus : hoc eft | prooemium. | (i) Mperator 
inter caetera qbus te oportet | .... le texte finit au verso du 77. f. : dieta fufficiant. | Puis Timpressum citè. 
Le demier f. est blanc. 

Edition eatimèe et fort rare, qui est attribuèe à P. Maufer de Padoue (V. Graesse, VI, p. 339). Voir pour^ 
tant Proctor 4364. 

Sanf une tache aux 4 premiers ff., exemplaire très bien conserve et dont toutes les initiales sont en cou- 
leurs. 

A la marge inièrìeure du 4. f. se trouve un Ex-iibris du XV. siede peint : Dans une couronne verte un 
ècusson rougc divise par deux fasccs jaunes croisèes. 

Bernhard Maler de Augsburg 
Erhard Ratdolt de Augsburg et 
Peter Lòslein de Langenzenn. 

(1476) 

738. Appianus. De bellis civilibus romanis, lat. a P. Candido Decembrio. 
(À la fin de chaque voi. :) Irapreffum eft hoc opus Venetijs pei Bemardù 
picto- I rem & Erbardum ratdolt de Augufta una cum Petro | loflein de 



r 

V. 



210 MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



Fr.ceot. 

Langencen correctore ac focio. Laus Deo. ', .M.CCCC.LXXVII. (1477) ^ 
vols. in I, in fol. Avec une magnifique bordure. Veau gaufré. [Hain 

* 13071- 275.— 



I f. bl , 211 fF. n. eh. (sign. a-x); i f bl., 131 ff. n. eh. (sign. a-o). Beaux caractères ronds, 32-33 lignes 

i par page. 

> Voi. 1 : Le 1. f. bl., au 2. f. la préface; Ad diuum Alfonfum Aragonum & utriurq^ Sicilie 1 regem in libro* 

^ ciuiiiù bellorù ex Appiano Alexan- | drìno in latinù traductos Prefalio incipit feliciffime. | Le 3. f. porte la 

^ table; le texte commence au 4. f. : P. Candidi de ciuilibus Romanorum bellis ex Appiano Ale- | xandrìno 

\' in latinù traductis liber primun incipit. lege feliciter. ] Il finii au recto du 212. (F. Suit rimpreftsum, le verso 

%" blanc. Voi. II: Le l.f. blanc. Au recto du 2. f . : P. Candidi in libros Appiani fophifte Alexandrini ad 

V Nico- I laum quintù fummù pontifìcem Prefat'o incipit felicidìme. | Le texte commence au recto du 3. f. : 

^- Appiani fophifte Alexandrini Romane | hiftorie prooemium focliciter incipit. | Il finit au recto du demier f., 

le verso blanc. 

»•• « Edition de la plus grande beauté, qu'on peut regarder comme un chef-d'oeuvre de typographie » (De la 

j^ Serna. no. 103). Les fF. signés a 2 de cheque partie soni entourés de magnifìques bordures, faites de bran- 

i.- chages et de feuillets. Au commencement de chaque livre de belles initiales ornées du mème style. (V. Due 

i de Rìvoli, p. 8). 

"i' Superbe exemplaire, grand de marges, sans taches; le i. f. un peu plus court de marges. 



h 739. Dionysius Afer, s. Periegetes. Cosmographia latine ex interpretatione 

; Antonii Beccariae. (À la fin:) Impreffum eft hoc opufculum Venetijs [ per 

Bemardù pictorè & Erhardù ratdolt | de Augufta una cu Petro loflein de 
Lan- I gencen ^o% correctore ac focio. Laus deo | .M.CCCC.LXXVII. | 
^' (^477) ^^ 4°' Avec un superbe encandrement et to jolies initiales s. fond 

' nolr. D.-toile. [Hain *6226]. 300, 



41 fF. n. eh. et i f. bl. (sign. a-e). Beaux et gros caract. ronds; 3 {-26 lignes par page. 

La prem. page (sign. al est renfermée dans une bordure tris elegante de feuillage demi*gothique sur fond 
noir. Le texte de la préface commence: Eloquentiflìmi uiri domini Antoni) | Becharif ueronenfis prooemium 
in I DyoniGj traductionem de fìtu orbis | habitabilis ad daridlmum pbyfìcum | magiflriì Hieronymù de leo- 
nardis. | Le texte lui-mème commence au verso du f. 3, 1. 7 : [T]Erra omnis cum ab oceano 1 tanq ingens.... 

L'impres&um se trouve au verso du f. 39, en bas. A la page opposée : Europa prouinci^. | Au verbo du 
f. 41, en bas: Simul omnes orbis magn^ | prouinci^ octogintaquinq^ ] cum quibus connumeratf | etiam 
paruf fiunt. | 

Superbe édition recberchée à cause de son exécution typographique vraiment merveilleuse. Très bel exem- 
plaire s. pap. fori et grand de marges. 



Tommaso Biagi (?) de Alessandria ( 1 476). 

740. Blondus Flavius, Forliviensis. Historiarum Romanarum decades tres. 
(À la fin :) Finis hiftoriarù Biondi qs morte puentus nò còpleuit : cu tfl 
interi roma inftauratam trib' | libris. Italia illuftratam librìs. viii. Et roma 
triumphatem libris. x. abfoluerit. ImprelTarù Vene- | tiis per Thomam 
Alexandrinum anno falutis. M cccc.lxxxiiii. iiii. kalendas iulii. | (1484) in 
fol. Vél. [Hain *3249]. 60. — 

I f. bl. (manque) et 301 fF. n. eh. (sign. a-x, A-T, AA-FF) Caract ronds; 55 et 50 lignes par page. 

Au recto du prem. f. (sign. a ii): DECADIS PRIMAE LIBER PRIMVS | BLONDI FLAVIl FORLIVIEN- 
SIS HISTORIARVM AB INCLINATIONE | ROMANORVM IMPERII . LIBER PRIMVS | U fin des 3 decades, 
suivie de l'iropressum et de 3 pièces en vers, se trouve au recto du f. 249*, au vei^o: RegiAnim huius 
opcris. 1 (à 4 cols.). Au recto du f. 250 (sign. A A) : LIBER .1. | ABBREVIATIO PII PONT. MAX. SVPRA 
DECADES BLONDI AB IN- | CLINATIONE IMPERII VSQVE AD TEMPORA IOANNIS VICESIMI | TER- 
TII PONT. MAXI. I Au recto du f. 301. en bas: XX. LIBER . FINIT FOELICITER. | Le verso est blanc. 

Ben exemplaire. Le supplément (Abbreviatio) se trouve rarement. 



VENEZIA 

741. acero, M. TulUus. M. T. C. ORATORIS CLARISSIMI AD HEREN- 
NIVM RHE I TORICORVM NOVORVM UBER PRIMVS. | (A la fin :) 
Marci Tullìi Ciceronis Oratoris ClarifTiini Rhetoricorum Veterù Li- ] ber 
Vltimus. I .M.CCCCXXXVI. I (Venetiis 1476) in 4°. Vél. [Hain 'soóol. 





Eloquenti (lìmi umdomini Antonij 
Bccliari? ucroneiins prooemi'um in 
I3yonifìg njductionetn de fìtu orbis 
habicabiiis ti darifTìmum pbyHcum 
magiitm Hicronymù deleonardis. 

lonift) alexandnnipbi' 
lo{ophi ai nup ì libellu 
qucnda còcidifTcm : què 
ipfe hexametro uerfu de 
ea parte orbis qu^ babiu 
bilis didc: adolefcèsad' 
modu coniai pferat. Mini fuii ini Hicro' 
nymeg mibi'pcccensplacucnt i11i?{ùitu 
ótcxcellcntiuimiuiri ingenui. Cofidcra' 
bamenim ibocbomincinóeaqufCfteri 
lotcnc rmguUnaqu^a& pr^fbncifUma 
munera ii]dicare'qua!ia{unt:qu£ aucad 
ualitudinem corpons pnncnc; aut ad pul' 
ebritudiné; autqusaaei'usdignicaus fta' 
cum&cxcellenuam fune tradtca:cumea 
irnbi uiderét eiufniodi elTe; ut cu paitim 
a natura profiafcanti paronicriam afoi' 
cuna; ncc| magisabhumanaopeia j^ueni 
rcnci q diuina quadl benigniucc &cclelti 




N.i* 739. — Dionysitts Afer 



a 67 ff- 0. eh. («ign. ».||. Ctm 



rondi; 15 Lìgnei ptr pdg«- 



212 MONUME>rrA TYPOGRAPHICA 



Fr.cent. 
Emendata manu funt exempiarìa docta 

Omntboni : quetn dat utraq^ lingua patrem. 

Puts le colophon cité. Le verso est blanc. 

Ben exemplaire d'une éditìon fon rare. Proetor 4409. Le f. bl. est couvert d'ancienncs notules roanuscr. 

742. — De oratore, ciim commento Omniboni Leoniceni. De perfecto oratore. 
Topica. Partitiones. De claris oratoribus. De petitione consulatus. De optimo 
genere oratorum. Aeschinis et Demostbenis orationes contrariae. (À la tìn :) 
Vniuerfi operis finis par Thomara de | Blaiiis Alexandrinum : impreffì Ve- 
ne- I tiis : Anno natiuitatis dominicae .M. | CCCCLXXXVIII. die. xvi. 
mail. I (1488) in fol. Avec la marque typograph. Cart. [Hain *5io81. 50.-- 

I f. (bl.? manque) et su ff. n. eh. (sign. a-z, A-D). Caract. ronds gros et petits, 44 lignes (des gros cor.) 
et 57 (des petits) par page. 

Au recto du prem. f.: CIARISSIMI (sic) & eloquenti(Cmi Rhetoris Omniboni Leoniceni : Oratiode laudibus 
eloquenti^: | fceliciter (sic) incipit. | Le verso du 2. f. est blanc. Au recto du f. 3: PRAEFATIO EIVSDEM IN 
MARCI TVLLII ORATOREM. | Le verso est blanc. Au recto du 4. f . ; OMNIBONI LEONICENI RHETORIS 
CLARISSIMI IN MARCI TVLUI ORA- | TOREM AD Q^V. FRATREM : COMMENTARIVM FOELICITER 
INCIPIT. I L'imprtsssum se trouve au recto du f. 2!o. Au verso: HlERONYMVS SQVARZAFICVS 
ALEXANDRINVS DOMINO PE- | TRO BVSONO HIEROSOLYMITANORVM EQV'ITVM PRINCI- | PI DI- 
GNISSIMO SALVTEM DIGIT. \ Au recto du dern. f. : REGISTRVM CHARTARVM VNI VERSI OPERIS | 
(à 3 cols.). En bas la belle marque avec les initiales T A . FINIS 1 LAVS DEO | . Le verpo est blanc. 

Edition très rare, bìen imprlm<^e et non sans mérite. Bon exemplaire. 

743.Hostiensis9 Henricus de Segusio, Card. ([ Incipit fumma Hofti. 
fuper titulis decretalium con | pilata : (sic) additis in aliquibus locis qui- 
bufdaj alijs. i^icellis. | (À la fin :) ([ Prefens bui* fumme hoftienfis precla- 
nim opus. Im | preffum Venetijs per Tbomam de Blauls (sic) de Ale- 
xandria I Anno dni. M.ccccxc. Die. iiij. lunij. j (1490) gr. in fol. Rei. orig. 
d'ais de bois, recouv. de peau de tniie gauffré. [Hain *8965]. 75. — 

356 ff. n. eh. (sign. a-T) Caractòres gothiques : 76 lignes et 2 cols. par page. 

Le premier feuillet est blanc au recto, au verso il porte Tépitre dédicatoire : CE Ad reuerendiflfimum in 
Chrifto patre; maffeu; Girardum Patriarcham Venetiarum digniflihiù Petrì Al | bignani Tretij. in nouam 
fumme hoflienGt emendatione^ prefatio feliciter. | Cette préface est datée : Venetiis | ex Gymnafiolo noftro 
iitterario. Anno falutis dominice. M.cccc.lxxxx. — Le texte commence ù la page suivante et il finit au recto 
du f. 336, suivi d'un pét. registro. La dern. page est bianche. 

Très bel exemplaire. très grand de marges, presque non rogne. Plusieures jolies initiales, peintes cn rouge 
et bleu. 

744. Plinius Secundus, C. Historia naturalis. (À la fin :) CAI! PLINII Se- 
cùdi Naturali hyftorise Liber trigefimus feptimus & ultimus Finit. Ve- | 
netiis impreffus opera & impenfa Thomae de blauis de Alexàdria. Anno 
Natiuitatis Do | mini. M.CCCC.LXXXXI. Die. III. Menfis Nouembris. Re- 
gnate Auguftino Barbadico | inclito Venetorum Principe | (1491) in fol. 
Avec la marque typogr. D.-vél. [Hain 13097]. 60. — 

I f. bl. et 307 fF. n. eh. (sign. aa-bb, a-if, A-F, II) Caractèrcs ronds; 54 lignes par page. 

Le prem. f. contient l'épitre : CAIVS PLINIVS MARCO SVO SALVTEM et les autrcs pièces prélim. Le 
texte commence au recto du f. sa ili, ligne 7-9: CAII PLINII SECVNDI NATVRALIS HISTORIAE LIBER 
PRIMVS. I CAIVS PLINIVS SECVNDVS NOVO COMENSIS. T. VESPASIANO SVO | SALVTEM. PRAE- 
FATIO. I — A la souscription, f. 305 recto, suivenl les CORRECTIONES et le REGISTRVM HVIVS OPE- 
RIS. A la fin de celui-ci, f. 307 recto on remarque la belle marque typogr. Le veno du dern f. est. blanc. 
Très belle impression non vue par Hain. Exemplaire bien conserve. Malheureusement le f. qiil et le f. 
correspondant manquent. — Les mcmes fF. manquent dans un autre exemplaire de la mème éditìon que nous 
possédons et qui contient les ff. qii et son corresp. deux fois. 

{À suture). 



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IV < 




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SOMMARIO DEL PRESENTE FASCICOLO 

Dai carteggi allacciani. Note bibliografiche (Continua), (Giuseppe Manacorda). — Con 

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Una visita alla Collezione del Comra. C. Lozzi di autografi e documenti riguardante 
la Musica e il Teatro in tutte le loro appartenenze e ogni sorta di pubblico 
spettacolo (Leo S. Olschki). — Con 30 illustrazioni 231 

Domanda. 259 

Notizie 260 

Nuova invenzione per la stampa. — Il re d* Inghilterra e la stampa. — La stamperìa dei Benedettini di Sole- 
smes. — HsposÌ2Ìone tipografica internazionale a Londra. — Cataloghi di vendite inglesi di libri. — Gli automo- 
bili per le biblioteche. 

Monumenta typographica (Leo S. Olschki). — Con 3 facsimilì 261 

(Venesia). 



n' 



Volume III Ottobre-Novembre igoi Dispensa 7*-8' 

La Bibliofilia 

RACCOLTA DI SCRITTI SULL'ARTE ANTICA 
IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



DAI CARTEGGI ALLACCIANI I 

■4 
NOTE BIBLIOGRAFICHE (*) '| 

g[No dei vanti piti gloriosi del sec. XVII, che fu già tanto disprezzato e ^ 
^ vilipeso, è senza dubbio quello d*aver dato grande impulso agli studi j 
if d' erudizione e di averci lasciato un gran numero di biblioteche non solo, "^ 
y ma anche di repertori, di cataloghi, di indici e di prime edizioni dovute .; 
^ a dottissimi bibliofili. Questi, sebbene fossero per lo più farraginosi ed ^ 
amanti dell'erudizione per l'erudizione, ebbero tuttavia il merito dì preparare un am- 
pio materiale utile anche oggi (i). Leone Allacci è senza dubbio tra i più insigni i 
per la vastità della dottrina, per il numero delle opere, per la varietà delle materie 
trattate e per la speciale utilità delle poche sue opere d'erudizione letteraria che egli 
ci lasciò, tra le tante teologiche e religiose. DÌ lui però, tranne una diligente ricerca i 
di Curzio Mazzi sul trasporto della Biblioteca palatina di Heildelberg (2), (alla quale 
ora deve aggiungersi un altro lavoro deirOlschki) (3) non abbiamo ancora uno stu- ' 

(■) Gentil mente invitalo dal Sig. Civ. Leo S. Olachki a col cortae coixenw dal prof. A. Neri, direltoro del Gior' 
l'aie xiorùo e ItHfraritf df-Ua UgurtOy (al quale debba paie lentite ii'aiìe per Inaiato piettatomi nelle licerche) tiitampa qui 
con parecchie aggiante alcnae naie bibliografiche che già osciTOnD in quel periadico. 

(1) Pei l'eindiiiane in genere nel lec. XVH cfr. BeUJINI. Il uicenlo. Milana Vallardi, 1899. Csp. XL - F. Poi- 
IA.10. Saggia luUa crilica Ittlrratia itti ite. XVll in Ricerche lellerarie, Livorno. Giusti, 1897. 

(a) iw«« AUatci e la BibliHeca faialina di Hfidelbtrg in Propugnatore, N. S.. IV, 11, V, jj-jo. Cfr. pnre Bi- 
UieJOo. Anno VI, 7*. 

(3) In Ritlinfilia It, j-s, 1900, Alcune notizie di bibliografia allacciana antica dì il BEU.0H1 op. ciC, nelle noto 
lubliognGcbe al cap. XI, 33. Il rrtratlo dell'Allacci auieme con un cenno bio-bibliogrifico vodeii negli Elegi d'kmmini 
Mlerali di Lorenzo Crasgo (Venezia, Combt, 1666, part. I, pag. 39;). Parlano paio dell'Allacci 1' unooinio editore di cinque 
lettere di lai al Magliabechi che ai leggono nel CalogeiA (Raecstta d' ofuscoli. XXX, 1G7) — G. B. Cineu4 Calvoli, 
Scaatù 5 e j — Ghiuhi. Tealro d'kuemini Itlltrali, Veneiia, Galligli, 1647, tom. n, pag. 173. Una lettera dell'Allacci 
leggesi Ira le Efi%lolat ad diversot di Giano Nido Eiitieo (Coloniae Ubionin, apud Diodorum Calcovinum, 1647 lib. VH. 
i«K 11 Mabillok nel ino A/meTirt ilalicum (I, 6061 ; Lntetiae Paiiiionini ie«7) licoida d'avei conosciuta a Roma l'A. e 
ne dì qualche notizia. Btctì appunti dette il Nui, {Urta Iraduz. di Giovenale icoaoiciuta. nel Gitm. i/or, d. leti. Hai., 
Xm, «56 e in Siudi hihliogr. 1 lefter.. Genova, Sordomuti, 1890, p, 194)- 



il 4 G. MANACORDA 



dio che illustri interamente l'opera molteplice, il che sarebbe possibile solo a chi pren- 
desse a studiare il suo epistolario, ricchissima ed inesauribile miniera di notiiie sto- 
riche, critiche e sopralutto bibli<^rafìche. All'opposto il padre Angelico Aprosio da Ven- 
timiglia sgostiniano, benché meno benemerito degli studi, si acquistò più simpatie (i), 



forse per quel bizzarro carattere di frale allegro, brioso, un po' lubrico se i 
sempre zeppo di una erudizione spaventevole, che gli trasuda, per cofi direi ^^ tutti i 
pori e che egli dissemina a bizzeffe, dovunque, sempre, a proposito ed a sproposito, Nel- 
1' Universitaria di Genova si conserva di lui un carteggio copiosissimo e denso di ogni 



(i) FailBno dEll'Aproifo oltre all' O^sincbi [iiiUioUifai ai^m/imana Jigoliladil « Augoitu Vindelicoruo 
MDCCLVni, pig(. 64, 65) ed agli aulmì da lui citali (NiCBBON, MtmeiTn dn hemmet iUiatm, XXIV, 91 — Hippouili 
MA»ACIU9, Affrnd. UN. Mariana, pag. 19, Colonia l68j — Chiistianl'S JiiCH», Ik KHivrrzali Ir-tica trudilimm l, 4«ci. 
Lipiìac, i6U)anclwi variiautoridìcaUloghiaKOilinianiirEliio, il Gandolb, il Lanieri, il Cnuenìo, il FanvÌDio ecc.) > gli icrit- 
tori eruditi liguri (Sofiatii, Scrillori dfUa Liguria e particetarmenU drlla Marillima, Genova, Calcnaani, ifi6; 1 Gium- 
HMNi, Scrilleri liguri, Roma. i«67 1 Oldoiìio. Atkenarum lisuiiinm sf« SìUoìms itrif/nrum ligumm, Perniiae, iMo ; Sro- 
Toaxo, SUria Mirrarla di Liguria, Genova, Sclienone, ì%%t, voi. V). Anclw di lui il Ckasso ci dì il riiratlo ed on unio 
bio-bibliograHco, (op. cit, pan, li. pag. 93A) e fra i dontempuranei ci latciò pure qualche notiiia il Gandolvo. Ditfiattit 
itterieo eutioso et trttdito, Moculavi, Veglia. 1695, pag. 133). Gli «tarici della letteratura fioriti nel 700 ci ripetono in per 
gitì le ttene cole (Cfr. Maiiuccmeu-i, Tom. I, pan. II. pag. 895 ; Quadhio, SIbt. e Rag. H, 376 i Cb»ciiibe.ii 5. d. y. P. 
tom. V.lib. m.pag. 183) e >olo U critica odierna appiutondì le ricerche atloma all'Araosio. Citiamo qui un articolo del 
Gtosto (in Riviita ligure di tcimtt iciltn td arti, Oooglia, 1S69, (aie, IV, riprodotto nel Ciomait digli iludimi, Ge- 
nova, 1S60. a, 44) :GlK0LAHO Rossi {Storia di l'falimiglia, Oncglia, GUlini, iSsg pag. iireicgg.); lo. {IViUa iiiaMguraMieHt 



DAI CARTEGGI ALLACCIANI 



ars 



sorta di curiosità e notizie, nel quale posero le mani via via parecchi studiosi (i). Al- 
cune lettere a lui dirette furono edite in parte e sunteggiate dal Neri (2) e dal Trta (3). 
Colla scorta delle lettere dell'Aprosio all'Allacci, che si conservano a Roma tra i 




mss. della Vallicelliana (4), e di quelle dell'Allacci all'Aprosio che si trovano all' Univer- 
sitaria dì Genova, noi ci siamo proposti anzitutto di studiare le relazioni letterarie che 



"/ K. CitmaiK di Vnlimiglia di tuia lafide in merr di Tsmmaie Haadburj, i^i, pag. io e »eg.| i Maiio Uihouini 
kL ibo itudio IH Tommuo Sti(li><i[ (in Ciurnalt Ugutlia. XVn, XVm, XIX. Geno», Sordo-Muti e ■ pute Undeu, 
Suuìdo. 1B91) : F. Colcos (// tmtó ii>mitco id una emina Utttraria ntl tre. XVII nel Fmtim Ilaliatto, Xm, ;) ; 
r>. B. MAicnE$i ili t^tmiikc sul sniB /cmminilr mi SIC. XVII > XVIII tu Cienialc slùr. d. leti. Hai. XXV, j6l) ed 
vuj lungunepte jl '&ZSÀJ^v\t op» cit< pauim o ■pcdalmeaU a pagg. 436-419. 

(i) Sono 9] TolDmi di lettele ■ luì dirette. QsbILi dell'Alluci lono oltre 60 e (i coueivano nel voi. E. V. 17. 

(>) Il vera anlart dell'Alcibiade JanciiUle a le-ola e La fima edizioni de la Grillaia in Gitns. Star. d. Lil- 
trr. ItaL. Xn, 9.9; e in Studi cit. p.g. 153 " 'M- 

(1) D. Antofia Museittoia duca di Sfeixana ed il P. Angelieo Afrasin da Vatiimiglia. Napoli, D'Amia 189S. 
Oltie ai brani di lettere e le lelleie inliece a lui diretta che aveva gii inserito l'Aproiio ite»o nella ina Biblioteca ijtro- 
ÙBia {Bologna, Muoleiii 1673) una lettera dell'Aproiio in pnre pubblicata dal Piomii in Miscellanea di Storia Ital., 



1. xn, I 



:fr, Cumiio M«ii. Tre 



:lr. Maz. 
la Valli. 



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lodaag 


giungere altre lei d 


L*onG. I 


^li»>ier nel 


pnbblic. 


e le lettere dell' 1 


Vn, ann. 


M7 e rece 


teniento 


nelle ùel/res inéd, 



-.eUiana in Rivista delle BibUùlecke ed Ardavi (non in Prufu- 
ave tono elencate ;o lettere dell'Aprono all'Allacci appartenenti 

iitein e del Dupu; in .Melaiigei d' Areliéalagie et iT Hiitaire, 
de Lncm Hotstenius, ibid. pag. 405. ann. 1900. 



2i6 G. MANACORDA 



corsero tra i due noti eruditi e di porre in rilievo la parte importantissima che ebbe il 
buon agostiniano nella compilazione di due tra le pili note ed utili opere letterarie 
dell'Allacci, la Dramafurgia^ uscita per la prima volta in Roma coi tipi del Mascardi 
nel 1666 (i), e l'edizione dei poeti antichi uscita in Napoli nel 1664 (2). 

I. 
LA PRIMA EDIZIONE DELLA « DRAMMATURGIA » 

La prima volta che l'Allacci espose all'Aprosio il suo disegno di fare un catalogo 
di drammi fu nella lettera del 4 Aprile 1654. Ecco le sue parole, o meglio i suoi pro- 
getti sull'opera da farsi : « mi sono voluto levar un capriccio. Vedendo che la 

poesìa dramatica si come è utile alla vita humana, cosi altre tanto per la pocha mole 
dell'opera e dispreggievole si va perdendo la memoria e delle opere e dell'autori, ho vo- 
luto raccogliere tutti quelli che ho potuto come in un indice^ dove do il nome dell'opera, 
dell'autore con qualche sua singolarità appartenenti però a cose letterarie, com'a dir s' è 
academico^ di che academia e sotto qual nome, poi aggionto la città dove è stampato, 
il stampatore, l'anno, la forma e se è in versi o in prosa. E già ne ho raccolte tante che 
si può fare un libro. Ma perché è una materia che sempre si trova qualche cosa di novo, 
prego V. P. mi favorisca di farmene una lista di quante ne può trovare o siano come- 
die o tragedie o in qual si voglia modo rappresentatione o picciola o grossa in prosa 
o in verso. E per non pigliarsi molto fastidio mi basterà per bora che la lista sia in 
questo modo : il Pasior fido di Gio. Batta Guarino, la Canace del Speroni e cosi nelle 
altre, perché io poi confrontandole con le mie, se non gli ho, li darò fastidio mi scriva 
quello che desidero, perché di quelli che io bavero non occorrerà altro. Mi imagino che 
di questa sorte di poemi V. S. ne habbia quantità. Faccia diligenza appresso gli amici 
che si dilettano di simili sorte di scritture : la pregho quanto posso e della diligenza e 
della prestezza, perché mi voglio quanto prima sbrigare e mandarle alle stampe >. Cosf 
sperava egli allora, ma se l' indice invece tardò ancora ben dodici anni ad uscire alle 
stampe non ne ebbe colpa certamente il buon padre Angelico, il quale appena ritornato 
da Genova a Venti miglia, trovata la lettera dell'Allacci, si pose al lavoro con tanta ala- 
crità che in meno di un mese aveva compilato e spedito a Roma un catalogo (senza in- 
dicazioni tipografiche, secondo il desiderio dell'amico) di ben centonovantotto drammi 
da lui posseduti nell'aprosiana. Pochi giorni dopo l'Allacci scriveva all'Aprosio profon- 
dendosi in ringraziamenti per la lunga lista di drammi, (sebbene essi in gran parte già 
fossero a lui noti) e chiedendo notizia di quei trentaquattro che a lui tornavano nuovi. 
Pregava poi l'Aprosio di suggerirgli esattamente < il titolo anchor con l'articolo inaazi 
dov' è, il nome e cognome dell'autore e patria et il titolo suo honorario, se è recitata, 
dove e con che occasione, il luogo dov' è stampata, l'anno, il nome dello stampatore e 
la forma se è in 4* o in 12** ». Chiudendo la lettera manifestava timidamente la spe- 



(i) Dramafurgia \ di\ Lttone Allacci \ divisa \ in \ sette indici, in Roma, per il Mascardii z666 - nn volume in X2« 
(2) Poeti antichi \ Raccolti da Codici Msu \ della Biblioteca Vaticana e Barberina \ da Monsignor | Leene AUetcci 
ecc. ecc., in Napoli, per Sebastiano d'Alecci, z66z - un volume in X2. 



DAI CARTEGGI ALLACCIANI 



217 



riDza di ricevere da frate Angelico «altri Ìndici, giacché vengono cosi fruttiferi». Ma 
l'Aprosio, con uno zelo derivante forse non tutto da disinteressata cortesia, bens/ anche 
da aa certo qual desiderio di far pompa della sua erudizione e della ricchezza della sua 
biblioteca, aveva prevenuto il desiderio dell'Allacci, e già fin dal 9 Maggio gli aveva 
invialo un nuovo elenco di altri 40 drammi, promettend etilene per di pili un terzo a 
breve distanza. Ciò che gli premeva però era che fra i tanfi drammi da lui registrati 
ve ne fosse qualcuno che tornasse nuovo all'Allacci, « a fine », diceva egli, « dì aver 

DRAMMATVRGIA 

DI 

LEONE ALLACCI 

io* 

Sette Indici. 



IN ROMA . Ver ilMafcardi, irfrftf. 
Cott ficenza dt' Superiari . 

parte nell'adornamento dì cotesta opera », giacché egli viveva « impazientissimo d'atten- 
derne nolìzie », Poco dopo, quando cioè ricevette la lettera dell'Allacci nella quale gli 
si chiedevano le indicazioni tipografiche di quelli, fra i drammi del primo elenco spe- 
dito, che a Mons. Leone erano ignoti, l'Aprosio, che si trovava allora in Genova, scrisse 
all'amico in data 6 Giugno 1654, scusandosi di non poterlo servire perché lontano dai 
suoi libri, e promettendogli di soddisfarlo appena fosse ritornato a Ventimiglia. Intanto 
ben lieto che l'Allacci « fra gli stracci della Biblioteca Aprosiana ci avesse trovato qual- 
che cosa per l'accrescimento del suo catalogo degli autori drammatici », per non stare, 
come si dice, colle mani in mano, con quella inesauribilità cosi propria di luì in ogni 
ramo di emdizione, accodava alla lettera l'elenco dì ben ottantun drammi, parecchi dei 



^ 



2i8 G. MANACORDA 



quali già forniti di dati tipografici completi ; come ciò non bastasse, chiudeva facendo in- 
travedere all'Allacci la possibilità di inviargli ancora notizie di nuovi drammi nei dieci 
giorni nei quali ^li si doveva ancora trattenere in Genova. Appena ritornato a Venti- 
miglia poi € fu il suo primo pensiero di attendere al completo ragguaglio dei drammi » 
ed il 23 Giugno scriveva all'Allacci dandogli le indicazioni richiestegli sui drammi del 
primo elenco. È superfluo aggiungere che tutte le notizie fornite dall'Aprosio si trovano 
nella prima edizione della Dramafurgia e che il nome dell'Aprosio vi compare più volte, 
come esìgeva la cortesìa, alla quale molto si teneva dagli eruditi del seicento. Leone Al- 
lacci intanto, senza attendere i dati tipografici dei drammi contenuti nel primo elenco, 
appena ebbe ricevuto da Genova la lettera dell'Aprosio in data 6 Giugno contenente il 
secondo elenco, scrìsse il 14 dello stesso mese all'amico per avere le indicazioni di 
stampa di diciotto drammi registrati in quello, e per essere informato se dodici di quegli 
altri, che nel secondo elenco FAprosio aveva già corredati dei dati di stampa, fossero 
scritti in prosa o in verso. La risposta dell'Aprosio a questa ultima lettera dell'Allacci 
manca nella filza della Vallicelliana, ma per fortuna non manca la risposta ad un'altra 
lettera di Mons. Leone in data 2 Agosto, nella quale questi gli chiedeva vari schiari- 
menti intorno a parecchi drammi contenuti nei tre elenchi aprosiani. Avrebbe voluto sa- 
pere l'Allacci d'onde frate Angelico avesse tolta la notizia che l'autore della commedia 
intitolata Banchetto dei mal cibati^ la quale va sotto il nome dell'accademico Frusto^ sia 
Giulio Cesare Croce, il bolognese autore del Bertoldo. « Io l'ho avuto in più stampe >, 
dice egli, « ma in nessuna ho trovato simil nome ; mi trovo bene un altro Giulio Ce- 
sare Croce, di cui ho notato la Farinella commedia e la Sotterranea confusione^ ovvero 
tragedia sopra la morte di Simon Bassa : non so se sia lo stesso che l'autore del Ban- 
chetto dei mal cibati. Sotto l' istesso nome di Giulio Cesare Croce, trovo chiamate le 
No:{;{e della lesina ; queste Not^^e sono lo stesso che il Banchetto ? >. Desidera ancora sa- 
pere chi sia il vero autore del dramma pastorale Frutti d^Amore^ che in un elenco speditogli 
dall'Aprosio è attribuito a fra Carlo Aldobrandino, ed in un altro a fra Cristoforo Lauro 
perugino ; poi quale sia il vero nome dell'autore della Cecilia^ dramma sacro, se Annibale 
Lomeri o Romeri ; indi se il commediografo Malavolti si chiami Gerolamo Ubaldino o 
semplicemente Ubaldino ; infine dove e quando venne alle stampe il Filosofo dell'Are- 
tino e se all'Aprosio sia nota « V Horatia tragedia manoscritta dal medesimo ». A tutte 
queste domande prontamente rispondeva TAprosio in una lettera senza data, ma che deve 
essere stata scritta il 14 di Luglio, come si desume dalla risposta dell'Allacci in data 8 
Settembre, in cui sono enumerate tutte le lettere pervenutegli da Ventimiglia dal 2 Mag- 
gio in poi. Quanto al primo quesito riferentesi al Croce, l'Aprosio cosi risponde : « ap- 
presso un amico che ha fatto raccolta delle opere di costui in due ben grossi volumi vi 
sì legge il Banchetto dei mal cibati e la Sotterranea confusione^ del che parmi possa as- 
sicurarsi V. S. di metterle tutte due sotto suo nome : delle Noi{e della lesina non me 
ne ricordo > (i). I Frutti d^ Amore sono di un fra Cristoforo Lauro e non dì Carlo Aldo- 



(i) // Banchetto dei mal cibati ò veramente commedia di Giulio Cesare Croce, n Guerrini nello stadio sao in- 
torno al C. (Bologna, Zanichelli, 1879) e precisamente a pag. 337 del Saggio bibliografico ci fornisce i dati seguenti : € Barn- 
chetio I De' Malcibati \ Commedia \ deW accademico Frusto \ recitata dagli affamati \ nella città calamiiota j Alti x/ de 




~rr 



DAI CARTEGGI ALLACCIANI 219 



brandino, al quale invece detto dramma è dedicato (1). Quanto poi al vero nome del- 
l'autore della Cecilia egli dice che è Annibale Lomeri « satirico accademico Filomato, 
mentre visse suo amico >. Ed a proposito di costui dà i seguenti cenni: « Fu uno dei 
maggiori criminalisti che siano stati, e benché in questa materia egli non abbia scritto, 
ha difeso cause atrocissime e riportatane vittoria > (2), ed aggiunge per ultimo la notizia 
di alcuni altri drammi inediti di lui. Quanto al Malavolti il suo vero nome è Gerolamo, 
ma veniva chiamato comunemente Gerolamo Ubaldino (3). Il Filosofo dell'Aretino do- 
veva ritenersi inedito e deìVOra{ia (4) l'Aprosio non aveva notizia alcuna. Per ultimo la 
lettera si chiudeva con un nuovo indice di drammi che frate Angelico suggeriva all'amico 
coi dati tipografici completi. — Importante assai è pure la lettera del 24 Agosto, nella 
quale l'Aprosio dava notizia all'Allacci di tre soli drammi : la Sofom'sba tragedia di Ga- 
leotto Del Carretto, il Tempio d'Amore commedia del medesimo e la Daria tragedia di 
Angelo Iconico ; tutti e tre i drammi erano sprovvisti dei dati di stampa (5). « Io non 
mai le ho lette », aggiungeva l'Aprosio, < ma ne cavo le notizie dalle vite dei poeti ita- 
liani di Alessandro Zilioli, cittadino veneziano, il manoscritto originale delle quali non 
più stampato si conserva nelPAprosiana ». E chiudeva la lettera trascrivendo dallo Zilioli 
quei due lunghi brani biografici (non troppo esatti in verità) che si leggono nella Dra- 
maturgia (6). Leone Allacci rispondendo 1^ 8 di settembre a questa lettera, dopo i soliti 
ringraziamenti e le cerimonie complimentose, prometteva all'Aprosio di inserire nella 
Dramaturgia i dati biografici sul Del Carretto e sul Leonico, ma aggiungeva che la So- 
fonisba ed il Tempio d'Amore gli erano già noti prima e che anzi dello stesso autore egli 
conosceva pure le No^^e di Psiche e Cupidine^ del quale dramma lo Zilioli non faceva 
alcun cenno : al tutto nuova invece gli era tornata la Daria di Angelo Leonico (7). 
Un'altra « lunga lista di comedie che si trovano nell'Aprosiana » inviava il 1 2 novembre 
di quello stesso anno Padre Angelico all'Allacci, ma pur troppo essa non ci è perve- 



mese della Estrema Miseria \ l'anno dell'aspra e insoportabile necessità \ opera di Giulio Cbsase Croce» in Bolognat 
per gli eredi del Cochi al Pozzo Rosso da S. Damiano, mdcxxiii >. I due volami dai quali l'Aprosio dice di aver tolto no- 
tizia dei drammi del Croce sono evidentemente quegli indici editi dal Cochi nel 1640 e riprodotti dal Guerrini ; ma erra 
l'Aprosio parlando di un'edizione completa delle opere del C. È strano poi che nonostante le precise indicazioni dell'A- 
prosio il Banchetto dei Malcibati manchi nella Dramaturgia» — La sotterranea confusione, ovvero tragedia sopra la 
morte di Simon Bassa è invece riferita dall'AUacci, il quale conosce l'edizione di Viterbo 16x2. 1\ Guerrini (pag. 466) ne 
annovera altre parecchie. — Le nozze di M, Trivello Foranti e AL Lesina degli Appuntati (Bologna, Cochi, x6zjy è 
tutt'altra cosa che il Banchetto (Guerrini, pag. 449). 

(x) n dramma pastorale che ha per titolo Frutti d' Amore nella prima edizione della Dramaturgia è attribuito infatti 
a Cristoforo Lauro coli' indicazione seguente : € come si cava dalla fine della dedicatoria >. 

(s) Questi cenni sul Lomeri non furono riprodotti nella Dramaturgia, 

(3) Con tutte e due i nomi venne registrato dall' Allacci. 

(4) Strano è che l'Aprosio non conoscesse àeWOrazia l'edizione giolitiana del 1546 e del Filosofo quella del Gio- 
lito stesso del 1546 e l'altra del 1549 in-8, assai rare entrambe. Cfr. Bongi, Annali di Gabriel Giolito de Ferrari, I, 133 
e 13X, Roma 1891. 

(5) l'i aggiunse poi da se l'Allacci citando esattamente della So fonisba l'edizione veneziana del Giolito del 1546', 
del Tempio d^ Amore entrambe le edizioni del '19 e del '24, delle Nozze di Psiche e Cupidine^ ignota allo Zilioli, quella 
di Milano del 1520. 

(6) La confusione fatta dallo Zilioli fra i due Galeotto del Carretto, l'uno marchese di Finale, l'altro di Savona, 
(a causa, come provammo altrove {G, Del Carretto in Memorie della R, Accademia delle Scienze di Torifto, S. II, 
tom. XLIX), della lunga serie di sbagli in cui caddero i biografi successivi del poeta monferrino. 

(7) Del Leonico l'Allacci conobbe solo la tragedia intitolata // soldato di cui cita l'edizione veneziana di Comiq 
da Trino del 1^50, (cfr. Quadrio, St, e Hog.t tom. II, pag. 68, Milano, Agnelli, X743}, 



220 G. MANACORDA 



nuta e solo ne apprendiamo notizia dalia lettera che l'Aprosio scriveva da Genova a 
Mons. Leone il 30 gennaio del 1655, lagnandosi di non avere avuto alcun cenno di 
ricevuta di quelP indice e di non essere stato informato dei progressi della Dramaiurgia^ 
che oramai lo interessava, come un'opera sua. Finalmente il sabato santo di quell'anno 
l'Allacci rispondeva a tre lettere dell'amico pervenutegli in una sol volta, a quella 
cioè del 1 2 novembre, ad una del 3 gennaio, che a noi non pervenne, ed a quella del 
30 gennaio sopra rammentata. La lettera lunghissima è assai interessante, come vedremo, 
per l'origine dell'edizione allacciana dei poeti antichi, ma perciò che si riferisce alla Dra- 
matttrgia il celebre bibliofilo si limita a ringraziare l'Aprosio della « lista molto lunga 
delle commedie di nuovo aggiunte >, benché tutte (tranne la Cingana ed il Villano da 
Rimini di Francesco Moroni) gli fossero già note. Nella chiusa però l'Allacci chiede no- 
tizie di un dramma di Ansaldo Cebà intitolato Le due gemelle^ del quale al solito vo- 
leva sapere « il luogo, l'anno della stampa, il nome dello stampatore, la forma dell'edi- 
zione e se fosse in prosa o in versi ». Questa volta (caso strano) la corrispondenza non 
trovò intoppi, sicché già il 9 aprile l'Aprosio rispondeva che Le due gemelle a parer suo 
dovevano essere ancora inedite (i), ma che ad ogni modo avrebbe assunte più precise 
informazioni dal sig. Nicolò Spinola, parente del Cebà. Si mostrava dolente poi di noa 
poter dare maggiori informazioni sul Villano e sulla Cingana del Moderati e chiudeva 
colla solita promessa di mandargli presto una nuova lista di drammi. La lettera dell'Al- 
lacci, datata da Roma il 9 aprile e partita prima che giungesse colà quella dell'Aprosio 
in data del 3, tranne la preghiera all'amico di fornirgli le indicazioni di stampa della 
Cecilia, dramma sacro di Annibale Lomeri, tutta si riferisce all'elezione avvenuta ap- 
punto in quel giorno di Papa Alessandro VII Chigi. Del nuovo Papa parla pure la let- 
tera del 1 5 aprile, nella quale l'Aprosio rispondeva all'Allacci rallegrandosi di quella ele- 
zione ed augurandogli il cappello cardinalizio ; soltanto in un proscritto egli suggeriva al- 
l'amico i dati di stampa, non della Cecilia del Lomeri, bensì della Cleopatra^ dramma 
musicale di Marco Ettore Rosabella. Solo in un'altra lettera, scritta il giorno 16 poco 
prima di partire per Ventimiglia, l'Aprosio prometteva all'Allacci di fornirgli i dati tipo- 
grafici della Cecilia appena dopo fatto ritorno in patria. Mantenne infatti la promessa e 
da Ventimiglia inviò presto all'Allacci, oltre che la noticina desiderata, anche un nuovo 
indice di drammi. Di questo elenco, che non si conser\^a nella filza della Vallicelliana, 
l'Allacci ringraziava l'Aprosio nella sua lettera dell' 1 1 giugno chiedendogli le solite 
indicazioni di due drammi di Alessandro Ciccolino e di otto altri di Giovanni Faustini ; 
prima di chiudere s' informava ancora se le Vicende d^ Amore del Faustini medesimo, già 
a lui note, fossero da identificarsi coW Eritrea^ dramma compreso nell' ultima lista apro- 
siana. « Veda mo'che il suo Leone, mentre non è buono a servirla in niente», diceva 
in fine scusandosi cerimoniosamente l'Allacci, « sempre è buono a darli molestia. Accu- 
sine la sua amorevolezza che m' inanimisce a ciò ». Ma già prima che gli giungesse la 
lettera dell'Allacci in data 11 giugno, l'Aprosio per interrompere il silenzio dell'amico 
gli aveva scritto chiedendogli: « Che fanno le comedie? Conviene dire che V. S,- non 



(z) Tali erano veramente e come inedite le registrava in quegli anni il Soprani op. cit. pag. 28. Detta tragedia fo 
poi pubblicata n^l voi. IX dol Teatro Haliano^ 



DAI CARTEGGI ALLACCIANI 221 

abbia più bisogno di me, perché non me ne dice più altro. Sappia però che posso ancora 
dargliene qualche notizia, benché non cosf lunga, come vedrà qui appresso >. Seguiva 
infatti l' indice di sedici drammi, parecchi dei quali già fomiti di indicazioni tipografiche; 
sentiva però il dovere l'Aprosio di scusarsi se alle volte per a l'infingardaggine di non 
rivoltar carte » gli fosse sfuggito qualche dramma già registrato nei precedenti elenchi. 
Quando poi gli pervenne la lettera dell'Allacci in cui gli si chiedevano notizie sui 
drammi del Ciccolino e del Faustini (e Mons. Leone, timoroso che la sua dell' 1 1 giu- 
gno fosse andata smarrita, aveva ripetuto la domanda in un'altra lettera del 17 agosto), 
l'Aprosio si affrettò a comunicargliele almeno in parte con la sua lettera del 26 agosto. 
Appresso senza attendere nuove preghiere dell'Allacci, il 20 ottobre sempre del 65, l'A- 
prosio, avendo trovato menzione nelle Glorie degli Incogniti (i) di due drammi da lui 
posseduti, ne dava notizia all'amico (2). Intanto dei sedici drammi contenuti nella let- 
tera apro^ana del 27 luglio, sei erano tornati nuovi all'Allacci e di questi il 30 settem- 
bre Mons. Leone chiedeva al solito i dati di stampa, che gli furono comunicati dal 
p^ Angelico colla lettera dell' 8 dicembre. Del 1656 non troviamo dei due eruditi alcuna 
lettera nell' Universitaria di Genova, né nella Vallicelliana di Roma ; va notato però che 
dalla lettera del 22 gennaio 1657 scritta dall'Ai lacci all'Aprosio si apprende che una 
lettera almeno era partita da Ventimiglia il 19 di maggio del 56. — Dopo tanto silenzio 
la notizia che della Dramaturgia dà l'Allacci all'Aprosio ci fa noto che essa era oramai 
giunta a buon punto. ^ Il sig. Tobia Pallavicino quondam Fabritii » (3^ scrive egli « s'è 



(x) Glorie degli Incogniii, Venezia 1647 in 4.** appresso Francesco Valvasense, opera anonima da alcnni attribuita 
al Loredano, da altri al Sabbi e da altri ancora (errando) a Gerolamo Moroni. Cfr. Melzi, Di*i<mario d'opere anonime e 
f%eudonime, Milano 1859, I, 465. 

