Skip to main content

Full text of "La campagna toscana del 1848 in Lombardia"

See other formats


This is a digitai copy of a book that was preserved for generations on library shelves before it was carefully scanned by Google as part of a project 
to make the world's books discoverable online. 

It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subject 
to copyright or whose legai copyright term has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books 
are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover. 

Marks, notations and other marginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journey from the 
publisher to a library and finally to you. 

Usage guidelines 

Google is proud to partner with libraries to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the 
public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we bave taken steps to 
prevent abuse by commercial parties, including placing technical restrictions on automated querying. 

We also ask that you: 

+ Make non- commercial use of the file s We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for 
personal, non-commercial purposes. 

+ Refrain from automated querying Do not send automated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine 
translation, optical character recognition or other areas where access to a large amount of text is helpful, please contact us. We encourage the 
use of public domain materials for these purposes and may be able to help. 

+ Maintain attribution The Google "watermark" you see on each file is essential for informing people about this project and helping them find 
additional materials through Google Book Search. Please do not remove it. 

+ Keep it legai Whatever your use, remember that you are responsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just 
because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other 
countries. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we can't offer guidance on whether any specific use of 
any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner 
any where in the world. Copyright infringement liability can be quite severe. 

About Google Book Search 

Google's mission is to organize the world's Information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps readers 
discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full text of this book on the web 

at http : //books . google . com/| 



Digitized by 



Google 




Digitized by VjL^QIC 



DG 
553.2 

.09 



Digitized by 



Google 



Digitized by 



Google 






V 4^^..^^^.^J^''^::^ 



^ 



,^,. 



GIUSEPPE UGO OXILIA 



LA 



Campagna Toscana 



DEL 1848 IN LOMBARDIA 




BERNARDO SEEBER 



Digitized by 



Google 



Digitized by 



Google 



LA CAMPAGNA TOSCANA 

del 1848 in Lombardia 



Digitized by 



Google 



Digitized by 



Google 



GIUSEPPE UGO OXILIA 



LA 



Campagna Toscana 



DEL 1848 IN LOMBARDIA 



^ 



BERNARDO SEEBER 



Digitized by 



Google 



TProprielà lelleraria 



tÌAVONA — Tip. D. BcriolpUo e Q — 1905. 



Digitized by 



Google 



US. COM. 
LIBERMA 
SEPr^MBbR 1928 
17636 

fj^ y^ -»5&. j^ >^ y^ .'^ j^ j^^ j^\, y^ 4fe^ ■^^ ^t- ^^ '^ •'2^ ^i^ 



Sntrodluzionj2. 



/xl sorgere del grande anno del secolo XIX, ai primi del 1848, 
s'era giunti in Italia a tal punto sul cammino della libertà civile e 
deir indipendenza nazionale, che era impossibile ornai ritrame il piede. 
U cammino era lungo ancora e faticoso assai più che non si credesse ; 
ma pareva che fatale fosse l'andare. Stavano già come pietre miliari 
su di esso i moti del '21 per la libertà, e per l'indipendenza le prime voci 
d' un veggente, di Giuseppe Mazzini, e il capestro d' un tradito, di Ciro 
Menotti, e il martirio di due eroi fratelli, d'Attilio e d'Emilio Ban- 
diera, e le rivendicazioni d'un papa, di Pio IX. 

Ma tra questi fatti capitali, tra queste subiunee, violente esplica- 
zioni d' un pensiero latente, è un lavorìo assiduo, continuo, ininterrotto, 
di cospirazioni, di lotte, di sacrifìzii. Io non mi propongo di rico- 
struirne la storia, non di ripeterne lo svolgimento; io ne noto, alla 
meglio, i più cospicui efletti anteriori al 1848. 



Digitized by 



Google 



Intanto le prime voci del Mazzini, gettate quando tutti tacevanùy 
risonano, si può dire, nei vuoto, e nel vuoto si disperderebbero senza 
l'inaudita costanza di chi le pronunzia. Intanto nel 1821 la rivoluzione 
era ancora incerta nei principii, come incerto era il procedere delle 
società segrete e delle cospirazióni: era contraccolpo di altre rivolu- 
zioni. Passa un decennio, e a Modena si pensa seriamente, in nome, 
d* un monarca, ad un' impresa veramente italiana, e Ciro Menotti si 
fa r araldo di questa impresa, che fuori d' Italia sembra secondata 
dal Comitato cosmopolita^ da Casimir Périer, da Beniamino Constant; 
che è spalleggiata, poi tradita, dal Duca d'Orléans, futuro re; ma 
l'impresa ciò non di meno è prematura, ma le forze sono troppo 
inadeguate ancora, e la lotta finisce col circoscriversi all' abitazione 
del povero Ciro, che paga il tributo della sua vita alla viltà d' un 
complice coronato. Passa più d'un decennio, si cospira, si combatte, 
e due disertori, due ribelli, possono ritentare l'impresa italiana* I due 
Bandiera hanno già d'intorno uno stuolo, esiguo ma intrepido, di 
patrioti italiani, hanno infinite speranze in una sollevazione nazionale. 
Ciò non di meno la loro è ancora un' impresa da pazzi, e se il loro 
valore sembra saper vincere ogni ostacolo, esso s'infrange misera- 
mente contro quello del tradimento ; e quando il piccolo stuolo sbarca 
sulle coste della Calabria, i rozzi abitanti di San Giovanni in Fiore 
trattano da volgari malfattori, e come tali feriscono od uccidono 
quelli che si fanno loro incontro gridando: Siamo Italiani t siamo 
f rateili l Troppo tardi allora riflettono gli audaci che l'Austria è tale 
colosso cui non iscuote un pugno di giovani. 

Ma finalmente, nell'ansia trepida del conclave del 1846, sale al 
trono romano un prelato poco meno che ignoto, un Giovanni Mastai 
Ferretti, che si fa improvvisamente a parlare con voce nuova, tutta 
liberalità, con certe espressioni sincere, politicamente leali, quali 
giammai s'erano udite per lo innanzi da bocca di papa, con certi 
sentimenti di vera paternità, di salda fraternità, quali gianvnai s' erano 
lette nelle encicliche, avvezze alla condanna ed alla scomunica. Allora 
il grido fu concorde, l'applauso universale, l'acclamazione unanime. 

Non rifaccio, ho detto, la storia del lavorio che s'operò tra 



Digitized by 



Google 



questi singoli fatti, rendendoli possibili, necessarii; del lavorio die 
dal 1821 giunge all'amnistia papale del 1847, assiduo, uniforme, 
mirabilmente sintetizzato nella sua uniformità dal repubblicano genovese, 
che, iniziato il movimento nazionale, non indugia, nel 1846, ad affi- 
dare al più autocrate dei sovrani, al monarca dalla duplice supremazia, 
il prezioso ideale della sua vita. Non dirò quindi delle tetre e talora 
sanguinose cospirazioni de' carbonari, non de' roventi appelli del 
tribuno di Livorno, dell'iroso Guerrazzi, né degli scritti classicamente 
cospiratori di Giambattista Niccolini o prepotentemente italiani . di 
Vincenzo Giobeni, non delle cadenzate e suggestive strofe del Ber- 
chet, belle d' ira italiana^ né delle argutissime satire, tanto più efficaci 
quanto più stimmatizzate, di Giuseppe Giusti; non degli scritti àtl- 
Y Antologia^ del Conciliatore^ àtW Indicatore Genovese e del Livornese^ 
della Giovine Italia^ della Patria^ del Pensiero Italiano^ del Corriere 
Livornese; non dell'interpretazione italianamente civile dei classici 
latini, intuita da Atto Vannucci, o delle scritture democraticanìcnte 
morali di Pietro Thouar. Io vengo senz'altro al 1848. 

Oh bello nella storia il sorgere del 1848, all'eco degli evviva 
a Pio IX, all'entusiasmo permanente delle folle, all'inno del volon- 
tario! Bella ognora la lotta per l'indipendenza nazionale; più bella, 
sublime, quando, come nel 1848, un popolo, avvinto dalle catene, 
che non è ancora uno, che deve talora indugiare a combattere entro 
di sé le bizze d'uno spregevole tirannuccio, che ha parte di se tra 
le file nemiche, si svincola dalle catene, o tra le catene, combat- 
tendo, perisce. 

