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Full text of "La Bibliofilia"

LA BIBLIOFILIA 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 
DIRETTA 

DA 

LEO S. OLSCHKI 



Anno X (1908- 1909) — Volume X 




^'i^ 



UTo 






FIRENZE 
LEO S. OLSCHKI - EDITORE 

MDCCCCIX 



z 

6 se 



INDICE DELLE MATERIE 



Articoli. 

Ancona, (D') Paolo. Di alcuni codici mi 
niati di scuola fiorentina. (Con 6 fac 
simili) Pag 

Aruch, a. Il manoscritto Marciano del No 
vellino. (Con i facsimile) .... 

BoFFiTO, G. D'un importantissimo codice 
in parte inedito del secolo XIV. (Con 
8 facsimili) 

— Saggio di Bibliografia Egidiana. (Con 
I facsimile) . . .20, 65, 142, 202, 

Bonaventura, A. Un esemplare eccezio- 
nale dei Flores Musicae. (Con 7 facsi- 
mili) 

DoRiNi, U. La Mostra di Documenti per 
la Storia delle Scienze all'Archivio di 
Stato Fiorentino. (Con 7 facsimili). . 

Gerard, C. Quelques livres curieu.x de la 
Bibliothèque Nationale St. Marc, de Ve- 
nise. (Con 29 facsimili) 

Lozzi, C. Giovanni Guidetti e le sue opere 
musicali. (Con 8 facsimili) 

Nomi-Pesciolini, U. Niccolò Machiavelli 
a S. Gimignano. (Con 1 illustrazione). 

Olschki, Leonardo. Letterati e la stampa 
in Germania. (Con i facsimile) . . . 

— Leo S. Un officio della Madonna di due 
Papi. (Con 5 facsimili) 

SiGHiNOLFi, L. I mappamondi di Taddeo 
Crivelli e la stampa bolognese della 
Cosmografia di Tolomeo. (Con 5 fac- 



Vaganay, H. Le premier essai de tradu- 
ction de Roland Furiai^: en vers fran- 

cais. (Con i facsimile) 

— Les Romans de chevalerie italiens 
d'inspiration espagnole . . . .121, 



Vatielli, Francesco. Una mostra biblio- 
grafica nella Biblioteca del Liceo Musi- 
cale di Bologna. (Con 15 facsimili) Pag. 



Notizie. 

Alla Galleria Corsini — Disegni e nuovi 

acquisti - ... 32 

Almanacco (L') di Gotha loS 

Altro (Un) abate Trinius in Spagna. . . 309 

Antico (Un) Codice Dantesco 467 

Archivio Ibsen o Museo Ibsen ? . . . . 409 

Autografi di Paganini 276 

Beethoven 469 

Berlino 156 

Bibliomania criminale 153 

Biblioteca (La) cinese di Cambridge . . 308 

Biblioteca (La) di Aldo Manuzio. . . . 466 

Biblioteca (La) di Copenhagen .... 465 

Biblioteca (La) di Federico Dernburg . . 232 

Biblioteca (La) di Messina 397 

Biblioteca (Una) filosofica a Firenze . . 156 
Biblioteca (La) giornalistica dell' Univer- 
sità di Heidelberg 232 

Biblioteca (La) Nazionale di Firenze e il 

Congresso delle Scienze 275 

Biblioteca Nazionale di Galles 464 

Biblioteca (La) Nazionale V. E. di Roma. 398 

Biblioteca Reale di Annover 156 

Biblioteca (Unal speciale socialista . . .159 

Biblioteche di Francia 157 

Biglietto (II) da visita 152 

British (II) Museum 234 

Burgsteinfurt 156 

Caccia (La) al libro in Italia 29 

Calcografia (La) romana 155 

Carte da visita 277 

Caos (II) ed il Cosmos dei libri . . . .115 



LA BIBLIOFILIA 



Cartoline (Le) illustrate Pag. io8 

Centenario della litografia 152 

Chi è r inventore della carta ? 405 

Collezionista (Un) famoso 3'° 

Colonia 470 

Congresso della Società bibliografica ita- 
liana loS 

Congresso storico . i" 

Cronaca (Una) della Riforma . . , . . 403 
Curiosa (Una) notizia libraria ... - . 106 
Dei manoscritti dell' Ospedale Civico di 

Udine "13 

Della carta cinese dell' Orbe Wan-kwo- 

chvvan-tou 234 

Di.scovery (The) uf a Samaiitan Book of 

Joshua 14S 

Disegno (Un) di Leonardo da Vinci . . 112 
Divulgazione (La) della « Bibbia » e i 

missionari i55 

Documenti antichi donati alla Biblioteca 

Forteguerriana di Pistoia 46S 

Documenti (I) del processo di Galileo. . 159 
Documenti (I) del processo di Galileo rin- 
venuti 116 

Donne (Le) nelle biblioteche 234 

Dono alla Biblioteca Reale di Monaco. . 156 
Edizione (L') nazionale delle opere di Dic- 
kens 107 

E/emeroteca (L') nazionale 400 

Elogio dei libri 31 

Epistolario (L') di Hammurabi .... 107 

Epistolario (Un) di Dickens 402 

È proprio Cristoforo Colombo lo scopritore 

dell'America ? 402 

Esposizione Bibliografica in Copenhagen . 464 
Esposizione [VW) di incisioni in legno del 
XV sec. di scuola tedesca e neerlan- 

de.se 233 

Esposizione (Un') di manoscritti e singoli 

fogli miniati 406 

Esposizione di Monaco igoS 233 

Esposizione di stampe antiche giapponesi 

in Parigi. 465 

Fortuna (Lai degli editori e degli scrittori 

in Inghilterra 152 

Giornali (I) del Cinquecento 154 

(iiosuè Carducci nella Biblioteca Nazionale 

di Firenze 107 

Haydn 469 

11 « Kgl. Kunstgewerbemuseum » di Ber- 
lino 27S 

Incisioni e disegni di Giulio Campagnola. 152 
Inizi (Gli) dell'arte degli « ex libris » in 

America 467 

Incunables espanoles 108 



Journalisme (Le) de la Chine nouvelle Pug. 236 
Istituto (L') internazionale di Bibliografia. 15S 
Istituto Internazionale di Tecno-Bibliografia 

in Berlino 47" 

Lettere inedite di Donizetti 276 

Libri antichi americani 309 

Manoscritti di Paganini 31 

Ms. (Un) del Commento di Pietro Alighieri 

alla Divina Commedia 155 

Manoscritto (II) della « Gerusalemme li- 
berata » 466 

Manoscritto (Un) di Cyrano de Bergerac a 

Monaco (Baviera) 469 

Museo (LTn) di giornali 108 

Museo di Goethe a Francoforte .... 469 

Museo di Rubens 465 

Museo (Un) etnografico a Stoccarda . .159 
Museo (II) Luxembourg di Parigi . . . 27S 
Museo Nazionale Bavarese in Monaco. . 470 
Museo (Un) polare internazionale . . . 467 

Napoleone I giovine studioso 403 

Nella tipografia del Vaticano io5 

Nord America 157 

Notizie dall'America 232 

Nuovo (II) direttore dell'Archivio di Stato 

di Firenze i.-i4 

Nuovo (Un) quadro del Kembrandt. . . 277 

Paradiso (II) del bibliofilo 407 

Parecchie lettere di Federico il Grande . 409 

Per ì diritti di autore 112 

Per il Catalogo reale della Biblioteca Uni- 
versitaria di Strasburgo 157 

Per il centenario di Giuseppe Giusti . . 158 
Più (11) antico libro del mondo .... 32 
Portuguese (The) marine chart of Canerio. 239 

Premio letterario in Cracovia 465 

Prestito (II) dei libri e dei manoscritti. Il 

nuovo Regolamento 231 

Preziosi manoscritti 467 

Prezioso (Un) documento scomparso a Pe- 
rugia 232 

Primo Congresso Nazionale delle Bibliote- 
che Popolari 307 

Regolamento per l' uso e la riproduzione 

dei cimeli e manoscritti yjo 

Re.soconti (I) della Biblioteca reale di Ber- 
lino 232 

Scoperta (La) d'un manoscritto sinora igno- 
to del grande filosofo inglese Ruggero 

Bacone 31 

Scoperta d'una biblioteca buddista in un 

deserto. L'esplorazione del dott. Stein. 46S 
Société (La) du Livre Contemporain . .156 
Société (La) Internationale de la gravure. 152 
Stampa americana 467 



LA BIBLIOFILIA 



Stampa (La) in Inghilterra nel 1907 Pag. 

Stampa (La) nella China 

Stampa (La) periodica mondiale . . . . 

Statistica dell' incremento delle Bibliote- 
che governative 

Sugli Erbarii conservati nella Biblioteca An- 
gelica di Roma 

Sviluppo (Lo) delle Biblioteche Americane. 

Tasse (Le) sull'uso delle Biblioteche in 
Italia 

Testamento (II) di Bartolomeo Colleoni . 

The John Crerar Library of Chicago . . 

The Librar\- of Congress Washington . . 

Tipografia 1 Lai tremila anni fa ... . 

Torchio (III di .\apoleone 

Traduzioni (Lei della Bibbia 

Turenne 

Univ'Crsità di Ginevra 

X'ita tedesca a Roma 



American Bibliographical Notes (Gardner 

Teall) 271 

American Notes (G. C. Teall). 306, 395, 448 
Bollettino Bibliografico Marciano (C. Frati). 

(Con 6 facsimili) 168 



I Cataloghi notevoli. (Con 9 facsimili) Pag. 310 
Courrier de France (A. Boinet) .... 

I 23, 100, 210, 269, 393, 441 

Errata-Corrige 160 

' Livres inconnus aux bibliograplies. (Con 1 1 

1 facsimili) 16. 72 

I Manoscritti (I) della Libreria del comm. Leo 
' S. Olschki (A. Tenneroni). (Con 4 fac- 
simili) 135 

Necrologio 120, 160, 492 

I News from England (^H. R. Plomer) 28, 103, 213 
Noterelle bibliografiche (Oddo Delle Ca- 

minate) 97, 390 

I Notes from America (G. C. Teall). (Con i 

facsimile) 214 

Nuovi libri di Biblioteconomia, di Biblio- 
grafia, di Paleografia e di Bibliofilia 

(A. Tenneroni) 322, 4S3 

Pubblicazioni di carattere bibliografico e 
intorno alla storia dell'arte tipografica 
(Con 12 facsimili e 2 tavole fuori te- 
sto) 33, 117, 472 

yuelques Manuscrits fort précìeu.x ... 78 
Vendite Pubbliche (con 2 facsimili). . . 

38, 119, 27S, 409, 480 



!^ìSf>!^ì9fSSÌMJ9l;:*!,ì!gf5SÌÌ,'!Sf>iS*MXSf>iSÌkì»iSÌI'^!Sf>iS*iJ9' 



INDICE DELLE ILLUSTRAZIONI 



Ambrosius (S.1, Exameron. Saec. XV Pag. 135 
— In Psalmum David CXVIII. Saec. XV. 

■ ■• " 137. 139 

Antiche rime volgari (.sec. XIII) .... 174 
AntiphonariumRotnaiiiiìn, 1503 .... 414 
Antonino (^S.), // Confessionale Compen- 
dioso. Saec. XV 141 

Antonio da Pistoia, Philostrato et Pam- 

phila. 1518 422 

Aria allegra, di Francesco Caccini nei Si- 
gnorini. Anno 1618 478 

Aria, di Ottavio Rinuccini fiorentino, primi 

del sec. XVI 479 

Autografo di Francesco Soriano . . . 95, 96 
Autografo di Giovanni Guidetti .... 89 
Autografo di Guglielmo, Duca di Baviera. SS 
Balletto a Cinque, dì Giacomo Gastoldi da 

Caravaggio. Anno 1591 477 

Bel Pecoraro 476 

Brant, Stultifera navis. Augsb., 1497 . . 356 

Breviario francescano 45 

Burgensius, N. Vita S. Catharinae . \'ene- 

zia, 1501 316 

Campana, Lamento di quel tributato di ' 

Strascino, s. a 426, 427 

Cantiones Sacrae et Profanac Saeculi XIV 

et XV 196 

Canzone In galera li panettieri (1577') . . 477 
Caracciolo, Opera nova amorosa. Boi., 1519. 429 

— — — — s. a. . . 429 

— Una Ave Maria, s. a. . . . 430 
Carmignano, Cose vnlgare, 1516 .... 419 
Cantìis Ecclesiastichns di G. Guidetti . . 

90. 91. 92. 93 

Celestina. 1541 425 

Codice in parte inedito del sec. XI \' . . 

■ 326. 332, 335. 341, 345, 347, 349, 350 
Collenutio, Philotimo. 1518 420 



Consilio mandato dal Pasquino da Roma. 

s. a Pag. 430 

Constitutìones Eccl. Strigon. 15 19 . . . 424 
Conto di Leonardo da Vinci colla Compa- 
gnia dei Pittori 365 

Comazano, Proverbii. S. 1. n. d. . . . 423 
Cronaca della famiglia Freymann-Randeck . 2S0 
De Musica tractatiis AK'Q.^-a.xmsA^Vs.xcxs. . 190 
Disegni del Goya al Prado (tavole fuori 

testo) , 

Disegno di Pletsch 321 

Dlugosch, J. Vita Stanislai Cracoiiensis epi- 
scopi. Crac, 1511 317 

Egidio Colonna o Romano 21 

Fanti, S. Triompho di Fortuna. \'en.. 1527. 313 

Fede della morte di Galileo 389 

Flores Musicae. Arg., 148S 

7, S, 9, II, 13, 14, 15 

Fontegara. Ven., 1535 192 

Fregoso, Cerva bianca. 1515 41S 

Frottola Forse che sì forse che no . . .477 
Quando si va in Maremma. . . 476 

Gaspari Gaetano 1S9 

Ghisi, A. Laberinto. Ven., 1616 .... 314 

Gtrometta 476 

Harmonice Musices Odhecaton di O. Pe- 

trucci 194 

Historia deli Anagoretti . S. a 431 

Horae. 1500 72> 73 

fean de Paris. 1544 74 

Istanza autografa di Galileo per ottenere 

la legittimazione del figlio .... 385 
Justiniano, Canzonette. 1506 . . ... 416 

— Strambotti. 1506 415 

— Sventurato Pellegrino 1506 . .417 

Kegler, Gaspar. 1529 75. 76 

La Copia di una lettera mandata da An- 

glia. S. a 431 



vili 



LA BIBLIOFILIA 



La orrande battaglia delti Gatti e de li 

Sorci. S. a Pag- 4^6 

Lamento d'Arianna, di Claudio Monteverde 

di Cremona. Anno i6oS 47^ 

f.amento della Femeiia di Fra Agustino. 

S. a. 432 

Legatura dei Mottetti della Corona . . .193 

Lettera autografa di Andrea Cesalpino . 374 

— _ di Galileo a Curzio Pic- 

chena 3S4 

— di Galileo al Provveditore del Monte 

di Pietà di Firenze 3SS 

— di Luigi XII re di Francia alla Si- 
gnoria di Firenze in favore di Leonardo 

da Vinci 367 

Liber qttiìidecim Missariim electarum. 1516. 195 
Libro de Sorte Honiinum. Ven., 1507 . 16, 17 
Luca di Leyda, San Giorgio. B. 121. . . 279 
Madrigale. A quattro voci, di Archadelt, 

fiammingo, in Italia. Anno 1545 . . 479 

— A quattro voci, di Cipriano de Rore. 
Anno 1531 - . . . . 47S 

.Madrigali Guerrieri et Amorosi. X'ene- 

zia, 1638 197 

Mainardi, Facetie. 1520 421 

Manoscritto (II) Marciano del Novellino . 301 
Marcolini, F. Le Sorti. Ven. 1540 . . .315 
Martyrologinm Romanum. \'en., 1509 . .319 

Mattei P. Stanislao iSS 

.Medici (Lorenzo de'), ^/t'C a"<7;«o;r. 1515. 41S 
Messa autografa di G. Carissimi. . . . 200 



Musiche di Jacopo Peri. Fior., 1600 Pag. 19S 
Niccolò Manucci, Storia del Mogol . . . 183 
Ninna-nanna Figlio dormi, dormi figlio . 477 
Novella de uno chiamato Bussotto. S. a. 433 
Officiato della Vergine 48 

— Pandolfini 46, 47 

Officium B. M. V. Rom., 1571 . . 2, 3, 4, 5 

— — — — Ven., 1505 . . . iS, 19 

Olympo, Ardelia. 1522 42S 

Philippus Noi'cnianus. 1529 77 

Plutarco, l'ite +2, 43 

Ptolemaeus, Cosniographia. Bon.. 1462. 

(1477). . . . ^ 

244. 245, 250, 251, 252, 253. 260, 261 
Raimondo da Capua. l'aita di S. Caterina 

da .Siena. Siena, 1524 320 

Regola Rubertina (Ven., 1542Ì. . .191, 192 

Ritratto di G. B. Martini 201 

Roland Furicux. Par., 1555 282 

Rustìghello. Pronostico dello anno. 1522 . 428 
Sant'Alessio d.\ Stefano Laudi. Roma, 1634. 199 

Senn Dr. Nicholas 215 

Statua di N. Machiavelli nella Loggia de- 
gli L'ffizi in Firenze 55 

Tavole (Le) del Bianchini .... 17S, 179 
Terza (La) Deca di Livio, in volgare . .176 
Ugo Foscolo, dedica autografa . . . . 1S6 
Verini, El vanto de la cortegiana ferra- 
rese. 1538 434 

Villanesche alla \apolitana. s. a. . . 434 

Vita di B. Franco da Siena. Siena, 152S. 31S 



Anno X 



Aprile 1908 



Dispensa i" 



La Bibliofilìa 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 
DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



Un Officio della Madonna di due Papi 




ELLE mie molteplici peregrinazioni, che haimo sempre l'impronta 
dell' n.^/7r dulci, — secondo il celebre verso d'Orazio 
omnc tulit pundum qui miscuif titile dulci — 
ho già più volte avuto la fortuna d' imbattermi in rarità biblio- 
grafiche eccezionali, e di scoprire qualche cimelio che era rimasto 
sconosciuto e del quale ho fermata la memoria sia per mezzo dei 
miei cutaloglii, sia con articoli inseriti in questa Rivista. I,' ultimo mio viaggio, 
che mi portò in Romagna, fu eccezionalmente fortunato dal punto di vista bi- 
bliogratico perché in esso mi fu dato di trovare fra tanti altri cimeli uno di 
straordinaria importanza, tanto dal punto di vista storico che artistico e biblio- 
grafico, cioè un Officio della Madonna che aveva appartenuto e servito ai due 
Pontefici Pio V o Pio VII. Ecco in breve la descrizione di questo volume 
prezioso : 

« ( )FFIC1UM i B. MARIAE | VIRGINLS \ nuper reformatum et | PII V. 
PONT. AlAX. I 3uffu ctittum j cum priuilegio et indulg."* | ROMAE | in 2t(Sbtbn& 
%o^nli JKoiit. "i ! MDI.XXI » 

Libro stampato in pergamena, in 12° piccolo, di 20 ff. indicati i 2 primi 
con i segni f e f t, e i successivi con le lettere maiuscole dall' A all' S, come 
si rileva dal registro a e 214. "^ La numerazione è per carte e va dall' i al 212 ; 
mancano di numerazione i fogli f e ff, e le ultime 4 carte. 

Il frontespizio è miniato con molta leggiadria e gusto ; esso (che occupa, la 
e. t 1) pre.sénta in alto un quadretto diviso da una linea orizzontale in due se- 
zioni : la superiore rappresenta la Vergine col bambino in braccio .seduta sopra il 
basamento d' un' ara marmorea, e innanzi a lei — inginocchiato — un vecchio 
pontefice (evidentemente Pio V) con la dalmatica rossa e oro, ed il triregno 



LEO S. OLSCHKI 



deposto al suolo ; la sezione inferiore porta, sopra un panneggiamento rosso, lo 
stemma del papa con le simboliche chiavi e il triregno, e ai fianchi due cornucopie 
con un cartello che dice « Pius V. Pont. Opt. Max ». Sotto è l' iscrizione riportata 
qui in alto, in lettere dorate (nella i* e 4" riga), nere con filettatura d'oro (righe 
2', 3", 6", 7", 9% 10") e rosse pure con filettature (righe 5" e 8") ; il tutto cir- 
condato e incorniciato da fregi delicatissimi, sul gusto barocco, in oro. di molto 
beli" effetto. 



OF F I C I V M 

beatae mariae 
Bicendiim 

Ca Ole poft ipjunficanoricm .rfquf 
fld ^efperaa Sabbafbi aure pumam 
©ominicam aduenrua: pjftcrquain 
quod in Ole annuncianonia oicirur, 
vrinfra in aduentn. 

AD MATVTINVM. 

HQe m^aria grana piena, oomi' 
nu0 recnm , benedicra ru in mu" 
Itenbus , z benedicrue frucrus venrrie 
rui 3«ru9 • Sanerà tSiana marer ©ei , 
Ola p:o nobie peceaconbue, nunc , 7 ii] 
bo:a mouis nolh-; . Simau ^^^ oi 
cirur femper in9iincipio oninmtnbo/ 
:arum bear^ JT^arif. 




rA OMINE labia 



inca apertesi- 

£ro8meum annun-- 

ciabirlaudem ruain. 

^- ©eu9 in adiuro' 

num meum inréde . 

©ornine ad ad/ 

luuandù me fettina/ 

6 loiiaparri,? (ilio: 7 rpirirui fancro. 

S icur erar m pancipio , r nunc z feni' 

a per 










Il volume è stampato parte con caratteri romani e parte con gotici del 
tipo di quelli abitualmente adoperati per i libri liturgici (la maggior parte in 
quest'ultima scrittura), con molte lettere, rubriche, titoli, ecc. in rosso. Del con- 
tenuto è inutile dare un cenno più particolareggiato, trattandosi di un libro 
che non ha uno speciale valore per il testo. 

Il pregio grande dell'esemplare in questione sta invece nell' essere esso 
stato destinato all'uso personale del pontefice Pio V, come si rileva dalla mi- 
niatura del frontespizio qui sopra descritta, e dalla legatura del volume. Que- 
sta, che è l'originale, è assai ben conservata, e merita che se ne faccia una 



LEO S. OLSCHKI 



breve descrizione. E in assicelle, ricoperte di velluto rosso ancora in ottimo 
stato; su ambedue, nel centro, è lo stemma di Pio A' in argento, di bell'ese- 
cuzione a traforo ; ai quattro angoli, pure di ciascuna, sono quattro puntali 
d'argento d'artistica fattura, e infine due belle fibbie, anch'esse d'argento, ser- 
vono a tener chiuse le assicelle. 




.itografa del Card. Stefano Borg 



Un cartello appiccicato tra le due guardie cartacee del libro, reca scritte 
di mano antica queste parole : 

« Ufizio della B. Vergine, stampato in pergamena, che fu ad uso del Pon- 
tefice Pio V, anche coll'annessavi borsa, o sia custodia di .seta, e elio dal Car- 
dinale Borgia si umilia al .S.S.mo .Successore nominis et meriti Pio VII. questo 
dì 7 Gennaio 1803 ». 

Un'altra ragione di pregio per questo cimelio è adunque l'aver esso ap- 
partenuto anche a Pio VII. La borsa o custodia di seta, cui accenna la noticina. 
non è stata per altro conservata. 



UN OFFICIO DELLA \L\DONXA DI DUE PAPI 



La miniatura del frontespizio può ritenersi opera del famoso Giulio Clo- 
vio (T 1578), benché non esistano prove positive di quest'attribuzione. Quel 
che è assolutamente certo è che di quest'edizione dell'Officio l'esemplare in 
parola è l' UNICO stampato su pergamena e precisamente per l'uso personale di 




i^iimiB 



É*^(nii 1 iiuilcpTo crliululo- 



L \ 



Frontespizio miniato dell' Officio. 



Papa Pio V.^morto un anno dopo la pubblicazione del volumetto. Di grande 
interesse per la storia di questo libro prezioso è il cartello appiccicato nell'in- 
terno della legatura ; se ne rileva che il volume era passato in possesso del 
cardinale .Stefano Borgia (i 1804) il quale, com'è noto, spinto dalla passione 
per i codici, libri preziosi ed antichità d'ogni genere, s'era formato nel suo pa- 
lazzo di Velletri la più vistosa biblioteca ed il più ricco museo che forse mai 
si fossero veduti nella casa di un privato. .Senza dubbio il cartellino fu scritto 



LEO S. OLSCHKI 



da lui stesso ; e giacché egli fu vestito della porpora da Pio VII, al cui séguito 
andò in Francia, non è da meravigliarsi ch'egli abbia fatto dono del prezioso 
volume a questo Papa. Pio VII era della famiglia dei Chiaramonti di Cesena e 
ciò spiega perché il volume si sia ancora trovato nella Romagna. 



Leo S. Olschki. 



Un esemplare eccezionale dei Flores Mtisicae 




L libro che Ugone di Reutiingen compose intorno al 
Canto Gregoriano, che si trova manoscritto nella Bi- 
blioteca di Gand e che fu stampato nel 1488, è ac- 
caduto, in questa sua prima edizione, un assai strano 
caso. Esso, in fatto, dovette essere 'rimaneggiato al- 
men quattro volte, durante la tiratura : poiché si 
conoscono vari esemplari, pure appartenenti alla 
stessa edizione, che presentano notevoli differenze 
fra loro. E una singolarità di cui non so se si ab- 
biano altri esempì e che accresce il valore biblio- 
grafico della rarissima opera. 
Gioverà, prima di descrivere l'esemplare di cui ci occupiamo, fare un ra- 
pido cenno dell'autore e del contenuto del libro. 

Il Gruber (Beitrage zur Litteratur dcr Musik, p. 51 e ^z) indicò per il 
primo il nome dell'autore di quest'opera che non Io reca nel titolo, e l'anno 
in cui è stata composta. Onde giustamente si meravigliava il Eétis che dopo 
di lui, il Forkel, nella sua Allgcui. Littcr. dcr Musile a pag. 119, dicesse difficile 
iìssare il tempo in cui il lavoro di Ugone fu scritto e affermasse che il Gruber 
non aveva citato alcuna fonte né alcuna autorità, mentre e il nome e la qualità 
dell'autore e la data dell'opera sua resultano in modo evidente e sicuro da un 
passo del libro medesimo in cui è detto : 

M solum tria C simul X tria preteriere 

Per Christum natum binum si junxeris annum 

Cum ilores istos contexuit Hugo sacerdos 

Reutiglinensem (sic) : noris si nomen scire loci vis 

Contio suenorum quo colligitur variorum 

Post annos denos hinc plurim consociauit 

In variis spaciis hujus librique locauit 

Qui nunc sexcent V tria X versus retinebit. 

Ex (juis diuersos varijs neumis adhibebit. 

Dunque non solo è chiaro che Ugone fu autore del libro ma anche è 
chiara la qualità sua di prete di Reutiingen e provata è la data della compo- 
sizione dell'opera nell'anno 1332. 



UN ESEMPLARE ECCEZIONALE DEI FLORES MUSICAE 7 

I Flores Musicar oiiinis cantns gregoriani sono un trattato didattico in 
versi, seguito da un ampio commento dovuto ad altro scrittore ed accompa- 
gnato da numerosi esempì di musica in notazione gotica neumatica su righi di 
cinque linee. Che il commento sia dovuto ad altro scrittore si rileva anche dal 
fatto ch'egli parla sempre dell'autore in terza persona, come, ad esempio, in 







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questo passo che, tra l'altro, conferma la data della compilazione del libro ed 
indica anch'esso il numero dei versi che lo compongono, e le successive addi- 
zioni dell' autore : 

« (M solum tria C.) Ilic autor paulisper digreditur a materia hujus libri 
describendo tempus et locum in quibus iste liber descriptus est. Et dicit quod 



ARNALDO BONAVENTURA 



ab incarnatione dfli effluxerunt mille anni tricenti triginta duo qù iste liber 
fuerat conscriptus per versus quadrigentos preter triginta. Deinde post annos 
deceni autor hujus libri considerans se phira necessaria obmisisse supraddidit 




ad diuersa loca hujus libri. CCLXXV. versus. Subjungit etiani in littera nomen 
suum et officium. Et deinde subjungit quod liber iste continet sexcentos triginta 
quinque versus quorum versuum aliqui neumis sunt associati diuersis locis hu- 
jus libri sicut patet sufficienter ». 



UN ESEMPLARE ECCEZIONALE DEI FLORES MUSICAE 



L'opera consta di un Proemio e di quattro 
Capitoli il primo dei quali, sotto il titolo di De 
tribus Alphabeticis tratta delle tre scale, naturale, 
per bemolle e per bequadro : il secondo tratta 
De Monocìiordtì, il terzo De Modis e il quarto 
finalmente De Tonis. 

Il Fétis afferma che il commento ha mag- 
giore importanza del testo, in quanto che, ripro- 
ducendo in notazione ordinaria di canto-fermo 
molti esempì di intonazione dei Salmi, si chiari- 
scono parecchi dubbi intorno alla interpretazione 
della notazione sassone dei secoli nono, decimo 
e undecimo. 

Or ecco la descrizione bibliografica del vo- 
lume di cui ci occupiamo. E un volume in 4° di 
<jq carte. non numerate, di cui l'ultima bianca 
(segn. A-M) : in caratteri gotici di diversa gran- 
dezza pel testo e pel commento, di 30 righe per 
pagina. I versi sono stampati tutti di seguito, 
ma con iniziale maiuscola, mista di rosso e di 
nero, all' inizio di ciascun verso. Nel recto della 
prima carta è, impresso in grossi caratteri, il 
tìtolo seguente: Flores Musi \ ce omms c^tus \ Gre- 
goriani. Segue la Tabula che contiene, oltre 1' in- 
dicazione dei quattro capitoli, quella dei vari pa- 
ragrafi in cui ciascuno di essi si suddivide e che 
termina al verso della carta seconda. 

Gioverà qui riprodurla, per meglio cono 
scere la materia trattata in ogni paragrafo. 

TABULA 

CAPITULtTM PRIMUM 

Laus diuina quo ad cantum ante incarnationem 

fuit. 
Gregorius post incarnationem fecit cantica. 
Processu temporis quidem alemanj scripserunt 

cantica in lineis. 
Stulti autem cantores usuales. 
Diuidit(ur) opus istud in quatuor partes siue 

capitula. 
Musica sic diffinitur. siue describitur. 
Antiqui musici solum septem vocibus utebantur. 
Antiqui addiderunt septem. 
^Moderni apposuerunt ut b et b et alia. 
Tres sunt ordines clauium. 
Que voces in linea : vel .spacio locentur. 




»5-2 



ARNALDO BONAVENTURA 



Uocum alia graues : alie acute. 

Aifinales. 

Cantus qui potest competenter decantari in grauibus: non debet poni in affiiialibus. 

De mutatione, et eius regulis. 

Triplate claves habent sex mutationes. 

Quedam mutationes sunt ascendendo tantum. Ouedam descendendo tantum. 

Tres species sunt cantus. 

Cantus b. mollis assimilatur naturali. 

Utrum b. mollis cantus etiam inueniatur in bmi. 

Sinomenus cantus. 

De gradualibus antiquis. 

Capitull'M SECUXDUM 

De monocordi coiliendatione in primo metro, et in glo. 

Monocordum est magistri ignorans bene informans. 

Monocordum habet filias, lyram : citharam : cymbalum. 

Monocordum quomodo debet formari in secundo li versu secundo et glosa. 

De diuisione quaterna. 

De prima diuisione nouenaria. 

De secunda mensura nouenaria. 

Quaternaria diuisio. 

Tertia et binaria diuisio. 

Monocordi formatio secundum modemos. 

In C faut greca littera antiqui inceperunt voces. 

Guido trina fecit alphabeta. 

Exercitium monocordi, ibidem in fine remittens ad textum. 

De proportionibus, in arismetrica. 

("apitulum tertiu.m 
Nouem sunt modi cantandi. 
Unisonus est. 
Semitonium. 
Tonus. 

Dyatesseron. et alij modi. 
Dyapason. 

Dytonus cum dyapente. 
Semiditonus cum diapente. 
Terterni sunt modi, hec cantilena. 

("apitulum OUARTUM 
Tonus quid est. 
Quatuor toni a grecis habiti. 
DifFerentia autentorum et plagalium. 
Finis tonorum. 

Ascensus, et descensus autenti toni. 
Ascensus, et descensus plagalis. 



UN ESEMPLARE ECCEZIONALE DE! FLORhS MUSICAE 



Moderni videntur excedere regulas musico artis. 
Toni finiri possint in Are bmi cfaut. 
Quibus clauibus adaptantur seculoriim amen. 




Melodia psalmoriim. 

Ouot principia habet quilibet tonus. 

Neuma primi toni in nota sup. primum querite regnimi dei. 

Formula primi toni. 

Differentie primi toni. 



ARNALDO BONAVENTURA 



Aliqui falsificant cantum circa finem. 

Secundi toni neumi, et alia. 

Tercij toni neuma, formula, el differentie. 

Quarti toni neuma, formula, et differentie. 

Quinti toni neuma, formula, et differentie. 

.Sexti toni neuma, formula, et differentie. 

Septimi toni cursus, neuma et differentie. 

Octavi toni cursus, formula et differentie. 

Quilisma quid est. 

Uersus, et duplex gloria patri responsoriorum de octo tonis in generali. 

Primus tonus versuum et responsoriorum notatus per exempla. 

Uersus introitum. 

Numerus versuum et tempus compilationis libri hujus. 

Nomen autoris ibidem in versu. 

Musica non solum armoniam vocum : sed etiam numerum rigmarum et versuum 

mensuram respicit. 

.Seguono alla Taòida due fogli bianchi: indi si trova il Proìicmiiiin \ Inci- 
pit prologus in \ flores. Musice artis. \ 

Il primo verso del prologo dice: 

Musica per, fforcs siibscriptos pracstat odorcs. 

Quindi segue regolarmente il testo, intercalato dal commento e da varie 
figure illustrative, quali la Mano Guidoniana e il Monocordo, annunziato colla 
frase: Scquitur forvia moiwcordi \ in arcu papiri signata \ e che è disegnato so- 
pra un foglio lungo 375 mm, piegato e non compreso nella segnatura, il testo 
del quale comincia : Hec est dispositio monocordi. Vi è inoltre una tavola mano- 
scritta da ambe le parti del foglio e recante in diagrammi la figurazione dei 
vari toni colle relative spiegazioni. In fine al libro si legge : Impjsuni Argen- 
ti ne p lohan I neni prj'f Anno Mcccclxxxviij \ e nell' ultima pagina, pur seguendo 
il titolo De tonis, si trovano cinque righi con musica : Excrcitiuvi vocimi musi- 
calis. L'ultimo foglio è bianco. Non vi è numerazione di carte ma vi è il re- 
gistro A-M. L'esemplare di cui trattiamo è di ottima conservazione, con nume- 
rosi testimoni, a larghi margini e serbante l'originaria freschezza. Di più vi si 
trovano, al principio, due fogli manoscritti, in caratteri gotici, contenenti una 
.specie d' introduzione all' opera, scritta in latino. Sono 83 linee di scrittura fine 
e serrata, colle maiuscole in rosso e nero e le ultime due linee tutte in rosso e 
cominciano cosi : Expedit et consohu est racom ut si quid utiiitatìs artis musice no- 
titia desideret.... (V. il facsimile a pag. 7}. È naturale che queste pagine mano- 
scritte accrescano notevolmente il pregio, già tanto considerevole, del rarissimo 
libro. Di questo al Fétis furono noti sette esemplari: i tre appartenenti respet- 
tivamente alle biblioteche di Parigi, di Berlino, di Wolfenbiittel, di Dresda e i 
tre ch'egli stesso trovò ed acquistò a caro prezzo dal libraio Trost di Parigi: 
e dice che mentre uno dei suoi esemplari è perfettamente uguale a quello di 
Berlino e un altro a quello di Wolfenbiittel, il terzo diversifica non solo da 
questi, ma anche da quelli di Parigi e di Dresda. Indica poi lo principali tra 
tali diversità e pone i varìesemplari a raffronto. 



UN ESEMPLARE ECCEZIONALE DEI FLORES MUSICAE 13 

L'Eitner ne cita un assai maggior numero e vi comprende anche i due 
esistenti in Italia, uno alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ed uno alla 
Biblioteca del Liceo Musicale di Bologna. Sarebbe assai interessante, ma non 
mi è possibile, raffrontare c<in tutti gli altri il nostro esemplare. Ciò non pò- 



( gigari inferuallfi 

^^•'^neDidàtiii tRtcr 



_gbiìiter intcfairgmi 
[jBcói/ ffaificelffemiditomà S 

XJ^tétccintéfa 1 ce 
wifTa-zficcfttonuB (S 

bilite: interagire 
iflaincéfenudiron' © 

orccgLintèfa a remifla 
ìicefFoyfonue (g 

bilififìcéoiatefleró f 
óSfifkcIltnton' ^ 

4Ì^ymi£a-.£^uMf^>^'!^cétMapcce 1^ 

/©ebilttccifìcdiremi 
^ tonuimcumt)idpfnte 3 

umoiapmtc S^ 

-Jficcftfcmi 
Oitonu0cumt)iapmte 5L 

j|^fi££0£££l(ÌCp/ll)iro 

uacumoiapmte @J 



« tfretttptircqutrenofafa fttta t 
P^a terti5 in columnap^orima . 




aùtfìcin 




tendo, basterà ch'io rilevi come esso presenti differenze, oltreché con taluno di 
quelli esaminati dal Fétis, .secondo la sua descrizione, con quelli di Bologna e 
di Firenze. Non ho sott' occhio l'esemplare di Bologna; ma basta leggere la de- 
scrizione che ne fa il Gaspari (Catalogo della Biblioteca del Liceo Musicale di Bo- 
logna, Voi. I pag. 225) per notare che è diverso dal nostro: in fatto, quel di Bologna 
reca, mentre non esiste in quello che esaminiamo, nel frontespizio una stampa in le- 



ARNALDO BONAVENTURA 



gno rappresentante una officina di fabbri che battono sull'incudine e Pitagora che, in 
una bilancia esperimenta il peso dei diversi martelli. La quale stampa sormontata 
dalla scritta Flores nmsìcc, è poi riprodotta a tergo della sesta carta. Di più la Ta- 
bula dell'esemplare bolognese, trascritta dal Gaspari, è in parte diversa da quella 
del nostro esemplare. Noto, ad esempio, che il titolo del ,^q cap. I, nelT uno è : Mo- 

a ©nifonue C jj^erfecte fecunde 



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Jmperfectefttk 1 JiiiRfcctefepcIe 



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© Jmpfecfctcrtic (£ j^erfectctertic 



l .nJ 'i n | ;,n'^ 



f 3nipfecfcqtte ® ^crfectcqrte 

1^ 



IJ:> 3) idrvn te 3 ^treferte forte 



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§\ l^ccfecre ft'jrrc 




demi apposit, riiiit 7' ^ rotuiidìim rt ò qitadrattiiii, nell'altro: Moderni apposuc- 
riint r iti et b et b et olia. Cosi pure, al cap. Ili, 1' uno reca i titoli : Uìiisoniis 
qziid est, semitoniiim quid est ; V altro semplicemente Unisoniis est e Se»ii- 
tonium. Ed anche qualche altra differenza si potrebbe notare. Quanto fi- 
nalmente all' esemplare posseduto dalla Biblioteca Nazionale di Firenze, innanzi 
tutto si deve osservare che questo è assai meno bello del nostro, perché smar- 
ginato. Vi mancano inoltre le iniziali a colori che abbondano invece nel nostro 
sia al principio d'ogni capitolo, sia a quello di ogni verso. E pur vi manca la 
tavola fuori testo recante la figura del Monocordo, per quanto anche nel libro 



UN ESEMPLARE ECCEZIONALE DEI FLORES MUSICAE 



della Nazionale si legga 1' avviso : SequUur forvia Monocordi in arca papiri si- 
gnata. Né, si capisce, tale esemplare ha il foglio manoscritto del nostro recante 
i diagrammi dei toni, né le manoscritte pagine che nel nostro precedono il fron- 
tespizio. Nel resto i due esemplari, per quanto mi resulta da un rapidissimo 
esame comparativo, sarebbero uguali. Onde credo di poter concludere affermando 
che l'esemplare della Nazionale, mentre in fondo concorda col nostro, non ebbe 
come questo le ultime cure e rifiniture, consistenti nella colorazione delle ini- 



d^ctonte» 



e^i^^e^ 



l£]ccrdtìum vocum muficaliu5^ 



^^^^S6 



p^^^^Est^^ 




T^*ÌM ^^sìÌ^ì^ì:ì: 



ziali nei versi, nella scrittura e nella colorazione delle iniziali dei capitoli, lo 
quali invece vi mancano essendo rimasto in bianco lo spazio lasciato per la 
miniatura delle medesime, nella aggiunta della tavola fuori testo recante le di- 
sposizioni del Monocordo. Da tutto ciò si rileva quanto grande sia il pregio 
dell' esemplare che ho, sebbene rapidamente, illustrato. 

Intorno al quale nuli' altro aggiungerò, fuorché una parola per rilevare co- 
me anche un libro di questo genere possa valere a dimostrare che nulla muta 
sotto la cappa del cielo e che in materia di arte musicale, sempre si ripeterono 
gli stessi lamenti e le stesse proteste contro coloro che audacemente tentavano 
di ribellarsi alle regole. Né farà meraviglia che si accusassero di infrangere le re- 



i6 



ARNALDO BONAVENTURA 



gole stesse il Beethoven o il Wagner, e perfino il Verdi e altri tali, quando si 
pensi che nel trecento il buon Prete di Reutlingen inseriva, nel suo trattato, un 
paragrafo intitolato: Moderni vidcntiir excedere regulas musicae. artis. E figuria- 
moci che cosa avrebbe detto, in fatto d' infrazione alle regole, se avesse cono- 
sciuto Salame o Pellcas ! 

Arnaldo Bonaventura. 



Livres inconnus aux bibliographes 



17. Horae, (Fol. recto:) Ces pfentes heures a lufaige de | Lion au long fans requerir. | 
(Paris, Simon Vostre, 1502), in-8. Avec 21 figures de la grandeur de la page et 
des bordures historiées ou ornem. en compartiments \\ chaque page, gravées s. b. 




N. iS. — Libro Je Sorle Hom. 



Heures impr. sur vélin, composées de 140 ff. n. eh. (sign. — , b — p, 

F. I recto porle la grande marque typogr. de Simon Vostre, (reproduite 

portc-es de titre. F. I verso : Almanach pour XX. | ans. (1502 à 1520). F. 2 redo l'hot 



è, ì). Car. goth., 21 lignes par page, 
par Brunet V, I585), au-dessous les 2 
ime anatomique, la 6gure tout-à-fait in- 



LIVRES INCOiNNUS AUX BIBLIOGRAPHES 



t.icte. F. 2 verso à f . 3 recto renferment le Calendrier. F. S verso, jrrand bois, aii-dessous : Inittù fancti euangelii fcd^ml 
Johannem. Gloria tibi dne. ] F. 9 l^sign. b) redo: [l] N prìcipio crai vcrbù et verbQ ] .. . F. 139 verso, à la fin : Senfuyt la 
lable de ces prefen- I tes beures. | F. 140 contient la table ; f. 140 verso, demière ligne : Oraifon du fainct fepulcbre. [ 

Un des plus ricbes Livres d'bcures, ofTrant une foule de sujets tirés de l'bUtoire saìntc, graves sur bois. Edìtion 
absolùmeni ìnconnue anx bìblio^rnphe*. 

18. Libro de Sorte Hotninutn. (Fol. i recto, en gros car. goth. :i De forte hominum 
nouamen | te Hinoriato f diligen | temente cor | recto. | Cum gratia t Priuilegìo. 

Be (oitc bominam nouamen 

te ^ifto:lafo 1 t>iligcn 

temente coz 

recto , 

£nm gratia 'i^Jluilegio^ 




I (A la tìn :) ([ Qui compilTe il libro de Sorte Hominum traete dal | philofopho de 
latino in uulgare acio che li igno | ranti poflano intendere & hauerne | qualche con- 
ftructo. 1 C Stampato in Venetia Per Georgio de Rufco \ ni. A di quatro Mazo. 
M.ccccc.vii. 1 (1507) pet. in-8. Avec 2 superbe? grandes figure? et 38 petites tìgures 
gravées sur bois. 

24 ff. n. eh. fijn. A-Fl. Caractères ronds, 30 et 31 lignes et 2 col. par page. 



femme pottaot 1 






LEO S. OLSCHKI 



!ure, au simple irail, sur fond ciiblé. qui représente un maitre enseignant à 3 disciplcs doni un tieni un globe pose sur un banc, 
oxS- rara. F. 2 (sign. Aii) redo: C Significalion de calùde | .p li f«i pianeli libro primo. 1 ... F. 2| verso, en longues lignes, 
colophon cili. Farmi les peliics figuies il s y trouve 26 pour Ics signes du zodiaque et les Gguies d'astrologues, et une suite 
; 12 ravissantes composiiions illuslrani les travaux champétrcs et de maison pendant les 12 mois. Ces pelites figures ne mcsuranl 
le 22X39 """• représenleni sur un espace irès limite des scèncs très gracieuses et plelnes de vie. 
Gracieux volume qui jusqu ii piésent éinil «Iisolilnieiit Inronnu au\ liibliograplies. 

Q. Officium B. V. Mariae. (Fol. i recto, en rouge :> C OlTicium beate Marie f'm vfvm 



cositi bctbkcm oijrit .3te f intcrrojja 
teriligenter oe puero.icuinucncntB 
rcnucìate mibi rt t ego vcnicn? ado:c 
cum.fBiu cn andiflcnt rcgcm abicrur. 
/le t ecce (Idia qua vidcrantm o:ictcan 
tecedcbat eoe rfq? Diim veniens ftarct 
fupzarbicrat pucr.^idcrcs autcfìc! 
la magi.gamn fmu gaudio magno V2'. 
de. (iJnnrratcsDoinuinuencrùtpiie;^ . 
ciì maria matre cius. /£tp:ocidentf6 1 
adojaiierm di. Ctapertletbefauris In ; 
10 obtuIcrDiu ei muncrih aiiru5.tbu0 ■; i 
mrrrbì. -'St refpófo accepto m fomni? i _ 
nercdirentadbcrodc.peraliam wam f 

reuerfifunt in regione?! 

(iiam.iSDco granai. 

£>ecundumiìiarcum. 

IlRiilofL"po2e.lftc 
cumbentibusrn/ 
deci5 Difcipulis apparii jj.^ 
it illis ief^ ■? cicp;ob:3iut ^ 
fcrcdtìlitarcillov^curi 






Roma I nù nouiter impreffum : in quo multa vtilia | Z deuotione tiigna qua in alijs 
antea im | preflìs nò habent' ; iuenies. videlicet | qtuor euàgelia : panie l'm ioànè 
I fuffragia fanctorù : officiù tri [ nitatis : officiù facro fancti ] facramèti officia omni | um 
fanctorù : Z mul | ta alia : qua oìa fu | mati; videbis ili | tina in tabula ] Tauola 
vulgar cha ìfegna a dir loffi \ ciò per tutto làno : quera in fina, i [marque typogr.l 
(A la fin, en rouge:) (E Finit officium beate marie | quàdiligentilTime correctù. Im 
1 prefl'um Venetijs : impenfis no | bilis viri Lucantonij de giunta | Florètini. Anno 



LIVRES INCONNUS AUX BIBLIOGRAPHES 



a falutifera in- | carnatione inillelimo quingente | fimo quinto, pridie kal'. maij.| (1503) 
pet. in-8. Avec 7 grandes tigures de beanx encadremenis ornem. et à personnages 
gravées <uv bois à chaque page. Imprimé Sur velia. 




192 IT. n. eh-, (sign -,-[-, a - k, à A 
lignes par page. T. i recto le liire ciré. Au verso cor 
(sign. 7 iìij] recto : C Euangelium fecundum Joanner 

hivre d'Iìeures. itnprimé sur veliti, no 
7 grandes figures prenant la page eniière, 136X77 "i' 

aiitres quaire fiijures- Touis Ics boÌ5 sonr exécutés av< 
loire sainte. Les t;randes figures et quelques-uneì de^ 
1>eau\ et <les plus riches llrres liMieures publiés e 

{Conthiua). 



ff. sauf 7 CI X de 12 ff.l Caractères pothiques, impr. en rouge et noir, Ig 
imence )e Calendrier qui se termine au verfo du f. il (sign. v a iii). F. I2 
\. I F. Ig2 recto le colophon, le verso blanc. 

I cité par BanAini^ De Praet et lous les autres bibliographes. Il est décoré de 
1. et de bordures à chaque page sauf la première. Ces bordure* soni com- 
s en compartimcnt à 2 cótés, celle du bas éianl de la doublé grandeur des 
e soin, sur foni criblé et offrent une foule de représenutions tirces de Tbì- 

petites som gravces sur fond blanc. (-'est inronte8Ublani«Dt un iles plus 
D Kalie et ret exeniplaìre runique qae Ton en coonatase. 

l.hO S OlSCHKI. 



G. BOFFITO 



Saggio di Bibliografia Egidiana 

(EGIDIO COLONNA o ROMANO) 



mi 



y^^Oì-IX incertezza e confusione regnò sinora e regnerà ancora chi sa 






per quanto tempo intorno alla vita e sovratutto intorno alle opere 
3 di Egidio Colonna, più noto sotto il nome di Egidio Romano, uno 
^ J'v^'^ \ '^^ ''^^^^ colossi in fatto di sapere enciclopedico che ben può stare 
è^Ì»?^>>^^I degnamente accanto ad Alberto !Magno. a Duns Scoto, a San Tom- 
maso, vale a dire al dottore iinivcrsak, al dottor sottile e aW angciieo, egli che 
fu dai posteri antonomasticamente denominato dottore foiìdatìssiino. Alcune opere 
si attribuirono e s' attribuiscono a lui che non sono sue; altre si vogliono da 
taluni attribuire ad altri che probabilmente devono essere rivendicate a lui. Il 
Colonna ebbe forse il torto, comune del resto pressoché a tutti nel medio evo. 
di occuparsi di troppe cose, sebbene non si possa negare che iri tutte o quasi 
tutte egli abbia recata un' impronta sua propria. Come pensatore egli ha il me- 
rito insigne d' aver tenuta viva quella fiaccola dell' agostinianismo che passando 
dalle mani dell' agostiniano Dionigi da San Sepolcro in quelle del Petrarca e 
indi a poco irf quelle di altri molti umanisti e non umanisti, doveva destare 
cosi grande incendio di pensiero e di opera nei secoli decimosesto e decimosettimo. 
Xelle pagine seguenti, attenendomi a un ordine rigorosamente cronolo- 
gico, io offro un saggio delle mie indagini bibliografiche intorno al Colonna, pro- 
seguite per vari anni nelle biblioteche fiorentine, e durante le ferie autunnali, 
anche in altre biblioteche d' Italia, a Roma, Milano, Genova, ecc. Il Saggio, 
presentato nel 1903 al Concorso Brambilla indetto dalla Società Bibliografica 
Italiana, fu giudicato in massima buono, per quanto ancora immaturo (i). Nei 
cinque anni che decorsero da quella data io cercai, per quanto era in me, di 
estendere le mie ricerche ad altre biblioteche e cataloghi che prima d' allora non 
avevo potuto consultare, e per quanto ben sappia come vano sia in fatto di la- 
vori bibliografici il vanto di compiutezza, io mi lusingo tuttavia che da questo 
limite estremo non sia molto lontana la presente mia fatica, sovratutto per ciò 
che riguarda le opere a stampa del Colonna o al Colonna generalmente attri- 
buite. 

I a. — DE REGIMINE PRINCIPUM — EDIZIONI 

I. (1473). .4 cjrta I r. : Prologus in librum de Regimine princi j punì editus a fratre 
Egidio romano or I dinis fratruin heremitarù sancii Augu \ flini incipit feliciter. 
In fine: Egidii romani. Libri numero tres de | regimine principum. Arte 
quidam im | prelToris exarati finiunt feliciter. Anno a | parlu virginis falutifero. 
Miliesimoqua- | dringentefimo feptuagetìmo lercio. \'ice- | lima feptima mensis 
junii. 

lo fo. gr. v3Ì?6X-76 mm.!, di cane non numerale 12<). caratlcre londo a due col. di lin. 54 nelle pagine 
piene; senza noia di luogo: senza richiami e segnature nei quaderni. La tavola dei capi è in principio e ler- 



(I) Cfr. Rivista delle Biblioleche e degli Archivi, 1903, fase, diottobrt-iiov., voi. XIV, pag. 107 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA EGIDIANA 



mina a e. 4 r. 2. a coi. Iin. 13. Segue a e. 5 r. il l*^ capo; « Q.UÌS (ìt modus procedcndi in regi . mine piinci 
pum C Ca I •• — Un esemplare bellissimo se ne conserva nella nosira Biblioleca Nazionale di Firenze (In 
cunahoH E. I.Ó.). 11 Hain e il lìRijNET ^alla voce /le^(i/KS> dicono concordemente che questa edizione principi 
usci dall'olTìcina di Gunlero Zaincr ad Augsbourg (Augustac Vindelicoruml. — Esemplare anche nel Museo Bri 
tannico. Cfr. Phoctor, n. :535. 



2. (1480). Regiment dels princeps. Barcelona, Nic. Spindeler 



2 de noviembre. 

In fo. di 320 pag. non num. di 33 lin in ciascuna pag., car. gol. Cfr. Haebler, pag. 69 n. 154 ed Hain 
n. Ito. il quale peraltro pare che abbia qualche dubbio sull'esistenza di questa edizione spagnuola che rappre. 
senterebbe anche la prima traduzione catalana del De Rag. Pr. Sulla fede del HAtN, lammelte il l,.\JAt<D (p. ^38) ; 
sulla fede di altri il Brunet che aggiunge l'ediz. essere in carat. got. con segnature A-gg. 




3. (1482;. (g) Eorgio miferatione divina Archiepifcopo Ulixponen. Sacro- | fancte. Ro. 
ecclefie. tituli fanctoruj Petri Z Marcellini preCbvte | ro Cardinali ecc. ecc. 

hi fìlli' : Impreffum Rome per inclitù virù magistnì [ Stephanum plannck 
de patauia. Anno domi | ni Miileùmo. ccccl.K.xxij. Die nona menfis | Maij. etc. 
Registrum ecc. 

In fo. di e. 135, car. «ot. a due col. lin. 40 11. pag. piene, senza segn. e s. lich. Xelle prime quattro carte 
s. n.: la dedica di Oliverio Servio Tolentinate a Giorgio arciv. di Lisbona {Coiimnli iniA/', eie.) e la tav. dei 
capitoli (sino alla e. 4 yerso\. — L'esemplare conservato nella Biblioleca Nazionale di Firenze (I. 4. 12) con- 

a scritto : « Pau i Ghiaccelì Zenobìi .F. civis 



G, BOFFITO 



Fior. I In bancho lo. OcciJeniis [ Liber conventus S. Marci de Florentia ordìnis | praedica:orum habitus dono a 
paulo de | Diacceio •>, Le e. 131 v. e 132 r. (pergam.) son raanoscrilce. Ahri esemplari nelia biblioteca del Museo 
Britannico (cfr. Proctor. n. 35-311 e nella Casanaten«e, nell'Alessandrina, nella Vaticana, e a Brera. — CTr. 
anche T. Dk M\ri.nis, Incnrtjbies etc-, Catal. V, Florence, 1907, pag. l. 

4. (1489)? ...Id ...Id. Venezia, Simone Bevilacqua, 1489, in fo. 

L'cdi/ione è citata dal I.ajard a p. 5?), ma !iiccome è passata sotto silenzio da tutti i biblionraH, è proba- 
bile che sia avvenuto uno scnmhio tra il 1488 e il I^8p. 

5. (1401)"'' Regimiento de Principe.";, Hispali, 14QI. 

In fo Cfr. Hain n. in. M;ì il BRi;SRr la (giudica e a ragione, per quanto ci pare. « fort douteujc » ; e 

6. (1494^- Regimièto de !os principes. 

In fine: [e. 249 V.) : Laus deo | Fenefce el libro: intitulado Re \ gimiento 
de principes Imprefl'o | è la muy noble t muy leal cibdad ; de Seuilla. A 
efpenfas de mae- | ftre Conrrado aleman Z Melchi \ or gurrizo : mercadores de 
libros ] Fue inprelfo per .\Ievnardo Un | gut alemano : Z Staniflao Polo | no - 
companero=. Acabaron fé a veynte dias del mes de Octuhre | Ano del senor 
de miil t quarto cientos Z nouenta Z quarto. 

In fo. dì e. 249 numerate nel recto, più un frjplio l-iniicu in principio e 5 in fine contenenii la lavo'a ; ca- 
rati, j^'otico a due colonne, linee 4^ nelle pa;iine piene, con segnature nei quaderni 'a-z). Nel recto della I.a carta 
un'incisione in legno rappresentante un re seduto in trono. Nel redo della 2. a carta, si legge la seguente ru- 
brica preceduta da iniziale nera: u .\ l.oor de dios toJo podcrofo i dela biè ' auenturada vireen fin manzilla 
fancla | Maria fu madre. Comienca el libro imi ; tulado Regimièto de principes. Fecho 1 y ordenado por Don fray 
Gii de Roma dela orden ! de fàt .\gu5lin. E fizolo tralladar de laiin cr\ roma 1 ce dò Bernardo obifpo de Osma : 
por honrra ? en 1 senamiento del muy noble infante don Fedro : fljo | primero heredero del muy alto y muy 
noble Don t .\lroso : Rey de Canilla de Toledo de Leon Zi ». - F«emplare nel Museo Brilanni.-o. Cfr. Procior 
n 0S3-''. Ql-ARITCH n. 491. pag. 231; Haebler, mU. Ilihrr.. i;(. 

7. (i4Qti • Regimiento de principes. Barcelona. Juan Luschner, 1498, 22 de octubre. 

In fo. di t^^ pa2. non numer. a due col. di 47 lin. ciascuna, car. got. di due tirandez/e. con capitali 
impresse. — Cfr. Haebler, p. 70, n. 157 e BPUNET. 

8. (i4oS>. Egidius De Regimi ' ne Principum. 

/// r'i'/t: : {c. 136 /-.): ImpreUum \'enetiis per niagistrum Si- | monem Beui- 
laquam Papienfem .\nno Do | mini .^lilIe^llno cccclxxxxviii. Die ' nona Mensis 
.lulii 1 Regiftrum ecc. 

nelle pa». piene. Delle prime 4 cane la l.a nel r. serve da front, e nel l'erso alla dedica di Oliverio Servio 
Tolenlinaic al card. Gioraio arciv di Lisbona, le altre son occupate dalla tavola dei capi. Comincia col premio : 
« Egregia ac sanctissinia prosapia » *, e termina ; •> quam deus ipse suis promisit fidelibus, qui est benedictus 

Un esemplare di questa edizioie, che si trova descritta anche dal HaiN .'n. loy) e conservalo nella Riccar- 
diana. un altro nella Casanatense di Roma (cfr. AuDIFFREDl alla parola Coìiimnj), un ler/o nel Museo Britan- 
nico. Cfr. Proctor, n. 5(07. Vedi anche RosENrH\L p. ^, n 11. .^llr-i esemplare se ne nova pure nella Co- 
munale di Bologna. 

9. (1502) Egidius de regimi | ne principum. 

In fine : C Explicit libar de regimine principum ae.iitus (.s/c) I a fratre Egi- 
dio Romano ordinis fratrum bere- | mitarum Sancii .\iigu?tini j ([ Impressum 
Venetiis per Magistrum Bernardinum Vercelensem : iussu dni .^ndree Toiesani 
pe Asola, xxiiii. M.d.ii. Foeliciter. 

In fo., carati, tondo a due col., di righe 60 nelle pagine piene, senza numero nelle pagine e senza richiami. 
Nei quaderni le segnature a-qii, pili 4 carte in principio (front , dedica, nel verso del frontespizio, di Servio 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA EGIDIANA 



Oliveri da Tolentino al cardinal' Giorgio arcivescovo di Lisbona, e (avola dei capi) e una in fine che contiene 
nel redo il ref;istro. Son lasciali in bianco gli spaici per le maiuscole. L'esemplare si uova registrato dal P*N- 
ZEK e da altri bibliografi. 

Esemplare nella Biblioteca Na2!oniile di Firenie e nella Nazionale di Roma. 

IO. (13 17)? Le Mirouer exéplaire et I tresfiuctuense instiuction selon la còpilation de 
Giles de Rome tresexcellent docleur Du legime Z gouveinemèt des Roys prin- 
I ces et grands signeurs qui sorit chef colonne Z vraiz pilliers de | la chose 
publique Z de toutes monarchies, Ensemble des presidcs | conseillers, senes- 
chaulx. .. et aultres | officiers qui pour leurs gràdes esperièces et litteiatures 
sont com | iiiis par lesdictz Piìces ponr adniinistier iustice. Et auec | ce est 
compiins le secret Daristote, appaile le secret des secretz en ] uoye au loy 
Alexandre, Et le nom des roys de france, et combi | en de temps ils ont regna 
1 On les uèt au palais au tiers pillier Et a la rue neufue nostre dame a lensei- 
gne de Lagnus dei par Guillaume Eustace librai ] re du Ro\- nostre sire. 

/// //;/■'.• (e. 13S ;•.) : Cy tìnist le Mirouer exemplaire.... imprime a Paris pour 
Guillaume eustaace libraire.. . et fut acheue de imprimer le dernier iour de 
■iuillet, l'an mil cinq cens et dixsept. 

In a' gr di e. numerate CXXXVIII piti S cane in principio liiiolo. privilegio, tavola, introduzione! 3 in 
fine non numerate; carati, got. ; con figura in legno nel 'eclo e nel ye..M del 6" f..glio nun numer. e nel verso 

VeóU. è rfeistr.jta dal Panzer e desciitla d.il Brunet. Ma secondo il Lajard (p. 537I sarebbe <• ce liire 

cienne production d'un liaité anonymc, inlitulé. Lfher de informuliime princifum « — Un esemplare se ne 



(Continua). 



COURRIER DE FRANCE 



La collection Audéoud à la Bibliolhèque tia{ioaa\e. (Jninier igoS). — On sait (|Uf M. .\ti<iti>iitl. 
mori en Ksypte il v a quelques moi.s, a laissé à la Bibliothèque Nationale ses livres d'art et ime 
tertaine quantité de livres de travail. 11 avait collectionné un grand nombre d'éditions de lu.xe 
niodernes qu'il a en outre fait revètir de somptueuses reliures (environ 200). Cette donation conible, 
d'une faron singulièrement heiireuse, une lacune de la Bibliothèque Nationale. ^L Paul Marchal, 
conservaìeur du Département des Imprimés, a eu l'heureuse idée d'exposer dans le vestibule de 
l'administration, les plus précieux de ces ouvrages. Une vitrine renferme un S,iùi/ Ji</ifn rHos- 
pitalicr de l-laubert, avec une aquarelle originale de Lue-Olivier Merson ; une édition in-4'^ (1S90) 
de Cciiiìiuir ì.iucrteux, l'exemplaire méme des Goncourt, avec, sur le pat, le portrait des deux 
amateurs par Carrière ; 'r« Ovur simple, de Flaubert, ouvert sur une aquarelle originale d'Kmile 
Adan ; Le Voyage sentimeuial. avec une autre de Maurice Leloir : Flirt, de Paul Harrieu, avec 
line aquarelle de Madeleine Lemaire : la Legende dorée. avec un dessin de Lunois ; la Teiitation 
de Saint-Antoine, avec une aquarelle de Rochegrosse ; eie. 

Dans cinti autres vitrines sont réunies quelques imes des plus belles reliures signées Cii/in, 
Kuban, Mercier, et surtout Marius Michel. Les filets, les mosa.ques, les ciselures, celles surlout 
<le Lepère pour les Paysages parisiens et le Cantique des cantigm-s. serties dans des décors de 
Marius Michel, sont remarquables. Le legs Audéoud vient donc. d'un Seul coup, enrichir les 
collections de la rue Richelieu avec des tetiMes d'art de première importance. On se rappelle 
Mue déjà M. H. Béraldi avait oftert, l'an dernier, des reliures modernes de premier or.lre et donne 
ainsi l'exemple d'une générosité à hu|uelle tous les hibliophiles applaudiront. 



24 COURRIER DE FRANGE 



A/ars jgoS. — La Bibliothèque Nationale a acquis le Panthéon comique de Nadar, où se 
trouvent réunis les silhouettes de presque tous ceux qui ont joué un róle ou ioui d'une certame 
notoriété pendant le second Empire. Il y a environ 400 caricatures. 

Vente P. \.mA. (Janvier 190S). — La collection Paul Leroi (Leon Gauchez) ne coniprenait 
pas seuienient des estampes et des tableaux, mais aussi des livres et autographes. Les plus beaux 
prix ont été pour les catalogues du XVIIJe siècle, parmi lesquels celui de la vente de la mar- 
(luise de Pompadour a été vendu 400 fr. Un album de voyage, illustre de dessins attribués a 
l'nidlinn. a atteint 2050 fr. 

Lyon. — La bibliothèque de la ville de Lyon vieiit d'acquérir un précieux nianuscril 
persan de l'an 102S de l'ègire (1619 de notre ère). 

Ce manuscrit contieni le Khainsa ou les Cinq Tiésois du poète persan Nizami. poème 
réputé conime un chef d'oeuvre de la littérature persane. Il est écrit sur papier de Chine sablé 
d'or ; le texte de chaque page est finement encadré d'or, de noir, de vert et de rouge. Tren- 
te-six miniatures d'une grande délicatesse font de cet ouvrage un des spécimens les plus inté- 
ressants de l'art de peindre les manuscrits en Perse au XY!!"! siècle. 

Janvier igoS. — Un bibliophile forézien vieni d'acquérir d'un ancien religieux de la Haute 
Loire. au prix de 17,500 fr., un exemplaire de l'édition princeps de \' Imitation de Jesus Christ, 
traduite par l'abbé F. de La Mennais. Ce livre porte une dèdicace nianuscrite et signée du 
grand ècrivain, à une dame Glaudier, avec la date du 23 novembre 1824, c'est à dire de l'annèe 
nième où fut publiée cette première édition. 

Société des Antiquaires de France. (s Féfrier /^oS). — M. le conite P. Durrieu comniiinique 
une note sur une miniature qu'un compte de Charles d'Angoulème, découvert par M. d'Her- 
boniez, perniet de considérer coninie Treuvre de Jean Bourdichon et de dater de 14S2-14S5. 

.\cadémie des Xmcùf iioas. (Séancc du 2S Février igoS). — .M. le conile Paul Durrieu e.xpose 
qu'il a pu arriver à èlablir les cadres d'un classemenl chronologique pour toute une serie d'im^ 
portantes ceuvres d'art du quinzième siècle, à l'aide des armoiries qui ont été portées par le 
fanieux roi René d'Anjou. En effet le roi René a employé diflérents types de blasons et M. Dur- 
rieu a reconnu que chacun de ces types correspond à autant de pérìodes particulières de la vie 
du roi, périodes dont les limites sont nettement déterminées par des évènements historiques. 
.Suivant donc qu'une création d'art quelconque, depuis un èdifice ou une sculpture jusqu'à des 
enluminures de manuscrits, montre tei ou tei type des armoiries, on peut en conclure que l'e.xé- 
cution de l'oeuvre remonte à tei ou tei espace de temps. dont le plus long ne dépasse pas iS 
ans au maximum. 

Société de l'Histoire de l'Art francais. iSéance du io Janvier jgoSj. — M. Emile Dacier lit une 
ètude sur une Description de Paris, de Piganiol de La Force (édit. de 1742, 8 voi. in-12), qui 
vient d'entrer dans la collection Jacques Doucet ; ces vólumes sont annotés et illustrés dans 
les marges et sur les gardes de croquis de Gabriel de .Saint-Aubin. exécutés entre 1770 et 1779 
et dont plusieurs sont signés et datés. 

M. Philippe Descoux vient de publier un article trés intéressanl sur ce volume dans le 
niumro d'avril de la Gazette des Beaux-Arts (11 fig.). 

Académie des loscriptions. (Séance do 6 Mars 190S). — M. Omont présente les reproductions 
de nonibreux dessins d'opérations chirurgicales, qui accompagnent la traduction latine, faite au 
XVle siècle, d'une collection de traités de chirurgiens grecs. Cette traduction est l'oeuvre du 
florentin Guido Guidi, le premier professeur en médecine du Collège de France, et les dessins, 
([ui ornent l'exemplaire de dèdicace au roi Francois I=r, conserve aujourd'hui à la Bibliothèque 
Nationale (n.o lat. no. 6866), passent pour étre en partie l'oeuvre du Primatice. 

Paris. — Vente de la bibliothèque du comte A.Werlé, {21-35 Janvier) !'« partie. Livres modernes. — 
Dans le total de 170.225 francs figure pour 25,000 fr. une réunion de dix aquarelles et 77 des- 



COURRIF.R DE FRANGE 



sìns originaux de Maurice Leloir (n. 358), destinés à illustrer Unt /emme de qualité aii siede passe 
(ed. Manzi) et auxquels était joint un exemplaire de cet ouvrage. 

Farmi les principales enchères, nous signalerons : 

78. Physiologie dii goiit, par Brillat-Savarin (2 voi. in-S, 1S79), avec eaux-fortes de Lalauze. 
On avait joint un album contenant les eaux-forte.s en épreuves d'artiste sur Japon et les eaux- 
fortes pures avant la lettre, 2000 fr. (L'album n'a été tire qu'à trois exemplaires). 

IDI. Comics rémois (Michel-Lévy, 1858), sur Hollande, fig. de Meissonnier sur Chine, 1015 fr. 

— 129. Costumes historiques, sur vélin, avec les 150 dessins originaux de Lechevallier-Chevi- 
gnard, 1005 fr. — Jacques le Fataliste, par Diderot (1884), sur Japon, avec io aquarelles et 2 
dessins originaux de Maurice Leloir, 4210 fr. — 159. La Chanson des mais, par J. Doucet, avec 
une aquarelle et une suite des eaux-fortes de Leloir, 3870 fr. — 236. Les mille et une nuits (1881). 
sur Hollande, dessins originaux de Lalauze, 2750 fr. — 342. Contes de La Fontaine, réimpr. de 
l'édit. Didot de 1795, avec illustr. de Fragonard, sur Japon, fìg. de Martial ajoutées et dessins 
originaux de ces fìgures, 1980 fr. — 411. Contes choisis A& Guy de Maupassant (ed. des Biblio- 
philes contemporains), reliure de Gruel, 1485 fr. — 443. CEuvres de Molière, dessins originaux 
de Lalauze, 1801 fr. — 502. Les Femmes de Versailles, par Pierre de Nolhac, sur Japon, 4000 fr. 

— 537. Le Printemps des cxeurs, illustr. par Dinet, avec une aquarelle originale, 2050 fr. — 
626. Vie de Jesus Ckrist, par Tissot, exenipl. sur Japon ; plusieurs états des fìgures et une aqua- 
relle originale. Reliure de Champs. 3030 fr. — 587. La Rose enchantée par E. Schulze ; des- 
sins origin. de G. Bussière, 2020 fr. — 594. Mémoires de M.me de Staal-Delaunay (1890), avec 
les dessins origin. de Lalauze, 1701 fr. — 600. Le Rouge elle Noir, par Stendhal (ed. Conquet, 
18S4), exempl. unique sur Japon jaune, avec les dessins originaux de Dubouchet, les eaux-fortes 
de ces dessins en quatre états et des dessins inédits de N. Saunier, 1950 fr. — 627. La Saintc 
Bible de Tissot avec plusieurs états des fìg. et deux aquarelles originales, 1570 fr. 

2= partie : livres anciens. — Total de 176,070 fr. Cette seconde partie de la collection 
comprenait un très grand nombre d'ouvrages rares, qui ont d'ailleurs atteint des prix élevés. — 
3. Horae, à l'usage de Rome (Th. Kerver, 1507), enluminées, reliure de Cazin, 1820 fr. — 
5. Heures, à l'usage de Rome (1514-1530, S. Vostre), sur vélin, 2710 fr. — 6. Horae, manuscrit 
du XV' siècle, avec miniatures (17 grandes et 8 petites), 9050 fr. — 7. Horae, du XV« siècle, 
avec 18 miniatures, 1450 fr. — 9. Livre d'heures du XVI» siècle, avec 8 miniatures, 1600 fr. — 
II. L'office de la Vierge (P. Rocolet, 1635), reliure de Le Gascon, :8io fr. 

100. Marguerite de Navarre, Marguerites de la Marguerite des princesses (Lyon, J. de 
Tournes, 1547, 2 voi. in-8), rei. anc. 2030 fr. — 105. Konsard, CEuvres (Lyon, T. Soubron, 1592. 
5 voi. in-12), rei. anc. 1000 fr. — Boileau, CE«z/j'é'-r (Amsterdam, D. Mortier, 1718, 2 voi. in-fol.) 
fig. de B. Picart, reliure aux armes du comte H. de Calemberg, 1205 fr. — 134. I-a vie et l'ys- 
toire de la madame sainte Barbe, (vers 1530, pet. in-4, marque de J. de Bruges), rei. de Trautz- 
Bauzonnet, 1270 fr. — 138. Le chevalier d'Arcq, Le Bien/aicteur, comédie, manuscrit (1767), 
reliure aux armes du comte de Saint-Florentin, 4505 fr. 

176. Grans croniques de France (Paris, F. Regnault, 1514, 3 voi. in-fol.), rei. de Capè. 
1201 fr. — 181. Les Remonstrances de messire Jacques da La Guesle (Paris, P. Chevalier), rei. 
anc. 3105 fr. — 197. Livre d'or de la garde des co/isuls (an IX, 8 voi. in-4), rei. anc. 1210 fr. 

— 22S. Course de testes et de bague faittes par le roy.... en l'aitiicf 1662 (Paris, Impr. royale. 
1670), 1205 fr. 

237. Arioste. Roland furieux (Paris. Ikunet, 1775-1783. 4 voi. in-4), fig- par Eisen, Cochin. 
Moreau, Monnet, etc, rei. anc. 1940 fr. — 239. Berquin, CEuvres complètes (Paris, Renouard, 
1803, 19 voi. in-12), exempl. de Renouard sur grand papier, avec dessins originaux, 4000 fr. — 
245. Boccace, Decameron (Londres [Paris], 1756-1761, 5 voi. in-8), rei. anc, fig. par Gravelot, 
Boucher, Cochin, Eisen..., 2100 fr. — 253. Cervantes, Don Quichotle, fig. de Coypel (Amsterdam 
et Leipzig, 1768, 8 voi. in-12), 1640 fr. — 261. Collection des portrails des députés à l'Assemblée 
nationale de /ySg, (5 voi. in-4), 1325 fr. — 264. Descriptiou des cérémonies.... pour le couronne- 

La Bibliofilia, anno X, dispensa I* 4 



26 COURRIER DE FRANGE 



mentde LL. MM. Napoléon.... et Josephine (Paris, 1807, in-fol.), 2350 fr. — 268. Dorat, les lour- 
terelles de Zelmis (Paris, 1766), fig. par Eisen ; — et marquis de Pazay, Zélis au bain (Genève, 
1763), fig. par Eisen, rei. anc. 3020 fr. — 269. Dorat. Les Baisers (La Haye et Paris, 1770, in-8), 
fig. par Eisen, 2600 fr. — 271. Dorat, Fabìes iiouvc/les {l^?i Haye & Paris, 1773, in-8), sur Hol- 
lande, fig. de Marillier, 5150 fr. — 27S. Fénelon, Les Avenlures de Télémaqiie (.Amsterdam, 1734, 
in-fol.), rei. anc. 1680 fr. 

306. La Fontaine, Contes et Nouvelles en vers (Amsterdam [Paris, Barbou], 1762, 2 voi. 
in-S), édition des Fermiers Généraux, fig. d' Eisen ; reliure en maroquin rouge, aux armes de 
M.me Du Barry, 14505 fr. — 307. Un autre exemplaire du mème, reliure ancienne, 7215 fr. — 
309. La Fontaine, Fables ehoisies (Paris, Desaint et Saillant, i755-i759. 4 voi. gr. in fol.), fig. 
d'Oudry. exempl. de premier tirage sur HoUande, rei. anc. 9500 fr. 

313. La Motte, Fables tiouvelles (Paris, 1716, in-4), fig. par Coypel, (lillot, Edelinck, etc, 
1260 fr. — 316. CEuvres de J.-B. Le Prince sur les mceiirs, les coutumes et les habillements de 
différeiits peiiples (Paris, vers 1775, in fol.), 6050 fr. — 321. Longus, Daphiiis et Chloé (Paris, 1745, 
in-4), fig- du Régent et figure des petits pieds, reliure de Derome, 3700 fr. — 323. Mably, En- 
tretiens de Phocion (Paris, Didot, an IH, in-4), fig- de Moreau, 1310 fr. — 327. Marmontel, 
Chefs-d'ceuvre dramatiqices (Paris, 1773, in-4), exempl. aux armes du comte de Maurepas. 2900 fr. 
— 343. Promenades au Prater, à Vienne, lithographies colorices, in-fol. 11 50 fr. — 359. Orne- 
tnens inventez par J. Be'rain, 2010 fr. — 360. Deneufforge, Recueil élémcntaiie d'architecture. 
1300 fr. — 363. Oìuvre de J^-A. Meissonnier (vers 1730), 3810 fr. 

Extrait de la " Cbronique des arts " (no. 11, 14 -^lars 1908) « On prète à Partiste et au lettre 
qui prèside aux destinèes de l'Imprimerie Nationale le projet d'installer un Musèe du Livre. 

Rien ne serait plus intéressant et ne serait mieux à sa place dans cet hotel de Rohan 
que va bientòt laisser libre le transfert de l'Imprimerie Nationale. Alors qu'il existe ailleurs des 
musées admirables, comme la Maison Plantin, on est assez dépourvu en France. Les èlénients 
ne font pas défaut, mais ils ne sont pas rassèmblés. C'est à ce travail de groupement que pour- 
rait procèder utilement l'Imprimerie Nationale. Elle tirerait de son propre fonds, d'abord, de 
nombreux exemplaires. Elle est en possession de documents très représentatifs, qu'il lui suffirait 
de classer, en vue non pas seulement de l'agrément, mais aussi de l'enseignement et de l'hi- 
stoire. 11 n'est pas tèméraire en outre de compier sur les dons qui pourront enrichir cette colle- 
ction publique. On pourrait aussi demander aux coUectionneurs de prèter pour un temps fi.xè 
les pièces rares, peu coniiues du public... » 

Rapport sur les services de la Bibliotbèque Nationale en 1907. — Le Journal officiel, du 2 
Mars, a publié le rapport de M. Henr>- .Marcel, administrateur general de la Bibliothèque Nationale. 
Pour le Département des Imprimés, il faut signaler surtout le legs de la collection Audèoud, 
dont nous avons parie plus haut, puis le don de reliures artistiques de M. Béraldi et celui fait 
par M. Lucien Delamarre d'un superbe e.xemplaire du Pluiarque d'Amyot, èdìtion de 1574, en 
IO volumes, dont six reliès aux armes de Charles IX. — Parmi les acquisitions nous citerons 
une édition des ceuvres de Ronsard, édit. de Lyon, 1592 ; les Heiires de Reims, vers 1515, qui 
manquaient à la Bibliothèque; les Heures de Rome, de Simon de Collines (i543l- '"^re e.xtrè- 
mement rare. 

Pour le Département des Manuscrits M. Henry Marcel cite les dons, par M. Bapst d'une 
collection d'anciens livres chinois ; par M. Rosenthal. libraire à Munich, d'un mandement ori- 
ginai de paiement à Jean Bourdichon pour les Heures d'Anne de Bretagne ; par M. Audèoud 
de livres d' Heures et de 6 manuscrits espagnols du XVe et du XYI' siede. 

Enfin le Département des Estampes a acquis une gravure francaise du XV» siede, repré- 
sentant Saint-Jean Baptìste et Saint-Jean l'Evangèliste, avec legende en dialecte provencal (iSoo fr.); 
huit gravures incunables du XVe siècle allemand (scènes de la vie du Christ) ; 1047 portraits, 
gravés au physionuL.xe par Quenedey, avec le dessin de l'appareil dit « physionotracc ». par 
cet artiste, etc. 



COURRIER DE I-RANCE 



Paris. — Vente de la bibliothèque de feu F. Brunetière. — La i^re partie de la venie, faite les 
6, 7 et S Février, a alteint 43451 fr- Elle se composait surtout de livres de travail annotés, très 
abondamment souvent, par Brunetière. Les prix n'ont pas été très élevés, les éditions rares oii 
Uixueuses étant très peu nombreuses. Un grand nombre d'ouvrages se sont vendus entre 200 
et 500 francs. Le seul qui ait dépassé 1000 fr. est un exemplaire de V Histoirc des origines dii 
Oiristianisine, dfe Renan (no. 415), en 8 voi. brochés (1863-1883), enrichi de nombreuses anno- 
tations manuscrites, 1450 fr. — Farmi les manuscrits de Brunetière, le no. 300, projet de lettre 
sur la Séparation (in-S), avec ratures et corrections, a été adjugé 1000 fr. 

Paris. — Ouvrages d'ornemeatation aociens. — Vente des 24, 25 et 26 Février /goS. Citons 
parnii les principales enchères de la première vacation : les Ornemens inventés par Bérain, rei. 
aux armes du prince de Bavière (no. 45), 2210 fr. — un recueil d'iviivres d'architecture de Le 
Paulre, 11 50 fr. — un autre A'CEiivres de Daniel Marat, 1000 fr. 

Dans la seconde vacation, on remarquait \' CEuvre de J.-B. Httet, forme de 470 pièces gra- 
vées (no. 224), 4200 fr. — un Reciml d'estampes et de cahiers d'oniement, grav. par Huquier, 
d'après Boucher, Oudry, etc. (n. 248), 5030 fr. — un exemplaire de V Architeetiire frati(aise de 
Mariette (no. 286), 4705 fr. 

Autres enchères à signaler : 222. JVouveaie livre d'étudcs et principes de serrurerie, par 
Fontaine, 1950 fr. — 223. Collectioii de vases, par de Fontanieu, 1750 fr. — 224. Nouveau livre 
de serrurerie, par Fordrin, 13S0 fr. — 226. CEiivres de sculpticre en bronse. par Forty, 2000 fr. 

— 270. CEuvres divcrses de Lalonde, 3400 fr. — 313. Recueil de plariches d'or/èvrerie et de bron- 
zes, 1500 fr. — 345. Recucii d'ornements, par Ranson, 1000 fr. — Trophées, ornements poitr la 
boiserie d'appartements, par Berthault et Juillet, 1200 fr. — 353. Répertoire des artistes, 1550 fr. 

— 374. Livre de serrurerie, par Tijou, 1200 fr. — 375. CEuvres de Toro, igo^ fr. 

2," vacation — A signaler surtout les enchères des deu.x ouvrages suivants ; Recueil de 
ineubles de Delafosse (no. 205Ì, 3010 fr. — Recueil d'ornements de Cauvet, 2400 fr. 

Livres illustrJs du XVIIIs siècle : Chansons de La Borde, rei. anc. 2120 fr. — La Fon- 
taine, Fables choisies, avec fig. d'Oudry, 1000 fr. — Le total de la vente s'est élevé à 142.728 
francs. 

Paris. — Vente de la bibliothèque de feu M. Henri Chasles. — La 1*^'= partie a produit un total 
de 71.425 fr., pour un peu plus de 300 nuniéros. Les livres provenaient tous de personnages 
célèbres, avec reliures portant leurs armes. 

Voici les principaux prix des livres reliés aux armes de Bourbons : 1 — Tragicae comi- 
caeque actiones, de Crusius, aux armes de Henri I\', Soo fr. — 2. Boyssat, Histoire des chei'a- 
liers de S. Jean de Jérusalem (i6i2, in-4), rei. aux armes de Marie de Médicis, 1810 fr. — 
3. Gremoundus, Historia prostratae.... a Ludovico XIII (1623, in-4), ex. de Gaston d'Orléans, 
2000 fr. — 4. A. de Lestang. Histoire des Gaulcs (i6i8, in-4), e.xempl. aux armes de Anne- 
Marie-Louise d'Orléans, duchesse de Montpensier, 1705 fr. — 7. A. de \^^\?i\. Desseins de pro- 
fessious tiobles et publiques (1612, in-4), 35oo fr. 

Les ouvrages aux armes de Louis XIV et de sa famille étaient plus nombreux. Le no. 14: 
de Beaulieu, La vie de S. Thomas, arc/ievesque de Cantorbery, aux armes de Marie-Thèrèse 
d'Autriche, a été adjugé 2505 fr. 

Pour le règne de Louis X\' : 27. L^e Sacre de Louis Xì', (Paris, 1722), aux armes du roi. 
1925 fr. — 32. Recueil des festes (Paris, 1756), aux armes du roi, 2950 fr. — 39. Le chevalier 
d'Arcq, Histoire generale des guerres (Paris, 1756, 2 voi. in-4), aux armes de Marie-Josèphe de 
Saxe, 1005 fr. — 47. Sermons du P. Bretonneau (1749. 7 voi. in-12), aux armes de M'"!- Victoire, 
1600 fr. 

66. L de Loyac, Le Triomphe de la Cliaritc en la vie du hienlieureu.v Jean de Dicu (165 1^, 
aux armes de Charlotte-Elisabeth de Bavière, 1705 fr. — 73. Marmontel, f'oèliquc francaise. 
(1763), aux armes de Louis-Philippe i", due d'Orléans, 1055 fr. 

Une quarantaine de numéros représentaient les bibliophiles célèbres du .WllI^ siècle ; 



28 COURRIER DE FRANGE 



Colbert, Dangeau, F. de La Rochefoucauld, de Thou, Le Tellier, Richelìeu, etc. On remar- 
quait un Abrégé chronologique de l'histoire d' Espagne et de Portugal (l^65, i voL in-S), aux ar- 
mes du président Hénault (no. 9S), adjugé 2460 fr. et V Anti-Lucrèce, de Polignac (1749, 2 voL 
in-8) (no. 112), aux armes de M™»; de Pompadour, vendu 2560 fr. 

Ouelques ouvrages de divers genres se trouvaient encore dans cette première partie : 149. 
Bm'iariiim Parisiense (1714, 4 voL in-8), 1650 fr. — 194. La Fontaine. Suite complète du fron- 
lispice, du portrait et des 275 figures d'Oudry pour les Fables (édit. de i775-i759). "31 fr- — 
245. La Saiftte vie.... de Monseigneur Saint Louis, Roy de France (1666, in-8), reL anc. 1131 fr. 
— 264. Collection de V Almanack royal (imperiai et naiional), de 1706 à 1850 (136 voL in-8). 
1210 fr. A. BoiNET. 



NEWS FROM ENGLAND 



The Editor 

La Bibliofilia. 
Sir:- 

You have asked me to contribute to your pages some notes respecting bibliographical 
iliscoveries, book sales & publicatioiis in this country. My remarks tliis month, owing to the 
short lime I have had to prepare them, must be confined chiefly to the articles appearing in 
the various magazines devoted to book-lovers. Happìly they contain much interesting matter. 
The Aprii number of the Bibliophile, and the second issue of that magazine, is a distinct im- 
provement on the first. Xot only does it contain some e.\cellenl illustrations in colour, but 
the literary contents are good reading. It opens with an article by Arthur Symons entitled 
Four Humourists in Metre and deais with the writings of John O Keefe (1747-1833), John Hookham 
l'rere (1769-1S46), Thomas Love Peacock (1785-1866) and the Rev. Richard Harris Barham. author 
of the Ingoldsby Legends. 

Another pleasant & well written article is that of Mr. .\rundell Esdaile, « .-V l-'ifteenth 
Century Pilgrimage » in which he deals with the Peregrinationes Sancta: of Bernard von Breyden- 
bach, Dean & Chancellor of Mainz printed in i486, and notable for the beauty of its illustra- 
tions. .Mr. Esdaile expresses the hope that some one may be induced to translate the work 
into English. 

A third interesting paper in this issue is Mr. Harold Bayley's Romance of Paper Marks 
and Mrs. Arthur Bell contributes a readable article on Finely Illustrated Books. 

The " Library World, " for Aprii contains a valuable contribution by Mr. R. .A. Peddie 
of .St. Brides Foundation Technical Library, in the shape of a specimen catalogne of Incutta- 
btila. Mr. Peddie has taken the works of Petrus de Abano and arranging them in chronological 
order shews, in one series ali the editions of a work, either by cross references or main entry. 
His aim is to give a standard minimum entry in each case, as well as definite particulars as to 
the literary contents of each work, & clear and concise references as to where full descriptions 
of the works can be found & copies of them seen. There can be no doubt that such a cata- 
logne would be of great vaine to students of Incunabula & it is to be hoped that Mr. Peddie 
may find a publisher to look favourably upon his scheme. 

in the English Historical Review is an interesting paper by .Mr. J. B. Williams on The 
\ewsbooks and Letters 0/ News of the Restoration. The subject is one that has not been much 
written about, but Mr. Williams has gone thoroughly into it and succeeds in upsetting ali the 
recognized authorities, probably because they had not the same facilities for studying the ques- 
tions that are now available. Attention must also be called to Prof. Goligher's article in the 
sanie magazine on The Se-ic Greek Historical Fragment. 



NEWS FROM ENGLAND 29 



A vvriter in the Quarterly Review also deals with the liooks &• Pamphlets of the Civil War, 
the aiticle no doubt being inspired by the recently issued Catalogne to the Thomason Collection, 
pubhshed by the Trustees of the British Museum & produced under tlie editorship of Mr. G. 
K. Fortescue. Keeper of the Printed Books. 

But undoubtedly no article appearing in the foregoing niagazines vvill attracl so inuch 
attention or invite so niiich discussion as Mr. W. W. (ireg's article On Certain false dates in 
Shakespeare Ouaitos, in tlie current issile of The Library. His argument is that the Roberts 
quarto ofthe Merchant of Venice 1600, the Roberts quarto of the Midsumnier Night's Dream 1600, 
the N. Butter quarto of King Lear, 160S, were not printed until 1619. He bases his arguments 
on four points, the niost startling of which is tliat dealing vvìth the watermarks. Those who 
know Mr. Greg's methods of bibHographical work, will bave httle difficulty in accepting his 
theory. In the same issue is a readable article by Mr. Austin Dobson On some books and their 
Associatiotis and the concluding portion of .Mr. Arthur Tilley's article on A Paris Bookseller in 
the Sixteenth Cenfury, Galliot Du Pré. Mrs. Elizabeth Lee contributes lier usuai interesting 
review of Recent Foreign Literature, in short the Aprii number of The Library is the best 
nuniber vve bave seen for a long time. 

Turning now from magazines to books, a forthcoming publication is Mr. Charles Welch's 
Kegister of Freemen of the City of London in tlie reigns of Henry l'Ili and Edward IT, which 
he has edited for the London & Middlesex Archaeological Societ)'. The work has been com- 
piled from two manuscripts ; portions of volumes rescued from the disastrous fire that took place 
in the Chaniberlains house at Guildhall in 1786. Mr. A. J. Philips of the Gravesend Public Li- 
brary is at work on a Dickens Dictionary, which is nearing completion. .Another important 
work lately announced, is a Bibliography of Charles and Mary Lamb. 

The hook auction market in this country is singularly quiet at the present time. There 
bave been no sales of importance for some time past nor is there much to chronicle as to the 
future. On Aprii the 28H> Messrs Hodgson will sell by auction a large number of first editions 
of Dickens, and the same sale also includes a copy of Keat's Endymion 181S ; Tennyson's 
Poeins by Tivo Brothers, 1827, and the 1842 edition ofthe same author's Poeins in two volumes. 
The rare privately printed edition of .Swinburne's Oueen Mother and Rosamond, is another ilem 
in this sale, ali which are sure to attract spirited bidding. The sale is also ridi in art books. 

On the following day Mess" Puttick and Simpson sell the library ofthe late Joseph Grego. 
the biographer of Rowlandson and Cruikshank. 

The result of these & other sales I hope to notice in my next letler. 

Henry R. Plomer. 



NOTIZIE 



La caccia al libro in Italia. — .Sotto questo titolo pubblicammo nella nostra Rivista un ar- 
ticolo — che ha fatto il giro della stampa europea ed americana — dove raccontammo, dopo 
d'aver commentato alcuni articoli del liegolamento per l'esecuzione della legge .sulla conser- 
vazione dei monumenti e degli oggetti d'antichità e d'arte, e della legge sulla esportazione, tre 
casi ameni della fiscalità doganale italiana: cioè i" del sequestro d' una cas.sa nostra contenente 
un esemplare dei Commentari di Cesare stampati a Londr.\ nel 1712, 2° del sequestro d' una cassa 
contenente libri antichi e nuovi spedita da un legatore di Firenze e 3° del .sequestro d' un Corale 
raffazzonato che un tedesco ritornando in patria portava seco nel treno. I cortesi nostri let- 
tori conoscono ormai l'esito dei due primi casi, cioè che per l'arbitrario sequestro della nostra 
cassa fu da nt)i intentato un processo contro il Ministero dell' Istruzione Pubblica, che è ancora 



30 NOTIZIE 



suh indice, e che al legatore fu restituita la cassa, essendo stata provata luminosamente la sua 
buona fede, tanto più ch'egli avea consegnato al suo speditore, unitamente alla cassa, la nota 
precisa dei libri ivi contenuti ed era perciò assolutamente esclusa 1' intenzione più lontana d' un 
contrabbando a danno dello Stato prevista dall'articolo 310 del suddetto Regolamento, che la 
Dogana di Genova avrebbe voluto applicare. Il terzo caso fu risolto or ora dal Tribunale di 
Verona il quale, oltre di riconoscere la perfetta buona fede del tedesco imputato del reato di 
contrabbando, a norma dell'articolo 313 del citato Regolamento, che stabilisce la confisca ed una 
contravvenzione assai considerevole, ha sentenziato in base alle perizie, che il tedesco non avea 
alcun obbligo di presentare il manoscritto all' ufficio d'esportazione, trattandosi non di un corale 
antico artisticamente alluminato, ma d' un manoscritto recentemente rafìazonato, e ne ha perciò 
ordinato I' immediata restituzione. 

Nel mentre ci rallegriamo assai col malcapitato nostro collega tedesco per la splendida 
vittoria ottenuta dal Tribunale di Verona, ci permettiamo di riprodurre qui quanto abbiamo 
scritto intorno a questo caso nell'ottobre dell'anno scorso e che viene confermato dalla sentenza 
del Tribunale di Verona : 

« Qualche tempo fa leggemmo nei giornali italiani che alla dogana di Ala fu sequestrato 
ad un tedesco un corale preziosissimo ch'egli avrebbe tenuto nascosto nella sua valigia coli' in- 
tenzione di esportarlo fraudolentemente dall' Italia, e che proprio in quel momento transitava 
per quella stazione il Ministro dell' Istruzione pubblica il quale, informato della cosa, ha voluto 
personalmente stringere la mano al bravo doganiere e felicitarlo per la sua operazione. Un 
Ministro elogia personalmente un doganiere ! Quale premio sarebbe più ambito di questo, se 
veramente meritato ? Ed è naturale che una simile soddisfazione, a cui si aggiungerà certo 
qualche altro vantaggio, deve incoraggiare il doganiere e i suoi colleghi a prodezze ancor mag- 
giori. Ma piano a mali passi ! 

Quel tedesco s' è rivolto a noi. giacché ci conosceva per i numerosi nostri scritti sulla 
materia, formanti ormai una lunga e dolorosa storia, e confessiamo che abbiamo sentito venirci 
il rossore per la vergogna e la stizza quando, ben verificato il fatto, vedemmo simili brutte scene 
che non ci parevano possibili in Italia, cioè in un paese che vuol essere ed è eminentemente 
(e fin troppo) liberale. Quel pover' uomo non avea nascosto nulla né avea punto 1' intenzione 
di defraudare 1' Italia ! Egli portava il grosso volume apertamente a vista di tutti nello scom- 
partimento ed alla richiesta che cosa fosse, rispose subito che era un manoscritto antico. Infatti 
chi conosce un corale ed avrà letto quella notizia del sequestro lanciata, come si capisce, dalla 
dogana stessa allo scopo facilmente comprensibile, si sarà subito rivolto la domanda come avrebbe 
potuto trovar posto in una valigia da viaggio un volume si colossale ed avrà capito che vi dovea 
essere un'esagerazione. La quale si .sarà facilmente aggravata e degenerata in confusione dal 
fatto che il forestiero non comprendeva 1' italiano né il doganiere il tedesco e che perciò non 
hanno potuto comprendersi 1' un l'altro. Quindi il tedesco fu trascinato con lungo seguito di 
una folla di curiosi, da un ufficio all'altro ; gli fu tolto il manoscritto mentre fu però rassicurato 
— come egli credeva di aver capito — che questo, dopo l'adempimento di una semplice for- 
malità, che consiste nella consegna del regolare permesso, da parte della Galleria di Firenze, 
gli verrebbe spedito a grande velocità all' indirizzo ch'egli aveva lasciato. La dogana ha redatto 
un verbale per conto proprio e mandatolo, insieme col corale alla Galleria di Firenze, dove, 
malgrado che le miniature del manoscritto siano state giudicate moderne, il fatale volume fu 
confiscato e viene ora gelosamente tenuto a disposizione del Ministero dell' Istruzione pubblica, 
mentre si istruisce contro il tedesco il processo per il tentato contrabbando a norma del'art. 313 
laddove a parer nostro 1' unico articolo applicabile a questo fatto .sarebbe, come per il caso, del 
legatore, il n. 2S9 avendo il viaggiatore tedesco presentato alla dogana un oggetto d'arte non 
munito dei documenti prescritti yi.\.^s\Ti.\yiE.si^ dichiar.vto. 

Ed anzi potrebbe rimanere esclusa ogni idea di arte, e quindi escluso ogni elemento di 
contravvenzione e diritto di tassa, se dalla i)t;rizia risultasse trattarsi non di un curale antico 



NOTIZIE 



artisticamente alluminato, ma di una delle solite copie o contraffazioni ad inganno di novelli 
ed inesperti collezionisti stranieri ». 

Ed ora alcune domande : chi risarcisce al tedesco i gravi danni materiali da lui sofferti ? 
Egli ha dovuto ricorrere ad avvocati, a periti, citare dei testimoni, far dei viaggi e sostenere 
delle spese considerevoli per liberarsi dalla grave ed infamante accusa di un reato di contrab- 
bando ; ed ora che giustizia gli fu resa, dev'egli rinunziare al risarcimento dei danni e sempli- 
cemente rassegnarsi ? — Perchè fu inviato il volume dalla dogana di Ala alla Galleria di Firenze, 
mentre a norma del Regolamento dovea essere spedito all' Ufficio d'esportazione più vicino, cioè 
alla R. Biblioteca Nazionale di S. Marco di Venezia? E perché finalmente fu rimandato, dopo il 
verdetto assolutorio del Tribunale, il corale da \'erona nuovamente alla Galleria di Firenze, 
mentre doveva rimanere nella cancelleria del Tribunale di X'erona a disposizione del proprietario, 
il quale inutilmente ivi I' ha cercato ? 

Ogni altro commento ci sembra superfluo. Per il bene e per l'onore del nostro paese ci 
auguriamo che simili casi disgustosi non abbiano più a ripetersi, mentre desideriamo vivamente 
che dal Ministero dell' Istruzione Pubblica vengano impartiti in proposito, una volta per sempre, 
chiari e precisi ordini pur quanto si voglia severi ma giusti, alle regie Dogane ! 

La scoperta d'un manoscritto sinora ignoto del grande filosofo inglese Ruggero Bacone (1214-1294) fu re- 
centemente* fatta alla Nazionale di Parigi dallo scienziato francese P. Duhem. Il manoscritto 
proviene dalla biblioteca di Luigi XIV e contiene un numero considerevole di trattati di vario 
genere. La copia assai bella fu fatta nella .seconda metà del XV secolo a Napoli da Arnaldo di 
Brusselles (*). L'opera è un frammento At\V Opus Icrtium di Bacone e la continuazione di quella 
parte che fu pubblicata da Brevver a Londra nel 1859. Il sig. Duhem rileva dal contenuto anzi 
tutto un passo di interesse generale cioè che Bacone avea già conosciuto la composizione della 
polvere pirica, il che era messo finora in dubbio. È vero ch'egli parlava nel suo Opus Maius 
d'una polvere esplosiva, ma non ne descriveva la sua composizione, mentre questa ci viene da 
lui comunicata nello scritto or ora scoperto. 

Manoscritti di Paganini. — .Se era erronea la nostra notizia di nuove scoperte di manoscritti 
di Niccolò Paganini alla biblioteca di Perugia, importanti memorie e manoscritti del grande vio- 
linista si sono rilnivati a Genova in questi giorni. 

.'\ristide Manassero, che sta ultimando per la Nuova Antologia un saggio sulla vita e 
l'opera di Nicolò Paganini, ha ritrovato a Chiavari Causcenti, presso il dott. Tavolacini, quattro 
magnifici Notturni per violino e pianoforte, scritti dal Paganini in Ameglia, in uno dei riposi 
estivi, presso la famiglia dell'avv. L. G. Germi, amministratore del patrimonio di lui, e amico 
intimissimo. Il Germi fu anch'egli violinista abile ed appassionato raccoglitore di violini ; e i 
quattro Notturni furono probabilmente scritti per lui, cui il Paganini dedicò anche le sessanta 
variazioni del Baracaba. 11 Conestabile nel 1851 dette la lista delle 24 opere esistenti manoscritte 
— o quasi tutte incomplete — presso l'erede barone .'\chille Paganini, di cui nove composizioni 
sono integre e pubblicate. 

L' importanza quindi di questi notturni è grandissima, tanto più che per pianoforte e violino 
di Paganini non esiste che il frammento di un cantabile. 

Il Manassero ha ritrovato anche 25 lettere inedite dirette al Germi, e un prezioso vio- 
lino tedesco, capolavoro della scuola Steiner, che il Paganini pregiò più dell'Amati. 

Elogio dei Libri. — Alla scuola tecnico-letteraria femminile di Milano il dottor Gerolamo 
Weiss tenne una conferenza su tema: « Elogio dei Libri ». 



)*| Come si sa, Arnaldo di Brusselles fu tipografo a Napoli e potrebbe darsi ch'egli avesse trascritto il coi 
pubblicarlo coi suoi tipi. Del resto è pur noto ch'egli, dopo d'essersi ritirato dall'esercizio dell'arte tipografica, s' 
dicato completamente allo studio delle scienze e che alla Nazionale di Parigi si trovano parecchi altri manoscritti 
di medicina da lui copiati per uso proprio. 



32 NOTIZIE 



Dopo un acuto esame della natura dei libri, delle cause che ne tleterniinano il successo 
o l'oblio, e una rapida sintesi delle opere più insigni dell'ingegno umano, egli mise in luce la 
poca cura che noi abbiamo dei libri in questo secolo borghese richiamando i ricchi in particolar 
modo a quel culto dei libri che distinse gli avi nostri. 

Il pili antico libro del mondo. — Nella Biblioteca Nazionale, u Parigi, esiste un manoscritto 
su pajiiro che ha più di 7000 anni. Questo documento, nel mondo degli egittologi è cono- 
sciuto col nome di Papirus Frisse, dal nome dell' esploratore che lo scoperse, Frisse d'A- 
venues, dotto ingegnere francese che viaggiò lungo tempo in Palestina, in Egittto, in Etiopia, 
nella Nubia, ecc., e che mori a Parigi nel 1879. Il Papirus de Frisse contiene le opere di due 
autori : uno, della terza dinastia, e l'altro della quinta. Il Maspero nella sua Storia antica dei 
popoli d'Oriente lo ha proclamato il più antico libro del mondo. Nel principio è incompleto, 
poiché contiene solo la fine di un'opera di morale, scritta da un tale Kagimni, all'avvento al 
trono del faraone Snofoni, ultimo re della terza dinastia. Veniva poi il testo di uno studio oggi 
scomparso perché uno dei possessori del papiro l'aveva fatto cancellare per sostituirvi un'altra 
elucubrazione che non fu mai scritta. Le ultime quindici pagine sono riempite da un opuscolo 
rimasto celebre e conosciuto nella egittologia sotto il nome di Istruzioni di Fhtahhotpon, figlio 
di un re della quinta dinastia. Questo Papirus venne pubblicato a Parigi nel 1847 e analizzato 
dal Chabas nel volume XIV della Revue Archéologique, e venne commentato e analizzato con 
passione da scienziati inglesi e tedeschi. La migliore e più dotta traduzione si ritiene però, ge- 
neralmente, che sia quella del francese Filippo Virey, che fu ritradotta in inglese. Questo libro 
ha dunque la bellezza di 7000 anni ; ma è opinione assai fondata che esistano papiri assai più 
antichi. È oramai provato che già 7000 anni fa esisteva la carica di « governatore della Casa 
dei Libri di Faraone » che è come dire « bibliotecario regio ». Se esisteva una Casa dei Libri, 
affidata alle cure di un alto funzionario, è certo che 1' Egittto possedeva già allora collezioni di 
opere varie e numerose. 

Alla Galleria Corsini. — Disegni e nuovi acquisti. — .Sull'esposizione testé inaugurata al pa- 
lazzo Corsini di Roma leggiamo nella Tribima il seguente articolo del sig. Attilio Rossi : Anche 
quest'anno, conif già nel passato, il prof. Hermanin, direttore della Galleria Corsini, ha voluto 
offrire al pubblico la vista e il godimento di una parte della ricchezza artistica, posseduta dal 
nostro gabinetto delle stampe e dei disegni. 

L'esposizione testé inaugurata al palazzo Corsini raccoglie un numero molto notevole di 
disegni di pittori italiani e stranieri del secolo XVII, abilmente scelti con criterio di relazione 
storica e di scuola, cosi da presentare all'osservatore, come in prospettiva, e nelle particolarità 
più schiette ed intime, lo schema delle fasi di sviluppo, a traverso le quali si svolse la pittura 
italiana nel seicento. 

1 maggiori maestri che in quella età brillarono nel nostro orizzonte artistico, ed il vario 
corteggio degli ospiti stranieri, che alle nostre tradizioni, alla poesìa delle leggende, delle clas- 
siche rovine, e degli elementi paesistici delle nostre terre, attinsero materia ed ispirazione d'arte, 
sono largamente rappresentati. 

Dai ritratti di Carlo Maratta (sono notevoli in special modo quello di Innocenzo X e l'au- 
toritratto del pittore), dagli studi per figura di Guido Reni, dalle rapide impressioni del Lan- 
franco, di Andrea Sacchi, di Pietro Berrettini, del Brandi, agli schizzi per aninali di Michelan- 
gelo Cerquozzi, a quelli pieni di drammatico sentimento e di spontanea disinvoltura, preparati 
dal Guercino e dal Domenichino per le loro grandiose composizioni sacre, a quelli bizzarri e 
sintetici di Luca Giordano, e fino agli studi del Mola, del Cairo, del Carpioni, tutte le più co- 
spicue e significative espressioni dell'arte italiana del secolo XVII, hanno in questa gustosissima 
mostra il loro particolare ed efficace commento. 

Né sono trascurati i grandi paesisti italiani e stranieri. Gli arcadici paesaggi e le riviere 
solitarie e tranquille di Claudio Gelée, le foreste predilette da Gaspare Dughet, le fatiche, il 
pascolo e il riposo degli animali cari a Nicola Berghem, le tumultuose battaglie del Borgognone, 



NOTIZIE 



33 



sono piacevolmente rivelate, nelle prime forme improvvise e schiette degli studi preparatori. 
Come pure le fantastiche vedute di Salvator Rosa, quelle capricciose di Stefano della Bella, le 
istantanee, ricche della delicata poesia dei tempi che furono, di Gianfrancesco Grimaldi, tolte 
dalle pittoresche rovine, dalle piazze, dai chiassuoli, dai vecchi ponti di Roma. 

Una serie numerosa di studi illustra l'opera insig^ne di Gian Lorenzo Bernini, nei suoi 
vari aspetti di architetto, di scultore e di disegnatore. Ma particolarmente interessanti sono le 
vivaci caricature, nelle quali il grande artista si compiacque di ritrarre, con umorismo di gusto 
squisito, il ridicolo, la vanità, l'altezzosa superbia dei grassi prelati romani, degli uomini di 
curia, dei bellimbusti, dei cortigiani del suo tempo. 

In questa occasione sono stati per la prima volta esposti al pubblico due recenti acquisti 
fatti per la Galleria Corsini : un quadro del Correggio, rappresentante la Vergine con Gesù nel 
seno e S. Giovanni Battista adorante, ed una piccola e squisita veduta del Corso, ritratto, in- 
tomo al 1S40, dal Caffi, 1' ultimo, per ordine di tempo, di quella gloriosa scuola di paesisti 
veneziani che ebbe a maestri impareggiabili il Carlevaris. il Canaletto, Antonio Belletto, Fran- 
cesco Guardi. 

Il quadro del Correggio, di una composizione piacevole e pittoresca, fatta più vaga dal 
delicato fondo di fogliame, è forse uno dei saggi giovanili dell'arte del grande pittore della 
grazia e del sorriso e può essere assegnato al tempo (1518) in cui egli dipingeva i primi affreschi 
della camera di S. Paolo. 

Purtroppo lo stato di conservazione in cui giunse fino a noi era già molto gravemente 
compromesso, quando l'opera di un abilissimo restauratore contemporaneo si sforzò di restituire 
alla graziosa pittura una parte del suo splendore antico. Cosi non tutto ciò che brilla ora nel 
pregevole dipinto è più l'opera del divino Correggio e solo vi scorre un'eco attenuata e dimessa 
del fascino incomparabile del suo genio. 



Pubblicazioni di carattere bibliografico 
intorno alla storia dell'arte tipografica 



Prince d'Essling. Études sur l'ari de la gra- 
vare sur bois à Venise. Les Livres à figures 
vénitiens de la fin du XV' siede et du com- 
mencement du XVfi. Première partie. Tome I. 
Ouvrages imprimés de 1450 à 1490 et leurs 
éditions successives jusqu'à 1525. Florence, 
Librairie Leo S. Olschki ; Paris, Librairie 
Henri Ledere. 504 pp. in fol. Con moltissimi 
facsimili nel testo e tavole a parte. 150 lire. 
Di quest' opera monumentale pubblicammo 
subito dopo l'apparizione del primo volume, in 
questa Rivista (i) una breve recensione nella 
quale fra altro abbiamo detto testualmente : 
Volentieri avremmo continuato la nostra ras- 
segna fino al termine del volume, ma trattan- 
dosi di un'edizione nostra, non vorremmo sem- 
brare un Cicero prò domo sua e lasciamo ad 
ajtri il compito di scrivere le recensioni ade- 



(1) IX, pp. 195-19 



guate all' importanza della pubblicazione, sicuri 
però che, per le poche righe da noi scritte, 
niuno potrà tacciarci di parzialità. Ed infatti 
troviamo nel numero di Gennaio 1908 della Ri- 
vista The Library il seguente articolo notevole 
intorno al primo volume dell'opera del Prin- 
cipe d'Essling, scritto dall' insigne bibliografo 
Alfred W. PoUard : 

In 1S92 the Due de Rivoli, as the Prince 
d'Essling was then entitled, published what he 
now describes as " notre premier essai, très 
incomplet, " on Venetian illustrated books. 
After fifteen years of diligent collecting and 
research he has again taken up the same subject, 
this time with a wealth of detail and of illus- 
tration, which must reduce any further attempt 
to deal with it to the insignificance of an ap- 
pendix. The arrangement of the hook is the 
same as that of its predecessor. Works are 
described in the order of their first illustrated 
éditions, and ali subsequent éditions within the 



34 



PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO 



period follow immediately upon the first. The i 
principle of this arrangement seems quite sound, i 
To keep ali the editions of the sanie work in 
an uninterrupted sequence is net so much an 
advantage as a necessit>' for eftective study of 
their relations, and the weight allowed to the 
date at which a work first began to be illus- 
trated preserves the chronological feeling more 
adequately than might bave been anticipated. 
W'hile, however, \ve heartily uphold the general 
arrangement of the book, in one special group 
of instances it seems to us to bave been wrong- 
ly, or at least doubtfuUy, applied. During 
the years 1469-1472, and in a few later cases, 
the work of the illuminator at Venice was fa- 
cilitated by the employment of a wood-cut 
foimdation over which the artist painted. Only 
a few copies out of an edition were illuminated 
in this way, and the existence of the wood-cut 
substratum for borders and initials was a new 
discover}- at the time that the Prince published 
his first essay. In some cases different bor- 
der-pieces were used in decorating difierent co- 
pies of the same book. The same border- 
piece is alsQ occasionally found in books pub- 
lished by different printers. It thus appears 
probable that the decoration was the work of 
a firni of illuminators rather than of the prin- 
ters, and in any case the existence of a majo- 
rity of copies unilluminated would seem to 
forbid US to reckon a book as a " livre à fi- 
gures " because of the occurrence of the bor- 
ders in one or more special copies. The Prince, 
however, has taken the opposite view, and thus, 
in the forefront of his arrangement, we find a 
whole series of classical works which were ne- 
ver really illustrated until in the early \'ears of 
the sixteenth centurj- illustration had become 
such a habit with Venetian publishers that few 
books could escape it. It would bave been 
better, we think, to bave treated the border- 
pieces by themselves and bave based the ar- 
rangement of the book solely on such illustra- 
tions and decorations as form an essential and 
integrai part of the editions in which they oc- 
cur. We must own, however, to a sense of 
ingratitude in urging this objection, as the li- 
berality with which the use of these borders 
has been illustrated is of a kind to disami 
criticism. 

The book opens with an excellent account 
of the Venetian block-book of the Passion on 
which the Prince d'Essling has already written 
separately. After this, putting aside the inter- 
polated classics, we come upon the '• Trionfi " 



of Petrarch and the Italian version of The Bi- 
ble, both of them pulled forward several years, 
by the chance occurrence of a border in one 
or more copies of the Petrarch, and of six little 
wood-cuts in the John Rylands copy of the 
" Bible " of I st October, 1471. The dlsco- 
very, by the way, of the wood-cut substratum 
to the little coloured pictures was made and 
communicated to the present writer by Mr. Gor- 
don Duff, during his tenure of office at Man- 
chester, so that it should not be ascribed, as 
is bere done, to the present librarian. As re- 
gards the Bible of 1490, the first illustrated 
edition properly so-called, the Prince d'Essling 
records in a foot-note an interesting sugges- 
tion by Mr. Fairfax Murray, that the illustra- 
tions niay bave been the works of the minia- 
turist. Benedetto Bordone. With the thorough- 
ness which distinguishes even.' section of the 
book, two specimens of Bordone's work are 
reproduced, and certainly shew that he and tbe 
illustrator of the Bible belonged to the same 
school, and that their methods of arranging 
their little pictures were closely akin. As is 
well known, several of the Bible cuts were 
suggested by the much larger illustrations in 
the Bibles printed at Cologne, by Quentell, 
about 1480, and speedily imitated at Nurem- 
berg and elsewhere. In another footnote we 
are reminded that this debt was repaid in a 
curious manner, some of the Venetian wood- 
cuts havìng been copied, in 1516, in a Bible 
printed at Lyons by Jacques Sacon, for sale 
not in France, but by Koberger at Kuremberg. 
Altogether nearly a hundred pages are devoted 
to biblical illustrations at Venice. and the nu- 
merous facsimiles bring the whole series under 
the reader's review. As he turns over the 
leaves he can hardly fall to be especially struck 
by the wood-cuts reproduced from the " Epis- 
tole and Evangelii " of 1512, which range from 
a very fine folio-page cut of Christ and S. Tho- 
mas, hearing the device of Marc Antonio Rai- 
mondi, to the St. James the Greater which 
looks as if it had come out of a cheap Greek 
ser\-ice-book of the late seventeenth or early 
eighteenth centun.-. The relation between Dù- 
rer's Apocalypse and the Venetian edition of 
1516 is another point illustrated with great 
lavishness, the suggestion being made that 
Domenico Campagnola may perhaps bave col- 
laborated with Zoan Andrea in making the 
copies. In the " Opera nona contemplatiua," 
the late Venetian block-book, published by Gio- 
vanni Andrea Vavassore, about 1530, Dùrer's 



PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO 



35 



Little Passion, of 1510, was laid under contri- 
bution for the representation of Clirist clean- 
ìnt; the Tempie and, as usuai, botli wood- 
cuts are here reproduced. 

l( the hundred pages devoted lo Biblical 
uood-cuts niay be cited as an exainple of how 
exhaustively the Prince d'Essling has treated 
bis larger headings, his work is no less va- 
luable for the success with which he has hunted 
down hitherto unregistered hooks of extraor- 
dinari- rarity, and made thein known to stu- 
dents by an accurate description and facsimiles 
of the wood-cuts which give them their value. 
As the present volume approaches its limit, 
in 1490 and the years which inimediately pre- 
ceded it, these finds beconie important. Such, 
for example, are the i486 ' Doctrinale ' of 
Alexander Graniniaticus, published by Pietro 
Cremonese, with a singularly graceful decora- 
tive title-page ; the 1487 " Fior di Virtù " of 
Cherubino da Spoleto, with a title-cut which 
evidently inspired, though it was far surpassed 
by, that of the edition of 1490 ; the 14S7 
" Meditationi " of St. Bonaventura, with some 
of the cuts from the early block-book of the 
Passion, and the 148S " Opusculum de Esse 
et Essentiis " of S. Thomas Aquinas, with a 
title-cut of a boy lighting a fire by means of 
.1 burning-glass. This last book was produced 
" impressione Ioannis Lucilii santriter de fonte 
salutis et Hieronymi de Sanctis Veneti socio- 
rum," and by comparison with the same prin- 
ter's " Sphaera Mundi " of the same year, the 
Prince reaches the conclusion that Hieronymus 
de Sanctis was the cutter of the wood-cut. 
The evidence for this is quite sound, for in 
some crabbed verses in praìse of the printers 
it is said that the " schemata " of the " Sphaera 
Mundi " were " reperta " by Santritter : 

Nec minus haec tibi de Sanctis hìeronyme debent 

and there can be little doubt that the illustra- 
tions are by the same hands. It is a little 
surprising, however, to find the Prince para- 
phrasing the last line of verse : " il est dit 
très précisément que Johann Santritter a donne 
l'idée des figures qui illustrent ce traile d'astro- 
nomie et que Hieronimo de Sancii les a exé- 
cutées." The word " invenil " usually means 
much more than the " giving ideas," it means 
specifically " designed," and conversely " seco " 
means much less than " execute," it means 
specifically " cut." Now in mentioning the 
minialurisl Benedetto Bordone in connection 
with the Bible of 1490 the Prince seems lo 



hold the view that there was an artisl who 
designed illustralions as well as a cutter who 
cut Ihem, and if this is so it is as a skìlful 
cutter rather than as " le plus remarquable de 
tous les illustrateurs de livres, a Vénise, dans 
les dernières années du XV» siècle " that Hie- 
ronimo must be honoured. The high praise 
which the Prince bestows on him is based 
mainly on a " Horae " which issued from his 
press in 1494, one of the illustralions in which, 
an Annunciation, seemes to us to deserve the 
eulogy, while the merits of the others are less 
conspicuous. From the evidence before us vve 
should be inclined lo altribute only the An- 
nunciation lo Hieronimo, and at least to leave 
it open whether he should be ranked as a de- 
signer as well as a cutter. Hitherto, however, 
no one has done him justice in eilher capacity. 
The " Horae " of 1494, of which we bave 
been speaking, finds its chronological place in 
an article on the Venetian " Books of Hours," 
which exlends lo ninely pages and is crowded 
with facsimiles, not only of Venetian cuts, bui 
of those in the early Paris editions which were 
largely borrowed or imilated in Venice. Co- 
rning, as it does, almost al its dose, Ibis 
exhauslive article completes the impression 
which every page of the volume suggests, that 
here we bave a book in which enlhusiasm and 
knovvledge, conception and execution , have 
gone band in and almost lo tbe ulmost possible 
limit. Il is obvious that no pains, and no ex- 
pense bave been spared to make this greal mo- 
nograph adequale to the poinl of finalily, and 
forlunalely, it is equally obvious that both the 
pains and the expendilure have been skilfully 
and successfully direcled to their end. 



Questo articolo fu riprodotto in francese nel 
Bulletin die Bibliophile et du Biblothécaire, pre- 
ceduto dalla seguente recensione del suo di- 
rettore Georges Vicaire : 

M. le Prince d'Essling a réuni, dans sa bi- 
bliothèque, les livres à figures vénitiens les plus 
rares et les plus beaux des XV» et XVI' siécles. 
Et ce n'esl pas par simple fantaisie de collec- 
tionneur qu'il a groupé dans ses vitrines toutes 
ces merveilles lypographiques et iconographi- 
ques ; une idée plus haute a prèside à la for- 
mation de cabinet unique en son genre. Amou- 
reux des belles oeuvres des siècles passés, cu- 
rieux épris de science, le Prince ne se Contente 
pas, comme font tant d'amateurs, d'amasser 
des livres pour le seul plaisir d'en amasser et 



36 



PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO 



d'en tourner négligemment de temps à autre 
ies feuillets ; il ies étudie, les analyse, les com- 
pare et l'on peut dire que si sa bibliothèque 
est une bibliothèque de bibliophile, elle est 
aussi celle d'un travailleur. Loin de garder 
ialousement pour lui le resultai de ses recher- 
ches à travers ces splendides spécimens de la 
typographie et de l'illustration, le Prince pu- 
blie, on saitavec quel soin et quelle exactilude, 
ses découvertes bibliographiques, en fait libéra- 
lemcnt profiter ses confrères et apporte ainsi à 
l'histoire des origines et des progrès de l'impri- 
merie une contribution des plus importantes. 

De 1889 à 1891. le Bulh-fin du Bibliophile ^. 
eu la bonne fortune de publier, du Prince 
d'Essling, alors due de Rivoli, des Études sur 
les livres à figiires vénitiens de la fin du XV^ 
siede et du commencement du XVI" siede, em- 
bryon de la magistrale publication qui fait 
aujourd'hui l'objet de catte note. Depuis cette 
epoque, notre éminent collaborateur a conti- 
nue, avec une infaticable persévérance, ses lon- 
gues et savantes investigations à travers les 
bibliothèques publiques et privées de la France 
et de l'Étranger. Rappellerai-je, entre autres 
publications du Prince, son étude sur les Missels 
imprimés à Venise de 1481 à 1600, son Pétrar- 
que, ses études d'art, son influence sur les ar- 
tistes, ses portraits et ceux de Laure, l'illu- 
stration de ses écrits, écrit en collaboration avec 
un autre de nos collaborateurs, le regretté 
Eugène Muntz ? 

Le nouvel ouvrage du Prince d'Essling dont 
le tome I a paru l'an dernier, dont le tome II 
va étre incessamment mis en circulation, et 
que suivront deux autres volumes, est un 
majestueux monument bibliographique, élevé 
à la gioire de la typographie vénitienne ; autant 
qu'il est permis de le dire en matière d'érudi- 
tion, c'est un livre définitif. 

A l'Étranger, ainsi qu'en France, on a salué 
comme il convenait l'apparition de cet ouvrage 
de tout premier ordre et ce n'est pas sans une 
certaine fierté que le Bulletin du Bibliophile, 
qui a donne le premier essai du Prince, enre- 
gistre le succès si légitime obtenu par son sa- 
vant collaborateur. 



F'ra poco uscirà il secondo volume dell'opera 
del Principe d' Essling che a buon diritto si 
considera come la pubblicazione bibliografica 
più importante dei giorni nostri. Il prossimo 
fascicolo de La Bibliofilia conterrà ancora ima 
recensione particolareggiata del primo volume 



scritta dal prof Fumagalli, 1' insig 
del Lexicon typographicum Italiae. 



Livres d'heures imprimés au XV' et au XVh 
siede conservés dans les bibliothèques publi- 
ques de Paris. Catalogne par Paul L.\combe. 
Paris, Imprimerie nationale, 1907. LXXXIV, 
440 pp. in-S. 

L'autore chiama con rara modestia, un cata- 
logo l'opera di cui trovasi qui sopra il titolo, 
mentre in verità è un lavoro poderoso sotto 
tutti i rapporti. Nell'introduzione egli parla 
dell' importanza dei libri d'ore a stampa e dei 
lavori bibliografici che se ne sono occupati, 
fra i quali eccelle anzi tutti quello di Brunet 
quantunque anch'esso imperfetto, avendo egli 
trascritto moltissimo da cataloghi più o meno 
bene redatti ed attendibili per non aver po- 
tuto sempre aver sott'occhio le edizioni da 
lui descritte. Il Sig. Lacombe passa in rivista 
anche le collezioni private più importanti di 
libri d'ore, come quelle di Didot, Villafranca, 
James Rothschild e Yemeniz delle quali esi- 
stono dei cataloghi ben fatti, ed analizza le pub- 
blicazioni bibliografiche più pregevoli che si 
sono occupate, sia pure in parte soltanto, della 
genesi e dello sviluppo del libro d'ore a stampa. 
Dopo l'introduzione dotta ed assai interessante, 
l'autore ci offre la minuta descrizione di quasi 
seicento edizioni diverse del libro d'ore, co- 
minciando colle officine di Parigi che hanno 
prodotto ben 495 edizioni, proseguendo poi con 
quelle delle Provincie della Francia, in ordine 
alfabetico delle singole città, e terminando in- 
fine con quelle degli altri paesi, cioè l'Alsazia- 
Lorena, 1' Italia ed i Paesi bassi. Per le singole 
parti, l'autore ha scelto l'ordine cronologico, 
mentre forse sarebbe stato preferibile la clas- 
sificazione per le singole diocesi ; cosi egli co- 
mincia col libro d'ore più antico stampato a Pa- 
rigi il 21 agosto i486, che non porta l' indicazione 
del rito mentre il secondo del 7 luglio 14S7 è 
all'uso della chiesa di Parigi, il terzo del io 
maggio 14S8 del rito di Roma ecc. La biblio- 
grafia stesa dal Sig. Lacombe non può aver 
la pretesa di essere completa perché egli vi 
ha descritto soltanto le edizioni esistenti nelle 
biblioteche pubbliche di Parigi. Ed infatti in 
questo stesso quaderno della Rivista troviamo 
la descrizione di un libro d'ore splendido al- 



PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO 



37 



r uso della chiesa di Lione da lui non citato (i) 
ed il nostro catalogo Choix de livres anctens 
rares et curieux rassegna, sotto la rubrica dei 
libri stampati su pergamena, le edizioni seguenti 
non segnalate nel libro del Sig. Lacombe, cioè 
al no. 1890 Heures à l'usage de Rome del 15 
dicembre 1502, al no. 1893 un libro d'ore siam- 
pato da Gugl. Eustace nel 1516, al no. 1895 
uno di Thielman Kerver degli 11 maggio 1505, 
al no. 1S96 un altro dello stesso tipografo del 
24 luglio 1505 ed al no. 189S un libro d'ore 
stampato nel 1521 con caratteri romani, il quale 
ha, quantunque stampato con lettere tonde, 
contro l'uso generale di quel tempo, tutte le 
pagine inquadrate da contorni bellissimi. Brunet 
V., col. 1642 : « Les éditions en lettres rondes 
n'ont point ordinairement de bordures » ; come 
unica eccezione da questa regola egli cita un 
Libro d'ore col calendario dal 1534 al 1552 ; 
l'edizione del 1521 descritta al no. 1898 del 
nostro catalogo Choix si dovrebbe dunque con- 
siderare, se l'osservazione di Brunet fosse ve- 
ramente attendibile, del che è lecito di du- 
bitare, come la prima eccezione dalla regola, 
essendo di 13 anni anteriore a quella da lui 
citata. Dopo ogni titolo l'autore indica sag- 
giamente la biblioteca nella quale il volume si 
trova, coi relativi numeri dei rispettivi inventari. 
Delle Provincie della Francia il catalogo non 
descrive che 47 edizioni e ne risulterebbe che 
tutte le città della Francia assieme non hanno 
prodotto nemmeno la decima parte del numero 
delle edizioni uscite nella sola città di Parigi. 
L' Italia vi è rappresentata con trenta edizioni, 
di cui ventisette furono stampate a Venezia, 
le altre tre a Cortemaggiore, Ferrara e Napoli. 
In questa parte ci sarà certamente una lacuna 
enorme e sarebbe perciò desiderabile che anche 
in Italia si facesse un lavoro simile per col- 
marla, ed allora il nostro paese non vi farebbe 
davvero cattiva figura, né per quantità né per 
qualità. Per una strana combinazione questo 
quaderno ci offre le descrizioni di due bellissimi 
libri d'ore (Officium B. M. V.) non citati dal 
Signor Lacombe né da altri bibliografi, cioè 
dell'Officio stampato per Pio V (pag. i) e del- 
l'Officioim presso a Venezia nel 1505 (pag. 18), 
entrambe le edizioni tirate su pergamena. In- 



dici copiosi ed accurati chiudono il volume del 
Sig. Lacombe e gli aggiungono ancor maggior 
pregio ed utilità. — i 

Le Térencc des Ducs, par Hexrv Martin, ad- 
ministrateur de la Bibliothèque de l'Arsenal. 
Avec une héliogravure en couleurs et 35 en 
noir reproduisant 133 miniatures. Paris, Im- 
primeurs-éditeurs Plon-Nourrit & C.''. 150 Fr. 

Lorsqu'on s'avisa, il n'y a pas très longtemps. 
que la France avait eu, elle aussi, des artistes 
de talent au moyen àge, l'attention fut vite 
portée vers les peintures des manuscrits. On 
s'apercut alors, non sans quelque étonnement, 
qu'il se trouvait en certains volumes de véri- 
tables tableau.x auxquels il ne manquait que de 
plus grandes dimensions pour entrer en com- 
paraisons avec des oeuvres d'art estimées de 
tous. Divers érudits commencèrent à étudier et 
à rechercher ces beaux livres historiés ; puis 
le nombre des amateurs s'accrut, et c'est, de- 
puis quelques années, tout le public lettre qui 
s'est mis à apprécier à leur valeur les manu- 
scrits à miniatures. 

Farmi ces volumes, il en est peu qui aient 
autant piqué la curiosité et attiré l'admiration 
que le Térence de la bibliothèque de l'Arsenal. 
On ne savait d'où il venait. Le bibliophile Ja- 
cob, dans ses Hvres de vulgarisation sur le 
moyen àge, en avait reproduit quelques minia- 
tures. VioUet-le-Duc, lui aussi, dans son Dic- 
tionnaire dii inobilier franfais, l'avait cité sou- 
vent. Mais ce joyau des livres enluminés restait 
toujours entouré d'une sorte d'aureole mysté- 
rieuse. Fallait-il donc renoncer à en connaitre 
jamais l'origine et se résoudre à l'admirer sans 
savoir qui l'avait admiré avant nous ? On verrà 
que deux princes l'ont gardé jalousement dans 
leurs bibliothèques, deux princes également 
amateurs d'art : l'un est un dauphin de France, 
Louis, due de Guyenne, fils de Charles VI ; 
l'autre est le plus passionné bibliophile du 
moyen àge, Jean, due de Berry. Pour juger 
de l'intérét qu'attachait ce dernier à la posses- 
sion du volume, il suffira de rappeler qu'à 
peine le due de Guyenne eut-il disparu, le due 
de Berr)^ n'eut rien tant à coeur que de se faire 
remettre le précieux Térence par le bibliothé- 
caire du dauphin. Il est permis de supposer 
que le due Jean convoitait dès longtemps ce 



38 



PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO 



chef-dceuvre d'enluininure ; mais le moyen de 
l'enlever au fils ainé du roi ? Celui-ci mort, 
Jean de Berry, bieii que vieux et déjà malade, 
n'hésita pas pourlant à s'emparer du livre tant 
(lésiré. Il l'eut peu de temps eiilre les mains : 
(|uelques mois plus tard il succombait à soii 
tour ; mais il avait eu cette suprème jouissance 
de bibliophile. 

Quand on a examiné les 133 niinialures du 
Térence des Dtics, on comprend le désir véhé- 
tnent du due de Berry. Sans doute il avait dans 
sa bibliothèque des merveilles comme les Très 
lichcs Hciircs de Chantilly et combien d'autres 
livres précieux ; luais le Térciìcc possedè par 
son petit-neveu olTrait, en outre, un intérèt 
d'ordre tout différent. Il n'est pas nécessaire 
d'insister sur l'habiletè des artistes qui ont col- 
laboré à l'illustration de ce précieux manuscrit, 
puisque toutes les miniatures qu'il contieni se 
irouvent reproduites en héliogravure, avec le 
lalent qu'on connait, par le maitre P. Dujardin 
(lans le volume que les éditeurs ont publié au- 
iourd'luii. Mais ce que le due devait apprécier 
peut-ètre plus encore en cette suite inestimable 
de tableaux, c'est la manifestation tonte non- 
velie d'un art qui, s'affranchissant des formules 
banales, s'attaquait à des sujets antiques et les 
accommodait, avec une habileté sans égale, au 
goùt de l'epoque. Ce ne sont plus, comme 
dans la plupart des livres possédés par le due 
Jean, des annonciations, des visitations, des cru- 
cifixions, des descentes de croix ; ce sont des 
scènes de la vie réelle. Ce qu'on y voit, ce 
sont des bourgeois, des marchands, des valets, 
des personnages vivant, discutant, émus, rieurs, 
tout vibrants de passions humaines ; ce sont 
aussi des hommes et des femmes jouant des 
ròles de théàtre avec des gestes très étudiés 
et d'une ètonnante justesse. Il y a là, en vérité, 
la révèlation d'un coté à peu près ignoré du 



talent des peintres de miniatures, qu'on ima- 
gine volontiers presque e.xclusivement canton- 
nés dans la reproduction des scènes bìbliques 
ou des grands faits de l'histoire. 

On ne peut guère apprécier la souplesse du 
talent de ces merveilleux enlumineurs lorsqu'on 
n'a pas vu de semblables ceuvres. On n'y ad- 
mirera pas moins la simplicité des moyens par 
lesquels ils arrivent à produire ces tableaux 
d'une dèlicatesse et d'un charme qui n'ont 
point èté surpassès. 

C'est M. Henry Martin, administraleur de la 
bibliothèque de l'Arsenal. dont on connait les 
ètudes récentes sur les miniaturisles du moyen 
àge et sur leurs procèdés techniques, qui s'est 
chargè de prèsenter et de commenter le Té- 
rence des D'MS. On a cru que le meilleur moyen 
de rendre ìntelligible à tous le sujet de chaque 
scène ètait d'y joindre le texte correspondant 
du dramaturge latin. 11 a semblé que le dialo- 
gue mème dont se sont inspirès les artistes 
montrerait mieux que tout autre commentaire 
la pensée qui les a guidés dans l'interprétation 
des cent trente et quelques scènes dont se 
composent les si.x comédies qui nous sont restées 
de l'auteur de l'Eiiiinqnc. 

Outre la reproduction en héliogravure par 
M. P. Dujardin de toutes les miniatures du 
Térence des Ducs, la belle publication renferme 
une planche en couleurs, ceuvre de M. Witt- 
niann. La page entière reproduite en couleurs 
est celle qui contient l'e.xquise miniature de la 
Philotis tant admirèe, en 1904, à l'Exposition 
des Primitifs frannais. 

Le tirage de cet important ouvrage in-4" jésus 
(27X36), effectué sur papier de cuve des pa- 
peteries d'Arches, a été limite à 225 exemplai- 
res de vente. numérotés i à 225, et 30 exem- 
plaires d'homniage. numérotés 226 à 255. 



VENDITE PUBBLICHE 



The American hook auctlon season, 1905=1907. — 

The book auction season of 1906-1907 unlike 
the English season was not notable either for 
the character and number of its sales, or, with 



rare exceptions, for especially rare items. Ac- 
cording to Mr. L. S. Livingston, in the thir- 
teenth volume of his excellent compilation, 
" American Book Prices Current, " published 



VENDITE PUBBLICHE 



39 



by Dodd, Mead & Co., very few of the libra- 
ries disposed of during the past season included 
many of the higher class of coUectors' books. 
The best collection of this character that carne 
up in the auction room was that formed by 
Louis .M. Dillman. of Chicago, sold at Ander- 
son's in March last. Mr. Dillman had made 
a specialty of the first editions of the works 
of nineteenth century English authors, though 
he had also acquired a few rare items of earlier 
date, and many limited editions and special 
books in other departments of literature, most 
of which were in excellent condition. His 
copy of Browning's first book, " Pauline, " 
pubhshed in 1833, appeared for the fourth time 
in twelve years in an American auction room. 
It came up the first time in the George T. 
Maxwell sale, at Libbie's, in 1895, and brought 
Doli. 260, beinglater acquired by A. J. Morgan. 
The second time it came up at Bangs's, in 1S92, 
when William Appleton secured itfor Doli. 720. 
At the sale of the Appleton collection in 1903 
it brought Doli. 1025. At the Dillingham sale 
competition was lacking anditwentfor Doli. 810. 
■ Dillman's copy of Keats's " Poems," (1817), 
which the poet gave to the Misses Reynolds, 
brought Doli. 900. Lamb's " Tales from Shakes- 
peare," in the originai boards, uncut, though 
the two volumes were net quite uniform, brought 
Doli. Soo. Shelley's " Queen Mab," (1S13), a 
verj- fine copy with originai boards, uncut. went 
for Doli. 650. 

The largest suni paid for a single printed 
book was Doli. 2900 for the copy in Dr. H. S. 
Fuller's collection, of a small and thin octavo, 
— .Samuel de Champlain's " Des Savvages, ov 
\oyage de Samvel Champlain, de Brovage, fait 
en la France nouuelle, l'an mil six cens trois," 
licensed in 1603 and published in Paris late 
that year or early in 1604. This copy was 
" picked up " on one of the quay bookstalls 
in Paris, a little over a year ago, for twenty 
centimes, (four cents.) .Several headlines were 
cut into, but otherwise the pamphlet was in fair 
condition, and was rebotmd by Zaehnsdorf. 

Among the more notable sales were the third, 
fourth and fifth parts of the library of Wil- 
berforce Eames, the libraries of Elliot Coues, 
the ornithologist ; Albert E. Jack, containing 
first editions of Tennyson, that brought fair 



but not remarkable prices ; the important auto- 
graph collection of John D. Crimmins, at which 
many documents brought high prices ; the col- 
lection of Dr. Ottocar E. Kopetschny, which 
was sold in nine parts ; the Napoleon collection 
of A. D. S. Bell ; two portions of the Penny- 
packer library, which contained the best Ame- 
ricana offered during the year, and a number 
of other more or less important collections. 
The highest price of the year v.as realized at 
the sale of autograph letters and historical do- 
cuments by Stan. V. Henkels in Februar)-, when 
Doli. 4300 was paid for two interleaved pocket 
almanacs, containing diaries kept by George 
Washington. 

Records are given by Mr. Livingston of 12,700 
lots of books and autographs selling at Doli. 3 
and over — nearly 2000 less than in the season 
for 1905-1906, but more than in any previous 
issue. The small number of books from pri- 
vate or semi-private presses is noticeable. Less 
than twenty-five items from the Kelmscott Press 
are included, while the 1901 volume recorded 
over two hundred. There are only fourteen 
from the Essex House Press, while the 1902 
volume included fiftytwo. Though the rarest 
books in this countr)- as well as in England 
are increasing in price, ìnferior copies of com- 
moner books are not so eagerly sought for as 
formerly. Such books must now be in exce- 
ptional condition to command anything like 
the prices for which less perfect copies were 
sold five or six years ago. As a whole, ho- 
wever, good books are holding their own, the 
average price per volume during the last year 
having gone beyond the ten dollar mark. ( The 
Publisher^- ]]\-ckl\). 

Una vendita importante di disegni ed acquerelli 
di maestri di tutte le scuole del \V al W'III 
secolo sarà fatta a Berlino dai signori Am- 
sler & Ruthardt nei giorni 25 al 27 maggio. 
L' impresa ha pubblicato un bellissimo catalogo 
con riproduzioni nel testo e i6 tavole assai riu- 
scite fuori testo. La collezione ragguardevole 
si compone di ben 710 numeri. A suo tempo 
il solerte nostro corrispondente pubblicherà un 
resoconto particolareggiato dell'esito della ven- 
dita. 



40 



VENDITE PUBBLICHE 



Von den deutschen Auktiooen. — Kunst-und 
Aiitographen-Auktionen liaben im letzten Vier- 
leljahr die Biicherversteigerungen iiberflùgelt. 
\'on Interesse war die Auktion bei Mi^v Perl 
in Berlin (Ende Febriiar) insofern, als man 
auf ihr ein erhebliches Sinken der Preise fiir 
die deutschen Romantiker konstatieren konnte. 
Das war freilich vorauszusehen, denn sie waren 
iiber die Gebùhr in die Hòlie getrieben vvorden ; 
ich glaube ubrigens, dass sie wieder ein wenig 
anzieben und sicii dann auf verniinftiger Basis 
halten werden. Klassiker in Erstausgaben 
erzìelten nalic wie vor gute Preise. Rine kleine 
Ausvvahl sei hier wiedergegeben. Goethe : Eg- 
niont 1788 M. 195 ; Clavigo 1774 M. 145 ; Faust 
1S08 M. 225 ; Gótter Helden und Wieland M . 200 ; 
Werther 1774 M. 650 ; Wahlvervvandtschaften M. 
58. A7^7>/.-Amphitryon 1S07M. 48; Erzahlungen 
M.91; Faniihe Schroffenstein M. 165 ; Penthesi- 
lea M. 115; Germania an ihre Kinder M. 190; 
Lessing : Minna von Barnhehii 1767 M. 5S5 (!) ; 
Nathan 1779 M. 44. Schiller: Anthologie To- 
bolsko M. 135 ; Kabale und Liebe 1784 M. 115 ; 
Rauber 1781 M. 1210; Ràuber 1782 (mit Vi- 
gnette Lòwe nach rechts) M. 210 ; Venuswagen 
M. 245 ; Fiesko 1783 M. 230 ; Teli 1805 M. 56. 
Hòlderlin's Hyperion ging auf M. 155, dagegen 
erzìelten die seltenen Erstausgaben von Im- 
rnermatms Mùnchhausen und Kant's Kritik der 
reinen Vernunft nur M. 51 ; bez. M. 68, wàhrend 
fur ein Exemplar von Kellers Griinem Heinrich 
wieder M. iSo gezahlt wurde. 



Die Auiographen-Auktion Donebauer, die bei 
F. A. Stargardt in Berlin im Aprii eine stattliche 
Anzahl von Sammlern vereinigt hatte, war mit 
besonderem Interesse ervvartet worden ; galt 
die Sammlung des Herrn Donebauer in Prag 
doch schon vor zehn Jahren als eine auserlesen 
schòne ! Dass die Bewertung sich nicht immer 
auf gleich angemessener Hóhe hielt, lag zum 
Teil wohl daran, dass viele seltenere Piècen zu 
Sammelbànden und Albums vereinigt worden 
waren. So brachte à.asSliepanek-Albu)n,X.rotzàem 
es auch Briefe von Paganini, Raimund und 
Weber enthielt, nur M. 1000, das Deinhardstein- 
Album mil Briefen von Fichte, Hebbel, Grill- 
parzer u. a. M. 565. Von den 7 Beethoven-'&x\e^{^\\ 
wurden die 4 an den Prager Musiher Jokann 



Hanka gerichteten mit .M. 4550 bezahlt; ein von 
G"/«r,{- unterzeichneter \'ertrag miteinem Pariser 
Musikalienhàndler brachte M. 1500. Ein Brief 
des vierzehnjàhrigen il/osar/ an seine Schwester, 
aus Mailand datiert, kam auf M. S50, ein Brief 
von 1784 an seinen Vater auf M. 755, ein rùh- 
render Bittbrief von 1790 an einen Freund 
M. 1050. Handschriften literarischer Gròssen 
fanden weniger hohe Bewertung : ein Brief 
Goelhes an seinen \'erleger Goeschen brachte 
M. 220, ein Brief Schillers an ebendenselben 
M. s,i5. 



Craphische Blatter finden immer ihre Liebha- 
ber. Auf der Auktion Petzold bei Cilhofer i-' 
Ranschburg in ll'ien (16. Màrz u. ff.) wurde 
Diirers Marienleben mit 390 Gulden bezahlt ; 
ungemein hoch gingen auch Blatter von Schunnd, 
Schiìtz. Stubbs. Raulino. Benza. 



Die Kupferstichauktion bei Amsler 6-^ Rut- 
hardt in Berlin am 23. und 24. Màrz stand 
hauptsàchlich unter dem Zeichen òlax Klingers, 
fùr dessen Radierungen in den ersten Abzugen 
làclierlich hohe Summen gegeben wurden (u. a. 
fijr Op. I Radierte Skizzen M. 2050, fùr Op. \'III 
Ein Leben M. 6700, fùr Op. XI Brahms-Phanta- 
sie M. 2660). Auch Klingersche Exlibris erzielten 
gute Preise, ebenso Blatter von Otto Greiner, 
Max Liebermann, Herkomer (Dame in Weiss 
M. 620), Leibl. Stauffer-Bern (Portràt Menzels 
M. 3S5, Portràt Freytags M. 430), ÌVhistler. 



