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Toronto 

Library 




LA BIBLIOFILIA 



RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 



IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 



DIRETTA 



LEO S. OLSCHKI 



Anno IX (iqo^-iqoS) — Volume IX 





FIRENZE 

LEO S. OLSCHKI - EDITORE 

MDCCCCVIII 



-7 



Ct-f?rio ^ 



NDICE DELLE MATERIE 



T. 



Articoli. 

BoKFiTO, G. Di un codice miniato di Ma- 
crobio appartenente al sec. XV. (Con 2 
facsìmili fuori testo) ^'i'.?- 321 

— Le tavole astronomiche di Giovanni Bian- 
chini. (Con 1 facsimile) 37S, 446 

— Saggio di bibliografia aeronautica italia- 
na 31. '49. 244. 302 

Bonaventura, A. Ancora del Codice Scar- 
lattiano. (Con 2 facsimili) 327 

— Antiche Siij/c's orchestrali francesi. (Con 

2 facsimili) • 2S9 

— Un Brez'iiuiiim del sec. Xlll. (Con 12 
facsimili) 25' 

— Una importaTite collezione di Lieder. 
(Con iS facsimili) 3<">i 

Castellani, G. Girolamo .Solicino. (Con 9 
illustrazioni) 22 

— Per il centenario di AnnibaI Caro. . . 81 
Churchill, Sidney J. A., Bibliografia Celli- 

niana • 173, 262 

ClÀMPOLl, D. Gli statuti di Galeotto d'Oria 
per Castel Genovese. (Con 12 tavole fuori 
testo) .... 5*i. l'o. '78. 249. 300. 345 
Filippini, E. I-e edizioni del Quadiiregio. 
(Appunti storico bibliografici). (Con 2 il- 
lustrazioni) 5 

— Per una Visione francescana del trecento 201 
Galante, L. Una rarissima edizione dei 

« Versi aurei » di Pitagora 87 

Guicciardini, G. La più antica traduzione 
in volgare della Balracoviioinachia.CZow 

4 facsimili) 329 

Lozzi, C. Saggio di Cimeli marchegiani. (Con 

34 facsimili) 34, 90 

Mori, a. Le carte della Toscana di D. Ste- 
fano Buonsiguori. (Con 2 facsimili) . .281 



MoRici, M. Per un Codice dell'* Inferno » 
dantesco-landiniano, donato dal Com- 
mendatore Leo S. Olschiù alla Classense 
di Ravenna. (Con 2 facsimili) . , /'(?,§■. 

Olsciiki, L. S. Contribution à la bibliogra- 
phie de la Musique vocale italienne du 
genre profane des XVI« et XVII» siè- 
cles. (Con 4 illustrazioni) 

— Uccouverte du manuscrit autographe de 
la dixième sonate de L. vati Beethoven. 
(Con i facsimile e 2 tavole fuori testo) , 

— La caccia al libro in Italia 

Rajna, P. Prammenti di un'edizione scono- 
sciuta del Rinaldo da Moiilalbano in ot- 
tava rima. (Con 2 facsimili) ..... 

Rocco, L. Delle opere poetiche di Giovanni 
Vulteio e <1' un suo componimento in 
prosa raro ed ignoto ai bibliografi. (Con 
I facsimile) 

Spadolini, E. Il Portolano di Grazioso Be- 
nincasa. (Con 4 facsimili) ...... 

5S. 103, 205, 294, 420 

Tenneroni, a. Carmi in lode di Paolo Nani, 
Rettore Veneziano a Treviso. (Con 2 
facsimili) 

Vaganay, H. Les Romans de chevalerie ita- 
liens d'inspiration espagnole 

Vandelli, G. Un codice sin (jui ignorato 
della Divina Coiiunedia . (Con 2 facsi- 
mili) . • . . 

II. 

Notizie. 



Accentramento (L') della catalogazione . . 347 

Adunanza (L') annuale della « Gutenberg- 
Gesellschaft » 112 

Ad un nuovo compito delle biblioteche pub- 
bliche 183 

Agitazione (L') contro il direttore della Bi- 
blioteca Nazionale Centrale di l'irenze . 275 



460 



LA BIBLIOFILIA 



Alcuni preziosi libri PaS- 'Si | 

Altri cimelii per il Museo del Risorgimento 352 
America (L') e il giornalismo italiano. . .181 

Anagramma (Un) 274 

Anima (L') intima ili l'eethoven 392 

Archivio (Un) a Czernowitz ...... 273 

Arte (L') della stampa nel Tibet 30S 

Association (L') des bibliothécaires francais 70 

Autografi. 390 

Avvenire (L') dei nostri stampati .... 277 

Bibliografia croata 27S 

Bibliografia (Una) della .Storia del Risorgi- 
mento Italiano iStì 

Bibliografia (Una) in torno al suicidio e ai suicidi iSi 

Bibliografo (II) Jelliiiek . 310 

Biblioteca (La) Crispi . • 471 

Biblioteca (La) della città di Edimburgo. . 276 
Biblioteca (La) della « Kaiser Wilhelms- 

Universitat » 276 

Biblioteca (La) dell'Ospedale « La Salpé- 

trière » di Parigi 112 

Biblioteca (La) dell' Università di Berlino . 1S2 
Biblioteca (La) filologica del defimto profes- 
sore Dittenberger 438 

Biblioteca (Una) marocchina ...... 308 

Biblioteca Moreniaua 34^) 

Biblioteca (Una) preziosa ,",52 

Biblioteca (Una) Russa in Washington . . 437 

Biblioteca (Una) slava 310 

Biblioteca (La) Universitaria di Londra . . 348 
Biblioteche (Le) Municipali di Parigi . . .435 

Biblioteche (Le) nel Giappone 184 

Biblioteche private romane 30M 

Bibliothèque (La) Bibliographique de M. 

Pierre Ueschamps 316 

British (11) Museuni. 271 

Caccia (La) al libro in Italia .... 306, 347 
Cambiale di Michelangelo Buonarroti. . . 185 
Cambio internazionale di manoscritti e libri 112 

Canzoni autografe di Schubert 3(jo 

Carducci bibliofilo 431) 

Carnegie (Un) del XVIII .secolo 389 

Carta (La) di Amerigo Vespuccì 180 

Carte (Le) da giuoco '. . 183 

Catalogo (II) delle miniature, possedute dal 

sig. Pierpont Morgan 272 

Catalogo generale degli incunabuli . . . ■ 435 
Catalogo (II) generale delle biblioteche sviz- 
zere 112 

Cataloghi per materia 43S 

Celebre (11) Institut de Krance ..... 278 

Cimelio (II) perugino ritrovato 390 

Circolazione (La) libraria negli Stati Llniti . 439 
Codici di medicina della Biblioteca Univer- 
sitaria di Wtirzburg 315 



Collection Audéoud Pag. 437 

Collezione (La) Carducci 472 

Collezione (La) dantesca Franchetti. ... 63 
Collezione (Una) notevole di opere di Robert 

Biirns ■ . . . . 436 

Commercio (II) librario tedesco e il « Bor- 

senverein » di Lipsia 192 

Conferenza (Una) del comm. Piero Barbèra 

a Parigi 180 

Congrès International des Archivistes et des 

Bibliothécaires en 1910 313 

Contemporary (A) of Cromwell on public 
libraries and a great Scottish printing 

trust • 349 

Contro la dispersione e il guasto dei Mss. 

nel 1566 315 

Corrispondenza di Teodoro Monimsen . . 437 

Curiosità giornalistiche 1S5 

Documenti del Risorgimento 438 

Documenti inediti di Mazzini e Campanella 473 

Dramma (Un) inedito di Poe 275 

Due progetti del Ministro dell' Istruzione 

Pubblica d' Italia 473 

Elargizione • 273 

Eloquence (L') des chiftres . 3,4 

Esposizione (Una) di legature. . . . • . 310 
Esposizione (Un') di legature antiche e mo- 
derne 112 

Exposition de portraits peints et dessinés 

du XlIIe au XYIIe siede 67 

Festa Tassoniana MutinoBolognese . . . 472 
Fondazione di un Museo tecnico a X'ienna 182 

Furti nelle biblioteche francesi 311 

Furto e tentato furto di codici 113 

Gazzetta (La) cinese King Pao 184 

Generosa elargizione 70 

Giornale (Un) del 1772 70 

Goethe 277 

GuteubergGesellschaft 435 

Hemerotheka • . . . 436 

Hitt fOroyska bokmentafelagid 436 

Iniziatore (L') della pubblicità 310 

Intorno a Guglielmo Libri .315 

Intorno alla Pergamena con i trattati di Ar- 
chimede 183 

Inventario dei libri d' un maestro di scuola 

del sec. XV 314 

Iscrizioni di Biblioteche G4, 190 

Istituto delle carte . . . • 316 

Justinus Kierner 27S 

Korporation (La) der Wiener Buch-Kuiist- 

und Musìkalien-Hàndler 1S2 

Lascito Taubert 436 

Lettera (Una) inedita di Heine 351 

Lettere inedite di Michelangelo 471 



LA BIBLIOFILIA 



Libraio (Un) imperturbabile .... /\ig. 472 
Libro (Un) di proporzioni colossali. . . . 27(1 
Libro (Un) sul matrimonio ;iiinotiito da ICu- 

rico Vili 450 

Lingua (La) basso-tedesca 2-7 

Livre.s (Les) à figures vénitiens de la fin du 
XV'"" siècle et du coniniencement dn XVI'' 6 { 

Louvre 27S 

Manoscritti dell'età carolingia 310 

Manoscritti di Paganini ........ 436 

Manoscritti ed esposizioni 274 

Monumento (Un) di Gutenberg a Monaco . iHs, 

Museo di Haeckel 278 

Museo di Wieland . . 27S 

Museo e casa di Bach in Eisenach . . . .112 

Museo (Un) Fugger 271 

Museo Germanico di Norimberga .... 435 

Museo (Un) postale 184 

Musica francese del 17." secolo ..... 276 
Nascita (La) del giornalismo in Inghilterra 194 

Negli archivi di Venezia 352 

Noz^e d'oro di un tipografo pisano. . . . 271 
Nuova Associazione Libraria Fiorentina. . 471 
Nuova (Una) biblioteca a Berlino . . . .271 
Nuova (La) Biblioteca pubblica di Nuova 

^'ork 275 

Nuova (La) legge sulle Antichità e Belle Arti 4^3 
Nuova (La) sede della Biblioteca reale di 

Berlino 309 

Nuovo (II) l'alazzo della Biblioteca reale di 

Berlino 391 

Onoranze a Gerolamo Frescobaldi in Ferrara 3^5 

Onoranze a Pasquale V'illari 311 

Onorificenza 114 

Onorificenze. . 70 

Parecchi libri rari americani 472 

Per il terzo centenario di Shakespeare . . 475 
Per ilsestocentenariodiFraJacoponedaTodi ('<H 
Per la Bibliografia ragionata della poesia po- 
polare italiana a stampa dal secolo XV 

al XVIll iSi 

Pinacoteca Six di Am.stertlani 3S9 

Più (La) grande biblioteca del mondo . 6'\, tSi 

Prepotenze doganali 194 

Preziosa (Una) scoperta bibliografica. Le jVc'- 
inoiie di Saint Simon, annotate dallo 

Stendhal 352 

Prezioso (Un) atlante 1S4 

Prezioso (Un) manoscritto di musica . . . 182 
Prima (La) Biblioteca di Napoleone . . . 475 
Prima (La) edizione del libro di Stitel « De 

l'AUeniagne » 438 

Produzione (La) libraria in Germania ... 69 



Professore (11) dott. Oscar Bie e l'editore S. 

Fischer di Berlino Pag;. 438 

Prossima (La) adunanza della « Società dei 

Bibliotecari tedeschi » 391 

Oual' è il numero dei libri stampati dopo 

l'invenzione della stampa? ..... 271 
(Jiiaiulo si cominciò ad adoperare il franco- 
bollo ? 473 

Ouel che leggeva Napoleone nel 180(1-1807. 351 
K. Biblioteca Universitaria di Lipsia . . .391 
Raccolta (Una) di riproduzioni di Codici. 

(Proposta di Pasquale Villari) .... 314 
Raccolta Lipperheide di pitture di costumi . 3S1) 

Reale (La) biblioteca di Berlino 300 

Sala (La) di lettura del « British Museum .313 
Sala (Una) di studio riservata nella Nazionale 

Centrale di Firèiize 34S 

Scoperta archeologica neh' Kgitto superiore 180 
Scoperta di frammenti di un'edizione di Do- 
nato stampata da Gutenberg 436 

Scoperla di manoscritti 273 

.Scritti (Gli) di Giacomo Leopardi alla Biblio- 
teca Nazionale di Napoli ...... (J4 

.Scrittore (Uno) centenario 185 

.Scuola (La) tedesca di medicina di Shangai 353 

Sempre le fiscalità doganali 470 

.Smilhonian Inslitution in Washington . . 277 
.Società (La) di Gutenberg ....... 1S3 

Società (La) grafica di Berlino 470 

Società (La) letteraria Bulgara 438 

Società (Una) per la ricerca dei Papiri . . 473 

Spirito (Uno) burlone ■ . 274 

Statuti (Gli) fiorentini 272 

Tomba (La) di Gutenberg 112 

Ufficio di informazioni alle biblioteche tede- 
sche 278 

Ultimo (L') lavoro di Petrarca Ò2 

Una « Bismark-.Sanimlung » ' 274 

Vendita (Una) straordinaria 113 

Voi d'un livre d'heures ancien à la biblio- 
thèque de .Saint-Poi 270 



Cataloghi notevoli. (Con 10 illustrazioni e 
2 tavole fuori testo) . . . .114, 3(10, 

Cenni bio-bibliografici, Anselmo Anselmi (M. 
Morici). Con i illustrazione 

Domanda. . 

Necrologio 120, 2S0, 

Pubblicazioni dì carattere bibliografico e in- 
torno alla storia dell'arte tipografica. 
(Con 2 illustrazioni) . . 71, 195, 355, 

Rivista delle Riviste 

Vendite pubbliche 75, 197, 279, 317, 359, 397, 



476 

39« 
199 
440 



39*J 
199 
476 



jas5S»»S*n*?l!»sn»»5**5n*?J*kJ!»?SAst5»'SS»*JS»?J3feK»fJ5tel^ 



INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI 



Andrea Stagi Pag- 43 

AnnibalCaro, Traduzione dell' Eneide. Roma 

160S 4'i 

Anselmi Anselmo jyS 

Apologia (L') di Dante premessa da C. Lan- 
dino alla Divina Commedia 405 

Autografo della Malibran 102 

— di MazeppM jiS 

Bairacomiomac hia in volgare 330, 331, 33r>, 337, 
Beethoven, sonate poni violon et piano op. gó. 

Tavole fuori testo 4 

Hoethiiis.fl't' lonsolationepliilosop/iiiaNutnb., 

1473 tavola fuori testo 

Ronaveutura, S. l'ita C/iiisti ecc 

tavola fuori testo 

/>'i ez'iai ium (Un) <lel secolo XIII .... 

25!, 232, 253, 254, 25r,, 257, 258,259, 260, 2ia 

Buch der Zehn Gebote. V'en. 14S3 .... 479 
Carta nautica ili Andrea Benincasa del secolo 

XV'. ^Comune di Ancona) 4211 

— Grazioso Benincasa. [R. Archivio di 

Stato - Firenze) 217, 21)8 

Castello (II) di Soncino 22 

Cecco d'Ascoli, /.'.'ìcciha. Mil., 1507. . 



» 1514. 
V'en., I47ri . 

» isk;. 

» 1519. 

» 1535- 

» '550. 



>s 

. . 40 
. . 40 

• • 39 

• • 39 
. . 41 

. . 4 So 
443. 445 
327, 7.^^ 



Cesare Torto. Ven., 150S. . . 

Cicero Orationes. Rom., i4<)S. . 

Codice della Divina Commedia . 

— Scarlattiano {27, 

Decreto originale degli Statuti della città di 
Cingoli, del 5 febbraio 14^11 ijC, 

Documento prezioso inedito e in parte auto- 
grafo del sec. XIV ^,), ^^ 



Doniinii Fiorentini Locorumq. Adiacentium 

Descriptio Pag:- 2S3 

Dorati, Nic, Le stanze di Vittoria Colonna. 

Ven. 1570 155 

Dragoni, Madrigali a einqne l'oci.Mcn., 1 51J4. r 57 
Esemplare (Dall') Magliabecliianodonato alla 
Signoria di Firenze da C. Landino . . 403 

Etymologiiim magniim 114 

Eurialo d'Ascoli, j5>/?;in«wi;/«. Siena, 1506. 44 

— — — » 151*;. 45 

— — l'ita disperata. Ven. 1543. 45 
Facciata del Tempio della Madonna delle 

Vergini in Macerata u2 

Facsimile d'una pagina del manoscritto di 
L. van Beethoven . . . tavola fuori testo 

— ridotto d'una pagina d'una Suite orche- 

strale francese 293 

Firma autografa di Filippo Melantone . .317 
l'Vescobaldi, Libro delle Canzoni ad una, 

due, tre e quattro voci. Roma, 1628. . 159 
Frazzi, Quadriregio. Firenze, 1508. . . 9, 17 
Gio. Francesco Angelita, 1 pomi d'oro. Re- 
canati, iti07 48, 49, 50 

Herolt, Johannes 115 

Imitatio, german. Augsb., 1493. tavola fuori testo 
fedaja Fenini, Exaìnen mundi . .Soncini, 14S4. 477 

Justinianus imperalor 116 

Justinianus, Institutiones. -S. I. n. d. . . . 47S 
Kaiser Ma.'<imilians I. Gebetbuch . . 357, 35>; 
Laurea (La) in legge conferita al Dr. M. Ce- 
sari nel 1601 93 

Legatura del codice dei Carmi in lode di 

Paolo Nani 417 

Lieder , sacri e profani 

3''2. 3«J3. 3f'4. 365. 36'>, 367. 36S, 

3'"".). 370. 37'. ìT"-, 373. 374. 375. 376, 377- 
.Machazor. Soniino, 14S5. Casalmaggiore, 

14^^''' 25. 2('> 



LA BIBLIOFILIA 



Macrobius. Ms. niembr. XV' 

tavole fuori lesto 

JMaitilius, jMaiciis 117 

Marca editoriale degli stampatori lìarboiis . ,112 
— tipografica di Girolamo Solicino. . . . 2S! 
Marco Vigerius, necachordiiin. Fano, Soli- 
cino, 1507 29 

Moses (R.) Ben Jocob Kotzensis : Scfer mit- 

zvotli gadol. Soncino, 1488-89 . . . 2^, 24 
Facifico Massimi, Hecalologia. Fir., 1481) . 47 
Pagina (Una) del codice dei Carmi in lode 

di Paolo Nani 419 

Papi e Cardinali nati od oriundi nelle Mar- 
che 52 

Parvulus logicae iiS 

Petrarca. Fano, 1 1503 27 

Più (II) antico documento d'interesse mar- 

chegiano 53 

Pon/aiius, fohannes, Jovianus 119 

Portolano di Grazioso Benincasa .... los 
Postille autografe di Napoleone I . . . .317 



Pusterla, Arte a tre voci. Ms. de la fin du 

XVIo siede Pag. 167 

Regine (Le) di Casa Savoia. si 

Regiomontanus, Calendarium. Veii., 1476. 

tavola fuori testo 

Rinaldo da iilotitalbano 133 

Ritratto di Cecco d'Ascoli. Firenze, 171)2 . 35 

— di Giovacchino Rossini lor 

Senarum Locorum. Adiacentium Descriptio. 287 
.Sottoscrizione tipografica degli .Sla/ii/i d'A- 
scoli. Ibid. 1496 ■ . 95 

Statuti (Gli) di Galeotto d'Oria per Castel 

Genovese tavole fuori testo 

Stemmi delle famiglie patrizie di Macerala. 50 
Tavole Astronomiche di G. Bianchini. . . 383 
•Thèmes des Branles pp. 73 et 71) . . . . 291 
Vendita I.iepmannssolin. — Autografo di 

Ludovico Ariosto 320 

Autografo di Ulrico Zwingli .... 320 

Autografo di Voltaire. 319 

Un disegno di Teodoro KOrner. . .319 



Anno IX 



Aprile-Maggio 1907 



Dispensa i"''-2* 



La Bibliofilia 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



Découverte du manuscrit autographe 
de la dixième sonate de L. van Beethoven 




N apprenant que Ir manuscrit originai dr la (lixirnic sonate 
de Beethoven, era pi-rdu jusiiu'à prrscnt, a\ait riè retrouvé, 
j'ai toiit de suilr |)rnsr à en fairr l'aciiuisilion ; et jc me 
n'-iciuis maintrnant d'a\nir ]-('ussi ù n'-alisr-r mon intention 
en me décid.int imm(''dialemrnt, ermme j'ai eoutùme de le 
tairr l(irs(iu'il s'a^^it de rhoses d'importance. 
La iiDuvelle de cet lirurrux r\rnenient vient à |)cin(^ de se répandre, 
vi déjà l'on m'éerit de Inutes parls pour essayer de m'aclii^ter l'impor- 
tante pièce (pie je détirns. Mais il me taut répoiidre ipir je ne ])iiis 
m'cMi drfairr si vitr, car \c vì-uk d'ahord rn ]>rnrilrr moi-mr'me et en 
l'aire profitrr eeux de mes amis qui comptrnl ])arnii Irs admirateurs de 
cet honime de t^énie. C'est ainsi qur, (|ueli|ues jours aprrs avoir reru 
le précieux manuscadt, j'ai invilr olir/ mei jilusieurs musiciriis de renom ; 
ils l'ont soio;n(nisement examiné, et un xiolinisle rt un pianisti' de talent 
ont hien \-onlu nrms jou(;r la sonalr sur rrrit^inal. 

I ,rs iiiurnaux (.]<: l'iurencr et de l\ome ont puhlir sui" cette soirée 
des ai'tieles enlh'>usiastes. |i.' me dispenserai done d'eii denner d'autres 
détails et je me contentia'ai di' reproduire iri la savante description (pi'en 
a faite une autorité hien eonnur en inalière musicale : 

Sonntc, O]}. nC), pour violon et piano ; tonte la partition. Ma- 
nuscrit originai, entièrement écrit par Beethoven. Cet autographe 
avait été jusqu'à présent cru perdu. 2,^ truillets, in-fnl., f.\i- 20 portécs 



Jm lUlliofilin, anno IX, dispcn 



LEO S. OLSCHKI 



chacun. La partition est disposée de faeton à ce que cliaf|ue 4^ portée reste 
bianche, excepté à la \yàge 17, oìi les portées io, 14, 18 — 20 sont toutes 
hlanches. La sonate occupe b's f(. i à 4, 5'' 'i- 7" (2 x,V portées) 9 à 13" 
(3X,ì i)ortées), 15 à 22'' (4X3 portées). Les autres pages sont blanches. 
Ln has lì". 1 2'' et i ,V' on volt cette note autographe de Beethoven: 

" NB. das 13. C. wird ganz ausgeschriehen bis zu deni Trio, wo 
alsdann gleich die Coda hinzugeschriebi^n wird ". 

Cette pièce, très bien conservée, <|ui est garantie authenti(|uc et 
complète, provient d'une collection privée de X'ienne. Elle est légèrement 
brochée, probablement par Beethoven lui-méme. Sa valeur est d'autant 
plus grande ([ue — contrairement à son habitude — Beethoven l'a signée 
de son noni entier. 



^ 



Ouant à la genèse de cette sonate, il v a une divergence d'opinions 
parmi les connaisseurs. Thayer (Chronologisches Verzeichnis p. 86) croyait 
" jus(|u'à la découverte de l'originai " i|u'elle avait été composée dans 
l'hiver 1 <S lo/i i . 

Dans sa biographie de Beethoven, il place les es(|uisses des trois 
dernières phrases en l'an 181 i et ajoute (voi. Ili, p. 184) qu'une année 
s'écoula avant que ces études tnssent achevées. 

Plus loin (p. 223), quand il parie elu séjour du fanimix violoniste 
Rode à X'ienne. il écrit : " lìeethoven reprit la sonate et l'acheva, afin 
(|u'ell(' pùt ètre exécutée jjar Rode et par l'archiduc Rodol[)he à une 
soirée chez le prince Lol)kowitz ". 13'après rha\-er, le concert eut lieu 
le 2Q dèe. 18 I 2. 

Aulant (|u'on en i)euL juger par la correspon(lanc<' (non datée) avec 
l'archiduc. il s(_'nible «[ue le jeu de Rod(_: n'ait pas ré[)iindu à l'idée fjue Bee- 
tho\en s'en était taite ; le maitre écrit : " Demain matm k' copiste pourra 
commencer le dernier mor(-e;iu : comnie ]'• tra\aille enlre-lemps à jìlusieurs 
aulres truvres, je ne me suis ])as dépèché, d'autant plus (|u"il tallait y 
mettre beaucou].) de soin à l'égard du icu de Kode : dans nos fìnales 
nous aimions des jjassages un peu plus bru\',ints — mais cela ne con- 
venait pas à Rode et, (|uanl à moi. ci'la me gènait un j)eu ". Dans une 
autre lettre, Beethoven dcmande la sonate à l'archiduc, atìn (|u'il puisse 
la remettre à Rode et aioule " sans doute Rode ne le prendra pas en 
mauvaise part ". 



LE MANUSCRIT AUTOGRAPHE DE LA X" SONATE DE BEETHOVEN 



Xotteliohm, daiis ses " IJeclhovciiiana " (1H72, p. ;iO) dit (|uc la 
sonat(>, " à rcxccption de la premièri- plirase, n'a pas fu'- achcvrc avanL 
octohre 1S12, ipri'llc a rtr cxrruU'-r, prohablemenl pour la pn-mirrc 
tois, à mie soirrt' che/ \r rrincr I .ohkuwil/. 1(.* 2^) (Ire. i<SiJ ci <|ue 
r>iH;lh<)\rii l'a cimipdsrc à ri''L;ar>l du jcii tic Rode, Dans ' Bcelhovcn 
(voi. Il, p. 1 psK Marx avance Ics iiièmes opinions. 

Conimc- Oli en pt;ul iui;'ci- par le manuscril originai, ]-)(;elhoven, en 
le datant, étail d.ins le doute au sujct. de répoijue où il l'avait coni- 
poséc ; car il changea la date " im juni (h 181,:; " en " l-'ehmar 1S12 
et ajouta •' oder i N 1 j; ". ( )n sail '\n<- la sonate ne tut iinpriméc (|u'en 
juUct i<Si() snus le litre : " Sonate tur l'ianot'ortc und X'ioline. Sr. Kaiserl. 
lloheil dcni durchlauchtigsti'n Tian/en Rudolph, l^r/lierzog von Oester- 
reich eie. eie. in tiefer Khrfurcht zu^eei^net von Ludwig' van lìeethoven. 
(jdlcs A\'erk. 1-agcntlnini des \'erlegers, W'ien, liei .S. A. Steiner & Comp. " 
Il est donc prohahle i|ue Beetho\en ait niis la sonale de còlè après 
la soirée musicale, dont on a un comiile-rcndu du 4 janw i .S i :;, et (ju'il 
ne la reprit <\in' lorsipTil la tit imprimer. 

1^'après li'S dctails mentionnés ci-dessus, il est évident ipie la sonate 
t'ut aehevée à la tin de dee. 1.S12. [.a date " i S 1 3 "est donc une er- 
reur. I )'autre part, on sail cpie li; maitre travaillait à celle leuvrc encore 
peu de temps avant laditc année et ([u"en la composant il avait des égards 
pour Rode. 

Il n'\- a cependant pas de doute à ce que ce travail n'ait concerné 
ijue la dernière plirase, comnie on en ]>i_'ut juger par les caractères peu 
soignés, à cause du grand nomhre de correclions et jiar la ]iaginalion 
speciale des 6 premièri's pages. (Juand donc lieethoven — dans la cor- 
respondance citée jìIus liaul -- jiarle d"un " dernier morceau ", il a en 
\-ue celle dernière phrase, (|ui, p;ii" coiisr-ipumt, a été aehevée en dee. i<Si2. 
l'.n examinant les notes des tiT)is premièr(>s phrases, 011 peni très 
bien se rendre conipte iiu'elles ont été écrites sans interruption. Au 
reste, li^ pajiier eniplo\'é [)our le manuscril niontre toujr)urs le niéiiK; 
tilii^rane. Il n'v a pas lieu de nieter enlièremenl la date écrite par lieet- 
ho\-en : et nous pouv'ons presumer i|ue la note " im i'"el>ruar ]Hì2 
est la date à lai|uel]e les Irois ])i'eniièr<_'s phrases ont été comiiosées. 

1 )itìen>nt(^s corrc'Clions prou\ent i|ue Pjccthoven, toul en écrivant, 
continuait à comjìoser, comme il imi avait l'hahilude. 11 se home ce])en- 
dant à de h'-gères indications, ipTil reiette sou\'ent a])rès 2 ou 3 me- 
sures. 1-jitre autres, il antici]ie une idée (|ui se Irouve (ahrégée) après la 
rcj)étition de la premièri; parlie di' la pn-mièrc phrase. 



LEO S. OLSCHKI 



Beethoven écrit 




La dernière plirase contieni un assez grand noml)re de corrections 
et récriture originale n'est jìlus lisihle, à cause de grattages trop nom- 
breux. On peut cependant voir iju'au lieu des passages chromatiques 
pour le piano, Beethoven avait d'ahord un autre accompagnement en 
vue ; sans doute les " j^assages bruyanls " auxijuels il fait allusion dans 
sa lettre à l'archidnc. Il se peut (|ue le maitre les ait d'abord reservés 
au violon, mais que, comme ils ne convenaient pas à Rode, il les ait 
ensuite destinés au piano. 

La réapparition de cet autographe, cru perdu jus(|u'à présent, fera 
certainement sensation parmi Ics admirateurs du maitre. L'n rapport 
enthousiastc de 1813 dit de la sonate qu'elle " laisse derrière elle les 
autres ceuvres de l^)eethoven et <|u'elle les surpasse en popularité, en 
es|:)rit et en fantaisie ". Beethoven lui-méme en faisait grand cas, et il 
Va munie de sa signature tout à l'encontre de son habitude(i). 

Leo S. OlsciiivI. 



(1) Au moment de metile sous presse nous lecevons un article sur ce sujet, public 
par le ALir.;oL\o de celle semaine et dont voici la traduction : Un autographe de Beetho- 
ven a attiré, ces jours-ci, l'attention du public : c'est de la X' sonate pour violon et 
piano, op. 06, laquelle est dédiée à l'archiduc Rodolphe et fui composée vers la fin de 
I8i2. Cette vénérable pièce a appartenu au prince Lobkowitz et on l'avait cru perdue; 
elle fut retrouvée par la suite et elle a été achetée récemment à Leipzig — à un prix très 
élevé — par M. le coinmandeur Leo S. Olschki, l'antiquaire et bibliophile bien connu, qui a 
invite, dernièrenient, une société choisie d'amis à admirer ces pages, portant Técriture intacte 
de cet honinie de genie. 11 n'airive pas souvent de pouvoir assister a l'exécution d'une 
sonate de Beethoven sur le texte du manuscrit originai lui-méme : le souvenir de cette 
soirée, oìi le maitre Leonetto Banti, comme pianiste, et le professeur Ciappi, comme 
violinista, interprétèrent ce morceau, d'une fai,'on si soignée, et dans des circonstances si 
rares et si spéciales, resterà longtemps vivant à la mémoire des auditeurs. .le ne ferai 
pas ici la description bibliograpliique du précieu\ manuscrit, dans lequel la calligraphie 



'^y^^fJ^^CI^^T"' 




P i/ 






LE EDIZIONI DEL QUADRIREGIO 



LE EDIZIONI DEL QUADRIREGIO 

(Appuntì storìco=bibliografici) 



vedi 1.(1 lìiUiofiUa. volume Vili, ilispe 



S' ('■ visto tìn (|iii che, contrariamente alla opinione di parecchi antichi 
biljlioiiTafì e bio^Tali del Frezzi ( i ), il Oitadr. ebbe tra la fuie del sec. X \' e 
il [)riiicipio del .\\"I ben sette edizioni. Il caso è cosi singolare che, se a te- 
stimoniarlo non rimanessero degli esemi)lari nelle nostre biblioteche, non sa- 
rebbe creduto vero; e diventa ancor più singolare quando si pensi alla diver- 
sità degli editori e delle sedi editoriali, tra cui non appare mai il paese nativo 
del poeta e solo una volta figura una città vicina della stessa regione. Né a 
spiegarlo basta la s[)eculazÌGne libraria, seppure a quei tempi si [luù riportare 
un fenomeno, come questo, tutto moderno, (xli è che allora il poema trezziano, 
so non era in gr.in voga, come dice il l'alermo (2), aveva certamente fra i 
dotti un buon numero di lettori e di ammiratori, e cjualora si fosse continuato 
a ristamparlo con la stessa frequenza sarebbe divenuto una delle oi)ere più po- 
[)olari della nostra letteratura. 

Vili. Invece dopo il 1 ,s i i non solo le (Mlizioni del Oiiadr. diminui- 
scono, ma per un jieriodo lunghissimo, cioè per ]>iù di due secoli, cessano ad- 
dirittura, ([uasi a dimostrare che quelle fatte fino ad allora erano state troppe. 
Infatti iier trovare l'ottava ristanijia d'un" opera che in un solo trentennio era 
stata ripubblicata tante volte, noi dobbiamo saltare a jiiè pari non solo il re- 



ferme et expcJice iiulique les moments de supreme inspir.itioii, tniuiis que i)uelques coirec- 
tions et queUiues additions s'à et là rnppelleiit cette reclierche cli;igrinée dii nouve.iii qui ca- 
racterise plus spécialeiiient la troisieme maniere du grami maitre de Bonn. 11 me sullìl de 
poter l'éloquence suggestive de la confrontation de Tfcuvre terminée, teile ([u'elle resultai! de 
l'exécution, avec ce nianuscrit gardant eiicore la trace de la tièvre créatrice, pour en con- 
clure quels enseigneinents précieu\ et imprévus ressorteiit des auditions de ce genre. Trait 
d'union entre deux états divers et très nobles du genie de Beethoven, cette sonate représente 
certainement un moment crcateur des plus heureux. Ce devait ètre aussi l'avis de Beethoven 
lui-méme, car contraireuient à son habiiiuie il \- a appose sa signature entière, comme la mar- 
que d'une piédilection toute speciale. VX maintenant le précieux nianusciit, le seul peut-ctre 
iiui soit ancore de propriélé privée, est veiui dans nos frontières, à l'encontie de tant de 
nos trésors qui en sont sortis. Mais demeurera-t-il loiigtemps parnii uous '■^ 11 est permis 
d'en douter. En lous les cas, ce ne sera p.-is notre gouvernemeiit qui en empéchera le 
nouvel exode. C. C 

(i) Kra gli altri V Orlandi fu uno dei primi a ritenere rlie il Oiiadr. tiiu) al i^ii fosse slato 
ristampato quattro volte soltanto, ma senza dire, salvo che per l'ultima, in (|iiali anni e luoghi 
(Cfr. o/>. e /. ci//.). 

(2) Cfr. op. e /. ci//. 



ENRICO FILIPPINI 



stante '500 ma anche tutto il sec. XVII e scendere fino al 1725, in cui apparve 
quell'edizione critica del quadripartito poema che fu pregevole fatica d'un'Ac- 
cademia e di una tipografia folignate (i). Era tempo invero che Foligno, [latria 
del Frezzi. una delle prime città che iniziarono il movimento tipografico in 
Italia e di più quella che ci aveva dato la prima edizione della Commedia dan- 
tesca, si ricordasse del Qiiadr. e degnamente lo ripubblicasse. V^ediamo ora se 
gli editori folignati fecero opera del tutto degna del loro illustre concittadino. 
Premetto che l'edizione di cui ora mi occupo, appartenendo ad un'epoca 
relativamente vicina a noi ed essendo la più comunemente nota fra tutte quelle 
che ha avuto fin qui, il quadripartito poema, non avrebbe bisogno di una spe- 
ciale descrizione. Ma, a parte che il presente lavoro senza di questa riuscirebbe 
monco e verrebbe a mancare di uno dei suoi elementi principali, non si deve 
dimenticare che coloro i quali descrissero la ristampa del 1725 prima di me, 
omisero particolari notevolissimi e necessari per potere stabilire la sua vera 
importanza (2). Ecco perchi'- anch'essa sarà qui minutamente descritta come le 
precedenti. 

L' edizione consta di due volumi /// folio piccolo, quasi di uguale spes- 
sore : il primo è formato di -^-ji carte numerate, il secondo di 349. Nella 
prima carta di quello si legge il seguente lungo titolo: li. Qu.adriregio | o 
roEM.\ df' quattro regni I di moiisiaiioìc \ Federigo Ffe7?i | dcìV ordine de' pre- 
dicatori^ \ eittadino^ e veseovo di Foligno^ j corrcflo, e eoll\iiiito d' diiiieìii Co- 
dui MSS. dlld I SIÌ.1 vera leiioiie ridallo, \ eoli le Aìiiiota{ioiii del P. M. An- 
gelo Guglielmo Artegiani Agosfiniauo. j le O^servaiioiii hloriehe di Giintiiiiaiw 
Fagliar lui, e \ le diehiara{ioiii di alenile Voci di Gio: Bafiita Boeeoliiii. \ Ag- 
giinilavi in fine la Disseiia^ioiie Apologetica del F. Don Fietro ] Canneti Abaie 
Camaldolese intorno allo stesso I Foema, e al suo vero .ìnlore. \ Con Indici 
copiosi delle cose imtaUli e degli Autori | citati nelle dichiaraiiotd delle Voci. | 
Fidddieain \ dagli Accademku Rinvigoriti j di Foligno, | e da essi dedicato \ 
alla Sanlilà di nostro Signore \ Papa Benedetto .\I11. \ In Foligno, MDCCXW. | 
Fer Pompeo Campana Stampator Fuhblico. Con licenza de' Superiori \ .Segue 
nella seconda | e nella terza carta la lettera dedicatoria al Papa portante la 
data di Foligno io Gennaio 172S e firmata da Gli A^cadendui Rinvigorili. 
Nella carta seguente si ha un'avvertenza al benigno lettore sui codici che 
.. servirono alla formazione del testo e sulle note marginali ; essa non è fir- 

mata. Nella quinta carta comincia il poema con questa intestazione: li- Qi;a- 



(1) 11 Niceroii (cfr. o/>. e /. eil/.) dice che ad onta di tutte le edizioni che il Oiietih. ebbe 
nello spazio di ^o anni, l'opera era divenuta cosi rara che pochi autori la conoscevano e non solo 
il Maittaire ma anche molti biografi che hanno scritto la storia della stampa non ne lian fatto men- 
zione. Ma anche pel Niceron va ripetuto quello che ho detto del Maittaire a proposito dell'edizione 
perugina. 

(2) Una della descrizioni più accurate è quella che si legge a pag. 155 della Bibliografia dei 
testi di lingua a stampa citati dagli Accademici della Crusca di L. Razzolini ed A. Bacchi- 
Deli. A l,nc;A (Bologna, Romagnoli, iS7<S); ma non si può dire completa. 



LE EDIZIONI DEL OUADRlRìiGlO 



DRiRtiGio I DI Ffdekic.o Ere^zi | iìa Foligno \ I.iuKo l'uiMo | dcl iro/.o d' Amore | 
Capitolo l. | Come all' Autore apparve Cupido ; e (jiiesli lo eoiidusse nel Neai/o 
di Diana, ove a pregili del r/iedesinio feri la ^iiifa filetta. Segue il testo poe- 
tico che in ijuesto e negli altri Ifbii è disposto in una sola colonna di do- 
dici terzine per ogni pagina intera. 11 primo libro contiene i8 canti e si 
chiude con le parole: fine del Libro primo. A pag. t) i comincia il Liuko 
sic;()Mio del Regno di Salana^^o in iq canti e finisce nello stesso modo a 
pag. 184. // l.iuRo Ti-K/o I del regno de' vi^i è diviso in 13 canti ed è com- 
preso fra le pagg. 1.S5-241). Nella pagina seguente ha principio il Iiuro 
QU.'iRTo I del regno delle virlìi in 22 canti, che si chiude a carte 360 con le 
parole : // ////(■ del ijuarlo el ullimn Libro. 11 testo è stampato in caratteri 
rotondi comuni, lutti i canti sono numerati e rubricati, ma le rubriche in 
corsive sono più brevi e più moderne di quelle clie si leggono nelle prece- 
denti edizioni. Molte varianti si trovano sparse qua e là nei margini del vo- 
lume I i ). Alla line di parecchi canti si notano piccole silografie allusive, 
spesso, alla materia del poema. A pag. 361 si leggono Varh: luzioki del lO- 
diee bolog;ie>e precedute da un'avvertenza: le lezioni sono date in colonna 
con la rispettiva corrispondenza del testo stampato preceduta dall' indicazione 
della relativa pagina e linea: questo elenco occupa sette pagine intere. A 
pagg. 368-371 è riportato il (Catalogo | Degli Aeeailemùi Riireigorili di Fo- 
ligi/o secondo l'ordine alfabetico dei nomi. La pag. 372 contiene un breve 
Errata-corrige. 

11 secondo volume si apre col titolo seguente: It. Q'''^"i*i'<''''''o I " ioima 
DI-:' QUATTRO RIONI | ,:i Monsignore \ Fi-ni-RlGo Prezzi | dell'ordine de' Predualori. \ 
cittadino.^ e veseovo di l'oligno. \ Tomo li ] elie eonliene \ le An/iol.?^ioin, le 
Osservazioni Istorie he, | le Diel/iara^ioni di a Lune IVa/, e la \ Disserlaiione 
Apologtiiea iniorno allo \ stesso Voenia, e al suo vero :\utore, \ E gì' Indiei 
delle materie, e degli .Autori \ eitati nelle Die/iiara^ioni delle Voei. \ Ln I-o- 
ligno. MDCC:XX\' I l'er l'ompeo Campana Stampator J'u/'blieo. Con lieen;a 
de' Superiori. Nel secondo foglio cominciano le Annota/ioxi | sopra aleuni 
luoghi I del i QriADRiRKcio | di \ FrnERir.o Frizzi | dell' ordine de' Ihedi^atori, \ 
Vescovo di Foligno \ fatte dal padre Angelo Ciiglielmo .Arlegiani /uggente | 
Agostiniano, e Aeeademieo Rinvigorito. Esse occupano le prime 124 pagine 
del volume e sono divise per libri e per capitoli : ogni a//nota{ioi/e è prece- 
duta tlalla teizina o dal verso relativo precetiuto dall' indicazione della pa- 
gina e delle linee in cui si trovano. .\ pagg. 125-126 si leggono le .Appro- 
vazioni ecclesiastiche riferentisi alle .Annotazioni suddette. — A pag. 127 co- 
minciano le Osservazioni istoricue | di Giustiniano Pagijarini | Aeeademieo 
Rinvigorito \ Sopta aleirni passi \ del Quadriregio, e vanno lino alla pag. 220. 
Il Pagliarini avverte subito che terrà conto solo dei passi storici meno noti 
e più importanti per la conoscenza della vita del l'rezzi e dell' epoca in cui 



(1) 1 richiami numerici di queste varianti precedono si;iiipre le parole a cui si riferiscono. 



ENRICO FILIPPINI 



questi scrisse. Anche queste Osservazioni sono fatte con Io stesso sistema 
dalle Annotai {ioni. — Dalla pag. 221 alla pag. 341 seguono le Dichiarazioni di 
dicline volÌ del Ouadriregio \ di Gio. Batista Boccolini | Accademico Rinvigo- 
rito ; esse sono registrate secondo l'ordine alfabetico delle voci medesime 
accompagnate dalle solite indicazioni della pagina e della linea rispettive. 
H da notare in questa pai te del volume che non tutte le Dicìiiara^inni sono 
del Boccolini: lo dice egli slesso a pag. 334 dove si legge: << A queste mie 
« debolezze ho aggiunte alcune Osservazioni etimologiche di poche voci fatte 
« dal dottissimo P. Abate D. Pietro Canneti, Camaldolese, quali ho voluto 
« riportare separatamente qui in hne acciò distinto apparisca il pregio delle 
« medesime e del clebre autore ». Si tratta però soltanto di tre voci che 
il Canneti illustra largamente in otto pagine. Fra le pagg. ■:;42 e 340 si legge 
un Cataio(.o I Di'Libri ciLili nelle Dichiarjiioni \ delle voci, e de' loro Alt- 
lori. I distinti in stampe e manoscritti, i quali, in numero assai minore di 
quelle, sono anch'essi divisi secondo il concetto della proprietà, poiché io ap- 
partenevano al Boccolini medesimo, e gli altri erano di diversa provenienza 
e cioè 3 del Canneti, 2 della Classense, 4 della Biblioteca del Seminario di 
Foligno, I del marchese P. B. Vitelleschi, i della Congregazione dell' Ora- 
torio della stessa città e 2 del nominalo G. Pagliarini ( 1 ). Fra le pagg. 350 
e 3j8 abbiamo 1' Indice j Delle cose piii noLibili nelle Ani/o/^ìiio/u\ nelle \ Os- 
servazioni htoriche e nelle Didneira \ {ioni delle Voci in due colonne per pa- 
gina e in ordine alfabetico. A pag. 351) c'è un elenco di correzioni e a 
pag. 300 le Approvaiioiii ecclesiastiche relative alle Osservazioni htoriche del 
Pagliarini e alle Dichidrazioiii del Boccolini (2). Q.ui la numerazione incomin- 
ciata s' interrompe, e segue la Dissertazione \ Aroi.ooETicA | di D. Pietro Can- 
neti I Abate della Congregazione \ Camaldolese j Intorno al Poeni.i de' Quattro 
Regni, ! detto altramente il Ouadriregio, \ e al Viro Autore di esso \ Monsi- 
gnore I Federii~,o Prezzi | Dell' Ordine de' Predicatori, Cittadino, \ e Vescovo 
di Foligno, e Uno de' | Padri del Concilio di Cos/aiiza. Dopo questo titolo 
che occupa tutta una pagina, si trova 1' indice | de' | paraoraii in corsivo che 
va lino alla pagina (j, e nella pagina seguente comincia la monograria pre- 
ceduta da quest'altra lunga intestazione: Dei. Poema | De' Qr.\TTRo Regni | 
detto altramcnle \ il (1i;adrire(.io, | e del vero autore di esso, \ .\1onsignior Fe- 
derigo Fkezzi I All' Emi/ientisiimo e Reverendissimo ! in Cripto Padre e Si- 
gnore I Fra \'incenzio | Maria | Orsini | Dell' Ordine de' Predicatori, Vescovo 
Por 1 tucn^e. Cardinale della Santa Romana \ Chiesa, e Arcivescovo di Bene 
vento. La monogialia «.lei C^inneti è tlivisa in 43 paragrah ed è distesa in 



(1) Le ^annotazioni, le (osservazioni e le J)ie/iiarazioiii coiiteiigonu molte iniziali maiuscole, 
senza che ce ne sia sempre bisogno. 

(2) La citata Bibliografia ecc. della Crusca avverte esattamente che <|uesta pagina è segnata 
per errore col numero 2i')0, td è bene aver notato (piesto errore che è sfuggito M'errata-eorrige ; 
ma non è esatto che questa sia l'ultima pagina del volume li, come quivi è detto. 



LE EDIZIONI DEL OUADRIRHGIO 



78 pagine (i)- Seguono poi un'-luif/'/c/zA; e correzione al paragrafo XIII in 
due pagine; un Indio: | delle cose piii iwtabili contenute nella \ D/yu-rtiiiione 
Apologetica in altre sei pagine e a due colonne per pagina alfabeticamente 
ordinate; le solite Approvaiioni Hccleiiaitiche a pag. 87, e a pag. 88 alcune 
correzioni tipografiche, con le quali si chiude il volume. 

Sebbene il Faloci-I'ulinnaiii affermi che questa edizione sia rara {2). tut- 
tavia se ne trovano copie in (|uasi og'ni biblioteca pubblica e in molte i)ri- 
vate d'Italia (:;). Ometto i|uin(li il solito elenco dei possessori di esse; né 




\'l. KuKZZi. Oiiadriieiiio. Kireii/.e, 1508- 



erodo necessario fermarmi ad accemiare tutte le ojìere in cui detta ristampa fu 
esaminata, descritta o semplicemente esaminata, poichc'' questa c;ertamente non 
poteva sfuggire a nessun liibliografo critico [Josteriore, anzi ilal 172S in l'oi 
essa fu r unica edizione» del (Jiiui/r. consultata \)QV ogni oi)i)ortuna rit;crt\'i let- 
teraria e per ogni indicazione del poema nella storia della nostra letteratura {4). 
Non voglio però passare sotto silenzio gì' illustratori principali di questa ri- 



(1) Alleile il testo della J)iss. abboiuia lii carattere corsivo e d' iiiizi.ili ni.iiiiscole. 

(2) Cfr. op. eil., pag. 103 in nota. 

(?) La IJItjlioteca \'itt. Em. di Napoli ne poss ede perlìiio due copie. Quanto alle lìiblioteclie, 
straniere non posso riferire altro che le parole del l'"REvr.\(;. il <]uale a proposito della presente 
ristampa diceva: « .Sed ista etiaiii editio in Germania rarissime conspicidir ». (Cfr.<>/'. e /. eil/.). 

(4) Solo il p. Masetti non parla di questa edizione; ma noi sappiamo die egli <lopo aver 
citato due antiche edizioni del QitaUr. raccoglie sotto una frase generica tutte le altre. 



ENRICO FILIPPINI 



stampa che furono il Niceron (i), il Ginguené (2), il Frati (3), il P^aloci-Puli- 
giKiiii (4) e il Crocioni (5). 

\'enuta alla luce molto più tardi delle altre sette, l'edizione del 1725 
ruppe in tutto e per tutto il tradizionale sistema di pubblicazione del nostro 
poema. Essa è (juanto di [)iù moilerno ci potevano dare gli egregi Accademici 
di P'oligno nel primo quarto del secolo XVIII. Abolite le antiche didascalie, 
corretto e migliorato il testo (6), modificate e condensate le rubriche di ciascun 
canto (7), facilitata tipograficamente la lettura del poema, chiariti i passi più 
oscuri e le parole più rare, rettificata la paternità dell'opera, aggiunti abbon- 
danti indici analitici por agevolare specialmente la ricerca di nomi personali 
importanti accennati nel poema medesimo, questo assumeva un aspetto assoluta- 
mente nuovo e poteva conciliare le simpatie degli studiosi più restii ed intransi- 
genti verso il vescovo e poeta PYezzi. Il (ì-amba si contentava di osservare che 
« la moderna edizione del 1725 ha il testo ripulito coll'aiuto di antichi codici », 
e, cosi dicendo egli certamente intendeva di fare una non piccola lode agli 
editori dopo aver detto cosi male di quelli dell'estremo 400 (y). Il Faloci-Pu- 
lignaui dopo aver detto che questa edizione « è veramente eccellente sotto 
tutti gli aspetti » e che « ristampandosi il poema poco si potrebbe aggiun- 
gere » ad essa (9), afferma più decisamente che l'ottava ristampa del Quadr. 
« [ler valore letterario e per esecuzione tipografica è forse uno dei migliori 
« libri e meglio riusciti che si stampassero allora in Italia ■» (io). II Crocioni ag- 
giunge che questa buona edizione « reca tutti quei sussidi che sono il compi- 
« mento necessario delle buone edizioni moderne » (11). Ed anch' io ho espresso 
poco fa un parere non molto diverso sull'argomento (12). 

C'erto questa pubblicazione è frutto d' un lungo lavoro e di pazienti fati- 
che collettive, poiché si tratta d' un' edizione critica che richiedeva una seria 
preparazione di studi e di ricerche e che non poteva esser fatta da una sola 
persona (13). Uuel lavoro cominciò assai prima del 1720 ed ebbe una serie di 



( 1) Cfr. op. e Lei//., dove è riferito anche un lungo brano del poema secondo la lezione 1725. 
(2) Cfr. A'o/ice d'un mannscri/ J/a/ien etc. in « Notices et extraits des nianuscrits de la Bibl. 
Nation. et autres Bibliot. » (Paris, au. IX), Tomo VI. pag. ^Sj^SS. 

(!) Cfr. ]Sico/ó 3/ci/pig/i e /e s/ir liiiie in «Giorii. Stor. d. lelt. ital.,» fise. 66, pagg. 3176 segg. 

(4) Cfr. op. e /. ci// 

(5) Cfr. i suoi /)ia/e//isini del Quadri) egio (per nozze Boccoliiii-Severini), Teramo, 1900. 
(5) Onesto fu osservalo anzitutto dal Niceron (cfr. op. e /. (///.). 

(7) In uno studio a parte mi propongo di trattare la ((uestione se fu opera saggia la sosti- 
tuzione delle nuove rubriche alle vecchie. 

(S) Cfr. ciò che ho detto alla fine «iella prima parte del presente lavoro. Noto qui che il 
Gamb.v riferendo brevemente il contenuto della ristampa folignate e precisamente quello del voi. Ili 
dimentica aHatto le ])ichiaì azioni del Boccolini. 

(9) Cfr. op. ci/., pag. 103, in nota. 

(10) Cfr- op. ci/., pag. 131; in nota. 

(11) Cfr. op ci/., pag. V 

(12) Cfr. I codici del Quadr., cilt., pag. 1. 

(13) E appunto per queste cure pazienti dei Rinvigorì/i che il Ginguené lì additava come 
esempio da imitare ai Fiorentini che non pensavano ancora a fare un'edizione critica del Di//a- 



LE EDIZIONI DEL OUADKIRHGIO 



vicende fino ad ora ignorate e interessanti che si colleg-ano strettamente alla 
storia dell'Accademia folit>natc e che saranno da me narrate altrove in base a 
numerosi docimienti contemporanei. Olii non posso occuparmi che del modo te- 
nuto dagli c.uregi Riiiv/i;oriti nella formazione del nuovo testo, anzi non toc- 
cherò che del materiale su cui fu condotta la ristampa, seguendo una loro op- 
portuna dichiarazione. 

(Jui jìotrei riferire cjuello che gli editori avvertono a pagg. 34 e 365 
del [)rimo volume, o (luello (;he ripete lo stesso Canneti noi prgg. X e 
XI, HI della sua D/sserfaz/o/ic. Ma io abbrevio addirittura il discorso, già 
trop[io lungo, col dire che i codici utilizzati dal coUezionatore (i) non fu- 
rono più di quattro e che egli li distingue con le lettere A. P). (_'. IJ. : essi 
-sono risiiestivamente i due codici (^lassensi, il lioccoliniano e il l-5olognese che 
io ho già largamente illustrali in un lavoro precedente {2) Oltre ai suddetti 
manoscritti, gli editori dichiarano d"aver tenuto presente anche la prima edi- 
zione dei |)oema, cioè la Perugina del 1481 (3) e forse anche qualche altra: di 
guisa che, se è vero ciò che ho detto sul fondamento di quella imjìortantissima 
stampa, il cod. Boccoliniano fu utilizzato due volte. 

Basterebbe il fatto della collazione di quattro codici per dare all'edizione 
d' un testo antico il titolo di critica. Ma ha ragione in [larte il Crocioni quando 
afferma che al Qnadr. del 1725 « mancano due doti che i nostri vecchi 
« editori non pregiavano a sufhci(Miza : la classificazione severa dei manoscritti 
« e il ris[)etto a torme popolari e a luoghi oscuri, sui (:|uali, invece, sem[)re 
« inesorabile è piombata (dopo le primissime edizioni, poco diverso dai codici) 
« la mano devastatrice degli editori, grandemente solleciti della pulitezza del 
«testo, punto o [lOCo della fedeltà e dell'interesse linguistico ». E continua: 
« Dal difetto della tro[)[)a [)ulizia non si salvi') l'edizione ilei (Jitadrirroio, che 
« ne usci rimondo e purgato a segno, da farsi ([uasi scambiare per un testo 
« fiorentino, se gli fosso riuscito di smorzare quella certa selvatica vivacità con 
« cui ne iirorompono i vocaboli e le locuzioni dialettali, valevoli, se non altro, 
« a testimoniare della patria dell'autore e del metodo suo nella ricerca delle 
« parole » (4). Ma a questo proposito il Orocioni non ha badato a una recisa 

mondo, e ciicev;i: «Il siifliroit pour ccU qiie les Floieiitìns coiiipatriots de Kazio de{;li Liberti Cus- 
« seni aiissi zèlés pour sa gioire ([ue les acadeuiiciens de l'oliano l'oiit étc pour celle de leiir coiii- 
« patriota Federico Prezzi ». {Cfr. op. e /. citi.). 

(i) Cfr. sulla persona che fece il lavoro di collazione le note i della paj;, i, e 6 della pa- 
gina 27 del mio studio su / codici del Quadr. 

(2) Questi codici sono rispettivamente illustrati nei nn. 12, S, 11, 2 ilei mio studio su I co- 
dici del Quadr. S'è visto però che il cod. Holognese non servi a mutare il testo del poema, 
perchè le sue varianti furono inserite nel primo volume a parte, cioè quando il testo era ^ià tutto 
pubblicato. 

( j) Cosi è detto ntVC avvertenza del voi. 1 e nel prg. .\I,1V della Diss ; ma nel par. prece- 
dente della stessa Diss. il Canneti dice che « le altre cinque antiche impressioni a poco hamio 
jjiovato per essere meno corrette ». Sicché è da ritenere che un qualche influsso lo abbiano eser- 
citato anch'esse sugli editori del 172V 

(4) Cfr. opiisc. cil., pagg. 5-C. 



ENRICO FILIPPINI 



dichiaraziono del Canneti, che dice : « Sopra le voci e le forme di dire, punto 
« di arbitrio non si è usato ; ma tutte si son lasciate, ancor le antiche, e le di- 
« smesse, ancor le più l)asse del dialetto dell' Umbria, ancor quelle di cui ab- 
« biam dubitato, se siano veramente dell'Autore, nessuna alterazione essendo 
« corsa nella stampa, fuor de' manoscritti, e delle antiche edizioni ecc. (i). 
Della sincerità del Canneti non è lecito dubitare e fino a prova in contrario 
si deve ritenere che nei testi tla lui consultati la lingua non fosse diversa da 
quella della nuova edizione : solo l'ortografia — lo dice egli stesso — fu cam- 
iciata e regolata secondo 1' uso del tempo (2). E se il Crocioni crede che in 
un'edizione severamente critica il numero dei dialettismi da lui osservati nella 
ristampa settecentesca possa aumentare (3), questo sarà effetto d'una più larga 
collazione di codici e non si avrà ragione di rimproverare per cii") gli editori 
del 17 -'5. 

l'en altri difetti presenta l'ottava edizione, che finora nessuno ha notati 
in mezzo ai grandi pregi che tutti le riconoscono. Noi vi troviamo la punteggiatura 
e l'accentuazione talora sovrabbondante, talora deficiente, talora confusa (4) : ri- 
dotti in forma troppo semplice i sommari: le illustrazioni separate dal testo e di- 
stinte secondo il criterio qualitativo per mettere in evidenza l'opera speciale di 
ciascun illustratore : voci e passi non commentati (5) : altri commentati alla sfug- 
gita per scrupoli morali io) : lodi profusamente distribuite, specie ai soci del- 
l'Accademia di Foligno, nel commento (7): la mancanza d'un indice analitico, 
di cui si sente maggior Ijisogno che di quelli relativi alle illustrazioni e alla mo- 
nografia del Canneti : trascurata l'allegoria, la struttura, l'estetica del jjoema e 
l'arte frezziana ; osservazioni storiche or troppo brevi, or tro|)i)0 lunghe e piene di 



(1) Cfr. il prg. XI, III elle insieme col XLI\' e col XI.V <lelia Bifs., forniH come l'indica- 
tore ilei metodo adottato nella costituzione del testo del Qiiadi . del 172^, e completa la troppo 
magra avvertenza al being?io leltoi e posta a principio del primo volume di questa edizione. 

(2) Cfr. il principio del prg. XI, IV della Diss. 

(3) Cfr. opHsc. ci/., pag. 7. 

(4) Troppo lungo sarebbe riferire qui tutte le prove dei difetti di questo genere. Vedi per es. 
il punto fermo posto alla fine della terzina 17'' del e. I ilei 1. I, mentre il periodo continua nella terzina 
seguente. Un esempio d'accentazione difettosa è quello della prima terzina del e- II del 1. I, dove 
sono cinque ;/('• (cong. neg.) senza accento. Non parlo poi di apostrofi, ora mancanti ora messi a 
sproposito. 

(t) Citerò ijni alcuni luoghi che sono rimasti senza commento: i vv. iìl-ijj del canto XI 
del 1. II; il V. 7 del e. II, i vv. 151-153 del e. V, i vv. 19-48 del e. VI, il v. So del e. Vili, il v,g 
ilei e. .\ del 1. Ili; ì vv. 145-1 Vi del <:. XI e i vv. io)-ii6 del e. XX del 1. IV eie. Ma senza con- 
tinuale questa noiosa serie di citazioni, basta leggere le seguenti parole del I^^(il,I.^KlNI : « Mol- 
« tissime istorie tocca il Nostro Poeta e non poche sono le persone antiche, e moderne ch'egli in- 
« trodnce nel suo Poema. Ma perchè il voler di tutte anche in succinto recar qui le notizie e tutti 
« spiegare i fatti ivi accennati, non sarebbe che un trattenere con poco profitto, e con molta noia 
« il Lettore, per essere in gran parte le storie notissime, ci restringeremo ad osservare que' soli 
« passi ove opportuna può esser l' illustrazione a reiuler più chiaro l'Autore e la sua opera etc. ». 

(6) Vedi quello che il PAGLI.^RINI dice di .Ser Vagiione a pag. 164, di Bencio da l'Morenza a 
pag. 17S e di altri personaggi. 

(7) Di ((ueste abbondano specialmente il Pagliarini e il Canneti, della cui Diss., anche 
il Crocioni ebbe a dire « che ha il torto di essere apologetica » (cfr. opiisc. ci/. , pag. 5). 



I.E EDIZIONI DEL QUADRIREGIO 13 



notizie non necessarie : non riassunto il poema nelle sue diverse [jarti ni' nell' in- 
sieme (i). E ben vero che oli editori non credevano di dire nel ijj.s l'ultima 
jìarola sul Prezzi, poicln'' l'avvertenza al btiiiniio Irttore (jià più volte citata si 
chiude con le parole : « Se le poche fatiche fatte da alcuni nostri Accademici 
« intorno a (juesta edizione, incontreranno la sorte di un cortese gradimento, 
« si prenderà motivo di proseguire altre applicazioni già intraiireso ad illustra- 
« zionc di fiuesto Poema, che forse un giorno si pubblicheranno con una nuova 
« edizione di tali letture accresciuta. » La prom(\ssa iìori"> non ebbe seguito, e 
la vasta ojìera del (.'amieti, dell' Artegiani, del l'agliarini, del ikiccoliui (2) ri- 
mase [ìcr sempre un flocunuMito di grande pazienza e dottrina, una [ireziosa 
miniera di notizie d'ogni genere, ma un lavoro criticamente incompleto, ed im- 
perfetto, che ripreso da mani più esperte e condotto con criteri più rigorosa- 
mente scientifici puc") essere di molto migliorato. 

IX. In tutto il sec. X\'ITT non si ebbero altre edizioni del (J/nn/r. .Solo 
113 anni dopo (|uella del lyjs, a un ben noto editore dell' Italia settentrio- 
nale [)arve conveniente richiamare l'attenzione degli studiosi sul nome del 
Frezzi e sull'opera sua cosi [)resto dimenticati. Lo fece a \'enezia l'Antonelli 
con larghezza veramente rara e aftatto nuova nel poema frezziano, poiché, come 
se non fosse sufficiente al suo scopo ima nona ristampa del (Jiuidr.. egli ne 
curò due nello stesso anno. Esse sono di formato molto diverso 1' una dall'al- 
tra : io descriverò [)riina (|Ui'lla in ottavo granile, e [loi ciucila in sedicesimo, 
perché ritengo le ne dirò più iiuiaiizi le ragioni) che questo sia l'ordine di pre- 
cedenza per esse seguito dall'editore. 

L' edizioni; in ottavo è in carattere rotondo pititlosto minuto e a due co- 
lonne per p.igina molto strette. I{ssa non forma un volume a se come altre, 
ma si trova inserita terza insieme con /,.; Croii racquietata del Bracciolini, 
la l'cieidi: del Boccaccio e il l.aihiìlotto e Ginevra di Niccolò degli Agostini 
nel \o\. IV del Parnaso Italiano edito dall'Antonelli. Ha per semplice ti- 
tolo : // QuaJrireoio \ di | l'ederifro Frt;{! \ e per epigrafe Wiiiyia \ Gimcppc 
Atitondli editore \ .V1DCC(-XXXIX. C^ontiene anzitutto una breve prefazione 
di Lrancesco Zanotlo a elii legife, nella quale egli si professa ammiratore del 
poeta Folignate, si duole dell' ingrato oblio che lo ciiconda, accenna alla sua 
fortuna nei tempi passati e da iddmo espone i criteri che hanno guidato 



(1) Lo osservò anche il Ckocioni (opiise. al., pag. 14). IC trojipo poco (|iicllo che dice I'Ak- 
TKGi.\xi nella prima delle sue Annotazioni, 

(2) Queste ligure di letterati del secolo .W'Ill non sono liitlt- conosciute quanto meritano. 
Se è nolo il Ca.^.veti tra i letterati cremonesi, se recentemente il Ckocioxi ha parlat-o dei meriti 
deU'ARTKGiANi (o/>«jr. e//.), il I'agi.i.mìint e il HoccoijNi sono <inasi del lutto ij;noti asli studiosi. 
Io mi pidpoMf;o (li parlare di tutti nell'annunzialo lavoro speciale sulla storia dell'ottava edizione 
elei Guaiti . 



14 ENRICO FILlPPiNI 



questa ristampa (i); poi tutta la Disicrta^ione apologciica \ di Don Pietro Can- 
neti \ iiitonio di Ouadrireaio ed al suo autore \ Federico F/T{{/(2), preceduta 
da questi tre versi: 

Seguisti l'Aligliier nel tuo gran viaggio 

Pei regni dalla niente imaginati 

E il poetico ardire ottenne oniaggiot')'). 

Dopo le 88 colonne occupate dalla Dii^. comincia il poema, preceduto an- 
ch' esso da altri tre versi, che però sono del Prezzi e precisamente i 67-69 del 
cap. I del I. 1. Si ripete il titolo dell'opera, segue: Libro I senz' altra de- 
terminazione (4), poi : Capitolo I con queste rubrica : Come all' Autore apparve 
Cupido : e lineiti lo lOi/dusse nel rcnno di Diana ^ ove a preghi del medesimo 
ferì la Ninfa Filcna. Segue il testo poetico e in fine del canto si trovano 
note e varianti. Cosi sono disposti tutti gli altri canti (3). H libro primo è 
diviso in 18 canti e va tino alla colonna 136. Il libro secondo comincia col 
titolo: Del reoìio di Satanaao^ è in \i) canti e va tìno alla colonna 294. Il 
libro terzo s'intitola: Del regno ile' -ei^i^ sì divide in 15 canti e va tino alla 
colonna 36S. 11 libro quarto ha per titolo: Del rcgnii delle vir/ii, si compone 
di 22 canti èva tìno alla colonna 488. Infine l'editore presenta: 1° un ///- 
diee \ delle cose notaUli | eou/enute \ nella Disserta{ione apologetica \ premessa 
a questo poema, che va tino alla col. 502; 2" un Indice \ dei noiìil propri e 
delle cose notabili \ contenute \ nel Onadriregio, che va tino alla col. 532 ; 
3" un Indice | dei paragrafi della Dissertaiione apologetica, compreso fra le 
colonne 537-540; 4" un Indice \ dei capitoli del \ Oiiadnregio, che contiene 
poi anche quello di tutte le parti del volume e lo chiude occupando altre 
u colonne (6). La lezione è pili corretta del solito, perché l'ortografia e la 
punteggiatura sono state largamente ritoccate. Una colonna completa di ter- 
zine ne contiene 22. 



(1) Questa è l'unica parte che non sia stampita 111 colonne; occupa le prime due niez/.e pagine 
dopo il frontespizio. 

Il 1'"aloci Pui,r;n.\ni poi nota che lo Zanotto in questa prefazione non è molto esatto (cfr. o/>. 
eil, pag., 13Ò nota). lnf.^tti lo Z , oltre a scrivere due volte Cauiiet/i per Calmeli, atlerma che il 
Krezzi fu dimenticalo dal (Iinguenk mentre lo scrittore francese gli dedicò ben dieci pagine <lella 
sua His/oire lillcrnire it' flulie [cU. il mio lavoro cit.., I.a materia del Qiiailrii egìo. pag. 5 e segg.). 

(2) In questa />iis. si è ridotto al meno possibile il carattere corsivo, nn non si può dire 
che ciò sia stato fatto secondo una norma costante. 

(;) A (juesti versi sottostanno le iniziali maiuscole V. Z., sotto le quali certamente si na- 
sconde lo stesso Francesco Zanotto autore della prefazione. .Sarebbe interessante sapere se questi 
versi appartengano a un componimento più vasto dedicato al prezzi o no, 

(4) Vedremo invece che negli altri libri non manca il titolo relativo a ciascuno di essi. 

(5) l.e varianti sono liferite tutte in carattere comune: le altre sono tutte in corsivo meno 
le citazioni <li testi Intini e italiani che eventualmente esse contengono. I richiami numerici di esse 
in generale seguono le parole a cui si riferiscono, ma qualche volta (e forse per isbaglio) le pre- 
cedono. 

(lii Onesti due ultimi iintieì .sono in carattere corsivo. In tutti gli indici si parla sempre di 
pagine, nuMitre si dovrebbe parlare di Cidotine. 



LE EDIZIONI DEL QUADRIREGIO 15 



E inutile dire che di questa ristampa fanno menziono quasi tutti i biografi 
e bibliografi posteriori ( 1 1, i quali però se ne occupano assai brevemente. Fra 
gli storici della letteratura italiana se n(> valse soi^rattutto 1' Tnvoniizzi, come 
egli stesso dichiara [2). 

K poi evidente che l'Antonelli e lo Zanotto trassero grande profitto dal- 
l'edizione del 1735. Di questa essi riprodussero il testo poetico e gran parte 
del materiale illustrativo pubblicato dai Rinvii^orifi. Solo le Dichiarazioni del 
Boccolini furono omesse completamente, né se ne sa il perché (31, mentre e delle 
Annotazioni dell'Artegiani e delle Ossrrvazioni del Pagliarini (4) e delle molte 
varianti marginali e finali del Canneti (5) neppur una fu dimenticata. 

È merito degli editori veneziani l'aver corretto molti errori del testo poe- 
tico folignate segnando accenti necessari, togliendone altri inutili, aggiustando 
la punteggiatura ecc. E loro merito anche maggiore l'aver premesso al poema 
la Diss. del Canneti e l'aver distribuito le note canto per canto, avvicinando 
quelle che. sebbene di carattere diverso, sono relative allo stesso luogo e ri- 
sparmiando COSI al lettore una notevole perdita di tempo. Né si deve discono- 
scere l'utilità dell' indice analitico del poema, che gli Accademici di Foligno 
non ci avevano dato e che era assolutamente necessario per le eventuali con- 
sultazioni degli studiosi. Molto opportunamente poi quegli editori semplificarono 
di molto i lunghi titoli delle diverse [)arti della precedente edizione (6) ed evi- 



(1) Dico: quasi, perclit- il p. Marchese e il Bru.net (otr. e 11. citt.) non accennano né a 
questa né all'altra edizione del 1S39. Lo Zambrini poi nell'ediz. del 1884 della citata opera sua at- 
tribuisce a que.sta ristampa del Guadi, un ritratto ilei Fre/.zi che non c'è. 

(2) Cfr. il suo A'isoif;iineii/o, parte I, pa;;};. 2S.3.1, in «.Sloiia letteraria d'Italia» edita da 
F. Vallardi nel i8;S. 

(3) Se si legge la prefazione dello Zanotto, sembra che egli fosse sicino d'aver messe a 
luogo tulle quelle ixiinolazioni e illustrazioni clw si li orami in fine della 1 ieordala edizione di 
Foligno. Ma in efìetto l'esame pili scrupoloso della ristampa veneziana dimostra che non vi si 
tenne alcun conto del paziente lavoro del Hoccolini. 11 fatto fu già osservato dal F.\loci-Pui,ignani, 
{op. cil., pagg. 103 e 13(1), ma nessuno saprebbe forse trovarne la ragione. Non si può supporre 
che quelle Dichiarazioni siano sfuggite agli editori veneziani, perché esse non solo sono annun- 
ziate fino dal frontespizio del voi. I.del Quadr. folignate, ma occupano anche il maggior numero di 
pagine del voi. 11. l'uò darsi che non le abbiano riteiuite necessarie: ma allora si domanda perchè 
tener conto ili tutte le varianti in un'edizione che non aveva più il valore critico di quella di Fo- 
ligno? lo <iedo piuttosto che quel commento tilologico, in gran parte utilissimo, fosse sacrificato 
al desiderio di non aiunentar di troppo la mole della ristampa. 

14) .Se io ho bene osservato, di queste Osservazioni nell'ediz. veneziana non manca che la 
breve introduzione, il disegno dello stemma dei 'l'rinci nella nota (10) del e. iS del 1. 1, i- i due 
sonetti riportati dal I'aci.iakini a pag. 1S6 del voi. II. 

(i) li da avvertire però che mentre in una nota alla col. 80 è detto <lagli editori : « Noi ab- 
« biamo anche aggiunto le varianti del Codice dell'Ariosto, e le segnammo con la lettera 1) », in- 
tendevano invece parlare di tiuelle del cod. bolognese che il Canneti aveva registrato a parte 
nelle ultime pagine del voi. I. Infatti le une corrispondono esattamente alle altre, né gli editori 
del 18 j9 pote.ano conoscere il cod. ariostesco (Cfr. (|uello che dissi su tiuesto cod. nel mio lavoro 
più volte citato, pag. 31-32). 

(6) A volte però cpiesta semplificazione è a danno della chiarezza, come nel caso della /h'ss. 
del Canneti, nel cui primo capitolo si trovano le espressioni Vostra Eminenza ed Eininentissiiiio 
Padre, che non si sa più a chi riferire essendosi omesso nel titolo il nome del dedicatario Cardi- 
nale Orsini. 



i6 ENRICO FILIPPINI 



tarono tutto quel lusso di inutili maiuscole di cui erano sparsi i due volumi 
del 1725. Cosi per la ristampa antonelliana il poema frezziano col pregio d'una 
grande nitidezza di caratteri acquistava quello d'una maggiore semplicità e 
praticità. 

Ma non si deve credere con questo che l'edizione maggiore del 1^,39 sia 
senza macchia. Oltre all'ingiustificata omissione delle J )ic/iiarazio>// hoccoWmiLne, 
si osserva anzitutto la scomparsa assoluta della personalità degli altri illustra- 
tori (i), sicché, se non ci fosse ad attestarlo la ristampa folignate, noi non sa- 
premmo, valendoci della veneziana, a chi attribuire l'una o l'altra nota (2). 
Inoltre se da un lato certe deficienze illustrative già notate nell'opera degli 
Accademici di 7'"oligno permangono nella nuova edizione, dall'altro vi si ri- 
portano per intero anche commenti lunghissimi che si potevano alibreviare di 
molto senza alcun danno (3). E se gli editori veneziani corressero molti errori 
di ortografia e di stampa che guastavano il testo poetico del 1725, non si può 
dire che li abbiano corretti tutti e, quel che è peggio, non ve ne abbiano in- 
trodotti degli altri : anzi questi sono due dei difetti più gravi della presente 
edizione, che dimostrano la poca cura e la fretta con cui fu essa condotta e 
che attenuano di gran lunga il suo valore (4). 



(1) Anzi talvolta gli editori veneziani si .sono sostituiti addirittura ai allignati nel commento, 
come si nota a principio della col. 357, dove invece dei due sonetti riferiti dal Pagliarini inserirono 
le seguenti parole che fanno parte del testo mentre dovevano stare in una nota a parte: « V'eggasi 
« nella Raccolta delle nostre poesie antiche del primo secolo questi sonetti, ridotti a migliore le- 
« zione sulla stampa tìrentina (per fiorentina) del 1S06 ». 

(2) Solo nella prefazione del Zanolto si fa menzione del Can.neti (malamente stampato Can- 
nelli) e tlel l'AGLiARiNi, ma non dell'ARTEGiANi e tanto meno del lioccoi.iNi, mentre (juesti tre ultimi 
sono tutti nominati nella Diss. del primo. Anzi a questa proposito faccio una piccola appendice 
a quello che ho detto in una nota precedente sulla omissione delle note hoccoliniane. È strano 
che gli editori veneziani non abbiano badato neanche alle seguenti parole del Cannr:ti fche essi ri- 
portano testualmente. In fine al prg. XVII della /'/i.t. (col. 35) si legge: «Della voce Vesco, invece 
«di Vescovo, usata nell'Umbria, veggansi le dichiarazioni del nostro diligente Boccolini»; e a prin- 
cipio del prg. XXXX'II (col. 71) si legge ancora: « Può intorno ad esse (voci e frasi umbre) appa- 
« .nar, chi vuole, la sua curiosità nelle dichiarazioni del diligentissimo lioccoliiii, stampate appre.ss'o 
«al testo (Itila nuova edizione». Che potesse esprimersi cosi il Canneti, sta bene; ma che gli edi- 
tori veneziani si valgano della sua /)/9i. come d'introduzione al poema senza toglierne o chiarirne 
certe espressioni, e poi preparino al lettore la sorpresa di non trovare nel volume quel che ivi si 
promette, non istà altrettanto bene. 

(3) Cfr., per es., le note slori(lie del e. XVllI del 1. I, che occupano in tutto quasi venti fit- 
tissime colonne. 

(4) Colgo a caso nlc(nii frrori che si trovano in entrambe le edizioni; la punteggiatura (già 
o.sservala per l'ed. folignate) fra le terzine ifi' e I7-' del e. 1 d. 1. I: l'apostrofo dell'espressione 
//«' anno nella terzina 30= dello stesso canto: il Ino della penultima terzina del e. XVI del 1. Il, che 
dev'e.ssere corretto in suo .secondo « l'errata-corrige» che si legge a pag. 372 del voi. I di Foli- 
gno, ecc. Ecco poi alcuni errori colti anch'essi a caso nell'ediz. venez. e da attribuire soltanto ai 
nuovi editori: il (/<(/ per del nel primo ver.so del cod. arioste.sco riferito <lal Canneti (col. 15): il 
colla per colle nel verso frezziano riferito dallo stesso Canneti (ed. iSi: lo spostamento della se- 
conda virgola nel v. « La Dea, che il terzo, ciel volendo, move» riferito dallo stesso Canneti (co- 
lonna 21) la mancanza delle virgole nella espressione corsiva del Canneti «sotto il nome à\ Alons. 
Oliali iies^io di Oiiahii egio Homenicano » che cosi diventa incomprensibile (coli. 3i-,32); iiccellto 
per uccello nel v. 41) del e. V dello stes.so libro: ecc. È anche da notare qualche esempio di ag- 



LH EDIZIONI DKI. QUADRIREGIO 



In effetto la ristampa niagg-ioro del secolo scorso non ci offre di nuovo 
che il coordinamento e una migliore disposizione dello varianti e delle note 
scientifiche, storiche e letterarie, nonché Vind/cr dei ìioiiii propri e liiilr cose 
ìwtahili coiiteintfc nel Quadriregio (i). Ma l)on di più avrebbero potuto darci 
Io Zarotto e l'Antonelli se avessero proceduto con maggior calma e con mi- 
glior criterio. Profittando di tutto e non di parte soltanto) il ricco materiale 
illustrativo loro offerto dagli editori del secolo i)recedente, avrebbero dovuto, 
e non era punto ditììcile, condensarlo e lasciarne fuori « il troppo e il vano » ; 




W. 1''rkzzi. Onadiiii'sio. Firenze, i5oS. 

ma soprattutto avrebbero dovuto proporsi, con una maggiore correzione, di 
evitare ogni possibile ingiuria a! poema frezziano ed ai suoi jjrimi illustratori. 
Non avendo essi fatto ciò, 1' imjìortanza della loro edizione è più ajiparente 
che reale, di guisa che gli studiosi d'oggi non possono valersi della ristampa 
veneziana con Io stesso profitto della folignate. 

X. X'eniamo ora alla seconda edizione del is^g. 

Essa è divisa in quattro piccoli volumi secondo la paitizione del poema 
e forma i numeii III I,\' del Paiihiso i/ìi>.siì.o iLilitiiio. 1 caratteri sono «li 



giunta arbitraria nel lesto frez/.iaiio. come l'art, lo ir1 v. ^4. del e. II del 1. I\': nonché di corre- 
zione arbitrari;", come //i/f//() per librecto n<ì\ \ . i\t:\ Monlehilco riferito dal Canniìti (col. y,y,), felli 
per ffli, saliti per seria nei vv. 4S e n'o del e. I ilei 1. 1 del Oiiadi'. e /ella per /eia nel v. 23 
<lel e. 11 dello stesso libro. 

(i) Anche in questo Indice è capitato <iualclie errore numerico, come nelle parole ylòele, 
Abramo ecc. dove si trova indicato il I. Ili invece del 1\'. 



U lìihlìojilia. anno l.\, ilispc 



ENRICO FILIPPINI 



stessi dell' altra edizione antonelliana ; uguale è la lunghezza delle righe di- 
sposte qui, naturalmente, in una sola colonna per pagina. Il primo volu- 
metto si apre col titolo : Il Quarriregio | di Federico I-'rezzi | Ve>ic{ii7 \ Giu- 
seppe Aiitoii-:lli Ediloic I i'S3o; e contiene: i° un ritratto del poeta ( i ), 2" una 
Viti} di federico Freni in sei paginette, nelle quali si riassume anche il 
poema, si accenna alle sue relazioni con la Div. Coiti, e si enumerano le 
edizioni precedenti ( 21; X il primo libro del Oiiadr. (3), che va fino alla 
pag. 234; 4" VhidiiC I dei \ ceipiioli in una sola pagina, perché ne riporta 
soltanto i numeri. Il primo canto è preceduto dalla seguente rubrica ; Come 
iìllWiitore apparve Cupido; e cjiies/i io eoi/diifse liei regno di Diana ^ ove a 
pregili del iiiedesiiiio leiì la ninfa Fileiia: alla rubrica segue il testo poetico 
e a questo le note e le varianti. Cosi' sono disposti tutti gli altri canti che 
sono iS. Degli altri volumetti il secondo ha per titolo: Del regno di Sata- 
nasso., conta 19 canti e va fino alla pag. 265; il terzo s'intitola Del regno 
(/<•' i7{/, è diviso in 15 canti e va fino alla pag. 184; il quarto: Del regno 
delle virili, si compone di 22 canti e va tino alla pag. 295: ciascuno poi ha 
il suo indice numerico come il primo, e nuli' altro. La lezione e la corre- 
zione del testo non differiscono dall'edizione in ottavo. Tna pagina com- 
pleta contiene 9 terzine. 

Il Graesse, a cui noti era sfuggita l'edizione maggiore del 1839, non fa 
cenno di questa seconda (4). Lo Zambrini vi accenna solo rapidamente e ag- 
giunge la notizia, non so donde attinta, che le piccole pagine di questa ri- 
stampa furono poi ridotte in colonne e se ne formò l'edizione in 8" grande 
dello stesso anno (5). Si deve forse a questa notizia se poi anche il Faloci- 
Pulignani, nella lunga nota sulle diverse ristampe del (Jiiadr. che ho più volte 
ricordata, illustrò l'edizione minuscola prima della maggiore (ò). La questione 
può sembrar piccina, ma è bene risolverla in omaggio alla cronologia. 

A prima vista parrebbe che la cosa debba essere andata proprio come 
dice Io Zambrini, poichi'- un carattere cosi piccolo come quello che servi alle 



(1) È una faccia ili frate molto barbuta, che 11011 so donde sia stata presa, perclic non si 
trova in nessuna delle precedenti edizioni. 

(2) Ouesta l'ila è anonima. Delle edizioni la bolognese viene attribuita al 1474 anziché a 
1494, la milanese viene dimenticata e la fiorentina senza data viene registrata fra l'altra fatta a Fi- 
renze nel 150S e la veneziana del 151 1 come nella Diss. del Cannhti. Non rilevo poi altri errori 
di minore importanza. 

(3) Auclie qui (piesto libro è senza titolo. 

(4) Cfr. op. e /. e a/. 

(5) Cfr. V Appendice all'ediz. del 1SS4, col. (.5. 

(6) Veramente il l''.\i.i)Ci-h'uLiGNANi parla <li queste stampe in due luoghi della sua opera più 
volte citata, ma in ordine diverso. Nella n. i a pag. 6 mette prima l'edizione in S", a cui attribuisce 
la data inesatta del 163S, e poi l'altra in \ù\ A pag. i.vl invece, come se si fo.sse dimenticato della 
suddetta nota o volesse correggerla, <là la precedenza alla minore, ma senza alcuna giustificai'ione. 



LE EDIZIONI DEL QUADRI RHGIO 19 



due edizioni antonel liane e un sistema di linee i:o.si corte si adattano certa- 
mente di più alla stampa in i"' che a tiiiella in s". ^la ognuno può consta- 
tare che questo carattere e ijuesto sistema lineare non furono adottati soltanto 
pel Qiiadr. nel Pdniaso più grande: un'unica torma di tipi e un'unica lun- 
ghezza di linee furono adoperate dall'Antonelli [)er tutte le opere dell'una 
e dell'altra ccillezione. Un criterio cosi generale di composizione ti[)ograhca 
ni)n pu('> (luindi otTrire il mezzo di stabilire quale delle due edizioni si sia 
t'ormata i)riina. Ouesto mezzo non ce lo può dare, secondo me, che il Inion 
senso. All'editore veneziano doveva stare certamente più a cuore il l'iininso 
italiano in 8" grande, che il Parnaso classico italiaìio in in' piccolo, il ciuale era 
destinato a un uso più democratico e costava assai mono : tanto è vero che 
egli corredò l'edizione maggiore del (hiadr. di sussidi anche più larghi che l'edi- 
zione minore. E come si può supporre che egli desse mano prima a (|uesta, se 
per j)oi attendere all'altra aveva bisogno non solo d' ingrandire le pagine e di 
dividerlo in duo colonne, ma anche di aggiungere al libro materia nuova ? K 
molto più logico supporre che l'Antonolli pensasse anzitutto all'edizione che 
doveva riuscire più ricca e che poi a lavoro già finito pensasse di darci della 
stessa opera un'edizione ridotta e più economica. Per queste ragioni e in man- 
canza di fatti che confermino l'opinione dello Zambrini e del Faloci-Pulignani, 
io ho creduto di dover parlare delia ristamp.i veneziana in quattro volumetti 
dopo di quella che è parte di un solo e grosso volume. Certo è però elio le 
due edizioni dovettero succedersi .1 brevissimo intervallo, poiché l'editore non 
ebbe neppure il tempo di accorgersi degli errori commessi nella [jrima per 
evitarli nella seconda, e li conservò tali e quali 1 i ). 

Ilo detto che cjuesta è un'edizione ridotta, e chi ne ha letto la breve de- 
scrizione che precede se ne sarà già accorto. \'i mancano non solo lo Dicliia- 
razioni del iioccolini, che mancavano già nell'altra, ma anche l'indice analitico 
dei nomi e delle coso notevoli, 1' indice generale dei sommari e, c|uel che più 
monta, la />iss. del (Canneti : mentre vi troviamo in pu'i il ritratto, la vita del 
[loeta e 1' indice numerico dei cajìitoli alLi line di ciascun volumetto. Xé si può 
dire che la vita del LYozzi inscurita m-I ()rimo volumetto riassuma la Diss., 
poiché se essa contiene qualche notizia chi^ potrebbe esser derivata da que- 
sta fonte, è strano clic non vi si accenni n(>[3[;uro lontanamente alla grande 
questione della paternità del poema, che tu in maniera cosi amjjia sviluiìjjata 
dall'erudito monaco camaldolese e che forma il nocciolo principale di tutta la 
sua monografia. 

\i\ ogni modo anche questa minuscola ristampa è figlia dell'edizione fo- 
Ugnate del 1725 e merita, per quel clie ho dotto, minor considerazione della sua 
sorella maggiore. 



(i) Se questa correzione fosse avvenuta, noi avremmo avuto una prova ancora pili liiniinosii 
per determinar meglio la precedenza dell'una o dell'altra ristampa. 



ENRICO l'ILlPPlNI 



()iii tìiiiri>l)be la mia rassettila ed io passerei senz'altro al riassunto, se 
intanto il p. Marchese non venisse a mettermi una pulce nell'orecchio. « Final- 
« mente noi nostri giorni — egli dice — Giovanni Silvestri diede luogo al 
« Oìtatiin i:i<> nella sua lUhliottca aiifica r iiiodcnia » (i). Si tratt(^rehl3e quindi 
di una undecima edizione del poema frezziano che il noto editerò milanese 
avrebbe curata verso la metà del secolo scorso. Ma né in cpiella collezione 
che pur contiene il DUtanioìido di Fazio degli ['berti (2), né in altre che non 
siano le due già indicate dall'Antonelli, fu più comiireso il quadripartito poema 
del dotto vescovo folignate. Il p. Marchese dovette confondere il nome del Sil- 
vestri con quello dell'Antonelli, e il (hiadr. dopo il 1830 aspetta ancora un 
editore che lo ripubblichi. 

In conclusione, dunque, il poema di Federico Frezzi ha avuto a tutt'oggi 
l'onore di dieci edizioni, di cui ([uattro appartengono al sec. X\', tre al XVI, 
una al X^'^i e due al XIX. Ad eccezione delle prime due che sono in ca- 
rattere gotico ed hanno perciò una maggiore importanza tipografica, tutte le 
altre sono in carattere comune : tra queste però è compresa 1' unica ristampa 
illustrata con silografie (la VI), che gareggia perciò con le più antiche per il 
suo valore artistico. Importa anche notare che Venezia ha il merito d'averci 
dato il numero maggiore di edizioni del (Jritidr. (\ii \, la VII, la IX e la X): 
due ce ne forni Firenze (la III e la W): una per ciascuna le città di Perugia 
(la n, di Milano (la II), di Bologna (la IV) e di Foligno (la \'III). In questa 
nobile gara l'Umbria che diede i natali al poeta, non è da meno della vicina 
Toscana che ebbe la fortuna di ospitarlo ; e se non regge al paragone del Ve- 
neto per quantità di edizioni, non ha nulla da invidiargli per la loro qualità. 
Non ("• piccolo vjinto per essa l'avere stampato per la prima volta il poema 
frezziano e l'averne curato anche il primo commento. .Senza di questo, forse, 
gli editori veneti non avrebbero pensato neanche di trovare nel loro doppio 
Parnaso un posto qualsiasi all'opera del vescovo folignate. 

Esistono poi differenze di metodo notevoli tra le ristampe dei primi due 
secoli e quello dei secoli posteriori : ma la principale si riferisce al numero e 
alla qualità dei codici esemplati e di questa .solo giova qui tener conto. .Se è 
vero, co?ne io credo, che la I ediz. deriva dal cod. Boccoliniano, che la II de- 
riva dalla I, la III dalla I anch'essa e da un codice che non si può per ora 

(1) tfi. op <;/., pMg- 141 i" nota. La notizia fu raccolta quattro anni dopo, cioè nel 1864, 
andie dal Masktii, il quale \w\\'op. e /. cill. afiermava che il poema era stato ristampato novis- 
sime Ivpis Mediolaiicnsibus. 

(2) Ho consultato in proposito il Ca/a/oj^a di In/le le opfi f pubblicale dal /ipi\i;rafo-/i/o«yoJo- 
ca/co}>iofo e ìiegozianle di libi i e slampe Cav. .Sih'esìii Giovaiiui dal ijq<j a lutlo agosto jSjj;, ecc. 
(Milano, 1856, <litta G. .Silvestri), e non solo non ho trovato il Oiiadiiiroio tra le edizioni già fatte, 
ma neanche nella Serie di opere di prossima pnbblieazioiie.iW cui si leggono i titoli alla fine del 
volume. 



LE EDIZIONI DEI. QUADRI REGIO 



determinare, la IV e la VI dalla III. la \' dalla 1\' e la VII dalla \', ne viene 
di conseguenza elle il (J/im/r. dal iiSr al 151 i fu sempre pubblicato sulla base 
di non più di due redazioni manoscritte. K se è vero, com'è del resto dichia- 
rato dagli stessi rispettivi editori, che la ristampa del 1725 fu basata su due 
codici Classensi 231 e 124, sul codice iioccoliniaiio e sul BoIogne.se O'"^') e che 
1<» duo del iS.ic) sono tìglio di essa, è chiaro che per questo tre edizioni si 
trass(> [iroHtto, direttamente o indirettam(Mite, da non meno di quattro testi mss. 
diversi. Io non so se codesti siano i [)iii .lutorevoli fra i 2() codici del Quddr., 
che io ho potuto registrare ; ma ò certo che mentre i primi editori, ad ecce- 
zione dell'Arns e in parte didl" anonimo fiorentino, cercarono di riprodurre il 
testo, (|uasi unico nella sua deri\azione, già stampato dai loro predecessori, 
gli editori di l'"oIigno, più illuminati diagli altri, seguirono un altro indirizzo, 
tornarono cioè alle fonti, ne confrontarono un certo numero, ci diedero dopo 
molte fatiche un testo criticamente niigliore ed in questo lavoro si trascinarono 
dietro, foch^li imitatori, anche l'.Xntonelli e lo /arott<:). 

f )ggi {lerò noi non ci accontentiamo più neppure di quel tentativo di edi- 
zione critica e d(dl«> cure illustrative ed editoriali che l'adornarono, con criteri 
seiupre jiiù moderni, dal 17.'=, al iSv). Oggi, in mezzo a tanto progresso di 
studi, (juelle edizioni sembrano troppo vecchie e deficienti, ed il Qiiadr. non ha 
lettori che vadano più oltre dalle prime terzine. Né so se l'augurio d'una 
undecima edizione fatto al (Jiiaiir. dal I^'aloci-Pidignani sullo scorcio del se- 
colo XIX (i) possa presto avvi^rarsi con onore del h" rezzi e con soddisfazione 
dogli studiosi. Ricalcare una delle vecchie ristampe sarebbe del tutto inutile ; 
occorre, come già dissi altrov'e (j|, una nuova edizione critica che si possa con- 
siderare in seguito come definitiva, o per far questo le difficoltà morali e ma- 
teriali non sono lievi. Ed io ringrazio vivamente il mio illustre maestro A. 
D'Ancona, il quale occupandosi recentemente del mio studio su / codici del 
(Jiiadriri'gio espresse il benevolo giudizio che nessuno meglio di me [)otesse 
compiere ([ucst' o[)era importante 13) ; ma devo dichiarare che se la volontà di 
farlo non mi manca, la volontà sola non basta a tanto lavoro : occorre per Io 
meno la sicurezza preventiva di non fire una grande fatica inutile e di avere 
l'appoggio di una onesta e intelligente casa editrice o di qualche forte istitu- 
zione, che assuma I' impresa dell.i [)ubblicazione a tutte sue siiese. V. ciò [los- 
sil)ile oggi in Italia per la ristaiupa d'un'ojjora coma (piesta del l-'rezzi ? 

Intanto non è male aver fitto un po' di storia delle dieci edizioni del 
quadri[)artito poema, storia che è strettamente legata a quella delle sue tra- 
scrizioni e che dimostra e conferma con essa il vario interesse del pubblico stu- 
dioso nei secoli scorsi per un autore oggi quasi del tutto dimenticato. Poiché 



(i) Cfr. ot>. cit., pag. 136. 

(2) Cfr. il mio stiuiio .su / codici del Qiiadr., pag. ò. 

(j) Cfr. la Rass. lìibliogr. d. leti. Hai., f^sc. {-s tiel 190,, pag. iii. Lo stesso giudi/io mi 
fu cortesemente espresso per lettera anche <la altri illustri maestri come il Mazzoni, il Gian, il Pcr- 
copo ecc.; ed io a tutti professo qui la mia gratitudine. 



ENRICO FILIPPINI 



anche se il (ìiiadr. non ha avuto l'onore di suscitare grandi discussioni, le reda- 
zioni mss. e le ristampe che se ne son fatte stanno ad attestare il bisogno sen- 
tito nelle diverse epoche di leggerlo e studiarlo. E se le edizioni risultano in 
numero minore dei codici, non per questo si deve arguire che esse abbiano 
contribuito di meno alla fortuna dell'opera : che anzi ogni edizione rappresenta 
evidentemente un numero assai maggiore di lettori che un codice destinato 
per Io più ad arricchire una biblioteca privata o a soddisfare l'ambizione let- 
teraria di un qualche mecenate. Cosi r del Omidr., le cui ristampe sono poco 
più di un terzo delle trascrizioni e tuttavia costituiscono, cosi come ci si pre- 
sentano, una chiara testimonianza della fama del Frezzi. 



.Sondrio, 31 ottobre igoi'i. 



Enrico Filippini. 



Girolamo Soncino."' 

Israel Nathan, tìglio di Salomone, ricco e dotto medico ebreo proveniente da Spira, 
prese stanza nella seconda metà del secolo X\' a Soncino, grosso borgo della Lombardia, 
in provincia di Cremona, appartenente allora al ducato di Milano. Egli, compreso della 
triste condizione dei suoi correligionari che non potevano istruirsi per mancanza di libri, 




Il castello (li -Solicino. 

(Dal Lfxuon typcgrnphicnm /Ialine ài C. Fimagai MI. 

perche i codici manoscritti erano divenuti rarissimi e di costo eccessivo, suggerì al tì- 
gliuol suo Giosuè Salomon di servirsi dell'allora recente ritrovato della stampa con tipi 
mobili per rimediare a questo inconveniente. Moltiplicati i libri ebraici per mezzo della 
tipografìa, il prezzo ne sarebbe diventato ragionevole e tutti avrebbero potuto istruirsi 
nella legge divina e nella lingua e nella letteratura giudaica. 

Giosuè apri infatti a Soncino una tipogratia dalla quale uscirono alcuni trattati del 
talmud e altri libri rabbinici dal 148-:; al 1485: sul finire di quest'anno si trasferi a 
Casalmaggiore, stampandovi nel i486, per tornare poi a Solicino dove continuò a stani- 



li) Pubblicato nella Ri. 



Ita /.,- Marc,;, 



GIROLAMO SONCINO 



23 



pare tino al 148S, anno in cui usci l'edizione piincipe della Bibbia in ebraico che con 
la tirma di Giosuè porta anche quella di Àbramo, figlio del Rabbi C^haiim dei Tintori 
da Pesaro. Dopo di questa stampa si allontanò da Soncino e nel i4()2 esercitava l'arte 
sua a Napoli. 

Lavorarono con lui a Soncino e a C]asalmagj;iore il Iratello Moisè e i figliuoli di 
questo Salomone e Ghersciom detto anche Girolamo, il quale ultimo doveva portare ben 
alto nella storia dell'arte tipogralica il nome del castello nativo, che era diventato pure 

•• «jrr'CN'nDTnSD Trnn'nsnNna 
- Ti'uy TPiyai 'nnnyiB7'H''m3» 




R. Moses ben Iocuiì Kor/i'\sis: .sv/",-; iiii.'-sz'o/h fililo/. .Soiichio, 1488-89. 

(Dall'esemplare cWI sig. H. \\ ^ilters di Baltmiore). 



quello della sua famiglia. Egli senti altamente la nobiltà della missione additata dall'avo 
ai suoi rigli incitandoli all'arte, e consacrò tutta la su.i vita a compierla degnamente 
senza curarsi di fatiche, disagi, spese, umiliazioni e pericoli di ogni sorta. Nacque verso 
il 1460 e il nome di ijlicrscioiii, pc//c-irr/i/o, assegnatogli dal padre a ricordo dell'esilio 
in cui vivevano, fn qua>i profetico, perché in esso viene sintetizzata mirabilmente la vita 
di questo vero ebreo errante della tipografia. 

Quando, per la morte dell'avo e del padre e forse anche per le persecuzioni e 
la poca tranquillità dello stato, la famiglia si disperse e Giosuè andò a Napoli, egli, 
verso il 1400, ?i ^'^'^^ ^ Brescia. Di iiiii sono datate parecchie sue edizioni ebraiche, tra 
le quali la famosa Bibbia del 1494 che doveva poi servire di testo alla traduzione di 
Martino Lutero. Nel 1496 e 141)7 continuò a lavorare, non più a Brescia ma a Barco, 



24 



G. CASTEI.IANI 



piccolo castello del territorio bresciano feudo dei Conti Martinengo, dove, per ragioni 
che non conosciamo precisamente ma possiamo bene immaginare, si era ritirato. 



Dopo l'ultima stampa datata da Barco, abbiamo una lacuna di circa cinque anni 
nella produzione tipografica di Ghersciom e sappiamo che in questo tempo egli viaggiò 




l'jNHa ruLT^ TTPN 3iroi vnvSy O'as mpan ju •sctì 
1N13J ^^ inxi «>? Di'3 njrn D-an raNSoi r.-nn 
njn Dnh e '•'JK'7ani y^tin K-ai 0102 vtamrjun 
nr \rh \r maini inn ^v' arh j'Ni DN-n^ rw novS 
'iDmiT3^mDNion(mDySrii!TDn';\'K'73K pn 
CI iriiNc nati hi^h \iin a:'s irm^y on tr^NSiT -3 
D-1.NT oj'S irmajr ah a« Kianam ynn ^y' Drh \-tiJ 
•^•ua oixn N-oJpS nyionS ('Nc -«int fiiy '■jpS 
3 ncyoa nsjp xn' kHe; "nyi rwiT kV» riiin -nK 
DiNn nf3 -3 nyo norani inHoi iflia 131) r'tti"i3 
13 ]/m D'O'oy T-sci (t-Hi/iWii 'rasS nonsn -ncis 
n;3'ra nyi'i mxH m'xaa nscn re o'JvSyn tyo 



JiKi'asri' iipn fl3 niaxnSjs N3Do pan xn-u iìM 

• Snx3 iTij' "3 criN mwi 
f pia max m'rh rmu-aD nanx ma «itutH jSt 

iji na'.an nanx ma yhx inpi 3u 
SxS xoaai na reciaa prua Asun >a vi-u jVi 
yjunaNji %i liaon Sy Tinun mm x' -nrrj 
xaa' niìi -.aa 
S ax lyW^DN TJon'i Dx oix ■yasnncy'? "iSi 
I7y3 rrrr 'a onx jo uiaa iron ixxi:s inzh 
i;ima3 ìxnxv n\t'3 
ma xjc UTfl3 iron tjflt'aa ynivan jnjrno nVi 
con 1X1» "13 \3i yna nri' iicxii Q-anSTn' 
loyyrx vninS p^v j-xai^T 
lya ;"3 oix njny pnyii'n ;a nnun nvn'i •,'n 
'ai Dnay -ni'inySvi 'Jisi 31in) nx \y3 ta 
■■ lii iiTv;t>ov3 pii-cn IVI rPtirnxr ;i:; o-n 
riD)-3r.'rmaNJcnyB'nA'<y-nionrAj'o thi 

■ ni nSj' •y"3U7i 
»u .■TCnaD3iP3n wuKUtna'yinmuy'i rVi 

■ uirviy ya 13 rrri' -itx imi 
'ctou t'T33 3ironDa'i'a30'm'ya3Pify'7 Jrt 
rsrovxo ■ox'? inj'iTjmn'aniS-K.'Xxai 
■ lJi/r33 'S 
nTViAsn'.aKjooTiKHtiauaiKauainxnia cn 

ij) 13113 irttaia 
jiyau xj'j) o"Tix^ nx::ioi nxaa mn xniv ici 

111 «.aiy n3 yjun Hai nma .Tnn o-a' 
•O" hj 'aKJD '■nx'i nxaooi nxaa P3;n xnriu sai 

ui TOoo rr.-ir nmj 'o-a nr«at; alt 
nnnmi'a'aaxaurnianxau/TiSivixnrw ;''^ 

xoan 
yjin*) onnu'j nKoo3inxa3n';3in7ivn'7 tst 



Moses hkn Iacoii Kotzensis 

(Dall'esemplare del 



S. H. Walter. 



i;//i gaJo/. Solicino, 14.S8-89. 



PP'ma nppn? nsnv n-S'i n^iiv rfOithart ohvn 
óht n^cDùHcoi nac-'naa nHyi 'caj noti icns 
nwìui n^is 'j.nS n3\:; riruD x'y nccna 'f evi "^HnS 
V<"j'u'yìi nca -ihn p OD-i.i DNj in 'Sx jru ncx 

iilosdizione tipografica dell'opera di K. Moses ben Jacob Kotzeiisis 

(Dall'esemplare del sig. II. Wallers di BaUlmorel. 



in diversi paesi d'Italia e d'Europa. Lo ritroviamo a Fano nel 1501 ad impiantarvi una 
otiìcina tipografica, della quale i primi prodotti uscirono nell'anno successivo. Però, men- 
tre finora dai suoi torchi a Soncino, a Casalmaggiore, a Brescia e a Barco erano usciti 
soltanto libri ebraici, talmudici e rabbinici, qui vedranno la luce anche libri latini e vol- 
gari e, quel che più monta, libri religiosi. È chiaro che, volendo continuare nell'opera 



GIROLAMO SONCINO 



25 



di apostolato siij;gcrita dall' avo, egli dovette avvedeisi ilelle dillicoltà immense che gli 
avrebbero attraversato la via e pensare al modo di venire tollerato. Nei suoi viaggi sap- 
piamo da lui medesimo che aveva messo insieme con grande studio e fatica i codici 
ebraici che si proponeva di stampare; aveva pure contratto relazioni e aderenze con vari 
personaggi ragguardevoli, aveva conosciuto Aldo Manuzio, che fu poi suo rivale nell'arte : 
viaggiando avrà piu'e stuiliato quale fosse il luogo più adatto ad impiantare la sua olli- 
cina con la speranza di f.ue buoni guadagni. Il sorgere nello stato pontilicio di una nuova 
potenza, quella del Duca \'aleiUino che si annunziava col nome augurale ili (tesare, potè 

D'O'an "l'^rr runns nj* 'J3 a^C2J dou wha nw'c oni 'Z'^n 
p ■■ ru'^iN njc^ 'j3 p'tt^np DUp D'hN nin;^ □nì) T'3on ovai 
nàiii " " D.TDD Ji Drin:xDi • o'2'on yp-j 

Ci'SP c'D'pjii ■ />pr!i)r? h vr^bo ir fr^rr» p)i)p 'ire? h f"iiri ur:) (pr*) phj^ cJt.ij 




6t3mrt D'J"i;inn»nSK 









Maciiazok, la cui impressione fu incominciata a .Sonciiio tra il Settembre ed Ottobre del 148, 
e terniiiiata a Casalmaggiore nell'Agosto del 14S6. 

iDall'esemplare del comm. Leo S Olsclikil. 



fargli credere di tiovare un ambiente adatto al prosperare dell'arte sua e al consegui- 
mento dello scopo ultimo che egli si prefiggeva, di [toter cioò continuare tianquiUa- 
mente la sua propaganda. Venne adunque a b'ano quando il Cardinale di S. 15albina, Gio- 
vanni de Vera, vi si trovava a ricevere il giuramento di fedeltà al nuovo principe, e 
ottenne da lui di potervisi stabilire e « l'arte impressoria exercitare ». Perché poi alle 
edizioni che si proponeva di fare nulla mancasse della maggiore perfezione possibile, uno 
degli elementi su cui contava per riuscire, condusse seco non solo bravi compositori e 
impressori ma anche un eccellente intagliatore di punzoni e matrici per caratteri da 
stampa che fu l-'rancesco Gritib da Bologna. Sulla data di questa sua pi ima venuta a 
Fano non vi è dubbio possibile perché egli stesso l'accerta nella dedica del Petrarca al 
Duca Valentino datata il 7 luglio 1503, dicendo; «Già sonno dei anni excellentis- 



26 G. CASTELLANI 



« simo et invittissimo principe: che piacendone laere, el sito, et la fertilità de la tua 
« devotissima cita de Fano : et la familiarità et ingegni delli habitanti in essa ; deliberai 
« in quella venire ad habitare, et l'arte impressoria delli libri exercitare ». Cade cosi' 
la supposizione di una edizione ebraica fanese anteriore a questa epoca, e quindi la pos- 
sibilità di annoverare Fano tra le città che ebbero tipografia nel secolo XV (i). 

In questo primo periodo uscirono dai torchi del Soncino molte e belle edizioni 
latine, italiane ed ebraiche, rare tutte, rarissime le ultime come in generale le stampe 
acattoliche, perseguitate accanitamente dalla Santa Inquisizione che ne faceva combusti- 



Tri^yicirr'jnxi^-DWif' 3j?yi ci'D nv -itn rra 

t"j3 pinrr rjiv cÌ5p5 OJT>^;^}•W c\^J'i:r 

'^0? 0^3 f'iJ5i l'a'a p^jj^D ^.33 ij^T Xv rr ? iro:^ 

ruD) ■sybP^ cci*^ jidw ji» !»if' ermi cr e loio WM 'jD3 'iw xff pd rur>! d?i "t-t? ^!'^i r^n j^jd 

f'p&p^o ijv zPTT^^ì ■psT'' U'JOJ TT rpiPJ W'ta-i r:irr :>rp3 ??rrip rx U'vn ciir jf""'o.'> v'io-l^) 

rJp f nf» ri vji) rr) j is Ìoj c'ÌdpÌj Ì'pjtÌ wii* iff» 

Sottoscrizione tipografica del Machazor. Soncino, 1485 - Casalniaggiore, 14S6. 
(Dall'esemplare del comm. Leo S. Olschki). 



bile per gli iui/o i/a fc. Bellissima fra tutte quella del Decaclwrdum Christianum del Car- 
dinale Vigerlo, la quale per i caratteri, gli ornati e le silografie rimane ancora il capo- 
lavoro delle officine sonciniane. 



(l) Nella Rivista Le Marchi-, anno I, disp. U. Fano. Igul, c'è una lettera del sig. D. Marzi nella quale egli dice 
che L. Hai.n al n. 145KS del su.i Repertorium lìibliographiciim. assegna a Fano e al secolo XV l'opera ebraica: Sclicoth. 
sen preces prò remissione pfCCntoTitm, (Fano, sine anno) per Gersouem Sonciiiatem, e che questa notizia non è modificata 
né contradetta dal Copinger e dal Froctor, e perciò Fano è da annoverarsi tra le poche città e terre che possono vantare 
stampe ebraiche del secolo XV. Io venero e rispetto gli scienziati stranieri, ma ho la debolezza di credere che bisogna 
leggere anche i libri italiani : e sopra i Soncino e' è un'opera veramente classica, sebbene incompleta, Gli Annali Tipo- 
grafici dei Sondilo, del conte Giacomo M.4N20N1 (Bologna, Romagnoli), dove sono appunto i documenti cronologici della 
vita di Ghersciom Soncino, dai (juali appare come egli sia venuto a Fano nel 1501 e non prima e quindi che quella edi- 
zione ebraica, se è lanese, dev'essere necessariamente posteriore a questa data. 

Se poi non bastasse la dedica al Borgia da me citata per accertarsi dell'epoca della venuta del Soncino a Fano, 
si può vedere la lettera di Lorenzo Astemio al P. Francesco Giorgio veneziano, premessa al libro Opuscnta latina vario- 
riim auctorum et praesertim sancioruin Patruvt, stampato dal Soncino die x Aprilis r/j^/ questa lettera porta la data 
VII Kal. Aprilis (26 marzo) 1502 e vi è detto che « accingendosi Girolamo Soncino a stampare diversi libri in questa città, 
io lo persuasi a dar fuori, prima di tutto, questi opuscoli etc [....haec et prirnum opi/scttla imprinienda esse persuasi....). 
Cosi pure nella lettera di Giacomo Costanzi al cavaliere .agostino Villa, premessa al libro: .4ntonii Constautii^ ICpigram- 
7nata, Odae etc. Funi, ap. Soncinum, lj02, è detto chiaramente che prima di allora (la lettera è scritta in data 8 settem- 
bre 1502), a Fano non c'erano impressori. Il prof. G Fumagalli nel %ao Lexicon Typosraphicum //n/iVif, Firenze, Olschki, 
1905, conviene in questa mia idea che è conforme a quella del Manzoni. 

Poiché mi cade in acconcio, dico qui che. oltre alle opere del Fumagalli e del Manzoni, per questi pochi cenni sul 
Soncino mi sono valso anche dell'opuscolo: ùei Sonano celebri Tipografi Italiani dei secoli -VI' .VfV. con elenco delle 
opere da essi daìe in luce, per Moisii Soave di Venezia, ivi, Longo, 1878, in-S. 



GIROLAMO SONCINO . 27 



Morto Alessandro \'l, caduto (tesare Borgia e tornata la città di l'"ano sotto l'im- 
mediata dipendenza della C^hiesa, il nostro tipografo pensò a un soggiorno pili tranquillo 
e sicuro, e nel 1507 andò una prima volta a Pesaro, donde \enne ancora a Fano nel 

fibilcaillre:iniidnchoravnnobiltf[tmofcHU 

pcorcdcliturcLitwc grcecc-ethcbrAiu-Chia 
Vinto M fraccfcodaBologìuil'i^enodeià 
h cCTtdmcte credo cht m t.-dc cxcrcuio no tro 
uc\H.ihroe(jUdle- Penbejìonfololcvfutite 
jl.iìììf^e perfv'ciamentc fifàre : ma etumhei ex 
cogitato vnarìoua fórma de Urtera^di'cìa CUT jì 
ua,o \icroca.celLtrcfca.deUqHalenon Aldo 
K ornano ,ne alivi che afliuamente hanno té 
tato de le altrui péne adornurfe.Maeffo ■ M • 
Irancejco èjìjtofnrno inueworccrdefiffii' 
torc ■ elcjuale e tu'cle le forme de lucere cbe 
mat habhìajì.i.mpato diclo Aldo ha m taglia 
to ,e la f ralente forma-co tanta gratiae \nv.i 
fiat e, f.tant.ificihneìUeineffa fé comprende- 
Jitp che tutu IcmohMniLiCT-dciu'ttvafillidc 
tuatxcellcntia'.cralUnojìraveraferuUufe 
apertene (impre muocarc el felice aHJficto de 
tenoflro l Hnjln^imo crclcmeìUiffimo ?rm 
afe : CT acjnello olferrucle pnmtttc de Ir no 
flreexif^HC lucithratione- Per tal rc^e'ch 
defiiìumo CT dedicamo laprxfcnteopaatuA 
:^xceUentia,nonper cojjnoua,ne conuerr.en 

te a quella dedita no a gti amorosi flipend^,^ 
ma a la militar difciplma.laiji^iale con gli fot 
clarvcr admirandi gefli m queflo noflrofecH 
lo fommamente amf>lijica,yyadorna- Majo 
lo per dar jiutkbe copìitioc n tua £ xceU?.'^ 

Ina pagina del /\-lrarca ili Fano, i io v 
Dedica dei tipo-jrafo Soncino, coll'eloRio di I-rancesco da iJologna. 

(Uall'csempUrc del romm. Leo S. OUcliki). 



1308 chiamatovi dal Comune a stampare gli Statati della citta, per tornare subito dopo 
a stabilirsi a Pesaro. Qiiivi era Signore Giovanni Sforza che il Soncino aveva conosciuto 
a \'enezia durante il suo esilio e probabilmente nella casa dogale dei Tiepolo, dove 
egli stesso ci racconta di aver prestato omaggio di servitù alla nobile donzella Ginevra 
che divenne moglie dello Sforza. A Pesaro, la città hell.t. la città del rifnnio, dclì.i pai:c, 
come egli più volte la chiama nella sottoscrizione delle sue stampe, iliinoru tino al IS15. 
Intanto moriva in giovine età nel ijio Gio\anni Sforza, nel 15 12 lo seguiva nella tomba 
il figliuoletto Costanzo in cui nome governava Galeazzo, e il 20 febbraio 1 5 1 ì la si- 



28 



G. CASTELLANI 



gnoria di Pesaro veniva concessa dal papa a Francesco Maria I della Rovere duca di 
Urbino. Da questo momento tino al 1 5 1 6 in cui Francesco Maria fu cacciato dal domi- 
nio, che passò con altra concessione pontificia a Lorenzo de' Medici, fu un continuo 
succedersi di tumulti e di agitazioni in cui male poteva esplicarsi e prosperare l'arte del 
Soncino. A questo periodo risale il tentativo di avviare la sua industria in Ancona, col- 
legandosi con i tipografi Oliva e Guerralda che lavoravano colà. Nel 1515 tornò ancora 
una volta a Fano trattenendovisi anche nel 15 16; nell'anno successivo stampò di nuovo 
a Pesaro, mentre nel 1518 lo troviamo in Ortona a Mare con la ferma intenzione di 
stabilirsi a Chieti. Dovette però avvedersi che in que' luoghi era minore il numero delle 
dersone letterate e quindi minore la richiesta dell'opera sua di quel che fosse nella terra 




Marca lipcgialica ili Girolamo Solicino 
usala particolarmente in alcune edizioni ebr^iiche di Riniinì. 

(Dal l.eAÌio:i typografhUum Italiae di G. Fimagalm). 



ospitale della Marca o meglio nelle città del Ducato di l'rbino, dove egli tornò nel 1519 
per stampare ancora a Pesaro. Ma decisamente le condizioni erano mutate, la città del 
rifugio e della pace non era pili tale per il povero Soncino, che, avendo intanto ottenuto 
alcune concessioni dal comune di Rimini, si stabiliva in questa città dove dimorò fino 
al 1527, nel quale anno abbiamo anche qualche edizione fatta a sua istanza in Cesena, 
ripetendosi cosi il fatto avvenuto nel 1513 e 1514 in Ancona. Mercé le edizioni che 
ancora ci rimangono, noi possiamo seguire il nostro tipografo nelle sue continue pere- 
grinazioni alla ricerca di un luogo, ove gli fosse dato di attendere tranquillamente al- 
l'arte sua : non abbiamo però fino ad ora documenti diretti per conoscere le difficoltà e 
le contrarietà da lui incontrate, le inimicizie e le gelosie sorte a combatterlo in mille 
modi, specialmente e sopratutto perché ebreo, fedele alla sua religione e prosecutore in- 
defesso dell'opera di diffusione dei libri ebraici, talmudici e rabbinici, contro i quali e 
contro i loro impressori e diffusori era uscita anche una tìerissima bolla di Leone X. E 
certo che la persecuzione e anche la concorrenza dovevano essere divenute insopportabili, 



GIROLAMO SONCINO 



29 



se egli si decise ;id abbandonare 1' Italia e a rifugiarsi nei domini del Sultano ilei Turchi, 
il quale verso gli ebrei si mostrava più benigno dei seguaci del \'angelo, legge d'amore 
e di caritfi. Nel is^ìO stampa un bbro ebraico a Salonicco (Tessalonica), poi va a (;o- 
stantinopoli, dove, sebben vecchio e stanco, lavorò tino al 1534, anno nel quale mori'. 
Vuoisi che egli avesse tre figliuoli : Moisè, che ebbe tipogratia a Salonicco dal 152! 
al I52() (alcuni però credono che questi fosse suo nipote), lileazar o Eliezer, che continuò 




Marco \ii-,i..Kn-s. Ih-on hm (in, 
(DallVsempbre del com 



I-ano, ( ,. Solicino, 
Leo S. Olsclikil. 



l'arte paterna a (Costantinopoli tino al 1 347, anno in cui cedette l'otiicina a un suo di- 
pendente, e Giosuè, che fu rabbino a ( !ostantiiiopoli. 



3? 



Per farci una idea delle umiliazioni che egli ilovette sopportare, basta scorrere le 
sue stampe: in una delle prime edizioni uscite a l'"ano e" è uno scipito epigramma con- 
tro gli Ebrei, O//- jiidaci Jcraiit liitcram (.) ; la prima edizione sua di Ortona a Mare 
porta questo titolo: Opii$ foli CìiiiitiaiiLìc Rcipiiblicac ìnaxime utile, de arcani^ catholicac 



G. CASTELLANI 



v>'ri/d/is. cOi/fra ohstiiiaiissiinam Judaeorum nosirae tempestali^ perfiiliiìiii : ex TalimiJ, aliisque 
ìh-hi\ìioi lihiis tiuper cxcerptiim ecc. Ma queste stampe e il cambiamento di nome da Gher- 
sciom a C Girolamo, furono per altri argomento a ritenere che egli avesse abbandonato 
la religione dei padri suoi per il cristianesimo. In risposta esauriente a questa supposi- 
zione citerò una poesia ebraica in lode del Soncino, contenuta nel Commentario ^opra iì 
PeiitatcìiiO stampato a Pesaro nel 1 5 1 7, dove è detto: «Quegli che regna sopra ogni 
« vivente, il nostro Iddio, mandò al suo popolo un fedele della sua casa per far risplen- 
« dere la figura della legge agli occhi nostri. Hgli è Ghersciom, sostegno della sua fa- 
>< miglia etc. >< Più importante ancora però è la sottoscrizione del Alielól, opera gram- 
maticale di Kimchi, da lui stampata a Costantinopoli nel 1532, che voglio riportare 
nella versione del Soave : « Fino dalla mia gioventù ho viaggiato con mio disagio e 
« fatica, in Francia, Calabria ed altri luoghi, per trovare i preziosi codici ebraici, che 
« diedi alla luce colla stampa : molte di quelle pregevoli opere giacevano oscure e di- 
« menticate.... Moltissime opere che trattano della divina legge, furono da me stampate, 
« oltre i ventitré trattati talmudici, coi commenti di Riisei etc, i quali soglionsi stu- 
« diare nelle nostre piccole accademie. I tipograti di Venezia li ristamparono, copian- 
« doli dalle mie edizioni, con mio gravissimo danno : essi mi avrebbero ridotto all'e- 
« strema rovina se il buon Dio non mi avesse sorretto. Il mio giorno declina ormai al 
« tramonto, ma Quegli che tutto conosce, vorrà porgermi onorevole mezzo per soste- 
« nere la mia già inoltrata vecchiaja. Egli si ricorderà in mio favore dei sacrifici pecu- 
« niari, e dei pericoli corsi, per soccorrere i fratelli di Spagna, e particolarmente quelli 
« del Portogallo, affinché potessero tornare alla religione del Sinai, da cui la sola vio- 
« lenza avevali strappati. In Dio adunque, e nel suo benedetto nome, ripongo la mia 
« fiducia ». 

I'"u egli esempio di costanza e disinteresse nell'adempimento della difficile missione 
che si era imposta come un sacro dovere, se si pensa alle innumerevoli fatiche e disagi che 
gli dovettero costare i tanti viaggi compiuti, fatiche e disagi di cui noi, avvezzi a viag- 
giare con tutti i nostri comodi, non possiamo avere un'idea. 

l-'u dottissimo nella lingua ebraica di cui scrisse una grammatica o IiitioJii{ioiH- 
alle lettere elyiaieìie (i), non ultima, anzi la più forte cagione delle sue contese con .\ldo 
Manuziii che l'aveva pubblicata scorrettamente. Conosceva la letteratura giudaica antica e 
moderna più di qualunque altro a' suoi tempi, e pare si dedicasse anche alla cabala, os- 
sia a quelle misteriose elucubrazioni di numeri che, come tutte le scienze occulte tanto 
temute, era pur opera di precursori del sapere moderno. Infine fu innamorato dell'arte 
sua nobilissima che egli cercò di far progrediie e conoscere dovunque, e di questo suo 
amore lasciò monumenti ammirabili e ricercatissimi. 

Non sarà quindi inutile averne ravvivata la memoria tracciandone, sebbene inadegua- 
tamente, la bella Hgura di onest'uomo e di lavoratore indefesso : sarebbe anche meglio che 



lO I.'uiuct, fsi-mpl.ire di tjuestrt breve scrittura del Soncino, da lui stampata a Pesaro nel 1510 
al Cime (.iac.imn Manzoni, r ora posseduto dal Colonnell.i Cav. Kafiaele Castellani di Fano. Di questa 
Sonciniane esisteiiti a Fano mi riserbo di parlare prossimamente mancandomi ora il tempo di fare un'ai 
ticolo come avevo pensato quando il Comm. Olschki mi espresse il desiderio di ristamparlo. 



GIROLAMO SONCINO 31 



i bravi cultori dell'arte che fu sua ne alTidassero durevolmente a un modesto marmo la 
memoria, ricordo ed esempio a quanti esercitano ed eserciteranno l'arte tipografica, ai 
quali tutti auguro, non la fortuna, ma la fermezza d'animo e reccellenza nell'arte del 
niiiiimo iìei fi<^/i di S()ncii!0. come umilmente si firmava Ghersciom, // pcìlcaritio. 

G. C^^STEI.I..\NI. 



Sag'oio (li l)ibliografia aeronautica italiana ^'^ 

Correzioni ed a^giuate tratte dalle schede del eh.""' dott. Diomede Buunamlci bibliofilo livornese 



Bonaparte Napoleone Luigi. Intorno alla dirt;ioiic dcffli airostiili. Lettera al prof. Giu- 
seppe Gazzeri. Firenze, 1828. 

Iii-8", pp. 8, con 2 tav. litogr. Estr. (iall',/«/o/i)x'/" "•" SS. Scrisse poi altra lettera sullo stesso 
argomento, inserita parimenti neW An/ologia n." 90. 

Borghi G. Viaggio iiereo da Rologiia a Fola fatto nel iSo-^ dal iOiitt- /.anihi\cavi, dot- 
tor (jrofsctfi, Pasqua/c Aìidreoli. Bologna, Zanichelli, 1887. 
In- 16". pp. i;. \'ecli anche il StiQ/rio prece<ienle, nelle Aggiunte. 

Breve relazione dell' aereo viaggio delti cittadini Zambcccari ci/ Andreoli. In Bologna, 
per le stampe di l'iisse Ramponi, 1804. 
I11-4" <1i pp. 4 s. n. 

Bruno G. D. L' utile direzione delle maecbii/e aerostatitìie. Disseitazione. Napoli, 1784 

Burgatti P. Sulla traiettoria che percorrono gli aerostati. 

Nel //<i//. d. Soe. .leroii. Hai., a. Ili, IQ06, n.' 10-12. pp. 275-271. 
Calura Bernardo. // (tallone aerostatico. Venezia, 17S4. 

In-S". 
Calvi Stefano. Metodo ili dirigere i palloni ad aria infiammabile e descrizione di un 

niioio barometro. Milano, ,\Ionistero di S. .\mbrogio, 1784. 

In N". 
Canzonetta nuova sopra una Giovine, la quale era bramosa di volare nel Pallone vo- 
lante. Bologna, s. n. tip. 

In 16", pp. S. 
— nuova sopra ad un Giovine che conduce dori a veder il ter^o volo delT aereonauta 

Zambcccari. Bologna, per il .Nlasetti, s. a. 

In-S", pp. 4. 
Carini Franco. Descrizione della vettura a vapore aerea, ovvero /' Uccello gigantesco del 

signor Henrion, preceduta da un cenno sull' aerostato dell' aeronauta .\ntonio C^o- 

masclii. Palermo, 1843. 

In-X'. 
Castagneris Guido. / metodi idrodinamici applicati all' aeronautica. 

Nel /.'((//. d. Sor. Aero». Jla/., a. Ili, 190C, n.' 7-9, pp. 1SS-191, Roma, Tip. ti. tJnione 
Cooperativa. 

(•I Continuazione; v. /.<i lìiòliofilia, voi. Vili, disp. lo'-il». 



32 G. BOFFITO 



Castagneris Guido. L'aeronave Zeppelin e le forine dei diri aiti li. 
Jbtd , n.' 10-12, pp. 267-270. 

— La qiicsiione del oas illuminante e dell' idrogeno puro nello yciliippo ailuale dell'aero- 

nauliea. 

//■ili., n. W, \[\0-, pp. 11-36. 

Castelli Carlo. \'edi anche Andreani Paolo. 

Castello Gabriele Lancillotto. Lettera '.eritta in data di Palermo de' /A' mar^o 11S4 al 
>/<;. Abate (.jio. Cristofano Amadii:^^!. 
\'. .l/itotot;ni A'oiiKDid, T. X. (17S4) pag. 32g. 

Cernuschi C. Modo di dirigere i Palloni areoitatiei. Milano, 1851. 
In S", con tav. 

Ceroni. .1/ eittadino Franeeseo Zainheeeari sul di Ini volo aereonaiitiiO. Ode di Ceroni. 
In Bolo.yna, per le stampe di Ulisse Ramponi, iSo-:;. 
Fo. voi. 

Cesari (De) Ab. Luigi. Sulla eos/rn:;ione dei glot/ aereostatiei. Lettera. 
In .hi/o/o'^id A'oiiKiiia, (o. X (17S4), pag. 210. 

Cianetti Ettore. / eoneoisi aeronantiei all' EspOii:{ione di Milano. 
.Nel /.'('//. (/. Soe- .ìeioii. 11., a. 1\', 1907, pp. 33-37. 

Clausetti E. La Se{ioiie aeronai/ti\a all' /esposizione di Milano. 
Itnd., a. Ili, iQOi'i, II.' 7-'i, pp. 202-214. 

Cocchio (IH volante sia viaogi per l'aria di M' De Gas. Almanacco per l'anno bi- 
sestile 1784. In cui s'incomincia a dare una descrizione ragionata dell'aria in- 
fiammabile e d' un cocchio volante a qualsiasi direzione. Milano, Giov. Batt. 
Bianchi ( i 7S4). 
1 11-1 2" di pp. ijù, con mia tav. 

Collina Avv. Giuseppe. Proposta della eostriiiione di un aerostato eon la direzione on\- 
{ontale, e eenno delle eonsegueii{e di questa seoperta. Memoria dell' avv. Giuseppe 
Collina, letta dal prof. Marco Malagoli nell'adunanza ordinaria della Società de' Fi ■ 
lobidaci tenutasi il 31 agosto 1856. Firenze, tip. Le Mounier, 1856. 
In-S", pp. i6. 

Colombo Giuseppe. L' areonantiia ai tempi nostri. Conferenza. Milano, Tip. Bernar- 
doni, 1875. 
In- 16" di pag. 22, con tav. 

— La prima aseensione in Ltalia ilei pallone aieostatieo. Nota. 

Nel Cuiriere di t'olino del !>) febbr. jSSj. 
Considerazioni geometrielu e praiiehe intorno alle maeehine aereostaiiehe a gas idrogeno. 

Nelle flJeviorie d. .Soc. Ital. tu. XIX, pait. 11 (Fisica) p. 364. 
Cordara Giulio Cesare. Capitolo sopra il Pallone volante recitato nel!' adiinania degli 
liiiinolvli in Alessandria. Roma, pel Casaletti, 1784. 

In-S" di pp. 12. In questa poesia l'autore ha preteso d'imitare con qualche decenza lo 
sconcio linguaggio dei vetturini, nelle note si citano: Montgolfier, Galileo, Torricelli, 
Padre Lana, K. Zamagna, principessa Altieri, Albani, Card. Antonelli. — Inserito anche 
nella Raeeotla dette ini^liori poesie d'autori moderni, To. I, Imola, 1S17, Tip. del Se- 
min., pp. 132-41. 
Cordenons Pasquale, divista degli studi di loiOino;ione e nautiea nel 1' aria. Rovigo, Mi- 
nelli, 1875. 
In 8", ili pag. 208. 



SAGtilO DI 1511JLIOGRAFIA AERONAUTICA ITALIANA 33 

Cordenons Pasquale. Le probhme de la naviaaiion aérienne. Verone, Munster, 1868. 
In-8", con 1 lav. 

— Nai'igaiioiic iu!l\in\i. Sludio. Milano, Tip. degl'Ingegneri, 1878. 

In-S" gr. (ii pp. 20, (GII I lav. Kstr. dagli A/li del ColU-gio dei;!' Ingegneri ed Architetti 
di MUiVio, anno XI, fase IV, 187S. 

— Locoino{ioìie iiclT aria. N'iccnza, tip. Reale, 1S80. 

In-i6<>, di pp. io; 
Corti Adolfo. Saggio sopra un acrostato a iiwviiiicnto on\-;oi/ta/i\ Milano, Visaj, 1821. 

Iii-S', (Il pp. 63, con un rame. 
Cessali Pietro. 5;^//' ecjiu'/iòrio esterno ed hiicnio nelle maechine aereostaiichc. Dissertazione 

fisico-matematica. Verona, per gli eredi di Marco Moroni, 1784. 

In-8°. Si vede un articolo sopra questo scritto nel Nuovo Giornale Enciclopedico di Vi- 
cenza, maggio 17S4, pag. 31; e nelle Effemeridi letterarie di Konia, a. 1785; ed altra 
importante recensione nelle Memorie lùiiiclopediche di l?ologna, anno 1S74, n. X.\X\'. 
Costa colon. Marco Antonio. Saggi, ecc. (\'edi la Bihlionr. precedente). 

Nel i8;S fu pufjblicato il secondo saggio. In-.S", pp. 90. 
Costa Paolo. .1/ valore del citi. Zambeccari, una società d' ann\i. Sonetto. (Uologna) 

l'ip. .^lasi e comp. s. a. 

Fo. voi. Il soli, porta la firma : Del citt. Paolo Costa. 
Cozzani Luigi. Avviso (f<er festeggiare il ritorno di Fr. Zainheeeari). In Bologna, nella 

stamp. Sassi (1804). 
I''o. voi. Firm.: l.'iigi Coasani. 
Daltri Bonaventura. Al valorosissimo cittadino Francesco Zambeccari ihe tenterà un se- 
condo volo acreostatico il giorno XXII Agosto MDCCCIV. Sonetto. In Bologna, 
per le stampe di Ulisse Ramponi (1804). 
Fo. voi. Il son. è fimi.: Del cittadino Sacerdote Bonaventura Daltri. 

— Air intrepido Aeronauta Fr. Zambeccari nel suo ritorno in patria dopo il volo det 

XXII .Agosto MDCCCIV. In Bologna, per le stampe del Sassi. 

Fo. voi. 
Decuppis Pompilio. Lettera al conte F. Galvani sui globi aereostatici. b'irenze. Tip. Ben- 

cini, 1854. 

In-S". 
Descrizione ( F ijuesta la) dell' esperienza della maccliina aereostatica fatta coslruire dal 

generoso promotore delle scientificìic produzioni S. E. Francesco Pesaro Cav. e Proc. 

di S. Marco, eseguitasi in *Venezia li 15 aprile 1784 dalli signori Fratelli Zanchi, 

Gran foglio volante con in testa una incisione in legno. 

— dell'Acrobata o macchina acrobatica costrutta da Francesco Orlandi di Bologna. Bo- 

logna, coi tipi del Nobile e C, 1824. 
In^", pp. 14, con tav. 

— hi., Bologna, Tip. Marsigli, 1825. 

lii-S", pp. 20. 

— esatta del globo paracadute dell' Aereonauta Flisa Garncrin, ed il suo volo in Padova. 

Padova, 1825. 

In-8°, con un bel ritratto e una tav. 

— della maccliina acreohatica costrutta da Francesco Orlandi di Bologna con ^ui lia già 

eseguiti vari esperimenti. Milano, Tip. C-arlo Dova, 1827. 
ln-8», di pp. 15, con una tav. 

— dell' Aereobata macchina aereobatica costruita dal signor Francesco Orlandi di Bologna 

La Bibliofilia, anno IX. dispensa l^-s* 



34 C. LOZZI 

con alcuni cenni itomi intorno lo Sferisterio eretto in Macerata. Macerata, per 
Gius. Mancini Cortesi, 1820. 
In 8°, di 12 e. mini, e due lav. Vedi anche Orlandi. 
Descrizione deirAereohafa macchina acreohatica costrutta dai signor Franccico Orlandi 
di Bologna. Bologna, coi tipi del Nobili, 1824. 
Jn-4», pp. 14, con lav. 

— /(/., Bologna, tip. Marsigli, 1825. 

lii-S", pp. 20. 
Discorso sopra la naviga:^ione aerea (s. 1. e a.). 
In S°, pp. 40, con uiiH tav. 

— /(/.^ Seconda edizione arricchita di aggiunte ed annotazioni interessanti. In Venezia, presso 

Domenico Fracasso, 1789. 

In 8° di pp. 38, con ima lnv. in r;ime e piccola incis. nel titolo. .Si esamina il problema se 

sia possibile far concepire al globo aereostatico di Montgolfier una direzione orizzontale 

difìerente dalla direzione del vento. 

— di un Greco giustificante io sfortunato viaggio aereo dei cittadino Fraticesco Zaiiil>ec- 

cari dedicato a S. E. il sia. co. Antonio Con/iito Za^vn^io Principe e Preside del- 
r Eccellentissinio Senato della Scttinsiilare Repubblica Jonia. \'enezia (s. t.) 1804. 
In 4". (li p|). 32. 

(Continua). G. Boffito. 



Saoo-io di Cimeli marcheoiani/" 

00 o 



I. 

Cenno della regione marchegiana. 

I.e nostre Marche, corrispondenti in gran parte aJi'.Tntico Piceno, è certamente una 
delle regioni del nostro Paese, che viemeglio presenta quasi perfetto compendio delle va- 
rietà storiche italiane. Parlando in generale del carattere dei popoli che abitano la pendice 
adriatica da! Reno al Tronto, può dirsi che tutti hanno suppergiù le stesse principali qua- 
lità, comecché variamente combinate e in grado alquanto diverso: tipo il romagnolo, 
sfumando il bolognese ed emiliano nel lombardo e nel veneziano, e il marchegiano nel 
napolitano o abruzzese da un lato (vulgo marca sporca) e nel romano dall'altro, ma un 
po' romagnolo anch'esso e un po' toscano, come l'umbro. 

Alla temperie del clima e alla situazione mediana, quasi cuore d'Italia, trova mi- 
rabile corrispondenza la temperanza dei caratteri, il senso della misura in tutte le cose, 



(l) La mostra e la breve illustrazione di questi cimeli, scelti solo dalle mie collezioni, erano state preparate e 
annunciate per la Esposizione marchegiana in Macerata pel settembre 1905 nell'adunanza annuale della R. Deputazione 
di storia patria, che doveva tenersi nella detta città, ma che poi non ebbe più luogo per diversi motivi e principalmente 
per la morte dell' illustre e benemerito di lei socio segretario, prof. Ciavarini, di sempre cara ed onorata memoria. 

Si avverta che questo non è che un saggio, ossìa una scelta di poche cose, tra le moltissime, reputate le più 
adatte a dare un' idea della collezione e anche per la riproduzione figurativa in questo periodico. 



SAGGIO DI CIMELI MARCHEGIANI 



35 



il buon senso pratico, e il buon gusto artistico, e l'amor patrio, la cui prima radice è 
nel suolo natio. 

Anche oggi il marchegiano, e specialmente il pili studioso e operoso mostra poca 
fiducia in se stesso, e quando s' inurba, non s/iipiJo ma ticnido e impacciato rende un 
po' r immagine del montanaro descritto da Dante [Purg. e. XXVI). 

La mostra, per quanto modesta, di alcuni documenti, ms. autografi, stampe varie 



■'' ,4^''''^:, 



\ tò^'j^^r^ k 




III. — Kilratto di Cf.cco d'Ascoli cavato tiall'opuscolo A'ascila, vila. f'ocesso e morte di Fran- 
cesco Stabili volga) mente detto Cecco d'Ascoli, ecc. — Firenze, 171)2. 

della nostra collezione, e l'ancor più modesta esposizione che mi accint'o a farne può 
servire di prova e conferma di quanto ho sopra accennato sul carattere e sul valore e 
sulle diverse attitudini dei marchegianì. 



Bibliografia. 

La Bibliografia, come oggi è intesa ed estesa anche nelle più lontane Americhe, 
ove pure è in onore, ha preso il suo posto anche fra le discipline ausiliatrici di tutte 
le scienze ed arti, siccome quella che ne agevola i progressi mediante la indicazione 



36 



C. LOZZI 



delle sorgenti e di tutti gli scritti che si hanno in ciascuna materia, su i singoli oggetti 
delle nostre indagini. 

La Bibliografìa antica poi è anche un elemento storico, non solo per le notizie che 
si possono trarre da libri rarissimi e quasi sconosciuti, de' quali dà la pili precisa indi- 
cazione, la scoperta e la illustrazione, ma eziandio in quanto la invenzione, la ditTusione 



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EoiUuflro poeta Ce 

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III. -- Cecco d'Ascoli. l.'Aceiha. ftlilaiio, Giov. Angelo Scinzenzeler, 1514. 



e i progre.ssi della stampa, anch'essa degnissima di storia, vanno naturalmente associati 
con tutte le altre manifestazioni della civiltà, e aiuta nel modo più efficace le ricerche 
di notizie, fatti e documenti in servigio della coltura generale e della storia d'ogni ma- 
niera e disciplina, e di congeneri lavori, oltre il campo della erudizione, che diviene 
ogni giorno pili vasto, come sconfinato è lo scibile. 

Tanto ciò è vero che nell'ultimo congresso storico internazionale tenuto in Roma 
nel maggio del 190S si volle dare anche alla Bibliografia la sua debita importanza. 

Ecco il motivo per cui ho creduto pregio dell'opera cominciare da un saggio di 



SAGGIO DI CIMELI MARCHEGIANI 



37 



bibliografia antica marchegiana perché valevole da sola a dimostrare come senza la bi- 
bliografia antica non s'intende appieno la moderna, e manca alle indagini storiche uno 
de' più validi fondamenti e aiuti. 

Ecco il motivo, per cui fondai a Firenze il Bihliojilo; memore che la hne del 
medio evo comincia con la stampa e termina con la scoperta dell'America. 



i 



2^0 illultropocta ite 

tho D.ifcoli:concuiiK'ncoiiouaiiictc troui 

to;&iiobilcnciirehil}on.no:rcuillo:« 

cniéd.iro:ti.Tniulr.-. iiicoitcccióc 

cvtitpato&d.i antiquo fuo 

uclti^iooct'pbco.&c. 








III. — Ckcco d'Ascoli. l'Acerba. MìImiio, |ol)aniie de Caslelliono, \\o-. 



D'allora in poi e sorta una nobile gara presso i popoli civili per rintracciare !e 
loro origini e compiere ogni sorta di studi e di lavori, ed in ispecie per ravvivare le 
tradizioni della sapienza antica, frugando negli archivi pubblici e privati e nelle Bi- 
blioteche. 

AI Bibliofilo poi nella stessa l'irenze ò succeduta la Bibliofilia del comm. S. Leo 
Olschki, con gli stessi intenti ma con maggiori mezzi e più largo sviluppo e con isplen- 
dore d'arte; onde può dirsi che il piccolo ruscello è divenuto un fiume reale, a cui ora 
attingono tutte le nazioni sorelle nel cullo dei libri e della civiltà. È desiderabile che l'Italia 
voglia e sappia trarne miglior profitto. 



38 C. LOZZl 



III. 
Cecco d'Ascoli. 

Avrei prese le mosse dalla mia Raccolta delle edizioni del suo poema La cerba, 
raccolta la più numerosa che si conosca; impreziosita maggiormente di qualche docu- 
mento e codice e stampa affine. Ora qui debbo riferirmi al Saggio critico e bibliografico che 
sullo stesso soggetto con molte eliotipiche riproduzioni fu pubblicato in questo stesso pe- 
riodico nel 1003; del quale scritto fu pure eseguito un elegante estratto. Qui aggiungerò 

Eccal figluo] n.ìntil moto ci tempo 

E1 padre col figluol una riiirura 

Eterna che non cade mai fui tempo 

Che fìa età iprimn prcTol primo aoczc 

Et elTcr ruto per lui rien liauia 

Et fadlo ren3a lui dico e niente 

Et 50 che fc)C(fto era uita in lui' 

Et CIÒ per ^cAc confcffÉcimo nus 
Si come forma ne la mente eterna 

E m quella uita luce mai fintcrna, 

Finife il libro de Cicche Efculano di'fló 
Lacerba.lmpreffo ne lalma patria de 
ucnefia p maiflro philipo de piero ne 
gli ani del.MCCCC .LXXV[, 

ili. — Cecco d'Ascoli. L'Acerba. Venezia, l'hilipo de Piero, 1476. 
Prima edizione con data certa. 

solo che nell'altro mio libro: Cecco d'Ascoli e la mina popolare (Ascoli-Piceno, Tip. Ce- 
sari, 1904) svolsi pili ampiamente alcuni argomenti sullo stesso poeta e scienziato, e 
soprattutto quello concernente i suoi rapporti con Dante Alighieri, facendo anche la sua 
difesa dagli attacchi carducciani che fu giudicata la più completa ed esauriente in ordine 
alla taccia datagli d'essere stato invido e maligno critico del Jiviiio poema. 

Che il Carducci sia uno dei più solenni maestri di letteratura, uno dei più grandi 
poeti e critici della seconda metà del secolo scorso è indubitato e da tutti ammesso. 
Ma non tutti certamente fanno eco alla turba dei suoi adulatori, e forse egli stesso ne 
ride (i), i quali lo dichiarano infallibile e temperato in ogni suo giudizio letterario, poli- 

(l) Questo scritto fu compiuto un .inno piima Jell.i morte del Carducci, e seguita questa e compianta come uno 
de' più grandi lutti nazionali, non credo di apportare ad esso verun cambiamento. 



SAGGIO DI CIMELI MARCHEGIANI 



39 



tico, e d'ogni altro genere, anche quando si è ostinato in qualche errore manifesto, quali 
ad esempio, l'apoteosi di Crispi e della sua famiglia e nell' anatema scagliato contro 
Cecco d'Ascoli, e anche ijuando si è vendicato a misura di carbone contro i suoi 
critici. 

li Carducci nello stesso scritto critico in cui dice non bella la figura del nostro 
Cecco e lo chiama /ris/d e invidioso peJjiitc, parlando del frate Savonarola, prima d'af- 



%o §[[uflTC pofta £cco Bafco 

li co cóméto ncUiiifiac troimto i nobilmc 

re biftoJlato rcu(rto ■: emendato: i oa 

molte icon-etioni cytftpato: •: cai an 

tfquo f uo vcflifilo C)ceniplQto. 

Ci?*- ^^^' 







e 



PRIMO VI 

L principio che muoucqucftc rote. 
Sono intcUigentie feparate. 




£1 piitiL-ipio cbc inouc. l:X^:^^''TTZ<u 

inoucr.ti qucftici£lÌTOiti£ cljfipiinctpio cioc la raflionc cbc ni::o/ 



111. — Cucco d'Ascoli. L'Aceiba. 
Venezia, Francesco Hindoiii Venezia, Candido <ie Benedetto 

e Maplieo Pasini, 1535. Bindoni, 1550. 



fermare ch'egli come martire religioso e come novatore mistico, fu misero, premette 
queste parole : « salvo la reverenza debita sempre a cui nobilita il genere umano atte- 
stando col sangue suo la sua fede ». 

Questa reverenza, anzi ammirazione, a maggior titolo era dovuta al nostro (3ecco, 
che fu martire della scienza e del libero pensiero. Mentre il mistico, anzi fanatico Sa- 
vonarola, faceva bruciare i libri e gli oggetti d'arte di soggetto profano, tra i tiuali an 
che i volumi AqW Acerba del nostro Cecco. 

Nel suo scritto (Zrilica e arte^ paragonando la malignità critica del povero e mal- 
capitato Guerzoni a quella da lui supposta di Cecco d'Ascoli verso Dante, chiama di 



40 



C. LOZZI 



nuovo (]ecco d'Ascoli tristo e invidioso pedante, e dice e ripete che la sua è una tìgura 
non bdìa^ e rimprovera a Guglielmo Libri di averne fatte lodi insigni e di averlo ria- 
hilitaio. Ma che riabilitazione di Egitto ! Era forse un Crispi ? 

Egli che nelle sue prose e nei suoi versi ha tanto declamato contro la borghesia, 
in pieno parlamento doveva essere chiamato il poeta della Borghen'a dal prof. Enrico 




■JLoJllultrc poeta Ceco o ^M-^ 

fcoli con cemento dmifo in !èi iibri.M;! primo 
Sratta et lordi?» ti nsouism nte ée i Ckii. 

Nel fecondo rr.itta de la natura de la fot 

tuna e come riptéde Daiire.NcI ttiz* 

natta à Philofomia ^ (égni drlcoi 

pohumano.Nel qtto libro tratta 

del'AmoK&dell Ammali &d 

pietre pretiorc. Nel quiioirat 

a de li l^robltmi naturali circa 

b fìatentù raondana-Ntl A 

Ilo & ultimo tratta df li 

noflrafjnialrdc. 

Noujnicntttiouaio & nobilnicmc hiftorlato rtuillo 

6< tméjato ft da molte inconctn'criic «(briuro: S 

ii lanii^uo Cip ntlhgio cftmf lato. 



iUil 



wi.^ ì^M ì ì \ 






Venezia, Marchio Sessa 
e Pietro di Ravatii, 1516. 



SCOLI. L'Acerba. 

Venezia, Tacuiiio de Trino, 1519. 



Ferri, a cui nessuno può negare altezza d'ingegno e di propositi verso le classi più umili 
e popolari e i nuovi orizzonti del diritto penale. 

Lasciamo ai posteri il giudizio sulla coerenza di caratttre, e sul momento storico 
in cui, e sul motivo per cui 1' Italia ha cessato d'esser vile! 