In numero di circa 5000 teste spadroneggiavano le milizie 
austriache nel Lombardo -Veneto, ed a Milano in ispecial modo, 
rafforzate da soldati e da poliziotti italiani. Ferrara, Piacenza, alla 
destra del Po, erano tedesche, e tedeschi erano, alla sinistra, le for- 
tezze di Verona, Mantova, Venezia e Peschiera, ferreo quadrilatero. 



Digitized by 



Google 



— 8 — 

Ciò non di meno il battagliero Piemonte ha nel marzo già 
proclamata la guerra all' Austria, e agli ordini del proprio re e de' 
proprii principi, in nome d' una lega italiana, sembra combattere 
felicemente; ciò non di meno basta, alla metà del marzo, l'annunzio 
d'una sollevazione degli studenti viennesi, chiedenti la costituzione e 
la libertà di stampa, perchè il popolo veneziano sorga in armi, corra 
a liberare dai ceppi austriaci Manin e Tommaseo, e li porti in trionfo 
nella sua gloriosa piazza San Marco. Ed ecco, s'inalbera il vessillo 
tricolore, e il governatore manda un battaglione di granatieri italiani 
perchè vi sostituiscano lo stemma dell' aquila bicipide. Ma i Veneziani 
hanno già tolte le corde, e la manovra di sostituzione non riesce. 
E poiché la folla che assiste, ride e fischia, si comanda il fuoco ai 
granatieri, i quali non obbediscono. Fa fuoco invece un battaglione 
boemo. Parecchi popolani cadono colpiti, un fanciullo stramazza 
cadavere. Un urlo d' orrore allora si solleva tra la folla, che, in preda 
al furore, trascina per la piazza il cadavere, poi disselcia il lastricato, 
spezza le pietre, e le scaglia contro la truppa imperiale. È come un 
segnale di rivolta, è il gesto rivendicatore di Balilla. Dopo soli cinque 
giorni Venezia è un' altra volta repubblica. 

E mentre anche Rovigo, mentre Como e Verona e Bergamo e 
Brescia sì movevano a rivolta, mentre a Bergamo un cappuccino, 
impugnata la spada, capitanava i rivoltosi, e il dottore Brentani strap- 
pava, sulla pubblica via, all' arciduca Sigismondo la promessa d' una 
pacifica neutralità, mentre da Genova partiva, comandato da Nino 
Bixio e da Francesco Daneri, un piccolo stuolo di mercanti, studenti 
e dottori, che dovevano varcare il Ticino nove giorni innanzi l'eser- 
cito regio; mentre, gettata la tonaca, correvano l'Italia il padre 
Gavazzi ed Ugo Bassi, futuro martire, e il padre Angelico da Pistoia 
arringava le folle, e Vincenzo Gioberti faceva ingressi trionfali per 
le città d' Italia, a Milano seguitavano a suonare a stormo le campane, 
cui rispondeva, in sinistro concerto, il cannone: perchè a Milano 
allora si combattevano quelle epiche giornate che furono l' impulso 
più potente per la campagna italiana del 1848, per la campagna in 
ispecial modo che io imprendo a narrare. 



Digitized by 



Google 



~ ^ 






Cominciò il fuoco, il i8 marzo, un soldato che al po]^olo, 
accorso pacifico ed inerme al palazzo del governo, con una sua lista 
di domande (voleva una reggenza provvisoria, una guardia civica mu- 
nicipale, la libertà di stampa, l' abolizione della vecchia polizia, la 
liberazione dei detenuti politici, ecc.), rispose con un colpo di moschetto. 
Un giovane abate, un coraggioso che sarà tra i piò arditi combattenti 
delle Cinque Giornate, Giambattista Zafferoni, stese cadavere, con 
r arma strappatagli, quel provocatore, mentre la moltitudine irrompeva 
nel palazzo, costringendo ai suoi voleri il vicegovernatore O' Donnei. 
E, mentre questi s'affacciava, contrariato, al balcone, mormorando 
" 5/, sly farò lutto quello che volete „ , un popolano gli buttò sul capo 
il suo logoro berretto, sul quale eran fissate dtie camelie, bianca 
l'una, rossa l'altra, tra foglie verdi: simbolo italiano imposto, nella 
capitale della Lombardia, alla tirannide austriaca. Poi il popolo volle 
recarsi al BrolettOy residenza del municipio, ma venne disperso per 
via; ed il BroIettOy dopo due ore d'assalto, diveniva quel di medesimo 
cittadella austriaca e luogo di macello italiano; mentre ai rappreseiìtanti 
del popolo milanese il maresciallo Radetzki intimava si disarmas- 
sero i cittadini, pena il bombardamento ed il saccheggio: facile 
manovra a chi teneva ai suoi ordini cento migliaia d'uomini e 
dugento cannoni. 

Cominciò quel ài stesso, come è noto, la memoranda difesa di 
Milano - col fuggevole cenno della quale mi place cominciar queste 
pagine - e si costrussero d'un subito le prime barricate. Il banco 
del mercante e la vettura del nobile, 1' attrezzo teatrale e la panca 
della chiesa, s' unirono a sbarrare le vie ; nelle case si raccolsero 
abbondanti provviste di sassi. Irrompevano tratto tratto, in pattuglie, 
le soldatesche imperiali, focendo un fuoco vivissimo; mentre i citta- 
dini misuravano i colpi, che raramente fallivano. Caddero dai tetti 
le prime tegole, piovvero dalle finestre le prime ipasserizic. Senza 
contare coloro che perirono nel mistero dei sotterranei del vecchio 



Digitized by 



Google 



^ lo — 

Castello, trenta cittadini, a detta di testimoni, diedero alla patria in 
quella prima giornata la vita. 

lì giorno appresso — giorno di festa e di sole — ricominciò la 
zuffa, ognora più rabbiosa ed accanita. Qui s' impegnava la lotta per 
mezzo delle barricate mobili, li si difendeva più co' sassi che con le 
armi una casa, una via; mentre altrove Tonda austriaca invadeva le 
case, irrompeva utile chiese, o,' co' fucili spianati, attendeva dalle 
finestre del Castello e del Broletto che un iuliano giungesse a tiro. 
Frattanto s' improvvisavano armi,* si fondevano palle, si spogliavano 
officine e gallerie. Un chimico preparava la polvere, uno speziale il 
cotone fulminante; il ricco distribuiva pane e vivande, e si confon- 
deva niella difesa ài più modesto cittadino, ed il palazzo e l'abituro 
erano aperti a tutti che non portassero l'odiata divisa bianca. 

In casa Taverna si costituiva, e s' opponeva alle titubanze del 
Casati, un Consiglio di guerra, che porgeva sicura garanzia per l'onore 
italiano, poiché aveva nel suo seno un Carlo Cattaneo ed un Enrico 
Cernuschi. 

E la sera di questa seconda giornata la luna in ecclisse, quasi 
globo arroventato, apparve come sinistra meteora agli Austriaci, 
stanziati per le piazze, apparve simbolo di vendetta ai cittadini che 
vegliavano alla barricate. 

Il terzo giorno la pioggia dirotta, il rombo assordante del can- 
none, gli insistenti rintocchi delle campane, il frastuono delle grida, 
resero più lugubre la diuturna scena di sangue. I Milanesi, ripreso 
vigore, irruppero nelle vie, nelle piazze, ne' pubblici edifizii, al pala^^^o 
austriaco ed al Broletto, e ne spazzarono gli invasori, tanto più audaci 
quanto più vili furono i poliziotti, trovati semispenti dal terrore, 
tanto più generosi, quanto più feroci s' erano mostrati gli oppressori. 
Molti de' quali in quel mentre ancora scorazzavano per la cittì, trat- 
tandola come preda da saccheggio, e, penetrati nelle case, vi sgozza- 
vano uomini inermi, donne e fanciulli. Poi, al loro covo, al Castello, 
secolare testimone di truci spettacoli, ara fatale e perenne di sangue 
cittadino, si diedero a trucidare i prigionieri si crudelmente, che taluno 
dei presenti ne impazzi. 