Zu hohen Zuschlàgen kam die berùhmte Lud- 
wig Richter-Sammlung des Herrn Eduard Cicho- 
rius, die am 8. Mai bei C. G. Boerner in Leipzig 
versteigert wurde. Das Originalaquarell zu der 
" Kinder- Symphonie " erzielte M. 1570, zu der 
•' Kartoffelerndte " M. 1240, zum " Weih- 
nachtsabend, vom Thurm geblasen " M. 1850. 
Blatter zu Goethes Gedichten brachten 500, 
700, 900, 620 und 1630 M. Eine Serie Origi- 
nalzeichnungen zum " Vater unser " wurde 
fùr M. 4520 ersteigert. Bedauerlicher Weise ist 
die kòstliche Sammlung nach alien Richtungen 
hin verstreut worden. 

F. V. Z. 



Comm. Leo S. Olschki, Direttore-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 



1908 - Slab. tipografico Aldino, direno da L. Franceschin 



Via Folco Portinari, 3. 



Anno X 



Maggio-Giugno i 908 



Dispensa 2 "-3^ 



La Bibliofilia 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI. STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 
diretta da LEO S. OLSCHKI 



Di alcuni codici miniati di scuola fiorentina 




RA i rari cimeli gelosamente custoditi in quel vero 
museo del libro che è la Libreria Olschki al Lun- 
garno Acciaioli, risplendono come gemme alcuni co- 
dicetti quattrocenteschi di scuola fiorentina, adorni 
nelle lor carte di mini squisiti. Crediamo non far 
cosa ingrata ai lettori di questo periodico offrendo 
loro intorno a tali manoscritti alcune frettolose no- 
tizie, corredate da buone riproduzioni, che ben met- 
tono in grado di giudicare del valore artistico degli 
originali. 

Ricordiamo dapprima un codicetto delle Vite di 
Plutarco (i), un vero capolavoro della miniatura fio- 
rentina appartenente quasi alla fine del secolo XV, dedi- 
cato « ad clarissimum virum Petrum ]\Iedicem magni 
Cosmae Fi. ». La scena miniata più importante, che 
raffigura la prima delle nostre riproduzioni, si nota nell'ultima delle tre carte di 
guardia iniziali del manoscritto. Sul dinanzi campeggiano le figure di Annibale e di 
Scipione, alla testa di due respettive squadre di cavalieri, usciti fuori dagli atten- 
damenti trincerati e pronti alla battaglia. Chiude la scena nel fondo un fiume 
azzurrino compreso fra verdeggianti colline, e gli edifici violacei di una città, le 
cui mura turrite si profilano su di un cielo chiarissimo. I colori sono ancor oggi 
freschi e vivaci : le armature consistono in corazze gialle, purpuree e turchine 
lumeggiate d'oro, e fan contrasto col colore degli elmi di un argento brunito 
uniforme. I cavalli sono quasi tutti bianchi, e ricchissime ne sono le bardature 



(i) Cod. membr. del sec. XV di ce. 64, di sesto 17X24,6, munito di bella legatur.-i del- 
l'epoca in assi rivestite di cuoio marrone impresso. 



La Bibliofilia, anno X, dispensa 



44 PAOLO D'ANCONA 



verdi, rosse e turchine pure fregiate d'oro. É infine curioso notare come i mi- 
liti del gruppo a sinistra di chi guarda, per quanto abbiano fattezze indurite 
dal mestiere delle armi, sieno quasi tutti di età giovanile, mentre gli altri che 
stanno di contro, a somiglianza del proprio duce, si dimostrano uomini di età 
più matura, resi venerandi dalla lunga e candida barba che ne limita i volti. 

La seconda fotografia che pubblichiamo rende inutile una dettagliata de- 
scrizione dell'altra carta miniata di questo codicetto. L'ornamentazione di essa 
in nulla diversifica dal motivo divenuto consueto nelle carte iniziali dei mano- 
scritti quattrocenteschi : lungo i quattro margini è il solito fregio a fiorami 
compreso fra liste dorate, ornato con mezze figurine entro medaglioni e for- 
melle ovoidali ; nell'alto è espresso il titolo e la dedica del libro a caratteri ru- 
bricati aurei su fondo ceruleo ; in basso apresi lo stemma del possessore fra cor- 
nucopie graziosamente sorrette da alati puttini ignudi. 

Tuttavia, se comune è questo motivo di decorazione, straordinaria è invece 
la valentia con cui l'artista ha saputo condurlo, perchè anche nell'elaborare vec- 
chi elementi, egli è riuscito a imprimere una nota personale in questa sua opera 
di minio, la quale si distingue fra le altre consimili per pregi indubbi di tecnica. 
Quanto all'artista che con infinita cura carezzò co' pennelli la pergamena del 
codicetto, certe speciali caratteristiche di esecuzione lo rivelano tosto in Atta- 
vante degli Attavanti, il maggior alluminatore di carte ch'ebbe Firenze sullo 
scorcio del secolo XV. 

Non è qui il caso di dilungarci a considerare tutta l'attività di quest'ar- 
tista singolare che, iniziatosi all'arte nella bottega di Vespasiano da Bisticci, 
come prova la sottoscrizione della celebre Bibbia Urbinate, divenne ben presto 
uno dei più ricercati e insigni maestri del tempo suo. Il Plutarco della Libre- 
ria Olschki, che per la prima volta gli attribuiamo senza tema di errare, va 
certo annoverato, per finezza di esecuzione, nella categoria delle opere giovanili 
dell'artista, quando cioè la fretta e il soverchio lavoro non lo avevano ancora, 
come avvenne più tardi, troppo spesso distolto dal lavoro minuto e paziente che 
richiede l'eccellenza in quest'arte. La carta che contiene la scena dell' incontro 
dei guerrieri romani con quelli cartaginesi è un vero piccolo capolavoro. Atta- 
vante rivela in questa composizione le sue straordinarie qualità di descrittore : 
i costumi e le armature sono quelle fiorentine del secolo XV, il fiume che ser- 
peggia fra le colline raffigura il frastagliato corso dell'Arno, e la città che ve- 
desi in lontananza, con poche varianti, ricorda gli aspetti della Firenze quat- 
trocentesca. 

Attavante non appose né la propria firma né una qualsiasi datazione a 
questo Plutarco, come egli soleva nelle sue opere migliori, ma le strettissime 
analogie artistiche che si riscontrano fra questo manoscritto e l'altro bellissimo 
conservato nella Cattedrale di Lione, ce lo fan riportare circa allo stesso tempo, 
cioè al 1483 (i). Anche nella grande scena della Crocifissione del Messale di 
Lione, oggi purtroppo staccata ed esposta da sola nel ]\[useo dell' Havre, si 
scorge nel fondo una cavalcata di militi, le rive di un fiume, e gli edifici di 



(i) E. Bertaux et G. Birot, Le Missel de Thomas James, évèque de Dol, estr. dalla J^f- 
de l'art ancien et moderne, anno 1906. 





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46 



PAOLO D'ANCONA 



una città che in tutto richiamano al nostro Plutarco, come pure in genere la 
finezza del disegno, la freschezza del colorito, l'efficacia del descrivere. Questi 
primi frutti dell'attività di Attavante hanno un fascino ed una purezza tutta 
speciale ; più tardi la mano dell' artista diviene più grave, le composizioni sue 
divengono troppo ampie e grandiose, e noi vediamo la miniatura nel gareggiare 
colla grand'arte, perdere molte delle sue peculiari qualità. 

L'altro codice di questa Libreria che noi siamo lieti di segnalare alla at- 





Officiolo Pandolfini [c. n) 

lira della Scuola del Boccaidino Vecchio. 



tenzione degli studiosi è un Breviario P^ancescano (i), pure privo di data e di 
segnatura, ma che le caratteristiche dello stile rivelano eseguito, circa un de- 
cennio prima del Plutarco, da Francesco d'Antonio del Cherico, l'artista che in- 
nanzi il sorgere della scuola Attavantesca tenne il campo della miniatura in 
Firenze (2) 



(i) Cod. membr. del sec. XV di ce. 499 di sesto 16,4X25,3, legato in assi covertate di 
cuoio marrone con ornamenti di borchie, segnato Inv. Olschki n. 30788. 

(2) P. d'Ancona, Di un bellissimo « Libro d'Ore » miniato da Francesco d'Antonio del 
Cherico, in « Il Libro e la Stampa-», anno II. fase. I. a. 190S. 



DI ALCUNI CODICI MINIATI DI SCUOLA FIORENTINA 47 

La carta iniziale che segue al Calendario è ornata lungo i quattro mar- 
gini di un fregio a fogliami rossi, verdi e turchini avvolgentisi su di un fondo 
aureo. Volatili dai vivaci colori, piccoli quadrupedi, e puttini ignudi rallegrano 
la composizione che ha festività non comune. Alle estremità e nel mezzo dei 
fregi, entro medaglioni e formelle polilobate, veggonsi piccole scene della vita 
di S. Francesco : vedesi il santo inginocchiato quando ascolta le parole del cro- 
cifisso, quando largisce elemosine ai poveri, quando vien percosso dal padre, 
quando ricorre alla protezione del Vescovo, quando riceve le sacre stimmate, 
quando si getta nel roveto per sfuggire le male tentazioni del demonio, quando 
infine sorregge la Chiesa che minaccia rovina. 




Officialo Paiìdolfini \c. 2n. 
;ura della Scuola del Boccardino Vecchi. 



Straordinaria è la ricchezza di miniature di questo codice : le minuscole 
sacre scene ispirate dal Xuovo o Vecchio Testamento, o dalla Vita de' Martiri 
si seguono le une alle altre senza che l'artista dimostri di essersi stancato mai 
nel lumeggiare quelle carte. 

Per l'arte il miniatore deriva direttamente dall'Angelico, di cui ha tutta 
la festività del colore e tutta la delicatezza del tocco, non già,, come è stato 
detto, dalla scuola degli Angeli e dall'arte austera di Lorenzo Monaco. Fu 
Francesco d'Antonio artista di attività singolare: oltre a' codici commessigli 
dalle chiese e dai conventi, egli attese anche ad ornare tutta una serie di libri, 
per lo più di indole letteraria, destinati ad arricchire le biblioteche dei mag- 
giori mecenati del tempo. Ci piace ricordare, come esempio, l'Aristotile lauren- 



48 



PAOLO D'ANCONA 



ziano, che reca due splendidi ritratti di Cosimo il vecchio e di Piero de' Me- 
dici, nonché quel mirabile Libro d' Ore di Lorenzo il Magnifico, che ha la 
piccolezza e il valore di un raro gioiello. 



Gli altri due codicetti della Libreria Olschki, due Officioli della Vergine, 
per quanto non possano competere per l'arte con gli altri sopra ricordati, sono 




Fncipir oiìinuin \XM inn 
^(nnis inaine Icdin coili'C ^ 
.©nmniciiClKom.niccunc, ó-g. ,^^ 
jjniiininnmiLUciiu'S - ^ -•.,.■<- r» . 








Sfu<^'r^ 



Officialo della Vergine (e. 13I 
Miniatura di Scuola Fiorentina della fine del secolo XV. 

tuttavia anch'essi da riguardarsi come due buoni prodotti della miniatura fio- 
rentina del secolo XV. Il migliore di questi Officioli (i) è fregiato dello stemma 



\\) Cod. membr. del sec. XV di ce. 216 di sesto 6,8X9>5 legato in cuoio marrone, se- 
gnato Inv. Olschki n. 29259. 



DI ALCUNI CODICI MINIATI DI SCUOLA FIORENTINA 49 

Pandolfini, e appartenne forse a qualche gentildonna di quella illustre casata 
Varie sono le miniature che lo ornano, ma fra tutte eccelle quella della carta 
iniziale, recante nello spazio centrale la scena dell'Annunciazione, condotta se- 
condo l'iconografia consueta. L'angelico saluto avviene sotto alle arcate di un 
porticato a colonnine sormontate da capitelli aurei. La Vergine sta inginocchiata 
al pari di Gabriele, tiene le mani al petto in atto di compunzione, ed ha lo 
sguardo umilmente abbassato. Tanto la veste dell'angiolo quanto la tunica della 
Vergine sono di uno speciale colore purpureo filettato d'oro, peculiare al vecchio 
Boccardino, alla cui scuola non dubitiamo assegnare il codicetto. 

Minor finezza di esecuzione si riscontra nel secondo Officiolo della Vergine 
della Libreria Olschki (i), più scorretto di disegno, di un uniforme color terreo 
negli incarnati delle figure, condotto sopra la stampa consueta a simili libric- 
cioli. Meritava tuttavia di essere segnalato perché rispecchia esso pure, sebbene 
in grado minore, i gusti e le idealità di quella grand'epoca della nostra storia 
artistica che fu il rinascimento fiorentino del secolo XV. 

Paolo d'Ancoxa. 



Niccolò Machiavelli a San Gimignano 



Con documenti inediti C^ 



Quando, nei fasti della nostra Istoria, e' imbattiamo in qualche ricordo, che 
suoni nobiltà e grandezza, e sia più degli altri singolare, e al tempo stesso sia 
documento utile per noi e per i posteri, conviene esporlo, considerarlo a parte 
a parte, ricavarne un utile ammaestramento; perciò fu detto, fin dai tempi an- 
tichi, che la Storia è la maestra della vita, a\^-egnaché e' insegni a rillettere 
su tante cose onorificentissime. Chi è quegli che non dica: fortunato libro, for- 
tunata pagina, alla distanza ancora di quattrocento anni, quello che fecero i pa- 
dri nostri colla mente e col braccio di un valoroso, per ridonare alla milizia 
italiana dignità, forza, coraggio in modo che rispondesse al suo nome e fosse 
presagio di migliori giorni? 

Ditemi, o Signori, di grazia, dunque che cosa celebriamo ? Noi celebriamo 
la venuta di un personaggio, di cui non può tacere la Istoria letteraria. — Let- 
terato soltanto? — No: anco statista, anco diplomatico, e dei più illustri. Le 
sue ossa stanno accosto a quelle di Galileo, in S. Croce di Firenze: accosto al 



(i) Cod. membr. del sec. XV di ce. 224 di sesto 9,2X13.8 legato in cuoio rabescato 
d'oro, segnato Inv. Olschki n. 30450. 

(*) Si pubblica testualmente questo discorso, pronunziato nel Salone municipale, detto di 
Dante, il 12 maggio 1907, nel IV Centenario dalV andata in S. Gimignano di Niccolò Machiavelli, 
Segretario della Repubblica Fiorentina, per /orinare il Battaglione Nazionale; maggio 1507. 

La Bibliofilia, anno X, dispensa 2*-3* 7 



50 UGO NOMI-PESCIOLINI 



Buonarroti, all' Alfieri, al Rossini, al Foscolo : sulla sua tomba sta scritto : 
Tanto nomini millum par elogium. Voi avete già inteso : parlo di Niccolò Machia- 
velli. Egli fu tanto intelligente delle cose artistiche e pratico del governare, che 
pochissimi ha avuto uguali ; superiore nessuno. 

E quando venne ? — In un momento supremo, in cui la Madre Patria chia- 
mava a raccolta i suoi iìgli, ne armava il braccio, ma più ne formava il cuore 
alla disciplina. Quelli erano istanti preziosi : se non si riforma, dicevasi, la ma- 
niera del combattere, la tattica militare, vana è la speranza di conseguire la 
vittoria. E primieramente fu vanto del Machiavelli quello di munire lo Stato 
con armi proprie, alla foggia degli antichi, che un giuramento facevano di ver- 
sare r ultima stilla di sangue Pro aris et focis. Vincit amor patriae laudisquc 
immensa cupido. Abbastanza aveano dormito i popoli fin dal momento della glo- 
riosa età dei Comuni : ad una grande energia di forze era succeduto un silenzio 
vergognoso, perché gì' interessi della casa propria erano bene spesso affidati a mani 
mercenarie. Non era più l'empito di Federico Barbarossa a Legnano, da rintuz- 
zarsi dai nostri : non gli armati di Campaldino e di Montaperti, ove i cittadini 
uniti in un pensiero solo, quello di sloggiare i nemici, opponevano i loro petti 
con indicibil valore. Ercole Ricotti, nel suo libro Le compagnie di ventura, 
ci dipinge a maraviglia in quanto scadimento fosse 1' arte militare al principio 
del secolo XVI : tutto volevasi col braccio degli altri : perciò una scelta di uo- 
mini si faceva necessaria si nella città, si nel contado. Armatisi di balestre col 
titolo di Balestrieri, mandolli il ^Machiavelli contro coloro, che miravano ad 
impossessarsi del territorio fiorentino e a dargli il saccheggio. L' esercito più 
poderoso, non di meno, che la Repubblica raccogliesse prima della venuta delle 
grandi compagnie straniere, fu quello ordinato contro Castruccio degli Antel- 
minelli, signore di Lucca, nel 1325, con ventimila fanti e quattro mila cavalli. 
È da riflettersi come fosse un tempo, quando imperversavano le milizie di fuori 
al soldo, ora di quello, ora di quell' altro, che la milizia non fu più per i 
cittadini un dovere, ma mestiere di venturieri, fuorusciti, banditi, mercenari 
d' ogni sorta (i). Da principio cominciarono a scegliersi tra i soldati, che eran 
più devoti alla famiglia e al partito che ne voleva far uso : nella Roma- 
gna e nel Montefeltro i Principi conservarono 1' uso delle armi e la forza 
del potere : e, come i condottieri stranieri, né più né meno erano assoldati 
o da altri signori, ovvero dai comuni. Atti di valore di qualche importanza 
si effettuarono alla scuola Braccesca e Sforzesca: il primo. Braccio di Mon- 
tone, che militò sotto Alberico da Barbiano e ruppe Carlo Malatesta : il secon- 
do, Attendolo Sforza da Cotignola, che fu il ceppo di quella famiglia : nessuno 



(i) Elogi degli uomini illustri toscani, Lucca, 1772, tomo III, p. LXXXVII. Questo per 
l'asserzione. Per la dimostrazione, poi, merita di esser letto tutto il capitolo primo della P. I. 
del voi. di Storia letter. d'Italia del prof. Francesco FLA^^NI, // cinquecento. Qui molte pagine 
sul « pensiero politico del Machiavelli » in confronto anco col Guicciardini. 



NICCOLÒ MACHIAVELLI A S. GIMIGNANO 



51 



però combatteva mai per la sua patria; ma accanto agli stranieri e contro gl'I- 
taliani, mirando soltanto a signoreggiare su qualche città o a vendersi al mi- 
gliore offerente. 

La milizia italiana senza scudo, senza magistero, senza disciplina, veniva 
su debole, rapace e tale, che neppur se ne fidava chi ad essa ricorreva. La mi- 
lizia comunale esisteva anche ai tempi del Machiavelli ; ma, sendo trascurata 
nei secoli XIV e XV, rimaneva inferiore assai alle compagnie di ventura. Le 
fanterie erano scritte nei ruoli ; ma, o non si esercitavano, o andavano solo 
per pochi giorni; il Magistrato di Libertà e pace non si occupava che di sti- 
pulare la condotta e gli approvvigionamenti ; il resto faceva il Capitano Gene- 
rale e i Commissari. Scriveva il Giacomini, quando era all'assedio di Pisa (i), 
come fosse ridotta triste la condizione dei soldati di Firenze. Faceva mancare 
questa città al Giacomini uomini, armi, denari, bombardieri, palle e polvere. Ciò 
tanto li disgustava, che spesso i soldati disertavano. In mezzo a queste grandi 
difficoltà, la Repubblica pensò che aveva nel suo seno un uomo di gran mente, 
che avrebbele superate tutte ; si ricorse a Niccolò Machiavelli, e a lui, col titolo 
di Conestabile, diede incarico in più luoghi ; fra questi di andare a San Gimi- 
gnano. Noi ci occupiamo principalmente di casa nostra: anche nel linguaggio 
muto dei libri, si scrive una pagina, che poi i nepoti vorranno leggere. Già i 
Machiavelli avevano in questa terra nobili tradizioni per onorifici incarichi ivi 
sostenuti. M. Guido fu Potestà nell'anno 1378: M. Paolo fu Potestà nel 1479, 
M. Piero di Francesco fu Potestà nel 1491 : e nell'affresco di S. Ivone del So- 
doma, nella Cappella delle Carceri, è lo stemma del Machiavelli, sostenuto da 
due putti, quando era nel 1507 Potestà M. Gio. Batista di questa casata (2). 
Dunque costoro eran servi fedeli o amici affezionati : la somma delle cose, quan- 
to all' istruzione militare, giusta le nuove regole, poteva affidarsi sicuramente 
a lui. Del resto, questo luogo (ricordiamoci) fu sempre, per la sua giacitura, re- 
putato forte e in vantaggiosa posizione, tanto che Eugenio Alberi, nei volumi 
delle sue Relazioni degli Amòasciatori Veneti ai Principi, lo annoverava fra le 
fortezze di secondo ordine, munite di artiglieria ; allora, le ultime prove delle 
bocche ignivome sui nostri spalti. Questo luogo fu sempre esposto agli occhi 
invidiosi dei vicini e Carlo Botta, quando parla più tardi della impresa di Siena, 
rammenta col condottiero Piero Strozzi la nostra Terra, cui visitò per le forti- 
ficazioni lo stesso Marchese di Marignano (3). 

Né eran parole nel Alachiavelli vuote di senso : svolgete, o Signori, i VII 
Lièri dell'Arie della Gtierra e quelle pagine, piene di riflessioni e di documenti, 
tolti dalla storia antica e moderna; onde il Guicciardini ne fece, dipoi, profondo 
studio e lo stesso Palladio giovossi. Di Vegezio, di Plutarco, di Polibio sono qui 
le teorie e gli stratagemmi (4). Egli era bene addentro, come si pare dai libri, 



(i) Vedi su Antonio Giacomini (1453-1517) la lunga nota importantissima del Mordenti, 
a P- 233. 

(2) L. Pecori, Storili della Terra di San Gimignano, Ser. dei Potestà ; in fine. 

(3) Storia d'Italia, Lib. IX, Firenze, Brighi, 1836, p. 226. 

(4) Non sarà inutile conoscere il libro torinese della Espugnatione et difesa delle fortesse 
di G. Busca di Milano, V Instruttione de' Bombardieri, con fig., Torino, appresso G. Domenico 
Tarino, 159S, in-S. 



52 



UGO NOMI-PESCIOLINI 



nelle cose militari, e merita invero molto studio ciò che dice il Machiavelli su 
questo difficile argomento. 

Or bene, salga la nostra collina colui, che in tempo di pace villeggiava 
in questi pressi, là a San Casciano in Val di Pesa, e vi scriveva molta parte 
delle sue opere; venga dunque quassù il Segretario Fiorentino. Chi gli farà onore, 
chi gli darà ospitalità ? — Signori, sempre dignitose fecero le cose a San Gi- 
mignano gli avi nostri : sempre dignitose. Fu mantenuto per quaranta giorni a 
spese del Pubblico. 

Il 24 d'aprile 1507, (poco prima del maggio) furono eletti per due mesi 
alla presenza del Potestà, Ser Carlo di Ser Lazzaro Peroni; M. Angelo Bonac- 
corsi ; M. Tommaso di Ser Ugone Brogi ; M. Pietro Antonio Chiarenti cum piena 
auctoritate recipiendi et hospitandi, sumptibus Communis, Nicolaum de Alachìavellis, 
Commissariuvi Florentinum, secundtim ordinamenta Battaglionis Fiorentini ecc. 

Or questo partito, rimasto vinto, leggesi a e. 115 del nostro Libro di Prov- 
visioni dell' Arch. Com. di n.° 137. 

Jacopo di Berto da Picchena, uno dei collegi, che sali alla ringhiera ani- 
mo consulendi, fu dei Signori del castello omonimo ed antenato del celebre Mi- 
nistro M. Curzio, commentatore di Tacito e autore di un libro Avvedimenti po- 
litici, che in profondità e accortezza somiglia il Machiavelli. 

Ser Angelo Bonaccorsi, letterato dipendente da Filippo, detto il Calli- 
maco, ÌVIinistro alla Corte di Polonia e ambasciatore al Papa e a Costanti" 
nopoli. 

Ser Carlo Peroni, della famiglia del Segretario dell'Arte della Lana, adope- 
rato in altre legazioni. 

M. Tommaso Brogi, Cronista, che abitava il Palazzo, poi detto Pesciolini, e 
forse l'ebbe ospite qui a terreno in salotto (i). 

^I. Pietro Antonio Chiarenti, Priore del ^Municipio, famiglia illustre di 
guerrieri e letterati. 

Or costoro ebber la ventura di star vicini al Machiavelli e di parlare con 
lui. Egli, come Segretario dei Nove di ^Milizia, scrisse di sua mano moltissimi 
ordini dal 1507 al 1512. Nelle frequenti assenze di lui dall'ufficio, gli ordini, le 
circolari e le lettere venivano scritte per lo più (imprimetevelo bene in mente) da 
Ser Francesco di Tommè, da San Gimignano, il quale era Coadiutore nell'Ufficio 
dei Nove (2). Spesso veggonsi in quei registri delle pagine cominciate da Nic- 
colò e finite dal suo coadiutore e viceversa ; di questo Segretario Ser Francesco 
fa testimonianza l'Archivio di Stato di Firenze: cosa sin qui non mai notata 



(i) Vedi Albero genealogico Brogi e Stemma marmoreo nel Palazzo Pesciolini ; G. V. 
Coppi, Annali di San Giin., 1695, in-S, passim. 

(2) Vale a dire, il Segretario fiorentino aveva per Segretario un Sangimignanese. Cfr. 
Avv. Francesco Mordenti, Diario di Niccolò Machiavelli, Firenze, Tip. editrice della Gas- 
zetta d'Italia, 1S80, in-8. — Quando S. Gimignano era potente e i suoi cittadini avevano ca- 
riche onorificentissime in molti luoghi, si vide un sommo magistrato di Lombardia ricevere da 
un Sangimignanese il disegno della Loggia degli Osii. Io ebbi una lettera in proposito dall'ar- 
chitetto Beltrami di Milano. 



NICCOLO MACHIAVELLI A SAN GIMIGNANO 53 

da alcuno, neppure dal Pecori ; e, quando si dice che esso aiutava il Machiavelli, 
non s' intende mica soltanto per quel po' di tempo eh' ei doveva occuparsi di 
San Gimignano, ma in tutto quello che stette in carica a Firenze. Perciò Lucca, 
Pisa, Pistoia, Arezzo, Cortona ed altre città giovaronsi dei consigli del Nostro 
Ser Francesco; per nulla dire dei momenti terribili della cacciata e del ri- 
torno dei Medici, da cui Niccolò sofferse esilio e prigionia (i). 

Né crediate, o Signori, che troppo ristretto campo rimanesse a quella 
attività prodigiosa : imperocché, considerato il Machiavelli quale Statista e Di- 
plomatico, fu adoperato in viaggi continui ed ambascerie; ora al Papa Giulio II, 
ora a Leone X, ora alla Repubblica di Venezia, ora ai Cantoni della Svizzera 
ora alla Corte di Spagna, ora all'Imperatore Massimiliano; a dir breve, in 
faccia ai Re e ai Consigli generali con quanti personaggi allora vivevano 
di ogni opinione. E da considerarsi ancora questo : si era introdotta omai 
nelle viscere della società anche una più libera manifestazione delle idee 
sulla riforma religiosa, che fu 1' inizio in Germania della guerra dei tren- 
t' anni, e che, per di più di mezzo secolo, turbò la Chiesa e la pace cristiana. 
Quanto più difficile quindi era l' ufficio affidato al Machiavelli ! E si che è 
vera la sentenza: « Dove è Religione si presuppone ogni bene; dove manca, 
si presuppone ogni male » , ed altre savie massime che uscirono in Roma, nel 
1771, col titolo. La mente di tm. Uomo di Stato. 

Gioverà pensare un poco all' antico aspetto di San Gimignano, e darsi 
ragione di quel che e' era e di quel che fu tolto : non bisogna giudi- 
care da quello che è adesso. Affinché, tuttavia, non si perdesse la me- 
moria di questo fatto, fu stabilito di affidarlo al marmo nel luogo stesso, 
fuori di Porta San Giovanni, ove il Machiavelli sudò e compiè il dover 
suo. Dove è ora il Piazzale, era la primitiva chiesa di San Francesco, bel- 



(i) Cfr. Archivio distato di Firenze, classe XIII, Distinz. II, N. 70, ove sono queste parole : 
« I Nove d'ordinanza delle milizie entravano in ufficio il giorno stesso in cui l'accettavano, e 
prestavano giuramento e ci stavano otto mesi.... chi nominava a questo Magistrato un cittadino 
che poi rimanesse eletto, riceveva dal Commissario del monte un fiorino largo in oro, appena 
che l'eletto aveva preso l'ufficio. I Nove, dopo essere stati alla Messa in Santo Spirito, presta- 
vano giuramento dinanzi ai Signori e Collegi, nello stesso giorno che lo prestavano i Dieci. 
Per segno del loro sigillo, avevano l'immagine di San Giovanni, con lettere intagliate d'in- 
torno, che significavano a quale ufficio quel sigillo appartenesse. Questo magistrato adunavasi 
in Palazzo. Nelle adunanze cogli altri magistrati, il suo grado ed il suo posto era immediata- 
mente dopo il Magistrato dei Dieci, dai quali esso dipendeva. Aveva un Cancelliere, uno o più 
coadiutori, secondo che decidevano i Signori e Collegi, ed il Magistrato stesso dei Nove con 
due terzi di voti, con più salarli ed emolumenti che sarebbero stati loro assegnati. L'ufficio 
dei Nove era gratuito ; avevano solamente le mancie come i Dieci. Eleggevansi nove famigli, 
un comandatore, un tavolaccino ed un provveditore ed un segretario. Quest'ultima carica fu 
affidata al Machiavelli. Alle spese di ufficio provvedevasi coi denari della massa ; e, quando 
questi non fossero stati sufficienti, dovevasi provvedere nello stesso modo che con i Dieci. I 
Nove erano autorizzati : a collocare nelle terre e luoghi del contado e distretto di Firenze, le 
bandiere (compagnie) e sotto ad esse inscrivere uomini per militari a piedi : a condannare i 
colpevoli nei beni e nella persona, fino alla pena di morte ». 



UGO NOMI-PESCIOLINI 



lissima; oggi son rimaste solo in mezzo le fondamenta ed il Pozzo (i). Più 
sotto, era lo Spedale degl' Innocenti con le sue grandi vasche. Ai poderi, 
detti di Santa Chiara, era la Chiesa ed il Monastero delle Clarisse. Questi 
tre edifìzi furono atterrati per la guerra di Siena, affinchè non divenissero 
ricetto dei nemici ; ma, nel 1507, quando venne il Machiavelli, erano tuttora 
in piedi. Poi, nel 1553, fu fatto alla Porta S. Giovanni un bello Antiporto 
alla ducale : anche questo è sparito : restano solo alcuni sproni (2). 

Del resto, il Machiavelli faceva esercitare i suoi soldati, lungo il fosso, 
che aveva fatto spianare, e il Prato di San Francesco, difeso da vallo o pa- 
lizzata : allora non si girava per le mura e sotto i terrapieni : quelle mura 
eran rispettate come il palladio della repubblica : guai a toccarne una pie- 
tra ! Su, in alto, la Ròcca merlata, dalle torri quadre e il cammino di ronda 
per le sentinelle. Sopra la Porta S. Giovanni, era la cateratta e non la 
Chiesa della Madonna de' Lumi. 

Ma è tempo omai da aggiungere, che, quando Niccolò venne a San Gi- 
mignano, era nel suo 38" anno di età, nel vigore cioè delle forze : che la 
sua madre era la Marietta Corsini di nobilissima stirpe : che era del par- 
tito Guelfo : che, giovane assai, cominciò la carriera delle magistrature : che, 
rimpatriata più tardi la sua famiglia, annoverò fino a dodici gonfalonieri di 
giustizia e cinquantaquattro Priori : io però non pretendo tessere una biograiìa 
di costui; egli mori nel 1527, l'anno funesto del Sacco di Roma, descrittoci 
cosi vivamente da Massimo d'Azeglio (\^edi Ademollo MaricMa de' Ricci, voi. I, 
p. 167 e seg.). Uno studio profondo della vita e delle opere hanno fatto più dotti, 
tra cui i chiarissimi Senatori Pasquale Villari, cosi benemerito per Savonarola, 
e Orazio Tommasini. Basti, nell'oggetto principale, in cui lo abbiamo considerato 
di Statista e Diplomatico, 1' unico che da più vicino riguarda il Comune di 
San Gimignano. Il frequentatore degli Orti Oriccllari e il letterato geniale che 
vi leggeva col Diacceto, coll'Alamanni, il Rucellai, componimenti vari di Fi- 
losofia e di Poesia. I VII Libri dell'Arte della Guerra mostrano in lui una fi- 
nezza non ordinaria negli accorgimenti necessari a chi dirige gli eserciti. Egli 
aveva imparato da Tullio, esser da cercarsi accuratamente la ragione del com- 
battere, più cha la forza : cxpetenda magis ratio quaìii decertandi fortitudo. Le 
Istorie Fiorentine, che, nelle Antologie delle scuole, si propongono ai giovani 
come modello di lingua e di stile, segnano maravigliosamente le mosse dei sol- 
dati dalla Repubblica in mille fazioni ; i Discorsi sopra le Deche di Tito Livio 
mostrano in lui il filosofo ; poiché, seguitando a passo a passo la lettura di tale 
Storia, dice Cinguenè, egli si serviva di tutto ciò che gli porge argomento di 



(t) Le fondamenta della Chiesa di S. Francesco sono a livello del suolo. Il pozzo del 
convento, adesso con una piccola guglia, fu votato testé dei rottami che l' ingombravano, ed era 
in mezzo ai campi inoperoso. Vi fu trovato in fondo un elmo di ferro, di disegno antichissimo, 
che ricorda di dietro il berretto ducale veneziano, ridotto con manico di ferro ritorto, a secchia. 
Fu bene, che esistesse questa secchia e vi cadesse dentro : poiché, almeno, è arrivato intatto l'og- 
getto fino a noi. : 

(2) Devesi ad Antonio Benucci, nostro organista, se serbasi in parte una fotografia, fatta 
per suo semplice diletto. Coltigite fragmenta, ne pereant. 



NICCOLO MACHIAVELLI A SAN GIMIGNANO 



una riflessione, di un'applicazione, di un principio. Roma pagana e i suoi eroi 
gli si mostrano autori di sapienza e di grandezza. È stato detto che il Vescovo 
Bossuet di qui attinse non pochi modi sintetici pel suo celebre Discorso sulla 



Statua di X. Machiavelli nella Loggia degli Uffizi in Firenze. '''"- *"^"'- 

Stona universale. — La vita di Casfrziccio degli Antelminelli è modello di sempli- 
cità ed eleganza : cosi le sue Legazioni e le sue Lettere : lasciamo ad altri il 
giudicare se con qualche scritto, come nel Principe, ei si facesse maestro di 
tirannide : lasciamo le imitazioni di Aristofane ed altri satirici argomenti, 
in cui compiacque al suo secolo: tutto ciò ci dimostra come l'uomo grave e 



56 UGO NOMI-PESCIOLINI 



profondo sapesse adattarsi a' più umili temi : ripeto, noi siamo qui per altro sco- 
po : siamo per considerare Io statista, 1' ordinatore delle milizie, colui che no- 
bilitò la impresa delle armi, ossia del Battaglione Fiorentino. 

Un esperimento si felice, perché suffragato dallo spazio di quattro secoli, 
è guarentigia sicura della bontà del metodo che non attende più innovazioni 
sostanziali, ma è entrato nella disciplina degli eserciti, diciamolo pure, del mondo 
civile : le idee del Machiavelli sulla milizia, lungi dall' invecchiare, sono tutt'oggi 
in vigore. 

Vengano pure a migliaia da ogni parte i forestieri a visitare co' pro- 
pri occhi quest'angolo privilegiato della nostra Penisola; vengano, ed imparino 
come, suir esempio del Segretario Fiorentino, si fa la cerna dei soldati, come 
si tengano uniti nello amore alla patria, come si disprezzino, o non si curino 
gli uomini venderecci, che nei proprii annali non possono registrare atti di va- 
lore, imprese magnanime, disinteressate. Da Marco Furio Camillo, a Farinata 
degli Uberti, in ogni tempo ci furono i vili, ci furono i valorosi ; onorate colui 
che levò in alto la propria bandiera, e, nuovo Balilla, gridò alle genti : Noi fac- 
ciamo da noi! 

Signori, rechiamoci col pensiero a Firenze : diamo un guardo alla magni- 
fica Loggia degli Uffìzi, ove il Vasari preparò le nicchie alle generazioni future 
per le statue dei più celebri Toscani. Qui il Duprè, il Fedi, il Costoli, il Ro- 
manelli, e tanti altri fecero prova del loro ingegno, nel tramandare ai posteri 
carissime sembianze. Per lo scalpello del Bartolini, in una di esse, è ritratto Nic- 
colò IMachiavelli (i). Egli è avvolto in lunga toga col capo inclinato verso terra, 
e con un dito al mento, in atto di meditazione. Pare che dica : Io vi ho pensato 
bene ; seguite il mio consiglio: vi ho segnato la via da imitare, scevra di viltà 
e di rimorso. 



(i) Il can. Gius. Silvestri avea scritto per lui questa epigrafe 



Xicolans. Machiavelhus 

doctrinae. historiariim. princeps 

reique. pubblicac. gerendae 

consultissimus. 

Si condonino queste altre citazioni, per rispetto al pensiero ed alla lingua classica : diffe- 
riscono alquanto di tempo, ma sono informate ad un senso medesimo ardente di patria : 

II. 

Farinata. Ubertoriim 

qui. post, guelfos. bello, internecivo 

ad. Arbiam. deletos. 

quum. omnes. de. Florentiae. exscidio. censuissent 

charitati. patriae 

odio, ghibellinorum. posthabito 

uti. urbs. staret 

voce, animoque. contendit. 



NICCOLO MACHIAVELLI A SAN GIMIGNANO 57 

In altre, stanno più simulacri, i quali pare si affollino verso lui, all'ombra 
del gran Palagio e della mirabile torre. Ecco Pier Capponi, colui che 
dinanzi ad un Re, entrato in città con aria spavalda di conquistatore, 
stracciò i fogli vilissimi degli accordi ; e, colla minaccia del suono a stormo 
delle campane, atterrisce e fuga il conquistatore di Napoli. 

Ecco la statua di Ferruccio: in lui si compendia il valore indomito dei 
difensori della cadente Repubblica : eccolo, noi lo vediamo pugnare come un 
leone sui monti di Gavinana, negli ultimi momenti della libertà fiorentina, ed 
ivi esalare la sua grande anima. 

Questi furono gli effetti della riforma della milizia nazionale, ideata dal 
Machiavelli, ossia del Battaglione fiorentino, come lo chiamavano : ed è scritto 
nei nostri archivi. A tutti costoro poteva egli ripetere sicuro e imperterrito ; 
Cingemmo la spada, ma la nostra spada raunò sempre i più volenterosi : essa 
difese il nido, ove schiudemmo gli occhi alla luce : meditammo i nuovi biso- 
gni della milizia, in tempo opportuno corremmo a sanarne le piaghe : stabi- 
limmo già da quattro secoli nuovi aforismi, nuovi principi, che di generazione 
in generazione sono arrivati felicemente' sino a noi. Onore a colui, che nel 
IV Centenario ci ha ridestato nel cuore la fiammella dell' amor patrio! 

Prop. Dott. Ugo Nomi-Pesciolini 

Bibliotecario Comunale e R. Ispettore di Scavi e Monumenti. 



HI. 

Petrus. Capponius 

Karolo VIH. Galliae. rege 

tentante, statum. reipublicae 

chartas. foedarum. civibus. conditionuni 

securus. maìestatis. eius 

niinaciter. corani, discidit 

IV. 

Franciscits. Ferruccius 
cuius. fide, et virtute. salus. reipub. nitebatur 

fato, libertatis. ìngruente 

extrema. civium. ad. Gabinianum. expertus 

ipso. pene, in conflictu 

aniniam. liberam. expiravit. 

V. 

Franciscus. Guicciardiniiis 

artiuni. pacis. bellique. scientissimus 

qui. republìca. quam. prò. civibus. iuverit 

ad. interitum. ruente 

quum. taedio. rerum, communium 

ad. scribendum secessisset 

Italiae. res. gestas. per annos. XXXX 

quarum. pars, magna, ipse fuit 

stilo, et. sermone, probatissimis 

pene, liistoriae. princeps. peregit. 



La Bibliofilia, anno X, dispensa ; 



UGO NOMI-PESCIOLINI 



DOCUMENTI. 

I. 

S 7'- 1507. 

« Non è da passarsi in silenzio, come a' primi del maggio del 1507 venne in San 
Gimignano il celebre Segretario fiorentino per ordinarvi un battaglione di quella milizia 
che con profonda sapienza era stata consigliata e promossa da Antonio Giacomini (Pre- 
fazione del Polidori alle Storte d'Iacopo Pitti, Arch. Stor. S. V. I. p. 35) successore al 
Vitelli, e sostenuta e posta in atto dal Machiavelli medesimo con grande utilità della loro 
Repubblica, che nella guerra di Pisa ebbe a sperimentare quanto differiscano dalle brac- 
cia mercenarie quelle dei cittadini che sanno di combattere per una patria. Furono per- 
tanto dal Comune eletti deputati per fare onore all' illustre fiorentino, e fu deliberato che 
i Priori e i Capitani di parte provvedessero a quanto abbisognava per il conestabile e per 
il soldati nuovamente ordinati e descritti nella Terra di San Gemignano. Fu ancora spia- 
nato il fosso delle mura vicino al prato di S. Francesco per esercitarvi il nuovo batta- 
glione dei militi cittadini. .... Il battaglione di Colle stava sotto il medesimo conestabile 
di San Gemignano » etc. 

Luigi Pecori, Stor. della Terra di San Gimigiiaìio, Fir., Cellini, 1853, 8°, pag. 261. 

II. 

« Niccolò Machiavelli in San Gimignano. Gli uffiziali deputati nel Consiglio a 
ricevere ed onorare Niccolò Machiavelli, Commissario Fiorentino sull'ordinazione | del 
Battaglione riferiscono aver erogato L. 29 per le spese su ciò fatte. » Il 14 maggio poi 
si legge : « Viste le lettere emanate dall' | uffizio dei Nove degli Ordini della Milizia della 
Rep. Fiorentina, che richiedono si provveda di legne, strami, abitazione per il Conesta- 
bile I nuovamente destinato che presiede ai soldati descritti ed ordinati nella terra di San 
Gimignano, fu deliberato che i Priori e Capitani nostri ] provvedano al necessario. Fu poi, 
ad istanza del Contestabile, spianato il fosso delle mura presso il piato di San Francesco, 
per esercitare i soldati del Battaglione ». 

Lo stesso fatto narrato dagli Spogli Pecori, ms. autografo del sec. XIX, in Biblio- 
teca, p. 280, v. 

111. 

Die XXIV aprilis 1507. 

« Congregato Consilio populi.... in numeris perfectis.... ad sonum campane et vo- 
cem preconis servatis servandis secundum fondamenta reforme, in presentia domini ju- 
dicis domini potestatis prò deliberatione dominorum P. per eorum partitum facte fue- 
runt extractiones ordinarie officiorum prò duobus mensibus futuris. Post quae immediate 
D. P. proposuerunt in Consilio electionem infrascriptam : 

« Jacobus Berthi de Pichena unus ex Collegis adiens aringheriam animo consu- 
lendi super propositum elegit. 

F. Carolum F. Lazari, Angelum Bonachursium, Thomasium ser Ugonis, Petrum Anto- 
nium de Clarentibus, cum piena auctoritate recipiendi et hospitandi sumptibus Communis, 



NICCOLO MACHIAVELLI A SAN GIMIGNANO 



Nicholaum de Machiavellis, Commissarium Florenlinum, erogando usque in Libras triginta 
de Pecuniis assignatis offitialibus Custodie et de Condennationibus Not. Potestatis et cuni 
piena auctoritate et balia una cum diete Commissario faciendi ordinationem et descriptionem 
hominuro qui sunt idonei militie, armorum Fiorentine secundum ordinamenta Battaglionis 
florentini et omnia oportune disponendi ut satisfiat Commissario predicto. 

Super quibus victum et obtentum fuit per fab. n. 27, non obst. novem. alb. 

Lib. di provvig. NN. 137 a 115 v. che comincia il dì i nov. 1505 e finisce il 
di 4 luglio 1509. Coperto di grosso cuoio paonazzo pressato. 

Angelo di Matteo Bonaccorsi nel 1505 era capit. di p. g. 

Jacopo de Pichena Vexillifer iustitiae nel 1506. 

Carolus ser Lazari Peroni 1 506. Riformatore. 

Thommas Ser Ugonis brosius 1506, Prov. dei Luoghi Pii. • 

Petrus Ant. Cosma de Clarentibus, Priore 1506. (Ivi). 

IV. 

(ó m"aii 1507). 

Stantiamentum prò Comissario Fiorentino. — Ofiìtiales in Consilio deputati ad su- 
scipiendum et honorandum Nicholaum de Machiavellis, Commissarium Florentinum, super 
ordinatione Battaglionis, refercit prorogasse summam II viginti novem prò sumptibus fa- 
ctis in dieta causa. Cuorum cosilio eiusdem Consultoris sit provisum quod Conciliarius 
Communis possit et debeat solvere et ad sui exitum ponere dictas expensas prout taxate 
et limitate fuerint per Offitiales Gabelle solvendo de pecuniis assignatis offitialibus cu- 
stodie et de Condennationibus Notarli domini Potestatis, non obstantibus etc. 

Ivi a e. 1 17 v. e e, 1 18 recto, 

V. 

(14 mai] 1507). 

« Visis litteris. Pro contestabili battaglionis (veli.) emanantibus ab Offitio Novem 
virorum ordinem Militiae Republicae Fior, qui requirunt in effectu quod provvideatur de 
signis straniine et habitatione prò Contestabili noviter destinato qui presit Militibus de- 
scriptis et ordinatis in Terra Sancti Geminiani. Consilio prudentis viri ser Joannis de Ves- 
tris unius ex Collegis sit provisum quod Domini Priore et spectabiles Capitane! habeant 
auctoritatem providendi omnia predicta oportuna, iuxsta tenore dictar. literarum, prout eis 
videbitur. 

(Deliberatio Consilii). Magnifici Domini priores, partito obtento, deliberaverunt Con- 
silium populi congregari oratione die. 

Ivi e. 117 r. et v. 

VL 

Die vili jun. 1507. 

« Stantiamentum prò prato S. Franciscii adequando ». 

« Ut satisfiat Comitestabili militiae Florentinae sostenti ut adequaetur foveam mu- 
rorum iuxta pratum sancti francisci prò cxercendis militibus hataglionis Consilio.... sit pro- 
visum quod d. Potestates et Capitanei habeant auctoritatem adequandum foveam et pra- 



60 UGO NOMI-PESCIOLINI 



tum predictum constructa cloaca in dicto foreo, qua recipiatur et currat aqua pluvia etc. 
Pro quibus erogare possint usque in y decem den. de pecuniis expensarum etc. 
Ivi a e. 125 r. 

VII. 

Item elegit et nominavit cum commissione providendi paleus et Ugna prò Conte- 
stabili battaglionis, a e. 166. 

Thommasum ser Ugonis etc. 

Ser Hieronimum de beccis, qui emere debeant de expensis Camerarii omnia pre- 
dieta prout videbitur eis oportunum. Super quibus obtentum fuit per fabas n. 32, alb. 6. 

VIII. 
die XXI Jan. 1507. 

« Stantiamentum prò Contestabili battaglionis. 

« Officiales electi in Consilio ad providendum necessaria prò Contestabili batta- 
glionis indigent stantiamento oportuno : quare Consilio ductu Consultoris si provisum 
quod dicti offitiales possint erogare prò rebus necessariis prò dicto Contestabili usque in 
summam decem de introitu.... etc. 
Ivi a e. 1 74 verso. 

IX. 
8 aprii. 1508. 

Stantiamentum prò conestabili battaglionis ad providendum palea et signa etc. 
Ivi, a e. 187. 

X. 



Pro comite stab. Battaglionis. 
Ivi, a e. 204. v. 



XI. 



Stantiamentum prò comite stabili Battaglionis. Novem cives militiae. Fior. etc. 
Ivi, a car. 225 r. 

XII. 

7 luglio 1511. Nacque controversia co' battaglioni limitrofi ecc. Ved. Pecori. (Spo- 
gli cap.), Stor. di San Gimig. p. 261, 262 ; Lib. di Provvis. che comincia il i." maggio 
1511 e finisce il 28 febbr. i 513, imperocché il conestabile Battaglionis « sit iniquus no- 
stris, adeoque semper ducat eos ad monstram, in planum Pagliarii : illos vero de Colle non 
ducat ultra eorum portam, et quia volunt facere praecedere per sortem non habita ali- 
qua ratione consuetudinis in precedendo » : onde andarono alla Signoria di Firenze ser 
Filippo de' Gamucci e Ser Matteo Useppi, « et quando habebant balistas paratas et 
scoppiettos et nisi potestas S. Gemin. ivisset obviam, evenisset aliquod malum et maximum 
scandalum ». Ottenuto con 30 fave nere. I nove dell'ordinanza rassicurarono gli oratori 
Sangimignanesi, lodandone la diligenza, e promettendoci di provvedere alla prelazione della 
loro bandiera (e. 35, r.). 



NICCOLO MACHIAVELLI A SAN GIMIGNANO 



S. GIMIGNANO PER NICCOLÒ MACHIAVELLI (*) 



i Nella dura e chiusa città, all' ombra delle torri vigili e minacciose, tutta 
l'anima di un popolo oggi ha vibrato, perché nel nome di Machiavelli, ha cele- 
brato una festa di tutta modernità, levando un inno alle armi italiane dell'eser- 
cito nostro. Eravamo saliti quassù, pieno il cuore di ricordi eroici, aperta 1' a- 
nima alla chiarità della più viva primavera che sia mai fiorita in una delle 
nostre primaverili vallate toscane. E quando, passata Pietrafitta, veduta la Ver- 
naccia, che, nel salir per il colle, ci faceva riudir 1' eco dei ritmi agili e rim- 
balzanti del ditirambo bacchico del Redi, a un tratto, di tra il verde delle prime 
colline, e sullo sfondo azzurrognolo delle colline lontane, è apparsa in una gloria 
luminosa, questa cittadina, con le sue torri, fiori di pietra sollevati al sole, che 
par disegnino, con la linea ideale dei loro vertici, una ghirlanda sul cielo, v'era 
si, negli animi nostri una commozione viva : ma la gioia della primavera nuova 
e della antica bellezza, ritornante nei sogni eterni dell' arte ; l'anima nostra e i 
nostri occhi eran pieni delle verdi ghirlande di foglie, che Benozzo Gozzoli ha 
profuse nei suoi miracolosi affreschi, anche in questa città : il nostro cuore ave- 
va la freschezza buona che dà il presentimento d' un ritorno alle più pure sor- 
genti della nostra vita antica, e quando siamo giunti al sommo della via, a 
traverso la porta militare, fin sulla tragica piazza del Popolo, ch'eleva torri, 
spalanca archi di portici e segna al sommo la linea serena d' un tempio, tutte le 
bandiere che pendevano dalle finestre, tutti gli orifiammi e le insegne, ci ricon- 
ducevano, in una festa di colori, verso il secolo della gente antica, che eresse 
queste mura e ospitò Dante. Siarno saliti al palazzo dei Signori per la scala 
protesa nella luce, sulla piazza, mentre, una su ogni gradino, erano allineate 
dodici giovinette, vestite di bianco o di rosa, che recavano canestri di fiori e 
sceglievano, volta a volta, un mazzo per gli ospiti. 

Le automobili e le vetture avevano condotto le Autorità dalla stazione di 
Poggibonsi a San Gimignano. E degli invitati noto il Sindaco di Firenze, senatore 
Ippolito Niccolini, il consigliere provinciale prof. Arturo Linaker, il prof. M. Morici, 
rappresentante della Società Dantesca Italiana, e venuti da Siena, il prefetto della 
Provincia, il Sindaco di Siena, i Presidenti del Consiglio e della Deputazione 
Provinciale, il deputato on. Callaini, il deputato provinciale, marchese Incontri (i). 

Il saluto squisitamente gentile, che San Gimignano ha dato ai suoi ospiti 
per mezzo delle piccole fioraie, allineate lungo lo scalone, aumenta la gaiezza 
dell' ambiente. Fuori, il cielo s' incurva azzurro, quasi sorretto dalle torri che 
cingono la piazza e sembrano colonne d' oro nel sole; e sulla piazza il popolo 



(*) Perchè si comprenda meglio l'importanza del discorso e dell'avvenimento, riprodu- 
ciamo dal giornale fiorentino La Nazione (13-14 maggio 1907) la relazione della festa, scritta da 
Marcello Taddei, mancato ai vivi pochi mesi dopo. 

(i) Aderirono i Sen. Del Lungo e Tommasini, i proft". G. Mazzoni e O. Bacci, il Comm. 
Barbèra, il Davidsohn e molti altri. 



62 UGO NOMI-PESCIOLINI 



è in festa : e sulle torri i pennoni al primo vento mareggiano. Nella gran Sala 
che il Memmi ha affrescato di una sua Vergine in trono fra i santi, è pur festa 
e gentilezza nuove per le molte signore convenute. 

Tutti, poi, gli intervenuti e gli aderenti rivolgono un pensiero d' affetto e 
di ammirazione per quello che sarà oggi I' oratore della cerimonia : il rev. dot- 
tore proposto Nomi. II nome del Nomi è popolare in Toscana. Questo erudito, 
innamorato della sua città, che con squisito senso d'arte, studia i capolavori san- 
gimignanesi e con raro acume ricerca, nuovo umanista, gli antichi documenti, da 
quelli trae opere di storia, è una delle più caratteristiche figure di tutta la To- 
scana studiosa. Per la storia della sua città, è un benemerito. Oggi era visi- 
bilmente turbato. Nella sala del Gran Consiglio, sei secoli or sono, parlò ai 
cittadini Dante Alighieri, ospite di San Gimignano. Nell'affresco del Memmi 
a' piedi della Vergine è ancora in ginocchio quel Tolomei, che aveva accolto 
il Poeta d' Italia. Il ricordo è troppo va.sto perché l'anima entusiasta e pura del 
venerando Proposto, non debba sentirsene turbata. Ed egli deve ora parlare di 
Niccolò Machiavelli. Quando si leva a parlare, e si fa gran silenzio, mentre pro- 
nunzia le prime parole, agli occhi miei per altro, anche la sua figura ingran- 
disce. Il proposto Nomi parla della gloria militare del Machiavelli. Il Sindaco, 
che lo ha presentato con brevi parole, ha già dato l'intonazione del discorso. 
Il proposto Nomi incomincia il suo discorso a bassa voce che a poco a poco 
si anima. 

Crediamo utile aggiungere anche il discorso, pronunziato dall' on. Callaini : 

« Lode al signor Proposto, dott. Ugo Nomi-Pesciolini, figlio amoroso, il- 
lustratore benemerito di questa nobilissima terra, che ideò e promosse, questa 
patriottica cerimonia ; lode al Municipio di San Gimignano, che secondò la ge- 
niale e civile iniziativa. 

Vanto di San Gimignano è non soltanto di avere avuto origini antichis- 
sime e favolose, di esser posto sopra un suolo capace di molti ed eccellenti 
frutti, ricco di magnifici edifizi, adorno di storiche torri, abbellite da gran copia 
di opere d' arte; di aver dato i natali a famiglie nobilissime, ad uomini pre- 
clari nelle scienze, nelle lettere, nelle arti, nelle magistrature, nelle armi ; di es- 
sere stata neir evo medio cercata ed ambita come alleata dai Comuni più po- 
tenti : vanto di .San Gimignano non è soltanto il passato, ma anche il presente, 
dappoiché, superando non lievi difficoltà nella lotta per la esistenza, in mezzo 
a terre e città ricche e popolate, ha saputo e sa, nella sua modestia, custodire 
e conservare amorosamente tanta eredità di monumenti, e di gloriose memorie 
e, nei limiti della sua possibilità, crescersi fama e decoro. 

.San Gimignano, come otto anni or sono celebrò il 6" centenario della ve- 
nuta di Dante Alighieri, quale ambasciatore della Repubblica fiorentina, cosi oggi 
celebra il 4° centenario della venuta di Niccolò IMachiavelli, due secoli dopo 
inviato da quella stessa cadente Repubblica, per addestrare alle armi le milizie 
nazionali. 

Due date diverse, ma ambedue memorabili ; due personaggi diversi, ma 
ambedue grandi. Machiavelli abbraccia l'idea dantesca della indipendenza ita- 
lica, che agli occhi di tutti era scomparsa, la feconda, la perfeziona col suo si- 
stema storico sperimentale, e la incarna in un principe italiano, che egli invoca 



NICCOLO MACHIAVELLI A SAN GIMIGNANO C3 

come redentore della patria ; e l'annunziato redentore venne, dopo quattro secoli 
con un Principe di Casa Savoia. 

Dopo sventure, invasioni, discordie e codardie secolari, è dolce oggi in 
questa primavera italica, veder che tutto si ravviva e germoglia : la terra, fecon- 
data dal sole e dal lavoro umano, si è fatta più ridente e ubertosa : l'anima della 
patria, fra tanta luce di libertà ogni giorno più risplende nelle scienze, nelle 
arti, neUe industrie, nei commerci e in ogni manifestazione della vita civile. 
Anche la odierna cerimonia è un segno simpatico di civiltà. 

La coscienza dei posteri, finalmente, con concorde reverenza rende il do- 
vuto e meritato omaggio a Niccolò Machiavelli, oggetto di tanto biasimo e di 
altrettanta lode, entrato ormai sovrano nel regno della immortalità. 

Innovare nelle lettere, nella pittura, nella scultura, nell' architettura, nelle 
scienze fisiche, là dove il pensiero prende forma concreta e palpabile, là dove 
la manifestazione plastica, od il calcolo matematico contengono la critica den- 
tro determinati confini, innnovare è sempre diflScile, ma vincere nella lotta in- 
novatrice non è impossibile. 

Invece assai più ardua cosa è innovare nelle scienze morali, e segnata- 
mente nella politica, dove il contrasto individuale e collettivo, è vivo, multifor- 
me, dove il controllo plastico o matematico manca, e dove la critica non ha 
confine né tregua. 

Ecco perché Xiccolò Machiavelli, il celebre innovatore nell'arte della poli- 
tica, in un secolo, in cui grande era il vizio, e piccola la virtù, fu fatto segno 
alle più atroci censure, dimesso dall' ufficio di segretario della repubblica, sot- 
toposto alla tortura, esigliato. e ciò parendo poco, il suo nome e le sue opere 
bollate d' infamia. 

Oggi non solo tutta Italia,. ma tutto il mondo onora, colui 

che, temprando lo scettro ai regnatori, 
gli allor ne sfronda ed alle genti svela 
di che lagrime grondi e di che sangue. 

Egli rende omaggio alla religione e ne mostra i vantaggi, ma vuole che 
la politica non sia umile ancella della chiesa. La scienza e la religione hanno 
una missione diversa ; 1' una non deve sovrastrare all' altra, ambedue devono 
muoversi in orbite distinte, perché lo spirito umano non rimanga condannato 
ad una perpetua immobilità. Questa, per IMachiavelli, fu la prima e fondamen- 
tale condizione di ogni possibile progresso civile. L' altra condizione, per dar 
consistenza e forza allo Stato, fa la milizia nazionale. 

Il ^Machiavelli fu nell' arte di governo ciò che Telesio fu nella filosofia, 
Galileo nella fisica, Leonardo nella pittura, e più tardi, ai nostri giorni, lo Zola 
nel romanzo sociale : Machiavelli fu il verista della politica. 

Indicibile commozione, è il vedere in questa piccola ma classica terra con- 
venuti, il primo ^Magistrato di Firenze, le maggiori rappresentanze di Siena, un 
giorno nemiche, oggi sorelle, i rappresentanti della cultura nazionale, il rappre- 
sentante del governo dell' Italia una libera indipendente, i rappresentanti 
di queir Esercito che Xiccolò ^Machiavelli sognò e invocò con queste testuali 
parole : 



64 UGO NOMI-PESCIOLINI 



« Qui, in Italia, è virtù grande nelle membra, quando la non mancasse nei 
« capi. Specchiatevi nei duelli e nei congressi dei pochi, quanto, gli italiani 
« sieno superiori con le forze, colla destrezza, coli' ingegno. Ma come si viene 
« agli eserciti non compariscono, e tutto procede dalla debolezza dei capi (come 
« oggi) perché quelli che sanno non sono tibbidienti, ed a ciascuno pare di sa- 
« pere, non ci essendo stato infine a qui alcuno che si sia rivelato tanto e per 
« virtù e per fortuna, che gli altri cedano. Di qui nasce, che in tanto tempo, 
« in tante guerre fatte ne' passati vent' anni, quando gli è stato un esercito 
•:< tutto italiano, sempre ha fatto mala prova : di che è testimone, il Taro, di- 
« poi Alessandria, Capua, Vaila, Bologna. Mestri. 

« Volendo dunque riuscire, è necessario innanzi a tutte le altre cose, come 
« vero fondamento d' ogni impresa, procedersi di armi proprie, perché non si 
« può avere, né più fidi, né più veri, né migliori soldati.... ». 

Dopo quattro secoli, l'eco di queste solenni fatidiche parole risuoni, più 
che all' orecchio, al cuore di ogni italiano. Ben disse l'antico, le più salde mura 
sono i petti dei cittadini, concordi, disciplinati, bene avvezzi alle armi. 

E ora, rechiamoci in reverente pellegrinaggio, al luogo dove Niccolò Ma- 
chiavelli, il grande stratega, venne nel maggio 1507 a educare le prime milizie 
nazionali — ■ sempre ricordando che 1' esercito, come fu nostra salvezza, sarà no- 
stra gloria ;>. 

Subito dopo, infatti, fu inaugurata la lapide commemorativa apposta sulle 
mura sangimignanesi, in cui leggesi la seguente iscrizione dettata parimenti dal 
Dott. Nomi-Pesciolini : 

qui presso la via de' fossi 

e il torrione di sax francesco 

Niccolò Machiavelli 

segretario della repubblica fiorentina 

nel maggio del mdvii 

esercitò primo le milizie nazionali 

alla nuova disciplina delle armi 

quando cessato il mercimonio degli stipendi 

e delle infauste compagnie di ventura 

rivendicossi all' italia il proprio diritto 

di combattere e spargere il sangue 

per la patria 



NEL IV CENTENARIO IL COMUNE DI SAN GIMIGNANO 
POSE IL DÌ Xir MAGGIO MCMVII 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA EGIDIANA 



Saggio di Bibliografia Egidiana 

(EGIDIO COLONNA o ROMANO) (*) 



11. (1551)- Aegidii etc. De Regimine principum libri III ad Francorum regem Philippum IV 

cognomento Pulchrum. 

Romae, per Antonium Biadum, 1551. 

In 8°. L'ediz. è cilala dal FoNTANlNl (sotto Coliimna) che cosi la descrive e dopo di lui dal Mattioli, 
dal Lajard ecc 

12. (1556). D. Aegidii Romani | Archiepiscopi Bituricensis ] Orditiis Frairuin Eremita- 

rum Sancii Augiistini \ De rcgimimc principum Libri III \ Ad Francorum regetn 
Philip I pum mi cognomento | Pulchrum | Quibus vniuersa de moribus | Phi- 
losophia continetur. 
■ Romae | Apud Antonium Biadum Pont. Max. Excusorem \ MDLVI. 

In S" picc. di e. 368 num. nel redo con 12 e. s. n, in princ. (front., giudizi del Triteinio e del Panvinio, 
ind. dei capi, etrat'i] car. cois., con rich. n. pag. e sego. A-ZZiiij ; linee 28 nelle pag. piene. — Un altro 
frontespizio con qualche variante e con errata si trova inserito accanto al primo nell'esemplare dell'Angelica. 
Altro es. nella Nazionale di Roma e nella Comunale di Bologna. 

Altro esemplare si trova descritto nel Bnllettin mensuel della Libreria Olschfci a. XXII, igo8, n. 60!. 

13. (1577)? ....Id.... Firenze, 1577, in 8°. 

Si tratterebbe d'una traduzione italiana, opera di Valerio Averoni. Cita questa edizione il Graesse alla pa- 
rola Aegidius. Si tratta invece probabilissimamente d'una traduzione del De Reg. di S. Tommaso fatta da Va- 
lentino Averoni e stampata a Firenze dal Marescandoli in quell'anno. 

14. (1585) Id.... Venezia, 1585, in fo. 

Citata dal Mattioli e dal Lajakd. 

15- (1598)? ....Id.... Venezia, 1598. 

Ediz. citata dai medesimi autori e dal Caveo prima di loro. Ma probabilmente il Caveo scambiò il 1498 
{vedi sopra\ col 1598. 

16. (1607). Aegidii i Columnae | Romani i Archiepiscopi Bituricensis | Ordinis Fratrum 
Eremitarum S. Auguftini | S. R. E. Card. Doctoris Fundamentarij : | De Regi- 
mine Principum Lih. Ili \ per Fr. Hieronyr.:um Samaritanum | Senenfem in 
Sac. Theol. Magiftr. fumma diligentia nuper | recogniti, & vna cum vita Auctoris 
in lucem editi, j Ad Illvstriss. et Excellentiss. D. | D. Michaelem Perettum | 
Principem Venafri. 

Romae, Apud Bartholomaeum Zannettum. 1607. | Superiorum Permissu. 

In 8"* picc. di pag. numer. 624, pili 12 carte s. n. in principio (front., imprimatur^ dedica, ai lectorem^ 
vita del Colonna per A. Rocca seguita dall'elenco delle opere, errata] é 12 carte pure senza numero in fine 
che contengono 1' indice dei capi, il registro, sotto il quale è l'arme in legno dello stampatore e indi son ripetute 
le note tipografiche del frontespizio. Carati, tondo nel testo, corsivo nei titoli ; con richiami e con segnature 
(A-Rr 6) ; Un. 33 nelle pagine piene. 

Un bellissimo esemplare e legalo per di pili splendidamente se ne conseri-a nel fondo palatino della Biblio- 
teca Nazionale di Firenze ; altri nell'Alessandrina di Roma e nell'Ambrosiana di Milano. 



(*) Continuazione : vedi La Bibliofil'"- voi. X, pag. 
La Bibliofilia, anno X, dispensa 2«-3* 



66 G. BOFFITO 



17. (1617) Id.... Venezia, 1617, in 8^. 

Edizione citata, ma per errore, a quanto credo, dal Lajard (p. 525) e dal Mattioli (p- iQl). 

18. (1724) Id.... De re militari veterum ad mores praesertim medii aevi. 

Cfr. D. Simonis Frid. Haiinii, CotUctio monumentorum veterum et recentium ineditorum ecc. To. I. Bruns- 



ì. Wilh. Meyeri, 1724, in 8'' picc. pag. l-bg. SI tratta di un framm. del De Reg. Princifum 
mio la terza parte del 3*' libro. 

19* ('S58). Del 1 Reggimento de' principi ] di [ Egidio Romano | Volgarizzamento tra- 
scritto nel MCCLXXXVIII | pubblicato per cura di Francesco Corazzini. 
Firenze | Felice Le Mounier | 1858. 

In 8" di pag. LIV-339. Neil' Introduzione, rediiore fornisce alcuni « Cenni storico-critici di Egidio Romano 
di Bonifazio Vili, di Dante Alighieri, e di San Tommaso d'Aquino » e appena parla del manoscritto maglìa- 
bechiano e degli altri, riccardiano e laurenziano {vedine la descrizione piii avanti) che contengono quest'antica 
versione volgare fatta di sur un testo francese di Henri de Gauchy. per opera d'un anonimo della seconda metà 
del secolo XIII. Il manoscritto magliabechìano, per essere uno dei piti antichi monumenti di nostra lingua di 
data sicura, meriterebbe di veder ia luce in edizione diplomatica. E a questa impresa si è accinto lo scrivente 
che gode di poter già in appendice di questa Bibliografia presentare un saggio di questa sua fatica (V. Appen 
dice I). Cfr. anche per questa edizione: Fr. Zambrini, Le opere volg. a stampa, Bologna 18S4, col. 383-84. 

Ib. — DE REGIMINE PRINCIPUM — CODICI 

Superiore di molto al numero delle edizioni è il numero dei codici del De 
Regimine. Nella tavola seguente io mi sono ingegnato di registrarli e, quando 
mi fu possibile, descriverli brevemente, distribuendoli per categorie, a seconda 
cioè che contenessero l'originale latino o la versione francese, italiana, ecc., e 
aggruppandoli secondo i luoghi nei quali si trovano conservati. 

Originale latino. 
Laurenziana. . . . — Pluteo XVI sin., cod. 9 (fondo Santa Croce), membran. 242x365, 
sec. XIV, iniziali ornate, legato di recente in pelle e tela, 
di carte 98 senza numero di cui solo le prime 94 con- 
tengono il De Reo.^ le altre il De raciouibus fidei S. 
Thoinae contro Saracenos. A e. ir: « Iste liber est Ar- 
marli conuentus fiorentini quem fr. Sebbastianus ecc. n. 577 > 
A e. 2 ;■ : « Iste liber de regimine regum et principum 
compositus per fratrem Egidium contine! libros tres princi- 
pales » ecc. Segue la tavola dei capitoli. A e. 5 r., col. i" 
si legge finalmente la rubrica : « Incipit liber de regimine 
principum editiis \ a fratre egidio romano \ Egregia ac sanctis- 

sima prosapia oriundo ecc (e. 94 r. iJ^ col. verso la metà): 

Nam si intendantcommune bonum et pacem civium merebun- 
tur pacem illam eternam in qua est suprema requies quam 
Deus ipse suis promisit fidelibus, qui est benedictus in se- 
cula seculorum amen Expìicit Uhm- de regimine Regum et 
I principum editus a fruire Egidio roma \ no ordinis fratrum 
heremitarum sancii a \ ugustini ». 
» Pluteo XVI sin. io (fondo S. Croce) ; perg. sec. XV, 200 x -68, 

leg. ree. in mezza pelle, di e. 113. A e. 2 r. col. i"" 
GRECIA ! ac sanctissima pros. ecc. Vexplicit a e. 113 in 
calce alla 2" col. 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA EGIDIANA 



67 



Laurenziana. . . . — Pluteo XVI sin. u (S. Cr.) ; perg. sec. XIV, a due col., legat. 
orig, in tavole e pelle, con miniature, di carte 504 s. num. 
di cui le prime 97 contengono il De Reg., le 99-108 le 
Variae di Cassiodoro, e le altre, alcune epistole di Inno- 
cenzo III e una parafrasi dellMr^ Maria. Nel verso della i' 
carta di guardia : « Iste liber fuit ad usum fratris Sebastiani 
de bucellis qui pertinet armario Conventus sanctae Crucis de 
florentia ordinis fratrum minorum Egidius de regimine prin- 
cipum n. 578. » A e. 2 r. col, i" V Incipit ; a. e. 97 r. 3" 
col., riga 14, VExpIicit; in calce: « Liber Colucii vieri de 
Salutatis ». 

» Pluteo LXXVIII, cod. 7 ; pergamen., in fo. sec. X^', di e. scritte 

327, con miniature e una pittura in principio rappresentante 
l'effigie dell'autore e di Leone X. Cfr. Bandini III, 161. 

>, Pluteo LXXVIII, cod. 8 ; cart.. in 4., a due col., sec. XIV, di 

e. 120, con note marginali. 

» • Pluteo LXXVIII, cod. 9 ; membr. in 4. picc. sec. XIV, di e. 

165 di testo. Nella lettera iniziale è raffigurato l'autore. 

» Pluteo LXXVIII, cod. 10; cart. in 4 picc. sec. XIV, di e. 69 

di testo, di pessima scrittura. 
Ashburn. 946 membr. in 4., 214X154, di e. 157 num. ree. 
nel recto d'ogni carta, anepigr. con 13 e. di guardia in 
princ. e 4 in fine, a due col.; appartenuto già al conte D. 
Butourlin; leg. rie. in tutta pelle con fregi d'oro; ed Ashb. 
947, membr. in fo. sec. XIV-XV\ mise, di e. 149 numer. 
ant. nel ;-., di cui le prime 90 contengono il De Regimine, a 
due col., con la iniz. della i'^ carta miniata; leg. ree. in tutta 
pelle; appartenuto già al monastero di Monteoliveto, come 
da annotazione antica nel verso del fo. anteriore di guardia. 
RiccardianaliOCOiPletO). — N. 3S9, cart. in 4. del sec. XV, di e. 248 di numeraz. recente, 
214 X 144 mm., leg. ree. in perg. A e. 1 r. : '< Incipit 
liber de Regimine principum editus | a fratre egidio romano 
ordinis fratrum heremita | rum Saneti Augustini | Ex regia 
ac sanctissima prosapia » ecc. Termina col libro secondo 
e. 242 X'. alfa riga 4^ : « ....eius auxilio a | quo omnis bo- 
nitas et sufficientia esse habet ». Segue la rubrica: « Expli- 
cit liber secundus de regimine principum | in quo traetatur 
de regimine domus scriptus et exempla | tus per me Karo- 
lum hylarij de Fatarijs de Sancto gemi | niano notarium 
publieum florentinum sub anno domini nostri yhesu | Christi 
ab eius salutifera inearnatione millesimo quadrin | gentesimo 
septuagesimo nono Jndictione xu die nero ij men.| sis au- 
gusti in villa paterna sub tugurio nostro ubi | pestem hor- 
rendam aufugimus sub quo etiam tempore respubbliea | fio- 
rentina infestata est etiam a rege aragonia potenti bello sit 
I Laus deo sempiterna Amen I K.L signum mei Karoli notarli. 



68 G. BOFFITO 



Nazionale di Firenze . — San Marco I. IV 15 (fondo dei conventi soppressi); pergam. 
in fc, sec. XIV, a due col., 253 x 232, con 4 e. di guar- 
dia in principio e 4 in line. Le prime 3 carte contengono 
la tavola dei capi. A e. 4 r., i" col. : « Incipit liber de 
regimine principum editus a fratre | Egidio de roma ordine 
fratrum heremitarum | Sancii Augustini ad dominum Phi- 
lipp I um primogenitura regis Siciliae | E regia ac sanetis- 
sima » ecc. I titoli, come era consueto, sono in rosso. 
» Badia Fiorentina D. 7. 271 1 (fnndo d. conv. soppr.) ; perg., in 4., 

sec. XIII-XIV, 170X236, lag. ree. in mezza pelle, car. 
got. tendente al tondo, a due col., con iniz. ornate con 
richiami nei quaderni. A e. i. r. Vlucipit. Dopo Yexplicit 
finale : « A. e. liber abbatie florentie. 40. | Orane facinus 
obcultatum noviter crebrescit ». 

Antoniana di Padova . — Scaff. Vili, 146, perg. sec. XIV, 360x230 a due col. pag. 94. 
Cfr. Iosa, sotto Cohtnum. 

Ambrosiana di Milano. — Tre codici membr. tra cui uno in car. got. e miniato. 

Comunale di Bologna . — Un cod. del sec. XIV. 

Vaticana — N. 591; 726, 727; noi e 1166; 1374; 4267,4268; 5231. 

» Cfr. Mattioli, p. 191. Vat. Lat. 590 membr., mise. sec. XV, 

mm. 186 X 290 fo. 93t'.-33i v. Cfr. Vattasso M. e P. 
Franchi de' Cavalieri, Bibl. Apost. Vaticanae codices 
mss., Romae, Typis Vaticanis, 1902, I. p. 440. 

Casanatense. . . . — Cod. 652, cart. in fo. ; 826 cart ; 158 perg. 

Angelica — N. 342, cart. in 4., 288 X 222 di e. 700, sec. XV; n. loio 

membr. in 4., 208 X 155, sec. XIV princ. di e. 95 De re- 
gimine principum in compciidium rcJactus e. 1-89 r. Comin- 
cia : Moralis pkilosopliia dividitur. 

Comunale di Perugia . — N. 124, membran., sec. XIV, 254 X 180, con postille marginali, 
a due col. Cfr. M.\ZZATINTI, V, 255. 

Biblioteca dei duchi dell' Infantado a Madrid. 

N. 48 De erudii Ione tcgiini etc. De reg. princ. Cfr. G. Storico 
di leti, ital., VII, 471. 

Malatestiana di Cesena — Plut. XXVI, cod. 6. membr. sec. XIV di carte 120, 272 x 203 

lag. in tutto cuojo con brocconi di ottone. Cfr. Lazzeri, 

p. 224 ; Cfr. MuccroLO Gius. Maria Catalogus codd. 

mss. Malatestianae Caesenatis hihliothecae ., Caesenae, 1780. 

Altri codici esistevano già : nella Nazionale di Torino n. 943 cart. sec. XV, di fo. 108 

e n. 990 membr. a due col., sec. XV di fo. 174. Cfr. Pasini Gius. Codices mss. bibl. 

R. Taurin. Athenaei, II, Taurini, 1749, in fo. ; nella Biblioteca di Cambra! n. 856. Cfr. 

Le Glay a. Catalogue descr. et raisonné des mss. de la bibl. de Carabrai, Cambrai, 

1831, pag. 104. 

Versioni — a). Traduzione fr.\ncese di Henri de Gauchi. 

Nazionale di Parigi . — N. 213 dei mss. frane, (già 6897), cart. in fo., con fogli in 
pergara. intercalati, a due col., sec. XV. Carta i r. : « Cy 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA EGIDIANA 69 

commencent les rubriches des chapitres de la premiere par- 
tie du livre du Gouvernemment des roix et des princes ». 
C. I V. la dedica : « A son especial seigneur né de lignie 
royal et sainle monseigneur Phelippe ecc. Le livre de gou- 
vertier les citex que l'un appaile Politicque ecc. Nel 3° fo. 
che è pergam. una miniatura che rappresenta un papa con 
alla destra un re che sembra rivolgergli una domanda. Sotto 
incomincia il testo : « Le Philozophe dit que la parolle du 
sage homme ne doibt estre ne plus longue ne plus brefve 
que la chose ecc. Il codice termina con queste parole ru- 
bricate : « Cv fine le livre du Gouvernement des roix et 
des princes, fait et compose par frere Gilè de Rome, de 
l'ordre de Saint Augustin, lequel livre maistre Henri de 
Gauchi a translaté de latin en franfoiz ». Cfr. I.AJARD, 
p. 522-26. La truduzione rimonterebbe, secondo il Lajard 
ai prim'anni del trecento {Ib. p. 531). Invece è di certo ante- 
riore al I 288. (Vedi più avanti la descrizione dei mss. italiani). 
Nazionale di Parigi . — N. 573 def fondo frane, (già 7069), perg. in fo., a 2 colonne 
sec. XV. Cfr. Lajard, p. 526-27. 
» N. 581 del f. frane, (già 7074) perg. in fo., a 2 col., sec. XV, 

con iniz. ornate. 
» N. 1201 f. fr. (già 7412) in 4. gr., perg., a 2 col. sec. XIV. 

Cfr. Lajard, 528. 
» N. 1202 f. fr. (già 7412,7), sec. XV. 

» N. 1203 f. fr. (già 7413), perg. in fo. picc. a due col., sec. XIV, 

d'origine italiana. 
» N. 19920 f. fr. proveniente da Saint-Germain-des Prés, sec. XIV. 

» N. 24233 f. fr. ; perg., in fo. picc, a due col., sec. XIV, d'o- 

rigine italiana ; proveniente da Sain-Victor. 
■> N. 566 f.fr.Solo il 3''libro che funge da 4°libro al Trésordi Brunetto. 

Biblioteca di Saiat°Qeoeviève a Parigi. 

Pergam., in fo. picc. sec. XV, con miniature. Contiene il 2" 
libro e parte del 3". 
Biblioteca di Rennes . — N. 116, perg. in fo., sec, XV, di e. 311. Differisce da tutti i 
i precedenti specialmente per il nome del traduttore che sa- 
rebbe, come si legge neìì'exp/icit, Henri de Gand. Onde era 
tratto in errore il Lebeuf riguardo all'autore della traduzione. 
Cfr. Hisi. Litter. de Fr., to. xx, p. 170. 
Nazionale di Torino . — Perg. in fo. a due col. sec. XV, di e. 243, titoli rubricati ; con 1 1 
miniature ben conservate. Cfr. Lajard, 529-30. Non so 
qual sorte abbia avuto il codice nell'incendio della Biblioteca, 
a,). Traduzioni francesi di altri. 

Biblioteca dell'Arsenale a Parigi. 

N. 2690, perg. in fo. picc, sec. XIV, a due col. Il traduttore 
è « Guillaume di Beles Voies citoien de Orliens » ed era 
probabilmente domenicano. Così il LAJARD 533 sgg. 



G. BOFFITO 



Biblioteca dell'Arsenale a Parigi. 

N. 5062 perg. in fo. sec. XV. Traduzione d' un altro domeni- 
cano, eseguita, come si ricava daWexplicii, l'a. 1444 a Vannes 
in Brettagna. Nel front, una miniatura rappresenta l'autore 
in atto di oflFrire la sua opera al re di Francia. 

b). Italiane. 

Nazionale di Firenze . — Magliab. ci. XXX, cod. i (segnatura attuale II, IV, 129). Perg., 
sec. XIII, 208x310, legat. origin. in tavole rimodernata, 
con richiami nei quaderni. Dai primi 5 fogli cartacei che 
servono di guardia apprendiamo che fece parte dei libri del 
Magliabechi fin dai primi di luglio del 1714 e che Lo- 
renzo Mehus, già prima del Nannucci, nella prefazione alle 
Epistole di Ambrogio Traversari (pag. 159) da ciò che si 
legge in calce al codice fece opinione che autore della ver- 
sione fosse un tal Diotidiede fiorentino. Il Nannucci nel suo 
Manuale di leti. H. Ili, 302 sgg. identifica poi questo Dio- 
tidiede con Diotidiede Bonincontrl ; ma a torto crediamo noi. 
Nel saggio che noi diamo r^tW Appendice I, di questa anti- 
chissima versione, riferiremo anche VExplicit^ e il lettore 
potrà giudicare da se. Tuttavia ci sia lecito osservare che 
se questa traduzione fosse identica, come concede il Coraz- 
zini nei Comi (p. XLIII) premessi alla sua edizione (v. sopra), 
con quella contenuta nel cod. laurenziano (PI. 89 sup. cod. 
I 16) ogni questione sulT identità del traduttore dovrebbe 
rimaner risolta, perchè autore di questa seconda è Giovanni 
di Guanto come si ricava òaWcxplicit. Il guaio si è che non 
è affatto identica, come si vedrà dall'ultima pagina di que- 
sta seconda traduzione che trascriveremo. 
/> Id. cod. 2, Perg. in fo. gr., se. XV, che contiene in principio una 

trad. ital. del De Reo, di S. Tommaso. Comincia : « Allo 
speciale suo signore di nobile et reale et santissima schieta . 
nato, messere Filippo ecc. io suo devoto frate Gilio Ro- 
mano ecc. 

Riccardiana. . . . — N. 2287, cart., in fo., 207x285, di carte 130 di numer. re- 
cente, sec. XV ; leg. ree. in mezza pelle ; a due col. A e. 
I r. col. i" : « Qui cominciano e capitoli de | la prima 
parte del primo li | hro del regimento di Re et | de prenzi 
Capitulo primo i Q.ua! modo sia da procedere nel Regi- 
mento del Re ecc. ». A e. 9 r.. col. i": « Incipit liber | 
de regimine principum | { )1 suo spiritale sing | iore nato 
de lingniagio reale ecc. ». A carta cxxii (ant. numeraz.) 
col. 2" .... et de prenzi. Amen | Explicit liber ecc. 

Laurenziana . . — PI. 89 sup. cod. ii6 (fondo Gaddiano), cart. in 4 gr. sec. XV, 

di e. di testo 115, con titoli e iniz. rubricate: dimensioni 
292 X 209, con richiami nei quaderni. A e. 1 /. : Qui cho- 



SAGGIO DT BIBLIOGRAFIA ECIDI AN A 



min^ia il libro del ghouernainento delli Regi e delti principi. 

A suo speciale signiore di Sancto e Reale lignagio nato 
signiore Filippo per la grazia di dio nobilissimo Re di Fran- 
cia, Frate Gilio di Roma suo umile cherico et devoto, frate 
dell'ordine Sancto Augustine salute. Et tanto quanto egli 
può di seruigio et donore. Il libro del ghouerno il quale 
luomo apella Politichorum Insegnia che tutte le signiorie 
non durano già tanto luna quanto laltra ne tutti li gouer- 
namenti delli princi et di signori non sono già eguali. Pero 
che alchune signiorie durano uno anno ecc. ecc. 

Termina a e. 115 ti. : Et de sì sapere diligentemente 
che gli insegnamenti et tutte le maniere per le quagli si 
possono vinciare li nemici noi auiamo detto per Insegnare 
alli Re et alli principi a combattare contro li loro nemici 
che vogliono impedire il ben comune la pace et la con- 
cordia del popolo, pero che li Re et li principi deghono 
ordinare tutte le loro battaglie per Io ben comune et per 
Io profitto et vtile del popolo et per la pace et la con-, 
cordia di choloro che sonno nel Reame. Se li Re elli prin- 
cipi attendono al profitto comune et alla pace del lor po- 
polo e meritaranno la pace perdurabile nella qual egli a 
sourano riposo e supremo diietto. La qual pace idio il quale 
ene benedetto in cielo et in terra a promesso alli suoi leali 
cristiani et ali suoi fedeli amici. Deo gratias. Amen. 

Fiiìiito libro sii laiis et gloria cristo. In nomine dui 
nostri Ihesu Christi Amen. Qui finisce il Uro (sic) del Go- 
uernamenfo delli Re et delli principi. Il quale frate Egidio 
da Roma delordine di Sancto Angustino a fatto II quale Uro 
maestro Arigo di Gauchi per lo comandamento del nobile Re 
di Francia ane traslatato di latino in francioso Et io Gio- 
vanni di iiichola di Quando a petitione et preghiera d'urto 
prudcntissimo Giovane cittadino Veronese chiamato Giovanni 
Sotonso (?) ale Traslatato di Francioso in italiano il meglio 
chio saputo. Christo lodato semper et ringraiiato. Amen. Gio- 
vanni de Verona. Il nome del giovane è stato abraso e poi 
riscritto. Cosi pure al posto di Veronese si doveva una volta 
leggere senese. 

c). Ebraiche. 

Biblioteca dell'Accademia di Leida. 

Cod. Warn. 11, cart. fo. 202, in caratt. spagnuolo maggiore, 
poco elegante ma chiaro. Cfr. Steinschneider M., Ca- 
talogus codicum hebraic. Bibl. Academiae Lugduni-Batavae, 
Lugduni-Batavorum 1S58, pag. 30; WOLF Bibl. Hebra., 
Hamburgi et Lipsiae, 171 5, IH, p. 1206. 
(Continua). G. Boffito. 



LEO S. OLSCHKI 



Livres inconnus aux bibliographes 



. Continaatioa : 



La Bibliofilia, voi. X, pag. ló). 



20. Horae. (A la fin :) Les prefentes heures a lufaige de Rom ! me furent acheuees le. 
xxviii. iour de Ju- | ing Lan mil cinq cens. pour Simo voUre [ Libraire : demouràt 
a Paris en la rue neu- \ uè noftre dame a lenfeigne fainct Jean le | uangelifte ] (Pa- 



'^^U^- 
^4-^^ 



fefigiiept p%x\ a 

tt a 

y 6 'ibarBate i^i\xi 

e ^aèòz Iti 
jo'^iii ò l^icofaj 

Su e am6;ofii jot 



JcS g 



a cufafi.' 
6 IDamaft 



Siii 



6 ^tatiani 
e 

e IL^oine apfi 

a V)i5tfia. ! 
6 natiuLòfu.i 
e ^tcpfiani, ' 
b 3'ol)J6 npfi. ; 
e fctòp limo. 
f %'^omz mt. 
5 



i 



i b ;£ucie 

I ^ 

■y f 

'^fo)»fait6at8acofart 
' vl^a n e cri e ;£u ce art 
©otit et) gtatit t te IL^o mas mmt 
ì'BiVìoé J.z^aty 3!ri no certe fut 







ris, Philippe Pigouchet pour Simon Vostre, 1500) pet. in-8. Avec 16 grandes fig., 
55 petites fig., la marque typogr. de Pigouchet et des bordures à chaque page, gra- 
vées sur bois. 

92 ff. n. eh. (sign. a-m, le cahier de ? ff. sauf m qui en a t). Caractères gothiques, 26 lignes par page. 
F. l (sign. a. i.) recto la grande marque de Philippe Pigouchet, donnée et reproduile par Brunel V, 1569. F. I 
Almanach pour. mtì. an. | (1497-1520). F. 2 recto. I homme anaiomique, la figure toul-à-fait iniacte, aux angles 4 pelils 
gr. sur fond criblé comme le grand bois. Les ff. 2 verso à 8 recto sont occupés par le calendrier ; chaque page porte en haot 



LIVRES INCONNUS AUX BIBLIOGRAPHES 



73 



un joli bois en 2 compaitiments, 24XÓ0 mm., représeniant les occupations des mois, avec, au bas, un quairain en fran^ais. 
F. 8 verso, grande figure, le supplice d'un saint. avec la legende en bas ; Iniiiù fancti euàgelii fcd'm Johannè. Gloria Ubi dnc | F . 
9 (sign. b. i.) recto : [I]N principio erat verbum el verbù l .... Parrai les oraisons à la fin du volume il y a ; Oraifon ircf devote 
a Dieu le pere. | (en langue fran9aise}. F. 92 verso, ligne 7 :... Per omnia fecula fecu | lorum. Amen. | Suit le colophon reproduit 

Les grandes et belles figures. avec de nombreux personnages, mesurent 121X81 mm. ei les petites 34X23 tam. Les 
jolies bordures gr. sur fond criblé sont formées de rinceaux, de fleurs. d'animaux et de grotesques. Le tout en bon tirage, sans 



Très bel esempla 
Edition extrèmem 



grandes 1 



ubriqué en rouge et bie 




<JIlDttgo (anctaìiat^mp 
na^tecie gcma^;6e afei^| 
joanòiina cofii tetris crae 
fifia.J^^Biffufaelicjtal 
tt)fa6u6 hiie.^.pxoptc^ ! 
tea 8eneì)ijpitfe boxe imtet i 

'gcrt) moyfi ir) (umy 
mitatc wonfis fjmai ^ et 1 ») cobenj foco coi - 
pu6 6cate ftat^etme'Sitgintscf matfpm 
tue per (àctoe angcfoe tixoe mitdòiiitct col \ 
(ocafivAniuè qet'^t ciue metitte (i mtttcef j] 
(ione aò moneettj qui c0;i|?u6 cfi'Safeam' 
petueniicpet bominuH). 

ri^efctàmat^ateta.ù. 
v| iDirgo gfo;iofa canili 
margatefa 'Bitgmfl gem/ 
ma p;eciofj|fima Mietute 
fugnoxu«)cfcita oubtpie/ 
cee nofltae coia te fufae i 
facnoe mngtrtcmaftc^o 
ro:p;cci69 c^go tu,g abe^o 
cafamitati6' nofhte qut^ j 
6u6 ■9nbiq5"piémimuc.'f'9. £)iapw no6i6 
èeata mat(iateta.V^, 'S>tt>i^nu(zc. £>ie\ 





I. Jean de Paris. Sensuyt vng tref beau 2 | excellèt Romain nom- | me Jehan de 
Paris roy de Franca. Lequel | apres que fon pere cut remys le Roy Def- | paigne 
en fon Royaulme par fas prouesse et par fes pom- | pes et fubtilites efpoufa la fille 
dudict Roy Defpaigne | laquelle il amena en France 2 vefquirèt longuement en | grant 
triumphe 2 honneur 2 a la gioire de France. | | ([ On les vend a Lyon en la 
majfon de feu Bar- | nabe Chauflard pres noflredame de Confort | (À la fin : C Cy 
llnift vng tref excellent romani nomme | Jehan de Paris Roy de France Imprime a 



La BiblioJìUa, anno X. dispensa 2''-3' 



LBO S. OLSCHKI 



Lyon a la mayfon de leu Barnaba Chauffard | pres noftre dame de Confort. Le. xìx. iour 
de I Nouembre. Mille cinq cens. xliiii (1544) pet. in-4. Avec des figs. et des lettres 
orn. gravées sur bois. 



I Enhìytvns trcf beau -r 
lexceiler Ulomam nom// 

^ me 3ì el)m oc Jdaus ro j> De jfwncc'iLeqiiel 
apice qiie fonpete cut rempsleìRopIBef^ 
patgne cn fon ifìopaulmr/par fa pjouelTc et par fcs poni^ 
pes et fiibtiUtcg cfpoiifa la fille outiict Eop ©efpaigtie/ 
ìaqtielle il amena cnfrance/fitìefquirct ionguement cii 
giant trinmplK ^ Ijonneuc fi a la gioite De frante. 





^<Dn le« toenD a Hpon pn la mapfoa Dc fen "©ap 
naijc Cljauflaco/p^es noflceDame De Confoiti;, 



40 fi. n. eh. (sign. A-K\ Caractiies gothiques impr. en rouge et noir ; 52 lignes par page. 

Sur le litre un beau bois (0.097X0.0%! repre's. Jean de Paris à cheval, suivi par d'aulres chevaliers. Les autres 
fi? , au nombre de 36, mesurent presque loutes 0.055X0.042, et sont ombrées : elles offrent un grand inlérèt. La souscription se trouve 
au recto du dern. f. ; sur le verso on voit répélé le mèrae bois eraployé sur le titre, sans l'inscriplion en rouge : Jean de Paris. 

òrtinet. V 523-521, cite de ce roman populaire qui a pour sujet le mariage de Charles avec Anne de Bretagne, 
une édition < imprimée nouvellement a Lyon > sans date et une aulre publiée en 1551, pour parler des plus anciennes, et il re- 
garde celle sans date corame imprimée avant l'autre. Mais ne doit-on pas juger corame la plus ancienne de toules celle que nous 
venons de décrire. où le mot nomelUment n'y parait pas ? 

Édition absolumenl inconnue, de sorte que cet exeraplaire est probablemenl uniqut. 



LEO S. OLSCHKI 



Kegler, Caspar. Eyn Nutzlichs | vnd trolllichs Regiment wider dy | Peflilentz 
vn GifFtigk Peflilentzifch | Feber die Schweyffucht genant, vnd ] fuft màcherley gifftig 
vfl tòdtiich kran | ckheit, Durch Cafparù Kegler, der ertzney | Doctorn, zwfamen 
gebracht, vornewt vii mit | vii troftlichen expernientè gebelTert, Die zu- | uor heymlich 
gehalten, vnd an den tag nyhe | gegebè feyn. Anno i. 5. 2. 9. aufz gegangen. ] 



Jebcr ^te ©rf)wef fru'i>e gcJtstnt/ ^)n^ 
fììfi m «cìjerfcy 0ifftig vn Ut>didì trm 

SJdctornntrfdmcagcbrìi^t.'votMm Vii mtt 
not hiyrf'UAì ae^!^»f?>'n / mb antcntas nfhi 




XnT0i)}hkf ^ 



(À la fin :) Gedruckt zu Leyptz. durch Valtè Schu. | — Noneniamis, Philippus. Eyn 
fchone verordnung vò | den, dar Peflilentz, vrfachen, Zceychen, | Erczneyen, mit 
fampt eynem niitzlichen | Regiment, Einem Erbarn Rathe der Chur- | fiirftlichen 
Stadt Halle, von dem Achtbanì | vnd Hochgelarten Herrn Philippe Noueniano 
Haf- I furtenfi der Etzney (sic) Doctorn zugefchrieben. | (À la fin :) Gedruckt zu 
Levptzigk durch Valten | Schuman des Jarfz. M. | CCCCC. vnd. xxix. | (1529). En 
un voi. in-8. Avec 5 figures grav. p. bois et color, à la main. 



Impressions sur TÓlin, probable 
1 : 36 ff. eh. (sis. A-E\ Caraclèr 



gothique: 



LIVRES INCONNUS AUX BIBLIOGRAPHES 



Sur le titre un bois représ. Sle. Véronique montranl le sainl suaire; le second bois au veriO du dernier f. 
représ. la S. Trinile. F. i verso : Den Achtbarn vii hoch- | gelerthcn, Erfamen, vnd Weyfren, BUr- | germeyftern vnd Retlien, 
Der Furfllichè | Stadi, Leypizigk, ... 

II : 60 ff. n. eh. (sign. A-HI. Caraclètcs golhiques. 

Sur le liire et au verso i beaux bois (armoiries) dont le second se ripète au verso du dernier f. La dedicate de 
I éditeur, Nic Leonis, commence au r" du f. 2: Alien vnd Itzlichen Burgern vnd Inwo- | hnem der Stdl Halle.... | . . Wunfche 
ich Nicolaus I Leonis der Recht Licèciat gè- nadt..,.; celle de l'auteur au verso du 4. f. (Aiiii^ ; Deiin Erbarn vnnd wol- | weyfen 



ìExn kbonc vcro:Dnurtg vo 

^cll/oer Ptftamti/vrfhc'gm/Xctfcb^cn/ 
itrcmtvcn/mitfAttiptmmm nàuucì^m 

fSr/fltdjett ©Mbt /girile/ «ottbcm Zdìtbarii 




Rathman, Meyftern der Innun | gen. gemeynheit, vnd gantzen gemein der | Stadt Halle in SachlTen wUnfche ich | Philippus 
Nouenianus.... F. ^9 recto: Correctur der buchftaben vnd worter. so [ ym Lefzen vberfehen. | F. 59 verso et f. 60 recto blancs. 

Cet exeoiplaire très compiei provieni de la biblìothèque de Kaspar Kegler, dont Tex-libris avec les initiales C. K.. 
soigneusement peint en ^ couleurs, de la grandeur de la page, se trouve sur la garde du plat antérieur. A la fin il y un auire 
ex-libris, de mème peint en rouge. bleu et brun, avec les initiales M. W. 

Première éditfon de ces deux ouvrages rares dont le premier n'est pas cilé par les bibllographes ; du second 
Graesse ne mentionne qu'un exemplaire sur papier incomplet des 3 derniers ff. La reliure de l'eiemplairc que nous avons sous 
les yeux, porte les initiales M. K. et la date 1549 et est très intéressante pour les impressions à froid dont Tune représente la 
sainte Viergc : au bas une inscriplion en ranclères llébraTqoes. 

(A suivre). Leo S. Olschki. 



78 LEO S. OLSCHKI 



Ouelques Manuscrits fort précieux 



Tout le monde sait que les libraires ne publient pas de catalogues spé- 
ciaux de manuscrits enluminés pour plusieurs raisons ; en general les libraires, si 
riches soient-ils en beaux livres, possèdent peu de manuscrits à miniatures. Quand 
ils en ont, ils les décrivent dans leurs catalogues de livres de tout genre ou ne 
les annoncent méme pas, car de tels volumes ne peuvent étre vendus uniquement 
d'après une simple description, méme soignée et étendue. Les amateurs n'achètent 
les manuscrits enluminés qu'après les avoir vus. Toutefois une description suc- 
cincte peut rendre service aux chercheurs et aux érudits. C'est pourquoi nous 
avons résolu d'ouvrir, dans cette revue. un chapitre consacrò aux manuscrits 
qui passeront par nos mains, et nous commengons ci-après par quelques-uns 
fort précieux que nous venons de céder à un très illustre collectionneur. 

Aretinus, Leonardus. Le livre de la pre//iière baiaille pìiiiiquc. Ala- 
nuscrit sur vélin du XV^ siècle. pet. in-fol. avec 14 grandes mi- 
niatures, 22 bordures, 22 assez grandes initiales ornées et beaucoup 
de petites, le tout très délicatement peint et rehaussé d'or. Vélin 
souple, avec des cordons de soie, tr. dor. ; avec un étui en toile, 
cordons de soie bleue. (29799). 

Magnifique manuscrit en frangais, sur vélin, à grandes marges, forme de 94 ff., 
écriture gothique uniforme: grands caractères, en rouge et noir, 29 longues lignes à la page. 
La première miniature, représentant l'auteur écrivant son livre, précède le 
texte qui débute au recto du premier f. par le titre suivant (en rouge): Cy commence 
la tranflacion en francoys du liure | de la premiere Bataille puniq. Lequel fift et co | 
pila vng notable clero nomme. Maistre leonard | de Arecio Et a efte la diete tranf- 
lacion faicte. I En lan de grace mil. CCCC et quarante. [ (1440). Les intéressantes mi- 
niatures, au nombre de 14, mesurent environ 115 X 105 mm. et représentent, sauf la 
première, des scènes de guerre, des chàteaux et des villes assiégés, des combats, etc. ; 
on y admire la beante des paysages et la délicatesse du dessin. 

Jolies bordures, formées de rinceaux et de fleurs, et magnifìques initiales d'une 
ornementation remarquable. Les 6 derniers flf. contiennent des poésies frangaises, écrites 
par différentes mains. 

La fraicheur et l'éclat des couleurs et la parfaite conservation du manuscrit, 
qui est aussi très intéressant au point de vue linguistique, ne font qu'augmenter sa 
valeur. De tels manuscrits, traitant de sujets laiques, comme celui-ci, sont d'ailleurs assez 
rares et fort recherchés. 11 provieni de la bibliothèque Ashburnham, dont il porte l'ex- 
libris. 

Bandinus de Baroncellis, Franciscus. In laicdem N^eapolUanac civi- 
latis et F(erdinandi) regis brevis epistola ad amicum. Manuscrit 
sur vélin de la fin du XV' siècle, in-8, avec 2 grandes initiales et 
I bordure, admirablement peintes et rehaussées d'or. Cart. ì\Ia- 



QUELQ.UES MANUSCRITS FORT PRÉCIEUX 



nuscrit forme de 23 fif., écrit très soigneusement en car. ronds, 
en noir, bleu, et or, 14 lignes par page. La première page du 
texte est ornée d'une magnifique bordure à compartiments dorés, 
avec des rinceaux et des oiseaux, et est accompagnée d'une grande 
initiale ; au bas, les armes de Hongrie et d'Aragon (du roi Ferdi- 
nand de Naples), entourées d'une couronne tenue par deux amours. 
Sur la première page du prologue se trouve une belle initiale. On 
lit. à la fin, le nom de l'artiste : « Joachmuf degigantib"-' fcripfit. | > 
[Joachimus de Gigantibus]. (30392). 

Très beau manuscrit, de provenance royale. L'artiste est un personnage bien 
connu; voir Bradley, Dict. of tnhiiaturists, HI, 26. Il s'appellait aussi Gioacchino di Gio- 
vanni, natif de Rothenburg sur la Tauber et travaillait pour les rois de Naples ; il a 
exécuté et enluminé beaucoup de tr.anuscrits. L'état de conservation est irréprochable, le 
vélin est très souple et très fin, grandes marges. 
De la célèbre collection Weigel. 

Biblia historiata. Bible à images. Suite de 285 merveilleux dessins 
illustrant toute l'histoire de l'Ancien et du Nouveau Testament, 
ainsi que les « Antiquitates ludaicae » de Josephe, les évan- 
giles apocryphes et l'histoire d'Alexandre-le-Grand. Les dessins 
sont faits à la piume et légèrement rehaussés de couleurs. Ils sont 
superposés 2 par 2 sur 34 feuilles de parchemin. Jusqu'à la 16" 
feuille, les images sont àccompagnées d'un texte explicatif manus- 
crit, en haut-allemand moyen, dialecte de Aleissen, et en prose très 
souvent rimée. Le manuscrit a probablement été compose en Thu- 
ringe, vers l'an 1400. Grand in-folio. Veau ancien. (30394). 

Nous sommes ici en présence d'un admirable monument de l'art populaire al- 
lemand, du plus haut intérét et d'une valeur d'autant plus grande que les images de ce 
genre servaient de modèles à celles que l'on gravait sur bois. L'intéret des figures consiste 
surtout dans les costumes, les armes et les ustensiles. Sur la première page, est inserite 
d'un ancien inventaire (« 1322 ») et sur la seconde, où l'on a essayé de représenter l'image 
symbolique de la Trinité, on lit une dédicace en distiques latins, du 16" siècle, de Johann 
Graffnecker à l'abbé Leonhard von Ottobeuern. L'état de conservation est parlait ; à quel- 
ques feuilles seulement, la marge a été réparée. 
De la célèbre collection Weigel. 

Biblia latina, editionis \'ulgatae, cum prologis S. Hieronymi. ]Manu- 
scrit du XIIP siècle, sur vélin souple, exécuté par un calligraphe 
anglo-normand ou normand. in-4°, avec 136 petites initiales histo- 
riées. Velours rouge, plats intér. et gardes doublées de soie rouge, 
hi. int., tr. dor. avec boìte en maroquin noir, hi. à froid. (29117). 

Magnifique manuscrit compose de 424 ff. réglés, à 2 col., d'une écriture uni- 
forme, gothique, petite et serrée, mais très lisible. Le premier feuillet est encadré d'une 



LEO S. OLSCHKI 



iolie bordure composée de fleurs et d'une scène de chasse, un unicorne poursuivi par 
un chien. Les initiales historiées, au nombre de 136, contiennent de petites miniatures 
très bien exécutées sur fond d'or, et représentent des scènes de la vie des saints, du 
Christ, des prophètes, des apòtres, etc. On remarque, en outre, une foule de lettrines 
dessinées à la piume, avec de longues arabesques, en rouge et en bleu. 

Ce manuscrit, à grandes marges et parfaitement conserve, est un des plus beaux 
produits de l'art calligraphique et décoratif du moyen-àge. 

Clovio, Giulio. Lcs Qua/re E-^uin^ic/istcs. Dans une riche bordure. 
(29032). 

QuATRE SUPERBE5 MiN'iATURES SUR vhLiN, attribuées au Célèbre GIULIO CLOVIO, 
Dalmate d'origine, élève de Jules Romain, et surnommé le « Prince des miniaturistes ». Elles 
sont collées au centre d'un riche encadrement à fond d'or, avec fleurs, fruits, oiseaux et 
trois médaillons en camaieu, représentant Dicu le Pere et rAnnonciation à la Vierge. Dans 
un cartouche, on Ut cette inscription : Grcgorius XIII Pontifex Opthnus Maximus Bon- 
coMPAGNUS Bononiensis clecfus anno Domini MDLXXIIl. Au bas, dans la bordure, deux 
anges tiennent un écusson avec les attributs de ce souverain ponti fé et ses armoines: de 
gueiiles à un dragon ailé d'or, issant. 

Cette page a été reproduite en réduction dans VOrnement polychrome de M. A. 
Racinet, qui lui a consacra ces lignes : « Sorte de compromis entre les enluminures de 
manusciits de la fin du xv"" siede auxquelles elle emprunte l'emploi des figures natu- 
relles d'animaux et de fleurs et l'élément plus moderne des cartouches, cette belle page 
decorative oflVe dans l'emploi de ces diverses ressources le caractère de largeur et d'har- 
monie qui caractérise l'école de Raphael, à laquelle appartenait l'auteur. Les quatre figures 
des Évangélistes qui occupent le centre de la composition, et particulièrement celle de 
Saint Jean, sont traitées de main de maitre et seraient admirées mème isolément de l'en- 
semble oìi elles sont si heureusement placées ». 

Pour nous, cet encadrement, qui est de style flamand, ne saurait étre attnbué 
au pinceau de l'auteur des figures des évangélistes, avec lesquelles d'aiUeurs il ne fait 
pas corps. Les ornements peints par Giulio Clovio ont toujours le caractère bien itahen, 
et la plupart sont dans le goùt des arabesques de Raphael. 

De la collection Firmin-Didot. 
Horae b. Mariae Virg. cuin calendario ad usum ecclesiae Lingonensis 
vel Andematunensis (à l'usage de Langres). Manuscrit sur vélin, 
exécuté en France dans la seconde moitié du XV= siede, in-4., 
avec 1 3 grandes miniatures à pleines pages, encadrées, 2 2 plus pe- 
tites et I 2 pour le calendrier. Chaque page présente une larga bor- 
dure, d'un coté seulement, et une grande quantité d'initiales de 
différentes grandeurs. Le tout est exécuté avec la plus grande dé- 
licatesse et avec le meilleur goùt, richement peint et rehaussé d'or. 
In-4. Maroquin rouge, triple fil., dos orné, tr. dor., dent. intér. (anc. 
reliure, genre Deróme). Avec une gaìne en toile (30393)- 

Livre d'heures superbe et très précieux, compose de 129 fif., écrit en car. goth., 
rouges et noirs, et réglé ; il est dù à l'un des meilleurs miniaturistes, à un excellent ar- 



QUELQUES MANUSCRITS FORT PRECIEUX 



liste de l'école fran^aise. Les grandes miniatures sont extrémement remarquables et peintes 
avec un soin tout particulier, surtout les personnages et les accessoires. Elles sont com- 
prises dans des encadrements formés de portiques d'une riche architecture, et divisées 
en deux parties, dont celle du haut contieni la représentalion principale, au milieu, 4 
lignes de texte avec une superbe initiale ornée. Voici les sujels : i. St. Jean dans l'ile 
de Pathmos, à coté de lui, l'aigle ; au-dessous, cinq personnages, dont un lui présente 
une coupé. — 2. L'Annonciation ; au-dessous, St. Joachim, Ste. Anne et la Vierge. — 3. La 
Visitation ; au-dessous, la Vierge tìlant; à coté d'elle, deax jeunes filles. — 4. L'Adoralion 
des Rois Mages; au-dessous, les mémes suivant l'étoile. — 5. La Présentation au tempie; 
audessous, la Vierge avec l'Enfant, Salomé el St. Joseph allant au tempie. — 6. Le 
Massacre des Innocenls; au-dessous, la fuite en Égypte. — 7. Le Couronnement de la 
Vierge: au-dessous. son Ascension. — 8. Lamentation sur le corps de Jesus; au-dessous, 
la mise au tombeau. — g. La Descente du St. Esprit ; audessous, la Vierge el les apò- 
tres. — IO. Absalon tue par Joab, tous les deux en armures dorées ; au-dessous, le roi 
David prianl. — 1 1 . Job et ses amis ; au-dessous, un office des raorls. — 12. Le Christ 
en croix ; au-dessous, les soldats jouant aux dés le manteau de Jésus-Christ. — i 3. La 
Ste. Vierge trónanl ; à coté d'elle, des anges jouant de la musique ; au-dessous, la figure 
d'un roi avec qualre autres personnages. Les 22 petites miniatures sont peinles avec le 
méme soin que les grandes; elles représenlent les fìgures des évangélistes el des bustes 
de saints : Si. Pierre avec St. Paul, Si. Michel, Si. Jacques, Si. Etienne, Si. Sébastien, 
St. Nicolas, Ste. Barbe, Ste. Catherine, Ste. Apolline etc. Les seconds plans de la plupart 
des miniatures sont fort remarquables par les charmants paysages. Un blason — trois 
poignards sur un champ d'azur — est peint dans l'encadrement du mois de mai ; il se 
répète dans une bordure au milieu. 

Les 12 miniatures du calendrier, divisées en 2 compartiments, représenlent les 
occupalions de chaque mois et les signes du zodiaque. Le calendrier, en franfais, est 
écrit en leltres d'or, rouges et bleus. 

Les larges bordures qui ornent un coté de chaque page, otl'rent des motifs très 
variés, des rinceaux, des fleurs, des oiseaux, etc. 

Le manuscrit est d'une conservation parfaite el les miniatures d'une fraicheur 
étonnante ; très grandes marges. 

[Joachim, abbas, dit le Prophète, de l'ordre de Citeaux, vécut de 11 30 

à 1202]. (29425). 

Recueil de 24 dessins très curieux et très intéressants, exéculés à la piume el au 
lavis sur 12 ff. de vélin gr. in-fol. (vers 1450). 

Ils soni numérolés de 3 à 26 (Tertius à XXVJ) et occupent presque la page 
entière; ils représenlent les prophéties (de Joachim?) sur les papes et la fin du monde. 
Chaque dessin porte, en haut, un titre de 2 à 3 lignes, et, au bas, une legende de 3 
à S lignes, en latin. Caraclères gothiques. Le premier dessin (Tercius) porte, en haut, 
celle inscription : Dns iacobus de sabellis qui et honorius | quartus pp | (le pape Hono- 
rius IV régnait de 1285 à 1287); au bas: Accipe suplantator excelsus honores arbor inu- 
tilis.... La ligure du f. eh. XXlI porle en haut: Dfls gabriel convalinero de ueneliis deifl| 
Eugenius pp quartus (le pape Eugenius IV régnait de 1431 à 1438); au bas, on lit: Alia ursa 
secunda catulos pasens et inomìb^.... 

La Bibliofilia, anno X, dispensa l'-j* •' 



LEO S. OLSCHKI 



La deinière figure (XXVJ) représente le Christ assis sur le tombeau ; à droite, 
un ange. En bas, la legende : Et rebellabitur uirtus qui ht"^ pnomè monachm petram.... 

Tous ces dessins, d'un style assez sobre, offrent un ou deux personnages (sauf 
un qui en a trois), avec des emblèmes ou des figures d'animaux quelquefois fantasti- 
ques; 2 dessins représentent un tempie. 

Jugement (le) dernier. (29983). 

Grande miniature du XIV° siede, provenant d'un missel. Au verso, le texte 
suivant, en gres caractères, avec musique notée : 

Dom. VI post epiph. | Simile est regnù celorum | fermento qd acceptù mulier | 
abfcondit in farine fatif trib' | don', feriìitatù eft totuj. Mag : 

Au recto, la miniature. Dimensions : 37V-2X25V2 cm. Riche encadrement 
en bleu, or, vert et rouge. Le dessin représente un immense a, a l'extérieur duquel deux 
anges, en haut, ouvrent les portes du elei et deux autres, en bas, soufflent chacun de la 
trompette. L'intérieur est divise en 3 compartiments renfermant de haut en bas ce qui suit : 
i.° le Christ avec le nimbe et les stigmates, assis sur un tróne d'or et en- 
touré des 4 évangélistes, 2 à droite, 2 à gauche, chacun d'eux avec l'aurèole. 

2° les 12 apótres, nimbés, tous assis sur 2 bancs d'or, 6 d'un coté et 6 
de l'autre. 

3.° un roi et sa suile d'un coté, les grands de la terre et une foule de per- 
sonnages, de l'autre, tous dans des gestes contemplatifs. 

A chacune des deux extrémités de I'q se trouve un médaillon, représentant, 
chacun, un tombeau ouvert d'où sortent des morts richement vétus. 

Au-dessous de I'q, 4 tombeaux de pierre d'oii sortent des personnages nus. 

Cette oeuvre a fort probablement été éxécutée dans l'Italie centrale. La grandeur 
de la feuille est de 55 X 35 V» cm. 

Juvenalis. Satime. Manuscrit du XV' siècle sur vélin et sur papier, 
infoi., avec une grande miniature, un bel encadrement, et 15 ini- 
tiales, peintes et rehaussées d'or. Rei. en chagrin bleu, fil. et fleu- 
rons, tr. dor. (29083). 

Beau manuscrit, se composant de 93 tf., d'une belle écriture, exécuté en Bour- 
gogne. Le premier f. est dècere d'une miniature magnifique, 158 x 105 mm. représentant 
l'auteur, dans sa chaire, feuilletant un livre. A droite, Thésée qui a tue le Minotaure et 
tient en main le fil d'Ariane; au fond, un paysage. Un riche encadrement, compose de 
fleurs, d'enfants et d'animaux, entoure cette page ; en bas, un écusson soutenu par 2 sau- 
vages, avec la devise « Ardens ad polum desiderium. Desir me vailhe ». A la fin du ma- 
nuscrit, on lit: Ardens ad polum desiderium | Deo gratias. | D Cristofori. Deux fif., d'une 
écriture moderne, remplacent 2 ff. manquant. Au commencement, 1 1 ff. avec des notes 
interlinéaires, d'une écriture très fine. Une initiale a été coupée au f. 56. Le manuscrit a 
de grandes marges; il est dans un bon ètat de conservation. 

Lectionarium. Manuscrit sur vélin, du XII P siècle ; travail rhénan. 
in-4, avec 1 1 grandes miniatures et un très grand nombre de pe- 



Q.UELQ.UES MANUSCRITS FORT PRÉCIEUX 83 

tites initiales, peintes en couleur et rehaussées d'or. Velours vert. 
(30395)- 

Manuscrit compose de 9 ff., écriture goth., réglé. Les miniatures, fort curieu- 
ses, se remarquent par la sobriété du dessin et le soin de l'exécution ; elles sont peintes sur 
fond d'or et encadrées de larges bordures à filets multicolores, on compie quatre grandes 
initiales. Les sujets sont les suivants : 1. L'Annonciation. — 2. La Naissance du Christ. — 
3. La Présentation au Tempie. — 4. L'Adoration des Mages. — 5. La Trahison de Judas. 
— 6. Le Christ devant Filate. — 7. La Flageliation du Christ. — 8. Le Christ portant 
la croix. — 9. La Résurrection. — io. Le Christ aux Limbes. — ti. La Descente du 
St. Esprit. 

Etat parfait de conservation ; les couleurs sont très vives et ont gardé toute 
leur fraicheur. 

Livre d'Heures. Manuscrit sur vélin du XV^ siècle. in-4'' ; avec 14 
grandes miniatures et 1 7 petites, toutes encadrées de larges bor- 
dures ; nombreuses initiales de différentes grandeurs ; le tout déli- 
catement peint et rehaussé d'or. Mar. citron, fil. et encadr. sur les 
plats, le dos richement orné, tr. dor. (anc. rei.) (29798). 

Ce beau manuscrit, d'une richesse extraordinaire et d'une étonnante fraicheur 
de couleurs, se compose de 102 ff. n. eh., à grandes marges. On compte 22 lignes par page. 
Il est écrit en gros caractères gothiques, en rouge et noir, et réglé. Le calendrier fran^ais 
qui précède, occupe les ff. i verso à 4 recto; chaque page porte, en haut, de très belles 
grisailles, les signes du zodiaque en 2 compartiments ; en bas, les occupations des mois, 
aussi en 2 compartiments ; les noms des saints sont écrits en or, rouge et bleu. Les 14 gran- 
des miniatures mesurent environ iio X 80 mm., la première 166 X 86 mm. Les jolies 
bordures, toutes assez larges, se composent de rinceaux, de fleurs, de fruits, d'animaux et 
de paysages ; on y volt aussi des monstres, des singes et toutes sortes de sujets. — Ex- 
iibris William Horatio Crawford^ Lakeland^ Cork. 

Livre d'Heures. Officium Beatae Mariae Yirginis. Manuscrit sur vélin 
très souple, de la fin du XV° siècle. in-12 ; avec 13 miniatures, 3 
larges bordures, 3 grandes initiales historiées et une foule de let- 
trines de différentes grandeurs, le tout admirablement peint et 
rehaussé d'or. Rei. en velours rouge, tr. dor. et cis., fermoir en 
argent. (29796). 

Ravissant manuscrit; travail italien; 119 ff. n. eh., écriture uniforme, gothique, 
en rouge et noir, 1 3 lignes par page. Au recto du premier f., le titre, compris dans 
une bordure ornée du plus beau style renaissance, en or, sur fond bleu. Les 2 autres bor- 
dures, variées et aussi belles, sont dessinées en or, sur fond pourpre. Les miniatures, sont 
au nombre de 13, dont 8 mesurent 26X35 mm.; les autres, plus petites, renferment 
de nombreux personnages. Malgré la petitesse de ces derniers, le dessin en est très exact et 
très soigné. Nombreuses initiales, avec des rinceaux qui se prolongent dans les marges. Le 
texte occupe un espace de 55X35 mm. ; avec les marges la dimension est de 105X70 mm. 



LEO S. OLSCHKI 



La parfaite conservation, le dessin artistique des figures, l'éclat des couleurs et les 
belles marges, qui entourent le texte, donnent à ce véritable bijou une valeur particulière. 
C'est un beau specimen de l'art de la miniature en Italie. 

Ce précieux petit manuscrit provient de la célèbre collection Sneid, dont il 
porte l'ex-libris. 

Mer (la) des Histoires. Extraits, dits Moraux, des philosophes. Manus- 
crit flamand, sur vélin, du XV' siècle. in-4°, avec 20 belles minia- 
tures, un encadrement, des initiales de différentes grandeurs, le tout 
soigneusement peint et rehaussé d'or. Mar. rouge, filets dor., dos 
orn., encadr. intér., tr. dor., armoir. (29084). 

Superbe manuscrit, très riche, compose de 67 tf. réglés, à 14 longues lignes à la 
page, grande écriture gothique, en rouge et noir. 

Le recto du premier f. porte le titre: Si après fenfuiuent | aulcuns moraulx dictz | 
des philozophes que iay | extraitz de la mer des ystoires | et dailleurs. 1 Au v° du mème 
f. commence le texte, qui se termine au r° du dernier f. (blanc au v°): Et ce sera la fin 
de mon extraict. | 

On remarque, au début du texte, une belle bordure formée de banderoles autour 
de deux arbres, portant les légendes : Qid . voti . clair . ne . se . fovrvoye . Qui . va . sauf . 
il . favlt . qvil . vaie . Etc. etc. En bas, un écusson et deux oiseaux. 

Les 20 portraits enluminés des philosophes grecs sont très remarquables par leurs 
costumes ; ils mesurent 68 x §5 nini- à peu près. Quelques-uns se détachent sur des 
paysages lìnement exécutés. 

Le plat supérieur de la reliure porte des armes au monogramme J. W, avec la 
legende « Deus alit me » ; le plat postérieur présente d'autres armes. Manuscrit parfaite- 
ment conserve et à grandes marges. 

Officium Beatae Mariae Virginis. Livre d'heures flamand. Manus- 
crit sur vélin, du XV° siècle. in-S" ; avec 15 grandes ininiatures, 
de l'école de Memling, joliment encadrées, 24 grandes initiales, 
dont 8 ornées et 16 illustrées de scènes bibliques, beaucoup d'en- 
cadrements et de petites initiales, le tout admirablement peint des 
plus riches couleurs, et rehaussé d'or. — Reliure en velours rouge, 
avec fermoirs et coins ornés en vieil argent. Gardes en maroquin 
rouge foncé, bordées de dentelles d'or ; feuillets de garde en tabis 
encadré de larges dentelles sur cuir rouge, tranches dorées. (29895). 

Ce manuscrit est d'une beauté remarquable et d'une grande richesse. 188 ff. 
n. eh., 18 lignes par page. Grandeur des ff.: 15X11 cm. Le texte occupe une surface 
de 9X6 cm. Caractères gothiques, en rouge et noir. Le calendrier, au commencement, 
comprend 18 ff. Les 15 grandes miniatures sont toutes dignes d'ètre mentionnées et re- 
présentent : 

I. Buste du Christ, avec le nimbe, sur fond bleu, bénissant de la main droite 
et tenant, de la gauche, le svmbole. 

II. Le Crucitìement. .\u bord d'un lac. Eglise au dernier pian. 



Q.UELQ.UES MANUSCRITS FORT PRÉCIEUX 85 

III. La descente du saint Esprit. Dans un cloltre. 

IV. L'Adoration des bergers. Au premier pian, une lente; au dernier, un paysage. 

V. L'Annonciation. La Vierge se tient assise devant une alcòve, un livre sur 
les genoux, et joint les mains. 

VI. La Visitation. Dans une cour de cloìtre. 

VII. L'Adoration des Mages, dans l'étable. L'enfant dans une cròche bleue. 
Vili. L'Apparition de l'ange aux bergers, au milieu de leurs troupeaux. Dans 

le fond, au bord d'une rivière, un chàteau-fort. 

IX. La Circoncision. Riche intérieur. Farmi les personnages, un noir. La Vierge 
tient l'enfant sur ses genoux. 

X. La Présentation au tempie. 

XI. Le Massacre des Innocents. D'un grand réalisme. 

XII. La Fuite en Egypte. Joseph conduit Tane sur lequel sont la Vierge et 
l'Enfant. 

XIII. Couronnement de la Vierge par le Cbrist, assis à la droite du Pére 
Eternel, qui la bénit. 

XIV. Apparition de l'Eternel au roi David en pénitence. 

XV. Résurrection de Lazare. Auprès d'une église. 

Les couleurs, très vives, sont rehaussées d'or. Les costumes sont très soignés. 
La Vierge est toujours vétue de bleu. 

Les encradements, très larges, renferment des ornamenta très variés, sur fond 
dorè: roses, marguerites, coquelicots, myosotis; fraises, mùres; abeilles, papillons, coli- 
macons, singes, huppes, animaux symboliques; etc. etc. 

L'état de conservation est excellent. L'ouvrage est renfermé dans une gaine de 
maroquin noir, sur le dos de laquelle est écrit en lettres d'or : « Officium Beatae Mariae 
Virginis. Ms. saec. XV ». 

Ordo celebrandae niissae. Magnifique manuscrit sur vélin de choix, 
exécuté à Rome à la fin du XV' siede pour le cardinal Giuliano 
della Rovere (plus tard, le pape Jules II) ; avec de très grandes ini- 
tiales historiées, 39 grandes lettres ornées, les armes du cardinal 
et une grande vignette, le tout peint de riches couleurs et rehaussé 
d'or. In fol. Rei. en maroquin violet foncé, hi. et encadr., dorè et 
à froid, dos orné, dent. intér. (30390). 

Manuscrit forme de 40 tf., écrit en gros car. goth., rouges et noirs, 12 lignes 
par page. Toutes les miniatures sont exécutées avec le meilleur goùt. La première page 
porte à droite une belle miniature représentant St. Jean-Baptiste et l'archange St. .Michel, 
dans une niche ; en haut, un guerrier en armes, sur une houle d'or, autour de laquelle 
passe une guirlande soutenue par 4 génies. Le guerrier tient une banderole dans la main 
droite et dans la gauche un drapeau blanc avec la croix rouge, dans le sóubassement 
deux putti avec des grappes de raisin. Le texte débute à gauche, par la lettre qui sert 
de cadre à un joli petit tableau représentant le cardinal à genoux devant un autel, 
au fond, deux jouvenceaux et quatre chérubins. Au bas de la page, les armes du cardinal 
(à demi efifacées) tenues par deux anges en riches habits brodés. Les deux autres initiales 



86 LEO S. OLSCHKI 



historiées représentent le souverain pontife baisant la croix qu'un prétre lui présente, et 
un cardinal, se piéparant à célébrer l'office des morts pour un pape. Les nombreuses lettres 
ornées sont variées à l'infini et accompagnées de petites figures d'enfants, d'animaux, 
etc. La beauté des peintures, la conservation irréprochable et la provenance célèbre font 
de ce volume un monument splendide de l'art de la renaissance italienne à son apogée. 
De la célèbre collection Weigel. 

Psalterium [ad usum cujusdam ecclesiae dioec. Treverens ?] Manuscrit 
sur vélin exécuté vers l'an 1 200, écrit très lisiblement à longues 
lignes, en noir ; les tétes de chapitre et les capitales en or avec 
1 7 miniatures à pleines pages, 1 2 encadrements et 7 grandes ini- 
tiales, le tout peint en couleurs et en or, avec une richesse ex- 
traordinaire ; nombreuses lettrines en rouge et or. In -4. Maroquin 
noir, fil. à comp., dent. intér., tr. dor. A^•ec une gaine en mar. 
vert, fil. (30391). 

Magnitique manuscrit, forme de 162 tf., complet et très bien conserve. Car. 
goth., 21 lignes par page, réglé. Les sujets des grandes miniatures sont les suivants : 

I. Arbre de Jessé. — 2. L'Arrestation du Christ. — 3. Le Christ devant Filate. — 4. Le 
Christ fìagellé. — 5. Le Chemin de la croix. — 6. Le Crucifiement. — 7. La Mise au 
tombeau. — 8. La Résurrection. — 9. Le Christ aux limbes. — 10. L'Ascension. — 

II. La Descente du St. Esprit. — 12. La Résurrection des morts. — 13. Le Jugement 
dernier. — 14. Les damnés. — 15. Les élus. — ■ 16. La mort de la Ste. Vierge. — 
17. Le Couronnement de la Ste. Vierge. — Les 12 pages du calendrier sont encadrées 
de larges fìlets d'or, avec des ornements d'architecture et les signes du zodiaque, dessinés 
dans des cercles. Les grandes et belles initiales sont exécutées en or, sur fond d'azur. Le 
manuscrit est très remarquable par le style sobre des peintures, le soin de l'exécution, 
la beauté et l'éclat des couleurs, ainsi qua par son irréprochable conservation. Le volume a 
appartenu, au seizième siècle, à « Magdalene von Breitten Landenberg », membre d'une fa- 
mille nobie de la Suisse. 

Le Psautier se termine au verso du f. 142. Les ff. 143 à 162 contiennent des 
prières écrites d'une autre main, en rouge et noir ; ces ff. sont en partie sur vélin, en 
partie sur papier. 

De la célèbre collection Weigel. 

Psalterium latinum cum canticis et calendario. Très intéressant ma- 
nuscrit d'origine allemande (ou anglo-saxonne ?), exécuté en 1150 
environ et écrit sur un vélin très épais. Lettres en rouge et noir, 
car. goth. Il est orné : 1° d'une grande miniature représentant le 
Sauveur, imberbe, tenant un drapeau, dans un encadrement gothique, 
entouré des symboles des quatre évangélistes ; 2° de neuf belles 
lettres dorées, dont la première couvre tonte la page. Le calendrier 
et les litanies des saints sont entourés d'encadrements à compar- 



Q.UELQUES MANUSCRITS FORT PRÉCIEUX 87 

timents. 140 ff. in-4. Reliure pleine, en velours rouge encore très 

frais. Tr. dor. (30399). 

Manuscrit des plus intéressants et des plus remarquables ; il est d'une très bonne 
conservation; 5 pages seulement sont percées de petits trous. Il manque le premier feuillet 
du calendrier, avec les deux mois de janvier et de février. Sur le feuillet de garde se 
trouve le dessin d'un gant de fer, avec l'inscription : « Stema Christoni ». 

De la célèbre collection Weigel. 

Leo S. Olschki. 



Giovanni Guidetti e le sue opere musicali^*' 



Vo' subito detto ai bibliofili, estranei alle ricerche musicali, che il Gui- 
detti fu uno de' più valorosi allievi, amici e compagni del Palestrina ; prose- 
guito da tanta stima, che a lui e al suo maestro venne dal Papa Gregorio XIII 
affidata la revisione del canto fermo, nomato anche ecclesiastico o gregoriano. 

Nato egli nel 1532 a Bologna, in cui fiorivano anche i buoni studi della 
musica, compiutivi questi e gli altri relativi al sacerdozio, a cui si addisse, si 
trasferi a Roma, ove si perfezionò nei primi a tal segno da meritare dal Pon- 
tefice summentovato la nomina a chierico beneficiato della Cappella del Vaticano 
e più tardi il suddetto importantissimo incarico. 

Gli apparecchi severi e perseveranti da lui fatti di pieno accordo col Pa- 
lestrina per la riforma del canto gregoriano, giovandosi de' più antichi e preziosi 
documenti della Biblioteca del Vaticano e dell'Archivio della cappella pontificia, 
gli servivano a meraviglia per la compilazione d'alcuni suoi congeneri lavori. 

Primo de' quali il Diredorium Chori.... Romae, apud Robertum Granjon, 
Parisien. 1582 i.' edizione più tosto rara di un libro che il Fétis giudica eccel- 
lente, e la voga che ebbe è dimostrata dalle non poche sue ristampe, la seconda, 
Romae, Coattinus, 1589 in-8 con dedicatoria al card. Pallotti, dalla quale appare 
che fu ridotta in miglior forma e arricchita di utili aggiunte dallo stesso Autore 



(*) È nostro gradito dovere di richiamare l'attenzione dei nostri benevoli lettori su questo 
interessante articolo del nostro collaboratore comm. C. Lezzi, fondato com'è sui preziosi auto- 
grafi e documenti della sua celebratissima collezione, dai quali emergono nuove notizie impor- 
tantissime alla bibliografia, alla biografia e alla storia della musica e dei musicisti. Ci facciamo 
un pregio altresì di ricordare la illustrazione che della stessa collezione pubblicammo in questa 
Bibliofilia, anno III, pp. 231-259, col titolo « Una visita alla collezione del comm. C. Lozzi di auto- 
grafi e documenti riguardanti la musica e il teatro in tutte le loro appartenenze e ogni sorta di 
spettacolo ». Siamo pur lieti di annunziare, che da quella pubblicazione ad oggi la. collezione 
del comm. Lozzi, indefesso e fortunato nelle sue ricerche, si è arricchita di molti altri cimelii, 
fra cui l'autografo introvabile del Palestrina e quelli de' suoi maggiori allievi, Dragoni, Soriano, 
Zoilo ecc., e de' più insigni maestri della scuola romana. Questo nuovo suo scritto è in gran 
parte frutto delle sue nuove scoperte. 

(Nota della Direzione). 



che mori in Roma sessantenne nel 1592, due anni prima del suo maestro Pa- 
lestrina, che venne a morte nel 2 febbraio 1594. 

:^*7uCu crjuu^ « /jiutìmvpl Yfn mcjU, lU ce u^umI 
IrnUMAU, ^^4'i^ anilUMU jtiMutujrL iX em ^,^ 
MiA>^ IflM/y ^"/uLc X^:^^ TimAM leJ • iJUtiyrrLit^ . 




La terza del 1600 è una mera riproduzione dell'antecedente. 

La quarta, Romae, S. Paulinus, 1604 in-8 fu curata dal prete G. A. Mas- 
sani, il quale nella dedicatoria al card. O. Farnese ci fa sapere che il suo la- 
voro fu reso necessario dalle riforme introdotte nel Breviario romano da Papa 



GIOVANNI GUIDETTI E LE SUE OPERE MUSICALI 



Clemente Vili. Le reiterate edizioni che ne seguirono furono determinate non 
solo dall' uso estesissimo di quel Directorium, ma eziandio e più dai cambia- 
menti che vi si dovevano fare per conformarsi alle continue riforme, a cui il 
Breviario romano andava soggetto. 



^ lA'i^^ - ^' 



Hf 



C/U li /Uy^ , ^ <ì C^7tiiiìvèa/i/rrù : C<mjiU^(mi: n^ f U*-. 
mk ^ ti unì mu niw\rm<L k Um k mn^ .<^%jtuL 



T^' *^^ 1A^- 



Òm^ 



\jùi^uAm^ ^yiudx^ ^ ' 



Lettera autografa di Giovanni Guidetti (v. pag. 93). 

Indi le seguenti edizioni : 
Romae, Phaei, 161 5, in-8. 

Dello stesso impressore, Romae 1624 in-8 e 1642 in-8 con le correzioni del 
canonico D. Florido Silvestri da Barberano. 



90 



C. LOZZI 



Romae, Mascardi, 1663 in-8 : Le modificazioni a questa edizione vennero 
fatte per cura di Nicola Stamegna, maestro di Cappella a S. Maria Maggiore. 





ECCLESIASTIC VS f^M 

OFFICII MAIORIS [^§/ 

HEbDOMADAE 






luxfa rttum Capelli SanSìipmi Domini mftri Papi t/A f, ^N5 
ac Bajiltcx Vaticani coUe^us , (f ^jxàìbJ>^ 

tmendatus, 

A IOANNE GVIDETTO BONONIENSI 

eiufdem Bafilica; perpetuo Clerico Beneficiato 
nunc primum in iucem e Jitus. 




SVPERIORVM PERMISSV. 
ROMAE ExTffographtalacobtTornerij. isS;^. ^ 



Frontespizio della prima edizione del Cantus Ecclesias/iiiis di G. Guidetti ^v. pag. 941. 

Dopo alcune altre edizioni, Francesco Pelichiari, maestro di canto Gre- 
goriano al collegio alemanno di Roma, vi apportò nuove correzioni, e ne diede 
r ultima ristampa in-4 presso Salvioni, alla stamperia del Vaticano. 



GIOVANNI GUIDETTI E LE SUE OPERE MUSICALI 



Con lettera da Roma, 25 gennaio, 1583 il Guidetti faceva omaggio di un 
esemplare del suo Dircdorium C/tori a Guglielmo Duca di Mantova, munifico 
protettore di musicisti, per la ducale chiesa di S. Barbara, « havendomi posto 
in animo di presentare al mondo il rito et stile della SS. Basilica vaticana nel 
servitio del Choro » (i). 

Di questo libro aveva pure inviato copia a Guglielmo, Conte Palatino del 
Reno, Duca di Baviera, il quale ne mostrò tutto il suo gradimento, come ap- 
pare dalla lettera che ne scrisse al suo Ministro presso la Corte pontificia in 
Roma, e che facendo parte della nostra collezione riproduciamo a pag. 88 in 
facsimile. 




Ritratto di G. Guidetti tolto dalla la edizione del suo Cantus Ecclesiasticiis (v. pag. 94). 



Pochi anni dopo pubblicò altro libro di canto ecclesiastico della Passione col 
titolo : Cantus ccclcsiasticus passionis D. N. J. Ch. secuitdum Matheum, Marcum, 
Lucani et Joa?mem etc. Romae, Gardanus, 1586 in-4, E lo volle dedicato al so- 
pramentovato Duca Guglielmo di Baviera. Al frontespizio segue nel verso il pri- 
vilegio del Pontefice Sisto V per la stampa, accordandosi al Guidetti la privativa 
per dieci anni. 

Tanto il Fétis che il Gaspari (Catal. della Biblioteca del Liceo musicale 
di Bologna) hanno mostrato d' ignorare, che quest'opera è divisa in tre libri : 



(i) V. A. Bertolotti. La musica in Mantova. Milano, Ricordi : a pag. 63. — Non 
l'anno, pel deplorevolissimo abuso degli editori di musica di non metterlo! 



92 



e, LOZZI 



il primo distinto col motto a capo del frontespizio Verèa Evangelistae, il secondo 
col motto : Verba Christi, ed il terzo col motto : Verba Turbarutn. 




La Risurrezione. Incisione in rame di Cornelio Cort (v. pau. 941. 

Ne furono fatte altre edizioni: Roma, Zanetti, 1604; Roma, Phaei, 161 5 
e 1637^; Roma, Poggioli, 1643 ; Roma, Campana, 1689. 

Un esemplare della prima edizione fu da lui mandato in dono ai canonici 



GIOVANNI GUIDETTI E LE SUE OPERE MUSICALI 



e al capitolo di S. Petronio in Bologna, sua città natale, con una lettera, il cui 
autografo essendo una delle perle della nostra collezione, siamo lieti di dar ri- 
prodotto a pag. 89 in fac-simile. 

FERIA V- IN CENA DOMINI 

AD MATVTINVM. 

TRibusfequentibusdiebusadMatutinumdidlo fecrcto Pater noftcr Auc 
Maria,&Cìedo,pr?tcrmiflìsalJjs;vnusduorumCantorum, qui ambo an 
te Hebdomadarium ftant ; Primam llli Antiphonam pracinit : quarti iu«a co- 
num ei traditum rcpetit, &eodé ordine procedane in dandisrcliquis Antipho- 
nisCancnicis, vnatntamen ab vno lacere, alteramabalteroferuato ordine di- 
gnitatis. Quibus peradis ,CantoresinmediochorI(proutcontingit) Pfalmos 
intonane : & poft trcs pfalmos cuiufuis Nofturni , Vcrficulos. Sed quia prima 
AntiphonaLaudum Hebdomadariodicendaoccurrit, cetera; Antiphonf di- 
cuntur ab ijs,qui fequuntur poft eum Canonicum , qui vltimam Antiphonam 
Matunni pronunciauic , fcruaco ordine, vtpauloantediximus. Antiphonf du- 
plicamur, vtin fello duplici. 

In Piimo Noétumo Antìphona, 





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Pfalm.fig 



Elusdomuslu ^ comcditmc, & opprobri- 
a ex probraniium ti bi ccci de rutlu pcrme. 



^^ Aliiii mi» ^ìcTSf ii«' niir>nJam in rraiipriinr aaue -vrauc 



Aluu me facDe US: quoniamintraucrunt aqu? vfquc 



¥;t:?:»:^=tl:;: 



ad animammeam. 
Infìxus fum in limo profundi: & non ed fub(lantìa. 
Veni in altitudinem maris: & tempeftas dcmerfit me. 
Laboraui clamans , rauca hOat fune fauccs mese : defecerunt oculi mei , dum 

fpcro in Deum meum. 
Mulciplicati funt fupcr capillos capitis mei: qui odcrunt me gratis. 
C onfortati fant qui perfecuti funt mcinimici mei iniufle: quq non rapui, tunc 
cxoluebam. 

A Deus 

Prima pagina con musica della i.» ediz. del Canltis Ecctesiasticus di G. Guidetti. 



La 3.' opera del Guidetti è il canto di tutto l'oflScio della settimana santa 
che pubblicò con questo titolo : Canhts ccclesiasticns officii majoris hcbdomadae etc. 



94 C. LOZZI 



Romae, ex t3rpographia Tornerii. Infine sotto il registro : excud. A. Gardanus 
et F. Coattinus, 1587, in-4 gr. 

Questa i.° edizione è rara, e da nessuno ben descritta, e però è pregio darne 
a pag. 90 il fac-simile del frontespizio istoriato con lo stemma di Papa Sisto V, 
nel cui verso n'è inciso in legno il ritratto (v. il fac-simile a pag. 91), e nella pa- 
gina seguente leggesi la dedicatoria dell'autore allo stesso Pontefice, alla quale 
tien dietro il privilegio papale o privativa per dieci anni. Quindi De orditie in uni- 
versum servato in hoc opere, cioè avvertenze sulle sillabe lunghe e brevi, sui rinfor- 
zamenti e sulle smorzature della voce, sugi' interrogativi, sulle pose del canto ecc. 

L'ottava ed ultima pagina delle preliminari è tutta occupata dalla prima 
incisione. 

L'edizione in nero e in rosso è ornata di belle incisioni in rame di Cor- 
nelio Cort a tutta pagina rappresentanti la Cena del Signore, la Crocefissione 
con a pie le tre Marie, e la Risurrezione (v. il fac-simile di quest' ulimo a pag. 92). 

Il Cort insigne incisore olandese, contemporaneo del Guidetti visse ed operò 
molti anni in Roma, ed ebbe l'amicizia e la stima del Tiziano. Fu ragguarde- 
vole in ispecie per la purezza del disegno e per un tocco di bulino vivo e facile ; 
e le sue molte stampe furono oggetto di studio a tutti i giovani incisori del 
suo tempo, e segnatamente a Pellegrino Tibaldi e ad Agostino Caracci. 

La 2." edizione (e non pare ne sia stata data altra) fu eseguita, dopo la 
morte dell'Autore, in Roma, dal Fei nel 161 9 con questo titolo: Cantus eccle- 
siasticus offi-cii Majoris hebdomadae a Joanne Guidetti Bononiensi, Basilicae Va- 
ticanae Clerico beneficiato olim collectus, et in lucevi editus ; nwtc autem a Fran- 
cisco Suriano romano, basilicae S. Mariae Majoris de Urbe beneficiato decano, oc 
Vaticanae Capellae Praefecto emendatus, et ad meliorem vocum concentum redactus, 
Officium vero a Scipione Manilio romano, eiusdem Basilice beneficiato, iuxta for- 
mam Breviarii romani Clementis Vili auctoritate recogniti, restitutum. 

È meno splendida della prima, specialmente nel frontespizio, che peraltro 
è chiuso da bella cornice, ed avente nel mezzo una fontana. Non manca delle 3 
grandi incisioni, degli stessi soggetti, ma nella forma diversa, la prima rappre- 
sentante la Cena è marcata C. C. (Cornelio Cort) ; la seconda, la Crocefissione con 
le tre Marie, è avanti lettera senz'alcuna firma ; la terza l'Ascensione è segnata : 
C. Dervet ine. 

Notevole che i Miscrere in falso bordone che si trovano per entro l'opera 
son fattura di Gio. Pierluigi da Palestrina. 

Oltre questo esemplare ne possiedo un altro, che evidentemente è servito 
come di bozza per uso del Soriano che ne curava ed ampliava la edizione, es- 
sendo rimaste bianche la pag. 4.^, e la pag. 78.'', le quali nell'altro esemplare 
recano le grandi incisioni del Cenacolo e dell'Ascensione. Qui v'è soltanto la fi- 
gura della Crocefissione con le tre Marie a pag. 42, come nel primo esemplare. 
E, ciò che più monta, e lo rende assai più prezioso, vi sono aggiunte a mano, 
(autografe), parole e note musicali, fattevi dallo stesso Soriano ne' vuoti lasciati 
dalla stampa a pag. 31, 32, 67 e 77. 

Ad accertarne viemeglio l'autografia per via di confronto diamo a pag. 96 
riprodotta una ricevuta a. f. rilasciata dal Soriano, qual maestro di Cappella di 
S. Luigi de' Francesi, pel compenso (meschino anche per quei tempi) della mu- 
sica della processione del Corpus domini. 



c,6 C. LOZZI 






4 



Francesco Soriano, com- 
positore assai stimato di molta 
musica sacra e profana, le cui 
varie edizioni (specie de' Ma- 
drigali) sono rare e ricercate, 
nato in Roma nel 1549, ebbe 
anch'esso da ultimo a maestro 
il Palestrina. Dal documento 
riprodotto a pag. 95 emerge co- 
me questo insigne musicista 
della scuola romana, sin dal 
1 580 era Maestro di Cappella in 
S. Luigi de'Francesi ; e non sol- 
tanto dal principio del 1581, 
j come ritiene il Fétis in base 
*^ alla stampa de' suoi madrigali, 
Venezia, Gardano, 1581. Fu 
pure Maestro di Cappella in 
S. Maria Maggiore e a S. Gio- 
vanni Laterano, e da ultimo 
in S. Pietro fino all'anno 1620, 
\^ in cui venne a morte. 