(fi) Sono VMcippo e V Erminia del Chiabrera, edita la prima a Genova per il Pavoni nel 16x4 e la seconda ivi 
nel x62s. 

(3) Di Tobia Pallavicino parla l'Aprosio stesso in BibU Apr, pag. 387. Su di lui cfr. pure i tre cataloghi alfabetici 
di scrittori liguri cit. cioè l'Oldoino» il Soprani e il Giustiniani. Egli fu autore di certe Considerazioni politiche della Navi- 
fazione e del Commercio (Genova, Benedetto Guasco, 1656). La Vallicelliana conserva di lui xo lettere all'Allacci (CU, 6) 
nelle quali ci è dato spigolare qualche notizia. Ecco intanto la tetterà con cui egli offriva a Mons. Leone di assumersi le 
spese della Dramaturgia, 

€ Mio Sig.re e Padron Colend.mo 

€ è molto tempo che io son vissuto bramoso d' introdurrai nell' amicizia di V. S. come che le riguardevoli sue virtù 

< lo faccino ammirabile a tutto il mondo, ma ritrovandomi sfornito di virtù non sapevo come pretender amicizia con un 
t virtuoso suo pari, ma il Sig. Andrea PeschiuUi, alla cui infinita virtù mi confesso sudito obligato, mi ha fatto questo altro 
C beneficio d'advisarmi che la S. V. vorebbe stampare un libro nella nostra città di Genova da lui composto intomo alle 

< Composizioni dramatiche che o stampate o manoscritte sonosi vedute. Quando a V. S. dovesse essere di soddisfazione, 

< io mi offerisco di farlo stampare in quella miglior maniera che vorrà. Accetti, che ne lo supplico, questa mia esibizione 

< e m'onori di sua corrispondenza che potrò con ragione esser soddisfatto e dirmi come faccio 

Aff.mo e Part.mo serv.re 

Tobia Pallavicino del fu Fabritio 
Genova, li 26 Agosto 1656. 

Nella lettera del 3 dicembre di quell'anno il Pallavicino accusava già ricevuta del ms. della Dramaturgia e si 
profondeva in lodi dell'opera, e poco dopo, il 30 dicembre, scrivendo all'Allacci gli auguri di capo d'anno gli chiedeva in 
che fonna e carattere voleva si stampasse il suo indice. Un mese dopo, il a8 gennaio 1657, il ms. era in mano dei revisori ; 
intanto l'Allacci non tralasciava di mandare aggiunte, come si apprende dalla lettera del Pallavicino in data xx febbraio 
di quell'anno, colla quale egli spediva all'Allacci due sag^i di stampa, perché egli scegliesse il carattere. Il 34 marzo il 
S^. Tobia diceva di € essere quasi a buon termine > nelle pratiche necessarie alla stampa, ma allora appunto scoppiò in 
Genova la peste, e solo dopo sei mesi il Pallavicino avvertendo l'Allacci che la stampa della Dramaturgia era rimasta 
in sospeso, soggiungeva a sua scusa: € è stato così grande il flagello col quale è piaciuto a S. D. M. di correggerci 
che la città è rimasta un deserto e gli abitanti o scheletri d«Ua morte o spetri per lo timore invasati > (lett. x set^ 



•irt 



222 G. MANACORDA 



preso l'assunto di fare stampare la mia Dramaturgia italiana in Genova ; a tal'effetto io 
gliel' ho capitata ; credo che a quest' hora sia dato principio ». E proseguiva manifestando 
all'amico l' intenzione di dedicare al Pallavicino l'opera sua pregandolo a tal fine di far- 
gli noto « qualche tasto che potesse dilettarlo per la prefatione », giacché egli non cono- 
sceva afifatto quel signore che gli si mostrava cosf liberale. La promessa di una copia da 
inviarsi presto all'Aprosiana mostra quanto l'Allacci fosse persuaso della prossima stampa 
della Dramaturgia, Ma a scuotere in lui quella sicurezza sopravvenne dapprima la peste 
che già serpeggiava in Roma nel febbraio del '57. Dopo un lungo silenzio la prima let- 
tera dell'Allacci all'Aprosio è quella del io giugno del '58, nella quale dopo avere -ac- 
cennato ad una lettera dell'Aprosio pervenutagli, che a noi non rimane^ egli scriveva 
queste melanconiche parole: « mentre le disgratie sono universali non è meraviglia che 
io ancora partecipi la mia parte e con me ancora la mia Dramaturgia, E pure che la 
città di Genova sia libera da tanto mal' incusso, posso bene io aspettare che si tiri in 
lungo l'impressione di quella. Il sig. Pallavicino scrisse alcuni dì sono che s'haverebbe 
dato principio alla stampa ; io non voglio altro che la sua commodità né sono mai per 
aggravare gli amici e patroni ^, Lsl lettera, come vedremo,, esponeva in seguito il piano 
dell'edizione allacciana dei poeti antichi e su questo solo argomento verte la risposta che 
il 27 luglio del '58 rinviava l'Aprosio. — Dopo questa lettera la filza della Vallicelliana 
presenta nella corrispondenza aprosiana una larga lacuna di ben tre anni che noi ci stu- 
dieremo di colmare colle notizie desunte dalle lettere dell'Allacci all'Aprosio. I nuovi la- 
vori intrapresi dal celebre bibliofilo della Vaticana, e sopratutto l'edizione della poesia 
antica italiana^ pare gli abbiano fatto dimenticare la Dramaturgia^ la quale, senza che egli 
se ne preoccupi troppo^ continua a giacere inedita a Genova. « Della mia Dramaturgia », 
scrive egli, < dopo che è arrivata a Genova, sono tant'anni, non so che se ne faccia ; la 
disgratia universale ha colpito ancora me. Patienza 1 forse qualche tempo verrà a fine, 
ma io vorrei che fosse a' giorni miei ». Intanto sopravviene alla /Jz-^i/wt^/wr^/j un intoppo 
di là donde nessuno potrebbe pensarlo : non è più la peste che ne impedisce la stampa, 
ma 1' ufficio del revisore ecclesiastico. « Con quest'ordinario scrivo al signor Tobia Pal- 
lavicino », si legge nella lettera dell'Allacci del 16 Maggio 1659, ^ ^^® mentre li re- 
visori della mia Dramaturgia non cessano di fare difficoltà della stampa che ricuperi 
l'opera e me la mandi. Non basta haver scrìtto che levino quello che a loro non pare 
di doversi stampare? ma che serve a parlare? io scrivo assolutamente che mi si rimandi 
Topera : credo che durerò fatica a riaverla ». Questo si può ben dire il colmo dello zelo 
per un revisore 1 opporre il veto ad un indice di drammi, compilato, quel che è pili, da 
un Monsignore e per 1' appunto dal futuro prefetto della Vaticana ! Il manoscritto della 
Dramaturgia con tutto ciò non fu ritirato, anzi in una lettera di poco posteriore l'Allacci 
annunziava all'Aprosio d'aver spedito a Genova al Pallavicino la licenza di stamparla ot- 



tcmbre 1657). Non tardò tuttavia il Pallavicino a riaprire l'animo dell'Allacci alla speranxa: € all'aprir delle stampe ed 
al principiar dei trafichi si terminerà l'opera di V. S. della dramaturgia italiana >. Cosi scriveva egli il 20 ottobre ; invece 
solo allora cominciarono gli eterni e non giustificati indugi ; infatti un anno dopo soltanto, cioè il 17 settembre 1658, seri» 
vcva di aver dovuto sospendere la stampa perché era stato creato commissario della fortezza di Savona. L'ultima lettera 
del Pallavicino all'Allacci è del 22 marzo 1659 ^^ ^^ quella egli chiede all'autore della Dramaturgia certe norme per la 
Stampa dell'indice : poi il bisbetico eriidito genovese si trix^ccra i^cl sqo silenzio e non si fa più vivo li; ajc^n mo^o. 



DAI CARTEGGI ALLACCI ANI 223 



tenuta a Roma per mezzo forse delle alte relazioni che vi aveva (i). < Cosf », conchiu- 
deva Mons. Leone, € si quieterà il sig, Pallavicino ed io dopo tanti anni di travaglio ». 
E con mille ragioni esclamava per ultimo : « È stata ben disgratiata quest'operetta I » Ma 
oramai anche egli era tutto rivolto altrove che alla Dramaturgia ; quattro lunghe lettere 
di lui alPAprosio in data 14 giugno^ 12 luglio, 26 luglio, 12 agosto non parlano ora- 
mai d'altro che dell'edizione dei poeti antichi, che assorbe intieramente Topera sua di 
studioso. Un fuggevole cenno alla Dramaturgia^ il quale lascia capire come l'Allacci 
stesso avesse posto il cuore in pace e non pensasse più a quella sfortunata sua opera, si 
trova nella lettera del 31 d'agosto di quell'anno. Parlando della lentezza delle pratiche 
presso i revisori genovesi, Monsignore esclama non senza una punta d' ironia : « ma se 
tutte le cose di Genova caminano con quella facilità che camina la mia Dramaturgia^ 
non mi maraviglio che le cose non arrivino mai a fine » (2). In seguito quel povero indice 
di drammi ritorna nel dimenticatoio e non se ne parla più, né nella lettera del io ot- 
tobre, né in quella del 1 8 o nell' altra dell' 1 1 novembre e neppure in una del 3 gen- 
naio 1660. Bisogna venire fino alla lettera del 29 maggio del '60 per apprendere notizie 
della Dramaturgia. € Io mi trovo tribulato non pocho », scriveva l'Allacci all'amico, 
< perché non vedo né principio né fine della stampa della mia Dramaturgia. Dal signor 
Tobia ho havuto più e più volte buone speranze e di presto (sic) ; non s' è però mai ve- 
duto effetto alcuno. Gli ho fatto scrivere dal sig. Peschiulli (3) che mi mandi l'originale 
o copia che gli ho mandato colle aggiunte; col non rispondere non potiamo imagìnarsi 
a che gli s' bavera da apponere. Io certo cognosco qualche mia disgratia che non vuole 
che io m' honori col nome di tal signore. Le lungarie erano per causa delle difficultà 
che facevano i revisori ? Ora che queste difficultà si sono superate, secondo che questo 
signore un pezzo fa mi ha scritto, non si vede risolutione alcuna, eppure sono parecchi 
anni che esso l' ha in mano. Io ne resterei satisfattissimo e obbligatissimo alla bona 
volontà sua pure che me la rimandasse, che forse qua in Roma se troveria modo di 
stamparla ». Ed era in verità l'unico partito da prendersi, ma solo assai più tardi esso 
venne messo in opera. Intanto l'Allacci, dopo un mese di inutile attesa, visto che il ma- 
noscritto della Dramaturgia non ritornava, si rivolse direttamente all'Aprosio, che in quei 
giorni si trovava in Genova, scrivendogli il 24 giugno la lettera che noi in parte ripro- 
duciamo : € Scrivo al sig. Tobia Pallavicino l' inclusa ; mi farà gratia presentargliela in 
propria mano e farsi consegnare la mia Dramaturgia con le aggiunte che più volte li ho 
mandato e la licenza di stamparla del Rev. P. Maestro. Vedo che li tempi sono cosi 
disastrosi e li negozi di detto signore molti, che io per dirla, me ne vergogno darli novi 
trattenimenti con queste mie bagattelle. Havuta che 1' bavera, per favorirmi si piglierà 



(x) L'edizione del Mascardi porta an imprimatur datato in Roma il 27 giugno 1665 ; non può essere adunque quello 
che l'Allacci spedi al Pallavicino, ed è chiaro che Mons. Leone dovette rinnovare la domanda àeW imprimatur in seguito 
ai lunghi ritardi ed alle grandi aggiunte fatte, come vedremo, alla Dramaturgia, 

(a) Pure nel 1659 ^^^ corsa voce che la Dramaturgia fosse già uscita ed Agostino Coltellini da Firenze scriveva 
all'Allacci per informarsi se era vero. 

(3) Amico dell'Allacci e dell'Aprosio che ne fa ampi elogi nella Biòl, Apr,^ pag. 378, dove lo registra tra i dona- 
tori. Nelle lettere dell'Aprosio non mancano mai i saluti al Peschiulli ed un passo della lettera dell'Allacci in data 20 
gennaio '63, dove si deplora la povertà del P. è riferita dall' Aprosio nel luogo cit. U P. fu anche letterato e scrisse un 
dramma, VOrizia» Ch, Crescimbeni Comm,, III, 316, 



"vTi 



224 G. MANACORDA 



l'assunto di farmela capitare secura, che con l'aiuto di molte cose havute dopo e di un 
nuovo sorti mento di co medie voglio mutarla tutta et aggiongervi due altri indici oltre 
alli sei mandati al sìg. Tobia (i). Si piglierà, fra tanti altri scomodi che li do, questo 
ancora e scuserà de l'ardire ». Prima di chiudere questa lettera l'Allacci invitava il P. 
Ventimiglia a prendersi pure, se voleva, una copia della Dramaturgia coli' avvertenza di 
non dimenticare le aggiunte e di mettere a loro luogo senza lasciar da parte neppure un 
< discorsetto » a mo' d' introduzione. Ma la lentezza del Pallavicino davvero indiscreta 
ed un po' anche la copia della Dramaturgia che l'Aprosio deve farsi prima di restituire 
l'autografo all'Allacci, ritardano sempre più la stampa di quel disgraziato catalogo. La 
lettera dell'Allacci in data 4 settembre è tutta destinata alle pratiche per rìottenere il 
manoscritto; oramai il celebre bibliofilo è risoluto a romperla col Pallavicino, che ha 
abusato troppo della sua pazienza. La lettera merita d'essere riportata in gran parte. « Più 
d'una volta — scrive egli — mandai all'amico alcune gionte per la mia Dramaturgia^ poiché 
ogni volta che esso mi scriveva che col primo ordinario io haverei havuto fogli, per essere 
a tempo alla stampa subito gliele mandavo ; bora io non so imaginarmi quello che bavera 
consegnato a V. P.^. Dio glielo perdoni : poteva da principio darmi l'esclusiva, che quando 
ciò fosse stato, già la mia Dramaturgia o bene o male sarebbe alle stampe. Per le dif- 
ficoltà che facevano li revisori, secondo esso mi scrisse infinite volte, io per facilitare il 
negozio gli mandai l'originale della licenza del R.mo P. Maestro del Sacro Palazzo, della 
quale ho la ricevuta. Adesso dice non 1' bavere e cosi ancora certo discorsetto capriccioso 
al lettore e la dedicatione a lui stesso. Me ne dolgo, che io delle cose mie non tengo 
sbocci, né mi basta 1' animo di ricomporre quello che ho scrìtto una volta. Dio glielo 
perdoni. Tengho qui non so che altre giontarelle, tanto le manderò a V. P.*^ B.^ che gli 
aggiunga ai suoi luoghi, se però gli piaccia a proposito e fatto. Potrà copiarla con sua 
commodità poi rimandarmela. Mi domanda che servono quelli asterisci (sic) nel secondo 
indice. Le dirò : io havevo fatto qualche raccolta di questi drammi et acciò che si sa- 
pesse, secondo che era notato al lettore, quali erano appresso di me li notavo con un 
asterisco. Ma adesso non serve più a niente, perché dall' bora in qua mi sono cresciuti 
tre tanto si che con ogni pocho di diligenza e buona forma per qualche tempo me ne 
mancheranno pochi o niente, e quelle, bagattelle. Io non ho mai fatto scielta di buoni, 
ma pure che fossero cose sceniche le ho raccolte tutte, et ho fatto diligenza ancora in 
varie città e lo farei ancho a Genova se havessi qualche d' uno che si dilettasse dimorare 
qualche bora nelle Librarie, perché a me basta la nota, il nome della commedia o dramma 
e dell'autore; io poi vedo nelli miei notati se l'ho, quando che no, pregho e supplico 
col mezzo del mio denaro che mi si mandino, et in questa maniera ho fatto cumulo che 
credo che oggi pochi o nessuno mi supera. Ma che 1' uomo non può esser da per tutto, 
né tutti gli uomini hanno lo stesso genio né l' istesso capriccio. Ha fatto però il tutto 
chi ha fatto quello che ha saputo >. Come si vede, l' indiscrezione del Pallavicino, che 
menava tanto in lungo la stampa, giovava almeno a rendere sempre più completo e 
quindi più utile l' indice allacciano. Anche la lettera dell'Allacci in data 2 ottobre ci 



(x) Gli indici invece furono poi sette solit 




DAT CARTEGGI ALLACCIANI 22 



pare che meriti d' essere in parte riferita perché parla di nuove aggiunte alla Dramaiurgia 
e di quella ricchissima collezione drammatica, che il celebre bibliotecario metteva assieme 
via via che raccoglieva il materiale pel suo indice. < Nella mia Dramaiurgia io havevo 
pensiero di notare le varie edizioni, ma dopo che l' hebbi mandata a Genova in speranza 
d'boggi e domani non volendo più confondere il negotio ho trascurato il tutto si che 
ho trasairato e questa (i) come tutte l'altre cose che potevano abbellire l'opera, fuori 
di quelle aggionte che sono andato mandando, le quali non so se I' ha ricuperate tutte, 
che non mi pare secondo che scorgo dalla sua. Ben rivoltando le mie cartuccie ho trovato 
alcune delle aggionte, le quali le mando cosf come sono, che se non le ha recuperate 
possa aggiustarsi con queste : le notate con una linea in principio sono quelle che le ho 
mandate, quelle che non sono notate erano appresso di me e ne ho d^ aggiungere degli 
altri; li Falsi sospetti del Metello già 1' haveva havuti, quelli altri l'aggiongerò quando \ 

bavero la nota più speciale, della quale mi favorirà quando li sarà commodo. L' assorti- 
mento mio delle commedie è arrivato a termine, che credo che pochi saranno si po- 
tranno gloriare d' bavere più di me ; credo che arriveranno a mille et ogni giorno fo 
nova aggiunta. È vero che questi librari sapendo il mio genio me gli fanno costare caro ; 
io adesso non li darei per qualsivoglia prezzo, se bene non ho pocho disgusto in vedere 
che quando credevo che la Dramaturgia dovesse essere fuori alle stampe essa ancora 
dorma; chi sa, verrà a lei la sorte' di svegliarsi quando Dio vorrà ». Cresceva adunque 
sempre più la mole della Dramaiurgia^ mentre se ne ritardava la stampa ; a nuove ag- 
giunte infatti accenna con un certo qual compiacimento l'Allacci nella lettera dell' 8 
novembre 1660, in cui invitando l'Aprosio a fornirgli ancora, se poteva, nuove notizie 
di drammi confessava candidamente : « per dirla, sono in certo modo inamorato d' essa, 
mentre che considero che a mezzo di essa, se pure ari vara mai a stamparsi, molti in- 
gegni non periranno cosi miseramente ». Egli si compiace pensando che nella sua rac- 
colta « delli antichi drami pochi o nessuno manchi », dei moderni pochi gli sfuggono, 
si che può asserire senza timore d'essere colto in fallo « non esserci altro che n'abbia 
altri tanti ». Ma a che giovano tanti titoli di drammi, tante edizioni di essi raccolte, se 
gli studiosi non ne posseggono almeno un indice? 

Un bel giorno il manoscritto della Dramaiurgia dalle mani dell'Aprosio, che l'aveva 
ricopiato, ritornò in quelle del suo autore « intiero di tutti i suoi indici et il primo 
copiato nettamente come deve andare nelle stampe » ; in margine poi si leggevano alcune 
note aggiunte dalla cortesia inesauribile del buon P. Angelico. I ringraziamenti dell'Al- 
lacci all'Aprosio furono infiniti e, si può ben credere, anche sinceri. « Le sue note per 
la mia Dramaturgia », scriveva egli il i^ Gennaio del '61, « le vo disponendo ai suoi 
luoghi; la quale ogni di cresce di più perché sempre si scoprono drammi et io ogni 
giorno vo facendo acquisto di quelli che non ho e quelli che ho credo che superano il 
migliaio e non risparmio spesa per bavere quelli che non ho ». — A questo punto la 
filza della Vallicelliana per buona fortuna ritorna a darci le lettere dell'Aprosio all'Al- 
lacci. La prima che noi ritroviamo è quella del 4 Marzo 1661, la quale altro non con- 



ti) dì molti drammi editi più volte si vedono però citati nella Dramaturgia varie edizioni. 



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226 G. MANACORDA 



tiene che i ringraziamenti per il ritratto inviatogli da Mons. Leone assieme con la sua 
versione di Giovenale ed altre opere. Bisogna giungere fino alla lettera che l'Aprosio 
scriveva il 20 ottobre di quell'anno all'amico suo per trovare un accenno alla Dramaiurgia; 
con essa P. Angelico accompagnava alcune noterelle scritte di pugno dell'Allacci e ri- 
maste presso di lui al tempo in cui, ritirato il manoscritto dal Pallavicino, se 1' era tenuto 
presso di sé per trascriverlo. Colla stessa lettera l'Aprosio spediva a Mons. Leone alcuni 
nuovi appunti sui drammi di Francesco Sbarra lucchese, poeta cesareo, i quali aveva rice- 
vuti di fresco dallo Sbarra stesso (i), nonché alcune brevi notizie intorno ai drammi di 
Giovan Francesco Negri bolognese. Prima di chiudere il P. Ventimiglia informa l'amico 
della nuova tragedia del Muscettola uscita allora, la Rosminda^ e di due volumi di drammi 
inviatigli in dono da Gerolamo Bartolomei^ benché egli non avesse mai avuto con quel 
signore « un minimo vestigio di amicizia » (2). Da quel buon bibliomane che è, frate 
Angelico chiude esclamando argutamente : « Abbiamo fatto pessimo raccolto di vini, 
ma io ho fatto buona raccolta di libri, perché da più parti me ne sono venuti. È proprio 
un favore che mi fa Iddio e confusione dei maligni che tentavano d' impedire le buone 
opere che ad onore e gloria sua vado tirando innanzi ». Quest' ultima botta vedremo 
altrove a chi sia diretta. A questa lunga lettera delPAprosio l'Allacci rispondeva il 19 
Dicembre ringraziandolo delle indicazioni riferentisi ai drammi dello Sbarra, promettendo 
d' inserire nel catalogo dei drammi inediti quelli non stampati, non però quelli già pub- 
blicati, perché gii mancava « il nome, della città dove sono stampati, dello stampatore, 
delPanno ». Quanto poi al pubblicare quella benedetta Dramaturgia^ ora che l'ha potuta 
riavere dalle mani del Pallavicino, non e' è verso che gli riesca ; non è più adesso la 
lentezza del signor Tobia che glielo vieta, ma le gravi cure della carica di primo bi- 
bliotecario della Vaticana ottenuta dall'AIlacci dopo la morte dell' Holstein. € La nuova 
carica non mi lascia fermare denari in saccoccia per le stampe », osserva melanconica- 
mente Mons. Leone, « non farò poco se potrò supplire alle spese ordinarie della casa ». 
Nella lettera dell'Aprosio in data 28 Dicembre, scritta già in risposta a quella dell'Allacci 
partita da Roma il 19, tranne alcune notizie biografiche riferentisi allo Sbarra, nulla si 
legge che abbia attinenze colla Dramaiurgia, Contro di questa pareva oramai che tutto 
congiurasse : proprio quando l'Allacci pareva pili risoluto a porre mano alla stampa di 
essa, usciva in Olanda un storia del concilio fiorentino scritta in greco della quale era 
€ traduttore, o piuttosto traditore, un heretico inglese >, il Creigton. Il libro, secondo 
che dice l'Allacci, era « grande, impio, iniquo, » perciò il Papa aveva « ordinato » a lui 
di rispondere. « So che questa non è fatica per me », scriveva modestamente l'Allacci, 
« ma ho voluto obbedire, si che ho da fare per un pezzo e non bavero tempo di at- 



(i) Cfr, Belloni, 336-337 e lo studio ivi cit. di Giovanni Sforza, Francesco Sbarra e i suoi melodrammi ^er 
sica in Gazzetta letteraria XIV, 34 ; più distesamente se ne parla in Sforza, F, M» Fiorentini e i suoi contemporanei 
lucchesi, Lucca, Giusti, 1879 ; P^« 39^ ^ ^^SS* 

(2) Questi è l'autore del Polietto e della Teodora da cui pare che il Corncille traesse l'idea delle sue tragedie 
Poliuto e Teodora, Cfr. Belloni, p. 255. — U Bartolomei (il cui vero nome era Gerolamo Ameducci) scrisse pure un poema 
eroico — V America — in cui canta l' impresa di Amerigo Vespucci (Roma, Grignani, 1550). — I suoi drammi musicali, editi in 
Firenze per Gio. Antonio Bonardi nel 1656, sono la Cerere racconsolata, il Natale di Minerva, il Perseo trionfante, il 
Trionfo di Maggio, V Amore castigato, la Gloria d'Orfeo, Le sue tragedie oltre al Polietto sono intitolate Eugenia, Isa^ 
bella, Teodora, Giorgio, Aitamene, Creso ; uscirono in Roma per Francesco Cavallo nel 1632* 



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DAI CARTEGGI ALLACCIANI 227 



(x) Da parecchio tempo l'Allacci si lagnava coll'Aprosio di un mal d'occhi che gli annebbiava la vista sempre più ; 
eppnre non cessava di lavorare indefessamente a tavolino. Ecco come egli stesso espone in una lettera all'amico il turno 
(Ielle sue occupazioni giornaliere ; € chi crederebbe che l'Allacci, in questi tempi ed in tale età. levatosi dal letto a nove 
bore, ai metta al suo tavolino nella camera o in altri luoghi e stiasi a sedere e scrivere insino a quindici bore, né poi senza 
levarsi dalla stessa sedia o scostarsi dal tavolino, nell'istesso pigli un boccone e poi sopra un cuscino appoggiato sopra 
l'ittesso tavolino pigli un poco di sonno, d'indi poi fra poco svegliatosi, ripigliando la penna o il negotio che li va per le 
numi, dori insino a due bore di notte, quando nel letto col pigliarsi un paro d'ora si stenda per riposare ? > — Merita d'essere 
rammentato un cnrioso aneddoto allacciano. L' anonimo editore delle lettere inserite nel Calogeri dice che Mons. Leone 
era cosi trascurato nella persona che per quarant' anni continui dormi sempre sullo stesso ietto senza mai rifarlo: la leg- 
genda ebbe origine da uno svarione ji^rossolano che l'anonimo prese leggendo il latino del Mabillon, il quale nel Museum 
liaiùum (I, 6o-6x) narra l'Allacci € unico calamo (non talamo) usum fuisse ad graece scribendum (quod expeditissimo 
fadebat) per annos quadraginta et eo tandem amisso, tantum non lacrimasse >. Dal Mabillon pure l'anonimo attinse un altro 
aneddoto allacciano : un giorno papa Alessandro VII avrebbe chiesto a Monsignor Leone perché egli non prendesse gli 
ordini sacri e l'Allacci avrebbe risposto ; per poter prendere moglie quando mi piaccia. — £ perché — chiese il papa — 
non prendete moglie ? — Per poter prendere gli ordini sacri quando mi piaccia — rispose l'arguto bibliofilo. 

(3) « Io poi », scriveva PAprosio, € me la passo discretamente bene ed ingrasso nelle fatiche, poiché tosto alza- 
tomi da letto dico messa e poi mi confino in libreria nelle ore solamente del coro e del mangiare dì quella partendo ». 

(3) n Mnscettola, come è noto, scrisse per primo all'Aprosio la lettera del 15 aprile x66o riferita in Btbl, Api\ a 
pag* 471 offrendogli la dedica della Belisa, L'Aprosio accettò di apporvi annotazioni (intendi : illustrazioni apologetiche) ed 
appunto nella lettera all'Allacci scritta il 7 Dicembre z66a egli diceva: e Scrivo alcune annotazioni sopra la Belt'sa tra> 
gedia del sig. Mnscettola che anderanno congiunte all'istessa ed usciranno con questo titolo : Le Bellezze della Belt'sa^ 
tragedia abbozzata da Oldauro Scioppo ». Dopo aver promesso all'Allacci di non risparmiargli le lodi neanche in quelle au- 
ootazioni, aggiungeva di essere giunto fino allora ad annotare l'atto U e di scrivere con molta diligenza, poiché e poche 
cose si siddncono che io non vegga ne' fonti ». H 23 Luglio del '64 l'Aprosio cosi scriveva all'Allacci intomo a quel suo 
lavoro : e II mio libro delle annotazioni della Belisa del sig. Muscettola a Genova non ha per ancora avuto il publiceiur,,,. 
Della stampa di esso mi trovo disgustatissimo, non tanto per gli errori incorsi nell'opera stampata alla peggio come vedrà, 
quanto per essersi presa autorità il sig. Muscettola di mutilarla più della metà e quello che è peggio in lassare fuori molti 



.51 






tendere a vaganterie ; non so se mi basterà la vita ». Non era tutta modestia quella che 
faceva cosf parlare l'Allacci, ma anche, e pili, la stanchezza e la tarda età che non gli 
consentivano ormai l'intraprendere lavori troppo faticosi (i). La Dramaturgia cosf passava 
di nuovo in seconda linea e la sua stampa veniva rinviata alle calende greche ; e fu 
fortuna davvero se anche questa volta il ritardo giovò a rendere più completa l'opera. 
Sappiamo infatti che l'Aprosio con una lettera, che non ci fu conservata, mandava al- 
l'amico l'indice dei drammi di Cesare dei Cesari, e l'Allacci con sua lettera del 15 
Luglio '62 ringraziandolo gli faceva noto che quei drammi, tranne uno, VArgia^ gli 
erano già tutti stati comunicati ; quest' ultimo intanto sarebbe stato inserito (come poi jì; 

avvenne) nell' indice settimo, il quale allora non era ancora « ridotto a perfetione > ed 
era destinato a contenere menzione di < quelli che se n' ha memoria, ma non sono 
stampati ». Dalla medesima lettera dell'Allacci poi apprendiamo che più larga messe di 
bibliografia drammatica gli era giunta in quei giorni da Venezia, non sappiamo da chi. 
< Ho havuto un indice di drammi », scriveva egli, « da uno di Venetia ove trovai una 
gran quantità di quelli li quali io non ho notato ». Pur compiacendosi che nel suo 
indice fossero registrati molti più drammi che non in quello del raccoglitore veneziano^ egli 
aveva scritto a quello chiedendogli i frontespizi delle composizioni a lui ignote, avuti i 
quali pensava di prendere « qualche regolatione di quello che s' haveva a fare » riguardo 
alla stampa di quella eterna Dramaturgia, E ne era davvero tempo l Ma le cose anche 
parecchio tempo dopo erano sempre allo stesso punto ; l'Aprosio, il quale in una sua 
ghiotta lettera del 7 Dicembre 1662 dava notizie minuziose all'amico sul suo tenor di 
vita (2), aggiungendovi ragguagli sui progressi di alcuni suoi lavori in corso (stava allora 
facendo le annotazioni alla Belisa del Muscettola) {3), non tralasciava di suggerire al- 



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^^\ rtf ft /';/;,'/' # /;/.j/, vr I/;// r;,: darà j^ratia, di coT.iaciare fri poco rediziooe 
fÌ^',Ì4 Ihfémfituriim^ Va '\,*>, tj,u li viot Uuhcì credo che passera settaoU fogli, tanto è 
' f*-*^ i*ii)$ if, hf4tfO y;. ittif \ui4U*.f, da Venezia i titoli di quei trecento drammi circa, che 
VS\\4in 4^Uu*U/4 d;i i'AuUf V'jhi^,: 4 li ho pagati bene >, diceva egli, « 



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, *•**,.*, H \,.,,m t,>,.ÌH ')« tttM /.♦«», é' *f„ ^„ n\*f. V, S. Ill.rna, ». V«vmo inratti non brevi elogi dell'Allacci 
\4^tn A>,iu*», ».,4*,u ,t,t*.ffM\mh N<ll/ 4ttnofrt./,ffti ,U\\a fi^linn a pr«ci«amr.ntc all'Atto H pag. «3 ed A'to EU, 
«"•M** il, f <» //A//tV M/IU mttHolM/totu n^fmmtw t|t/ 1 ii{fpijnt/» n«-l f/>04 c^»n la data di Loaao, per Gio. 
ì •tttth,^,mU, ptttM fimNM*-M*. iu \fff,)fiHìk lUW'Apttntn (iJr, iUbL Apr, pag. 476). 



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DAI CARTEGGI ALLACCIANI 2:^9 

tento ». Pure, nonostante la promessa dell'ultima lettera, la Dramaturgia^ anche allora 
passò un' altra volta in seconda linea per cedere il posto alia confutazione del Creigton 
che uscf alle stampe appunto nel 1664 (i); il 17 Maggio di quell'anno infatti l'Allacci 
scrivendo all'amico si mostra tutto intento alla stampa di quell'opera e nessuna menzione 
fa dell' indice dei drammi. A ricordargli quella povera Dramaiurgia venne poco dopo 
colle sue inesauribili aggiunte l'Aprosio, il quale il 23 Luglio 1664 gli scriveva: < se 
bene non mi dice cosa alcuna della Dramaiurgia non credo però se la sia dimenticata, 
ond' io per la fabbrica di essa non lascerò di aggiungere qualche pietruzza >, e, per pro- 
varlo, gli suggeriva i titoli dei drammi di Giovanni Maria Vanti. Chiudeva dando all'amico 
una notizia, se non grata, certo sufficiente a spiegargli, sia pure in ritardo, l' enigma della 
fallita stampa genovese della Dramaiurgia, < Quel sig. Tobia Pallavicino che doveva farla 
stampare, è diventato pazzo ». O non lo eja già prima? si può chiedere. Nulla intanto 
che si riferisca all'indice dei drammi nella lettera dell' Aprosio in data 13 Ottobre 1664, 
se si toglie la notizia di alcuni versi di Andrea Valfrè di Bra in Piemonte in lode del- 
l'Allacci inviati poi dall'Aprosio a Mons. Leone ; quei versi appunto comparvero appresso 
nelle prime carte della edizione della Dramaiurgia. Intanto l'Allacci invecchiava sempre 
più, e. stando cosf le cose, quell' utile indice drammatico correva rischio di restare inedito, 
che l'autore non pareva darsene pensiero. Nella lettera del 6 Novembre di quell'anno 
COSI egli parla dell' indice dei drammi : < la Dramaiurgia insino bora dorme, insino che 
Domine Dio mandi la comodità del danaro ». La comodità del denaro si sa per lunga 
prova che non è mai troppo frequente pei letterati, e nel caso nostro era tanto lontana 
che un anno dopo, nel Settembre 1665, l'Allacci scrivendo all'Aprosio non parlava affatto 
dei drammi (2). L' Aprosio, imperterrito, ancora il 17 Febbraio del ^66 continuava ad aggiun- 
gere nuovi contributi alla Dramaiurgia^ la quale giaceva inedita affatto. — In una delle sue 
ultime lettere l'Allacci aveva mandato all'Aprosio una lista di commedie da trasmettere 
al sig. Anfrano (3), il quale a dire dell'Aprosio non faceva « altro tutto il giorno che 



(x) Leonis Alxatii in Roberti Creigiani apparaium, vertionem et notas ad historiam concilii fiorentini scriptam 
e Silvestro Syrolupo de unione inter Graecos et Latinos ecc. Romae, Michael Hercules, 1664 in 4°. NeUa Vallicelliana 
(Msi. alleni LXXXIV, x8) conservasi una supplica diretta dall' Allacci al Papa per poter estrarre dalla vaticana due codici 
per volta, onde rispondere all'opere del Creygton, secondo l'ordine del S. Uffizio. 

(2) In quell'anno però l'Allacci ricevette non poche notizie di drammi e cenni biografici di poeti drammatici sici- 
liani: glieli spediva, come vedremo altrove, Francesco Ventimiglia, figlio adottivo di Giovanni, l'editore dei Poeti antichi 
•1la<^ aini. Xra Ì drammi siciliani notificati notiamo qui quelli dello Scamacca, di Francesco Arezzo, di Giuseppe Mazzara 
e di Simone Rao. 

(3) Anfrano Mattia Fransoni genovese, scrittore di cose erudite, è rammentato dal Soprani, dal Giustiniani, dal- 
rOldoino e dal Leti (Italia regnante^ IV, 347). L' Aprosio in Bibl. Apr., pag. 401 lo rammenta come generoso donatore 
di UTm alla sua Biblioteca. Dall'opera stessa dell'Aprosio apprendiamo che Anfrano fu autore di annotazioni, crediamo 
nedite, alla C<mquistaia del Tasso {pag. 256) e che ebbe dall'Aprosio una copia della Vita dei poeti italiani dello Zi- 
lioli(p«g. 622). A lui è dedicaU un' ode di Andrea Peschiulli intitolata */ Senackeribbe diretta a quel sig. Tobia Pallavicino^ 
cbe della Dramaiurgia fu cosi buon fautore. Divisava una raccolta delle opere di Gabriele Chiabrera ; a questo proposito 
Carlo Roberto Dati scriveva all'Aprosio : € Dal sig. Anfr. Mattia Franzoni sono stato onorato di una cortesissima lettera, 
e vivo ambizioso d'aver principiato servitù con sì letterato e gentil Cavaliere. Presento che detto signore disegna di fax 
stampare tutte le Opere del Chiabrera da me sempre ammirato sopra tutti i moderni. Impresa laudabilissima, perché sono 
cosi sparse le poesie di questo Autore, che ninno l'ha tutte. V. P. lo stimoli e lo solleciti, e l'assicuri che farà cosa gra^ 
tissiraa a tutti i buoni e io umilmente ne voglio porger supplica a nome di Firenze a sua Sig. Ill.ma, perché, dopo Savona, 
ooa d è Città che più giustamente la pretenda quasi per suo, e che da lui sia stata più onorata che la mia patria, dove 
molti ancora adorano la memoria di quel buon vecchio » (in Propugnatore, Prima Ser„ voi. IX, Par. z*. pag. 172). Di An- 
frano Maria Fransoni conservansi quattro lettere all'Allacci nella Vallicelliana (mss, ali. CXLVII, io). Nella prima di esse. 



U BiMiofilfa» volume 111, dispensa 7*-8*. 



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G. MANACORDA 



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rivoltare i libri delle Librerie >. Costui da Genova teneva informato a Ventimiglia il 
buon P. Angelico del risultato delle sue ricerche, aspettando che l'Aprosio stesso venisse 
a Genova per la Pasqua e lo aiutasse a rintracciare i drammi per PAllacci, Intanto, pur 
restando a Ventimiglia, frate Angelico s'ingegnava di favorire l'amico suo. Già fin dal 
Settembre del precedente anno 1665 egli aveva promesso all'Allacci di confrontare il 
manoscritto della Dramaturgia^ che egli teneva presso di sé, con le nuove commedie re- 
centemente acquistate dall' Aprosiana, e di aggiungere in margine quelle non ancora re- 
gistrate. Questo lavoro egli si proponeva allora di fare non subito, ma al ritomo da un 
viaggio che stava per intraprendere. Più tardi nella lettera dell' 1 1 Ottobre aveva avvertito 
l'Allacci che dopo molta fatica gli era riuscito di trovare copia dei drammi dell'Allione 
e che glieli spediva, raccomandandosi di avvertirlo appena gli fossero giunti. In quella 
stessa lettera faceva menzione per la prima volta di quel signor Anfrano al quale, come 
vedemmo, l'Aprosio aveva consegnato un indice di drammi trasmessogli dall'Allacci, in- 
caricandolo di farne ricerca in Genova. Le commedie dell'Allione^ per le difficoltà solite 
di posta, tardarono assai a giungere a Roma, sicché quando l'Aprosio seppe che l'Allacci 
le aveva ricevute, il 27 Febbraio del ^66 gli scrisse rallegrandosi di quell'arrivo, e sog- 
giungendo : < sia lodato Iddio che pure compari una volta questo benedetto Ali ione, quale 
cominciava a temere fusse venuto in qualche altra prigione da non uscirne più (i), che 
perciò haveva fatto diligenza, benché invano, per haverne un altro che si ritrova in Breglio 
ove hebbi cotesto fra i libri d'un chirurgo morto un anno fa, dal quale copiai la nota 
che mandai alla S. V. 111. ma ». In quel giorno l'Aprosio non aveva ancora da comunicare 
alcuna notizia all'Allacci riguardo a quei drammi dei quali il Franzoni andava facendo 
ricerca in Genova ; ciò faceva a lui pensare che non vi fossero affatto, giacché in detta 
città, per usar le sue parole, « al termine di due bore si possono scorrere tutte le li- 
brarie ». Ad ogni modo notizie più precise e sicure egli si riprometteva di comunicare 
all'amico a Pasqua, dopo una sua gita a Genova. Ma la notizia davvero importante che 
la lettera del 27 Febbraio ci dà è questa : finalmente la Dramaiurgia si è cominciata a 
stampare ; l'Aprosio inviando all'Allacci i suoi rallegramenti lo pregava di raggua- 
gliarlo della « forma in cui si stampava la Dramaiurgia ». Anche quando seppe che 
l'indice dei drammi era oramai sotto i torchi, non cessò l'Aprosio di aggiungere notizie 
e notizie di sempre nuove opere drammatiche, per tacere d'altre, di quelle ad esempio 
del Dottor Carlo Costanzo Costa di Rapallo e del sig. Ottone Lazaro Scacco, le quali 
erano venute alle stampe ultimamente in Liguria. L'Aprosio, come se avesse tutto l'agio 
di aspettare, prometteva anche per l'avvenire nuove aggiunte di drammi; pare quasi che 
dall'abitudine oramai inveterata di raccogliere note bibliografiche di drammi egli non 



in data 29 Novembre 1663, il F. ringrazia l'A. di certe notizie fornitegli saUa casa Paleoioga e si professa grato aU 'Apro* 
sio, che lo ha posto in relazione con lui ; la seconda scritta il 3 dicembre 1663, altro non contiene che anguri pel prossimo 
Natale e Capo d'anno; nella terza (z novembre 1665) il F. invita il Peschiulli ad andare a Genova e prega l'Allacci di 
Indurre l'amico a quel viaggio ; nell'ultima infine (30 dicembre 1667) si professa pronto a eseguire un incarico (certo non 
più relativo ai drammi) affidatogli dall'Allacci. 

(z) Allude al cenno biografico suU'AUione che Icggcsi nella Dramaiurgia e che all'Allacci fu comonicato cer- 
tamente dall'Aprosio. 






DAI CARTEGGI ALLACCI ANI 231 

sapesse più staccarsi. < Io ne aspettavo un paio da Carmagnola, ma non li veggio com- 
parire e chi me l'ha promessi almeno m'havesse mandati i titoli ». Cosi scriveva egli, 
•e come per compenso dei drammi che da Carmagnola si facevano aspettare, dava notizie 
di quelli stampati e manoscritti del Dott. Giovanni Andrea Moneglia fiorentino (i). Di 
quei drammi nella copia manoscritta della Dramaiurgia che l'Aprosio possedeva non si 
leggeva alcun cenno, perciò egli consigliava l'Allacci a scrivere a Firenze al Dott. Iacopo 
Lapi (2), qualora avesse voluto più ampie notizie su quelle rappresentazioni e sul loro 
autore. I due drammi che dovevano giungergli da Carmagnola per un disguido erano 
stati inviati a Chiavari ; l'Aprosio, quando lo seppe, per non tardare di più a mantenere 
la promessa, spedf alFAllacci il 22 Maggio i titoli di quelli, riservandosi di spedire pure 
gli esemplari, appena li avesse potuti ricuperare. Ciò che gli premeva per ora era che 
almeno i titoli giungessero in tempo ad essere inseriti nelle aggiunzioni della Drama- 
iurgia, 

(Continua), Giuseppe Manacorda. 

Una visita alla Collezione del Comm. C. Lozzi 

di autografi e documenti 

riguardante la Musica e il Teatro in tutte le loro appartenenze 

e ogni sorta di pubblico spettacolo 



11 comm. avv. Carlo Lozzi è favorevolmente e generalmente noto, non solo come 
scrittore di assai colto e versatile ingegno, ma anche come bibliografo e bibliofilo, e 
collettore di libri rari e preziosi, di stampe, codici, manoscritti e autografi ; e la sua 
fortuna nelle ricerche e nelle scoperte è stata spesso pari alla sua straordinaria operosità 
e intelligenza. Ma la sopra annunziata collezione, a cui egli aveva posto mano da circa 
mezzo secolo, avendole in quest' ultimo ventennio consacrato le più assidue e amorose 
cure e quei sacrifizi, dei quali sono capaci soltanto i veri e sagaci amatori, ha ora preso 
tale e tanto sviluppo da farle assegnare il primo posto tra tutte le congeneri, sia pub- 
bliche che private raccolte. La divisione del lavoro, che ha fatto fare i più grandi 
progressi alle scienze, alle arti e alle industrie, ha fatto pure comprendere la necessità 
di smettere le collezioni generiche, per dedicare tutti i suoi sforzi ad una speciale, se si 
voglia renderla, secondo le proprie attitudini, cognizioni e risorse, veramente utile e 
segnalata. 

11 comm. Lozzi che sapeva bene tutto ciò, ha saputo anche meglio metterlo in 



(1) Cfr. Brlloni, pag. 334-336. 

(a) Intorno al Lapi è un cenno in Pro^gnaiore, ser. i*, voi. V, Parte a*, pagg. 77-78 e voi. IX, Parte i*, pa- 
gine Z65 e segg. 



2 32 LEO S. OLSCHKI 



pratica, e da vecchio ed esperto amatore fu felicissimo nella scelta dell'unica prediletta, a 
lei sacrificando tutte le altre precedenti. 

Fuori di metafora, è noto e naturale come insieme al culto e al progresso dell' arte 
teatrale in genere e della musica in ispecie vada pur crescendo il numero dei collettori 
d^autografì e documenti d'ogni sorta all'una e all'altra relativi, e come di quelli e di 
questi cerchino sempre più e a gara far tesoro archivi e biblioteche cosf di conservatorii 
e istituti musicali^ e di teatri come di privati collettori non solo in Europa ma anche in 
America. Onde non è da far le maraviglie se i prezzi de'cimelii musicali sono dive- 
nuti eccessivi e quasi favolosi, e anche dei nomi che non escono dalla schiera comune 
sono ricercati e ben pagati, mentre le cose mediocri in ogni altro genere di autografi e 
di antichità rimangono quasi sempre invendute. Sin dalle prime pubbliche vendite d'au- 
tografi musicali segufte a Londra, a Berlino e a Parigi nel 1900^ essendovi stata una 
gara straordinaria, i pili intelligenti ed esperti in questa materia ebbero a presagirne che 
il nuovo secolo prepara grandi sorprese sull'assai maggior pregio e pre^o che verrà 
immancabilmente attribuito ai cimeli musicali, essendo l'autografo dei genii documento- 
interessante e reliquia sacra ad un tempo. Ed è facile trovarne la ragione nell'unica 
linguaggio più universalmente inteso e commovente della musica, il gusto della quale si 
va sempre più diffondendo come mezzo d' istruzione, di ricreazione e d' incivilimento. 