Digitized by 



Google 



— tt — 

Fu allora che il maresciallo propose al municipio un armistizio* 
Lo negarono quegli animosi, per bocca di Carlo Cattaneo; si che 
un austriaco, l'inviato di Radetzki, ebbe pure una volta una parola 
d' ammirazione per i Lombardi. 

Qual penna descriverebbe V orrore delle due giornate che segui- 
rono? Fu una lotta aspra, vivissima, combattuta corpo a corpo. 
S'avanzavano gli Imperiali a pattuglie, e i cittadini li atìrontavanO 
per le vie, li uccidevano, o si facevano uccidere, mentre dai tetti, 
dalle finestre, cadeva sugli uni e sugli altri la pioggia micidiale delle 
tegole e dei sassi. Ed in mezzo a quel turbine di rivolta e di guerra, 
in mezzo a quel valore senza pari, in quella di^petrata difesa, Carlo 
Cattaneo die' all'inviato di Carlo Alberto una risposta che è un 
poema d' eroismo. Riferiva il conte Enrico Martini, che V esercitò 
piemontese sarebbe volato al soccorso, ove Milano si fosse data al 
re sardo. Ed il Cattaneo, con fierezza italiana degna d' un cittadino 
del comune medievale per chi avesse speculato sulle sue sciagure: 
** Dite al re di Piemonte „ esclamò " che Milano è de' cittadini, che 
stanno conquistandola alle barricate. Noi, conte, battemmo a stormo 
le nostre campane, invocando soccorso. Se il Piemonte accorre, 
s' abbia la gratitudine de' generosi d' ogni opinione. Io non vi posso 
promettere altro, perchè non posso distogliere i cittadini dalle 
barricate „; Poi, mediante un proclama e mediante palloni areo- 
statici, invocò il soccorso dei popoli e dei principi italiani! E poiché 
un' altra volta il nemico proponeva una tregua, rispose il fiero citta- 
dino : Meglio morir di fame che di forca ! 

I difensori pertanto conquistarono nel quarto giorno il palazzo 
del comando militare, il magazzino detto di Sant' Apollinare ed il 
palazzo del genio, ove un povero sciancato, col coraggio d'un Pietro 
Micca, corse sotto il fuoco nemico ad incendiare la porta. 

Ma la quinu giornata recò gli ultimi vantaggi, 1' ultima gloria. 
Gi^ s' erano conquistati parecchi quartieri, quando la lotta si concentrò 
tutta a porta Tosa. A porla Tosa! a porta Tosa! gridavano i 
cittadini incontrandosi; e tutti corsero a quella volta, tutti s'affol- 
larono a preparare l'apoteosi della gloria lombarda ed italiana, coni- 



Digitized by 



Google 



— ti -- 

piutasi, al rullo del tamburo, al rombo del cannone, ai rintocchi delle 
campane, al bagliore di un incendio, allorché venne inalberato sulle 
estreme case della metropoli lombarda, e sulla porta che per ciò fu 
battezzata Vittoria^ il fatidico vessillo. Dinanzi a questa insegna, che 
per necessità degli eventi, fu ognora per il rìgido maresciallo austriaco 
ciò che nella leggenda cristiana è la croce per lo spirito delle tenebre, 
il Radetzki decretò la ritirata; non senza avere ordinata una rabbiosa 
scarica di cannoni (i). 

E dopo ciò, come dire il gaudio, l'ebbrezza della vittoria? 

Fu una giornata senza eguali nella storia quella del 23 marzo 1848 
a Milano. Alla fulgida luce del nuovo giorno scopersero i Milanesi 
nuovi resti di vittime, nuovi indizi d'efferata barbarie, e ricercarono 
indarno moki parenti; ma troppo violento d'altra parte erompeva il 
giubilo dai loro petti. " Nelle vittorie di guerre intestine „ ben notò 
Giuseppe Montanelli " che insanguinano una stessa città, un non so 
che di satanico accompagna la gioia dei vittoriosi; nelle vittorie di 
guerre contro il forestiero la gioia dei vittoriosi ha un non so che 
di celeste „. Come presi, infatti, da celestiale affetto, da giubilo pa- 
radisiaco, quei cittadini s'abbracciavano, ballavano stranamente per le 
vie, ridevano e piangevano in una volta; mentre i poeti del popolo 
intonavano l'inno delle Cinque Giornate. 

Risonò per tutta Italia l'eco di questa vittoria, perchè per tutta 
Italia s'attendeva ansiosamente l'esito della difesa. Fino alle frontiere 
svizzere erano giunti i palloni lanciati da Milano, commovendo le popo- 
lazioni, e dall'alto dei campanili - secondo asseriva nelle sue Memorie 
d'Italia il Pepe - dall'alto dei campanili si scorgevano pei campi e le 
risaie masse d'uomini, capitanate da uno studente, da uno scienziato. 



(i) Combatteva a Porla Tosa Francesco Nullo, colui che dovca poi essere tra 
i iXCille : il prode dei prodi (al dire semplice di Garibaldi) di una falinge per cui 
T Italia sentirà meno certamente il peso dette sue vergogne; colui che, non pago di 
combattere per la patria sua, combattè e morì per la patria dei poveri Polacchi» 



Digitized by 



Google 



— 13 — 

da un prete, muovere armate a molestare le pattuglie austrìache qua 
e là erranti. 

Poiché per tutte le campagne, per tutte le città, s'aveva, più o 
meno pronunziato, più o meno rumoroso il medesimo amore alla patria, 
il medesimo odio per lo straniero. È il caso anche qui di rilevare 
che un lavorio assiduo, una lotta sorda ma continua, preparava le 
imponenti dimostrazioni cittadine. Se a Pisa un intiero battaglione di 
studenti abbandonava, come vedremo, le aule universitarie ed i libri 
per accorrere al campo nazionale, se professori e scolari, in mirabile 
accordo, gettavano la penna per impugnare la spada, il fatto inaudito 
non era tuttavia inatteso, non inconseguente. Certo a Pisa V Italia , 
fondata dal Montanelli, coadiuvata da Silvestro Centofanti, da Adriano. 
Biscardi, da Giambattista Giorgini, ne aveva, se non gettati, fecondati 
i germi. Certo a Lucca avevano ingaggiato neofiti i foglietti a stampa 
che nei dì del mercato Cesare Studiati, futuro comandante del bat- 
taglione pisano-senese, e Rinaldo Ruschi, futuro capitano, ed Emilio 
Frizzi lasciavano negligentemente cadere a terra o cacciavano di sop- 
piano nelle tasche della gente; certo le poesie patriottiche, intonate 
all'eterno ritornello del Deìenda Cartago 

E non vogliam Tedeschi 

avevano resa, non possibile, ma necessaria la rivoluzione. 

Si che Silvestro Centofanti, il professore dalla parola affascinante, 
potè un giorno fare una sua lezione dì storia della filosofia sul risor- 
gimento d'Italia. Si che una sera Giuseppe Montanelli potò affacciarsi 
al balcone, sicuro di suscitare gli applausi della folla presentandole il 
tricolore. Cessò 1' applauso, ed egli parlò : " Dite, Pisani „ interrogò 
" neir ora del pericolo affronterete voi per l' Italia la morte ? „ E la 
moltitudine rispose : '* Si „ - " E voi padri, e voi madri, manderete 
alla guerra i vostri figli ? „ - E la moltitudine rispose : " Si „ - " E 
voi, figli " incalzò „ e voi, sposi, abbandonerete i parenti e le spose? ,, 
- E la moltitudine rispose: "Si,, - "E voi, sacerdoti terminò suo- 
nerete a stormo le campane, benedirete gli eserciti? „ - Ancora la 



Digitized by 



Google 



— 14 — 

moltitudine rispose : ** Sì „ Ed un trìplice giuro confermò la promessa. 
La quale non fu promessa da burla, poiché il Montanelli ricordò di 
avere incontrato sotto il fuoco nemico chi gli rammentò quella sera 
e quel giuro. 