Cesare Torto. 



Cesare Torto, non Torti, poeta lirico, vissuto tra la tìne del secolo XV e il prin- 
cipio del secolo X\'I. 



SAGGIO DI CIMELI MARCHEGIANI 



4' 



Egli è l'autore di una raccolta di liriche, sue e di altri poeti contemporanei. Edita 
in Venezia, coi tipi di H. Rusconi, 1508, in-8, e col titolo: 



nona de 
£cfar Zoito cfcn 

daprbi!io:iìHtco 




^aSernardoillici 
no Bbcdicoi'ippi 
lofopbo noug 
mente ftampata» 

£mn gratìa^ 




IV. — Cksare 'Iorto. Venezia, coi tipi di V.. Kiiscoiii, 1508. 



Questo libretto rarissimo, rimasto sconosciuto al Gamba, alla Crusca, al Panzer, 
ma non a Brunet, è di singolare inipoitanza, perché secondo il Quadrio è la prima Rac- 
colta di poesie che siasi fatta, li dedicata al marchese Andrea Matteo da Bitonto Miniscalco 
regio, al cui servigio l'Antere era qual medico. Nella dedicatoria ricorda che il dotto Mar- 
chese avea per moglie M.ma Isabella De Piccolomini della nobilissima famiglia senese 
che ha dato alla Chiesa due papi, Pio II e Pio HI. Per tale servizio, il Cantalamessa 
Carboni Giacinto, illustre letterato e storico ascolano, inclina a credeie che questo Tor/i, 
com'ei lo chiama, appaitenga pili tosto ad Ascoli Satriano che al nostro Ascoli Piceno. 

Dall'altra dedicatoria all'amica di Siena si rileva ch'egli era stato studente di me- 
dicina presso quella Università. Se fosse stato pugliese più probabilmente sarebbe andato 
all'assai più vicino studio di Salerno, tanto più rinomato del Pisano nella facoltà me- 
dica. A Siena dovette conoscere la famiglia Piccolomini e la sposa del niiniscalco regio, e 



42 



e. LOZZI 



lui stesso, indi l'origine della dedicatoria. Inoltre nelle sue poesie, per quanto toscaneg- 
gianti, qua e là ni' è parso incontrarmi in qualche voce dialettale ascolana, quale ad 
esempio: jiisto per giusto, loco per luogo, ecc. 

Laonde B. Orsini nella sua descrizione di Ascoli-Piceno (Perugia, ijqo) non esita 
ad asserirlo nativo di questa delle Marche non di quella delle Puglie. 

Aggiungasi che nella Raccolta ei comprese un marchegiano e due senesi, ma nes- 
sun poeta pugliese o napolitano. 

V. 
Lodovico Lazzarelli. 

Nato a Sanseverino delle Marche in Agosto del 1430 m. nel 1500. Poeta latino, fu 
uno del bel numero de' più rinomati umanisti. 

Autore di molti versi, compresi nelle più reputate raccolte, e principalmente del 
poemetto in esametri intitolato Bomòyx, ossia il tìlugello o baco da seta. 

Ne possediamo la prima edizione rarissima in bell'esemplare senz'alcuna nota tipo- 
grafica, ma secondo il Brunet, che fu primo a citarlo; (Romae, Silber, 1493). E in-4 di 
6 carte senz'alcuna segnatura. E dedicato ad Angelo Colocci, allora giovanetto di belle 
speranze, poi divenuto celebre. 

Fu si' apprezzato, che se ne fecero molte edizioni: Basilea, 15 18, Tiguri, 1545. 
Lo stesso Brunet, che lo descrive e ne accenna i pregi, nota che è il primo che fu scritto 
e pubblicato su questo interessante argomento. Ed è questa una prova che le nostre Marche 
si distinsero più di tutte le altre regioni della nostra Italia nella bachicultura, dalle cui 
tradizioni sempre più tìorenti il Lazzarelli trasse i suoi precetti bacologici ; imitati poi e 
ampliati da vari altri didascalici. Ascoli poi deve nei tempi nostri la sua fama e ricchezza 
principalmente alla bachicultura e massime alla selezione del seme di bachi. Come da tempi 
più antichi Eossombrone va rinomata per le sue donne esperte tilatrici di seta, le quali 
si recavano a insegnare quest'arte nella Toscana, nelle isole Ionie e in Grecia. 

Tra i canti popolari da me raccolti ve ne sono alcuni che ricordano quest'arte e 
questa industria marchegiane. 

La vita del Lazzarelli fu scritta dal letterato egregio Giovan Francesco Lancellotti 
dello Staffolo e pubblicata insieme alla Boiìibvx e ad altre poesie sue e di altri in sua 
lode nel 1765 a Jesi. 

È il Lazzarelli autore di altri poemi, tra cui De Gcnlilitim Dconiiit iiìuiginibiis di 
cui possiedo un codice bellissimo, forse autografo, certamente inedito. E scritto in versi 
esametri e pentametri, e comincia con le lodi di Federigo duca di Lirbino, a cui è 
dedicato. 

VI. 

Andrea Stagi. 

.\ndrea Stagi, o Stagio, poeta anconitano della seconda metà del secolo XV, seb- 
bene autore di un Romanzo di cavalleria in ottave e in sette libri, in cui si mostra non 
indegno precursore dell'Ariosto, pure è rimasto quasi sconosciuto. 



SAGGIO DI CIMELI MARCHEGIANI 43 



Eccone il titolo : 



© pera de Andrea Stac;i Snco^ 

nitmo '^ntitoì^ta Bm^soiuda 

%^ £iml Sracta 3.c gra 

;Bat^ghe e Znumpl;i 

cipe ^ece Laerte 

Jone. 

Con /gutia z pnmlegio* 

VI. — Andki;.\ Stagi. 

« Edition fort-rare » come dice il Briinet: un bell'esemplare ne è apparso nel catalogo 111, 
1906, del libraio De Marinis in Firenze. 

Lo stesso Brunet ne cita altra edizione, pur di \'enezia, di M. Pagano, senz'anno, 
ma di poco posteriore alla prima e non meno rara. 

Il titolo è in gotico e sotto di esso vi ha una ligura in legno rappresentante le 
Amazzoni e i guerrieri che le combattono. 

Altra Hgura in fine, rappresentante un duello tra due guerrieri a cavallo, uno dei 
quali è ferito a morte. 




\'I. — Andkha Sr,^Gl. 

Edizione non bene descritta lial Brunet, per non averne potuto esaminare verun 
scempiare. 

Nel vc'rso del frontespizio vi ha un epigramma in tre distici latini dell'anconitano 
Domenico Clemente in lode dell'autore; e altro più lungo ne aggiunge in line, dopo 
quello del concittadino Antonio Benincasa. 

L'autore poi vi premette una dedicatoria o proemio, com'ei la chiama, alle con- 
tesse de Montedoglio madonna Lisa e magnifica Alessandra schiantesche, invocandone il 
patrocinio contro gì' invidi e maligni, e facendo professione di amore platonico. 



44 



C. LOZZI 



VII. 
Eurialo d'Ascoli. 

Eurialo Morani, più noto sotto il nome di Eurialo d'Ascoli, come Francesco Stabili 
sotto quello di Cecco d'Ascoli, umanista del principio del secolo X\I, poeta in latino 




\'I1. — Eurialo d'Ascoli. Epigrammala. 
Siena per Semione da Nicolo Cartolaio, 1506. 12 Febbr. 

e in italiano e compositore meraviglioso, si teca molto ammirare in Roma, dove per la 
briosa arguzia contrasse amicizia con illustri personaggi, poeti, letterati ed artisti e in 
ispecie con Benvenuto Cellini, che ne fa grandi elogi nella sua Vita 



SAGGIO DI CIMRLl MARGUEGIANI 



45 



Tutte le sue varie pubblicazioni sono rarissime, alcune introvabili. Io sono riuscito 
a farne completa raccolta, e ne diedi già un saggio descrittivo in questa Bibliofilia. 

tnripit Itbcr <QccaàùBi 





VII. - 
yUa disperala. Venezia, 1543- 

E V B. I A L O. 

jlOm'eradato spfnfare 
!l fpoi che la poucru una 
.itn d.lli'auarirudft 
tchi.difpcraro^pai 
|1 zo.ì unmfdtiìmorcpo 
I mi douea f irejetTtndo 
ni ucnuroi) capriccio 
dipublicarcqu'-llo.rhc fotCc, tn cr.i mol' 
totTirglioimioporircdi nafcondcrc ,& 
fcprlhrf mf co it'ifTo nel fecondo delle mi' 
fcneXhe f^irebbf minor male (ì.iro, di h.v 
•jcr Ciò fatto: (otto il nome di qualche 
Ptineipc. o Signore , alquaic jo hauefTì U 
predica delle mie angofcic indri:;ata.fc' 
condo il general coftume di tutti coloro, 
liquili v.on uoleiido per auentura iHor 
più f jui di quel.che 10 im fi 1. te bene egli' 
ro fon peroC merce della biió.ì forte loro) 
di gran lunga più aiiérura, ogni lor fcioc 
chczra dandofi adiftamparcfogliono, 
chi a un gran Maefìro.chi a un'alrro.inti 
Iolarla.pèrehe da 1 raorfi della inuidia lar 
cerata non fia , & t^"to inanii era 10 m- 
dato in e|ucf?o niie^penfirro.fenra più ol' 
ire confidcrare, che di già co effo difiegna 
IO hiueii 1 la fiicranra deJla mia difpetata 
nita.Maefiendoi'jprr dir fuoco alla boc 



C Eua.'.luj frandfco So;! 



AuajntMtctnarfiijrojMi. 

101 VciìuliiiuJ 
AUcnioi hctooi GirmlDc» 




Krjfi^ndcf ocell.s 



Cantu 1 aura t fomiio i murmurc i f oiiu .: Ivcfd i 

dlnljudfro'SuIpIcl';, 
I^AEnlj Mlipi-rts RjbHon pulfir.! iiuitrlub 



Cori.lbus 
ry„ml. 



3co 

s '■yJcTa tollll 
\i tubu 

Jv.!JUC<il'll.xb:i 



CjnilultT Sri J (ucMrlcliifitiiIpnuuuInii l j 
Q.U1 luf 1 rani Baa.ml» dieta Tluaiia fuU 

Kl'kiai.o d'Ascoli. 

lìpin) allunala. .Siena, 1516. 
i' pag. del 2" libro. 



eia Si noniinarla.mi corfc all'animo , che 
troppo a quella fi difdiccua un'Opera fi 
fatta , elTendoelLi . & prgli agi , S; per le 
morbidezze della Foiiuna,& per altri an' 
< bora molto p'iu degni rifpctti . da cota! 
Diiei huniori mU inconiei turta lontana, 
Kuiramenic degna di più felici auguri. 
Pi rche dopo molto hauer iiprnfatoqu.l 
lo rhe 10 in ciò far porelTi, non ritrouan' 
do ninno, ne signoic.nf G'""' huorao, 
tii Plebeo come che molti in ogni tlato, 
d'afflitti,! malcontenti uè n'habbia : che 
la (ciauia mia fi naturalmcrc rapirff nt.if 
fc, che 10 ItilTo mi'faccia uol h a me flcffo 
ultimamente dedicati a. Coli adunque foc 
IO il nome d'Eunalo , 6: a ll'ombra d Eu' 
Iialo.ifcehorala difperara iiita d Euna- 
ioifeeuradi faperfi . eoli uiua forza dalla 
inuidiarS: dalla malignità diftenderttchc 
d.dla pouetta non ha faputo mftno ad 
hura. 



VII. — KuuiALo d'Ascoli. 
l'ila disperala. Venezia, 1543. — Dedica ch'egli fa a sé stes.so. 

Eccone ora 1' elenco completo, oltre i due cimelii, di cui diamo qui riprodotti in 
fac-simili i Frontespizi : 

Stallie sopra la statua di Lacoontc. Roma, in Campo di l'iore, \'alerio Dorico, 1539. 
Stanze vane, con le stesse date. 



46 



C. LOZZI 



Lo stesso poeta, compreso in una Raccolta (ielle stanie di diversi autori. Vinegia, 
Giolito 15')-^, in-8°. Es. rarissimo distinto in carta turchina o azzurra. 

Vili. 
Annibal Caro. 

Il più purgato ed elegante scrittore tra i non nati in Toscana. 

11 suo capolavoro La traduzione dcirEiicide di Viroii/o ebbe molte edizioni anche 
illustrate, tra le quali merita speciale menzione quella di Parigi : Quillau, 17G0, fig. 2, 
voi. in-S". 

Presentiamo un beli' esemplare della edizione di piccolo e allungato formato, con 
figure in rame a ciascun libro. Roma, 1608. Le edizioni belle e artistiche non sono 




Vili. ^Annibal Caro. Traduzione dell'Eneide. Roma, 16 



quasi mai citate dalia « Crusca ». Nel front, ornato vi ha di fronte al ritratto di Vir- 
gilio, quello del Caro, a medaglione. 

IX. 
Pacifico Massimi. 

(Documenti da libri) 
Del come si possa trarre documenti da libri anche poetici se ne ha un esempio 
nella Hecateli s^ia. ossia raccolta di poesie latine giocose (e purtroppo pornografiche) di 
Pacifico Massimi, poeia ascolano del sec. XV. 



SAGGIO DI CIMELI .MARCI IlìGIANI 47 



La i" edizione ne fu fatta a Firenze dal Miscomini nel 1489, cioè quattro o cinque 
anni prima della scoperta dell'America, che segui nel 1493. 

C^on questo libro si scagiona l'America (e però va compreso nella Bihliùthcca amc- 
ricciihi veiuslissiiihi) d' avere regalala la sitìlide all' Europa per mezzo de' Francesi, che, 
secondo la leggenda ora sfatata, per primi 1' avrebbero contratta da donne americane e 
poi recata tra noi europei. 

Imperocché il Massimi in 2 cleoic ad Priapum e de matioìiaiX) fa la descrizione 
più viva e particolareggiata de' caratteri ed effetti di questa malattia, ond' era tormentato 
dandone la colpa ad una matrona ascolana. 

FINIS 

PACIFICVS 

Hccarelegiiim fuperorum grana hoc decimo co 

fumaiLir.Ec uni fati s fupciq, luficlibellus. 

Ac fi quid in hoc/aliis ueinlcgem 

dei efl:non teneo.Sancca Ma 

ria mifereremei. 

ImprefTum FlorennaiAnnogiati;^ 

M.CCCCLXXXlX.Idibus nouéb. 

per Annonium Mifchominum 

IX. — t'.\ciFico Massimi. I h-ccilolci^ia. l''irenze, Ant. Mischomiiii, 14.S9. 

È tradizione che la edizione per la sua pornogralia e maldicenza fu fatta distrug- 
gere da chi n' era colpito e dalla stessa famiglia ilei poeta, la ijuale era una delle prin- 
cipali della città di .Xscoli-Piceno. 

Indi l'irreperibilità degli esemplari secondo il Brunet ; il solo es. che nel 1850 
era passato in vendita (D'Andry) a Parigi, sebbene difettoso e mancante raggiunse, il 
prezzo di 681 franchi. 

Il mio es. è pure mancante in principio, ma le 2 suaccennate elegie storiche su 
quello scabroso argomento vi sono intatte. 

E notevole che la 2.' ediz. à^W Ihcaf.ihgiitin fb fatta a Camerino, città inarche- 
giana nel mese di maggio del 1523 dal tipografo bolognese De l'enedetti in società col 
camerte Lodovico Placidi, e questo ù il primo libro stampato in detta città. Nel luglio 
successivo lo stesso impressore pubblicò un opuscolo di poche pagine con questo titolo : 
Pacifìcits Maxiiuus poeta ascuhiiiKS .locimii Fatali Salva/io. E un'epistola in versi esametri. 
Un esempi, di questo opuscolo, rimasto, a quanto pare, sconosciuto a tutti i bibliografi, 
si è trovato ora in una miscellanea, proveniente qui in Roma dalla Biblioteca del car- 
dinale Mattei acquistata dal libraio Dottor Nardecchia. 

Il) Queste duo sono state ripoitate per intero da .\Dtonio Xuiifz Kibeyro Sanclier., a pag. 37 e scuj?. della sua 
opera Examen hiitorique sur l'apparilion de la matadìe véttèrtettHe en Europe (Paris, 1771). 



48 



C. LOZZI 



La bibliografia rettificatrice di date e notizie biografiche. 
Gaspare Caballino. 

Tra i molti esempi che si iianno di tali rettitìche vo' citarne uno, desunto dalla 
Bibliografia delle nostre Marche che a cura della R. Deputazione di Storia patria si sta 
compilando possibilmente completa. 




XII. — Gio. Francesco Angelita. I pomi ci'oto. Recanati, 1607. 



SAGGIO DI CIMELI MARCHEGIANI 



49 



Nel Dizionario biogiatico universale dt;! Passigli, leggesi : 

« Caballino Gaspare è citato dal Toppi nella sua Biblioteca napolitana come un 
celebre giureconsulto dell'Abruzzo; sotto il suo nome furono pubblicati nel sec. XV, 
i Trattati : De cvn //oi/t/uis e Mill.ìoquia iiin'> tlel francese Dumouliii ». 

Egrcgii jiivc I ///.s (.jdsp.ìi/s I Ciihiilliiii ,li I Clngiilo \ Quo,/ n/ in ■\gio \ Piciiio 
jumpnideniiac \ prof cuor ii, \ prò virtutis \ laude ora/io. \ Pj^Ìiìl. \ l^^n: 

Ora da questo opuscolo appare inaiiifeslo che il (^iballino era marchegiano, es- 
sendo nato a (Cingoli, città iu alto monte, che ha dato luogo al detto proxerbiale « non 
è ancor notte a Cingoli •> e che verso la metà del sec. X\'l, ancor giovane era l'ro- 
fessore di giurisprudenza all' ( 'niversità tli Pavia. Questa orazione poi dimostra ch'egli 
se non era un umanista, certo apparteneva alla scuola della giurisprudenza còlla. 

XI. 
Diploma a stampa. 

Istituzione del Tribunale della Rota in Macerata, ove ebbe tanta e ben meritata ce- 
lebrità, per Bolla di Sisto Papa \', Romae Bladus, i,sf><) ini'., in cui tra le principali 
città delle Marche, ricorda il suo Montalto. 

XII. 

Curiosità. 

Anche dai cosi detti libri di uiriositèi. oggi tanto ricercati in tutti i cataloghi, 
spesso si possono ricavare notizie importanti per la storia o per 1' erudizione e per altre 
varie ricerche. 




.\!I. — (;io. Fk.\ncesco A^•Ufc;I.IT.^. / fioini d'oro. Kecanati, 1(107. 



Molte se ne possono trarre dall' eruditissimo libro intitolato Pomi d' oro. che per 
1' autore Giov. Pranc. Aiigelita, e per lo stampatore, A. Braida, e pel luogo della stampa : 
Recanati, 1007, appartiene alle nostre Marche. 



50 



C. LOZZI 



Basti citare la condanna inttitta da Federigo Barbarossa ai rivoltosi milanesi di trar 
fuori coi denti dalle parti genitali d'una mula un fico. Onde vuoisi spiegata l'origine 
dell' atto sconcio del far le fiche, con cui Dante dà principio al e. XXV dell' Inferno. 

E il detto proverbiale : non vale un fico. 

Tl àA quel tempo vogliono,che ficominciafìe in Ita 
liaadirjEccotivn Fico,evoIeodoclirdi quelli fi è po- 
flòin vfo Tu non vali vn Ficojcpifcia chiarOjC fa le Fi 
che al Medico. 



L' autore conformandosi all' opinione di parecchi antichi e autorevoli interpreti 
della Bibbia ritiene che l'albero della scienza del bene e del male, ond' era adorno il 
paradiso terrestre, fosse il fico. Di vero, appena i nostri progenitori mangiarono di quel 
fruito vietato, si accorsero e vergognarono della propria nudità, e per coprirla con istin- 
tiva sollecitudine era naturale che si appigliassero alla cosa più adatta e alla loro portata, 
essendo ad essi apprestata dallo stesso oggetto del loro peccato, dalle foglie del fico. 11 
quale, per valermi delle stesse parole dell'Angelita : « Fu il primo albero, che fosse per 
proprio nome al mondo nominato, quando servi di brache per coprir le vergogne dei 
nostri primi parenti, dicendosi nella Genesi al capit. 3 : Coiìnierinit folia fniis, ci fece- 
runt il hi peii'ionuila ». 

Vi può essere curiosità, che non dico sia superiore, ma vada pari o vicina a 
questa del leggendario e peccaminoso fico?! 

XIII. 
Stampe rare a figure 

(in /coito III riVìic). 
Stemmi delle famiglie patrizie di Macerata. 
Opuscolo tìg. inciso in legno, in-4° di carte 8, contenente un seguito di 40 stemmi, 
o armi gentilizie per ordine alfabetico, senza alcuna data ma sec. XVI. 





ANICI DIil. LEONE. 



SAGGIO DI ClMHl.I MARCHEGIANl 



51 



Non se ne conosce alno esempi., essendo, a quanto dicesi, andato distrutto quello 
già posseduto d:il ("oniune di Macerata, come ne attesta il suo Bibliotecario. 

XIV. 
Le Regine di Casa Savoia. 

(Da 111! di pili io di un artista aiicoiiitaiio). 




Incisione del romano linomato iiuisore F. Villaniena, che liori in Roma sui primi 
del sec. X\'II. E tratta da lui quadro o disegno d'invenzione di Aiidicac Anconae, covìC k 
detto a pie della incisione slessa, prima del nome dell' incisore. 

Non ci è riuscito di sapere do\e si trovi 1' oiiginale di questa stampa, tiatta da 
un dipinto di .\ndrea Lilio o I.illi che soleva tìrmare i suoi quadri col solo nome di 
Andi (a di AiiCi un. 

Fu discepolo e imitatore del Barocci. I.e chiese d'Ancona sono ornate di molti 
suoi quadri. Fu valente anche ne' ritratti. 

W. 
Papi e Cardinali nati od oriundi nelle Marche. 

E un foglio volatile, tutto inciso, coi rispettivi nomi e stemmi, a cura di l'"ran- 
cesco Angelita, sino al 1607, in cui questo elenco fu pubblicalo in Recanati, patria del 
compilatore, che gli fa .seguire una dedicatoria al suo affine Monsignor Lodovico Angelita. 



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SAGGIO DI CIMKl.I MARCHKGIANI 



53 



XVI. 
Licenza di porto d' armi. 

Concessa dal Governatore dell'Armi nelle provincia della Marca verso la metà 
del sec. XVII. 

Modulo a stampa in-4° obi. i cui soliti vuoti sono riempiti a penna, con gli stemmi 
di Lui, marchese di San Michele, e del papa allora regnante, Alessandro VII, rudemente 
intagliati. 

XVll. 
Il più antico documento d' interesse marchegiano. 



t. -.u 






'lA,*Ìr»-^l 







1 



Pergamena lacera e mutila, come si vede, ma pur sempre pic^io^a, come scriveva 
1' antico possessore, d.re E. I''. Succi, proveniente dall' illustre paleografo e direttore del- 
r.Archivio veneto, coni. Carlo Malagola. 



54 C. LOZZI 

Amendiie la dicono anteriore al Mille, e reca la firma in caratteri semigotici. 

Carattere che si avvicina alle lettere onciali del sec. XIII, con la firma autografa 
Ugo dux Marchiae. Si riferisce certatnente all' epoca, in cui gran parte delle Marche 
era soggetta al ducato di Spoleto. 

Può dirsi storicamente accertato, che nell'anno 578 dell'era cristiana Ascoli ca- 
duta in potere dei Longobardi venne annessa al Ducato di Spoleto, sotto cui rimase fino 
all'ottavo secolo quando insieme con altre terre, fu donata alla Chiesa da Carlo Magno, 
il quale la dichiarò contea con dipendenza dalla Santa Sede. 

Questo Ugo, dev'esser quel desso di cui parla S. Pier Damiani, e che mori' nel 1006, 
e tenne il Ducato dopo la metà del 900. 

XVIll. 
Documento prezioso inedito e in parte autografo del sec. XIV. 

Derivazione d' acqua dal fiume Potenza. 
Questione tra il Porto del Comune di Recanati e il Comune di M.te Santo (ora Potenza picena). 

Consulto o voto legale del celeberrimo giureconsulto, autore di opere famose, let- 
tore di gius romano nello studio di Perugia, Baldo de Bartolinis. 

Consulto reso ad istanza e a favore della città e Porto di Recanati allora uniti in 
un sol comune, contro il Comune di M.te Santo, ora Potenza picena, concludendo ; 
« Comunitatem et honiines Rachaneti posse dictum (lumen Potentiae transducere et de- 
rivare ad dictum eorum portum non obstante aliqua allegatione et conductione Comuni- 
tatis et hominum de Monte Sancto ». 

È l'originale, e forse inedito e d'autografo oltre la tirma, la formola dell'atte- 
stazione, in G linee, di fronte alle quali si vede bello e intatto 

,-' f.->vrr* :>- ' ' ^ 

,--^~c - - . j[ suggello, la cui leggenda non potrebbe essere meglio conservata 

/•'.i^ " , / '■' e leggibile. 

Seguono i voti autografi firmati di altri tre giureconsulti, 

tra cui Antonio de' Vespucci, cittadino e avvocato fiorentino, della 

famiglia onde originò Americo Vespucci, il celebre navigatore, 

che diede il nome all'.\merica. 

Non c'è data, (omissione che fa torto a' quei sommi giurisperiti!) ma dev'esser 

certamente fatto entro il secolo di Dante, poiché Baldo venne a morte nell'anno 1400. 

Dopo Irnerio, i tre più famosi giureconsulti furono Citìo da Pistoia, il nostro 

Bartolo, di lui discepolo, ^ '35/ s Baldo. 

Qui importa notare altra notizia assai importante per la storia della introduzione 
della stampa nelle nostre Marche ; ed è questa : 

L'impressore Federico de' Conti che nel 18 luglio 1472 fini di stampare in Jesi 
la Commedia di Dante Alighieri, che, secondo la monografia di E. Annibaldi, ne è la 
prima edizione, nel 1475 pubblicò con le sue stampe La Lcciiira Baldi de Perosio, in- 
torno alla 2' parte del Digafo Vcccìiio. 

11 d.r Bernardo Lippi aretino, avv. nella Curia generale di Macerata riceveva 
cento copie delle letture, certamente per distribuire a questo studio e a quel Fóro, del 
pari rinomati. 

(Coniiiìi(a). C. Lozzi. 




56 



D. CIAMPOLI 



Gli Statuti (li Galeotto d' Oria j)er Castel Genovese 
ne' Frammenti di un Codice sardo del secolo XIV 



La IUblii\tili.t. voi. Vili, dispensa Io»n"|. 



Colonna 1.' 
si loi dampnu siant scritlas prò 
serradas et emendet su dannu et pa 
guent sas tenturas qui loi ant 
esser factas ateramente non si emen 
det su dannu nen pagiient sas ten 
turas. qui iicxiiiìia pcisoìui non di'piat 

[CLXXV] 

Item qui si alcuna persona intraret 
alcuna terra d' atera persona ad 1; 
orare et poi sindi mouat questi 
one contra cusse per issu pupidu 
de qui at esseret sa ditta terra inanti 
qui la laoraret cassa et poi intra 
ret a laorare et laoraret cus 
sa terra in fine ad insta rexione 
ouer sen^a licencia perdat sa ter 
ra et issu fructu de cussa si per 
deret sa questione. 
de non intrarc in iìkiina R. 
[CLXXVl] 

Item si alcuna persona intraret in al 
cuna possessione qui alcuna 
persona possideat et de cussa possessio 
ne leuaret sen^a licencia de 
su possidente ouer ultra su uolere 
suo si prima siat conoschidu 
de rexione paguet cusse 
qui in cussa at esser intradu ut 
supra est narradu assa corte de pena 
liras iij. et issa possessione siat 
torradu in podere dessu possi 
dente et poi siat intesu de rexi 
one. (/<.■ ordinare .vi.s nmiora A'. 
ICLXWIl] 

Item ordinamus qui si eligi 
ant de tres in iij. meses 
so maiores dessas vign 
as qui siant sos sosquales depiant 
esser postos prò reuider sas 



Carta 6." r. 

Colonna 2.' 
iiignas cungiadas et descungia 
das ciò est duos per habita 
clone et factu sos maiores 
depiant andare unu bandu 
per issa terra qui ciascunu qui aue 
ret uignas las depiant cun 
giare infra dies xv. qui at esser gie 
tadu su bandu et passadas sas 
dies XV. sos predittos maiores 
ciò est ciascunu in sabitacione 
sua siat tenudu andare ad vi 
sitare et vider sas dittas uignas 
sen(;a alcuna paga si sunt serra 
das o non et icussas qui ant esser 
serradas las faciant scriuer in 
corte prò serradas et simile cus 
sas qui ant esser discungiadas et 
icustu infra dies viij. et poi qui 
las aut auer uistas a pena de 
s. V. per ciascunu malore et issu 
acusadore apat su mesu des 
su bandu. de portiìrc sos N. 

[CLXXVl 11] 

Item qui cussas persones de qui ant 
esser sas uignas dadas pio ser 
radas uogiant loi conduguer dae 
cui innanti sos iurados prò re 
• uider sas uignas issoro si esserent 

bene serradas depiant portare sos 
maiores dessa habitacione issoro 
pagandolos et issos diltos ma 
iores siant tenudos andar 
ad reuiderlas si ant esser bene serra 
das scriiiantsi prò serradas 
et si non esserent cungiadas dent prò 
descungiadas et depiant auere 
prò ciascuna uigna de spichio 



^9i'.cnrf;i£»*mitiii-.>i? ^jc|.m^ 
Z?8r A* b.>nwu ne |'ì^V'<«:-r<i^<«' 

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liraw rt^i.T ifì«i -Tff htic <'Ù'*c 
tc^^ invts'Scìi-c <s5t/Tì''f©0^ 

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^2'-. 



GLI STATUTI DI GALEOTTO D'ORIA l'ER CASTEL GENOVESE 



57 



Carta 6," v. 



et de fresianu infine assa ciò 
ta s. j. prò ciascunn et dae cui in 
ueda s. ij. et dessas de lateianu 
inlina assa uigna de coniita 
capana s. |. et dae cni in susu s. j. 
et din. vj. qui sos i/hiiiìns H. 

[CLXXIXI 

Iteni qui so piedittos niaiores siant 
tenuJos et depiant faguer iu 
rare honiines prò acusare totu 
sos homines et bestiainen sos qua 
les acatarent in sas dittas uig 
nas et icussos iurados siant te 
nudos acussare infra otto dies to 
tu cussos sos quales loi ant a 
catare a pena de s. v. per ciascuna 
et qualunqua uoita et depiant an 
dare assas dittas semper quando 
sos inaiores illis ant coman 
dare. .•>/ iiLimii bcsliaiiii'iì R. 

[CLXXX] 

Item si alcunu bestiamen esseret 
acatadu in una uigna bene 
serradas et dada siat prò serradas de 
piat pagare prò ciascuna be 
stia tie die acatada s. unu de 
notte s. ij. et idtra siat tenudu 
cusse de qui at esser su bestiamen 
reclusare cussa uigna et paga 
re su dittu bandu et damnu qui 
esseret apresiadu in sa ditta uigna 
et issu acusadore hapjiat sa mesi 
tate dessu dittu bandu cum sos 
maiores dessas uignas. 

si aìaiììu cLìiitni essa fi R. 

|c;lxxxi] 

Item qui si alcunu dannu factu 
in alcuna uigna qui siat dada prò 
bene serradas et issa uigna de alcunu 



uichinu suo siat dada prò discun 
giada cusse uichinu suo unu 
cuer plus qui siant qui colinet cuui cus 
sa serrada siant tenudos rep 
pagare nmpaic equalimenle 
prò rata su dannu ma sa tentii 
ra paguet ciascuna descungia 
da. Ht si per auenlura sa uigna 
qui continat cum cussa in sa quale su 
dannu factu esseret prò serradas esser 
et dada paguet cussa discungiada 
qui at essere apressu dessa serradas. 

.s/ j/illlhì bciti<1 iSH'ÌL't R. 

[CLXXXIi] 

Ìtem i|ui alcuna bestia qui esseiet 
acatada in sa uigna diseriada 
et qui siat dada prò disserada non 
siat tenudu pagare su dannu 
nen isa tentura. 

si alcuna persona ìssii'tl ,ualaila R. 

[CLXXXlllJ 

Item si alcuna persona esseret acatada in 
alcuna uigna in tempu dessu fruc 
tu pagare depiat in sa die s. xx et 
in sa note s. xl. et issu acusadore 
appat cum sos niaiores tlessas ni 
gnas su mesu dessu bandu. 

si a.'iiD/a persona esserci 

ICLXXXIVI 

Item qui si alcunu discungiaret alcu 
na uigna ouer ortu ouer campu 
qui siant dadas prò serrad::s et prò 
uadu si li siat per testimognos 
ouer per sacramentu dissu popidu auer 
disserradu sas dittas m'gna ortu 
ouer campu studiosamente siat 
tenudo pagare prossu bandu s. 
xl et ultra ciò emendare su dannu de 
cusse de quie esseret sa ditta uigna ouer 



(Continua}. 



D. (JANU'OII. 



58 ERNESTO SPADOLINI 



Il Portolano di Grazioso Benincasa 



Dal mare e dai commerci Ancona trasse, ne' tempi antichi, riccliezza e nome; 
e come ricorda, tra le maggiori sue glorie, d'aver dato i natali a Benvenuto 
Stracca (i), che del diritto commerciale scrisse trattati pregevolissimi, cosi ha 
l'onore d'aver visto fiorire, dinanzi al suo porto frequentato da navi d'ogni paese, 
t'amigiie intere di nobili cittadini che si volsero alla mercatura, e delle scienze 
nautiche e geografiche si resero sommamente benemeriti, delineando con abilità 
carte e mappe, di grande pratica utilità a chi attraverso le acque recava la merce 
sulle maggiori piazze. Marinaio e mercante era anche Ciriaco de' Pizzecolli (2), 
cui venne fama, a' suoi tempi e ne' posteriori, dal culto dell'antichità e dall'averi 
tra i primi, gettato le basi dell'archeologia moderna. Cartografi peritissimi fu- 
rono Grazioso e Andrea Benincasa (3) ; e dopo di loro, per merito e per tempo, 
vengono i Freducci (4), de' quali Giovanni fu cavaliere di S. Stefano, ed Angelo 
ed Ottomanno ebbero in patria e fuori onori meritati. Francesco Ferretti (5) ne' 
Diporti ha dato brevi ma esatte notizie delle isole del Mediterraneo, e Miche- 
l'Angelo Marrelli ne fece il disegno in nitide incisioni. 

. In età più a noi vicina, Bartolomeo Bonomi (6) fece una carta nautica, che 
dicono aver Marcantonio, il vincitore di Lepanto, portato seco ne' suoi viaggi; 
e che conservasi nell'archivio Colonna di Roma. Bartolomeo Clerici (7), anche 
quando dalla mercatura passò alla carriera ecclesiastica, non abbandonò gli 
studi preferiti di geografia, e nel 1720 disegnò una carta della diocesi di Padova, 
nel '21 quella del Polesine e di Rovigo, e più tardi una tavola di tutte le strade 
che dal dominio veneto portavano verso la Germania. 



I due Benincasa, padre e figlio, discendono da una nobilissima famiglia. 
Il Maroni (S) afferma, non so per qual documento, che traessero origine dalla Dal- 
mazia. Da un manoscritto (q), a lui sconosciuto, della biblioteca comunale d'An- 
cona, io invece traggo la notizia che i Benincasa venner di (rubbio, e che da 
un ramo trapiantatosi a Montesicuro discese Grazioso. 



(i) L. Franchi, Benvenuto Stracca, ecc. Roma, Loescher e C, 18SS!. 

(2) E. Spadolini, // biografo di Ciriaco Pizzecolli, in « Marche » I, 70, 72. 

(3) G. Bevilacqua, Cenni storici su alcuni geoidrografi, ecc. 1862. 

(4) G. Bevilacqua, op. cit. 

(5) Diporti notturni, Dialoghi, 15S0. 

(6) C. Feroso, Ancona setnpcr optuiiorum ingeniot uni, ecc. MDCCCLXXXIII. 

(7) C. Feroso, op. cit. 

(8) Grazioso Benincasa, in « Annuario del R. Ist. Tecnico, 1884. 

(y) Licio Epirota, Tavola delle nobili famiglie d'Ancona. (Bibl. coni.). 



IL rORTULANO DI GRAZIOSO BENINCASA 59 



Le istorie cittadine parlano di Giovanni di Luciano che fu podestà a Pe- 
rugia nel 1307; di Dionisio padrone di non poclie navi e commissario nel 1440 
delle armi nella provincia della Marca per Euijenio IV ; di Stefano oratore a 
Sisto I\': di Giovanni g-overnatore dolhi Marca md 14SÒ; di l'iolro amba- 
sciatore ad Innocenzo VITI ; di Antonio di Stefano oratore alia Signoria di 
Venezia; e di Cinzio esperto nel trattar l'armi od il verso ( 1 )• Jiuoti poeta 
fu anche Antonio, ambasciatore nel 1 |Ss a Sisto IV e poi a (Jarlo Vili re 
di Francia. 

In quale anno Grazioso sia nato non sajjpiamo ; né si può accettare la con- 
gettura del Maroni, che tenendo conto del 1435. anno in cui cominciò a com- 
porre il Porfulaiio, e del 14SJ, in cui avrebbe delineata 1' ultima delle sue carte 
nautiche, fissa il 1410. Ma questa data dovrà essere di (|iuilche amio siiostata, 
perché delle opere del Beniiicas.i, conservate, l'ultima è del i i.S(), e non igno- 
riamo che mori vecchissimo. 

Il padre chiamavasi Iacopo ed era di Montesicuro, la madre era una Ca- 
sciotti di famiglia comitale. In patria (ìrazioso dovette passare soltanto i primi 
anni e quivi apprendere quella coltura, che era indispensabile a chi si dava 
all'arte del navigare e del trafficare ; e forse vi tornò soltanto quando, logora- 
tosi sulla nave e sulle carte, aspirò al riposo nella casa de' suoi. 

Indarno si cerca il suo nome fra gli atti consigliari di Ancona ; certo, se il 
viaggiare non lo avesse tenuto lontano, se il bisogno di avvicinare uomini dati 
agli studi non l'avesse fatto andare altrove, a Venezia, a Genova, gli uffici della 
piccola repubblica marinara avrebbero da lui ricevuti) onore di nome ed espe- 
rienza. Nel citato manoscritto si legge che una volta alcuni corsari lo presero 
e gli rubarono ogni cosa, e che la comunità d'Ancona riusci a toglier loro ogni 
roba. Ma « ricercata dal prefato (rratioso d'essergli restituito il suo, ad effetto 
di potere pagare li suoi debiti, non ne potè cavar mai altro che un salvacondotto 
e perciò se ne stette 28 anni a \'enegia, vivendo sempre dell'arte delle carte 
et de mapamondi ». Non potendo, per mancanza ili documenti, controllare que- 
sta notizia, crediamo di non cadere in errore dicendo che fu specialmente 
« l'arte delle carte et de mapamondi » che lo trattenne a Venezia, a Genova, 
a Roma. In patria, sposò Franca di ^Vntonio di Torello Petrenghi, da cui ebbe 
Andrea; e quando questa gli mori, passò in seconde nozze con Pollonia di Uo- 
nagiunta Bonarelli. 

Dopo molti viaggi, descritti nel Portolano, (ìrazioso fu a (ienova e vi 
delineò una carta nautica il 20 dicembre 1461 ; nel '68 era a Venezia, dove 
compose un atlante di sette carte. Ne' precedenti anni non era stato inoperoso ; 
si hanno carte sue del ()3, del 65, del 07. Nel 73 era ancora a Venezia, e 
quivi devono essere pure state delineate le carte, che portano la data del òg e 



(I) Biblioteca Picena, II, 1119 e scgg ; 1£. .Sì'ADomni, Di Cinzio /ienincasa in « Mardie » 
I, 34, 36- 



6o ERNESTO SPADOLINI 



del 71, o quelle posteriori del 73, del 76, del 1480 e del 148Q. Xel 67 compose 
un atlante a Roma, nel 70, nel 14S0 e nel 1482 era in Ancona. 

Del tìglio Andrea, che nacque probabilmente verso il 1437, rimane tut- 
tora scolpito il nome in un' iscrizione, che si legge nella parte esterna delle 
mura castellane verso il porto. Nel 1496 fu uno de' capitani, cui venne affidata 
la custodia del porto, e diresse e sorvegliò l'opera delle nuove fortificazioni 
dalla parte del mare. E se dobbiamo credere a Giovanni Fichi Tancredi (i), fu 
ai servigi della repubblica di Venezia: in una delle postille all'atlante di 
Marco Sadeler leggiamo, infatti, che « il signor cav. Andrea Benincasa dalla 
Signoria di Venezia ebbe il comando d' una galera per andare in corso ». 

l'n suo atlante di quattro carte conservasi nella biblioteca di Ginevra, 
del 147Ó, ed una carta in pergamena trovasi nel ]\Iuseo Borgiano di Roma, 
del 1508. Nel museo archeologico d'Ancona una mappa geoidrografica, lunga 
cent. Ss ed alta 50, in pergamena, porta la scritta : « Andreas Benincasae Ancon 
composuit Ancoiiae MCCCCLXXXX ». 

],c linee di proiezione sono a colori nero, rosso e verde; i contorni degli 
stati sono a colori giallo, verde e violaceo. K usata la lingua italiana ; i ca- 
ratteri sono in rosso per le città, le isole ed i porti principali ; in nero per 
tutte le altre denominazioni. Alcune isole, come Madera, Lausta, sono in oro. 
In ciascun stato è dipinta a colori la relativa bandiera. 

Son descritte 1' Europa, l'Asia Minore, e l'Affrica settentrionale (Barbarla, 
Egipto, Monte Athalante, M. de Barchi". 

Tra le isole dell'Atlantico sono notate: Scurz, Lesir, Ragrim, Bra, Lendor, 
Ledei, T.edris. Selvaga, Le spere de Irlanda, Escalis, Brascher, Arun, Isola de 
Mare. 

Fra « l'isola de mare » e il golfo di Guascogna è scritto : « In Hibernia sunt 
multe insole miraculose que sunt credende. (Juarum est una parva que vocatur 
insula do Maru in qua homines que in ea habitant nullo tempore moriuntur 
sed quando sunt senes feruntur foras insulam. In Illa insula sunt albores cjui- 
bus aves trauntur sicut ficus mature et volani. Item est ad huc alia insula que 
nomine /'ni in (jua temine que in ea habitant nullo tempore pariunt sed quando 
est tempus pariendi feruntur foras insulam et pariunt secundum mores ». 

Seguono le isole del golfo di Guascogna e lungo le coste occidentali di 
Europa e d'Affrica; poi 1' Islanda, le isole della Manica, del Mare del Xord, e 
quelle del Mediterraneo. Delle isole dell'Adriatico son segnate : .Sancto Andrea 
la Croma, Potteni, Calafetta, I,a Melida, San Nicolò, Curciola, Lausta, Pelagosa, 
Caza, Cazuola, Lena, ecc. Molte sono quelle del mar Jonio, e quelle dell'Ar- 
cipelago. Nel Mar Nero trovasi : Eidonixi, Zagori. 

Merita d'esser ricordato che nella Russia, sotto un padiglione, su trono 
dorato, è seduto T imperatore, e sotto la leggenda : « Iste imperator magnus 



(i) Postille alotiche all' allaiile di Marco Saiieler. Ancona, Morelli, 1SS3. 



II. j'O/rroLAXO di grazioso BENINCASA 6i 



tartanis appoUatur adeo potentissimus est ut et equitum quadringentorum mi- 
lium pediturn vere siiic iiuinero exorcnluiii diicat et ideo scmpor iiioratur m 
campaneis ». 

In Soria, presso ( roniorra e Sodoma, sorge il monte Sinai con sopra una 
chiesa, Santa Catarina, e sotto la leggenda : « Mons Sinai in (juo deus dedit 
Icgem Moisi et in eodom loco jacet corpus beate Catarine ». 

In Rarberia siede su trono d'oro, con asta nella destra, scudo aureo nella 
sinistra, e coronato il redi (fuinea; la leggenda dice: « Iste dominus vocatur 
Musamelli dominus iiroxincie ( hiiiun'e et est docior et nobilior dominus omnium 
istarum partium {)ropter magnani abundantiam auri ([ua liabLuidant in suam 
terram et est de progenie de Kam ». 

Neil' Egitto, presso il Cairo è designata la città di Babilonia, e appresso 
('■ figurato il Soldano con turbante in testa, e colla leggenda : « Iste soldanus 
babilonie vocatur Meleanazar et est valde magnus et potens Inter alios istius 
rogionis et [jossidet totani terram santam ». 

Accanto al Soldano è figurato un elefante, con torre sul dorso. Il mar 
Rosso è tutto dipinto in rosso. La catena dell'Atlante ù una montagna di vario 
colore. 

Questa carta di Andrea ha per noi una grande importanza, perché illustra per 
gran parte il viaggio di (Tray.ioso. Molte delle isole, toccate dal padre, figurano 
nelle carte di Andrea ; nell'Adriatico, nello Jonio e nell'Arcipelago. E tra le molte 
carte di ( rra/.ioso non mancano quello che illustrano il suo viaggio. Ma non 
crediamo, come pare abbiano anuucsso alcuni, che il I\iìiolaiio fosse [ìrovvisto 
di carte; e [ìensiamo che l'errore di (|uelli, che danno anche il numero d'esse 
carte, dipenda dal non aver luai visto il l'orfolmio e dall'aver lutti inconsciamente 
ripetuta la notizia della llH)lìot(\(i l'itcìui (il. ove si dà il numero delle carte 
onde si compone il ])reziosissimo codice, ma senza din^ che fossero geografiche. 
C^arte dai più non furono inteso por fogli, ma [)or tavole, jier carte nautiche. 

Del Poìiolaiio si parhi in molti luoghi, ma da[)|)ortutlo brevissimamente. 

Il l>cvilaci|ua dopo aver dato alcune notizie della vita di < rrtizioso. de- 
scrivo il codice, ne dà il principio, o basta: od il Marini lo segu(\ ma in com- 
penso descrive con molta diligenza le carte nautiche, correggendo anche, qua 
e là, gli Sliìdi ìììo<;rafiri r hihliogralici dell' Uzielli e delI'Amat. che non vanno 
immuni da orrori. Ed è veramente da deplorarsi che in opera di tanta im[)or- 
tanza siansi riportate notizie tolte da vecchi libri, senza vagliarlo, senza con- 
trollarle, senza ricorrere alla fonte. Nel volume secondo ò ripotuto l'errore, comune 
ad altri scrittori, e si afferma che il Portolano comprende le carte dell'Adria- 
tico, dolio Ionio, doli' Egeo, dtd Mar di Marmara, del Mediterraneo. 

l) Voi. II, 198, IMO. 



62 NOTIZIE 

Noi siamo i primi a pubblicare intero il codice ; e ci pare che meriti 
di venire alla luce, per l' importanza che ha nella storia dei Portolani, occu- 
pando quello di (Trazioso il terzo posto, per ordine di tempo, dopo l'anonimo 
della Marciana e quello di Nicolò ed Antonio Zeno ; ed anche perché ci dà 
nuove notizie per la storia del commercio in Ancona, che non è ultima delle 
città marinare del medievo. 

Il codice è cartaceo, abbastanza ben conservato, di fogli gò, alto m. 0.28, 
lar^o 0.22. Le carte hanno una forbice aperta per insegna. E scritto in lingua 
italiana, con forme dialettali, in lettere minute, con il punto dopo quasi ogni 
parola, e con le congiunzioni, gli articoli, i segnacasi uniti alla parola succes- 
siva. Le iniziali sono miniate, maiuscole e rabescate ; a minio sono egualmente 
alcune lettere o parti di lettere nella restante scrittura, tutta ad inchiostro nero, 
sbiadito per il tempo. Rare sono le abbreviature e le sigle. 

Il codice contiene il Portolano e lo Staiitto del mare ; il Portolano va dal 
foglio I al 54 e manca di otto cartf^ in fine, dalla 55 alla 62, e d'una, la 18, 
circa a metà. 

Alla carta 63 trovasi lo Statuto del Mare [i] e comincia la rubrica i" « De 
lo viaggio ordenato » ; a carta 95 finisce lo Statuto con la dichiarazione : « Lo 
soprascripto statuto apare nel libro di Ser Salvestro cancelliero del nostro 
M. Comuno di Ancona del 1397 a. e. ». Nelle carte 95 e 96 sono riferiti al- 
cuni decreti posteriori desunti dal registro del cancelliere Ser Felice, cioè 
« additi© ordinamenti de navibus forensibus ; additio ordinamenti de non one- 
rando naves forens. ; prò navigiis forensibus non onerandis ». 

Il Portolano e lo Statuto sono d'una medesima scrittura. D'altra scrittura, 
nell'ultima carta, è segnato: « La prima carta del presente libro dove si trova 
depennato è il nome dell'autore leggesi così ; in questo libro io Grazioso Be- 
nincasa. Così è stato letto da me Camillo Albertini (2) giovane della segreteria 
pubblica ». 

[Coutiiiua). Ernesto Spadolini. 



NOTIZIE 



L' ultimo lavoro di Petrarca. — Nella riproiluzione fototipica del niMnoscritto parigino 
Della villi (ti Cesare del Petrarca, I.éon Doiez cosi, nella prefazione della riuscitissima pubblic?- 
zione, scrive: « Nel suo saggio intorno al De viìis illuslribiis » del Petrarca (1891) già Pierre De 
Nolhac ha fermata, maggiormente, l'attenzione, come su una delle più importanti biografie di quella 
raccolta, sulla vita di Cesare; la (4iiale s'appartiene, tra i cimeli più preziosi, alla Bibliothèque Na- 
zionale di Parigi, e porta il N. 57S4 « des fonds latins » ; non v' ha dubbio che il manoscritto sia 



(1) Fu pubblicato da C. Ciav.\rini. Ancona, Morelli, i8i(6. 

(2) L'AlliL-rlini fu buon raccoglitore di memorie cittadine. E. Spadolini, L'Assedio di Ali- 
tila nel 17<)9, in « Archivio marchigiano del Risorgimento » n. 1, fase. I-II, pag. 9, nota. 



NOTI/! E 63 

di pugno del grande lirico italiano, l'rima die questi fosse identificato, un solo manoscritto tra le 
opere in prosa del Petrarca era conosciuto; cioè il De sui ipsiits el mìiltorum iguoran/ia che si 
trova nel Vaticano e che di recente è stato riprodotto nel sesto volutile della lìibliotheque littéraiic 
de la renaissance. Benché quest' ultima opera, abbia per il suo carattere di polemica, un aspetto 
molto più personale che non la vita di Cesare, tuttavia anche quella ha la sua particolare impor- 
tanza ; e giustamente il Kirner e il Nolhac osservano quando giovi alla fama del poeta l'essere un 
precursore della moderna critica stoiica e geografica. 

A Leon Dorez è riuscito inoltre di dimostrare che le personali caratteristiche del mano- 
scritto non restano indietro in alcun modo a cpielle del De sui ipsius et ìiiulloium ignoranlia. 11 
De Nolhac aveva già osservato dalla calligrafia, dalla diversità di scrittura, e dalla crescente tra- 
scuratezza che appare nel manoscritto, che il Petrarca aveva dapprima cominciata una copia ac- 
curata e pulita ; ma questa a poco a poco aveva tralignato in un vero abbozzo. Ma il Dorez dopo 
un diligente esame del manoscritto giunge a quest'altro resultato, al quale già aveva pensato anche 
il Nolhac: che bisogna fare un carico al Petrarca di queste sue trascuratezze, le (|nali dovrebbero 
essere la conseguenza di un periodo di debolezza .senile, in cui II poeta perseverò nel compimento 
di una sua opera, che gli stava singolarmente a cuore. 

L'afliermazione di Lombardo Della Seta che il Petrarca fo.sse stato colpito dalla morie, ap- 
punto quando lavorava con ardore alla l'ita Caesaris, (|nesta allermnzione di un testimone oculare 
in relazione con altre voci di quel tempo e inoltre il fatto che il manoscritto ste.sso s'interrompe 
nel bel mezzo d' una frase, fanno apparire molto verosimile che il manoscritto della Bibliothèque 
nationale sia precisamente il libro sul quale gli amici della piccola casa tli Arquà trovarono, nella 
notte del 18-19 luglio 1374, morto il Petrarca (exaninieìii super libro} per un attacco di epilessia 
senile, della quale in vita da vari anni sofl^riva. 

Il manoscritto apparteneva prima alla biblioteca dei principi di Carrara, passò poi nelle mani 
dei duchi di Milano e infine fu da Luigi XII portato da Pavia in Francia. L'assoluta certezza che 
questo sia tutto di mano del Petrarca, la testimonianza di Lombardo della Seta, e le commoventi 
circostanze che si collegano col manoscritto e ne riaflerniano l' identità, tutto ciò lia indotto Leon 
Dorez a far riprodurre questo pregevole monumento del secolo .XIV. Il manoscritto si chiude con 
queste parole « is ergo epistolarnni ad Attienili libro Vili »; il che non esclude la possibile sup- 
posizione che il Petrarca, a tal puntu, si ?.ia alzato pi-r prendere dalla sua biblioteca le epistole di 
Attico onde verificare il luogo della citazione e sfogliando il libro sia venuto meno su di esso. 

Les livres à figures vénitiens de la fin du XV<= siècle et du commencement 
du XVI^ — Le premier volume de cet ouvrage nionnniental dii l'rince d'KssIing, atteiidu avec 
beaucoup d' impatience, paraìtra daiis les premiers jours de juiii prochain : il se composera de 504 
pages in-folio et sera orile d'un très grand iiombre de figures et de planches hors-texte. M. de Na- 
vailles avait exposé à Mìlan plusieurs d'entre ces dernières, reproduisant des encadrements enlu- 
minés ; elles y furent admirés par les gens compétents et le jury de l'Kxpositioii a dècerne un prix 
à Pexposant en qualifiant ces superbes reprodnctioiis de travau.x calligraphiques. Il est évi- 
dent que : errare hninanitin est, mais pas à ce point-là ! I-a seule excuse de cette erreiir s'expli- 
querait par le fait (pie les gravures sont d'une finesse telle que les membres du jury n'oiit pu les 
distinguer des niiniatiires véiit.ibles. 

La collezione dantesca Franchetti. — Nella casa del compianto professore Augusto 
Franclietti, ha avuto luogo, in <|uesti giorni, la consegna alla presidenza della Società Dantesca 
Italiana di Firenze della cospicua collezione dantesca formata dal dottor Alessandro Franchetti 
intorno all'anno 1849-1874 e custodita poi e continuata amorosamente «lagli eredi di luì e in par- 
ticolar modo dal figlio professor Augusto Franchetti. Poco prima della sua morte il prof. Angusto 
Franchetti, benemerito cittadino e primo segretario delia Socie/à /dantesca /taliana, disponeva di 
accordo coi propri nipoti perché la collezione passasse in dono alla Società Dantesca per restare 
in perpetuo alla sede centrale di questa nel palazzo dell'Arte della Lana. La collezione consta di 
184- volumi e di circa 7000 opuscoli in cui è (piasi compiutamente rappresentata la serie delle edi- 



64 NOTIZIE 

zioni della Divina Commedia e delle opere minori di Dante nonché la miglior parte della lette- 
ratura critica e della erudizione svoltasi in ogni secolo intorno al poeta e alla sua opera. Parecchi 
di questi volumi sono rarissimi, e gli esemplari raccolti dal dottor Alessandro Fraiichetti sono cosi 
belli anche esteriormente per lo stHto di conservazione e per le squisite legature da contentare an- 
che i liibliotili più appassionati. Per questa donazione la Società viene in possesso di un tesoro che 
la mette al pari di tante altre collezioni dantesche messe insieme da sapienti raccoglitori. 

Alla consegna assisteva per la Società il i)residente senatore Pierro Torrisiani, il vice-presi- 
dente senatore Isidoro Del Lungo, il segretario prof. Rajua, il tesoriere prof. Guido Biagi e il bi- 
bliotecario prof. Saulelli. Per la famiglia Kranchetti erano presenti la vedova e il figlio prof. Au- 
gusto e due suoi nipoti, dottor Augusto e Umberto Kranchetti. La collezione fu presentata alla 
presidenza della società dai professori Morpurgo e Mondolfi, designati a ciò dalla famiglia. Con- 
forme gli accordi presi tra i donatori e la .Società, i libri della collezione Kranchetti saranno libe- 
ramente aperti a tutti gli studiosi e disposti in una sala del palazzo della Lana, lAo^^^ andranno 
anche i libri donati dal marchese P>oli. 

Tra cpialclie tempo, quando i libri saranno trasportati alla sede definitiva, avrà luogo la con- 
segna ufficiale. 

Con ipiesta pregevole raccolta la Società lìaiilesca porta un nuovo contributo di intellettua- 
lità alla niistra citià. 

Gli scritti di Giacomo Leopardi alla Biblioteca Nazionale di Napoli. — Alla 
Bilìlioteca Nazionale di Napoli, presenti i soci della R. Accademia di Archeologia, lettere e belle 
arti, il senatore Kilippo Mariotti, vice-presidente e cav. Ignazio Giorgi, segretario della Commis- 
sione Leopardiana, incaricati dal Ministro della pubblica istruzione, hanno consegnato al cav. Mar- 
tini bibliotecario-capo della Nazionale, i manoscritti di Giacomo Leopardi provenienti dalla ere- 
dità Ranieri, finora depositati nella Casanatense di Roma per la pubblicazione. Nel tempo stesso 
si è inaugurata la raccolta di libri, ed opuscoli leopariliaiii, donati dal senatore Zumbìno alla Na- 
zionale. 

Iscrizioni di Biblioteche. — Togliamo dall'ottima y)//«^;z'<j del 28 aprile a. e. il seguente 
articolo inteiessante dell'egr. sig. Americo Scarlatti: Sulla porta della biblioteca dell'Accademia 
di Krancia, a Villa Medici in Roma, è un'iscrizione le cui parole, forse per colpa del lapidario, 
sono malamente collocate in (juesto modo : 

A NAl'OLltON LE (IKANl), LESAKIS 
KKCONNAtSSANTS 

cosicché <la un secolo in ([ua i giovani e allegri pensionati dell' Accademia leggono invariabilmente 
A Napoleoii U' i;>aini /t'~aid > t'coi/iiaissa/t// Ouesto calembour può essere esempio di mi giuoco 
di parole ben diverso da i|uelli che ho già riportati, perché ottenuto dall'autore dell' iscrizione certa- 
mente senza volerlo. 

Kcco invece alcune altre iscrizioni di biblioteche private, assai caratteristiche. Longfellow 
sulla porta del suo studio aveva fatto scrivere : A'oii clanior, sed amor, motto che egli aveva adot- 
tato anche pel suo e.\-libris, come ebbi occasione di notare, rilevandone altresì la fonte, in un ca- 
pitolo che ho dedicato ai bisticci (i). [ules lanin, sopra uno scaffale contenente i libri a lui predi- 
letti, avf va fatto |Hnae 1' iscrizione : Mes compagnoiis de voyage, e Gilles Ménage sulla sua libreria: 
La passio!! des /io/iiii^/es gens. .Sopr:: una parete del suo studio, Goethe aveva fatto scrivere il 
motto da lui scelto come propria divisa: Oline //asf, Ohtie Rasi (senza fretta e senza tregua) (2) 
e Vittorio Alfieri, con gusto akiuanto secentesco, sopra una parete della sua biblioteca aveva fatto 
dipingere la figura di un vegliardo rappresentante il Tempo, in atto di ritraisi sbigottito dinanzi 
a un libro aperto. Sntto questa allegoria era il verso: 

Virilo non mai se non dai libri il Tempo. 

(I) Et ab hic et ab hoc. Seconda serie, pag. or e ■zi Roma, Società Editrice Laziale, 1904. 
U)'Che è pure il motto della Società Editrice Lazin.'f. 



NOTIZIE 63 

Ma poìchc le iscrizioni si prestano assai bene anrlie a motivi ornamentali nella decorazione 
(Ielle pareti e elei mobili, nelle biblioteche private diventano talvolta assai numerose. In quella bel- 
lissima niedioevale dei nobili fratelli I5agatti-Valsecclii a Milano, tutta ima lunga serie d' iscrizioni 
è posta all' ingiro della stanza e, con bellissimo eilelto, sotto la cornice del soflilto. Fra esse la più 
espressiva e appropriata parmi la seguente: Aeqnis niiii/iìs sa/is, con la quale è significato che in 
quella biblioteca vi è quanto basta per appagare un aniuio buono e onesto. Nella bil)lioteca poi 
di Gabriele D'Annunzio, nella sua villa la « Capponcina », su tutti gli scaffali si leggono dei motti 
che generalmente, come del resto gli altri molti che abbondano in ogni stanza dell'artistica di- 
mora, rivelano assai bene il carattere e la raffinata intellettualità del celebrato scrittore, come : 
< Chi '1 tenera legato? » — « Per non dormire » — /.aònin, orti et iiivetiies, e cioè lavora, chiedi 
e troverai ; concetto che parmi migliore del biblico: rulsalc et a[>fi ietiir, battete e vi sarà aperto, 
perché vi è espressa l'idea che prima di chiedere bisogna lavorare; — e quest'altra, da lui cer- 
tamente assai praticata : Lege, /fgi% lege, et relege ; leggi, leggi, leggi e rileggi. 

Non di rado nelle iscrizioni di una privata biblioteca si trova espresso il concetto che dei 
libri in essa raccolti il proprietario non intende servirsi egli solo, ma li tiene anche a disposizione 
degli altri : Non nobis soltitn. l'er lo più, però, questi altri sono soltanto gli amici : Sibi el aiiiicix. 
Invece il senatore francese Victor Schoelcher, con la buona intenzione forse di avere amico il 
mondo intero, fece porre sulla porta della biblioteca, nella sua casa naiia a Strasburgo, 1' iscri- 
zione : Pouf ioiis, el pony moi! Ma di solito, malgrado ogni buona intenzione, ([uesto concetto 
eminentemente altruislico, anche applicato ai libri, finisce in pratica, come per ogni altro bene 
personale, col rimanere soltanto.... teorico. Il più delle volte le dette iscrizioni e (luelle consimili 
non rappresentano altro che una di quelle tante piccole ipocrisie della vita sociale a cui ci si abitua 
perché si sa che, come certi inutili complimenti, non hanno valore alcuno. Meglio quindi anche 
tielle iscrizioni delle biblioteche l'onesta franchezza del canonico Francesco Maria l'ratilli di Capua, 
che, nel diciassettesimo secolo, sulla porta della sua libreria aveva fatto porre la seguente : Nane 
tni/ii, mov a/ii's, e cioè: « adesso per me, poi quando sarò morto, beninteso più tardi possibile, 
per gli altri ». E meglio magari la sfacciataggine dello .Scaligero, il quale, forse per esser stato 
troppo seccato da richieste di prestito de' suoi libri, aveva fatto scrivere a grandi caratteri nella 
prima stanza della sua biblioteca: //e ad vendenles ! ... andate da chi li vende! 

Tra le biblioteche private poi moltissime ve ne sono allatto speciali, composte soltanto di 
im dato genere di libri, e ciuindi bililioteche esclusivatuente di medicina o di giurisprudenza, tea- 
trali, militari, teologiche, di belle arti, gastronomiche, ecc., e quesle piccole biblioteche se hanno 
un motto o ascrizione, per lo più questo esprime mi concetto che si riferisce alla speciale scienza 
b arte in esse rappresentata. 

Cosi sulla porta di una stanza o sopra uno scaffale ove siano raccolti esclusivamente cata- 
loghi di libri, bibliografie e refeieiice booìa, come li chiamano gl'inglesi, e cioè libri di consulta- 
zione, non è difficile trovare l'antico motto adottato anche dalla .Società Bibliografica Italiana: 
Qui scit ubi scientia habenti est pioxiuius : chi sa ilove trovare la scienza è già vicini.ssimo a chi 
la possiede ; e nei romani palazzi quando vi è ima stanza contenente una collezione di libri di ar- 
cheologia romana, di guide, carte topografiche e piante e vedute di Roma antica e moderna, ([nasi 
sempre si legge su di una parete o sul mobile che contiene quella raccolta il motto tratto dalle 
opere latine del Petrarca : Semper altisiimus mundi veiiex Roma erit...: sarà sempre Roma la 
più alta vetta del mondo. Viceversa, chi possedesse una raccolta grande o piccola di libri d' ogni 
genere, fatta senza alcuno scopo determinato, e desiderasse un motto appropriato anche a <|uesto 
caso, che è, del resto, il più comune, potrebbe adottare l'antichissimo: lil vai ielate placet ! 

Infine, circa le iscrizioni delle biblioteche private, noterò ancora che tra queste biblioteche 
ve ne hanno talvolta delle magnifiche e splendide, con scaffali di legni preziosi, dove sono libri 
riccamente rilegati e assai bene ordinati perché nessuno li toglie mai <ìal loro posto. Queste li- 
brerie che il proprietario tiene ordinariamente come mobili di lusso a ornamento delle sue sale, 
fanno ricordare il detto di Diogene: « Avere dei libri e non leggerli è come avere dei frutti.... 
<lipinti » ; ma poiché in esse i libri giacciono come in ricchi sepolcri, anziché biblioteche, e cioè 

U ViUiofilia, anno IX, dispensa l'-j' , 



66 NOTIZIE 

ollicine del pensiero, io le cliiamerei « bibliotafii ». Per queste librerie, che di solito vanno superbe 
soltanto della loro ricchezza esteriore e del grande numero dei volumi, un'iscrizione assai appro- 
priata parmi sarebbe questa lieve variante di un famoso versetto della lìibbia: Multi vocali, panel 
ledi...: molti sono i libri qui radunali, ma pochi quelli che sono letti ! 

A completare la sua rassegna gli rimangono ancora da esporre le iscrizioni più notevoli e 
più importanti, quelle delle grandi biblioteche pubbliche ; ma di esse egli promette di occuparsi 
in un terzo e ultimo articolo su questo argomento, che, come speriamo e ci auguriamo, vedrà 
presto la luce. 

La più grande biblioteca del mondo. — Da un articolo di W. Sidebotham apparso 
in C/iambcis's Joiinial, nel febbraio scorso, l' ottima Rivista Mini'} va toglie la seguente notizia 
assai interessante : 

11 Bi ilis/i liliiseinn di Londra, con le sue impareggiabili collezioni di archeologia, di lette- 
ratura, di scienze — che ci narrano tutta la storia della civiltà — costituisce una delle meraviglie 
del mondo, non certo inferiore a quelle di cui stupivano gli antichi. 

In esso troviamo innumerevoli oggetti che ci riconducono ai tempi dei primi Faraoni 
(4000 anni avanti Cristo), della civiltà babilonese, assira, dell'antica Grecia e di Roma; e molte 
cose vi sono ancora in uno stato quasi perfetto di conservazione. Più di 50,000 volumi di mano- 
scritti, tra i quali i papiri greci e latini rinvenuti nelle tombe di antichi re, ci richiamano alla fan- 
tasia le persone che centinaia e migliaia di anni or sono li hanno laboriosamente vergati. 

Verso la mela del Settecento cessava di vivere il grande medico e scienziato Hans Sloane, 
prescrivendo che gli esecutori testamentari offrissero al Parlamento inglese la sua bella biblioteca 
e la sua vasta collezione di antichità e di opere d'arte per la sonnna di mezzo milione di franchi 
(meno della metà di quanto gli erano costate). 

Il Parlamento accettò l'offerta, e il danaro necessario fu raccolto mediante una lotteria 
pubblica. Furono emessi e venduti dei biglietti per l'importo di sette milioni e mezzo di franchi. 
Si pensava di aver provveduto in questo modo non solo alle spese necessarie pei locali, ma anche 
agli stipendi per gl'impiegati: senonché le collezioni si accrebbero con grandissima rapidità, tanto 
che si fu costretti a spendere =, milioni di franchi per 1' acquisto di nuove aree e a erigere un 
museo distinto di storia naturale a .South Kensington. 

Allorché Giorgio IV dotò la nazione inglese della biblioteca nota col nome di Biblioteca 
Reale (il cui valore sorpassava i 3 milioni di franchi e che conteneva alcune delle più grandi ra- 
rità letterarie), fu deciso di ainietterla al Museo, modificando il carattere dell'antica costruzione. 
Si eresse un nuovo edilìzio, per far posto ai 63,000 volumi donati dal re ; e tiel 1S49 s' costruì 
ancora la magnifica sala di lettura, di oltre 35,000 metri cubi, mentre le biblioteche attigue ave- 
vano una capacità complessiva poco maggiore della metà. 

La biblioteca del Bi ilish Mìiseuin contiene dai 3 ai 4 milioni di volumi, e senza contesta- 
zione è la più grande e ricca del mondo : solo la Biblioteca Nazionale di Parigi le si approssima 
per le dimensioni. Oltre a 70 chilometri di scaflali sono necessari per contenere tutti i suoi libri t 

\\\- bellezza di disegno, per eleganza architettonica e per simmetria di forma non esiste 
nessun cdifì/.io a Londra che possa gareggiare con la sala di lettura del Brilish Aluseuin. La forma 
di essa è circolare ; nel centro si trova una piattaforma alquanto rilevata, ove stanno il sovrinten- 
dente e alcuni aiutanti. Attorno alla piattaforma, alla distanza di qualche metro, sono disposte 
due file circolari di leggìi, delle quali l'esterna è lunga circa 60 metri. .Su questi leggìi stanno i 
cataloghi. Dai leggìi partono, come raggi di una ruota, i lunghi tavoli destinati ai lettori, sui quali 
I posti .sono contrassegnati da una lettera e da un mimerò che il lettore ripete sulle schede per le 
richieste: cosi i libri gli vengono portati al posto da lui scelto. 

Non è iiii()()sta alcuna limitazione nel numero dei libri che si possono avere in lettura. 



NOTIZIE 67 

Al pianlerreiio e a portata dei lettori si trovano 20,000 opere delle più lette, classifica e 
secondo i loro sojfgetti che possono consultarsi senza farne richiesta. Altri 50,01)0 volumi disposti 
in due gallerie più elevate completano cjuesta collezione. 

Presenta una scena aniniatissinia quando i 450 posti sono quasi tutti occupati, ciò che ac- 
cade cjuasi sempre nelle ore pomeridiane : allora i volumi vengono portati ai lettori da molti ra- 
gazzi adibiti a questo servizio straordinario. 

Speciali stanze sono destinate a coloro che ilesiderano consultare libri rari o manoscritti 
preziosissimi. 

'l'ra i lettori passati si ricordano Carlyle, Dickens, Huxley, Cavour, Garibaldi, (iuizot, 'l'hiers. 
Luigi Napoleone, Luij.'i h'ilippo e più recentemente C.ladstone, Wolseley, I,ubl)ock e moltis- 
simi altri. 

La sala di lettura è costruita prevalentemente in ferro, come il resto dell' edilizio. Kssa oc- 
cupa la parte centrale di un vasto quadrilatero il quale è costruito in modo da formare un vero 
labirinto di gallerie tutte piene di scattali, che contengono migliaia e migliaia ili libri. 

Per evitare il pericolo d' incendi, non è permesso in queste gallerie 1' uso di nessuna luce 
artificiale ; cosicché durante le dense nebbie, cosi persistenti a Londra nei mesi invernali, non si 
possono avere in lettura i libri che vi sono ammontali. 

Malgrado le più larghe previsioni, il numero dei volumi è andato crescendo in proporzioni 
cosi smisurate, che per poter utilizzare meglio Io spazio si è pensato di ricorrere ad armadi mo- 
bili, doppi, riempiti di libri dalle due parti e addossati gli uni agli altri in serie. 

Il valore di certi libri del Biilish Musetiiit non si potrebbe stabilire ; molti rappresentano 
le sole copie conosciute; parecchi furono pagati 125,000 franchi l'uno. 

l'robabiluiente la gemma della collezione è la Bibbia di Mazarino, che fu pubblicata verso 
lamio 1455, in latino: è il più vecchio libro stampato, completo, che si conosca. « The Dictes of 
Sayings of the l'Iiilosophers », traduzione dal francese, è il più antico volume di stampa certa- 
mente inglese. Ricordiamo ancora la traduzione di Lutero della Hibbia ; il Nuovo Testamento, che 
appartenne ad Anna Bolena ; il Codice Alessandrino, in greco (una delle due più antiche copie 
esistenti delle sacre scritture). 

I manoscritti rappresentano la più bella collezione del genere che si possegga. Tra essi v'è 
la « Bolla di papa Imiocenzo III » del 121-), con cui questo papa riceveva infeudo il Regno d'In- 
ghilterra e lo prendeva sotto la .sua protezione apostolica. 

La legge del 1S4Ì sulla proprietà letteraria, grazie alla quale il /ii i/ish J/ri.u-/iin ha diritto 
a una copia di ogni libro e di ogni giornale stampato nel Regno Unito, ha fatto allluire un nu- 
mero stragrande di pubblicazioni alia grandiosa biblioteca. Nel 17^3 essa non conteneva che 
50,000 volumi: erano 1 nì.ooo nel 1S21; ^.^^.ooo nel 1S3S ; 550.000 nel 18,8; 1,750,000 nel 189(1, 
e da allora l'aumento è stato sempre più rapido. 

L'anno scor.so il numero dei volumi e di serie di opuscoli mandati :i legare fu di 11, (183 
(inclusi 332S di giornalii, e oltre 2^,000 furono i libri fatti ristaurare. 

II numero dei giornali pubblicati nel Regno Unito, e perciò pervenuti alla biblioteca, fu 
nel i')o6 di 3261, comprendenti 221,2611 singoli numeri, senza contare i giornali esteri e coloniali 
e altre pubblicazioni. 

La sala di lettura eie gallerie circostanti costarono circa 4 milioni, e le spese per gli acquisti, 
a partire dal 1S75, furono superiori ai 25 milioni <ii franchi. Il governo è stato largo <Ii aiuti, as- 
segnando spesso .somme rilevanti.ssime alla Biblioteca: nel 1^)6 le fu assicurata per 3 milioni di 
franchi, un'estensione di terreno sufiìciente forse per un altro secolo. 

Exposition de portraits peints et dessinés du XIII" au XVII'' siécle ( à la Bi- 
bliothèque nationale. me \'ivieune). — M. lùiiile Dacier publie daus le deruier numero du A'ii/- 
lelin de l'Art Ancien et Moderne la note suivaiite : L' e.xposition de portraits, ijui vieni de s'oii- 
vrir à la Bibliothèque nationale, est la seconde d' une sèrie doni ftl. Henry Marcel a exposé l'eco- 
nomie daus la Kevitc, ;i propos de l'exposition de minìatures et d'estampes du XVIII" siede de 



68 NOTIZIE 

l'année dernière, et qui ont pour objet de faire coiinaitre au grand public les trésors trop jalou- 
semeut conservés jusqu'ici dans notre grand établissement de la tue de Riclìelieu. 

Oli sait que ces portraits aux rrayons, dont la Bibliothèque possedè une coUection incom- 
parable, jouaient au XVl" siècle un fòle analogue, dans bien des cas, à celui de nos photograpliies; 
réunis en scries, ou « cayers », ils oonstituaient des albums de célébrités conte niporaines. D'au- 
tres ont étc exécutés en vue de talileaux dont certains nous sont parvenus, et ceux-là ne sont pas 
les nioiiis intcressaiits. 

Or pour la preriiière fois, il va ètre donni- au ]iublic de pouvoir étudier cet ensemble de 
portraits dessinés, dont la vogue fut dgale au talent des maitres qui les exéculèrent. Aussi, pour 
rendre plus claire la préseutation, a-t-on divise l'exposition en quatre groupes principaux : 

1° Les débuts du XVI"" siècle, epoque de Jean Clouet (1500-15 + 0), dessins très précìs et très 
sobres, parnii lesquels on remarquera les portraits d'Agiies Sarei, du Cardinal d'Aniboist;, de Diane 
de /'oitiers, d'Henri II enfant, de Franfois A'', etc. ; 

2" L'epoque de Franc^ois Clouet (1540-1572) qui coniprend d'une part les dessins attribués 
à cet artiste, un maitre en parfaite possession de ses moyens et qui fait merveille avec le plus sim- 
ple des procédés — témoin les Coligfiy; Elisabeth de l'alois. reine d' Espagne ; Marguerite de 
Valois, reine de T^avarre; feanne d' Albret ; Charles JX, Elisabeth d' Autriche, reine de France 
dessin pour le tableau du Louvre ; Henri HI ; Gabrielle d'Estrées, — et d'autre part les dessins 
d'artistes divers, ses contemporains (Henri H, Catherine de 3Jedicis, Francois II, Marie Stuart, 
Charles IX enfant) ; 

3» L'epoque de 1573 aux premières anuées du XVII'' siècle, qui comprend d'abord des ceuvres 
d'artisles divers, groupés autour de Nicolas Quesnel (Henri HI, le Cardinal de Rets, IM Ile d'Es- 
ionteville); — puis les dessins attribués à Jean de Court : ce Latonr du XVI= siècle sera un des 
clous de l'exposition; ses portraits d'Henri IV jeune, de la ravissante Marie Tonchei et de Ga- 
brielle d'EsIrees, Icgers, délicats, enveloppés, sont autant de petites nierveilles; — des dessins al- 
tribucs à Benianiin Foulon plus gauches, plus frustes, mais encore savourenx et vrais ; — enfin 
des dessins d'artistes divers groupés autour de Pierre IJumonstier, d' un procède moins simple et 
plus cbargé, mais d'une très grande sùrelé ile facture et d'une tenue toujonrs remarquable 
(lìnclcingkain, M.lle de Canaples, le roi de Suede Charles-Custaz'e, le prinee de Conti enfant, e\.c.)\ 

4" L' epoque de D.uiiel Dumonstier allant jusqu'en 1646, et coniprenant les dessins de Du- 
monstier, fpii viennent, — comme les précédents, — d'étre dans la Kevne l'objet d'une étude de 
i\l. |.-[. Guiffrey, si nouvelle et si documentée qu'il est superflu d'y insister ici. 

A ret admirable ensemble, où revit, en méme temps que tonte une epoque, un art et des 
artistes sur lesquels 011 a beauccoup ecrit et sur lesquels pourtant il y a beaucoup encore à ap- 
prendre on a joint des portraits faisant parlie de nianuscrits et de livres eniuminés appartenant 
égalemeut aux collections de la Bibliotlièque nationale : cette sèrie compie près de deux cents nu- 
niéros ; elle précède clironologiquement les porlraits dessinés et va du Xlll'aux premières années 
du XVI"" siècle; on y a joint enfin un clioix de très beaux portraits dessinés de grands maitres 
étrangers, comme Dùrer, Hulbein, Lucas Cranach, S. Beliam, etc, qui sans prctendre constituer 
un eiisenil)le cotuplet, n'en fourniront pas moins aux amateurs d'intcressants éléments de compa- 
raison. 

Enfin, les coUectionneurs, tonjours préts à se dessaisir de leurs pièces les plus précieuses 
pour coopérer à une belle manifestalion d'.nt, la rendre plus complète et plus eloquente, ont en- 
voyé des de>isius et des peintures ; on citerà, parmi les sèries les plus remarquées, celles de M"'« 
la marquise Arconati Visconti, de M"'e la marquise de Ganay, de MM, Ed. Aynard. A. Beurdeley, 
Leon Bonnat, Doistau, Francois Flameng, Walter Gay, le baron Elmond de Rotlischild, H. Rou- 
art, le baron de Sliickler, le baron Vitta, etc. 

Per il sesto centenario di Fra Jacopone da Todi. — Dal comitato esecutivo per il 
sesto centenario di l'ra jacopune da Todi riceviamo il seguente manifesto : 

« Convenevole si stima e dovuto non meno all'alto uflìcio delle Lettere che all'afietto citta- 



NOTIZIE 69 

dillo per le illustri memorie, il tributar solenni onoranze civili a Jacopone da Todi, salutato Poeta 
in ([uella nostra democrazia dei Comuni, che iniziò l'Aprile Italico della Lingua e della Poesia. 

Sei secoli compivansi, giusta la data prevalsa, il 25 novembre del Mnd dalla morte di Ja- 
copone, e il suo nome giunto a noi attraverso una assai tarda leggenda, ma illuminato da' suoi 
cantici sentenziosi e gagliardi e per 1' unico documento superstite della sua vita, la J') o/esìa di 
Lunghezza, ben può dirsi trionfare del tempo se vien oggi proseguito ancor meglio di ammira- 
zione e riconoscenza. Le quali avverte la storia doverglisi principalmente in rispetto al singoiar 
pregio originale della sua lingua e de' suoi versi, a volte naturalmente scabri, ma spontanei animosi 
e coloriti in guisa che il Carducci ebbe a giudicarlo « il maggior lirico religioso della nostra antica 
letteratura ». Onde ancor bene si eleva in un sentimento italiano il ricordo al l'oeta di 'l'odi, le 
cui sparse canzoni, tosto imitate e ridotte alle forme di principali dialetti, alimentarono assai lun- 
gamente tutto un genere di poesia nato per il popolo. A jacopone, il (juale prima di Dante si valse 
dello spregiato volgare per alti concetti, ben venne riconosciuto anche il merito d'aver dato co- 
minciamento al Teatro italiano con le sue laudi a dialogo, insigni di un vivace contenuto dramma- 
tico : ed a lui, inspirato cantore, antichi testi e moderni autori con senso di verità attribuiscono la 
sublime elegia, Stahal lilalei . Lume egli ed esempio ai rii^idi compagni perseguitati nella libertà 
dello spirito, amnionitor severo dei potenti e dei prelati simoniaci, sorto coi cardinali Colonna 
a protestare illegittima l'elezione <li Honifazio Vili, ebbe gli eremi e il carcere a rifugio ed 
ostello. 

Appare inoltre non discorde all'ora presente, in che sotto forme novelle rigernuna e feconda 
un operoso amore per gli tmiili, l'evocazione storica del poeta francescano, inneggiante alla povertà 
volontaria, il quale pur trattando in rima argomenti mistici e ascetici volle effondervi alletti e sen- 
timenti per le misere turbe oppresse, in mezzo a cui amò vivere in ardore del prossimo, fuggendo 
fama di santità e spregiatore dispetto d'ogni vanità del mondo. 

.Si come adunque è nei voti, ci è grato annunziare per la jirinia quindicina del settembre 
190S la commemorazione secentenaria di )acopone, la ([uale ognun di noi deve attendersi avvalo- 
rata dal precipuo suo carattere di ricordo nazionale delle origini della Lingua e della Poesia ita- 
liana. Abbiamo intanto affidato unanimi e sicuri al valoroso scultore concittadino, cav. prof. Enrico 
Ouattrini, l'opera d'arte che perpetui nel bronzo l'edìgie del Poeta 'l'udertino, « Inater Jacobiis 
Beuedicti de Tudei/o », tramandataci per l'affresco attribuito a Domenico Veneziano ; e il deside- 
rato monumento che vedreni sorgere in armoniosa congiunzione all'arte prospettica d'uno de' no- 
stri palagi medievali, verrà inaugurato solennemente con 1' intervento del Comitato Onorario e 
della r. Deputazione umbra di storia patria. Altro vivo omaggio ancora e duraturo, ricco d'inte- 
re.sse storico letterario, intendiamo sia reso al nostro Poeta con la pubblicazione d' un volume di 
.Studi sull'antica poesia religiosa italiana e intorno l'arte umbra e la storia di Todi al tempo di 
Jacopone. Di già alcuni chiari scrittori hamio gentilmente promesso di collaborare a un tal liljro, 
che noi daremo in correspettivo delle offerte per il Monumento. Confidiamo iiuindi che la nostra 
impresa, consigliataci eziandio da Letterati italiani e stranieri, felicemente avvenga si a decoro e 
vantaggio de' rinnovati sludi letterali, si ad onore di Jacopone e della sua città natale, auguran- 
doci che come un giorno <la (piest'allo colle, offerente i monumenti delle civiltà etrusca romana 
medievale e del rinascimento, disiiiegaroiio le canzoni di lui il volo lungo e sicuro in molte parti 
d'Italia, fecondandovi altri germi poetici, cosi <|ui esse per le indette Onoranze al loro grande Au- 
tore ne tornino in fraterne voci di plauso e grato consentimeulo dai diversi centri di cultura italiana ». 

La produzione libraria in Germania. - 11 Dziatzko, uno specialista ben noto in 
materia di economia libraria, dà alcune cifre assai interessanti sullo sviluppo della libreria tedesca. 
Egli ha valutato la produzione delle opere stampate in Germania a 20,000 nel secolo XV, a 100,000 
nel XVI, a 200,000 nel XVII, a 500,000 nel .Wlll. Pel secolo XIX la produzione teiiesca è slata 
calcolata a 1,000,000 di opere, calcolo che però è ritenuto al di sotto del vero. La produzione li- 
braria tedesca è in continuo progressivo aumento di quasi 1000 opere all'anno; infalli da 11, jo^ 
opere, ([uante la Ciermania ne prodiiceva nel iSily, siamo, secondo le statistiche del 1906, a 30,^78. 



NOTIZIE 

Questo incessante aun\eiito della produzione letteraria sta naturalmente in rapporto col moltipli- 
carsi delle Case librarie tedesche, il cui aumento è mostrato da alcune cifre die desumiamo dalla 
Nuova A)itoU>(;ia. Nel 1791 le Case librarie tedesche sommavanci a 4r:], nel 1900 erano 93(10 e 
nel 1906 giunsero a 11,270. Inoltre vi sono attualmente in Germania 5157 stamperìe, occupanti 
44,041 persone. L'immenso movimento dell'industria del libro è certo per la Germania apporta- 
tore di grandi utili materiali ; ma ancora più grande è la utilità intellettuale che porta la coltura 
ed il sapere sotto tutte le forme e con tutti i mezzi nelle valli più remote della Germania. Lipsia, 
che è il cervello di questo poderoso movimento a cui infonde vita e vigore, occupa nn posto pri- 
vilegiato fra le città del mondo, che la fa ritenere virtualmente la metropoli del libro. 

Un giornale del 1772. — La signora Islvira D'Agnolo di Padova comunica al Giornnle 
(ù'i c'uiìosì chu è in possesso d'un giornale lilipuziano del 21 ottobre 1772 che sortiva ad Augusta 
(oggi Augsburg) città della Baviera con 75,000 abitanti (in oggi) sita sopra un colle tra d-.ie rivi, 
con stupendi palazzi, deposito d'armi del Governo, laboratori d'oro e d'argento, fabbriche di 
macchine, coltelli, pelli e<l aceto. Porta il titolo di Coiirrit'r d'Aiigsboiiig, e precisamente il 
n. L.\.\V in formalo di 17X21 in carta grossolana di filo. Qallo stesso si rileva con quale cele- 
rilà (altro che li famosa vettura Negri !) le notizie pervenivano dalle diverse parti del mondo. 
Bisogna tenere presente che il giornale porta la data del 21 ottobre 1772 e che le notizie pro- 
vengono da: Baunau en Bavière le 12 octobre, Fraglie en P,ohème le S octobre, Paris le 
12 octobre, Sniyrne en Turqine le 24 aoiit, Constantinople le 2X aoùt, Malte le 11 septembre. La 
Haye le 2 octobre, Cracovie en Autriche le 25 septembre, Lontlres le 1 octobre, Génes en Italie 
le 27 septembre. 

Per curiosità, trascriviamo quelle da Genova del 27 settembre : « Les personnes intéressées 
dans l'emprunt de 200,000 séquins, fait en cette Ville par le Roi de Pologne, ont résolu d'envoyer 
à Vienne le sieur Jean Baptiste Boccaccio, pour présenter à l'Empereur une Requéte, au sujet de 
Salines dont ses troupes se sont emparces, et qui servoient de sùrelé à cet emprunt. Le sieur Boc- 
caccio passera ensuite à Warsovie, pour prendre des assurances relativement au niéme objet ». Il 
giornale non ha direttore né gerente, ma al loro posto sta invece: « On souscrit pour le Coinriey 
ifAng sbolli' ì; le prix d'un ducat par aii, pris sur le lieu ; il se distribue deux fois la semaine, à 
l'Expedition des Gazetles du Chef Bureau des Postes Impériales d'Angsbourg ». 

L'Association des bibliothècaires franqais a tenu son assemblée generale annuelle 
le 7 avril deriiier. Un projet de icglementation legale de la siluation des bibliothèques municipa- 
les y a été hi par I\I. Aursel bibliothécaire de la ville de Dijon. Aprés discussion l'Assemblée s'est 
rangce à cet avis qiie pour toutes rèfortnes à faire dans les bibliothèques, municipale.-i ou non, le 
plus important était d'avoir un ergane permanent chargé de les prcparer. En conscquence l'As- 
semblée a éniìs le vnii qu'uii Cornile consultalif des bibliothèques fut Institué au Ministère de 
l'Instructioii pubUcpie. lille a égaleiiient éiiiis un \(lu tendant à améliorer et à rcgularìser le stage 
dans les bibliollièiiues dépeiulant de l'Etat. 

Onorificenze. — Il signor Jacques Roseuthal, nostro egregio collega ed amico di Monaco 
di Baviera, è stato recentemente insignito anche dal Governo Francese che gli conferi le Palme 
di ufficiale di Accademia. È in breve tempo la seconda decorazione che gli viene conferita, e ciò 
è prova elo<iuente del valore e ilei reali meriti del solerte antiquario ed editore bavarese al quale 
rinnoviamo, anche da queste colonne, le nostre congratulazioni vive e sincere. 

Generosa elargizione. — Diecimila marchi ha consacrato un tedesco, che volle rima- 
nere incognito, alla distribuzione dell'opera di Houston Stewart Chamberlain su Emanuele Kant, 
a pubbliche biblioteche, preferibilmente a quelle con scarsa dotazione, per l'acquisto di libri. Le 
richieste dovevano essere dirette alla casa editrice J. Bruckmann di Monaco (Baviera). 



PURBIICAZIONI DI CARATTERE 15]BI,K)GRA1TC:0 



7» 



Pubblicazioni di carattero biblioorafico 
e intorno alla storia (ielTarte tii)o,orafica 



Fonti della storia di Vt'ioua iit'l f>i-> iodo drl 1 1- 
soi giiHCiilo (i^iiO-iS-o) . I. « l'Oliti ili liil)liote- 
oa ». II. « Koiui it'.\ichivio ». (A. Avena). 
Verona, iijoh. 96 pp. 

A (jiiesla bibliografia assai importante l'egre- 
gio prof, (jiuseppe Hiadego, bibliotecario comu- 
nale di Verona, premette la seguente prefazione : 
« L'Accademia di Verona, aderendo al primo 
Congre.sso per la .Storia del Risorgimento Italia- 
no, volle nella modesta cercliià delle sue forze, 
portare un piccolo contributo al libro clie, quan- 
do tutti i materiali saranno raccolti e ordinati, 
dovià narrar l'opera mirabile che condus.se 1' 1- 
talia all' imilà, che la sollevò a dignità di na- 
zione libera e indipendente da ogni servitù, da 
ogni soggezione. 

L'Accademia di Verona accettò con animo 
lieto la proposta da me fatta, nell'adunanza del i s 
luglio di puliblicare in separato opuscolo, un in- 
dice cbe registri le fonti della storia politica tli 
Verona nel periodo del Risorgimento (1796 iX-o). 

Nella prima parte da me compilata, (della se- 
conda, /f«/i' d'Archivio, darà ragguaglio il com- 
pilatore, dott. Antonio Avena), nella pi ima parte, 
fonti di Ilihiiotcca, sono elencate nell'ordine cro- 
nologico degli avvenimenti non solo le opere e 
gli opuscoli che narrano la storia del periotlo 
suaccennato, ma anche le stampe, le incisioni 
rappresentanti gli notuini che ebbero parte no- 
tevole nella vita cittailina, i luoghi dove si svol- 
sero gli avvenimenti del tempo, le satire, le poe- 
sie d'occasione. 

Non tutti i libri che parlano di V'eron.i e che 
ricordano i fatti, gli episodi di cui essa fu teatro, 
sono legistrati. Furono omessi quegli autori, ge- 
neralmente noli, i cpiali, trattamlo un largo pe- 
riodo di storia, hanno poche pagine per Verona 
e su per giù ripetono tutti le slesse cose, senza 
recar contributo di <lali e di documenti nuovi. 
Ho cercalo invece che non sfuggissero alle mie 
indagini tutte (|Uelle stampe piccole, d'occasione, 
che furono tirate ii\ numero ristretto d'esem- 
plari e che non verniero mai poste in commer- 
cio, le quali sono manifestazione sicura dei sen- 
timenti degli interessi, dei pregiudizi, delle aspi- 
razioni d' una popolazione. NJ ho trascurato quei 
libri e (luegli opuscoli che danno notizie dell'as- 
setto economico della città, in quanto (|uelle no- 
tizie possono recar lume sulle condizioni della 
vita pubblica. 

Qualcuno o.sserverà come non ci sia propor- 
zione tra le manifestazioni liberali e le manife- 
stazioni reazionarie ; e si dorrà che troppo poche 
furono quelle in confronto di queste, l'rima di 



tutto è da rimettere che la storia si fa sui docu- 
menti e non sui sentimenti; per questo il mate- 
riale che servirà alla storia tiev' essere raccolto 
tutto e tutto messo in luce, se si vuole che luce 
piena ed intera sia fatta. K un sentimento pa- 
triottico male inteso quello di coloro che vor- 
rebbero lasciar nell'ombra e passar sotto silenzio 
certi fatti, certi nomini. .Se <iuelh che seppero leg- 
ger fin da principio nel futuro ed ebbero fede si- 
<ura nell'avvenire del proprio paese furono pochi, 
tanto più è da ammirare la costanza nel profes- 
sare, nel sostenere, nel dirtondere l' idea nazio- 
nale attraverso 1' indiHerenza, lo scetticismo co- 
mune, attraverso le delusioni e gli scoramenti, 
attraverso tutti gli ostacoli degli interessi ch'e- 
rano o si credevano oHesi. 

In secondo luogo non è a dinieiilìcare che gli 
nomini devono essere giudicati nel tempo che 
vissero ; è un altro errore grave, un altro pre- 
giudizio che dimostra poca conoscenza dell'ani- 
iiia umana, volerli giudicare con le idee nostre 
che sono frutto d' un' educazione ben diversa, e 
(|uindi ben dilfereiite dalle idee d'appena un se- 
colo e qualche volta un mezzo .secolo addietro 
siillanto. Ouale meraviglia se i nostri maggiori, 
stufi della degenerata oligarchia veneta aprirono 
deliranti le biaccia ai francesi che vennero tra 
noi gridando libertà, uguaglianza, fratellanza? 
Qual meraviglia se bastarono tlue anni appena 
perche gli applausi, gli inni si tramutassero in 
maledizioni, quando gli illusi si accorsero che 
gli apostoli dei nuovo verbo aveaiio in sommo 
(Iella bocca la libertà, ma in fondo al tuore la 
r.ipina, l'oppressione? Qual meraviglia se av- 
vezzi da secoli ad essere divi.si e soggetti, ac- 
clamarono nel 179^1 agli austriaci, come aveaiio 
acclamalo ai francesi, non comprendendo (he 
imo slranieio valeva l'altro? 

proclamò nel 1815 Alessandro Manzoni. Ma A- 
k-ssandro Manzoni apparteneva alla schiera esi- 
gua dei veggenti ; la grande maggioranza nel 
1S15, da troppo tempo alllitta da guerre che fa- 
cevano disertare le case e isterilivano i campi, 
da troppo tempo agitata da convulsioni interne, 
da mutamenti politici, credette un'altra volta di 
trovar la (piiete desiderata in una nuova servitù. 

l'U r ultima illusione: la coscienza moderna 
andavasi lentamente maturando: e il poeta del 
proclama di Kimini doveva es.sere il profeta dei 
nuovi destini ». 

Su 77 pagine l'egr- prof. (Giuseppe Hiadego de- 
scrive ben 6()o fra opere, opuscoli, pubblicazioni 
d'occasione, fogli volanti ecc. che formano le font' 



PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO 



della storia ili Verona nel risorgimento (1791')- 
i8;o), mentre nel resto del volume l'egr. dottore 
Antonio Avena descrive niinulamente tutto ciò 
che gli archivi veronesi conservano del Risor- 
gimento Nazionale cosi da presentare una guida 
a chi volesse iniziare anche in V'erona serie li- 
cerclie. 

lìott. G. Bkktoi.di. I\I. IMinuzio Felice e il ^110 

dialog,o Ottavio. Roma-Milano, 1906,^0 V)|).8". 

Con mollo interesse abbiamo letto il poderoso 
e minuzioso lavoro dell'egregio dott. G. Batt. 
Bertoldi, sul (juale attiriamo l'attenzione dei nu- 
merosi nostri lettori, e crediamo di far cosa ot- 
tima neir interesse ilei libro riproducendone la 
introduzione e l' indice : 

« Ci sono stati popoli e civiltà cosi grandi nella 
storia, che il periodo della lor decadenza baste- 
rebbe a render gloriosi altri popoli ed altre 
civiltà ; cosi grandi anzi talora, che, mentre sem- 
bravano giunli al loro tramonto, trovarono an- 
cora in sé tanta forza da trasformar se stessi 
assurgendo a nuova grandezza. Tali ci si pre- 
sentano il popolo e la civiltà di Roma per opera, 
in gran parte, tlel Cristianesimo. La decadenza 
delle latine terre, che però produsse scrittori 
come Seneca e Tacito, si può dire che s'arresti 
al principiare del IH secolo, risanguata da idee 
nuove, ila un linguaggio nuovo, quello appunto 
del Cristianesimo. Gli scrittori cristiani, propa- 
gando e difendendo le dottrine nuove, mentre 
salvavano la filosofia di Roma e ne rinnovellano 
la società, ne propagarono anche la lingua e la 
coltura, la custodirono e la difesero contro l'in- 
vasione dei barbari, cosi che essi delle latine let- 
tere, furono in certo modo i continuatori, come 
anche il Vallauri giudicò. 

Una cosa sola e' impeilisce di ammirare in essi 
una grandezza pari a quella di Tacito o di Ci- 
cerone : il disprezzo della forma, ch'essi slessi 
non celarono e di cui anzi andarono alteri, come 
potrenniio scorgere in parecchi luoghi di Cipria- 
no, di Girolamo, di Agostino, di Gregorio Ma- 
gno. Ma il difetto d'arte che è nell'eloquenza 
cristiana elei ptimi secoli, può giustificarsi con 
ragioni p:ù alte tli quelle affatto naturali e co' 
ninni alle origini tli ogni letteratura: la causa 
cioè di superiore importanza ch'essi avevano a 
trattare, l'essere stati costretti a servii si di tpiel 
volgare, che era il solo inteso dalle nioltitndiiii, 
il carattere inliiie di reazione al paganesimo, che 
dovea esser proprio di quell'età, e che diede anzi 
una tal ciuale iniproiita di originalità alla sua 
letteratura. 

Hen'é vero peraltro che tale disprezzo dell'arte 
umana fu talora fortunatamente soltanto simu- 
lato, come ci attesta l'opera di Miiiuzio Felice 
e quella di Lattanzio, il Cicerone cristiano. V. 
poi pili tardi, (juando nel secolo III e IV il Cii- 
stianesimo avià finito col trionfare, anche l'elo- 
quenza di (luegli scrittori seguirà la legge fatale 
del progresso. 



Del resto ove si voglia prescindere «iall'arte, 
altri caratteri resero questi scrittori mirabili in 
ogni tempo e di tanto superiori alla turba dei 
contemporanei: vasto ingegno, profonda eru- 
dizione, purezza di costumi, ardente fede ed en- 
tusiasmo, disprezzo della tirannide, virtù eroica 
donde un linguaggio semplice, caldo ed inspira- 
to e una forza di eloquenza greca e latina. 

Lo studio adunque di essi e della loro età ò 
importante per la storia letteraria come è più per 
quella del pensiero ; ed ha grande attrattiva, 
perchè ci offre lo spettacolo della lotta grandiosa 
fra le due istituzioni e civiltà più grandi nella 
storia, dalla cui fusione ripete le sue prime ori- 
gini la nostra stessa società e civiltà. « Her gli 
scrittori cristiani » — dice il Cantù — « comiii- 
ciossi la più splendida gara d'ingegno che il 
mond* avesse mai veduta, fra la teologia antica 
e la nuova, fra la mitologia poetica e la religio- 
ne morale, fra la vetustà che tramonta e il nuovo 
tempo che s' apre », 

Tre periodi comprende la letteratura cristiana 
primitiva : quello dei Padri apostolici nel I se- 
colo, quello degli apologisti nel II e III, e final- 
mente quello dei grandi scrittori (san Girolamo, 
sant'Ambrogio, sant'Agostino), che ne formarono 
il .secolo d'oro. I principali apologisti furonosan 
Giustino, Atenagora, Clemente Alessandrino fra 
ì Greci ; Minuzio Felice, Tertulliano, Cipriano, 
Arnohio, Lattanzio fra i Latini. 

Nella seconda metà del li secolo apparve la 
prima opera cristiana in lingua latina : essa è 
VOtiavio di Minuzio Felice. Ed io mi son pro- 
posto di brevemente illustrarla, nella speranza 
che sia opera non inutile e non indegna il far 
conoscere e additare allo studio di altri un do- 
cumento letterario e storico di tanta importanza 
benché apprezzato fin qui assai più dagli stranieri 
che dngli Italiani ». 

Segue poi la bibliografia che, per quanto in- 
completa, basta a persuadere il lettore come 
l'opera di Minuzio, malgrado la sua piccola 
mole, ha destato l' interesse dei dotti di tutti i 
tempi. L'autore ha suddivisola Bibliografia net 
seguenti capitoli : 

Origini della storia del testo. - lùlizioni e 
studi nei secoli XVII, XVI li e XIX. - Tradu- 
zioni. - .Stutli per la ricostituzione del testo. 

Il lavoro diligentissinio contiene infine gli 
studi seguenti : 

M.\RCo Mt.Nuzio Felice. - Gente Minucia. - 
Patria di Minuzio I-'elice. - Vita di Minuzio - 
Scritti di Minuzio. — L'et.'\ di Minuzio Fe- 
i.icK. — Il dialogo l' « Orx.wio ». — Sunto 
del Dialogo. - Realtà del Dialogo. — FilOsofi.\ 
E KEiJGKiNE nell' « OTTAVIO». — Miiiuzio Cri- 
stiano. — La lingua e l'arte nell' « Otta- 
vio». — Fonti filosofiche e LETtERAUiK. 

Piihlii libiiiiies, a ti eatise 011 their design, con- 
iti iiction, and littings witli a chapler on ilie 
pi inciples 0/ planning, and a snuii/iai y oy Ihe 



PUBBLICAZIONI DI CARATTlìRl- BliSI.lOGRAFICO 



73 



law by Amian L. Champneys, n. a. architect. 

200 pp. Imperiai 8.vo, witli over 100 illustra- 

tions, Clotli, gilt. 12 s. 6 ci. 

The present vvork is the only conipreheiisive 
handbook of Library Architecture in the Kii- 
glish laiiguage. A large mimber of papers, 
pariiphlets, and books have dealt with Ihe siib- 
ject in various phases and aspects, some more, 
some less fully ; but sudi incomplete and isola- 
ted sources of information have inerely emplias- 
ised the want of a complete and praticai aid to 
the Library Architect, the Librarian, aiul the 
Library committee. Siich a want the present 
work will, it is hoped, fili. 

By means of the rigid exclusion of ali irrele- 
vant and inessential nialter it has been possible 
to deal very exhauslively with eveiy detail, ami 
to produce a complete and practical yet concise 
handbook, filled with the most modem exam- 
ples and ideas, on a snbject a knowledge uf 
which has become in ihe present generation as 
necessary to the architect as to ali others con- 
cerned in the building, organisatioii, or mana- 
gement of libraries. 

Tlie arrangement of the contents has been 
dictated enlirely by considerations of practical 
utility, which are explained in a short introduc- 
toiy chapter. After this the essential subject- 
matter is at once attacked. 

Chapters li. and III. deal with ali the consi- 
derations atiecling, first, the materials and con- 
strnction ; secondly, the lighting, heating, ven- 
tilating, etc, of public libraries, in which con- 
nections the anthor hiis iiad the benefit of the 
best expert knowledge obtainable. 

In the treatment of sncli matters great care 
has been taken to avoid generalities, for instance, 
not to deal with questions of constrnction or of 
ventilation in any general manner, but with a 
special application to the snbject of this hook. 
Where, however, sudi resti ictions wouid render 
the niatter less nseful or less comprehensible 
they have been to a large extent abandoned. 

Chapters IV. and \'. deal with the filtiiigs 
and fiirnitnre required in library buildings. Of 
Illese chapters the former is devoted to a very full 
and useful treatise 011 the bookcases of eveiy 
forni nsed in pnljlic libraries, and of tlieir iiiany 
accessories ; the latter treats of library fnrnitnre. 
Library Furnitnre has been iniproved to an 
extraordinaiy txtent of recent years, and this 
cliapler is very lully illnstrated with the niosl 
modem ex;imples (ihe photograplis having in- 
deed been taken, in some cases, before the fil- 
tings were removed from the workshop). 

Chapters \'\. to IX. deal with the varions 



rooms required in public libraries in the follow- 
ing order. First, hook roonis, inchiding the 
hook stack, a device not geiierally too well 
understood by architects in this country ; se- 
condly, lending libraries, closed an<i open, both 
kinds being exhauslively dealt with; thirdly, 
reading roonis generally ; and fourthly, refe- 
rence libraries, including the reading rooms ile- 
voted to tliis department. These four chapters 
contain a large nuniber of plans and photo- 
graplis of the best examples both in ("ireat I5ri- 
tain and America. 

In Chapters X. and XI are discn.ssed, on the 
one band, the reniaining items of accommoda- 
tion for the public; 011 the other, tliose requi- 
red foj the staft and the working of the library. 
'l"he latter snbject is one which is generally very 
little understood by architects, and the malter 
contained in this chapter will be ofthe greatest 
use to them as well as to those who instrucl 
them. 

The separate items of library accommodation 
having been thus exhauslively treated, the lili- 
rary as a whole is next considered. 

Chapter Xll.deais with sudi preliniinary con- 
siderations as finance, clioìce of site, eniploy- 
ment of architects, ardiitectural competilions, 
and so on. 

Chapter Xlll.is a treatise 011 the general 
principles of public library design, in regard 
both lo planning and to aesllietic trealnient. 
It is fully illnstrated with plans and photo- 
graphs. 

In Chapter XIV. the aniounl of accommoda- 
tion to be provided in lil)raries, whether calcu- 
lated on the basis of population or 011 that oi 
iiu'ome, is discnssed, togelher with the tlisposi- 
tion of sudi accommodation, and is illnstrated 
by diagram:; and ligures. In conclnsioii, the 
chapter deais with the planning of libraries 011 
the principlc of the centrai and its branclies, an 
aspect of the snbject which is becouiiug yearly 
more and moie important. 

The first Appendix gives a list of the Acts of 
l'arliament allecting public libraries, followcd 
bv a concise snmniaiy of iheir niain provisions. 
The text of the two principal Acts is given in 
the second Appendix. 

The vaine of the hook as a woik of rcference 
is very greatly enlianced by a most accurate 
and comprehensive iiidt-x, the work of an expert, 
carried ont under the author's personal super- 
vision. The illustraiions, of which tliere are 
over a liundred, bave been the snbject of spe- 
cial care and thonght. The greatest trouble 
has been tiken lo procure the best possible 



74 



Pl'BBI.ICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO 



examples in every particulHr instance, an<l to 
present Illese in the nianner wliicli will make 
theiii niost usefiil. 

In particular, the utilily of ihe illiistrations 
lias l)een sreatly eiiliaiictxi liy the fait that iiot 
only are scalcs attaclieil to ali the platis of com- 
plete hniklings, biit tliat ihey aie ali ciian'ii to 
a unifuiìii scale, tlius facilitating ready conipa- 
risoiis and easy recogiiition of the size of the 
buildings illustrateci. 

The libraries illustrateli include niany well- 
knowu and recent examples, sudi as those at 
IsliugtoM, Hackney, Chelsea, Kettering, VVake- 
field, Kingston, Brockley, &c., designed by emi- 
nent architects, among whom may be inentio- 
ned Messrs H. T. Mare, F.R.I.B.A., J. M. Bry- 
dou, K.R.I.B.A., Alfred Cox, F.K.I.H.A., God- 
dard & Sou, A. L. Guy, K K.I.B.A. A nuniber 
of examples froni America are also given. 

\\\ addìlion to tlie plans, photographs or per- 
spectives and interior views are frequeiitly given. 
The fittings and furniture illustrated include 
examples fioni public libraries at Hornsey, Ham- 
niersmith, Kensiiigtoii, Sheffield, Eastbourne,&c., 
in addition to many ol those nientioned above. 



La Bibliothcque de l' Amateur. Guide soiiimaiye 
à ti avers les ìivres a/in'eiis tes plus estiiiiés 
et les pi incipau.v oui<iages modetues par E- 
DorAKii IvAiiiR. Paris i')o7. XLVIll, 408 pp. 
.S." gr. IO Kr. 

Il ben nolo libraio antiquario Eiloardo Rahir, 
successore di Damascène Morgand, di Parigi, ha 
avuto evidentemente lo scopo di venir in aiuto 
col suo bel libro a coloro che desiderano for- 
marsi una collezione di opere buone e prege- 
voli, ma non dispongono di sufficienti cognizioni 
per saper scegliere liall' infinito numero quelle 
che meglio corrispondono alle esigenze d'un bi- 
bliofilo esperto. Lodevole sotto ogni rapporto è 
l'intento dell'egregio collega ed amico e cre- 
diamo ch'egli vi sia anche riuscito; la notoria 
sua esperienza in fatto di libri unita al gusto 
squisito del signor Raliir per le cui mani sono 
passate le più belle e preziose rarità bibliogra- 
fiche, P hanno assecondato nel suo lavoro, e quel 
che ad altri saret>be stato difficile od impos^i■ 
bile addirittura, fu perciò da lui superato colla 
massima facilità. 

I, 'opera è divisa nei seguenti tre capitoli prin- 
cipali: |o libri ricercati per il testo, 2" lit)ri ricer- 
cati per le illustrazioni che li adornano, 3" libri 
curiosi dal punto di vista tipografico : incunabu- 
li, primi libri stampati nelle diverse città, produ- 
zioni importanti di tipografi celebri, libri distrutti 
ecc. Al secondo articolo specialmente, cioè a 
quello sui libri illustrati, l'autore ha creduto di 
dover dar la maggior importanza e questo fu per- 



ciò da lui trattato più ampiamente : egli ci offre un 
quadro cronologico dei principi dell'arte illustra- 
tiva nei libri in Germania, Italia, Olanda, Sviz- 
zera e Francia, citandone i primi ed i più impor- 
tanti e dandone dei saggi con facsimili ottima- 
mente riusciti. Dopo d'aver «lato i titoli abbre- 
viati delle opere da scegliersi per ognuna delle 
tre classi anzicitate, l'autore ce ne dà il catalogo 
ragionato coi titoli in extenso^con succinte ma 
opportune note bibliografiche. La finedell'opera 
è dedicata alle legature, con alcune poche ripro- 
duzioni dei tipi più ricercali, ai libri di prove- 
nienza celebre, coi facsimili «ielle armi dei bi- 
bliofili blasonati più famosi, e brevi parole s'oc- 
cupano pure di mano.scritti miniati, i veri gioielli 
d'una biblioteca. Il volume si chiude con un 
elenco assai ridotto dei libri di bibliografia più 
necessari al bibliofilo. 

La pubblicazione dell'esimio libraio, bibliofilo e 
bibliografo Ed. Kaliir contribuirà molto alla pro- 
pagazione dell '.-.more del libro e sarà guida sicura 
a chi ne ha la passione ed è nella fortunata po- 
sizione di potersi permettere il migliore degli 
sport, la ricerca appassionata di libri. Aggiun- 
giamo però che il desiderio di possedere tutti 
che si trovano citati nel volume del sig. Rahir, 
ornai sarebbe difficile ad appagare, anche ad onta 
di sacrifici pecuniari senza lìmite, stante l'asso- 
luta irreperibilità d'un gran numero di essi sul 
mercato librario. 

// lì/eiioh'gio di Basilio //(Cod. \'aticaiio greco 
1613I. 450 tavole in fototipia <li cui. 31Ì per 47 
con una introduzione e descrizione delle tavole. 
Testo e atlante lilegati in due volumi separati 
nello stile della Biblioteca di Altemps. Prezzo 
dei due volumi L. 400. 

Gli editori fratelli Bocca di Torino hanno pub- 
blicato or ora l'utiavo volume ilei Codicese l'ati- 
ea/iis Seletti p/iototvpice e.ipressi /iissu l'ii FP. 
X. Consilio et operacui alorniit Bibliotheeac l'a- 
tieaiiae àvé il Menologio di Basilio li. 

Il codice Vaticano greco iCii-j, generalmente 
conosciuto sotto il titolo di Menologio di Basilio li 
(976-10Ì5) è un siiiassario del mese di settembre 
a quello di febbraio, alto mm. 366, largo 2S4, 
di fogli membranacei 218. Fu portato da Co- 
stantinopoli a Lodovico Sforza duca di Milano, 
quindi acquistato dalla famiglia Sfondrati, e da 
ultimo dal cardinale Paolo Sfondrati del Titolo 
di S. Cecilia donato al Pontefice Paolo V. Questo 
codice celeberrimo, di cui, a cominciare dal Ba- 
ronio, discorsero quanti ebbero ad occuparsi, 
vuoi dell'agiografia greca, vuoi dell'arte greca 
nel medio evo, contiene 430 splendide miniature, 
mirabilmente conservate ognuna delle quali il- 
lustra la vita o il martirio di un Santo. Ne sono 
autori sette diversi artisti: Giorgio, Mena, l\Ii- 
ciiele Blacliernita, Miciiele Micros, Nestore, Pan- 
taleone, e Simeone Blaiicheriiita, i quali hanno 
apposto il loro nome a ciascuna pittura. Poche 
soltanto delle 430 miniature si trovano ripro- 



PUBBLICAZIONI DI CARATTHRK BIBI.IOGRAI'ICO 



(lotte i)t;a e là in fototipia ; le incisioni tliviilgate 
dall'Albani nella sua edizione del Menologio 
(Url)ino, 1727) sono ben lontane dal dare un' idea 
esatta, non diremo della maniera dei singoli ar- 
tisti (che è dilìicilissìina ad esser distinta anche 



sugli originali), ma del complesso delle minia- 
ture con i loro pregi e difetti. La presente è 
pertanto la prima pubblicazione dell' iutiero Me- 
nologio di lìasilio, che, sotto ogni riguardo, cor- 
nspomla alle esigenze della scienza e dell'arie. 



yenditp: pubbliche 



A Londra fu venduta all'asta dai Sotheby. 
Wllklnson & Hodgre ai 22 e 23 marzo la biblio- 
teca di William C. \'an Autuerpdi New ^■orl;. È 
ben raro il fenomeno che dall'America vengano 
portati neir Europa dei libri perche siano venduti 
all'incanto ; ciò si spiega forse che colà non esi- 
stono delle imprese dell' itiiportanza della sud- 
delia casa di Londri e che i prezzi elevatissimi 
che da parecchio tempo si pagano neh' Inghil- 
terra, specialmente per le rarità bibliografiche 
della letteratura inglese, abbia indotto il proprie- 
tario a realizzare la sua biblioteca sul mercato 
inglese. Ed invero egli non s'è ingannato, come 
i lettori s'accorgeranno dai prezzi che hanno ot- 
tenuto i capi principali della collezione che ci- 
tiamo più innanzi colle descrizioni date dal ca- 
talogo: facciamo però osservare che segnaleremo 
soltanto (luelli che hanno raggiunto o passato il 
prezzo di 1000 lire. 

La collezione si componeva di soli 243 luimeri 
che hanno fruttato la rispettabile somma di qua- 
si mezzo milione, in media dunque elica 2000 
franchi per volume. Aspra fu la .gara per l'acipii- 
sto delle prime edizioni di Shakespeare dalla 
quale usci vittorioso il noto libraio Onarilch che 
nelle due giornate ha investito un ragguarde- 
vole patrimonio nei volumi da lui accjuistati. 11 
prezzo di 90,000 lire per la prima edizione di 
Shakespeare (n. ic)i) costituisce un vero record 
negli annali del commercio librario. E da pre- 
veliere che il successo ottenuto dal sig. \'an Ant- 
werp incoraggerà qualche altro bibliofilo tra- 
satlautico a far ritornare in Europa i te.sori bi- 
bliografici accumulati per tradurli in moneta 
sonante. Siamo però sicuri che non troverà molti 
seguaci perché la massima parte dei raccogli- 
tori americani non ne ha bisogno e ne sarà sem- 
pre trattenuta dal patriottismo che è colà meglio 
inteso che nell'Europa: qui si manifesta con 
frasi altisonanti, colà con sacrifici d'ogni genere. 
E qual altro senso ha il vero patriottismo .se 
non (luello del .sacrificio? L'esempio bellissimo 
dell'America serva dunque di lezione all' Europa 
che suole scuotersi però soltanto quando l'ha 
già avuta. 



i AUot (Koberli lùigland's l'arnassus, or the 
Chuycest Flowers of Olir Mo<lerne l'oets, 
wiih their Poeticall Compaiisons, Desciip- 
tions of Ikwlies, Personages, Caslles, Palla- 
ces, IMountaines, Groves, Seas, Springs, Ki- 
vers, etc. ; Whereunto are annt.xeil other 
various discourses. botli pleasant and proH- 
table, first edition, title slightly mended, 
otherwise a large, .sound and clean copy, 
uìth some rough lower edges, crushed green 
niorocco extra, inside dentelles, g. e. by 
E. Hedford. — sni. 8vo Imprinted for N. L. 
C. 1!. and T. N. 1600. — Qiiaritch: 1000 Er. 

7 Arnold (Kichanli | London Chroniclel, begins : 
In this boolie is contcined ye names of the 
baylyfs, custos and sherefs of the cite of 
London, etc. the rare first edition black let- 
ter i;,2 li. first and last blaiik (the latter 
wanling in this copy), signs. A', A\ B', 
C-I'-', E-O", K", S-V", large. sound aiul ge- 
nuine copy, old rnssia gill. — sni. t'olio. 
[Adrien vaii Berglieli, Antwerp, 1503?] — 
Ouaritch : 312:; l-'r. 

.S Arthur. [iMalory (Sir Tlios.)] The Storye of 
the most noble and worthy Kynge Arthur, 
the wliich was the fyrst of the Worthyes 
Chrysten and also of liys nol)le and valyaunt 
Knyghtes of the roiinde 'l'able. Nevvly im- 
prynted and correrted. black letter, doublé 
columns, woodcut of .St. (ieorge on title 
and cuts in the text, title backed and slightly 
mended, corner of the nexl leafin facsimile, 
some iilain corners and margins mended, 
otherwise perfect, and generally a vety good 
copy, modem red morocco extra, g. e. sni. 
folio. Imprinted by Thomas ICast dwelling 
betweeiie. — l'aules Wliarfe and Baynardes 
Castle, n. d. — Leighton: 1000 l'"s. 

II Barbour i|ohn) The Actis and Lyfe of the 
Alaist Victorious Conquerour Robert Bruce, 
King of Scotlaiid, etc (in Verse), black let- 
ter, woodcut 011 last leaf, title wantiiig (sup- 
plied witli a nuxlern one l)y I). Laing), and 
wanis first leaf of preface, some plain cor- 



76 



VENDITE PUBBLICHE 



iiers mended, brown niorocco extra. — 8vo. 
[Imprentit at Edinburgh be Robert Lepreuik 
(,? [olin Scott), at the expensis of Henrie 
Charteris, ii7i?] — Quaritch: 3025 Fr. 
12 liarclay (Alexander) StuUifera Navis: The 
Shyp of Folys, translated cut of Lateti, 
Krenclie and Doche iiito Englyssche tonge 
by Alexander Barclay Prest, Latin and Eng- 
lish, Latin in romaii, English in biade Iet- 
tar, luimerous spirited woodcuts, begins on 
b ii and ends V 1, wants several 11. in the 
body of the boolc ; 3 li. in facsimile, some 
11. torn; sold not subject to return; wanting 
allogether 16 11. old velluni, short copy, very 
rare. — sm. folio. K. Pynson, 1 soj). — C^i^- 
ritch : 1025 Fr. 

16 Browning (Elizabeth Barrett) Soniiets, by E. 

B. B. crushed blue morocco extra, inside 
denteìles, t. e. g. enclosed in blue morocco 
slip case, by Riviere. — Readiiig (net for 
publicatjon), 1847. — Quaritch: 1025 Fr. 

17 l'unyan (John) The PiJKrini's Progress from 

this World to that vvhich is to come, the 
second part, 2 engravings, margins of title 
and iniprint slightly defective, a few mar- 
gins veiy slightly cut into, some margins 
cropped, F' defective, otherwise perfect and 
genuine thronghout, originai sheep. — r2nio, 
Printed for Nalhaniel Fonder (date torn oli; 
)an. 1, 16.S4 on reverse of title). — Quaritch: 
2000 Fr. 
iS Bunyan (|ohn)The Holy War, made by Sliad- 
dai upon Diabolus, for the Regainìng of the 
Metropolis of the World, or the Losing and 
Taking again of the Town of iNIansoul, por 
trait by R. White and folding piate (the lat- 
ter backed), originai sheep, line large and 
clean copy. — sm. Svo Printed for Oorman 
Newnian at the Poniti y, 1682. — Quaritch : 
2500 Fr. 

19 Bnrns (Robert) Poenis, Chitlly in Ihe .Scot- 

tisi! dialect, by Robert liurns, uncut in the 
originai wrappers (57» by 9 in.) in an inner 
wrapper of limp morocco, enclosed in a blue 
morocco slip case. — Svo. Kilmarnock, prin- 
ted by John Wilson, 17N6. — Quaritch : 
17,100 Fr. 

20 Piurns ik.) Poems, chietly in the -Scottish 
Dialect, portrait after Nasniyth, contempo- 
rary Scotch binding, red morocco, orna- 
mentai gilt back, and side borders enclosing 
an ornamentai ovai cartouche wUh blank 
centres, g. e. — Svo. Edinburgh, printed 
for the authorand suld by Win. Creech, 17S7. 
— Broun: 24ÌU p'r. 



22 Butler (Samuel) Hudibras, the First Part, 
written in the Time of the late Wars, first 
authorized edition, with leaf of imprimatur 
Nov. II, 1662, J. G. for R. Marriott under 
St. Ounstan's Church, Fleet St. 1663; The 
Second part by the Authour of ths First 
with leaf of imprimatur Nov. 5, lóó'j, T. R. 
for John Martyn & Jas. Allestry at the Bell 
in St. Pauls, 1(164; The Tliird and last Part, 
written by the Author of the First and Se- 
cond Parts (no imprimatur), printed for S. 
Miller in St. Pauls, 1678; togelher 3 voi. 
originai calf (part 3 not uniform but origi- 
nai), large copies with some uncut edges, 
rare. — 1663 4-7S. — Maggs: 1625 Fr. 

24 Caxton. Chronicles of Eiigland. printed by 
Caxton (fol. 1 a blank missing, fol. 2a) : [l]t) 
the yere ol thyiicarnacyon of our lord Ihu 
Crist M/CCCC, Ixxx, And in tiie xx yere of 
the Regne of kyng Edward the fourth, Atte 
request of dyuerse gei)/ tylmen I liane en- 
deuoyiyd me to enipryiite te Cro-/ nycles of 
Eiiglond, as in this book shal by the suf- 
fraunce of god/ folowe .../... (fols. S 
and 9 a blank missing, fol. loa): How the 
land of Englond was fyrst named Albyoii. 
Ami/ by wliat encheson it was so named/ . . . 
(fols. 12, 13, 15, 7 S, ■ 16, 163, 166, 177- 1 82 mis- 
sing), black letter (type no. 4), 16S (of 182) 
11., 40 long lines to the page, with signatu- 
res, but without catchword:, and foliation, 
rubricated iniiiais, etc. portion-! of d 7 and 
q missing, the foremargins of the first few 
leaves defective. two or three leaves are 
split and a few plain inner margins u-ormed 
a little, a large copy (io'/,j by 7 '/, in.) old 
calf, with the book-plate of the Earl of Jer- 
sey. — sin. folio. [William Caxton, Octo- 
ber 8, 14S2]. — Leighton: 4i'i25 Fr. 

25 Caxton (William) [Cicero 011 Old Age and 

Friendship]. « Here begyiineth the probe- 
mye (sic) upon the reducynge both ont of 
lalyn as of frensshe in to our englyssh ton- 
gue of the polytyque book named Tulliiis 
de Senectute. Whiclie iliat Tulliiis wrote 
upon the disputacioiis & Còmynycacions 
made to the piiissunt due Cato senatour of 
rome by Scipio & Lelius »; etc. (begins on 
I 2, a facsimile) ; on the recto of fol. 69 (i 3): 
« Thus endeth the boke of Tulle of old age 
translated ont ot lalyn in to fienshe by lau- 
rence a primo facto . . and enprynted by me 
symple persone William Caxton into Eng- 
lysshe at the playsir solace ande reverence 
of men growyng into olde age the xii day of 
Augnst the [yere ofour lorde M ecce i.xxxi » ; 



VENDITE PUBBLICHE 



on R)l. 70, redo la j): « llere fuleut-lh tlie 
.Silici 'l'ullius de Aniicicia traiislateil in to our 
nialernall Kiiglyssh totigue by the noble fa- 
iiioiis Krle. The Krle of Wurcester soiie & 
heyer to the lord typtoft, » etc. (eiKls on 
verso of fol. [,■•)■, 011 fol. 9.S recto (d 5): 
Here foloweth the Ar};unieiit of the decla- 
niacyon wliich laboiirelh to shewe vvherin 
hoiioure sholde reste, > ends on fol. 117; 
< l'ixjilicit per Ca.xton »; Ihick boarded brown 
morocco with antique blind stamped oriia- 
nients, g. e. enclosed ni a brown morocco 
slip case, by F. Uedforil. — sni. folio. [West- 
niinster, printed by Win. C;ixton, 14S1. — 
Quaritch: 15,000 Fr. 
31 Chaucer (GeofTry) The workes of/ Geflray 
Chaii- cer newlye priiite<l, with dy/ uers 
workes whych were/ neiier in prinl/ before:' 
As in the table more playiily/ dolh appere.' 
Cimi rriuilegici/ ad imprimendum Solimi./ • 
title williin a woodcut border on which are 
the iiiitials W. R.(Wm. Kastell) with wood- 
culs; the plaiii inner m;irj;iiis of the first 5 
leaves and the top and boltom oiies of the 
last leaf meiided, fine and very large copy 
(13 '/i by 8'/,, in.) in piirple morocco, by He- 
ring. — sm. folio printed by Wyllyani Bon-' 
halli dwelliiige at the sygne/ of the Kynges 
armes in/ Fauls Church / yarde/ 1:42. — 
Leighton: 1000 Fr. 

38 Coryat (Thos.) Coryat's Crndilies, hastilie 
gobbled up in five .Monelhs travellsin France, 
Savoy, Italy, Khetia, llelvetia, Germany and 
the Nelherlands, newly digested in the hnng- 
ry aire of Odcombe in the Connty of So- 
merset and iiow disperseci to the noiirisli- 
nient of the travelling members of tliis kiiig- 
dome [with the printed title « Three Crude 
Veines are presented in this Booke follow- 
ing, » etc. fine engraved title by Wni. Ilole, 
Prince of Wales feathers, and ali the otlier 
engravings (title and the piate of the Stras- 
burg clock slightly shaved in top niargin 
as usuai)] and green morocco, pUiin, lettered 
in gold Oli back, the crest ofTlieodore Wil- 
liams Oli sides, broail inside gilt morocco 
borders with crest, joìnts, g. e. sra. 4(0. prin- 
ted by W. S. anno domini 161 1. — Thomas: 
lOoo Fr. 

41 Cura Clericalis. (Title witliiii a border com- 
pos^-d of four pieces:) • Cura Clc-'ricalis, / 
^ Kxcusum Fondini per me V'X'iuan- dum 
de woriie, sub iiitersignio' .Solis comnioran- 
tem. Anno; .NLD.XXXIl./ (Fol. iha;) . . . / 
iCxplicit iste liber gemmis qui clarior extat./ 
(On llie reverse ^Wynkyn de Worde's mark), 



roniaii lelter, 16 leaves, 29 long lines to the 
page, with signatures and headlines but wit- 
hoiit catch words, stitched, as issued, r2tno, 
Wyiikyn de Worde, 1532 [ICxtremely rare; 
il is nnnientioiied by every bibliograplier ex- 
cept Mr. Gordon Dufl, wlio in liis « lland 
l.isis of Englisli l'rmters, » part I, notes 
that a copy is in a private library. This is 
the only otlier copy apparently kiiown. Tlie 
signatures are A and B in eiglits ; the <le- 
vice is Oibdin's no. \'IU (Typ. Ani ) ; tliere 
is no prehminary niatter, the text coninienc- 
ing on the reverse of the title.] — 
.Siella Clericornm. (Title above a wood- 
cut of Christ preacliing in llie Tempie;) 

1 -Stella de / ricorum,/ (On the reverse 17 li- 
nes of Latin verse:) 1 Ad laudem libelli./ 
. . . (Tlie text comniences on fol. 2a, and 
finishes on fol. 1 2a. On the leverse is the 
following colophon :) • Impre.ssum per me 
Winaiidnm de Worde. Anno d.ni M.D.xxxi./ 
XX. die niensis Oclobris./ (Benesth is Wyii- 
kyn de Worde's device no. 7 in Mr. (ior- 
don Diill's « Haiul I.istsof Knglish Trinters, » 
part 1), black letter, i 2 leaves, 38 long liiies 
to the page, with signatures, but without 
catcli-words, headlines and pagination, stit- 
ched, as issued, 1 21110, ib. 1531 [This appears 
to be the only perfect copy in existence of 
a little woik undescribed by bibliograpliers. 
A copy in ilie University Library, Cam- 
bridge, which, however, has a defeclive title- 
page, is the only other copy apparently 
knowii. 'The cut on the title shows Christ 
preacliing to the Doctors in the Tempie. 
Collation:A-C in fours.] — Quaritch : 2450 Fr. 

43 Daniel (.Samuel) The Works of .Sanivel Da- 
niel, newly augmented, title within a woodcut 
bortler the figures in the side of which are 
in contemporary colouriug, ruled throughout 
in red, originai linip gilt velluni, with the 
arms of Queen Klizabeth in gold 011 the 
sides, g. e. in a new russian leather chaniois 
lined wrapper, and eiiclosed in a red mo- 
rocco slip case, by Bradstreet — sm. folio, 
l'rinted for Simon Watersoii, ii'ioi. — (Jua- 
ritcli : 1 500 I'"r. 

14 Defoe (Daniel) The Life and .Strange Sur- 
prizing Adventures of Robinson Crusoe, of 
York, Mariner, etc. frontispiece ; The far- 
ther Adventures of Robin.son Crusoe, being 
the .Secoiid and Last Part of bis Life, map 
of the world, first edilioii of eacli volume, 

2 voi. uniform contemporary calf, gilt backs. 
line sides, plain edges (the first voi. slightly 
taller than the second) fine cleau and sound 



/•: 



VENDITE PUBBLICHE 



copìes. — Printetl Por W. Taylor at the Sliip in 
Paternoster Cow, 1719.— (guariteli: 4000 Fr 

41Ì Dickens (Cliarles) rostlnimous l'apers ol the 
Pickwicli Club, first edition, vvith 4; illus- 
trations by K. Seymour and Fhiz, origina) 
green morocco, g. e Svo. Cliapiiiiiii \- Hall, 
1S37. — Qnaritcli : 1275 Fr. 

66 Eden (Richard) Tlie Decades of the Newe 
Worlde or West India; conteyning the Na- 
vigalions & Conqiiestes of tlie Spa:iyardes ; 
willi the particular description of the most 
I velie and large landes and llandes lalely 
founde in the West Oceaii perteyning to the 
inheritannce of the Kinges of Sp^yne ; etc. 
written in the Latine toungeby Peter IMartyr 
of Angleria, and trar.slated into Englysshe, 
black letter (dedicated to K. Philip and Q. 
Mary of Eiigland), tille within fine Holbeiii- 
esque woodcnt border (slightly soiled) wood- 
cut initials, crnshed ciiinson niorocco extra, 
inside dcntelles, g. e. by F. Hedford, an ex- 
cellent copy, gi^nuine and sound thronghout 
sm. 4to. in aedibus Guilhelnii Powell anno 
1555 (atend); imprynted in Lumbard Street 
at the signe of the Cradle by Edwarde Sul- 
toii, anno d[ii. I\1DLV. — Ellis : 1000 Fr. 

71 l'^o.xe (yohn) Actes and Moiuiments of these 
latter and perilous dayes touching Matters 
of the Chnrch, wherein are coniprehended 
and described the Great Persecutions and 
llorrible Tronbles.... wrought and practised 
bv the Koniishe Prelates specially in Ibis 
Kealme of England and .Scotland from the 
N'ear of Onr Lourd a tliousaiule unto the 
time now present, black letter, title within 
woodcut border, nunierons cuts in the text, 
and separate, inclnding the 2 slii) cuts at 
pp. 25 and 41 not pasted, thick boarded 
brown niorocco extra, with antique gilt or- 
nanients, g. e. by Roger Coverly, thick sm. 
folio. Colophon (containing device and por- 
trait of te printer, daled 151Ì2). Iniptinted 
by John Day iKvelling over AUlersgate be- 
iieath St. M.irtins, 15IÌJ. -- Ouaiitch; 2000 Fr. 

73 Franklin ( lienj.iniin) Cato's Moral Distirhs, 
Englished in (,\)uplels (12 11.) crushed blue 
niorocco, with lich and elegant gilt tooling, 
inside de, lelles, by " The Club ISindery, " 
i')05, in niarble boaril rase. — sni. 4to. l'Iii- 
ladelphia, printeii and sold by P. I''ranklin, 
1735. — (Juarilcli : 2300 Fr. 

74 [Franklin (H.)l M. T. Ciceros Calo Major, 
or bis Discourse of old Age ; with Explaua- 
tory Notes (by l)r. I.ogan of l'hiladelphia), 
originai boards, sbeep back, unciit, encloseil 
in inorocco slip case. — sui. ito. Phihulel- 



pliia, printed and sold by 15. Franklin, 1744. 

— Oiiarit<rh : 1 t^o Fr. 

78 Goldsniith (Dr. Oliver) The l'raveller, or a 
Prospect of Society, a Poeni, crushed green 
niorocco extra, g. e. by R. de Coverly. — 
sni. 4to. l'rinted for (. Newbery in St. PauCs 
Cliurch-\ ard, 1764. — Stevens : 5400 Fr. 

So Goldsniith (Dr. O.) The Vicar of Wakefield: 
a Tale. Supposed to be wrillen by Himself, 
2 voi. crushed brown niorocco extra, with 
elaborate gilt tooling, inside denlelles, g. e. 
by Riviere. — cr. Svo. Salisbury, printed by 
B. Collins for F. Newbery in i'aternoster 
Row, I7ri6. — IMaggs: 1475 Fr. 

Si Goldsniith (Dr. O.) The Good Natur'd Man : 
a Comedy asperforiiiedat theTlieatre Royal, 
Covent Garden, by Mr. Goldsniith (wants 
lialf title). — Svo. Printed for W. Griflin in 
Catherine Street, Strand, 176S. — Quaritch : 
1900 Fr. 

53 Goldsmith (Dr. 0.)The Deserted Village, a 
Poeni by Dr. Goldsniith, first edition (with 
half-title), vignette by Isaac Taylor on tille, 
brighi calf extra, g. e. by W. l'ratt. — 4to. 
il). 1770. — .Stevens: 1250 Vr. 

54 Goldsniith (Dr. O.) .She Stoops to Conquer; 
or the Mistakes of a Night, a Comedy, as 
it is acted at the Theatre-Royal in Coveiit- 
Garden, written by Dr. Goldsmith (dedicated 
to Dr. |ohnsoii), eiitirely uiicut, in the ori- 
ginai blue paper wrappers, enclosed in fol- 
ded clolli wrapper. — Svo. Printed for F. 
Newbery, in .St. l'aul's Churchyard, 1773- 

— Quaritch : 2250 Fr. 

HC> Gray (riionias) An Elegy wrote in a Coun- 
try Chnrch ^■ard, brown crushed levaiit nio- 
rocco extra, g. e. by Riviere, enclosed in a 
new brown niorocco slip case. — 4to. Prin- 
ted for R. Dodsley in Pali Mail, 1751. — 
Quaritch : t1 25 Fr. 

y6 Hakluyt (R.) Virginia / richly vahied,/ by the 
description of the inaine land of / F~lorida, 
ber next neighbour ; / out of the foure yeeres 
continuali trauell and disconerie, /.... of/ Don 
Ferdinando de Solo-.../., ./wlierin are truly 
obserued the riches and fertilitie of those 
parts, / aboundiiig with tbings necessarie, 
pleasant, and profitable / for the life of man: 
with the natures and dispo- / sitions of the 
Inhabitants, / written by a Portugall gentle- 
man of Eluas, eniploied in / ali the action, 
and translated out of Portiigese / by Richard 
Makluyt/, with the blank leaf for signature 
A svithin a woodcut oriiament, tille repai- 
red, one or two headlines very slightly cut 
inlo, and two plain corners niended, crinison 



VENDITE PUBBLICHE 



79 



niorocco extra, g. e. by lìedford. — sin. 4to. 
Printed by Felix KyiiRston for Matthew 
Lownes/ . .. / i6oy. — Quaritcli : 1125 Fr. 

) Heibert(GeorKe)TheTempIe..Sacred Hoems, 
and Private I^jaciilations, title wilhiii wood- 
cul ornamentai border (some headiines sha- 
ved), crnshed bine rnorocco extra, inside den- 
telles, g. e. by F. Bedford. — 121110. Cam- 
bridge, printed by Tlios. liiiclc aiid Roger 
Daniel, Printers to the l iiiver^ilir, ifi,y;- 
— Stevens : 1550 Kr. 

: Herbert (Wni.) Typographical Aiitiquities : 
an llistorical Acconnt of the Origin and 
Progress of Piinting in Great Hritain and 
Irelaiid, begiiti by Jos. Anies, and conside- 
rably amended, portrait and numerons facsi- 
mile woodcuts, etc. 3 voi. bonnd in 4, old 
calf, russia back, y. e. — 4to. 17S5-90. — Do- 
bell: 6125 Fr. 

; llerrick (Robert) Hesperides or the Workes 
bolli huniaiie iS: divine, first edition, line 
fronlispiece by VV. Marshall containing a 
bnst of the Author (short but very good 
copy), bine niorocco extra, g. e. — 8vo. Prin- 
ted for John Williams iS: l'rancis Eglesfield 
in Saint l'auls Chnrch N'ard, ii'uS. — \'ouiig : 
1900 Fr. 

y Heyvvood (John) An hinidred l'4)i- , grani- 
mes. / Invented and ' niade/ by / John Hey- 
wood. / Anno Cliristi .MDI-. black letter, ti 
tle within fine ornamentai woodcnt border, 
contains 24 11- (signs. A-Ci including title 
and colophon on a .separate leal at end, red 
rnorocco gilt, g. e. by Hayes of Oxford. — 
sm. Svo. [at end] Impriiited at London / in 
Fletstreete in / the Hows of l'ho- , mas Ber- 
thelet. /cum privilegio ad inipri- | mendnm 
.Solnm. ; Anno (Ini. / 15S0. , -- Ouaritch : 
Vy, Fr. 

; lleywood (Thomas) The Silver Age, Inclu- 
ding. The love of [npiter lo Alcniena ; 'l'he 
IJirtli of Hercules. And The Rai>e of Pro- 
serpine. Concluding, wilh the Arraigneinent 
of the Moone (40 11. including a blank for 
1.2), crushed crinison niorocco, plaìn, inside 
dentelles, g. e. by Riviere, (ine solmkI ami 
clean copy. — sni. 410 printed by Nicholas 
Okes and .... sold hy l'eniaiiiin Lightfoote at 
bis Shop at the upper end of Grai-s inne- 
lanein Ilolborne, lói^. — Ouaritch : 1000 Fr. 

) lligtien (Ranulph) Polychronicon [in which 
Booke ben comprysed biyfly niaiiy uonder- 
ful hystoryes, etc] (translated into Fnglish 
by John of Treviso), black letter, cccxi.vi 
folioed II. and 50 prel. 11. including title 



(facsimile). an<l a blank leaf, doublé colunins, 
with signs, old red morocco gilt, g. e. froni 
the Oslerlcy Park library (Fari of Jersey's), 
with ex-libris, fol. cccxxix restored, other- 
wi.se a genuine and niost excellent copy. — 
sm. folio. Imprynted at Westmestre by Wyn- 
kyn The Worde, 1495. — Feighton : 1550 Fr. 

loS Holinshed (R.) The Ciironicles of Englaiide, 
.Scotlande and Irelande, conteyning the l)es- 
cription and Chroiiicles of England froni the 
First Inhabiting unto the Conqnest and thene 
to the Present Time. The Description and 
Ciironicles froni the First Originali of the 
Scotte's Nailon tìll the ^'ear of our Lord 1 ^jr. 
The Descrii)tion of ^■reland, likewise front 
the First Originali of that Nalion niilil the 
yeare 1 ^47. Faithfully gathered and set forth, 
black letter, 2 voi. niany woodcuts, and the 
originai inipression of the large folding map 
of l'^linburgh (ouler niargins slighlly defec- 
live and niended), wornied ; a few marginai 
notes a trille shaved, olherwise a sound copy, 
brown niorocco, slamped antitine blind or- 
naments, g. e. by /.aehnstlorf — folio ini- 
prinled for John Hunii, Lncas llarrison and 
George Hishop, 1 ^--j. God .Save the Queene. 
— Brown: 12,0 l''r. 

Ilo Hnbbard (Wm.i A narrative of the tronbles 
wilh the Indians in New-Eiigland, froin the 
first planling thereof in the year 1607, to 
the present year 1677. Bui chiefly of the late 
Tronijles in the two lasl years, 167; and 1676. 
To which is aiUied a discourse aboul the 
Warre with the Pequods in the year 1657, 
originai sheep, enclosed in new red morocco 
slip case, by Bradstreet, — sm. 410, Boston, 
printed by johti Foster, in the year 1677 ; 
wilh Ilubbard's Sernion, « The Happiness 
of ,-1 l'eoplf in the Wisdome of their Kii- 
lers, » il), loliii l'osler, 1676, bonnd in, and 
with the excessively rare genuine « Map of 
New-Kngland, Beiiig the first that ever was 
bere cut, and done by the best pattern that 
conili be liad, > Ibis map is the correct ear- 
liest issue, known as the « VVhite Hills » 
variely, as distinguished from the « \Viiic 
Hills » variely done probably for the Lon- 
don edition. — (guariteli: 11,250 Fr. 

116 lohnson (l)r. .S.) The Life of .Samuel ]ohn- 
son, I.L.l). comprehending an Account of 
bis .Sludies, and numerons Works; bis Kpis- 
tolary Correspondence, and various Originai 
Pieces by bini never before publisbed, bv 
James Boswell, first eiiition, portrait after 
Reynolds by llealli, 2 voi. half brown mo- 
rocco extra, t. e. g. olher edges entirely 1111- 



So 



VEMDITE PUBBLIBHE 



cut, fine copy — 4to. prìnted by Henry Bakl- 
winforClias. DUly, I7;ii. — Brown : 1 1 SO Fr. 
117 Jonson (Ben.) The Fountaine of Self-Love, 
or Cyiithia's Revels, as it liatli beene sunclry 
times privately acted in the BlacU-friers by 
the Children of li<;r Majesties Chappell, a 
line cut Rway in t)ottoni margin of I) 4, 
slight worniholes in a few plain margins, 
iiuier margins of B 4 and Cj stucl<, otlier- 
wise a good sound copy, half niorocco — 
sm. 4to Iniprinted for Walter Bnrre....in 
S. Paules Churcli yard, at the Sign of the Flo- 
wer de Luce iS: Crown, 1601. — (guariteli : 
1 500 l'V. 
126 Lydgate (John) The Hystory, Sege, and 
Destruccyon of Troye, blacU letter, doul)le 
columns, many fine woodcuts (wants title, 
severa! margins neatly repaired, last 2 11. in 
very clever MS. facsimile; otherwise an extre- 
niely good copy), red niorocco extra, broad 
inside morocco gilt borders, g. e. vvith arnis 
of tlie Hon. Thos. Grenville on sides. — sm. 
folio. " Here endelli the Troye booke.... 
translated by John Lydgate Monk of the 
Monastery of Bery. And emprynted the yere 
of oure Lorde MCCCCC & XIII by Richard 
Pynson ". — Quaritcli : 22ì;o Fr. 

(Co/i/iiuia). 
Un'asta di autografi che attrae ormai la 
generale attenzione dei collezionisti, sta prepa- 
randosi per il giorno 16 di maggio, nell'Hotel 
Drouot a Parigi sotto la firma di Noel Charavay. 
Di singolare interesse è. Ira gli altri numeri del 
catalogo, una raccolta di autogrammi di Santi. 
Tra questi troviamo una lettera firmata da Carlo 
Borromeo, arcivescovo di Milano, dell'anno 1565, 
un documento di S. Giuseppe di Calasanzio, una 
lettera autografa di Paul de la Croix che fu ca- 
nonizzato da Pio IX, e un'altra infine di S. Ca- 
terina dei Ricci. Abbiamo ivi anche alcuni auto- 
grammi di papi come Gregorio XI 11 eX IV, Pio VI 
e Urbano Vili. Di un personaggio, e ertomeiio 
santo, ma universalmente conosciuto, per opera 
del famoso romanzo di A. Dumas, del capitano 
dei moschettieri d'Artagnan, sussiste una lettera 
scritta di suo proprio pugno. Storicamente no- 
tevoli e di tempo |nii antico sono lettere di Carlo 
il Temerario caduto a Nancy nel 1477, dei primi 



HohenzoUern, dell'ammiraglio Coligny, di Sir 
John Falstaff, che compare nell'Enrico II dello 
Shakespeare. In rispetto alla storia più recente 
troviamo una lettera del Béranger che liguarda 
Napoleone, del 24 marzo 1849; nella quale il ce- 
lebre poeta cosi si esprime: « Nonnostante alcu- 
ne sue inettitudini, la figura del nipote del grande 
personaggio va acquistando un saldo e particolare 
aspetto. Mi si assicura e io voglio anche crederci, 
che egli ha in suo possesso saggi consiglieri, che 
sono quasi sconosciuti. Io alTermo però che egli 
procede con avvedutezza maggiore di quella che 
io non osavo aspettarmi. » Dovendo il poeta ren- 
<lere una visita ufficiale al principe egli vi si ri- 
fiuta portando la curiosa scusa che « anche gli 
orsi e le scimmie del Jardin des plantes, non 
rendono le visite che loro si fanno. » Un' intera 
parte del catalogo è dedicata a Napoleone I, 
alla sua famiglia e ai suoi coetanei. Essa com- 
prende il numero di maggior valore, che è una 
lettera tutta di pugno del futuro imperatore 
francese dell'anno 1785, cosi soltosegnata : « Bo- 
naparte fils, cadet geiitilhomme à l'école royale 
militaire de Paris », nella quale egli prega che gli 
sia concessa una pensione, o almeno una parte 
di una pensione a conseguir la quale s' era già 
industriato il suo padre, morto da pochissimo 
tempo. Questa lettera dovrebbe essere la più 
antica che ci rimanga di Napoleone. Di grande 
importanza storica è la lettera del Talleyrand, 
1; marzo 18 15, a Luigi XVI II, intorno allo sbarco 
di N. ipoleone ad Antibes. Il Talleyrand con- 
siglia il re, di inviare incontro a Napoleone 
un' armata al comando del Macdonald, che 
egli considera un perfetto gentiluomo. La let- 
tera si chiude in questo modo : « Per quanto 
il liapparire del Bouaparte in Francia sia uno 
spiacevole incidente, egli avrà almeno il van- 
taggio, di sbrigare qui (o.ssia nel congresso) il 
corso degli avvenimenti ». Nel catalogo infine è 
fatto cenno di una lettera di grande interesse 
pella storia della musica, che Io Spontini scrive 
da Berlino, in cui amaramente si lagna della 
cabale degli scrittori berlinesi, i quali poi però, 
come egli stesso aHerma « .... dinanzi ai toni, 
alle melodie, alle armonie e modulazioni, e a 
una splendida esecuzione » della sua opera Al- 
cidor, andarono in polvere. 



Comni. Leo .S. Olschki, Direttore-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 



1907 - Slab. tipografico Aldino, direno da L. Francescliini - Firenze, Via Folco Portii 



Anno IX 



(ilUGXU 1907 



Dispensa 3" 



La Bibliofilia 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE. MANOSCRITTI. AUTOGRAFI E LEGATURE 
DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



Per il centenario eli Annibal Caro. 