La musica nell'alto e forse troppo lato concetto che ne ha il comm. Lozzi, com- 
prende quasi tutta la vita di un popolo e ha relazioni con tutte le scienze e le arti ;. 
è la voce della civiltà. Quindi ne doveva immancabilmente uscire una collezione unica 
nel suo genere, la più varia, copiosa, ricca e importante di quante se ne conoscano ; e 
tale è stata giudicata da bibliotecari, storici e critici musicali, e da competenti raccogli- 
tori, italiani e stranieri, da tutti quelli, insomma, che al pari di me hanno avuto il 
modo e il piacere di visitarla e di sentirne la illustrazione dalla viva voce del cor- 
tese ed erudito collettore, che anco nella sua verde vecchiezza conserva quella prodi- 
giosa memoria, senza la quale non è possibile rendersi conto di più migliaia di nomi 
e di innumerevoli lettere, dossiers, codici, manoscritti, composizioni, memorie, reliquie^ 
ritratti e opuscoli con dediche, libri antichi postillati, note biografiche, pagine d^album^ 
album interi, pezzi di musica originali e d'ogni altro genere di scrittura, molte delle 
quali presentano i primi getti, i pentimenti, le cancellature, varietà di lezioni. Accresce 
pregio a tutte queste svarìatissime specie di autografi l'esserne una gran parte inedita o- 
sconosciuta. 

Senonché per dare un'adeguata idea di questa collezione bisognerebbe riprodurre 
nella sua integrità il Catalogo, che il comm. Lozzi coli' aiuto di suo figlio, (i) ne ha già 
compilato con un copioso corredo di curiosi aneddoti e di notizie in gran parte nuove 
e utili per la storia, la critica e la bibliografia della musica e la biografia dei musicisti^ 
e la distinzione delle loro diverse scuole. 



(x) Cav. Antonio Lozzi, maestro compositore, che giovane ha già dato al teatro melodrammatico tre plauditi lavori, 
ed ora sta musicando la Locandiéra del Goldoni sn libretto dell' illustre poeta cav. Ugo Fleres, nell' intento di ravvivare 
Vopera comica, col tesoro delle splendide tradizioni della scuola italiana, coi progressi dell'arte e con lo spirito moderno.. 



UNA VISITA ALLA COLLEZIONE DEL COMM. C. LOZZI 



^33 



Farebbe pur mestieri riprodurre la prefazione eruditissima che al Catalogo è stata 
premessa per ispiegame il metodo tenuto e tutti gl'intendimenti della collezione. 

Non essendo ciò possibile, per sopperire in qualche modo a tale uopo continue- 
remo a valerci degli appunti^ che ci è stato concesso prendere sugli originali. 

La collezione, come abbiamo accennato, si divide in due grandi categorie, musica 
e teatro ; ciascuna delle quali poi si suddivide in altre minori e più speciali ; e noi ci 
studieremo di dare un cenno, se non di tutte, certo delle principali, non senza additare 
alcuni dei nomi più rari e distinti onde ciascuna è rappresentata. Avvertiamo innanzi 
tutto che le divisioni adottate ne' cataloghi in autografi di musicisti teoretici, pratici, 
storici, critici, da chiesa, da camera, da teatro, da ballo e simili non vanno esenti da 
difficoltà, essendovi una gran parte di essi che sono riusciti in diversi generi, e sono 
stati in pari tempo maestri, compositori, suonatori o cantanti ; onde bisognerebbe indagare 
in quale si sono più segnalati per collocare ciascuno nella corrispondente categoria. 

Ciascun pezzo (pièce dei francesi ) è, secondo l' uso più comune, custodito entro 
un gran foglio, bianco o colorato, sul quale sono segnate le solite note biografiche del- 
l'autore, e la descrizione dell'autografo o documento e la specialità che presenta. 

Siccome il comm. Lozzi non meno nella parte antica che nella moderna della sua 
collezione ha mirato assai più all' importanza della pièce in sé stessa che all' autografo, 
ossia più alla sostatila che alla forma ^ a cui esclusivamente sogliono mirare gì' incolti o 
fanatici raccoglitori di firme (signatures)^ cosf è naturale eh' egli si pregi massimamente 
delle scoperte che ha avuto la fortuna o il merito di fare nel rinvenimento di questo o 
quell' autografo, e metta ogni studio a farne rilevare l' importanza e l' interesse speciale 
di ciascuno. Egli inoltre è stato in grado col sussidio di questi, che si possono chiamare 
autografi documentiy di far conoscere ignoti musicisti antichi, di riparare errori commessi, 
equivoci incorsi, indebite omissioni, ingiuste esclusioni, e altri difetti che si riscontrano 
più di tutto in recenti cataloghi e in dizionari universali di musicisti y e anche in lavori 
storici e biografici che vanno per la maggiore, e si gratificano col titolo di monografie. 
Anche dai saggi ch'egli con tanto successo ne ha già pubblicati in periodici e princi- 
palmente nella Gaietta musicale del comm. Ricordi di Milano, si è compreso che lo 
scrittore della Storia universale della musica^ che è uno dei desiderati della civiltà, non 
potrà privarsi del sussidio di questa collezione ; e che quindi sarebbe un gran peccato, 
che essa, come tante altre, andasse dispersa, o all'estero, anziché trovare la sua propria 
sede in uno de^ primi istituti musicali di questa Italia, segnatamente ora che è intesa a 
ricuperare il primato eh' ebbe nell' arte di Euterpe. Tanto più che sebbene in essa siano 
degnamente rappresentate le nazioni, che più si distinsero nel culto della musica, — Fiandra, 
Francia, Germania, Spagna, Polonia, Inghilterra — pure, com' è naturale, vi primeggia 
l'Italia per numero e importanza di autografi e documenti. 

Questi poi sono nella massima e nella più interessante parte della più alta^ famosa 
e sicura provenienza y oltre ciò che ha potuto trovare e pescare direttamente in luoghi da 
altri inavvertiti, inesplorati e inaccessibili. 

La collezione adunque nella sua prima grande anzi massima categoria si inaugura 
dai compositori di musica da teatro, dai melodrammatici y o lirici come oggi dicono, ai 
quali spettano i primi onori. 



1 h. 



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234 



LEO S. OLSCHKI 



Melodrammatici o Lirici. 

Vecchi Orazio (i), autore éeW Anfiparnaso^ 
commedia armonica, la cui prima edizione 
rarissima è del 1597. 



essa teneva le riunioni, presenti, tra gli altri,. 
Strozzi Piero, Pietro il Pellegrino e il 
poeta RiNucciNi Ottavio, per dar forma 
al recitativo. 
M0NTEVERDI Claudio, il grande riformatore 




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Notevole «oscrìzione del Vecchi apparendone il nome del padre. 










c:rfcéx^i^. e. ìaA^ /i 




Anche questa ricevuta è notevole per l'aggiunta del soprannome Romano, 

Caccini Giulio, detto Romano^ che era gran della musica rappresentativa nella Corte del 

parte della Camerata^ insieme a Bardi Gio> Duca di Mantova. 

VANNI, Conte deliVernio, nel cui palazzo Durante Francesco. 




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Di questa lettera importantissima di 2 pag. in f.* si riproduce la sola chiusa. 



(x) Di tatti i nominati si possiede l' autografo più o meno importante, avvertendo che riguardo ai più antichi, quasi 
tutti introvabili, bisogna essere di più facile contentatura in ciò che miracolosamente si è trovato ! 



'^.« ■■"• 



UNA VISITA ALLA COLLEZIONE DEL COMM. C. LOZZI 



235 



Cafaro Pasquale, detto Caffariello- 

CiMAROSA Domenico. 

Capece Alessandro. 

Coccia M.» Rosa, il cui oratorio scritto a 1 3 anni 

fu rappresentato in Roma nel 1772. 
Coccia Carlo. 

Arieta Emilio, famoso Zarzuelerista di Spagna 
Aspa Mario. 
Beethoven Luigi. 
Berlioz Ettore. 
BoiELDiBu Fr. Adrien. 
BoiTO Arrigo. 



GouNOD Charles. 

Haydn Joseph. 

Herold L. G. F. 

Halevy I.-C. 

Landi Stefano, // Santo Alessio, dramma mu' 

sicale, 1634. Roma. 
Lotti Antonio. 
AUBER D. F. S. 
Apolloni Giuseppe. 
Legrenzi Giovanni. 
Lulli G. B. seniore. 
LuLLi G. B. juniore. 










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Di 3 p. in f.o si rìprodacoao due sole righe in forma ridotta. 



BiZET George. 

Bellini Vincenzo. 

Caldara Antonio. 

Carafa Michele. 

Catrufo Giuseppe. 

Cherubini Luigi. 

Coppola Pietro-Antonio. 

Champein Stanislao. 

D'Azeglio Massimo. 

Delibes Leo. 

DoNizETTi Gaetano. 

D'AuvBRGNE Antoine. 

DrrrERSDORF Carlo. 

Federici Vincenzo. 

Flotow F. 

Fioravanti Valentino. 

Franchetti Alberto. 

Frauery Nicolas-Etienne, fu il primo a dar 
forma di parodia a melodrammi italiani. 

GoMEz A. Carlos. 

GossEC Francois-Joseph. 

Generali Pietro. 

Gluck. 

Gretry a. Modesto. 

Giordano Giuseppe, detto Gior damilo. 

Gnecco Francesco. 

Gazzaniga Giuseppe. 

Glinka Michele, il gran riformatore della mu- 
sica russa. 

Galuppi Baldassarre. 
Gabbrielli Conte Nicola. 



Latilla Gaetano. 

Leo Leonardo» 

Mayr Giov. Simone, M.* di Donizetti. 

M ERG ADANTE Saverlo. 

Massenet G. e. F. 

Meyerbeer Giacomo. 

Mazzoni Antonio. 

Morlacchi Francesco. 

Marchetti Filippo. 

Méhul Stefano Nicola. 

Marschner Enrico. 

Mascagni Pietro. 

Mazzucato Alberto. 

MoRANDi Pietro. 

MoNiuszKO Stanislao, le grand compositeur na- 

tional Polonais, 
Mozart il grande, col padre Leopold, con la 

moglie CosTANCE, col figlio Amedeo, con 

la sorella Marie Anne. 
Nicolini Giuseppe. 
Neukomm Sigismondo. 
Nicolai Ottone. 
Offenbach Giacomo. 
Onslow Giorgio. 
Paisiello Giovanni. 
Persiani Giuseppe. 
Perti Giacomo Antonio. 
Pacini Giovanni. 
PicciNNi Nicola. 
Paer Ferdinando. 
Ponchielli Amilcare. 



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M-^ i^, ^ tf iC^^Lif -xc:^^^ Ti^^Oj^ 











Mounier (1755-1832): /^ rénovateur du vau- 
deville franfais, 

KArMONDi Pietro. 

Ricci L\x\^ e Federico. 

KoHMiNi Gioaccli. (/^(7jjf>r) ; e il padre,GiusEPP£. 

Saukki Antonio. 



Spontini Gaspare, con la moglie, figlia di Jean 

Baptiste Érard. 
Thomas C. L. A. 
Vaccai 1^/icola. 
Verdi Giuseppe {Dossier) con la moglie Strep- 

PONi Giuseppina. 



UNA VISITA ALLA COLLEZIONE DBL COMM. C. LOZZl 



237 



Uccelli Maria, 
UsiGLiO Emilio. 
Wagner G. Riccardo, ■ 
Weber Carlo M- 



la m<%lie Cosiua. 



Weigl Giuseppe. 

ZlNGABEt.LI Niccolò. 

Zelteb C. F. 



Teorica della musica. 



Choron a. S. 

Fenaroli Fedele, macitro di Cimarosa. 

Gassbnd Pietro. 

GiBBLLi Lorenzo. 

Grandi Guido, il celebre matematico. 

Gaffurio Franchino (0 sue note a. f. inedite 
ai principi! di Platone su la musica. 

Spataro Giovanni ì 1. a- f. di sommo interesse 

Aron Pietro \ musicale. 

Mattei Stanislao, il più valoroso allievo e suc- 
cessore del Martini. 

Galilei Michelangelo, il fratello del gran Galileo 

Praetorius Michael, 

RozB ab. Nicolas. 

Sabbatini 1*. Luigi Antonio. 

Tausig Carlo. 

V ALLOTTI P. Fra fico. 

VoGLER ab. G. G., maestro di Weber e di 

Mayerbeer. 
Martini G. B. 
Doni G. B. 

Mancini G. B., arte del canto. 
KfilCHA Antonio. 

Musica da Camera. 

BoBSSBT Antoine, surin/endant de la musiqtie 

du Rai (1585-164.3). 
LuLLY Jean Baptiste, fils du célèbre Lulli, su- 

rintendanl de la musigue du Roi. 
Albergati Pirro, anche per teatro e per chiesa. 
Martini G. B., compositore, teorico e storico 

{dossier). 
Grktrv a. G., autore anche di libretti. 
Scarlatti Alessandro, cantate, a. f. inedite. 
Calbgari Antonio. 
Rousseau Jean Jacques r i» I. a. s. tris-interes- 






Bach Jean Sebastien, e gli altri. 

Bhiccio Giovanni. 

Bannio Gio. Alberto, un trattatello a. f. ine- 
dito di precetti musicali. 

Gaulei Galileo : Trattò e risolvette anche pro- 
blemi di proporzioni armoniche. 

EuLER Léonard. 

KiRCHER Atana-sio. 

Leihnitz G. W. 

CzBRNv Carlo. 



jaa/*.-a» Plècea. s. 3 p, in-4i> très-curieuse : 
Compie de copies de musigue faites par lui 
pour le prince de Conti. Il y a 44 marceaux 
gu'il avait copiés à raison de 6 solslapage ; 
lous Us tilres des ouvrages, presgue loutes 
italiennes, soni indigués. 



(i) GAFD»11 FSASCBIBI! Tiusriaim a 
diiciflt'M. Nupolj, per Mig. Fianc dg B 
ifSo, ott. in-f. Frima libro dì mnioi, im; 



i T r^- 



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238 



LEO S. OLSCHKI 



Anglebbrt (d') G. B., capo della musica da 

camera di Luigi XIV. 
GiDB Casimiro. Operette da saìon e le serate 

artistiche, 
KiBL Federico. 

Malezibu Paul, chanteur de salon. 
PUGKT Louise, M.me Lemoine. 



Broschi Carlo, detto Farinello,. 

SiBONi Giuseppe (1780- 1839). . 

Blasis Virginia. 

Carlani Carlo, lettera al suo amico Metastasio. 

GiLKT o GiLKTus Cossu, Cantante della Corte 
sforzesca a Milano nel sec. XV. 

Garcia Malibran M.» Felicita e tutti della fa- 
miglia. 



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otx."^ 






Cb- 



1^CL.r^ 1 ' Q . c/ìoiLi^'e.aju^ 



i'^itt- yt-^xi.-^fcfi^'Tf'£>t^flun-«> -- 



2- ^prcj^^et^ Lo J'-t^a^L.. -*' la ' ' 



: ^.^„. if;^ ^ 



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3, ,2 



Db questo documento di 3 p«g. in-fol. 8Ì conferma che il filosofo ginevrino esercitava il mestiere di eopiamustea per campare la vita. 



Cantanti — Vecchi virtuosi — Sopranisti — 
Cantatrici celebri anche per bellezza e 
galanteria. 

AuRisPA Giovanni, grecista, cantore (1369- 1460). 
Grossi Giovan Francesco, detto Si/ace, 



Marchesi Luigi 

Pacchierotti Gaspare f sopranisti de'più fa- 

Santarelli Giuseppe f mosi. 

Velluti G. B. 

Todi Luigia. Torino 1780. 




Banti Giorgi Brigida. 

Basini Matteo» cantò un duetto con la regina 

Maria-Antonietta . 
Bulgarelli, detta la Montanina, l'amica di 

Metastasio. 



Marinoni Giovanna Carlotta. Hannover, 1819. 

Camporesi Violante. 

Grassini Giuseppina, la tentatrice del vincitore 

di Marengo. 
CoLBRAN Isabella, i& moglie di Rossini. 



!. ■ 



UNA VISITA ALLA COLLEZIONE DEL COMM. C. LOZZI 



239 



Pellisier Olimpia, 2» moglie di Rossini. 
Lablachb Luigi. 
MoRANDi Rosa. 
Patti Adelina. 
Stoltz Rosina e Teresa. 
Ungher Carolina. 

Cesena G. (da) musico di Papa Paolo III (1548). 
Catalani Angelica. 
CosssLU Domenico. 

Crbscentini Girolamo, detto V Orfeo italiano. 
Cruvelli Baronessa Vigier. 
Donzelli Domenico. 
Davies V Ing lesina e miss. Marianna. 
Rubini G. B», con la moglie Adelaide. 
Mario db Candia. 
Pasta Giuditta. 

Saucola Margherita (Corte di Mantova). 
Carrion Emanuele. 

Cortbllini Anna, M.» detta la Serafina, (Corte 
de' Medici, 1699). 



Suonatori e Coiiq>ositori pel proprio stru- 
mento. — Strumenti musiccdi a fiato, a 
tasti, a corda o ad arco. 



Clementi Muzio. 

David Jean, maitre joueur tVinstruments à Pa- 
ris. 

Davide (P.) da Bergamo, organista celebre, che 
suonò il trionfo delle giornate patriottiche 
di Milano. 

Brahams Johannes. 

Lbibnitz G. G. : Bon musicien et jouant de 
piusieurs instrutnents. 

Chopin F. F. e l'amica George Sand. 
Centroni Baldassarre (oboe e corno inglese), 
amico di Rossini. 

Castellacci Luigi, chitarrista, compositore. 



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David Giacomo e Giovanni. 
Gayarrb Giuliano. 
IVANOFP Nicola. 

Ronconi Giorgio e Sebastiano. 
Stagno C. 

Vallisnieri Antonio, scrisse sulla voce degli 
eunuchi. 



Franciosini, famiglia di 8 famosi sonatori al 
servizio della Corte Medicea (1603). 

Giorgi Maria, pianista celebrata dal Giordani. 

Liszt Francois. 

Mendelssohn-Bartholdy Felice e la sua mo- 
glie Cecilia. 

Rosa Salvatore, il pittore e poeta. 



240 



LEO S. OLSCHKI 



RuBiNSTEiN Nicola e Antonio. 

ScHuHANN Roberto e la moglie Clara, pure 

distinta pianista. 
Sor Ferdinando. 
Voss Carlo- 

Zanolini Carlo, organista. 
Briccialdi Giulio. 
Brizzi Gaetano e Enea. 
RoHBKRQ Andrea. 

Th ALBERO Sigisniondo- 
VoGBL e. L. A. 

Filiberto Fedro, pifero (sec. XVI). 
Rossini Giuseppe, padre del sommo Gioac- 
chino, suonatore di corno. 
KoNTSKi (de) Antonio e Apollinare. 
Brod Enrico. 
BQlow (Hans de) Guido. 
FuRSTKNAu Ant. Bernardo. 
Galla ¥ Jacque-Fran^ois. 
Ghebart Giuseppe. 
MoscHELES Ignazio. 
Sgambati Giovanni. 
Tofano Gustavo. 
TuLOU Jean- Louis. 

ZSLTER C. F. 
ZlMUBRMANN P. G. G. 



Violinisti e violoncellisti — Strumenti a corda. 

Arditi Luigi. 

Bazzini Antonio. 

Gorelli Arcangelo. 

Buonamente G. B., sconosciuto al Pétis (se- 
colo XVI 1). 

C1UADOR G. B. 

CoRAZZARi Bernardino, detto dal Violino (Fer* 
rara 1696!. 

Tartini Giuseppe: !. a. f, importantissima, e 
un opuscolo a. inedito sulla musica I 

Bini Pasquale, il più bravo allievo del Tartini. 

BSRioT (de) Carlo, Augusto, marito della Ma- 

Pacanjni Niccolò. 

SivoRi Ernesto-Camillo, l'unico allievo del Pa- 
ganini. 

Radicati Felice Alessandro. 

Rode Pierre. 

Vieuxtemps Enrico- 

V10TTI Giov. Battista, caposcuola dei moderni 
violinisti. 

Vivaldi Antonio. 

Rolla Alessandro e Antonio. 

VOGEL C. L. A. 

Spohr Luigi. 



WiENiAWSKi Enrico e Joseph. 
YsAVE Eugène. 
Zocca Gaetano. 
BoTTBsiNt Giovan Antonio. 
Baillot Pier Maria Francesco. 
Batta Alessandro. 
Becker Giovanni. 
Benda Giorgio. 
Bertoja Valentino. 
Bessems Antonio-Augusto. 
BiGNAMi Carlo. 
Bokrbr Ma-ssimiliano. 
BoRZAGA Egidio. 
fiotiCHER Alessandro. 

BOUSQUET Giorgio. 

Braga Gaetano. 

Brasolin Domenica 

Bruni Ant. B. 

BuiNi Gius. M.> : Sonale per violino e davi' 

cembalo. 
Campagnoli Bartolomeo. 
Capuzzi Gius. Antonio. 
Casella Cesare. 
Cavallini Eugenio, 
Chaine Eug:enÌo. 
Chevillard Pier.-A. Fr. 
CosTANZi G. B., detto Gioamrìno de Roma, 

violoncellista e M.» dì Cappella al Vaticano, 

verso il 1750. 
De Giovanni Niccola. 
DOTZAUER G. G- Federico. 
Duport Jean 'Louis. 
Emiliani Cesare. 
Ernst Enrico^Guglielmo. 
Perni Carolina e Virginia, 
Ferranti (Marco Aurelio Zani de), perfezio- 

iialore del metodo per suonare la chitarra. 

FONTAINE A. 

Franchomme Auguste. 
Francombndés Giacomo. 
Gallo Domenico. 
Gastinel L. G. C. 
Ghvs Giuseppc- 
GioR GETTI Ferdinando. 
Giuliani Antonio. 
Grasset Jean-Jacque. 
Haensel Pietro, 
Hauman Teodoro. 
Hauser Michele. 
Jadin Louis-Emanuel. 
JoACHiM Joseph. 
Kreutzer Rodolfo. 
Lachner Francesco. 
Lafont Charles-Philippe. 
Léonard Uberto. 
Manbtti Giuseppe. 



7. 
i 



UNA VISITA ALLA COLLEZIONE DEL COMM, C. LOZZI 



241 








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^REs Gaetano. 
Mariani Angelo. 
Massbt N. G. G. 
Maysedbr Giuseppe. 
MiLANOLLo Teresa. 



Naroini Pietro. 
Panofka Enrico. 
Papini Guido. 
Piatti Carlo Alfredo. 
QuARENGHi Guglielmo. 



242 



LEO S. OLSCHKI 



RoBBio Benvenuto Cont« di San Raffaele. 

RoMBERG Bernardo. 

Rovelli Pietro. 

ScHiAssi Gaetano M.* 

Servais Adr. Francois- 

SiGHiCELLi Antonio. 

Tonassi Pietro. 

Liutai. — Inventori e fabbricanti di 
stromenti musicali. 



Una delle categorie più 
sissima per numero e varietà d' autografi, quasi 
tutti rarissimi e alcuni veramente unici, intro- 
vabili ! ! 

Gaspare da Salò, inventore del violino : Do- 
. f. di sommo interesse artistico 



Stradivari Antonio. 

Vergilio Pdidoro, nel suo libro de Jierutit iu- 

ventoribus (sec. XV) parlò degl'inventori di 

stromenti musicali. 
Bartoli Daniello : trattò dei suoni e tremori 



Della Valle Pietro, detto il Pellegrino, in- 
ventò qualche strumento musicale. 

Galilei Vincenzo, figlio del gran Galileo, in- 
ventore di uno strumento musicale. 

BoNANNi F. : Degl' istrumsnti musicali. 

Francklin Beniamino, inventore dell' Armo- 
nica. V. Fétis (I). 

Matelart Joanne ; Imposla/ura del. Leuto (se- 
colo XVI). 

Montanari Geminiano, inventore della Tromba 



Medici Ferdinando (Principe): gli strumenti di 



^^fhl^ 'V /y^i^ C*i, ftt^^ Ar'''^ A^i>t*«^«' t.\ 



,iji- 



f~^~ 



e biografico : da esso si è appreso il suo 
vero c<^nome Bertolotti. 

Maggini Giovanni Paolo, il più famoso allievo 
di Gaspare. 

ViRCHi Giov. Paolo di Girolamo, liutaio e ma- 
drigalista {1588). 

Amati Girolamo, Nicola il vecchio, Antonio 
e gli altri di questa celebre famiglia cremo- 
nese di liutai. 



a Sala ariifici it inirnimaiii de mnia >. 

Stradivari per la Corte medicea furono da 
lui commessi ; e cooperò all' invenzione de] 
pianoforte, fatta da Bartolomeo Cristofari, 
cimbalaio di Padova. 



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UNA VISITA ALLA COLLEZIONE DEL COMM. C. LOZZI 



243 



Mafon Battista. 
ÉRARD Pierre. 



Ceruti Riccardo. Tultimo della scuola di Stra- 
divari a Cremona, col fratello Enrico. 



1; 




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y^(^A)i^^ 



Altro importante documento di 3 pag in-f.* 



■^ 




Ferroni Pietro. 

Antoldi a., inventore dell'arpa a tasti. 
Bosi Giuseppe, inventore della znola reale a 8 
corde. 



Chladni Ernest, inventore delPEufono. 

FoNTANELLi Giovan-Giuseppe, celebre fabbri- 
catore di liuti a Bologna, verso la metà del 
sec. XVIII. 







\J^ ->**^^ 






•CCOL- 



->•* ó/'>^.É>*r»* 







f^^a/nif — 



J*^ 



Prosegue per 2 pag. in-f.o 



Cancellieri Frai^co e 

De Rossi G. B., il principe degli archeologi 

della cristianità, scrissero sulle Campane. 
Pietro il Grande di Russia : è storico il suo 

maraviglioso violino- 



Herz Henri, pianista e fondatore di una rino- 
mata fabbrica di pianoforti. 

Morellato Paolo : perfezionò la costruzione 
de* pianoforti, introducendovi i martelletti. 
V. Catal. Succi. 



S^AwS} Qt£rn<mf tub Usit j,^ ^ieofii 'C/ma/ts 'SC~ Q^errKmou 






Questa nota apposta ad nn Libro delle Regole de' frati Eremitani dimostra che il liutatio Nicola Amati, ch'era scomparso dal- 
Tarte e dal mondo, erasi reso frate carmelitano. 



TuRiNi Francesco. VVolff, facteur des pianoy o Volf Alberi e 

Pleyel Ignazio e Camillo, e la moglie Maria. Fed. Aug. 



LEO S. OLSCHKl 



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È quHU 11 uconda [elteri cfas dello Slndinri al conoKa ; l'alu-a i poucduu dilli rìnomau cui lìalinlo V&W > Laadcm. 

Tasso Bernardo, 
Pastorale italiana o tragicomedia. Goarini G. B., il cui Pastor Fido con inter- 

medi fu rappresentato nel 1598. 
L'opera in musica è conseguenza di quel- Marino G. B. 
l' ideale eroico pastorale clie dal rinascimento Metastasio Pietro, il quale scrisse anche in 
scende per niusica. 

Tasso Torquato. Giraldi Cinthio G, B. 



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UNA VISITA ALLA COLLEZIONE DEL COMM. C. LOZZI 



245 



Fondatore e padri dell'Oratorio. 

Neri (S.) Filippo, fiorentino, fundator Con- 
gregaiionis Oraiorii, promotore d^li ara- 
torti musicali, fu amico al Falestrina, prin- 
cipe della musica, il quale nelle sante di lui 
braccia esalò il sublime spirito, il 2 feb- 
braio 1594. 



Da Ponte Lorenzo, il librettista di Mozart. 

Fétis per errore: D* Afonie/ 
ToTTOLA Andrea Leone. 
Romani Felice. 
MussET (de) Alfred. 
Calsabigi (Ranieri de) autore dell* Orfeo per 

Glack. 
Casti G. B. 
Zeno Apostolo. 






INTAVOLATVRA 

DE L E V T O 

DE IOANNE MATELAKT 



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FIAMENGO MVSICO 






IN ROMA 
Per Vtfbrio Dorico, L'otro M. D. L I X 



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Questa dedica del fiammingo musicista fu profetica, essendo pochi anni dopo slato eletto Pontefice il Card. Santiquatiro. 



Fu naturale il passaggio dagli oratorii ai 

melodrammù 
Angina Giovanni Giovenale, 3 1. a. f. ima 

delle quali diretta a S. Filippo Neri. 
Angina Giovanni Mattia. 
Tarugi Francesco M.* (poi Cardinale). 
Baronio Cesare (poi Cardinale). 
Calvelli B.**» Egidio. 
Grassi P.e B.^^ Antonio. 

Poeti melodrammatici. — LibrettistL 

P0UZIANO Angelo, l'autore àtW Orfeo (i^ji), 
il primo dramma con intermezzi musicali^ 
L. a. f. a Lorenzino de' Medici, importan- 
tissima. 

Chubrbra Gabriele. 

RiNucciNi Ottavio. 



Mbtastasio Pietro. 
Heine Henri. 
Monti Vincenzo. 
Camarano Salvatore. 
Desaugiers Marc. Ant. 
D'Ormeville Carlo, 
Maggi Carlo M.» 
Maffei Andrea. 
Pepoli Carlo. 
Piave F.o M.^ 

« 

Sclera Temistocle. 
Dechamps Emile. 
Marmontel Jean-Francois. 
Ferretti Jacopo. 
Ghislanzoni Ant. 

Gherardini Giovanni : La Gazza ladra per 
Rossini. 



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La BihitofiUa, rolume IH, dispensa 7*-8*. 



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246 



LEO S. OLSCHKI 



BoiTO Arrigo. 
Gauani Ferdinando. 
Planard Fr. Ant. Eug. 



ViTTORELLi Jacx)po, di Bassano (i 749-1835). 
Bérangsr Jean-Pierre. 
Porta Carlo. 



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Chiusa di una lettere importantissima di 2 pag. in-f.<^ 



Prati Giovanni. 
Testi Fulvio. 
Zola Emile. 

Poeti musicalL — Poeti di ballate. 

(Cosi dette perché si cantavano ballando). 

< Poesia cantata o più diffusa tra il popolo 
e la borghesia, che bastò fìno a tutto il secolo 
decimosesto ; cioè a dire, oltre il madrigale^ 
la bailata breve e lunga^ la lauda spirituale e 
il canto carnascialesco che dalla ballata deri- 
vano, e altre forme minori. » 

Giosuè Cakducci. 

Elementi musicali nella ritmica e nella me- 
trica delle lingue romanze. 

Poeti più segnalati per la musicalità del verso. 

Meli Giovanni. 

WiELAND Christ. Mar., le grandpòete allemanda 

Nella canzonetta musicale, a giudizio dello 
stesso Carducci, si distinsero, e però se ne 
possiedono belli e anche duplicati autografi, i 
quattro seguenti: 

Rolli Paolo, romano (1687-1765). 
Savioli Lodovico, bolognese (1729-1804). 

Rossi (de*) Giovan Gherardo, romano (1754- 
1827). 



Redi Francesco : Armonia imitativa nel Bacco 
in Toscana e descrizione di strumenti mu- 
sicali. 

Leopardi Giacomo, la musica del dolore e 
della malinconia è sovrana nei suoi versi» 

Tirtei dei popoU diversi. 
Improvvisatori di canti patriotticL 

RouGET DE LisLE, l'autore della MarsigHe- 

se (i), il Tir tea della Francia. 
Rousseau Thomas. 
Holmes Auguste, musicò le Triomphe de la 

Republique in onore del Centenario del 

1889. 
Mameli Goffredo. 
Rossetti Gabriele. 
Regaldi Giuseppe. 
Milli Giannina. 

Mercantini Luigi, autore difSX^Inno di Gari- 
baldi (V. Pougin). 
Pedro (Ant. Joseph di Alcantara) Imperatore 

del Brasile e Re del Portogallo (1798-1834). 

Musicista, autore deWInno della costituì 

zione^ inciso a Dresda. 



(z) Lays o Lay Francois, che eatosiasmò I volontari 
nel Z799, col canto della MarsiUaw, 



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UNA VISITA ALLA COLLEZIONE DEL COMM. C. LOZZI 



247 



NovARO Michele, musicista, musicò l'inno pa- 
triottico del Mameli : < Fratelli d'Italia >. 
Verdi Giuseppe, musicò Vlnno militare del 



PoBRio Alessandro. 
Bbrchet Giovanni. 
Bbauarnais Hortence (de), reine de Hol- 



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1848, dello stesso Mameli» e ne fece dono 
a Giuseppe Mazzini. 
Vecchiotti Luigi, musicista, musicò la Can- 
tata del Mercanti ni, per la festa teatrale 
del 16 giugno 1846, data in Sinigallia, per 
la esaltazione di Pio IX. 



lande, a cui fu attribuito il canto Partant 
pour la Syrie^ che invece vuoisi sia di 
L. Drouet. 

Federico II il Grande, Re di Prussia ; com- 
pose due marcie militari. 

GiANNONB Pietro, improvvisatore patriota. 






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248 



LEO S. OLSCHKl 



HusRTA y Caturla, musicò l' Inno di Riego^ 
la Marsigliese spagnuola. Vi è unito Ta. f . 
di £varisto San-Miguel, maresciallo spa- 
gnuolo, autore della poesia dellV^n^. 

LvoFP Alexis, autore dell' inno nazionale russo. 

PoRTUGAL Marcos, autore dell'inno patriot- 
tico portoghese. 

Chenier MM Joseph» auteur des paroles du 
chant du depari ( 1 764-181 1). 



^^J^^OLZjys,CyMli^^i7^^ 



visatore di tragedie, prima in Italia, quindi 
a Parigi, ove, giudice il Lamartine, vinse 
la sfida del francese improvvisatore. 

Pradel Eugène, célèbre improviscUeur fran- 
Qais. 

Morelli M.^ Maddalena (Corilla Olimpica)* 

Bandettini Teresa (Amarilli). 

Gianni Francesco. 

Lorenzi ab. Bartolomeo. 



I^tru^ 









È una poscritta a una lettera dal gran Federico diretta airamico Fr. Algarotti con le notine della guerra. 



Dall' Ongaro Francesco : Stornelli patriot- 

tici, 
Gallenga Antonio : La Milanese^ inno della 

guerra santa. 
Torti Giovanni: nel 1848 Vlnno delle cinque 

giornate — 1796: VAlba de' nuovi tempi. 



Taddei Rosa. 

Gagliuffi Faustino, improvvisatore in versi 
latini. 

Raccoglitori e illustratori di canti popolari. 
Questi richiamano a mente la rifiorita y 



*A. 



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y^éJUrM? (Lriif^ flJifMvf (tfft^-M^ oiho^fffli ft^^im ittUjfv J/i ^ . 

È la soscrìzione a un contratto di Società tra il romano compositore^di musica, Giovanni Scala, rimasto ignoto al Fétis e ad altri 
storici, e lo stampatore Dorico per la pubblicazione di opere musicali. 



Zoncada Antonio : Milano libera ^ inno nazio- 
nale, musicato. 

Poeti estemporanei. 

Albanese Giov. Frane, improvvisava suo- 
nando egregiafnente il mandolino. 

Sgricci Tommaso, famosissimo improvvisa- 
tore di tragedie. 

Cicconi Luigi, non meno acclamato improv- 



ossia quegr intercalari trillati che le monta- 
nine cantano tra un rispetto e l'altro, specie 
nel pistoiese. 

Tommaseo Niccolò: Canti greci, còrsi, ita- 
liani ecc. 
Tigri Giuseppe : Canti toscani. 
Parisotti Alessandro: Melodie popolari ro- 
mane- 
Fauriel C. : Canti popolari greci. 
Nigra Costantino : Canti popolari vari. 



UNA VISITA ALLA COLLEZIONE DEL COMM. C. LOZZI 



GoftDiGiANi Luigi, musicò con gran s 
circa 300 canzonette popolari e stornelli. 

COMPARETTi Domenico: BiblioUca di canti e 
roiconti del Popolo iialiar.o. 

D'Ancona Alessandro : Canti siciliani. 

Dalmbdico Angelo : Canti del popolo vene- 

Ferrabo Giuseppe : Canti popolari mon/er- 
rini e del Ferrarese, Cento e Pontela' 
goscuro- 

luBRiANi Vittorio, raccoglitore e illustratore 
di canti popolari del napolitano. 

Laboulj^ve Edouard: Les Chausons populai- 
res des peupUs slaves, Paris, 1864, 

Spano Giovanni : Canti popolari in dialetto 
sassarese ([sola di Sardegna). 

Prllhgrini (C." de) Ferdinando: Canti popo- 
lari slavi. 



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1 e letterati che nelle loro opere, 
senza trattarne '< es-professo », parlarono 
della musica. 

Algarotti Francesco. 

Kant Emmanuel. 

Botta Cario; Su la natura de' suoni e de' ioni, 
«803. 



: delia libertà. 



Cirillo Domenico, il i 

trattò delta Tarantola e della n 
medicina di malori. 

CoNDiLLAC Etienne (de). 

DlDBROT. 

D'Alembert. 

Haller Albert {d'). 

Hegel G. G. F. 

Lacrange Giuseppe Luigi. 

Verri C." Pietro e Alessandro. 

Barbiti Giuseppe. 

Bellarmino Card. Roberto. 

Darwin Charle Roliert. 

Genovesi ab. Antonio. 

Giordani Pietro, il suo originale discorso per 

la Ungher. 
Gioberti Vincenzo. 






Gerhain Sophie. V. Fétis- 
Kepler Joan. V. Félis. 
Morgagni G. B., il snmm' 

Fétis. 
Mazzini Giuseppe, il grande agitatore, scrisse 

sull'Opera musicale e sui Libreili. 
Muzio Justinopolitano. 



250 



LEO S. OLSCHKI 




Newton Isaac. V. Fétis. 

Valsalva Anton M.», anatomia dell'orecchio. 

Schopenhauer Arthur, con Jeanne, sua 

madre. 
Stancari Vittorio Francesco. 
Stael (Madama di). 
Stellini Jacopo. 
Crbscimbeni Giovanni Mario. 
FoNTANiNi Giusto. Biblioteca italiana^ a. 1741. 
Quadrio Francesco-Saverio. 
Schlegel Augusto Guglielmo. 
Spencer Herbert. 
Darwin Charles- Robert. 
Winckelmann Jean. 



Prìncipi, cultorì, mecenati o protettori 
della musica. 



Cappello Bianca, e la Corte medicea, per le 
cui feste ebbe origine il vero melodramma ; 
e alla Cappello fu coniata una medaglia, 
come distinta per la bellezza e per la mu- 
sica. 

Gonzaga Ippolita, Gonzaga Ferdinando, e 
tutti i Conti e i Duchi di questa casa. Col- 
lezione completa. — L'Archivio Gonzaga 
a Mantova è il più importante per auto- 
grafi e documenti musicali. 

Carlo Alberto, che nel 1831 fece comporre 
la marcia reale di Casa Savoia. 

Maria Teresa, di lui moglie, distinta anche 
nel culto della musica. 

Maria Adelaide di Savoia, Duchessa di Bor- 
gogna. 

Margherita di .Savoia, celebrata dal Car- 
ducci, anche pel culto della musica. 

Alberto (Principe) marito della 

Regina Vittoria, d' Inghilterra. 

Federigo II, Re di Prussia: Fondò nel 1742 
il gran teatro dell' Opera a Berlino, con i 
sovrani di detta Casa, di Germania, e d'Au- 
stria, musicisti e protettori della musica. 
Collezione quasi completa. 

Luigi I, Re di Portogallo. 

Destouches card. André. 

Luigi XIII e XIV, Re di Francia. 

Maria e Caterina de' Medici, Regine di 
Francia. 

Maria Teresa, Duchessa di Chambord. 

Marie Antoinette, Reine de France. 

Mazarino card. Giulio, il fondatore del Théà- 
tre de V Opera. 

Maria Cristina, Regina di Svezia. 

Maria Teresa, Imperatrice d'Austria. 



Libri e opuscoli con dediche autografe. 
Ouvrages avec envoi d'Anteur. 

Le Bibliophile Parisien del dicembre 1886 scri- 
veva: « Le succès considerale et tout 
récent de la vente de la Bibliothèque Noilly 
(1405 articles vendus 150.000 Fr.) démontre 
suffisemment quelle valeur est dès main- 
tenant attachée aux livres accompagnès 
d'autographes. > 

Doni G. B. 

Chladni E., dedica a. f. al Principe Albani 
della sua opera: Scoperte sulla teoria det 
suono (Lipsia, 1787). 

Collettori d'autografi, di strumenti musicali^ 
di costumi, d' avvisi e biglietti teatrali, 
e di poesie e cdtre stampe per le serate 
d'artisti di teatro. 

Per la musica vi hanno i collettori che rac- 
colgono soltanto le lettere, altri gli autografi 
musicali propriamente detti, altri riunistx>no- 
le due specie. Tra i collettori della seconda 
sorta merita speciale menzione il celebre mu- 
sicista 

Cherubini e 

FucHS Aloys, della cui collezione importan- 
tissima, in ogni pezzo da lui stesso auten- 
ticata, Fischoff pubblicò il catalogo. 
BovET e PosoNYi, Masse ANGELI e Succi » 
come la più parte de' collettori, riunirono 
le due specie ; ma nessuno, come abbianio- 
accennato, ha dato alla sua collezione la 
estensione e comprensività che ilcommen- 
dator Lozzi ha dato alla propria. 
Cam PORI marchese Giuseppe : Relazioni di Or- 
lando di Lasso e di Pier Luigi da J^ale- 
strina coi principi estensi (Moóensi, 1869). 
GoRETTi Antonio, musicista e collettore dì 

strumenti musicali (1627). 
Valdrighi C.t* Luigi di Modena, collettore e 

illustratore di strumenti musicali. 
DoNEBAUER Fritz, pubblicò due cataloghi della 
sua assai pregevole collezione di autO£^ra6 
musicali. 

Storici e biografi. 

Bresciani Benedetto. 

Cametti Alberto, Cronistoria dei teatri fa- 
mani e degli Oratorii, 
Martini G. B. 
Fétis F. G. 
PouGiN Arthur. 
Arteaga Stefano. 



UNA VISITA ALLA COLLEZIONE DEL COxMM. C. LOZZI 



251 



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LiCHTENTAL Pietro. 

Clemknt Felix. 

Caffi Fr. Antonio. 

Cattaneo d. Nicolò E. 

Angeloni Luigi. 

Canal ab. Pietro. 

Fantuzzi Giovanni. 

De Boni F. 

Napoli Signorelli Piero. 

ViLLAROSA Francesco. 

Carfani Giuseppe- 

Andres Giovanni. 

Ademollo a. : Siudi e monografie riguar- 
danti storia della trtusica. 

CoRNiANi G. B. Nei Secoli della letteratura 
italiana parla dell' invenzione di Guido 
d'Arezzo e del teatro. 

Giuli ari G. B. Carlo : Memorie storiche della 
musica sacra a Verona^ 

Maroncelli Pietro, compagno di Silvio Pel- 
lico allo Spielberg, muafcista : Notizia su 
Arcangelo Gorelli, 

Masutto Giovanni: Della musica sacra in 
Italia (Venezia, 1889). 

Regli Francesco: Storia d§l violino in Pie- 
monte' 

Reina Francesco: Vita di Pietro Metastasio. 

Crìtici musicali e teatrali, — Appendicisti. 

Brofferio Angelo. 

Romani Felice. 

Bianchi Celestino. 

Geoffroy (Pab. Julien Louis), il famoso fon- 
datore déiV appendice teatrale nei Débais, 
e i principali suoi seguaci* 

Fiorentino Pier Angelo. 

Galthier Théophile. 

Sainte-Beuve. 

Saint-Victor Paul (de). 

Janin Jules. 

Nodier Charles. 

D'Arcais Francesco. 

Cherbuliez Victor, 

FoRTis Leone. 

Sarcey Francisque. 

Torchi L. : Riccardo Wagntr, 

Vbuillot Louis. 

ViTU Auguste, critico teatrale del Figaro, 

Editori di musiccL — Inventori di caratteri 
e riproduzioni per essa. 

Petrucci Ottaviano, inventore de* tipi mobili 
per la musica. Nella Collezione Lozzi vi 
sono due es. di stampe diverse e rarissime 



di questo celebre impressore, di cui fìn qui 

non si è rinvenuto alcun autografo. 
Sbnefelder Luigi, inventore della litografia, 

cosi utile alla riproduzione della musica. 
André Giuseppe Andrea. 
RoMAGNESi Enrico, editore e compositore. 
Gando le j cune: graveur des caractéres pour 

la musique à Paris (1755). 
RiCHAULT Charles-Simon : Oesl le chef d^une 

dynastie cTe'diteurs de musique franfais. 

Ma è preceduta da casa : 
Ricordi Giovanni, Tito, Giulio di Milano. — 

Casa Lucca Francesco, fusa con Casa Ri- 
cordi. — Casa Trebbi. 
Le Moine Henry, pianista, editore. 
Troupenas Eugènie, autore di romanze. 
GoRi Anton Francesco : < òon musicien : édi- 

teur du traile de la Lyra Barberina de J . B. 

Doni >. Fétis. 
Casa SoNZOGNO, rivale di Casa Ricordi. 

Bibliografi della musica. 

Allacci Leone. 

Gaspari Gaetano, M.® compositore, bibliote- 
cario assai benemerito della preziosissima 
Biblioteca del Liceo musicale di Bologna. 

Succi Egidio, gran collettore di autografi mu- 
sicali, di cui pubblicò un assai ben fatto 
catalogo. Bologna, 1888. — La miglior parte 
di questa collezione passò in quella del 
comm. Lozzi. 

Parisi NI F. : Catalogo della Collezione musi- 
cale di M, Masseangeli donata all'Acca- 
demia filarmonica di Bologna. 

Busi avv. Leonida : La scuola del Martini a 
Bologna, 

Fétis e Pougin. 

ScHMiDL Carlo. 

Arrigoni Luigi, libri, autografi e strumenti 
m usical i . ( Organografia), 

Berwin Adolfo, il bibliotecario di S. Cecilia. 

Bottée de Toulmon : Dissertation sur les 
instruments de musique empioyés au moyen 
àge, Paris, 1844. 