Questo a Pisa, ove sinceri patrioti, sempre giovani di pensiero, 
rinfocolavano quegli ardori; né altrove, come dissi, era sopito il fuoco 
sacro del pensiero nazionale. 

Noi vedremo che a Firenze nel pomeriggio del 21 marzo 1848 
ci fu come un sussulto nella placida politica di Leopoldo II; in quel 
pomeriggio nell'eunuco ministero d'un principe che nella storia vanta 
non poche benemerenze presso V Austria parve scorrere un fremito 
d'entusiasmo italiano: e in poche ore fu decisa una guerra che pareva 
richiedere qualche anno di gestazione. Il tempo, questo grande, eterno 
facitore, questo inesorabile rimorchiatore, impersonato nel popolo, 
pronunziò quel giorno la parola opportuna, necessaria, fatale: avanti. 

E però, alla sua volta lo scoppio d'ardire e d'entusiasmo popolare 
del 21 marzo male s'osserverebbe isolato e tronco dalle cause. Poiché 
siamo ancora sul limitare del campo che stiamo per esplorare, e poiché 
noi non abbiamo percorso il cammino che ci sta dietro, gettiamo 
ancora uno sguardo a ritroso, il quale ci riveli tutto l'insieme della 
via, il quale ci renda consapevoli della nostra situazione. Per tal modo 
noi ci riporremo più sicuri in cammino, per tal modo ci avvieremo 
senza aver più a voharci. 

Quello scoppio improvviso d' ardire e d' entusiasmo, in quel di 
21 marzo, non fu che l' incomposto esplicarsi d'una lunga serie di 
desiderii, di voti compresi. Dall' agitazione silenziosa, dal sommesso 
cospirare, dal tacito scambiarsi di segni convenzionali in tacite strette 
di mano, dal clandestino scambio d' opuscoli, di fogUetti, di poesie 
poste all'indice dalla censura, s'era passati oramai a più palese, a più 
imponente ribellione. Dalla tenebrosa cospirazione del 1821 era ema- 
nato, s*era svolto mano mano il germe della rivolta del 1S48; dal 



Digitized by 



Google 



— 15 — 

sotterraneo e dal covo la ribellione era passata all'aria aperta, alla 
piazza. E il nuovo pensiero anche nella Toscana, nella terra del ribelle 
Savonarola, nel granducato che aveva pur ora reclamata una costitu- 
zione all'avita dinastia, straripò quel giorno, irruente irresistibile. 

Ed era tempo. Da tre giorni sonavano a stormo le campane a 
Milano e tonava il cannone nel tumulto delle barricate, ripercosso per 
r Italia tutta; echeggiava ancora per le volte antiche di Santa Maria del 
Fiore il canto solenne e fatidico che ringraziava Dio d'aver mosso il 
suo pastore al pensiero nazionale, al difficile passo d'uno statuto. E 
il giorno innanzi s'erano susurrate, s'erano confermate strepitose notizie : 
Carlo Alberto, il generoso re sardo, decreta la partenza di trenta mi- 
gliaia d'uomini per la frontiera: i due suoi figli sono tra quelli; da 
Bologna duemila volontari li raggiungono ; a Como la truppa imperiale 
depone le armi, e i cittadini fanno una colletta per rimandare in patria 
i soldati dell'Austria; a Cremona il municipio inalbera il vessillo ita- 
liano e getta alla folla plaudente coccarde tricolori, a Venezia si sta 
per rifare libera e repubblicana l'antichissima metropoli ; a Trento si 
frantumano gli stemmi imperiali e sif decapita l'aquila bicipite ; mentre 
il tricolore s' erge dinanzi agli occhi delle soldatesche inerti ; fin 
anco a Berlino la folla doma la truppa. E nella capitale del Granducato 
i Fiorentini domandarono d'accorrere alla guerra, imposero al principe 
tentennante, di concorrere all'impresa italiana. 

Né Genova, nò Bologna, né Siena nel frattempo stavano quiete ; 
e a Napoli allora si reclamò e s' ottenne da un Borbone la costituzione. 
Da Modena intanto parte - non per la guerra - spodestato per la 
prima volta, il figlio del duca traditore di Ciro Menotti; Parma si 
solleva : popolo e truppa s' azzuffano, il duca parte anche di qui, 
lasciando una reggenza, che la cittadinanza due giorni dopo sostituisce 
con un governo provvisorio, annullando il sovrano chirografo. E 
Toscana e Piemonte e Stati Pontificii e Due Sicilie stanno per firmare 
un patto d'alleanza offensiva e difensiva. Dal carcere di Portoferraio, 
infine Francesco Domenico Guerrazzi lancia la sua predica del venerai 
santo, che, letta tra le acclamazioni, esalta ogni spirito. 



Digitized by 



Google 



— i6 - 



Quando mai, come allora, si visse in Italia di vita cosi pubblica, 
cosi popolare? » Il popolo, che allora si destava, che allora riceveva 
le prime blandizie, s'adunava liberamente nelle piazze ad udire i suoi 
oratori, quando non irrompeva in qualche palazzo ad imporre la sua 
volontà. La canzone d'uno era quella di tutti ; l'evviva era concorde, 
quando echeggiava il va fuori strattier! La medesima folla che ap- 
plaudiva Gioberti, monaco ortodosso e realista convinto, poteva, senza 
smentirsi, ispirata da un'idea che trascendeva l'accidentale, applaudire 
Bassi e Gavazzi, disertori del chiostro, partigiani della repubblica. 

Poiché Gioberti, partito nel maggio da Torino, compiva per l'I- 
talia una marcia trionfale. In ogni città, preannunziato da giorni, era 
accolto tra le feste. S'illuminavano le case in onor suo, si ponevano 
al suo albergo guardie d'onore, s' acclamava oratore nelle assemblee, 
tribuno nelle piazze, condottiero per le campagne; 5 «^-^'-^nava a 
braccia il cocchio. E quando a Roma, compiuta la su; .., ,.^ 

il pontefice, egli si recò a visitare il Circolo Popola ^Cy i^icc* j. 
improvvisò questa curiosa terzina : 

O bclU Italia, tu hai gli occhi aperti 
IVr Tcntusiasmo de li popoli 
E la penna di Gioberti. 

Ed il padre Gavazzi, detto dal Montanelli stentoreo e gigantesco 
tribuno^ ed Ugo Bassi, e talora, meno chiassosamente, quasi melanco- 
nicamente, il mite genovese dalla volontà ferrea, Giuseppe Mazzini, 
arringavano le folle. 

Riviviamo per un'istante quella vita di popolo, quei primi germi 
di vita italiana. Ecco una scena che, a movenze e colori, ci riproduce 
uno storico della rivoluzione romana. 

Siamo dinanzi ad un ro/;;/^/o popolare; è il popolo di Roma che 
nel secolare Colosseo ascolta il padre Gavazzi. Chi cosi magistralmente 



DigitizedbyGoOQlC; 



— 17 — 

ci presenta la scena era, come francese consapevole del '49, partigiano 
del governo pontificio; ma lo spettacolo fu di tale imponenza, ch'egli 
ne restò suo malgrado ammirato. 