Tornando al Guidetti, 

V^ egli volle chiudere egregia- 

\ mente, come l'aveva impresa, 

^ » la sua carriera di scrittore e 

^ percettore di musica sacra, con 

la pubblicazione del canto dei 

prcfazi ; a cui diede il seguente 

titolo : Pracfatioìies in Cantu 

^ Firmo, juxta ritiim S. Roma- 

\V ime Ecclesiae, emendatae, et nunc 

primum in lucevi cditae a Jeanne 

Guidetti Botwniensi Basilicae 

Principis Apostolorum de Urbe 

Clerico beneficiato. Romae, ex 

typogr. J. Tornerii, 1588 in-f. 

In fine : Romae excudebant 

A. Gardanus et F. Coattinus 

socii. 

Al frontespizio seguono 
due carte contenenti il privi- 
legio di Sisto V, discorso od 
a^'^•ertimento, e dedicatoria 
dell'Autore al Capitolo di San 
Ricevuta autografa di Francesco Soriano (v. pag. 94). Pietro in Roma. 




1^ 



GIOVANNI GUIDETTI E LE SUE OPERE MUSICALI 97 

Il Gaspari sotto la descrizione bibliografica di quest'opera annota, che 
<; sulla persona e sui meriti del Guidetti ha parlato con tutta verità il Fétis 
nell'analogo articolo di questo benemerito musicista ». Ma poteva aggiungere, 
che se l'articolo di questo biografo è riuscito più completo ed esatto dei soliti 
da lui dedicati ai musicisti italiani, il merito n'è dovuto alle notizie fornitegli 
dall'ab. romano Giuseppe Baini, musicista e musicografo distinto, segnatamente 
per le sue Memorie storico-critiche della vita e delle opere di Giovanni Pierluigi da 
Palestrina. Roma, 1828, voi. 2 in-4. 

Mi è piaciuto con questo scritto, a cui i lettori vorranno far grazia se non 
altro per la novità e importanza delle notizie, di rinfrescare la memoria del Gui- 
detti, quasi obbliato nonostante il suo segnalato valore nella musica sacra. 

Basti accennare ch'è rimasto del tutto ignoto al maestro Amintore Galli, 
che va per la maggiore negli istituti musicali, privati e pubblici di Milano, non 
avendone fatta alcuna menzione nel suo Piccolo Lessico del Musicista, Milano, 
Ricordi, s. a., nel quale ha dato distinto loco anche ai più mediocri musicisti, 
antichi e moderni. 

Ma .la soverchia modestia dovette nuocere non meno in vita che dopo 
morte alla fama dell' insigne musicista bolognese, di cui non credo vi sia ri- 
tratto, e gli autografi si in musica che in lettere ne sono più introvabili che 
rari, e le opere non più ricercate né studiate, forse nemmeno dai riformatori del 
canto gregoriano e dai cultori della musica liturgica del Palestrina, e della 
scuola romana, da lui fondata, alla quale Giovanni Guidetti si onorò di dare 
la sua opera fruttuosa e tutto il suo bello e cólto ingegno. 



Roma, giugno 1908. 



C. Lozzi. 



Noterelle bibliografiche 



Gli Indici e cataloghi del Ministero della Istruzione Publica. — Gatteo in onore di 
Giuseppe Mazzatinti. — Un degno monumento a Dante in Ravenna. 

La « Società bibliografica italiana », che sotto la operosa e saggia direzione di Francesco 
Novati sembra voglia veramente fare qualche cosa di buono e di utile nel vasto campo della 
attività sua, — e ne è intanto prova il magnifico bullettino che col titolo // libro e la stampa 
va publicando in nobile veste tipografica, — ha tenuto recentemente tra le auguste mura e al- 
l'ombra delle vecchie torri della rossa Bologna, Vahna iiiater siudionim, il suo Vili convegno. In 
quella eletta radunanza — della quale la nostra Bibliofilia darà in altra sua parte larga notizia — 
tra le molte solite inevitabili inutili chiacchiere, due ottime proposte furono fra le altre approvate, 
che vogliam credere diventeranno presto un fatto compiuto ; 1' una è quella di ammettere i soci 
stranieri, tenuti sino ad ora, non si sa bene perché, lontani dal sodalizio italiano ; l'altra è quella 
di invitare il Ministero dell' Istruzione a voler riprendere la publicazione — oramai interrotta da 
troppi anni, per una delle solite mal consigliate taccagnerie — della raccolta di Indici e catalo- 
ghi, che, fatta con criteri seri e compilata con diligenza, può rendere benefici inestimabili agli 

La Bibliofilia, anno X, dispensa 2''-3* '3 



NOTERELLE BIBLIOGRAFICHE 



studiosi e fare un po' di onore a quella povera e diffamata Minerva che di decoro e di riabi- 
litazione ha pur tanto bisogno ! 

La proposta viene da Ferdinando Martini, il quale si è opportunamente ricordato di essere 
stato, nel 1885, il fondatore della raccolta ministeriale, e al quale il congresso dei bibliografi 
ha affidato, con buon consiglio, ilcompito di raccomandare all'on. Rava l'attuazione del loro voto. 
Ed ecco, per l'on. Rava, una buona occasione per fare ammenda, verso le biblioteche e gli 
studi bibliografici, di quel suo nuovo — o cosi detto nuovo — Regolamento, che è quanto di 
più misero e deplorevole si possa imaginare. 

Deplorevole nella forma — sempre sciatta e qualche volta sgrammaticata — deplorevo- 
lissimo nella sostanza, che ribadisce inveterati errori di indirizzo nelle publiche biblioteche di 
Italia, e ne introduce dei nuovi, senza trasportare in questi vecchi e trascurati istituti quel vivo 
soffio di vita moderna del quale è così urgente e sentito il bisogno. Ma del regolamento Rava 
e delle Biblioteche governative avremo agio di discorrere, se pur ce ne sentiremo voglia e il 
coraggio, più largamente un'altra volta. 

A proposito di Biblioteche, intanto, e — se Dio vuole — di Biblioteche non goi^ernative, 
e. forse, dal Governo ignorate, ci è grato annunziare la instituzione a Gatteo nella provincia di 
Forlì, di una Biblioteca Mazzatìntiana, così intitolata al nome e alla memoria di un benemerito 
ed infaticabile studioso, erudito e patriota, il prof Giuseppe Mazzatinti, nobilissimo esempio di 
operosità insonne e di austerità di vita. La Biblioteca di Gatteo avrà .sede nel palazzo comunale, 
e raccoglierà opere di vario argomento, con prevalenza di quanto risguarda la storia e la biblio- 
grafia di Meldola e di cose romagnole in generale. Publicherà, a liberi intervalli, un suo Bullel- 
tino, nel quale sarà reso conto del materiale che la Biblioteca, per acquisti o per doni, andrà mano 
mano raccogliendo, e verranno illustrati, via via, uomini e cose di Romagna. Così Gatteo darà 
un nobile esempio dell' utile modo con cui si può, durevolmente, onorare — meglio che con vano 
sciupìo, a oltraggio dell'arte, di bronzi e di marmi — la memoria cara e venerata di un illustre 
concittadino. 

Ma di cosiffatti esempi non manca, a dir vero, la Romagna : e già tutti sanno come la 
illustre Ravenna abbia oramai deposto ogni ambizioso desiderio di onorar Dante con un inutile 
e freddo mausoleo, ed abbia invece eretta in suo nome, monumento veramente insigne e con- 
degno, quella maravigliosa raccolta di libri danteschi che la eulta mente di una gentildonna 
operosa ideò e il munifico concorso di un bibliofilo e bibliopola intelligente e amoroso, togliendo 
di mezzo i più difficili ostacoli, valse ad attuare con una sollecitudine e una perfezione ammi- 
revoli. 

È forse utile — per chi non lo sapesse — ricordare come nel 1S91 l'amministrazione 
comunale di Ravenna si fece promotrice di una sottoscrizione mondiale, allo scopo di toglier le 
ceneri di Dante al riposto silenzio della sua umile tomba settecentesca, per trasportarle in un 
nuovo grandioso mausoleo. Iddio solo sa che cosa, questo mausoleo, sarebbe riuscito, a tra- 
verso le peripezie inevitabili di una intricata serie di concorsi.... mondiali, e a traverso gli 
annebbiati cervelli degli architetti e degli scultori contemporanei. Ma la Fortuna che vivo si 
crudelmente lo perseguitò, si ricordò finalmente di Dante morto, ed accorse, dai suoi mobili 
regni, alla difesa del suo nobil cantore e della pace eterna di lui; poiché la sottoscrizione, che si 
sperava da principio rapidamente generosa, fruttò poco o nulla : circa — se ben ricordiamo — 
ventimila lire, sulle quali gravavano la bellezza di dieci mila lire di spese per la stampa e 1' invio 
delle schede e de' fervorini del Comitato ai popoli e ai principi della terra ! Si pensò allora di mettere 
a dormire il superbo disegno, consegnando le somme raccolte alla Cassa di Risparmio di Ravenna' 
in attesa di tempi o di eventi migliori. E fu questa la più saggia — se ben poco spontanea e 
quindi assai scarsamente meritoria — opera del Comitato promotore. Passaron cosi mesi ed anni, 
fino a che, nel 1904, l'amministrazione del tempo credette conveniente di occuparsi della faccenda 
e di studiare il modo di adoperare, col consentimento degli oblatori, naturalmente, il denaro 
raccolto in nome di Dante. E fu costituita, a questo scopo, una commissione, della quale fecero 



NOTERELLE BIBLIOGRAFICHE 99 

parte, tra gli altri, l'amabile contessa Maria Pasolini Ponti e il dott. Corrado Ricci, allora diret- 
tore delle Gallerie fiorentine. La Commissione, composta di pochi e ardenti spiriti, non si addor- 
mentò sul suo compito ; ma dopo un tempo brevissimo. — credo appena di un mezzo mese 

presentò al Consiglio comunale, che con unanime voto la approvò, la proposta compiuta e con- 
creta di adoperare le somme raccolte instituendo nella Biblioteca classense una Sala dantesca, 
dove fosser radunati e posti a disposizione degli studiosi e ad onore del Poeta, manoscritti, ri- 
cordi, stampe, disegni e libri danteschi antichi e moderni, formando cosi attorno al fondo di co- 
dici, stampe e cimeli già posseduti dalla Classense, la prima raccolta di cose dantesche che fosse 
al mondo. 

Ma il disegno, già da tempo vagheggiato dalla contessa Pasolini, perfezionato dal Ricci e 
accolto con entusiasmo dal popolo e dal Comune di Ravenna, non era — come parrebbe a un tratto 
— di facile attuazione. Già la Classense, è vero, possedeva molte e preziose cose per iniziare 
la raccolta : ma quante altre ne mancavano per farla almeno, fin dal suo principio, non indegna di 
ogni considerazione ! Bastava, invero, a persuadersene, aver solamente sotto gli occhi i due 
grossi volumi del catalogo nel quale le diligenti cure di Theodore Weseley Koch avevano de- 
scritti i tesori della Dante Collection, che in lunghi anni di ricerche e di spese ingenti Willard 
Fiske era andato accumulando a traverso 1' Italia e 1' Europa, per farne poi magnifico dono alla 
Cornell University Library di Ithaca ; bastava solo pensare anche alle più modeste raccolte fin 
allora publicamente conosciute : quella dell' Harvard College di Cambridge nel Mass., ad esem- 
pio, o quella della Biblioteca Angelica di Roma, la collezione di Alessandro Franchetti, la pic- 
cola ma buona e facilmente aumentabile raccolta dell' Eroli presso la Società dantesca, quella 
dello Scartazzini, descritta e messa in vendita, dopo la sua morte, da un libraio svizzero o te- 
desco. E bastava, per colmo di sconforto, guardare ai prezzi, veramente prodigiosi, ai quali la 
ricerca de' collezionisti e la sempre maggiore rarità dei libri antichi han fatto salire, da qualche 
anno a questa parte, le prime edizioni della Comedia, e allo spaventevole numero delle edizioni, 
degli studi, delle monografie, delle quisquilie, anche, se si vuole, dantesche publicate nella se- 
conda metà del secolo scorso, in Italia e fuori, e divenute, tal volta, difficilmente trovabili. 

Ma ecco che la Fortuna — la buona Fortuna che non è sempre perdutamente cieca o sorda 
a chi sappia propiziarsela, — non tardò a compiere l'opera si bene iniziata in favore di Dante. A 
Firenze, nella sua magnifica libreria di Lungarno Acciaioli, che tanti tesori racchiude e sparge pel 
mondo, Leo S. Olschki serbava una raccolta dantesca maravigliosa. La raccolta era stimata per 
oltre settantamila lire : ed era già braccata da più parti, e con avido desiderio cercata da una fa- 
mosa Biblioteca di oltre l'Atlantico. Questo sapevan molti, tra i pochi malinconici spiriti che a 
Firenze si occupano di Dante e di cose librarie ; questo sepper, da uno studioso di Dante mio 
buono e inseparabile amico e amico intimo del bibliopola fortunato, e la contessa Maria Paso- 
lini e il dott. Corrado Ricci. Ma anche era notorio che Leo S. Olschki, — e qui la sua modestia 
tolleri e mi perdoni la doverosa e sincera lode (i) — è, prima che un bibliografo e un libraio 
intelligente e operoso, un benemerito zelatore degli studi danteschi in Italia (2), un uomo di gran 
cuore, e uno spirito aperto ad ogni nobile entusiasmo. L'amico comune si offerse, per amor di 
Dante e di Ravenna, di parlare della cosa coU'Olschki, certo di ottenere da lui tutte le maggiori 
possibili facilitazioni nell'acquisto della raccolta preziosa. E invero non si ingannò ; ottenne anzi, 
e senza alcuna fatica, quanto e molto di più di quel che tutti, a Firenze e a Ravenna, pensavano 
e speravano. Lieto infatti di far cosa gradita all'amico e utile all' Italia, che egli, tedesco, ama 
oramai come la sua seconda patria, Leo S. Olschki accolse subito la proposta, e troncata, con 



(I) Veramente non sarebbe questo il luogo per tributarci delle lodi, so pur le meritiamo: avremmo ami soppres! 
volentieri questo passo, se la insistenza oltremodo cortese e lusinghiera dello scrittore di queste note non ce lo aves 
impedito. C^- <*■ D>. 

|2) È noto come En dal 1890 Leo S. Olschki fondò con Francesco Pasqualigo quella prima rivista di studi dant 
sebi, interamente dedicata al divino Poeta, che tanto contribuì a ridestare quel rinnovato culto di Dante di cui fu prin 
conseguenza la fondazione in Firenze della benemerita Società dantesca italiana. 



loo NOTERELLE BIBLIOGRAFICHE 

suo grave danno materiale ma con suo onore grandissimo, ogni trattativa co' bibliotecari esteri, 
cede a Ravenna la sua bella raccolta per poche migliaia di lire — meno forse del terzo del 
valore effettivo — pagabili in parte a lunga scadenza. E, quasi ciò fosse ancóra poco, sponta- 
neamente si offerse pronto a donare alla instituenda Sala alighieriana tutte le publicazioni di ar- 
gomento dantesco che fossero uscite a cura della sua operosa Casa editrice (i). 

Così la Sala dantesca della Classense, che sarà solennemente aperta alla pubblica utilità 
e ammirazione nel prossimo settembre, e dove si son potuti raccoglier quasi d' un tratto — per 
uno sforzo di volontà indirizzate a un nobile scopo concorde, — qualche migliaio tra edizioni 
preziose, volumi e opuscoli di studi danteschi, divenne in breve un fatto compiuto. Si spetta 
ora alla generosità e al patriottismo degli italiani far si che la raccolta dantesca ravennate cresca 
ogni anno di numero e di pregio, a utilità degli studi e a maggior gloria di Dante. 

Dalla marina dove il Po discende, maggio 1908. 

Oddo d.\lle Caminate. 



COURRIER DE FRANGE 



Bibliothèque National^. — Gràce à l'initiative de M. H. Oniont, conservateur, et gràce aussi 
à de généreux donateurs, parmi lesquels il faut citer Mme la baronne James de Rothschild, MM. 
le baron Edmond de Rothschild et Maurice Fenaille, la Bibliothèque Nationale vient de s'en- 
richir de 272 manuscrits des plus intéressants pour l'histoire de France, du X^ au XVIIIe sie- 
de. Ils proviennent de la bibliothèque de sir Thomas PhiUpps, conservée d'abord à Middlehill 
(Worcester), puis à Cheltenham {Gloucester). Ce riche amateur avait réuni, au siècle dernier, 
plus de 40,000 manuscrits. Ses coUections, dont la vente a commencé en 18S6 (quatorze ans 
après sa mort) sont encore extrèmement riches. Dès 18S7, le gouvernement prussien avait pu 
acquérir pour la bibliothèque de Berlin, les manuscrits provenant du Collège de Clermont à Paris ; 
peu après les gouvernements belge et hollandais achetaient les documents relatifs à l'histoire de 
leur pays. De méme les archives de Lorraine à Metz et celles de la Gironde rentraient en 
possession de volumes et de pièces. La Bibliothèque Nationale et le Musèe Condé, à Chan- 
tilly, purent seulement acquérir en 1903, en vente publique, quelques manuscrits. 

M. Omont a fait un choix des volumes qui lui paraissaient les plus précieux. La plus grande 
partie fourniront une abondante matière aux études historiques, juridiques, financières et ècono- 
miques. Citons une trentaine de cartulaires des XI=, XII», XIIl» siècles, etc-, des abbayes ou églises 
de Saint-Florent-lès-Saumur, Vendòme, Fontevrault, Beauvais, Laon, Reìms, Bayeux, Besanron, 
Faremoutier, Fécamp, Langres, Longpont, Noyon, Ourscamp, Prémontré, Senlis, Saint-Pierre 
de Préaux (dioc. de Lisieux), de nombreux comptes de la ville et de l'abbaye de Saint- Yaast 
d'Arras, de Blois, Chartres, Langres, Saint-Denys, Tours, Troyes, deux précieux recueils de 
statuts et privilèges de l'Université de Paris, deux exemplaires des Elablisseme>its de Saint 
Louis, un ancien manuscrit du Conseil de Pierre de Fontaines, le premier registre du Parle- 
ment de Poitiers, plusieurs anciens obituaires, enfin de très nombreuses chartes, dont quelques- 
unes remontent au X= siècle, concernant l'histoire d'Amiens, Arras, Beauvais-en-Gàtinais, Besan- 
con, Chartres, Cluny, Épernay, Fécamp, Foigny, Laon, Le Mans, Nevers, Paris, Prémontré, 
Reims, Saint-Omer, Saint-Quentin, Soissons, Toul, Tours, etc. A signaler aussi le texte du 
Liber libertatmn du Dauphiné (XVe siècle), un formulaire d'actes de Pèdre IV le Cérémonieux, 



(1) E la promessa fu, oltre che scrupolosamente ottenuta, anche oltre passata. Di ciò è prova il recente dono, fatto 
dall' Olschki alla Sala dantesca di Ravenna, del bel codice landiniano, descritto da M. Morici in questo periodico. 



COURRIER DE FRANGE 



roi d'Aragon (XlVe s.), le Lìber argenteus de Saint-Amé de Douai, contenant des fragments 
des vies de SS. Amé et Mauront (XlI-XIIIe s.), les comptes de l'argenterie de Jean II le Bon 
(1353). les comptes des dépenses de l'hotel de Charles VI (1407-1408), un censier de la fabrique 
de l'église Notre-Dame de Paris (1555-1585), un recueil historique sur l'abbaye de Saint-Ouen 
de Rouen (XIV-XV» s.), des mélanges sur l'histoire de l'abbaye de Marmoutier (XVI-XVIII' s.), 
une histoire de la maison royale de Saint-Cyr, par M^e d'Éper\ille, élève de M""» de Mainte- 
non (XYIIIe s.), les comptes de l'épargne de Henri II (1549), les comptes de l'écurie de 
Henri IV (1597), les regìstres de la correspondance entre les ministres de l'Intérieur et des 
Cultes et les évèques de France (1S08-1S25), plusieurs manuscrits sur la Chambre des Comptes 
(XVIIIo s.). etc. 

Il reste à Cheltenham beaucoup d'autres manuscrits du XVIII" siede, de la Revolution 
et de l'Empire, qui seraient pour l'histoire moderne de la France du plus grand intérèt. Il est 
à souhaiter que, gràce à d'autres généreux donateurs, la Bibliothèque Nationale puisse, dans 
un avenir rapproché, en prendre possession. La Revue des Bibliothèqites va publier dans son pro- 
chain numero l'inventaire sommaire des 272 volumes acquis. 

Bibliothèque Nationale. Exposìtion d'aeuvres de Rembraadt. Dessins et gravures. — L'exposition de 
la Bibliothèque Nationale montre une fois de plus à quel point est riche le Cabinet des Estam- 
pes. Dans l'intéressante préface du Catalogne, M. Courboin, conservateur, rappelle de quelle 
facon fut constitué le fonds Rembrandt. Les premières pièces qui entrèrent dans le département 
faisaient partie de la collection de Marolles, acquise en 1667. Le deuxième recueil de Rem- 
brandt formait le tome 27 du cabinet Béringhen, acheté en 1731. Ces deux lots furent fondus, 
après la vente de P.-J. Mariette (1775)- En 1784, la Bibliothèque achetait encore, sur l'ordre 
du baron de Breteuil, ministre et secrétaire d'Etat, l'oeuvre de Rembrandt, forme pììr le peintre 
Peters. Depuis, quelques achats isolés, mais d'une grande importance, ont permis de combler 
certaines lacunes ; c'est ainsi qu'on a acquis le Rembrandt au manteau brode, retouché par 
l'artiste et portant de sa main l'indication de son àge (vente Holford), et le beau portrait de 
Renier Ansio, du i''- état. 

Quelques amateurs ont bien voulu préter des gravures extrèmement rares et surtout des 
dessins de l'artiste; citons les noms de MM. Leon Bonnat, Fairfax Murray, Fauchier-Delavi- 
gne, Francois Flameng, Walter Gay, Ch. Haviland, Heseltine, Hofstede de Groot, Kleinberger, 
J. Masson, P. Mathey, Etienne Moreau-Nélaton, Nardus, H. Péreire, J. Reinach, le baron 
Edmond de Rothschild, Thureau-Dangin, le Dr. Tuffier, H. Vever, Wauters. 

En téte du catalogue figure une bibliographie, dressée par M. Joseph Guibert. Les no- 
tices des gravures (2S2 numéros) ont été rédigèes par M. Courboin ; celles des dessins (numé- 
ros 283-501) par M. Lemoine. 

L'exposition de la Bibliothèque Nationale offre un ensemble incomparable. C'est malheu- 
reusement la dernière qui s'ouvrira rue Vivienne. Elle clótura dignement la sèrie des manifes- 
tations artistiques, auxquelles les organisateurs nous avaìent habitués depuis plusieurs années. 

Bibliothèque Nationale. — Une demoiselle Guibout a léguè à la Bibliothèque Nationale dix- 
neuf livres, reliés en maroquin rouge et datés de 1764. On suppose qu'ils proviennent des col- 
lections de la princesse Marie, dauphine de France, fiUe d'Auguste III, électeur de Saxe, et 
de l'archiduchesse d'Autriche Marie-Josephe, qui fut la deuxième femme de Louis, fils de 
Louis XV. Parmi ces volumes se trouvent : un missel de Paris, en 8 tomes, un vespéral, en 
2 tomes, un office de nuit en 8 tomes et une « quinzaine de Pàques ». 

Ventes diverses (Hotel Droiiot). — 27 mars. A la vente de la bibliothèque de feu M. Le- 
maitre, avocat, il a été vendu pour S50 fr. un exemplaire très rare de IJvre d'amour, par 
Sainte-Beuve, èdition originale de 1843, Hvre (lui ne fut pas mis dans le commerce et dont la 
plus grande partie des e.xemplaires fut détruite. En ce volume, l'auteur célèbre ses amours avec 
une dame réputée par sa beante et illustre par son nom. On avail ajoutè des lettres autogra- 



COURRIER DE FRANGE 



phes de Sainte-Beuve, Arsene Houssaye et M^e Adele Hugo. — Le 31 niars, une collection 
du Journal des Dames et des Modes de La Mésangère, de 1S12 à 1S32, a été adjugée 920 fr. 
et un exemplaire des Aventures de Télémaqiie, imprimerle de Monsieur, 1785, figures de Mon- 
net, relìure de Derome le Jeune, a fait 950 fr. 

Le 4 avrii, un livre d'heures du XlIIe siècle, avec niinìatures, dont on demandaìt 800 fr., 
a été très dispute et finalement a été adjugé à M. Morgand pour 7900 fr. 

16 mai. Ventes d'autographes d'une collection particulière. Plusieurs pièces curieuses ont 
atteint des prìx assez élevés. Une lettre de Bonaparte (avril 1792) au colonel Colonna Cesari, lui 
annoncant qu'il a été élu deuxième lieutenant-colonel du 2» bataillon des volontaires, a été adju- 
gée à 3S50 fr. ; une autre lettre de Napoléon, de 1793, adressée au citoyen Cesari, relative à 
une expédition contre la Sardaigne, est montée à 3350 fr. ; l'ordre d'exécution de Fouquier- 
Tinville, signé par Judicis, accusateur public du tribunal révolutionnaire, a été payée 2000 fr. ; une 
lettre de la princesse de Lamballe à Louis XVL a fait 750 fr. ; deux lettres de Robespierre à 
son ami Buis.sart, à Arras (mai et novembre 17S9Ì, ont atteint 1850 et 1350 fr. ; une lettre de 
Louis XVI au pape Innocent XI, 380 fr. ; une lettre de Henri IV à sa femme Marguerite de 
Valois, 180 fr. ; une lettre de M">e de Maintenon à l'évèque de Xoyon, 115 fr. ; une lettre de 
Racine à sa soeur, 1200 fr. ; plusieurs lettres de Charles \" et de Charles II d'Angleterre ont été 
acquises entre 120 et 250 fr. chacune. 

30 mai. Vente d'une collection d'almanachs illustrés et de petits livres du commence- 
ment du XlXe siècle, provenant du cabinet de M. le baron de Fleury. Cette vente a produit 
10,873 fr. Une collection de 9 volumes de V Almanach des Modes, 1814-1S22, a été payée 600 fr. 
et 8 volumes de V Almanach des spectacles, 1818-1825, ont fait 465 fr. Un petit livre Le Diable 
coulei/r de rose 011 le Jeu à la mode, 1815, avec figures coloriées, représentant des jeunes filles 
jouant au diabolo, a été adjugé 300 fr. 

Vente de manuscrits et de livres (11-14 mai). — i. Manuscrits. Une collection de 25 
manuscrits persans, presque tous des recueils de poésies, avec miniatures. Total : 24,089 fr. 

— Le n. 17, Recueil de costumes européens et indo-persans, scénes de chasse, etc, avec 
reliure européenne du XVI» siècle en maroquin rouge, a été vendu 3500 fr. — Le n. 24, Album 
amicorum, réunion d'autographes anciens, avec cinq miniatures, relié en maroquin rouge, a 
fait 2010 fr. — Le n. 25, Album amicorum, réunion de miniatures, de dessins et d'autographes 
de célèbres artistes persans, avec une reliure persane ancienne, plats en laque, a été adjugé 
6000 fr. — 2. Livres. N. 28, La Fontaine, Fables. A Paris, chez Desaint et Saillant-Durant, 1755- 
1759. 4 \'ol., fig., rei. en veau, dos orné, 800 fr. — N. 43. Planles du Roy. 3 voi. rei. en maroq. 
rouge (rei. ancienne), aux armes royales, avec inscription. 1450 fr. 

Vente Homberg. Manuscrits, reliures. — 14 mai. 41S. .Manuscrit. Cifat-el-achikin (Les qua- 
lités des aniants), poème mystique en persan de Bedreddi-Hidalì. XV^ siècle. Avec trois mi- 
niatures. Reliure en cuir dorè à arabesques ; 4500 fr. — 419. Manuscrit orné d'en-tétes enlu- 
minés, contenent la 2ie section du Coran : 230 fr. — 420. Volume manuscrit : Khamse ou 
Recueil des cinq poèmes du poète persan Nizàmi. Quatorze miniatures de travail indien. Cal- 
ligraphie et peintures de Molla Feth Mohammed. Reliure en cuir dorè : 2S55 fr. — 421. Manu- 
scrit ; Boustan (le Verger), poème de Saadi de Chiraz. Cinq miniatures de travail persan (1562). 
Reliure en cuir dorè: 11,000 fr. — 422. Deux manuscrits: Délaii el Khairat : 290 fr. — 423. 
Manuscrit orné de quinze miniatures, recueil de poésies persanes de Hafiz de Chiraz : 375 fr. 

— 424-425. Sept reliures variées. Ancien travail orientai: 610, iioo, 410, 499, 115, 175 et 
105 fr. — 426. Miniature persane : berger assis et faisant de la musique : 705 fr. — 427. Mi- 
niature indienne : cavaliers et personnages : 655 fr. — 431. Livre d'heures manuscrit. Travail 
franrais, fin du XIV« siècle : 800 fr. — 432. Livre d'heures manuscrit, avec 27 miniatures. Tra- 
vail francais du XV» siècle. Reliure en cuir gaufré au noni de Antoine de Gavère : 5300 fr. — 
433. Livre d'heures manuscrit, sur deux colonnes. Seize miniatures, encadrements et majuscu- 



COURRIER DE FRANGE 



103 



les. Travail franrais du XVI^ siede : 2105 fr. — 434. Deux ininiatures : le Christ crucifié et le 
Christ de majesté. XIII» sìècle : 710 fr. — 435. Fragments d'anciens antìphonaires : 205 fr. — 
436-437. Huit relìures des XVIe et XV!!" siécles : 230 et 920 fr. 

A. BOINET. 



NEWS FROM ENGLAND 



London, May isth jgoS. 

The later days of this nioiitli and tlie early part of the month of June will see several 
hook sales of interest in London. On tlie 26th May Mcss" Sotheby wil put up the librar>- of 
the late Edward James Stanley of Quantock Lodge, Bridgewater, Sonierset, which is rich in works 
of aritiquarian and topographical interest. Many of the books are large paper copies and are 
sure to attract buyers, more especially as most of the books are bound by such craftsmen as 
Roger Payne, Clarke, Bedford, Riviere etc. Amongst the prizes in this coUection is a set of 
Manning gnd Bray's Surrey in 3 vols large paper, Ormerods History of Chester, Rushworths 
Historical CoUections. 

On May 27th Messrs Hodgson ofTer an interesting lot of miscellaneous books amongst 
which we notice Tennysons Poenis chiefly Lyrical 1S33 and Goldsmiths V'icar of Wakefield with 
Rowlandson's Illustrations. 

But on June 4th Mess" Sothebys will bave a stili more interesting sale, which will include 
a volume of plays hearing the autograph of King Charles L and which he is believed to bave 
had in bis possession at the time of bis imprisonment at Carisbrooke Castle in the Isle of Wight. 
This interesting volume contains the tragedy of Nero 1633. The Heire, by Thomas May, 1620 
Monsieur Thomas 1639, by John Fletcher ; The Discontented Colonell by Sir John Suckling 
1642, Massinger and Fords The Fatali Dowry, 1632, VVit without money, 1639, by Beauniont and 
Fletcher, the Coronation, a comedy written by James Shirley 1640, and John F'ietcher's. the Night 
Walker or the Little Thiefe 1640. 

In this sale will also be found five of the works of John Milton, the very rare first edi- 
tion of Lycidas, 163S ; Poems both English and Latin printed by Ruth Raworth in 1645 ; the two 
1667 editions of Paradise Lost, and Paradise Regained 1671. These books are exquisitely bound. 

Amongst other items in this sale are : — Captain Cooks originai manuscript of a portion 
of bis second voyage between New Zealand and Cape Horn ; the manuscript of Sir Lewis Morris 
Epic of Hades on 177 pages : two proof pages, with numerous corrections by Thackeray of Pen- 
dennis ; various Books of Hours, including a Horae, executed in 1460-1, for Charles \TI of 
France with fourteen miniatures, and another written and illuminated for the church of Nivelle 
in South Brabant. Some interesting Johnsoniana is also sure to attract spirited bidding. 

Amongst Notes by the way. There is in course of preparation a Catalogne of the library 
of Samuel Pepys. The celebrated diarist was a sad rogue. He could not even go buying se- 
cond band books, but he must needs kiss the bookseller's wife. He was however a man who 
loved books and he spared neither pains nor money to get them. Pepys probably knew the 
nooks and corners of old London and its hook and print shops as well as any man of his time 
and he must bave been a delightful companion for such an excursion. He was a very particu- 
lar man about the appearance of his library. He liked ali his books to stand level on the shel- 
ves and had little blocks made for those that were shorter than others. His library consists of 
three thousand volumes and as every one knows is now preserved at Magdalene College Cam- 
bridge to which he left it at his death : unfortunately with such strict conditions that it is 
difficult of access to students. 



104 NEWS FROM ENGLAND 



For this reason, a catalogne compiled on bibliographìcal lines will be welcomed. Amongst 
the contents of the library- are half a dozen Caxtons, and many books from early English presses ; 
collections of early plays and ballads, portraits, maps, topographical prints and a larga number 
of manuscripts. 

In the Athenaeum of May i6th is an interesting note on the Shakespeare family, by Char- 
lotte C. Stopes. 

The Bibliophile has amongst many interesting articles, one by Samuel Clegg on a Sixteenth 
Century Service Book, which is not only written vvith ali a book-lovers sympathy, but is de- 
lightfully illustrated with examples of illuminated initials. 

Mess" Chatto and Windus announce that the Florence Press has comniissioned Mr J. 
Home to design a fount of type, modelled on the finest used by the Italian printers of the i4th 
and I5th centuries. 

There is no hint as to what work is to undertaken by this new private press, but the 
field is a large one and its first production will be awaited with interest. 

London, June igth. igoS. 

Two notable sales at Sothebys bave marked the present month so far. The first of these, 
of which I gave your readers notice in my last, included a manuscript note book or diary kept 
by Mrs Thrale, the intimate friend of Dr. Johnson. The six volumes were the outcome of a 
suggestion made by Johnson himself. As was expected, they evoked spirited bidding and were 
finally purchased by a Mr Barclay for the large sum of Lst. 2050. There was also put up Mrs. 
Thrale's Mss. of her anecdotes of Dr. Johnson, published in 1756, which was bought by Pearson 
for Lst. 154, as well as some ofDr. Johnson's letters to her, which Mr. Quaritch secured for 
Lst. 250. 

Mr. Quaritch also secured the five Miltons for Lst. 515. In the sanie sale appeared the 
volume of eight plays belonging to Charles I. and described in my last, and this fetched Lst. 510 
or an average of Lst. 65 for each play, which may be considered a low price in these days, 
especially considering the romantic interest that attached to them. 

The second sale of importance was a further portion of the collection of manuscripts and 
books made by Sir Thomas Phillips ot Middle Hill, Worcestershire. It is estimated that Sir 
Thomas probably spent not less than Lst. 150,000. in its formation and some idea of the vast 
quantity of material which he has thus preserved from destruction, may be gathered when it is 
mentioned that already twelve sales realizing Lst. 41,000. bave been held, and that there is enough 
left to fili as many more. Antiquaries and genealogists should erect a statue to bis memor\-, 
for he was not content with acquiring ali sorts of documents, but for many years he ran a pri- 
vate printing press, at which he put into print much valuable material. Amongst a few ofthe 
items put up during the three days sale, and the prices they fetched may be noted : — Some 
accounts of the huntsman of Charles V. of France for the year 1395. Lst. 20. (Quaritch.) A 
twelfth century MS. of. St. Cyprians letters Lst. 31. A fifteenth centur>^ English manuscript 
copy of the Mirror of Christ Lst. 47. Two year books written in Norman-French realised Lst. 71 
and Lst. 61 respectively, and a chartulary ofthe monasterj- ofSt Botolph without Aldersgate 
Lst. 235. 

Before this letter is in print another most interesting library will be oftered for sale by 
Messrs Sotheby. It comes from America and is that of Mr. Hoskier, containing many incu- 
nabula. Amongst these is the Apollonius Rhodius 1496, given to Roger Ascham by bis Greek 
Tutor. The Euclid of Ratdolt, an edition of Isocrates printed in 1493, and the first Vitruvius 
printed at Rome in 1482. The Aldine editions include the Horae 1497, the Chrysoloras of 1512, 
and the 1507 Aldine Hecuba. The sale will also include a large number of French National 
Alnianacks from 1694 to 1900, a collection remarkable for the beauty of its bindings. ' I shall 
give a particular account of this sale in my next. 

Another set of Italian books will be oftered early in july in tlie library of Lord Willoughby 



NEWS FROM ENGLAND 



de Broke. These books «ere once the property of Queen Elizabeth's favourite, Robert Budley, 
Earl of Leicester, and they include Machiavelli's Art of War, 1541, a dialogue on love by Leone 
Hebreo, a chronicle of Florence by Villani, and Sabellico's Venetian Histor)' 1554. 

There vvill also be many rare and valuable works of immediate interest to English book 
lovers in this sale such as the first edition of Milton's MaskofComus 1637, George Washing- 
ton's letter books during bis campaigns 1775-6, and an originai MS. of Sir Edwin Arnold. 

« The Library » for July will contain several articles of interest to bibliographers, notably 
Mr. E. G. Duff's Notes on the Subsidy RoU of 1523, which throws .some fresh light on the 
position of some of the noted booksellers and printers in London at that period. Kari Hessel's 
account of bis tour in search of copies of the Doctrinale should also prove worth reading. 



Henry R. Plomer. 



NOTIZIE 



Congresso della Società bibliografica italiana. — In attesa della compiuta relazione che il Bul- 
leflino iifficia/t- della .Società bibliografica non mancherà certo di pubblicare, diamo un cenno 
dei lavori dell'VIII Riunione tenutasi in Bologna nei giorni 18, 19 e 20 dello scorso maggio, 
tolto dal Fan/lilla delta Domenica. 

La mattinata del 18 fu occupata nella inaugurazione in cui il conte E. Gavazza, presi- 
dente del Comitato ordinatore, pronunciò il discorso inaugurale vivamente applaudito; Altri di- 
scorsi pronunciarono il prefetto Dallari e l'assessore Raversi che porse ai congressisti il saluto 
di Bologna. I convenuti si recarono quindi a visitare le varie mostre disposte in alcune sale 
dell'Archiginnasio, la mostra delle stampe Mitelliane, quella dei romanzi di cavalleria del com- 
mendatore Cavalieri, l'importantissima collezione degli almanacchi e lunari bolognesi raccolta 
dal prof. Longarini e da Gaspare Ungarelli, la bibliografica carducciana ordinata dal profes- 
sore Giorgio Rossi, infine la Biblioteca della Società medica al pianterreno dell'Archiginnasio. 
Ammiratissima è stata pure la raccolta delle opere insigni del Liceo musicale ordinata dal bi- 
bliotecario dott. Vatielli e dal dott. Cadolini. 

La seduta pomeridiana fu dedicata alla nomina delle cariche e al resoconto morale e 
finanziario dell'Associazione. Dopo ampia discussione fu approvata una proposta con la quale 
è dato mandato alla presidenza d' interrogare per referendum i soci intomo ai provvedimenti 
che saranno giudicati più acconci a mettere l'Associazione in condizioni sempre migliori per 
conseguire i nobili fini che si propone. 

Nella seconda giornata fu discusso il progetto dei dott. Sorbelli e Lodovico Frati intorno 
alla pubblicazione àfAXa Bibliografia bolognese (t fu approvato un ordine del giorno col quale si 
fa voto per la continuazione della bibliografia seguendo date norme. 

Il dott. Sighinolfi fece una comunicazione su Domenico Lapi e la stampa della Cosmo- 
grafia di Tolomeo. Il prof. Giorgio Rossi dimostrò la necessità di un catalogo delle Autobio- 
grafie e degli epistolari, e fu incaricato di provvedere ai mezzi per attuare l'attuale progetto. 

Il dott. Frati espose una sua proposta per una bibliografia degli antichi rimatori italiani. 
Fu votato all'unanimità un ordine del giorno col quale s' incarica la Presidenza di studiare i 
mezzi più opportuni per dare efl^ettnazione a tale impresa d' incontestabile vantaggio per la 
storia dell'arte lirica italiana. 

Nella seduta pomeridiana venne discussa e approvata la proposta del socio Doria di Ge- 
nova per una bio-bibliografia degli scrittori italiani affidandone lo studio alla Presidenza. 

Ferdinando Martini presentò poi e svolse il seguente ordine del giorno che fu accolto 
con grandi applausi : 

La Bibliofilia, anno X, dispensa 2*-3'* '4 



,o6 NOTIZIE 



« La Società bibliografica fa voti che la collezione di Indici e Cataloghi iniziata dal Mi- 
nistero della pubblica istruzione con molto beneficio degli studiosi e degli studi sin dal 1884, 
sia continuata, e intanto sieno sollecitamente condotte a termine quelle parti di essa che rima- 
sero da lungo tempo interrotte. Incarica la Presidenza di comunicare al Ministero della pub- 
blica istruzione il presente ordine del giorno ». 

In seguito il Congresso approvò una elaborata comunicazione del dott. Sorbelli intorno 
alla formazione di un indice degli incunabuli delle biblioteche italiane. 

Infine Giovanni Livi, direttore dell'Archivio di Stato, ha comunicato due documenti ine- 
diti di Pier Crescenzi. 

Tra una seduta e l'altra i Congressisti visitarono la Biblioteca Ambrosini e la biblioteca 
dell'Arcivescovado. 

L'ultima giornata del Congresso fu ricca d'importanti comunicazioni. '11 dott. Orioli 
espose un suo interessante studio su le « Carte da giuoco a Bologna nel secolo XV. » Il pro- 
fessore Fumagalli parlò sul prestito dei libri nelle Biblioteche : venne approvato un ordine del 
giorno con cui s' incaricò la Presidenza di studiare e concretare col relatore proposte e voti da 
presentarsi al ministro della pubblica istruzione, per alcune modificazioni da portarsi al regola- 
mento sul prestito delle biblioteche. 

Terminata la seduta antimeridiana i Congressisti andarono a visitare l'Archivio di Stato, 
guidati dal direttore dell'Archivio cav. Giovanni Livi e dal dott. Orioli. 

Nella seduta pomeridiana il prof. Lovarini fece una brillante comunicazione sulla copiosa 
raccolta degli almanacchi e lunari bolognesi. 

Infine al grido di « Viva Roma » venne approvata la proposta di Ferdinando Martini, 
che il nuovo Congresso bibliografico italiano sia tenuto nell'eterna città nel 191 1 « quando la 
Nazione festeggerà il 50° anniversario della proclamazione di Roma capitale d' Italia ». 

II Congresso si chiuse con un discorso di ringraziamento del conte Gavazza e con 1' invio 
di un telegramma all'ottantenne livornese dott. cav. Diomede Buonamici fondatore della Società 
e di un saluto al presidente dell'ultimo Congresso Attilio Hortis. 

Nella votazione per la nomina della presidenza e del Consiglio della Società riuscirono 
eletti : Presidente Francesco Novati ; vice-presidenti Bertarelli e Ferdinando Martini ; consi- 
glieri Frati, Manno, Sorbelli, Fumagalli e Gallavresi. 

Una curiosa notizia libraria recava tempo fa il Giornale d'Italia : la notizia della traduzione 
e pubblicazione del Cuore di Edmondo De Amicis in lingua giapponese. Pochi mesi prima di 
morire 1' illustre scrittore ligure mostrava una copia dell'edizione, in due volumi, su carta di 
seta, ad un suo amico. Il titolo dell'opera, secondo l'uso giapponese, è in fondo al volume e 
la copertina è in quella che ne' nostri libri è l'ultima facciata. Il nome dell'autore e il titolo 
dell'opera sono espressi in geroglifici che il De Amicis, mostrando i volumi all'amico si com- 
piaceva di osservare e ammirare, ma senza poterli intendere più che per induzione.... Si sa per 
altro che il libro è intitolato Dal Diario di uno scolaro ('Cuore). È riccamente illustrato ; e, tra 
le molte illustrazioni è specialmente notevole la prima che contiene i dodici ritratti dei prota- 
gonisti. I piccoli personaggi italiani sono stati naturalmente trasformati in altrettanti piccoli 
giapponesi, ma conservando certi caratteri fisici : si che son facilmente riconoscibili il Gabbino, 
Muso di lepre e via dicendo. 

Nella tipografia del Vaticano non pare sian tenuti in troppo grande dispregio i progressi 
moderni. Narrano infatti i giornali che Sua Santità, dopo aver fatti trasformare radicalmente i 
locali della tipografia pontificia, ha pure voluto introdurvi le macchine linotype, che il Papa 
stesso e il suo Segretario di Stato hanno voluto osser\'are minutamente non solo ma anche 
esperimentare personalmente, nella presenza di tutto l'altro personale ecclesiastico e laico della 
Corte pontificia, cui il maggiore Higgs dava le necessarie spiegazioni. In Vaticano, come è 
noto, l'arte impressoria ha nobili tradizioni e un carattere e una impronta caratteristica, con 



NOTIZIE 107 



tipi fissi di forma speciale e di facile lettura. Sua Santità volle, molto oppoftunamente, che pur 
adottando le nuove macchine e rammodernando debitamente tutta l'azienda, non ne fosse di- 
strutta la caratteristica, e fossero conservati, per quanto possibile, i tipi anche con le macchine 
stampatrici del nuovo sistema. 

Giosuè Carducci nella Biblioteca Nazionale di Firenze. — Nel Bitllettino delle pubblicazioni ita- 
liane che la Biblioteca nazionale Fiorentina manda mensilmente in luce, appar\'ero già alcune 
curiose notizie sui primi studi del Carducci. Nel registro, dove dal 1849 a' 52 dovevano inscri- 
versi i frequentatori della Biblioteca, notandovi insieme col loro nome le opere richieste e stu- 
diate, si trova il nome del Carducci una prima volta, il 4 decembre 1849, e il libro che allora 
richiese V Orlando Furioso dell'Ariosto. Apparisce poi, di nuovo, nel 1850, lettore molto assiduo, 
sottoscrivendosi quasi sempre col cognome soltanto, ma qualche volta al cognome facendo pre- 
cedere le iniziali G. A. che richiamano anche il suo secondo nome di battesimo, Alessandro. 
Nella seconda metà del 1850 si nota la firma G. A. C. De la Valle, che egli adotta riducendo 
nome e cognome alle iniziali, aggiungendovi il nome del paese nativo : poi ritorna, più sempli- 
cemente, G. A. Carducci. I libri che egli studia, oltre l'Ariosto, nel '50 e '51 sono il Fantoni, 
il Monti, il Guerrazzi, il Foscolo, il Baretti,'il Chiabrera, il Boiardo, il Mengini, il Pindemonte, 
l'Alfieri, il Gozzi, il Cellini ; e poi Orazio, Anacreonte, Aristofane, Pindaro, Giovenale, Cice- 
rone, Ossiap e Shakespeare. Nel luglio e agosto del 1852 richiede molti testi antichi, e di una 
delle sue impressioni lascia la traccia nello stesso esemplare, cioè n^W Acerba di Cecco d'Ascoli, 
che reca, in fine del V libro, sotto i versi della nota invettiva contro Dante, di pugno del Car- 
ducci : Questo poeta, dopo che tanto e tanto ciarlato ha — Ninno l'ha inteso e niim lo intenderà. 
G. Carducci. E. Neticioni : 20 giugno, 1850. E ancora di pugno del Carducci, in altra parte 
della stessa pagina, Non dire mal del gran poeta Dante — Ciuco, bestia, e... et ignorante! 

L'epistolario di Hammurabi, re di Babilonia, è stato scoperto non è molto, e quindi pubblicato 
dal King, il celebre archeologo inglese. Queste lettere sono, può ben dirsi, il primo documento 
del genere noto alla storia. Sono scritte sopra tavolette di argilla di circa 9 cent, di larghezza per 
12 di lunghezza, ricoperte in parte, di un altro strato di argilla che dovette servir loro di involucro, 
o, come noi dicemmo, di busta. Sono scritti in caratteri cuneiformi, chiari e diritti, e si riferi- 
scono ad argomenti non destinati alla pubblicità : ciò che forma il loro maggior valore, per noi. 
Le lettere sono indirizzate tutte quante a Sin-Idinnam, un oscuro governatore della provincia 
di Larsa, e dovevano essere spedite a mezzo di corrieri abbastanza rapidi, giacché in una di 
esse è detto che doveva pervenire in possesso del destinatario due giorni dopo la sua spedi- 
zione. Eppure la provincia di Larsa distava bene duecento chilometri da Babilonia, per la via 
retta ! Trattano di cose giudiziarie e politiche e vi si trovano accenni a dislocamenti di truppe 
reali da farsi per ragioni di sicurezza, ciò che fa pensare alla organizzazione, fin da allora, di 
veri e propri eserciti permanenti da mandare a presidio di territori recentemente conquistati. 
Secondo la National Zeitung, dove troviamo la notizia, Hammurabi dovett'esser un re molto 
paterno e al quale stava assai a cuore il benessere de' propri sudditi, trovandosi nelle sue let- 
tere aspre censure verso il governatore, alle volte poco giusto ed umano. 

La stampa in Inghilterra nel 1907. — Da una statistica che vediamo nel Pubblishers' Circular 
di Londra, rileviamo che durante il passato anno videro la luce in Inghilterra 9914 opere, con 
un aumento, in paragone dell'anno innanzi, di 1311 opere. Una insensibile diminuzione si nota 
nella cifra dei libri di amena lettura ; ma si ha, in compenso, un notevole aumento nelle opere 
di filosofia e religione, di storia e biografia, di giurisprudenza, di medicina, e di poesia, con 
una grande prevalenza di libri di arte, di scienza e di pubblicazioni illustrate. 

L'edizione nazionale delle opere di Dickens è oramai quasi al suo compimento. Saran pubbli- 
cate in sei volumi per cura della Casa editrice Chapman and Hall, e comprenderanno, i primi 
due, gli scritti vari, le Commedie e i Poemi ; altri due le Lettere e i Discorsi ; negli ultimi due 
sarà descritta la vita del grande romanziere a cura del sig. Forster. Le opere avranno una dotta 



[o8 NOTIZIE 



introduzione scritta' da B. W. Matz, che lia ordinato la raccolta ed ha opportunamente corre- 
dato le opere di Dickens di note illustrative. La tiratura de' volumi sarà di soli 750 esemplari. 
Un museo di giornali, secondo un' informazione apparsa tempo fa nel Giornale dei curiosi, 
esiste ad Aquisgrana (Aix la Chapelle) che ha la caratteristica di conservare un esemplare d' 
tutti i giornali che si pubblicano nel mondo. Il più grande giornale di tutti è stato stampato 
nel 1S59 a New York col titoto di Illitmitiated quadruple constellation. Ha la forma di un bi- 
liardo, 8 piedi e mezzo di altezza, 6 piedi di larghezza. Contiene S pagine di 13 colonne cia- 
scuna. La carta di questa strana gazzetta, che non deve pubblicarsi che una volta ogni secolo, 
è bella e straordinariamente robusta, e 40 compositori hanno lavorato per 6 settimane intomo 
all' immenso giornale, di cui furon tirati 28. 000 esemplari a 2 lire e 50 1' uno. 11 testo, adorno 
di buone incisioni in legno, potrebbe riempire un grosso volume in 4.». Non ha annunzi com- 
merciali. El Telegramma di Guadalajara nel Messico, che è il più piccolo giornale del mondo 
entra duecento volte wéX' Illuininated quadruple constellation > 

L'Almanacco di Gotba, il notissimo annuario delle corti e della nobiltà che cominciò a pub- 
blicarsi nel 1763, e le cui raccolte complete sono ormai rarissime, ebbe un predecessore nel- 
VAlmanach royal di Parigi. Ma il trionfo àeW Almanacco di Gotha fu rapidissimo. Ebbe, al suo 
inizio appena un centinaio di pagine, fu illustrato variamente nel 1768, e dal 1832 in poi non 
ebbe che ritratti. Un articolo che si legge nello Scribner's Magazine, racconta come la prima 
cura di Napoleone, appena ebbe dominio sugli stati tedeschi, fosse quella di proibire che si 
pubblicassero n^iV Almanacco le genealogie delle famiglie reali, perchè gli antenati della sua co- 
minciavano da lui, e di imporre che le notizie sulla sua Casa e la sua persona precedessero 
quelle di tutte le altre Case regnanti. La prima lista di ambasciatori vi apparve nel 1S02 e nel 
1S24 vi si parlò per la prima volta degli Stati uniti americani. È pubblicato ora in volumi di 
oltre 1200 pagine, in tedesco e in francese. La nobiltà vi è registrata fino alle famiglie ducali ; 
per le comitali e le baronali è riservato un manuale a parte, ed è non facile impresa l'essere 
accolti in tali elenchi. 

Le cartoline illustrate, che pure sono una trovata moderna e potrebbe anche dirsi recente, 
hanno origini difficilmente rintracciabili. Sarebbe nata, secondo 1' opinione di un redattore del 
Penny JMagazine, in Francia nel '70, in occasione dell'arrivo di un reggimento in una piccola 
città. L'entusiasmo di que' buoni cittadini di provincia sarebbe stato cosi intenso, che un d'essi 
avrebbe pensato a celebrare l'avvenimento militare con una cartolina recante i fregi e i colori 
del reggimento. Da allora in poi, dapprima un po' lentamente, poi con rapidità prodigiosa, le 
cartoline illustrate si sarebbero andate diflTondendo per tutto il mondo, fino a rappresentare, 
oltre che un provento immenso dei -bilanci postali dei vari Stati, anche un imbarazzo ingom- 
brante. In Inghilterra la circolazione è arrivata, quest'anno, al mezzo miliardo. La Germania fu 
subito alla testa degli altri Stati nell' industria della cartolina illustrata, diffusasi poi anche con- 
siderevolmente in Austria. Divenne quindi popolarissima in Italia, nella Svizzera, in Olanda e 
nella Svezia e Norvegia. In Inghilterra a cagione delle speciali esigenze postali, si diffuse sol- 
tanto nel 1894 e dilagò addirittura solamente dal 1899 in poi, con la rimozione de' regolamenti 
postali che le erano avversi. Un curioso, che ha seguito le fasi della cartolina nel Regno Unito, 
ha ossservato che colà ebbero dapprima la preferenza i chiari di luna, poi le cartoline con ve- 
dute di marine tempestose. Seguirono i ritratti di personaggi celebri, specialmente teatrali e ri- 
tratti di donne: attualmente son di moda le cartoline con teste e scene infantili. 

Incunables espanoles. — Con questo titolo troviamo nel giornale madrileno El Imparcial del 
28 maggio un articolo del signor Joaquin Lopez Barbadillo col quale egli cerca di attirare l'at- 
tenzione degli editori convenuti a congresso nella capitale della Spagna su quattro incunabuli 
spagnuoli ch'egli crede sconosciuti ed unici. Riproduciamo l'articolo pieno di entusiasmo senza 
condividere però l'opinione dell'egregio autore intorno al Flos Sanctorum ch'egli ritiene stam- 
pato con tavole intagliate anziché con caratteri mobili: nell'ultimo nostro viaggio di Spagna 



NOTIZIE 109 



abbiamo avuto roccasione di vedere tutti i quattro incunabuli, di cui egli parla, in mano d'un 
antiquario dal quale li avremmo acquistati ben volentieri se i prezzi non ci fossero sembrati 
addirittura fantastici. I cortesi lettori conoscono ormai il nostro scetticismo di fronte alle asser- 
zioni che tale o tal altro libro stampato sia unico; potrà essere rimasto sconosciuto ai biblio- 
grafi, ma non è ammissibile l'assoluta certezza che sia unico, cioè che tutti gli altri esemplari 
siano stati perduti a meno che non si provi addirittura irrefragabilmente che dell'edizione in 
parola sia stata stampata quella copia sola che si vuol far passare per unica. Delle quattro edizioni 
citate dal signor Joaquin Lopez Barbadillo sugli esemplari da lui creduti unici troviamo intanto 
due descritte dall' Haebler nella sua bibliografia iberica che certamente non gli sarà ignota, cioè 
il Boccaccio, Las mujeres ilustres e il Gerson, De regiUis mandatorum . Nel recente nostro viaggio 
di Spagna abbiamo potuto constatare che gli incunabuli sono diventati colà l'unico sogno del 
libraio e bibliofilo e che i prezzi per questi sono saliti a cifre addirittura fantastiche. Dovunque 
ci eravamo rivolti per esaminare dei libri, si parlava esclusivamente di incunables quasi che fos- 
sero gli unici volumi ancora di pregio e tutti gli altri merce trascurabile. Ed ecco l'articolo del 
signor Joaquin Lopez Barbadillo : 

Estàn ahora en Madrid, celebrando un Congreso importantisimo, libreros y editores de 
dieciocho paises, sin contar el nuestro, y debe ser considerada su presencia corno la de una 
embajada mundial que viene ù traer a Espana vientos de civilización, de cultura y trabajo. 

Mucho malo ha dicho la piuma satirica acerca de las gentes que viven del libro, en el 
sentido de editarlo y de venderlo. Verdad es que libreros y editores se llevaron a veces de los 
literatos mas pan del debido, pero es verdad también que un literato es casi siempre un sér 
e.xtrano, à quien le gusta que le echen de corner gloria y no pan. Y, de cualquier manera, es 
indudable que los nombres comerciales de estos hombres llegados ahora desde luengas tierras 
para liablar de libros, son comò unas pequenas banderas que cada pueblo hace ondear mas 
alla de sus limites, simbolizando en ellas la historia de su progreso intelectual comò en la gran 
bandera nacional se simboliza la total historia de cada pais. 

Yo creo que un agasajo digno de està ocasión y estos huéspedes sera hablarles de an- 
tiguos libros bellos, raros, admirables ; libros de una hermosura grandisima y de un valor que 
no se puede calcular ; libros de museo mas que de escaparate. 

Como un soldado oye siempre con gozo viejas historias de batallas, de desafios y ho- 
nor, cualquier librerò escucha complacido una charla que verse sobre obras que recuerdan el 
amanecer del arte tipogràfico, la edad heroica en que el Caudillo de los combatientes en la 
batalla decisiva de la cultura contra la ignorancia se llamó Gutenberg, y sus soldados en 
Espana fueron Stanislao Polono, Federico de Basilea, Meinardo Ungut, Lamberto Palmari, 
Nicolao Calafat, Fabio Hurus.... 

Vienen à este Congreso hombres que, aparte de ser negociantes, son autoridades indiscu- 
tibles y preclaras en bibliografia, corno los senores Karl W. Hiersemann y Albert Brockhaus, 
de Leipzig ; Wouter Nijhofi", de la Haya, y- Ulric Hoepli, de Milàn ; y à imitación de los hi- 
dalgos que al recibir en su morada à un peregrino, muéstranle vanidosos la cuadra donde se 
veu escudos y armas de sus nobles abuelos, quiero yo dar à nuestros visitantes referencias de 
tres ó cuatro libros imicos, todos incunables, que acaso alguna vez habràn oido nombrar y quizàs 
hayan visto descritos en sabios catàlogos, pero que no estuvieron nunca ni ante sus ojos ni en 
siis manos y que basta ahora todos los bibliófilos creyeron perdidos. 

Es uno de ellos, indudablemente, el primer libro impreso en las Islas Baleares. Fué 
estampado en Mallorca por Nicolao Calafat en 1485 : es un volumen de tipo gòtico bellisimo, 
con grandes màrgenes y encuadernado primorosamente. El artista tipògrafo que lo dio à las 
prensas fué uno de los apòstoles que propagaron por Espana la bucna niieva de Juan Guten- 
berg : pero aparte su enorme interés bibliogràfico y à pesar de que no està en romance, sino 
en lengua latina, tiene el volumen el gran valor que el nombre de su autor le da. Se titula 



I 10 



NOTIZIE 



« De regulis mandatorum » (i) y es obra de Juan de Gerson. Juan de Gerson fué un teòlogo 
famoso, canciller de la Universidad de Paris, que floreció a fines del siglo XIV. Tuvo su 
padre doce hijos, y los nueve de ellos fueron eclesiàsticos. Durante mucho tiempo figurò Juan 
comprendido en el nùmero de los santos y humildes varones à quienes se ha atribuido la 
« Imitacion de Cristo ». Con sus escritos dio el docto catedràtico una orientación nueva à la 
ciencia teològica, y declaràndose enemigo del ascetismo e.xagerado, qiie destruye està vida a 
que nos trajo Dios para vivirla y disfrutarla dentro de su Ley, combatió a San Vicente Ferrer 
que predicaba una atroz penitencia. en estos paises meridionales de fecundo Sol y conducia 
gozoso los sangrientos rebatìos de disciplinantes : las procesiones bàrbaras que hombres exte- 
nuados que iban por los caminos azotàndose. 

Boccaccio ! El nombre del bendilo autor alegre que ha dejado d los siglos la gloria de 
su « Decameron », quiso la suerte que se uniese à la historia de los primeros dias de la im- 
prenta espanola. Las « Mujeres ilustres de Boccacio, romanzadas é impresas por Fabio Hurus 
en 1494 en Zaragoza », incunable ilustrado con setenta y seis admirables grabados en madera, 
es tanibién un tesoro cuya existencia permaneció ignorada basta ahora (2). 

Ignorado, asimismo, estuvo basta hoy un ejemplar rarisimo : una « Gramàtica latina » 
anònima, impresa en Burgos por Federico de Basilea en 149S, y que ofrece la extrana particu- 
laridad de llevar en sus pàginas orlas Uenas de flores y àngeles y la de tener hojas en que 
campean grabados de sacros asuntos, entre ellos la temible escena del Juicio Final. Sin duda 
el célèbre impresor fué un gran filòsofo, un hombre extraordinario, que encontrò alguna miste- 
riosa analogia entre e! cielo, las plantas y los adverbios y los participios.... (! lì 

Pero no me detengo en estudiar cuàl pudo ser el fundaniento de esa analogia, porque 
tengo impaciencia por hablar de otra obra ; de una obra estupenda, colosal, portentosa desde 
el punto de vista bibliogràfico : libro que es sin disputa el primer monumento de la tipografia 
espaùola ; conio si dijéramos, la fé de bautismo de la Imprenta en Espana. 

Ninguna obra encontré mas llena del aroma de los viejos siglos. Ninguna otra, à los 
ojos del alma y à los de la cara, me ha hablado con tal fuerza ni me ha dicho cosas de tan 
honda emoción. 

Es un incomparable « Flos sanctorum », uno de esos compendios de esiorias de biena- 
venturados, en los que ingenua y rudamente se habla de Dios, del mundo, del demonio y de 
la carne ; en los que todo, basta la letra de la impresiòn, es fuerte, firme, sano y noble, y 
no se pone la verdad un velo de melindres, y hay la fragancia y la lozania y la ausencia de 
una selva bravia con àrboles gigantes y con humildes flores. 

« Todo, basta el texto, es rudo en este notabilisimo volumen », se afirma en el « Ensayo 
de una Biblioteca Espanola » por Gallardo, Zarco del Valle y Sancho Rayon ; y comò los 
nombres de estos tres bibliófilos son de una gran autoridad en tal materia, quiero tomar de su 
obra la descripciòn del incunable. Dice asi : 

« Flos sanctorum. — A honor et alabanza de Xuestro Seùor Jesucristo [abreviado]. Aqui 
comienza el flos sanctorum con sus ethimologias. 

« En folio. — Letra gòtica. — 287 hojas a dos columnas. 

« .... Nos es imposible determinar el lugar y aiìo de su impresiòn, aunque, si hemos de 
juzgar por lo rudo de los caracteres, la clase del papel y otras seiìales, no vacilaremos en de- 

(i) V. Haerler no. 298. /V. d. D. 



i\UUZ.lE, III 

clararla una de las primeras hechas en Espana. No tiene signaturas, reclamos ni foliación ; las 
iniciales de los capitulos son de diferentes fundiciones y aun hay alguna que es romana y no 
gòtica. Hay muchas mas abreviaturas, que en otros incunables, advirtiéndose también tipos de 
varias clases ; el papel està marcado con un cuadrillo cubierto de una corona real. Por lo de- 
niàs, el libro està impreso tan loscamente y con tanta imperfección que da lugar à sospechar 
sea alguno de aquellos ensayos que en los primeros anos de la tipografia espaùola se hicieron 
en monasterios corno Monserrate y otros. La forma de letra no es ni la que usaron los impre- 
sores alemanes de Sevilla, ni la de Valencia, ni la de Barcelona ; à la que mas se asemeja es 
à la de Salamanca ó à la que empieo Enrique Meyer el de Tolosa ». 

Yo me atrevo à e.xponer una duda que no tuvieron los autores copiados. Ellos, segùn 
propia declaración, que consta en los comienzos de su obra, no han visto el volumen. Yo, que 
lo he visto y lo lei por entero, oso pensar que tal tesoro es un libro xilogràfico, es decir, que 
se trata de una impresión hecha con planchas de madera grabadas, y no con tipos sueltos. Ni 
los tipos usados en el « Flos sanctorum » ni las siglas, ó letras empleadas comò abreviaturas 
de una misma palabra, tienen semejanza con los de ninguna otra obra impresa del siglo XV. 
Tal vez (valga la paradoja) este es un libro impreso antes que hubiese Imprenta ; tal vez un 
nionje de la dècima cuarta centuria trabajó con afàn dias y meses y anos en el sereno claustro, 
labrando la madera que, corno por milagro, reflejaria después en cientos de hojas el resplan- 
dor celeste de las almas de los elegidos. Acaso entre las manos pacientes y abaciales tembló 
el buril con la terrible sacudida del siervo de Dios à quien tentò el pecado cuando grababa 
aquellos pàrrafos, Uenos de real evocaciòn, en que se describia la triunfante hermosura de Santa 
Thais, la cortesana arrepentida. 

Porque el estilo de este libro es singular, comò son pasmosas la realidad y la plasticidad 
de su e.xpresión. Esa vida de Thais, por ejemplo, tiene el carnai latido de un venerable sàtiro 
de un hombre que subiera basta un aitar después de haber rodado por el lecho de todas las 
concupiscencias, y llevase, à jjesar suyo, el recuerdo de su vivir primero. Yo lei la historia de 
Santa Thais en este « Flos sanctorum » y en la genia! novela del soberano Anatole France, 
que antes, sinceramente lo declaro, crei que era una novela. Son una misma vida : se trata 
en ambos libros de una ùnica adorablé pecadora : el abad Pafnucio, de Anatole France, se 
Uama bàrbaramente Penuncio en la otra obra y es abad también : en el libro de ahora, Santa 
Thais se nos muestra viviendo, en el rico barrio de Racotis, de aquella Alejandria que los 
griegos llamaron la griega y la dorada, y en el libro antig^o era su tierra « una cibdat de 
Egipto ». Enteras son idénticas las dos bellas leyendas del cristianismo alboreante, aunque 
Uena la una de fuerte aroma medioeval y henchida la otra del airecillo juguetón y tempestuoso 
de la ironia moderna y la moderna critica. V si de ambas se hiciera un parangón.... saldria 
perdiendo Anatole France, mucho mas artista, mucho mas sabio, pero menos humano que el 
autor anònimo, aunque es humano de una manera insòlita y gloriosa. 

Estos son los volùmenes de que he querido hablar à nuestros visitantes, comò el hidalgo 
que al recibir en su morada à un peregrino muestra la estancia donde estàn los escudos de 
sus nobles abuelos ; estos son los volùmenes que ellos tal vez habràn oido mentar, pero que 
no tuvieron nunca, entre sus manos, corno los tuve yo, y que estàn en Espana para honor de 
està tierra y para que yo tenga envidia al dichoso mortai que los posee. 

Congresso storico. — Dal 6 al 12 prossimo venturo agosto si riunirà in Berlino il Con- 
gresso internazionale di scienze storiche. 

Secondo il programma ora compilato, il Congresso si dividerà in otto sezioni e cioè Sto- 
ria orientale, Storia di Grecia e di Roma, Storia politica medioevale e moderna, Storia econo- 
mica legale e sociale, Storia ecclesiastica. Storia dell'arte. Scienze sussidiarie della storia (ar- 
chivi, librerie, cronologie, diplomazia, epigrafia, genealogia, geografia, araldica, numismatica e 
paleografia). 



NOTIZIE 



Speciali conferenze illustrative verranno tenute da competenti autorità quali gli italiani 
professori Giacomo Boni e Orsi, l'egittologo Maspero, il prof. Cumont, Sir Frederick PoUack, 
Sir William Ramsey ed il professor Monod. 

Per i diritti d'autore. — II congresso degli editori tenutosi in questi giorni a Madrid ha 
discusso a lungo la questione dei diritti di autore ed ha emesso il voto che nella legislazione 
di ciascun paese venga stabilito che le lettere sono da considerarsi come opera letteraria e che 
come tali debbano essere sottoposte alle disposizioni relativi alla proprietà letteraria e non pos- 
sono essere pubblicate senza il consenso degli aventi diritto. 

Il congresso ha poi proposto la nomina di una Commissione internazionale incaricata di 
impedire le contraffazioni musicali, specialmente nel Canada e nelle diverse repubbliche del 
Sud-America. 

Il congresso infine ha emesso il voto che la conferenza di Berlino, incaricata della revi- 
sione della convenzione di Berna, prenda in considerazione : 

IO Abolizione di ogni formalità per la tutela dei diritti di proprietà letteraria, arti- 
stica e musicale ; 

2° Assimiliazione piena ed intera del diritto di traduzione agli editori di riproduzioni. 

Il prossimo congresso sarà tenuto in Olanda nel 1910. 

Un disegno di Leonardo da Vinci. — Luca Beltrami racconta nel Corriere della Sera d' aver 
trovato in un'osteria di Yaprio un diseguo di Leonardo da Vinci, in un vecchio scartafaccio di 
disegni offertigli in vendita dall'oste. 

Il disegno raffigura prospetticamente un leggero ponte in legno, fissato alle due rive con 
corde o veti ti : sulla riva lungo il margine inferiore del foglio, sono disegnati partitamente ed 
ordinatamente i varii elementi che compongono il ponte, vale a dire i pali da infiggere nel ter- 
reno, le travi squadrale, con le teste lavorate ad incastro, le tavole di legno, le corde. 

Tale disegno sarà riprodotto nel quarto bollettino della Raccolta Vinciana. che verrà 
presentato al prossimo Congresso storico di Berlino. 

Sugli Erbarii conservati nella Biblioteca Angelica di Roma pubblicano i sigg. E. Celani ed O. 
Penzig nel Malpighia, voi. XXI, una risposta a E. Chiovenda, il quale pubblicò due memorie 
sugli Erbarii Angelicani attribuiti dai sigg. Celani e Penzig a Gherardo Cibo : nella prima egli 
aveva accolto la loro tesi avvalorando le loro conclusioni con congetture accettabili, mentre nella 
seconda pubblicata a distanza di quattro anni dalla prima veniva a sostenere una tesi diametral- 
mente opposta negando al Cibo la paternità degli Erbarii Angelicani e spostando notevolmente 
l'epoca della loro formazione. Nell'articolo citato gli risponde esaurientemente l'egregio nostro 
collaboratore dott. Celani dal punto di vista storico e bibliografico e 1' illustre scienziato pro- 
fessore Penzig come botanico, entrambi con argomenti acuti, incisivi e convincenti di modo che 
— come pare — difficilmente potrà rispondervi ancora il loro avversario dott. Chiovenda. 

The Library of Congress Washington pubblicò la sua relazione per l'anno 1906-7 in un vo- 
lume elegantemente stampato ed illustrato. La prima tavola raffigura lo splendido palazzo della 
grandiosa Biblioteca, altre cinque tavole riproducono la pianta, un'altra il ritratto di Gennadius 
Vasilievich Vadin di Krasaviask la cui biblioteca fu acquistata — come i nostri lettori furono 
da noi già informati (i) — dalla Nazionale di Washington e l'ultima tavola rappresenta la casa 
che conteneva la biblioteca di Yadin a Krasaviask. La relazione parla entusiasticamente di que- 
st' acquisto importantissimo e ne dà i più minuti particolari pubblicando persino la corrispon- 
denza corsa tra la Biblioteca ed il sig. Yadin, verso il quale il rapporto è si benevolo che egli 
vi viene persino riconosciuto come un benefattore verso il grande Istituto per avergli ceduto 
la sua collezione per appena un terzo della somma da lui spesa e per aver voluto rendere 
anzitutto un servigio segnalato alla Biblioteca Nazionale. Un altro importante acquisto fu quello 



(1) La Bibliofilia IX, 437-4: 



NOTIZIE 



d'una collezione di 9000 opere giapponesi pazientemente e con molto discernimento scelte nel 
Giappone per la Biblioteca di Washington dal dott. Kar-Ichi Asakawa, professore alla Yale 
Universit)-. Il rapporto dedica a questa raccolta un capitolo esteso ed assai interessante scritto 
dallo stesso dott. Asakawa. Il volume rispecchia bene l'attività febbrile del personale addetto 
alla Biblioteca guidato dal solerte ed instancabile direttore Herbert Putnam ispirato sempre 
a renderla nel miglior modo possibile praticamente utile a chi vi ricorra per istruirsi in qualsiasi 
guisa. Secondo la relazione la Biblioteca possiede ora 1,433,848 libri, 98,483 carte geografi- 
che, 462,618 pezzi di musica e 233,822 opuscoli. 

The Joha Crerar Library di Chicago ha testé pubblicato la tredicesima relazione annuale, per 
il 1907, in un elegante volumetto di 70 pagine col ritratto di Alberto Keep che era uno dei 
direttori della Biblioteca, dal 1894 al 1907, e del prof. Nicola Senn, morto 1' 11 maggio 1907, il 
quale ha lasciato in dono alla BibHoteca la sua ricchissima collezione di libri di medicina. Con- 
siderevolissimo è il numero dei donatori menzionati nella relazione e notevole perciò l'aumento 
della Biblioteca per i loro generosi contributi. 

Dei manoscritti dell' Ospedale Civico di Udioe. — Troviamo nel Bollettino della civica Biblioteca e 
del Museo di Udine V elenco di dieci codici che ancora si conservano presso 1' archivio di quel- 
r Ospedale compilato dal prof. Fabrìs che riteniamo utile ed opportuno riprodurre in questa 
Rivista colla breve nota che lo precede: Come si vedrà i codici son diversi di valore e d'im- 
portanza : il primo solo è in volgare e contiene una leggenda di S. Margherita, che il Crescini (i), 
valendosi di una copia fornitagli dal Joppi, collazionò col testo già pubblicato dal Wiese (2). 

Gli altri sono in latino e non credo siano stati finora studiati. Forse quello di Boezio 
potrebbe fornire qualche buona variante (3), né manca di un certo interesse il quarto codice, 
che, a differenza degli altri, é abbastanza ben conservato. Il quinto non é che un compendio 
del precedente. Il settimo e 1' ottavo non ' hanno importanza, né per il contenuto, né per le 
qualità estrinseche. Gli ultimi due poi non sono che fogli dispersi, i quali facevano parte un 
tempo di opere di maggior mole. 

I. 
La Passione di S. Margherita, adesp e anep. 
« E quando la uer^ene' malgarita Aue la sua oragiotie chompita I mesageri cherano li Vegandola 

adorare così \ Ora imi /aremo orazione Per colui che scrise sta pasione Che cristo li fa(a 

perdati E si lo choiiduga E a nu vegna lo someiente E a tuta l'altra bona (ente. Amen ». 

Ms. cart mm. 225 X 152, sec. XIV-XV, ff. 23 numerati modem., con guardia in 
principio. Guasto dall' umidità, acefalo. Forse apparteneva alla confraternita 
udinese di S. Nicolò. 

II. 
Boezio. De consolatione philosophiae. adesp e anep. 
«... olim uiridisque iuuente . . . r mesti nunc mea fata senis . . . properata malis inopina 
senectus . . . efatem iussit inesse suatn | Victus lumina flexerit Quidquid precipuum trahit 
Perdit dum uidet inferos. Explicit liber tertius. Incipit quartus ». 

Ms. membr., mm. 195 X i3°. sec. XIII, ff. 44 non numerati, con due fogli di 
guardia, il primo lacerato a metà. Pessimo lo stato di conser\-azione, poiché 
fino al f 28, nella parte superiore di ciascuna faccia, la scrittura é semioblite- 
rata dall'umidità. L'ultimo foglio è molto più stretto degli altri. Come si ricava 
à-AV explicit, questo ms. contiene soltanto tre libri dell' operetta di Boezio. 



(1) Ignoto ms. di uno de' formi italiani sopra S. ifarghtrita d' Antiochia, Padova, Randi, 1908, estr. da Alti 
Memorie della R. Accademia di Scienze, lett. ed arti in Padova, voi. XIV, p. 189. 

(2) Eine altlom. Murgarethen-LegenJe, krit. Text ecc.. Halle a S., Niemeyer, 1890. 

(3) Gioverebbe determinare quale posto occupi esso nella numerosa famiglia dei codd. del De Consolatione. 

La Bibliofilia , anno X, dispensa 2"-3* '5 



NOTIZIE 



III. 
Definizioni e precetti notarili, adesp. e anep. 

/« Christi nomine amen. Jhestis sacri iientris fructiis Pie malris prece diictus Sii nobis iiia dux 
et conductus Liber in hoc opere \ Sane in levioribus caiisis procliviores judices ad levitatem 
esse debent in gravioribus auiem sevitatem legum cimi aliquo temperamen/o benignitatis 
exeqiii ». 

Ms. cart-, nini. 212 X i55' sec. XIV-XV, fi". 24 non nnmerati, i primi quattro la- 
cerati longitudinalmente a metà, gli ultimi tre in bianco. Carattere corsivo. 

IV. 
Trattato di grammatica e di retorica, adesp. 

Primo nolandum est quod infinitus est duplex scilicet verbi personalis et nerbi impersonalis \ 
Expliciunt figure nobilis et prudentis .... grama tice ac rethorice ». 

Ms. cart. mm. 220 X i45> sec. XV, fi". 136 numerati modem., acefalo, senza lega- 
tura e senza fogli di guardia. Stato di conser\azione buono. Notevole che 
neir explicit fu cancellato il nome dell'autore, mentre sul foglio in cui è involto 
il ms. si legge, di mano moderna, l'attribuzione a Bartolomeo de Valen- 
tinis udinese. 

V. 
Trattatello di grammatica e di retorica, adesp. 
Nota quod uerbum quod desinit in o aut est uerbutn activuni aut neutrutn \ Expliciunt notabilia 
figurarmn pania. Deo gratia. Amen. Laus libi Christe quoniam explicit liber iste ». 

Ms. cart., mm. 150X230, sec. XV, ff". 41 non numerati, acefalo, senza legatura 
e senza fogli di guardia? Pessimo lo stato di conservazione, poiché molti fogli 
vi sono rosi dai topi. 

VI. 
Tratt.\tello di medicina, adesp. e anep. 
Medicina diuiditiir in duas partes, idest theoricam et practicam, quarum theorica diitiditur \ 
determinabo orationem ». 

Ms. membr., mm. 20oXi40' sec. XV, ff. 50 non numerati, l'ultimo lacerato a 
metà, con due fogli di guardia. Lo stato di conservazione è buono, se si ec- 
cettui la prima faccia che è molto annerita. Vi sono molte abbreviazioni e il 
carattere è minutissimo. 

VII. 

Psalterium saec. XV. 

Ms. cart., nini. 214 X i55> sec. XV. flT. S9, gli ultimi 25 di altezza inferiore agli 
altri ; qualche foglio membr. ; pessimo stato di conservaz. Legatura antica in 
pelle scura. Con note musicali. 

Vili. 

Breviarium saec. XV. 

Ms. cart., mm. 213X142, sec. XV, fif. 349, con due fogli di guardia, legato con 
assi coperte di pelle ; Io schienale è strappato. Tra il fol. 5S e il 64 è il Ca- 
lendario. Sono numerati solo i fogli dal 64 al 249. Carattere corsivo, poco 
accurato. 



NOTIZIE 



cordibus nostris per spiritualem qui date nobis, A quo datur \ ut peccemus unii, ìit kabeat 
quod dimittat et ipse misericors appareal, vel ita post continuari ». 

Ms. membr., mm. 310 X 215, sec. XIV, ft". 2, in due colonne con titoli, carattere 
monacale. Faceva parte di un trattato mistico. 



« A. hec loca. vo. loca. a. ab his locis. Nota quod hec sunt illa nomina que in singulari 

sunt generis feminini in plurali vero neutri scilicet pergamus \ subiunctivo modo tempore 
praesenti cutn feram ras rat. Et plurali cuni feramus ». 

Ms. memb., mm. 255X180, sec. XIV, ff. 2, carattere monacale. Faceva parte di 
un manuale di grammatica latina. 

Il " Caos „ e il " Cosmos „ dei libri. — È ormai universalmente ammesso che 1' istruzione 
impartita in qualsiasi ordine di scuole si risolve in una delusione, qualora essa non venga cor- 
roborata, allargata, approfondita nelle biblioteche, nelle quali è raccolto non solo il patrimonio 
intellettuale dei secoli scorsi, ma vibra incessante 1' eco del pensiero moderno. La biblioteca 
deve avere una parte importantissima nell' educazione nazionale, poiché essa integra la scuola 
e con essa si confonde. 

La prodigiosa attività degli eruditi contemporanei, scrive il sig. Piccozzi, della Biblioteca 
Nazionale di Milano nel n. 154 dell' Unione di Milano, e il continuo sorgere di nuove scienze, 
ha portato di conseguenza quella immane produzione libraria, che ha colto alla sprovvista le 
nostre biblioteche ; esse scarsamente dotate dai governi, non poterono trasformarsi, per adat- 
tarsi alle cresciute esigenze della civiltà. Ond' è che gli studiosi lamentano la lentezza e povertà 
degli acquisti e deplorano il tempo da essi perduto nelle vaste.... necropoli dei libri. 

Per formarsi un' idea di quello che fu chiamato il caos dei libri, bisogna pensare a quella 
specie di frenesia che da mezzo secolo ha invaso autori editori e tipografi. La Biblioteca Na- 
zionale di Parigi, al principio del secolo passato, non riceveva più di 2000 opere all' anno ; oggi 
essa ne riceve oltre 60,000. Nel 18S5, epoca ormai lontana, la stessa Biblioteca contava 2,200,000 
volumi disposti sopra un raggio di 34 chilometri. 

Tuttavia le collezioni della biblioteca parigina non danno che una pallida idea della sup- 
pellettile libraria moiidiale ; si calcola oggi che la produzione libraria in tutto il mondo oltre- 
passi annualmente il mezzo milione, solo fra libri e opuscoli. Una tale superproduzione riesce 
scoraggiante per coloro cui incombe il dovere di raccogliere, ordinare e tramandare alle gene- 
razioni future r attività letteraria presente. 

Fortunatamente, una classe benemerita di persone, i bibliografi, si è tutta votata a tra- 
sformare il caos dei libri in un cosmos. 

Nei loro congressi, i bibliografi si sono più volte posto il formidabile problema di regi- 
strare e classificare tutte le opere e gli opuscoli d' ogni paese, d' ogni lingua, d' ogni materia, 
cosicché nessuna pubblicazione vada ignorata o perduta per la scienza. Fallito 1' audace tenta- 
tivo di un «repertorio universale», l'Istituto internazionale di Bibliografia di Bruxelles pub- 
blica oggidì, con r aiuto di diverse società di scienziati residenti nelle diverse città europee, 
gli inventari degli studi speciali di ciascuna scienza. 

Ma questa cooperazione internazionale sarebbe più eflftcace se si appoggiasse aon a società 
private, ma all' associazione ufficiale degli Stati. Come si fanno i censimenti delle popolazioni, 
perché non fare anche quello dei libri ? Se esistono ufiìci internazionali pei pesi e le misure, per 
r unione postale, per la protezione della proprietà industriale, artistica e letteraria, perché non 
creare anche una « Unione bibliografica Internazionale » ? 



1,6 NOTIZIE 



I documenti del processo di Galileo rinvenuti. — Troviamo nel Corriere d'Italia il seguente 
articolo del suo corrispondente fiorentino in risposta alle accuse del Marzocco al Sant' Uffizio 
di Firenze : 

« Al primo convegno delle brigate toscane degli amici dei monumenti, l' illustre storico 
di Firenze, Riccardo Davidsohn, in una relazione sugli Archivi minori della Toscana, lamentò 
che delle carte dell' inquisizione fiorentina non esistesse più traccia nell'Archivio arcivescovile 
di Firenxe, affermò che alcuni volumi erano stati venduti a Bruxelles, ed accennò ancora alla 
diceria che molti documenti fossero stati distrutti o bruciati da prelati di altri tempi. 

Data la gravità delle accuse, e la incontestabile autorità della persona che se n'era occu- 
pata, e sapendo che da qualche tempo è preposto al riordinamento dell'archivio arcivescovile 
un dotto ecclesiastico, il canonico Cloni, nel quale l'erudizione è pari alla modestia grandissima, 
non mancai di prendere subito informazioni a fonte sicura ed ora ho il piacere di potere sul 
Corriere d' Italia rimettere a posto le cose, annunziando che parecchie carte del Sant' Uffizio, 
realmente smarrite per qualche tempo, erano state ritrovate, che fra queste ve n'erano alcune 
importantissime relative ai processi di Galileo, che, infine, le ricerche fatte eseguire da parec- 
chio tempo a Bruxelles, per cura dell'arcivescovo nostro, al fine di assodare quanto vi fosse di 
vero nell'affermata vendita, avevano dato esito completamente negativo. 

Tuttavia il Marzocco, al quale non dispiace di fare a quando a quando dell'anticlericalismo 
letterario, continuò a sostenere il fatto dell'avvenuta vendita, lasciando credere anzi che i vo- 
lumi alienati fossero in numero assai rilevante, e ciò nonostante che il Favaro, in una lettera 
indirizzata a quel giornale, aflfermasse che i documenti dell' inquisizione esistenti a Bruxelles 
fossero solamente una parte insignificante. Però lo stesso Favaro, che parecchi anni prima nel- 
l'Archivio arcivescovile aveva potuto vedere quattordici documenti inediti relativi al processo 
di Galileo, dichiarava di dubitare assai che quelle carte esisterò ancora. 

Invece, quando il Favaro scriveva, le carte galileiane non solo erano state ritrovate, ma 
se ne stava preparando la stampa, come già qualche giorno prima avevamo annuziato nel Cor- 
riere, non trascurando di osservare che quella pubblicazione avrebbe portato un contributo im- 
portantissimo all'edizione nazionale delle opere del sommo fisico. 

Ora i documenti relativi a Galileo esistenti nell'archivio arcivescovile hanno già veduto 
la luce, a cura e spese dell'arcivescovo di Firenze, che intende iniziare con quelli una serie di 
pubblicazioni dell'Archivio dell'Arcivescovado, dimostrando cosi quale amore egli porti ai buoni 
studi, e mostrando pure come fossero perfettamente inutili le pratiche che il sindaco di Firenze, 
col pretesto dell' interesse degli studi, aveva fatto presso la prefettura, dopo le pubblicazioni 
del Marzocco, per ottenere che le carte del Santo Uffizio passassero all'Archivio di Stato. 

II ritrovamento dei documenti galileiani — narra l'erudito canonico Cloni nella prefazione 
allo splendido volume — avvenne in modo del tutto furtuito e fuori di qualunque previsione, il 
14 giugno 1907. Essi erano in mezzo ad altre carte di pochissima importanza, che formavano 
un pacco poco voluminoso, legato con liccio, involto in una copertura su cui era scritto : Sen- 
tenza contro Galileo. 

Pare certo che qualcuno le avesse raccolte intenzionalmente, forse anche nell' intento di 
venderle, perché alcune trattative intorno alla vendita furono, nei tempi passati, davvero iniziate ; 
ma è parimenti certo che nessuna carta galileiana è uscita dall'Archivio ; anzi si può affermare, 
quasi con sicurezza assoluta, che nessun'altra vi esiste all' infuori di quelle pubblicate, dalle 
quali il processo di Galileo esce affatto completo. Tutto ciò che si diceva intorno ai documenti 
galileiani esistenti a Bruxelles è pura leggenda, e lo attestano due lettere, una del bibliotecario 
della biblioteca reale, l'altra dell'archivista generale del Belgio, ambedue concordi nell'affermare 
che né la Biblioteca né gli Archivi posseggono la minima carta relativa al processo di Galileo. 

I documenti pubblcati sono sessantatré e riflettono il periodo di tempo che corre dal 19 
gennaio 161 1 al 29 giugno 1734 : e tutti si riferiscono, direttamente o indirettamente, al pro- 
cesso galileiano. L'editore vi ha aggiunto cinque lettere originali di San Giuseppe Calasanzio, 
ed una sesta di un superiore delle Scuole Pie con un proscrìtto dello stesso Santo, perché vi si 
parla con amore di Galileo, e perché illustrano le persecuzioni sofferte da alcuni suoi scolari 
negli ultimi anni della sua vita. 

Queste lettere sono tratte da un carteggio inedito del fondatore degli Scolopi, conservato 
con religiosa cura dai suoi figli dimoranti al Pellegrino, carteggio che sarebbe desiderabile ve- 
desse per intero la luce perché dai pochi saggi pubblicati appare importantissimo. 



NOTIZIE 



17 



Naturalmente non tutti i documenti sono inediti : parte ne aveva pubblicati l'Alberi nel 
volume decimo delle Opere complete di Galilei : altri furono per la prima volta dati alle stampe 
dal Wolynski nei Nuovi documenti del processo di Galileo ; questi e quelli poi sono stati ripro- 
dotti dall' Edizione nazionale, che si è servito di una copia della Biblioteca nazionale ; ma data 
r importanza del soggetto era naturale che 1' editore riproducesse dagli originali insieme agli 
inediti, anche i già noti. 

Qualcuno forse potrebbe trovare un po' strano che la Commissione incaricata dell'edizione 
delle opere del sommo astronomo non abbiano veduto quei documenti e concluderne che la 
Commissione stessa non abbia usato la debita intelligenza, oppure che all' Arcivescovado le 
carte galileiane siano state tanto gelosamente nascoste da preferire far credere alla possibile 
soppressione di esse piuttosto che comunicarle. 

Ambedue le conclusioni sarebbero gravemente erronee. Basta pensare che la Commissione 
è composta di Antonio Favaro, Isidoro Del Lungo ed Umberto Marchesini, e i nomi dei tre 
valentuomini sono garanzia sufficiente che essi hanno fatto quanto era in loro per averne cogni- 
zione. Disgraziatamante fino all' anno scorso s' ignorava che cosa fossero divenute le carte ga- 
lileiane del Sant' Uffizio, quindi le premure fatte più e più volte ai Presuli della Diocesi fioren- 
tina erano rimaste senza effetto. Il modo di ritrovamento delle carte stesse, esposto di sopra 
esclude assolutamente che all' Arcivescovado si avesse interesse a tenerle nascoste, tanto più 
che esse, pure essendo importantissime nei particolari, non aggiungono né tolgono nulla alla 
sostanza del fatto. 

Non vi è dunque motivo a recriminazioni verso nessuno e gli studiosi di cose galileiane 
che tanta riconoscenza debbono ai tre dotti che curarono 1' edizione nazionale, dovranno averne 
pure un poco verso il modesto canonico Cloni e verso l' illustre Arcivescovo di Firenze, oltre 
che per questa pubblicazione, gli amatori di cose patrie debbono immensa gratitudine per aver 
egli disposto il riordinamento dell' Archivio arcivescovile, e per il suo proposito di aprire al 
pubblico colto, appena sarà possibile, quel tesoro di memorie e di documenti ». 



Pubblicazioni di carattere bibliografico 
e intorno alla storia dell'arte tipografica 



Giuseppe Ugo Oxilia e Giuseppe Boffito. 
Un trattato inedito di Egidio Colonna. Fi- 
renze, Successori B. Seeber, 1908, in-8, 
pp. LXXXI-171. Con due facsimili. L. 4. 

Un'importante pubblicazione che, stante l'at- 
tuale conflitto fra Chiesa e Stato in Francia, si 
potrebbe dire d'attualità è quella che abbiamo 
il piacere di annunziare, ofl^rendo anche una 
pagina di facsimile del codice migliore che la 
contiene. 

Si tratta del De ecclesiastica palesiate di Egi- 
dio Colonna, più noto nella bibliografia e sto- 
ria del pensiero medievale col nome di Egidio 
Romano. L' opera, che era rimasta sinora 
inedita in vari codici delle biblioteche italiane 
ed estere, fu recentemente da uno di questi, 
appartenente al fondo dei Conventi soppressi 
della Biblioteca Nazionale di Firenze, esumata 
per opera del P. Giuseppe Boffito professore 
nell' Istituto della Querce, e convenientemente 



illustrata con un'ampia Introduzione storico- 
critica del prof. Giuseppe Ugo O.xilia vede ora 
la luce presso i Successori Seeber di Firenze. 
Per rilevarne 1' importanza basti dire che il 
trattato egidiano fu con ogni probabilità com- 
posto nei medesimi anni del De Monarchia di 
Dante, riferendosi a quel periodo di epica lotta 
fra l'autorità civile rappresentata da Filippo il 
Bello e l'autorità ecclesiastica rappresentata da 
Bonifacio Vili che ebbe il suo trag^ico epilogo 
nello Schiaffo di Anagni. A Bonifacio Vili in- 
fatti l'opera è dedicata con queste brevi parole 
che vai la pena di riferire : 

« Sanctissimo Patri (i) ac domino suo domino 
singulari dominio Bonifacio divina providentia 
sacrosanctae romanae ac universalis Ecclesiae 
Summo Pontifici, frater Egidius eius humilis 
creatura eadem miseratione Bituricensis archie- 



(I) Per I 



eplorevole 



tipograSca fu qai stampato 



ÈchtKtno pù ^fznu» 
«faao miutm v«> 
iiitcnaa.^iau(cc toiittiiiedcii 

mtònebthojiì m\!pcdaimm 

Tc cedui (hca v»cittc ««(bmt 
btTd Vcu% Imnuti-oflfctcn 



ftfluTn^rwtteff tpt fioretti le- 
furcihTone'^iiplKcm ^toutm 






timhttf w W^t>mrCTc<f3aì mi' 
nrn^ xrtpnt frtccic fdartó. 

VPtàncit lurHmtfi 
^^pm t?au if f«ìn\»Titificr 






ttm^HÒiu» lì cclcm Yiimi fpnW 

tino irv«>t3ialtti i-miio niEir 
co9:iio<Jrt*uditt> mcwi^ le- 

(Hmttl>? nciho iio^ o^cftT>M*it 
nid' nei3i0ni> ni Mrtnno utn^te" 
nuu'iXron^ l itrnjfhenf al? if», 
iìTnio oyc'Ztbctìt'^ i^Tiomwrt 

tcm ttnfìojiiratui lìiotca *tuf 
at>fifhut fdttftccm ioocm^ffìc 
nrtiftmacm prììind <V«rh*^** 
imim« ft^'t fltìiboiinn t (hwie 
ir a wc»io brnios inou» t|«htie'' 



PUBBLICAZIONI DI CARATTERE BIBLIOGRAFICO 



19 



piscopus, Aquitaniae primas, cum omni subie- 
ctione se ipsum ad peduni oscula beatorum in- 
frascriptam compilationem de ecclesiastica pote- 
state eisdem beatis pedibus humiliter offe- 
rentem ». 

Friedr. Mever, Verseichnis ciner Goethe-Bì- 
bliothek. Leipzig, Dyksche Buchhandlung, 
190S, 4. 70S pag. 

Sono circa 11700 opere di e su Goethe clie 
il bibliografo ci descrive, una raccolta, dunque, 
di rare proporzioni e ricca delle più rare edi- 
zioni come pure di quasi tutti gli scritti riguar- 
danti la vita e le opere di Goethe. Il suo fon- 
damento è la bella bibliografìa delI'Hirzel, ar- 
ricchita e corretta col materiale di parecchie 
diecine d'anni, come pure — per ciò che con- 
cerne la critica dei testi — la grande edizione 
di tutte le opere del Goethe, nota sotto il nome 
di Weimarer Ausgabe. Quantunque raccolta 
per la vendita, questa biblioteca del Meyer ci 
rende testimonianza di una paziente e scrupo- 
losa selezione che può riuscire di grande gio- 
vamento a gli studiosi dell' opera di Goethe 
consultandone la voluminosa descrizione, giac- 
ché essa vi raccoglie anche gran parte degli 
opuscoli e degli articoli apparsi nelle molte 
riviste letterarie tedesche. Il materiale è ordi- 
nato per date pubblicazioni e l'indice dei nomi 



e delle materie in fondo al libro serve a ritro- 
vare le opere descritte nel testo. Fra le rarità 
notiamo : tutte le edizioni principi delle opere 
di Goethe, gli scritti minori della sua gioventù, 
)e edizioni delle opere complete dal 1806 in 
poi, l'edizione del 1822 del poemetto Hermann 
und Dorothea, ornato di rami colorati, gli Al- 
manacchi e le antiche riviste cui Goethe col- 
laborò. AI volume è aggiunto un facsimile di 
una lettera inedita al prof. Sprengel (Ott. 1802). 
La Historia di Florindo Chiaraslella. Faksimile. 

Erlangen 1907. 
La Historia di Ottinello e Julia. Faksimile. 

Erlangen 1907. 

Questi due poemetti in ottava rima pubblicati 
senza luogo né data probabilmente in Firenze 
fra la fine del quattrocento e i primi del cin- 
quecento, in possesso della biblioteca univer- 
sitaria di Erlangen in Baviera, vennero ripro- 
dotti elegantemente in facsimile e rispettiva- 
mente corredati di una interessante prefazione 
filologica e bibliografica di Hermann Varnhagen, 
noto per il suo lavoro sopra una collezione di 
antichi stampati italiani. La seconda Historia 
è stata già pubblicata dal D' Ancona nella sua 
scelta di curiosità letterarie inedite e rare 
(Bologna, 1S67, Disp. 83) e nella raccolta di 
Poemetti popolari italiani. 



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Venedig. Giunta, 1511, FI. 350 ; (**) J. de Ca- 
pua, Directorium humanae vitae, s. 1., tjp. et 
a. (Strassburg, Joh. Priiss, ca. 1480), FI. 210 ; 
Koellnische Chronik, Koln 1499 (etwas defekt), 
FI. iSo ; Clemens V., Constitutiones, Mainz, 



(*) OlscHKl, Leo S. Monum. iyp. n.° 338 (60 Frs.). 
(*«) » Cat. L : Livret à figures n.» 2j8 (200 Frs.). 



Schoeffer, 1476 (etwas wurmstichig und wasser 
fleckig), FI. 150 ; Diirers Marienleben, Pracht- 
e.xemplar der Textausgabe von 1511, FI. ino; 
das Francolinsche Turnierbuch in der lateini- 
schen Ausgabe, Wien 1560, FI. loio ; 6 Werke 
von Geiler von Kaisersberg (Postili vber die 
fyer Evangelia 1522, Die Passion 1514, Das 
irrig Schaf, ca. 1508, Nauicula 151 1, Das buch 
Granatapfel 1510 und das Pater noster 1515) 
brachten zusammen FI. 230. 

Welter ist zu erwàhnen : ein reizendes Livre 
d'heures, Leyden 1559, mit hubschen Holz- 
schnitten, FI. 315 ; Leo Magnus, Sermones et 
epistolae (Rom, ca. 1470) FI. 225 ; Livius, Ró- 
mische Historie, Mainz 1505, FI. 115; Malleus 
malificarum (Strassburg ca. 1490), FI. 120 ; 
Missale Romanum, Pergamentmanuscript des 
XV. Jahrhunderts mit schònem Initialschmuck, 



20 



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FI. 305 ; Missale Ratisbonense, Bamberg 1492, 
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niaturen und Musiknoten, FI. 1325 ; Rùxners 
Turnierbuchinerster Ausgabe von 1530, FI. 260; 
Sabellicus, Decades rerum Venetarum IV, Vene- 
dig 1487, FI. 220 ; (*) Schedels Liber cronicarum 
von 1493, FI. 475 ; (**) Schatzbehalter, Nùrn- 
berg, 1491, FI. 850 ; Theuerdank, Niirnberg 
1517, in einem Prachtexemplar, FI. 1455; Va- 
rennes, Histoire de Florimont, Paris 1528, mit 
5 Holzschnitten, 48 Ornamenten und Verleger- 
signet, FI. 580. 

Gut bezahlt wurden auch die Kostiimwerke, 
so u. a. Siihr, Hamburger Trachten, 1800-1806, 
FI. 181 ; Suhr, Der Ausruf in Hamburg, 1808, 
FI. 105 ; Cris de St. Pétersbourg, ca. 1805, 18 
BIL, FI. 170; Engelbrecht, Panduren und Tol- 
patschen, 88 Bll., und Portràts fùrstlicher Per- 
sonen, 32 Bll., FI. 345 ; Hauslab, Darstellung 
der K. K. óster. Armee mit alien Chargen, 
Wien 1822, Fi. 360 ; Suhr, Uniformen der Di- 
vision des Marquis de la Romana, 1807 und 
1808 in Hamburg in Garnison, 18 Bll., FI. 390. 

Aus den grossen Sammelwerken sei eine 



(*) Olschki, Leo S. Monum. typ. n.o 939 (200 1 
(«•) • . > . 369 (300 



Mappe mit 67 Gouachemalereien, Neapel und 
scine Umgebung, hervorgehoben, die von un- 
bekannter Hand fiir einen Fùrsten Esterhazy 
gefertigt wurden (FI. 255) ; ferner Janschas 50 
malerische Ansichten des Rheinstroms, Wien 
1798 (FI. 240). 

Francisco Goyas Los Caprichos in der Erst- 
ausgabe von 1803 kamen auf FI. 575, dessel- 
ben Los desastres de la guerra, Madrid 1803, 
auf FI. 135 ; Hogarth, Works, London 1822, 
FI. 135; eine Sammlung von 115 englischen 
Karikaturen von Gillreig, Rowlandson, Cruik- 
shank u. a., FI. 210; eine liturgische Hand- 
schrift in kirchenslavischer Sprache von 1654 
mit schònem illustrativen Beiwerk, FI. 600 ; 
Piranesi, Vedute di Roma, Rom ca. 1750, 
FI. 285. Einzelne Folgen Ridingers wurden auf 
FI. 180, 280, 265, 365 und 155 bewertet. Eine 
KoUektion von 96 Karikaturen Rowlandsons und 
Woodwards brachte FI. 200 ; eine Sammlung 
von Lithographien von Schwind, Schmutzer 
und Schwemminger zu den Wiener Bilderbogen 
des Trentsenskyschen Verlags kam auf FI. aio; 
88 Bll. Vorlagen fùr Wiener Spielkarten von 
P. J. N. Geiger, FI. 370; Wouvermann, ceu- 
vres, Paris 1737, FI. 200. F. v. Z. 



NECROLOGIO 



Il 18 giugno mori a Nicolassee presso Berlino, dopo lunghe sofferenze, nell'età di 49 anni il 

Dott. EMILIO VOGEL 

l'insigne bibliografo della letteratura musicale. Ben noti ed assai apprezzati sono i seguenti due suoi 
lavori bibliografici : Catalogo musicale della Biblioteca di Wolfenbùttel e Bibliothek der gedrukcten 
weltlichen l'ocalntiisik Italiens aus den Jahren i§oo-iyoo. 

Egli s'era anche occupato intensamente della costruzione di strumenti musicali e pubblicò 
le profonde sue osservazioni in proposito nell'opera: Cremona caratteristica degli antichi costrut- 
tori d' istrumettti italiani e tedeschi. La R. Accademia musicale di Firenze lo nominò suo socio 
onorario. Egli era anche bibliotecario onorario della biblioteca musicale Peters di Lipsia e di- 
rettore di questa Biblioteca dal 1894 al 1901. 



Comm. Leo S. Olschki, Direttore-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 



Slab. tipografico Aldìr 



Via Folco Poniti 



Anno X Luglio igo8 Dispensa 4* 

La Bibliofilia 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI. STAMPE, MANOSCRITTI. AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



Les Romans de chevalerie italiens 
d'inspiration espagnole.*'* 



ESSAI DE BIBLI O GRAPHIE 




PRIMALEON 



uiTE de Palmo ili d' Olive, Piimaleoii a subi le sort com- 
mun aux seconds volumes d'ouvrages dont le premier fut 
un succès : il fut moins goùté, partant moins souvent réim- 
primé. Du texte espagnol, D. Francisco Escudero y Pe- 
rosso, dans sa Tipografia Hisf^alcnsc (Madrid, 1894) p. 157, 
signale six éditions : Sevilla, 1524; Teledo, 1528; Medina 
del Campo, 1^63, Bilbao, 1585: Lisboa 1566 et 1598. Mais il fait re- 
marquer ([ue l'édition de 1524 portant « Nueuamente emendado & im- 
presso » semble indiquer une ou plusieurs éditions antérieures. D'autre 
part. le méme auteur ne semble pas avoir vu le Catalogne Hercdia (Pa- 
ris, 1892): le n." 2477 est une édition de Primaleon. imprimée à Sé- 
ville en 1540. Le Catalogne Landau (Florence, 1890), à la page 387 de 
la Ueuxième Partie, indique une édition du Primaleon en espagnol im- 
primée à Venise en 1534. De ces huit éditions je ne possedè qua celle 
de Lisbonne, 1566, dont voici le titre imprimé en rouge et noir : Pri- 
maleon. Il [Grande gravure sur bois] || Libro del inuencible Cauallero 



Il \'i>ir l.a Bibliofilia, IX (1907-8), 121-31 

Bibliofilia, anno X, dispensa 4* 



HUGUES VAGANAY 



Prima i leon, hijo de Palmerin de OUua : donde se tractan los sus altos 
hechos II en armas, y los de Polendos su hermano, y los de don Duardos |' 
Principe de Inglaterra, y de otros preciados Caua- || Ueros de la Corte 
del Emperador || Palmerin. || 1 Fue impresso con licencia en Lisboa, en 
casa de ÌManuel Ioan, impressor || de libros. Ano de. 1566, || Vendése en 
casa de Fràcisco Grapheo y de Fracisco Fernadez libreros, en la Rua 
nona. — Il convieni de remarquer que le texte espagnol n'est point di- 
vise en livres. 

De la traduction fran^aise, je possedè la première édition : L'HIS- 
TOIRE DE II Primaleon de Grece conti- || NVANT CELLE DE PAL- 
MERIN D'OLIVE I Empereur de Constantinople son pére, naguere tirée 
tant I de l'Italien comme de l'Espagnol, & mise en nostre || vulgaire par 
Francois de Vernassal Ouercinois. || Auec le temps. || [Marque] || Auec 
priuilege du Roy. || A PARIS, \\ On les vcnd atc Palais en la gallerie 
par OH Oli va 01 la chancellciic, 01 la bou- || tigne de Viiiceui Sertenas, 
& au moni Saint H Hai re en riiostel d' Albret. || 1550. — Ce premier livre 
renferme 56 chapitres. Il a été réimprimé à Paris en 1572, à Lyon en 
1580, 1600 et 161 8. — Le second livre a eu deux éditions en 1577, 
celle de Paris en 55 chapitres, celle de Lyon en 38 chapitres: cette 
dernière, dont j'ai vu l'exemplaire de la Bibliothèque de Munich, a été 
réimprimée aussi à Lyon en 1588 et 161 2. — Le troisième livre en 52 
chapitres, a été imprimé à Lyon en 1579, réimprimé à Paris et à Lyon 
en 1587, à Lyon en i6og. — Le quatrième livre, en 70 chapitres, a 
été imprimé à Lyon en 1583 et 1597. 

Le British Aluseum possedè un Primaleon en Hamand imprimé à 
Rotterdam en 1621. 

Le premier livre, traduit en anglais par Antony JMunday parut à 
Londres, en 1595. Du méme traducteur parut en 1 619 une édition plus 
complète en trois parties. 

Les éditions de la traduction italienne se trouvent assez malaisé- 
ment et je n'ai point pu consulter celles qui parurent avant 1596. 

1548. 

* Primaleone, nel quale si narra a pieno 1' Istoria de' suoi valorosi fatti, 
€t di Polendo suo fratello. Nuovamente tradotto dalla lingua Spagnuola nella 
nostra buona Italiana. /« Vinegia^ Per Michele Tramezzino, 1548, in-8. 

[Melzi, n." 794, décrit longuement cette édition.] 

1556- 

* Primaleone. 

« Una ristampa di questo romanzo diviso in tre libri, di Venezia, Tramez- 
zino, 1556, esiste presso Don Filippo Lorenzoni a Roma ». Melzi, ibid. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 



1559. 

* Primaleone. 

« Se ne conosce un'altra [ristampa] di Venezia, per Girolamo Giglio e Com- 
pagni, 1559, in-8 ». Melzi, ibid. 

1560. 

* La quarta parte del Libro di Primaleone nuovamente ritrouata >S: ag- 
giunta.... Vcn-ezia, Tramezzino. 1560, in-8. 

[Melzi, n." 795, dit de cette édition « Ha il privilegio di Giulio III, e 
quello del Senato Veneto in data 15 gennaio 1559. La dedica è a .Silvia Bojardo 
Contessa di Scandiano (vedova del conte Griulio, al quale furono dedicati nel 
1548 i tre libri del Primaleone, ed il Piatir ».] 

On verrà plus loia, à l'édition de 1597. que le privilège de Jules III est 
de 1550: existerait-il une édition sous cette date? 

1563- 

* Primaleone.. . I-III. /// Venetia, Per Gomiti da Trino di Monferrato. 
La Bibliothèquc royale de Munich possedè cette édition sous la cote P. 

o. hisp. 1,54. 

1573- 

*• Primaleone.... I-IV. Venezia, Farri. 
Melzi, n.° 795. 

1579- 

* Primaleone.... I-III. Venezia, [Deuchino.] 
^lelzi, n." 794, possédait cette édition. 

1584. 

Primaleone.... I-IV. Venezia. Cornelio Arrivabene. 
^lelzi possédait les livres l-III de cette édition. 

1596. 

PRIMALEONE ] NEL QUALE SI NARRA U à pieno I' historia de suoi 
avlo- J rosi fatti, oc di Polendo il suo fratello. |i Xuouamente tradotto dalla lingua 
Spagnuola, '\ nella nostra buona Italiana, || Per M. ^Nlambrino Roseo da Fabriano. 
5 [Marque] |1 IX VEXETIA, MDXCVI. || Appresso Gio. Battista Bonfadino. 

In-S de 350 fif., 7 ffnc, 3 ff. blancs (150X 102 mm.). 

Collectio Hugues Vaganaj'. — Melzi ne la signale pas. — ^Mùnchen. Hof- 
Bibliothek P. o. hisp. 154'". 

F. [i]. Titre. v", blanc. 

E. 2. PRIMALEONE, |i DE' VALOROSI E GRAN GESTI Ij del buon 
Primaleone, e di Polendo suo B fratello, e di molti altri cauallieri !| stranieri, che 



[24 



HUGUES VAGANAY 



ne la corte de |1 l' Imp. Palmerino lor pa- i| dre vennero. || LIBRO PRIMO. — 
F. 170. // fine del primo libro di Primaleone. 

F. 170 v". SECONDO 11 LIBRO !| del valorosissimo caualliero Prima- 1; 
leone figliuolo dell' Imperatore Palmerin d'Oliua. — F. 350. Il fine del Secondo 
Libro. — v°, blanc. 

F. [Xx 7]. TAVOLA || DELLE COSE, |1 Che in questo libro di Prima- 
leone Il si contengono. [! Nel primo libro. 

Come Belcaro armato caualliero s' vscì di Costantinopoli, e della battaglia 
che fé nel regno di Macedonia con tre figli d' un caualliero suo hospite. Cap. I. 

Come Belcaro venne alla corte del Re di Macedonia per vna festa, che 
costui della figliuola facea, e come egli non essendo conosciuto vinse il torneo, 
palesandosi ad Alderina solamente. Cap. IL 

Come Belcaro partì dalla corte di Macedonia per non esser conosciuto, e 
come combattè arditissimamente col caualliero, che guardaua il ponte, doue era 
Francelina incantata. Cap. III. 

Come stando Belcaro per combattere con quanti si veniuano à prouare 
nell'auentura di Francelina, combattè fra gl'altri con Tirendo per prouarlo, e 
conoscendolo valoroso, si diede à conoscere. Cap. IIII. 

Come Polendo, saputo ch'egli era figliuolo dell' Imperatore Palmerino, 
armato caualliero, chiese licentia alla Regina sua madre per andar à vederlo, 
e r hebbe molto contra uoglia di lei. Cap. V. 

Come gionto Polendo nell' isola di Delphos vinse con l'arme iti mano il 
gigante Baledon, e '1 figliuolo, e liberò di quella prigione molti cauallieri, fra 
li quali n'era Rifaran, e Lecefin figliuolo del Soldano di Persia. Cap. VI. 

Come Polendo ammazzò il cinghiale incantato, & accappò l'auentura del 
tempio, con quello, che la notte lui li apparue, e come tutto il tesoro, che lui 
trouò con tutti quelli, e' hauea liberati di prigione, mandò a presentare all' Im- 
peratore. Cap. VII. 

Come Rifaran, e Lecefin gionsero in Costantinopoli a tempo d' una gran 
festa, che ui si faceua, e come furono con molto honore riceuuti dall' Impera- 
tore, che con tutta la corte si merauigliana di quello, che vdiua di Polendo. 
Cap. Vili. 

Come Polendo nauigando soccorse il figliuolo del Soldano, e fatto pri- 
gione il re Ocurite, lo mandò con molti altri Christian!, che egli fé liberi, a pre- 
sentare à r Imperatore Palmerino. Cap. IX. 

Come gionto Abenuche in Costantinopoli, diede gran piacere col venir 
suo all' Imperatore, ik alla sorella, e come Linedo, e '1 conte di Peleda suo con- 
sobrino giostrarono con i cauallieri della corte. Cap. X. 

Come partiti di Franza Arnedo, e Recindo, vennero in Costantinopoli, Re- 
cindo vinse giostrando Linedo, e '1 conte suo fratello, il perche furono molto 
dall' Imperatore honorati, e come Polendo s" informò dell'aventura di France- 
lina. Capitolo XI. 

Come venendo Polendo isconosciuto in Costantinopoli, vinse il torneo, e 
perche egli si partì tosto, fu il dì seguente vinto il torneo da i cauallieri della 
corte, cinque de quali si mossero tosto à cercare di lui. Cap. XII. 

Come Arnedo s'auenne con Polendo, e fu uinto, e la .sciato mezzo morto, 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIEN'S D'INSPIRATIOX ESPAGNOLE 123 

e sopragiungendoui Lecefin V haurebbe finito d'ammazzare, se non ui si trouaua 
à caso Pernedin, che lo saluò, e condusselo in Costantinopoli. Cap. XIII. 

Come andando Rifaran cercando di Polendo, s' incontrò con vn nano, 
ch'andaua all' Imperatore a dolersi d' un torto, che gli era stato fatto da un ca- 
ualliero, e come egli lo vendicò. Cap. XIIII. 

Come Polendo abbattè prima Tirendo, e poi accappò con gran sudore 
l'auentura di Francelina, e del dono, ch'ella volle, che le promettesse, con la 
festa, che le fece la regina di Tessaglia sua madre. Cap. XV. 

Come Polendo si partì per Turchia con Ozalias, e Francelina con la re- 
gina sua madre se n'andarono in corte dell' Imperatore, dove furono assai hor- 
reuolmente riceuute. Cap. XVI. 

Come Recindo, andando cercando di Polendo, vinse in vna montagna 
cinque ladroni, poi liberò una donzella incantata, e combattè molto fieramente 
con Belcaro. Cap. XVII. 

Come smontò Polendo in vn porto presso il castello di Albases, doue era 
il Re di -Tessaglia prigione, e come vinse il torneo, e n'acquistò l'amore di 
Leifida, che '1 condusse dentro il castello di Albases. Cap. XA'III. 

Come Polendo ammazzò il castellano di Albases con quanti u erano, e 
cauo di prigione il Re di Thessaglia, e come nel ritorno ne menò seco à forza 
vna figlia del gran Turco, che la ritrouò per strada. Cap. XIX. 

Come Polendo giunse co' compagni in Costantinopoli, e del grande ho- 
nore, che li fu qui dall' Imperatore fatto, e dell'allegrezza, ch'ebbe la Regina 
di Tessaglia per lo ritorno del marito. Cap. XX. 

Come r Imperatore s'accertò che Polendo era suo figlio, e n' hebbe vn 
sommo piacere, e come si fé egli Christiane, e si sposò con la sua bella e cara 
Francelina, che ne stana tutta lieta, e gioconda. Cap. XXI. 

Come vennero in Costantinopoli gli ambasciatori del Re di Francia, e fu 
Politia isposata con Arnedo, e come fu aperto il libro ritrouato nel tempio di 
Delfo, e quello che '1 caualliero dell' isola serrata mandò a dire all' Imperatore 
Palmerino, oc a donare à Primaleone, che dimandò al padre d'essere fatto ca- 
ualliero. Cap. XXII. 

Come r Imperatore Palmerino mandò per un messo à pregar il Re suo 
padre, che li venisse in corte. & egli s'auiò per venirui con honoreuol compa- 
gnia. Cap. XXIII. 

Come Ozalias chiese a Polendo, che gli recasse la promessa ad effetto, & 
egli il fece, dandogli Marenzida per moglie, & il suo regno di Tarsis, al quale 
s'auiò tosto Ozalias. Cap. XXIIII. 

Come partito Rifaran per essere in Costantinopoli combattè con I.ecefin, e "1 
vinse, poi conosciutolo se n'andarono in Alemagna, dove furono con gran ca- 
rezze riceuuti dall' Imperatore Trineo, e si fecero christiani amendue. Cap. XXV. 

Come il Conte di Pieres Francese mantenne in Costantinopoli otto giorni 
giostra, e come Tirendo uinse tre valenti cauallieri. e n'acquistò perciò l'amore 
della Duchessa di Borte. Cap XXVI. 

Come gionti in Costantinopoli Belcaro. e Recindo vinsero il conte di Pie- 
res, e fecero molto in arme, conosciuti poi furono da tutta la corte con gran 
festa riceuuti. e di quello, che fé Tirendo con la Duchessa sua. Cap. XXVII. 



126 HUGUES VAGANAY 



Come giongendo il Re Fiorendo con la Regina sua moglie in Costan- 
tinopoli vi furono con supremo honore dall' Imperatore lor figliuolo riceuuti, e 
come furono armati cauallieri Primaleone, Abenunche, iSi Arnasin, e come fu- 
rono isposate Politia, e Francelina. Cap. XXVIIl. 

Come Primaleone, & Abenunche, deliberato come si doueano questi tor- 
nei fare, li recarono ad effetto e come di tutti ne riportò sempre Primaleone 
r honore. Cap. XXIX. 

Come venendo al torneo Perechin da Duazo per ammazzare Primaleone» 
e vendicare Gridonia fu esso morto, e perche cagione fu edificata la rocca di- 
uisa, dove fu posta Gridonia per sua sicurtà. Cap. XXX. 

Come Recindo, hauuta Melisa per sposa, se ne ritornò in Ispagna, oc 
Arnedo con la sua Politia in Francia, & tutti gli altri Re medesimamente à 
lor regni & come morì il Re Fiorendo, & la Regina sua moglia. Cap. XXXI. 

Come Valido figliuol del Re di Boemia per hauere Gridonia per moglie 
venne à combattere con Primaleone, e ne restò morto, il medesimo auenne al 
gigante Lurcon, che venne per questo effetto istesso à disfidarlo. Cap. XXXII. 

Come don Duard.o s'accese di Gridonia, veggendola dipinta, e come con- 
dotto per vn strano caso in vn monasterio di donne, vi accappò una strana 
auentura, che vi era. Cap. XXXIII. 

Come fu don Duardo menato dalia donzella in casa del Duca di Borse, 
perche una sorella del Duca pensaua incantarlo, & darli una figliuola del fra- 
tello per moglie, che n'era innamorata, ma egli ne scampò. Cap. XXXIIII. 

Come nauigando don Duardo prese in vna nane di Mori, che l'assaltarono 
Zerfira figliuola del Soldano di Persia, e la mandò a stare con la bella Gri- 
donia. Cap. XXXV. 

Come il caualliero del cane ne andò con la donna in casa del Rè Frisolo; 
il quale à prieghi di lui lasciò à costei la sua terra, e come si portò in vn 
torneo, che qui si fece ; e poi con alcuni, che l'assaltarono. Cap. XXXVI. 

F. ly 2 V." TAVOLA 11 Del Secondo Libro. 

Come don Duardo disfidò Primaleone accusandolo di tradimento per la 
morte di Perechin da Duazo, e come si trovò preso da un dolce e soave sguardo 
dell' Infanta Flerida. Capitolo I. 

Come combattendo fieramente Primaleone, e don Duardo, entrò Flerida in 
mezzo à dipartirli, e come Primaleone sdegnato si partì secretamente dietro à 
costui, e di quel, che per strada gli avenne. Cap. IL 

Come intese Primaleone da Gibber tutta 1' historia delle cose di Gridonia, 
e n'entrò in vn gran pensiero per lei, e deliberò di andare à vederla, & a soc- 
correrla contra il conte di Chiarenza, che la volea per forza. Cap. III. 

Come Primaleone, e Gibber ammazzarono il fratello del conte di Bronze 
con i suoi cinquanta, e come andarono a vedere Gridonia, e quello, che il I-eon 
fece, con quanto passò fra loro in questo primo ragionamento. Cap. IIII. 

Come attaccato il fatto d'arme, Primaleone ammazzò il Gigante, e '1 Prin- 
cipe di Chiarenza, e fu cagione di poter vincere il nemico, ondo il Duca di 
Monteuelo pieno d' inuidia volse far rivolta, e vi restò ferito. Cap. V. 

Come il Caualliero Gibber mandò vn messo à faro questa nuoua della vit- 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 127 

toria intendere alla Duchessa, l'allegrezza che Gridonia ne fece, e quel, che ri- 
spose al messo di questa nuoua. Cap. VI. 

Come finita la guerra, Primaleone, e Gibber se ne ritornarono alla Du- 
chessa, dalla quale, e dalla figliuola furono con gran festa riceuuti, e di quello 
che Gridonia, e Primaleone ragionarono insieme. Cap. VII. 

Come Primaleone uinse à battaglia Irmelo principe di Puglia, e come poi ven- 
nero nuoue alla Duchessa della morte del Re di Apollonia suo fratello. Cap. Vili. 

Come don Duardo ragionò con la Infanta Olimba tutta la sua passione amo- 
rosa dalla quale fu consolato assai, e come egli uinse, & ammazzò il Soldano, 
e fé Soldano Mosderin, racquistandoli tutto lo stato. Cap. IX. 

Come don Duardo se ne venne in Costantinopoli, dove per poter vedere 
la sua bella Flerida si finse figliuolo di un giardiniero, e quello, che fra loro 
molte volte nel giardino passò. Cap. X. 

Come r Infanta Flerida scoperse ad Artada tutto il suo cuore, la quale 
la consolò, il meglio che potette, e de gì' intertenimenti, ch'ebbe qui nel giar- 
dino da don Duardo con la sua donna. Cap. XI. 

Come stando l' Imperatore in sala, uenne vn brutto huomo con la sua con- 
trafatta donzella per mano, e pregollo che '1 facesse caualliero, il quale prima 
spauentò Flerida in sala, e poi si portò da ualoroso nel campo. Cap. XII. 

Come don Duardo vinse, & ammazzò Camilote à battaglia, poi seguendo 
Maimonda per torle la ghirlanda, abbattè giostrando da cauallo Polendo, & 
Abenunche. Cap. XIII. 

Come don Duardo hebbe la Ghirlanda di Maimonda, e volendo tre caual- 
lieri difensarla, egli combattendo con loro, tutti tre gli vinse, e lasciossi vedere 
da Marinte. Cap. XIIII. 

Come don Duardo se ne venne in Costantinopoli, e die la ghirlanda al- 
l' Imperatore, perche la desse alla più bella donzella, c'haueua ne la corte, & 
egli la diede alla Infanta Flerida sua figliuola. Cap. XV. 

Come don Duardo vinse, & ammazzò in battaglia il Conte di Burdeo, che 
lo disfidò per la ghirlanda di Maimonda, e come poi ritornò nel giardino à 
vedere ia sua Flerida, e quello, che di notte vi passò. Cap. XVI. 

Come Torque andando cercando di Primaleone, fu in vn bosco da Lecefin, 
e da Rifaran assalito, e come conosciutisi insieme se ne vennero con gran piacer 
insieme di compagnia ne la corte dell' Imperatore d'Alemagna. Cap. XVII. 

Come r Imperatore Trineo mandò Triolo suo figlio con bono essercito in 
soccorso della Duchessa di Borgogna, alla quale s'erano ribellati molti suoi 
uassalli, e della vittoria, che Triolo vi hebbe. Cap. XVIII. 

Come lasciando Gibber nel gouerno del ducato di Ormede, Primaleone 
con la Duchessa, & con Gridonia se ne andarono in Apollonia, doue fu solen- 
nemente incoronata Gridonia Regina di quel regno. Cap. XIX. 

Come Primaleone con le genti sue senza l'aiuto del Conte di Masarin 
ammazzò Gristamo, e ruppe il suo essercito. di che fu fatta una grande alle- 
grezza in Apollonia da tutti. Cap. XX. 

Come il Conte, e Primaleone assediarono Greste dentro vna città, doue 
s'andò a saluare, ma egli fugge e fu recuperata la città con tutto il resto del 
regno, e quello che ragionarono i duo amanti insieme. Cap. XXI. 



HUGUES VAGANAY 



Come Primaleone seguitando Oreste per mare fu dalla fortuna portato à 
Tura, che si trouaua da Triolo assediata, onde egli ve l'aiuto in modo, che la 
pigliarono, e si diede à conoscere à Torque. Cap. XXII. 

Come Triolo fu sposato con Viceda Duchessa di Borgogna, e pregò per 
vna lettera l' Iniperator suo padre, che hauesse voluto dare \'alarisa a Lecefin 
per moglie, & egli per suo amore gliela diede. Cap. XXIII. 

Come andando Primaleone con l'altre sue genti trauagliato dalla tempesta 
del mare, si trovò ne 1' isola di Cantara, che n'era in quel tempo signore il 
gigante Gataru. Cap. XXIIII. 

Come combattendo Primaleone col gigante Gataru, stando per hauerne la 
vittoria, fu dal gigante con vno inganno in quel palagio incantato. Cap. XXV_ 

Come don Duardo stando del continuo con la sua bella Flerida nel giar- 
dinetto à spasso, la fé donna, e quanto ella di questo atto si risentì, e n'hebbe 
dolore insieme col suo amante, che fatto l'hauea. Cap. XXVI. 

Come venuta in corte dell' Imperatore vna donzella con vna auentura d'un 
specchio, molti cauallieri vi si prouarono senza accaparla, e venutoui poi don 
Duardo l'accappo. Cap. XXVII. 

Come restò tutta la corte di mala vogli'a per la partenza di don Duardo, 
e specialmente l' Imperatore, e la sua bella figlia, come Iddio lo guidò e con- 
dusse neir isola dou'era Primaleone incantato. Cap. XXVIII. 

Come don Duardo combattè col gigante Gataru, e lo vinse, e liberò Pri- 
maleone da quello incantamento insieme con la donna signora già dell' isola, e 
con la figliuola. Cap. XXIX. 

Come Primaleone raccontò tutti gli amori suoi a don Duardo, e gli disse 
chi egli era, e volendo all' incontro sapere da lui chi egli fusse, don Duardo 
il pregò, che non volesse saperlo. Cap. XXX. 

Come navigando Primaleone con 1' armata giunse in una Isola che n'era 
signore un cortese caualliero, dal quale fu assicurato à gire in terra per tutto 
quello, che gli facesse bisogno. Cap. XXXI. 

Come Primaleone uscito a caccia con Palantino, e con molti altri s' ap- 
partò col -suo scudiero solo, e trouando il gran Patagone, il vinse e ammazzò 
i suoi dui leoni. Cap. XXXII. 

Come ritornando in Apollonia quel caualliero, che non volse aspettare, 
che Primaleone fusse libero, die nuoua eh' egli fusse morto, e del gran pianto 
che Gridonia ne fé, e quel che il caualliero dell' Isola serrata ne le disse. Cap. 
XXXIII. 

Come Primaleone navigando vinse il caualliero del braccio, che hauea 
vinto Greste, e della festa, che si fé in Apollonia del suo ritorno, e di quello 
che col gran Patagone si passò. Cap. XXXIIII. 

Come Bricco ricchissimo caualliero hebbe una sola bellissima figlia chia- 
mata Finca della quale il Re di I.acedemonia, tosto, che la vidde s' innamorò 
e come Tarnae suo figlio la ritrouò nel giardino. Cap. XXXV. 

Come Tarnae fé donna Finca, & venendo qui il Re ritrouò il cauallo del 
figliuolo, & inteso con le sue arti quello che hauea con la donzella passato, 
pieno di sdegno l' incantò in un certo luogo, e ritornando, ritrouò, che Finca 
haueua per dolore ammazzata con la spada del suo amante se stessa. Cap. XXXVI. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 129 

Come don Duardo giunto in Lacedemonia andò a liberare il misero Tarnae 
e con gran difficoltà, & affanno il cauò da quello incantamento, e la festa che 
ne fu della Regina sua madre, e da gli altri fatta. Gap. XXXVII. 

Il fine della Tauola del primo cS: secondo Libro di Primaleone. 



1597- 

LIBRO TERZO 1| DEL VALOROSO, !1 E STRENVO CAVALIERO l 
PRIMALEONE, || Figliuolo del buono Imperatore |) Palmerin d'Oliua, |1 Per M. 
Mambrino Roseo da Fabriano. \\ [Marque] 1| IN VENETIA, MDXCVII. 1| Presso 
Gio. Battista Bonfadino. 

In-8 de 189 ff., 4 ffnc, i f. blanc. 

F. [i]. Titre. — v.°, blanc. 

F.- 2. LIBRO 11 TERZO J DEL VALOROSO, l e strenuo Caualliero Pri- 
maleone, 11 figliuolo del buono Imperatore || Palmerin d'Oliua. — F. 1S9 v.° Il 
fine del Terzo Libro. 

F. Aa 4. TAVOLA il DEL TERZO |1 LIBRO. 

Come il gigante Gataru se ne venne in Costantinopoli, come hauea à don 
Duardo promesso, è raccontò quanto gli era con Primaleone prima, e poi con 
Don Duardo accaduto. Gap. I. 

Come Prido venne in Costantinopoli cercando di don Duardo ; onde à 
segni fu tosto conosciuto in questa corte eh' egli era il caualliero del cane. 
Cap. IL 

Come venendo Clodio con lettera de la Infanta Olimba à Flerida. li fu 
tolto il cane, onde venne a dolersene con l' Imperatore, e con quello che Fle- 
rida fece e disse quando vdì che era del suo luliano. Cap. III. 

Come havendo Prido fatte meraviglie in arme con i cavallieri, che havean 
tolto il cane, soggionse Gatarù à soccorrerlo, e ricuperarono Maiorte, e come 
Clodio parlò con Flerida nel giardino e le die la lettera. Cap. IIII. 

Come Tarnae fu incoronato del regno di Lacedemonia, e come l' Infanta 
Padritia amando con tutto il cuore don Duardo fu da Bellageri ingannata, 
ingravuidata d' un figliuolo, che fu poi buon caualliero. Cap. V. 

Come don Duardo perdonò a Bellageri, e come nauigando trouarono una 
donzella, che dimandò loro aiuto in uno suo bisogno, e la soccorsero, liberando 
un caualliero da un certo tradimento che gli si ordina. Cap. VI. 

Come la figliuola della Signora dell' Isola d' Hircan hebbe di don Duar- 
do un figliuolo, che fu poi Re di Scptia, e come ritornato don Duardo à ve- 
dere Flerida, la giardiniera li colse insieme, & ne fé gran romori, & il marito 
di lei la racchetò. Cap. VII. 

Come don Duardo appontò la partenza, che douea fare con l' Infanta Flo- 
rida secretamente, e come poi la trasse di casa del padre, e menolla doue era 
Olimba. Cap. Vili. 

Come auistesi le donzelle della partenza dell' Infanta Flerida lo fecero 



HUGUES VAGANAY 



tosto intendere all' Imperatore, il quale si mostrò in questo caso molto costante, 
e prudente, ne uolse, che caualliero alcuno le andasse dietro. Gap. IX. 

Come stando Primaleone di mala voglia perchè Gridonia non daua ordine 
à douersi partire seco, come promessa gli hauea, fu da Torque consigliato di 
quanto far douea par cauarla di casa sua. Gap. X. 

Come usciti à caccia mentre Primaleone va per ammazzare un gran porco, 
Greste capitando à sorte la doue era restata Gridonia, la tolse con Zerfira. e 
postele in barca le portò via. Gap. XI. 

Come don Duardo, e compagni ammazzando Greste con gi' altri suoi, libe- 
rarono Gridonia, e Zerfira, e mentre, che le dimandauano chi fussero, sopra- 
gionse Primaleone, che veniua dietro alla donna sua. Cap. XII. 

Come Primaleone, e don Duardo hebbero una crudelissima battaglia in 
mare, & incantati finalmente dal caualliero della Isola serrata, furono qui senza 
sentirsene essi nulla, condotti. Cap. XIII. 

Come la Regina di Apollonia, quando intese quello, che era à (rridonia 
sua figlia accaduto, ne fece un doloroso, e strano lamento. Cap. XIIII. 

Come il caualliero dell' Isola serrata ritornò Primaleone, e Gridonia ne i 
lor sentimenti, e fegli vedere insieme, il medesimo fece à don Duardo, e Fle- 
rida, che ne sentirono sommo piacere. Cap. XV. 

Come il caualliero dell' Isola serrata scoperse à Primaleone chi era don 
Duardo, e quanto gli era con Flerida sua sorella accaduto, e pregandolo che 
li perdonasse, fu fatta fra loro la pace, e come poi appontarono quanto à fare 
haueuano. Cap. XVI. 

Come r Imperatore Palmerino promettendo un dono ad un caualliero, partì 
solo con Polendo suo figlio, & liberato eh' hebbe da una oscura prigione Bei- 
caro con molti altri giunse nella Isola di Ordan. Cap. XVII. 

Come giunse il Re di Lacedemonia all' Isola serrata, e fé gran festa con 
don Duardo, che li disse chi era Primaleone, e come poi fecero una cruda bat- 
taglia con le genti del signore dell' Isola d' Ordan. Cap. XVIII. 

Come hauendo l' Imperatore inteso da Torque, che i cauallieri principali 
de li nemici erano Primaleone, & un caualliero straniero di gran conto, ne restò 
forte merauigliato, & mando un messo al figliuolo. Cap. XIX. 

Come Primaleone venne à vedere l' Imperatore suo padre il quale perdonò 
à don Duardo, & à Flerida, e poi con doppio parentado quietò e pacificò que- 
sti duo cauallieri signori dell' Isola serrata, e dell' Isola d' Ordan. Cap. XX. 

Come ritornati Primaleone, e don Duardo nell' Isola serrata furono con 
gran piacere riceuuti dalle donne loro : & isposata Artada con Prido si parti- 
rono per Costantinopoli. Cap. XXI. 

Come nauigando uenne un' Augello, e tolto Risdeno il nano se lo portò 
via volando, e lo lasciò in una Isola, di che sentì grande affanno Primaleone, 
e determinò di trouarlo ogni modo, e delle strane, & grandi auenture, che gli 
accaderono in questo viaggio. Cap. XXII. 

Come don Duardo deliberò di andare à cercare di Primaleone, onde 
smontate quelle signore à terra con buone guardie si mossero finalmente, oc al 
fonte delle colonne fu lor fatto grande honore. Cap. XXIII. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALTENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 131 

Come don Duardo trovò Primaleone à battaglia con quelli cauallieri, e 
con la sua gionta li posero in fuga, e come rihebbero il nano, e ritornaronsi 
alle donne loro. Cap. XXIIII. 

Della festa grande, che la signora dell' Isola fece à tutti quelli signori, 
e li mandò la Infanta Camperà perchè 1' aiutassero, e la riponessero nel regno 
del padre, che egli era stato tolto. Cap. XXV. 

Come accettato Maiorte dall' Infanta Campora per suo caualliero, entra- 
rono in barca è nauigando con prospero vento giunsero in Costantinopoli. Ca- 
pitolo XXVI. 

Come il Re di Lacedemonia, e Torque fecero intendere la venuta di quelli 
cauallieri, e signore & dell' allegrezza, e festa che ne fé tutta la città la notte 
prima che smontassero. Cap. XX\'II. 

Come il dì seguente smontarono tutti quelli cauallieri con quelle signore 
à terra e della festa grande, che ne fu fatta per tutto, e con quanto honore 
& carezze furono riceuuti. Cap. XXVIII. 

Come Primaleone discoperse à Gridonia chi egli era e le pose la sua testa 
in mano con una spada, per che facesse di lui quello, che le piaceua, & ella 
finalmente li perdonò. Cap. XXIX. 

Come Primaleone fu isposato con la sua bella Gridonia, e della gran festa 
che di questo accasamento molto tempo si fece in Costantinopoli. Cap.. XXX. 

Come Gridonia si lamentò forte con Flerida, che le hauesse tanto tempo 
tenuto ascoso eh' ella era sorella del caualliero della rocca diuisa. Cap. XXXI. 

Come don Duardo fu isposato solennemente con l' infanta Flerida, e delle 
gran feste, che ne seguirono e con che merauiglioso spettacolo comparue in 
sala il caualliero dell' isola serrata. Cap. XXXII. 

Come Maiorte fu discantato dal caualliero dell'isola serrata, e gionsero le 
genti del Re d' Ingliterra, le quali vscirono à riceuerle Primaleone, e don Duardo 
con molti altri honorati cauallieri. Cap. XXXIII. 

Come Primaleone à preghi di Gridonia mandò vn messo à la Regina di 
Apollonia sua madre, e come Maiorte, e 1' Infanta Campora hebbero licenza 
d' andarsi via. Cap. XXXIIII. 

Come Bellageri gionto in Xicea, e ritrouando morto il fratello fu esso 
creato Soldano, e poi recò la sorella in Costantinopoli, e quello che costei passò 
con Flerida, e con gli altri nel giardino. Cap. XXXV. 

Come Maiorte e Gataru suo fratello, e la Infanta Campora partirono con 
tutte quelle genti verso il Regno di Paraz, del quale si era insignorito il Re 
di Aturben, & nella lor prima gionta presero una buona terra, e la città di 
Paraz. Cap. XXXVI. 

Come essendo il Re morto, e presa la città di Paraz, fu canata la Re- 
gina di prigione e furono tosto con gran festa accasati insieme Maiorte, e l'In- 
fanta Campora. Cap. XXXVII. 

Come r Imperatore Trinco mandò Vernao suo figlio alla corte dell' Im- 
peratore Palmerino, e come vi fu costui ben riceuuto, e dell' accasamento del 
Re Tarnae con Vilisarda. Cap. XXXVIII. 

Come Palantino gionse prima al caualliero Gibbcr. e poi alla Regina di 



32 



HUGUES VAGANAY 



Apollonia, la quale si risentì molto che la figliuola auesse tolto Primaleone 
per marito, ma consolata finalmente da suoi Baroni s' avviò tosto per uenire 
à uederli in Costantinopoli. Cap. XXXIX. 

Come auistasi Garnadaia di Morinte si lamentò al 1' Imperatore del torto, 
che riceuuto n'haueua, & egli glielo die per marito, e come nel quarto giorno delle 
nozze di Primaleone giunse la Regina di Apollonia in Costantinopoli. Cap. XL. 

Come entrata nel palagio la Regina di Apollonia, e inteso dalla figliuola 
come si trouaua contenta, perdonò anch' essa à Primaleone, e quello che Gibber 
e' 1 Duca di Normandia dissero. Cap. XLI. 

Come affrontandosi nel torneo Primaleone e '1 Duca di Normandia, com- 
batterono insieme, e Primaleone il vinse e per farlo curare uscì dal torneo, 
per la cui partenza quelli della parte contraria restarono vincitori. Cap. XLII. 

Come Primaleone visitò del continouo il Duca di Normandia, e poi 
che' 1 uidde sano gli diede una figliuola del Re Frisolo per moglie, & egli tosto 
se ne ritornò con la sposa à casa sua. Cap. XLIII. 

Come ritornando don Duardo in Inghilterra con la sua bella Florida, vi 
furono assai ben riceuuti dal Re suo padre, e dalla Regina sua madre, e tutti 
i principali del regno, e dell' amore suiscerato di 'fruendo uerso Flerida. Ca- 
pitolo XLIIII. 

Come nella festa, che si fé per la uenuta di don Duardo, Fruendo restò 
uincitore del torneo, e ritornato in palagio, facendo gli altri gran festa, egli 
morì d' un subito per 1' amore di Flerida, per la cui morte cessò la festa. Ca- 
pitolo XLV. 

Come il Soldan Bellageri, e Zerfira se ne ritornarono in Nicea, doue fu- 
rono ben riceuuti, e come Forque, e l' Infanta Olimba se ne uennero nel regno 
di Rumata e della festa che vi fu fatta, e come Vernao fu isposato con Ba- 
silia. Cap. XLVI. 

Come Gibber hebbe Rianda per moglie, & andò gouernatore del ducato 
di Ormede, e come di quattro figli, e' hebbe Primaleone, I' ultimo chiamato 
Piatir fé gran cose in arme per amor di Sidela figlia del Re di Facedemonia. 
Cap. XLVII. 

Come entrò nella sala del Re di Facedemonia un caualliero vecchio con una 
grande auentura d' una spada, la quale non potette niuno, se non solo Piatir, 
accappare. Cap. XFVIII. 

Chi era il cauallier vecchio che portaua quella ricca, e buona spada al 
collo, e la cagion, perche egli qui in questa corte venisse. Cap. XFIX. 

Come Piatir gionto in Parigi vinse il Duca di Bertagna, e li tolse lo 
scudo, & come visitando Riccarda l'accese stranamente di se, poi se ne ritornò 
finalmente in Lacedemonia. Cap. F. 

Come Riccarda, & Robino suo padre se ne vennero prima in Costanti- 
nopoli, poi in Facedemonia per ritrouar Piatir, il quale tosto il conobbe, e 
quello, che vi passò, con quanto egli poi, mentre uisse, fece. Cap. FI. 

Come r Imperatore Palmerino per vna strana auentura morì, e de le molte 
cose che nella sua morte accadderono. Cap. FII. 

IF FINE. 

F. [A a S] blanc. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 133 



1597. 

LA 11 QUARTA PARTE 1| DEL LIBRO DI H PRIMALEONE. li NOVA- 
MENTE RITROVATA 1 <& aggiunta, tratta dagli antichi Annali H de gli Impe- 
radori di Grecia nella H lingua Italiana. H Per M, Mambrino Roseo da Fabriano. 
1! [Marque] U IN VENETIA, MDXCVII. 1| Appresso Gio BatHsta Boiifadìiio. 

In- 8 de 8 ffnc, 263 fF., i f. blanc. 