Brunet Jacques-Charles, autore del Manuel du 
Libraire^ in cui si descrive gran numero 
di libri di musica e di opere teatrali. 

Canal ab. Pietro. Catalogo della sua collezione 
di libri musicali preziosissima — La musica 
a Mantova — Dizionario dei musicisti. 

Bartolotti a. e Davari. La musica in Man- 
tova, 

Chilesotti dott. Oscar. 

CoMMETTANT Jean-P. Oscar : La musique^ les 
musiciens et les instruments de musique 









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LEO S. OLSCHKI 




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chez les différenis peupies du monde, Pa- 
ris, 1869. 

Charavay Etienne, il principe dei periti d'au- 
tografi. 

LiEP&fANNSSOHN Leo, il pìù grande e intelli- 
gente negoziante di musica aut. o stampata. 

Ferrato Pietro : Poesie musicali inedite e ano- 



nime del sec, XIV, 1870. — Teatro di 

Mantova. 
Florimo Francesco, lo storico della musica a 

Napoli, e il biografo di Bellini. 
Gnoli D. : Campane e Campanili. 
Nisard Théodore, célèbre écrivain de la mu- 

sique ecclesiasiique. 



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UNA VISITA ALLA COLLEZIONE DEL COMM. C. LOZZI 



253 



Musica sacra da Chiesa. — Organisti. 

Anerio Gian Francesco, e una gran parte dei 
più rinomati maestri di cappella della scuo- 
la romana. 

Callegarì P.® F. Ant. 
Cherìci Sebastiano. 
Zarlino Gioseflfo. 
Aleottì suor Raffaeli;!. 



Gnocchi Pietro. 

Gasparini Quirino. 

Gombert Nicolas, il precursore del Palestrina, 

1. a. s. 1547 !! 
Guami Domenico. 
Guami Giuseppe. 

Ingegneri Marc' Antonio, M." del Moneverdi. 
Ligniville (non Lignevilley come nel Fétis) 

Eugenio. 




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Chenié Marie-Pierre 

Anfossi Pasquale. 

Pitoni Giuseppe Ottavio, maestro di Leo e 
Durante ecc. 

Barca Alessandro. 

Baini Giuseppe, il biografo del Palestrina. 

Basili Andrea. 

Bassi P.« Ugo, il martire della Patria. 

Colonna Giovanni Paolo. 

Fiorani Matteo, cantore della cappella papale, 
allievo del Palestrina. 

Frescobaldi Girolamo, sommo organista. 

Fnrianetto B. detto Musin, 

Guidetti Giovanni, l'amico e compagno del 
Palestrina nella revisione del Canto gre- 
goriano, commessa loro da Papa Grego- 
rio XIII. 



Menila Tarquinio. 
Sabatini P.^ Luigi Antonio. 
Marsand P.<) Anselmo. 

Canto fermo o gregoriano. 
Papi riformatori. 

Gregorio XIII. 

Urbano Vili (Barberini Maffeo). 

Chigi Flavio e Sigismondo, cardinali. 

Alimonda (card.) are di Torino. 

Bona card. Giovanni. 

Pio IX. 

Leone XIII, autografo scritto appositamente 

per questa collezione del comm. Lozzi. 
Ccmdotti ab. G. B. : Dissertazioni sul canto 

ecclesiastico e sulla inusica di chiesa. 



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254 



LEO S. OLSCHKI 



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Organali. 



(Fabbricanti d* organi, da non confondere coi 
sonatori di essi, organisti) ^ 

Bedos de Celles Francesco, autore della im- 
portante opera : Vari du facteur cVorgue 

(1706-1770)- 



Callido Antonio. 

Serassi Giacomo, Pier Antonio» Carlo e Giu- 
seppe, seniore e juniore. 

Tronci Benedetto. 

Bossi Adeodato, organaro, premiato per l'in- 
venzione à^W EleolotHOiore nel 1855. 

Trice W. George. 



^ 







Questa lettera importantissima del 1449 nella sua brevità e di perfetta conservazione è diretta alla Fabbriceria della Chiesa della 
sua città natale. Prato, intorno airoigano commessogli. 



Matteo degli Organi, o Matteo di Paolo da 
Prato, sebbene celeberrimo per organi co- 
struiti a Firenze, e anche a Parigi verso la 
metà del sec. XV, sconosciuto al Fétis. — 



Liturgia. 
Sisto V, e altri Papi. 

Melcmcthon Philippus, scrisse una dotta pre- 
fazione ad una Psalmodia, 






1. a. f. bellissima e di grande interesse per 

l'arte organaria. 
Antegnati Graziadio. 
Callido Gaetano. 



Mabillon Giovanni. 
Calmet Dom. Augustin. 
Clemente Vili, papa. 
Muratori Ludovico Antonio. 




UNA VISITA ALLA COLLEZIONE DEL COMM. C. LOZZI 



253 



Rosamii Serbati Aiitoiiiu. 

Borromeo S. Carlo. 

Borromeo card. Federico. 

Bnrkardns Joannes, fnagister céremoniarunt 
capellae SS. Papae : Ordo tnissae^ Roma, 
1511. — Diarium di Alessandro VI. 

Concina P.» Daniele. 

Pio V, papa (santo). 

Quinonez card. Francesco. 

Thiers Jean Baptiste, Vaòòe, 

Diodati Giovanni, il celebre traduttore della 
Bibbia de* protestanti. 

Danza. 

È la musica eseguita coi piedi, coi gesti, 
con le movenze e le espressioni di tutta la 
persona- 

Le mariane de la ntusigue avec la danse 
(1664), préce'dé d'une introduction historique 
et accompagné de notes et éclaircissements : pu- 
blié par J. Gallay. Paris, jouaust, 1870. 

Ce recueil très-interessant sous le rapport 
du costume l'est en méme temps par ce qu'il 
donne les protraits des plus célèbres danseurs 
et danseuses. — Ecco perché anche questa 
categoria è ricchissima. 

Allard Marie-Augustine, danseuse de l'Opera 
(1738-1802). 

Gardel Pierre Gabriel, danseur et choréogra- 
phe (1788- 1840). 

Vestris G. B. (1729-1808). 

Vestris Marie Auguste, e 2 altre di questo 
nome. 

Genito Fanny, la Malibran della danza, 

Saint-Leon Arthur, di lei marito. 

Demora Luigia, l'amica di Fra diavolo. 

Elssler Fanny. 

Fuoco Sofìa. 

Maywood Augusta. 

Taglioni Maria. — T. Alessandra, Luigia, Sal- 
vatore. 

Weiss Louise. 

Sangalli Rita. 

Collomb Emilie, première danseuse de VO- 
pera, 1796. 

Lotus XIV e gli artisti italiani nei Ballets de 
cour. 

Musica per Ballo. 
Coreografi e Pantomimi. 

Blasis Carlo. 
Monplaisir J. 
Coralli Giovanni. 
Rota Giuseppe. 



Borri P. 

Danesi Luigi. 

Ronzani Domenico. 

Vigcudò Salvatore, e Giulio. 

Dall' Arg^e Costantino. 

Marenco. 

Giaquinto Giuseppe. 

Gioia Gaetano. 

Giorza Paolo.. 

LabarreTeodDro, arpista, masica per balletti. 

Pugni Cesare. 

Strauss (tutti). 

Seconda grande Categoria. 

La seconda non meno grande categoria che 
si ricollega alla prima, è costituita dalla parola 
Teatro : intesa nel senso che le diede il con- 
tinuatore del FÉtis, Arthur Pougin nel suo 
Dictionnaire du The'àtre et des Arts qui s^y 
rattachent^ poétique, musique^ danse, Panlotni- 
me, décor, costume, tnachinerie, acrobatisfne, 
jeux antiques, spectacles forains, divertisse- 
ments scèniques,fètes publiques, rejouissances 
populaireSy carrousels, tournois..., (Paris, 1885) 
e chi più ne ha, più ne metta. 

Le suddivisioni o specificazioni, che qui co- 
me per la prima categoria aggiungiamo, scuse- 
ranno una più lunga esposizione. 

Teatro 
comico, tragico, drammatico. 

Vaudeville. 

Bibliotkbque dramatique, de M. de So- 
leinne, Paris, 1843. — Il recherchait soigneu- 
sement les mauuscrits originaux des auteurs, 
les exemplaires portant des corrections et des 
addìtions de leur maine, et surtout les exempl. 
de présent ou de dédicace, avec leur signa- 
ture. 

Di questa specie d'autografi ricchissima è 
la collezione del comm. Lozzi. 

Baruffaldi Girolamo, il Vecchio, 

Alfieri Vittorio, con la Principessa d' Albany 

e l'Ab. di Caluso, Paciaudi, ecc. ecc. 
Goldoni Carlo, con Medebach. 
Albergati march. Francesco. 
Byron lord Giorgio, e la sua amica Contessa 

Teresa Guiccioli. 
Balzac (de) Honoré. 
Crébillon (de) Prosper Jolyot. 
Beanmarcbais P. Caron. 



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T'iM^r^—^Tjsi 



256 



LEO S. OLSCHKI 



Carlo Emaniiele I, di Savoia, il Grande, 

Cossa Pietro. 

Giraud conte Giovanni. 

Scriba E. 

Rousseau Pietro. 

Piron Alexis. 



nassies diede la lista in un opuscolo (Paris, 
Baur, 1874). 

Lefebvre in un catalogo di questo genere 
per una vendita del 1854 a Parigi notava che 
Les autographes d'artisies dramatiques sofU 
ordinairement très-rares en ce que (Thabilude 



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C««««.V^. IXV^#-^ ^J^.'m.0%\, 



Dì questa lettera inicre&santc, parlando di Tragedie in una pag. in-f.o piena, sono qui riprodotte le ultime linee. 



Sardou V. 

Carcano Giulio. 

Foscolo Ugo. 

Gigli Girolamo. 

Crravina Gian Vincenzo. 

Goethe W. 

Gozzi Carlo, l'inventore delle Fiabe, delle 

quali parla in una 1. a. f. interessantissima ; 

e Scalvini Antonio. 
Hugo Victor. 
Manzoni Alessandro. 

Martelli Jacopo, V inventore dei versi martel- 
Ha ni. 

Maffei Scipione. 

Maffei Andrea. 

PeUico Silvio. 

Panni Giuseppe. 

Popoli Alessandro. 

Ponsard Francois. 

Staèl (de) M.me Necker. 

Schiller Federico. 

Varchi Benedetto. 

Voltaire Francjois M.« 

Vigny (de) Alfred. 

Walter Scott 

Niccolini G. B. 

Macready W. C. 

Attori, artisti drammatici, comici italiani 
in Francia — Maschere.' 
Conmiedianti che cantavano e danzavano, 
specialmente in Francia, dei quali Jules Bo- 



// écrivent peu : ciò che è vero soltanto pei 

più antichi. 

Inghirami Tommaso, detto Fedra ^ 1. a. f. 
Roma, 1511. 

Cecchini Pier M.* 
Fiorillo G. B., detto Trappolino. 
Lekain Jean. 
Marchionni Carlotta. 
Modena Gustavo. 
Monccdvo Giuseppe. 
Rachel Elise-Felix. 

Riccohoni Luigi, il primo riformatore del tea- 
tro italiano. 
Riccohoni M.* Giovanna, di lui moglie. 
Tcdma Francois Joseph. 
Ricci Amato, celebre Stenterello. 

Camerani, dernier Scapin à la Come die ita- 
Henne. 

Cazzola Clementina. 

Ristori Adelaide. 

Bernhard Sara. 

Intemari Carolina. 

Pelzet Madalena. 

Rossi Ernesto. 

Salvini padre e figlio. 

Sadowski Fanny. 

Taddei Luigi. 

Bertinazzi Carlo Antonio, il celebre Arlec^ 

chino della Commedia italiana a Parigi. 
Gattinelli Gaetano : DelVarte rappresentativa, 
Pugnani Gaetano. 






UNA VISITA ALLA COLLEZIONE DEL COMM. C. LOZZI 



»57 




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Di questa interessante e lunga lettera si riproduce solo la chiusa. 



Dedamazioiie, arte del leggere. 

In questa era maestro Emesto Legottvé, 
autore di lodate tragedie : Quand les verSy cosi 
^li, soni peiniure et musique, soyez, en les 
Usante peintre et nmsicien ! 

È stato poi detto, che la declamazione è 
un mezzo canto, cioè una mezza musica. 

Genlis E. Felicite Ducrest de Saint-Aubin, 
lettrice della sventurata Maria Antonietta, 
regina di Francia. — Fu anche suonatrice 
d*arpa, e scrisse un metodo per questo 
strumento. 

Feste teatrali e popolari — Relazioni 
Rappresentazioni di gala. 

Achillini Claudio ì 
Frugoni Carlo / Cantate per feste. 

Hinzoni Onofrio ] 

Parini Giuseppe. 

Batines (de) Colomb: Bibliografia delle rap- 
presentazioni, 
Ferrario Giulio : Costumi dei popoli. 



Spettacoli vari. 

Godard Jules, aéronaute, 
Antonio detto il Diavolo — Guerra Alessan- 
dro, cavallerizzi, volteggiatori. 
Bosco B., Prestigiatore leggendario. 

Marionette e Burattini. 

Ferrigni, — Yorick della critica teatrale — 
confuse le une cogli altri, saccheggiando : 
Vhistcire des marionettes en Europe del 

Pelaguin Innocent: Memoria a. inedita inte- 
ressantissima su les Marionnettes Pari- 
siennes. 

Architetti di teatri e di campanili. 

Aleotti G. B., architetto inventore del primo 
teatro moderno a Parma, poi a Ferrara. 
(Fine del sec. XVI). 

Galli Bibiena Antonio, architetto del teatro 
Comunale di Bologna. 



258 



LEO S. Ot5CHKI 



]fnmi& Carlo, architetio del campanile della tenuti in molto pregio i 



Madonna di Loreto. 
Hlccolini cav. Antonio, architetto del teatro 

S- Carlo di Napoli- 
Canina Luigi. Teatro di Pompeo a Roma, 

1833- 

Scenografl. 

Ferri Domenico. 

AzzoUni Tito. 

Molteoi Giacomo. 

Masi Luigi 

Sanai Michele. 

Guitti Francesco. 

Bazzani Alessandro- 

Macchili iati o architettori di macchine tea- 
trali, come anticamente sì chiamavano; 
direttori di scena. 

Mazzi Francesco. 

Guitti Fritncesco. 

Baloclii Luigi, poeta, musicista, direttore della 
scena al teatro italiano a Parigi. 



dipinii su ta- 



volette d'avorio, specialmente di donne da 
teatro ne' loro costumi. 

La collezione più bella e attraente e per- 
fetta si può dire quella degli autografi de' più 
celebri musicisti, impreziosita dai loro ritratti, 
con invio o dedica di propria mano. Si com- 
prende come la collezione del conim. Lozzi, 



RitrattL 

Sono molti i collettori di ritratti di ogni 
genere, e specialmente d'artisti ; e più pregiati 
sono i più antichi e incisi in legno, o a taglio 
dotcee acolori oafumo.Sono pure eamgione 



eh' è stato anche un inielligente collettore di 
stampe {gravures). ne debba essere a dovizia 
fornita. 

Le Livre moderne del 1" agosto 1890 in 
un articolo intitolato : Lts porlraits el les 
cHarges de Vicior Hugo, presagiva it gusto 
che sarebbe cresciuto nel nuovo secolo per le 
fiiccolte di ritratti d' ogni celebrità, special- 
mente artistica, dovendo essere; Undesiton- 
nrmenis el aussi un desptaisirs rélrospectives 
les plus vi/s des colleciionneurs... la vtuUipii- 
citi des porlrails d'hommes célibres de ce 
lemps, leur varieté extraordinaire à lout àge 
deleur vie, et surtoul IHncroyable differente des 
irails et de l'expression des toutes les physio- 
nomies inlerpretées par la piume, le crayon, 
le òurin, rébouchoir ou le proce'di phoiogra- 
phique direct- 

Ma la vera collezione non si fa che di cose 
certamente rare e preziose; e di queste sopra 
tutto è andato in cerca il comm. Lozzi da molti 



UNA VISITA ALLA COLLEZIONE DEL COMM. C. LOZZI 



259 



anni indietro, in cui non era cosi difficile, come 

oggi, trovarne a scelta. 

Notiamo solo, tra i ritratti moderni più 

curiosi : 

Wagner G. Riccardo, ritratto in fotografìa 
coir invio a. f. al tenore Stagno, e con 
alcune liattute della romanza del Lohen- 
grin^ ch'egli cantava stupendamente. 

Halibran Maria Felicita, ritratto inciso, con 
invio a. f. al baritono Celestino Salvatori, 
che chiama il più gran Figaro del mondo : 
con data di Venezia, ove ambedue canta- 
vano nel Barbiere di Siviglia^ entusia- 
smando quel pubblico. 

Horiam Napoleone, l'amico di Giuseppe Giu- 
sti, r inarrivabile tenore della Lucia. Ri- 
tratto fatto da sé stesso a matita in cari- 



catura, quasi moribondo e tutto sparuto, 
con sotto la leggenda in musica : 

Tra poco a me ricovero 

Darà neglello avello/ 

Impresari, agenti teatralL 

Medebach Girolamo, il cui nome va associato 

a quello del Goldoni. 
Barbala Domenico. 

Benelli, regisseur du théàlre royal italien à 
' Paris, 181 7. 
Lanari Alessandro. 
Jacovacci Vincenzo. 
Ronzi (fratelli). 

Sanguineti (non Sanguinetli) Francesco. 
Somigli Mariano. 



CONCLUSIONE 



E qui poniamo fine alla nostra Relaiione^ non senza avvertire che dalla collezione 
del comm. Lozzi si potrebbero trarre altre distinzioni, quale ad esempio : quella de' ma- 
tematici, che nelle loro opere più o meno, tranne pochi, si occupano della musica, o 
per associazione d'idee ne fecero accenno o richiamo. Né senza una ragione pei Latini 
la parola numeri era non solo cifre ma armonie ; e il loro sommo lirico Orazio fu 
chiamato numerosus, E gli astronomi non furono da un bello spirito annoverati fra i cul- 
tori della musica e della danza ? E perché mai ? Perché più d'ogni altro ascoltano le ar- 
monie de' cieli ; e ne avvertono che gì' innumerevoli astri e pianeti nella loro danza sui 
nostri capi sol che mettessero un piede in fallo, tutto l' universo ne andrebbe sossopra. 

Leo S. Olschki. 

DOMANDA 



La prima parte della traduzione italiana del Livio stampato a Roma, apud Sanctum Marcum^ 
1476 [Hain 10144] è già stata ripetutamente oggetto di dispute bibliografiche, poiché Luca di 
Giovanni Bonaccorsi cartolaio fiorentino dice nella sua prefazione espressamente : , per tanto ho 
facto imprimere la prima Deca Non avendo la prima parte nessuna sottoscrizione tipo- 
grafica, fu ritenuta come un'impressione fiorentina. Altri però hanno constatato che i tipi della 
prima parte sono identici a quelli della seconda e terza che portano la sottoscrizione tipografica 
di Roma^ apud S^ Marcum, e ritennero perciò anche la prima parte come uscita dai torchi della 
tipografìa romana : anche il sig. Proctor non conosce che un tipo solo di caratteri romani usato 
dalla tipografìa apud S, Marcum (N.o 3539), e perciò nota semplicemente , Type i *. Ma cosi facil- 
mente la questione non mi sembra risolta, poiché appunto il foglio che contiene la prefazione del 
Bonacorsi è stampato (almeno nell'esemplare ch^ io ho sottocchio) con caratteri romani più grandi 
e più belli di quelli del testo, e persino la carta (colla marca d' un cappello cardinalizio) che 



I 



NOTIZIE 

la prefazione è diversa da quella del lesto. È egli possibile che Bonaccorsi abbia acqni- 
parte dell'edizione ed abbia intercalato quel foglio negli esemplari da luì assunti ì Ed 
aso, chi può avere stampato quel foglio? Nel 1475 e 1476 esisteva appena a Firenze 
nfol 
3vetnbre, 1901. a. 



NOTIZIE 



uova iavenàone per la stampa. — I giornali tecnici tedeschi parlano d' una inven- 
ta testé dalla casa di fotoincisione Albert, dì Monaco (Baviera), che consisterebbe nella 
le dì incisioni per la stampa per le quali tion sarebbero necessarie le consuete opera»oni 
lenlo solite a farsi dall'operaio. Le fotoincisioni sarebbero montate su blocchi d'acciaio^ 
«tura già bell'e preparata sotto il cliché. 

re d'Inghilterra e la stampa. — Ilnuovored'Inghilterra. Edoardo IV.hadi recente 
• un considerevole sussidio all'associazione dei tipografi inglesi, come ricordo della sua 
a, passata esercitando la nobile arte ; giacché seguendo l' esempio dell' imperatore dì Ger- 
ex-principe di Galles ha imparato a stampare, ed esistono a Londra delle litografie che 
itano il re d' Inghilterra in costume di operaio tipografo. 

i Stamperia dei Benedettini di Solesmes. — L'esodo dei Benedettini dalla Francia 
ieserta la abbazia di Solesmes famosa per essere stata la culla della restaurazione delle 
gregoriane. Allo scopo di divulgare le opere di altìssimo pregio dovute allo studio e alle 
pazienti dei monaci, il monastero aveva istituita una grandiosa stamperia; La stamperia 
■tra in Salesmes fornita con grande ricchezza di tipi musicali gregoriani. Da questa tipo- 
drono tutti i libri liturgici di canto gregoriano, la maravigliosa Paleografia tnusicaU, e 
le altre pubblicazioni di gran valore. 1 monaci, prima di partire, hanno venduto la stani~ 
. Casa Uesclée e Lefebvre di Tournai, la quale ha avuto ottimi rapporti con i monaci So- 
per la unità di intento nella questione gregoriana. Anzi è bene ricordare che la prima 
del Liber gradualis di D. Polhier fu stampala dal Desclée, e soltanto dopoché fu esau- 
prima edizione i monaci cominciarono le proprie a Solesmes. 

sposizione tipografica internazionale a Londra. — Il direttore del Palazzo di Cri- 
Londra sta organizzando una esposizione intemazionale tipogratìca da tenersi dal io di 
30 aprile de! 1902. La mostra accoglierà qualsiasi cosa stampata (libri, giornali, riviste), 
li ogni genere e tutto quanto ha attinenza alla fabbricazione della carta, alla cromo-tipo- 
a litografìa, ai processi fotomeccanici, alla rilegatura, alle macchine da slampa e da com- 
:hiostri, cartonaggi, buste, ecc. Le Commissioni giudicatrici saranno nominate dagli espo- 



italoghi di vendite inglesi di libri. — li sig. W- Roberts di Londra ha mi 
olla di cataloghi di vendite librarie inglesi e ne dà l'elenco succinto nelle Notes and Queries. 
la non si può chiamare completa, ma è certamenle la più ricca di questo genere e come 
fc priva d'interesse e d'importanza. Il sig. Roberts ha potuto, mercé le pazienti ed in- 
sue ricerche, constatare persino a chi avevano appartenuto moltissime di quelle biblio- 
furono poste in vendita senza il nome del proprietario. Questa curiosa collezione è un 
:o sommamente importante per la storia della bibliofilia in Inghilterra e do vrebb 'essere 
I da un Istituto di quel paese, tanto piCi che il propietarìo la cederebbe — come sappiamo — 
non mollo alto, di 2500 franchi. 

itomoblll per le biblioteche. — L'amministrazione della Biblioteca pubblica di Chi - 
acquistato sette vetture automobili per il trasporto dei libri dalla sede centrale alle varie 
rsali, ove i libri sì distribuiscono a prestito. 



ÌNTA TYPOGRAPHICA 

: de la Librairie Leo S. Olschki 

PO Paltassich de Cattare (1476-77, 12 mars). 
theologica. Voi. UI, 1485, voir le nro. 683 de ce 

ctes Atticae. (À U fio:) AVLI GELLI NOCTIVM 
ENTARII ] FINIS : IMPRESSI VENETIIS PER AN- 
I THARENSEM. M.CCCC.LXXVIl. ANDREA VEN- 
ì VENETIARVM INCLYTO. | (1477) in fol. Vél. 

I 

r. n. eh. {lign. A. lì.i-i). Groi cinclirei rondi: ](ì lignei pir pige. 

«. Au TCF»; AVU GELIl NOCTIVM ATTICARVM COMME^^'ARII ] 

: ipdcx Gnit lu nclo du (. |6. doni J<^ reno Ht blaoc. Le tene (ommencc 

GELll NOCTtVM ATTICARVM COMMENTAR» | LIBER PR[MVS. { Le 

r l'imprtiium ùlé. Le Ter» cat blanc. 

n (otl nie. lar gnnd papier fon, ivec Umaìni. Lei paHigei peci j ioni 



Theodor de Rendsburg et 
Reyn ALDUS de Nijmegen. 
{'477, 14 juin) 
atae editionis, cum interpretationibus hebraicorum 
Biblia impreffa Venetijs opera atq; | impéfa Theo- 
Z Reynaldi de Nouimagio Theuto | nico? ac focio^:. 
) in fol. Veau pi. ornem. et dorè s. tes plats et le 
étui. [Hain '3070]. 250.- 

:h. ei I t. bl. (nunque) (t/gn. »-i. l. ?. .i-qq. A-CI Csrmcl, golta. ; SJ 1. 
!): Prologu' in bibliim | Incipit epl'i fendi Hieron^miid Più | linù pb'rm. 
xiveau Toumenl commenca nii lecio du f. jyH (<ign. Ìi| : Miibeui | Incipit 



ICO. I trionfi col commento dì Bernardo Glicìno. 
iómeto deli triuraphi del Petrarcha compofto per il 
liamato messer Bernardo da Sena ìmpffo nella inclita 
leodo:^: de Reynfburch et Reynaldil de Nouima- | gio 
del fignore. M.cccc.lxxviij. adi. vi. del mefe | de 
in fol. Vél. |Hain 13767]. 

-t. m.gg) CeiicISrej golhiqun, 51 Ugna per pege. 

j F. > j : |d; ErctHiie Keirer FriceCco il Scfìttuo dominio fin|>«do Cupidine 



JTA TYPOGRAPHICA 



Cjailus (1477, 13 oct.). 
m prefbyteri fimonis dalmate ex ctuìtate 
baptifaio f^ti fpirìtus Z uirtute | eius fuper 
loiprelTuai uenetiis per magiUnini GuìlielmQ 
RVM I DIVO ANDREA | VENDRAMINO | 
CTOBRIs I (1477) in 4". Cart. [Hain 5911]. 100.- 

I (13 lignei I LAVS DEO | Au ncio da t f . le 
, ea haut : Hoc c-pcirculum compatuil pmlicn» 



:mpM, 



PRAND[ de Mantova (1477). 
nei Diui Traiani pr^ceptoris ] Grascortì Cia- 
ti I Problemata Emendati Hi ma. | S. 1. dì d. 
US, 1477) in 4°. Rei. orìg. d'ais de bois, 
ain '13137]. 100.- 

hIi ; 13 l'gnM par page. 

■enee lu redo du 2. F.. kkii L'IaliluI^ citi : |q1 VID Efl quod 
,. II lìnrl H r. 66. reclo, 1. IO; .t><st. | Ad vena: Cilphur- 

Minliienum. { |t diilìi)an) En bu: Idem *d Lectotem. j Hebs 
cepiii uibui gel td fununG quinior | locit. ubi gnKum «leo- 

iu> diligenii» ìun- | giio. V.le. | 

US DE Bahtua, (de Barza?) ([477). 
liain. (A la fin :) Expliciunt expofitioes t 
m qui ap- | pellai' Mamotrectus ti biblie 
Impffe 1 Venetijs p Francifcum de Hail- | 
OS I M.CCCCXXXVIII. 1 Laus deo | (1478) 
;]. 100.- 

A-C, e-y, 1-7), Canct. golh., 37 lignei et 1 eoii. par p(ge. 
Dcabulariui in Ma- | motreclii (cd'm ordini ilphabeli. j I. ];. 
] Ltui deo. I Le Ter» cK blanc. Le Icile conmence au lecto du 
loliecia I « il finii au reno du 1. 138, iuìtì de l'inipresnim 

: Eiplicit tabula. | 

Hongioii |>) imprimiil en m77 et 7R en locifié aiec Franz 
eui pr«M toni awi rarti. — Bel oiempliire bien conKrré. 

e Regensburg (1478, 18 mare). 

ica. Voi. n. 1481. — Voir le nro. 683 de 

nomine domini nfi iefu xpi amen. | Incipit 

(A la fin :) Impreffom eft opus hoc Venetiis 



SXMEXTA TYPOGRAPHlC\ 



•.-Job. Bd atmfttÌK fn^ àc aatgo- *" t'ita ceatttri. 

S YSAGOGICVS ABDIL\ZI . ID EST SER- | VI 
)iaTVR ALCHABITINS | AD MAGISTERrVM 
/M: I IVTERPRETATVS A lOASXE HISPALEN- 
S' ENT-TtEM A lOHASXE SAXOME I EDITVxM 
■ M IXCIPr\'XT. I (A la fin :) Finii' fcriptum fup 
haatsé de | faxonia in villa parìfiefì aoDO. 1331°. 
licine doctoren dontinuin Bartbolomeom de Al- | 
arte ac diligentia Erhardi rat- | dolt de Augnila 
nico Ve- ! oetiarù duce. Anno (alutifere incania- 
in 4°. Avec 4 graodes figures astroDom. grav. 
lagQif. initiales s. fond noir. Cari. |Hain *6iy]. 1 

f. 1-15. " ™»"- tond'. 3> lip» P" ve' ■■ I» tomnKOWiK. f. 36-9», 



;Ilae. Alfontij r^s callell^ illultriniini c^leftìu 
rlla:;; iìxanì Id- | gitudines ac latitudioes alfontij tpe 
gètia reduct^. Ac | pmo loànis faxoni^fìs in tabu- 
li incipìùt faulIilTìme. | {A la (in :) Finis tabula^ 
;is caltellf. ImprelTìonem qua^ emen | datillìmà 
mira fua arte fua Z impenfa foelicifTimo | fidere 
falutis 1483. Sole in , 20 . gradu Cancri gra- 
. lulij . Anno mundi , 7681 . foli deo domi- 
°. Avec 2 figures astronomiques grav. s. bois et 
tiales s. fond noir. Veau pi. marbré, (Hain *868], i 



1. MlUon, fort (rand de marfcs, avec bcBuc 



mpiaire. Cari. 



liber elementorum Euclidis perfpi- | cacifllmi : 
it quàfoelicifllme: | (À la fin:) C Opus elemen- 
I geometria arie In id quoqj Campa- | ni pfpi- 
liùt. Eihardus ratdolt Auguflenfis impreffor | fo- 
fit. Anno falittis. M.cccclxxxij. Octauis. Calefl. | 
I in fol. Avec une superbe bordure et beaucoup» 



TA TYPOGRAPHICA 

Werner Rolevinck, ord. Girth.) C Tabula 
idi qui dicit' fafciculus temporum : | Z vbì 

a (A la iìn :) C ExpUcit chronica 

dita p quendà carthuriéfem. None fec&do | 

nib' ; vfqj ad hec nollra tempora. Vene- 

Erhardi ratdolt. de Augufta. Anno dai. 

louem I bris. Xisto. iiij° pontitìce maximo. 

bui' alme vrbis Venet. | Laus Deo, {1480) 
:t beane, de grav. en bois dessinées au 
arbres généalog.) Dérel. [Hain '6926]. 



e. Opus sphaerìcunfi, cum difputatione Jo- 
iliramenta Cremonensia. (A la fin:) Impref- 
ì Se diligentia Erhardi | Ratdolt Augufìenfis. 
i$. ] in 4°. Avec nombr. figures astronom,, 
o 2 et 3 couleurs, et de belles initiales s. 



; ADOLFSCENTIBVS : (tic) AD ASTRONOMJ 1 1 



KDENGHi de Novi ([478). 

e St. Concordio, ord. Praed. Incipit fumma 

patrd fra- j trem Bartholomeum de pifìs | 
la fin :) Hxplicìt fuma pifana edita | per 
^rtholomeum de pifis ] almi ordinìs predi- 
IJicolaù I girardenguj de nouis. 1481. \ die. 
Uius qui regnat trinus | t vnus in fecula | 

3529]. 

6 ff. o. eh. CI a ff. hi. (>igo, A-Z, a-i. — ) Peli» unct. goth. ; 

. IJ, loui l'intitule Cile. Au vedo du f, 366. col. 1, I. 16: 
itiqiM ; Incipit iibulii cipi | mlDrnj fauiut libri. | Et prioui de 



/ENEZIA 

TVLUI CICERONIS 
VS. I (À la fin ;) MAI 
VE I STIONVM FINIS 

(1480). En I voi, in 



(à 3 coli.) Prcdot 4465. 

L k Sn:) El libro de 
enerofo capitanio | qui 
:olo girardengho Mcccc 
de Russie, ornem. à fi 

I Gt». cine). £oth. : 49 I. « 1 
. Poi del lurcimtnls 2 open di | 



ce Cahier, prabablrmeni blanc, q 

ienl à «ui de ]■ TM. RamJ,. I 
. ivec I» • Fiali a Fra-aia >, 

le bu peupli. 

■«« IDutei 1u Isrbea, Kiiit carui 
, ff. de ia labte. lea IT. aign. e 3. e 

de NtJMEGEN {1479). 

lia s. Expositio super 
I beati Gregorij pape 
tholo I Oleum Cremofi. 
ildum I de Nouiomago 
ngét efimo octuagesimo > 
Jeanne | Mozenigo. ] 
d'un couvent, [Hain ' 



I- 1 pa rm oidinain ilphabelì 
,pa. i Au «CIO du f. Ig («gn. 
p Job. .1. I L'impreaum a. « 



latine. (À la fin :) li 
'um Raynaldum de | 1 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 
^.Ixxxi. Ultima die Martij. ! (1481) in fol. Vél. [Hain 



50- 



cb.. 1 f. bl. (liga. ■-p). Giurici, gotti., 48-49 ligim p*r p*ge. 
■ Il [Kto du I f.: Piologut. I Jofephi Milhithia Fillj Hebici genere ficerdaiil «> Hic- 
dtìco JD lìbrot feptcm fiEogua p Rulfinv aquilcnfem (sic} (rmduclos. | Au recto da f. 
iudiico eiplieit relicìler JoTcphì Milhalhle filij hebrei genere facer | dotii ei hieroroljr- 



.ucA DI Domenico de Venezia (1480, i févr.). 

>iui Gecilii Cypriani uiri fanctilììmi & elo | quètiffimi epi- 
le fcogni I tas Lucas Venetus Dominici fili | ns folita dili- 
Venetiis Anno falutis | M: cccclxxxìii. | pridie no- | nas 
s. I Finis. I (1483} in fol. Cart. [Hain '5898]. 

I bl. Itign. .-I, 4, A, B) Cncl. lond.; JS ligno féi ftge. 



lUS, Papa. Sermones. 'À la fin :) Diui Leonis papx uiri 

SaDctillìmi Sermones Lucas uè | netus Dominici fìlius Li- 

tiffìmus Solita diligentìa Ipraeffit | Venetìis anno falutis. 

tir. Septimo idus Augufti. | (1482} in fol. Cart. [Hain 



d>. 37.3S li 



: et GsEGoaio de' Ghegofj de Forlì (1480, 30 avr.). 
Lgnus, ord. Praed. 

Diui Alberti Magni 
De Anima libri tres. 
De Intellectu et 

Intelligibili libri duo. 
)lictùt fententìe libri de Anima ; Z de Intellectu t \ Intelli- 
fTimi ph'i Alberti magni epi | Ratifpofl. ordinis Predicato^- 
l tijs per lohinS t Gregoriù de gregorijs fratres, | Anno 
>ie. vij. Nouèbris | in fol. Avec la grande marque typogra- 
dn *494]. 

. eh. (ligo. ~, i-il uricl^rei golhiqu«. 6j ligne» el a col», pir page. 

re. en gios ctnctins gothiqiKi, tur le recto dn prem. f., en deswut |6 lignei en car. 

! reclame du libtiiiE et la rnention du pTÌTii(ge : Poli lotìui iogices diui Alberti migni 



irti > 
ìrego 
95). 



snjs 
1. Ai 



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& ( 

cobi 
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^nnei 
is pe 



NTA TYPOGRAPHICA 



Anno falutifere incarnatìonis domini nollri 
lulii. I (1496) in fol. Avec nombreuses belles 
p de diagramoies dans le texte et la magoi- 
I, iHaio *i659]. 



(1 en litui par l«nim ArgjiO' 



I De natura animalium libri nouem { De par- 
I De generatione animalium libri quinqj | IN- 
ZA I (a la fin :)Iohannes& Gregorius de gre- 
kimpenfa Venetiìs imprelTerunt : Seba | Hianus 
& per capita difpofuit quartodecimo kalendas 
ainice anno. 1492. AuguHino Barbadico Se 
: rem j publicam tenente, | in fol. Avec une 
rait et la marque typograph. s. fond noir. 



::émci. rondi: 5;-j« lignei pir pige. 

no cainnuncEnleiii d> 1» tabk: HAEC SVNT CAPITA QuE 
tER CONTINET I Cote uble et une pnfbn de Giù idrtH^ à 
S. L« lecto du pren, I. eh. «t rtnfenné dui une bordurt gn- 
rii pour In fouvenun. Le dtai-ceiclt, en bini coniieni l'inicrì- 
IPuii, plu! b», le titce: ARISTOTELIS STRAGIRITAE (tic) 
RIMVS: INTERPRETE THEODORO. | Au lectudu E. 106. en 
OPERIS I <* 3 co[).| ti li belle nucque ■. rond noit iTcc le* 



is Severinus. Hec funt opera Boetii. que | 

(À la fin :) C Uenetiis, Impreffum 

jregorium de gregoriis fratres felici exitu 
aliiTìineqj emendatum Anno | humane reftau- 
guDi I no Barbadico SereniOfìmo Uenetiarum 
pties. en i voi. in fol. Avec beauc. de 
s initiales et la grande marque typograph. 
52]. 150.- 



VENEZIA 


271 


.rim. 1 In Porphi.ii Ifigi^ca 1 Bo«Lo ipfo IrilD.tì cdi.io fcd'.. | li. «ihogori.. |>ic| Ari- 


Ft.«Bl. 














liber Tnut. [ Coni» cuIhictuD. e KtnorìuD de duib.» niiurii : 2 tu pa- 1 fon chrifli 
















>. 1 L'imprnnidi ciii plin hiul k IrouTc in irr» du decn. f. eh. Le dernier f. n. eh. porle 




uia 1 |t J cole.), >u Tino li pindc mirque itcc I« iniliala Z G 




compiei de «uè idiiìon enim^e, doni cn irauTC nnnent riunii lei ) pirtlei. Panni 




■lei mirìie d'itre nolée crile de la prcni. pige de li kc. plie. : un «TÌque (luivint l'in- 





Michael de, ord. min. Ssrmones quadrageCioiales fratris 1 
ì Mediolano de decem | preceptis ] (À la fin :) C ExpUciùt 
adragefimales de | dece^ preceptis decalogi fratris Mìchaelis | 

ordinis mino? obferuantie, | ImprelTì Venetijs par Jolné t 
rfis de gregorijs. Anno falutf. M.cccc.xcij. | {1492) in 4*, Avec 
fpograph, Vél. [Hain '4504]. 

n, eh, CI 1 f. bl. («gn.a-i. [. 3. y. A. B — ) Onci, gaih., ;i lignei ei 1 coU. p«r pige. 
MI. f. le liue àìi, en gioa uncini: le leno «( blue. Au recio du 3, !■: H Fratrii 
Dlino ardi j nii ihìtiq:); de obreruintit : Tiri aponolicì ac | Tcrìlatii eulEelice fenitolifliiDi 

m (1 la marquc. aiec la ioiiiiltt Z G. Au recto du (. luii : RegiDrura huiDi Tolumlnit. | 

1 de ee f . eil btinc Snii: Q Tabuli piefenlii operii de decem prMe- 1 pli< : Au teno 

'1 
eomplel. 

Antonìus. CE Traclatus excelienti (lì m (sic) iuris utrìufqj 
I mini : dni Antonii Corfeti Paduae ordinari | am iuris pon- 
is : Ad llatus | paupemm fratrum ìhefuatorum | confìrmationÈ 
pit. I (A la fin :) (E Impreffum Venetììs per Ioannem & Gre- 

gre I goriis fratres. Anno falutifere incarnationis domini. 
. die. xxii. feptembris. (1495) iu-4°. avec i gravure s. bois. 

5770]- 5 

i 18 i 31 I. («gn. a-K) caracl. ronda. 



Theophilus de, ord. Praed. Prepofitioaes ex omnibus Ari- 
i philofophie , Moralis | , Naturalis . & prime . nec nO dia- 
itorice . & pcetica. dili- | getidìme excerpte : & ad certa rerti 
erimo ordine | per tabellam additam redacte. | (À la fin :) Im 
letiìs per loannum & Gregorìum de gregoriis | Anno ab incar- 
ccclxxxxiii. die. lii. Augufti, | (1493} in 4°, Br. [Hain *6997]. 40, — 

17 e. (eh. 1-158) el I f. bl. (fjgn. A-G. a-i. i, A-M) Candite! rondi rouge. einoir» ; 41 



Vél. 25.— 



Ac| 
Ve- 
die. 



VENEZIA a; 

s. I FINIS. I (1497) in 4°. Avec beauc. de belle; Jnitiales et la 
aarque typog;raph. Vél, |Hain '75451- ^°' 

h. CI 391 S. eh. (lign. AA. ■■!, r, 3, ¥< A-Yj Canct. goth. ; 46 lignei «I 3 col*, par ptgt. 
lu ptem. f. Mui le liue ciij. il ji • 16 lignei de • rolline • hJie pit Gotgiii Ltoniinui pour 
• e> ttt Miieun. SiepluDui il Berniidinui de Dinalii ci Grcgoriui de Qregorìui. Lt rer» cu 

cto du 1 f. a cb. ; |1] Ncipil ubuli iniiieKi- | IJi to:iiH Sunoe fub | fequtDiii La »Me 

< du f. 11, doni leTcno «K bline. te tene canmenu au ncio do prem. f. eb. ; C Incipìi fuma 
olii' predica I loribut df quacunq; nuieria dicluc; Fia j irii lohlnie de rancio geniniino ordi- 1 

ane Ih iniiialei Z O. 

ano, Johannes de S. ord. Praed. 

Summa de exemplìs ac 

fimilitudinib' rerum 

nouìter im- 

prefTa. 
:) ImprelTum aùt Venetijs per lohannej | t Gregoriutn de Gre- 
ccccxcìx. I dio, xij. Julij. 1 (1499) in 4". Avec de belles petites 
Rei. orig. veau ornetn. à pet. fere. [Hain '7547I. 50.- 

h, Itablc) ffiSa. (h. doni le dcrn. pone, pac erreur. b uro. 376. Caraclitei gathiqua: ^K 
il>. pir page. 

e cui p]u> baut. « qui te itou»e tur le tecio du pcem. f., fi j, un paiuge aiKi Ìnt«teH«ile 
une r^iam: da l'imprimeur pour con liore. La lable commcDca lu f. luiiini ci linit au F. 10^: 

. I te leiM co nmence en lite du f. luiv. ! C Incipit fumma inl^tnii 1 1 peruiilii ptedicalofib' 

rirtimi. que iwilulaiur | de e.ipli. t lil'iludinlb' re*. | Le lede linit sui le recio du f. num. 371! 

onymus. Explanationes in libros plurimos S. Scripturae, He- 
uaestìones, Translatìo psalterìi iuxia hebraicam veritatem, Inter- 
lebraicorum nominum, Vita S. Hieronymi. Venetiis, per loannem 
riam de Gregoriis fratres, 1497-98. 2 vols. in fol. Avec une 
iordure s, fond noir, et oombreuses belles et grandes ìniliales, 
n '8581!. 250.- 

«. n. eh. (Hain: 3'IS el 456) f.ign. A, 1, 4, a-y, . 

I. Il-LL, H-iz. Ali. AAn-PPp. *-c, AA-BB) Beaui 
'1 P»f P^K*- 

a IJI] Liullriflìmo prìncipi, d. Herculi nHenfi Penurie duci: Gregoriuadegrcj goriii fcniilulem 

II. ... Suri, ir. I-fi. la rie de S . Jcrftme. eie | Au celo du f. 9 : EipoGllonei Diui Hieroni- | mi 

90 du f, VII : G EipllciI eipolilio Tanni Hieronymi in lamenlalionei bicremix. | F. .JO) recla t 
DESCRIPIIO QVOHVNDAM SANCTOHVH j VIRORVM SCBIPTVRAE SACHAE. I Au reclo 

1 leclo du ptem. f. : Prologu. in cKcbicl. j Au vtrio du (. 3B7 ■■ G Eiplicil «poliiio bti Hie- 
»i fup EccleliiBen. | Suircnl 11 ff. bl , doni l'un, dan< nolre eiempliire, manque. Au fetlo 
[n. aAA»|: Pro'ogus. I C INCIPIT EXPOSITIO BEATI HIEBONVMI j PHAESBVTERl IN 

I I Celie page eil enlouriì: de la superbe bordure lur fond noir. qui d'ibord Fui rcproduile 

Ile de 1491. i"0ir la descripiion de M.le Due de RìtoIì, p. M'I Au redo du f. 405 un loo)! 
.. Veneiii» p pi^Felo» Fialtes loanni A Grcgoriù \ de Gr^oriit. Anno dni 149», die. 15. Au- 



«74 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



gufti.... £uit le registre et une autre tnarque »ur fond noir. À la fio, f. 407-438 la traduction du psautier, 
et rinterpréution dea noma hébraiquea, précédéa d'une épìtre : Q BERNARDINVS Gadolua brixian'^: mona- 
chua camaldulenfia : ftudiofo lectorì. | Àu recto du f. 438 : FINIS | Le verso est blanc. 

Exemplaire coroplet de cette rare et belle édition, fort recherchée A cause de la magnifique bordure et des 
nombrenses initialea tant sur fond noir qu'à simple trait. L'exemplaire eat très grand de marges, seulement 
en quelques lieux Ica extrémités des marges ont été légèrcment endommagées par Thumidité. 

787. Hugo de S. Caro, ord. Praed. Card. Postilla super Psalterium. (À la 

fin :) Impreffa autem fuit Uenetijs p Io | hànem t Gregorium de 

gregorijs fratres impéfis | Stefani Z Bernardini de Nallis fratrum fuafu re | 

uerèdifllmi pfis t pdicatoris egregi j ffis Domini | ci Ponzoni ] ... 

Còpleta vero fuit | die. 12. Nouembris. 1496. | in fol. Avec de belles 
initiales sur fond noir et la marque typogr. Vél. [Hain *8972]. 