Era il 23 marzo! - egli esclama - Rischiarato da un magnifico 
sole di primavera, il cielo di Roma non aveva una nube. Raggiante 
d'entusiasmo, la fronte dei Romani non aveva colorito cupo; i soldati 
della guardia civica, i membri delle società, le truppe, la nobiltà, la 
borghesia, i principi, li artigiani e i possidenti, tutti erano là, aggruppati 
con r artistico istinto italiano. Qui il domenicano dalla bianca veste 
e dal nero mantello, là il cappuccino dalla lunga barba incorniciata 
in un cappuccio di lana bruna, più in là l'abate dal piccolo mantello 
corto e birichino, più in là ancora i collegiali con le azzurre sottane 
rosse, violette, bianche e scarlatte formavano un mosaico umano; 
poi il militare, di cui la brillante divisa contrastava con il semplice 
e pittoresco costume trasteverino ; e donne d' ogni condizione comple- 
tavano questo quadro che nella sua ammirabile disposizione ricordava 
un addobbo teatnle. Magnifico teatro infatti quel Colosseo, con le sue 
roviP' 1 )rdi, ed un immenso uditorio in piedi sotto numerosi 

s'. ;^ ^"' ivano rimpiazzare 1* antico veìarium. Lo spettacolo 

e / magnifico, il momento solenne ! — Allora un uomo di statura 
elevata, un prete in abito di barnabita, s'avanza attraverso la folla 
che s'apre sul .o passaggio, e si dirige drammaticamente verso il 
pulpito, ove di. -olte alla settimana un povero monaco narra, con 
lagrime e singhiozzi, ai popolani le sofferenze dell'Uomo Dio. Questo 
prete, dal passo sicuro, è il principale personaggio del dramma che 
sta preparandosi, è un monaco ambizioso, una pallida copia di Pietro 
r Eremita^ è il padre Gavazzi. La sua parte gli è mirabilmente adat- 
tata, e mirabilmente si presta il suo costume air illusione della scena. 
Un lungo mantello nero, artisticamente panneggiato ricopre la sua 
nera veste, stretta alla vita con una larga cintura, nera essa pure. Una 
croce bianca, rossa e verde si disegna largamente sul suo petto; è 
nuda la sua ampia fronte ; la sua figura porta l'impronta d'una maschia 
e robusta espressione. Spiovuti sul collo i lunghi capelli neri, sparsi 
al vento; ispirato lo sguardo, il gesto armonioso, la posa drammatica, 



Digitized by 



Google 



— i8 — 

la voce risonante, egli predica la crociata dell' indipendenza italiana : 
All' armi I Dio lo vuole ! all' armi ! 

Romani - predica il barnabita • Romani ! non sono degni di tal 
nome coloro che vilmente resteranno al focolare domestico; non sono 
degni discendenti dei domatori del mondo coloro che ricuseranno di 
vincere o morire; non sono degne d'essere madri, non degne d'essere 
spose quelle donne che tratterranno nelle loro braccia il figlio. Io sposo. 

Romani - interroga il barnabita (e tralascio il resto del discorso 
ammannitoci dal Balleydier) - Romani, volete voi spezzare le catene 
che vi avvincono, frantumare i ceppi? — Gli si risponde, con un urlo, 
di si. " Romani, volete voi riconquistare il mondo, volete ridivenire il 
popolo re ? „ E con un urlo, gli si risponde : " Si „ -*- " Ebbene „ con- 
conclude il tribuno " ebbene, alle armi. Dio lo vuoUy alle armi / . . . „ 

" Risonavano ancora gli urli e lo strepito d' assentimento „ seguita 
ristoriografo francese " quando un uomo attempato, rivestito del pit- 
toresco costume dei montanari romani, sostituì nella tribuna l'oratore. 
Si chiamava Rossi, detto il pastore poeta, dal largo cappello, dal so- 
prabito verde scuro, con una pelle di montone gettata negligente- 
mente sulle spalle, le gambe strette nel cuoio, il rosso panciotto, 
la veste azzurra stretta da una cintura tricolore. Pallido, con neri 
capelli, con occhi pieni di lampi, anch'ei predica la crociata „. 

Segue un terzo oratore, poeta anch' esso, evocando le antichissime 
glorie romane, poi un giovane prete, che vota un braccio a ferire 
lo straniero e l'altro a benedire i fratelli ; poi il generale Durando, e 
un altro prete pallido, malaticcio, dalla febbricitante eloquenza, che 
ricorda Lamennais, Ledru RoUin e Mazzini, ed infine il generale Ferrari, 
che stipula le condizioni della campagna. " Noi vogliamo pane e ferro, 
non oro „ gli grida il popolo; e ciò ripete ancora, finché il Ferrari 
lo accontenta : " Ebbene, poiché siete buoni cittadini, avrete soltanto 
dieci baiocchi al giorno ! „ — Infine ritorna il Gavazzi, cui si presenta 
un tal Angelo Brunetti, detto CiceruacchiOy che ha parole di rivendi- 
cazione italiana, e che gli getta nelle braccia un suo figliuolo fra le 
grida universali di viva l'Italia e Ciceruacchio ! 

" Questo movimento, o preparato o improvviso „ commenta lo 



Digitized by 



Google 



— 19 — 

Storico " produsse un immenso effetto. Giammai scena fu meglio ese» 
guita „. Ed alla scena del giuramento, fatto sulla croce innalzata nel 
mezzo del Colosseo, ad una voce, egli non può che esclamare " Le 
Colysée presenta ce jour-là un spectacle sublime! „ (i). 

Cosi a Firenze, a Bologna ed altrove il padre Gavazzi predicava 
sulle piazze, dalle finestre, dai terrazzi. 

Ma più speditamente a Genova, al teatro diurno dell' Acqua- 
sola, r odierno Politeama genovese^ Goffredo Mameli, ventenne, udito 
appena il lontano frastuono della ribellione lombarda, aperse, svolse e 
chiuse un pubblico comizio con questi semplici detti, che ebbero non 
pertanto il potere di creare la Compagnia Ma:(^ini: " Cittadini! a 
Milano si muore. Io e parecchi amici partiamo stanotte, per passare 
domani il confine. Chi vuol esser con noi faccia lo stesso „. 

Carattere poi spiccatissimo e predominante di questa prima ri- 
voluzione italiana fu, nell'agitazione disordinata ed incomposti, una 
audacia confinante con la temerità, una baldanza non mutata dalle 
avversità, non affievolita dalle pessime condizioni dei combattenti. 
Vedremo quanto male in arnese fossero, ad esempio, le soldatesche 
toscane, e assoldate e volontarie, che nel marzo partirono per la 
guerra. Allo stesso loro generale appena riusciva di trovare, alla vi- 
gilia della partenza, un cavallo, e Vincenzo Ricasoli, stanco di mendi- 
care una sciabola, oggetto piuttosto raro tra quelle milizie, si rasse- 
gnava a cingere una scimitarra, ripulita per la circostanza dalla ino- 
norata polvere d'un salotto. 

Eppure quei soldati, mal nutriti e peggio vestiti, ma pieni d'ar- 
dore, muovevano tutti verso la Lombardia, al grido concorde di Viva 
Pio IXy viva l'Italia! immutato alla vittoria ed alla sconfitta. 

Era quella una strana e caratteristica baldanza, una cicca fiducia, 



(i) A. Balleydìer:.//i5/t;ir« de la Revolution de Rome (1846-*: 850). Paris, 1851, 
I, pag. 90 e scgg. 



Digitize'd by 



Google 



— 20 — 

poi non più veduta, vuoi nei destini d* ItalLi, vuoi nel proprio co • 
raggio, vuoi nel caso, la quale sembrava attinger forza dalla sventura. 
Era forse come un preludio alla intrepidezza lacera e mal nutrita dei 
fanatici • oh degno fanatismo! - che guidò Garibaldi. 

Lo scoraggiamento d'una sconfitta presto quindi svaniva: neppure 
anzi esso avrebbe serpeggiato tra quelle file senza il disordine della 
truppa e Tincapacità dei capi. Laonde a Coito, a Volta ed all' armi- 
stizio tanto bistrattato dell'agosto, succedettero, con fatale vicenda, le 
vittorie e le sconfitte del '49. 

La parola d'un ignoto, cui V idea nazionale e questa inalterata fi- 
ducia nelle sorti d'Italia suggeriva alla meglio - o alla peggio - le 
rime, ce ne renda testimonianza. 