SETTE LETTERE DI MONS. GIOVANNI GUIDICCIONI 
Presidente di Romagna 




UR.wii-; lei mia dimora a Santarcangelo di Romagna, J'acendo 
qualche ricerca in quell'Archivio Comunale, m'imbattei in duo 
grossi fascicoli contenenti lettere originali dirette al Comune 
nel secolo X\'I. Di alcune clic mi parvero più interessanti 
presi copia, e fra queste ve ne sono sette firmate da Jo. Epiis 
ForoscDip., ossia da Mons. Giovanni Guidiccioni vescovo di 
Fossomhrone, presidente di Romagna nel 1 531)- 10. 
I,.i <-cIol)ra/;ione del centenario dalla nascita di Annilial Caro mi spinse 
ad esumare quelle copie dai miei scartafacci, [lerché tali lettere vanno dal 
27 marzo al 13 settembre 1540 '^ ([uindi furono scritte quasi tutte nel periodo 
in cui il Caro fu segretario di Mons. Guidiccioni. Egli assunse tale ufficio, per 
concessione di Mons. De' (jaddi, nel dicembre del 153Q, vi stette fino al 28 aprile 
1540 in cui andò a Venezia, per tornare a Forli nel maggio, e trattencrvisi 
<iualche altro giorno. Per questa ragione e per Io stile il Seghezzi{i) e lo 



(lì Ih'lle I.clicie lùjiiiiliari del Commendatore Annibai, Caro, l'olitine 'l'erzo. Coiiif'i/a/o 
per opera dei signor Antonfrdkrigo Shgiik/.zi. CoU'aggiun/a di CX X X V / / lettere di Monsi- 
gnor Giovanni (.luidic ciani, l'adova, MOCCXI-II, appresso Giuseppe Cornino, in 8. Nella prefa- 
zione a pag. 7, parlando delle lettere del Guidiccioni, dice: « ....o per meglio dire lo stile e la 
« maniera di scrivere d'Annibal Caro, di cui se dicessi che sono opera, crederei non errare ». E 
meglio ancora nel titolo a pag. 22.^ : Lettere di Afonsignor Giovanni Guidiccioni l'escavo di 
l'ossombrone. Presidente di /Romagna [t> pinttosto da M. Anniual Caro, che allora era suo se- 
gretario, scritte a nome di Ini). Tratte ora la prima volta da un Codice I\ls. antico ed ottimo 
della Libreria Classense di Ravenna. 



I.a Uibliofilin, ;,nnn IX, <li5pens. 



82 G. CASTELLANI 



Zeno (i) giudicarono potessero attribuirsi a lui le centotrentasette lettere del 
Guidiccioni pubblicate nel terzo volume della edizione cominiana del 1742 delle 
lettere del Caro. Il Minutoli (2) invece non trova molto fondata questa opinione: 
in ogni modo, secondo lui, non potrebbero essere sue se non le lettere scritte 
lino al 28 aprile 1540 (e perché no quelle del maggio, so nel maggio il Caro 
tornò a Forlì ?). Dello stesso parere è il Renincasa (3), il quale aggiunge che il 
Berti (4), avendo visti gli originali delle lettere del Guidiccioni attribuite al Caro 
che a' suoi tempi esistevano presso il Cardinale Francesco Ruonvisi, potè assi- 
curarsi che erano diversi dagli autografi conosciuti del Caro, e quindi non a 
questo dovevano assegnarsi ma al Guidiccioni. Il Minutoli non tenne conto della 
osservazione del Berti che al Benincasa parrebbe risolutiva della quistione ; egli 
si fondò invece sullo stile che a lui, contrariamente all'opinione del Seghezzi, pa- 
reva proprio del Guidiccioni ; ma posta la quistione su questo difficile terreno 
dovette concludere che « non è facile il cogliere e divisare la differenza dello 
«. stile fra due scrittori di lettere d'affari ». Convenendo pienamente in questo 
ultimo giudizio, aggiungo non essere possibile che il Guidiccioni attendesse da 
sé a sbrigare la corrispondenza inerente alla sua carica in momenti in cui gli 
affari erano molti e complicati e richiedevano tutta l'attività dell'uomo più at- 
tivo. Né si può credere del pari che il Caro, più che segretario, amico, al quale 
venivano affidati incarichi importantissimi e di natura delicata, potesse alla sua 
volta occuparsi di scrivere tutte le lettere anche le più insignificanti. Né cri- 
terio esatto può essere quello della mano di scritto: se una lettera risultasse 
autografa del (aro o del Guidiccioni, ciò basterebbe a farlo autore di essa, ma 
il non essere autografa di uno nulla prova a favore dell'altro, perché probabil- 
mente tutte le lettere, come quelle che pubblico le quali hanno la firma di 
carattere ben diverso dal testo, saranno state ricopiate da qualche amanuense. 
Non io adunque mi arrischierò ad affermare nulla sulla paternità mate- 
riale di queste che ora metto in luce, come del resto anche oggi sarebbe diffi- 
cile stabilire quale dei molti impiegati addetti a un ufficio pubblico sia l'autore 
di una delle tante lettere che impinguano le cosi dette pratiche, lettere del 
resto che, il più delle volte, non hanno nulla a che fare con queste, le quali, 
siano o no del Caro o del (ruidiccioni, pure non farebbero torto né all'uno né 
all'altro. La paternità spirituale però non può essere messa in dubbio perché da 
esse appare ancora una volta provata la verità di quanto ebbe a dire il Minu- 
toli parlando dell'ufficio sostenuto dal Guidiccioni in Romagna, che « si spogliò 
« di sua naturai mansuetudine per vestirsi di severità e di rigore » (5). 



(i) Biblioteca dell' Eloquenza J/a/iana ili Afiinsi^nor GiLsro Fonian'jni Ai iivescovo d'An- 
dra con le Annolazionì del Sif^uor Apostolo Zeno, hlorico e Poela cesareo, cilladino Vene- 
ziano. Tomo Primo. Venezia. MDCCLIII, presso Giambattista Pasquali, in 4, pag. 1S6. 

(1) Opere di Monsignor Giovanni Guidiccioni nuovamenle raccolte e ordinate a cura di 
Carlo Minutoli. Firenze, G. Barbèra, 1867, due volumi in 10, Voi. I, paR. LXIII-LXIV. 

(3) M. A. Bknincasa, Giovanni Guidiccioni Scrittore e Diplomatico italiano del secolo XVI 
La vita, i tempi, le opere). Roma, Tip. Elzeviriana, iSOi, i» 4, P^g- 134-135- 

(4) Opere di monsignor G\o\\^N\ Guidiccioni Vescovo di Kossombrone raccolte dalle più 
antiche edizioni, e dai manoscritti, ora la prima volta pubblicate, aggiuntavi la vita dell'autore dal 
Padre Alkssandro Pompeo Berti, Genova, .Stamperia Lerziana, 1-4M, in-4, pag .\x.\-.\xxi. 

(5) lyp. cil.. Voi. 1, pag. .\1.. 



PHR II. CHNTHNARIO DI ANNIBAL CARO 83 

Le prime tre riguardano la nomina a Podestà che egli voleva venisse 
fatta dalla Comunità di Santarcangelo in persona di messer Pompeo iJandini di 
(-"osena. Pare che gli Anziani e il Consiglio non volessero saperne di questa 
elezione, adducendo che il Dandini non era dottore in legge, qualità che se 
non era richiesta tassativamente era perù titolo di preferenza nell'ufficio di Po- 
destà e dava diritto a una retribuzione maggiore (i). Egli replica vivacemente 
0. agii argomenti esposti per iscritto ne aggiunge altri ben più efficaci: nomina 
il Dandini Commissario pontificio e poi ritiene addirittura come ostaggi i messi 
itiviatigli dal Comune dietro suo invito. Cosi raggiunse lo sco[)o, come appren- 
diamo da un breve pontificio del iS dicembre 1540 di conferma della ele- 
zione 1 2 1, e meglio ancora dalle lettere già pubblicate nella edizione comi- 
niana di quelle del C'aro, dalle (inali veniamo a conoscere tutta la storia di 
<|uesta elezione. Il fratello del Dandini, (firolamo. che fu poi cardinale, aveva 
raccomandato caldamente Pompeo al G-uidiccioni perché gli facesse avere la 
Rocca, ossia l'ufficio di Castellano, di Santarcangelo, e il 24 dicembre 1539 il 
(ruidiccioni gli rispondeva: «della Rocca di Santarcangelo, che mi doman- 
« date per vostro fratello, io non ho, né per ancora ho potuto avere, informa- 
« ziono, salvo che confusa. Intenderò in che modo vi possa consolare. E siate 
« certo che questa mi parrà debolissima cosa, a quel eh' io desidero fare per 
« voi, e che voi meritate ecc. » (3). Cosi' fu che pensò di farlo eleggere Podestà 
come aijprendiamo dalle lettere che si [lubblicano, non mancando intanto di 
raccomandarlo al ('ardinale Farnese per la castellania, e il i:- maggio 1,540 tor- 
nava a scri\'er(' al Dandini (4): « Dissi a M. Pompeo fratello di V. S. che al 
« ritorno del nostro padrone di Fiandra, far<") l'officio per la Rocca di S. Ar- 
« i:angelo in favor suo: e farollo di maniera che spero d'ottenerla». Ouesta 
lettera ci fa ritenere sia ad essa posteriore quella senza data al Cardinal Far- 
nese, dove, parlando del Dandini, fa l'officio j)romesso in questi termini: 
« ...al fratello del quale \'. .S. Reverendissima mi faccia grazia di concedere la 
« Koi'ca di S. Arcangelo, siccome [jer due altre mie 1' ho domandato, perché 
« avendo la podesteria, dove tiene un dottore, e vi mette di quel di casa, saria 
«ragionevole che avesse la Rocca; essendo ma.ssime quel dabben giovine che 
« egli è, e fratello di chi ho detto: e avendone il Faberio(,s) avutone più che 
« parte. Io aspetto questa grazia per le sue prime, perché con quella podesteria 
« ho più gravato che sollev^ato M. Pompeo » (6). E cosi' la podesteria ottenuta 



(i) Un breve ili .Sisto IV del io Aprile 1484 stabiliva che il Podestà {li .Santarcangelo avesse 
a percrpire l'intero stipendio di L. 15 mensili se era dottore; ne percepisse 12 se era semplice 
giurisperito, 10 se notaro e sole S se non aveva alcuno di tali titoli. Queste disposizioni vengono 
confermate nei capitoli fatti in Mantova col Cardinale Gonzaga il 17 Maggio 1522. Cfr. fllcmoiie 
rignardiinti ìa 7'ena di Saii/arcangf/o si/ua/a nfìlu pioi'iini<t di h'oiiuiiina, ricavalt' da antidie e 
ìiwderiie pergamene e da allie carie aiiletitiehe, eie. Cesena, Biasini, .M1)CCC\\4I. in 4, pa- 
gine 25-26, 40. 

(21 Memorie ci/., pag. 46- 

(5) I.ctlere del Guidicciotti cil.iU\ Ictt. 37, pag. 211;. Opere del (Ruidiccioni, Voi. li, pag. |ij4. 

(4) Ivi, lett. 133, pag. 350. Opere ci/. II, pag. 321. 

(5) Hartolomeo Faberio era castellano di Santarcangelo. 
(ti) /,<•//. (■//. i(), pag. 2V). Opere ci/. 11. pag. ■541.342. 



84 G. CASTELLANI 



con mezzi coercitivi serviva di arg'omento per fargli avere la castellania desi- 
derata. 

Le altre lettere si riferiscono ad alcune vertenze coi Riminesi per quistioni 
di acque, a una causa con quelli del Poggio de' Berni e ad altre richieste della 
Comunità, verso la quale, temperando l'asprezza del primo procedere, si mostra 
assai più benevolo e condiscendente. 

Xon sarà questo inutile contributo al futuro storico della presidenza di 
Romagna del Guidiccioni, svoltasi in momenti diffìcili e diretta a fiaccare la 
prepotenza dei feudatari grossi e piccini e a portare un po' d'ordine in quelle 
Provincie sconvolte dalle fazioni e dai malviventi. Le condizioni della Romagna 
e l'opera del Guidiccioni furono vivacemente dipinte dal Caro in due lettere 
del 4 febbraio 1540(1). Nella prima diretta a Mons. De' Gaddi: « ....di questa 
« (provincia) le dico in somma, che s'è trovata in tanto disordine ed in tanta 
« mala disposizione, cosi per gl'infiniti e cattivi umori che vi sono de' provin- 
« ciali, come per gi' inconvenienti che v' hanno fatti e la poca riputazione che 
«v'hanno lasciata gli altri presidenti, che gran fatica ara questo povero Si- 
« gnore a ridurla, come desidera, a sanità e buon assetto; tanto più che non ha 
«. forza da voi altri di far più che tanto. Pure supplisce quanto può con l'in- 
'< gegno, con la diligenza e con la sincerità, le quali insieme con molt'altre 
« buone parti, mi paiono in lui tali da non potersi desiderar maggiori.... ». Nel- 
l'altra diretta a M. Giovan Battista Bernardi: « Quest'uomo è già un mese in 
« Romagna ed usa un certo suo modo di procedere che questi cervelli che 
« lambiccano ogni cosa, riniegano la pazienza di non poter trar sugo dal suo. 
« Intanto vedendo certe guardie di paladini, certi rivedimenti di rocche, certi 
« sbrancamenti di capi parte, uno sbarbazzare di questi Signoretti, un giugner 
« improvviso per tutto, uno accennare in un luogo e dare in un altro, e certi 
« altri tratti che non sono stati in uso in questo paese, scavano in un certo 
V modo forsennati, aspettando una maggior cosa che governo. E come chi non 
« è risoluto d'una cosa, suol far chimere di mille e poi dare in nonnulla, cosi' 
« è avvenuto di loro. Ieri tornammo a Forlì con una banda di genti da dar 
« dentro a Roncisvalle, e non prima fummo smontati, che mi fu detto in se- 
« creto che costoro s'eran risoluti di correr loro questa provincia, cioè che la 
« volevan rubare e darla al signor Ottavio ! O guardate quel ch'era poi 1 Ve- 
« dete che s'apposero pure un tratto. Ma voi direte che sono uno scioperone 
« a scrivervi queste pappolate. State cheto che non ve lo dico a caso, perché vo- 
« glio che consideriate la valentia di questo Presidente da dovero, e che di 
« queste cosette che io vi scrivo, vi serviate a certi tempi, in certi luoghi e con 
« qualcuno. Voglio dire che nel negoziare destramente l'andiate inframettendo, 
« e facendole cadere a proposito, per mostrare che uomo sia questo, e che cer- 
« velli sieno i loro.... ». 

Qualche ricerca negli Archivi degli altri Comuni di Romagna potrà cer- 
tamente fruttare nuo\'i documenti della molteplice ed energica attività del Gui- 



(i) Leliere del Cotinnendatore Annidai, Caro diiiribuile ne' loro vati argoinenii. Milano, 
Classici, iSuy, in 8, Voi. 11, pag-, 273-275. 



PER IL CENTENARIO DI ANNIBAL CARO 



diccioni e torse anche dell'opera del Caro del quale, a proposito della Roma- 
gna, sono straordinariamente efficaci le lettere circa il modo tenuto per repri- 
mere una ribellione di quei di Savignano ai Rangoni(i). 

G. Castellani. 

I. 

SpJ' Antiiiiii, 

Perchè M. Pompeo Dandino da Cesena è persona molto qualificata, et ne viene 
raccomandala da tale a cui non possiamo mancar, però desideramo che \'oi 1' eleggiate a 
quella vostra Potestaria senza altra replica, ne '1 modo et forma che havete eletto li altri 
inanzi a lui, qua! subito eletto admetterete all' ollicio, perchè li habbianio già fatto la 
patente di commissariato, et gli servirà anco per la potestaria, et scriviamo a quel vostro 
Potestà che vi sta bora, che subilo gli ceda el luogo ; si che non mancarete di farlo 
quanto piìi presto. Hi bene valete. 

Da l'urli alli xxvij di marzo M D XI.. 

.lo. ElH'S FOROSEMP.' Pr.M-SES 

Alti sp." Aii/i\ii/i iìilLi Coiiiiiiiltà di Santo 
Ai\liaiifft:to. nostri ,jiy\iinii. 



Sp. nostri carissimi, 
Habbiamo veduto quello che per la vostra lettera ne scrivete et dalli vostri man- 
dati inteso quanto ne hanno e.vposto in nome vostro, et vi diciamo che per alcune oc- 
correntie per servizio di N. S."^^ ci è stalo necessario mandar costà M. Pompeo Dandino 
nostro commissario, le quali non vi possiamo dire bora, ma P habbiamo fatto con animo 
di levargli el commissarialo ogni volta che voi P habbiale eletto Potestà, et vogliamo 
che sia mero Potestà et non commissario. Però ne farete piacer grande a fargli l'elet- 
tione della Potestaria per amor nostro, che noi gli faremo la contirmalione ; el de questo 
non vi dovete gravar punto, perchè Noi intendiamo che tenga uno .\ssessore che sia 
persona sufficiente et qualificala, et speramo che ve ne habbiate a tener satisfalli, et quando 
non farà P officio debitamente si potrà sempre remover et mettercene un' altro che vi 
sia di maggior satisfallione. \'oi non devereste recusar di gratificarci in questo, perchè 
non pensiamo già di esser di minor nterito che si fusse Mons. di Aquila, alla cui in- 
slantia eleggeste il moderno Potestà, qual non è già Dottore ; et olirà di questo ci è 
Arimini, Cervia et Bersigbela, che hanno li Governatori che non sono Dottori et serveno 
con li Auditori, et non ne fanno una minima parola, si che ne parrebbe che voi vi do- 
veste contentar, et farci questo piacer ; et staremo aspettando la vostra risposta, tratte- 
nendo in questo mezzo iiuesti vostri qui finché da voi si ha la resolutione ; et farete 
intender al cancelliero della comunità che subito ci venga a trovar (.pii in Purli. Et 
bene valete. 

Da l-urli il di primo di .\prile .M D XI,. 

jo. EiTS FoRosEMP."' Pkaeses 
Atti SpJ' Coiiiuiiità et Uomini di Santo 
^IrLÌianoito, nostri carissimi. 



(i) Lellere inedite di Anniiì.m, C.\ko con annotazioni di Pittro Mazzuctielli. Milano, Po- 
gliaiii, RIUCCCXXVII, in 8, Voi. I, lettere 35, 3<i, 37, 38. 



86 G. CASTELLANI 



Cancelliere cr.iissimo, 
Non mancharete di venirci subito a trovar qui in Furli et portar con voi li partiti 
et arringhi fatti et presi ne '1 general Consiglio di Santo Archangelo sopra la elettion 
del Potestà, perchè habbiamo da conferire alcune cose con voi. Et bene valete. 

Da l'ìirli il di primo di Aprile 1540. 

.lo. Ei'us FoRosEMi-.* Peaeses 
A/ SpJ' Cancelliere delLi Comunità di Santo 
Arcìianoclo, nostro eariisimo. 

IV. 

Sp.'"^ .\ntiani, 
Perchè la (.Comunità di Rimini si duole che per cagione di certe acque che ven- 
gono di là per il Maone et per la strada se inonda questo paese et si fa molto danno, 
et ne dicono che se voi faceste un argine al Maone come dovete, P acqua se n' andarla 
per l'alveo suo et non sormontarla ad inondar il terreno, et così se mandaste quella 
della strada alla volta delle mulina di Sarzano per la fossa Madrigale non si darla loro 
questo danno. Perù vederete di prevederci ad ogni modo.^ acciò non habbiamo a dolersi 
di voi : et si havete cosa alcuna in contrario, mandate un vostro instriitto, che non vi 
si lasserà far torto : et al medesimo che mandarete per questo, potrete dar commissione 
di pigliar appuntamento sopra la difì'erentia delle confina, acciò si possi terminar una 
volta et habbiate a vicinar bene et levarvi da contrasto. Et bene valete. 

Da Rimini il di vj di Maggio 1540. 

Jo. Eprs FoRosEMP.* Praeses 
A/ii SpJ' Aiìtiani Jilla Commiità ili Santo 
.\i\ t/anoe/i). nostri carissimi. 

V. 
Sp.'"'* nostri carissimi, 

Sendo la vostia causa con quelli del Poggio in termini che non ci manca se non 
el dar la sententia, voi non haverete spesa alcuna, perchè l'.\uditore ci sententlarà sopra 
secondo parrà che la giustizia disponga, et non accasca sopraseder altrimenti perchè la 
parte se ne querelarla, et le vostre scritture, ancor che venghlno dipoi la sententia, sa- 
ranno a tempo, perchè quando la fusse centra di voi la seria di niun valore, et le vostre 
provisioni di Roma vi si admeteranno, et si seguiranno li ordini di N. S.^\ benché non 
si sa anchora a favore di chi habbia a venir sententia. 

Quanto alli soldati che passano, non si può mancar di dar loro alloggiamenti, ma 
che paghino quello che pigliano, perchè sono pagati et è honesto che paghino la robba 
che pigliano ; et cosi ho scritto loro che debbian fare. 

Circa el poter portar l'arme di notte in guardar che non le sia impedita et tolta 
la robba da forestieri, Noi slamo contenti che '1 Potestà la conceda In particolare a coloro 
che ne hanno di bisogno per detiender il loro, ma che diano prima una Idonea cautione 
di non P usar male. Kt non altro ci occorre dirvi per questa, et bene valete. 
Da Ravena il di n Maggio M D XL. 



A/il S/>J' Antiani della Comunità di Santo 
ArJianoe/ii, nostri earissimi. 



Erus FoRosEMP." Praeses 



PER IL CENTENARIO DI ANNIBAL CARO 87 



VI. 

Sp.'''' nostri carissimi, 

Ser I.azaio Caitcnazzo da Cesena ne fa intender esser amaiato in c;escna, et ne fa 
fede per li medici esser gravato di tal sorte che non può in alcun modo cavalcar per 
venire a star allo sindacato come era ordinato, secondo potrete veder per la sua lelera 
et fede do medici che vi si manda inclusa. \'e 1' habbiamo voluto far intender ad ogni 
buon effetto, et bene valete. 

Da Faenza il dì xwij di Agosto M D XL. 

Quando .sarà guarito farò che verrà a far quel che desiderate et che gli s' aspetta. 

JO. l'KAESfcS 

Alli Sf>." Aiifiiiiii Jclìi Ctviiiniitj ili Siiiiìo 
Ari:ìh7i/or/t>. //ostri iarissi/i/i. 

VII. 

Sp.'' nostri carissimi, 

E vero che N. S. manda una compagnia di cavalli alla custodia di Rimini, ma 

non havete a dubitar voi di haver a sopportar peso che non vi si convenga, perchè noi 

non Io patiriamo ; quando seranno venuti se le farà proveder di alloggiamenti, et si 

penserà alla indennità vostra, et non dubitate che vi si habbia a far torto. Ht bene valete. 

Da l'"aenza il di nììj di \'ii.bre M 1) XL. 

Jo. Pkauses 

Mli SpJ' A/z/iiì/// Jrì/d C)i//ii//ilà di 
Sii///o Ai\1/l1i/ìii'Iik //osili ca/i>si///i. 



Una nirissinia edizione dei « Versi aurei » di Pitagora 



l'"ra i non pochi libri che, pervenuti al mio suocero prof. Luigi Garrone dall'e- 
redità dei Conti Linati di Parma, sono stati da lui trasportati nella sua casa di Vercelli, 
ve n'è uno rarissimo, che è oggetto della presente nota bibliograhca. Si tratta di una 
bella e nitida edizione, su grossa carta bianca, dei « versi aurei » di Pitagora (di pp. 18 
non num., cm. 33 X 2^)-, 1^' cui non comune rarità e dichiarata esplicitamente dalle se- 
guenti parole stampate nel « verso » del frontespizio : « /)/ qiicsla p/esci/lc libro //oii 
sot/o slati stampati clic tre csc/i/plari ; 11//0 de' quali i/i pi/'(fa///e//a, e due in iarta di I.o//- 
dra, detta Grand' Elefante » ; e attestata anche da una lettera manoscritta, d'ignota mano 
e senza indirizzo, che accompagna la mia copia preziosa : '< .\1 mio Preg.°'° Signore 
C."'" .\mico, e cortesissimo Correttore io ofFero questo esemplare tic' tre unici, e con esso 



ss L. GALANTE 



la mia seivitii amichevole, e riconoscente. — 7 ymbre 1830 ». Ignoto dunque il do- 
natore, ignoto il cortesissimo amico e correttore ; ma quest' ultimo fu forse un Linati e 
più prob.ibilmenfe il dottissimo Conte Filippo ( 1 757- 1837), quantunque non appaia il suo 
noto cx-lihn's né alcun altro segno esteriore che possa servire di lume per identificarlo 
come possessore del libro. 11 quale, oltreché per la sua rarità, si fa notare anche per es- 
sere senza indicazione del luogo e. della data di stampa e della tipografia ; e ciò può 
accrescere, in chi ora lo possiede, la curiosità dell' indagine. 

Se si volesse dare importanza di documento datatorio dell'edizione alla lettera su rife- 
rita converrebbe portarla intorno all'anno 1830 : ma niente, se non forse quel «correttore» 
<che del resto non sappiamo a che cosa precisamente si riferisca), ci indica nello scrivente Io 
stesso tipografo, né ci obbliga a ritenere che il dono seguisse immediatamente alla stampa; 
quindi può anche darsi benissimo che il libro fosse stato impresso molto prima. Se ri- 
volgiamo invece la nostra considerazione al luogo d'onde il presente libro è, con gli altri, 
provenuto, saremo indotti a pensare che fosse stampato in Parma ; e quando, sfoglian- 
dolo, ne scorriamc» con l'occhio pur qualche pagina, ci persuadiamo (e qui lìnalmente 
la persuasione è sicura) che abbiamo che fare con uno splendido esempio di edizione 
bodoniana. Non solo: io aggiungerei che l'opera di questa stampa ha diritto di risalire 
all'età più gloriosa della celebre stamperia, impersonatasi in Giambattista Bodoni (morto 
com'è noto nel iSi-:;); e di prendere il suo degno posto accanto alle altre, più cono- 
sciute perché più diffuse, edizioni di classici gieci, come, a ricordarne solo alcune, quelle 
-di Omero, di Callimaco, di Anacreonte, d'Epitteto, di Longo Sofista, di Trifiodoro.... ; 
delle quali un certo numero di copie il Bodoni soleva talvolta imprimere su carta di 
lusso.su pergamena, su seta :i). Che questa edizione di Pitagora sia bodoniana, non può 
avere ombra di dubbio chi, a prescindere dalla grandezza del formato e dall'aspetto stesso 
delle pagine stampate in caratteri latini, prenda a considerare le caratteristiche forme delle 
singole lettere adoprate nella stampa del testo greco. Ben 35 caratteri greci aveva a di- 
sposizione il celeberrimo stampatore : « Ninno mai n'ebbe si gran numero » proclama 
egli nella prefazione al Callimaco cfr. IVA?, I, i 3.3), « non solo di grandezze ditl'erenti, 
ma di forme..., parecchi senza esempio nelle stampe, ed alcuni cosi segnalatamente l'un 
dall'altro diversi, che si potrebbero molto bene adoperare a vicenda insieme, ove si vo- 
lesse in un medesimo testo greco far pur cogli occhi tosto discernere tutto ciò che in 
latino in italiano suole distinguersi coll'alternare de! tondo e del corsivo ». Né fra 
tanta varietà, conosciuta del resto a chi abbia una pratica sia pur limitata di edizioni 
greche bodoniane, è questo il caso che ci troviamo spersi ; perché i caratteri greci del 
nostro Pitagora corrispondono esattissimamente, per la forma per la grandezza per tutte 
quante le particolarità, con quelli adoprati nella stampa di Trifiodoro ( i>ì'^j i/yTt;. 1796; 
cfr. 17A7, 11, 121), di cui qui è detto espressamente « Il carattere greco è quello del 
Coluto » i".Vf,Tt-.</< 'Emi-,: ,1795; cfr. 17/.?, Il, 105). Nessun dubbio dunque che si tratti di 



IH Cosi (cito soltanto qualche esempiu) del primo Callimaco (lyg;) ' se ne tirarono copie 25 in carta d'Anonnay, e 
due in cartapecora, una delle quali acquistò il Generale .lunot ' (cfr. Vtla drl cavaliere Giambaflista Bodoni tipografo 
-itaìintw r cataloga comìlogico delle sne edizioni. Parma, 1S16, II, 6q) ; del secondo Callimaco [1795] ' ne furono tirate 
ancora 100 copie in cakia ih Londra, 6 in t.irta d'Anonnav, ed una in cartapecora che ebbe Lord Spencer ' (ibd.) ; del- 
Vi-jyur.M'j'i di Kpittcto |t7<i-i] • ne tini 50 cupio in carta d'.^Xncinnav del solo greco, e un'altra in seta ' (ibd., 83) ecc. 



UNA RARISSIMA HDIZIONH DKI « VHRSI AUREI » DI PITAGORA 89 

un'edizione bodoniana : probabilissimo anzi, considerando altresì la nitida freschezza dei 
caratteri, che essa risalga appunto agli anni 1795 w'), e sia quindi sorella delle due edi- 
zioni or ora ricordate. Che non sia sfata menzionata nel « catalogo cronologico » ( IVA/, 
voi. 11), può spiegarsi, credo, in due modi ; o con l'estrema rarità dell'edizione, che può 
averla fatta sfuggire a ogni pili avido ricercatore di cimelii bibliogralici ; o con l'assenza 
(forse voluta dall'editore o da chi gli commetteva la stampa), di ogni indicazione di luogo 
e di tempo. 

Esaminiamola brevemente. Il frontespizio, nel cui ' verso ' è la noia attestatrice 
della rarità, che ho riportato più avanti, reca la dicitura : PITAGORA | 1 \TÌRSI AUREI | 
IX I GRECO LAllNO E ITALIANO. 

Pag. li : DE AUREIS | PYTHAGOR-T: CARMINIBUS | E.\ 1 THOM.li STANLEIII 
HISI'ORIA PHU.OSOPHI.T; ; è un breve estratto formato a questo modo (cfr. Stanleius 
Th., lliilori.ì plìiloiophiac etc, \'enetiis MDCCilWXI, ap. Sebastianum Coleti) ; ' Summa 
Pvthagoricae doctrinae ' — ' divinum carmen isUul ' - St. p. 411 ; ' Ejus [Eorum sane 5/.] 
auctor ' — ' latius sparyens ' -^ St. p. -^04 sq. ; ' llis addenda ' — ' verosimile non est ' 
= St. p. 305 (nota). 

|Pag. 31 : iirwAroi'oT I xi'TiA duii: testo greco, stampato, come s'è detto, con carat- 
teri in tutto eguali a quelli del Tritìodoro e Coluto bodoniani ; quindi mi esento dal 
riportarne (che sarebbe anche impossibile) le particolari eleganze di forma, rimandando 
chi voglia averne un' idea alle due citate edizioni, e mi contento di notare che la stampa 
del greco non è, pur troppo, accuratissima, trovandovisi i seguenti errori di stampa, quasi 
tutti dovuti a sbagliata posizione di spiriti e accenti : p. 3, 7 ^uv^v.^ x ì/y:';!, ;t vjtw,-, 11 ài- 

"li-'-'y 12 M-yyno\ p. 4, 4 ■Eif.ysjìat, 5 ir/', (i ///ir: rt 7 i-t, 1(1 "Ki'ii^vj, 2n i ;s, 1> 1 ^Kr.i^.i,.vn- p. 5, 
9 «, 13 JUM-MÒM. Il -Jirj^u, Hi St-.,, 18 U'j.-.-^v-, 111 r,, -n) -.-„.. ,u. 

[Pag. t>] bianca. 

iPag. 7:; PVTHAGOR.T; 1 AUREA c:ARM1NA I .METAPHRASIS L.VTINA | JU.XTA 
EDITIONEM WINTERTONI ; comincia ' Primum ileos immortales, ut lege ordinalum 
est ' ; finisce ' Eris immortalis Deus incorruptibilis, nec amplius mortalis ' : non avendo 
potuto confrontare l'edizione W'intertoniana, posso solo attestare che questa ' rnetaphrasis ' 
coincide, tranne poche varianti di nessuna importanza, con quella pubblicata dallo Schefifer ( i ). 

[Pag. loj : .\NN0T.\TI0NES. Sono tre note ad altrettanti luoghi della precedente 
'rnetaphrasis ', estratte dAWI/ii/orù plii7o>op/iiiie già citata; i) ' Post summiim Deum ' 
— ' cledonesque et similia ' -^ St. p. 372 sq. ; 2) ' Tetras (id est Quaternarius) ' — 
'' foiitcìii \ NdltircìL lIìIliiìuìiì ' —- St. p. 331 sq. ; 3) è formata di due parti ; -j Praeci- 
puus scopus ' — ' menti destinabat ' = St. p. 313 ; ,-•) ' Omnes.... in genere cibos ' — ■ 
' species obfuscantia ' = St. p. 388 sq. 



(i) JoHANNIS ScHElTERl AKGnxtOKATENSIS. Dt natura et coiistiliilioHe V/iilnsophinsctii I'^thagoric:ie Uàer singula- 
ris.... Cut acceditnt Vythagorae aurea carmina citm piaefaiione C. S. ScHL'R/fLElscllK. Vitcnberga-, suniptibus Christiaui 
Theoph. Ludovici. MnCC.I ; pp. i8: sgg. 



90 L. GALANTE 



iPag. 11): PYTIIAGOR/1^; | AUREA CARMINA | LATINIS VERSIBMS EXPRES- 
SA I EX SIANEEII HISTORIA : è una versione latina poetica che comincia ' Primum 
imniortales Divos prò iege cohinto ', e finisce ' Corpore, vivus ages semper, seniperque 
beatiis ' (cfr. Stani, p. 411 sq.). 

|Pag. 14! bianca. 

|Pag. 131: PITAGORA \ I VFRSl AUREI ; versione poetica in versi sciolti ita- 
liani, che comincia ' Dj ciilfo ai Ninni come vuol hi /rggt- ' e finisce Ipag. 18] ' Non 
corn(tlil'il pi//, )//)// pi// mortale '. E anonima : né saprei dire a qual traduttore si debba, 
né in qiial altro luogo comparisca pubblicata. E forse da attribuire ad Angelo Teodoro 
Villa, professore d'eloquenza in Pavia, quello stesso che tradusse, pure in isciolti, i già 
ricordati poemi di Coluto e di Trifiodoro, che, come ho detto, per i caratteri esteriori 
e probabilmente per la cronologia, sono da ravvicinare alla presente edizione di Pita- 
gora ? Altri decida ; a me bastava e basta, con questa modesta noteiella, richiamare l'at- 
tenzione dei bibliotìli su una rarità libraria delle officine bodoniane, che acquisterebbe 
pregio anche maggiore di unico esemplare, se non si rintracciasse, in qualche biblioteca 
pubblica o privata, l'altra copia su carta di Londra, o quella, che sarebbe anche più pre- 
ziosa e interessante, su pergamena. 

Luigi C'alante. 

Vercelli, 15 maggio 1907. 



Saggio di Cimeli marchegiani. '** 



XIX. 
Documenti. 

Legati e Vicelegati pontifici e presidi della Marca residenti a Macerata. 

11 Compagnoni trattò nella sua Regia Picena dei PiCiiJi della Marea : 

Nella mia collezione vi sono molte lettere di presidi e di legati e vicelegati pon- 
tificii, residenti a Macerata, del sec. XV e X\'l. 

Ne accenno due sole: una del Vice Legato fr. Antonio (Credari ?) in data 18 ot- 
tobre 1527, da Macerata ai Priori di Cingoli, relativa all'assedio posto intorno alla 
ribelle città di Camerino. 

L' altra della stessa epoca, riguardante la presa del sale dal Porto d'Ascoli le cui 
rinomate saline da tempo antico sino allora continuavano a fornire largamente le Mar- 
che e Roma. 

E noto che l'antica via consolare de' Romani al' //rbe cas/r///// T///entii////ì/, dalla 
porta Salaria, lungo l'.\gro romano e sabino e poi dai monti del territorio aquilano 

(«ICunlinuazione e fine: v. La lUMioftlia, voi. IX, p. 34.55, disp, 1' 2". 



SAGGIO DI CIMELI MARCHEGIANI qi 



e ascolano quasi sempre lunghesso il tiume Tronto scendeva all'Adriatico ov' erano le 
suaccennate Saline, e però era ed è tuttora denominata Salaria e più volgarmente Sa/ara. 
Testa di linea della Salaria sull'Adriatico era Castrum Truentimi, città fortiticata e porto 
floridissimo preromano, che Plinio ricorda come sede superstite de' Lihurni, cioè di un 
popolo marinaro, commerciante e intraprendente per eccellenza. 

X\. 
Memorie storiche manoscritte inedite. 

Citiamo solo fra molte altre carte e copiosi e interessanti carteggi // Giroi/e di 
Fermo, memoria storica, ms.ta aut. del e. te Antonio Porti letterato fermano della i^ metà 
del sec. XVHI : memoria che a noi pare non debba rimanere pili inedita. 

V'i sono unite alcune lettere :uit. dello stesso dirette al letterato Gian iMancesco 
I.ancellotti e al e. te .Annibale Maggiori, d' interesse storico, specialmente le prime. 

XXI. 

Documenti dell' arte. 

Il Tempio delle Vergini in Macerata. 

« Pianta e facciata del tempio della Madonna delle \'ergini. Disegno della Cup- 
pola, colla quantità del piombo che essa contiene. 

« Ivi, x^Iemo^ie in stampa della sud' Madonna e di quella della Misericordia ». 
Cosi in una nota a pie della pag. del titolo, alludendo a qualche stampa fatta a Macerata. 

Es. già posseduto da Francesco Amici. 

E in fo. gr. Forse originale servito per qualche riproduzione a stampa del sec. X\'II, 
o fine del secolo precedente. 

Nel 1530 si gettò la prima pietra del maestoso tempio, ornato di bella cupola 
ottagona e austero d'architettura quale l'ideò Galasso da Carpi. 

I lavori interni durarono sino al i.sS'. 

Uno spaccato della Chiesa delle Vergini trovasi nella pianta di Macerata della 
Reggia Picena del Compagnoni e a pie di altre piante della città di quel torno di tempo. 

XXII. 
Documenti dell'Arte. 

I.a storia dcH'antichissima e rinomata Università degli studi di l-'ermo, fu scritta 
con intelletto di amore e perseveranza di studi e di ricerche tlall'avv. prof. Vincenzo C'ari. 

Rinnovellata da Sisto V nel 1585 venne riliorendo ma più tardi doveva ce- 
dere ad altro istituto più modesto. 

I.a laurea in legge, conferita al I)r. .\|. Cesari nel 1601, .splendidamente ornata 
di miniature concorre a dimostrare in qual gran concetto era allora tenuta, e come an- 



92 



e. LOZZI 



che l'arte fiorisse nella stessa città. È un capolavoro d'ornati finissimi ed eleganti ad 
ogni pagina, anche negli stemmi, degni della migliore fioritura cinquecentina. 

Dai preamboli storici di questa laurea si conferma la rinomanza che nella Univer- 
sità fermana godeva specialmente la scienza Legale fin dai primi tempi del nuovo ordi- 
namento degli studi. Tanto che in l'"ermo fu stabilita la Curia Generale della Provincia 




XXI. — Facciata del Tempio della Madonna delle Vergini in Macerata. 



della Marca dal Card. Egidio ,\lbornoz legato apostolico dopo aver conquistata tutta la 
Provincia della Marca. 

Più antica e più rinomata è la Università di Macerata, istituita sin dal 1290 dal 
papa Nicolò IV, che la sua città natale, Ascoli, volle dotata di simile studio, e alla catte- 
drale fece dono del celebre piviale, già riprodotto in questo periodico. 

L'aflresco bellissimo nella parete a sinistra dell'aula magnifica di questa Università 
maceratese raffigura il detto pontefice nell'atto che consegna agli ambasciatori del comune 



SAGGIO DI CIMELI MAKCHFGl ANI 



93 



di Macerata la bolla tradizionale, con la quale concedeva al nuovo suo studio i privilegi 
che solevano conferirsi alle primarie Università. 




\U 



,v-rrr.,rintm4, (\c\ia^ (floria celi, 
fnj.arii.i/iffiin:/, .1 iju,d C'itniuci-fim (Piceni 
(Jliómncm IRarchuim jìrmanavi denomina 
tei/n fn'flclrjlitiirprmi/fi'mi (xemano^ Co- 






XXII. — I.a laurea in legge conferita al Ilr. .M. Cesari nel 1601. 



XXIII. 

Giacomo Torelli e il teatro di Fano. 

Giacomo Torelli architetto e macchinista teatrale, nato in Fano nel 1608, erasi acqui- 
stato tal fama nell'arte sua che fu invitato da Luigi XIV a Parigi, ove tanto si segnalò 
nel teatro del Petit- Boiirboti, e tanto cooperò al successo dell'/t/zJ/ow^^/i? del Cornell le 
nel 1050, da essere dai parigini soprannominato il onii/Jt itrc<roiic. 



94 C. I.OZZI 

Tornato in Italia nel 1662, fece costruire nella sua città natale secondo i suoi di- 
segni il Teatro della Fortuna di cui fece dono alla città, e morì nel 1678. 

Possediamo una splendida incisione dell'epoca rappresentante il disegno dell'accen- 
nato Teatro, eretto nella Piazza di Fano. 

L'anno precedente alla sua morte aveva fatto rappresentare nel suo teatro un me- 
lodramma del cui libretto vuoisi tener conto anche per le interessanti notizie che mette 
in rilievo. 

XXIV. 

Una famiglia di pittori marchegiani. 

Giuseppe Ghezzi, tìglio del cav. Lazzaro, pittore nato in Comunanza, terra fiorente 
in quel d'Ascoli, dopo i primi ammaestramenti paterni, si recò a compierli in Fermo nella 
pittura. In questa e nella letteratura tanto si distinse che trasferitosi verso la metà del 
sec. XVII in Roma, vi fece si bella prova nell'una e nell'altra che fu prescelto segretario 
perpetuo dell'Accademia di S. Luca. 

Alcune Relazioni annuali, che sui lavori di essa scrisse e recitò, sono a stampa 
negli atti accademici e a testimonianza delia sua non comune coltura. 

Pietro Leone suo figlio, d'ingegno versatile e superiore all'avo e al padre, fu let- 
terato, pittore, incisore, musicista, ma più rinomato per le caricature, giudicate veri capo- 
lavori del genere. 

Di lui siamo fortunati di possedere un vero cimelio, e nel suo genere unico. Egli 
lo intitola: « Studio di molte pietre » messo assieme da lui stesso e disegnato a vari 
colori, maestrevolmente, con diligenza e finezza di miniatore. Originale a. f. Fatto in 
Roma, nel 1726 con la giunta dei prezzi allora correnti per ciascuna pietra e l'indice. 

Son 265 pietre : raccolta interessantissima, perché una gran parte sono rarissime, e 
alcune non più trovabili. 

Questo prezioso codice con la sua legatura originale in marrocchino rosso a ornati 
in oro è uscito dalla Biblioteca del principe Sciarra testé andata dispersa come ne fa te- 
stimonianza l'e.K libris attaccato alla costola della legatura. 

Dalle brevi ed esatte note appare il lungo studio e la grandissima cura posta dal 
Ghezzi per fornire questa Raccolta di pietre rare e preziose, ricercandole in musei, in 
palazzi principeschi, in chiese, in ville, tra le rovine dell'antica Roma; nella più parte 
de' quali luoghi ora noi li cercheremmo invano! 

Vogliamo qui accennare non potendo darne la riproduzione : 

i" la bella e rara medaglia coniata in suo onore, alludente nel rovescio colla 
leggenda aria cui iiiillc attorno al caduceo, alla versatilità del suo ingegno; 

2" Il suo quadro rappresentante il Genio d' Urbino, da una incisione non bene 
riuscita del Masini; 

3° Vari seguiti di caricature originali dalle vendite del libraio Pieri, alcuni 
de' quali riprodotti a incisione. 

4" Un mazzo di carte napolitane (40), ornate di bizzarre figure, nel rovescio 
collo stemma di casa Barberini, più introvabile che raro. 



SAGGIO DI CIMELI MARCHEGIANI 95 

XXV. 
Statuti Comunali. 

Ascoli-Piceno e Spinatoli. 

la storia civile, politica, letteraria di un popolo ha necessarie, strettissime atti- 
nenze con la storia giuridica; essendo profondamente vera la sentenza dell'Ardigò, che 

*2i fupzadci fiatati fono 
ftàpaci pluuetieralxlefratc 
IfoanmdaXIxramo.ifnla 
ccclefia-Qe gca ^IBariat) foli 
tlano.d Li Cita d àkoìo, 
^Iccinpo iKlu;B.S-/flntianu 
cioeGcr Co2radino6pafq 
luccio-SerlBarnabeo 5 f ma 
t!:eoul[3o2anocFmo2ams. 
jjoamancrea'ò fciKio'peri 
fa^acqiluccicT/Iìntreama 
tlxo5 uanu£t altep f) Un 
caxx f 3àni f) pzlliccioms 6 
gfcolo- 3n 7ianno.^l9. 
-ccccA v]C]cvV].^ltcm pò -deI 
@afì\mo.3n vpopacrcnfo 
,3 .papa àkxMYo.\>]^óic 
tiero.Viuj-apzeliB. — 

XX\'. — Sottoscrizione tipdgratica degli S/afii/i d'Ascoli. Ibid. 1496. 

(Dall'e5emplarc- del lonim. Leo S. Olschki). 

il diritto è dell'organamento sociale la forza intima, o come prima e pili brevemente 
disse il romanista Jering : il diritto è la vita. 

lì ciò principalmente vale per I' Italia nostra, la patria del diritto e di statuti mu- 
nicipali, i più antichi, sapienti e famosi, la cui bibliografia in servigio di un esame com- 
parativo delle costituzioni municipali era tanto caldeggiato dal celebre Savigny nella sua 



06 C. LOZZl 

Storia del diritto romano nel Medio evo. Di vero, chi bene li indaga e confronta, potrà 
vedere nella formazione degli statuti e nelle loro successive riformazioni la storia del 
comune e della nazione. Agli statuti vanno ordinariamente unite le cosi dette Leggi sun- 
tuarie dalle quali spesso si apprende come i costumi nelle vesti, ne' banchetti, nelle feste 







/\V^/™^ » r P».-"^ «^ .»<«**■ SiSAt ■po'-t/l Wif. fvr.'Vw'-. cr^l^rA.™ Ctfet^ojjjl^ fe (i* :?■» /ì-prTW», ì^m i«r.vtó. Ali>^ p'^ <-ral5"Wrt- ftJnM 




XW'l. — IJecreto originale degli Statuti della città di Cingoli, del 5 febbraio 1461. 



-"f- 



e persino nelle funebri religiose e civili onoranze siano nota più spiccata e appariscente 
dell'indole etnogratica e delle storiche tradizioni di un popolo. 

Ecco come il famoso detto del Montesquieu : « Bisogna illustrare la storia con le 
leggi, e le leggi con la storia » si avvera principalmente rispetto agli statuti de' nostri 
municipii. 

Sono molti e di singolare importanza, come testé ha dimostrato l'egregio cav. An- 
selmi in questa Bibliofilia gli statuti delle città e delle terre anche minori delle nostre 
Marche, e basti citare l'ascolano, stampato ivi 1406. Ma forse rimontante al 11S5, in cui 
scosso il giogo de' suoi vescovi si eresse in libero comune. 



SAGGIO DI CIMELI MARCHEGIANI 



97 



Io intendo solo (avendo desciitto altrove lo statuto ascolano), richiamare qui l'at- 
tenzione degli studiosi di questa materia sullo statuto del Castello di Spinetoli, comune 
antichissimo tra Ascoli-Piceno e l'Adriatico, perché da nessuno, eh' io mi sappia, citato. 
Trattasi dell' esempi, originale stampato in lo. su pergamena, che probabilmente dall'Ar- 
chivio di detto comune passò malconcio e mutilo tra altre carte di scarto a un tabaccaio 
da cui fui lieto ricuperarlo. 

Non siamo in grado darne alcuna data tipografica, perché 1' es. manca di alcune 
carte in fine, ed è molto danneggiato all' angolo superiore. Aggiungiamo solo che liai ca- 
ratteri, probabilmente dello stampatore jubar di Ascoli-Piceno appare stampato verso la 
metà del sec. XVI. .\nche in tale deplorevole stato non manca di pregio, essendo l'unico 
es. di questa edizione a tutti rimasta sconosciuta. 

S. Emidio è chiamato S. Migno come nello statuto ascolano. 

XXVI. 
Conferma degli Statuti della città di Cingoli. 

Questo documento è la conlerma di antiche disposizioni statutarie con aggiunte 
di nuove in materia civile, per la città di Cingoli, emanate dal card. Francesco Picco- 
lomini senese, allora Legato a Litcrc della Marca. 

Dato da Cingoli dove forse si era trasferito da Macerata, residenza ordinaria dei 
Legati e presidi della Marca, a di s febbraio \^ù\. È l'originale decreto munito del 
suggello del suddetto card. Legato e della firma del cancelliere. 

XXVII. 

MANOSCRITTI. ACTOCRM-I H INEDITI. 

Girolamo Zoppio. 

Girolamo Zoppio da Bologna, ove mori nel 15')!, poeta e letterato di bella fama, 
che insegnava umane lettere nello studio di Macerata, nel 1576 ebbe parte principale 
alla fondazione dell'Accademia dei Catenati, poi divenuta famosa, e nella direzione dei 
lavori, che vi si producevano, come narra il marchese Amico Ricci nel Coiniìiciifario 
degli twiiuii! iìliishi di Mania/. I (Roma, 1847) a pag. 33. 

Possediamo di L[uesto poeta e retore, si benemerito della cultura maceratese, specie 
per avervi promosso il buon gusto con lo studio di Dante, un ms. a. prezioso, e inte- 
ressantissimo per Macerata come appare dal titolo : « Gli amori di Girolamo Zoppio 
in lode dell' honestissima e bellissima .\Iadama Giulia Fedele da Macerata ». Siamo in 
pieno petrarchismo. 

.\ questo titolo segue una nota del possessore quasi contemporaneo, come appare 
dal carattere, dalla quale apprendiaino, che il soggetto delle lodi e de' versi di G. Zoppio 
è Mad.ma Giulia, che fu tigliuola di Amico Ricci il secondo, e Maria De Vico, e fu 
maritata a (iiuseppe Fedeli di .Nlacerata. La sorella Cornelia, mentovata in questa rac- 
colta dall'autore, fu maritata a Ciccolino Ciccolini. 

Zrt liibliofilia, anno IX, Jispcns.1 3" 8 



C)8 C. LOZZI 

XWIll. 
Cassio Beligatti. 

Il P.e Cassio Beligatti da Macerata, ove nacque nel 170.S, cappuccino, si segnalò 
cjual Missionario nel Tibet e al Gran Mogol, ove dimorò per ben diciotto anni. 

Tornato a Roma con profonda cognizione delle lingue di que' paesi pubblicò un 
Aìfahclo Tihefiiiio, e due grammatiche, una del linguaggio dell' Indostan, e l'altra del 
Sanscrito, e mori nel 1791. 

Molto stimato dai cultori di simili studi linguistici e da Pio VI che 1' avea de- 
signato al cappello cardinalizio. 

Del P. Beligatti possiedo un ms. autografo inedito intitolato : 

« Ristretto della vita di Sciakia legislatore del Tibetto » del quale premette il ri- 
tratto ben delineato. 

Nella copertina, vi è una nota del 1787 di mano del maceratese Pirro Aurispa 
sciiiori, n. in Macerata nel 1716 il quale fu lustro della Università e del Fòro maceratese. 

lìgli attesta l'autografìa di questo ms. e fa cenno di altre carte dello stesso P.e Be- 
ligatti, passate per le sue mani. 

La Biblioteca maceratese è ricca di vari manoscritti del Beligatti, tra cui una rela- 
zione di un viaggio al Tibet, ma non pare che tra essi vi sia questo ristretto, né in 
copia né in originale, come il nostro. 

11 prof. Giulio Natali nel suo scritto sui marchegiani illustri fa menzione di un 
Cassiano Beligatti, maceratese, che chiama primo geografo del Tibet. Non sappiamo 
quale relazione possa avere col nostro Cassio, ma forse è lo stesso, ossia una variante 
<)ello stesso prenome del medesimo Beligatti. 

X.XIX. 
Giacomo Leopardi 

onore sommo e immortale dell'Italia, delle nostre Marche 
e in ispecie di Recanati ove sorti i natali. 

Ne' canti suoi, gloriosamente antichi di forme, ma d' intimità e profondezza nuova, 
accoglieva i dolori tutti della misera Italia, e sorgeva il più originale poeta della doglia 
mondiale. 

Forse a nessuno è noto ch'egli fanciullo, vero prodigio, faceva il primo tentativo 
poetico con intonazione faceta e umoristica intitolato al e. te Luigi Leopardi suo fratello 
minore di G anni morto a 24 anni nel 182S. 

i" Siamo lieti e ben fortunati di possedere questo primo preziosissimo saggio 
autografo e inedito e unico nel suo genere, che a me studente di legge a Macerata fu do- 
nato dalla soiella Paolina, che volle aggiungervi la sua autenticazione, in una visita che 
insieme al compianto Alfonso Cerquetti feci al palazzo dei conti Leopardi in Recanati. 
2" Scheda della L)iblioteca paterna, da lui scritta, come pure attesta la Paolina, 



SAGGIO DI GlMIÌI.l MAKCIIEGIANI 



99 



l^" Lettera a. f. da Recanati, a di' 30 nov. 1.S18 all' ab. I''. CJoncellierni a Roma, 
a cui manda il ms. delle sue canzoni per la stampa. 

4 ' Biglietto di visita autografo con queste parole : Giaconio Leopardi in persona. 
5" \i noto come il nostro Leopardi, dimorando a Hologna, s' innamorò della 
Marianna Brighenti, cantatrice, che si distingueva pure nella pittura e nella incisione. 
Di lei mostriamo il proprio ritratto, da lei stessa disegnato a matita, più un' incisione. 
()" Una 1. a. f. di Fannv Targioni, moglie del piof. O. Targioni-Tozzetti, rara per 
beìlcy^a, per coltura d'' ii/gc'(;i/o. pitiricc. ^uonaìricc, e sorridala d' altri non pochi pregi, 
come a tergo si vede scritto dell' ab. Giovacchino Munoz, a cui è diretta. 

!• scritta su un foglietto, a capo del quale è impresso il ritrattino di Dante. 
Secondo il C^hiarini eh' è il più compiuto biografo di G. Leopardi, ed altri scrit- 
tori (il il povero Giacomo che frequentava la casa di quella signora, ne fu preso d'amore. 
Il Chiarini opina che il Consalvo, da lui composto nella sua ultima dimora in 
Firenze, 1830-33, gli fu inspirato da una visita ch'ella in una sua grave malattia gli 
fece nella sua abitazione in via Ghibellina. 

\'uolsi pure eh' egli più tardi accortosi d' essere nel suo amore da lei schernito, 
ne prese generosa vendetta con la poesia ad Aspasia. 

■j° La lettera originale in versi martelliani scritta dal padre Monaldo al tiglio 
Giacomo. 

XXX. 

STORIA DI!. RIS()l<(ÌIMHNTO. 

Luigi Mercantini. 

Nato nel 20 settembre 182 1 in Ripatransone, poirrisiiii/i>, com'egli stesso si qua- 
lificava, cresciuto ed educato a Sinigallia, ebbe, quanti altri mai, vivissimo il sentimento 
della patria a cui dedicò la musicalità e la popolarità della sua musa. Morte lo colse 
nel fervore delle sue opere, maestro di letteratura nell' l'niversitii di Palermo, nel 7 no- 
vembre 187J. 

Il prof. Radiciotti, l'insigne storico della musica nelle Marche, narra che nel 1.S48 
in Sinigallia l'entusiasmo patriottico era tenuto desto dalla calda parola e dagli scritti del 
Mercantini, che doveva poi divenire il Tirteo dell'epopea garibaldina; e che ivi, per la 
prima volta echeggiarono le gagliarde note di quel suo inno : 

Hatriotti, all'Alpi andiaiiio 



che musicato dal M. sinigagliese, Giovanni Zampettini, entusiasmò dapprima i volontari 
italiani combattenti nel \'eneto, e poi divenne il più popolare durante il 1848 e i84q. 
Si appressava l'ora della seconda riscossa, che il Mercantini affrettava coi suoi voti 
e co' suoi lavori ispirati, quando sullo scorcio del 1858 Giuseppe Garibaldi passando da 
Genova per forino gli commise 1' l>/no fatiilico destinato ad intonare quella riscossa e ad 



qu.ili anche j1 Carducci, pili tosto severo luntro la sudetta signora fiorentina che lai 
ri di molti adoranti, e civettava poi crudelmente ad accendere invano <)nell' infilii 



loo e. I.OZZI 

accompagnarne la marcia trionfale fino a Mentana augurale, ove 1' Inno ebbe, secondo 
il Barrili, il battesimo di sangue. 

Di quest' Inno possediamo un esemplare della trascrizione per pianoforte e canto, 
edita dal Ricordi nel settembre ibsQ. 

H memorabile il componimento poetico dello stesso Mercantini, col quale le donne 
di Pergola vollero accompagnati gli sproni d'oro al Re Vittorio Emanuele nella sua prima 
venuta a Bologna. 

Narrano che C^avour alla presenza degli olferenti dono e poesia avviandosi alla 
stanza del Re, declamava con tono approvativo questi versi della chiusa: 

l'in che l'iniqua soma 
Portan Venezia e Roma 
Non sei d'Italia il Re. 

Ho la fortuna di possedere il primo originale di questa poesia patriottica (a. f.) 
con varianti e una strofa diversa da quella stampata e però inedita ( i ). 

Tra le sue varie lettere, ond' è adorna la mia collezione, merita speciale menzione 
quella diretta da Senigallia 1845 al C.te Torricelli di Fossombrone ch'egli venerava come 
suo primo maestro e inspiratore di sensi e versi patriottici. Importante anche pel saggio di 
canti popolari, che voleva sottoposti al suo giudizio. 

L' inno nazionale di Garibaldi del Mercantini è ormai divenuto la Marsigliese degli 
italiani, musicato dal M. Alessio Olivieri. Giosuè Carducci, di lui cosi parla nelle sue 
prose : 

« Era con noi alla Deputazione, allora nascente, di storia patria per la Romagna, 
era con noi discesa dal Piceno, la musa gentile e animosa di Luigi .^lercantini, che aveva 
cantato alla patria il fatidico inno ». 

XXXI. 
FOLKLORISMO. 

Intendo del Folklorismo antico : che del moderno è agevole trovare raccolte e ne 
ho trattato a lungo nel Libro: Cecco iP Ascoli e la ii/nsa popolare (Ascoli-Piceno, Cesari, 1904). 
E anche su questo poeta e scienziato ascolano, contemporaneo e critico di Dante, mi son 
già riportato e anche qui mi riporto a quanto ne ho pubblicato in questa stessa Bibliofilia. 

Paoai/clv'/i. h',iirioiiaii/ci/lo piaicivle ili LeoiiarJo Falcheiti ascolano. Ferrara, \ . Bal- 
dini, s. a. 

Aggiungo che questo opuscolino in-8 è di pagine otto compreso il titolo, e del 
secolo XVII. È rarissimo e sconosciuto non che altrove, anche ad .\scoli sua patria, e al 
diligentissimo di lei storico e bibliografo G. Cantalamessa Carboni. 

Ha la vena popolare e facile del bolognese Giulio Croce. 

Dalla lingua appare essere lui di .\scoli delle Marche, non di quello delle Puglie; 
segnatamente là dove adopera la parola nic;;o grosso ch'era la pili piccola moneta argentea 
dello Stato pontificio non del pugliese o napolitano. È una poesia popolare in terza rima, 
premesso un avvertimento a chi legge per ispiegargli il destro che gli si porge di scriverla. 



(1) Vedi e. I.OZZI. I.a .V<i,s,l't,>$f lìc^ìi italiani e la A/nrc,,r Rrnle. Milano, Ri, 



SAGGIO DI CIMELI MARCHEGIANt 



XXXII. 

M IS ICA. 

Ottaviano Petrucci. 

A Lui, nato il iS giugno i4()() a i'ossombrone, la musica va debitrice di un nuovo 
trovato pei' istamparla con L.v.ithii iiiolv'li ìiulallid Ji(si\ e ciuindi di uno dei suoi più 
notevoli progressi. Trasferitosi dalla città natia a Roma, e poi stabilitosi a N'enezia, ivi 
nel i4()7 recò a compimento la sua invenzione per modo che ai primi saggi tenner 
dietro lavori importanti, che sono anche oggi accreditati e per merito intrinseco e per 
ciò che attiene all'arte inipressoria applicata alle opere musicali. Ciascuno di i|uesti ci- 
meli' divenuto rarissimo e salito a prezzi favolosi. 

Tutto ciò che riguarda il processo e la importanza di questo trovato, le opere pub- 
blicate e le notizie della sua vita è stato diligentemente raccolto, con sana ciitica esa- 
minato e pubblicato dall' illustre storico D. .Xugusto \'ernarecci da I'ossombrone in un 
pregevole libro, di cui si son fatte due belle edizioni. 

Nella mia collezione vi sono due belli esemplari di stampe diverse e rarissime del 
Petrucci, eseguite col suo nuovo trovato. In uno di questi preziosissimi \' ha una cor- 
rezione tipografica fatta a mano, come su uno stam- 
pone o prova <\\ stampa, probabilmente dello stesso 
Petrucci, di cui per quante ricerche io ne abbia fatte, 
non mi è riuscito di trovare un autografo; ma certo 
«.[ualcuno ne dovrebbe essere rimasto negli archivi 
di \'enezia ; quale ad esempio la domanda alla Re- 
pubblica per ottenere il solito privilegio e privativa 
pei suoi nuovi libri musicali. 

XXXIll. 
Giovacchino Rossini. 

Ciounod, giudice competente e non sospetto, 
interrogato a designare, secondo il suo giudizio, il più 
grande musicista del tempo antico e moderno, rispose : 
il Giove della musica tutto considerato è indulibia- 
mente Gioacchino Rossini. 

Il suo capolavoro melodrammatico Qiiifliiliiio 
Teli rappresentato a Parigi e in altri principali teatri 
stranieri con grandissimo successo, non poteva rap- 
presentarsi nello Stato Pontificio pel divieto della polizia, impaurita e scandalizzata della 
glorilicazione di un eroe della Rivoluzione. 

Nel 1840, trovandosi Rossini a Bologna, i bolognesi desiderosi di sentire e am- 
mirare quel capolavoro, fecero pratiche con lui e col capo di quella polizia per trovar 
modo di poter rappresentare quell'opera nel Teatro Comunale per la stagione autuimale. 




O^si^o riil'i- Y^i^^J-^ul'i^ irti C^trfi^ 



102 C. LOZZI 

Dopo lunghe tiattative fu dato il permesso, ma a condizione che il M. Rossini do- 
vesse fare tali cambiamenti al libretto da farne sparire ogni idea e parola accennante a 
libertà cominciando dal titolo che fu mutato in quello, abbastanza ridicolo, del Conte di 
S/t'rlii/0i7. 

Quella originale riduzione in 14 pag. iri-f. obi., i: una delle gemme della mia col- 
lezione; tanto più preziosa perché autografa inedita coni' è attestato (ma non ve n'era alcun 
bisogno) dall' illustre maestro e bibliotecario del liceo musicale bolognese, cav. Gaetano 
Gaspari, e dal professore dello stesso liceo Federico Dallari. 

Possiedo inoltre di questo Giove della musica, romagnolo d'origine^ marchigiano 
di nascita : 

Romanza a. f. inedita, Bologna, 1844. «Mi lagnerò tacendo ». 

Una sonatina a. f. per piano. Parigi, 1862. 

Lettere scelte tra le più importanti per la mia collezione. 

Tra le Memorie, che lo riguardano: 11 coro a. f. scritto dal suo amicissimo poeta 
senigagliese e. te Giovanni Marchetti, amico e condiscepolo di Pio IX. Coro pastorale can- 
tato a Bologna pel giorno onomastico del Rossini. 

Lettera di Pietro Giordani che all'avv. Ghinozzi di Porli, scrive tra l'altro: « Son 
venuto a Bologna per quel miracolo dello Stabat di Rossini ». 

XXXIV, 

Pasquale Bini. 

Pasquale Bini, noto in arte anche sotto il vezzeggiativo di PasqiiaHun, era nato il 
21 giugno 1716 in Pesaro, m. ivi 1770, violinista, compositore, direttore d'orchestra, 




• • •' .• • • • 










già allievo del celeberrimo Lartini, che in una lettera della mia collezione, lo innalza 
sopra tutti e anche sopra se stesso. 

Vedansi su questo insigne artista marchegiano gli articoli da me e dall'egregio Ra- 
diciotti pubblicati nella Cronaca iiiii\iialc di Pesaro, anno it)Oo. 

Siamo lieti di possedere di lui l'unica lettera che si conosca; tanto più ch'è d'interesse 



SAGGIO DI CIMHI.I MARCHEGIANI 103 



marchegiano. E in data da Roma, ^ giugno 1747 ed è responsiva al C.te Saverio Francesco 
Maggiori a Fermo per fargli noto ch'egli non poteva recarsi nelle Marche alla direzione del 
teatro fermano, come aveva dovuto rispondere ad un simile invito fattogli prima dal Mar- 
chese Ricci di Macerata per quel teatro. 

Qui ci piace riprodurle uno scherzo fatto dalla jiiii famosa cantatrice dell' epoca al 
suo compagno d'arte Celestino Salvatori, rinomato baritono di Loreto. 

Degli altri musicisti marchegiani, quali il Pergolesi, lo Spontini, il Rossi e il Mar- 
chetti possiamo passarci in questa breve rassegna, perché ebbero la fama ben meritata in vita 
e dopo morte ( i ). Ma il Bini, vero tipo marchegiano anche per la sua timidità e modestia, 
era rimasto quasi sconosciuto ; e forse senza i ricordi miei e del prof. Radiciotti, sarebbe del 
tutto obliato. Anche per questo ho voluto por termine al mio povero saggio col suo caro 
e onorato nome. 

C Lozzi. 



Il Portolano di Grazioso Benincasa 



Il l'ortolano incomincia con I' invocaziotie a Dio, alla Madonna, a tutti i 
santi e .sante della corte cele.ste. ai santi protettori d'Ancona ; segue la propo- 
sizione, e poi viene una serie Yl' istruzioni al marinaio per il computo delle di- 
stanze. Indi, come realmente avvennero, sono indicati i viaggi, durante i quali 
Grazioso segnava nel suo libro « a memoria di si' v notizie di promontori, 
porti, .scogli, stretti, golfi, i.sole. descrivendo cosi il periplo dell'Adriatico e del 
Mediterraneo orientale. 

Alcuni vollero che il l'orrolaiio sia stato dal lienincasa composto in [la- 
tria, quando vi tornA dal molto peregrinare. Ma è più probabile, anzi ("■ natu- 
rale ch'egli scrivesse in viaggio, quando scorgeva un'isola, toccava un porto, 
osservava un cajjo, un promontorio, uno scoglio. Nel 1435, anno che è segnato 
nella prima carta del codice, Grazioso si mosse da Ancona, fece il primo 
viaggio, coinè padrone di nave, e notò quanto t|ua e là vedova ; e per molti 
anni ancora girò per i mari, .se nel 1445 leggiamo nel codice che era a Castel 
Rampano, e dopo questo nel l'o/io/.v/o parla d'altri luoghi. 

Le notizie, che di ciascun luogo si danno, sono brevi, ed in una torma 
non sempre chiara a' nostri giorni, ne' quali alcune parole del linguaggio ma- 
rinaresco, che prima correvano per le bocche, sono addirittura cadute in di- 
suso. Per l'abbondanza enonne delle voci dialettali, ncll' insieme il libro [)iii 
che ai dotti riesce intelligibile agli uomini rudi del nostro mare, tra i quali 
molti vocaboli tecnici o [jersistono o si sono cangiati di poco. 



(i) Vedi Lno S, Ol.ScUKi : fiia viiiln alla ColUzioue ,ìrl Conim. C. Lazzi di autografi <■ lìjcumenli 
la Musica ecc. 

(«) Cominuazione : v. I.n UibliofiHa, voi. IX, p. 58-62. 



104 ERNESTO SPADOLINI 



Per ci') che riguarda la lingua, è degno di nota che il Benincasa fa uso 
frequentissimo dell'aspirata in principio di parola, che adopera la congiunzione et 
dinanzi a consonante, che il e <ì g aspro è indicato mediante la h (chorte, choverto, 
grecho, secha, chanale, chavo, Nicholo, tochate, cholli, biancha, sirocho, chosa, 
scholio, gholfo, champanile ecc.), che la .r sostituisce spesso la semplice s (pa- 
radixo, bixogno, prexente, chiexa ecc.). Tra le forme verbali, meritano d'esser 
notati i futuri « inchominciarò », « prestarà », « arrai », « averrai ». Unioni 
di parole sono, ad esem[)io : « animemoria », « esseguirò », « allargo », « et- 
tante », « ellancora », « stattendo ». Parole dialettali sono : onio (ogni), me 
(mi), doi (due), tiente (tenitii, gionginete (raggiungete), vinti (venti), signiali 
(segnali), lassiate (lasciate), scinque (cinque), dei (devi), arlieva (leva), prieta 
(pietra), eie stai (ci sta), el (il), ponta (punta), revolgite (rivolgiti), maistro (mae- 
stro), gsiecho (greco), murallie (muraglie), ritonda (rotonda) ecc. 

— MCCCCXXXV — 

Al nome sia de lo honipotente iddio et de la sua madre madonna santa maria, et 
di tutti li santi et sante de la chorte celestiale del paradixo, et de meser santo Chriacho, 
1-iviero, Marcellino, Nicholò et Palatia padri et governatori nostri possa essere et sia onini 
onio principio, niezo et tiiie. 

In questo libro io Gratioso Benincasia farò menzione di porti e luoghi di terre di 
marina, et etiandio de senbianze de ditte terre ammemoria de me, e ni quali porti et 
altri luoghi ne abbia iddio sempre salvi noi et tutti altri naviganti. I quali porti et 
senbianze di terre non sono tratte niuna de la charta, ma sonno tochate chon mano, et 
vegiute cholli occhi. Inchominciarò dal gholfo de Vinegia, esseguirò chome i nomi so- 
pradetti me prestarà de la loro santa grafia. 1435. 

Per una quarta allargo xx, avanzo Ixxxxviu ritorno .... li 

per doi quarte allargo xxxvui, avanzo Ixxxxi. 

Ritorno .... 11 

per tre quarte allargo Iv, avanzo Ixxxvni 

Ritorno xviiii 

per le quatro allargo Ixxi, avanzo Ixxi 

Ritorno xxim 

per le scinque allargo Ixxxni, avanzo Iv 

Ritorno xu 

per le sei allargo Ixxxxn, avanzo xxxvni 

Ritorno xi 

per le sette allargo Ixxxxviu, avanzo s;x 

Ritorno x 

per le otto allargo C" avanzo x. Ritorno x 
Questo allargo e ritorno a de' bixogno sapere a chi volesse imprendere la ragione 
a mente, ed è chosi una terra mestai per ponente cento millia quanto voglio andare per 
tramontana eh' io me la metto a garbino, inchomincio sempre d:i quello vento che te 



II. PORTOLANO DI GRAZIOSO BENINCASA 105 




1:1 Jei mettere, ed è d;i garbino a ponente e quatro cpiarte, quanto me allargo per le 
ijuatro JNxi tieni a mente sette deciene e nno decimo, li ila ponente lino attramontana 

fx^e -^/^^ V»^ <• rf-*«j>*-t^»>/c- f^OV^frihi) A»»//«*- «7vi,rj-<^ ^■►^Mie 

^of^- .«4^*^ ^ì^u^xrrr. i^^^rlV /S^^ *rw'/^*4 • ^ . 
.4^^^f> /5j^^-*ÌU ff.^Pcr^l- drt^^^m^M r^tS^ 

g,,.^. cy^r/;^ ^,^^. -^.««.fi. pHfS/t, ^^^.^^^x»^. 

Q^h^o ^..cfk> ^.^- ^SS,fh> r^^^-T' -^f^-^rr^ 

^\^^^^ ^^ryy^A/Z, rpo/h^-^ c^^^ At^«-^^ 

r^f^XJ r^i^yrt^^ C^ì?<^^ ■ ^fBr^O^^ ^--^ 

/'■n /olitile di Gk.a/.ioso Iìknmn(:.\s.\ (Archivio storico comiiii.ile di Ancona). 

sono quarte otto, et quelle da ponente a garbino sono quatro anche xil tino in xvi, e 
quatro lo ritorno, de quatro sonno xnii, et voi moltiplicare cpesto ritorno colle sette 




cn«0 



io6 ERNESTO SPADOLINI 



decene de l'alaigo clie tenete a mente, lussate andare el decimo che in questa gita non 
aiiieva niente e di sette via qiiattordicie novanta otto, ettante millia vorrai andare. In- 
tendete che questo è per cento millia che te stai la terra lontana ; se fosse meno parti 
per decena, ma sempre fa per cento millia, e verratte la ragione a ponto. Et poi parti 
per decena de quanto ei lontano da la terra. 

Abia mente che le cjuarte de li venti da la terra, che te stai ferma, infino dove 
che te la dei mettere chon quelle de la gita intìno in otto quarte se può fare la ragione 
da otto in su dicete tino intìno in sedici quarte sonno, lascia le otto, et fa da quella in su. 

La ragione della luna chi la vuole sapere a oie ed a punti tiente a mente una 
luna a quanti dì del mese fai, et simile li punti, et sopra questi dì et ore e ponti gion- 
gniete una luna che homne luna ha giorni xxvuu et ore xn et punti vu Ixxxxiii, et guarda 
quanti giorni sonno et ore et punti, tutti questi di venti quattro hore fa uno di, e de 
punti con Ixxx fa un'ora. De tutti questi di abbatti li giorni che a lo mese passato. A 
volerle trovare di lo mese, è prexente e quelli dì e ore e punti, che remangono ad quello 
dì e ore e punti fa la luna. 

Vinegia. A volere sapere li suoi signiali de andare nella foce quando arrai el chan- 
panile de santo Marcho per ponente, el champanile de san Nicholò quello che a la trina 
tonda per me quello de Sammarco e de lontano da quello l'altro champanile de sa Ni- 
cholò una balestrata, e questo campanile stai sopra la chiexa ci è e l'altro champanile 
stai a la via de tramontana lontano una balestrata ave questi segni lassiate andare entro 
la menore aqua che truovi sullo focso si è vni pie de aqua. 

\'inegia. Quando sete dentro dal tocho per savere el suo signiale si è uno faro de 
prieta che stai da grecho dalli altri fari, quando averrai questo faro de la prieta per me 
dui chassine et a queste chassine eie stai in esse uno torrone, e stai in queste chassine 
VI arbori charosi, et da grecho di queste doi chassine una balestrata stai una chasa bian- 
cha. Quando metti lo faro de la prieta per me questa chasa biancha tu ei dentro, metti 
la proda tra maestro e tramontana, e lassi lo doi pali che stai in sulla ponta de cha- 
delli da garbino una balestrata, e vai netto de onni chosa. 

Parenzo. El suo porto lo schollio de santo ,A.ndrea la sua bocha da maestro sia 
passa im de aqua. L'altra bocha da sirocho intra lo scholio de santo Andrea e lo schollio 
picholo sia VI pie de aqua. 

Orsara. Lo suo porto. La bocha da maestro sia grande fondo per tutta la bocha, 
da Siroco sin v pie de aqua. 

Vetudi. El suo porto. La sua ponta da ponente è brutta, va largo uno prodese, e 
vai netto de tutto. 

(rigala. El suo porto. La sua sembianza si è prime le motte da vai dagosto che 
.sonno III demorate da tramontana la ponta del porto da mezodì si è biancha. Fa la sua 
via, lasciatece da mezzodì revolgite per levante, averrai all'anchora passa xv d'aqua. Et 
stando de fuora dal porto doi prodesi, averrai passa xx d'aqua e de netto fondo. La 
ponta del porto da Sirocho è netta per tutto. Andando a la valle da grecho mettendo 
el prodese in terra avrai all'anchora passe x d'aqua. 



IL PORTOLANO DI GRAZIOSO BHNINCASA 



Pelmodo. Chi volesse intrare nel suo porto a levante lascia tutti i suoi schollietti 
da garbino, richollite per maistro, nielli li piodesi da grecho ellancora da garbino, et 
averrai all'anchora passe 1 daqua. 

Niome si è da levante de Fornole millia tre. I,a senbianza della bocha da levante 
de Niome lo chavo de radonna si è uno chavo sottile forano e stende nella via del le- 
vante et guardase col chavo dentro del porto. 

In questa penta da tramontana del porto si è ponta grossa, et in questa ponta stai 
la magra entro al porto .sino a le murallie, che de all' ixola da grecho el mancho fondo 
che ci si è da passa v in in de aqua inel mezo è questo chanale ellargo passa ci ; avendo 
questo fondo fa che sii largo da terra passe x.w. 

Fornello si è de sopra da Niome, in ver el maistro è meno de ni millia, ed è 
da sirocho da Fornole circha una balestrata. Intro questo et Fornole ci è una ponta sola 
e per mezo la valle de Fornello de lo suo porto el ci è una grotta ritonda e rossa, e 
stai raso el mare, richolgite in questo porto per levante, metti li prodesi da griecho e 
l'anchora da garbino, averrai a la bocha passe v d'aqua. 

Fornole che è da levante da Cigala millia doi. Volendo andare al suo porto ri- 
cholgite nel porto tra griecho et tramontana, ed è buono fondo per tutto. Metti el pro- 
dese da griecho, et l'anchora da garbino averrai all'anchora passa vni d'aqua, ed è cho- 
verto da tutti venti. 

Rovigni. El suo porto. Li stai uno schollio da garbino lontano millia due, e d' in- 
torno ad questo schollio è tutto netto et buono fondo. Tenendo el prodese al modo del 
porto de Rovigni averrai all'anchoia passa x d'aqua; ed è choverto da tulli venti. 

Selvi. Chi volesse andare al suo porto, la sua senbianza si è che la sua ponta da 
maistro si è traripata ed è rossa; e questa ponta si ci è una secha, e stendese a la via 
del garbino uno prodese e mezo. La ponta da levante si l- sottile e netto per tutto. Met- 
tendo el prodese da levante et l'anchora da ponente averrai passe x d'aqua. Esso schollio 
che è da ponente da Rovigni uno millio. Et ci e buono stare per tutti i venti ; met- 
tendo el prodese a lo schollio, ell'ancora da griecho averrai all'anchora passa x d'aqua. 

Cavernole la senbianza del suo porto. La ponta sua da maistro del porto si ci è 
alberi mostra negra e l'altra ponta che è da maistro de questa ponta del porto mezo 
millio in questa ponta ci è la chiexa, che à nome santo Martino, et questa ponta e tutta 
biancha et non ci e nullo albero intra questa ponta et quella el porto, e da una secha 
che e larga da terra uno prodese et mezo e l'altra secha vai fuora da tramontana da 
terra doi balestrate, allargate da la ponta del porto di maestro mezzo prodese, et anda- 
rai netto. La ponta de lo porto de sirocho eli' è buscliuta ed e negra. Questa ì- la sen- 
bianza la secha forana ; el suo fondo si è piò un d'aqua. Volendo andare tra l'una secha 
e l'altra allargate da terra doi prodesi, e lassi l'una d'esse de fuora e l'altra da terra, et 
vai netto per buono fondo. 

l.ebrosi. Li scholli de li lebbrosi che stai da levante da Giara millia xii venendo 
da levante el primo schollio che truovi chome tu el lassi truovi un altro schollio, ed 



io8 ERNESTO SPADOLINI 



è lontano questo uno millio ; e intra l'uno schollio e l'altro el ci è uno schollietto pi- 
cholo, tondo, e stai più presso a lo schollio da ponente che ad quello da levante, e stai 
a la via del griecho. Chon questo schollietto picholo ù una secha, e in questa secha el 
ci e pie X de aqua ; et questa secha stai a le doi parte del ferrieio lassando i duo parti 
da la terra ferma el terzo da lo schoglio chi fusse per me la secha ci e stai Io schol- 
lietto per me una chiexa, et questa chiexa stai per me 1' ixola de san Damiano. La sen- 
bianza di questa chiexa si è cheli! avanza del suo muro de su e de giù, ed è più alto 
chel suo tetto, et questa chiexa e sola e da ponente. E da ponente d'essa uno millio 
el ci è stai doi chiexe, ed è fatte chome questa da la banda de la terra ferma el ci è 
nella marina una listata de terreno rosso, et questa secha stai a chapo de questa listata 
rossa lassandola tutta da levante. Volendo schefare questa secha venendo da levante ve- 
derai una ponta sottile da ponente de li scholli de li lebrosi millia vi ; et questa ponta 
si è in terra ferma, e stacele uno albore, volendo schifare questa secha, e lassiandola 
da la terra ferma fa che schivi questa ponta, che à l'albero chon la punta de lo schollio 
de lo lehroso lo primo schollio da ponente. Q.uesti scholli de li lebrosi si è fra tutti 
otto. Venendo fra questi scholli e la terra ferma, volendo venire per el magiore fondo, 
lassia del ferriero li doi porti da la terra ferma, el terzo da li scholli, el minore fondo 
che trovarai sarà passa quatro de aqua. Quando vuoli passare da la bocha da ponente de 
li lebrosi intra l'uno scholio e l'altro allargale da la ponta di questo schollio che lassi 
da sirocho uno prodese et mezo, et vai netto. Quando tu lassi questo schollio da siro- 
cho truovi grande fondo per tutto ; et questo schollio si è lontano da l'altro da maistro 
uno millio; et questo schollio da maistro si è picholo, e l'altro da la faza de levante, 
da maistro de questo schollio una balestrata, ci è uno schollio, e da maistro de questo 
schollio el ci è doi picholi schoUietti. 

Giara. El suo porto. Qiiando voi sete al porto allargate da la ponta da sirocho 
uno prodese, et vai netto de onni chosa. Averai all'anchora passe sei d'aqua. Cavo dura 
si è da ponente de Giara millia vinti. Linbo si è da ponente de chavo ponta dura mi- 
lia XX, et sta lì 1' isola dessti per mezzodì lontana milia quatro, ed è longa da Giara 
millia quatro questo linbo. Selvi si è da ponente de linbo uno millio et da questo Selvi 
li garbini e da mezzodì lontano millia doi. Guardase Giara col chavo de linbo da me- 
zodì quarta di maistro ver lo ponente, ed è lontana Giara da questa ixola del linbo 
millia quaranta. Guardase Giara chon Selvi intra ponente e maistro ed è lontano Selvi 
da Giara millia quarantacinque. Guardase la ponta da mezodi de Selvi col chavo di ra- 
donna intra ponente et maistro, ed è lontano l'una ixola da l'altra miglia dieci. La bo- 
cha de li Proversi si è da griecho de Galagiomenta millia quatro, e questa bocha si 
parte l' ixola magiore colli proversi ; e in questa bocha si ci e pie quatro d'aqua. 

Galagiomenta. La sua senbianza si e nel suo chavo da levante dell' ixola che ci 
e stai cinti rari parti da levante de questi ciuffi uno millio el eie stai doi schollietti 
lontano l'uno dall'altro una balestrata. Lo primo da ponente si è questa stanza. Da le- 
vante di questi doi schollietti doi balestrate el ci e uno schollietto basso ; in questo 
schollietto non ci è erba niente, ed è piano di sopra, ed è bianco tutto. 

Proversi. Da grecho de questo schollio e porto di Galagiomenta milla doi ci ci 



IL PORTOLANO DI GRAZIOSO BENINCASA 109 



ó una ixola longa protenente Ju uno niillio. Dal oliavo da levante de ciuesta ixola el 
ci è uno bono porto ; quando fusse su in questo chavo de questa ixola vederai nella via 
del greche uno schollietto chome una barella, ed è lontano da questo oliavo de lo scliol- 
lio prodesi ni. E nella via del levante partendo el frero per mezo arrai passa quatro 
d'aqua. Andando per questo frero nella via del greclio de se schuovre el porto, nella 
via del niaistro, lasciate andare entro e nel porto rioliolgite, recholgite per niaistro met- 
tendo el prodesc da garbino ellancliora da grieclio arrai passa vi d'aqua. 

Melata stai da tramontana dell' ixola niagiore millia un. \'olentio andare al porto 
richolgite nella via del niaistro, et staattento a lo schollio, che stai in questo porto, met- 
tendo i prodexi da grelio ellanchora da g.ubino arrai all'anchora passa de aqua. Li doi 
schoUietti bassi che stai nella boclia de Melata, se guarda chol oliavo grosso da niezodi 
de Melata. 

Portoalega. Stai nel oliavo da ponente dell' ixola niagiore. La sua senbianza si è 
el oliavo de garbino del porto si è basso e biancho. Venendo de pelago, e volendo an- 
dare a questo porto fra la via de questo oliavo, e lasciatelo da ponente, richollite al 
porto per maestro. La ponta de niezo di de questo ponto si e secha ; va largo da essa 
uno buon prodexe, averrai passa quatro andando cosi largo, e stando ad questo porto, 
el te stai uno schollietto, ohe de basso e biancho per levante, ed è lontano da questo 
porto millia doi. 

Loticho si è da inaistro de santo archangilo milla v. La sua senbianza del porto 
si è uno schollio, et questo schollio stai traverso e nandi a lo porto, ed è longo doi 
balestrate. Et questo schollio mostra el suo chavo alto e simele a quello de levante e 
nel mezo mostra una vallata. La ponta de questo schollio da levante si e lontana da terra 
prodesi doi ; ed è grande fondo per tutto. RechoIIite nell.i valle del porto intra grecho 
et levante ; mettendo el prodese da grieoho, ellanchora da garbino averrai passa xv d'aqua. 

Lo schollio che stai dinanze al ditto porto detto porto l'"icho si è buono stare per 
onni navilio, ed è choverto da tutti venti. \'enendo da l.i ponta de levante quando in- 
vece dell' ixola truovi uno schollietto, et questo schollietto si è senza erba ed è lontano 
dall' isola da garbino uno prodese et mezzo ; ed è netto fondo per tutto. 

lo Lieo. Venendo da la ponta dello schollio et ci e in la via de lo ponente uno 
schollio, et guardase chollo scolilo del porto levante et ponente, ed i lontano l'uno dal- 
l'altro uno millio, et in questo schollietto non ci è erba niente. Quando tn ci nella 
ponta dello schollio tiel porto truovi uno schollio ritondo, ed ò lontano dallo schollio 
pel porto. Da la ponta dell' ixola del porto, la ponta da ponente, el ci è uno schollietto 
dicholo chome uno chapanno ; et questo schollio stai cholla ponta dello schollio del 
dorto a la via de tramontana. Stattendo remegiato in questo schollio, mettendo l'anchora 
da griecho, el prodese da garbino averrai al l'anchora passe xx il'aqua. 

{CoiìiiilUd). KRNiCSn) .Sl'ADilI.IXI. 



D. CIAMPOLI 



Gli Statuti <li Galeotto d'Oria per Castel Genovese 
ne' Frammenti di un Codice sardo del secolo XIV 

(Continuazione: v. La Bibliofilia, voi. IX, dispensa 1' s"). 



Colonna 1." 
campu oi'tii e si cungiet a spesas suas. 
de comcquirc j/ci/iiii daintit R. 

[CLXXXV] 

Item qui ciascunu damnu qui esseret apre 
(,-adu depiat cusse a qui at esser da 
du sa rexione sua consequitare contra cusse 
qui at auer dadu et factu su dictu dannu in 
unu mese poi qui esseret stadu apre 
1,-adu et si infra su dittu termen non aue 
ret requestu ouer incominciadu 
sa resione su et non l'aneret sequida 
non siat intesu plus cusse in rexione 
a qui su dittu dannu factu at esser 
et si infra su mese at auere principiadu 
et sequidu infine in tres comandamen 
tos semper ad cusse sa resione 
sua li siat leseruada illesa et siat 
conuinchidu de resione et ad ciascunu 
conuinchidu licidu siat de resione infra 
su mese unu dae su die in su qua 
le fuit conuintu requerre sos 
compagnos et participes et si infra su me 
se non at requerre poi non pos 
sat requerre nen in sa resione 
siat intesu. qui tiaicmiu si dcpiiit R. 
[CLXXXVI] 
tem qui ciascuna persona qui aueret aca 
tadu in su dannu suo alcu 
na bestia ouer acatadu et acusa 
du esseret stadu per issos iurados 
ssoue dessu quale esseret stadu su 
pamnu siat tenudu et depiatsi te 
ner ad icusse qui plus bestias aue 
ret apidu in cussu damnu 
i]ui ciascuìiii qui esseret requestu R. 
[Cl.XXXVIl] 

Item qui ciascuna persona qui appat bestia 
men minudu ouer grossu et re 
questu esseret prò casione dessu dam 



Carta 7." r. 

Colonna 2.' 

nu aprevadu cusse dessu quale 

esseret su dittu bestiamen po(;at auer 

terminu si requestu esseret de dies viij. 

de condugher su bouargiu suo et 

non plus et si non lu condugheret iufra 

dies. viij. siat tenudu respondere 

ouer faguer sa polita sanila alcu 

na dilacione de tempus et si si poneret 

ad corona et conuintu esseret ut 

in su capidulu de supra si continet 

po(,-at adimandare sos compagnos 

in su dittu damnu. 

Si aleuiiu daiuìu esseret fadu R. 

ICI.XXXVIllJ 



r 



et 



Iteni qui si alcunu damnu factu esseri 
per issu bestiamen minudu qui non 
siat uislu ne acusadu in su dam 
nu qui cussu bestiamen minudu qui 
siat plus aprope assu dittu damnu 
siat tenudu pagare cussu dam 
nu ouer depiat prouare qui cussu 
dampnu at factu. 
qui iotu s.is pcrsoihis depilili R. 

[CLXXXIX] 

tem qui totu sas personas qui aueret a 
catadu in su dampnu suo alcu 
na bestia depiat et siat tenudu 
acusare sas dittas bestias infra 
dies viij proximas uenientes 
da essu die in su quale aueret aca 
tadu su bestiamen : et siat creti 
du cusse qui su dittu bestiamen aue 
ret uistu gasi su iuuargin fa 
migiu ouer tìgiu dessu pupidu co 
mente et issu pupidu a sacramentu 
issoro dessa acusa. et pasadas dies 
viij. non siat cretidu ma uincher 
depiat per testimognos. 



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4 i v^ «^ wcT .^ e -Tu S.Ap' i-Tjar ax cuc iii Die t Cu ijuìk actxf ^fò, i 
vi.aiu" .> ^»n. e /vm<»i^luth>ik. itcìc luii'Oia::! AVI» 

' -j".vr.;\^.uC V •>;^n.'.rf.i t'-a/^ ■ .UcUiti»j;.u;Va: lUft. Arile, 



I 



ì 



GII STATUTI DI GALEOTTO D' ORIA PER CASTEL GENOVESE 



Carta 7." v. 



Colonna I.'' 
i]ttì SOS qui avi iiirarc sos tcii R. 

icxc;] 

Item qui totii ctissos qui auerent 
iuraclii sas tenturas siaiit te 
nudos acusare sas bestias sas 
quaies aueret uisto in sos danip 
POS et ciascunu siat cretidu ir) 
su sacramentu suo et si non lu acu 
saret in dies viij. et prouadu 
si li siat qui las appat uistas et non 
appat acusadu paguet sa tentu 
ra assa corte et assu pupidu su 
damnu. Jcssjs òis/hìs ffrossiis R. 

[CXCII 

Ìtem qui ciascuna bestia grossa qui 
esseret stada uista in alcunu damp 
nu dessos campos paguet assa cor 
te si de die est din. iij. et si de note s. 
unu et emendet su damnu assu 
popidu. Et si per auentura su pu 
pidu ouer guardianu ouer atera persona 
aueret nistu poner ouer mitter 
su bestiamen in su dampnu studio 
saniente paguet prò bannu liras 
ii|. et emendet su dampnu et siat ere 
lidu su pupidu ouer homine dessa 
domo sua a saciamenin issoro 
Si aìciiua (fjDUj tic /'(•nirtirs R. 

|(;xc;ii| 

Item qui si alcuna gama de berueges 
dessos esseret acusada in sos pa 
dros per issu iuradu padrargiu ouer 
dessos patrargios paguet ciascu 
na gama de die s. x. et de notte 
s. XX. et acusare depiat su masch 
liedadore et appat su mes 
su dessu dcssu bannu cum su maghe 
dadore 

Si alcuna persona arafani hcstianun R. 



|CXCill| 

Item si alcuna persona acataret alcunu 
bestiame ciò est boa couallu iu 
nientas ouer asinos in alcunu damp 
nu suo et conoscheret illas de cuias 
sunt sas dictas bestias depiat acu 
sare et bogarendelas dessu dittu 
dampnu ma non las condugat in 
castel'.'.i et siat cretidu a sacramentu 
suo. et sì las couduglieret in caslellu 
conost bendo cusse paguet su dampnu 
et interece qui su pupidu dessu besti 
amen aueret reciuidu prossa 
minadura dessu bestiamen in castellu 
et si non lu conoscheret et porta 
ret illu non incurrat alcunu 
preiudiciu. i/;// ciissr assi/ i/iialc R. 
'CXCIVI 

Item qui ciascuna persona qui aueret 
perdidu ouer qui le seret furadu 
alcunu bestiamen minudu ouer 
grossu et uogiat qui siat iscritu in 
su carturavu dessas fu ras si depiat 
faquer iscrier infra unu mese 
dae su die in su quale aeret perdidu 
ouer qui aueret intesidu auer per 
didu : Et si infra su mese non 
lu facheret iscrier in su carluravu 
qui dae cui innanti non lu possa! 
fagucret iscrier. (/ni alcuna persona non 
[CXCV] 

Item qui nexiuna persona depiat laxa 
re istare sos couallus suos 
ouer asinos de ueranu foras 
de castedu ian. et si los ant la 
xare et li esserent furados non 
los possant minter in iurados 
saluu si esserent in sa uigna sua 
clnsada ouer agiena ouer in 



(Continua). 



D. Cr.\MPOLi. 



1 , 2 NOTIZIE 

NOTIZIE 

La tomba di Gutenberg. — Negli scavi che si eseguiscono ora a Magonza, nella Schu- 
sterstrasse 2(), si rinvennero aviinzi di mura e di ossa umane. Siccome risulla da indagini storiche, 
che Gutenberg è stato sepolto in quel quartiere, è da sperarsi che nuove scoperte spargano nuova 
luce sull'ultima dimora del grande inventore. Sappiamo dalle notizie del suo congiunto, Adam 
Geltluis (146S), che le spoglie dì Gutenberg furono collocate nella chiesa dei Francescani, costruita 
due secoli prima. Nel 15-7 essa passò ai Gesuiti, fu demi)lita nel 1742, quattro anni dopo riedificata, 
incendiata nel 171)3 ^ f'' nuovo distrutta negli anni 1809 a 1S16. Il patrizio francofortense Johann von 
Glauburg (i6Si-17ì;5Ì ricorda ancora l'epitaftio di Gutenberg, scolpito in legno ed appeso al muro. 

Museo e casa di Bach in Eisenach. — La modesta casa, <love nacque il più grande 
e profondo compositore tedesco di musica sacra, Johann .Sebastian Bach, acquistata dalla Neiie Bach- 
gesellschafi, e rimessa nel suo primitivo stato, come abbiamo già riferito in questa Rivista, venne 
trasformata in un Museo che racchiude oggetti appartenuti a Bach, pitture, libri, manoscritti ecc. 
1^'addobbo fu fatto con buon gusto, conservando, molto opportunamente, dappertutto la semplicità 
dei costumi del tempo. Vi sono esposti fra altro dei bei quadri rappresentanti Bach e la sua fami- 
glia, vedute delle città e delle chiese, dove egli soggiornò e suonò, nonché una collezione interes- 
sante di istrumenti musicali di ogni genere. Contribuirono con munificenza gli editori tedeschi e stra- 
nieri delle opere di Bach a formare una raccolta degna delle composizioni del Maestro. Merita 
speciale lode il dott. G. Bornemann di Eisenach per l'interessamento preso da lui alla buona riu- 
scita del Museo, il quale fu solennemente inaugurato il 27 maggio passato. 

Un'esposizione di legature antiche e moderne sarà aperta a Strasburgo nell'Alsazia 
dal 6 al 20 ottobre prossimo, sotto gli auspicii del ministero e della città che mise a disposizione 
del comitato le aule del vecchio castello. L'esposizione dovrà avere essenzialmente un carattere 
locale, e di preferenza verranno esposte legature artistiche ed interessanti eseguite in Alsazia e in 
Lorena, o quelle eseguite altrove che trovansi in collezioni pubbliche o private del paese. 

La biblioteca dell'ospedale <■ La Salpétrière » di Parigi si arricchì della biblioteca 
del celebre neurologo Jean Martin Charcot, defunto nel 1S93, donata generosamente dal figliuolo 
di lui dott. Leon Charcot quale ricordo del padre. La biblioteca del Charcot viene considerata a 
giusto titolo una delle più ricche esistenti in materia neurologica. 

L'adunanza annuale della « Gutenberg-Gesellschaft •■ avrà luogo il 2 ; giugno nel 
palazzo del municipio di Magonza. Per l'occasione terrà un discorso il prof. dott. Alfred Hagelstange, 
bibliotecario del Kaiser-Friedrich-Museum di Magdeburg. 

Il catalogo generale delle biblioteche svizzere. — L'unione dei bibliotecari della 
Svizzera, che el)be luogo il 20 e 21 aprile in Ginevra, si occupò in particolare delle questioni che 
risguardano la sistemazione collettiva dei depositi di libri della Svizzera. Il diligente e chiaro reso- 
conto del dott. H.Barth di Winterthur, basato su penosi lavori preliminari, meritò il plauso della 
assemblea che ne deliberò la stampa per ritornare su questo argomento nella prossima adunanza. 

Cambio internazionale di manoscritti e libri. — L'Associazione Internazionale delle 
Accademie, che poco fa tenne le sue sedute a Vienna, aveva dato l'incarico all'Accademia prussiana 
delle scienze di iniziare delle trattative in via diplomatica coi governi delle accademie associate, 
allo scopo di una intesa per facilitare il cambio internazionale di manoscritti e libri. Nei circoli degli 
studiosi si sentiva da tempo il danno della grave inconvenienza, perché le opere e codici indispen- 
sabili a ricerche scientifiche erano <lifficilmente accessibili, quando erano conservati all'estero. Non 
potevano essere mandati che a mezzo della scabrosa via diplomatica, e non direttamente per la 
posta. L'Associazione intende pure di liberare tali spedizioni di cambi letterari internazionali da 
ogni dazio di transito, semplificando enormemente le relazioni, con maggior rapidità nella con- 



NOTIZIE 113 

segna. Le trattative ebbero per risultato clie i seRiieiitì stati aderirono a questo cambio: Austria- 
Ungheria, Helgio, Germania, Italia, Norvegia, Olanda, Svi?.zera, Slati Uniti dell'America. In 
senso sfavorevole si espressero l'Kgitto, la Granbretagna, la I-rancia, la Spagna e la Russia, men- 
tre la Danimarca, la .Svezia eil il Giappone non si <lichiararono ancora. .Si spera però in un acco- 
modamento, modificando alciuanto i regolamenti in modo da permettere anclie a <|uesti Stati il loro 
consenso. Intanto un ai>pello che il prof, von Karabaceli, Ijenenierito direttore delia biblioteca im- 
periale e segretario dell'Accademia di Vienna, diresse in questo senso alle numerose biblioteche, 
archivi e depositi di manoscritti, pubbliche, ecclesiastiche e privale dell'Austria, fu quasi uuanima- 
mente accettato, diniodocliL' .lì isiituti vi aderirono senz'altro, mentre i; altri vi acconsentirono 
<on qualche riserva. 

Furto e tentato furto di codici. — Dovendo procedere alla scelta dei corali da esporre 
nella Mosha di antica arie umbra a Perugia fu scoperta la mancanza di un corale ilei XV sec, 
miniato da Jacopo Caporali e che si conservava con altri tre nella Basilica di .S. Pietro in quella 
città. Continuando le investigazioni si riusci a sapere che il codice scomparso era stato imprestato 
dal priore padre Rossi, morto a Roma nel gennaio dell'anno passato, al suo medico dott. Oddi, 
il quale lo richiese per far ricopiare una miniatura. 

11 padre Rossi andò a Roma e vi mori, ed il dott. Oddi lasciò Perugia e del codice non se 
ne seppe i>iù nulla. Le pronte indagini della polizia portavano all'arresto in Firenze del dott. Oddi, 
mi morfinomane dalle cui dichiarazioni come dalle perquisizioni fatte [)resso di lui risultò die egli 
aveva avuto un complice nella vendita del corale, ellettnatasi a Londra. 11 dott. Odili fu tradotto 
a Perugia, ove si istruisce un processo contro di lui e contro il complice, \\n suo ex-cocchiere, 
arrestato a Perugia stessa. Dalle perquisizioni si dice sia risultato anche il nome della Casa di Lon- 
dra che ac<iuistò il codice, sicché è sperabile che si giiuiga ancora in tempo a ricuperarlo. 

— Alla Biblioteca Bartoliniaua di Udiire, munito di ima commendatizia del INIinistero dell' L 
struzione, si presentava il prof. Robert Eisler, di Vienna, ed otteneva di consultarvi alcuni preziosi 
manoscritti. Nel riordinarli il bibliotecario si accorse che ne mancava uno e denimziato subito alla 
polizia il furto, veniva arrestato il prof. l-".isler all'albergo. L'arrestato negò, e trattenuto in arre- 
sto tentava di suicidarsi. Dopo attive indagiiri la polizia riusciva a rintracciare il prezioso codice 
all'ufficio postale in un pacco diretto dall'Kisler ad ini fotografo di Vienna ! Istruitosi sollecitamente 
il processo, 1' Eisler amnii.se all' udienza di aver preso il codice, ma con la ferma intenzione di 
restituirlo dopo averne fotografato le miniature ! 

In seguito alle favorevoli deposizioni dei testimoni ed alle dichiarazioni del perito, il 'Lribu- 
nale lo condannava per furto semplice a 50 giorni di reclusione ed alle spese e veniva accompa- 
gnato dai carabinieri al contine per essere consegnato alle autorità austriache. Questa volta il bi- 
bliotecario è stato più pronto del.... collezionista, il (piale imprecherà se non contro la magistratura 
italiana, almeno contro il disservizio poslale italiano! 

Una vendita straordinaria, che certamente farà chiasso nel mondo letterario ed artistico 
e che addirittura può chiamarsi un avvenimento (piasi storico, si sta preparando per l'autunno 
prossimo a Vienna. Si tratta della vendila delle celebri collezioni, cioè della biblioteca e della rac- 
colta di stampe del principe di METriiKNKMi, già onnipotente cancelliere austriaco, morto nel 1859... 
questa vendita sarà affidata alle cure della rinomata ditta Gilhofer & Ranschburg insieme (rolla 
casa C. I. Wawra di \'ieniia. 

Per ora non ci è concesso di dare più diffusi particolari, solamente possiamo far trapelare ai 
nostri cortesi lettori che la l'iblioteca si compone delle migliori opere del secolo 18." e della prima 
metà del .secolo io.», fra le quali molte in splendide legature in marocchino. \'i sono poi degli esem- 
plari con dediche a Metteruich ; e quanto alla collezione delle stampe essa è di una importanza unica, 
trovandovisi, fra altro, VOcuvre del Rembrandt con prove di una bellezza insuperabile, e molte 
niezzetinte, ritratti, stampe in colore, acquarelli ecc., tutto in uno stato di conservazione e freschezza 
degno del gran nome dell' insigne raccoglitore. 

Poriieremo a tempo debito su (juesta vendita hors /igiu-, che farà accorrere a Vienna gli 

La BihliajUia. .-inno l.X, dispensa 5* "> 



14 



NOTIZIE 



amatori appassionati di tutto il mondo, nonché i direttori di Istituti pubblici, i quali si disputeranno 
fra loro gli invidiabili tesori ivi accumulati. 

Onorificenza. — Su proposta del Ministro della Pubblica Istruzione, Sua Maestà il Uè 
ha nominato cavaliere dei SS. Maurizio e Lazzaro il prof. Enrico Rostaguo, colto e benemerito 
conservatore di manoscritti nella nostra Hiblioteca Mediceo-Laurenziaua. 

La Bihlioftlia lieta della nuova onorificenza meritamente conferita al suo dotto collaboratole, 
gli invia le sue sincere congratulazioni. 



CATALOGHI NOTEVOLI 



BAER&CO., JOSEPH, E r.\nkfurt .\. iM. — 
Cat. 500: Manoscritti e libri stampati del me- 
dioevo e del rinascimento. P.irte li. Libri stam- 
pati del secolo XVI con illustrazioni di artisii 
tedeschi, no- 50S-145S, ossia pp. 131^1-378, 

L'antica ditta in occasione del giubileo di 120 



anni ha pubblicato un catalogo monumentale, di 
cui la prima parte contenente Manoscritti ed In- 
cunabuli tipografici uscì tempo fa ; ora segue la 
seconda di cui oggi ci occuperemo, e per l'autun- 
no prossimo viene promessa la terza ed ultima 
parte con estesi registri per tutte e tre le parti. Il 





afioi^oo; -sniAi'nut»^^^ • 

^ o.-pc;^j/Ji'ja.-THi;-ctsiJ) 
<ti!.A«.(i»!;.if'-V«-rtU(ftG ò 

a'ivgijijStM. irtJtKiioaj-p 



Leo S. IJIscliki. Catalogo LXIV, 

presente catalogo è stampato con bei caratteri, 
in 4», le minute descrizioni delle opere sono fatte 
con criterio e competenza ed una profusione di 
facsimili scelti dal punto <li vista della rarità e 
dell' interesse che destano le incisioni, lo adorna 
e Io rende più prezioso ancora. 

Le opere son classificate sotto il nome dell'ar- 
tista che le decorò di illustrazioni ; precede una 
concisa biografia ili ogni artista e non mancano 
le citazioni delle relative bìblioKrafie e mouogra- 



T0ÀA4^A,MeTAT0Y&HTA- 




dTjoJf J3IJ) -f U AS -f U U . Hjià/J^ì. TTIU 

iTSi-m'nKoua.A^iB.^dLilctA-K-S'-iiP'tA, 
T^a.-f à.jJ*AttTir\^èHf»i-òi;r,AP"^'' 

AtTOl^tCllMi .^A)A!>Aa-V«C-aJ: . 






I fie, nonché degli articoli sparsi sui giornali. Tutto 
ciò contribuisce a dare un valore particolare a 
questo splendido catalogo. Per dare meglio una 
idea della meravigliosa ricchezza dei cimeli quivi 
elencati, accenniamo solo ad alcuni dei primi 
artisti che ci sono rappresentati : Jost Amman 
no. 517-72, Hans , Sebald Beham no. i'io5-23», 
Hans BurgkìHair no. 6S5-700, Lucas Cia- 
nacli no. 721-43, Alhrechl Diher no. 75984., 
Ambrosino e Hans Holbeiii no. oiS-ii, Tobias 



CATALOGHI NOTEVOLI 



1 1 ' 



S/iminer no. 1257 -S2, An/on ìl'oeiisatn no. 
1427-53. Addirittura sorprendente è una col- 
lezione di 69 opere illustrate da Hans H'eidiI:: 
no- I 342-1410, con 7 fac-simili ; questo eccellente 
artista era (inora conosciuto solamente sotto il 
nome del maestro del Petrarca e non fu che per 
le indagini degli ultimi aimi che il suo vero nome 
si scopri. Al prezzo di M. 3200 è .segnato sotto il 
no. S07 una serie rarissima di 25 ornamenti, più 



un titolo, incisi da Paul Flindl, ed al no. 604* 
troviamo la seconda edizione del Tlieuerdank 
1519, M. 1200. Sono troppe le opere die rag- 
giungono M. 400 e più per farne cenno ; lascia- 
mo perciò al lettore del catalogo di studiarlo, 
come merita, attentamente. 

HALLI':, J., MùNCiiEN. — Cat. 3.S: (lenea- 
logìa ed Araldica, Calendari e Almanacchi ge- 
nealogici, Allnini Amicoruni, Autografi, Docu- 




puftDe tempore :fac((B 
? quaozagefimale etuf 
Ocin: tu titucrftBtabii= 
lisirnctefranie.Cuca 
ftbU3papa!il)U6:^epi 
fcopalibusf afacrató 
Jinwmone tn!)tbttioni = 

bus.iFìouUectmp^eirj; etnontnimino la 

bo-ìeremfu 




Leo S. Olschki, Catalogo LXIV. n." 2001 : lìerall, Jrliann 



menti. Fogli volami, Cronache, Romanzi di Ca- 
valleria, Numismatica e Sfragistica, Feste utti- 
ciali. Opere topografiche. Costumi militari. Ri- 
tratti ecc.; 22S2 numeii. .Splendido catalogo com- 
pilato con rara competenza, stampato con lusso 
su 304 pagine e corredato di 4 larghi registri 
delle materie, famiglie e nomi, paesi e luoghi. 
Fra i romanzi di cavalleria primeggia la celebre 
1' edizione del Theiiei daiik, i5i7(no. 1 , M. 3''io<i) ; 
delle raccolte di ritratti segnaliamo no. (Ì71Ì, IIol- 
beiti. Portraits 0/ illusli iuus persoìis of lite court 
of Henry Vili, 1792, M. 1500 e no. 1337, AV- 
cueil de Poìtt ails de Soriverains eie. de l'epoque 



de Louis X/r, ca. i6i|0, M. 900. L'edizione di 
lusso dell'opera di Opilz, ParadedarsU'lluii^eu 
furo/>iiischer Armeen, 8 ff. color., ca. 1835-42 è 
offerta sotto il no. 1169 per RL 1500, e le uni- 
formi dell'armata russa di Geisslcr, 1793, sotto 
il no. 1419 per M. <)oo. I numeri 1955-2250 rac- 
chiudono oltre 300 Aliuaiiacchi j;euealog!ci pm 
o meno rari, fìui.sce il catalogo con una ricca col- 
lezione di Album AmicoruìH, in parte adorni di 
disegni e stemmi miniati. Accenniamo al no. 22t>4, 
Album deirUngarese Gali von l-'ays, 1585-9S, 
con I IO magnifici stemmi miniati, ^L 2200, e per 
non parlare di altri interessanti rileviamo ancora 



ii6 



CATALOGHI NOTEVOLI 



no. 22-:;, Album dei celebri violinisti fratelli Fiie- 
drich Wilhelm e Johann Peter Pixis di Mann- 
lieim, con ,^30 iscrizioni degli anni 1794-1815, e 
arricchito di disegni e note di musica, e 6 righe 
autografe e firmate da Goethe, M. yoo- 

HARRASSOWITZ, OTTO, Leipzig. - Ca 
talogo 304: Letteratura tedesca da Lutero al 
presente, 2196 numeri. — Ricca raccolta di biio 
ni libri e varie serie complete di giornali lette- 
rari, fra altri il n! 40, Centralblatt fi'ir Eiblio- 
thekswesen 1SS3-1905, M. 8S7 ; n. 301, Zeit 
schri/tfiir deutsrhes Alter tiini 1841-IU04, M.835 ; 
no. 2173, Wiener Zeitschrifl fùr Kunst, Lite- 
ratur etc. i8iri-44 (con qualche lacuna), AL =;ic.. 



iD.3Rulmc3. Ti\.\. 




iJDpfl.ptasBnromn^emilio. 
}B)re'oirpicc''qucadmodum 



5^- 



Citai. .go LXIV. 



volano molto le ricerche: I. Pubblicazioni perio- 
diche e generali. — IL i'ratira e storia della ti- 
pografia nel secolo XV. — III. Biblioi;rafia dr- 
gli incunaboli a) bibliografia generale e speciale, 
b) cataloghi di biblioteche pubbliche e private, 
e) monografie e trattati per lo studio degli in- 
cunaboli. — IV. Riproduzioni di incunaboli. Una 
copia completa dell'importante «- Alls,cìnciiics 
Gelehrtenlexikon von Joecher, Adelmi»^ uud 
Rotcrniniid, 1750-181)7» viene otierto sotto il nu- 
mero 6 per M. l'i^o ; è tutta la serie, divenut.i 
presso a poco inlrovabile 

HIERSEMANN, KARL VV., Leipzig. - Ca- 
talogo 337: America Settentrionale, .Stali Uniti, 
Canada, Paesi Polari. Storia, geografi. 1, vi.iggi, 
civilizzazione dal secolo XVII al presente, nu- 
meri G38. — È un vero repertorio della lettera- 
tura aulica e moderna trattante questa m.lteri.^. 



Uue rarissime Bibbie incontriamo ai 110. 384, Bi- 
blia gerìnanicanona, 14S3, M.7.;o, e no. 389, Bi- 
blia gertiHìnicii, stampata in Gerniantown (Stati 
Uniti) 1776, M. 550. Rammentiamo in fine, nume- 
ro 2167, una copia completa della vasta enciclope- 
dia tedesca di Zedler, 63 voi. 1732-54, Marchi 700. 

HAUPT, RUDOLF, Leipzig. — Cat. 14: Ope- 
re intorno agl'incunaboli (Inkunabelkunde), nu- 
meri 395. — Raccomandiamo vivamente all'at- 
tenzione delle biblioteche e degli amatori questo 
catalogo che oflre loro una buona scelta di opere 
antiche e moderne relative allo studio delle pri- 
me produzioni dell'arte di Gutenberg. Le quat- 
tro rubriche, nelle cpiali e.sso è suddiviso age- 

pccuniam quo? re Tcporuiffc 
oiaotcbmfibip^obfG.nam 
quod lEfidcrao vrVaróncij fu 
96 adufaru tua e^bibca e °!d 
sjccaul j ad'^ofFum ludicis gri 
nercfolcr. 

'ifii»pat.S»eue. et Hnroni^.aa. 
jfaullo. 

Tsspudqncm rcaagi'f.acta 
phbhfarain ciuUiaqìcnmi^ 
nahs ^fAibilicrunrpiacda ad 
miieftìgandam vcrirans fide 
lubcbir. 

TOH Bugufti ^alennnia ^ 
no. 

oifa actò rpé5 fu te liti mu 
mJt.QuacmdanvfjiJUtsri-Ij 



Rilevian:o fra le opere più rare o importanti il 
no. 75, The North American Periew and A/is- 
erllaneaus Journal, la serie completa rarissima 
dal 1815 al 1S99, di questa rivista stimala negli 
Stati Uniti, quanto L.a Rei'ue des Deux Mon- 
des in Francia, M. 2350 ; no. 233, de Fontranes 
(diiecteur d'une mission fran<^HÌsedecolonisation), 
Originai Skizzenbiich aiis dem Slaate New York 
1795, sono 59 disegni a penna artisticamente ese- 
guiti in colori, su 122 \\. in 8 obi., M. 2500; nu- 
mero 346, Wilhelm Penn, Send-Prieff an den 
h'iilh der Stadi J>an:Ì!;, etc. Amsterdam 11175, 
uno dei primi opuscoli <lel fondatore di l'enn- 
sylvanii, emanato prima del suo trasferimento 
in America, M 8o(j;no. 514, Chrislen-Verkauff... 
anss den fraiicosiwhen A'erkern in die Insul 
Canada .. 1(18/, 4 fi, in 4", forse Unicum, M. 800 ; 
no. 527, l.escarbot, Kelation... l'oyage dn sieur 




CATALOGHI NOTEVOLI 



117 



de Poulrincoiii t eti la Nouvel/e Frane f, 11Ì12, 
rarissimo, M. 1150; notiamo ancoraché la sola 
ruljrica dei /'eriodica e opere generali coni 
prende 1 1] numeri. 

LlKl'MANNSSOHN, LEO, Bkklin. - Ca- 
talogo 164: Letteratura tedesca, parte 11, let- 
tera I a H, no. 17.12-2S20. Non abbiamo die 
ripetere c|nanto fu detto per la parte I (Cat. 161) 
nella nostra A'/z'/.sAi (anno Vili, disp. loi spa- 
gina 4S3). Molto notevole è la collezione de 
gli scritti di Lessinj;, che coi commenti e ritratti 
relativi conipreiule Ho numeri (no. 21-211-2208). Tre 
rari fogli volanti, incunaboli del 149(1, i-l-llS «^ 
1481, descritti sotto i nri. 2,Vvv,>t. e sulla quatta 



pagina della copertina, e segnali AL 1150 cadano 
rappresentano 2 manifesti dell' imperatore I\/as- 
siiiti/idiio /ed uno di Rodolfo, vescovo di Wiirz- 
bui.n. 

LlEl'MANNSSOHN, l.KO. Bkiu.in. — Ca- 
talogo 16; : IJiografie di compositori, prove- 
nienti dalle collezioni di !•". \V. Rnst (i7Ji)-96), 
Kob. Kitner, 11. Reiiiiaun e |iil. .Slockliausen, 
1715 numeri. — Vi trovi, uno anche le edizioni 
critiche iiionnmeiilali delle opere di Bach (nu- 
mero 2; ^, M. VX)), Hcellwvcn (no 2911, M. 42^), 
Ilandfl (HO. ('.39, Ml< 700), ti-c. Drll' iiilluenza di 
U'at;//!'! e ilella rivoluzione artislica suscitata da 
Ini dà prov.i 1' iiiimensa letteratura pubblicata 



I nprcITum ncapufi per .lodocum bocnllcyti 



Pnmu vacat.M.mani. Sydcnb9, Intcdit 
A m<3 Subreqt At cur Quos fuper 
Tnftaté ìnfurum 
Vulcano. At leo 
luppiter^ In qua 
Turbinis Heccnt 
Odcrim9. Et rerum 
Quc de . Et cerulee Cófpicuu Traditur 
SipofT. Sydcra Limla Scdpopulum 
Imiffu. Quietiam ♦ Etcjà» Oiri^it 

Leo S. Olschki, dialogo L.XIV, ii» Jl^; : Mamlius. A/jrcnw. 



Qdtmfi Pubhcd 
H ic pof. Mafcula 
Rimac. Vccucp 
Regula Cbcldi^ 
Aeternis lura. 



d.i tempo e che cresce tuttavia ; ne! presente c.i- 
talogo ai uri. i343-i(jj2 ci .sono ollcrti tI numeri 
di scritti di lui e 2;) nri. <li Wagneriana (coii;- 
nienti, trattati, biografie ecc.) 

LUENEI5UKG, H., MtiNciitcN. — Cat. 72 : Bo- 
tanica, scelta di opere grandi, S^o luimeri. — 
Nove suddivisioni facilitano le ricerche ilegli 
studiosi che vi troveranno serie di giornali ed 
opere importanti, fra cui no. ; j4, J/ai iius, /■Voi a 
Biasilieiisis, M. nooo. 

—^^— Cat. 73. Matematica, Astronomi.!. I!i- 
blioteca del fu prof. C>. Baner, i8vj numeri. — 
.Serie complete di giornali e di pubblicazioni di 
accademie, no. 3, Malhetiiatischc Aiiiialen 1S69- 
1903, M. iSSo. Gli autori prima del 1800 formano 
una rnbiica speciale che conta 33 t numeri (nu- 
meri i0v33>S). 

NIJHOFF, MAKTINIJ.S, La Wksv.. — Cala- 
logo 3ji : Americana, 216S iiumrri. — Cata- 
logo intere,ssante e ricco di opere importami, 
esso è divi.so in varie rubriche fra cui 8tvj nu- 



meli risguard.uiti le Regioni /Xitiche, il Canada 
e gli .Stati Uniti, 411, per l'America Latina, \<ì 
per le isole di ("uba, Portorico, ecc., e non me- 
no di 307 nri. per le Isols Filippine. Citiamo il 
no. ,'71, Siiiitaicvi s .-ll/as (78 cartes) depitis le 
fr- ali /70 siede, poiir la pliipai t ine'diles, 1842, 
rarissimo cosi completo, l'"lor. 9()<>; no. 0)7, 
Uhìiiek, Adr. rai/ ile) , i'eìioof;h -eau Nieu-Ne- 
der-Laiid, l'iV, volume di estrema raiilà e pro- 
babilmente il più importante <:onlril)uto (ler la 
storia di New Nctlierland, fior. 750. Nella parte 
racchiuderne le Isole l'^ilippine incontriamo le 
opere grandi /l'ianeo, /''loia de Filipiiias (nu- 
mero 1852, llor. 475) — The J-'liilippiiie /slaints, 
1403 189S, lìxploi atioiis. etc-. (no. 104-S, fior. 530) 
— Seiiiper, A'eiseit (no. 207^, llor. 710) — e una 
notevole collezione di opere stampate a .Manila 
stessa. 

NljllOFF, .MARTINUS, La IIavk. — Ca- 
talogo 3i7: Manoscritti, libri i)regevoli e rari, 
74''> numeri. — Ricco assortimento di opere 



ii8 



CATALOGHI NOTEVOLI 



di ogni scienza, classificate per ordine alfabe- 
tico di materia. I primi 14 numeri contengo- 
no preziosi manoscritti, fra cni rileviamo no. ;;, 
Ludo/pliiis de Saxonia, Vita Chi is/i, in perga- 
mena, con miniature, sec. XV, fior. 2200; nu- 
mero 4, ISiblia Sacri!, in pergam. sec. X\', llor. 



2200 ; no. 5, Livi e d'Heuics, testo olandese con 
miniature in pergam. sec. XV, fior. 1500; nu- 
mero 7, Liber Hymnorum dominical. et fesliv., 
con miniature, in pergam. secolo XVI, flor.iooo. 
Citiamo dei libri stampati no. 70, Ptolemaens, 
CosniogyaphUì, Ulmae 14SC, con 36 carte geo- 




I.eo S. Olschki, Cat.ilogo LXIV, 

grafiche colorate nel tempo, llor. 1150 ; 110. 2>.S, 
Ludoìfihiis ifc .Sii.vonia. l'ila C/nis/i, in spa- 
gnnolo, isv'-ii, 4 voi. llor. ìso; 110. 4U1, (ìt- 
lydoihoeì;, llasselt 14911. H'^''- 5"o ; no. 42'', 
Thoìiias a K'niipi.^, .Siiiiiones, ecc. 1 Utrecht r.i. 
1470), fior. 500. 

OI..SCHKI, 1.HO.S., FiKKNZE. — Cat. I.XIV : 
Choix de livres ancieus rares et curieu.x. — 
11 presente catalogo forma la settima parte del 
grande catalogo della dilla, classificato per or- 



b : r,m,u/,n /oi'ùae. 

dine alfabetico delle materie, e che tutti gli ab- 
bonati alla nostra Rivista ricevono regolarmente 
alla pubblicazione. Questa settima parte com- 
prende le pp. 545-616, cioè ì numeri 2056-2273 
« Incunaboli (EZ), » con 28 riproduzioni in 
rosso e nero delle incisioni più rare e rimar- 
cabili o dei brani di testo per dimostrare i 
tipi i meno conosciuti. Rimandiamo i nostri 
cortesi lettori all'articolo inserito nel penultimo 
fascicolo (/-(7 Bibliofilia, ainio Vili, pp. 434 36), 



CATALOGHI NOTEVOLI 



"9 



dove troveranno accennali i tesori che conte- 
neva la prima parte degli incunaboli, cioè cata- 
logo LXIlI.e contiuuianio a far risaltare quanto 
di raro ci olire il catalogo I.XIV'. Fra i libri 
stampati con caratteri ureci primeggia la famosi 
Kditio priiiceps di llomeyus, eseguita a Firenze 
nel 148S per B^rtlioloniaens de l.ihris, di cui al 
n. 2099 è esibito per fr. 10,000 un esemplare 
marginoso di freschezza unica, siccome uscisse 
adesso dai torchi. Segnaliamo 2 altre impres- 
sioni greclie. u. 2059, Elymolot^iiim Mm^ìium. 
Venetiis, Zacharias Kahergus, I4')9, fr. 1000. 
è uno dei capolavori di iiuesto tipografo ed 
adornato di graziose bordure eil iniziali in legno. 



poi il n. 212S!, /.ascaiìs, Graiiiinatiia •^raeia, 
Venetiis Aldu-;, 149 + , fr. 1000. Uno dei più rari 
libri di musica si trova al n. 2074, Flores Mii- 
sicae (auctore Ilugone de Keutlingen), Argenli- 
nae, [oh. l'ryss, 14SS, fr. 2000, copia ammira- 
bile per la sua conservazione eccezionale, altre 
rare opere di musica contiene il catalogo ai nu- 
meri 2078 e 2079, G.ifuiius, Tltt'orica iViisicae, 
e l'iaclica Musicae, 1492 e i pì6, fr. 400 e 1000. 
I-a slampa ebraica è rappresentata per il Maiha- 
sor, .Sonciuo e Casalmaggiore 14S5-S6, 2 voi. 
(n. 2143, fr. 1500), diesi disliiigue per gli orna- 
menti tipografici incisi in legno. La bibliogralia 
degli incunalioli spagnuoli viene arricchita per 



IOANNIS.iOVIANI.PONTA 
Ni. DELIBERA LI TATE.DE.be 
NEflCENTIA.DE.MAGNIFlCE 

ntia.de.splendore.de. CO 

N VI VENTIA.LIBRI.fi NI VNT. 



ImprefTu opus Neapolipcr loannc Trcflerdc 
Hoe(lec& Marcinu de ArnH-erda AlmanosDic 
XVII.MenfisIuIii.MCCCCLXXAXVni 



Leo S. Olschki. Catalogo I.XIV. n 

una impressione rimasta sroiiosciiita a tutti i bi- 
bliografi compreso il Ilaebler, i quali ignorano li- 
nanco l'associazione dei due tipografi : essa è il 
trattatodi fyaticiscus ì\'Ì!;cr, De modo cpistolaudi , 
uscito a Barcellona nel 1405 dai torchi di Joan- 
nes Rosenbach e [ohannes l.uschner (n- 2167, 
fr. 1000). Rarissima è pure una edizione del 
Saltuslius, stampata nel 1474 a Kivizzaiio, pic- 
colo borgo della provincia di Massa, per Jaco- 
bus de Fivizzano (n. 2229, fr. ,00), secondo Bui ■ 
ger. Index la presente sarebbe l'ultima delle sole 
5 impressioni che si hanno di (piel tipografo, 
e questa copia freschissima, intatta si può con- 
siderare l'unica conosciuta all' infuori di quella 
conservata al Brilisli Musemn. Terininiamo con 
l'indicare ancora un magnifico l.ivre d'heiires, 
Ilorae, tirato su pergamena e eseguito a Parigi 
per Philippe Pigoiichet nel 1409, decorato di 15 
grandi figure in legno, e di bordure figurale at- 
torno ogni pagina, (n. 2100 fr. 200L)). 



220V ;■< 



.A" 



l'KRRKl.I.A, FRANCESCO, N.\fOLi. - Ca- 
talogo 62: liiblioleca del Comm. F. A. Casella, 
parte 11, libri antichi e rari, numeri 227-4-56. 

ROSKNTIIAL, LUDWIG, MUnchen. — Ca- 
talogo 121: Musica, canto liturgico, musica pro- 
fana, opere antiche e rare di musica, autografi, 
manoscritti, 1782 numeri. — Catalogo che de- 
scrive, una sorprendente quantità di opere di mu- 
sica, fra cui veri tesori di rarità, che per la man- 
canza di spazio non ci è po.ssibile citare, come 
meriterebbero. Ci Inniliamo a notare almeno 1 ci- 
meli pili interessanti e curiosi per la storia della 
musica. N. 52, Antijìhouarium Romaniim, Ms. in 
perg. XIV secolo, INI. 800; n. igj, BcRci, Mu- 
sices opuscu/uin, 1487, M. 750; n. 355, Fkkkkk, 
hilonayio iieiicra/ para iodas las yglesias de 
/■Ispana, 1 Ì4S, opera sconosciuta ai bibliografi, 
M- lOO ; II. ^Sii, IIicDKX. Polychronicon, Wcst- 
minster 14'jM e.semplare scompleto, M. 800; 
"■ 735. 1--^ BoRDE, Choix de chaiisoiis iiihes eri 



CATALOGHI NOTEVOLI 



miìiiqiie, 1773, 4 voi. con 98 (invece di 100) 
stampe di Miireau. M. 1200; n. So^, Ubcr Cito- 
ralis ad usimi I-'Fi . ì'racdicaloium, Ms. in 
peig. del sec. XI 11, con note di musica in nenniì, 
M. ^000; n. S^ j, liTiiKi-t, Geysiìiche gesaii!>k 
Buchlcyiiy Tenof, 1,24, di estrema rariià, essen- 
do la seconda copia conosciuta che ha di più il 
vantaggio di avere un'aggiunta manoscritta del 
tempo contenente numerose canzoni con musica, 
M. 2000 ; n. 844. Luther, Ellicli Chrisìlich li- 
iler J^ohgfSiiiii^, 1,24, soli -j esemplari conosciuti, 
M. 1000; non meno di 6S varii A/issa/i sono 
descritti sotto i mi. 947 11114, fra cui un. Qi4, 
Missaìe BrÌA-ieiise, Ms. in perg. sec. XII, M.4000; 
lì. fj6o, Jl/issa/e Cui ieiisi:, Aug,ust»e 1497, incom- 
pleto di 6 ft., M. 1800; n. 97S, lìlissale Piagensc, 
Nuremlìergae 1481, M. 1200; n. 1081, N.\ri!AEZ, 
Delphiii de iiiitsica de cifias para taner vihuela, 
1S38, i\I. tOoo; fra i Manoscritti di musica au- 



tografi primeggiano n. 1032, Mozart, W- A., 
Klavier-Coitceitin BDur , 1776, .|o ff., M. 12000; 
n. ifio6, Wagner, Richard, l'at tilur ~u eìneni 
Orchesteist'ùck, <i>ii primi tt^mpi della sua car- 
riera artistica, 24 pp., iM. 2S00 ; n. 1713, I.iszr, 
Rakoczy-Marsch, 24 pp., M. 1000. 

WEIGEL, ADOLF, Leipzig. — Cat. 87: Let- 
teratura tedesca moderna da Gotsched ai tempi 
presenti, parte III, .S-Z, n. 363ItI35. — Buona 
raccolta <li edizioni rare e prime, descritte esat- 
tamente. N. 4415, Liedeibuch drcier Freimde, 
1843, uno dei libri più rari della letteratura te- 
desca moderna, da aimi non apparve più copia in 
commercio, M. 300; n. 4963, Oer Teutsche 
Mei km e Der Neue Teutsche Merkur, la col- 
lezione completa, 129 voi., 1773-1S10, M. 600. 
Le edizioni degli scritti di Schiller e relativi 
commenti comi>rendono 22^ un. (n. 377r)-4O0O) ; 
vi sono parecchie edizioni principes. 



NECROLOGIO 



KARL TRUBNER 



fondatore e proprietario <lella celeberriuM e insigne casa eilitrice Karl J. Triibner in Strasburgo, 
nell'Alsazia, mancò ai vivi il 2 giugno scorso. La perdita di quest'uomo dotato di rara energia, di 
vedute larghe e di cono.scenze profonde, lascia un gran vuoto cosi fra i colleghi librai in Germania 
ed all'estero, quanto nel mondo dei letterati e scienziati che lo considerarono come imo dei loro. 
Triibner fece molto parlare di sé nel 18S8, quando riuscì, mercé la sua fine diplomazia e raro tatto, 
a ricuperare per la Germania il famoso codice Manasse, barattandolo con dei manoscritti impor- 
tantissimi per la Francia che seppe assicurarsi alla vendila Ashburnham, e che la Biblioteca Nazio- 
nale di l'arìgi, desiderosa di riaverli, accettò in cambio con premura. Come editore di numerose 
opere di linguistica egli contribuì molto all'incremento di questa scienz.i, ((jme pure dette un valente 
impulso all' importazione delle letterature dei paesi orientali. 



Il 21 ni;iggio u. s. mori iniprovvisanit-nte a lierlmo il signor 

GOTTHILF WEISSTEIN 

giornalista, scrittore e bibliofilo insigne. La sua specialità era la storia del teatro berlinese ch'egli 
conosceva meglio di qualunque altro. Kgli s'occupava inoltre della storia del diciottesimo secolo e 
raccoglieva con intelligenza ed ardore libri rari e belli d'ogni genere. La biblioteca che egli lascia 
viene considerai.! come una delle più preziose fra le collezioni private della Germania. Il defunto 
contava fra i suoi amici i personaggi più eletti della capitale i quali lo ricercavano ed anmiiravano 
per lo spirito elevato delle sue conversazioni, tanto serie quanto umoristiche. Egli morì in casa 
di Paolo Lindau, mentre conversava spiritosamente col poeta nel suo gabinetto di lavoro. La sua 
morte lascia un profondo rimpianto, al quale s'associa sinceramente il Direttore di questa Rivista 
che ebbe la ventura di conoscerlo e polé ammirarne le rare virtù tiell' animo e dell'ingegno. 



Colimi. Leo -S. Olschki, Direllorc-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 



H)()7 - Stab. tipogri 



Anno IX 



Luglio- Agosto 1907 



Dispensa 4^-5' 



La Bibliofilia 

RIVISTA DELL'ARTR ANTICA 

IN LIBRI. STAMPE. MANOSCRITTL AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



Les Romans de chevcilerie italiens 
d'insioiration espagnole. 

ESSAI DE B I B L I O G R AP H I E 




f3.-^^^^" 1 KiTIs ,|uc paiut 1,1 srciindc rilitiMIl .le la /u/i/lOill,l//,I liei 

l\itiiia)i\i e l^ocìiìi lavallci csiln ilaliain, soixantc-dix ans 
se soni ('-coulrs ; It'S nirtliodcs hiiìlidi^raphiiiucs sr sont 
siiiL^iilirrciiirin prrciséfs et le nionicnt est pcut-rtrc vcnii 

(11- l'i'yilil' li's rlrnvills (rune lloiucllr (''(lilidn, plus ^\(-- 
IW--^^»BS^'^V l;iill''''- '•! plus CMliplrb'. ("rst à Cr hul <pir IclulclU Ics 

S\ol(s suuanlcs sur ipidi nus-uns dcs rouians chcv aliTcs(pii-s ipic i'it.ilic 
<lu X\ ]'■ sicclc i-uipi'uiUa à ri'.spaL^ni- Inut cu \' jdi^nant eie unuihfcuscs 
addilmns ci sans se pii|ucr de plus de lidélilé dans la Iraducliou ipn- ne le 
faisaienl t'U l'arance IlerKiTav' dcs l'.ssars ci s"s iuiilalcui's ci coulinualcurs. 
Il CUI l'ii'' d('-siral)le de ci luiiueurcr jiar r(''lude du plus célèlu-e de 
res niuiaiis: Aiiiaihs <ir (niiilc et ses ui >iid )i'cuses suilcs, mais la dilii- 
cultc de réunir li's XXllI \(iluuies cu leurs mulli])lcs cditimis a tail 
ju^er prétcrahle de CDmuicncer par Pai nifi 111 d'Olirr (|ui lui du rcsle 
ti'aduil a\aiit Anuuiis. Ce lui CL^alenicnl un li\rc à succès. I ,c lexlc 
cspa^uiil cut di\ cditions de 1511 à l5■'^ll: Salaniampie isii, I^l•); 
Scville, 1525: X'ciiisc, i^^r-i, 15,14; Scvillc, 15.pl, 1547; Medina del 
Cainix», 1 5^1- ; Iclcde, 1555, 15^0 De rada])lati(>n tranc-aise, j'ai sous 
i«'S yeux la [iremière édition de Paris, 151'»; Anvers, 1572: L\-(»n, 
i57f>: le Manuel du /,//'/vc/yr situale eellcs ile l'aris, is^,?. Is7.ì: I.\-<in. 

La U,blwfilin. anno IX. dispensa .|»-5' Il 



HUGURS VAGANAY 



150,^, i6iq. M. I. de Chanlepic du Dézert jìosséduit une édition de 
Lyon sans date [Cafa/oi>i/t\ n." (iScjy), soit hiiit rdilions tVanraises. L'An- 
Ljleterre a \)\\ !<■ lin' cn Imis rditions : l.ondies. 1 s.Sd, 1 S'"^'^, ■'^'37. Et 
il n'est pas jus<|u'au\ l'iamands (|ui n'ai-Mit \oidu s"\- distrairc ; deux 
éditioiis, en i()02, et (;n ifu^ turent puMiées à Arnhem. ainsi (|U(; le 
porte le Catalogne des Iinpriiiiés du liritish Aluseum. 

X'iMions cn maint(.-nant à la traduclion italienne : j'ai [)u en consul- 
ter la [)reniière édition i;ràce à la grande oblii^eance de l'administration 
de la ]'>iI>liothè(|ue Royale de Alunicli. Le pian suivi est le mème (|Lie 
pour .-[iiniilis cu /rai/aiis et les volumes (|ui n'ont pu ètre vus sont 
inari|ués d'un * 

PALMERLXO TTOLIVA. 

1544- 

PALMERINO D' OLIVA. ;i HLSTORL\ l^EL VALOROSISS- !| sùno 
CaualUcre Paluieriiio cf Oliiia, |1 di mioico tradotto ìirll' idioma I] Italiano. i| [Grande 
marque à la SybiUe regardant à droite et encadrée sur trois còtés par Ja de- 
vise : QVAL PIV FERMO i| È IL MIO FOGLIO.] |! Co 7 priiiilegio del soiinno 
Ponte ficr Pdìilo III. & \ deW Illustris^iìiio Sninto Veneto per euiiii X. 

In S de S ffnc. 352 ff. (148 X 103 mm.) — 28 lig'nes par page pleine. 
Miinchen. K. B. Hof-und .Staatsbibliothek. P. O. hisp. 147. 
Première édition citée jiar Melzi, 71,11. d'aprè.s le (Jatalogue Crevenna, 
mais sans l'avoir vue. 

F. 1*|. Titre — v", lilanc. 

F. * ij. PAVLVS PAPA III. 

Alotu proprio, òcc. Cum sicut dileccus tìlius noster Alichael Tramezinus 
bibliopola Venetus nobi exponi fecit, ad communem omnium, iS: praecipue lin- 
guae uulgaris Italicae, studiosorum utilitateni, sua propria impensa, uidelicet 
Arrianuni de gestis Alexandri, Vegetium de arce ueterinaria, Dyonisium Hali- 
carnaseum, Columellam, Catalogum annorum Principum, Leotiicum de uaria 
historia, Cronicam loantiis Carionis, Pontanum de bello Xeapolitano, Amadim 
de Gauia, Caualerium de Cruce. ac Palmeriiuun de Oliua : ojìora omnia haec 
in linguam uulgarem Italam ; nuper uersa & traducta ; hactenus non impressa, 

imprimi tacere \'enetijs intendat Xos.... cidem Michaeli, ne supra dieta 

opera.... per decem aiinos post impressionem.... sine ipsius licentia imprimi, 

aut uendi, seu uenalia teneri possint. Concedimus i^ elargimur, ac indulgemus. 

PLACET. A. Io. Tolomeus. 

F. * iij. MDXLIII. DIE XX. NOVEMBRIS. || IN ROGATLS. 

Che sia concesso a Michel Tramezino libraro. che alcuno senza permis- 
sion sua non possa stampare, ne far stampar in questa nostra citta, ne in al- 
cuno altro luogo nostro, ne altroue stampate in quelle uendere le opere di 



LES ROMANS DE CHEVAI.ERIE ITAUENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 123 



Ariano de s'estis Ale.xaiidri, tradotte in uoli^are. \'e;^-etio do n- ueterinaria. 
Dionisio Alicarnaseo, Columella. Cataiu^us aiinorum (jrincipuni, T.oonico de 
uaria historia, Fontano de bello Xeapulitaiio tradotti di latino in uolKare, Amadis 
de Ganla tradotto di Spaonolo in italiano, il Cauallior delLi Croce. iS: Palmc- 

rino de ( )liua medesimamente tradotto, per anni x [irossimi 

liernartliis Sandeli Ducalis Xot, 

F. * iij v". ATd.O Il.rA'SrRl': S. (il< K MANICO li Satiorg-nano Rlieliele 
Traniezino. 

Essendo, come afTern.ano tutti i sani, le historie un lucido specchio nel 
qiial amaostrasi 1' humano inii'egno per le altrui oiìore uirtuose ù intupereuoli, 
et Intoni n sinistri successi, a seo-nir il bene, per farsi i>er fama immortali, e 
scostarsi da (pieyli atti, che il nomi^ an<-hora oscurano dopò morte, et lo ten- 
gono d" infamia tinto, et macchiato in guisa, che gli era nu;^giio .issai non na- 
scere, che lasciarsi doi)i'i morte fama im-n chiara, lo che studio a mio potere 
di gioiiare alla coumume utilità, scicdti- alcune di' le migliori historie che pa- 
rimente porgano frutto e diletto .1 chi legge, molte n' ho fatte tradurre tra 
lecpiali uenutami in mano 1' historia di l'almi'riiio, il (piale [)er le sue molte 
uirtti ^^ iiuntto ardire, che non mai ritinto ili porgen- aiuto a cui ne lo chiese, 
come che bisserò le impresi^ perigliose, e per il non sperato successo d'esser 
riuscito lm|ieratorc di C'ostantinopoli ('■ ueramente degno, che nel tempio de 
la memoria il suo nome consagri, non ho guardato a spesa ò fatica, accioche 
fusse in lingua Italiana tradotta, per che essendo nn .Spagnolo Idioma non era 
a noi tanto thesauro manifesto, vS: (|uesto ho fatto principalmente accioche gli 
ingegni di desiosi pigliassero ardire che gli [lossa ogni alta impresa operando 
uirtuosamente succedere, uedendo che Falmerino da cosi bassa sorte non per 
dinari ne amicitia dequal due cose, oime ])erchi' più uagliano a tem|)i nostri) 
ma uirilmente |iort;indosi al sommo grado pi rui-ime. mostrando a tutti quanto 
uagliane gli atti liumani, 1' esser no le imprese ualorosi, iV' costanti a soccor- 
rere gii affitti [iresto. N'olgendomi pni iH' 1' animo a cui si douesse tal opra 
inuiare. il quali' non fusse per uirtii, .V- ardire meno ili l'almerino raguardeuole, 
la ,S. \'. il cui nome tiitt' bora lumoro ^^ n-uerisco, mi si parò dinanzi, laqual 
(sia detto .senza adulatione ò biasmo .illruilsola mi ò parsa degna che orna.s.se 
co '1 suo chiaro nome tanta degn.i opra, ne laqual uedra la ,S. \'. quanti mu- 
tamenti di fortuna quante uarieia di suci-essi patisca 1' huomo, che con la sola 
iiirtu studia farsi chiaro, vV illustre, (Juante fiate si mette a rischio di perdere 
ogni acquistato nome, v*v: la ulta insieme, colui che di gloriosa fama si pasce 
et gode. .\ ipiell.i adunque ixmsagro ^V dedico il tanto commendato Falmerino, 
pregandola che si degni con la solita humanila d' accettare il dono picciolo 
ueramente, se ,il libro si rigu.irda, ma quanto ;i V affetto mio che niente |)iu 
bramo che tarmi gr.ito a \'. .S. molto gr.mdi>, sa[)endo io per fermo quanto l.i 
.S. \'. [)iT sua benignit.a mi .im.i. v*^: ap[)rezza. il chi> mi muove, non dico a riMi 
dorè a quella il guidardone di tanto amore uerso di me, che non si [)U0, ma 
almeno a mostrarmi meno ingrato. vV a seriiigi di \'. .S. tutt"hora apparec- 
chiato e disposto, a la cui buona gratta humilmente mi raccomando, i^ bascio 
le mani. 



124 HUGUES VAGANAY 



F. * iiij v". TAVOLA DELLI CAPITOTJ DEL fi PRESENTE LIBRO. 

\/.'i//dica/ioi/. drs cliapitres est prisc anx soìiiìiìiiin:s qui sont dm/s U texlc, ìdeii- 
fii/ins à ccìix df la 7\ih!r\. 

Della uenuta di Fiorendo in Costantinopoli. Cap. I. 

Che fu promessa Griana in matrimonio a Tarisio. Cap. II. 

Della morte di (juamizziro, i*c scontìtta de suoi. Cap. III. 

Che Fiorendo domando la già promessa Griana all' rm[)eratore in matri- 
monio. Cap. mi. 

Che Griana mando uno anello a Fiorendo per Cardino. Ca[). \\ 

La risposta di Griana, & che si parlaron nel giardino. Cap. \T. 

Che Fiorendo non potè ottenere (ariana, \ di quanto gli auenne con Ta- 
risio. Cap. VII. 

Come ritorno sconsolato Morendo in ^Macedonia. Cap. \TII. 

Che (iriana fu data in matrimonio a Tarisio, <^ j)artori un fanciullo di 
Fiorendo. Cap. IX. 

Come (jeraldo pastore andando un di [ler la montagna trouo il fanciullo, 
kS: criollo. Cap. X. 

Come r Imperatore marito Griana a J'arisio il quale licenciatosi se neri- 
torno con esso lei in \"ngheria. ( 'ap. XI. 

Il Lamento, che fece Fiorendo per la nuoua del maritaggio di Griana. 
Cap. XIL 

Come Palmerino sogno un sogno stando co '1 suo padre (reraldo. Cap. XIII. 

Come Diofena innamorata di Palmerino gli scoperse non essere figliuolo 
di (Geraldo. Cap. XIIII. 

Che Palmerino hebbe arme, >.^ cauallo con che se ne andò a ^Macedonia. 
Cap. X\'. 

Che Palmerino fu armato caualliere a prieghi di Arismena in Macedonia, 
Cap. XVI. 

Che Palmerino fu fatto caualliero. Cap. X\TI. 

(he Palmerino uccise il serpe, i^ riport<'> l'acqua. Cap. XVTII. 

Che Palmerino riporto l'acqua a Fiorendo, iS: del grande honore, che 
gli fece. Cap. XIX. 

< 'he quatro cauallieri uoìeano torre il uase a X'rbanillo. (.V come furon 
uenti da l^almerino. Cap. XX. 

Che il Duca di Durazzo richiese Palmerino al Re di Macedonia per una 
sua guerra. Cap. XXI. 

Che il Duca supero il conte pe'l ualore di Palmerino. Cap, XXII. 

Che Palmerino se innamoro di Laureila pensando esser quella, che si 
hauea sognato. Cap. XXIII. 

Che Palmerino uendico di duoi cauallieri, una donzella. Cap. XXIIII. 

Che Palmerino uccise il gigante 1 )amarco in battaglia. Cap. XXV. 

Che fu ucciso il gigante Damarco da Palmerino. Cap. XXVT. 

Che fu sposata Smerinda a Crispano, & la partita di Palmerino. Cap. XXVII. 

Che Palmerino, òi compagni uinsero il conte, i.^^ suoi cugini. Cap. XXVIII. 

Che Palmerino ginnse alla citta di (xante, ^^ combate co '1 caualliere in- 
cantato. Cap. XXIX. 



I.ES ROMANS DE CHEVALERIE ITAF.IENS D'INSPIRATION ESPACÌNOI.E 125 

< 'li;i l'almiTÌiio si pose a seruigi dolio Inip(>ralor(\ i.V basino le inani a 
J'oliiianla. ( ap. X X X . 

('lift Polinarda domatido il nano a l'alniftvino. ( 'ap. XXXI. 

< 'lift J'olinarila, «.^ l'aliiicrino si jiarlaro insiftnift. ( 'ap. XXXII. 

I)ftl toniftaiiiftiilo fatto per l'.ilniftrino, \ Tolonifto. ( ap. .X X .X 1 1 1 

('lift Poliiiarda si discoperse con lirionella, >.^' fu (Xìiicertala la nftnuta di 
Palniftrino (ap. XXXIIII. 

('he il Ki> di l'"rancia fecft corte, \- (pud clift l.niinatift fei-ft [)or amore di 
una sua donna. ('a[). XX XV'. 

1 )e i niftssag'gieri mandati in diuersi luoL;hi, ^V cl(dlo a[)i)are(-cliio della 
giostra. ( ap. XXXVI. 

Che r^uimane usci alla giostra. tS: di cpud, che gli aiienne. ( 'ap. .XX.X\'II. 

( 'omft i.tiimane combatte co '1 Duca di Cales, \' fu da lui uinto. ('api- 
tolo XXXVIII. 

Che Palmerino rim.ise uittorioso del J )uca di ('.dfts prr l'olinanla. (Rapi- 
tolo XXXIX. 

(Jhft il Duca di Sauoia uinse il JJuca di Lorena in battaglia. ('a|). .XX XX. 

Che Palmerino combatte co' Duca di .Sauoia, i.V- Io uinse. ('ap. Xl.I. 

Chi fusse il cauallier del sole «.^ la sua gencologia. ('a[). XI, II. 

(;hft il Re di l-'rancia conuito Trineo. X' Palmerino honorandrigli di molti 
doni. Cap. XLIII. 

("oiiie il Conte TolaiiD arriui'i in Inghilterra seguendo il Ri^ di .Xoruegia. 
Cap. XLIUI. 

Che fu il Ke di Scotia uinto per la uirtii de i tre ciuallieri. (_'ap. .XI. \\ 

(Jome il Ke d' Inghilterra dopò l,i uitturia f'ci» cercare i tre cauallieri 
estrani v^- le carezze che lor fece. (Jap. XI.X'I. 