15 ff. n. eh., I f. bl. 389 ff. eh. de ehiffres arabes ; Caraclères goihiques; 70-71 lìgnes et 2 cols. par page. 

Lea 15 prem. f. contiennent la table: CE Tabula ifta mi lector continens omnes fùmulas | diflinctionum C 
notabiliù que inferunt" in libro... etc. f. I. recto ; en earact. rouges; Poflilla aurea doctoris | irrefragabilia 
Domini | Alexddrì de Ales ordis | Mino^ fup pfalmos. | f. 2 recto : Pfalmus prìmus | G Pfalmus primus 
felicìter incipit. | La souscrìption se lit au recto du f. 283, suivìe de la grande marque de Timprtmeur. Le 
nom de l'auteur ne se trouTe mentionné nulle psrt. 

Exemplaire dont les dem. ff. sont piqués de vera. 

Hugo de St. Caro ou Hugues de St. Cher, Dominicain, docteur de Sorbonne, devint Cardinal en 1244. 

788. Lilius, Zacharias, Vicentinus. ZACHARIAE LILIl VICETINI OR | BIS 
BREVIARIVM, FIDE COM | PENDIO ORDINEQ.. CA | PTV, AC ME- 
MORA I TV FACILLI I MVM, FEUX ET gratus legito. | S. 1. n. d. in 4.^ 
Avec 2 figs. géograph. gravées en bois et de magnifiques initiales sur fond 
noir criblé. Cart. [Hain io 100]. 

98 ff. n. eh. (aign. A-n.) Caracières ronds ; 30 lignea par page. 

Sur le recto da prrm. f. on trouve, apròs le titre, 8 lignes de vcrs : Donatus Zerbus, ioanni petro | Phe- 
retrio Rhauenn, Gaudere. I Sur le verso : ZACHARIAE LILII VICETINI CANONICI | RbGVLARlS IN 
OPVSCVLVM DE SITV | ORBIS PRAEFATIO AD MATHAE- | VM BOSSVM VERONENSEM. Suit une 
lettre de Bossus è Lilius. Le verso du f. Aiii est blanc ; à la page opposée commenee une autre lettre: PE- 
TRVS CHALcedonius uenetus. M. ANTONIO | SA BELI ICO Aetatis NoQrae Decori FELICITA- | TEM. | De 
cette lettre nous apprenons les noma dea imprimeurs, Johannes et Gregorius de Gregoriis. ^ Le texte com- 
menee au 6" f. recto: (T) Errarum orbis uniuerfus in quinqj diflin | guitur panea, quas uocit 20nas.... etc. 
La fin du texte se trouve au f. m 8 recto. Le verso porte Tintitulé: Index urbium celebrium quae in hoc 
codicillo habentur. ) Le dem. f. du Cahier n conticnt au recto le regiftre : Opufeuli huiufee Regimen. Le 
verso est blanc. 

Impreflìon aussi belle que rare. Fort bon exemplaire. 

Suivant M. Procter impresaion du XVI* siècle. 



Pr.ceat. 



60. 



50» — 



789. Mesue, Johannes. Mefue cum expofitione mondini fu | per canones 
vniverfales ac etià cum | expofitiòe Chriftophori de honeftis | in antidota- 
rium eiufdem. | Additiones petri apponi | Additiòes francifci de pedemon- 
tiù. I Antidotariu^ nicolai cum expofitio | ne platearii. | Tractatus quid prò 
quo. I Tractatus de finonimis, | Libellus bulcafis fiue fervitoris. | Còpendiù 
aromatariorù Saladinì. | Ioannes de fancto amando fuper an | tidotarium 

nicolai. I (A la fin :) Impreffa venetijs per Io | annem Z Gregoriu^ de 

gregorijs fratres | . 1497. die. 14. Octobris. ] in fol. Avec la marque 
typograph. et beaucoup de belles initiales s. fond noir (école fiorentine). 
Rei. orig. en veau pi. [Hain *iiii2]. 

370 ff., chiffrés 1-360. (aign. a-% aa-vv) Caractères goth. 69-70 lignea et 2 cols. par page. 
Le recto du prem. f. eat occupé du titre impr. en gros caractères, le verso est bianc. Suit le commence- 
ment du lexte : CI Diui Ioannia Mefue de confolatione medicinarum | fimplicium t correctione opera'ionom 



75-— 



lENTA TYPOGRAPHICA 

Fr.cH 

(1492) in 4°. Avec la marque typograph. Rei. 

lu, av. ferm. [Hain •15949). 75-- 

', >. ìf. A-G, i) Cincl. goth. 51 ligiKi a 1 celi, par page. 

cdiCAIorrm Bpoalolicù fnm Ludou[cui brognoJo tntóem ordini! 

-. cn rougt; Fniogai | O Fnir's Anionij de nrcellli ordloii 
ri: K predi I calali) gnii[Dini. Simie* quidngilìnu | Ica de. 
ja. lacipiuoi. Prologui. | L'impreiiuin u iioim lu nno du E. 163. 
I (i 4 cola.) Au Ycreo la marque ain lei inilJilei Z G. Suil : Ta- 



oTo de MoDza (1480, 31 mai). 

Biblia impffa Uenetijs p Ocfauliiiù | Scotìi 
:er. | Anno lalutìs. 1480. pridie kalèdas iunij. | 

30.- 

I. a-V, A-R, aa-«: Peli» caractbn goth.. iI-31 lignei et t cola, 
pi** reacti Hieronfoii ad più- | Unum pteCbyleniai. de omnibui 



ìibbia volgarizzata da Nic, de MaUermi, (A la 
la sua madre vergine maria £ d' | '^ martire 
qRo volli- I me ne talma patria de venetia per 
etia regnate Siilo quarto pòtifice ma- | ximo 
ce de venetia : { ne glianni de la falutìfera in- 
etemo Z omnipotete dio. | MCCCCLXXXI. | 
1153]. 600.- 

bl. (manqucl lign. »-j. t. 3, V A-Xj Peliti uiultrea gothique». 



il prologo o >'oiainenle epift. 




riltimo niigiofo duon nico | 




digniflimo. | j ] Rate ambroC 


o a me portai- 1 <Io i tuoi doni; 


> 1 U vena »t blanc. Le te>i< 


! commence au recto du f. s (par 


[Qoeoe eli cielo: f la leira. 






eia vila del (icliflìmo l ve^ne 


gene maria | maire dilella di . 


dio. 1 Celie legende Goìl au ver» 


de luto la Bjblia. | Au vcrw 


duE. .,32:Fim.| 


e TeraioB ilalieone de lu Bible, 


. publiiìe par Nicolò di Millenni 



s Nicolai de Lyra. (À la fin :) Venetijs opere 
[ Modoetièfis. M.CCCC.LXXXIX. Sexto Id"* 



en 2 voh. gr. in-fo1. Avi 

•3168I. 

^i|in. a-i. t, 3, y. Al-Dd) Cuwl. piti 

it Nicolii de ijn (» ] dìnii renphyt 
in gcnenJi locipii. | « Baii au tci» 
ilio- I qibui Piuti tMirgenGi : t repltcj 

lnuiiqui). {lig. «-a, tt. sj, «f, •" 
canfrairia euiufdi de ordine poAilbto 
191, CR bii: a Paamt Teoenbir fi 



N". 796. — Biòiia Ialina. 

■ja du t. 141: fl Explicii poDilb I fri 
I« Hieronrmi. | Et cii iddilìonibin 
hù doringc ordini» mmonim. | Le tci 

*, 0. 1^. *|. Au reeta du f. 1 ; Pn 
dinii (nituoi minonim. | Le NonTCen 
u per magiUruni Nicsleu de lyra or- 
met iudajcao pertidìam ia cetholica fi 

lyn. ordini) rralriì MinoV | fitp Teti» 
jdiicì piìdid. Ac eliì cii additìoDibui I 



xemplaìre. La I*" et la IV 

ti de k dern. piitie ce qui nt irti r 

: sanctonim patrum. (A le 
>tQ ModoetieDfem fextode 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA ^^ 

Fr.c«u. 

j die. xvi. Finis | (1492) in 4°. ' ^, ',,■, / (1483) in 4°, 

)is recouv de veau av f ^a "Ssgg]. 15.— 

S ff « eh ugn . '•«' 

p«ni f I mra j, fo . gn. bh Inc.p.l prolopi, 

tu nonim o ~ """ ^yp" ""■"■ "i"" ">'"■" q"" I 

^ l^j ^ j^ ^tìa «u »mo du E. etiliii, à la ptem. 

■oui ] 

jIJ*" ^fl/arum [ (A la fin:) Impenfìs atqj 

BRI tì i ^ '"' Scoti Ciuis Modoetienfis : | ad 

j*"** f/rt'"'*"^ ^^ I ^^^^ chafolice augmentum t 

j/^' Ly "'(«le'ianim q; diligentifTlme ìm- | prefTus 

•^ fl-''^^ ^jj,fli[poft milefimum quaterqj centefimum 

^ "^fi^Lmo I^'s Januari] | (1489) in fol. Avec la 

' '>fi^ '"' ™ '°-" 

,/. -f** , «-ff-l Cir»c Ruih groi e pe i 50 I gnc (dn gto») M 6| Idn P«iu 

;;■;« ' '^ '■'\„^ fo,l«tÌ.* [ibtr primi i^ipi,_ I L, ,nu finii «i Tcn» du f. 1 16 : CI I>« 
<-^'-' >«"«- " ""'■ ■'°'"- * 3 col.., l-in,p™„m « 1. n..,qu. (f, .55 v™, « K 

ROfliaoum. Incipit ordo milTalis (ecun | dum ofueludinem 

I rie (A la (in:) Imprefum (sic) venelijs arie t im- | pefis 

]i (sic) Scoti Mo I doetienfis fub Inclyto Duce | Ioanne Mocenico. 
jilendas decembris. \ M.CCCCLXXXJJ. ] (1482^ In 4". Avec une 
;. grav, s. bois et la musique notée à 4 lìgnes. Reliure originale 
lois recouv. de veau ornem. à froid. [Hain 11376?]. 100.- 

,. (tign. »-i. t. J. H. A-E) Qroi ««et. golh., 33-J( lignei et 1 coli. p.r p.ge. Impr. en 

I piétéié du olnidriiir qui ocfupe G IT. : Annui bibcl .lij. menf» bcbdonudm .lij. i | ditm 
rtle comniEnce au ncto du E, 7. khu l'inlilul^ cili. U gnnd baii, le Chiill en aoix, k 

lo du f. 140; EipliciimilTale fecundù ma- | lem romane ecclelìe r ptr 'fralrt j Philippù de ro- 
1 vel ignoian j lia Tel incuiii libraiioru; ad- 1 ducili comminunii (>ic| abuEui | imuluii 

Paulus. Pauli Orofii uiri dociifTìmi hinoriarum initium ad 
Auguftinum. | (À la fin:) Pauli Oiofii uiri clarilììmi Ad Aure- 
fìinum epifcopum & doctorem exi | miù libri feptinii ac ultimi 
redi Venetiis : opera & expenfis Octauiani fcoti | Modoetienfis. 
incarnatione domini. M.cccc.lxxxiii. Tertio Kalendas fexti | lis. 
scenico inclito Venetiarum duce. { (1483). in fol. Cari. [Hain 



Thome | Anquinatis in libros de celo t mudo Ar 

textuù Z cOmentorù Auerrois ornata ac cii additio 

Textus Ariilotelicus cum duplici translatione antiqua 
pyli. Fratres Hieronymi Sauonarole Ferrarieniìs tract 
omnes fcientle. Tabula ordinatiffima.... (À. la fin:) C 
redu; quonda atti Octauiani Scoti Ciuis Modoetienfis : 
1516. in fol. Avec quelques figs. mathémat., bea 
et la marque de Scotus s. fond noir. Cart- 



Battista de Tortis (1481, 24 jan 

3. Cicero, H. Tullius. Rbetorica velus et nova cum 
Victorini. (A la fin :) Venetiis per BaptiUam de To 
xxitii. lanuarii. | (1481) in fol. Rei. orìg. d'ais de 
[Hatn '5076]. 

17B ff. n. eh. Ganci, rendi gtoi « p«ili; le ttilt «ituur^ du commenu 

Le pna. {.. avec la prefica de Mariui Fibiui Vieloitnui. aunque i cel i 

M, T. CICEROSIS ORATORIS CIARISSI- 1 MI BHETORICAE VETERIS 

FINIS. I puii rimpTeuDm. et : RtgiArum RbeloriconiiD Vfterun £ nouonil 

LaS. ti. iycti4 miaquenl, Au reite boa uempliice. 

i. — Rbetorica vetus et nova cum commentario M. 
fin :) Venetiis per Baptiflam de tortis ] Mcccclxxxiiì 
(1483) in fol, Cart. [Hain '5077]. 

■30 g. n. eh. (aign. t-yì Beiui caract. ronda, le teiit (il 1. poi. car 

Le recto du preia. !. tit blanc. Sur le ver» : PROEMIVM. ] MARII Fabli 

CLARlSSI-1 MI RHETOHICAE VETERIS IIBER .1. | Au ver» du f, 130: 
RegiRniifl. | impr. I 4 cole. 

5. — De officiis libri III, e, comm. Petri Marsì, (À 1 
ceronis de officiis liber tertì | us et ultimus Venetii 
tortis: Anno domini, M.cccclxxxi. die, xii. | Octobr: 
orig. d'ais de bois, dos en veau. [Hain '5271]. 

1 f. bl. a 177 ff. n. cb. (lign. t-y] Caricliin londs de deui dìff. granili 
menuire ; 55-56 lignea par page. 



TYPOGRAPHICA 



:. 174. À ti p*ic oppoi^ ; Ande* Virgilii m 

I F. 177 Kclo : Begìflrum | Le rena Ht b 
-gn. Èvcc bMuc. de i^moins, mai) mioqui 



s de gaodìno 

Uis nouiter editis flu- 

Tpectabilis juris vtri- 

d. Bernardini ex ca- 

e landriano Me- 

ìUnenfis. 

llaj de tortis. M. ] cccclxxxxìiij. die j 

Avec la marque typogr. s, fond noir. 



coli p.r page. 

pjt IrnciBii» mileficbv (Jni Alberti 

liier apponi» p TpecUbile; | J. U. 



2alderini Veronenfis Secretarii apostolici 
ad clarilTìmum uirum lulianum Medicen 
fin :) Venetiis per Baptiftara de | Tortis. 
is. I (1481) in fol. Vél. [Hain 9691]. 

<. ..m) B»ii> ciricl. ™d.: ìt tuie (37-38 I.) mlourf du 



ERINI 


Ver 


onenna feeret 


.rii .poli. 


olici io comment 


r. Peir 


i Coi 


rmi Gliun Boi 




lf.2™o:m 


■gè u 


trou 


T= limiiuW 1 


citi p1u> 


haul. Le lene e 


StTfn 


prìn 


!.. 1 II ficit . 


,u redo i 


lu f. 8fi (mi p.r 


Hincnl 


Ud 


«enu de Cilderiiu e 




leriai ' 


Veroi 


aie, ÌB iuue, 


..lem 1 cu 


m defenllone co 


ICS Gì. 


,nn. 


•li i iun, Ad 


lulLnum 


Medicen Flore 1 



is Secretarli apoftolici commentarii in 
□ uinim lulianum Medicen Petri Cofmi 
Venetiis per Baptiltam de tortis. | M, 
j.) in fol. D.veau. [Hain '9695]. 40.- 



Iigne» par page. 

. I U piice qui oc 
page luivante poru 



fecretarii apofiolici in còmentarios lune- 
lum Medicen Petri Cofmi filium Floren- 



tinum. (A la fin :) Veneliis per Baplillam de tortis | M.cccclxxxy. die. 

XXX. martii, ] (1485) in fol, Avec la marque typogr. Br. [Hain '9697]. 40,- 

Gdiliao fon KmblDbIs à «Ile do mioK typognpbe, d« 1483. |Hata '96951 Eumpliìre gnojl de mirgci, 

810. Laetus, Pomponlus. GrammaCicae compendium. (A la fin :) FINIS. | 
Venetiis Per Baptìstam de | Tortis. M.CCCC.Ikxxìììì, | die ullimo Martii. ] 

(1484) in 4°., Cart. [Hain 9834]. 15.- 

40 (F. n. eh k i6-i8 ]., (ilg. i-e) gnodi cinciircs tondi. 

tupreaioii rare, (omme lous t» [irrn d'^cok, dccri'c pu Foui. Il, p. 94. ^Uaqu: le lilre ci le f. corre- 
■poadant ■ 8. Notula marg. tui qq. ff. CI te dem. f. Urbauillj. 

8 1 1 . Martialis, H. Valerius. Epigrammata cum commento Dom. Calde- 
rint. (A la fin :) Venetiis per Baptiftam de 

tortis . M . ecce . Ixxxv. 
die . xvii , lulii. 

(1485) in fol, Avec la marque typogr. Cart. [Hain 'loSig], 35.- 

INVS IOANNI FRANCISCO LODOVICI 
du lei», en lite du F. aiiii. cai, du reatc, 
prfciW dea miuiaa pitcea que daoi l'édilion de 14%. A la Bd du tcile te Irouva. de mine, li dtìcnit du 
commentaieur et répigramme, Suil rimpraaauin jau r. tii;n. j 5 verso). La page oppoi^e porte le rigìatre el 
la marque lypognph. La dera- page est bianche. 

ge«. Le pfcm. t. est raccommodè. 

8i2.Perottus, Nicolaus, Episc. Sypontinus. Cornu Copi» EmedatiiTlmum ; 
In quo Opere Multa AccuratilTì | me Addita multaq; emendata funt. | (A 
la fin :) Nicolai pereti pontificis Sypoiini. Eruditinimi uiri. Cornucopìse : 
feu Cómentario!? lingule lati» | Venetiis per Baptiftam de ( Tortis, M, 
cccclxxxx, I die. xÌx. octobrts. ) (1490) in fol. Avec la marque typogra- 
phique. Vél. |Hain '12698]. 50.- 

16 ff. pr«l. (>ign. A, B) el 191 ff. eh. (>ign. a-l), A-0) Caracltiei ronda ; 64 lignei par page. 



cilcin Philomufus, Maicellu. PhiI 


loienua. L 






. A la fin 




Voobul. If. . recto: LodouUui 


> Odali u> 


PaUu 


ter» : PYFRHl PEROTTI m cor 


nu copii : 


(lue 



ilucem .t ecclenaltiei eiitcilui impcralorem ìnuictillÌDiuni. | PROOEMIVM. j Suite lu f. i Trtio. une note 
1. la rie da MartijI. Le leie commence en lite du f. 3 : NICOLAI PERom CORNVCOPIAE ; SlUE 
COMMEJrrARIOKVM LIN | GVAE LATINAE AD IILVSTBEM PBINCIPEM FEDERICVN VRBl | NI DV- 
CEM : ET ECCLESIASTICI E'4EBCITIJS IMPERATOREM | INVICTISSIMVM LIBEB PRIMVS, | Lo lou- 
aciiplion K lit au reiio du f. 186. Au verta du toEme f. tuli une éplire : M. Amonius Sabellicua Antonio 
HoteiD raluiem : | il le Regiarum. U rene dea IT. e>t occupi par un pctii commi maire. F. ir|> reno : Ni- 
colai Peroli Pont. Sjponlini : in .C. Pljnii proamiu eipofilionii. Fini». | 

Bon eiemplairt de la kc. édu. Fon rate. - Le Cotnucopiae iraite, en Forme d'un commentnlie fott iieudu 
luf MARTIAL, de. lynonymia, de lélymologie ecc. 

8 1 3. Suetonius, Caius. Suetonius cum | commento j (A la fin:) Venetiis 
per Baptiftam de tor | tis, Mcccclxxxx. die \ .xv. Februarii. | (1490.) in fol. 
Avec la marque tpyogr. Vél. [Haìn "15122]. 50. — 

par page. 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



Premitn Miiioo nec U commenuiic de 
precède le leiie: .M, ANTONIVS SABEU.ICVS A 
KVM PRINCIPI SALVTEM. - Le ptKmium « Irouve au ntne feuitlel. Ter» el [e Ielle comiiieiice en 
lite du f. liii. La fin du teile, f. 132 reelo, e«I tuivie dei pitcei luivantei: Teti«RÌca de Casrarìbui poli 
TfHiiqniliuin. — De Suelonio. — I[em de eodi. — TRANfiVlLLI VITA PER SABELUCVN, — U rerao 
du dern. feujilei porte le fegiiire, rimprenum et U marque typagr. 

EieiDplaire aavr bien coMerré, uuf quelquev reccommodagH etc, iniif^nifiantf. 

4.. Ubaldis, Angelus de. C Opus ac leclura autenticorù predanti iTim; 
doclorìs dfii An- | geli de vbaldis de Perufio ìurìs cefarei ac romani 
interpretls op ] timi .... (\ la fin ;) UenetJjs per BaptlDam de | tortis. 
M.cccclxxxviiij. I die tertio mèfis marlij. | (1489) gr. in fol. Avec la marque 
typogr. Rei. [Hain •15878). 

I r. bl. « 39 a. eh. (eh. 2.(0) (lign. a-e) Caraclèret gotfaiquei ; 83 lignH et a eoli, par page. 
Le line te Irouve co lite du fttm. (. (a), l'inpreuinn, le Regillruni ei li ourqae au recto du 40 f. doni 
le iena eat blaac. Bon eiemplaire. 

Johann Herbort de Seligenstadt (1481, 38 janv.}. 

;. Sibila latina. (À la fin;) Exactum eli inclyta in vrbe venetiay facro | 
fanctum biblie volumen inlegerrimìs expolituf | q; Httorarum caracteribus. 
Magiari Johfknis | dicti magni. Herbort de filigenftat alemani : qui | falua 
olum pace aufum illud atHrmare. ceteros | facile oiìis hac tempetiate fupe- 
minet. Olympia | dibus dnicls. Anno vero. 1483. pridie kalendas | Nouem- 
bris. I io fol. D.-vél. |Hain *309o]. 

39S S. n, cb. Idom le i.er et le 91* manquenl.) (ilg. t-J, A-X, j, i, 1-4] Bnni canctirc* gothiquei: 
58 lignee el J coli, par pege. 
Le reclo du prem. r. e>l blaoc; au Ter» une liphte de Frane. Monclienu's de Genua. Au recto du f. 1 



(a a) : Prologui io bibliam. 1 Incipit epillolt beati Hieron7ini ad Pauli | num 


prefbyleR.n.deon>nÌbu.dÌuiii. 




>lii : qui dicil' bebrafce t Bre 












1 3 col.. » juxju'.u «r,o d, 


f. 397; en bea: Quintinu) Emyliaoui | Cymbriacut Poeta leu. | (6 lignei de 




f. 398 retlo: Regiltrum Caitarum | Le ver» eil bl.nc. 






renpiic^. dtji au XV .ìich 


par un f. nanuKf. Le reitant eit Eort bien corMcrJ. 





5. Burlaeus, Gualterus. PreclarilTimi viri Gualterii Burlei anglici fa | ere 
pagine profefforis excel lenti (lì mi fup artem | vetere; Porphyrii Z Arìllotelis 
expofitio fiue fcriptum feliciler incipit. | (A la fin :) Explicit fcripfuj pcla- 
rifTiini uiri | Gualterii Burlei Anglici facre pa { gine ^ifefforis eximii : in 
arte ueterè { Porphirìi : Z Aritlotelis. arte ac im | penfa loannìs herbort 
Alemani. [ qui nò folù fumma cura adhibet ut | fmt hec fua fuaue quoqj 
fine uicio : ] ue^ ut laute fmt elaborata. Im | prelTum nero uenetiis. 
Anno. M. | cccclxxxi. Quarto Idus decèbris. | (1481). in fol. Vél. [Hain 
•4128]. 

I f. bl. (nianqueì. I<8 ff. n. eh. et I f. bl. (manque) («gn. a-ll C.raet. golh. de deui diff. grandeun, 
56 lignea ei 2 eoli, par page. 
Le leile comnence lu recio du prcm. f. {■ 1| loui l'lnlilul<! eilé : [ ]Uia de di | etia I logica quoddi | ci- 

Le f. b. 1 minquc. Lea iniiialeg Boot peinles en rouge ti bleu. Notulci manuici. aui matgei. La relinrc 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



;dìs : quaj edìdit reue rendi film-' | vir: ac in Chriflo pater 
Antonius (sic) archiepifcopus | florefl. ordinis fratrù pdica- 
;) Vtiltflìma confefTionis fùmu- | la a Reuerendiflìmo in 
fratre Antonino archiepi- [ fcopo Florètino edita : cuius 
textu Impìdio Antonij d'Arata Ciemooenfis ìmpfTa. Ad | 
erateqj Virginis | Marie feliciter explicit. Venetijf 1 die. 6, 
falutj domi- | nice, 1481. Regnante Inclyto | domino 
ico. I in 4°. Vél, [Hain 1184]. 



inque]. (lìgn. i-o) Cinet. goih., jg lignei 



la (Hgc oppose (0 4l : I ] Ncipit 
l; lu verio: ReginniiD durtiium. 



icìpit confedìonale in vulga- | ri fermone editum per venerabi- 
itoniuj (sic) Archiepifco- | puj Florenlie ordinis pdicato?. | 
opus impreffum ed Vene | tijs p Antoniù de Strata de Cre j 
ìi. Mcccclxxxiij. I Die vero. xj. Martij. loàne Mo | cenico 
i. Venetijs | principante. | (1483) in 4°. Cart. 30 

eh . (lign g-f.| Fello nncKrei goIhìquEi: 41-43 tigno et 3 cola, pir page, 
recto du F. 40. Au lerm : .... Incomiacii e> li- 1 breio de la docirioa cbrifliau ; li- 1 

Au nrio du mimi t. : Tabula. Au recto da dfrn. !.. uus le Regiltniin | on InniTe 
U i bit iiKoanue t Hiln. Bel eiemplaire. 

ifus Festus. Opuscula. (À la fin :) Hoc opus impreffum 

k ingenio Antoniì de | Hrata Cremonenfis. . Anno falutis. 
octauo ca | lendas nouembres. | (1488} in 4°. Avec 38 figs. 
, Cart. [Hain '2224I. 7; 

cb.. I f. bl., Oi a. non eh. et a IF. bl. {«g. a-p) Beaui ciiaciir» ronda; 38 liine) 
laii): Victor pifinui ^Ugni6co ac lìngularia priidenlia uire | Fmiln piCano featloti Ve- 

u ver» du neme f. : Viftor pifinui ad paulum pifanum in paflremo opere ci- | ma. 
urne, memionné p»r M. le Due de RiToii (p. 31). a lt« Ggurct bien connoea de VHy 
i\éei par un miitre nllenuinij. De plu> on j voli 4 Ggi. gratéei lu tnìt de ttyle t^ 

(À suhre). 

n. Firenze, Tip<^nEa L. Fnnceicbini e Ci - Via dcll'Anguillari, iS. 



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traits et ceux de Laure, l'illustration de ses 

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Dell'opera seguente abbiamo acquistato gli ultimi esempla 

Isotae Nogarolae Veronensis opera quae supe; 
Angelae et Zeneverae Nogarolae epistolae ei 
xander Comes Apponyi. Edidit et praefatu! 
Vindobonae, 1886. 2 volumi Ìn-S". Col ritrai 

inciso in rame. Br 

Questa pubblicazione insigne ed importante, particolari 
poco conosciuta e difiiisa e crediamo perciò di rendere un e 
coll'offrìrne i due splendidi volumi stampati con somma elc] 



MONA TSBERICHTE FUR 
KUNSTWISSENSCHAFT 
UND KUNSTHANDEL. 



HERAUSGEGEBEN 
von 

HUGO HELBING 

Chefredacteur : R. Freiherr von Seydlitz, 

Cette Revue d'Art et de Curiosile publie des mémoires ìnédits 
signés par les savants allemands et étrangers, 

Donne de belles reproductions de tableaux, dessins, sculptures et 
d'objets de curiosile, 

Donne la Bibliographie complète de tous les Uvres d'art parus en 
Allemagne ou à l'étranger pendant le mois écoulé. 

Les causeries qui sont faites dans chaque numero traitent du mou- 
vement artistique, des ventes importantes, des expositions, des collections 
publiques et particulières, etc. 

Un bulletin de correspondance est à la disposition des aèonnés pour 
obtenir des réponses aux questions que posent les abonnés sur l'histoire 
de l'art et de la curiosile. 

Les Monatsberichte /ùr Kunstivissenscha/t paraìssent à la fin de cha- 
que mois, d'octobre à septembre (12 numéros par an). 

L'abonnement part du mois d'octobre et ne peut se prendre pour 
moins d'une année. 

Prix de l'abonnement: 

12 Mark = IB fr. = IB 1-, le port en plus. 



EXTRAIT DU SOMMAIRE DES DERNIERS NUMÉROS 



FRtMMEL, Dr. Th. v-, Bilder 

FuRTWAENGLER, Unìvcrsitats-Professor Dr. A., 
Die kiiklische Aphrodite des Praxiteles. 

— Aphrodite Diadiimene und Anadyomene. 
Gaupp, O., Die Wailace-Ausstelluiig in Hert- 

ford- House, 
VoLL, Privatdocent Dr. Karl, Die Jahrhundert- 
Ausstelluiis der franzOsischen Malereì in 

StettnÈr. Dr. Th., Vom Sammeln. EÌdc Plau- 

— Das MOnchiier KUnstlerfest von 1840. Eugen 

Nettreulher. Gottfried Keller. 
Sbydlitì. K. Frhr. v.. ErOftiiuiig des neuen- 
BSyerischen Nnlional-Museunis. 

— Der Sieg des blonden Haares in der Kimst. 
KOCH, GQiilher, Die SchabkuriBt in Eiigland 

bis lum Elide des rS, Jahrhunderts. 



seltenen Mei- Berenson, Bernhard, The drawings of Man- 

tegtia. 
Berlinc, Prof. Dr. K., Eine wertvolle Schen- 

kiing HI) das Kgl. Kunstgewerbemuseum cu 

Dresden. 
Bassermann-Iordan, Dr. E., Neuerwerbiingcn 

des Kgl. flayerischeri National- Museuma. 
Halm, Dr. Ph. M., Deutsche Kunst in Ita- 

lienimZeitalter derGothikund Renaissance. 

— Die Plastik des Quattrocento in der Ausstel- 
lung der Secession. 

— Nikolaus G^sis. 
Fred, W-, Wiener Aussteilungen. 
Hblbinc, H-, Lose Blatter zur Geschichte der 

vervieiftltigenden KOnste. 
GuiFFREV, Jean, Attaché au Musée du Louvre, 

Réceiils remanicmenis au Musée du Louvre. 
Bulle, Dr. Heinrich, Ein attisches Grabrelief. 
Ostini, Frìtz von, Boecklin. 



I 1/ ^anij 




Della Bibliofilia si pubblica ogni mese una di- 
jensa di pagine 24 di scritti originali 'con copertina 
tre colori, vendibile al prezzo di 3 Lire, da tutti i 
rincipali librai del Regno. 

L'abbonamento annuo ad una serie di dodici di- 
)ense costa: 

Per l'Italia Lire SO 

Per l'Estero (Stati dell'Unione Postale) Frcs. SS 



L'annata corre dall'Aprile al Marzo 



Lettere e vaglia si dirigano alla Libreria LEO S. OLSCHKI - 
renze, Lungarno Acciaioli, 4 (Palazzo Acciaioli). 

^ Ai nuovi abbonati al terzo anno de La Bibliofilia si forniranno 
il primo ed il secondo volume coinpieti al prezzo ridotto di 
30 Lire anziché 40 Lire. 



Prezzo di questo quaderno doppio Lire 6 



SOMMARIO DEL PRESENTE FASCICOLO 



documento di Aldo Manuzio il Giovane (G. Maghebjni Gbaziani) p<i- 285 

la storia della tipografìa napoletana nel secolo XV (Tammaro De Mabinis) — 

Con 4 illustrazioni 288 

ik collectìng as an investment (W. Robebts) 291 

carteggi allacciani. Note bibliografiche (Continua). (Giuseppe Manacorda) .... 298 
nuove traduzioni francesi della Leggenda aurea di Giacomo di Voragine (Leo 

S, OlschkiI. — Con 3 illustrazioni 301 

irrier de Paris (Emii.e Dacier) 308 

Acquititioni de la Bibliolbtque niilonilc. — Congrin des bibliotli^caire> — Wcralogie. -~ Rnoe de* BeTun 

srelle (G, L. PASSERtNi) 311 

izie {L S. O.) . 313 



— Il ■ Silierìo > di FuEl e SchaB'» del 14S9. 
U< Siati* d^I- 



— Un' impDTtsnic icopertB — Scopert* 
of the Skeich-book \>i Si 

Preoiio Brambilla. ~ Scuola TlpagnBca <d Arti Affini di Torino. 



._'P°8. „.___■_.■ c.L_ e.......i..,. L.. e.-_ ...L v»n D;ck. — Le B>bel>i> de 1565* l'HòlerDroB. 



Scuola TlpoenEca <d Arti Affini di Tol 
— Un'npotiiiani del libro ■ Bruiellei. — Muiica e Mu>ì<:iui. — Lo iiudio degli uiticbi papiri. — Recenu aco- 
peru dell' Inpreuionc più amica di Guitnbeig. — Biblioteca Nordenikiald. — Dono di manoicrilll pniioai. — 
BiblioEraGi danloci. — Un decennio di bibliografia dantcKa. — Amerieon BibliocnpIiT, l6lO-lB3o A. O. ' Ga- 
unbere-GeullKtufi de Morcncc. 

dite pubbliche (L. S. O.). — Con 7 illustrazioni 324. 

ologio. . 332 

ispondenza ivi 

umenta typographica (Leo S, Olschki), — Con 3 facsìmili 333 

(V«BÌ.). 



Dic^Bk'E^&ENNAio 1901-902 Dispensa g'-io' 

i Bibliofilia 

OLTA DI SCRITTI SULL'ARTE ANTICA 

[PE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



lfr-^'WT^**^V%**««iT'*"T'"r '»' -r-*- «"» ▼▼'TV 

mento di Aldo Manuzio il Giovane 



che Aldo Manuzio il giovane si era proposto di stampare una de- 
ione illustrata delle città d'Italia e che nell'autunno del 1588 si recò 
trattenne a Lucca per cercare notizie e documenti relativi a Ca- 
cio Castracane, di cui scrisse la vita, pubblicata a Roma nel 1 5 90 
itolo : I^ anioni di Casiruccio Castracane degli AntelmmelH Signore 
ìlogia della famìglia, esfratla dalla nuova descrifUone if Italia, di 
nfuori di questo volume che il Renouard (Atinales de l'Impri- 
p. i2Ót non potè vedere e che egli dice già raro a tempo del 

alcun altro brano dell'opera vagheggiata dal celebre tipografo, 
i alcun'altra memoria dell'opera stessa. Gli annali pubblici di Citta 

nel ricco archivio del Comune contengono una deliberazione del 
nto e la trascrizione di una lettera d'Aldo, che servono a darci 
o disegno da lui concepito, del modo col quale pensava di tradurlo 
j in cui egli attendeva a raccogliere i materiali necessari per questa 

nto: (.) 

egiminìs XL" virorum cum extractione. 

Gonfalonieri et Priorum ac Consilii credentiae decemvirorura prò 
lime futuris Januarij ac Februarij 1581. 

ioti die Mercuri] 28 Decembris 1581, Ad laudem Domini ecc. 
ngregato magnifìco Consilio Regiminis quatraginta virorum ad sonum 
i heri ut moris est, et hodie prò rebus publicis utiliter gerendis in 
magniRcoram DD. confalonerij et Priorum de eorum mandato de 



r. OV. C«i(., p. 3lS t 



1AGHERINI ORAZIANI 



R"' D. Julij de Amicis de EsÌo Referendarij SS"' D. N 
li Gubernatoris in quo interfuenint 



lane mecus / Priores 



legum docfor 
med doc 



. legum doctor 



lus 
)1inus 

3ppatU5 

jettus 
mi US 



nero trium faciunt et representant MagniRcam Comu- 
ubernatore et primo audita genibus flexis ss*" ora- 
citata: Asumus domine sanate spirìlus etc. ; et extractis 
d invicem matura consultatione et missis et obtentis 
runt et delibera veruni prout infra: Et primo: 

iteris infrascriptìs petentibus et requirentibus stegmata 
Civitatis super quibus habita ad invicem matura 
liberatione, ac demum misso et obtento partito per 
im reperto decreverunt et deliberavenint negocium 
spendentibus annexis et connexis fore delegandum et 
•t comisenint cum omni modo auctoritate totìus pre- 
ilemenlum Magnifìcis et excell. DD. Doctorìbus Givi- 



288 TAMMARO DE MARINIS 

Per la storia della tipografia napoletana nel sec. XV 

Uno scritto or ora pubblicato (i) allo scopo d'Illustrare un importante documento, 
da me già edito il 15 maggio di quest'anno (2) e riprodotto in questa Rivista (III, 
p. £8 e segg.), ha delusa la mia speranza, che in esso fossero risolute le questioni, che 
sorgono dalla lettura del documento stesso e già enunciate, insieme ad altre affini, dal 
signor Olschki. Cercherò intanto dì rispondere a qualcuna di esse. Non v'è dubbio, che 
del libro della diuina ioctrina rivelata dalla S. Caterina di Siena siasi fatta una sola edi- 
zione, le cui copie, divise fra gli operai, furono messe in commercio sottoscritte con i nomi 
diversi di Franciscus N. florentinus (Hain 6026), Conradits Bonebach (Proctor, 6723} (3), 
Bernardus de Dacia (Hain 4694) e Werner Raplor (De Licteriis, I, 1 66) ; e cosf opina 
anche il Dziatzko (4). 11 Copinger [II, 1503I sbaglia contando nell'esemplare sottoscritto 
dal Bonebach, conservato nel British Mnseum, 119 ce. fidandosi di una vecchia numera- 
zione fatta a mano; mentre il volume contiene 114 ce. come gli esemplari sottoscritti da 
Frane. Florent. (Dibdin, Cassano Library, n." 47) e Wern. Raptor (5). Ed ìn quanto alle 
difierenze, che si riscontrano instìtuendo un paragone fra le due ultime pagine del libro, 
riprodotte a cura del Bresciano e del Dziatzko, e che dovrebbero far subito credere essere 
gli esemplari sottoscritti dal Raptor e dal Bonebach edizioni veramente diverse, non bi- 
sogna tenerne conto, poiché la riproduzione fatta a cura del Bresciano è destituita compie- 



(1) G.OV. Brekiano. W Ir. >c«.-»ciuli lifografi (n 




colo XV, con due un., io • Beilrige nir Kcnnlnii ia ScbriI 




pp. .3.13. ir B.. che oel .897 " «l-P'-ù percW io me lo .«> 








prof. Eratmo Pircopo), il B.. dicero, ebbe dn JB<^ l'iodieitlooe 




fu penillro il coniribulo ch'egli appotlù «iropcr. comincili» : 1 




Cap.HO(Mnu memoriali, del don, Pòrcopo * Nicol. Barone, 




dalle mie ricerche qualidìanc. Ora il B., tlaccaliHi Ji me q 




■opra •cceniuto, pubblica queuo urìito, che perduto anche II 


pregio della noiiii sarebbe priro dì ogni valore >; non fo>»» arric- 


cfaito da alcune noie del Diialiko. Egli chìamn ■■ tipografo nap 


oletano ■ il buon Domenico Carafa, che inveee appare ilU lettiir» del 


doc., come anche o»eir. l'Olaehki iBiUi^fiU.,. Il], p. 7:)). • 


il capililUla della locìetl •, e cita, diuorrendo della ina famiglia. 




:)ELLA TIPOGRAFIA NAPO 

itifico. In essa leggiamo fopn 
omnCy fea per fed 
lonna i", v. 12) p( 
V- ' 5)5 P^r JP'cch 
per camino... e mi 
perché uno sludios< 
Doctrina dì S. Calir, 
vato nella Biblioteca 
sconosciuto al Bresc 
simile, possa afferma 
toscritto dallo stesso 
d'errori, a Napoli, 
nova ! II fac-simile 
dendo cosi al desid 
saggio dei caratteri 
sta ancora una diffit 
da Bernardo di Da 
Librar;), n,° 48} aff 
e le segnature, laddove l'es- 
esaminato, è simile agli altri 
a, la nota : « Esemplare 
>mincia /« legaray e della 
I tulio ce, 117 ». D'altra 
> dal Raplor conservalo a 
comincia tu legaray, non 
jpy, direttore della John 
d' impaccio, non avendo 
Liplare delio stesso libro, 
, appartenuto al celebre 
.0 Casella, e certamente 
dagli eredi. 

messa in fine delle epistole 
apoli il 21 maggio 1490 
itamente ignota) (2), tolta 
sopra un Missale Roma- 
e xilografie qui riprodotte (3) 



n 



,0 TAMMARO DE MARINIS 

rtfti Stanigamer^ tanto più che anche l'ottimo cav, Fumagalli, senza esser prevenuto, 



ise quelle due lettere Z. G., o anche S. G., né l'asserzione del Proctor dì essere il 
mah stampato con ì caratteri del Moravo mi fa cam- 
ire parere; solo mi fa restar dubbioso il fatto di trovarsi 
lell' insegna posta ìn fine di un Officium B. M. V, stam- 
to dal Preller, che adoperò invece sempre questa marca : 

U Sig. Olschki, che descrisse questo libro (esemplare 
lora unico) nel suo catalogo XXXV, n." 823 (cfr. Co- 
nger 4470) (i) indica la marca tipografica < bianca, su 

ndo rosso, col montar. B. G. », e cosi legge le ini- j 

ili della marca riprodotta nel mio opuscolo, credendo, j 

e io l'avessi indicata col pensiero di attribuire le due i 

ìzioni contrassegnate con essa alla società contratta fra 
rnerio e Giovanni. 1 

Gli Evangelia fatti stampare da Domenico Ca- 



BOOK COLLECTING AS AN INVI 

nento ho creduto averli rintracciati : 
Evangelium domini nrt Xpi secundum 
nota seguente: « Sine ulla typt^raphit 
quae ex aliqua Veneta typographia prò 



)k collecting as an inve 



I last at Messrs. Sotheby's o( the final 
rtram, Fourth Earl of Ashburnham, h 

England but on the continent and in 
ìbrary which this generation is likc 
ili for a more enduring record than 
is library is perhaps the most remarle 
>ook collecting is so eotirely a mattei 
ne so completely repels anything appn 
•tment. Fashions in books so rapidly 

not infrequently becomes eagerly si 
ecting, of books as of other things^ ar 
nces, that the mere speculative collect 
idly so. Why, it may naturally be a: 

of their hooks ? Second-hand clolhes, 
}t as a mie realise the prices originali 



[BCtU SMt 


tu (111. P-70'. w 


me penio. 


,.d.,v,.«.3.1M«.«gu„ 


„.ii.,.. 


1 Demimeo 


«r-./, n».™ fid 


eie dilette 




o «p» le in.™.e 


de que>u 


re la fiUci > 


lenof» del Ser.m 


o S. Re n 


Ito ne bi lupplicito ne dìgna 


ma proue; 


TDiunia de 


diete filici memoi 


.1 euendc 


ìculu debii 


te continDire <t U 


re ad jpsc 


uuto jusu 


\0 tenore e1 conlii 


leaci. del 


»« U g™ii 


a nwira. U pten 


inle rotilu 


mtri conp 


uti iMmo «e <ii 


■dmoue 


"• >o "P"' 


icripto Jo. poaun. 


0. J». de 


Lio Miiiball 


i Dobuneiio meiot 


i. lundici 


»li. Privile 


gioì. Stimmu. 7, 


e. 4<^ì. 




■rum, jHi rif r.gij 


tiW/olA« 


in Iho Fori 


«fAlit Kevin.; 





W. ROBERTS 

necessarily ioiprove by keeping, any more than do >broken-winded horses or 
ilators. There are so many amazing; pioofs of this, so many awful examples lo 
le novice, that the insìstence of the fact seems almost impertinent. 
xrok collecting, the extremisl is always wrong. The omnivorous collector is an 
t friend of the bookseller, but the posthumus sale is often a very sad commen- 

this disease of acquisitiveness miniis judgment and taste. I couid name, if ne- 

dozens of illustration;!, buf two will suffice : they have no sort of connection 
le another, either in regard to the character of fheir libraries or in the systems, 

of makìng a collection of books. 1 refer fo Richard Heber and Prince h, L. 
te. At his death Heber had in England and abroad eight houses full of books, 
[iothing of several minor collectìons in various parIs of Germaoy. Thousands of 
joks he never examined and could scarcely have seen more than their backs 
lacked in huge heaps. This vast accnmulation cost about £ 80.000, whiist Its sale, 
wrtions, and carried over a number of years, produced only £57,000. The 
aught by the second illustration is yet more striking ; the late Prince Bonaparte's 
ed phìlological collection is said to have cost him about £40,000 ; after his 

went a-begging for several years at various figures, unlil it dropped to about 
, and was only sold a few weeks ago to an American library. 
I Heber and Prince Bonaparte were bibliomaniacs of an unusually pronounced 
though there was a good deal of method in the madness of each. Heber bought 
one might almost say, by the lon, but the notes which he wrote in the very 
imber of volumes which he actually examined prove that his knowicdge was 
e and his learning great. The late Prince Bonaparte's mania ditFered as greatly 
ble from the forni in which it attacked Heber ; the Prince was consumed with 
re to possess works in every language and every dialect under the sun ; in this 

approximately successful, and the library is consequently unique. Although his 
e knowledge has been impugned, there can be no question as to the richness of 
wy. I have dwelt on these two collectors ratber fully, but 1 wish to emphasize 

that vast accumulations, whether special or general, are very serious errors, and, 

investments, absolutely disastrous. 
triking confrast with these two ìllustrations of what to avoid in book collecting 

very many fine libraries which show at their disposai a handsome profìt on the 

outlay. For the present three will suffice : — 

MuDb I>ro1»ble co<C Rcaliicd. 

£ £ 

Roxburghe 4,000 23i397 

Beckford ..,-.... 30,000 73.55' 

Spencer 100,000 350,000 

le of the foregoing figures are conjectural, but they wiH be found to be appro- 
^ accurate. These three are matfers of hislory, and need not, therefore, be more 
luded to here. The Ashburnham library, with which I am just now more es- 
concerned, is in many respects more remarkable than either of the foregoing 
he absolute profit on this library will never be known, but the following tabular 
it comprises some of ihe more striking figures ; — 



OK COLLECTING AS AN INVESl 
The Ashburnham Library 

Colt. 