Un anno era trascorso dall'epico marzo 1848: un anno saturo 
d'avvenimenti, di rivolgimenti. S'era al marzo del 1849, e venti giorni 
sokanto mancavano alla catastrofe di Novara, quando sul Popolavo 
di Firenze (e undici giorni innanzi Novara sul Popolano Ligure di 
Savona) avresti potuto leggere versi come questi, di cieco affidamento 
in Carlo Alberto, nel morituro al trono, nonché d'Italia, di Piemonte : 

Ha sentito lo strazio e Tululato 
Cupo e crudel delie Lombarde madri : 
Inorridì il suo cuore, ed ha gridato: 
« Sterminio ai ladri ! 

Chi mi favella ancor di mediazione? 
Va scritto in Lombardia ogni trattato, 
Il Congresso è sul Mincio, ed il cannone 
È il deputato », 

Così airingrosso egli si esprime; 
Lo dice la Concordia, il parlamento, 
V Opinione, il Corriere e il Risor girne 
La rima è in enio, 

E quando un Re parla cosi, con vostro 
Permesso, e democratica genìj, 
Vi posso dir che l'avvenire è nostro - 
B cosi sia. 



Digitized by 



Google 



^ il -- 

Dopo il qual saggio, poetico per lui, per noi psicologico, l*autoré, 
certo Augusto Zagnoni, intonava un appello di sapore dantesco ai Ge- 
novesi ed ai Lombardi, del quale questi e quelli per vero non ave- 
vano bisogno: 

O Genovesi generosi e forti, 
Ch*ora siete con BulTa, or coirAbbate, 
Or con Pareto e il diavol che vi porti 
Che cosa fate ? 

Il Re lo brama, dategli la spinta: 
Egli spinto esser vuol, dunque spingete; 
Ogni memoria di Balilla è estinta? 
Non ci vedete? 

De* strani versi miei sotto il velame 
Non {scorgete, o Genovesi, il quia} 
È tempo di finirla coli* infame 
Diplomazia. 

E voi Lombarde e generose squadre. 
Che chiedeste al Piemonte armi e vendetta, 
Non obliate che la nostra madre 

Piange e ci aspetta. 

Come infine dimenticare, nella descrizione deir ambiente storico 
del 1848, dopo la predicazione della piazza^ il teatro? 

Ninno ignora quanta parte abbia avuto lo spettacolo teatrale, di 
prosa e di canto, ed anche di ballo, nella storia del risorgimento 
italiano. 

Trascuriamo pure della prosa drammatica le produzioni storiche 
amorosamente studiate nelle Vite del Vasari od accortamente ricercate 
nelle storie italiane, non appena un'aura di libertà e di liberalità parve 
alitare nella penisola, dal Pellegro Pioìa del Giacometti ad un Assedio 
di Torino del Rocca, dalla Lega Lombarda di Carlo Juaud (o meglio 
di Napoleone Ciotti), ad un Michelangioìo di non so chi ; trascuriamo 



Digitized by 



Google 



— ii -^ 

l*opera clratntlìatica di Savino Savini e d'Agamennone 2appoÌi, ardenti 
mazziniani, lasciamo da parte i personaggi della Margherita Pusierìa^ 
del Niccolò de Lapi, del Marco Visconti^ della Disfida di Barletta, e 
persino i don Abbondio, i Renzo, che, più o meno miti, più o meno 
impetuosi, in omaggio all'italianità ascesero il palcoscenico; neppure 
ci trattenga, se è possibile, l'armoniosa voce e la michelangiolesca 
figura di Gustavo Modena; ma due lavori drammatici almeno andranno 
rammentati. 

Ricorderemo, cioè, il Masaniello, dramma espressamente rivolu- 
zionario di Giovanni Sabbatini (l'autore stesso di quegli Spd:(p;acamini 
che sono oggi Spaciafurnei del teatro Rossini di Torino) : il Masaniello, 
che, permesso dalla censura soltanto nel '48, era destinato ad aiutare 
anche pecuniariamente la causa italiana, poiché i filodrammatici che 
lo ponevano in iscena a Modena derogavano V introito della recita 
a favore dei volontarii che allora appunto partivano per la Lombardia : 
il Masaniello, che cadde, è vero, a quella prima rappresentazione, ma 
che doveva trionfare al NaTjonale di Torino l'anno appresso, recitato 
da Alamanno Morelli e da Francesco Augusto Bon. 

E ricorderemo la commedia di Paolo Giacometti // poeta e la 
ballerina. Dall'indecoroso fanatismo per una ballerina in voga, dal- 
l'inqualificabile abbassarsi di gente che ostentava sul nodo della cra- 
vatta i frammenti delle maioliche più intime della Essler o della 
Cerrito, che s'inebriava trangugiando, raffigurato in certe brioches il 
seno delle due dive ; dall' obbrobrioso prostituirsi infine d' eleganti 
damerini che a Genova amarono sostituirsi ai cavalli per trascinare 
la Cerrito Qin quel mentre stesso che giovani d' altra tempra - i 
Bandiera - si cimentavano ad altre prove), nacque nella mente di Paolo 
Giacometti, disdegnoso spettatore, l'idea di questa commedia // poeta 
e la ballerina, della quale ben disse Giuseppe Costetti : " Nello scriverne 
il titolo, cosi specialmente pacifico e giocondo in apparenza, quasi 
sentiamo le campane a stormo dei villaggi lombardi, il rombo del 
cannone di Pastrengo e di Santa Lucìa „ (i). 



(i) // tMlro italiano nel 1800^ Rocca S. Cnsciano, 1901, pag. 175. 



Digitized by 



Google 



Si che una sera suWe scene del teatro lìorta il povero poèta 
della compagnia, che fa il verso per avere il pane, che ha a casa la 
mamma inferma, accetterà d'improvvisare un sonetto per la diva. Un 
marchesino si degnerà porgergli premuroso il proprio lapis ed egli 
comincierà pensoso un sonetto: 

Deh lascia, Italia, la canzon del pianto; 
Ritorna ai giorni della tua possanza: 
Se neirarti e neirarmi avesti il vanto, 
Or maestra gentil sei della danza! 

Finché, tra lo schiamazzo deir indignazione, che negli azzimati 
damerini è succeduta alla sorpresa, il mal vestito poeta terminerà 
una terzina con un verso degno dell'Astigiano: 

D*eroi giù madre, ora de' mimi il sei 1 

" Pochi mesi dopo la prima rappresentazione „ cedo volentieri al 
Costetti la penna " pochi mesi dopo la prima rappresentazione del 
Poela e la halhrina^ i giovani eleganti non porteranno più le maioliche 
della Fanny, ma combineranno il colore della cravatta, della sottoveste 
e della marsina col verde, col bianco e col rosso dei tre colori 
italiani „. 

E che dirò del teatro melodrammatico ? Non s'era ancora svoha, 
è vero, nel 1848 tutta la mirabile epopea verdiana; non ancora i gio- 
vani potevano arrolarsi cantando: 

Viva ritalial Sacro un patto 
Tutti stringe i figli suoi: 
Esso alfìn di tanti ha fatto 
Un sol popolo d'eroi; 

ma non s'aveva già da parecchi anni il coro fatidico dei Lombardi 

O Signor che dal tetto nat\o . . . 
che scuoteva ed inebriava ? 



Digitized by 



Google 



Kon ancora, è vero, s'erano uditi sulle labbra dei congiurati di 
Pontida gli irati versi: 

Domandai! vendetta gli altari spogliati, 
Le donne, i fanciulli dalPempio svenati: 
Suiristro natio Cacciani queste fiere 
Sian libere e nostre le nostre città! 

ma già nel 1S48 non s'aveva ndV Emani quell'appello 

Si ridesti il leon di Castiglia, 

cui faceva eco un verso che trascinava le platee: 

Siamo tutti una sola famiglia ? 