F. [a]. Titre — v." blanc. 

F. a 2. IVLIVS PAPA III. 

MOTV PROPRIO &c. Cum. sicut accepimus, dilectus lìlius Michael Tra- 
mezinus bibliopola Venetus nobis nuper exponi fecerlt, ad communem omnium 
studiosorum vtilitatem sua propria impensa, diuersa opera Latina, & Italica, 
ipsa Italica, tam ex Latino, & Hispanico idiomate translata, quam Italica fa- 
cere ; miniraeque translata, hactenus non impressa, imprimi facere intendat : du- 
bitetque ne huiusmodi opera, postmodum ab alijs, sine eius licentia impriman- 
tur, quod in maximum suum praeiudicium tenderet : Nos propterea eius im- 
demnitati consulere volentes. Motu simili & certa scentia, eidem Michaeli, ne 
praedicta opera, hactenus non impressa, & per ipsum imprimenda, per decem 
annos post eorundem operum vel cuiuslibet ipsorum iinpressionem à quocum- 
que sine ipsius licentia imprimi, aut ab ipsis, vel ab alijs vendi, seu in eorum 
apothecis, vel alias venalia, praeterquam à dicto Michaele impressa vel impri- 
menda, teneri possint, concedimus, & indulgemus : Inhibentes omnibus & singu- 
lis Christi fìdelibus tam in Italia-, quam extra Italiani existentibus, praesertim 
bibliopolis, & librorum impressoribus, sub excommunicatione latae sententiae 
in terris vero vSancte Ro. Eccle. mediate, vel immediate subiectis, etiam du- 
centorum ducatorum auri, camerae Apostolicae applicandorum, & insuper amis- 
sionis librorum poenis, toties ipso facto, e^ absque alia declaratione incurrenda 
quoties contrauentum fuerit, ne intra decennium ab impressione dictorum ope- 
rum, nec cuiuslibet ipsorum respectiue competandum, dieta opera, tam Latina, 
quàm Italica, hactenus non impressa, & per ipsum Michaelem imprimenda, sine 
eiusdem Michaelis expressa licentia, dicto decennio durante, imprimere, seu ab 
ipsis vel alijs praeterquam à dicto Michaele impressa, iV imprimenda, vendere, 
seu venalia habere, vel proponere, vel ea, ut supra, haberc audeant. Mandan- 
tes vniversis Venerabilibus Fratribus nostris Archiepiscopis eorumque Vicarijs 
in spiritualibus generalibus, & in statu temporali Sanctae Rom. Eccl. Etiam 
Legatis, & Vicelegatis, sedis Apostolice, ac ipsius status gubernatoribus, vt 
quoties prò ipsius Michaelis parte fuerint requisiti, vel eorum^aliquis fuerit re- 
quisitus, eidem Michaeli efiìcacis defensionis praesidio assistentes, premissa ad 
omnem dicti Michaelis requisitionem contra inobedientes, & rebelles per Cen 
suras Ecclesiasticas, etiam saepius aggrauando, & per alia iuris remedia aucto- 
ritate Apostolica exequantur : Inuocato etiam ad hoc (si opus fuerit) auxilio 
brachij secularis. Et insuper quia diificile admodum esset praesentem Motum 
proprium, ad quaelibet loca deferri : Volumus & Apostolica auctoritate decer- 
nimus, ipsius transumptis, vel exemplis etiam in ipsius operibus impressis pie- 



:34 HUGLES VAGANAY 



nam, & eandem prorsus fidem vbique tam in ludicio, quam extra haberi, quae 
praesenti originali haberetiir. Et cum absolutione à censuris ad afFectum prae- 
sentium, & quod sola signatura sufficiat. Et ne de premissis, aliquis ignoran- 
tiam praetendere possit, quod praesens Motus proprius in Acie Campi Floris, & 
in Valuis Cancellariae Apostolicae huius almae Vrbis affigatur, àc ibidem per 
affixionem publicetur, & quod "sic affixus, & in ipsis operibus per tempora 
impressus per eundem omnes quos tanget, ac si eisdem personaliter intima- 
tum foret, expresse volumus, oc mandamus irritum & inane quicquid secus 
contigerit. Praemissis omnibus constitutionibus, & ordinationibus Apostolicis, 
caeterisque in contrarium faciem non obstantibus quibuscumque. PLACET I. 

[On noterà dans ce privilège l'absence des titres des ouvrages. A'oir celui 
de Palmeriìio d Oliva dans cette mème revue (IX, 177)]. 

A tergo. Anno à Natiuitate Domini Millesimo quingentesimo quinquagesimo 
Indictione octava, Die vero vigesima tertia mensis Octob. Pontificatus Sanctissimi 
in Christo patris & Domini nostri, Domini lulij diuina prouidentia Papae tertii, 
Anno primo. Retroscriptae Literae aflftxae & publicatae fuerunt in locis retro- 
scriptis per me lacobuni Caratum Cursorem. Maturinus magister Cursoruni. 



F. a 3. TAVOLA DELLA 1 QUARTA PARTE [ DI PRnL\LEOXE. 

Come, oc donde nacque l'errore, perche il fine del libro terzo di Prima- 
leone non va ad affi-ontarsi con il libro di Piatir, per mancamento di alcuni 
fogli lasciati à dietro dal traduttore, & l'errore di alcuni nomi equiuocati. Cap. I. 

In qual modo Darineo primogenito dello Imperador Primaleone fosse criato 
dal cauallier dell' Isola Serrata, ìs: per qual cagione lo leuò dalla corte del- 
l' Imperador suo padre. Cap. IL 

Chi fosse la Maga che fece infermare Darineo principe di Costantinopoli 
& per qual cagione, iS: il modo che tenne à venir in Constantinopoli per farle. 
Cap. III. 

Come fosse armato caualliere il donzello della Sirena, et la gran fama 
sparsa del suo valore, li come venne alla corte della Reina vna auuentura per 
laquale fu forzato il cauallier della Sirena di vscir dell' Isola. Cap. IIII. 

Quel che auuenne nell'amore fra il Principe Darineo, et la bella Infanta 
Sirena, & che Lodemia appalesò il successo del fatto suo h. Darineo, et quel 
che fece. Cap. V. 

Che Darineo fu armato caualliero dal Re Gilandro di Caucaso, «S: dell'a- 
uentura che venne alla corte della Reina, & come egli li diede fine. Cap. VI. 

Che fu il donzello della Sirena armato caualliere dal Re di Caucaso, & 
come comparse nella gran sala vn vecchio con una spada cinta incantata, & 
che prouandouisi il cauallier della Sirena ne ebbe 1' honore, & gli fu la spada 
cinta dall' Infanta. Cap. VII. 

Che il cauallier della Sirena giunse nell' Isola Galuana combattendo col 
Gigante Marione, & I' uccise. Cap. VHI. 

t'À mivre). Hugues Vagaxay. 



I MANOSCRITTI DELLA LIBRERL\ DEL COALM. LEO S. OLSC.HKI 



I Manoscritti della Libreria del comm. Leo S. Olschki 



I. Ambrosius (S.), Arcivescovo di ]\[ilano. 

Examp:i«)N: Saec. XJ\ (29258). 

Membr. cm. 14X10 ; carte 232, ossia 29 quad. da 8 ce. con richiami più una in line 
senza numeraz. antica. Scrittura umanistica, di uniforme eleganza, compiuta l'a. 1446. La 



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" P^ìto .■liiCLià'^U,!* otiU'cA incornila 
'V Vi cr iitci-ii.\t*.i^w une mino ofIcjJ 
j; ^^^i ^uc'-.M'^"r.d<uni«y non natia civ-i 
\^^feiviii Miatcìy f«C t-ni^ .\inficciu 
^'^r'V '■"^■•^"'V'-" • ''^^" ""■ VAcv\h|. lutcìidc 
y^lyttiii fiatfciiiitnciuip de uurcnacttui 




I. A^niROSirs (S. 



e. !'■ ha intorno un vago fregio ad oro e colori inchiudente in alto il monogr. IHS (Jhesus) 
e in basso uno scudo, obliterato negli emblemi. La T iniziale, gotica dorata, com- 
prende una mezza figura di S. Ambrogio, gentilmente miniata, in abito e mitra episco- 



i36 



A. TENNERONI 



pali, additante con la destra un 



libro che tiene aperto con la sinistra. Formano altresì 



l'ornamento di questo pregevol codicetto, assai ben conservato, altre 7 iniziali gotiche 
d'oro su fondi fregiati a colori bianco, rosso, verde e turchino. Postille della stessa mano 
nei margini : parole grecamente scritte. 

- Legat. coeva in asse coperta di cuoio scuro con fregi a secco e fermagli di 
bronzo, restaurata nel dorso. 

Com. a e. i^ « INCIPIT LIBER EXAMERON | SANCTI AMBROSII AR- 

CHIE I PISCOPI.... 
TaNTVMNE 1 opinionis assump \ sissc homiìics. nf \ aliqui etc. 
Fin. a e. 233' « Ego dormini et quian d rcfurrcxl \ quomam domiims.... in 
'omnia secula sectdorum \ Amen. \ Dea gratias Amen \ Libri scriptornn 
bone iefii fac mcliorem- \ 

M°CCCC°XLVJ.'' DTE XXVj" EXPLETUS EST HIC CODEX. | 

Per esser la presente lezione assai corretta, e aderendo in più passi al testo cri- 
tico A^WExameron. a cura di Karl Schenkl (Corpus Scriptorum Ecchsiasticorum Latim- 
nan, voi. XXXVl, V!„Joho>,ac, 1897) è da credere che il codice sia stato diligente- 
mente trascritto da uno degli autorevoli antichi testi ambrosiani ; onde il suo pregio 
conspicuo. 

2. Ambrosius (S.), Arcivescovo di Milano. 

In Psalmum David CXVIII : .S;/,v. AT. (20237). 

Membr., cm. 26X20: ce. 127 numer. recentemente in lapis, di cui mancano 4 
nell'ultimo qùad., scritte a 2 col. con richiami ai 16 quadd. Minuscola romana uma- 
nistica di una sola mano, ugualmente corretta, con iniziali gotiche diverse di grandezza, 
alternantisi in turchino e in rosso a ciascun capo e suo titolo, rubricato. Vi si ammira, 
a e. I' , in mezzo alla maggiore iniziale L, messa ad oro e colori con fregio, che s, 
estende nel marg. Int., una figura intera, miniata, di S. Ambrogio in veste e mitra epi- 
scopali seduto e scrivente in un rotolo membranaceo. Nel marg. inf. della stessa e. uno 
stemma a colori rosso e verde : croce rossa con tre chiodi, puntantivi al pie e ai due 
lati, eretta su sei monti. 

- Le-at posteriore in cuoio rosso detta a piccoli ferri, assai elegante ; taglio do- 
rato intaccante leggermente la e. .^ ; residui di serici fermagli. Al centro d'ambo i lati 
esterni, uno stemma cardinalizio, sul cui scudo è dato oggi scorgere soltanto una testa 
d'aquila sormontata da corona d'oro. 

Salvo un lieve restauro al marg. medio delle prime 3 ce, il cod. può dirsi assai 
ben conservato. 

Com. a e. i^ « Sancti AMBROfij Mediol.anexsis archiepiscopi, super 

Be\T[ I IXMACULATI \ LlBER INCIPIT FELICITER. 1 
LICET 1 MIS I TICA | QVEQVE 1 VELYTI | tube increpuerit sono etc. 
Fin. VExpositio a e. 127^ « Cepit in hortis esse ecclesia, postquam \ m liorhs 

pass?is est christns. finii, deo gratias \ 



I MANOSCRITTI DELLA LIBRERIA DEL COMM. LEO S. OLSCHKI 



>3; 



Dimostrando la correttezza del codice come sia derivato da un pregiato antico testo 

ambrosiano, si potrà consultarlo utilmente per l'annunciata edizione critica di quest'opera 
che va fra le maggiori di S. Ambrogio. 



jj^^ìtì anit:o<>l 'f(^tiia"i< Arctncpi l?lg Bh 
, 'uvnuculun tibcr jnnptr'rclu 



WT 



IVEkTI 

^ nmc. 

nmjUm ni.1311 in^ qiuiitiii m (o crai 
Lir ftijio pfilim n" fii'iiu, circi juur ^yirù. 
qJicmfmmfAi dactniu moiAu'fic 
, nuvìc^onnìl" c< proUciuli diiladiiM 
ctc!cceir.iiiTrt".tnn4i> rmlat. ^,^c^R«^plc 
' n)\ ica.Cmc}^\m pùlmmi; CmiCd^M 
Ixnm .h<fiìàtT Inu i^iic tiua.Ktq- .crnmar 
Ccntcfmtm ne af octuntt^lcirujm pfifni 
ticlud pinti Itómf tolcin iiicruknio fi:r 
ncntt aien iii jntccb lilm oftinut.cnit. 
nr ncq- irumnm ormriimiplà cvOTtfa.tn 
tuCptrm xaCnCqdxm (cnUcfddKhif cLù 
tm Aliqd pftch (flcnAeni dctapcnt; qK 
pfmoTilai'IvbiTOjdtgctTirlót nrqncid 



ommficin rfiio v1>ii rc1"ntTo:nrt^7|| 
re<h fumiif in nouitire iute pfti«c«,'K 

.n..min.i irft^», [V^Kwrnn fth. d 

dò ii(;qium>.fe(jnk,at. ncinmndL.» 
inwrurumru'<ituifit.V,«iyiU£lK qi 
«un xp. r.:t-iin«H«nò.-,l-,^(-„,i,a.. 

iTUtC ffcitim Ht plcru puroatw I n.j.^ ^ 
lutwiriprùJnm ms Kii.njj/dtVijS^Ji; 
ne i*fUii fUoaftnmn tini xhtoiitri 'tutt 
duiùr dioti . vr infljniiAmr.viiiatfi»^ 
Cifrjitifnivi-iiin aUlhiiitnm uditi 
boftu TcJ ^lufit-jnstiironiTtUir. iqi, 
riinfd itttiniifjTrjrJ' trrunVo«<5wr,ciit 
«pan i(Tc tnl>riir.twi- . iw»^»rrftinA> 
cK 
fn Imluraiir pùlmi Jlti' K e [TJr 
11 1 .. .-. tdatf.^jju^Jtur r^fc 

priltn* fuTio dmiiii.t v-.-ir, 

poptUol >^ut Jcum iit\rucnl 
tinir.lplJqao^i làwtn t(t - 
h£brc#<itnitVjtun riTnrr.ir»^ 
gjyaftottif iu.-uj.iai; Imuv... Mumi fuim 



d) pc(^.>c 




tnafcon pimle^ ittgó» ptmf bac clcmaptlf «rfaawntf Ijrif (tu("4|Oi«inaf.C«^S»*'1"'' 



oObjif 



jilkliur di(cófiufii.iiriiinr. iti cr no: 
ttwn ctonti(*iifud«r<utn'miiò(lt. L ri. 
linofU'ixtaiot'ticrlitlirf'adictipr.r. ur tim 
awnaà dxcKT no* pbrjluarc.VmnTà 

d f uij-.nà-. Ucripti iafiaB^( 
Ocbiu àdw vU.'ptirpiit^nc {"cxlsèt 
q: cetani die <itnu-illcir»eUcpnifjfi 
pL-n futuu ed; X qu-..' ror"miid>uccujn.-r 
CTjr pc-onf nti(' « liptt ilUi'vcllunifclui 
but-A'h 



dic<'is1iu«cticni.=- 






imurplolniuf p* Kif tóif «n fvV.' 
intnapii» iitHUnlcrnm di^t"f>^>-< ' , 

iti(ci-ipniri!u-<rnir. d.:nu^ iiu»nrii«l«n. 
ualiif b.ttvnr. A finguUfu^jfcOfif.n^iU- 

- ^li^ieip«6ia<> dortvini dintuj- -.j 
rifc"U«fiU' 4wtJ<:quuii{ur <lcKS'pi. 




^. Antonino (S.), Arcivescovo di Firenze. 

Il COXFESStOXALE IN VOLGARE : Sei-. XV. (9854). 

Cartac, cm. 15X11; carte scritte 190 più due bianche in tine con numeraz. antica, 
delle quali mancano le 186-188; quadd. regolari da io ce. con richiami. Minuscola li- 



La BiòUoJUi 






.38 A. TENNERONI 



rraria semiangolosa per una sola mano, uguale e corretta ; iniziali gotiche e rubriche in 
bosso. 

— Legai, settecentesca in cartone coperto di stoffa rossa. 

Nel verso del 2° risguardo una nota di pertinenza, cancellata, e un richiamo biblio- 
grafico di quest'opera. 

Il codicetto è di ottima conservazione. 

Com. a e. I ' « Incipit Confessionale in uulgari | fratris Antoni; de 

FLORENTIA ORDÌ | NIS FRATRUM PREDICATORUM. | 
OMnis mortalium cura quam \ multiplitium studiorum \ labor cxcrcct.... Dice 

sancto feuerino nello libro \ chi fa de la philosophica consolatione ch\c] \ 

tuta la cura et follicitudine di viortali la \ qual etc. 
Fin. a e. I53'' 4.. ...ma \ non dopo da la dita eia. Amen. \ Explicit Confessio- 

iialc fratrìs Anto \ nj de Florentia ordinis rredicatoruji. | 

Seguono, della stessa mano, da e. 153' -188", precetti in latino di dottrina cri- 
stiana, e, di car. pili grande ma dello stesso tipo, un salmo da e. 189' - 190' . 

Il presente testo di lingua, citato dalla Crusca sulla rara edizione fiorentina del 
1477, fu denominato anche « Specchio di coscienza » ovvero « Somma dell'arcivescovo 
Antonino ■>•. 

4. Antonino (S.), Arcivescovo di Firenze. 

Il Confessionale compendioso — Le Constituzioni degli Eremiti di 
S. Girolamo, legati in un voi.: .Scc. XV. (201 91). 

I. Membr., cm. 19X14; carte 73 di membrana sottile senza numer. antica. Mi- 
nuscola assai chiara rotondeggiante nelle prime 6 ce, tendente sempre pili all'angoloso 
nelle seguenti. La e. 4'' è girata da un bel fregio, fiorito, messo ad oro e colori, al cui 
pie figurava uno stemma, che ne fu estratto. Compreso dalla grande iniziale S, vi è ri- 
tratto a mezza figura in minio su fondo d'oro S. Antonino, in abito domenicano, di 
età avanzata, acceso nel volto in atto di predicare ; le quattro iniziali delle parti sono 
colorate in rosso e turchino con rabeschi : tocche di giallo le seguenti ai segni paragra- 
fali rossi e turchini ; in rosso le rubriche. 

— Legat. solida in cuoio rossiccio, ad imitazione delle antiche in asse e borchie. 
Sul dorso in auree lettere : 

Aiitoiiiua I Della Confessione \ M. S, \ Pergaincti. \ 

Il cod. è ben conservato, non essendovi offeso il testo dalla mutilazione dei marg. 
inf. ad alcune carte. 

Precedono da e. i^ - 3^' le « Rubriche de qiiisto libro chiamalo Atitoiiina : \ qual 
irata mirabclmcnlc de la confessione.... 

Com. a e. 4"^ « el CONFESSIONALE DOMANDATORIO compendio I fO (;-0E EREUE 

MOLTO UTILE AI CONFESSORI.... | 
Sono mancati i fcrutatori \ foe inquisitori i quali inqui \ reno foe cerchano 

per scruti \ neo conio dice el psalmista \ etc. 



1 MANOSCRITTI DELLA LIBRERL\ DEL COMM. LEO S. OLSCHKl 139 



Fin. a e. 73'' « et dal suo /'upcrìorc [alito che \ in artlailo de mortr Laus 
I dro I ...0.. 




Amrrosus (S.), In Psatimtiii David CXÌ'III: Saec. XV (Legatu 



II. Le Consutuzioxi degli Eremit: di S. Girolamo, fath- a Padova l'a. 
1444: Sa: XV. 



A. TENNERONI 



Cartac, cm. iq 14 ; carte 37 con numeraz. antica intaccatavi dal taglio : ne manca 
" e, probabilmente bianca. Scrittura libraria minuscola, rotondeggiante della metà del 
XV ; iniziali gotiche filigranate e titoli in rosso, note al margine di 2 mani diverse. 

In buono stato di conservazione. 

Com. a e. 2"^ .. Jesus | Nel nome del nostro Signore Messere Jesu 

CHRISTO et I del NOSTRO PADRE SaNCTO HIERONIMO. InCOMEN | ZANO 

Le Constitutione nostre. Cioè poueri | heremiti dela cokgre- 
gatione del Beati frati | Pietro de fisa. Proemio. [ 

Ciinciosia coffa che ogni Religione et \ ogni congregationc.... però imi poueri 
heremiti de la \ congregatìone del Beato fratrc pietra \ de li Galandi da 
pisa vulgar mente appetì \ ati heremiti de /aneto hieroninio. nelo \ amio di- 
ta natruitadc del nostro signore messere I iesii christo mille qiiatroccnto 
quaranta qaatro essendo congregati ne la \ cita de padoa ne lo luoco no- 
stro il quale e ftmdato et constructo in lionore de \ dio.... Ne pare et 
piaxe de fare \ et de ordinare alcune Constitutione, le \ quale ogniuno de la 
Congregationc., nostra \ haòia ad oòsernare quanto .tia possibile a la fra- 
gilitade hiimana.... Non inteitdendo niente di \ meno per questo de 
innouarc o de fare \ alcuna Regula nona, via si una Coinpa \ gaia et 
Confraternitadc Caritativa : etc. 

A e. 3"^ — ■ 4' , r indice dei XXXXIV Capituìi, in che divise le Coiistifii/ioih. 

De la humilitade de dio et del proximo. Capitolo primo. 

De la Obseruantia de le Constitutione de Sancta chiesia. Capitalo secundo. 

Qvali debono esser li Rectori e li Sacerdoti. Capitiilo tertio. 

De la Amonitione del Rectore. Capitolo quarto. 

De la Obedieiitia et Reuerentia che se debbe hauero ali padri .spirituali. 
Capitolo quinto. 

De la sancta pouertade. Capitolo sexto. 

Del Silentio. Capitolo septimo. 

De la Vigilia de la nocte et de lo Exertitio corporale. Capit. octauo. 

De la Sancta Oratione. Cap. nono. 

Como debbono dire le bore quilli che non sanno lo offitio. Cap. decimi". 

De li Sufragij de li morti. Cap. XI. 

De la Abstinentia et de li degiunii. Cap. XII. 

De la Benedictione de la mensa et lectione. Cap. XIII. 

Como li seculari non si menino in reffectorio. Cap. XIUI. 

De la Disciplina. Cap. XV. 

In che modo si debbe dormire. Cap. XVI. 

Del modo de dire sua Colpa. Cap. XVU. 

De la Confessione et Comunione. Capitolo XVIII. 

De li Capitoli et de la Conuentione de fratelli. C"ap. XVUII. 

De lo habito et Vestimente. Cap. Vigesimo. 

Como ninno debba usar singularitade. Cap. XXI. 

Como si debbe domandare la benedictione quando si uà fora de casa et 
quando si torna. Cap. XXU. 



1 MANOSCRITTI DELLA LIBRERIA DEL COMM. LEO S. OLSCHKl 



Como ninno intra in cella d'altri senza licentia. Cap. XXIJl. 
("omo ninno impare littera senza licentia. Cap. XXILII. 
Como ninno debba scriuere senza licentia. Cap. XXV. 
Como solo lo Rectore debba Custodire et dispensare le Elemosine. C 
pitolo XXVI. 



^^y 






JLoment-.^ clcrnKrlù'n.ilcdom^nc/Htojio crpcndio 
fo cocbi-cilcmo(rt>iittlf .uconftrTòri cr.idqiiil/icB 
fc tuna-nl-Jiio -p.-n-tx piini.l. 

^o'no in.-incf>.in ni-; iir.itr;i 
l eoe iiii;]iiilÌR>:t u^ii.-ilDiiiym 
■ Vt.Tioooccxid7.liiop(.rrcr(in 
nco rtmo dii-v.^l pl•^'l'"lHl 
;_T'jic)iiiIìnjii eoe ctraitPiidi 
."f^cc»:.-'c'i ..■(c.iìr.-iii fTinoicon 
fv (Ti; ; . St (cin mi IO e l.< It) 111 
j'i none eoe ixcvi c.inoin. Kiti 
ll.^ ctmKnioiie Nelqii.^l.idr 
pei' 3) molti confVtloii ziieiie 
bhiiiWóheiie erfi/rfiaeiicemère ne/.iii 
dire delecontxnìoiie etp(onfè<jiin; t?i.ìc.i!io iiilede 
U^^ideidio molto otfi-nd. indo. M^.^cod^e u-ctìilò 
ri flonin.4iicÌ7><Tio crcfjccvnlìdci.iiio Si/i^fitemi.- 
rci^ieliocfje -idelh iihonelb.ierde.ifniii etoblei ir- 
nacpicHo cfjdicel^imruTfJiii^jiihno nel denetodepeni 
txiin.idiihnch_oneK-«Me.1pioilopnie'cue^ii.ivci.ire^ ,^i 
bene el indio: IpiriDi.iie <f> coli tomo ef iicm b.i cbniefj^ 
(b pecidode nC£)iiiti/i/ nifi ci non ni.iTid^'del dono di: ' 
Cacntul.lL^ liidicwna potrthiqmilT itqnieie cbc|iicl 
lo ffiiciiiencperm.inc.tdiudii-inj llipLiditn iiei.ido 
<hA eldilxfiiiitv i!njiiiIìtTOecr1iibn!ii-en:rcf>.irDtcr.-iirw 
et ^«htteilTiCJin: don wndi Jet ptiiinnu-.jiiellc colle lei 
i^ii.ll lu( tÌMli peiutii^il.-i iiorebe ocniJt;ire 
coire adenionih-.itl^ieftltodochnefcD |i iioiif 
ali.»! dicbciiocnèr nel buono conférTojc (^ »""'■' 
che liibi.i 1.1 awc^JoiM et p^reihi cotti petenti: de poterv 
Wtfobieirt46r*ccuiidiirii><fcc}.lbi.iritffineiilrtrcer, 
0.1 ctrcb.i t^crtp '4L.^evaod7tJj6ic.idiligT.ntv Tifili: 
tionc coediiii.indc<iapen3»<Ji C SlJii.irtì) -ilprnnod? .-S 
bibi.i linckmwdcde.Aud'rt IccDntxflfbncleniièidi '" 
ordine c k pdic^ta ?» »yiicr.imentE<tc .iltriordiiicdi >n 
dicHiiti. C^pTTiti.i cdc bcfcgno * ni b.ibi licenoafò 
òiii'Vo d.i mio piati eoe nio Iiip^rici i non fbl.i^rci 





Antonino (S.), // Coiifessiona/c Cotiipi'>idioso : .Sec. W. 



Como si debbeno receuero li hospiti. Capitolo XXVII. 

("omo si debbono tractare li Infirmij. Cap. XX^^II. 

Como li libri masarie et ("osse de .Sachristia se debbeno tenere mnnde. 

Cap. XXIX. 
De le fabriche del luocho. Capitolo trigesimo. 
De li Errori intollerabili, ("ap. XXXI. 



A. TENNERONI 



De li Errori tollerabili. Cap. XXXII. 

Che modo si debbe tenire Circa li nouizi. Capitolo XXXIII. 

Como li padri possano agiungere e miniiire a li predicti Capitoli. Capi- 
tolo XXXIIII. 

De li Girovaghi. Cap. XXXV. 

Como non se Confessino monache. Cap. XXXVI. 

In che modo se debbe Celebrare Lo General Capitalo. Cap. XXXVII. 

Ovale debbe essere il Generale Rectore et li soi Vicarij. Cap. XXXVIII. 

De li Capituli prouinciali. Cap. XXXIX. 

Del modo di Visitare li luochi. Cap. quadragesimo. 

Como lo Generale et li soi Vicarii possano commettere ad altri le uice 
loro. Cap. XXXXI. 

Como ninno possa innouare cossa alcuna ala Compagnia. Cap. XXXXII. 

Como le nostre Constitutione siano lecte ogni mese una uolta. Cap.XXXXIII. 

Del modo di uestire li nouizi quando fano professione. Cap. [XXXXIIU]. 

Fin. a e. 37' « (7 /// altro liioclw ho ii està r uri con \ /'paio de tutti li fratelli 

Dea gratias Aiuru. \ 
Finiscono le nostre Cojìstitutioue — Laus ileo \ Salus. Vita et Bencdictio : \ 

Al verso dell' ultima e. leggonsi appunti sulla professione del novizio, scrittivi da 
mano diversa e posteriore. 

(Co7itimta). A. Tenneroni. 



Saggio di Bibliografia Egidiana 

(EGIDIO COLONNA o ROMANO) ( ) 



e). Ebraiche. 



Laurenziaaa ... — Pluf. I cod. 22, carati, rabbin. sec. XV, in 4. picc. di fo. 78. 
Contiene a pag. 7, secondo il BlSClONt (pag. 15) un « Trac- 
tatus practicus Aegidii de Regimine muliemm » che credo 
sia un frammento del De reg. principuin. 

d). Sfagnuole. 

Biblioteca dei duchi dell' Infantado a Madrid. 

Libro de los principes trad. de latin en romance, sec. XIV. Cfr. 
Gl'ori/. Stor. d, leti, ita!., I, 355. 
Biblioteca Phillips a Chettenhatn. 

Cart., sec. XV. Cfr. L.VJARD, p. 538. 



vedi La BibliofiUi 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA EGIDIANA 



ri. I.VGI.KSI. 

Biblioteca del Collegio Balliol. 

N. 329, autore Tommaso Occlerc. Cfr. Lajard, 536'. 

f). Portoghesi. 
? Ne alTeima il BARBOSA (Bibl. Liisil. to. IV', p. 542) l'esistenza 

e ne crede autore D. Fedro infante di Portogallo, figlio del 
re D. Giovanni, per consiglio forse del padre, che faceva gran 
conto di questo libro ; ma nessun codice ne vedo citato dai 
bibliogratì e dai biografi di Egidio. 

II a. — POSTERIORA — EDIZIONI 

1. (1478). /« //w .• PreclarilTlmi Philofophi ac fundatiflìmi logici Egidii Romani com- 

mento in libros pofleriores analècticorum .\riftotelis deo fauente maxime finis 
impolltus est per Joannem iacobum de puteo feltrenfem extraordinariam philo- 
fophie in tiorentinimo gymnafio patauino legentem et Petrum de nardis de 
fancto angelo ingenti diligentia emendato, imprefa (sic) vero et ingenio Petri 
manfer normani rothomagentls ciuis Pataui impreffo. Anno dei optimi M°CC- 
CCLXXVIir diei XXVl" febriarii. 

In fo., carat. gol-, cun segn. La stampa si apre con una lettera dedicatoria dell'autore: < , ) Enerabili 
uiro ex anglorum fpeciabili profapia oriundo Stephano de maulay » ecc ; e si chiude con quattro versi la- 
tini : . Si quis ab inllanti circo defendere fefe etc. Ramulius Armini Catai S. >. H testo comincia : < ( ) Hilo- 
sophus in teriio de anima uolens estendere » ecc.. e termina con una doxologia : • Vere ergo in te sunl omnes 
thesauri scientiae et sapientiae. Tu ergo sis omnium mcorum laborum praemium > ecc. ecc. 

L'edizione è descritta dal Hain Ino. 135) e dal Bm .-ìkt, e accennata dal Lajard (p. 450) e dal Mat- 
tioli ip. 135) e da molti altri. Un esemplare se ne trova nella biblioteca universitaria di Bologna (cfr. Ca- 
ronti, p. 4. sotto Aegidiiis) : un altro nel Museo Britannico (cfr. PROtrroR. no. 6793t • "" ^"'^° "'"^ Casana- 
tense di Roma. Si tratta di un'esposizione didattica dei Posltriori Analitici d'Aristotele fatta per via di que- 
stioni {Dttbilaret forte aliquis titrttm ecc.) ; e costituisce per avventura l'opera piti importante che Egidio ci 
abbia lasciala riguardante la logica. La logica, egli dice e a lungo si trattiene a dimostrarlo, più che una 
scienza è un metodo per imparare. Parla anche diffusamenle del sistema platonico delle idee € forme astratte 
che erano il principio e il modello delle forme della materia sensibile, e servivano a perpetuare queste forme 
esterne nei vegetali e negli animali per via di generazione, e impresse nell'animo nostro erano il principio 
della scienza, di guisa che l'imparare non era che un ricordarsi. • Dislingue la dottrina, propria del maestro. 
dalla disciplina, conveniente al discepolo. Trova più deboli gli argomenti della rettorica, l'entimema e l'esem- 
pio, da quelli della dialettica, il sillogismo e 1' induzione, perché « l'entimema non è che un sillogismo smez- 
zato e l'esempio è una parte dell' induzione » ecc. ecc. L'opera scritta a richiesta di Stefano di Maulay, sa- 
rebbe piaciuta anche molto, a detta degli scriitori agostiniani, al re d" Inghilterra. Ignoriamo peraltro se questo 
Stefano appartenesse alla famiglia di quel Pietro di Maulay che al tempo della spedizione del principe Luigi 
di Francia fu uno dei più ardenti partigiani di Giovanni Sen/ateria 

2. (1488). Excellentinìmi artium et sacre theologie doctoris domini | Egidij Romani 

Archiprefulis hituricentis . ordinis bere- | mitarum sancti AuguHini in libros 
posteriorum Arift. expolltio | ( ) Enerabili viro ex anglorum fpectabili pro- 
fa | pia oriundo domino Stephano | de maulay ecc. 

Iti fine : Uenetijs per Bonetum locatellum . fumptibus Domi- | ni Octauiani 
Scoti . fexto idus maij. 1 488 i Si quis ab instanti ecc. (due disi, tu onore d'Eg.) | 
Regiftrum ecc. 

In fo., s. num.. con segn. a,-qi, senza richiami, in car. gol. a due col. Comincia: < Philosophus in 
tertio de anima eie, benedictus in s,T;cula sjpculorum. Amen. » Bellissimo esemplare legato originariamente in 
tavole rivestite di cuoio con fregi, nella biblioteca Nai. di Firenze, proveniente dalla « ei bibliolheca Augu- 
i Cortonensium 17S8 » come dice Vex-libris incollato nel i>«r<<i della tavola anteriore. — Altri esero- 
nclla Comunale di Bologna, a Brera, nella Maician.i. ecc 



144 G. BOFFITO 



3. (1488?) ....Ib.,.. Ib.... — Per Bonetum Locatellum, in fo. — Cfr. Haix, n." 137. 

4. (1495). Pofteriora Egidii. [ Expolìtio Egidij romani super libros-| posterie?: Arifto- 

telis cum textu eiuf | dem nouifTìme optinie recognita. cun | ctifque errori-] 
bus expur | gala. 

In fine: Uenetiis per Bonetu^ locatellum. fumptibus Domi- | ni Octauiani 
Scoti, quarto kalendas lanuarias. 1495. Regiftrum ecc. Finis. 

In fo., car. got.. a due col., di e. 134 num. nel redo dalla seconda, iin. 66 nelle pag. piene, con leu 
. (segnatura a-2) : « ExcellentilTimi anium t sacre iheo-' 
134 r., 2 a col.) l'insegna dello siampalore con le lei- 



iniz. ornale, e 


on segnature ne 


quad 


a,-r3. 


Alla 


logie . ecc. ( 


come sopra neli 


ed. de 


I_,ft^(. 


In l 


lere CSM. 










L'esempi 


are della Nazlon 


ale di 


Firenze 


Ine 


pelle ed ha i 


margini posti! 


ali. Un altro 


Sem 


dall' Olschki 


(Monumenta ec 


e. no 


«8q, p 


-,io 


Venezia. Olschki, 1896, 170 n. 


4Ó0) 







nab. .\. 4. 15) è legalo originariamente in tavole ricoperte di 

mpiare è nella Universitaria di Bologna ; un terzo è posseduto 

Calai. 35, RìcAe et précieitse collection d'incunahtes eie. 

nel Museo Britannico (cfr. Proctor, no. 5063) ; un quinto a Brera. 

5. (1500). Expositio Egidi Romani | fuper libros Pofleriorum ! .\riftotelis cum textu 

eiufdem. 

In fine (e. 128 /•. col. 2'); Uenetijs per Simonem de Luere. sum | ptibus 
domini Andrea Torrefani de Afula. | . 18 . Maij . 1500. | Regiftrum ecc. 

In fo., di e. 128 numer. nel recto dalla 2.a, delle quali la 128* rimane bianca, car. gol. a due col., grosso 
e piccolo, con segnai, t ij-l6 iiij, senza richiami. Un. 69 nelle pag. piene. Son lasciali in bianco gli spazi per 
le maiuscole. Nella 2 a e. r. : * Escellentillimi anium et sacre theoìogle doctoris » ecc. (K. sopra]: in fine ì 
soliti disiici Ialini e indi le note bibliografiche. 

Esemplare nella Marucelliana, nell'Angelica e nella Nazionale di Roma e nella Marciana. 

6. (1513). Posteriora Egidii. | Expositio Egidii Romani su- | per libros posteriorum 

Ari I stotelis cum textu eius | dem nouissime opti 1 me recognita. cun | ctisque 
errori- ] bus expur | gata )5<. 

(In fine, e. 1-^4 r. col. 2.a, iii pìinc. :) Expiicit perutilis expositio Egidij Ro- 
mani in libros ] posteriorum .\ristotelis demum acuratissime emenda- | ta : in 
pristinumque candorem reddita. Mandato et impensis | heredum nobilis viri 
domini Octauiani scoti ciuis Modoe- 1 tiensis et sociorum impressa Uenetijs pei 
Georgium arriua- | benum Anno reconciliate nativitatis. 15 13. xij. Julij. | Re- 
giftrum etc. 

In fu., di e. 134 num. nel recto dalla 2. a ; car. gol., maggiore e minore, a due col., senza rlch. ; con 
segn. aj-rj ; Un. 65 nelle pag. piene. Esemplare ncll'-^ngelica di Roma. — Cfr. anche Laj.4RD p. 151 e 
Panzer. 

7. (1520). Egidius super libros Po- \ Iterioruni .\ristotelis. 

Egidii Romani : Doctoris ClaiilTimi ordinis bere- 1 mitaruni fancti Auguftini : 
in libros Pofterioi' .\ri \ stotelis profundilTìma commentarla: cuj duplici te- 1 
xtus tranllatione : antiqua fcilicet : Z Joannis Argy \ ropili bicantij : nunc primuj 
addita. Nouissime post | omnes imprelliones vbiq^ terraru^ exculYas : colla- | tis 
multis exemplaribus : adamuftìm recognita : cun | ctifqj mendis expurgata. 
Adiecto infuper copiofo | reptorio nouiter excogitafo : quod oès cum philol'o | 
phi conclufiones ; tuni etia^ Doctoris ipftus, Egre- | gij quesita : Z notabilia 
.\lphabetice demt)lhat. 

In fine: Uenetijs mandato Z expensis nobilis viri dui Luceanto- | nij de 
Giunta Fiorentini: Anno domi- | ni. 1520. die. 2. Aprilis. | Registrum etc. 

In fo., di e. 147 num. nel recto della 2.a con ó e. s. n. in fine, contenenti il repertorio; car. gol. a due 
col , magg. e minore, con rich. nei quad. e segn. a 2-t 5. Nel verso del front, l'ep. dedic. : < Lu- | cas olcbi- 
nensis philosophoram infimus felicitatem. 1 Egidii Romani » ecc. Esemplare nella Nazionale di Roma. 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA EGIDIANA 145 



8. (1530). Posteriora Egidii. | Egidii Romani Doctoris Clarissimi ordinis | Eremitarum 
Sancii Augustini : in Libros Posteriorum | Aristotelis profundissima commen- 
taiia. Cum duplici textus translatione antiquae scilicet et Joannis Ar- | gyropili 
bizantii : nunc prirnum addita. Nouissi- | me post omnes impressiones vbique 
terrarum | excussas : collatis multis exemplaribus ad- | amussim recognita ". 
cunctisque mendis | expuigata. Adiecto insuper copio- | so Repertorio nouiter 
excogita- I to quod omnes cum Philo- | sophi conclusiones tum etiam | Doctoris 
ipsius egre- | gij quesita : et notabi- | Ha Alphabetice | demonstrat | MDXXX. 
In fine : Impressum vero Venetijs omni cura et diligentia | sumptibus here- 
dum. q. Nobilis viri domini Octauia | ni Scoti Ciuis Modoetiensis ac socio- 
rum I Anno salutiferi partus Virginei ] MDXXX Die vero XXV | Augusti. 
Andrea Griti ] Inclito Venetiarum | Principe | Registrum ecc. 

In fo.. di e. 147 num. dalla 2. a, più ó carte in fine di Repertorio, car. gol. a due col., segn a 2-t 3. 
Precede la dedica : * \'enerab. viro ex angjonim spectabili prosapia oriundo dno Sleph. de Maulay ecc. Philo- 
sophus in V' de Anima volens ecc.. e. 1.(7 r , s.a col.: « tu ultima raea merces qui cum patre > ecc. Esemplare 
nella bibliolcca Nazionale di Firenze. nell'Alessandrina e C.isanalense di Roma, e a Brera. Registrata dal Panzer. 

II b. — POSTERIORA — CODICI 

Laurenziana ... — PI. XVI sin., cod. 4 ; perg., 244 x 344, sec. XIV, a due col., 
legat. orig. in tav. rivestite di cuoio e tela, con le iniz. 
miniate, di ce. 158. A e. i r., col. i" : « Venerabili uiro 
et anglorum | spectabili prosapia oriundo domino Stephano 
de maulav ecc. Philosophus in tertio de anima uolens osten- 
dere » ecc. Termina a e. 156 :•., col. 2", in calce: « ....be- 
nedictus in secula seculorum Amen. Explicit sententia libri 
posteriorum edita a fratre Egidio Romano ordinis fratrum 
heremitarum sancti Augustini » ecc. 

Nazionale di Firenze. — 11 Santa Croce C. 5 ; membr. in fo. 

Bodleiana di Oxford . — .^lisc. CCCLXXIII col titolo Comiiicnt. in An's/oh/is Anaìyt. 
posleriora, fum praefatione ad Steph. de Maulauno. Cfr. Cata- 
logi codicum mss. Bibl. Bodl..^ pars 3°, Oxonii, i854,pag. 886. 

.\sserisce il I.ajard (p. 431) che codici di quest'opera si trovano nella Bibl. Nazionale di Parigi, all'Arse- 

1 Bruxelles e nella bibl. d' Oxford e di 
Cesena. PI. to, no. 3. Cfr. Mucctot,o 



ale, a Tolosa, a Bordeaux, nella 1 


bibl. reale dei duchi di Boi 


:ambridge. - Un codice se ne trnv 


ava nella biblioteca Malates 


i. M.. r.alol codi. mss. .Ua/j/es(iJ 


rn.ie Caesen^lh hhl . Caese 



111 a. — DE PECCATO ORIGINALI 

I. (1479). Tractatus ibiennis fratris Egidii de ordine fratrum Angudinienrmm de pec- 
cato originali. 

/// fine : Explicit tractatus l)reuis et utilis de originali peccato editus a fratre 
Egidio Romano ordinis fratrum heremitarum fancti Augullini impreffus et finitus 
Oxonie : a natiuitate dni M.CCCCLXXIX. XIIIl. die 14 mentis Marcii. 

In 4", car. got. con segn. Comincia: « Ego ciim sim pulvìs ei cìnis loqiiar ad Domìnum meum, dlcens : 
Domine Deus.... * Questo traltalello cì presenta l'esempio d' un curioso acrostico, giacché dalle iniziali dei 
7 capìtoli che lo compongono, si raccoglie il nome di Egidius. « Ego cum sim pulvis ... Gratlae ìnnixus auxìlio 
.... lustitia Dei exigit . .. Dubitabaiur a multis .... Ista fuìt objectio .... Vehemens dilTìcultars oritur.... Sunt non- 
nulli. > Riguardo alla condizione dei bambini morti senza baucsimo, Egidio manifesta un'opinione analoga 
a quella di Dante. 

I/ediz. è registrata dal Hain, con qualche inesaitczza. no. 132 e dal Brunkt. Lo stampatore sarebbe staio 
Th. Roodil: co?ì almeno suppone il Proctor. ÌI quale ne registra un'edizione del Musco Britannico, no. 9745. 

la BibìiofìHa, anno X, dispensa 4" I9 



t40 



G. BOFFITO 



2. 1:523). Quaestiones disputatae de resurrectione mortuorum ; De gradibus formarum 

accidentaliucn ; De gradibus formarum in ordine ad Cliristi opera ; De inten- 
tionibus in medio ; De differentia Ethicae, Polificae et Rhetoricae ; De Prae- 
destinatione, praescentia, paradiso, purgatorio et inferno ; De peccato originali ; 
De arca Noe ; De articulis fidei. 
Neapoli, per Antonium Frizis de Corinaldo, 1525. 

In 4'\ Cfr. Lajard p. 5ÓD ; e per la descrizione di questa miscellanea vedi avanti no. XXVI di questa 
nostra bibliografia. 

3. (1555). Primvs Tomvs | Opervm D. Aegidii Romani | Bitvricensis Archiepiscopi, 

Ordinis | fratrvm eremitarvm | Sancti Avgvstini. 

Librorum hoc volumine contentorum Catalogum mox \ versa Pagina indi- 
cabit (sotto, tifi' iticisioiie in legno rappresentante Cristo in croce con attorno la 
scritta: Malieus haereticorum Avgvstinvs Lvx doctorvm). 

Romae | Apud Antonium Bladum | MDLV. 

In questa collezione in fo, delle opere egidiane, rimasta al 1" tomo, dì cui esistono esemplari nella Na- 
zionale fiorenlina, nella Biccardiana ed in molle altre biblioteche, si trova con proprio frontespizio e niiraera- 
zione insieme ad altri opuscoli ristampato anche il trattateilo De peccato originali. Eccone la descrizione : 

D. Aegidii ecc. Tractatvs | Centra Exemptos, Antistitibus & Religiosis 
maxime necessarius | Eivsdem, De Diuina Influentia in Beatos | Eivsdem, De 
laudibus Divinae Sapientiae | Eivsdem De defectu et deuiatione malorum culpae 
et peccatorum a Verbo j nvnc in Ivcem editi | Quibus adiunximus Eiufdem De 
Praedestinatione, Praescientia, Paradiso | et Inferno : item De Peccato Originali 
Tractatus vtilissimos ] ac falutares, Dennò accuratius recognitos | Cvm indice 
rerum ac verborvm copiosissimo. 

Romae j Antonij Biadi Imprefs. Apost. Characteribus [ Annvs erat Christi 
natalis | MDLV. 

In fo., di e. 52 num.. precedute da 6 e. s. n. ifront-, ind. anal., errata). 11 l" trattato comincia: « .\ugu- 

test, Nam nec ipse summus pontifex hoc facere posset sicul oec etìara Deus posset aliquam naturam creatam a 
se eximere. Et in hoc terminatur hoc opus vel hic liber quem intitulari voluimus » ecc. 11 30 trattato comincia 
a e. 21 r. : « Dignatus est > ecc. ; finisce a e. 23 >• , sa col. : • silentio praelerire > 11 3" trattato comincia 
a e. 24 r. : < Intes muitas » ecc. ; finisce a e. 34 r., 2.a col. : « saecnlorum Amen >. 11 trattato de PraeJ. 
comincia a e. 34 v., col. 2. a : « Post distintionem » ecc. : finisce a e. 45 r,, 2.a col. : « et in hoc erit summa 
foelicitas honorum quia videbunt se evasisse tantam miseriam et adcptos tantam gloriam. Cuius gloriae nos 
parlicipes faciat Ch. j. » ecc. lì 40 dei trattati enunciati comincia a e. 45 ;■., l.a col.: « Placuit nobis propo- 
nete > ecc. termina a e. 48 i'., 2.a col. : « peccatorum a Verbo >. Il trattato De ficcato orig com. a e. 48 v., 
l.a col. : . Ego cum sim pulvis >. termina a e 52 v.. 2.a col. : • Sed tu prò tua pictate misererc nobis ut 
facie ad faciem te videre possimus qui es benedìctus in saec. saeculorum Amen ». — Il Centra Exemptos è 
diviso in 2Ó capi ed è rivolto a dimostrare con l'esempio dei Templari e dei canonici secolari come le esen- 
zioni concesse dal pontefice ai mendicanti, agli ordini regolari ecc., siano spesso cagione di disordine ecc. 
Vedi più oltre. 

(1-12) Opuscula varia etc. — Coidubae, ex typ. Augustiniana, 17 12. 

Ili b. — DE PECCATO ORIGINALI — CODICI 

I nella Bibl. di Subiaco . . — .Nlemhran., sec. XIV; 0,22X0,10, a due col., di 
lin. 50 ciascuna, rileg. in membr., segn. CCXI, 
senza numeraz., mutilo in fine. — Precedono i 
Flores Bernardi. Cfr. Mazzatinti, 1, 185. 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA EGIDIANA 147 



4 nella Bibl. Vaticana . . . — N.' 813, 853, 196, 4545. — Cfr. MATTIOLI, 166. 

3 » » Naz. di Parigi . — Cfr. La fARD, 5 1 o. 

2 » » dell'Arsenale . . — N.' 355, 532. 

I » » di Cambrai . . — N." 455 (^87). 

» y di Troyes. . . — N." 1475. 

» ^^ di Poitiers. 

3 » » di Basilea. 

» y di Cambridge 

» » di Oxford. . . — N." 68 Merton (attribuito a Tommaso Palmer). 

» » di Vienna. 

> » di Monaco. 

I » (Collezione di Sir Thomas Phillips a Cheltenham. 

1\ a — DE GENERATIONE ET CORRUPTIONE — EDIZIONI 

1. (1480). Textus Aristotelis de generatione et corruptione cum | expositione omnium 

expositorum eius optimi interpetris (sic) \ Egidii Romani Feliciter incipit : 
Anima ut testatur ecc. 

Iti fine (ce. 8 V., col. a.'' ; Impressum patauij. M.cccc.lxxx. die. xxiiij. fa- 
bruarij 1 ingenio et impensa Joannis grandis herbort de silgenstat. 

In fo. gr , s. num., con ser;n. a 2-cc 4, cyr. got., a due col. Q.uesla edizione di cui esiste una copia nelle 
biblioteche fiorentine è ignota ai bibliografi e anche al Hain, il quale, come fa anche il Proctor. no. 6713, 
ne registra un'altra [Neapoli. per magistrum lodocum Hoensieyn, in fo. fa. I480I] senza darne peraltro più 
precida descrizione. — Nel proemio prendendo le mosse da una citazione aristotelica dimostra che l'anima è. 
per così dire, lutto; perchè tutto ciò che è, o è sens'bile o intelligibile : ora l'anima per mezzo dei sensi rac- 
coglie in se tutto ciò che è sensibile e per mezzo dell'intelligenza tutto ciò che è intelligibile. Passa quindi aJ 
esaminare perchè Aristotele abbia fatto precedere la Physica al De Coelo et Mìtndo e questo ai De Genera- 
tione et Corr. • Nella prima opera, egli dice, tratta degli oggetti sensibili rispetto al movimento e allo sposta- 
mento al quale in genere sono soggetti, nella seconda considera questo movimento come tendente a un luogo, 
nella terza come tendente a una forma •. 

2. (1493). Marsilius de generatione | et corruptione cum | expositione | egidii. 

In fine {e. 34 t'. non num.): Explicit textus Aristotelis de generatione et cor- 
ruptione I vna cum expositionibus Egidij de roma ordinis heremitarum | XA 
emptorem liber I Hoc opus etc. {seguono 3 dist. di Ramusius Ario. Cattac). 

In lo. 1^1-., di e. 34 n. num., car. got. a due col., lin 8o nelle pag. piene, s. rich.. con scgn. aij-fiìj. Va 
unito alle Qiiestiones di Marsilio Inguen sulla medesima opera che cominciano nella carta seg, ed occupano altre 
.(( carte s. n. con propria scgn. Nel i-. dell'ultima carta i.a col.: « F.x\ 
neratione et corruptione i Arìst. per cxcellentiss. pbilosophum marsilium 
per doclissimum artium et medicine doctotcm magistium I Nicoletum vem: 
in fio I rentissimo gimnasio patavino legentem. Ac eliam impresse venetìj; 
dino ex monte ferrato • .\nno domini .M.ccccxciij. die .xx. Decembris | 
questa edizione rarissima tacciono il Hain e il Panzer, ma un esemplare se ne conserva nella biblioteca N 
zinnale di Roma, un altro nella bibl. Mazarine di Parigi tra gli incunaboli (cFr. Lajard, p. 459'', un ut 
nella Casanalense. 

(Continua I. G. Boi'UTo. 



iliciunt questio 


nes super libros de ge- 




le. Ac etiam emen date 


am iheatinum 


ordinarie philosophiam 


. 1 per magislru 


m Bernardinum de Tri- 


Incipiunl litui 


i questionum . ecc. Di 



148 NOTIZIE 

NOTIZIE 



The discovery of a Samaritan Book of Joshua. — In The Times of the gtli June Dr. Moses 
Gaster, the well-known Hebraist, described in the foUowing article the discover>' of the Aramaic 
Ms. of the Book of Joshua to which reference is made in an Arabie chronicle of the i2th 
century : Out of the darkness of 2,000 years there emerges now for the first time into the Hght 
of day the Book of Joshua according to the Samaritan recension. During ali that period a ray 
of light has only once broken the darkness. It was towards the end of the sixteenth century, 
when Scaliger, engaged on bis great work " De Emendatione Temporum," entered into cotn- 
munication with the Samaritans in Cairo and obtained from them some copies of their calendar 
and an Arabie chronicle composed in the twelfth century, afterwards called the Book of Joshua. 
Scaliger was an.xious to obtain the Hebrew books of which mention was made in the ietter 
accompanying the book. Years passed by, and in 1598 anotlier Ietter came. The Samaritans 
had ascertained that their correspondent was a Gentile, and they point-blank refused to part 
with their books to Gentiles. Since then nothing had been heard of that Hebrew Book of 
Joshua. Scholars bave spent their ingenuity to prove that a Hebrew text of the Book Joshua 
had never existed, and that the reference in the Arabie chronicle was to some similar older 
compilation in the Samaritan Aramaic langua.ge, or that it was a pure fiction, the clear wording 
in the book and the letters notwithstanding. 

But the book none the less did exist. Last year, on a \ isit to the Samaritans in Nablus. 
it came into my hands, unknown at first by me, and witliout any importance being attached to 
it by the donor, the high priest of the Samaritans, Jakub ben Ahrum. He presented me among 
other writings also with a chronicle of the Samaritans from the times of the entry of the chil- 
dren of Israel into the land of Canaan to our own times, compiled by himself. I then purchased 
from the verger or keeper of the Sanctuar>- what also purported to be a copy of the Book of 
Joshua. Examining the MSS. more carefuUy in London, I found to my extreme surprise and 
delight that the book purchased from the verger was the very book hitherto considered either 
as lost or not to bave existed at ali. In the chronicle compiled by the high priest the sanie 
book formed the first part of the histor\- of the Samaritans, and was absolutely identical with the 
other copy. It has no distinctive title, and is called " Dibrei Hayammim " — i.e., " The Words 
of the Days," the chronicle, a consecutive narrative beginning with a full description of the 
events under Joshua and continued to our own days. It proved to be the source of the Arabie 
clironicle to which the author had rightly referred. 

The great importance of this find lies in its relation to our canonical or .Massoretic book 
of Joshua. It will be shown that the Samaritan recension dates at the latest from the second 
centur)- b.c. 

A short summary of the contents will best explain its character. The history begins 
with the death of ^loses and proceeds on precisely the sanie lines as the Massoretic text in 
giving the narrative of the entry of the children of Israel into the land of Canaan under the 
leadership of Joshua and of the high priest Eleazar. The spies are sent to Jericho and are 
saved through Rahab. Preparations are made for the passing through the Jordan, the waters 
of which part at the approach of the sacred Ark. Then foUows the description of the Pasah 
festival and the lifting of the cloud ; the appearance of the angel of the Lord, the conquest of 
Jericho, and so on until the final conquest of the land ; the narrative ali the while running 
parallel with the narrative of the Massoretic text up to the end of chapter XIII. From bere 
onwards the two texts differ radically. The division of the land among the nine and a half 
tribes. fully described by the Massoretic text in eight long chapters, is condensed in the Sama- 
ritan into one single. The history of ihe building of the aitar by the two and a half tribes 



NOTIZIE 



t49 



uliich returned beyond the Jordan is missing entirely in the Samaritaii. Inslead of these episodes 
the Samaritan has that of a war of the combined forces of the Syrian Kings under the leader- 
ship of a King Shobach against Joshua, and the help which he received from a King Nobah 
uho ruled over the two and a half tribes beyond the Jordan. VVizards witli their enchantments 
assist Shobach and they surround Joshua and lu's troops with seven iron walls, which are blown 
clown by the trumpet sounded by Pinehas, the priest who accompanies Nobah. The hook then 
L-oncludes with the final address of Joshua to the assembled multitude in .Shechem. Eleazar tlie 
high priest dies and is succeeded b\' Pinelias, and .'Vbisha writes then, in the thirteentli year 
after the entry, the famous senili df tlie law uliich is stili the cherished treasure of the .Sa- 
niaritans. 

The -Samaritan difters from the Massoretic also on other though minor points. it oniits 
repetitions and doubles. It Icnows nothing of the incident in Gilgal and the removal of the 
" reproach of Egypt." It knows nothing of the sun and moon standing stili. Precise dates are 
.!,;iven. when various events had happened. The high priest Eleazar plays an iniportant róh- in 
the building of the aitar in Shechem and in the curses and blessings on Mount Gerizim. .•\chan, 
according to the Samaritan, enters a heathen tempie in Jericho and steals a golden idol. His 
guilt is discovered by nieans of the breastplate, the stones of which grow dim and lo.se their 
lustre «hen his name is mentìoned. The allusion to the fathers who " served other gods " 
in the final address of Joshua to the assembled tribes is also omitted in the Samaritan. ( )n the 
olher band, there are added from Deuteronomy and elsewhere some passages designeil ti> 
emphasize the sanctity of Mount Gerizim. Hymns and prayers are also inserted recalling the 
".Song of the three children." 

It is impossible to touch bere, however briefiy, on the numerous problems and ((uestions 
arising out of this new recension. First and foremost stands the question whether its te.\t is 
genuine, and secondly if so, to what period does it belong ? The comparison with the Hebrew 
of the Massoretic Bible must set every doubt at rest. For both recensions agree in a surprising 
nianner in those chapters and verses which they bave both in common. The Samaritan has 
retained ali scarce forms, rare e.Kpressions, and peculiar syntactical constructions of the Masso- 
retic. (An opportunity will soon be given to test this similarity, for the te.xt, with introduction, 
translation, and notes, is appearing in the current issue of the Journal of the German Orientai 
Society). But besides this internai evidence there is the fact that already in the twelfth cen- 
lury it served as the primary source to the Arabie chronicler. In the fifteenth, .\dulfath, who 
wrote his chronicle of the Samaritans under the eyes of the High Priest, and at his com- 
niand, made use of this very te.\t. Moreover, the donor and the vendor of the manuscripts in 
(jnestion are even now unaware of the importance of the book obtained from them for a com- 
liarative trifle. In the isolation of the Mountains of Ephraim none of the problems of modem 
Biblica! criticism bave yet been heard, and.in the twelfth century, when il was paraphased into 
Arabie, no one dreamt of them. The authenticity cannot be gainsaid un the score that it had 
remained unkn(i\\)i for so long a lime. The .Samaritan Pentateuci! itself, though preserved in 
a large nunilic^r .if ni.inuscripts, and not unknown to the Fathers of the Church, stili had re- 
mained unknoun for npwards of 15 centuries or more, until the famous traveller Pietro della 
A'alle discovered it in the year 1616 in Damascus. Nay, the Samaritans themselves were, so 
to say, rediscovered after a lapse of at least one thousand years, ever since the conquest of 
Palestine by the Arabs. Sir John Mandeville was probably the only Western traveller wlio men- 
tioned the Samaritans, and Scaliger who discovered the Arabie Chronicle of Joshua was ai.so 
the first to rediscover the .Samaritans. But the last and most decisive argument which bears 
also on the date is furnished by Josephus. 

The narrative in Josephus's " Antiquities of the Jews " shows a clo.se acquaintacc with 
the Samaritan recension. The High Priest Eleazar plays a prominent part ; the incident in Gilgal 
is omitted. The .illusion to the fathers who " served other gods " is also omitted. Of the 



1 50 NOTIZIE 



niiracle o( the sun and moon standing stili, Josephus speaks in the foUowing terms : — •No» 
that the da\- was lengthened at this time, and was longer than ordinar>-, is expressed in the 
books laid up in the Tempie." This incident was obviously missing in the originai «hich 
Josephus followed, just like the Saniaritan ; he refers. therefore, to other copies " laid up in 
the Tempie." A final and decisive proof is that the description of the division of the land 
aniong the nine and a half tribes in Josephus is a dose copy of the .Saniaritan. Though he 
does not mention Shobach and Xobah he has other legends about the Judges not found in 
our Massoretic text, and found in other Jeuish wrìtings. 

The Saniaritan te.xt must be older than Josephus. if he used it as a genuine and reliable 
source. The histor\- of the Samaritans. and the internai evìdence of the text, sufìice to fix the 
date approximately. The schism between the Jews and the Samaritans look place about the 
middle of the fifth century (432 B.c.l Nothing is known of the relations between the two .sects 
down to the second centur>-, when the feud between the Jews and the .Samaritans had grown 
in bitterness until King Hyrcan captured .Shechem in the year 12S b.c- and destroyed the .Sa- 
niaritan Tempie. Since then, in New Testament times and later, ali through the ages. no further 
intercourse has taken place between Jews an Samaritans ; only recently there has been a change 
for the better. If, therefore, any hook of the Bible was adopted by the Samaritans it necessa- 
rily belongs to the period prior to the Maccabean period in the middle of the second centur>- 
A hook of the Bible woujd only then be adopted by the .Samaritans if it couid serve their 
purpose and strengthen their claim to be the true representatives of Israel. As long as the 
cleavage between the two sects had not grown deep the support of ancient Scriptures, recogni- 
zed by both as authoritative, would be utilized, but so soon as that cleavage had gone too far 
the appeal to the Scripture had lost its point. In the middle of the second centupi- b.c. the 
break had become complete and irreparable, and the .Samaritans would certainly no longer 
borrow anything front their hated rivals. 

The Book of Joshua transports us back to the niost obscure period of Jewish histor>-, the 
period of literar\- activin- with the Law as its centre, and, on the other band, of Hellenizing 
influences. which produced an apologetic tendency. The sacred history shouid be without 
blemish. This is one of the peculiarities of the writings of Josephus, and it is equally pronoun- 
ced in this Book of Joshua. Hence the omission of the incident in Gilgal and the " reproach 
of Eg>pt," and of the allusion to the fathers " who ser\ed other gods." It is also the period 
of the '-additions" to Daniel, Esther, and to other historical books of the Bible. It is the 
epoch of legendary addition to the Bible, such as the Book of Jubilees and. as we now learn, 
to Joshua and Judges. 

One resitlt stands out prominently froni the study of this new text — that, at tlie time 
when the Book of Joshua was accepted by the .Samaritans, it did not forni part of a sacred canon- 
The only book then considered sacred by Jew and Saniaritan was "The Law." They treat the 
Pentateuci! with great sanctit\- and reverence. The histfirical books were then evidently not yet 
invested with any sanctit\- ; they were merely chronicles of events. The text of these books was 
stili in a fluid state. In ali essential points both texts agree ; Massoretic and Saniaritan rest 
ultimately on one and the same foundation. But whiist the Massoretic becomes part of a sacred 
canon, is cared for and prótected freni deterioration by the love and veneration of niìllions, 
the other is left to its fate as a simple secular writing, an historical document supporting in a 
few instances the claims of the Samaritans, but treated with scant courtesy and little conside- 
ration. It has not even been preserved in old nianuscripts. Xone were seen by me. and, as 
the high priest writes, none are in existence. The marvel is that, in spite of these drawback.s, 
the Hebrew text of the Samaritan Book of Joshua shouid ha\e been preserxed in so perfect a 
nianner. The isolation of the Samaritans front the world outside has had the compensating 
merit of making them faithful depositaries of an ancient trust, and if they had any message to 
deliver they bave discharged their task with remarkable tìdelity. .After 2,000 years they bave 



NOTIZIE 



pniduccil the Hook ot" Josliua liilU- changed from llie lorni in whicli tlieir ancestors received it. 
It ìs now llie tuni t'or modeni lìiblical science. 

Dk. (Iaster suppleinented tliese facts and arguments in a lecture on The Seuly disco- 
vcrcd Samaritan Book of Joshua, delivered to the Royal Asiatic Society, at the rooms in Alber- 
marle-street, the i6th Jane. Sir Raymond West presided and there was a large attendance. 

1)R. Gaster's lecture was chiefly devoted to an examination of hypotheses whicli may 
bu advanced in controversion of his belief in the genuineness of his discovery. For the disco- 
vury itself, he said, he claimed no merit ; it was simply a niatter of chance. The primary 
(|iiestion for consideration was that of the genuineness of the document Was it old and ori- 
ginai, or a late compilation or translation ? It was certainly not a modem forgery. There was 
noi a man among the Samaritans of our tinies who could wrìte such Hebrew and who could 
bave SI) dose an acquaintance with the llebrew Massoretic text, as must bave been possessed 
by the editor, or with those questions of liigher criticism which had long agitated Europe, and 
some of which this MS. helped to answer. A forger\- so elaborate and laborious would not be 
undertaken except to serve a politicai object or to bring financial gain ; and these jjurposes 
were not subserved in the present case. There was no demand or inquiry for the hook ; its 
possessors treated it with the utmost indifl'erence, and received no more for it than l'or any 
other copy of a MS. of simìlar extent. It might be suggested that the work was compiled at 
an earlier date, or was, perhaps, a translation from Arabie or Greek. But bere again he would 
:isk. Cui homi / Wliat purpose would bave been served by such an attempi to palm otì" a late 
compilation as an early one. It was not needed to gratify the Samaritans, for their Arabie 
:uid anonymous chronicles included a very expanded history of Joshua — very mudi more than 
the Hebrew text contained. Xo one so well acquainted with the Hebrew text of Joshua as the 
editor would bave retranslated an Arabie hook when he could bave taken it bodily from the 
Massoretic text if wanted. Xo doubt the text sutfered in the course of its long transmission, 
and popular forms and expressions tinged by Arabie influence crept in ; but no adverse con- 
clusion could be drawn from the philological aspect of these interpellations. It was equally un- 
tenable to suggest a translation from the (ìreek, even in the second century, when great .Sa- 
maritan u riters flourished in Egypt, and probably also in Palestine. There was not a single 
hook in existence either among Jews or among Samaritans of that period for which a direct 
lireek source could be found ; and it would be strange indeed if there was an exception in 
this single instance. The work, moreover, was very deftly done. and the omissions and addi- 
tions showed the band of a master, or rather of a .school. Fina^y, the agreement with Josephus 
on many of the points in which the text difiered from the Massoretic must convince the most 
sceptical that this ninclern copy was the reflex and direct copy of a version which in the se- 
cond century was popular and current among the people. Of the internai evidences of genui- 
neness he had already written in The Times, wwfX he only now desired to allude to the paleo- 
graphic evidence and to the parallels supplied by Kabbinical literature. After adducing further 
arguments, Dr. Gaster said, in conclusion, that the discovery opened up new problems for 
higher criticism and could not be without efiect on Biblical science. Il was a ancient book. 
and perchance some .stili older copy might be found in some private coUection, wbere it might 
bave lain unrecognized for some years pasl. Il uonUl reniain f.ir scbolars to test «bai he had 
said, and prove or disprove his conclusions. 

Mr. E. \. Adler, brother of the Chief Rabbi, expressed his disagreement with Dr. Ga- 
ster's belief. There was a Hebrew recension in a book published in Constantinople in 1566. 
and it was stated to be copied from a .Samaritan chronicle, which. in its turn, was said lo be 
derived from a Jeuish iiiidrash. l'ossibly in ibis circumstance ibere was a due to the origin 
of the MS. 

The Lkctirer briefly replied, and the proceedings closed with a vote of thanks propo.sed 



Il biglietto da visita. — I.'ori.icine del biglietto da visita è prettamente italiana, l'na « car- 
tolina con r arnie ed il nome » è menzionata in una lettera che Giacomo Contarini nel 1572 
scriveva al fratello da Padova. L'u.so del biglietto fu proprio da Padova e da altri centri stu- 
denteschi trasportato in Francia dai goliardi che venivano in Italia a imparare le buone « cre- 
anze italiane ». Luigi XV non ha nulla, quindi, a che fare con la carta da visita ! Anche presso 
l'università felsinea — scrive Iacopo Celli nella Domia — vigeva la costumanza di lasciare alla 
porta dei professori assenti « un tocheto de pergamena con lo nome signato » . Questi « tocheti 
de pergamena » erano spesso miniati, alluminati, disegnati. Rimasero fino alla metà del secolo 
XVIII una prerogativa delle classi aristocratiche e conservarono il loro carattere d'opera d'arte. 
Non disde.a:navano infatti di disegnarvi artisti come Watteau e Boucher, come .Schiavonetto. 
Bartolozzi, Morghen.... Oggi i nostri biglietti da visita sono volgarissimi, carichi di titoli ono- 
rifici e decorativi ; un tempo segruivano tutte le eleganze della moda e del buon gusto ; rap- 
presentavano il pensiero dell'epoca e i gentiluomini come le dame volevano che i loro biglietti 
fossero squisitamente ornati con soggetti e rappresentazioni artistiche composte e incise da 
artefici di valore; riproducessero perfino i capolavori dell'arte classica o le vedute delle belle 
città. Come è risorta l'usanza degli ex libris artistici, perché non potrebbe risorgere, domanda 
il Celli, anche quella dei biglietti da visita incisi ed istoriati artisticamente ? Le signore potreb- 
bero, esse per le prime, sfo.ggiarvi qualche cosa di più di un solo nome illustre per gli avi ; 
l'intelletto e lo squisito sentire del gusto. Una volta non solo le dame, ma anche le bottegaie 

ebbero il loro biglietto di indirizzo, illustrato. Abbiano un po' di coraggio le signore nostre 

come lo ebbero le loro antenate che si fecero biglietti da visita perfino scrivendo il loro nome 
.su belle carte da gioco ! Ornino i loro biglietti le signore nostre con figure o con scene, le 
riempiano di fregi con festoni di fiori e di frutta, facciano inciderli in legno od in rame. Non 
faranno nulla di nuovo, ma qualche cosa che potrà esser bello. Faranno quel che si è .sempre 
fatto finché invalse l'uso di stampare i biglietti economici da cento per una lira, dove tanto il 
nome del bifolco. (|uanto quello della gran dama furono "stampati in corsivo.... e nemmeno su 
cartoncino rosa come nel biglietto di Costanza Perticari, figlia di Vincenzo Monti. 

Centenario della litografia. — La Francia ha festeggiato il centenario della invenzione della 
litografia, dovuta a Ludwig .Senefelder, ignoto corista del teatro di Monaco di Baviera, nonché 
ignotissimo autore drammatico. La scoperta si deve a quest' ultima qualità del Senefelder, il 
quale, non riuscendo a far accettare dagli editori i suoi parti artistici, pensò di stamparli da sé 
e si mise a far degli studi in proposito, incidendone le parole su quella pietra solida e molle 
insieme di cui v'è grande abbondanza nei pressi di Solenhofen. 

La Société internationale de la gravure, fondata recentemente a Parigi da un gruppo di artisti 
e di raccoglitori, si propone di suscitare e mantenere l'amore della stampa moderna. La .Società 
che, provvisoriamente, ha sede in Parigi, rue Salneuve, vuole anche organizzare ogni anno a 
Parigi e ogni biennio in una città straniera, come Venezia, Londra, Xew-Vork, Amsterdam, 
Berlino, delle esposizioni di incisioni moderne e, occasionalmente, retrospettive di storia del- 
l'arte della stampa. Il comitato è presieduto dallo scultore Augusto Rodin e compo.sto dai si- 
gnori Alberto Bernard, E. Andrée, .\. Lepère, Anders Zorn, Picabia ; segretario del comitato 
é il signor R. Scliw.irz. 

Incisioni e disegni di Giulio Campagnola. — La Graphischc Gesellschaft di Berlino sta prepa- 
rando un accuratissimo albo d'eliografie e fototipie riproducenti le incisioni e i di.segni del 
veneziano Ciulio Campagnola. Le prenotazioni si ricevono dal libraio B. Cassirer di Berlino. 

La fortuna degli editori e degli scrittori in Inghilterra. — 1 librai e gli editori nostri sanno, 
liurtroppo, che le pubbliche Biblioteche in generale non possono essere contate fra i loro clienti 
migliori. Non è cosi in Inghilterra, dove é noto Y alto prezzo al quale salgono i libri, prezzo 
non sempre accessibile alle borse di coloro che lian sete di scienza, e che sono, novantanove 



NOTIZIE 



'53 



volte su cento, fornite in proporzione inversa di quella.... sete ! Ebbene in Inghilterra le bi- 
blioteche provvedono mirabilmente a questo difetto di pecunia degli studiosi, senza recar danno 
agli autori e agli editori, acquistando non una sola copia o due di og^i nuova opera richiesta 
da qualche lettore, ma qualche centinaio e a volte qualche migliaio di esemplari di un solo 
libro. La Miidie's Library, per es., ha acquistato fino a 12,000 copie di un romanzo della 
Gorelli o della Ward per mettersi in grado di poter contentare le richieste de' suoi lettori nel 
giorno stesso della pubblicazione de' fortunati volumi. Si dice che questa importantissima, tra 
le più insigni Biblioteche circolanti londinesi, abbia dovuto acquistare bene 80,000 copie delle 
Mt-morie di Vittoria d' Inghilterra per mettersi in grado di rispondere alle domande insistenti 
de' suoi abbonati. Né da meno è la Boote's Library fondata e mantenuta da una ditta di far- 
macisti, che spende per questa istituzione la bellezza di 250000 lire all' anno che vengon regi- 
strate ne' libri dell' azienda fra le spese di pubblicità ! E si noti che gli abbonati che posson 
aver libri dalla Boote's Library non son tenuti a pagare più di quattro miseri soldi per ogni 
volume chiesto in lettura, e una modesta cauzione di tre lire. Conseguenza di tutto ciò, il 
divulgarsi rapido e continuo della cultura per ogni classe della Società, e i buoni affari degli 
editori, dei librai e degli scrittori, specialmente dei romanzieri, dei quali — se son veri i com- 
puti di A. Bennett, in un artìcolo del Mercure de France, e non abbiam ragione di non crederli 
tali — un centinaio guadagnano un minimo di 7500 lire per ogni romanzo pubblicato, mentre 
alcuni, più popolari e quindi più letti, guadagnano mezzo milione per un solo libro. Son tra 
questi la Signora Maria Gorelli, Hall Gaine, Rudyard Kipling, I. M. Barrie. Altri, come il 
Wells e il Hewlett, hanno un' entrata, dovuta alla loro penna, da 50 a 100 mila lire annuali. 
Né meno lauti sono i guadagni de' romanzieri cosi detti di appendice, che sono pagati a un 
tanto la parola, con un minimo, press'a poco, di un soldo, e un massimo fantastico ! Alcuni 
grandi giornali illustrati sono giunti a pagare un romanzo fino a 200000 lire. R. L. Stevenson 
riceveva pe' suoi lavori 60 centesimi a parola ; Kipling, pe' Capitani coraggiosi ne ha ricevuto 
I lira e 25 centesimi dal Pearson's Magasiiic e Donan Coyle dallo Strand JSIagazine, fin 36 lire 
la riga, circa 3 lire e 60 centesimi la parola, per 1' ultima parte del suo Sherlok Holmes. Né i 
romanzieri sono i soli scrittori che in Inghilterra veggano prosperare i loro affari. La biografia 
di Gladstone fruttò a John Morley 75000 lire, 200000 a Winston Churchill quella del padre suo. 
Meno pagati sono i poeti ed i critici, che non arrivano a percepire, sui giornali, più di 52 o 
al massimo 53 lire per ogni colonna. 

Bibliomania criininale. — L' incomposto amore de' libri, una forma qualunque di malattia 
mentale, conosciuta col nome di bibliomania, può condurre, come ognuno sa, anche al delitto. 
Un caso veramente tipico di bibliomania criminale è quello del padre Vincente, già bibliotecario 
del convento di Poblet presso Tarragona, recentemente ricordato da un redattore della Gazzetta 
del popolo, di Torino. Il padre fanatico, a forza di raggiri, di furti e di delitti, riusci ad impos- 
sessarsi, specialmente a danno della Biblioteca affidata alle sue cure, di una ricca raccolta di 
edizioni antiche, ed a farsi libraio, a tempo perso. Infatti egli difficilmente si induceva a cedere 
qualche esemplare della sua collezione, e lo faceva solamente quando il bisogno ne lo costrin- 
geva, nel qual caso il malcapitato cliente doveva pagar caro I' oggetto desiderato. Per arricchire 
le sue collezioni, il Vincente non conosceva ostacoli : bibliomane e non bibliofilo, egli non 
rifuggiva nemmeno dal delitto, come quando, per togliere al libraio Patxot un incunabolo di 
rarità estrema, e, precisamente, una edizione di Lamberto Palmart del 1482, appiccò fuoco al 
negozio del Patxot che nell' incendio perdette la vita. Scoperto il delitto, il Vincente confessò 
di avere ucciso il malcapitato possessore della edizione preziosa, e si rivelò autore, per furto 
di libri, di non pochi altri assassini che erano fino allora rimasti impuniti. Le vittime del bi- 
bliomane erano, generalmente, i suoi stessi clienti, ai quali il Vincente vendeva a caro prezzo 
i suoi preziosi incunaboli. Mentre si discuteva il processo contro il Vincente, e si discuteva, 
appunto, sull' esemplare creduto unico, dell' opera del Palmart, un testimone potè provare che 
del prezioso volume era nota ai bibliografi un' altra copia a Parigi. A questa scoperta, che il 



154 



NOTIZIE 



difensore dell' assassino tentava volgere a profitto del suo patrocinato, il Vincente scoppiò in 
un dirotto pianto, esclamando dolorosamente : « Ah, me infelice ! e dire che io pensava di 
possedere 1' unico esemplare della rara opera ». Il Vincente fini sul patibolo nel 1S36 : oggi 
egli sarebbe stato certamente condannato alla reclusione in qualche manicomio criminale. 

I giornali del cinquecento. — Libero Ausonio pubblica nel Pensiero Latino un interessante 
articolo intorno ai giornali del cinquecento : rilevando che il primo tentatilo elementare del 
giornalismo si ebbe negli ultimi anni del secolo decimoquinto coi bollettini commerciali diffusi 
nel mondo dai mercanti romani e veneziani ; aggiunge 1' articolista, spetta all' Italia il vanto di 
avere ideata la macchina più formidabile e più complicata del progresso umano. 

L' articolista accenna alle molte gazzette che si pubblicavano in Inghilterra e in Francia 
dopo il 1600 : e ricorda, per 1' Italia che la prima gazzetta regolarmente stampata venne in luce 
a Firenze per opera del tipografo Lorenzo Landi ; poi il Granduca concesse ancora a un altro 
tipografo, il Cecconelli, il privilegio di una seconda gazzetta, ma limitata alle sole notizie di 
Germania ; in fine, procedutosi ad un appalto il privilegio toccò per il canone di 400 scudi annuali 
ai signori Nesti e Signoretti. In breve — aggiunge lo scrittore — tutte le principali città d'Italia 
ebbero la loro gazzetta : Genova ne ebbe parecchie, prima quella di tal Michele Castelli, poi 
quella dello storico-romanziere Luca Assarino e fu la prima, che si chiamò, con esemplare 
modestia : // sincero. 

Erano settimanali, -e le più uscivano il sabato : onde, nota 1' Ausonio, anche in questo 
r Italia rimase indietro ; essa era ancora al primo giro di pista, quando gli altri paesi correvano 
a briglia sciolta verso la mèta del quotidiano, che fu attinta prima dalla Francia col Journal 
de Paris del 1777. 

Lo scrittore continua che il modo di compilare queste prime gazzette doveva esser ne- 
cessariamente rudimentale, perché limitato lo spazio, vincolata la libertà, costosa la mano d'opera, 
scarse le vie di comunicazione, ristretta la cerchia dei lettori, diverso il loro gusto : ma che 
però quegli antichi fogli contenevano in embrione tutte, o quasi, le varie e vaste rubriche dei 
grandi giornali moderni. Solamente davano notizie senza commenti. Come esempio — segue lo 
scrittore — il 26 aprile 1595, cosi si esprimeva un avviso romano, secondo informa un dotto 
storico, il Bongi : « Ieri mattina mòrse Torquato Tasso, Poeta Laureato, et hieri sera con 
onorata pompa fu seppellito in S. Onofrio, accompagnato da infiniti religiosi et preti, oltre alla 
famiglia tutta dell' illustrissimo S. Giorgio, al quale, per gratitudine delle gratie ricevute in vita 
sua, ha lasciato in morte tutti li suoi scritti che sono in grandissimo numero ». Né più né 
meno : nell' anno millenovecent'otto — aggiunge l'Ausonio — ne avremmo avute dieci colonne 
per una buona settimana. I giornali- avevano anche 1' appendice letteraria sulle nuove pubbli- 
cazioni, sulle commedie e le opere in musica rappresentate. 

Quando, fu rappresentato, nell'ottobre del 1608, il Giudizio di Paride, di .Michelangiolo 
Buonarroti, junior, il critico si spicciava col dire che era stato recitato « con poca attentione ». 
E veniva subito al fatto : «.... ha allettato il popolo con li stupendi intermedi, sendo nel primo 
atto stato rappresentato la presa che fece Ulisse di Armeste, nel secondo un' aquila dentro la 
quale la cantatrice Montalto recitò un' aria con tal soavità, che aveva più dell' angelico che 
dell'umano , nel terzo apparse una nave che voltava per le scene, sembrando in mare, che era 
una cosa da stupire : nel quarto fu rappresentato Vulcano, che battendo con i compagni .sopra 
r incudine, andava a tempo con istrumenti musicali ; et nel quinto un balletto in aere dentro 
un nuovo volante, accompagnato da una musica rarissima ». 

L' Ausonio conclude notando come la rubrica che, nelle gazzette primordiali mancava 
quasi del tutto fosse quella degli avvisi che oggi riempiono le ultime due otre pagine del giornale. 

II nuovo direttore dell'Archivio di Stato di Firenze. — Il Consiglio degli Archivi di Stato, del quale 
fanno parte molti illustri cultori degli studi storici, riunitosi poco fa, a Roma, sotto la presidenza 
di Pasquale Villari, ha approvato alla unanimità la nomina, a Direttore dell' Archivio di Stato 
di Firenze, del prof. Demetrio Marzi, no.stro insigne collaboratore. 



NOTIZIE 155 



La nonima del prof. Marzi all'alto ufficio, già tenuto dal compianto Alessandro Gherardi, 
sarà appresa dagli studiosi con vivo compiacimento. 

Il prof. Demetrio Marzi raccoglie oggi il frutto della sua operosità. Egli ha dedicato da 
IuiikHì anni il suo agile e vivace ingegno a quegli studi severi e ha dato alle stampe numerose 
e importanti pubblicazioni per cui il suo nome va caro e stimato nel campo dei dotti. Molto 
attende da lui il nostro Archivio di Stato, che è senza dubbio uno dei più importanti d' Italia 
t di fuori. La Direzione de la Bibliofilia invia all'egregio uomo le sue più vive congratulazioni. 

La calcografia romana, l'insigne istituto che Clemente XII fondò, con pensiero geniale, a 
Roma, acquistando per 45,000 scudi i rami delle stampe di Giacomo de' Rossi, e dotandola, 
in principio, di 5000 scudi annuali, dotazione che poi sali fino a 50,000 scudi, è ora, pur troppo 
nel massimo suo decadimento. Questa gloria romana assurse il punto culminante del suo splen- 
dore sotto la illuminata e operosa direzione del Yaladier : sotto S. E. il Ministro Rava, e per 
colpa non solamente sua ma anche de' predecessori suoi e, in generale, del Governo italiano, 
fu attualmente per tramontare in modo definitivo, sebbene la sua dotazione sia salita in 
questi ultimi anni a 82,000 lire, con un patrimonio di circa cinque milioni, costituiti dai rami 
di .Salvator Rosa, del Piranesi, del Caracci, del Marcucci e di altri insigni incisori. Oggi, la 
sua bella sede luminosa e decorosa, sul fianco del Palazzo fronteggiato dalla fontana di Trevi 
è in parte adibita all' umile ufficio di abitazioni borghesi, e in parte inghiottita dall' ampliato 
edifizio del Ministero di agricoltura. Cessata la scuola della incisione, sospesi i concorsi per la 
riproduzione di vecchie opere o la creazione di nuove, depauperato, per mala amministrazione, 
il suo patrimonio con inutile dispersione di danaro o con acquisti disastrosi, la Calcografia 
romana che nel 1S83 rendeva ancora 52,000 lire, ne rende ora, si e no, 15 o 20,000. Siamo, 
come si vede, al fallimento e alla chiusura dell' Istituto. 

La divulgazione della " Bibbia " e i missionari. — È incredibile la operosità dei missionari 
nella divulgazione dei sacri testi. A traverso a difficoltà di ogni maniera, e vincendo contrarietà 
ed ostacoli che sarebbero per gente meno ardente e meno fiduciosa nella efficacia della propria 
opera assolutamente insormontabili, essi son pervenuti a divulgare già per oltre 400 traduzioni 
della Bibbia. In un articolo comparso nell' Harper's Monthly Magazine si annoverano molti di 
questi ostacoli. Per darne qualche esempio, nelle Nuove Ebridi la fauna locale si limita al 
maiale, al cane ed al topo, mentre nella Bibbia la zoologia occupa un largo posto. Come fare 
a tradurre nella lingua barbara la parola vitello f Inoltre, non esiste, in quella lingua, la parola 
corrispondente a città, e i numeri non oltrepassano il 4 : di modo che per indicare il 5 si 
disegna una mano : due mani pel io ; le mani e i piedi per contare fino a 20. Fra gli indiani 
Mosquitos del Nicaragua, per tradurre la parola peccato, i pazienti missionari han dovuto scri- 
vere saura che vale : « ciò che è cattivo mangiare » ; a Tahiti cosi debbon servirsi di parole 
strane per tradurre onestà e coscienza che son vocaboli vani fra gli indigeni. Si racconta che il 
teologo Cravvford, incaricato di preparare una edizione della Bibbia nella lingua dell' L'ganda, 
non riuscendo, dopo cinque anni di sforzi e ricerche di una pazienza infinita, a trovare una 
parola che corrispondesse, nel linguaggio dei Ki-Mbundu all' idea di flagello, peste e piaga, fi- 
nalmente, udi un bel giorno un cacciatore indìgeno dolersi acerbamente d'una desolante irruzione 
di topi nei suoi villaggi, usando la parola dibebii. Cosi il vocabolo finalmente era trovato: ma 
se per una parola il traduttore deve pensare cinque anni, quante generazioni di traduttori 
occorrevano per mettere insieme una intiera versione della Bibbia ? Eppure già se ne hanno, 
come abbiam detto, oltre 400. Ecco dei libri che dovrebbero essere pagati a un alto prezzo dai 
nostri ricercatori ! 

Un ms. del Commento di Pietro Alighieri alla Divina Commedia. — In una delle ultime aste li- 
brarie un ms. del Commento di Pietro Alighieri alla Divina Commedia, appartenuto al conte 
Ranieri Falsacappa, raggiunse il prezzo di L. 15 niila, quantunque fosse stato già riconosciuto 
dal Rocca appartenente alla redazione del commento di Pietro edita dal Nannucci, e non possa 



156 NOTIZIE 



competergli la pretesa data interna, 1359, la quale secondo noi, non altro può segnarvi che 
l'anno di quella grande nevata a Bologna, voluta ricordare dal copista in una pagina rimasta 
bianca alla fine, come pur dianzi in un altro spazio bianco, a e. 43, aveva trascritto dei versi 
latini su fatti biblici che sarebbero occorsi il 25 di marzo. Notevole per noi nel ms. è il leg- 
gervisi nelle sue prime carte membranacee un commento latino ai primi 4 canti dell' /n/emo, 
del tutto sconosciuto ai dantisti. 

La « Société du Livre Contemporaln » lia pubblicato in questi giorni, conforme al suo nobi- 
lissimo programma artistico e tipografico, la Vita No\a di Dante, illustrée par 3/aitì'ice Denis, 
tradiate par Henry Cochin. Dei 130 esemplari, 4 soltanto sono stati messi in commercio per 
valutarne il prezzo che è di circa 400 franchi. Le illustrazioni figurate, interpetranti l'allegoria 
e i simboli danteschi, vi hanno il tono dei colori e la grazia di finissimi acquarelli : furono in- 
cise perfettamente in legno dai signori Beltrand : i caratteri, con assai di buon gusto trascelti 
e armonizzati tra i più bei nostri aldini e bodoniani, stamparonsi mirabilmente dalla Iviprime- 
rie Nationale. Tutto si è voluto che conspirasse esteticamente a comporre un iibro, delizia dei 
bibliofili e dei letterati. E di esso uno speciale Éxemplaire \ Imprimé Pour \ La Bibliothèqiie 
Nationale Victor-Emmanuel \ (Rome) \ è stato a lei presentato in omaggio, con gentil senso la- 
tino della Società, dallo stesso traduttore signor Cochin, valoroso filologo francese, il quale 
nell'arduo cimento d' interpetrare la forma e l'essenza del giovanile amore di Dante die prove 
indubbie di saperne apprezzare le fonti e le questioni intorno ai significati. 

Una Biblioteca filosofica a Firenze. — La signora Giulia Hoffmann Scott nel 1905 fondava una 
Biblioteca filosofica, dotandola dei libri necessari da lei raccolti, e di una somma di 10.000 lire 
per le spese necessarie. Questa biblioteca si è costituita ora in ente morale e sarà adibita a 
vantaggio del pubblico. I libri verranno prestati mediante una cauzione in denaro. Lo scopo 
della biblioteca è « di stimolare e incoraggiare la spiritualità nel pensiero e nella vita, indipen- 
dentemente da sistemi e da dogmi di qualsiasi specie ». 

Vita tedesca a Roma (Deutsches Leben in Rom) è il titolo di un' interessante recentissima 
pubblicazione storica dovuta al dott. Federico Noack corrispondente da Roma della Koelnische 
Zeitung. Egli ha finalmente pubblicato dopo undici anni di ricerche negli archivi parrocchiali, 
nei musei, nelle gallerie e nelle biblioteche pubbliche e private di Roma questo suo libro che 
contiene il risultato di tutto il materiale di studio da lui ben saputo raccogliere ed esaminare. 

Berlino. — In occasione del prossimo trasferimento nel nuovo edifizio, il professore Lod. 
Darmstàdter, ha pensato di offrire alla Biblioteca reale, che già tanto gli deve, un dono straordina- 
riamente ricco ; egli le consegnerà la singolare raccolta di autografi per la Storia della Scienza, 
specialmente delle scienze naturali e della medicina, da lui riunita e completata con un lavoro 
sistematico, disponendo egli all' uopo anche di moltissimi mezzi finanziari. Per la continuazione 
della raccolta, il donatore finché vive, ha messo a disposizione una somma annua di 1500 marchi. 

Bnrgsteinfurt. — Il quarto volume dell' Inventario pubblicato dalla Commissione storica 
per la provincia di Westfalia, degli archivi privati, tratta specialmente del ricco archivio del 
principe di Bentheim. Nello stesso tempo è comparso un elenco dei Manoscritti della biblioteca 
principesca, di cui 3 appartengono al secolo XIV. Il primo posto è occupato da una copia 
scritta nel 1326, di Jacob Maerlants, il cui originale è sparito ; seguono un libro di preghiere 
del 1366, ed uno Speculimi virginum del 1430, che distinguonsi anche per belle miniature. 

Biblioteca Reale di Annover. — Per il nuovo lavoro d' un catalogo alfabetico a schede, ed 
uno sistematico della Biblioteca reale, la Dieta provinciale ha concesso per prima rata la somma 
di 3500 marchi. Il lavoro richiederà un buon numero d'anni. 

Dono alla Biblioteca Reale di Monaco. — Un prezioso dono venne offerto da Paul Heyse alla 
Biblioteca reale, cioè una raccolta di 900 drammi degli ultimi secoli, (per la maggior parte co- 
pioni manoscritti) e circa 200 opere di bella letteratura italiana. 



NOTIZIE 157 



Per il catalogo reale della Biblioteca Universitaria di Strasburgo. — La Biblioteca universitaria 

ha iniziata la pubblicazione di un Catalogo rea/e, intorno ad una parte del suo contenuto. I mezzi 
per questa utilissima pubblicazione, furono offerti da un lascito degli eredi del defunto biblio- 
tecario Gustavo Miihl, il cui ritratto è unito alla prima dispensa. La vedova consegnò nel 1899 
alla biblioteca 20,000 marchi, perché sia con questi curata la stampa del catalogo, di cui il de- 
funto erasi molto occupato. Un bell'esempio davvero, ma pur troppo non facilmente imitabile 
dagli eredi di bibliotecari, specialmente in Italia. 

Nord America. — Una particolarità che colpisce lo straniero in ciò che riguarda le biblio- 
teche pubbliche, è il loro aspetto prettamente commerciale. E, come per il successo negli af- 
fari, la reclame rappresenta una parte importante, cosi anche il bibliotecario americano cerca 
d'attirare in ogni modo il pubblico. Uno dei principali mezzi adoperati è la distribuzione gra- 
tuita di migliaia e migliaia di piccoli scritti periodici. 

Riguardo al sorgere e allo svilupparsi della « Libreria Carnegie » in Pittsburgh, ne in- 
forma un piccolo scritto d'occasione, che la biblioteca fece stampare nello scorso anno. Istituita 
con una elargizione di milioni del Carnegie, ampiamente provveduta in seguito da lui stesso, 
diretta da due distinti bibiotecari, tale biblioteca ha sviluppata la più grande attività. Cura spe- 
ciale fu dedicata, sin dal principio, alla parte giovanile fra i lettori ; e per la formazione di adatte 
bibliotecarie, vi fu istituita una Training School far Childreii's Librarians, (Scuola di bibliotecari 
pei fanciulli), che comprende un corso di due anni. 

Il catalogo a stampa contenente circa 154,000 volumi, compresi i duplicati, giunge sino 
al luglio 1902. 

Biblioteche di Francia. — Il signor Steeg ha pubblicato un lungo rapporto intorno a tutte 
le parti più importanti delle biblioteche di Francia. 

Riguardo al personale della Biblioteca Nazionale egli osserva che gli stipendi sono troppo 
meschini facendo varii confronti con le biblioteche d'altri Stati. Ma l'aumento degli stipendi, e 
conclude, poco gioverebbe, se non venisse concesso un regolamento per istabilire i diritti ed 
i doveri, e che lasciasse la speranza di una conveniente carriera. Desidera inoltre che i fondi 
della Biblioteca debbano essere mobili, cosicclié i risparmi di un anno possono venire adope- 
rati l'anno seguente. 

Anche l'aumento della suppellettile scientifica con gli esemplari d'obbligo vi lascia molto 
a desiderare, come nella N'azionale di Roma ; ma le biblioteche, e lo stesso Mmistro dell' I- 
struzione non possono apportarvi rimedio, disponendo in Francia di questi esemplari il Mini- 
stero dell' Interno. 

In quanto alla deficienza dello spazio ed altri inconvenienti della Biblioteca Nazionale il 
rapporto non fa che ripetere cose già note. Spera che il Consiglio superiore delle Biblioteche 
studierà opportuni rimedi. 

Lo sviluppo delle Biblioteche Americane è stato straordinario negli ultimi 30 anni. La prima 
volta che i bibliotecari si riunivano in una società, nel 1876, fu fatta una statistica, dalla quale 
risultò l'esistenza di 2000 biblioteche con più di 1000 volumi ciascuna negli Stati Uniti. Nel- 
l'anno 1903, nel quale fu rinnovata la statistica, il numero delle biblioteche era salito a 7000, 
e in oggi deve aver raggiunto il numero di 8000. Il numero degli abitanti degli Stati Uniti è 
aumentato dell' 83 %, quello delle biblioteche pubbliche del 374%. Nel 1876, solo la « Con- 
gress Librar}- » di Washington possedeva più di 30000 volumi, oggi, questa biblioteca quanto 
quella di New York posseggono oltre i. 000. 000 di volumi. Quattro Biblioteche pubbliche, quelle 
cioè di Boston, di Brooklyn, la Biblioteca dell' L'niversità di Harward, e la Biblioteca dello Stato 
a Nuova York contengono oltre 500.000 volumi cadauna e le biblioteche contenenti 300.000 
volumi, ammontano oggi al numero di 12. 

Il totale di libri contenuti nelle Biblioteche pubbliche dell'-Vnierica, era di dodici milioni 



58 NOTIZIE 



nel 1S76, mentre nel 1903 questo numero era salito a cinquantacinque milioni e vi esistono oggi 
più biblioteche con più di 5000 volumi che nel 1876 con soli 300 volumi. 

Nel 1890, la Società dei Bibliotecari americani pubblicò un elenco dei doni e lasciti, che 
erano stati fino allora destinati alle Biblioteche americane. Il valore totale di questi ascese ad 
oltre ventidue milioni di dollari. Dal 1890 al 1905 furono spesi per lo stesso scopo più di ses- 
santaquattro milioni di dollari. Naturalmente, a formare una tale somma hanno contribuito gli 
straordinari doni del Carnegie ; ma se pure si sottraggono i quarantaquattro milioni di dollari 
donati da questo mecenate, ne rimangono sempre ancora oltre venti milioni, che furono spesi 
in questi ultimi 15 anni per la fabbricazione e il mantenimento delle Biblioteche. Le numerose 
donazioni in libri che hanno arricchito le biblioteche, non sono comprese in questo calcolo. Il 
valore totale delle Biblioteche degli Stati Uniti — terreno, fabbricazione, scafiali, mobilia, ecc.. 
raggiunge la bellezza di 173 milioni di dollari, mentre nel 1876 sorpossavano appena il milione. 

L' Istituto internazionale di Bibliografia fa la proposta di sostituire alle pagine di un libro in 
gran formato altrettante riproduzioni microfotografiche, da potersi leggere mediante apposite 
lenti d' ingrandimento. Una convenzione internazionale dovrebbe stabilire la dimensione di que- 
ste microfotografie. Non pare che la cosa presenti serie difficoltà tecniche ; oltre al grande ri- 
sparmio di spazio per la conservazione dei volumi si otterrebbe una enorme riduzione nella 
spesa poiché si calcola che un volume di circa 400 pagine che ora si vende normalmente a 5 
lire, non potrebbe costare, col nuovo sistema, più di 80 centesimi. 

Il testamento di Bartolomeo Colleoni. — Un giornale di Bergamo pubblicò pochi giorni fa 
una notizia che fece subito il giro di tutta la stampa italiana. Si trattava del furto del testamento 
olografo di Bartolomeo Colleoni, il famoso condottiero del secolo XV, prezioso documento che 
si conservava nel locale archivio notarile. La scoperta della scomparsa sarebbe avvenuta in un 
modo molto semplice. Persona parente di un impiegato dell' archivio, ora defunto, venuta in 
possesso d'una copia del testamento, parecchio voluminoso, del grande condottiero bergamasco, 
ne avrebbe parlato a un addetto dell' archivio stesso, ma 1' interpellato rispose che era affatto 
inutile per l'archivio acquistare quella copia dal momento che possedeva l'originale. Senonché 
andati alla ricerca di questo, non lo si trovò più. Evidente quindi che era stato trafugato, e ne 
fu avvertita l'autorità giudiziaria. 

Ma ecco che il giorno dopo si dà larga smentita ufficiale del fatto. Il documento era stato 
ritrovato.... fuori del suo posto naturale. Il testamento, rogato nel 1475 dal notaio Tiraboschi 
porta in calce le firme dì due altri notai. Borea e Agazzi, fungenti da testimoni. Ora pare che 
neir ultima ispezione all' archivio, verificata l'esistenza del testamento, nel riporlo a posto, an- 
ziché collocarlo fra gli atti del Tiraboschi dove doveva essere messo e dove lo si cercava, fu 
posto per una svista fra quelli dell' Agazzi, in cui ora lo si rinvenne. 

Dobbiamo esser lieti che la cosa sia finita cosi, ma non possiamo non lamentare la leg- 
gerezza con la quale si divulgò una notizia di tanta gravità, tanto più che, dicesi, le voci del 
trafugamento circolavano già da parecchi anni. O che non sarebbe stato più giudizioso e più 
prudente fare le debite ricerche prima di disturbare l'autorità giudiziaria e mettere a subbuglio 
mezzo mondo di studiosi e giusti estimatori dei nostri documenti storici ? 

Per il centenario di Giuseppe Giusti. — Sotto la presidenza del sindaco Alessandro Babbini- 
Giusti si è radunato in Monsummano il comitato per i festeggiamenti da compiersi nel maggio 
dell'anno venturo, ricorrendo il centenario della nascita di Giuseppe Giusti. 

È stato acclamato un comitato d'onore presieduto da Ferdinando Martini e composto dai 
senatori Alessandro d'Ancona, Isidoro del Lungo, Francesco d'Ovidjo, prof. Giovanni Tortoli, 
prof. Guido Mazzoni, prof. Giuseppe Puccianti, dott. Giuseppe Babbini-Giusti, prof. Guido Biagi, 
Renato Fucini, e dei sindaci di Firenze e di tutti i comuni della Valdinievole. 

Il discorso commemorativo sarà fatto da Ferdinando Martini. 



NOTIZIE 



159 



Un museo etnografico a Stoccarda. — Dalla « Società del Wiirttemburg per la Geografia com- 
merciale » è stata progettata e decisa ia erezione di un museo etnografico. Per questo scopo è 
stata iniziata una gara fra i migliori architetti del Wurttemberg con premi di 3000, 2000 e 
1000 marchi. 

Intanto, grazie agli sforzi continui e tenaci del conte Karl v. Linden, 350000 marchi sono 
già a disposizione del museo, e si attendono con certezza ancora molte altre somme conside- 
revoli. Per procurare la somma necessaria per il mantenimento del museo, il conte Karl v. 
Linden si propone di lasciare per testamento un apposito capitale. 

Una biblioteca speciale socialista. — L' Università di Wisconsin, nell'America del Nord, pos- 
siede una biblioteca speciale per lo studio del movimento operaio e delle questioni sociali. Già 
ricca in opere di questo genere, la Wisconsin University Library si è considerevolmente arric- 
chita della collezione degli scritti socialisti della letteratura tedesca, riuniti da Hermann Schlù- 
cher, direttore della New-York Volkszeitung che le fu presentata in dono da alcuni amici fau- 
tori della Biblioteca. Questa collezione, che forma già per se stessa una biblioteca completa 
delle opere socialiste tedesche, contiene inoltre un gran numero delle pubblicazioni messe se- 
gretamente in circolazione durante la legge antisocialista del 1878. 

I documenti del processo di Galileo. — Sotto questo titolo pubblicammo nel quaderno pre- 
cedente della nostra Rivista La Bibliofilia (X, pp. 116-117), l'articolo del corrispondente fiorentino 
del Corriere d' Italia in risposta alle accuse mosse dal Marzocco al Sant' Uffizio di Firenze ed 
ora riproduciamo la risposta energica e documentata dell'ottima rivista letteraria fiorentina che 
mette i punti sugli i e disarma completamente il suo contradditore : « I lettori ricordano il rap- 
porto del dott. Davidsohn agli « Amici dei Monumenti » e il nostro voto che 1' archivio del- 
l'Inquisizione fosse restiliiito allo Stato. Per la stampa cattolica tutto ciò ebbe, a quanto pare, 
sapor di forte agrume. Si che in occasione della recente pubblicazione dei documenti galileiani 
dovuta al canonico Cloni, il Corriere d' Italia non si peritò di affermare che ogni nostra accusa 
resultava infondata. Vediamo quale sia la più importante di queste accuse. Fu scritto nelle 
nostre colonne che la Biblioteca Reale di Bru.xelles acquistò atti relativi al Sant' Uffizio dal 15S3 
al 1733; e ne fu indicata la presente segnatura; li, 290. Il Corriere d' Italia replica che il 
bibliotecario della Biblioteca Reale di Bru.velles e l'archivista generale del Belgio sono concordi 
neir affermare che né la Biblioteca né gli Archivi posseggono la minima carta relativa al t>ro- 
cesso Galileo. L'equivoco è chiaro. Noi non abbiamo detto che fossero a Bru.xelles carte del 
Sant'Uffizio; né i documenti del Sant'Uffizio sono soltanto Galileiani! Per conseguire la tran- 
quillità che le auguriamo, la Curia farà bene a rinnovare la sua domanda formulandola con noi 
in questi termini precisi : quali sono nella Biblioteca Reale di Bruxelles le carte che portano 
la segnatura II, 290? Intanto mentre aspettiamo la risposta, pubblichiamo la seguente del dot- 
tore David.sohn : 

CaiisbaJ, 2') giugno 190S 

Signor Direttore, 
Lei ha la gentilezza di comunicarmi un articolo alquanto confuso del Corriere d' Italia 
intitolato : « I documenti del Processo di Galileo rinvenuti. Le infondate accuse del Marzocco 
al .Sant'Uffizio di Firenze ». Accuse al Sant'Uffizio, meritamente sepolto nel 1782 avrebbero 
veramente il torto di venire un po' in ritardo, anche se fosse fondato il rimprovero di « anti- 
clericalismo letterario », che il mal informato autore dell' articolo lancia contro il Vostro giornale. 
Ma questo saprà (se vale la pena) difendersi da sé, come lo sapranno fare gli Egr. Professori 
Favaro, Del Lungo e Marchesini della Commissione Galileiana. Quanto a me, mi basta di 
afl^ermare, che il collaboratore del Corriere probabilmente non ha letto la mia relazione agli 
« Amici dei Monumenti ». Altrimenti saprebbe che non ho fatto alcuna allusione alle carte del 
Processo di Galilei, delle quali e del quale non ebbi mai a occuparmi. Meno male, che non 
sono né distrutte, né sparite dal Palazzo Arcivescovile, come altre carte dell' Inquisizione Fio- 
rentina. Perché, nonostante le negazioni un po' ardite, una serie di questi volumi è stata 



i6o NOTIZIE 



venduta alla Reale Biblioteca di Bruxelles, come prova una lettera della Direzione di questo 
Istituto del 1900 diretta a me. Questa attualmente si trova presso 1' Autorità Fiorentina che 
doveva fornire degli schiarimenti in proposito al Presidente del Consiglio on. Giolitti e rispon- 
dere a una sua relativa lettera. I! mio « caeterum censeo » è e resta, che 1' Archivio dell' In- 
quisizione, legittima proprietà governativa, dovrebbe venire incorporato nell' Archivio di Stato, 
dove avrebbe la sua sede naturale e conveniente. E non si tratta né di clericalismo, né di 

anticlericalismo, ma d' una questione puramente scientifica. 

Dev.mo suo 

Robert Davidsohn. 
I 
All' ultim' ora, quando il giornale è già in macchina leggiamo nel Corriere d'Italia un 
colloquio col canonico Cioni che con franchezza ignota a coloro che ci smentivano, parla di filze 
dell' Archivio del Sant' Uffizio che si trovano nell Biblioteca di Bru.xelles alla segnatura indicata 
dal Marzocco come è noto a tutti coloro che conoscono l'indice di quella Biblioteca. Ecco dunque 
confermata nel modo più autorevole la nostra accusa. Cosi si dimostra come per certa gente 
r anticlericalismo sia in sostanza niente altro che 1' amore per la verità che se in altri tempi 
potè condurre al rogo, oggi per fortuna procura, tutt' al più, innocue smentite ». 

Errata-Corrige. 

Nel fascicolo precedente si correggano i seguenti errori : pag. 91 : il ritratto ivi riprodotto 
non è di Guidetti, del quale, come è detto nell' articolo, non si conosce nessun ritratto, ma del 
Papa Sisto V. 

Pag. 94, lin. 14 invece di ulimo leggasi ultima. 
» 96, lin. 27 » » percettore » precettore. 



NEC ROLO GIO 

La vita artìstica londinese deplora la perdita di uno dei suoi più caratteristici personaggi, 

MARTINO COLNAGHI 

morto recentemente all'età di S3 anni, di origine italiana. Questo principe dei negozianti d'arte 
non smentiva la sua origine ; conservò anche nella sua vecchiaia una vivacità tutta meridionale 
che contrastava colla freddezza e l'austera dignità dei suoi colleghi anglo-sassoni. 

L' ultimo importante acquisto che egli fece, data dal 9 dicembre 1905, allorquando com- 
però per 2100 ghinee, cioè per oltre 50000 lire un paesaggio del Koninck. Per l'ultima volta, 
egli comparve nel dicembre del 1900 ad un'asta di Christie, ove acquistò per oltre 3000 lire 
una madonna del Francia. 

Ma i suoi bei tempi erano già lontani. Egli non armonizzò mai colla studiata e metodica 
critica d'arte dei nostri giorni ; ma prima che essa avesse raggiunto l'attuale altezza, il Colnaghi 
era senza rivali a Londra come conoscitore di antichi quadri olandesi ed italiani. 

Il prezzo più alto da lui pagato fu di 14000 ghinee, cioè 375000 lire circa, per un ritratto 
del Raeburn, di Sir John Sinclair, ch'egli acquistò nel 1903. 

Per le mani del vecchio Colnaghi è passata una quantità straordinaria di opere d'arte 
pregevoli e preziose. 



Comm. Leo S. Olschki, Direttore-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 

Stab. tipografico Aldino, direito da L. Franceschini - Firenze. Via Folco Portinari 



Anno X Agosto-Settembrk igo8 Dispensa 5''-6* 

La Bibliofilia 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



Les Romans de chevalerie italiens 
d'inspiration espagnole/'^ 



ESSAI DE B I B LI O GR A P H I E 




[E il Re Gilandro restò prigione dei Gigante IMarione, & che 
hebbe battaglia il cauallier della Sirena con Corcutto, & 1' uc- 
cise, «Sd quel che fece la bella Lidonia per la liberatione del 
suo amante da 1 Giganti. Cap. IX. 

I.a gran battaglia fatta fra il caualier della Sirena, & il 

t> 1(3 ante Marione & come nel far di essa rimase il Gigante morto, 

& quel che nel castello fecero il Re Gilandro, & il Conte di 

rando i prigioni. Cap. X. 

(Juel che dispose il Re nel fatto dell' Isola, e della Gigantessa, & come 

Darineo chiamato il caualliere della Sirena tornò dalla Reina Eurania, che lo 

ammonì, & partì col vecchio. Cap. XI. 

Che il cauallier dalla Sirena andò col cauallier vecchio in Francia, & che 
giunto in Parigi combattè col Duca di Bertagna, & vincendo fu cagione clj 
il Duca se ne tornasse al primo amore della donzella sua vasalla la quale sposò 
per moglie. Cap. XII. 

Che il cauallier della Sirena visitò la bella Riccarda, et come ella si 
accese de l'amor di lui, & delle parole che passarono fra loro, & come dopo 
molti giorni si partì per il paese dove erano i nani ad aspettarlo. Cap. XIII. 
Quel che fece la bella Riccarda per amor del cauallier della Sirena dopo 
la sua partita, & come Darineo ritrouò nel porto di Cales i duo Nani che lo 
aspettauano, ove si imbarcò col suo scudiero. Cap. XIIII. 

(i) Voir La nibìiofi/ia. .\ (igo.Sl, 121. 

Ln Bibliofilia, anno X, dispensa J"-!!' 21 



i62 HUGUES VAGANAY 



Che il cauallier della Sirena vsci nell' Isola delle donne, & hebbe la gio- 
stra con le quattro che quel porto guardauano, (S: le vinse, & che fu posto in 
libertà di accettar 1' uno de i duo partiti. Cap. XV. 

Che il cauallier della Sirena elesse più tosto che giacere con le donne, 
combattere co '1 Dragone, & quel che le donne fecero per la compassione di 
lui, & come andò à quella auuentura bene accompagnato dalle prencipali di 
esse. Cap. XVI. 

Che gionto il Cauallier della Sirena à i confini della montagna del Dra- 
gone, dopo l'essersi confessato de i suoi peccati dal proprio scudiero si mise à 
caualcare verso la grotta oue dimoraua, & che hebbe battaglia seco, et 1' uc- 
cise, restandone egli ferito a morte. Cap. XVII. 

Come andò l'auiso per le staffette deputate alle donne del magistrato 
della morte del Dragone la grande allegrezza che ne fecero, & come furon 
tosto mandate correndo donne eccellenti in Cirurgia à medicarlo, & elle con gran 
pompa si mossero per riceuerlo. Cap. XVII. 

Che essendo Darineo portato in una lettica alla città del porto con gran 
pompa, iui essendo presso che guarito hebbe lungo ragionamento, & bello sopra 
la reforma dell' vsanza bestiale delle donne di quell' Isola, & come à prieghi, 
& voler suo fu 1' usanza mutata, & introdottiui nuoui costumi, et santi. Cap. XIX. 
La risposta che fecero le donne Amazzone al cauallier della Sirena, & 
come dando libertà a lui di poter la nuova legge introdurre egli tolse via la 
ria usanza loro. Cap. XX. 

Che partito il Principe Darineo dall'Isola delle donne, capitò nel Regno 
di Gallotracia & hauuto gran pietà del caso di alcune donzelle, determinò di 
liberarle dal poter del Gigante Porfirione che cercava di hauerle in suo po- 
tere. Cap. XXI. 

Che il Principe Darineo, & Aliandra partiron con tre donzelle &. il padre 
iSl la madre per andare alla corte del Re di Gallotracia & quel che loro auenne 
per strada <'k che giunsero al Re che honorò molto i cauallieri sentendo che 
l'uno di essi intendeua far battaglia col Gigante. Cap. XXII. 

Il modo che si tenne dal cauallier della Sirena per combatter col Gigante 
Porfirione, & come appiccò con lui una aspra, & sanguinosa battaglia, della quale 
dopo gran pericolo rimase il Principe Darineo vittorioso. Cap. XXIII. 

Il pianto che fu fatto nel mezzo della allegrezza per la morte del Gigante, per 
la nuoua data della morte del cauallier della Sirena & come giunse alla corte l'al- 
bo cauallier con l'auiso che il Principe Darineo era vino & la allegrezza che il Re 
ne fece con tutta la corte, & che andarono in persona à uisitarlo. Cap. XXIIII. 
La gran battaglia che fu fra il Gigante & la guardia del Re & come il 
cauallier della Sirena & Aliandra si portaron valorosamente, iSc che fu appicata 
crudel battaglia fra il principe Darineo et il Gigante Taricone, & come alfine 
Darineo 1' uccise. Cap. XXV. 

La grande allegrezza che si fece dal Re, & dalla corte per la morte del 
Gigante, & come furon posti il Principe Darineo, & la compagna di nuovo ne 
i loro letti oue furon curati delle loro ferite, & come dopo venne il Re di Tiri- 
binto à inuitarlo nel suo Regno, & si racquistò per la Infanta Ariana l' Isola 
de i duo Regni. Cap. XXVI. 



LES RO.MANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGXOLE 163 

Le feste che furon fatte nell' Isola de i duo Regni, & come comparse 
vna donzella à domandare vn dono al Cauallier della Sirena, & gli lo concesse, 
iS: come nel voler con lei partirsi, ebbero nuoua della uenuta del Gigante, & 
fu sopra seduta la partita. Cap. XXVII. 

Che venne il Gigante Orbalasto, & ebbe grande & pericolosa battaglia 
col cauallier della Sirena, nella quale restò morto per le sue mani, & come 
guarito che fu il cauallier della Sirena di alcune picciole ferite, si parti con 
Aliandra in compagnia della donzella. Cap. XXVIII. 

Clie dopo l'essere il caualliere della Sirena guarito partì con la donzella 
à chi haueua promesso il dono, lasciando il Re molto sconsolato per la sua 
partita, & il dolore che ne sentì 1' Infanta Ariana per rispetto della bella Alian- 
dra, & che per strada narrò la donzella al Principe Darineo il fatto della auen- 
tura oue lo conducea. Cap. XXIX; 

La gran festa che fecero la Infanta Clariana, & la bella Cleandra con 
l'altre donne, & donzelle à i due cauallieri che le hauean liberate da morte, & 
come gli supplicaron molto à voler far lor compagnia al gran torneamento ap- 
parecchiato nella città di Ormunda, & che essi lo fecero. Cap. XXX. 

Che i quattro cauallieri dal Ponte mandarono a inuitar nella giostra il prin- 
cipe Darineo, & il cauallier da i cuori abbrusciati, & come essi accettarono l'inulto 
à richiesta di quelle signore, & quel che nella giostra successe. Cap. XXXI. 

Che si curò Aliandra della ferita della testa, e che venne la nuoua alla 
corte della morte de i seluaggi. i quali furono portati alla città, & che cercan- 
dosi chi gli hauea vccisi, la Principessa Cleandra, & Clarinea lo palesarono al Re, 
& che si apparecchiarono le pompose giostre. Cap. XXXII. 

Il grande honore che fu fatto à i due cauallieri vincitori della giostra, & 
come la donzella estrana non permesse che il Principe Darineo più indugiasse 
a osseruare il dono, & il dolore che ne sentiron la Principessa, & la Infanta, 
& come la Principessa seppe che Darineo era il famoso cauallier della Sirena, 
& quello elle si fece promettere. Cap. XXXIII. 

Che il cauallier della Sirena hebbe piacer grande udir 1' impresa di che 
si hauea ad isporre, & come caualcando gli fu la donzella robbata, & la ricu- 
però con gran fatica. Cap. XXXIIII. 

Come fu la bella Aliandra robbata la notte, oc come destato il cauallier 
della Sirena fece gran cose per la sua perdita, & che cercandola per tutta la 
valle non potè hauerne inditio alcuno, oc il lamento che ne fece il nano. Capi- 
tolo XXXV. 

Che la damigella si mise à condurre il cauallier della Sirena alla donna 
Maga, amica della principessa d" Ircania, ik come fu da vna vedoua riceuuto 
con grande honore, & quel che egli fece in seruigio suo, liberandola di un grande 
affanno. Cap. XXXVI. 

Che il cauallier della Sirena prese la difesa della donna vedoua contra 
Canano, &, che ebbero battaglia insieme, & fu Canano morto, & le amorose pa- 
role passate fra la vedoua e il principe Darineo. Cap. XXXVII. 

La battaglia fatta fra Canano signor delle tre Castella, oc il cauallier dalla 
Sirena, & come Canano vi restò morto con tre suoi cauallieri, et li altri si mi- 
sero à fuggire, et l'allegrezza che ne fece Crasilda. Cap. XXXVIIL 



i64 HUGUES VAGANAY 



Che dormendo la sera in un padiglione tutti presso una foresta si scoperse 
vna spauentosa Serpe che fu per vccider tutti, & come auendola Darineo vcciso, 
ottenne l'amore di Crasilda impensatamente. Cap. XXXIX. 

Che partirono la mattina il cauallier della Sirena, & Crasilda con le don- 
zelle, & gli scudieri, à che la sera giunsero à un castello lontano poco dal 
castello della Reina, doue armò egli vn giovinetto caualliere. Cap. XL. 

Che partiti tutti di compagnia dal castello del buon vecchio andarono per 
trouare la Reina al suo castello, & come da lei, & dalla donna Maga furon 
riceuuti, & incontrati con molto honore, & quel che passò fra loro. Cap. XLII 
sic: il n'y a point de chap. 41]. 

Il grato & amoroso riceuimento che fu fatto dalla bella Reina à i duo 
nobili Principi, & le belle, & accommodate parole che passarono fra loro, & 
che giunsero al castello, & il sontuoso apparecchio che ui trouarono. Cap. XLIII. 

Che i duo cauallieri esposero la ambasciata à Saladio il forte, & il ca- 
uallier Quadrato, & come fu la battaglia accettata, ratificate le conditioni per 
amendue le parti, & come Polinda accettò per suo caualliere il cauallier no- 
uello. Cap. XLIIII. 

Che il nouel Caualliere domandò in dono alla Reina Polinda che lo ac- 
cettasse per suo Caualliere, & gii donasse vn fauor con che potesse entrare per 
lei nella battaglia, & che ottenne da lei 1' uno & l'altro, & le parole che pas- 
sarono fra loro. Cap. XLV. 

Che i duo nobili campioni della Reina Polinda, & ella con l'altre giun- 
sero à Gissa, & alloggiarono nel gran palagio, & come di commune concordia 
fu prolungata la battaglia per tre giorni, & quel che passò fra gli amanti no- 
uelli. Cap. XLVI. 

Che venuti e personaggi furon firmati di lor consentimento i capitoli della 
battaglia, & che venuto il giorno entrarono i cauallieri con molta pompa, & 
suoni di varij instrumenti in campo. Cap. XLVII. 

La grande & spauentosa battaglia fatta fra i quattro cauallieri, & come 
rimase in essa morto Saladio per le mani del Principe Ormando, & il cauallier 
Quadrato datosi per uinto fu ferito à morte dal cauallier dalla Sirena, & morì 
fuor del campo. Cap. XLVIII. 

Il dolore che senti Oristella della morte del marito, la allegrezza che ne 
fece la Reina, & il popolo tutto, & che fur il cauallier Quadrato & l'altro ho- 
noratamente sepelliti: & le accoglienze fatte à i duo cauallieri vincitori. Cap. XLIX. 

Che guari il Principe Ormando, & che si diede ordine à mandare à tor 
la possessione dello stato successo à Oristella per la morte del marito, & che 
intendendosi che vi era impedimento andò il caualliere dalla Sirena in persona. 
Cap. L. 

Che il Principe Ormando sposò secretamente la bella Reina d' Ircania co- 
gliendo il desiderato frutto del suo amore, & quel che inanzi. & dopo passò ne 
i grati ragionamenti fra loro. Cap. LI. 

Che arriuò il caualliere della Sirena nel Contado di Arano, <S; che trouato 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 165 

il grosso presidio de nemici dopo molte correrie, & picciole battaglie hauute 
da loro, conuenne mandar per più genti, perche i nemici si eran ridotti in luoghi 
forti, & l'ordine che vi diede il Principe Ormando. Cap. LII. 

Che i nouelli sposi con tutta la corte, & le due innamorate vcdoue si po- 
sero in camino con l'essercito, & che giunsero nel campo, & come l'cssorcito 
nemico vi giunse in vn medesimo tempo, & quel che fra loro auuenne. Cap. LUI. 

Che fu appiccata la battaglia fra i due esserciti, et che in essa mori Ori- 
nello, iS: il gran valore che mostrarono il cauallier Seluaggio, & quel dalla 
Stella. Cap. LIIII. 

Il gran valore che il cauallier dalla Sirena mostrò in questa battaglia, & 
come dopo molto contrasto furon per le sue mani presi il cauallier Seluaggio, 
& il cauallier dalla Stella, & mandato 1' uno, & l'altro à le due innamorate 
vedoue, [l'Infanta, & Crasilda] & il Re vinse la battaglia. Cap. LV. 

Che vinta la battaglia furono i due pregioni mandati alle due belle signore 
vedoue & furono dal Re & dal cauallier della Sirena assediate le reliquie de 
nemici in Dala, & le feste che furon fatte nella corte della Reina della vit- 
toria, & che la corte andò con la Infanta nel campo. Cap. LVI. 

Il grande honore che la Reina, & le altre due dame fecero à i. duo va- 
lorosi cauallieri prigioni, & le parole che fra essi, e quelle dame passarono, & 
come di compagnia presero il camino verso il campo, & il Re le fece restare 
per tre giorni. Cap. l.VII. 

Come il cauallier Seluaggio & quel della Stella si sentirono bene delle 
lor ferite, & in atto di poter caualcare, & che seguendo la Reina il suo viaggio 
essi più liberamente palesarono alle due vedue il cuor loro, & il ragionamento 
che la Reina fece ad amendue. Cap. LVIII. 

Che combattendo il Re, & il cauallier della Sirena dentro la città furon 
da quei di fuore soccorsi, & che rompendosi col fuoco e col ferro la porta fu 
la città presa, & morto quasi tutto il presidio nemico, & 1' allegrezza che ne 
fu fatta, & quel che passò nell' amor de i cauallieri. Cap. LIX. 

Come fu dal cauallier della Sirena parlato alla Infanta Oristella sopra il 
disegno del suo maritaggio col cauallier Seluaggio alla presenza della Reina, 
& che hauuta la volontà sua conchiuse il matrimonio con lei. Cap. LX. 

La festa grande che si fece per le nozze di questi due amanu, & che il cauallier 
Seluaggio non palesò il suo matrimonio prima che non concludesse la pace, & 
che fu parimente sposata la vedova Crasilda al cauallier della Stella. Cap. LXI. 

Che il Re d' Ircania fé far per il suo Regno solenni feste, & che il Re 
della Tana fece pregar il cauallier della Sirena che andasse à vederlo, & andò 
col cauallier Seluaggio, & fermò la pace & il grande honore che gli fu in 
questa corte fatto. Cap. LXII. 

Che tornato il cauallier della Sirena in Dela, chiese licenza per partire, & 
domandò alla saggia Maga il rimedio di poter disencantare Aliandra, & l'altra 
compagnia nella valle delle Fraudi, et quel che ella gli disse. Cap. LXIII. 

Che la bella Riccarda di Parigi andando in compagnia del padre Rubing 



i66 HUGUES VAGANAY 



cercando il cauallier della Sirena, capitò all'Isola della Sirena, & quel che gli 
auuenne con la Principessa amata dal caualliere che ella cercaua. Cap. LXIIII. 

Quel che passò fra queste due innamorate donzelle vn medesimo amore, 
e che nel fine del loro ragionamento fu risoluto che la bella Riccarda in quel 
medesimo habito andasse à cercare il cauallier della Sirena. Cap. LXV. 

Che la bella Riccarda si mise à cercar in habito di donzella il cauallier 
della Sirena in compagnia di Rubino suo padre, & che dopo alcuni successi 
capitò nel Regno di Tabrana, & quel che successe. Cap. LXVI. 

Che furon la Principessa, & Riccarda assaltate da duo fieri Leoni che uc- 
cisero duo caualli, & duo cauallieri, & che le due generose donzelle furon soc- 
corse dal cauallier dell' Albero che con mirabile ardire vccise i Leoni, e il 
grande honore che esse gli fecero, & che partirono per la città di Tabrana. 
Cap. LXVIL 

Che il Re di Tabrana honorò molto il cauallier dall'arme Dorate per quel 
che hauea fatto in difesa della figliuola, il grande honore fatto a Riccarda, & 
il dono che il cauallier dall' arme Dorate domandò à Riccarda alla presenza 
della Principessa. & che al fine 1' ottenne. Cap. LXVIII. 

Che guarito il cauallier dalle arme Dorate, dopo tre giorni partì insieme 
con Riccarda da quella corte, et i dolci, & amorosi ragionamenti che hebbero 
per il camino, & quel che loro auenne. Cap. LXIX. 

Che il Principe Darineo giunse alla valle delle Fraudi, tfe quel che gli 
auuenne, & il modo che tenne per disencantare le due donzelle, & il Nano & 
quel che vidde di gran piacere dall'orlo di essa valle. Cap. LXX. 

Che il cauallier della Sirena dopo molto affanno patito in combattere in 
quella valle vinse tutte le difficoltà, tS: le parole usategli dal vecchio incanta- 
tore. Cap. LXXI. 

Che fu moderato lo incantamento di Ruffo. ^S: tolto il nome della valle 
delle Fraudi, la fece chiamare la valle della Allegrezza, & deli' amore, e che 
il'cauallier della -Sirena partì con la sua compagnia hauendo per opra dell' in- 
canto di Ruffo contentata la bella Aliandra prima. Cap. LXXII. 

Che caualcando Darineo con la sua compagnia, trouò per strada il caual- 
lier dall' arme Dorate, tSi Riccarda, oc con grande allegrezza tornarono tutti in- 
sieme neir Isola della Sirena ove furono sposati amendue questi amanti, il gran 
piacere che sentì la Reina Sirena. & che partorì Aliandra un fanciullo di gran 
bellezza, come furono incantati il Re della .Sirena, ìs: la moglie. Cap ultimo. 



Il fine della Tauola. 

F. I. AGGIVNTA |i XOVAMENTE RITROVATA |1 ne gli Annali de gli 
Iinperadori Greci al \ libro dello inuittissimo caualliere \ PRIM ALEONE figli- Il 
uolo dello lìtìperadore || di Greci Palme- \ rino d'Oliiia, |] Intitolata quarta parte 
del libro. 



LES ROMANS DE CHEVALERIE ITALIENS D'INSPIRATION ESPAGNOLE 167 

F. 263. v.° Il fine del primo libro del Principe Darineo di\ Grecia, che tia 
aggiu7ito al terzo libro, \ àf vltimo dello Iinperador Prima- J leone, di niioiio ri- 
troziato. Il 6" ridotto nello Idioma \ Italiano. [] /;/ Venctia per Gio. Battista Bo?i/a- 
dino. Il MDXCVII. 

F. K k 8, blanc. 

1608. 

Dell' Historia di || PRIMALEONE !| Figliuolo dell' Imperatore || Palmerin 
d'Oliua, I LIBRO PRIMO, jl Nel quale si narra à pieno de' suoi valorosi \\ gesti 
c^ di Polendo suo fratello: || NVOVAMENTE RISTAMPATA, [1 & con somma 
diligenza corretta, || [Marque] || /// Venetia, Appresso Lucio Spincda. 1608. 

In-S de 350 fF., 8 ffnc, 2 fF, blancs. 

Collection Hugues Vaganay. 

F, [A], Titre. — v", blanc. 

F. 2. PRIMALEONE, || de valorosi e gran gesti del buon Pri- \ maleone, e 
di Polendo suo fratello, e di \ molti altri caicallieri stranieri, che nella \ corte del- 
l' Imperatore Palmerino lor padre vennero. — F. 170. Il fine del Primo Libro 
di II Primaleone. 

F. 170 v." Dell' Historia di || PRIMALEONE || Figliuolo dell'Imperatore \ 
Palmerin d'Oliuà, !| LIBRO SECONDO - F. 350. Il fine del Secondo Libro. 

F. X X 6 v.°, blanc. 

F, [A' X z\ TAVOLA || DELLE COSE, || Che in questo Libro di Prima- 
leone Il si contengono. F. Y y 6 v." // fine della Tauola del Primo, & secondo libro 
I! di Primaleone. 

* Melzi, n. 795, indique que cette édition renferme les livres III et I\'. 

Il convient de ne point oublier que Lodovico Dolce publia en 1562 un 
poème en XXXIX ciiants intitulé : Primaleone figliuolo di Palmerino. Ce poème 
a eu les honneurs d'une réimpression à Venise en 1S46. 

Hugues Vaganay. 



CARLO FRATI 



Bollettino Bibliografico Marciano 



PUBBLICAZIONI RECENTI RELATIVE A CODICI O STAMPE 
DELLA BIBLIOTECA MARCIANA DI VENEZIA *) 



I. DiELS (H.), Die Handschriften der 
antiken Aerzte. Griechische Abteilung. 
Ini Auftrage der Akademischen Kovi- 
mission hrsg. — I. Teil : Hippokra- 
tea ìind Ga.\enos. — Berlin, 1905; 
pp. XXIII-158, in 4" (estr. d. Aèhdl. 
d. Kgl.Prcuss. Akad. d. JViss., a. 1905). 

Come è noto, le Accademie delle scienze di 
Berlino, di Copenhagen e di Lipsia, seguendo 
l'ottimo esempio di lavoro ' interaccademico ', 
già da parecchi anni iniziato in Europa, e al 
quale devesi il nuovo colossale Thesaurus lin- 
guae latinae, si sono accordate per la pubbli- 
cazione di un Corpus medicorum aii/iquorum 



*) Avv 



— Appena assunto alla direzione della Mar- 
ciana ebbi in animo di iniziare una doppia serie dì pubbli- 
cazioni reciprocamente integrantisi ; il Catalogo dei codici 
Italiani, dei Latini mancanti al Valentinelli, e dei Greci ; 
e la pubblicazione, a lìberi intervalli, di una rivista col ti- 
tolo Miscellanea Marciana^ destinata ad accogliere, notìzie 
ed illustrazioni di speciali codici o stampe, che non potevano 
aver luogo nel Catalogo. La prima parte del mio programma 
potè essere prontamente iniziata, grazie al cortese assenso 
ed aiuto del Ministero, ed il primo volume del Catalogo dei 
codd. italiani trovasi già da più mesi sotto stampa ; la se- 
conda invece non potè ancora essere attuata, per ragioni 
amministrative che ancora mi lusingo di poter riguardare 



, grazi 






talità offertami dal comm. Olschkr, posso qui i 
sezioni che avrebbero dovuto formare la Mis 
bibliografica, destinata a registrare, più o raen 

all'estero si vien pubblicando dai codici o t 
codici o sulle stampe della Marciana. La 
lavoro simile ^indispensabile a formare la ( 
grafìa dei codd.) per il passato, mi permette 
dere in un senso piuttosto lato la parola recenti, e nessuno, 
spero, vorrà farmi carico, se includerò nel presente Bollet- 
tino qualche pubblicazione un po' arretrata, che avrebbe 
anche perciò potuto sfuggire all' attenzione degli studiosi. 
In fine di ogni centuria dì recensioni bibliografiche sarà 
posto rìndice delle segnature dei codd. Marciani. 

C. F. 






(cioè greci e latini), che sarà pubblicato dalla 
casa Teu^ner di Lipsia, e pel quale è prevista 
una spesa di 150,000 marchi per la sola parte 
greca. Collaboratori di questa grande colle- 
zione, di cui il D. ci offre qui il lavoro biblio- 
grafico preparatorio, saranno il Kalbfleisch, 
r Helmreich, 1' Ilberg, il Wellmann, 1' Hei- 
•berg, il Mewaldt, ed altri, fra' quali un solo 
italiano, l'Olivieri, essendo mancato il biblio- 
tecario della Malatestiana, prof. A. Piccolo- 
mini, che pur faceva parte dei collaboratori. 
— Diamo qui 1' indicazione sommaria dei co- 
dici Marciani che verranno usufruiti per ciascun 
autore : Hippokrates. Per la massima parte 
delle opere, il cod. Mare. Gr. 269. del sec. XI 
(cfr. pp. 4, 5, 8, II, 12, 14, iS, 19, 20, 21, 22, 
23. 24, 26, 27, 28, 29, 30, 31, 33, 34, 35, 38, 
57). Pei singoli trattati : a) nel testo greco: 
cod. Marc. Gr. 282 (p. 28), Gr. 296 (p. 28), 
Gr. 6og (p. 38), Gr. ì'. 9 (p. 29), Gr. I'. 13 
ip. 49Ì, Gr. i: 14 (pp. 4, 28, 31, 34, 35), 
Gr. r. 16 (p. 40), Gr. /'. /p (p. 21); b) nella 
traduzione latina: codd. .Marc. Laf. Ì'I. 
144 {ì'alent. X. i}6\ ip. 571 iii. Lat. III. 4 
{raleii/. Xir. 2] (p. 161, La/. MI. 11 \_]\ì- 
U'iit. Xl\'. f\ ipp. 4, 19, 21, 29. 49), Lat. III. 
16 [fa/cuf. Xir. j] (pp. 7, 9), Laf. MI. i~ 
\^Valent. XIW 4\ (p. 52Ì, Lat. MI. 2S [/<;- 
Icnt. XIV. 2S\ \x>. 501, Lat. MI. 49 [ì'a- 
ìcut. Xir. j-] (p. 161, Lat. MII. 74 IWilent. XI. 
'"7\ (P- 5°)- — Galenos : a) nel testo gre- 
co: codd. Marc. Gr. 26g (p. no). Gr. 2~s 



(1) È deplo 



che neir indicazione dei codd. La 



D. esclu 



;ichè 1 



segnature Ma 



Valentinelli^ 
ciò facilmente generar confusione nelle rie 
chiamo entrambe le segnature, chiudendo 
quadre quelle del V.\lentinelli. 



e, potendo 
Qui indi- 
parentesi 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



169 



(pp. 61, 64, 65-66, 78, 79, So), Cr. 3y6 ipp. 73, 
74, 75, 92, 114, 129I. Ci: 2y^ (pp. loi, 105), 
Gr. 2^3 (pp. loi, 105), Gr. 2yg (pp. 66, 69, 
73. 76, 94. 95. 99. 106, ToS, 114), Gr. 2S0 
(PP- 85, 93, 98I, (;/-. 2S1 (pp. 70, 72-73, 81, 
83, 86, 99, 100, 102, 103, 112), Gr. 2S2 (pp. 60, 
71. 73. 1^^ 75. 80. Si, 82, 84, 89, 91, 96, loi, 
107, 113, 114), Gr. 283 (p. 104), Gr. 2S4 
IPP- 73- 74, 92, 114). Gr. 285 (pp. 77, 98, loi, 
103, 105), Gr. 2S6 (p. 96), Gr. 2Sy (pp. 68-69, 
S7, 88, 89), Gr. 2SS (pp. 98, 115), Gr. 295 
p. 114), Gr. s/y (p. 125), Gr. ss6 (p. 113). 
(rr. gog (p. 149), Gr. II. ryi (pp. 95, 134), 
Gr: V. 4 (pp. 59, 68, 74, 78, 79, 80, 91, 92, 
93. 95, 102, 106, no. III, 115, i2i), Gr. T. 5 
(pp. 61, 68, 69, 70, 73, 78, 80, 81, 82, 84, 85, 
95. 96, 102, 103, 104, 105, 107, 109, 112, 113, 
128, 130;, Gr. /'. 6 (p. 96), Gr. l'. 7 (p. 98), 
Gr. r. S (pp. 89, 91), Gr. \'. p (pp. 60, 68, 
69, 73, 81, 82, 96, loi, 102, 105, 120), Gr. ]'. 
IO (pp. loi, 105, 149), Gr. ]'. II (p. 76), 
Gr. ]'. 12 ipp. 68-69, 79). Gr. r. ij (p. 149), 
Gr. r. 14 (pp. 70-71), Gr. ]'. 75 (p. 104), 
Gr. r. iS-22 (p. 149); b] nella traduzione 
latina: codd. Marc. Laf. Z. 317 lì alt» f. XII '. 
5] (pp. 65-66, 75. 76, 84), Laf. Z. 5J-I [/-<;- 
/cut. Xir. 6] (pp. 74, 75, Sì, 86, 87, 93, 147), 
LaL Z. S32 IWilent. XIV. SI (p. 63), Lat. VI. 
144 IValent. X. ijii] (p. 149I, La/. ìli. 3 \ì'a- 
leiit. XI ì'. 26] (pp. 81, S4I, La/. ILI 11 [Va- 
len/. XIÌ'. 7] (pp. 63, S6), La/. ìli. fg [ì'a- 
leiì/. XII'. 3} (p. 106). 

2. DiELS (H.), Die Handschriften der 
antiken Aerzte e. s. — II. Teil : Die 
ubrigen Griechischen Aerzte ausser 
Hippokrates2m^Galenos. — Ber- 
lin. 1906 ; pp. 1 15, in 4° (estr. d. Abhdl. 
d. kgl. Preiiss. Akad. d. JFiss., a. 
1906). 
Aelius Promotvs, Auva.as^sóv : cod. .Vare. 

Gr. 2gg (p. 4). — AitTIVS AMIDF.XfS, 'larpixil» 

ióyot : codd. Marc. Gr. 2Sg, Gr. 2gi, Gr. 596 
(p. 61. — Id., E.vcerpta varia: codd. Marc. 
Gr. 2jg, Gr. I'. 13, Gr. V. 16 (p. 7). — Afri- 
CAXUS, nepi sTaSiiw» xal fkvrfa-i : cod. Marc. Gr. 2gi 
(p. 8). — Aglaias : cod. Marc. Gr. 480 (p. 8). 
— Alexander Aphrodisiensis, 'larfuià àuo- 
pii/zai-x : cod. Marc. Gr. 257 (p. 9). — Id., 
•A-op(=r, : cod. Marc. Gr. ì\ io, Gr. I'. 16 (p. 9). 



— In., UifÀ yfàita^ /xt lUliutq : cod. Marc. Gr. 257 
(p- 10). — Alexaxder Tralliaxis. esf soiEUTixd : 
cod. Marc. Gr. 2gs, Gr. ì\ g (p. n). — Id., 
nspì è;.3ai/tav : cod. Marc. Gr. ì'. g (p. 12). — 
Antyllus : cod. Marc. Gr. II. 171 (p. 15). — 
Aretaeus : cod. Marc. Gr. 270 (pp. 17-19). 

— Beniaminus : cod. Marc. V. 8 (p. 22). — 
Cassius Jatrosophista : cod. Marc. Gr. 257 
(p. 22). — Crateuas : cod. Marc. Gr. 92, 
Gr. 271 (p. 25). — DiocLES : cod. Marc. V. 16 
(p. 28). — DiOSCURIDES, Dept Givjc- ia-rp-Af,- : 
cod. Marc. Gr. 92, Gr. 271, Gr. 272, Gr. 273, 
Gr. 5g7, Gr. I'. 3 (p. 30) ; traci, lat. : cod. 
Marc. Lat. Ì'II. 17 [Valeiit. .Vii: 4] (p. 31). 

— Id., Dipi òij/vjmptuvyapjttaxwa : cod. Marc. Gr. g2, 
Gr. 571. Gr. 272 (p. 32). — Io., n=pt t<i,^ó/Mv : 
codd. Marc. Gr. 271, Gr. 272, Gr. ^g7 (p. 32). 

— Id.. E.vccrpta : cod. Marc. Gr. ì'. 16 (p. 34). 

— Erotiaxus : cod. Marc. Gr. I'. 75 (p. 37). 

— Gregorius .\yssexus : cod. Marc. Lat. Z. 
46 {l'a/cii/. III. 21] (p. 40). - Harpocration : 
cod. Marc. Gr. I'. 13 (p. 41). — Hermes 
Trismegistus, Kupa:v.Ò55- : codd. Marc. Gr. Iì\ 
36, Gr. V. 13 (p. 43). _ Id., 'ìarpoiJiv^iJLccTai: 
cod. Marc. Gr. 336 (p. 44). — Id., n:pl 
^iizcc-jC>-i ecc. : cod. Marc. Gr. ì'. 13 ip. 45). — 
Herophilis Sophista : cod. Marc. Gr. ì'. 13 
(p. 49). — Meletius Moxachus : cod. Marc. 
Gr. 2g7 (p. 63). — Methodius P.\TRiARCHrs : 
cod. Marc. Gr. V. 13 (p. 65). — Nemesius 
Ejiesexus : cod. Marc. Gr. 266 (p. 67) ; trad. 
lat. : codd. Marc. Lat. Z. 160, Lat. Z. 46 [Va- 
lent. III. 21} (p. 68). — Neophytus Prodro- 
MENUS : cod. Marc. Gr. I'. 13 (p. 68). — Ori- 
BASivs, 2ùvoi(.i? spóc &::-!(Bioj : cod. Marc. Gr. 2g4 
(p. 71). — Id., Ilàpl sJmoptTTuv : cod. Marc. 
Gr. 2g4 (p. 72). — Id., E.vcerpta : cod. Marc. 
Gr. 2g3 (p. 74). — Paulls Aegineta, '6retTo/** 
tserptxVi : codd. Marc. Gr. 2g2, Gr. 2g3, Gr. I'. / 
(p. 78). — Id., Ilspì àaTi^j^stJio/iévMv : cod. Marc. 
Gr. g2 (p. 79). — Id., Ilipi [Urpaj xaì stoS/imv : 
cod. Marc. Gr. 2gj (p. 79). — Id., Excerpta: 
codd. Marc. Gr. V. 13, Gr. l'. 16 (p. Sol. — 
Petosiris : cod. Marc. Gr. 33^ (p. 82). — Phi- 
L.\RETUS ; trad. lat. : cod. Marc. Lat. VII. 16 
{Valent. XIV. /] (p. 84). — Photius Moxa- 
CHUS: cod. Marc. Gr. ì'. 13 (p. 86). — Posi- 
donius : cod. Marc. Gr. 27g (p. 86). — Ri- 
Fvs : cod. Marc. Gr. 27g (p. 91). — SoRAxrs : 
cod. Marc. Gr. 26g (p. 93). — Spi.eniu.s phi- 



CARLO FRATI 



i.osoPHUs : cod. Marc. Or. lys (p. 95). — Ste- 
PHANUS Alexandrinus : cod. Marc. Gr. zgg 
(P- 95)> <?''• ''• 16 (p. 96). — Taronitus (?) : 
cod. Marc. Gr. V. S (p. 100). — Theophilus, 
Usti Tiì- T5J àvSpwitou y.xrxcxi'jii^ : cod. Marc. Gr. 
V. 12 (pt loi). — Io., n=(si i^\rifi.iA-i : cod. Marc. 
Gr. V. 12 (p. loi). — Id., U-:/-.ì ii%yy^jt,)i.i.-^u>-i : 
codd. Marc. Gr. / ". S. Gr. T. /^ (p. 102). — 
Id., ns;-.i o-j|-,wv : cod. Marc. Gr. V. 12 (p. 102); 
trad. hit. : cod. Marc. Lai. Ì'II. 16 {^l'aleni. 

XII'. /] (p. 104). — JOANNES ZaCHARIAS 

AcTiARius : cod. Marc. Gr. 2gS (pp. 109, no), 
Gr. 2<)6, Gr. ^10., Gr. I'. /j (p. 109Ì, Gr. l'. S 
(p. no). — ZosiMUS Panopolita : cod. Marc. 
Gr. 2gg (pp. III. 112). — Deiiockitus : cod. 
Marc. Gr. 299 (p. 115). 

3. DiELS (H.), Bericht ilber den Stand 
des interakademischev ' Corfits medi- 
cpriiiìi aìitiqtwnim, ' iind Erstcr Nacli- 
trag ZÌI den in de?! ^ ìòliniidliingeii 
rgo^ II. ipoó vcroffcntlicìifiii Katalo- 
gcì! : Die Ha7idschriften der antiken 
Aerzte, I ti. Il Tcil, in Abhandhmgen 
d. kg/. Prezissischen Akademie d. JVis- 
sf/ìsc/ì. ]. 1907, Philos.-histor, Kl., 
II, pp. 1-72, in 4°. 