Della allegrezza, che heljlje la Reina prr la nuoua della iiitt(-)ri.i. (Ja[)i- 
tolo XLVIir. 

Come il Rft andò a trouarft la Reina. \' delle gran feste, che foron fatte. 
Cap. XLVIil. 

(^ome Agriola saijulo chi era I riiico o si disjiose di amarlo. Cap. .XI. IX. 

In che modo, ^v perche il gigantft f'ranarco piglio la Reina, l'v; .\grioIa. 
Cap. I.. 

(Jome Palmerino certilico .\grioIa i-Iii era Trineo. ('ap. 1,1. 

Cihe Palmerino opero con .\griola, chft si s[)Osasse con l'rini'o, iV: che se 
ne andasse con esso lui, (ap. I.IF. 

('he Frisolo uccise .Miseri). \' fei-c n^sliluire albi donzella il castello. (Ra- 
pitolo i.Tir. 

Che l'alniftrino Liiunse i'"risoIo, X- lii»bbft b.ittaglia con esso lui. (.'api- 
tolo 1,1111. 

('omo il I )uca di ('ales [lose in un castello una usanza [)i>r vendii;are Fri- 
solo. Cap. l.\'. 

Quel che Palmerino opr.i |>er la donzella, che condotto Io haueua. (Jajii- 

toio i,vr. 

('ome Palmerino restituì la fanciulla alla signora del castello, vX seppe 
esser ligliuolo di Re. ('ap. I.\'II. 



,26 HUGUES VAGANAY 

Di quel che a Palmerino anemie nel seguire un nano in una grotta. Ca- 
pitolo LVIII. 

Come Palmerino condusse alla grotta la donzella, \ la sposo con \'a 

ruano. Cap. I.IX. 

Come Palmerino incontro due donzelle a caccia, \- gli fu donato un fal- 
cone, & come giostro con i cauallieri del Duca di Cales. Cap. 1,X. 

Com° Colmelio libero Frisolo dalle mani di Palmerino. Caj). LXI. 

Come Palmerino, Colmelio. v^ Hermes arriuarono a Londre, dove furono 
gratamente ricevuti dal Re, Ot da sua compagnia. Cap. LXII. 

Come Palmerino concerto con Agriola di fuggire, \- del gran piacere, 
che n'hebbe Trineo. C'ap. PXIII. 

Come il Re. \ la Reina ebbero gran dolore della perdita di lor Hgiiuola. 
Cap. LXIIII. 

Come Vrbanillo, \- lo scudiero di Trineo arriuarono alla corte dell'Im- 
peratore. Cap. 1,X\'. 

Come Trineo sposo Agriola. Cap. l.X\'I. 

Che Trinco, i,'^: .Vgriola, <N: l'olomeo furono presi da Turchi. Cap. ].X\'II. 

Come Olimaello arriui'> dal gran Turco con .\griola della quale molto si 
sodisfece. Ca|). 1.X^'I1L 

Come il gran l'ureo fece bandire festa, iS: si mariti'' con Agriola contra 
sua uoglia. (_ ap. l..\IX. 

Come tornato J'almerino non ritrouando la sua nane hebl)e doglia gran- 
dissima. C'ap. DXX. 

Che si finse muto, t^ uenne in mano d'AIchidiana. Cap. I.XXl. 

Che Palmerino hebbe battaglia con i leoni, tV ne uccise tre restando egli 
saluo. C'ap. l.XXII. 

Che r infante Manarisso mando a tor licenza dal Soldano per uenire alla 
sua corte. Cap. LXXIII. 

Come jNIanarisso uenne alla corte del .Soldano. vS: fu da Palmerino libe- 
rato. Cap. LXXIIIl 

Come Ardenia offerse l'amor suo a J'almerino il quale disiirezzandolo fu 
cagione, che ,se ne mori. C'ap. LXX\'. 

Ctonie .Mchidiana manifesto l'amor suo a Palmerino, il quale finse non la 
intendere, Ca]!. L.XWI. 

Come l'infanti' .\marano accusi'' Alchidiana dell' homicidio auanti il .Sol- 
dano. Cap. I.XWll. 

C'ome Palmerino piglio la querela della battaglia per .Mchidiana. (Japi- 
tolo LXXVIir. 

Con)e Palmerino uccise in battaglia 1' infante ^Vmarano. ..^ del grande ho- 
nore, che il .Soldano, ^.S: Alchidiana gli fecero, Cap. LXXIX. 

Come .\lchidi;ina interrogo P.ilmerino chi fusse, \' della risposta, che le 
diede. Cap. PXX.X. 

Come il .Soldano uolse eleggere Palmerino per capitano generale, ik egli 
fece eleggere il Re di Palisarca. Cap. LXXXI. 

Come ( )lorico figliuolo del Re di Arabia venne in soccorso del .Soldano 
con cinquecento cauallieri. Cap. LXXXll. 



LES ROM.W'S DK CHHN'ALHRIH ITAI.IHXS D'INSPIRATION ESPAGNOI.E J27 

('omo Olorico pre<4'i') l-',ilmi^riiiu <^\i dicesse se amaiui Alchidiana. i^ la ri- 
sposta che gli diede. Cap. l.XXXIll. 

Come Palinerino hebbe uittoria de i fratelli di Ainarano. (;<i[>. I.XXXllil. 

("onie i fratelli di Granuello fuggirono co "1 restante; dell'esercito. CJapi- 
tolo I.XXXW 

('ome i'aliiierino seguito i nemici, i (|uali se gli diedero [)reg-ioni. ('api- 
tolo I. XXXVI. 

Come la Reina di l'arsi uenne a iiedere l 'almi'riiio. X con un tr.idimcMito 
ottenne il suo intento da lui. C'aj). I.X.XXX'll. 

Come chiese Palmcrino gente al Soldano [ler aiulare <;ontra (iostantino- 
poli. Cap. J.XXXVIII. 

Che Palmerino arrriuò con l'armata in terra di ciiristiani. ('a[). I.XXXIX. 

Che parlo con Polinarda secretamente. X con esso lei dimorò al(|uanti 
giorni. Cap. XC. 

ni quel, che auenne alla armata ilei .Soldano a C'ostantinojjoli. ('ap. .XCf. 

C;he Fiorendo uccise Tarisio, X fu posto in prigione insieme con (jriana, 
Cap. XCIl. 

Come il Duca di l'era condusse l^'lorendo, v*v (ì-riana in pregione a Co- 
stantinopoli. Ca[). XCITI. 

I.a uenuta del Duca di Pera in (Jostantinopoli con \,i Reina d' Ungheria. 
Caj). .XCIIIl 

Che Palmerino stette (juindeci giorni con l'olinarda in secreto, X partisssi. 
Ca[). XCVI. 

Che aperse a l'almerino una ilelle tre fate, che li disse essere nino Trineo, 
X come fu iscampato da morte dal caualiere dal sole. Ca[). XCX'I. 

Che Palmerino, k^ Frisolo combatterono pi>r h'iorendo X (iriana. Capi- 
tolo XCVII. 

Che la Reina Griana i^ la infanta iiisitarono Palmerino, X I''risolo, X fu 
riconosciuto per fig'liuolo Palmerino. Cap. X(:\'lll. 

Che Frisolo si fece conoscer per figliuolo di Xetrido. ('apilolo .XCIX. 

Che gli ambasciatori arriuaron in I. amagna, X fu concertato il matrimo- 
nio di Polinartla. ( 'ap. ('. 

Come uenne Xetrido, X fu fatto R(^ d' X'ngaria.. ( 'ap. CI. 

Che l'almerino si [>ose in uiaggio ])er ritrouare J'rineo. Ca[). ('II. 

Che la Reina di Tessaglia partorì mia tìglinola, X (jucl che li fu prono- 
sticato di lei. Cap. CHI. 

(Juel che aueime a Trineo nell' Isol.i di Malfato dove egli era incantato 
conuertito in cane. ( 'ap. ('1111. 

('he c:apito Palmerino con la compagnia nell'Isola di Malfato. ( 'ap. ('\'. 

J3ella battaglia, che fece l'almerino contra la gente di Tirreno per 1' in- 
fanta sua sorella. Ca[). C\'I. 

Il dolore, che hebbe il .Soldano jier la perdita di Palmerino. Cap. C\'II. 

Che l'almerino, X la infanta Zertìra andarono a trouar Mucabelino. Ca- 
pitolo. CVIII. 

Della maniera della giostra, vV dell' honor che l'almerino riceuè. Capi- 
tolo CIX. 



128 ■ HUGUES VAGANAY 



Che la infanta parlò con Mucabelino, t^ che Palmerino andò al castello 
de i dieci petroni. ("a[). CX. 

Como Palmerino entro nel palagio. tV' snhito Trinco diventò huomo. ("a- 
pitolo ( Xl. 

Cile il Soldano ucnne con il suo esercito a fronte. (.*vi mand('> a prender 
il ponte, ("ap. ('Xll. 

Clie Palmerino prese il ponte, i^ fu dato ordine alla Ijattaglia. Cap. ("XIII. 

Della prigionia del Soldano, ^.^ la determinatione della guerra. Cap. CXIIII. 

Che Maucetto ambasciator del .Soldan di l'abi Ionia gionse alla corte del 
Soldan di Persia. Cap. CXA'. 

Che fu licentiato MauciHto dal Soldan di Persia, i^ quello che auenne a 
Trinco. Cap. CX\T. 

Che Palmerino, ik J'rineo {)artiron per 1' Isola di Malfato, ^S: liberò i com- 
pagni. Ca[). CXVII. 

Che Palmerino con i compagni si inuiarono uerso il [laese di Christiani, ik 
]:)er strada trono Tolomeo. ( 'ap. CXXTII. 

Che Palmerino con Trineo, X" Agriola andaroii tutti in Tamagna. Capi- 
tolo CXIX. 

('Ile uenendo Alchidiana, X Olorico a Costantinopoli hebbero fortuna in 
mare. Cap. CXX. 

Che fu ritrouato ( »Iorico, X le gran feste che furon fatte. Cap. CXXI. 

Di quello che a Palmerino auuenne. Cap. CXXIl. 

FINE DE TI. A TAUoLA. 

E. I. HTSrOr<E\ DEL VALOROSISSIMO |I arualinr Pahiurmo d'O/hui 
ilie per Sili' ,i;/'in/ [j prodi zzf fu sobliiiinto all' I iiiprrin Grr- \ co. tratto dr i^li niiualì 
dilli l in- |! prratorì di Costaiitìiiopoll . 

E. 3.S2 v" IT EIXE. Il In ì^intio pir Miilielr Tniinczlno. [i Xti MDXTIIIT 
|I1 convient de noter ijne l'édition franraise comiite CXXXIX chapitres]. 

1547- 

PATMERINO D'OTIVA, i| HISTORIA DEL VALOROSIS- \\simo Ca- 
luilliire II PATMERIN( ) D'OTIVA. DI NUO- il no tradotto mif Idioma Italiano. 
Il [Grande marque à la .Sibylle, differente de celle de 1544 et encadré sur trois 
còtés, [jar la devise: ()niil piti ttrmo \ r il imo /o^lio l r il mio presaggio] |] Co 7 
prinilioio dil sommo l'onte Ucc Paulo III. & || dclT Illusirissiiiio Senato Veneto: per 
unni \. 

In ,s de N ffnc, 320 flF. (155X loi mm.) — 30 lignes par page pleine. 

Miinchen K. P>. 1 lof-und Staatsbibliothek. P. < >. hisp. 14S. 

Edition non citée par Melzi. 

E. |*|. titre. — v". bhuic. 

E. •* ij. PAl'LT'S PAPA III. [ Mota proprio Xc... |Réimpression exacte 
de 1544]. 



LES ROMAXS DE C'.HEVAI.HRIE ITAI.IENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 129 



V. * iij. .MDXLIll. DIE XX. XON'EMIiKIS. ; IX ROdA'J'lS. C//^: sia 
lOih'i.sso.... I KcMinprossion de i=i44|- 

1'. * iij V". .\l.l.<) ll.l.rsi K1-: S. y-^KRW.XWCA) \S,iì(or«j/<iiio; M/iìiflc 
'J'niiiifziiio. \ I'".ssenclo come alliTiiianc).... |\'(>ir i54-ll "^t bascio le mani. 

]■. * iiij v'. TAVOLA ]JEL1.I CAl'lTOJ.I DEL || PRESENTE JJi'.KO. 
— ]''. I* viij v"l. // h'iiir Jclli! Tdiiohi. 

V. I. IIISl(>Kr.\ r)]';L X'.M.OKI >SISSIM() H (V/^////tó7v; Paìmcriiio ,f<>li- 
lUl 

E. ,S2o. IL !• LXE. I! KEGLSTJ<0. 1 * A Ji C I) E E ( . li I K I. M X O L O 
\ R S T r V X Y / A A BL, CC IJD EE H EE G(; I II 1 II KK LL MM XX ( )( ) i! l'P 
OQRR. Il /// Wihli.i /</• Midi, Ir l'yaiiirziiio. || Nel MDXLVU. — v", blanc. 

1552. 

Melzi po.s.sédait cette édition ([ue y\ n'ai [ìu renconlrer. 

In-y de s ffnc, 31J ff. 

Le.s tfuc. contiennent le titre. les deiix jjrivilèi^'e.s, la dc'-dicace et la laido. 

E. 3i_>. In Venotia per Michele rranuv.iiio. Xtd MDI.IL 

1558. 

L.\I,MERLX< 1 J)'()LI\'A. IIISIORIA DEL V.M.O- ij KCJ.SLSSrMO 
CAVALILRE , PALA[ERIX( ) J)( ìLIV.V. || ])! NU()V< ) J RADOTTO i| NEL- 
J.MDIOALV ITAJTAXO. [Eleuroii| j jMarquc à la Sibylle, differente de celle 
de 1544 et de i S47 et encadrée. comme en 1^44. [lar la devise en petitcs ca- 
pitales] ; Co ' l [^niiilc^io del soiìiiiin l'oiitrtif,-, il' diilo \ lUxstrissiììio Senato ]'cìieto 
pi:r anni A'. 

In-8 de s fine. ,s-'> W- Ii4') '^ '«.ì min.) — _'i) liynes par page pleine. 
Miincheii. K.li. I lof-und Staatsbibliothek. P. ( ). liisp. 149. 
Edition citi'-o |)ar .Nfelzi, ji. ;^43. 

I-'. |','| Tim-. — v", blanc. 

V.ii.ij. P.WLVS PAPA III. Moln proprio, i*v;c... [< "omme en 1544!. 

E. a.iij. I5S-. '"i -'I di Settembri; in Pregadi. 

Che |)er auttorità di (4ueslo consiglio sia preso, che la gratia [ter inanti 
concessa al Hdidi- nostro Michele Tramezzino. \wx Topora titolata Palmerino 
d'Oliua, da[)OÌ che .sera tinita. sia i>rorogata [ler altri anni cinque, sotto ristesse 
pene à cui fra detto tempo ardisce ili stamparla, ò stampata uendere, che nella 
prima concessione sono espresse. 

ID'après .Melzi, l'ódition de \ss^ rent'erme encore le privilége de 154.5]. 

E. 1^/. ///v'j ALL') ILIASIRE S. ( rE.RALVXLtc^ Sauorgnaiw, Mklidc 
frianczii/o. \ ]\iiii(ini[<j. come affermano.... IX'oir 15 ili ^^ bascio le mani. 



130 HUGUES VAGANAY 



F. \<i iiij v°l TAVOLA DELIJ CAPITOLI DEL || PRESENTE ITBRO. 
F. 1. 1 USTORIA DEL VALOROSISSIMO \\ Caualli,-tr Palmerivo d'Oliiia... 

E. ,v2o. IL FINE. \ IN M^'KKYIÈ^ per Micìicle Traiueduo. l M D LVIII. — 
V-", blanc. 

|Briinet, [\', 331, prt'-teiid c|u'il y a une rdition du aMivre sous cette date 
de 155SJ. 

1560. 

* Il secondo lilìro di l'almerino di ( )liva Iniperadore di Costantinopoli. 
Novamente ritrovato nelle historie (rreche, \: tradotto nella lingua Italiana, oc 
aggiunto al primo, f 'r//<c/V/, Tramezino, 15Ò0, in ,s^'". 

[Melzi, n" -K\2. dt'crit cette première édition du second livre. quo je n'ai 
pu rencontrer, non plus <|u'aucune des éditions quiontsuivi. 

j I ffnc. I f. blanc. 243 ff.. i f. blanc 'i 

Titre. privilège de .lules III en date du 2:^ octobre 1550 sic), et du Scnat 
de Venise en date du ji) novembre i.ssm- dédicace A". (Ti-n/i/n/ico Savorguano 
(neveu de celui à qui est dedié le premier livre) et table. 

E. 243 r". In \'inegia per Michele Tramezzino. AL D. LX]. 

1573- 

HISTORIA DI :; PALMERIN l D'OLIVA. \ IL Q\-AL PER SVE PRO- 
DEZZE {fu sublimato all' Imperio Gnyo. jl |Fleuron| jl |Marque| il IN VENETIA. 
\\ Af^p/rsso Domtuico Fani. M. D. I.XXIU. 

In-8 de 324 fF. tol. de 6 à 324 (151 \ idi min ) 30 lignes par page pleine. 
jMiinchen. ]v. B. Hof-und Staatsbibliothek. P. O. hisp. 149.' 
Edition citée par Melzi, p. 343. 

F. I I I 'Litre. — v", blanc. 

F. I^l rA]'<)LA DELL! CAPITUlJ DEL \\ PRESEXTE [JlìRo. 

F. 6. HISTORIA IJEL VALORO 1| sissimo Caualiere Palmerin d'Oliua. :| 
IL gUAL PER SUE PRODEZ- 1| ZF fu soblimato all' Imperio (xreco. 

F. 324. r" lE l-IXK. — v", blanc. 

* Libro secondo. 
Indiqué par Melzi, p. 343. 

1575- 

* Libro primo \'i e secondo. | 

Non indiqui'- [)ar Melzi, mais porti' au Catalog'ue du l>riti.sh Museum. 12410. 



1581. 

■* Libro primo e secondo, l'n/rzia. 
Indiqui'' par Melzi, p. 343. 



LES ROMANS DH CIIEVALERIH ITALIENS D'IN'SPIRATION ESPAGNOI.E 131 



1585- 

* Libro primo e .seconilo. l'tinzia [^rr l'/rfro Miiriiu Ili. 

Iii(lii|iir jiar Alelzi. p. 343. - J)riti.sli Musonm. 107.]. e. ii. |I et IF ?! 

1592. 

* Libro [ìrimo e secomlo. ì't-iìt'ziii. tip/^rrssi) Simon Conictfi >• fratelli . 
lii(lii|Ui'' ])ar irel/.i, p. 313. 

1597- 

* TJbro primo e secondo. Venezia, fir hhirc/iiitoiiin Boiiiòrlli. 
Indiqui'- par Melzi. p. 313. 

1603. 

L'IILSJORLV : DOVK i .S7 K.ÌC/OX.Ì J)K I \ valorosi & gran gesti, & 
amori del- \ Fiìiiiitto Caualliero, \ PALMERIXo D'ol./Ì'A. \\ TRADOTTA 
]),\.L SPAGNUOLO |' nell' Idioma Italiano. I| Nìionaiiiente do molti errori cor- 
retta, \ il ristaili fata \ |Marque| '1 In V'enelia, ^II)CIIi. i! Ap[)re.sso l.nrio Spineda. 

in-S de 3J4 if.. 3 ffiic, i f. \'i bLuic iiianque| ( i 3=; X 93 nim.). 

Collection de ]lii;^"uc\s \'a<ianay. — liidi(|U('' i)ar Melzi, [>. 343, 

F. I i| litro. — V . bl.tnc. 

F. 1 2 1 III.STORI. l il /)£L l '. ll.ORn.W.WWjm ,; e. li: MJERE /'. [I.MERJ.V 
li J>'()LI\'A. l Cile per sue gran prodezze, fu sohliiinito all' / iiiperio l (ìreeo; tratta 
de gli annali delti I inperatori J di Costantinopoli . 

V. 324. //. FIXI:. 

F. Ss. 4 V J.WOL.X 1)F I (AI'LIOLl ] del pre.sente JJbro. — V. |.Ss 7I 
V' IL FIXF. 

* Il secondo Libro. 

* Indii|ii('' par Melzi. j). .543. 

161I. 

* Libro primo e secondo, l'enezia, presso l.iieio .'spineda. 
IndiiiiK'' [)ar Melzi. p. 3 13. 

1620. 

* Libro jirimo e secondo. ì'ene:ia, presio Lucio Spineda. 

lndi.[ii('- par Melzi, p. 34 ■;. — Iiritish Museiim. 12150. e. .'o (I et II). 

IIi'irUKs \'a(;.\xay. 



PIO RAJNA 



F'ranimenti di un'edizione sconosciuta 
del Rinaldo da Moiifaìbauo \\\ otta\'a rima. 



Nei due interni della vecchia rilegatura d'un esemplare dei Generalia 
Statìita e degli Apostolica Privilegia frahiuii Ifìii/ nrdinis sancii Francisci usciti 
dalla tipografia aldina nel 1551, Francesco Ctirta, il solerte bibliotecario del- 
l' Estense, notò nella biblioteca a lui commessa dei brani cartacei in ottava rima, 
di stampa dalle apparenze quattrocentistiche, di lettera semigoticu. I,a rilega- 
tura era al di fuori di pelle ; e al di dentro s'era impastato insieme materiale 
vario, per darle consistenza. I brani, separati dal resto, diedero due frammenti, 
l'uno ridotto in più pezzi, l'altro di un pezzo solo. Onesti frammenti il Carta 
incollò, uno accanto all'altro, sopra un foglio di carta lucida e trasparente ; e 
avendo sagacemente trovato che appartenevano al poema cavalleresco divul- 
gato in numerose edizioni col titolo, per solito, di Iiìaiiioraiiicnfo di Rinaldo 
da Monte ^ìlbano, desiderò che ne facessi io 1' illustrazione. 

Ciò che mi fu chiesto presento ai lettori della Bi/diotilìa. Mi agevola il 
compito la riproduzione fotozincografica che loro sta sotto gli occhi. Che essa 
non sia riuscita nitida quanto sarebbe desiderabile, dipende dall'essere la carta 
dei frammenti deplorevolmente ingiallita, annerita, macchiata. 

T due frammenti spettano alla medesima pagina. Ciò resulta chiaro alla 
lettura, prima ancora di chiamare a confronto altri testi. Fra i due si son per- 
duti \-ersi e parti di versi, non ottave ; e siccome abbiamo integri, o quasi 
integri, il principio e la fine, dando a ciò che rimane la disposizione dovuta, 
possiamo ag'evolmente ricostituire la pagina cjual era in origine, eccezion fatta 
pei margini. Cosi' vediamo che ogni facciata conteneva — divise in due co- 
lonne — quattordici ottave. La parte stampata, non computando una segnatura, 
di cui si discorrerà poi, raggiunge l'altezza di 23 centimetri, sopra una larghezza 
necessariamente variabile assai. Aggiungendo i margini quali appariscono nel- 
l'originale " - non reso per cotale rispetto dalla zincografia — nei punti in cui 
ce n' è serbato di più, veniamo ad ottenere le dimensioni di cent. s'Xig. L'edi- 
zione era manifestamente un in-folio, e vuol annoverarsi tra quelle di maggior 
formato che dei nostri antichi poemi cavallereschi si sieno mai avute. A chi 
dimora in Firenze può concretarne opportunamente 1' idea la Tiaìdsonda bolo- 
gnese del 1483, posseduta dalla Riccardiana. Qui le stanze son dodici sole per 
pagina ; ma i caratteri sono alquanto maggiori e l'altezza dello stampato su- 
pera la nostra di tre millimetri. (Joi margini, ampi, e nondimeno scemati pur 
sempre poco o tanto dall'opera pareggiatrice del rilegatore, s'arriva a un ret- 
tangolo di mm. 3 25X-.ì^'. Un aspetto ben consimile doveva presentare il vo- 
lume a cui appartengono i brani estensi. 

Edizioni in-folio del Rinaldo se ne conoscon due dai bibliografi, entrambe 
in esemplari unici. 

l.'una è posseduta dal Museo Britannico, che l'ebbe colla collezione Gren- 
ville. alla quale era pervenuta per acquisto nel 1S40 dalla Biblioteca Boutourlin. 




VI niùfa 

.:ì-o 
■',)l<:ofi?. 
- i.mm óJmcili 






m 




^ quella donna nUicv .i 
iit.dtlrra^froic. 
ìK) Ituol tiir fc<jro:c, 

n T. 



134 l'io RAIXA 

ì\ nel C(i/tfIoj;ìn: de la Bibliotlicque de san Exc. M. le Cointe /). Boutoìirlin, Flo- 
n//t,\ i'"*':;/. essa fu descritta (pag. 9fi-()8), per la prima volta, da Stefano Audin. 
Manca d'ogni indicazione di luogo, di tempo, di tipografo ; ma alla mancanza 
l'Audin supidisce colla congettura: « L'exécution typographique, la qualité et 
les marques du papier, nous portent à croire que ce volume a été imprimé à 
Xaples, et ([u'il est une des premières productions sorties des presses de Ries- 
singer ». Non so tuttavia se, per quanto dotto ed esperto, l'Audin avrebbe pen- 
sato a Xapoli e conseguentemente al Riessinger, senza una dedica — di dieci 
stanze — premessa al poema, nella quale il libro è offrirlo a un 

inesser belardino 

per patria deamelia e per cognome gelaidino 

che, 

Essendo in qiiisti iorni nouilate 
ala cita de teramo con remore, 

vi fa mandato dal « Re don ferdinando ». che gli aveva affezione, a sedare i 
tumulti, e che perfettamente riuscì nell' intento, come si espone in modo par- 
ticolareggiato. E si finisce col rivolgersi allo stesso ^ inuictissimo Re don fe- 
rante », raccomandandogli di tener caro « ijuisto » impareggiabile « seruitore ». 
l.a dedica contiene buoni elementi anche per una datazione più sicura e pre- 
cisa che non sia quella dell'Audin. Sennonché a questo scopo essa non ha ser- 
vito finora neppure nelle mani dei più dotti in fatto di storia teramana ; un 
jjoco forse per un abbaglio iniziale, che jjorti'j a credere di aver già trovato 
ciò che invece non s'era trovato nient'affatto (i). ],a luce uscirà, spero, dagli 
archivi ; e allora si vedrà se io abbia torto pensando che, quando la stampa 
sia proprio da assegnare all'officina del Riessinger, anziché mettersi tra le più 
antiche, voglia giudicarsi delle mono, e in cambio di esser da riportare verso 
il 1471. s'abbia da far discendere fino al 147M o in quel torno (j). 

L'altra edizione in-folio fu esaminata e brevemente descritta dal conte 
(xiulio Porro, il quale l'ebbe dinanzi nella libreria che era, e spero sia sempre, 
ornamento della sontuosa villa milanese che fu degli ^Vrcimbaldi, degli Ar- 
conati, dei Busca, e che ora apjiartiene alla Contessa Luigia Sorniani Andreani 
Verri, in Castellazzo, presso Bollate. La descrizione vide la luce (pag. 2,3 y 
nelle Note bibliooraticJie del fu D. (tAK lwxij jMelzi, che un bililiofilo viilaiiese, cioè 
il marchese (rorolamo d'^Vdda, pubblicò nel 1863. Questa stampa è notevolmente 
posteriore alla napoletana, essendo stata impressa — a Milano — nel 1510. 

Che l'edizione milanese non abbia che vedere con quella rappresentata 
dai frammenti di ]\Iodena, mostra al primo sguardo il presentarci essa tre co- 



(i) Sì veda più oltre, in Appendice (I). 

(2) Si consideri clie si tratta di un'opera in volgare, per soprappiii di mole considerevole — 
il poema novera qui ben 2752 st;inze — , e sprezzata dai dotti, come riconosce l'autore stesso della 
dedica : « et anchora che trai docti non sia in stima.... ». 11 primo libro volgare che si sappia di 
positivo impresso a Napoli è il Novellino di Masaccio .Salernitano del 1471',; cui tengono dietro i 
Trionfi e la Divina Commedia del 1477, e il Filocolo del 147^. \'. I'.^nziìk, Annales Typogra- 
pitici, II, 157 (n. 24), ivS (n. 27 e 51), 159 (n. S3)- 



I-KAMM. DI UN'KD. SCOXOSCUTA DEL RIXAI.DO D.\ MOM'ALBASO i. 



lonnc por iiai,nna, in cambio di din-. I'it cotale ris[)otto s'accorda colla nostra 
l'edizione di Xaiioli ; clic suhito nuiidiinciio a[i[)ari.scc del pari cosa diversa, in 
(juanto se ne attestano romani, anziché >;otici. i caratteri. 1'^ il comincianK^nto 
del jìoema che di li si rijiort.i, <■ che corrisponde all.i [jrima stanza modenese, 
[presenta, messo a confronto, non so ([iiante dix-ers^icnze, cosi tipografiche, come 
d'altra natura. I frammenti vent;oiio diimine proprio ad arricchire, o in modo 
ben cospicuo, la bibliografia arcaica (\v\\' I iiiiiiitìiaiiìnito. Che di una data mollo 
antica ci è testimonio ancor più elo(iueiile dei c.iratleri lo slesso tormalo. <t1ì 
///-/'V/V;, copiosi j)er i romanzi cavallereschi nel secolo X\'(i', nel X \' I diven- 
tano subito ciuanto mai rari (21. 

Importanti per qiuvsto rispetto, i trammeiili. ceiisiderati con alti'iizioni'. si 
manifestano anche curiosi assai. I ,a jìagina che, ravvicinati, ci rendono ([uasi [)er 
intero, reca in basso a destra la se^natiir.i « a j ». fu ci('>, se altre circostanze 
non s'aggiungessero, nulla di nieii che normale. .St.i beiiissiiiio che il Rinaldo 
principiasse, come qui princi[iia e eutin- segue in tante alire edizioni, comiire'o 
le dui' ///-/olio, sulla seconda e. irta, sia poi i;he la prim.i rim.un'sse luUa in 
bianco, sia che portasse semiilicemente il titolo, sia chi' axcsse insieme qualco- 
s'altro, a ([liei modo che nell'ctlizione n.tlioletail.l reca sul T'rV.V/' le dieci otta\'e 
della deiliea e nella milanese del 1 s 10 ventisette ottavi- di sommario. Ma un'a- 
nomalia resulta, allorcli('- s'avverte che il rovescio della pagina non è siam[).ito 
per nulla, in c.imbio di jiortare, come s, irebbe ila ;is[)ettarsi, il si'guito di i|uanto 
ha rallr.i faccia. Come si sfiieg.i la cosa .-" 

.Si [lotrebbe immaginare che, ;il contr.irio deijr a|)[).irenze. la faccia stam- 
pata fosse un -i'i/'so. inve -e di un /vv/^'. Ma si' nulla si c>pporrebbe ;illa suppo- 
sizione che la prima l'iirt,! non rei-asse .iltra cosa che il titolo, od anche neppur 
questo, non si riesce punto ad iiUeiuli-ro che rim. messe in liianco la pagina suc- 
cessiva. Che il poem.i principiasse sul rvv.vc. sarebbi- mollo singolari' anche senza 
di ciò : o ciiuindo mai sul ■l't rso qua! iirim.i [lagiiia staiiqiat.i s' ha allr.i roba che 
dediche, sommari, indici, privilegi, prefizioni, insomui.i. degli accessorii ? comin- 
ciare |)oi in modo cosi anorm.ili' l'oper.i vera e [iro[)ri.i, lasciando vuoto affatto 
il recto, ossi.i la [lagina do\'e il cominciamento dovrebbe aversi secondo tutte 
le regc)le, sarebbe stato slranameiile irr.igionevole. E che t]ui s'abbia un /liio, 
e non un rvv.sv. pro\a bene quella segn.iiiira <-^ a -x » ; in quanto non credo chi- 
di segnature im|)resse sul ',ri-so ci siano, né [lossano esserci esempi, se mai non 
fossi^ per effetto di uu error m;iteri,ile. l.a collocazione sul iicto è richiesi;!, del 
pari che dalla tradizione costante, d.illo scopo stesso a cui le segnature hanno 
ila servire. 

Messa in dis[ì,irte questa spiegazione, non so \edr'rne che un'allr.i. Il fo- 
glio modenese, in cambio di essiTe i'rammento di un voluire più o meno bar- 



(i)Si vcilii iMhi.zi e Tosi, l!iblw:ii. ili-i ioni, ili ,ii:-ti//., .sotto Allobello e re Troiano, Aii- 
croia, Aspraiiioiile, Carlo Ala.s;iio {hinaiiinraiiiciilo di\. Onerino il Meschino, Merlino, Reali ili 
Pranza, .Spa.Qiia, '/'rabisonila- 

(2) Oltre al Rinatilo milanese del i;io, non .so ìmliiare (qualche cosa mi sarà forse sfuggita) 
elle w\\' Ancroia uscita tialla stessa odìciiia r,\niio iiiedesinio. e un'edizione veneziana dei Reali 
di J-i amia del 1511. 



136 PIO RAJXA 

l)aramento o sprezzantomonto fatto a pezzi, è una bozza di stampa. L' impres- 
sione sopra lina sola facciata diventa allora regolarissima. Se n'aggiunge inte- 
r(\sse a questo nostro brandello, che rischia di essere la bozza più antica per- 
venuta tino a noi. o di cui almeno s'abbia notizia. Che una vecchia bozza fosse 
messa a profitto per l'uso che s' è indicato al principio, è cosa da apparir na- 
turale. 

Dall'osservazione dei fatti materiali, volgiamoci alla considerazione del 
testo. E qui anzitutto si rileyen'i che il jioema principia alla stessa maniera come 
nell'unico manoscritto che io sappia conservarcelo intero — il Palatino della 
Nazionale di Firenze 3O4, un tempo « E. 5. 4. 4(1 » — , e come nel Riccar- 
diano 683, ch<^ ci dà, movendo dal cominciamcnto, nove canti, in una redazione che 
dalla Palatina considerevolissimamente differisce (i . Non abbiamo qui dunque 
ancora, a quel modo che non s' ha nell'edizione di Napoli, una specie di proemio 
in due canti, eli' io non posso dire in quale stamjja sia vi>nuto la prima volta 
ad intrudersi (2). Ma non dobbiamo contentarci di cosi poco. Vogliamo consi- 
derare anche la lezione ; e a questo fine metto qui a fronte il testo dei fram- 
menti - b - e il Palatino — P - -, segnando in calce, da un lato le varianti 
dell'edizione napoletana - - a —-, fin dove mi è [ìossibile farlo (3), e delle edizioni 
veneziane ilei 1533 (4) — C-- e 1040 (5) - d- ; dall'altro quelle del codice 
Riccardiano — R — . Il doppio testo è riprodotto con fedeltà diplomatica, scio- 
gliendo tuttavia le limpide e non numerose abbreviature di P. Dalle varianti 
escludo di norma le divergenz(^ meramente grafiche, da cui altro non resulte- 
rebbe che ingombro, ed anche, per le stampe, talune fonetiche molto ovvie. Di 
P stimo inutile segnalare certi sbagli originari subito seguiti da ravvedimento; 
e le lezioni di R non istò a far precedere da una sigla. Nella riproduzione di 
b si troverà più di ciò che verrà fatto di leg^gere nel fac-simile, non solo per 
l'imperfezione di questo e perché la visione^ diretta ha notevoli vantaggi sul- 
r indiretta, ma anclie perché furono posteriormente rimosse c(^rte sovrapposi- 
zioni, che mascheravano parecchie li'ttere. 



(1) Vedasi la notizia che soggiungo in Appendice (Ili. 

(2) Credo di poter aflerniare che, a buon conto, già lo al)bla quella del i ^17, che io ebbi fra 
le mani quando apparteneva al march. Gerolamo d'Adda, e che ora è posseduta dal sig. Carlo 
Fairfax Murray. Dello stato primitivo rimasero tarde tracce nella numerazione dei canti in capo alle 
pagine. Cosi nell'edizione <lel 1640 il canto settimo è indicato come quinto. 

(3) Cioè per le quattro prime ottave, datemi dal IMelzi nel Siipplimento alla Bibliogr. dei 
rovi, e dei poemi loinanz d' II., pag. 345-3411, e nella seconda edizione della Bibliografia, pag. 226. 
Dove c'è disaccordo (o non è strano e imperdonabile che ciò avvenga più volte ?), riporto le due 
lezioni : prima quella del Supplimenlo, e poi l'altra. La prima stanza s' ha anche nel Brunet. 

(4) Ha avuto la cortesia di trascrivermi dall'esemplare melziano le 14 ottave che a me oc- 
correvano il prof. Francesco Fòffano. Non so s'egli abbia collazionata la trascrizione, per assicu- 
rarsi dell'esattezza perfetta. 

15) .Mi valgo di un esemplare della Biblioteca Corsiniana. 



IRAMM. 1)1 r.\' HD. SCOXOSCllTA DHI HIXM.DO l),\ M()X/.\/./l\Xc) i •<- 



Knigno patre re de liiniiieiso i. b HNIGXO patire Re delluniuerso 

h Tu vera pace sei vera concordia Che nera pace et vera concordia 

c;hi ate ricorre inai non e siuner^o (^hi atte corre inai non se diuerso 

Tu cinscliiin ricciii senza tliscordin Diriceiiere ciascuno sanza discordia 

Riceiii ine cum tuo piatoso verso Riceui me siche aiierso a verso 

Padre die sei pien ili misericordia Patire snncto prendi misericordia 

(;hio possa dimostiar atiitla gente Chi io possa dimostrare chiaro allagente 

Del pio riiialdo e tlogni sno parente (Jhel prò Rinaldo et dogni suo parente. 



2. De orlando de oliuero e del dnsnamo 2. Dorlando Dvliuieri l-1 del Dusnamo 

De maialisi e \ ivian sno fiatello Di Malagigi et \iuian suo fratello 

H de lo imperator come sapianio Et dello Imperadore Imono (Jarlo mano 

De gano da pontier traditor l'elio Et di Ghan da Pontieri traditore fello 

E del signor de haiona ginamo Et del Signore di Baiona Clinamo 

E del fratello gano e pinihello Et del fratello dj Ghano Pinabello 

Del padre di rinaldo vecliio amone Del padre d| Rinaldo Elnechio Amone 

E de astolfo ligliolo del re olone Et dastolfi> tighiolo del Re ottone. 



3. E del re iuone signor di guaschogna 3. E del Re hone signor de G^uascognal 
E come monte alban fu liedilicato Et come monte Albano fu dif'icatol 

E dela guerra che poi fu atreniogna Et della guerra che fu a Tremogna 

E de baiardci bon destrier presiato Et di llaiardo ilbuon destrier pregiato 



1, 1. d (• A't- 2. d /// vi-iti />,u,- a i//<- v/ urrà l. 2. Clic sr tuia />i!c-,' ,■ .vdw///,;. Sa vvltI.i una 

/(((-<■ (■/ 3. e <■//,■ a r/ii a le Ionia inni r mai mi- volta per sempre che R rispoiuie (li noriiiH con 

iiit-rsa 4. d nasi un li, fin In a tlii io , In'}] la ,-aHV-/<liP. ■^.luiiid A. ili /\ic,-iifii- saiiza iiiiiiui 

receiii scusa coiicniilia io tliscoi ilia ?\ ■^. e d ri- sclioidia ;. sicliio 6. o patii e salilo ili -. chi 

ceiiiiiii e con Acol Ino picloso-c. asi duo adnci - possa diiiw.li ai e alitila :^cnlc X. dclpio 2, 1. 

so aduciso 6. a pali e sanlo pieno '.aclic posa Jìoillaiidoc duuiaino },. ci buono imperadore 

(o clii possa'!' dcmonsli ai e d racconlai S. d (AV chailloiiiiaiio .^.poiilicicliadilor $. signor 

hon 2, i.a Pollando ci Pohnci i io lìolutic- ^^hinamo (■. i^aii pinalbcllo ■;. iliiccliio ':<.li.KÌnol 

ri!) e de olinici a dil Pniiaiiio 1. e malai^isc 3, 1.2. P ha siil)iU) KU^'Sti pt-r una maccliia d' iii- 

a iiiatai^esi d Mah^iiii e e de riiiiaii s. J. d e di chiostro, da cui, per elletto di corrosione, verniero 

l'iuiaiil. ].c impei aloie d di Cai i,> /iiip. a ci elicile bucature nella carta, \.lidcrc 1. mon- 

de impei adoi e le (allo mano .). a ci de alia- lalhan j. adf^i emoLinia. 

ditore Jloe 5. a del sii^noi di baiano diclo «iuamo 
lì. d e del fralel di Caiio l'inabello a del fi alci de 
(•ano iliclo pinabello e pinabello 7. a ile si]i;nor 
didaiiia adduca.}, i'^. e /iolo alìx^'o ded'.ì- 
slol/o /if;liol del bon le 3, 1. a Pe le Iiinoiie d 
R di Iiiiioiic lo Iiinoiie che sia! a cascoQiia 1. 
a fue 5. e che fu d poi che fu. 

La liiblio/Hia. .-.nnr. IX. dispensa .(■< ;• 1,5 



138 PIO KAJNA 



Aspectiiie signor senza menzogna Pero Signor chj dascoltare aghogna 

Stati tutti cnm laninio posato Seggiasj in pace cheto et riposato 

Io vi ricontaro insta mia possa Et Io vicontero alle mie posse 

Come la guerra fra costei' fu mossa C^liome la guerra tra costor simosse. 



4. A parisi si era al re carlone 4. A parigi era lomperadore C'.arlone 

l-;i ducila namo el danese t v liduca namo elbuon Danese \'ggieri 

la pentecosta apresso la sen Di pentecoste appresso allaScensione 

Eraui orlando astnlfo ? Hravi ('riandò Astolfo et vliuieri 

Dodo sanguino el sir de ro one Duodo guerrieri Girardo da Rosiglone 

de bertagna el prò faueri Salamene dj Brettagna elpro Rinieri 

Avia davanti Ciuido dj Borghogna 
Riccardo et Otto Angiolier di Guascogna. 



ia 5. Elbuono Re Desidero di Pania 

pino Elpregiato arciueschovo Turpino 

in sua balia Elquale Avia maghanza in sua balia 

io el prò alorino EIH di (^arlo Io prode Al. orino 

a gentil baronia Et dimoltaltra gentil baronia 

ongi e tale da vicino Et tal da lungha et tal era vicino 

or ginamo da baiona Eltraditor Ginamo di Baiona 

re de rinaldo da dardona Elpadre di Rinaldo Amon dordona. 



^. e d aspc/liifi- e '■ si'//'jii a />tv (I sii; /imi t/ii ;. sÌì;iii>ii 7. allulU- /^osst' 4. l'iia gr;m inac- 

diixio/fai 1- tii^oi^iia (>. e d s./<ì/c- d l'un /' e lOii chia d'umido in R In d. inneggialo assai tntta la 

iti s. sedcisi' in f'tìi !■ i /if/o e/ I iposahi -.ciczc-ic- stanza, sofirattntto al pi incipio dei vt-isi. Non si 

cDii/ciii Al /ir l'i raiioii/iu ò a i^iiis/n ni. p. a i<i possono qnindi acct-rtare in modo completo le va- 

)u' aiilai a tiii/t- mie poss,: X. a sv mussi- 4, 1 . e rianti. .;. /iis.si-iisoiw \. ..1 iiit'i/ i?) ~. aiiinii o 

A p. l'Ili il /'"Il II' d " /'iiiii^i ri II /li /ii'ii J\i' aiiìini (da correggere in aiiiaii) 5, 1. /;/ liiuiii re 

a /il <i a /'diiiii io iiiipiia/o) _>. d // /'//('(( e <■/ disiiici io dipuiniiti ;. l'iiiu' c/iaiu'n 4. f/li«/iio/o 

diiiiexi' iiiiici i ?i.A i~/ Inni daiifSi- iiiii'i 1 id l'uiiii) di /;iii //oii pio il. dui islinii/a /oii/aiw evicino 

;,. d a /'fii/t'ios/c pi i-.s\o /'.-Im .'iiuoin' Hpei piii/i- 7. i/iiiiamo S. di /^iiui/do padre amoii di. 

lo.s/e pi l'.sso ii//iiueiirjioiie e /iisseiisioiie 4. a ./■ 
s/o/fo Or /ondo ^. e donde .uiii^niiid {^\ii d /'odo. 
e .Sit>i)iUÌ,!;iio a Duodo ( iiia//iei i quei sir (ì. d ('/ 
hoii A'ainiei i a quei /nieeei/ei i 5, 4. e ('ni ione 
e e prò II. à /lii/doiiino -,- à ^en/e, e Ik 0. c e /n/ 
da d e /ai soii da 7. e de d di S. e d dordona. 



FRAMM. DI t'N'lìD. SCONOSCIITA DKL RINA! DO DA MONTAI.BANO 139 



ti e (luca prencipi e marchesi 6. Re. Duchi. Oniti principi, et .Mafchesi 

aiifii cetani e assa baroni Et (^aualieri et catiini et baroni 

quel giorno eran de molti paesi llgiorno vera d\ molti paesj 

i atauole e chi aschaclii e chi at'alcon Cìinochi \ave\a lij molte ra.yionj 

t aschremir molli ne stana acesi lit aschermir molti slavano apresj 

iuochi li eran di molte rasoni Tanole et Schaclii et chi pascià falchoiij. 

callo su la sedia si possaiia Va Cai lo in sulla sedia siposaua. 

A uoi don/elli da ber dimandaua .\ siuoi sergenti bere addom.-mdava. 



restaniente portato gli ne lue -. Et tostamente poir^tata glit'ue 

Ina gran coppa si ben 1. morata vna grancoppa si ben lavorata 

l'iena di vin meglior non senti lue pieno dun vino che mai miglor non fue 

El re la prese quando gli fu data llie la prese quando glifu tiata 

Mille talenti dor valeua e pine Mille talenti doro v.ileua et pine 

.•\d ambe man la coppa hebbe leuata Ad ambo mani hi (^hoppa levata 

E ne beuete senza lestasone Et si nebeve sanza restagione 

E pò la porse in man al duca amone Va poi lapose in mano alpadre amoiie. 



S. El pad de rinaldo che era allato 8. C^ioelpadre d|Kinaldo gleia allato 
la oppa prese senza restamento lachoppa piese sanza restamenlo 

dome lui hebbe la coppa de lato Et chome eglie ebbe lachoppa a suo lato 

11 se la pose a bocha al suo talento Rosevi bocha et bene a suo talento 



6. I. e d ,iiii/i t/iuhi e d f>iiihipi 1. e taluni 6, i. k'c clioiili idinhi t'piiiitipi 2. In P .sulla 

d coUìiilt e d aisai ;,. d tia \. d /., iilii iin, hi sillalia al ili calimi fu apposto qualcosa, in cui. a 

;. C Si III inni d silit-i iiiii d III. slaiiaiiK (.. d preferenza ili un secoiiili) /, è ila vedete uua croce. 

giochi ciilicithi e (le molli d ii\i;ioiii S. e a a haiia!it-i i (-ihoiil/ 3. luiiiuni diliilli \. iiaiiea 

soi d dolici li e bt-iiii 7, 2. d hi-lla ,- I. S.C di lìitdlc 5. as, h,-> mir moli/ diloi .w),ti//>ies! 

doro S. e A la /'i, se- ci-ldiuha Ali Pina. 8, ^i. i hi i; ino, ha a.uaihi ahi pasic- S. \,'iio fu 

2. Il , iniziale di lOppa è tolti) a b dalla slessa in /' portato via dalle bucature stesse rilevate alla 

lacerazione che ha privato del / e il paui i- sovrap- stanza 3 n ,-, lo e r,; voi. l>,d anrlie il verso seguente 

posto, e Icslaiiwiilii J.C ("('///(■ //'/ .|. e ri se" d ha mi poco sollei lo. adimaiidaiia T, \. /hisiioi Sfr- 

se lapose alla hocca a. i^uiili poi lalo 1. iiiiiiiii.i , hoppa doi o salaiiiaiiala. 

In R i versi ; e ,s si son srainbiali il posto. 4. e 
A\' laptcìidc poi liu-i^li fue \. valea (>. alenala 
7. diqnel buon -eiiio sanza S. benne epoi diede la- 
choppa ad anione 8. i. l.a sirittuia è in R danneg- 
giata in cor lispoiuieiiza della stanza 4 (recto ^ 
•eerso), ancorché meno di quella. 1. .../ Rinaldo 
ilpadre chegliera ;. ed appo chelebbe in man dal 
4, puoseui hccha ehenne al. 



140 



PIO RAJNA 



Alhora impie vii haron si fu leuato 
Homo vicioso e de gran tradimento 
Cjio fu ginamo signor di baiona 
Dicendo intendi me sancta coiona 



(.)nde vn barone in pie si fu leuato 
Con ludicio djnganni et tradimento 
Ciò fu Ginamo signor dj Baiona 
Dicendo intentii me sancta (Corona. 



e non par ciie lason drita sia 
Che vn ciie sia traditor a che sua dona 
Con vn altro huomo haza fato follia 
Beua in la coppa di quel che e coIona 
E capo e guida e nostra signoria 
Odèdo e) dire amon quel che! sermòna 
Pure a ginamo se volse ridendo 
l)icendo sire mo che quel che intendo 



Q. Che non niipare che ragion dritta sia 
A huomo che sia tradito da sua donna 
Et con altro huomo abbia fatto follia 
Di bere con Choppa di quel che e colonna 
Kt capo et (ìuida et nostra Signoria 
\dendo ildire Amone ilber frastonna 
Et inuer Ginamo Siuolse Ridendo 
Dicendo Siie che e quello eh io intendo. 



!0. !.o ditivoi per gioco opur per nero 
O chi vha mosso a dir cotal cosa 
E quello traditor audace e fero 
Al vechio amon respose senza musa 
E te dico lo vero atal mistero 
E non tero la cosa più nascosa 
Che le passato quinjece anni oi'inai 
Al mio \oler cum la tua donna \sai 



IO. De dite! voj damotti ò si da nero 
( )rche va mosso adir si fatla cosa 
Q^uel tiaditore molto audacie et fiero 
Aluecchio Amon rispose sanza posa 
loTeno detto et diro proprio iluero 
Et non terrò più lacosa nascosa 
Che glie passato quindici anni ornai 
Che con tua donna mio volere usaj. 



T. e t/"c) 7. d ilo JK i Inumalo e sii; noi e -">. d 
imi 9, 1 . e .Imo/I (d ./ UIC, che era certo anche 
la lezione di ai 2. d c/i'vn i/if sni e d <■ i /u' 3. 
e homo liahia d con al/io luiom i' liahhi 4. e /// 
ioppa d '" copii e tjiitl i In i- iuiiom d (/iifl 
c'/ia la corona '-.. d 1' iioslia i'. d -odciiilo dii e 
adendo ci sir e d cl/c sci niomi - . d a Ciiiamo 
(senza l'in e) si ì iiiohc ,s. d sii clic couì c ciò 
IO, 1. e lo dilc VOI d Pile ,/iicslo />. -. e diic 
d colcsla e. ;• d e qiicslo ti adilor e quello li a- 
diloie 4. e d mossa 5. e lalc d a le dicoli il 
veto a lai iiieslioo 7. e ilie la e d qiniideci 8. 
e chal mio d che a mì<' e d con. 



;. onduli bai otte si/ne inf>ie 6. [1 ]//<"/ vizio djn- 

i^lianiio ~. cliiiiaiiio ■'s. aiiie 9, \.iioiiii k'agioii 

loilia ì. a duomo diesiti ululo disiai iiiOiile ,ì- al- 

Il Ili ai^'^ia 4. ahei ilie clioloiiiia i'. anione 

udendolo dire siseiic ^choriia ~.eii iier i^liiiiaino 
S. ,///(•/ cliinlendo io, i Pilel noi per mollo oda- 
doneici 1. oc Ile ;. ellradilore mollo ardilo efero 
4. anione A'ispiiose 7. cìuillej passalo o S. donna 
presi piacele assai. 



IRAMM. DI IX'KD. SCOXOSCICTA DHL RlSMlHì DA MOSTMBWn i.^i 

II. Da quello tempo in qua tciiuia ho lei i i . Ht daquel tempo inqua tenuta lai 

Sol per mia aniicha questo saper poi per mia amica come sapere puoj 

Et perlo ver io ho habiito de lei i't per uero e che io ho auuto di lei 

Quei quatro hgli iquali lien per 1 quattro li,>;li iquali tu tieni per tuoj 

Giurote in verità che li son mei (iiuroli inuerita che ellin sou miej 

Volentier livoria se tu pur volentieri gliuorrei se tu or vuoi 

Da poj che son cosi granili et cresciuti 
Rendegli ame che glai assaj tenntj. 



i2.Vdendo Amon cosi fatte parole 

più Alla sua vita non lìi si dolente 

forte ne dole A ciaschedun haron forte ne duole 

palla falsame vdendo come elparla follemente 

dordona andare Anione inuer doidona andar senvuole 

rio se messe pressen Dauante a Ciarlo si misse presente 

o dati sancta corona Commiato vo dà te saucta ("orona 

possa per lina adordon Che andar possa inhno a Doriiona 



e son molto contento i/ì-Kt (-arlo glirispuose lo son contento 

ma segur deretornare -"^I'» -Stadicho mida di Ritornare 

amon senza demoiamente lluecliio Amon san/.a dimoramento 

ese prese adomandare Namo et vggieri prese adomandare 



li. Ì.C /eiiii/o A IciìhI' ho i. e i- i/iu-s/o A f>uoi li. '• l-^d.illciii[>o inqua oloiula lei i. sapcr 

ìi- e e f>c-i- /o Vt-ro dio /io ii.ìiilo t/a /,-t Ar/>i-i />/o i- ''/>enif) c/n'o <»-/i; aii/o .\. ,/in- (jiaiti a li- 

vero (' Ilo hiiiiulo da lei 4. d ,/iial In li lieii 5 "''' <■'"■''" /'<'" 5- < Ite il e son ù. i;liiiiioi;lio sellii 

d i;iii)o/i d miei 6. d jili l'ori ei 12, s- e d aii- 'l'iioi ~. f'o iliesoiio oiiiai }iraii<li S. Rimanda- 

dar fi. e d Ulisse 7. e me dati d mi darai '<. '"''.ilU '/"■ assai ,i;liai 12, i. anione 1. mai la 

c A per Un a 13, 2. e seeiiro de ri- A sieiir di ri- :-,■ eda ciaselmn barone forte siduole j,. e home 

3. e d dimoi amenli). parila 5. adardona ib. sene 6. daiiaiili 7. cho- 

miato adiindo (sic) santa 8. t hio possa Kitoriiar 
sino adardona 13. i. ison 2. mastndio eheiioi 
diate deltornare 3. aiiitnie attor 4. subitilo vg- 
Rieri. 



142 



PIO RAJNA 



nor tal coniiineiito 
stollo senza tardare 
ier senza dimora 
de presentarlo ogni lioia 



fate Signori per me ilsodamento 
lìt Astolfo et Guarnieri sanza tardare 
Orlando et \' linieri sanza dimora 
Tutl] sodar di renderlo ad ogni hora. 



14. olinieri 

or de hauieia 
Scris na e mandon messagieri 

Den la tionna la mateia 

P on cognoscha soi pèsieri 

erebbe aqnella donna altiera 
lo dire del liailitore. 
r questo linol far seniore. 



iq.Piifece ( )rlando Astolfo et vliuieri 
Ht ildiisnanio signor dj Baniera 
Scrissero et mandaron messaggieri 
Significando tutta lamateria 
Perche Damon cognoscan suo sentieri 
che offender volea ladonna altera 
lù si figluoli perii dir deltraditore 
Onde le voglon dicio far sentore. 



5. e d comifiiieulc fi. e i^iiai iiii (o aiiaiiiii 1 
d (ìiKillit) S. e l'X ii/ii>i c> d l'irli' ìioi a 14. 2. e 
haitera j. e d Sii i-\sc' r iituiido a iloi ifona iiies- 
sai;ieii 4. e inalii hi Ainmiicia 5 ciogiiosica 
d coiiosioii r.. d olffiidri el'hr qiwllci e d aitici a 
7. e d dir S. e si voi d utuì,- pi'i quella donila 
ha disliouoic 



\. fali: l^ey dio h. 01 llaiido t-oiiiiieii sai/~a di- 
iiioìaic -. rdaslolfo am-riirr S. sodaion ib. 
aogiii 14, I . ,1/11 Olila lido aslolfo elpro 2\^gieii 
;. eltliu a iiaiiìo 3. sii 1: soi Itlleye edieillc al 4. 
inaiti a '-,. danioiic diiiiosli a suo pc-iis.it-i i <'k 'oi/ol 
ijnrlld donna 7. (-/i^li pei lodile. 



IKA.MM. DI 1;N' ed. SCONOScniTA DHI. RINAI.DO DA MOXTALBANO 143 

l'or iMitro al materiale i;o.si raccolto soii da o^rcare dati che valyaiio a 
det''riiiiiiare rapporti. Stabilirti a ijriori cosa sia [)er servire a iiiicsto sco|)o e 
cosa 110, non è jiossihile: a volto riosco assai ntilo (|U(Mlo elio mono si ponso- 
rohho. ( 'onfrontaiido le edizioni, si vimIo nianil'i^starsi una panMitela spociaio tra 
b, C, d, i (juali venti'ono a costituire corno la volj>'ata. Non credo di errare pre- 
suintMido «-Ilo con loro abbiano da far i;rup[)0 per la massima |iarlo ;;ncli(^ le 
altre stani|io. Clu^ S(^ una d(^llo tre nostro, d, cuntiono uiolto di peculiare, chi 
ben "uardi vorrà noi convincimento che il |)iii sia da imjiutaro ,1 (|uella ten- 
denza al (-urregg'erc' a proposito ed a spro[)osito ( i ) ("he nidla tradizione 
tipoiirafica suole, tino ad un corto limite, crost;er col tempo ; e i|nesta edizione 
è l'ultima che io trovi reeistrata dalle hibliotiralio. 

Di fronte a b c d vìimi(> a mettersi a, non ricco jier certo di scorrettezze 
soltanto {2). (xli som) [iroprie parecchie lozioni, che trovano riscontro nei ma- 
noscritti. Non si darà gran [leso al (///■ .v/ //rra /•'/ir li iiriii. i, _>, concordo col 
Clic l'i)-'! pilli- r/ Villi di P, completato dal ilif sf vrni f^uir r soiiniin di R, 
mentre b C d portano, o dovrcbber |_)ortare, /// rvvv/ ///<>• sri lu-rn (.;); ma tre 
lineo sotto riesco elo(|uentissinio il suo ,v/ cìiin niliii rso miiiiyso, (-he combaci, 1 a 
capello col si I Ilio -- o si ilit' — a virso n verso di R e P, là dove b e d hannc) 
Clini — o l'ini, col — tuo /^ili/oso — o pie/oso — verso. \i sot^uitando si notino 
cjuesti .litri passi : 

1, I), a piilrc solito: P Podrc smicto. R o paifrc sunto: 

b e d pud re elle sei. 

2, .s. a '/ '/'■ in, peroilore re ('urlo iiioiio : P i'.t dello /iiiperodore buono 

e 'orlo ninno. R ,•■/ /mono ini perndore , liarllo vnioiio : 

b C /■- de lo i ni genitore (b -lor) come sopionio. d di ('orlo I ni perntor 

come siippiiinio. 

3, ,S'|. a pero sii^nori chi doscollare iii^oi;nii \ sednse in pace eliclo et ri- 

postilo : P R Pero si ignori (P sii^nor) chi doscollare ii,i;o,i;na \ Se>;- 
_^'iiisi in pine cheli' et (R 1) riposnlo : 

b C d ospelliite (b .\specliire) sii^nor seiizei (C (' seirji) nieiizos^ltti \ 
stote (b Stilli) tutti con loninio (b clini, e con lo) posoto (e possalo). 

3, 7-S. a '/ lucie mie posse mosse ; P olle mie posse mosse. R ottiitte 

posse mosse : 

b C d insili (d '/ i^iiistii) mici posso mossa. 

4, I. a h-rn a parlici lo imperntor ('orione: P ./ parlici era Ioni pera- 

dorè Co rione. R lon peradore karllone.: 

b C d ./ parisi id Parii^i) era (b si ern) il lon re (d lo lon Re, 
b '■/ re) cartone. 

(I) lOHctlo di silTatta teiiilc'iiz.i smà bene aiiclie lo sU;\\\o j^lion/ii ili e, 6, <'k l'Isso verrà da 
tale che scomponeva in .;,>/ uoclii, <;/ ocìii, il ^iiioclU o giacili che aveva davanti. I .'enormità in 
questo caso è tale, da non essere imputabile che ad un ignorante e irrillessivo compositore di ca- 
ratteri. 

12) Oneste vi abbondano più clic altrove: 1,3 sonici su, a, i t)iii!amo, 4 Hoc, .■; òiiia/io, 1; i- 
iiiiiiio, 7 Jtiinii, 3, 1 luiiiìiie, eascogiiiì, 7 auliìro, 4, \ alliineii~ione, 6 hartagna. 

(3) Verosimilmente è semplice materialità l' in che d ci offre invece di fu. 



144 l'io KA.INA 



S'atio-iiinya 4, 5 : dacch('' il (titdUirri di a è ben più prossimo al i^iirr- 
rti ij di P e ai i^iinniirri clie dovrà verisiniilnuMite integrarsi in R, che non sia 
il siiiii^iiniii, siiììi^iiiiiii, S<ni!^ìiiaiiii di b C d. Kd anche 3, 7. di sotto al defor- 
mato (iiitaìd dell'edizione napoletana la paleografia trae fuori ini ùìiilura da 
mettere col loiifiio. ihoiiti:ni di P R, a differenza del ricontalo di b, rrioiitfro 
di C, rincolli (ti II di d. 

S' inganneri'l)l)e tuttavia chi credesse che a, più \icino ai codici, possa 
essere capostipite di tutte le stampe. Accade talora che le parti s' invertano. 
Lasciando stare 2, s. perché senza bisogno di grande sagacia anche dal mo- 
struoso df l sii^iior ili liiii'tiio dicto i^itiaiio c'era modo di risalire al legittimo e del 
signor di IniiniKi !^i/iiuii(i [i). l'altro mostro, 2, 7, ii( M^'iior diduriui. raddrizzato, 
avrebbe prodotto dii sii^iinr di darduiiii. e non già del pddri: di riimldo (b C d, 
P R). E 4, (1, iiiiii /iiicùilrri dcvi> cedere il ])asso a '/ /•;>; /antri b C, fi hoii 
Rainitri à., che. ravvicinati. st)n pronti .1 i.Iarci ri ['ra Rinitri, le/.ioin' dei codici ( 2). 
Strano a prima giunta il faiiiri : ma. riflettendo, non sarà difficile risalire da 
esso a un raucri, atto a mettere nella sua vera luce il Ruiiiii ri della più tarda 
fra le propaggini. 

I.' incertezza è qui dunque solo se a da una parte, b C d dall'altra, ab- 
biano origine comune da unt) stanijiato, o se emanino indipendentemente da 
codici. .Senntmché per giudicar bene occorrerelibe conoscere dell'edizione napo- 
letana ben [)iù del jiochissimo che io me ne trovo davanti. 

K il riserbo impostomi dalle ragioni generali, è ribadito da qualche os- 
serv.izione s[jecitìca. L'emanaziom* indipendente ha per si'' un iiulizio che s' in- 
contra subito nel terzo verso della prima stanza. J .a lezione rinirrf di b e d, 
recorre di e, risponde al corri di P : e al jiosto suo a ci presenta torna, che 
è connme a R. .Se le due voci sono nelle stam[)e per via di trasmissione, la 
doppia derivazioni- d,i fonti mano.scritte, è dimostrata. .Se sono : poiché po- 
trebbero anche non essere, e in più d'una manii'i'a. Indico quella che avrebbe 
maggior verisimiglianza. .Supijonendo che l'edizione princijìe abbia avu.to toma. 
come a, si capisce agevolmente che a taluno, non toscano, la jiarola non sia 
parsa chiara (i)ensare a imo schizzinoso offeso dalla cacofonia ii te torna poco 
saprei), e che COSI gli sia venuto fatto ili surrogare l'ovvio e piano ricorre. E 
in vero, che tutte lo stani[)e di un'opera, d' indole jìopolare s]3ecialmente, costi- 
tuiscano una sola famiglia, è in antico il caso d'assai più consueto. Che abbia 
ad essere, subito se ne cajìacita chi consideri che il numero degli esemplari 
prodotti e sparsi da una sola (nlizione su[>erava di gran lunga, dalle eccezioni 
in fuori, (|uello delle copie scritte a mano : oltre di che il ristampare rinsciva 
anche allora, sebbene in minor grado di adesso, più comodo dello stampare 
^'.v ncrco. ]\ra dal genericamente proliabile può essere ben diversa la realtà spe- 
cifica. 



(1) l'iu che mai ciò .sarebbe a dire ri.spetto al concordia: liisconiia, i. 4, dato che la lezione 
spropositata del .Siipplitneiilo fosse l'autentica. 

(2) Anclie l'iikimo verso di ipiesta medesima ottava fornirà, credo, nn dato consimile, a giu- 
dicarne dalla lezione di d, che sola mi rappresenta ([ui la volgata; a liiccuitìo vera et Ati^cliiio 
tic Cuascos:,nci : d k'ucaido. Ol/mi, Anoelin di <.'//<i.sc(\!;in7 : P Riccaido et O/lo (in R l'umidità ci 
ha tolto ciò appunto che vorremmo avere) Aiiqìo/ici di (innsci',!; i/n. 



FRAMM. 1)1 UN'HI). SCONOSCiriA DHI. h'/.\\//)() DA M()\r.\LH.\N( ) 145 

Mi limito ;i impostare tahiiK.) elei probliMiii che altri, rliiamando ad esamo 
anche le edizioni non considerato da me. ilovrà un giorno risolvere, p" cosi' se- 
gnalo, f> non spiego, certe convenienze che il tardo d, spettante al .gTU[)po di 
b e e, si trova avere i-on a, notevoli quando non si tratta yi.'i di lezioni ge- 
nuine II. ma di deviazioni dal retti): 2, 7. c/iu/r Anioni-. 3, i. r,- Iniioiìc o 
I uìioìii : 4, j, py< sso. 

Kiuiiard<i a b, ossia ai nostri tramm(>nti modenesi, è ìX.k. rilevare la stretta 
jìarentela (!on e, vah^ a dire coll'edizione del l,s^S■ l'essa tuttavia è di t.il na- 
tura, da escludere ogni rai^iiorto di deriv.izione. ('he b non jiossa. venire ila e, 
indubbiamente assai i)iiì tardo, già sa[)ovamo ; e jieri'i non c'insegnano nulla, per 
limitarmi a ima scelta, i suoi I >odo 4, 3, s^iiiodii 6, n, l'orsi- (P poso) 7, S, //// 8, 
3, coloiniii g, 4, di fronte agli erronei dando . i^liocclii, proso, ibi. ooroiiii. Ma an- 
che e è alLi sua volta dalla jìarte del vt^ro 13, (>, leggenda uslolfo ooii ouoiriiir. 
mentre l'ori.line dei nomi ha subilo in b un'inversione (j). 

\" è un caso nel quale e, se la copia, tornitami è esatta, nonché precorrere 
b, cammina imianzi agii stessi manoscritti. 6, 1 esso legge rottamente 

cav.illieri c.-itani e assai baroni. 

In cambio di oiiluni b ha oidnni-. di cui è manit'estamente una jjretesa (Corre- 
zione il ootiinti tli d. K a oo/niii risalirà bem^ anche il olionti di R, mentre P 
devia in un'altra direzione col suo coìiiiii. Non per ci<') mi sentirò io disposto 
ad attribuire un' importanza S[)eciale a e e alle altre st.impe cIk» resultino aver 
comiuie con esso il (V?/|/|'////. ( 'onsiderandolo come un r.iddrizzamento congettu- 
ralo, soli convinto di non ingannarmi. 

\'uol dumiue usarsi cautela nel giudicare delle etlizioni ; ma che esse ab- 
biano da essere un fattore im])ortantissimo [xt la costituzione del testo, od anzi 
dei testi del Rimildo (3) — f nonnoruinoìifo di Riniildo il jjoema fu poi chia- 
mato [)er (affetto di azioni perturbatrici { 1 1 e con int<'nti bottegai -.è cosa fin 
d'ora al di là di manilesta. (.'olla [)erdita di ei.'i che i mis<^rabili brani mode- 
nesi stanno soli a rap[)resentarci. è venuta ,1 uianc-are tni.i delle voci che jiiu 
attentamente noi avremmo ascoltato. 11 dannt) tuttavia non è grave. Il modo 
materiale con cui le stampe sogliono riprotlursi l'una l'altra, fa si che le super- 
stiti siano jìer bastare a csufjcranza. K del resto teniamocene ben sicuri : l'edi- 
zione venuta ora ,1 manifestarci la sua esistenza, non è dav\-ero la sola del pe- 
riodo antico a cui sia accaduto d'essere inghiottita dalle onde. L'esserci per- 
ii) Genuino el boii daiu-se. 4. 2. lì genuino in modo scliietto in d, sostaiiziahiiente in a, quel 
che abbiamo 2, 6 : d e lìolfyatel di Gano Pinabello ; a del fi alo! de G'aiio dicto />iinìhe/!o. L'omis- 
sione del segnacaso dinanzi a ,Q-niio, e l'aggiunta di e dopo dì esso, pervertono le cose in b e e. 

'2) Che il primo di loro ci manchi, non imi)orta nulla. L'inversione è provata abbastanza 
dall'e.ssere \it]s/ì>//o nel secondo luogo. E cosi non conta che ,t;ieiii i/i\e]r sia Giialtier in d, g,uey- 
I ier (concepito, credo, come nome conume .uizìcIil- proprio) in R. 
C!) V. p. i.ir. 

( 1) Donde venissero, possono indicare le mie J-\iii/i deW Oylaiido l-uiiosii, 2' ed., p. ón. K 
procedendo per questa via medesima, accadde che V Inainoranienlo di Rinaldo diventasse Ri- 
naldo Inuainoyato. Cosi suona il titolo nell'edizione del ibpi, e cosi suonerà certo anche in altre 
anteriori. 



I4Ò" PIO RA.IN'A 



venute, o perlomeno l'esser noto in esemplari unici quelle mantenutesi a galla, 
o il fatto stesso dei nostri frannnonti, ce ne (hk) convincere, senza bisogno d'aspet- 
tare che un confronto attento delle lezioni e lo schema genealogico che ne 
resulterà, vengano a fornirne positivamente le prove. 



A 1' 1'i:n Die I, 

1. — T.1-: DliDU/.niXI IIJ.EC I I LIMI-; TKAIIK dalla dedica XAl'fiIJiTAXA. 

Al principio del i s^^, l'appassionato raccoglitore e benemerito bibliografo dei ro- 
manzi caxallereschi italiani I). Gaetano Melzi, essendo a Napoli, ricevette da Teramo, 
mandati da Melchiorre Helhco, i primi volumi, usciti di fresco, tiell'ampia e ragguar- 
devole S/un'j (n/r.s/(7>//r<? <■ i/V//i' </(•//.? rrv/oi/r pili ^.cttiiiln'oiiaìi Jcl Rloiio ili Napoli 
Detta daidi jiitiilii PKAKrvrii'M, iii' l\i^si ttiiipi ArKriir\i, i);'ì;/ (^iriÀ ni Thkamo c Diocesi 
Aprutina del canonico Niccola Palma. |-!gli vi cercò con desitlerio ragguagli sulla missione te- 
ramana di Helardino Gelardino ; e si meraviglio al vedere che, all'anno 14S4, un fatto che 
gli aveva l'aria di dover essere identitìcato con quello, era attribuito ad altri. « .... Come 
va la faccenda », scrisse egli allora al Delhco, « che veggo in vece nominato .... alla 
pag. i-fi del tomo II Marino di Forma? Bramerei che ne interrogaste il dotto au- 
tore >'. L' interrogazione fu fatta ; e il Palma, dopo aver conosciuta la descrizione che 
il .^Ielzi, dietro la " scorta " del libraio .\Iolini, e più ancora dellWudin, aveva dato del Ri- 
inildo di Napoli nel Suppìiiiu-iiti' alla prima edizione della Biblionralla dei Roiiiaii^i t 
/Ticini ciii\ì!lfriSLÌii J'Ita/i.ì. pag. ^44-^48, rispose con una lett3ra, da lui pubblicata nel 
tomo \', pag. 04-6(1, della sua Storia ( i ), qual parte della notizia biografica su Girolamo 
Forti. Dice — e giustamente — che non e' è contiadizione là dove il .^lelzi credeva che 
fosse : l'andata del Gelardino e quella di .Nlarino di Forma son cose distinte. Ma erra, 
nell'assegnare la prima al 1 4(;_| , mosso dalla ragione che in quell'anno, se nulla appari- 
sce determinatamente per Teramo, da un documento di Chieti il Gelardino resulta « Com- 
messario di .^[pruzzo] U[ltra| ». Dall'errore avrebbe pur tiovuto ritrarsi stampando, poi- 
ché allora conosceva e riproduceva la dedica tutta quanta, nella quale, nonché l'andata, 
i tumulti che la provocaiono, sono presentali come cosa assai recente. Si ricordino i 
versi già citati, 

tessendo in quisti iorni iioiiitatc 

ala cita de teranio <on remore..,. 

Ora, la stampa fu introdotta in Napoli solo nel 1471, per opera appunto del Ries- 
sini;er ; e anteriore al 1471 il Rinaldo napoletano non e dunque di certo, né per me, 
né per lo stesso Palma, che an/i è portato ad attribuirlo, per l'augurio di vittoria che 
si fa al re nell'ultima stanza della dedica a Belardino ( <■ se uictoria te doni dio e li 
santi »),al 14S5 o 148'i, cioè al tempo delia guerra coi Baroni. Si riguardi dunque la 
dedica come documento di un fitto che la storia di Teramo non ha ancora registrato in 

Hi A pa". 02 si conuinlia la letter.-i del Melz . 



FRAMM. DI UN"ED. SCONOSCIUTA DHL RINM.IX) D.\ MONTA/.BAXO 147 



modo specitico, ma che troppo ben corrisponde a quanto sappiamo in genere delle vi- 
cende di quella città. Si veda Mino di'' Mtru, Dr/Ai >loìi.i di Ttr.ujia l)i\iIonliì sette. iOii 
note Ci! iiogiiiiile 'li Ci. Pannti.i, a, Teramo, iSq^, pag. 17^ 171», 184- 11/7; Palma, Op.eit., 
'l'eramo, iS;2 l'^;ì6, II, /'.i.w/w, \', '14; I'k. Samm, // (Jin/m/ie Tei\iiiuiiio nella •^lu i-it.ì 
intima e pubblica. Roma, l'^^os, pag. 24^-2^-;. Procuri appunto il Savini, cosi' dotto e 
-agace, di chiarire questo nostro punto, che da lui si supponeva (mi riferisco alla corte- 
sissima risposta data a mia lettera mia) già dilucidato dal Palma. 

Il quale fu causa di abbaglio al Savini ne' suoi Siirimi i di Melaliiio. l'iren- 
ze. 1.S81, pag. 50, anclie rispetto all'autore del Rinaldo. Il .\Ielzi, facendo eco all'.\u- 
din, aveva iletto nel Siipplnnento.^ pag. •147: " L' oilogralia nun lascia alcun dubbio 
intorno la patria dell'autore, che deve essere Regnicolo »: e il Palma aveva creduto 
di potersi spingere ben piti oltre, dichiarandolo teramano e adtlitandolo anzi nella 
persona di Ciirolamo l'orti, cappellano di re Ferdinando. ( )ra qui s'è spropositatamente 
idenlihcato l'autore del poema con quello della dedica ; e non fa onore al Melzi l'avere 
nella seconda edizione della Bib/niora/ia, Milano, 1 S :;X, pag. 22S, riferito l'opinione del 
Palma in manieia che implica, poco o tanto, l'assenso. Colla dedica non s'ollie il poema, 
bensì l'edizione, come si sarebbe dovuto capire anche alla semplice lettura ; e se la dedica 
e fattina di un regnicolo, il poema all' incontro e toscano, toscanissimo, venga di dove 
mai si \oglia e sia qual si voglia la portata dell' attribuzione a un « .Nliser Dino Poeta 
l'iorentino » nell'edizione milanese del 1510(1) e in un'altra, pur milanese, del 1521 (2). 
Dissipati i fantasmi, penso che il Palma rinunzierebbe di buon grado ad assegnare al 
concittadino b'orli quelle sgangherate e miseiabili dieci ottave. 

Stimo opportuno non omettere che im Angelo Gerardino di Amelia, contempo- 
raneo del Belardino a cui fu orierto il Rinaldo, ebbe parte ragguardevole nella storia 
del tempo suo. Como d'armi e di studi, caro a Pontehci, caro a re Ferdinando, usato 
dai primi in molti all'ari importanti, insignito di più che una dignità vescovile, mori 
l'.elP agosto del iqsii i 1,). [■] bene da ritenere che tra .Vngelo e Belarilino vi fossero 
stretti legami di parentela, l-'orsj eran fratelli ; forse zio e nipote. 



ir. -- II. iK.\.\i.\ii-,.\ n 1 i)i-;i. ■■ l<i.\.\i.i)i) " i.\ Dir.vx'A kima 
<'i i.\Ti;.Nfri) \i;i. (Niniri-: Kii'i'.\ki)I.\.\i ) ns^. 

(!he nel Codice Riccardiano 08^ si contenesse un cospicuo frammento del Rinaldo 
in ottava rima, ignorai adatto quando presi a studiare quel poema, insieme colla prosa 
corrispondente ad una parte sua, in uno dei miei più vecchi lavori (4); e seguitai ad 
ignorare tino a che il frammento non mi fu mostrato, nel febbraio del i')04, da mi -sa- 
gace scolaro, .\lichele Catalano, voltosi ad esercitare la ^ua molta alacrità nel dominio 



li) V. pag. IVI. 

(2) Si vetta A pag. 135 il ritacimentu dui To-ii ilella BiòUograJìa mel/.iana. 

(3) Ui;nF.r.u, Ilalin .Sacra, ed. Coleti. VI, 511-41. .MI' Ughclli fui purtal., dalla menzione che di .\ii^elo laceva in 
due luOBlii .-i. I,. .Anmnoki. RaicMa di Memorie ittoriche delle he Pro-.iuce Je^U .-ibòruz-.i, Napoli, irSl-1783. 111. .\i: 
' 457. 

4) Rinaldo da Mcttialòaiio: nel Proplti^uatore. v»»l. Ili, parte I, pan. 213-241. parie II, pag. 58-127, 



148 PIO RAJNA 

della nostra antica letteratura cavalleresca ( i ). Ma nemmeno allora stetti a guardar le 
cose da vicino. Da vicino le ho guardate solo di recente, quale elemento per lo studio 
dei frammenti modenesi. 

11 codice Uiccardiano (iìS.s è un accozzo di manoscritti e frammenti cartacei di 
varia provenienza, ridotti alle dimensioni presso a poco uniformi di cent. 21 X 14-15. 
Ciò che a noi interessa va da carte 7:; a 140 ; 142, se si vogliono computare due carte, 
bianche in origine e conservatesi tali quasi per intero, che fanno materialmente corpo 
con quanto precede. La scrittura è chiara, ma non elegante, sebbene qualche po' di pre- 
tesa manifestino in chi trascrisse il sistema seguito di cominciare sempre i canti sul iwfo 
di una carta, quand' anche ne resulti la perdita di parecchio spazio, e la macchiettatura 
giallognola della iniziale maiuscola di ciascuna stanza. Ogni pagina piena contiene quattro 
ottave, all' infuoii di 104'', che ne ha cini_iue, per essersi dovuto stipare nel margine 
inferiore un'ottava omessa in isbaglio. Assegnerei la trascrizione alla prima metà del 
secolo XV. Lo stato di conservazione — pei elFetto verisimilmente dell'uso, (.juando il 
Riiuìliìii si trovava isolato dal resto — lascia molto a desiderare. Trascurando i guai 
minori, s'è perduta una carta fra 110 e iii ; è squarciata e non si può tutta leggere 
dal lato del ilcIo la carta che stava in fronte, ora 7:;; ed è mutila di ben pitiche mar- 
gini la III). Ma non da ciò solo vengono deficienze. Di un verso, 105", rimane in bianco 
la prima metà; e di un' ottava, 118', non ci son dati che cinque versi. 

Abbiamo in complesso 509 stanze, ripartite in nove cantari, che ne contano ri- 
spettivamente 58 (i" cant.) — 1^0(2") — 5'' (3") — 5^(4"' — .tJ'S"' — 5*^ ('^°) — 
38 {7 ) — 5>i (S") — 47(!/)- Va aggiunto, per avere la somma originaria, quel tanto 
che ci fu tolto colla carta che s' è detto perduta. Essa era 1' ultima del cantare ^" ; e e' è 
più che un motivo per ritenere che delle otto stanze di cui sarebbe stala capace, ne con- 
tenesse eflettivaiiiente tre sole. Dovevano dunque aversi in tutto 312 ottave. 

Quando si paragona il testo Riccardiano, per un rispetto col codice Palatino, per 
r altro colle stampe, non tarda a manifestarsi un fatto di granile rilievo e alieno dalle 
previsioni. Che stampe e codice differissero assai, avevo avuto modo di rilevare, ad opera 
tìnita, fin da quando pubblicai la mia vecchia memoria (2,. Orbene: la redazione Ric- 
cardiana s'accorda sostanzialmente colla stampata, attestandola più antica di quel che si 
sarebbe stati portati a credere. Principiano dal convenire, con lievi divergenze, le divi- 
sioni, salvo che il primo cantare di quella ci presenta riunito insieme quanto nell'altra 
è bipartito. H ciò che il codice Riccardiano ci oflVe si ritrova pressoché tutto nelle 
stampe, laddove manca quasi per metà nel manoscritto Palatino. Alle 512 stanze del 
primo quest'ultimo ne contrappone 270, comprese le otto di una carta venutaci qui pure 
a mancare, fra la quarta e la quinta. Il testo a stampa, impinguato specialmente in quello 
che era per esso il terzo canto e diventò poi il quinto, ne ha 579. Di addentrarsi nei 
particolari non è questo il momento. 

Fra la redazione più ampia e la meno non dubito che la più breve sia anteriore. 



;u Crazie a lui, alle vecchie eJizi 
!.l completa del materiale e acccjm] 
( = ) Piopii^n., voi. Ili, p. II, pa-. 



I K AMM. DI l'N'ED. SCONOSCIUTA DKI KIXMDO DA MOX'IM li \NO 149 

Ciò non toglie che la tnisciizionc l'alatina sembri aKiiianto pili tarda della Riccardiana. 
Confrontando poi questa colie stampe, resulta die la lei^ione genuina vuol ricavarsi da 
entrambe le tradizioni, non da una sola ; il che viene a respingere più addietro ancora la 
data in cui 1' amplilicazione av\enne. \: gli anni elle qui s' aggiimgono, s' aggiungono a 
foition al testo pili breve, che però do\rà esseie ripoitato senza titubanze al secolo Xl\'. 
S' intende bene che per ristabilirlo il meglio che si possa qual fu, la redazione ampli- 
ficata dev'esser temila presente di continui) insieme coli' altra. Peccato che per la de- 
terminazione sua ci venga a mancare tiopj'o presto il manoscritto Kiccardiano ! Del man- 
carci non è causa una mutilazione materiale della copia nostra. I.e due carte bianche che 
ho detto a\ersi alla line, e con minore eloquenza l'esserci ancora spazio ]'^t un'ottaxa 
suir ultima pa,i;ma scritta, sebbene al canto (ce lo dicon le stampe e lo conferma ef- 
licacemente il numero stesso delle stanze) manchi qualche cosa per esser compiuto, provano 
che chi copiò ebbe ad arrestarsi egli stesso, ne i'osse poi qualsixoglia il motivo. 

l'I' I l\ \J.\.\. 



Sa^^K» (li 1)ihli()orafia aeronautica italiana*'' 

Correzioni ed agsiiinte tratte dalle schede del eh.""' doti. Diomede Biionainicl bibliofilo livornese 



Discorso >'// /«i ,'1'' '''' li\ìnt- i\ii//dot;ii> </j/I\ììI(ì\/,i/Ìij. piWiJiitti ,/.? /'/,;/ e.;//// s/oi/\i 

^iiH'oi igiiii i\i aliti Jiilà ili questa SiOpcita e sul iiuiil,i Jroli Italiani mi pioiiris^i 

di I >s7 .// fi ' M. Senza 11. tip. 

Iii-S . i>t'. .W'III. l'Innato: .Siiiiite-l'reuve-.Mosetti, (l'' .M. 
Disegno r i\la;ii'i,i aiitiiitua della pi ima esperienza fatta luii -.i/enssii il di -j' /etdvaio l'S^ 

in Pallili per i/irloere a vidiiiilij i;tl Aeieostall. o l'allinii -eidaiitl. preceduta da un 

eeiinii istillila siili' Inveii^liiiie del oalleimiantl aiTti. l'iien/e, Stamperia di Harto- 

lomnieo loinbaidi, i7''^-|. 

lii-iti", di p|). -.15, ("Oli una fl^;.in laiiit-. I a rela/ioiir di iiueslo liievi- vi,i.n);io (del HIancliaid) 
occupa la minor (urie di i|nesto opusmlo; il lesl.inti- <■ dfdicalo all'istoria df-ll' inven- 
zione, sloria (lerò die M()|iare srrilla pili dalli mano d'un lisiro che d'ini erudito. 

Duprè. Memorie ^iill' aei ostalo. 

In Cloniate detnial. tetin.il. Padova, is,,;, voi. .Wll, pai;. 27;. 

Elevazione (I"i del Globo aerioslatlo e raiirriiatilio della sini discesa. Firenze, i(i lu- 
glio 1711S. 

lii-4' con un licllissinio ritratto di laidn. In ipiest.i asiensiont- il volatoli' doveva essere 
An.i;iolo l'ioravanti, e roraf;j;ios;inientt- lo snpiili (iiovanni l.iidcr. Opuscolo rarissimo. 

Eraclide accademico N'aiio. All'aereo volatore hiaines^o /.aiiihei.arl. (Sonetto). In Bo- 
logna, n. stamp. di S. Tommaso d'Aquino, i.soq. 
l'I), voi. liim.: I-a.icliile Accademico Vario. 

l«| Continiia/.ii.iie : v. l.a IHUieJìlia. voi. IX, clmp. l"ll-. 



I30 G. BOFiqj'O 

Eredia Filippo. / vctili in ììalia. 

Nel A','//. (/. A,),-. .ì,-i. II., .1. Ili, iMO'i, pp. 11,1- 1.1 ; a. IV, KtO", 16-211. 
Esatto Rapporto di'lì\-^pcrieiìi,i iicreostafiiii csi-auiLì d.ìl ci/hìc/i/io l'r. Zanihi\\\in' holo- 

oiu-sc il di Vili alt. MDCCCIII. 

Ili l'ologiiH, nella St. di S. ToinmMSi) d'Aipiiiio, s. a. In-)", pp. 4, 11. 11. 
Fabbi, Gualtieri, Compagnoli. /<' iniiiga^ioiu- aitwi Jai forimi aoìi ulhiiii tciiiativi colla 
pìoposi.i di un iniii-cii sishiiij. liologna, 1878. 

In-S". 

Felice (l'el) ntoiiio in Bolouna dei Ire i\iloiosi ariOnauti. (Sonetto). Bologna, per le 

stampe dei l'iateiii Masi. s. a. 

l''o. voi. lìrni.: l'ii veto aiiiuiK 
Fontana, (.l.ìiito sulle /n.hciiinr in-ri-oshiliJw. 

In Cloni, drinial. Ictleial. r.iiiova, iSoj, voi. IV, pag. 2.16. 
Forza (I.a) iìhioii\! dclLi natiii\^ e d, H\irtc s^rittii d.i pcnii.i fnìnCiSi .' tr.idotin da V. Ca- 
ccili i sparai di noie .s, iiili/iilh', i.slon\dit;^ gc'ogiJlÌLlic, eie. Napoli, Ganuccio, 181S. 

In-S«, con fij;. eh. il Col. n. iS della Libr. Gozzini, 11. 60.S. 
Frulli I. .1/ .ilLidino l'nvhisco Z.iiìiIwlliiì .\crcon.iiilj oLmii .oiuittadiiii. Bologna, 'ilp. 

.^larsigli, 180Ì. 

Kg. voi. Il sonetto è tìrni. : IVI ciit. '/.. l'"riilli. 
Fruscione Vincenzo. La naviiia:;ioiu- oc rea considir.ila riipcllo alla meccanica. Studi. Bari,. 

Gioacchino Gissi, 1875. 

In-|" <li pp. 4, non n. e _^.S miin. 
Fusina Vincenzo. Della direzione aci conaiitica. 1855. 

\>di Ciò, naie degli eludili e emioni. T. \', p. \[)i. 
Galeota Onofrio. Ih^'seriaiionc >opi\i il oloho ossia la nave non volante di /'ijncia ilivisa 

III molle e diverse SLÌen:;e. S. 1. e a. 

I11-12". con liti. Registrato al n. 601 /^;.f d.-l l'alni, ii. iS della l.ibr. Gozzin'. 
Gamba Pericle. .1/ disopra delle nubi. I.' esplofazione dell' atmosfera libei'a. 

.Mei .Secolo XX, a. \', 11106, n. 4, pp. -,4; 52. 
Gasparini Bernardo. /// morte del celebre l'r. ZainbecLari. \'isione (in terza rima) di, ecc. 

Bologna, tip. Rangoni, i,Si2. 

In-4" di pp. 4, 11. n. 
Gazzeri Giuseppe. Intorno alla direzione </egli ocrosloli. Lettera, IN::8. 

Estr., con tav, Cfr. cil. Citai, n. iS del Gozzini, p. 44. 
Ghiron Isaia. / due primi palloni aeieoslatici in Italia. 

In Illiisti azione Italiana, anno V, n. 21. Milano, l'^/S, iii-4", pagg. 42-45. Il pallone lanciato- 
da l'aolo Andieani a Monciicco nel i7J5>4 e quello lanciato nei (iiaidini Pubblici di Mi- 
lano da Ji'edele Cerniine nel 171H. I. '.articolo è lirniato : /'// .-hiihrosiaiio. 
Giornale aerostatico. Milano, Cìaetano .Vlotta, 1874. 

Iii-i6°. Sono i soli fascicoli di gemi, a marzo ilell'a. 1^74. ICseinpIare nella lìibl. di Brera. 
Grimaldi D. Gabriello. Memorie sopra la direzione, utilità ed invenzione ilei globi ae- 

reostatici recilalc nella li. Accademia fiorentina. L'irenze, per Gaetano C^ombiagi, 1788. 

Ili-S", pp. SS. 



SAGGIO DI HlHI.lociKAl'lA AlvKc )\.\iri( ;A IIAIIANA 131 

Gualtieri L. /..; ihivitrci^ioìii treita ,/j/ piiiiii juìi ulliiiii lii/t,itln\ li<//j f^rof^o^l.j ili un 

iiiun-ii si\liiiij /•\ì/i/v'j-(jiu!//itii-(S.iiì//\ìoi/,i/i. Holcigiin, tip. Success. Monli, iS--. 

Iri-.i", pp. ì'i, coji una tav. 
Henrion Francesco. HrcVi- iiicinon.i .mi/)/.; la f^o^sihili/d .'.II^ì iìir,iioiu- ilcìlc iiuilJiÌ'ìi- jt- 

rii>\ljli\hi\ ùi//i! c/i/j/i- /^oss.ì r uomo nttcìinc il doiiìiuio dr/l' ,ìii,i ecc. I''irenze, per 

Cìaetaiio ( '.ni)l)i:!,L;i, ijS". 

IM-S", pp. 77. 

— (":.)/>/.; ,// uu.? Ictlci.i s,rilla ,l.i /•'. Unii io, 1 .ill'/:\..uio sia. P. .Xjl.i/r Wil/rnui. .lu- 

>ulio lìoitiiliuo. la qiKile coiifiil.i il si^lciiia di direzione dei ,t;lohi volanti, pub- 
blicato nel corrente mese di decendiie in Mren/e con un opuscolo intitolato: /.</- 
liti di li\iià ^f^iiniiìNLili ecc. l'irenze, per tjaet.ino C lanibiani, i -<S-. 
Iii-S>, pp. 2S. \'t.-,li .Wiia/i .Stv ./////-'. 

Insubre ll'l aeronauta, l'iu-uhllo iu otlov.i 1 iiu.i loU\ìovÌu///.i iTiiu sjtfoio .li li,ulu;ionc 

dii jhtcìiid di saio It.ili.o soffra Li ^coihLi niirini i,!i Lìoi/h-si\ Milano, I7<S3, nella 

stamperia di kranc. i'ogliani presso S. .\mbrogio maggiore. Con Approvazione. 

lii-'^' di pp. (ij. 11 piienietto i-ra f;ià uscito ueil '/•//(•;//,■; ;<;> .Uiii,i,i,,i,o d.l 17.S11 a lode di 

l'ietro .'\nilrfaui (\'rdi .-hitlit-ii'ii nel sayi;io pri-cedeule) e coiiiincia : « Canto l'uisulire 

i;roe ibr primo spinse — i'er 1' italico cit-l volante anit-nna ». Kseniplarc nella Hililioteca 

Ambrosiana ili Milano. 

Isemberg (De) Luigi. Il pallone voLiutc ,/,//.; Tiiillcrii. (loiumeilia storica in tre atti 
ed in prosa seguila da una composizione poetica analoga a tale argomento. Fi- 
renze, 1.S84. 
lu-s;'', pp. .16, compresa la dedica. 

Jacquier l'.idre. Rilhssioui ^iilì.i iiiiova iiu^Jiiihi ,iirio^Lih\d. 
In .ìiifo/oiiui Koiiiaiia, T. .\, 17S;,, pat;. 1X5. 

— I.iilii\i siill.i piiiii.i invili- ioiu- di-ILi iii.hJniia ji-rrosldlu.i, e Mi/la po^^ihililiì di iiu.i 

Ihid., fo. X, 17^4, pay. 2 i.V 
Laboccetta Letterio. .^/// ioufroiiìo dille loniii- di iiiiiiiuhi ri-iisìcii^a e sulla fioliii^ì mo- 
llili- III, rss.ii ij per Li loro f>i o/viLioiii'. 
NVl //,;//. ,/. .s,-,. .In. II., a. 1\', PK.;, pi>. -10. 

— Siiir iiiipiiiu) dei diiiiriiìiiinii l'.ironr.iliii uclLi dcLi iiiiiio{ioiii degli iLiiiciili del molo 

valli ale degli a,iosla/i. 
Ihiil , a. Ili, i-,(>6, pp. 1N5 iNS. 
Lana Francesco. ILI modo di fabhriiaie una nave Jie laiiimini sos/eiilala sopra l'aria 
a iiiiii ed a vele, i/uale si diuio^lra poler riiisiiie nella praliea. (^apo sesto del Pro- 
dromo .dr.l//(- Maesira del P. l''rancesco Lana Bresciano della soppressa C^ompa- 
gnia di Ciesii, .^lilano, Ci.ileazzi, 1784. 
In-S", pp. Ji, con una tav. 

— /..( ;/,;;•(' volanle ed il modo di mandare in aila i palloni. Napoli, S. Romano, 1781). 

In S", con tav. 

— la nave volanti, disserla^ione ,/,/ /'. /•'. /,. ,/,/ Ihe.seia. S. a. t. (sec. .K\llli. 

In-N' picc., con una curiosa fìf;. in lame, pp. .\X.\II. lùlizione che non è citata ilal 'l'is- 
sandier. Del niedesinio argomento tratta \' /-.'a ei ei/it/io pliysica de artificio navigandi per 



G. BOFFITO 

aerem, quani Deo T. O. I\I. clemeiiter amiiieiite in illustri acad. Hasso-Scliauniburgica 
praeside Philippo Lolinieiero pliysicae prof, piibliio et onliiiario in auditorio iiiaiori pii- 
blico eniditoriini examiiii subiiciet ad <lieni 4 Martii aiiiu) \h~h l'Yaiicisnis David Fres. 
clieiir Cassellaiiiis llassiis. Riiilhelii, lypìs Wiicliteriaiiis, acadeiii. tyi)oj;r. lll■4^ In lat- 
e in tedesco. 

Lanzillo V. Li i/tìv/g.i^/oitr iitnunfci i\\i. Torino, l'nioiie lip., 187.5. 
Iii''^", pp. 811. Dalla medesima tipografia usci pure la i' ediz. del 18-2. 

Lei.... // Dih-fiatit di Poli;i\i presso Li Picfcitina dip.irtiiiìnitalc JJ Rnio. (Avviso pub- 
blicato nell'occasione del nuovo esperimento aereostatico del i,So4). In Bologna, 
per la stampa del Sassi. 
l<"o. voi. tìrm. : J.ei. 

Lettera v////,/ ,/.?//.? Ar/j Jilì' .\iw:iillai\ì il iS Jicciiibic /S'n^ (s. a. e t.). 

One carte in-]6" picc. Rarissima relazione sulla caduta del pallone laiu.iato a Parigi per la 
festa di Napoleone il 16 dicembre 1X04. 

Lettere due s////\;/-,vjs/j//. ij taitatho <• concila rc-/j;i.>i/c iltl vijonio jrrco iiiiupiLso in 

Jì(i/oo//,i. /,! iioìU- d.:l 7 ottobre iSni, dai cittadini /•'. Zaiiil\'Li\iri . P. AndnoPi e 

G. /). Grassetti tratta dalia drseri^ioiie. ecc., stampata in Trieste (s. n. tip.). 
In.S", ,,,,. 4„. 

Lodi Angelo. Sofra un sistema di naeiiia:;ioj/e aerea. Rapp. di L. Magrini, .\lilano, iS(J2. 
ln-8°. Estr. cfr. Oi/at. n. iS della Libr. (iozzini, n. 6ro. 

Luder Giovanni Battista e la prima astensione aereoslatiea della Toseaiia. Memorie pub- 
blicate nella ricorrenza del primo centenario dell' ascensione medesima. Firenze, 
Tip. Salv. Laudi, 18Q5. 
I11-16", <li pp. ì 1 , con tav. 

Lunardi Vincenzo. Lettera seritta dal Capitano Lnnardi di Liie^a ad un suo amico in 
Roma dopo eseguilo il viagirio aereo. Con sonetto (pp. 7 e i tav. I. Segue: La nave 
volante Ti/ // nuovo modo di mandare in aria il pallone aereostatieo 'con ■:; tav.). 
Segue : A/iaeriontiea eon vari sonetti pel viagij^io aereo tallii dal Capitano \'i/nenio 
limar, li ,ìa Lin\a in Napoli / ,' settembre l'Si/ (pp. ili num.). Segue: Ode per il 
primo volo aereosfalieo eseguito in Napoli il dì / ■; settembre JjSi/ dal Capitano Lii- 
naidi di Linea. Napoli, i7S>i, a spese di Salvatore Palermo. 
InS' pi<c. L'ode in tlialetto napoletano comincia: /'er la jnta 11 aria ecc. 

— M. Limai, li 's ,\,iOunt of bis .\s,ensiitn ani .Aerial Vovane iMom tlie New Fort Li- 

verpool Oli wednesdav the 20"' of luh' '.~^\ in three lettres adressed to George 
Riggin Fsq. \\ ho accoinpanied hv Mrs. Saga ascended froin S.' George's F'ields, 
on the 2i)''' of lune W'ith M.' Lunardi Cirand Air-Balloon. 
In-S", pp. .v'"'- .Sono tre lettere in inglese di \'. Lunaidi, con un otle a lui dedicata. 

— R,iggti'iglio eireostaiiiiale ,lel primo viaijigii) aereo in Inohilteria iseoiiito >ial Capitano 

\'ineen:;o Limar, li , Illa, lino Ineeliese in una serie di lettere sue tradotti dall' inirlese. 
Palermo, i 700. 

In V. 

Macchina aereostatica. Avviso alli cittadini Bolognesi. Bologna, li 20 Brinoso, anno X 

Repubbl. (11 Decembre i.Soi/. In Bologna, per le stampe di l'iisse Ramponi, s. a. 
b'oglio volante. 

( Continua). G. Boi-FITO. 



CONTRIBUTIOX A LA BIBLIOGRAPlllE DI' I.A Ml/'SIQrK VOCALK IFALIENNE i 53 

Contribution à la ])il)li()grciphie de la 
Musiciue vocale italieime du genre 
profane des XVI' et XVIP siècles. 



Heurcu\ df; jìoiuinr cnlin pulìlirr la conliniialion de l'arliclc cim- 
muncé dans cette Revue '■), j'espèrt' <|U(_' nn's Iccicurs xoudrnnl Mcii ixcuscr 
un lei retard, lorsqu'ils auront appris la Ixiiiiif inlcntinn ipii Fa causr. 
La hello collection dunl il s'at;it ici est (|r\cnui' la pi'i>]ini''l('- di; Mon- 
sieur 1 1(_'\'ci", tic* ColoL;nc, d les tìchcs des iHivraL;cs i|ui la cuniposLMit 
ont toulcs été soigncuseint'iit revues. exeni])laires «ai mains, ]»ar Mon- 
sirur le 1)/ Praetorius, l)il)lii)iliécaire de iMonsieur 1 lever. je Icur exprime 
ici à tous deux mes l)ien -^incères remerciements, ol je me ])ermet.s de 
leur exprinier en mr-me lemps cmix de mes lectenrs, (|ui leur sauront, 
sans doute, hoii ^ré d'avoir aiìporlé un si hrillanl cuncours à hi hililio- 
ajraphie musicale. 

13. Alessandro, Romano. — I.i' \'i'iL;ini à <)\aUr() Voci, Con la 
Ljionta di alcuni .Madia^jali. Novanientc ristampali'. In Milano, Ap- 
prelìb J'"rancelco, ÌV L^li heredi di Simon lini, .M I )1 ..WW'I I. ( i 5-^7) 
4 i»ties. Oli I voi. in-4. 1(1)1. A\ec la niari|ui' l_\|)oL;rai)hii|ue s. les 
titres i-i la musii|ue notóe. 

(^anto pp. I-I,', 24- ^u; Tenore pp. 1-7, 24-30; .\lto pp. 1-7, 24-30; 
Basso pp. 1-7, 24-^0. 

Malgré les vides ces fragments renfennent cependant 14 mudrigaux complets 
de loutes les voix. Recueil fort rare, non citc par y-'i'/ó, Qjspari et le (2alaì. Borifhesc. 
Vogeì, 11, p. 138, no. 7 et <S ne connait pas cette edition, .uignientée de deux madri- 
gaux (Viririiu- piir.i et W-roiiu- laiil.i). 

Cai/;<>i/ sp/n'/ii.j/: 

Alla dolc'ombra i stanza 12 

Non vide alcun 2 — 1:5 

Se ben discorro 3 — 14 

Però piìi ferm'ogn'hor 4 - 15 

SeJue fassi campagne 3 — 16 

Diini|ue seguend'il raggio!) — 17 

'') Vedi la Uiblio/ilia. di5p, 7^-8", voi. Vili. pp. !4>-253. 
l.a liibUofilia. iiiiii.i IX, dispensa .i"-5" '5 



154 LEO S. OLSCHKI 



i8 


\'id' io con gli 


occhi miei 


19 


29 


N'ergine bella 




I 


30 


N'ergine saggia 




2 


24 


N'ergine pura 




3 


23 


Vergine santa 




4 


21 


N'ergine sola al 


mondo 


5 


27 


Vergine chiara 




6 


22 


Vergine quante 


lagrime 


7 


26 


N'ergine ben sai 


tu 


s 


29 


N'ergine in cui ho tutta mia speranza 


9 


28 


N'ergine humana 




IO 


25 


Il di s'appressa 




1 1 



Mhìriu.ìli. 

Ancor che co '1 partire 
Ahi quante volte 
Cesare poi che ''I traditor 
Discolorato hai morte 
Ite rime dolenti 
Le lagrime l'angoscia 
Lasso eh' io ardo 
Per paesi diuersi 
Qual sarà mai 
Quando il soaue 
Rotta è l'alta colonna 
Sarà se la mia vita 

14. Costa. Gio. Paolo. Genovese. Il primo Libro | di Madrigali a 
Ovattro \'oci. I Novamente composti & dati in luce. In \'enetia, 
ApprelTo l'Hefede di Angelo Gardano, AI. 1 )C'. XIII. (1613) in-4. 
Avec encadrement du titre, la mar(|ue typographitjue, des initiale.s 
gfa\'. s. ])ois et la musi(iue notée. 

Tenore: 21 pp. eh. et la <• Favola » au verso du dern. f. Dédicace de l'auteur 
à « Ottavio del Sig. Federigo Saminiati >■>, datce ; Di Genoua il di Primo Febraro. 
MDCXIII. 

Contient j i madrigaux. /v7/s, 11, 361)- Compositeur non cité par G^i^pari, Vogcl. 

N'oila le contenu : 

Già disfatt' ha le neui i Deh fé mollrar 12 

Eller non può 2 Soauiilìmi baci i -^ 

Io non hebbi giammai s l'ia mai quel di 14 

O beltà lenza efempio 4 O di lì lieto 15 

Corran da gli occhi miei 5 Spuma d'atro .Nconito 16 

Ma d'aliate vedrò 6 Son fé ridi talhor 17 

lo mi distruggo al Sol 7 Hor ti che man felice 18 

Quanto di me 8 Se in altra guifa in 

O pieugessi almen 9 C^on lì dolce delio 20 

Hor ch'io torno 10 Ma non li tolto io miro 21 

Doli' hai tu nido Amore 1 i 

i^. Dorati, Nicolo. Le stanze | della Siy.'" \ ittoria Colonna | Marche- 
lana di l'clcara Illuftrifsima. | Compoite da Xicolo Dorati Capo | 
della Malica della Illuftrils. Sig. di Lucha, A (luattro voci | Nuo- 



CONTRIBUTION A LA BIBLIOGRAPHIE DK LA MUSIQ.UH VOCALE ITALIENNE 155 



uaiiiciile polle in luce. | [.\Iar(|ue Lyi)oi4r,i]ihii|uc]. In X'ine^ia, | Ap- 
])r('rr() C.irolanio Scotto | M. I ). I.\.\. 1157(1) 1 pties. en i voi in-.). 
A\i'c la niar(|ue typn^niphii|iie s. Ics tilrcs, beane, d'initiales L;rav. 
s. hois et la musiciuc unire. 



LE stanze" 

Ti ELLA S IG.^VITTOR ì A COLONNA 

zyl<[archcfkn.i tit Pefcara llh.jlrifima . 

COMPOSTE DA NICOLO DORATI CAPO 

dcUi Mufctt della ìllujhifs. Sig. di Luiìyn, A qutttro njoci. 

!M\ioiuimente folle in luce. 




i ti. y I X t G t A, 

APPRÈSSO G'KCJI. AMO bl,OTTO, 
M. O L X X I. 

N." 15. — .N'ic. DouATi, /.,• slaii~r di l'i/foria Coloiiiia. Ven. iìto. 



Clanto 21), Tenore 28, .Mio 28, Basso 2<) pp. eh. et la « Tavola » au verso 
du derii. f. des Canto di Basso. 

L'ime i/<-.s picca, de iinisitjiic Ics plus nircs dii XVI' siede, restée toutà-fail in- 
connue a /■c7is. Voocl. Gaspaii et impossible :i trouver aussi complète. Elle renferme 
les conipositions de 27 staiices de la celebre l'emme poèta Vitioii.i Coloiiiu. Exemplaire 
d'une conservatioii parfaite. 



156 LEO S. OLSCHKI 

Voilii le contenu : 

Anzi quefla ciiidel 7 Dico di voi 27 Ne s'udiuan cantar 5 

Altri ne le gran corti 11 Dietro a l'orrae di voi 2'> Ne lor porgeua 17 

Altri poi vaghi fon 12 E quando miro 3 Perche dolce più aliai 21 

Beato dunque fé beato J2 E pur con tutto ciò 8 Quando miro la terra 2 

('ofi 11 fugge il tempo G E coli fenza mai 15 Quello per hauer fama 9 

(2hi viue fenza mai 14 E fpefloa pie d'nnolmo i Quell'altro ingordo io 

Come ne la felice i() La virtù dico 2^ Quanti fon poi 13 

Dico fra me 4 Ma fenza altri penlier iS Quella è la vita 20 

Di coti bel delio 24 Molti efempi potrei 2fi Qanti principi 25 

16. Dragoni. Gio. Andrea. Il | Uvailo l.ihro | de' Madrigali | à Cin- 

que \'(.ici. I di (iio. Aiidfea | Dragoni da Meldola | Afaefti'o di Cap- 
pella di S. (Giovanni | Latefano. | Nuouaniente Compofto, e dato in 
luce. ] In \^enezia, |Appi-effo Giacomo Vincenti,] MDXCIIII. | (1594) 
5 pties. en i voi. in-4. i\vec jolis encadrements de titres et la niu- 
si<|ue notée. 

Canto 20, Tenore 20, Alto 21, Basso 21 et Quinto 21 pp. eh. et la « Tavola » 
au verso du dern. f. 

Dédicace datée : Di Roma, li jy. Settemb. MDXCIIII. à « Lucio Savello ». 

Ce quatrième livre contieni 19 madrigaux — dont l'un à la page 11 : O Pa- 
stor. Ragionando con qncsii alpestri monti, avec la souscription « Del Pal/atrina » — • 
et à la fin un Dialogue : Amor noi ti preghiamo Che tuoi fegiiaei Jianio i^c. à 8 voix. 
Fétis, 111. 55. Non cité par Gaspari ni par Ptiier ; Vogel lui-nicme ne mentionne seu- 
lement qu'un ex. d'après le Catal. loào. — Exemplaire non rogne. 

\'oilà le contenu : 

Coli Clori per te i Amor s'a poco a poco 12 

Baci folpri, e noci 2 Se la mia donna altiera i S' 

Già nacque un bianco fiore •; Penfai fra lineile ripe 14 

\"n uerde Rubo 4 Godi godi Tirfi 1 5 

Come poco martire 5 Giulia fé l'alma otfefa 16 

Semplicetta farfalla 6 Alla riua del l'ebro 17 

Che poli' io fare 7 Pargoletto uezzofo 1 8 

Se dal foaue, ì>v: amorofo s Ben hai Barbaro il nome 19 
V'n bel giglio celelle 9 Dialogo à Otto. 

Per ufcir di martire m Amor noi ti preghiamo 20 

O paflor doue uai i i 

1 7. Due. Filippo di, i'iamengo. Il primo liliro de Madrigali | à Ovat- 

tro X'^oci. I con una Serenata et un Dialogo 1 à otto nel fine. 1 Nuo- 



CONTRIBUTION À LA BIBLIOGRAPHIE DE I.A MI •SIQ.UH VOCALE LfALIENNE 157 

uaiiiciile polli in luce. | In \'incL;ia, | .\ii[)rclVo (iirolaino Scotto, | 
M. D. l.XX. I (1570) .| plies. (MI I \ol. A\cc Li nian|u<' lypoyraphique 
s. les titrrs l)L'auc. d'initiales ''raw s. l)ois et la inusifiuc notóc 



(]anto, Tenore. Alto et i5asso :'i J3 pp. eh., et \a « Involn •> aii verso ilu 



(.leni. f. 




N." 11.. — Dii.M.c'NM. A/iitii listili ti ii)ii/i/-' rei/. Wii. i,S9|. 

Dédicace datée : Di W-nezia il di is. di Luio. MDI.XX à ■• li Signori Fia- 
menghi •>. 

/■cV/.'., Ili. 05. V'owv/. I, p. 213. no. 3. (J,i>pan\ III. 6yC,h en cite seulenient 2 
voix (Canto et Alto). Manque au Cataì. Hoioìn-ic. Le reciieil contieni n; madrigaux, 
dont le dernier ; Dite finuori mici est ii 8 voix. 



i^. Ferretti. Giovan, Maestro di Capella del Duomo dWiicona. II 
Secondo Libro delle Canzoni à Sei Voci. Xouaincnlc riùanipatc In 



158 LEO s. olsc:hki 



Vcnetia. Appreffo l'IIeredc di (nnilamo ScoLLo, MDLXXXVI. (1586} 
5 (;ui lieu de 6) plies. cn 1 v<il. in-j. Avcjc la martjuc ty[)ographinue 
s. Ics titi'L's ('l la nuisicjuc notée. 

Canto, Tenore, Alto, Quinto et Sesto, à 2j pp. eh., et la « Tavola » au verso 

dii dein. f. (Titie dii Tcnor manquel. 

/"(•7/5, 111, 21S. ^'ogi'/ I, p. 2 ^), no. ti. ijLiipdn'. Ili, 228 en cite seulement 

denx voix (Canto et .\lto) d'une autre édition. Cette suite peu commune contieni 

24 pièces : 

Ancor che col partir 14 Non è dolor ch'auanzl 15 

Non cacciator 22 Occhi non occhi 1 i 

C^om'al primo apparir :; O saporito volto 16 

(_;osi al vostro tornar 4 Ogn'vn s'allegra 17 

Dolci colli fioriti 5 Occhi leggiadri 18 

Depon l'arco e l'orgoglio 23 O faccia che ralegra 24 

Ecco ch'io lasso il core io O conscia caldari 26 

Et quel ch'in questo iii'è 21 Qual donna canterà 15 

Ho inteso dir da molti S Sii su sii non piii dormir 9 

.^lirate che m' ha fatto 7 Tu mi ponesti innanzi 20 

.\Ietetemi in bataglia 2^ \\\o\ che ti dica 6 

Nasce la gioia 12 \'n nono cacciator 13 

U). Ferretti. Giovan. 11 terzo lil)ro | delle Napolitane | à cin(|ue voci. | 
Nuouamente| posto in luce. | In X'ine^ia, | ApprelTo Cdrolanio Scotto, | 
MDLXX. I (1570) 5 pties. en 1 voi. in-4. Avec la nian|iie t}'pOL;Ta- 
phiqiK.; sur les tilres, lìeauc. de jolies initiales, .L;rav. s. bois et 
la musi(|ue no tèe. 

Canto, Tenore, Alto, Basso et Quinto, à 24 pp. eh. DéJié au « Cavalier Mar- 
cello Meichiorri ■>. 

Fi'/is. Ili, 218 ne connait pas cette premiere cdition. l''»v/. I. p. 232, no. 13 
et Giìipjri. Ili, 227 en citent un exemplaire sans les parties du Tenore, Alto et Basso. 
Suite fori iwc. contenant 22 chansons. En bas de chaque pièce, on a ajouté le 
texte coinpiet. 

Amore l'altro giorno 18 Male per me 13 

Beato chi d'amore 21 O bocca saporita 6 

Bella che tieni 24 O che dolce piacer 17 

Che piangi S Se sciolt' io vedo 12 

Chi cercasse le belle q Siate auertiti 20 

Deh non piii pene 3 Vino sol di speranza 3 

Datemi morte 4 \"ita mia bella i i 

Dammi soccorso 7 \'a via ca tu mi par Hi 

Dimmi che t' haggio io \'og!io di me si dica iq 

Dimmi donna ciiidel 14 Noria che tu cantassi 22 

Hor va canzona mia 15 \'oglio far vn gran 23 



CONTRIBLTION À LA B IHI.IOGKAPHIK DK LA ML'SIQ.LE VOCALE ITALIEXNE i 39 

o. Fontanelli. Conte Alfonso, Sfcondo Libro de Maùii^ali | senza iKunc. 
I A (in(|\c \(.ci. I \iiiianicnlc \nA\n in luce. [ In X'cnelia, ] A|)i)r(;rio 
An^cln danhino,] .M.DCIIII. ( i()t).i) 5 plius. cn 1 voi. in-i. Avcc des 




IL PRIMO LIBRO f^i^l 

jDELLE CANZONI^ 

^^ Ad vna,duc,trè, e quattro voci. ^^^ 
fx^u Accomodate , per fonare ogni fbrt9 f^fil 
^^ de ftromenti. '^'É^ 

|1dI G IROLAMoif 



f^^ FRESCOBALDI. ^^ ^^ 

'f^Éà C^ISmÙ^ in S. Pietro d i Roma. ?& 






s*i 



gg" 

•*!^'3)W In Roma, /^FPrcfroCio. BjctiffjRoblcirt. ti^t. 

*|0 ^i _, N 

ìf^"'^l Cen Licenij dt'jupctioii'. Aaa« 




N.o 21. — Kkkscoiìm.IjI, Lihi o dclli' Caii-ciii tu/ min, ducili- e ,/ii,i//i(> voci. Koiiia 162S. 



cncadrcnicnts de litrc, la niar(|uc l\-|)o^ra|)hi((U('. heauc. d'initialrs 
yrav. s. hois. ci la nnisi(|n(j notrc. 

Canto, Tenore, .Mio, l',nsso et Qiiinto, a 21 pp. ih. et la <■• Tavola » au v. A. li. f. 

Précède d'une préf.ice de riniprimeur : Lo Stampatore a Lettori. 

Suite très l'are de ce compositeur, échappée a /r7/>. G.isp.iri. III. -o et Voercl, 
1. p. 144, no. 3 ne citent qiie des exeinplaires incomplets de cette édition. Le second 
livre renferme 21 niadrigaux. 



i6o LEO S. OLSCHKI 



Riede la Primauera i ( "arn mia Cetra andiemm 12 

Beltà senza pietate 2 Hcco fuor di stagion i t, 

Ah lasciate '1 rigor 3 liceo tra bei fioretti 14 

Se '1 silenzio, e la voce 4 Colei che già si bella 15 

Sei tu cor mio s Qual saria Donna 16 

lo mi son giouinetta 6 Domò dunque morire 17 

Quando Tali il cor mio 7 Amor s'al dardeggiar 18 

Deh coprite 'I bel seno 8 Era l'anima mia 19 

Non è di gentil core 9 Arsi vn tempo, e l'ardore 20 

Lasso non odo più io Padre del Ciel 21 
O di qual gioia pago 1 i 

2 1. Frescobaldi. Girolamo. ( )r;4anista in S. Pietro di Roma. Il Primo 
Liliro I delle Canzoni | ad una, due, tré, r (juattro voci. | Accomo- 
date, per fonare n^ni torte | de Itromenti. | \n Roma, | Appreffo 
Clio, liattifta Ro]>letti, if)2<S. | 2 pties. en i voi. in-4. Avec | sur 
le titre, des armes i^favrcs s. cuivre et la musii|ue notée. 

Canto Primo 55, et Basso Primo 31) pp. eh. et la Tavola au verso du dern. f. 
Dédié à « Ferdinando Secondo Gran Duca di loscana » dont les belles armes se trou- 
vent sur les titres. 

fcìi's, 111, •^■^3. Manque à Gd>pdi/\ au Cafal. Borghesi- et mùme à Voge/. La 
suite complète, en deux parties, contient 4 compositions à une voix, i i à deux, 6 à 
trois, et 6 à quatre voix. 

22.' [Frutti]. I Dolci L'rutti | Rriino Libro do \'a-hi | et dilettevoli Ma- 
driu;'ali | di diuerli lù-cellcntiùimi Auttori | à cin(|ue voci, ] Nova- 
mente prilti in luce | Per il R. 1*. 1*. Con/dio Aiitoiiclli da Ri- | 
mino detto il Turturino. | In N'incoia | Appreffo (ìirolamo .Scotto, | 
AIDLXX. I (C^7'') 5 pties. en 1 voi. in-4. Avec encadrements de 
titres, beauc. d'initiales i^Tavées s. bois et la musii|ue notée. 

Canto, Tenore, .\Ito, Basso et Quinto, à ■:;2 pp. eh. Dédicaee è « Gasparo Pi- 
gnatta da Ravenna », datée : Di \'enetia il primo di Giugno MDLXX. 

Collcctioìi fori rare et rciIuriJuv impossible à trouver aussi complète. Manque à 
G.npLui. Vogel. 11, pp. 410-17 n'en eite que deux voix (Canto et Alto). Cet exemplaire 
est absolument complet et fort bien conserve. On v trouve 2.S compositions (.VOrlain/o 
di Lii^o, .l/r.ss. Strigolo. Aiiiilbal Padoaiio. Bald. Domito. Claudio (Menilo) da Carreggio, 
Gios. Zarliìio. Paolo Animueeia. Gio. Pietro .Aliihe Pale<.tiiia. Frane. Boii. Perissoiie, Giov. 
Contino, Glaehes de Viiert. .Andrea Gahrielli, Cost. Pinta. (Jalv. Maitinengo, Paolo 
hnardi. .\dr. Hai, ni Ile. Parto! . S/^onloi/l. Hettor Vldiie. 



CONTRIBUTION A LA BIBLIOGRAPHIE DE LA MUSIQUE VOCALE ITALIENNE 1 6"i 



Amor è giatiosa (Anib. l'adoaiio) 
Ah forsennati (Giovan Contino) 
Amor e '1 ver (seconda parte di : Oue 

eh' io posi) 
Ailettandom'Amor (Autore incerto) 
Alma Susanna (Adrian Hauuille) 
Del chiaro sangue (tjabr. Martinengo) 
D'esserui in gratia (terza parte di : Non 

havete) 
E se queste contrade (terza parte di; 

Non ti lagnar) 
Gite ne gl'antri (G. de N'uert) 
Gentil voi sete iHettor Vidue) 
Hor ecco ahne superbe (C'onst. Porta) 
Human stile non può 
Ma da qual altro lA. Gabrielli) 
Mart;arita la cui (Dom. Micheli) 



Notte felici (Aless. Striggio) 4 

Non ti lagnar (P. Isnard) 2 i 

Non hauete a temer (Adrian llauuille) 26 

( )ue ch'io posi {H. Spontoni) 24 

Pasce la pecorella (Anib. Padoano) (j 

Piangeano i padri (P. Animuccia) 13 

Qual più si troua (Aless. Striggio) 5 

Questo si eh' è (Bald. Donato) 8 
Quand'ecco donna ((ìio. Pietro Aluise 

Palestrina) 13 

Quai diuener all' hor (!•". H. Perissone) 14 

Si come i fiori (Ori. Lasso) .5 

Si ch'oue prima (Giov. Zailino) 1 1 
Tutt'onibre son (teiv.a parte di : .Mlet- 

tandom') 29 

\'inca solo per voi ((^1. da Correggio) io 



2T,. Gabella. Gio. Battista. Il Sccdinlo l.iliro di' NLulri^ali | à Cin(|vr 
\<>ci, ii<)\anicnli' slaiiipalci. j In Xenctia Apprclìri Ant^clo ( iardaiio, 
I .M.l ).l,\.\.\\'l II. ( IS''^''^) -\ (.111 lieti <lr 5) [)tirs. cn i \o|. in-i ohi. 
.\.\cc (Irs aniK.'s s. Ics tilrrs, beane, de pel. initiales ,u;ra\'. s. hois 
(^t la iiiuMinu- nolri'. 

Tenore, .\lto, Basso et Quinto, à 2 1 pp. eh. et la Tavola au verso du dern. f. 
Dédié à « Gio: Prancesco Guidi Bagno », dont les armes se trouvent sur les titres. 

Ce second livre des madrigaux. d'un musicien fort peti connu et non citc par 
fi'/is, (jtis/'Ji!, coiitient 21 compositions. \'i\!'i'/ lui-mcme 1, p. 25-', n'avait pas vu la 
suite, la mentionne seulement d'ajires le Catal. Rossi, oii l'on irouve la seule voix 
de l'.\lto. 



N'oilà le conteiui : 

Se il mio canto u'è grato 1 Ahi làipido 

Se taccio il duo s'auanza 2 O fortunati 

Tirli morir volea ■; 

Frenò 'l'irli il delio 4 

L'amare note s 

.^la le non l- la fufo () 

Nel dolce feno 7 Tu la cui armonia 



Amor che qui il' intorno io 

\ Oi bramate ben mio i 1 

lo non ]iollo gioire i 2 

In leggiadra Licori i ^ 



8 Ninfe oliinic prouedetc 15 

I) Hran velati 16 

]• tanto m'abbagliò [7 

1 Mentre col giel Càipido i !S 

2 he di rol'e e di gigli l ') 
Io piango 20 



14 Donna le tiera stella 



24. Janeqvin, Clement. Il Se'cnntln 1 àhro de Canzoii l''rancese à <|ualro 
uoei NfHiaini'iUe per Antonio (tardano Ritlampato. in X'enetia, .\p- 
pretlo di .Vnlonio ( iai"(lano, i ^fx). | plics. cn i voi. in-.|. oM. Avec 



LEO S. OLSCHKI 



la mar(|ue tvpooTaphic|ue s. les titres, beauc. de pct. initiales ^rav. 
s. hois et la musique nr>téc. 

Canto, Tenore, Alto et Basso, à 2? pp. eh. Tavola. 

Edition restée inconnue à Fctii. (j^isp.iri. IH. 235 en cite un exemplaire défec- 
tueux. Outie les dix pièces de .ìjncquiii. le recueil en renferme 14 autres de 7 compo- 
siteurs non citcs sur le titre. — l'n f. de la 2'' paitie est un peu endommagé aii coin 
du haut. 



Voilà le contenu : 

C. Jaiuquiii Si dung petit 

Giach. liti Pont Fringotes 

Giatlì. du Pont Hau de par dieu 

C. Jaiicqiiiìi Ce font gallans 



C Jancquiii 
Ilciirtcìir 
C. Jancquiii 
C. Janequiu 
Passercau 
Passcrcau 
Passcieou 
C. Jancquiii 



li neft pi aiti r 
Allons ung peii 
Llng petit coup 
Mi leuav 
le nen dirai mot 
Pourquoy uoules uous 
Ung peu plus hault 
Prenes le galland 



C. Jancquiii 
C. Jancquiii 
Passcrcau 
Dalli. Hauiicq 
C. Jancquiii 
C. Jancquiii 
Ccrtoii 
Passcrcau 
Dcs Fruì 
Nicolo Paien 
Passcrcau 
Ccrtoii 



Saincte Barbe 
Martin menoit 
Sus le iollv 
Ne le refufe m\'e 
Elle craint cela 
Mais ma Mignone 
Ung laboureur 
Ponrquov dono 
Dictes uous 
Il V a de lognon 
Ung compaignon 
Celi grand pitie 



2S. Lasso, Ori. < )rlan(li Lassi | Il l'rimiì Libro de Madrigali a CiiKjve 
Voci. Nuouamente ristampati. In X'inegia, Apjìrelfo < i-irolamo Scot- 
to, MDL.WIIL (1573). 5 pties. en i voi. in-4. Avec niar(|ues ty- 
j)Ographit|ues s. les titres et la nuisii|ue notée. 

Canto, Tenore, Alto, Basso et Quinto, à 23 pp. eh. et la « Tavola » au verso 
du dirn. f. (Canto pp. 9-16, Tenore pp. 9-16, .\lto pp. 11-22, Basso pp. 9- 1 ó et 
Quinto pp. 9-16 manquent). 

Edition échappée à Fi'tis. Gaspari, 111. SS. Calai. Borgìicsc no. 4239. Vogel., I. 
p. 348, no. IO, cite la seule voix du Canto de cette edition. .Nlalgré les défauts, il s'y 
trouve plusieurs madrigaux complets de toutes les voix. 

2C). Leoni, Leon, Maestro di Cappella nel Duomo di Vicenza. Il Terzo 
Libro de Madrigali à Cincjve Voci. Di nono corretti, & riftampati. 
In Venetia, .Vppreftb Ricciardo .\madino, iMDXCX'II. (1597) 4 (au 
lieu de 5) pties. en i voi. in-4. Avec encadrements de titres, la 
mar(|ue typogr. (orgue), des initiales grav. s. bois et la musique 
notée. 

Tenore, Alto, Basso et Quinto, à 2 i pp. eh. et la « Tavola » au verso du dern. f. 
Dédicace de l'auteur à « Don Alessandro d' Este », datée ; Di Venetia il di 
primo di Giugno 1597. 



CONTRIBUTION A LA BIBLIOGRAPHIE DE LA MUSIQUE NOCALE LFALIENNE i (J3 



Hditioii restée iiiconnue à Fctis [\' . 277) et non citce ni par Cjtispjii. ni par le 
Citai. Borg/iiic. Voacl (1, p. 367, no. 43) n'a trouvé qiie la seule voix dii 'l'cnor cFiine 
autre édition. 

Ce troisième livre renferme 21 madrigaux. 

All'apparir di questa noua Calori 1 Dolce musica niia r2 

Come viuer possio .: A che son io redotto i i, 

Fugge dal petto il riso 3 Sospira lo mio core 14 

(Jolpi di ferro ignudo 4 Forse credeu' ingrata 15 

Augelin lascivetto 5 Se la vita ch'amor e 'I ciel Ki 

Geloso cagnoletto 6 In questo tìor ascoso 1 7 

Ape d'amor son io 7 Se la mia vita sete 1 8 

Mentre la mia bellissima Amarilli <s S'io '1 dissi mai 19 

l'artesi il mio bel sole 1» Sete cosi crudele 20 

Hora mercè d'amor io Ah disleale ah cruda 21 

(^ombattean dolcemente i i 

27. [Madrigali]. I )i Diversi eccell. Avllori Mailri^jali ;i ('ini|uc et a 
Sl'Ì X'iici in loggetti di Nnz/e, cS: altre \arie-l,ì, Xoiianirnti' coin- 
poùi, tS: (lati in hiec In \ cnetia, .AjìpreU'o Kieeiardo Aiiiadinn, 
.\I1)\C 1150(1) 5 iati licu i\i- {)) piics. cu I \(il. in-4. Avee la 
iiianiue t\i>oi^r. s. le titre, dis iniliali-s ^r,i\'. s. hois et la miisi(|ue' 
notée. 

Canto 21, Alto 21, Tenore 21, Quinto 21 et Sesto 5 pp. eh. (Titre du (Janto 

et Alto et les pp. 5-10 et 13-14 ilu Tenore manquent). Dédicace de l'éditeur //'/>.)- 

///() Biìaiiii à « Luigi Gonzaga et l'elicila Guerriera >> datee ; Di Mnegia il di io 

T'ebraio 1590. 

Collection fori rare, citée nulle part ; elle renferme 21 madrigaux dont qua- 

tre à six voix. 

\'oici le contenu ; 

A/iss. S/n'oo/o T'aulli liete e felici i 

//()/-. Viithi S' Honori in voi s'ellalti 2 

Gio. Gl'ili. Casloldi Ecco giorno fereno 3 

GiacììCi Viicìt l^a l'altre belle 4 

Hcrc. Cenili Rende il gentil Gonzaga 5 

Ippol. Bacalai Ma ecco alato Dio A 6 6 

Gio. Ball. Rcìcìhtii L'ardente facra face 7 

Jppol. BtULiisi Qjial prelTo a bel Rubino 8 

Paolo Miirtii De Gonzaghi e Guerrieri g 

Gio. M. Nciiiitio Poi che 'I tuo nodo Amore io 

Ippol. Bacciiii Dolce mia pallore! la i i 

Ben. Pallaiiiciiio Tu pur ti parti \ 2 



i64 I-EO S. OI.SCHKI 



Beti. PalliViiiiiio Donna (e voi m'odiate 13 

Paolo Masciìclli O com'è gran martire- 14 

Paolo Maseiiclli Ira tranquilla di Nettuno 15 

Herc. Ceruti Donna voi non sapete lO 

— (seconda parte) Strano e Jiuerl'o IHle 1 7 
Ippol. Baciìisi Solo e pentolo A 6 18 

— (seconda parte) Si ch'io mi credo homai 19 
Jppol. BacLii^i Occhi miei che vedelii A 6 20 
Ippol. Baccusi (~are lagrime miei A 6 21 

2<S. Malvezzi, Christofano. Il Secondo JJlno de Madri^^ali à Cin(|ae 
\'oci. Nuouamente Pofti in luce. In X'enetia, Apiìrelìci jacomo \'in- 
centi, MDLXXXX. {\y.)0) 4 (au lieu de =,) pties. en 1 voi. tn-4. 
Avec encadrement de titre, la marque tvpoi.;r. et la niusii|ue notée. 

Tenore pp. 1-14 et i<v3i, Alto 21 pp., Basso 21 pp. et Quinto pp. i, 5-6 et 

15-21. — Dédicace à « Emilio de Cavalieri » datée : Di X'enetia di io. Febraro 1590. 

Recueil cité nulle part de ce compositeur peu commun ; il renferme io madrigaux. 

Voici le contenu : 

(3hiariliìmo di fangue i Altri monti altri piani 12 

La mia vaga mirtilla 2 Quale la vite a l'olmo \\ 

Del Pargoletto Amore 3 Pianfer le Sante Diue 14 

Dolce della mia vita 4 Dunque frefche corone i 5 

Com'è contrario 5 Se la villa m'abbaglia \(> 

Quella che per candore fi La mia leggiadra Aminta 17 

Quando la bella mano 7 Hai lal'io iS 

Purta neue baciando N S'io miro com è vago 19 

Hor lalìoecon qual arte «i Che non mi date aita 20 

Se vi credete in vita io Vaga Angiolerta mia 21 
Alma beate e bella i i 

2.j. Marenzio, Luca. IL PRIMO LIBRC) de Madrigali a CIXQVE 
V( )CI. NouaiTiente con o^ni diligentia riltampati. In X'enetia, Ap- 
preffo Angelo ( lardano MI )CII. ( i fx)^) 5 pties. en i voi. in-4. ohi. 
Avec la marcine tvpogr. s. les titres et la musii|ui.' notée. 

Canto, Tenore, Alto, Basso et Quinto, à 21 pp. eh., et la « Tavola » au verso 
du dern f. 

Edition restée inconnue à Fcìis. Vogcl, I, p. 401, no. 45, et Gaspari, HI, loi 
citent la seule voix du Ténor de celle èdition. X'oir aiissi Calai. Bonilwst^ 4262 et 
4266. 



CONTRIBUTION À LA BlBl lOGKAI'IllH HK I.A Ml'SlQlK VOCALE IIALIENNE 163 

30. Marenzio, Luca. II. (J\'l.\l<) l.ll'.RO <!.• .Mudri-ali ;i ClXoXi': 
VOCI. NouaniL'iili' riltami);\l(). In X'nirti.i, .Xppn'lVo Angelo < iardano, 
M])C\'. (i<>'>5) ,^ plii'S. ('Il I voi. in-,|. ohi. .\vcc la maniiu; l\'l>'>gr. 
s. Ics lilrrs ci la musi(|ui' noti'-c 

Canto, Tenore, .Mio, Basso et Quinto, :i 20 pp. eh., et la « T.ivola » aii verso 
dii dem. f. 

Le Jìiqiiiiiiu- livre contient jg madrigaLix à 5 voix. /•rVA, V. 452, Voircl, I, 
p. 402, no. 41) et a.isp.ìn\ III, 10:; citent la seule \oi\ du Ténor. 

,ì I . Mazzone. Marco Antonio, da .Mio'lionico. Il |)i-iino l.iln-o de Ma- 
drigali à cimiiK' voci. Xiioiiaincnlc da lui coihiionIÌ, (.\; d.iUi in luce 
In \'incL;ia, .Xppicsso (lirol.imo Scollo, .\II)1..\IX. (i^fx») 3 plies. 
cu I \ol. in-.|. .\\rc la ni.n'<|ui' U'po^r. s. Ics tilrcs, licauc. d'ini- 
liales ,i;ra\'. s. Iiois ci la niusi(|uc not(''c. 

Canto, Tenoie, .-Vito, Basso et Quinto, à J4 pp. eh. DcJié :i « 'l'homaso Salerni- 
tano, Prelìdente del Sacro Conlìglio per Sua Maeltà nel Regno di Napoli •>. 

Ce premier et probablement seul livre de inadrigaux .-i 3 voix d'un musicien 
peu connn, non cité par Fc'/is, rent'erme 22 compositions. V'ih'i/. 1, p. 440, no. i, et 
G.7.'</'.7'7, HI, lof), ne renseignent que sur l'exemplaire incompiet de la P)ibliothèque de 
Bologne. 

Chantal e piansi :; Ma se consentimento 14 

Altro non è "I mio amor 4 Quant' invidia ti porto 1 5 
Chi salirà per me 5 Quant' invidia à quelle hj 

Madonna sua mercè 6 Sia bene detto amore 1 7 

O Felice pensier 7 Alla dolc'ombra iS 

Sola soletta andana 8 Non vidde il mondo m 

• Com'à fanciul i) \'n lauro mi difTese 20 

Che debbio far 10 Però più fermo 21 

Qvel rossignuol 1 i Selue fassi 22 

O che lieue inganar 12 Tanto mi piacque 23 

Rott'è l'alta colonna \ \ (Caronte chi e s'imporlun 24 

,^2. Metallo. Grammatio. Kiccfcari | a 1 )\"c X'oci [ per lonarc, e can- 
tafc. I XonaniiMilc ril'lanipali, accrcjcinti, e corfcUi da Profpcro | 
Chioccliia da l'oli .Macùro di (apiiclhi ili | .San Marcello. | Con 
l'aggiunla dclh- (hi.uii corrilpondcnli all'altre (hiaui L^cncrali [ & 
ofdinaric |ici- lieneficio de' l'rinci])ianli. | In l\<inia. l'er il Malcardi. 
i()7.|. A fpclc' di ('do. r.alliùa ('ailaliri. in-|. A\'ec des arni(;s .s. 
les titr("s el la niusiinic noléc. 

Ténor : 51 pp. eh. /•'<7/>, \\, 109, ne cite pas cette édition. Le recueil rare 

manque à Voge/ et Gjsp.iii. 



i66 LEO S. Ol.SCHKI 



33. Monte, Filippo di. IL NONO LIBRO de Madrij^ali à SEI VOCI. [ 

Nouamentc poftn in luce. | In \'rnetia, Appreffo Ani^elo (lardano | 
M.I).CIII. (ido;^) () ])iies. cn 1 \(>I. in-4. ol)!. Avec marques typogr. 
s. les titrc's. de pct. initialcs t;ra\'. s. liois. et la musi(|ue notée. 

Canto, Tenore, Alto, Basso, Quinto et Sesto, à 20 pp. eh., et la « Tavola » 
au verso du dern. f. 

Dédicace à « Carlo Baron di Lieclitestain, Sig. di Hickelfpurg, di N'eidt- 
fperg, (S;c. » datée : Di N'enetia il di primo di Genaro 1603. 

Le iii'iiviliiii- livre des madrigaux à (i voix, renfermant 29 compositions, est excessi- 
vement rare ; il est reste tout ì\ fait inconnu a Fctis, et non citt- ni par Gaspari, ni par le 
Citai. Borfrlìcsc. Vogcl n'a pu lui-mùme donner de renseignement sur aucun exemplaire. 

Voici le contenn : 
\'ener veggio, e Cupido i E voi l'uperbi monti 11 Fra role ì\ Primavera 21 

Donna quello Icorpione 2 Già delti eran gii Augelli 12 Cecile Amor di lua mano 22 
Donna fé mi feria ;,' Dolcilsimo ben mio 1 ^i So che d'altro delio 23 

10 credea d'eller fuore 4 Cofi detto tinio 14 Non crediate crudel 24 

11 Ciel con ogni (tella 5 S'echo non mente 1 5 Io per te contentar 25 
Già non iichifa il core 6 Madonna mille elTempi id Se pur non ti contenti 26 
Amor fé pur lei Dio 7 Ripon Madonna l'armi 17 Tu pur quel afpe forda 27 
Per voi prono vn dolor S Gina fcherzando .\more 18 S'apprelTo te indegn' io 28 
Tigre mia fé ti pefa i) Benignamente poi iq Conuien ch'io creda 29 
Ecco la luce e '1 fole io Quella donna gentile 20 

34. Pace. Pietro. ( )i-L;ani,sta di S. Casa tli Loreto. Madrigali a L'imive 

\ oci. Libro Secontlo. Nuouainentc compilili <■ dati in luce In \ e- 
netia, ApiirelTo ( iiacomo X'incenti, 1(112. in-4. Avec des ariìies s. le 
litri- et la nuisi(|ue notée. 

Quinto: 21 pp. eh. Contieni 21 compositions. Dédicace du compositeur au 
« Cardinal Gallo •>, datée: Di Loreto il di 25 di Agodo 1612. 
Non cité par /■>7/.s, Vogcl et Ginpdii. 
\oici le contenu : 

Come palulire .\ugello 1 Sei tu cor mio 12 

Quella che voi mirate 2 Deh torna a me mio fole 13 

Dunque ben mio ^ Io voglio e vorrò sempre 14 

Dou' hai tu l'arte 4 Ch' io mora 1 5 

Mira Fileno mio 5 Quella pietà mia Ciori 16 

Non perche quelli poggi ò O della notte ombrofa 17 

E pur vero ó vaneggio 7 Cor mio deh non languire 18 

Poi che non mi credete 8 Dolce mio ben (q 

So che tu vuoi () Io grido Pace 20 

Io di poca fede io Io mi parto 21 

Io fenza fede i i 



CONTRIBUTION À LA BIBLIOGRAPHIE DE I.A Ml'SIQUR VOCALE ITALIENNE 167 



^^5. Pusterla. Carlo. .\v'\r. a ,^ voci. Xouami'ntc posic in luce l.ihro 
secondi). ManiKii il de ìa /ni i/ii X I '/. stcc/c. ,ì plics. cn 1 \'oL 
in-4. .\\i'c I.i niu.si(|iii- Dolce. 

Titie et II rt'. II. eh.; titre et 20 pp. eh. ; litre et 2m pp. eh. 

.\]anuscrit très intéressant de pièces probableinent iamais publiées d'un musicien 
non citò par /'VV/.s. Vogcl^ (ìaspaii eie. — On v tiouve les aiis suivantes: i) Amor io ardo 
e chi ni' ineeiid' il cuore. ■_>) Io mi sento morire che mi conuit-n partire. ■>,> Donna ti 



M^fdJ.'^ 




^tu^ i(nJJ^ 



.\." i,v — l'rsiEKi,.\. Alt,- •! Ili- vo,i. .Ms. ilr la liii dii XV'l" sièclc 

die' il nero ade da cauagliero. 4) Non più Amore, non pili falci, non più strali. 5) Quando 
dinanz' a uoi mi rappresento, g) Amor delle mie lacrime lii sangue ho fatt' inchiostro. 
7) Se mai uedest' .\manti donna che sopr'ogni altia bella sia. S) Deggio dunque morire 
senza trouar pietà. 6) Donna se uaga sei ch'io pur mi mora. lu) Mentr'amor dentr'al 
mio petto. I i) Chi noi ueder un bosco di piante opache fosco. \i) Se uoi set' il mio cuore 
comprat'anima mia. \ \) C^ome uoi ch'habb'in te più fed' amore. 14I Se p hauerti data 
l'alm'el cuore. 13) Quando deliberai donar quest'alma. l'i) 11 mio mal e si grande 
ch'in tin al ciel si spande. 17) Odiami fuggimi struggimi pur cuor mio. i8) Quante 
son stelle, in ciel e in mare arene. H)) Se p amar con tide. 20I l'ili gentil tili gentil 
piangea. 



3t). Rote, Cipriano di. Il i'rinio l.ihro de' .Madrigali a (Jiiallro \'oci, 
di nuovo Cini o^ni diligenza riveduti, el ristampali. Con l'a^^iunta 
di (|uallro allri .Madrigali, l'vr del .Mctlcsimo ,\vlorc novell. messi 



i68 LEO S. OLSCHKI 



in lu('(\ In \'cMiclia, Per Plinio l'idrasanta, Ì\II)1A'1I. {1557) 4 pties. 
cn I vii. in-,|. iilil. .\\cc la niar(iuc Ixjx'^r. s. Ics titres et la mu- 
si(Hic notrc. 

Cantus pp. l-Vn WI-XXIll; Tenor pp. I-VII; Altus pp. I-VII et Bassus pp. I-VII. 

Ces fragments lenferment i| madrigaux complets de toutes les voix. 

Frtis VII, 30N. iìaspan\ 111, i (j 1 , en cita une cdition postérieure. Voir aussi 
Caliìl. Ihrtrhtst-, no. 4^00. lowv/, 11, p. 15.!, no. 41, cita une autre édition de la mème 
année et ne connait pas la présente dont les pages q et 2S portent deux madrigaux (Io 
caiittrci i/'Ai/ior fi ìioiuìinciitc et Chi non fa, iOiii'' Amor fpioii' i!- offit') qu'on ne ren- 
contre pas dans les éditions citées par lui. 

.^7. Ruffulo, Lucretio. da (iuasialla. 11 Terzo Tjbro de' Madrit;ali a 
Cin(|ue A'oci. Con \n l)ialoo(i a Sette. Nouamenle compofti, & dati 
in luce. In Xcnelia, Appreffo (iiacomo X'inccnti, ii)i::. in-4. Avec 
encadremcnl du litre, la mar(|ùe lypo^r. et la musi(|uc notée. 

Quinto: 21 pp. eh. Dédicace à « Cesare Gonzaga, Prencipe di Malfatta », da- 
tée : Di Guallalla il di 8 Maggio 1612. 

Compositeur f'ort peu connu, non cita par /''(7/.s, \'oge/. G^sf^^iri etc. 

Voici le contenu ; 

Ahi chi t' inlìdia i Deggio dunque 12 

\'ieni deh vieni 2 Viue dogliofo 1 3 

Ardo mia vita -^ Hor ch'in gioia 14 

Come afletato int'ermo 4 (2he dura legga i s 

A Dio Filli 5 Crudel perch'io non v'ami i fi 

Pur venillì 6 Dhe perch'era ne fati 17 

Felice chi vi mira 7 Come non cangia Itile 18 

Prima che mai cangiar 8 Ami am hlli de io 

(^are mia lelue q O che felice giorno 20 

Cosi ch'il crederla io Dialogo A 7. Dhe dimmi 21 

Parto da ta l j 



.iN- Scaletta. Horatio. da (rema. Il Primo Libro df Madrigali a Cinqve 

\ oei. iXouamcnle comjìolto d dato in luce. In X'inei^ia, iVpprefìo 

r ] lerede di C.irolamo Scotio, .MI )LXXX\'. n.^'S,^) in-4- Avec la 
mari|ue tx'po^r. et la musi(|ue notée. 

Tenore et Alto a 23 pp. eh., et Basso pp. 17-23. Dédicace du compositeur à 
« Ottaviano Scotto, C^aualiero di S. Stefano, Riceuitor di Lombardia e Piamonte », da- 
tée : Di Milano alli 4. Aprile 15^5. 

Rccìiìil rare, renfermant 21 madrigaux; non cita par /'rV/.s, Vogeì, Gi7ip:iri etc. 



CONTRlBi:nON A I.A lilBl.lOC.KAl'lllH Dli 1,A .\irsiQ.rH VOCAI.RITALIENNE 169 

\'oici le contenu : 

Amorolc mammelle 11 In età t;ioiienil ri Qiiesti leggiadri IO 

A voi tra bella l'chiera 12 I.odoui cara anima mia i f) Qiianto piit cruda 18 

Amor (e voi ch'io duri i(> Mio cor aiuimpi S Questa crudel 20 

Chiudimi gl'occhi amore m Mentre eh' ingrembo 21 Se l'alta e inimenl'a 3 

C3orne haurà viti 14 Nei vostri dolci baci 7 Se voi sete g 

Donna gentil 4 Notti l'elici t^' caie 15 S'io fon cagioii 22 

Donna mentre ch'io miro 17 C) caro \ dolce nido 5 Si dolce fu la morte 23 



39. Spontoni. Bartolomeo, da lloloL^na. 11 l'riiiiM Liln-.. de | Madfc- 

i^ali et C.in/oiii a ('iiii|\'f \ ncÀ | nin uno Mialo;^'! à ( )Uc) iioua- 
niente da lui conipofto tS: ]»'\- Anlouio | (iardano llaiiiiialo i\: d;it() 
ili I,uci'. In X'nulia, Apiirrlbi di | Antonio (iai-dano, i^()i. 2 (au 
licu d<- 5) [)tif,s. in 1 \o|. in-|. olii. A\cc la iuan|uc tviirioraphi- 
'|ue, In^auc. dr pel. initialrs L;ra\'. s. hois et. la iiiusii|uc not(':r. 

Canto 2S et Alto 20 pp. eh. Dédié à « Michele ("asali ». 

Première édition, reslée inconnue à /v7/> et CLispari. V>i;j,t'l. 11, p. 218, no. 1, 
en cite seulenienl 3 parties, Alto, Basso, Tenore, d'apirs raiiii]ue exemplaire qu'il a 
trouvé au Teatro lìLìiiiioiiiiO de \'crone. On \ trouve 15 Madri^aux, •; « (_!anzoiii >> (di- 
visées en ■:;, -^ et 10 parties), et un Dialogue : Viiìipo l\ii li>i\i liiuiuii^ à la lin. 

40. Striggio. Alessandro. Manluano, SiTvito|-c da Cosiiiio de Merlici 

1 )uc,i di V'wvn/.r. Il l'rliuo liliro de Madi"ÌL;ali a riiii|uc noci, No- 
ti, uiKMitt- piT Antonio ( i,u"dano con Nona L;ii>nla Killanijiat'). In W- 
nrtia. .ippreiro di Antonio ( i,ii-d,iiio, i^ti|. 5 jilics. (Mi 1 voi. in-4. 
ol)l. .\vcc la inai'i|iu_' l\'|iot;fa])lii(|iir s. jos litrcs, heauc. tic (.'t. ini- 
lialcs ^fav. s. hois d I.i niusii|iic notcc. 