Non s'aveva ancora, è vero, chiara e tonda, la ribelle aflerniazionc : 

Se l'amor della patria è delitto, 
Siam rei tutti, siam pronti a morir; 

ma gii dal 1848 s'applaudiva freneticamente a teatro e si cantava 
per ogni trivio il coro del Nabucco 

Va pensiero sull'ali dorate 

o l'aria famosa dei PuriUinìy di cui il motto finale 

Incontrerò la morte 
Gridando libertà ! 

fu dall'Austria ritenuto si suggestivo, da castrarlo, almen nelle parole, 

con un 

Gridando ìeaìià! 

verso eunuco che invogliò un capo ameno del popolo di parodiarlo 

con un 

Gridando baccalà 1 

Io non ricorderò i canti popolari, che lo ha già fatto, da par suo, 
il D'Ancona; non ricorderò l'inno delV Albero, caro a Mazzini, non 
l'inno omai semisecolare ileW addio, mia bella, addio; non gli inni 
composti nel delirio dell'amnistia papale. 



Digitized by 



Google 



-. 25 - 

Cantava alla Pergola di Firenze, nel settembre del ^47, il Ga* 
bussi, quando, scorto in un palchetto il Moriani, il pubblico lo. volle 
alla ribalta anche luì, ed a lui ed al Gabussi, esso fece cantare, sull'aria del* 
YEntaniy il motto « a Pio IX sia gloria ed oticr », tributando per 
quella sera a Pio IX la gloria e l'onore di Carlo V. 

Si rappresentava oìVApollo di Roma il ballo La Lega Lombarda^ 
e al punto in cui il grande Federico s'inchina al vessillo pontificio, 
scoppiò un improvviso, un indimenticabile evviva. Poi la platea, di- 
menticando lo spettacolo, intonava l'inno a Pio IX, tra un confuso 
sventolare di fazzoletti e di nastri ; mentre sul palcoscenico venivano 
ad assistere ed a confondersi all'inaspettato spettacolo gli stessi attori, 
le ballerine ed i macchinisti. 

Ma che vado io pensando a fatti del passato ? Quali es^empii più 
efficaci di quelli di questo meraviglioso marzo 1848 a Milano? 

Si è alla vigilia delle epiche giornate. L* orgasmo è al colmo: 
un nonnulla può bastare a provocare una catastrofe. La censura proi- 
bisce lilla Scala la Margherita Puslerla^ opera oramai dimenticata d'un 
Lacroix, perchè teme nell'atto secondo le conseguenze d'una congiura 
da palcoscenico. Vitaliano Crivelli si vede chiamato dalla polizia a 
rendere conto dell'avere applaudito con troppo calore certe scene di 
un insulso ballo. La polizia punisce la ballerina Casati Wuthier per 
essersi presentata al pubblico con una medaglia di Pio IX; mentre 
alla celebre attrice Fanny Sadowsky sequestra i mazzi offertile con 
nastri tricolori. Ma il bravo ed infelice Luigi Beliotti-Bon ne fa ven- 
detta : e l'intera platea scatta in piedi urlando, allorché egli, tranquillo 
come se non dicessero a lui, trae di tasca, in una farsa, un fazzoletto 
bianco rosso e verde. 

Persino tacendo, il teatro aiuta la santa causa. S' era decretato 
r ostracismo al tabacco ed al lotto, per sottrarre all' oppressore uno 
straordinario cespite di guadagno, una rendita di parecchi milioni; 
si decretò l'ostracismo al Itatro, per piangere i lutti delle stragi cit- 
ladine. " Oggi non si vada a teatro „ scriveva sul muro d'una vìa o 
gridava taluno : ed alla sera i teatri erano deserti. Dopo la carneficina, 
operata con teutonica barbarie, del 3 gennaio, per ben tre giorni la 



Digitized by 



Google 



— 2é — 

cittadinanza milanese s'astenne dagli spettacoli, ed alla Scala i pfo- 
prietari dei palchi ne calarono le cortine, non essendo lecito abbru- 
narli. Ben poteva V odiato governo scritturare appositamente per il 
carnevale la ballerina tedesca Teresa Essler - la futura moglie d'Alberto 
di Prussia - sperando con l'abbaglio del senso ingannare i Milanesi, 
ben poteva l'aborrito Torresani mandare i suoi soldati allo spettacolo 
e distribuire non meno di trecento biglietti gratuiti alle sue persone. 
Quando il buon milanese vedeva il soldato tedesco uscire di caserma 
ostentando un sigaro in bocca, e due perfino per dileggio, li copriva 
del suo disprezzo: quando vide i trecento austriaci od austriacanti 
andare, col biglietto pagato, al teatro, li disprezzò ancora, o si limitò 
a battezzarli col nome di trecentisti. Ma essi, i Milanesi, non fumavano, 
essi non andavano allo spettacolo : essi si preparavano allo strepitoso 
avvenimento d^una difesa, d'una zuffa di cinque giornate. 

Ed ora ci piacerebbe veder sorgere a Firenze ed a Pisa il primo 
nucleo dell'armata toscana destinata alla Lombardia; se non fossero 
ad impiegare due parole ancóra sulle relazioni che ebbe con l'impresa 
italiana del 1848 il governo pontificio; del quale vedremo ad un certo 
punto le truppe procedere, agli ordini del generale Durando, di co- 
mune accordo con le toscane ; del quale d'altra parte non potremo più 
nel corso della narrazione occuparci di proposito. 

Pontificava allora e regnava nella città dei Cesari Pio IX, che, 
suscitati nei liberali i primi entusiasmi, s'arrestava pensieroso e du- 
bitoso sulla via intrapresa, quasi determinato ad abbandonarla, quasi 
stupito d'averla intrapresa. I volontarii che partivano per la guerra 
avevano sulle labbra il suo nome, sempre accoppiato nell' evviva a 
quello d'Italia, e con quello d'Italia il tedesco lo bestemmiava. II suo 
popolo lo acclamava per le vie dell'eterna città : e rimasero nella me- 
moria di molti certe passeggiate trionfali eh' ei faceva la sera, tra 
fiaccole, evviva e fanfare, da Piai:(a del Topolo a Pia:(:(a Vene:(ia e 
al Quirinale. Sulla vasta Pia^XA del Quirinale si pigiavano allora i 



Digitized by 



Google 



i^ i9 X. 

(Popolani a migliaia; bianche e gialU, ed anche verdi e rOs^e, pezzuole 
sventolavano sull'infinita moltitudine delle teste, quando dal balcone 
appariva Pio, a benedire i suoi figli. " Notai più volte „ ricorda a 
tale proposito Quirico Filopanti *^ che il silenzio della moltitudine 
era tale, che altro suono non si udiva se non la bella e musicale 
voce di Pio nono, ed il maestoso mormorio della fontana, presso i 
colossi attribuiti a Fidia ed a Prassi tele „ (i). 

Ma mentre i giovani, confortati dalla benedizione d'un pontefice, 
facevano sacrificio dell'avvenire, della vita; mentre i Romani accla- 
mavano ancora il loro sovrano dalla doppia potestà, ai 29 d' aprile 
il Mastai, postasi la maschera dell'enciclica a mascherare il rossore 
d'una viltà, appari d'un subito tutt'altro uomo fino ai suoi più intimi: 
con grave sconcerto delle sue soldatesche, che non riconobbero più 
il loro capo, con orrore della miglior parte de' sudditi, con quasi al- 
trettanto detrimento per la causa italiana, quanto era stato il primiero 
giovamento. 

Tuttavia Pio IX, e in Pio IX l'accorto Mastai, o, se vuoisi, 
l'Antonelli, non faceva che pensare ora come prima al mantenimento 
ed all'incremento del dominio pontificio ; e ben lo provò allorquando, 
sorta l'idea d'una lega dei principati italiani, che facesse capo al reame 
di Piemonte, della potenza di questo egli tanto ingelosi, da fare buon 
viso alla proposta dei principi Colobrano e Luperano, inviati dal 
Borbone ad opporre alla lega del regno italico un'alleanza tra Napoli, 
Roma e Firenze. 



* 
^ * 



Della condotta del papa si risenti naturalmente in Italia la 
condotta del clero tutto. L'amnistia del '46 e l'esempio di insigni 
prelati, di coraggiosi tonsurati, aveva già piegato alla buona causa 



(1) Q. Filopanti: Sioria d* tlaìia dagli antichissimi tempi sino aìV anno tSS2, 
Bologna, 1883, pagg. 847, 848. 