Facendo séguito ai cenni precedenti, diamo 
qui pure l'elenco dei codd. Marciani indicati 
in questa I Appendice ai precedenti due Ca- 
taloghi : Galenus, Tj)^v/i ixz[Atri : cod. Marc. 
Gr. ì'. 9 (p. 30). — Id., 'TyiiuCiJ /óyot ; trad. 
lat. : Marc. Lat. Z. 317 IValeut. XIV. 5] (p. 31). 
— Id., 0£(san-:uTK^? //.'.Sóòou (5i|3>.is< : Marc. Gr. 2y6 
e 2S4 (p. 33). — Id., nspl <ruvSÌ7.M? yap.aizMv T'iv 
z«TÌ -rÓMu? : Marc. Gr. 2SS (p. 34). — ID., 
EÌTayM-/^ «ì ìarpó?- : Marc. Gr. V. g (p. 34). — 

Id., 'l7t;roxj5Ì70u^ htiZ-riiùvi xat Ta/iiyoO ù:; aurà^ 

wto/iv>i/»KT5t : Marc. Gr. V. 15 (p- 35)- — Id-, 
"0(101 tarpt/oi : Marc. Gr. V. g (p. 36). — Id., 
IlEpt àvTS/i|3«//o^.éiiw» : Marc. Gr. 2g^ (p. 37). — 
Id., njpi /=.TtTuvou7J)? òiaiTT]?- ; trad. lat: Marc. 
Lat. Z. s/7 (P- 38)- — Aei.ius Promotus, 
Auv!!y.=.|sóv : Ma}-c. Gr. 2gs (p. 42). — Aétius 
Amidenus, "laTfc/'jiv i.o-/oi: .Marc. Gr. 2Sg, 2gi, 

Sg6 (p. 43). — DlOSCURIDES, Ilipt JviiiITVjptuv 

yscp.ttÓKMv: Marc. Gr. 271 (p. 49). — Id., nspì 
ÌQjSóAu» : Marc. Gr. 271 e 272 (p. 49). — Her- 
mes TrismeoisTI'S, jMsSoòo? Et? TtiTKv ■/.a-.Xf.yii-J 



EmTviojio? : J/rt/Y. 6;-. 3S4 (p. 52). — Id., aspi 
jSoTavwv 5^u/w7£u? : Marc. Gr. /'. /j (p. 53). — 
Id., Hspi r^- Twv ijS' TÓitu» èiOji.9iiiLq (sic) xai 
òovàiiiu:; : Marc. Gr. SS5 (P- 53)- — Oridasius, 
Sùvoili? Tifò? 6ùffT5St<!v : Marc. Gr. 2g5* (p. 61I. 
— Paulus Aegineta, 'eMTo/*>i tarpi/vi : Marc. 
Gr. 292 (p. 62). — Id., nspì ilì^imi ■/.m'i-'x^ii.w : 
Marc. Gr. 2g$ (p. 62). 

4. Galeni, De itsìi partiiim libri XVII 
(ra>.-óvo'j. n^pi xp:Ì3(c |i5i'>.)v. !r')r^rt'(W/- 
f?/OT. /F^^w/ receiìsiiii Georgius Hel.m- 

REtCH. Voi. I (lib. I-VITI). — Lip- 

siae, B. G. Teubner, 1907; pp. XVI- 

496, in 1 6°. (Bibliothcca scriptor.graccor. 

et romaììor. Teubneriand). 

Per questa nuova ediz. di Galeno 1' ed. si 
vale anche del cod. Marc. Gr. 2S7, del sec. 
XV, del quale però sembra fare poco conto 
(p. xii), e che è qui indicato colla sigla ?' 
(p. xvi). Quanto all'altro cod. .Marciano Gr., 
y. g, e ad altri già ricordati dal Diels, " <|uid 

(egli scrive) statuendum sit, nescio : qui cuni 

omnes recentioris aetatis esse videantur, ad 
textum emendandum .sintne multum auxilii al- 
laturi dubito. Venetum quìdem codicis B gemel- 
lum putaverim [cioè del cod. Parigino 21 ^J\. 
quod in ipso quoque priores libri tres desi- 
derantur et liber ultimus in eadem vocabula 
(^ r:=M-mi il riva T'iv) desinit ., (ibid.) 

5. BiDEZ (Joseph), La traditioii maìiii- 
scrite de Sozomènc et la Tripartite de 
Théodore le Lecteur. — Leipzig, J. 
C. Hinrichs, 1908 , pp. iv-96, in 8". 
(estr. d. Textc u. Untersiichmigeiì zur 
Gesch. d. altchristl. Literatìir, ed. A. 
HaRNACK e C. SCHMIDT, voi. XXXII). 
Questa monografia del dotto prof. dell'Uni- 
versità di Gand prelude a un'ediz. critica della 
« Storia ecclesiastica » di Sozomeno, che il r>. 
pubblicherà nella collezione Die griechischcn 
Cìirìstlichcn Schriftstelìer der ersten drci Jahr- 
hunderte, edita a cura della « Kirchenvàter- 
Commission » dell'Accademia delle scienze di 
Berlino. Passando in rassegna tutti i codd. 
dei quali egli intende valersi per la sua ediz., 
il B. dimostra come degli 8 codd. conosciuti, 
5 hanno scarso valore e non sono anteriori al 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



sec. X\'I ; la sua attenzione si porta quindi 
principalmente sul cod. Barocciano (A'i, che non 
senza negligenza ed inesattezza fu utilizzato dal 
Hinrichs, e su due codd. Marciani, Gr. 3S7 
(= M) e 334 (= /'). dei quali il B. mette in 
rilievo tutto il valore, e grazie ai quali la base 
del testo sarà completamente rifatta. « Ce Mar- 
cianus (scrive il B. a proposito del cod. /') im- 
posera presque à tout instant des transforma- 
'ions notables du texte II n'est guère de cha- 
pitre dans les cinq derniers livres de Sozoniène 
«>ù il ne révèle des lacunes et des fautes que 
l'on n'aurait pas toujours soupconnées." (p. 17) 
E questa bontà di lezione non proviene già, 
come potrebbe supporsi, da una revisione o 
recensione più tarda del testo primitivo, ma è 
realmente \come il B. dimostra con opportuni 
esempi) realmente autentica e genuina. Con- 
tuttociò, egli non seguirà certo ciecamente il 
cod. V : vi si riscontrano iotacismi, errori orto- 
.grafici d' ogni genere ed ommissioni ; errori 
nella desinenza delle parole e nei casi, che l'a. 
farà meglio rilevare nei Prolegomeni della sua 
edizione ; ma malgrado ciò il numero delle 
lezioni eccellenti e nuove eh' esso fornisce è 
sempre incalcolabile. 

E sebbene esso non ci conservi che' gli ul- 
timi 5 libri di Sozomeno (ff. 137-231), pure può 
giovare (non senza però le dovute cautele) anche 
alla lezione dei primi 4, giacché a ff. 1-136 con- 
tiene i primi due libri dell'» Istoria ecclesiastica » 
di Teodoro Lettore; opera che fu detta 
anche la « Tripartita «perchè formata di estratti di 
Socrate, di Sozomeno e di Teodoreto ; e che — 
mentre l'opera consimile di Cassiodoro è ben co- 
nosciuta e fu ristampata più volte — è appena 
menzionata nei repertorii di storia ecclesiastica. 
E rispetto a quest'ultima opera ed al cod. Marc, 
che la conserva, il B. ha fatto una geniale ed 
interessante scoperta. Il cod. Marc. Ci: 344 è 
da molto tempo acefalo, né, sino ad ora, era 
riuscito ad alcuno di rintracciare i primi 2 ff. 
che vi mancano. Il B. ha avuto il merito e la 
fortuna di riconoscerli nel cod. 21970 della 
Biblioteca Reale di Bru.xelles, un cod. che non 
contiene che i due foglietti accennati, e che fu 
acquistato dalla Biblioteca di Bruxelles in una 
vendita all'asta nel 1863. La qualità della scrit- 
tura e della carta, il numero delle linee per 
pag. e delle lettere per linea, si corrispondono 



nei 2 mss. ; le ultime parole del 2» foglio di 
Bruxelles trovano la loro naturale prosecuzione 
nella prima parola del cod. Marciano: non può 
quindi cadere alcun dubbio sulla felice identi- 
ficazione. E nella speranza che si possa trovar 
modo di riunire questi due fogli estravaganti 
all' intero codice, dal quale dovettero essere 
asportati dopo la morte dell' Allacci, che li 
vide e li trascrisse, e prima del 1863, non ci 
resta che ringraziare il prof. B. dell' intelligente 
interessamento, mercé il quale ha frattanto già 
procurato alla Marciana una fotografia dei 2 fo- 
gli mancanti al suo prezioso ms. (i). 

Quanto alle due mani che il B. riconosce nel 
cod. 344 ; /' che scrisse tutto il cod., e f '^ che 
supplì gli ultimi 2 fi', del .Marc. (230-231) e il 
i" dei due fi', di Bruxelles, se /' spetta al sec. 
XIII-XI\'.e /■-. come il B. dimostra (p. 38 n. 21. 
ai primi decenni del sec. XIV, come spiegare 
che in si breve lasso di tempo i fogli iniziali 
e finali del cod. doves.sero trovarsi, per l'uso 
e r umidità, in cosi cattivo stato, da dover 
essere di nuovo trascritti ? La causa della ri- 
copiatura non potrebbe essere diversa ? 

Lo studio che qui il B. ci presenta della tra- 
dizione manoscritta di .Sozomeno sembra sotto 
ogni rispetto esauriente, e fa concepire ottimi 
presagi dell' ediz. critica di quello scrittore cui 
egli si accinge, e che sinora mancava. 

6. Tez.\ (E.), Macario e il demonio. Leg- 
genda cristiana, con osservazioni. — 
Padova, G. B. Randi, 1903 ; pp. 13. 
in 8". (estr. dagli A(fi r Memorie d. 
R. Accad. di Padova, voi. XXTV. 
pp. 145-5:0- 

In cod. Marciano dì I\i;loirhe volgari del 
Te ba Ideo, di Jacopo Corso, del .Sauna z- 
zaro e di altri rimatori della fine del sec. X\' 
e del principio del XVI (Marc. li. Z. óoj con- 
tiene (aggiunto in fine da ima mano italiana 
del .sec. XVI, alquanto scorretta) una breve nar- 
razione greca dell' incontro di Macario.egizio col 
demonio, derivante dagli Apophthegmata Pa- 



: deMe arti del Belgio e la Direzione della Bibl 
i Bruxelles hanno già permesso alla Marciana d 



'7^ 



CARLO FRATI 



/nini. Il prof. T. pubblica qui per intero l'aned- 
<loto, rispettandone, ma rilevandone gli errori ; 
rammentandone le altre redazioni, greche, ar- 
meno, copticlie, italiane ; e riproducendo, tra- 
dotta, la versione armena. 

7. Pkadel (Fritz), Griechische nnd sud- 
itali ni iscìic. Gebctr, Beschivorungen und 
Rczcptr drs Miftclaltcrs, hrsg. nnd er- 
klàrt. — Giessen, 1907; pp. viii-151, 
in 8° (estr. d. Religionsgeschichtliche 
Versìichc n. Vorarbeiten hrsg. v. A. 

DiETERICH U. R. WUNSCH, III, 3). 

Nel 1S95 il prof. Wilhelm Kroll dell' Uni- 
versità di Mùnster trascrisse da due codici ita- 
liani, il Marc. Gr. 163 e il Barber. Gr. III. 3, 
una curiosa serie di preghiere, esorcismi, scon- 
giuri e ricette medico-religiose, scritte, parte 
in greco, parte in italiano (talvolta anche in 
latino), ma con caratteri greci. Alcune soltanto 
di queste erano state poco innanzi pubblicate per 
saggio dal \'assilie\-. Anecdota graeco-byzan- 
iina, pars I (Moskau. 1895) ; ma la copia inte- 
grale del Kroll fu poi ceduta al Pradel, che 1' ha 
pubblicata e illustrata con un diligente commen- 
tario. Diamo un saggio degli scongiuri, scritti in 
italiano, ma con lettere greche (secondo l'uso 
dell' Italia meridionalei, che stanno nel cod. 
Marc e che il Pr. qui pubblica a pp. 7-33 : 

(p. 14. lin. 7 = f. 431' del cod.) ;j.£»« Xa,3^ÌJT(a 

[/. xoùtirx] i,r,a«, tov [/. ópzT^isv] V f.i,-v [/. uórt] 
r.ì.ft).'J.ivi [/. nif^iJ.'xr'i'] i-.KOÙy.oL 5iT(-,i,a«riv ; che il 
Pr. trascrive: '• Metti la bestia cu frunti undi 
nassi hi suli espuntandu ter, i piglia li crigni 
(hi su allu frunti e tenili forti e dirai kuista 
orazioni tri voti per mattina, in summa di tri 
mattini. " 11 cod. Marc. — che il MiNr..\RELLl 
inon il Morelli, come scrive il Pr., p. i) indi- 
cava con queste parole spregiative : ■ ■ Code.x 
chartaceus, in duodecimo, tot fere habens men- 
da, quot verba. Continet e.\orcismos " {Graeci 
lodd. iiiaiiH scripti apitd Naiiio.-; P. V. asser- 
vati. Bononiae, 17S4, p. 414» — è del sec. XVI ; 
il Barber. dell'a. 1497. — Alcune utili giunte al 
commentario del Pr. ha fatto P. Lej.w in AV- 
vue crifiqiie, a. 190S, n." 14. p. 269; e notevoli 
osservazioni P. Ms. in By~aii/iii. Zcitsclir., X\ll 
(1908). pp. 223-26. 



8. Vattasso (Marco), Frammenti d'un 
« Livio » del V secolo recentemente sco- 
perti (Cod. Vat. Lai. io6g6). — Roma, 
tip. Vaticana, 1906, pp. 18 e ni tavv. 
in fototipia. (Studi e Testi, i8). 
Il cod. Marc. Lai. X. 5S, mbr. e cart., del 
sec. XV, contiene il De viris illustribiis di fra 
Giovanni Colonna, arcivescovo di Messina 
(secolo Xlllì, con interpolazioni dei sec. XIV e 
XV, già rilevate dal V.\lextinelli {Bibt. un.. 
VI, 52) ; e fra codeste interpolazioni ve n'ha una 
(attribuita anzi dal Uelisle allo stesso Colonna) 
ricordante i\n cod. di Chartres della IV Deca 
di Livio in « littera adeo... antiqua, quod vix 
ab aliquo legi poterai. » Questo cod. di Char- 
tres, oggi perduto, sarebbe stato, secondo il 
Traube ed altri, l'archetipo del cod. di Magonza. 
Il V. in questa interessante dissertazione ha 
occasione di ricordare il nostro cod. (p. 5 n. 13), 
al quale però attribuisce la numerazione valenti- 
nelliana (CI. XXII. 87), che non ha valore per 
la segnatura del cod. 

9. SuXTiNA (Luigi), Due ritmi bacchici 
giusta un codice Volterrano; in Sttidi 
medievali, II, fase. 4 (1907), pp. 563-67. 
Dal cod. 8653 della Biblioteca C.uarnacci di 

Volterra (sec. XIV) il S. trae due ritmi latini : 

1 . Jam liicis orto sidere ; 

2. Menni est propositiiiii in labcnio mori ; 
di cui il primo fu già pubblicato dal N()V.\ti 
(Carmina m. oc. Firenze. 1883, p. 66 sg.) di sul 
cod. .Marc. Lai. .\'II '. 66, f. 235' : ms. (indicato 
qui con .\|. del quale si producono in calce 

le varianti in confronto colla nuova lezione 
del cod. Volterrano. 

10. Teza (E.). / viaggi di Marco Polo 
nella vecchia versione boema. Cenni. — 
Venezia, C. Ferrari. igo8 ; pj). 14. 

! in 8° (estr. d. Alti d. R. Istituto Ve- 
neto, tom. LXVn, 2% pp. 745-57 ■ 
In cod. già della Biblioteca, ed ora del .\Iii- 
I seo di Praga, del sec. XV, contiene una ver- 
I sione in boemo dei Viaggi di M. Polo e del 
! .Mandeville, e la versioiie è probabilmente più 
antica del cod. Ora, per ciò che riguarda il Polo, 
I 1,\ \ersione è stata pubblicata integralmente 
I dal prof, (".instino \'. Pràsek, per cura dell'Ac- 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



'73 



cademia di Praga (Praga, 1902) ; e poiché tale 
versione (di cui non si conosce l'a., e della 
quale il nis. di Praga è il solo che ce la 
abbia conservata) è condotta sulla traduzione 
latina di Francesco Pipino, il prof. T. ne 
trae occasione per ricordare l'antica rarissima 
edizione di quest' ultima (Anversa, e. 1485), e 
tre codd. della versione di Pipino che servi- 
rono al Pràsek : uno della Palatina di Vienna, 
e due della Capitolare di Praga ; ma è curioso 
ciò che mette in rilievo dottamente l'A. : che 
mentre il boemo traduce dalla trad. latina del 
Pipino, in alcuni capitoli (come ad es. ili quello 
del miracolo della montagna) segue, non la 
narrazione del frate bolognese, ma quella della 
redazione francese. La breve narrazione di Pi- 
pino è invece fedelmente seguita dal cod. .Marc. 
II. VI. 56, che contiene una ritraduzione in 
volgare veneziano della traduzione latina di 
Pipino (p. 121. 

II. Teza (E. I, Le Laudi di Fra Jacopoiic 

cantaic nel Portogallo e nella Spagna. 

— Perugia, 1908 ; pp. 12, in i6''(estr. 

d. Angusta Perusia, II [1907], fase. 

11-12)': 

L'n p. Vasco portoghese, calato in Italia nel 
sec. XIV, visse per circa trent'anni a Siena, 
discepolo di Fra Tommaso Succi. Ritornato in 
patria, diffuse in Portogallo (nel convento di 
Penalonga) ed in Spagna (nel convento di Val- 
parai.so, presso Cordova) gli inni di Jaco- 
poneda Todi appresi in Italia. Di ciò ci 
ha serbato ricordo fra José di Sigùenza (1544- 
1606), nella sua His torta de la Orden de San 
Jeróiiimo, ripubblicata ora da G. C. Garcia 
nella Nuei'a Biblioteca de Aiitores Espfliiotes 
che si vien pubblicando sotto la direzione del 
Menéndez y Pelavo ; né ciò è sfuggito al dotto 
acume del prof. T., che a proposito di uno dei 
cantici jacoponici riportati dal Sigiienza, e pre- 
cisamente di quello che incomincia : « \'ita di 
Jhesu Christo | Specchio immaculato, » ha occa- 
sione di. riferire la lezione di due codici Marc, 
li. IX. 153 e 24^1 (p. 10 «.I, e di accennare come 
il cod. Marc. II. IX. 1S3 contenga, invece 
della lauda suindicata, l'altra di simile inizio : 
« \'ita di Jesu Christo | .Specchio di ventate ». 

12. De Geronimo (Gio. Domenico). 
Cino da I^isfoia. {Tre note al Canzo- 



niere). — Agnone, tip. oditr. Sanni- 

tica, 1907 ; pp. 33, in 8°. 

Delle tre Note comprese in questo opuscolo 
solo la terza ci interessa, riguardando // Cod. 
Marciano It. I.\. 5^9 e un sonetto inedito di 
Cino (pp. 19-33). L' indicato cod. Marciano è 
il noto ms. dì sonetti di Dante, Cino da Pi- 
stoia ed altri rimatori del sec. XIII, apparte- 
nuto già al Priore Scappucci, poi all'avvo- 
cato Bologna; già visto e citato dal Witte, 
dal Fanfani, dal Casini, e di cui un saggio diede 
già lo stesso Bologna in una pubblicazione 
nuziale (Firenze, 1879). Il DG. riproduce qui 
(pp. 21-23) la tavola, che n'era già stata pubbli- 
cata dal C.\siNl (in Giorn. star., II, pp. 334-43»- 
ed offre un piccolo fac-simile della scrittura 
del cod. (p. 28). Guanto al « sonetto inedito di 
Cino » che il 1)G. qui pubblica ed illustra, e 
che incomincia : 

Donna, /' :■; potrei dicer parole, 
l'esame intrinseco del cod., e dei danni che 
esso sofferse, conferma appunto che esso è <iui 
adespoto, solo perché la raffilatura fece scom- 
parire nel margine superiore il nome o la sigla 
dell'autore a cui esso doveva essere originaria- 
mente attribuito. Nella Tavola del DG. (p. 23Ì 
non trovasi indicato che al sonetto doppio di 
Dante « Se, IJppo, amico se' tu che mi legi » 
(n. XXXI\') segue immediatamente (come già 
notò il Casini) una stanza di canzone (« l.o 
meo servente core »). Quanto al canzoniere, 
di cui il ms. Marc, non è che un piccolo fram- 
mento, il DG. dimostra (p. 24) che esso aveva 
affinità col noto cod. Chig. L. l'Ili. 305, del 
quale era raccolta anche più ampia, e, per ciò 
che riguarda le rime di Cino, più completa. 
Il DG. ha inoltre occasione di citare (p. 24 
n. 3) il cod. Marc. II. IX. jgi, che è il noto 
canzoniere, raccolto da « antiquissimi libbri » 
e trascritto nel 1509 da Ant. Isidoro Mez- 
z aliar ha, pervenuto alla Marciana da A. Zeno. 

13. De Geronimo (Gio. Dom.), // eo- 
diee di Rime antiche, ora smarrito, De 
la Tour-Galvani-Manzoni. — Napoli. 
Cimmaruta & Tessitore. 1Q07 ; pp. 27. 
in 8° gr. 
In questo scritto, in cui il DG. dimostra 

che il noto cod. Galvani di rime anticlie — cioè 



CARLO FRATI 



cod. che il co. Giovanni Galvani ebbe 1 passò al co. Giacomo Manzoni ed è ora 
1 dono dallo zìo Lodovico de La Tour, smarrito — non era che un'addizione manoscritta 
che dopo la morte del filolot;<) modenese (187.^) | di 28 ce. ad un esemplare della Giuntina 1527, 



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falla Ufi 1547, di su un cod. che può identili- ragione di riscontro, fra altri codd. di rime 
carsi, o col Ctisaiid/. </. /'. 5, o colla i)iù antica | antiche, anche il noto cod. .t/an. li. IX. iqi 
l'onte di esso, l'a. ha occasione di citare per (pp. 19;/. 1 ; 21 //. 2I, piti sopra indicato (u. I2i. 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCI/ 



14. De Geronimo (Gio. Dom.), Recens. 
di : ZaccaCtNinc (G.), / rimatori Pi- 
stoiesi dei sec. XIII r XIV. Testo cri- 
tico. — Pistoia, 1907 ; estr. d. I^as- 
segna critica d. letter. ital., XIII (Na- 
poli, igo8), pp. 19-39. 
Anclie in tiuesta recensione dell'opera dello 
Zac-cagnini — che il DG., malgrado alcune 
mende per ciò che riguarda il testo e la biblio- 
grafia dei codici, non esita a giudicare « un 
notevole contributo alla storia della nostra an- 
tica lirica » (p. i) — il DG., che attende a una 
edizione critica del Canzoniere di Gino da 
Pistoia, ha occasione di ritornare (pp. 7-9; 
[7 sgg.) sul cod. Bologna, ora 



ANO 



anche 



Ma 



It. fX.529, che, seguendo lo Z., designa 
ella siLjla-^. II DG. non consente però collo 
/•■ ip. cxxxviii), che vorrebbe il cod. Casaiia- 
/r;/f<- (/. / . ,- derivato dal Marciano. « Non 
f possibile (scrive il DG.) dire qual fosse il 
contenuto di questo antico codice [il Marciano], 
dei primi del '300, quasi totalmente perduto, 
né con quale di quei che ora possediamo a- 
vesse analogia ; ma probabilmente, ad argo- 
mentare dalle poche carte che ce ne riman- 
gono, esso era una silloge assai copiosa di 
rime, quasi tutte forse appartenenti allo stil 
novo, ed aveva pel contenuto attinenze con 
quel suo contemporaneo a noi rappresentato 
dal Chigiauo L. Vili. S05. L'analogia tra que- 
sto e il frammento è strettissima, specie per 
l'ordine delle rime di Gino quasi identico in 
entrambi, e che si differenzia invece da quello ' 
seguito da C[asanatense] » (p. 9). Il DG. inol- 
tre dimostra (pp. 17-20) come inesatta sia l' in- 
terpretazione data dei due sonetti di Mula 
de' Muli dallo Z.. per non aver egli avuto 
conoscenza diretta e compiuta dal cod. Mar- 
ciano ; e di uno di codesti sonetti (che ine. : 
« Omo saccente da maestro sagio »), pel quale 
lo Z. non utilizzò il Marc, il DG. pubblica 
la esatta lezione integrale (p. iS). 

15. Levi (Ezio), // vero autore detta 
Canzoìie di Roma (Bindo di Cione del 
Frate da Siena). Nota; in Rendic. d. 
R. Ist. L07/1Ò. di se. e lett., ser. 2", 
voi. XLI (Milano, 1908); pp. 4 
La canzone : Quella virtù che il terzo àeli 

infonde - « la più notevole tra le molte can 



zoni storiche del trecento » — che occorre in 
una trentina di codici, o adespota o preceduta 
dalle più diverse attribuzioni, era generalmente 
sin qui riferita a Fazio degli Uberti, fra le 
rime del quale fu accolta anche dal Renier. Il 
dottor L., rifacendo da sé il cammino già per- 
corso da illustri predecessori, dimostra invece 
come maggior fede meriti un gruppo di ben 
IO codici, che, con varia forma, ne designano 
un medesimo autore, sotto i nomi di Cione 
da Siena, Guido da Siena, Bindo Boni- 
chj, Dino di Cione da Signa, Bindo di 
Cione del frate da Siena. Quest'ultima 
forma — senza dubbio la più corretta e la più 
completa — occorre appunto in un codice Ric- 
cardiano (1050) e nel Alare. II. IX. 132, en- 
trambi del secolo XIV, dei quali il Marc, è, 
secondo il L., « ancor più antico ed autore- 
vole » del Riccardiano. « È questo (scrive il 
L., p. 4S1) un piccolo libricciuolo mutilo e in- 



completo, che contiene 



inuto carattere go- 



-90. 



tico del principio del trecento un trattato di 
dialettica e di logica. Dopo questa prosa latina, 
un'altra mano più recente, ma .sempre del tre- 
cento, trascrisse alcune rime senesi, alcune già 
note, altre ancora sconosciute, che studierò 
partitamente in un mio prossimo lavoro. Alla 
testa del caratteristico canzoniere sta la Can- 
zone di Roma con questa ampia e precisa di- 
dascalia : Onesta è una cannone morale facta per\ 
Bindo di Cione del frate da Siena per 
la m I agnifica cit*à di Roma ed è illustrissima » : 
nome questo non immaginario, né risultante 
(come potrebbe supporsi) da un'accozzaglia di 
nomi diversi, ma proprio di persona realmente 
esistita, e della quale il L. ha trovato ricordo 
in documenti senesi del 1338-39 e del 1355. 
Tuo di tali documenti è ima littera familiari- 
tatis rilasciata a Bindo di Cione da Cario l\ 
di Boemia quando, reduce da Roma, ove era 
stata proclamato imperatore (1355), fu festeg- 
giato in Siena ; ed appunto a questa circostanza 
e a quest'epoca dovrà risalire la composizione 
stessa della canzone. 

16. FoGOLARi (G.), La prima Deca di Li- 
7'io i/lustrata nel trecento a Venezia. — 
Roma, 1907 ; pp. r6, in 4°, e. illustr. 
(estr. da IJArte, a. X (1908), fase. 5). 
Il codice fatto cjui conoscere dal I'\. che ne 
produce non poche illustrazioni, spetta all'Ani- 



176 



CARLO FRATI 



brosiana e fu già osservato dal Mai, che si j de Aiidriol », che il K. dimostra appartenere 
proponeva di pubblicarlo. 11 codice fu scritto | alla famìglia dei Cattaneo di Venezia, estinta 
nel 1373 da « Zianin Chatanio, fio che fò | sino dal 1383, riscontrandone le notizie genea- 




(Concilo fiilino 
cccnn.ilo.c].\ 
i"ljnciocplbJ 
(.-xiloli.Coiioo 
{Tllcct)!'iirbc 

À\ .nrofbfnrrocTi 



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rnnco.ó:nican) 1 1 fcniito nel cipitD 
crÌ!oa3in.TD;TKmo.ip.TDn cbfigliorc 
Li IT piiblia.irll.i .rorm mfcicionctr 
ljfliicrra.'ìxllc]5:ouinc cownicveinn 
,TDfiiliiiocjTi.Hpiocl.TiiDiort>ro!itrl 
^.ifl3itDmiTiofiip:oliìg:7tDÌófno.a 
tjiicg^iri'nn liqmli .nìni-Tnotcatti 
.rocfiutc dxclTi D-icnpu LiqiMtcìf 
fcDÌiusnofiorip.TJtiiroTiowm.icbc 
tmia LTiic(lcTO.Q.udb foiccnnitmic 
TnaTTnamctrtmcii.iinrn limiiLmi 
fiodtD^linl.iqii.ilc7iinin.ilnnj.7a 
ta fii pili giiilh qiucD dx cdIì riobilc 
aQc-ptxTinr.cDiTic pLi lìu nfccllionc 
.ìueua feo tiT3n .ilqii jti ppjli cefi 
TUTUiiap.TnnwOiìcspatDuciriiHù 
Tt.giiamiin jInffrctDrr lineo ipmo 
eap:ctraìr(p.ni5n>;Tnno.o^.uinio 
mtDfcliJiu.c .i.p. farnr.oio ignlii.i ci) 
■Diic Icgioi lcqii.ik .nintc Jiiciuino fii 
iRohigitDloTnpio.f^liìgntDftì 3D.03 
mairdloJcno dxpconrololcurùqe 
aUagiicra ftmflc ró qllo a-atoilq 
bjiinu.clcfiiplrmcco m bilògitif 
fefupbfTdoctìic legioni jflcqujii.p l 
Cornelio ppn):e pera icinlu (ìueia 
nictrd^cegiMlninonnlitcìioelcgp 
(Ic.BiqlmjmmialqiLilciKcnarala 



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ramilìonc ciltDiTiaitTicUap^tn.i.' 
.1UCT1.1 ncgnco-iuio LifmctsÌLlguc 
ra..1o.C.ptipioalcrDiicriilpi?oalq 
le qalLicranianOiiclegwmlrqli 
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^-!- -' : l^^Ji'^lm^)tt{ioa•otDt)^gl^eol^ll' 
p^/ il^ijlii-i.'c i.frio p.i(Dcti C13 (beo m • 
.' j'pi) jlb iìimpnniolmtr aglutocca 
crì.^to. .iDqlb jCTinnnoTic Dctmlio. 
^■ninuìifcnacDÌltimu'ociIbnica'fnno 
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na:e pc7odspa)pa?n):e inncoLitoic 



•;k/.a Deca di 



■IO, 



ilgare. — Cod. Marc. li. /.. 



.^9 



16. 



logiche e l'arme di famiglia (pur dipinta nel 
codice .A.mbrosiano) nei codici .Vare. Lai. X. 
36 A : li. VII. 794 : It. VII. 2034 ; li. VII. 15 
("appki.lariI. Tale origine veneziana è con- 



fermata da una notizia conservataci, dall'Olgiati, 
bibliotecario dell'Ambrosiana, sul riguardo del 
manoscritto : che, cioè. « questo codice è uscito 
dalla libreria di Aldo Manuzio». — Della dif- 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



177 



fusione che ebbe nel veneto l'antico volgariz- 
zamento delle Deche ci è prova anche un al- 
tro bellissimo codice Marc, le cui miniature 
furono probabilmente eseguite nella « gioiosa 
Marca ». Infatti il codice Marc. It. Z. 16, mbr., 
del sec. XIY, contenente il volgarizzamento 
della Terza Deca di Livio, elegantemente scritto 
e miniato, con iniziali figurate in principio di 
ogni libro, notevoli specialmente per l'espres- 
sione dei visi, e del quale produciamo un sag- 
gio, recava originariamente tre stemmi, dei 
quali uno solo sfuggi al raschiature (d'argento, 
al capo di nero), ed è quello dei da Camino ; 
gli altri due furono abrasi ; ma uno di essi, 
(f.63") con fondo rosso (Scaligeri ?)), era certo 
diverso da quello rimastoci. Anche questo co- 
dice meriterebbe più attento esame per le mi- 
niature, che rivelano un artista di merito sin- 
golare. 

17, Avena (Ant.), Guglielmo da Pa- 
sire Ugo e gli inizii dell' Umanesimo in 
Verona ; in Atti e Memorie d. Accad. 
d'agric, scietize, lettere, arti e comm. 
di Verona; ser. 4", voi. VII (Ve- 
rona, 1907), pp. 229-99. 
Guglielmo da Pastrengo — che, se non 
« il primo umanista italiano » come vorrebbe 
l'a. (p. 25S), fu certo il più notevole rappre- 
sentante del preumanismo veronese (n. 1290 
e. ; m. 30 agosto 1362) — noto specialmente 
per l'amicizia ch'ebbe per lui il Petrarca, col 
quale fu in relazione personale ad Avignone, 
Valchiusa, Verona, ed al quale il cantore di 
Laura indirizzò più lettere, scrisse un'opera 
stampata erroneamente col titolo De origini- 
bus remili, che compete solo alla seconda parte, 
e che dovrebbe invece intitolarsi De viris 
illusirihiis et de origitiibits rerum. Di quest'o- 
pera, distinta pertanto in due parti, di cui la 
prima (che è anche la più estesa) offre un co- 
pioso lessico alfabetico degli uomini illustri di 
ogni nazione ed età ; e la seconda enumera 
sobriamente gli inventori delle arti, i fondatori 
di città o Provincie, ecc., l'A. ricorda (p. 256 
«. 5) il cod. Marc. Lai. X. 51, del quale offre 
anche una breve descrizione, e di cui esiste 
una copia nel cod. CCCVIII della Capitolare 
di Verona, fatta da Ottavio Alecchi (1719- 
32) per suggerimento di S. Mafl'ei. che inten- 



deva ripubblicarla. Sul codice marciano, che é 
lo stesso che servi all'edizione di Mich. Ang. 
Biondo (Venetiis, Nicolaus de Buscarinis, 1547, 
in 120), si cfr. anche Valentinelli, Bibl. ms., 
VI, SS-89, che attribuisce il cod. al sec. XIV, 
mentre l'A., forse a miglior ragione, lo fa di- 
scendere al principio del seguente. Ciò è con- 
fermato anche dal fatto che il codice non è pro- 
priamente « pergamenaceo», come scrive l'A. 
(p. 256 71. 5), ma cartaceo-membranaceo, come 
ben lo aveva detto il Valentinelli : cioè formato 
di quinterni cartacei, di cui soltanto il primo 
e ultimo foglio sono membranacei, secondo un 
uso che, come è noto, è più proprio del se- 
colo XV che non del precedente. 

18. BOFFITO (G.), Le Tavole astronomi- 
che di Giovanni Bianchini. (Da u?t 
cod. della Collez. Olschki); m Bibliofi- 
lia, a. IX, dispensa 12 (marzo 1908), 
pp. 446-60. 

Giovanni Blandii ni, nato probabil- 
mente a Bologna, e vissuto lunghi anni alla 
Corte degli Estensi, ove ebbe ufficio di Teso- 
riere, scrisse varie opere di matematica e di 
astronomia, fra cui una Composi/io instrumenti 
ad rem mensurandam, dedicata a Leonello 
d'Este (1441-1450), contenuta in un codice 
Estense, che il B. descrive senza però indicarne 
la segnatura ; e le Tavole astronomiche, delle 
quali il B. descrive qui un codice Olschki. 
scritto nel 1458 a tempo del duca Borso d' E- 
ste, « per manus mej Galieri Loende 
Turnhant in artibus doctoris et in medicina 
studentis prò tunc in uenerabili uniuersitate 
fé r rari en si », e di cui esistono parecchi 
altri codici, fra' quali anche il Marc. Lat. Z. 
341, indicato qui poco esattamente, di sul Maz- 
zuchelli, dal B. (p. 449 «. i) come « n. 341 fra 
i codd. del card. Bessarione». Se, come avverte 
il B. (p. 5S4), vi sono codici, come il Laur. pi. 
XXIX. 53, che contengono, oltre alla dedica- 
toria all' inip. Federico III (o IV), anche 
un'altra epistola di dedica a Lionello d'Este; 
ed altri, come il Marc, sopra accennato, che 
contengono soltanto la dedicatoria a Lionello, 
ciò significa manifestamente che l'opera fu ori- 
ginariamente dedicata dall' a. a Lionello 
d'Este (1441-1450Ì. e, dopo la morte di que- 
st'ultimo, all' imp. Federico \\ 11452-1493K 



178 



CARLO FRATI 



come avverti anche il Mazzichelli (.SVv. d'I- 
lalia, II, 2.» (1760), p. 117S e //. io). Anche il 
codice Marc, della prima metà del secolo X\', 
era elegantemente miniato ; ma la grande ini- 



ziale della dedicatoria a Lionello (f. i.»). con- 
tenente forse r immagine del principe Estense, 
fu barbaramente ritagliata, ed ora solo rimaii- 
jjono gli eleganti fregi a fiorami dei margini 




m 



A*V-- ^^.^--^ 



Le tavole del Cianci 



interno e superiore, e un'arme miniata nel 
margine inferiore. La Marciana possiede poi 
un secondo codice delle Tavole del Bianchi- 
ni, non ricordato qui dal B. : il Marc. Lai. 
Vili. 70, membr., del sec. XV, ma notevole per 



essere appartenuto a Tommaso Rangoni, 
detto il « Filologo Ravennate », medico della 
.Serenissima, morto appunto in Venezia nel 
1577. Tale appartenenza rilevasi dalla legatura 
originale del volume, in assi coperte di pelle. 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



179 



con impressioni a secco, sui piani della quale 
less'esi a lettere d'oro : sull'anteriore, THO- 
MAS ; e sulla posteriore, RAVENAS, e che 
ci ha conservato ricordo anche di altre opere 



del Bianchini, che esistevano orig:inariamente 
nel codice, ed ora mancano per deficienza 
delle prime 40 ce. : BLANCHINI | PRIMVM 
MO I BILE AC SPHE ! RE TRES: e nel piano 




.E TAVOLE DEL 



lANCHiNi. — Legatura del Cod. .Marc. Lat. \'ill. 70. Cfr. n. 



posteriore : DIRECTIONE | S IN TRIBVS 
SP|HERIS ET SCIHEMA. La prima delle 
opere qui accennate (Prìmum Mobile) sembra 
essere una cosa stessa coi Canones tabularum 



Joannis de B lane hi nis super primo mobili, 
esistenti nel codice Asburnh. Laurenz. 216, cit. 
dal B. (p. 487). Entrambi i codici Marc, sono in- 
dicati e descritti dal Valentinelli. I\'. 255-56. 



r8o 



CARLO FRATI 



19. SeCiARIZZI (A.), La corrispondenza 
familiare d'un medico erudito del quat- 
trocento (Pietro Tornasi). — Rovereto, 
1907 : pp. 34, in 8" (estr. d. Atti d. I. 
R. Accad. degli Agiati in Rovereto, 
ser. 3", voi. XIU, fase. 3-4). 
Del medico veneziano Pietro Tornasi, 
nato e. 1375, m. 1456, discepolo del celebre 
Marsilio da Santa Sofia, del Collegio dei 
Dottori della Università di Padova (1407-8), in 
relazione epistolare coi più celebri umanisti 
contemporanei, quali il Barbaro, il Barzizza, il 
Filelfo, il Giustinian, il Guarino, il Poggio : 
noto pure per aver dato il nome ad una pia 
istituzione di Venezia tuttora esistente, il S. 
rinfresca qui la memoria sulla scorta di una filza 
dell'Archivio di Stato di Venezia contenente 
molte lettere autografe di lui ò d'altri a lui in- 
dirizzate, parecchie delle quali in volgare. A 
proposito di una lettera a lui diretta mentre 
trova vasi allo studio di Pavia (17 gennaio 1397) 
dallo suocero Gio. Lodovico de' Lam- 
bertacci, celebre giureconsulto, nella quale 
si parla di una copia che il Lambertacci faceva 
eseguire per lui delle « Questiones magistri 
Mesini » e della « Questio Johannis de 
Casali », il S. ricorda il codice Marc. Lai. 
VI. 62, contenente la Questio de motti di Gio- 
vanni da Casale, e il Marc. Lat. VI. 225, 
recante Questiones edite per mag. Me si 11 uni 
arcitim et medicine doctorem super Questionem 
mag. Johannis de Casali (de latitudine 
formannn). — Del Tommasi stesso poi la Mar- 
ciana conserva un consiglio medico nel codice 
Lat. XIV. 265 (f. 205), qui ricordato dal S. 
(p. 14 ;/. 3), e che è lo stesso da cui lo trasse 
recentemente il prof. .K. Benzoni in una sua 
pubblicazione, per la quale il S. (p. 6 h. i ) ha 
qui parole di severo, ma giusto biasimo. 

20. SABB.\DiNr (R.), Da codici Braidcnsi, 
in .• Ai soci dell' « Atene e Roma :> riu- 
ìiiti a Milano pel HI convegno nazio- 
nale 21-24 aprile igpS, la Bibl. Na- 
zio7iale di Brera. — ^Milano, Tip. Re- 
becchini, 1908 ; pp. 1-27. 
Il cod. Braidense AD. XIV. 40, cart., del 
secolo XV, contenente il Panegirico di Plinio, 
prima di entrare a far parte della libreria di 



S. Giustina di Padova (ov'ebbe il n. 1263), fu 
posseduto da Girolamo Squarciafico, noto 
umanista, editore e volgarizzatore di opere clas- 
siche e commentatore del Petrarca, il quale 
sul verso del primo foglio scrisse la minuta di 
due sue letterine : la prima mancante di indi- 
rizzo ; la seconda, diretta a Giacomo di 
Poggio Bracciolini, da Venezia, « 1474, 
octavo kalendas iunias ». In quest' ultima let- 
tera lo Squarciafico avverte Giacomo di Pog- 
gio che per interposizione di Lorenzo il Ma- 
gnifico, egli avrebbe potuto ottenere i codici 
da lui desiderati della Marciana ; « .... illieo 
ad prestantem mercatorem J o h a n n e m L a n - 
fredinum accessi, qui dixit libros illos iussu 
Laurentii Medicis, qui ubique cum suis 
imperat pecuniìs, e .\ bibliotheca Divi 
Marci erruisse ; et ut accipere potui, si Lau- 
rentium convenis, omnia tuo conSequentur in- 
tuitu ». Non è noto di quali codici si trat- 
tasse ; ma certo, come il S. avverte (p. 11), 
è questa una nuova prova che, malgrado 1' c- 
spres.so divieto del card. Bessarione, pochi anni 
dopo la sua morte la Repubblica concesse ri- 
petutamente il prestito fuori di Venezia dei 
preziosi codici ch'egli le aveva generosamente 
largiti. 

21. P. E. E., De codice ms. Bibliothecae 
ad S. Marci Vciietiaruin antiquas Or- 
dinis [A/ig/fsti/iiani] Coustitutiones con- 
tincìifr ; in Aiialccfa ^htgiistiniana, 
voi. II, n. XII (Romae. typ. Vati- 
cana, 1908). pp. 302-6. 
L'A. descrive, più minutamente che non 
facesse il Valentinelli, il cod. Marc. Lat. III. 
1^5, cart., del sec. XV-XVI, che contiene le 
antiche Costituzioni dell'ordine degli Eremi- 
tani di S. .agostino ; le aggiunte alle stesse 
fatte da fr. Tommaso de Argentina nel 
134S ; la Re.gola dell'Ordine, e un interessante 
elenco dei conventi Agostiniani della Congre- 
gazione di Lombardia dal 1450 al 14S7 e dal 1505 
al 1514- 

L'A. corregge alcune date errate nel cod. : 
ma la lettura da lui fatta del ms. non è sem- 
pre esatta. Cosi a f. 68» (= 52" della numera- 
zione originaria in rosso), il cod. le.gge : « per 
Venerabilem fratrem Alexandrum priorem 
generalem cuius tenor talis est. Frater .\ 1 e- 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



X a n d e r prior generalis ordinis fratrum he- 
remitarum S.ti Augustini. Universis fratribus 
dicti Ordinis salutem, etc. » e non ; « per 
Ven. fratxem Alexandrum priorem gene- 
ralem Ordinis fratrum heremitarum S. Augu- 
stini. Universis fratribus, etc. » come legge 
l'A., omettendo alcune parole necessarie al 
senso. Poco più oltre il cod. ha : « Approba- 
nius una cum dicto priore Generali », e non 
« Approbamus cuni dicto priore G. » ; « re- 
colende memorie Venerabilis patris fratris Cle- 
mentis prioris generalis », e non « recolende 
ac sancte memorie.... » ; « generalis capituli 
fiorentini », e non « florentie », ecc. 

Quanto all'età del cod., per la quale l'A. 
vorrebbe contraddire al Valentinelli, essa è 
certo, per- le Costituzioni, la fine del sec. XV, 
come ben vide il \'., e l'elenco de' conventi 
di Lombardia (che giunge, con una lacuna, 
sino al 1514) potè essere aggiunta più tardi, 
forse dalla stessa mano. 

Niun valore poi hanno per l'età del cod. le 
formule di indirizzi epistolari che si leggono 
ne' primi 4 fT., e contengono nomi del se- 
colo XVI, essendo evidentemente stati ag- 
giunti più tardi in pagine originariamente bian- 
che, e d'altra mano. 

22. CÒGGIOLA {Giulio), //prcsù'^o dimano- 
scritti della Marciana dal 14^4 al ij2j. 
(Con documenti inediti). — Leipzig, 
O. Harrassowitz, 1907 ; pp. 24, in 8° 
gr. (estr. d. Zentralbl. f. Bibliothcks- 
7vescn, XXY [1908], fase. 1-2). 
In una busta della « Procuratia de supra » 
dell'Archivio di Stato di Venezia (busta -68, 
fase. I. e. 23 verso/ l'A. ha rinvenuto un fram- 
mento di registro di prestiti di codd. Marciani, 
dal 1474 al 1494, intitolato Libri non restitiddi, 
e sfuggito alle precedenti ricerche del Morelli, 
del \'alentinelli, dell' Omont, del Castellani : 
frammento che conferma in modo più preciso 
ciò che già sapevasi : che, cioè, malgrado l'e- 
spresso divieto contenuto nell'atto di dona- 
zione del card. Bessarione (1468), parecchi de' 
codd. che egli aveva generosamente lasciati 
alla Repubblica furono, pochissimi anni dopo 
la sua morte (1472), dati in prestito a privati, 
da alcuno dei quali furono ritenuti fino a 16 e 
30 anni, e qualcuno anzi pare non fosse più 



restituito. A questo frammento di registro, ori- 
ginale, l'A. ha soggiunto altri 5 documenti del 
sec. XVI (1524-27), trovati nella stessa busta 
in copia del sec. XVIIl (dalla quale però potè 
risalire agli originali), e che pure si riferiscono 
a singoli prestiti di codici Marciani. Abbiamo 
I cosi due lacune nella storia del prestito dei 
i mss. Bessarioniani durante il sec. XV e XVI : 
1 dal 1494 al 1524, offertaci dai presenti docu- 
menti ; e dal 1527 al 1545, con cui incomin- 
ciano i registri di prestiti pubblicati, prima 
dall' Omont, poi dal Castellani. 
j Le notizie che l'A. ci oflre su alcuni dei pre- 
I statari ricordati nei documenti — Marcello 
. Rustici romano, Tommasino da Cone- 
gliano, Bartolomeo Gradenigo, m." 
I Nicola o Nicoletto Verni a, Leonar- 
do Mocenigo, Domenico Pisani, Nic- 
colò Leonico Tomeo, Taddeo Contari- 
ni, .\lvise Friuli. Carlo Cappello, G. 
B. de' Malatesti, G. B. Casali — sono 
certo interessanti ; ma 1' identificazione che 
egli propone del cod. 452 ( Eustazio) dell' in- 
ventario Bessarioniano, mandato nel 1474 a Mar- 
cello Rustici a Roma, e non restituito, col pa- 
rigino 2695, pecca forse di eccessiva sottigliezza, 
e riesce a me, come ad altri (cfr. la recensione 
di A. P. in Arch. stor. ital., s'. ser., XLI [190S], 
p. 245) poco persuasiva. Gli altri codd. Marciani 
: tuttora esistenti, che furono oggetto di pre.stito. 
I ed ai quali si riferiscono le presenti notizie, 
i sono i Marc. Gr. 460, 461, 462 (Eustazio), avuti 
] a prestito da Alvise Friuli nel 1524 (pp. io. 
j 13, 20) ; — Marc. Gr. 472 (Aristofane e Sofo- 
I de), prestato a Bartol. Gradenigo nel 147S 
(p. 15) : — Marc. Gr. 44S o 449 (Suìda), dato a 
I Leon. Mocenigo nel 1493 (p. 17); — i Marc. 
I Gr. 275 (Galeno), 257 (Alessandro A/rodisien- 
! se), 22S (Esposizione sul III de Anima di Ari- 
stotele), 247 (Damaseno), prestati a Domeni- 



Fisani nel 1493 (p. iS 



Marc. Gr. 413 



(Pausania e Simplicio) e 222 (Simplicio), dati 
al Tomeo pur nel 1493 (p. 19) ; — Marc. 
Gr. 281 e 282 (Galeno), 3S7 (Appiatto Ales- 
sandrino^, 40 (Filone EòreoJ, prestati a T. 
Contarini nel 1524 (p. 20); — Marc. Gr. 
251 e 253 (ArrianoJ, concessi in prestito a 
Carlo Cappello nel 1525 (p. 21); — Marc. 
Gr. 283 (Galeno) e Marc. Gr. 24 (Procopio), 
47, 45 e 43 (Origene), prestati a G. B. Casali 



CARLO FRATI 



nel 1525, e restiuiiti nel 1527 da Bernardo 
Asandri ipp. 22-23). Altri codici, come il 
« pasagio mortis » i)restato a Toinmasino da 
Conegliano ; un Euclide dato al Tomeo e a 
(1. B. de' Malatesti ; «uno libro sopra la me- 
taphisica » prestato al Vernia, non sono suscet- 
tibili di identificazione. L'A. ha pure occasione 
di citare quae là altri codd. Marciani : Lat. xiv. 14 
(Inventario dei codd. del Bessarione) p. i, n. i ; 
Lat. xi.\'. 16 (Inventario della Libreria da con- 
segnarsi ai Riformatori dello Studio di Padova). 
pp. n n. I ; 13 II. 3 ; It. vii. S (C.\i'I-kllari, 
Campidoglio l'encto\. ])p. 13 n. 2 ; 15 n. 3 ; 17 
11. 3 ; 19 n. 2. 

23. COCHIN (A.i. Un iiicniiablc 7'ciiitit-iì 
de la Bibliotìicquc de la Chambre dcs 
Députés à Paris ; \x\ Il Libro e la Stampa, 
a. I(N. S.), fase, i (genn -febbr. 1907), 
p. 26. 

L'A. descrive un'edizione dei .Scniioiics aurei 
de Sanctis, fratris Leonardi de Utino. Ye- 
netiis, per Johannem Rlanthen de Gherretzem, 
1475, mancante alla Marciana. E curioso che 
codesto esemplare appartenesse già a quel con- 
vento lateranense di S. Leonardo in Monte 
Donico presso Verona, da cui libri e mano- 
scritti pervennero nel 17S4 appunto alla nostra 
Biblioteca (cfr. \'.\lf..-vTINelli, La R. Biblio- 
teca Marciana di ]'enczia. Venezia, 1872, p. 5 ; 
Id., Biblioth. nix. ad -S. Marci Venetiarum. Ve- 
netiis, 1S6S, voi. I, pp. .S7-S9I. Leggesì infatti 
in fine di esso, di mano del sec. XVI.: 

Liber canonicorura regularittm cODgregationis Lateranensis 



prope I 



) Sane 



Dòn 



de 



mapheis qui librum emit. prò eo qui lei^is ora. 

Dei libri già esistenti nel monastero di San 
Leonardo esiste un Catalogo ms. assai som- 
mario fra i codici Marciani : Librorum Inde.v 
e.vistentiuin in Biblioteca (sic) Canonicor . Reg. 
Later. sub Regula D. Augustini Ep. Doct. sub 
Ululo .S. Leonardi In Monte Donico e.vtra Ve- 
ronae iiioenia Coiifcct. lussu Reu.'"' D. D. 
Josepli .Maria- Clicrardini Eiiisdein l'cn. Cano- 
nicae Abbatis l'raestantissimi. — Jo. l'incen- 
tius Meriggius de Azzallinis Sacerd. Vc- 
ronen. Ann. jyiS, ms. cart., in fol., .sec. XVIII, 
di fi". 48 (cod. Marc. Lat. .\7/'. 277). Ivi, a 
f. 26b, sono appunto reijislrati : Leonardi 
de l'tino Sernioiifs. 



24. Segarizzi (A.), Per la « Bibliografia 
ragionata » delle stampe popolari ita- 
liane de' secoli XV-XVII; in // Libro 
e la Stampa, a. II (X. S.), fase, i 
(genn.-febbr. 1908), pp. 1-7. 

La Presidenza della Società Bibliografica ita- 
liana pubblica qui le norme che dovranno ser- 
vire di guida ai vari collaboratori della Biblio- 
grafia delle stampe popolari italiane, alla quale 
essa intende, con ottimo divisamento, por mano. 
Tali norme furono, d'accordo colla Presidenza 
stessa, fissate dal dott. Segarizzi della Marciana, 
il quale offre pure per saggio la descrizione di 
quattro stampe della biblioteca medesima (Mi- 
sceli. 1631. 136; 1890. 7; 144. 15; 134. 17-1S). 
Esse contengono ; La dischiaration della Santa 
Croce in terza rima, ed altre rime spirituali (s. 
n. t., sec. XVI ///., di ce. 4. n. n.) ; il Sogno 
dit Caravia, in ottava rima is. !.. 1541, di 
ce. 30 n. n.) ; Tre orationi di Ru-ante (\'i- 
cenza, 1617, di ce. 28 n. n.); e una Descrision 
in ottava rima del Tesoro della Chiesa Ducal 
di S. Marco, in veneziano. (Venezia, 1736; di 
pp. 121. 

25. Storia do Mogor or Mogul India 
(1653 -1708), 4.'' ^"icoL.\o Manucci 
7)cnetian. Translated with iiitroduction 
and notes br W. IRVIXE. — London, 

J. Murray. 1007-08; voli. 4, in 8°, e. 
illustr. 

26. Co(HiiuL.\ (Critilio;, Sulla nuova in- 
tegrale pubblicazione della Storia del 
Mogol del veneziano Nicolò Manucci. 
— Venezia, C. Ferrari, igo8 ; pp. 32, 

in ti". 

Nella prima di queste pubblicazioni, che fa 
parte della Indian Te.vts Series, il sig. Irvine, 
membro della R. Società Asiatica di Londra, 
ci ofl're una completa traduzione inglese del- 
l'opera storico-aneddotica, che un poco noto 
viaggiatore veneziano della seconda metà del 
sec. XVII e del principio del XVIII, Niccolò 
Manucci, scrisse originariamente, parte in 
italiano, parte in francese e parte in portoghese, 
e che sinora conservavasi inedita in codici della 
Marciana, della Nazionale di Parigi e della 
Reale di Berlino. Di codesti viaggi la Marciana 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



consenta (cod. It. Z. 44) il nis. originale delle 
prime quattro parti, inviate dall'Autore al Se- 



nato veneto nel 1705. Al testo dell'opera del 
Bianucci andavano originariamente congiunti 




Niccolò Manlcci, Uloria del Mogol. 
Cod. Rés. O. E). 45 del Cabinet des Estampes (Parigi) e già Marciano. Cfr. n. 25-26. 

2 volumi di illustrazioni a colori, per più rispetd del Mogol e dei principali personaggi dell" Im- 
curiosìssime : 1' uno co' ritratti degli Imperatori ! pero, che, trasportato dai Commissari l'rancesi 



[84 



CARLO FRATI 



a Parigi nel 1797, non fu più restituito alla 
Marciana, e si trova oggi al « Cabinet des Estam- 
pes » della Bibliothèque Nationale, colla se- 
gnatura O. D. 45 (rés.) ; l'altro colle rappre- 
sentanze tìgurate degli usi e costumi dei popoli 
Indiani, che forma il cod. Ma>r. It. VI. 136. 
Le curiose vicende di un precedente esemplare, 
che il Manucci aveva inviato in Europa colla 
speranza che potesse pubblicarsi sotto gli au- 
spici di Luigi XIV, e che invece fu malamente 
sfruttato weW Histoire generale de l'Empire du 
Mogol del gesuita p. Francesco Catrou (Paris, 
i707(, sono esposte, nella seconda delle pub- 
blicazioni sopra indicate estratta dagli Atti del 
l'I Congresso geografico italiano (Venezia, 1907), 
dal dott. Cóggiola, il quale, dopo aver descritto 
le peregrinazioni di questo viaggiatore e « me- 
dico senza diploma », e averne messo in ri- 
lievo la prontezza dell' ingegno, naturale, deli- 
mita i confini abbracciati dall'opera del M., 
dal primo e famoso imperatore Tamerlano a 
tutto il regno di Aurangzeb (cioè sino al 1700), 
ed esamina qual valore essa abbia in confronto 
con altri autori che scrissero del Mogol. Il C. 
ha pure occasione di citare, oltre al Marc. II. 
VI. 136, già ricordato (p. 19 ;/.) ; al Marc. It. 
VI. 135, contenente la \' parte dell'opera del 
M. nel testo originale (p. 26), e al Marc. It. 
VI. 345, avente la spiegazione dei Ritratti de- 
gli Imperatori, ora a Parigi (p.27) : il cod. Marc. 
It. VII. 2321 (già Riserv. X\'I1), zibaldone 
ms. di A. Zeno (p. S n.) . il Marc. It. IH. 
2po, zibaldone ms. di Giovanni degli Ago- 
stini (p. 8 «.), dai quali ricava curiose notizie 
sui primi anni della vita del Manucci ; e gli 
Atti dei Collegi Medico e Chirurgico di Vene- 
zia, conservati nei codd. Marc. It. VII. 232S 
segg. (p. 12 n:\. 

Del cod. Marc. It. '/.. 44 e del seguente cod. 
45, contenente in 2 volumi la traduzione fatta 
dell'opera del Manucci dal co. Stefano a Ni- 
vibus Cardeira, portoghese, prof, di Diritto 
civile neir Università di Padova, sarà data la 
descrizione bibliografica (che nell' Irvine manca) 
nel primo volume del Catalogo d. codd. Mar- 
ciani Italiani, in corso di stampa (pp. 38-41). 

27. Cipolla (C), Ricerche di Scipione 
Maffei intorno al testo delle « Variae » 
di Cassiodoro. N'ala ; in Rendic. d. 



R. Accad. dei Lincei, voi. XVI (1907), 

fase. 7-8, pp. 393-400. 

Il Maffei divisò circa il 1727 di pubblicare 
le opere di Cassiodoro con commenti. Il dise- 
gno non ebbe poi effetto ; ma degli studi suoi 
su questo autore il C. ha trovato traccia in 
sette mazzi di schede del M. conservati oggi fra 
i mss. Ashburnham della Laurenziana (n. 1835). 
Le osservazioni critiche del M. si limitano alle 
prime epistole del I lib. delle Variae, e per 
esse egli si valse di « due membranacei delle 
Varie tutte » della libreria de' SS. Giovanni e 
Paolo. Il C. dimostra che dei cinque codd. che 
la Marc, possiede delle l'ariae (codd. Marc. 
Lai. II, ig, 20, 2/ e 22; più un quinto, di re- 
cente acquisto) i due mss. utilizzati dal I\I. e 
provenienti dalla Libreria de' SS. Giovanni e 
Paolo debbono identificarsi coi codd. Marc. 
Lai. II. 19 e 20, non coi Lai. II. 21 e 22, come 
opinò il Mommsen : il cod. 19, attribuito al 
sec. XIV dal Valentinellì, e al XIV-XV dal 
Mommsen, ha in fine Vexplicit: « Jacobus ser 
Guidi civis Castellanus scripsit, quem Deus 
benedi.xit » ; il cod. 20, fu finito di scrivere 
nel settembre 1409 per « dominum Blancum 
de Ferrariis ». Il C. dà pure notizie sugli 
altri mss. delle Far/nr posseduti dalla Marciana, 
nonché del Marc. Lai. IX. 6g, contenente 
V Hisioria tripartita dello stesso autore. 

28. Fr.mi (C), Aneddoti da codici To- 
rinesi e Marciani. Nota. — Torino, 
C. Clausen, 1908 ; pp. 29, in 8.° (estr. 
d. Atti d. R. Accad. d. Se. di Torino, 
voi. XLIII). 

Della grande dottrina e dell" instancabile o- 
perosità del bibliografo e bibliotecario vene- 
ziano Jacopo Morelli sono documento in- 
signe (se pur ve ne fosse 3' uopo) i manoscritti 
suoi, ch'egli legò in gran copia, insieme alla 
sua preziosa collezione di codici, alla Marciana, 
e che ora costituiscono (vero tesoro di notizie 
bibliografiche) il cosiddetto « Archivio Morel- 
liano ». Fra codeste carte rinvenni alcune notizie 
di codici della Biblioteca Nazionale di Torino, 
ch'egli aveva ricevute da Giuseppe \' e r- 
nazza, e che ci hanno cosi conservato do- 
cumenti purtroppo distrutti dall' incendio del 
1904. Cosi dal cod. Gr. CCCXXI di Torino il 



BOLLETTÌXO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



185 



Vernazza aveva comunicato al Morelli copia di 
una lettera di Giovanni Foresti, da Bre- 
scia, al giovane patrizio veneziano Federico 
Badoer, figlio di Alvise (i marzo 1540), in cui 
lo esorta a pubblicare un « Compendio di Gram- 
matica greca » di Giovanni Sagomala o 
Zygomala. di Nauplia, che egli stesso aveva 
recato in latino. — Dal cod. Gr. CCCXXXI 
pur di Torino, contenente varie opere di M i- 
chele Psello e di N'iceforo Blemmida, 
gli avea comunicata una lettera di Paolo 
Loredan, mancante del nome del destinata- 
rio (2S ott. 1591), in cui dà contezza di « molte 
questioni [sull'anima] » da lui « in questo tempo 
compite ». — Altrove si hanno ragguagli su due 
codici torinesi delle Donne famose del Boc- 
caccio; sul cod. pure torinese del commento 
di Guglielmo Capello aX Dittainondo di Fa- 
zio degli liberti ; e poiché lo stesso com- 
mento del Capello si trova pure, com'è noto, in 
un cod. Marciano, pel quale il Morelli fu in non 
breve corrispondenza col Monti, cosi mi parve 
opportuno pubblicare le lettere del Monti al 
Morelli (con alcune risposte di quest' ultimo), 
su questo argomento, che si trovano nella cor- 
rispondenza letteraria del Bibliotecario della 
Marciana, tanto più ch'esse venivano a com- 
pletare quelle già edite, di su le carte di Pe- 
saro, da M. Pelaez nelle sue Notizie degli 
studi di G. Perticavi sul « Dittam. » Le lettere 
inedite del Monti al Morelli qui pubblicate sono 
sei : dal 22 die. 1S14 al 26 lug. 1S15. — A 
p. 13 è ricordato il cod. Marc. II. Z. LXVIII, 
contenente le Donne illustri del Boccac- 
cio ; a p. 12 «. 4 i codd. Marc. II. /A'. 40 e 
41 del Dittamondo (il primo dei quali col comin. 
del Capello) ; e a p. 27 «. 2 i codd. J/rtrc. 
Lat. XII. 6 e XIII. I20, del commento di Ben- 
\' e n u t o da Imola a Dante. 

29. Frati (C), Dom. Maria Maiini, 
Jacopo Morelli e il Bali T. G. Far- 
setti ; in II Libro e la Stampa, a. Il, 
(N. S.), fase. I (genn.-febbr. 1908), 
pp. 19-23. 

Il codice che servi all'edizione di Firenze, 
177S, dell'antico volgarizzamento delle Favole 
d'Esopo, fu, non Magliabechiano, come atìer- 
mò lo Zambrini, ma Farsetti, ora Marciano, 
It. IL 25. Il Morelli, noto illustratore della Bi- 



blioteca manoscritta del gentiluomo e racco- 
glitore veneziano T. ti. Farsetti, aveva tra- 
scritto per intero e divisava di pubblicare egli 
stesso quel pregevole testo ; ma poi" ne inviò 
la copia al Manni, perché la pubblicasse, in- 
sieme ad una prefazione, della quale l'erudito to- 
scano utilizzò la miglior parte. Ho qui pubblicate 
due lettere del Mann! : l'una al Farsetti (Firenze, 
21 giugno 1777), che riguarda la stampa dell'^- 
sopo, e in cui è indicato un cod. di Consulti le- 
gali'dì Bartolo da Sassoferrato e d'altri, 
del sec. XV, che poi non fu acquistato dal Far- 
setti; l'altra al .Morelli (Firenze, io marzo 17S1), 
in cui .si fa cenno di notizie (forse inedite) sul 
viaggio che fece a Venezia e a Firenze Fede- 
rico IV di Danimarca nel 1709, e di un ms. 
della Ca trina del Berni, di proprietà del Man- 
ni. In nota (p. 21 n.J è pure ricordato il cod. 
Alare. Lat. V. 2, contenente Consigli legali di 
Bartolo da Sassoferrato, Baldo degli 
Uberti, ed altri. 

30. Cl\x (V.), Ugo Foscolo erudito; in 
Giorn. star', d. letter. ital., voi. XLIX 
(1907), pp.' 1-66. 

In Venezia, prima città italiana che lo ac- 
colse e sua patria « di origine e di elezione », 
il Foscolo trascorse l'adolescenza, frequentan- 
do la Biblioteca di S. Marco. Di ciò egli si 
piacque fare solenne ricordo inviandole in do- 
no nel 180S, da Milano, uno dei CLVTI esem- 
plari in « carta Realfina » delle Opere di Rai- 
mondo Monlecuccoli, da lui illustrate (Milano, 
per Luigi Mussi, 1307, in 2 voli., in fol.). Sul 
I voi. trovasi scritta, di mano del F., questa 
dedica : 

Ugo F"oscolo 

che f.\nciullo xell.v blbliotec.\ 

DI Venezi.v 

EBBE I PRIMI .\JUTI .\' SUOI STUDI 
MlL.\NO 

M.uccc.viii ; 

che già fu pubblicala dal Carrer, e qui dal 
Cian (p. 5>, e di cui diamo qui una riprodu- 
zione fototipica. 

Il C. ricorda pure una lettera senza data del 
Foscolo al Morelli, posseduta dalla Marc. (cod. 
It., X, 27S), in cui lo chiama « suo signore e 
maestro » ; e una lettera dello stesso al Bettio 



CARLO FRATI 



« assistente alla regia Biblioteca di S. Marco » 
(Milano, ^21 luglio iSio), e successore del Mo- 



relli, che alla direzione del periodico II Baiefti, 
in cui fu pubblicata la. 1\'. 1S72. n. 24, p. 125I, 



EDIZIONE Di ESEMPLARI CLXX. 



XXXI 



De' cento cinquantasette in carta Realfina 



REALE BIBLIOTECA 



DI VENEZIA 






L*^^ ^ ' 



(M OCLLVLll ■ 
Ugo Foscolo, Dedica autografa delle (ìpri, di R. Montecuccoli iMilano 1807). Cfr. n. 30. 



fu comunicata da E. de Tipaldo, e in cui lo 
ringrazia d'un libretto inviatogli, e gli ricorda 
il comune maestro GalliccioUi. Quanto al de- 
siderio, attribuito al F. da Ch. Dejob a pro- 



posito della presente memoria del C, di dive- 
nire nel 1797 uno dei conser\atori della Mar- 
ciana (cfr. JRev. crit., 1907. n. 29, p. 51), si 
tratta certamente di un equivoco. Come ha 



BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO MARCIANO 



187 



narrato aiiipiainentf il Michieli iC Foscolo a 
Veuezi^ì, in A'. Arci,. Ve,,., N. S., VI [1903]. 
pp. 237-3SI, il Foscolo, lasciata la carica che 
copriva di segretario provvisorio alla Munici- 
palità di Venezia e partito per Milano (15-19 
nov. 1797), « s' afi'accendò subito per trovare 
un impiego qual si fosse, e in data 32 anneb- 
biatore, cioè ai 20, scrisse quella lettera al 
cittadino Containi-Costabili, in cui egli dichia- 
randosi « amico delle lettere » , dice che ame- 
rebbe « un posto tra gli scrittori nazionali, o 
tra i custodi della pubblica Biblio- 



teca, ove potrei consacrare i miei giorni alla 
patria ed alla filosofia ». Ma appunto perché 
egli aveva già lasciata Venezia e la lettera è 
diretta al Costabili, la biblioteca a cui egH 
aspirava non poteva certo essere quella di S. 
Marco! (il 



La lett. del Foscolo 
ntero dal Michieli, art 
essa anche ClAN, art. ( 



Containi-Costabili è pubbl. 
:it., ibid., pp. 473-74. — Cfr. 



Carlo Frati. 



Una mostra bibliografica 
nella Biblioteca del Liceo Musicale di Bologna 



I numerosi soci della Bibliografica Italiana che nello scorso Alaggio con- 
vennero a Bologna in occasione dell' ottavo congresso, oltre le festose accoglienze 
ospitali da parte delle autorità e de' colleghi del luogo, ebbero la gradita sor- 
presa di visitare a loro agio parecchie ragguardevoli mostre in loro onore pre- 
parate. 

Essi ammirarono nelle artistiche sale dell'Archiginnasio, cosi ricco di glorie 
e di memorie, numerosi ritratti autografi ed edizioni del Carducci ; ordinati con 
somma cura, i vecchi Almanacchi Bolognesi, minuscole enciclopedie racchiu- 
denti allora tutta la sapienza popolare astrologica e astronomica; la preziosa 
raccolta delle stampe dell'arguto Mitelli, dove la raffigurazione dei costumi della 
società e delle scene di vita de' suoi tempi è pur tanto viva, sincera e gaia; 
la magnifica collezione dei romanzi di cavalleria che il grande amore del 
comm. Cavalieri — nome caro alla bibliografia italiana — ha saputo com- 
porre e coordinare. 

Non con altrettanto sfarzo, ma certo con non minore interesse, si presentò 
agli occhi e all'intelligenza dei bibliografi la mostra dei cimeli musicali nella 
biblioteca del Liceo, in quella biblioteca che non tutti gli italiani sanno essere 
universalmente giudicata per rarità di stampe, di manoscritti e per il numero 
di antiche edizioni fra tutte nel mondo principalissima. 

Fin da quando sotto il governo della Repubblica Italiana la Municipalità 
Bolognese, istituì nel Novembre del 1803 scuole musicali nel soppresso convento 
di San Giacomo, nella considerazione — come diceva il manifesto del tempo — 
che la « musica fra le Arti Belle può avere meritatamente distinto luogo » , pensò 
di riporvi e custodirvi le insigni opere musicali che dalla soppressione delle 
corporazioni religiose venivano ad essere in suo possesso. I fondi con cui la 
nuova biblioteca sarebbe venuta a formarsi dovevano essere dati dall'Archivio 



FRANCESCO VATIELLI 



del padre G. B. Martini, dalla musica dei maestri di cappella di San Petronio, 
dalle molte composizioni musicali esistenti presso i PP. Filippini della città o 
finalmente dai libri corali delle varie corporazioni ecclesiastiche. 

Ma tanto l'archivio Petroniano, quanto, con ogni probabilità, quelle dei 
P. P. Filippini non andarono nel luogo designato. 




I libri corali, più importanti per le preziose miniature che per il conte- 
nuto musicale, furono in progresso di tempo trasportati nella biblioteca comu- 
nale dell' Archiginnasio, cosi che il fondo ^Martini (che per testimonianza del 
Burney contava nel 1770 ben dieciassettemila volumi) in parte subito in parte 
di poi per il dono fattone dal Mattei, che alcuni libri di proprietà del dottis- 
simo frate aveva presso di sé conservato, è da ritenersi il maggiore di cui la 
biblioteca fu provveduta. 



UNA MOSTRA BIBLIOGR. NELLA BIBL. DEL LICEO MUSIC. DI BOLOGNA 189 

Rimando il diligente lettore che ami conoscere per quante peripezie e lun- 
gaggini burocratiche la biblioteca si sia venuta formando, alla prefazione docu- 
mentata che il professore Federico Parisini stampò nel primo volume del cata- 
logo della biblioteca stessa. Certo egli è che per quasi mezzo secolo la pre- 
ziosa suppellettile libraria rimase non poco trascurata sino a che a custodirla 




Gaet.\xo G.\spari. 



non fu preposto Gaetano Gaspari il quale (come dice senza ombra di esagera- 
zione e di frase rettorica la lapide marmorea decretatagli dal municipio) per 
venticinque anni ordinò, descrisse e arricchì con i suoi doni la insigne biblioteca. 

Cercherò di dare al lettore volenteroso di seguirmi, in rapida sintesi un'idea 
della disposizione della mostra, soffermandomi alcun poco su quei cimeli fra i 



igo 



FRANCESCO VATIELLI 



più rari rarissimi, di alcuni dei quali abbiamo ritenuto opportuno per maggiore 
intelligenza riprodurre la figura. 



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raj filine coT^.i:0Tcr{:a cir.rnijfiv.r.vJitn-Uiiic.a f>lcriìc^j 0!f 3<n 
c.anru? appclbr-ir.^.' Gamiiij ìr-mc ^-t-Tj;; il'/.^c^ XCiiJi^njìIiiie 
né comici! Jiumlwc nptìr :| ni r^-.r KJtCTr,;-. Il '■'. pmtw ceni" *"'■"' 




mmÈÈÈÈÈ 



J/iisùn traclatii 



La divisione generale della biblioteca in parte teorica e in parte pratica 
venne scrupolosamente mantenuta: solo che ad esse parti disposte con criterio 
cronologico, furono aggiunti reparti speciali, e cioè : mostra dei Libretti, degli 
autografi, dei ritratti di musicisti e infine delle edizioni Frescobaldiane. 



UNA MOSTRA BIBLIOGR. NELLA BIBL. DEL LICEO MUSIC. DI BOLOGNA igr 

E noto a chi ha cognizione di storia della musica quale maravigliosa fio- 
ritura di opere teoriche fuvvi in Italia dalla fine del secolo XV a tutto il se- 
colo XVI e crediamo non esagerare punto affermando che non uno di cosifatti 
trattati che videro allora la luce manca nelle scansie della biblioteca nostra. 

Principalissimi fra tutti rammentiamo due esemplari del De Ah/sica trada- 
iìts di Bartolomeo Ramis de Pareia, impresso a Bologna nel 1482. Questi due 
incunabuli oltreché dall'unicità della loro esistenza, acquistano un valore incom- 
mensurabile dalle postille appostevi in margine, parte dal Bottrigari parte dal 
Gaffurio. 




Il nome di Ramis si collega ai primordi dell'arte musicale bolognese. In- 
fatti questo spagnuolo, nativo di Baeza nell'Andalusia, dopo essere stato lettore 
di musica nello studio di Salamanca, venne a Bologna nel 1482 allo scopo d'in- 
segnare scienze musicali nella celebrata università. 

Una lettera apostolica di Nicolò V al cardinale Bessarione dell'anno 1450 
aveva quivi istituito fra le altre facoltà una Lectura Àludcae : il che dimostra 
come neir Italia di quei tempi per questo riguardo si fosse assai più progrediti 
che non ai tempi nostri, nei quali ad onta de' molti voti degli studiosi, ad onta 
dell'esempio di tutte le altre civili nazioni Europee, una cattedra superiore uni- 
versitaria di scienze musicali è ancora un vano desiderio ed un' inesplicabile 
mancanza. 

Il trattato del De Pareia (modernamente ristampato dal prof. Giovanni 
Wolf di Berlino) ha inoltre nella storia della teorica musicale una importanza 
eccezionale per l'arditezza delle idee esposte, idee assolutamente innovatrici e 



FRANCESCO VATIELLl 



che miravano a una vera rivoluzione del sistema Guidoniano. E di Guido Are- 
tino, corno di ^Marchetto da Padova, più volte il Ramis discorre con disprezzo 
e con sarcasmo ; chiama ii primo : Moiiachus fortassc melior qnam musicus, e af- 




ferma non stimare l'altro 
/// Marchdos quattiior. 



rran fatto : E^o niitiin Marclictiiiii ìiiuic tanti existimo 






' i.fiiji àilcUi fi am ^CMicjf; 




Questa acredine propria del Ramis pare ereditasse il suo discepolo Gio- 
vanni Spataro che nella sua polemica contro il lodigiano Franchino GafFurio e 
contro il Burzio per difendere le teorie del suo maestro usò una libertà di lin- 
guaggio che sconfina la convenienza. Vero è che ne fu ripagato con altrettanta 
moneta dai suoi oppositori. 

Ora di questa interessantima diatriba musicale, che aspetta ancora il suo 



UNA MOSTRA BIBLIOGR. NELLA BIBL. DEL LICEO MUSIC. DI BOLOGNA 



storico (pochi cenni ne fece il Gaspari in una sua memoria), la biblioteca del 
Liceo possiede copia di documenti doviziosa. 

Mi basti dopo ciò enumerare fra le opere teoretiche che si trovavano espo- 
ste, r intera collezione dei trattati Gaffuriani fra i quali il Theoricwn opus tiin- 
sicae discipliuae nella edizione principe Napoletana del 14S0; due rari trattati di 
Silvestro Ganassi del Fontego : la Regola Rìiòeriiiia (Venezia 1542) riguardante 
le viole ad arco e la Fontegara (Venezia 1535) riguardante i flauti dolci ; le mol- 




Legatura dei MitltcHi dei 



teplici opere del bizzarro Adriano Banchieri e il rarissimo esemplare del Dia- 
logo della mìisica di Anton Francesco Doni Venezia 1544) completo nelle sue 
quattro parti di Canto, Alto, Tenore e Basso. 

Ed è superfluo che io dia notizia al lettore dell'esistenza di tutti gli altri 
trattati musicali posteriori, da quelli dello Zarlino e dello Zacconi a quelli del 
Rameau. 

Rammenterò piuttosto i numerosi metodi antichi riguardanti l'arte della 
danza, interessantissimi non solo per le numerose figure, ma anche per i molti 
grafici rappresentanti in una specie di notazione le movenze e i passi necessari 
ai gentili fedeli di Tersicore per eseguire i più graziosi balli in voga presso l'a- 
ristocratica e galante società dei secoli decimosesto e settimo. 



FRANCESCO VATIELLI 



ù^ 



Nella Mostra della Parte Pratica destò la più viv^a ammirazione dei visi- 
tatori la scansia contenente la copiosa collezione delle rarissime stampe di Ot- 
taviano Petrucci. Quale tesoro bibliografico in que' numerosi fascicoli nei quali 







le antiche polifonie dei maestri di scuola tìamminga sono con tanta nitidezza 
impresse ! alcuni di questi Petrucci conservano una fine rilegatura cinquecente- 
sca ; tali i Mottetti della Corona. IMa non par vero come l'arte tipografica mu- 
sicale abbia poco dopo (e anche nei secoli posteriori) perduta la bella tradizione 
del grande fossombronate ; vero è che qualche stampa dei prim'anni del secolo 
XVI presenta ragguardevoli segni di buona imitazione, ma non eguaglia certo 
i modelli in precisione e chiarezza. 

Esempio mirabile di stampa musicale de' primi anni del cinquecento è 



UNA MOSTRA BIBLIOGR. NELLA BIBL. DEL LICEO MUSIC. DI BOLOGNA 195 




I.ibcf quindeciin Missaruiii dcctarioii. Ixlito da Anukea Antico da Monto 



iq6 



FRANCESCO VATIEI.Ll 



pure il Liber fiiindccim Missanim rlcdarum, contenente composizioni di Josquin, 
Brumel, Monton ecc. edito nel 1516 da Andrea Antico da Montona. che pare 
fosse il primo a stabilire in Roma una stamperia musicale. 

Torna opportuno qui ricordare i numerosi manoscritti di cui la biblioteca 
del Liceo è fornita: preziosissimo fra tutti il ("odice ,-,7 : Cantioncs Sacrac et 







Can/iom's Sacrar ti Profane .Sarni/i XJÌ' et A"/' 



Profanac Saeciili XI\' et A'f. E un grosso volume in parte cartaceo in parte 
membranaceo ragguardevole non solo j^er il contenuto la cui importanza pur 
dal titolo si rileva, ma si anche dalla varietà della notazione (parte nera e parte 
nera e rossa) colla quale il codice è scritto. 

Ben cinque volumi in folio, di mano del .secolo XVII, contengono musica 
profana di autori romani più famosi 1 uno di questi volumi adorno di di.segni a 
penna di fiori e di animali d'incomparabile fattura e Arie e Cantate da camera 



UNA MOSTRA BIBLIOGR. NELLA BIBL. DEL LICEO MUSIC. DI BOLOGNA 197 

sono altresi contenute in piccoli Codicetti oblunghi, specie di antologie musicali 
che appartennero già a famiglie patrizie di quel tempo, come dagli stemmi gen- 
tilizii impressivi chiaramente appare. 

Ben nove scansie racchiudono, strettamente allineate, parti di musica ma- 
drigalesca sacra e profana : sono stampe per lo più del Gardano, del Vincenti 
e dello Scotto, certo più importanti per il valore artistico che racchiudono, che 
per la bellezza della veste tipografica. 

Fra questa musica madrigalesca rammento le due edizioni integrali del- 
l' Anfiparnaso di Orazio Vecchi (quella del 1597 e quella del 1610) e le nume- 














hiwrosi di C. Moxtevkrdk. 



rose raccolte della musica madrigalesca di Claudio Montevorde, della quale in- 
teressantissimi i « Madrigali generici et amorosi » editi dal Vincenti a Venezia 
nel 1638. 

Copiosa non meno la raccolta dei melodrammi secenteschi fra cui basti 
rammemorare la prima edizione (Marescotti 1600) delle « IMusiche di Iacopo Peri 
sopra l'Euridice del Rinuccini». Non solo per il valore artistico della musica 
ma anche per l' importanza storica della scenografia vanno rammentate il <; .San- 
t'Alessio » di Stefano Landi (Roma 1634) e !'« Erminia sul Giordano » di ]\[i- 
chelangelo Rossi (Roma 1637). 

Finalmente sono da enumerare le molte edizioni principi in partitura di 
opere teatrali del Lully e di Gluck, molti libri d' Intavolatura per Liuto e stampe 
di musica strumentale dei più famosi clavicembalisti e violinisti specialmente 
Italiani. 



198 FRANCESCO VATIELLI 



c2^ 

Gli studiosi sanno che a completare il catalogo della Biblioteca del Liceo 
]\[iisicalo manca il volume dei nhrrfti d' opera, d' oratorio e di cantate. Noi 

LE M V S ì C H 

DI IACOPO PER ^1 

NOBIL FIORENTIN 

Sopra L'Euridicr 
DEL SIG OTTAVIO RI IsTVC e m] 

Rapprefentate Nello Spc>nrali2io 
deiiaCrìftianifsrma 

MARIA MEDI Gì 

jREGmA DI TRANCIA 

E lyi N A V A R R A 




IN Fio RE M .. . 
MPRBSSO GIORGIO MARESC07 



crediamo che questo catalogo a cui presto sarà posto mano, varrà — se pure 
ve n'ha bisogno — ad accrescere il pregio della biblioteca stessa: si tratta in- 
vero di circa diecimila libretti fra moderni e antichi che formano un mirabile 



UNA MOSTRA BIBLIOGR. NELLA BIBL. DEL LICEO MUSIC. DI BOLOGNA 



'99 



materiale da servire alla storia del teatro melodrammatico italiano e che i vi- 
sitatori della mostra videro allineati, in lunga schiera serrata, in due ampie 
scansie della principale sala. 

Fra i libretti parte ve n'è d'interesse nel riguardo scenografico, giacché 
numerose illustrazioni intercalate nel testo mostrano con quale apparato e sfarzo 
e ricchezza i nostri vecchi rappresentassero le opere, parte nel riguardo della 
rarità d'edizione (rammentiamo la " Euridice " del Rinuccini in edizione del 1600 
e il " Conclave " del Piccini) parte infine per la finezza delle rilegature. 

In due capaci vetrine erano collocati, durante la mostra, gli autografi. 




In una di esse non si contenevano che autografi Rossiniani poiché è noto 
che il Rossini fu discepolo e poi direttore per alcun tempo dell' Istituto musi- 
cale bolognese. Si conservano ancora i cartelloni, che annualmente venivano ese- 
guiti da esperti calligrafi e nei quali venivano segnati i nomi degli alunni e dei 
professori, dove il nome di Rossini figura fra i discepoli del P. ^lattei nella 
scuola di contrappunto. 

Oltre molti lavori scolastici, fughe e cantate del grande maestro di Pesaro, 
citiamo la partitura del Barbiere di Siviglia e dello Staòat Mafer. 

Notiamo nella seconda vetrina una messa a otto voci di Giacomo Carissini, 
un trattato di contrappunto inedito di Costanzo Porta, i volumi della storia della 
musica del p. G. B. ^lartini, alcuni appunti sui modi greci di Giambattista Doni. 
Inoltre autografi musicali del Bellini, Donizetti, Mercadante, Verdi, Wagner, 
Massenet, Boito ecc. ; copiosissime le lettere di musicisti antichi e moderni, 
Monteverde, Paisiello, LuUi, Tartini, Paganini, Federico il Grande ed i musicisti 



FRANCESCO VATIELLl 



italiani del secolo decimonotio. Ma fra tjli auto<^ratì certamente quello che desta 
più curiosità è quello di un mottetto di Alozart. 

Il grande maestro di Salisburgo aveva 14 anni appena quando ebbe occa- 
sione d' incontrarsi in Bologna col dotto P. Martini al quale mostrò desiderio 
d'entrare a far parte di quella Accademia Filarmonica, desiderio che non po- 
teva essere appagato se non superando un esame di contrappunto che addi- 






•mi" " 







mostrasse a quei vecchi e rigidi censori accademici come da questo giovinetto 
straniero non erano ignorati i misteri della divina arte de' suoni. Vero è che il 
Martini di quella Accademia principe aveva in antecedenza rilasciato un ampio 
certificato che attestava la mirabile perizia del giovinetto nel suonare e nel com- 
porre d' improvviso al cembalo. Ma l'attestato non bastò e non sarebbe stato 
sufficiente neppure l'esame se a correggere la troppo.... libera mano contrap- 
puntistica di Wolfango non fosse sopraggiunta quella esperta e severa del dotto 
frate bolognese che accanto al contrappunto Mozartiano rifece interamente il 
lavoro esortando il giovane a ricopiare e presentare questo alla commissione 
giudicatrice. E ciò appunto fece il giovane maestro ottenendo la piena appro- 



UNA MOSTRA BIBLIOGR. NELLA BIBL DEL LICEO MUSIC. DI BOLOGNA 201 



vazione degli accademici e vedendosi cosi ammesso nell'artistico consesso bo- 
lognese. La biblioteca del Liceo possiede precisamente il foglio di musica in 
una pagina del quale v' è l'originale del lavoro di Mozart con la firma auto- 
grafa e nell'altra il rifacimento del ]\Iartini senza il quale anche il grande mae- 
stro del Don Giovanni sarebbe andato a rischio di essere bocciato ! 




La raccolta iconogratìca dei maestri di musica antichi e moderni che pos- 
siede il Liceo è costituita da numerosi quadri ad olio che adornano la sala dei 
concerti e le numerose aule scolastiche e da un grosso volume contenente stampe, 
acqueforti, e disegni rappresentanti i musicisti. La prima raccolta fu. iniziata dal 
Martini stesso. In esso sono degne di nota per bella fattura i ritratti di Claudio 
Merulo e del Farinello, nella raccolta di stampe notiamo un disegno rappresen- 
tante anche la famiglia del ;Mozart che eseguisce un concerto (Wolfango siede al 
cembalo) ed è una specie di apoteosi mitologica del celebrato Broschi. 

Finalmente in un' apposita scansia figuravano le copiose opere del Fresco- 
baldi nel cui nome Ferrara quest'anno ha per la prima volta convocato i ^lusicologi 



FRANCESCO VATIELLI 



Italiani perché anche nel nostro paese sia dato impulso a quegli studi nei quali 
le altre regioni già da tempo preceduto e avanzato non solo investigando su do- 
cumenti storici ma pubblicando in magnifiche edizioni le musiche dei più cele- 
brati maestri nazionali. E questo appunto si propone la nuova associazione dei 
^Musicologi Italiani dopo che avrà catalogato e inventariato il ricco patrimonio 
musicale che da noi è ancora sconosciuto e inesplorato. 

Cosi dall'esempio e dallo studio degli antichi possano trarre novella e fer- 
tile ispirazione i maestri moderni onde l' Italia diventi di bel nuovo nella divina 
arte, come già in passato, ad altrui maestra. 

Francesco Vatielli. 



Saggio di Bibliografia Egidiana 

(EGIDIO COLONNA o ROMANO) i 



DE GENERATIONE ET CORRUPTIONE — EDIZIONI fsco;/cj 

3. (149S) Id.... \'enetiis per Simonem de I.uere, 1498. 

passai:! sono silenzio dai bibliografi. 

4, (1500). Marsilius de generatione | et conuptione cum | expositione | egidii. 

/;/ rii/c : Impressa Venetiis per Magistruni Otinum de luna papiensem Re- 
gnante inclvto principe Augustine barbadico .\nno domini .Mccccc. die xii 
Marti i. 



•<!/. et corr. : nei seguenti le Qi(esl:ones di Mai 


rsilio Inguen. Il commento comincia : « Anima, ul testatur 


sophus est quodammodo omnia, quidquid enim 


est vel est sensibile vcl intelligibile • ecc. : termina a e. gii 


Possent aulem circa tempus et circa perpetuital 


era generationis aliae difficultates tangi Sed haec Deo dante 


diffusius tractabuntur. Ad praesens aulem haec 


quae dieta sunt super libro de generatione sufficient. Laus 


ecc. Niun bibliografo e ninno scrittore, cita, : 


1 mia notizia, questa edizione, di cui esiste un bell'esem- 


nella biblioteca Nazionale di Firenze, 





piar, 

5. (1504). Commentarla fidelissimi expositoris. D. Egidij | Romani in libros de genera- 
tione et corriiptione | Aristotelis cum textu interckiso singulis locis | Questio- 
nes Item subtllissime eiusdem doctoris su- i per primo libro de generatione nunc 
quidem primum in piiblicum prodeuntes | Qiiestiones quoque ciarissimi doctoris 
Marsihj In- j guea in prefatos libros de generatione | Item questiones subtilis- 
sime magistri Alberti de sa | xonia in eosdem libros de gene, ultra nusquam 
impressa. | Omnia accuratissime reuisa atque castigate ac quantum ars anniit (sic) 
potuit fideliter Impressa. 

Ili fine : Impressum mandato et expensis heredum : quondam nobilis Uiri 
domini Octauiani Scoti ciuis modoetien- | sis per Bonetum Locatellum Bergo- 
mensem presbyte- | rum Sexto kal. Septembris .M.D.IIII. j Registrum etc. 

In fo . di e. tsf nnm. nel r. dalla 2^' più t e. s. n in fine (séguito della tavola) car. got. a due col., s. rich. 
con segn. AA2-Tr|. Le quaestioiies cominciano a e. 15 r l'i col, (-04 v. 2:<- col ): universaliter itaque de ge- 
neratione etc. Hic .id evidentiam texius eie. Esemplare nella bibl. Alessandrina di Roma. 

1*1 Continuazione : vedi irz BMiofiUa, voi. X, pag. 142. 



SAGGIO DI BIBLIOGRAI-IA EGIDIANA 203 

6. (i505(. Commentaria tìdelissimi expositoris D, Egidii | Romani in libros de genera- 
tione et corruptione I Aristotelis ciim textu intercluso singulis locis. | Quaestio- 
nes item subtilissimae eiusdem doctoris | super primo libro de generatione nunc 
quidem primum in publicuni prodeuntes | Q.uaestiones quoque clarissimi doctoris 
Marsilij Inguen in praefatos libros de generatione ] Item quaestiones subtilis- 
simae magistri Alberti de Saxonia in eosdem libros de generatione ultra nus- 
quam impressae. | Omnia accuratissime revisa atque castigata ac quantum I ars 
anniit (sic) potuit fideliter Impressa. | Cum gratia. 

In fine : Impressum Venetiis per Gregorium de Gregoriis X kal. Decem 
bris MDV. 

In fo. di e. 155 nuraer. della 2'. car. gol. a due col con segnai, nei quad. AAr-TT4. 11 ie gcnfr et corr. 
comincia: Anima ut tesialur philosophus in 3** de anima est quodammodo omnia, .-l termina a e. 31 r 2» col. 
qui cum patre et spiritu sanclo est unus Deus benedictus in saecula saeculorum .\men. Finis Explicit eie. Le 
Qtiaestiottes cominciano a e. si i'. la col. i'ntversaliter itajut dt generatione eie. Hic ad evideniiam tcxtus de- 
claranda sunt quatuor eie; terminano a e. 64 r alla q. 26: non est ibi generano sed augmentum. 

Esemplare nella Biblioteca Matucelliana di Firenze, nell'Angelica di Roma, nella Marciana di Vcnetia, eie. 

7- (>5'5) Parisiis, 15 15, 4°. 

Ed. cit. dal Panzer. 

8. (15 18). Egidius cum marsilio et alber ! to de generatione ] Commentaria tìdelissimi 

expositoris D. Egidii Romani in li i bros de generatione et corruptione Aristo- 
telis cum textu in | tercluso singulis locis ] Questiones quoque subtilissime eius- 
dem doctoris super primo libro de generatione, nunc quidem primum in pu- 
blicum prodeuntes | Qiiestiones quoque clarissimi doctoris Marsilii Inguen in 
pre- I fatos libros de generatione. ] Item questiones subtilissime magistri Alberti 
de saxonia in | eosdem libros de gene, nusquam alias impresse. | Omnia accu- 
ratissime reuisa atque castigata ac quantum ars eni- | ti potuit Fideliter impressa. 
Infine: Impressum Venetiis mandato et expensis nobilis viri Luceantonijl 
de giunta fiorentini. Anno dni. 15 18. die. 12. mensis Februarij. 

In fo. di e. 155 num. dalla 2a pili una in fine s. num. che contiene pane dell'indice e il registro; con 
segn. nei quad. A.\ ij-TTiiij: car. gol. a due col. Esemplare nella Bibl. Nazionale di Firenze. 

9. ( 1 S20l. Marsilii de genera, j (Commentarla tìdelissimi expositoris. D. Egidii ro- ] mani in 

libros de generatione et corruptione Aristotelis cum textu intercluso singulis 
locis. I Quaestiones item subtilissime eiusdem doctoris super primo libro de gene- 
ratione nunc quidem primum in publicum prodeuntes etc. 

/;/ fine e. I44r : Impressum \'enetiis ere ac sollerti cura bere dum .q. do- 
mini Octauiani Scoti ciuis ac | patricij .NIodoeciensis : ac sociorum. : Anno a 
dominica incarnatio- i ne, 1520. Die. io lunij i Registrum etc. 

In fo. di e. 144 n. dalla 23 : Mn scg. AA 2.TT ) car. gol a due col., senza rich. 

IO. (1567). Egidii Romani | fidelissimi expositoris i in Arist. libros de Gener. commen- 
taria, et subtilissime quaest. super primo | clarissimiqiie doctoris Marsilii Inguen,] 
et magistri Alberti de Saxonia in eosdem I accuratissimae quaestiones. [ Omnia 
postrema hac nostra editione malori quam antea studio castigata. 
Venetiis, | Apud Hieronymum Scotum [ MDLXVII. 

In fo. di pp. 339. num d. 33, con Ics n. in fine (ind. e noie tip.); car. lo. a 2 col. L'opera di Egidio 
occupa le prime 135 e. Nel fr. un" immag. dello Siaglrila ine. su legno, bsemplare nella Nazionale e nel- 



G. BOFFITO 



IV b. — DE GENERATIONE ET CORRUPTIONE — CODICI 

Anche di quest'opera egidiana esistono molti manoscritti. Il Lajard p. 459 
ne cita : 5 della Nazionale di Parigi, i della Mazarine (363 o 3485) 2 della 
comunale di Tro3'es (1770, 884) i probabilmente della Harleiana del British 
Museum, sotto il titolo di Physica et Metapliysìca; i della Marciana (cfr. Va- 
LEXTtNELLi, V, p. 49); 4 dell'Università di Oxford (Oxon. Balliol 312. 119: 
Oxon. Mar. Magd. lat. 209; Oxon. IMcrton, 30=; ; i nella bibl. di Cambridge; 
I in quella di Bruges. Il Pasini ne cita uno della bibl. nazionale di Torino 
(II, cod. 434 ; membr. a due col. sec. XI Vi ; il Montfaucon i dell'abbazia di Bec. 
Uno almeno ne esiste pure nella Vaticana sotto il n.° 2182. 

Nazionale di Firenze. ... — Scriptum super libros de anima et de generatioiie et cor- 
luptione, nel fondo dei conventi soppressi (io Santa Croce 
A, I.) membr. in fo. gr. ; e nel medesimo fondo (San 
Marco 1, li, 35) un altro codice pergam., del sec. XI\', 
di e. 68, leg. recente in mezza pelle, 176X230, che comin- 
cia (e. 2r col. i"i: « .\nima, ut testatur philosophus, est 
quodammodo omnia », e termina : « alibi ditfusius tracta- 
bunlur. Ad praetens autem haec quae sunt dieta super libro 
de generatione sufficlant. Laus sit ipsi Christo tilio Dei uni- 
genito, cuius inenarrabilis generatio omnis generationis est 
prima causa et ratio qui cum patre et spiritu sancto unus 
est benedictus in saec. saec. Amen. Explicit sententia de gen. 
et corr. secundum Egidium romanum. 

\' a. — RHETORICA — EDIZIONI 

1. (1481) V'enetiis, 1481, in fo. 

II Hain e il Panzer non registrano questa edizione; e la ciiano di seconda mano il Lajard )p. 469) e il 
Mattioli (p. 136). A me non fu dato di rintracciarne alcun esemplare. Vi è unito il sommario analitico di 
Airarabio sulla Rettorica aristotelica. — E anche il lavoro d* Egidio non è che un'esposizione di questa, per 
quanto pedestre, condotta sopra la versione di Gu.i*lielmo di Moerbcke e falla a scopo, a quanto pare, di rial- 
zare lo studio di quest'arte che era allora in decadenza. — Nel proemio (che comincia : « quod qualis et unu- 
quisque est > etc.J distingue ne sorta di ragioni; quelle che provano. /ro/'afeZ/es, proprie della dialettica e della 
logica ; quelle che persuadono, yeistusìrae, proprie della rettorica ; quelle che dimostrano, Jemonstrativae, pro- 
prie delle scienze naturali ed esatte. Le prime producono l'opinione, le seconde la fede o credenza, le terze la 
scienza. Di qui risulla la differenza fra la dialettica e la rettorica. Giacché • l'oratore si occupa più del lato 
morale e pratico delle cose, il dialettico della parte speculativa ; il retore tratta delle passioni, a cui invece 
rimane estraneo il dialettico; giudici e uditori dell'oratore possono essere anche uomini grossi; ma per il dia- 
lettico ci vogliono uomini sottili e ingegnosi; armi della rellorica sono l'entimema e l'esempio, armi della dia- 
lettica il sillogismo e l'induzione. • — Termina colle parole: DJxi. (i«Jf's//s. h^bete. indicale, che son date 
da Aristotele come modello d'un cpilo:;»» che chiuda un discorso. 

2. (1842") Roma, 1482. 

3. (1,515). Rhetorica Aristotelis cum fundatissimi artium et \ theologiae doctoris Egidij de 

Roma luculen j tissimis commentarijs nunc primum in lucem 1 editis: necnon Ai- 
pharabij conpendio ] sa declaratione. Addita eiusdem | Aristotelis poetica cum ma- 
gni ! Auerroys in eandem sumni;i : no | uissime recognite cun- | ctisque erro- 
ribus 1 castigate. 1 . 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA EGIDIANA 205 



/// fìtie : Explicit rhetorica Aristotelis cum fundatissimi artium et | theologie 
doctoris Egidij de Roma luculentissimis commen | tarijs : nunc primum in lucem 
editis. Necnon eiusdem Aristotelis | poetica cum magni Auerroys ad eandem 
summam nouissime reco i gnite : cunctisque erroribus castigate. Mandato et 
impensis bere | dum nobilis viri domini Octauiani Scoti ciuis Modoe- 1 tiensis 
et sociorum accurata diiigentia impresse. Uenetijs [ per Georgium arriuabenum 
anno reconciliate natiuitatis. | M.cccccxv. die. vi. mensis Januarij. | Registrum etc. 

In fo., di e. 4-Ì-1 184-13 num. nel r. ; carau. gol. a due col., con ricb. nei quad. e con segn., iin. Ó6 nelle 
pag. piene. Le singole opere hanno propria impaginazione fuorché le due ullime. Precede l'epitome di Alfarabio 
(< Nos autem erimus contenti . etcì. Segue la retorica di E. (e Quia qualis unusquisquc » etc.) che forma la 
maggior parte del volume. Vengono ullime con propria numerazione la Poetica colla SumntJ di .Averroè. — 
Esemplare neirAlessandrina e nella Barberiniana di Roma. 

4. (1555). Id Venetiis, apud heredes Octav. Scoli. 1555, 6 gen. 

V è uniio anche la produzione della Poetica d'Aristotele per Giorgio Valla di Piacenza e la i'iimmj di 

V b. — RHETORICA — CODICI 

Un mss. dal titolo Suiiuiia super libros Rhetoricorum Aristotelis è conser- 
vato nella Trivulziana di Milano (n.° 837, cart., sec. XV, in fo,a due col. con 
un foglio di riguardo in pergamena al principio). Cfr. Porro, p. 4, alla parola 
Aegidhis. — Nella Vaticana mss. lat. n.° 775. — Il Lajard assicura che ne 
esistono mss. alla Nazionale di Parigi, alla Mazarine, all'Arsenale (n.° 980), 
alla Sorbona, a Troyes, a Bruxelles, a Cambridge, a Monaco, a Padova. — 
Un mss. di Ravenna ne registra il Mazzatixti (IV, p. 233) perg. sec. XIV, 
2i6X.i2^, a due col., miscellaneo, con le iniz. dei trattati miniate : e. i r. In- 
cipit opus super libro Rhetoricorum Aristotelis editum a fratre Egidio de Roma 
ordinis fratrum heremitarum S. Augustini. Quia qualis unusquisque est .... e. 59 : 
Explicit sententia super libro Rhetoricorum Aristotelis. 

Laureoziana. ... — Plut. XVI sin., n." S Santa Croce), pergam., sec. XIV, 325X235, 
e. iiS senza num., a due col., leg. origin. in favole. Nel 
veno della tavoletta anteriore Vex-Ubris della biblioteca di 
Santa Croce. Xel v. della !.'■" carta è la seguente leggenda, 
ripetuta quasi alla lettera nella e. 118 verso: « Praesentem 
librum videlicet Egidium super Retoricam Aristotelis assi- 
gnavit frater Sebastianus de bucellis de florentia armario 
conventus fiorentini dum viveret quem emit duobus ducatibus 
aureis de suis elemosinis Anno domini MCCCCXLVIIII ^^, 
n ° 57Ó. A e. 2 /•. : « Quia qualis unuquisque est talis sibi 
tìnis videtur et talia dicit et operatur et sic vivit » etc. 
C. 114 I'., coi. I.", in calce: « ludicate secundum eam. Et 
sic tìnit sententia super librum rethoricorum .... (paroìe ra- 
schiate) .... 1-aus sit ipsi Christo qui est Dei virtus et Dei 
sapientia et cum patre et spiritu sancto est unus deus bene- 
dictus in secula seculorum (2" col.) .\men ». Seguono 
e. 114 ;■., 2.' col., 117 r., alcuni brani filosofici d'incerto 
autore. 



G. BOFFITO 



\rhis a _ DE DIFFERENTIA RHETORICE POLITICE ecc. 

1. fs. d.) e. I r. : Tres tractatus domini Egidii di Roma archiepiscopi Bituiicensis omni 
in arte proficere volenti utiles. Quorum prinius est de partibus pliiiosophie es- 
sentialibus ac aliarum scientiarum differentia ; secundus de differentia rhetorice 
politice et ethice al oliuerium lectorem . tercius vero de gradibus formarum. 
In fine: Explicit tractatus domini Egidii etc. etc. 

In 4", di cane 8, con scg., car. tfot.. senza notazione di luogo, d'anno e di tipografia. — Il l" trattato co- 
mincio con le parole: < Duae sunt causae enlium > ecc. Distingue gli esseri in intenzionali (esistenti nel pen- 
siero) e reali (esìstenti per se stessi) tra i quali suddistingue gli entia faclihilia, o passivi^ che danno origine 
alle ani meccaniche e gli agibilia, o attivi, donde provengono le scienze che giovano al perfezionamento della 
vita, quali sono le scienze morali. Agli esseri reali corrispondono le scienze speculative (fisica, matematica, teo- 
morali (etica, economica, politicai ; ai fattibili le scienze meccaniche. Di tutte queste scienze, solo le specula- 
tive fan pane essenziale della filosofia, perchè la filosofia non esiste che per la ricerca della verità ; mentre le 
scienze morali e meccaniche ban di mira un opus anziché la verità, e le scienze razionati aiutano all'acquisto 
della verità. — Nel 2" trattato che comincia: < Carissimo sibi in Christo fratti Oliverio etc. Interrogaslis me, 
honoret vos Deus > ecc , e occupa di questa edizione la e. 4 v. e la 5*. non si fa quasi altro che ripetere quanto 
si è detto nel prologo della Rettorie!. — Il Oe gradibus formarum accidentalium comincia: < Dilecto sibi in 
Christo fratri N. » etc, ed è volto a dimostrare che come nelle forme sostanziali cosi nelle accidentali non si 
danno gradi, perchè la forma del genere non differisce da quella della specie ; e che (onde l'altro titolo : « De 
aradilus form. m ordine ad Ckristi opera) ripugna alla fede cattolica ammettere più forme. 

Un'altra edizione con l'enunciato un po' divergo, anch'essa s. I. a. et typ. n. (Corrado Kacheloffen ?) re- 



2. (1493). Id 1493, in 4°, s. 1. et tvp. n. 

Cfr. Hain. n.» Ity. 

3. (1525). Id Neapoli, per Antonium Frizis de Corinaldo, 1525. 

In I". Inserito iielhi miscellanea J opuscoli ei;id!aiii che sarà descritta al n." XXVI. 

Vbi' b. _ DE DIFFERENTIA RHETORICAE ecc. — CODICI 

Non trovo registrato, neppure dagli scrittori agostiniani, mss. alcuno di 
quest'opera. 

VI a. — QUODLIBETA — EDIZIONI 

I. (1481). e. I V.: Tituli quaeftionuj primi lib; Dni Egidii etc. 

e. -^ /•. (segnata aij) : Incipiunt qdlj celeberrimi ac excellen | tillìmi doctoris 
dni Egidii de Roma bi j turicenlis archiepi : ordinis fratrum bere | mitaruj 
Sancii Aguflini (sic). 

In fine : Egidii Romani Bituricienlìs Archiepif | copi fundatillìmiqj doctoris 
facri ordinii" | fratrum Heremitarù diui Augulìini per | utilima quotlibeta feli- 
citer fiiiiunt. Cura | industriaqj Fratris Simonis de Unga | ria ordinis ante dicti 
per Magirtruj Do | minicum de lapis Bononie Impreffa | Anno dni. M.^CCCC."- 
Ixxxi." die xxii | mali. 

In fo. picc, car. i^ot. a due col., di e. 139, lin. t'itS nelle pag. piene, con segnature. Comincia: « Ut quae- 
stiones propositae in nostro quodiibeto od debiium ordinem reducantur » etc. — L'edizione è descritta dal- 
r.\UDiFFREDl. Specimen &cc.^ pag. 47, dal Hain, n." W}, dal Procior, n.*" 6337, e se ne trova anche un esem- 
plare nella Nazionale di Roma. 

siffatto i:encre di trattati. La prima questione del 1" quodiibeto (ratta dei limiti della potenza divina, la 2* della 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA EGIDIANA 



predesiìnazione, la "ìa degli attribuii delle persone della Trinila ecc. L'opinione che emette intorno alia prede- 
stinazione sembra star di mezzo tra il pclagianisroo. secondo il quale In salute si opera con mezzi umani, e 
l'opinione contraria che i giansenisti attribuiscono a s. Agostino, giacche egli crede che le preghiere giovino 
alla predestinazione, non facendo variare la volontà divina ma ottenendo che la volontà divina sia eseguila per 
mezzo di cause seconde. Nel 2" quodlibelo si parla dell'essere in generale e degli esseri in particolare ; nei 4" degli 
attributi divini ecc. ecc. 

2. (1496). Id Venefiis, 1496, in fo. (a cura di Giac. Battista Alovisiano). 

Ediz. cit. dal Lajard. p- 497 

3. (1502). Quodlibet dni Egidii Romani, j Theoremata eiusdè de corpore christi. ] Gu- 

liermus ocham de sacramento altaris. | Cum priuilegio. 

In fine {e. 135 r.): Impressum Uenetijs per Siraonem de Luere : Im j pensis 
domini Andrea Torresani de Asula. 18. Januarij. 1502. | Registrum ecc. 

In fo.. di e. 135 num. dalla 2^ \ con segn. nei quad- a3-r4 : car. got. a due col. Nel verso della I^ carta 
è contenuta la dedica che il ravennate Giac. Battista Alovisiano fa della slampa al generale degli agostiniani 
maestro Graziano di Foligno; nella e. 2 r. e r. è la tavola: a e. 89 r. cominciano i Theoremata de corpore 
Christi: < Quia inier caetera Ecdesiae sacramenta » ecc.; a e. 116 r. il Tractatus de sacramento altiris .- 
< Circa ccnversionem panis . .. (e. 135 r. corpus Christi est quantitas in sacramento allaris ». Esemplare nella 
Marucelliana. L'edizione è registrata dal Panzer. 

4. (1504). Fertilillìma Aegidij quolibet- | ta cafligatilTìma Lauientij Amolini Rhodigini 

opera Plurimis | etià ab eodè marginum \ altrinsecusq; ap | pèdiculis do [ nata. | 
Eiusdem Laurentii Amolini Philosophi [ tractatus in declaratiòe multar propo- 
sitio I num Auerroys t aliorum philosophorum. (Seguono 5 dist. lat. di Gio. 
Fr. Burana a Lor. Amolino che cominciano : « Hectora quod patriae »i. 

In fine (e. 147 ;., non num., col. 2", in calce): Impreffa fuere ifta opufcula 
venetijs mandato et im- | pensa heredum Nobilis Uiri quondaj Dni Octauiani | 
Scoti Ciuis Modoetiensis Per Bonetum Locatellù | presbyterum kalendis sexti- 
libus. 1504. 

In fo., di e. 147 num. nel r. dalla 2'*, con I e. s. n. in pr. (front., cpist. nuncup. delTA. al card. Do- 
menico Grimani) e 1 in fine (seguito della tav. reg. e sigle dello Scoto) : car. got-. magg. e min., a due col., 
senza rich , con segn. A2-T3 ; lin. 64 nelle pag. piene. « Ut quesliones propesile .... (e. 9'5 r., 2* col, :) unus 
Deus benedictus in secula seculorum. Amen. 1 Et sic finiunt Quodiibeta » etc. .\i sei quodlibeti tengon dietro 
preceduti da un'epist. dedicar, di Giacomo Filippo < de pellibus nigris Troianus > ad .Andrea Mocenigo ; 
« Quaestio .... de subieclo theologìae nusquam hactenus impressa > ; e. 9S r. « Qucritur utrum Deus .... > 
e. 100 r., col. 2^ : < uherius annexa quaestioni principali » ; 2. * Theoremata de sacramento corporis Christi » ; 
e. tot r. : « Quia inter celerà .... » e. 127 i-,, col, 2*: « benedictus in secula seculorum Amen »; 3. « De 
sacramento altaris di Gugl. Ockam (e, 12S r,-t46 r., l^ col.). — Esemplare nella 'Vittorio Emanuele di Roma. 
— L'edii è ciuta dal Mattioli p. 172, dal Lajard p. 497, dal Panzer ecc. — Altri esemplari nella Casa- 
natense e nell'Alessandrina. 

5. (1513) Id.... Venetiis, apud Arrivabenum, 1513. 

In fo. Esemplare nella biblioteca di Santa Genoveffa a Parigi. 

6. (1525) Id.... Neapoli, Ant. de Frizis, 1525, in 4°. 

È probabile che questa edizione citata dal Lajard e dal Mattioli, ma non descritta, sia fìttitia e nata per 
influsso della miscellanea egidiana (Neapoli. per .Anionium Frizis de Corinaldo 1S25) che descriveremo. 

7. (164Ò). B. Aegidii I Colvmnae, | Romani | Ordinis Eremitarum | S. Avgvstini etc. | 

Quodiibeta | revisa, correda, et varie illv-strata, stvdio [ M. Fr. Pàtri Damasi 
De Coninck | Lovanij S. Th. Doct. et Prof, sui Monasterij Prioris, et Libro- 
rum I Sui Ordinis Revisoris Generali?. 

Lovanii, ] Typis Hieronymi Nempaei Anno. M.DC.XLVI. 

In fo., di pp. 468, con S e. s. n. in pr. (antip.. front, ep. dedic. del C. al generale Fulg. Petrello. elogio 
del Col. tratto dal Curzio con il suo ritratto ine. in rame, pref., versi latini in lode dei Coninck) : car. lo. a 
due col. — Esemplare nella Nazionale di Firenze. 



G. BOFFITO 



8. (1648) Id.... Lovanii, typis Hier. Nempoei, 164S. in fo., studio mag. Petri Damasi 

de Coninck Augustiniani. 

Ediz. cit. dal GaNDOLFO p. 30, ma identica, a quanto pare, alla precedertc. 

VI b. — QUODLIBETA — CODICI 

Un codice ne registra il Iosa p. 75, nella biblioteca Antoniana di Pa- 
dova : scafF. XVII, n." 373, perg., sec. XIV, pag. 146 ; 370X260 ; dove i quod- 
libeti egidiani si trovano preceduti da quelli di San Tommaso, seguiti da 
quelli di altri. Cominciano : <"< Ut quaestiones propositae ad debitum ordinem 
reducantur » ; terminano : « ad illam sanctam societatem bonorum nos perducat 
D. N. I. C. qui est » etc. — Nella Vaticana n." 80.5. — Il Lajard ne cita : 5 della 
bibl. Nazionale di Parigi e un sesto, il 15350, nel quale i quodlibeti egidiani 
sono reportati ossia abbreviati e distribuiti secondo l'ordine delle materie ; uno 
della bibl. dell'Arsenale, n.° 454 ; due della bibl. Mazarine, n." 502, mutilo in 
princ, e n." 501, entrambi del sec. XIV ; uno a Bruxelles nella bibl. Reale dei 
duchi di Borgogna; uno a Bordeaux, n." 141 ; uno a Basilea; uno a Bruges, 
n.° 491. Ma altri se ne conservano: ad Amiens n.° 243, a Cambrai n.° 531 (573), 
a Venezia (Cfr. Valentixelli. IV, 145) ecc. ecc. 

VII a. — THEOREMATA — EDIZIONI 

1. (1481). e. I /-. : FùdatilTimi ac pclarillìmi doctoris | domini Egidii Romài Bituri- 

cenlìs Ar | chiepifcopi ordinis fratrù heremitarum | fancti Auguftini Theoremata 
de corpe | xpi feliciter incipiunt. 

In fine: Anni gratie 1481 XV septèbris. hoc opus ] feliciter bonoiae impffù 
eft ìpensis diligéti | qj cura sacre theologie Magistri iohannis | de ripis con- 
ventus sancti iacobi de bononia j prioris : Et venerabilis lectoris fratris Simonis 
de vergarla ordinis dicti Augusti ] ni Opere vero et ingenio : M. Baltassaris | 
de hyrnberia. 

In fo., di e. XXXXI, s. seyn., lin. 52 e s. ridi., ^-ar. got. a 2 col. Comincia : « auia inter cetera > : ter- 
mina : « cohortem angelicam ad quam nos | ordinai lui corporis et sanguinis sacraraenium. Q.ui cum patte et 
spirila sancta es unus de j us benediclus in secula seculorum. Amen ». 

Esemplari nella bibliol. N'azionale fiorentina e nel Museo Britannico Icfr. Proctor, n." Ò353), nella Comu- 
nale di Bologna, nell'.^lessandrina e nella Nazionale di Roma. 

2. (1490). Theoremata de ho ] stia consecrata Egidij de ro- | ma ordinis heremitarum 

san I cti Augustini. 

//; fine (e. 91 verso) : Theoremata subtilissima | de hostia consecrata Per Re- 
ligiosum patrem Fratrem Egi- | dium Rhomanum ordinis heremitarum sancti 
Augustini genera- | lem priorem et Bituricensem archiepiscopum ac primatem 
aquitanie. suis temporibus oh ingenii magnitudinem theologorum prin \ cipem 
appellatum edita Impressaque per me Johannem Koel- | hoff de Lubeck Colonie 
ciuem et finita ipso die sancti Ca- ] lixti pape. .\nno gratie. M.CCCC.XC. 
expliciunt feliciter. 

In 4», car. gol., con segn.. lin 35 nelle pag. piene, di e. 92. U e. 92 rtclo è bianca ; nel terso la marca 
tipografica. — Off. Hain, n.» 124. 

Esemplare nel British Museum. Cfr. Proctor, n.» lO-Sl. 



SAGGIO DI BIBLIOGRAFIA EGIDIANA 209 

3. (1502) Id.... Venezia, 150-'. 

Coi Quodlihetj. ^'cdi soyrd l'ejiz. -id Jlsciiuj sotto i numeri VI, ;>. 

4. (1504) Id.... ^"enezia, per Bonetum Locatellum, 1304. 

In fo. Precedono i quodliheta sex e De siibìecto theolo^ìae. Anche questa edizione è stata da noi descritta 
al n.' VII, 4. 

5. (1554). D. Aegidii Colvmnae Romani | Archiepiscopi Bitvricensis, et ] Aquitaniae 

Primas etc. Theoremata de corpore Christi | opus mire eruditum, planéq ; ne- 
ceffarium : nunc denuo longe | quàm antea, opera fratris losephi Veronenfis, | 
cùm emendatius, tum diligentius | excuflum. | Cui fupra priorem editionem ac- 
ceffit Rerum ac uerborum toto opere memo- t rabiiium copiosissimus Index. 
Rome I Antonius Bladus Impreffor Apostolicus excudebat | M.D.LIIII. 

In fo., di e. 38 num. nel recto, più 4 carte s. n. in principio (front., ffabes, Indice delle cose, Errata), 
con seijnat. nei quad. (A-Gii) e richiami nelle pagine. Comincia : < duia inter caetera Ecdesiae Sacramenta > ecc. 
e termina: < unus deus benedictus in saecula saeculorum Amen >. 

Fa parte, con proprio frontespizio e piopria numerazione, del primo e unico tomo delle opere descritto più 



(III. 3 ■ 



Cordova. I70'^. vedi l'ediz. del Commento alle Senten;^ 



MI b. _ THEOREMATA — CODICI 

Bibl. Antoniana di Padova. — Membr. sec XIV, pag. 37, 200X290, a 2 col. Cfr.JOSA, p. 75. 

» Vaticana .... — Vat. lat., n.° 594 , \at. Reginense, n.° 289. Cfr. MAT- 
TIOLI, lói. 

» Naz. di Parigi. 

» Municipale di Troyes. — N.' 66-, e 781. 

» di Charleviile. 

» di Poitiers ... — N." 88. 

Altri ancora ne indica il LajaRD :• a Basilea, a Bruxelles, nella Bibi. Reale, due 
nella Bibl. dell'Università di Cambridge, a Venezia, a Firenze. Il TOMASINI ne segnala 
parecchi nelle Bibl. dei canonici di Laterano, di San Giovanni dell'Orto, di Santa Giustina 
a Padova. E il MONTFAUCON nella Bibl. di Santa Croce in Gerusalemme a Roma. Il 
NardUCCI (Catal. codd. mss. praeter orientales qui in Bibl. Alexandrina asservantur, 
Romae, 1877, pag. 97) ne descrive un codice (membr. in fo. sec. XIV, a due col., 
e. I ^.-49 ^'. Tractatus fratris Aegidii de corpore Cliristi) che contiene anche a e. 50 r.- 
82 r, in De gradibiis in formis. Pure a Roma, nella Bibl. Vittorio Emanuele (Fondo Ses- 
soriano, n.° 53) se ne conserva un altro codice: membr. sec. XIV, 350X240, ?. due 
col. di e. 37. 

Tuttavia il BELLARMINO, De scriptoribìis eceleiiasticis, Lione 1663, p. 344, non 
crede che i Theoremata siano sicuramente da porsi fra le opere del Colonna. 

(Cotìtimm). G- Boffito. 



COURRIER DE FRANGE 



COURRIER DE FRANGE 



Une exposition s'est ouverte à la Bibliothèque historique de la ville de Paris (Hotel Le 
Peletier de Saint-Fargeau, rue de Sévigné). Elle offre un ensemble de gravures, de plans, de 
photographies et de volumes intéressant Paris au temps des Rotnantiques. 

Fondée avec le Musée, à l'Hotel Carnavalet, par Jules Cousin, la Bibliothèque en a été 
séparée pour prendre possession, en 1898, à l'état d'administration distincte, de l'hotel Le Pe- 
letier de Saint-Fargeau, qu'un ancétre du célèbre conventionnel avait fait construire, vers la fin 
du XVIIe siècle, par l'architecte Pierre BuUet. Le Musée a conserve les cartons d'estampes. La 
Bibliothèque possedè les gravures qui forment sèrie relièe ou font corps avec un texte pour 
constituer un livre. De nonibreuses estanipes lui ont été données depuis. 

C'est du fonds de la Bibliothèque qu'ont été tirès presque tous les documents exposés 
présentement. MM. Georges Decaux et Georges Hartmann ont bien voulu préter quelques 
pièces très précieuses de leurs coUections ainsi que MM. Paul Lacombe et Stirling. 

Voici les principales divisions adoptées par M. Poète, conservateur. — I. Notre-Dame de 
Paris et la Cité. — II. Saint-Germain l'Auxerrois, le Louvre et les Tuileries. — III. Le Palais 
Royal et la Bourse. — IV. Les Halles. — Y. L'Arsenal et le Marais. — VI. La Seine et ses 
bords. — VII. Saint-Germain-des-Près. — VIII. Pays latin : Ouartiers de l'École de Médecine 
et du Luxembourg. — IX. Pays latin: La Montagne Sainte-Geneviève. — X. Lettres et arts. 
Dans cette classe, on voit le premier portrait grave, très rare, de Victor Hugo, à coté de celui 
dù à Beveria et date de 1S29. Ces portraits voisinent avec des scènes illustrées du théàtre du 
maitre par V. Adam, une pièce de Grandville, rappelant la fameuse bataille d'Hertiani, dont 
l'édition originale (1830), avec la griffe de ralliement : Hierro, est exposée. On remarquera 
aussi les Odes et BaUades (i^'^ édition complète, de 1S29). Lamartine, Alfred de Vigny, Alexan- 
dre Dumas sont reprèsentés par des portraits de Devéria ; des scènes illustrées rappellent le 
théàtre de l'auteur A' Henri IH et sa cour. Les Contes d'Espagne et d'Italie, la Confessici 
d'un enfant du siècle, en éditions originales, sont à coté d'un portrait d'Alfred de Musset. 
L'auteur de la Comédie humaine a son portrait par L. Boulanger, escorté d'un exemplaire du 
rarissime Opuscule sur la statue equestre de Henry IV, par 31. Balzac, membrc du Collège 
électoral du département d'Indre et Loire, de sa lettre de décès (18 aoùt 1850) et d'une vue 
de la maison qu'il habitait rue Cassini. — X. Faits divers. — XI. La Mode. Nombreux exem- 
plaires des Modes de Paris, des Costumes parisiens et petites brochures très curieuses, comme 
celle qui est intitulée : Manuel de la toilette ou l'art de mettre sa eravate, demontrc en 30 le- 
fons (1829). — XII. Le Monde. Estampes, empruntées en partie à l'Artiste, montraut les pas- 
se-temps des élègants et èlégantes de l'epoque. Quelques opuscules ne manquent pas de saveur, 
par exemple : Les Travcrs des salons et des lieux publics, par le joyeux de Saint-Acre ou la 
Physiologie de la parisienne, par Taxile Delord. — XIII. Les Boulevards. — XIV. Le Théàtre. 
Le théàtre des Funambules est rappelé par le manuscrit originai d'une parodie, L'Esméralda du 
Pont aux Choux {1S37) ; à coté un autographe de son fondateur Bertrand. Les productions ro- 
mantiques inspirent au Vaudeville et aux Variétés de nombreuses parodies : Le Poi Pétaud et 
sa cour remplace Henri III et sa cour ; Hernani devient Harnali ou la contrainte par cor ; on 
Jone Le Canon d'alarme ou les classiques et les romantiques. Dans une vitrine on voit Ruy-Blag, 
parodie de Ruy-Blas. Au Cirque olympique, création de Franconi, on joue Le Drapeau, Le siège 
de Saragozza, La mort de la Tour d'Auvcrgne, pièces à grand spectacle, avec défilés militaires. 
— XV. Les amusements de Paris. De nombreuses gravures nous montrent les différents diver- 
tissements de la capitale (carnaval, bals, cafés, etc). Plusieurs brochures très amusantes en for- 
ment le commentaire ; nous ne citerons que la Physiologie des cafés de Paris (1841) et la Pro- 



COURRIER DE FRANGE 21 



menade à lòus les ba/s publics (1S30). — XVI. Les petits métiers de la rue. — XYII. Aspects 
de Paris. — XVIII. La garde nationale. L'Hotel des Haricots. La Prison de Clichy. — XIX. 
Les moyens de transport. Deux curieuses plaquettes à citer : Physiologie de l'omnibus par Ed. 
Gourdon et Les embarras de Paris. — XX. Les Barrìères. — XXI. Les trois Glorieuses. (Epi- 
sodes de la Revolution de juillet). — XXII. Les Champs-Elysées et la Concorde. — XXIII. 
Les environs de Paris. 

Catte exposition, qui, nous l'espérons, ne sera par le dernière, donne bien un apercu du 
cadre parisien dans lequel s'est développé le Romantisme. C'est une reconstitution bien pré- 
sentée du Paris à cette epoque si intéressante à étudier. 

Bibliotbèque Nationale. — Cabinet des Estampes. — M. Jacques Devéria, petit-fils du peintre 
et lithographe Achille Devéria (1800-1857), qui fut conservateur du Cabinet des Estampes pen- 
dant les trois dernières années de sa vie, vient d'offrir le portrait de son grand-pére, peint 
par Louis Boulanger. 

D'autre part deux porte-feuilles de maroquin plein, renfermant l'oeuvre lithographié de 
Whistler, tire en majeure partie sur papier ancien, ont été donnés par M^c Rosalind Birnie 
Philip, l'éxécutrice testamentaire du maitre ; on y compte 87 pièces, qui complètent ainsi très 
heureuaement l'ceuvre de Whistler que possèdent les collections de la Bibliothèque Nationale ; 
en effet ces collections, riches en eaux-fortes, ne comprenaient jusqu'ici qu'un très petit nombre 
de lithographies. 

Dépaitement des Manuscrits. — Plusieurs revues et journaux ont annoncé que la Biblio- 
thèque Nationale venait de recevoir en legs de M. de Naurois une importante collection de 
manuscrits d'écrivains des XVII^ et XVIII» siècles. On ajoutait que cette collection comprenait 
des livres sur vélin, des manuscrits avec miniatures, des lettres autographes de Jean Racine, 
Jean-Baptiste Rousseau, Louis Racine, Voltaire, Nicole, d'Aguesseau et tous les manuscrits de 
Louis Racine : odes, psaumes, commentaires sur les évangiles, etc. Cette nouvelle est en 
partie inexacte. Le legs date de quelques années et la Bibliothèque Nationale est entré en 
possession de cette remarquable collection il y a plus de deu.x ans. 

Déparlement des Imprimés. — Les conservateurs de ce département viennent d'avoir une 
heureuse idée. A la veille de faire imprimer le prochain volume du Catalogne general des livres 
imprimés, elle a envoyé à tous les auteurs dont elle a des ouvrages la liste de leurs volumes 
qu'elle possedè, en les priant de rectifier les erreurs et de lui faire don de ceux de leurs ou- 
vrages qui lui manqueraient. En effet, la Bibliothèque Nationale ne possedè pas, comme on 
le croit souvent, tous les volumes publiés en France ; il arrive parfois que les imprimeurs ou- 
blient, plus ou moins volontairement, de se soumettre aux règles du dépòt legai et la Bibliothèque 
n'a aucun moyen qui lui permette de réparer ces oublis. De ce fait un assez grand nombre 
d'ouvrages franrais contemporains lui font défaut. Les auteurs, auxquels seront soumises les 
épreuves du catalogne qui les concernent, tiendront certainement à honneur de combler les 
lacunes et ils voudront, ne fùt-ce que par amour-propre. que la liste de leurs ouvrages figure au 
complet au grand dépòt national. 

Exposition historique du Ì'II' arrondissement de Paris. — La Société d'histoire et d'ar- 
cheologie du Vile arrondissement de Paris, fondée il y a deux ans à la mairie de la rue de 
Grenelle et transférée Pan dernier dans un locai à elle, 109 rue Saint-Dominique, a organisé 
une exposition très intéressante de tout ce qui se rapporte à l'histoire du Champ de Mars et 
des Invalides, ainsi qu'aux hótels du faubourg Saint-Germain. On y voit de curieuses gravures, 
des brochures très rares, des volumes illustrés. des photographies et des plans. 

Une Exposition nationale du Livre s'est ouverte aux Serres de la \ille de Paris. Elle est des 
plus intéressantes au point de vue typographique et artìstique. 

Dans la section des fondeurs, les nouveaux types qui attirent l'attention sont les classi- 
ques et les elzévirs de Deberny, si recherchés de nos bibliophiles dans les éditions de grand 



COURRIER DE FRANGE 



luxe, les Grasset, de Peignot, les combinaisons en cuivre pour cadres d'AUain-Guillaume et de 
Doublet, les délicates fantaisies de Turlot, le joli choix de caractères hébreux, syriaques et al- 
leniands de Beaudoire et les créations heureuses de Renault : Washington, Cleveland et Denise. 
Les constructeurs de machines se sont tout particulièrement attachés aux impressions de 
luxe et de couleurs, principalement Marinoni dont le Ministère des Postes eut les premières 
machines à platine pour imprimer les timbre-postes et une rotative pour les mandats et les bons 
de poste. A la photogravure, Ruckert expose un Chéret. qui rivalise avec l'originai, et Reymond 
des reproductions de porcelaines d'après nature, en quatre tons, qui sont d'une réelle beauté. 
Tous les amateurs d'art et les bibliophiles visiteront avec le plus vif intérèt cette exposition 
qui permet de se rendre compie des progrès réalisés dans l'illustration du livre. 

Ventes diverses. Hòte!=Drouot. — 14 mai. Vente de la bibliothèque de M. Henri D.... Livres 
illustrés. Total : 34448 francs. Voici les prix des principales enchères. 5. Balzac, La Peau de 
chagrin. Paris, Delloye, Lecou, 1S3S, gr. in 8, vignettes d'après Cavami, Baron, Janet-Lange, 
etc. ; exemplaire de premier tirage absolument non rogne, 535 fr. — iS. Les Commentaires de 
Guerre Gallique, reproduits d'après le manuscrit originai par la Société des Bibliophiles francoìs. 
1S94, 3 voi. in 8., 1050 fr. — 19. Benjamin de Constant, Adolpke ; eaux fortes par G. Jeanniot. 
1901, in 4, maroq. bleu, doublé de veau gris; composition florale (Canape), sur papier de Chine 
avec dessin originai de Jeanniot, 510 fr. — 24. Etienne Dinet, Antar ; poème héroique arabe ; 
illustrations en couleurs de E. Dinet. Piazza, 1898, gr. in 4 ; mar. brun, cuir incise et modelé 
couvrant le premier plat, doublé de soie brune (Carayon) ; sur papier du Japon avec suite en 
noir sur Chine, 530 fr. — 29. Etienne Dinet, Nirages. Suite complète des 56 compositions de 
cet artiste ayant servi à l'illustration de « Mirages », édit. Piazza, 6250 fr. — 72. Pierre de 
Nolhac, Les femmes de l'ersailles. Paris, Goupil, papier du Japon ; 50 pi. en fac-similé en cou- 
leurs, 2225 fr. — 82. Ernest Renan, Prière sur V Acropole ; compositions de Bellery-Desfontaines, 
gravées par Eug. Froment. Paris, Pelletan, 1S99, in 4, mar. vert olive, titre et médaillon mo- 
saìque, doublé de soie rouge (Marius Michel) ; exemplaire sur grand papier vélin blanc ; aqua- 
relle originale de H. Bellery-Desfontaines, 686 fr. — 91. Bernardin de Saint- Pierre, Paul et 
ì'irgìnie. Paris, Curmer, 1838, gr. in 8. ; portrait et fig., mar. bleu doublé d'étoflfe rose (Mer- 
cier) ; e.xemplaire sur papier de Chine, 1700 fr. — 98. Voltaire, Zadig oii la Destinée ; illustrat. 
de Garnier, F. Rops, A. Robaudi, grav. en coul. par Gaujean. Paris, Amis des Livres, 1893, 
gr. in 8, maroq. vert doublé d'étoffe à fleurs (Marius Michel), 1255 fr. — Supplément. 16. 
Pierre Louys, Les Aventures du roi Pausale. Paris, Charpentier, 1901, in 8., maroq. brun nio- 
saiqué (René Kieffer) ; e.xempl. sur papier du Japon, orné de 29 aquarelles originales de Gaston 
Bussière, 600 fr. — 17. Pierre Louys, Les Aventures du roi Pausale. Meme édit. Rei. maroq. 
La Valliére, fleurs mosaiq. (René Kiefferì, sur papier de HoUande, avec 33 aquarelles originales 
par F. Grivaz, S20 fr. 

15-17 Juin. 48 venie de la bibliothèque du conile Werlé. Livres, manuscrils, Charles, au- 
tographes, portraits et gravures relatifs à la Champagne et à la Brie Champenoise. 

Un manuscrit du Xlle siècle de la vie de Saint Remi, évèque de Reims, par Hincmar, 
a été adjugé 1500 fr. — Un registre manuscrit du XVII» siècle par le comte d'Estorges, don- 
nant des renseignements sur les revenus des terres à cette epoque, a atteint 2516 fr. — Un 
exemplaire de la Description generale et particulìère de la Francc, 17S1-1796 (12 volumes avec 
planches avant la lettre), a fait 1080 fr. 

— 5 Juillet. Vente falle au chàteau de Pronleroy (Oise). — Livres anciens. Le sacre de Louis 
XI', grand in folio avec planches, reliure en veau écaille aux armes de France, a été adjugé 400 
fr. ; — Le Neptune /ran(ais. L'Hydrographie franqaise. 2 voi. grand in folio, maroquin rouge 
avec vignette et armoirie, 635 fr. ; — Pian de Paris, dit de Turgot, grand in folio, rei. en maro- 
ciuin rouge aux armes de la ville de Paris, 200 fr. 

A. BOINET. 



NEWS FROM ENGLAND 



NEWS FROM ENGLAND 



The last few weeks of the season of 190S, in the book auction rooms uf London, saw 
the dispersion of two notable libraries and the sale of many valuable books. First must he no- 
ticed some of the items that made the librarj" of Mr. H. C. Hoskier of South Grange, New 
Jersey U. S. A., particularly interesting. As previously noted the librar>- was rich in Incunabula 
and a few of the works and the prices they fetched are worth recording. The press of Sweyn- 
heym and Pannartz was represented by the De Divinis Institutionìbus of Lactantius printed in 
146S which fetched Ls. 62 ; the Historia Naturalis of Pliny the Elder, 1470, Ls. 50 ; and the 
Iiisiitutioncs Oratoriae of Ouintilian, Ls. 36. A sound copy of Galen's Therapeiitìcorinn Libri 
printed at Yenice in 1500, brought Ls. 51, and the Aldine Hypnerotomachia Poliphili, 1499, 
bound in vellum, with the Priapus piate slightly soiled, one cut rudely coloured in red and other 
minor defects, Ls. 80. From Ratdoits press, the first edition of Euclids Elcmcnta fetched 
Ls. 20. lo.o A copy of Jerome's Epistolae et tractatiis 1476 folio, sold for Ls. 26. io. o, while 
the De pliiribus claris viulieribus of lacobus Forestus (Bergomensis) 1497 folio Ls. 50. 

The gem ofthis coUection was the editio princeps of Homer 14SS folio, which' went for 
Ls. 330. This was Ls. 50 below the sum fetched by the copy sold in 1907, but the one under 
notice was in very many respects inferior. Other features of this sale included a series of French 
almanacks from 1694 to 1S83, in 186 vols. 8^» exquisitely bound and furnishing excellent exam- 
ples of the bookbinders art during that period. The set was offered in one lot and fell to M. Theo- 
phile Belin, the Paris bookseller, for Ls. 395. A 15"» century manuscript of Ciceros De Oratore, 
realized Ls. 20. io. o and the same authors Cato Major printed and sold by Benjamin Franklin in 
1744 sniall 4to produced Ls. 27. The Champfleury with woodcuts and borders by Geoffrey Tor>-, 
Paris 1529 folio bound in old half morocco, went for Ls. 32. Finally, we may notice a copy 
of T. F. Dibdins Bibliographical Deeaineron, 1S17, 3 vols. e.xtended to 6, by the insertion of 600 
portraits and views, Ls. 60 and his Bibliomania or Book madness 1S42 with 300 scarce portraits 
and other prints was secured by Maggs for Ls. 21. io. o. The total aniount realized by this 
sale was Ls. 4627. 

With Milton's tercentenarx" at hand, it was appropriate that one of his works should come 
up for sale. Printed in 1637 without the author's name, the Maske of Comus presented at Ludlow 
Castle on ^lichaelmas night 1634 before the Right Hon. John, Earle of Bridgewater, is one of 
Milton's happiest efforts. The copy put up at .Sothebys was bound up with a few seventeenth 
centurj- plays and was secured by Mr. Ouaritch for L. 317. Just fifty years ago a 1637 Comus 
went for the paltrj- sum of Ls. 11. 0.0! 

In the same sale there also appeared a remarkable group of nine Italian books in calf 
bindings with the device of the bear & ragged staff, and the initials " R. D. " staniped upon 
them. These totalled L. 253. Other interesting volumes were 1617 and 1624 editions o{ Piir- 
chas, His Pilgrimage unique as containing presentation addresses by the author. These rea- 
lized Ls. 250 and an edition of Captain John Smith's Generali Historie of Virginia, Setf Eng- 
land, and the Siimmer Isles 1624, as much as Ls. 405. As the days sale realized Ls. 3.776, 
it will he realized that there were many other literan,- prizes. and that the book auction season 
closed auspiciously. 



It will be welcome news to coUectors and students of Incunabula. that Mr. R. .\. Peddie 
has been successful in securing a publisher for his Autlior Inde.x to Fifteenth Centur>- Books. 



NEWS FROM ENGLAND 



The first instalment appears in the " Libran- World " for August, and covers froni Petrus de 
Abano to Aeneas Sylvius. In a short introductory note ÌMr. Peddie refers to the fact that 
Hain in hìs Reperlorium Bibliographicùm registered 16,311 books, and that to this number 
Dr. Copinger.in his Supplement to Hain 1895-1902 added 6,832 entries. Since then Dr. Reich- 
lins has issued four parts oi Appeiidices to Hain and Copinger in which he has described 1,427 
Ijooks unknown to either of these authors. He goes on to point out that while there are nianx 
Ijibliographies which may be consulted by the bibliographer wishing to identify a fifteenth cen- 
tur>' hook, there is no general index to them except by printers names, and the object of the 
Ijresent Index is to obviate this difficulty. The system adopted by Mr. Peddie is as follows ; 
under the authors nanie is given the title of the hook, foUowed by the editions commencing 
with those without place or date, then the undated editions which indicate the place of prin- 
ting, and after these the dated editions in chronological order. References are given to the 
bibliographies in w hich the descriptions of the work or references to the existence of copies 
may be found. A full list of abbreviations is added. This first instalment of Mr. Peddies work 
is a monument of patient and painstaking research, the entries under Aeneas Sylvius, filling 
upwards of five closely printed columns, and this item is not yet completed. A further instal- 
ment of the Index will appear in the September number of the sanie Journal. 

Henry R. Plomer. 



NOTES FROM AMERICA 



I. 

The transfer of the extensive Department of Medicai Science from the Newberrv 
Library, Chicago, to the John Crerar Library in the same city, which took place the 
latter part of August, is a matter important to chronicle, since this is one of the tìnest 
coUections on medicai science in the world, containing many exceedingly valuable and 
rare volumes. including those bequeathed by the late Dr. Nicholas Senn (*), who was a 
member of every medicai and surgical society in the world and an indefatiguable col- 
lector along these lines. 

The following is a list of the inLutiabiiLi, sixteen in number, including the Regi- 
tiìc)! Sanitatis Salernitanum of doubtful date, but probablv circa 1500. Manv of the vo- 
lumes in the Senn Collection are from the library of the late Herr Professor Wilhelm 
Baum of Gòttingen, and contain historical and bibliographical notes from his hand. 



Articella. SL616.08 5 

58=06 [Articella.] Venetiis, Baptista de Tor- ! 
tis, 1487. 

Hain-Cop. 1870. Voullìème ; Bonn 105. Proctor 
<|633, types 3, 5, 7. Itaeblar, Ijpes 3, 5, 7. 

■50. [4l. 151-212 fol. aa, a-b, d^. e'', f-s*. t-u', 
v-z. A-C-, D''. 3 coi.. 63 11. 4". 289X207 ■>■"•• 

Fol. ib. hegins : In hoc pelato libro 
flit ifta opa. \efc. >7 //. etids :] Primo 



ei\ liber Ioannitii qui dicit'ifagogem 
greco. I Secundo libellus de pultìbus 
philareti. | Tertio eft libellus Theophili 
de vrinis. | Quarto funt Hippocratis 
aphorilmi ì ordine collecti. | Quìto fùt 
a philofophi eiufdè cu; cemento Ga- 
lieni. I Sexto liber pnoflicor eufdè di- 
uifus ì tres pticulas | Septio liber re- 
gimìs acuto-i: còtinOs qttuor pticulas. j O- 



(») C(r. La Bibìiofili«. X, p. 



NOTES FROM AMERICA 



ctauo li. epidimia^hip. cu co. viii. pti- 
culas ot nèf | Nono e libellus hipp. qui 
ititulatui- de natura fetus.| Decìo liber Ga- 
lieni q dicitur tegni lìue ars pua. | Unde- 
cìo libell' Gentilis de fuigineo de diui- 



(lone 2:c. | Duodecio ]ibell9J& lege hip. 
et libell' q df iufiurandù. Fol. 2a (wifìi 
sig. aa-j) coi. I begiiis : Incipiunt ifa- 
goge loannitii ad tegni Galieni. Pri- 
I mus liber medicine. Fol. 21 la col. 2 




Dr. Nicholas Sex> 



enJs : Explicit Hvppocratis iulluiàdù i 
cuiufdà lui libri prl | cipio ìuentu> : et 
e greco in latinu^ couerfu> per Pe- 
trum I paulu^ vergeriuj faciatu^. Uene- 
tiis per baptiflam de tortis. | M.cccc- 
Ixxxvii. die vige | fimo Augufti. | Regi- 



flrum chartarum. Fol. 2iib. begins : 
Francifcus argilagnes Valentin' lectorib" 
huius libri, s. p. dicit : Fol. 2i2r be- 
gins: Incipit tabula. . . . At end of col. 
7 .• Finit tabula. Fol. 2i2b. hhmk. 



2l6 



NOTES FROM AMERICA 



Bartholomaeus Anglicus, //. 1230- 
s^"^° 1250. SL610.3C1 

De proprietatibus rerum. [Heidelberg, 
printer of Lindelbach], 1488. 

Hain-Cop. *23o7. Proctor 3130, tvpes I, 4? Haeb- 

[326] fol. [Ip without sig., af. b-pS q*. r-t», v*, 
x-yc, AS, B-C, DS, E', F*, G-H'-, P, K-L', M*. N-I», 
Q^ R-S'', TS, V-X«, Y-S Z-AAS BB?, CCS DD*. 2 
col. 50 11. 4". 274X187 mm. 

Rubricated initìals. 

Sig Al -waating ; sig. T3 and ó wanting, and 
replaced by a duplicate of sig. U2 and 5. 

Fol. [/] a. t.-p. \7var1iing; replaced 
in Dis.] : Proprietates Rerum do | mini 
bartholomei anglici. Fol. [2]./ (witli sig. 
2) begins : [ ] Ncipiunt ti j tuli libro:^' 
t capitulo'4; ve | nerabiP Bartholomei 
an I glici de pprietatib' rerum, fol. [7] 
il. (witli sig. a ì begitìs : Prohemiù de prò | 
prietatibus rerù fratris Bartholomei [ 
anglici ordinis frafrum minorum. feli j 
citer incipit fol. [s26]a. etids : Explicit 
liber de pprietatibus rerum | editus a 
fiatre Bartholomeo anglico or | dinis 
fratrum minorum. Anno domini | M- 
cccclxx.xviij. kalèdas vero Junij. xij. 

Book 5 ts largely taken from Isidore of Sevilla's 
Etymologiae : cf. Puscbmann's Handb. d. Geschichte 
d. Medizin, 

With a few marginai notes in contemporary band; 
\vaterstained ; fol. 2 mutilated and mended. 