Canto, 'l'enore. Alto, Basso et CLninto, a s>S pp. eh., et la « Tavola » au verso 
du derii. f. 

Edition reslée inconnue à /v7/.s et non cilée par (lasf^ail. On \' trouve 45 
madrigaux. 

Le contenu de celle édition est idenlique à rrii;v/, li. p. 230, no. 20 (edition de 1585). 

)i. Taroni. Antonio, Mantovano. Sucondo l.iliro dr Madrigali a ('in(|ue 
\'oci. Con dui' à olio nel line. NouaiUL'iiti' conipoHi c\: dati in luce. 
[n X'enrlia, .Xppndto Ricciardo Aiuadino, M.IX'XIl. (ifn:!). in-.i. 
Av<M- la iiiari|uo l\-poL;r.iiiliii|ni' s. lo litro d la iiuisiiiue noir'c 

Quinto: 18 pp. eh. et i f. avec la •.■ Tavola » lenfermanl 19 madrigaux. 

La liihliojilia. anno IX, dispensa l"-,'' 17 



lyo LEO S. OLSCHKI 



Dcdicace du maitre à « Don Francesco Gonzaga, Duca di Mantoua & Monfe- 

rato », dati/e: Di Manloiia il di primo Agolto 1612. 

Fctli, ^'III, 18-;. Non citc par l'oijr/ et Ginpivi. 
X'oici le contenu: 

Ite amari l'ofpiri i A Dio Florida bella i i 

Sofpir, che del bel petto 2 Cosi fu' 1 Tebro. (2 p.) 12 

Se la doglia, e'I martire 3 Perché fuggi tra falci 13 

lo d'altrui? 4 Oimè tu parti 14 

Alma afflitta che fai 5 O cari, o dolci baci i 5 

Donna, io uorrei dir molto 6 Noi amanti difperati ló 

\'oi, voi eh' a mill'amanti 7 Rido, perche tu ridi 17 

Riede la primauera S Anime pellegrine. A otto i iS 

Cor mio deh non languire 9 O come uaneggiate. A otto. 20 

S' i ti potelli dar. (2. p.) io 

p. Tortora, Marcello. Il J'rimo Libro de Madrigali a Cin<|ve et a 
Sei \'oci, Numianienle polli in luce. In \'ineL;ia, Appresso (ìii-olamo 
Scollo, AIDLXX. (1570)- 5 pties. en i vr,l. in-_|. oM. Avec mar- 
(]ues typooraphiipies s. h.'s tilres, des initiales i^'rav. s. l)ois et la 
niusii|iie notée. 

Canto, Tenore, Alto, Basso et Quinto, à 28 pp. eh. 
Dédié à '< Monaldo Monaldeschi della Orvara >. 

Le premier livre des madrigaux de ce compositeur peu connu et non cilé par 
ff'fi<. \'oi;r/. Gcnp.iii etc. contieni 31 pièces à 5, et 3 à ò voix. Probablement tout ce 
qui a paru. 

\oici le contenu : 
AU'hor laran 22 Hor vedi amor 15 Onde ferito 13 

Ben pò del ciel 5 1 temo di cangiar 21 Prima che la mortai 8 

Chi fi tien lieto u La rondinella 6 Poi prima tutta cenere 8 

Coli in vn punto 12 Lafare il velo i(i Pafcomi di dolor 18 

Come notturn'auael 20 Ma chi va per vedere io Poi eh' il cor laflo 18 

(^om'ogn'altr'animal 27 Mentr' io portaua 16 Poi ch'empia 21 

Dolcillimo mi(i ben l'i Mentre mi fiauo 17 Qiumd'vna valle 7 

Dentro pur foco 25 Ma quei gridando ig S'alia mia mente 4 

Erano gl'occhi 11 Ma perche vola 23 Spezza l'arco 21 

Ecco qui Claudia 14 Monaldo fol 28 Stallì four'vn oliua 26 

Fugando la prigion 10 Non fdegnate 3 

Giouene donna 22 Non fur già mai 24 

43. Verso, Antonio il, da Piazza. L"()ltavo Lilìro de Madrigali a Cin- 
(|ve \'()ci. Nouamenle conipotlo, c\: dato in luce. In Venetia, ap- 
pretìo Ricciardo .\madino. ido^. in-4. Avec des annes s. le titre 
et la niusii|ue nolée. 



c:ONTRIHUriON A la BIBI.K )GR.\PHIh: 1)K LA MrSlQUK VOCALK LIAI.IEXXE 171 



Quinto: 22 pp. eh. renfermant 22 compositions. Dó.licace du maitre, da tee : Di 
N'enetia il dì 10 di Settembre 1603 à « Don Francesco Wildina e X'intimillia ». 
Non citc par Frlif. Voge/, Gaspari etc. 

\ oici le contemi ; 

O baci auenturoll i Care dilette l'poglie 12 

In voi le più fecrete 2 Deh copritiini 13 

Vna bocca homicida -^ Era la nott'e '1 tuo llellato velo 14 

Entran Icherzando in giollra 4 Poi rimirado il c.ìpo i -, 

Ove tra care danze S Raccogliete mi dunque ii> 

Quand'ecco à te man cruda (i (-iodi mentre verdei^gia 17 

Quel lucido Zafiro - Le vaghe luci iS 

Dolcemente dormiua 8 Tra bianche perle il luon i (^ 

Perhdillimo volto 9 'Ira le rubini e perle 20 

.\pe fon io IO .\niarilli mia bella 21 

C^hiudelli i lumi i i In lembianza di sdegno 22 
L'avant-dcrnier ile ces madrigau\ est compose par <Jjiitji:pl^e Pjla:^;óìti, disicpoìo 
Jcl Verfo. 

44. Vicomanni. Democrito, da Cann-rino. Il l'riniM I,ì1)im de Madri- 
gali a (_'ini|\'c \'()ci. Noiianii'iiic li,uiii)ali. In l'i-iaii^ia, .\ii[)rcll<) l'io 
Ifoiacomo l'ctriirci, M.l ).I.XXX 1 1. (iS'^^i 5 plii's. cu 1 \i)l. in-4. 
.\vcc la inan|ue tv[K)L;raphii|ur s. Ics litrcs et la imisiciiic notcc. 

Cauto 2C1, Tenoie jo, .Vito jo, Basso iS et Quinto 20 pp. eh. (Lcs pp. 9-16 
du Quinto manquenti. Dcdicace à « (iirollamo Bouio X'escouo di Ciamerino », suivi de : 
.^urelii Pellini Perulmi, .\d lectoieni ("armen, et llieronvmi Donzelli l'hetralicon. 

(!'est une des publications Ics plus rares d'un coinpositeur reste tout à fait in- 
connu à /r7/>, et non cité par Voacl, Gaspari etc. 

On \- trouve 26 compositions. Probablement tout ce qui a pam. 
\ oici le contenu ; 

.\ pie di quello colle io lo non lo le le parti 18 

.\ qualunque animai 12 La ver l'aurora 5 

Cofi bel giorno 12 Leggiadre ninfe 6 

Crefchin'a gara 3 La bella ninta fua 17 

Coli morirò 17 .\Lidonna al dolce rifo 14 

Due gran nemiche iii Orn'vu più bel 2 

Et io da che cnmmincia 13 Poi del mio tiat' accorta 13 

Erme compagne 8 Poi chel mio laigo pianto 4 

Frenò Tirs' il dillo 16 Quando dalla hiiellra U) 

11 cantar nuouo i Tirli morir volea 13 

In quello verde prato (j Temprar potelfe 5 

In quello ameno bofco i) \'alle nemiche al Sole 7 

In quarto viuo tonte i i Vagh' augeletto 1 7 



172 



LEO S. OLSCHKI 



45. Vinci, Pietro, di Nicosia, Maestro di Cappella in S. Maria Mag- 

j^ior tli licr^ainn. Il Terzo Ijbro de Madrijj^ali à ("in<|ve \'oci. 
Niiouamenli' polli in luc(_'. In X'iiic^ia, Appre(fi) (iii'olamo Seotto, 
M.D.LXXl. (1571) 5 pties. m i xnl. in-4. Avec la mar(|ue t\'po- 
LiTaphii|ue s. Ics titrcs, licauc. d'initiali-s i^rav. sur l)OÌs et la musi(|ue 
notée. 

Canto, Tenore, Alto, Basso et Quinto, à 24 pp. eh. — Dédié ;i « Don Antonio 
Londonio, Prelìdente del Magifìi-ato ordinario del Re Catolico nello Italo di Milano ». 
Le Madrigal « AV /a dulcc sfagioli Ji primavera » est un poème de Tarquinia Mol{a à 
laquelle Vinci a dédié le .^ladrigal suivant : « Se Ione Jolee il caulo delle mie ranelle noie ». 

Première édition da troisieme livre, renfermant 22 madrigaux, non citée par 
Fi'tis. Ga^f^ari etc. Vogel lui-mcme n'a pu donner de renseignement sur aucun exemplaire. 
Le contenu est identique à celui de la seconde édition. 

46. ~ 11 jirimo Libro de Madriijali à Sei X'oci. Xuouamente pofti in 

luce. In X'ineyia, Appresso (ìirolamo Scotto, MDI.XXI. (1571). 
f) pties. en i vril. in-4. Avec la nianpie t\'pographi(|ue s. les titres, 
beane, d'initiales !_;ra\'. s. b(TÌs et la music pie notée. 

Canio, Tenore, Alto, Basso, Quinto et Sesto, à 23 pp. eh. et la tavola etc. 

Dédié a « Ottavio Farnese Duca di Parma, di Piacenza òt dì Cadrò ». 

Première édition, reste inconnue à Fe/is ; Gd\pari, IH, 185, en cite la seule 

voix du Basso. Aussi ^'ogei. II, p. 316, no. 1, n'a pu trouver un exemplaire compiei. 
Ce premier livre des madrigaux à (ì voix contieni 21 compositions. 

\'oici le contenu : 

A qualunque animale o Non credo che pascesse 1 2 

Amor fra 1' herbe 15 Passa la nane mia 3 

Aprimi amor le labia iq Pioggia di lagrimar 4 

Amor mi strugge il cor 20 Prima ch'io torni a voi 13 

Chi non sa che chi v'ama 7 Questa donna gentil 5 

Con lei foss' io 14 Quando la sera i i 

Et io da che comincia io Quantunque a voi lontano ìj 

E '1 chiaro lume io Si che s'io vissi in guerra 22 

Io sarò sempre auinto 8 Noi sola mi poneste 18 

I vò piangendo 22 \'ieni himeneo 23 
Lasciatemi morire 6 

47. Vitali. Filippo. Musiche à tre voci. Libro (piintn. In i-'iorenza. 

Nella Stamp. di Landò Laudi, e (iio. Anton Bonardi. f 1647) in-fol. 
Avec encadrement du lilrt^ et la musi(pie untée. 

39 pp. eh. Dédicace à « Luigi del Turco », datée : Di Firenze, il di' io, di 
Maggio 1647. 



CONTRIBITIOX A I A BIBI.IOCÌRAPHIE 1)H I.A .\11SIQ.(E VOCALH ITAI IKNNK 17^ 

/v'//,s, vili, }()j. Non cité par \'(>gt'/, (ùisp,in' eie. Le cinqiiième livie iL-iifernie 
\es Ariettes suivantes, coiiiposces ;i 3 \oix et accompagnces par le « Basso continuo » : 

Sofpiri, e lanienli 

Saette e ferite 

All'armi all'armi 

Su guerra guerra 

Fuggi fuggi cor mio 

Schiua fchiua gli fguardi 

C^ruda cruda megera 

Superbetta è che farii 

O bei l'guardi amoroli 

Augelletto, che vai fcherzaudo 20 

Se mattin fereno è bello 

4<S. Wert. Giaches de. II Ter/o I.ihm ili M;i(IrÌL;,iIi a ciiniuc \'(u-\, 
Noiiaiin-iilc per Anldiiio < iard.nn» riltain|i,ilii. In X'ciictia, a[)pr('rto 
Antdiiio (lardano, i^()iì. \n-\. nM. .\\i'c la niari|iic I ypni^raphiiiuc 
ci la niiisi(|uc notéc. 

Canto pp. 20-37; Basso pp. 2^1-24, u-i-; Quinto pp. iv,'/"- Dcdic à « Con- 
salvo Fernaudes ili Cordova Duca di Sessa ». /vV/.s, \'lll, ^^4. lidition non citée par Vogr/ 
et (j.ispj/i. I.e contenu est identique à 1^'1,'v/, 11, p. 330, no. 11 cdition de 1572). 

Lho S. Olschki. 



4 


Forfè lia ch'in te riuolto 




7 


Non tardar m 


iltro diletto 


22 


S 


H pollibil COI' 


mio 


- 1 


IO 


(ìloria gloria 


al Signore 


21. 


I 1 


(lite gite l'allori 






\'into vinto è 


r inferno 


28 


I ■; 


\'erL;ine bella 




2l| 


'4 


Sonetto prima 


parte 


34 


iS 


Seconda parie 




;,• 5 


20 


Terza parte 




3Ó 




Quarta parte 




3 7 



BIBLIOGRAFIA CI^LLINIANA 



Some \'(\ir.s of sean-h tbr doriiments regarding the history of (iold and 
Silverwork in ltal\- bave brought lo band sudi quantitio-s of inalerial tbat il 
has bocomo ni-c-essar\- lo di.spose the bibliographical .section in stich a inantier 
as lo render il noi onh' casih- acccssible bui also iiiilodatc Jn order lo assisi 
oibor sludenls in lho sanie fichi the bibliographical notes in luv jiosscssioii regar- 
ding liiiivrinito ('illiiii aro iiow published. 

The compiler will bc glatl lo bear of anv correclions or omissions w hicli 
may be discovcriMl. 

SiDNI.V .1. A. (àlCKCHUI.. 
Palermo, jiily 11107. 

1. l'bere is in the Biblioteca Nazionale at Florence a collection of originai documents 
aiid deeds belonging, or referring, lo Benvenuto (x-llim'. .\ lisi of thesc will be 
found in ( ). Bacci 's edition of the Vita at page 326. Sincc 1901, the date of 
publication of Bacci 's criticai text and notes, further (inds of Cellini documents 



174 SIDNEY J. A. CHURCHILL 



bave been made and added to this collection. Bacci gives notes of other documents 
not to be found in tliis collection. The box containing these documents is label- 
led dille aii/oorjfc' <li Btiivtiiiilo Ce II ini iJ a II re .; Ini appai Uufiili. 

BIBLIOGRAPHY 

2. Vita. Manusciipt. Part autograph, is in the R. Biblioteca Mediceo-Laurenziana at Flo- 

rence : codice mediceo palatino 234' (520 fol.. 292X214 mm.). 

3. BENVENITTO CELLINI. 17/.;. Milano, .Silvestri, 1ÌS05, 2 vols. S', in i , p. x-652. 

Rare. 

4. — Viti. l'irenze, Pietro Fraticelli, 1842. l'i", 2 sm. vols. 

5. — Le Opere. L'irenze, Soc. editrice fiorentina (tip. Lemonnier), I043. 8", p. òoo. 
b. — Vila. Venezia, Girol. Tasso, i'S44. ^2". 

7. — Vila di Bciivemilo Ceìliiii. Torino, Fontana, 1845. 1, vols. 1 8". 

■S. — 177.;. Torino, Cugini Pomba ìs: Co., 1852. 10', 2 vols. p. 2qo and 399. 

Q. — Vita. Pisa, Niccola Capurro, 1824. \h'\ 

10. — Vila. Milano, Sonzogno, 1873. p. 416, ifi". 

11. — Vila. Firenze, Salani, 1904. l'i", p. •^i)(). Portrait. 

12. Beireeiiiilo Celliiii. Numero unico del Mar^Oceo. Firenze, anno \', no. 44, 1900. 

13. Sul lesto della Vila del Celliiii. In // (Jrepiiseolo. .Nlilano, anno 1\', no. io- 12, 1853. 

14. /•'raiieeiiO 1 e Beiiieiinlo Cellini. In Letture di faiiiiolia. l'rieste, tipog. del Llovd 

Austriaco, 1852, p. 1133-100. 

15. BACCl Orazio. // eodiee iiiedieeo palatino 234'. Ms. originale della Vita di Benve- 

nuto Cellini. In Rivista delle BihlioleJie, voi. 1-2. 
iri. — // Cellini prosatore. In Rasscoiia Xa^ioiiale, (Jet. 10, 1896, p. 91. 

17. — B. Cellini. In Rassegna Bibliografiea della Leti. Ltaliana., Pisa, April-.lune, 1900. 

18. — Vila di B. Cellini. Edizione critica. Firenze. Sansoni, tip. (_]arnesecchi, 8", 1901, 

p. xci-4(Ji-3, portrait and two plates. 
I g. — The sanie. Edizione per le scuole. Firenze, 1902. 

20. — Per un doeuincnto inedito di B. Cellini in L'raneia. In Miseellaiiea d'arte. L'irenze, 

febbraio, 1003, p. 22-24. 

21. — - L^iie lettere inedite di B. Cellini a Michelangelo Buonarroti. Firenze, S. Landi, 1898. 

Per nozze. 8", p. <>. H.\lr. fr. Miseel. fiorentina di erudizione e storia, no. 20. 
The originals are in the British Museum. 

22. — SulFautohiogralia di H. Cellini. In Kiioea .\ntologia, Novr., l, 1000, p. 139-145. 

A revievv of Bacci 's 'Lesto critico of the Vita b\ Domenico Orano appeared in 
the Arehivio Romano, voi. XXlll, p. vso. 

23. "" * Benvenuto Cellini. In Revue Britaiiniijiie, voi. Ili, 1 8S 1 . 

24. BERTOLOTTl A. Benvenuto Cellini a Roma e gli orethi Lombardi ed altri Jie lavora- 

rono pei Papi nella pi ima metà lìel seiolo .V17. In .\reiiivio Storno Lombardo, 1875, 
fase. II, p. 27. AIso: Milano, Bernardoni, i^jr,, 8". 

25. — Has also been translated info Dutch. 

26. — Rewritteii in following vear : Benvenuto Cellini a Noma e gli oretiei Jie lavorarono 



BIBLIOGRAriA CELI.INIANA . 175 



pei l'iìpi !ìi-ILi pi i/1/,! //ittj Ji-/ >i\(>/o A' 17. Ili Archivio storno ji/i^/ito jrjiio/ooiio e 
leìltiiuio di'lLi ditta e f/ov. di Jùnii.!. Roiii.i, 1875-'^, voi. I. fase. I, \\ ì i -43 ; 
fase. II, p. 7(S-i I 3. 

27. BERTOLOTl'l A. i: i/ivait.i/io Jclì,i hottiO^, il>.ìIvj.oi/,lotto,\l/i:ostitiit/ori(fii/,i/i Jet 

Ct-lìi):i ,-,/ :ilt/i 1//10VÌ Jociii/h/iti. In .\rcliiv. stor. a/ti>,tia> r littcr. lìi Roma, 1875. 

28. — The sanie under tlie title /.'Atelier ,,V lì. Cet/i/ii. In G.i^ctt, </, > B.oiix Art>, se- 

cond seiies, voi. XIII, is-'i. 
2<). — The sanie conectej and levised was piiblislied hv Heitolotti, In Artisti l.o/i/l\ìrdi 

a Ri>//hì. Milan, iS.Si, voi. 1, p. 2(\t,. 
30. BIAGl Cniido. Lì vit.ì lissiit.i Ji li. (:cll///i. In !t M.!r:;o.\,>, no. 44, : 900. 
■^i. — Vita Ji li. Ccllii/i. Edited li\- Guido Piiai;!. l'iienze. Sansoni, Tip. ( i. ( !arnesecchi, 

iSS,', 32", p. IN-ti^O. 
^2. BIAXCTII Biunone. I.a Vita ili li. C.illi/ii con osservazioni lilologiche e brevi note 

dichiarative ad uso dei non toscani - ~ con vari docnnienti in fine concernenti la 

vita e le opere dell'autore. Mrenze, le Monnier, 1832, li/', p. \n-02S. 

33. — The sanie. Firenze, le Monnier, i8')'i, 12". 

34. — The sanie. l'"irenze, 1885. 

33. — The sanie, h'irenze. le .^lonnier, i8i)i, l'i", p. \1n-02f1. 

36. CAMERINI E. Vi/i di B. Cllliii with notes bv Gius. Gampori ; edited bv Eugenio 

Camerini. .Nlilano, Sonzogno. 187 ?, 8", p. 414. RepeatedU' lepublished. 

37. CAMBORI Giuseppe. .\',)//,-/,- ///,.///,• delle relazioni tra il .ardii/ale Ippolito d'Uste e 

Bo/veiiiito C.elliiii. .\lodeii.i, 1802, 4°. p. 12. H.\t. fr. Me//iiirie della .\i\ade///ia di 
seiiltiira e letteratura di Min/e/ia. voi. 1\'. 

38. — Doeiime//ts iiiédils sur les r,latio//s dii Cardi/ial ilippolyte d'Uste et de li. Cel- 

imi. In (lamette des lieaii.\-Ar!... Paris, i8(Ì4, voi. X\ll. 
-'0. Cl\RH< )XE Domenico. Da Vita di li. (bellini — coriedat.i di note e ridotta ad uso 
delle scuole — con luoghi scelti d.ii 'f/ aitati dell'o/efieeria e , Iella scultura. Milano, 
.\malia Hettoni, 1871, iti', p. \i 484. 

40. CARP.VNI Giovanni Palamede. \ata ili Beireeiiiilo Celli/ii oret'ue e se/iltore jiore/itino 

da lui i//edesi///o scritta. Milano, Società tipografica de' classici Italiani, 3 vols, voi. I 
in i8o(;, voi 11 e 111 in i S 1 1 . 

41. — The s.ime. Milano, per X. lìettoiii, ^ vols., 1821, 8'. 

42. - The satne. Milano, (iio. Silvestri, 1S24, ni', p. n 21111-322 and portrait. l'his is 

called the fitli edition. 

43. — 'l'here is a Sicilian edition of the \"ita based on Carpani 's text. C etliz. Sici- 

liana. P.ilernio, tip. dell' Insegna del Meli, 1833, 24", p. 7 i 2 ^o p. of Index. 

44. C.\STEI.L.\M Giuseppe. Lo Siiido d'oro di Paolo III (dal Cellinii. In \u///isiiìati^ Cliro- 

/liete. London, Spink & C.o September, i()o^ 

45. CA'l".\X/.\Rn trarlo. J)i un t,soro (ielli/iia/io a Far//ia. Lettera. R<x-ca San (Jasciano, 

tip. !.. Cappelli, 1893, 8", p. 14. In Bihiioteia della liivisla Italiana, fase. 22. 

46. C.\l'S.\ (1 Vita di li. Celli/li. E'irenze, .\. Salani, 18S3, 16", p. 391;. Portrait. 

47. CESARGLI I'. L)oiu//ie/it/ i//editi su li. Celli/ii. In Arili, stor. dill'arte. Roma, Sept. 

Oct. uSgi, p. 372-74. 



1-6 SIDNEY j. A. CUrKClllLI. 

4S. GHIAIA Ercole. Mohoìoììo ,7 protosilo di'lLi ijìtiiùii/i/j di Bciivciiiiìo dlliiii. Ext. fr. 
Sfi//gt'. Naples, (Jhiur;izzi, iSni. , 1 82 < i i Smm., p. 27. 

49. CHIRTANI L. B. CV//////, <>n-Juy.]n Ar/c Dccoulk;, iLil. iSqO, p. 4, illustrated. 

50. CI.\BATTI Guido. NoIÌ{Ìl t\i o.ssiri\i:;io/// .<////<■ iiuuiilc r iiicd.iglii- di B. Ctlliiii. In 

PcrioJ. di Niii>ii.s/i/j/ii\! <■ S(/\7ui\/i, ,j l^cr Ili Storia d'itjli.i, voi. I. Firenze, 1868. 

51. GOGCHI Antonio. IVA^ lìi B. ('tlliiii oi\\fi^'i' <■ >iiill<>ri' lioienlino da Ini iiicdcsiiiìo 

Si riti. 1^ nella (jiidlc ìììoltc airii^^c partiàdariià si fiiawio appai Iciiciiii alle arti ed 
air istoria del suo teiìipo. Golonia, per Pietro Maitello (Reallv, Naples, 1728). At- 
tributed to Berenstadt (printer) or Beriieslat. (^ontains portrait and facsimile of 
signature. There is also a letter to M\lord Richard Bovle bv Sebastiano .-\rto- 
polita, 4", p. viii-:;i 8-8 nn. 

52. — The same. Reprinted in 1710. 

5.5. — The same. Florence, Francesco Bartolini, 1792. 

54. GONTI A. Beiiveimto Orafo e Seiiltore. In // AJar;o^iO, no. 44, ii|0o. 

55. GONTI Oltav. Gio. Be/iveiiuto Celliiii e i suoi tempi. Estratto dal Giornale Area- 

dieo. S. 111. Roma, Scuola tipog. Salesiana, iqoi, s", p. 3:;. 

56. Doeiimeiìti storiei sul Perseo di Beiiveinilo (bellini : Conto delle spese fatte nel getto 

di Perseo. In Aite e Storia, Firenze, Dee. 7 1884, no. 40, p. 385-386. 

57. ENGELiM.ANN. Benvenuto Cellini in Fontainebleaii. In Kiinstelironik, XI\', fase. 7. 

58. F.\LORSI Guido. Vita di B. Cellini. Firenze, Le Mounier, i8i_io, lò", p. xu-35-:i. 

59. — Da una legione su la Vita di B. Cellini. \n Rassegna Na:;ionale, 18S2, fase. io. 
òo. FRASCHETTI Attilio. L'arte di Benvenuto Cellini. In Rassegna Bibliog. dell' .\rte 

Hai., lOoi , IV, p. 1 :;. 

61. GALASSINI A. /.■■ vite dell' Alfieri e del Cellini. In Rassegna Nazionale, 18S0, fase. 2. 

62. GALLETTI Paolo. JI Celimi a Roma. In .\rte e Storia. Firenze, Julv, 11)07, "O- '3"i4' 

p. 108. 
62,- G.AMB.\ (Bartol. da Bassano). Raeeonti piacevoli di B. Cellini. ora per la friuia volta 

piibhlieati. Per Nozze. Venezia, .Vlvisopoli, 1828, S". Based on a MS in the Li- 

brarv of St. Marks at N'enice. 
tJ4. — Reprinted the sanie vear. 1 (<". 

65. GARGANI Gargano. Sopra una seelta di lettere familiari de' seeoli XV//-X/X. Siena, 

Sordomuti, 1867, 8'', p. 27. 

66. G.-VRGANO G. S. // Cellini eritieo e /ìlosofo. In // AJar{oe,o, no. 44, iqoo. 

67. GAROGLIO D. W. Coetlie e il Cellini. In // Mar;oeuì, no. 44, 1900. 

68. GELEI Jacopo. Tra B. Cellini e filippo Segrioli. In Rassegna d'arte. Milano, 1902, 

II, No. ('<, p. 81-83, illust. 
6q. — liiiita:;ione e falsi nelle anni e nelle arinatiire antiehe. In Rassegna d'arte, Feb- 
.\Iarch. Ilio-:;, p. 2(), illust. On a shield attributed to Cellini (Illust.) in the Im- 
periai Armourv at Vienna. 

70. GOBIO E. La vita di B. Cellini, eastigata ad u-.o della costumata gioventii. To- 

rino, Salesiana, 1871, 18", p. 703. Torino, 7th ed., tip. Salesiana, 189S, 24°, 

P- 703- 

71. GFASTl C. Di un ritratto di Franeeseo de' Media', opera di Lìenvenuto Cellini. 



BlBIlOCiRAllA CI':!. UMANA 



177 



In (jiiasti 's Opuscoli concernenti le parti ilei ilisegno. l''iienze, le Monnier, 
I Sii), Kj", pp. \ 1-260 :it 1>. -II. 

72. Gl'ASTl Gaetano. Vi/j .// IL CV///// uw iiutt- e il!iisii\i;ioiu-. Firenze, Barbèra, 16", 

iSilo, p. \\\ii|.ò72. l'ortrait. 

73. — (2nd lui. 1806, i(j", p. \\iii-43_M. 

74. — Di! i'roc//i>so iì\ir<iciito .iltnhiiito .1 B. Cilliiii e po>\t'(li(to cidi Colili (ùu/i di 

IKiiiihi : i()iniJi'i\i^io//i. Firenze, tip. Fiorentina, iSitì, S°, p. 42. 

75. — JJ'iii/ iii/ii/ìx il/ .11 Oli//. (Villi ,■ di' li. (bellini ,ip/\ii /,i/,ii// ,1 la iiohìc iiKiiimi GoJi- 

Tosilii di' IKiniìi. Florence, tip. Fiorentina, i8(|8, S", p. 40. 

76. I. ASTRI Marco. Chiesa della Wni^ialu <■ iiiai/iiiii ai/lii.i di voli. (Ou \\a\ votive 

offerings and on a work in \va\ bv B. (;ellini). In I.'O^srrvaloii- fioni/liiio suoli 

editici diil.i siij p.ìliiti. voi. 11, p. idji). Firenze, \~i)j. 
-jy. LENZl Furio. Una iiiidaoHa del Bimbo d.i jlliihiiirsi a Ctlliiii. In Rasscoiia Xiiiiiisin. 

Oibetello, 11 Novembre 11)05, '^o- 'S P- '^7i illusi. 
78. I,EP( )RATI lirniinia. />'. Cilliiii r Li siui aiihtbioi^i alia. Firenze, 1 quo. 
■jq. LODI F''\ B. Cillim: ioiiiaii;o iloiiio /^opoldir. .Nliiano, Tomniasi, i8qi, iO", p. 123. 

80. MABELLINI A*. Ir riiiw di B. Cilliiii piihblwah- ed amiotati'. Torino, Paravia, 1891, 

S' , p. 282, plates. 

81. — The sanie. Firenze, 1883, ni', p. \i-^34 (2nd ed. F'irenze, 18112, \G\ p. 3^,4. 
<S2. .MARR.M Bernardo. // Persio di Beineniito Celliiii. In .1//. <■ Sloiia^ F'irenze, No- 
vembre 1330, IfjOO, p. I2C). 

&i. MARCTI O. Basio rilievo della base del /'erseo. In AiJi. Slor. dell'arie. 11, 1800, 
p. 436. 

84. iMOI.INl Gius. Lì 'ella di B. Celimi serilla da lui iiiedesiiiw lialla dall'aiiloiirajo 

eoli brrei aiiiiotayioiii. Firenze, all'insegna di Dante, iS^o, 12", voi. XWI. In 
the Biblioteia Italiana in verso ed in prosa. 

85. — Vila eh. lìdiz. collazionata di nuovo coll'ori.ninale e ricorretta con brevi anno- 

tazioni e ima scelta di documenti. F'irenze, Tip. alP inse.una ài Dante, 1832, sm. 
4", 2 vols. p. .\n-7:;4. 
<86. .^10RKFI.I .Iacopo. Codiai iiiaiioseiilti eoli>ari della libreria Mareiaiia. \'enezia, 1776, 
4". l^ontains: ("ellini 's « Discorso tii .\rcliitettura ». 

87. MORENI Domenico. Disse rta{ioiie is/orua-eii/iea ,lelle Ire sontuose eappelle Medieee, 

situate nella linp. Basilica di S. LoreiryO. F'irenze, l8is. 

88. PEROSIO Gius. Benvenuto Cellini : dramma liri.o. Musica di li.M. P.OZZANO. .Mi- 

lano, Ricordi, 1873, 10', p. 40. 

89. PERI'ZZINI Giov. // Cellini a Parigi. Melodramma .semiserio in 4 giornate. Mi- 

lano, F. Lucca, I 847 .'' 

90. PINTOR V . Nuovi doeuinenti Celliniaiii. In Rivista d'Aite. F'irenze, 1004, nos. 6-7, 

p. 120-132; nos. 8 Q, p. 182-18»). 
yi. — Part. 1. of this pulilication issued apart. Per .Nozze DWncona-C'ardoso. F'irenze, 
S. Pandi, 11104, 4", p. In. 

{Continua) Siunkv .1. \. (JiirKciiiri.. 



178 



D. CIAMPOLl 



Gli Statuti (li (lalcotto d'Oria per Castel Genovese 
ne' Frammenti di un Codice sardo del secolo XV 



Z..I liiUi.'/dia. voi. IX, dispeiis 



argiolii ouer in cileni logu qui siat 
in guardia angien.i. 

Si ahutìa pcnoiìd bokrct poucic R. 

[CXCVIl 

Iteui qui si alcuna persona uoieret 
nere in su cartulaiu dessas fur 
as alcuuLi bestiamen minudu si su 
pupidu famigiu ouer pastore pò 
i;at faguer poner in su dittu car 
tolaiu de quimbe bestias in iosso 
leuadas unipare et icusta iu 
rat et siat cretidu a sacrainentn 
suo et dae v. in susu pocat pò 
ner et iurare depiat daenan 
ti dessu scrii'.anu et de duos 
iurados coniente est consueto. 

qi(i ciiìsciinii piipiJii de caiiipoi R. 

ICXCVII] 

Item qui ciascimu pupidu dessos 
campos pocat defender sas 
restuglos suos dessos campos 
suos dae ciascuna persona dae dies 
iiij. proximos a su die in su quale 
at auer complidu de regogler 
su laorgiu suo dessos dittos 
restuglos in sargiola ouer in 
alcunu ateru logu. et infra dies 
iiij. ciascunu popidu po^at ma 
chedare totu sas bestias me 
nudas sas quales andaret 
in SOS dittos restuglos et issas 
bestias grossas sas quales aca 
taret in sas dittas restuglos 
paguent assa corte dinaris vi. prò 
ciascuna bestia et issu acusado 
re appat sa niesitade dessu bannu 
saluu sainu qui siat scapulu si 
studiosamente non bi esserci pò 



r 



Carta 8.' r. 

Colonna 2.'' 
stu et de custu su pupidu dessu 
campu et issu iuargiu siant ere 
tidos dessa acusa in su sacramen 
tu issoro dessas bestias iustas 
in su restuglu. <]iii ahuiiu bc^tiaìiicii R. 

|>:xcviiij 

Item qui alcunu bestiamen non de 
piat pagare tenturas dessas 
laoreras dae messu main in 
tini assas Kalendas da capu 
dannu niente et de minus depiant 
et siant lenudos pagare su 
dannu. qui daini laoradore R. 
[CXCIX] 
tem qui ciascunu pupidu ouer iuar 
giù qui trataret boes ad lao 
rare depiat laorare per tale mo '.u 
qui non fagant dampnu in sos 
terminos dessos uichinos suos 
et si damnu faguerent in sos 
dittos terminos paguet assa 
corte prò bannu s. v. et s. v. assu pu 
pido dessu dampnu suo. 

(//// iicxiiiiìii non depiat Rigare R. 
[CC| 

Item si alcunu campu uigna ouer 
ortu esseret cungiadu de alcuna 
mata qui pertegnat assa ditta clu 
sura qui alcuna persona non depiat sega, 
re ouer taglare dessa ditta mata 
nen leuare dessa ditta clusura 
ouer faguer alcunu dampnu a pena 
de s. X. et emendare su dampnu 
assu pupidu dessa clusura. Et 
si per auentura sa ditta matta ouer 
clusura tropu serraret sa uia et 
impaciare! illa siat tenudu tagla 
rela su pupidu et aconciarela et si 
non la segeret et aconciaret illa 



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GLI STATITI DI GAI.ltCÌTIO D'ORIA i'ER CASTEL GENOVESE 



179 



Cart, 

Colonna 1/' 
assora sos diriv;ii-iores dessas 
uias hi ta^,'aiit aconciare cu ni sa 
corte et cumaiulent illi assu pu 
pidu qui la tai;let et aconciet sa dit 
clusura et si non la taglaret et aconciaict 
appidu su comandanientu dessa 
corte lantora sos maiores 
cum uoluntade dessa corte la pocaiit 
faguer taglare et aconciare a spe 
sas de su pupidii dessa ditta sepe. 
qui iii.Miiìiìi i/ipu/ liwiiii R. 

[a;i| 

Iteni qui alcuna persona non depiat traimi 
tare alcuna uia sino de con 
senti nientu et consigiu dessa coro 
Ila a pena de liras iii. de ian. 
qui luwiiiiiii Jif^i.it siriiiffiur 1\. 

ICCTII 
T tem qui alcuna persona non depiat tramu 
J[_^ dare ouer stinguer ouer ser 
vare in castella ian ouer foras alcu 
na uia ouer carrugiu sencali 
cencia et consigiu dessu potestate et coro 
na ouer dessos diricadores a pena 
de s. V. de ian et ultra ciò qui sa uia 
depiat esser torada ad hui prima 
fuit. si jIciiiiu hoì.ict edificjic 

|CCIII| 

Ìteni qui alcuna persona nogiat faguer 
alcuna domo de nou ouer me 
giorare alcuna non depiat faguer 
alcuna editiciu de nou senca 
licencia dessu potestade et piouisione 
dessos diricadores dessas uias 
assa ditta pena et ultra ciò si de 
struat fabrigu et ediliciu. 

(////' ai^iiihi f^ersoiui non J^icat li. 
[CCIV] 

Iteiii qui alcura persona non facat fenest 
ra et . . . . foras dessos mu 
(Contimi j). 



a 8.' V. 

Colonna 2.'' 
ros dessas domos ouer bancu tic linun 
ouer de iiiuru si non palinu unu et me 
su et icustii de licencia dessu potestate et 
consigiu dessos diricadores a pena 
de liras ii|. qui ncxinini depiat R. 

iccvi 

Ìtem qui alcuna persona non depiat leuare 
sas uias dessas fontanas consu 
etas nen icussas fontanas serrare 
intro de se a pena de s. C. per ciascu 
nu et qualunque uolta et issas uias 
siant torradas assu priniu stadu. 
(/;// nc.\iniiii di piai cxtermiììavc R. 
[CCVI] 

Item qui alcuna persona non depiat exter 
minare alcuna terra de alicunu 
uichinu suo ouer luntanii a pena 
de liras ii|. de ian. qui ìicxÌìiìiìi R. 
|CCV11| 

Item qui alcuna persona non depiat segare 
ouer taglare alcuna arbore qui 
siat in alcunu campu ouer argiola 
de alcucunos prò umbra a pena 
de s. \\. et emendare su danna 
a sacramenta dessu pupidu de 
sarbore. .//(/ ncxinnìi tviulct R. 
[CGVIIII 

Item qui alcuna persona non depiat in 
alcuna argiola de atera persona 
senca licencia dessu pupidu 
dessa ditta argiola a pena de s. (!. 
et appat sa mesitade dessa bannu 
su pupidu dessa argiola. 

qui luxinnu non di.pi.it inti\ìrt R. 

iccixi 

Item qui alcuna persona cum alicurn bestia 
man minuto ouer grosso 
prò alcuna guerra qui esseret inter 
sos homines de castella ian et issos 

liomines dessos 

ouer sassaresos non depiant 

D. CiÀMroLi. 



i8o NOTIZIE 

NOTIZIE 

La Carta di Amerigo Vespucci. — -Si ha da Madrid che la Spagna si occupa molto 
attivamente del progetto di vietare, seguendo l'esempio dell'Italia, con una legge, l'esporto di 
preziose opere artistiche e scientifiche di epoca antica. 

11 motivo di tali discussioni è dato dall'avvenuta cattura di due spagnuoli a Genova, presso 
i quali, oltre a una stupenda collezione di medaglie, fu rinvenuta la storica carta del Vallesca di 
Mallorka, che data dal decimo quinto secolo e servi ad Amerigo Vespucci nelle sue scoperte in Ame- 
rica. 1 due spagnuoli volevano vendere la carta in Italia, e dall'inchiesta fatta risulta che questi 
oggetti, che dovrebbero provenire dalla collezione privata del Conte di Montenegro, sono real- 
mente invece di pubblico possedimento, giacché furono nell'anno iSi 5 legati dal cardinale Despuig 
al .Municipio di Palma ; essi non possono quindi esser stati tolti da Mallorka se non illegalmente. 
Furono oflerti al re Vittorio Emanuele ; ma Egli rifiutò di comprarli, non volendo togliere alla 
Spagna ciò che le apparteneva, e si suppone, che per sua volontà si fosse proceduto all'arresto 
dei due spagnuoli. La collezione di medaglie e la carta di Amerigo Vespucci saranno rese alla 
città di Palma. 

Scoperta archeologica nell'Egitto superiore. — Un abitante di Edfu, nell'Egitto 
superiore, lavorando nel suo campo, che è situato presso a un antico monastero coptico, urtò ir» 
un sepolcro, entro il quale trovò un buon numero di manoscritti. Egli li vendè a un mercante 
arabo per alcune lire e questi a sua volta li passò per 500 a un Cofto, dal quale appunto lì 
ebbe l'attuale possessore, il signor De Rustafjaell, commerciante di antichità egiziane, e da lui 
furono spediti a Londra. 

Si tratta di vari manoscritti greci e coftici la cui data corre dal e/ all' 1 1" secolo d. Cr., e 
di una dozzina di rotoli di papiri greci del 6" secolo dopo Cr. Particolarmente interessanti sono 
25 fogli dì una traduzione coftica di un originale greco ora perduto contenente parole dì Gesù. 
Di questa traduzione erano fin' ora noti solo r^ fogli; dei quali 12 si trovano nella Bibliothèque 
Natìonale di Parigi e uno a Berlino. 
Furono inoltre rinvenuti: 

Parte degli Evangeli di S. Matteo, S. Marco e S. Luca in greco e in coftico ; 

l'Apocalisse di S. Giovanni in coftico ; 

la Storia dei Miracoli dei SS. Cosmo e Damiano (6° sec.) ; 

una Predica di S. Pisenzio, in coftico ; 

una Predica dì .S. Cyrie (vescovo di Gerusalemme) [^ii-j'^Jl intorno alla satit^ Croce 
in coftico ; 

un Manoscritto in lingua nubica, intorno alla vita di .S. Meno e intorno al Canone del 
Concilio di Nicea. 

Quest'ultimo manoscritto è mirabilmente conservato, e di grande valore, giacché fin' ora 
non è stato ancora mai trovato un manoscritto completo in lingua arabica. La traduzione di questi 
scritti, non è stata, nel breve spazio di tempo che corre dalla loro scoperta, ancora possibile. Se 
essi però saranno confermati genuini, potranno aspirare al posto a esser pari per importanza ai 
famosi papiri di Oxyrhynchus. In ogni modo ì manoscritti saranno prima oflerti in vendita al Bri- 
tish Museum di Londra. 

Una conferenza del comm. Piero Barbèra a Parigi. — Per incarico avuto dalla 
Sociélc d'élinies italienues di Parigi, il nostro chiarissimo collega commendatore Piero Barbèra 
tenne la sera dell' 11 corr. alla Sorbona una interessantissima conferenza sul tema Les inarchands 
ìialiens à Lyon au XVU siede. Il comm. Barbèra, del quale a tutti è nota la vasta erudizione e 
la eleganza oratoria, interessò vivamente per oltre un'ora il numeroso e sceltissimo pubblico che 
era accorso alla .Sorbona e che fu largo di applausi verso il chiaro conferenziere. 



NOTIZIE i8[ 

Per la Bibliografia ragionata della poesia popolare italiana a stampa dal se- 
colo XV al XVIII. — Con vivo piacere le};giaiiio nel Libro r la S/iiitifia, bulleUiiio ufiiciale 
della Società bibliografica italiana, clie il ciotto e solerte prefetto della Marciana di Venezia, il ca- 
valiere dott. Carlo Frati, dietro preghiera rivoltagli dalla Presidenza, abbia consentito che il dottor 
Arnaldo Segarizzi, studioso ben noto ed nlliciale di (jnella biblioteca, attenda a spogliare le mi- 
scellanee della Marciana onde porre ad elletto il voto cosi unanimemente approvato nell'ultima 
assemblea sociale in favore della Hibliogralia della poesia popolare italiana antica. Chi conosce i 
tesori preziosissimi che quelle miscellanee racchiudono non potrà dubitare che un gran passo siasi 
fatto e non unirsi a noi nel porgere al capo della Marciana i migliori ringraziamenti. 

La più grande biblioteca del mondo. ■ A .New ^ Ork è invia di costruzione e pros- 
simo a esser del lutto finito un edificio che costa ('irca <|uindici milioni di lire, destinato a esser 
la più grande biblioteca del mondo, doventlo contenere non meno di quattro milioni e mezzo 
di volumi. 

Esso è situato nella 5' Avenue e precisamente nel luogo, che prima era occupalo dal granile 
serbatoio d'accjua della cillà. Questo gigantesco edifizio porterà il nome di \i-n< Voti; l'iihlic I.i- 
hrary A^lor, Loiov aiicì Tildeìt Fouinìn/ion e sarà 1' unificazione delle lìiblioteche disiai e I.eiiox 
aumenlal.i dal Ttldcn l'insl. I fondi per la costruzione ammonlauo a circa 16 milicjui. 

Una bibliografia intorno al suicidio e ai suicidi i- slata fatta stampare in .soli ses- 
santa esemplali da .Max v. liuehu ; essa aiceuua nella prima parte a },\h opere, in cui autori di 
ogni paese vissuti Ira II 1607 e l'iof, parlano della morte volontaria. La seconda parte comprende 
cento biografie di 5X suicidi. Il lavoro del Boehn è come un supplemento alla Jiihliogya/ia del 
suicidio del Motta, la (|uale termina coiranno lSmu. 

Nella letteratura precedente a quest'almo troviamo nel Hoehu \ io numeri, ch'erano sfug- 
giti al Molla. 

Alcuni preziosi libri sono siati linvenuli recentenit-ule da bibliofili in mezzo a vecchiumi 
di alcuni librai ambulaiill ; uno è un esemplare ben conservato dell'opera di Gabriel Thomas, /lislo- 
lical and Geoginphiciil .ìiioiint of tlie province and coiiiiIì v of l\-iiiis\ìvania ami of West Sew 
Jersey in .linei uà, stampala nel ii.'ijS, della ijuale non si coiios<'ono che ilieci copie. Il libraio che 
la possedeva la ofiri inulihuente per cinque sterline a parecchi ainalori, (piando seppe che nella 
vendita della Libreria Ashburton la stessa opera era stala pagata ciiKiuanlasei lire sterline. Un altro 
esemplare venne venduto recentemente per ilio sterline. 

Circa due mesi .sono un amatore scopri nel magazzino di un rivenditore di libri un volume 
di Molière con la tirma autografa di Lady Hamilton sul frontespizio in vendita per un peiiny e 
mezzo ; poche settimane dopo questo libro era venduto all'asta nel negozio .Sotheby per trentuua lire 
sterline. Infine un antiquario comprò testé per la modesta .somma di quattro scellini una quantità 
di vecchi peiiodici e libri, fra cui si trovavano due esemplari della prima edizione del romanzo 
H'aiei/ev di Walter .Scoti ; uno di essi venne da lui gi.i riveiululo per lrentacin(|ue lire sterline, e 
per l'altro gli venne oflerta la stessa somma. 

L'America e il giornalismo italiano. — 1 giornali italiani che si pubblicano all'estero 
sono distribuiti per gruppi, e dall'esame dei gruppi stessi si comprende facilmente come il mag- 
gior numero di essi sia st.unp.ilo in America. In America è maggiore la nostra emigrazione, e in 
America è naturalmente più dilluso il giornalismo italiano ; il curioso però si è che fra le due Ame- 
riche, in (lucila del Nord anglo-sassone, si pubblichi un numero maggiore <li giornali italiani che 
non in rpiella del .Sud che è latina. 11 f.itto è curioso e degno almeno di nota. 

La stessa cosa avviene negli .Stati europei, dove all'incontro e più logicamente, il maggior 
numero di giornali italiani si pubblica nei paesi di nazionalità italiana, anziché negli altri. Infatli, 
secondo le note del recente studio statistico, i giornali che si pubblicano in lingua italiana nei do- 
mini austro-ungarici sono 72 in quattordici città, dei quali ben ^57 nel territorio di Trieste, 2 ; nel 
ilislretto di InnsbrucU. S nel distretto di /.ira, 5 in i\\\<-\ di l'"iume ed uno persino in \'ienna. 



1 82 NOTIZIE 

Nella Svizzera e precisamente nei Cantoni di Ginevra, del Ticino e di Znrigo, se ne pubbli- 
cano iS in dieci città; i più in Lugano. 

Terza viene la nostra sorella latina, la Francia, dove si stampano io giornali italiani, dei quali 
5 a Parigi, 3 a Marsiglia, nella qual città si trovano quaranta e più mila italiani, uno solo nella 
Corsica. 

A Malta sono 4 i giornali italiani; 3 se ne pubblicano in Germania (Berlino, Mannlieim, Mo- 
naco); r in Inghilterra (Londra); i in Spagna (Barcellona); 1 in Turchìa (Costantinopoli). 

Soltanto 14 fogli italiani si stampano in tutta l'Africa, dei quali ; in Tunisi, 4 in Alessandria; 
gli altri vedono la luce ad Algeri, al Cairo, a Porto .Said ed uno persino a Johannesburg nel 
Transwaal. 

L'Asia e l'Australia non pubblicano che uèi solo giornale italiano, rispettivamente a Smirne 
ed a Melbourne. 

L'America dun<iue sta a capolista in fatto di produzione giornalistica e appare veramente la 
terra fecondatrice del giornalismo italiano. 

Nell'America del Nord, in trentadue città degli Stati Llnili si stampavano .'^ ; giornali italiani, 
dei (juali 42 a New VorU, 14 a Chicago, 14 a l'^iladelfia, 10 a .San Francisco; nel Messico non si 
pubblica che un solo giornale italiano. 

Venti sono le città dell'America del Sud e 48 i giornali, il maggior numero dei quali vede la 
luce nel Brasile, dove se ne pubblicano 2j, e nell'Argentina iS. ]•; naturale però che non tutti questi 
giornali siano quotidiani, ed eccone ancora la ripartizione. 

Coi 264 giornali, che in complesso si pubblicano all'estero, 1 iS sono politici e 45 tra essi quo- 
tidiani ; gli altri si occupano di arte, di scienza, di letteratura, di religione, d'industria, di com- 
mercio, di umorismo, di tutto un po' e sono mensili, quindicinali, settimanali ed anche bisettima- 
nali. Molti fogli poi, e la cosa merita di essere notata, sostengono e patrocinano soprattutto i vari 
interessi della Colonia. 

Korporation der Wiener Buch-Kunst- und Musikalien-Handler compie feli- 
cemente quest'aiuto il suo centesimo anno di vita. In questa occasione il signor Cari |unker, egre- 
gio segretario della ste.ssa, ha pubblicato una pregevolissima monografia storica sul primo secolo 
<U esistenza della corporazione. L'interessante e diligente lavoro del signor Junker, corredato di 
un'appendice di vari documenti interessanti la Corporazione, costituisce anche dal lato grafico e 
cartaceo un vero gioiello. 

La Biblioteca dell' Università di Berlino il ì' marzo 1907 contava, secondo la re- 
cente Cliiotiik, ni6.i6j libri, 11^)9.241 scritti universitari e ,6.^77 scritti scolastici. Per la compra dei 
libri furono spesi durante l'anno scorso 19101,75 marchi, dei quali 2542,56 per libri nuovi, 4,71,75 
per continuazioni, 6588,27 per periodici, e per antiquari 5458,95 marchi. Per migliorare e comple- 
tare la condizione delle biblioteche lo Stato ha alzato, dall'anno i()07 in poi, di 6000 marchi la 
somma per l'actiuisto dei libri, e si prevede fra breve un sussidio straordinario di 20000 marchi. 

Un prezioso manoscritto di musica. — In un'asta pubblica, presso .Sotheby, fu ven- 
<luto il manosciitto autografo ilei Messia ili ll.nulel per la somma tli 100 lire sterline. 

Fondazione di un Museo tecnico a Vienna. — H .sorto a Vienna da alcun teiupo 
il progetto di innalzare, per il (io" giubileo del regno dell' imperatore Francesco Giuseppe, nel 190S, 
uno stabile Museo di tecnica e industria, anziché festeggiare tal giorno con l'allestimento di una 
delle solite esposizioni. Questo progetto è vivacemente discusso e perorato da tutti gli agenti in- 
dustriali. Dai primi di giugno in poi furono tenute al Ministero degl' Interni a Vienna, varie con- 
ferenze intorno a questo soggetto, e sembra resulti da esse ormai caduto il progetto dell'esposi- 
zione, e realizzato invece quello del museo. Una definitiva decisione può però esser presa solamente 
dal Comitato esecutivo dell' Esposizione. 



N(ynzii- 183. 

Un monumento di Gutenberg a Monaco. — La società della stampa tedesca in ima 
adunanza, ch'ebbe luogo a Alanulieini il 2.^ e 21 giugno, ha approvato dietro proposta della pre- 
sidenza, la fondazione di un artistico monumento a (lulenberg nel museo tedesco <lci capi d'opera 
di scienze naturali e di tecnica di Monaco, colla <ooperazione delle principali corporazioni dell' in- 
dustria e del commercio librario, cioè del BOrseuverein del commercio librario tedesco, della lega te- 
desca degli editori di giornali, della società dei possessori di fonderie di caratteri in Germania, del- 
l'assocìazioue ilei lipogral'i tedeschi e della società dei proti. 

La società di Gutenberg ha tenuto domenica 23 giugno nel palazzo di città in Magonz» 
l'annuale adunanza. Questa società, secondo la relazione fatta, conta ora (J51J soci e il suo capitale 
ammonta a 1S622 marchi. 11 ])r. Alfred Hagelstang, bibliotecario del Kaiser Friedrichs-Museum 
di .Magdeburg, iti una sua conferenza « L'eredità di Gutenberg e i doveri dei tempi presenti », 
parlò delle condizioni tipografiche di molli giornali e periodici tedeschi, dando in massima parte 
un giudizio sfavorevole, e sottoponendolo a un'aspr.i critica. 

Le carte da giuoco. — • l,';irgonifiito della origine e signitìcaziont- delle carie da giuoco 
è quanto altro mai discu.sso ; ne parla con osservazioni originali F. Jacchini Luraghi nell'W/M- cf 
I.ahoy. Egli ribatte l'ipotesi più comune, che fa risalire l'invenzione delle carte all'età di Carlo VI 
di Francia, dimostrando come anche in documenti anteriori a iiuell' epoca si trovino allusioni al 
giuoco delle carte. Esse non sono di origine europea, ma provengono dall' Oriente. Le carte da 
giuoco usate in Europa sono una modificazione del tai occik evidentemente d'origine orientale come 
gli scacchi. X'ennero portate in Europa dai Hohrmiens. popolo strano e misterioso, che nel .se- 
colo X\' si stanziò sotto nomi diversi in Ungheria, in Germania, in l'"iancia. l\iinontare all'origine 
del tarocco, ìt rimontare alla prima età ilei mondo. La sua culla fu 1' India, e fu probabilmente il 
primo libro sacerdotale che mano d' uomo scrisse, rai(liiu<lente nei simboli misteriosi i primi in.se- 
gnamenti. Le carte, come l'antica monarrhia, hanno ilunque un'origine divina. 

Ad un nuovo compito delle biblioteche pubbliche accenna O. Viola nel!' idtimo fa- 
scicolo della h'ivislti delle /Uhliolcclic e detili ylicliiri, fascicolo nel (piale si accolgono pure altre 
importanti proposte come quella di un catalogo centrale delle Biblioteche pubbliche governative 
e l'altra per l'istituzione di biblioteche per la truppa nei corpi. Il nuovo compito di cui discorre 
(). Viola sarebbe quello di provvetlere all' istruzione popolare. Né sarebbe dillicile conseguire il 
lodevole .scopo: basterebbe istituire in ogni biblioteca (nibblica uno scalfale i)opolare tenendolo a 
disposizione degli studiosi nelle ore .serali. Un migliaio di volumi bene scelti potrebbe costituire 
un nucleo sufficiente per tale finizione einiueuteniente educativa a cui dovrebbero cooperare im- 
piegati coscienziosi e amorevoli. Lo scallale popolare sarebbe il primo passo « per formare poi sale 
popolari di lettura nelle biblioteche e in seguilo speciali biblioteche |)opolari, quando vi saranno i 
mezzi ». 

Intorno alla Pergamena con i trattati di Archimede teste scoperta appare nell'ul- 
timo numero della Inlerìialionale WoclieiLicluifl fui WUsciischaft, k'uiisl uiid Technil; un articolo 
del prof. Diels, il quale ne dà interessanli ragguagli, completando in tal modo tutte le notizie che 
fino a ora sono apparse nei giornali, riguardo a questa importante scoperta. .Secondo il prof. Diels 
è di una speciale importanza e novità lo scritto ila Archimede dedicato al famoso naturalista e 
astronomo greco l'>atostene Vii iiisegiiaiiieii/o di me/odi nei teoretni di meccanica, che è stato pub- 
blicato nel testo greco dal fortunato scopritore prof. Heiberg nella rivista Hermes, ed è pure com- 
parso tradotto in tedesco dal prof Zeuthen nel VII volume della BiblioUteca Matliemalica. Il pro- 
fessore Heiberg aggiunge alla sua pubblicazione dell'/Av ;«« una serie di osservazioni, delle (piali 
riporteremo qui alcune delle più notevoli. Per la prima volta appaiono autentici disegni di un ma- 
tematico greco e per di più del più grande e originale di tutti intorno al proprio metodo. Possiamo ora 
chiaramente comprendere come Archimede abbia saputo vincere le convinzioni del suo tempo, e 
l'andamento che hanno poi preso le sue investi.gazioni In questo suo scritto Archimede svela i 



i84 NOTIZIE 

metodi che riguardano i problemi della statica o dell'equilibrio delle forze, e, pienamente conscio 
della loro novità, li illustra con numerosi esempi. Mentre finora si credeva che i metodi di Archi- 
mede sii sostituissero i calcoli escogitati solamente poi dal Newton e dal Leibniz con grandezze 
infinitamente grandi e piccole (calcolo diHerenziale e integrale), sappiamo invece ora dal codice 
scoperto dal Heiberg che il nuovo metodo di Archimede ivi descritto è presso a poco identico al 
calcolo integrale. 

Un museo postale è stato da poco tempo inaugurato a Bern, in Svizzera; esso occupa 
una sala dell'edificio postale dì quella città e può essere gratuitamente visitato ogni giorno dalle 
Io alle 12 ore antimeridiane. Già da alcuni anni la direzione generale delle poste svizzere aveva 
radunato i materiali che si riferiscono all' industria e all'anmiinistrazione postale della .Svizzera, 
per potere appunto dare cognizione a tutti dello sviluppo postale di questa nazione. 1 materiali e 
le copie degli originali esposti, sono distribuiti in vari gruppi, per ordine di tempo; cosi ve ne 
sono alcuni che riguardano ramministrazione postale fOnsi/s publicus) dell'epoca romana, altri 
che risalgono al decimoquartó e decimoquinto secolo d. Cr., specialmente messaggi, altri del de- 
cimottavo secolo, dell'epoca elvetica (1798-1S02) e altri riferentisi all'amministrazione cantonale 
dal i8o;{ al i.S4,S e a quella della Confederazione dal 1S4S fino ai giorni d'oggi. Forma un gruppo 
particolare la posta dell'esercito. V'è inoltre una abbondante collezione di abbozzi fatti nel concorso 
generale del iiioi, per il disegno di un nuovo francobollo. La direzione delle poste svizzere racco- 
glierà in seguito altri materiali concernenti l'antica industria e amministrazione postale, per potere, 
se i mezzi saranno sufficienti, completare il più possibile questo nuovo museo. 

Un prezioso atlante. — .Secondo la Ti ibinie, giornale quotidiano di Londra, il principe 
Waldl>urg-\Voiregg-\Valdsee per un atlante geografico richiede dalla ditta antiquaria londinese 
Stevens & .Stiles la sonmia di i,i00.ooo fr. Il volume contiene due soli mappamondi che furono 
disegnati nel i5o7e 1516, rinvenuti sei anni or sono dal prof. Fischer nella biblioteca del castello di 
Wolfegg. La carta del 1507, che per lungo tempo, fu stimata jierduta, fu disegnata da Martin Wald- 
seemiiller, geografo di S. Die nei Vosgi. Per gli Americani questa grande carta geografica deve 
avere un interesse speciale, per<hé essa fu la prima su cui apparve l'America col suo nome at- 
tuale. Dei mille esemplari che, pare, allora si stamparono, questa è l'unica copia che ancora ci ri- 
niaiit;a. L'altra carta del lii'i, quasi uguale in grandezza alla prima, trae origine dal medesimo 
autore. Benché dopo cjuesli nove anni le cognizioni geografiche sull'America si fossero estese di 
assai, tuttavia sulla nuova terra scoperta, ancora non apparisce, nella seconda carta dell'atlante il 
nome d'America. 

Le biblioteche nel Giappone sono in questi ultimi tempi addirittura raddoppiate di nu- 
mero grazie allo sforzo incessante che questo pae.se fa per appropriarsi la civiltà europea. La più 
importante <li (|ueste biblioteche è quella imperiale di Tokio, fondata fin dal 1S72; essa possiede 
430.000 volumi, di cui 370.000 di origine cinese o giapponese, e 60.000 di origine europea od a- 
mericana. Anche le biblioteche delle università e degli altri istituti superiori occupano un posto 
ragguardevole, e sono provviste di tutte le migliori opere scientifiche pubblicale in i\ anni. V'è 
per esempio la biblioteca universitaria di Tokio che possiede 330.000 volumi, di cui 130.000 sono 
di oiigine europea od americana. 

Anche nelle citta di provincia non mancano le biblioteche che nel 1901 erano 49; e nep- 
pure scarseggiano quelle di fondazione privata, fra cui è degna di menzione quella istituita nella 
città di Osaka dal milionario .Sumitomo Kichizaemon, con una spesa di oltre 200.000 yen (circa 
560.000 lire). Fra le biblioteche sono notevoli anche quelle della Casa imperiale e del Ministero; 
quest'ultima, che risale fino al secolo X\'I,si dice che comprenda in tutto 624.000 volumi, di cui 
365.000 giapponesi, 17^.000 cinesi e Sj.ooo di origine occidentale. 

La gazzetta cinese <• King Pao v di Pechino ha celebrato testù il 300" anniversario 
della sua fondazione; è una solemiilà che finora nessun giornale europeo può celebrare, essendo 



NOTI/IE ,8,5 

r invenzione di Gutenberg posteriore al 1407. i'", la cosa è tanto più meravigliosa in<niantocliJ è 
avvenuto pili di una volta che il redattore di (luesto giornale venisse.... decapitato nella sala stessa 
di redazione, o in mezzo alla strada, per aver pubblicato articoli o notizie sgradite alla Corte ; ep- 
pure si è sempre trovato ()ualclie coraggioso che ha preso il posto delle vittime. 

Uno scrittore centenario. — IH conservatore di museo e antico bibliotecario della 
città <ri;vreux in Francia, il signor Cliassaut, è entrato nel suo centesimo anno di età. 

l-:gli scrisse parecchi lavori di archeologia e di paleografia, ed è certamente il solo scrittore 
che possa leggere mi suo lavoro stampalo S:; anni fa. Cosi egli è certamente il più anziano di tutti 
gli .scrittori del mondo. Infatil II primo lil)r(> pubblicato e che porta il titolo di: Dizioimi io dt'IIr 
abbr eviazioiii latine e jiauiesi usale nrllf mi izioiii lapida lie e Dirlallii ìu\ nei iiiaiiosoilli e nelle 
calle del medio-evo, data dal 1S24. 

Si vede che l'archeologia giova anche all'ari heologo. 

Curiosità giornalistiche. — Come c'è il giornale \n\\ grande e il giornale più piccolo, 
il più ditìuso e il iiit-no, c'è ambe il più giovane e il più vecchio. Ora il più antico giornale del 
nioiulo sarebbe il hia fan giornale ufficiale del Celeste Impero che si publilica a l'ecliiiio, e porta 
in testa : Anno 1 /oo. Da principio, e per più di quattro secoli, fu mensile, nel 1561 divenne ebdo- 
madario e nel iNi o i|notidiaiio. Ora è triquolidiano. Al mattino è giallo, al mezzogiorno è bianco 
ed alla sera grigio. Ma c'è anche il giornale settentrionale, la cui latitudine, del resto, è molto più 
alla che non sia la sua tiratura. Questo giornale si chiama k'aloi iknik ed è pubblicato a Gudlhaeb 
in Groenlandia ! Esce una volta al mese, ed è scritto nella lingua, non molto letteraria ne molto 
accessibile, degli esquimesi. Un missionario, il l'astore Moeller, ne è stato il fondatore e ne è con- 
temporaneamente il direttore, il redattore, 1' illustratore, l'amministratore, il cassiere. Un tal gior- 
nale starebbe molto bene in una collezione. Del resto per (piei nostri lettori che volessero abbo- 
narsi, la cosa è molto facile: l'abbonamento è di una foca all'anno. Non possiamo aggiungere che 
tutti gli uffici postali siano disposti a ricevere il prezzo d'abbonaniciito. Del resto, a proposito dì 
curiosità giornalistiche, a New \oxV. si pubblica un giornale dal titolo The Nalional I\Iouse Jour- 
nal e si occupa esclusivamente di topi, con una tiratura di 5000 copie. Ad Amburgo, il più grande 
mercato di bestie feroci, si stampa V Ainaloi e di belve ed è settimanale ed illustrato. A Londra 
esce un giornale quotidiano, organo degli impresali delle pompe pubbliche: se ne tirano 21100 
copie, e l'abbonamento costa lire io all'anno. Pure a Londra esce settimanalmente un periodico 
che si occupa e.sclusivamente di roba rubata, e si distribuisce « gratis » fra i « policemen » e i 
« detectives ». A New Voric si pubblica (|uotidianamente un giornale, organo di coloro che pre- 
stano danaro ad usura. Ln altro curioso giornale è il ,\Vii' Moon (la Luna nuova) che si pubblica 
ad Edimburgo per i pazzi del Rovai Edimburgo Esylum e che è anche in parte redatto dai poveri 
mentecatti di quel manicomio. 

Cambiale di Michelangelo Buonarroti. — Qiialnmine benché minimo documento 
riguardante Michelangelo Buonarroti assume importanza grande, tanto più quando sìa di <]nelli 
che per loro natura non essendo destinati ad essere conservati, sono scampati miracolosamente alla 
distruzione. 

11 cav. Domenico Tordi, direttore locale delle l'oste, che da anni va con grande amore co- 
stituendo una cospicua raccolta di documenti che abbiano in qualche modo attinenza coi servizi 
attualmente assunti dalla posta, ha avuto la fortuna di aggiungere a tale collezione una lelleia di 
cambio a favore del divino Buonarroti. Documento eccezionalmente raro e curioso, come quello 
che rimase in mano al banchiere allorchc la somma relativa fu riscossa e non fece mai parte della 
raccolta de' cimeli michelangioleschi. 

11 ;i marzo 1515 Michelangiolo scrisse da Roma a suo fratello lìonarroto a Firenze acclu- 
dendogli « una lettera di cambio di ducati novecento d'oro larghi, e' (juali » (diceva) « ni' anno a 
pagare i Benintendi, visto la presente » : (e soggiungeva) « fa d'averne la promessa in (jnesto mezzo, 
se io non fussi giunto costà : che credo partirmi domattina ». 

La Blhiiojitia. annn IX, ili^peiisa .("-J* ,,, 



i86 NOTIZIE 

Venne infatti Michelangelo a Firenze e riscosse la lettera ili cambio che è del tenore seguente : 

« -j- yhs. di xxviiij de marzo 1515. 

A uso paghate per questo seconda di chambio non avendo per la prima a IMiclielangnolo di 

Lodovico Bonarroti ho a Bonarroto suo fratello fiorini novecento larghi d'oro in oro di chontanli 

e non di scritture di bancho per la valuta q. achonto di IMiclielangnolo detto et ponete a nostro. 

Chrìsto vi guardi. 

Baldassarre erede di (jiovanni Baklucci e Ci in Rotna. 

(a leigo) : 

Oominis Lorenzo Ik'nintendi e Chonip. In l'irenze — Seconda ». 

I,a lettera colla quale fu trasmessa la cambiale si conserva tuttora nel i\luseo Buonarroti. 

l.a lettera di cambio è una semplice strisciolina di carta a mano di millimetri 223 per 55, senza 

bolli ne fiscali, né di autenticazione, splendida testimonianza di buona fede che presiedeva alla 

trattazione degli afìari e ai rapporti cogli istituti di credito in <|nel buon tempo aulico. 

Una bibliografia della Storia del Risorgimento italiano. — Togliamo dal Giornale 
d' Italia e riportiamo in questa rivista questo interessantissimo e importante articolo dell' insigne ve- 
nerando letterato senatore Alessandro d'Ancona, sicuri di fare opera grata ai cortesi nostri lettori : 
« È abbastanza nota, non però forse quanto meriterebbe, l' idea felice della contessa .Maria Paso- 
lini neir istituire Biblioteche Circolanti, che alle giovani amanti dello studio porgano « un mezzo 
facile di lettura utile, dilettevole e ordinata ». Il primo istituto di tal genere, fondato nel 1897, fu 
quello di Ravenna, cui diede, con gentile pensiero, il nome paterno: « Andrea l'onti ». Altri con- 
simili sorsero poi a Bergamo, ad Imola e in Roma, e giova sperare che altri ancora se ne istitui- 
scano nelle varie città italiane, e che poi si abbiano Biblioteche Circolanti destinate non soltanto 
a « lettrici » ma anche a lettori. Queste Biblioteche Circolanti non constano di ammasso di libri, 
che diano pascolo alla curiosità del momento, ma sono ordinate, secondo la niente dell' intelligente 
signora, per serie di larga comprensione, e ciascuna serie ha, od avrà, il suo speciale Catalogo. 
Ma questi Cataloghi diventano naturalmente vere bibliografie, dacché ciascuna serie è formata col- 
r intento di raccogliere quanto di meglio siasi pubblicato su ciascun argomento; e basta scorrere 
quelli di Storia universale, di .Scienze economiche e sociali e l'altro sulla Questione femminile, com- 
pilato dalla stessa promotrice di queste Biblioteche, per ravvisarne 1' utilità bibliografica, si da poter 
servire a qualsiasi studioso, che, per la propria cultura e i propri lavori, voglia farsi una particolare 
raccolta di libri. 

Né alle sole « lettrici » socie, ora e nell'avvenire, delle Biblioteche Circolanti locali, ma ad 
ogni persona desiderosa di più profondamente conoscere la storia contemporanea, s' indirizza ve- 
ramente r ultimo apparso in luce di questi indici, che modestamente s' intitola Catalogo di alami 
libri per la Storia del A'isoi fiiinento Jtaliauo (Roma, Forzani, di pag. 126, in iS"), ed è opera di 
Ernesto Masi, che tutti sanno essere uno dei pili competenti ed imparziali cono.scitori di cotesto 
periodo. Dopo averlo letto, noi esprimiamo il desiderio, cui consentiranno certamente quanti altri 
lo leggeranno, che il lavoro tlel Masi sia riprodotto in edizione a tutti accessibile, perché ora è 
soltanto dalla gentile editrice ofierto in dono alle socie delle Biblioteche Circolanti. Gioverebbe, a 
parer nostro, dar maggiore diflusione a questo libro, che non è arida enunciazione di titoli, ma più 
veramente rapida esposizione dei fatti del Risorgimento nazionale, tlistinti secondo epoche ed epi- 
sodj, con opportuno richiamo alle opere generali o speciali che ne trattano, equamente giudicate 
nel loro valore e nello spirito che le informa. Esso è insieme una filosofia della storia del Risor- 
gimento e una critica delle fonti : l'una cosa e l'altra indispensabili a ritrovarsi in quella folta selva 
di avvenimenti e di narrazioni svariate. 

Del duplice carattere del lavoro del Masi facilmente altri si persuaderà quando in brevi tratti 
ne avremo esposta la tela. 

Indaga da prima il Masi quali siano le ragioni dell'incuria e del precoce oblio dei casi del 
nostro Risorgimanlo ed espone i danni che ne derivano alla civile educazione. 11 vero é che, pur 



NOTIZIE 187 

riconoscendo le cause morali e politiclie che producono codesto elìetto, in ogni tempo la storia 
recente è stata la meno nota. Accade ad essa, osserva argutamente il Masi, <iuello che accade ai 
monumenti della città, in che taluno è nato o dimora : « ci si contenta d' una occhiata alla sfug- 
gita, e si dice : Tanto son li non mancherà tempo e occasione di occuparsene a huoiio ; li vedrò 
meglio un'altra volta; e senza metterci alcuna cattiva volontà, l'occasione si perde, e la volta di 
occuparsene e di studiarli non vien mai ». K proprio cosi : si rammenta più o men bene un periodo 
di storia antica perché si è studiato ; non si rammenta con precisione un periodo di storia contem- 
poranea, salvo si colleglli a memorie personali, perche non si è studiato : sic visto svolgersi giorno 
per giorno, ma non si è potuto mechtatamente osservarle nei suoi varj episodj, nelle cagioni sue, 
e negli etletti. Ne restano pertanto impressioni e giudizi d' impressione subitanei e .soggettivi : ,so- 
pranuolano bensi nomi e date, ma la notizia storica nel suo insieme è naufragata nei gorghi del- 
l'oblio. Eppure, quanto bene farebbe, a certi tali speciahnente che vorrebbero riinutare se non il 
mondo, 1' Italia, quanto liene fareblie conoscere un po' a modo come 1' Italia si è fatta, e surrogare 
una cognizione esatta a un cumulo di notizie disgregate, colorite non dalla luce del vero, ma da 
quella ilella passione politica ! 



Il moto che condusse alla costituzione unitaria della Penisola, può farsi cominciare, come 
pensano alcuni storici, dalla caduta dell'impero napoleonico, o meglio ancora ilalla invasione fran- 
cese. Ma sia qualsivoglia la data che si prescelga per la narrazione dei fatti, certo che pel movi- 
mento delle idee è necessario prender le mosse ancora più adilietro. Ci sembra pertanto che molto 
a ragione il Masi distingua e determini un primo Periodo, che va dalla pace di Aquisgrana (174^) 
alla rivoluzione francese (ir''^9'. - che in se contiene lo spuntare e germogliare di nuovi concetti, 
venuti la più parte d'oltre monte, ma che qua e là in Italia trovarono benigna temi^erie, e pro- 
mossero l'apparizione di opere importanti e originali di economia e di legislazione. Più larga parte 
anzi, che non abbia fatto il Masi avremmo data agli scritti che espongono il contributo italiano 
alla riforma dell'ordinamento degli Stati e del giure civile e penale : su questo punto il Catalogo 
è alquanto scarso. 

Un secondo Periodo, con proprio aspetto e carattere alibraccia gli avvenimenti della calata 
delle falangi repubblicane di Francia nel I7')!Ì, alle restaurazioni del 1815: anni, è vero, di sogge- 
zione più o men diretta allo straniero, ma nei quali rinacque, auspicio ed augurio, il nome d' Ita- 
lia, e le menti e le fantasie vagheggiarono un viver libero, e con esso P indipendenza e tinanco 
l'unità immancabile della patria. 

Lungo ed increscioso è invece il terzo Periodo, che va dal Congresso di Vienna alla elezione 
di Pio IX f iSi ;-iS4i".), interrotto di quando in quando da rivoluzioni abortite sul nascere e da re- 
pressioni feroci, fmo al giorno in che una parola di pace e di perdono, suscitò fra gli italiani nuove 
e più gagliarde speranze. Oneste, confortate da scritture di capitale importanza storica, spingono 
a tentare le prime guerre d'indipendenza, iniziando un quarto Periodo, clie può distinguersi in tre 
momenti : delle Riforme, della Guerra e dei conati popolari sino alla finale catastrofe : il primo dei 
quali, os.serva bene il Masi, si aggruppa intorno a l'io I.\, il secondo a Carlo Alberto, il terzo a 
Mazzini, Garibaldi e Manin. 

Non però il moto si arresta; e l'impresa tentata con forze inadeguate, avrà il suo seguito 
in un quinto Periodo (i.S4m-i^!59), che dalle reazioni del 41) giunge fino alla pace di Villafranca ; 
fino cioè alla liberazione della Lombardia ; in un sesto dal ritorno di Cavour al IMinistero fino alla 
sua morte II S60-61 ), e in un settimo, fino airacijuisto di Venezia (iSói-óó). L'ottavo ed ultimo parte 
da questo punto e giunge all'entrala in Roma, profetata e attesa capitale d' Italia. 

Non v'ha dubbio che questa divisione in Periodi corrisponde al carattere degli eventi che 
vi sono compresi e a quello dei concetti direttivi di ciascun d'essi, esposti nei libri che via via ven- 



i8S NOTIZIE 

gono indicati. Ma forse a clii scrivesse una nuova storia generale del patrio Risorgimento, non si 
farebbe rimprovero se congiungesse in un solo l'eriodo i quattro ultimi segnati dal Masi : cioè, dal- 
l'egemonia piemontese all' ingresso in Roma. La corona raccolta nel sangue a Novara è, dopo 
venti anni, cinta in Campitloglio da Re Vittorio ; e lo Statuto di Carlo Alberto diventa legge fon- 
damentale dell' Italia libera. Sta bene da sé il periodo neo-guelfo dal '46 al '411, ma tutto quello 
che vien dopo è un ciclo nuovo che a traverso a mille vicissitudini, conduce all' efiettuazione di 
una nuova idea politica. Camillo di Cavour, che ne fu il banditore e l'operatore principale, riempie 
di sé e signoreggia tutto questo Periodo. Egli che aveva consigliato a Carlo Alberto la concessione 
dello Statuto, preparò e diresse gli avvenimenti pei quali la politica piemontese divenne italiana e 
la spedizione di Crimea, l'alleanza francese sono opera sua ; egli, che nel ',^5 aveva sognato di esser 
ministro del Regno d' Italia, lo proclamò di fatto, e additò la capitale, che i fati e la storia desi- 
gnavano. Tutto questo corso di eventi è da lui dominato idealmente, e anche gli avversarj contri- 
buiscono ad attuare quanto egli aveva meditato. Nulla è con ciò tolto ai meriti altrui; ma l'Italia 
una con Roma capitale, prima che nei fatti è nella mente del grande statista ; ed é di corta vista, 
o volontariamente se la turba con lenti apposite chi ciò non scorge, e adduce a prova documenti 
diplomatici, che velano, anziché svelare, il segreto pensiero e l'ultimo intento del conte di Cavour. 
Non è dunque soltanto per amore di semplificazione, che vorremmo congiunti insieme i quattro 
Periodi proposti dal Masi, ma perche sono svolgimento ed attuazione di un solo e stesso concetto, 
divinato nel Kiiiìwvanienìo del Gioberti ed eSettuato dal Cavour. 



c5^ 

Sotto ogni paragrafo il Masi raccoglie sommariamente le indicazioni ilelle opere di storia, 
che rischiarano i fatti dei diversi Periodi e gli speciali maggiori episodi, e poi ne dà in fondo il 
catalogo con note bibliografiche; ma poiché anche qui sono collocate sotto le diverse rubriche, sa- 
rebbe più conveniente, in una ristampa, aggiungere quei dati alla prima menzione, e porre in fine 
IMI Indice generale per alfabeto. 

Dei più lilevanti lavori storici è dato, come abbiamo avvertito, un giudizio, motivandolo 
ponderatamente, specie per le storie generali. Due specialmente ne esamina il Masi, che abbrac- 
ciano tutti i tempi e i fatti del Risorgimento, e su esse maggiormente si sollerma a dirne i pregj 
e i difetti: e sono la Ci onistoì in del Cantù e \&Slorìa ciilica del Risoijiiineiilo italiano del Tiva- 
roni. Siamo lieti di consentire interamente nel giudizio che ne reca. Ambedue sono senza dubbio 
opere alle quali devesi ricorrere dagli studiosi ; tua non senza cautela. Nella Croiiistoiia troviamo 
veramente « uno spirito avverso a tutla la rivoluzione italiana » essa è piena di « acredine verso 
uomini e partiti liberali, la ([uale non si può non attribuire ad un risentimento personale, che cerca 
il suo sfogo, per non dire le sue vendette ». Tutta la storia del Risorgimento come viene esposta 
dal Cantù, parrebbe « una continua ed immorale violazione del diritto, una conliuna giunteria, una 
continua insidia tesa a posteri ingenui », sicché ne vien fuori « l'apologia non solo del Papa, ma 
del re di Napoli, del granduca di Toscana, del duca di Modena, e persino dei generali austriaci». 
Chi cercasse un libro che fosse tutta una condanna del grande avvenimento, pel quale esiste una 
Italia, può con fiducia volgersi a questo del Cantù. Ma, pur non se ne fidi in tutto. Se anche 
fosse .soddisfatto dello spirito al quale s'informa, non stia tranquillo per ciò che riguarda i parti- 
colari, i nomi, le date, ecc. Vi è, come in ogni altrn scrittura del Cantù, gran congerie di cose; 
ma o per la fretta o per l'incuria, o per qual'altra sia ragione, ijnasi ogni pagina contiene un errore 
più o meno grave. Apro a caso il libro, e mi vien davanti la pag. ^■^s del I volume. Visi parla di 
Vittorio Alfieri; e si capisce, per dirne male. Ciò risponde al carattere e agli intenti del Canlù; 
perciò padrone di sbizzarrirsi a sminuirne i meriti ; non però gli é data balia di alterarne le parole, 
come fa riguardo al verso 

Servi ,-iI poter, qualunque ei «i.T. frementi. 



NOTIZIII iSo 

che invece suona — ed è nel sonetto WIII del Misoi^dUo, dove si nega clie i francesi possano 
esser maestri di libertà agli italiani — : 

Schiavi or siain si, ma srhiavi alnu-n licmenli. 
Non quali, o (.aUi, il (oste o il side voi, 
Schiavi al poter, qual cli'ci pur sia, plaiulc-ini. 

C'è mi po' di differenza ! Ma la eironea citazione è accompagnata da un commento, dove si asse- 
risce che tale « era la formulii del liberalismo, che l'Alfieri inse<;nava », cioè : « fremere ma obbe- 
dire, non amare l'antorit;), ma curvarsele ». I'^ <'osi viene snaturato, adulterato, contradatto il con- 
cetto dell'Alfieri, e colle sue stesse parole, nmlanunte riprodotte, si ha agio di vituperarlo. Onesta 
non è arte di storico, ma artifizio di libellista. 

Abbiamo a<Idotto un esempio; ma ben altri s>' ne potrebbero citare, pur ad apertura del 
libro, ne tutti da mettersi nella cate.goria degli errori ìnvolontaii, ma in (luella piuttosto della vo- 
lontaria maligiiil.ì. 

1..1 S/cp ili ciiliia del 'l'ivaroni, che prinripi.i più addietro di quella del Cantù e si accosta al 
tipo approvato ilal Masi, dalla pace di Aquisotana alla couipiista di Roma, può ben definirsi « la 
più compiuta, la più istruttiva, e quindi la più importante » che sia stata scritta linora sulle vicende 
del Risorgimento. L'autore ha quella simpatia per ( io the uarr.i, che alibiari iletto mancare al 
Cantù ; tua si può tlire soltanto un abbozzo, un primo getto che l'autore, se non fosse morto troppo 
presto, avrelibe potuto riordinare e correggere nella sostanza e nella forma, l', una abbondante rac- 
colta di materiali ; ma perché l'autore .segue un melonlo, che a buon dritto il Masi qualifica come 
« assenza di metodo », i più disparati giudizi su uomini o fatti sono posti 1' uno appresso all'altro, 
senza che lo scrittole manifesti l'opinione propria sul inaggi(jr valore dell'uno o dell'altro. Il let- 
tore .sente cosi due campane, una delle i|uali suona a festa e l'altra a morto o a vituperio, mentre 
preferirebbe sentirne una sola, comunque suona.sse. oltre a tal difetto sostanziale, v'è da biasimare 
in t]ueslo ponderoso lavoro — nove volumi di fitta slaiupa I — un grande aflastellamento di cose, 
e ripetizioni a poca distanza di pagine, e spropositi grossi di nomi, e perfino disordine di sintassi : 
indizio certo di biasimevole fletta. Con tutto ciò, la .S/m ui del Tivaroni è senza dubbio più veri- 
tiera e più italiana di quella del Cantù, e occupeià un luogo cospicuo fra quelle che tratiauo di 
un'epoca si impestante, linclu- venga, e sia presto, « chi l'uno e l'altro caccerà di niilo ». 

Nella più pai te dei giiidi.'i del M.isi su altre storie generali e parziali, conveniamo piena- 
mente, come, ad eseiupio, nelle lodi a ((uella dal 17S9 al '<)y di Augusto Kranchetti, cui fu negato 
dalla morte di vederla ritlolta a perfezione in una ristampa. Troppo invece severo ci sembra il 
Masi nel giudicare la .S/oiia d,'l/i> Sfa/o roìnaiin di Luigi Carlo Larini, il cui stile gli sembra «qua 
e là quasi una caricatura ». La « solennità » ch'egli vi scorge non era « artificiosa », ma riprodu- 
ceva il fare e l'atte.ggiarsi dell'uomo, pur cosi semplice e schietto nella vita privata. La lorma 
dello scrivere è in lui quella della cosi detta « sciu)la romagnola » ; è una maniera letteraria, suc- 
chiata col sangue, non cercala con artifizio. 

Ma liguardo ad un libro «he il Masi esalta, la recente S/oria di Agostino Gori dal iS.|r) 
al '70, ci duole non poterci unire alle lodi che le prodiga, per la sola ragione che non 1' abbiamo 
letta, e non l'abbiamo letta per la strana deliberazione dell'editore, (he per po.ssederla, si debbano 
acquistare tutti gli altri volumi della serie storica, <ia lui pubblicata, come per altri cui interessi 
un dato secolo della nostra lettura, è necessario acquistare tutti i volumi della .serie letteraria. A 
noi questo pare un modo strano, se anche proficuo all'editore, di curare la ditìnsione dei libri e 
aumentare il numero dei lettori. 



I c)o NOTIZIE 

In una nuova edizione potrà il Masi correggere qualche sl)aglio di nome (per esempio 
« Asping » per Assing ») e aggiungere la menzione di (jualclie altra opera: per esempio le S/orie 
italiane del Kanaldi, e quella dal '14 al '46 del l'oggi, la Biografia del Correnti, del Massarani 
(l'altra sul Tenca è registrata) e la biografia e carteggio del Gioberti, <lel Massari. Ma non dimen- 
ticliet.i un libro di prezioso aiuto alle ricerche, cioè L' Italia nei cento anni del secolo XIX di 
giorno in gioì no illustrata, compilata da Alfredo Coniandini e pubblicata dal Vallardi. Di essa 
sono già usciti due compatti volumi di pag. 1 ;('») il primo, di oltre lòoo il secondo, con copiose 
illustrazioni e ritratti del tempo. Con essi si gunige al iS^o, sicché è prevedibile se uè ricliieggano 
altri due a totale compimento. In quest'opera veramente utile e alla quale si può ricorrere con si- 
curezza, si trovano ricordate sotto la propria data, infinite notizie di storia civile, letteraria, scien- 
titica. Per chiunque scriva sugli avvenimenti del secolo scorso, la cui maggior gloria è per ogni 
italiano il patrio risorgimento, tiuesto lavoro è un -■aile-ineeuni assolutamente indispensabile ; e ci 
piace lodarne l'autore e l'editore- 

Iscrizioni di Biblioteche. — Togliamo dalla J/incr:'a e pubblichiamo la fine di questo 
artìcolo di Amerigo Scarlatti, come già nella dispensa 1-2 (Aprile-Maggio) di questa nostra Rivista, 
avevamo ai lettori promesso: « Federico 1 1, re di i'russia, sulla porta della sua biblioteca, divenuta 
adesso la biblioteca imperiale di Herlino, fece pone la breve iscrizione sugi^eritagli da Voltaire : 
A'iitriincnlnin spiii/ns: nutrimento o cibo dello spirito; « fané dell'intelletto »; e un altro re 
filosofo, vissuto molti secoli prima del re prussiano, il re d'IOgitto Osimandia, sulla porta della 
biblioteca sacra di Menili aveva fatto incidere a grandi geroglifici le parole che Dìodoro .Siculo 
riporta naturalmente in greco: ìj/o; Ììt-.'.i',;, e cioè « medicina dell'anima » secondo la traduzione 
divulgata, e che pochi anni or sono si lef;geva persino sui gettoni della nililioteca Alessandrina di 
l'ionia : Aledicina animi. 

Osservo, però, che la parola tz-c;iiv letteralmente non significa medicina, bensì il luogo dove 
il medico esercita l'arte sua, cosicché secondo l'antica iscrizione egiziana una grande biblioteca 
sarebbe una specie di policlinico dell'anima, un luogo cioè dove si possono trovare i rimedi per 
tutti i mali dell'anima. Infatti nell'edizione di Diodoro .Siculo fatta dal Didot e curata dal Miiller, 
di fianco al testo greco è una diligente versione latina nella (|uale le dette due parole diventano: 
Officina medici in qua animus persaiiaii possit. Osservo inoltre che 1' iscrizione moderna sopra 
riferita, Nutriinenliim spii itns, evidentemente è una derivazione, anzi una imitazione dell'antica 
iscrizione egiziana divenuta famosa nel secolo XVIII per essere stata citata da Hossuet nel suo 
Discoui s sur l'I listoii e universclle, e perché riportata dall'abate Tcrrasson nel suo romanzo : 
Sethos, histoii e liree des inonninenls de l'ancien Jii^ypte, dove è una fantastica descrizione della 
liiblioteca sacra di Memfi ; il quale romanzo ebbe appunto grande voga ai tempi di Federico. 

Di siflatte imitazioni tlell'antica iscrizione di Memfi molte altre ve ne sono, specialmente 
nelle biblioteche tedesche, e 1'^'/ Saiieiuìii , — allinché risaniamo — che sì legge sulla porta della 
biblioteca civica dì Aachen ne riproduce persino lo stesso concetto.... psichiatrico. — In altre si è 
cercato di dare nella stessa guisa una molto sintetica ilefinìzìone di eie) che una biblioteca deve 
essere per chiunque senta il dantesco animoniiiiento : 

Nati i..,n sifle a viver come bestie...: 

e cosi troviamo all' ingresso ilella biblioteca universitaria tlì Heidelberg : Thesauì uui vitar ; e in altre 
biblioteche della Germania: .ìuvi/iiim r/i/t-, o più senipliceiiiente : ì'ialicum ,■ le quali iscrizioni an- 
che per chi non sa di latino non lianno liisogno di traduzione ; e : .\7/ amplius, che letteralmente 
significa « nulla di piti », e cioè : nulla di meglio si può avere o si può desiderare di una biblioteca, 
e: Utriusqiie fortiinae solalium : — sollievo, conforto, refrigerio nella buona e nella cattiva fortuna. 
In ogni paese poi un'idea che frequentemente si trova espressa in ipieste iscrizioni è quella 
relativa all' immortalità del sapere che viene custodita dai libri, unica forse tra le opere umane 

che per fredda station foglia non perde. 



NOTI/Il- 



191 



come si legge, se non erro, sulla porta della Biblioteca Coimiiiale Forteguerri, di Pistoia. In ([uesto 
senso appunto si trova spesso adoperato l'emistichio .Si'tf iiioi/e deais, tratto dal famoso distico 
<li Properzio : 

F..\citlel: iiixeuio ila! siNr. MuKTn Df.n s ; 

ma non cadrà per volger di tempo l.i fama dovuta all'intelletto; essa rimane fi/oiiii che non ha 
moi le. 

Tra le iscrizioni ispirate a «piesto concetto bellissinia è ipu'lla composta per la Biblioteca 
della vecchia Sorbona di Parigi, e che da varie altre venne adottata : ///< iiioi lui vivniil, f'nudiiul 
oracìihi muli — qui i morti vivono, spiegano oracoli i muti ~ che più semplicemente sulla bi- 
blioteca dell' Tniversità di Oviedo in Spagna è diventata: IIic iikìi/iiì loqiiiintuy — <pii parlano 
i morti ! 

Non mancano naturalmente nelle iscrizioni di bibliotecln- ([nelle più direttamente esottative. 
come la .seguente che l'in tlal 152; fu posta all'ingresso dell.i P.iblioteca Classense<li Ravenna : ///;,•;■(•- 
dere, et bomimfaciei libi semfiileriiain g^loriam, che parmi si possa interpetrare: Entra, e il bene che 
troverai qui dentro potrà farti conquistare una gloria non caduca ; — e queste altre antiche e recenti 
poste sulle porte di vecchie e di nuove biblioteche : « Non perder l'hora » — Crescil in hoya do- 
di ina — /'() nt des — l'uhalr el aperielur. 

Non è dìtticile poi tra (|ueste i.scrizioni imbattersi nel notissimo oraziano : Sm (in na ft'i sa/e 
tnaiiii, Z'i'isn/e diurna, che jiiù precisamente applicato ai libri, sopra una targa nell.i liiblioteca 
Municipale di Angoulème in Francia, è <liventato: Iliinmv ,,-n\ i/ui liseii/ ci (/ni icliscnl.' 

Spesso si hanno altresì in queste iscrizioni delle appropriale sentenze che rinchiudono con- 
cetti non meno vasti che profondi, come: Safiiciilia />),icsl<il diviliis il sapere è superiore alla ric- 
chezza — e il ciceroniano : nc<:<diis hniniunin vi/a — l'occuparsi sui libri, e cioè lo studio, è la vera 
vita dell'uomo; e il famoso motto eli Salomone: l'ii sapiens foilis esl — 1' nomo sapiente è forte 
— che interpetrato nel senso: 1' uomo tanto è forte quanto è sapiente, si trasforma in <|iiello no- 
tissimo di liacone : « L'uomo può (luaiito sa ». Nelle biblioteche moderne francesi, specialmente 
nelle biblioteche popolari e circolanti, è facile trovare come iscrizione il celebre motto, tratto da 
jXolic /lame di Victor Hugo, con cui il grande poeta, in una ben nota allegoria, volle significare 
che il libro ucciderà P ignoranza, rapi>resentala nel suo romanzo tlalla cattedrale del medio evo : 
Ceci Ilici a ce/a. A questo motto, che ebbe tanta fortuna, corrisponde quello che più frequentemente 
si legge nelle iscrizioni delle biblioteche americane: The boo/c is migh/iey than the sword, il libro 
è più forte che la spada. — La spada, inf.itti, r cioè la forza brutale che sola dominava nei tempi 
di barbarie, corrisponde all' ignoranza, precisamente come il libro rappresenta invece l'attività dello 
spirito <iella mente. 

Onesti solenni aforismi, improntati a verità che si iriipongono, si trovano spesso parimenti 
elaborati da cervelli poderosi ili savi che vissero in teiupi e luoghi troppo lontani perche l'uno 
abbia avuto notizia dell'altro. Cosi il pt-nsiero del grande Confucio che ho riportato nel primo mio 
articolo su questo argomento, il (piale Confucio, come dissi, riponeva la massima felicil.à terrena 
nell'avere una casa piena di libri e un giardino pieno di fiori, questo stesso pensiero lo troviamo 
espresso da Cicerone, che nelle sue Tiisco/aue ci lasciò la seguente sentenza, scolpita in marmo 
dai padri gesuiti nel giardino della loro biblioteca al Collegio Romano, ora Biblioteca Nazionale 
Vittorio Emanuele: .SV hor/um cnm biblio/hcca habebis, ni/iil deeri/ ; se avrai un giardino con una 
biblioteca, non ti mancherà nulla, e cioè non avrai bi.sogno di alcun'altra cosa. Cosi pure la seguente 
massima di Ming Suo-Pao-Kien, scritta a grandi caratteri sul soffitto della biblioteca nel palazzo 
imperiale di Pekino : «Ogni volta che apri un libro (inalche cosa v' impari ». Onesta massima trova 
un'esatta corrispondenza in quella che leggesi nella (piinta espislola del terzo libro delle Epis/o/ae 
di Plinio : A'ul/ns est /ibcr /ani via/ns u/ non a/iqna par /e prosi/ ; non vi è libro tanto cattivo che per 
qualche verso non possa giovare. Siccome, però, dei libri non .solo cattivi ma pessimi addirittura, 
e peggio che pessimi, se fosse possibile cosi (lualilicarli, ve n'è, pur troppo, in abbondanza, cosi 



192 NOTIZIE 

per quei giovani che trovassero comodi i citati aforismi a far scusare, magari dinanzi alla loro stessa 
dignità, certe letture mi agretto a far osservare che delti aforismi vanno interpretati nel senso 
esposto dal Diderot, e cioè che forse non vi sono libri cattivi per gli uomini di buon senso, nello 
stesso modo che dei libri buoni non ve ne sono per '^V \mhin:\\\i: J/ >i\y a piunt de- òons /ivrex pour 
un so/ ; il ii'y c'ii a peiil-i'/i e /^iis un iiiiiiivnis poni un honnnc de st-ns (Diderot, Ociivres coinplcles, 
t. IX, p. 46;i. 

Terminerò la mia rassegna con 1' iscrizione che leggesi su una lapide all'ingresso della libreria 
nel palazzo Vizzani di Bologna, iscrizione che sulle porte di tutte le pubbliche biblioteche torne- 
rebbe opportuna come anunonimento a coloro che vi entrano solo per passatempo, e anziché stu- 
diare i liliri, si divertono a ^^uastarli in mille guise. Ter costoro dice (]ueir iscrizione : 

l'KiilU OMNES SHCVIU I NGURDI AN TlM-t 

VJDKANT HI- l-l;VANTrK 

IMPKoni VKKO KKSII'ISCANT VKL AIU-ANr 

i galantuomini entrino tutti sicuri, vedano e di ciò di cui avranno preso conoscenza traggan pro- 
fitto ; gli altri o si emendino, o se ne vadano. 

Il medesimo concetto si trova espresso nei <lMe distici latini citati <U1 venerando Leopoldo 
Delisle, r illustre ex-bibliotecario capo della Nazionale di l'arigi, nel discorso da lui pronunciato 1' 8 
marzo 1903 in occasione della festa del cinquantenario del suo bibliotecariato; e quei due distici 
tiieritano anch'essi essere divulgati perché contengono altresì un avvertimento che può convenire 
non solo ai fretinentatori di biblioteche disutili a sé e dannosi agli studi, ma benanco agli impiegati 
poco zelanti del loro ufficio : 

MiìKimci dcbftur Uhris rfveteniùi: si ,fi,lv 
lììtpatieits qiifie' ii sef;tie niìiiisteriiitit 

Bibliotlucatiim prociil e feiiftinliòiis eslo 
ImpiiK, rt iili„.]uam liinina sacra t»at ' 

il più grande rispetto è dovuto ai libri ; e se (|nalcuno incapace tii sopportare la fatica cerca un 
ufficio da fannullone, questo empio stia lontano dalle biblioteche e non ne varchi mai le sacre soglie! 
K giusto però notare, per ciò che si riferisce agli impiegati delle pubbliche biblioteche, che 
ordinariamente soltanto essi, servi dei libri, non traggono da questi grandi soddisfazioni, proprio 
come quei tali custodi degli harem a cui li paragonò un giorno, con autorevole competenza, il 
conte Domenico (inoli. 

Il commercio librario tedesco e il •■: Borsenverein • di Lipsia. — • Nella Nuova 
Antolo)iìn del 16 aprile il doti. G. Giliberti-Cosenzr condensa in interessanti pagine la storia del 
commercio librario di Lipsia, da quando nel 14S1 vi fu fondata la prima statnperia fino a questi 
ultimi tempi, in cui la gran città tedesca ha visto sorgere gli stabilimenti più colossali a cui abbia 
mai dato luogo l'industria della stampa. 

Chi arriva oggi a Lipsia sente veramente di essere nella metropoli dell'arte e del commercio 
librario, nella patria dei Baedeker, dei Breitkopf, dei Brockhaus, dei Meyer, dei Tauchnitz, di 
'l'eubner, di Weber, e di tanti altri illustri editori ai quali la città deve il suo colossale sviluppo 
librario e la fonte maggiore della sua prosperità. 

Nessun altro ramo del suo commercio le dà una impronta cosi caretteristica, nessun altro ha 
diffuso nel mondo la sua fama, quanto il commercio librario. 

Eppure non risale, si può dire che a 140 anni addietro. Nei .secoli .wi e .wil il maggior cen- 
tro librario della Germania è stato Francoforte, la cui fiera era tenuta in assai maggiore conside- 
razione che quella di Lipsia. Vere e proprie librerie allora non esistevano in Germania, ma i libri 
venivano venduti insieme ad altri oggetti come un genere di mercanzia. 

l'recursore del vero commercio librario fu Antonio Koberger di Norimberga (1472-1540,1, che 
istituì i coinmcssi librai viaggianli. Essi dovevano visitare i dotti e le Università, raccogliere com- 
missioni, prestarsi come intermediari fra gli studiosi delle diverse città, intervenire alle fiere più 
importanti, quella di Breslavin, l'osen, Naumburg, Krancoforte. 



NOTl/lH 193 

IviiionuitissiiiiM (|iiesla : e in essa 11 cotiiiiiercio ilui libri era polijjlDUa ed iiiteriiazioiiile ; i li- 
brai italiani vi avevano gran parie. 

Ma in che forme cnriose si esercitava allora il ncjbilc commercio dei libri ! Veniva stabilita una 
somma luiih der Halleiiscìiiini , vale a ilire per (inaliti libri riiniiti in balle si potessero legare con 
nna conia «li mia <eita misura; e ([mste balle poi nn libraio scambiava con l'altro. I librai olan- 
desi per lina balla ilei loro libri domandavano in cambio <|iiatlro o cimine di ([nelle dei^li altri, e 
ciò perché le edizioni dei classici Ialini, erano tennte in (|nel tempo in molto maggior pregio die le 
edizioni tedesche e degli altri p.iesi. 

Nel I ili,; un libr.iio di Amburgo conipiU'} e slamp(') il piimo catalogo, ove comprese lutli i li- 
bri ila Ini messi in vendila, 

Onindi si cominciò a pubblicare anche nn caUiloiio iilfuiak' [ter la grande li-ra di h'iancolorle. 
Onesto Mt-sska/n/oi; (catalogo della lieia) fu per il secolo -\\i e per (piasi tutto il .wii il solostrn- 
mento bibliografico importante, e la sua pubblicazione coiitiiuu) ininterrotta tino al 17 ;o, 

.Si ces.s(> di piiliblii .ulu (ler la scemata importanz i dell.i licra stessi, non essendovi più iiilcr- 
veiuiti i librai italiani. 

Anche dai restanti paesi cattolici dmhniii il concorso dei forestieri bil.iliolili a l''ranc(_)forte, tin- 
che nel \-\>ù i pni importanti editori della Ciei iiMiii.i setteiilrionale rinmiziarono .i parteciparvi e 
andarono d'allora in pi)i sulaiiieiite a (piella di l.i|)sia. 

Onesto fatto ebbe iiiiporlanza grandissima, giacchi.' segiuj l'inizio dell'aureo periodo della 
industria libraria e della fiera di Lipsia. Il Mcss/cala/ni; continui) da allora a piiliblicarsi solo per 
ipiesta liera, e seguitò senza intermzione lino al 1860. 

ci? 

Organizzandosi a Lipsi.i il commercio librario, si andò facendo sempre più maturo e sentito 
il bisogno di una associazione Ira i librai. 

Cosi sorse nel \~u~ il /•ih .u'//Zt'i r/n t/r'i dt'uliclit-it Htu hhdii.ili:i\ cioè l'associazione dei librai 
tedeschi, che ha appunto la sua sede <i Lipsia. O^gi il potente e lli)ridissinio sodalizio, cui appar- 
tengono jioo membri, può dirsi 1111 vero governo per 1' industria libiaria tedesca. Ha ufHci per lo 
scambio, lissa il prezzo corrente dei libri e lo sconto per le liiblioteche, i.- riuscito a eliminare colla 
energica e vigile sua opera, la piaga dell.i 1 is/ainpii fin/iia, ha inlliiito sulla legislazione germa- 
nica intorno ai diritti d'autore. Ha inoltre stabilite delle consuetudini ili trattamento fra librai ed 
editori, ed anche fissate le norme per i rapporti Ira editori e scrittori. 

Il Ciliberti-Cosenza ci descrive la cospicua selle dell'associazione posta, dal l'S^S, in un pro- 
prio palazzo, che costo un milione di marchi. ICsso racchiude 1' uliicio commerciale, la redazione e 
la stamperia del /liii st>ih,'a/f, una scuola di librai, un'esposizione permanente di industrie attinenti 
al libro, la biblioteca, il iiuiseo, sale di disegno, di letteratura, ecc. 

L'n intermediario importante del glande commercio libraio tedesco è il ioinì)i!Ssio)ia) io. 
Ogni editore e libraio teilesco è rappresentato presso uno dei comtiiissionari, i quali risiedono 
quasi tutti .-i Lipsia, nel (juartiere libraio di .San Giovanni, tranne pochissimi a iierhno e a Vienna. 
L'editore ha presso il suo commissionario un deposito delle [iroprie edizioni. A Ini e non mai agli 
eilitori, si rivolgono, nel bisogno di libri, i librai. La comin issioiie e la spedizione in tal modo ven- 
gono fatte con grande f.icililà e celerilà. 

Le forme di acquisto vengono distinte cosi: 

((. < . vale a dire <; condizione, quando cicè il libraio ri( hiede il libro per poterlo mostrare 
allo studioso che desidera esaminarlo senza impegno di sorta ; 

Jesi, cioè acquisto ii tonto fisso, ma di cui il libraio si liseiba il pagamento in un giorno 
fisso dell'anno, che è il primo lunedi di maggio; 

baar, cioè l'actiuisto definitivo dei libri per contanti. 
Nell'aprile i librai tedeschi preparano un inventario dei libri che tengono in deposito dai vari 



'94 



NOTIZIE 



editori ; e questi agevolano il compito inviaiulo dei fogli stampati con tutti i titoli delle opere di 
loro edizione, e con finche laterali. Nel detto lunedi i commissionari convenuti al //ihsf/n'rrein 
ricevono il frutto della loro operosità, ritenendo sui pagamenti una percentuale che varia dal 3 al 
5 per cento. 

Quale importanza abbia oggi il commercio librario di Lipsia, si comprende agevolmente se 
si pensa che vi sono circa tni//e ditte librarie, delle quali 153 si occupano di commissioni. 

1-a produzione dei volumi, editi in Germania, ch'era approssimativamente intorno a 20,000 
nel secolo xv, a 100,000 nel xvi, a 200,000 nel .xvil, a 500,000 nel xviii, ha cei taniente sorpassato 
il milione nel .\i.x. Nel 1906 si sono pubblicate in Germania 30,000 opere. 

Vi sono attualmente in Germania 4517 stamperie, occupanti 44,000 persone. Ma in mezzo ai 
grandi utili materiali di fiuesta immensa industria del libro, si fa .sentire la crisi dell' abbondanza 
in cui essa ora si trova, più che altro per l'eccessivo e sempre crescente numero delle Case librarie. 

La nascita del giornalismo in Inghilterra. — Nella prima metà del seicento abbiamo 
a Londra la nascita della stampa periodica, del giornalismo propriamente detto. Il giornalista più 
ostinato fra i concorrenti, poiché finisce col restar padrone del campo e, in compen.so di poco più 
di duecento franchi che versa ogni anno per riparazioni necessarie alla chiesa di S. Paolo, ottie- 
ne il monopolio della vendita di notizie. È notevole il fatto che al suo primo apparire il giornali- 
smo fu soggetto ai più feroci maltrattamejili da parte del teatro: questo era allora grande e po- 
tente e l'altro umile e debole. Poi l'umile è divenuto superbo, il debole onnipossente e il gior- 
nalismo ha reso al teatro pan per focaccia. Di quel tempo c'è anzi — e Augusto Filon l'esamina 
nel Joinnal des Débals — una intera commedia di Ben Jonson, il bizzarro e geniale conmiediografo 
contemporaneo di .Shakespeare, dedicata, al giornalismo. H intitolala: The Staple of News. « La 
fabbrica di notizie». È arrivata a Londra la principessa Pecunia (la Ricchezza) e molti le danno la 
caccia: fra i molti c'è niesser Cymball, proprietario della Fabbrica di notizie. Egli non riesce ad 
accaparrarsi la principessa, ma ne trae guadagni lanciandola nel pubblico e procurandole un grande 
successo. Il simbolismo è chiaro; i giornalisti tirano ai quattrini. L'autore mette in ridicolo l'ine- 
sattezza delle notizie giornalistiche, affermando che dalla Fabbrica di messer Cymball se ne spac- 
ciano di questo genere : « Il Gran Turco s'è convertito al cristianesimo; solamente, per fare arrab- 
biare il Papa, s'è fatto anabattista». Oppure: « Un'ostessa di Londra ha scoperto il moto perpe- 
tuo». Altra bugia che pareva allora la più grossa di tutte: «Gli olandesi hanno scoperto un con- 
gegno sottomarino per andare a incendiare i vascelli spagnuoli a Dunkerque ». \\t\\ Jonson non 
immaginava, nel 162;, che quel fantastico e quasi ridicolo congegno sarebbe stato, a meno di tre 
secoli di distanza, una reall.'i comune: la torpedinier.i ... 

Prepotenze doganali. — Xel mentre andiamo in maccliina ci perviene 
un telegramma dal nostro spedizioniere di (renova, che la dogana marittima ha 
sequestrato una nostra spedizione contenente un esemplare dei commentari di 
Cesare stampati a Londra dal Tonson nel i 7 i 2 e diretta ad un amico di New 
York il quale ci aveva pregato di inoltrarglielo, ('hiesto telegraficamente il 
perché di tale arbitrario sequestro ci fu risposto che occorreva un permesso 
d'esportazione della (ralleria. Replicammo per dispaccio che un libro poste- 
riore al 1,500 non va soggetto a tale operazione, come del resto fu da noi os- 
servato espressamente sulla lettera di porto e pregammo la dogana di non 
trattenere la spedizione jjer non arrecarci inutilmente dei danni, ma invano ; 
la dogana ci fece rispondere che è in pieno diritto di sequestrare la cassa e 
di spedirla a spese nostre alla Galleria di Firenze per i relativi documenti 
d'esportazione. Alla nostra minaccia di procedere contro la troppo zelante do- 
gana per i danni, ricevemmo la consolante risposta di poter fare quel che a noi 
pare e piace. Di fronte a tale prepotenza siamo veramente addirittura impotenti e 
non ci resta altro che subirne tutte le conseguenze ? Protestiamo altamente con- 
tro simili prepotenze ed alzando la nostra voce d' indignazione ci rivolgiamo ai 
ministri dell' istruzione pubblica e delle finanze con preghiera di porvi un freno 
e di dar le opportune istruzioni perché gli uffici doganali rispettino od imparino 
piuttosto i regolamenti altrettanto quanto si chiede a chi paga ogni sorte di tasse. 



Fri5HI.ICAZl()XI DI CARATTHKH 151151 lOGRAFlCO 



'93 



riil)l)licazi()iii (li carallcre liiblidorafico 
e inionio alla stona deiraiic lipourafica 



t'KiN'CE o'Hssi.i.NC. I:liidts sur l'ai t de la Ci a- 

vitii- sur luiì.s à l'eiiisi-. I.es livres à lìgiires 

vciiitieiis de la fui <iii X\' • siede et dii coni- 

meticenient <iii W'I . l'ioteiice, l.iliraiiìe Leo 

S. Oisclilci. l'aris, I.ihrairie Henri Ledere, njoy, 

voi. L 504 pp. in fol. Con moltissimi facsi- 

inili nel testo e tavole a parte. 150 lire. 

L'annunciato e con tanta impazienza atteso 

primo volume dell'opera momimentale tiel l'rin- 

cipe d'Lsslins è lilialmente uscito e possiamo 

dire senza tema d'esagerazione o d'adulazione 

che l'aspettativa più ardita è stata superata 

dalla realtà. Il volume che abbiamo dinanzi a 

noi è un capolavoro sotto tutti i rapporti: il suo 

valore intrinseco è indi.sculìbile e l'estetico non 

lascia nulla a desiderare. 

Comesi sa l'opera completa dovrà abbrac- 
ciare quattro volumi nei quali l'autore s'è pro- 
posto a descrivere ed illustrate tutte le edizioni 
stampate a Venezia dal 1450 al 152Ì ; il pritiio 
or ora u.scito è dedicato al periodo dal 14 io al 1490. 
I, 'autore ha conservato la disposizione adottata 
per il suo primo saggio della bibliografia del Li- 
2'res à fiiiiiires vt'iiilifiis pubblicalo nel 1892; egli 
fa cioè seguire M'edi/io princeps tutte le succes- 
sive e in tal guisa ci è dato di poter confron- 
tare fra di loro le illustrazioni delle singole eiii- 
zioni e di riconoscerne tutte le nunlificazioni, 
mentre d'altra parte egli evita tulle le inutili 
ripeiizioni laddove dei cambiameiUi non furo- 
no introdotti, rinviando il lettore ai legni <lel- 
V editto piiiiccps. \\ belisi vero che con ciò si 
rende un po' dillicile la ricerca di tal o tal altra 
edizione, ma quest'inconveniente sarà tolto cogli 
indici che dovranno essere e saranno certamente 
copiosi ed esatti. Neil' opera dedicata ai libri 
veneziani incontriamo anche certuni di Firenze 
e d'altre città d' llalia e persino di altri paesi, 
e ciò si spiega col latto che l'autore ha rite- 
nuto l'origine delle loro illustrazioni per vene- 
ziana o almeno ispirate dalla scuola veneziaim. 
K notorio che l'autore non ha risparmialo tempo, 
fatiche e spe.se per rendere comiileta la sua 
opera ; le pagine del volume tradiscono il grande 
suo entusiasmo per la materia da lui trattata 
unito alla profonda dottrina. .Sappiamo che il Prin- 
cipe d'Essling è uno dei piti appassionati bibliofili 
del mondo ed in possesso d' una delle più ricche 



e preziose biblioteche, la cui specialità consiste 
a|ipunto nei libri figurati ; tua oltre a questa 
fonte egli è ricorso, a ben cento altre hibliole- 
che pubbliche e private d' Italia, (Germania, Au- 
stria, Francia, Inghillerra, Spagna e Svizzera. 

L'opera esordisce colla l'assio /'. N. Jesu 
Chi isti, un libro xilografico cui l' autore asse- 
gna l'anno 14^0 e l'origine veneziana. Onesto 
cimelio che si trova nel Cabinctlo Reale di 
Sttiiiipe di lierlino e consiste di 9 carte senza 
paginature e segnature, con iS incisioni stam- 
pate sul recto e vei so delle carte, era già stalo 
oggetto di uno studio che il l'rincipe ha in.serito 
nella (.nizelte des lieaux-Ai h del tuo;; ; egli lo 
lipiirta naturaliiiente nel suo volume con tutte 
le 1 i|>rodu/-ioiii e con tutti gli argomenti com- 
provanti l'origine veneziana di questo libro .xilo- 
grafico. L' autore conl'ronta le incisioni di questo 
con (|uelle ilelle Devote ISIeditazioiii di .S. Ho- 
naventura, edizione veneziana del 14S7 e prova 
che le ultime sono in tutti i particolari copie 
servili dell'edizione xilografica, <lella quale non 
si conosce che l'unico esemplare di JJerlino 
mancante però almeno di una carta, cioè della 
raliigurazione della resurrezione di .S. I.azaro 
colla (piale esordisce appunto l'edizione citai. i 
di S. Bonaventura. 

Dalla data del 14^0 l'autore viene sùbito al 
1460, nel cpial anno, come si sa, Giovanni da 
.Spira pubblicò il primo volume uscito da torchi 
veneziani, cioè il Plinio, ìiistoria naturali^. lui 
appunto di (piesl' edizione rara e preziosa l'aii- 
toie ci f.i conoscere un esemplare della Nazio- 
nale di l'.uigi che ha un contorno di pagina mi- 
nialo, del (juale tre lati sono impressi con legni 
incisi; il Principe d'i^ssling ci rassegna un Tito 
Livio del 1470 (esemplare Corsini) che ha il 
medesimo lato su|)eriore ed interno tlel con- 
torno, ed un Trapezuiitius del 1470 col meile- 
sinio lato inferiore del contorno del Plinio del 
\.](vi. Iiiiorno a cpiesto genere ili libri l'autore 
ha pubblic.ito un articolo interessantissimo in 
(piesi.i Rivista sotlo il titolo I.es pi eiiiieis 01 - 
iieineiits .x rlo!;iap/iit;/ies daiis les Irere.s de l'è- 
k/,vc *, <lescrivendo l'esemplare nostro del Pli- 



l.j -HilUolHij, Vili, i2i-iu'9. 



196 



pubblic:azioni di carattere bibliografico 



Ilio stampalo da Nic. Jenson nel 1472 eh' ti;'' 
cita pine nel sno voliniie. Seguono poi le edi- 
zioni pliniane <ii Venezia del 15 ij, 1516 e 1525 
con incisioni di cui il volume offre dei saggi e 
si passa all'anno 1470 del quale l'autore ci fa 
conoscere l'esemplare della Palatina di Parma 
di De offuiia del Cicerone stampato da Vinde- 
lino da Spira il 13 agosto, la cui prima pagina 
è ornata da un contorno inciso da tre lati e poi 
miniato. Volontieri avremmo continuato la no- 
stra rassegna lino al termine del primo volume, 
ma trattandosi di un'edizione nostra non vor- 
remmo sembrare un Cict'ro prò domo sini e la- 
sciamo ad altri il compito di scrivere la recen- 
sione adegnata all' importanza <lella pubblica- 
zione, sicuri però die per le poche righe da uni 
qui scritte ninno potrà tacciarci <li parzialiià. 
Come abbiamo accennato ([ui sopra, il volume 
finisce coiranno 141 10. L'autore ha apposto a<l 
ogni edizione il numero progressivo, e ben 550 
vi hanno trovato l'esatta descrizione. K degno 
dinota che di ogni edizione fu data l'esatta trascri- 
zione ilei titolo e del colofono e la collazione bi- 
bliografica. L'esecuzione tipografica è addirittu- 
ra insuperabile; i dicìics sono d'una nitidezza 
straordinaria e quasi sem|)re della grandez/,.i 
degli originali. La carta adoperata ha il carai- 
tere di quella delle edizioni antiche tanto per 
la pasta che per il colore. Una parola di elogio 
speciale ci sia permesso dì rivolgere al sìg. 11. 
de Navailles-Banos peri facsimili tirati a colori : 
essi sono d' \in effetto tale da farci dimenticare 
di essere davanti a riproduzioni anzichc ad 01 i- 
ginali, e ciò è tutto dire. 

Ci passiamo degli elogi all'indirizzo dell'au- 
tore, perché non potrebbero essere mai adeguati 
ai suoi meriti, ma ci permettiamo solo di con- 
gratularci .seco lui vivamente e di augurarci che 
presto sia compiuta l'opera da lui si frlicemenie 
iniziata. 1.. .S. O. 

Avv. I\L^RCEI.LO FiN/i. / ìrali (fi /'a/s<>. Voi. 1, 

Bibliografia, Diritto antico, Diritto romano. 

Torino, Fratelli Bocca editori, i'in7, XL\, 

3S6 pp., L. 7- 

Un libro ili giurisprudenza recensito in que- 
sta Rivista ? Onesta esclamazione che è anche in 
pari tempo domanda, ci suona all'orecchio dal 
coro dei cortesi lettori e risiìondiamo subito che 
merita davvero d'essere loro segnalata per l.i 
ricca bibliografia che precede il volunie. .Siamo 
oltremodo grati all'egr. autore di averci inviato 
il suo poderoso lavoro, perché la letlura ci ha 
procurato un'ora veramente piacevole. Confes- 
siamo d' essere digiuni di erudizione giuridica 
e di non aver alcun' intenzione d' a|)propriarcela. 



ma quel che l'avv. Marcello Finzi svolge nel 
volume non è — come dal titolo si potrebbe 
credere — mia dissertazione giuridica lon di- 
mostrazioni aride e faticose, ma la storia uni- 
versale del diritto con riguardo speciale al tema 
che l'autore s'è prefisso. Egli parla — e certa- 
mente con competenza, giacché non è novizio 
nella letteratura ma vi s' è già distinto con molti 
altri lavori a.ssai apprezzati — egli parla del di- 
ritto dell' ligitto ed altre monarchie barbare, 
degli Ebrei, Assiri e Babilonesi, Fenici e Car- 
taginesi, Lìdi e Persiani, dell' India, degli Arabi, 
dei Chinesi ed altri popoli mongolici, della Gre- 
cia ecc. ecc. Ma lasciando in di<parte la storia 
e la legislazione comparata utilissime per la va- 
lutazione critica del diritto positivo attuale e 
che forniscono le basi per una salda costruzione 
giuridica, vogliamo <ledicare alcune parole alla 
bibliografia speciale preme.ssa al volume. Essa 
fu compilata dall'autore con ogni cura e di ciò 
i lettori saranno convinti dal solo numero delle 
opere ivi citate che ascendono a ben 670. L'egr. 
autore ha perfettamente ragione .se fa prece- 
dere la ricca bibliografia delle seguenti osser- 
vazioni : « Ci sembra non potersi pre.scindere 
della esposizione della bibliografia essendo ne- 
cessario per la completa conoscenza di un ar- 
gomento di avere notizia della produzione scien- 
tifica formatasi intorno ad esso. E siamo anche 
d'avviso che tale esposizione, la (piale è tanto 
ardua quanto generalmente trascurata, meriti 
ogni e più diligente premura ». L'autore de- 
plora in seguito il modo incompleto, superfi- 
ciale e pappagallesco con cui le ricerche biblio- 
grafiche sono conilotte da cosi gran parte di 
scrittori, i quali usano copiarsi gli uni dagli al- 
tri senza prendersi neanche la briga di control- 
lare la esattezza dei richiami : incauti cosi, che 
giungono talvolta di trascrivere perfino i più 
grotteschi eiroii di stampa dei quali erano state 
vittime i loro antecessori. L'autore ammette 
che la sua bibliografia non sia completa (e di 
(juale bibliografia ciò si potrebbe dire?), ma a.«- 
sicur.i di non aver risparmiato fatiche per acco- 
starsi il più possibile allo scopo prefissosi. 

Dopo un esame sia pure fugace della sua 
compilazione non possiamo far a meno di elo- 
giarlo per l'esattezza delle sue indicazioni bi- 
bliografiche, cioè per la trascrizione accurata 
dei titoli, l'indicazione precisa delle fonti ecc. ecc. 

Ed infine non vogliamo sottacere che l' au- 
tore non ha compilato la bibliografia nieccani- 
caincnte sultanto sui titoli delle opere e degli' 
scritti citali, ma che egli li ha letti in massima 
parte e ne dà in note apposite la sintesi deL 
loro contenuto. L. S. O. 



VENDITK PUBBLICI II- 



I 97 



VHNDITE PUBJM.ICHH 



La casa A. G. Gutekunst di Stoccarda 

pose in vfiulita all'MvUi lui.i iiutevulissiiiia collt- 
zione (li incisioni in Ifijno e in rame, ili :i<iinefoiti 
e (ii stampe, che appartennero a >liie di timli 
amatori d'arte di Monaco e KarUniii-. l.i casa 
suddetta Ila pubblicato nn accnralo catalogo, 
elegantemente stampato e con lielle dlnstrazioni 
annunziando il principio della vendita per il 
,s;iorno 13 maggio 1907. Anche questa volta il 
concorso fu as-sai grande, e alcuni numeri fu- 
rono disputati con vero accanimento dai con- 
correnti. Noi qui ci limiteremo a riportare di 
questa vendita i soli numeri < In- li, inni) rag- 
giunto superato il piez/o di Marchi 500. 1 
numeri, i titoli e le note sono tolti d.il catalogo 
<iella casa A. G. Guleknnst. 

,"j. Anonima incisione in metallo del \ll st- 
colo. Cristo in croce con Maria e Oiovanui, 
in ricca cornice ; sull.i croce allegoriche 
figure del sole e della luna, dai lati i <|uat- 
tro Evangelisti. Altezza '.(o, larghezza 
i^i mm. !\1. 'óio. 
,V(. Anonima incisione silogralica francese del 
XV' secolo. Giovai! l'.attista e Ciiovaniii 
l'ICvatigelista in piena llgura, ai loro piedi 
due virili e lìue mulielni ligure, in ginoc- 
chio e pregami ; al di sopra uno scudo 
(]uadripartiio. La ligiira è circondata da 
una cornice riccamenle modellata e porta 
al disotto questa iscrizioii- : « .Sant. |oliau. 
Haptista. .S.int. lohaii. l'.vangclista. jire- 
guak. dna. ])er uons. (pie velila pdiina als 
pauvres. peccadonis. Amen ». Alt. ,^j;, 
largii. 2.'ì; mm. M. i ; 10. 
3i. 1 due xanli Rocco in tinta figura. A sini- 
stra Rocco il martire, al (piale un an.gelo 
tocca, nella gamba sinistra, il bnlibone 
della peste ; press(j al suo c.ipo una bin- 
deruola con 1' iscrizione : « .S. Kor le 
niartr. », sotto un monaco pregante, col 
suo cane. Nel fili» desini l'immagine di 
Rocco vescovo, (he tiene nella sinistra il 
pastorale e alz.i la destra in alto di bene- 
dire ; plesso di Ini un uomo pregante, 
di sopra in una baiuleiuola l'iscrizione: 
« .S. Roc. levtsqiie ». Appiedi della rap- 
presentazione in due divisioni l'ìsciiziont : 
« Sant. Roc. gloiioux martr. vnlliak. nos. 
garder. de. peste, ed. tot. perii — .Sant 
Roc. eves(|. et colVsor. velhak. uos. gardei. 
de tempeste ». Alt. jio, laigh. -ih^i nini. 
.M. I i,6(io. 






1. Anonima incisione silograhca tedesca del 
-W secolo. La nascita di Cristo. In mezzo 
sul davanti .Maria inginocchiata dinanzi a 
GeMi bambino che giace sul suolo, ed t'- 
onoralo (l.i tre Cherubini, a destra S. C>iu- 
seppe seduto, sul tetto del presepio due 
angioli che tengono una baudeiuola con 
l'iscrizione: « Gloriam e\ » al disopra II 
Padre l'Ueriio in ima nube. .Alt. 1-=,. largii. 
100 mm. M. 1030. 

|.\Koi! BiNK. Il Lanzichenecco collo zucca- 
fiasco (aopiaforte). ^L 80;. 

IIa.n's r>iKi.KMAiK. Conrad Celtes. Ritratto 
a mezzo busto in un foglio riccamente or- 
nato, con r inscrizione : « K\ilus acta pro- 
b.it, ipii Ih ne lecit liabet » di sotto il suo 
steiiiiiia. Il cosidelto litiatlodi morte de 
poeta. M. icieo. 

LrcAS C:ranach, La pace della salvezza, 
l-'amiglia. M. 16.S0. 

A. niiiìFR. Maria e il bambino in un'au- 
reola. M. 1220. 

— La salvezza. X'ergine colla scimmia. 

.M. ISHI. 

— La melanconia. ,M. ^s^io. 

— La passeggiata. M. ì^So. 

— l.i> stemma col gallo. M. i.Sio. 

— Lo slemma i:ol teschio. M. 1210. 

— La salvezz.i. Ciistof. con (iesn banibiiio. 
jM. 600. 

- La filosofia e he siede su di un trono, le. 
nend(j nella destra nn libro, nella sinistra 
uno scelti o. M. ~>o 

— L'arco trionfale dell' imperatore .Massi- 
miliano: « 1 )es aller Durchlauchtigisten | 
Gros I mechligsten Fiirsten und flerrn | 
llerrn .Maxiniilians Riiniischen Kayscrs. 
/.Il l.iib und Kuiger (iedrichliuis seiiier 
l';lirliclieu Regiernng .Schlachten und Rit- 
terlii he Tliaten. Gedriickl zu Wieii in O^- 
terreich bey Raphael Uofhalter ». fron- 
tespizio con l'aiiiiila imperiale, 'i figura- 
zioni e un loglio bianco, suH'iiltiino e sulla 
parte posteriore del primo foglio osserva- 
zioni manoscritte di antica mano. M. 2.S01). 

— 11 carro trionfale dell' imperatore .Massi- 
miliano. Grande figurazione in S fogli, 
unito in questo esemplare a due a due 
.M. 2:50. 

— Il (jiiinto disegno di modello da ricamo. 
.M. 07". 

.'\ ce. CSI IN I liKSCiiv<i(;i-:t,. Diiupalo pae- 



iqS 



VENDITH PUBBLICHE 



saggio con un fiume, a sinistra su alte 
rocce editici fortificati, a destra una cap- 
pella. M. 910 
61J. I.iKAS SAN l.KVDKN. 11 ritonio del figlio 
periiuto. M. 770. 

620. — Giovane uomo alla testa d'armali. M. <j9o. 

621. — Gentiluomo e daniacoii un falco. M. 1710. 

622. — Herodias col capo di Giovan Battista. 

Intaglio in legno. M. 6S0. 
640. Andkka Mantegna. 11 Baccanale col lino. ; 
M. ilo. 1 

<.;5S. IsnAEL \AN Meckhnem. La <ianza di He- 
rodias. M. 6300. 
6-,,, _ 11 gran Crocifisso. M. 4500. 
66 u — S. Simone accoglie Gesù bambino, nello 
sfondo la rappresentazione della circolici- | 
sione. RI . 650. 
664 _ L' uomo addolorato .seduto sulla tomba 

con due angioli. RI. 610. 
<-,6:;. — Il concerto. RI. 1610. 

666. — Il giuocalore di cirte. RI. ;5(ìoo. I 

6S3. MONOGRAMMISTA S. E. Salirà del giudai- 
smo. Nel mezzo una donna in vesti grot- 
tesche, che tiene sulla spalla destra uno 
spiedo con il pane del digiuno, e in alto 1 
nella sinistra un osso di maiale ; intorno j 
a lei sei uomini danzanti che portano ai 
(liedi dei sonagli, a destra e a sinistra un j 
musicante seduto. Incisione importante di : 
un maestro italiano contemporaneo del | 
RIantegna. M. 3400. j 

7<i-. (NiEi.i.i). Muzio Scevola dinanzi a Por- i 
seuna. Rappresentazione ricca di figure, 
incisa dal Bellegrini. RI. 1350. 
-„,S. _ Donna in tutta figura che si muove a 
destra, tenendo nella sinistra un pomo, e 
nella destra alzata una spada. Probabil- 
mente incisa lial l'ellegrini. M. 760. 
-OH. — Ornamento ascendente. Al di sotto se- 
duti su chimeriche bestie, due satiri so- 
nanti le trombe, in mezzo nn mascherone 
(ra due chimere, e al di sopra una sfinge 
con due corni d' abbondanza e due cavalli 
niHriiii ; ine. dal Pellegrini. M. 520. 
-10. — Ornamento ascendente. Al di sotto due 
fanciulli che cavalcano su bestie chime- 
1 ielle, in mezzo un satiro maschio e uno 
femmina, e al di sopra altri due chimerici 
animali; ine. dal Pellegrini. RI. iyo. 
--,,._ Ornamento Panneau. Al di .sotto, due dei 
marini, in piedi su delfini: al di sopra nn 
vaso e due satiri legali; superiormente 
ancora un granchio di mare e due amo- 
rini su chimerici annuali ; ine. dal Pelle- 
grini. .M. 1700. 
-, 2. — Ornamento Panneau Al di sotto un tri- 
tone alato ili mezzo a due amorini a ca- 
vallo su delfini ; nel mezzo due satiii suo- 
nanti il flauto, al di sopra una ninfa, che 
allatta due fanciulli ; ine. dal Pellegrini. 
M. 1710. 



■15- 



74.00. 

7S. 



714 (Nielli). Ornamento pieno trasversale. Nel 
mezzo tra dei tralci due uccelli P un sopra 
l'altro, inferiormente a destra la figura di 
un Cherubino, la cui parte inferiore ter- 
mina tra i tralci. RI. 710. 
- Busto di un guerriero, col capo coperto 
da un elmo adorno di una barbuta testa 
di Giano, su nn drago per cimiero. M. 800. 

742. — P. POTTEK. Il bifolco. M. IpO. 

749. RI. Antonio Raimondi. L' uomo con le due 
trombe, probabilmente imitato da Kaftaello. 
M. ,s65. 

764. RE.MHKANirr Harìmensz van RiiN. L'an- 

nunzio ai pastori. RI. 1120. 

765. — Le tre croci. RI. 2500. 
770. — La deposizione. RI. loso. 
-yi. _ La sepoltura. M. 1410. 
^:;5. — .S. Francesco pregante. RI. 
;-S. — X'eduta di Amsterdam. M. 
--,,. — Il paesaggio coi tre alberi. RI. S560. 
782. — 11 bosco. RI. 4S00. 

7S4. — Kremlino. RI. 770. 

'-S6. — Vecchio con lunga barba; busto volto a 
destra. RI. 510. 

71 10. — 11 predicatore ecc. RI. 6^0. 

y,)^, — Busto di un vecchio calvo. RI. 6;o. 

S27. |AKOn Kuisdael. 11 paesaggio coi viag- 
giatori. RI. 2710. 

84^. RIartin Schongavek. Uomo selvaggio che 
tiene due scudi. RI. 510. 

,S4i|. — Cristo in piedi, circondato da sei Angioli. 
Attribuito dal Passavant al maestro Ghe- 
rardo di Firenze. RI. 3700. 

i):;6. RiA.x Klinger. Stampa prova dell'acqua- 
forte di Rlax Klinger per la pubblicazione 
inaugurale del R. RIuseo industriale di 
Berlino. 21 novembre iSSi. M. 010. 
f,j-_ __ 11 pomeriggio in estate. M- 990. 

— Schizzi incisi ad acqua forte. S fogli, i. 
Frontespizio. 2. Dedica pittorica. 3 Siesta. 
4. Principio della primavera. 5. Altalena. 6. 
Persecuzione. 7. Fine del viaggio. 8. Dolce 
f.ir niente. Leipzig, Ale.xander Panz, 1870. 
RI. 6^0. 
_ Una vita. Ciclo di 15 fogli. Acquaforte. 
Opus Vili- 2. Tiratura di prova. Esem- 
plare n. IO. Berlin, 1884. Edizione propria 
dell'artista. Ri. 500. 

Karl Stauffer Bern. La sorella dell'ar- 
tista, Sofia. Testa rivolta a destra. RI. 1020. 
Peter Halm. Testa grande rivolta a de- 
stra. RI. 610. 

Adolf RIenzel. Testa in profilo rivolta a 
destra. M. 620. 

Gottfried Keller. I-'igura intera seduta. 
RI. 7.^,0. 



■_»4o. 



')43- 



9.=i.V 



In una Vendita all'asta a Londra presso 

la Ditta Sothcby In venduia il primo luglio la 
ricca Biblioteca e la collezione di manoscritti 
di Stuart Samuel, e furono in parte pagati 
prezzi eccezionalmente :ilti. Il manoscritto delle 



VENDITE PUBBLICHR 



prime tre epistole del Pope £ssay on 31<xii (per 
l'edizione del i7Si) suscitò viva agitazione e 
fu accanitamente disputato; passò infine al nuovo 
possessore per la somma di 22.500 lire. Le let- 
tere di Gilbert Wliites al Pennant e al I5ar- 
rigton, le quali contengono, come a dire, il 
nocciolo della sua famo.sa S/oiia naturale e an- 
tichità di Selliorne, vendute nell' anno 180S per 
Q125 lire, furono invece ora esitate per 18,750. 
Per otto manoscritti del Tenny.soniano The 
Brook furono pagati 7,00 franchi ; e quattro 
pagine del Barliams Jack daw 0/ A'/ieiins ne 
importarono 3^2 t. Furono inoltre ricavati per 
quattro pagine del Burns The Poets Piogiess 
3S00 fr.; e a 4^50 franchi furono vendute al- 
cune bozze di stampa del Childe Harold con le 
correzioni fatte dal iìyron stesso, che di sua 
mano vi aggiunse altre nove stanze. L'epistola 
del Pope a Cari of Hulligtou intorno al gusto 
raggiunse i 4;C5 franchi, e un esemplare della 
prima edizione della Pantine con note autografe 
del poeta, fu pagato dal Quaritch 5625 lire. Una 



serie di composizioni dello Schumann, tra le 
quali J'siriainx Sie:;,-<ge':ang 182.S fu pagata 
25(jo fr. 



DOMANDA 

Ai bibliografi e bibliofili. 

Faccio caldo appello a tutti (|uei liibliograll e 
bibliofili che conoscessero o possedessero (jual- 
che raro libro stampato in Italia nel secolo XVI'> 
(I5oo-i,o9) non citato dai maggiori repertori 
bibliografici a volermene dare una (|ualuuque 
succinta notizia per poterla inserire in una mia 
« /ìilitiog rafia della produzione libraria Jtaliaint 
del secolo Xl'T » aia di molto inoltrata e di cui, 
spero, fra non molto iniziare la pubblicazione. 

Inutile dire che sarà fatta nel libro speciale 
menzione della persona che mi darà qualche 
notizia in proposito, perché la riconoscenza mia 
verso costoro sarà grande non tanto per avere 
resa l'opera meno incompleta ((piai lavori biblio- 
grafici possono dirsi completi ?i quanto per avere 
contribuito a nobilitare un ramo di studi i cui 
veri cultori sono ancora troppo pochi. 
Franckscd Pizzi 

llibli.jteca Nazionale di S. Marco, Venezia. 



RIVISTA DELLE RIVISTE 



BULI.F.TIN di; HiHi.ioi'iiii.i: i;i di: hiki.ioi"hi:C.\ire. - 

N. 5. .Vai iqn; : 
Lcs Lhrts .riienrts ìmyrhiui an .VI'" el au XV/' siccU. 
par M. Paul Lacombe. - Un hiìUl ciulosrarhe de A/allierhe, 
par M. l'abbé Kupéne (Vriselle. — Vit d'Eslhnnc Jodeìle. par 
Guillaume Colletti, public par M M. vjn Bever. — A'tiiie 
de fitblicalhi:! umnellts. pai M. ('.e<jri;es Vicaire. — Chtoin- 



Juin 190; : 



Ah Um/s de Louis .\/!/. recHeil de U-llies Incdiics «k yeti 
comiies, par M. labbc Eumène Griselle, — i Ve dEslieime Jo- 
delle, par Guillaume Collclel. publié par M. .\d. van Bcvcr. 
— Med.iiUons de winijliire, par M. Jean Bonnerol. — Reme 
i's pul'licalioiis nom-clles. pai M. Georges Vicaire. — C.hroni- 



que 



N. 7. .Iiiillel 



Sur Afén'iiice. ,1 proyos d'une ccrcmonie n-cente. par M. I.u- 
cien Pinvert. — Elie Vinet et ses Irarcinv d'anliiuilcs locale!. 
par M. I>. e:. — Necrologìe, par M. Georges Vicaire. - Chro- 
nique. — Livrea noiireaiix. 

IL MURO F. r..\ SI AMI>.\, Hullcllino llliciale d.ll.i Suciel.i 
Bibliografica Ilaliana. .\nno 1 (N'. S ). fase. ;. — Maggio- 
Giugno UJ07: 

Di' j/cioii ro.(ici r,oii;ii!;hcslii ed l'.slensi ayyjrlencnd .ill'j- 
bale Canonici, Cesare Foligno. — Unj Ninia-Xanns del Ciii- 
qnecenlo. F. N. — F.ncorc IMmanaeli de A/iliw. E. (i. l.edo.<. 
- // processo di un Hhliomane. Lodovico Frali. — Ancora 
Madonna tìerolama de (U'Ioìari. Irò da \'enegone. — / ariJi 
di pia^-a ed i mestieri ambulanti italiani nel secolo XIX. 
Achille Bertarelli. — Tra gli aiiloarajì. F. Mona. — llihlio- 
grajta. — Corrispondenza. — Notizie. 

N'ORDISK liOKTRVCKARKKON'ST. Skandinavisk Tidskrift 
for de grafiska yrkcna. — May 1907 : 
Viri fureninfslif.enfront(,.,.mdrin« od, ett f„rslag. af Hugo 
Logerstriim. — Den typografisha bildl.onslen fiirr och nn, af 
Ajel A. Carlsson. — Nàgol om fSrlappningar. — Ett betv. 
dande Kalalogrerli. — Cari ron l.imic. — tnIrycU fràn en slu- 



I dice-., i /-fjiiUn.i. af K. M. Omslaoslecki,in».ar. af Arthur 
Sj.,gren, 

NORDISK BOKTRVCKAREKONST. Skanjinnvisk l ijskrift 
f..r d;.- i^rafiska vikcna. — .luni telo- : 
Uyill.a .otarde, kunna ridugas fòr alt yidmjl.l/iàll., od, hiija 
yrkessiic/.h'sìieU'u lias v.ir( ./>/.« uISfvare:' — /ydninssulstjll- 
ning. - Kii.iolf Aspy - .Saisprof. — Yrl.esshjlan fnr l:„k- 
hanlre,/.- i .Slocilinln,. — \;,asle Linotype. — Saltmas/.inen 
.innu cn gang ^ ESrcningen („r •Kokhanlrerk, af A.tcl Lilja. 
— Ilslullningcn i f.nnd àr /poj, af C. !.. — Kongress for 
ulgifrare af facilidaingar od, ti.isirifler i Ki,benl,arn — 
'l'idiiingsiasen — Notiser. 

RbVISTA DE ARClllVOS. lil BLIOTECAS V Ml'SFOS. — 
Mar/o-Abril de 1.107 : 
Espaiu en et Con.;reso de l'iena, scgnn la correspon-lencia 
oficial de lì Pedro limne- Labrador. Mar.ìi,cs de Labrador 
(continuaci.lnl, por \V. R. de ViUa-Urratia. — Hedamadones 
de los .\lallor.p,ines llam.,dos .ic La Calle sabre sn condicirin 
sodai, por Juli.cn Paz. _ Oidices m.is nolablcs de la lliblio- 
leca .\ad,inal, por A. P. y M. — El Consejo de C.,slilla ,/ la 
censura de libros en cL siglo Xllll (continuacion). por M. 
Seriano y Sanz. — Historìa de la mùsica en Toledo, por L. 
Serrana. — Epigrafìa catalana de la E.ìad Media : /nscripcio- 
nes sepulcrales de los Candes de Barcelona, lieics de Aragrì,,, 
Keinas. ìnfanlas. ere, (cominuación), por Antonio Elias de 
Molins. — /•:/ Cltalogo -por conceplos ' en las lìibliolecas piì- 
blicas. por M. F. Mourillo. — La estro/a s.ijico-adonika i kanlo 
scalar de Orazio, por K. Roblcs. — Oocimentos : 1. Carras 
del liearo Diego .losé de Càdiz ^conlinuaci.'m). - II. Algunos 
documentos acerca del canto gregoriano, copia, R. por la Santa 
Maria. — ì\'olas Bibliogriftcas. — Variedades : Bèlgica. — 
ììihlio.grafia : Libros espaHoles. por A. Cil Albacele. - Libros 
exira'ijeros. por R. de .Xguirte. - Reiislas eipaiwias. por K. 
de Aguirrc. — Refislas extranjeras. por L. Santamaria. — 
.Seccion ojìdal v ,le noticias 

REVL'E DES BIBLIOTHÈQ_UES. — .lanvier-Mors lyn; : 

I.es Kibliol/,éq„es an Japon, par Andre Arlonne. — Rabdais 
el Villon. par Louis 1 huasnc. — Bibliograpitie. — C/itoni.jue 



Marni 



RIVISTA DELLE RIVISTI 

rils dl< fonJs ( 



Jts Jiihliolìiiques. — Calalo 

ì'ier flravattx et cortef-fondaìice ^c! elìti fiqucsì conhcrvcs à la Hi- \ 

hliolhc.iue de rlmlilut de Fi arce, par Henri Dehcrain. 

RHVLii; i)i;s iiiBi.ioTHi;yi'FS iir akchivks di-; bi;i.i.i- 

QUE. — ^rai-Juln 1907 : 

A. Hay.il. I.e deii.x atlas iiijiiusciils de Cietieii S:^io.,len. — 
H. Nclis faisocialioi, amicale rrofessioimelle des aichiiista. 
jraiHjLif. — O. Grojcan. />eiix collcctions belges. — A. Mis- 
das;h. l.'orgailisalinn des eolleclioiis sigillo-!;taplu\iiies de l'j- 
.<>. Uruxelles et 1-ieiiiie. — V. lourrieur. l.'ail de la iiudailh 
a Vlieclit. (A froyas dn don Jtegeer an Caùinet des MJdail- 
lesh — A. llansav. Ileiiii Vaii Neiia, aichiviite, hislurien et 
auheolngue. — Tli. |-...|hri. Recherches sur Ics oiisines de 
ì'iiiifTimerie à Siene. — I. \'annéius. Le défòt des Archiyes 
Je riùat d .'\r.feis. Accioissemeiil de raiinc ig<,fj. — D. O. 
Bei Mère. KH-li'yhiUs l-elges a,, seriice de Lei.ii .V e de Clc- 
ilieilt V/1. — C. Van den Caute. I.e deyùt ,les Alchives et 
l'Elat il Anrers. .Ueio'si.emeiils de Vaiinee lijnfj. — Uililio- 
grayhie : I. liom.ftes leildiis.- II. A'erae des Reviies. — ('.Ino. 
iiLpie d,--. HiHiollu:,,ie> el Archiies - .\cles et lìocumcnn. 

— .\ctes nf/iciels. 

RIVISTA DKI.Li: liUSMOTKCHi; V DEGLI AKCHUl. - 

M3g!>i"-0iu.i;no Lio; : 
Le librerie yer uso del marinai. V. U. B. — l.^s calalr,::,u-s 
d,: hhrairie. liapfort pie.-^enle a la cin.i-iieine srssmn d„ con- 
i-i.s interiuilioiul ./,-t ,Jitei,is l.ì/ilan ,r,<j'il. par Pieio Bal- 
bera. — Le HUivtcehe al Senjln. — le Hiliùledie e i loin 
bisogni l'in urgenti. Guido Bia^.i — Con-ica delle hibliolee.'ie 
italiane Lodovico lìati — Libri feirenuii alla direttone. — 
!\oti;ie. 
THE LIBRARY. A Keviiw QrJiiiruLV,. Hdilcd Lv .1. Y. \V. 

MacAlisler and A. W. l'ollatd. — .luly 1907 ; 
ll/i.jr Fifteenll, Cenimi/ ìtool.s aie abolii, by Ruben Siede- 

— K/cent Foieigii l.iteiainre. by Fli/al.elli l.^e. — A Fooli- 
sellcr's /Uconnt. e. /5/ry, hy E. Gordun Duft — Ile n„in- 
cey and F. F Dibdin. bv William H. A. Ax.m. - Recenl 
Fiiglisli l.ileiatiire in .Sya'n. by G 1 . Batwicli. — Robert 
Fococìc o( liraveseild. I,y Alex. J. Philip. - ,SV„,,f Sotes on 

he Latin and /•i>li .'.tocl.s of llie Comyagni, o( Stalinne'S. 
by Henry K. Plonei - Miscellanea. - Pie Librari/ Asso- 
ciation and ils lìiaiiclie.'.. by Alfred W. Pollard — Reviens. 
by Hersslord Pile and [.\. W. p], 

THE LIBR.VRY ASsOCIATION Kl( OKI). A monllilv Maga- 
zine of Librarianship and Biblioaraphy — May Kio; : 
The Ligtinj. Ileating and Ventil.iting of Libraries. by A. 
.1. Pliilip. ~ The raison delie of Librar.r Leeliirei, by Char- 
les E. Nexvcumlx-. — A /Iriff .Xlyhabelin:; Niimber. by .lanies 
D S.ewari. - Professional l'eriodieai Liteialiire. - Re- 
vie«s. — Recent Librari/ Piihlicatimis. — Libi.ir,, .Associa- 
tion: P/ocedings and Offici.,! \„lices. - Conesyondeiice. 

.lune l>io;: 

Ciirrent Ciens.— Tlie Libta>>, of the /.ibtari/ Associatiori. 
by E. Windham Aulme. - 7/,» TIioiims Greeimaod Librar,, 
far Librariars al .Uan.Ius/er. by William E. A. Axnn - 
Dcn-e.i/ Ilxyanded. I,y Henry V. Ib.pwood. - l'iofessianal Pe- 
riodical Literaliir,: — Rciie7,s — ,Vo/e> and Nens — .\y- 
yoinlmenls — Obiliiar,/.— .V-shacts „f l.ibiar,/ Reyorts. — 
Library A.<socialir,n 1 lo.e.ding and (IH, dal \otices. - Coi- 
resyondencc. 

.luly 1.107 : 

(iirrent ìlens - ìiìlase Libraries. by .loseph Daykin - 
Forni and ,\lyhabetic LooÌ! CLrssification. bv Ernesl A. Sa- 



] vaue. — Js llie Printed Cat.ilngue doomed?, by W. J. \Vill- 
cock I Tlie i\e.xt F.xamiiialion in Lilerari/ lUstorij : Some 
lltnls lo Caiididates. by Ernesl A. Baker. — Professional Pe- 
fiodical Literatitre. ~- Library Association ; 1 loceedings and 
Officiai .\otices — Corrcsyondenct. 