£ 

s 36,000 (about) 

cripts 3,000 

iscripts fì.ooo (1) 

rìpts S.ooo 

n [?]5O0 

sfore, th»t the books and manuscript 
bave co5t the late Earl under £ 60,00 
s not include several large sums of 
said to have paid about £ 30,000 fi 
itx manuscripts ; and Mr. Quarìtch 
the Biblia Pauperum for £ 3,000. li 
or the entire library of books and man 
•■ sale of the first portion of the f 
in many of the prices orìginally pa 
se bought as they occurred in the 
, il is submitting the investment to 
irices paid wilh prices realized. Th 



1,038 18 6 

8()i 7 8 



£ ii,9r>o 8 II £ 3 

any unigue opportuni ties. During t 
illy large number of fine collections 
immer, and for a considerable porti< 
in tliis parlicular branch of commercif 
gan to elaborate bis prose lays in p 
3wards the auction room-and when 
the various treasures— had fallen, tow 
empt, at ali events were bought an 
exclusively the purchasers, and mori 
:quired. To coUectors who fully ui 
pread depreciation in the vaine of r 

by Tcattnoi lor 166 MSS. iroiu tho B.-imifi and Li 
bave beCD slolcn fumi Fieach librarie^, we» pure 



W. KOBERTS 

litious : few more fully avaiied themselves of the opportunities thus offered 
Sari of Ashburnham, who brought to the labour of forming a library a 
nd knowledge of books. The Earl, who was born in 1797 and who died 
nenced bookbuying as early as 1814, when, as a boy at Westminster 
chased a copy of the Scerete of Albertus Magnus for elghteenpence at 
uiown shop in Great College Street. This sanie trìfle reallsed at the sale 
Earl was buying books more or less extensively up to within the last 
' bis death, althougli the library as such was practically completed long 
irican demand for rare books had set in. 

is bargains are enough to turn one green with envy. For the following 
e paid 450 gs : — Mazarine Bible (paper) 1450-55; Biblia Sacra Latina, 
Pauperum, e. 1430 (1). The first was sold privately for£ 3,000, the second 
0, and the third was knocked down for £ 1,050 — in ali £ 5,550, or a profit 

haps one of the most remarkable instances of its kind on record. Another, 
' equally interesting, illustration occurs in connection with a unique tract, 

of Fysshynge wyth an Angle », printed by Wynkyn de Worde about 
story of this little hook of 16 leaves is worth recording : it is first men- 
Catalogue of the Harlelan Library, 1743 (voi. ÌÌ, p. 896, No. 13862). 
Decame the owner ; when his library was dispersed at Christie's, about 1 770, 

the collection of a Mr. RatcHffe; six years later it again appeared at 

it was bought by Benjamin White, the well-known bookseller of Fleet 
m it was obtained by Richard Haworth, a distinguished collector of anglìng 

Haworth's sale at Sotheby's in March, 1826, it was acquired by Messrs. 
at that tìme dealt extensively in secondhand books) for nineteen guineas, 
commission for the late Earl of Ashburnham, and at his sale it realìsed 
2 8s. per leaf! 

ish collectors, Caxton stili holds the premier place, and even mere scraps 
ealise highly fancy prices. In the Ashburnham Library there were thir- 

Ihe past and present prices of which are sbown in the following list: — 



htus, De CoHSolacimie Philosfiphie, ante, 1 479 . . 70 o 

n, The Book Called Caio», 1483 15 15 

micUs of England, 1481 ; Description of Britayne, 

480, in one voi ■ - , iSo o 

iccr's TaUs of Cartlerburye, 1478 77 o 

> 1484 ....... 115 o 

: of Ordre of he Chyvarly, 1483-5- 55 10 

Boke named Corydale, 1479 100 o 

?j or Sayìngs of the Phiiosopkers (no price st;)ted) 1 



I 1857 il went for ]S g> 



ì £ 



fys. 
Ta. 



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6 W. ROBERTS 

The " big gun „ of ihe Ashbumham printed books was the splendid copy, printed 
an vellum, of the first edìtion of the Latin Bible, and the first hook execuled with 
tal types, 1450-55. It is generally known by the name of the Mazarine Bible, from 
; discovery of a copy in the Cardinal's library by the bibliographer De Bure : its 
portance is too well known to be eniarged upon bere, although a very little known 
t in connection with it may be mentioned. Trithernius says in his CkronkU that he 
s told by Peter Schoiifer, the partner and son-in-law of Ftisl, that the expenses incur- 

in the prinling were so enormous, that 4,000 florins were expended before twelve 
ets had been printed. Only about four copies on vellum and less than twenty on 
>er have been recorded. The Ashburnham copy was formerly in the University library 
Ment7, whence it was obtained early in the present century by Nicol, the Kiog's 
)kseller; at his sale in 1S25 it was purchased by Henry Perkins, tho book-coUecting 
wer, for 480 guineas ; at the Perkins sale in 1873 it was bought for the late Earl 

£ 3,400; and at the Earl's sale it advanced to £4,000, Ali tbe copies sold in re- 
t years have been on paper. In 1884 Sir John Thorold's sold for £ 3j900 ; three 
irs later Lord Crawford's, £ 2,460 ; and the Hopetoun, the first leaf of which was 
ired, brought £ 2,000. Apart from the intense interest which must always surround 
; book, it may be doubted whether, with ali the advantages of modem appliances 
the art of typography, it has ever been excelled — " magnifìcent „ is the only word 
t can be properly applied to it. It is adorned with 123 tìnely paìnted and illumi- 
ed miniature initìals, bistoriated and ornamentai, many with higbly finìshed marginai 
orations of ornaments, birds, beasts, flowers, fruits, monkeys, and grotesques, in the best 
le of Renaissance art. As an ìnstance of its value rather more than a cenlury ago, it 
y be mentioned that the Grenville copy in the British Museum cosf Count MacCarIhy 

00 francs at Gaignat's sale in 1768 : at MacCarthy's sale in 1815 it realìsed 6,260 fraocs. 

We can only briefly allude to a few of the other important works of the early 
iters. The editiones princif>es of jfeop show a very considerable advance upon the 
:es paid for them by the late Earl. The Fabula- et Vita, printed by Sorg, witbout 
:, cost three guineas, and realised £ 6 1 ; the first edition, with the Italian version of 
chi, 1479, remarkable for its woodcuts, but not quite perfect, cost £ i 145., and sold 

£41 los. ; whilst tbe first edition, with the Italìan version and applicatìons from 
dents in Italian hislory by Francesco Tuppo, cost twenty guineas, and was knocked 
^n for £ 203. A very fine and perfect copy of the Boccaccio, Cy Commence Jehan 
Bocace de Cerlald son livre l'ntitule De La Ruine dei Nobles Hommes et Femmes, 1476, 

first book printed by Colard Mansion (Caxton's friend) at Bruges, cost the late 

1 £ i 22, and fetched £ 695. A fine and perfect copy of the whole of Dante's Divina 
nedia, 1472, the most ancient known with a date, cost £ 32 55., and advanced to 
42. A large and perfect copy of the eJitio princeps of the third book with a date, 
ited with movabte types, Guillielmus Durandus, Ratiotiale Divittorum Officiorum, 1459, 

leaves in ali, cost £41 2S., and found a ready purchaser at £330. A unique copy 
vellum (only two or three copies so printed) of Aristotele's, Opera varia, Venìce, 
3, each of the two volumes decorated in the highest style of Italian art of the period, 

having in ali 89 lìneiy painted and htstoriated and illuminated initiais : this cost tbe 



BÒOK COLLÈCTING AS AN INVESTM 

realised £ 800 ; and the extremely rare v 
premUrs Livres de l'Histoke de Diodore Sicii 
;offrey Tory, 1525, cost £ i io, and sold fo 
juoted. Le Proplmies de Merini, prìnted b] 
rkably fine copy, cost £31 los., and sold fi 
ti book. Le Livre du Roy modus, printed at C 
£595- 
V of the many hundreds of lots on which 

Some examples frora the other side of 
A large number of the later, and consequen 
r failed to realise as much as the late Earl 
quite tnconsiderable advances, Two copies. 
, 1584 and 1595, which cost £30 sold fo. 
dition of King James's, or the authorìsed 
li., 15, 1611, cost £75, and was sold for 
y's Descriptioti of the Great Biblc, 1865, the 

for £ 6, A complete copy of Matteo Bac 
lich cost £ 30, only realised £ 5 ys. 6d. 
rk by Thomas Bentley, The Monumetit of 1 
a large paper copy of Richard Blome's Geni, 

from £ 14 los. to £ 9 ; the copy of the fi 

of Boethus's Latin Hìstory, Edinburgh, i ; 
r it by Lord Ashburnham, viz., £ 58 ; the e 
ìs of Great Briiaiit and Irelatid during the 

of the Master of the Rolls, io3 volumes ir 
;w Elzevirs collected by the Earl carne out 
n volumes, bound by Roger Payne, which co 
; very rare vellum copy of Dante, printed 
o £4 14S ; the extremely rare vellum co| 
Hscipl'me, Geneva, 1532, an immaculate copy 
irard's Les Aris au Moyen Age, the five volui 
< imperfect copies of Fabyan's Chronicle, i^it 
the second edition of Foxe's Book of Martyi 
ì of ali — it cost £152 and only fetched £ 

first and only first editions ; and lastly the 
t)e three parts printed by Verard, dropped f 

only the more important arlicles which ha' 
ased thera. They are, for the most part, 
)ld on collectors' fancy, and were bought a[ 
was at itshighest. Not a few includ were 1 
isual custom, bave been either superadved, or i 
ry well selected private library. They do ne 
f books and his unique " luck „ as a bookbuyi 



0. MANACORDA 



DAI CARTEGGI ALLACCIANI 

NOTE BIBLIOGRAFICHE 

{Co7iiÌnuazÌoné). * 

lanto alle ricerche fatte in Genova dal Franzoni egli aveva potuto persuadersi 
I che erano riuscite veramente infruttuose. Da Genova l'Aprosio si recò a Ghia* 
e si era radunato allora il Gapitolo Generale degli Agostiniani, e dì là pure il 
io continuava a suggerire titoli di drammi all'Allacci ed aggiungeva: < forse 
ino in tempo per essere notati nella Dratnaturgia, ancor che vicina al fine come 
Ja un amico del sjg. Antonio Magliabechi ». Quelli non furono gli ultimi 
che fecero in tempo ad essere inscritti nella Dramafurgia ; infatti l'Aprosio che 
dei suoi viaggi fuori di Ventimiglia, continuava ad essere allo scuro sui pro- 
lla stampa dell'opera, non cessò cosf presto di suggerire drammi sopra drammi 
3. Cosi nella lettera del 26 Giugno, parlando della Dramaturgla, dopo aver pre- 
suppongo che non per ancora sia del lutto finita di . stamparsi », non solo 
va le indicazioni di alcuni drammi, i quali, come si vede, ancora comparvero 
ce edito a Roma pel Mascardi nel 1666, ma chiudeva colla solita promessa di 
e altri ancora. Ritornato a Ventimiglia, parecchi mesi dopo, con l'occasione che 
lieo ventimigliese, Giuseppe Sappia (i), doveva recarsi a Roma, l'Aprosio inviò 
:i alcune commedie in sostituzione di altre che si erano smarrite nel viaggio. Per 
e questo favore all'amico dovette privare l'Aprosiana di quei soli esemplari che 
no ed erano destinati ad essa: il che potè fare perché non erano ancora detti 
■ applicati » alla libreria; in caso contrario sarebbe incorso, il buon frate, nella 
a papale (2). L'Allacci, il 20 Novembre, ringraziandolo di quei due drammi che 
[t ultimi giunti in tempo per essere registriiti nel catalogo, cosi' scriveva all'amico: 
;. D. Giuseppe Sapia ricevo le due comedie del sig. Francesco Franchi benissimo 
late. Ringratio sommamente V. P.**, perché io non le havevo vedute, né manco 
leranza di poterle bavere per essere state stampate a Carmagnola, dalla quale 
ne vedono dei libri in Roma, Le ho notate nell' aggiunta della mia Dramaiurgia, 
non ha havuto ancora il suo fine, stante che ogni di compariscono di cose 
ìusiiciis expectat dum difluat anitiis) et 3 me da amici mi si dà speranza che 
1' bavere. Et io per dirgliela la potrei dar fuore, ma sotto queste speranze la 
:rfetionare più che si può. Patienza: s'arriverà ancora questo, lo però di novo 
tio e la prego se li capita qualche cosa di novo avvisarmi del titolo almeno con 
requisiti, come altre volte mi favori ». E facile comprendere che l'Aprosio, 
;eppe che egli era ancora in tempo a suggerire nuovi drammi, non si fece ripetere 
: la preghiera. Anzitutto egli che aveva già suggerito all'Allacci i titoli dei drammi 

/eài La Bitlìnfilit ITI, pp. 213-131. 

Di Giiueppe Marin Sappia parla Frate Aagclico ncUa Siil. Afr,, pag. 43. 

Coli egli dice, ed è veio, cale divicU eiuado incluso nel breFC di Inaoccmio X in da» ]0 Gennaio i6S] tot 



b\ì CARTEGGI AUACClANt 

ne, pensò fosse conveniente di rendere u 
piemontese che, a giudicare dalle par 
Dveva essere estranea, quasi non fosse it 
> nella lettera dell* 8 Dicembre, < che di 
t Roma, di bel nuovo ho scritto ad un . 
:he voglia farmi gratta di procurare d' 

altrove vi siano componimenti da pocl 
it Dio volendo lo sapremo. Da miei re 
ni dei componimenti che scriverò possi 
:une nuove e da riporsi, se non nei pri 

nella lettera un indice di dodici d 
[ Gennaio 1667, la nota dei drammi d 
ta drammatica delI'Aprosio diretta all' 
lieo, inviando l'indice di alcune commi 
)ne : « Eccomi con nuove notizie per 1 
a bramosia di vederla finita. Abbattuti 
per eccellenza di poesia italiana, dopo 
imi, mi ragguagliò d*aver fatto recitare 
bene ad ogni maggior segno. Desidero 
mandai il titolo di quello, quale egli < 
tri, ma col suo nome per degni rispetti 
ettere dall'Atlacci con < l'aviso che si 

libro, al solito, nessuna notizia ed 01 
1 storia delle peripezie di quel celebre 
mostrarsi impaziente quando il 7 Mag^ 
latoria diceva : « ma cos' è seguito dell 

aggiungere altri drammi ? V. S. lU.n 
finirà mai », Predicava bene P. Angeli 
iva a suggerire sempre nuovi drammi 
lio aggiungeva le solite note bibliograficb 
l'anima non desiderasse che esse gìui 
mbirgia? E che in fine P. Angelico no 

della stampa, le quali gli offrivano oc 



L Chiisa. Scrilieri pùmmlti 



dio <nll> Rigedii itlliana 


d.^1 


700 


|in Gi^m. ttor. i 


l'Allacci li leggano a pig, 


, 767 


dell'. 


LTdkione nascardij 


ctliD ed i drammi del padr 


e Fra 


acEii 


ro yranchi da Ca; 


a Chic». Fiate AnEcl'co n 


le da. 


a qu 


oite inlormuioni . 


itieUD a non abbandonar i] 


nette 


.. Qu 


:e.lo buon padio [ 


diri le inviai come lo ora . 


di<]n< 






emendo che dopo compiati 




igio 


mi in qne^to moni 



GIUSEPPE MANACORDA 



a sua inesauribile erudizione, parrebbe provato dal fatto che nuovi appunti di drammi 
ava ancora il 9 Agosto, Abile però nel dare un colpo al cerchio e l'altro alla botte, 
in quella stessa lettera velatamente canzonava l'Allacci per gli eterni rimandi della 
ipa causati dall'ingenuo proposito di inserire tutti i drammi : lagnandosi della stampa 
a sua Grillaia, che pur essa andava per le lunghe, l'Aprosio osservava argutamente: 
vviene di essa come della Dramaturgia di V. S, lll.ma che tarda ad uscire in pub- 
o, ma con questa differenza che là dove la Dramaturgia non esce per elezione, la 
Vaia tarda per necessità, non so se per difetto dello stampatore o di chi ne ha la 
i ». La verità era che la stampa della Dramaturgia andava avanti si, ma col passo 
Formica, I nuovi drammi infatti che l'Aprosio aveva inviato il 7 Dicembre 1666 non 
isero pili in tempo per essere registrati nell' indice, né l'Aprosio avrebtre dovuto 
>rarlo, perché proprio in quella stessa lettera diceva d'avere appreso dal Magliabechi che 
dramaturgia era finalmente uscita per intero, e se ne rallegrava con Mons. Allacci (i). 
:hé adunque P, Angelico aveva continuato ad aggiungere nuovi titoli dei drammi anche 
o la lettera del 7 Dicembre e persino ancora in una del Gennaio 1669 ? Dobbiamo 
lere che egli ciò facesse per una probabile seconda edizione della Dramaturgia (la 
le, morto l'Allacci, fu fatta assai più tardi) {3), o non piuttosto è probabile, se si 
siderano bene le parole scritte a Mons. Leone dall'Aprosio nella lettera del 7, che 
te Angelico, non vedendo comparire almeno un esemplare della Dramaturgia, dubi- 
e della notizia che veniva dal Magliabechi e si sognasse che il catalogo fosse ancora, 
n'egli in fondo sperava, inedito e suscettibile d'aggiunte? (3} 
(Continua). G. Manacorda. 

(0 Del Magliabechi la Vallicelllana cofi!cin.'a ii lettere dirette all'Allacci tCXLVUl. ot che coililniicono per la 

ro le »<ervuioTii intoma alle vipere del ooitro jìr. Redi > |Clr. Letteci del Redi a Luienio UigaloCti. Fitenic alla 
la 1664 e l'altra del Redi sleiia in dati io mngi-ia 1666 in PivfHgaalon voi. V, pait. 11. pag. 76 e l'altra lettera 
ib. Moro ed all' ab. Bonniclot Sofà alitni ofpouaoui faitt all' OisemaiùiHi inlcnu aUc liftre. Fireiue iUla 
la. 1670) — 17 Aprile 1666^ t Qua il Barelli atnmpa alcune oMervuiani interno alle itel le medicee ; in breire il lig. Redi 

(, Fireo» 1668). er Voitio la itampaie le oHervaiioni del Boccalini wpm Tacilo «lOinevia 1669; Gir. F. Fiorentiaoi 
Igccalini ni i lUM Cmimfntarii in Rithia E»rofta. IV, jg7l — >g Giugno 1666: < r opera del Sorelli è eicila > — 

g n«tra lingua con una pielaiione in dileia della nostra lingua r (Cor» le Prosi JurcHlimr uicile in Firenie alla Stella 
1661} — Perei* che (i riieriiee alla Dramalurgm, il Magliabechi. fin dal i Aprilo 1661. inviando all'Allacci i drammi 

■lama che iurono da lui spediti a Roma per jaiao di qnel Mattia Franioni che gii conoKiamo, il quale il jo Mano 

> iu di paiiaggio a Pirenie. Nella lettera del Magliabechi in data 17 Aprile 1666 leggeii gii queito pauo: < Con mia 
ma allegreiia lenlo che la Dramalutgia vada seguitando a iiamparai >. — Dell'Allacci al Magliabechi una qnelle 
ne leuere che dicemmo enere sdite nel Calogeri (XX<C. iSil. La prima in data i Luglio 1661 non contiene che pan 

> della omioni del Dati. Kella teria del 16 Mar» 166; di notiiia di aver ricerali i drammi del Bartolomei. Nella qoaiu, 
U il 17 Settembre i66j, l'Allacci coii ai esprime ; ( La min Dramaturgia i buttata in un cantone avendo ad atteDder* 

sllite la mia Dr-amat-rgia. della quale lono gii itampati alcuni logli >. 

(9) Vcnetia. Pasqnali, i7j;. L' anonimo editore delle s lettere allacciane nel Calogeri accenna ad una nuora edi- 
le delta DrttmaUrg\A che in quel tempo apprestava Anton Maria Biscioni. 

(3) Nella BUI. Afr. quando gii l'Allacci era morto, l'Aproiio non leppo trattenerli dal lare qualche oHerrallone 



5GENDA AUREA DI GIACOMO DI VORAGINE 



ue nuove traduzioni francesi 

:nda aurea di Giacomo di Voragine 



. di Giacomo di Voragine è stata ultimamente pubblicata dall'editore 
i nuova tradu£Ìone francese dell'ab. J.-B, M- Roze, canonico onorario 
!ns (i). Come si sa, quest'opera era una delle piCi lette e ricercate del 
e pubblicata in molte edizioni nel secolo XV e tradotta in tutte le 
luest'opera sono tuttora avidamente ricercati da' bibliofili ; ma son divenuti 
no di rendere un buon servigio ai nostri cortesi lettori coll'oflrlre loro qui 
ll'edizione latina ed un'altra delta traduzione olandese che si trovano in 

e francese il quale ha consacrato gran parte delta sua vita allo studio della 
te alla sua pubblicazione un proemio co«i importante sotto <^a\ aspetto, 
meno di riprodurlo in queste pagine sicuri di far con ciò cosa non meno 
e ai lettori della nostra Rivista. Ammiratore fervente del volume aureo, 
ìà entusiasmo l'autore e la sua opera contro tutti coloro che l'hanno se- 
scaglia specialmente contro chi lo tacciò persino d' ignoranza. Ma lasciamo 








1 diiGcae 


.iècl«. M.i> il >'fl 


it apérc 


■a): il ne (ut pini 


r,g.TdJ 




■«nblB. 



I > Quella «t li 



■a* euay^e, noni Vx fai: Aiutar; nom Alloai tldur d« U dé^die. 

s poui pr«t«iidEe tah^t le pinni danuaicuDi le bienhetireuK ATcliGvèqufl de GédAfl, 

Kom d'atcjiu qd'à eipoKi Ih mèthode qu'il emplDifl, qu'b d£caavrir lu lourcei où 
□t uriver. Loia de aoiu tonleloia l& peruée ni le dèair de faire revenir le moodfl 

«□Te de 11 Legende: i] ne lem muique poor jouif d'un luccàt cgal qa'une leule 
Dcret qui eiplique l'ividitè v/tc Uqaello oa a iéfoek rouirraga du domiDicaiD ; alon 
. étè traduìt d«DE toiD les idiomei, comma il a été reproduiC dC copie par le minia- 
si) faaiiC at bu-relieF. 



ouerra che nella Drematurgia abbondano gli errali di tCampi. Più lincerò di lui fn il Col- 
ipetui^iinente elle meglio larebbe Italo intitolare r indice Dramalurgia ilaliaHM. NoUva ao- 

e la calhUrale d'Amieni. Traii Tolumei 
ji franca 

njoan lignifiji lujel de lectorn, jinqn'au moment où nne acience quelconqoe l'a traduil par 
I Bven boD i. recneniir et dont il (ant prendre acCe. £n pulant d'AugniCia Thieiry, la Rtuut 

ante, et Iroii foii anr quntre. elle elt pio naie quo l'biitoire t. 



LEO S. OLSCHKl 



'«plication dc< officci cÉUhiéi duii 



CTcle foflUvHl, il BQ tenniD« pi 

Le buC prÌDcipal de Vi 

mJvi par le mond catboltque. 



e pini fra&da plao 



a Dédiciuw dm EglÌH 



Bfcn€tti e ftip (agóda» fanflMlì p 
anmanuitùwn<mruì-<tua*«pils 
it fra Wr 'Jamht n -CDiafnn* <" 




ni> liiit db ad jfcncjF-T'aMa ceui» 
Ititn butaiót vfip ad inop(r-n Ubra 
ti» rniitat «oa a-l;:?-pf(p ad pa 
ftba.'Tfii liic tli j^nrfi ^ i»ni>w* 
idunofma^pHnrtu-Jpe r— '■■-•• 






napif. 



•*n" 



in j) teim p jphvtne adfitsvo 

Il fbnt n EcnBuah'ii tps ilbid rapii 

tintati Fpi'V'i tue Ug^>praiaB 4 ta 
bac MnouaCDtKapnagit-Vps n 
(6(iUntSi« tntpam^pìipl fiim» 
*wS<iUaii-«tUludtpa npAtattóa 
BparrbavTty ■dpsHmBncn.Vfit 
tOcUgifapicnlipPEvbi pieni agif 
RinilWo bui' BKBàbatsis-VpH 
p«^iut6l( « tp« pftti« vice 3» qvD 
pcgnnlA in pugna ^ lum?ii IRud 
tp* i*pnat «sia ab aùatà» ptntht 
tann-ftóf ad adutnia-'Vn a tfirla 
g&mbàngùn. Tna<bab«i9-m qui 
bf ts mulhplla pugna ag\f p t)ua 
nnl IpuaD* pugua fi^ianir- tpa 
■utC tlhid I) ti i ■ nacih Dm vlc^ ad 
ftpMtaa«Rma paitimcótincbiT (iib 
tp( iwSdliaicia iili j tp> Una* Tt; 
• nalaliiHV{| ao onauas «piphani* 
tjtinilUbtpfpigiinfttviC-l^abcdai 
ulff tfpìpbanlf vfag ad fvpluagiHttf 
tiia<4t |à t B acdpi qvnipU^ (Sp>9 
vniiaho- ^imio pinta quahiffi cQ 
fo^MflRidianB'Ut bpcmB n(m 
tur ad ^timu.m ad ftcSaù- «fHa 
ad tmaù>auniinn7ae ^nS tt latS 
•Htiopnatóia latta p;- SAó penai 

ad pthnii'nuuu ad fdtm- nwHTno 



fola! pmù • 

•d ttnlù-va^* ad quartS- Li) aOt 
|> tiu« beat oniiatie if loneuatD tft 
«ci aia cfKoa Aia potiuir m(i|»tlH 
t^^ «nouationia ^ niuUnoina-w 
in ainiìtu|Dti? 9> m lcptiiag«lim* 
«tl5Dupliainn<«fl-]bimia ncvw 
Ccaau moiplnl ab «cncB- V«nA «ni 
wm il Ilo (e^mr «diik tpi«.ftait \ 
(uag«lil)grqii'£)(iùt 6auiiK> ifti 
paouìlu );pioìarBnouacifiit-n>( 

XliRudtpaciàf tpa HnauatDÌ> 
p3ca-iii-4<ca4So mua&de 01 a- 
Cógrus igif rn face (pg niiauatSi* 

tUE«BDtpiaabnTaBinma?Riu* 
turiamo ag«in7n ftllia cfu< ocoic 
tùtmfiatpfl wnouafóia-titìtpaw 

n>nntf lùbtp* 



«orata om. Site w 



tnftaeBpuBqBpnmjnnrf (ùbtp« 
na>alÌAr6Tfid ^ pnm tub tjp^ pirgtt 
tianums qtJtspuBBprenqtcaaa 
•>aauiia»^i>rqiaTil^)r-«(nù>n 



ta tpa ramnfiliats 



qulDcoiriL. _., 

niB:qtt rapncat aàaa pafcba tt<9 
■d oelatia* pitm]fl«s- (ft.uinR> n 
MUa qucMcunù t infta tnnp? pnr 
gonatisnla- q ti tp« «piìtmt infl* 
■•""»•.« piniBcófltv iHtp adad< 




-mn<nn 
a ad lueiiui •Tltinw autt 
. , vìf (imiut'qi ftttdo» glia 

<|u*Babif in vltuno aouitu nimX 
tamrinaf 'ibinf «fi y piinui} f/A 
piinu tumintce tdiittu» «fnitat» 
0l«u« patn quatuMwrftia cShiuc 






:. LtgexJa. Colonitc. Ulr. Zeli. 1483. — (Dall'escmplire del Cav. L» S. Olidiki). 



Cbwina cèrénionic ayant lei laiiodi d^^Oe, il ea d^'veloppe lei laotib en rapportant i cSeè de chacnae qiielqQ«a 
traditioni, dea recita fort eiCraordiniureK parfoLi, poar en granr mleu le sovvenJT dans la inèmoire db lecteor» Et comoie 
au temp< où H ècTiraitr on n'avait pas, comme Hnjonrd'iiiii, la lessoorce de Itodvct rbittoire Ape saintt doDt la f£te revì«nt 
à jour fiae dani t*Egl]se, JacquH de Varaxie concai l'idèe de ruiembler daoa Da carpi d'onvra^. lout Dne CoTOe pia* 
étendne qne lei le^aiu de Brèviairgi. ies iògendes particulibrcfl de chaque bicnhenreui propose par la laiate Eglka à. !& 
T^aératioD CODAie à rimitatiaa de lel enfants» et voici cornine il procède : 

Tont d'aboid vient l'ètTinologie du nom dg gaint dont lefl actioat ront fitre racontècB. * Comme toni 1» hagiagraphefl 
da moyeo Ige, l'aoteur decompose le mot dana tasta »i partÌM et fait de chacnne d'ellM une application, il fant le diira. 



JDdtcieni BoUaDdoi prétend qi 



AtfBioloclei dam la Ugendt^ 1 



celle de JacqDei de VuUK a 



lA LEGGENDA AUREA DI GIACOMO DI VORAGINE 



.prt« ^voit JtutiG^ <Qi pron«ttC9 diai la llmitea du poaiìblei trrrve l« r£cit priuapal duit loqnel Mot I- 



:. Ugmia aurta, tilgici. Uincht, Jin Veldenfr, 1480. — (Dall'lKmpliK del Of . Leo S. Olsddu). 






lioai, Ibi TènuTSctioni » luccident lei 
M Iteifur, In tridìliou ipocnpbn* dèi 



C'iM le ceti poMiqae de U Làtendt. Bili ce n'étsit pi 



xemp]«» JudAi, FiLmbi, N^out Jiilien l'apoitMt BtbiAa ' 



LEO S. OLSCHKI 



Od y tTtmTB adhì Ift Ugrrtda Mifiute qui repioduit d«» Huvenjn leipecCablefl. wtji% deuom da feindro di de plurA H qui 

toDJaun une vòriti poiitive, Da une v^hté lymboliqiie \ jjunijf nona a'j voyoni ce qii'on h ippelé mythologie. Le vic« de la 
mytbologie est d'^EOoffer l'Ime houb lei leni) l'capTÌt «ODI l& DAEi^ire.» au contnitCp la Ugende flit Tòglier l'eipiiC lur U 
tuslière, Il priire ibt la nature, l'èteniitc 9UI le tempi. Elle tmuTe dini le mùrlU ou le démòrile le paini aii elle inipeid 
lei deiCiniei humsinei. 

au liège de Géaei, caiukcra tonte la lie an lalnt de san prochtin. Oc, dani le coun de »• prMiotioni, il ■ olneirò qa* 
de tout tempi, lei eipiiti onl ttk aTÌdei da meiveitleni. que la réritl frappe l'iatelligence, mua qu'elle piaitre bien più 
■TUit, dèi Ioti qn'elle l'iippuie tur det prodigei. La vìe dea lainti l'offre ì lei yeiu camme un mayen léel et efficace 

piKiei lei pliu luIUntes par lei ditaih. 1« piai eitraordinaicei d'oniemble, et il lei pcapo» à l'imitation pnbliqne. Il 
poie I» uinis en hènx, il lei <aìt pacler et sgic en biroi. Qs'eit-ce qa'Dn laint, en effet? aioon un homme dont lei 

OH Ht bien prés d'oblenlr de l'enthoiuiume. La leTtn eil le rèmltat d'une lultn de cbaqne joni canne le (ice ; or. lei 

faiie dn dupet ? 

Capendant, depuli deua sièclei la Ugtnde a 6t6 l'obj'et dei pini amir» critiquei. San snteni a k^ harcelò 1 

wn jngemont juiqo'i «n croyancei. Melchior Cano l'a liaitt camme lei nambreni enoemii. i L'bomme, dit-il, qnì a. i*rit 
la Ltitndt. arait une boucbe de ler, on cieur de plomb et un eipric ccrtainemeot peu eiact et dònuò de pendane* >. * 
Uelchiac Cano a oppoid gei qaaliEcatid k celai pac lequel on arait appelé la Ligindc. Taus l'avaient jngee d'or : poni 
lui, c'eit dn lei. do plomb. l'oeam d'un iuenié- Ce n'titait pai nne preuve de gdnie qua cetle appr^ation, pniique l'év^ne 
dei Cauaxiei la copiajt daui Vivòi. célèbre anteur eipa^ol, qui fnt anaii parodila par le docteoi CI. Deipeace, qaaod 
celui-ci tcouve que la piéteodae Legende dcrée de vie dei lainti n'était proprement qu'une Legende /etri/ de mfmonga. 

livTe, OD ie pecmit d'en commettre inr lon nom et ce n'eit pini qu'nn gaufré qni cnglontit lontei lonei d'imtBOndìces 
(Jactòui i Viragine). 

EiaminoDi. iummairement, chacua dei méfaiti dont on a lendu coupable le Frèie Jacques do Gfnei. Soa ilyle 
d«chice-t-il l'oreille, ininlte-t-il 1 la Krammalre.' On >e leiait «paigné la peine de nombreoiei ciitiqnei ti on avait tobIb 
jetei lei yena ini le titie mii au liontiapice dn livre, noni y lìioui : IncifiI frelogm SKfer Legtndam ianctanm, Alitt 
Lnmiardica Hiileria fnani cumfitiKiil frater Jaeoius. C'eit donc tout limplement une compilation: donc le ityle n'eiC 

j. faire. et noui avooi constale que loin d'avoli altéii le teite dei antenri cilji, c'L'tail au cannai» le lien gni avait éU 
reprodnil ivec lei fautei du devoiv d'un commcnfanl. En veat-on une preuve ì Dani le long Iravail auquel noni noni lonune* 

devoir nom offrir lei meillenrei piTantiei. Quant an teate. il convient de le dire, noni arou ion%-ent détcìpArt de mener 
1 terme Dotre eulceprìie, eo préience de> difficoltà lérieaiei qoi oaìuaienl presqne de chaqne phrue. Soia avoDi ava poor 
an moment Etra co meiaie de lei vaincce, qaaod noni noni (Qma procure on eaemplaiie pnbliA en 1850. i Leipiig, d'aprài 
l'èditian frincrfi, 

Ou bien l'ddilian frincepi eit remplie de (autei d'impieiiian, od TL^diteur de 1850 ne lavait pai lire nn Mite en 

la Ugende: il élail pÉnible, diipeodieui. Noug n'avons pai reculé devant dei montagnei da diScnllAs et ce nona at db 
devaic de déclarer qne Jacquei de Voiagine avait copie pmque partititi, cóinpiliaiil. 

QwLnd une legende le troavait tonte tajle dans an Pere da l'fifliie. elle était copile in exiema, aanii la Tje de 

m6me ponr lat aclei dei martyri. et lani avoiv coninlté lei BoUandiitei, noni avoni pa noni convaiacra qa'il a été 1bi|^- 



fiet pour fuit. pater ponr pv*tet 

valnit pour Dotuit. multa ponr muleta 

pnlchenima podt polcfaeria. panktni poni potion 



\ LEGGENDA AUREA DI GIACOMO DI VORAGINE 



à d« unicei mpoctablei, ce 
it CMmeU. do uiatt Jmo < 
dui Im Brcviairri, Si ts te 



CiCt^ 



Qnff ttj bit fitEffr Shunuti toott 
mit |!t<tt>) frgapq "' ' "* 
ttiDnfcmiiictttqi 

cSmi) fifligCrit wittic »«f iMf &{ 

aftowftat6n!<i>n)8» M <)w tft op 

mi'gtn»ntis.mto«9l0i(#rfe( 
AiDti frr(!( ^1 I>fft Dm nuK^Bri) 




-M. frrigic UifMhl, ]«! Vild«i*r, I4fto. — (Dill'emni 



Ti 1 éublii de l'ord» et de l'enduinsinen 


d«< 1e> idé» 


J 


equo. 


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■plole lixgeineii 


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3o6 LEO S. OLSCHKI 

d^itno nJooT bica cMtivB* Hom commenmroiu pkT dDDnsi nna lijte d« ceux qui »nt citéd duu la Ldgend* dorft. Nota la 
clauon* chranologLqui^meiit. 

I.er tiècle. Ju^phe, lei prAtrn et lei dìacrea d^Achair, laint Denyi L'artopagite, >ainl Clément, saini Lin. 

n* liMe. S«int Igoacn d'Aatioehe. 

Ql*8Ìèclc. Origine, laint CypTÌea. 

rV* tiéclb Saint Hilaiie. uint Buile, saint Jean Cliryioitiime, Eoiàbe da C«>ar4e, Entrape, uint Atlianaia, pai- 
lade, aaiDI Ambioùe, Amplùloque d'Iconi, Séduliiu, nini Grigoìie de N;ise. 

V* lificle. Salai Augnitin, laiut Jiraine, PicnpeT, Oto». Caulen. Maciotw. laint Gèlue. Prudencs, hìdE \Àm. 
Saint Fiulin de Noie, PfJage, Gennade, Ball» Enchor ds Lyon, uint Sevère. Solpice, Socrate, SonHnéne. Tbeodoril. 

VI* tiècle. Sunt Gr,^gaire le Grand, Caasiodare, laint Falgeoce, lei vfei dai F«rei, uint Grdgoi» de Tauri 
DoroCbte, Boice, Elpii. 

Vn* liicle. Swnt Iiidore de SMlle, Jean diacre, Mnhcnnet. 

Vili* liscie. Saint Jean Damucjine, rénérabla Bade, laiut Germain de Cautandoople, Pani, diacre. 

IX* lìècie. Walalrid Saabon, la Gioie, Métbode. Hincmai, HarmoD, Uinaid, Alcnin, Bginliard, Amalaiie, {Jemm 

X* liécle. Remi d'Auieng, NoUusr, wint Odon de Cina;. 

XI< liicle. Saint Pierre Damìen. laint Cirard, Fulbert de Chartrea, Hermann Contract, Adalbode. 

Xn- little. Saint Berurd, Pietre ConeiCoT, uint Anieliae, Pierre de CluDy, Richard de Sainl-Vidar, Piene 
Lombard, Hnguea de Saint-Victor, Sigebcit de Gembloun, Caliate Pape, Gaillaume de Saint-Thieny, Hemold de Boaaneral, 
Gilbert, Eckbert, Piene le Chantre. I.«an d'Oitie, Hanaciui d'Autun, Giatien. 

Xm* liiicle. Innocont UI, uìnt Hu^ei de Cluny, Hi'linand, Jean Beleth, Guillaume d'Auienc, Godefro; de 
Vitube, Vincent de Baanvali, Henri de Gand, Sicardi, M> Prfveot. Piene le Chantr-. 

Spangiti di lVia>dimt{— Livrc di V BnfoHct ; — Uv^c B/«:r>/*B altribné i aalnt Jean l'Evangiliiu ; — Abdia» ; 

— Jean le mim que Marc ; — H«giiippe ; — Melilo au Mellitus de Laodicée : — Lei Doctenn d'Aigoi ; — Làvrt dtz 
Syima; ~ Le rabbia Hai»; — F. BarthJleinT! — Tioothée; — Pierre de Ravenne; — Sulpice de J^raulea! ~ 
Théotime : — Hubert de Ssanfon ; — ConiUntin ; — Saint Colmai Veititor ; ~ Pierre de Campoitelle ; — Richard ; — F. 
Albert; — Hiiloirc apecripke dt Pilatf ; — HùiMri d'Aa/ìncÀr ; — Hitloiri afoiryphi dri Crra ,- — Une hiitolre 
ancienne 1 — Fluiieur. chroniquei ; — Catn drt lainlt Pmti/n ; — Glonaire ; — Uvri da lamtt Ctrvait tt Pralaii ; 

— Lit Miracits dr la tainti Vitrgr : ~ Lirrr drt MiratUs dn Saimit ; — Militi amintiien; — HfmneL 

L'on pcDt, lani commcttre actc d^impnidence, concevoir nne préiamptjon fanirable pour un anteur qui a paité 
dani un pa^eit nombre Ae volumei dont la Irei grande partie reproduit lei autenn lei plui reipectablei- Il doit inipirer, 
méme avant eiamen, une certaine canfiance, Tontefoii, camment a-t-on jngé l'ouvTage Ju Laborieua archevfique de Génci? 
Neui l'avoni dit pini liaut : < Le style en eit barbare «, Gomme s'il n'corivait pai avec le déiir da le iaire comprendre 
de toni, dei letcréi et dei illetCrèi ! et comme cei demien ont toujonn fanu^ le pini grand nombr, il limplifie rrei 
■DDvenE le ityle de l'auteur qu'il a ioni lei Teua; peniant avec raiien quo lei lavanta ne penieraieut paa à le foTiDer un 
ityle dani un liifre ^lit i l'uiage da vulj^aire. Sci reciti ne lout donc pai entacb^ de prétention. 11 cito comme aatbentì- 
quet dei ODvragei upDciyphei i. 

Houi avoui déja lail noi réieivei ou conitaCant pini haut que le Ugendaire va au-deiant de ce reprodw qiwod 
ì prévieat taujaon lon lecteur de n'ajouter pai ^oi 4 certains d^taila. Sani doute la critique a porte lon flambeau daiu 
bien dei paiiagei obicnn où elle a fait de la lamière, mail, apen toul, depuii que la Ligtnde d'or a paro, cette critique 
a-t4lle tout éclairci ^ Eit-ce qn'on n'entcnd pai r^i^tcr à chaque inicant que, lur bien dei poiati, l^hiitoire eit 1 re'aJrc ? 
Ponr ne citer qu'un fait, ne met-on pai un entBtement stringe, aujourd'hui encoTC, comme au tempi de Lauuay, 1 l'appqyer 
■m un texte de laint Grégoire de Toun, pour vonloir détruire, contre tonte ^vidence, dei faiti liiitoriqnei et dei tridjtion* 
aoiii noubreuKi que reipectablei 1 < La chionologie de notre Légendiire (aurmìlle d'ineiactitudei *. Eh bien, en 1669. 

prtle foi ft la parale do par iaquelle l'Homme-Dien allure k lei diiciplei qu'ill opdreront dei prodigcs bien antremcat 
eitraorditiairei que lei lienl proprai, Tout au plui pourrait-oa l^accmer d'avoir jog^ comme miraculeai dei faìti dont lea 
elementi devraieut fitre attribu6i 1 une cause naturelle; mail eacore, il y aurait lieu de discuter lei colacidencei. Aprèm 
toni, le bienhenreai Jacques de Voragine a'enseigne nulle pan ce qui n'eit pai do foi, lavoir: qnc l'Egliie eiigerait de 
K>i entanli une crojance eaplicite 1 toni lei miràclei, 

En tueq dei clrcanitancei, on pourrait Ctre taxé de CAmériti en ne donnut paa nne adbéiioa complète 1 ce qoe 
L'Egliie elle-m6me propoie à l'admiration dei fidèlei. pourtaut on n'aorait pai alon encoum la qualification d^hèr^lìqnep ai 



Aa relte, eiaminer su point de voe cbtologtqne lei miraclei relatèi dani la Lrfendt, ne unrait entrer dama la 
pian de ce trarail. Qooi qs'ìl en loic, li catte «lude ttail pini dévoloppìe, on ne pourrait le dispenier de faire nne appr^ 
dation qni anraiC pour rétnltat de dèmenCer que daui la Legènda d'or^ camme dani tool lei hagiograpbei, lei iaili mer- 
vaillcaa doirent Btre partagta en deni cat^riei : la pretuiire reniermerait lei faiti qn'on a cauiìdérAi comme dei ijmbolaa 
et dei fignreii fante da pouvoir Le* démontrer hiitoriquement ; la seconde comprendrait ceox dao» leiqneli la critjqu« la 



IGENDA AUREA DI GIACOMO D 



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tnvaDl iialeDi de la Uftnd, 



luence eieicéo niT U poesie pu U Liggmét ,- elle 
Aotib luu nombre. U n^eit bociid de no> moanme 
I et lùnvent ponr lei secondi lei tteita do Jmcqaei 
rs doute i. iupiré 1 l'archevtqDe de GSoei le pia 
ri, lei puUculuit'i l» plui uillante* dei Viei 
oppementi ft ce cbìà de lon travail, forco fut au 
'ffj'tf qui devint pour enx un véritable Mjuiael d'ii 

e bozze di quest'articolo sulla Leggetu 
;ese che sarà pubblicata dagli editori Pe 
'gux Jacques de Voragine, LA LÉgendb 
, aiiec une inlroducfion, dei notes et un 
la pubblicazione viene annunziata; 

a de la Lhc^bwde doiìe ne a'adresse pai leulemei 

icore, attacltante, touchaote, et en m^me tempi il 
e, elle conititue Due ftiitable eucrclapèdìe hiiloi 
pliqaanC le leu de tontei lei cerimonie! du culto 
uD guide piécieux ponr rintollj^nco de« onrraffea < 

L UsiHDC DoaiE. 

lopnlaiie que le ioat efforcéa do lui rendre l'autoL 
roprondre enfia» daiu tontei lei bibliotbèqnei, ta 

le il signor De Wyzewa sia più ancora d 
'ea, poiché egli trova che tutto ivi è sub 
io della Cattedrale d'i 



LEO S. OLSCHKI 

i critici, ammette che vi siano dei gravi difetti a scusare i quali adduce delle 

1 plausìbili. [1 signor De Wyzewa decanta persino lo stile e l'erudizione ed in 
torto. Lo stile non è davvero elegante né elevato, né in verità poteva esserlo, 

scritto il suo libro specialmente per il popolo ; quanto all'erudizione non se 
conto, essendo questo suo libro una compilazione. 

Leo S. Olschki. 



COURRIER DE PARIS 



de la Bibliothèque nationale, — Au mois de juin dernier, a eu lieu à 
ì la demière partie de la bibliothèque du comte d'Ashburnliani. 
que célèbre se composait de quatre parties : le fonds Stowe, le fonds Libri, le 
ìppendix-. 
ids Stowe fut acheté par le gouvernement anglais, pour i million iij.ooo fraucs. 