Avenzohar, /.<'. 'Abd al Malik ibn 
58'96 Zuhr ibn' Abd al Malik, Abù 
Marwàn /c/w-uti j< Avenzohar. 
d. 1162. SL616.02C3 

Th eie risi dahalmodana vahaltadabir, 
cum CoUiget Averrois. Venetiis, J. & 
G. de Gregoriis, 1490. 

Hain*2l86. Pellechet 1652. Proctor 45H. types 
15, 16, 17, 18. Haebler, types io, 17, 18.= Kristel- 
ler 227. 

[4I, 40, 63, [I] fol. a-ff. g'; a-kf, 1*. 2 col. 70 
11. 2". 287X209 mm 

{Pari i] fol. [/] a. t.-p. : Abumeron. 
Auenzohar. fol. [2] a. col. i begins : 
RegiHrù tractatuù Z capitulor Auenzo- 
har. fol. I3Ì b. col. I begins : Regiflrù 
tractatuù Z capitulor Auenois. fol. u. 
col. I begins : In noie domini amen. 



Incipit liber thei- ! crill dahalmodana 
vahaltadabir cuius eli in | terpretatio 
rectilìcatio medicationis t regimi | nis : 
editus in arabico a perfecto viro abu- 
mar | nan Auenzohar Z tràflatus de he- 
braico in la | tinù venetijs a magiftro 
parauicio phyfico ip | fo fibi vulgari- 
zante magiftro iacobo hebreo. | Anno 
dni Jesu xpi. M.c.c.lxxx. primo man J fé 
augufto die iouis in meridie fedo du- 
cante | venetijs viro egregio Z preclaro 
diio Johan | ne dandolor fedo anno fui 
ducatus : anni au | tem regni. Ó79. 
menfes. iiij. dies. ij. fol. 40a. col. 2 
cnds : Explicit liber Auenzoar. [Pari 2] 
fol. la t.-p.: Colliget Auerroys. fol. 2a. 
tciih sig. aij) col. I begins : Incipit 
liber de medicina Auerrois : ] qui dici- 
tur colliget. Zc. fol. [64] a. col. i ends: 
Expliciunt tractat' artis medicine famo- 
llflimo I rum virorum Albumeron A- 
uenzohar Z Auerroys | fludiofe correctos 
[sic'] Impredì Uenetijs p Joannem | de 
forliuio Z Gregoriu^ fratres. Anno fa- 
lutis.' M. I cccc.lxxxx. die qrta mèlìs 
Januarij. fol. [64]^. col. 2 begins : C Re- 
gistri! huius libri. [Divicc^ 

Gaddesden, John of, 12S0? 1361. 

5''95 SL616.O2 C2 

Rosa anglica. Papié, [Leonardus Gerla 
for] G. A. Birreta, 1492. 

Hain-Cop. -IloS. Proctor7lo6, types I, 2. Haeb- 
ler. types 1, 2. Kristeller 123. 

I4) fol. without sig., 173. (I blanlil fol.. a-x% 
>-. 2 col. 34 11. 2". 296X>98 mm. 

First sig, and sig. y6 waoting. 

On fol. la. col. I a fiorid initial, illuminated; 
in margin of col. 2 a miniature. Rubricated. 

Fai. [/] a. t.-p. [wanting : Rofa an- 
glica practica me | dicine a capite ad 
pedes.]/<5/. [3-4 .• index.] fol la. col. i : 
Practica Joànis anglici phylìci clarilTimi 
ab I opis preftàtia Rofa medicine nùcu- 
pata. fol. ijsb. col. 2 ends : Emèdatù 
p magirtrù Nicolauj fcyllaciù tìcu | lù 
meffanuj artiuj doctorè in florentiffimo 
pa I pièù ginafio phie extraordinarià 



NOTES FROM AMERICA 



217 



legente'. | Papié 1492. die. 24. Janu- 
arij. I Joànefantonius birreta ìpreliìoni 
tradidit. [Devia'.] 

Several blank leaves bound in at end of book. 
Oq oneofthemlableolcontents ia ms. by W. Baum. 

Benedetti, Alessandro, 1460-1525. 

5*'97 S6IO.8 IO 

Collectiones niedicinae. [\'enetiis; J. 
& G. de Gregoriis, e. 1493.] 

Hain *8o6. Pellechet 455 •'[ Venetiis, 1497]". 
Proctor 4533, type 23. Haebler. types 6? 
[8] fol. as. 41 11. 4». 198X142 mm. 

Fol. [i]a. bcgms : ALEXANDER BE- 
NEDICI VS VERONENSIS PHYSI- 
CVS MARCO SANVTO Veneto pa- 
tricio fenatori optimo. S.-D. Fol. [/]è. 
Une iG : COLLECTIONES MEDICI- 
NAE. Fol. \R\b. cmìs: FINIS. 

Bernard de Gordon, fi. 1285-1305. 
5"y S616.02 Ci 

Practica dieta Lilium medicine. Vene- 
tiis : J. & G. de Gregoriis, 1496. 

Hain *7799- Proctor 4551, types 22? 27. Haebler, 
types 15, 27, 30? 
[4) fol. without sig., 271, [i| fol. blaak, k-z, t, 3, ^', 

A-HS. 2 col. 42 11. 4". 202X150 mm. 
Florid initials, partly illuminated. Rubricated. 

Fol. \i\a. t.-p.: Tabula Practice Gor- 
donii I Diete Lilium Medicine, imodcut. 
fol. \_Pfi. col. 1 beglns : ([ Tabula par- 
ticularìi Tractatuù | Z Capitulòrù huius 
practice. | Fol. la. t.-p.: Practica Gor- 
dinij [sic] dieta | Lilium Medicine, fol. 
2a (icith sig. aij) col. i bcgiiis : CI In 
nomine dei mifericordis incipit | pra- 
tica excellentinimi medicine mo | nar- 
che dai magiftri Bernardi de Gor | - 
donio dieta Lilium medicine. Fol. 2~ia. 
col. 2 eiids : C Impreffa Uè | netijs per 
Joannem Z Gregorium de | Gregorijs 
fratres. Anno dni 1496. die | 16. Ja- 
nuarij. Ad laudem omnipotètis | dei 
totiufqj curie celelìis. Amen. | Regi- 
strum operis | . . . . 

With ms notes in conteraporary band, partly cut 



Argellata, Pietro di, d. 1423. 
5«"9« SL617.02 Ci 

Chirurgia. Venetiis : B. Locatellus Ifor 
O. Scot], 1497. 

Hain-Cop. 1637. Pellechet 1163. Proctor 5077^ 
types I, 2, 4, 9. Haebler, types i, 2, 4, 9 Haebler, 
types I, 2, 4, 9. Kristeller 282. 

131. [i blank) fol. A-Ps, Q-R'. 2 col., 66 11. 
2". 30SX203 mm. 

Fol. R6, blank, missing. 

Flowered initials. 

Fol. la f.p.: Cirurgia magiflri Petrr 
de largelata. Fol. 2a. col. i {uHh sig. 
A2 and ìiumb. 2) begitis : (E Incipit 
liber pmus Cirugie \sic\ magiftri patri 
de largelata | de bononia artium Z me- 
dicine doctoris. Fol. i2Sh. col. 2 ctids .■ 
C[ Preftantinimi artiuj Z medicine do- 
ctoris magiftri Pe | tri de Largelata 
chirurgie finis. | ([ Uenetijs màdato Z 
expèfis Nobilis viri Dfii Octauia- | ni 
Scoti Ciuis Modoetièfis. Octauo kalen- 
das Marti- | as. 1497. Per Bonetù 
Locatellù Bergomèfem. Fol. i2C/a : Ta- 
bula. Fol. i^ib. Regiftrum. [Device.} 

Savonarola, Giovanni Michele, 1 390- 
5*-°' 1462. SL616.02 C4 

Practica. Venetiis, B. Locatellus for O. 

Scot, 1497. 

Hain-Cop. *I44S4. Proctor 50H0, types I. 2, 9. 
Haebler, types I, 2, g. Kristeller 285. 

[6]. 275, [I] fol. a«, A-E3, F5, G-Z, AA-KK*, 
LL". 2 col., 66 11. 4". 30SX206 mm. 

Flowered initials. 

Fol. [/](Z. t.-p.: Practica Joannis Mi- 
chaelis Sauonarole. fol. [sja (with sig. 
a2) col. I begins : C Ad Sigifmundù 
Polcaftrù Uiru; quippe ingeniofilTì | 
mum operi practico dedito amieum 
optimum, fol. \^2b.-hb'\ : Tabula, fol. la. 
(vùitli sig. .4' col. I é^ff/y/s ; (E Joannis 
Michaelis Sauonarole Patauini clariflìmi 
I ac fui tèporis medico^ pncipis opus 
practicum in fex tra | ctatus diuifum 
felicitar incipit. | fol. [_2j<j]a col. i 
ctids: (I Michael Sauonarola. Patauinus 
ordìe equeftri hie ] rofolimitanorum 
phificus Z medicus clariftìmus hoc di 



NOTES FROM AMERICA 



1 uinnm medicine opus edidit. Impref- 
fum venetijs ma | datoi* expenfis. No- 
bilis Uiri dni Octauiana Scoti Ci ] uis 
Modoetiefis. 1497. Quinto kal. Julias 
I Per Bnetum [sic] Locatellum Bergo- 
menlem. CoL 2 : Regifirum. Dcvice al 
end. 

Serapion, tìie cìdcr, i.c. Yuhanna ibn 
58203 Serapion, fi. qth centurv. 

SL616.02 Bi 

Practica. \'enetiis, B. Locatelius (or O. 
Scot, 1497. 

HaÌQ-Cop. *I4695. Proctor 50S4. types I, 2, 9. 
Haebler, tvpes i. 2, 9. Kristeller 285. 

211 fol. a-k', 1>», m-yS, ^, .y"\ z, e, r', i-». 2 
col. 66 II. 4O. florid initials. 295X200 mm, 
2; IO, blank, wanting. 

Fol. [i]<2. t.-p.: Practica lo. Serapio- 
nis dieta | bieuiarium. | Liber Serapio- 
nis de lìmplici | medicina. ] Liber de 
Amplici medicina dictus | circa inftans 
I Practica platearij. Fol. 2a ;'witli sig. 
Ì12) col. 1 hegins : ([ Tractatus primus 
breuiarij Ioannis filij | Serapiòis j me- 
dici. CE Inquit Ioannes. Fol. 2iih. col. 
1 etids: Impreffum Uenetijs mandato 
expenlis nobilis viri | domini Octauiani 
Scoti Ciuis Modoetieniìs per Bo [ netù 
Locatellù Bergomenfe^. 17. kal'. Janua- 
rias. 1497. ^'"'- -•' Regifirum. [Devicc.'] 

Savonarola, Giovanni Michele, 

58202 13^0-1462. SL616.02 C4 

Canonica. Venetiis, B. Locatelius for 
O. Scot, 1498. 

Hain-Cop. 14486. Proctor 5094. tvpes 1.2. Haeb- 
ler tvpes I, 2. Kristeller 281. 

141, [il fol. AA-RR», SS". 2 col.. 65 11. 4". 
310X208 mm. 

Fo!. [I-12] upper right band corner toro off. 

Fai. [/]^ t.-p.: Canonica Michaelis 
Sauonarole 1 De febribus | De puUlbus 
I De vrinis | De egeflionibuf I De om- 
nibus I Italie balneis | Eiufdem Tracta- 
tus fublimis de vermibus \ nufquà an- 
tehac imprel'l'us. Fol. [/]/>. col. i beghis: 
C Tabula de febribus. F'ol. 2./. (uitli 



sig. AAij col. I begins : ([ Canonica 
de febribus magiftri Michaelis fauena- 
role I ad Raynerium ficulum incipit. 
Fol. 141V. col. 2 euds : C Canonice 
Michaelis Sauonarole de febrib? : pul- 
Tib" : 1 vrinis: egeflionibus: balneis: ac 
de vermib" Finis. | (T Impreffe Uene- 
tijs Mandato Z Expenlis Nobilis vi | ri 
Domini Octauiani Scoti Ciuis Modoe- 
tienfis. Per [ Bonetuni Locatellum Ber- 
gomenfej Decimo Kalen | das Decèbres. 
MCCCCXVm. Fol. [i4-2]b. Regiftrum. 
[Device ] 

Bound wìth hh Practica. 1(07. 

Guy de Chauliac, 1 2 o-?- 1 3 d-:-- 
■■ ss^"? SL617.02 C2 

Chirugia. Venetiis, Simon of Lovf-re, 
for A. Torresano of Asula, 149Q. 

Hain-Cop. •|8l2. Proctor 5626. tvpes, i, 6. 
Haebler, type ; 
269. [I] fol, 
j U-Z. AA-DD'. EE", 

Fol. la f.-p.: Cyrurgia [Hniii : Chy- 
rurgial Guidonis de cauliaco | De bal- 
[ neis porectanis] Cyrurgia Bruni I Theo- 

dorici I Rolandi i Rogerii | Lanfranci | 
j Bertapalie { Jefu Hali de oculis j Cana- 

I mufali de baldac de oculis. Fol. 2a 

(witli sig. A2) col. I begins : C Cy- 
rurgia Magri Guidonis de Cauliaco. 
edita anno j dni. 1363. i pel | aro flu- 
dio mòtifpeffulani. Feliciter Icipit. Fol. 
[2-r)\a col. I etids : CE Explicit liber 
de curis omnium palìlonum oculorum 

1 quem fecit t còpofuit Canamufali 
philofophus de Bai | dach. Uenetijs Im- 
preffus (impenfis dni Andree Tor- | re- 
fani de Afula) per Simonem de Luere. 

2 3.mèfis De | cembris. 1499. Feliciter. 
Regiftrum. 

Mondino da Luzzi, </. 1326. Anatomia. 
5^'yj [Lipsi;e : Martin Landsberg, 140-. 

S611.02 Ci 

Hain *iit>35. Proctor 2994. Haebler. npes i. 2. 
[40) fol, A-E*. 34 li. 4"- I92X'47 nim. 
Sig. Al and 8 V'anting. 



NOTES FROM AMERICA 



Fol. la [watitiiig : t.-p. (with wood- 1 
cut) : Anathomia [sic] Mundini Emè- 
data p I doctorè melerstat.] foL 2a : 
with sig. Aij : Incipit Anothomia [s/c] 
Mundini \ [ ] Via vt ait. G. vij. tera- 
pentice [>/^, Haiii sajs leiapeuticel me- 
thodi auctoritate | . . . . fol. 4oa ei/ds : 
Hic labor expirat necfructus amice li- 
belli I Emoiitur lector. commoditate 
breui | Occultos morbos morborum 
deniqjcuras | Perdocet; atqj bafym pre- 
ftat in arte. Vale. 



Rolevinck, Werner, 1425 1502. 
58="° ■ SL610.3 Ci 

Fasciculus temporum. [Strassbuig, Joh. 

Prùss, 149-?! 

Hain-Cop. *Ó9IÓ. Proctor 563, types 4, 7. 8. 
Haebler. types 8. 13. 

[61 fol. without sig. xc fol. A^ B-0''. P\ 50 



Fo/. [1] a. t.-p. [luaiithig: replaced in \ 
;«5.]: Falciculus tèpor omnes anti | quo- ' 
rum cronicas complectès. fol. [2]^?. j 
(-ccitli sig. 2) hegins : Tabula breuis [ 
t vtiiis sup li I bro ilio q dicit Fa- j 
fcicl's tpm. I fol. la (ivitlì sig. A) he- 
gins : [g]Eneratio Z generatio laudabit 
opera tua | Z potentiam tuam pronun- 
ciabunt, fscribitur. ps. cxliiij. fol. .XCb. 
ei/ds : Mathias hungarorum rex e ma- 
nibus diui Frederici romanorum céfaris 
fubacta ditioni | lue auftria apud en j 
•\vinam rebus humanis feliciter exem- j 
ptus e'il. anno, .^lcccclxc. | ... ali | qua- .: 
lirtra gemultoi'. ! 

is Anglicus. De prò- j 

Ketham, Joannes de. Fasciculus me- 

53490 dicinae. Venetiis, J. & G. de Gre- 

goriis, 1500. S610.2 Di 

Hain «077Ó. Proctor 45'Ì2, types 2|. 26, 34, 35 
Haebler. types 24. 25. 34, 55. 

[34] fol. a-e", l*. 2 col. 64 11. 2». 311X208. 

Full page woodcuts; florid initials. 



Fot. [ila icoodcitt witlt inscription : 
Petrvs I De | Montagnana. | Fol. \2\a 
circular borders wilh inscriptions. Fol. 
\2\b col. I hegins : CE Incipit fafciculus 
medicine compolìtus p excel- | lentif- 
(imuj artium ac medicine doctorem : 
dominuj | Joannem de Ketham Ala- 
manum : tractans de ano | thomia Z 
diuerfis infirmitatibus : Z corporis hu- 
ma I ni : cui annectuntur multi alij tra- 
ctatus per diuerfos | excellentifllmos do- 
ctores compofiti. Necnon ano | thomia 
Mundini. | Fol. 22h col. i hegins: In- 
cipit anothomia Mundini. | Fol. \_3i4\h 
col. 2 cnds : ImprelTum Uenetijs per 
Joannem Z Gregoriù | de Gregorijs 
fratres. Anno domini. M.ccccc. die ! 
xxviij. Marti]. 

Bibliographical ms. notes by Dr. Baum. 

Avicenna, /.<-. Husain ibn 'Abd 
5«-°^ Allah, Abu 'Ali, calhd Ibn Sina 

or Avicenna, 983-1037. De anima. 

Pavia, A. Carcanus, n. d. SL616.08 5 

Halli 2119. Proctor 7058, type 4. Haebler. type 4. 
[51] fol. a-b", c-h". 2 col. 50 11. 4". 288X20Ó mm. 

Fol. [/] blank. Fol. \2\a ('vHh sig. 
a2) col. I hegins : Incipit opus egregiù 
de anìa. qui [sic] fex | tus naturai iù 
Auicene dicit. Fol. j/.; col. 2 ends : 
Explicit luigulare opus do anima aui | 
cene, qui [5/t] fextus naturalium eiufdem 
dici I tur extractum ab optimo exem- 
plari. I Papié imprel'fum per magiftru; 
An I tonium de carchano. | Regisier. 

Bouud with Articella, 1 1S7. 

Regimen sanitatis. Regimen sanitatis 

5*".ì* salernitanum. 'Venetiis 1500?] 

S613.04 R261 

Hain-Cop. 13750. Pellechet I27S. Proctor: 
•■ not I5.h cent. • 

[82] fol. a-t*, vfi. 4". igSXUS "n™- 

Fol. [i]a t.-p.: REGIMEN SA- | ni- 
tatis Cd expolìtione magilìri Arnal- | di 
de villanoua Cathellano | Nouiter Im- 



NOTES FROM AMERICA 



preffus. I [Woodcut.] Fol. [2]a (with 
sig. aiì) begins : CE Incipit Regime fa- 
nitatis falernitanù excellentifTìmù: prò 
cOfer I uatione fanitatis totius humani 
generis perutiliffimù : necnò a ma- | gi- 
fìro Arnaldo de Villa noua Cathellano 
oium mediceo: uiuentiù | géma uti- 
liter : ac fecundum cium anti- quo:^' 



medicor doctnnà uè- | raciter expo- 
lìtum ; nouiter correctum ac emen- 
datum per egregiflì- | mos ac medicine 
artis peritidìmos doctores Montifpeffu- 
lani regè | tes. Anno. M.cccc.lxxx. pre- 
dicto loco actu moram trahentes. Fol. 
[S'j^b aids : Hoc opus optatur : quod 
! Flos medicine vocatur. 



SENN COLLECTION 



List of 16"' centurv medicai books exhibited in the John Crerar Library, Chicago: 



Regimen sanitatis. ExcellentilTimi Ma- 

5S732 gni I ni Mediolanenlìs : | medici fa- 

molilTi I mi Regimen j fanitatis. 

S613.04 R26 

In colophon : ImprelTum Argentine 
per honellù | lohannem Piiis. Anno. 
M.CCCCCIII. 

Ul fol. without sig.. cv, [I blank] fol. A*, B- 
CS DS, E<. F*, G», HS: I-K*, L', M-N», O', P*. Q% 
RS S*. 4"- I93X'3' »>■"• 

2 Roman. I Gothic type : rubricated. 



nd with 1 



ardusde Solo. Pra 



Gerardus de Solo, /?. 1320. S613.04R26 

^^73? In hoc volumine continentur. | Practica 
Geraldi de folo | fuper nono Almanfo- 
ris. I Introductorium iuuenum. | Tra- 
ctatus de gradibus. | Libellus de febri- 
bus eiufdem. j 

In colophon: ImprelTa Lugdù. Anno 
a I nativitate dni. Mil. qngètefimoqrto 
[1504], I die Vo. XXV. may ; per Fran- 
cifcù Fradin. 

I23. 1 blankl. 140, [1, I blank] fol. aa-cc, a-I» 
s"- 4°. 193X13' mm- 

4 Gothic types. 

Stg. [aia], anoiher titU-fage, reads : Almanforis 
liber nonus cum [ expofitiòe Geraldi de So- | lo do_ 
ctoris montif- 1 peiTulani. 

Bound with Regimen sanitatis. 1503. 

Rhazes /.<. Muhammad ibn Zaka- 
5SD22 j-iya Abu Bakr for Bekr), A/ 



Rai'i, callcd Rhasus or Rhazes, 
850-923. SL616.02 B3 

Continens Rafis ordinatus t correctus 
j per clarilllmum artiu^ et medicine 
I doctore^ magillrù Hieronymù | Suria- 
nù : Nunc in camaldu- | lenfi ordine 
Deo dicatu; | ultimo impreffus. | Cum 
gratia t priuilegio. | 

Colophon : ImprelTum L'enetijs per 
Bernardina Benaliuz. | Anno falutifere 
incarnationis millelìmo quingètefi- ] mo 
nono [1509I. V. kalendas aprilis. 

2 voi.; voi. l: [8], ccscviii, [l. 1 biank] fol. [l|. 
-;-, a-z. e, ?, *. A-K». L-Iio. voi. 2: [l bUnk], ccic- 
cccccxii (». e. 3131. e (i. e. gS, (l blankj fol. aa-ii". 
kkS ll-zz, ee, ??, ?;?.'*. AA'", aaa-ii^ kkk'. 111- 
nnn*. 2". 410X278 mm. 

2 Gothtc types. 

El-libris of \V. Baum. 

Fol. number cccv used twice; no fol. numbered 

Rhazes. Muhammad ibn Zakariya, 

5'-35 Abù Bakr (or Bekr), Al-K,10, 

callcd Rhasus or Rhazes, 850-923. 

S610.2 B2 

Opera parua Albubetri tilij Zacharie 
tilif araTi | que in hoc paruo volumìe 
còtinentur funt. Liber ad Al- | manlo- 
rem dece tractatus còtinens cum nò- 
nullis ad- | ditionibus interlinearibus 
Gerardi Cremonenlis j nufqj antea im- 
prellìs. Tractatus de egritudini- i bus 



NOTES FROM AMERICA 



221 



iuncturaiù. De morbis puero:?:. Apho- ' 
rifmo:;.' eiufdem libri fex. Paruù anti- 
dota- j rium ipfius Tractatus de pferua- 
tione I ab egritudine lapidis. Liber in- 
trodu- I ctorius paruus in medicina. De 
fé- I ctionibuset cauterijs ac vento- Jlìs. 
Sinonyma eiufde~. Liber i diuifionù cu 
nouè caplis in j tine additis : Z ab alijs 
im I preflorib" femp obmif- ] lìs : qui- 
bus operibus | addit' eft Conila- | tini 
monachi | Uiaticus. | [Device.] \ Uenù- 
dantur Lugduni in vico ' Mercuriali fub 
tigno Angeli. 

/;/ Colophon of pi. i : ImprelTa 
Lugd. I per Gilbertù de villiers. Impè- 
lìs domini Johànis de fer- | rarijs : al's 
de Jolitis : ac dni Uincentij de Proiho- 
narijs. | Anno dni Millellmo quingen- 
tefìmo t vndecimo [151 il- Die yo | de- 
cima tertia menfìs. May. 

2 pls. in I voi-; pt. l: [8] fol. witliout sig , 
ccljixiiii fol. aa-zj. AA-MM% NX< ; pt. 2:lxxwiii. 
[4], cii, [2) fol. A-L*. M"; a-n^ 12". 160x110 mm. 

Title-page in red and black. 

Pt. 2 title reaJs : Dluifiones Raf.s filij zacharie. 
I-Uiatìcum Còftantini monachi. 

In colophon of pt. 2: Im- | pfelTus Lugduni expèfis 
Uincencij de porlonarijs De tri- | dine montiferrati. 
per Gilbertom de villiers. Anno dfii | M.ccccc.x. Die 
irò, viij. raenfis Xouembris. 

M«. notes 

Champier, Symphorien, 1472-1539- 
5S730 S616.02 D5 

Practica noua | in medicina. | Aggrega- 
toris lugdunèlis ] domini Simphoriani 
champerij de omnibus mor | borum 
generibus ex traditionibus gre- | cornm : 
latinorum : arabù : penorum | ac re- 
centium auctorum : Au| rei libri quinqj. 
] Item eiufdem aggregatoris liber de] 
omnibus generibus febrium. ] Dnitc.^ 
[Lugduni 1510?; 

cxlix, [2 blank (one wanting": 3. I blankl. fol. a-f. 
-;■*. 8". 169X11 S mm. 



Vigo, Giovanni de, 1460-15 io. 
5S697 S617.02 D8 

Practica in chirurgia. | At/a. Pra- 



ctica in arte chirurgica copiofa | loan- 
nis de vigo .lulij. ij. pon. mar. | Con- 
tinès nouè libros infrafcriptos. | Pri- 
mus : De anathomia chirurgo neceffaria. 
I Secundus : De apofiematibus in vni- 
uerfali et particulari. | Tertius : De vul- 
neribus in vniuerfali et particulari.) 
Quartus : De vlceribus in vniuerfali et 
particulari. | Quintus: De morbo gal- 
lico : et diflocatione iuncturarum. | Se- 
xtus : De fractura et diflocatione oflium. 
I Septimus : De natura lìmplicium et 
poffe eorum. — Octauus: De natura com- 
polìtorum : et eli antidotariuin. | Nonus : 
De quibufdam additionibus totum com- 
plentibus. | Cum gratia et priuilegio. 

Colophon : Prefens opus impreffum 
fuit Lugdini I in edibus Jacobi. myt 
caicographi.) Sumptib" honefìi viri Uin- 
cètij de porto- ] narijs de tridino de 
monte Ferrato. Anno | a virginis partu. 
M.D. decimo fexto [151 6" die ! vero vi- 
gefima mèlìs Octobris. 

cxciii, I3] fol sig. a-z, ?*, J*. X". 19lX'35'>"n. 



Bertruccio, Nicola, ./. 1 347. S610.2C21 
58095 Mufq^ antea impreffum colle- ] ctorium 
totius fere medicine Bertrucij Bononien- 
fis in I quo infrafcripta continentur. | 
Primo de commendatione medicine. 
I Secundo de informatione medici.! 
Tertio de regimine fanitatis. ] Quarto 
de egritudinibus particularibus que funt 
a capitevfqj ad | pedes. ! Quinto de 
egritudinibus vniuerfalibus hoc eli de 
febribus. j Sexto de crifi et de diebus 
creticis. | Septimo de venenis. | Octauo 
de decoratione. ' C Xuperrime addita. 
Addita eli practica perutilis de nono 
in lucem prodita de noticia ] et cura- 
tione vniuerfarum febrium et earum 
accidentibusdonum dei | vocata: quinqj 
tractatus còtinens vna cu tabula iìue 
emporio omnium j capitulorum. D:- 
lùr.' Cum gratili et priuilegio. 



NOTES FROM AMERICA 



In colophon : Impreffuj fuit j hoc 
opus Lugduni in edib' Ja- [ cobi myt 
fumptu honelii viri j Bartholomei trot 
anno | a [vir]ginis parta M.! ccccc. xviij. 
die. XX I viij Julij. 

(41, ccxxviij lol. i.a<, a-z, A-D-, E', F'. 4". 2o"X 

3 Gothic type ; floriJ initials. 
No fot. numbered 223, 224. 

Ex-libris: "loacbiai L. Baro ia Windhag " 

Bound with this : Galenus, C. De sectis medi- 



Guy de Chauliac, 13 9-?- 136? 

s^'^^o SL617.08 II 

Cyrvrgia I Gvidonis | de Cavliaco. et 
I Cyrvrgia ] Brvni. I Teodorici. | Ro- 
land]. I Lanfranci. | Rogerii. ; Bertapa- 
lie. I Nouiter Impreilus. 

In colophon : l'enetiis' per Bernardi- 
num Veneto de Ui- j talibus ; Anno 
Dai. M. ccccc. xix. Die. xx. | Mentis 
Februarij | [Dcvicc] 

267, [t bUnk) fol. A-Z e, o\ &l'. AA-FF». 
GG"'. 2 col. 2». 30SX212 mm. 

2 Gothic, I Roniin type; ornamentai iaìtials. 
Ornamentai border on t.-p. 



Albucasis, i.f. Khalaf ibn 'Abbàs 

5S021 (A.bù al Kasim), 1/ Zahrdwi, callcd 

Alsaharavius nr Albucasis, 912?- 

101 3 ? SL616.02 D4 

Liber theoricae | necnon practicae Al- 
saharavii in pri- | l'co arabum medico- 
rum conuentu facile principis : qui 
vulgo I Acararius [sic] dicitur : iam 
fumma diligentia & cura [ depromptus 
in lucem. | \Woodciit.] Cum priuilegio 
fummi pontiticis | et imperatoris Ro- 
mani. 

In colophon : Impenlis Sigifmundi 
Grilli medici, [ & Marci Vuirfung Au- 
gure \'indelicorum. | Anno virginei 
partus. M.D.XIX. ! Die vigelima quarta 
Marti]. 

le], a-z, A-Z, Aa-Bb", Ce»", 



Haly Abbas, l.c. ' Ali ibn Al ' Ab- 

^^" '^ bàs, ' Ala ai-Din, .4/ Majùsi called 

Haly Abbas, S610.2 D4 

Haly filius abbas. | \Woodcut. Liber 
totius medicine necelTaria co ] tinens 
quem fapientilTimus Haly filius abbas 
di I Icipulus abimeher moyli rtlij feiar 
edidit : regiqj ] infcripfit. vnde et re- 
galis difpolltionis nome | affumptit. Et 
a ftephano philofophie di- | fcipulo ex 
arabica lingua in latina; f.i- | tis orna- 
tam reductus. Necnon a | domino mi- 
chaele de capella ar- | tiam et medi- 
cine doctore fé- [ cundis tinonimis a 
multis I et diuerlls autoribus 1 ab eo 
collectis illu I ftrat' fùmaq; cu | diligè- 
tia im- I preffus. I i 523. 

[8!, 5-319. |1 blank] fol. t, a', h\ c-i, t. t, 2.', 
A-o'. 4'>. 201XMI mm. 

2 Gotbic types; ornamentai initials. 

Title in red w itb ornamentai border in black. 

Ili Colophon : Lngduni typis Jacobi myt exacte 
imprelVu; 1 fuit anno domini miltefìmo quingentefimo 
I xxi'j. die vero xviij menfis martij. 

Montagnana, Bartholomeus de. d. 

^^372 i^OO. S616.O2 C8 

Conlilia montagnane. [ Còlìlia magiflri 
bartholomei mon I tagnane. | Tractat' 
tres de balneis patauinis. [ De còpolì- 
tione Z doli medicinarù. I Antidotarium 
eiufdem. | Còlilia domini .\ntonij cer- 
mifoni. I Tractatus de theriaca a Fran- 
cifco I Caballo editus. | Cum tabula Cò- 
tiliorum et numero ] foliorum reeenter 
addita. 1 1525. 

|8|, 5 17 ('-. '■ 5451, I' blank[ fol. 2 col. v. a-z, 



[ó], clix, 1,] fol. 
ol. 2". 292X211 



by W. Baum. 



ttng and replaced i 





No fol. numbered 447 
5 Gothic types; florid 
Title-paee in red and bl 
/n colophon: impreffum 
cobi myt calco 1 graphi An 
XXV. die vero | xsviìi. me 


44S. 
nitials 
ak with e 
in edib 
no faluti 
nfis Ma 


rnamental borde 
s honefti viri J 
noftre. M.cccc 

tij. 


Abano, Pietro d', 

5S625 


I25C 


-I :!JO 
SL616 


.08 



Conciliator | Eminentillìmi philofophi 



NOTES FROM AMERICA 



ac I medici Petii Aponenfis liber Cò- 
ciliator ditferètiatù philofo- | phor Z 
medicor appellatus. Nuper pofi: omnes 
imprefTlones | vbiqj loco^ excuffas ac- 
curatiflKae recognitus : collatifqj mul- 
I tis antiquis exèplaribus manulcriptis 
vfq^ adeo expurgatus : | vt in aliquibus 
locis còplures linee p incuriam obmiffe 
fint ad- I dite : que in Còciliatoribus 
prius imprelTls defiderabàlur. Rece | fi- 
tis etià fideliter dictor Aponenfis tefti- 
monijs : quo facile oC-s I auctoritates in 
litera citate e regione iplarum inueniri 
poffint : multeq; inuentu difficiles fu- 
peraddite. Reuifo infuper denuo | tote 
indice : qui antea inutilis t mendofus 
habebatur. | Eiufdem libellus de vene- 
nis. I Queflio Cararij de venenis ad 
terminum. | Simphoriani in ipl'um cò- 
ciliatorè cribrationes. | Cefaris optati 
Litrarei queltio de flobothomia in pleu- 
refi. i Eiufdem opufculum de febre fan- 
guinis. I Que duo nouiter in lucem 
edita fuerùt : in alijfqj in hunc vfq; | 
I diem impreffis: vt facile videri potefi: 
minime reperiuntur. 

In coìopìwn : Impreffa omnia Uene- 'j 
tijs accurate folitaqj diiigentia impenfis ; 
nobilis viri do- | mini Luce Antonij 
Junta fiorentini in eiufdem officina, j 
Anno ab incarnatione verbi. Mil | lefimo j 
quingentefimo vigefimo fexto '1526; j 
pridie nonas Augulfi. | 

|Ó], 263. |l bUnk] fol. •;-■■•. a-z. e, f, 1-. A-D-. 
E-H''. 5 col. 2' 308X21S mm. 

5 Gothic types. 1 



Hippocrates, 460-356 B.C. SL610.2A1 

5*570 -ji-yi.,ryi rx I >r:Tr/?3(T5'j=. | Omnia o- 
pera | Hippocratis. | [Dcvi'cc. Ne quis 
alius impune, aut Venetiis, aut ufquam 
lo- ! corum hos Hippocratis libros im- 
primat, & | Clementis VII. pont. max. 
& sena- ] lus veneti decreto cau- j tum 



efl. 



Coìoplioii : \"enetiis in ;tdibus Aldi. 



& Andre:e Afulani Soceri. | Menfe .Vlaii- 
M.D.XXVI. 

16], =33, |i| fol. x's A-Z, AA-IiE-, FP». r'. 
310X215 mm. 

■2 Roman. 2 Greek tvpes. 

Another device on Sii!. FFlob. 

Kristeller ,77. 

I.etter of Magous von Teag^tiiini to Dr. Car 
Weigel. a forroer owncr, tipped in. 

Ex-libris of \V. Baum. 

Varignana, Guilielmo, d. 1 330. 

?««'« S616.08 9 

Guillelmi L'arigna- j ne fecreta fublimia 
ad varios cura- | dos morbos veriffimis 
autorità- ] tibus illuftrata : additis nò- 
I nuUis flofculis. Item in ] margine de- 
corata: di I ligètidime nufòj | impref 
I fa. I Cum grafia et priuilegio. 

Coloplioiì : Lugduni impreffum per 
I Io. de Cambray an- ] no a virginis 
par ! tu. 1526. 23. nouem ] bris. | Deo 
gratias. 

Imvii. [I blank. 3. I blank] fol. sig. a-l\ m<. 

.Sig. m^. blank. wanting. 

3 Gothic types: florid iaitials. 

T.-p. in red and blank wìth ornamentai border; 
woodcot. 

Bound with this, Gatinaiia, M. De cnris egri:u- 
dinum, 1532: Champier, S. Castigagationes seu emen- 
dationes pharmacopolarum, 1532. 

De re medica. SL616.08 7 

58613 £)g fg medica hvic j volvmini insvnt, 
I Sorani Epheiij Peripatetici, & uetu- 
(lillìmi archiatri, in ar- | tem medendi 
Hagoge. hactenus non uifa. | D. Ori- 
basii Sardiani fragmentum, de uictus 
ratione, quoli | bet anni tempore utili, 
antea nunquam .Tjditum. | C. Plinii Se- 
cundi de re medica libri v. accuratius 
recogniti, j & (nothis ac pfeudepigra- 
phis femotis) ab innumeris menda- | rum 
minibus, lìde uetutiflìmi codicis repur- 
gati. I L. Apvleii Madaurenlìs, philo- 
fophi platonici, de herbarum | uirtuti- 
bus, uerè aurea & falutaris hiftoria, é 
tenebris eruta, & | à fitu uindicata. | Ac- 
cessit bis vice coronidis, | libellus uti- 
lilllmus de Betonica, quem quidam An- 



NOTES FROM AMERICA 



Ionio Muf;)?, ] nònulli L. Apuleio ad- 
i'cribendum autumant, nuper excufus. 
j Praeteiea j rerum &: uerborum locu- 
pietilTìmus Index. | [Devke.] Cum gra- 
fia & priuilegio Caefareo. 

Colophon: Basileas in aedibvs Andre;e 
; Cratandri, mense Av ] gvsto, anno 
I M.D.XXVIII. 



(■21. 
303X205 



l'I 



-tK Se-, A-Gi. 



Heitz-Bernoulli 99. 

Aurelianus, Caelius. SL611.02 Ei 

5^593 Caelii Avreli- | ani Siccensis Tardarvm 
j passionvm libri V. | D. Oribasii Sar- 
I di Ivliani C;Bsaris | archiatri | Eupo- 
rifton lib : III. | Medicina compen : 
lib : I. I Curationum lib : I. | Trochi- 
fcorù confect : lib : I. | Excvdebat Hen- 
ricvs Petrvs | Basi lese mense Avgv | sto, 
anno | M.D.XXIX. | Cum gratia & pri- 
uilegio ciefareo. 

[IO] fol. 345 (•■• '■ 3471 p. ao, b^, A-T^, V*, X-. 
2». 2S8X19:! mm. 

Page numbers I40, 14I, each used iwice. 

2 Roman, 1 Italie, 1 Greek type. 

Dedicatory leiter by Joanoes Sichardus. 

Bound with Platter, F- De corporis hvmani strv- 



Argellata, Pietro, di, ./. 1423. 
58i7ó SL617.02 Cu 

Chirurgia Argelate | cum Albucalì. | E- 
ximij artium Z medicine doctoris ma- 
giari Pe- I tri de Largelata bononienlìs 
chirurgie libri fex : no- | uilTìme poli 
omnes imprelTiones vbiqj terrarum ex- 
I cufias : collatis multis exemplaribus : 
apprinhe reco- I gniti : cunctisq; men- 
dis Z erroribus expurgati. | Adiuncta 
etiaj chirurgia doctidìmi Albucafis cu 
I cauterijs Z inftrumètis fuis figuraliter 
appofitis : qua | in alijs hactenus im- 
preffis minime reperies. | 

[Colop/ìON :] Uenetijs mandato Z ex- 
penfis nobilis viri domini Luce- i an- 



tonij de Giunta florètini : Anno domi- 
ni. 1531. iMenfe Maij. | [Device.] 

159 li blank] fol. A-I», Q«, R-T', U-X«. 2 col 
2'. 298X208 mni. 

3 Gothic types ; florid inltials. 

Woodcuts. 

Ei-libcis: '-Corn. Henr. à Rov. Medicioo: Do 



Gatinaria, Marco, e/. 1490. S6i6,o8 9 

5*099 Marcus Gatinaria. j Marci gatinarie de 
curis I egriludinum particulariù noni 
Alman | foris practica vberrima. Blallj 
Aliarli j de curis Febrium libellus vti- 
lis. Cefa- j ris Landulphi de curis ea- 
rundem opu | fculù. Sebaftiani Aquilani 
tractatus | de morbo gallico celeber- 
rima Eiufdè [ queflio de febre sangui- 
nis. I [Device.] \ 1532. 

xcv. [l] fol. sig. A-Us. SI, I-6X1" mm. 

3 Romaa types ; florid inìtìals. 

Ornamentai border on t.-p. 

/m colophon ; Lugduni Impreffj. opera £ 1 indù- 
Uria Benedicti Booyn imprelVo- l ris feduli. Sump- 
tibus [ver]o honefti viri ) Uicentii de Portonarijs bì- 
bliopole. I Anno noftre falutis. SI.ccccc xixij. Die 
I vero quinta Augufli. 

Bound with Varignana, G. .Secreta sublimia ad 
varios cnràdos, 1526 

Paulus Aegineta, fi. 610-642. 
586" SL610.2 B3 

Pavli Aeginetae ; medici insignis Opvs 



qvo VI 



ille vastissimvm to- 



tivs ] artis oceanum, laconica breuitate, 
fenlibus ar- | gutis, merisqj aphorifmis 
in epi- I tomen redegit. | Albano To- 
rino Vitodvrensi 1 interprete. | [Device.] 
Cum gratia & priuilegio cefaraeo. | Ba- 
sile:e 1 An. .M.D.XXXII. 



Colophon : Basile», per Andr. Cra- 
tandrvm,et Io. | Bebelivm, mense Mar- 
tio, An. I .M.D.XXXII. 

Bebelios' desice on t.-p., Ciatander's on fast fol. 

Heiti-Bernoulli 99 & 114- 

Dedicatory lettor by Albanus Torinus. 

Bound with this: his De Chirurgia libar. 1535. 



NOTES FROM AMERICA 



Paulus Aegineta. //. 610-642. 

-'■■= SL610.2B3 

Pauli .^ginet;!' j medici pra-stantissimi 
De chirvigia | liber, inter ca-teros eiuf- 
dem autoris medie* artis or- | dine 
fextus, à Ioanne Bernardo | Feliciano 
veneto nunc pri | mum latinitate do- 
natus. I Accedìt & index non minus 
utilis quam copiofus. | Caftigationes 
prseteiea Albani Torini in fuane iT.gi- 
net^ tra'.ationem. | [Dcvicc.'] Basile:E ] 
[A. Cratander et j. Bebelius] M.D.- 
XXXIII. 



hi. =9, 



slic. l Greek type;orna 
ulli 99 & 114. 



Aétìus Amidenus, //. 540-550. 
*"'" SL610.2 B6 

Aetii Amideni | qvem alii Antiochenvm 
vocant I medici clariss. librorvm xvi. 
tomi dvo, I primus uidelicet & teitius, 
nuper à .Ioanne Baptilk ve- | ronenfi 
medico latinitate donati, quos in eorum 
( gratiam, qui fecundum iàm habent, 
I feorfim imprelTìmus. j Additus eli in- 
dex in omneis tomos copiofilTìmus. 
I [Device.] Basileae in officina Frob. 
M.D.XXXV. 



3 voi. in 


I. voi. I: [6] fol., 3 


50 p.. [I] lol. A 


a-z, Aa-Ee». 


Ffs, voi. 2: [6] fol., 


+41. [■] P., [1] 


a, a-i, A-0» 


: voi. 3: ,82 p., 1,. 


fol. A-0''. P^ 


(y =«. 307 






3 Roman 


, . Italie type. 




CoUp/toii 


.• Basileae in Officin 


a Frobeniana, 


Hie- 1 ronvni 


vm Frobenivm et Nicolavm Episoop 


mense Avgvs 


1 anno MDXXXV. 




l'ol. 2 lille reads : Aetii Ant 


ocheni 1 medici 


cognoscendis 


et cvrandis morbis 


lermones l'ex. . 


primum in k 


cem editi. | interprete 


lano Cornarlo Z 


ccauien- me 


dico. 1 Qu.r io fingul 


s fermonibus co 




n- 1 cipio cuiufq; hai 


etnr. 1 De pond 


hu5 \ menfiir 


s. ex Paulo 1 Aegine 


a, eodem interpr 


1 1 U.-.^ic,. \ 


Bas.leae in officina 


Frobeniana | an 


M.D.XXMII 


1 Cum gratia & pr 


uilegio cvfareo 



Colophon: Basileae in officina Frobeniana | per 
ronymvm Frobenivm | et Nicolavm | Episcopivm 
nno MDXXXIII. j mense Avgvsto 

Voi. i tuie reads : Tomvs tertivs habet ! .Aeti 
lideni 1 medici clarissimi De re j medica libros tres 
noe Bapti- | sta Montano medico ve- j ronense in- 
- I prete. | \Device'\ Basileae in officina Frobe- 
na, I anno M.D.XXXV. 



Colophon: Basileae in officina Frobeniana. per 
Hie- j ronymvm Frobenivm et Kicolavm | Episcopivm 
mense Avgvsto | anno MDXXXV. 

Heilz-Bernoulli, 49. 

Balascon, /?. 1182-1218. S616.02 C15 
58730 Philonium. | Excellètilfimi ac | optimi- 
fqj uibufqj piacticae medicinae] ftudic- 
fis viiis longe vtilidìmum et necef | fariù 
opus:quod Philoniù infcribitur: | preftan- 
tiffimi necnon confummatiffirnij medici 
domini L'alelci de Tharanta : | multoq> 
hactenus fuerit nuper vigilan- | tius 
emendatum : cui accelTìt. D. Joan de 
I Tornamira diligentitTìmi Galeni intio- 

j I ductorius Iibellus varias morborù 

curas I complectens. | \_Device^, 1535. 
I UenùdàturLugduniapud Scipio- | nem 

j de Cablano in vico Mercuriali sub 

1 I infigni Fontis. 

ccccxlvii, hi fol. a-z, A-z, AA-KK'. S". 179X124 

4 Gothic types ; florid initials. 

T.-p. in red and black with ornamentai border, 

In Colophon: Impreflum lugduni per honeflii vi- 
rum i Jacobura myt expenfis vero honefto- ] rum vi- 
rorum Scipionis de Gabiano et j fratrù aftantium anno 
vìrginis partu. [ M.cccccxxxv. die [ver]o. xx. menfis 



1 W indila 



Silvestr 






Confalonerius, Giovanni Battista, 

s**"-*' fi. lóth cent. S615.711D1 

Clarissimi philoso- j phi ac medici loan- 
I nis Baptiste Con- | falonerii vero| nen- 
fis, de Vini natu- | ra difputatio. | De- 
vice]. Venetiis. (Herede O. Scoti ?] M.- 
D.XXXV. 

65 p., |I blank] fol. a-c% d'". 16". IS'iXgo mm. 

2 Roman types. 

Colophon. Venetis. M.D.XXXV 

Manardo, Giovanni, 1462 1536. 

5«6i^ SL6I6.02 D3 

Ioannis Manardi | medici ferrariensis, 
hac retate | omnium medicina profef- 
forum per uniuerfam Italiam, | in Ga- 
leni doctrina & Arabum cenfura [ ce- 
leberrimi, & optime ] meriti, | Episto- 
larvm niedicinalium | libri duodeuiginti. 



NOTES FROM AMERICA 



I Hipartim infinitis in locis & ab ipfo 
autore iani recens caftigati | funt, par- 
tim iam primum in lucem :fduntur. 
I Eivsdem annotationes & cenfura in 
medi- I camina llmplicia & compolita 
I Mesve. | [Device.] Cum gratia & pri- 
uilegio Cc-efareo,' | Basileae | [J. Bebelius] 
M.D.XXXV. 

(I4I fol , 467. [I] P- "'■', fs, a-z, Aa-Kk«. LH 
Mm-Pp=, Qq^ 2". 3.3X200 mm. 

3 Roman, l Italie, i GreeI; type : ornamentai 

Ex-libris : '*Ex Bibliotheca der gesanibten hoch- 
adelichen Krafftischen Stifftung." 
Heitz-BernouUi 114. 

Gariopontus, qSoP-ioso? S616.02 C7 
5S701 [Passionarius.' Habes | sincerioiis me- 
dici- I ne amator, iteriim renatos viii 
de morborù caulìs, | accidentibus & cu- 
rationibus libros Gariopon | ti medici, 
qui ufu et fucceffu artis nemini ex uè 
! terihus cedit, testibus qui ufi funt eius 
I remediorum ratione indi- | catione 
uè. I Basileae apvd Hen-| ricvm Petrvm. 

|8] fol., 494 p., [i] fol. ,1 A-z, Aa-Hh». S". 
152X18 mn.. 

Colophon: BasileEe excvdebat ! Henricvs Petrvs 
meo- I se Avgvsro. j Anno. 1 M.D XXXVI 

I Roman, I Italie type. 



Devii 



sig. 



Heitz-BernouUi 73. 



iifftischen Stifftu 



Musa, Antonius. 



S615.711 Di 



In hoc opere contenta. | Ant. iVIvsae 
I De herba vetonica ] liber i . | L. Apv- 
lei de medica- | minibvs herbarvm | li- 
ber I. j Per Gabrieiem Hvmelbergivm 
ravenspvrgensem, archiatrum ilìnen- | 
fem, recogniti & emendati, adiùcto 
commen- | tariolo eiufdem. | [Device.] 
Eme, Lege, Fruere. | Infuni rara & co- 
gnitu non indigna, nec fpernenda. | [Ti- 
guri, Chr Froschauer, i537-[ 

[4I fol.. 303 p., |I41 fol. a-z, A-Q, aa-bb<. ce"' 
8". 2.9X1 4- ■"«■• 



[Hortus sanitatis.] SL610.2 D6 

.SS743 Le iardin de fante 1 tranilate de latin 



en fran | coj-s nouuelement Im- | prime 
a Paris, | [Woodcut.] ([ On les vend 
a Paris en la rue fainct Jacques a | 
lenfeigne de la Rofe bianche couronnee. 
Coloplion of pt. i: Cy finift le traicte 
des herbes et ar- | bres et des chofes 
qui diceulx con- | queurent et conuien- 
nent a lufage 1 de medicine. Imprime 
nouuellemèl| a Paris [1539]. I [Device?^ 



2 pts, in I voi. pt. 


i: 246 


foI.;pt. . 


149. f3=l 


fol. bonnd: a-e, V-Y. 


AA-SS 


«, TTS A', 


B-T, f-v. 


aa-fr<, gg^ à. è'. 4". 3 


o8X=04 


mm. 




Fol. 1-I16. 5ig. A-T, of pt 


I, and fol 


1-30. sig 


a-e, of pt. 2, interchanged. 






2 Gothic types. 








Woodeuts; an engr 


aving. 


ol belongi 


g 10 the 


\vork, is bound in betw 


een fol. 


106 and 10 


ofpt. 2; 


title in red and black. 








Pt. 2 lille reads : Le 


traicte 


des beftes, 


oyfeaulx 


poilTons, pier- 1 res pre 


cieul'es. 


et vrines 


du iardin 


de fante. | ,' n'oodcnt.) 








Colophon of pi. 2. 


Ceftuv 


prefent oe 


uure tref- 


lieitement appella le | iardin de fante tranflate de 


latin en fràcois | (la grace de dieu aydàt) a 


efte nou- 


nelle- | ment imprime a 


Paris 


par Philippe | le noir 


libraire demouràt a Par 


s 1 en la 


rue fainct 


Jacques , 


len- 1 feigne de la Rofe 


blanehe 






Deviee on sig ggSa 


under 


t the date 


'539- 


T.-p. of pt. 2 torn 


and mended. 





Sextus Empiricus. fi. 190 200. 10.2 B5 
574S9 Contenta in hoc opere. | Sextvs phi- 
I losophvs platonicvs j De medicina ani- 
malivm be- | stiarvm, pecorvm, et a- 
vivm. I Cvm scholiis | Gabrielis Hv- 
melbergii | ravenspvrgensis | medici. | 
[Dcvice?\ I Omnia iam primo sdita. | 
[liguri, C. Froschauer.] MD.XXXIX. 

IS2 p., (4, I blank) fol. A-P*, Q'''4". 207X140 mm. 



.Bound ^vilh: Samonicus, Q. .S. De remedica, .540. 

Samonicus, Quintus Serenus, d. 211. 

58488 S610.2 B5 

Qyinti Sereni | Sammonici poets | & 
medici clarilTìmi, De re medica liue j 
morborum curationibus liber tum eie 
1 gans tiim humanre faluti perquàm ] 
utilis, & diligenter emendatus. ] Item 
I Gabrielis Humelbergij rauenfpurgen 
I lìs, medici, in Q^. Sereni librum me- 



NOTES FROM AMERICA 



dici- I nalem, commentarij. | Tigvri. 
[C. Froschauer] M.D.XL. | ... 

(I), 249 (.-. t. 2521, (I blank) fol. A-Z, Aa-Zz, 
aa-qq*. ri*. 4". 207X^40 mm. 



Heiiz : Zu 
Bound wi 



Albucasis, i.c. Khalaf ibn 'Abbas 

5MI0 (Xhù al Kasim) Al Zahrj'u:l, called 
Alsaharavius or Albucasis qu?- 
1013? SL617.02D3 

iMethodvs me- | dendi certa, clara et 
brevis, pie | traq^ quae ad medicina 
partes omnes, prascipuè qua ad chirur- 
giam requi- | runtur, libris in exponés. 
Cum inftrumentis, ad omnes fere mor- 
bos, u- I tiliter, & -r.y.'Z'.yM- depictis. 
Autore Albvcase prsftanti, ob excel- 
len- i tia artis opera, medico. Ex per- 
uetutìis exemplaribus emendata, & iam 
I primum typis impreffa. Nam que fub 
huius autoris nomine funt | adita ab 
alijs, non dicimus qualia fmt, fed lì ad 
hsc I paulò exercitatior lector contu- 
lerit, I quanti lìnt ;tftimanda ' intelli- 
get. I Rolandi omnibus boni medici do- 
tibus infignis lib. im. in qui | bus or- 
dine & iudicio lingulari fideliter tradit 
rationem medèdi | morbis interiorum 
& exleriorum partium humani corporis. 
I Rogerij liber breuiter perftringens 
quicquid de omnium uena- | rum phle- 
botomia fcire bonum medicum oportet. 
I Conflantini Africani de humana na- 
tura lib. I. I Item eiufdem de elephan- 
tia lib. I. I Et de remediorum ex ani- 
malibus materia lib. i. | Antonij Gazij 
quo medicamentorum genere purgatiò- 
nes fìe- | ri debeant lib. i. [ ^yDevice^^ 
Basile» per Henri- | cvm Petrvm. 

Colophon : Basile* apvd Henricvm 
I Petrvm, mense Augvsto, | Anno M.- 
D.XLl. 

(16! fol.. -^2 p- 11, fol. a<, b-c, A-Z. Aa'^ Bb-HhV 
2". 2S5X=oo mm. 



Dedicatorv letler bv HieronVmus Geni 

Heiiz-Bernoulli 73. 

Bouud witb Tagaull, J. De chirvrgii 



Fuchs, Leonhard, 1501-1566. 

=*"' SL6i5,32 Di 

De historia stir- ; pivm commentarii 
insignes, ma j ximis impensis et vigiliis 
ola I b.orati, adiectis earvndem vivis 
plvsqvam | quingentis imaginibus, nun- 
quam antea ad naturte imitationem artifi- 
cioùus effi- I ctis & exprefsis, Leonharto 
Fvchsio medico hac | noftra ittate longè 
clarifsimo, autore. , Regiones peregrinas 
pleriq^, alij alias, fumptu ingenti, Itudio 
indefelTo, nec line diicrimine uit;i; non- 
I nunquam, adierunt, ut limplicium ma- 
teria cognofcend.-e facultatem compara- 
rent libi : | eam tibi maieriam uniuer- 
fam fummo & impenfarum iV temporis 
compendio, | procul difcrimine omni, 
tanquam in uiuo iucundifsimoqj uiri- 
daiio, I magna cum uoluptate, hinc co- 
gnofcere licebit. | Accefsit ijs fuccincta 
admodum uocum difficilium & obfcu- 
rarum | pafsim in hoc opere occurren- 
tium explicatio. j Vnà cum quadruplici 
Indice, quorum primus quidem ftirpium 
nomencla- | turas grascas, alter latinas, 
tertius offici nis feplalìariorum & ! her- 
barijs ulitatas quartus gemanicas conti- 
nebit. I [Dgvicc.i C^utum praìerea est 
inuictifsimi Caroli imperatoris decreto, 
ne quis | alius impune ufquam locorum 
hos de flirpium historia com- | menta- 
rios excudat, iuxta tenorem priuilegij 
I ante à nobis euulgati. | Basilea, in 
officina Isingriniana, | Anno Christi 
M.D.XLIl. 

(14) fol. 8g8 p. (I blanki fol. o'', i'. A-Z, a-i 

4 Roman, I Gothìc, 2 Italie tvpes. 

509 full page woodcuts paged in. Porls. of autbor 
and illustratoTS. 

lUustrated bv H. Fùllmaurer, A. Mever and V. 
R. Speckle. 

Worm-eaten ; last leaves worn. 



NOTES FROM AMERICA 



Chirurgia. SL617.02 D2 

5SJ80 Chirvigia i ègneco in latinumconueifa, 
I Vido Vidio fiorentino in- | terprete, 
cura nonnullis | eiufdem Vidij co- | 
mentarijs. | Indicem auctorum & ope- 
rum fequenti pagina qu:eiito. | Cum 
priuilegijs rem. pontitìcis, ] Galliarvm 
regis, et dvcis | Ferrari*, quorum exeni- 
plum indici librorum fubiecimus. j Ex- 
cudebat Petrus Galterius Lucetiie ] Pa- 
rifiorum, pridie Calendas Maij. ] M.- 
D.XLIIII. 

I181 fol. 533. (l) p. (1 blaki fol. a^ h'.". a-z, 
A-l*. K-L«. 2». 362X238 mm 
3 Roman, I Greek type. 
Woodcuts. 

Contents. — Lìber Hippocratis ; De vlceribus. De 
fiftulis. De vulneribus capitis. (cum Vidtj ia fingulos li- 
».) De fracturis. cum In. Gateni com- 
iculìs, cum HI. Galenì commentanis. 



Fuchs, Leonhard, isoi-is6ó. 

5^^^+ SL615.32 D2 

New Kreiiterbuch, in welchem ; nit 
allein die gantz billeri, das ifi, na | man 
gefialt, llatt vnd zeit der wach- [ fung, 
natur, krati't vnd wiirckung, des meyllen 
thevis der Kreiiter lo in | Teutfchen 
vnnd andern Landen wachfen mit dem 
beften vleifz befchriben fonder auch 
alier derfelben wurtzei, Itengel, bletter, 
blutnen, famen, | friicht, vnd in lunima 
die gantze geltalt alilo artlich vnd kunlt- 
I lich abgebildet vnd contrafayt ili das 
defzgleichen vormais nie gefehen noch 
an tag komen. i Durch den hochgelerten 
Leonhart Fuchfen der artzney Doctorn 
I vnnd derfelbigen zu Tiibingen Lefern. 
I Mit dreven nlitzlichen Regillern aufz 
welchen die zwey erfien aller kreiiter 
1 daruon hieriiì gehandlet, Teiitfche 
Lateinil'che vnnd Griechifche namen, 
auch I deren lìch die Apotecker ge- 
brauchen begreiffen. Im dritten aber 
mag man zu al | len kranckhevten vnd 
gebrellen fo dem menfchen, vnd auch 



zum teyl dem j viech mògen zufallen 
vilfeltig artzney vnnd radt eilends fin- 
den, I fampt ettlichen andern ftucken 
zur haufzhaltung treffen- | lich niitz vnd 
dienftich. | [Device.] Mit Keyferlicher 
Maieflat freiheyt in fiinff jaren weder 
nach zu tru- | cken noch durch ein 
aufzzug zu bektirtzen bey der peen fo 
die I form gleich auffs Regifter volgend 
aufzweifzt. I Ge-trucktzuBafell i durch 
Michael Ilingrin 1543. 

I444I fol. (two)'-, (one)'. a-z, .^-Z, Aa-Zi, AA", 
BB' 2". 372X243 mm- 

2 Gothic types, 

CCCCCXV fuU page woodcuts, no, C on sig. 
BB' : ports. of author, iUustrators and engraver. 

Colophon: Getruckt zu Bafell durch I Michael 
Ifingnn.domanzaltnachChri- 1 fti geburt M.D.XLIII. 

lllustrations by Heinrich Fiillmauer and Albrecht 
ilever ; engraved by Veyt Rudolff Speckle. 



Heiiz-E 

El-libri 



U. 147. 
ohannes Boecler 



Tagault, Jean, </. 1 545. SL617.02 D3 

sSóog Joannis Tagavl- | tii Ambiani vimaci, 
parisien- | sis medici, De chirvrgica 
j inlfitutione libri quinque. | His accef- 
lìt fextus liber de materia chirurgica, 
authore | lacobo HoUerio Stempano, 
medico parilienlL I 1 Device. \ Parisiis. 
1 Apud Chrilìianum wechelum, fub 
fcuto Balilienfi, ] in vico lacobjeo: & fub 
Pegafo, in vico | Bellouacenli. M. D.- 
XLllI. I Cum priuilegio. 

(48), 421. (2) p. A, a-C. a-z, .\-L", J^. 2". 



talic, 3 Ro 






Woodcuts : 2 pi. betwoen p. C354) anc 
fol. no. 554, 355 and sig. Giiii, Gff. 

Bouod wilh this : .\lbucasis, Methodu 



Guy de Chauliac, 12 9-?- 136? 

5S740 SL617.08 12 

Ars chirvrgica | Gvidonis Cavliaci me- 
dici I celeberrimi lucubrationes chirur- 
gic:i", ab intinitis propè mendi? emen- 
1 dat:e : ac inllrumentorum chirurgico- 
rum formis, qus in alijs im- | prelììo- 
nibus defiderabàtur, exornatx. Brvni 
preterea, Theodorici, Rolandi, l.anfran- 



NOTES FROM AMERICA 



I ci, et Beitapali:e, chirurgi;e, | maxima 
nunc diligentia | recognit;E. | His acces- 
servnt | Rogerii ac Gvlielmi Saliceti 
chirvigi;e : | quarum altera quibufdam 
decorata adnotationibus, nunc primù in 
lucem I exit : altera ex vetullorum e- 
xemplariuni lectione, innumeris j fere 
in locis elt aucta, ac in integruni re- 
llituta. I Index librorvni et capitvlorvm 
omnivm] in hoc uolumine contentorum, 
fequenti pagina poft epiftolam, habetur. 
I [Dcvke.'\ Ciim decreto illnftriss. se- 



natus veneti per decennium, in ijs qu;e 
a nobis | tantum, in hoc uolumine, 
nunc primum imprelTa fuere. | Venetiis 
apvd Ivntas. M.DXLVI 



OA 377, (1 bU.ikl fol. i'', -;-', a- 
M-Òs pi, Q-Y, Z/J, AAA-BBB». 



309X0 



Colophon : V'enetijs apud heredes 
Luceantonij Iunt;e Fiorentini. | Anno. 
-M.D.XLVl. Menfe Aprili. {Device:^^ 

E't-libris: -Thomas Lauth" and of \V. Baum. 



II. 

There is a great revival of interest in the middle western states in the literature 
of the fine and industriai arts, and this has occassioned the appearance of a most useful 
bibliography, List of Books on Industriai Arfs, which the Crerar Library has issued. 

Foreign collectors mav be interested to know the ingenious use to which an im- 
perfect copy of a hook printed by William Caxton was put bv The Caxton Club, 
Chicago, who issued the following described volume some time ago. 

William Caxton, by E. Gordon Duff . . . Chicago, The Caxton Club, 1905. 



(21, 118, (2| p. fr 


ont . XXV 


pi. (facsims. 


31 ' , e 












••The Publication 


committe 


e of theCaxt 


on C:nb 


certifies 


that is one of 


an edicion 


of two hnndred and 


fifiy-iwo 


copies printed on .American 


hand-made paper, of 


which 


wo hundred a 


nd forty a 


re for sale, and thr 


ee copies 


printed on Japanese 


vellnni. 


The printing 


was do 


re from 


type which h 


is been di 


slributed. This is al 


one of 


one huadred and lo 


rty-eight 


copies into which ha 


been 


incorporated a 


leaf from 


an imperfect copy o 


the £rst 


edition of Chaucer's 


'Canterbury tales,' printed b\ 


Willia 


m Caxton, and formerly 


n Lord Ashburnham- 


library, 


having been purchas 


ed for tb 


s purpose by 


the Cax 


on Club." 









Word Comes from Canada that the librarian of the Carnegie Library at Ottawa, 
Mr. L. J. Burpee, and Mr. A. H. O' Brien bave planned to issue by subscription a 
Canadian Bibliographv of books and pamphlets relating to Canada and Newfoundland 
from the earliest date to the present. The estimated number of entries is at least six- 
teen thousand. 

Some time ago the Carnegie Institution in the United States made a grant to 
defray the cost of preparing a continuation and conclusion of Sabin's incomplete work, 
Dictionary of Books Relating to America, the direction of the manuscript being given 
to iMr. Eames. This task is now nearing completion. The first part of Mr. Sabin's 
work appeared in Januarv, 1867, and bv iSSi, the \ear of his death, i -^ volumes had 
been published, bringing the alphabetical arrangement through to the Iettar O. From 
this point on Mr. Eames has carried forth the stupetidous undertaking, although his name 
nowhere appears in his volumes, the first part of Volume XIX having been brought out 
in 1872. M Libbie's auction-rooms, in 1901, a large-paper set of the mineteen volu- 



2 30 NOTES FROM AMERICA 



mes so far issued brought some 393 Dollars, and small-paper sets bave often fetched 
over 200. It is expected tbat work od printing the remaining parts will be well advanced 
this winter. 

Mr. D. B. Updike of the Merrymount Press, Boston, has brought forth another 
exquisite volume in his Hiimain'sls' Libraiy. This is Sir Philip Sidney's ^'Tlie Dcfence 
of Poetry''\ edited by the eminent scholar, Professor George E. Woodberry. It is not 
out of place bere, in connection with this notable series projected by Mr. Updike of 
which Leonardo da Vinci's Thotights on Art, De Nolhac's Pcirarch and The Ancntif 
Wor/J. and Erasmus's Agoinst War bave preceeded, and of the remaining volumes to 
follow from time to time Diirer's Traveh in Italy are shortly to follow, to quote 
Professor Woodberry's reason for including the Sidney hook in the series. He writes : 

"In England humanism has no other monument so shining ; neither has it any 
example so pure. Sidnev's thought is woven, warp and woof. of the classics and Italy. 
Such assimilation implies an affinity in the thought for the thinker — it was bis own 
before he found it ; and in Sidney the mind was humanistic." 

Apropos the sale in London recentlv of the important collection of incunabula 
belonging to Mr. H. C. Hoskier of South Grange, New Jersey, a collection begun over 
twenty-six vears ago with a view of preparing a monograph on Greek Printing in the 
Fifteenth Centurv, a pian forestalled by the late Robert Proctor whose work was 
issued in iqoobvthe Bibliographical Society, the following facts will prove of interest. 

Nearly ali the books printed before 1500 were from Italian presses there being 
about thirtv lots only from those of other countries. There were three books from 
Sweynhevm and Pannartz's press at Rome, one of them the Pliny of 1470: eight 
books from Nicolas Jenson's famous press at Venice : the first edition of Euclid from 
Ratdolt's press at Venice, described as an unciii copy : the first edition of Homer (Flo- 
rence, 14S8), etc. As Mr. Hoskier said in his Preface, "the men of old time were 
terrible annotators and defacers of the monuments of the early press," and he made 
etl'orls to identifv the handwriting of the notes in some of his volumes. Among them 
were books formerly owned by Aldus the elder, Marcus Musurus, who had charge of 
the Aldine press after Aldus's death ; Ariosto, Erasmus, Melanchthon, P. Bembo, and 
George Antony Vespucci, the learned uncle from whom navigator is supposed to bave 
imbibed his knowledge and ambition for discovery. One of the two books from Ves- 
pucci's librarv, .\lbertus's "De Re Edificatoria", 1485, contains his signature in full at 
the end. 

Besides the incunabula there is an important series of Aldines, beginning with the 
Lascaris of 1494-95, the first Aldine hook issued with a date. The Virgil of 1501, 
the first hook printed with Aldine's famous Italie type, is lacking, but there is a copv 
of the almcst equallv famous Italie Horace. 

Gardner C. Tkall. 
New York, .^iisust I, 190S. 



NOTIZIE 



NOTIZIE 



Il prestito dei libri e dei manoscritti. Il nuovo Regolamento. — 11 ministro Rava lia presentato 
alla firma Sovrana il decreto che approva un nuovo regolamento sul prestito dei libri e dei 
manoscritti, alla redazione del quale egli volle attendere con la collaborazione della Giunta 
consultiva delle biblioteche, dopo aver interrogato tutti i bibliotecari del Regno. 11 regolamento 
sinora vigente, approvato con decreto del ministro Coppino nel i8S6, si era dimostrato oramai 
inadeguato ai bisogni della coltura e non più rispondente ai desideri degli studiosi. Aggiungasi 
che dal iSS6 in poi il Ministero deliberò l'ammissione al beneficio del prestito di biblioteche 
e di ordini di funzionari prima esclusi da questo beneficio, e che molti studiosi e corpi scien- 
tifici — notevole sovra tutti l'Associazione internazionale delle .accademie riunitasi a Parigi nel 
1901 — vennero facendo voti perché il prestito internazionale, sinora consentito soltanto per 
via diplomatica, e col previo consenso del Ministero, possa aver luogo direttamente, tra biblio- 
teca e biblioteca, con quelle cautele,^ tuttavia, e con quelle restrizioni che il Governo creda 
opportuno di stabilire per assicurare la conservazione della sua preziosa suppellettile bibliografica. 
Una nuova redazione adunque era non solo opportuna, ma necessaria. 

Col nuovo regolamento gran parte dei voli degli studiosi è esaudita. Le disposizioni 
sinora vigenti per il prestito dei libri e dei manoscritti sono chiarite nel senso che il prestito 
deve servire esclusivamente agli studi di carattere elevato, per i quali sono agevolati gli scambi 
di libri e di manoscritti tra le diverse biblioteche. Le categorie delle persone ammesse al pre- 
stito direttamente o per mezzo di una malleveria, restano sostanzialmente quelle che erano 
fissate dal regolamento precedente ; ma è aggiunto che il collocamento a riposo o in disponi- 
bilità o in posizione ausiliaria non fa perdere il diritto al prestito a chi prima ne fruiva. Chi 
disapproverà questa innovazione, la quale consente di continuare negli studi a chi, per sua 
fortuna, ne aveva acquistata la consuetudine ? 

Oltre alla malleveria è introdotto come garanzia il deiiosito in denaro di una somma da 
fissarsi dal bibliotecario e da versarsi in tesoreria. Le formalità da adempiersi sono poche e 
brevi : restituito il libro, il denaro depositato è a sua volta restituito. Della innovazione, op- 
portunamente introdotta dal ministro Rava, si varranno gli studiosi che sono lontani dalla loro 
abituale residenza e non possono o non vogliono ricorrere alla malleveria di altra persona 
quando non siano ammessi direttamente al beneficio del prestito ; e se ne varranno special- 
mente gli stranieri. Nessuna soddisfazione più nobile di questa per un paese civile ; esercitare 
largamente l'ospitalità, specialmente agli studiosi ; salve soltanto quelle misure di prudenza che 
valgano a conservare il nostro patrimonio bibliografico. 

Quanto al prestito esterno, si permette alle biblioteche comunali e provinciali ed ai capi 
degli istituti ed uffici pubblici, di rivolgere le loro domande di prestito non solo alle biblioteclie 
governative locali, ma anche a quelle di altre città. Per contro, ad impedire che al prestito si 
ricorra senza una riconosciuta necessità, si pongono a carico del richiedente le spese di spedi- 
zione e di rinvio dei libri, nei casi nei quali non sia consentito di valersi della franchigia postale. 

Maggiori innovazioni sono introdotte nella parte relativa al prestito dei manoscritti e delle 
opere rare. Ogni biblioteca dovrà fare un elenco delle cose da escludere dal prestito, col cri- 
terio del valore intrinseco, e dello stato di conservazione del codice. Stabiliti questi limiti, nulla 
impedisce di consentire il prestito diretto tra biblioteca e biblioteca senza l'intervento del Mi- 
nistero, che non ha elementi di giudizio, e che di regola fa suo il parere del l)ibliotecario il 
quale consente o rifiuta il prestito. 



332 



NOTIZIE 



Il prestito internazionale, istituito per giovare agli studi di carattere superiore, è ristretto 
ai soli Stati di Europa che accetteranno per le loro pubbliche biblioteche i vantaggi e gli oneri 
della reciprocità. L' intervento dii)loniatico, ora normale e consueto, avverrà solo una prima 
volta per formare l'elenco delle biblioteche alle quali sarà data facoltà di prestito diretto. Parxe 
inutile — si riconobbe anzi dannoso alla sollecitudine degli scambi — l'intervento di due Mi- 
nisteri, dell'istruzione e degli esteri, per l'invio delle domande e per la restituzione dei codici 
che può farsi direttamente, con le dovute esclusioni e garanzie, ben s'intende, come già fanno 
del resto molte, e tra le maggiori, biblioteche straniere. 

Con questo regolamento, in conclusione, si consentono agli studi elevati le maggiori, le 
più liberali agevolezze, ma si accresce nello stesso tempo, e si rafforza, la responsabilità e 
l'autorità dei capi delle biblioteche e si aumentano le garanzie e le cautele nell'uso dei nostri 
libri, dei nostri cimeli, dei nostri manoscritti. 

Il ministro Rava ha dato cosi una nuova prova dell'interesse che egli prende per le no- 
stre biblioteche ed in genere per gli studi. Nessuno vorrà certamente rifiutargli la lode che 
egli merita. 

1 Resoconti della Biblioteca reale di Berlino recano le seguenti cifre per la statistica dell'eser- 
cizio 1907-90S : aumento di 56S89 volumi, contro 32979 dell'esercizio precedente. Furono fatte 
534342 richieste di libri (55000 in più) e 306S volumi furono spediti ad altre biblioteche del- 
l' interno e dell'estero. La raccolta musicale segnò un aumento di 6326 volumi contro soli 1414. 
Fra i doni e gli acquisti più importanti di questo reparto vanno segnalate alcune edizioni ori- 
ginali delle opere di Beethoven e vari autografi già appartenenti al celebre violinista Joachim. 
Il reparto dei manoscritti segnò un aumento di 232 capi di cui 61 orientali e 68 latini. Passa- 
rono alla biblioteca alcune lettere di Teodoro Mommsen e di Guglielmo .Scherer. Il « Zentral- 
blatt fùr Bibliothekswesen » ci descrive un codice recentemente acquistato dalla biblioteca e 
scritto in lingua tungusa della quale non possediamo che uno scarsissimo numero di frammenti 
non ancora decifrati. 

La biblioteca di Federico Dernburg, noto uomo politico e pubblicista tedesco testé defunto, fu 
acquistata dal governo giapponese che intende incorporarla in qualche biblioteca universitaria 
dell' impero, data la grande quantità di opere giuridiche in essa contenuta. 

La biblioteca giornalistica dell' Università di Heidelberg poco fa fondata dal Prof. Adolfo Koch 
reggente la cattedra di storia del giornalismo, conta già oltre 200 volumi illustranti appunto la 
storia e la tecnica del giornalismo antico e moderno. Con la sovvenzione di 1500 marchi devo- 
luti a tale scopo si spera di fare di più e di meglio. 

Notizie dall'America. — Dal Library Journal apprendiamo che 22 .Stati della Repubblica 
Nord-Americana hanno stabilite le norme per il funzionamento delle rispettive biblioteche, au- 
mentando da un lato lo stipendio degli impiegati, dall'altro l'assegno annuale alle biblioteche 
medesime e regolando definitivamente il funzionamento della distribuzione e dei prestiti. 

Furono stabilite pene in danaro assai alte per chi danneggiasse un libro o non osservasse 
la data di restituzione di opere date a prestito. Alcuni Stati nominarono commissioni per le bi- 
blioteche onde regolarne il funzionamento amministrativo e .scientifico. 

Lo Stato di Rhode-Island creò biblioteche vaganti, come da tempo funzionano con buon 
successo in Germania. Lo Stato di Oregon triplicò l'assegno annuale alle sue biblioteche. Nelle 
])iccole città della Pennsylvania si impose la tassa dell'uno per mille per l'istituzione di pub- 
bliche Biblioteche. Queste tasse furono recentemente approvate anche negli Stati di Utah. 
\Vashington e .South-Dakota. 

Un prezioso documento scomparso a Perugia. — Nelle ultime operazioni di consegna dell'Ar- 
chivio .Storico dell' Istituto agrario superiore di S. Pietro cioè dei frati Cassinesi al nuovo custode 



NOTIZIE 233 



è stata constatata la mancanza di una antica pregevolissima pergamena. Si tratta di un diploma 
di Federico Barbarossa, di molto valore, non soltanto per l'epoca a cui risale ma anche per il 
suo contenuto storico. 

Come la Tribuna riferi, qualclie temilo fa spariva dall' Istituto di S. Pietro un celebre 
antifonario miniato dal Caporali, e dal Museo civico universitario due «««■/ dell' Impero romano. 
Ora dall'Archivio dei Cassinesi è scomparso il diploma del Barbarossa. 

La stampa locale invoca che le raccolte storiche degli antichi cimeli siano una buona 
volta catalogate e che se ne dia la consegna a persone obbligate ad esercitare la più scrupo- 
losa vigilanza e che siano responsabili in modo concreto della conservazione degli oggetti. 

Se può essere di conforto, aggiungiamo che quel diploma venne tempo fa fotografato e si 
trova ora riprodotto nell'Archivio paleografico del Monaci. Non deve essere difficile stabilire 
quando tali fotografie furono fatte e da ciò potrebbe desumersi in qual periodo successivo di 
tempo il documento venne sottratto. 

La notizia lia prodotto profonda impressione. 

Esposizione di Monaco 1908. — L' esposizione d' arte antica e moderna di Monaco richiamò 
moltissimi visitatori per la sua ricchezza di quadri, sculture, lavori d'oreficeria, mobili, arazzi, 
monete, mediiglie, manoscritti miniati, stampe, legature, libri, ecc. di speciale importanza. Gli 
oggetti furono esposti da diciotto principali antiquari della capitale bavarese, fra i quali i se- 
guenti si occupano quasi esclusivamente di manoscritti, libri, stampe e legature : Halle, Hess, 
Ludwig e Jacques Rosenthal. Quest'ultimo .specialmente si è distinto per capi dì primissimo 
ordine, fra i quali segnaliamo una miniatura tolta da un « Liber responsalis » del X secolo 
raffigurante l'annunziazione della Vergine ; un albo di otto miniature del secolo undecime, una 
miniatura tolta da un sacramentario del medesimo secolo rappresentante Cristo sulla croce, una 
miniatura d'un messale francese del dodicesimo secolo con Cristo crocifisso tra la Vergine e San 
Giovanni, un libro d'ore riccamente alluminato da un artista italiano del decimoquinto secolo, 
un armoriale di Colonia del XV secolo coi blasoni incisi in legno e un libro di preghiere mi- 
niato del XVII secolo di scuola norimberghese. Fra i libri a stampa esposti dal medesimo li- 
brajo furono specialmente ammirati i volumi silografici dell' « ars moriendi » di Norimberga 
del principio del XVI secolo, la « Biblia pauperum » impressa con tavole di legno verso 
il 1510 a Venezia, che è l'unico volume Eliografico stampato in Italia, la piccola passione di 
Durerò ed alcuni incisioni pregevoli. Di questa esposizione, che fu anche ammirata dal prin- 
cipe reggente di Baviera, il quale la visitò in varie riprese esprimendo agli espositori il suo 
compiacimento, fu pubblicato un catalogo riccamente illustrato. 

Un'esposizione di incisioni in legno del XV sec. di scuola tedesca e neerlandese è stata inaugurata 
ultimamente dal Reale Gabinetto delle stampe di Beriino, il quale ne pubblicò una guida assai 
interessante e illustrata. Nella prefazione di questa è detto che il reparto delle incisioni esposte 
è il più ricco e il migliore di ogni altro del gabinetto medesimo e in pari tempo il meno co- 
nosciuto. Furono esposte soltanto le stampe principali delle suddette scuole nel numero di 172 
divise sistematicamente, cioè : raffigurazioni dell'antico testamento, del nuovo, della SS. Trinità, 
di Cristo, di Maria, dei Santi e di soggetto religioso, profano e araldico. Di speciale importanza 
e ricchezza è l' esposizione di libri silografici (blockbooks) della seconda metà del XV secolo il 
cui numero ascende a ben undici. 

La stampa periodica mondiale. — Dal BolleUino della stampa italiana (Anno VI, n. i) : Si 
dice che in base alla popolazione del globo esiste un giornale per ogni So, 000 uomini. L'Ame- 
rica tiene il primato ; negli Stati Uniti esistono 15,000 giornali e fra quegli 1500 quotidiani ; 
120 sono redatti e amministrati da mori. In Oceania vi sono pochissimi giornali. In Asia si 
pubblicano all' incirca 4000 giornali e la maggior parte è nel Giappone (2000 circa), indi nelle 
Indie inglesi. In Africa vi sono solo 500 giornali, 40 sono pubblicati in Egitto. In Europa ab- 

La Biblio/ilia. anno X, dispensa 5*-6* jl 



2 34 NOTIZIE 



biamo 25,000 giornali ed è in Germania ove si pubblicano il più gran numero di giornali, 7000 
e circa 900 quotidiani ; dopo è in Inghilterra, 6000 periodici e tra questi vi sono 809 quotidiani. 
Indi la Francia 5000, dei quali 600 sono quotidiani (Parigi 152). In Italia sono all' incirca 3000 
e 100 quotidiani. Nel Belgio 2000 e 100 quotidiani. 

Le donne nelle biblioteche. — In Germania è in continuo aumento il numero delle donne 
impiegate nelle biblioteche. Dal 1900 funziona a Berlino la Scuola fondata dal professore Hot- 
tinger e in 7 anni 1' insegnamento vi è stato impartito a 108 allieve. Recentemente venne fon- 
data a Berlino la l'ereinigimg^ bibliothekarisch arbeitender Frauen (Associazione delle donne 
impiegate nelle biblioteche) che conta 82 socie. I vantaggi e gli inconvenienti dell' impiegare 
le donne nelle biblioteche vennero discussi nell'assemblea d'aprile dell'Associazione dei Biblio- 
tecari berlinesi. 

Il Britlsb Museum ha pubblicato una relazione dalla quale si rileva che il numero dei suoi 
visitatori nel 1907 fu in sensibile diminuzione di fronte a quello del 1906. Infatti, mentre nel '06 
i visitatori furono 691,950, nel 1907 furono 646,300, cioè 45,650 in meno. 

Fra i nuovi acquisti fatti dalla direzione del Museo si contano parecchi manoscritti e libri 
preziosissimi : fra essi vi sono la collezione delle indulgenze emanate da papa Sisto lY ed un 
salmo latino annotato nell'antica lingua anglo-sassone. 

Alla ricchissima sezione assira è stata aggiunta una statua in bronzo di un Re della di- 
nastia Elamite, con una iscrizione rimontante a duemila anni prima di Cristo. 

La tipografia tremila anni fa. — Leggiamo nella Tribuna : Non e' è proprio nulla di nuovo 
sotto la faccia del sole. È questa una verità ormai incontrastabile e che, dall'Ecclesiaste in poi, 
è stata affermata in tutte le epoche, in tutte le lingue, sotto tutte le latitudini. Adesso per esem- 
pio, quella suddetta massima si prepara ad ofluscare la gloria di Gutenberg che si pavoneggiava 
nel Sinedrio dei grandi uomini come 1' inventore della tipografia. 

Vero è che, a tutto rigore, la gloria di Gutenberg avrebbe dovuto essere accolta con 
qualche riserva almeno da coloro che hanno Ietto De natura deoruin di Cicerone il quale, nel 
libro II, capitolo XXXVII, scrive letteralmente cosi: « Hoc qui estìmet fieri potuisse, non in- 
telligo, dir non idem putet, si innumerabiles unius et vigiliti formae literarum vel aureae, vel 
quales libet, aliquo coniciantur, posse ex his in terram, excussis annales Ennii, ut deinceps legi 
possint, effici ». Ora, tranne la troppo fantastica idea àéWs. formae aureae, in queste parole è 
insito il concetto dei caratteri tipografici mobili. Ed ecco che oggi, nella Rei'ue Scientifique si 
pubblica che una missione scientifica italiana avrebbe scoperto, nell' isola di Creta, due mesi 
fa un disco di argilla che porta sulle due faccie oltre cento segni pictografici. 

Ma l'articolista fa rilevare che Salomone Reinach, annunziando e commentando tale .sco- 
perta all'Accademia delle Scienze di Parigi, ha aff'ermato che quei segni sono impressi sull'ar- 
gilla con ponzoni mobili. Data questa afiermazione dell' illustre scienziato — conclude giusta- 
mente r articolista — 1' invenzione della tipografia risalirebbe almeno duemila anni prima 
dell'era volgare. 

Delta carta cinese dell' Orbe Wan=kwo.chwan-tou. — Al IX Congresso geografico internazionale 
G. de' Luigi (delegato della « Società italiana di Esplorazioni geografiche e commerciali » al 
Congresso) parlò della carta cinese dell' Orbe « Wan-kwo-chwan-tou » conservata all'Ambro- 
siana di Milano, da lui illustrata, per invito gentile dell'ili. Prefetto di quella Biblioteca, M. 
prof. A. Ratti. Il documento appare, a prima vista, di un grande interesse storico-geografico. 
Misura cent. 39 '/a di lunghezza per 20 di altezza ; è in uno stato di conservazione relativa- 
mente buono. Vi si distinguono nettamente le figure dell' Europa, dell'Africa e dell'Asia tutta, 
disegnate con grande maestria e sufficiente esattezza. Molto meno chiara ed esatta si presenta 
invece la figura del Nuovo Continente, e nella posizione corrispondente al Mar di Sargassi, ed 



NOTIZIE 235 

agli odierni Stati del Brasile, Venezuela e Columbia la carta è lacera, ed irriconoscibile asso- 
lutamente il disegno tracciatovi. 

L' Oratore si disse assai dolente di non poter ampiamente illustrare 1' interessante docu- 
mento, perché 1' invito a parlare gli fu rivolto solo dopo 1' apertura del Congresso, e la foto- 
grafia della carta non è giunta da Milano che il 3 agosto. Si riservò di pubblicare, poi, fra gli 
atti del Congresso, 1' illustrazione completa della carta, cosi dal punto di vista storico, come 
da quello cartografico. 

È certo manifesta nel documento 1' influenza occidentale. -Si può anzi dire eh' esso fu 
tracciato « all'occidentale » in Cina, da chi, nella prima metà del secolo XVII era, evidente- 
mente, al corrente dei progressi fatti dalle scienze geografiche in Europa. 

Qual' è r età del cimelio ? — A questa domanda, eh' è la più interessante, permette di 
rispondere forse 1' indicazione data alla Cina di Ta-3/hi^; Grande Impero Miiig, o degli « Il- 
luminati ». La contrada prese nome — come anche ora coi Ching — dalla dinastia. I Ming 
(ultima delle Dinastie nazionali cinesi, e predecessori dei Ching, attualmente al potere) regna- 
vano quando i primi missionari approdarono, spinti dal desiderio dell'avventura e dalla febbre 
della fede, sulle coste dell' Impero di Mezzo. 

■ Fu sotto i Ming, che i missionari Gesuiti guadagnarono le prime simpatie dei sospettosi 
ma dotti mandarini alla causa della fede. Il documento deve quindi, verosimilmente, risalire 
all'epoca Ming, preceder cioè il 1644. Non pare infatti ammissibile che il cartografo (quasi si- 
curamente un missionario) abbia voluto colla sua carta-resumé di tutti i progressi geografici, 
destinati ai Cinesi, compromettere la posizione delicata dei suoi confratelli, con un atto di « ir- 
redentismo » cinese. Questo basterebbe, afiermò 1' Oratore, a conferire al documento un grande 
interesse. Ma v' ha di meglio. Il disegno dell' Impero cinese, tracciato con particolare cura, 
non corrisponde alle divisioni dell'epoca. 

Il Mar di Cina vi è chiamato senz'altro Ta-Ming-hai, Gran Mare Ming ; è ripetuta cosi 
la designazione, che per noi ha tanta importanza. Fra le regioni limitrofe, a Sud, tutte netta- 
mente disegnate, si notano : Giava, Borneo, Formosa ; a Nord, la Corea, con la solita designa- 
zione Chao-Hsien ; ad Oriente il Giappone ; ed a Nord ancora tutto 1' Estremo Oriente sibe- 
riano. La Siberia è nettamente tracciata. La parte occidentale della Russia Asiatica ed Europea 
è denominata Mo-Ksi-ko-wei-a (Moscovia). Nitida è la rappresentazione dell'Asia Centrale, e cosi 
pure quella dell' India, chiamata hi-tia, e bagnata dallo Shao-ksi-yang ; di Ceylan, dell'Arabia 
e dell'Asia. Il deserto di Sha-mo ed il Taklamacian sono nettamente rappresentati. I nomi delle 
regioni occidentali dati nella carta sono quasi sempre la traduzione fonetica del nome occiden- 
tale. Questo — per sommi capi — per quel che riguarda l'Asia. Passando poi a parlare del- 
l'Europa, l'Oratore notò come il Mediterraneo sia chiamato nel prezioso documento Ti-chung-hai, 
con designazione che traduce a meraviglia il nome latino. Tozza e disforme è la figura dell' Ita- 
lia. Il più curioso, però, nella carta è il disegno dell'Africa, corretto non solo, ma accurato nella 
definizione dei contorni, ed ancora ammirabilmente conservato. L'Africa è chiamata Li-Wia 
(Libia). A Nord-Est dell'Africa è segnata la regione « Pa-ni-pa-lia », a cui fa riscontro una re- 
gione di simile nome nel Nord-Ovest africano. L'Atlantico è chiamato Ksi-yang (Mare occiden- 
tale) e Mar di Libia. La regione stendentesi ad Est del Golfo (odierno Congo francese) è no- 
minata JMa-nì-ciing . 

Nell'Africa Centrale sono poi segnati, un po' fantasiosamente e vagamente, dei laghi, 
danti origine a lunghi corsi d'acqua : a Sud dei laghi son segnate le « montagne della luna ». 
Madagascar è chiamata Seng-Lao-tao (Isola di S. Lorenzo). 

L'America è la meno felicemente disegnata fra le varie parti del mondo. Vi si distin- 
guono tuttavia, fra le altre, le regioni Cha-iia-tai (Canada), nuova Ispagna, Cuba, il Ce-li-kwo 
(Chile). La parte Sud dell'America Meridionale è chiamata Chang-jen-kwo (Regione degli Uo- 
mini lunghi). Essa termina con una regione a cui furon poste le indicazioni Ma-cel-la-iiica, e 
hwo-tì, cioè Magellanica e Terra del Fuoco. 



236 



NOTIZIE 



Le journalisme de la Chine nouvelle. — Le Temps vient de publier l'article suivant très iii- 
téressant sur le journalisme en Chine dù à la piume de M. Jean Roders : 

Le journalisme n'est pas une chose nouvelle en Chine, puisque le Pékine^pao, journal 
officiel de Pékin, a commencé de paraitre, disent les Chinois, au neuviéme siede de notre ère 
et compie par conséquent plus de mille années d'existence. Mais ce journalisme, réduit à un 
très petit nombre de feuilles avec un tirage extrémement restreint, soumis, en outre, pour la 
moindre publication désagréable aux mandarins à la répression la plus barbare, n'avait aucune 
espèce d'importance ni d'influence. En réalité, la presse, telle que nous la voyons aujourd'hui 
avec des organes nombreux, très lus et jouissant d'une liberté assez grande pour pouvoir jouer 
un ròle dans les affaires de l'empire, n'existe que depuis trois ou quatre ans. Elle a bénéficié 
de l'engouement general pour les innovations imitées de l'Occìdent. Il faut méme voir là plus 
que de l'engouement ; car il y a eu aussi un vif désir de savoir, un besoin irrésistible de ne 
plus se sentir enfermé dans les infranchissables murailles d'autrefois, et de se méler, en un 
mot, à la vie universelle. C'est à cela surtout qu'est dù son remarquable essor. 

Dès le début, au temps du beau zèle réformiste de la cour, ce développement du jour- 
nalisme fut favorisé par l'autorité supérieure. Des ordres formels dans ce sens furent méme 
donnés aux gouverneurs des provinces, en septembre 1905. Dès lors, chacun de ces hauts 
fonctionnaires se piqua d'émulation et voulut avoir son journal officiel. Le Pékingpao, qui vient 
d'étre supprimé et qui devra rèparaìtre sous un autre nom pour avoir révélé les intrigues re- 
latives au choix d'un prince héritier, avait parmi ses principaux actionnaires le prince Tsing, 
Yuan Chi Kai et Tsen Tchoen Hien. Les mandarins, les princes et l'empereur lui-mème étaient 
les lecteurs fervents des feuilles les plus audacieuses. L'esprit malicieux et puéril des Chinois 
jouait ainsi, c'est le cas de le dire, avec le feu. Aujourd'hui en effet, la presse a pris, par sa 
rapide diffusion, une place considérable, et c'est une force redoutable puisqu'on se préoccupe 
actuellement de la réduire par de très sévères règlements. 

Chaque province a ses journaux, mais les plus répandus sont ceux de Shanghai, Pékin, 
Tien-Tsin et Canton. Il y a dans chacun de ces grands centres une dizaine de quotidiens, 
composés la plupart en langue parlée, c'est-à-dire accessibles à tous. Il suffira de les étudier, 
pour avoir une idée précise de l'importance et de la valeur du journalisme chinois. On com- 
prend tout de suite quel est le ròle capital de ce journalisme dans revolution de la mentalité 
celeste, par ce simple fait qu'il a apporté aux masses jaunes deu.\ choses qui leur étaient in- 
connues jusqu'à ce jour ; l'information et l'esprit critique. Auparavant, le peuple ne connaissait 
les événements, méme les plus graves, que par la rumeur publique, facilement dirigée par les 
fonctionnaires, ou à travers les nouvelles ihtentionnellement fausses des édits impériaux. Courbé 
en outre, depuis des siècles, par les rites, devant l'autorité aussi bien familiale que gouverne- 
mentale, il vivait dans une soumission absolument passive et une inertie fataliste plus profonde 
encore que celle du musulman. Le pouvoir ne voyait jamais se dresser, méme devant ses actes 
les plus abusifs, une opinion et une hostilité qui se cachaient soigneusement à l'intérieur des 
sociétés secrétes. Voyons dans quelle mesure cette presse nouvelle a changé tout cela. 

Dans la capitale méme, où le publiciste n'a pourtant aucune garantie contre le chàti- 
ment, l'information soumet à son enquéte irrespectueuse les personnages les plus puissants et 
ne craint pas de pénétrer jusqu'à l'intérieur du palais. Un journal nous met au courant des 
crises nerveuses du Fils du Ciel, de la maladie de l'impératrice douairière et de sa terreur des 
révolutionnaires. Un autre nous fait connaitre le chiffre enorme des cadeaux intéressés que le 
vieux prince Tsing, doyen de la famille imperiale, a rerus pour son anniversaire, ou bien pour 
quelle somme exacte il a fait octroyer à Yang Che Ki le poste de vice-ministre de l'agricul- 
ture, à tei autre mandarin la charge de gouverneur de Kirin. On a connu de la sorte cette 
savoureuse histoire de la nomination du gouverneur de Hélongkiang, si typique et si représen- 
tative des mceurs du bas-empire chinois. Ces indiscrétions vont jusqu'à signaler les dépenses 
^xcessives de certains hauts fonctionnaires. Enfin, une feuille de Pékin a osé donner en con- 



NOTIZIE 237 



cours, récemment, une pièce satirique en vers sur ce méme priiice Tsing et en a distribué 
les prix. 

La verve de nos confrères célestes ne s'attaque pas seulement aux liommes, mais encore 
aux idées et aux vieilles coutumes de la Chine. La croyance aux esprits, la philosophie de 
Confucius sont impitoyablement raillées. Quand la cour a élevé le eulte de ce pliilosophe à la 
première classe, le Xanfanpao a critiqué très ironiquement ce décret, pris, disait-il, pour sa- 
tisfaire et tranquilliser d'insatiables et mauvais conser\ateurs. 

Les journaux qui paraissent dans les ports ouverts, sur le territoire des concessions 
étrangères, à Shanghai, Tien-Tsin, Hankéou, sont naturellement ceux qui poussent le plus 
loin l'indépendance de leur opinion et la vìrulence de leurs attaques. Ainsi Vlmpartial, qui se 
publie sur la concession japonaise, à Tien-Tsin, est extrémement violent. Ceux de la conces- 
sion internationale de Shanghai, avec une tenue supérieure et en langue littéraire, le Tchongvaijépao 
(Univcrsal Gazette), le Nanfanpao, le Chépao, etc, qui tirent de 12,000 à 15,000 exemplaires 
et qui vont dans toute la Chine, ont également pris nettement position comme antimanda- 
rins. lls sont d'ailleurs, mais beaucoup plus secrètement, antidynastiques et antimandchous. 

Au début. cette licence n'a pas été aussi mal accueillie qu'on pourrait le croire, par les 
milieux.otficiels. Ce qui blessait en effet les uns intéressait vivement les autres et finalement 
chacun y trouvait son compte. L'impératrice elle-méme était une lectrice assidue de la feuille 
la plus satirique de la capitale, enchantée d'avoir de cette manière quelques renseignements 
sur la conduite des gens de son entourage et des ministères. La nouvelle relative aux intrigues 
pour la nomination d'un prince héritier et la révélation de l'échec de l'impératrice en cette cir- 
constance ont tout gate. Déjà le scandale provoqué par l'affaire de Hélongkiang et d'autres 
divulgations touchant à la vie privée des princes et des plus importants personnages de la 
cour, avaient fini par créer en haut lieu, contre le joumalisme, un très fort courant. 

Le Pckingpao a été supprimé, son directeur mis en prison et un projet de réglementation 
très sevère a été mis à l'étude. Un décret va paraitre incessamment. 

Ce coté d'information tapageuse et de critiqué acérée n'est du reste pas la principale 
caractéristique de la presse chinoise. Celle-ci est surtout, en eflet, patriote et réformiste. Son 
patriotisme, ombrageux, intransigeant et exacerbé par un extraordinaire orgueil de race, est 
celui de la nouvelle generation ìntellectuelle. Il tient tout entier dans cette formule « la Chine 
aux Chinois », au noni de laquelle toute une province, le Tchékiang, se soulève en ce moment 
contre une concession de chemin de fer accordée aux Anglais. Et c'est sous l'influence de ce 
mème sentiment qu'une campagne très active est également nienée contre l'intrusion des bonzes 
japonais au Foukien. 

Les journaux de Shanghai se signalent tout particulièrement par cette hostilité aux entre- 
prises étrangères ; on peut juger du ton véhément auquel ils se haussent par un entrefilet que 
publiait il y a quelques mois le Chépao, sur de soi-disant nienées des Franrais au Kouangsi. 
Après avoir dit que nos soldats avaient occupé une ville chinoise près de Langtchéou, il ajou- 
tait : « Il est probable que le morceau de viande qui est entré ainsi dans la gueule du tigre en 
ressortira bien difficilement ». La violence de cette animosité enlève à leurs informations, en 
cette matière, tout caractère d'objectivité, par conséquent toute valeur. La mauvaise foi et la 
puerile crédulité chinoises aidant, on arrive à des nouvelles fantastiques, Ielle celle-ci que pu- 
l)liait im jour ce mème Chépao : « Un télégramme du vice-roi du Setchoen annonce au.x auto- 
rités de Pékin que cinq mìssionnaires étrangers, ayant pénetré dans une partie de cette pro- 
vince, ont tue quelques Chinois, ont pris leurs coeurs et se sont enfuis. Le \vaì-\vou-pou a 
télégraphié pour qu'on arrète ces missioniiaires assassins ». L'année dernière, lors de l'affaire 
de Xanchang, un Pére lazariste franrais ayant été massacré à la suite du suicide d'un sous- 
préfet, le Xanfanpao, le Chépao, le Tchoiigi'aijépao aflìrmèrent que le missionnaire avait assas- 
sine le fonctionnaire chinoi's et avait ensuite mis, lui-mème, le feu à la mission. 

Il est vrai de dire que cette ardeur et cette malignité se retrouvent dans les notes en 



238 NOTIZIE 

faveur des réformes et les attaques contre les mandarins. Les journaux chinois excellent méme 
aux nouvelles tendancieuses susceptibles de favoriser leurs desseins. Car ils ont grandement 
contribué, en annoii'^ant tous les jours l'arrivée clandestine d'armes, le débarquement de nom- 
breux rcvolutionnaires et leur entrée dans Pékin, à provoquer, à la cour, le panique gràce à 
laquelle Yuan Chi Kai et sa clientèle moderniste sont revenus au pouvoir. 

Les tendances littéraires de cette presse ne sont pas moins curieuses à connaitre que son 
attitude politique. Elles se manifestent surtout dans les romans-feuilletons. On y volt que la 
fiction chinoise délaisse les vieux contes où les génies et tout le merveilleux des anciennes lé- 
gendes célestes tenaient la plus grande place, pour s'adonner à des sujets entièrement nou- 
veaux. Là aussi, l'influence européenne et les idées modernistes se font nettement sentir. De 
nombreuses traductions de ronians franrais et anglais ont été publiées. C'est ainsi que le 
Ououokozépao, de Canton, a donne Manon Lescaut et le Tchenjoujépao, de Shanghai, la 
Guerre des Mondes, de Wells. La Dame aux camélias a eu récemment, de la mème facon, un 
très gros succès. 

Le roman d'amour plait d'ailleurs au lecteur jaune. Plusieurs, traduits du japonais, le 
Héros de l'ainoiir, /'Amour et l'Aìiie, paraissent en ce moment dans divers quotidiens. Le 
Yangsingpao, de Canton, publie mème, sur un thème analogue, un roman purement chinois, 
avec ce joli tìtre : l'Ombre de la voile. 

Mais le roman politique d'actualité et le roman à clefs, pour lesquels les Chinois sem- 
blent avoir une prédilection particulière, plaisent encore davantage. C'est dans ce genre, où 
les écrivains célestes apportent leurs qualitès d'observations méticuleuse, d'ironie aig^è, de 
vérisme ingénu et cynique, que la nouvelle littérature chinoise trouvera sans doute son expres- 
sion la plus originale. Panni ces sortes de pamphlets romanesques, publiés actuellement, on 
peut citer : les Mtz-urs récents du peuple chinois, dans le Nanfanpao, roman contre les manda- 
rins ; dans le Tchotigz'aijépan, un roman sur l'affaire de l'institutrice Tsieou King, injustement 
exécutée comme révolutionnaire ; dans le Binpao, un autre roman intitulé : la Mauvaise Fille 
et dont le sujet est la recente accusation de concussion et de corruption portèe contre le prince 
Tsing. Tous ces journaux sont de Shanghai. Le Tsitoi en han sangpao (Journal commercial des 
soixante corporations), de Canton, publie un roman nationaliste très caractèristique : le Lion 
endormi. Le lion, c'est la Chine. Enfin, il faut mentionner un roman dialogué qui, sous le titre 
de les Nouveaux éducaieurs, est une satire mordante de la nouvelle couche d'intellectuels im- 
provisés, jouisseurs et arrivistes, plus habitués des lieux de plaisirs de Foochow road que des 
sal'.es de conférences. Avec son extraordinaire humour chinoise, faite de malice imperturbable 
et cruelle, de réalisme précis, et absolument dénué de nos délicatesses occidentales, c'est bien 
le plus piquant roman de mcEurs célestes qui soit. 

Il n'est pas inutile de joindre à ces notes succinctes quelques renseignements sur l'orga- 
nisation et la valeur commerciale des journaux. 

La plupart appartiennent à des sociétés dont les actionnaires sont des riches lettrés et 
des commerrants. C'est le cas des grands journaux de Shanghai et de Canton. On a vu que 
les plus hauts mandarins ne dèdaignaient pas d'entrer dans des combinaisons de ce genre, 
puisque le prince Tsing, Yuan Chi Kai et Tsem Tchoen Hien avaient des intérèts dans le 
Pékinkpao de Pékin. Souvent aussi, leur fondation est due aux libèralitès d'un vice-roi ou d'un 
gouverneur, qui a ainsi un important organe de publicité à sa disposition. C'est le cas de tou- 
tes les feuilles officielles paraissant dans les capitales provinciales. Les Japonais, également, 
ont des parts de propriété dans quelques-uns des quotidiens les plus lus en Chine. Certains 
méme de ceux-ci, comme le Fongypao, de Pékin et le Erentien-k'oatipao, de Moukden, leur 
appartiennent entièrement. Les étudiants et les rèvolutionnaires possèdent de leur coté des 
journaux qui paraissent en dehors de l'Empire ; le Tchoung-Kouokpao et le Shenougpao, à 
Hong-Kong, le Sin Che Kiai Ki, à Paris, et l'on annonce la publication prochaine, au Japon, 



NOTIZIE 



239 



du Tcheng-Foapao (rÉbraiilement de la Chine). Il y en a encore à Singapour et aux iles 
malaises. 

Les femmes elles-mémes ont, à Pékin, le Niìpao (Journal des dames), qui est redige 
exclusivement par elles, notamment par une sceur du prince Sou. Ce journal, qui a pour but 
le relèvement intellectuel et moral de la femme, contient des articles sur les usages européens 
relatifs aux diners et réceptions, à l'economie domestique, aux modes et aux étoffes. Il con- 
tient, en outre, des articles de vulgarisation scientifique et parfois des petits problèmes à ré- 
soudre. Il a récemment publié un roman-feuilleton dont l'héroìne était une fille qui avait voulu 
s'instruire, malgré l'opposition de sa famille, et qui, gràce à son savoir, avait pu ensuite sauver 
de la misere ses parents appauvris. 

La direction des grands quotidiens politiques est généralement confiée à des lettrés de 
réputation, dont certains ont occupé de hautes fonctions mandarinales. Le directeur du San- 
fanpao est un ancien taotai de Shanghai, celui du Chépao est un ancien assistant au wai-wou- 
pou, neveu du ministre de Chine à Vienne ; celui du Tchenjoujépao est un ancien taotai du 
Koeitchéou. 

Les rédacteurs, jeunes bacheliers, sont les employés de la société propriétaire, qui les 
paye à raison d'environ 50 dollars (140 francs) par mois. Quelques journalistes cependant ga- 
gnent davantage. Ce sont des écrivains qui vendent aux journaux des dissertations sur les 
choses et les idées modernes. Leur gain peut atteindre une moyenne mensuelle de 150 dollars 
(le dollar argent vaut actuellement 2 fr. 80). 

Quant à la valeur marchande des journaux, voici quelques chiflres qui peuvent en donner 
une idée assez exacte : 

Le Tchenjoujépao a été lance, à Shanghai, il y a quelques mois, avec une somme de 
200,000 taels (800,000 francs). Les notables du Tchékiang ont tout dernièrement forme une 
société au capital de 300,000 taèls (1,200,000 fr.), pour la fondation, à Haugtchéon, d'un grand 
quotidien. Par contre, les autorités du Houpé viennent d'acheter, pour la minime somme de 
3000 taéls, le Hanpao, d'Hankéou. 

Il faut dire enfin que, dans les ports où le trafic est intense, la publicilé commerciale 
est une source abondante de bénéfices pour les quotidiens importants. Ce qui ne les empèche 
pas d'ailleurs de sombrer, comme il vient d'advenir du Sinpao, de Shanghai, après huit mois 
d'e.xistence et de la facon la plus occidentale : pour épuisement des capitau.x. 

Il résulte de ces quelques indications qu'il existe désormais une presse cliinoise, et que, 
si celle-ci est encore loìn d'avoir l'outillage et les moyens d'information de la nótre, elle mé- 
nte cependant d'ètre considérée, avec les chemins de fer, comme le plus sérieux instrument de 
modernisation dans l'Empire du Milieu. 

The Portuguese marine chart of Canerio. — In tlie series of maps illustrating early discovery 
and exploration in America, issued in facsimile under the joint auspices of the American Geo- 
graphical Society and the Hispanic .Society of America, the first number issued is the large 
World iMap of Jodocus Hondius, drawn by that master not later than 161 1, of which map but 
one originai copy is now known. 

As the second in the series is announced the great Portuguese Marine Chart of Nicolo 
de Canerio, representing the world as it was known at the beginning of the sixteenth century. 
In size it measures 225 by 115 cm. It bears no date, but there is good reason far believing 
it was drawn as early as 1502. "Opus Nicolay de Canerio latitiensis" is the legend appearing 
in the lower corner on the left, which legend gives us the name of the author. 

Little is known concerning Canerio, and we are left to conjecture as to whether this 
excellent piece of work was done in Portugal, the country whose language in the main is em- 
ployed, or in Itah', his native country. It belongs to the same marine or portolan type as 



240 NOTIZIE 



does the Cantino chart, and it seeins probalile that they are soniewliat modified copies of a 
common originai. 

The only known copy of the map, from which this facsimile has been made, was disco- 
vered a few years ago by L. Gallois in the Archives du Sennce hydrographiqiie de la Marine, 
Paris, and it is now one of the treasures of that department of the French Government. 

It appears that it came to the Archives of the State Department in the year 1669, which 
was before the first collection of papers relating to the French Marine Affairs was ordered by 
Colbert, and more than one quarter of a century before the creation of the Archives of the 
French Xavy. 

Canerio worked out bis chart with great care and artistic kill, and although the parch- 
ment has suftered greatly from want of proper handling, every inscription is stili perfectly le- 
gible. Considering the crinkied condition of the parchment, the reproduction is nothing less 
than a masterful piece of photography, in which every detail of the originai is faithfully given. 

The nomenclature of the chart closely resembles that of the Cantino chart, yet there are 
some important variations to be noted, and in particular a large number of most important 
additions. The north continental area of the New World has by Canerio a farther extension 
southward, reaching from 20" to 58° north latitude, giving about eighteen degrees more of 
coast line than is shown by Cantino. At both extremities of this continental area a Spanish 
flag has been placed to indicate the e.xtent of Spanish claims. It is further noticeable that 
the southern continent has an extension of about ten degrees embracing the coast line bet- 
ween 11° north and 38° south latitude. 

Canerio, proud of his countryman, writes : "Has antilhas del rey de Castella descoberta 

por collonbo ienoeizc almirante '' Cantino oniits the reference to the nationality of 

Columbus. Though wanting some of the artistic touches of the Cantino chart, Canerio has 
given US one of greater scientific value, one richer in nomenclature, the oldest known marine 
chart on which are indicated the degrees of latitude, although he has omitted to mark the 
degrees of longitude. 

An additional importance seems to attach to the chart of Canerio since the recover>- of 
the long lost WaldseemùUer maps. 

A coniparison of legends and of nanies along the coast of the N'ew World and of .Vfrica, 
as Fischer has clearly shown, indicates such an extensive agreement between Canerio and 
WaldseemùUer as to furnish convincing proof that it was this Canerio chart, or one exactly of 
its type, of which Waldseemiiller made use in his map of 1507. 

The agreement between the Canerio chart and the Waldseemiiller map of 15 16 is parti- 
cularly striking. It indeed appears that in the Canerio chart, the WaldseemùUer map of 1516 
and the large map of Frisius, of 1525, we have what may be called three editions of the same 
work. It also seems probable that it is the Canerio chart to which WaldseemùUer refers in 
his preface to the "Suppleme?itiiin" of the Strasburg Ptolemy of 1513, in which he speaks of 
Duke René placing a Portuguese marine chart at his disposai for publìcation. 

Xot less than the Hondius World .Map will this chart by Canerio appeal to specialists, 
coUectors and students of early American history. As above stated, it is a chart of the grea- 
test scientific vaine. 

It will be issuéd in loose sheets agreeing in size with the sheets of the Hondius map, 
in a neat portfolio with a brief descriptive text and keymap. 

The reproduction is now ready for distribution. 

Comm. Leo S. Olschki, Direttore-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 

1908 - Slab. lipografico Aldino, direno da L. Franceschini - Firenze. Via Folco Porlinari, 3. 



Anno X Ottobre 1908 Dispensa 7° 



La Bibliofilia 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



ì mappamondi di Taddeo Crivelli e la stampa bolognese 
della Cosmografia di Tolomeo 




[empre instabili e di frequente erronei appaiono certe affermazioni 
e certi giudizi di molti bibliografi anche moderni, i quali, in man- 
canza di notizie storiche, usano troppo spesso attribuire all'osser- 
vazione ed all'analisi estetica il massimo valore. 

Ma, per quanto sia acuta la loro intuizione e la loro esperienza 
e per quanto sia rigidamente condotto il discorso, non sarà mai possibile all' au- 
tore di spogliarsi interamente di quella paVte soggettiva e personale che costi- 
tuisce come la base e il fondamento precipuo del suo giudizio. 

I bibliografi non potendo e spesso ancora non volendo fare lunghe e fa- 
ticose ricerche storiche per accertare certe date da tutti riconosciute per false, 
pur di tentare comodamente una soluzione probabile ed accettabile, credettero 
sufficiente di dedurla da confronti analogici di certi errori e giudicarono fon- 
dandosi sulle congetture più che suU' osservazione scientifica. 

In realtà il metodo usato non offre molti vantaggi, né serio risultato; e 
più spesso resta a dimostrare l'acume dialettico, 1' arte mirabile, la dottrina pro- 
fonda di cui alcuni bibliografi hanno saputo valersi, ma non giova, né contri- 
buisce alla verità ed alla storia più di qualunque altro giudizio che riposa nel- 
l' ipotesi. 

Non di rado la data delle stampe quattrocentine è manifestamente errata 
e reca omissioni più spesso dovute ad imperfetta collocazione di qualche espres- 
sione numerica, che ad altra causa. 

I bibliografi, dovendo pur classificarle, applicarono a codeste stampe il loro 
esame critico ed estetico di confronto e credettero di correggere e di stabilire 
certe date in tal modo. 



242 LINO SIGHINOLFI 



Cosi sperarono di cogliere nel vero quando corressero la data di alcune 
stampe quattrocentine aggiungendo una X e anche due. 

]\Ia non sempre questo criterio diede buoni risultati perché non sempre è 
giusto attribuire la stessa causa allo stesso effetto. 

Molte volte l'errore poteva aver avuto origine da sviste tipografiche, molte 
altre poteva anche esser voluto e pensato ; né per questo era lecito sperare sem- 
pre nell'esattezza del criterio adottato per emendare le date. 

Intorno alla stampa bolognese quattrocentina della Cosmografia di Tolo- 
meo che, come è nota, fu impressa pei tipi di Domenico de' Lapi, scrissero e 
dottamente discussero con molto interesse specialmente alcuni tra i bibliografi 
del secolo XVIII giungendo quasi tutti alle medesime conclusioni nel ritenere 
errata la data del 1462, pur essendo molto discordi nel proporne una che fosse 
accettata da tutti. 

Il primo a parlarne fu Martino Raidel il quale mise in dubbio quella data, 
ma non volle o non seppe fare di meglio (i); altri poi lo seguirono, italiani e 
stranieri, nell'esporre diverse opinioni e giudizi fino al Meerman (2) che cre- 
dette di poterla attribuire al 1482, appoggiandosi specialmente ai giudizi pro- 
nunciati dai suoi predecessóri, e sopratutto al fatto che gli antichi tipografi, 
per vanità di gloria e desiderio di guadagno, cedessero spesso alla tentazione 
di apporre ai libri che andavano stampando false sottoscrizioni. 

Il Breitkopf di Lipsia giunge perfino a credere che lo stampatore abbia 
preso una I in luogo di una L e cosi mette insieme 1' inverosimile data del 1491. 

Col sistema usato da questi scrittori e bibliografi sono dunque possibili e 
probabili, secondo ciascuno di essi, le date da loro proposte che s' aggirano 
intorno al primo trentennio degli inizi della stampa a Bologna. 

A mio credere ancor più strano si presenta il giudizio espresso in propo- 
sito da G. B. Audifredi, il dottissimo bibliotecario della Casanatense. Questi, 
dopo aver ripreso in esame la questione e, dopo aver brevemente discusse le 
ragioni addotte dai bibliografi che si occuparono della suddetta edizione del To- 
lomeo, non solo inclina a stimare verosimile la data del 1491, ma aggiunge an- 
cora che i caratteri usati per la stampa del Tolomeo sono que' medesimi coi 
quali Domenico de' Lapi impresse nel 1477 l'opuscolo De conservatione sqni- 
tatis di Benedetto da Norcia ed altre opere a lui ignote e conclude : « Quos qui- 
dem characteres deformes esse, nemo, nisi oculorum lumine laesus, qui eiusmodi 
opuscula tractaverit, unquam affirmabit, » e inoltre per altre considerazioni sulla 
perfezione dei caratteri, per 1' uso diverso delle segnature e del doppio indice 
dice essere il Tolomeo più antico (3). 

Il Crevenna poi, parlando dell'edizione bolognese del Lapi mentre descrive 
quella di Roma del 1478, attribuisce allo Sweinheim di Roma il primato per 
aver incise carte geografiche in rame e giudica che la prefazione suddetta con- 



(i) Commentano Critica litteraria de C. Ptolomaei Geographia ciiisquc Codicibus tam ma- 
■iptis, qiiam tipis expressis. Norimbergae, 1737, cap. VI. 

(2) Origiues Typographicae. Hagae Comitum, 1765, Tom. II. 

(3) Specimen historico-cniicum cditioniim Italicaytim safciili XV eie. Romae, Palearini, 1734, 
12 e segg. 



I MAPPAMONDI DI TADDEO CRIVELLI E LA STAMPA BOLOGNESE 243 



venga meglio ad un'edizione prima adornata di tavole, di quello che ad una 
seconda ; riflettendo inoltre, che se lo Sweinheim è stato l' inventore di esse 
carte, non è possibile che l'edizione di Bologna sia anteriore, contenendone essa 
ancora, e finalmente inferendo che se l' incisione fosse stata nota avanti l'epoca 
della stampa romana, avrebbe le sue tavole anche la vicentina del 1475 (i). 

Il dotto ed eruditissimo Bartolomeo Gamba ancora una volta riprese in 
esame la questione e, a proposito delle false sottoscrizioni, molto acutamente 
osservò che nella maggior parte delle date, dov'è evidente che sian corsi er- 
rori, questi furono causati da accidentali, ma in niun modo maliziose combina- 
zioni (2). 

Ma lasciando da parte le multiformi argomentazioni di quei dotti biblio- 
grafi noto che l'esame estetico non ha dato alcun serio risultato ed è riuscito 
soltanto ad intorbidare maggiormente la questione senza porgere poi alcun deci- 
sivo vantaggio a favore di una opinione piuttosto che d' un' altra. 

Del resto anche i bibliografi moderni seguirono il facile metodo della con- 
gettura, ma non tutti furono d' avviso di dover accettare le loro conclusioni 
troppo discordi e indipendenti da ogni valore storico e scientifico. Molti dei più 
autorevoli ritornarono cautamente al 1482 e ammisero la mancanza di due X 
e cosi negarono ancora ogni primato artistico e tipografico all'edizione bolo- 
gnese del Tolomeo. 

La vessata questione sarebbe ancora, dopo tante discussioni e tanti dotti 
e svariati giudizi, da risolvere, né allo stato delle cose poteva trovare alcuna 
soluzione che non fosse diversa in tutto dalle altre. 

Spettava alla ricerca ed all'indagine scientifica, la quale soltanto può as- 
serire con certezza quale delle tante congetture sia nel vero, di definire compiu- 
tamente la controversia. 

Una serie di fortunate indagini mi hanno messo in condizioni di recare 
piena luce sull' importante argomento che ha occupato invano i più dotti ed 
insigni bibliografi del tempo passato. 

Ma prima di esporre ordinatamente il risultato delle mie ricerche non sarà 
inopportimo ricordare ancora che il Gallizioli parlando a proposito degli stam- 
patori di Bergamo espone l'opinione che, con tanti altri, anche il Lapi fosse uno 
dei fuggiti dalla città di ]Magonza quando il Conte Adolfo di Xassau nel 1462 
la prese d'assalto (3). 

Anche Bernardo Monti, che scrisse una voluminosa opera sugli stampatori 
bolognesi (4) parlando del Lapi sta lungamente dubbioso se crederlo straniero 
o di Bologna tanto più che riconosce non essere infrequente questo nome nella 
sua città, ma poi finisce per giudicarlo tedesco ricordando che nel 1479 com- 



(i) Catalogne raisonné eie. Amsterdam, 1776, Tom. \', pag. 15 e segg. 

(2) Osserz'azioni su la edizione della Geografia di Tolomeo fatta iti Bologna eie. Bas- 
sano, 1795, pag. XIII. 

(3) Dissertazione sull'Origine della stampa e degli stampatori di Bergamo, pag. S. 

(4) Cfr. Notizie dei stampatori e librari per opera dei quali fu esercitata in Bologna la 
stampa eie. Voi. II, pag. 1517, ms. segn. B. 131S esistente nella Biblioteca Comunale dell'Ar- 
chiginnasio. 



I 




^■l.?zé 




MAPPAMONDO. 



246 LINO SIGHINOLFI 



pose e stampò un Vocaòulariiis italico-tcìitnìiicus di cui fa menzione l'Audi- 
fredi(i). 

Invece Apostolo Zeno in una delle sue Lettere mostra di prestar piena ed 
intera fède alla sottoscrizione che si legge in fine della stampa del Galeottiis 
Marthts, edito nel 1476, nella quale lo stampatore afferma di essere cittadino 
bolognese. 

Di una famiglia denominata de' Lapi si ha precisa notizia a Bologna anche 
nei secoli precedenti. 

11 Frati, parlando dei miniatori bolognesi del secolo XV che ornarono i 
Corali della Basilica di S. Petronio, ricorda di aver trovato fra le carte dell'Ar- 
chivio anche il nome di un Pollo de' Lapi fra i pigionanti della Fabbrica (2). 

Domenico q. Paolo de' Lapi si trova menzionato per la prima volta in un 
documento del 7 aprile 1470. Egli si dichiara cittadino bolognese e di profes- 
sione miniatore, abitante in cappella di S. Maria di IVIascarella e si costituisce 
alla presenza di maestro Bartolomeo q. ser Matteo de' Xapi, abitante in cap- 
pella di S. Maria Maggiore per ricevere ed accettare la somma di lire cento 
di bolognini che Bartolomeo assegnava alla figlia sua Margherita, moglie del 
Lapi, sotto titolo di dote. 

Nell'accennato documento Domenico de' Lapi si dichiara maggiore di 25 
a ti ni et ctatis per /cete (3). 

Circa due anni dopo, cioè sulla fine dell'agosto 1472 un altro atto notarile 
ricorda di nuovo Domenico de' Lapi siccome cittadino bolognese e miniatore, 
ora abitante in cappella di S. Margherita, il quale stipula un contratto con certo 
Baldassarre q. Bartolomeo, muratore, per prendere in affitto una casa posta in 
cappella di S. Procolo, per il prezzo di lire tredici di bolognini all' anno (4). 
Fra i testimoni che si trovano presenti a questo atto è indicato il nome di Pa- 
squalino q. Battista de' Libri, che il Frati indica come uno di quegli artisti cele- 
brati che lavorò intorno alle miniature dei corali di S. Petronio in Bologna (5). 

Da questi due e da altri documenti ancora risulta manifesto che il Lapi 
era cittadino bolognese e di professione miniatore e che fino a questo tempo 
aveva limitata la sua attività all'arte del miniare né, forse in causa delle mi- 
sere condizioni finanziarie, aveva pensato a stampar libri. La nuova arte era al- 
lora al suo primo apparire in Bologna, accolta da molti con ostilità e doveva 
lottare ancora colle inevitabili difficoltà tecniche che di solito precedono 1' affer- 
marsi di ogni invenzione anche fra le più utili e vantaggiose. 

Ma l'affinità della sua arte con quella del libraio e dello stampatore do- 



(i) Loc. cit., pag. 31. 

(2) l.oc. cit., pag. 17. Notisi che il nome Pollo è corruzione di Paolo anche oggi usata 
in dialetto bolognese e che molto facilmente Domenico apprese la professione avita secondo il 
costume dei tempi. 

(3) Archivio Notarile di Bologna, Rogito di Domenico Amorini, 7 aprile 1470. Debbo par- 
ticolari ringraziamenti al Direttore, Dott. Nardi, ed agli altri impiegati per le speciali cortesie 
usatemi. 

(4) Archivio Notarile di Bologna, Rogito di Zaccaria Righetti, 31 agosto 1472. 

(5) Cfr. Frati Luigi. / Corali della Basilica di S. Petronio in Bologna eie. Bologna. Za- 
nichelli. 1S96, in-8 pag. 41. 



I MAPPAMONDI DI TADDEO CRIVELLI E LA STAMPA BOLOGNESE 247 

vette senza dubbio allettarlo e lusingarlo a dedicarsi anche alla stampa, tanto 
più che il guadagno non poteva non essere maggiore. 

Nondimeno la povertà sua era un primo e grande ostacolo a progredire, 
anzi a cominciare a sostenere le gravi .spese che erano necessarie per 1' acqui- 
sto del costoso materiale tipografico e si aggiungeva all' altro di dover appren- 
dere il modo di servirsene. 

A dimostrare come egli sapesse uscire da queste prime difficoltà viene a 
proposito un atto notarile dell' anno 1474. Da questo apprendiamo che il 28 
gennaio Matteo q. Pierino Moretti di Brescia, dottore di medicina, e Domenico 
Lapi di comune accordo stabilirono certi patti per procedere alla stampa del 
Libcr Pandcctaritm mcdìciiiac di cui era incaricato espressamente Giovanni Uster 
di Campidone colla garanzia dello stesso Lapi. 

Il Moretti doveva dare la copia delle Pandette corrette al par ago >i de tuli 
simili excmplari che se ritrovano dentro de Bologna affinché si potesse imprimerne 
tanti volumi quanti fossero piaciuti al Lapi e al Uster. Inoltre il Moretti, entro 
il termine di quindici giorni dalla stipulazione del contratto, poteva entrare nella 
società contribuendo colla somma di cinquanta o di cento ducati d' oro ed an- 
che di più a suo piacimento. 

Da parte sua poi il Lapi prometteva di dargli, a titolo di compenso per la 
correzione, venti volumi delle Pandette stampate oppure il prezzo di essi, secondo 
quanto sarebbero venduti a Bologna, con patto espresso che se il Lapi avesse 
voluto dare al Moretti il prezzo corrispondente fosse obbligato a detrarlo dal 
totale della società nelle prime somme ricavate. 

Nel caso poi che l'esemplare non fosse bene corretto, tanto il Lapi quanto 
r Uster non erano tenuti a consegnare i venti volumi delle Pandette e il Mo- 
retti non doveva aver nulla (i). 

Questo documento è il primo che attesta della nuova attività artistica cui 
il Lapi si era allora dedicato. 

Forse non andiamo di molto errati credendo che oramai fiorisse rigogliosa a 
Bologna l'arte della stampa, la quale, malgrado le molte e potenti difficoltà incon- 
trate sul suo nascere, andava affermandosi incoraggiata sopratutto ed aiutata dalla 
benefica influenza dello Studio e del nuovo incremento delle arti e delle lettere. 

Infatti molti sono i tipografi stranieri che si fermano a Bologna e lasciano 
quivi le loro traccie pubblicando libri per le stampe. Da questi appresero i no- 
stri stampatori bolognesi e ben presto si resero maestri e padroni della nuova 
e meravigliosa arte. 

In questa impresa, che è indubbiamente tra le prime, il Lapi ebbe bisogno 
di avere vicino a sé uno stampatore provetto ed esperto che molto facilmente 
recava seco i caratteri e i tipi per compiere i lavori tipografici a lui commessi 
e lo stampatore tedesco potè cosi addestrare il Lapi. 

La stampa delle Pandette fu cominciata infatti, secondo una convenzione 
posteriore al contratto che abbiamo indicato, doveva essere terminata per tutto 
il mese di luglio di quell'anno con una tiratura di 500 esemplari (2). 



II) Archivio Notarile di Bologna, Rogito di Antonio Amorini, 28 gennaio 1474. Doc. I. 

(2) Archivio Notarile di Bologna, Rogito di Paolo Fronti, 9 febbraio 1474. Tutti i bibliografi 

compreso l'Hain (Indices, pag. 351) sono incerti nel giudicarla pubblicata a Modena, oa Mantova, 



248 LINO SIGHINOLFI 



Sembra però accertato che 1' Uster, sul punto di consegnare il lavoro suo, 
già finito, se ne fuggisse a Modena, pochi giorni prima della scadenza del ter- 
mine fissato. 

Infatti risulta da un atto notarile del 26 luglio che il Moretti, il quale 
aveva eseguito diligentemente il suo lavoro, accortosi della fuga dello stampa- 
tore tedesco e saputo eh' egli s'era rifugiato nella vicina città costitui e nominò 
suo procuratore Gerardo de la IMolza, cittadino modenese, per chiedere a Gio- 
vanni Uster una certa quantità di libri stampati che, a quanto si può arguire 
debbono essere proprio i venti volumi delle Pandette a lui dovuti (i ). 

Ma anche a Modena lo stampatore tedesco non si sente tranquillo e va 
in cerca di fortuna migliore glassando a Padova. 

Il Moretti gli sta assiduamente alle costole e Io segue anche a Padova 
dove crea prontamente un altro procuratore nella persona del suo collega di 
medicina Pietro da Verona (2). 

Xon è noto come finisse la vertenza ; a noi basta di aver mostrato che il 
Lapi era veramente tipografo e libraio di professione e che cominciò a stam- 
pare anche prima del 1476 al contrario di quello che tutti i bibliografi hanno 
scritto e creduto fino ad ora. 

Noto inoltre che il Lapi presente come testimonio al suindicato atto nota- 
rile, è chiamato librarius per la prima volta. 

Ma anche in un altro documento di poco anteriore, e dello stesso anno il 
Lapi è qualificato col titolo di lihrariìis; anzi sembra che lo stesso suo suocero 
Bartolomeo de' Xapi che aveva bottega in capella di S. Giusta, si occupasse 
egli pure di commerciare in libri. 

Fra gli atti del Foro dei Mercanti trovo la dichiarazione di certo (rerar- 
do di Masino de Alemania il quale, ad istanza di Simone Nicola, suo fratello 
confessa di esser debitore di trenta ducati di camera per il prezzo di certi libri 
fatti a stampa venduti a Venezia, che egli promette di pagare a Bologna a Do- 
menico de' Lapi e Bartolommeo de' Napi avendo presso di questi tanti libri 
stampati per lo stesso valore (3). 

Il Lapi ora abita non più in capella di .S. Procolo, ma in S. Maria di Ma- 
scarella dove dimoravano pure in quel tempo, LTgo Ruggeri, Caligola e Baza- 
lerio de' Bazalerii, suoi cognati, tutti stampatori bolognesi. 

In un altro documento, che è pure una nuova conferma dell' attività sua 
nel commercio librario, vediamo il Lapi che, ad istanza di Guidone q. Matteo 
Zanchini, mercante fiorentino, confessa di esser debitore della somma di duecento 
ducati d' oro ricevuti in prestito da Simone di Giovanni Sandri rilasciando una 
lettera di cambio da pagarsi il i marzo del prossimo anno 147S diretta a Gio- 
vanni di Montecuculo in Ferrara (4). 

Più tardi il giudice del Foro dei Mercanti, ad istanza di Michele de' Ca- 
sali, cita il Lapi perchè paghi un .suo debito di sei ducati d'oro e, non avendo 



(i) Archivio Notarile di Bologna, Rogito di Paolo Fronti, 26 luglio 1474. 

(2) Archivio Notarile di Bologna, Rogito di Paolo Fronti. 11 febbraio 1475. 

(3) Archivio Notarile di Bologna, Rogito di Girolamo Be/zisi, Prot. XII 1 6 gennaio 1475, 

(4) Archivio Notarile di Bologna, Rogito di Partoloineo e Cesare Panzacclii, S marzo I477- 



I MAPPAMONDI DI TADDEO CRIVELLI E LA STAMPA BOLOGNESE 249 

ottenuta obbedienza, fa sequestrare alcune pelli e certi mappamondi che si tro- 
vano nella sua bottega (i). 

Da tutte le citate testimonianze mi pare che risulti chiaro ed evidente che 
Domenico q. Paolo de' Lapi era bolognese e forse della stessa famiglia di quel 
Pollo de' Lapi, miniatore, che fu già nominato fra i pigionanti della Fabbrica 
di S. Petronio. Risulta ancora che, come quello, egli pure era miniatore di 
libri, e più tardi divenne libraio e stampatore, specialmente coll'aiuto di Si- 
gismondo de' Libri, e pubblicò opere importanti e celebrate, fra le quali va no- 
tissima la stampa della Cosmografia di Tolomeo con 26 Tavole in appendice. 

Di questa stampa mi occuperò ora più specialmente riprendendo in esame 
uno dei rarissimi esemplari che ci sono rimasti e cercherò di offrire agli stu- 
diosi ed ai bibliografi tutte quelle notizie che ho potuto raccogliere allo scopo 
di rettificare e di correggere gli errori e le inesattezze che intorno ad essa fu- 
rono scritte sin qui. 

Nessuna notizia e nessun cenno si possiede intorno alle vicende che ac- 
compagnarono e seguirono la pubblicazione di questa importantissima stampa 
quattrocentina, la quale, pur non essendo del 1462, come si legge nella sotto- 
scrizione, segnò, senza alcun dubbio, uno dei più notevoli avvenimenti artistici 
e scientifici non solo per Bologna, ma per tutta l' Italia. 

L' esemplare di cui cercherò di dare una fedele ed esatta descrizione si 
conserva in ottimo stato presso la Biblioteca Universitaria di Bologna. 

Esso è stampato in foglio massimo di mm. 423x285 in carattere romano 
a due colonne di mm, 323X89, di linee 57 per pagiiia intera; ha il registro e 
le segnature sono disposte : A^ B+ C^ D- a^ b^ c^ E^, poi segue un foglio senza 
segnatura. Le lettere capitali sono minuscole con spazio bianco riserbato per la 
miniatura. 

Il libro è diviso in due parti distinte, la prima di carte 59, occupata dal 
testo latino, e da una carta bianca, la seconda dalle carte geografiche che som- 
mano in tutto a 26. Nell'esemplare di Bologna manca poi la prima carta che era 
bianca. 

A maggior chiarezza e soddisfazione del cortese lettore offriamo una esatta 
riproduzione della prima pagina stampata e della sottoscrizione. 

Il Gamba, che ha perfettamente descritto un esemplare della Cosmografia 
che trovasi nella Marciana di Venezia, ha osservato che la carta usata per la 
stampa non è tutta di una qualità, ma reca tre marche distinte di cui « una e 
la più frequente rappresenta una porta in un circolo ; un'altra tre monticelli con 
una croce che si eleva sopra quello di mezzo ; e la terza un giglio coronato » (2 ). 

Invece il nostro esemplare di Bologna, sconosciuto al Gamba, non presenta 
altre marche all' infuori della prima e la carta, pur essendo qua e là più grossa 
e consistente, è nondimeno della stessa qualità e provenienza. 

Passando ora a dare notizie intorno alla stampa della Cosmografia del 
Lapi e alle varie vicende che accompagnarono la celebrata opera vediamo di 



(i) Archivio di Stato di Bologna, Foro dei Mercanti, 6 ottobre 1477. Probabilmente sono 
di quegli stessi che per i primi si stamparono a Bologna dal Crivelli, come vedremo, nel 1474. 
(2) Loc. cit., pag. XI. 



250 LINO SIGHINOLFI 



esporre con ordine e chiarezza i notevoli risultati conseguiti dopo lunghe e pa- 
zienti ricerche compiute intorno all' importante argomento. 

Il primo accenno che riguarda la stampa suddetta ci viene offerto da un 
atto notarile che porta la data del giorno 8 settembre 1474. 

In questo giorno Filippo di Giacomo di Balduini di ^Milano, cancelliere di 
Giovanni Bentivoglio, Giovanni di Baldassarre degli Accursi di Reggio, maestro 
Taddeo q. Niccolò de Crivelli di Ferrara, Lodovico e Domenico de' Ruggeri 
di Bologna convennero insieme nello studio e nella cancelleria stessa del Si- 
gnore di Bologna e stabilirono di fondare e di costituire una società fra loro 
per far stampare la Cosmografia di Tolomeo cuvi siiis oportunis e con certi patti 
che furon consegnati al notaio sottoscritti dalle parti (i ). 

CLAVDirpTOLAMAEI ALEXAN 
DRINICOSMOGRAPHIAEOCTA 
Vi ET VLTIMI LIBRI FINIS. 

Hic finir Cofirograpliia Proletrci tmpreffa 
op% dominici de lapis ciuis Bononiéfis 

ANNO. M. ecce. LXII. 
MENSE IVNIl.XXIIl. 
BONONIE 

REGISTRVM HVIVS LIBRI 



Questa è la prima e laconica notizia rinvenuta nel protocollo del notaio 
bolognese, né pur troppo altro ho potato trovare fra le poche carte e i fram- 
menti degli atti notarili. Senza dubbio la minuta originale sarebbe stata prezio- 
sissima perché, contenendo tutti i particolari, a noi ignoti, della convenzione fra 
loro stabilita, ci avrebbe messi in grado di conoscere il modo col quale era di- 
stribuito tutto il lavoro tipografico e specialmente cartografico e di rilevare con 
sicurezza la parte avuta in questa società non solo dal cancelliere di Giovanni 
Bentivoglio, ma anche dal celebre miniatore Taddeo Crivelli. 

Questi, nativo di Ferrara, era venuto in bella fama per la Bibbia da lui 
miniata in una con Franco di Giovanni dei Rossi di Mantova per commissione 
del Duca Berso, impiegandovi sette anni di continuo lavoro, la quale riusci uno 
dei più splendidi saggi dell'arte del minio (2). 

Dopo la morte del munifico Duca D' Este, avvenuta nel 147 1. ha principio 



(i) Archivio Notarile di Bologna, Rogito di Roberto Lombardi, S settembre 1474. Doc. HI. 
(2) Fr.\ti, loc. cit. pag. iS. Dubito assai che il Crivelli sia nativo di Ferrara, come af- 
ferma il Frati. 



BEATISSIMO PATRI ALEXAN 
DRO QVINTO PÒNT. MAX . AN 

GELVS 

y(^^^ D tìpora Claudii Ptolema: 
/^\ ^^JX^iuiri Alexindrini cogitanti 
/^ ^^^""^ *"''" '"""^ occurrit :ut cjuéad 
^j»,j!^ moda in rebus cxteti9:quae 

a natura glgnutur. fecuia ali 
«JuàJoipafeuexcekftm liderum meatuicjue i 
ifeiiora oi mittac feu ex ipi9aens.terrarcj) tepe 
riefeuexutrocjjqii rame ci^uni hfe pot uber 
tate qtudi infoliti pariunt:fic etiaj i pricbrit 
obtigtffe ingenita uifum eft. Apud cnimi diuiri 
Platonis feculumper multosegregios floruif 
fe philofoplios nouimus. Per multos etiam or» 
torea.eademqiie demoflhsnis tulenit tempora, 
quot preflatifiTi.Tiiclaruere uiri diui Augufli im 
perio.diuinaria fcripturatuj pnncipes:c|ui i nra 
s-eligionehabent'.&apud grscosi&iapud no3 
nanne ex una tanquam matte. uel nido:una gè 
nnerunt fecuh.necin Iiberalibus tantu diuinif 
que doftrinis animaduertiffe hoc Iicetifed i re 
ip/à militari minonbus aliis dirciplinis:fciilpto 
)'unipiilorum^;a!i3rui:f, arnumtquasetaa qua 
dam una exccllentifTime fibi ufurpauifle eft co 
gnica:8Criparu3c5ponef magnis lice t;! -ce ipm 
noftrum leculùin ciuitate precipue ueflra flore 
cia.quotemicuit ingeniis.que prope modujfo 
pita Iiberalium ftudia. maxima fui gloria rufcitj 
uerunt.Tulerunt K au'tcré omniu mathemati 
corum.huc Ptolemcù dinini Antonini tempora 
que-abnnde claritTimis Si aliis f Icruére igeniia 
quorii opera- inmortalitati ipfi feculij ipfti confe 
craoit.AliiquiJcalia.ProIerr.Bus uero ipe qua; 
multa diuinitu? xdidit.interqu«:84orbH fitii 
diligentifTime.ut cetera amathematicis nódif 
cedens exhibuit.fiic uero alio qnodamodo.quà 
noftrinterquosPliniusftciidusCofmographo 
mm palmi ferre uidet-.ré hic traflauit.llli.n. 
licethabitabiléuniuerfi orbis fitij defcriprerie 
nò tamen ex eoriì preceptis piane captari poteft 
qua arte tocius otbis pi^fìura formari ualeat:ut 
proportio cuiufque pria ad totfi uniuerfale (èr 
uetur. Pretcreanemoab illis doceri poten.iiifi 
grofTiori quodimodo:quc. (éu quante inclinati 
cnis flit ad quatuor celi piagai. eotu (ìtuu.quot 
in piilura figere decreuerimus nedu quippe 15 
gitudinerri locorum a fixo quodi noflre habita 
bilia totius termino dii<lìam. Qua: tamen rara 
iSuentioefl.Sed nec htiturliné poniàr.noftrone 
ttiinulius pcepta traJi Jit lubitabilé ipm orbe 
i plure* piilure tabulas pofTe diuidi.méfuracii 
roto .-eque (eruata.Eorudc h nemo prodit.qua 
ratione orbis ipfe no(ler:qui fpliericus ef^.in'u 
perficiem oianJ deducjrur:nò cj, noftros:qut p 
ftatitilTimi mca traditione extiterunt uiri argué 
dos.rantirper fenfcà. fed cj, fuis cótcti limitib9 



hinoricotummorerer.^nu (Lir.,-.aiV,i.i:)ia,fli 
coplexi funt.ei profccuti.qui & alis<)i.«djjl,.i 
bentiqu.tabauttotri!'-; PtoIemeoulJtnuirp 
termifTa.Vt aijt ea que ab illc abfoluta diurno 
quodi ingenio futui'i noflris etii liabeitur: in 
latmù iplacuraui trifFcrre fermonc: opus rem 
pe imptditu^ « fimuhut de (uo inquic mella: 
eioquentie minime capax.eo ho., r.iagis erit:q, 
precepta ipfa traddijtur:que in elegati etii ma 
tcrii.non nifi dicendi genusab elegitia ferme 
fé motumpoffe admittere uidentur. Ptcterea 
curo circa celeftes maxime uerfentur cirtulos: 
obque id cum obfcuriora etiam fint fuauia mif 
ficuti (nnt. ita etiam iudicantur.QL'atefacrum 
prefenfque numen expeiflatareligionis uere fa 
lus:quem nulla diuiiiariim.S: humanarum rcw 
arcana latent;qux ad peffundadumorbis:qui 
nunc tibi fubiicitur regnum liumana pietaa.SC 
diuiBualhcitpmiii; quéneaLhoc nofìrùdefl. 
derida op9 fupnij quoddi pagiii futuri la i£ 
ipcnì tui ipuht.ut plie file ccgnolcef 6-q apliffi 
mi ptité toti? orbis mox ecs adeptur?. Verni 
dabispontifexmaxie Hieronymi pfcrti diuini 
intetprecia memor:qui de interprete Cicerone 
quem eloquentie aureum flumen appcilat.fc ad 
mirari loquitur.c^ mterdum in tranfFeterido ita 
ha:firet;ut q_a Ciceròe disila nefciat a CicerSe 
difl-a non credit.Ceterum geograpFiiam.Iicc é 
terre defcriptionem.Auifl-or hic nofìcrhoc om 
ne opus grece nuncupat :quam appeliationem 
uir feculi uoflri crudcntiffimus Manuel Con 
ftantinopohtanuà fuauifTimua htterarum gieca 
rum noflri {zc\i\\ apud nos preceptor.dum i la 
tinum eloqaium id tranfFetrc ad uerbum .licer 
pariter incipit non mutauit; fed nos in Cofmo 
graphiam id uertimus.quod uocabulum Iicet éc 
grecum (itnamen apud latinos ita ufitatum eft 
ut iam prò noftro habeaturicredamufque uiru? 
eum:fi id quod trandulit emendaffetromnino 
illud in Cofmograpliia mutaturu fuilTe.Na^ (i 
Pliniuia ceterique latini: qui ferrar ficum deferì 
pferuntiopusfuum Cofmographiaj appe'Iant. 
Et auftorea ipfi Cofmograp!-.; dicuoturincftio 
furPtolemei opusiquiidem tra<Sat:eodemuo 
tabulo apud nos appellati non debeat. Si uero 
uelint Ptolemeum ipm:ut diximus longe a no 
ftria differreCofmographia . NaalTertiores h9 
cperis q maxime ex celeRibus fumit tCi magia 
nobifcum fentiunt.cum in Cofmographie uoca 
buloplus quidam, qipa nocetur tcrra:quegeo 
graphie nome tribuit-Cofmoseni grece miido 
latinerqui terra -eluc^ ipm-.quod per totu hoc 
cpua.tàq rei fiidamétu adducit . plie fignificat 
quod ergo geographil dicCt greci i oibua Cof 
mograplioRi opcribus exéplo nfoiv. hoc maxie i 
opef Cofmographii uifu é ppi9 dici fj de his 
fatu.Ia li Ptolemeu ip5 latie ioque'te' iudiam9 
A 




254 



LINO SIGHINOLFl 



in Ferrara il decadimento dell'arte della miniatura, la quale dalla reggia ricca 
e fastosa protettrice delle arti e delle lettere si rifugia a vivere umile e mode- 
sta nel chiostro (i). 