THE LIBRARY WORLD & BOOK SELECTOR. — May lyo/ : 
Syeciali;alion in Library W'orl,, by Henry T. Coulls. — 
The .\el Pook System, by Horace Barlow. - Comment on an 
.■Irticle concernili^ Library Indicalors, by A. Colgreave. — 
Classi ficalion 0/ Library Fconomy and Office Payers, by A. 
Kirty Gill. — Reform in Inde.xing Metlwds. by Alexander 
Min. . Tlie .Yen- Pnbli: Libraries ììill. - Melalliirglcal Bi- 
bliograyln: l'ari II, by R. A. Peddic. — Libraries and Libra- 
iLiiis. — Librari/ .Usociation. — Corresyoiidence. — The 
liool. .Seleclor. — Pook Xotices. 



— ^-^ .lune 1907: 
■Lo yoyularisc' Refe, 

■ liifre.i,unted Palhs 

■ Women in Librarie, 
an in the Libra,!,. ' 



■nce libraries, by Arthur .1. Hawkes. 
n Classijicalion, by Manor G. Norlh. 
by Rate E. Pierce. — " Loreli, Wo- 
— I i orari/ Ptiblicatious. — A Staff 



.Mannsciyt Ma^afnie. — /.i7.'.i.i- Snotxballs. — A Note 011 
Payer. — liy.lhe-na,, .\otes. - Libraries and Librarians. — 
Public Library Exhiòition. - Librari, Association. - Corres- 
youdeiice — 7/ie liooli .Seleclor. — fievien-. — Fdilorial 

Kote. 

7EIISt;llRIFT FÌR nUCHEREREUXDE. — ,luni 1907: 

lìie Waiidlungen eines Lut/ierbildnis.ses in der lilichillustra- 
tlon des XVL Jahrliiin.ierls Von Alfred Hagclstange. Mit 6 
Abbildungen.— V17/(m,/i Morris. Sein l.eben iind Wirken. III. 
Von Olio von Schleiniz. Mil iS Abbildun-en. — Die Konig- 
Itche Fnixersiluisbibliothei ;u .l/»MS/er /. )f. -,iir Eriimerung 
an die Fiimeihung ihres Seubaues. Von Aloys Bomes. Mit 2 
Abbildungen. - Beiira.fe ;i</ lirabbe-Forschung. Von Arnulf 
IViger. 1. Au5 Gr.,bbes W.inder«il. Mil cinem Einschaltblalt. 
— Clonici- ■ \'on dcn AuLlionen. - Kleine Milteilunjen. 



Juli 1907 : 



Ilie Anfange der .Vai/i-e, (leleiirien l.ese.i;eselhchaft iind 
ihr xeiirandlcr .ieulscher Aiislalten. A'on Heinrich Heidenhei- 
niei. - William .ì/orris .S\;« Leben „nd \\irì:en. IV. Von 
Olio von Schleiniz. Mil 12 Abbildungen. - LSeitrdge ;»r llrab- 
beForschung. IL /.u (Jrabbes ■■ Aschenbrodel. '' Entstehung 
und (Jnellen. \'on Ainulf l'erger. — lìie alleslen l.ieder des 
steicimaiiischen .[rchivs Von .laci.b Keleniina. — Cronil. : 
Die Festscliiiltdei K. K. i.eogiaphischen (iesellschafl in W'ien 

- i'bel vier wenig bekannlo Kupfer der 1S08 - Ausgabe von 
Guelhes Faust - Das Massacie von Glcncoe - Zur dànischen 
und norddcutschen Druckergeschiclite - Eine ncue englische il- 
lusar. - Don Quixole-Au«gabe - Vcrschiedenes. 
ZENTRALBLATT FÌ'R KIKLIO I HEKSWESEN. — .Inni 1907: 

Line reischollenc llandschiifl der sogenannien Libila yanyc- 
ruin. von .1. Lutz — Notes yoitr l'histotre de t'inty rimerie à 
Con!.la',linoyle. pai Viclor Chauvin. — Kleine .Milleiliingen. 

— Lilleraliirberichte und An^eigen. — Nflie Biìcher und Auf- 
sSlr,e Jirm Pibliolelisund lliichne<en. — Anllilliariats — Aata- 
loge. — Die Ilibliolhel;arversaii,mtuns in Bamberg. 



Juli 1907 : 



IJic l'tlichtìieferuntten im Ci 
Esselborn — Siibenle \ersamm 
^erischer 'liibliolheUaie, von H 
Bibliolheksanselegeiiheilcn > in 
nei, e Michiickun. — .Sene line 
theis-iind ■llnchwesen. — Anli.1 



her-ogliim Llessen. von K. 
» der Vereinigwig Scinrei- 
icher. — Fin « Beiral fùr 
■reussen. - Umschau iind 
und Anfs.it;e ;nm Biblio- 
iats — A-alalose. 



Conim. Leo S. Olsciiki, Direttore-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 



1907 - Stab. tipografico Aldii 



Folco Portinari. 3. 



Anno IX 



Settemiìkiì-Ottobke I yoy 



Dispensa f)''-7'' 



La Bibliofilia 

RIVISTA DELL'AKTK ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LECxATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



Per una Visione francescana del trecento 




i^'^^^^S^W 'A'N'N<-> scorso, in un comunicato alla R. Deputazione di storia 
* ^"'^* patria per 1' Umbria raccolta a congresso nella patria di S. Fran- 
cesco, richiamai l'attenzione degli studiosi di letteratura e bi- 
bliografia francescana, più di quello che non avessero potuto 
fan; nel i.Sq4 i bibliotecari De Marchi e Bertolani e il profes- 
sore V. Rossi, sopra il cod. 0- della Biblioteca Universitaria di 
Pavia ctie contiene una redazione incompleta della nota Visioni: 
Ili io (il! FoIìo;ìo scritta da fr. (iiusto della Rosa suo seguace. 
La modesta comunicazione ha avuto recentemente l'onore di essere inserita nel 
ì'iolliitino (\\ quella Soiiitn (i) ma ora m'ac^corgo che essa ha qualche difetto e 
mancando d'ogni confronto con altn^ redazioni della Visione, non basta allo 
scopo di mostrare, a i^lii vorrà occujjarsi ancora dell'argomento, tutta 1' impor- 
tanza del ]5oco noto frammento |)avi>se. La riprendo quindi in seguito a più ma- 
ture indagini e cercherò qui di renderla veramente utile, evitando, fin dove sarà 
possibile, ogni ripetizione. 

.Vnzitutto voglio riparare ad una omissione bibliografica. Ricordando il 
codice miscellaneo della Visioni: già boccoliniano ed ora posseduto da Monsignor 
Faloci Pulignani e le fatiche da lui dedicate alla illustrazione di questo impor- 
tante documento francescano del sec. XIV', era necessario dire che il lavoro 
princi[3ale in materia eoli l'aveva com[nuto nel ujoi col pubblicare intera la 
redazione fornitagli da un codice (\stense confrontata con quella di sua pro- 
prietà e con alcune stampe (2). Io jier la fretta della comunicazione non ne 



(1) Cfr. noli, ecc., voi. XII (imo6), fase. 111. 

(2) Cfr. la Miscellanea l-'rancescana ils lui diretta, voi. Vili (imqi), fase. V. 



La Bibliojilia 



ENRICX) FILIPPINI 



tenni conto (i), p me ne duole non poco anche perché, se quel pregevole stu- 
dio non mi t'osse sfui^'oito, non avrei avuto bisogno di ritornare ora sull' argo- 
mento (2). Ma ci ritorno dopo aver rivisto ed esaminato con maggiore atten- 
zione il ms. dell' Università di Pavia, sicché allo studio delle relazioni col testo 
pubblicato dal Faloci-Pulignani e alla conferma delle conclusioni del mio pre- 
cedente comunicato, posso qui aggiungere nuove e non trascurabili osservazioni. 

Dissi già l'anno scorso che il ms. pavese presentava due mutilazioni, una 
in [irincipio e l'altra in fini'. l,a prima consiste soltanto in poche righe del 
primo capitolo, in cui si accenna all'occasione della l^is/out- del beato Tom- 
niasuccio. Più grave è la seconda mutilazione, poiché per essa mancherebbero 
ben 17 dei 31 capitoli in cui il Paloci-l-'ulignani credette di poter dividere la 
narrazione di Giusto della Rosa, nell'edizione del lijoi. Abbiamo quindi nel 
codice di Pavia quasi tutta la [)rima metà della ì'/.s/oi/i\ divisa però, come 
vedremf>, un po' diversamente. 

Dai confronti poi appare che la redazione [javese della l'/s/o//c è prece- 
dente alle due già illustrate dal Faloci-Pulignani e perciò la [tiu antica fra 
quelle finora conosciute (3). 

Data questa maggiore antichità del ms. dell' Università di Pavia, esso può 
rap[)resentare meglio degli altri la forma originale del documento. Uno degli 
indizi principali che ci riportano a quella forma, è la suddivisione della ma- 
teria in capitoli rubricati, che nei codici boccoliniano ed estense pare manchi 
interamente (4 1 e che io senza rendermi ancora conto esatto dell'importanza di 
questo particolare, feci conoscere nella mia nota dell'anno scorso, ]\Ia il caso 
volle che in quel comunicato e nella stam[ja successiva non riferissi tutte le rubriche 
che si leggono nel codice [lavese : ne rimasero escluse dall'elenco due inter- 
medie sicché gli studiosi [lotrebbero ritenere che alla loro mancanza nel ms. 
corrisponda anche quella dei relativi capitoli e che quindi si deblia aggiungere 
un'altra non lieve mutilazione ilei testo della ì'/x/o/zi alle già indicate di sopra. 
Per questo dovrei qui limitarmi ad aggiungere i due sommari non pubblicati ; 
ma aifinché si veda anche meglio la loro posizione nel rubricarlo, credo op- 
portuno ripeterlo interamente numerandone le singole parti secondo l'ordine 
progressivo dei capitoli a cui si riferiscono (5). 

I. — (Manca la rubrica col principio del capitolo). 

II. — Como lo brafo TIìoiikisìizìo cuiìtava a li (oiiìpa<;iii lo fisfa clic '/ vide in 

paradixo. 



(1) E per questo potei anche lasciar supporre nel mio comunicato clie dopo il 1804 nessuno 
si fosse più occupato della Visioìic e che di essa non si conoscesse altra redazione che quella 
scorrettissima che il Kai.oci-Hulignani possedeva. 

(2) Della pubblicazione del Faloci-Pulignani fui informato poco fa dallo stesso autore, 
che me ne donava anche gentilmente una copia e a cui mi professo qui sensibilmente grato. 

(3) Infatti il cod, estense è del sec, XV e il boccoliniano è del sec, XYl. (Cfr. il cit. studio 
del Faloci-Pi'lignani in ri:', ci/.). 

(4) Lo dice lo stesso Faloci-Pulignani nello studio cit., giustificando cosi la divisione 
del testo in capitoletti numerati da lui fatta « per renderne più facile la lettura ». 

(5) Nella trascrizione ho cambiato soltanto tutte le 11 consonantiche in !■, ho corretto qual- 
che errore e messo a posto i segni ortografici più necessari. 



PER UNA VJSIOXE FRANCESCANA DEL TRECENTO 



III. — Co/jio Insto de la roxa pregava ci beato Tìioinasnzio che li rccuntasse la 

sua visione pes servirla (sic). 
I\'. — Como lo beato Thoinasiizio coinenzì) a cuntare la sua visione de parte in 

parte. 
V. — Questa u è la prima visione cìic vite lo beato 'J'hoinasuzio in paradi.xo. 
\'I. — Como l'angelo e lo beato TliomaswJo viteno venire l'angelo Grabrielo. 
VII. — Como l'angelo e lo biato Tiiouidsuzio veleno venire l' angelo Rapimelo eui/i 

li serafini. 
\^III. — Como lo beato Thonnì vele venire li troni e le legione d'angnoli (i). 

IX. — Como l'angelo e lo beato thomasuzio viteno venire adamo primo i/omo in 

terra. 

X. — Como l'angelo e lo beato 'l'homasuzio staveno insema a ionte///plare e 

viteno venire noè patriarca cum la sua compagnia. 

XI. — Como li sopra, scripti staveno a contemplare e viteno venire Abraam pro- 

plieta cum grande legione de santi. 

XII. — Como l'angelo e lo beati) tiio;nasuzio staveno a sedere e viteno venire duy 

fratelli zone moyses et aron cum una coiiìpagìiia de Santi. 

XIII. — .Stogando li sopra scritti a sedere in paradi.xo viteno venire lo He J )avid 

proplieta cum tutti li profeti. 

XIV. — Como l'angelo.... (2). 

Ora chi paragoni !a divisione della materia stabilita da questo rubricario 
con quella fatta dal Faloci-Pulignani, non trova una corrispondenza completa: 
entro gii .stessi limiti l'editore del kjoi fa del testo 14 capitoli, mentre il co- 
dice pavese ne ha soltanto 13. Ci sarebbe quasi da credere anche qui a un'al- 
tra mutilazione ; ma esaminando bene il testo della Visione ms. si osserva che 
il codicista invece ha compreso sotto un solo sommario la materia di due ca- 
pitoli stampati : infatti sotto la rubrica IV del codice pavese si raccolgono i 
due capitoli che il h'aloci-Pidignani intitola i." .Ipparizione dell'angelo condut- 
tore. 2 " Lotta dell' .in gelo con i Jh:iin)ni della terra e dell'aria. 

]\Ia il rubricario ha oltracciò un valore suo proprio e chi volesse ri[)ro- 
durrc a stampa la l'isione secondo la forma [tii'i antica, non dovrebbe tener 
conto soltanto della notata differenza nella divisione dei capitoli, ma dovrebbe 



(1) Questa e la seguente sono le «lue rubriche die omisi involontariamente nel comunicato 
dell' anno scorso. 

(2) A questo punto s' interrompe la rubrica e la narrazione. Le due parole delle rubrica XIV 
si leggono in fine di pagina come richiamo anticipato di quel che dovrebbe seguire nella carta 
successiva. Al posto del seguito della Visione si trova un doppio foglio scritto in latino ma ca- 
povolto e incollato sul cartone e sul damasco rosso che lo ricopre, come del resto, anche a 
principio. 



>04 ENRICO FILIPPINI 



anche ridare a ciascun capitolo la sua rubrica ed abolire i titoli troppo moderni 
che il suddetto bibliografo ha messo di suo noli' ultima edizione. Né sarà dif- 
ficile, forse, trovare una redazione del documento che sia completa non solo 
nel testo dei caiiitoli come quelle dei codici boccoliniano ed estense, ma anche 
nel testo del rubricarlo, di cui solo il codice pa\-ese finora pare ci offra un no- 
tevole saggio ( I ). 

Rileggendo inoltre il codice Ò7 dell'Universitaria di P<ivia e confrontandolo 
col testo recentemente stampato mi sono accorto di parecchie varianti, che di- 
mostrano che questo non può essere definitivo. Ne riferisco qui alcune prese 
dai capitoli IV, XI e XTII. Nel primo di questi capitoli la redazione pavese ci 
dice che il terzo dei demoni veduti da Tommasuccio si chiamava Giare e non 
Giacere, e il quarto Itriiio e non Afriìin .• di più vi si legge passai/ìa, saltamo, 
<^ioìiseiiio per passaiiniio. saleìiiìiio. s^ioìioiìeiinno : e in fine vi si trovano /e mse- 
gne de i Santi iuiperadori in luogo di le iusei^ìie de i Santi in Paradiso. Più 
importanti sono le varianti degli altri due capitoli, [loichi- qui non si tratta di 
parole sostituite a parole o di trasformazioni lessicali, ma di frasi più larghe, 
di veri e [iropri sviluppi di pensiero. Nel cap. XI dove si parla dell'apparizione 
di Abramo, il testo stampato non dice chi fosse il fanciullo dipinto nell' inse- 
gna che egli portava, mentre la redazione [xavese dopo le parole : fece sacrificio 
a Dio ag'giunge : /', lineilo fantino significa il sito fiala isaacit del i/iiale elio -ne 
Jece sacri/ilio a dia sopra questo altare : e 1" ultimo periodo che per la stampa 
finisce con le parole : e i;ira intorno alla sua sedia coinè (;li altri, per il codice 
di Pavia continua con le parole : de sopra con molte troinhe organi lignti e altri 
soni ed è seguito da c|uest'altro periodo : Xan è cuore de I/omo ni' de creatura 
die sia in questo mondo che potesse dire ne pensare li dolzi e suai'i e pietosi canti 
e soni epe (axevena quelli santi denanzi a la maiestade de dio. Uno sviluppo si- 
mile si legge alla fine del cap. XIII. dove dopo nominati diversi profeti e 
prima dell" ultimo perioiletto il codice pavese inserisce le seguenti parole : Koìi 
te rollo cuntarc de tute le nome (sic) e qiusti faccveno grande fest.i e andavcno 
intorno denanze a dia e riverenza i;rande. Et por tornoreno a le sedie loro in Io 
paradixo e a le loro ìialiitatione con grande ale<;reza balli e canti e sani de organi 
e de tramite e de lignti e de molti altri iìist rumenti . 

Oneste sono le varianti che ho notato in una rapida scorsa a tutto il testo 
della redazione pavese. Una disamina più minuta ed attenta me ne avrebbe 
certamente messe sott'occhio delle altre non meno degne d'osservazione. Ma 
bastino cjueste per dimostrare, insieme con tutti gli altri fatti già precedente- 
mente osservati e con la correttezza del testo e con la bellezza dei caratteri [2), 
che è ben doloroso che una si importante trascrizione della Visione del B. Tom- 
masuccio da Foligno non ci sia pervenuta nella sua integrità. Tuttavia in una 
nuova edizione del documento, se non si troverà una redazione più completa 



(,1) Ignoro però .se il rubricarlo completo già non si trovi nelle edizioni precedenti a quella 
del Faloci-Fulionani, e quindi nel codice o nel codici da cui esse derivano, 
(2) Cfr. per questi particolari il mio comunicato dell'anno scorso. 



PKR rXA \7S/ON/: FRANCESCANA DEI. TRECENTO 205 

di cui tener conto, iiuest" brano di nis. potreblje essere molto utile od ì- per 
dare le jìrove di tale utilità clii> io mi sono fermato ad illustrarlo cosi larga- 
mente. Ma ora m'accoryo d'aviT tatto anche cii") che l'anno scorso avrei voluto 
facesse uno studioso più accurato (1), e di i|uesto chiodo venia ai lettori. 

Enrico Fii.ii'imxi. 



Il ]^i'toìa]io (li Grazioso Benincasa '■'* 



I. austa ; el suo porto, che se chiama san piero. l.a sua senbianza si e doi schollii 
bianchi e tondi alti senza erba ; et questi schollii e lontano 1' uno dall' altro una bale- 
strata. Lassate andare tra l'uno schollio ellaltro, vedrai la valle del porto, che vai entro 
per levante : alferrate dove meglio ti pare. .Nlettendo el prodese in terra averrai all' an- 
chorn passa xx d' aqua da mezzodì quando vieni iiiello porto la penta dello porto del- 
l' ixola dell' austa, la prima ponla da maestro che demora el ci è una secha che stende 
per ponente uno prodexe; e intra questo schollio e la secha si ò una balestrata, et questo 
schollio si è i|uello da mezodi da questi doi ; e nel chul de la valle si ci è la 'chie- 
suola de san pietre, et stai in sulla marina, .\llato cjuesta chiexa el ci è uno buono 
pezo d'aqua. 

Ciuardase lo porto de san piero dellausta colla ponta da grecho de Chazuola, le- 
vante et ponente ; ed è lontano el porto da Chazuola millia quatro. 

Chazuola-Lausta. Lo chavo da ponente ci e stai una ixola che se chiama tlhazuola; 
e si è lontano da Lausta millia quatro; e stai col chavo de lausta nella via del ponente. 
E intra lausta e Chazuola eie stai tre scholli nella via del ponente chon C^harciola, doi 
el ci è uno schollio chome una barella. Lassiate questo schollio da grecho et vai netto. 

l.a Chomola porto chaliandra, che stai in sulchavo da ponente della C^horciola. Vo- 
lendo andare al porto, lassia tutti li scholli da grecho et fa la via de uno schollio tondo, 
el quale mostra buschuto, ed e nero. Lassiate questo schollio da tramontana ; mettendo 
el prodese arrai all' anchora passa x de aqua. Andando ad questo porto, andate da qual 
banda volete de questo schollio, che pei' tutto eli' è netto. Questo schollio ell'é da largo 
da la ponta de la Chorciola da ponente jirodexi doi. Da maestro de questo porto millia 
doi el ci è uno schollio longo et basso, et lontano da la C^horciola mezo prodese. Que- 
sto ferriere è sedie; avendo el prodese a lo scollie, eli' anchora a la via del garbino 
arrai sotto a la nave passe xvi d' aLjua, et chosi è per tutta questa becha da passe x lino 
in XVI de aqua. Entri in questo porto intra griecho e levante ; et questo schollio è lon- 
tane da la ponta da garbino de questo hioche un millio per tutte el golfo ; el ci è 
passe X tino in xv de aqua. E nella via del levante con questo schollio el va entro 



(i) Cfr. il mio comiiiiirato, in tiiie. 

r't Continuazione: v. La lìMio/ùia, voi. IX. <iÌ5p. -• 



ERNESTO SPADOLINI 



chome uno gholfo bene uno millio et mezo. Guardase questo schollio colla ponta da 
ponente dello schollio basso, che dernoia da tramontana sirocho et maestro, ed è lon- 
tano millia doi. Da tramontana de questo schollio del porto da tre balestrate tino in 
quatro el ci è tre scholli. Et andando da tramontana dello schollio del porto, achostate 
a lo schollio del porto quanto vuoli, che per tutto è netto. Et questa bocha è larga dove 
che è più stretta balestrate doi. Chostegiando la ponta da mezodi entri tra grecho e levante : 
chosteggiando li scholli, che è da tramontana, entri nel porlo per levante. La ponta da 
mezodi del porto el ci è uno schollietto piccholo et basso chome una galea el quale è 
largo da la ponta una balestrata. Da tramontana dello schollio basso questo che da maestro 
del porto el ci ò ed è lontano da questo altro uno millio. 

La Chorciola. El chavo da ponente forano el ci è uno porto ; et questo porto siè 
da sirocho di questa ponta mlilia doi; el questo porto si e tre schollietti. Se venissi 
da ponente achostate a la Chorciola quanto che puoi, e andando per riviera te se schuo- 
vre questi schollietti. È larga questa bocha da ponente doi balestrate; et questa bocha si 
è netta per tutto. Richoliite al porto per sirocho; metti el prodese da ponente, ellanchora 
da levante, averrai passe x\- d'aqua ali'anchora. La ponta dello scolilo da levante, ches- 
se stende la ponta per griecho, el ci è secho. Chi venesse da levante allargate uno pro- 
dese e mezo da questa ponta, et vai netto. La bocha che è intra lo schollio da ponente 
et quello de mezzo el ci è pie \' e \\2 de aqua. Guardase questo porto cholia ponta da 
maestro de caccia quarta de garbino ver mezodi, et quarta de grecbo ver lo levante. 

Legina. l^hi volesse andare al porto la sua senbianza si è uno chastello, che stai- 
in sulla montagnia ; et nanze al porto sei ci è li scholli che se chiama gozzi. Lassiali 
tutti da ponente, e vai netto al porto. La prima sembianza di questo porto si è al chavo 
da ponente ammottato, la motta che de' più a ponente. Sotto a essa el ci è el chastello 
de Legina. 

Chalamnta. Volendo andare al porto chi andasse tra Chalamuta e Chalafuta acho- 
state o all' una ixola, o all'altra, e andarai netto che è la secha si è per mezo la bo- 
cha; et questa secha si è de poco tenere, e non à parenza nulla; et de sopra de essa 
el ci è pie vin d'aqua. Et questa bocha a de feriero una balestrata. 

Raguxia vechia. Chi venisse da la bocha de levante infra la ponta de Raguxia el- 
lixola del monesterio per tutto questo è passe x\ ni de aqua, ed è buono fondo per tutto 
a la ponta del porto achostate a essa, ed è netta. Da maestro de questa ponte prodesi 
doi el ci è una secha che à pie xii de aqua. 

Manfredonia. Chi volesse andare al porto vuol savere el fondo suo. Andando lar- 
go mezo prodese dal chavo del molo averai tre passe d'aqua; andando largo uno prodese 
e mezo arai passe quatro de acqua. Stattendo remegiato chol prodexe a la terza cholon- 
da del chavo del molo uno prodese largo, averai sotto la nave passe tre de aqua, e re- 
megiate greche et garbino. Schorrese la chostiera del monte Hno a Manfredonia grecho 
et garbino. El chavo del gengo si è lontano da Manfredonia millia..., e Matinata e lon- 
tana da Manfredonia millia x. et Matinatella è da griecho de Matinata millia doi. E stattendo 
per questa riviera lontano da terra millia doi arai passe nove tino in dieci de .iqua. 



II. PORTOLANO DI GRAZIOSO BENINCASA 207 



Otranto. Chi volesse andare al porto, la sua senbianza per andare entro dalli schol- 
lietti, la bocha che à li schollietti de fuori passe sia quatro d'aqua et tanto dentro nel 
porto. L'altra bocha che è più entro si è passe quatro d'aqua. 

1,'Anchoronata. La senbianza del suo porto si è lo schollio del suo porto, el qua- 
le se mostra. La sua ponta da maestro è bassa, e la ponta da sirocho è grossa; e inme/.o 
de questo schollio mostra basso, et stattendo lontano mostra partito et non e. L'altra 
senbianza di questo porlo si è la motta dell'Anchoronata. \'enendo da pelago fa la via 
della Inchoronata vedrai uno schollio et ciuesto schollio la sua faza da garbino mostra 
trarripata. Da la faza da sirocho stai uno schollio lontano uno prodese, et questo schol- 
lio e picholo et basso, mostra negro et non ci e eiba niente. 

Da maestro di questo schollio, che è alto una balestrata, lontano el ci è una secha 
che mostra sopra aqua chome una barcha, e intre questa secha e lo schollio si è gran 
fondo per tutto. Da maestro de questo schollio alto uno millio stai secho, che ci è pie 
doi d' ai-iua : el suo tenere si è quanto una galea. Questa secha se guarda chol chavo da 
levante dello schollio del porto mettendovi per me' la motta d'alto del Anchoronata 
quella che è da levante. 

Da maestro de questa secha una balestrata el ci e un'altra secha chome questa, ed 
eccie sopra tre pie de aqua. \'olendo andare ad questo porto, lassiando Io schollio alto 
da sirocho e la secha che parte da maestro, mettendo la proda a lo chavo da sirocho 
dell' ixola è netto per tutto, e questo chavo de lo schollio del porto el chavo da levante 
si è netto per tutto. 

Guardase questo schollio, che da el ciulfu, chol chavo da levante dell' ixola del 
porto tramontana et mezo di; ed è lontano el suo schollio del ciuffo all' ixola del porto 
millia doi ; et questo schollio mostra el suo ciuflo bianco. Ossiendo fuora del porto dala bocha 
da levante, el primo schollio che truovi si è netto, ed è lontano da 1' i.xola prodesi doi. 

El sechondo scliollio che truovi è picholo ettondo, et li si stende una secha nella 
via del sirocho prodesi doi fuora, e in questa secha ci è pie quatro de aqua; et questa 
secha mostra longa. Lassia la secha et scholli da greco, et vai netto. 

V'olendo ussire da la bocha da ponente lo primo schollio che parte dallo schollio 
del porto si è largo lo frero mezo prodese, ed à pocho fondo. El sechondo schollio al- 
larga la bocha uno prodese et mezzo. El mancho fondo che abbia è pie x\ii d'aqua. Par- 
tendo el frero per mezo e sbattendo nel porto della Inchoronata, mettendo el prodese 
da garbino ellancora da griecho arai all'anchora passe x\ 1 d'aqua, e state l'Anchoronata 
per levante. Lontano uno millio te stai una ixola longa per tramontana, ed è lontana 
all' ixola del porto una balestrata. 

Liguri. La sua sembianza del suo porto si e fra la via del chavo da levante del- 
l' ixola ; lassiate tutti scholli da ponente. .Xpressandote a questo chavo vedrai una ponta 
nella via del sirocho. L'a la sua via, essopra dessa vedrai duo pezi de muro ; et questo 
muro si è ammerlato. 'l'ruova questa ponta, rechollite nella via del maistro, la ponta 
Ghette dimora da grecho quando te ni colgi al ponto el ci è una secha, e vai uno pro- 
dese fuora a la via del garbino, nella quale ci è pie \iiu d'aqua. Quando sete ad presso 
al porto demorate uno schollietto da maestro, e un altro da siioch.o. 



io8 KRNESTO SPADOLINI 



Brandiso. Volendo savere el suo porto, e la sua senbianza si è dei torri. L' una 
stai da levante del porto, ellaltra da ponente; e stai lontana l'una torre dall'altra milk x : 
et in mezo de queste due torre stai el porto. E stai grecho e garbino lo schollio di santo 
Andrea col chastello de Brandiso et questo schollio à una chiexa in mezo, e non à torre 
nessuna. Chi vai da ponente del schollio de Santo .-\ndrea achostate al schollio quanto 
vuoli tino a la ponta dentro dello schollio che ci è una crocia, e a lo derritto de questa 
crocie nella via del garbino stende una secha per lo tenere de uno prodese. Lassiala da 
mezodì, et metti la proda per garbino, vedi la colonda ch'è mesta in una prieta, la quale 
è in mare, .\lettendo el prodese ad questa cholonda averai sotto la nave xii pie d'aqua. 

Chi venisse da levante dello schollio de Santo Andrea allargate da esso uno pro- 
dese e mezo, et non pili. Quando el schollio te sarà per grecho, metti la proda ad que- 
sta cholonda, chedè in mare, e vai netto al porto. Lassiando tutta la charena da ponente 
e stai lo porto de Brandizo. 

Durazo. La sua senbianza si è uno chavo ixolato, ci quale da la faza de ponente 
mostra vu motte. La motta de mezo è più alta che l'altre. Da levante de queste motte 
mostra più alto el chavo che non è le motte a la scholata de questo chavo. Da la faza 
de levante mostra una motta, e sopra questa motta si mostra el chastello de Durazo pare 
in mare millia xxv. A la dissiesa de questo chastello ver lo sirocho elli è la terra, an- 
dando al porto tutte le motte, ella scarca. Da sirocho de le motte te dimora da maestro 
a la scholata de la ponta si è el porto a la via de questa ponta per mezo eie la secha 
e vai lontana a la ponta millia tre. Stattendo nel porto de Durazo tutto questo terreno 
grosso de le motte te dimoia d.i maestro. 

Durazo. Volendo andare al suo porto, et andare netto da le seche, ell'è uno ter- 
reno trarripato e hiancho, ed à un chavo grosso. Vanne tanto per mezodi chette le metti 
per grecho, e puoi fa la sua via, e vanne tanto ver esso chette metti el chavo da greco 
de la terra per tramontana, e sta la sua via, ellassine le seche de fuora. Questo terreno 
traripato et rosso si è da sirocho de la terra milia quatro ; et stattendo lontano da la 
terra quattro balestrate arrai passe cinque d'aqua ; e stando lontano da la torra in bale- 
strate averai passe quatro d'aqua; stando lontano balestrate ii arrai pie xviii de aqua ; 
stando lontano da la terra una balestrata arrai pie xnn de aquj. ,-\vendo questi remegi 
te stai el chavo della teira da ponente, pei' me el chastello d'alto. 

HI chavo del choifo, che è da mezodi de Durazo se chiama le Melie ; el se guarda 
chon una secha sirocho e maestro, e de fuora questa secha al ditto chavo uno millio e 
mezo, da tramontana de questo chavo un milia el ci è un'altra secha lontana da terra 
millia doi. 

Volendo savere li segni de le seche de Durazzo mt^'ti ci chavo, che e da ponente 
de Durazio mezo milio, ed eciè apresso terra halcnni schollietti picholi. Mettendoli per 
me una montagniuola, che stai al chavo delli pali, quella monlagniola che stai più fuora 
mettila per me tjuesti schollietti, che stai in questa ponta. Elio traripo rosso, che è da 
levante della terra, quarta da levante ver lo griecho, et questo si è uno delli segniali de 
la secha arrai passe quatro d'aqua ; et stando in questo fonno arrai el chavo del chastello 
per tramontana. 



IL PORTOLANO DI GRAZIOSO KEMNCASA 



Ellaltra secha, che è alchuna chosa pii: entro, li ^^uoi segni, avendo el schollietto 
che è in sulla ponta da ponente delia terra, iinarla de maestro ver la tramontana è el 
traripato rosso, che è da sirocho quatro millia da Durazo per levante. Q.uesti è li suoi 
segni, .\lettendo la ponta, che è per me la torre, più alto del chastello lontano da terra 
una balestrata, averai piò w de aqua ; e stando fuora una balestrata e meza, arra) pie 
XVII de aqua. Stando in questo remegio te stai una secha da garbino uno prodese e mezo 
lontano ; questa secha e a la via de mezodi doi balestrate. Stando da levante de Durazo 
lontano \x millia, et millia quatro in mare, arrai passe \n\ de aqua. KI chavo, che a la 
via del mezodi chon Durazo, elli è lontano millia xviii, et ijuesto chavo, tiucllo che è 
più a garbino nella via del maestro, lontano da terra uno millio et mezzo, el ci è una 
secha sotto aqua. A nome questo chavo le .VIelie. 

El porto de Durazo stando lontano da le mura mezo millio, arrai passe quatro de 
aqua. Stando lontano uno millio arrai passe \i de aqua ; stando lontano millia doi arrai 
passe \'ii de aqua. 

Hudova. Chi volesse andare al suo porto, la sua senbianza si è uno schollio ; da 
levante de ijuesto schollio si è che nella terra ferma ci è un aqua che corre a mare. La 
sembianza di questo schollio da la faza del garbino mostra losso et traripato ; da maestro 
de questo schollio el ci è la ponta del chastello. Li qual ponta sopra de essa una mon - 
lagninola, et stai insemeratamente (?) chon questa ponta. Et questo porto de Budova stai nel 
chavo da levante de quella montagnia, quella che parte Pancha de Cataro ; et stattendo 
ad questo porto, questa [nontagnia stai sopra a Li via de la tramontana. La bocha tla le- 
vante del porto è buono fondo per tutto ; e stattendo da levante de la bocha doi bale- 
strate avrai fondo all'anchora passe de aqua. La bocha da ponente del porto si è secho 
per tutto. 

.\ntivari si è da levante de Budova millia mi, et stai el porto dWntivari ; et stat- 
tendo ad questo porto, te stai una montagnia a la scholata. Lassanno la montagnia d' En- 
tivari da levante e stattendo ad questo porto, te stai questa montagna per tramontana. 

Santa maria roxa Catterà. Chi volesse andare al porto de Santa Maria roxa faccia 
la via dell'Arca, et quando te apressi atterra vedi la boca el chavo de san Pelegrino, ed 
è la ponta da ponente de la bocha, et questa ponta è biancha e grossa ; la ponta da 
Sirocho è bassa, e intra queste doi ponte ci è uno schollietto, e attorno a esso è netto. 
.\ndando entro, lassando lo schollio, come tu sarrai a la ponta fitte richolgi per sirocho 
e vedrai una ponta, nella quale è una chiexa, fa la sua via, et metti el prodese aii i^iue- 
sta ponta, ellanchora da garbino, arrai passe xviii d'aqua all'anchora. 

Guardase la montagniola dell'arche tle t'attaro chol chavo de San Pelegrino i]uarta 
de greche ver la tramontana. 

Cjiupana. C^hi volesse andare al suo porlo venendo de pelago la sua ponta ila gre- 
che si è grossa, e la ponta da garbino si è sottile. Intre questa ponta sottile e la ponta 
che è più a garbino, ed è una ponta grossa, el ci è una ponta sottile, la quale è brutta. 
Stando fuora uno prodese arrai xviii pie de aqua ; stando fuora doi terzi de uno prodese 



ERNESTO SPADOLINI 



arrai x pie de aqua. I.a ponta del porto, quella che è da garbino, quella che è da greche 
si è netta. Andando nello porto el ci è tre schollietti: el primo che è da garbino si è 
lontano dal terreno da garbino uno prodese e mezo, ed ù netto per tutto. Intra questo 
schollio e la terra da garbino ci è passe .wiu de aqua chi sorgesse da sirocho de esso 
uno prodese. Da grecho de questo schollio arrai passe xx de aqua. El ci è un altro 
schollio picholo chonie questo : ila levante de (.juesti doi schollietti ci è passe xii de 
aqua. A ci è un altro schollietto più picholo che questi altri doi dal schollio primo da 
grecho tino in terra el ci è mezzo prodese, ed è fondo pie xiiii de aqua. Et questi schoUi 
non à niente de erba, elli altri doi de mare passi tre, ellonghi passi x. Mettendosi que- 
sti schoUi intre griecho e levante lontano uno prodese, et mettendose i'anchora da mae- 
stro de questo scholli passi xx\ el eie serra all'anchora passi quatro de aqua. Stando col 
prodese da garbino arrai sotto la nave passe \ de aqua. Stando in questo remegio te sarrà 
lontano l'altra terra de la valle la ponta che è da grecho de la valle passe lx. Volendo 
savere el fondo eh' è intre la ponta da garbino de Giupana all'altra ponta eh' è da garbino 
de la chalafuta el magior fondo che eie abbia, si è passe xxxiui de aqua ; et el minore 
fondo si è passe xxv de aqua. Da questo ponte in entro el magiore fondo chessia si è 
passe xxini de aqua. Intre Giupana et Chalafuta eholle ponte sue da grecho el ci è uno 
schollio grande, el quale stai sirocho et maestro, chon queste ponte da greco de Giup- 
pana, Chalafuta da la banda de tramon tana de questo schollio grande lontano uno pro- 
dese el ci è uno schollietto picholo senza erba. Et questo schollio grande si è lassando li 
duo terzi da Chalafuta, et terzo da Giupana del Frero. 

El pozo dell'aqua de Giupana si è la marina, ed è chupo uno passo, ellaqua è un 
pocho salmastra. 

Porto malfettano, che stai da maestro de Ragusa millia \ se guarda eholla ponta 
da maestro delli petteni tramontana e niezodi, et chosi se vai in questo porto per tra- 
montana entro uno milio, dove ch'è pia stretto, e sie tre prodesi da puoi che investi 
entro de le ponte del porto el magiore fondo che eie sia è passa x\ni de aqua. Andando 
nel porto vedrai da la banda da grecho nella marina una torrecella chon un muro amer- 
lato che tocha el mare. Lassiatello da tramontana una balestrata, vedrai nella maijna uno 
terreno traripato et giallo, elii metti el prodese ellanchora da garbino, arrai all'anchora 
passe XII de aqua. De fuora dal porto in ver li pettini detìn ammezo paregio el ma- 
giore fondo che abia si è passe xxv de aqua ; ed e lontano el porto da li pettini 
millia doi. 

In questo porto ci si e tie belle valle, et per tutto ci è grande fondo et netto. Et 
in tutto questo porto è pieno de aqua dolcie. El magiore fondo che truovi da la porta 
del porto fino a li petteni si è passe xxx de aqua. 

La principale chonossienza de questo porto (.[uando vieni de pelago si è sopra d'esso 
da chapo de la montagnia tìno a mare a modo de una strada rossa, la quale pare assai 
in mare et per questa che pare strada si è aqua che ne dessienJe 1' invernate a le fiate. 

El ehavo de San Pelegrino. La bocha di Catara: li suo segniali. El ehavo de San 
Pelegrino si è uno ehavo sottile, el quale è piii grosso nel ehavo che non e nel comin- 
ciare del ehavo, et questo ehavo si è bianche et traripato et stende. 



!I. PONTO/.AA'O DI GRAZIOSO BENINCASA 



Questo chavo de San Pellegrino slando lontani' da esso in mezzo d'esso mostra i\o- 
lato, e non è. 

Guardase questo chavo clioll'archa ile Chattara tiamontana et me/.odì. Guardasu que- 
sto chavo de Santo Pelegrino cholla ponta de Santa Maria roxa tramontana et nie/odi', 
ed è lontana l'una ponta dall'altra. 

Malontn. I.a senbianza del suo porto si è che venendo de pelago vedrai imo chavo 
stendente nella via del maistro, el quale chavo si è Malonto glande. Apressandose ad esso 
vedrai da levante de questo chavo apiesso d'esso lo schollio de Malonto picholo. \'olendo 
savere el suo porto da grecho de questo schollio mezo prodesc ol ci è uno schollietto de 
longeza de mezo prodese, ed è alto de mare, dove più e, passe quatro, ed eccie erbe e 
stai largo da terra ferma uno prodese e mezo; e in questa bocha ci è passe .... il'aqua. 
En questo schollietto el largo da lo schollio grande uno prodese; et questa bocha per 
mezo el t'rero ci è piò xvi de aqua. 

Lo schollio grande si è longo una balestrata, e schorrese sirocho et maestro. I.a ho- 
ella de questo schollio da maestro si è larga passe xx\. ed eccie pie x de aqu;!. Andando 
per mezo de la bocha de questo porto, dove che mancho e, è una buona balestrata, ed 
è longo da lo schollietto hno a la valle da maestro doi balestrate. Et per tutto questo 
porto el ci è da passe cinque de aqua tino in sette. 

Stattendo al prodese a Io schollio grande arrai sotto la nave passe \ d'aqua: a 
mezo prodese passe quatro d'aqua. Et questo medexeuio fondo è allo schollio picholo. 

Stattendo col prodese ad esso, arai sotto la nave passe v de aqua, e ammezo pro- 
dese airai passe quatro de aqua. 

lit chosi è per tutto questo porto. E questo porto è assai largo e longo ; ed è per 
tutto alega e fango ; e buon tenedore. Guardase questo porto chol chavo de San Pele- 
grino quarta de sirocho ver lo levante. E lontano l'uno ila l'altro millia iii. 

l'-I schollio picholo la sua ponta da grecho si e brutta, et vai fuora a la ira del 
grecho un terzo de prodese, arrai passa doi, et doi einmezo de aqua. .VI mezo de la bo- 
cha è grade fondo; e per tutto e passe sei tìno in sette de aqua. 

Entrase in questo porto tra ponente et maestro. Lo buono remegio de questo porto 
si uno noragio alto de mare apresso la bocha sedia da ponente. Metti el prodese ad esso, 
e lanchora da grecho, arrai sotto la nave passe cinque d'aqua, e tanto all'anchora. 

I.'aqua de questo porto si e nella valle da maestro in fra terra passe xxx la qual 
aqua e po/o è buono da bere. 

Medova. N'olendo savere el suo porto che stai nel golfo de l.udrino lo chavo de 
Radoni se guarda chon questo porto intrc grecho e tramontana, ed è lontano el chavo 
del porto millia \x. 

Per tutto questo frero et golfo si ù el magiore fondo passe XMll, el minore fondo 
a uno miglio fuora si è passe xxii de acqua : ettutto ò fango, e buono tenedore per tutto 
el golfo. La ponta del porto de Medora è bassa e buscuta e prende intre sirocho e mez- 
zodì. La sembianza del porto si è uno traripato rosso nella marina da sirocho del porto 
mezo millio. In questo porto se rivolgi per tramontana, ed è largo una balestrata, dove 
che mancho fusse. Avendo el prodese da ponente ellanchora da levante, avrai sotto la 



ERNESTO SPADOLINI 



nave passe xi e sotto I' ancora passe xn de aqua : et chosì è per tutto el porto ; e tinto 
el fondo è netto efango, e buono tenedore, ed è uno buono porto. 

Nella via intra sirocho e mezodi e ci è la ponta della fiumara, ed è lontano al 
porto millia doi. Stattendo in questo porto non vedi pelago ed è choverto attutti venti, 
el mezodi, che viene più lontano che nullo altro vento, li viene lontano millia xx. 
Questo vento non dura niente. 

I-' aqua bona elle da la banda de levante da lo porto ; una ponta essopra d' essa, 
el ci è una murallia de chasa guasta. Da sirocho de questa ponta passa xxx el ci è uno 
terreno rosso nella marina, essotto questo terreno chorre un' aqua pichola ; e stai appresso 
el mare, ed è buona aqua. 

E schorese la sua chostier^i da ponente del golfo levante et ponente. 

Guardase el chavo de Radoni chol chavo delli pali quarta de mezodi ver lo gar- 
bino, ed è lontano 1' un cavo dall'altro millia x\. 

.Melada se schorre choll'Austa et chon (^haccia levante e ponente. 

Chaccia se schorre con Bugi entre ponente e maestro 1' uno chavo ellaltro da me- 
zodi ; ed è lontano millia xxx 1' una ixola dall'altra. 

Guardase el chavo da mezodi de santo .Andrea quarta le ponente ver lo maestro 
chonmeloncello chon santo .Andrea la faza da garbino. 

Meloncello ellontano dall' ixola de santo .Andrea millia xx ed ecie uno schollietto 
lontano uno millio da santo .-\ndrea. Santo .Andrea. La faza da levante el ci è un altro 
schollietto lontano doi millia et questo schollio è negro, basso, senza erba. 

Bugia se guarda el suo chavo da mezodi chol cavo de grecho de santo .Andrea, 
quarta de levante ver lo sirocho, ed 0' lontano Bugia da santo .Andrea millia xx. Lessa. 
Se guarda el chavo da ponente chon santo .Arcliangilo, (.|uarta de tramontana ver lo 
maestro. Lausta guardase el chavo da ponente cholla Pelagosa, grecho et garbino. La 
Pelagosa se guarda chon Chaccia, quarta de mezodi in ver el garbino chol chavo da 
levante de la Pelagosa, chol chavo da ponente de Chaza. Stai ad questi segni. La Pela- 
gosa se guarda chol chavo de Basti tramontana et mezodi ; ed è lontano 1' uno dal- 
l' altro millia 1. Durazo se guarda cholla Sazena tramontana et mezodi; ed è lontano 
l'uno dall'altro millia Ixxx. 

Giuppana se guarda cholla ponta da garbino de Cj!halafuta cho la ponta da mezodi 
de Giupana intre maestro et tramontana; ed è lontana P una ponta dall'altra millia doi. 
Chazuola se guarda la sua ponta da ponente chollo schollio che stai in sullo chavo della 
Chorciola, e lo chavo da ponente, che è lontano da la Churciola una balestrata a la 
quarta de sirocho ver lo mezodi : ed è lontano P uno dall' altro millia xxv. 

t^liaccia guardase lo suo chavo da ponente chollo schollio che stai in Io chavo de 
ponente de Chirciola, quarta de mezudì ver lo garbino ; ed è lontano P uno dall' altro 
millia x\-. 

Porto Chaliandra se guarda chon Buci, quarta de ponente in ver lo garbino ; ed 
è lontano P uno dall' altro millia xxx. Guardase questo porto Chaliandra chol chavo de 
tramontana de Lesia, quarta de ponente ver lo maestro : ed è lontano P uno dall' altro 
millia xxv. 



IL PORTOLANO DI GRAZIOSO BHNINCASA 



C'haza se guarda el chavo da nie/odi cliol cliavo de Bugi entie ponente et maestro ; 
ed è lontano T uno dall' altro millia xnn. 

Buci el suo chavo da mezodì se quarda cliol chavo da niezodi' de santo Andrea a 
la quarta de ponente ver lo maestro ; ed è lontana T una ixola dall'altra millia xx. 

Barletta se guarda chol chavo de ISesti a la quarta ile tramontano ver lo maestro; 
ed è lontano l'uno dall'altro niilia xi. (ìuardasc P)arlctta con Manfredonia sirocho e 
maestro, ed è lontano l'uno dall'altro millia x\x. 

C^haza se guarda chon (;hazuola, levante et ponente : ed è lontana 1' una ixola 
<lair altra millia x\. 

Melonciello se guarda elio! cha\o de santo Antirca a la iiuarla de ponente \er lo 
maestro ; ed è lontana luna ixola dall'altra millia xx. Kt questo chavo de santo Andrea 
da mezodì' el ci è uno sclìollio, el quale i lontano dal detto santo Andrea millia.... 

Tremiti col C^hannazi se guarda cimila Pelagosa «.[uarta de garhino in ver lo po- 
nente, ed è lontano Tremeti da la Pelagosa millia xiw lil (^hannazi è da grecho ile Tre- 
meti millia xii. Tremeti e Channazi e la Pelagosa se guarda a la i.|uaita de grecho in 
ver lo levante. Tremeti mostra una motta e tre motte attorno minori. Channazi si e un 
picholo schollietto, ebbasso chome una galea, pare lontano al più che para millia x\. 
Guardase chol chavo de Berti, i|uarta de sirocho in vei' lo levante: ed è lontano l'uno 
all'altro millia xi. 

La Melada si a nel mezo dell' ixola una vallata la quale vallata e dove ciie è più 
alta r ixola: per tutta la Melata ncn eie cliosi' grande vallata, et questa vallata e nella 
cima dell' ixola. 

Santo Andrea se guarda col chavo de Besti intre sirocho et mezodi. Buci se guarda 
chol cha\o de besti a la quarta de mezodi in ver lo sirocho. 

l'arietta. N'olendo savere la nielliore stanzia della sua plagia mettendo la ponta da 
sirocho dello schollio per me' ci chanloiie da levante del chastello el ci è una chiexa, 
che e nel chavo de la terra ila maestro per me' un chassaro, che è infra terra sopra 
Barletta. Et questo si è l'altro signiale. Questa chiexa non e ijuella che è al chantone 
della terra; ella è un'altra che investa alcuna cosa della terra, ed è chiexa biancha, et 
stai a le mura ile la marina. Et sopra questa chiexa el ci è due champanili picholi; et 
questi sonno li suo segniali. Stando in questo luocho arai passe vii de aqua et serrai 
lontano dal chastello uno millio, e da la plagia sarrai lontano uno millio emmezo. E 
questo luocho v chiamato la fossa tle Barletta. 

Chi fosse da ponente de Barletta millia xii, ed avendo el chavo del gengo a la 
quarta de tramontana in ver lo grecho, ed essere lontano da terra Ire millia, aiai passe 
sette emmezzo, de aqua et que,sto se dice e fuora della spareto, per tutta ((uesta riviera 
se dice che sorgendo a passe vii '/., de aqua si è netto, edecie alega. 

Li giuri se guarda el porto del Ficho cholli schollietti che da garbino li giuri entre 
ponente e maestro; ed è lontano el chavo da levante de li giuri chol porto del I''icho 
milia XX. Legina guardase el chavo da ponente de (^haza el chavo del manecho chol le- 
gina a la quarta de tramontana inver el maestro: ed e lontano l'uno dall'altra millia xxx. 



2 14 ERNESTO SPADOLINI 



Cliavo cesto el lontano dal Ficho miliia v, e stai nella via del maestro. 

Santo Archangilo se guarda col chavo da ponente de «Lessa quarta de tramontana 
iiiver lo maestro, et questo porto de Santo Arcangilo è da maestro de porto Olia milia x. 

Giupana guardase el chavo de la Meleda da levante chol chavo de garbino del 
porto de Giupana intre ponente et garbino, ed è lontana i'una ponta dall'altra miliia xii 

El schoUio de santo Andrea guardase el chavo da ponente de la Chalafuta chon 
santo Andrea a la quarta de sirocho in ver el mezodi; ed è lontano l'uno dall'altro 
miliia v. 

El chavo de san Pelegrino se guarda cholla ponta de santa Maria roxa tramontana 
el mezodi; ed è lontano l'uno dall'altro miliia.... 

La riviera de Vinegia da la banda de tramontana se guarda come ve dirò qui de 
sotto. Stando per me' la pignieta largo da terra miHia doi arrai passe viii de aqua. 

("havorle si è da grecho de la pignieta miliia xu. 

La pignieta si è da grecho delli albaroni miliia xv. 

Li Albaroni si è da grecho de Vinegia miliia vui. 

Cerfoni se guarda el suo chavo da ponente choUi scholli da garbino de Orsara 
quarta de maestro ver la tramontana. 

Lania se guarda el suo chavo da maestro cholli prementori quarta de ponente in 
ver lo maestro ; ed è più fuora la pernientora pichola che la grande uno millio. La 
permentora pichola da la faza de garbino è netta, e non ci è niente de erba. 

Orsara se guarda el suo champanile se guarda cho la secha che è de fuora dal 
forano, è schollio mezo millio intre greco e levante. 

El se fai menzione de queste seche, che dirrò qui de sotto, qualchesiesia per po- 
chi se sanno, però che el ci è fondo per navilii: ma pure è buono assavere. 

El se dicie che Budova el chavo da ponente dello schollio nella via del garbino 
miliia doi in mare el ci è una secha. Da levante dello schollio lontano dalla terra ferma 
miliia doi el ci è un'altra secha. 

Chalafuta da garbino de essa uno millio elcie una secha. 

El giacento da la Faza de tramontana el ci e una piana de passe quatro de aqua. 

El se dice che nel chavo de Radova de nioine esselvi el ci è la secha. 

El se dicie che al chavo de Belvadere nella via del mezodi el ci è una secha. 

El se dicie che de fuori dal porto de Paloimo el ci è una secha. 

El Pacheso grande. La sua senbianza el suo chavo da ponente è derupato ; et in 
chavo del chavo à chome uno mostacciuolo chinato a la via da ponente, ed à la ponta 
uno mezo millio in mare uno scolliolo ; ed è largo dal Churfù miliia wiu. 

Nel Pacheso grande el ci è uno porto chesse chiama la schola, e stai entro da 
tramontana in una valle miliia doi ; da levante è sottile, e da ponente è grosso. 

El Pacheso picholo. La sua senbianza si è che è derupato, chorto e grosso, essot- 
tile. Dal chavo de levante el ci è uno schollielto bianco et basso. 

.\nchona : el suo porto. Stattendo al molo al derieto de Santa Maria de Posatore cholla 
nave quanto chellonga una gumena lontano dal molo arrai sotto la nave passe 4 '/j de aqua. 



IL PORTOLANO DI GRAZIOSO lìHNlXCASA 



Chalandose cntio la nave a la via de santo Agustino quanto chellonga ima gumena, 
el minore fondo che truovi anai piò w ni de aqua. N'olendo savere la sedia delle spelle 
quando te stai le spelle per niè San C^himento el chantone del molo da garbino per me 
santo Lionardo si è a chavo de la sedia. Lassando questi segni e andando in ver le spelle 
dove truovi pie x de aqua e dove vui e dove xii ; et questo sedio è per li doi pareti 
de uno prodese lontano da le spelle. 

X'olendo andare per grande fondo, mettendo la pnnta da mare quella ile fuora. et 
schovrentiola dal molo, et schoverta che l'ai, metti la proda al molo, et andarai per 
grande fondo. N'olendo savere el fondo che e intra le spelle e la ponta, lassiandoli doi 
parti del fcriero da le spelle al terzo da la ponta, questo è el magiore fondo. Andando 
per questo segnio el nienore fonilo che truovi sarrà piò xii de aqua. 

Achostandote a le spelle truovi piò \iii de aqua e dove \ii, et per lutto è gran 
prete. 

Avendo santo Lionardo per me el chantone da garbino del molo sarai a chavo de 
la secha. 

Stattendo ad questo segnio si ò tino a le spelle li doi terzi de uno prodese. ed è 
de frero tra le spelle e la ponta mezo prodese. 

Famagusta. N'olendo savere el suo intrare per andare al porto entrando per el mai- 
nare, e andandoli lontano passe xx, arai palmi x\in de aqua. 

Andando in \er la chostanza, mettendo uno chassaro per me, chasetta, che è a la 
marina V uno per me l'altro arrai in sulla secha pie xni de aqua. H questo chassaro ;'i 
presso de esso da la banda de la terra doi grandi alberi. 

Mettendo.... 

(llhii/^a nel iOili\i tutta Li carta iS). 

Rodo chi andasse al poito che venisse da ponente allargate da la ponta de la lena 
mezo prodese, et andarai netto. Lassando i]uesta ponta, el primo molo che truovi quello 
che parte la bocha del mandracchio a chavo de questo molo el ci è una secha la quale 
è fuora del molo mezo prodese, et pare pocho sopra aqua. 

Lassando questa secha truovi el molo, et a chavo de questo molo el ci è la chiexa 
de Sanicholù. Intra questa chiexa el molo el molo de la secha el ci è la bocha del 
mandrachio. 

Da ponente de lo Rodo millia \i el ci ò a la marina uno chastello che se chiama 
e fra questo chastello infra terra stai Filermo. 

Li charclii. La sembianza del suo porto chi venisse da la faza de maestro si ò un 
chavo che dò da grecho, ed è uno chavo grosso. La la sua via, ed achostate ad esso. 
Lassia la limonea et tutti li schollietti da levante ; quando lusserai ad questo chavo re- 
cholgite al porto, metti la proda intre sirocho et mezodi, vederai questo sdioUio grande 
quello che stai nauti al porto, e vederai ima ponta, che stendese a la via dello levante. 
Achostate a la ponta de li charchi, che te ;ii de chontro ail questo schollio grande, che 
de buon fondo per tutto ; ed è lontano a questo schollio e da questa ponta de li Charchi 
prodesi lioi. Intra questa ponta de li charchi e lo schollio si à passe xnu de aqua. 



21 6 ERNESTO SPADOLINI 



(^home tu passi questa ponta delli charchi afferrate metti el prodese da tramontana el- 
lanchora da mezodì, avrai all'aiichora passe xiiii de aqua. 

HI schoiiio che stai da .garbino de la bocha si è lontano da la bocha da tramon- 
tana balestrate tre ; e balestrate doi ellargo el chanale. Stattendo ad questo porto, te starrà 
lo Rodo lontano millia vili. 

In questa valle el ci è un pozo lontano passe xx, ed è cupo passo mezzo. 

Guardase questo porto chol chavo da ponente del Rodo a la quarta de mezodì in 
ver el sirocho ; ed è lontano 1' uno dall'altro millia xxx. 

Guardase questo porte cliolli scholli de san Polo a la quarta de griecho inver la 
tramontana. 

Li Charchi. La bocha che al porto da niezodi el ci è uno schollietto ; da questo 
schollietto a la ditta ponta de li Charchi e lontano un prodese. 

Nel niezo di questa bocha el minore fondo chessia è pie xvi de aqua. Et questo 
schollietto è picholo da la sua ponta, da levante de questo schoUio lontano doi balestrate 
el ci è el schoiiio grande, che stai nanze al porto. Per tutto questo frero è buono fondo; 
et el magiore fondo che abia si è passe xviu de aqua. 

Volendo ussire di questo porto per andare da la banda de grecho te bixognia las- 
siare tutti li schollietti da la limonea da levante, conviene uscire per tramontana; et 
questo e il suo uscire netto, e 1' intiare netto. Et questi scholli da la Limonea è pocho 
lontano dalli (.Sbarchi : può essere millia tre. 

Lontano da questa ponta delli Charchi del porto la ponta che è da tramontana 
del porto prodesi doi è largo da questo schoiiio nella via della tramontana prodesi tre. 
El magiore fondo che abbia è passe xxx. 

X'olendo stare al melliore locho del porto la valle che è da ponente del chanale 
tenendo el prodese da tramontana, elPanchora da mezodì avrai all'anchora passe xii de 
aqua. Qiiesta valle vai nella via del ponente una balestrata, per simile è tanto larga. 
Stattendo in questa valle de nulla parte vedi pelago, ed è buono fondo et netto. Te- 
nendo el prodese da mezodì, la ponta da levante delP isola de li Charchi si è lontano 
da questo quello della valle balestrate tre ; et schoresi intre ponente et garbino l'una 
cholPaltra. 

Castel rugio. Chi andasse al chavo da tramontana, e venisse da ponente truovi 
P ixola de le Polzelle, che è lontano dall' isola de Chastel rugio doi millia; e intre 
P ixola dele Polzelle et quella de Chastel rugio el ci è uno schoiiio picholo a muodo 
una barella, l.assiando que,sto schollietto truovi una ponta, che de più presso a la Turchia 
che nulla de l'altre ; et questa ponta si e la ponta della stanza, .\chostate a essa, che 
per tutto è buono fondo. Recholgite al porto nella via del mezodì, metti el prodese per 
ponente, ellanchora per levante, avrai all'.uicora passe xw d'aqua. Nella via del grecho 
chon questa ponta el ci è fondo de passe x\' e vai largo da la ponta questo fondo doi 
prodesi. 

Chastello rugio. Da tramontana de esso a la Turchia el ci è una ponta che imbrec- 
cia nella via del mezodì. Andando ad essa achostate quanto vuoli, che per tutto elle 










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!i8 ERNESTO SPADOLINI 



netta. Recholgite nel porto nella via de la tramontana. Andando nel porto truovi uno schol- 
lietto, chome una barella, ed è più entro che la ponta del porto uno prodese et mezo ; 
ed è lontano da terra el suo traverso passe x. Mettendo el prodese ad questo schollio 
truovi all'anchora passe xx de aqua ; ed è lontana questa ponta e la ponta della stanza 
de Clhastel rugio uno niillio. 

Chastel rugio. La sua sembianza si è 1' ixola propria. 

Vedrai partire dalla terra ferma. Questa ixola è longa per tenere de doi millia. 
Nel chavo da ponente el ci è uno monte, che è più alto che non è in nulla altra parte 
della ditta ixola; e nel ditto monte ci è el chastello; et pare de mare millia xi. Stando 
lontano 1' ixola te mostra longa et mottata ; et el chavo da ponente mostra più alto che 
quello da levante. 

Ureo. Chi andasse per la bocha de Lango e de Nizari quando sarai entro da la 
boeha truovi una ixola, chesse chiama la L'rco. La su:i ponta ch'è da mezodi, che è 
ponta sottile, el ci è una secha, che vai nella via del garbino ; ed è lontano ad questa 
ponta mezo millio. Andando per mezo questa bocha de Nizari e dello Ureo andarai 
netto de tutto. 

Da ponente de Nizari millia quatro el ci è una ixola, chesse chiama perichunda. 
Intra questa ixola et Nizari el ci è una secha, che stai a mezo frero. la quale stai sotto 
aqua. Achostate a Nizari, o a la Prichunda, e \ai netto. 

l'reo. La sua ponta da garbino à buono paravego. Stattendo chol prodese in terra, 
mettendo lanchora da levante arai passe quatro de aqua. Et stattendo lontano da terra, 
prodesi quatro arai passe vn de aqua; ed è buono fondo per tutto. Questa ponta da la 
banda da mezodi si è secho uno prodese emmezo. Da quello in fuora è buono fondo 
per tutto. Andando fuora doi prodesi arrai passe xni de aqua. 

Ureo. La ponta, che è da grecho questo Ltco millia doi lontano da questo para- 
vego si ci è una secha, che vai nella via del sirocho chon questa ponta mezo millio. 
Et questa secha è sopra aqua, chome una botte. Stattendo ad questo paravego dello Ureo, 
la secha pare nella via de uno schollio tondo. La ponta che è da grecho de lo Ureo se 
guarda chon questa secha siroelio et maestro ; et scorrese la ponta de lo Ureo, dove ch'è 
el paravego chon questa ponta grecho et garbino. 

Perichcnda è nella via del maestro. Lontano doi millia stai una ixola, che ci è 
buono paravego chon vento attramontana, maestro e ponente od a garbino. Stando a pro- 
dese in terra arrai all'anchoia passe x\- de aqua; e stando sotto al chavo ch'è da la ponta 
da tramontana de lo schollio; ed è buono fondo per tutto. Da mezodi de lo schollio el 
ci è uno sehollietto chome una botte : lontano da questo schollio doi prodesi è seccho 
per tutto. Intre questo schollio picholo el grande nella via del ponente chon questo 
schollio picholo el ci è una secha che \'3Ì fuora uno millio. 

Chiranna. Nella \ia intre garbino el mezzodì con questa Perichonda el ci è una 
ixola chiamata la Chiranna lontana da questa ixola, dove che è el paravego millia x 
da garbino, da garbino de questa Chiranna millia tre el ci è una secha: e sopra de essa 
el ci è pie quatro de aqua. 



IL PORTOLANO DI GRAZIOSO BF.NIXCASA 219 

Kl nnnti pissiara. La sua ponta da garbino del paravego si .1 buono fondo per tutto. 
Da garbino de la ponta prodesi tre arrai passe \nx de aqua. lil chavo da ponente, tiove 
che è el schoUietto picholo, el ci è da terra da esso uno schollio maggiore. I.assiandoli 
tutti doi da greche te puoi achostare quanto che vuoli. 

Volendo savere el paravengo, che de' al nauti l'issiara, che è el chavo da sirocho, 
vedrai uno schollio longhetto per trare de doi balestre, el quale se schorre grecho et 
garbino. .\ li doi parti del schollio el terzo da garbino el ci è uno schollietto picholo 
lontano dal schollio grande uno prodese; et questo schollio si à da la faza de niezodi 
una choda, che stende passe xx. Mettendo el prodese ad questo schollio, ellanchora da 
mezzodì arrai passe xv de aqua. Stando da mezodì del schollio mezzo millio arai passe 
xxii de aqua. Intre questo schollio del paravego ellixola del nauti pissiara el ci è uno 
schollietto; intre lo schollio e l'ixola ci è de frero una balestrata. 

El minore fondo che abbia si è uno passo d'aqua. Intre questo schollio el schollio 
del paravego el ci è de frero mezo prodese ; et è secho per tutto. Da maestro de cpie- 
sto paravego millia doi da la faza da garbino del nauti pissiara el ci è uno schollio 
picholo et tondo, e non à erba niente, e stai de fuora del nanti pissiara mezo millio. 

Ft questo si è segniale de questo paravego; ettutto questo fondo è buono tenedore. 
Da la faza da grecho del nanti pissiara el ci e doi schollietti picholi, effuora passe xx : 
da grecho de questi schollietti el ci è una piana. Da tramontana de questo paravego uno 
millio el ci è uno pozo de bona aqua, ed e chupo passe quatro. El segniale de i-iuesta 
aqua si è una grande spiaggia sopra la valle de Ljuesta spiaggia una balestrata el ci è 
una murallia guasta, la quale à tallie de fichi. I.assiatele, quando vai a esse, da banda de- 
stra passe 1, e trovarai el detto pozo dell'aqua. Guardase questo para\'ego chol porto del 
Pissiara intre grecho et tramontana; ed è lontano millia un. 

FI Pissiara. El suo porto si è tre schollietti. El primo da sirocho è magiore che 
non li altri da maestro : ed è lontano da terra doi balestrate. Intre questi schoUi ell'ixola 
del Pissiara el eie pie xii de aqua: e nella bocha da sirocho, lassiandote li scholli 
da tramontana, mettendo l'anchora da mezodì, arrai sotto la nave passe v de ai.]ua. 

E mettendo el prodese al schollio primo da sirocho, andando da garbino delli 
scholli, allargate da essi i|2 prodese, et vai netto. Da tramontana de questi scholli doi 
balestrate el ci è uno schollio tondo chon erba, el quale e lontano dal Pissiara mezo 
prodese. 

El Pissiara. .\ voler savere el suo poito la prima ponta, ch'è da maestro del porto, 
ell'è lontana dal porto millia quatio. In questa ponta el ci è uno schollietto picholo 
tondo ellontano dalla ponta una balestrata. Da sirocho ile questa ponta millia doi el ci 
è uno schollietto picholo e basso e largo tla terra uno prodese. Da garbino de questo 
schollietto doi balestrate el ci è una sedia de longheza de mezo prodese. Quando stai sovre 
questa secha te stai el chavo da maestro del Pissiara dove ch'c el schollietto tondo intre 
maestro e tramontana ; e stai el chavo da maestro dove che è li doi scholli, chome le 
velare del Nanti Pissiara grecho e garbino chola secha. Et questa secha el minore fondo 
che abia e pie vin de aqua. In questo schollietto che stai da terra de la secha si à 
secho da garbino d'esso uno prodese. Intre questa secha ell'altra grande ci ci è de frero 
prodesi quatro ; ed è buono fondo per tutto l'intre secha elFaltia. 



ERNESTO SPADOLIN'I 



Da sirocho de questo porto del Pissiara uno millio el ci è una secha lontana da 
terra mi prodesi : et questa sedia se guarda chon uno scliollietlo, cli'è da sirocho del 
schollio del Paravego uno prodese. Et questo schollietto ò brochuto essenza erba, quarta 
de garbino in ver el mezzodì. Anchora mettendo el primo schollio, che da sirocho del 
porto del Pissiara, per me' la ponta, che è da sirocho del porto balestrate doi l'una per 
l'altra. Et questo si è el segniale de la secha. En questa secha ci è pie quatro de aqua, ed 
è longa mezo prodese; e intre la secha è il Pissiara ci è buono fondo. Da sirocho de 
la secha mezo millio el ci e in una valle uno chasale guasto, ed è lontano da la marina 
meza balestrata ; e nel quale casale ci è doi pozi de aqua buona. Schovrese el chanale 
del Pissiara e del Nanti Pissiara sirocho et maestro ; ed è largo ellongo quatro millia. 

El chavo de le cholonde si è un chavo sottile, e in sul chavo ci ù uno tornia- 
mento de cholonde ; et queste cholonde, mostra come un palazo. E questo chavo stende 
nella via del sirocho : et Macronese te stai chon questo chavo per levante ; ed è lontano 
millia cinque. 

El Chavo de Santa Maria. El suo paravego si è in sul chavo, et questo chavo è 
grosso, e da garbino d'esso non ;i altro chavo. Mettendote la prima ponta, che da mae- 
stro intre maestro e tramontana lassiandola prodesi quatro da maestro, serai fiiora da terra 
una balestrata. Averrai all'anchora da garbino passe xx de aqua, e all'anchora da grecho 
arrai passe xv de aqua. 

Stando lontano da terra uno millio, arrai passe xxx de aqua; ed è buono fondo ed 
alega per tutto. State lontana la starca del Metelino millia x. 

Stando a questo paravego, el chavo da ponente del .\Ietelino te stai intre garbino 
e mezodi ; ed è lontano millia xxv. 

Macronese. El suo fondo del paravego de maestro della secha e buono fondo per 
tutto. 

Da sirocho de la secha in ver el chavo el ci è aspareto ; ed è lontana la secha dal 
chavo del Macronese una balestrata. 

Guardase el chavo da mezodi de Macronese chol chavo da mezodi de Zia quarta 
de sirocho inver el levante ; et éllontano l'uno chavo dall'altro millia x\ . 

Tenedo. A voler savere le sembianze del suo porto, ell'à doi mori, l'uno da si- 
rocho ell'altro da maestro, stattendo de fuora del porto, mettendo el prodese al molo 
de maestro, ell'anchora da grecho, avrai all'anchora passe x de aqua. 

El Chastri. N'olendo savere li segniali del suo porto da garbino del porto mezo 
millio el ci è una spiagia. Da garbino de questa spiagia doi balestrate stai un'altra spia- 
gia menore che l'altra ; e state el chavo da sirocho de Chaubia mantello quarta de me- 
zodi in ver el garbino chol porto. E nel porto del Chastri el ci è doi spiagie. El chavo 
del porto da grecho del Chastri lontano da terra passe xx, el ci è doi schollietti ; e 
stai lontano l'uno dall'altro passe doi ; e mostra questi schollietti chome la velara, e 
mostra rosso. Da tramontana de questi doi schollietti mezo millio el ci è uno scoUietto 
de larghezza de una galea, ed è basso dove che è più alto e de mare si è mezo passo ed 
è largo da terra mezo millio. Intre la terra e 'I schollio è poco fondo. 



IL PORTOLAS'O DI (IRAZiOSO RKNINCASA 



Nel porto del Chastii meltendo el pioiiese da grecho all'anchora da garbino avrai 
all'anchora passe xviii de aqua. Et questa ponta del porto da tramontana, dove che de' 
li schollietti, lassiatela da maestro, ed achostatc a li sciiollietti quanto te piace, che '1 
fondo è netto per tutto. 

L'aqua del (2hastri si è chupo niezo passo, ed è lontano da la spiaggia una bale- 
strata ; e stai al derieto de la spiagia grande ed è buona aqua. 

(;ia; el suo porto. Kl suo segnale si è 1' ixol,', propria, ed è longa per tenere le 
millia XII. Questo posto stai nel chavo da tramontana. Investendo del ditto chavo millia 
doi, e in sun questo chavo ci è un traripnto, clie è la sembianza de uno castello, et 
stende chome fusse un tilo de muro nella via del sirocho. 

Et stattendo in questo porto te stai ci chastello nella via del sirocho lontano millia 
doi. Q-t'esto porto se guarda chol caso da tramontana de Macronese quarta de maestro 
inver lo ponente; ed è lontana l'un chavo dall'altro millia xv. In questo chavo da tra- 
montana de eia el ci è uno schollietto picholo, ed è lontano dal chavo una balestrata. 

La Recrea: el suo porto: (^lii andasse da !a ponta da mezodi allargate uno pro- 
dese e mezzo, averai passe v d'aqua. Stando de fuora dal inainone avrai all'anchora 
passe xH de aqua. La chogniossenza della Recrea si è uno chavo grosso, el quale stai in 
mare, ed è longo per andate de un millio ; e nel chavo stai le mura de la terra; e nel 
mezo de questo chavo si è una chiexa essovrestai a la terra ; ettutto el chavo grosso e la 
chiexa mostra quadra. 

La ponta de santo Stefano. Andandoli de largo tre prodesi, avrai passe v de aqua; 
quando vui sete a le mure de (^hostantinopolli per me' una porta de ferro, che è da 
tramontana delli lioni, da largo da terra mezo prodese, avrai pie xni de aqua. Da questa 
ponta in entro si e netto per tutto. 

Dragonarie : el suo porto. C.\\\ andasse dal chavo da levante achostate all' ixola 
quanto che vuoli, però che è grande fondo per tutto, (^hi anasse da la ponta da tramontana 
allargate da la ponta delle Dragonarie mezo prodese, e andarai netto. Metti el prodese 
da tramontana, ell'anchora da mezzodì, avrai all'anchora passe xx de aqua. 

la b'raschea ch'è all' ixola de (-haudia. c;hi venisse da tramontana la sembianza de 
suo porto si è una ponta che stende nella via del levante, .\chostate a la ditta ponta 
quanto che vuoli, che per tutto ell'é grande fondo. Recolgite al porto intre ponente et 
garbino, metti el prodese da tramontana, ell'anchora da mezodi, avrai .all'anchora passe 
XX de aqua. 

('haudia. La sembianza del suo porto si e doi montagnie, e in mezzo d'esse si è 
una moniagniuola rotonda. l'"a la sua via, el te se para innanze 1' ixola della Standea, 
che stai da tramontana de C^haudia millia x. Quando voi sete da presso da terra demorate 
la ponta della Fraschea millia vii da ponente. Mettendo el prodese al molo ell'anchora 
intre grecho et levante avrai all'anchora passe x de aqua. Stando uno millio fiiora avrai 
passe XV. 



ERNESTO SPADOLINI 



Milo. Chi andasse al suo porto, venisse da la banda de tramontana, quando lassi 
Cifalò truovi l'ixola de Chimino. Achostate a essa, el te se schuovrc la bochn, che de' in- 
tra Milo e Chimino. Dentro a questa bocha el ci è una ponta chon una montagniuola 
aghuzza. Fa la sua via, truovi la ponta del porto ; e vedrai la chiexa de san Giorgio, 
Stando al porto te demora la chiexa doi balestrate da mezodi. La ponta da tramontana 
del porto si è netta per tutto. Richolgite al porto per ponente ; la pontecella che à questo 
montirone aghuzo, stattendo al porto, te dimora da sirocho. Avrai all'ancora passe vii 
d'aqua. Metti el prodese da mezodi. 

San Giorgio ennalboro ; el suo paravego. Chi andasse da la ponta da maestro al- 
largate da la ponta uno prodese, et vai netto. Stattendo a lo remegio prodesi tre fuora 
avrai all'anchora passe xx de aqua. 

El schollio chesse chiama piana, che stai greche et garbino chon Candia, ed è 
larga da Chaudia millia lx. Questa ixola è piana da tutti i lati, ed è netto per tutto. 
Stattendo al para\'ego tre prodesi fuora avrai all'anchora passe xx de aqua ; ed è cho- 
verto da grecho tino al ponente. Acie tre dragonari de acqua, e non è buona, salvo uno. 
La suda : el suo porto. Chiftbsse da tramontana dell' ixola, e volesse andare al 
porto, lassia li schollietti che de in sul chavo da levante dell' ixola da sirocho està la 
via del chastello. Vedrai una ponta stendere nella via del sirocho. En questa ponta el 
ci è uno schoUietto che parte da la ponta mezo prodese : intre questa ponta e '1 schollio 
el ci è palmi tre de aqua. Lascialo da maestro, e allargate da esso mezo prodese, e vai 
netto nel porto. Metti el prodese da tramontana ell'anchora da mezodi, ed averai al- 
l'ancora passe VI de aqua. 

Lerzo. La sembianza del suo porto si è che al chavo dell' ixola da sirocho si è 
uno chavo alto. Lasiatello da sirocho ; a pie d'esso vedrai una valle e smozare come 
fusse golfo. Fa la sua via, truovi el porto ; quella valle che vai nel porto, entro el porto 
si vai a la via del grecho. Questo porto vai entro uno schollio. Mettendo el prodese 
da maestro, ell'anchora da sirocho avrai all'anchora passe x de aqua. 

Nio. La sembianza del suo porto si è el chastello. Quando te stai per grecho, si 
è al deritto del porta, richolgite al porto entre grecho et tramontana. Mettendo el pro- 
dese in terra da la banda da sirocho, et l'anchora da maestro avrai all'anchora passe xviii 
d'aqua. 

Chi venisse da sirocho la ponta de Nio, la ponta del paravego, che ci è uno 
schollietto tondo, ed è lontano da la terra mezo prodese; ed è lontano rino al porto 
de Nio millia v. E schorese questa chostiera sirocho e maestro. 

La ponta che da maestro del porto stende fuora nella via del garbino, a chavo 
de questa ponta el ci è uno schollio lontano da questa ponta passe xx. De fuora de 
questo schollio el ci è un altro schollietto longo chome una galla , ed è lontano a que- 
sto altro schollio passe x. 

Da tramontana de questi schollietti el ci è uno chavo retondo e grosso, e becha 
in mare a 1' intrare del porto, la ponta del porlo da siiocho el ci è uno schollietto 



IL PORTOLANO DI GRAZIOSO HENINCASA 



chome una botte, ed ù lontnno da teria mezzo prodest;. Allargate da questa ponta uno 
prodese, aliassi questo schollictto da sirocho e vai netto. Qiiando averrai schossa questa 
ponta achostate a terra mezo prodese e vai netto, l'er tutto questo porto (ino alla bocha 
del porto el niaoiore fondo die abbia si è passe xniiii de aqua. 

Nanfro. Chi volesse savere choine strai li scluilli che t- da mezzodì de Kanfro li 
primi che da terra si è dei schollietti picholi ebbassi, ed è lontano da Nanfro millia 
tre. L'altro schollio che è da mezzodì de questo si e alto, ed e lontano da questi doi 
schollietti millia n. 

Xanriotto. L'altro schollio ch'c da levante de questo schollio retondo, ed e lon- 
tano da questo schollio millia doi, el ci è buono paravego per tramontana maestro e 
ponente. Questo schollio del paravego si ("• basso. La sua ponta da levante el ci e uno 
schollietto ne la via de la tramontana, ed è picholo, ellontano dal schollio del paravego 
una balestrata la ponta ch'è da ponente. Questo schollio del paravego el ci è una secha 
la qual vai lontano da questa ponta, dove che è el paravego, uno prodese : et questa 
secha ci à pie xii de aqua. .\ndando lontano a questa secha doi prodesi vai netto. En 
questa ponta el ci è uno schollietto picholo, lontano dall' ixola passe x. Da le\ante de 
questa ponta una balestrata el ci e uno schollietto retondo, et lontano al schollio grande 
passe XX. Remegiale intre questo schollio e la ponta da ponente. Mettendo el prodese da 
terra averrai all'anchora passe xviii de aqua; et stando fuora doi prodesi, stattendo l'an- 
chora da mezodi, avrai all'anchora passe xxvin de aqua. 

Sandorini. Andare al paravego, che è da mezodi de Santorini. Stando da ponente 
de una chiexa, ch'è in sulla marina, statteno uno millio in mare, averrai passe vili 
de aqua ; e state el chavo dell' ixola da levante quarta de grecho ver la tramontana, e 
el chavo da ponente quarta de ponente ver lo maestro. El chavo da levante si è grosso 
et à uno schollietto picelo : sullo ca\o è largo da t(;rra uno prodese. 

Stattendo a questo paravego te stai Nantiotto, che è da mezodi de NanHo millia v 
per levante, ed è largo a questo paravego Nanfìotto millia xxv, e stai la Cristiana ad 
questo paravego quarta de garbino in ver lo ponente ed è largo millia nxv. Stattendo a 
questo paravego si è largo da questo chavo grosso, che è da levante de questo paravego 
millia mi all'altro chavo dell' ixola, che te dimora da ponente, e lontano millia \ii. 
Questo buono fondo si è a cha\o de una astarca de ripallia, che è in sulla marina. 
Lassiando questa ripallia da ponente, a chavo d'esso truovi terren basso a la marina. 
Stattendo ad questo paravego uno millio emmezzo fuora truovi passe xxv de aqua. Las- 
siando questi segniali, andando en ver el chavo grosso, truovi grande fondo. Questa 
chiexa se chiama S. Giorgio avendola per tramontana mezo millio fuora avrai passe xvi 
d'aqua ; e state una ponta sottile, che te demora da ponente, quarta da ponente en ver 
lo maestro, e state lontano mezo millio. E el chavo grosso, che te demora da levante 
te stai per grecho, e state lontano millia un. Per tutto questo fondo è alega elVango, ed 
è buono fondo tenedore. 

Stattendo a questo paiavego te demora la bocha che de' intrell' ixola de Santorini 
all' ixola grande, dove che de el chastello. Te dimoia da ponente millia vni. 



!24 ERNESTO SPADOLINI 



La Falconara. E! suo paravego. Stattendo lontano da terra doi prodesi arrai passe 
xxiu de aqiia : stando lontano una balestrata averai passe xxvni de aqua ; stando 
lontano una balestrata e nieza arai passe xxx de aqua. Per tutto è netto fondo e buono 
tenedore. 

Chi venisse da la faza da maestro dell' ixola, lassiate andare per ine' una valle- 
cella ; prima de truovi questa vallecella si è 'I fondo più fiorano, che non è in ver la 
ponta da maestro. Stattendo a questo luocho te stai el chavo grosso dell' ixola da le- 
vante quarta de levante in ver el grecho, et el chavo da maestro quarta de maestro in 
ver la tramontana. E schorrese questa ixola levante e ponente, ed è longa un millio. E 
questo chavo da maestro dell' ixola ci è uno schollietto, che è alto de mare mezo passo, 
ed è longo passe tv. Da la faza da mezodi de questo schollietto lontano passe v 
el ci è un altro schollietto meiiore de questo altro, e più basso. Achostate a essi e a 
la ponta quanto vuoli, che per tutto è netto, e grande fondo. Questi scholiietti è lon- 
tani da terra passe xx. 

Stimpalea. El suo porto si e in sul cavo da levante envestive dell' ixola millia ni. 
Venendo da la bocha de levante truovi una ixola grande e una pichola. Lassiatelle da 
mezodi, mettendo la proda entre ponente e maestro vai al porto ; e in questa bocha el 
ci è una secha, e stai lontano dal terreno da tramontana uno millio. Da questa secha a 
li scholli da mezodi el ci è doi millia. 

Chi venisse da la bocha da mezodi, lassiando questi scholli da levante, truovi doi 
seche. La prima si è lontana da la prima ixola da garbino millia doi nella via del me- 
zodi ; all'altra secha essiè lontana dal schollio del porto uno millio nella via del me- 
zodi. Da questo schollio del porto fino al schollio de fuora si è uno schollio e mezo. 
Andando per questa bocha si eie demora tutte doi queste seche da ponente. Recholgite 
in questo porto entre ponente e maestro, e vai entro in questo porto in questa via 
millia doi. 

La bocha da levante èllarga una balestrata. Da questa bocha in entro, dove eh' è 
mancho largo el frero, è doi balestrate. Per tutto questo el magiore fondo chessia si è 
passe XX tino in xvin de aqua. 

Quando voi sete in questo porto 1' ixola chette dimora da mezodi, dove che metti 
el prodese, la sua ponta da maestro si è stretta. Lontano da la ponta mezo prodese nella 
via della tramontana si è passe tre de aqua. 

Stando in questo porto te dimora el chastello per ponente lontano millia mi. 

El scolilo de le ginestre se guarda con Rodo a la quarta de maestro in ver la tra- 
montana, ed èllontano da Rodo millia xviii. Questo schollio de Li faza da levante pro- 
desi doi fuora el ci è passe xxx de aqua, e prodesi tre fuora el ci è passe xx de aqua, 
Questo schollio è alto ed e largo per doi tratti de balestra in cima dello schollio el ci 
è una chigiuola pichola ; allato questa chigiuola ci è una cisterna d'aqua. Questo schollio 
e lontano dalla terra ferma doi balestrate. 

E la ponta da sirocho del schollio lontano prodesi doi el ci è passe xxx de aqua. 
Per tutto questo schollio apresso de terra ci è grande fondo, ed eciè buono stare con 



IL PORTOLANO DI GRAZIOSO BENINCASA 



garbino e ponente e elio tutti tiio chontiari. Per volere anJare a ponente è lo chavo 
del schollio de tramontana. Lontano dal schollio uno prodese el ci è passe xxu de aqua, 
e lontano prodesi doi el ci è passe t lenta de aqua. 

Leurco, ch\'- ila tianiontana de Nizari e appresso al I.augo. La sua ponta da mezo- 
di si è una punta sottile, ed è brutta ne la via ilei sirocho uno prodese e mezo fiiora. 
Andando al largo da la ponta doi prodesi si è el fonilo netto. Kl minore fonilo che 
truovi si è passe \i de aqua. 

Con questa ponta nella via del garbino uno millio ul ci è una secha. In questa se- 
dia ci è pie VI d'aqua. Stattendo sopra Lpiesta sedia, questa ponta sottile de Leurco, stai 
per me' un'altra ponta, ch'è da grecho de quesla milla doi et queste ponte sescorre l'una 
choll'altra grecho et garbino. De fuora da questa ponta da grecho nella via dello levante 
millia doi el ci e uno schollio alto ettondo: intra questa secha e la secha de la ponta 
si è grande fondo, ed è lontano l'una secha dall'altra prodesi HI. 

Questa bocha de Leurco e de Nizari è larga millia tre nella via intre ponente e 
garbino. C~hon questa secha lontano uno millio e mezo el ci è un'altra secha longa assai. 

Li scholli de san polo. Volendo savere la sua stanza la sua bocha da tramontana èl- 
larga una balestrata, e la bocha da mezodi èllarga uno prodese et mezo. Questo schollio 
èllongo prodssi doi; Scorese el chanale intre sirocho a mezodi. Per tutto questo luocho 
ci è passe vni de aqua tino in vii. La bocha da tramontana per essere mezo frero el ci 
è passe xv de aqua nella via de la tramontana cliolla ponta dello schollio el ci è uno 
ramo de secha. El minore fondo che ci e sia si è passe v d'aqua : entro questa secha 
e la ponta el minore fondo chessia è passe w. Le aque da bere che à questo luocho 
si è nello schollio grande, che è da grecho de questo schollio del porto, ed è in tre 
luoghi l'aqua, ettutte è lontane dalla marina passe w. 

Intre sirocho e mezodi lontano da la ponta del porto, cioè dal scholero, ci è passe 
xxiiil" d'aqua lontano prodesi doi. Per tutto questo luscha è buono fondo, alega effango, 
Guardase li ditti scholli chol chavo da levante dell'ixola de li ("liarchi quarte de grecho 
in ver el mezodi; ed è lontano l'uno dall'altro millia xx. 

La lena de Rodo se guarda dio li scolli de san Poolo levante e ponente, ed è lon- 
tano l'uno dall'altro millia xxn. 

Follia nuova. A voler saverc li segniali del suo porto venendo de fuori vedrai el 
chavo de Rompi patti e smozave. In questo chavo ci è sembianze, che sullo chavo si è 
priete bianche e rosse chome uno trarripo, elli se cliava li alunni. Questo chavo ile Rom- 
piliatti se guarda chon Martellaccio, se guarda quarta de tramontana in ver el maestro 
ed è lontano l'uno chavo dall'altro millia xvn : entre l'uno chavo cll'altro mostra el 
golfo grande Martellaccio si è una torre, e stai nello schollio grande. 

El chavo de Rompi patti el ci è una secha che vai lontano al chavo prodesi doi, 
essovra essa ci è palmi ini" d'aviua. Intre la secha e la ponta ci è piò xii d'aqua ; et 
stai la secha chol chavo de Rompipatti intre grecho e levante. Guardase el chavo de 



226 ERNESTO SPADOLINI 



Rompipatti con Follia tramontana e mezodi'; ed è lontano el ditto chavo, ati'ollia uno 
millio. Per tutto el porto de Follia ci à passe (> in 7 d'aqua. 

Guardase el Chavo da levante de Metelino chol Chavo de Rompi patti sirocho e 
maestro; ed è lontano l'uno dall'altro millia xxx. 

Lo stellaro. El suo chavo se guarda contro Strevillio grecho e garbino ; ed è lontano 
r uno dall'altro millia x\. 

Guardase el chavo dello Stellaro chol chavo de Rompipatti de l'ollia entra grecho 
ellevante; ed è lontano l'uno all'altro xxx. 

Guardase el chavo de Rompipatti chol chavo de Martellaccio quarta de tramontana 
in ver lo maestro, ed è lontano l'uno chavo all'altro millia w. 

Questo chavo de Martellaccio si è scolilo, ed ecciè la torre. 

Follia vecchia. A voler savere el suo porto e li suo segniali lo schollio primo da 
maestro el ci è parte rosso e biancho sovra esso, ed è lontano art'ollia millia \. L'altro 
schollio è magiore de questo, ed è lontano l'uno all'altro una balestrata. Da sirocho de 
questo schollio uno millio el ci è un'altra ixola menore de questa. Nella via del levante 
con questa ixola, ch'è da sirocho de l'altre, el ci è l'ixola de San Giorgio, che è grande 
chome quella che e da sirocho; et questa bocha de queste doi ixole el ci è all'ixola de 
San Giorgio uno prodese. Fuora avrai pie x\ini" d'aqua. 

La ponta da sirocho dell' ixola de San Giorgio se guarda colla ponta da ponente 
de la vaile de Follia levante e ponente ; ed è lontana l'una dall'altra millia doi. Et questa 
valle de Follia vai nella via del sirocho uno millio ; ed è laiga questa valle balestrate 
doi. Per tutto ci è passe x tino in xii d'at|ua. 

Onne nave può stare a spentale in terra, e da neuna banda vedi pelago ; et que- 
sta ponta da ponente della valle de l'ollia se guarda con Follia levante e ponente è lon- 
tana l'una dall'altra doi balestrate. De centra questa valle de L'ollia el ci è un'altra valle 
che \'ai nella via del maestro millia doi, e per simile tant'è larga- 
La ponta da garbino de la valle de L'ollia lontano mezo prodese el ci è pie vini" 
d'aqua, uno prodese largo el ci è pie xm d'aqua. In questa ponta el ci è doi cholonde, che il 
fondo basso. 

Il secondo schollio da ponente da la faza da garbino lontano all'ixola una ba 
lestrata se dicie che sotto aqua stai una preta. ehessovra essa ci è piò x d'aqua. Guar- 
dase L'ollia vecchia chol chavo del castellare a la quarta da ponente inver lo garbino; ed 
è lontano l'uno dall'altro millia xxx. 

Volendo sa\cre le sembianze de Follia \ecchia, stando lontano el chavo de Follia 
vecchia e de Follia nuova, si à da fare a millia xu, et schorese la sua chostiera sirocho 
maestro dal chavo da sirocho è el golfo delle Suriere. El cavo da maestro si è logolfo 
de Martellaccio; stando lontano in mezo de questi doi golH non se mostra terreno niente. 
La sembianza de L'ollia vecchia si è in questo chavo de Follia vecchia e de Follia nuova. 
Lassiando li doi parti de questo chavo da maestro, el terzo da sirocho, elli stai Follia 
vecchia quando te achosti a essa vedrai 1' ixola che à ilinanze al porto che è lui". Las- 
siandole tutte da maestro, ed intrando tra la prima da sirocho e la ponta da mezodi de 
Follia, et questa è la melliore bocha chaccie sia. 



IL PORTOLANO DI GRAZIOSO BENINCASA 227 



Assio, el suo porto: Se entra entro per ponente. Achostate al maimone da tra- 
montana quanto che voli, chècciè gran fondo. Questa bocha del porto èllarga uno prò 
dese, ed èssecha da la banda de San Nicholò. Stende questa suclia intre ponente e maestio 
chon sanicholò passe xi. In questa secha ci è pie viu ile aqua. Avendo el prodese al 
molino che è da garbino, ell'ancorada giecho, avrai sotto la nave pie xx d'aqua : stando 
lontano dal molo del chastello uno prodese avrai sotto la nave pie xui d'aqua. Andando 
per meza questa bocha el nienore fondo che ci è si è passe quatro emmezo d'aqua; da 
mezo della chiesa de santo Nicholò prodesi doi el rnenore fondo che eie sia è passe 
quatro e mezo d'aqua; et chosì è per tutto questo porto; da la banda da levante de 
saNicholò andando lontano mezo prodese el rnenore fondo che abbi sarà pie xxn d'aqua. 

Inlrando in questo porto chon tramontana, es^orgendo a mezo frero ched è dal 
molo de le moline e de sa Nicholò, chalomando la gumena in ver mczodi quanto ch'ò 
longa la gumena, avrai sotto la nave pie xxu d'aqua. SaNicholò si è lontano dal molo 
de le moline prodesi doi. Per tutto questo porto è buono fondo. 

Kl secri. el chavo de garbino de Metelino si ci porto ilei Secri. X'olendo savere 
questo porto e li suo segnali questo porto stai sul chavo più forano da garbino. Ve- 
nendo al porto vedrai uno schollio alletto, el quale à nella via del sirocho una schiena 
de terra per tenere de uno prodese ; la quale schiena el ci è doi schollielti picholi et 
tondi colla ditta terra ne la via del sirocho lontano da essa uno prodese el ci è una 
secha, che à pocha aqua. Da questa secha lino a la ponla del .\Ietelino ci ù una bale- 
stiala. Questa ponta del Metelino è netta ; è fondo, grande per tutto. 

.\nchora andando per questa bocha, e volendo andare a le stanne, che è da tra- 
montana, mettendo la proda per tramontana, e chosì se schorre el chanale. Truovi uno 
schollio chette dimora da garbino al quale èllongo millia doi, e in esso non è nulla 
montagnuola. El suo chavo da sirocho, lassiandolo una balestrata, truovi una secha chesse 
tiene chon questo scollio grande, e vai a la via del grecho, ed é lontano dal scollio uno 
prodese. Intre la secha e 1' ixola per tutto è basso fondo ; ed in questa secha ci è palmi 
tre de aqua. 

Da tramontana de questa secha balestrate tre el ci e un'altra secha che se stende, 
e tiene chon questa ixola granile. Essi vai nella via del Grecho una balestrata emmeza, 
volendo savere el suo fondo, a essere lontano dall' ixola una balestrata averai palmi v 
d'aqua; ed essendo fuori una balestrata e mez i avrai pie \iu d'aqua. Kl magiore fondo 
che truovi in questo chanale si è passe xv de aqua ; et questo chanale si è largo, e dove 
che è piò, si è millia iloi, e dove ch'è manco, è millio uno; ed èllongo questo chanale 
millia ni. 

El chavo da maestro de questa ixola si è lontano da el Metelino una balestrata, e 
el magior fondo che vi è partendo el frero per mezo si è piò xii d'aqua. Chola ponta 
dell' ixola se tiene una secha che stende uno prodese in nel' altra banda, ed eciè sopra 
d'essa piò ni d'aqua. 

(.hi andasse a mezodi, ed .avesse vento contrario, e volesse andare al porto entra 
per la bocha da sirocho, ed entri in questa bociia entre grecho e tramontana. Quando 



ERNESTO SPADOLINI 



tu ei entro da questa bocha li uovi una ixola bassa e negra : lassiatella da greche; metti 
la proda per tramontana et lasciate andare all' ixola grande de garbino. Mettendole intra 
queste do! seche, mettendo el prodese all'ixola et l' anchora entro grecho ellevante avrai 
all'anchora passe xii de aqua, essotto la nave passe \n i|2 d'aqua. Per tutto questo porto 
si è alega effango. 

RI Secri. (^hi andasse attramontana, e vento chontrario 1' assaltasse, volendo an- 
dare al poito de Secri fa la via del schollio picholo et alto, quello che è in questa 
bocha da sirocho, lassiatel da garbino, et parti el frero per mezo; metti la proda a la 
valle da sirocho, e vai bene nella via del sirocho. Se vai in questo altio porto questo 
schollietto picholo e alto si è lontano al chavo dell' ixola grande uno millio. Non te 
achostare al chavo dell' ixola grande, che de brutto fondo, parti el frero per mezzo e vai 
netto. Questo schollietto picholo e altetto si à una secha nella via de la tramontana 
lontana una balestrata dal scolio. La sembianza de questo porto da sirocho la penta 
prima che da ponente lassiandola a la via del levante, lontano da questa ponta mezo 
millio vedrai un'altra ponta, et questa ponta è el luocho quando te demora questa ponta 
per ponente sorgi la tua anchora, lassiate chalomare quanto chèlonga la tua gumena, 
nella valle te stai a la marina, ne lo traverso uno moragio fatto ammare. metti el pro- 
dese a esso, eli anchora entre grecho ellevante, sbattendo a chavo del prodese avrai 
sotto a la nave passe un de aqua. Non andare più nella valle che essecho; el chuio 
della valle te stai lontano una balestrata. Entrando per queste doi boche el schollio basso 
e negro chette demora da grecho si ;i una secha uno prodese emmezo nella via del 
garbino, che ci è sovra essa pie un de aqua. La ponta del Metelino, che è da grecho de 
questo schollio si è secha : vai fuora per garbino doi prodesi. Questo scolilo e questa 
secha si è lontano all' ixola grande, che è da garbino, balestrate ui. 

La valle dove eh' è le doi cholonde intre la ponta. che de appresso la cholonda pi- 
chola, ell'altra ponta che è da maestro uno prodese a questa el ci è una valle immezo che 
vai entro una balestrata; ed è secha per tutto. La stanza che é al Metelino a la valle 
grande nella via del grecho chola stanza dell' ixola el ci è doi cholonde nella valle allato 
la marina. La cholonda che è da mezodì dell'altra si ò alta, e non è biancha, e l'altra si 
è pichola e biancha, ed e lontana 1' una dall'altra passe xxx. Allato la cholanda pichola 
da tramontana el ci è una ponta pichola e piana. Mettendo el prodese a questa ponta 
o a questa cholonda pichola, stattendo al chavo del prodese avrai sotto la nave pie xv 
d'aqua e all' anchora piò xx de aqua. Da tramontana de questa ponta i" prodese el ci è 
un'altra ponta piìi alta, ede lontano 1' una ponta dall'altra come ò ditto uno prodese 
et vai entro questi doi ponte una valle vai una balestrata nella via del grecho, ed è secho 
fuora per tutta questa valle. Questa ponta eh' è da tramontana dell' altra ne la via del 
garbino si à una piana, èssecha, e vai fuori balestrate doi, una balestrata fuora averai pie 
XII d' aqua. fuora da la ponta balestrate doi el ci è pie xv d'aqua. Et tutta questa piana 
si è fondo bianche e alega: questa piana si è loiitanoala bocha da tramontana del porto 
balestrate ii. 

La Chardamina, el sue porto che d'c all' ixola d' Assio, la sua sembianza si è doi 
ponte. La prima da le\anlesié .nlia, ed è lontana l'una all'altra uno millio; et l'altra 



II, l'ORTOI.ANO DI (GRAZIOSO BENINCASA .'29 

da ponente si è bassa e negra. Entre queste due ponte el ci è una valle che vai nella 
via del mezodì uno niillio ; entrase in questo porlo per mezodì. 

La ponta sottile quella eh' è da ponente dell'altra, sie ixola, ed è longa una balestra- 
ta, ed è lontano da la ponta d'Assio uno prodese ; ed ecie piò \- dacjua. In questa bo- 
clia questa ponta si è lontano dall' altra l^anja da ponente de l'Assio balestrate iii, et 
questa si è la bocha de la (.diardaniina, e vai entro nella \ia ilei mezodf imo millio. 
questa bocha el magiore fondo che abia si è passe n\iii de aiiua. Andando entro in ver 
la valle per tutto è netto, alega e buono fondo chon fango, ed ecie da passe \'i tmo 
in MI de aqua : a essere lontano dal chulo de la valle una balestrata aviai pie \\n 
d' acqua. 

\"olendo savere la melliore stanza de questo porto da la parte da ponente el ci è una cho- 
londa biancha, e alta da terra uno passo, e stai nella marina. Metlcndo el prodese a questa 
cholonda, ell'anchora da levante arrai sotto la nave pie xvn d'aqua, all' ancora passe \- ' ., 
d' aqua. Slattando dall'altra banda del porto, avendo el prodese da levante: ell'anchora 
da ponente, averrai sotto la nave passe mi" d'aqua, e all'anchoia passe \ 11. Stando lon- 
tano dal scolilo della valle una balestrata e meza, stattendo in questi luoclii, te stai el 
chastello de la Chardamina entre garbino e niezodi, ed è lontano da la marina mezo 
milo. Da la banda da levante de questo porto si è alto; la banda da ponente a la ma- 
rina è piano terreno ; da la cholonda in ver la valle, dove che è più stretto questo porto, 
si è una balestrata. Questo porto de la Cihardamina, sie da ponente da la bocha millia in. 
La ponta de la Chardamina, quella che ù scolilo, è ponta negra ; e ci è lontano da essa 
passe .\x una prieta poco sotto aqua. Tu puoi andare lontano da la ponta uno prodese, 
e andarai per grande fondo. Questa ponta in \er el chavo si è alletta et negra; et questo 
schollio lasciandolel de garbino, el ci è a esso buona stanza. Mettendo el prodese ad 
questo schollio per me una murallia de chiesa guasta e all'anchora da garbino avrai sotto 
la nave passe \' d'aqua, e all'anchora passe viii Stando in questo luocho non vedi pelago. 
In questo porlo da la ponta de questo schollio da la ponta da tramontana, dove che è la 
preta sotto aqua, tìno all'altra banda del sassio si è balestrate ni. El magior fondo che 
ci e sia è passe nxv de aqua. Da la banda in ver la valle el ci è doi righi de aqua che 
chorre a la marina, ed è buona da bere. 

Le Ciaramite. El suo porto, che è al Metelino che stai in sullo chavo da levante 
dell' ixola, le' sue sembianze si e la ponta da tramontana, che è alta e negra de erba. 
La ponta da mezodì' si è bassa, ed ecie una sedia, che stende ne la via de tramontana 
uno prodese e mezo, ecciè pie vm d'acqua, et tiene chola ponta sottile, ed ecie prodesi 
doi fuora pie x\' d'aqua. 

Questa bocha èllarga ilall'una ponta all'altra doi balestrate: e di mezo questa bo- 
cha ci è uno scollietto picholo senza erba niente. Quando el mare a le Hate el chupre tutto 
è grande fondo per tutto, e netto attorno a esso. 

Andando inver el porto el ci è un altro scollietto un poco magiore de questo, da 
la bocha stai a mezo frero, ed è lontano l'uno dall'altro doi balestrate. 

Andando entro inver el porlo el ci è un'altro scolilo picholo el tondo, eli questo 
schollio ci è una murallia uuasta, ed è lontano al secondo scolilo de fuora in balestrate 



2 so ERNESTO SPADOLINI 



mettendo el prodese ad questo schoUio, ell'anchora per levante avrai all'ancora passe xv 
de aqua. e sotto la nave passe \vn. 

Questo scolilo si è a mezo chanale, et questo chanale si è largo per tutto una ba- 
lestrata el meno. I.a intrata del porto sisse entra per ponente tino al sechondo scollieto 
poi se scove el canale sirocho e maestro, e vai el suo golfo nella via del maestro millia 
\'m. Per tutto questo chanale si è passe .wii de aqua. 

Da mezodi de questa bocha del porto el ci e doi scollietti grandetti et tondi, e 
quello da levante è qualche chosa magioretto che quello da ponente. Stando in questo 
porto da nulla banda vedi pelago: per tutto è netto e grande fondo. El schollio che è 
in mezo de le doi ponte la sua ponta de ponente lontana passe xxx el ci è pie xii d'acqua. 

Guardase questo porto chon Follia nuova a la quarta de sirocho ver el levante ; ed 
è lontano l'uno all'altro millia \\\. 

Guardase questo porto chol cavo de Martellacelo quarta de levante ver el sirocho ; 
ed è lontano l'uno dall'altro millia xxv. Et el chavo da Metelino è largo da la Turchia 
millia XV. In questo chavo del Metelino da greco el ci è doi scolletti negri, ed è aguzi : 
stai appresso terra. 

El schollio che è primo a la bocha si è largo da la ponta da tramontana una ba- 
lestrata. Per tutto è gran fondo. Da questo schollietto fino al capo de la secha si è da 
feriero una balestrata. La magiore aqua che abia questa boca si è passe xx d' aqua. A 
redosso da questa ponta, dove che è la seca nella via del mezodi' lontano doi balestrate 
el ci è buono porto per andare a tramontana choverto attutii i venti. 

Guardasi la ponta sottile, dove eh' è la secha, chol cavo da greche del Metelino 
dove eh' è li scollietti negri e aguzi entre greche ellevante ; ed è lontano millia v la 
ponta dove eh' è la secha a la ponta da grecho del Metelino. 

L'aqua bona da bere eh' è nel porto de le Cjaramite si è una chiesa guasta, che 
stai da tramontana dello schollio, dove che tieni el prodese mezo millio. Questa chiesa 
è lontana dalla marina passe ix. 

Per me' questa chiesa apresso mare el ci è uno pozzo de buona aqqua, ed è cupo 
uno passo. 

Le Ciaramite. Stattenjo lontano al porto et voler savere le sue chonossienze, essen- 
bianze, el chavo de levante del .\letelino si è chavo grosso. Da ponente de questo chavo 
millia X el ci è la starea alta del Metelino: entre el chavo de levante del Metelino e 
questa astarea alta el ci è una montagniuola' Intre questa montagniola el chavo grosso 
del Metelino si è el porto de le Ciaramite. 

Ea la sua via che tu vedrai la sembianza del golfo : quando sarai appresso gli altri 
suo segniali siili vederai chome tuliài scritto. 

Li Forni : el suo porto. A volere savere le sue senbianze venendo da la banda da 
tramontana acostate al siamo, ellascia tutte 1' ixole de li forni de ponente sul chavo da 
levante dell' ixola grande sisse parte un'altra ixola menore de la granJe ; et questa ixola 
menore si à uno montaletto che soprastai all' isola. 

Ea la sua via, ellassiatelo da levante, e va sotto a e^so. truovi el porto el quale è 



II. PORTOLANO DI GRAZIOSO BENIXCASA 



una valle che vai ne la via del melodi una balestrata, ed è longa doi piodesi. Pei' tutta 
questa valle el matjiore fondo che abia si è passe xxini" de aqua. Questo porto si è las- 
siando li duo terzi dell' izola da predio el terzo da garbino, su el chavo dell' ixola da 
grecho el ci è un'altia valle ; non è chosi buona come questa del porto. 

HI chanale che è da questa isola del porto ellisola grande delli Forni si è loiigo 
migllia doi, e la sua bocca da greco èllarga uno inillio. I.a bocha da Garbino èllarga 
una balestrala e meza. Questa boca da garbino da la banda da maestro è lontano da 
terra passa xx el ci è una preta sotto aqua. Questa bocha da la banda da sirocho è netta. 
Allargate da la penta mezo prodese, et vai netto. In questa ponta dell' ixola del porto 
el ci è una inagiera. Da questa ponla tino al porto ci è doi balestrate, e guar* 
dase r uno choll' altro levante e ponente. El chanale tle queste doi isole se schorre 
grecho e garbino; e stando in questo porto de nulla banda vedi pelago, e state la mon- 
tagnia grande del Siamo nella via del grecho millia x lontano el magiore fondo che 
abi in questo chanale si e passe xi.n de aqua. 

la valle che è di chonfra al porto la spiagia che è da garbino de essa a chapo della 
spiagia a la marina el ci è imo archo volto de muro lontane passe xxx nella via del gar- 
bino e raso mare chavando sotto è grande priete. Fruovi buona aqua da bevere. 

Questa isola del poito da sirocho d'essa non vi è nulla isola, salvo una isola che 
li stai da mezodi. Questa isola è pichola et tonda, ed è lontana all' isola del porto passe xx. 

Anchora nella via ilei mezodì chola ponta da garbino dell' isola del porto si ci è 
una isola; et questa isola si è uno scolilo picholo. .\presso de essa '^tai dalla banda da 
tramontana, tutti doi queste isole èllrntano all' ixola del porto millia vii. Ell'è un'altia 
valle da la banda del chanale nella via del maestro con questo porto. Slattendo una nave 
a prodese in terra de qua e de là seristi choverto a oni vento. Per tutta questa valle ci 
è da paese xx tino in xxiin" d'aqua. La ponta da garbino de c|uesta valle si stende una 
secha per sérocho svai lontano a la ponta uno prodese, sopra d'essa ci è pie vuii d'aqua. 
I.a ponta da grecho de questa valle si è netta, e slattendo uno prodese fuora avrai passe 
\xv d'aqqua. La ponta da grecho del porto se guarda chol chavo da grecho dell'isola 
grande tramontana e mezodi, ed è lontana Luna ponta dall'altra millia ni. Chi venisse 
da levante, e volesse andare al porto de li Forni el scolilo del porto si stai al diritto 
del chavo da greco dell' isola grande (.le li L'orni, e non à sembianza. Volendo savere la 
sua sembianza del scolilo del porto, la sua ponta da greco se mostra alla ed è pelat.i 
senza niente d'erba. La ponta da garbino si mostra più bassa, ed eciè una montagniola e 
questa montagniola è quella del porto. 

Alto luocho. La sembianza del suo porto si è un lilo de muro, che stai sopra al poito 
chon una torie. La ponta del porlo mostra rossa. .Nlettendo el [n'odese a la ponta, ell'an- 
cora da tramontana avrai all'anchora passe xvin d'aqua. 

Scorrese el golfo d'Alto luocho levante e ponente. Da Allo luocho in\er la Figella 
se scorre tramontana e mezodi'. \olendo savere la secha eh' è a la ponta d'Alto luocho 
eli' ò lontana da la ponta prodesi tre, e li suoi segniali si è guardando in ver la ponta 
de la Fighella vederai una schiena da terreno, e questa si è una ponta ; sopra questa 
ponta si è una montagniuola, e in questa inontagniuola el ci è priete scarmenate. Metti 



!32 ERNESTO SPADOLINI 



questa montagniola cola ponta che è de qua da le saline e la ponta del porto per me' 
uno scarmenato, che è a la spiagia, e questo scarmeiiato si è el primo che è da sirocho 
del filo del muro, e questa secha si è a lo tenere de una galea. El menore fondo che 
eie sia si e pie x d' aqua. Intre questa secha e la ponta del porto el ci è un'altra secha, 
che stai a mezo frero. El minor fondo che eie sia si è pie xim" de aqua. 

El Chavo che à e che se passarà da grecho de le ditte, e che se passarà a la 
Turchia statendo in questo porto te stai una isola pichola et tonda nella via del garbino 
lontano millia doi, e state un'altra isola pichola e bassa nella via del mezodì, lontano 
uno apresso questa Isola da la faza da garbino el ci è una secha, che pare sopra 
aqua un'altra isola stai intre sirocho e mezodì col porto, ed ò magiore che non è que- 
ste altre. Stando in questo porto te stai la secha del chavo de e che se passarà quarta 
de sirocho in ver lo mezodi, ed è lontano dal porto millia ini. Questa secha veghia so- 
praqua, ed è lontano dal cavo de e che se passerà uno trare de balestro. Questo porto 
si è una isola grande, ed è partita nel mezo, è smoza l'una dall'altra, e ci è una spia- 
gia bassa che è longa per trare de uno balestro. L'una banda dell' ixola te chuovre a 
tramontana e a maestro ; l'altra te chuovre a ponente e a garbino. Stando in questo 
luocho te stai el chavo de e che se passarà lontano millia doi. Per tutto questo chanpo 
el ci è da passe xv hno in xvii d'aqua : per tutto questo è netto fondo. Stando lontano 
prodesi doi da queste isole grandi arrai passe xii d'aqua. X'olendo mettere el prodese in 
teira e l'anchora da levante, arrai sotto la nave passe x d'aqua. Questa isola grande del 
porto, quella che se tiene coll'altra la sua ponta che è da mezodì nella via del grecho 
con questa ponta lontano doi prodesi el ci è una secha, che sopra essa è pie mi d'aqua. 

El Lango. La ponta bassa che ò da ponente del castello del ditto Lango siili stende 
de fuora da essa lontano uno millio la secha chesse tiene co la ponta. La ponta sottile 
che è da levante del castello de Lango si è netta. Questa isola che te stai per tramon- 
tana si è più alta dell'altra. Stattendo in questo luocho de nulla banda vedi pelago. 
L'asina dolce si è nelP isola da tiamontana apresso lo mare, ed è una fontana chupa, 
uno passo, ed è da la faza da mezodì dell' isola. Stando in questo luocho, el Lango te 
stai lontano millia x. 

El cavo del Lango se guarda chol cavo de Lango da levante a la quarta de tra- 
montana ver el maestro, ed è lontano l'uno all'altro millia xv. 

La Palatia. Le sembianze del suo porto si è venendo dal stretto del Siamo las- 
siando le montagnie grande truovi la pianura. El primo montirone che truovi da siro- 
cho de la pianura si è da maestro del porto millia un. Lassiando questo montirone, el 
primo chavo grosso che truovi ne la marina si è la ponta da maestro del porto. Questa 
ponta si è traripata e rossa ; sovra questa ponta el ci è un pie de torre guasta. La ponta 
da sirocho del porto el ci è una ponta longa e bassa, questo porto si è largo una ba- 
lestrata, et tanto ellongo. Stando remegiato sirocho e maestro avendo l'anchora de 
maestro lontano da terra passe xxx avrai sotto la nave pie xx d'aqua, e all'anchora da 
sirocho avrai pie xxiu d'aqua, la ponta da maestro lontano uno prodese avrai passe v 
d'aqua ; e passe v d'aqua avrai lontano dala ponta doi proJesi. 



IL miiTOLANO DI GRAZIOSO BENINCASA 233 



Guaidase questo porto de la bocha del Siamo sirocho e maestro, ed è lontano 
rune all'altro millia \\x. 

Guaitlase questo porto de la Palatia chol cavo da maestro de li Gartonesi a la 
quarta da ponente in ver lo garbino. Guardase el porlo del chavo da sirocho de li (ìa- 
tonigi intra ponente e garbino, ed è 1' isola de li Gattonigi a la ponta de la Palatia 
millia XX. Guardase el porto de la Palatia chol cavo da maestro del Fermachi intre 
garbino e mezodì ; ed è lontano l'uno dall'altro millia xxx. 

La sedia che è da maestro del porto de la Palatia el chavo da mezodì de la se- 
dia si è lontano da la ponta da maestro del porto millia 11. Guardase levante o ponente 
el chavo de la secha chola ponta da maestro del porto. Da questa secha andando da ver 
maestro, da essa per tutto è secho, e vai fuora de terra millia in. Queste seche stai la 
so aqua, e quando l'aqqua éssecha pare che tutto è pedalasso esabbianara. V'olendo an- 
dare netto dal chavo da mezodì de la secha allargate da essa mezo millio avrai passe vii 
lino in XX d'aqua. Andando per questi segni volendo andare al porto te chonviene met- 
tere laproda intre grecho el levante. Stando al deritto de la ponta bassa, che è da banda 
da maestro del porto lontano uno prodese e mezo avrai sotto a la nave pie xx de aqqua. 
Da sirocho del porto millia x el ci e lontano da la marina uno millio el ci è uno pa- 
lazzo quadro: da maestro de questo millia doi el ci è un altro palazzo, che è alchuna 
chosa più infratterra che questo altro. 

El stretto del Siamo : Se schorre el suo chanale grecho e g.irbino, e dove che 
manche ellaigo è uno millio, e dove che è più è milli; doi. In questo fiero el ci è 
uno schollio picholo partendo li doi parti del Siamo el terzo da la Turchia. Per tutto 
questo chanale è grande fondo e netto ; e questo chanale è netto. 

La sembianza di questo stretto del Siamo venendo da la bocha da maestro vedrai 
da la banda de la Turchia uno scollio chome una ponta stende nella via del garbino. Da 
questo scollio hno in terra ferma si è lontano uno prodese, ed è seclio da terra a que- 
sto scollio, e in ver la Turchia ne la marina el ci è terreno rosso, e questi e li segniali. 
Scorese lo Stretto del Siamo chol porlo d'.ilio Inocho intra garbino e mezodì ; ed è 
lontano l'uno dall'altro millia xviii. La penta del Siamo, quella che parte la bocha, si à 
una montagniola, la quale si à una vall.^ta e mostra òo\ mote. Lo scollio che è nel 
stretto del Siamo stattendo lontano doi piodesi da esso arrai passe xviu de aLjua. 

Guardase questo scollietto col stretto del Siamo a la quuta de mezodì in ver lo 
sirocho, ed è lontano l'uno dall'altro millia xxv, diclio del stretto che è da ponente de 
Alto luocho. 

Lo schollio che è da levante ile l.i C^honca à nome lo scollio del ratto, e si à 
buono stare ; e stai da levante de la chondia millia viii ; e buono stare per onni vento, 
ed è largo da terra uno millio. Questo scollio si è longo uno prodese, ed è tondo. 
Stando a prodese a lo scollio avrai sotto la nave passe xx de aqua, et tanto avrai al- 
l'anchora remegiate tramontana e mezodì. Questo scolieto si è netto attorno a esso ; 
per tutto iiuesto luocho e buono teneJore all'anchora ed è fango ; a mezo friero da la 
terra a lo scollio el ci è passe xviii d'aqua ; et chome lassi el mezo friero andando in 
terra truovi passe x d'aqua tino in vi apresso terra. 

La Htbliofilia, anno IX, dispensa o"-?" 2.) 



234 KKNESTO SPADOLINI 



Guardase questo scollietlo chol chavo da ponente del Siamo greche e garbino, ed 
è lontano l'uno alPaltro millia xxx. Guardase questo scolilo cholo scolilo de la Concha 
intre ponente e garbino ed è lontano l'uno all'altro milia vni. 

C.'hiamase, chome ditto ho di sopra, el scolilo del ratto. 

Le Michoie. La sua t'.ixa lia maeslio el ci ù uno buono paravego e buono fondo 
e choiiie uno golfo. Stattendo in questo luocho te stai el chastello de le Michele per 
sirocho e lontano millia doi. Per tutto questo luocho è fondo passe xv tìno in xx 
d'aquj, e state le sdille per garbino lontano millia un. 

Le l-'erniene. el suo porto che stai ni cavo da maestro de 1' isola, e sta; da siro- 
cho de questo chavo dell' isola millia doi. La senhianza de questo porto si è nella 
ponta da sirocho si à faze negre, per me' el porto si è 1' isola piii bassa che in altra 
parte. Questo porto si è stretto, ed à una ponta da tramontana, ed è bassa : ed è lon- 
tana Luna ponta dall'altra una balestrata ; sorgendo intra Luna ponta eli altra avrai passe 
XX d'aqua. Questa ponta da tramontana el ci è una secha che stende fuora prodesi doi, 
e questa sedia si è da tramontana da questa ponta bassa. Recholgite nel porto per sirocho. 

Lo Strevillio. che à la boca d'Assio a tramontana la sua sembianza de la ditta 
bocha si è la montagnia del Assio, essopra questa montagnia si è una montagniuola 
aguza ; da la faza da greclio de i.]uesta montagnia si è una altra montagnia e questa 
montagnia si è a la Tuichia ; porti el fiero per mezo de queste doi montagnie, vedrai 
la boca partire, e vedrai el scollio de lo Strevillio, che mostra aguzo. Fa la sua via, la- 
sciatel da ponente ; e questa è la bocha. 

La Scrofa, da tramontana il'esso el ci è mio scollio el quale è corto, ed à el 
ciuffo dal chavo da maestro, ed è lontano da la scrofa millia v ; da ponente de questo 
schollio mezo millio el eie un altro scollio, el quale ha la sembianza de questo altro 
scollio, ed è alchuna cosa menore. Da ponente de questo scollio mezo millio el ci è 
un altro scholietto picholo chome una barca, ed è negro lavato dal mare. 

Bella Pola. La sua sembianza si è che mostra uno pavillione, e mostra una pocha 
de choda. 

L'emmene esserfani. La sua bocha in mezo de essa el ci è uno scollio picholo chol 
ciuffo alto lia la faza da sirocho, e cliiamase Serfane pulle. Guardase chol cavo de la 
suda da sirocho intio greclio e levante. 

Guardase chol cavo de la Suda da maestro, greco e garbino. Guardase questo schol- 
lio chol chavo d'.Xndri da Sirocho quarta de grecho ver la tramontana, ed è lontano 
questo scollio al chavo d'Andri millia xi. Da la faza da sirocho de questo scollio lon- 
tano millia quatro un altro scollio podio magiore de questo. 

(Coiitiiiii.U. Ernesto Sp.^dolixi. 



LA CACCIA AL LIBRO IN" ITAl.IA 23^ 



La Cciccia al libro in Italia 



X<^1 fascicolo pri-iu'ilciitc di iiucsta Rivist.i abbiamo [mblilicato una notizia 
sotto il titolo « l^repotcnze doganali », o da tutto !<■ parti ci pervennero ai)pro- 
vazioni e incoraggiamenti a procedere, a rigor di leggi-, contro il (roverno [)er 
i danni arrecatici dalla ignoranza o dall'arbitrio delli- sue do'^ane, le quali, come 
par chiaro, o non conoscono bene le leggi ed i regolamenti o tìngono di ignorarli 
e ostacolano cosi' in modo inqualificabile, l'onesto commercio, arrecando noie e 
danni rilevanti a chi spedisce libri all'estero e paga ogni sorta ili tasse [jer l'eser- 
cizio d(^lla sua professione. Ora, se alcuno chiedesse (|ual motivo possa indurre le 
dogane a commettere siffatti arbitrii a danno di chi spedisce un libro all'estero, 
la risposta da darsi non sarebbe molto difficile, poichi'' è manifesto che esse lo 
fanno per eccessivo zelo coll'incoraggiamento dall'alto, tanto più che non corrono 
il rischio di avere la meritata punizione se, nel disbrigo delle loro funzioni, com- 
mettono equivoci od errori. .Se il danno arrecato al pubblii-o non ha mai delle 
conseguenze dannose per i doganieri, perché non possono (juesti cercare di ot- 
tenere qualche ambito elogio od onorificenza dai sujieriori, qualche soddisfazione 
materiale, come una promozione o qualche altro premio? Lra mille spedizioni, 
pensano essi, basta forse una che abbia un motivo sufficiente per essere fermata 
o sequestrata; e perché dunque non dobbiamo fermarle o sequestrarlo tutte se 
non corriamo alcun rischio, ma abbiamo invece la speranza di qualche vantaggio? 
Che ci importa il danno che arrechiamo a novecentonovantanove speditori se 
l'altrui danno può, anche in un sol caso, fruttare a noi (|n.ilehe cosa> Non [luò 
essere che questo il ragionamento del doganiere, ed il [jubblico deve rasse- 
gnarsi e consolarsi ! 

],' accennata nostr.i notizia, la nostra protesta vibrata ha prodotto sensa- 
zione jirofonda ma nel pubblico soltanto, mentre non se ne sono dati por intesi né 
il (xoverno né la dogana. Di fronte a siffatta de[)lorevol(^ indifferenza non abl)iamo 
il coraggio di promuovere delle cause, poicln'' siamo sicuri;/ //vV;// che con tal 
mezzo non si otterrebbe nt^ssuna riparazione, mentre d'altra parte siamo certi di 
s[)recare (juattrini, temjjf) e,... bile. J{ notorio che un governo lia ciMito braccia 
per prendere ed im solo per restituire e ([uesto.... monco e jjaralitico. Non ci 
resta dunque che trarlo avanti il tribunale della i)ubl)lica o[>inione, e invitare 
questo ad unirsi a noi in ima jìrotf^sta generale ed energica che arrivi finalmente 
all'orecchio di chi ha la responsabilità vera del governo e può porre un ri[)aro 
alla lamentata sconvenienza. 

]ÙI ora riairiamo i fatti ai quali porremo di fronte <i mano a mano i cor- 
rispondenti testi di legge e regolamenti, che risguardano la materia, e gli imi 
e gli altri accompagneremo (;on critiche osservazioni ; affinché il nostro scritto, 
per quanto modesto, [lossa servire di norma e torti. ir utile non meno ai nego- 
zianti librai, bibliotecari e .imatori e collettori di libri, segnatamente stranieri. 
che ai doganieri e ai loro direttori, che amano fare il loro dovere, e al su[)eriore 
(joverno per le opi)ortun(^ riforme. 

.\1 principio dell'. \gosto u. s. sijediinmo in .\merica im.i cassa a grandi' 



236 LEO S. OI.SCHKI 



velocità contenente un esemplare dei Coiiimcìitarì di Giulio Cesare stampati a 
Londra nel 1712. La dogana di Genova la sequestrò, e in data del 27 Agosto (!) 
— ben tredici giorni, cioè, dopo la presentazione dell'invio — compilò e rila- 
sciò allo speditore il seguente verbale: (i) 

DOGANA DI GENOVA 

Sezione di San Lazzaro 

il giorno 14 Agosto 1907, la Ditta American Express Co (M. Senantoni, agente) 
domiciliata in (ienova, rappresentata dal Sig. Schiavina, ha presentata dichiarazione per 
espoitazione di 

Una cassa A. L. C. 1790 

conlenente libri staiìipjll, Icgjtl in qualsiasi modo (2). 

Procedutosi alla veritìca da parte del sottoscritto iillìciale di dogana col concorso 
dell' mteressato si è riscontrato che la cassa conteneva; 
A. !.. C. 1 7QO. — due volumi legati in pelle I e II Tom. G///// Gs^/A (sic), commento 

edito nel 1712. 

Visto il regolamento riguardante l'esportazione degli oggetti di antichità ed arte 
approvato con R.' Decreto 17 Luglio i()04 N.° 4'^i, secondo il quale sono sottoposti 
(Art. 2551 alla tassa di esportazione i libri impressi dall'origine della stampa a tutto 
l'anno 1500, e che col successivo Art. 236 si prescrive che devono essere presentati 
per ottenere il nulla osta per l'esportazione i libri stampati o manoscritti ecc. dal 1500 
al iSoo : 

Considerato che tale nulla osta non venne presentato : 

Visto il successivo Art. 310, citato regolamento, si compila in triplo il presente 
verbale, una copia del quale viene in\iata insieme alle due casse alla l'iblioteca Nazio- 
nale di Firenze per gli ulteriori provvedimenti. 

La cassa piombata con piombi rotondi a questa dogana, sezione S. lazzaro, viene 
spedita a spese dell' interessato alla sopra nominata Biblioteca. 

Le altre due copie del presente, una si trattiene in dogana, l'altra a domanda si 
consegna all' interessato. 

Fatto, letto e sottoscritto ni Genova il 27 Agosto IQ07. 

L' Lli FiijALK DI Dogana II Dichiarante 

(firmato) F'RANCESC:0 BONM (firmato) L. SCHIAVINA 

Visto 11. Commissario delle Visite 
(frmato) CONTELLI 



(1) Avendo la dogana elevato un solo verbale di sequestro per due spedizioni diverse, ne 
riportiamo soltanto la parte che si riferisce alla nostra. 

(^) Lo speditore indicò esaìlavienle il contenuto della cassa dando persino il tìtolo e la data 
dell'opera, ma la dogana si serve dell'espressione doganale in uso che si applica ai libri d'ogni 
genere, antichi o moderni, stampati o sci itti, cioè libri stampati, sciolti o legati in qualsiasi modo. 
Trattandosi di volumi tec:ali soltanto, essa ha naturalnieiile omesso la parola sciolti. 



LA CACCIA AL LIBRO IN ITALIA 237 



Questa cassa fu dunque spedita alla Biblioteca Nazionale di Firenze per 
le operazioni richieste dalla legge, ma siccome le funzioni di nulla osta, per- 
messi, ecc. ecc. incombono non ad essa ma alla R. l>il)lioteca Mediceo- J.auren- 
ziana, la cassa dovette essere dipoi inviata a questa. Mancava però il verbale e si 
doveva scrivere alla dogana di (jenova per averlo; si che fin all'arrivo di ([ucsto 
trascorse un'altra buona settimana. Cosi' la spedizione a grande velocità |)rcsentata 
alla dogana il 17 Agosto giunse felicemente (!) alla K. Biblioteca Mediceo-Lau- 
ronziana alla fine di Settembre, mentre dovea essere in possesso del destina- 
tario americano aliatine d'agosto!! Ma la burocrazia italiana è famigerata per 
codesti annaspamenti ! lui ora v^ediamo un po' l'articolo -'56 del Regolamento 
pel quale la dogana ha creduto di dover sequestrare la spedizione. 

I cortesi lettori di questa Kivista sanno quanto ci siamo adoperati appunto 
per la modificazione dell'articolo 256 del Regolamento per l'esecuzione della 
legge \2 Giugno 1902, n. 185, sulla conservazione dei monumenti e degli og- 
getti d'antichità e d'arte, e della legge 27 {xiugno i()0,s, n. 242, sulla esporta- 
zione degli oggetti d'antichità e d'arte approvata con Regio Decreto 17 Luglio 
1904, n. 431 : essi si ricordano bene delle numero.se nostre proteste pur comparse 
in questa Rivista intorno alle fiscalità italiane nell'esportazione di libri antichi. 
del nostro colloquio col Ministro dell' Istruzione pubblica che ci avea invitato 
a Roma ad un'udienza dedicata interamente a questa questione, del Memoriale 
presentatogli dojìO ed infine anche della nostra conferenza, sempre intorno al me- 
desimo soggetto, al ( ongresso della Società bibliografica italiana a Milano, ma 
non sappiamo se conoscono anche il risultato che no abbiamo ottenuto. Questo in- 
vero non corrisponde del tutto ai nostri desideri, poiché crediamo sia assurdo deter- 
minare con una semplice data e far da essa unicamente dipendere il valore dei 
libri ed adottare un trattamento diverso per quelli di data anteriore e posteriore: 
ma, in parte almeno, è debito nostro riconoscere che tale risultato ci ha soddi- 
sfatto. ]-a legge taglia corto e dice in sostanza : fiiffl i libri pubblicati dall' inizio 
della stampa all'intiero anno 1500 sono preziosi e debbono pagare una tassa 
d'esportazione, dopo d'aver ott(Miuto il regolamentare permesso d'uscita dai con- 
fini del Regno. Fra parentesi, vogliamo ricordare che la legge dovea avere il giu- 
sto ed onesto scopo ideale di frenare l'emigrazione del patrimonio artistico, 
mentre essa, come viene ora applicata, è stata ridotta ad una vera fiscalità e 
non ha altro fine che 1' incasso di qualche lira ! A nostra conoscenza non si è 
verificato ancora alcun caso in cui lo .Stato non abbia permesso l'uscita d'un 
libro per arricchirne il patrimonio artistico nazionale. 

Ma rispettiamo, come di dovere, la legge e convertiamoci all'ofìinione as- 
soluta del legislatore che vuole le opere inibblicate sino alla mezzanotte del 31 
dicembre 1500 soggette all'obbligo del permesso e della tassa di esportazione, 
e stiamoci contenti a (juelle più fortimate ma meno preziose (secondo il legisla- 
tore ! !) che videro la luce dopo la data suindicata. 

Ecco por questo 1' .irticolo j^6 del citato Regolamento: 

Oltre agli oggetti colpiti da tassa a nonna degli articoli precedenti devono essere 
presentati per ottenere il tmlla oita per la esportazione : 

o) le pittiH'e. le sculture e qualsiasi oggetto d'arte o d'arte industiiale, coni- 



.38 LEO S. OLSCHKI 



prese le copie e le contraffazioni di oggetti di arte o d'antichità eseguite da artefici 
viventi, oppure defunti, ma la cui esecuzione, in questo caso, non dati da oltre cin- 
quant'anni ; 

b) i libri stampati o manoscritti, i codici non miniati, le stampe e le incisioni 
dal 1500 al 1800. 

Per gli oggetti indicati dalla lettera a e per le stampe e le incisioni indicate alla 
lettera h il nulla osta è rilasciato dai Regi l'flicii di esportazione, o dagli uttìcii speciali 
per l'esportazione di cui all'ait. 15; per i libri, i codici non miniati e i manoscritti 
fra il 15(10 e il iSoo, dalle Biblioteche nazionali che sararjno indicate nel decreto di 
cui all'art. 14, o dagli UHìcii specrali sopradetti. 

Su tale articolo s'è basata la dogana di (Teneva, la quale poi non sa, o non 
vuol sapere, che in séguito all'agitazione da noi promossa e sostenuta col concorso 
di colleghi, scienziati, letterati, eoe. appunto quell'articolo fu modificato in guisa 
che i libri posteriori al 1500 non hanno più bisogno di essere jiresentati alle 
Biblioteche per il iiitlla osta, ma possono essere spediti liberamente ovunque, 
salvo le verifiche dei doganieri. Ecco come suona ora l'art. 2^b, secondo la Gaz- 
zetta ufficiale del 25 agosto igo6, X." i qq : (Decreto Reale 2N giugno igofi, X. 447). 

L'art. 25f) è cosi nioditicato : 

<■ Oltre agli oggetti colpiti da tassa a norma degli articoli precedenti devono essere 
presentati per ottenere il nulla oiia per la esportazione le pitture, le sculture e qualsiasi 
oggetto d'arte o d'arte industriale, comprese le copie e le contraffazioni di oggetti d'arte 
o d'antichità eseguite da artefici \iventi, oppure defunti ma la cui esecuzione, in questo 
caso, non dati da oltre 30 anni. 

« Tale nulla osta è rilasciato dai Regi L'fficii di esportazione o dagli Lltficii spe- 
ciali per l'esportazione di cui all'art. 15 »■ 

]J)ove si parla qui d'un iiulhi osta per i ///^/'v' [josteriori al 1500!-' E perché 
non si creda per avventura che questa sia una delle solite sviste del compila- 
tore del riferito articolo e non si tenti di correggerla, come pur non di rado 
avviene, in peggio, ci limitiamo ad una sola osservazione, che è questa : che la 
correzione della citata disposizione a favore dei libri fu determinata dalla ne- 
cessità di liberare il commercio librario dall' inceppamento della formalità della 
presentazione alle Biblioteche o all'ufficio delegato dei libri stampati dal 1501 
a tutto il 1800, costituendo questi più che il caiiit-loruin oiius dei libri giusti- 
nianei, vere rnontagne da renderne troppo impacciato e quasi impossibile il 
traffico con qualsiasi formalità o fiscalità, e con perdita di tempo, spesso più 
prezioso del denaro. 

E trascorso un anno dacché quell'articolo fu modificato, ma ciò nonostante 
la dogana mostra di non .iverne per anco cognizione, e procede perciò a rigore 
di articoli che nel frattempo furono modificati o soppressi, ed il povero contri- 
buente deve subire tutte le conseguenze della ignoranza di essa, per non dire inai 
volere ed ostinazione. 

L'articolo ;?/o del Regolamento citato poi dalladogana di (xenova. suona cosi: 

« Quando si faccia o si tenti l'esportazione, senza previa presentazione alla dogana, 
di oggetti per la cui esporiaziiine sia necessaria licenza o cenilicato di nulla osta, 1' Uf- 



LA CACCIA AI. LIBRO IX ITALIA 230 



tìcio doganale fermerà gli oggetti elevando verbale di sequestro. Hleverà pure verbale di 
sequestro quando gli oggetti le siano stati presentati, ma con falsa dichiarazione o na- 
scosti o frammisti nd oggetti d'altro genere in modo da far presumere il f roposito di 
sottrarli airapplicazione della tassa progressiva di esportazione ». 

Invitiamo i cortesi lettori, o mei^lio i nostri csi^-rli ilnoaniori e viyili nostri 
gov(^rnanti a trovare ima connessione tra questo ed il nuovo articolo 256 ! La 
cassa trovasi giacente, c-onie abbiamo detto, nella K. I>iblinteea Mediceo I.auren- 
ziana : contidiamo. pien.imente nel senno illuminato didl' illustre, dotto e in- 
telligente suo cai)o comm. (xuido LMagi ch'egli con (niella eqnanimità ed esatta 
intuizione delle cose che tutti gli riconoscono, saprà mettere, come si suol dire, 
i [ìunti sugi' i [)er far i-apire al Ministero che granchio ha preso la dogruia ed 
infine perclir questo impartisca severi ordini onde non s'abbiano pili a ripetere, 
per l'avveniri', simili illegalità ed abusi (i). 

Llnitamente alla nostra cassa fu [iresentata alla dogana dallo stt-sso sjiedi- 
tore (l'Ile American Express (Jonijiany nn'altra cassa che gli era stata consegnata 
da im noto legatore di libri di Firenze [ler l'invio ad un indirizzo in America: 
cassa contenente liliri stampati nuovi ed antichi, rilegati. 1. a dogana apri anche 
questa, e vi troV('> libri nuovi elegantemente rilegati ed alcuni volumi antichi 
anteriori al 1300 che il legatore avea ricevuto dal suo cliente anierie.ino \>cr 
unire ai moderili e farne una sola spedizione. 

Il legatore, ignaro del regolamento, fece la dichiarazione generica ma 
fsafta del contenuto della cassa, qualificandolo (-ome « libri stampati nuovi ed 
antichi legati » (j). La dogana sequestrò anche questa spedizione e la trattò come 
la nostra, colla sola differenza che in questo caso avea ragione di fermarla per- 
chi'- vi erano .alcuni libri soggetti alla tassa d'esport.izione. 

Il legatore dichiarò d'avere avuto i libri dal suo cliente il quale li avea 
[tortati seco dall'estero e di non aver sa[)Uto che fossero soggetti a dazio di 
uscita, tanto iiii'i scusabile iiKiuantochi'' i volumi antichi portavano tutti le tracce 
visibili della provenienza ester.i come fu (xmstatatn dagli ogregi periti della 



(1) Nel momento di nudare in macchina apprendiamo che il IMiiilstero lia dato ordine alla 
Laiirenziana di svincolare la nostra cassa contenente il coniento di Giulio Cesare, ma previo il pa- 
gamento a nostro carico, di tutte le spese della spedizione da Genova a Firenze, e ritorno, del 
magazzinaggio e aciessori. 

l'er tal guisa il Ministero mostra di ignorare anch' esso la riforma della legge, nel senso da 
noi più sopra chiaramente dimostrato, ciò che è assai più grave e dannoso, dovendo esso illumi- 
nare la mente <lei poveri doganieri, spesso confusa da un ginepraio di leggi e regolamenti, e cir- 
colari, troppo spesso in contradizione tra loro e in urto col buon senso. Sottoporre a spe.se, ca- 
j;ionate dall'altrui ignoranza, ostinazione e vessazione chi per legge civile espressa e per equità 
naturale ha diiiilo al pieno risarcimento di danni per l'illegale arresto della merce regolarmente 
:;pedita, è tale eiwrmilà da disgradarne la giustizia della mezza luna o delle pelli rosse ! ! 

(2) La dogana fece un solo verbale per il sequestro della nostra cassa e quello «lei legatore 
usando, malgrado fesa/la dichiarazione degli speditori, la rwt' doganali- in uso « libri slaiiipali, 
legali in qualsiasi modo ». 



140 LEO S. OLSCHKl 



stessa R. Biblioteca Mediceo-Laurenziana. Orbene, poiché la legge non fa al- 
cuna distinzione tra le diverse provenienze di libri antichi, salvo le disposizioni 
di cui [)iù sotto, per gli stranieri, egli dovrà pagare la tassa dovuta d'esporta- 
zione in ragione del valore dei libri da lui spediti. J.a dogana vorrebbe però 
considerare 1' invio come contrabbando, applicandovi l'art. 310 del Regolamento 
cosi' concepito : « Eleverà pure verbale di sequestro quando tali oggetti le siano 
stati presentati, ///ii con falsa dichiarazione o nascosti o frani misti ad oggetti d' altro 
genere in modo da far presumere il proposito di sottrarli all' applicazione della 
tassa progressiva di esportazione ». Una tale interpretazione odiosa è assolu- 
tamente qui contraria non meno alla lettera che allo spirilo della legge, e alla 
volontà del legislatore. Dov'è, di grazia, la falsa dichiarazione, quando il mittente 
indicò chiaro e tondo : libri stampati nuovi ed anticlii. legati in- qualsiasi modo come 
contenuto della cassa? O vi furono forse trovati nascosti o frammisti degli oggetti 
d'altro genere? Siamo certi che anche in questo caso la R. Biblioteca Mediceo- 
Laurenziana saprà mettere le cose a posto e riconoscere la buona fede del le- 
gatore mittente a cui si può addebitare non mai una dichiarazione falsa, ma una 
troppo generica od incompleta, da rendersi più specifica e perfetta. 

Invece dell'art. 310 dev'essere qui. manifestamente, applicato Vari. 2<Sc/ 
che dice : 

« Nel caso in cui siano presentati alla Dogana, non muniti dei documenti pre- 
scritti, colli d'oggetti d'antichità e di arte il cui contenuto sia esattamente dichiarato, la 
dogana inviterà 1' interessato a sborsare le spese per 1' invio di essi al pili vicino ufficio 
di esportazione, presso il quale 1' interessato dovrà compiere tutte le operazioni indicate 
agli articoli 252 e seguenti. 

'< Tale invio sarà fatto, a rischio e pericolo dell'esportatore, dalia Dogana, che 
apporrà sui colli i suoi piombi e ne darà avviso all' Ufficio predetto. 1 diritti di magaz- 
zinaggio sono a carico dell' interessato. Ove questo si nliuti a sborsare le spese per 
r invio di cui sopra, la Dogana spedirà i colli a rischio e pericolo dell' interessato al 
Regio Museo o alla Regia Galleria più vicina, dove, senza alcuna responsabilità dell'Am- 
ministiazione, saranno ritenuti, e non verranno restituiti al proprietario che contro il pa- 
gamento di tutte le spese e diritti ». 

Dunque, né contralobando, né sequestro, né, contravvenzioni, ma la sem- 
plice esazione di quanto è dovuto a norma della tariffa doganale per il valore 
indicato dalla R. Biblioteca Mediceo-Laurenziana di Firenze che, secondo quella 
dogana, è l'ufficio d'esportazione più vicino a Genova (1 !) ; e, ciò eseguito, dare 
pronto corso alla spedizione affinché giunga senza ulteriore ritardo a destinazione. 

Come abbiamo già accennato, i pochi libri antichi contenuti nella cassa 
del legatore erano importati dall' estero da un amatore straniero, il quale 
avrebbe dovuto presentarli alla sua venuta in Italia alla dogana di confine se 
egli voleva assicurarsene la libera esportazione ; e ciò a norma dell'articolo ^06 
che suona cosi' : 

Art. 306. Per godere del beneficio di cui nella legge, all'atto della importazione 
temporanea gli oggetti dovranno essere presentati alla Dogana di contine per le opera- 



LA CACCIA AL LIBRO IX ITALIA 241 



zioni di sua competenza, compiute le quali, essa suggellerà coi propri piombi i colli e 
li spedirà, a spese dell' interessato, all' l'Ilicio d'esportazione che questo indicherà. 

1 colli saranno accompagnati da una domanda per ottenere il certificato d' impor- 
tazione, nella qual domanda saranno specificati e descritti gli oggetti contenuti nei colli. 

L'ispettore delegato ne l'.uà la verifica, aggiungendo, sulla domanda, tutte quelle 
particolarità caratteristiche degli oggetti che 1' importatore avesse tralasciato, e che fos- 
sero neces.sarie per identificare quando che sia gli oggetti medesimi. Quindi rilascierà il 
certificato d' importazione temporanea, dopo averne preso nota nel registro analogo, e 
sulla domanda. 

1 capi delle Missioni diplomatiche accreditate presso la R. Corte e presso la S. Sede 
potranno ottenere il certihcato di importazione temporanea in base alla semplice domanda 
presentata all'Ullìcio di esportazione. La verifica degli oggetti temporaneamente importati 
potrà aver luogo anche fuori d' cilicio analogamente al disposto dell'art. 26^, ultimo 
comma. 

I numerosi stanieri che vendono in Italia a .scopo di studi o per un lungo 
soggiorno portano in generale seco, com'è notorio, i loro libri sia per servirsene 
per istudi e confronti di esemplari, o per l'amore che li lega ad essi. Chi di questi 
conosce le disposizioni dell'articolo 30Ò? Probabilmente nessuno e se le conoscesse 
chi si assoggetterebbe a tutte quelle formalità ? Non i\sitiamo a dire che una legge 
simile è incivile sotto tutti i rispetti e dannosa anche agli interessi del paese. 
Gli stranieri corrono il rischio di esser fermati alla frontiera e di attirare la 
curiosità avi viaggiatori come contrabbandi(>ri volgari, mentre non ne conoscono 
la ragione e credono di essere in pieno diritto — come realmente dovrebbero 
essere in virtù del principio di rcciprocaiiza iiifi-riiazioiiah- — di riportare a casa 
la loro proprietà. Essi corrono inoltre il rischio di vedersi strappare e sequestrare 
i propri oggetti e di essere processati come contrabbandieri, dopo la confisca dei 
libri divenuti, a rigor di legge, proprietà dello .Stato. Ecco il testo dei due arti- 
coli che in tal caso s'applicano : 

.\kt. ^ij. Se gli oggetti saranno riconosciuti sottoposti a tassa di esportazione, essi 
saranno considerati in contrabbando, ed a tale elletto ruificio doganale, valendosi degli 
elementi risultanti dal verbale di sequestro, eleverà verbale di contravvenzione nelle forme 
indicate dagli art. 344, :;43 e ■!46 del Regolamento 1,5 Febbraio 1896, n. 65, per l'ese- 
cuzione della legge doganale. Oltre alle copie ivi prescritte, se ne farà un'altra da in- 
viarsi direttamente al Ministero della pubblica istruzione. 

Art. ^i.;. Gli oggetti dichiarati m contrabbando saranno confiscati a favore dello 
Stato, e lo speditore sarà punito con una multa non minore di due né maggiore di dicci 
volte lo importo della tassa di esportazione applicabile, secondo il disposto dell'art. 97 
della legge doganale e salve le altre pene di cui agli art. n!^, Q9 e 100 della legge 
medesima in quanto siano applicabili. 

L)a queste colonne inviamo jìeroiò un serio ammonimento agli studiosi stra- 
nieri che vogliono venire in Italia di non portar seco libri antichi e preziosi per 

La Bibliofilia, anno IX, dispensa 6"-;" :? 



242 LEO S. OLSCHKI 



non andare incontro alla dogana del confine ai gravi inconvenienti summen- 
zionati quando rimpatriano, o di assoggettarsi scrupolosamente alle disposizioni 
dell'articolo ^06. Abbiamo in Italia il sistema opposto a quello che vige in 
Russia, cioè qui non si possono, senza diiìficoltà. importare dei libri, là non si 
possono esportare. 

E pur notorio che numerosi forestieri visitatori del nostro paese vogliono 
portar seco, quando lo lasciano, dei ricordi o dei regali per i loro parenti ed 
amici e de' quali una gran parte, se non la massima, è costituita da libri acqui- 
stati nelle varie librerie del paese. Anche questi stranieri corrono il medesimo 
pericolo, ed un libraio coscienzioso ha l'obbligo morale di farne avvertito il suo 
cliente quando s'accinge ad acquistare da lui qualche libro antico per rispar- 
miargli (lei gravi fastidi e rischi alla sua sortita dall' Italia. Ogni qualvolta 
che noi l'abbiamo fatto, il cliente ne è rimasto stuuito e ci ha lasciato con rin- 
graziamenti per l'avviso, ma rinunciando, con nostro non lie\e danno, ad un qua- 
lunque acquisto. 

La legge ha dunque creato degli imbarazzi gravissimi ai visitatori d' Ita- 
lia e danneggiato assai l'onesto commercio librario non senza detrimento al- 
l'antica fama della civiltà legislativa romana e italiana. 

Oualche tempo fa leggemmo nei giornali italiani che alla dogana di Ala 
fu sequestrato ad un tedesco un corale /;rz/oshs////o ch'egli avrebbe tenuto 
nascosto nella sua valigia coli' intenzione di esportarlo fraudolentemente dal- 
l' Italia, e che proprio in quel momento transitava per quella stazione il Mini- 
stro dell' Istruzione pubblica il cjuale, informato della cosa, ha voluto personal- 
mente stringere la mano al bravo doganiere e felicitarlo per la sua operazione. 
Un Ministro elogia personalmente un doganiere ! Quale premio sarebbe più am- 
bito di questo, se veramente meritato ? Ed è naturale che una simile soddi- 
sfazione, a cui si aggiungerà certo qualche altro vantaggio, deve incoraggiare 
il doganiere e i suoi colleghi ;i prodezze ancor maggiori. ]\Ia piano a mali 
passi ! 