(1923 manuscrits achetés, en 1847, pour 300.000 francs) fut divìse en deux 
reiiant t65 manuscrits, volés aux bibliothèques de France, par Libri, rentra 
lyennant une raugon de 600.OQO francs ; l'autre fut cèdée au gouvernetnent 
ne de 575. ODO francs. 
!i Barrois (703 manuscrits payès ijo.ooo francs, en 1849), sa vente a donne un 

ime, la Bibliothèque nationale figure pour une Irentaine de mille francs seu- 
is acquis (une soixantaine environ] comprennent un bon nombrede manuscrits 
nans anciens, recueils de chartes. Parmi les plus iiitéressaiits, nous tirerons de 
amaurs de une dame des belles cousines de France et de tresvaillaat ckeva- 
ré, ms. de XV« siècle {1.150 fr.) ; — Le roman de Garin de Loherain, de L de 
1.030 fr.) ; — et surtout une très curieuse collection de chartes, du XII1° au 
t trait à r histoìre de France, formant huit volumes grand in folio, reliés en 
,625 francs), 

. bibliothécaires. — Les procès-verbaux des séances et les mèraoires lus au 
iternational des bibliothécaires, tenu à Paris, au niois d'aòut 1900, viennent de 
is de M. Henri Martin, conservateur-adjoint de la Bibliotlièque de l'Arsenal, 
■ès. 

s l'apparition du livre, sans donner plus de détails, renvoyant le lecteur aux 
scende année de la Bibiiofilia, dans les quelles nous avons donne le résumé des 
. Disous seulement qu'on y trouve, à la suite des documents oHiciels (réglement, 
lìsation, programmes, liste des membres, procès-verbaux, etc), le discours d'ou- 
ir M. Léopold Delìsle, administrateur de la Bibliothèque nationale, président, 
so des treute mémoires lus aux séances. 

la commission du concours pour la destruction des insectes einiemis des livres 
ime et les prix de ce concours, dont la Bibliofilia a déjà parie plusieurs f<MS. 

j« 

- GuiUaume Deppjng. — M- Guillaume Depping, conservateur honoraire 
5ain te-Gene vie ve, conuu par de nombreux ouvrs^es sur l'histoire de Paris et 
la Correspondance adminislraiive de Louis XIV, est mort à Paris, au mois 
I était Sgé de 71 ans- 



COURIER DE PARIS 

— M. I>Èsiré Blanchet, conserva teur-adjoint du dépiirten 
a iiationale est mort le 33 aoùt dernier des suites d'un acci 
btftit né à Paris le 15 novembre 1851. Entré à la Bibliothèq 
ivait été nommè bibliothéeaire le 27 juin 1885 et conservat 
19, il recevait la croix de chevalier de la Lègion d'honneur 
Léopold Delisle, administrateur de la Bibliothèque natio; 
:, la carrière de ce e vrai bibliothéeaire >, il dit son oblij 
>ua sa coniiaissance approfondie des ricbesses du dép6t do 

r, dit-il en terminant, qu'il fùt doué d'une grande puissanc 
; étre anime d'une passion à laquelle tout Était chez lui su 
essionnel un idéal k la bauteur duquel il est difficile de ! 
ec un désintéressement dont il serait difficile de trouver un 

8. — BulMin du Bibliophilt (15 julllet). — M. A. Claui 
ne de son Hisloire de Pimprimerie en France, public une 
'arisiens de 1470 à isoo, avec les dates d'exercice de chacu 
i portelli leur noni et les notes d'arcliives, 
. ta liste comprend les noms des correcleurs ou réviseurs di 
e ceux de leurs colla boraleurs, contre-maitres ou ouvriers < 

libre). — Un factum inconmt de Diderot, par Maurice Tounie 

!)iderol pour répondre aux attaques de Luiieau de Boìsjer 

ernìers voUtmes de \' Encyclopédie . Imprimé, ce factum ne 

ur ayanl craìnt qu'il ne fùt le signal de nouvelles perséciiti 

lUX collections de la Bibliothèque nationale et < l'exeniplair 

ts de l'auteur, conservés à la Bibliothèque imperiale de Saiiii 

>ibliographique >. 

ilie in extenso et l'annota. 

Tphiques, par Paul Laconibe. — L'auteur, qui possedè quel 

rochures sur l'histoire de Paris, entreprend une suite de 

imeurs et libraires à Troyes, à Bar-sur-Aube (?) et à Pai 
ude biographique et critique sur cette Tamille d'imprimeurs, 
I du XVI* siècle iusqu'à iios jours. 

— A propos du jubilé du Dr. Haberl, réceniment célèbre 1 
des Edilions de chant lilurgigue de RaUsbonne et de Sole. 
: A. Tougard ctudie Les premiires impressioin du dicOonn 

). — Le dernier semestre n'a pas été très fécond en ver 
ime vente Lormier et la venie de la bibliothèque de feu 
les premiers mois de 1901, les bibliophiles habiCuès de 1' 
E à se mettre sous la dent. 

niodernes, et c'est à peu près tout. Encore, parmi celles-c 
lent intéressantes, par le choix des ^ditioos et le luxe des r 
ictens que nous avons relevés dans les vacatlons des biblioti 
; nous avons ici la < Ugne » des prix pour les plus belles et 

t, il faut commencer par mentionner une petite vente de 1' 
, et qui a donne im produit total de 40.000 francs. 



EMILE DACIER 

plus importante des enchères a ét& celle du n' I du catalogue : Horae, ms. du XVI* s., avec 
lu lemps, adjugé 5.600 francs. Il est intéressant de constater une fois de plus que lo 
beures et les missels, rnanuscrits le plus souvent enluminÈs et soigneusement exécutés. 
. toujours amateurs à des prix assez gros. Ainsì, dans cette vente, nous citerons: 
bissale ad usum eccUsiae Lugdunensis, ms. iii-fol„ du XVI« s., 1135 fr. — io. Pretts 
\. iii-8°, du XV« s., reliure de Boxérìan, j.iio fr- — 11. Missel d'Isabeau de La Tour 
gue, ms. Ln-i6. du XVI" s., reliure du temps, 1.750 fr, 
dans le méme genre un Recueil de vits de sainls, ms. in-4*, du XV* s., reliure du temps, 

i de choses à relever parmi les ìncunables, qui ne semblent pas avoir èie vivement disputés ; 
lons pourtant : 

). Xlmenez. Le Hvre des sainls anges, 1478, in-fol., reliure ancienne, 1.760 fr. — 26 Cau- 
idon de cyrurgie, 14.78, in-fol., 3.105 fr. — 38. La Legende dorée, 1497, in-fol , avec une 
le Trautz-BauzonneE, 1.075 ^'' — 39- Sreviaràtm camere ad nsum ecclesie LugduneHsis, 
folio, impression rouge et noire, riche reliure du temps, 3.000 fr- — Les autres numéros, 

et 800 francs- 

livres illustrés du XVIII° siècle n'ont pas atteint non plus k de hautes cotes : le plus 
tnt est un Gii Slas de 1795. en 4 voi. gr. in-8'> qui a trouvé preneur à 700 francs. 
int au XIX* siècle, il n'était représenté que par des ouvrages de peu d'iiitérèt- 
Mais il allait avoir sa revanche, qiielques jours plus tard, avec la vente de la bibliothèque 
i. Raisin, qui coniprenait uniquement des Éditions modernes : ouvrages publiés par les 
debibliophiles^On/iii/io/AiV^j, Atnis des livres, Bibliopkiles coaietnporaias, etc), lesama- 
èbres (notamment M. Henri Beraldl), ou les éditeurs d'art (Pelletan, Floury, Conquet. etc-) 
venie a dure toute une seniaine, du 17 au il dècembre et, il faut bien le dire, elle a èté 
'un bout à l'autre, avec un véritable iutèrèt par les amateurs. Un exeniple, entre bcau- 
lutres: la première édition du Crime de Sylveslre Bonnard, par Anatole France, 1881, 
ns gravures d'aucune sorte, sans reliure de raarque » ntteint 350 fraucs. 
prix n'est èievè que si l'oii veut réflèchir au livre vendu, mais il a étè très souvent dé- 
: de beaucoup, au cours de la vacation, par des ouvrages illustrés ou dont la reliure était 
'un nom connu. Donnons quelques exemples ; 

Fleurs du mal, de Baudelaire, 1857, reliure maroquin de Meunier, 500 fr. — Les Tra- 
B José Maria de Heredta, 1893, U" édition, rei. de Meunier, soniiet autographe de l'au- 

1 fr. 

Hg, de Voltaire, avec riche reliure de Meunier. 1.500 fr. — Les Conles, de Guy de Mau- 
reliés par le mème, i.ioo fr. — Les Cavaliers de Napolion, de Fr. Masson, 1.340 fr. — 
ches illuslrées, 3 voi. rei. Meunier, 1,100 fr. — L' Evangile de Pen/ance, de Catulle Meiidès. 
par Carlos Schwabe. 2.350 fr- — La vie rasiigtie, d'André Tbeuriet, 1,070 fr. — La le- 
wée, i.aio fr. — Le rive, de Zola, aquarelles par Carlos Shwate, 1.400 fr. 
re exemplaire des Fleurs du Mal, 1899, avec des illustration de Rassenfosse, 590 fr. — 
de Paul Bourget, 1893, aquarelles de Robaudi, reliure de Meunier, 1310 fr. — Les Irois 
taires, d'Alexandre Dumas, 1S94, 3 voi- in-4'>, illustrations de Maurice Leloir et reliure 
lier, i.ooo fr- — La legende de Saint-Julien e kospitalier , de Flaubert, 1895, aquarelle 
et illustrations de Lue-Olivier Merson, 683 fr. — Salammàà, de Flaubert, 1901, illustrations 
.egrosse, 755 irancs. 

nme livre moderne, ce dernier est bien vraimeiit un livre moderne ; mais il n'ètait pas le 
sprésenter la première année du XX" siècle et je citerai en passant L'Aiglon, d'Edmond 
, première édition, sur papier du Japon, avec un portrait du due de Reichstadt par Louise 
, qui n'a pas fait moins de 175 francs. 

mt au lot des éditions princeps de nos romanciers, vendues à l'origine 3 Fr. et 3 Fr. 50, 
ce à en déUiller les enchères ; qu'on se coutente de savoir que beaucoup ont dépassé le 
cent francs. 

! remarque cependant : les premières éditions des livres de M. Émile Zola, qui se veudaient 
ire de 30 à 50 francs, ont considérablement baissé: certaines ont étè adjugèes à 5 francs. 
jc total des enchèr^ pour cette vente arrive aux environs de cent mille francs: une jolie 
on en conviendra, pour un cabinet exclusivement moderne. 



COURRIER DE PARIS 

! la venie de la bibliotbèque de Jules 
ont le catalc^^ue a été distribuè tout rèe 
tra disperse prochainement. 
mt en venie les auteurs conteraporainf 
idence, les beaux-arts, l'histoire, revues i 
: aura lieu en avril ou en mai et compre 
l'émiiient académicìen avait fornié une ' 

là une bibliothèn^ue de bibliopbile qu'un 
s s'attendre à des encbères bien palpitar 



OTERELLE 



ato nel fascicolo 50 della Bibliofilia, la 
i a Venezia, dal 35 al iS di luglio, nel m 
K>vìno e splendidamente adornato da' pen 



loci intervenuti, questa riunione non sa 
le vi furon discusse potranno, presto o 
ia, e non forse difficilmente attuabile, 
Archivio di Stato di Venezia, il quale vo 
e abbiamo, non mancasse una scuola pe' 
mente famosa, di Francia. Né meno savi 
tecitrio della Laurenziana, sul prestito d 
:himico Pelttzzari intorno a un preparai 
a lettura di vecchie scritture obliterate, 
iiblea, due furono principalmente notev 
ito Rava e vòlto a meglio regolare la 
e sarà, completato e perfezionato seconi 
arlaniento nazionale ; la seconda intornc 
gamente studiata dalla Società bibliograf 
■ri italiani, che sarà presto iniziato secor 
blea. 

ato un fascicoletto di saggio fino dal lE 
dalla Società, e che fin da allora, se nel 
no venissero prese novamente in esame, 
rio aggravato da tutte le erudizioni che qi 
I aspra e forte per entro alla quale sì sai 
»tri e valenti, e i revisori del Dizionario 
>jù facile e spedito con le nuove propost 
lodo definitivo e procedere, quant'è possil 
inezia rimarrebbe degna di memoria, e 
enemerìta de' nostri studi. 

■>* 

Tra libri e riviste nella Nuova AntolOf 
pituite KFree public Librarie!) delle qu; 
'a, dove esse sono uno de' più efficaci vm 
:ttura. Per questa veramente provvida le 



1 G. L. PASSERINI 

uasi ogni villaggio può avere la sua biblioteca, e le città grandi ne hanno una per ogni quar- 
« o rione- In queste biblioteclie si possono avere in lettura, senza alcuna spesa, s' intende, non 
imenle le Riviste ma anche i giornali politici del giorno, e si possono attenere libri in prestito 
asa. Le free public Lìbraries occupano a. Londra generalmeJite delle piccole case a due o tre 
ni. Ai piano terreno sono esposti alla lettura i giornali, distesi sopra alti leggìi. Il lettore deve 
ndi rimanere in piedi. La sala rimane aperta al pubblico tutto il giorno ; e chiunque passi per 
/ia può, senza alcuna formalità, entrarvi, trattenervisi a leggere ed uscirne a piacer suo: con 
:o ciò il silenzio e l'ordine vi sono sempre osservati scrupolosamente. Al secondo piano si tro- 
lo le riviste mensili, inglesi e americane, in gran numero : qualche volta anche le riviste franceà- 
esto della piccola casa, costruita spesso con buon g:uslo, è occupato dai libri e dagli impiegati, ì 
Ji — come sempre in Inghilterra — sono pochissimi. 

Com'è noto, gli Americani hanno tentato di dimostrare che il nome di America, anziché 
ivato dall'onore che si volle fare all' insigne cosmografo lìorentino Amerigo Vespucci, è il nome 
binario del loro continente. Ora, un giovine studioso nostro, autoredi una buona vita del Vespucci, 
rof, Pier Liberale Rambaldi, torna sulla questione {Per ia storia del nome America, Firenze, 
ci, 1901), per conchiudere che gli Americani hanno (orto, che la voce America derivò da Atne- 
7 al conlineiite da lui divinato, e alla sua difTusione fu, senza dubbio, assai utile il ricordo fre- 
tte in opere popolari, anche romanzesche e drammatiche. 

In queste pagine il Rambaldi mette in rilievo l'importanza che ha, come documento, una in- 
one in rame del padovano Cesare Reverdino della metà del secolo XVI, dove, tra altre alle- 
ie, è figurato un globo terraqueo coi nomi di Europa, Asia Africa e America; ma a questo 
posilo era bene notare che il nome dì America provincia, dato alla terra novamente scoperta 
proposta di Martin Waltzemùller sulla fine del sec. XV, si trovava già sulla carta, oggi raris- 
la, d' Apiano stampata nel i5aa ed unita all'edizione di Sol inus P<Jyhistor, procurata dal Catners 
. Bibtio/., I, 266). 

Il contratto per la trascrizione e per la miniatura di una Bibbia in sette volumi e del Mtt~ 
ter sentetUiarum, che fu stipulato in Firenze fra Clemente Sernigi e Vante Altavanti il 13 
ile 1494, e dal benemerìlo Gaetano Milanesi pubblicato nel iSS;, fece sorger nell'animo 
in erudito valente quanto modesto, il sig. Prospero Peragallo, il sospetto che si trattasse qui 
jueir insigne cimelio artistico, attualmente custodito nell'Archivio della Torre do Tombo a 
bona e noto sotto In denominazione di Bibbia dos /eronymos, perché già posseduta, per legato 
re D. Emmanuele, al convento di Santa Maria di Belem. Il Peragallo, con esatti riscontri e 

induzioni felici, prova in un suo recente opuscolo {La Bibbia dos Jerommos e la Bibbia di 
mente Sernigi, Genova, 1901, in 8', di pp. 31) essere la Bibbia dos Jeronimos quella stessa che 
l'ometto del contratto fra il Sernigi e 1' Attavante- Resta ora da vedere, e ciò non può farsi 
: da chi abbia agio di esaminare il preziosa cimelio, se le figure e l'ornamentazione di esso ri- 
indono precisamente a tutto ciò che è prescritto nella convenzione suddetta ; ed è sperabile che 
itche erudito portc^hese vorrà accingersi a questa definitiva disamina, la quale, molto proba.- 
nente, darà completa ragione alle felici induzioni del bibliofilo genovese. 

11 lavoro del Peragallo si pregia di una utile appendice intorno a' commerci de' fiorentini 
■emare a tempo di D. Emmanuele di Portogallo, e intorno a quegli operosi mercadanti, allora, 
nziati in Lisbona, e dei quali era il ricchissimo Girolamo, fratello appunto di quel Clemente 
nigi che ebbe mandato dì far eseguire la Bibbia maravigliosa- 

Nell'aprile del 1903 ù terrà in Roma un Congresso internazionale di scienze storiche al quale, si 
:ra, concorreranno molti studiosi nostri e forestieri. Una delle sezioni del futuro congresso, l'ottava, 
à per oggetto la storia medievale e moderna, generale e diplomatica, e la scienza diplomatica 



NOTERELLE 

Si promette anche dai Comitato ordinatore del ( 
\liana, possìbilmente compiuta rispetto al lavoro i 
lircoU, Università, Accademie, Scuole, ecc.) e più i 
le e al cantributo degli editori e degli autori, 
italo che le Riviste storiche del Kegno, i Butlel 
storia patria, compilino e presentino nel futuro C< 
mente sul tipo tripartito (cionologico, geografico 
irenze: e apprendiamo con vivo compiacimento eh 
Ste storiche, anche qualche Accademia, qualche 
universitaria, il cui esempio, speriamo, sarà largai 
ingresso, con l'ampia raccolta di indici e 
storka italiana che è, invano, da lunghi i 



NOTIZIE 



all'arte europea che passa l'Oceano. — La 
insigne di Raifnello, è stata acquistala da un milii 
Un tal prezzo, per un capolavoro come questo di 1 
pensa che quando l'imperatrice Eugenia voleva a 
: fu generalmente ritenuto assai basso, anzi di me 
pinse a Perugia per le monache di S. Antonio di 
lomprare ad ogni costo, ma le trattative non app 
olti anni da un padrone all'altro, troverà forse 



ta geografica col nome di Amerìca, tracci: 

o WaldseemQller, è stata recentemente scoperta, 
to indirettamente tre grandi carte : la Carla iliner 
a marina ; la prima ritornò alla luce tre anni or si 
li dal prof, Fischer in Feldkirch nella Biblioteca d 
irtteiTiberg, Nel Mafifiamondo, incisione in legno, 
nerica; è perciò uno dei più importanti monume 
:i carte in folio da disporsi in tre zone ; sarà presi 
riproduzioni. Il principe Waldburg-Wolfegg ne ha 



.n onore del primo tipografo moscoTita. - 
ratiche per l'erezione dt un monumento a Iwan F 
tore moscovita. 

icrltto latino si è scoperto a Genova ; e conti' 
: è Antonio Arena, conosciuto sotto il nome di Ai 
sua invasione in Provenza ; è un discepolo, e i 



T-. S. 0. 

Una collezione di disegni e di pitture preistoriche- — importami licoperre sono 
I fatte nelle grotte di CombHrelle e di Font-de-Gaunie, situata nei dintorni d' Eysies, nella 
logna. Si tratta di una serie di disegni di unn correttezza e nettezza, sorprendenti ; rappreseli- 
cavalli, bovi, stambecchi, antilopi, renne ; gli esploratori L. Cupitan e H. Itreuil ne lianno pre- 
ato nna relazione alla Scuola d'Antropolc^a dì Parigi. 

Un lavoro SCOnoScintO di Mozart. — Nella Biblioteca del Conservatorio parigino, 
> un mucchio di partiture orchestrali del secolo XVIII, fu trovata un'opera fìno ad ora ignota 
lozart ; porta il seguente titolo; *. Ouverture à Grand Orchestre, par Mozart. À Paris, à l'Im- 
lerie du Conservatoire, Faubourg Poissonière. N.» 152 >. La polvere da cui era coperto questo 
ro fa presumere che dai tempo della fondazione del conservatorio fino ai nostri giorni nessuno 
l' ha mosso dalla scansia su cui era posato. I catalc^lii della Biblioteca non ne fanno menzione ; 
non è dnbbio die Mozart ne sia stato l'autore, giacché troppe delle sue peculiari qualità vi 
>5sono riscontrare, sia per la forma come per il contenuto. 

Il < Salterio » di FuBt e SchOffer del 1459. — L-americano Pierpont Morgan, mi- 
ario, ha pagato all'antiquario londinese Quaritch 5150 sterline, vale a dire 133.000 lire, per un 
iplare del viteria stampato da Fust e SchOffer nel 1459. Nessun libro stampato fu mai ven- 
' fino ad ora a tal prezzo. C<jnsta di 136 fogli, ogni pagina è di 23 linee ; è stampato su carta 
la con caratteri gotici dì due grandezze. Rilegato in marocchino rosso porta sulla copertina lo 
ima della famiglia Sykes. Il volume è ben conservato e completo, mentre l'altro esemplare 
I stessa edizione, che trovasi nel Museo Brittanico, manca di 6 fogli alla fine ; è posteriore dì 
anni a quella prima edizione curata dagli stessi editori, di cui si conosce un esemplare incom- 
j nella collezione di Windsor. Si dice che dell'edizione del 1457 esbtano in tutto nove esem- 
i, mentre a dodici ascende il numero di copie rimasteci del 1459. In possesso privato è l'unico 
iplare di Pierpont Morgan. 

Un prezioso messale glagoliatìco. — Leggiamo nel giornale Politik di Praga, che le 
rità ecclesiastiche di Ricmanje, presso Trieste, hanno accordato, dopo trent'anni, la restituzione 
lantichissimo messale, dicui forse non esìstono gli ugualiche nella Biblioteca universitaria di Agram, 
Ile imperiali biblioteche di Vienna e di Pietroburgo. Ha 418 anni di vita ed 6 il primo libro stam- 

che abbian posseduto i Croati e gli Sloveni. Manca del frontespìzio e del luogo di stampa. ; 
verosimilmente fu stampato a Venezia, ove l'arte tipogralica era già molto avanzata ; bellissiirie 
ire glagolitiche rosse e nere adornano il volume stampato in folio piccolo a due colonne. È 

di grande importanza, in quanto si dimostra che nei dintorni di Trieste sin da quel tempo il 
) si esercitava in lingua slava, 

Possiamo aggiungere che il messale glagolitico fu stampato a Venezia nel 1518 e non è 
raro come le autorità ecclesiastiche di Ricmanje hanno creduto ; se ne trovano degli esemplari 
ino in commercia. Recentemente ne fu venduto uno completo e ben conservato per Ist. aS-io 

lire it.) in un'asta di Londra. 

Un'importante acoperta. — It Prof. Chrìst. Seybold ha scoperto in Tubinga nella Bi- 
leca universitaria il manoscritto forse più antico fra tutti quelli ora esistenti delle Mille e una 
f. Da confronti e ricerche risulta che esso risale per lo meno a 500 anni addietro ; contiene 
novella nuova, non compresa da nessuna raccolta fino ad ora conosciuta di queste novelle, 
tre lo stesso prof, Seybold ha trovato un manoscritto drusiano, in cui è esposto tutto il sistema 
■iose dei Drusi, popolo abitante anticamente ai piedi del Libano; è corredato di molte figure 
ilari, foggiato al modo delle scritture cabatistiche. Un terzo manoscritto, che ha attinenza con 
■t'ultimo è stato pure scoperto dallo stesso professore ; considerato tuttavia in sé stesso, non 
prestato però ora a veruna interpretazione; uscirà fra breve per cura del Seybold uno studio 
parativo di questi due testi, come anche una traduzione tedesca della nuova novella delle 
le e una notte corredata di tutto il materiale bibliografico e linguistico necessario. 



NOTIZIE 



1 manoscritto. — Un frammento del manoscritto del /Vif-ji/a/d 
ito nella Biblioteca provinciale di Amberg dal dr. Beck. Contiene 
iccola parte in confronto dell' intero poema ; si compone di du 
pna divisa in due colonne è dì 37 righe. La scrittura è chiarissime 
a cancellata dalla parte In cui i due fogli erano incollati sul legv 
Utre parole poi mancano in fine e in principio dei versi ; e ciò di] 
fu tagliato negli orli, aitine di essere adattato alla grandezza di que 
ipartiene questo manoscritto è certamente il XIII, e probabìlmei 
1 come possiamo arguirlo da una certa sua somiglianza di caratte 
he trovasi a S. Gallo. Presenta alcune varianti dall'edizione del 



lell'arte tipografica io Francia >. — La stamperia nazion-tli 
riomi la stampa dei primi due volumi dslV f/isioire de f/mfir; 
VOTO tipografico, il cui primo volume suscitò (anta ammirazione 
900, fu compiuto sotto la direzione del signor Héon, il test^% r 
a dello Stato. Il direttore della Stamperia nazionale ha con^ | 

di questi volumi al Presidente della Repubblica, ed un seconc. j 
tore di Russia. Due altri esemplari poi saranno acquistati dal Re i 
3, le cui Stamperie nazionali sono iti continui rapporti colla parigi 
ra intera consterà di cinque volumi. Ed ecco come V Imfirimerie 
rendita dei due volumi terminati : 

ritttprimerie en France est publièe aux frais de l'Imprimer 
firmer, lors de l'Exposition universelle de 1900, la supérìorité tee 
: l'Elat, n'a reculé devant aucune dépense et a produit à cotte occ 
typographie et de bon goùt. 

aent de tous, une ceuvre grandiose et le plus beau monument qui 
^Kigraphique d'un pays. C'est le Livre des Livres que toute btb 
i posseder. 

ie, on y voit fìgurer dans leur ordre chronologique respectif, en 
is rares dispersès dans les bibliothèques publiques ou privées e 
la première fois, avec des spéclmens de leurs illustrations les ph 
inures du temps reproduites en or et en couleurs, Ces illuslrationf 
ille, comprennent les alphabets de tous les caractères employè 

XV* siècie et donneront ainsl la clef de bien des problèmes bibliog 
à présent. 

on coté, n'a rien negligé pour rendre son ceuvre aussi complète qu 
e des renseignements bibliographiques qu'il lui a été donne de 
ives ou d'autres documents inédits sur la personnalité des imprìr 
exercices, les marques et devises qu'ils ont adoptèes, l'emplao 
«ignes, etc. 

lera envlron 5 volumes grand in-40u plutOt petit in-folio ; car les 1 
! deux feuilles d'un format special comportant 4 pages tìrées i 
semblées comme le faisaient les premiers imprimeurs. 
lesecond volume, formant un tout complet. comprennent VHistoir 
airie à Paris au Xf' siicie, qui n'avait jamais été traitée dans son 
e de rillustration >. 

lature. — Per meiKo del suo ambasciatore l' imperatore di Gei 
primo volume dello studio del Dr. Steìnmann sulla Cappella Si 
esso costa 3000 lire ; il che ha suscitalo l'entusiasmo di tutta 1 
lato che un altro dono dello stessogenererice vette il Pontefice dall 
1888. È un S. Tommaso d'Aquino, l'autore prediletto da Leone 



li trovato in un convento veneziano dal libraio Fontaine ; la rìle- 
a vero capolavoro ; fatta in maroccbino, colle armi papali nella 
libro, costò dieci mila lire. 

ste nella Bìbtioteca imperiale dì Vienna si è pubblicato 
un rapido studio sullo svolgimento della miniatura dalle età più 
to contiene una descrizione e illustrazione storica di tutti i 370 og- 
<o sono di provenienza orientale. 

e Sketch-book by Sir Anthony Van Dyck used by him 
d in the Collection of the Duke of Devonshire, K. G. at Chals- 
I published in only 250 copies by George Beli & Sons, who ac- 

e followiiig note: 

re's collection at Chatsworth. there is a famous sketch-book con- 
Sir Anthony Van Dyck. They bave proved to be indubitably the 
ey fumish the most precious record of his sojourn in Italy during 

s from paintings by Venetian artists, Titian, Giorgione, Paolo 
! ali, Titian, on whom Van Dyck's style was so closely modelled 
ther artisls, as Raphael, Leonardo da Vinci, and Guercino, also 
k. 

tches bave been reproduced in coUotype in this volume, forty-seven 
iresented in absolute facsimile. 

lor of the great work on Van Dyck, has prepared an interesting 
' of the sketch hook from its originai owiier down to the present 
iescription of its eontents witli very maiiy iniportant references 
hich Van Dyck made his sketches. 

and the hìstorian alike this volume will be found of interest and 
ho are are attracted by [talian and Flemisb art. 

l'Hdtel Drouot. — Nouslisousdans/.; Tempsda 13 janvier 1902: 
'est livrèe, hier, k coups de billels de banque, entre deus libraires 
ie\ exemplaire d'une èdition rarissime de Rabelais, l'édition de 
!ur. Sur une demande de aoo francs, le précieux petit in-i6, ri- 
nt eli quelques instants, par surenchères rapides, la somme de 

2970 francs. 

ment la première qui, sous le titre general d'CEnvres. contienne le 
te Ch. Brunet, k qui l'oii doit la plus complète bibliographie rabe- 
rait son existence, et qu'elle n'a été connue de ses coiitinuateurs 
idu, il y a une trentaine d'années, 400 fr,, k la venie Taschereau. 
bme livre seulemeiit, sous cette date, et sans nom d'imprinieur, est 
a BibtiothÈque du roi sous la cote Y* n° 833 ; mais il y a longtemps 
s de la rue Kichelieu. Comment et quand a-t-il disparu ? C'est ce 

e cette édìtion n'a d'ailleurs jamais été publiée. 

I encadrement de satyres grave sur bois, précède les quatte pre- 

ingois RABELAIS, docteur en médecine, cAtenans cinq Uures de la 
Gaigantua et de son fìls Pantagruel ; avec l'orade de la diue 
e. Plus la Prognostication Pantagruel ine. A Lyon, MDLXV ». 

Prognoslicalion, ont 418 pages, 5 feuiilets non chiffrés pour la 
>nt signès de A à DD. Les livres 111 et IV, qui suivent, sans tìtre, 
mt 533 pages chiffrées et ri non chiflrées pour la table. La signs* 



ième livre, qui co 
bhilosophale et la I 



CINQUIESI 

et dernier : 

vre des faicts 

Ucts hérolques du 

gruel, appelé vul) 

l'Iste Sonnàte: i 

par M- Fràcoi; 

belais docteur en : 

auquel esl eonUnu 

de l'oracU de la ì 

le tuoi de la Boute 

auoir est entreprii 

voyage. 

A LYON 

H. D. LXV 

est le rnème que e 
de Touraes. 
|ui Agurait dans \'l 
563, est absent, du 
:ure de la Boutellle 
dans la plupart de- 
quième livre qui b 
piane, et n'a pas < 
partie de Pantagrui 
ive — onze ans api 

^ phototypùe expr 
- Questa collezioiu 
xiloteca Vaticana [ 

abilimento Danesi 

UNTA. COMfLUB 
CODICIS VATIC, 
lEX VERGILII R 

PHOTOTVPICE EX 
SKA CURATORUU B] 

ole, delle quali 9i 
no alcuni ornarne n 
le tavole una introd 
itura è in legno nel 



i pholograpkice à 
- L'éditeur A. W. 
bblication. 
.aurentianus Medie 
Laurentìanus Medi 
i — la base unique 
|ue et paléographit 
de cette édilion, 



ehaussé par une savante introduction latine due k la piume du Professeur Enrico Rostagno, le 
enommé Conservateur des manuscrits de la Bibliothèque Laurentienne, qui adéjàécrit lapréface 
iu Codex Med. 68 1 et qui donnera aussi celle du Codex Med. 68 II. 

Il codice pisano fiorentìoo delle « Pandette di Giustàniano ». — Sotio gli auspici 
iel Governo italiano, la Commissione nominata dal Ministero della pubblica istruzione per la ri- 
produzione delle Pandette di Giustiniano, darà in luce a comindare dal gennaio igoa il facsimile 
n fototipia del celebre e aiiticliissimo codice. 

Di questa riproduzione fu già edito un saggio nel 1893 in occasione delle Nozie d'Argento 
Ielle LL. MM. il Re Umberto 1 e la Regina Margherita d' Italia, offerto in omaggio dal Ministro 
ella pubblica Istruzione, on. Martini, ai Sovrani d' Italia e alla Maestà dell' Imperatore di Ger- 

La riproduzione deli' intero codice, che consta di a." 1844 pagine, o di circa sooo, compresa 
i prefazione, sarà compiuta entro tre anni. 

Ogni trimestre si pubblicherà un fascicolo di 100 pagine. 

Con l'ultimo fascicolo saranno distribuiti il fac-simile delta pergamena e della legatura of- 
:rte alle LI, MM. e la prefazione. 

La riproduzione fotolipica sarà eseguita nelle precise dimensioni dell'originale a cura della 
)itta Danesi di Roma. 

La Commissione ministeriale provvederà alla illustrazione storico-paleografica del Codice. 

L'edizione sarà di 100 esemplari numerati, dei quali soli 70 in commercio. 

Il prezzo d'associazione ali' intera opera, per i sottoscrittori, è di L. it. 800 pagabili in rate 
i L. 8q alla pubblicazione di ciascun fascicolo. Quando l'opera sarà compiuta il prezzo sarà ele- 
ato a L. 1000. 

Sodetà bibliografica italiana. — Ecco il risultato delle elezioni alle cariche della Società 
ibliograflca italiana: dolt. Pompeo Molmenti, deputato al Parlamento, /r^j(ifen/(r,- Guido Biagì, 
irettore della Mediceo- Laure nziana di Firenze, e Giuseppe Fumagalli direttore della Braidense, 
Ice-presidenti; dottor Francesco Novali, comm, Oreste Tommasini, nob. Emanuele Greppi, on. 
rof. Luigi Rava, comm. Piero Barbèra, dott- Achille Bertarelli, Benedetto Croce, on. prof. Antonio 
radeletto, prof- Attilio Pagliaini, dott. Ettore Vei^a, consiglieri. 

Premio Brambilla. — Al concorso per il premio Srambiila di L. 500, indetto dalla So- 
età bibliografica italiana per onorare la memoria del suo primo amatissimo e benemerito pre- 
dente, il senatore Pietro Brambilla, sono stati presentati tre soli lavori : i. Ludovico Frati ~ 
manoscritti della regia Biblioteca universiiaria di Bologna (Prefazione al calal<%0) ; 2, Antonio 
PAGNOLO — Catalogo descrittivo dei manoscrilH della Capitolare di Verona ; 3. G. B. Marchesi 
- Bibliografia dei romanzi italiani del secolo XVIU. Il premio sarà aggiudicato, da un'appo^ta 
ommissione. nel prossimo febbraio. 

Scuola Tipografica ed Arti Affini di Torino. — Il Comitato per il quinto centenario 
i Gutenberg volendo lasciare traccia dell'opera sua, enunciava 11 proposito di fondare in Torino 
uà Scuola tipografica e di Arti affini. Al divisamento del Comitato vennero incoraggiamenti ed 
uti cospicui, che lo confortarono a proseguire con maggior Iena nei suoi studi. Ora vediamo 
>ronati que' nobili sforzi da lieto successo, perché la Scuola tipografica torinese può dirsi oramai un 
Ito compiuto. Principah ed operai compresero di quanta utilità sarà per loro questa palestra di 
irfezion amento e secondarono egregiamente il Comitato, il quale ora, grazie al contributo pecu- 
ario di molte benemerite persone, di tipografi, di altre Case ed al notevole sussidio assegnato 
ill'on. Giunta comunale, è in grado di passare dallo stato Ideativo a quello esecutivo, e cosi 
tende che la Scuola venga istituita e funzioni al più presto. Resta ora a farla conoscere, e spie- 
irne il concetto e r intento a coloro a cui , maggiormente deve interessare, cioè ai numerosi 
«rai che dall'arte tipografica traggono i mezzi necessari alla vita. II Comitato a tal uopo Iia 
detta una serie di conferenze, la prima delle quali fu tenuta recentemente nel salone del Cìrcolo 
ilologico in Torino dal prof. G. C. Molineri, sulla Storia del Libro. 



NOTIZIE 



aro a Bruxelles. — 

Il Comitato è già costituito, e si riun 
ver luogo i'esposiiione. L'iniziativa d 
, è dovuta al noto letterato belga Den 

irà il tìtolo d'una nuova Rivista che pt 
uscirà il 15 gennaio 1902. 

hi papiri ha preso, in questi ultimi t< 
rea due anni dacché usci la prima rivisti 
>ra sotto il titolo Das Archiv fùr ì 
luova per gli studi della paleografìa e 
apyrusiuttde, diretta dal Dr. C. Wessi 
omunicazioni merita particolare ossero 
imentari delle opere di Esiodo. Una 
ig. Wessely ne riproduce altri, assai ir 
|>iri appartengono al basso medio evo e 
quei tempi. La Rivista descrive ancori 
pure la bella collezione di papiri egi 
erudito Traiicese Seymour De Ricci illu 
mo trovati nelle tombe di Antinopoli 

r irapresùone più antica di Gute 
la fortuna di scoprire ndla Biblioteca 
nvento di ScbOnau, nella provincia d 
come la prima impressione di Gutenh 

centimetri. Esso è un calendario ast 
le e dei pianeti a quei tempi conosciui 

Bibbia cosi detta delle 36 lìnee- Il dot 
istronomico, ha stabilito irrefulabilme 
I il credere che l'effemeride sia stata co 
rdi, come è assurda l'opinione di alcun 
;, colla quale quest' ultimo avesse v 
■ne. Questo foglio prezioso è di valore 
! la questione tanto discussa se i tipi t 
:ir inventore della stampa. Inoltre ne 
irìgi non può essere stato stampato eh 

Bld. — L' Università di Helsingfors, e 
A. E. NordenskiOld, di cui pubblica 
teca per ioo.ooo corone, prezzo certai 
manoscritti preziosi, delle edizioni rai 
mente della raccolta completa delle e 
segnaliamo specialmente una collezione 
illustre estinto, che era nostro collabi 
ta, voi. Ili, pp. 49-55. 
dell' Università di Helsingfors che coli 
altamente la memoria dell'illustre sul 
me che richiude tanti tesori bibliografi 
:he e gli studi della cartografìa. Gli Svi 
lioteca per l'acquisto della quale furo 

preziosi. — 11 Sultano ha disposto, 
orlino come dono al Governo germanic 
Iella corte dell'antica Moschea d'Omaji 



jao L. S. O. 

scritti in siro, ebraico, greco, Utino ed armeno, e quasi tutti iioiio di contenuto rdigioso; vi si 
notano per altro anche alcuni frammenti del tempo delle crociate, scritti nell'antica lingua fraacese. 

Bibliografia dantesca. — Il signor Luigi Suttina di Trieste sta preparando una Biblio- 
grafia dantesca pel 1902 che conterrà notizie, oltre che degii studi intomo a Dante, che si pub- 
blicheranno in Italia in quest'anno, anche degli scritti rifereiitisi al Trecento e a cose francescane. 

Il compilatore (che abita in Trieste, via delia Caserma, 14) si varrà degli aiuti che vorranno 
pot^ergli cortesemente gli studiosi, a' quali si rivolge fin da ora fiducioso e grato. 

Un decennio di bibliografia dantesca sarà il titolo dì un libro che il dantista G. L. 
Passerini, in collaborazione col dote. C. Mazzi sta preparando- Il volume, nel quale saranno indi- 
cati e descritti i libri di argomento dantesco pubblicati, in Italia e fuori, nel decennio 1891-1900, 
verrà edito a cura delia Casa Hoepli di Milano. 

American Bibliography, 1639-1S30 A, D. — We received from Mr. Charles Evans 
of Chicago and publish with pleasure the followlng very interesting letler on his important biblio- 
graphical compilation of which he is ready to untertalte the issue : 

« As it is improbable that any Fublislier would undertake the publication ol a work of this 
character, except upon such terms as would make the labor of years a labor of love, whoUy 
without profit, I bave determined to issue the Aubrican Bibliography as a privalely-printed 
work, and to limit the edilion, strictly, to Subscribers oiily(i). 

Impressed with the betief that a guide to early American literatnre is one of the ,daily in- 
creasing requiremenis of our lime, and witb the importance of such a worli to LJbrarìans. Book 
CoUectors, Bibliographers, and Studeuts of American Literature and History, l began, more than 
sixteen years ago, the compilation of material for an American Bibliography of the first two hun- 
dred years under condìtions which has necessitaled that the work shouid be performcd separate 
and apart from my professional duties as a Libraria)), which has heen my means of livelihood for 
a period of thirty years. 

I was noi unaware of the difliculties of my self-iniposed task. The always to be regretted 
faìiure of Joseph Sabin, one of the greatest of American Bibliographers, to finish his great work 
before he died, and the melancholy endiug of the devoted Roorbach, iiot to mention the heroic 
sacrifices of Ley|>oldt and others, in the cause of American Bibliography. were warnings enough 
of the magnitude of the labor involved in its preparation ; and, mindful of their experiences, 1 
determined ttial my work shouid be practically completed before bringing it to the attention of 
the comparatively limited number interested in its publication. 

II In any one collection, or even in ali Libraries combined, were conlained the book. 
printed in the first two hundred years of American literary history, it would be, in comparison with 
the diilìculties under wliich the work has been carried on, an easy matter to compile such a Bi- 
bliography ; but this, unfortunately, is very far irom being the condition of American libraries in 
respect to early American literature. Indeed, it is not improbable (hat the combined collections 
of bool(s printed in the Uniied States in the first two hundred years in ali the Public Libraries in 
this Country, is surpassed by the single collection of American printed books in ttie Library of 
the British Museum. It has been largely from the hope, and with the purpose of aidlng the 
Public Libraries of the United States in removing this stigma from them, that this full record has 
been undertaken. 

Under these conditions I have been compelled in accomplishing niy purpose to seek 
titles through thousands of Catalogues whose record, generally slight, and often inaccurate, 
has necessitated a Constant rewriting and revision ; and through lìles of newspapers and literary 
periodicals, which has rendered my task a doubly arduous one. To Joseph Sabln's great Dictio- 
iiary of books, unfortunately stili unfìnished, I have been under obligation, as every student 
of American literature has been ; but it shouid be remembered that the pian of his work Is essen- 

>r Ibe Gnt TolunK of ihìi work: A prìTitelf-prìnud. iign«l lod numbend cdiiìon of 
Evans, a cronoli^jcal dictionirr of ali Boolu, pamphLeu and periodici] pab)ic«iof» 

bìbUognpIiiCBL and bif^nphicil noUs Volume I, t639-i740. "" Heie ^i the 1>ook I eought for u. — Shakeepeete. Tbe puir eau 
thii hu p*ii«Ko IO mik' ■ buik, bu tooie cUim lo ihe piiieoce 0' tua wb* onl} mdt II.— EliM Wubmlaa. — Primcd far 
Ibe Hithor MDCCCCtl. 



NOTIZIE 321 

mine. While Sabin's Dìctionary deals only with books relating to 
BLiOGRAPHV represents ali publications printed in the United States, 
lowledge, for te first two hundred years. It therefore includes thou- 
led in Sabin's Dìctionary, and Js not a duplication in pian, or in matter, 

work of Haven's Catalogue of ante-Revolutionary publications; the 
rreen, and Paine ; the excellent and scholarly work of the lamented 
of Gllman for Vermont ; of Bartlett for Rhode Island ; of Williamson 
for Worcester; of FieiJ, and Pilline; Finotii, ad Seidensticker ; of 
Finley, ad many other labores in the tìeld of early American literature, 
iS and completeness of a work, which whatever niay be the failures 
from a labor of this character and magnttude, stili from its very nature 
>ne of American National Biblìography. With its compietion and pu- 

will possess, through individuai eifort, an approximately complete 

(rom the beginning, from which an historical estimate of the proper 
erican Republic among the Niiiioiis of the Earth can be formed from 
re. From the year iSio, when the American Bibltographv ends, 
ction in this Country has been successively carried on, with more or 
>ns ofRoorbach, (1810-1861) i Norioo. (1851-1855); Kelly, (1861-1871); 
I, (1870-1876); and Bowker, (1876-1900), The youngest Nation thus 
her Twentieth Century offering towards a Universal Bibliograpliy. 
couragement on the part of any individuai, Institution, or Leamed 
«en prosecuted nearly to compietion ; and 1 think the simple statement 
i sirongest possible of incentives to Librarlans, Book Collectors, Bi- 

who regard our Literature as a most precious heritage, to affbrd me 
rt in the stili arduaus undertaking of its pubtication. 
ing my fellows in the craft of Librarianship, and asking their kind 
icriptìon which every Library should give in aid of so arduous and 
undertaking, 1 feel a strange embairassment Wliile in the old days 
resa in terms of hai! fellowship those maslers in the craft,and de ar 
memory : foole, Wiiisor, Smith, Folsoni, Sibley, Homes and Guild ; 
nwell, Barton, Fletcher, Dewey, Cutter, Peoples, Whitney, Green and 
r the present enrolmeiit of Librarians, and notiiig what might be 
the complexion of the profession, there seems to be so many and, I 
ibrarian going so far as Co cali ali Libraries, Sister Libraries, — that i 
nly address which seems to go round of, Gentle Reader ! You will 
nual gatherings of the Guild, there has always been at least one 
blissful thrill of Joy every true Librarian wouid feel when a National 
l fact. He bas calmly outlined to you how this great National work 
i-operation, and you have as calmly, and in a dignilìed manner, igno- 

even supposed that when this indispensable work was completed 
isher wouid willingly publLsh it, and give you ali the proht. Or that 
rnmeiit wouid stop Sandwiching Islaiids, and publisb it for you, at an 
lollars, payable at the office of the Collector of the Port, and give 
ile Secretary of Agriculture, for nothing, besìdes. The orator could 
w, that while the cool breezes of lake, or mountain, or sea shore, 
aker, even then one of your number was mopping hls brow, and slap- 
, while he worked far into the night that this priceless consolation 
died. 'Twas ever thus. And the thusly of the thus, Gentle Reader, 
)f your Library. It isn't much that is asked of you. A few nowels 
: of your Library and its Librarian will be enrolled upon the publi- 
aided in the pubtication of a work of first ìmportance to your Library, 
jr you serve. And think of the Joy which will Ali your breast from 

the incipient paresis which comes from reading a copy of the three 
an of a novel first published the day before. It may be that the 
;ated edìtion of the Plays of William Shakespeare, in words of one 
;r six have shown no crying demand far, will also bave to be drop- 



322 L. S. O. 

ped ; but Shakespeare can sland iL And, in ìls place, your Library will possess a work which 
contaitis the full titles of ttie finest Collection of Sermons— but that is a subject upon which I am 
disposed to wax eloquent, so, as they say at the play, for further particulars see small bìlls, 
cnclosed, 

To my dear friend, and enemy, the Dealer in old books, I would also addressa few words 
of pious regard ; for, on my soul, I love thee, thou half-starved picker-up of uiiconsidered trifles ! 
Wiih ali contrition I confess that, as I bave pored over the blurred and ill-dìgested pages of thous- 
ands of your Catalogues, thee bave I danined. Yea ! even wilh a damo wbicb reached from Dan 
to Beersheba. But I love thy tribe- Tbere is a bond of syinpatby belween us. And I would be 
thy Moses. I love thy musty, dim, ill-lighled shops ; but more do I love thy statis in the warm 
suniight : for there thy crass ignorance of Ihy wares is shown me to my profit. For bave not 
mine eyes seen, on the populous Street of a great city, exposed to the rude gaze of every passer-by. 
Samuel Willard's " Cotnpieat Body of Divinily " (Boston, 172G) — the first folio volume, other than 
laws, printed in the United States, — standing upon an open siali, ìts nearly tbousand pages 
Bagging in ìts covers ; Ìts full calf binding stained by the fallìng rain — tear-drops of Heaven ! 
And, lied around it with a string, as if to conceal ìts nakedness, was a leaf, 011 which vas rudely 
writien with red ink : This hook, over one hundred and fifty years old, only one dollar ! So, too. 
did Hester Prynne stand in the market-place with the Scarlct letter on her breast for the sin of 
aiiother '. Go to, thou duUard ! if thou art fortunate to possess a copy, hie thee to the dusty shelf 
on which this treasure ties neglected; add fifty dollars to thy seUing price, or, better stili, encase 
it in a plush-lined case, for the time is at hand when its vaine will increase an hundred fold, even 
as the first folio of the divine William. And is it also left to me, thou purblind and bald-headed 
thief of Time ! to teach thee, after ali these years, how thou shalt print thy Catalogues to thy 
profit ? Then arrange Ihy wares in an orderly and chronological manner. Compel not thy customer 
to wade through pages fiUed with modem abominations of printeil books in search of the rare 
editions of the past, lo bis sore disappointinent and loss of time. Then will he see ai a glance 
whether thou possessest that which he desires. Verily, verily ! will the ducats flowinto the cofTers 
of him who followeth this my admonition. Mark thee! it is by words of wisdom like unto these, 
scattered through my pages, that I expect to win and hold thy love. By these, and many more 
like unto them, shalt thou prolìt if thou subscribest, and that quickly, for my book of books, 
But, if thou do it not, then will thy ftesh be mortified by seeing thy detested rivai across the 
way, Smirk, him, whom thou in thy heart hast so often anathemalized as an old junk dealer, 
who doesn't know a book from a brick ; yet, who is wiser than thou if Ihou do it not, him wilt 
thou see flourish like the green bay tree, even as the chariots of the wealthy stand without bis 
door aud wait. If thou subscribest quickly, in place of the Jean and grimy paw in which l drop 
ihe peimies for my purchase now, then will i see thy plump, well-favored band stroking the sides 
of my books of books, and fondly calling it the Old Book-seller's Bible. 