Anche il Crivelli, come molti altri artisti, perduto il suo protettore pensò 
bene di abbandonare Ferrara e di rifugiarsi in luogo migliore, dove le sue qua- 
lità e le sue attitudini potessero essere convenientemente apprezzate e rimu- 
nerate. 

Venne dunque a Bologna, attratto dalla fama dello Studio e dello splen- 
dore che intorno ai Bentivoglio erasi sparsa per ogni parte d' Italia, quando 
appunto essi cercavano di adornare il loro nome e le loro case di artisti e di 
letterati, dopo essersi illustrati colle parentele, colle ricchezze, colla potenza 
straordinaria acquistata nei maneggi politici interni ed esterni. 

Alla splendida e fastosa corte dei Bentivoglio, il Crivelli, che doveva es- 
servi conosciuto ed apprezzato già da tempo, trovò accoglienza onorata, lavoro 
ed ospitalità cosi da non fargli rimpiangere quella di Ferrara. 

Ed una splendida prova della stima e .della fiducia di cui era circondato 
fu appunto quella di affidargli il difficile lavoro di stampare la Cosmografia di 
Tolomeo. 

Quanta parte di merito spetti ai Bentivoglio in questa gloriosa impresa che 
conferisce a Bologna il primato di questa stampa non è dato ancora di poter 
giudicare mancando in proposito le notizie e i documenti. 

Tuttavia mi pare di non esser fuori di ogni probabilità ammettendo che, 
siccome essa nacque all'ombra e sotto la protezione della loro dimora, sia stata 
conosciuta e incoraggiata dai munifici Signori di Bologna quella nobile iniziativa, 
che indubbiamente recava un grande contributo al progresso della scienza e alla 
gloria della loro città. 

Dal breve cenno contenuto nel protocollo notarile che abbiamo esaminato 
mi par poco probabile che si voglia alludere alla stampa di tutto il volume, 
cioè tanto del testo quanto delle tavole geografiche, che indubbiamente erano la 
parte nuova e più difficile del lavoro. 

Il miniatore ferrarese, per quanto sappiamo, non fu anche stampatore, e 
del resto non è questa la prima volta che egli presta l'opera sua e contribuisce 
alla buona riuscita di un lavoro in cui entrava anche la parte tipografica. 

Se dunque al Crivelli fu affidato l' incarico della stampa di tutto il lavoro, 
come non par dubbio, non essendo egli tipografo, né forse possedendo il neces- 
sario materiale, dovette associarsi qualcuno dei numerosi stampatori bolognesi 
o stranieri che allora si trovavano a Bologna. 

Xé si può ammettere che il Lapi non sia stato solo a compiere la stampa. 
Basta un esame sommario del testo e la perfetta identità dei caratteri, della 
carta e di tutto 1' insieme per convincersi che il lavoro tipografico fu iniziato 
e compiuto da una sola persona. 

E vero che non conosciamo alcun documento nel quale sia indicato l'e- 
spresso incarico affidato a Domenico Lapi per la stampa della Cosmografia, ma 



(I) Campori Giuseppe. I miniatori degli Estensi, in « .^tti e Memorie della Deputazione 
)ria Patria per le Provincie Modenesi, » Voi. VI, pag. 24S. 



I MAPPAMONDI DI TADDEO CRIVELLI E LA STAMPA BOLOGNESE 253 

non dobbiamo aver difficoltà ad ammettere che egli fosse lo stampatore scelto 
dal Crivelli, tanto più che ora si sa che il Lapi non era nuovo dell'arte tipo- 
grafica nello stesso anno 1474. 

Del resto io credo che il lavoro delle carte abbia interessato principal- 
mente il Crivelli sia per la straordinaria importanza di esso, come per le dif- 
ficoltà tecniche che presentava e per il tempo non breve che doveva impiegare. 

Si trattava infatti dell' incisione in rame di ventisei tavole geografiche, ed 
era questo il primo lavoro di tal genere che sarebbe stato conosciuto in Italia, 
e forse altrove. 

Il Crevenna (i), descrivendo l'edizione del Tolomeo di Roma edito nel 1478, 
giudicò essere Io Sweinheim di Roma quello a cui andiamo debitori delle 
prime carte geografiche, fino allora conosciute, incise in rame ; ma il dotto ed 
erudito negoziante di Amsterdam non poteva supporre che Bologna fosse cosi 
grande centro di arte e di scienza, da poter vantare dinanzi al mondo anche 
questa gloria. 

A maggior soddisfazione degli studiosi aggiungerò che Taddeo Crivelli non 
era affatto nuovo ed inesperto degli studi e dei lavori cartografici. 

Risulta infatti da uno strumento notarile che fin dal 22 aprile 1474 (forse 
anche prima) il Crivelli abitava a Bologna in cappella di S. Mamolo e che in 
quel giorno insieme con Francesco Dal Pozzo stabili di formare fra loro una 
società per la stampa e 1' impressione di mappamondi. 

Francesco Dal Pozzo di Parma, più conosciuto sotto il nome umanistico 
di Puteolano, era allora Lettore di Retorica e Poesia nello Studio di Bologna. 
Abitava nella stessa dimora dei Bentivoglio nel loro palazzo posto in cappella 
di S. Cecilia e godeva grande fama di letterato e di poeta cosi da esser comu- 
nemente chiamato il poetoiic. 

Egli pure non era nuovo alle iniziative di questo genere, anzi a lui si può 
ascrivere l' insigne onore e il vanto di aver fondata la prima società tipografica 
che sia sorta in Bologna dopo T invenzione della stampa, insieme coll'Azzoguidi 
e con Annibale Mampigli, cittadini bolognesi, cominciando a stampare le opere 
di Ovidio, delle quali fu correttore lo stesso Dal Pozzo. 

Né si limitò a questo solo ; ma prese parte attiva alla formazione di altre 
società e diede l'opera sua e il suo consiglio ad altre simili imprese contri- 
buendo largamente colla sua autorità e colla sua dottrina all' incremento ed 
alla diffusione della scienza e degli studi in Bologna. 

Di lui che ebbe molta parte nell' inizio della stampa in questa città mi 
occuperò di proposito fra breve in un altro mio lavoro. 

La società per la pubblicazione dei mappamondi doveva durare almeno sei 
mesi ed anche diciotto a piacimento del Puteolano e il Crivelli prometteva di 
fabbricare diligentemente cf arbitrio boni viri i suddetti mappamondi stampa et 
colore et omnibìts neeessarys ad perjiciendum illos conmnibus expensis per tutto il 
tempo indicato nel contratto al prezzo di un soldo di bolognini per ognuno al 
massimo, e prometteva ancora di tenere continuamente pronti per tutta la du- 
rata del contratto cinquanta mappamondi montati e finiti e venduti quelli, di 



(i) Loc. cit., pag. 15 e segg 



2 56 LINO SIGHINOLFI 



prepararne altri cinquanta. A sua volta poi il Puteolano promise e sborsò su- 
bito al Crivelli per le spese occorrenti quattro ducati d'oro, che al cessare della 
società, venduti o non venduti i mappamondi, dovevano essergli restituiti sotto 
la garanzia di Domenico q. Pietro Pagliaroli. 

Riguardo alla vendita dei mappamondi si stabiliva che, detratto un soldo 
per ciascuno di essi, che doveva rimanere al Crivelli per continuare il lavoro, 
il rimanente ricavato fosse diviso in parti eguali fra loro. In fine si stabiliva 
che, quindici giorni dopo la data del contratto, fossero pronti i primi cinquanta 
mappamondi con pena di lire cento di bolognini nel caso che alcuna delle parti 
venisse meno alla convenzione (i). 

A questo atto, del quale nessuno può dissimulare la grande importanza e 
il valore storico, perché, appena quattro anni dopo l' introduzione della stampa 
in Bologna, conferisce a questa città l' iniziativa e il primato nel costruire map- 
pamondi giovandosi della recente scoperta, troviamo presente fra i testimoni 
anche lo stesso Baldassarre Azzoguidi, il primo stampatore bolognese. 

Ricorda il Campori di aver trovato che nel 1446 Borso d' Este elargì dieci 
ducati d'oro ad Antonio Leonardi che gli aveva fatto un mappamondo e due- 
cento ottanta lire a un Giovanni Stanaxe di Piacenza per il dono di un libro 
di Cosmografia nel quale è ritratto il mondo (2). 

Taddeo Crivelli, che aveva vissuto lungamente alla corte di Ferrara, vide 
certamente ed ammirò il mappamondo suaccennato e altri lavori del genere e 
da valente artista quale egli era, non potè a meno di trarne profitto per l'opera 
sua contribuendo col suo ingegno e colla sua arte ad aiutare gli sforzi dei let- 
terati e degli scienziati a favore della civiltà e del progresso. 

In ogni campo del sapere si cercava appunto in quel tempo di progredire 
e di guadagnare il tempo perduto ed in ogni città italiana si combatteva una 
gara continua, cui contribuiva potentemente il meraviglioso sviluppo degli studi 
aiutato dalla diffusione della stampa. 

Il Medio Evo era scomparso e un nuovo e potente sentimento della libertà 
apriva agli uomini la mente e il pensiero alle più grandi idee ; e il commercio 
schiudeva nuovi sbocchi e nuovi orizzonti alla rinnovata attività ed all'energia 
della gente italica, mentre si sentiva sempre più forte il bisogno di conoscere 
profondamente le terre e i paesi nostrani e stranieri. 

A corrispondere pienamente a questo salutare risveglio che chiamava gli 
uomini alla civiltà ed alla gloria nacque allora e con meravigliosa rapidità prese 
sviluppo l'arte della stampa, che indicò nuove vie al pensiero umano. 

Era quindi naturale che anche la cultura geografica, fino allora rimasta 
chiusa entro troppo angusti confini, ricevesse inaspettato e necessario impulso 
dopo tanti secoli di vita inattiva, e assumesse tutta l' importanza e tutto il va- 
lore che i nuovi tempi avevano oramai rivelato. 

Infatti nel 1475 usci in luce a Vicenza il primo esemplare a stampa della 
Cosmografia di Tolomeo tradotta in latino e questo fu il primo contributo per 



(i) Archivio Notarile di Bologna, Rogi/o di Alberto Atigelata, Filza 5, n. 425, 22 apri- 
le 1474. Doc. II. Noto che il mallevadore di Taddeo Crivelli è Domenico Pagliaroli, uno dei 
miniatori dei Corali di S. Petronio. Cfr. Fr.ati, Ioc. cit. pag. 31. 

(2) Campori, Ioc. cit., pag. 257. 



I MAPPAMONDI DI TADDEO CRIVELLI E LA STAMPA BOLOGNESE 257 

una rapida diffusione degli studi geografici, ma vi fu omessa la parte cartografica 
cioè quella più importante, ed anche di maggiore difficoltà tecnica e finanziaria 
per la riproduzione a stampa. 

L'arte dell'incisione in rame era ancora nel suo inizio, né dovunque co- 
nosciuta cosi da tentare la sua applicazione in lavori tipografici e soprattutto di 
tanta mole. 

Inoltre allora si riteneva difficile, anzi impossibile il riprodurre esatta- 
mente la superficie terrestre senza applicare gli stessi sistemi di proiezione usati 
da Tolomeo. 

« La terra, essendo un corpo sferico, non può, come è noto esser rappre- 
« sentata esattamente in tutta la sua estensione, o in alcune sue parti, sopra un 
« piano, poiché, qualunque sia il sistema di rappresentazione scelto, non è dato 
« conservare al tempo istesso rispetto alle regioni che si considerano, la simi- 
« litudine delle aree e l'eguaglianza delle direzioni, ossia degli angoli. Quindi, 
« qualunque rappresentazione piana della terra, deforma la terra stessa (1). 

« Due principali proiezioni apparvero, oltre le due tolemaiche nel sec. XV, 
<■ quelle di Girolamo Manfredi e di Pietro Bono Avogario nella Geografia di 
« Tolomeo edita a Bologna colla data del 1462 e quella di Nicolò Denis. La 
« prima è una proiezione conica analoga a quella dell'emisfero nord di Tolo- 
t meo ; i meridiani sono rette convergenti e i paralleli archi di circolo. 

« Quella del Denis è anch'essa una proiezione conica ove i meridiani sono 
« rette convergenti, ma i paralleli sono rappresentati da linee rette e il retico- 
« lato diventa trapezioidale. 

« E certo che la proiezione conica usata da Tolomeo per tutto l'emisfero 

« nord e applicata da Girolamo Manfredi e da Pietro Bono Avogario alle carte 

parziali segna un progresso sotto il punto di vista della cartografia teorica, 

mentre la proiezione del Denis accenna ad un regresso avendo il solo merito 

di potersi fare senza compasso » (2). 

Per noi l'importanza scientifica dell'edizione bolognese è resa abbastanza 
chiara ed evidente dal suesposto giudizio, né giova fermarsi più oltre. 

Che l'edizione vicentina del 1475 abbia le stesse mende nel testo o mag- 
giori, e possa essere anteriore o posteriore alla bolognese è questo argomento 
di discussione oramai inutile poiché abbiamo veduto che quest'ultima non po- 
teva certo essere compiuta nel settembre del 1475. vale a dire un anno appena 
dopo la stipulazione del contratto col Crivelli. 

Da tutto quanto abbiamo esposto sin qui mi pare che si possa ragione- 
volmente affermare e riconoscere la stretta ed intima relazione che corre tra la 
impressione dei mappamondi e quella delle Tavole della Cosmografia. 

Osservo che in ordine di tempo i mappamondi furono fabbricati prima 
delle Tavole e a parer mio rappresentano un primo e felice tentativo per pro- 
cedere poi al lavoro maggiore, più difficile ed anche più dispendioso. 

Che se propriamente l' incisione delle tavole in rame non è invenzione del 



(i) UziELLi, Pao/o Toscancl/i Dal Pozzo in « Raccolta di Documenti e Studi pubblicali 
dalla R. Commissione Colombiana etc, Parte V, Voi. 1, pag. 1S7. 
(2) Loc. cit., pag. 394. 



258 LINO SIGHINOLFI 



Crivelli, né si può dimostrare ch'egli l'abbia per primo usata negli accennati 
suoi lavori, tuttavia non si può negare a lui il merito della geniale applica- 
zione, la quale iid ogni modo precede quella di Corrado Sweinheim nell'edizione 
di Roma del 1478, fino ad oggi creduta éditio princeps. 

Pur troppo, come osserva il Fiorini (i), non possediamo alcuna sfera e alcun 
mappamondo anteriore al 1492 e veramente sarebbe cosa preziosa ed utile poter 
stabilire un confronto con quelli editi da Crivelli e da Francesco dal Pozzo 
nel 1474. 

Tuttavia la loro mancanza viene in parte colmata dopo questo nostro 
studio quando si pensi che la prima appunto di queste Tavole della Cosmo- 
grafia rappresenta l'emisfero nord e sembra doversi piuttosto adattare su di 
una sfera che su di un piano e mostra come potevano essere i mappamondi 
perduti. 

Le forme dei rami usate per le altre carte sono varie e stanno a provare 
che l'artista ebbe cura di vincere le molte difficoltà d' indole tecnica. 

A maggior chiarezza e intelligenza dei lettori riproduciamo in Appendice 
alcune di queste più caratteristiche. 

Eccetto la prima, le altre hanno la forma più regolare di un cono tron- 
cato alla cima. 

L'ultima ha una forma del tutto singolare e caratteristica. 

Per compiere il nostro studio dobbiamo ritornare necessariamente a Do- 
menico Lapi e alle notizie che si riferiscono alla data della stampa del Tolo- 
meo. Senza dubbio questa deve essere la parte più importante della nostra 
esposizione. 

Anche questa volta ricorriamo agli strumenti notarili che sono la fonte 
migliore e fino ad ora meno conosciuta per queste notizie. 

Si tratta adunque di un atto notarile in data 15 gennaio 1478 col quale 
il notaio bolognese, allo scopo di spiegare con chiarezza tutti i termini della 
stipulazione, vuol premettere il racconto di fatti antecedenti che ci servono mi- 
rabilmente a recar luce sul nostro soggetto. Apprendiamo cosi che nel mese di 
aprile del 1477 Ser Filippo de' Balduini, Lodovico e Domenico de' Ruggeri e 
Giovanni di Baldassarre degli Accursi da una parte e Domenico de' I,api dal- 
l'altra stabilirono fra loro una convenzione del seguente tenore : 

Il Lapi promise ai suddetti signori di stampare a tutte sue spese cinque- 
cento esemplari della Cosmografia di Tolomeo in forma reale entro il tempo e 
il termine di due mesi e mezzo. A loro volta essi si obbligarono di pagargli 
per suo compenso cento ducati d'oro che gli dovevano essere versati traendoli 
dal ricavato dei primi libri stampati e venduti. Il Lapi intanto tratterrebbe 
presso di sé, tutti gli esemplari fino al totale pagamento del suo credito, se 
cosi gli piaceva. 

Stampati i cinquecento esemplari i soci dovevano consegnarne a Domenico 
Lapi cinquanta finiti e figurati e dipinti perché egli vendesse con licenza dei 
soci quella parte che importava la sua mercede e il prezzo della stampa e il 



(i) Fiorini Matteo. Le sfere cosmografiche e specialmente le sfere terresti. Soc. Geogr. 
i«94> pag. 17. 



I MAPPAMONDI DI TADDEO CRIVELLI E LA STAMPA BOLOGNESE 259 

rimanente li consegnasse a loro, con patto espresso che se, entro i due mesi 
prossimi venturi dopo la iìne della stampa, i testi o una parte non fossero ven- 
duti e il Lapi non fosse interamente soddisfatto, tutti i soci in solido sarebbero 
tenuti per la somma intera senza alcuna eccezione. Ai soci poi era riservato il 
diritto di avere cinque esemplari ad un solo ducato l'uno purché non eccedes- 
sero i trenta quinternioni in tutto, nel qual caso erano tenuti a pagare il di più 
in ragione di trenta quinternioni al ducato. 

Il 25 gennaio 1478 volendo Domenico Lapi assolvere Giovanni degli Ac- 
cursi dall'obbligazione fatta in solido cogli altri soci convenuto in loro presenza, 
e col loro consenso stabili un nuovo atto col quale egli lo liberava dal suo pre- 
cedente impegno e lo riteneva responsabile soltanto per la quarta parte dell' in- 
tera somma dei cento ducati d'oro. 

Giovanni degli Accursi a sua volta prometteva di pagare al Lapi venti- 
cinque ducati d'oro entro il prossimo mese di marzo 1478 e col consenso delle 
parti il Lapi poteva senza pregiudizio loro vendere tanti libri figurati del To- 
lomeo, quanti ne occorressero per coprire la somma totale dei cento ducati in 
ragione di un ducato e mezzo per volume. Riavuti cosi i cento ducati il Lapi 
doveva restituire a Giovanni degli Accursi i suoi venticinque ducati o la quarta 
parte dei libri. 

Inoltre era espresso il patto che ogni volta che le tre parti di questi non 
soddisfacessero il Lapi per settantacinque ducati egli non potesse rivalersi verso 
r Accursi né sui trenta volumi che all'atto della stipulazione si trovavano a Ve- 
nezia presso Francesco da Savignano (i). 

Dal documento esaminato risultano come si vede importanti notizie. In- 
nanzi tutto si nota che nell'aprile 1477 non era ancora finita di stampare la 
Cosmografia di Tolomeo ; che molto facilmente era compiuta soltanto la parte 
affidata al Crivelli. Il testo per varie e ignote cause ebbe cinque diversi corret- 
tori : Girolamo Manfredi, Pietro Bono Avogario, Galeotto Marzio, Cola Mon- 
tano, e per ultimo Filippo Beroaldi. 

Certamente il Lapi assai per tempo ebbe l' incarico della stampa e non 
fu sua colpa se non era ancora finita quasi tre anni dopo cbe era stata co- 
minciata. 

Dobbiamo al caso fortunato che questa impresa non abbia avuto tutto 
l'esito che da essa si attendeva, se ci è dato di squarciare le tenebre che per 
tanto tempo ne nascosero le vicende ai bibliografi ed agli storici. 

L'atto notarile sopra ricordato ci dimostra come la vendita della Cosmo- 
grafia non procedesse nel 1478 come avevano sperato i committenti obbligan- 
doli per la scarsa vendita a cercare altra via da quella stabilita per rimunerare 
sollecitamente lo stampatore che non era troppo ricco. 

]Ma anche l'ultima convenzione stabilita col Lapi non impedi che non sor- 
gessero contestazioni e litigi i quali finirono per esser portati davanti al Giu- 
dice dei Mercanti. 

Infatti Giovanni degli Accursi il 13 maggio 1478 presentò querela contro 
Domenico Lapi denunziando che questi teneva presso di sé un libro coperto di 

(lì Archivio Notarile di Bologna. Rodilo di Isidoro Cancellieri, 15 gennaio 147S. Doc. I\'. 




LIBIA INTERIORE E ARABIA. 



262 LINO SIGHINOLFI 



carta edina, « in quo sunt descripte non nulle poste et partite in quibus nomi- 
natur ipse Johannes ». Chiese quindi al Giudice di ordinare al Lapi che lo 
presentasse nella prossima seduta avendo interesse di vederlo; e ottenne piena- 
mente il suo intento (i ì. 

Domenico Lapi il [5 maggio si presenta col libro indicato e lo consegna 
al Giudice e finalmente per mezzo di esso possiamo apprendere un particolare 
di notevole interesse. Si tratta proprio di una questione sorta a proposito della 
Cosmografia. Baldassarre degli Accursi sosteneva di aver mandato a consegnare 
a Domenico Lapi, per mezzo di un servo, quarantaquattro volumi dell'opera sud- 
detta e cioè ventiquattro alla bottega di lui, che apprendiamo esser stata sopra 
la Piazza di Bologna, dove teneva vendita di libri, ed altri venti a casa sua. 

Il Lapi, richiesto dal Giudice se avesse ricevuto tutti i volumi indicati, 
rispose di aver avuto a nome dell'Accursi quelli che erano segnati nel suo Libro 
dei lavoranti che egli aveva consegnato e dal quale fra l'altro risulta in fatti 
che il giorno 11 luglio 1477 aveva ricevuto dall'Accursi ventiquattro volumi 
della Cosmografia stampati e dipinti e che fin dal 29 giugno ne aveva mandato 
uno ad Ugo Ruggeri, lo stampatore e libraio bolognese (2V 

Il Giudice allora udite le parti sentenzia che siano restituiti al Lapi entro 
dieci giorni i restanti venti volumi. 

Ma sembra che l'Accursi non ubbidisse affacciando nuove contestazioni. 
Il Lapi allora, usando della tattica avversaria, il 7 luglio 1478 si presentò egli 
pure al Giudice e, affermando di aver interesse a vedere i libri dei conti che 
riguardavano la stampa del Tolomeo, chiese che ordinasse all'Accursi di presen- 
tarli. Infatti quattro giorni dopo fu incaricato di esaminarli certo Pierino di 
Tolomeo Biancenisi stampatore. 

Finalmente i due contendenti il io settembre dello stesso anno di comune 
accordo stabilirono di nominare tre mercanti Calderino de' Calderini, dottore 
di legge, Pirro Malvezzi e Giacomo de' Magnani perché pronunziassero un lodo 
e formulassero un compromesso da osservarsi dalle parti. 

Sembra tuttavia che le questioni per la stampa del Tolomeo non finissero 
qui. Trovo infatti che il 14 agosto 1479 Domenico de' Lapi cita a comparire 
dinanzi al Giudice dei IMercanti Lodovico e Domenico Ruggeri perché gli pa- 
ghino la somma di cento ducati a lui dovuti da quelli della società per la 
stampa del Tolomeo. Il Giudice a garanzia del pagamento fa sequestrare i 
libri rimasti. 

Il giorno II settembre Lodovico Ruggeri, anche a nome di suo fratello, di- 
chiara che a loro spetta la metà per indiviso del libro di Tolomeo e fa eccezione 
affinché non si faccia la divisione. 

Finalmente il 13 ottobre tutte le parti nominate e interessate nella stampa 
del Tolomeo concordemente richiesero al Giudice di restituire i libri avuti in 
deposito essendo interamente avvenuto l'accordo fra di loro (3). 

Cosi termina 4a questione alla quale unicamente siamo debitori di aver 



(i) Archivio di Staici di Bologna, I-aro dei Mcrcauti. 13 maggio 147S. 

(2) Archivio di Stato di Bologna, Foro dei Mercanti, 15 maggio 147S. Doc. V. 

(3) Archivio di Stato di Bologna, Foro dei Mercanti, agosto-settembre-ottobre 1479. 



I MAPPAMONDI DI TADDEO CRIVELLI E LA STAMPA BOLOGNESE 263 



potuto stabilire con certezza la data esatta in cui fu stampata la prima Cosmo- 
grafìa di Tolomeo fornita di tavole geografiche. 

Bologna riacquista dunque il primato contesole da quasi tutti i bibliografi 
moderni e può con giusto orgoglio affermare che, nel 1474 fra le sue mura, sotto 
la protezione dei Bentivoglio, videro la luce i primi mappamondi e le prime 
carte geografiche che fossero mai uscite di sotto i torchi. 

E r Italia può dire ancora una volta al mondo civile che le fu negata una 
delle tante sue glorie e l' arte dell' incisione in rame applicata alla cartografia 
ebbe la sua origine a Bologna per opera di Taddeo Crivelli ferrarese. 

Lino Sighinolfi. 



DOCUMENTI 



I. 

Archivio Notarile di Bologna, Rogito ài Avionio Amorini, 28 gennaio 1474- 
Convenzione e palli siabiliii tra Matteo Doretti e Domenico Lapi per la stampa del 

Liber Pandectarum medicine. • 

Mcccclxxiui Indictione septima die vigesimo octavo Januarii tempore Domini Sixti 
pape Quinti. 

Magister Mattheus quondam Pirini de Moretis de Brissia artium et medicine do- 
ctor capelle sancti Barbatiani, 

Dominicus quondam Pauli de Lappis miniator Bononiensis capelle sancti Proculi 
ut et tamquam promissor et fideiussor magistri Johanois Uster de Campidone prò quo ma- 
gistro Johanne se obligavit ut patet ex actis mei notarli, ac etiam suo proprio nomine 
et se sponte obligando devenerunt insimul ad infrascriptam compositionem et concor- 
diam videlicet : 

Dictus magister Mattheus tenetur et obligatus est ac se obligat corigere Pandetas 
Medicine et illas sibi corectas dare melius corectis al parangom de tuti simili exemplari 
che se ritrovano dentro da Bologna et de illis facere sibi copiam adeo quod possit cum 
illis Pandetis imprimere et seu stampare tot volumina quot placuerit ipsi magistro Domi- 
nico et domino lohanni de Ustri. 

Item et cum hoc etiam quod diclus magister Mattheus possit ac sibi liceat si sibi 
videbitur infra quindecim dies intrare et ingredi in societatem cum ipso Dominigo et dicto 
lohanne usque ad quantitatem ducatorum quinqueginta vel centum auri vel plus et tan- 
tum prò ut ipsi magistro Mattheo videbitur et quod prò rata eius capitali debeat hoc in- 
troitum et expensas secundum ratam predictam suam. 

Et hec omnia fecit quia ex adverso Dominicus promisit eidem dare prò eius mer- 
cede corectionis viginti volumina dictarum Pandectarum impressaram cum erint on)nes 
impressa vel eius comune precium prò ut vendi contingat in civitate Bononie. 

Et cum pacto quod si dictus magister Dominicus voluerit tradere domino magi- 
stro Mattheo precium viginti Pandectarum quod teneatur et debeat eidem dare et tradere 



204 LINO SIGHINOLFI 



de primis pecunis exigendis de tota sotìetate de capitali extrahendo secundum ratam 
quam capit dieta viginti volumina. 

Et si contingerit dictum exemplar non esset corectum bene prò ut promissum 
est quod dictus Dominicus et magister lohannes non teneantur eidem tradere dictas 
viginti Pandectas et quod ipse magister Matteus nihil haberi debeat. 

Que omnia etc. 

Actum Bononie in capella sancii Martini de Cazanimicis pigollis (sic) ad officium 
buletarum presentibus etc. 

II. 

Archivio Notarile di Bologna, Rogito di Alberto Argelata, Filza 5 n. 425,22 aprile 1474. 

Contratto di Società con Francesco Puteolaiw e Taddeo Crivelli per stampare map- 
pamondi in Bologna. 

Mcccclxxiiii, Jndictione septima die veneris vigesimo secando mensis aprilis. Pon- 
tificatus Domini Sixti pape quarti. 

Egregius vir dominus Franciscus quondam tìJius Melchionis de Puteo de Parma 
habitator in capella Sancte Cecilie ex una et prò una parte et 

Magister Tadeus filius ser Nicolai de Crivellis de Feraria habitator Bononie in 
capella sancii Marne ex altera, sponte etc. 

Inierunt ad invicem societatem duraturam spatio et tempore sex mensium proxime 
venturorum incohatorum presenti et deinde illis tìnitis per unum annum si dicto domino 
Francisco videbitur et placuerit ad faciendum mapamondos impressos seu ad forma. 

Quos mapamondos dictus magister Tadeus promisit et convenit facere et fieri facere 
propter stampa et collore (sic) et omnibus necessarys ad perficiendum illos comunibus 
expensis ipsorum sociorum diligenter et arbitrio boni viri toto tempore dicto que inipensa 
non excedet ac convenit idem magister Tadeus quod dieta impensa prò quolibet seu sin- 
gulo mapamondo perficiendo ad plus unum soldum bononinorum. 

Et dieta societate durante aut per sex menses aut per decem et octo mensium ut 
supra dictus magister Tadeus promisit et convenit dicto domino Francisco quod continue 
erunt et haberi poterunt quinquaginta mapamondos qui sint et esse debent montati (?) et 
in promptu et perfecti et venditis illis procurari et facere quod alii quinquaginta sint 
semper stampati et perfecti. Et versa vice dictus Franciscus promisit et convenit 
dare et solvere et exbursare ducatos quatuor dicto magistro Tadeo et sic ex nunc in 
presentia mei notarli et testium dedit et solvit et exbursavit dicto magistro Tadeo prò 
expensis dictorum mapamondorum dictos ducatos quatuor. 

Et in fine diete societatis sex mensium vel decem et octo promisit dictus magister 
Tadeus venditis vel non venditis dictis mapamondis dare et restituere teneatur dictos du- 
catos quatuor dicto domino Francisco et sic ipse Tadeus.... in mandatis Dominicus quondam 
Petri Paiaroli. Sciens et volens se principaliter obbligare promiserunt in solidum illos re- 
stituire Bononie et generaliter etc. 

Cum paeto pignorum et pena totidem dicto domino Francisco presenti. 

Et venditis dictis mapamondis dictus dominus Franciscus habere debeat medietatem 



I MAPPAMONDI DI TADDEO CRIVEI LI E LA STAMPA BOLOGNESE 265 

omnium pecuniarum excepto uno solido prò quolibet qui remanere debeat penes dictum 
Tadeum pio alys fìendis. Et quod quindecim dies proxime venturos erunt facti et facent 
quinquaginta mapamondos venales. 

Quam societatem in pena librarum centum vicissim inter socios comissa etc. et 
sacramento etc. 

Cum promissione per dictum Tadeum et Dominicum et utriusque eorum in soli- 
dum et quemlibet ex nunc in solidum ad acta civilia domini potestatis et eius curie et 
in forma dictum debitum et recipiendum preceptum de solvendo etc. 

Actum in apoteca luliani fily magistri Blasii cartolary in capella sancte luste pre- 
sentibus domino luliano, Baldassare de Azzoguidis ei Augustino tìlio Antonii de Landis 
notarlo qui dixerunt testibus etc. 

in. 

Archivio Notarile di Bologna, Rogilo di Roherio LombarJi, Prot. e. 119, 8 settem- 
bre 1474. 

Coniialto di Socicià per la slampa della Cosmografia di Tolomeo. 

Die VII! septembris 1474. 

Societatis ser Philippi cancellarli et illorum de Rugerijs et aliorum. 

Rogatus fui de quadam societate inita et facta inter ser Philippum filium lacobi de 
Baldovinis de Mediolano cancellerium Magnifici domini Ioannis de Bentivoliis prò una 
parte et lohannem Baldassaris de Acursijs prò una alia et magistrum Thaddeum de Cri- 
vellis de Ferrarla prò una alia parte et Dominicum et Lodovicum de Rugervs ex una 
alia parte super stampatura et stampar! faciendi Opus Cosmographie Tolomei (sic) cum 
suis oporlunis. Cum pactis, modis et convenctionibus de quibus et prout in capitulis et 
scripta per eos michi datis et data in materno sermone de quibus omnibus patet latius 
in filo mei notarli. 

Cum promissionibus et obligationibus bonorum penis iuramento et alijs necessarys. 

Actum Bononie in capella sancte Cecilie in studio et cancellarla Magnifici domini 
lohannis de Bentivoliis presentibus magistro Paulo quondam Simonis Cavallo calzolario 
capelle sancte Marie Magdalene, lohanne filio Bertolomei Fabrutii dicti, Fabrutio becario 
capelle sancii Sinisii et Bertolomeo filio lohanis dicto Ravaglio becario capelle sancti 
Proculi omnibus bononiensibus civibus qui omnes dixerunt etc. testibus etc. 

IV. 

Archivio Notarile di Bologna, Rogito di Isidoro Cancellieri, 15 gennaio 1478. 

Conveniionc e patti stabiliti con Domenico I.api per la stampa della Cosmografia 
di Tolomeo. 

Mcccclxxviu. Iiidictione xi, Die quintadecima mensis ianuarii tempore domini Sixti 
quarti. 

Cum sit quod de anno millesimo quadringentesimo septuagesimo septimo proxime 
preterito et mense aprellis (sic) dicti anni nobilis vir ser Philippus de Balduinis cancel- 

La Bibliofilia, anno .\. dispensa 7» ,= 



266 LINO SIGHINOLFI 



larius magnifici et generosi equitis domini lohannis de Bentivoglis et Ludovicus et Domi- 
nicus fratres et filii quondam.... de Rugerijs et Johannes filius magistri Baldassaris de 
Accursvs ex una et magister Dominicus quondam Pauli de Lappis ex altera insimul 
fecerunt quandam compositionem in etieclu infrascripti tenoris videlicet : 

Nam ex causa diete compositionis dictus magister Dominicus promisit dominisser 
Philippe Ludovico, Dominico et lohanni imprimere et imprimi facere omnibus suis ex- 
pensis quingentos textus cosmografie Ptholomei in forma reali, et hoc infra tempus et 
terminum duorum mensium cum diroidio. Et dicti ser Philippus, Ludovicus et Johannes 
et quilibet ipsorum in solidum promisserint et se obligaverint diete magistro Dominico 
dare et solvere prò eius mercede et labore ducatos centuni auri hoc modo videlicet 
quod ipse magister Dominicus deberet expectare retractum sive venditionem dictorum 
textuum et aliorum librorum affiguratorum et iam impressorum per dictum ser Philip- 
pum et eius sotios predictos ita quod de primo precio habendo ex eis et de primis 
pecunijs extrahendis et percipiendis ex ipsis libris aut aliquibus eorum statim et ante 
omnia idem magister Dominicus deberet esse satisfactus et eidem satisfieri debeatur de 
dictis ducatis centum auri et quod interim impressis dictis textibus librorum Tholomei 
liceret et licitum esset ipsi magistro Dominico retinere apud se omnes dictos textus donec 
foret satisfactus ut supra si sibi placeret. 

Cum hoc quod impressis dictis quingentis textibus ut supra ipsi ser Philippus et 
alii predicti ter.erentur et deberent statim consignare et relaxare ipsi magistro Dominico 
quinqueginta libros de ipsorum sotiorum libris perfectis figuratis et pictis et lune incon- 
tinenti dictus dominus Dominicus posset vendere tantam ratam et partem dictorum tex- 
tuum quam ascenderetur ad integram solutionem et satisfationem diete sue mercedis et 
precii eius impressure predicte dummodo non vendatur dictos textus absque licentia utrius- 
que partis et postea teneretur idem magister Dominicus ad omnem eorum sotiorum vo- 
luntatem eisdem dare et consignare residuum dictorum librorum cum pacto tunc Inter 
partes ipsas convento quod si infra duos menses tunc proxime venturos et ut sequitur 
tiniendis et die facte diete impressionis dictorum lextuum non essent vendicti (sic) dicti 
libri vel tantum de dictis libris. 

Itaque magister Dominicus non esset integre satisfactus de dictis ducatis cenlum 
auri et de sua mercede quod tunc et ex causa dicti ser Philippus et alij sotii predicti 
tenerentur in solidum contentare dictum magistrum Dominicum de dictis ducatis cenlum 
de sua mercede et eidem eos solvere sine aliqua exceptione. 

Et cum pacto etiam tunc inter dictas partes facto quod predicti socy habere debe- 
rent quinque volumina textuum ad ducatum et prò quolibet ducato dummodo non exce- 
derent triginta quinterniones in totum, et si excederent triginta quinternos tenerentur 
dicti socy suplere et satisfacere eidem magistro Dominico prò eo pluri prò rata dicti 
precy et ad rationem triginta quinternionum ad ducatum. 

Et cum alijs pactis modis et conventionibus et modo et forma prò ut latius patet 
per scriptam privatam solemniter factam et scriptam inter ipsas partes e de mandato et 
comuni consensu earum per ser Robertum de Lombardis civem et notarium bononien- 
sem et subscriptam manibus ipsarum omnium partium et per testes fidedignos. 

Cumque sit quod dominus magister Dominicus velit et intendat dictum lohannem 



I MAPPAMONDI DI TADDEO CRIVELLI E LA STAMPA BOLOGNESE z6: 



de Accursis absolveie et liberare a dieta obligatione in solidum facta cum dicto ser 
Philippe, Ludovico et Dominico de Rugeriis prò ut idem lohannes tenetur et obligatus est 
vigore diete littere seu seripte, idcirco prefatus magister Dominicus sponte ac solem- 
miter absolvit et pienissime liberavit dictum lohannem de Accursijs ibidem presentem etc. 
a dieta obligatione sibi in solidum facta per dominum lohannem cum dictis ser Philippe, 
Ludovico et Dominico de dictis ducatis centum aurl cassans et annullans dictam clausu- 
lam in solidunì in dieta seripta appositam et omnem ipsius verbi vim, virtutem ac efficatiam 
et obligationem tam iuris quam facti volens et per pactum conveniens sub maiori pena 
quod dictus lohannes non sit obligatus in solidum nisi prò quarta parte et rata eum tan- 
gentem et quod quantum ad ipsum lohannem sit per ludicem si in dieta scripta non 
esset appositum dictum verbum in solidum. 

Et fecit idem magister Dominicus dicto lohanni ibidem presenti et prò se et suis 
heredibus solemniter stipulanti et recipienti finem remissionem et pactum de aliquid ul- 
terius et de cetero in perpetuum non patendo vigore et occasione diete scripture et 
cuiuscumque ipsorum pactis capituli vel membri. 

Et hoc ideo fecit idem magister Dominicus quia ex adverso prefatus lohannes pro- 
misit et solemniter convenit dicto magistro Dominico ibidem presenti etc. dare et sol- 
vere eidem magistro Dominico ducatos viginti quinque auri largos et hoc usque ad et per 
totum mensem marci proxime venturi specialiter in civitate Bononie etc. et generaliter 
etc. cum pacto presentationis pignorum in forma etc. 

Agentes etiam partes predicte per pactum soleni (sic) stipulationi valutum quod 
dictus magister Dominicus possit quantum est prò interesse ipsius lohannis et sine preiu- 
dicio prefatorum ipsorum sotiorurn et contrahentium dare vendere et alienare tantum de 
dictis textibus et alijs libris affiguratis seu pietis quod valeat et ascendat ad dictam sum- 
mam et quantitatem ducatorum centum auri ad rationem unius ducati cum dimidio prò 
quolibet volumine ad minus. 

Ita quod retractis et exhibitis dictis ducatis centum per dictum magistrum Domi- 
nicum ex venditione predictorum librorum dictus magister Dominicus teneatur reddere et 
restituere dicto lohanni dictos ducatos vigintiquinque auii seu quartam partem dictorum 
textuum ante quam assignet societati predicte residuum dictorum textuum et pictorum pre- 
dictorum quantum quidem lieentia vendendi et alienandi predictos textus cum figuratis et 
pietis usque ad summam predictam centum ducatorum idem lohannes concessit solum et 
dumtaxat quantum est prò parte sua ad eum spectante de dando licentiam vendendi dicto 
magistro Dominico iuxta formam scripture predicte cuius vigore requisitione omnium 
sociorum et cuiuslibet eorum lieentia expresse asserens et protestans dicto magistro Do- 
minico quod non intendit in aliquo preiudicare soeijs predictis et iari eorum in prefata 
lieentia concessa nec aliquid in eorum damnum et preiudicium facere aut attentare cen- 
tra formam diete scripture. 

Cum pacto etiam inter dictas partes solemniter convento quod quotiescumque tres 
partes ex quatuor partibus dictorum textuum cum alijs libris affiguratis seu pietis non 
satisfacerent dicto magistro Dominico quantum est prò ducatis septuagintaquinque quod 
tunc et ex causa prefatus magister Dominicus non possit nec valeat habere recursum et 
regressum versus quartam partem dictorum textuum et affiguratorum predictorum sed etiara 



LINO SIGHINOLFI 



non possit et valeat habere recursum et regressum quantum est prò dictis tribus partibus 
ex quatuor suprascriptorum textuum et aliorum affiguratorum versus triginta libros affi- 
guratos et textus ad presens existentes Venetys penes Franciscum de Savignano et tunc et 
ex causa prefatus magister Dominicus teneatur et obligatus sit retinere dictam quartam 
partem dictorum textuum et aliorum affiguratorum solutam per dictum lohannem eidem 
magistro Dominico ad istantiam dicti lohannis de Accursijs et eidem tradere ad omnem 
ipsius lohannis voluntatem et requisitionem. 

Quia sic de predictis etc. 

Que omnia etc. pena ducatorum vigintiquimque auri vicissim etc. 

Actum Bononie in capella s... in appotecba seu fundaco iliorum de Cattaneis, pre- 
sentibus magistro Thoma q. Georgii di Piliatoribus de Alemania habitante Bononie in 
capella s. Marie de Mascarella in domo dicti magistri Dominici et Andrea q. lohannis 
Barbery habitante Bononie in capella s. lohannis in Monte testibus etc. et ego notarius 
dixi partes cognoscere. 

Rogatio mei Isidori de Cancellerijs notarius de predictis rogatus. 

V. 

Archivio di Stato di Bologna, Foro dei Mercanii, 15 maggio 1478. 

Verbale ilei Foro dei Mereeiiti ed eslratlo dal Libro dei lavoranti di Domenico de' 
Lapi dal quale risulta che la Cosmografia fu pubblicata sulla fine di giugno 14'^. 

Dieta die quintadecima maij. 

Constitutus etc. 

Magister Dominicus ser Pauli de Lapis de Bononia ad petitionem et instantiam 
Francisci Melchionis de Scardoa petit ab eo responderi an nomine lohannis magistri 
Baldasaris de Regio per manus ipsius Francisci sibi data et consignata fuerunt quadra- 
gintaquatuor volumina librorum nominata Tolomei (sic) stampata et figurata hoc modo 
videlicet viginti quatuor volumina portata et consignata ad apotecam residentie ipsius 
magistri Dominici posita Bononie super platea comunis Bononie apud spetiaria Antony 
et fratrum da la Luna seu ad quoddam banchum quod ipse magister Dominicus ibi reti- 
nebat ad vendendos libros. Item in alia parte viginti portata per ipsum Franciscum domi 
solitae habitationis dicti magistri Dominici et consignata uxori ipsius magistri Dominici. 

Interrogatus per ipsum dominum ludicem an habuerit dieta volumina nomine ipsius 
lohannis et per manus dicti Francisci etc. 

Sponte dixit et confessus fuit habuisse nomine dicti lohannis volumin.i specificata 
in partitis descriptis in quodam suo libro vocato el Libro di lavoranti coperto corio vi- 
ridi absque corigijs cartarum centum in totum in folio XXVI dicti libri sed non per 
manus dicti Francisci quia nunquam vidit sibi consignari aliqua volumina librorum. Que 
poste et partite dicti libri sunt infrascripte et tenoris infrascripti videlicet. 
Adi I I de luglio 1477. 

Recordo che a di dicto mando zohanne de lacursi volumi vinti quatto de Tolomei 
stampati et non depinti per la obligatione del scripto havemo di nostri pacti per uno 
suo garzon. 



I MAPPAMONDI DI TADDEO CRIVELLI E LA STAMPA BOLOGNESE 269 

Item ne mando uno per Ugo di Rugieri per insino adi 29 de zugno che li mandai 
uno testo per lo dicto Ugo. 

Adi de laio mando Ludovigo di Rugieri vinticinque volumi de Tolomei depinti per 
vigore de! scripto havemo in nostri pacti : nei quali volumi ce ne era uno legato senza asse. 

Adi quatro de agosto mando lohanne de Rezo per uno suo garzone volumi diexe 
de Tolomei bianchi per volere mandare a Vinexia et portoli lohanne Antonio a la bo- 
tega de Domenego Panigali. 

Adi de Agosto mando Ludovigo di Rugieri diexi volumi de Tolomei depinti a la 
botega de Domenego Panigale per mandare a Vinixia. 

Adi sie de agosto mando lohane de lacursi volumi diexi de Tolomei bianchi che 
dise Domenego Panigale che lacomo fradello de zohane li havria apresenta per mandare 
a Venexia de quali ne cambio cinque in cinque depinti de quelli de botega. 

Presente dicto Francisco et predicta acceptante etc. 



COURRIER DE FRANGE 



Pavtllon de Marson. Exposition tbéàtrale. — L'Exposition théàtrale, ouverte, il y a quelques 
mois, au Musée des Arts décoratifs, n'a pas été sans attirer l'attention des artistes et des ama- 
teurs éclairés. Elle a offerì aussi plus d'un attrait pour les bibliophiles et c'est pourquoi nous 
en dirons quelques mots. Indépendemment, en effet, des portraits et tableaux à l'huile, des 
pastels, des aquarelles, gpuaches, miniatures et dessins, des maquettes de décors, des bustes 
et des céramiques, des marionnettes et costumes, des gravures et afliches, certaines vitrines 
contenaient des manuscrits, des aùtographes et des livres rares. 

M. Pierre Louys avait prète le manuscrit, autographe et en partie inédit, des mémoires 
de M.u= Clairon ; la Choréographie de Feuillet, 1700. (Edition originale du premier ouvrage 
technique où la danse ait été fìgurée par des signes spéciaux) ; un manuscrit de chansons 
ayant appartenu à Sophie Arnould ; le Portrait d'Isis, portrait en vers de M.Us Legrand, de 
la Comédie franraise ; manuscrit sur vélin offert à son protecteur le banquier Dulis ; la Co- 
médie latine contre Luther, intitulée : Litdiis liidentem luderimi liidens,... (1531) ; le Ihéàtre 
d'amour, de Delisle de Sales, manuscrit autographe et inédit des pièces libres jouées chez le 
prince d'Hénin par Sophie Arnould et M."»! Rancourt ; des lettres aùtographes de M."c Ran- 
court au conventionnel André Dumont et à sa chère Henriette, de M.Uc Contai, de Atarcelline 
Desbordes-Valmore, actrice de l'Odeon en 1S13 ; enfin des éditions origìnales des pièces de 
Corneille. 

Ailleurs était exposée une belle collection de partitions du XVIK- et du XVIIIe siècle 
(Orphée, le Dcsmt du Village, le Cadi Dupé, le Tableau parlant, etc.) aux armes du marquis 
de Thilorier, puis, de la collection Lavedan, un Théàtre de campagne, exemplaire de la reine 
Marie- Antoinette, dauphine à Trianon (n. 115 du catalogne de la bibliothèque) et des livres 
avec l'ex-libris de la Clairon. 1\I. Luigi Rasi, « direttore della R. Scuola di recitazione », à 
Florence, avait prète beaucoup de livres anciens italiens, surtout d'autographes et des gravures 
d'un grand intérét. 

ISL J. Sambon avait bien voulu se dessaisir, pour quelque temps, d'une partie de 
ses collections, lettres manuscrites et musique de cèlèbres compositeurs. Spontini, Liszt, Verdi, 
Donizetti, Rossini, Pacini, Paganini, Beethoven, Meyerbeer, Mercadante, Flotow, S. Mayr, ou 
aùtographes d'artistes et de danseuses, ALne Georges, Giulia Crisi, Marie Favart, Boccabadati, 
Marie-Th. Maillard, M*u» Mars, Gust. Modena, L.-Séb. Lebrun, G. Duprez, Déjazet, Caroline 
Ungher, Franroise Rancourt, Marie Lalande, Bigottini, Fanny Elssler, Dazincourt, Marie Ta- 



2 70 COURRIER DE FRANGE 



glioni, Maywood, Fuoco. Enfin on voyait encore des partitions de la mairi de Massenet (Col- 
lection H. Gain) et des ouvrages d'une grande rareté, tei que Wìrchitectonographie des Théà- 
Ires de Paris, par Alexis Donnei. 

Ventes diverses. Hotel Drouot (Juillet igoSJ. — A la vente, après decès de la comtesse de 
G., deu.« partitions de musique de Rameau, couvertes chacune d'une reliure en maroquin an- 
cien, aux arnies de Frédéric le Grand, ont été adjugées pour 775 francs. 

Legs Drouet. — M. Charles Drouet, le célèbre collectionneur, qui vient de mourir, laisse 
au Musée du Louvre de remarquables peintures de Murillo, John Constable, Turner et des 
estampes japonaises ; au Musée du Luxembourg, une peinture de James Whistler et le por- 
trait d'Antoine Jecker par Carolus Duran ; à la Bibliothèque Nationale, pour le Cabinet des 
Estampes, son portrait à l'eau-forte par James Whistler ; à la Bibliothèque de l'École des 
Beaux-Arts, sa coUection de dessins des maitres des écoles anciennes italienne, flamande et 
hollandaise, etc. 

Ministère des Affalres étrangères. — La Bibliothèque du Musée des Affaires étrangères a 
reru de M. Jean Fabre quarante volumes in folio contenant tous les menus et programmes 
des soirées qui ont eu lieu aux Tuileries, à Saint-Cloud et à l'Elysée depuis 1860. Ces volu- 
mes contiennent de nombreuses estampes, des aquerelles et des dessins souvent signés d'ar- 
tistes célèbres. 

Acadéniie des Inscriptions et Belles Lettres. — Séance du 7 aoùt. M. Chàtelain communique 
un feuillet de parchemin du XlIJe siede, orné de niiniatures, qui recouvrait un volume in folio 
de la Bibliothèque de l'Uni versité de Paris: l'ouvrage de Jansénius intitulé Augustinus, publié 
à Paris en 1641. C'est le reste d'un beau manuscrit du roman en prose de Lancelot du Lac, 
qu'un relieur a employé maladroitement comme reliure. Il est à penser que d'autres e.xemplai- 
res de la ménie édition de VAugustiiiiis ont été reliés avec des fragments du méme manuscrit. 

— Séance du 21 aoùt. — M. Salomon Reinach annonce la découverte extraordinaire faite 
par la mission italienne de Phaestos, en Créte, d'un disque en argile de 16 centimètres de dia- 
mètre, portant sur ses deux faces plus de 120 signes pictographiques représentant des hommes, 
des animaux et des arbres. C'est le premier texte que nous possédions de l'ancien système des 
hiéroglyphes usité en Créte et, comme ces signes sont imprimés avec des poin';ons, le plus 
ancien specimen de typographie, qui remonte à vingt siècles avant notre ère. 

— Séance du 28 aoùt. — M. Henri Cordier donne lecture d'un mémoire sur les Mossos, 
population du sud-ovest de la Chine, apparentée aux Thibétains. Après avoir parie de leur 
écriture pictographique, il fait savoir que le prince Henri d'Orléans a rapporté cinq manuscrits 
mossos qui seront donnés à l'École des langues orientales. M. Bonin en a présente un au 
onzième Congrés International des orientalistes, tenu à Paris en 1897, enfin M. Jacques Bacot, 
lors de son voyage récent à la frontière thibétaìne de la Chine et en particulier au Dokerle, 
montagne célèbre par son pélérinage boudhiste, a recueilli à Li-Kiang vingt manuscrits, dont 
dix-huit sont certainement mossos ; deux de ceux-ci sont coloriés ; les deux autres manuscrits 
semblent étre écrits dans une variété de l'écriture lolo. M. Bacot a oft'ert tous ces manuscrits 
à l'École des langues orientales. 

— Séance du 4 septembre. — M. Leon Dorez communique plusieurs lettres de Fran.ois 
I<T, conservées à la Bibliothèque Xationale et relatives au voyage de Jean de La Roque, sieur 
de Roberval, au Canada, en 1541. 

^^ 

Nous devons une mention toute speciale ici au trés beau livre publié par M. Henri 
Martin, administrateur de la Bibliothèque Nationale, le Térence des ducs (Paris, Plon, 1908, 
in 4", une héliogr. en coul., un frontisp. et 35 héliogr. en noir, reproduisant 132 miniatures). 
Cet adniirable volume a été exécuté pour le due de Guyenne, fils ainé de Charles VI, roi de 



COURRIER DE FRANGE 271 



France. Le jeune prince, qui niourut à dix-neuf ans, avait montré, de bonne heure, un goùt 
special pour tout ce qui touclie à la bibliopliilie. Son grand onde était le due de Berry, celui 
qui avait commandé les chefs-d'oeuvre que nous admirons aujourd'hui et c'est entre les mains 
de celui-ci que passa le Térence. Les peintures du manuscrit de l'Arsenal, tout en gardant 
encore les traditions et les conventions habituelles des ateliers d'autrefois, comme la représen- 
tation dans le méme tableau du personnage à deux moments successifs de son action, montrent 
des qualités d'observation, une habileté pour rendre certains détails familiers, une liberté d'al- 
lure, vraiment remarquables. Elles sont dues certainement à plusieurs artistes. Gràce à elles, 
nous voyons revivre la société du commencement du XV<; siècle, avec ses rafiinements et son 
luxe, ces belles dames aux costumes chatoyants et ces jeunes seigneurs aux silhouettes élé- 
gantes. Bien que les piècés de Térence n'aient pas été jouées sur une scène du temps, on y 
trouve cependant mainte indication précieuse pour l'histoire du théàtre à cette epoque. On ne 
saurait donc trop consulter ce magnifique ensemble de documents et il est à souhaiter que 
l'exemple donne par IM. Henry Martin, et auparavant par M. Durrieu, ait son écho en France 
et à l'étranger et soit le point de départ de nouvelles publications aussi savantes et aussi 
luxueuses. A. Boinet. 



AMERICAN BIBLIOGRAPHICAL NOTES 



Among the libraries which will be sold at auction in Boston, Massachusetts, this season 
by Messrs C. F. Libbie & Co. are those of the late Joseph Willard, of Boston, comprising bis 
law librar>-, the extensive collection of books relating to the history of New England owned 
by the late General John Marshall Brovvn, the Railroad Literature collected by the late George 
W. Whidden, Reverend Edward Abbott's collection of autographs, the Book-Plate collection of 
Eben. N. Hewins, a private library of Americana, and others of interest and importance. 

Messrs Libbie & Co's first sale takes place September, g'i' and io"', being the private 
library of Dr. E. Q. Marston. 

There has been privately issued, in a limited edition of 100 copies, a catalogne of the 
books, manuscripts, and maps relating principally to America, collected by the late Levi Zieg- 
ler Leiter, with collations and bibliographical notes by Hugh Alexander Morris. The hook, 
printed in Washington, is a i2mo of 500 pages. 

The superb work on "Noteworthy Paintings in American Private Collections", edited by 
John La Farge and August F. Jaccaci, has appeared in its first volume, a monumentai folio. 
It is vvorthy the foUowing notice, quoted in full, from the New York Evening Post, the only 
newspaper in America which gives adequate attention to bibliographical matters with any show 
of accuracy : 

This massive and beautifully made folio is the earnest of a imique enterprise. The edi- 
tors, John LaFarge and August F. Jaccaci, offer it as the first of a series to include ali note- 
worthy pictures in American private possessions. They have tried — and we feel have succee- 
ded — to make the hook a standard of typographical beauty, and its contents a model of modem 
processes of photo-engraving and contemporary criticism and connoisseurship. The volume, of 
which one hundred and twenty-six copies are oftered for sale, is necessarily expensive, appea- 
ling chiefly to the class whose pictures are its topic. But it has absolutely nothing of the 
claptrap edition de luxe. The page is 15 x 20 inches, the presswork admirably done by the Gilliss 
Press; the ornamentai head-pieces are designed by Kenyon Cox, taking bis inspiration from " Hy- 



272 AMERICAN BIBLIOGRAPHICAL NOTES 

pnerotomachia," and cut in wood by Henry Wolf: the photogravures are of uncommon excellence, 
being made by John Andrew & Son. In bindings there is a choice betvveen a marocco cover 
in tlie early French taste, designed by John LaFarge, and an embossed vellum cover adapted 
from an Aldus binding by Kenyon Cox : the latter seems the more appropriate to the massi- 
veness of the book itself. Over every detail of bookmaking the most scrupulous care has 
presided. To mention but an incident, the page of text opposite each photogravure is ruled 
in black to the measure of the print, and the descriptive note arranged to fili the ruled space 
to the ève. Thus a balance betvveen text and illustration is created, and the disagreeable, 
spotty effect of the average large book of plates entirely avoided. Indeed, the great folio is 
so vvell done in every way that, despite its cost, a bibliophile niight well buy it, as he does 
the Kelmscott Chaucer or the Montaigne of the Riverside Press 

It is a thoroughly serious work, too, so far as the text is concerned. Mr. LaFarge in 
a general introduction, suggests the human interest involved. In America, as in Rome of the 
Augustan age, vve see the sudden aspiration of wealth towards the larger life typified by art — an 
attempt of fìnancial provvess, often to take a kingdom of the mind by storm. Short of so violent 
a proceeding, the earliest collecting of fine works of art constitutes a landmark in the history 
of a nation's culture. Mr. LaFarge, whose implicatìons we have followed rather than his sta- 
tements, justly points out hovv valuable would be a record of, say, the first Roman collections. 
Speaking of our American case, .he says : 

"It might be important, and it certainly would be very interesting, to note the forms of 
these collections or gatherings at the moment of their first taking shape. Later, the possible 
changes of manner of life, the displacement of fortune or of inheritance, are likely to alter 
these conditions and to make these collections lose their personal character, to destroy the 
record of first origins, and to mass ali together in a more commonplace appearance." 

Corning more narrowly to the subject of the present volume, no one can question the 
personal, almost romantic, interest of such collections as Mrs. John L. Gardner's, in her \'e- 
netian gallery at Boston ; the late John Hay's, in the house that Richardson built for him at 
Washington ; the remarkable ingathering of Impressionist canvasses at .-\. A. Pope's countp,-. 
place near Farmington, Conn. Such things are documentary, and deserve to be commemorated. 
The editors have planned their work in the followìng novel manner : Each collection is de- 
scribed in an essay of a general sort which carries also a kind of running catalogne of selected 
pictures. Thus, Mr. LaFarge characterizes the Gardner collection ; Kenyon Cox the A. A. Pope 
collection and that of A. A. Sprague at Chicago ; Samuel Isham treats the H. L. Terrell col- 
lection at New York ; and Sir Martin Conway that of the late John Hay. These essays are 
interspersed by photogravures, with a succinct note, historical and descriptive, on the opposite 
page. For the essays, it will be noted. America writers have been chosen, as most fully un- 
derstanding the motives that underlie these collections. Sir Martin Conway can hardly be called 
an exception, his travels and associations fully entitling him to a sort of honorary citizenship 
among ns. 

When we approach the criticai portion of the volume, however, the work becomes cos- 
mopolitan with a vengeance. A certain number of pictures are the subject of short criticai 
essays by many hands. For example, Mrs. Gardner's splendid Titian, The Rape of Europa, 
jormerly at Cobham, Kent, receives a fourfold elucidation. George Lafenestre, the veteran 
biographer of Titian, dwells upon the history of this famous canvas : Georg Gronau notes its 
contemporary popularity as evinced by copies and imitations ; Roger E. Fry discusses the 
cBsthetic balance of the composition, and C. Lewis Hind analyzes the color schemes from a 
painter's point of view. Such essays really supplement each other, and enrich the total im- 
pressions. To bring them into converging relations must have cost the editors infinite labor 
and tact. For a more modem instance we may take Daumier's Les Avocats in the Pope 
collection. D. .S. MacColl takes it is an example of "caricature drawing" of that emphasis 
which lies near the roots of art itself; Arsene Ale.xandre contributes interesting personal remi- 
niscences of the ]3ainter ; Rovai Cortissoz dwells upon the technical side of Daumier's draughts- 



AMERICAN BIBLIOGRAPHICAL NOTES 273 

manshìp — its tangibility and ponderosity ; finally, Camille Mauclair remarks upon the seeming 
paradox of a caricaturisi in possession of the grand style. 

Enough has been said to ilhistrate a feature of the work questionable a priori, but 
actually most interesting and valuable. These groups of short essays on great pictures form a 
record of the best contemporary opinion on niatters of art such as has never before been at- 
tempted. And this ambitious scheme has been carried through with notable success. The con- 
noisseurs and critics of England, France, Italy, Germany, the Low Countries, and America, 
bave given more than a perfunctory adherence. They are represented en masse and often by 
their best work. The result is such a concentration of the best opinions of the art-loving world 
of to-day as posterity will perhaps know better how to value than we. Only imagìne how a 
similar anthologj' from Lorenzo's Florence or even from Louis XIV. 's Paris wouid be welcomed 
by the student of this year of grace ! 

One is tempted to enumerate the contributors — men of the stamp of Herbert P. Home, 
Sir Walter Armstrong, André Michel, Drs. Bode, Bredius, and Friedlànder, not to mention 
Frizzoni, Ricci, Venturi, and others as notable — but it is simpler to say that either by its advice 
or its actual contributions practically ali of modem connoisseurship and critìcism is bere repre- 
sented. Apart from these famous names the editors bave been fortunate in getting e.xcellent 
papers ftom less prominent contributors. .Such a note as that of ISIarcia Oakes Woodbury on 
Whistler's Blue Wave is a valuable bit of criticism, illustrating a "possession by the subject" 
that is at once psychologically true and rare in a conscious artist of Whistler's sort. The hu- 
mane side of antiquarianism appears in such a note as Gustav. Glùck on Van Dyck's Virgin 
and St. Catherine, in the Sprague coUection. It appears that this is the replicca which was 
brought to England in 1631, only to be repudiated by its painter as a "copy." In the ensuing 
discussion Rubens authenticated it as a consummate work of bis best pupil. Ever\where the 
book is easy to read and its educational import fully merits the attention we bave paid to it. 
In this connection we should mention the bibliography in doublé columns, which is fumished 
as a companion volume. It is purposely kept apart from the book in order that additions may 
readily be made. It is very much more than a bibliography, containing with slight conden- 
sation e.xtracts from ali writing respecting each picture — from the sales catalogues, through the 
special journals, to the general literature of the subject. Such a bibliography is truly a vario- 
rum commentari' on the finest in America, and we wish it might be published in popular form. 
Our notice may well dose with this appanage of a work throughout characterized by the sanie 
taste, scholarship, and breadth of view. 

A "Bibliography of the Phillipine Islands, Printed and Mairuscrii^t", by James Alexander 
Robertson, in 437 pages, has appeared hearing the imprint of The Arthur H. Clark Co. This 
volume recently appeared in the series "The Phillipine Islands, 1493-1S9S" as number 53. Only 
150 copies of it in its present form bave been issued. While it is indispensable for a whole 
survey of the subject, it by no means is a complete bibliography. The Government bibliography 
of 1903 and Dr. Pardo de Tavero's "Bibliotheca" are required as accessori' to a more com- 
plete list. 

The New 'S'ork Saturday Times Book Review gives the foUowing interesting account of 
Mr. William Timothy Call's "The Literature of Checkers." 

Mr. Call's bibliography comprises ali the books, pamphlets. and magazines treating of 
checkers which bave been published in England and America. He tells us that the game has 
been called "the ancient game," to distinguish it from Spanish, Polish, German, and Turkish 
draughts, each distinct game, with more or less of a literature of its own. A game played in 
Spain before America was discovered, however, was so like modem checkers that collectors 
of books on checkers eagerly seek the treatises on the Spanish game by Canalejas (1650) and 
Garces, (1684.) Besides Pierre Mallet, Quercetain and others wrote early French books on the 
game. 

La Bibliofilia, aino X, dispensa 7' 36 



^74 



AMERICAN BIBLIOGRAPHICAL NOTES 



It is interesting to know that there are ten coUections of books on checkers in England 
and the United States whicii Mr. Cali considers "first-class." There are perhaps fifty of the 
second grade. Collectors of checker literature, it will be seen, form an exclusive set among 
the raging bibliophiles. Mr. Cali says that the cheker library of Henry Hutzler of Cincinnati 
is complete, except for the omission of B. Pearce's work, the first American hook on the subject. 
This is a paper-covered pamphlet of twenty-four pages, published at Albany in 1815. It contains 
games and problems selected from the first English hook on the subject, (W. Payne's, London, 
1756,) and a copy of it nowadays is presumably a priceless treasnre. Of course, you may be 
able to get Payne's book, if you bave good luck and about Doli. 15, but you want Pearce's if you 
bave the coUector's spirit. The thing that is hardesl to get is most highly prized in more 
pursuits than rare book collecting. 

Andrew Anderson's "The Game of Draughts Simplifìed" (Glasgow, 1852) and his "Guide 
to the Game of Draughts" (London, 1848) were long considered the standard English works on 
tlie subjecl. The second is by far the best, but its quoted price is only Doli. 8, while you must 
pay Doli. 25 or more for the first, and bave work to get it at that. Anderson was a famous 
draught player, and his were the accepted English rules of the game. Mr. Call's bibliography 
contains 227 titles. He has five books of his own in the list, so it will be seen that he is an 
authority on the game, as well as oh its literature. There is an e.xcellent index. 

A writer contributes the following interesting paragraph /;/ re first editions of Thackeray 
and Dickens, to the New York Evening Post : 

It is well known that American editions of several of Thackeray's books were published 
prior to the recognized first English editions. Some were coUections of magazine contributions 
issued with the authority of their author, but many were pirated or unauthorized. To a less 
extent the same thing is true of Dickens. Two pamphlets of this character not included in 
any of the published bibliographies of Dickens bave recently turned up. The first has the titìe : 

Public Life of Mr. Tulrumble, Once Mayor of Mudfog, and Oliver Twist : or. The Paris 
Boy's Progress, By "Boz," Sold by ali the Principal Booksellers. New-York 1837. 

This contains 52 pages, measuring 6'/s by 33/j inches, in pink paper covers. Of the twe 
sketches mentioned on the tide, the first, "Public Life of Mr. Tulrumble," appeared in the 
firsl numher of Betifley's Miscellafiy, January, 1837. The second, the first two chapters of Oliver 
Twist, appeared in Bentley's for February. No doubt, they were reprinted as soon as the 
February number of the magazine reached America. Chapters ili. and iv. appeared in the 
March number ; but this pamphlet contains no mention of any continuation. When Oliver Twist 
was published in three volumes, Svo, the next year, some alterations were made. The first 
sentence in the magazine and in this pamphlet begins : "Among other public buildings in the 
town of Mudfog," etc. In the first and later editions this is altered to "In a certain town 
which for many reason it will be prudent to refrain from mentioning," etc. 

The second of these pamphlets is entitled : 

Travelling Letters. Written on the Road By Charles Dickens. New York : W'ìley & 
Putnam, 161 Broadway. 1846. 

This is a i2mo., consisting of title and 22 pages of text, bound in brown paper. The 
pamphlet is very thin, but the wrapper is lettered lengthwise "Dickens" Travelling Letters — 
Part I." showing that when the cover was printed the intention was to make the volume much 
thicker. Dickens visited Italy in 1844 and 1845. On his return he contributed a series of 
articles to the Daily News. No. L of which was issued under his editorship, January 21, 1846. 
These sketches continued irregularly through January, February, and March. Later in the year 
they were coUected in book form as "Pictures from Italy." The three "Letters" included in 
this pamphlet appeared in the Daily News for January 21, 24, and 31. Together they fili pp. 
1-37 of the first English edition. The date at the beginning of the narrative which is "eigh- 
teen hundred and forty-four" in the first edition, as it was in fact, is "eighteen hundred and 



AMERICAN BIBLIOGRAPHICAL NOTES 



orty-five" in this pamphlet. On the publication of the English edition Wiley and Putnam 
brought out an American edition, "Price 38 cents." It is not likely that more than this Part 
I. of these letters was ever published in this from. 

Daniel B. Fearing of Newport has just made a valuable gift to the library- of the Grolier 
Club of this city. Included in the coUection are many volumes of rarity and value. among 
them a Second Folio of Shakespeare's Works, 1632 ; the first edition of Milton's "Paradise 
Lost," the fourth title-page, 1668 ; Swift's "Gulliver's Travels," 1726, the second volume being 
the first edition; Cicero's "Calo Major," printed by Benjamin Franklin in 1744, the most famous 
hook from his press; Birch's "Heads of lUustrious Persons of Great Brìtain," 1756; Chippen- 
dale's "Gentleman and Cabinet Maker's Directory,'" 1754; Barham's "Ingoldsby Legends," 3 
vols., first editions ; Locker's "London Lyrics," a presentation copy to George Cruikshank 
with inscription by Locker and Cruikshank's signature ; a nearly complete set of the publications 
of the Bibliophile Society, including Andr^'s Journal and the Lamb Letters; Voltaire's "Dictio- 
naire Philosophique," Paris, 1809, 14 vols., one of the only two sets printed by Didot on vel- 
lum ; a fifteenthcenturj- manuscript on vellum with numerous miniatures, done probably by a 
Belgian'artist. As important and valuable set included in Mr. Fearing's gift is Lord Kingsbo- 
rough's "Antiquities of Mexico," 9 vols., folio, one of the colored copies, with the first volume 
dated 1S30. Lowndes, Sabin, and AUibone give the date as 183 1. The last volume ends 
abruptly with a topic unfinished. The author spent his entire fortune upon the work ; he was 
sued by a paper dealer in Dublin, and died in prison there. The subscription price of the 



colored copies was L. strlg. 210. 

New York — September 5lh 1908. 



Gardner Teall. 



NOTIZIE 



La Biblioteca Nazionale di Firenze e il Congresso delle Scienze. — Al Congresso degli Scienziati, 
che si tiene in questi giorni a Firenze, la Biblioteca Nazionale partecipa anzitutto con la pub- 
blicazione a facsimile di Due insigni autografi di Galileo Galilei e di Evangelista Torricelli: 
poi con una mostra della grande raccolta dei manoscritti originali di Galileo e della sua scuola, 
che, come è noto, costituiscono uno dei principali tesori della maggiore biblioteca di Firenze. 
Sono stati questi manoscritti fondamento a tutti gli studi e alle edizioni dell'opera di Galileo e 
dei suoi seguaci, fino alla raccolta più completa e perfetta, ossia fino all' edizione nazionale 
promossa da Antonio Favaro e condotta da lui felicemente al termine dopo un trentennio di 
lavoro, nel quale ebbe assidui cooperatori Lsidoro Del Lungo e Umberto Marchesini. Cosi il 
secondo congresso, promosso dalla Società italiana per il progresso delle scienze, vede adem- 
piuto nel modo più degno il voto che gli scienziati d' Italia facevano in Firenze nel 1841, in 
quella terza riunione degli scienziati italiani, che tanto bene meritò della patria nel suo risor- 
gere ; voto dal quale usci la edizione degli scritti galileiani curata dall'Alberi. E l' indagine 
nella raccolta galileiana della Nazionale prosegue ininterrotta, passando ora dalle carte del 
Maestro a quelle del Torricelli, di cui Faenza e Firenze festeggiano quest'anno il terzo cente- 
nario della nascita: in quest'occasione si è già bene avviata, per opera del prof. G. Vassura, 
una nuova stampa critica di tutti gli scritti torricelliani. 

La mostra della nostra Nazionale ebbe luogo il giorno stesso della inaugurazione del 
Congresso, domenica iS, e il lunedì successivo ; la pubblicazione suaccennata contiene, ri- 
prodotte in fotozincografia dall'officina del R. Istituto Geografico Militare, due scritture ori- 
ginali di Galileo e del Torricelli, veramente insigni ; di Galileo la bellissima lettera al seg^re- 
tario di Cosimo II de' Medici, per ragguagliarlo degli ultimi trionfi scientifici ottenuti nella 
cattedra di Padova, e del programma di lavori che il grande scienziato aveva in animo di svol- 



276 NOTIZIE 



gere, passando da Padova a Firenze, come filosofo e matematico del Granduca. Di grande at- 
tualità non solo per i filosofi e matematici, ma per tutti gli universitari contemporanei italiani, 
parranno gli accenni che la lettera di Galileo contiene intorno alle condizioni che la Repubblica 
veneta gli faceva, come lettore nello studio padovano: « fiorini 1000 l'anno in vita, con l'ob- 
bligo di più di 60 mez' bore all'anno : e questo tempo non cosi strettamente, che per qualunque 
mio impedimento, io non possa senza alcun pregiudizio, interpor anco molti giorni vacui ». Del 
Torricelli la pubblicazione dà in facsimile alcune pagine del proemio al suo « Trattato delle 
proporzioni » dove il filosofo faentino riassume quasi tutta l'opera sua matematica. 

Sappiamo che anche 1' Archivio di Stato negli stessi giorni invitava i congressisti e gli 
studiosi di Firenze a vedere i suoi numerosi e curiosi documenti attinenti alla famiglia e alla 
vita di Galileo. 

Una mostra di codici, per quanto abbia particolare rapporto con la storia delle scienze, 
è stata pur efl'ettuata in questi giorni dalla Biblioteca Laurenziana. 

Lettere inedite di Donizetti. — Leggiamo in Musica che l'egregio Teodoro Rovito, in un vec- 
chio e polveroso libro, comprato per pochi centesimi, ha trovato due preziosi autografi di Do- 
nizetti, due lettere dell'autore della Favorita. Una è molto lunga e dettagliata, l'altra breve, 
ma tutte e due parlano della prima rappresentazione della Lucia di Lammermoor alla Renais- 
sance a Parigi. 

Nella prima lettera vi sono particolari interessanti e nuovi che il Rovito si propone di 
pubblicare ed illustrare ampiamente. 

Autografi di Paganini. — Il ministro della Istruzione pubblica ha inviato nel mese scorso 
a Gaione nella provincia di Parma, una speciale commissione per esaminare nella villa della 
nobile famiglia Paganini, le composizioni autografe del celeberrimo violinista, offerte da essa fa- 
miglia, in vendita allo Stato. Si tratta di 53 pezzi di musica, e precisamente di 12 composizioni 
già prima pubblicate ma poi rivedute dal Maestro, di 18 pezzi inediti con accompagnamento di 
pianoforte di Giusto Bacci, allora professore al Conservatorio musicale di Parma, di 13 auto- 
grafi, che il Schònenberger pubblicò in seguito a Parigi, di 6 pezzi di Mozart, Rossini, Fari- 
nelli, Pùer etc, e infine di due altri autografi di Niccolò Paganini con le parti dell'orchestra. 
Parte delle sue composizioni consiste in partiture d'orchestra, parte in pezzi per violino, viola, 
violoncello o chitarra. Tra i concerti si trova anche V Opus IV, che tanto furore suscitò nella 
prima esecuzione a Parigi, e che dal Fétis, il quale lo giudicò il capolavoro di Paganini, era 
stimato perduto. Oltre ai concerti vanno notati 7 duetti, 4 terzetti, io quartetti, 11 minuetti e 
14 sonate e sonatine, tra le quali la Primavera, una delle sue composizioni più mirabili, e due 
composizioni sopra una sola corda intitolate Napoléon e Marie Louise. 

Nella importante raccolta troviamo ancora un gran numero di canzonette, variazioni, bal- 
labili etc. Il barone Paganini possiede ancora in gran copia preziose memorie del suo avo glo- 
rioso : lettere e carte di famiglia, documenti, poesie, ritratti e busti, doni di principi, strumenti 
musicali e altro ancora ; di cui solo una parte, se pure anche questa, passerà allo Stato. 

Le tasse sull'uso delle Biblioteche in Italia. — Sarebbe giusto ed utile imporre una tassa sul- 
l'uso dei libri delle biblioteche pubbliche d' Italia secondo una recente proposta ? Guido Biagi 
che di tasse ne aveva proposta una, insieme all' On. Molmenti, quella sul prestito, torna 
a riparlare dell', argomento nella Rivista delle Biblioteche e degli Archivi ed afferma, per 
conto suo, che una tassa d' ingresso alle biblioteche varrebbe a far disconoscere la funzione 
educatrice che questi istituti debbono avere ; sarebbe quasi peggio che mettere a pagamento 
1' istruzione impartita nella scuola. Chiudere ai non paganti le porte delle biblioteche istituite 
pauperum maxime utilitati sarebbe illiberale e contrario anche alle precise disposizioni di 
molti fondatori ; significherebbe abolire uno dei più benemeriti servizi pubblici ! egli dice. 
La tassa che potrebbe ragionevolmente venire imposta è proprio quella del prestito, con la 
quale si verrebbe a colpire l'uso privato dei volumi che si distribuiscono lontani dalla loro 
sede naturale con molta, con soverchia liberalità. La tassa sul prestito avrebbe reso all'erario, 
se applicata secondo la proposta Biagi-Molmenti, oltre duecento mila lire annue, il doppio di 



NOTIZIE 277 



ciò che si ricaverebbe con una tassa d' ingresso di dieci centesimi, come quella proposta or 
ora. Senza contar poi che la tassa sul prestito colpirebbe i privilei;iati proprio a benefizio dei 
non privilegiati e rimarrebbe quindi, cosi, una tassa democratica. Ma, quando mai si entrasse 
nel concetto di tassare l'uso dei libri, pare al Biagi che il metodo più semplice sarebbe quello 
di obbligare ad apporre una marca da bollo alle schede di richiesta, allorché, ottenuto il libro 
in lettura, esse acquistano il valore d'una ricevuta e, come tale, dovrebbero avere una marca 
da bollo. Non si tasserebbe, duniiue, il semplice ingresso e la semplice ricerca, spesso infrut- 
tuosa, sibbene 1' uso del libro, di quel libro che per lo studioso ha un valore assai maggiore 
del venale. A un'altra tassa potrebbe esser sottoposto l'uso della sala riservata di studio e ver- 
rebbero con questa ad aversi tre tasse, cioè tre categorie di proventi : quelli del prestito, della 
sala di studio, della sala di lettura ; lasciandosi libera la sala di conversazione pubblica con un 
corredo di opere d'uso attuale e immediato. IVIa il Biagi non crede, né si augura, che il prin- 
cipio del libero accesso alle biblioteche e del libero uso dei volumi /// loco, abbia mai ad essere 
vulnerato. Meglio liberisti in questo caso che protezionisti ! Si diano però alle Biblioteche i 
mezzi necessari per usare un tal liberismo ! 

Carte da visita. — I signori Bertarelli e Prior annunziano un lavoro sulle carte da visita 
in un volume che sarà pubblicato dall' Istituto Italiano d'Arti Grafiche in Bergamo, in edizione 
di grande lusso. 

Gli autori studieranno le carte da visita, tanto nelle manifestazioni d" arte, quanto in 
quelle forme curiose o caratteristiche, imposte dalla moda o derivate dagli avvenimenti poli- 
tici, di modo che torni facile, con opportuni aggruppamenti, apprezzare le infinite varietà di 
forme, assunte da queste graziose vignette. Al documento figurato, aggiungeranno qualche no- 
tizia sul titolare, e dei commenti storici risguardanti 1' incisione decorativa di tutte quelle pic- 
cole stampe che in Italia, durante il secolo XVIII, solevano pubblicarsi per le ricorrenze delle 
feste pubbliche o per le cerimonie della vita privata. 

È nota la perfezione raggiunta dall' Istituto di Arti Grafiche di Bergamo, in tutte le pub- 
blicazioni che escono dai suoi torchi,- ed è questa una sicura promessa che il volume nulla la- 
scerà a desiderare nella parte illustrativa. Già, sino ad ora, gli egregi autori assicurano che 
esso conterrà quanto di meglio si possa ottenere con gli attuali mezzi di riproduzione, e da- 
ranno cosi dei saggi incisi in legno, in rame od in litografia, e degli esemplari miniati a mano, 
od impressi in rilievo. 

Poiché gli autori desiderano aggiungere al libro un nuovo pregio, volendo cioè illustrarlo 
col maggior numero possibile di esemplari impressi cogli stessi rami originali che servirono in 
altri tempi per stampare le Carte da Visita, affinché il volume acquisti, per la storia dell' inci- 
sione di queste vignette, un valore eccezionale, rivolgono con una circolare ai possessori dei 
rami di questo genere la preghiera di volerli aiutare, comunicando loro il rame e permetten- 
done la tiratura, la quale verrà eseguita, colla massima sollecitudine e sotto la loro personale 
responsabilità, dal già ricordato Istituto. 

Un nuovo quadro del Rembrandt. — La Società berlinese d'arte e letteratura, che, or non è 
molto, faceva grata sorpresa ai seguaci dell'arte con il rinvenimento di un quadro di Rafìaello 
rappresentante la Madonna (da molti decenni stimato perduto) fa oggi una sorpresa di non mi- 
nore importanza con la scoperta di un quadro originale del Rembrandt, che raffigura L'Apo- 
stolo Filippo che dà il battesimo al tesoriere della Regina Candace. Quest'opera si annoverava 
fin ora tra quelle perdute del Rembrandt, essendo nota per un disegno fatto dal Jan Joris van 
Vliet, contemporaneo del grande Maestro. Anticamente si stimava che l'originale fosse una pittura 
del Museo di Oldemburg ; ma già da molto tempo molti conoscitori del Rembrandt, e tra essi 
Wilhelm Bode, il più insigne conoscitore tedesco, del Rembrandt, hanno aflermato esser questo 
non altro che una copia di un quadro andato perduto. La Società di Beriino ha rinvenuto il 
quadro in possesso di una famiglia amante dell'arte, che teneva gelosamente nascosti agli oc- 
chi del pubblico i suoi tesori e che ora per questioni di eredità e simili, è costretta a disfarsene. 
Cosi anche questo cimelio dell'arte potrà, presso ad altri della stessa provenienza, essere accolto 



278 



NOTIZIE 



nelle sale della Società ed esser fatto segno deirammirazione pubblica. Della stessa raccolta 
sono da notarsi ancora un'eccellente pittura di Palma il Vecchio e un prezioso piccolo ritratto 
del Tiziano, che andava fino a poco tempo fa annoverato tra le opere sconosciute del grande 
pittore, ma che sarà presto siimatcì una vera perla dell'arte sua. 



Il « Kgl. Kunstgewerbemuseum » di Berlino ha testé acquistato la legatura di un Vatigelo di 
Limoges che si trovava in possesso del Monastero St. Ma.ximin di Trier. Questa legatura che 
misura 24 cm. in altezza e 14 cm. in larghezza è assai bene conservata tanto nei fregi in rame 
quanto nella ricca sua doratura. Essa risale al secolo decimosecondo, al tempo dunque in cui 
Limoges maggiormente fioriva, quando cioè le opere artistiche di quella città non si erano an- 
cora mutate in oggetti d' industria ripetenti sempre lo stesso motivo. Nel disegno mostra la 
legatura 1' influenza della scuola di Maas, il cui capo Godefroi de Claire lavorava verso il 11 50 
per l'abate Suzer in .St. Denis. Il segno di riconoscimento principale di questa scuola sono gli 
arabeschi incisi che, molto fitti, riempiono fino negli angoli, lo sfondo delle figure. Queste sono 
in rame, in rilievo e dipinte con varii colori. Questo genere di creazione artìstica comprende i 
capolavori di Limoges, tra i quali vanno annoverati i grandi altari di Burgos e il San Mgucì 
in Excelsis in Spagna ; in tutto si riduce secondo il calcolo del De Vasselot, a 70 opere. La 
Germania ne possiede importanti esemplari nei musei di Monaco, di Darmstadt e nella chiesa 
di Zeli ; il « Berliner Kunstgewerbemuseum » non aveva finora nella sua notevolissima raccolta 
di opere di Limoges del XIII secolo, alcun esemplare di tal genere di produzione artistica. 

Il Museo Luxembourg di Parigi. — La commissione dei Palazzi pubblici di Parigi sta stu- 
diando presentemente il progetto della ricostruzione del Seminario di St. Sulpice, perché ivi 
sia accolta la collezione del Museo Luxembourg. Il nuovo edificio avrebbe spazio quattro volte 
maggiore dell'altro ; la cappella conterrebbe le sculture, e il primo piano le pitture. La rico- 
struzione deve aver principio nella prossima primavera ; il lavoro avrebbe la durata di due 
anni, e la spesa ammonterebbe a 1.250.000 fr. La direzione ne sarà affidata all'architetto Deruaz. 



VENDITE PUBBLICHE 



Una vendila composta di lettere autografe di so- 
vrani, generali, statisti, poeti, letterati, musi- 
cisti, artisti e di personaggi illustri sotto vari 
aspetti avrà luogo nella nota casa viennese di 
Gilhofer & Ranschburg il 26 e 27 del corrente 
mese di ottobre. Segnaliamo particolarmente ben 
ventiquattro lettere di Beethoven recentemente 
scoperte ed una memoria da lui stesso intera- 
mente scritta su 46 pagine in 4°. Su questa ven- 
dita importante attiriamo sin d'ora l'attenzione 
dei nostri lettori che ne potranno avere il cata- 
logo dietro richiesta gratis e franco. 

La ditta C. G. Boerner terrà in Lipsia dal io 
al 14 novembre due notevolissime vendite al- 
l'asta. La prima avrà luogo dal io al 12 con 
la collezione d' incisioni appartenente al de- 
funto signor A. W. Schultze di Amburgo. Que- 
sti raccolse dal 1890 fino alla sua morte, av- 
venuta or sono pochi anni, quasi esclusivamente 



lavori di antichi maestri prendendo parte alle 
più importanti vendite all'asta del suo tempo. 
La sua collezione, notevole per molti rispetti, 
contiene una serie d' incisioni del Diirer e del 
Rembrandt, non che una scelta tra i più grandi 
artisti del secolo XVI e XVII, come il Luca 
van Leyden, il Berghem, 1' Ostade, il Schon- 
gauer, il Raimondi etc. Morto il sig. Schultze 
la raccolta fu continuata dalla moglie di lui, 
ma cambiò di carattere, poiché la vedova ave- 
va uno speciale interesse ai fogli umoristici 
del XVI li e XIX secolo dei quali mise su in 
poco tempo una graziosa raccolta, intanto che 
arricchiva di quando in quando quella del de- 
funto marito. 

Morta la vedova, 1' intera collezione viene 
posta in vendita all'asta. Il 13 e 14 novembre 
poi si chiuderà la vendita all'asta di una col- 
lezione di stampe riguardanti 1' epoca della 
riforma, di libri con incisioni in legno, di ma- 



VENDITE PUBBLICHE 



279 



noscritti alluminati e di singole miniature. Que- 
ste ultime costituiscono forse la parte più pre- 
ziosa e interessante della raccolta. Si trovano 
tra di esse buon numero di antiche carte del 
XII e XIII secolo benissimo conservate, altre 
eccellenti, della scuola italiana del sec. XIV 
e X\' come anche preziose opere fiamminghe 



e tedesche del XV secolo. Notevolissime tra 
l'altre sono tre miniature fiamminghe, mera- 
vigliosamente conservate ed eseguite con straor- 
dinaria finezza e ricchezza di linee e di colori, 
che rappresentano costumi ungheresi e un' im- 
magine della Vergine, portante in capo la co- 
rona di Ungheria. 




(Vendita A. W. Schuhze, lo 12 Novembre 1908). 



Fra i manoscritti va specialmente ricordato 
uno musicale con neumi del XV secolo ; un 
magnifico salterio, che porta in data l' anfio 
14S8 pieno di ornamenti e miniature ; e un 
prezioso libro araldico genealogico, della fa- 
miglia Freymann di Randeck, di cui diamo 
qui appresso il facsimile, che è un magnifico 
volume in folio portante 76 artistici ritratti e 
non meno di 1300 stemmi della famiglia e 
de' suoi consanguinei ; sessanta di questi por- 
tano ancor oggi in Baviera nomi noti ed illu- 
stri. Accanto a questo va posto un altro libro 
genealogico Brandemburghese che risale al 



15S9 e contiene 24 pregevoli ritratti. Interes- 
sante ancora è la raffigurazione delle esequie 
fatte nell'anno 1606 alla Duchessa Sibilla Eli- 
sabetta di Sassonia, eseguita su un rotolo 
lungo II metri, con 225 figure lavorate minu- 
ziosamente fino in ciascun particolare. Eccel- 
lono per importanza sugli altri numeri vju-ii 
libri di preghiere e qualche altro prezioso 
manoscritto. 

La seconda e terza parte del catalogo porta 
tra l'altro la raccolta di un defunto patrizio di 
Lipsia, ricchissima di incisioni in legno e stam- 
pe del tempo della riforma, altre incisioni in 



28o 



VENDITE PUBBLICHE 



legno, incunaboli, il famoso Schatzbchalter, la 
cronaca di Norimberga, la nona Bibbia tede- 
sca. Tra le opere riguardanti la riforma degne 
di nota sono le prime stampe di l.iuero, tra 



le quali la prima sua pubblicazione, il Tracla- 
fiUus del 1517, " le scritture alla nobiltà cri- 
stiana contro Hans Worst " etc. etc. Nume- 
rosi sono i libri contenenti opere di Hans 



,--0ntta3dé(Jri'f. 




BOERNER. Cat. XCIV 



N." 5« : 

(Vendit 



l'fliiaca della Fa 

1-14 Novembre 1908; 



Sachs, Erasmus, Melanclithon, Hutten, Zwingli 
e altri. 

Un'altra vendita all'asta avrà luogo a Berlino 
dal 24 fino al 28 Novembre nella Libreria di 
Amsler & Ruthardt. Comprenderà 
disegni, stampe in legno, litografia 



tinte etc. etc. a partire dal secolo XV fino 
alla metà del XIX. La seconda parte del ca- 
talogo porta lavori originali dei più insigni 
artisti moderni tra i quali notiamo perfino il 
Klinger e il Menzel. Il catalogo è illustrato da 
numerose riproduzioni. 



Comm. Leo S. Olschki, Direttore-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 



Aldino, direno da L. Frsnceschini - Firenze. Via Folco Porlinari. 3. 



Anno X 



Novembre 1908 



Dispensa 8* 



La Bibliofilia 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI. AUTOGRAFI E LEGATURE 
DIRETTA Da LEO S. OLSCHKl 



Le premier essai de traduction 
de Roland Furieux en vers frangais 




»^U^,a^^\^XTRE les livres les plus rares du ' X\'P siècle se peuvent 
piacer les traductions d'ouvrages en langue vulgaire : c'est 
ainsi que l'on ne rencontre pas souvent les traductions 
francaises de Dante, de Pétrarque et d'Arioste écrites au 
X\'r siècle. De ces trois poètes, le dernier a exercé sur les poètes 
francais de la Plèiade une influence considérable très bien ètudiée par 
M. J. Vianey, le très érudit professeur de l'Université de Montpellier. 
Dès 1543, un auteur anonj^me que Fon estime s'étre appellò Jean 
des Gouttes avait transposé Roland Furieux en prose francaise. Plus 
ambitieux, quelques dix ans plus tard, lan Fornier de Montaulban en Quer- 
cy, essaya d'en écrire une traduction en vers. UAvertìssemeni au lecieur 
que nous reproduisons donne sur son but et sa manière de faire tous les 
èclaircissements désirables. Mais il convieni d'ajouter que Fornier ne 
mourut qu'après 1568, et que l'on n'a point encore signalé de suite à 
ce Premier volume qui parut en 1555, comme le témoigne k titre re- 
produit ci-dessous. A'ascosan avait pourtant bien fait les choses et son 
in-quarto (240X155"""') aurait dù attirer de nombreux acheteurs qui 
eussent encouragé le poète à continuer sa laborieuse besogne. Le style 
n'était malheureusement pas à la hauteur de l'originai et les lecteurs de 



H. VAGANAY 



E cette Revue, après avoir lu le premier chant 

PREMIER VOLVME estimeront sans nul dout que Fornier avait 

DEROLANDFVRIEVX, . 

prcmicrcmctcompofccnThufcanpar ciitrepris ime tache au-dessus de ses forces, 

LoysAr,o(lcFeTaro.s,&:m.,ntc- ^^^^^-^^ MiuCVVa. 
nani mys cn rime Fran(;oilc par 

lan Fornici de Montaulban Eli 1572, Lucas Brevei" marchaiid li- 

""" " ' braire à Paris publia des Iiiiitations de quel- 

(]Hcs c/iaiis de F Ariosie : Des Portes, Saingelais, 

cunchant.comprcnamfommaircmcmcouc -L"'^"' > H^Uient, maiS Ce ne SOIU que Qes 

ccquyc(iaprcsamplcmcntdcdu.aparlau- frao-meiits. I. de Bovssieres de Mont-P>rrand 

tcur.&aucc Ics Allegories des chantsala hn ^ 

dunchacun. eli Auvergiie remplit quelques pages de ses 

Secondes Oeuiu"es (Paris, 1578) par une /wi- 

tatioìi dìL pìxmier chant d^Arioste, avant (jue 

A p A R I s, le sieur Pigeon ne publia la traduction des 

Dcrimprimcric de Michel de Vafcofaa.dcmou- douze premiers lix'res (juc le mcme Bovssieres 

rancruc S. laques, àlcnlcigne de la Fontamc. 

M_ D Lv. avait préparée en utilisant les travaux de 

AVECPRiviLEGL Saingelais, Baif et Belliard. 

[■'"'^''^ ^" '/^^- H. Vagaxay. 



ADYERTISSEMENT AU LECTEUR 

Je ne doute aucunement, benin lecteur, que plusieurs ésmeuz d'envie contre 
nostre entreprise, ou picquez d'une curieuse arrogance, ne s'essayent par tous 
les moiens qu'ilz pourront de reprendre ceste nostre traduction, & à ces fins ne 
viennent à conferer le texte d'Arioste à la tralation, plus pour la contreroller, 
& y trouvcr à redire, que cuydans y voir dequoy se contenter. Toutcfois si ceulx 
là se despouillent de ceste inclination, qui est d'estre tousjours prompts à mal 
juger, & uoir plustost les faultés des autres, que les leurs, auront occasion, non 
seulement de m'absouldre de faulte, si aucune leur en semble, ains de me louer de 
la peine que i'ay prise en tei oeuvre : Car si le traducteur d'Arioste en prose 
demande excuse des uocables, desquelz il a use ayant la bride large, & liberté 
entiere, de combien plus en doy-ie obtenir, qui me suys essayé de traduire, 
d' une mesme fagon de uers, les parolles & le sens de l'autheur ? Et oultre ce 
que ie me suys trauaillé de faire entrer aux uers tout ce qu'estoit dict par le 
Poete sans corruption, ou uariation ds son subiect, me suys aussi asseruj- à deux 
choses. L'une est de rendre les uers d'Arioste en stanzes Francjoyses, comme il 
est en stanzes Tuscanes : & l'autre, que je me suis baillé une loy laquelle par 
tout le liure i' obserue, c'est que le premier & les derniers uers de toutes les 
stanzes sont feminins, & comme uient leur reng mariez dans la stanze. Ce que 
i'a}- faict, à fin que les stanzes Frangoises se puissent chanter & iouer sus les 
instrumens musicaux comme les propres Tuscanes, ausquelles necessairement 
falloit que les deux derniers uers fussent feminins : & reculant apres ceux là, 
on trouuera que le premier doit estre de mesme, si lon les veult bien conioindre 



LE P."^-' ESSAI DE TRAD. DE ROLAND FU RI EU X EN VERS FRAN^AIS 283 

auec les masculins. Ce que ne se fut si bien raporté, si i' eussc faict une stanze 
tonte masciilinc, ou toute feminine, ou autrement la commentjant par les mascu- 
lins «Se finissant par iceulx, &. à bref dire en autre forme que celle que i'ay 
suj-uie, comme mieux en pourra iuger celuy qui sera (tant soit peu) introduict 
en Musique. Mais si ieusse uoulu traduire de toutes les rimes que i'eusse peu 
rendre des mesmes d'Arioste sans obseruer la loy prescripte, ie n'eusse eu la 
troysieme partie de la peine : mais aussi la rime n'eut eu la moytié de la grace, 
oc resona noe à l'oreille des lecteurs, & moins de correspondance à la mesure 
de ceulx qui l'eussent chantee. Ce que i'ay bien considerò deuant que deliberer 
de mettre en effect le desir que i'auois de faire parler les Cheualliers Francois 
en leur langaige. Et si en peineuse entreprise, (lecteur) je me suys d'aduenture 
ingeré d'usurper quelque mot non receu, ou non encor' paruenu à tes oreilles, 
ou d'user de quelques figures licentieuses, comme de synereses, diereses, & sy- 
nalephes, (figures aux poetes fort familieres) ou d'user de quelques uocables en 
diuerses sortes escritz, & en diuerse mesure de syllabes, je te prie que la peine 
& la poesie soj^ent si bien notees de toy, qu'elles me puissent trouuer quelque 
excuse en ton iugement. Attendu, qu'Arioste mesme n'a use tousiours du pro- 
pre Tuscan, ains de mots de diuers langaiges de l'Italie, & confins d'icelle, pour 
exprimer sa conception, comme de cecy te porteront ampie tesmoignage les natifz 
du lieu, qui ont tresbien remarqué la diuersité des langaiges. Et a use le Poete 
en cest oeuure, non seulement d'estranges motz & peregrins uocables, ou de re- 
ditte de la rime d'une stanze en la stanze suiuant, ou de plus de syllabes en un 
uers qu'en un autre correspondant, (ainsi que Simon Fornari monstre en ses de- 
clarations sus l'Arioste) ains il a faict en plusieurs lieux rimer les uers non de 
la prolation, ains de la seule escripture, comme òclne (bestes) à selitc (forestz) 
ainsi que tu pourras uoir en son chant dixieme. Et d'auantage, qui est bien 
plus estrange, a faict rimer un uers au milieu d'un mot, laissant le commen- 
cement pour l'autre, comme tu peulx uoir au chant uingtseptieme, ce que se 
trouue bien peu aux poetes de grand' celebrité. Pourtant si celluy qui a faict 
le prototype, n'estant contraint de suyure inuention autre que la sienne, a use de 
telles licences, il ne deuroit este trouué estrange, si en grand' subiection on 
pourra quelque fois lire chose, que pour la loy de la rime doiue estre excusee. 
:Mais de tout ce dont i'aurois icy iisé, i'en laisseray à la posterité la reception, 
& usaige, & à toy lecteur le sain & raisonnable iugement : qui pourras auec 
quelcuns à toy semblables, introduire la reception & continuer l'usaige, ou du 
tout reprouuer ce qu'en nostre trauail t'est presente. Et pour mieulx cognoistre 
quelle sera ton opinion, i'ay voulu mettre en lumiere ceste premiere partie, à fin 
qu'ayant eu l'aduis de plusieurs doctes, ie me puisse par leurs obseruations gar- 
der de recheute aux derniers uolumes, lesquels i'espere auant peu de temps te 
presenter. 

A Dieu. 



284 



H. VAGANAY 



JAN FORNIER DE MONTAULBAN EN OUERCY 

ROLAND FU RI EU X 



CHANT PREMIER 



Les Chevaliers, Armes, Amours et Dames, 

Leur couitoysie, et haults faicts veulx chanter : 
Q.uand par la mar d'Aphiique, à voile et rames 
Maint More vint la Franca tourmenter, 
En suvvant l'ire, et jiiveniles flammes 
D'Agramant Rov, qui se voulut venter, 
Venger la mort de feu Troiaio son pere, 
Sus Charles Roy, et Empereur prospere. 

Et de Roland dirav en mesme traicte 

Chose non diete en prose, ou vers rime, 
Qui par amour vint en fureur parfaicte. 
Et paravant fut si saige estimé : 
Si celle, qui Ielle ma vie a faicte. 
Et m'a souvent ce peu d'esprit lime, 
Me donne tant, qu'il me puisse suffire, 
Pour achever ce qu'ay promis de dire. 

Mais plaise vous, Herculienne race, 

Dont la splendeur peut nostre siede orner, 

O Hyppolite, avoir cecy en grace, 

Que peut et veult vostre humble sarf donner, 

De ce que do^- par quelque escrit que face, 

le puis en part x'ostre paye ordonner. 

Ne de ce peu me doit blasmer personne, 

Si tant que puis vous donner, je vous donne. 

4- 
\"ous cognoistrez qu'à nommer m'appareille 
Avec louange entre les Demydieux, 
Celluy Rogier qui fut la souche vieille 
De vous, aussi de voz nobles ayeux, 
Vous ouyras, en ma prestant l'oreille. 
Sa grand valeur, et faicts audacieux, 
Si vos pensers treshaults veulent permettre, 
Que mes versetz entre eulx se viennent mettie. 



ROL.\ND, qui fut de la belle Angelique 
Tant amoureux, qu'avoit abandonnez 
En Inde, en Mede, et pays Tartarique 
Mille immortels trophees destinez, 
Revint, avec ceste beante celiqua, 
Devers Ponant, soubs les montz Pyrenez, 
Ou avec gens de Franca, et d'Allemaigna, 
Ksloit campé l'Empereur Charlamaigne. 
6. 

Pour de l'oser faire les joues cuire 

Et d'Agramant, et .^larsille, deux Rovs : 
L'un, d'avoir faict da l'Aphrique conduira 
Toute personne apte à portar harnois : 
L'autre d'Espaigne avoir voulu indù ire 
A ruynar le rovaume Fran9oys : 
Roland apoinct vint en ce liau champestre, 
Mais tost apres sa repentit d'y estre. 

\'oyez comment l'humain jugement erre, 
Soudain il fut da sa dame démis, 
Laquelle avoit defandu en grand guerre 
Dez l'Hesperie, au Levant contre mis, 
Sans coup d'espee à present dans sa terre 
Luv est ostee, entre ses grands amis, 
Charles voulant estaindre sa grand fiamme. 
Ce fut celluv qui luv osta la Dame. 

Un peu devant fut novse, et jalousia 
Entre Roland, et son cousin Renault, 
Car la beante, dont elle estoii saisie, 
Rendoit la cueur à tous deux d'amour chault, 
Charles marr^■ de tella fantaisia, 
Qui luv causoit da leur ayde default, 
La Dame osta aux deux personnes fiares. 
Et meit en main du bon due de Bavieres. 



LE P.'^" ESSAI DE TRAD. DE ROLAXD FURIE UX EN VERS FRAN^AIS 



La promettant en loyer, et salaire, 

A l'un des deus, qui a-j jour du contiict 
Luv pourroit plus d'Intideles desfaire, 
Et de sa main auroit plus desconfit 
L'evenement fut au desir contraile : 
Car des Chrestiens l'armee se destit, 
Et entre tous, le Due ceste journee 
Fut pris, dont fut sa tenta abandonnee. 

IO. 

Ou lors estant seule la Damoyselle, 
Qui du vainqueur devoit estre le pris, 
Devant la fin estoit montee en selle, 
Et au besoing le chemin avoit pris, 
Bien cogiloissant que Fortune rebelle 
Seroit ce jour aux Chrestiens ja surpris, 
En un bois entre, et au sentier tout contre. 
['n chevalier verant à pied rencontre. 
I I . 

Cuirasse en doz, avec l'armet en teste, 
L'espee au flanc, au bras l'escu luy pend, 
Tant legier court, et au bois moins s'arreste. 
Que le coureur au pris ses pas espend : 
La bergerette onques ne fut si preste 
Fuir, devant le venimeux serpent, 
Gomme tourna bride la Damoyselle, 
Voyant venir le chevalier vers elle. 

Cestuy estoit de gaillarde nature. 

Le filz d'Aymon de Moniaulban nommé, 
Des mains duquel eschappé d'adventure 
Estoit Bayard son destrier renommé. 
Soudain que l'oeil sus elle gette, à l'heure 
11 recognoit fbien que loing informe) 
Le beau maintien d'Angelique visage. 
Qui le tenoit en l'amoureux hostage. 
13. 

la Dame tourne au Pallefroy la bride, 
Et par le bois piqué si roidement, 
Qu'au bon chemin ouvert, plus ne le guvde, 
Qu'au plus espais, et serre asprement : 
.^Iais en tremblant, palle, et de son sens vuyde, 
Laisse au destrier tout le gouvernement, 
Dessus, dessoubs, piqué en telle maniere, 
Qu'elle se trouve au pres d'une riviere. 



Ferragus fut trouvé sus la liviere. 

Plein de sueur, et de pouldre enlaidy, 
Lequel s'estoit de la bataille fiere. 
Tire pour boire, et se voir refroidy. 
Là s'arrestoit contraint, car n'avoit guiere 
Que de ceste eau froidement estourdy 
Avoit laissé choir l'armet dans le fleuve, 
Et de l'avoir encor moyen ne treuve. 

'5- 

Alors venoit ceste Dame craintive, 

Criant tousjours si hault qu'elle pouvoit : 
A ceste voix, saulte dessus la rive 
Le Sarrazin, et en face la voit ; 
Si recognoyt, aussi tost qu'elle arrive, 
(Bien que de peur la couleur palle avoit, 
Et fut long temps qu'il n'en estoit nouvelle) 
Que c'est sans doute Angelique la belle. 
16. 

Courtois estant, et moins n'ayant de ceste 
Q_ue les cousins, l'estomac du feu chault, 
Avde luy donne : et comme ayant en teste 
L'armet, d'un cueur si magnanime et hault. 
Tire l'espee : et menassant, s'appreste 
Courir au lieii, ou peu le craint Renault : 
Car plusieurs fois, non seulement de veue, 
Ains fut leur force au faict d'armes cogneue. 
I 7- 

Là commenca la cruelle bataille 

Avec fer nud, à pied des deus tesluz, 

que ne pourroient leurs coups plastrons, ny 

[maille, 
Ny une enclume avoir bien rabatuz. 
Et ce pendant qu'un et autre travaille, 
Le Pallefroy a grands chemins batuz : 
Car tant que peult tallonner Angelique, 
Par les forestz, et campaignes le piqué. 
18. 

Puis que long temps eurent mise grand peine, 
Ces deux d'avoir l'un sus l'autre le pris, 
(Car l'un si bien que l'autre ses bras meine. 
Et n'est cestuy moins que celluy apris) 
Renault premier avec parolle humaine 
Au Chevalier des Espaignes s'est pris, 
Comme celluy qui si grand fiamme endure, 
Qu'il brusle tout d'amoureuse poincture. 



286 



H. VAGANAY 



Tu te seras (dit il) faict grand'offense, 
Et tn'offenser seni auras presume, 
Si le Soleil nouveau par sa presence, 
A ja ton cueur de ses raiz allume, 
De m'arrester, que te sert ou t'avance ? 
Quand bien m'auras ou pris, ou assommé. 
Ja ne sera tienne la Damoyselle, 
Laquelle fuit pendant nostre querelle. 
20. 

Ne vault il mieulx qu'à traverser tu viennes, 
Et luy coupper chemin, comme est besoing. 
Si comme moy l'avmes que la retiennes, 
Ains que souffrir que s'en aille plus loing ? 
A qui sera, lors mes mains, et les tiennes 
Le debatront, avec l'espee au poing : 
Car autrement apres long travail, siray-je 
Qu'il n'en pourroit advenir que dommaige. 
•21. 

Ce propos pleut à l'adverse partie : 
Ainsi d'un coup leur different cessa. 
En treves fut leur ire convertie : 
Et tant soudain leur havne se pas-^a, 
Q.ue le Payen en ceste departie 
Le aV/. d'Aymon sus le pied ne laissa : 
Ains le semond en crouppe, et luv faict place. 
Et vont suvvans d'Angelique la trace. 
■ 22. 

O grand bonté des chevaliers antiques : 
Rivaulx estoient et de leur foy discords. 
Et de grands coups fort aspres, et iniques, 
llz se sentoient douloir par tout le corps : 
Toutefois vont par les sentiers obliques 
Du bois obscur, sans soupfon d'aucuns torts, 
Tant ce destrier à quatre esperons piquent, 
Qu'à un chemin party en deux appliquent. 

Et comme ceulx qui ne cognoissovent l'une 
Ou Tautre voye, où la Dame passoit, 
(Car devant eulx sans difference aucune, 
Nouvelle trace en deux apparoissoit) 
Se meirent tous au vouloir de Fortune : 
L'une celluy, l'autre Renaud trassoit : 
Tant va par bois Ferragus qu'il se treuve 
Au mesme lieu qu'il se partit du fleuve. 



24- 
Il se retrouve encor sus la riviere, 

Là où l'armet dans le fleuve luy cheut, 
Puis que trouver ceste Dame n'espere, 
L'armet cache de l'eau recouvrer veult, 
Alors descend sus la rive derniere, 
Ou la claire eau son heaulme receut : 
Mais il fera (tant le sable le couvre) 
Beaucoup, devant que son armet recouvre. 

Soudainement d'une bien longue perche. 
D'un grand rameau d'arbre, tout esbrondé, 
Le fleuve essaye, et jusqu'au fond recherche, 
Ne laissant lieu, qu'il ne l'ayt tout sonde. 
Et ce pendant que tout le fleuve emperche, 
D'ennuy plus long ou se soit onc fonde, 
Un chevalier veit dune fiere mine, 
Sortir de l'eau jusques à la poictrine. 
26. 

Fors qu'à la teste avoit tonte l'armeure, 
Et son armet tenoit en droicte main. 
Le mesme armet que Ferragus à l'heure 
Avoit cherché si longuement en vain. 
A Ferragus se courrouce et murmurc, 
Disant : Faulseur de foy, Maran, villain, 
Pourquoy t'estgrief l'armet me laisser prendre. 
Lequel long temps a que me devois rendre ? 

27. 
Souvienne toy d'Angelique, et son frere 
Que tu occis (ce suis-je) qui grief m'est. 
Tu me promis des armes te desfaire, 
Et les jecter dans l'eau avec l'armet. 
Or si fortune à ton vouloir contraire. 
Ce que n'as faict, mon vueil en effect mect, 
N'en sois troublé : Si troubles ta pensee, 
Troubler la dois d'avoir la foy faulsee. 
28. 

Si desir as d'un armet de tei' sorte, 

Trouve en un autre, avec plus grand honneur : 
Un tei Roland le Palladin en porte, 
l'n tei Renauid, et peult estre meilleur : 
L'un fut d'Almont, de Mambrin l'autre, emporte 
L'un de ceulx là un jour par ta valeur : 
Car de cestuy qu'à ravoir tu t'appresses, 
Tu feras bien de faict, si le me laisses. 



LE P. 



ESSAI DE TRAD. DE ROLAND FURIEUX EN VERS FRANQAIS 287 



A l'apparoir que feit sans penser à ce, 
L'esprit sus l'eau, il fut tout transformé, 
Le poil luy dresse, et luy pallist la face, 
Le parler prest à sortir fat ferme, 
Ovant d'Argail, lequel en ceste place 
Avoit tue (car Argail fut nommé) 
D'avoir faulsé la foy reproche faire, 
S'enflamma tout de despit et colere. 
30. 

Et n'ayant temps à penser autre excuse, 
Mais cognoissant qu'en verité parloit, 
Muet resta, et de bouche confuse : 
Mais tant son cueur honte luy accablott, 
Que par la vie il jura de Lanfuse, 
Que d'autre armet couvrir ne se vouloit, 
Que de celluy d'Almont plain d'arrogance, 
Qu'en Aspremont Roland eut par vaillance. 

Tel serement mieulx il observe, et garde, 
Q.ue celluy là que feit premierement ; 
Tout mal content de partir ne retarde, 
Rongeant son cueur, et limant longuement, 
Ed de chercher le Palladin regarde, 
Pour le trouver ententif seulement : 
Mais a Renauld advint chose diverse, 
Q.UÌ par chemin autre que luy traverse. 
32. 
Renauld ne va beaucoup, qu'il voit sa beste, 
Son beau destrier devant luy, lequel suit : 
O mon Bayard (dit il) arreste, arreste, 
Car trop sans toy estre, et aller me nuit. 
De retourner pour cecy ne s'appreste, 
Ains plus lager tousjours de luy s'enfuit, 
Tout courroucé Renauld luy faict poursuite, 
Main nous suyvrons Angelique en sa fuite. 

Elle s'en fuit par les forestz obscures, 
Par lieux deserts, seuls et inhabitez : 
D'ormes et fauz et chesnes les tremeures, 
Estant du vent ca et là agitez, 
Luv avoit faict par craintives alleures, 
Faire chemin de grands diversitez : 
Car à toute ombre en mont ou en dressiere. 
Il luv sembloit avoir Renauld derriere. 



Gomme une biche ou petite chevreule, 
Au bois natif et rameaux esbranlans, 
A veu estraindre à sa mere la gueule, 
Au Leopard, ou rompre ventre et flans, 
De bois se va desrobbant seule, 
Et de grand peur sont ses membres tremblans, 
A tout tronfon de racine que touche, 
Cuyde ja estre en la cruelle bouche. 

35- 

Ainsi un jour et demye journee. 

Va tournoyant ne sfachant oii aller : 
En fin se trouve en foresi bien ornee, 
Oìi le vent frais faict le verd esbranler, 
De clairs ruisseaux courans environnee, 
Qui l'herbe font tendre renouveller : 
Dont le coulis, qui par pierres degoutte, 
Rend un doulx son à celluy qui l'escoute. 
36. 

Elle pensa que se pourroit là saure, 
Loing de Renauld mille milles poser, 
Du chemin faict, et du hasle en ceste heure 
Lasse un petit, se voulut reposer : 
Entre fleurs sied, et laisse à la pasture 
Son pallefroy, sans la bride exposer. 
Qui va errant au tour des eaux prochaines, 
Qui d'herbe fraische avoient les rives pleines. 

Et non loing voit une motte petite, 
D'aubespins faicte, et rosiers espineux, 
Qui assise est de l'eau à l'opposite, 
(Sans voir soleil) entre chesnes ombreux, 
Vuyde au mylieu : tellement qu'on habite 
Frais en ce lieu cache et tenebreux : 
Rameaux feuilluz s'y meslent, de maniere 
Que le soleil n'v entre, ny lumiere. 

La tendre herbette y bastit une conche, 
Que d'y gesir semond à qui s'y rend : 
La belle Dame au beau mylieu se couche. 
Là se repose, et à dormir se prend. 
Mais non long temps en cest estat s'abouche, 
Que d'un qui vient entend le chapplis grand : 
Tout coy se leve, et voit dessus la rive, 
Un chevalier tout arme qui arriva. 



H. VAGANAY 



S'il est amy, ou non, ne peult comprendre : 
Espoir et peur tiennent son cueur douteux : 
Mais veult la fin de l'adventure attendre, 
Ne frappant l'air d'un seul souspir venteux. 
Le chevalier voit sus le bord descendre, 
Et sus un bras poser son chef piteux, 
En un penser si trespiofond penetre, 
Que lon l'eust dict insensible pierre estre. 
40. 

Pensif long temps a la teste baissee : 
Fut, Monseigneur, ce Chevalier transi : 
Puis commenda de voix triste et lassee, 
Se lamenter doulcement du soucy, 
Tant qu'il auroit toute pierre froissee 
De sa pitie et un Tigre adoulcy, 
Souspirant plainct, qu'on diroit à sa mine, 
Ruisseaux ses yeulx, Mongibel sa poictrine. 
41. 

Penser, qui m'ard (dit) et de froid me tue, 
Causant le dueil qui me ronge et destruit, 
Las que feray ? quand tarde est ma venne, 
Et un autre a premier cueiliy le fruict, 
Regard à peine, et parolle en ay eue. 
Et sa despouille autre avoir a le bruit : 
Si fleur ne fruict n'ay receu de la belle, 
Pourquoy me voy-je alfiiger tant pour elle ? 

42. 
La belle vierge est semblable à la rose, 
Sus la naive espine, en jardin seur, 
Que ce pendant que seule se repose, 
Ne s'en approche ou bestail ou pasteur. 
L'aube, et l'air doulx qui la rosee expose. 
La terre et l'eau, tout luy preste faveur : 
Jeunes garsons, et dames amoureuses. 
La teste et sein orner sont desireuses. 

43- 
Mais si tost n'est de branche maternelle 
Ostee, ou bien de son vieux tige vert, 
Que la faveur, la grace, et couleur belle, 
Qu'avoit des gens et des cieux, elle pert : 
La vierge aussi, si la fleur (de laquelle 
Plus que des yeulx doit avoir soing couvert) 
Laisse cueillir, pert toute renommee, 
Au cueur de ceulx qui l'ont devant aymee. 



44. 
Soit vile à tous, et de celiuy aymable, 
Auquel a faict tei plaisir recevoir. 
Fortune helas, ingrate et execrable, 
Autres ont trop, je meurs de n'en avoir. 
Ne me sera donc plus elle aggreable ? 
Et de laisser ma vie ay-je pouvoir ? 
Ha, mais plus tost ma vie fin recoive, 
Que plus je vive, et qu'aymer ne la doive. 

45- 
Si lon me dit, qui est celiuy je die. 

Qui dessus l'eau jette pleurs douleureux, 
Je dy que c'est le Roy de Circassie, 
C'est Sacripant, en amour langoureux ; 
Je dy encor que de sa fantasie. 
La seule cause, est qu'il est amoureux : 
Et mesmement d'Ange'ique la belle, 
Pour tei aussi fut il recognu d'elle. 
4Ò. 
Dez l'orient pour son amour frustree, 
Vint jusqu'au Jieu de Phebus resident : 
Bien marry sceut en l'Indique contree, 
Qu'avoit suivy Roland en occident : 
En Fìance aussi que de tous sequestree 
Charles l'avoit, rompant un incident. 
Et à celluv en loyer concedee. 
Qui mieulx auroit la fleur de lys aydee. 

47- 
Puis fut au camp, et avoit veue celle 

Route, des gens de Charles mal content, 
Les pas chercha d'.\ngelique la belle, 
Et n'en avoit encor trouvé autant. 
Ceste cv est la mauvaise nouvelle. 
Qui en amour le faict affliger tant, 
Et lamenter avec parolle humaine, 
Qu'arresteroit le ciel qui Phebus meine. 
48. 
Pendant qu'ainsi il s'afflige et tourmente. 
Et faict des yeulx l'eau tiede degoutter : 
Et par tels dictz et autres se lamente, 
Qu'il n'est besoin de les vous raconter. 
Lors sa fortune en cest heur tant l'augmente, 
Que ces motz peut Angelique escouter. 
« Ainsi advient en moment ou en heure, 
« Ce qu'en mille ans advenir on n'asseure. 



LE P.'^'= ESSAI DE TRAD. DE ROLAND FURIEUX EN VERS FRANQAIS 



49- 
La belle Dame ententive à grand cure, 

Aux plainctz, aux dictz, et à tous gestes fut, 
De cestuy cy qui pour l'ayrner endure, 
Et n'est ce jour premier qu'elle le sceut : 
Mais froide estant, plus que la pierre dure, 
Aucunement à pitie ne s'esmeut. 
Comma en desdain ayant tout homme insigne, 
Et n'estimant aucun d'elle estre digne. 
50. 
Mais se trouvant en ceste forest seule, 
Pense de prendre en guyde cestuy cy : 
« Car qui se plonge en l'eau jusqu'à la gueule, 
« Est bien malin, si ne crie mercy. 
Dont si le pert, a peur que ne s'en deule, 
Pour ne trouver un plus fiable icy : 
Car de long temps bien recognoissoit elle, 
Sur tous amans estre ce Rov tìdele. 

51- 
Mais au dessein pourtant ne se varie, 
De l'alleger de l'amoureux tourment, 
Et restaurer sa grande fascherie. 
De ce plaisir que desire l'amant : 
Mais elle ordit la faincte et tromperie. 
De luy donner d'espoir contentement, 
Jusques à tant qu'elle en ave eu service, 
Puis se rendre cruelle en sa malice. 

Hors de ce lieu frais et obscur issue, 
Feit tout soudain belle monstre de soy. 
Gomme Diane au theatre venue, 
Ou Venus hors d'ombre mise à recoy : 
Et se monstrant dit, en paix te salue, 
Et mon renom Dieu defende auec toy, 
Contre raison je te pry ne te plaise 
Avoir de moy opinion mauvaise. 

53- 
De telle joye et merveille une mere 
One on n'a veu ses yeulx au fils lever, 
Lequel pour mort pleura de plaincte amere, 
Voyant sans luy les souldatz arriver, 
Que Sacripant à la veuè sommaire 
D'elle se peult tout esbahy trouver, 
A l'improuveu ayant en sa presence 
Le doulx maintien d'Angelique semblance. 



i 34- 

Plein de desir tant doulx qu'Amour luv brasse, 
Devers sa dame et deesse courut, 
Laquelle au col estroictement l'embrasse, 
Ce qu'en Catay (ou du Roy son pere eut 
Le lieu natif) n'eut tant faict à sa race : 
Mais en ayant cestuy le cueur luy creut, 
Dont tout soudain luy revint l'esperance, 
De tost revoir sa riche demourance. 

55- 
Et pleinement luy rendit tresbon comptc, 
Depuis le jour que l'avoit faict courir 
Vers Orient, demandar ayde prompte 
Au Sericain pour tost la secourir : 
Aussi comment Pavoit Roland le Comte 
De deshonneur gardee, et de mourir, 
Et qu'elle estoit encor vierge et sincere. 
Gomme le jour que nasquit de sa mere. 

Peut estre estoit il vrav, mais incredible 
A qui eust eu sus son bon sens pouvoir : 
Mais aisément il luy sembla possible. 
Qui plus d'erreur fut en voye d'avoir. 
Ce que l'on voit, Amour faict invisible. 
Et l'invisible Amour faict aussi voir. 
Cecy fut creu : car l'homme miserable 
Croit aisément ce qu'il tient aggreable. 

57- 
Si bien ne sceut prendre pour sa sottise 

Le chevalier d'Angliers son temps à poinct, 
Son dam sera, car à telle entreprise. 
Fortune plus ne l'appellerà point, 
f Ainsi parloit Sacripant à sa guise). 
Mais pour l'ensuivre icy je ne suis joinct, 
Que laisse un bien estant tout prest à mesme, 
Pour me douloir puis apres de moymesme. 

Je cueilliray la fresche et tendre rose, 
Car se perdroit, si sa saison passoit. 
Je s^ay qu'à dame on ne peut faire chose, 
Que plus plaisante, et plus doulce luy soit : 
Bien que souvent desdaigneuse s'oppose. 
Et quelquefois marrisson en refoit : 
Pour faint desdain, ou pour refus encore. 
Ne laisseray que mon vueil n'incorpore. 



2 90 



H. VAGANAY 



59- 
Ainsi disoit, mais quand il s'appareille 
Au doulx assault, un bruit vient resonner 
Du bois prochain, estonnant tant l'oreille, 
Qu'il fault maulgré l'emprise abandonner. 
Il prend l'armet, car de coustume vieille 
Souloit le corps de ses armes orner, 
Son destiier bride, et de prompte vaillance, 
Monte dessus, et empoigne sa lance. 
60. 
Voicy qu'au bois un Chevalier arrive, 
Qui a maintien d'homme gaillard et fier, 
Vestu de blanc, comma neige nayve, 
Et blanc pennache ayant en son cimier. 
Lors Sacripant se faschant qu'il estrive, 
Ayant ainsi par importun sentier 
Interrompa son plaisir et son ayse, 
En desdain jette une veué mauvaise. 
bi. 
Et s'approchant le desfie a batailie, 

L'argon vuyder luy l'aire estant tout prest : 
L'autre qui moins ne s'estime qu'il vaille, 
Se parangone, et si non moins seur est : 
Au beau mylieu ses menasses luy taille, 
Piqué en un temps, et met lance en arrest. 
Sacripant vient bruVant comme tempeste: 
A se ferir ilz courenf teste à teste. 
62. 
Lyon contre autre, ou Toreau ne s'assemble, 
Pour se frapper plus roidement d'un sault, 
Que ses guerriers ont ieurs escuz ensemble 
Faulsez l'un Fautre, à leur si iìer assault : 
Le vai herbu de ce rencontre tremble, 
Depuis le bas jusqu'au sommet plus hault. 
Bién leur valut d'avoir armures tìnes, 
Pour les garder de blesser les poictrines. 
63. 
Leurs chevaulx n'ont pris carriere tortue : 
Ains ont hurté à sorte de moutons : 
Celluy du Roy Payen soudain se tue, 
Lequel vivant fut au nombre des bons : 
Et l'autre choit, mais soudain s'esveriue, 
Si tost qu'aux fians il sent les esperons : 
Mais celluy fut estendu de son large, 
Et sus le doz de son maistre feit charge. 



64. 
Le Champion incognu qui droict reste, 
Voit l'autre en terre et son cheval gesir, 
Ayant prou faict, plus à luy ne conteste, 
Et le combat poursuivre n'a desir : 
Mais par le bois à voye manifeste, 
Bride avallee il court à son plaisir : 
Avant que soit l'autre issu de l'empesche. 
Un mille ou plus esloigner se despesche. 

65- 
Comme un paisant quand la fouldre est passee, 
Tout estourdy du lieu lever on voit, 
Ou la frayeur du hault ciel delassee, 
Pres de ses boeufs morts, estendu l'avoit : 
Qui voit l'honneur, et verdure froissee 
Du Pin, lequel de si loing on vovoit : 
Tel se leva le Paven sans monture, 
Sa dame estant presente à Tadventure. 
66. 

Souspire et plainct, non point qu'ennuy luy face 
De bras, ou pied desnoué, ou rompu, 
Mais d'honte seule en rougissoit sa face, 
Qu'onc n'avoit faict, ne feit depuis tant peu, 
Oultre le choir : la Dame encor de grace 
Dessus son corps le pois oster a peu. 
Muet estoit, croy-je, si n'eut la Dame 
Faict revenir sa parolle et son ame. 
67. 

Dea monseigneur (ce dit) point ne vous fasche, 
Du choir ne fault coulpe vous adjouster, 
Mais au cheval qui tant fut foible et lasche, 
Que reposer luy fut mieulx que jouster : 
Ne pour cecy gioire avoir fault que tasche 
Cestuy, qu'on peult d'avoir perdu noter : 
Et ainsi estre estime en ma pensee, 
Quand tout premier a la place laissee. 
óS. 

Pendant qu'ainsi ceste le reconforte, 
Un messager a ce chemin trasse. 
Qui au coste cor et bougette porte, 
Du gallopper affligé et lasse : 
De Sacripant il s'approche en la sorte, 
Et demanda si là estoit passe 
Un Chevalier, duquel il faisoit queste, 
Au blanc escu et blanc pennache en teste. 



LE P.'^'' ESSAI DE TRAD. DE ROLAND FURIEUX EN VERS FRANgAlS 



D'icv se part (dit Sacripanti en l'heure, 
Od abatu il m'a comme peux voir. 
Mais pour sgavoir qui m'a mis sans monture, 
Fay mov du nom la cognoissance avoir. 
L'autre luy dit, sans aucune demeure 
Satisferay à ce que venlx sfavoir : 
Tu dois penser que d'une damoyselle. 
La grand' valeur fa tire de la selle, 
-o. 

Elle est gaillarde et de beauté douee, 
Et ne te veulx cachet son nom fameux : 
Cast Bradamant qui ta part t'a ostee 
De tout l'honneur, qu'onc au monde tu eus. 
Quand il eut dict, piqué à bride avallee, 
Et le Payen laissa bien peu joyeux : 
Lequel ne scait que die, cu que se face, 
Tant a de honte enflambee sa face. 

Apres qu'il eut à ce cas tant infame 
Long temps pansé an vain, finalement 
Il se trouva abatu d'une femme, 
Dont plus V pansé, et plus a de tourment : 
Sus le destrier que chevauchoit la dame 
Sans dire mot monte tout bellement, 
La prend en crouppe. et d'an jouyr differe 
A plus joveux usage, et plus prospere. 
72. 
Ne furant loing daux mille, qu'un bruit oyent 
Parmy le bois, qui leur faisoit contour. 
De tei rumeur, et tumulte, qu'ilz croyent 
Que la forest tremble à si grand destour. 
Et pau apres un brave destriar voyent, 
Tout garny d'or richement à l'antour, 
Fossaz, ruissaaux saulte, et arbras emmeine, 
Et à degast tout empeschement traine. 

Si l'air obscur, et l'espesse ramee. 

Ne m'esblouit (dit la dame) les yeulx, 
C'est là Bayard, qui la voye fermee 
Fand par ce bois d'un bruit si furieux : 
Cast luy pour seur, je cognoy sa trainee 
O qu'au besoing est de nous soucieux, 
Qu'un Saul ronsin pour deux a trop d'affaire. 
Et il y vient pour y mieulx satisfaire. 



Lors Sacripant descend et faict approche, 
Pensant la bride empoigner de sa main, • 
Bayard respond de crouppe, qu'il n'approche, 
Car se tourna (comme un esclair) soudain. 
Mais des tallons il ne fut assas proche, 
Et mal luv fust s'il l'eust attaint à plain : 
Car à ruer eut force tant prisee 
Qu'une montaigne eut de metail brisee. 

De là s'en va doulx à la damoyselle, 

D'humble semblant, et avec gesta humain, 
Comme le chien à son maistre sautelle, 
Qui quelques jours auroit aste loingtain. 
Bayard encor avoit memoire d'elle, 
Qui en Albraque estoit peu de sa main, 
Quand elle aymoit Renauld alors tant rude, 
Renauld alors remply d'ingratitude. 
76. 

La bride empoigne avec la main senestre. 
D'autre le touche au col, manie, et tient, 
Cestuy destrier qui aut engin à dextre, 
Comme un aigneau, à la dame s'an vient. 
Tandis dessus Sacripant sa va mettre, 
Le piqué et hurte, et de court le ratient. 
Lors du chevat recreu la damoyselle 
Laisse la crouppe, et se -mat an la selle. 

Et de fortune ainsi que ses yeulx vira, 
Voit arriver en bruyant un pieton. 
De grand despit toute s'enflamble, et d'ire, 
Recognoissant le filz du due Aymon. 
Plus que sa vie il l'ayme, et la desire : 
Elle le fuit plus que grue au faulcon. 
Il la havoit plus que mort adversaire : 
Elle l'aymoit c'est ores le contraire. 
78. 
Et de cecy sont cause deux fontaines, 
D'effect divers produysant leur liqueur, 
Qui sont d'Ardeine, et non guiere loingtaines. 
L'une remplit de grande amour le cueur : 
Qui boit de l'autre, engendre en son cueur 

'haines. 
Et rend le froid du premier chault vainqueur 
Renauld beut d'une, et d'amour tout s'alluma : 
Elle de l'autre, et baine la consume. 



H. ^"AGAXAY 



Ceste liqueur de tei venin meslee, 

Qui faict l'amour en giand'haine changer, 
Rend ceste dame en ses beaulx yeulx troublee, 
Pour avoir veu Renauld pres "ìe ranger. 
De voix tremblante et face desolee, 
A Sacripant supplie en ce danger, 
Que du guerrier plus n'attende la suite, 
Ains que tous deux se mettent tost en fuite. 
So. 

N'ous suis je dono (dit Sacripant) si vile, 
Ay je si peu credit vers vous icy ? 
Que m'estimiez non ben et inutile. 
De vous pouvoir defendre à cestuv cv ? 



Votre memoire est elle tant labile, 
Des faictz d'Albraque, et de la nuict aussi, 
Que fuz de vous seule et nue defense, 
Contre Agrican et de son Camp l'otfense ? 

Si. 
Elle se taist, et ne scait que se face, 
Car ja Renault est à trop pres venu : 
Lequel courant, le Sarrazin menace, 
Quand son cheval avoir il l'a cognu. 
Aussi cognoit celle Angelique face, 
Qui a son cueur au feu d'amour tenu. 
Mais ce qu'advint à ces braves pleins d'ire, 
A l'autre chant je reserve vous dire. 



Il manoscritto Marciano del Novelli 



Il codice Marciano contenente l'antica raccolta di novelle italiane secondo 
la cosiddetta disposizione gualteruzziana (i) è sempre stato fino ad ora una delle 
più gravi incognite per chi si è messo a dar notizia, ora con 1' uno scopo ora 
con l'altro, dei varii testi del Novellino. Primo a pronunziarne un giudizio fu, 
eh' io sappia, l'erudito Andrea Tessier il quale dal codice trascrisse e pubblicò 
le cinque « novelluzze ■> che, pure avendo rubriche uguali a quelle delle loro 
corrispondenti nell'edizione Gualteruzzi, o poco diverse, sono del tutto, o in 
parte, differenti da queste nel contenuto (2). Il Tessier giudicò questo testo mi- 
gliore e della stampa borghiniana e della gualteruzziana, opinione che riferiva, 
senza farla sua, il D'Ancona (3), pur concludendo col ritenere il Marciano uno 



(i) L'edizione procurata da Carlo Gualteruzzi ha il titolo : Le dento nouellc antike, e 
porta scritto in fine : « Impresso in Bologna nelle Case | di Girolamo Benedetti nel | 1 anno 
MDXXV. del | mese d Agosto ». Si hanno particolari descrittivi e notizie su questa rarissima 
stampa in : Brunet, Manuel ecc., 5^ ed., Paris 1S60, T. I, p. 2', col. 1736-37 ; Gamba, Serie 
dei testi di lingua, 4' ed., Venezia 1S39, pag. 211 ; Zambrini, Le op. volg. a stampa ecc., 4"' ed. 
(1884) col. 612 e sgg., ecc. 

(2) Il T. ne diede in luce prima quattro, per nozze [Sovelluzze tratte dalle cento antiche 
secondo la lezione di un cod. manoscritto della R. Bibl. Marciana, Venezia, Merlo, 1S6S) in ed. 
di 70 esemplari, poi di nuovo le stesse, aggiungendovi una quinta, la 86, in ed. di 30 esem- 
plari. Quest'ultima novella fu pubblicata, solo in parte, da F. Zambrini, in : Xoi'cllette, motti 
e facezie del sec. XIV, Bologna, Romagnoli, 1867, pag. 15-16. Nel codice le brevi narrazioni 
portano i numeri 54, 57, 75, 86, 87. Soltanto la 75 si accorda in parte colla lezione del Gual- 
teruzzi ; è anche la sola che abbia un po' diversa la rubrica dalla corrispondente guaite 

(3) Del Novellino e delle sue fonti (m « Studi di critica e storia letteraria », Bologna, 
da pag. 225 a 227. 



IL MANOSCRITTO MARCIANO DEL NOVELLINO 293 

dei testi « di più remota antichità ìs>. Più a lungo si ferma il Biagi (i) a porre 
in rilievo i problemi che il manoscritto presenta ; ma, sebbene egli faccia in 
proposito notevoli osservazioni, mostrando anche com'esso abbia in talune no- 
velle stretti rapporti con l'edizione Gualteruzzi, non ne mette bene in chiaro il 
valore e si ferma all' ipotesi che possa il Marciano in certi suoi luoghi essere 
la fonte della stampa borghiniana, non escludendo anche V ipotesi inversa. 

Date le incertezze, non sarà superfluo esporre qui i resultati di un nuovo 
esame e di una compiuta collazione di questo manoscritto, del quale sarà utile 
allo scopo speciale che ci prefìggiamo fare precedere una descrizione minu- 
ziosa e, per quanto è possibile, precisa. 

Il codice, che fu già col numero 84 nella biblioteca di Iacopo Morelli, 
nel 1S19 passò coi libri di questo alla Biblioteca di S. Marco in Venezia ove 
oggi si trova colla segnatura: itaL ci. 6 — n. 211. È un volume membranaceo, 
del quale è singolarissima caratteristica la scrittura molto regolare, imitante, 
senza dubbio, lo stampatello corsivo. Se questa particolarità serve nel determi- 
nare approssimativamente l'età a non farci risalire oltre il primo quarto del se- 
colo XVI, essa ci nega, d'altra parte, quegli indizi che offre di per sé la scrit- 
tura quando non sia a bella posta alterata ; e da quel termine estremo per- 
mette che ci s'avanzi con limiti, per questo rispetto non precisabili, fin dentro 
al sec. XVIII (2). Il codice, alto mm. 189 e largo 130, consta di 69 carte nu- 
merate recentemente a matita, precedute da due, bianche e non numerate, alle 
quali si uni quella incollata poi sulla parte interna della coperta. Le 69 carte 
sono raggruppate in 17 duerni, eccettuata l'ultima che appartiene ad un foglio 
di cui la rimanente parte è attaccata al cartone della rilegatura. I primi nove 
duerni, registrati (cosa davvero insolita per un manoscritto) da A ad I, sono 
scritti per intero ; il decimo, non registrato, è soltanto scritto per due carte 
intere e per quattro righe sulla terza. Tutto il resto del libro è bianco. 

E da osservare la curiosa formazione di questo volumetto. Chi ne mise 
assieme il materiale prima ritagliò forse gli ampi margini di qualche corale 
antico, quindi incollò fra loro a due a due i ritag^liati pezzi di bella pergamena 
e formò cosi, uno per uno, i fogli che riunì in duerni. Tutto ciò appare dall'os- 
servar le costole dei singoli fascicoli dove si possono scorgere le incollature e 
dove sono anche, nella gran maggioranza dei casi ben visibili, tracce di grandi 
lettere e, in qualche luogo (ce. 6^", 67") anche gli avanzi di ornamenti a colori. 

La scrittura, che va continuatamente da e. i" a 39" ed occupa in ogni pa- 
gina sempre 33 linee, entro limiti con cura tracciati e rigorosamente rispettati 
dallo scrittore, è, come già abbiamo detto, un' accurata e paziente imitazione 
dello stampatello corsivo. Lode di valente scrittore va certo data al copista, 
benché egli si sia facilitato il compito segnando con linee a secco i limiti dello 



(i) /.(' novelle a ni ielle dei codd. Paneiat.- Palai. /jS e Laiir.-Gadd. igs eoii una iutroduzioiie 
sulla storia esterna del testo del Xovellino per Guido Bi.\gi. Firenze, Sansoni, iSSo. Del cod. 
Marciano si parla particolarmente da pag. CI a CXI. Di questo lavoro furono recentemente posti 
in commercio come « nuova impressione » esemplari della prima tiratura privati della data. 

(2) Il Biagi, op. cit., pag. LXXXVII, nella sommaria descrizione che fa del codice lo 
giudica da riferire alla seconda metà del sec. X\'I. 11 D'Ancona, op. ciì., pag. 225, lo dice 
« trascritto nel sedicesimo secolo ». 



2 94 ALDO ARUCH 



spazio che le lettere basse di ciascun rigo dovevano occupare in altezza, limiti 
dei quali le rispettive distanze egli aveva avuto cura d' indicare innanzi con 
piccoli segni a matita. Le iniziali delle novelle non sono eleganti, ma, benché 
più grandi delle altre lettere ed occupanti un'altezza pari a tre righe del testo, 
esse pure come tutto il rimanente, in inchiostro nero (i) e in nero sono del 
pari i titoli delle novelle e i numeri romani che sono loro apposti. 

A carta i", senza alcun altro titolo, incomincia lo scritto colle parole: 
« Qtcesto Libro tratta d alqiianti Jiori di parlare di belle cortesie, e di be risposi, 
e di belle ualentie, e doni secondo ke per lo tempo passato anno fatto molti ua- 
lenii tiomitii. N. I. ». 

Tengon dietro le novelle secondo l'ordine dell'edizione Gualteruzzi e con- 
servando le medesime rubriche, eccezione fatta per quella della nov. 75 (e. 30") 
che è : « Qui conta come tmo Mago s'accompangnio con uno giullare ». 

Il volumetto, in stato di buona conservazione, fu assai modestamente rile- 
gato, probabilmente appena composto, in cartone coperto di pergamena, ed ebbe, 
come un libro a stampa, colorato il taglio delle carte in ogni Iato con una tinta 
che dovè essere violetta, oggi alquanto sbiadita. La costola della coperta sotto 
la scritta, pur non molto recente. Novelle Cetito Antic. cod. mcvib. sec. XVI lascia 
intravedere la primitiva dento Novelle Antike, titolo che, non offerto da codice 
alcuno del Novellino, è invece comune alle più antiche edizioni di questo testo. 

Niente possiamo sapere del manoscritto prima del suo soggiorno presso 
Iacopo jMorelli. 

Nella descrizione sopra esposta abbiamo messe in vista alcune particola- 
rità di questo codice le quali ci aspetteremmo piuttosto di trovare, ben più 
naturalmente, in un libro a stampa. Cosi, per dirne una, non è certo cosa so- 
lita che un manoscritto si trovi composto di duerni forniti di registro, mentre 
questo fatto può notarsi talvolta nelle stampe antiche, e si nota proprio (non 
manchiamo di rilevarlo) nelle quattro edizioni dello stesso Novellino che furon 



(i) Queste iniziali delle quali la prima (e. i') si distingue dalle altre, imitano, in massima 
parte, il tipo calligrafico proprio delle iniziali colorate negli antichi mss. ; la forma loro è piut- 
tosto bassa e grossa. Vero e proprio carattere di stampatello maiuscolo hanno, invece, quelle 
da e. Il' a i4b (nov. 32), una eccettuatane a e. 13» (la U della nov. 27) che è del tipo più 
frequente ; e dalla e. i4b a 18= (nov. 43) si hanno di altro carattere meno regolare e un po' 
fantastico che in talune s'avvicina al gotico. Qua e là, con osservazione attenta, si possono sco- 
prire dei pentimenti. Cosi a e. 2" (nov. 3) s'era eseguita una N in stampatello maiuscolo, poi 
rasata e sostituita da un'altra della forma qui più comune ; lo stesso notiamo d'una U a e. 7* e 
di alcune iniziali della e. 8I), ma di quest'ultime con minor sicurezza. 

L' incostanza dei tipi e i pentimenti osservati ci fanno supporre che nel testo di cui è 
copia il nostro ms. si fosse trascurata l'esecuzione delle iniziali, come talvolta suole a\'venire 
in mss. e in antiche stampe. Neil' ipotesi ci conforta il vedere che una stessa lettera del me- 
desimo tipo ha in luoghi diversi diversa esecuzione nei particolari, il che non sarebbe avvenuto 
se lo scrittore, cosi scrupoloso, avesse avuto delle iniziali da imitare, le quali, ove fossero state, 
è da supporre che avrebbero presentato una certa regolarità. E finalmente osserviamo come non 
di rado alcuno, regolarissimo quando sia imitatore, riesce poi incapace a contenersi se venga 
costretto ad agire, più o meno, di suo arbitrio. 



IL MANOSCRITTO MARCIANO DEL NOVELLINO 295 

fatte nel sec. XVI (i). Né con le stampe in genere v'è sola una somiglianza 
nel nostro codice ; anzi, a chi l'abbia sott'occhio per la prima volta esso fa a 
prima vista, in tutta quanta la sua fattura, specialmente a motivo della scrittura 
artificiosa, omogenea, regolarissima, V impressione d' un libro stampato. Ora, 
ammesso uno stato di cose tanto evidente, ne conseguirà che ci domandiamo 
se ciò avvenne per mero capriccio del copista, ovvero per un motivo, il quale 
non potrebbe essere altro se non la necessità o volontà in chi scriveva d' imi- 
tare un modello che precisamente, in questo caso, sarebbe un testo a stampa. 

Posta la domanda in questi due termini, i soli verosimilmente possibili, 
sarà la cosa più naturale che s' incominci la nostra indagine considerando come 
r ultima nel campo delle probabilità quella che il copista abbia seguito un im- 
pulso tutto suo. Ed avviamoci perciò a determinare il valore del codice in con- 
fronto con gli altri ad esso più affini del Novellino e con le stampe più anti- 
che di questo testo (2). Se il resultato dell' indagine converrà, ma non appieno, 
colle osservazioni puramente esteriori, il nostro giudizio ultimo dovrà tener 
conto e di quelle osservazioni e delle cognizioni che avremo acquistate sul va- 
lore del manoscritto. 