Ouel tedesco s'è ri\'olto a noi, giacché ci conosceva per i numerosi nostri 
scritti sulla materia, formanti ormai una lunga e dolorosa storia, e confessiamo 
che abbiamo sentito venirci il rossore per la vergogna e la stizza quando, ben 
verificato il fatto, vedemmo simili brutte scene che non ci parevano possibili in 
Italia, cioè in un paese che vuol essere ed è eminentemente (e fin troppo!) liberale. 
Quel pover' uomo non avea nascosto nulla né avea punto l'intenzione di defraudare 
r Italia ! Egli portava il grosso volume apertamente a vista di tutti nello scom- 
partimento ed alla richiesta che cosa fosse, rispose subito che era un manoscritto 
antico. Infatti chi conosce un corale ed avrà letto quella notizia del sequestro lan- 
ciata, come si capisce, dalla dogana stessa allo scopo facilmente comprensibile, si 
sarà subito rivolto la domanda come avrebbe potuto trovar posto in una valigia da 
viaggio un volume si colossale ed avrà capito che vi dovea essere un'esagerazione. 
La quale si sarà facilmente aggravata e deg'enerata in confusione dal fatto che il 
forestiere non comprendeva l'italiano né il doganiere il tedesco e che perciò non 



LA CACCIA AL LIBRO IN ITALIA 243 



hanno potuto comprendersi V un l'altro. Quindi il tedesco fu trascinato con lungo 
seguito di una folla di curiosi, da un ufftcio all'altro ; gli fu tolto il manoscritto 
mentre fu però rassicurato — come egli credeva- di aver ca[)ito — che questo, dopo 
l'adempimento di una semplice formalità, che consiste nella consegna del regolare 
permesso, da parto della (xalleria di Firenze, gli verrebbe si)odito a grande velocità 
air indirizzo ch'egli aveva lasciato. La dogana ha redatto un verliale per conto pro- 
prio e mandatolo, insieme col eorale alla Galleria di Mrenze, do\'e. malgrado che 
le miniature del manoscritto siano state giudicate moderne, il fatale volume fu 
confiscato e viene ora gelosamente tenuto a disposizione del Ministero dell' Istru- 
zione pubblica, mentre si istruisce contro il tedesco il [jrocesso per il tentato 
contrabbando a norma dcdl'art. 313 testualmente rijjortato poc;' anzi, laddove a 
parer nostro l'unico articolo applicabile a questo fatto sarebbe, come per il caso, 
del legatore, il n. :?Nij da noi già citato, avendo il viaggiatore tedesco presen- 
tato alla dogana un oggetto d'arti^ //o// iintiiifo dri docitiiiciifi pri so-ifti ma i-;s.'\t- 

TA.\li;X TE DK'll lAKATO. 

Ed anzi potrebbe rimanere esclusa ogni idea di arte, e quindi escluso 
ogni elemento di contravvenzione e diritto di ta.ssa, se dalla [jerizia risultasse 
trattarsi non di un corale antico artisticamente^ alluminato, ma di una delle solite 
copie o contraffazioni ad inganno di novelli ed inesperti collezionisti stranieri. 

<_)gni altro commento ci sembra superfluo. Per il bene e per l'onore del 
nostro paese ci auguriamo che simili casi disgustosi non abbiano più a ripe- 
tersi, mentre desideriamo vivamente che dal supcriore Ministero vengani> im- 
partiti in [proposito, una volta per sempre ihiari r /^riii.si ordini pur quanto si 
voglia severi uni i^iiisli. alle regie dogane, se non si vuole addirittura recare, 
come sarebbe veramente desiderabile e necessario, una modificazione radicale 
al regolamento nella parte — la più vessata — che riyu.irda i lil^ri, i codici e 
i manoscritti. 

/■". .V. — Con lettera del 12 ottobre a. e. abbiamo creduto opportuno ri- 
cordare a S. 1{. il Ministro dell' Lstruzione pubblica il Decreto did 2.S giugno 
iQOfi X." 447 ch(> esonera lo speditore di libri posteriori al 1500 da qualunque 
formalità: a tale scritto abbiamo ricevuto or ora la risposta «A^cv/z^m/ww del iq 
dello stesso mese dalla quale stralciamo il jiasso seguente ad edificazione dei 
cortesi nostri lettori : « Infatti, non appena il Bibliotecario Capo della Mediceo- 
Laurenziana mtmdò il verbale constatante che in una delle due casse sequestrate 
si trovavano i due volumi dei Cuiniiiriitari di Cesare, questo Ministero invitò 
il liibliotecario medesimo alla restituzione immediata di essi : f pnicln' dal De- 
creto del jH agosto igoó, dalia S. ]'. citato non fu abrogato l'art. ;;// del ri'gola- 
inciito 77 higlio i<)(>4 A'." y,'/ si aggiunse dir la restituzione avrebbe dovuto essere 
preceduta dal rimborso dell,-- spese occorse. Che bella logica ! Il Ministro ammette 
che la merce spedita non aveva bisogno di un nulla osta, ma se la dogana di 
Genova invece di lasciare liberamente partire la cassetta coi « Commentari», la fermò, 
non ricordando il regio Decreto jS agosto nioò (parole testuali del Ministro) de- 
v'essere però applicato l'articolo ^11 del Regolamento 17 luglio 1904 X."43i 
che si riferisce al contrabbando e suona cosi : 

Akt. .;ii. Appena ricevuti ì;1ì oggetti, 1' Lliìcio di esportazione o la biblioteca 



244 LKO S. OLSCHKI 



esamina se essi siano fra quelli per cui è dovuta tassa di esportazione o se siano sola- 
mente sottoposte a certiticato di ini Ila o>Li, e ne da immediata notizia all' Ufficio doga- 
nale, facendogli conoscere, nel primo caso, l'ammontare della tassa di esportazione che 
sarebbe applicabile. 

Ove gli oggetti siano soltanto sottoposti a certiticato di inilld os/.i, 1' Ufficio doga- 
nale non dà ulteriore corso alla pratica. Gli oggetti, senza alcuna responsabilità dell'Am- 
ministrazione, rimarranno in deposito presso l'Ufficio di esportazione, la biblioteca, o 
anche presso un Regio Museo o una galleria, fino a quando il proprietario non li reclami, 
pagando in pari tempo tutte le spese occorse per il magazzinaggio, trasporto ecc. degli 
oggetti. 

E addirittura enorme ! ! Per l'errore, ovvero per I' ÌL;iioranza della dogana 
di (ienova, veniamo classificati fra i lOiitrahliaiidifri. Contro una tale gratuita 
offesa al nostro onore e al l^uon senso, abbiamo protestato energicamente con 
una immediata risposta e per difenderci da simile taccia siamo ricorsi al tri- 
bunale dal quale ci attendiamo una completa riparazione morale e ni.itcriale. 

].E(> .S. ( )LSC11KI. 



Sag'OK) (il bibliografìa aeronautica italiana'*' 

Correzioni ed aggiunte tratte dalle schede del eh.""' dott. Diomede Buonamici bibliofilo livornese 

Macchina per volaic. 

In Cioìn ilelt'ilal. Iclley. PadovH, iMo2, voi. I, p. 155. 

Macchine (Delle) ^u'ro>t,itiJìi. Milano, n. stampe di Giuseppe Marelli, 1784. 

In-4" di pp. 20 con r tav. e ; incis. in r. Rarissimo. Estr. dal to. VII det;li Opuscoli scelti 
di Milano. Autore ne è Carlo Amoretti ivt-di il Sago io preredente). 

— Iclciii. Venezia, Storti, 17S4. 

Magistroni Gio. Battista. Coiniilcin:;ioìii gcomctii\lic e pratiche iopra le iiuiccliiiic cie- 
rcostaUJic <? «iLs ii/rosfow. Modena, 1825. 
ln-4", tÌK. 

Mainoni Francesco. Vcr^i ìcìtiiii dell' Eniiuciili^siiiio sig. carJinalc Aiigelo Duriiii iopra il 

cocchio volante del sio\ di Alojiuolfìer volgarizzati da Francesco Mainoni C. R. B. 

Hic vir hie at. Virg. lib. (>" v. ii,o. Ardens queiii ce.\it ad aethera cirtio. Ibid. V 

791. (17S4). 

In-S" fig. di pp. ;i s. n. tip. l'recede un' ep. dedicatoria del 1'. Mainoni barnabita a Faolo 
Andreani, in data di Milano, del collegio di San Barnaba 10 ftrlibraio 1784. La versione 
dei distici latini del Q., che sono pure riportati a fronte, è in vario metro. 



In i;Mi,.jUi,u voi. IX. disp. 1» 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA AKRONAtTICA ITALIANA 245 



Mallio Michele. OlLivc mi <rloho aciroitcìtico del Sigi/or Ji Moiifgolfur. Roma, 1 7S4. 
Morelli Del Verde mutf Ignazio. MkJo ili Jin'ircrc ilifìoho ,it-rii's/a/i\o. Vercelli, .St;im- 

peii.i Patria, i j^4. 

In- 1" (li pp. ^<, coti fij;. 
Mariotti Annibale. // pj/Ioi/i- volantt-. Commedia di un alto solo. In Pcriitiia, presso 

Mario Riginaldi, 17S4. 

I11-I2". 

Mazzacurati Luigi. /)/ //// nuoctt jf'p.irircliio cliiiiii^o per L.iih.in' oh' lìcroifjti. Boloj^naj 
Tip. della \'olpe al Sassi, !83i)- 

In S", pp. ].(, con una tav. 
Memoria iiifoino ogli •ino.s/.i// in <>i\.i>ii>/h- Ji f^ii/'HiVii i:'f>in'iih'///o di in.idjii/iiri//,! Jt'ii.sa 

(ìiìriicriii. Milano, St. Rivolta, i(S24. 

In-i6\ di pp. \b, con i tav. l'Nemplare nella bibl. Ambrosiana. 
Mingarelli Atenodoro. Co^truiiotic degli aLVOiiaii spedita alla R. Accademia di Londra 

li 30 aprile 1821. Bologna, tip. Matsigli, 1S21. 

InS", pp. 7. 

— DirLiioì/c ori^^o/ihìle digli acio^hìli. Bologna, pei tipi di Iacopo Maisigli, 1S38. . 
In-S", di pp. l'I con tav. 

Mocenigo-Alvise Giovanni. /< iliffi^olLì di II' .jenu/.inl/Vj. Vicenza, Tip. Staider. 
In- 16', ili pp. 16. 

Modigliani Angiolo. Proposti ,!i iina iitil,- iipplini^ionc iLll' iJinosLiliiii. Livorno, ai 
19 ottobre 1841. 
In 8". Due carte. 

Mossotti Ott. F. 5/// molo di un lUrosKìlo <//i.v)/,/.;/i. 

Inserita nel Bini. VI, iSji del (,'!or?i. di I-isica ecc. di l'avia. 

Muzzi Muzio. Al uni doaniu-i/li snlT lìcrioiuìii /tllireiiìig,! ii:zi!itjLj iLì M. Mii;{i. Fi- 
renze, Batelli e (^., i8-;i). 
In-N", pp. li,, con I tav. 

Navigazione (Sulla) iicrùì o i/ie^ii per sollevtirsi e soileiiersi in iiria di Sir G. Ciiylev. 
Lettera a M. Xicholson. 
In Aiììui/i di Si. e Irli-, Milano, iNii, voi. , ', p. 16S. 

Napoli Antonio. Cenni >loriei sulle sette iiseensioni iieree eseguite da A. Couuselii di 
Bologim. Napoli, 184^. 
In-i2 '. 

Notizie intorno iilla vili e dlle opere di Montgol/iir lette dal sig. DeLìiiihre. 
in Aiiuali dt scienze e lettere, voi. 6", Milano, 1^11, p|). 77 e 415. 

N. L. B. Intorno alla diri;ione degli aerostati. Lettera al prof. Giuseppe Gazzeri s. 11. t. 
(Firenze, 1828). 
In-S", di pp. 8, con dne tav. ICstr. i.\M' Antotogia, aprile 1S28, n. SS. 

Nuova e distinta relazioni di un easo nuoeaunnte oeeorso in una eitlà della nostra Italia 
il giorno 2(i ottobre di questo presente anno 180-; ad un famoso personaggio 
dottissimo nella chimica, il quale era stato a Bologna a vedere la stupenda mac- 
china areostatica del citt. Zambeccari. In Bologna, per le stampe del Sassi, 1803. 

I11-4'. di pp. (. 



246 G. BOFFITO 

Nuovi viaggi .•>«/ pallone volante. Poesie liriehe di Teodosio Arelìenwrio. Livorno, 

Giorgi, 17S5. 
Iii-i6% di pp. 26. 

Oddone Emilio. La qimila couferei/ia ii//enìa:ii()iiale </' aerosia^ioiie seieiilifica a Milano. 

Nel Jloll. d. Soe. Acr. It., Ili, i.)<>6, pp. 2^i-2i)2. 
Origine di alenile inveiiyioni. Areostatiea. 

in l.ellnie pn/tn/ini. a. Il, Torino, Botta, iSj.S, pajj. 14 e ii-;2. 
Orlandi Francesco. Narrazione dell' aereohaiiea esperimento tintati il 1,11 agosto it^2^ 

ed eseoiiito il sette settembre in Bologna da lùaneeseo Orlandi. Bologna, Tip. Mar- 

sigli (1825). 

Iii-S", pp. 6, con mia tav. rappresentante V.ìenìbala e il ritr. dell'Ori. 

— Salendo la inateliina aereolatiea. Ode. (Bologna) dai tipi di Carlo Bova. s. a. 

Foglietto voi. 
Osservazioni sop/a varii oggetti ionteiniti nella lettera di P. Andreoli diretta per le 

stampe a M. Dnprè. relativa al volo da esso eseguito nellWiititeatro di Milano il 

18 ott. iSoy. Bologna, 1807. 

In-N». 
Pagani-Cesa 00. Giuseppe. // viaggio per aria, eanti tre. Padova, per il Conzatti, 1784. 

Ini2", di pp. 4. 11 poeta immagina nn viaggio aereo molte centinaia di leghe al di sopra 
di quello eseguito da Charles e Robert. 

Pauliner Aimé. Memorie storielle, tìsiefie e politiche sopra i palloni o globi aereostaiici 
estratte dal Diiioìmriii delle nuove seoperte fatte in fisiea. Traduzione dal francese 
dell'Ab. *** (s. 1.) 1789. 
In-S" picc. di pp, "[I. 

Pallone aereostatico. Audentes fortuna invai. In Bologna, per le stampe di Ulisse Ram- 
poni, 1804. 
I11-4», di pp. 4, s. n. 

Paracadute (II) ossia eenni poetiti sulla .j/" aseesa della damigella Elisa Garnerin. To- 
rino, It>2-. 
In- 12". 

Peirolon Fr. Saverio. .!/ notturno Globo eniineiato nel Foglio niiin. 211 prossimo pas- 
sato. (Canzone, s. n. tip. 
Koglio volante. 

Piola Carm. Poeiihttn sopra hi pallimi vulanti. Palermo, 1843. 
InS". 

Pochettino A. Sulla determina:^ione degli elementi dj vento. 
Nel /;olt. d. .Soc. Aer. it., a. Ili, mo6, 11,1-201. 

Polli Giovanni. Sulla direzione di un aereostato : aleunt idee. Milano, Molina, 1838. 
ln-8", di pp. 22, con una tav. 

Prandi Pietro. Esame de' me{:;i proposti per ottenere la sta:^ione degli aerostati a qua- 
luinjiie alte;yi e alenile osserva:;ioìii dirette al loro miglioramento di Pietri) Prandi. 
(s. n. tip.). 
In-4", pp. 13. 

— Ji''ggnaglio del viaggio aereo ^seoiiito, pai tendo da Bologna, il giorno 7 settembre iS2~, 

dal sig. Eraneeseo Orlandi. Bologna, coi tipi del Nobili e C s. a. (1825). 
In-S", di pp. 13, con ritr. 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA AERONAUTICA ITALIANA 247 



Prima Barca .urto- postille iiùiniiuìta /'Ai/ii//a. Nob. X'incuiizo Quorini editore. Venezia, 
Tip. iNIolinari, 21 ott. 1846. 
l'o. voi. coli una incisione. 

Puglieschi Ugo. Intorno alle vcrìiìci lìcrostatiche. 

Nel A',;//, it. Soc. Aeioii. il., a. Ili, moó, pp. 270-7;. 

Querzola Camillo. Per il volo seguito ìLìIT areoiiauta eitteidiiio /.iììiibeeeeiri hologneic. 
Imola, per Gio. Dal Monte (Casoni, iSir^. 
Ko. voi. Il SOM. porta la firma <li Camillo Oiierzola. 

Raccolta Jelli diversi eei lifueiti , pareri e voti in varie epoehe rilaseiati a Vittorio Sarti 
holoifiiese sulla niaeehina areostatiea di nuova invenzione del incdesinio Sai li. Bolo- 
gna, tip. Marsigli, 182;-;. 
lii-N', pp. 16. 

Ragguaglio circostanziale del primo viaoi^io aereo in /noJ/illerra felieeinente eseguito dal 
capitano VineeiiyO Luiiardi eittadino hueliese in mia serie ili lettere scritte da lui 
medesimo al cav. Gherardo Compagni di Lucca suo tutore e curatore, fedelmente 
tradotte dall' inglese, parimenti varie lettere concernenti altri suoi viaggi nell'At- 
mosfera con l'aggiunta d'una raccolta delle meglio poesie scritte in Napoli in 
occasione delia sua salita in aria. Palermo, Gagliani, 1700. 
InS-. 

Ragguaglio succinto ilelli due viaggi areostatiei esegniti ed il ter:;o infelieeuientc tentato 
in Bologna dal fu lonte Fr. /.auìbeeeari bolognese, in varie epoehe. 
Ms. Ì11-4", carte 12. 

Ragona-Scinà Domenico. Sui palloni aerostaliei : artieolo estratto dalle sue h\ioui di 
tìsica applicata agli usi della vita, della società e delle arti. 
Nelle I-'lfemet idi seieiili/ieìie sieiiiaiii , n. Si. Palermo, 1840, .S". 

Rapporto siili' Jisperien;a aereostafica del cittadino Frauccsuì Zaiubeccari presentato al 
Consiglio generale del dipartimento del Reno. In j-iologna, per le stampe di S. Tom- 
maso d'Aquino, 180^. 

In fo. fli pp. IX. Il Rapporto i- firniato : Girolamo Canonico .Saladini, Sebastiano Canlcn- 
zani e Giuseppe Avanzini. 

Relazione alla Reale Auatlcmia ./elle s,7V;/{r sopra dm saooi sulT aerostatica e siili' aero- 
nautica, opera del tenente colonnello del genio signor (Josta, letta nella tornata 
del 14 marzo dell'anno i8-:57. Napoli, stanip. del l'ibreno, i8':ì8. 
In-S", pp. jf). 

Relazione dell' lìsperienia ecc. \'ed; Zambeccari. 

Relazione del viaggio aereo intrapreso dal Jtt. Fr. Zambeccari. dal doti. Grassetti di 

Roma e da Pasquale Andrcoli di Ancona, (s. n. tip. I. 

I11-4" di pp. 4 II. n. 

Relazione distinta di quanto e accaduto al Pallone volatile, lasciato in Bologna nella 
notte dei 7 ottobre andando agli S, secondo quanto gli aerei viaggiatori anno ge- 
nuinamente deposto in Venezia, ove dopo la loro caduta furono trasportati. In 
Pesaro, 11. stamp. di Niccolò Garelli, s. a. 
In .p', pp. 4 n. n. 



248 G. BOFFITO 

Risposta ùiì una IciU'i\i d' un amico siigli cificrimciili acrconautici dei citiadii/o Zambcc- 
laii. In Bologna, per le stampe di Ulisse Ramponi, MDCCcnV. 

lll-l 2", (li pp. li 

Rizzetti Luigi. Din;ioi/i- del viaouio acn-o. non solo oriiiontaliiuiili'. /ila e {/audio vcrti- 

iaiiinii/i\ per ascendere e discendere a piaiii/ieiiio. Treviso, 1802. 

Ili S", con tav. 
Robert. S. Memoria soffra la maniera la piii sicura e meno dispendiosa per dirigere a 

piaicrc le macchine aereoslaticlìc. In iMrenze, 1784. 

I11-16". 
Rossi Giacomo. LWeronaula bolooi/csi. Sciolti di ecc. Bologna, tip. Marsigli, 1X03. 

lii--^», pp. 2;. 
Saggio sulla ilire^ionc i/ella l'arca volante di Vieenio Lamberti ingegnere napoletano. 

Napoli, presso Vincenzo Orsino, 17S4. 

lii-^", (li pp. ji, con fig. 
Saladini Girolamo. Memoria intorno ai globi aereostatiii. Recitata ai i 3 Brinatore, 

anno IX Repubblicano 4 dicembre 1800 u. s. del cittadino Saladini, accademico 

dell' Istituto delle Scienze di Bologna (s. 1. e a.). 

ili S", pp. 16. 

— liitlcssioni cirta la Alemoria intorno la salita delle macchine aereostatiche nell' aria 
di Leonardo Eulero, fatte da G. Saladini. 
In lì/eiìiorie d. Soe. 11., X, p. 264. 

Salimbene Fr. Chronica. ecc. Parma, Fiaccadori, 1.857. 

A pagg. jS-5^) parla d'nn tentalivo di volo fatto a Bologna da maestro Boncompagno. 

Salvioni Gioacchino. Praestanfissimo viro \ Vinceiìfio Liinardio | domo Incensi | nniversae 
Hiiropae plaiisibiis c.xccpto \ aereain navigaiionein \ XV Kal. Qiiin/iles | i' patria su- 
sceptiiro I Elegia | auctore Joachimo Salvionio | in Incensi literarum publico | Insti- 
tuto I eloquentiae ac poeseos professore. ] Lucca, presso Francesco Bonsignori, 1788. 
111-4" picc. di pp. 21 e 1 tav. in princ. Colla versione a fronte di Cristoforo Boccella, pa- 
trizio lucchese. Esemplare nella Riccardiana. 

Sarti Vittorio. Vedi Radolta. 

Scaramucci dott. DelF aeronautica o navigazione per aria. 

'StiW Antologia di Vieusseu.x, t. XI, pag. mi. 
Schio (Da) Almerico. // volo naturale e P artifhiale : cenno bibliografico. Firenze, ti- 

pogr. dell'Associazione, 1875. 

In-S", pp. R. Estr. dalla /('/;'. SeieiitiUeo-iniliis/nate. 

Scoperta della direzione del globo aereostatico. Venezia, tip. Matiani, 1831. 

lii-S", pp. S, con una tav. rappresentante un pallone volante. 
Sertor Gaetano. Al iittadino Francesi Zambeccan in occasione del suo volo aereo che 

spiccherà da \iologiia nel settembre MDCCCIII. In Bologna, per le stampe del 

Sassi (1803,!. 

l'O. voi. ]1 son. è timi.: l)t;l cittadino Ab. Gaetano Sertor. .Sonetto in risposta a quello 
del cittadino Sertor, fimi.: Del cittadino N. N. Fo. voi. nis. 

(Continua). G. Boi-fito. 












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GLI STATUTI DI GALEOTTO D'ORIA PER CASTEL GENOVESE 



249 



(;ii Statuti (li (ìalcotto d'Oria per Castel Genovese 
ne' Frammenti di un Codice sardo del secolo XV 



La llMio/ìlia, voi. 1\, ilispe 



Colonna \ .' 

intrare in su padru uernile 
de castelli! ian. ciò ò dae nar 
chi in uer marignolu a pena 
de s. xl. et issa acusadore cum sos 
padrargios appant su me 
su dessu bannu. ijiii iirxiuiiu iinttjt R. 
[CCXI 

tem qui alcuna persona non depiat 
poner alcuna gama de porcus 
in alcuna argiola ouer lasaie 
andare in alcunu tempus a 
pena de s. \I. et isu mesu indi 
appat su pupidu dessa argiola. 

ijiii si alLiiiia pcnoiia issiiif posLi R. 

icc;xi| 



r 



Iteni qui si alcuna persona esseret posta 
ad iurare a suspicione de 
alcunu preciu non siat tenudu 
iurare si non secundu tiui at ischi 
re et non ateramente. 

(/;// iiixiiiiiii pooiuit Jo<r:i R. 
|CCXII| 

Item qui alcuna persona non depiat pò 
ner fogu in basalorgia ouer 
in alcunu logu de habitacione de 
castellu ian. dae mesu lampa. 
das in tini a mesu su mese 
de capudanu a pena de s. C, et 
ultra ciò emendet su damp 
nu qui at faguer su dittu fogu 
si prouadu li siat per unu testimo 
gnu idoneu et sia cretidu 
et si non si proare non si poderet 
lu poi;at poner in iurados 
ei issu acusadore appat sa ter^a 
parte dessu bannu et siat cretidu 
su pupidu a sacramentu suo 
dessu dittu dampnu. 

(/(// ne x ili II II pagliai Jogii R. 



r 



r 



Carta 9.' r. 

Colonna 2.' 
iC(,:Xlll 
tem qui alcuna persona non depiat 
poner fogu in basalorgia 
in menta nen in rogulana a 
pena de s. C3. per ciascuna uolta. 
dcssas (loiiìos iinishidas R. 
[CCXIVI 
tem qui est ordinadu supra sas do 
mos in sas quales si miterent 
fogu et qui dae cusas si deueniret 
et dessas uignas tagladas et bni 
xiadas et dessu triticu bruxiadu in 
s'argiola ouer campos in s'abitacione 
de castellu ian. per manu de hominis dessos 
quales faguer si depiat restitu 
cione per issu comune dessu dittu 
castellu de triticu ouer de ateru laorgiu 
bruxiadu dessa quantitade assu 
pupidu. ma su ualore ouer su 
preciu si depiat extimare per iiij. 
bonos homines. Et issas domos 
si depiant extimare per iiij. bo 
nos homines maistros mu 
raiolos et maistros de ascia. 
Et issas uignas ancora siant 
extima_das per ateros iii}. et 
secundu sa extimacione de cussos 
sa quale esseret fatta depiat esser 
emendada et prossas arnesis 
et massericias dessa domo siat ere 
tidu su pupidu a sacramentu suo 
saluu de dinaris qui teneret 
in sa domo de foras qui non siat 
cretidu. sa quale extima siat 
pagada per issa uniuersitade de ca 
stellu i.ui a s. et a lira. 

</iii iitxiiinii dipiat faguer R. 



CCXV 



tem qui alcuna persona 



de qualunqua condici 



IX. dispensa 6*-7* 



250 D. CIAMPOI.I 



Carta 9.' v. 
Olle non depiat faguer ;ilcLina linna set;;ire cum ;ilcunu ferri! in 
basolorgia a pena de s. 1. per ciascunii et qualunqua uolta saluu 
qui sa punatrisce qui pocant secare et rumper linna sicca prò faguer sa bu 
gada et prò lauare lana et iciistu senva ferrii et si su acusadu non 
podere! pagare su bandii siat fustigauii per issa tera et postu assa 
uirgogna. Qui iicxiiiiin in su Iìuiììcìì dcpiat Ltiiarc dac su ludii de frisicoic R. 

ICCXVl] 

Jtem qui alcuna persona non depiat lauare in su tiunien da esii uadu de frixiane 
qui iiaet uersus assa uigna de arcocho de serra et de iacominelli 

ferrare in susu a pena de s. xx per ciascunu et qualunqua uolta et issu acusadore 
indi apat su mesu dessu bannu. Oìii niaistni qualunque de munì ouer de liinui R. 

iccxvii; 

Ordinadu est qui qualunque maistru de muru ouer de aschia non depiat leuare 
leuare preciu dessas iornadas issoro dae mesu sanctugaini in fine 
a mesu marthu si non s. iij et dae cui inante s. iiij a pena de s. v. pio 
ciascuni! et qualunqua uolta. (Dui sos eainusaioi qui Ivilereiit pover R. 

CCXVIIl 

Item ordinamus qui ciascunu camusaiu ouer alcuna persona qui uoleret 
poner pellamen in abba ad lauare et sciaquare non depiat cussu 
pellamen mitter si non assa buca dessa foghe de fruxiane apprope 
a su mare a pena de s. xx. per ciascunu e qualunque uolta. 

qui nexìunu non depiat poner linu R. 
CCXIX 

Item qui alcuna persona non depiat poner linu in abba ouer in riumen ouer in 
alcunu logu de castellu ian exceptu in mare assa ditta pena, 
Olii eieiseunii f'uflieoiVU R. 

•ccxx, 

Item qui ciascunu butrigaiu ne alcuna persona qui uendat a minudu ouer 
in grossu non depiat tener butega aperta nen uender ad alcuna 
persona in sa dominica ouer in sas festas principales reseruadu pane 
uinu ogiu candela? specias erbas et fructos a minudu a pena 
de s. V. prò ciascunu et qualunqua uolta et saluu qui sos calsolaios pocant 
dare calcares stiuales a ciascuna persona dintru dessas butegas ipsoro 
seradas saluu sa porta dessa butega. dessu quale bandu appat su acu 
sadore su mesu et siat senadu. dessos /rue/os et erbas R. 

iccxxr 

Item qui si alcuna persona qui non siat burghesi de castellu ian apportaret in su 
dittu castellu erbas et fructos siat tenuda et depiat cussa tale 
persona propria uender cussu qui at auer portadu in placa et non ponerlii 
in alcunu bancu de atera persona a pena de s. v. per ciascunu et qua 
lunque uolta. Et qui alcuna persona non depiat aceptare cussaas cosas in 
su bancu suo prò uendeie nen comperare prò torrarlas ad uender 
assa ditta pena et ultra ciò perdat sas erbas et fructos saluu 

iContiìiua). D. CiAmpou. 





jL ;rcr!. -'V'uuA ì> |£6tj.U' if-i'.uv»-!; ^^(f^iw ^itc/ìi )^\2n/ò'fì*H', -^v 







>-v .«bitlwii -?* t'erte.: • '.tb cv<rtrpih»cix»*^?^v «ìiT;> 5»V' n iw*' 












UN BREVIARIUM DEL SECOLO XIII 



Un Breviarmm del Secolo XIII 



L.i notazione neumatica, intorno all' interpretazione della quale fervono 
ancora tante disfjute che neppure 1 più recenti studi sull'argomento, per quanto 
dotti t^ i)rotbndi. hanno potuto in tutto diriniere, sub/, come r noto, molteplici 



-, tcbnjv ncnww.r-fiUctiif w-Lttr 



'/ ^ «w* srCiht vWTrotr jttmm tihuTjt- 



^'V*^"^ illmmnrf i ritti i^■m.lv^M'Wlt**^ 



V(*f ti#Krmw yyi*rf hrytwm urlim- tn- 



X p wf j^i» .«tr «W >««■ 4»rT tmiq,>rW 
7^*^«- fmrr.'(?..^«-. titun- -Crmir M^m. 



^ fi* nnnhr «(<ip .a*iw- feirmirCtT. i , . ' . 

Tiir.«T» ittitirttun'Jl i*fi' fnjmtr" ff tm» »^tTifitUt «fc*f 
tirr-n ^rTf^pTrfK fJ^CTrawC "Cf ^> fr-jm y . ff w m 

*^ nttitf?tT;rfiraH4-lMainof4U*4Jcntnkjap 

ityi'rTt rtHi mii'iu u'.Tcìrnr i ir «v ^riu -ti 
mrffrTiXo.Ttntr; ptr frntrmtr trnruc^ 
troT.lpr f^ ostm prr nw^jitt IvnT iitn*?» 
ìmum.^.nn btf- nt fm fn.mtf.ffqi.Tnnttn 
tttr.tf c^Tuhttir Lipif lUr AtìipilnTJ.tini 
I wiip* ^wtìTU'wiu' n.Mtwitj vii .T||9nnf. Aitrt 
ci-toicrfc punnof infr (9{niLnv wm «r ■ 

*Krnf.itrdiiJC9 c?nTo-#mff trtuiitim Iv 
n i m r m f-.<trnfp«nn.pi(rm"|nf*|tnU^n 
iir. TTa*nn M^n^.-iflcci?! iih tp- rftr 

r!f ftfn-iummr. ttnom tnntn liwnn i 
binimi» «; v.i«i?tnmr.i^Hcti:-arifttf 

cwm diawtf ."ttn Wl- 1^ nitw^ 4in iwn 
u-ttuf cft.-STrtnrmf onm Ittnjti: c««f w 

4itf t intiTiTccsi !f* fi fttttrrt" rin*cTtntr iry, 

rsHurcnir fjtnnn .^^mv Jhi nfft? w 
5o^tsiatrtwnrTmi*N;i am ccmr.4J*n,- 
d^tflrqi;» " 4l>.ih,nn5rmriTiccV .i£inHa 
•ntr.iittvrw (ìwcrmn-.in.tVtr fiUiTtr-mN»; 
imh^ì-wrr. ivwnmTc .lu^ inTmr fHL m. 
twui^ca n.ninn itttrfhpmr rvr.tTi.'.*«ii" 
?iftt i^tam pm»tf,-tJTn nt'^tHrifv5*if 



Prima pagina del codice — Kacsimile ridotto ad un quarto della j^randezza originale 
come tutti gli altri. 



e successive trastbrmazioni. Xon r certamente (juesto il luogo né il momento per 
farne la storia : chi desiderasse aver contezza della intricata questione potrà 
utilmente consultare le opere che sull'argomento furono scritto dal Fétis. dal 
Kiesewetter, dal Xisartl. dal Raillard. dal l-ambillotte, dal J.ussv et David, dal 



ARNALDO BONAVENTURA 



Riemann. dal Floischer, dal Combarieu, dall' Houdard, dal Pothier, dai Bene- 
dettini di Solesmes, da tanti altri. Qui basterà ricordare come oggimai possa 
dirsi accertata l'origine dei Neumi, essendone stata chiarita la derivazione dagli 
accenti grammaticali. Dall'accento acuto e da quello grave vennero i due neumi 
primitivi, la virga ed il pnnctìim, i quali avevano il solo ufficio di indicare, 
molto approsimativamente, l'elevarsi o l'abbassarsi della voce, proprio come 



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fagina intera di musica. 



fanno gli accenti. Poi dalla unione della l'irga col Piiiictuiii. a sii;nilicare la 
legatura di note ascendenti e discendenti, nacquero nuove figure di neumi e 
prima fra queste la clivis indicante passaggio da suono alto a suono basso, 
mentre la legatura opposta originò il Pts o Podatiis. A poco per volta la nota- 
zione neumatica si arricfchi di nuovi segni indicanti gruppi di suoni e cosi si 
ebbero lo Scumiicus, il Climahis, il roratlns il Pornctiis etc, resultanti da varie 
e più o meno complicate combinazioni di accenti. Sorse anche la notazione a 
pmìfi sovrapposti la quale peraltro non sarebbe stata (secondo la Palrographie 



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S54 ARNALDO BONAVENTURA 



musicale) altro che una alterazione della primitiva scrittura : essa pertanto valse 
a meglio misurare le distanze fra i suoni. 

in fatto, i neumi-accenti della primitiva notazione si riferivano soltanto 
al movimento della voce ; e quindi potevano rappresentare, ad esempio, tanto 
un intervallo di 2' quanto uno di 4". tanto uno di 3" quanto uno di 5'. Si 
presupponeva perciò nel cantore la conoscenza della melodia e la notazione ad 



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ptf tjn^ nclrtor -lÓiì ■nw.-mmcp.mctrt 

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À^li«hn»=»m<jiulnnww«nc.wtn««hwmc tTtrina.":»i'crprett» n^i.'rt-mppctfVt^iC 

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f_-, J3— i"!.— .., 'Vt- ,1.- ^ ^tr^iurffttnf ITE iir^iromf .^jpnrt'^o• 
™<™«.-■fa«■nI■.^i^.«:«»^r..\(»li■ ■ft-tttuwWTniM-ft'rtmra-mn.Acnr 



Pagina mista di musica e testo. 

altro non .serviva che a rammemorarla, come una guida. Invece (juando alla 
varia figura dai neumi primitivi si sostituì quella uniforme dei neumi-punti, fu 
giocoforza far derivare dalla loro respettiva distanza quelli effetti che prima si 
deducevano dalla diversa figura dei neumi : e cosi l' introduzione del sistema 
detto dei neumi a punti sovrapposti giovò grandemente alla più esatta deter- 
minazione delle distanze e degli intervalli. 

Ricordato finalmente come una notevole differenza interceda tra la scrit- 
tura neumatica di carattere gotico, per la quale le note sono grosse e pesanti, 



UN BRliVlARlUM DRL SECOLO XIII 255 



e quella latina, tanto più fine e leggiera, non mi resta, come preludio alla breve 
illustrazione del Codice che mi jiroponoo di esaminare, che accennare ai tre 
principali periodi nei quali si può dividere la storia delle trasformazioni dei 
neumi. 11 primo periodo va dal Secolo \'Iir, o anche prima, al Secolo X. Du- 
rante (jueslo periodo i neumi sono scritti sopra le parole del testo, senza righi 
né chiavi. È facile argomentare l'incertezza di una .simile notazione e. per con- 
seguenza, la difficoltà per noi di darne una trailuzione ed una interpretazione 
sicura. 

Sentiti>si il bisogno di meglio precisare la posizione dei neumi, sorse, nel 
secondo periodo che va dal .Secolo X al XIII, l'idea di tracciare, parallelamente 
al testo, una linea sulla quale i neumi dovessero andar a posare. Introdottosi 
cosi' l'importante [)rincipio della altezza rcspeffiva dei neumi, ben presto alla 
prima linea se ne aggiunsero altre e si pensò anche a distinguerle con div^ersi 
colori. Prima le linee furono due. una l'crde (quella di Fa) e una gialla (quella 
di Do) : poi divennero quattro e a ciascuna fu premessa una lettera dell'alfa- 
beto indicante il tono : F = Fa, G = .Sol, C =^ Do, A ],a. 1) ^^ Re. Cosi la 
diversa posizione e il diverso significato dei neumi acquistano maggiore chia- 
rezza e non lasciano più le gravi incertezze d' inter|iretazione che la primitiva 
notazione lasciava. 

finalmente, nel terzo periodo, cioè do[)o il .Secolo XIII. i neumi subiscono 
altre trasformazioni jjer le tjuali aprono il passo alla iiofaziour //tra della ////f- 
sica ///ei/sr./'alf e poi a quella bianca da cui deriverà la notazioni" moderna, quando 
il neuma si muterà in nota quadrata e poi in nota col gambo, quando le linee 
rette e curve diverranno legature, quando le lettere alfabetiche premesse al rigo 
si trasformeranno nelle Chiavi. 

Premesso, come mi parve opportuno, questo breve cenno generico sulla 
notazione neumatica, pei quale il lettore potrà forse meglio comprendere quanto 
verrò esponendo, passo senz'altro alla illustrazione del Codice. 

Questo »'■ un Ms. membranaceo del .Secolo XTII o del principio del .Se- 
colo XI\', .tcefalo e mutilo in fine. Misura cent. 21X31 e le pagine coperte del 
testo hanno la dimensione di i((X24. Il Codice, cosi com'è, consta di fogli 128 
scritti a due colonne, in caratteri gotici, in rosso e nero, con neumi e colle 
iniziali in rosso. Ila una legatura moderna recante 1' iscrizione : ]>/-(VÌar//i///. ],e 
pagine di solo testo, senza notazione musicale, hanno 45 righe : quando il testo 
è sottoposto alla notazione è in carattere assai [)iù piccolo, per modo che ogni 
rigo di parole sole corrisi)onde a tre righi di parole musicate. Dell'epoca cui 
il manoscritto appartiene è ri|)rova la scrittura sia |>el tijio suo generale sia 
per la forma caratteristica di certe lettere, come la .S, l'A, 1' F ecc.. sia final- 
mente |)el carattere delle abbreviazioni. I.a scrittura del Codice è. per ciò che 
risguarda il testo, di mano unica : fiualche dubbio potrebbe invece rimanere in- 
torno alla unicità della mano relativamente alla notazione neumatica, potendo- 
visi osservare qualche diversità. Xé farebbe meraviglia, ciuando si pensi che. 
lasciati in bianco, come spesso si usava, gli spazi destinati alla musica, questa 
può essere stata scritta non solo da un amanuense diverso da quello incaricato 
della scrittura del testo (ciò che è ben ijresumibile. poiché occorreva un copista 
esperto in materia di notazione musicale) ma anche, forse, da copisti musicali 
diversi. 



ARNALDO BONAVENTURA 



T noumi del Codice che esaminiamo sono di quelli detti a punti sovrap- 
posti, dei quali abbiamo già fatto cenno. Raffrontandoli con quelli che si tro- 
vano in altri manoscritti del Secolo XIII o dei primi del XIV, se ne rileva 
facilmente l' identità e se ne deduce altro argomento per assegnare il mano- 
scritto a quell'epoca. Questi neumi sono disposti su quattro righi, uno dei quali 
è colorito in rosso e preceduto dalla lettera F in chiave, mentre spesso è co- 



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£ÌTC nif.trr innxtriinad'fTru-rtwnf nnC 



ìfxc*mnf.*riVii »nTfM?Trm.tn^Amrrtrt*rtr"'™— 

flfl,R,■tì<»r^m^ua€lcVn^lt^■-^T\^^n^.J|T1l«^y«fnn.•» 

tatr.TTm.L-.sr^ic-mTmortfTr Uxntir-.n-.lW.ar- 
nTji,Tluir4'ìn(n\!>c+rt'nn:fli">T' f; qtMtrm.y rtu- .ir. 



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mctm- cffnrm . mpmcTt cncf clcHtrufi 

Iti ■( «p''' cffr.-tmif .-rhiWm diuf uwnxs. 
ntnnm invi jnn.i-.rtum>c?; fn1> ^tncn 
ox.fufrinTnv frntrinc ^Ir - miif .tiTt 



Pagina mista a caratteri difìerenti con testo sottolineato in rosso. 



lorato in giallo il rigo preceduto dalla lettera C\ Questo rigo, peraltro, talora 
non ha colore speciale. 

La musica è interpolata variamente al testo, per modo che ora s' incon- 
trano pagine miste, ora pagine tutte testo ed ora pagine tutte musica. Cosi, 
per esempio, le carte 71 a S3, 107-114 recto, 117 verso — 123 recto, sono inte- 
ramente prive di note: mentre invece le pagine 54» 6g verso. 70. 126, sono 
costituite unicamente da musica. 

Vario è lo stato di conservazione di questo Codice che. come già dissi, 



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258 



ARNALDO BONAVENTURA 



manca di frontespizio e delle prime pagine ed è pur mutilo in fine. Mentre al- 
cune carte conservano quasi intatta la primitiva lor nitidezza, altre appajono 
ingiallite e sgualcite. Qua e là alcune lettere sono o sbiadite o raschiate. A 
un piccolo foro nella carta i, altro molto grande ne segue alla carta 7, come 
è rotta, sebbene leggibile, la carta 14. Anche altre pagine sono guaste e fu- 
rono poi ricucite: cosi', per esempio, le carte 22, 30, 33, 39-40, 59 (ove è un 



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l'asina di musica e testo alternati. 



altro gran foro) iSi. Sg, go, iji. q-j, 127 che è l'ultima contenente musica. Si 
notano delle postille a pag. 4 verso, a pag. 13 verso e a pag. 33. 

Quanto al contenuto del Codice, non v' ha dubbio trattarsi di un Brevia- 
rio d'u.so pratico, probabilmente appartenuto a Monaci Benedettini. 

E noto che il Breviario oggi in uso contiene il Maftiitiiio. diviso in 3 Not- 
turni {1° Salmi di David e Lezioni della .Scrittura tolte dal Vecchio Testamento, 
2" Salmi e Lezioni dei SS. Padri. 3'^ .Salmi e Lezioni a illustrazione del Van- 
gelo), le Laudi, le Orr caìwiiichr (.Salmi e \'ersetti) il J'fspro e la Covipicta, 



UN BREVIARIUM DEL SECOLO XIII 



259 



ma è noto altresì' che tale non fu sempre la sua composizione. La liturgia 
primitiva, secondo che riferiscono gli scrittori [liù competenti in mat(>ria, si di- 
videva in due parti, la prima delle quali, derivata dalla Sinagoga, consisteva 
nel canto dei salmi, nella lettura della Bibbia, in altre preghif^e; l'altra, pret- 
tamente cristiana, nella celebrazione dei Misteri, nella Comunione e in altri' 
funzioni. Dalla prima provenne l'Ufficio, dalla seconda la Messa. Dicono i teo- 



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■t^Utfrfvitn. Trom^iim ^prndi^nr itpftrficnr 
■f^* -;~"J "f — "*" — ^-V'w-'.-mfbc*#«m#f 

OK| 1 1 vf ."ftmr t>r (Mnpuhf fittf . S t f di 
In-ir « immAmr.t»f«tttm-(uirmvi 

•Sru "fuitr YTtcrrfo antaant -fprrrtcm 
miefm.'ftc natcm oprtw filmm h? 
Trtmtf- itr emitìf (^11 1 cntttr TTi cnrn TÌ 
jcjr.^Kn-mam (mnvt-fliVcm""* 
Turt»tt»tr lUuTn t^ttutiti-ti ^bntr 
•morfib: fpmaum.ftcqmnttiicnr 
•ftcc mor-tcm T'Cnunntr .ìTn«filn«f 
fCCDtD3Z«Sì tUt un.ibTTTtTrr jmoiir^p 
oTtam'tpìlrm.iric-jwtcm. iirhihanr 
t u um^ ^mm.-ftcr anvn mrf mnr 

pctfcor lutam tptlcm.TW ip.» anÙ5_ 
■fi^mn. \\\A cTWipw incnn mum-TI 
«nm Tmfir i9 -fiUnTn -fiumi mirai 
cinn-iu uuUirr Trotiwiurri.f; ur Cu. 
urttrr rmmdiif ;p tpm ^ift^ip ^i-mtS 
tn.tucrttc f .-Cirurr iionir oerrpnnru 
S^tyc-fc-ii tamu. iìmpcrymncdm 

Tnu4itnn,«Ilr'(4luittj dutiifcimm 
fh.n uf fjlinrt-rtTOTiAjmi.nittrnuit 



top? mrtiamf.(frcnndrummd»cilnf,"' 
"Vtìlrqtnit .ttr. Gì citriir mcirm n nidi 
"^ CErtHT. tfb .tur non òttruiwiT* »1imm(f 
•^»f. Tiift nidicttin"."'.titÌTnmM TOr.\» 
mvpirp ludictniff .'Hf'n diim J^piro 
tr uuHcuira >f; cim ftfnnnc nuhnn, 
fR<mtrcmm c*nfq[in<imt-a-q>-tt^n 
tmx joirtttwntr mum » 1l<n«r CTtt I jj 
nuncinr jp (T>Txnx.tm -qui jTTi,mcmr 
JpfldmmjhTi.'IlOTnf Tn.tTCn •fium'^. 
mnttr pncam -tUnor fogonn -Tlouir 
ifianum.ijm uui-uanrTctTni non ctr 
&it*flf «idianrf f /qwu n crcdtr nvne 
ntinf unwfrmoftlMPft» pi* 

.«VcJutrm Tuduainn.^UtT 
'ucmr m minuhnn»':diUTcnmr h.'n*-«9 
.t^tmcinnf qti.rm Uwcm . «^nr e 
nviit opera op— -jìs inct ijiunx tjixlv 
na trtiicmr tBmTnuff tluHo*i -•Piimu 
in-\U op» tnucmr.»fì.uÌpcTpp qjum fr 
ccnn T t - vuctiCTn .■nioiCTiinr 4P Uictm.:* 
«frhccfcqutnir-iEiUAUf-fivrtr mtiw- 
lumn- oMiiam-itr niimrfcftnmrropi 
CUtCq: mixr "farta funT'AiTo q^mvihm 
cptri'-frccnmr.'nicncpmr.tMticrm.ì» 



1? 



i'agiiia mista di testo e imisicii. 



logi che r origine dell' Ufficio è apostolica : o/7'<;v J f urani in caiioiìicaniiiì, tjiia- 
teitus siint preccs, est npostolica. Il Mattutino ed il Vespro ne furono le parti 
più antiche, mentre solo in progresso di tempo entrarono a farne parte le altre 
Ore canoniche. A poco a poco esso divenne cosi' lungo e diffuso che, nel 1070, 
S. Gregorio VII dovette farne la riduzione, che fu appunto chiamata Brcvia- 
■nulli, (]uasi breve orariuin. Il Breviario subì successivamente molteplici altre 
modificazioni, tra le quali le più notevoli sono quelle che v' introdussero i pon- 
tefici Leone X, Clemente \'in, Paolo HI. e per le quali o i salmi veiiivan 



ARNALDO BONAVENTURA 



distribuiti in ordine diverso, o vonivan soppressi i sermoni dei Santi Padri, o 
aggiunti o diminuiti versetti e responsorì e capitoli. Finalmente 1' impresa della 
unificazione del Breviario e della sua edizione definitiva fu assunta dal Con- 
cilio di Trento e compiuta da Papa Pio V, colla collaborazione dei cardinali 
Rellarmiiio e Baronie. Tuttavia anche i posteriori pontefici Cknnente VII nel 1602 



Mt repcm rrnr.txrcnt-iuf mEjafqin 
impTUn'^tf k^ noÉ.jfthf^ wTOP tpjirr. 

r-T^mtcr fiH tribune? «rmimcmc?. 
-.TCTiPii* -yuttL -filini TmcffmcF f\- 
ofVtitrn.-fits4?9JrtTum<iioa.:cuTrM 
tim . fihjr.-r<l iriSf 6nfr filn invai? 

■3i%b«- futf finf.*i ^ri^jcra; it&r«- 

1 vuTOirf'ìf iftrrmltf <iuf .Smus fr 
nmt rmnUjs ninifncfoptntuss 
fnus jufvrr.-rpmtr m off <ii«..*ir 

.rfmc regrCim. quoti ctrarthfnlJ. 
<»■ n cajidsct- «re onfirorf mrttc 
iIU.ttiti.1 ^«rtWnol7rtovm.'*I<'b« 
tr-nitrm flife «utnv luxsintiini» 
hrt'.f; awmn't-.'S<j(i<}i"'T>'1^v<ia 
imr it^ rus.frcnmuf «ws-W <«»«•■ 
omn» gft.tttuhobir tws iw nr.r 

U rin,prK>6.<=r.nuta«tr fiitniK'i 
omtui iilu-jfp.^LffMrnfccirmnrl 
h uniii m .l^Tnrjirr X'IamtMem 
PTo. J»uh acnn a>?i.T>»ttmir fiip 
co» ngon . fr 4ir {nmilTtl JC «nt5 
ifi-C"W!m- imnfqtnfif m mnOttm 
fujm.frctjrinroriotisitjni miv 
ctf.fibuf.ibthrt filiuf-foK fiU^ hdrL 
ilrn filtjijfu.ftln imi gxmmi fenT 
1 vttp;. ^ cctt- CI fiWf iion buio imA 
rt«nrf ilvmtf, tS <ini- mr « fih}» 
>fH' mchi» iiiti.Jb tnimoTi tfurfm 
cininfhìrfrcmiTW;^fiiv.wT3iw ■ 
4itr -i<inci!itrprtrri'(«ul.ft-rtwtr 
crf.tt>f.nii fittimi linnn.Ysilc rem 
jtnnm W-puyxf"Tfinpvnfu;nr:qn- 
.rfin-if. am jnrftTcnr ^ tnrmrm e 
jMitavm.rptn rssii.Tfitnumtffcr 
tCTttltcniTiT ?5 rnm tiwn 'n me 
i; rj» ti:nTt ^cimrm .■miiiiinf t^pitf 



Oim .mr- uoitflmr mTr.mtfiiph rn 
tmi cTufTmr. dtnr 1!nU -tp puin fitit 
i^mcnr aitnwiVCTii rititCTmirnr 
fctv .imrfit- pjr ms .t<nì.»f.Tr(>lli<tf 
fìtpnct.erjrro.^ctC'timinf mn 

.»M>i Abmvjiiratr ucntr.;'=)»inf cibu 
cwnitf illnr.fifew mrtitrr noWw 
lUJ rrct ff iT«wnct «ciinTiirf,"ftiYtttii 
f.iul .«• ynivn finim -ftir ibnniìf ;^ 
ftnimif .1T> in^ Oo.'p.inTf tvftttt- tn 
■JStiiranf i«;-i?TÌf.r)p:>rtiitnn nhihf 
TTXitf. irr cpm«r tx»nTTnt rei .ncr quu- 
^ab:ut»:*^ir(inn Knrftr }?iWTCnilu 
rjTT.ftw nTucma e onnjTtti ma cp 
t:\ ptTS lìatCTif .t\j5vntt.tcTmif"HyiT7i 
niin-xtt"»ndi£ft'notT ^t^.TlTl nrmu 
^hrn TnTÌH'-fir UE>iirfammin.piT^ 
lUtrtrfWfHl'c rtrSn^Vontr CTrTuH"4r> 
maTmtTi.Ckc_5|iilì dmnn* ì^thr. uo 

xe ^icEfinnTi.fynTmif fmo tiraf. 
«cm ciimif.Ttcr Tinmotrm mc\' 
ixTT iwr tni^ComiT jfctnKrrtuiTO 
cu»rtati1^tn«mfrtmr piidtif qgtb 
cnTW--l^ AtmcniUm .ityiunv.6rdi 
tcrcrf.monbirf intn>f."'dif wmtt^ 
tcs thtmnrr illif.fi c.fttc .nnr tr 
( VH ii » mmrrlvrhc c «cntr moina 
tmr.tU'CmiflmTm F li[«hc ffli mcv 
fCtlo-'tn^yiTrtìcntr? tiilvTii fLiiiiiì nt 
i»cmctfronT».J;ntxQ.Tlcfnair tncwri 
fiim .Wudìmtni.lVn-.c.'tnffltiritr 
e ifp's ttmcriUf iicmtt-.qirpr K"n<r 
rtwo- lx»1hr.iwmcrp; crtncrmriTiM 
Mcoti ^tmt-v'^imrnpp MfT-irfrtv 
qihptUi- TrpctifcinH-ft-.rfenWr 
in cnnattifuirut'-imbHUnnn- tn 
mcriio in-6 .ijpmnt- f.nniitirt qjtli 
cTjf c>Kii.iin c>f.ttr.t<ctTiTnmncr 
iTtfinn.ikcmiiTOtf .tTi irurtincr»*- 
.nmailjmf.nrtttW-iri iin.«n^>? 
^.UCTltnr ^Inil clumf ."Jvir ifa c^iir 
lir dV lio:j oitf rnrtoin .«J>ic iroa 
«• m ta-rrvjmin.TimgiirfVnm Saf 



Pagina di solo testo. 



e Urbano Vili nel itì.si volIiTo rimettervi le mani, attirandosi per l'opera loro 
se pure qualcln' approvazione anche non [loche censure. 

In sostanza però il Breviario ora in uso ("■ quello uscito nel 1(158 dopo 
il Concilio di Trento. A questo, il nostro Codice è di gran lunga anteriore e 
ciò spiega come nel contenuto e nella distribuzione delle varie parti diversifichi 
notevolmente dal Breviario che chiameremo moderno. Di più si deve osservare 
comò il Codice nostro abbia tutto V aspetto di un libro d' uso privato e sia 
quasi un Sunto, un Compendio delle preghieri". per molte delle quali evidente- 
mente si rimette alla conoscenza e alla memoria di ehi doveva adoprarlo. 



UN BREVI ARWM DEL SECOLO XIII 261 



Intanto osso contiene solo la parte cnìifahilf e la parfc variobilc degli uf- 
fici del tempo, mancandovi interamente la parte stabile (Salmi) che appunto si 
doveva considerar come nota. T.a maggior parto del Codice è costituita da 
Lezioni e da Respoiisori. oltre a non moltc^ Anfi/oìie: il tutto in ordine- assai 
diverso da quello che è seguito nel liroviario oggi in uso. 

Mutilo, come ho detto, in princi[)io, il Codice nostro sombra cominciare 



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coir ultima parte del N'ospro dell' Itpitania, X'^spro che, non essendo notata la 
Compieta, viene a chiudere il giorno. Di fatto s'incontra poi X Invitatorio pel 
giorno successivo, cui segue il .Sermone di .Sant'Agostino Nitper eelcbraviiiuis 
dieiiì, coll'Antifona (Beiiedictris e Mattili licat) per tutta la settimana iiifrir octa 
vai/ì Rpipliaiiiae, e col capitolo dell' ottava : Fratres obsecro vox. 

Troppo in lungo s' andrelibe (e non ne sarebbe- ora il caso) se si volesse 
indicare parto per parte e pagina jier pagina il contenuto del Codice nella sua 
successione. Piuttosto gioverà rilevare come esso acquisti importanza (data 



262 ARNALDO BONAVENTURA 

l'epoca lontana alla quale appartione) dall'essere non solo un Caìihitoriuui ma. 
anche un Ixctioiiarinm. cosa non tanto frequente nei codici antichi. 

Prezioso per la sua vetustà e per la sua bellezza, questo Codice ha, per 
concludere, singoiar valore da un duplice punto di vista : da quello cioè della 
storia della notazione musicale essendo un interessante esemplare di notazione 
neumatica a punti sovrapposti ; e da quello dello svolgimento storico dell' Uf- 
tizìo, svolgimento storico che ancora non è stato sufficientemente studiato e 
alla conoscenza del quale i manoscritti del genere di quello che abbiamo som- 
mariamente esaminato possono forniri- mirabili sprazzi di luce. 

Arnaldo Bonaventura. 



BIBLIOGRAFIA CELLINIANA ^' 



92. PITTALUGA Gustavo. Per il IV .ciitcìi.ìvio di B. Cclliin : Discorso. In Rivista 

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zioni. Roma, Tip. E. \'oghera, Soc. Editrice Nazionale, .MCMI, 8", p. 857. There 
is a review of this bv Edmondo de Amieis in La /(7////J. (Milano, Aprii 1903, 
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ticeri.i fiorentina del secolo XVI. Firenze, .\linari, 1901, p. 75 At p. t'>ì 
begins an Inccntario degli argenti, estratto dell' inventario della Guardaroba del 
fu Granduca Francesco I, i5.'^7, n. 1 2Ó. 

IDI. — Feste Celliiiiaiie. In LWrte, IV, Kioi, p. 2l4-2tf). 

102. TASSI Francesco. Vita ili B. Cellini oretice e scultore fiorentino .v .v, sul ins. 
Poirof, ora Laiireii;Jauo, ed arricihita d' illustrazioni e i/ocuinenti indliti. Firenze, 
Gugl. Piatti, 182Q, 3 vols. 8°. Portrait, pp. Lxvu-4'io ; (J 1 6 ; 570. There are- 
aceording to Gamba. Editions on bigger, tinted paper. 

•) Contniuazione e line: v. /.« ihbììofilia. vtl. IX, diip. t".;». 



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Tassi's Vita was published et Leipzig, presso Leopoldo Voss, 1^33, 3 vols. 
181, X, iiomm; pp. xxiv, prefazione dell'editore Tedesco. Sommario Crono- 
logico Nxv xi.iv-i 04; voi. 11, p. 2S& ; voi. III. Tm//,7^i e di'siorsi Ji B. C. p. v. 
Introduction p. \ii. Opere d\irfi Ji B. C. iiicìiIikmÌi iLi lui iiicdciiino nella 
vita e ne" trattati e ifiseorsi; p. 1-17O". Trattati e Ji^eorsi : (1) DclTOrcfieeria ; 
(w) Scultura; (ili) Dell'Arte Jel Jiseono; (w) Dell' AnliitJtiira : (\) /)el ^ii^igello 
dell' Aeeadeiiìia de' Pitti'ri ili Fireii{e (IlUistrated), 5 plates in vols 1 \' 2 ; cop- 
perplate of the Seal in voi. 3. 

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l\. Istituto Wìuto di SLÌei;,-e, Lettere ed Arti, voi. LUI, 1804-1)5, p. •>iV)-307. 

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ferenza. Firenze, Tip. M. Ricci, njoi, S", p. 31. 

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gine 376-377. 

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P- 3^5- 

111. — Aseanio di Tagliaeo{{o, diseepolo di B. Cellini, J'uooe di Franeia. In Arehivio 

storieo dell'Arte, II, 1S90, p. 378. Aseanio ili Nello was a goldsmith. Ile had 
to ll\- to Flanders for liaving killed a Parisian. 

TRATTATI. 

112. — Due trattati, uno intorno alle otto prineipali arti dell' Orefieeria, l'altro in ma- 

teria dell'Arte delti Scultura; doue si 'eeooono infiniti segreti nel lauorare le 
l'iirure di Marmo e nel gettarle in bronco. In Fiorenza ; Per Valente Panizzi cV 
Marco Peri. MDLN.VII1, p. x-i 2 i. Ornamented initials ; 13 pages foUow, con- 
taining contemporarv poems in praise of the Perseo and other Works of Cel- 
lini. This is the Ist. edition of the Trattati and is rare. 210X140 mm. 

113. — Due trattati, ecc. Firenze, Tartini e Franchi, [731,4. Interesting introduction 

bv Rosso Martini, xxxii-i (J2-14. 

114. — Due trattati. Tlie sanie as the Firenze text of 1731. with sanie imprint and date 

but issued at Torino later. pp. xxi-156. 275X210 omni. .\lso contains : Se- 
rie deerli artisti che hanno lavorato ne' vietai li si fini ehe roi{i, de' quali se ne 
fa degnamente gloriosa rimembrati{a ne' fasti delle belle arti. No date nor au- 
thor's nanie. pp. nv-4 3. 

115. — Due trattati. \'enezia, i82h. 

116. — Due trattati. .Milano, edited by Carpani, 181 i. 8". 



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117. — A/so. Milano, Silvestre, 16", 1852, p. vi-302. 

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London, Guild of Handicraft: Essex House Press, 1898. 600 copies printed, 
p. XIV- 167. Big. 4", IO full page illusi, and woodcuts in text. A. Glossary oc- 
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scan language and translated from the originai. London, T. Davies, ìMDCCLXXI, 
2 vols. 8". Nugent's Life of Cellini was republished, S", in 1840; 12" in 
1847. Editions dated 1826, 12" and 1828 are also noted. 

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2 vols. Impl. 8vo. First edition, large paper, portrail. S India proof etcliings 
bv 1''. Laguillermie and 18 reproductions of Gcllini's works. 100 copies were 
issuetl in tiiis state, each numbered. London, j. G. Ninimo, S", 1S8S (18S7), 
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/..i WHiolHij. anm. IX. .lispensa ó"-;" l8 



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itì2. FARjASSK D. D. Vlf de B. Ccllhii ('criìc />,?/■ Ini-nuinc. Paris, Audot, 1833, 2 vols., 

S"., port. lllust. 
lOs. — Mi'iiioirc^ de B. Cclliiii. Introduction b\ A. P. TiansLition bv D. D. Faijasse. 

Nouvelle édition illustrée de 60 graviires (and notes). Paris, I. Ledere et C.ie, 

l'^^yS, P- 7-.S43, 4"- 

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guillermie and numerous illustralions in gold and Silver. Paris. 1881, 8". Onlv 
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I jq. PK )T Eugène. A translation of the « Trattali » bv Piot appeared in bis « Cabinet ile 

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son lenvn et sur l's pieees qui Ini soni altri/viees. Paris, E. Plon, 4", S8 plates 

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193. FORS'I'l^R Ernst. H. Ccllini. In Stiitt<iarta- Knnstblatt n. sj-H'-i. i^4,s. 

194. FRED W. /)i\ Kiin.-t : Banainlo Ccllini. Berlin, liard, Marquardt & Co., 190.S. 

195. FRIEDLANDHR Inlius. Miin{cn und Mcdaillcn dcs B. Cllini. ISerlin. 1N3S, 4" piate. 
19Ò. GOETHE W. von. H. Ccllini, liiiu Gc^Jiulilc dcs A17. .la/iihiindcrt.s. naJi ,tcni Ita- 

liciìisJiai. in llorai, a nionlhh' periodical of Tubinyen. i 711'! ; Stnck, 4, p. 1-5''; ,S, 
p. 1-51 ; 'i, p. 1-49; 7. P- 1-57; 9- P- 1-71 ; JO, p. 7o-io(); II, p. 1-34. 
1797. Stiik. 1, p. ,v.)-iui ; 2. p. 75-io(); 3. p. 45-88 ; 4. p. 43-84; »i, p. i- 
17; text net completed. 

197. — The sanie text was issued in I7'»8. ^ vols. >;' at Braunschweig (realK' \'ienna 

by J. Baiier. 

198. — Again in i8oi with a new title. 

igo. GOETHE: [ I.clh-n | ./<> | Ikirccnuto Ccllini \ l-lorciitinis.licnCoLhJiinLds | ////,/ | Bild- 
haucrs I von iliin ìclbst ga^chricbcn |. Tiibinnen, 1. (j. C.ott.i, i8os, 2 vols., 8vo, 1, 
p. ^16 ; li, p. 334. This text is more complete tlian that published in the Iloicn. 

200. — .Viso in Goethe's Works [uiblished by (".otta in 1818. 

301. — There is a pocket edition of the 17/./. 16". 

202. — 8vo edilion of the Vita, in 2 vols. 

203. — Ciotta again issued the 17/./ in 1S30. in ■; vols, S . 

204. — In 1837 ^"'■' ^'^'^ '" l8(io Ihe Vita was published, edited b\- W'ollmcr. 

205. — lìdited bv l'"r. Strehike il a]ipeareil in voi. XXX of Ik-mpePs Classical Worh. 

206. — In Cìoetlie's Works issued bv (lotta. Stuttgart, iNtxi ; vols. 3, p. 1-134. 

207. — In Goethe's Works. Weimar, i8()0, 8', vols. 43-44. 



SIDNEY J. A. CHURCHILL 



208. GOETHE. In Goethe's Works published bv Grote. Berlin. 1^73 ; wilh an intro- 

duction bv Ernst Hermann. 

209. — />'. Cilliiii. Edited by Dr. Alfred Gotthold Meyer and Dr. Georg Witkowski. 

In Daihclic NcilioiuìlLiltcratur, edited h\- Joseph Kiirschner. Stuttgart, Union 
Deutsche Verlagsgesellschaft, Druck von B. G. Teubner in Leipzig, s. a. Band 
log. Gocflic's IFivvtr, .XXV'lll, p. xxiv consisting of an introduction bv Mever 
and Witkowski ; then follows a reproduction of the title of the Tiibingen edi- 
tion of 1803 ; text pp. 47(1 and Appendix, p. 477-547. Index, p. 548-563. 8". 
Vide : Oettingen belovv. 

210. KUNOW'SKI L. von. Diii-lÌi Kniisi {uni l.chcii In Silmpli'i-i^-lii Kiaisl. Leipzig. 

E. Diederichs, 1902. Gr. s", p. .;i8. Bci/vl/zi/Io Ccllìiii, p. 188-190. 

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212. — /'. Ce//n/i"s lct{tc LcbciisjahrcAn Hisloriiclwi Tascliciibiuli licraiisociycb. \on l''. von 

Raumer. New Series, voi. Vili. Leipzig, 1847. 

213. — Ndch/nigliclu-s uba- B. CcìUiii. In Stuilgaricr Kiiinlhlail^ n. 48, 1847. 

214. OETTINGEN AV. von. B. Ccllini. In D.n Miihuiii. Berlin-Stuttgart, W. Speemann, 

;90i-i902, voi. 7, 4", p. 29-32. 

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BIBLIOGRAFIA CELLINIANA 269 



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las Rimas puestas en versos caslellanos. Traduccioii de D. Luis Marco. Tonios 
159 & 161 of the Bibliolcca Clanka EspiiiioLi. Madrid, 181J2, 8". 

'.ijf. \1I.AAMIL Cìregoria C-ruzada. BciiVi-iiuto Cclliiii. Vid.t. Tradiiciiia per L). (iregoria 
(jiizada \'ilaamii. Madrid, iS'iq, 4". 

Besides the above specially devoted to Cellini the following 
may be consulted with advantage by the student. 

!23. BARTOI.I L'r. \- GRISOXl j. ColourcJ Jnncuio, /or Jnlu, Talmau ol ohjcJs of 

iVi'A>Ai.s/A.;/ j/7 //><■</ /// f^oiiìilu\ìl lC remoli ic>. ,1/ S/. /Mcr'.s. Koiiw. In lirilnh 

Mii'.ciiiii, London, Ahs. AJlilioiial, No. 5239. 
!2(J. MOMO (Nom-de-plume of Girolamo Ani;iti). Lclicrt Roiii<iiu\ corretlc ed annoiale. 

Roma, Barbèra, 1872, 8", pp. io-:!-!. 
i-i-. THURSTON Herbert. Two lost masterpieces of the Gokismiihs' ari. 'l'Iic Chis/^ iiuuic 

hv Cclliiii far Clcinciit VìlAw Biirliii<rloii M,!ì;\i.;ìii,\ London, ( )i:tober 11)05, 

p. ^57. Ilkistrated. 
228. FORRHR L. /,',o<^r,7plih- DiJioiury ol McJ.ìlIiib, Coni, (ìan ami Sc.il /ùinravc-rs, 

Milli iii^itcrs tXc,Lìiuiciii >uhl ìiiodcrii. B. ('.. soo-.\. Lì. ii)oo. London, Spinici 

Co. Printed h\ Prolat Brothers at Macon d'ranceì, voi. I, p. 375-385. Iliu- 

strated, 8°. 
!2<). SLTINO I. B. // iihdjniurc iihdiuo dii R. Musai A\ì{Ìoii,jÌì- di i-'irni;/. Firenze. 

Alinari ; tipog. G. Barbèra, iS()<), ,s". lliustratcd at p. loi. 
130. F'ABRIGZY C. von. Mcd.vilLii da- lia/iciiisiiwii Rfii.n\ss^ìiiii\ Leipzig, Seeman, 1903,8". 

Iliustrated. Of this work tiiere is aii Englisli transialion 1)\- Mrs. G. ^V. 

Hamilton, with a Preface bv G. F. Hill. London, Huckwortli, 1904, ^", pi\ 224, 

41 plates. 
:3i. IIF.ISS Alois. L>. MàLìiiinin ,/. /.? NahiisMinr. l'ioiriia- ci A> i-'ioirii/iiis. Paris, 

Rothschild, 1802, fol. In two paits. 

232. MOLIXIFR H. /.<\s Bionica ,/, ìj Rlii.iì.ss^uhc-. L:s /'/j./zaV/.s, Cil.iio;j,iic raisoiiiic. 

Paris, Librairie de FArl. .1. Rouani, iNSó, 2 vols., 8". Iliustrated. 

Additional to Italian text. 

233. \'ITAL1NI n. (ìli nudi d'oro di l\iolo HI ed i .Olii di Baivcliiilo Cclliiii. Came- 

rino, tipog. Savini, l'ioii, -S', pp. 15. 

Additional to English text. 

2,54. JONES F. Alfred. Tlif Gold .vid Silver pLilc ol Wolf Diclriili con R.iilcinu,, Bri/ice 
Archhiiliop of Sjhjuirg, in llic Pilli Palau (lliilicrtù atlrihntcd to Cellini). In 
Coinioiisciir, London, Ma\ , 1907, voi. W'III. No. 19 ; p. 20. Iliustrated. 

SiDNKV .1. .\. (^nuRcnu.L. 



270 NOTIZIE 

NOTIZIE 



Voi d'un livre d'heures ancien à la bibliothèque de Saint-Poi. - Noiis veiioiis 
de recevoir: 



l'Ul'MCCTlKK UK rOLICE 



REPDBLJQUE FRANfAlSE 

Cahiiii'/ dii chef de 



la sin eie. 



Paris, le i;5 septcmlirc 191.7. 



Moiisieiir, 
Aii\ fuis d'exécution de prescriptions dii pari|iiet de Saiiit-l'ol, j'aì l'iioiiiieur de vous faire 
coiiiiaitre (jii'il a été soustrait à la ljibliotliéc|ue de cette ville un livre d'heures ancien, estimé 1500 
francs, dont la description est ci-jointe. 

Au ca.s Oli il parviendrait à votre connaissance (jne ce livre ait étc oHert en vente je vous 
serais trè.s oblìgé de ni'en aviser. 

X'cuiilez agr^.•er, iMonsieur, l'expression de nies sentinients les plus distìngués. 

Le eoinunssaire de poliee, 
Soiis-chef du. service de la sùiele. 

DESCRU'TION. 

4. — iHorae). — In-N carré de i2i feuillets ; beau vclin blanc, trace partie à Tenere pourpre 
et partie à Tenere rose; longues lignes, grandes niarges, 13 lignes à la page; écriture semi-gotlii- 
que du .xiv^' siècle à grands caraclères (les 22 derniers feuillets soiit d'une écriture difiérente et un 
peu plus fine). 

Grandes lettres liistorices ou peintes en or sur lond de diverses couleurs ; initiales festonnées 
rouges et bleues, rubrique en vermillon. — 15 petites miniatnres ;i mi-page, d'une assez fine e.xé- 
cution, entourées de bordures variées représentant des oiseaux, iles papillons, des fieurs et des 
fruits dclicatenient enluniinées ; 6 pages égalenient entourées de bordures semblables. 

Keliure en bois recouvert de veau brun frappé, sur cheque plat, d'ornenients figurant deux 
éve(iues, tranches dorées ; reliure en niauvais état. 

Hauteur : 14:; niilMmètres ; largeur: lOi niillìniètres. 

On lit sur la feuille de garde : 

1" Une prière commeiirant ainsi, cerile en caractères du xvK siècle: « O glorieuse mère 
Madame Saint Anne, que de toi du ciel est venne la manne.... » 

2" Cette note du docteur B. Dànvin : « Siiivant M. l'iers, bililiothéeaire à Saint-Omer, ce 
missel est un nianuscril de la fin ilu xiir on du commencenient du xiv siècle ». 

« Ofiert à la bibliotliéqne naissante de Saint-1'ol par 

Novembre i.S;7. H. Danvin d. ni. p. 

Ce manusciit commenee par un calendrier en fram.ais tenant 12 feuillets. 

Les miniatures, dont les personnages soni en partie revétus de costunies du nioyen àge, re- 
présentent les sujets suìvants : 

1" I,a Résurreetion de Lazare. — 2" Le iiaptenie de Jésus-Christ. — ;■' Un groupe de Saints. 
-- 4° L'clévation de la messe. — y La Mort de [ésus-Christ. — 6° La Salute V'ierge assi.se .sur 
un trùne et eneensée par deux anges. — 7° Le Bapténie de [ésus-Clirist. — S' Jésus-Christ montrant 
ses plaies à Saint Thomas. — y" La transfiguration de Notre-Seigneur. — io» Le Saint-Ksprit de- 
seendant sous la forme d'une colombe. — ir Un saint personnage enfermé dans une tour par 
deux soldats. — 12" Le Baptéme des néophytes. — 13" Un saint docteur enseignant dans un tem- 



NOTIZIE 271 

pie. — 14' l.a Nativitù de la Salute \'ier<;e. — IV' Le Koì David .1 j;eiioii.\ eii vile d'une forteresse 
dii moyeii àge. 

Les initiales des feuillets 19 et 20 n'oiit pas éti- terniinées ; au folio 19, une place parait 
réservée pour une miniature. OueUiues feuillets ont ctO coupcs et la fin dii nianuscrit est enlevée. 

(N. 1 i2 du catalogne general des manuscrits des bibliotlittiues de France). 

Noia. — A l'angle supcrieure gauche du piat recto est collée une petite cti<|uette hordce 
de bleii, où le cliiltre 4 est ècrit l'i Tenere rouge. 

I.e iiianuscrit porte l'estatìipille de la bibliothéque de Saint l'ol, aii coninieiicenient, au IVuil- 
let 2^ et à la liii. 

Nozze d'oro di un tipografo pisano. — Pel cin(]uantesinio anno della carriera tipogra- 
fica del cav. Francesco Rlarioiti, il principe dei tipografi pisani, a cura di 1111 apposito comitato è 
stata pubblicata una JMiscc't/aiiea sloiico lellercirin, interessantissima per li scritti pregevoli di illu- 
stri letterati, scienziati ed artisti. È un bel volume di oltre 300 pagine Ì11-4" su carta a mano ricco 
di fregi e riproduzioni, di nitidi caratteri e di documenti inediti. La Hibliofilia che per gravi ra- 
gioni non potè in tempo debito rispondere al cortese invito rivoltole, è lieta di potere oggi regi- 
strare le meritate onoranze a questo operoso creatore <lel libro e gli invia da (pieste colonne il 
plauso e l'augurio non meno sincero di celebrare le nozze di dicimaìite dell'accurato ed intelligente 
tipografo pisano ! Ci riserviamo di parlare più ampiamente in uno dei prossimi (luaderni del vo- 
lume stupendo che il venerando festeggiato con pensiero gentile hi voluto inviarci e pel (juale lo 
ringraziamo anche da queste colonne sentitamente. 

Il British Museum di Londra ha acquistato nel inuó, secondo l'aniuiale relazione. 241. in- 
cunabuli, in gran parte di origine italiana o tedesca. — La biblioteca ha inoltre ottenuto, spe- 
cialmente per mezzo di Lord Strathcona e Walter Rothschild, i:;S opere di edizioni finora biblio- 
graficamente afiatto sconosciute. Il Museo possiede duncpie ora 90SS incunaboli, senza contare i 
numeri doppi. — Il rimanente aumento annuale è stato di 2X41)8 volumi e scritti, (41177 opuscoli e 
periodici, 170; carte e 74!^ j opere musicali. — Il reparto dei manoscritti venne in possesso tra l'al- 
tro di due rotoli di papiri greci di Ercolano dati in dono dal re, di 20 papiri regalati dal Egypt 
Exploraliou Fitnd, di due importanti manoscritti dei Canio biiry Tale!, del Chaucer, e di un vo- 
lume contenente ballate inglesi, che furono raccolte nel 1400. — La collezione orientale s'arricchì 
sopratutto della grande raccolta di manoscritti e stampe tibetane, fondata dal governo indiano. — 

Un Museo Fugger. — In Augsburg è stato recentemente inaugurato un museo nello 
storico palazzo di questa famosa famiglia. — Le meravigliose camere adornate, per ordine dei Kugger 
tra il 1570 e 1572 di afireschi. opera di Federigo Lamberto e Antonio Ponzano sono state novel- 
lamente restaurate e contengono ora storiche raccolte riguardanti i conti Fugger e Babenhansen. — 
Dalle soffitte e dai muri pendono le rappresentazioni allegoriche ritornate all' antico splendore, e 
in cassette e vetrine si conservano antiche insegne, vetrerie, vestiti, gioielli e medaglioni, sculture 
in avorio, porcellane e altri simili oggetti.... Rappresentano vere e mirabili opere d'arte varii calici 
in siile gotico e della rinascenza, e un piccolo altorilievo in legno dipinto figurante « Maria fra 
gli angeli odi Hans Daucher del i^i; reso più appariscente da una superba architettonica cornice. — 
Una nuova biblioteca a Berlino. — La città di l'.erlini> vuole ora riunire in un ap- 
posito edificio, quale biblioteca municipale, raccolte di libri sparsi in vari comuni, aflìnchéesse di- 
vengano di universale utilità. — Come prima rata è già a disposizione per la costruzione del nuovo 
edificio la somma di 200.000 marchi. — 

Qual é il numero di libri stampati dopo l'invenzione della stampa? — Se Al- 
berto Lini, autore di una recente opera intitolata : Le livre, è bene informato, spetterebbe a un 
certo Eim francese Gabriele l'eignot il merito di avere, nel primo venticin<iuennio del secolo 
scorso per primo calcolato approssimativamente il numero di libri stampati dopo l' invenzione della 
stampa. — I risultali erano i seguenti: «Nel primo secolo dell'arte tipografica 1431. (?;-i ^-{0, 42000 
opere, nel secondo, \^-}fi-\(>if', '-rj^ooo: nel terzo I(;;6-I7i6, 1225000; e nel (|uarto non intero. 



■1-1 NOTIZIE 

1736-1822, iSj^Mi'o; in tutto (iunque 31Ì81960 opere edite. — Secondo questo calcolo i volumi usciti 
da tutti i torchi del mondo fino a quell'anno erano nel numero di 3 miliardi ^13 milioni 7G4000. — 
Di (luesti, sempre secondo il giudizio di Gabriel Peignot, un solo terzo era sopravvissuto; gli altri 
due terzi dovevano essere andati distrutti per usi qualsiasi e in parte anche perduti. — Pochi anni 
fa un bibliografo-americano faceva un calcolo interessante intorno ai libri del suo paese, dando le 
seguenti cifre : 420 milioni di volumi si trovano nelle biblioteche di famiglia, i ;o milioni nelle rac- 
colte di libri di eruditi scrittori, inventori etc, 60 milioni sugli scaffali degli editori e dei commer- 
cianti, 50 milioni nelle biblioteche pubbliche, 13 milioni nelle bililioteche degli Istituti di studi su- 
periori e delle Università e S milioni in possesso degli studenti. — In quanto agli altri paesi, l'a- 
mericano giudicava per l'Europa occidentale 1 miliardo 800 milioni di volumi, per l'orientale 460000 
e per le altre parti del mondo un complesso di 2.(0 milioni di volumi. — Seguendo queste cifre ne 
abbiamo presentemente in tutta la terra il numero di \ miliardi 200 milioni. 

II Catalogo delle miniature, possedute dal sig. Pierpont Morgan che si sta ora 
allestendo, saia uno tra' più notevoli libri pubblicati nel nostro tempo. 

J^e prime dieci copie costeranno 500 sterline ciascuna. Una somma ingente è stata spesa 
per la riproduzione delle miniature che illustreranno il libro. 

Cosi perfetto è stato il lavoro dei vati artisti, eh' è diflicile il distinguer le copie dagli ori- 
ginali famosi, raccolti nelle sale del palazzo Prince-Gate. 

Il capolavoro del libro sarà la miniatura di Enrico VII], miniatura di fama mondiale, ese- 
guita per ordine di quel Re e destinata in dono ad Anna di Cleves nell'anno 1539. È una delle 
tre miniature eseguite da Holbein ed è la più preziosa fra tutte quelle contenute nella collezione 
del signor Morgan. 

Dodici artisti italiani furono messi alla prova per stabilire il loro grado di abilità in fatto 
di pittura sul!' avorio : uno ne fu prescelto ed ha compiuto squisitamente il lavoro. 

Ogni pagina del libro conterrà gruppi di miniature tutte su avorio e la collezione avrà 
esemplari dei più grandi maestri dell' epoca antica come della presente fino a Rossetti e Isabey. 

I primi due esemplari, tutti eseguiti a mano, sono destinati al Re Edoardo e al Presidente 
Roosevelt e le altre copie della prima edizione saranno distribuite fra i Sovrani, coi quali il signor 
Morgan ebbe relazioni. 

La seconda edizione, meno splendida della precedente sarà posta in vendita al prezzo di 
200 sterline. 

Essa sarà profusamente illustrata e conterrà molte miniature colorate. E probabile si faccia 
ima terza edizione di 50 copie, e questa sarebbe destinata per alcuni amici del sig. Morgan e 
per le scuole d'arte patrocinate dal filantropo miliardario. 

II Catalogo delle pitture, possedute dal signor Morgan e che trovansi raccolte a Prince- 
Gate, è ora terminato. È un'opera in tre volumi, rilegati in niarrocchino verde. Un fronte- 
spizio colorato indica le migliori pitture contenute nei tre volumi, e queste appartengono tutte 
alla scuola inglese. Nel primo volume sono : la Duchessa di Devonshire, più nota sotto il 
nome di « Gaiiisborough Stolen Duchess », quadro che ha una storia clamorosa. Nel se- 
condo è il ritratto di Lady Hetty Deliné con i suoi tìgli, dipinto da Sir Joshua Reynolds. 
Nel terzo volume è il celebre ritratto di Kitty Farren, divenuta Contessa di Derby, dovuto al 
pennello di Sir Thomas Lawrence e reputato il suo miglior lavoro. 

11 signor Morgan desiderò, per lungo tempo, ma inutilmente, il possesso di quel capolavoro, 
che apparteneva al signor Neumann, e che era custodito nel suo palazzo in Piccadilly. 

Alla fine, circa un anno fa, e sborsando una .somma enorme, egli ottenne il suo scopo, 
e cosi il desideratissimo quadro fu trasferito a Prince-Gate ed appeso accanto al famoso ri- 
tratto di Miss Croker, una famosa bellezza irlandese, morta due anni or .sono. Essa visitò la 
casa di Morgan, all'età di So anni, per rivedere il proprio ritratto! 

Gli Statuti fiorentini. — La recente deliberazione della Giunta Comunale di p'irenze 
di pubblicare gli Statuti della vecchia repubblica fiorentina, dovuta all'iniziativa del prof. Romolo 



NOTIZIE 



J73 



Caggese, metterà questa cittù non solo alla pari delle sorelle maggiori che tutte, come Torino, 
Milano, Venezia, Genova, Uologna, Lucca, Siena hanno a stampa le loro \->\ù antiche leggi mu- 
nicipali, ma le toglierà il biasimo tli non aver pensato ancora ad un dovere che già hanno ono- 
revolmente compiuto moltissimi Conumi minori od anche piccolissimi. I due preziosi codici che 
esistono nel nostro Archivio di Stato sono pervenuti a noi quasi intatti dalla violenza del tempo 
e contengono il primo lo Statuto del Capitano drl l'opolo, l'allni quello del l'udeslà. Portano 
una data memorami,!, lineila della morte ili D.iiite, il i.ìii. « l'rim.i del i jjt (dice il prof. Cag- 
gese nella nobile lettera con cui egli propose al Comune la stampa dell'opera) l'irenze ebbe molte 
redazioni di statuti, come tutte le repubbliche italiane del medioevo: e si può esser certi che dai 
primissimi tempi della costituzione del Commie, verso la metà del secolo decimosecondo, ai primi 
aimi del XIV, ad ogni cambiamento di forme costituzionali o setnplicemente ad ogni mujva fase 
delle lotte civili corrispose una nuova redazione dello Statuto Comunale. Ma sfortimatamente per 
lo storico, i pili antichi statuti sono periti <iuasi completamente e non ne avanzano che pochi passi 
traimnentari, p.ilìblicali piii di vent'anni fi dal piof. (liuseppe Rondoni, l'eriiò la redazione 
del I j2i ha per la storia liiirentiua una importanza straordinaria, permettendoci essa di risalire 
a condizioni di vita preesistente e illuminare ima grande (|uantità di fatti ecom>mici, giuridici, po- 
litici e morali che altre fonti o non ricordino atlatto o ricordano solo imperfettamente ». L'edi- 
zione, a quel che ci assicurano, potrà e.sser pronta fra un aimo e s.ir.i preceduta da una introdu- 
zione storico giuridica del Caggese stesso. A sopraintendere all' im|)ortante pubblicazione il Co- 
mune ha nominato una Commissione composta di Pasquale Villari, Isidoro Del Lungo e Roberto 
Davidsuhii. 

Elargizione. — Sapiii.mio che il noto anti(|uario di Monaco signor Jacques Rosenthal ha 
fatto, or non è molto, alla « l'ililiothcque Nationale » di Parigi lìn dono di grande valore. .Si 
tratta di un manoscritto originale che risale al i ; marzo i ,07, portante la tirrna autografa della 
regina Anna di Bretagna. In questo la principessa allida al suo tesoriere P incarico di versare al mi- 
niatore Jean lìourdichon la somma, in (piei tempi veramente straordinaria, di 600 talleri in oro per 
l'ornamento del suo grande e ricchissimo libro di preci. Onesta elargizione è stata accolta con molto 
entusiasmo, giacché tale documento ha per la Francia una particolare importanza, trovandosi ap- 
punto nella « Bibliothècpie Nationale » di Paiigi il prezioso libro di preghiere, che costituisce un 
tesoro artistico di primissimo ordine. Dal manoscritto regalato, risulta dunque indubitatamente che 
le mirabili miniature delle fimose, « Grand Heures d'Anne de Hretagne » traggono origine dallo 
studio di Jean liourdichon. , 

Scoperta di manoscritti. — Rarissimi sono i mano.scritti dell'epoca Carolingia che ci 
siano pervenuti. Sappiamo che due si trovano nelle biblioteche bavaresi, e precisamente uno nella 
« Hof-und Staatsbibliothek » di .Monaco, P.iltro nella « 15ibliothel< des Germanischen Museum » 
in Norimberga. (Jra però, durante il riordin.imento della biblioteca appartenente alla società sto- 
rica di Ingolstad è venuto alla luce un terzo manoscritto dell'epoca Carolingia, costituito dalle 
parti di un altro manoscritto di inestimabile valore. 1 fogli pergamenacei scoperti si trovano in 
ottimo stato di conservazione, rappresentano il resto di un lCvangel<>, e completano un manoscritto 
di 52 fogli che si trova in possesso <lella « llof-iml Staatsbibliothek ». Le sellici pagine, in cui 
consiste la scoperta, sì suddividono in 32 <-olonne, alte 2; l'i cm. e larghe 8 li cm. ; (jueste con- 
stano, come quelle di Monaco alle quali sono perfettamente uguali in tutto il resto, di 2", righe 
con caratteri di 0,5 cm. d'altezza. Questo Kvangelo aveva servilo prima come legatura di scrit- 
ture, e cosi facilmente si comprende perche la seconda metà di ciascun foglio sia stata cosi de- 
plorevolmente tagliata fin dentro al testo. L' intera prima riga nella prima colomia della prima 
pagina è eseguita a colori; vi sono inoltre altre sei lettere iniz'ali bellamente composte e colorate. 

Un archivio a Czernowitz. — IC stato approvato a Czemowitz il progetto della co- 
struzione di un archivio del quale già da gran tempo là si sentiva il bisogno, Questo piano, cosa 
veramente importante nella storia della Hucovina, andrà immedi itamente in esecuzione. .Si è afli- 



'74 



NOTIZIE 



dato r incarico «li presiedere alla costruzione di (juesto arciiivio al professore universitario Dr. Wla- 
dimir MÌIUdwìcz. 

Una <• Bismarck-Sammlung •>. — l.a liiblioleca municipale di Amburg ha stabilito 
<ii riunire iu una vasta raccolta il magt;ior numero possibile d'oggetti riferentisi a Bismarck ; cioè 
slanipe, ritratti, e possibilmente anche autografi. Il lavoro per la raccolta del materiale ha già 
avuto principio. Onesta intrapresa ha avuto numero.si incoraggiamenti da molte parti. 

Un anagramma. — Sopra «n manoscritto della città di Dio di .S. Agostino, conservato 
nella l^iblioteca di SainteGeneviève, era come insegna (|uesto motti) : « Va hativelé m'a brulé ». 
Si sapeva che questo libro era stalo illustrato dopo l'anno 147;;, da un arti.sla di Tours, della 
scuola di Jean Foucquet, ma nessuno aveva saputo fin' ora spiegare le suddette parole. 

.Soltanto ora il Conte di Laborde, dopo pazienti ed erudite ricerche, è pervenuto a trovare 
il nome di cui questa singolare insegna è l'anagramma, che è quello di Mathieu de lìeauvalet, 
che fu, tlal 14^0 al i4,So, notarlo e segretario del re, consigliere e ricevitore generale delle finanze, 
e moti ricco e potente prima del T500. 

Manoscritti ed esposizioni. — In quest'anno 111O7 tre esposizioni richiamano l'atten- 
zione su numerosi manoscritti a miniature; l'esposizione di ritratti alla « Kibliotlièque nationale », 
l'esposizione del Toson d'oro a Bruges; l'esposizione d'arte umbra a Perugia. 

La prima comprende una mirabile raccolta di ritratti disegnati, proveniente dal gabinetto 
delle stampe della « Kibliothèque Nationale »; una serie di manoscritti delle biblioteche di Pa- 
rigi, alle ((uali sono uniti alcuni di Hesan^on, Tolosa, la Haye, e altri di privata proprietà; e inol- 
tre alcuni volumi del tempo di Luigi \II e di Francesco I, stampati su carta velina. A Bruges 
abbiamo miniature, manoscritti e rilegature aventi più o meno relazione con l'ordine del Toson 
d'oro: cioà istorie, statuti, armi gentilizie, decreti del Toson d'oro il tutto proveniente dal Bel- 
gio, dall'Olanda, dalla Spagna e principalmente dall'Austria. 

A Perugia, troviamo esposto in molte sale del municipio un grande numero di manoscritti 
miniati che corrono dal VI al XVI secolo ; essi sono stati oflerti in prestito dalla Biblioteca di 
Perugia, dal capitolo metropolitano di S. Lorenzo, dall'Archivio Decenivirale, dal Collegio del 
Cambio, dal Collegio della Mercanzia e da parecchi altri della medesima città; lianno contribuito 
pure i comuni di Bettona, Gubbio e Stronconi. Il lutto forma una magnifica tiunione di opere 
trattata in modo diverso da artisti della medesima regione. 

Uno spirito burlone. — Corre sui giornali una notiziola che deve far fremere di com- 
piacimento tutti gli spiritisti in Intona fede. È il racconto <li un curioso fenomeno che sarebbe 
accaduto poco fa nel negozio dì libri del signor Herbert George, a Londra. 

Un libro esposto in una vetrina cadde al suolo. Il .signor George lo raccolse e lo ripose al 
posto, ma poco dopo il libro cadeva di nuovo. 11 proprietario non .se ne avvide o non vi fece 
ca.so, ma il giorno seguente, aprendo il negozio, trovò tutto messo a soqquadro: a bella prima 
pensò ad una non gradita visita dì ladri, ma poi, visto che nulla mancava, si pose a riordinare 
la merce con l'aiuto del commesso. Se non che la sua era una fatica da Sisifo; man mano che 
riponeva la roba negli scafiali, essa ricadeva al suolo come attratt:i da una forza magnetica. 

Ad un tratto due delle lampade elettriche del negozio caddero anch' es.se e andarono in 
frantumi. Fu come il segnale di una strana danza: la danza degli scaffali che si mìsero a spiccare 
salti di qua e di là, facendo volare libri, buste, scatole e percotendo il signor George, il commesso 
e altre tre persone i)iesenti. 

11 giorno dopo gli stessi fenomeni si ripeterono ininterrottamente fino alle quattro del po- 
meriggio. Poi cessarono subitamente e non si rinnovarono più. 

Se la notìzia non è un bel « serpente di mare » della stagione, udremo la spiegazione che 
ce ne daranno i periodici spiritualisti. È certo ch'essa susciterà una lunga discussione e sarà fonte 
dì ipotesi infinite, sopra gli spiriti burloni che sì divertono a gettare in aria libri e scaffali. O che 
fosse lo spirito del Patriarca Teofilo che distrusse la Biblioteca di Alessandria.' 



NOTIZIE 275 

La nuova Biblioteca pubblica di Nuova York, la (juale non sarà <lel tutto ulti- 
mata che tra (lue anni, solleverà certo l'ammirazione anche della veccliia Kuropa. L'enorme edi- 
ficio è costruito in marmo bianco di Vermont, nello stile del rinascimento moderno, con remini- 
scenze del secolo XV'Ill, e raggiunge un'altezza di 32 metri. Un portico eli 22 coloime corinzie, 
al quale mette capo uno scalone monumentale, dà accesso alla biblioteca. La sala di lettura con- 
terrà Soo posti ; 60 gabinetti da lavoro saranno a disposizione degli studiosi che si dedicano a 
lavori di grande portata. Vi saranno sale speciali per i ragazzi e per i cieclii. Le collezioni saranno 
degne della grandiosità del locale: esse contano ben ;ooo Sliakespeareaiia, 8000 Bibbie stampate 
in tutte le lingue del mondo, ecc. I-a perla più rara è, a (|naiito si dice, la prima edizione delle 
lettere di Cristoforo Colombo, che è costala ,;7,ii)0 franchi, la costriizione di (jnesto immenso 
edificio costerà non meno di ;> nnlioni. 

Un dramma inedito di Poe. — Ne parla la A'a/ioi/ di New Nork. Recentemente un 
critico americano atiermava : noi conosciamo tutta l'opera del l'oe e le più minuziose indagini 
niente potrel)l>ero otTrirci di nuovo; però se potessimo scoi)rire iiualclie cosa di int-dilo del l'oe 
una tale scoperta, almeno in America e in Francia ove il l'oe ha .ivuto tai\li ammiratori ed imi- 
tatori, susciterebbe maggiore interesse che non la scoperta di un nuovo dramma dello .SliMkes- 
peare. Ora questa scoperta è stata fatta. Uno dei manoscritti del l'oe, a quanto semlira non mai 
utilizzato da nessun editore americano, e in gran patte inedito, è vetiuto alla luce ed è stato 
acquistato da .S. II. Wakenian. Nella rivista Soiil/ieiii /Jlcicrv .l/t\urii!:i-i- di cui il l'oe era di- 
rettore, comparvero nel decembre del 1835 alcuni estratti da un dramma inedito, col titolo « .Scene 
da un dramma inetlito » ; altri quattro estratti, recanti lo slesso titolo, comparvero nel numero 
del gennaio 1S31Ì. Nove anni più tardi il Poe raccoglieva in volume vati suoi versi « Il corvo ed 
altri poemi ». In questo volume comparvero, con alcune modificazioni, gli estratti già pubblicali 
nella rivista, battezzati però, questa volta, col nome di « .Scenes from l'olitian ; an Unpublished 
Drama ». ì'. il manoscritto di questo dranmia che oggi è venuto alla luce. Appartenne una volta 
a John H. Ingram, l'editore inglese delle opere del l'oe, ma passò iti altre mani alcuni anni fa. 
Non è completo, però; il manoscritto tìnisce alla 111 srena del 1 \' atto con Poliziano che si trova 
solo, di notte, nel Colosseo. In cima alla prima pagina <• la die luna 

J'oìitiilii — Il 'J'i-Hi^t-dy 
ÒLfiir — Kiììiit; ili the Ci'itliiiy. 

Ad accrescere l'interesse della recente scoperta concorre anche (juesto fatto che Poe accusava 
Longfellow d'avere imitato quella sua conimeilia. Nel nioadit ny Joui iial del 211 marzo 184, Poe 
coglieva le somiglianze tra lo " .Spanish .Student » del Longfellow e le sue « .Scene.s from Politian », 
pubblicate nel Southern Litetaty Messenger, concludendo : le coincidenze sono troppo marcate 
per dubitare dell'imitazione. Dal 1903 ad oggi continue sono state le scoperte sull'opera del Poe, 
e se si pensa al metodo con cui egli lavorava e alla condotta che teneva sarebbe legittimo nutrire 
ancora delle speranze. 

L'agitazione contro il direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. 
— La Nazione di Firenze ha pubblicato una serie di articoli infocati contro il cav. I)r. Salomone 
Morpurgo alle quali quest'ultimo ha risposto con una lettera calma ed oggettiva mettendo a posto 
diverse co.se erronee che gli furono portate a carico, senzA meiioniameiite cercare di difendersi 
contro le gravi accuse che contro di lui furono lanciate da un suo dipendente, come dicono. Onesta 
breve lettera dignitosa bastava infatti, poiché il cav. Morpurgo non ha bisogno di scagionarsi. 
Egli può fare anche a meno della nostra difesa : i resultati della sua capacità, abililà eil attività 
sono M eloquenti che tutti coloro che conoscevano la biblioteca com'era prima e che la conoscono 
coni' è ora, non approveranno soltanto unanimemente l'operato suo, ma gli tributeranno elogio ed 
ammirazione. Noi non possiamo davvero essere sospetti d'adulazione verso l'insigne direttore della 
Nazionale <li Firenze, poiché dalla sua venuta a Firenze in poi non abbiamo soltanto mai avuto rap- 
porti librari colla nostra massima biblioteca, ma nemmeno il piacere di ve lete una volta l'egr egìo 



276 NOTIZIE 

uomo nella nostra libreria alla quale tutti i bibliotecari del mondo, che passano per Firenze, si fanno 
un dovere di dedicare una visita. Nessuna accusa né rimprovero sono implicati in questa parentesi, 
poiché sappiamo benissimo che quel che il cav. Or. Morpurgo ha trovato da fare in Biblioteca non 
gli ha lasciato il tempo di leggere ì nostri elenchi, né di fare mia visita alla nostra libreria che è 
ovunque considerata come una delle primissime del mondo. 

11 Marzocco ed il Nuovo Cioinale di Firenze hanno preso la difesa del Dr. Morpurgo. A 
noi sembra però che non spetta alla stampa di giudicare nelle contese tra i bibliotecari ed il loro 
capo; anzi ci maravigliatilo come qualcuno dei bibliotecari abbia creduto opportuno invocare l'inter- 
vento della stampa contro il suo superiore, mentre dovea conoscere la vera strada da prendere 
per protestare contro i presunti abu.si del direttore. Intendiamoci bene: il pubblico che legge e 
studia seriamente nella Biblioteca è, senz' eccezione, contento della riforma introdotta dal direttore, 
epperò non può lasciarsi commuovere dalle critiche che vengono lanciate dai bibliotecari ai loro 
superiori; è una questione interna della Biblioteca che dev'essere risolta li e non dalla stampa. 
Pare però inoltre che non tutti gli impiegati fossero del parere di colui che ha pubblicato il primo 
articolo, uso Zola l'acctne, perché uno di essi intanto è sorto in difesa del suo capo. Manca dunque 
la solidarietà fra i colleghi alla qual circostanza dobbiamo la fortuna che gì' impiegati non si sono 
messi in sciopero il quale, del resto, non avrebbe avuto la gravità di quello dei ferrovieri. 

Musica francese del 17" secolo. — L'illustre musicologo francese IX Jnles Ecorche- 
ville ha pubblicato in due volumi di elegantissima edizione venti Siiiles d'orchestra dovute a com- 
positori francesi del .secolo XV'il. Il primo volume contiene un ampio studio dell' Écoicheville con 
TX\tì\\\ fac-simiti dei codici da lui esaminati ed il secondo riproduce (lutlie antiche musiche tra- 
scritte in notazione moderna. 

Nel segnalare fin d'ora la importantissitna pubblicazione che onora l' insigne nnisicologo, 
annunziamo che nel prossimo numero della Bibliofi/ia il nostro redattore musicale Frof. Arnaldo 
Bonaventura ne farà una ditìusa recensione. 

La Biblioteca della « Kaiser Wilhelms-Universitat ■• in Munsier (Vestfalia) è 
stata aumentala di circa 24,000 volumi della biblioteca della famiglia dei conti di Fiirstemberg 
Sfammheim la quale però li ha lasciati per ora soltanto in prestilo per cinquanta anni. 

Un libro di proporzioni colossali. — Il British Museum di Londra contiene la pili 
grande Biblioteca del mondo. E in questa Biblioteca si trova uno de' più grandi libri, che esistano. 
E un atlante di geografia, di dimensioni colossali, nel quale sono raccolte antiche carte della 
Olanda, ammirabilmente incise. 

Onesto libro è collocato in una scatola gigantesca, dalla quale non può esser tolto che da 
tre uomini. V. rilegato in cuoio, con splendide dorature. È alto 2 metri e <Ì5 centimetri e il suo 
peso è di :,(ì2 chili. Fu oHerto in dono, nel iil'.o. al Re Carlo II, (juando .s'imbarcò in Olanda 
per tornare a Londra. 

La Biblioteca della città di Edimburgo. — L'no scrittore Irancese, Eugène Morel, 
ha visitato a Edimburgo la Biblioteca donata a quella città dalla munificenza del miliardario Car- 
negie. E ne dà nella Noiizie/le Revue una descrizione che è degna di studio. Sulla porta della Bi- 
blioteca è scritto: « pubblica e libera: » nessuna consegna: una macchina girante segna la vostra 
entrata e basta. Potete, secondo ogni vostro desiderio, leggere riviste, giornali, consultare gli 
orari : lavorare, studiare i libri di scienza, o di arte. La sala è aperta dalle nove alle dieci di sera. 

yueslo per la sala di lettura. \'i è anche una sala per il prestito dei libri. .Siete imbarazzato 
sulla scelta dell'opera? Eccovi un catalogo, stampato, di moo pagìiK, in cui sono registrate, 
52,318 opere e che costa rilegato, sessanta centesimi! 

Ecco lineilo che ci piace di rilevare. Nelle nostre Biblioteche, nei nostri Musei manca un 
Catalogo, ben fatto, e che si venda a piccolo prezzo, e mercé il quale lo studioso possa rapida- 
mente, e alle pur glandi distanze, trovar ciò che può esser utile alle sue ricerche. Le nostre Bi- 



NOTIZIE 277 

blioteche non hanno, generalmente, ed è grave errore. Cataloghi stampati: certi Musei li hanno, 
ma costano troppo: quasi nessuno lo compra: e quindi non si rinnovano mai. Questi Cataloglii, 
con alcune brevissime note esplicative, sarebbero di grande ntiliià: arrecherebbero vero incrt- 
Mieiito agli studi 

Goethe. — Una preziosa scoperta fu fatta a Norimberga d.il ilott. Rudolf I lerold, il (juale 
frugauilo nell'archivio della famiglia Soldan rintracciò 17 lettere di Cloelhe tutte (inora sconosciute. 
Esse sono dirette all'editore Friedrich Krommann in Jena e trattano la stampa e la pubblicazione 
di singole opere del poeta. Saranno fra poco edite dal doti. I lerold. 

La lingua basso-tedesca parlata una volta in tutta la Germania settentrionale dai con- 
tini dell' Olantla tino alle Provincie baltiche, va perdendo tuttora inesorabilmente di terreno e sta 
per ispegnersi lenlamejite. yuantuiuiue essa possieda una letteratura assai ricca e popolare, nessun 
istituto pubblico o privalo ebbe liuora cur.i a raccogliere sistematicamente tutto quanto fu pubbli- 
cato in questo dialetto. Onde rimediare a questa mancanza ed a salvare i documenti letterari, un 
giorno indispensabili per lo .studio linguistico, la biblioteca dell' Università tii (Ireifswald ha assunto 
questo incarico, per il quale viene aiutata dalla provincia di l'omerania, da generosi privati e dallo 
stesso ministero. La giovane raccolta ammonta già a 48,^ opere in 65> volumi, e vi si trovano 2 
manoscritti del secolo XV e X\'I, una serie di traduzioni di scritti dei riformatori, ed altri trattati 
religiosi, delle Bibbie ecc., senza contare mi buon ninnerò di scritti moilerni. 

Smithonian Institution in Washington. — Secondo le noti/ie dei giornali americani 
il suddetto celebie istituto è minacciato di una sorte fatale. Milioni di formiche bianche hanno in- 
vaso l'edificio, in cui si conserva una grande copia di oggetti i più preziosi e vi eseguiscono il loro 
lavoro devastatore senza tregua. Nelle parti costruite in legno si vedono dappertutto le tracce di 
questi insetti voraci, tronchi di legno rosicchiati, tavole ed utensili tarlati, la calce si stacca dalle 
volte. Persone competenti dubitano che l'edificio possa resistere a lungo agli attacchi incessanti di 
un'armata di queste formiche che si fa ascendere a billioui. .Soltanto in tpiesta primavera apparvero 
e già ora la loro quantità sembra incredibile, e tutti i tentativi per distruggerle rimasero infruttuosi. 
Alcuni anni or sono, ipieste formiche fecero la loro prima visita alla Smithonian Institution, e le 
autorità riuscirono a respingerle combattendole col Kerosen. In (juesl'anno peto l'invasione è tale 
che si prende già in considerazione lo sgombero dell'edifìcio pericolante. A quanto si dice, una 
serie di importanti documenti dell'archivio sarebbe già distrutta. 

L'avvenire dei nostri stampati. - .Sono già 20 anni che IMartens nelle DliItcUutigcn 
ai/s (lem Kòiiigl. Dlalerialpyiìfioiiisaintzn In i<ss-IAihlci J,-ld-ìì\'si aiìdiiò il pericolo che corre una 
grande parte della nostra produzione letteraria per la cattiva carta su cui viene stampata. Si adopera 
della carta che non possiede le (pialità necessarie per garantire lunga resistenza. La Hiblioteca 
Keale e la Hiblioteca del Ministero dei Lavori Pubblici di Berlino misero allora a disposizione del- 
l' istituto, per l'esame della carta, dei campioni tolti da giornali ed opere in loro possesso. Il resul- 
tato dell'esame procurò una rattristante prospettiva per lo stato di conservazione, in cui si troveranno 
i tesori delle nostre biblioteche entro poche diecine di anni. Una parte delle carte conteneva pasta 
di legno, un'altra era fabbricata con materiale più durevole, ma di poca solidità, sicché si doveva 
aspettare presto la loro scomposizione. .Siccome la (piestione della durabilità delle nostre carte da 
stampa è una questione di coltura della massima importanza, le autorità vi prendono un grande 
interesse e cercano di svegliare gli editori e tipografi. Con ragione <limostrauo che è il compito 
delle biblioteche pubbliche di raccogliere la letteratura stampata per studi scientifici e di conser- 
varla, perciò è <li sommo interesse che gli stampati actjuistati siano in uno stato che guarantisca 
il loro uso non .solo ai contemporanei, ma anche alle generazioni future. Appartengono in prima 
(ila i giornali quotidiani a (|uella categoria di stampati che dopo lunghi anni accpiistano valore scien- 
tifico e purtroppo tutti quanti .sono tirati su carta preparata con pasta di legno, e perciò destinali 
a prematura rovina. Molti libri dovuti per diritto di stampa alle Biblioteche, sono sotto cpiesto ri- 
guardo assai sospetti. Ora la Biblioteca universitaria ili Berlino ha col consenso del ministro del- 



278 NOTIZIE 

l'istruzione pubblica nuovamente fatto levare dei campioni di carta da circa 400 differenti opere e 
};iornaìi per sottometterli ad un esame il resutato del quale sarà a suo tempo comunicato. 

Justinus Kerner. — Il noto poeta tedesco Justinus Kerner, amico ili Uliland ed uno dei 
capi della scuola dei poeti della Suabia, visse a Weinsberg, dove ora si è formata una società che 
conta oltre 1 100 membri per comprare la casa del poeta, ed istituirvi un museo relativo. Le trat- 
tative sono intavolate e si spera che fra un dato tempo la casa col suo ricco inventario, e nume- 
rosi tesori d'arte e di letteratura, di manoscritti ecc. passerà in possesso della suddetta società. 

Ufficio di informazioni alle biblioteche tedesche. — Tale utticio istituito presso la 
P.iblioteca Reale di l'erlino funziona da 2 anni con gran vantaggio degli studiosi e scenziati. Lo 
scopo dell' ufficio si è quello di rintracciare in quale biblioteca si trovi un dato libro che il richiedente 
non riesce a ottenere nella biblioteca della sua città. L'ufficio fa da intermediario fra chi ha biso- 
gno della biblioteca per la sua istruzione e per le sue indagini scientifiche e fra le biblioteche stesse 
esso intende di raggiungere ciò che^la singola biblioteca coi suoi mezzi limitati non potrebbe mai fare' 
e rendere accessibile cosi l' immenso patrimonio letterario accumulato e sparso in tutte le bibliote- 
che della Germania. Nei 2 anni della sua esistenza fino al marzo dell'anno corr. furono presentate 
all'ufficio 3061 domande per la ricerca di 7874 libri, di cui 51 17 poterono essere rintracciati come 
esistenti, cioè 2159 nella Biblioteca Reale di Berlino, 1141 nelle 11 biblioteche universitarie della 
Prussia, altri 1641 in SS varie biblioteche. Dietro speciali liste di desiderata si riusci a trovare an- 
cora i2i libri, e si constatò il fatto curioso che opere credute totalmente perdute o distrutte o 
uniche o rarità di primo^rango, furono riscontrate in biblioteche di poco conio, ilove ninno avrebbe 
sospettato la loro presenza. 

Museo di Wieland. — In Biberach, dove il poeta Wieiand passò i suoi anni giovanili e 
dove visse dal \jùo al 171VÌ come direttore della cancelleria municipale, fu inaugurato il 3 settem- 
bre, genetliaco del poeta, un Museo di Wieland (Wieland-Museum), in uno c/iù/et nel giardino ove 
egli abitò. Il Museo racchiude una considerevole biblioteca, 40 ritratti del poeta e pregevoli lettere 
ed altri ricordi. I discendenti di Wieland hanno legato al Museo un gran nuniero di preziose reli- 
quie del poeta, aggiungendo anche una considerevole somma in denaro. 11 prof. Bernhard .Seuftert 
di Graz tenne il discorso inaugurale, seguendo lo sviluppo del poeta e facendo risaltare 1' impor- 
tanza della sua opera poetica. 

Bibliografia croata. — Fra poco uscirà una bibliografia completa di tutte le opere stam- 
pate in lingua croata dai tempi più antichi fino al presente. Essa sarà dovuta alle cure indefesse 
dei signori Velimir Dezelic e Vjekoslav Jak usic che da anni si occupano a raccogliere il necessario 
materiale. Con questa pubblicazione verrà colmata una lacuna da tempo sentita dagli studiosi di 
linguistica. 

Il celebre Institut de France di Parigi viene arricchito della biblioteca pregevole del- 
l'eminente bibliofilo di Bruxelles, il fu visconte Spoelberch de Lovenjoul. Questa raccolta contiene 
una straordinaria quantità di reliquie letterarie e un tesoro di libri scelti con grande criterio e di- 
ligenza. Balzac vi si trova rappresentato in prima linea, coi manoscritti originali di tutti i suoi ro- 
manzi (Sìlvo 304); essi .sono tutti macchiati di caffè, alcuni assai ben con.servati, altri malconci. 
Un armadio racchiude tutte le opere di Gautier, ad eccezione di 2 articoli pubblicati nel 1S36, vi 
si aggiungono 800 lettere, disegni, acquarelli ed altri ricordi relativi al poeta. Del Sainte-Beuve vi 
sono 3000 lettere, il manoscritto inedito di Aithiiì , dei taccuini pieni di notizie per le sue impres- 
sioni, una copia di Mcmoiie d'oii/ye ìoinhe con note marginali, ecc. La celebre George Sand vi 
figura con copiose lettere, 20 manoscritti di romanzi, un giornale segreto contenente abbozzi non 
terminati etl altre coìe. 

Louvre. — Il licco mercante Audeon, morto in Cairo, ha lasciata la sua fortuna di 12 
milioni di franclii al ."Museo del Louvre di Parigi. 

Museo di Haeckel. — Sorgerà un nuovo istituto in Jena che riuscirà un decoro dell'an- 
tica Università; esso prender.i il nome di « .Museo filogenetico»: la posa della prima pietra 



NOTIZIE 



-'79 



ebbe liiojjo il 28 agosto, in presenza di Krnst Haeckel, il celebre naturalista e fondatore del moni- 
smo. Il Museo è destinato ad essere il centro per lo studio della filosofia naturale monistica basata 
sulla teoria della discendenza, ed allo stesso tempo un d^gno nionumeiilo per l' intemerato propa- 
gatore di questa dottrina, il Haeckel. Il Museo racchiuderà oltre una collezione paleontologica, on- 
togenica ecc. un Archivio di HaccUel, cioè vi .saranno radunate tutte le opere di Haeckel, i suoi 
manoscritti, disegni, pitture, la sua corrispondenza, infine tutto ciò che si riferisce alla sua vita ed alla 
sua persona. Una sala sarà destinata a ricevere la ricchi.ssima hiblioleca monistica messa insieme 
dallo stesso Haeckel. Il terreno per la fabbrica fu regalato <Ialla città di |ena. 



VENDITE PUBBLICHE 



Vendita all'asta. — 11 5 ottobre ha avuto 
luogo a CUHerborg una interessante vendita al- 
l'asta, nella quale la biblioteca di quella città 
vendeva la maggior parte dei suoi numeri 
doppi concernenti il campo teologico, essendo 
stata tutta questa parte ullimaniente da lei rior- 
dinata, l'ra i 24 j numeri si trovano molte ra- 
rità che si rifen.scono all'antica letteratura teo- 
logica della Svezia. È da porsi in prima linea 
il più vecchio incunabolo della raccolta, cioè : 
una 1" edizione delle « Birgittae Kevelationes » 
Ì4UI in Lubecca presso Gothau, stampata per 
commissione del monastero svedese di l'adstena, 
con belle incisioni in legno e iniziali. 

Notevoli inoltre due libri di Lorenzo l'etri, 
stampati in Wittenberg nel I5'^7 ; varie stampe 
ecc. ecc. ; il curioso e raro « Trumiao siagli 
lippa Dunac Miintz skavelz » (colpi di Tam- 
buro sul forte di Diinaburg), Riga, 162M ; e infine 
gli scritti, in quei tempi proibiti, dell'alchimista 
e medico svedese Keurpe (f l'iSS in Altona): 
« l'erspicillum bellicum » e « f'robatorium theo- 
logicum » Amsterdam, Kii'^. 

Tra le varie edizioni di l'ibbie troviamo nella 
raccolta la prima traduzione svedese del « Nuo- 
vo Testamento, « Jesus nyia testamentit » ( 1521;); 
la I5ibbia di Gustavo V'a.sa (Upfala 154), la rara 
Bibbia di Lubecca del 11Ì22, la cui introduzione 
fu proibita da Gustavo Adolfo ; la prima Bib- 
bia della Danimarca del 1550, e la famosa Bib- 
bia tedesca di Btrleburg, in otto grandi volumi 
in folio (Berleburg, 172(142), tradotta e diretta 
da M. Joh. Henir. Hang. 

Opere importanti della storia ecclesiastica sve- 
dese sono gli scritti del riformatore Olaus e di 
Lorenzo Betti; gli scritti calvinisti di Carlo IX, 
e in opposizione tinelli del vescovo Olaus Marti- 
nis, in difesa della dottrina luterana ; oltre a 
ciò il Kamus Giovanni Mattia, che privò l'au- 
tore del suo nliicio (causa un proposto accordo 
Ira Luterani e Riformati). 11 catalogo di questa 



vendita comprendeva anche una raccolta di let- 
teratura islande.se, circa .So calendari letterari 
svedesi, e altre opere di vari argomenti. 

Vendita di autog^rafi a Berlino. — La 
casa Leo Lii|ini.innssolin di l'>erlino, ben nota 
fra i raccoglitori di autografi e di opere di mu- 
sica, mette all'asta una collezione estremamente 
preziosa e ricca di manoscritti di musica auto- 
grafi, nonché di lettele autografe dei più grandi 
compositori, e di autografi di altri personaggi 
illustri, poeti, artisti, principi, guerrieri ed no- 
mini di .Stato, riformatori ecc. Questa vendita 
di somma importanza avrà luogo il 4 e 5 nov. 
prossimo e chiamerà senza dubbio a Berlino 
numerosi amatori. 

11 catalogo forma un bel volume di 120 pp. 
ove sono descritti 4S j numeri, già appartenuti 
agli artisti Julius Stock hauseii e H'ilìielin 1 aii- 
/ler/ ed all'editore di musica Jl/aui ire Scli/esiu- 
ger di l'arigi, ecc. ecc. Esso è stampato con 
eleganza tipografica ed arricchito di vari facsi- 
mili. La descrizione degli articoli è fatta con 
rara competenza ed è cosi estesa che non lascia 
niente a desiderare sotto ogni rapporto. Data 
la «luantilà di articoli di primo e primissimo 
rango, come da anni non apparvero più sul 
mercato, ci riesce oltremodo difficile darne un 
largo cenno, come richiederebbe 1' importanza 
loro. Ci limitiamo a rilevarne almeno alcuni fra 
i più interessanti e che saranno disputati avida- 
mente dagli appassionati raccoglitori. 

11 sonnno lieethox'en è rappresentato con non 
meno di 17 nnm. (n" 521), per lo più mano- 
scritti di musica autografa e firmata fra cui il 
II" 12 « Sonate fnr das Hamnierklavier » (opus 
iQii), j6 pp. in fol., ed il n" in « Neuestes Quar- 
tett.... 1^26 » opus 1 J5, 66 pp. in fol.; .4 facsi- 
mili a piena pagina accompagnano la de.scri- 
zione. — Berlios (n" 26-31); Jiiahins (n" 3.S-4J); 
Cherubini (n" 46-50); Chopiti (n" ^2-^4); //n/àzy 
in" 7i-^!6), le partiture d'orchestra autografe 



?8o 



VENDITE PUBBLICHE 



tlelle sue opere « Maiion Lescaut, L;i Teiitation, 
Ludovic, La Juive, Guido et Ginevra », etc; 
Haydn (iv SS i)2), n» SS: 1. a. f. di 3 1/4 p. in-.|.. 
i-Sr, al suo editore Artaria ; Liszl (12631), 
II" 126: iiis. di luus. aut. f. « Kùuiiuisceiices des 
Ku.nuenots, grande fantaisie draiiiatique » 411 pp. 
ili fol. ; Jleiidelssohii (u" 146-52) ; ISleyerheer 
(U" 156-66), II" 156: Partitura d'orcliestra del 
1" atto dell'opera « Roberto il Diavolo », 220 
pp. in fol. ; Leopold Mozart e Wo/f^aiii; Ante- 
deus Mozart (11" 171-73); ^Rossini (n" 21113Ì; 
Franz Schiibert (n" 220-31), w" ti\ : Episodio 
del « Faust » di Goethe, Margherita nel duomi), 
S pp. in fol. — n" 224 ; « Deutscher niit 2 Trio 
l'iir Piano auf 4 Hruule », composizione di un 
ballabile del iSiS, inedita e sconosciuta finora, 
titolo e 6 pp. in fol. — n" 22S: « Duetto fra 
Isella e Udolino dall'opera 1 Congiurati », 31 pp. 



in fol.: Robert Schumaitn (n" 240-41)), Spoiitiiii 
(no 2110-65); Wagner (n° 279-S2); Cari Maria 
von Weber (n°2S3-S4). Di tjuesti suaccennati 
maestri si trovano ancora altre composizioni di 
musica, autografe, lettere interessanti, come pure 
fogli d' album ecc. 

Fra i poeti e .scrittori citiamo: Ariosto (u" 28S), 
Jjossuet (n" 292), Casanova (n" 294, Coeihe 
(u" 305-6), Heine (n" ;;io), Herder (11° 313), 
Kurner (n» ;;2y2u), Moses Mendetssohn (n<= 344), 
Pellico (n" 350), Voltaire (n" sS4-S6), Wieland 
(w ìui). 1 lifoi malori sono rappresentati fra 
altri, da Melanchtlioii (ii" 3sS-5ij), l'irei (n' ifrì,) 
et '/.ìviiii^li (n° 3r,4) ; i sovrani ed uomini di 
Srato da Calieri na //, la Grande (u" 441-4(1), 
l'Ulderico //, il Glande (11" 401), Napoleone 1 
(ni 421Ì-27), Pio IX [\v 433), Jìlucher (n» li)^,'), 
Fiaiikliu (\Y> 4(10). I\fa:ai in (ti., 420) ecc. ecc. 



NECROLOGIO 



Ludwig" Traubc — (1861 f 1907). 

In the passing away of Ludwig Traube the Universily of Muiiich lost oiie ol its cliief or- 
naiiients and the student of niediaeval history and philology was deprived of a most stimulatìng 
leader. Of conteniporary palaeographers he was perhaps the greatest and in liis band palaeo- 
graphy became vitally helpful to history and philology — an instrunient at once fine, fie.xible and cri- 
ticai. As no one before liim, Traube knew liow to win by iiieans of palaeography the history 
of an author's traditìon ; knew how to niake the forni of a letter or of an abbreviation reveal li- 
terary relations and dependance of one culture-ceiitre upon anotlier. He will be reniembered for 
bis work on the « Monumenta Gernianiae Historica »; for bis « Perrona Scottorum »; for his 
« Palaographische .Studien »; for the admirable « Te.xtgescbichte der Kegula S. Benedicti »; and 
for bis « Nomina Sacra » — liis master-work which is about to see light. Great as scholar he 
was even greater as teacher. To us who knew bini he was greatest as man, as per.sonality. 



Adolf Furtwàngler 



(1853 t 1907). 



On the Hleveiith of October tliere died in Athens after a very brief illness the world's most 
eminent archaeologist — Adolf Furtwàngler. Althougli his loss will be felt by every town that has 
a museum ol antiquities it ìs the University of Munich again that will sufter most. For Furtwàng- 
ler was a source of inspiratioii to hundreds upon hundreds of students. A man of tremeiidous 
energy, an indefatigable worker he possessed a marvellous « Monumentenkenntniss » whicli, linked 
to a lively imagination, enabled bini to niake bis many astonishing discoveries. To poste- 
rity he will be knowii cliiefly by bis « Maslerpieces of Greek Sculpture », « Antike Gemmen », 
and « Griechische Vasenmalerei ». He was a most productive author and his writings cover a very 
Wide field of his science. It is difficult to over-estiniate the aiiiouut that he stili miglit bave done 
for Arcliaeology had death not interrupted his labors. j£ ^ l.oi;\v. 



Comm. Leo S. Olbchki, Direttore-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 



1907 - Stab. tipografico Aldino, diretto da L. Franceschi! 



Anno IX 



Novembre 1907 



Dispensa 8" 



La Bibliofilìa 

RIVISTA IJELL'ARTH ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



Le carte della Toscana di D. Stefano Buonsi<>non 




KìA.\ prininviTa del decorso anno iiioiì il Comm. Corrado Ricci, 
allora Direttore delle RR. (lalli-rie di l-"irenzc, venuto a cogni- 
zione ch(^ nella parete della antica sala, detta delle IMatemati- 
clie, nc'lla (lalleria degli Ufizi, si trovavano dipinte due grandi 
carte geogratìche dello Stato Fion'iitino e di quello Senese, 
che rimontavano al Secolo X\'I e che erano opera di J^on 
Stefano Buonsignori monaco ()livetano, si die' premura di rin- 
tracciarle e, rimosse le tele che da circa un secolo le rico[irivano, riparati, come 
meglio potevasi, i danni prodotti dalle staffe <• daa:li arpioni conficcati nelle 
pareti a fine di appendervi dei quadri, furono restituiti all' ammirazione degli 
studiosi i due grandiosi dipinti, che hanno cosi notevoli; importanza per la 
storia della cartografia toscana. Invitato dallo stesso Comm. Ricci a studiare 
ed illustrare i preziosi cimeli cartografici, mi proposi, per jjrima cura, di con- 
frontare le due pitture con 1<' carte incise die si [losseggono dello stesso 
autore e delle quali, al pari che di quelle dipinte, ci dà notizia il Targioni- 
Tozzetti nella preziosa introduzione cartografica ('he fa [)recedcre ai suoi ce- 
lebri ì'/'!ì;,ì;/' (i). Xeir enumerare che egli fa in ordine cronologico le carte 
della Toscana da lui conosciute, il Targioni- Tozzelti, dopo aver ricordato 
quella « assai rozza ed erronea inclusa nella carta generale dell'Italia mo- 
derna da Enrico Martello tedesco » e compresa fra le tavole moderne di un 
codice magliabechiano della Geografia di Tolomeo (2), (juella di (rirolamo Bel- 



(1) T.\RGiONi-TozzETTi G. /\!fla::!0)ii di alcuni viai^;^i falli in diverse parli della Toscana. 
2* Edizione. Firenze, ijnS, Voi. I. 

(2) È il magnifico codice Magliabechiano classe XIII N." i6, clie contiene la tratUizione latina 
della Geografia di Tolomeo fatta da Jacopo d'Angelo da .Scarperia. La grandiosa carta d' Italia che 
vi si trova unita, opera di Enricus Martellns Germanus, fu descritta dal Dott. Assunto Mori nella 
sua memoria : Di alcune carte d' Italia del Sec. XV ecc. « Atti del II Congresso Geografico Ita- 
liano ». Koma, iSi)6, p. 547 e seg. 



l.a BiblioJHia, .inno IX, dispensa S" 



2R2 ATTILIO MORI 



larmato o Begliarmati, cosmografo ed ingegnere maggiore del Re Francesco I 
di Francia (i), quella ricavata dalla carta del Bellarmato che accompagna l'edi- 
zione della (ì-eografia di Tolomeo del Ruscelli, e la Carta dello Stato Senese di 
Cesare Orlandi, che si trova compresa nell'Atlante di Ortelio, edizione latina 
del 1570, scrive testualmente : « La quinta è medesimamente in pianta divisa 
in due carte, la prima delle quali contiene il Dominio Fiorentino, disegnata da 
Don Stefano del casato Bonsignori, Fiorentino, Monaco e poi abate di Mon- 
teoliveto, incisa in rame nel 1584 da Don Vito W. cioè monaco Vallombrosano: 
ella fu pubblicata di nuovo nel 1586 da (xirolamo Franceschi senese ed unita 
alla vita del Serenissimo Granduca Cosimo I scritta da Aldo Mannucci il gio- 
vane e per la terza volta nel 1594; e Filippo Pigafetta ne inseri anche una copia 
nel l'eatro del Mondo di Abramo ( )rtelio, da lui volg"arizzato. e stampato in 
Anversa dal Piantino nel 16 12, anzi ha aggiunto il nome di Don Stefano nel 
Catalogo degli Autori di Carte Geografiche fatto già dall' Ortelio. La seconda 
carta è quella del solo Dominio Senese disegnata dallo stesso Don Stefano Oli- 
vetano col titolo St'iianim, loconiinq. adiaceutììnn dcscriptio, ed intagliata in rame 
dal medesimo Don Vito monaco \'a!lombrosano, inserta nella vita di Cosimo I 
d'Aldo Mannucci. Don Stefano disegnò anche in grande una bellissima veduta 
piuttosto che pianta, della città di Firenze incisa in rame in nove fogli 
e pubblicata nel 1594 dal predetto (xirolamo Franceschi Senese (2). Da queste 
due Carte corografiche, se non piuttosto dalla sola del Bellarmati, furono co- 
piate le due grandi Mappe degli .Stati Fiorentino e Senese, che si vedono di- 
pinte nei tempi del Sereniss. Granduca Ferdinando I, più in prospettiva che in 
pianta, nella parete della .Specula, o sia Camera delle Matematiche della Reale 
Galleria di Firenze ». 

.Secondo le informazioni del Targioni della carta del Bonsignori del do- 
minio fiorentino si avrebbero quindi tre edizioni : una i ' del 13S4, una 2'' 
del 15S6 per la Vita di Cosimo I del Mannucci, una 3" del 1594, dopo diche 
finalmente sarebbe stata riprodotta dal Pigafetta nella sua edizione dell'Ortelio 
del 161 2. Quanto alla carta ilei dominio senese, il Targioni cita solo la copia 
inserita nella Vita di Cosimo L 

Le ricerche che prima di me aveva fatto nelle biblioteche fiorentine il 
Prof O. Marinelli e che, a mia richiesta furono eseguite in altre principali biblio- 
teche italiane, avevano peraltro portato a concludere, che della carta del do- 
minio fiorentino del BuOnsignori come stampa sciolta non si avevano tracce, e 
neppure si era riusciti a trovar copia di una Vita di Cosimo I del Mannucci 
che portasse unite, secondo l' indicazione del J'argioni, le due carte dei Domini 



(i) La carta della Toscana del Bellarmati, pubblicata la prima volta nel 153'), è una delle 
prime carte regionali d' Italia. Apprezzatissima dai contemporanei, fu ricopiata dal Mercatore e 
dairOrtelio per i loro atlanti. Un esemplare della edizione originale rarissima si conserva nell'Ar- 
chivio di Stato di Firenze. 

(2) Di (juesta bellissima pianta di Firenze, della quale si conservano solo pochi esemplari, il 
Comune di Firenze fece eseguire nel iSqS, dall' Istituto Geografico Militare, una riproduzione fotozin- 
cografica, a scala poco minore dell'originale, per offrirla in dono ai membri del III Congresso Geo- 
grafico Italiano, adunatosi in quell'anno a Firenze. La riproduzione fu inserita nel II voi. degli Atti 
di detto congresso, nel qual trovasi pure una breve memoria di I. Del Hadi.\ che dottamente la 
illustra. 



284 ATTILIO MORI 



fiorentino e senese del monaco olivetano. Un solo esemplare posseduto dalla 
Nazionale di Firenze era corredato dalla carta dello Stato senese; quanto alla 
carta del Dominio fiorentino che un tempo doveva esservi pure unita, segni 
visibili lasciavano apparire che essa era stata asportata, in parte lacerandola (i). 
Dovetti per allora limitare il mio raffronto alla sola carta del Dominio 
Senese, e per il Dominio Fiorentino valermi della copia della carta del Buonsi- 
gnori che si trova in varie edizioni del Theafniiii Orbis Terrarum dell'Ortelio. 
E qui giova avvertire che non già nella edizione in volgare del 1612, come er- 
roneamente scrive il Targioni-Tozzetti. ma sibbcne sino dall'edizione latina 
del 1601 (la prima pubblicata dopo la morte dell'autore avvenuta nel 1598) si 
trova per la pirima volta inserita nel Thentrinn dell'* )rteIio la Carta del Do- 
minio Fiorentino del Buonsignori insieme a quelle del Bellarmati per 1' in- 
tera Toscana e deir<.)rlandi per lo stato Senese, che già vi figuravano sino dalla 
i' edizione di Antwerpiae 1570, e il nome suo si trova compreso nel <• Catalogus 
Auctorum 'Tabularum Geographicarum quotquot ad nostrani cognitionem hactenus 
pervenere », coli' indicazione : « Stephanus Florentinus monachus Orivieti, tabu- 
lam dominij I-'lorentini : aiiam Senensis descripsit ». Dal confronto istituito 
apparve in modo non dubbio che le due grandi carte dipinte non erano che la 
copia ingrandita e coli' aggiunta di alcuni nomi, delle due carte incise. Evi- 
dentemente il Targioni-Tozzetti cadde in un grosso equivoco nell'ammettere, 
come egli fa. che le carte dipinte della galleria, che egli de! resto mostra di 
ignorare fossero opera del Buonsignori, potessero essere tratte piuttosto dalla 
carta del Bellarmati che da quella del monaco olivetano. La differenza fra le 
due rappresentazioni della Toscana è tale che non sfugge al più rapido esame. 
La carta del Bellarmati potè bene essere giudicata dai contemporanei forse la 
migliore di tutte quelle che si possedevano di una parte dell'Italia come la 
qualifica il Ruscelli: ma ciò non toglie che cjuelle del liuonsignori. di circa 
50 anni più recenti, rappresentassero un perfezionamento grandissimo, anzi una 
vera e propria opera nuova rispetto a quella dell'ingegnere militare senese. Che a 
parte ciò i disegni delle due pitture sieno o|.ìera del Buonsignori risulta, oltre che 
dalla leggenda appostavi : IK Sti pììiiiius Boi/sigìioriìis Fio/un.^ MoiKuiins olivc- 
taiuis Mdg. Ihic. Efniriar cfisi/ìfli^rufus ftcìi A. S. /5AV/ anche dei documenti in 
Iirojiosito rinvenuti e puliblicati dall'erudito .archivista (/av. Jodoi^o del LSadia 
nell.i illustrazione della pianta di Firenze dello stesso monaco oliviHano (2). 



(i) Mannlcci Aldo, \'ita di Cosimo de' iMedici primo Granduca di Toscana. In Bologna, 
1589. In-f. — Biblioteca Nazionale di Firenze. I-5-j",6. È da notare che né il Brunet né il 
Renouard nelle loro opere bibliografiche fanno menzione dell'esistenza di copie della vita di 
Cosimo I del .Mannucci che portino unite, in tavola a parte, carte geografiche della Toscana. 

(2) Di Stefano Buonsignori ci danno poche notizie biografiche il F. GuLio Negri nella sua 
opervi. Degli scrii/ori fiorentini e Giov. Cinelli nella sua Toscana letterata (.Ms. della Magliabe- 
chiana. Codice 67, Classe 9). Il primo di essi scrive: « Stefano Buonsignori, degnissimo sacerdote 
fiorentino. Cosmografo del Serenissimo Duca Cosimo I di Toscana, delineava Tavole geografiche 
per lo stesso suo .sovrano circa gli anni del .Signore i=;70, come abbiamo dai ricordi di Antonio 
Magliabecchi nelle sue annotazioni ». 

E il Cinelli : « Stefano mattematico abate olivetano e cosmografo eccellente, alle quali 
scienze con assiduità più che grande per lo spazio di molti anni attese, onde dal Gran Duca fu 



LE CARTE DELLA TOSCANA DI D. STEFANO BUONSIGNORI 28 = 



Furono anzi le notizie pubblicate dal Del Jiadia chi' indussero il Coinm. 
Ricci a ricercare e rimettere in luce le preziose pitture. 

Del resultato di questo primo confronto sommario detti brevemente conto 
nella A'aziouc di Firenze i e in una seduta della Sotnetà di Studi (xeografìci 
e Coloniali, riserbandomi con may-y-ior agio di poter tare un più particolareg- 
giato studio sulle preziose carte e sulla loro imiìortanza per l.i storia della 
Cartografia toscana, conlidando altresì' che ulteriori ric(>rche vali-ssero a rintrac- 
ciare la carta originale incisa dello Stato Fiorentino. Ne tali ricfrclie riusci- 
rono senza frutto. N'el Cii/alof;!if Xf.I dr la Librairic Alici, iiiu- li Mmhi m- Leo S. 
Olschki: Livrcs à carfis gi'oj^rapliiijurs^ trovai casualmente 1' in<licazioni' chi- la t:arta, 
invano sino allora ricercata, esisteva. A pag. 26 del detto catalogo lessi intatti 
la descrizione di un esemplare della vita di Cosimo I di^i Mannucci, edizione 
di Bologna del is^h. in cui era detto « T.es dcux graiules cartes [ilii''es ne se 
trouvaient dans aucun tJes exemplaires dont nous avons lu la descri[jtion. Ellcs 
ont été gravées par I >oii Sti-faiw Fioreufiiìo, iiionaai di Monti Olivrio en 1384 ». 

Mi recai tosto dal Comm. Olschki perclu"- volessi.^ concedermi di esaminare 
il rarissimo esemplare da lui [losseduto; ma rimasi assai dolente noU'aiiiiren- 
dere che, proprio in quei giorni, il prezioso volume, dopo esser rimasto \mx 
anni incurato nel suo negozio, era passato in [iroprietà del distinto bibliofilo 
inglese B. Maria)-. Saiuito [lerò qual singolare [iregio acquistasse l'opera, che 
poteva ritenersi ormai come 1" unico esemplare conosciuto corredato delle due 
carte, il Comm. Olschki si esibf di adoperarsi jìn-sso il ,Sig. ALirlay a line di 
ottenere che fosse riprodotta colla fotografia la carta in parola. 1 .a liberalità 
del Sig. Marlay e il suo interessamento [)er gli studi, non solo [lermisero che tale 
riproduzione si facesse, ma egli si compiacque altresì' di mettere a mia disjìosi- 
zione il volume originale, afhnch('' io jiotessi con agio eseguire su quello il mio 
esame e gli opportuni raffronti. Del risultato di questi mi [iropongo, come già 
dissi, riferire ampiamente in altra occasione. Frattanto mi <'■ grato segnalar qui 
alla riconoscenza di-gli studiosi \' atto squisitamente cortesi' compiuto dal 
Comm. Olschki e dal sig. Marl.iy e accomiìagnare hi riproduzione folotipica 
delle preziose tavole con una descrizioni' sommaria delle medesime. 

con grossi stipendi al Iratteiiuto ; vanno alcune sue opere per le mani di molti ed alcuni nis. ne sono 
nella Libreria del Gran Duca ». 

Maggiori particolari sulla vita del Huonsisnori ritrasse il l)i-:i. H.mma da <locumenti d'archi- 
vio e riferi nel citato suo scritto e nella precedente sua nieniotia: litinazio Danti ccsìiios,rafo e 
mateinalico e te sue opere in Firenze (« Rassegna Nazionale » iSSi). Kisnita da (juclli chea Don 
Stefano, sui primi del 1^76, fu dal Granduca Francesco I comines.so l'incarico di compier le carte 
geografiche degli armadi del Guardarolja, in Palazzo Vecchio, lavoro iniziato già dal Danti e rimasto 
interrotto in seguito all'allontanamento ili questi dalla corte granducale; che, nominato dal Granduca 
suo cosmografo, al posto del monaco domenicano caduto in disgrazia al pari di lutti gli altri beneaf- 
fetti del padre Cosimo I, fu anche, per desiderio del Granduca e per intet cessione del Cardinal Caralla, 
protettore dell'Ordine degli Olivetani, nominato nel 1583 Abate del Monastero di Monteoliveto ; che 
morto il granduca l<"rancesco, l'unicio di Cosmografo gli fu niaiitennto da l'erdinando, il quale ap- 
punto gli commetteva di disegnare le carte della Tosrana che sono in Galleria, e che finalmente 
il 21 settembre 15S.) Don Stefano passava di questa vita e veniva solennemente .seppellito nella 
Chiesa di S. Michele Berteldi (oggi .S. .Gaetano). 

(I) Anno l..\Vni (uio6) n. 95. 



286 ATTILIO MORI 



La Carta del Dominio Fiorentino è in un sol foglio e misura entro il 
campo disegnato m. 0,46X0,37. In alto reca il titolo che occupa tutto il lato 
superiore del foglio: dominii fi.okkxtini i.ocorumo. adiacp:ntium descriptio. 
Nell'angolo in alto a destra entro una piccola cornice ovale trovasi la seguente 
leggenda : Al Ser.mo D. Francesco de' Aledici Gran Duca di Toscana, ij Io 
ho ridotto in questo piccolo foglio il suo |[ belliss. et ampiss., dominio Fio- 
rentino il più II purgato et emendato che mi sia stato possibile li Accettilo 
\'. A. lietam come cosa sua, venuta da ] un servitor suo et fatta con T aiuto 
suo; non ] vivendo fuor di speranza d'hauerle un di || a presentar cose mag- 
giori, ^1 II suo Ser.re |] D. Stefano monaco di l Monte Uliveto. ] — Nell'an- 
golo a destra in basso la firma dell' incisore D. ì^itits ]]'. [Vallombrosano] nio- 
iiac. iiidJ. 1.584. Nella parte centrale in alto lo stemma granducale mediceo e 
a sinistra di quello in un nastro ripiegato la leggenda ; Diligciitr t:f riìtcndata 
dt'scrittioììc del htlUssiiiio Stato di Firenze. Nella parte centrale in basso la scala 
grafica colla dicitura : Scala delle ii.ii^lia e contiene in se i/iigiia dieci. Perché 
tale scala misura 31 mm. se ne deduce il rapporto di riduzione della carta 
(ammesso il valore del miglio fiorentino di 1654 m.) pari a circa i : 550000 che 
corrisponde anche ad alcune misure prese fra punti di nota posizione. 

La carta non ha traccia di reticolato geografico né porta graduazioni mar- 
ginali. Nessun accenno quindi ad un sistema convenzionale di proiezione adot- 
tato nella sua costruzione, nella quale, come in altre carte regionali dell'epoca, 
si fa evidentoniPiite astrazione dalla curvatura terrestre. Il disegno è tratto da 
una fina incisione in rame. Accuratamente disegnata T idrografia terrestre e l'o- 
rografia ritratta col sistema semi-prospettico proprio delle carte del tempo. 
Le città e gli abitati rappresentati in prospettiva con un certo senso di ve- 
rità. Non è segnata la rete stradale; sono però indicati i ponti sui corsi d'acqua 
principali. — Il territorio figurato nella carta è il Dominio Fiorentino, cioè Tin- 
tiora l'oscana meno lo provincie di .Siena e di (rrosseto. jVlcuno poche indica- 
zioni di luoghi e di corsi d'acqua vanno peraltro oltn.' i confini dello .Stato quanto 

10 consentono le dimensioni del disegno. Nel Alar Tirreno, cosparso dei so- 
liti disegni di mostri marini, sono segnati lo scoglio della Aleloria, le isole della 
(rorgona e di Capraia e solo una piccola parte dell'Elba. Raffrontata accura- 
tamente con la copia inserita nel 'J'iieatniiii deir()rtelio mostra come que- 
st'ultima sia l'esatta derivazione dall'originale, con i medi\simi particolari di di- 
segno le medesime scritture. .Solo il taglio dell' incisione apparisce un pò più 
grossolano e più duro. 

1 )i minori dimensioni è la Carta dolio .Stato .Senese, la quale misura entro 
il campo disi'gaato m. o.j8<ù,305 e porta in alto la dicitura senaku.m locO- 
Rt'.Mij. .VDr.vri-.NTiu.M DE.SCKIPTIO. Noli' angolo in alto a destra trovasi la leg- 
genda : Opera di don Stefano fiorentino monaco di Monteoliveto e in basso nel 
mezzo del margine. D. Vitns \"aU. l'ino, inonac. fecit. Nell'angolo a sinistra 
in alto lo stemma mediceo; a destra la lupa senese. La scala identica a quella 
della carta del Dominio Fiorentino : io miglia -=-- 31 mm ; quindi i : s50 000 circa. 
Per lo particolarità del disegno valgono le indicazioni date [)er 1' altra carta. 

11 territorio rappresentato comprende lo attuali provincie di Siena e di Gros- 
seto e va dalla Chiana al Tirreno, dalla foce della Cornia a quella della 
Alarla. 



LE CARTE DELLA TOSCANA DI D. STEFANO BUONSIGNORI 



Ì87 



Questi brevi cenni d'indole" puramente bibliogratica potranno valere a ri- 
chianiaro F attenzione degli studiosi e dei bibliofili sulF importanza e sul valore 
delle tavole della 'loscana del jMonaro ()livPtaiio. 



ENARVM LOG ORVMQ. A I) IA( H.\T I\.\f D E S CRI P HO- 






Dì URtSy.B-^ *'^(j. „ 

J ^ 






A- 



<;. ^. 










K invero singolare che tali carte, forse abbastanza comuni ancora un se- 
colo e mezzo addietro, sieno oggi divenute di una rarità cosi straordinaria. 

Abbiamo (jui un nuovo esempio di qu(dla disi)ersione a cui le carte geo- 



288 ATTILIO MORI 



grafiche sembrano inevitabilmente destinate, e che già il Lelewel (i) ebbe ai suoi 
t(>mpi a deplorare. A questa sorte non si sottrassero molti altri monumenti car- 
tografici del Secolo XVI e tutti sanno come siano andate sciaguratamente per- 
dute, nonostante la grande diffusione che ebbero ai loro tempi, alcune carte del 
celebre Mercatore, come altre sieno state rinvenute in alcune pubbliche biblio- 
teche soltanto in questi ultimi anni (2). Strana sorte invero che tocca a questi 
preziosi prodotti dell' umano ingegno, in cui 1" arte e la scienza si accoppiano 
con mirabile magistero per darci 1' immagine del nostro pianeta. « Quando noi 
consideriamo — scriveva il compianto (xiovanni Marinelli (3) — taluni di que- 
gli insigni monumenti cartografici che la scienza moderna, con pazienza infini- 
ta, con fatica e con dispendio grandissimo ha saputo costruire, ci sentiamo in- 
dotti a sentenziare come in nessun luogo meglio che in testa di tali lavori sta- 
rebbe a pennello il motto, per quanto si voglia superbo, deW aert' pcrtiiirius. Gra- 
vissimo inganno ! Pochi prodotti dell' umana attività sono caduchi come questo 
nostro.... La fortuna delle carte geografiche è certamente peggiore della mag- 
gior parte delle opere intellettuali che l'attività umana sa produrre ». 

La ragione di cjuesta deplorevole dispersione sta in parte nel fatto che 
la carta, assai meno di un volume, si presta ad un' accurata conservazione e 
più facilmente può andare lacerata o comunque guasta. Ma non è da tacersi 
anche il minor conto in cui generalmente si tennero, almeno per il passato, le 
tavole geografiche rispetto ai volumi stampati, onde nelle pubbliche bibliote- 
che le carte si ammassarono incurate negli angoli più remoti, non se ne tenne 
conto negli inventari, non se ne compilarono cataloghi. I-' ingiuria del tempo 
r incuria degli uomini sono come giustamente osserva Isl. Fiorini (4) i grandi 
distruttori di documenti cartografici. 

Non sembri pertanto inopportuno l'augurio che formo, affinchi'' i preposti 
alla custodia e alla conservazione dei nostri tesori bibliografici facciano mag- 
giormente degne delle loro cure le raccolte cartografiche. Le ricerche che a 
tale effetto si compissero nei fondi negletti di tali raccolte, oltre a salvare dal- 
l' ulteriore dispersione esemplari rari e pregevoli, potrebbero anche fruttar co- 
sjiicue scoperte. Valga per tutti l'esempio della Biblioteca Civica di Breslavia, 
ove si rinvennero alcune delle più preziose carte del Mercatore credute già 



(!) Lei.kwel J. deographie dn in, 'yen àge. Bruxelles, Pilliet, ].S52, tome I, Prok'gomènes 
p. cxu e tome 11, p. 1S9, 11. 3S7. 

(2) Sono fra le carte perdute del Mercatore VAinplissiiiia Tcrtac Saiictae descrip/io del 15^7 
e la Lotharingiae Dncalui del 1563. .Si rinvennero solo di recente V Exatlissiìna Flandriae de- 
scrip/io del 'i-,40,V Einopae desoiptio del 1554 e \a. Bi itaimicannii insularnni descriptio iSaX 1564. 
l.a prima di queste tre carte, rinvenuta in un fondo appartenente già al canonico C. B. De Ridder 
di Malines defunto nel 1877, fu acquistata dal Comune di Anversa per il Museo Plantin-Moretus 
e per sua cura riprodotta in fototipia nel 1882. Le altre due, insieme ad un'altro esemplare del- 
VEtiropae descrip/io, hxrono ritrovate dal Sig. A. Hayer nella Biblieteca civica di Breslavia nel 1S89. 
Cfr. Haver, Drei A/crka/or-Kar/en in der Brcs/auer S/ad/-Bib/ìo/hel; in « Zeitschrift fiir wiss. 
Geogr. » Weimar 1SS9; e Fiorini, Gerardo jMerea/ore e /<■ sue carte oleografiche in « Boll. Soc. 
Geogr. Ital. » 1SS9. 