The format of the volumes will be a demy quarto, with ampie margias to the text to allow 
for shelf-marks for Libraries ; the cost and selling marks of Dealers ; and the notes of Bibliographers. 
Il is estimated ihat the work when compleied will embrace about seventy thousaud titles. A chro- 
nological arrangement, rather than a contìnuous alphabetical arrangement by AuMiors, has been 
determined upon to meet the difficulty which an uncompleted work always presenLs ; each volume 
being complete in itself for the perlod treated. And, because, from that arrangement, the histo- 
rian, and student of literary history, get the proper pcrspcctive for iheir work. The subjects 
uppermost in the public mind, and the differing views of coutroversial writers, thus becoirie 
grouped ; and it is interesting, in itself, to observe how strongly marked is the line of demarcation 
in questions of public interest, whether it be the Church controversies of the first period ; the events 
leading up to, and including the Revolutionary period ; the period of the Constìtution ; or the 
strife of politicai parties, and the secoud war with Great Britain, of later periods. It was an 
age ofpamphleteers, and these ephemeral records of a time when the art of the Biblit^rapher 
was not cultivated, but wich reflecl the spirit of the tìme in even stronger lìght than does the 
newspaper of our day, bave nearly perished, or passed out of the kiiowledge of mankind. To 
make the contents further readily accessible to ali classes of enquirers. each volume will also 
contain full indexes o( Author, Subjects, and Printers andPublishers, — the two vocations beins 
generally combìned in the early period of book publishing in this Country. 



NOTIZIE 

ialize the fact that the Ambric 
;e, but wiih the shelf marks of 
il, classified, and indexed Calalo 
Library, as well as enable ther 
ìd ycars they ha ve yet lo seek 
liiig, the cost of CaUloguing su 

Library successful in forming 
) for the labor and expense fru 

WouliI it not also be well Coi 

while It may be obtained ? Thi 
le least of the benefits the posi 
eh such a record will give to the 
s the auction values, which is t> 

exceeded len doli ars a volume 
ed to and continaed from year t< 
cost and sale Catalogue indispen 
nd book trade. These two instai 
imiling the number of coples to 
'e to protect the interesls of thos 
he market value of their purcha^ 

theÌT Librarians, and of ali oCh 
will be fairly representati ve of 
iod of American literature and 

ie first demand, and no more ; 
lade to this tetter. The publicati 
lave been receveid, and after a 

contaìn about five hundred pai 
be prìce per volume will be fìl 

de Hayence. — Nous recevo 
rection de la < Gutenberg-Gesellf 



: vous faìre part maìntenant de 1 
a rèaiisation desquels elle a été f< 
:ous les pays nn nombre sulTìsanI 
le s'est proposées et de tixer un 
luverie par le Calendrier pour l'ai 
K publique de Wiesbade, le più 
fixer la date, et sur lequel le Cenlri 
ble. Cette publication apporterà 
trouvaille importante, mais enee 
»iance, et elle constltuera le don 

02. 

iques de la Gulenberg-Geselisch 
qui font des recherches dans ce d. 
litant tidèlemeut l'originai et acc 
lous sonimes propose de reprot 
, celle de Gutenberg. La pnblicat 
reproduits avec une exactitude i 
t au bibliophile. > 



VENDm PL-BSUCHE 



VENDITE PUBBLICHE 



41 A Monaco eMie luogo oeCIo scorso meK di novembre una vendita di stampe presso Tanti- 
■rio j- Halk ; U *endiu «a assai aoleTo)<: sono ogni aspetto. 11 catalogo accuraUmente cora- 
llo e stampalo cm lusso sig^notiie fa distrìbnìto dalla Impre^ sa va<(ta scaia, e la vendita fu 
nun»a(a in niollissimi giornali conte on avreaimento ritnarcbevole nel commercio g& per sé 
IMO amai animato dì stampe, epperù non c't da maravigliarsi, se il concorso di amatori e com- 
Tciantl III grandissimo ed il risultato un trionfo materiale dell'Impresa che, dobbiamo dirlo, 



N." 1438. 

. ttsaai abile nella scelta dei pezzi ed in tutto il resto che occorre per riuscire nell'intento. Se- 
ado il rapporto, che d pervenne dal nostro corrispondente di Monaco, presero parie alla gafa 
istituti pubblici più importanti ed i raccoglitori più ragguardevoli di quasi tutti i paesi ; fu in- 
.'«nssai notati) l'astinenza assoluta e completa dell'Inghilterra, una circostanza che ebbe per conse- 
Fnza un notevole ribasso dei prezzi delle stampe inglesi a colorì che raggiungono in Inghilterra 
neralmente delle somme favolose. Dobbiamo aggiungere a quest'osservazione del nostro corri- 
Mulente che anche noi ci accorgiamo da un pezzo con rammarico che il paese dei ricchi e colti 
latori per eccellenza non si trovava più come anteriormente nelle prime file dei compratori nelle 
indi 1,-endite pubUìche che si fecero ultimamente fuori d'Inghilterra, ma crediamo cbe questa ma- 
«SlMiODe DOD sia che passeggera ed effetto della guerra funesta africana la cui fine è desiderata da 
li. noQ escloti gli Ingled stessi. Ma astrazìon fotta da questo sintomo dispiacevole, i prezzi delle 



VENDITE PUBBLICHE 



wo^te dall'operoso 5^' J. Halle nell'ullima sua vendita sono tuttavia assai elevati, ed il con 
e la gara vivissima sono prova evidente del fatto che la ricerca avida di stampe colorate non s 



I 



N." 606. Disegno orif^tnale dì Sir Th- Lawrence. 

può né si deve più considerare come una moda passeggera, ma bensi come la conseguenza del gusto 
ovvero un bisogno dei tempi moderni. Ed ecco alcuni prezzi dei capi più ragguardevoli della vendita 
il cui intrcHto ascende a ben 250.000 lire. 



326 VENDITE PUBBLICHE 

N." 61. Thb British Naval Victobs. Richard, Earl Hrme, K. G. Admìral of ihe Pleet 
and General of Marines, Gainsborough-Dupont pie. — Johi'i, Earl of St. Vincent, K. B. Admìral 
of the Blue. F. Coates px. — The Right Hon. Adam. Lord Viscouiit Duncan o( Camperdi>wn, 
Admìral of the Bhie, and Knt. of the Imp- Order of St. Alexander Newsky R, M. Paye px. — 
The Rìght Hon. Horatio Baron Nelson, of the Nile, K. B. Rear Admìral of the Blue. L. F. Abbott 
px. — Ritratti di quattro ammiragli inglesi ine. e stamp. sopra un foglio da V. Green nel 1799, 
Mk. 390. — N 1 61, Lo stesso stampato in colorì. Mk-750. — N-* 112, Amelia, principessa di Gran 
Brettagna, 1783-1810. Mezza fignra, in atto di coglier rose di Francesco BartoIoEzi, Mk. 900. — 



N-» 1437- 

N.» 155. Chitdrtn al Play. Tre bambine e un fanciullo vestito da arderò, Th. Park, Gr. in Fol. 
obi. Mk. 1600. — N." 280. Harding. Mrs. « The fair Moralist and her Pupil>. Una giovane sig^nora, 
riccamente vestita e con nn gran cappello piumato siede su un sofà ; alle sue ginocchia si appoggia 
il figliuolino che eila sia istruendo. Splendida .stampa in colori. F. Bartolozzi. Fol. Mk. iiSo. — 
N.» 313 Promenade du Jardin du Palais Koyal. 1787. Nel mezzo, il Caffè de la Rotonde, molta 
gente va e viene. Gr, in Fol. obi., a colori. Mk, 3150. — N.» 371. Louis XV. Roi de Frauce, 1710- 
1774. Stampa a colori rarissima di J. Chr. Le Blon della quale non si conoscono che quattro esem- 
plari. Gr. in Fol- Mk. 4310. — N." 371. Portraìt d'Edouard Dagoiy inventeur de la gravure en 
couleurs, né à Paris l'an 1745, mori à Florence l'S Mai 1783. Peiiit par Kanchsius. Grave et des- 
siné par de Lasinio. Gr.-Fol. M. 1650. — N.<< 373. La Dea Venere in atto di scendere nel bagno. 
Stampa a colori rarissima del 1740 di J. Chr. Le Blon e J. F, Gautìer d'Agoty. Mk. 900. — N." 374. 
SiKimiia nel bagno- Stampa a colori dei medesimi artisti Mk, 410. — N." 637. Watteau Antoinb. 



VENDITE PUBBLICHE 32 

S/Mdio, rappresentante due teste femminili, una testa maschile e una mano- Matita rossa e nere 
Mk. Ì75. — N .• 680. Nature wken unadorn'd, adom'd the mosl. (Ritratto della moglie del pitiort 



Phebe Hoppner). Mezza ligiura affacciata ad una finestra. Fol. Mk. 460. — Itfij^t. L^ày Rushou 
and Daughter, sedenti in mezzo ad una campagna, di Thomas Burke. Stampa a colori dal quadri 
di Angelica KanSmann Mk. 750. — N.» 749 L'Aveu difficile. Una ragassa mezzo spigliata sedendt 



328 



VENDITE PUBBUCHE 



dinaDii alla toilette ascotta un'amica che le sta confessando il suo fallo. Fr. Janinet. In colori. 
Fol. Mk. 610. — N.o 754. Ha! Le j oli petit Ckien. — Le petti Conseil. Due f^io vani dame in con- 



versaiione. Janinet. a stampine a colori- Mk. 760. — N," 816. The Milk Womaa. The fVoman 
lakmg Coffee. Mezza figura di ragazza con lattiera. Busto di una giovane sigrnora che beve cafl%. 
1 B. L. Mann. Fol. In colori. Mk. 700. — ti." 817. The Pletuures of EducaHon. The Charmes 0/ 



VENDITE PUBBLICHE 



3'i 



Ike Mormng. Una fanciulla che ammaestra un canino. Mezxa lìgura in Ovale, i ff. L. Mann. In co- 
lori. Mk. 700. — N.' 867. A visil io the Boarding School. — A visil lo the Chìld al Nurse. Una 
vi^la afA collegio. Una visita alla nutrice in campag^na. a stampe di W. Ward dal quadro di 
George Morlanil. Gr- in Fol, obi. Mk. 935. — N.' 868. Lo stesso in colori. Mk, 3580. — N.' 861, 
A Party Avgling. — The Anglers Repast. Tre signori e due dame con servi nella barca. La stessa 
compagnia si ferma nel bosco a far colazione. 2 stampe a colori di G. Keating e W. Ward dal 
quadro di G. Morland. Gr. in Poi. obi. Mk. 2980. — N.* 985. Ware aheonter/eclung der Stadi 
Grodnae in der Littaw. Un foglio volante di stampa polacco-russa, dell'anno ts')8. Estremamente 



i 



N.» 680. 

raro e di grande valore storico. Mk. ago. — N." 1082. flo9ViLLK, Miss Julia, afterwards Viscoun- 
tess Dudley and Ward. Ritratto da unapitturadijostiua Reynolds ine. da J. Watson. Molto raro. 
FoT. Mk. 140. — N.» 1086. Coventry. Barbara Coutttess of. Ritratto fino al ginocchio, da una 
pittura di ReyHold.-!. Stampa di J. Watson avanti lettera. Gr.-Fol. Mk. 800. — N.« 1088. Crosbib. 
Viscounless. Figura intera in un paesaggio. Gr.-Fol. Di William Dickinson da una pittura di Rey- 
nokis. Mk. 1430. — N." 1089. CumbseilaNd. H. R. li. the Due he ss of- Figura intera. Di James 
Watson da una pittura di Reynolds. Gr-Fol. .Mk, 380. — N." 1092. Gallwey. Mrs. Payne, and 
Child, Philadelphia, daughter of General de Lancey of New-York, died 1785, aged a?. Molto raro. 
Di J. R. Smith dal quadro di Reynolds. Fol. Mk. 850. — N.' 1095. Harrington. 7.7»? Couniess 
qf. Lord Viscount Fetersham and the Honble. Lincoln Stanhope. Madre coi suoi due figli. Di 
F. Bartolozzi, da una pittura di Reynolds, a stampe a colori Fol. Mk. 1510.— N." 1096. Har- 
KiMGTON. Jane Couniess of. Lord Viscount Petersham and the Honble. Lincoln Stanhope. Sotto 



VENDITE PUBBLICHE 



n balcone la madre circondata dai suoi due figli. Di F. Bartolozzi. In colori. Kol. Mk. 278 
- N.» 1105. MoHCKTON. Sfiss Mary. Figura intera sedente in un parco; ai suoi piedi un e 



nino. Da pittura di Reynolds, di John Jacobé. Gr. in Fol. Mk. 1000. — N* 1109. O' Brikn, 
Lady. FiE:tira quasi intera, seduta, col braccio appi^fgiato sopra un vaso, la testa sulla mano. 
Da jMttura di Reynolds di J. Dixon. Gr.-Fol. Mk. 1100. — N.* 1126. Hamilton, Lady Emma 



VENDITE PUBBUCHE 

gè Romney dì Val. Green. In colori. Fol. obi. Mk. laoo. — N.* 1137. 
le Sempstress. Figura intera, seduta innanzi a una villa, e in atto di cuc 
T. Cheesman. Mk, — 350. N.' iiiS. Hamilton. Lady E., as SensibiI 
una campagna; si avvicina a un vaso, in cui si trova una sensitiva, 
sinistra. Da George Romney di R. Earlom. Fol. Mk. 705. — N.' 1141 
Anna Alexandrowna, seconda moglie del maresciallo conte Giovanni C 
ussi. Mk. da 175 fino a 325. — N.' 14,18. Tkt Fruii Barrow. Un vei 
mciulli e un giovine signore coi suoi tigli comprano ciliege. Da Ji 
ton. Gr.-FoI- Mk. 510. — N.* 1431- ^ Maid. Figura intera di una 
,iie. Di J. R. Smith. In colori. Fol. Mk. 1250. — N." 1436. A visti io 
. Smith, W- Waid se. In colori. Gr.-Fol. Mk. 360. — N." 1437- Am 
i4c/. 4. Busto al naturale di una ragazza. Di J. R. Smith. In col 
N.* 1438. FtHcia. Busto al naturale di una bella e giovane sigix 
gran cappello. Di J. R. Smith. In colori. Gr.-Fol. Mk. 895. — N,' 14 
'ox Huniing, Quattro fogli uniti. Caccia alla volpe. P. in'4'>. Mk. I 
E Country Aiehouse. Outside of a Country Atekouse. Interno di un'o 
loi cani siede al camino: il cocchiere tiene una lepre morta. Da Geo 
di W. Ward. Gr. in Fol. obi. In colori. Mk. 1350. — N.* 1563. A Yo, 
Low Comedian. Una giovine signora, con una ragazza al fianco 
ne che tiene una scimmia sulle spalle. Dal quadro di J. NorthcoCe 
■"ol. In colori, Mk. 1870. — N.* 1594. Tke Cries 0/ London. Le 
— > Serie dì dodici fogli ; della serie completa dì 13 fogli mancf 
Wheatley. In colori. Fot. ■ Ecco l'elenco dei fogli; 1, Primroses, 

• a. Milk Below. Maìds, by ditto. Proof. - 3. Sveet China Oranges, 
' A. Cardon. - 5, New Atacirel, by Schiavoiietli. - 6. Knives. Scisst 
amini. - 7, Fresk-Gathered Peas, by ditto. - 8, Duke Cherries, by 

• Mend, by Vendramini. - 11, Ne Lovew Song, by A. Cardon. - la, C 
ni. - Turnips and Carrots, by R. Gaugain. Mk. 94.55. 

mpe colorate del XVm secolo. — Furono vendute a Londra alci 
nportanti sotto ogni rispetto. Citiamo qui le opere più interessanti ()er 



li J. Watson Fr. 4975 

d dì J. M. Smith > 6550 

Devonshire di W. Barney- > 7600 

vii di S. Cousin . > 3450 

osvenor di S. Cousin > 1150 

Mani al ballo di T. Gauguin > 1335 

ìlio Schiavonetti » 2035 

r^if/A' di J. Jones. » 1535 

/ /« enfanls compalissanU di W. Ward > 1075 

' Salìsbury di S. Lucas > 3125 

Carlisfe di J. Watson > iioo 

i V. Green > 4835 

t di J.-R. Smith. » 3000 

s di W. Dickiuson » 1350 

dine eoi figli di J.-R. Smith > 4950 



CORRISPONDENZA 



È morto in S. Renio il nostro amico e collaboratore, l' insigne storico della Chiesa 

FRANCESCO SAVERIO KRAUS. 

Varia e vasta fu la sua cultura. Coltivò con pari onore la cristiana e la profana arclieologia, 
lei Rinascimento, la storia ecclesiastica in tutta 1» sua estensione; studiò il vario mutarsi 
dazioni fra lo stato e la chiesa, infine la letteratura e la scienza tedesca in tutti i suoi rami, 
ico austero e imparziale ; l'oggettività delle ricerche anche nelle quìstioni pìCi scabrose della 
H:clesiastica fu norma fondamentale dei suoi studi. L'opere sue principali sono : GachichU 
'isilichen Kunsi, Die chrisilichen Insehriften der Rhemlatide, Briefe BenedikU XIV, Die 
tren der Manesseschen Liederhandschrtfl, Real'Encyklopaedie der chrisilichen Alter thùmer. 
: instancabile e profondo della letteratura dantesca ci fasciò delle opere insigni sul divino 
id un volume monumentale sull'arte iu Dante. 



CORRISPONDENZA 



I giornali più importanti italiani e stranieri si sono occupati ampiamente e favorevolmente 
tro articolo e Una visita alla collezione del Comm. C. Lozzi di autografi e documenti rì- 
nti la musica e il teatro in tutte le loro appartenenze e ogni sorta di spettacolo > pubblicato 
ncolo precedente di questa Rivista; alcuni giornali, particolarmente tedeschi, hanno ripro- 
lei brani dell'artìcolo e dei documenti da noi dati in facsimile. Tutti i periodici esaltano 
ono l'importanza straordinaria della collezione del Comm. C. Lozzi e dicono che, a giudi- 
ilt'articolo del sig. Olschki, essa dev'essere per qualilà e quantità unica nel suo genere. 
IO a dichiarare che la nostra relazione noji è affatto esagerata, anzi dato il breve spazio con- 
per un siffatto artìcolo, abbiamo dovuto omettere molte altre cose degne di nota. In so- 
lila pubblicità che ebbe il nostro lavoro, ci pervennero moltissime richieste dell'indirizzo del 
to proprietario della Collezione, alle quali rispondiamo che il sig, Comm. Carlo Lozzi sta 
a in via della Pace N. 34 e riceverà gentilmente tutti coloro che vorranno visitare i suol 



3fi 



Prof. F. R. F. — Quantunque 11 suo articolo interessante sulla Sibilla di Cuma nell'arte cri- 
non abbia strettamente attinenza ah' indole di questa Rivista, poiché s'occupa esclusiva- 
delia rafligurazione delle Sibille nella pittura, nulladimeno lo pubblicheremo volentieri nel 
10 quaderno, riservandoci di svolgere in uno dei prossimi quaderni lo stesso tema per l'arte 
e miniaturista che s'occuparono pure ampiamente della rafhguranone delle Sibille e non 
'edproca influenza. 



3fi 



li ritardo nella pubblicazione di questo quaderno lamentato da numerosi nostri lettori e 
ano anche da noi, dip>ese da una serie dì circostanse che sarebbe inutile enumerare; una 

scuserà, come crediamo, e non vogliamo perciò sottacerla. Avendo il nostro Direttore 
;so la sua succursale di Venezia, ritirandone l'immensa biblioteca a Firenze ove fu incor- 

nella sua libreria principale, egli dovea occuparsi moltissimo dell'organizzazione della sua 
I che riuscì veramente magnifica. Ai già numerosi e vasti locali della Libreria fu aggiunto 
lendido salone d'Esposizione che ha veramente il carattere d'un Museo degno di essere 
> da tutti coloro che passano per Firenze e si dilettano delle Belle Arti in tutti i loro rami, 
i cortesi lettori sono tin d'ora cordialmente invitati e vi troveranno la piti premurosa ac- 

'aremo il possibile aflìnché cotali ritardi non avvengano più ; ad ogni modo crediamo che 
numero ricchissimo ricompenserà non poco i cortesi nostri lettori delta pazienza o piuttosto 
ipazienza che ci conforta nel pensiero di esserci cattivata colla nostra pubblicazione la loro 



Dr. F. B. N. — 1 prezzi segnati ne! catalogo di Monumenta tfpographica non dovranno ser- 
>ltanio di guida per la valutazione di tali libri, com'EDa gentilmente suppone, attribuendoci 
imente un'autorità che non vogliamo usurparci, ma si riferiscono agli esemplari degli lucuna- 
scrìtti e da noi realmente posseduti. Grazie degli elogi che la sua bontà ci tributa per l'accu- 



VENEZIA 

lENTA TYPOGRAPHICA 

ixe de la Librairie Leo S. Olschki 

Sui(e U) 

Thomas de Blauis (1481, 5 sept,). 
s, Forlìvìensis. Historiaram Romananim decades tres. 
ftoriarù Biondi ^s morte puentus nò cdpleuit : cu tfl 
tam Irìb^ | librìs. Italia Jlluflratam lìbrìs. viii. Et roma 
X. abfoluerit. ImprefTarù Venp- | tiis per Thomam Ale- 
uti;. M.cccc.lxxxiiii. iiii. kalendas iulii. | (141^4) in fol. 

f. n, eh. <>igii, ■•!, A-l. AA-FF). Ciuci, tondi ; 35 ei 56 lignei par page. 
. lilj : DECADIS PBIMAE LIBER PBIMVS | BIONDI FLAVII PORLIVIEH5IS 
JATIOXE I ROMANORVK IMPERII. LIBER PRIMVS. { La hn d« 3 djcadei, 
1 pitto cp «I., M IrouH Iti reeio du f. 349 ^ »" •'"*'• '■ Riiginnim huiia ope. 
1 f. 350 |<ign. AA) ; LIBER .!. | ABBREVIATIO PIl PONT. MAX. SVPRA DE- 
:LINAT10NE IMPERII VSQ.VE AD TEMPORA IOANNLS VICESIMI | TEBTil 
j f. 301. en b«: X\. LIBER. F[N[T FOELICITER. | Le Tcno eu blinc. 

lus. ClarilTimi viri Hyginii poeticon astrono | micon. 
«liciter incipit | (A la fin :) Anno falutifere incarna- 
jadringentefimo | octogefìmo octauo menfis lunii die 
est prie | fens opufculum p Thomam de blauis de 
is. I (1488), in 4°. Avec 48 belles figs. gr. s. bois et 
inittales sur fond noir. [Hain *9o63]. i 



luquei. L'imprcuum k itduvc au ricio du F. jG : le reno cai blanc. 

ttt In boia gjnéralemcni en km iiiTcne. V. £>uc Jt Rivoli p. 49): inconnn 

Fbanciscus de Madiis {1481). 
super Bibliam. (A la fin :) (E Expliciùt cxpofitiones (sic) 
ocabulorum libri qui | appellatur Mamotrectus ti bì- | 
irimonij libro [ rum Impreffe venetijs opera t impenfis 
i. I M.cccclxxxv. I Principe marco barbadico. [ (sic, au 
) (1485) in 8°. Vél. iHain *io564l. 

(.ign. A-C, ..»■), Cataiiirei goihiquta ; 39 lign» et 3 coli, par page. 
13 prem. ff. impr., commence en lète du f. lign. A J : C Incipit Toabuliiiua 
intfd Alpha- | beli. | — et finii an ten» du f. ly. C Eipt'cit Tocibulariui. [ Le 

lei ■! pago luir. aonl oecup^ea d'une aulre lable : O Incipit tabula libio^ t 



T SOCII », {[481), 

OHine trinità | tis amè. In- 
I primo fabbato d'oduentu 
xplicit breuiarìuj fecunduj 
;re iucùdilìlmo opti | nio^ 
iq; : qui ftlmaj cura adhi- 



{piopttA dltirf 
tnpcri parare 
irioium noltra: 



nolkricfua tpfl 
m-.ìtgioaaao' 
itpountiSt Vttfr 



lìnwopri 

Ibntixio* 

ìimaene 
Stptebr* 



iboratù ; Impreffum Vene | 
brj. 1 (1481), in 8°. Avec 
iquin rouge à long grain 
fraìchie). 300.- 

itnquc), Cumci. gDih.. 1 1 coU. a 38 

et Gnit lu Ttno du dcrnier pir l'im- 
9. Hui 1 M. Copinoci. MilhcureuK- 



media Divina col commento del Landino, (À 
> di Chriftoforo Landino Fiorentino fopra la 
relletiffimo. | E Ìmpre(To in Vinegia per Petra 
di. xviii. di nouèbrio. M.cccc.Lxxxxi. | emen- 
%hino dell'ordine de frati minori. | (1491) 
erbes figures grav. s. bois et des initiales. Vél. 



1. (>ig. 


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Il : CA^rTO PRIMO | CANTO F 






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. Cipiluio. I. 1 


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Purpt, 


Din COI 


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nce ai 


, Ter» du f. 145. 1 


e Pindli lu n 




du 


f. 3.5 


. Ileii 


uiv 


i d'ali 


lr« ven du Donte. 


imprima, t 1 


col 




ildig^ri 


Sorcn.i 


DO Comm 


inci.no qui feliciie. 


-.1 AoYenod, 


.d. 


m. 



)NESE » (Petrus de Piasiis) (1482, 24 avr.) 

Trionfi col commento di Bernardo Glicini 
i Frane, Philelpho. (À la iìn de la z" ptie :) 
anciefco petrarcha per maiflro Piero cremo- 
1 i prefTo in Uenefia a di. t8, del mefo de 
4) 3 pties. en i voi. in fol. D.-véL [Haìn 

, lol IF. n. eh. el t F. bl. (nunque) (lign. «-I, A-N.) Cinctirei 

:etoiie ; 1 1 D lIluDciniiiiii Mulini Ducen Diuvm Borfium EflenTem 
difcipuli in triuniphonun CU P. Frm. Pernice expoClio tnci- 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



l, Francesco. 1 Trionfi col commento di Bernardo Glicini, 
'iero Cremonese, 1484, in fol, Vél. [Hain '127691. 

tniirE piitie de l'^iiion préc^pie. — Li nurgc inrérìcure d'un f. cn eeieiée, qndqun 

ifi col commento di Bernardo Glicine. Il Canzoniere col comento 
co Filelfo. Venezia, per Piero Cremonese detto Veronese, 1492. 
1 I voi. in fol. Avec 6 belles figures encadrées pour les Triom- 
tì. [Hain 12773]. 



Gibriela bruno uciu [ to lecnt (mctie miniDra cmtndatui anno domini, M. ecce. limiti. 
Ili. I (lic prò i,t()i). — Lei ff 4. j. 7 et 9 d« TrioiupliH et 40, 44 il 65 du Chiaunniet 
jtì iiec qtie1>]ue perte de lene. 

lovANNi Gregorj de Forlì « et socii » (1482, iS juin). 
S Flaccus, Qu. Opera, cum commento Chrislophori Latidìtii. 
) ImprelTum Venetiis per Ioannem de forlivio & focios. Anno 
CCCCXXXXIIl. I (1483), in fol. Veau plein. [Hain '8883]. i 

I. (>ign, — . a-i. &, 3). Beiui cirultret tondi, le tene enlouH du commenuìre, ;3 l'gn» pir 

ptenicr [euillel eil blanc. au Tei» te t rotile une pièce enieta: ADHORATIVH FLACCVM 
3S TETRASTROPHOSI ANGELI POLITIANI. ) A la page opposte: PBOEMIVM. ] CHRI- 
iNDINI FLOBENTmi IN. Q.. KORATU FLACCI LIBROS | OMNES AD ILLVSTRISSIMVM 
'ELTRIVM MAGNI FEDERI | CI DVCIS FILIVM IKTERPRETATIONES INCIPIVNT FOE- 

it la TABVLA VOCABVLORVM puit \n Ein» e( le REGISTRVM. À la Gn de celui-ci, 

rìllophori lan | dinì aoreaiìnt | in, Qu. Ho | Wii flac | ci apa | ola | ìierpnia { tiootini Bnii. | 

I Fallii. ] die I . %i'ù. nuii. | M. ecce, lui iit, | F. a lecto ^ VITA POETAI^. | Le teite dei odei 
taire commeoce su Ter» du f . a l.n il finii, pie la louicriptlon, lu recto du [ 3 8: le Ter» 



NicotAus DE Frankfurt (1482). 
lO, Michael de, ord. min. Qtiadragefìmale feu Sermonariù du | 
licet per Adiientù Z, Quadrage- | fima : de penitétia t eius par- 
ù I a venerabili viro fr£ Michaele de Medio | lano ordinis mino^ 
. Prologus [ (K la fin :) Quadragefimale feu Pmonariù de pnia | 

p aduètii videlicj t ^dragefimaj \ a venerabile viro fratre Mi- 
tdìo I lanenfi ordinìs fralrum minorum de obfer- | uantia edilù : 
anctimonia vite : tu; | feruentifTìma verbi dei predicatide a deo 
;ris meruit cormfcare miraculis felici | numìne explicilu; e(l. Im- 
imaqj calligatione emendata : cura t impenfìs Ni [ cbolai Fran- 

ìdus Decebris Anno \ falutis. 1487. Venetijs. | Laus Deo ] in 4°. 

d'ais de bois recouv. de veau rouge joliment ornem. à froid. 
06]. 



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[Hai 



33» MONUMENTA TYPOGRAPHICA 

837. Livius, Titus. Le Deche, volgarizzate per Luca di Giovanni Bonaccorsi. 

(A la fin :) Finiscono le Deche : cioè la pma lertia & quar | ta de Tito 
Liuio Paduano hifiorico dignìlTlmo : | imprelTe in Venelia per Bartholomeo 
de Alexan \ dria & Andrea de Afula cOpagnì : nel .M.CCCC l LXXXV. 
adi. Xlll, de Auguflo. | (1485) in fol. D.-veau, dos dor. [Hain 10147], i 

311 (f. n. eh, (.ign. a-z, ai-u|. Carati, tond.; 6j Ifgnci 



Romano. | [ ] O NON SO il tuila bene cerumg | le Te fiia.. 
I prima Deca de Tilo liulo | Taduano hiflotiognplio Ramini 



Andrea de Bonetis de Pavia (1483, 15 mars). 

838. Aretio, Angelus de GambÌlÌonÌbus de. Tractatus in practica ma- 
letìciorum, (À la fin :) .... Impreffus venetijf. arte ac Im | penfa andree de 
papia. Anno dfli. Millefimo. cccclxxxiiij, | die quintodecimo menfis fep- 
tembris. ) (1484) gr. in fol. Dércl. [Hain "1627]. 



839. Hentìsberus, Guilelmus. Expositio regularum solvendi sophismata. 
(À la fin ;) Finis egregij hentifberi regula^ t fophifmatuj | expònis p eximiù 
fophifta Z philofophù fùmuj [ magiftru gayetanuj de tienis emendate p ac- 
cutif I fimii (sic) artiù ac medicine doctore. m. Francifcum | agubienfè mane 
medicine theorica papié legete; | fuma cu dìligentia p me andrea de bo- 
netis d' pa I pia venetijf IprefTe regnante Iclito prìncipe ioane | mo^éico 
duce veneto. M.cccclxxxiij. die. ix. d'cfi | bris. Laus deo et beate virgini. [ 
(1483), in fol. Rei, orig. d'ais de bois couv, de veau richement omem. 
à froid, reliure abimée. [Hain 8441]. i 

1 f. bl. a S7 ff- n. eh. liign. i-i], Cincl. goth : 55 lignei el 2 coli 
Le tene commence uni aucun inlitul^ lu redo àa pnm. f. (1 1): 



Bernardino Stagnino de Trino in Monferrato {1483, 30 mars). 
840. Ancharano, Petrus de. Petrus de ancharano | Super clemeotinis. | (À 
la fin :) C Explicit lectura folemnis fuper clementinis : edi- | ta per excel- 
létitlìmù luris vtriufq; Interpretem do | minum Petnim de ancharano. Im- 
preffa Venetijs I fumptibus Magiflri Bernardini flagnini de Tri- \ dìno de 
Monteferrato. M.cccclxxxiij. fexto idus | Decembris. | (1483) gr. in fol. 
Dérel. {Hain '956). 



VENEZIA 

olemnis repetitio i^ice de 
de I Sicilia iuris vtriufqj i 
.... (A la fin :) Impreffa vi 
]e Monteferato, Anno domi 
in fol. Cari. [Hain •5761 



alium libri V cum glossa. ■ 
: impreirti venetijs : ductu 
on tih fuma cura adhi- | 
: ve^etia vt bene fint | el 
:ta : vt vnkuiqj | .pdefle p 
natdis i486 | quÌntodecÌm< 
iois (dérel.). [Haìn '8020] 



nolensis Ictus. Consilionin 
iciter per MagìOrum Berni 
; decenibris. M.cccc.lxxxxij 
I voi. gr. in fol. Avec la 
ti?. LHain '15353]. 

. et B; S. eh. (•ign. b, i.p, >-p). Cai 
s Toli. Ili M IV. Le tene coBmence 



de Bologna (1483, 19 ju 
a il libro primo di Floric 
anto e adi | re quato amoi 
a milTer Joanni Boccacio 1 
ofa ma | donna Maria fìgl 
n :) Qui tìnifcie il Phìiocc 
prelTo in Venetia per Pe | 
X I viiii, adi I xxiiii. decen 
MelTer Auguftino Barbadicc 
fond noir, D.-veau. [Haìn 

X!iV. « 5 ff. (ra,nqgent) [.ign. ,-0- 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



populo 


P 


n. 


vino, col. 1 fn b»; Il libro del Philocolo di nilTen labloc 


Fr.ctBI. 


. poeti 


Ulun>e 


o«i 


Gnifcie. | Col. 1. en biul: Vìu dì mìllet lohinnc (lic) Bocntio 




™o Squi 


ircalico 


(.1C| 






q«.d.rni 


. .. b. 


Cd 


e. t. g. b. I k. 1. m. n, o, p. q t, filuo. f. che e duerno. J 




. et la 4 
le édition 




db. 

nini 







lei Credo. lucominda (sic) la expofitione del credo in 
t Prologo della infrafcripta opera. | (A la fin ;) Finifce lo 
iltimo della expofitiòe del credo I Dio. | ImprelTo in Ve- 
rino pafqual da Bologna ; nellan | no di Chriflo. M.cccc- 
y. di feptembre. Regnante | Lo inclito principe Augurino 
Ì9) in 4°. Veau fauve richement ornementé à froìd s. les 
tr. dor. [Hain 6812). ■ 200. — 

cb. |>[g. —, i-i. &. i, li, A-D). Citaci, rondi: jO lignei par page. 

: Incomincia k Ubuli del piimo libra del : Credo in dio. | Au reno du f. 2 ; Fl- 
I. f.. le tene commence aoui l-iaiiio1« <ii^ : [ilMpetcio che Ilio e necelTaru li uirtu 

dice ria Piulo ; ... Au reclo du 4 f- liig"- >) ^ Incomencil el tibia delli eipoG- 
i E prima delb disninclioae : & del numero delli alticuli della fin j cu fede. Capi- 



Papa. Homiliae de diversis evangelii lectionibus. (À la 
Homelie. xl fancti gre | gorij pape impreffe Venetijs per | 

pafqualibuS die \ xiiij, Marclj, M.cccc.lxxxxiij. | FINIS j 
lari. [Hain '7951]. 40.- 

bl. (aign. —, ai-00). Carici, golh,, JJ-jS lignea et 3 cola, pir page. 

EU blanc, lu Terao ; Tabula j Index primi libri homelia^ bei j li gregari) pipe. | Au 



mplaire. Veau pi. 



H. Fabius. Quintillani inflittitiones cum commento ] 
[ìs : Pomponii : ac Sulpitii, ] (.\ la fin :) Impreffum Vene- 
um de PafqualibuS de Bo | nonia Anno domini. M.cccc- 
yiii. Augufti. I {1494) in fol. Avec la marque de l'impri- 

n 13654]. 

, occupi! p.r l'épltre di!dieiloiro : CAMPANVS ANTONIO MORETO SALVTEM. — 



r 



VENEZIA 34 1 



Fr.cent. 
— Après une note btographique au verso du f. aii suit le commencement da texte et des commentatres, en 

lète du f. aiii : M. CELIVS FABIVS Q.VINTILIA | NVS TRYPHONI BIBLIOPOLAE | SALVTEM. | — LMm- 

pressum se irouve au verso de Tavant-dern. f . suivi, i la page oppoaée, d'uae autne petite notice sur la vie 

de Q.uintilien, du régistre et de la marque lypograph. Au verso du deni. f. : TABVLA OVINTILIANI. '^ 

Edìtion Fort rare non vue par tìain et omise par Brunet. — Exeroplaire bien conserve. «^ 



Bernardino Benau de Bergamo (1483, 23 aoùt). ; 

* 

849. Alexander Grammaticus. Opus alexandri gràmatici prò eruditìone :j 

puerorum. Incipit. | (À la fin :) Explicitus eft alexander grammaticus | cuj v 

breui Z vtili expofitione. Anno domi | ni Millefimo quadrigente | fimo ; 

octuagefimo | octauo. | Laus omnipotenti deo. | (1488) (À la page opposée :) ,; 

Venetijs per Bernardinum benalium | in fol. Avec une magnifique bor- ^^ 

dure et nombreuses belles initiales s. fond noir. Rei. orig. d'ais de bois, ] 

dos en veau. [Copinger 292]. 75. — 



f f. bl., 6a ff. n. eh. et i f. bl. (manque) (sign. a-k). Caract. goth., gros et petits entreml^lés. 

Le texte commence au recto du prem. f. (Aij) : Ifte lìber diùiditur in tres libros partiales : In quorfi primo 
Alexàder tractat de etymologb | id eft de veriloquio dictionù : .... L'impressum se trouve au verso du f. 63» 
à la page opposée, en haut, le nom de Timprimeur ; puis : Regiftrum. | (è a cola.) Le verso de ce dern. f. 
est blanc. 

Très bel exemplaire d'un incunable fort rare et presque inconnu aux bibliographes. 

850. AugustinuSy S. Aurelius. Psalmorum explanatio. (À la fin :) ImprefTuj 
Uenetijs per Bernardinu^ benalium. An | no dfii .M.cccc.lxxxxiij. die. iiij. 
Augufti. I (1493) 3 pties. en i voi. in fol, Avec un très joli bois au 
trait (la magnifique marque typograph). Vél. [Hain *i973] 50. 

338 ff. eh. n & CCCLX (sign. a-z, ?, 3, Ff, A-T). Caractères gothiques; 70 lignes et 2 cola, par page. 

Le titre se lit au recto du prem. f. imprimé en gros caractères gothiques : Diui Aurelii Auguilini Hippo | 
nenfis epifcopi in librum pfalmo | rum. Prima Quinquagena. | Au verso du f. : Prefatio | CE In explanatio- 
nem libri pfalmorum Diui Aureli) Au | guftini prefatio Incipit. | Le verso du 2* f. est blanc. Au recto du 
3" f . : CE Diui Aureli) Auguftini HipponSfis epifcopi : I pfatmum Beatus vir qui non abijt fc. Prologus in- 
cipit. I La I* ptie. finit au verso du f. 104 (eh. CHI) : Uenetijs imprefltim arte d expenfis Bernardini de 1 
Benalijs Inclito Duce Auguftino Barbadico. | En tète du f. suiv., en gros caractères : Diui Aurelii Auguftini 
fecunda quinquagena. | Ceite II* ptie. finit au recto du f. CCXXXII : Uenetijs per Bernardinum Benalium. | 
Le verso de ce f, est blanc. En tète du f. CCXXXIII, en gros caractères : Diui Aurelii Auguftini tertia 
quinquagena | Au recto du f. 338 (CCCLX), après un long colophon, se trouve Tlmpressum cité plus haut, 
puis le petit Regiftrum et la marque connue de Timprimeur : St. Jerome, assis dans une niche, tenant sur 
ses genoux le raodèle d'une église et un livre ; le lion à ses pieds. {Kristellerf 186). Très belle gravure au trait. 
— Le verso du dernier fcuiUet est blanc. • 

Bel exemplaire, assez grand de marges. 

851.8. Benedictus. Regula S. Benedicti. (À la fin :) ([ ImpreiTum Venetijs 
per Ber | nardinum Benalium. 1489. | die, 21. Januarij. | in 12**. Avec 2 
belles figs. grav. s. bois. Rei. [Hain *2772]. 250. 

68 ff. n. eh. (sign. — , a-h.). Caract. goth., 20 lignes par page. 

Le recto du prem. f. est occupé d'un bois dessiné d'un trait assez grossier par une main mal-habile et me- 
surant 65 s. 34 mm. : le Calvaire avec les irois croix, en bas, è Tentrée d'une petite caverne, le crane et 
les OS d'Adam. Au verso : CE Incipiunt capitula reguie fàctif- | fimi patris noftri Benedicti exi | mij confef- 
foris patria mona- | chorum. | Cette table va jusqu'au recto, 1. 17 : CE Laus omnipotenti deo. | Au verso un 
grand et superbe bois, au trait, légèrement ombre, 67 s. 60 mm. : en haut, Dieu pére bénissant et tenant 
une banderole, entouré de 7 chérubins, au milieu St. Bén(>ìt debout, en face, tenant un livre ouvert dans sa 
gauche, aux còtés deux saints abbés debout et 8 moines agenouillés en prière» A la page oppos., sign. a, le 
commencement du texte : G In nomine dni nfi Jefu xpi. inci | pit 4>logu8 reguie fanctiffimi pfis | noftri 

La Bikliùfilfa, Tolnme III| diapenia 9*^10^. 26 



T» 



f. 



MONUMENTA TYPOGRAPHICA 



Bndklì Bbbatii eiimij cS | fcITotii piir» noiiichsfuin. [ [ ] Vfculu a Glij |iic| pre | »pii mi | liRi 
U fin de !■ Regie k trou» lu vcno du f. 6'Ì ; tuit. f. 6; ; | ] Vmocui prclilorum i uno- | iiEb 
.... f. ^ recl», I. 14: FJNJS | pu» ]'iiapre»um. Le vena «1 bLnnc. 

52. Bergomensis, Jacobus Phil., v. erem. S. Aug. Supplementum chro- 
nicarum. (À la fin :) .... Perfecta itt p me opus fuit ano falutis nPe. t 
j". kl'as Ju I li] i duitate Bergomi : mihi vo a natiuitate quadrageOmo no- 
no, i ImprefTum antem hoc opus ì ìnclita Uenetia^ | ciuìtate ; per Bernar- 
dinù de Benalijs ber | gomefem eodé anno, die, 23". Augufii. | in fol. Vél, 
dos orné. [Hain "2805], 



N.* 853. — Bergomensis, Jac. Phil. 



loff. non eh., llG et iSo IT, 


eh. (.ign. A. -p, A-Z, AA-DD]. Beem caractóie. gpiliLque.; si ligne. 


p.ge. 1*1 (euilleu potient letin 


nombre< i>»n >e<itenienl >u. le rec<o miis .u»i >u> le ver». 




Sur le Yer.o: Incipit t.bul. fupplemenli | chronie.runi. 1 Otte table. 


p^mit . 3 col,., finii .u verso 


du f. IO : Eiplicii labula. | Le rsclo d<i prem. t. ibiSit eit blue. Au ve 














liciwr ineipii. | La lauKiiption 




PremLire «f.ion •<«> «re de 




lypogr.phiqut. - M.gnifiqiie t 





;3.Bergomensis, Jac. Phil. ord. erem. S. Aug. Supplementum Chroni- 
canim, (À la fin :) C ImplTuj aùt Uenetijs p Bernardini! (sic) de benalijs 
bei^oméfé code ano videlicet. i486, die. 15. decèbris. | in fol. Avec beauc. 
de belles fìgs. et des initìales sur fond noìr. Rei. en bois, dos en veau. 
LHain *28o7J. 150.- 

It ff. non eh. M 301 S. eh. 31-393. (tif. a-i, A-lt| '^Mo lignea par page. Csracltro golfaìquu. 

La recto du prem. f. cai bknc. Au vena : Incipit Tabula genenlii | Supplcuuati Chrcmica^ f'oi | oidi- 



rìm^ in Iroìi eoloniut). Le f. 12 M occupi de li dMìcicc : <1 Ad mi^nnuim