Diremo subito, per limitare il campo della ricerca, che il manoscritto Mar- 
ciano si presenta in relazione molto stretta con l'edizione Gualteruzzi ; e questo 
fatto, cui già accennò il Biagi, viene confermato da coincidenze tali, che ci li- 
berano da alcun dubbio in proposito. Cosi, per esempio, se potesse apparir ca- 
suale un accordo dei due testi nella forma « Sardcngnia » (nov. 77) in luogo 
di « Sard/gna » la quale è certo la sola anticamente genuina, che si trova in 
tutti quanti i codici noti, non casuali saran giudicate altre singolari concor- 
danze come in « naselli di sotto » (nov. 20) invece di « miseli/f • sotto » ; 
« alcuno ke fosse nouellamente morto > (nov. 59) laddove la tradizione dà 
« alcuno corpo ke fosse. .. ecc. » ; « l'accogliesse a grandissimo amore » (nov. 30) 
in luogo dell' « a grandissimo o/iore » offerto da ogni ms. di questo testo, e in 
molti altri passi che si potrebbero citare (3). Da queste singolari relazioni siamo 



(i) Insieme con la citata prima edizione e le altre due sulle quali ci intratterremo parti- 
colarmente, viene a formare il numero la ristampa data in aggiunta alle Cen/o Novelle scelie 
da pili nobili scrittori ecc., a cura del Sansovino, Venezia, 1571, e che si trova anche in esem- 
plari separati col titolo : Le dento Nouelle Antike, senza indicazione di data e luogo. 

(2) Che l'edizione Gualteruzzi non sia la prima del Novellino non è da credere oggi 
sinché non vi siano prove più solide di quelle addotte finora dai sostenitori di quest'opinione. 
Solide non ci paiono quelle del Tessier (Giorn. degli eruditi e curiosi, Padova, 1SS2-83, a. I, 
voi. I, col. 203 e 244-45) la principale delle quali è che « il Cento Novelle » nei registri degli 
.-uitichi stampatori soglia indicare il Novellino e non il Decameron. Non sono, pertanto, da mo- 
llificare le conclusioni sulla questione quali si trovano esposte dal D'Ancona (pag. 221 e sgg.) 
f dal Biagi (pag. LX e sgg., n. 6) confermate nel posteriore studio di P. Bologna : La stam- 
peria fiorentina del monastero di S. Jacopo di Ripoli (in « Giorn. stor. della lett. it. », voi. 21, 
pag. 50-51). In conseguenza ameremmo veder soppressa dall'elenco delle opere stampate a Ri- 
poli, sotto l'anno 1482, l' indicazione « 3 aug. Libro di cento novelle antiche » che si legge 
nell'opera del Copinger {Suppl. to Hains Reperì. Bibl., p. II, voi. II, London, 1902, The 
printers and publishers of the XV centiiry ecc., by Konrad Burger, pag. 403). 

(3) Anche il raffronto dell'ortografia del ms. con quella dell'edizione Gualteruzzi ci dà 
indizio di notevolissimi rapporti. Cosi vediamo esser comuni ai due testi l'uso regolare della 
lettera k per eh, del gruppo ugni davanti ad a, e, o, u, per indicare il suono oggi rappresen- 



igb ALDO ARUCH 



indotti, dopo accurato esame, ad ammettere fra l'edizione Gualteruzzi e il ms. 
Marciano, o, come per comodità vogliam dire, fra G ed M, un rapporto tale 
che implichi di necessità la derivazione d' uno d'essi dall'altro. Ora, poiché a 
supporre che G derivi da M si presentan subito di ostacolo i non pochi muta- 
menti e le sostituzioni che questo ms. fa alla lezione vulgata, sarà molto ve- 
rosimile (e solo pel momento ci contenteremo della verosimiglianza) credere 
che sia M dei due testi il secondo in ordine di tempo. Giunti a questo punto, 
non sarà inutile che prendiamo sott'occhio quell'edizione del Novellino senza 
data e senza luogo, nota ai bibliografi come probabile ristampa della gualte- 
ruzziana, e di cui la derivazione da questa fu recentemente dimostrata in modo 
definitivo (i). Esteso anche al nuovo testo il campo della nostra ricerca, ci ac- 
corgiamo da minuti confronti che la fatica non è stata gettata. Infatti la col- 
lazione di M, G e G'-, come chiameremo la seconda delle due stampe, porta a 
determinare che mentre il primo ha differenti del tutto le novelle 54, 57, 86, 87 
dalle gualteruzziane corrispondenti, ed ha inoltre nella nov. 75 notevoli diver- 
sità sue speciali, presentando pur anche in molti luoghi, a cominciare dalla 
novella 73 fino alla fine del testo, relazioni singolari coll'edizione borghiniana, 
in tutto il rimanente concorda colla ristampa dell'edizione bolognese. 

Basterà, per provar ciò, riferire qui alcuni luoghi più significativi dove G- 



tato con gli ecc. Ma soprattutto poi ci preme rilevare che troviamo comuni al ms. e alla stampa 
frequenti erronei raddoppiamenti consonantici nei pronomi enclitici dopo forme piane o sdruc- 
ciole del verbo, fenomeno di cui diamo come esempio alcuni casi presi subito dalle prime no- 
velle : 

ditt-mmi (nov. 2), offerselli (ibid.), disselli (nov. 3), trasselto (ibid.), /ac-iealli 
(nov. S), domandotti (ibid.), disselli (nov. 9), generaiiassi (ibid.) ecc. 

E questa, superfluo il dirlo, un'e.stensione dell'usuale raddoppiamento toscano, qui pure 
fatto di regola, dopo forme tronche. 

(i) Vedasi: Varnhagen, Uber die Abhdngigkeit dcr iner (iltesten Drucke des Xovelliiio 
voii cinander, in « Misceli, dì studi critici edita in onore di A. Graf », Bergamo, 1903, pag. 507 
e sgg. Alle notizie che il Y. dà sulla rarità dell'ed. Gualteruzzi aggiungerò che in Italia esi- 
stono almeno due esemplari di questo prezioso libretto, l'uno nella sezione Palatina della R. Bi- 
blioteca Nazionale Centrale di Firenze e l'altro nella R. Biblioteca Marciana di \'enezia, entrambi 
ottimamente conservati. L'esemplare Marciano (Rari V, 453), da me tenuto sotto gli occhi, è 
senza dubbio quello di cui parla il Colombo nella prefazione della sua ristampa : Le cento no- 
velle antiche, secondo Ved. del MDXXV, Milano, per cura di P. A. Tosi, 1825 (sul nome vero 
dell'editore cfr. BiAGi, pag. LXVI ; Gamba, Serie, 4» ed., pag. 212 ecc.) Vi si trovano infatti 
le postille citate da quell'editore fra moltissime altre della stessa mano. Rileviamo un curioso 
errore del Colo.mbo là dov'egli dice di queste chiose che Marco Mantoa Benavides, giurecon- 
sulto padovano del sec. XVI « le aveva scritte per uso suo nel margine d' un esemplar da lui 
posseduto delle Cento Novelle antiche ; e di là furono poi trascritte da mano ignota in quello 
del Farsetti, siccome rilevasi da una nota scrittavi in «n de' riguardi del libro » (pag. XIII-XIV). 
La « nota » di mano posteriore e diversa dalle postille, forse dello stesso Farsetti, come fan 
.supporre le iniziali postevi in fine, si trova appunto sull'ultima carta di que,sto libro, ma non 
dice già che le chiose di Marcantonio Mantoa siano state copiate, bensi che furono « riscon- 
trate cogli autografi di detto letterato », ossia, intendiamo, messe a confronto per constatarne 
l'autenticità di carattere. Riteniamo perciò che queste siano le chiose autografe del giurecon- 
sulto cinquecentista, e il loro aspetto le conferma tali, poiché son scritte in caratteri spesso 
molto difficili alla lettura e con frequenti abbreviazioni. In conseguenza, quello di cui parliamo 
resulta esser l'esemplare del Mantoa, passato in seguito al Farsetti e coi libri di questo, nel 1792, 



IL MANOSCRITTO MARCIANO DEL NOVELLINO 



ed M offrano insieme lezioni peggiori delle corrispondenti di G : che di queste 
concordanze si hanno abbondantissimi esempi : 

G G ' ed M 

noi-, 2 Tolse uno suo carissimo lapidare Tolse uno suo lapidaro 

nov. 4 in qiiore di Giullare non puote di- in quore d^ Giullare non puote discendere 

scendere singnioria di cittade in singnioria di cittade 

nov. 5 Alcuno tìeuolezza d animo ki di- Alcuno tìeuolezza d animo ki diciea una, 

ciea infirmila di cielabro, ki diciea e ki 

una, e ki 

noi:- - kettu sarai loro umile e beningnio kettu sarai umile e beningno 

«or. 2/ questi sono atte ubbidire questi sono atte ubbire. 

nov. 25 Vn giorno donaua a uno dugento \"n giorno donaua dugento marki kell aueua 

marki kell auea presentato presentato 

:. ;^7 o e lo nemico mio si amico di Dio oe lo nemico mio si hciihjo di Dio 

:. Oo li domandasse un dono el dono li domandasse un dono fosse 
fosse 

iioi\ >i4 si incominciare a uantare ki di si incominciaro a uantare ki di beììj donna 

bella giostra ki di bella giostra 

» > cunsquesart G " còsquesart M consquesart 

„ . , „ . > malàna G " 

» Car SUI tan malannaz. (Loi sui , , ,, 

' malana M 

» » Tanto sono forfatto e fallente Tanto sono forfatto e ualente 

nov. Sì, pensieri rei kel nemico die loro pensieri kel nemico di loro 

In massima parte questi esempi sono eloquenti di per sé e non hanno 
quindi bisogno di commento ; gli altri dal contesto resultano comprovanti an- 



sila Biblioteca Marciana. Dopo aver letto molte delle postille del libro non possiamo far altro 
che confermare quanto il Colombo asserisce sul loro poco valore. 

Della ristampa Le dento nouelle antike, senza data e luogo, ho potuto fortunatamente 
aver sotto gli occhi un esemplare ben conser\ato esistente nella biblioteca de' Bardi presso 
r Istituto di Studi Superiori in Firenze. Per la descrizioue di questa edizione vedasi in V.\rn- 
H.\GEN- (op. cit.. pag. 507-50S1 il rinvio alle varie opere bibliografiche. La ristampa ha, na- 
turalmente, quelle particolarità ortografiche che abbiam notate comuni all' ed. Gualtenizzi e al 
ms. Marciano; sono molti, inoltre, i falsi raddoppiamenti e scempiamenti consonantici ch'essa 
ha in confronto col suo modello, anche fuori dello speciale caso già ricordato, come ad es. : 
doppo, postulo, belleza (nov. 2), trare, ebello (nov. 3), combatuto, Citadiiti, caualliere./ecci \no\. 4^ 
gitossi (nov. 5\ Barri (nov. io) ecc. 

Questo fenomeno ci fa ritenere molto probabile che pure questa edizione sia stata fatta 
fuor di Toscana. 



ALDO ARUCH 



Cora r inferiorità di G- e di M rispetto a G. Cosi è della lezione « nemico » 
(nov. 37), non offerta da alcuno dei codici fino ad ora conosciuti, e che guasta 
del tutto il senso del passo ; cosi pure, nei versi provenzali della novella 64, è 
del « consquesart » in luogo della lezione che più si approssima alla presumi- 
bilmente originaria (c'uns que s'art), e del « -iialente » laddove il senso gene- 
rale richiede tutto l'opposto. 

Genuina invece può apparire a prima vista la lezione che soltanto i due 
testi presentano in un passo, sopra riferito, della medesima novella 64 : « ki di 
bella donna ». Ma per poco che si legga la novella ci accorgiamo come anche 
questa lezione sia solo a danno del testo, dove è ben chiaro che il protago- 
nista messer Alamanno vuole ai diversi vanti degli altri cavalieri contrapporre, 
com'è costume, uno tutto suo, il quale è di aver l'amore di « così bella dama ». 
Sicché, se non avessimo altro mezzo di riscontro, dovremmo pur sempre un po' 
diffidare di queste parole, genuine solo in apparenza ; ma poiché fortunatamente 
la testimonianza dei manoscritti esistenti ci dice che esse non sono primitive, pos- 
siamo cosi per più di una ragione tenerci rassicurati anche su questo punto (i). 

Abbiamo dunque mostrato, ci pare, che il ms. Marciano si accorda in 
massima parte colla ristampa dell'edizione Gualteruzzi. Che esso ne derivi e che 
non ne sia la fonte sembra dimostrino già per sé stesse le novelle che nel 
Marciano sono in tutto o in parte diverse dalle gualteruzziane corrispondenti 
delle quali mantengono la rubrica. Troppo chiare, luogo per luogo, appaiono 
le cause della diversità perché si possa non credere il ms. ultimo in ordine di 
tempo, e specialmente nella novella 75 che può da sola, apparendo essa nel 
Marciano come un raffazzonamento della corrispondente dell'altro testo, lumeg- 
giar bene lo stato delle cose (2). A contentarci di questi soli argomenti non 
siamo però costretti, per fortuna. Infatti, mentre dalla collazione nessun caso, 
compare dove G- dia una lezione sicuramente secondaria di fronte ad una pre- 
sentata insieme da G ed M (se non in certi pochi luoghi dove si può sospettare 



(lì A primo aspetto la disposizione del contesto farebbe credere alla possibilità d'una 
perdita dovuta a ripetizione vicina di parole uguali (ki di bella). Ma allora bisognerebbe sup- 
porla avvenuta in tempo assai remoto, che pure il Palatino 566 (già E. 5. 5. 5, Biagi p. XCVIIl 
e CXXXII) del sec. XIV, il più antico che dia la novella, che la presenta con lezione assai mi- 
gliore della gualteruzziana, manca come gli altri di quelle parole, e poiché da quello non pos- 
rono derivare, per motivi che qui non sto ad esporre né G né gli altri mss. tardi, dovremmo 
risalire ancor più addietro. Molto ])iù verosimile quindi è credere ad un' aggiunta dovuta a 
saccenteria. 

(2) Il Tessier, vi€A' Avvertimento alla citata pubblicazione nuziale (p. 8), mostrava non 
dubitar punto che queste novelle del ms. Marciano fossero le primitive. Egli dice, infatti, che 
« sin nelle più vecchie stampe, o vennero sostituite da altre, o si leggono con interpolate va- 
riazioni ». Può vedersi ora, da ciò che abbiam mostrato e che andiam mostrando, quanto l'opi- 
nione del T. si avvicinasse alla verità. Del resto, anche soltanto l'esame del contenuto di queste 
novelle speciali del Marciano e il confronto colle loro corrispondenti nell'ordine gualteruzziano, 
avrebbe potuto mostrare ch'esse non sono davvero originarie. Vi si cerca, evidentemente, d'at- 
tenuare ciò eh' è scandaloso o irriverente verso la religione, e se nella nòv. 86 non appare come 
nelle altre che si sia molto ottenuto quando a decenza, non solo dobbiamo osservare ch'essa nel 
Marciano è pur sempre meno sconcia, ma che la sua natura veniva determinata dalla rubrica, 
la quale, come altrove, si desiderava di lasciare intatta ; (cfr. Biagi, pag. CV-CVIII). 



IL MANOSCRITTO MARCIANO DEL NOVELLINO 



299 



che l'accordo di questi testi sia dovuto ad una ben facile correzione di M) (i) 
al contrario troviamo alcune lezioni del manoscritto le quali, poste accanto alle 
corrispondenti di G-, ci presentano naturale la conclusione che il testo ^larciano 
sia derivato dalla ristampa dell'edizione bolognese : 

G^ M 

i/ov. 2() kella mente mette di fuor del kella mette di fuor del tondo 
tendo 

iiov. 4<i ke ben poteua esser sua di ragione ke ben potea esser ili sua ragione 

tiùv. 51' e comando sotto gran pena e comandoe sotto pena 

noi'., 75 Ando e suscito il morto Ando e stuscito il morto 

iiov. (,li Ser Frulli Ser Fr;ulli (2) 

Ecco dunque come colle osservazioni sull'aspetto esteriore del codice 
sembrano aver convenuto fino ad ora in modo singolare i resultati di un'ana- 
lisi interna. Parrebbe giusto il credere che il codice Marciano sia debitore al- 
l'edizione senza data (da cui ora sappiamo che deriva nella massima parte) di 
quelle spiccate caratteristiche esterne che lo fanno simile ad un libro a stampa, 
^la, perché ciò possiamo ammettere, vorremo prima trovare anche in G- quei 
caratteri dei quali vediam fornito il suo derivato, essendo lecito ritenere che 
un manoscritto che copia una stampa non solo, ma che la imita, ripeta da 
quella tutto ciò ch'esso ha di non proprio d'un manoscritto. 

Ora, appunto, un minuto confronto di G- con M ci porta a credere in- 
vece che questo non derivi da quello direttamente. 

A dir vero, anzi tutto ci sembra un po' strano che la copia di una stampa 
in caratteri rotondi, qual è G-, sia fatta a bella posta in artificiosi caratteri di 



(i) I hioghi dove si trovano d'accordo G con 
come si può vedere, affatto insufficienti a provr 
G M 



42 



74 



pena 
iriacciuto 



Giunsero e j 
C; : della \ 



dissero 
disser 



nel dare una lezione 1 
L-he G. - sia derivato d; 

G-^ 

pena 

giacciuta 

Giunsero e disse 



ligliore di G - 



M : de 
landaro 



M 



addire 
a dir 



andaro dire 



Ciascuna di queste concordanze di iSI con G in una lezione migliore può troppo bene ri- 
tenersi prodotta da un' ovvia restituzione che sia stata fatta sur un testo secondario, rispetto 
a ti 2_ perché si possan esse tutte invocare a provar la posteriorità di G^ rispetto ad M, con- 
tro ai fatti ben eloquenti di altra natura che ci affermano l'opposto. D'accordo con G troviamo 
ancora in M una quarantina di raddoppiamenti o scempiamenti consonantici laddove G* pre- 
senta scempiamenti o raddoppiamenti errati, ma questo fatto ancor meno ragionevolmente po- 
trebbe mettersi innanzi come una prova. 

(2) Questa lezione si trova tre volte nella novella. 



300 ALDO ARUCH 



stampatello corsivo (i). Se poi, insospettiti da questa prima osservazione, ci 
facciamo più attenti, notiamo qua e là in M alcune particolarità che, non pro- 
venienti certo da G- perché in questo non si riscontrano, neppure ci paiono 
però da attribuire ailo scrittore del nostro codice. Intendo parlare anzi tutto 
del caso caratteristico, perché raro, d' iniziali maiuscole, a mezzo d'una frase, 
in parole che non dovrebbero averle mai, caso che si nota non di rado nella 
stampa antica dove è puramente accidentale. Scorrendo il manoscritto vediamo, 
per esempio, due volte ciascuna le parole « Destriere » e « Cavallo » (nov. 3, e. a"'') 
con maiuscola, mentre poco dopo le stesse sono usate, come di regola, con mi- 
nuscola ; e troviamo, più strane ancora, alcune altre maiuscole applicate una 
sola volta a certe parole, dove pure non hanno davvero motivo alcuno di tro- 
varsi, come nei passi seguenti : « comperare da Costui » (nov. 9) ; « ualente 
Uomo » (nov. 19); « per il più sauio di Noi » (nov. 40); « a Colui ke » 
(nov. 58) ; « il Rigangniolo » (nov. 65) ecc. Che se poi, per legittimo deside- 
rio, vogliamo constatare (2) il fatto notato anche nelle poche e brevi novelle spe- 
cialissime del Marciano, che non han corrispondenza in G"-, siamo tosto appa- 
gati. Nella nov. 57 si legge « l'accompangniaua all'Auello », nella 75, laddove 
è diversa dalla corrispondente Gualteruzziana, si ha pure « Te questa barba 
di Menta », e nella 87, solo una volta su cinque, è « Paiuolo » con maiu- 
scola, e ciò rileviamo soltanto per non fermarci su altri casi meno significanti. 

A questi argomenti un altro assai importante si viene ad aggiungere 
giacché un attento esame esteriore del codice ci permette ancora di scoprire 
qualche cosa di assai notevole nella sua scrittura. 

Ci contentiamo per comodità del lettore di fare le nostre osservazioni su 
quella pagina del codice di cui trovasi qui annessa una buona riproduzione. 
.Se guardiamo ivi la fine di ciascuna linea, notiamo che il segno che si suole 
far seguire alla prima parte d' una parola divisa viene messo dallo scrittore 
soltanto quando vi sia il posto necessario dentro i limiti comuni di un rigo ; 
che se invece il copista abbia colmato colla scrittura tutto lo spazio della 
linea, pur essendo nella necessità di dividere, non pone il piccolo segno di se- 
parazione. Ciò può rilevarsi paragonando fra loro sul nostro fac-simile la fine 
delle linee 12, lò, 17, 22 con quella delle linee 8, 14, 18, 23, 25. 26, 28, 29. 

Un fatto di questo genere, non corrispondente certo, eh' io sappia, a nes- 
suna regola che gli amanuensi sogliano imporsi, potrebbe spiegarsi a prima 
vista supponendo nello scrittore il desiderio di mantenere tutte le linee di 
scritto in proporzioni assolutamente identiche. Questo, tuttavia, non pare sia 
lo scopo del nostro copista se ci poniamo ad osservare qua e là qualche luogo. 



(i) Non trascuriamo di rilevare che neppure l'economia delle ri.nlie in o.ijni paRÌna, né il 
tipo delle iniziali d'ogni novella (che in G^ sono sempre uniformi) né, infine, il numero e la 
segnatura dei duerni vediamo esser corrispondenti in G - ed in M. 

(2) Molti sono pure i fatti di questo genere che in M ripetono la loro origine da G - e 
molti che in questo provengono da G e in M si ritrovano. Non è raro invece il caso che M 
abbia correttamente, esso solo di contro agli altri due testi o di contro a G^ soltanto, iniziali 
minuscole, e anche ciò non è da trascurare pel nostro assunto ; ad es. « siccome corbi, oor- 
nille o gazze? » (nov. 33); « prouaualo secondo la fisica » (nov. 351; « i figliuoli del re 
Priamo » (nov. Si, titolo) ecc. 



IL MANOSCRITTO MARCIANO DEL NOVELLINO 



% 



Fermandoci, per esempio, ad esaminare la linea 22 della pag-jna riprodotta 
vediamo non solo che il segno di divisione si trova ad occupare uno spazio 

spettante al mareine. ma. p^r di più. che i limiti normali del rigo sono già 



nuinJc tante kcllcbbe..Ondli iifccic tutto donare a.gejnti 
li^ ai t: C~ iipoiLCfi cciiuiUùn.ft kt rimafc a ntuitc cnotv 
CiiLCX kc dona.ic.\Jn nomo dicoruUa.ddoma.ìidaKdU 
dcnojìc. Cucili rijpofc kazica-tutlv donaXo.ma.tanto?fii c/ 
ri'tnc/o c.Kcora, Ki e nclìa hoccci un laido dente ondcmio 
padre a offerti duo m:la.Marki a kinimifajlprc^are K/ 
io b diparta daàii altri, uà a r,i lo pad. re e fatti dco'c li^ 
ma,rki<àio limi tmrro di bocca atlaftia rikicjloi.li&iul 
Urcandc al padre cprcfc liMarki<à c'UfttraJfc itdttt. 
Kt un altro oiorno a,ucnnc kdti donatici a uno genrUc 
du&into mxrkiJl Sinifca'.co nero Tcforiertp'cjl quelli 
mark: e, mife uno tcvpcio inunajaia e ucrfoUiuifu.fo(ÒH'^ 
nolvijfb di tapeio rnife di fatto perkc ihnontc/parcfli,-^ 
TKCig óior&.Zt iin dando il Re Oioiiancptr i ci feda li h mof 
tre ilTcforieri diciùndc or guardate McjTer come donate 
Vedut'quantifìno dugarto marki Rdli auctc cofìpne.- 
zntc-E qutUi auifo,c diffc.Picuoia guantitadc ìfiifcm' 
braadonan a cojl uxicntc Vorno.Daralit'.c quxttroccn 
to kt troppa credula Kefoffa'oplu, i du^ento Marki kc 
non, mi fembrano auiftk. ■ 

Vetta orcCdc liberta e coYtcfia dctKc dinóhtUcrfa?(.xy:, 
'"W ■) OoiouaniiRz dJK^hiltC'raJpcndzna e dcnauatJi. 
■ r^° iinpcuvTc caiiaiitrc auifo unóiomo un caper 
m éé Ohio diinonappo darttnio.EdiffhndlanvyicJuo/ 
Siopojfo nafccndcfe quello la Mafnada mia ncpotrafta 
rz-rKoUi giami.MijyJì il coperchio dcUoirieyitofotnJlSi 
nifcalcoaUcua.rclcta-uoteriguardctarìcnto.Tiroiia.ronlo 
meno. CofniKciaroa,7nettcrlcingrido,Ga.ciercare icona 
Uvri aUaporta.n Rtgioìiam (^ifo cojìui kcllauca.tuen 
ne. alluifvi^.A romorc.c difTcUi kUtifJimamcntc.Mtuih.'^ 
fotta a-'-'iiKt kic ;ionfava cizYccEUc cauaticrcpicno di^- 
litrgc^niaccfifcccii^IlP..eiiouantlile,i'cMdtfiA.or della, 
fortaEmifclli di fatte, cpoz icfccic chia^ncwe e dcnotlì 

C. 



stati varcati dalla prima parte della parola divisa. In questo caso il copista si 
comporta, per questo rispetto, in modo del tutto opposto a quello che è il suo 
costume ; quindi la spiegazione del fenomeno osservato non ci pare possa essere 
data col supporre in chi scrisse un desiderio di perfetta regolarità, giacché 
detto fenomeno non vediamo manifestarsi proprio dove per tale ipotesi sarebbe 



ALDO ARUCH 



più necessario. A noi piuttosto sembra di spiegar molto bene (per non dire 
nel solo modo verosimilmente possibile) il fatto, coll'ammettere che il co- 
pista del ms. abbia avuto sotco gli occhi un libro a stampa di cui egli abbia 
voluto o dovuto farsi accurato imitatore (i). Frequentemente, difatti, abbiamo 
potuto notare in molte stampe (2) il caso che ora abbiamo rilevato della pre- 
senza o no del segno di separazione a termine del rigo a seconda che vi sia 
o che manchi lo spazio necessario a compiere la prescelta misura di quello. 
Che lo spazio appunto abbia delle speciali esigenze nell'arte tipografica è cosa 
troppo nota perchè si debba più che accennare. 

Una spinta ben force ci vien data concordemente da queste ultime osser- 
vazioni verso la conclusione già maturata in noi. Questa è che M non provenga 
da G- direttamente, ma bensì da un'edizione a stampa, certo rarissima e fin 
qui sconosciuta, la quale, avendo a fondamento G-, contenesse modificazioni 
a questo testo, fatte in gran parte per quegli stessi noti motivi che spinsero 
il Borghini, a dare in luce la sua (3). 

In conseguenza sarà da considerare del tutto privo di valore il codice 
Marciano per lo studio interno del Novellino. 

Messo in chiaro il valore del manoscritto Marciano, veniamo ora a consi- 
derare quei passi nei quali l'edizione che da questo riteniamo rappresentata si 
allontana dal testo più costantemente seguito per presentare singolari affinità con 
l'edizione borghiniana (4). Noteremo subito come, più che affinità, siano queste 
vere e proprie relazioni di parentela. Ciò mostrò il Biagi raffrontando colla cor- 



(i) Ciò che abbiamo osservato nella linea 22 dell'annessa e. 17" non infirma, come potrebbe 
parere, questa ipotesi. Xoi supponiamo infatti che il copista benché abbia seguito linea per linea 
il testo che aveva a modello, possa talvolta, come nel luogo in questione, non aver misurato 
bene lo spazio da assegnar* ad ogni lettera nel rigo onde sia avvenuto che per compier 
questo abbia dovuto varcare i limiti tracciati sulla carta. 

(2) Nel numero di queste sono da porre, ed è notevole, O. G- e l'edizione, già ricordata, 
ilelle dento Nouelle Antike, Venezia, 1571. 

(3) Voglio alludere alle già citate novelle, come ora possiam dire, sostituite. Queste, è 
bene notarlo per mettere ancóra sotto miglior luce la nostra conclusione, non solo sono scritte 
nel medesimo carattere che tutto il resto del ms. ma al rimanente pure si uniformano per l'or- 
tografia, che anche in esse viene ad esser ()uindi quella di G- e di G di cui sopra abbiam dato 
qualche notizia. 

(4) Libro di ìiovelle et di bel parlar gentile eec. in Fiorenza | Xella Stamperia de Giunti, 
1572. Di questa meno rara delle altre più antiche edizioni del Novellino, esistono oggi ben cinque 
esemplari nella R. Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze ; altri due che ve n'erano (uno nella 
sezione Palatina ed uno nella Magliabechiana) resultano ormai perduti. Degli esistenti quattro 
sono nella Palatina ed uno nella Libreria Nencini. 

Non è esatto ciò che dice il Biagi, pag. LIX, n. 2. Non uno stesso, ma due diversi sono 
gli esemplari palatini di quest'edizione aventi postille manoscritte, dell' uno attribuite a Bastiano 
de Rossi da G. Molini, dell'altro attribuite al Castelvetro (cfr. Gamb.^, Delle nov. Hai. in prosa, 
2." ed., Firenze, 1835, pag. 5; Serie dei testi ecc., 4.» ed., Venezia, 1S39 pag. 211 (687); G. 
li. Passano, / noz'ell. Hai. in prosa ecc., Torino 187S, voi. I, pag. 462). L'esemplare con po- 
stille di B. de Rossi è forse identificabile con quello segnato C. 9. i. 13, a meno che non sia 



IL MANOSCRITTO MARCIANO DEL NOVELLINO 303 



rispondente gualteriizziana l'ultima parte della nov. 73. ed osserviamo che ap- 
punto con questa novella incominciano le dette relazioni. 

Anzitutto allontaniamo da noi un dubbio che potrebbe affacciarsi alla no- 
stra mente. ]Molte delle varianti comuni alla stampa borghiniana e ad M sono 
offerte anche dal codice Panciatichiano del Novellino (i). Ora osserviamo che 
M non si distacca mai dalla lezione più costantemente seguita per dare va- 
rianti che non abbian riscontro nell'ed. Borghini e che possan ripetere l'ori- 
gine loro dal cod. Panciatichiano ; mentre l'edizione detta, al contrario, non 
solo ha luoghi moltissimi, oltre quelli nei quali concorda con M, che trovano 
un riscontro singolare proprio in quel codice, ma finanche intere novelle, e 
infatti la scoperta dei materiali che servirono al Borghini per formare il suo 
testo ha messo ben in chiaro come appunto il codice Panciatichiano sia stato 
largamente usato dal filologo cinquecentista (2). Perciò dobbiamo allontanare 
da noi l'ipotesi che M, indipendentemente dall'edizione borghiniana, derivi in 
qualche luogo dal ms. suddetto. Una derivazione di tal genere sarà poi esclusa 
del tutto se si consideri che i passi di M, alcuni dei quali veniamo a dare come 
esempio, mostrano rapporti con la detta edizione e coincidenze in quelle varie 
e caratteristiche modificazioni del testo che l'editore arrecò servendosi pure 
delle due stampe più antiche (3) e, talvolta, degli stessi suoi gusti. 

Il passo che qui riferiamo può mostrare bene quali siano le relazioni di 
M con B, come vogliamo chiamare, per brevità, il testo borghiniano (4) : 

cod. Panciatichiano (e. 56'; Biagi, p. 119) M {i/ov. A'^) ; B (nov. iS'3) 

Per tema de la sua tirania li portoe una 



vecchia femina di villa un sacche di 
bellissime noci, ale quali non sine tro- 
vavano somigh'ante 



Per Aj tema della sua tirannia li porto una 
vecchia femina un sacco di bellis- 

G" I //(!;■. •'^4 si me noci alle quali non si trovavo so- 

per Li tema de sua tirannia un li porto un ^ ^'"^ 



sacco di noci le quali non si trovaro so- 
miglianti 



il C. IO. 5. 21 o un altro, già nello stesso fondo, ora perduto, che aveva pure note niss. come 
resulta dal catalogo. Che le chiose del Castelvetro sul palatino C. io. 5. 5 siano trascrizione 
delle autografe le quali dovevan trovarsi sur un esemplare gualteruzziano (o della ristampa 
senza data), come spiega il Biagi, è assai verosimile secondo appare da molti luoghi. 

(i) Il cod. che aveva prima la segnatura 13S è oggi segnato 32 ; vedansi di questo le no- 
tizie (p. XCIV e p. CXX\' e sgg.ì e il testo edito per intero in Biagi op. cit. 

(2) Cfr. Biagi, cap. \' e l'Appendice su / materiali dell'edizione borghiniana. 

(3) Vedasi Varnh.\gex, scritto cit. pagg. 511-513. 

(4) L'edizione del Borghini per erroneo ritorno della numerazione a 79 dopo la pag. SS 
e a 117 dopo quella numerata iiS appare minore che non sia in realtà, di 12 pagine (cfr. G.\mba, 
Serie ecc., Venezia, 1S39 pag. 211 (6S-). Perciò, ad evitare confusione, mi servo nel citare 
soltanto della numerazione delle novelle. 

(5) G ha invece nel principio di questo passo : « Per tema deA; sua ». La lezione M-B. 
come si vede, profitta anche di G- o meglio, ci pare, di un errore tipografico di G- (il la dì 
« dela » scambiato di i)osto) ed esempio dell' uso di questo testo si ha pure in un altro 



304 Al. no ARUCH 



Nella novella 99 di G, G', M, 97 di B troviamo una bella congettura 
nei due testi che ivi pure si trovano d'accordo: 

cod. Panciatichiano (e. 61 '', Biagi p. [31): « Quella li si gittoe in groppa » 
G e G ' : « Et ella lissi gitto giustamente in groppa » 
M e B : « Et ella li si gitto viiì.iiiit'iift: in groppa » ( i ). 

La fine di questa stessa novella manchevole ed inintelligibile in G e G ' è 
invece compiuta e chiara in M e B con lezione fornita dal cod. Panciatichiano: 

G e G - M e B (gratia di M) 

Ma salio questi a cauallo et ella si gitto in Ma ke feciero? salio questi a cauallo 
su un altro de migliori ke ueriino et an- £■ ella si gitto in su un altro de migliori 

darò uia. Quelli si destaro e feLÌero gran ke uerano e poscia tutti i freni de- 

corotto perke pili non li poteuano ir cier- gli altri caualli tagliarono £■ an- 

cando. dari/ uia. Quel lino si destaro e feciero 

gran corrotto perke più non li poteano 
ir ciercando. 



luogo della nov. 99 di M e 97 di 1!. Naturalmente non potrebbe ciò in alcun modo de- 
cidere se M sia debitore dei rapporti che ha con B a questo o se le cose stiano all' opposto, 
perchè 1' uno e l'altro usano G^ anche nei luoghi in cui son fra loro indipendenti, M in mas- 
sima parte del testo, come s'è visto, B pure non poco (cfr. V.\rnh.\gen, 1. cit.). Ricorde- 
remo anche come sia stato spesso dai bibliografi indicato un esemplare di G^ con postille 
manoscritte di Vincenzo Borghini e di Pier Vettori. Che quest'esemplare fosse dell'edizione 
giuntina e non della ristampa senza data si indusse a credere il Biagi (pagg. LVI-LIX) per la 
dichiarazione dello Zanetti di avere, attenendosi a quello, allora esistente nella biblioteca del 
conte Camposampiero in Padova, date in luce le novelle eh' egli stampa del Novellino (Ve- 
dasi Novelliero Italiaìio, Venezia, Pasquali, 1754, I, prefazione, pag. XIV-XV). Per sincerarsi che 
l'esemplare postillato non poteva essere dell'edizione borghiniana sarebbe stato sufficiente 
leggerne la descrizione nel catalogo Crevenna (Catal. raisoniié de la coli, de livres de M. 
P. A. Crevenna ecc. Amsterdam, 1776, voi. 4", pag. 193) dalla quale appare in modo sicuro 
quello non esser altro che un esemplare dell'eilizione senza data. Oggi del resto è stato iden- 
tificato il famoso libro con la copia esistente nella biblioteca già Landau ora degli eredi di que- 
sto (Catal. des livres viamiscrits et impriniés coniposant la bibl. de 3f. H. de Landau, Firenze, 
1890, voi. II, pag. 288). Resta ancora oscuro però, come lo Zanetti dopo aver detto di attenersi 
a quell'esemplare per la sua pubblicazione dia poi in luce novelle nella forma e con la nume- 
razione dell'edizione borghiniana. Se si vuol supporre un mutamento di propositi in quell'edi- 
tore non sarà inutile osservare che mentre nella pref. (pag. XIV) dice di stampare quattor- 
dici novelle del Novellino, quindici poi compaiono nella sua raccolta, e che, infine, appare del 
tutto ingiustificata la dichiarazione ch'egli fa (pag. XV) di aver tenuto una via di mezzo fra la 
libertà del Borghini e la superstizione del Gualteruzzi, poiché in vece il testo più libero è da lui 
fedelmente seguito. Mostra lo Zanetti anche non poca incertezza di cognizioni in ciò che af- 
ferma (pag. X) della diversità di novelle fra la stampa postillata, l'ed. bolognese e la giuntina. 
(i) La novella 99 Gualteruzzi oltre che dai testi di cui riferiamo i passi ci è data soltanto 
da due mss. Ora la lezione uistamente che è ofterta dall'uno di essi, il Vaticano 3214, è, in certo 
modo, confermata dall'altro, il Palatino 659 (già E. 5. 7. 57, Biagi, pag. XCVII-VIII) che ha iusta- 
mcntc, ossia una variante, per falsa lettura, di quella che è la forma primitiva. Parrebbe dunque 
doversi ritenere che il vistamente di M-B provenga da un ms. ; ma, non essendosi trovata altra 
prova atta a sostenere che M o B derivino in qualche luo.go direttamente da un codice che 
non sia il Panciatichiano, vogliamo piuttosto pensare ad una congettura. 



IL MANOSCRITTO MARCIANO DEL NOVELLINO 305 



II cod. Panciatichiano nel passo corrispondente (e. 62"; Biagfi p. 1321 ha 
quelle parti della lezione di M e B qui sopra distinte (i). È ben chiaro come 
la mancanza d' una frase nella lezione gualteruzziana renda incomprensibili as- 
solutamente le ultime parole della novella, e su ciò risparmio inutili osserva- 
zioni. 

Da tutto ciò che abbiamo rilevato concludiamo che pei luoghi nei quali 
la lezione di M e quella di B si trovano d'accordo è da ritenere che uno dei 
due testi sia la fonte dell'altro. Sarà fonte il testo borghiniano o quello Mar- 
ciano ? Diciamo subito che una risposta decisa a questa domanda non pos- 
siamo dare. L' indizio più forte e notevole della derivazione di M da B sembra 
a noi stia nel fatto che i passi del genere di quelli sopra riferiti come esempio, 
dove sia d'aiuto il codice Panciatichiano a modificare la lezione gualteruzziana 
o dove, siano anche o congetture o alterazioni arbitrarie, si trovano in tutta 
l'edizione del Borghini ; e questa, ad esempio, ne presenta anche nella nov. 83 
che, vogliam rilevare, è in quel testo intera mentre manca della seconda parte 
nel Marciano (nov. 84). 

Non possiamo però trascurare d'osservare Io strano fatto che M, per molte 
delle novelle dopo la 73, dalla quale incominciano le relazioni con la stampa 
giuntina, mantiene fedelmente, al contrario di quella, la lezione, spesso meno 
buona, di G- (2) ; il che potrebbe far pensare, posto che il Borghini ebbe sotto 
gli occhi e usò per la sua edizione il testo G-, che s'abbia nell'antigrafo di M 
un primo abbozzo, per dir cosi, di edizione castigata, anteriore alla borghiniana 
del 1572, e, dato che ciò s'ammettesse, da attribuire pur essa al Borghini. A 
noi, per altro, tale ipotesi pare confortata da indizi più scarsi e meno validi 
dell'altra. È da osservare, infatti, che per la derivazione del testo M da B nei 
detti luoghi sta anche l'ortografia che mentre si attiene a quella del codice 
Panciatichiano nell'edizione del Borghini, è uniformata a quella di G'- in M (3). 

Tenuto conto di queste varie circostanze, sembra a noi che, se vogliamo 
deciderci ad un'opinione, debba ammettersi come la più probabile fra le due 
ipotesi a cui siamo ristretti, che sia il testo INI posteriore all'edizione borghi- 
niana e derivante in qualche luogo da questa. 

Il chiarir del tutto anche questo punto potrebbe interessare ai biblio- 
grafi, ma non già ai critici : essi non hanno ormai più da fondarsi sull'edizione 



(i) Noto che il Biagi a pag. 132 della sua pubblicazione del ms. Panciatichiano (Op. cit.i 
in questo passo omette la parola caualli data dal codice ; ugualmente nella stessa pagina è da 
correggere alla linea 15 Misesi in misersi secondo la lezione del ms. (e. 62»). Purtroppo inesat- 
tezze di questo genere, dovute a poca diligenza, non sono scarse in quest'edizione. 

(2) Ad es. vedansi le nov. di M : 80, 82, 92, 94. 

(3) Nella novella 99 M e 97 B, già in qualche parte riferita, B ha, col Panciatichiano 
basciarla, M ha baciarla ; B ancóra, col Pan. rispuoscro, cui corrisponde in M risposero conforme 
all' uso regolare di G^. Queste sono minuzie, ma posson essere non del tutto prive di valore. 
In senso contrario sembra parlare la corretta lezione di M col Pan. nella stessa novella « ne 
non vo/ìe la sua compangnia » dove B ha « ne non vuole » ecc. È bene notare però che pre- 
sentandosi ovvia la lezione giusta il luogo poteva facilmente esser restituito. 



ALDO ARUCH 



borghiniana, e neppure (se le nostre ricerche hanno raggiunto uno scopo) do- 
vranno, d'ora innanzi, far conto alcuno del manoscritto Marciano. 

Resta che diciamo dell'età cui sembra da assegnare la scrittura del te- 
sto che è stato l'oggetto del nostro esame fin qui. Il ms., per la sua speciale 
natura, cioè per esser copia di un'edizione a stampa, e per tutta la sua fattura 
nella quale si manifesta 1' intenzione di imitare anche esteriormente il modello, 
ci pare essere, piuttosto che altra cosa, una trascrizione eseguita o fatta eseguire 
da qualche bibliofilo. Ora, poiché la stampa ignota di cui (se bene ci siamo 
apposti nelle nostre congetture) il nostro ms. è una copia, è da assegnare con 
probabilità al sec. XVI inoltrato, senza che venga esclusa la possibilità di una 
data più recente, assai più prossima a noi sarà da giudicare l'età del ms. 
stesso. E evidente infatti come una trascrizione di questo genere abbia da esser 
stata eseguita solo quando il modello era divenuto assai raro. Dobbiamo perciò 
discendere di molto nel sec. XVII, avanzandoci piuttosto alla seconda metà di 
questo o anche spingendoci nel XVIII. Un limite, per questo rispetto, ci è dato 
dal fatto che Iacopo Morelli possessore del codice mostra non conoscere il 
vero sull'origine di esso tanto nella breve notizia ch'egli ne dà nell'Indice dei 
codici suoi (i), quanto in una noterella scritta di suo pugno che esiste nella 
R. Biblioteca Marciana (2). In questa noterella egli, pur notando le simiglianze 
dell'ortografia del nostro testo con quella delle due stampe più antiche (quella 
del 1525 e la ristampa senza data) mostra credere che esso non corrisponda ad 
alcuna edizione « da per tutto », benché lo trovi « più conforme a quelle due », 
e conclude col giudicarlo « copia di un qualche codice ms. antico ». Riteniamo 
perciò che i limiti probabili dell'età del nostro testo non debbano verosimil- 
mente stabilirsi da un lato molto prima della seconda metà del sec. XVII, né 
avanzarsi dall'altro troppo oltre la prima metà del sec. XVIII. 

Aldo Aruch. 



AMERICAN NOTES 



It is with regret 1 chroiiicle the death of Professor Ernest Francisco FenoUosa. Profes- 
sor Fenollosa was born in .Salem, Massachusetts, in 1S53, and was educated at Harvard Uni- 
versity. From 187S to 18S0 he occupìed the Chair of Politicai Economy, Tokio University, Japan, 
and from 1880 to 1SS6 the Chair of Philosophy and Logic. Professor Fenollosa remained in 
Japan until 1890, from which date until 1896 he was Curator of the Department of Orientai Art, 
Boston Museum of Fine Arts. Boston, Massachusetts. Professor Fenellosa's knowledge of Ja- 
panese art and literature was extensive. and he was well known by bis writings on these subjects. 



(1) Ms. marciano i/nL XI 323, a pag. 14. Il nostro codice è indicato così al ninnerò 84: 
« Cento Novelle Antiche, copia tratta da Manoscritto antico, memb. 4» sec. XVI. » 

(2) È sur un foglietto volante del codice E.v Riserfato J53 contenente note del Morelli e del 
Valentinelli su varii mss. marciani. Debbo questa utile notizia e l'altra della nota precedente 
alla non comune cortesia del dott. Carlo Frati al quale mi è caro render qui vivissime grazie. 



AMERICAN NOTES 307 



By the death of Mr. E. Dwiglit Clnirch America has lost one of lier ^reatest bibliophilcs. 
Mr. Church's library contained innumerable treasures, and was especially ridi in Americana, a 
catalogne of which section, in five Imperiai Octavo volumes, prepared by Mr. George Watson 
Coles, appeared a few months ago. Of tne seventeen knoun copies of the Columbus first letter 
the Church collection contains six. AH the others knovvn to bibliophiles are, I believe, in great 
public collections. Mr. Cliurcb acquired nineteen editions of the letters of V'espuccius, and his 
Ubrary contained also a thick paper edition of the « PAESI NOVAMENTE RETROVATI » 
of 1507, also many unique volumes, and the small Quarto « HARIOT » of 15S8, the first book 
in the English language describing any part of the territory that has since become the United 
States. Few private collections of Shakespeareana surpassed Mr. Church's and his Spencer col- 
lection was notewortliy. Among the autographs in the Church library was the originai draft of 
Benjamin Franklin's « AUTOBIOGRAPHY ». 

Bibliographies continue to he ali the rage with publishers. There is one prepared by George 
Willis Cooke, « Bibliography of Ralph Waldo Emerson », published by Houghton Mifflin & Co., 
but containing a fuUer inde.x than the Lowell Bibliography or others of the series. Then the 
Clark Uivversity Press, of Worcester, Massachusetts, issues a « Bibliography of Child Study For 
The Year igoy », and there has appeared the si.xth volume of the series of « Economie Ma- 
terials in Documents of The States of The United States » from the Carnegie Institute of Wa- 
shington. This volume is devoted to Massachusetts, and was prepared by Adelaide R. Hasse 
ofthe New York Public Library. The « Index» is now completed for New York and New Eng- 
land, e.Kcept Connecticut. It is to be hoped that the series will reach completion, as its value, 
in a broad sense, will be mainly determined by the carrying out of the entire scheme. 

Apropos the issue by The Century Company of Mr. Otto H. Bacher's entertaining book 
on « IVith Whistler In Venice », it is interesting to record that there is on foot an eftbrt to 
raise the sum of twelve thousand dollars for a replica of the statue of Whistler by Auguste 
Rodin, which has niet encouragement to the extent of two-thirds of the required subscription. 
The originai is being erected in Cbelsea, London, England. 

In December The Grolier Club of New ^'ork will hold an E.xbibition of Books, Prints 
and Relics, commemorating the 3ooth anniversary of the birth of John Milton. There will be 
shovvn copies of ali of the first editions of the poet's books, together with others from his own 
library, also paintings, drawings, miniatures, medals, etc. that were included in tlie Cambridge 
exhibition. G.\rdner Teall 

New York U. S. A. October sth, 1908. 



NOTIZIE 



Primo Congresso Nazionale delle Biblioteche Popolari. — Il Consorzio di .Milano, in accordo con 
w\\ Comitato di cospicue personalità costituitosi appositamente in Roma, ha deci.so di convocare 
nei giorni 6, 7. S e 9 dicembre, il /" Congresso \a=ionale delle Biblioteche Popolari. Ecco quanto 
ne dice la Commissione esecutiva nella circolare d' invito : Il Congresso avrà luogo in Roma, 
perchè trattandosi della prima afiermazione di un movimento nazionale, occorre facilitare l' in- 
tervento di una rappresentanza numerosa anche dal Mezzogiorno ; in Roma perchè 1' avvenimento 
abbia una maggiore risonanza nella Penisola e una più diretta influenza sul Governo centrale, 
che deve pure aiutare in qualche modo il ditìbndersi di una istituzione sorgente a lato della 
scuola popolare e a complemento di essa. 

In dicembre, perché, a Camera aperta, lutti i deputati amici della coltura popnlarc pos- 



3o8 NOTIZIE 



sano prender parte ai lavori del Congresso, ed abbia a cessare una buona volta l' accidiosa in- 
diHerenza dei poteri pubblici per una istituzione che all' estero ha dato luogo, dal 1850 in poi 
ad una completa legislazione. 

La organizzazione delle Biblioteche popolari e affini in Federazione Sazionale, tlestinata 
a stabilire fra questi sparsi focolari di cultura uno scambio attivo di servigi che ne moltiplicherà 
il numero e la efficenza, effettuando al tempo stesso economie insperate di tempo, di fatica, di 
denaro, non sarà 1' unico argomento di cui dovrà occuparsi il Congresso di Roma. S'è destato 
in Italia tutto un promettente risveglio di opere per la diffusione gratuita del libro nei ceti che 
ne hanno maggior bisogno. Dalle Biblioteche popolari propriamente dette, alle rurali, alle am- 
bulanti, alle scolastiche, alle carcerarie, alle biblioteche di fabbrica, di caserma, di bordo per 
emigranti, le raccolte di buoni libri destinati a circolare per le mani della gente umile si mol- 
tiplicano in ogni centro. 

Al Congresso tutte queste iniziative si daranno convegno per conoscersi e scambiarsi a 
vicenda gì' insegnamenti della esperienza. 

Un' altra questione di notevole importanza e che può condurre a risultati pratici è la va- 
gheggiata trasformazione di moltissime antiquate e quasi inattive biblioteche comunali, in or- 
ganismi più agili e di più rapidi contatti col pubblico d'ogni classe. Proposte in tal senso ven- 
nero da gli stessi dirigenti queste tombe di libri, che pure han mezzi da mantenersi aperte a 7 
o S persone, e qualche volta anche meno che ne formano tutto il pubblico dei frequentatori. 

Altri argomenti che urge avviare a soluzione non mancano: relazioni fra Biblioteche ed 
Università popolari, tra Biblioteca e scuola in genere, tra Biblioteche ed organizzazioni operaie ; 
i doveri degli Enti pubblici verso questi centri irradiatori di cultura, l'opera che alla loro dif- 
fusione possono dare i maestri, i professori, gli studenti, gl'industriali, i produttori del libro 
e le organizzazioni loro ; e reciprocamente, i benefici che da una più diffusa abitudine alla let- 
tera potranno derivare all' opera dei maestri, al progresso degli studi, allo stesso commercio 
librario, alla produttività di tutto il lavoro industriale ; e ancora la eccellenza della Biblioteca 
popolare adoperata come strumento specifico di buona propaganda, ad esempio, in prò della 
pace e contro l'alcoolismo....; v' è, insomma tutto un complesso di lavoro che, per quantità ed 
importanza, sarà fortuna se potrà esser contenuto nei limiti di un Congresso. 

-Se non manca la materia, si ha fiducia che non manchino neppure gli aderenti. Innanzi 
tutto si aspettano a Roma i rappresentanti delle Biblioteche popolari, scolastiche, ecc., esistenti 
e tutti coloro a cui fanno capo iniziative nascenti o in via di attuazione. Non foss' altro che 
per r acquisto dei libri in comune, la Federazione può raccogliere intorno a sé tutte le Biblioteche 
circolanti anche quelle appartenenti a Circoli e a Società private che prestano libri ai loro soci. 

Daranno rilievo al Congresso parecchie personalità note nel vasto campo della cultura 
popolare, alle quali si affida, come a specialisti in materia la trattazione dei diversi argomenti 
iscritti all' ordine del giorno. 

Dai Ministri della P. I. e dell'Agricoltura e Commercio, ai rappresentanti degli Enti pub- 
blici e privati che si occupano per dovere o per libera elezione, di problemi e di opere di cul- 
tura ; dai rappresentanti, le organizzazioni magistrali, operaie, industriali, alla stampa scolastica 
ai senatori e deputati amici della Scuola, nessuno mancherà a questo appello. 

11 Congresso giunge in ora opportuna, poi che tutte le Nazioni civili, dopo aver risolto 
coraggiosamente il problema della scuola popolare, si adoperano ora alacremente a crearle at- 
torno le istuzioni che devono integrarla e continuarla. 

11 Bollettino delle Biblioteche Popolari farà conoscere agli aderenti le ulteriori disposizioni 
che r imminenza del Congresso dimostrasse opportune. 

La biblioteca cinese di Cambridge ha riempito in questi tempi, grazie alla generosità di di- 
versi amici, una lacuna che finora si faceva molto sentire presso i cultori della letteratura ci- 
nese. La biblioteca che già da lungo tempo possedeva per es. la grande antologia della Dinastia 
T'ang (618-906 dopo Cristo) contenente una scelta di 4S900 poesie può adesso porle a fianco una 



NOTIZIE 309 



raccolta di prose, della medesima epoca, che comprende 401 volumi. Essa si è arricchita inoltre 
di una preziosa enciclopedia del tredicesimo secolo in 120 volumi. Si possono veramente chia- 
mare perle tra i nuovi acquisti una straordinaria edizione di lusso del celebre poeta Tu-Fu, in 
24 volumi, dell'anno 1204, un libro stampato del 1465, che è ottimo testimone delle condizioni 
tipografiche di allora, una bella edizione del poeta Po-Chiii (772-840) dell'anno 1606, una rac- 
colta dei migliori brani in prosa degli scrittori più famosi del 1631, un dizionario cinese del 
1670, come pure buon numero di opere del secolo deciniottavu. Tutti gli ac(iui.sti sommano a 
51 opere, in 1203 volumi 

Un altro abate Trinius in Spagna. — La Gazzetta del Popolo di Torino narra 1' interessante 
storia di un prete spagnuolo, la quale per aver molta analogia con quella del celebre abate 
Trinius, condotto per la passione dei libri fino all'assassinio, è degna di esser qui raccontata. 
Era costui il Padre Vincente del monastero di Poblet presso Tarragona ; nella sua condizione 
di bibliotecario del monastero, comprava a spese di questo un gran numero di libri e di stampe 
antiche, poco curando di esercitare presso 1' ufficio dì religioso anche il commercio librario. 
Bisogna però osservare che il Padre Vincente differiva in questo dai veri negozianti, che a gran 
malincuore e nelle più grandi strettezze dava in mano ad altri i suoi tesori ; ma in questi casi 
il bravo uomo si faceva pagare assai bene. Per arricchire la sua collezione particolare Padre 
\'incente non disdegnava alcun mezzo ; in ultimo divenne un vero malfattore, quando per im- 
padronirsi di un prezioso incunabulo (precisamente una edizione di Lamberto Palmart dell'anno 
1482) diede fuoco al negozio del libraio Pat2ot, il quale fini miseramente tra le fiamme. Quando 
(luesto delitto fu scoperto il Vincente messo alle strette, si rese confesso di altri delitti, tutti 
motivati dalla stessa ragione. Le vittime erano specialmente i propri clienti, ai quali egli per 
molto danaro aveva venduto i suoi incunabuli. Ora, durante il processo, quando fu posta in 
discussione la questione del supposto unico esemplare dell'edizione Palmart, uno dei testi riusci 
a provare l'esistenza di un secondo esemplare, nella biblioteca di Parigi. Il difensore di Padre 
Vincente cercò naturalmente di volger questa affermazione a favore dell' imputato ; ma questi 
glie Io impedi, perché rompendo in gran pianto gridò : « () me infelice I E io che credevo che 
questo fosse 1' unico esemplare dell'edizione ! » La fine fu che nel 1S36 il Vincente fu impic- 
cato ; dissimile in questo dal suo collega Trinius, che, come è noto, potè ancora per molti 
anni trascinare, fuggito da tutti, la sua triste esistenza. 

Libri antichi americani. — L'origine di una vera e propria letteratura americana viene quasi 
esclusivamente attribuita agli anglo-sassoni che si stabilirono negli Stati Uniti, mentre si ritiene 
che gli altri popoli europei, venuti in possesso d'altre parti d'America, non abbiano letteraria- 
mente che poca o nessuna importanza. Bisogna tuttavia osservare che l'attività letteraria di 
questi popoli non è cosi insignificante, come si crede e che anzi meritamente anche oggi ven- 
gono stimati, e venduti a gran prezzo quei libri che in special modo dagli spagnuoli furono 
scritti, dopo il loro stabilirsi in America. La Historia Universal de Nuei'a Espana per esempio, 
cominciata dal Sahagun nel 1530 e pubblicata nel 1830, è un libro di grande valore tanto sto- 
rico quanto mitologico, che si deve a una relazione intima e lunga avuta con i sapienti del 
Messico; la stampa fu eseguita come dicemmo nel 1S30 e curata dal Kingsborough sul mano- 
scritto scoperto nel monastero di Tolosi presso Navarra ; ogni esemplare di questa opera viene 
generalmente pagato 250 fr. Parimente viene stimata una traduzione di brani del vecchio e del 
nuovo testamento fatta dallo stesso Sahagun, e ancor più una Monarchia Indiana, che il Torque- 
mada, anch'egli come il Sahagun contemporaneo del Cortez e appartenente all'ordine francescano 
fece stampare a Siviglia nel 1615 ; la quale fu in seguito, nel 1733, edita di nuovo con migliora- 
menti e correzioni ; quest'opera è come un ampliamento di quella sopracitata del Sahagun ma 
contiene un vero tesoro di osservazioni e di particolari riguardanti cose del Messico ; anche 
per questo libro si pagano generalmenle da 250 a 300 fr. A prezzi ben più alti si acquistano 
libri scritti e stampati in tempi anteriori da veri messicani nella lingua loro materna. Cosi per 
esempio il dizionario di .Alonso de Molina (15711 si paga circa 2000 fr., quello di Vasquez 



3IO 



NOTIZIE 



Gastelu (1726) 600 fr., l'altro del X'etancurt (1673) 250 fr., la grammatica del Xahuatl di Martin 
de Leon (1611) fu già pagata 1200 fr., quella del Carochi (1645) 750 fr., e la traduzione mes- 
sicana AeW Evangelo di Luca, di Marianno Paz y Sanchez, pubblicata nel 1S30, raggiunse i 5000 
franchi. Toccò i 1750 fr. il libro delle confessioni del francescano Joan Baptista, soprannominato 
un tempo il Cicerone messicano ; tra i 4000 e i 5000 varia il prezzo del confessionale del già 
citato Alonso de Molina (157S) libro per molti aspetti singolare stampato parte in castigliano 
e parte in messicano, rarissimo in commercio. Il Molina nacque al tempo della scoperta dell'A- 
merica ; il suo dizionario è una delle migliori fonti per lo studio del Nahuatl ; fu il primo in 
uso al Xuovo Mondo, e fu a lungo creduto anzi il primo libro sorto in America. Notevole an- 
cofa è !a Historia Naturai y maral de las Iiidias di José de Acosta (Madrid 160S), che costa 
da 200 a 250 fr. Ma assai più che i libri finora menzionati, è prezioso per la ricerca storica e 
mitologica dell'America centrale, il Popol Vuh, il libro sacro degli indiani del Guatemala, scritto 
da un indigeno convertito al cristianesimo al tempo delle conquiste spagnuole. Si credeva il 
libro perduto ; ma tornò in luce nel 1854 e fu stampato a cura del Dr. Scherzer di Vienna e 
dell'abate Brasseur de Bourbourg di Parigi, e pili tardi dal Senor Barberena del San Salvador. 
Un collezionista famoso. — Fra le più singolari e le più impressionanti figure di raccogli- 
tori famosi del decimonono secolo possiamo annoverare il violinista francese Sauvageot, il quale 
benché di origine umilissima, e in seguito anche come suonatore d'orchestra nella Grande Opera 
a Parigi, non mai in brillanti condizioni pecuniarie, potè tuttavia, come collezionista di libri e 
opere d'arte raggiungere una considerevole fama, e lasciare alla patria una raccolta, che é tra 
le più insigni di quel tempo. Il Sauvageot, nato a Parigi nell'anno 1781 ottenne questo, grazie 
anzitutto a un piccolo impiego nell'amministrazione dei dazi che esercitò ancora per molti anni, 
accanto alla sua attività artistica ; i profitti del quale egli usava esclusivamente per soddisfare 
il desiderio di raccogliere. Ebbe fortuna ; inquanto che questo suo desiderio lo portava sopra- 
tutto ai libri e ai lavori d'arte del medioevo e del Rinascimento, che allora, nel tempo della 
rivoluzione e dell' impero, uscivano in gran copia da chiese e castelli, e venivan posti in ven- 
dita a prezzi veramente irrisorii. \Je.v libris del Sauvageot portava questo motto : « Dispersa 
coègi » (ho raccolto ciò che era disperso) ; e non é inverosimile che egli abbia anche servito 
da modello al Balzac, per il suo Cousin Pons. Nel 1851 fece dono delle sue raccolte allo Stato, 
e in seguito a ciò fu nominato conservatore onorario al Louvre e cavaliere della legione d'onore. 
La raccolta, che nel Louvre portò a lungo il nome di « Musée Sauvageot » comprendeva in 
tutto 1421 numeri dell'arte piccola. Il Sauvageot morì il 30 marzo 1S60 ; la sua collezione di 
libri che certo non uguagliò in ricchezza l'altra regalata allo Stato, fu venduta all'asta tra il 3 
ed il 15 dicembre dello stesso anno. Consisteva in 1691 numeri, tra i quali rarità e unica in 
gran copia ; tra i manoscritti si trovavano non pochi libri d'ore con miniature, un calendario 
tascabile del 13S1, Statuti del Toson d'oro del 1471, l'inventario di un sequestro fattto presso 
il Rembrandt nel 1656 ; il Sauvageot possedeva ancora numerose incisioni e vedute di Parigi 
e d'altre città della Francia, tra cui circa 600 di Israel Silvestre. 



CATALOGHI NOTEVOLI 



Calalogue of Manuscripts and carly priiited 
books froin the Libraries of William Morris, 
Richard Benneit, Bertram fourth Earl of Ash- 
burnham, and other soiirces. Xow forming 
portion of the Library of I. Pierpont Mor- 
c;.\x. London, printed at the Chiswick Press, 
1906-1907. 4 volumi in folio massimo. Con 
numerosi facsimili intercalati nel testo e con 



molte tavole in oro e colori fuori testo. (Non 
posto in commercio). 

Ben arduo é il compito di dar con una bre- 
ve recensione un' idea sia pur approssimativa 
della ricchezza ed importanza di questo cata- 
logo che costituisce una vera miniera di opere 
d'arte e di cimeli xilografici e tipografici d'o- 
gni genere, ma tutti di rarità eccezionale e di 



CATALOGHI NOTEVOLI 



311 



sommo pregio. Del catalogo dei manoscritti 
furono stampati cinque esemplari su perga- 
mena e cento venti su carta a mano, di quello 
dei libri a stampa pure cinque su pergamena 
e centosettanta su carta a mano, tutti « for pri- 
vate distribution », di modo che questa edizione 
impressa con un lusso che corrisponde ade- 
guatamente al contenuto, non è venale né può 
quindi essere ottenuta, per compra, a nessun 
prezzo. Tanto più grande è perciò l'onore toc- 
cato al Direttore dì questa Rivista, al quale la 
veramente regale liberalità dell' illustre ed in- 
telligente bibliofilo americano ne ha inviato in 
dono un esemplare splendidamente rilegato, e 
gli sia concesso di esternargliene qui pubbli- 
camente la sua sincera e profonda gratitudine. 
Essendogli stato inviato l'esemplare nella sua 
qualità di Direttore de La Bibliofilia, egli non 
esita di interpretare il preziosissimo invio come 
un voto di plauso e d' incoraggiamento per 
questa nostra Rivista, alla quale il signor Mor- 
gan non è soltanto abbonato ab origine ma con- 
sente tutto il suo maggior interesse, che è 
quello d' un amatore intelligente ed appassio- 
nato. I cortesi lettori potranno ben immagi- 
nare con quali sentimenti un bibliofilo, che ha 
speso la sua vita nel culto di libri buoni e belli, 
s'accinge alla lettura di un catalogo che de- 
scrive tesori formanti il sogno divenuto oggi- 
giorno addirittura irrealizzabile di possederli, 
fosse egli pure fornito dei mezzi favolosi del 
sig. Morgan, e ben potranno figurarsi anche 
l'estasi che lo trascina quando egli vede — du- 
rante la lettura — passar davanti a sé i più 
splendidi monumenti dell'arte nera e del mi- 
nio. Non è assolutamete vero quel che dicono 
moltissimi, che col solo danaro d' un Morgan 
si può facilmente formare una simile collezione 
poiché, a parte che ciò oggi non sarebbe nem- 
meno più possibile, essendo completamente 
scomparsi dal mercato dei libri la maggior parte 
dei cimeli da lui pazientemente raccolti, il si- 
gnor Morgan, oltre le ricchezze materiali, possie- 
de una passione pari al suo gusto squisito ed alla 
cognizione profonda dell'arte del libro scritto 
ed impresso. Il catalogo monumentale manife- 
sta anche ad evidenza che il signor Morgan, 
oltre che di capitali ingenti dispone pur d' un 
acume eccezionale per la scelta delle opere de- 
stinate alla sua biblioteca e eh' egli è riuscito 
a formare la più preziosa libreria del mondo non 
soltanto coi danari ma anche e specialmente 
col fine suo discernimento. La biblioteca d'un 
privato deve rivelare il carattere, la personalità 
del suo proprietario ; e di ciò il catalogo del 



sig. Morgan dà una prova eloquente : ne ri- 
sulta ad esuberanza la meravigliosa caratte- 
ristica individuale dell' uomo, cioè la passione 
illimitata per l' arte sublime che ci trasporta 
alla più schietta ammirazione. 

Il volume che descrive i manoscritti allumi- 
nati dal VII al XVI secolo, è stato compilato 
con grande competenza e maestria dal signor 
1 M. R. James. I seguenti paesi vi sono rappre- 
sentati con esempi d'arte di primissimo ordi- 
I ne : Inghilterra, Paesi Bassi, Francia, Germa- 
I nia ed Italia. La classificazione adottata cor- 
risponde al soggetto dei codici : il compilatore 
li ha divisi in religiosi e profani ; dei primi il 
catalogo descrive ben io6 e degli altri 9 e que- 
sta immensa e sproporzionata differenza si spie- 
i ga col fatto che i primi codici miniati erano 
quasi tutti esclusivamente di soggetto religioso, 
I cioè Bibbie, Messali, Breviari, Salteri e Libri 
d'Ore. Le descrizioni sono assai dettagliate, e 
il lettore intelligente può già da queste figu- 
rarsi l'aspetto del codice, ma un aiuto prezioso 
gli é offerto dal gran numero delle splendide 
I riproduzioni in oro e colori aggiunte al volume. 
L' Italia è rappresentata con 13 magnifici co- 
dici miniati. 

11 catalogo dei libri a stampa comprende tre 
volumi : il primo descrive i libri xilografici e 
gli Incunaboli della Germania e della Svizzera, 
il secondo quelli dell' Italia e della Francia, 
esclusi i libri d'Ore, il terzo i libri d'Ore della 
I Francia e gli Incunaboli dei Paesi Bassi, della 
Spagna e dell' Inghilterra. 

Il sig. Alfred \V. Pollard traccia, nella prefazio- 
ne, una storia dell' insigne collezione degli Incu- 
naboli che il sig. Morgan è riuscito a formare co- 
' gli acquisti dei libri di William Morris, di Ri- 
chard Bennett, dei Lordi Ashburnham and Gos- 
ford. Le descrizioni bibliografiche furono fatte 
I da quattro bibliografi autorevoli, cioè quelle dei 
t libri inglesi da E. Gordon Duff", già biblioteca- 
I rio della John Rylands Library di Manchester, 
j il quale è noto come il conoscitore più compe- 
tente della tipografia antica dell' Inghilterra, 
quella dei libri impressi in Germania e nei 
Paesi Bassi da Stephan Aldrich, già bibliote- 
cario del iNIuseo Britannico e l'unico che sino 
j all'arrivo di Proctor s'era seriamente colà oc- 
I cupato dello studio degli Incunaboli ; la splen- 
: dida collezione dei Libri d' Ore fu descritta da 
Alfred \V. Pollard, la cui competenza in ma- 
teria è notoria ed il resto dal defunto Robert 
Proctor, la cui classificazione degli Incunaboli 
del Museo Britannico e della Bodleiana di 0.\- 
ford, secondo i loro stampatori, portò lo stu- 



312 



CATALOGHI NOTEVOLI 



dio degli inizii dell'arte tipografica sopra una 
nuova base. Questi nomi celebri ci dispensano 
dall'aggiungere a questo breve annunzio parole 
d'elogio per l'accuratezza ed importanza del 
grandioso lavoro bibliografico. Parlare poi delle 
edizioni descrìtte stimiamo pure superfluo, poi- 
ché havvi quanto di più bello, raro e prezioso 
un bibliofilo possa immaginare. Dei libri xilo- 
grafici (block-books) scorgiamo la Bibita Pau- 
perum, V Ars Moriendi, V Apocalypsis, la Passio 
Chris/i nelle varie edizioni ed in esemplari neri 
e colorati. Dei cimeli tipografici non vi manca 
la famosa Bibbia a 42 linee di Gutenberg del 
1456, - chiamata generalmente Bibbia Mazzarino 
perché l'esemplare trovato nella Biblioteca Maz- 
zarino di Parigi fu il primo che vi avea attirata 
l'attenzione dei bibliografi - né il famoso Salte- 
rio di Fust e Schoefler di Magonza del 1459, 
né gli altri principali capolavori dei primi tor- 
chi. Con interesse speciale volgiamo uno sguar- 
do ai prototipi dell' Italia e segnaliamo l'edi- 
zione sublacense del Lactantius del 1465 che 
si considera come il primo libro stampato d' Ita- 
lia, in un esemplare legato in marocchino nero 
colle armi del Principe Eugenio di Savoia : delle 
celebri edizioni romane di Sweynheym e Pan- 
nartz scorgiamo inoltre il S. Agostino del 1467, 
l'Apuleio del 1469, l'Aulo Gelilo e il Bessarione 
del medesimo anno, lo Svetonio del 1470 ecc. 
Di Dante troviamo l'edizione di Foligno del 
1472, l'edizione botticelliana di Firenze 1481 ed 
altre ancora. Né mancano alla principesca col- 
lezione le più insigni opere illustrate del XV 
secolo delle scuole veneziana, fiorentina, ferra- 
rese ecc. I tre volumi del catalogo dei libri a 
stampa sono pure ricchissimamente illustrati 
con facsimili splendidi della grandezza origi- 
nale, ed appunto per riprodurre le pagine più 
famose il più fedelmente possibile, fu scelto 
per il catalogo il formato di grande in folio. 
Diversi indici sistematici posti alla fine del- 
l'opera ne rendono più facile ed agevole l'uso. 
Inutile aggiungere che la stampa e correttezza 
sono impeccabili sotto tutti i rispetti e che il ca- 
talogo per sé stesso è riuscito un'opera d'arte 
pregevolissima. L. .S. O. 

OLSCHKI, LEO S. Florence. Cat. LXVII. 
— Choix de livres anciens rares et curieux. 
IX« partie : Japon et Chine - Jardins - Jésui- 
tes - Jeux - Légendes et vies des Saints - Lit- 
térature galante. Avec 36 fac-similés. 

11 catalogo LXVII or ora pubblicato dalla 
Libreria del Comm. Olschki forma la nona 
parte del suo grande catalogo di opere scelte 



rare e preziose ; esso comprende le pagg. 687 
a S04 ed i numeri 2409 a 2SS0. Il primo vo- 
lume fu chiuso colla pagina 616 ed è for- 
mato dalle prime sette parti ; l'ottava parte è 
perciò la prima, e la nona or ora uscita la se- 
conda parte del secondo volume. del grande 
catalogo che sarà completo probabilmente in 
quattro volumi. Fra i libri sul Giappone e 
sulla Cina segnaliamo un magnifico esemplare 
di Ant. Fr. Cardim che contiene gli elogi e i 
ritratti di 87 padri gesuiti morti come martiri 
della fede (n. 2413). l'edizione originale della 
traduzione francese della storia della Cina di 
Gonzales, impressa a Parigi nel 1588 (n. 2420), 
diverse serie delle famose lettere annue del 
Giappone, della Cina ecc. scritte al P. Generale 
I della Compagnia di Gesù dai padri dell' istes- 
sa compagnia ; fra i libri sui giardini troviamo 
il Falda, Li giardini di Roma, in un bellissimo 
[ esemplare, segnato al n. 2466 e al n. 2487 il 
I Théàtre des états de Savoie et du Piémonl, 
La Haye 1697, con 139 splendide tavole che 
rappresentano giardini, ville, castelli ecc. del 
Piemonte e della Savoia. Dei libri sui gesuiti 
i seguenti sono particolarmente degni di nota, 
cioè, n. 2505 Diego de Torres, Relazione 
intorno alle missioni dei padri gesuiti nel 
Perii ecc. nell' edizione originale stampata 
a Roma nel 1603, dove si trova pure inserita 
la lettera annua dell' isole Filippine scritta 
dal P. Francesco \'aez alli io giugno 1601 e 
diretta al P. Claudio Acquaviva ; sotto il nu- 
mero 2514 trovasi descritto un esemplare della 
prima edizione degli exercitia spiritualia di 
S. Ignazio di Loyola, stampata da Ant. Biado 
a Roma nel 154S, edizione rarissima non men- 
zionata dal Bernoni nella sua bibliografia spe- 
ciale dei libri stampati da Biado ; al n. 2537 è 
descritto un esemplare completo della relazione 
di Alonso de Ovalle delle missioni dei PP. Ge- 
suiti nel regno di Cile, che è in pari tempo la 
miglior cronaca che esista del Cile. Nella rubrica 
dei libri dei giuochi scorgiamo al n. 2571 il Car- 
rera sul giuoco degli scacchi stampato a Mili- 
tello nel 1617 nella tipografia privata del prin- 
cipe Francesco Branciforte, marchese di Mili- 
tello (presso Catania) ; al n. 2580 il Damiano 
pure sul giuoco degli scacchi, al n. 2581 il 
Trionfo di fortuna di Sigismondo Fanti, Ve- 
nezia 1527, opera rarissima della quale non 



CATALOGHI NOTEVOLI 



313 



sono rimaste che poche copie complete e quasi 
interamente composta di figure incise in legno. 
Il magnifico titolo (v. facsimile) porta la marca 
I. M. attribuita a Matio da Treviso ; un altro 
libro infinitamente raro di giuochi è quello di 



Andrea Ghisi (n. 2582) stampato a Venezia 
nel 1616 ; esso si compone di 22 carte con 1260 
figure incise in legno che rappresentano le 
arti, le virtù, le scienze ecc. in personaggi al- 
legorici, al n. 2601 è descritta la rarissima 



iJRJOMPHODI FOKj 

TVNA DI SIGISMONDO ^1^ 
FANTI FERRARESE^;;; ,^^^^^ 














^--^.-^y^ ^ ^.^à^^ 



■r^^^ ' -^ ^^fc^ ^^^ 



Leo S. Olschki, catalogo LXVII, N.° 2581 : F.^nti, Sigi; 



Triompko di Fortuna. Venezi 



edizione originale spagnuola del giuoco degli 
scacchi di Ruy Lopez de Sigura stampata ad 
Alcalà nel 1561, al n. 2603 il libro delle sorti 
di Francesco Marcolini nella prima edizione 
introvabile impressa nel 1540, ed al n. 2637 
Dos Schach- oder Kónig-Spiel di Gustavo Se- 
lenus stampato a Lipsia nel 1617. 



Ricchissimo è l'elenco delle leggende e vite 
dei Santi ; ne segnaliamo specialmente i nu- 
meri seguenti : 267S S. Bonaventura, Aurea le- 
genda b. FranciscL Papiae 150S, con una gra- 
ziosa figura incisa in legno, ed al n. 2679 del 
medesimo libro l'edizione stampata a Firenze nel 
1509 pure ornata di una bella xilografia ; 26S5 



wfilii. 






CATALOGHI NOTEVOLI 



Nicol. Burgensis, Vita S. Catherìnae Senensis, 1 gno ; 2703 Dlugosch, Vita Stanislai Cracovien- 
Venezia 1501, con un bel titolo inciso in le- | sis episc. necnon legendae sanctorum Poloniae, 







^£ 



^W^ìTi^i^lC^X.^^^ 



'^.'y -\ 1^ vxt i.Nii 




Leo S. Olschki, calalogo LXVII, N.» 2582 : 



Labirinto^ Venezia, 1616. 



Hungariae, Bohemiae, Moraviae, Prussiae et 1 iatum di S. Francesco, nella prima edizione 
Slesiae patronorum, Cracoviae 1511, con due rarissima stampata a Milano nel 1510 ; 2720 
legni assai interessanti ; 2719 Liber conformi- \ Vita di b. Franco da Siena, ivi 1528, con un 



CATALOGHI NOTEVOLI 



315 



legno assai bello; 2721 Ambrogio Frigerio da 
Bassano, l'ila r iniracoli di S. Nicola di To- 
lenlino, Ferrara 1590, con iS incisioni note- 
voli per soggetto ed esecuzione artistica ; 2740 
lacobus Gualla, Sancì uarimii, Pavia 1505, con 
7o'bel!issime incisioni in legno : libro rarissimo 



e singolare che dà una storia ecclesiastica di 
Pavia e un catalogo di tutte le reliquie conser- 
vate nella città di Pavia, antica residenza dei 
re Longobardi ; l'esemplare descritto nel cata- 
logo porta la firma autografa del celebre scul- 
tore Antonio Canova al quale avea apparte- 




Leo S. Olschki, catalogo LXVII. N.° 2603; Marcolini, Fé 



Le Sorti. Venezia, 1540. 



nuto ; 2775 Marlyrologiuìn, \'enezia 1509, con 
un' incisione in legno che si considera come 
una delle più belle della scuola veneziana, il 
cui disegno può essere attribuito senza tema 
di esagerare a Giovanni Bellini ; 2767 Petrus 
de Natalibus, Calalogus sanclorum, Lione 1514, 
con un numero stragrande di incisioni in legno 
assai notevoli; 2S09 Raimondo da Capua, l'ila 
miracolosa di S. Caterina da Siena, nella prima 
edizione rarissima della traduzione italiana fatta 
sul manoscritto steso in latino che fu pubbli- 



cato soltanto nel 1553, mentre la traduzione 
citata nel catalogo fu stampata a Siena nel 
1524 ; notevole è la magnifica incisione in le- 
gno raffigurante la Santa con la città di Siena 
in fondo. Parecchie sono le rappresentazioni 
sacre enumerate nel catalogo ; ci limitiamo di 
segnalare quella di S. Agata (n. 2812) ornata 
di due bellissime incisioni. Alla fine di questa 
rubrica fu aggiunta, per agevolarne l'uso, una 
tavola alfabetica dei Santi menzionati nelle 
singole opere descritte dal catalogo che fu 



3i6 



CATALOGHI NOTEVOLI 



inviato regolarmente agli egregi abbonati de 
La Bibliofilia. 

LEO S. OLSCHKI. Musique. Catalogue 
LXVL Florence, Librairie ancienne Leo S. 
Olschki, 1908. Vili, 136 pp. in S. 

Su questo catalogo pubblica 1' ultimo numero 



del Bulleiin Franqais de la S. I. M. il seguente 
articolo firmato LE.: 

« Je tiens beaucoup à fiiire état des catalo- 
gues de librairie. Il fut un tenips où la critique 
n'osait guère signaler des ouvrages de ce genre, 
sans craindre de compromettre sa respectabi- 



DIVAE 

CATHARr 

NAE SENENSIS 

VITA.PERNICOLAVM 

BVRGENSIVMEqVI. 

.SENEN.ADAVG.BARBA. 

ILLVSTRISSL 

VENERA. 

DVCEM. 



US, Viia S. Cathar. 



lite ; et je crois qu'en France notre coUègue 
P. Aubry est le premier qui ait osé prononcer 
dans.un cours public le nom de M. Liepmanns- 
sohn. Le catalogue est devenu aujourd'hui un 
au.xiliaire précieux de tous les amateurs de 
la musique ancienne. Au bibliophile il cause 
de douces émotions et souvent aussi des re- 
grets véritables. Il flatte et développe panni 



les esprits « livresques » une manie, dont la 
musique profite à son tour. Il n'y a guère plus 
d' un siècle qua l'amateur de livres s'intéresse 
à la musique. Un originai comme Sébastien de 
Brossard, auquel la Bibliothèque Nationale doit 
le meilleur de son fonds musical, est presque 
isole en 1720. Fétis, de trop fameuse mémoire, 
l'Abbé Baini dont la collection échoua, on ne 



CATALOGHI NOTEVOLI 



3'7 



saìt comment, dans un grenier de Munster eii 
Alsace, le pasteur Wagner, dont M. Wotquenne 
retrouva les loooo volumes abandonnés dans 
une écurie de Giessen, J. Becker (de Lancy) 
dont la bibliothèque est, à ce qu'on dit, passée 
à Lyon, Barbieri à Madrid, Noseda de Milan 
furent des chercheurs sagaces auxquels la bi- 



bliophilie musicale doit son existence. Leur 
part fut belle et leur tàche facile. C'ètait le 
moment od les Pièces de clavccin de Chambon- 
nieres se vendaient 75 francs ! C'était le tenips 
de trouvailles. Aujourd'hui il faut ajouter un 
zèro à tous les prix de 1850. 

« Mais si l'amateur se désole, l'historien se 



n^flfli CiacouicnfiacpircopùìBccnó Icgcnoc irnaoì^ 
*p)olotJicl[^u»5aric2&obemie W^oxzwxz "(bzulTic ec 
èie Pie parronojg^Jn f ombaroica billo?ia nò ptcntc» 




Stanìdai Cracovìentis episcofit. Cr, 



réjouit. L' intérét a ouvert les yeux des librai- 
res. La musique s'est établie peu à peu dans 
les catalogues de livres anciens jusqu'à s'im- 
poser conime une spécialité respectable et ré- 
munératrice. LTn volume de 130 pages, in-S, 
comme est le catalogue LXVI de U. Olschki 
le prouve manifestement. Nous y trouvons 530 
descriptions d'ouvrages de musique italienne. 
quelques inconnus, d'autres rarissimes, dont 



l'ensemble vient compléter bien des indications 
et préciser nos connaissances. 

« L'ne remarque pour finir. Nous sommes en 
France, le seul des grands pays d'Europe où 
le catalogue de musique ancienne soit presque 
inusité. Legouix et Costa-Borgna, les seuls 
qui s'aventurent de ce còte, luttent trop mo- 
destement avec leurs confrères étrangers. Pour 



CATALOGHI NOTEVOL: 



nos librairies millionaires la musique est en- 
core un objet de suspicion. Si la partition n'a 
pas quelque maroquin aux armes, ou quel- 
ques gravures d'aspect rassurant, nos grands 
niarchands s'en méfient. Pendant ce temps, 
Allemands, Italiens, profitent de l'hésitation. 
Tout cela changera.... » 



Per rilevare vieppiù 1' importanza della rac- 
colta messa assieme dal comni. Olschki ci sem- 
bra opportuno riprodurre qui la prefazione che 
precede il suo catalogo. 

« Après la venta de ma grande collection de 
pièces de musique vocale italienne des XV1« 
et XVIJi! siècles, dont j'ai parie plusieurs fois 




alogo LXVIl, N." 2720: Ki 



dans ma Revue La Bibliofilia, je n'aurais ja- 
maìs cru pouvoir rassembler une autre collec- 
tion semblable, et d'une importance méme su- 
périeure. Tandis que la première collection 
cédée à un amateur bien connu de Cologne ne 
contenait que des ouvrages de musique pra- 
tique, la nouvelle que j'ai réussi à former a- 
près de patientes et minutieuses recherclies 
et que je porte sur le marche des livres par le 



catalogue présent, renferme autant des traités 
théoriques que d'autres ouvrages de toute espè- 
ce de littérature musicale. Il est superflu d'in- 
sister sur la rareté extraordinaire des pièces 
complètes à plusieurs voix, puisque les voix, 
publiées à part pour étre distribuées, ont été 
égarées, détériorées plus ou moins par l'usage, 
ou mème complètement perdues. C'est pour 
cette raison que mème de simples fragments 



CATALOGHI NOTEVOLI 



319 



de morceaiix et de compositions doiit il ne 
reste qu'une ou deiix voix, ont toiijours une 
grande importance. 

« Voici par exeinple, quelques pièces très re- 



niarquables de cette catégorie, décrites dans 
ce catalogne : 

« N.° 3. Agazzarri, Canzoni sacri, 6 voix sur 
7. - X." II, Aticrio Felice, Il secondo libro dei 




Leo S. Olschki. Catalogo LXVII, N." 2776: Marlyiologitt 



Venezia, 1309. 



Madrigali. - N.» 102. Canzoni alla Xapolitana. 

- N." 117. Chetici, Mottetti sacri. - N." 157. 
Falconieri, Aìidrea, Il primo Libro dei Madri- 
gali. - N.o 202. Guelfi, Madrigali. - N.'' 220. 
Orlando di Lasso, Villanelle. - N." 239 et suiv., 
Marenzio, Luca, dìfférents Libri de' Madrigali. 

- N." 302 et suiv., Monte, Filippo da, quelques 
compositions. 



« Des suites complétes de toutes les voix, et 
par conséquent extrèniement précieuses, dé- 
crites dans ce catalogne, je voudrais mention- 
ner ; N.° 14. Animiiccia, Il Secondo Libro delle 
Laudi. - N." 16. Antonj, Messa e Salmi. - 
\. 50. Bacilerins, I \'espri, la suite complète 
de toutes les S voix. - N." 56. Bagni, Motetti. 
N." 64 et suiv.. Belli, ses difierentes coni- 



CATALOGHI NOTEVOLI 



positions. - X." 121. Colombi, Sonate a 2 Vio- 1 Messa. - N." 179. Gallerano, Messa et Salmi. 
lini e bassetti di \'iola. - N." 174. Gagliano, G. - N.° 224, Il Secondo Libro delle Muse, pièce 
B. da, Motetti. - X.° 175. Cagliano, Marco da, rarissime et inconnue à tous les bibliojjraphes. 




Leo S. Olscnki. Catalogo LXVIII, ^•." 2S09 : Ra 



- N.° 301. Molinaio, Madrigali. - N." 333 et j en premières éditions. - X." 471 et suiv., l\-c- 
suiv., /Vz/fj/j'/V/ff, différentes compositions, im- I chi, Orazio, Compositions. - Et enfin, pour ne 
portantes de ce célèbre musicien, dont plusieurs j pas en citer davantage : N." 524. Verlit, Mis- 



CATALOGHI NOTEVOLI 



321 



sae et Moietta, suite rarissime, complete de 
TOUTES LES 16 voix, doiit Eitiier ne connait 
(lu'un seul exemplaire. 

« En outre je me permets de relever parmi 
d'autres ouvrages très impoitants les suivant.s : 
N.° 4. Agricola, Mar/in, Ein kurtz Deudsclie 
Musica 152S, la première édition fort rare. - 
N." 23 et suiv. Aristoteles, une collection de 
difierentes éditions de ses traités sur la musi- 
que. - N." 38 et 39. Aron. Toscanello, 2 édi- 
tions. - X.'^ 84. B rei' i arili»! Roìiianioii, nianu- 



scrit. - N." 94 et suiv., Cantorinus, eii difie- 
rentes éditions. - \." 104 et 105. Garoso. Il 
Ballarino. - N." 124 et suiv., Coreìli, Sonate. 
- X." 160. Flores Miisìcae, exemplaire d'une 
fraicheur admirable. - N." 172. Gafuri, Practica 
Musicae. - N." 191 et suiv.. Graduale, une 
belle collection d'éditions différentes. - N. 273 
et suiv., Missale, un bon nonibre d'éditions 
très rares et remarquables. - N." 31S. Negri, 
Cesare, Balli, exemplaire magnifique. - N. 353. 
Pesciolini, Motetti dont Eitntr ne nientionne 




Dìseg 



■ di PUUch (vedi 



que l'exemplaire imparlait de la Bibliothèque 
Xationale de Florence, et dont le nom méme 
flit inconnu à Fétis. - Et enfin les ouvrages 
sur la théorie de la musique de S. Attgustinus, 
lìoetius, Plutarchiis, Polybius, QHintiliamis et 
tant d'autres dont ce catalogne nous ofire une 
collection très considérable. - Aux n." 3S0 et 
suiv. nous trouvons un bon choix d'éditions 
du Pontificale Romanum, dont quelques-unes 
en manuscrits du XVe siècle, très précieuses. 
- X." 3S9. Psallerium, autre manuscrit précieux 
chi XI\'e siècle. - X. 490. Mdal, Les Instruments 
à Archet, ouvrage monumentai, épuisé et fort 
rccherché. - X." 497 et suiv., ì'ilnrciiis, une 
suite d'éditions rares et enfin au n." 515 l'our 



vrage Sulla Prattica di Mii.ùca du célèbre mu- 
sicien et écrivain de musique, Zaccotii, né à 
Pesaro, sur lequel on peut consulter le traité 
de l'atielli. Vii iniisieisfa pesarese nel sec. XVI 
(Pesaro, Nobili, 1904). 

« En renvoyant les amateurs de ce genre de 
livres pour tout autre renseignemerrt à la lec- 
ture attentive du catalogne, je voudrais encore 
faire observer que pour sa rédaction je me suis 
servi avec profit de la Bibliographie de Eitner 
(Biographisch - Bibliographisches Quellen - Le- 
xikon der Musiker und Musikgelehrtcn etc. io 
voi. Leipzig 1900-1904) c'est à dire de l'ouvrage 
qui représente aujourd'hui le dernier nvA de 
la bibliographie musicale. 



322 



CATALOGHI NOTEVOLI 



LUBRANO, LUIGI. Napoli. Cat. no. 62. — 
Scelta di Libri rari, IT09 ni., con 19 fac-si- 
niili. Rileviamo un raro Missale Ronianum 
i476-i4>So al no. 647. 

MEYER, FRANZ. Dresde.n. Cat. no. 39. 



derni, 522 ni., con 19 fac-simili. Contiene di- 
segni di Andreas Achenbach, Averkamp, Nic. 
Berghem, Boucher, Jan Breughel, Jan Van 
Goyen, Ostade, Adrian Ludwig Ricliter, Oskar 
Pletsch, ed altri. \'edi il fac-siniile a p. 321 



Disegni originali di maestri antichi e mo- di un disegno del Pletsch. 



Nuovi libri di Biblioteconomia, di Bibliografia 
di Paleoerafia e di Bibliofilia 



BIBLIOTECHE IN GENERALE 

Austen Willard. University brandi libraries. 
Lihy. Journal 33. 190S. Pg. 220-222. 

Bagguley W. H. Education and the diploma. 
Libr. Assoc. Record, io. 1908. Pg. 2S9-294. 

Baker Franklin T. A bibliography of children's 
reading. New York, Teachers' College, 
190S. IV. 130 Pg. Teachers" College Record 
1908. Gen.-Marz. 

Berlioz Fernand. Ueber die Desinfektion ge- 
schlossener Biicher. Trad. da H. Caspari. 
Frankfurter Zeitung 52. 1908. Nr. 160. 
V. jo giugno. 

Biagi Guido. La Conferenza internazionale di 
Bibliografia e Documentazione. Relazione 
al Ministero della P. Istruzione. 

— Tasse sull'uso dei libri delle biblioteche? 

Bibliography and digest of library literature 
1905- 1906- 1907. Library Work, 1908, aprile. 
Pg. 1-106. 

Bibliothèque Publique (La). Revue bimestrielle 
pour l'amélioration et le développement 
des bibliothèques publiques. Ann. i. Nr. i. 
Bruxelles ; Biblion, 1908. An. 5 Fr. 

Boffito G. Saggio di Bibliografia Egidiana. (Con- 
tinuaz.) in Bibliofilia X. Firenze, 190S. 

Bollettino delle Pubblicazioni italiane- ricevute 
per diritto di stampa dalla Bibl. Nazionale 
di Firenze, n." 93, settembre 1908. 

Bollettino delle Opere moderne straniere acqui- 
state dalle Bibl. pubbliche Governative. 
Roma, Biblioteca « Vittorio Emanuele », 
n.o 93, settembre 190S. 

Bostwick Arthur E. The work of some states 
for library advancement. Libr. Journal 33, 
190S. Pg. 213-218. 

Crawford Esther. Some essentials of co-ope- 
rative cataloging. Public Libraries 13, 190S. 
Pg. 201-206. 

Delisle Léopold. Souvenirs de Jeunesse. From 
the French. Library X. Pg. 9. 1908. 
Nr. 34-35- 

Escher H. Adite Versammlung der Vereini- 
gung .schweizerischer Bibliothekare. Zeu- 
tralblnft 25, 1908. Pg. 316-321. 

Fabietti Ettore. Manuale per le Biblioteche po- 
polari. Milano, Consorzio delle Biblioteche 
popolari, 1908. Pg. 79. L. 1.75. 

Fritz G. Erfolge und Ziele der deutschen Bù- 
cherhallenbewegung. 2.durchgesehene Aufl. 



Jena. E. Diederichs 1908. 22 Pg. 0,50 M. 
— Vortràge u. Aufsàtze aus der Comenius- 
Gesellschaft. An. 16, fase. 4. 
Gouid Charles H. Regional libraries. Libr. Jour- 
nal ^T,, 1908. Pg. ^18-219. 

Gradmann R. Ueber das Ordnungswort im alpha- 
betischen Katalog. Zentralblatt 25, 1908. 
Pg. 289-302. 

Holscber G. Eine Reichsbibliothek fìir schóne 
Literatur. Bórsenblatt 1908. Pg. 6724-26. 

Leclercq H. Bibliothèques. \\\ Dictionnair e d'ar- 
cheologie crhétienne et'de liturgie, fase. 14, 
15. 1908. Pg. 842-904. 6 111. I Tav. 

Legislazione scolastica comparata. Bibliografia 
del 1905. Ministero della P. Istruzione. 
Roma, 190S. Pg. XX, 405. 

Lcs Livrts polli distili lutious de prix et bi- 
blii>thi i|ii, s si.il.uK.N. Svippl. I, 1906-190S. 
Bruxilk. u,.s. (,. Cm,,s. 35 Pg. Rubli- 
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nìcipal afìairs and city department libra- 
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SINGOLE BIBLIOTECHE 
Albany. New York State Education Dep. New 

■^'ork State Library. Annual Report 89. 

1906. Voi. I, 2. Albany : New York State 

Education Dep. 1907. 
Berlino. Hortzschansky Adalb. Die kònigliche 

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ihre Organisation. \'ier Vortràge i. A. d. 

Generalverwaltung gehalten. Berlin. Kgl. 

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gister zu den Zugangsverzeichnissen. 1-5. 
Berlin 1907 : H. Bergmann. 654 Pg. 4.0 (So). 

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naio-aprile. Bologna 1908 : Azzoguidi An. 
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perla pubblica istruzione. Anno 1907. L'Ar- 
chiginnasio 3. 1908. Pg. 1-20. 

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tanari. L'Archiginnasio, n. 3, 1908. Pg.21-34. 

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the Cit\of Boston. \'ol. i. Parti. A-Boosey. 
Boston : Trustees 1908. VII. Pg. 144. 4". 

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KoPENHAGEN. Katalog over det Kongelige Bi- 
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acquired during the years 1S92-1906. Lon- 
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London : University 1908. 90 Pg. 

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tical Society, London : 1908. \'IIL 276 Pg. 

— Incorporated National Lending Librarj' for 

the Blind. Report and List of books. Lon- 
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LiiBECK. Bericht uber die Verwaltung der 
Stadtbibliothek, a. 1907. Lùbeek (1908 : 
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kònigl. l'niversitatsbibliothek zu Marburg, 
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monasteri! Messanensis S. .Salvatoris. Mes- 
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e per materie. Milano, Rebecchini, 1908. 
52 Pg. 

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Milano. Ivi, tip. Agraria, 1908. 311 Pg. 

Mosca. Catalogo della Biblioteca dell'Amm."» 
della Ferrovia Mosca -Brest. Parte III. 
Scienza e letteratura. Mosca 1908. A. A. 
Levenson. 210 Pg. (Russo). 

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kanische Forschungen. VVachstum und Be- 
nutzung der Deutsch-amerikan. Sammlung 
der New-York Public Library wàhrend 
1906-07. New Yorker Staats-Zeitung, 190S, 
Sonntagsbl. del 28 Giugno. 

— Helbig Richard E. The German American Col- 

lection in the New York Public Librar\-. 

German American Annals. Marzo e Aprile 

1908. 
Paris. .Ministère de l'instruction publique et 

des beau.x-arts. Catalogne general des li- 

vres imprimés de la Bibliothèque Nationale. 

Auteurs T. a. Couach-Cressy. Paris, Impr. 

Nat. 1908. 1208 Pg. col. Fr. 12.50. 
Paris. Bibliothèque Nationale. Couderc Camille. 

Album deportraitsd'aprèslescoUectionsdu 

département des manuscrits. Paris (1898) 

Bertrand. VIII-86. Pg. 167 tav. 4O. 50 Fr. 
Pietroburgo. Statuto della Società per le no- 



324 



ANNIBALE TENXERONI 



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scus Boll. Bru.xellis, H. Lamertin, 190S, 
Vili. 268 Pg. 2 tav. 12 Fr. 

Codice paleografico Lombardo : riproduzione in 
eliotipia e trascrizione diplomatica di tutti 
i documenti anteriori al 1000, esistenti in 
Lombardia, a cura di Gius. Bonelii. Milano, 
Hoepli. 190S. Pg. 23, tav. 23. 

D'Ancona Paolo. Di alcuni codici miniati di scuola 
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Ecbegaray Carmelo (de). Caligrafos rasconga- 
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Hoskier H. C. Catalogne of a portion of the 

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cont. a choice collection of rare early 
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XVI-123 Pg. 17 tav. 2 Scellini. 

Jahrbuch der Gesellschaft der Bibliophileti Ann. 
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Morrison Hugh Alexander. The Leiber Library. 

A catalogne of the books, manuscripts 

and maps relat. principally to America, 

collected by the late Levi Ziegler Leiber. 

With coUations and bibliographical notes. 

Washington : Privatprint, 1907. XIII-533 

Pg. 20 tav. 4". 
Psecbey George C. History in book-plates. Bi- 

bliopkile, i, 190S. Nr. i, 3. 
Raisin F. Ex libris suisses dans le manuel 

d' Ex-libris italiani par M. Celli. Rivista 

del Collegio Araldico. 6, 1908. Pg. 29S-305. 
Schuiz-Euler Cari Friedr. Kunstgewerbemuseum 

Frankfurta. M. Moderne Ex-libris-Riinstler. 

Ein Geleitwort zu der .Ausstellung von 

Cari Fr. Schulz-Euler. Marzo-.'Aprile 190S. 

Frankfurt a. M. 1908 : io Pg. 
Seitz Karl. Ein Biicherfreund vor hundert Jah- 

ren (Johann GottwerthMùlle r). Zeitschrift 

f. Biicherfrciinde, 12, 1908-09, disp. 2-3. 
.Annibale Tenneroni. 



Comm. Leo S. Olschki, Direttore-proprietario. 
Nello Mori, Gerente responsabile. 



1908 - Slab. tipografico Aldino, diretto da L. Franceschii 



Folco Portinan. 



Anno X 



Dicembre 1908 -Gennaio igog Dispensa g'-io* 



La Bibliofilia 

RIVISTA DELL'ARTE ANTICA 

IN LIBRI, STAMPE, MANOSCRITTI, AUTOGRAFI E LEGATURE 

DIRETTA DA LEO S. OLSCHKI 



D' un importantissimo codice in parte inedito 
del secolo XIV 




KA i codici Olschkiani, appartenenti cioè alla cospicua 
Collezione del commendatore Leo S. Olschki, che a 
me sia stato dato sinora d' illustrare, nessuno mi si 
offri mai in veste cosi civettuola e di lettera cosi bella, 
nessuno che avesse anche per il contenuto cosi sin- 
golare importanza, come il presente codicetto mi- 
scellaneo che io mi affretto a mia volta a presentare 
al curioso lettore. E un piccolo codice tutto di fine 
pergamena le cui carte, che sommano al bel numero 
di 192, misurano appena in media 76X120 millimetri, 
ma ad eccezione della prima e dell' ultima e delle 
142, 143, 166 e 167 (che rimangono bianche) son 
tutte vergate dalla mano medesima in quella fitta e 
bella scrittura gotica che regnò sovrana nei secoli 
decimoterzo e decimoquarto. La medesima mano o, 
com'è più probabile, una mano posteriore di miniatore, appartenente al tempo del 
nuovo rifiorire dell'Arte, ornò di delicate inquadrature l' inizio delle varie opere ; 
le quali nel loro corso fan pure sfoggio d' una serie di iniziali, le iniziali dei ca- 
pitoli, alla stessa guisa pur vagamente adorne. Un'altra mano certamente, mano 
forse d' un possessore del codice (secolo XVI-XVII) tracciò nel redo della carta 
anteriore di riguardo, come promemoria, le seguenti parole : « O dato dice tayse 
de scopa e dicesey de lino e doi de stopa ». La numerazione delle carte è 
moderna ed è fatta nel solo recto ; ma qua e là appare traccia di una numera- 
zione antica dei quaderni, come a carta g6 rec/o. 104 recto, ecc. La legatura, in 



la BibliofilU 



X, dispensa 9"-I0" 



326 G. BOFFITO 



tavola ricoperta di pelle a fregi, è 1' unica parte che più ha sofferto l' ingiuria 
del tempo e degli uomini : mancano i fermagli e, sovratutto nel dorso, la pelle 
è logora e tarlata; ma per tutto il resto, il codice ci si presenta in ottimo stato 
di conservazione. 

Il contenuto ne è vario. Il copista che probabilmente non fu persona di 
versa da quella del compilatore, dovette certamente essere un erudito del se- 
colo XIII-XIV, uno di quei molti enciclopedisti che in quel tempo, al chiudersi 
del medio evo, fiorirono, assommando nelle loro opere tutto il sapere dell'età 



LJ;^ir6iriahlrp?utcriaaliiiha.i-{p. 
^titutnnC'^mnpcnìna.ì-^ceti'.ni Olili 
cno«it>we tm{ttibiTtivV'icini<kmib' 
t)wi ttgnti moj-ìlm }*c:iim nnn90tì 
h»r.c)cocrpni0crlib:i6taniTnossr«f5 



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■ ìibVihsonttnlv *;• 



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tramontata quasi per consegnarlo alla- nuova che sorgeva. Si ricordi che scrit- 
tori enciclopedici furono anche Dante, il Petrarca e il Boccaccio. Non nasconde 
però il compilatore del nostro codice le sue preferenze per la filosofia morale, 
e Seneca e Cicerone sono messi largamente a contributo. La prima opera ò in- 
fatti una specie di morale filosofia e s' intitola moraliuiiì dogma philosoplioruìii; 
la seconda un trattato inedito sulle quattro virtù cardinali intitolato Brcvilo- 
qidiim de virhttibus antiquoniiii. priticipum ac philosophonun, notevolissimo sotto 
tutti i rispetti ma specialmente importante per la conoscenza della storia e leg- 
genda antica, quale per tradizione era pervenuta ai coetanei di Dante ; la terza 
il Somnium Scipionis ; la quarta una .Silloge di Sentenze filosofiche ; la quinta 
un trattateli© di astronomia e astrologia lunare ; la sesta un'ampia e forse com- 
pleta raccolta di presagi meteorologici ; la settima la Rosa dei venti ; l'ottava 



D' UN IMPORTANTISSIMO CODICE IN PARTE INEDITO DEL SEC. XIV 327 

il De remediis fortziitorum di Seneca ; la nona il trattato De qtiatuor virtulibtis 
cardiiialibìis, pure di Seneca ; la decima il De moribus del medesimo filosofo ; 
r undecima e 1' ultima, una raccolta di sentenze senechiane estratte daXV Epistole. 
Ma parliamone separatamente. 

I. Moralium philosophorum dogma. 

Occupa le carte 2 /•.-57 r. ed è uno di quei florilegi cari sovratutto al 
medio evo, ed anche oggi per vari rispetti tutt'altro che inutili, nei quali sen- 
tenze e passi di Tullio, Seneca, Catone, Platone, Salomone s'alternano e s' in- 
trecciano variamente con altre di Virgilio, Orazio, Ovidio, Sallustio, Terenzio, 
T.ucano, Persio, Giovenale, Boezio, Isidoro ecc. L'opera non è inedita né si può 
per verità dire di molto rara a trovarsi nei manoscritti, ma qui ci si presenta 
in una diversa redazione, come si può vedere dai passi seguenti che corrispon- 
dono all' inizio e alla fine dell'opera, che io trascrivo dal codice mettendoli a 
confronto con l'edizione procuratane dal Beaugendre e dal De-Vit (i) e con le 
due più antiche stampe dell'opera (2) di cui si valse il Sundby (3). 

e. 2 r. Incipit liber de qitatuor virili tibiis cardinalibiis, pnidencia, jiisticia,. fortitudine 
:t tcmpcriiicia et earum distinctionibiis sitigiilaruiiiqiie eliani divisiotìibiis, qui dogma mora- 
lium philosoplwrum i!uii:np.ilitr, cxcerptus ex libris tam moralium philosophorum quam poe- 
tjrum ac etiani hiitoriographorum et oratorum, vuìelicct : C Tullii ([ Seuecae ([ Cathonis 



(lì Vexerabilis Hildeberti primo Cexomaxexsis Episcopi, deixde. Tlroxexsis Ar- 
chiepiscopi Opera, tam edita quam inedita. Accesscrimt Marbodi Hedonensis Episcopi, ipsius 
Hildeberti supparis Opuscula. Quae hacteims edita, ìtaec autem anctiora et plura nonditm edita 
prodeuiit, omniaque ad Manuscriptos Codìces recensita, Notis passim illustrantur. Labore et stu- 
dio D. Antoni! Beaugendre, Presbyteri et Monachi Ordinis Sancti Benedicti è Congregatione 
S. Mauri. — Parisiis, Apud Laurentium Le Conte, ad Ripam Sequanae Augustinianam, ad In- 
signe Urbis Montis-Pessulani. MDCCYIII. Cum privilegio Regis, et Supertorum permissu. — 
In-fo. di colonne LXXIII-XXXI-1690 (41) delle quali il Moralium philos. dogma occupa le 959-998- 
— L'ediz. del De Vit fu fatta di sur un manoscritto del Seminario di Padova ; ma il Migne, 
Patr. Lai. CLXXL 1003-1056, preferi il maurino Beaugendre. 

(21 Liber qui dicitur moralium Dogma, s. 1. et a. H.\ix. Rcpcrt. Bibl.. n. 6320. — Dogma 
moralium Philosophorum compendiose et studiose colleclum. E.\ secunda recognitione. Ed. ludo- 
cus Clichtoveus. Argentorati denuo ex aedibus Schurerianis, mense lulìo. Anno MDXIII. 

(3) Mag. Philippi Gualteri ab Insulis de Castellione liber qui dicitur Moralium Dogma de 
■ irtutibus et vitiis oppositis. Ad fidem librorum impressorum recensuit Thor Suxdbv. Hauniae, 
MDCCCLXIX, typis Ludovici Kleinii. In appendice all'opera danese del medesimo : Brunetto 
Latinos Lei'net og .Skrif ter ai Thor etc. Kiòbenhavn, Jacob Lunds Boghandel, 1S69 ; e alla tra- 
duzione italiana procuratane dal Rexier : Della vita e delle opere di Brun. Latini, monografia 
di Thor ecc. tradotta ecc. con appendici di Isidoro Del Lungo e Ad. Mussafia e due testi me- 
dievali latini. Firenze, Success. Le Monnier, 1884. In-S gr. pp'. XXYI-509. Cfr. le pp. 393-474- 
Il Sundby si valse anche per la sua edizione della stampa del Beaugendre, dell' edizione fran- 
cese e volgare del Tesoro, del Irattato di virtii morali ed. ed illustrato da Roberto De \'isiani 
(Bologna, 1865, in Scella di cur. leti., disp. 61') che è la traduzione d'un rifacimento francese 
del Moralium dogma, ecc. ma non ricorse a codice alcuno, 



328 G. BOFFITO 



CE Platonis CL Salomonis (E Virgilii CE Horacii CE Ovidii CE Saliistii CE Terencìi CE Lucani 
CI jPm// CE Jnvenalis CE 5o^aV C^ ri/./or/. 

Ouicumqiie sittgula in codein contenta in hac vita transitiva fragili et caduca frcqucntcr 
icgcrit, perlecta quippe bene intcllexerit. intellecta quidein diìigcntcr cxcrcucriì^ cxcrccndo 
firmitcr omnia servaverit, vitani sitie fine beatam siti acquirit. 

Moralium dogma philosophoram per multa dispersum volumina tuo quidem instinctu, 
vir optime et liberalis (i), contiahere (e. i' v.) meditabar. Dumque primo conticinii (2) 
silencio super hac re scrutabundus (3) memoriam consulerem, repente sompnus obrepsit et 
ecce vir sobrio decere laudabilis (4) quasdam personas non minus matura gravitate re- 
verendas antecedebat. Statimque, ut fit, solo animi augurio primum illum esse latinae 
eloqaentiae auctorem Tullium mihi innotuit, post quem ille moralitatis eruditor elegan- 
tissimus Seneca, cum quibusdam aliis, quos tibi eorum verba deinceps significabunt, se 
agebat. Una igitur conferentes arbitrabar descripcionibus distinccionibusque moralem phi- 
losophiam quasi in arcem (5) coUigere michique (6) fas erat quae ab hiis vel aliis di- 
diceram (7) eorum interponere proverbiis (8). Expergefactus autem (9) stili officio audita 
designans breviter (io) insistendum decrevi. Seneca. Primum (11) ideo quia (12) fragilis 
est memoria et rerum turbae non sufficit (13), necesse est (14, quantum recepit emittat 
et anti (e. 3 r) qua recentibus obruat (15) 



pora 



3 V. De quatiior virtutibui Cardiiialibus Prudci/cia, lusticia. Fortitudine et Tei 

4 /-. Descript io ìioncsti. 

5 r. Quid sit prudentia. 
5 t'. » » providcntia. 
7 r. De circumspcctione. 
» De caucione. 

7 I'. De docili fate. 

8 V. De iusticia. 

9 /-. De duabus partibus iiistiliae^ sciliccl scveritate et lihcralitate. 
IO r. De liberalitatc. 

13 V. De grada re f erenda. 



(1) Liberalis R., cod. Colbertino ; cioè, secondo il Beaugendre, Reginaldo mouai 
cod. Padovano, e sarebbe, secondo il De Vit, Enrico I re d' Inghilterra (sec. XII). 

(2) Caniicinit malamente l'edizione parigina, mentre si deve leggere col nostro 
parte della notte. - Cosi pure legge il Sundby di sull'ediz. reg. dall' Hain. 

(3Ì Hoc perscriitabundns. Siindby. 
{() Manca nel Sundby. 

(5) Artem eos (Migne) ; artem iios (ed. parigina del Beaugendrel. 

(6) Mihtque ipsi. Sundby. 

(7) Audivtram. Edd. parig. e pad. e del Sundby 

(8) Proverbia interponere. Ed. del De Vit. 
(gì Ego experge/acim igiinr. Migne. 

(10) Brevilali. Edd. 

(11) Primo. Sundby. 

(12) Quia de ùugulis, ni aii Seneca , fragilis Migne. 

(13) Sujfficiens. Migne. 

(14) Est eiiim. Ed. Parig. - Est igitnr. Sundby. 

(15) Deinde ne memoria emittat recepta et ne recentibus obruat antitjna. .Migne 



D' UN IMPORTANTISSIMO CODICE IN PARTE INEDITO DEL SEC. XIV 329 



e. 15 r. Divisto beneficenfiae. 

e. iS ;•. Alia divisio. 

e. 1 9 V. (De pietaie). 

e. 20 r. (De imiocentia). 

>' » » De amiciiia. 

e. 20 V. (De revcrentia). 

e. 21 /•. (De concordia). 

e. 2 1 I'. (De misericordia). 

» » » (De justitiae geveribus). 

e. 23 ;•. De caiisis uegligentiae. 

e. 23 V. Descriptio fortittidiiiis et ciiis divisio. 

e. 28 V. (De magtìificetìfiae officiis). 

e. 30 V. (De consfantiae officio). 

e. 32 ;-. (De patientiae officio). 

e. 52 t'. Descriptio temperafitiae. 

r. De generibus negociatorian. 

r. (De ve ree un dia). 

V. De abstinencia. 

V. De comparacioiic Iwncstoniiii. 

V. De utili. 

L'. De boiìis fortunac. 

r. De coniemptu divitiarum. 

r. De praclacione. 

r. De comparacione utilium. 

V. De honesto et utili. . 

V. Ultimo loco commcndat auctor opus suuni. 



e. 


■37 


e. 


3S 


e. 


39 


e. 


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e. 


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e. 


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e. 


46 


e. 


49 



e'. 57 /'. Praeterea etiam haec(i) quae de moribas praecepta videbis reipsa et actu 
compiere incessanter (2) satage. Ut enim medici vel oratoies vel impeiatores (3), quamvis 
praecepta (4) perceperint, quidquam (5) dignum magna laude (ó) sine (7) usu consequi 
nequeunt, sic (8) officii servandi (9) praecepta traduntur quidem ut illa faciamus (10), 
sed rei magnitudo usum quoque et exercitacionem desiderai (11). Boecius. Adversamini 
itaque vicia (12), ut ait Boecius in calce libri de cotisolatione (13), virtutes colite, ad 



(i) Praetir liaec etiam ta Edd. 

(2) Manca nelle edd. 

(3) iManca nelTed. parig. 
(\)\Artis praecepta. Sundbv. 
13) Quitgitam nel Cod. 

(6) Quidquam laudis. Ed. par - Senza magna il De Vii e il Sundbv. 

(7) Non. Ed. par. 

(8) Sic cum. Ed. par. 

(9) Servandi causa. Migne. - Couservandi. Sundby. 

(10) lUa quidem u! factmns ipsi. Ed. del -Migne, - Si illa quidem non faciamus. Ed. par. - Illa quidem ni fa 
. Sundby. 

(11) Manca il resto nel cod. Colb. 

(12) Adversamini vilio. Migne. - .-Uvers. igilur l'ilia. Sundby 

(13) In libro de consci. Migne. 



330 G. BOFFITù 



rectas spes (i) animos sublevate humiles preces in excelso (2) porrigite, quae, si rectae 
sint (3) inefficaces esse non possunt. Magna siquidem (4) vobis est, si dissimulare non 
vultis, necessitas indicta piobitatis, cum ante oculos veisemini (5) iudicis cuncta cer 
neutis. Expticìt liber moniiii. 

Brunetto Latini se ne valse largamente nella parte etica del Tresors, cernie 
il Sundbj' ha ad evidenza dimostrato : invece di ricavare le sue citazioni diret- 
tamente dagli autori antichi, che non sarebbe stata cosa a quei tempi troppo 
facile, egli le trovava già bell'e fatte in quest'opera, né chiedeva di meglio. 
Poiché il Aloralinm dogma « che nella sua costituzione generale somiglia al 
De officiis di Cicerone non è per la maggior parte, come s'è detto e come il 
Sundby precisa meglio (6 che un centone di citazioni di antichi scrittori, spe- 
cialmente di Cicerone, di Seneca, di Sallustio, di Boezio, della raccolta di sen- 
tenze che porta il titolo P. Syri Mimi (« Seneca »), di Orazio, di Giovenale, 
di Persio, di Lucano, di Terenzio. Di Virgilio trovansi solamente tre citazioni 
(cap. XXI, XXVI, XXVII) ed una sola di Ovidio (cap. XXXII), di Stazio 
(cap. XL) e di Massimiano (cap. XXXII). Si aggiungano a questi molti passi 
che sono presi da Martino Dumiense (« Seneca ») ed in minor numero da 
Salomone, Gregorio Magno ed Isidoro. Demostene è probabilmente citato di 
seconda mano (cap. XV). Persino nel capitolo De religione (cap. XV) si incon- 
trano, dopo una definizione di Cicerone, soltanto degli autori pagani. Nel Tresors 
(cap. LXXXI) Brunetto ha aggiunto una introduzione che tratta della Foi de 
Saiììte Eglise ed a pag. 473 (ediz. Chabaille) una piccola osservazione finale ». 

Il Sundb}- (7) vorrebbe pure autore dell'opera Gautier de Lille che visse 
sul finire del secolo duodecimo (8) ma tutto ben considerato, come incerto è a 
chi l'opera sia dedicata, se Reginaldo monaco agostiniano (Beaugendre) o En- 
rico I re d' Inghilterra (De-Vit) o altri ancora, cosi incertissimo rimane ancora 
per noi chi l'abbia compilata. Giacché se il Sundby sulla fede della introduzione 
alla più antica stampa dell'opera, nonché del Vossio e del Moreri (9) ne fa au- 
tore Gautier, il Beaugendre sulla fede dei due manoscritti parigini (Colbert 
2262 e Saint-Victor 759) credette di poterla attribuire a Ildeberto di Lavardin 
discepolo di S. Ugo che dal monastero di Cluny passò sullo scorcio del se- 
colo XI al vescovado di Le Mans indi all'arcivescovado di Tours (io), seguito in 
questa sua attribuzione dal Migne [w); altri, come gli eruditi editori del catalogo 



(1) Ad superna spe. Migne. - 

(2) Exceìsn. Migne e Sundby 
13) S,„.l. Migne. - Qnnm re, 

(4) Manca nel Sundby. 

(5) Agitis. Sundby. 



(6) Op. cit. (vers. Renier), pag. 160. 

(7) Ib., p. 158. 

(8) Hist. Hit. de la France, voi. W, pp. 100-119. 

(9) Ger. Io. Vossij- De veferum poetariim temporibus libri duo. Amstelaedanii. 1654 
II. De poetis latinis, pag. 74-75. Morerv, /.'nV/Vw;/. liisl. art. Philippe (,'aulier de Clias/ilhm. 

(io) Cfr. r Indice dei Calai, del Bandiiii. 

(Il) Pah: Lai. CLXXI, 1003. 



D' UN IMPORTANTISSIMO CODICE IN PARTE INEDITO DEL SEC. XIV 



33' 



dei manoscritti di Grenoble (i) stando al codice n. 530 (746) di Grenoble (2) 
e a un cod. della biblioteca del Cujaccio (3) propongono invece Guglielmo di 
Conches ; e il Sundby poi sa che 1' introduzione stessa da lui citata alla più 
antica stampa del moralhini dogma aggiunge che secondo altri esso appartiene 
a Magistcr VilJieliìuts qui Enricuin filiiim coinitis Endogaviae de Campania Gallica 
iiìstniehaf e sa pure che la traduzione islandese antica pubblicata da Th. Bjar- 
narson nomina, nel capitolo XXVI, come autore un Meistari Valtirr 0/ Salli- 
htr (4^ Ad altri lasciam volentieri decidere la questione; tanto più che, se si 
sta ai codici, ai quali più che alle stampe ù certo da aver fede, anche una quinta 
persona potrebbe accampare dei diritti come autore del Moraliiim dogma, ed è 
un inaesiro Guidone il cui nome si legge in un manoscritto di Oxford (5). A 
noi basta aver segnalato agli studiosi questo nuovo monoscritto olschkiano, del 
quale non potrà a meno di tenere il debito conto il futuro editore critico del- 
l'opera. 

IL. Breviloquium de virtutibus antiquorum principum 
ac philosophorum. 

Occupa le carte 58 r.-wì, r., ed è del tutto inedita, per quanto merite- 
rebbe forse, anzi senza forse merita d'essere pubblicata. Si tratta di una curiosa 
raccolta di aneddoti spigolati nelle antiche biografie degli uomini illustri, sul 
genere di quella di Valerio Massimo, che non manca naturalmente d'esser messa 
pure a profitto dal compilatore. Eccone un saggio : 

e. 58 r. Incipit ìibcr Je qUiifuor vir/ii/iòi/s CnrJiihj/ihi.'^, Pnideiiciiì Iiis/ÌlÌ.i Forfi/ii- 
dinc et ieinpcraiicia qui breviloquium de virtutibus aìitiquoruin principum ac philosophorum 
nuiìcupatur. In quo quidcm monsiratur quibtis virtutibus ipsi gentiles tam Imperatores quain 
ceteri principes ac philosophi pollebant, ut pienissime patet per corum excmpla. 

Quoniam misericordia et veritas custodiunt regem et roboratur ciemencia tronus 



(i) Catalogne General des ma miseri ts des hibl. pubi, de Franee. Départements. To. \'II. 
Grenoble. Par P. Fournier, E. Maignif.n et A. Prudhomiie. Paris, Plon, 1SS9, in-S, p. 229. 

(2) Liher inoraliuiii philosophorum compositus a inagistro l'iteliuo de Coiiehis. Moralium 
dogma etc 

(3) Cfr. O.MONT. Les nmnuscrits de la Bibl. de Ciijas in Reviie hist. du droit, 18S5, 
p. 237. La bibl. del Cujaccio fu venduta a Lione e potrebbe quindi darsi che il nis. di Gre- 
noble provenisse di là. 

(4) SuNDBV. Op. eit., p. 158 e pag. CXXII dell'ediz. danese succitata. 

(5) Liber moralis philosophiae magistri Giddonis. Moralium dogma etc. Oxon. Corp. 
dir. 86. Gli altri codici non portano, al pari . del nostro, nota alcuna d'autore, cioè : ^[or. 
dogma O.xon. Balliol 2S5 ; Oxon. Ioan. Bapt. gS e 206 ; Douai, 154, 690, 439 ; Libe.r philoso- 
phiae de honesto et utili Naz. di Par. Lat. 10358, fo. 165 ; Isagoge in moralem philosophìam. 
Ib. Lat. 5137, fo. 90; Lat. 165S1, fo. 52; Liber de honesto et utili, Ib. Lat. 5055, fo. 140; 
Polycratieus de dogmate philosophorum. Bruges 507; Moralium dogma Evreux i; Maz. 1122 
(971); Naz. di Par. Lat. 1557 fo. 124; Nantes 82; Vindob. 1146, 858; Naz. di Par. Lat. 123S7 
(.anc. S. Gemi. 888) fo. 45 ; Lat. 15963, 6785 ; Moralium dogma De virtutibus et vitiis., .Mo- 
naco cod. lat. 3941 ; Arsen. 394. 



332 



G. BOFFITO 



eius Proverò. XX ; ymmo quatuor virtutes cardinales, scilicet prudencia justicia fortitudo 
et temperancia, sunt quasi quatuor columpnae sive quatuor postes quibus praedictus tronus 
roboratur ; ideo de praedictis viriutibus aliquae narrationes exemplares et persuasoriae ad 
instruccionem praesidencium inferius subscribantur, prout continentur in gestis potentum 
(e. 58 V.) sive sapientum vel philosopliorum mundi. Nam exempla sanctorum sufficienter 
patent in gestis eoruni et in hystoriis sacrarum scripturarum. Et quoniam iusticia est 
praeclarissima virtutum et in ipsa est omnis virtus, prout ait sapiens Ethicorum V, pro- 
pter quod dixerunt philosophi ipsam iusticiam habere vultum aureum, ut ait ibidem Com- 




-irinnahb'- p;ulcno»V-lM<hcuì- 

laimiHM t«uimstvt» Jimqiicu'ì pn 
npum 4cpir.ib:am uiumipatm- 
1?uii!0 qiutcm TOor.iltsitii HI l' tu.- 

p'c wl'ry cpJty p cOTum oxJjUi 

tas-aii'XQumtn^n 't^ 
i!>eutiit<lesti«naam>n 

ovvmT.ùti« »nnv,n*i\C!*-l'ci!: puitcjf- 
Itifruu f-e.Tiniì? -"iTvrropaniW-Omr 
n qtiatu^ «Uimpnc (wic qn» w p 
tee <nnb'Voa^*w>i'y«»'otoi''«i^j ^ 

piotttMStwi^cf in^.-!^ pjcc»tt»tm 



mentator, propterea primo praemittantur exemplares narraciones de iusticia regum et sa- 
pientum. 

DE IUSTICIA Caput I. 



Primo igitur est habenda iusticia in possidendo : remota enim iusticia quid sunt 
regna nisi magna latrocinia? Quia latrocinia sunt parva regna, ut ait Augustìnus IIII De 
civitate Dei e. Ili, introducens exemplum de Alexandro et de pirata, de quo tamen exemplo 
planius et plenius habetur in libro III de uiigis curialiuin philosoplwriim, ubi dicitur quod 
cum pirata esset deprehensus et Alexander eum interrogaret propter quid haberet mare 
infestum (e. 59 r.) respondit libera contumacia: « Piopter quod tu orbem terrarum pos- 
sedisti. Sed quia id ego facio uno navigio latro vocor ; quia tu facis magna classe diceris 
imperator. Si solus captus sit Alexander latro erit ; si ad nutum Dyonidis populi famu- 
larentur erit Dyonides imperator (vocabatur enim pirata Dyonides). Nam quantum ad 



D' UN IMPORTANTISSIMO CODICE IN PARTE INEDITO DEL SEC. XIV 333 

causam non diflferunt, nisi quia deterior est qui rapit impiobius qui iusticiam abieccius 
deseiit qui manifestius impugnai ìeges, quas ego fugio tu persequeris etc. etc. . . 

e. 59 V. De iiisticiii in inslitiiciido lega. Cap. II. 

e. 60 t'. De observacionc Icguiii. Cap. III. 

e. 62 /•. De iusficia circa rewpuhlieain. dìp. IIIl. 

r. De iusticia arga hostes. Ccip. V. 

V. De partibiis instiiiac. Cdp. VI. 

V. De liberanti te. 

V. De innocentia. 

V. De amicitia. 

V. De pietaie. 

r. De humilitatc et pietatc. 

V. De itidicio recto. 

r. Secnnda pars principalis. De pni lentia ; et primo qiiod lìehet esse m priiìcipibus. 

V. De prudentia philosophoniiii. Gap. II. 

r. De prima parte prudeiieiae ; et primo de memoria. Cap. III. 

r. Nota de intelligentia. 

r. (De providentia). Cap, IV. 

V. Divisio pnidei/eiae. 

r. Tertia pars priiieipalis, De tenipe rancia. 

V. De coììtitieneia. Cap. I. 

V. Noia de continentia luxuriae. 

V. Nota de cotitinencia avarieiae. 

V. De coniinencia ambicioìiis et siiperbiac. 

V. De cotitinencia philosopliormn. 

r. De clcviencia. Cap. II. 

V. De modestia. Cap. III. 

r. Quarta pars. De fortitìidine. 

e. 97 I'. Divisio fortitiidinis. 

e. 100 /■. De fidencia. Cap. II. 

e. loi r. De paciencia. Cap. III. 

» » » Nota quod paciencia dicitur qiiatuor niodis. 

» » » De pacieticia in sustinentia improperioriim. 

e. 1 03 r. De paciencia in sustinentia poenarttm. 

e. 104 r. De paciencia in remissione iniuriarum. 

e. 107 r. De paciencia in moderacione disciplinarum. 

e. 108 t'. De perseverancia. Cap. UH. 

e. 1 1 2 ;■. Quinta pars. De ordinaeioiic viriiitnm. 

e. 114 r. Si enim in discipulo Platonis pagano fuit tantum desiderium vitae futurae 
quod lecto libro Platonis de immoitalitate animae se dedit de mora praeclpitem atque 
ex hac vita sic emigravit ut ad vitam quam esse meliorem (e. 1141) credidit transiret 
ut ait Augustinus I De civitate Dei e. XXXII, quantum desiderium debet esse tidelibus 
respectu vitae aeternae sibi promissae, non quod debeant se necaie exemplo praedicti 
discipuli enantis sed quod debeant indesinenter illam desiderare, ut de illis veritìcetur 



e. 


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e. 


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9" 


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97 



334 G BOFFITO 



illiid Provcrb.: « desideiium iustorum bonum ». Has ergo virtutes doceat nos sapiencia 
Dei aeterna qui est ipse Fiiius, verus magister, de quo Sapiciiii.tc \'I1I: « Sobrietateni et 
sapienciam et virtutem docet, quibus utilius nihil est in vita hominibus. » Et ad seipsuni 
perducat qui est praemiimi virtutum. Ipse enini est via veritas et vita, Io. XIIII, via in 
exiiio, veritas in promisso, vita in praemio, ut ait Hugo exponens iilud in lib. 1 A- 
Sacrametiiis parte Vili cap. X ; et Augustinus de verbis Domini sermone L\'I : « qua 
vis ire ego via, quo vis ire ego veritas, ubi vis permanere ego vita. Amen. Explicit. 

A differenza di quel che ci accadde per l'opera precedente, abbiamo po- 
tuto di questa dopo non poche né facili indagini determinare con sicurezza 
l'autore ; il quale è un Giovanni Wall (latinamente reso con < Ioannes Wallen- 
sis » o « Gallensis » o anche « de Wallibus ») (i) dotto minorità inglese del 
secolo decimoterzo o decimoquarto. L' incertezza della data risale ai biografi 
francescani dei quali il più antico, cioè Giovanni da Sant'Antonio, si esprime 
cosi : « Joannes Wallius anglus ex minorità ac Parisiensi theologo Wigorniensis 
Episcopus, recensente Angelo a S. Francisco in Catalogo scriptorum anglorum 
multis libris editis nomen suum posteritati commendavit. Idem habet post Pit- 
seum Harpsfeldius Hisi. Augi. saec. XIII Cap. 2^. Claruit anno 1316 » (2 : e 
lo Sbaralea invece commentando e correggendo : « Joannes Wallius anglus 
ex Parisiensi theologo Episcopus Wigorniensis ex fr. Angelo de S. Francisco, 
Pitseo et Harpsfeldo ponitur hoc loco tanquam scriptor multorum librorum 
edit. circa annum 13 16; veruni qui ex franciscanis fuit eo tempore Episcopus 
Wigorniensis vocabatur Gulielmus Gainesburgus anglus de quo supra actum 
est; Joannes vero Wallius seu W'alensis et Galensis fioruit anno 12S0, sednon 
fuit episcopus Wigorniensis.. et de eo actum est suo loco ; cumquc fuerit coe- 
nobii Wigorniensis alumnus facile confusus est cum episcopo Wigorniensi (3). 



(i) Io. Galensis ord. iiiinoriiiii. dt- I\' viiiut. cardili. Berna 260; — Birci/ocpiiiuii de vir- 
tiilibus antiquornni priìicipiim aiquc phiìosophoriim a Io. GaUensi, Naz. di Parigi, Lat. 3706, 

lo. 89 ; 6346 ; 6776 ; Carni, iiiaub. 2 ; Io. WalenHs, Bmiloquium etc. Rouen, A. 156 (592) ; 

— Oxon. Balliol. 274 ; Oxon. Corpu.s Christi. 183 ; Oxon. Oriel, 34 ; Merton, 47 ; Bodl. Cod. 
laud. misceli. 603, 402 ; ValentixNf.lli, Bibl. niss. S. Marci, to. II, p. 197 ; — Io. de ÌValìi- 
hìis, de IV viri, carditi. Bibl. Laurent. IV, col. 271. Altri codici non portano nota d'autore e 
si sbizzarriscono per lo più nei titoli : De regimine principimi, Naz. di Parigi, Lat. 13964 ; De 
IV virtuiibiis cardinalihus, Dresda, A. 103; Iractatus de virtuiibus, Vindob., 3420; Gesta an- 
tiquorinn. Biblioteca Casin., to \\\ ex typ. Casinensi, 1880, n. 207, pag. 174: « Incipiunt gesta 
antiquorum conscripta ad instructionem modernorum ad bene agendi proposituni habentes aut 
quomodolibet sint habituri. In nomine Patris et Fili! et Spir. Sancii Amen. Quoniam miseri- 
cordia » etc. Vedi inoltre: B.\ndini, Bibl. Leopold., to. II, col. 378; Bordeaux. 118; Avi- 
gnone, 331. 

(21 Io. .\ Sancto AntoxK), Bibliotheca universa Franciscana etc. Malriti. ex typ. Cau- 
sae V. Matris de Agreda, 1732-33, 3 to. in-fo. : Cfr. to. II, pag. 231. 

(3) Scrip/ores ordiiiis minorum. Recensiiit L. Waddixgus. Roniae, ex lyp. .S. Michaelis 
ad Ripam, 1S06. In fo. .Segue : Fr. Io. Hv.vcixthi Sbaraleae, Supplcmentitm et castiga/io ad 
scrip/ores iriiiin ordinimi .S. Fraiicisci a Waddingo aliisvc descriplos. Roniae \c. sojjra). Fo. 
CTr. pag. 467. 



D' UX IMPORTANTISSIMO CODICE IN PARTE INEDITO DEL SEC. XIV 



335 



Il presente Brci'iloquiìun non va confuso con un altro Breviloqumm del me- 
desimo autore intitolato Breviloqttium de vita et vioritiis philosophoriim gentilium ( i ) 
di cui si conservano due copie nella I.auronziana (Santa Croce pluteo 32 sin. 
codd. 2 e 31. 

III. Somnium Scipionis di Cicerone. 

Nella moltitudine stragrande di codici che ci hanno conservato il Sogno di 
Scipio/ìc, unico avanzo, prima della famosa scoperta fatta dal Mai, del De Rcp2iblico 



fncqjif Pompimi to^oute^wKrp 

Mn wxaSkicAxw ttcjitflcmi ' 

lAft.iluo «nf--a© 4«^'rt, 

C5ic>nciii traente mbiin 

^uf fon»? ii.jiiriiitidi «tifi» 

ttfijtiu* s(i\\ •xtiCiMX-.rwtì.ww conni: 

mrér^n foirtitic mViitftie xxonx 

inai «tlwncuri.i^^oiicoit'cjun 
ucmtnCKOT»: :fc-lr'*jrtiiìq»fi a- 
awino meo sifnairt ;m;jd c^tuin -xe 
<Hnmictifrtmiiiinjiioncci.\-tt«m 
wrommn&ruotvjno Ulcnjctcno 
{huR-;>-pairur.\ni*c«nilti<a5i'ib»C ',* 






di Cicerone, quasi reliquia di naufragio a cui il Commento ^Macrobiano servi 
come di tavola di salvezza, viene a collocarsi anche il codice presente ; che 
presenta inoltre delle varianti rispetto agli altri codici e alle edizioni, come 
ognuno può vedere di per sé da un lieve confronto con un nostro articolo 
precedente (2). 

e. 115 r. Incipit Sompiiium Scipionis cxccrptiim ex VP libro de Rcp. M. T. Ciceroiiis. 

Cum in AflFricam venissem a mallio consule ed quartam legionem ductus tribunus, 

ut scitis, militum, nichii mihi fuit potiiis, quam ut xMassinissam convenirem regem 



(1) Bandini, Catiìì. etc, I\', 27 

(2) Cfr. La Dibliofilm IX, disp. 



336 G. BOFFITO 



familiae nostrae iustis de causis amicissimum. Ad queni ut veni, complexus me senex 
collaciymavit ; aliquanto post suspexit in coelum et : Grates. inquit, ago tibi, summe sol 
vobisque, reliqui coelites, quod antequam ex hac vita migro conspicio in meo regno et 
hiis tectis Pablium Cornelium Scipionem, cuius ego nomine recreor ipso ; itaque nun- 
quam ex animo meo discedit illius optimi atque invictissimi viri memoria. Denique ego 
illum de suo regno, iile me de nostra Republica percunctatus est muHisque verbis ultro 
citroque habitis ille nobis est consump (e. 115 v) tus dies etc. 

e. 122 V riga 17. Nam eorum animi qui se corporis voluptatibus dediderunt earumque 
se quasi ministros praebuerunt impulsuque libidinum voluptatibus obediencium, deorum 
et hominum iura violaverunt, cor (e. 22^ r) poribus elapsi circum terram ipsam volu- 
tantur, nec hunc in locum nisi multis exagitati saeculis revertuntur. Ille discessit. Ego 
sompno solutus sum. 

IV. Sententiae philosophorum. 

Anche quest'opera tradisce la predilezione medievale del compilatore del 
codice per le sentenze. « Nel Medio Evo, cosi il Siindby (i), si trovava grande 
soddisfazione nelle enciclopedie e nelle raccolte di sentenze d'ogni genere. Si 
raccoglievano d'ogni parte ; si scrivevano libri che erano soltanto collezioni 
più o meno sistematicamente ordinate di sentenze, inquadrate spesso in una 
stretta cornice che era la sola opera del compilatore ». Qui anche questa manca : 
probabilmente si tratta d'un estratto d' opera più ampia analoga forse ai Dicfs 
moraìUx des pìiilosopJics che ebbero nell'età di mezzo tanta fortuna (2'. 

e. 123 r riga 5". Inciphtiit senicnciae philosophorum — Prima Ciceronis. 

Nullae sunt occulciores insidiae quam eae quae latent in simulacione officii aut in 
aliquo celsitudinis nomine. Nam eum qui palam est adversarius facile cavendo vitare 
possis et troianos equos latro (?) fefellit quia formam Minervae mentitus est. 

Alia. Omnium communis inimicus est qui est hostis suorum. 

Pylacui. Loqui ignorabit qui tacere nesciet. 

Bias Quaenam summa boni mens semper conscia recti. 

Anacarsis. Turpe quod ausurus es sine teste time. 

Chilon. Tristia cuncta exuperas vel animo vel amico. 

Xonocrah's. Locutum me aliquando poenituit, tacuisse nunquam. 

(e. 123 t) Po/il/i. Duo maxime contraria sunt Consilio, festinancia et ira. 



(1) Op. cif.. pa.a:. 47. 

(2) I dicts moraitlx furono per la prima volta stampati col titolo : Cy commence un pe- 
tit trailtie iiitiliile les dicts moraulx des philosophes. Et primierement de Sedechias. Impressum 
Brugis per Colardum mansionis. S. a. In fo. Di questa stampa che è rarissima si conoscono 
solo tre esemplari, cioè uno nella bibl. Naz. di Parigi, un altro nella bibl. di Lilla ed un terzo 
nella bibl. Reale di Copenaghen. Cfr. nKiNEr, La Framc littéraire au XV» sièele. Paris, 1S85, 
pag. 67. — SuNDBV, op. cit.y pag. 47, in nota. 



D' UN IMPORTANTISSIMO CODICE IN PARTE INEDITO DEL SEC. XIV 



123 V Mciiccrafes. 
» Hcrmogcnes. 
» Eitclides. 

» Demoitcìics. 

» An'i/ofiles. 

» Plato. 

» Diogenes. 

124 /■ Demades. 

» Epimenules. 

» Pircnciis. 

» So Io lì. 

» Eleodorus. 

I 24 i' Thcophriìstiis. 

» Demetiius. 

» Iitlius Causar. 

» Socratei. 

127 r Amigmata Aristoteln 



e. 128 r riga 15". Optimus est omnibus modus laudabilisque mensura. 

NihiI prodest facienda didicisse nec facere. 

In bonis etiam rebus quidquid modum excesserit vicium est. 

Nihi! facias quod facisse poeniteat. Exp/kif. 

Pochi altri codici contengono la presente Raccolta di sentenze, cioè uno 
delia biblioteca d'Auxerre segnato col numero 198 (234) e un altro, mutilo in 
fine, della biblioteca Palatina di Vienna, n. loiq (i). 

\'. Trattatene d' astronomia e d' astrologia lunare. 

Seguono nel nostro codice tre operette di indole diversa, cioè astronomi- 
co-meteorologica, che vengono quindi, in apparenza poco opportunamente, a in- 
serirsi in mezzo a trattati di indole morale. Ma chi conosce i numerosi rapporti 
che correvano nel Medio Evo tra l'ordine fisico e l'ordine morale non si ma- 
raviglierà di questo fatto a prima vista cosi strano. 

La prima è un'operetta d'astronomia e astrologia lunare, della quale 
non mi venne fatto, anche ricorrendo ai maggiori sussidi bibliografici ed ar- 
chivistici, di trovare altro codice, nonché edizione alcuna. L'argomento si trova 



(I) Cfr. Tabiilac codicilli! iiiss. praeter graccos et oriaila/cs in bibt. Palat. ìl'iiidoboiiciisi 
asu-i-'atoniiii. Edidit Academia Caesarea Vindoboiiensis, voi. I \'indobonae, car. Gerokii 1S64. 
— \'III, \'ind., Tempsky, 1893, in-8 : vedi il to. I, p. 177, n. 1019, cod. menibr., sec. XII, 
di lo. 66 : I ;-.-37 :■. ^-ìiisctinus Canfitarieiisis, Ciir Deus lioiiio ; 37 v.-dz v. Seiitcìitiac quoniii- 
daiii (tliitosop/ioniiii iCiceronis, Senecae etc). « Nulle sunt occultiores insidie » etc. Expl. : 
« iiuod silentium miraculum non immerito ».... (Manca il (ine). 



338 G. BOFFITO 



comunemente svolto nei trattatisti medievali (i), ma non cosi' ampiamente come 
qui. Potrebbe quindi trattarsi d' un' opera inedita ; clie nel nostro manoscritto 
ci si presenta anche come anepigrafa e anonima, 

e. 128 t' riga i". Coelum rotundum volubile philosophi esse dixerunt. VocaUir 
aiitem hoc nomine eo quod tanquam vas coelatum habet impressa signa stellarum. Di- 
stinxit tamen de iis claris luminibus et implevit eum sole et luna et astrorum splen- 
dentibus signis adornavit. Solem vero non cum mundo sed per ipsum videtur moveri, 
ut dicunt philosophi. Nam si fixus coelo maneret omnes dies et noctes aequales essent. 
Sed quoniam alio loco cras occasurum ab eo occidisse hesterno videmus, apparai seipsum 
non cum mundo verti. Sol appellatus est prò eo quod solus lucet sive apparet, obscu- 
ratis splendore cunctis syderibus. 

Notandum ut quicumque cursum lunae recte scire voluerit primitus eum scire 
oportet quomodo sol per signa vadat, cum sol in anno quolibet pertranseat omnia signa 
morando in unoquoque signo XXK diebus et XXX trientibus horae et XXX (e. 129 r) 
bisse momentorum ; ex quibus colligunlur sex horae in anno et in quarto anno coUigitur 
unus dies qui dicitur bissextilis. Signa vero sunt XII : Aries, Taurus, Gemini, (2ancer, 
Leo, Virgo, Libra, Scorpio, Sagittarius, Capricornus, Aquarius, Piscis. 

Luna vero in una lunacione eodem modo currit et transit iiia eadem XII signa : 
nioratur enim in unoquoque duobus diebus et Vili horis. Cum autem luna per signa 
vadat, pervenit ad signum in quo est sol et lune dicitur esse combusta, et ibi invento 
sole perficit cursum suum. Ipsa autem separata a sole dimittit solem a parte occidentis 
et dicitur esse nova et noviter incipit esse et lucem et ipsum lumen a sole accipit : quod 
si fìat hoc ante mediam diem ipsa dies est luna prima ; si autem praefata coniunctio 
solis et lunae fuerit post mediam diem, sequens dies erit luna prima. Et notandum quod 
luna prima (e. 129 v) habet iniciuin a signo in quo erat sol quando renovata fuit . . 



31 


V De aride. 


» 


De tauro. 


32 


r De gemiuis. 


y, 


De cai/ero. 


S2 


V De leone. 


33 


r De Virgili e. 


» 


De libra. 


Vi 


V De seorpiotie. 


» 


De sagittario. 


34 


r De capricorno 



e. 134 '' riga 14 De .Aquario. Cum luna fuerit in aquario bonum est plantare, 
seminare et inserere, sanguinem minuere, navigare, armamenta navis componere et omnia 
stabilia incipere, ut domus castrum in tenutam aut dominium intrare et indumenta et 
aves capere ; et malumest incipere ea quorum finis ci (e. 134 v) to desideratur. Tempus dat 
calidum bonum et aereum ; et maluni est medicari crura et eorum aegritudines. 

(i) In Beda ad es. De natura rcriiw. ca]). 21. Aiijunieiuum de cursu lunae per signa, 
in MiGNE, lo. LXXXX, col. 238. — CIV. anche Migniì, to. C.XXIX, col. 1295 e 1327. 



D' UN IMPORTANTISSIMO CODICE IN PARTE INEDITO DEL SEC. XIV 339 

De Piscibus. 

Cuni luna fuerit in piscibus bonum est facere et componere et operari omnia quae 
ad aquam pertinent et ad piscaciones et naves et molendina ; bonum est accipere uxorem, 
societatem componere, racionem ponete, piscari, texere, ordire, scribere ; bonum est in- 
cipere iter per aquam et per terram : non tendat ad meridiem. Malum est medicar! pedes 
et nervos eorum et dolorem podagrae et similia. Tempus dat nubilosum et aquosum. 

\'l. De praesagiis tempestatum. 

Anche di questa Raccolta debbo 'ripetere quello che ho detto rispetto 
all'opera precedente, che non si conosce cioè, a quanto mi consta, altro codice 
che la contenga e tanto meno un'edizione qualunque. Fino a prova contraria 
va quindi ritenuta come inedita. Ignoto ci è pure 1' autore. Ma non lascia per 
questo di esser meno notevole e storicamente importante la materia, che è una 
silloge metodica di presagi meteorologici ricavati dai vari aspetti del cielo e 
della terra, dag