(3) Marinelli G. Saggio di car/ogra/ia del/a regione vene/a. [Monumenti storici pubbli- 
cati dalla R. Deputazione V'eneta di .Storia Patria, voi. VI]. Venezia iSSi, p. X\' e XVI. 

(4) Fiorini, .Scritto cit. 



ANTICHE SUITES ORCHESTRALI FRANCESI 289 

irremissibilmente perdute. Kè sarebbe fuori di probabilità che si rinvenissero 
allora altre copie delle carte orig-inali della Toscana del Buonsignori, che oggi 
soltanto per la cortesia di un intelligente straniero ci ("■ dato riprodurre a be- 
neficio degli studiosi. Attilio Moki. 



Antiche S?iifes orchestrali Francesi 



Fra le molle opere musicali possedute dalla l.iìinics- Bibliolliik di Cassel si trova, sotto 
la rubrica Su/fis. Coimiu/i^, Allciiiatides etc, la collezione manoscritta dalla quale, come 
fu annunziato nel passato numero della fì//^/i,>fi//\!, il dott. Jiiles lìcorcheville ha tratto 
le Viì/i)/ Snihs i/'oi\/hsfri che, trascritte in notazione moderna, sì' in partitura che in 
riduzione per pianoforte, sono state recentemente pubblicate da lui, pei tipi della C^asa 
[■'ortin di Parigi. Alla raccolta della musica che forma un bel volume di 208 pagine, 
precede e cresce importanza un altro grosso volume che contiene un difluso studio del- 
l' l-xorcheville a illustrazione dei manoscritti, degli autori cui le Sni/is appartengono, 
delle loro composizioni, dell'ambiente e d'altri argomenti. Non saia forse discaro ai no- 
stri lettori averne qualche notizia, tanto più che nel dare una rapida occhiata alle pagine 
del libro e a quelle della musica potremo incontrarvi e vedervi anche primeggiare, tra i 
nomi de' compositori francesi o tedeschi del secolo XVII, quello di un nostro grande 
italiano : il nome di Giovan Battista Lulli, che tanto intiusso esercitò sullo sviluppo del- 
l'arte musicale in b'rancia da fare esclamare al Rolland : // a/ i/i)i//tiix (jiii\ sj/zs A' F/o- 
ntitiìi^ iiolrc opri Li /i\iiu\ì/\ j// in/ssi ./ St' foì/JtT ( 1 ). 

Nella seconda metà del seicento si era formata a Cassel una non piccola colonia 
francese intorno al langravio, che era il principe Guglielmo, poi re Guglielmo \'l il 
Giusto, imparentato coi Borboni e fratello di ijuella Carlotta che fu madre di ALicÌjinc 
e nonna del leggente l-ilipjio d'Orleans, t^osi' i divertimenti alla moda francese erano 
penetrati nella piccola Corte e anche per la musica si ricorreva a Parigi. Pare che anche 
la raccolta di cui parliamo provenisse di P'rancia, come dimostra il predominare della 
nomenclatura francese nei titoli delle opere e nei nomi degli autori, e che fosse accu- 
ratamente conservata, come dice 1' hcorcheville, j^iir ime coiir rprisc Jii (toì// fraii(;ais. 
D'altra parte la tìermania si dette sempre, con encomiabile ardore, a raccogliere le com- 
posizioni musicali d'ogni paese, salvando cosi' dall'oblio tante opere antiche. Il mano- 
scritto di Cassel è dunque una collezione di pezzi sinfonici destinati alla Corte ed è stato 
compilato sotto 1' intiusso francese, rappresentando per conseguenza un esemplare, forse 
unico, certo importante, della scuola strumentale francese nella seconda metà del se- 
colo X\II. 

Nel secondo capitolo del suo studio, l' Ikorcheville si occupa degli autori dei quali 
si trovano opere nella Raccolta, dichiarando però di limitarsi ai soli francesi, tra i quali, 
s' intende, è compreso anche il LuIIi. Devesi dire peraltro che nel capitolo primo aveva 
già fatto un breve cenno degli autori tedeschi, il Dresden, il Pohle, 1" Herwig, dei quali 
del resto non molto si sa. 



de fofcT,, ,„ /u.fifr ,>,,.„! Lully et òiatìnlli dir,]) Vili. p:.,.. -•?■<. — I':.ii'i. Thoi 



290 ARNALDO BONAVENTURA 

Di questi autori francesi alcuni sono assai noti, altri poco conosciuti, altri ignoti 
interamente ; e appartennero quasi tutti alla famosa Gratide Bande des violoiìs de la cham- 
bre du roi. Ignoti il Nau e il Delaye, intorno ai quali 1' Ecorcheviile non fa che delle 
ipotesi : come pure è una sua ipotesi, sebbene fondata su buoni argomenti, che il Siciir 
de la Voys possa identificarsi con quel De La Vove-Mignot che il Fétis qualificò per geo- 
metra, ma che fu autore d' un importante Trattato di Musica. Noto invece è il Belleville, 
compositore, strumentista e ballerino, autore tanto per la parte musicale quanto per quella 
coreografica di molti Balleis, Non meno noto è il suo rivale Bocan che influì assai sul- 
r indirizzo della musica strumentale francese al suo tempo, come son noti i Pinel, dei 
quali si trovano opere manoscritte in più Biblioteche di Germania, d' Inghilterra e di 
Francia. 

Continuando nella sua rassegna dei compositori 1' Ecorchevile cita, a questo punto, 
un italiano che trovò la sua fortuna a Parigi ed ivi conquistò larga fama : il Lazzarini, 
che andato in Francia forse col Cardinal Mazarino, si fece tosto apprezzare come violi- 
nista, ebbe la carica di LOiiiposifeur di la ìinisique de la chanìbre du roi e fu ammirato 
anche dal celebre padre Mersenne per l'eleganza e per la fluidità delle sue composizioni. 

Alla sua morte, il posto rimasto vacante venne dato, nel lò marzo 163^, al gio- 
vane Bailiita, che diventerà poi il grande Lulli. 

Gli altri musicisti di cui parla l' Ecorcheviile appartenevano alla grande bande des 
24 violons de la chambre Jn roi: sono il Verdier, l'Artus, gloria della musica religiosa 
francese in quel tempo, il De la Croix, i Bruslard, i Mazuel e finalmente il Dumanoir, 
le roi des violons, colui che fu nel 1O57 alla testa del governo musicale in Francia, e 
forse anche, indirettamente, di quello politico influendo sui destini della monarchia ! Ma 
la fama di questi mediocri compositori rapidamente decadde e l'opera loro fu ben presto 
dimenticata : un abisso profondo li separa dai loro successori immediati e, dopo di loro, 
una trasformazione profonda avviene, come dice V Ecorcheviile, nella mentalità musicale 
francese. L'autore di questa trasformazione fu Giovan Battista Lulli. 

Egli disperse con un sofHo la grande bande, surrogandovi quella dei petiis violons che 
trionfò agevolmente su quella. Egli pose l'ordine e la regolarità nell'organismo sconnesso 
della musica di Corte, divenendone il soprintendente; iniziò il rinnovamento dell'arte 
introducendo il nuovo stile creato in Italia dalla Riforma Fiorentina, con sapiente adat- 
tamento all'ambiente e al gusto francese ; dette al movimento musicale un' impronta sua 
personale ed eclissò col suo genio la folla degli artisti minori che né avevano autorità 
per rappresentar degnamente le tradizioni di un'era passata, ne avevan lo slancio e la 
forza occorrenti per aprire all'arte nuovi orizzonti. 

Le venti Siiites d'oreìiestre contenute per intero nel manoscritto di Cassel si com- 
pongono, nel complesso, di 150 pezzi staccati, o sinfonici, o di Balleis, o di Danze, con 
prevalenza di queste ultime che sono 54 Correnti, ^2 Sarabande, 17 Bransles, 6 Gavotte 
8 Bourrées, 2 Gagliarde, i Giga, i Passepied ed i Minuetto. Ma è da considerare che, 
nella Suite del seicento, la Sarabanda ha spesso il carattere, più che di una danza, di 
una introduzione o preludio al componimento sinfonico, e che nella musica d'allora, com- 
posta senza pretese tìlosofìche e al solo scopo di produrre il diletto, è continuo l'accop- 
piamento di forme d'arte diverse nella medesima composizione, per modo che l'aria di 
danza non ha difficoltà a trovarsi accanto all'adagio sentimentale e perfino al religioso 
mottetto. L' Ecorcheviile, nel •^." capitolo dei suo libro, si diffonde nel racconto di fatti 
e di aneddoti, talora anche un po' divagando dal principale argomento, per colorire l'am- 
biente in cui quelle musiche nacquero : ma qui noi non possiamo seguirlo per non andar 



ANTICHE SUITES ORCHESTRALI FRANCESI 



291 



troppo in lungo. Basterà rilevare com'egli concluda trattarsi di un'arte sottile e fragile, 
fatta di spirito e di attualità, di misura e di preziosità, nata per l'intimità d'una Corte 
assai libera e. ciò non ostante, pomposa. La musica, la danza, il Ballet erano una dipen- 
denza della vita mondana, un divertimento della società elegante, non altro : per gustarne 
la ricostruzione bisognerebbe risuscitare l'ambiente dell'epoca, ridestare in noi lo stato 
d'animo di quel pubblico, fare astrazione dal tipo delle nostre sale da concerti e riveder 
col pensiero i lussuosi apparati, le magnitìche decorazioni, i banchetti e i festini durante 
i quali e pei quali la musica d'allora veniva composta ed eseguita. 




Thèrnes dirs l'.ranles pp, 73 et 79. 

Nel capitolo che segue, il nostro Autore studia minutamente le varie forme di 
danze, sia dal lato ritmico-musicale, sia dal lato coreograrico. L'Allemanda, la Gagliarda, 
i Branles semplici e doppi, la Gavotta, la Bourrée, il Passepied, il Minuetto, la Corrente, 
la Sarabanda, la Giga, sono cosi' studiate nei loro elementi particolari e l'Autore ne pre- 
senta gli schemi, notandone anche le variazioni e trasformazioni, gli ornamenti e i meli- 
smi. Colpisce l'osservare la continua e strana mescolanza del ritmo binario col ritmo 
ternario : ma allora, dice 1' Ecorcheville, i periodi e le misure si moltiplicavano a piacere 
del danzatore e del musicista. Del danzatore, che non sempre ne in tutto occupandosi 
del ritmo, mirava più specialmente a infondere nei suoi passi e nei suoi movimenti un 
sentimento, un ctlioi particolare ; del musicista che vedeva sempre dinnanzi agli occhi 
quei passi e quei movimenti. E qui giova pur ricordare come quei compositori conser- 
vassero ancora 1' uso di non dividere le battute colle s/.n/frlh-f/r ; uso clie un geniale mu- 



292 ARNALDO BONAVENTURA 

sicista moderno, Amicare Zanella, si avvisa oggi, sebbene con intendimenti diversi, di 
ricondurre in onore. Quelle musiche, nota l'Autore nel capitolo V, cercavano e trova- 
vano nel grafismo che i gesti e i moti del danzatore disegnavan nell'aria, il modello ai 
melismi della melodia e de' suoi rilmi : da ciò la adozione nella musica della poliritmia 
insita alle evoluzioni coreografiche, con una libertà d'andamenti che potrebbe anche chia- 
marsi precorritrice d' un indirizzo odiernissimo, ma anche, pur troppo, con una inespe- 
rienza tecnica che rendeva vano ogni sforzo. Appunto per causa di questa inesperienza 
fu più solenne e grandioso il trionfo del LuUi, che, fugando le incertezze fluttuanti, le 
intuizioni vaghe e le ombre fantastiche, condusse nell'arte francese d'allora l'equilibrio 
statico, le affermazioni sicure, la luce viva del sole. 

Continuando in questo suo studio di morfologia musicale, 1' Ecorcheville passa ad 
esaminare la parte tematica di questi pezzi e nota come frequentissimamente quei com- 
positori usassero il procedimento di prendere un' idea melodica o un Uiiia che dir si 
voglia e piegarlo al carattere di una o più danze, con una insistenza che li condusse 
vicinissimi alla variazione. A questo proposito è interessant(; osservare 1' illustrazione gra- 
fica delle molteplici trasformazioni subite da un medesimo tema di Bnmie, che ora si 
amplifica, ora si rovescia, ora si abbellisce, ora s' innova, pur restando sempre, nella so- 
stanza, lo stesso. 

E anche curioso notare come certe idee musicali sieno state sfruttate molte volte 
in pezzi diversi di questo manoscritto non solo, ma anche in tutta la produzione del 
secolo, potendosi trovare gli stessi disegni in composizioni del Couperin, del Lulli, del 
Le-Roux, dello stesso Bach e di altri. Le frasi melodiche formanti un tutto organico sono 
invece più rare e si riscontrano a preferenza nei lavori di musicisti tedeschi, quali il 
Pohle ed il Dresden. 

D'altra parte, sebbene la somiglianza delle scuole e dello stile dia a queste com- 
posizioni un certo carattere di uniformità, di quando in quando il tipo nazionale si af- 
ferma : e, per esempio, la musica del Lazzarini fa pur sentire che il suo autore è un 
compatriotta del Rossi e del Frescobaldi, mentre la sarabanda del Langravio Guglielmo 
ha qualche cosa del corale germanico e le composizioni di autori francesi si riconoscono 
al movimento saltellante e vivace che rompe e fraziona la linea melodica. 

Nel manoscritto di Cassel è assai rara e ristretta la indicazione degli abbellimenti 
ma ciò non significa che quelle melodie sieno state eseguite come noi le vediamo. Molto 
era lasciato alla pratica e al gusto degli esecutori, per quanto tal libertà d' interpretazione 
dovesse poi essere subordinata alle esigenze della parte danzata. 

Quanto alla polifonia, cioè all' indipendenza delle varie voci, essa apparisce, nelle 
musiche del manoscritto di Cassel, piuttosto sommaria, sebbene alcuni compositori, spe- 
cialmente tedeschi, mostrino di fare ogni loro sforzo in rapporto agli intrecci contrap- 
puntistici. Ma, generalmente parlando, essi non fanno prova di una grande abilità tecnica. 
Gli stessi caratteri d'incertezza si riscontrano nell'.\rmonia, nella quale anche abbon- 
dano quelle successioni di quinte di moto retto che furono tanto condannate dalla scien- 
za teorica ma che, viceversa, anch' oggi si è tornati ad adoprare senza più scrupoli. Come 
pure si riscontrano nei pezzi del manoscritto di Crassei molte di quelle durezze armo- 
niche che oggi tornano a rifiorire nelle pagine de' più scapigliati compositori moderni. 
Se non che, trovandole in quelle antiche musiche, noi le chiamiamo scorrettezze e le 
attribuiamo alla inesperienza degli autori: oggi invece le chiamiamo audaci novità (e pur 
non son nuove!) e le attribuiamo proprio e precisamente alla profonda dottrina dei com- 
positori ! 



ANTICHE SUITES ORCHESTRALI FRANCESI 



293 



Assai interessante per la storia delle vicende subite dal sentimento della tonalità è 
l'osservare come le composizioni di cui parliamo rappresentino, quanto a questa, un pe- 
riodo di transizione fra i vecchi modi ecclesiastici e la tonalità moderna che già si an- 
nunziava, senza perù riuscire a liberarsi interamente dalle tonalità antiche. D'altra parte 
mancando spessissimo l'indicazione degli accidenti^ alla quale non in tutti i casi è dato 
supplire, si resta più d'una volta indecisi circa alle leggi armoniche che vi dovrebbero 
dominare. In generale ^armonia di queste composizioni è incerta e oscillante perché vi 
manca la sicurezza del sentimento tonale. 











Facsimile ridotto d'una pagina d'una Siiile orchestrale francese. 

L'ultimo capitolo del libro dell' iicorcheville tratta degli strumenti, come era na- 
turale, essendo indubitato che il manoscritto di Cassel contiene composizioni di pura 
musica istrumentale. Se non che il manoscritto non fa menzione degli agenti sonori 
cui quelle musiche dovevano essere aifidate per l'esecuzione, eccezione fatta del N. ^i (b.) 
pezzo di origine italiana e incompiuto, ove è indicato il quartetto a corda. Ma ciò non 
fa meraviglia : in molte raccolte del Sec. XVll mancano tali indicazioni o, se vi sono, 
dicono troppo, avvisando che l'opera é eseguibile con ogni sorta di strumenti ! Dobbiamo 
per conseguenza limitarci, su tale argomento, a fare delle induzioni, che può avva- 
lorare la storia degli strumenti la quale e' insegna come in quel tempo si avessero le 
varie famiglie degli strumenti a corda, divise in quartetti, quelle degli strumenti a pizzico 
come il liuto, l'arciliuto, la tiorba, la mandòla, quelle degli strumenti a fiato ricche pei 
li<<in (tiauti, oboi, cromorni etc.) ma povere per gli otioui ristretti quasi esclusivamente 
alle trombe: di più gli strumenti a tastiera a iiecco di penna, come il clavicembalo e 



294 ARNALDO BONAVENTURA 

la spinetta. Noi possiamo, dato il carattere dei vari pezzi, date le idee estetiche dell' e- 
poca e le abitudini della Corte, supporre che certe Allemande dovessero essere affidate 
ai liuti, certe Sarabande alle chitarre, certi pezzi sentimentali come il Pùiz/o iVOrfco 
alle viole, certe Pastorali ai Hauti, certe composizioni d'indole marziale alle trombe : ma 
non possiamo dire di più. L'unica cosa di cui non possiamo dubitare è l'impiego dei 
violini e degli oboe, che formavano il fondo di ogni Suite istrumentale francese : i vio- 
lini soprattutto che costituivano di per sé soli un' orchestra, la grande bande da 24 vio- 
loni dii roi. 

La conclusione cui giunge l'EcorchevilIe su questo punto è che i pezzi raccolti nel 
manoscritto di Cassel debbono aver subito, tanto in Francia quanto in Germania, diti'e- 
renti interpretazioni e orchestrazioni diverse : essi debbono esser passati sotto le mani 
dei clavicembalisti, sotto le dita dei liutisti, sotto gli archi dei sonatori di viola mal' i- 
strumentazione che loro veramente convenne fu pur sempre quella dei violini e degli 
oboe, con più qualche flauto. 

Certo leggendo ora nella riduzione per pianoforte quelle Suita noi comprendiamo 
che la loro esumazione ha solo un interesse storico : ma ciò non è poco, se si consideri 
che la storia della musica per molto tempo si restrinse ad essere piuttosto e soltanto la 
storia dei musicisti, mentre a ben determinarne lo svolgimento occorre sopratutto l'esa- 
me dei testi. Taluni musicologi moderni l'hanno a dir vero compreso ; e in Germania 
in Francia, in Olanda, in Spagna ed anche in Italia si è impresa con fervore la pubbli- 
cazione della musica antica, riuscendo talvolta a vere e importantissime rivelazioni. Dob- 
biamo pertanto rallegrarci coll'Ecorcheville che ha recato, con quest' opera, un notevo- 
lissimo contributo alla ricostruzione del grande edifizio. 

Arnalu'O Bonaventura. 



Il Portolano di Grazioso Benincasa 



La Cristiana. Si è isola pichola ed à sul chavo da siiocho uno scolio retondo ed 
è lontano da la Cristiana una balestrata, da sirocho de questo scolilo el ci è uno schol- 
lietto picholo a la sembianza de una pignia, largo da questo altro scollio uno millio, 
ed è lontano al chavo de Sandorini milia xx. 

Pachesemadi. El cavo da garbino de Milo lontano doi millia el ci è uno scolietto 
piano da garbino di questo scollio el ci è tre scollietti come barche, ed è lontano da 
questo scollio doi balestrate, et ne la via del garbino chon questi scolli el ci è uno scollio 
tondo; attorno d'esso el ci è \ii scollietti picholi, ed è lontano a questo schollio grande 
quello che è più laruo de questi scollietti una balestrata. Questi scholli se chiama Pachese 
modi, ed è lontani dal Chavo de Milio millia xviii. 

Tini e Andri. La sua bocha si a sulla penta de Tini doi scollietti, el primo che è 
da terra èllargo da la penta de Tini passe x ed è magiore scollio che quello che è da 
maestro, ed è lontano all' altro scolio mezo prodese. \'a largo da esso mezo prodese, e 
vai netto questa bocha de Tini e .'\nJii è laiga mezo millio. 



IL PORTOLANO DI GRAZIOSO BENIXCASA -oj 



Guardase questa bocha chol cavo da maestro de la Suda quarta de rnezodi ver el 
garbino; ed è lontano questa boca al chavo de la Suda da maestro millia xv. 

la Bocha d'Assio da levante che è intre chavo bianche e Assio ellarga millia vii. 
Lontano da Cibavo bianche doi millia el ci è uno scollio. Lontano da tiuesto scolilo 
mezo millio el ci è un'altro jchoUio: e questi doi scolli se scorre 1' uno coll'altro chon 
Chavo biancho et ci è questi doi scolli e non più, ed è magiore quello de chavo bianco 
che quello da ponente. 

La bocha del Strevillio éllarga uno millio, e lo Strevillio èllargo da la ponta d'As- 
sio mezo prodese, ed è scollio aguzo. Andaniio entro a la boca uno millio truovi doi 
scoUietti picholi, che stai apresso l'uno all'altro. Lassiando li doi p.uti del friero da 
l'Assio el terzo da Santa Panaia scorrese el chanale quarta de mezodì in ver el sirocho. 

Macronese. Volendo savere chome stai la secha da tramontana de Macronese quan- 
do avrai el cavo da tramontana de .\lacronese intra siiocho e' 1 levante, stando lontano 
da questo chavo uno millio, a questi segni stai questa secha; el menore fondo che ci è 
sia sopra essa si è pie v d'' aqua. Ente questa secha el chavo de .\lacronese è 
buono fondo per tutto. Questa isola de Macronese el ci è uno pozo d'aqua dolcie, e stai 
da tramontana del paravego, dove eh' è la secha, millia ini.' da mezndì de questo pozo 
el ci è una chiesa e da largo el pozo da la chiesa mezo millio. .\ppresso questo pozo 
el ci è uno arboro de licho e arbori de charrobbe, e questo pozo è chupo uno passo e 
de lina a{iua ed è largo da la marina da la faza da ponente una balestrata e meza. 

Già e Macronese intrando intre l'uno ell'all'altro, mettendo la proda intre garbino e 
mezodì vai intre Bellapola e Marmoro charavi, ellassi Mariiioro charavi da sirocho millia 
VI, e vai alto a Malico santo Angilo millia doi. 

Lassi la Falchonara da sirocho millia \\v, ed è lontano Zia e Macronese da Bella- 
pola e Marmoro charavi millia cento. 

Famagusta. el secho che se tiene cholla torre guasta de la chadina con santa Cha- 
terina lontan da questa secha tre quarti d' uno prodese el ci è una prieta chome una 
botte, ed eciò sovra essa pie xiii d'aqua. Attorno d'essa ci è pie xvi d'aqua. Li segni 
de questa prieta si è la lorre guasta de la chadena per me' el chantone da grecho de sa 
Nicholo, cioè de la sua chiexa e questo è li suo segni. 

Kl chavo de li C^hiridoni, el ci è doi scholli, e non è alti, ed è lontano dal 
chavo millia doi. intre el chavo e li scolli el ci è uno scollio alto e tondo, l'n altro 
scollietto picholo et tondo el ci è da garbino de li grandi millio uno essi è doi scol- 
lietti. Guardase el chavo de li Chiridoni e li scolli chola montagnia aguza del Ghiaro 
a la quarta de tramontana ver el maistro, questa montagnia penne ne la marina. linve- 
ste entro nel golfo millia xx. 

Questo chavo di Ghiridoni da grecho de questi scollietti millia quatro el ci è un 
altro scollio chome el grande el piìi alto che è questi scolli si e passe x.\x. Scorrese 



296 ERNESTO SPADOLINI 



el chavo de Chiiidoni fino assatalia tramontana e mezodì. Scorrese el ditto chavo fino a 
castello lugio a la quarta da ponente ver el garbino. 

In questo chavo de Chiridoni el ci è un'altra montagnia en quella forma de la 
grande, ma è minore. 

Piscopia. la boca de Nizari e de Piscopia el ci è uno scolilo alletto lontano a Pi- 
scopia milia u, e de lontano a Nizari millia quatro. 

Rodo. La sua faza da levante se scorre la sua cliostiera intre garbino e mezodì, ed 
è de riviera niillia lx. el chavo dell'endecho dove ch'è 'I porto si è a mezo la cliostiera, 
essià da sirocho fuora da terra millia viii uno schollietto picholo nel quale e in esso uno 
monticello, e pare lontano millia x\. 

La Sermona el suo chavo si è chavo longo e basso, a cavo de esso ci è uno 
monte e non più, ed è lontano da la Cristiana millia xxx. 

La Cristiana si è I' ixola piana, essopra essa non ci è monte nullo el chavo suo 
da tramontana el ci è doi schollietti apresso la Cristiana, e la Cristiana è lontana da 
terra millia nu. 

Li gadeloneci la sua cogniossenza si è la prima montagnia che è in\er Io chavo 
de la Sermona ; la chalala sua da levante, quando l'ai a la quarta de maestro inver la 
tramontana, siei al diritto de li gadeloneci. 

La Selmona. Volendo savere le suo sembianze da mezodi de lo Creti el chavo de 
la Selmona si è chavo piano, e al suo chavo si à una montagniola aguza, apresso el 
chavo si a alchuno scolilo. La Cristiana da ponente de questo chavo millia xxx. 

La prima montagnia che truovi si è grande e da ponente de essa apresso a esso 
el ci è Io montecello del gamele. Lassiando el gamele truovi la montagnia grande de 
San Polo. Lassiando questa montagnia truovi grande bassura de terreno chon alchuno 
montecello. Lassiando questa bassura truovi un'altra montagnia grande da ponente, apresso 
essa a la sua chalata el ci è uno monte aguzo e questo monte aguzo se guarda chol 
gogio intre maestro e tramontana. Da ponente de questo monte aghuzo el chavo vai dessien- 
dendo in maie. mostra longo millia xx. in questo chavo non ci è nulla montagnia, e 
questo è el chavo de spada. 

Essendo in mare assai in mezo de queste montagnie mostra ixolato el terreno per 
la sua bassura. Questa montagnia aguza chesse guarda chol gogio intre maestro et tra- 
montana chome la lassi da grecho in ver el levante monstra insieme cholla montagnia 
grande. 

Guardase el chavo de spada chol gogio a la quarta de maestro in \er lo ponente, 
ed è lontano l'uno all'altro millia xi. el gogio el suo cha\o da grecho si è sottile es- 
sempre vai ingrossando andando inver Io chaxo da garbino. 

El cha\o da garbino si è chavo grosso, mostra che abia di longhezza el gogio 
millia vuu. la sua faza da mezodi si è traripi grandi bianchi e rossi, in questa isola del 
gogio non ci è nulla montagniola. La ponta de maestro del gogio el ci è uno schol- 




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Zj Bibliofilia, anno IX, dispensi ^- 



sq8 ERNESTO SPADOLINI 



lietto basso chome una galea, e de lontano da la ponta del gogio una balestrata el nanti 
giogo stai nella via del maestro con questa ponta e con questo scollietto millia v. El 
nanti gogio si è isola bassa ed è di longhezza millia dei e in essa non ci è nulla mon- 
tagniola, in questo luogo non ci è nessuno scollietto più che questi che è scripti. Al più 
apresso da terra al gogio è millia xxx. 

El gogio, volendo savere el suo paravego la sua ponta da si rodio si è ponta bassa, 
ed ecie in essa tie forami che passa da l'una bantia all'altra de la ponta, su in questa 
ponta da la faza da garbino el ci è una prefa aguza a la sembianza de le velari, e parte 
da la terra stando da greche del chavo una balestrata, questa è la stanza. Stando lontano 
da terra prodesi tre avrai passe xii de aqua andando più entro frattendo el mani da terra 
un millio avrai passe lv d'aqua. Questa ponta andando lontano da terra uno prodese 
da esso avrai passe vni. L'aqua dolcie si è da tramontana de questo paravego millia ni 
ed è infra terra una balestrata. 

LA ROMANIA BASSA. 

La naticha. La sembianza del suo porto si è una ponta che scende ne la via del 
maestro e questa ponta da la faza de mezodi si è piana. Da la faza de tramontana si è 
traripata, su in questa ponta del porto da mezodi el ci è uno scollietto piano, ed è senza 
erba tutto e lavato dal mare, ed è lontano da la ponta mezo prodese. Da tramontana 
del porto uno millio el ci è una valle chon una chiesa. Intre questa valle e '1 porto 
el ci è uno scollietto picholo lontano da terra mezo prodese. Mettendo el prodese alla 
ponta del porto ell'anchora da tramontana avrai all'anchora passe x d'aqua. 

Chi volesse scorgere nel golfo lontano da terra doi millia avrai passe xxx d'aqua. 
È lontano da terra uno millio passe xx de aqua. E lontano da terra doi balestrate passe 
XII de aqua. Guardase la Natica chol chavo da mezodi de li Cervi grecho e garbino, ed 
è lontano questo chavo a la Naticha millia v. 

El porto de le quali ie, la sua sembianza si è la costiera alta a la scolata sua ve- 
nendo a mezodi el ci è una valle e questa valle si è el porto, la sua ponta del porto 
si è sottile e scende ne la \ia del grecho incontra questa ponta ne la via de la tra- 
montana, lontano doi balestrate el ci è uno scarmenato rosso da mezodi del porto uno 
millio el ci è una ponta grossa. 

Da mezodi de questa ponta mezo millio el ci è la ponta forana del chavo, e questa 
ponta è sottile. 

Volendo andare al porto achostate a la ponta da sirocho del porto quanto che 
vuoli, che per tutto è buono fondo ellassiate andare entro inver la valle tanto che truovi 
una grotta scarmenata, quando tu ei al deritto de questa grotta sorgi le tue anchore, el- 
lassiate rodare inver la valle. Quando avrai chalomato la longhezza d'una gumena da te 
a la valle che averai da poppa el eie sarrà doi prodesi. Averrai sotto a la nave passe 
xvni d'aqua e all'anchora chette demora da grecho avrai passe xxnii d'aqua. A chavo de 
questo scarmenato dal chavo da garbino el ci è uno buono moragio e grande ed è 



IL PORTOLANO DI GRAZIOSO BENINCASA 2Qq 



alto de mare; metti el tuo prodese a esso all'anchora in tra ponenle e maestro, averrai 
buono stare chon omni vento. 

La secha che è in questo porto eli' è lontana da la penta da sirocho del porto doi 
prodesi, ed è ammezo feriero del porto. Questa secha ci è sopra de essa piò xu d'aqua. El 
suo tenere si è per grandeza de x passe, attorno a questa secha per tutto è j^rande fondo, 
el' anchora chette metti entre ponente e maestro el ci è sopra fondo de passe xv d'aqua. 

Questo porto se scorre grecho e garbino, la secha se guarda chol cavo de la ponta 
del porto levante e ponente. Questa ponta si è alta per alteza de passe x e vai entro in 
questo porto in la via del garbino doi balestrate, eli' anchora chette metti iiitre ponente 
e maestro stai da mezodi de la secha i prodese. 

E! porto de le quallie. La sua ponta che è da tramontana el ci è una buona valle, 
ed e choverto da omni vento, ed è largo entro nella valle uno prodese e mezo. E la 
intrata de la valle éllarga doi prodesi, ed è larga per tutto una balestrata, per tutto è 
buono fondo passe x fino in xv d' aqua. La sua ponta da levante è netta ed è lontana 
a la ponta del porto de le quallie una balestrata, e guardase 1' una ponta chol' altra tra- 
montana e mezodi, e in c(uesta via s' entra in questa valle. 

Per tutta questa valle d'uno porto all'altro el magiore fondo che ci è abia si è 
passe XXX d'aqua. 

El porto de le quallie è longo doi balestrate, el traripo rosso dove chesse tieni li 
prodesi si è alto passe xi et tanto ellongo ed è lontano al chavo de la ponta una bale- 
strata, et tanto è fino al chavo de la valle. La secha èllontana a l'astarca de la ponta 
del porto da sirocho el mancho prodesi doi. 

El chavo del scarparo eh' è algiante, stai tondo lassiando el chavo da maestro doi 
balestrate arrai all'anchora passe xxiir d'aqua. Stando a tjuesta via lontano da terra uno 
millio avrai passe d'aqua xxx questo chavo si è a la marina, ed e chavo negro, e da 
mezodi d' esso si à doi scollietti picholi, ed è lontano al cavo uno prodese, attorno ad 
esso effondo bretto, e poco da ponente de questi scollietti uno millio el ci è una secha 
lontano da questo chavo millia tre e nella via del ponente el ci è uno scollio alto. 

Stattendo a questo chavo uno millio e mezo fuora averrai passe xxx d'aqua, stan- 
do in questo cavo uno millio fuora, avrai passe xxini" d' aqua. 

Guardase questo chavo tramontana e mezodi chon una piana che ci è sopra essa passe 
XV d' aqua à de tenere doi balestrate. 

Guardase questo chavo chol chavo de la Natta quarta de garbino in ver el ponente 
allontano l'uno chavo all'altro millia \v. 

El scollio alto che è da ponente de questo paravego millia ui da sirocho d' esso uno 
millio arrai passa xxu d' aqua. 

El scollio che è da tramontana del chavo de la matta millia quatro, da sirocho da 
esso millia uno avrai passe xvui d' aqua per tutto è buono fondo e da tramontana de lo 
schoUio è buono fondo el scollio da la banda da maestro in la marina ci à una chiesa 
anticha chon una buona acqua ed è pozo apresso la marina. 

{Continua). Ernesto Spadolini. 



30O D. CIÀMPOLI 

Gli Statuti (li Galeotto d' Oria per Castel Genovese 
ne' Frammenti di un Codice sardo del secolo XV 



Carta 10.' r. 

si sas dittas erbas et fiuctos non siant uenditas in cussu die in su quale 
esserent aportadas qui ias po^at receptare et seruare in line ass atera 
die sequente et non plus et issa platea sintendat dae domo de leonardo speciale 
in fine a domo de iohanne rosolaciu et qui nexiunu non po^at uen 
dare assos predittos uenditores nen uender in sos dittos locos 
assa ditta pena. Dessa fraiichicia fatta assos lioiiiincs R. 

ICCXXIIÌ 

Item qui si alcuna persona esseret uenidu a stare in castella ian siat francu 
per unu annu ciò est cussa persona qui tegnat fogu per se. qui tiixinmi portet R. 

[CCXXllP 

Tteni qui alcuna persona non depiat portare uinu sardiscu des foras dessa 
habitacione de castellu iaù nen de castella ian prò casione de uender 
a pena de liras iij prò ciascunu carrighu salu u et reseruadu si esset 
burghesi de castellu iaiì qui siat licidu ad issu portare ogna uinu 
qui esseret factu in castellu iaiì in sas uignas suas et non de ateru 
uinu turando su dittu burghesi qui su uinu qui at apportadu 
siat dessa uigna sua et non de atera et si contrafagueret siat condena 
du in liras x qui fotii sas pcrsoi/as qui compcrarcnt iit sos portos R. 

[CCXXIV! 

Item qui lo(u cussas persona? qui comporarent in sos portos de castellu iaiì 
dae alcunu lignu uituagia ouer uasellamen o fruttos prò ca 
sione de reuender cussa tale persona qui gasi aueret comporadu siat 
tenudu et depiat dare dessas dittas cosas a tottu cussas personas de ca 
stellu ian qui bolerent comperare dessas dittas cosas a menudu per 
usu suo prò cussu presiu qui ad ipsu at esser costadu et icustu infras dies 
iij poi qui sas dictas cosas ant essere a pena de s. xx per 
ciascunu et qualunqua uolta et si inteiuiat qui consumare in fine assa teri;3 
parte dessas tlittas cosas aduttas in castellu ian comente et in sos portos 
et icussu assu quale non de li esseret dadu sial cretidu a sacramentu 
suo exceptu dessu uinu dessu quale si tratat ut infra sequit 
ciò est si dictu uinu esseret portadu in sas cupas mannas tale 
qui alcuna persona dictu binu boleret comperare et unipare 
comporadu qui assora siat tenudu dare et consentire dessu dittu ui 
nu a minudu sa ter^a parte a totu sos burghesis de castellu et non assos 
tauernaios adimaudantes proussu ussu suo infra su dittu termen de 
tres dies assa ditta pena. Si su ìiìuk qui si ucndcrct esserci R. 

ICCXXVI 

Item si uinu esseret in cupas de mina et alcuna persona indi aueret comporadu 
duas cupas in fini in tres ouer dae cui in susu per si factu modu qui 
de cussu pocat faguer sa ter^^a parte assas cupas plenas siat tenudu 










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. . ,T^fl^cum« Jt4iVi«0i»[\ìrchì l\!ncvcc ff iivj.ìi e WArc|nr»Tìu 
v'^^T"^ A^Ay: ^n/byp aì'MVi iMciinAV cofeznrcrfu^tfn ^'^'^^l^-- 

^ ft.\rt\:n;i;Mi cunCiWicf» \>^w:i-ìfi, ftì.<:ì^iatfCu«^|V n^^^ 
•^ 'SiUnviMfi^g cu ^ flfcv.A^ ti .\;, .: v. opaaòu fuOimi lo'nn^^i 
tHcTta v*'-"/' .> ''*»»^ i^ijiMiv: dP^ nio\ci\t òdfììiòcu umu 

p «/^^i ;^ .-iris ^^'oJr^/'v ' t f-ìf '^ìvijààv^ . &^^ltiii . 1^» ifu ùittr. 
v$ , A^iu .ncn . ct*=. r /ì\ c^^ .tfo ^eifta^ mtóArc lì» òitn t ^m u 
rCifiC me^nxvat imA^^n.yi^yt-Ci t^Mùc^ m-^Jii^'fuxt remi; 










GLI STATUTI DI GALEOTTO D'ORIA PER CASTEL GENOVESE 



Carta 10.' v. 

consentire a totu sos burghesis qui indi bolerent comperare prò iisii issoro 
ut supra in lini in una cupa piena et non siat tenudu de dare niinus de una 
cupa et icustu assa ditta pena et icusse qui at boler dessas predittas cosas 
ouer uinu incontinenti portare depiat sos dinaris su comporadore dessu 
uinu ouer cosas et si non portaret sos dinaris non si li depiat alcuna 
cosa a icusse. Qui mwiuiìii luiiil.il uinu a barili li. 

'CCXXVI 

Item qui alcuna persona non depiat uender uinu a barile si non a qu.utinu de 
1. pintas a pena de s. v. 5/ ciliuiiu lioiio uciuìcrct a fni\i.iitc R. 

CCXXVIll 

Item si alcunu lignu ouer barcha beneret in fruxiane mare picinu 
ouer in s agustina cum uinu et alcuna persona comporaret su dittu uinu 
siat tenudu cassa tale persona dare et consentire ad icussas personas qui esserent 
assa marina cum cussatera persona qui aueret comporadii su dittu uinu sa 
parte sua prò rata et icusse persona qui iuie essere! et uoleret dessu dieta uinu 
et poi lo refudaret siat tenuda cussa tale persona qui at auer refusdadu su 
dittu uinu paget su dampnu et interesse qui reciueret cusse qui aueret 
comporadu su dittu uinu. et icusse mercante dessu quale esseret su dittu 
uinu assora po(;at uender su dittu uinu per cussu presiu su quale megius 
at poder et paguet su dampnu cusse qui at auer refudadu ut supra. 
Si aìcuiìu Icuarct asiiiu a uiìura. R. 

iCCXXVlll 

Item qui alcuna persona qui learet asinu a uitura non depiat ponere in sos dictos 
asinos sì non iij. mosanas de Iriticu ouer raseris duos dorgiu et si contrafagueret 
paguet assa corte s. v. et s. v. assu pupidu des ainu. et si in su dittu 
uiagiu morreret su conduttore dtpiat mendare su dittu asina 
et si non morieret et magagnaretsi in su dittu uiagiu siat tenudu 
ancora fagherlu meigare ad ispesas suas et paguet assu pa. 
pidu su dampnu et interesse. Si alcunu darei asiuu o cauallu R. 

(CCXXIX 

Item qui si alcuna persona aueret dadu alcunu asinu suo ouer cauallu ad 
uiagiu ad alcunu in alcunu logu et icusse assu quale esseret dadu 
su asinu ouer cauallu mudaret su dittu uiagiu et ateru li .-lueneret 
dessu dittu asinu et cauallu qui cussu conduttore emendare depiat su 
dictu ainu ouer cauallu et anchu paguet sa uitura secundu qui at esser de 
p.agare. et siat cretidu su pupidu dessu cauallu et dessu ainu et dessu 
logu assu quale los auiat allogados. et si per auentura su conduttore 
dessu cauallu et dessu asinu factu aueret caualligar plus de 

una persona et ]irouadu si li siat paguet prò duas personas su preciu et anche de ma 
chidia assa corte s. xx. .SV akuuu darci asinu o cauallu R. 

(Continua). D. Ci.\mpou. 



G. BOFFITO 



Saggio di bibliografia aeronautica italiana**^ 

Correzioni ed aggiunte tratte dalle schede del eh.""' dott. Diomede Buonamici bibliofilo livornese 



Sesta Relazione 055/.? // riftovainento chi paìlon volante ed avvcnimcnii curiosi nei di- 
lani popoli che lo rinvennero. Vendibile alla stamperia Marsiglia! Celestini, 1803. 
Avviso in fo. voi. 

Settima Relazione o^sia notizie ufficiali mi ritrovanicnlo dol pallone. \'endibile ai Ce- 
lestini al prezzo di baiocchi tre (Avviso). 
l'o. voi. 

Silio Giovanni. Teoria sulla direzione degli aerostati. Memoria postuma. 

Fu pubblicata dal suo allievo Barone Cameini nel voi. 26" del Giorn. di Se. Lett. ed Arti 
per la Sicilia. 

Sopra i palloni volanti. Poesie dedicate a Montgolficr, Mantova, Giuseppe Braglia, 1784. 

ImS', pp. M. 
Sterlich (De) Rinaldo. Impressioni d'' un viaoaio aereo. (27 giugno 1869). Firenze, Ti- 
pogr. (divelli, i86q. 
Inió", di pp. 27. 

— Ricordi e impressioni di due ascensioni aeree. Roma, Stamp. Reale, s. a. (1880). 

In-So, pp. 48. 

Storia dell' aeronautica. 

Ìli Dagìierotipo, Galleria popolare enciclopedica a. I, 1840, Torino, Cassone, pp. 137-141. 
L'articolo che è preceduto da un' incisione tipografica è firmato : « Diz. di convers. » (Di- 
zionario di conversazione). 

Taruffio Giuseppe. Montgoljieri machina volans. Carmen Elegiacum Josepho Taruffio 

auctore. — • Speruit humiim fugiente penna. Hor. Lib. 3. Od. 11. In fine: E se- 

cessu Tusculano, 1784, mense iunio. 

In-4°, di pag. XII nuin. dalla 5^ s. tip. n. Al carme precede la dedica « Ad egregium virum 
Benedictuin Stayuni oratoruni poetam philosopliuni longe doctissimum » ; e il carme co- 
mincia: « Quam carnis facili vectam sublimi volatu » etc. Opuscolo raro di cui si conserva 
anche copia nella Libreria del comm. Leo S. Olscliki. 

Tognetti Francesco. Lettera narrativa V infausto aereostatico sperimento del celebre ae- 
reonauta Francesco Zambeccari bolognese, nel giorno 21 settembre iS'12. Con un 
breve cenno biogratìco sopra al medesimo. Bologna, tip. Sassi, (18 12). 
Fo. di 4 pp. 11. n. firmato: Francesco Tognetti. 

— Air intrepido aereonauta Francesco Zambeccari bolognese in occasione della celebre sua 

aercostatica esperienza fatta lì 4 settembre iSnj, velia Montagnola. La Rete. Bolo- 
gna, presso i fratelli Masi e Compagni. 
Foglietto voi. Il sonetto porta la firma di Fr. Togiic/ti. 
Toselli Giovanbattista. Sulf aeronautica. Nipessioui. Mantova, coi tipi Virgiliani, di 
L. Claranenli, 1851. 
In S', ili pp. 35. 

(*) Continuazione e fine: v. la Biblio/ìHa, voi. I.K, disp. 6"-7». 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA AERONAUTICA ITALIANA 303 



Turbini Gasparo. La nuova scopt-it.i ihl globo aereoitati^o di Moiilgolfier. Lettera con 
due tavole, che dimostrano la maniera di dirigere il globo per linea orizzontale. 
Brescia, stampato a spese di luigi Filippini, 1784. 
Iii-.S», (li pi>. 30, con lille gr. lav. color. 

Uomo (L') voLiitìc per iirui. per neijini e per lei rei. Nuovissima invenzione di im ano- 
nimo italiano dell'anno i7iS-(. In N'enezia, presso IWniico dell'.Xutore s. a. 
I11-8", di pp. {S, con 5 tavole. 

Viaggio (II) i/i//./ Luna ossiauo 1 palloni volaiili. Poemetto tradotto dall' inglese con 
l'aggiunta di alcune poesie del traduttore. Venezia, Francesco Santini, 17S4. 
Iii-S", di pp. 31. 

Viaggio (II) nella luna sul earro volante. Ceillan, Calai, Tibet, 17S5. 

In- 16°, resistrato al n. 601 del Calai. 18 della Libreria Dante di O. Gozziiii. 

Viscardi Ferdinando. Lettera sopra una iiiaeehina seuipli.isiinia f^er empire di aria in- 
fiauiniaute i palloni acroslaliei. Napoli, 1789. 
I11-4", con lìg. ine. in rame. Raro. 

Volante Alessandra. // più grande avvenimento del Seeo/(>, ossia la priorità degli Ita- 
liani uilla defini{ione seientifiea e seoperfa. ecc. Torino, l8')(]. 

In-S", con figure di palloni volanti. L'altra opera citata nel .S'iiì;!:'o preced. usci dalla tipo- 
grafia Camilla e Rertolero. 

Voli {Intorno ai) aereostatiei. Considerazioni di un l'ilantropo, mentre il sig. F'r. Orlandi 
offre di dare questo spettacolo in Bologna l'autunno del 1828. Pesaro, Annesis 
Nobili, 1828. 
Ii>S", di pp. 18. 

Ximenes Leonardo. Lettera iìidii i{:iata all' Lllustr. e (^lar. sig. Senatore Manli. Lorcu^o 
Cìinoii intorno alT esperimento del globo volante fitto dal sig. Montgolfier. Firenze, 
Stamp. Pietro Pellegrini, 1783. 
In-S", di pp. 23. Fu tradotta in francese. 

Zaguri. Memoria sopra /' invenzione aerostatiea. 

In Cuti II. del/' ita/, leti. Padova, 1S03, voi. IV, p. 2<)2. 

Zamagna Bernardo. A'avis aeria et Elegiarum inonobihlos^ Romae, excudebat Paullus 
Giunghius, 1768. 
In-8", di pp. X\'l-i5i, fig. Una delle figure rappre.senta un aerostato. 

Zambeccari Francesco. // eitladino h'ranccsco Zambeeeari alia sua patria, .\vviso. Bo- 
logna, li 27 piovoso, anno I Repub. (16 feb. 1802). In Bologna, per le stampe 
di Ulisse Ramponi. 
Fo. volante. 

— Franceico Zambeeeari agli amatori delle Scienie fìsiehc. Avviso. Bologna, li 5 ago- 

sto 1803. In Bologna, per le stampe di Ulisse Ramponi (s. a.). 
In fo. volante. 

— Seconda relazione per il feliee innalzamento del L'allone volante del cittadino Fr.m- 

cesco Zambeccari bolognese, seguita dopo la mezzanotte del giorno 7 ottobre 1803 
con alcune scelte poesie relative. Bologna, tip. .Nlarsigli, 1803. 
ln-4", pp. 16. Co' caratteri bodoniani e parigini. 



504 



G. BOFFITO 



Zambeccari Francesco. // pallori volniiie dell' S ottobre iSo^, os^ia l' aereo viaggiator 
felsineo iittacìiiio Francesco Zaìiiheccari. N'eia e distinta relazione del medesimo con 
alcune dichiarazioni sopra la macchina aereostatica. Bologna, tip. Marsigli, 1803. 
ln-4». pp. 4. Seguono altri ù nuiiieri con paginatura continuata di cui il 2» manca. Gli alrri 
hanno i titoli seguenti: n. 3. Incertezza de' successi del pallon volante (sabbato li ott. 1803) 
pp. 4. N. 4. Naufragio del pallon volante (Domenica 16 ott. 180.^) pp. 4. N. 5. Relazione 
del viaggio aereo e delle cose in quello accadute intrapreso dalli cittadini Francesco Zam- 
beccari bolognese, Dott. Gaetano Grosetti romano, Pasquale Andreoli di Ancona. Colla 
rimanenza delle poesie relative onde concatenare le altre quattro antecedenti relazioni 
per queste stampe ecc. pp. 4. N. 6. Ritrovamento del pallone volante del citt. Fr. Zam- 
beccari bolognese, pp. 4. N, 7. Notizie ufliciali sul ritrovamento del pallone volante, pp. 4. 

— In uccan'oìi che da Malalhergh passa ci {ttadèn Fraticesch Zaiiiheear pr' andar a Bii- 

logna. Bulogna, in t' la Stampari all'Inségna d' la Cloniba, 1803. 
F"ol. voi. funi.: 1.' A. d' M. 
- — Air aereoiiaiita Zambeccari. Sonetto. Bologna, tip. Marsigli, 1S03. 
Fo voi. fimi. : Un Mantovano. Comincia : Addio, Felsineo Genio ecc. 

— Al brav clieiiiich {ttadeii Dineiig Sgar^ eh' a fabbrica l'aria infianmiabil pi' al ballon 

che ha innalza in Bulogna V cecellent ^ttaden Francesch Za/nbcar la noti di 7 ot- 
tober iS'o^ (Sunett). In Bulogna, pr '1 stanip del Sass, 1S05. 
Fo. voi. 

— Zambeccari levge des mativais veis fran^ais piiblies a l'occasion de la première ascen- 

sion qii'il a fatte a Bologne cu iSo},. A Bologne, de Timprimerie de S. Thomas 
d'Aquin, 1804. 
F"o. voi. 

— ,4 /"'"'^ Zambeccari aerennaiit. (Bologne), Tip. Masi e Comp. s. a. 

F"o. voi. iìrni. : Par un J-raii(ais. Il componimento comincia: Qiiet speclacìe iiiiposanl. 

— Al Felsineo Aereonauta Zambeccari (Sonetti di due Mantovani). In Bologna, per le 

stampe dei fratelli Masi e comp. Anno II Rep. 
Fo. voi. 

— Ralaiione dell' esperien:;^a aereostatica eseguita in Bologna li XXII agosto 1S04 anno 

ter{0 della repubblica italiana. Venezia, per Giov. Antonio Curti, q. Vito, s, a. 
ln-16", pp. 30. Vedi per la prima ediz. il .S'/ij.j; /y precedente. 
— • Relazione del cittadino Zambeccari dell' ascensione fatta per venire alla Prefettura del 
dipartimento del Basso Po in Ferrara da Cornacchia 23 agosto iSd^ alle ore li e 
me{{0 della mattina. Ferrara, presso i Soci Bianchi e Negri, s. a. (1S04). 
F"o. volante. 

— Rapporto suir esperienza aereostatica del cittadino Francesco Zambeccari presentato al 

Consiglio generale del Dipartimento del Regno e pubblicato per decreto dello 
stesso Consiglio del dì g novembre 1804, anno III della R. I. lìologna, per le 
stampe di S. Tommaso d'Aquino, 1804. 

In fo. di pp. IX. Il Rapporto è firmato: Girolamo Canon. Saladini, Sebastiano Canterzani 
e Giuseppe Avanzini. 

— Osservaiioni di Francesco Zambeccari sopra vari oggetti contenuti nella lettera del 

signor Pasquale .Andreoli diretta per le stampe a M^ Duprè, membro ecc., rela- 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA AERONAlillCA ITALIANA 305 

tiva al volo da esso eseguito nell'Anriteatio di Milano il giorno 18 ottobre 180-. 

In Bologna, per le stampe del Sassi, 1807. 

Iii-S", pp. 14. 
Zambeccari Francesco. Disin\io)!r tìc//.ì //imva iii.iuliiihi iiciiros/.iUca. Bologna, 181 2. 

In s», di pp. S, con ; tav. 
Zanoli Carlo. A 'Lviiìwc.iri. (lù: Bologna, s. t., MI)(X:(:ill. 

ln-4", (ìi pp. i 11. 11., timi, da Ctiilo /.anoli. 

— All' .ìiicoiiaul.ì Z.ìinlwiari. Sancito. Bologna, nella stamperia dei fratelli .\lasi e Com- 

pagno, 1803. 

Fo. voi., finn.: Cai lo Zanoli. 

— A /•'i''"^ Zainhcccari .Kcroiiautc. Bologne, de Timprimerie des Lrères Masi (s. a.). 

l'"o. voi. Componimento poetico die coniimia : Moi lei audiuleiix de. Firni. : l'or un 
Fi nii(iìis. 

— Idem (Di contro:) .1/ fihi/ho jcriOiuiiit,i Fr. Z.viiìw lji-ì. Libera Versione. In Bo- 

logna, n. stamp. di S. Tommaso, MDCCCIll. 
Fo. voi. La vers. è fimi. : Jìi hi aiicesco Tonnetti. 

— Al citi. Pietro B.ììLiiili iiiiTraiigoììc e maestro iìlìccìiììììsI.ì per l' elegante, soda e fe- 

lice costruzione architettica dell'Antiteatro o Arena formata nella Montagnola di 
Bologna all' occasione dell' innalzamento del pallone volante del citt. Francesco 
Zambeccari, in settembre 1803. (Sonetto). Bologna, tip. Marsigli, 1803. 
Fo. voi., timi. : Di Gelido .-ìccnd. Infocalo. 

— Air aerconaiita Zambeccari pel suo auguralo ritorno in patria una società Ji amici. 

Cantata. Bologna, nella stamperia dei fratelli Masi e Comp., 1803. 
In-S", pp. 6. Altra edizione in-4°, pp. 4. 

— All'intrepidi) aerconaiita Zambeccari. Sonetto. Bologna, per le stampe dei fratelli 

Masi, 1S03. 

F'o. voi., firm. : Un Viro amico. 

— • Per la dsara-^ia funestissima incuutrà dall' aerostatich Fraucescli Zambecar in occasion 
ch'ai tinto d'far al so experiment al gioven 21 settember 181 2. In Bulogna, 
pr'el stamp dal Sass, s. a. 

l'O. voi. Di contro: .Sunell d' mestizia dof> la successa mori del metteut areoslaiich Fran- 
eesch /.aìiihecar. 

— All' aereonauta Zambeccari. Sonetto. In Bologna, per le st. di Ulisse Ramponi. 

F'o. voi. Comincia : J'alla a lliuno cosi etc. 

— Air egregio chimico cittadino Domenico Sgargi che nuovamente ha fabbricato l' aria 

infiammabile pel secondo pallone aereostatico inalzato in Bologna dall' intrepido 
cittadino Fr. Zambeccari il giorno 22 agosto 1804. In Bologna, per le stampe 
del Sassi, s. a. 
Fo. voi. 

— .MI' aereonauta Zambeccari la Società Jei Filergiti. Bologna, tip. .Marsigli, 1804. 

F'o. voi. Sonetto firn'.: /'. <'. /'. W. 

— Cati;one sull' infortunio dell'insigne aereonauta l'r. Zambeccari. Bologna, tip. .^lasi e 

Conip., 1812. 
In-4", pp. 4 s. 11. 



3o6 G. BOFFITO 



Zanoli Carlo. .1/ ich'hrc acrcoiiauta Francesco Zctmbcccaii nel secondo suo esperimento 
eses^Liito li XXII agosto MDCCCIV. Strofelle prime d' un Bolognese. Bologna, 
tipogf. Marsigli, 1804. 
In-r2", |>p. XI. 

— Al cittadino Pasquale AudrcoU compavno animoso dtlT intrepido arcouauta Francesco 

Zambcccari. Bologna, per le stampe della Colomba, MDCCCIV. 
K<i. voi. 

— Cannone in versi sciolti pel inlrapreso viairuio aereo delP illustre signor Francesco Zain- 

beccari nel mese di settembre 181 2, eseguito in Bologna, sua patria. Bologna, ti- 

pogr. Masetti, s. a. 

'"•4". l'P- ■\- G. Borrno. 



NOTIZIE 



La caccia al libro in Italia. — L'articolo del nostro direttore piibljlicato sotto questo 
titolo nell'ultimo fascicolo della Bibtiolìlia ha suscitato in tntto il mondo più o meno civile un vero 
coro di approvazioni per la franca, spontanea e vivace sua campagna contro le leggi arbitrarie e 
sconclusionate che governano — o piuttosto — non governano l'esportazione dei libri e degli og- 
getti d'arte. Il comm. Olschki si è fatto interprete di tutte le tacite proteste dei librai e degli an- 
tiquari della Penisola e di fuori, esasperati da tante e pericolose restrizioni ed hainio partecipato 
con molte e vivaci lettele la loro approvazione e la loro fiducia che l'opera energica del nostro 
tlirettore possa condurre la sua campagna alla sua mèta, tanto giusta quanto desitierata. Anche i 
giornali italiani e stranieri si sono nuovamente occupati della cosa. Si sono distinti per la loro vi- 
vacità un articolo della Gazzella di l'oss (l'ossisclie Zeiliinf;) ed un sonmiario corredato di note 
e di commenti del Giornale della libreria, italiano, pubblicato il 17 novembre u. s. e che conclude 
con le seguenti parole: « La verità è, che volendo giustificare una gaffe, il Ministero ne commette 
una maggiore, e ben fece il nostro consocio il quale, di fronte a tali metodi, non potè che ricorrere 
al tribunale, il quale si pronuncierà se sia possibile nel nostro Paese che un commerciante, per un 
errore commesso dagli agenti delle pubbliche amministrazioni, abbia ad averne il danno, e per 
colmo, pagarne anche le spese ! » 

Ma non furono solamente gli uomini dell'arte che si occultarono della campagna del nostro 
direttore. Essa ha pure un alto interesse giuridico e per darne prova ai nostri lettori riprodurremo 
qui sotto un Itmgo articolo del venerando ed eminente giurista comm. Carlo Lozzi, già pubblicato 
in data 2S novembre nell'autorevole periodico romano Corriere Giudiziario : « /.a caccia al libro 
in Italia. Con questo titolo suggestivo il comm. Leo .S. OLscliUi pubblicava neh' ultimo fascicolo 
della sua dotta, coraggiosa ed elegante Bibliofilia di Firenze, un articolo ciie ha prodotto la più 
grande impressione non meno in Italia che fuori, non meno presso i librai antiquari e gli amatori 
de' buoni, rari e pregevoli libri, che presso gli uomini di legge e gH amanti della giustizia e del 
buon nome italiano. 

E noto come, .segnatamente per l'incuria del nostro Governo e del Ministero della pubblica 
istruzione e dei direttori delle belle arti e antichità, il nostro paese è rimasto spogliato di capola- 
vori in ogni genere, e più di tutto di codici preziosi e d' incunabuli rarissimi e di cimeli unici al 
mondo, migrati all'estero, e anche nelle più lontane Americhe. 

Finalmente per le solite declamazioni di alcuni parlamentari il Governo si è scosso dal suo 
secolare torpore, e in fretta e in furia, suscitate da qualche grave fatto di cronaca, si sono votate 
alcune leggi restrittive sulla esportazione dei suindicati oggetti raffazzonate alla peggio da uomini 
incompetenti, peggiorate poi, secondo l'usanza burocratica, da famigerati regolamenti. 



NOTIZIE 



307 



Meglio tardi che mai, per ciò che riguarda gH oggetti d'arte e di antichilA ; ma per ciò che si 
attiene a cadici e libri più antichi, pili rari e più preziosi, si può (jui con verità ripetere il detto 
volgare, calzante a meraviglia : « Chiudete la stalla dietro i buoi usciti e trafugati ». 

K se non per tanto rimane tuttavia qualcosa di prezioso e intatto, e anche sotto gli occhi 
dei governanti sospettosi e degli ispettori che si vantano i più accorti e vigili, anch'essa, indistur- 
bata e sicura, prende il volo ad estranei lidi, varcando monti, mari e tutte le frontiere, e sfidando 
il vessatorio esercito dei doganieri. 

l'er toccare uno dei più recenti e gravi fatti, avvenuti (|ui in Roma, dove sono andati a linire 
i cimeli della testé dispersa Biblioteca del ftlarchese Patrizi, della ([uale la miglior parte era di sin- 
golare interesse per questa Capitale, quale ad esempio la prima edizione — vero incunabulo — 
degli S/aliila Ui bis A'oiiiu-, di cui non vi è esempio in Campidoglio ? 

l'er l'opposto e in lompenso le Dogane si sliizzarriscono a perseguitare lil)ri di (|uasi nessun 
valore, onde il clamore de' poveri librai con le parole di Giobbe: Conti a folium qiiod vento rapi- 
tur oslemìis potentiaiu litain, et stipulaiii siccam persequeiis ! 

V. il peggio si è che il Governo, in cambio di richiamarli all'osservanza delle leggi e de' re- 
golamenti, ne approva le arbitrarie operazioni e i relativi sequestri, e non di rado li ricompensa 
con loili, premi e simili incoraggiamenti. 

Per tal guisa la più improvvida e illegale, il governo assoggetta librai e viaggiatori a fastidi, 
a dispendi d'ogni sorta, ed espone lo .Stato a liti non certo onorevoli e conseguenti condanne e il 
nostro paese alla berlina presso le nazioni più civili, scandalizzate dall' italiana caccia al libro, come 
viene luminosamente dimostrato dallo scritto, che a questo nostro ha dato titolo ed argomento. 

Il comm. Olschki che è de' primi e più intelligenti e intraprendenti librai antiquari, ed edi- 
tore di assai benemeriti e reputati giornali, uno de' quali da moiti anni dedicato al culto di Dante, 
neir interesse generale e ne' rispetti internazionali, prese primo ad alzare la sua voce poderosa 
contro simili arbitri ed errori, richiamando governanti, direttori e doganieri alla osservanza <ielle 
leggi, le quali, siccome restrittive della liberl.i del commercio, vaimo interpretate nel .senso più 
ristretto e discreto. 

Non potendo egli straniero aver troppa lìilucia nei Tribunali, tic' quali 1' Italia si mostra cosi 
sfiduciata e non a torto, ha ragione di scrivere, tra l'altro: « non ci resta dunque che trarlo (i' 
Governo) avanti il tribunale della pubblica opinione, ed invitare (juesta ail unirsi a noi in una pro- 
testa generale ed energica che arrivi linalmente all' oreci Ilio di chi ha la responsabilità vera del 
governo e può porre un riparo alla lamentata sconvenienza ». 

Dalla narrazione documentata de' fatti appare manifesta la giustezza de' suoi reclami. 

Basti accennare il sequestro d' una cassa di libri (Commentari di Giulio Cesare, Londra 1712) 
da lui spediti in America'a gran velocità.... sequestro operato dalla dogana di Genova per mero 
ecjuivoco, riparato dopo tante pratiche dal .Superiore Governo, ma assoggettando il ricorrente a 
tutte le spese mentre questi ha diritto all'emenda di lutti i danni. K ciò in base alla speciale nuova 
disposizione, in virtù della quale i libri posteriori al i;oo possono essere spediti liberamente ovunque, 

Ditlererite è l'altro caso, esposto nel suaccennato articolo, riguardando la spedizione fatta 
per conto di un americano da un legatore di libri, che non aveva nella sua dichiarazione bene 
specificato l' invio, separando come si doveva, i libri nuovi dagli antichi, essendo questi .soggetti 
al previo « nulla osta ». .Ma per le circostanze che l'accompagnarono, escluso l'animo di frodare le 
R. Finanze, ed essendo manifesta la buona fede dello speditore, non era il caso di contravvenzione 
o contrabbando, ma solo lo si doveva assoggettare alla rettifica o specifica ilella dichiarazione, al 
« nulla osta ;» e alla tassa pei libri antichi. 

.Si narra infine un terzo caso di un clamoroso sequestro di un gros.so Corale fatto ad uno 
straniero dalla tiogana di Ala, corale strombazzato preziosissimo, mentre si trattava di una delle 
solite mistificazioni moderne nelle miniature ond'era adorno. 

L'articolo del comm. Ol.schki contiene eziandio vari avvertimenti, desunti dalla recente le- 
gislazione, opportuni ed utili ai colti stranieri, che, venend i in Italia, recano .seco libri antichi o 



308 NOTIZIE 

codici per istudi e confronti, tornando ne' propri paesi sogliono riportarvi simili oggetti, acquistati 
in essa, o a ricordo o ad ornamento delle loro biblioteche e de' loro musei. 

Notato, da ultimo, che degli stessi oggetti in Russia e vietato l'ingresso e in Italia l'uscita, 
fa voti, ai quali unisco i miei, che come la scienza non ha patria, e come la civiltà è il sole che 
illumina l'universo, cosi il commercio degli strumenti dell'una e dell'altra dovrebbe godere della 
massima libertà, e almeno tra i popoli civili in questa materia dovrebbe avere tutto il suo vigore 
il principio della i-ecipiocanza intC7-nazicuaìe ». 

Noi speriamo che il coro di protesta e l'universale plebiscito in favore di una riforma cosi 
giusta e di tanto interesse sociale e scientìfico possa finalmente scuotere coloro cui, pur stando a 
cuore il decoro del Paese, non ebbero come compagni la logica e il buon senso nel volersene fare 
i paladini e i fautori. 

L'arte della stampa nel Tibet. — Un collaboratore del periodico anglo-indiano /■/<?. 
7ieer pubblica un interessante studio sull'arte della stampa nel Tibet, prendendo come punto di 
partenza per le sue investigazioni la grande stamperia di Nartang presso Scigatze che sta sotto la 
giuri.sdizione di Teshi Lama. Questa come tutte le altre stamperie tibetane, non fa uso di caratteri 
mobili ma segue l'antico sistema dell'incisione in legno, scolpendo i caratteri sopra assicelle cor- 
rispondenti ad una pagina di testo. La stamperia di Nartang ne possiede varie migliaia. Ogni as- 
sicella misura 24 per 12 pollici ed è incisa da un lato solo. Un tibetano altolocato e di spirito in- 
formatore volle introdurre nel suo paese la litografia e donò al presidente dei ministri il macchi- 
nario litografico. Ma esso suscitò i sospetti dei compaesani e nel timore chela macchina fosse stata 
importata per suscitare nel Tibet la malattia del.... vainolo fu impedita l'apertura della cassa che 
la conteneva e che la contiene ancora, se vogliamo credere a quanto ci racconta l'articolo del 
Pioneer. 

Una biblioteca marocchina. — La cosa è di attualità come si suol dire, e ci sarà chi 
potrà meravigliarsi come un popolo esclusivamente dedito alle guerre e alle lotte civili possa aver 
prodotto di che riempire una biblioteca. Bisogna risalire ai tempi del Sultano Mulay Achmed che 
regnò saggiamente fra il 157S ed il 1603 per iniziare la storia di una biblioteca marocchina. Il sullo- 
dato sultano ebbe agio di occuparsi, fra le cure del governo, di lettere e di scienza e di raccogliere 
una biblioteca che — a dire degli storici marocchini — fu la pili grande e preziosa che si fosse 
veduta nel paese. Morto Mulay Achmed gli successe il figlio Mulay Zidau il quale pur amando le 
lettere e le scienze, non potè seguire nell' opera paterna per le gravi lotte che infestarono il suo 
paese durante il regno. La sorte della biblioteca ne è un testimone evidente. Essendosi rivoltate 
le tribù dell'Atlante il Sultano divisò di lasciare la capitale — allora Marakesch — e di rifugiarsi 
in luogo sicuro e mentre egli a ciò si accingeva (correva l'anno i6n), entrò nella città il capitano 
di mare Jean Philippe Castellane, comandante la nave francese « Notre-Dame-de-la-Garde » per 
trattare a nome di Enrico IV re di Francia circa la liberazione di prigionieri, autorizzato dalla pa- 
tente di console francese al Marocco. Il Castellane ottenne quanto aveva chiesto e parti per il porlo 
di .Safi, dov' era ancorata la nave, recando seco preziosi doni per il re e per il duca di Guisa, spe- 
cialmente cavalli arabi. Poco dopo, però, anche il Sultano dovè lasciare la capitale, cacciato dai 
soldati del Marabut Abu Mahalli e trovò a Safi il Capitano e la sua nave pronti a salpare per la 
Francia. Desideroso di cercare aiuto ad Agadir il Sultano noleggiò una nave olandese e la « No- 
tre-Damedela-Garde, » per imbarcare sull' una il suo harem e sull'altra la biblioteca paterna, ch'egli 
aveva salvata dalla distruzione e condotta seco in ben settantatre casse. Il 12 Giugno 1612 le navi 
si ancorarono ad Agadir, ma il Castellane non voleva consegnare i libri avanti il pagamento della 
somma pattuita di 3000 ducati. Questi non vennero e il Castellane levò le ancore dieci giorni dopo 
per ritornare in Francia coi libri del Sultano, ma una tempesta gettò la nave verso la costa di Ca- 
sablanca, dove fu catturata dalle navi del re di .Spagna, allora in lotta col Marocco. Ne .sorse una 



NOTIZIE :o9 

queslioiie internazionale. 11 Sultano, appena seppe della partenza notturna del CastclLine, fece im- 
prigionare tutti i francesi residenti nel Marocco e inviò per mezzo del governo la domanda di 
restituzione della sua biblioteca tanto al re di Krancin, Luigi XI 11 <inanto al Dina di Guise. Ma 
il timore di una complicazione diplomatica fece andare le cose per Imigiie e gli inviati 
del Marocco ritornarono in patria colle mani vuote dopo un anno di attesa all' Aia. La bi- 
blioteca del Sultano, ricca di 4020 volumi, liturgici, tilosofici, politici ecc. splendidamente rilegati, 
rimase agli Spagnuoli e il priore dell' Kscuriale fece si che essa fosse incorporata nella biblioteca 
reale del celebre monastero. Mulay Zidau fece invano altri passi disperati presso i re di Francia e 
di Spagna, al quale ultimo offri come prezzo del riscatto (-0000 ducati. Egli mori nel 1627 e né lui 
nei suoi successori poterono riavere i preziosi volumi che andarono in parte ilistrutli nell'incen- 
dio del 1(171 e che formano ancora con i pochi riiriasti, il fondamento della collezione araba del- 
l'Escuriale. La storia di questa biblioteca è narrata dal De Lastries nella sua opera : Ixs som ces 
itiedites de l'hisfoiie dii 3/aroc pubblicata in tre volumi d.il Leroux di Parigi. 

La reale biblioteca di Berlino ha acquistato una parte della biblioteca del liceo di Hei- 
ligenstadt, e specialmente le opere più antiche fino al 1700. .Sono in tutto circa 4000 volumi, tra 
cui 200 incunabili e 60 manoscritti provenienti in gran parte dagli antichi monasteri di Kichsfeld 
e di Hciligenstadt. 

La nuova sede della biblioteca reale di Berlino. — 11 palazzo più giande che si 
sta ora costruendo nella capitale dell' impero sarà dedicato a raccogliere i tesori della pili grande 
biblioteca tedesca. Essa occuperà ben KS400 metri quadrati di terreno, valutati dal demanio 11 mi- 
lioni e 250 mila inarchi. Le facciate dell' edifizio daranno sulle principali strade della capitale e 
avranno, oltre al pianterreno, due piani maggiori e un'attica che correrà intorno al palazzo, alta 
24 metri da terra e tenuta come il resto, in discreto stile barocco. La grande sala di lettura avrà 
400 posti e misurerà 151JO metri quadrati, l'intero palazzo conterrà alla sua inaugurazione, nell'in- 
verno del 1001). oltre un milione e 250000 volumi per il collocamento dei quali già si sta lavorando 
nelle parti dell'edificio già avanzate nella costruzione. L'amministrazione della biblioteca si esten- 
derà per tutti gli ambienti che danno sul!' « Unter den Linden », la grande arteria della metropoli ; 
il catalogo avrà diversi ambienti che conterranno il catalogo alfabetico a materie, lo schedario e 
quello generale delle biblioteche prussiane a cui si lavora attivamente. 

Biblioteche private romane. — K noto che le famìglie patrizie romane del rinascimen- 
to possedevano raccolte di libri alle (piali dedicavano tante cure quanto alle loro collezioni di mo- 
bili e di opere d'arte. Gli storici ricorsero spesso a queste biblioteche per le loro opere di storia 
romana o ecclesiastica e basterà ricordare la storia del concilio ili Trento del l'allavicino e la storia 
dei Papi del RanUe che raccolsero il loro materiale quasi escliisivameiite in queste biblioteche pri- 
vate. 

Il primo possessore di una tale biblioteca ci è notc^ col nome di X'itellozzi, cardinale al tem- 
po di Paolo IV' sulla metà del cinquecento, ma è probabile che altre ne esistessero prima. Si ha 
notizia di grandi raccolte di libri appartenute alle case degli Aquavivi, Albizzi, Bichi, Bona, Lechi, 
Fontanini, Massimi, Spanda e di altre di cui più nulla rimane. 

Pochi volumi esistono ancora della preziosa biblioteca ilegli Altieri, nota per la copia di do- 
cumenti liferentisi al pontificato di Sisto V e di Clemente X raccolti dal nipote di questi, il cardi- 
nale Paoluzzi Altieri. Triste fu la sorte della celebre biblioteca Albani, venduta nel 1S57. Qualche 
manoscritto passò ai Boncompagni, altri alla V'aticana, moltissimi andarono perduti in un naufra- 
gio, mentre si trovavano in rotta per la Prussia che ne aveva fatto 1' aci|uisto. Nota è la sorte della 
biblioteca dei Borghese di cui è recente la vendita che andò dispersa in massima parte per 1' Eu- 
ropa e P America. Quella del Boncompagni passò al \'aticano, ma della preziosa raccolta del Car- 
dinale Baldassarre non rimane che un catalogo. La R. Biblioteca Angelica possiede i niss. già ap- 
partenenti ai cardinali Bona, Noris e Passionei, e la Casanatense, che ne possiede 4500, conserva 
i mss. del cardinale Casanata, da cui essa prese il nome. Le raccolte f.irnesiane di Paolo 111 e di 



3IO 



NOTIZIE 



Alessandro Farnese andarono in parte a Napoli, in parte a Parma, quella del Levigiiani si trova 
a Firenze, a Riniini quella del Cardinal Carampi. Nelle vendite delle biblioteche private del patri- 
ziato romano il Vaticano si assicurò sempre i niss. di carattere religioso ed ecclesiastico e potè ar- 
riccliire di assai la sua biblioteca, specialmente durante il pontificato di Leone XIII. Dopo la ven- 
dila della biblioteca barberiniana non rimangono clic due grandi biblioteche private: la chigiana 
e la corsiiiiana la (juale ultima però è ormai passata allo Stato italiano. 

L' iniziatore della pubblicità. — Quando si considera il posto occupato dalla pubbli- 
cità moderna come necessità della vita quotidiana, vien fatto di pensare al processo lungo e pri- 
mitivo di personali ricerche che i nostri antenati dovevano compiere per affittare una casa, 
trovare una domestica, chiedere a prestito del denaro o mediante un'ipoteca o un pegno. L' isti- 
tuzione degli uffici di pubblicità in Londra risale al 1657 — narra). B. Williams in un artìcolo sulla 
antica pubblicità londinese stampato dalla Nineteenth Ceiitury — ma se ne trova già la radice 
nel 1637, quando Carlo I concesse lettere patenti a un capitano Roberto Tunes, perché istituisse 
un ufficio al quale potessero ricorrere « i signori ed altri che avessero perduto qualche cosa di loro 
proprietà, le donne per informarsi se i loro mariti erano vivi o morti, ecc. ». Ma poco dopo il 
capitano Tunes moti, probabilmente coml)attendo nella guerra civile e l'istituzione che egli aveva 
ideata rimase per vent'anui in uno stato embrionale. Nel 11Ì57 qualcuno di cui non si conosce il 
nome, facendo sua l'idea del capitano Tunes, apri non meno di otto uffici di pubblicità a Londra 
e in Westminster e li battezzò col nome di Uffici di pubblico avviso (The offices of public adviser). 
Gli intenti dell'anonimo precursore dei notri agenti di pubblicità, sono spiegati in un prospetto 
stampato che egli fece diffondere a centinaia di copie. Chi voleva vendere o comprare qualche cosa 
scriveva il suo nome e accanto, quello dell'oggetto offerto e domandato sopra un registro tenuto 
nell'ufficio. Pagando una piccola somma acquistava il diritto di avere il proprio nome e quello del- 
l'oggetto stampato per quattro volte consecutive sopra un bollettino settimanale che compariva il 
martedì. Il primo nurtiero del bollettino che si chiamava The l'iiblic Adviser, fu pubblicato il 26 
maggio 1657. Era di lò pagine in quarto, costava un peniiy (dieci centesimi) e non conteneva che 
annunzi. 

Una biblioteca slava di rare proporzioni è stata incorporata nella Universitaria di Vienna 
e collocata in ambienti speciali, fuori dell'edificio principale della biblioteca accademica. La rac- 
colta fu donata dal principe Franz von Lieclitenstein e contiene alcune migliaia di opere riguar- 
danti in ispecial modo la storia della Russia delle finali si sta facendo laboriosamente il catalogo. 

Il bibliografo Jellinek, noto ai lettori della nostra rivista, è morto a Vienna in giovane 
età lasciando una preziosa raccolta di schede per lavori bibliografici che furono acquistati da un 
privato berlinese. Tanto i filologi come gli studiosi di storia dell'arte e finalmente tutti coloro che 
ebbero occasione di consultare le utili e diligenti opere del defunto ne rimpiangono la intempe- 
stiva perdita. In Austria poi gli studiosi sono dolenti per la perdita del ricco schedario, meravi- 
gliati che il ministero dell'istruzione non ne abbia fatto l'acipiisto mentre agevolava in ogni modo 
possibile le ri<-erche dell'infaticabile bibliografo. 

Manoscritti dell' età carolingia. — Abbiamo parlato altra volta della scoperta di ma- 
noscritti dell'età carolingia. .Si ha ora notizia di un Evangeliario che l'imperatore Lotario donò 
all'abbazia dei Benedettini di Pnim nel .S52. Al tempo della rivoluzione francese, soppresso il mo- 
nastero, il codice passò al raccoglitore e letterato tedesco GOrres, la cui biblioteca andò sparsa e 
venduta dopo la sua morte. Nel liceo di Treviri si trovano ancora vari manoscritti di questa rac- 
colta. Quesl' ultimo evangeliario ha 234. fogli e i caratteri di ciucine dimensioni, in parte vergati su 
fondo purpureo. 

Una esposizione di legature ebbe luogo a Lipsia nelle sale del nmseo dell'arte del li- 
bro. Essa è dedicata all'arte antica e raccoglie varie collezioni private e pubbliche p. e. iiuella del 
dr. Becher di Karlsbad, dell.i Keale Biblioteca di Dresda, di Kassel, dell'Universitaria di Lipsia 



NOTIZIK 311 

ecc. ecc. Si poteva seguire in questo modo la storia dell' arte della legatoria dal tempo di Guten- 
berg al Grolier e al Maioli ed ai recenti, e si potevano ammirare fra le altre legature di libri 
quelle per i Ke di Francia, per l'Elettore Augusto di S.issonia, e per altri personaggi. 

Furti nelle biblioteche Francesi. — \'ari preziosi manoscritti del XV' e del XVI se- 
colo furono rubati dalla biblioteca di .Saint-Germain-en-Laye durante le vacanze e in assenza dei 
custodi. A Londra fu arrestato uno dei ladri mentre stava per vendere i preziosissimi « .Statnts de 
l'orilre Rovai de Saint Michel », manoscritto ornalo di 65 miniature. l'"orse si giungerà sulle traccie 
degli altri volumi. 

Onoranze a Pasquale Villani. — • Riproduciamo c|ui sotto l'eletto discorso del Com- 
mendatore Claulo Biagì pronunzi. ilo il ,; novembre nella l'.iblioteca l.aurenziana, dinanzi a nume- 
roso stuolo di .ammiratori e di amici in occasione dell' Oltantesinio natalizio dell'illustre professore : 

Sii; "01 r e Sii^itoii, 

Cinquantaselte anni f.i il 14 febbraio 1.S50, nell'Albo dei visitatori che ci ha conservato le 
firme di Vittorio Alfieri, di Volfango Goethe, di Alessandro X'olla, <li Alessandro Manzoni e di 
quanti altri illustri dalla mela del Settecento ad oggi son venuti a studiare o ad ammirare i tesori 
laurenziaiii, un giovane ventitreenne scriveva con mano ferma e sicura Pasquale \"illaii venni a 
sliidiare sul Saionai ola. 

Quella stessa mano con immutato carattere segnerà oggi nei fasti della Biblioteca un'altra 
<lata : cjaesta della celebrazione dell'ottantesimo anniversario d'una vita tutta volta agli studi e al 
risorgimento morale della patria. 

Dall.i scuola di Francesco De .Sanctis, e dagli anni della Iralellevole amicizia con Domenico 
Morelli e Luigi La Vista, alle prime indagini Savonaroliane ; da queste alla cattedra nell'Ateneo 
Pisano e dipoi nell'Istituto di Studi Superiori, dalla cattedra alla deputazione e agli onori accade- 
mici, alla dignità .Senatoriale e <li Ministro : — dovunque e in ogni occasione, studente, maestro, 
scrittore, legislatore, presidente di sodalizi, ministro della Corona, l'ascpLile Villari, conservò quel 
suo grande e fecondo entusiasmo, onde seppe ognora sollevare gli animi alla contemplazione e allo 
studio dei maggiori e più urgenti problemi della scuola, della vita pubblica, della nazione, eccitan- 
do al bene, stimolando a quell' ainore del prossimo che cancella ogni divisione di classi, avendo 
sempre dinanzi agli occhi la visione radiosa d'un' Italia degna de' suoi destini, della sua tradizione 
superba. 

Egli è forse il solo che agli entusiasmi della più pura idealità sappia accoppiare il rigore 
(iella pralicilà più frediia, e d'ogni prolilema vegga di colpo la soluzione più pronta, più nece.ssaria, 
più utile. In lui il fervore Savonaroliano e il razionalismo del Machiavelli han creato (jiiel perfetto 
equilibrio tra la fantasia e la ragione che dà tanta citìcacia persuasiva alla sua parola, tanto splen- 
dore di genialità al suo raziocinio. 

Dialettico implacabile quamio vi stringe con il rigoie de'suoi sillogismi, non v'ha chi lo 
uguagli quando gli sgorga dal cuore impetuosa 1' onda della meditata eIo(]uenz,i. Ricordiamo quanti 
avemmo la fortuna di ascoltarlo ed ammirarlo maestro coni' ei riuscisse ad eccitare i più neghit- 
tosi a trasfondere un pò della sua anima nei meno capaci, a far nascere la febbre «Ielle ricerche e 
delle lunghe e metodiche esplorazioni nei più destri, avviandoli all'indagine severa, dopo averli 
indotti al bruciamento delle vanità di tutto ciò che poteva sapere di reltorica, di tutto il ciarpa- 
me della falsa erudizione non attinta alle fonti sincere. Le sue lezioni aprivano ed aprono ai gio- 
vani un mondo nuovo d' idee, un nuovo campo d' osservazioni. Dal paragone delle cose più sem- 
plici, sprizzano al lume del buonsenso fatto scienza pensieri e illazioni singolari, straordinarie. Le 
cose più astruse diventano facili e agevoli, i fenomeni storici più oscuri o meno intelligibili si rischia- 
rano e illuminano, e si intendono come fossero casi ed eventi successi ieri, sotto gli occhi nostri. 

Ma io non debbo parlarvi qui del maestro che tutti ammiriamo; bensì della grande parte 
ch'ebbe nel «glorioso ac<iuisto » <li (|uesta collezione Ashbnrnhamiana che è stata per la coltura 
nazionale una delle maggiori coiuiuiste di che possa vantarsi il secolo decorso. Non io rianderò 



312 NOTIZIE 

con voi le vicende di questi che migrarono fuori d'Italia quando un dotto fiorentino, il cui nome 
fu fatto segno a gravi accuse e pur troppo non ingiuste, vende a un bibliofilo inglese con le col- 
lezioni Pucci e Saibanti da lui comprate, altri preziosi cimelj ch'egli aveva un pò per tutto rac- 
colti con uno zelo e un'abilità pericolosi. — Guglielmo Libri l'autore di quella Sloria delle tnale- 
maliche che gli schiuse le porte della Sorbonne e AAV InstitiU guastò le doti dell' ingegno, che non 
seppe frenare e volgere al bene 

Al suo nome, <lentro 

le tuniche di pergamena 
ha la medicea ferrea e alena 
Iremano i codici 

i nostri codici, la Dio mercè, finora inviolati, anche oggi ch'egli dimenticato e spregiato, riposa o 
dovrebbe riposare nella quiete del Cimitero fiesolano. 

Pure, è giusto che un pensiero di commiserazione, se non di perdono, a lui si volga, se egli 
fu involontaria cagione di questo acquisto ; perché i manoscritti eh' ei vendette a Lord Ashburn- 
ham, — purificati dal lungo esilio, riscattati alla luce del sole con i denari che 1' Italia risorta 
potè destinare al ricupero del prezioso deposito, per proposta e per ministerio di Pasquale Villari 
tornaron fra noi ed ebbero degna e sicura sede in questo tempio degli studj dove oggi, con 1' as- 
senso del Ministro dell'Istruzione Pubblica, al conspetto del rappresentante di lui e delle autorità 
cittadine, vuoisi ricordare nel marmo perenne il memorabile evento che Giosuè Carducci in dna 
lettera a Ferdinando Martini allora Segretario Generale, ed assertore convinto al Ministro Ceppino 
della bontà dell' acquisto, approvava con queste parole: « Penso e ripeto che il Ministero della Pub- 
« blica Istruzione ha fatto anche economicamente un buon affare, il che, da che esiste Ministero 
« di Pubblica Istruzione credo non sia mai avvenuto. Io lo dico e lo sostengo a tutti e lo soster- 
'( rei contro tutti. E provvedi che (i codici) siano messi alla Lanrenziana ». 

Della grande utilità che ebbe per gli studi la nuova raccolta, è superfluo discorrere. Codici 
insigni per antichità veneranda e per intrinseco pregio, miniature dei più squisiti artefici, autografi 
rarissimi, manoscritti danteschi fra i pili ricercati, cimeli di somma importanza storica e lette- 
raria, sono stati per oltre vent'anni qui studiati e compulsati da dotti italiani e stranieri, ai quali 
1' insigne raccolta riserba nuove sorprese. Il vecchio tronco della Medicea Lanrenziana ebbe inne- 
stato un nuovo e giovane tallo che la fa verdeggiare piti feconda e superba. — Alle membrane ve- 
tuste che ci hanno serbato le opere maggiori dell'antichità classica, alla ricca serie di manoscritt* 
della letteratura volgare, alle rinnovate eleganze del neo-classicismo, si aggiunge una schiera di co- 
dici quasi inesplorati, una miniera ricca di aurei filoni. 

1 mini degli artefici fiorentini, onde splendevano le magnifiche pagine dei grandi antifonari 
del Duomo e di Santa IMaria degli Angioli, furono vinti dal prezioso Libro d'ore che Lorenzo de 
Medici dovè custodire come una gemiua, più preziosa di quelle in esso effigiate dal pennello sot- 
tilissimo e miracoloso di Francesco d'Antonio del Chierico, il più fantasioso e più valente fra i mae- 
stri del minio nella gioiosa Rinascita Fiorentina. 

La scelta e pur breve Mostra che qui s' inaugura, ordinata con sapiente cura dal Conser- 
vatore dei manoscritti, prof. Enrico Rostagno, ai vostri occhi ammirati dischiude appena un saggio 
dei tesori che Pasquale Villari otteime si acquistassero dal Governo Italiano e che comperati per 
23.000 sterline pari a 375.000 franchi più 10.000 franchi per l'aggio e le spese di trasporto varreb- 
bero oggi più che venti cotanti, se si stimassero alla ragione onde ora si vendono all'estero i po- 
chi cimeli (he compaiono sul mercato. 



Giosuè Carducci quando, a mia preghiera, donò un suo ritratto alla Lanrenziana, volle de- 
dicarlo 

« Al Genio tiel loco ». 

E il « Genio del loco », clie è invisibile in mezzo a Voi, deve oggi aleggiare propizio e lieto 
sulla fronte candida e veneranda ili Pasquale Villari, cui vogliamo rendere onore tifi tempio degli 



NOTIZIH 313 

studi, ov' ejxli è cittadino, di fronte a iiuesUi nuova provincia ch'egli lia ricontinistato e .issicnrato 
alla coltnia italiana ; come i koniani antichi onoravano i Onci che avevano esteso i conhni ilella 

patria. 

Salve, Maestro, lu/ im/Z/os aiinos ! 

Che possiate molti anni ancora segnare il vostro iioms in fronte ad altii scritti, come sa- 
prete vergarlo con mano sicura nell'Albo della I-aurenziana, inaugurandosi ora — con l'auspicio 
dell'Augusto Sovrano che volle partecii)are a queste onoranze — la Mosfni Aslibuiii/mviiatia e la 
lapide che ne perpetua il ricordo. 

La sala di lettura del <' British Museum ». — Dopo .sette mesi di lavori di restauro 
e di riordinamento, è stata riaperta al puhlihco la sala di lettura del Museo l'.ritaniiico. ideala 
da Antonio l'anizzi e costruita sul <lisesno dì lui nel \'^\~. Un mezzo secolo fa celesta sala rap- 
presentava il non plus ////;(7della perfezione in fatto di hiblioteconomia ; ma ora, dopo dieci lustri, 
e specialmente ilopo i piogressi che rispetto all'onlinamento delle biblioteche si sono fatti in Ame- 
rica, la sala del l'anizzi mal reggeva al confronto <li ciuella, per esempio, della Biblioteca del Con- 
gresso di Washington così comoda, cosi ricia, a cui i libri arrivano pochi minuti dopo la richiesta, 
grazie a un mirabile sistema di montacarichi, a serie coiitiiuin, mosso dall'elettricità. Questo si- 
stema ideato dall'ingegnere Green, addetto alla Biblioteca. <• assai piti pratico e comodo di (juello 
impiantato nella l'iblioteca di Boston, dove i libii vanno d.i un piano all'altro, e di (|iusti nella 
sala di lettura per mezzo di tanti carrelli che si muovono su guide di (erro. 

Al British Mu.seum, anche col nuovo oniinamento, null.i di lutto (jnesto. .Siamo ancora .d- 
l'anlico metodo di servirsi dei fattorini o paggi per togliere i libri dagli scili ili e <listribuirli. Certi 
congegni meccanici debbono crearsi quando si costruisce di [iianla un edificio, e non possono 
adattarsi e applicarsi a vecchie fabbriche. Nella vasta rotonda l'unica novità, oltre ad una neces- 
saria spolveratura e ripulitura, è slata l'appHrizione di diciannove nomi di scrittori inglesi dipinti 
negli spazi sotto i finestroni della cnpol.i, mentre il ventesimo vano è occupato dall'orologio. 
DcH'opportunilà di questa nuova decora/ione che distrae i lettori (quando non siano niio|)i) e tlella 
scelta de' diciannove eletti, fra i ([iiali non si trovano né .Shelley, uè Ke.its, né Macuilay, mollo 
discutono i frequentatori del Museo. 

Ma ciò che tutti lodano uiianimi è il riordinamento delle collezioni di libri di consultazione 
al pian terreno della gran sala, e nelle due gallerie sovrastanti, libri tutti accessibili agli stes.si 
lettori senza altra formalità che quella di andare a prenderseli, servendosi di s|)eciali cataloghi 
a disposizione di tutti. Ora le gallerie sono piene di opere di consultazione che formano quasi un 
complemento a c|uelle del pianterreno. Anche importanti e oii[iortuni sono stati i camliiamenti fatti 
nei grandi scaliali circolari e concentrici del pianterreno, dove prima eran libri divenuti .irrelrati e 
vecchi, mentre difettavano libri di consnitaziime d' uso attuale. 

I fre(iuentatori di (juell' immensa sala di studio assai si lodano del nuovo onlinanienlo, 
la cui importanza si farà più manifesta (|nando sarà pubblicato il catalogo di (luesta che è fra le 
più ricche biblioleche consultive a pubblico uso. Così moUi testi divenuti ormai vieti e institlìcienti 
son stati sostituiti da edizioni recenti più pregiate, e nuove classi di libri son state aggiunte, concer- 
nenti cose e .soggetti clie cinquant' anni fa nemmeno si sognava esistessero. 

Di f)ui la necessità anclic per il « British Museum» di rivedere di tanto in lanlo (ptesla Bi- 
blioteca di consultazione jier aggiungervi nuovi volumi e toglierne altri resi inutili dal tempo, e di 
rifare di tanto in tanto (piel Catalogo (k'c/fr,-ii<-e Calaloi^iie, che i)er lispondere all'intento suo 
deve esser sempre tenuto a giorno con aggiunte e sosiiluzioni. 

Se lo stampassero con la linotype e tenessero in piedi le lighe della composizione (s/ni^sj, 
sarebbe facile inserir nuovi titoli e toglierne i vecchi. 

Questo era appunto il sistema che proponeva il JewctI, quando sognava un gran calalogo 
tutto di lastre stereotipate, anticipando, senza saperlo, l' invenzione della ìhwlypc. 

Congrès international des Archivistes et des Bibliothécaires en 1910. - Dans 
sa rciinion du 22 septembre dernier, sur la proposiiion de M. I,. Stainier, conservateuradjoint à la 

La Bibliofilia, anno IX. liispinsa S« 3. 



314 NOTIZIE 

Hibliolhèque royale et dìrecteur de la Revue des Bibliotheques et Archives de Belgigue, !'« As- 
sociation des Archivistes et Bibliothécaires Belges » a décide de provoquer la réunion d' un Con- 
grès international des Archivistes et des Bibliothécaires, qui se tiendra k Bruxelles, eu 1910, lors 
de l'Ex posi ti OH internationale. 

Une Commission d'organisation, k la téte de laquelle se trouvent MM. Gaillard, archiviste 
gallerai du royaume et le R. P. Van deu Gheyn, conservateur des Manuscrits de la Bibliothèque 
royale de Belgique a élé chargce par l' Association de se mettre d'accord, pour la préparation de 
ce Congrès, avec le Bureau du Coiigy'cs inlernalional des bibliothécaires, teiiu à Paris en 1900, 
ainsi qu'avec les Associations d'Archivistes et de Bibliothécaires de tous les pays. 

Les nieinbres de l'Association consultés sur l'opportunité de rcunir de la sorte en un méme 
congrès, archivistes et bibliothécaires, ont été unanimes à déclarer qu' en dehors de questions par- 
ticulières à ctudier entra spécialìstes, en sections séparées, l'archivccononiie et la bibliothéconomie 
ont de nonibreux points d'intérèt conimun, pour l'examen desquels il est utile de grouper les avis 
simultanés des arcliivistes et des bibliothécaires. 

Una raccolta di riproduzioni di Codici. (Proposta di Pasquale Villari). — 
L'illustre senatore Pasquale Villari ha comunicato alla Kivisia di Roma questa sua proposta, la 
quale, come la maggior parte delle proposte veramente utili, fu applaudita da tutti ma non accolta 
da nessuno : 

« Ripeterò ((ui un pensiero che mi venne appena giunse a Firenze la notizia del funesto in- 
cendio della l'iblioteca Nazionale di Torino la notte dal 25 al 26 gennaio del 1904, e che mani- 
festai subito per lettera, all'amico prof- E. D'Ovidio, il quale Io comunicò all' illustre Rettore del- 
l'Università dì Torino, prof. Chironi, e al bibliotecario-capo Carta. Lo faccio con animo franco e 
.sicuro ora che dalla Relazione dell'incendio della Biblioteca Nazionale di Torino dell' avv. Gio- 
vanni Gorrini (Streglio ed., Torino; 1904) vedo la mia idea autorevolmente sostenuta dai chiaris- 
simi professori conte Carlo Cipolla e Stampini, accolta con favore anche dall'Accademia delle .Scienze 
di Torino. 

Oggi la riproduzione in fototipia degli antichi Codici sono fatte con si mirabile esattezza, che 
(|uaiche volta si studia su di esse quasi meglio che sugli originali. 

Se in una grande Biblioteca si raccogl lessero le riproduzioni dei Codici di maggior valore 
che si trovano in paesi lontani, e che non è possibile far viaggiare, il vantaggio per gli studiosi sa- 
rebbe immenso. Non solo si risparmierebbe la spesa di costosi viaggi, ma si potrebbero fare con- 
fronti, che altrimenti riuscirebbero impossibili. 

Se la Biblioteca Nazionale di Torino iniziasse una raccolta di tutte le riproduzioni già esi- 
stenti e di quelle che in gran numero si andranno facendo, l'utilità ne sarebbe per sé stessa evi- 
dente. 

Ad agevolare sempre più il conseguimento di un tal fine, essa potrebbe ordinare di sua ini- 
ziativa la riproduzione di alcuni Codici Italiani o stranieri valendosi poi degli esemplari disponi- 
bili per avere in cambio altre riproduzioni. 

Se questa raccolta si facesse largamente insieme con l'acquisto di opere a stampa e di Co- 
dici, il grave danno sofferto nel 1904 sarebbe col tempo in qualche parte scemato, e gli studiosi 
accorrerebbero in gran numero a Torino, che alle tante sue benemerenze ne aggiungerebbe un'altra. 

Noi Io speriamo e lo auguriamo alla generosa e gloriosa città, che nella prospera e nella 
avversa fortuna, è sempre ammirabile, .sempre eguale a se stessa. 

Inventario dei libri d'un maestro di scuola del sec. XV. — .Si tratta d'un modesto 
maestro e notaio, « professor grammaticae in plebe Sacci », di Cristoforo cioè figlio del .sarto Gio- 
vanni da Legnago. L'inventario è del 18 agosto 1427 e, oltre ad alcune suppellettili, registra 
n.f 44 libri, fra cui tre Virgili, qualche scritto di Cicerone, i Fasti e le Epistole di Ovidio, un 
l'apia, un « Graecismus » — certo quello di Eberardo da Béthune, cosi difluso nel medio evo — , un 
esemplare delle tragedie di Seneca, ecc. Come si vede, una libreria modesta, come modesto il 
suo possessore. Ha pubblicato l'inventario Akn.\ldo .Segarizzi nel Hiillett. del Musco Civico di 



NOTIZIE 315 

Pado'ca (11. 1-2, an. x). Forse non era inutile die il benemerito editore lo corredasse di iniaUMit- 
niaggior notizia, sovrattutto bibliografica; certo poteva mentirsi in rilievo il fatto, non privo d'in- 
teresse, che 4 anni innanzi alla morte di Gasparino da Harzizza, si trovasse presso (iiieH'niiiile 
maestro di Pieve di Sacco un volume di lettere dell'elegante ed erudito Ciceronianista (« l^pi- 
stolarnni gasparini perga:nensis in bombice »). 

Contro la dispersione e il guasto dei Mss. nel 1566. — l'are che a Roma verso la 
met;\ del cinquecento i libri mss. servissero a tutt'altro uso che a scopo di studio, e se ne facesse 
una dispersione e uno strazio, che fini per preoccupare quelle che oggi diremmo « autorità com- 
petenti ». Infatti leggiamo in un decreto del Cardinale Camerario diretto a Dionisio /.anelli Com- 
missario « Canierae apostolicae > il 15 maggio 1 :;66 che, essendo esso venuto a cognizione 
come « nonniiUi librarli, auripellarii, battilorii, pictores, cartularii, limpuiarii, cupidinarii, cete- 
rique huiusmodi artium professores ob diversos libros legaiuk)s, timpana conlirienda, bona 
veiidenda 1?) aliaque sibi incumbentia facienda veluti homines ineruditi litterarum i;.;iiari et txper- 
tes » non apprezzavano quanto < in libris diversis non sine magno laliore alacri stmlio vigilantia 
summaque opera a praeclaris et eruditis viris accurate latino sive alio quovis sermone.... manilms 
suis videlicet calamo » era stato scritto e composto, e perciò laceravano questi libri cosi pieni di 
erudizione e di scienza, cosicché « quod peius est in varias partes et diversa frustula penes ali- 
quos reperiuntur a dictisque cnpidinariis, timpanariis, librariìs ceteris(|ue similibus prò vili pretio 
eniuntur et prò supradictis libris operiendis bonisque vendendis turpiter abntuntur in non modi- 
cnm bonarum disciplinarum et artium professorum daninum. scandalnm et detrimentum », allo 
scopo di reprimere siflatti abusi nomina e deputa lo Zanchi commissario e revisore « inqiiirendis 
invesligandis diligenterque indagandis libris cuiuscunque generis tam latino quam graeco hebraico 
et alio quovis serir.one, manu videlicet vel calamo tantum et tam in carta membrana ciuam coc- 
cinea sive papirea scriplis, penes eosdem cupidiiiarios, auripellarios, librarios, timpanarios, battilo- 
rios, cartularios aliosque artifices similium artium professores tam integris quam fractis et in di- 
versas partes redactis », gli dà la facoltà di sequestrarli, i libri, intieri o ridotti a pezzi, cosi come 
li troverà, ed intima ai possessori di essi (fra i quali sono annoverati anche i « salsamentari! ») di 
consegnarli « tam integros quam divisos et separatos seu fractos nec non IVustulos aut aliter ut 
supra redactos manu seu calamo tantum scriptos » entro Ire giorni al predetto Commissario e 
Revisore generale, sotto la minaccia di gravi pene. .Silialto interes-ante documento, tratto dagli 
Atti Camerali dell'Archivio Segreto Vaticano, ha visto l.i luce, per opera del Or. J. A. l'". Orbaan 
<« Een paliseli jk Verbod tegen het Opsebrin/;cn i-au I liìndscliriflcii anno 15I1IÌ » nella Rivista 
Tijdschrift voor Boeken Bibliothekwezen. \, 1007, pp. 1^-64). Nel testo però si desidererebbe 
qualche maggiore accuratezza, essendo evidenti delle inesattezze, che non si possono — fino a i^rova 
in contrario — attribuire all'autore. 

Intorno a Guglielmo Libri |>oti;i non esser privo d' interesse, seppure non persuasivo, 
il teniamo d'1111,1 certa iiual riabilitazione fatto da Jkan ISonniìrot nella Nouvcllc Revne, se- 
condo il quale « devaiit tant d'ennemis il devait succomber. Libri n'a pas meritc toutes les co- 
lères dont 011 l'a accable. lit c'est assuiément une figure originale et curieuse que ce grand che- 
valier d'aventures de la bibliophilie ». Forse intorno al così tletlo « Aliare Libri » non è ancora 
stata detta l'ultima parola: gioverebbe studiarlo e trattarlo senza preconcetti, senza ire come 
senza parzialità, e stabilire quanto della suppellettile libraria che si disse da lui saccheggiata e guasta 
sia stato etlettivamente dal Libri depredato, e ciiianto da alni innanzi a lui, ed a lui legittimamente sia 
poi pervenuto. 

Codici di medicina della Biblioteca Universitaria di Wurzburg. — Ne ha pubbli- 
cato un« beschreibendcs Verzeiclinis niit lilerarhistorischen Anmerkungcn» il Or. IciN. -Si-hwarz (/>;> 
medizinischen Ilandschriflen der kgl. UmveiS!tal<ibibliolhek in Wihzburg. Wurzburg, A. Stu- 
bers V'erlag, Curt Kabitzsch, i'.»07, in-S, pp. cf^, con un facsim.), corredandolo, oltreché del fac- 
simile di una pagina del cod. ;3 (« Ricardns Augi. Glossae in |ohaiinitiuin ») ilella importante pub- 



3i6 NOTIZIE 

blicazioiie (lell'W//rt/ywm Copkonis (secolo XI), e della Anatomia Ricliardi Salcinitani (sec. Xll) 
conforme al testo di codici di Wtirzbiirg, l'ultima però collazionata con 3 altri codici. La pubblicazione 
è accurata, diligente, notevole per le notizie letterarie, storiche e bibliografiche delle quali è mu- 
nita la illustrazione sovrattutto dei Mss. dal XIII al XVI secolo ; e fa onore all'autore, a cui saranno 
grati cosi i;'' specialisti, studiosi della storia della medicina, come i Ijiljliografi ed i bibliofili. 

Istituto delle carte. — Riceviamo dall'egregio prof. I. M. Palmarini la seguente circolare 
che pubblichiamo con piacere plaudendo alla nobile sua impresa che non mancherà, come speriatno 
e ci auguriamo, di trovare il valido appoggio dei letterati e scienziati : 

« Una delle più imbarazzanti difficoltà per ogni classe di studiosi è il non sapere sempre a 
chi dirigersi per avere con sicurezza, sollcciludine e buon mercato quel corredo di notizie o biblio- 
grafiche o paleografiche o artistiche che possono abbisognare durante la preparazione dei materiali per 
un lavoro tii critica. Simile diftìcoltà, che costringe spesso a dispendiosi viaggi, a noiose e lunghe 
trattative con persone sconosciute, si fa sempre più gravosa ora che le discipline storiche sia nel 
campo letterario che artìstico tendono a intensificarsi e a popolarizzarsi. Spesso la improvvisa ne- 
cessità (li un riscontro, di una collazione, di ima notizia, di una fotografia, ecc., arresta un lavoro 
già a buon punto, e non si sa come provvedere prontamente al subitaneo bisogno. 

A rimediare a questo inconveniente si è pens.ito da un nucleo di studiosi di creare in Fi- 
renze, città topograficamente centrale per 1' Italia e ricca di tanti istituti scientifici e artìstici, un 
Istituto delle Carle, il quale offra modo a tutti gli studiosi d'Italia e dell'estero di avere rapida- 
mente, sicuramente e onestamente tutte quelle notizie, quelle verifiche, quelle trascrizioni e quante 
altre investigazioni possono occorrere per gli studi. 

Questo Istituto, che ha corrispondenti in tutte le principali città d'Italia, nonché ne' piccoli 
centri, può incaricarsi di qualsiasi lavoro, offrendo le garanzie di una istituzione nota e diligente- 
mente organizzala, e della rispettabilità personale e scientifica di chi fu chiamato a dirigerlo. 

In quanto alla discrezione della spe-.a, ne danno aflidamento le condizioni per le quali sono 
eseguite le commissioni. 

Gli studiosi non avranno sorprese, poiché i prezzi saranno volta per volta stabiliti di comune 
accordo col richiedente prima di metter mano al l.ivoro. 

L' Istituto è sicuro che V. .S. vorrà aiutare con tutto il suo appoggio la utile impresa, dif- 
fondend(jne la notizia. 

Condizioni: !." Il Direttore dell'Istituto, avuta una richiesta, con ogni sollecitudine, a se- 
conda dell' importanza del lavoro stabilirà la spesa relativa e il tempo necessario all'esecuzione, e 
li comunicherà allo studioso. Se questi li riconoscerà convenienti, darà ordine per il lavoro, anti- 
cipando un terzo della spesa fissatn. 

2." I lavori saranno inviati a porto assegnato. 

3." .Se oltre il lavoro, vi fossero S[)ese vive, come per riproduzioni fotografiche, spese di viag- 
gio per Inrjghi di campagna, ecc., esse tiovranno essere anticipate. 

4." Resta stabilito: Ter un semplice riscontro bibliografico (-leterminato L. 5,00 in Italia, 

$." Si garantisce la più assoluta riservatezza sui lavori affidati all' Istituto. 
L. 10,00 v>er r Estero. l'er riscontri paleografici, il doppio. Sempre anticipato. 

N. lì. — l'er evitai e pos^iòili disguidi postali è eonsigtiaòite di scrivere per mezzo di let- 
tere raccomandate. 

Dirigersi: Prof. 1. M. Palmarini, Direttore dell' Istituto delle carte, via delle Lane 7, Firenze. 
Telegrammi : Istitcarte, Vìrenie. 

La Bibliothèque Bibliographique de M. Pierre Deschamps. — Cette bibliothè- 
que, formée avec soin, contient les pnncipaiix ouvrages publiés relatifs à la bibliographie, à l'his- 
toire du livte et de l'imprimer ie, ouvrages nécessaires au bìbliographe et au libraire 

lille renferme plus de 2000 volumes et plaquettes, parmi lesquels nous mentionnerons som- 
mairenient le Manuel du Li/'raire de J.-Ch. lirunet et ses snppléments, par P. Deschaiirps, e.xem- 



NOTIZIE 



317 



plaire interfolio et couvei t d'aiinotations, par I'. llesclianips ; les oiivrages de Maittaire, Panzer, 
Meerniann, Hain, etc, sur !es incunaljles et les preiiiit-rs proiUiits <Ie la ly,)Of;rapliie ; les bililiogra- 
phies franr.iises de La Croix dii iMaine et dn Verdier, 1'. I,f Long, lìaillet, Niceroii, Abtié Goiijel, 
Qiiérard, lìarbier, I'. Lacroix, ]■'.. l'icot, etc, les Notices sur riiiiprimerie dans ditlérentes villes et 
celles sur les iniprimeurs célèbres de Hernard, Reiiouard, Miinipbrey, Claudin, les bibliograpliies 
étrangères <le Antonio, Melzi, HoUrop, Campbell, l.owudes, Walt, Ibirrisse. etr. eie. 

Signalous une iniportMUte srrie tles Oavra<;ps ile Dibdiu (i:ihliotlu-i.a Sficnct'i iana, Jiihìiogya- 
phical Dccaiiu-yoii, etc. 

I.es Bit'liographies spcciales tle V'an Praet [l.ivrcs sur -ce/in), du 1'. de liacker (/•À> ivaiiis tic 
!a Compagnie' de Jesus), s'y trouvent ógaleiiient. 

Quel<|ues ouvrages sont consacrés aux manuscrìts et à la paléogr.iphif ; ciloiis parmi oeux-ci 
la Pah'-ograp/tie universeìle de Silvestre, 4 volumes in-folio. 

I.a Collection est coniplétóe par une sèrie très importante de Catalo^jin-s de fonds d'impri- 
niems célèbres et de Catalogues de ventes de livres fdtes au XVII 1' et au .XIX' siede. Beaucoup 
de ces Catalogne^ sont en belle ciitulitioii, avec prix mari|iirs ou nunotatimis ile bibliopbiles di- 
stingués. 

Cette Collection importante de l'auteur <lu .Supplriiwii/ ,iii A/a/itu-/ du l.ihraire et du I)u- 
tionnairc de iicographie ancienne et moderne à /'usai:e du lil)i aire est à vendre en un seni lot, 
moyennant la somme de 7500 Francs. 



VENDITE PUBBLICHE 



La vendita di autografi, specialmente mu- 
sicali, che, come annunziammo nel numero scor- 
so della liibliofilia, era stata Indetta dalla casa 
Leo Liepmannssohn di Berlino, ba avuto luogo 
nei giorni tissnti, con Ljrande concorso di ama- 




/ìT^ <W^ 



tori e con pieno successo, essendo stato tutto 
venduto e mollo anche a prezzi elevati. 

.Siamo in grado di fornire ai nostri lettori no- 
tizie particolareggiate dell'importantissima ven- 
dita, ugualmente interessante pei bibliofili e pei 
cultori d-ll'arte. 



Il compositore, ai;li autografi del quale sono 
stati attribuiti i prezzi più alti, fu, com'era natu- 
rale, il .sommo Beethoven. Di lui si notavano 
nel Catalogo ben 17 uiimeii, per la maggior 
parte di musica autografa e lirniat.!. Una sua 
trascrizione per pianoforte ilcUa lilusii -u einein 
Kilteyballel che è la prima composizione orche- 
strale del Grande di lionn, fu venduta per 5025 
marchi. Wn frammento della Sonata facile in «lo 
inagg. per pianoforte raggiunse il prezzo di mar- 
chi i;io: alcune copie del Cradiis ad Parnassiiin 
de! l'"iix furono vendute per 205 ; un abbozzo 



V^ ^-^H^ 



^ 



del trio o;). 97 per marchi 7,10, una copia c< n 
firma autografa per 4:5; (piella fatta da un co- 
pista ma «■on parole autografe dt-1 Beethoven del 
Coro dei Dervisci nelle Ruine d' Atene \>ftx 1050; 
un foglietto d'album per l'i^j, gli scliizzi di alcuni 
nu^lioramenti alla sonata op. 111 per 535; un 
ritratto <-oii dedica autografa per 855; un fram- 
mento di partitura del Quartetto op. 127 per 
15^; alcune correzioni autografe pel Qu.irtelto 
op. 1.^2 per Soo ; un libro ili conversazione con 
introduzione autografa per iSoo ; un frammento 
dell'Aria itali.ma l'eggio tanguir chi aiiito per 



3i8 



VENDITE PUBBLICHE 



So ; alcuni studi teorici, per 285 ; una lettera 
per 600. Ma i due manoscritti Beethoviani che 
salirono a più alti prezzi furono 1' autografo 
della Sonata per pianoforte in mi magg. op. iom 
che fu venduto per marchi i(«io, e quello del 
Quartetto in Fa, op. 135 venduto per marchi 
14710. Credo che mai prima d'ora si fosse tro- 
vata sul mercato una cosi abbondante e cosi 
importante raccolta di autografi Beethoveniani e 
quindi si spiega facilmente come gli amatori sie_ 
no stati invogliati a concorrere all'acquisto fa- 
cendo per conseguenza salire i prezzi d'incanto. 
Di Ettore Berlioz furono venduti vari mano- 
scritti musicali e alcune lettere autografe a prezzi 
oscillanti fra i 20 e =;f> marchi : ma raggiunse il 



prezzo di marchi iioo la sua trascrizione per or- 
chestra e cori della Marsigliese. 

Degli autografi del Brahms, uno (le Variazioni 
sopra un canto ungherese) fu venduto per moo 
marchi, e un altro (il manoscritto della Sinfonia 
op. 73} per 1700; gli altri andarono a piezzi 
minori. Né molto furon quotali i manoscritti 
del gran Cherubini : tanto è vero che quello 
del Solfeggio andò a 265 marchi e quello del 
famoso Corso di cotitrappunto e di fuga a 240. 
Più alti prezzi raggiunsero quelli di Federico 
Chopin. del quale il Valzer op. iS in mi beni, 
magg. fu venduto per marchi 2S00 e quello delle 
Mazurke op. 33 per iSoo ; altri suoi scritti o mu- 
sicali o di lettere andarono a 70 63310 marchi. 




Tralasciando, per non andar troppo in limgo, 
i minori (quali, Berton, Cramer, Czerny, David, 
Diabelli, Heller, Joachim, Kreutzer, Mayr, Mo- 
scheles, Ries, Spohr, Strauss, Viotti, Vogler, 
Zingarelli ed altri, gli autografi dei quali anda- 
rono pure venduti) rileviamo che un franmiento 
autografo della Diaria di Rohan di Gaetano Do- 
nizetti fu venduto per soli marchi 45 ; mentre 
alcuni canti del Dvorak andarano a 27^ e a ben 
3035 marchi andò la partitura orchestrale del- 
V Ebrea di Halévy, i cui manoscritti raggiunsero, 
anche in altri numeri, prezzi che possono appa- 
rire eccessivi, tanto più se si considera che, ec- 
cezion fatta per una lettera pagata marchi 1020, 
molti manoscritti di Giuseppe Haydii andarono 
a prezzi assai bassi. 

Del Liszt fu venduta per 500 marchi la Fan- 
tasia per pianoforte sugli Ugonotti e altre com- 
posizioni andarono a prezzi vaii, da 31 a 17-; 
marchi. Troppo quotato il Loewe (fino a 250 
marchi) in proporzione col Mendelssohn che 
raggiunse appena i marchi iSo colla canzone di 



caccia restando, con altre composizioni, molto 
al di sotto dì questa somma. Di Giacomo Mey- 
erlieer, oltre a varie opere vendute dai 100 ai 
300 marchi e a lettere andate a pochi marchi, 
fu vendula per marchi 1005 la partitura orche- 
strale del 1.'' alto del Roberto il diavolo. Una 
lettera di Leopoldo Mozart andò a marchi 400 
mentre alcuni autografi musicali del suo grande 
figliuolo Volfango furon venduti per marchi 275 
e 350. 

Troviamo poi venduti, per 230 marchi la par- 
titura orchestrale àsWOlinto e Sofro?tia, opera 
non compiuta di Ferdinando Paer, per 86 mar- 
chi un foglietto del Paganini contenente una 
frase del Capriccio per violino, per 20 una firma 
di Niccolò Piccinni, per 120 un autografo mu- 
sicale del Rossini e per S3 e per 31 altri suoi 
scritti, per 65 e per 70, autografi del Rubinstein. 
F cosi giungiamo allo Schubert. Di lui erano in 
vendita parecchi autografi e furono tutti collo- 
cati a prezzi, che, dagli So marchi per un fram- 
mento, vanno fino a 1210 per l'autografo delle 



VENDITE PUBBLICHE 



319 



l'ariazioiii per Jìaulo e pianoforte, dopo aver 
raggiunto, con altri lavori, le cifre di 510, 600, 
620, Soo, loio. Ilio. Alla somma di 1200 mar- 
chi è pur giunto uno dei vaii autografi di Ro- 
berto Scliumann, Top. u per pianoforte, e altri 
andarono a 140, a 2;;o, a 700. Assai quotato, per 
quanto moderno. Federico Smetana (tino a 450 
marchi) mentre il vecchio Spontini ha toccato il 
massimo col prezzo di 210 marcili attribuiti a un 
grosso frammento di partitura dell'opera Agnese 
di Hoìienitaufen e una sua lunga e importantis- 
sima lettera è stata venduta per soli 20 marchi. 
Finalmente (e sempre per ricordare solo i mag- 
giori) alcune lettere di Riccardo Wagner hanno 
trovato compratori a 85, a 150 e fino a 300 mar- 
chi : e autografi del Weber a 100 e a 230. 

All' infuori della musica notiamo tra le più im- 
portanti vendite effettuate a Berlino nella stessa 
occasione, quelle di un autografo dell'Ariosto per 
100 marchi, di una lettera latina del grande ri- 
formatore Filippo Melantone per 250, di uno 
scritto di due pagine del grande riformatore 
svizzero Ulrico Zwingli per 450, di una lettera 
firmata da Ivan Stepanovitch .Mazeppa per 85, 
di uno del Casanova per 140, di due del Goethe 
per 310 e 395, di uno dell' Heine per 39^, di uno 
di Teodoro KOrner per 175, di alcuni del Vol- 
taire, uno dei ijuali per 490 marchi, mentre, in 
generale, gli autografi dei sovrani e degli uo- 
mini politici andarono a prezzi molto minori. 

A. 15. 

The EngrllBhauctlonseason, 1906- 1907 

— 'llie sale of books by auction in England, 
durìng the past season, that is, from October 
ii)o6, to July, 1907, according to J. H. Slater, in 
the preface to the lalest volume of his "Rook 



A 












Prices Current," * which he has edited so ably 
tor nearly a generation, was important owing to 
the fact that of late an e.xceptionally large num- 
ber of very unusual and extremely valuable books 
and nianuscripts came into the market and were 






Vendita Liepmannssohn. — .\utografo di VoLiAlKr 



sold at prices which eveii a ew years ago would 
bave been looked upoii as impossible. American 
competition is held responsible to a great extent 
for the iiotable increase in the prices paid for 
rare or e.xceptional copies of the English clas- 



■■ Book Prices Current: a record of the prices at which 
books have been sold at auction, from October, 1906, lo 
July, 1907, being the season of 1906-1907. v. iii. London, 
F.lliot Stock 1907. 10-1-794 p. ^1, ci., L. I 7S. 6rf. net., 



sics, whetlier in printed hook forni or in manu- 
script. Hut wliile tliis in some degree may ac- 
count for the higlier average of the price per 
hook it does not account for ali of it, the increa- 
se being due rather to keener competition than 
usuai diiring the season for ali the books ofany 
importance wliatever. As it was, j 1,800 works 
realizeil nearly \.. 134,000, an average of L. 4 
4.9. -'(/., the higliest recorded price since 1S93. 
In that year the average stood at L. i 6.v. yd.y 



320 



VENDITE PUBBLICHE 



gradually increasiiig to I,. 2 lus. ^d. in i8;i;^), 
falliiig agaiii, at the lime of llie Hoer War, re- 
covering to L. 3 7^. ma', iiumediately after its 
conclusion, and, during the last three years fal- 
liiig agaiii considerably below L. 3. The average 
of I,. 4 4^. sd. does not inclnde the niany rare 
media-vai manuscripts vvhicli brought high pri- 
ces, bnt is based entirely on the results of the 
sales of printed books and manuscripts of a li- 



terary character, many of which fetched upwards 
of L. 100, iiine lots alone reaching a total of 
L. 167^0 

The chief sales of the seasoii vvere the library 
of V'an Antwerp of New York, and the coUec- 
tions of the Duke of Sutherland. S. M. Samuel, 
L. W. Hodson and Sir Henry Mildmay. Of 
these the Van 'Antwerp coUection, containing 
many books formerly in the library of Locker- 



//, 






/. 



■CT^tU 



f ■ % 



\'endita Liepn 



— Autigrafo di Lo 



Lampson, was easily the tnost noticeable. It was 
at Ibis sile that a copy of the Kilmarnock Burns 
realized L. 700 ; the Shakespeare First Folio 
L. 3600, the ihird folio L. 650; Walton's "An- 
gler," the 1O53 edition, L. 1200, etc. 

However, it is not to be inferred froni this 
resumc that the aver^ige book stands in any 
exclusive position or that it is increasing in vaine. 



The demand at preseiit, as already pointed outi 
is for early editions of the English Classics, im- 
portant manuscripts, association books and Ame- 
ricana. These bring good prices : the others, if 
anything, are cheaper than they were seven or 
eiijht years ago, and it is possible now to form 
a library at considerably less expense than for- 
merly— a point hardly worlli meutionìng were it 




'W^ 



■V-J'** ^V»'A^v>t^f-M ^^\^^ iX-i.1^ ,ja/»/94— «.'^^^-w-lCf. / Lr»-.^ 



U-i 



Vendita Liepmannss 

not for the fact that the enormous prices reali- 
zed for a few exceptional books are very apt to 
create the ìmpression that ali alike, provided they 
are of any vaine at ali, are fast travelling beyond 
the reach of collectors of ordinary nieans. This, 
Mr. Slater thinUs, is very far from being tlie 
position, as it is to-day, is preiisely tlie reverse. 
It may be siimmed iip in a few words. V'ety 



.autografo di Ulrico Zwingi.i. 

valuable books are becoming more costly ; tliose 
of moderate vaine less .so, the reason being that 
tlie energy of ridi collectors, whether living in 
this colimi y cr abroad is devoted almost exclu- 
sively to the former, which, as they see, are fast 
slipping from their grasp. As to the latter, they 
can be obtained at any lime if wanted, and there 
is no preseiit iieed to trouble much abont them. 



Comni. Leo S. Olschki, Direttore-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 



1007 - Stab. tipografico Aldit 



e. Via Folco Fon 



Anno IX 



Dicembre 19O; 



Dispensa ()" 



La Bibliofilia 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



Di un codice miniato di Macrobio 
appartenente al sec. XV 




ii'HE opere ebbero durante tutti i secoli del Medio Evo e nella 
[)rima metà del Rinascimento la diffusione e la popolarità di 
cui godette il Commento di Macrobio Ambrosio Teodosio al 
Sogno ciceroniano di Scipione. E la cagione dovette essere du- 
plice : non solo perché conteneva parte d' un'opera smarrita di 
< icerone, di cin non molte altre opere si conoscevano nel Medio 
Evo, ma perché trattava di due sovrani problemi che han sempre affaticato 
e affaticano gli spiriti umani, il problema della costituzione dell' universo o del 
cosi/ìos e l'altro problema ancor più interessante, del comune destino o del- 
l' oltretomba. Ricercato, letto, studiato, postillato, or grossamente ed ora splen- 
didamente illustrato, il Soi/niini/i, in unione il [)iù delle volte col commento 
Macrobiano, passa da una mano all'altra, da una in altra città, da un paese 
all' altro diffondendosi quasi dovunque p(>r 1' Europa. Ee biblioteche riboc- 
cano di codici e di edizioni delle due opere. Ludovico Jan nell'apparato 
critico che fa jjrecedere alla sua edizione (i) non ne novera meno di quaranta- 
sette codici d' età diversa e di trentasette differenti edizioni. Quanto a noi, 
limitandoci solo alle biblioteche fiorentine, non meno di dodici manoscritti 



(1) Macroiui Amur. Tiikod. Cominetitaiii in Oc. Soiniiiinn Scipio/iis etc. excussis exem- 
plaribus tam manu txaratis quam lypis descriptis emenclavit, apparatum criticuni, adnotatione.s, 
Clini aliorum selectas tum .suas, adiecit Ludovicus lanus etc. QueillitiburRÌ et Lipsiae, typis et siinip- 
tibus Godofredi Bassi!, 1S4S, iii-S. È il voi. i" delle Opere di Macr. pubblicate dal Jan.; il 2" voi. 
contiene i Satuttiali. 



U Bibliofili, 



35 



322 G. BOFFITO 



abbiam potuto vederne nella Laurenziana (i), tre nella Riccardiana (^) e quattro 
edizioni diverse, tutte del Quattrocento, nella Magliabechiana (3). 

Nella copia dei manoscritti e delle edizioni non si può però dire che 
giunga superfluo il codice di Macrobio appartenente alla collezione del com- 
mendator Leo S. Olschki, che ci affrettiamo ora a descrivere. Nessun manoscritto 
d'opera antica che contenga qualche notevole variante, si può, a parer nostro re- 
putare superfluo ; ma oltre a ciò, il codice presente si raccomanda da sé per 
alcune particolarità tutte sue e per la bellezza della scrittura e delle miniature 
che l'adornano. Pergamenaceo, in-4, di carte 1 1 1 numerate da mano recente nel 
recto, mill. 172X243, esso ci si presenta fornito di una legatura originaria in 
tavole, qua o là tarlate, ricoperte di pelle a fregi con piccole borchie ai lati a 
uso dei fermagli che ora sono scomparsi. Il secolo a cui risale è senza dubbio 
il decimoquinto, trovandosi esso interamente trascritto (ad eccezione della carta 
4 recto e verso che è di mano moderna) in quella bella lettera tonda che è co- 
nosciuta sotto il nome di umanistica. Una nota finale ci fa sapere anzi la data 
precisa della trascrizione, che fu l'anno 1469. Ma esaminiamolo parte per parte 
ordinatamente. 

Carta i ;■. nel margine superiore: Macrobins De Sonino Scipionis (sec. XVII). 
Più sotto si trovano abrase due righe che contenevano forse il nome dell'an- 
tico possessore. Nel margine inferiore si trova di nuovo ripetuto il titolo. 

C. r 7'. si leggono le seguenti curiose notizie intorno a Macrobio, tra- 
scritte dalla medesima mano che vergò il codice : 

Macrobius ormicretes (4) hoc est somnioium iudex vel interpres comentatus est in 
Scipionis apochalipsi idest revelatione quam ai revellaverunt iam coelo recepii vel AfFri- 
canus avus vel Paulus pater, ut refert Marcus Cicero in VI libro de Republica, cuius 
revellationis misteria et Ciceronis magnifica veiba multibusque sensibus referta pra;dictus 
vir singulatim discurrens hunc librum composuit, in quo diligenter ad Eustachium filium 
disseruit de natura animae viciisque ac virtulibus, de diveisitatibus etiam ac nominibus 
somniorum, necnon et de natura numerorum et divisione, de sideribus quoque et steliis, 



(i) PI. 51 cod. 14 mise, niembr. in fo. picc. sec. XI ; pi. 7(1 cod. 33 membr. in-4° sec. XII ; 
pi. 77, cod. 5 menibr. in-4" sec XV, cod. 6 membr. in-S" sec. XIII. cod. 7 membr. in-4"' P'cc- 
sec. XII, cod. 8 membr. in-S" picc. sec. XIU, cod. 9 membr. in-S" sec. XII ; pi. 90 cod. 26 membr. 
in-S" gr. sec. XV ; pi. 90 cod. 79 membr. in-4° sec. XII ; pi. 22 sin. cod. 9 membr. in-4° picc. sec. X, 
cod. Il membr. in-8° sec. XIII; Bibl. Aed. cod. i("i8 mise cart. fo. picc. sec. XV. Cfr. Bandini, 
Calai. II, 530; III, 105, 130, 460, 663; IV, 165, 166, 478. 

(■2) N. 139 membr. in^"; 581 membr. 111-4»; 7'^ membr. in-S°. 

(3) Macrobii Somninm Scipionis ex Ciceronis libro de republica. Ih fine: Macrobii Aureli! 
Theodosii viri consularis et ilUistris Saturnaliorum libri impressi Venetiis opera et impensa Nicolai 
Jenson Gallici M.CCCC.LXXII. In fo. s. nuni. — Id. Brixiae per Boiiinum de Boninis de Ragusia 
M.CCCC.LXXXIII, die Vl.iunii. In fo. s. n. — Id. Venetiis Anno tiomiiii M.cccclxxxxii, die .'^XVIIII 
Junii. In fo. di c.LXXXIX. — Id. Venetiis a Philippo Pincio Mantnano Anno a nativitate domini 
MCCCCC die XXIX octobris Angustino Barbadico Serenissimo Venetiarum Duce. In fo. di e. XXXVl. 
Tutte queste edizioni non sono sfuggite al Jan, ediz. cit., pag. LXXXVIII ed LXXXIX dell'In- 
troduzione. 

(4) Oneiiocì elcs propone di leggere il Bandini, Calai, cod. latin. II, col. 536, Florentiae, 1775. 



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Facsimile della prima miniatili a del MACRomrs, co(f. nis. vtctithr. .YK s. 

.Iella Collezione del conmi. Leo S. OUchlii. 



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Facsimile della seconda niiniatuia del Macrobius, cod. ms. iiietnbr. SI' s. 

della Collezione ilei conim. Leo S. Olschti 



DI UN CODICE MINIATO DI MACROBIO APPARTENENTE AL SEC. XV 



de numero et magnitudine ccelestium ciiculoium, de positione ac magnitudine c(cli et terra', 
de magnitudine et defectu, necnon et cursu solis et lunae, de \1I planetis et armonia C(i.ii. 
Unde Macrobius dictus est quasi macros hios, quod latine sonai longa via, utpote de cilIo 
ad terram ; qui et Ambrosius dictus est, idest deorum cibus, non multum distans eloquio 
ab Ambrosio mediolanensi episcopo qui ut multis placet auctor fuit in scribendo hoc li- 
bello. Finis finis tinis tinis finis. Laus Deo. 

« Guam non panca pancis in verbis peccata ! » vien voglia di esclamare 
col Bandini il qnale in un codice macrobiano della T.aurenziana (PI. 51, n. 14; 
membr. in-fo. picc, sec. XI) trovò pure e pubblicò nel suo Catalogo (i) questa 
breve e spropositata nota sul nostro autore. 

C. 2 r. Bianca. 

C. 2 V. Ci offre la prima delle miniature di cui presentiamo il facsimile 
al lettore. .Si veggono in alto figurate le varie sfere celesti, come in altri co- 
dici macrobiani (in quelli ad es. della Laurenziana che son segnati coi n. 79 
pi. 90 e col n. 9 pi. 22 sin.) e a pie di esse verso sinistra un re in atto di ab- 
bracciare una giovine figura che a prima vista sembra di donna, ma che è in- 
vece d' un giovine imberbe che indossa, a quanto pare, la lacerna e reca una 
lunga spada in mano ; nel centro il medesimo re in atto di preghiera e verso 
destra ancora il re medesimo seduto in trono con al fianco pure seduto il giovine 
di prima nello stesso atteggiamento. Il miniatore s'è qui evidentemente ispirato 
al passo ciceroniano in cui si parla delle accoglienze oneste e liete fatte a Publio 
Cornelio Scipione Emiliano, detto il Minore Africano, dal re dei Numidi Mas- 
sinissa, delle quali accoglienze cercò di rappresentare i successivi momenti 
come sono da Cicerone esposti : « Ad quem (Alassinissa) ut veni, complexus 
me senex, collacrymavit, aliquantoque post suspexit in coelum : Et grates, in- 
quit, libi ago, summe .Sol, vobisque, reliqui coelites. quod, antequam ex hac 
vita migro, conspicio in meo regno et bis tcctis P. Cornelium Scipionem etc. 
Deinde ego illum de suo regno, ille me de nostra Republica percontatus est, 
niultisque verbis nitro citroquc habitis, ille nobis est consumptus dies ». 

C. 3 r. Miniata anch'essa, conforme al nostro secondo facsimile. In alto 
sopra le sfere tra due uomini togati e barbuti, uno vecchio e l'altro maturo, ci 
appare il giovane lacernato con la spada in mano nel quale non stentiamo a 
ravvisare la medesima figura giovanile della miniatura precedente ; in mezzo, a 
destra e a sinistra, due altri gruppi, uomo e figura con la spada : in quello a 
sinistra l'uomo ha un'evidente rassomiglianza col vecchio, e in quello a destra 
coU'uomo maturo del primo gruppo ; in basso ancora la medesima figura gio- 
vanile, senza la spada questa volta e coricata sopra un basso letto in atto di 
dormire. Nel centro le quattro sfere elementari, come solevano idealmente rap- 
presentarle tutti i cosmografi, e sull'ultima, ossia su (piella della terra le mura 
merlate d'una città che vorrebbe essere Cartagine. Anch(> (jui il miniatore non 
intese che rappresentare i successivi momenti del sogno di .Scipione il minore, 
finali si rilevano dal passo ciceroniano del Df Rrpnblica commentato da Ma- 
crobio, cioè il sogno (figìtra giovanile sdraiata ^ - Scipione il Minore nell'allo del 



(i) Voi. or cit. e pag. cit. 



324 G. BOFFITO 



sognare), V incontro di Scipione il Minore con Scipione il Maggiore (gruppo 
a destra) e con Paolo (gruppo centrale) e discorso con quest' ultimo (gruppo a 
sinistra) : — « Deinde ut cubitum discessimus me et fessura de via et qui ad 
multam noctem vigilassem, arctior quam solebat somnus complexus est. Hic 
mihi.... Aphricanus se ostendit ea forma quae mihi ex imagine eius quam ex 
ipso erat notior. Quem ut agnovi equidem cohorrui, sed ille : Ades, inquit, 
animo, et omitte timorem, Scipio, et quae dicam trade memoriae. Videsne il- 
lam urbem, quae parere populo romano coacta per me, etc. Hic ego quaesivi 
tamen viveretne ipse et Paulus pater et alii quos nos extinctos arbitramur. Imo 
vero, inquit, hi vivunt qui ex corporum vinculis e carcere evolaverunt. Vestra 
vero quae dicitur vita raors est. Quin tu aspicias ad te venientem Paulum pa- 
trem ? Quem ut vidi equidem, vim lacrymarum profudi. Ille autem me com- 
plexus atque osculans, fiere prohibebat. Atque ego ut prinium fletu represso 
loqui posse coepi : Quaeso, inquam, pater sanctissime atque optime, quum haec 
est vita, ut Aphricanum audio dicere, quid moror in terris ? quin bue ad vos 
venire propero ? Non est ita, inquit ille ; nisi enim quum Deus is, cuius hoc 
templum est omne quod conspicis, istis te corporis custodiis liberaverit, etc. » 

A e. 3 ::'. segue il titolo dell'opera scritto da mano antica (sec. XV): 
« Somnium Publii Scipionis Africani iunioris excerptum ex sexto libro de Repu- 
blica Marci Tullii Ciceronis super quod Ambrosizis Macrobins fiat comentatus » ; 
e al titolo vien dietro un'altra volta la speciosa notizia biografica intorno a 
Macrobio che abbiam già riferita (Macrohius ormicretes, etc.) preceduta dall' ini- 
ziale miniata. 

A e. 4 /'. e 7'. scritte interamente da mano moderna, a imitazione dell'an- 
tica, abbiamo finalmente il principio dell'opera e l'iniziale è anche qui miniata : 
« Somnium Scipionis quod unum ex libro Sexti Ciceronis De Republica extat. — 
Cuin in Afpricain venisseiìi etc. » 

L'opera termina a e. io8 :■. e dWexplicit è aggiunta la data della trascri- 
zione che è il 7 febbraio 1469 : « quo universa philosopliie coiitinetur integritas 
Explicit comentuin Macrobii A/nbrosii Theodosii viri consularis et illustris super 
Soinnio Scipionis. Die Vili' Februarii i46g ». 

La lezione che ci presenta il nostro codice, per quanto quasi sempre scor- 
retta, è un po' diversa da quella che ha seguito 1' Eyssenhardt nell'edizione crì- 
tica da lui recentemente apprestata delle opere macrobiane con l' aiuto sovra- 
tutto del codice Parigino .6371 e di due codici Bambergensi oltreché del copio- 
sissimo apparato di Ludovico Jan. Credo perciò utile riferire le varianti dei 
primi capitoli. 



DI UN CODICE MINIATO DI MACROBIO APPARTENENTE AL SEC. XV 325 



MACROBio,6'/'r/-(-. Ed. Eyssenhardt, p;ig.633 
e 476 (Lipsia, Teubner, 1893, in-8). 

I s; I M. Manilio 

tribunus 
§ 2 ad quem ut veni 
,^ 3 et de via et qui 
§ 4 pariant 

ubi agnovi 

omilte timorem 
li S 2 in Capitoliuni invectus 
§ 3 Scipio « st ! quaeso inquit 

et paruniper audite 
III J; I ad tutandam 

qui omnem munduni 
§ 4 circulos suos orbesque 
s; 5 sed sic Scipio 

tum in patria 
?; 6 ea vita 

corpore laxati 
^i 7 eae magnitudines 

ultima a coelo 



CODICE 

e. 4 y. Anitio Manilio 

tribunum 

ad quem veni 

de via et fessum et qui 
e. 4 t'. pariter 

ut agnovi 

amitto timorem 

Capitolium invectus 
e. 5 /-. Scipio « et quaeso inquid 

et paruni rebus audite 

ad curandam 

qui mundum 
e. 5 V. circos suos orbesque 

sed Scipio 

tunc in patria 

et ea vita 

relaxati 

hae magnitudines 

ultima coelo 



Il .*i 

(dil Con 



quos de republica uterque constituit 

qualis esse .. qualis 
§ 2 dissimilia signitìcans 

ingesta 
§ 3 opus fuerit in quibus 

de stellarum motu 

aliquid castigato 
S 4 sermone 
S 5 ad hunc porro 
S 6 sanxerit 
§ 7 vai spretae 
§ 9 Er quidam 



e. 9 ;•. 



quos de republica utrumque constituisse constat 

quales esse .. quales 

dissimillima signitìcans 

ingestam 

opus fuerit quibus 

de stellarum modo 

aliquis castigato 

sermone suo 

ad hoc porro 

sanxerunt 

vai prece 

Er quidam 



326 G. BOFFITO 



Il codice è di provenienza napoletana ; e se veramente fu trascritto in 
Napoli, acquistano maggiore importanza le due principali miniature che l'ador- 
nano, che in tal caso sarebbero probabilmente dovute alla mano d' un minia- 
tore di quella scuola napoletana che s' ispirò agli esempi della grande scuola 
pittorica fiorentina (i). Se in Toscana durante il corso del secolo decimoquinto, 
le miniature nostre sarebbero state opera, a giudizio d' un sommo maestro di 
arte, Adolfo Venturi, d' un ritardatario, lo stesso non si può diro di Napoli, 
dove anzi le miniature presenti segnerebbero un notevole progresso rispetto 
alle passate. L'arte, come si sa, varia secondo i paesi, e non solo perché ogni 
regione lascia in essa un' impronta differente che risponde al peculiare carattere 
degli abitanti, alla natura del clima e del suolo, a quello insomma che si suol 
chiamare con una parola sola l'ambiente, ma anche perché in ogni regione l'arte 
ha un proprio cammino e nasce, si svolge, matura e decade per leggi proprie, ora 
in ritardo ora in avanzo rispetto a quella degli altri paesi. Se l'anonimo nostro 
miniatore (2) era, nella seconda metà del quattrocento, in ritardo rispetto ad 
altri miniatori, sovratutto fiorentini, del medesimo tempo, questa è una ragione 
di pivi, quando non se ne voglia fare a tutti i costi un ritardatario sporadico o mona- 
stico, per considerarlo non come fiorentino, ma come napoletano o anche per av- 
ventura come senese, poiché a tutti è nota la povertà della pittura e miniatura 
senese durante quel secolo (3). Ma checché sia di ciò, per bene intendere, giova 
ripeterlo, il significato delle presenti miniature che nel medesimo piano, senza 
discontinuità alcuna, ci rappresentano, come più d'un miniatore fu solito di fare (4), 
i successivi istanti d' un'azione o d'una scena, è necessario aver presenti i passi 
riferiti di Cicerone, dai quali è facile desumere che nella prima delle due mi- 
niature di cui diamo il facsimile, è rappresentato l' incontro di Scipione il Mi- 
nore con Massinissa, nella seconda con Sci|iione il Maggiore e col padre Paolo 
Emilio. 

G. BOFFITO. 



(1) Cfr. Erbach von Fììrstenau, Pil/ura e minialura a Napoli, ne « L'Arte» del Venturi, 
a. 1905, pp. i-iy. 

(2) Non mi metto alla ricerca dell'autore, perché andrei certamente a rischio di non trovarlo o di 
scambiarlo per un altro. Solo chi avesse l'occhio esercitato e conoscesse bene la storia e la bibliografia d' 
quest'arte potrebbe proporre qualche congettura attendibile. Per la bibliografia della miniatura si 
veda tra gli altri : Bradley John W., A dictioitary of mhiialurisls, Hìuminators, calligrapheis 
and copyisls, London, Quaritch, 1SS7, 3 voli. in-S"; A. Lecov de la RL\rche, Les maiiiisctiis et 
la miniature, ?ax\s, Q\iA\M\n, 18S4; Paolo D'Ancona, Le rappresentazioni allegoriche delle arti 
liberali nel Medio Evo e nel Rinascimento, ne « L'Arte» del Venturi, V, 1902, pp. 137, 211, 269, 
370, ecc. ; Gius. Campori, I miniatori degli Estensi dal registro di lettere e mandali del marchese 
in « Atti e .Meni. d. RR. Deputaz. di St. Patria per le prov. moden. e parmensi », voi. VL Mo- 
dena, per Carlo Vincenzi, 1S72, in-4'', pp. 245-273 ; Fr. Malaguzzi-Valeri, La miniatura in Bo- 
logna dal KIII al X Vili sec. in « Arch. Stor. It. », ser. V, to. XVIH, 1896, pp. 242-315 ; A. Ven- 
turi, Storia dell'arte italiana, Hoepli, 1907, V, pag, 1003 e passim; ecc. ecc. 

(3) L'Arte del Venturi, VH, a. 1904, p. 384. 

(4) Cfr. ad es. il periodico or cit., 1905, Vili, p. 25. 



ANCORA DEL CODICE SCARLATTIANO 



327 



Ancora del Codice Scarlattiano 



I lettori forse ricorderanno quanto scrissi nel fascicolo del decembre 1906 delia 
Bibliofilia intorno ad un Codice Musicale del '600, contenente per molta parte compo- 
sizioni di Alessandro Scarlatti. E ricorderanno anche come, relativamente a certe musiche 
di lui e d'altri, potessi fin d'allora accertarne la paternità, mentre per altre dovetti o li- 
mitarmi a far delle ipotesi o lasciare la questione insoluta. 

Oggi, in seguito a ricerche o a ratì'ronti fatti dal Sig. Francesco Piovano, special- 
mente sopra un codice posseduto dalla Biblioteca dell'Accademia di S. Cecilia a Roma, 
sono in grado di fornire nuovi schiarimenti in proposito, non senza prima ringraziare 
l'egregio Sig. Piovano delle sue cortesi comunicazioni. 




Dal codice del Sig. W. Hevek di Colo 



Rileverò innanzi tutto che il pezzo sulle parole « Già il sole dal Gange, » nel detto 
Codice dell'Accademia di S. Cecilia, non solo è notato esplicitamente col nome dello 
Scarlatti ma resulta essere un'aria cantata dal paggio Saldino nella Scena X, Atto II, di 
quell'opera /.'/lones/à itegli amori, alla quale, come già dissi, appartengono anche altri 
pezzi del Codice da me esaminai' ). 

Il Codicetto romano accoglie parecchie arie dello Scarlatti appartenenti all'opera 
suddetta : e cosi possono identilìcarsi, quali pezzi deW Haìieità degli amori, i pezzi se- 
guenti : 

« Rosanno la face y> — (Elisa, Atto I, Scena \'l). 

« Crudi affaìDii tiraiiiii d'amore » — M''') ^"o 'i Scena Vili). 

« In tìocchicro SI cangia Cupido » — (Rosanna, Atto I, Scena XIV). 

« Agitatemi, tormciiiaiemi » — (-^li, Atto III, Scena I). 

« Morte bella in innamori » — (/!//, Atto III, Scena X). 

« Fiere comete » — f'/l//, Atto 111, Scena XH). 



328 



A. B. 



È pure di Alessandro Scarlatti l'aria « Sirpe crucici lìelVanima » ; ma questa ap- 
partiene all'altra opera di lui 07/ lìquivoci nel .Siiuhhv/fe ed è cantata da Eurillo nella 
Scena III del I Atto. 

Altri sette pezzi si possono inoltre identiticare e questi sono dell'opera JJalma 
ovvero Oii /u dura la vince, di Bernardo Pasquini, opera che venne eseguita in Roma, 
al teatro Capranica, nel carne\'ale del 1680. Questi pezzi sono: 

« Sia iliicolpa ili-ir errore ». 

« L'amo iì beihhè \iaii rei ». 

« Sono Mi ite in elei le ifere ». 

« Crude l vorrai elle mora ». 

« Chieggo poco da un bei volto ». 

« E eoine mai resi.^lere ». 

« Som reo di mille pene ». 

e si trovano nell'Atto 1, Scene I e IX, nell'Atto 11, Scene IV, V e XII, nell'Atto III 
scene VII e XIV respettivamente cantati, il primo, il quinto e il settimo da Lindoro, 
gli altri quattro da Idalma. 



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Dal codice del Sig. \V. Hevek di Colonia. 

Quanto al pezzo del (>lani (cioè di Giuseppe Corsi da Celano) si hanno fondati 
motivi per crederlo appartenente al suo oratorio Ismaele ed Agar che l'autore, in una 
lettera diretta da Parma il 16 luglio 168S al Gran Principe Ferdinando di Toscana, cui 
inviava il lavoro, dice composto « in Noma, aleiini anni or sono per S. Filippo Neri » 
ricordando anche un suo Oratorio latino a nove voci, pure composto in Roma. Ora, in 
un volumetto stampato a Roma nel 1678 e contenente i testi di vari oratori scritti da 
Sebastiano Lazzarini orvietano, il Corsi è qualitìcato come « oiii maestro di Cappella 
della Cattedrale di Loreto » [dal 1668 al 1674 come resulta dalla serie data dal Fau- 
stiniFasini nel suo studio bibliografico su G. B. Pergolesi], della Chiesa Nuova o Chiesa 
di S. Maria in Vallicella, dei Padri della Congregazione dell'Oratorio in Roma, etc. Da 
ciò è lecito inferire che l'Oratorio Ismaele ed Agar venne composto prima del 1678 e 
che a quest'epoca il Celano era già stato allontanato da Roma. Quanto alla cagione del 



ANCORA DEL CODICE SCARI.ATTIANO 329 

suo bando, ce la fa conoscere Pietro Antonio Corsignani nel suo De viris iHiistn'hui 
Marsoruni, lihcr >i>/(rit/.in's.... Romae MDCCXII, tvpis et sumptibus Antonii de Rubeis, 
p. 186-87. Egli, dopo aver accennato alla fama cui era pervenuto il Maestro colle sue 
composizioni, soggiunge; « I.s vero, oh quosdain lihcllos Jaiinnos, ultimo danuiatus supplì- 
eia, ob artls cxcellcntiam cxcmpins est ». Nel darmi questa indicazione il Piovano osserva 
che il Caiani potè vantarsi d'averla scappata bella, poiché una volta le leggi erano ad- 
dirittura feroci contro gli autori di libelli fjinosi o i.itire enormi. Ed è vero : solo si 
può aggiungere non esser questo il solo esempio di salvezza ottenuta in considerazione 
o per effetto dell'arte musicale. Informi il noto caso di Alessandro Stradella. 

Circa allo Zazzera, lo stesso Sig. Piovano mi pone in grado di aggiungere ch'egli 
fu anche Maestro di Cappella nel Seminario Romano e alla Chiesa di S. Maria in Tra- 
stevere. Oltre ai tre oratori di lui, già ricordati, se ne conosce un quarto : /\jssio Do-