Digitized by 



Google 



- 28 - 

gran parte di esso; ma i successivi tentcnnaniemi, le postume ritrat- 
tazioni della corte roman?, ne resero assai dubitoso il contegno. 
E mentre, sempre nel 1S48, monsignor Cecconi invitava con una 
pastorale il clero pistoiese ad istfuire i parrocchiani sulla costituzione, 
e, con l'arcivescovo di Firenze, a pregare per le armi italiane, in altre 
diocesi, a mala pena era tollerata l'idea nazionale; mentre il 18 marzo 
Pio IX faceva apporre sul bianco e giallo della bandiera pontificia 
le striscette bianco, rosso e verdi, l'arcivescovo di Torino, monsi- 
gnor Franzoni, ricusava gli ordini sacri ai chierici che in feste nazio- 
nali s'erdno fregiati della coccarda tricolore; mentre a Firenze in 
Santa Croce e in Santa Maria del Fiore le vecchie salmodie latine 
salutavano la nuova idea di libertà nascente a Roma, e mentre, dal 26 
al 29 marzo, a Pistoia si celebrava un triduo di ringraziamento per 
la vittoria dei Milanesi, nella stessa Pistoia veniva sorpresa una so- 
cietà istituita da sacerdoti, che, adunata nottetempo nella chiesa dello 
Spirito Santo, tra riti e preghiere, a porte chiuse, combatteva l'idea 
nazionale; mentre nella giornata della riscossa lombarda il clero si 
diportava tanto degnamente, che il governo provvisorio si ritenne in 
dovere di pubblicare, 1' 8 di aprile, un indirizzo rivolto a sua lode e 
ringraziamento, a Massa Ducale una parte del clero istigava la citta- 
dinanza ad opporre all' insurrezione ed alla rivoluzione italiana una 
controrivoluzione austriaca; mentre infine un venerando sacerdote, 
in un villaggio, poco sapendo d' encicliche, al fianco del generale 
toscano De Laugier, benediceva l' armata, e mentre il patriarca di 
Venezia, che ben sapeva dell'enciclica del 29 aprile, voleva celebrare 
in San Marco la vittoria di Goiio, il curato delle Grazie rifiutava, 
come vedremo, la sepoltura al maggiore Landucci, morto per l'Italia 
in Lombardia. 

L' esercito pontificio ad ogni modo, incamminatosi quando ancora 
era generalmente benedetto il nome di Pio IX, forte di circa dicias- 
sette migliaia d'uomini, agli ordini del generale Durando, rimase 
integro nella sua pane regolare, e non indietreggiò all' annunzio del 
voltafaccia papale. Esso s' oppose subito, come potè, alla discesa del 



Digitized by 



Google 



- 29 ~ 

Nugent (i), e combattè nel maggio al Caflaro nel Tirolo (2), e a 
Vicenza, al monte Berico nel giugno, allorché non dal papa ma dal 
generale Hess e dal maresciallo Radctzki fu costretto a rivarcare 
il confine, impegnandosi ad una tregua di tre mesi. Pose anch' esso 
insomma il suo braccio a servigio della causa comune, nella grande 
armata, forte di circa sessanta migliaia d'uomini, che risultò per tal 
modo officialmcnte composta di Piemontesi, Pontificii, Toscani e 
Napoletani. 

S' era addossato il comando personale delle sue truppe re Carlo 
Alberto, che il 25 marzo bandi, con un proclama, la guerra all' Au- 
stria, e che il 27 del medesimo mese si pose al suo posto di comando, 
proclamandosi capo supremo delle forze alleate. Aveva sotto di se, 
a capo dello Stato Maggiore, il generale Carlo Salasco; a capo del 
primo corpo d'armata il generale Eusebio Bava, e del secondo il 
generale Ettore De Sonnaz; a capo dell' artiglieria il Duca di Genova 
Ferdinando, e d' una terza colonna il principe ereditario Vittorio Ema- 
nuele. Guidava le milizie pontificie, alleato e subordinato al re pie- 
montese il generale Durando, alla testa della truppa assoldata, coadiu* 
vato, nel comando dei volontarii, dal generale Ferrari, ed assistito da 
Massimo D'Azeglio, suo aiutante di campo. 

Stava alla testa dei Toscani il generale D'Arco Ferrari, con il 
colonnello Campia, il colonnello Chigi, il tenente colonnello Giovan- 
netti, il maggiore Belluomini, il maggiore Mossotti ed il maggiore 
Studiati ai principali corpi. 

Conduceva finalmente le quattordici migliaia di Napoletani il 
generale Guglielmo Pepe ed il generale Statella: generoso ed ardimcn- 
mentoso il primo quanto gretto ed incapace il secondo. Veneranda 



(i) V. l*autodìtcsa del Durando: Schiarinunti suìhi condotta dtl generaU T) arando^ 
comandante le Truppe Pontificie nel Veneto^ Roma, 1848. (2* cdiz.). 

(2) Combatteva nel Tirolo, come capitano, Carlo Pisacane, accorso dalFAIgeria 
alla difesa d' Italia. Ma come enumererei lutti i nomi che illustrarono questa guerra ? 



Digitized by 



Google 



— 30 — 

figura d'antico liberale questo Guglielmo Pepe, che, principalissimo 
attore, in tempi ornai remoti, d'altri drammi della libenà civile e 
nazionale, ora, più vicino ai settanta che ai sessant' anni, ma fiero 
sempre e gagliardo, guidava i giovani alla conquista dell'indipendenza. 
E quando il suo re, per bisogno o per capriccio, gli intimò di ricon- 
durgli a Napoli le proprie truppe, il vecchio soldato pensoso più delle 
sorti del regno italico che del regno napoletano, vi si rifiutò, e con 
i generosi che preferirono seguire lui anzi che lo Statella, procedette 
oltre, sempre innanzi. Tanto innanzi, che un giorno si trovò a Venezia, 
e, poiché era giorno di guerra, per Venezia egli combattè come 
avrebbe combattuto per Napoli. 

Non troppo volentieri, del resto, il Borbone inviava soldati alla 
guerra nazionale, quando sue vittime politiche v' andavano come pro- 
testa. Ho sotto gli occhi un proclama che la piccola colonna del La 
Masa pubblicò appena sbarcata a Livorno ; nel quale, scagliandosi contro 
il re bombardalorty quei proscritti dichiarano d' accorrere in Lombardia 
a suggellare col sangue il loro giuramento d' unirsi con tutti gli altri 
popoli della penisola. E non diversi sentimenti espresse a Firenze il 
La Masa dal balcone della locanda del Pellicano. Quando poi alle truppe 
del Pepe fu intimato il ritorno, furono dal governo minacciate gravi 
pene ai renitenti; si che da allora si cominciò a gridare ed a scrivere 
pei muri il morte ai Borboni! 

Sul finire della campagna s' aggiunsero ancora all' esercito italiano 
circa otto migliaia di volontarii lombardi; i quali tuttavia, indiscipli- 
nati ed inesperti, pessimamente equipaggiati, con vestiti e cappelli 
d'ogni foggia, a nulla giovarono. 

L' armata toscana, come si vede, era ben piccola parte dell* esercito 
italiano. Non è piccola tuttavia l'importanza che essa ci offre, come 
quella che fin dal principio xlella guerra nazionale s'associa senza 
esitanza all' impresa del re sardo; come quella che si trova ben presto 
a faccia a faccia col nemico, nella posizione più avanzata, più arri- 



Digitized by 



Google 



— 31 — 

sclìinta anzi ; come quella che seconda ognora del suo meglio i piani 
del comando piemontese e che un giorno con un'eroica resistenza lo 
salva da una catastrofe. 

Io mi propongo pertanto di narrare, passo per passo, in base 
specialmente ai documenti che trovansi nel R. Archivio di Staio di 
Firenze, col sussidio di cortesi dilucidazioni ottenute da testimoni ocu- 
lari, la storia particolare dei casi occorsi alla colonna toscana, raramente 
e brevemente accennando a quelli dell'armata piemontese ed italiana in 
genere, dei quali gL\ possediamo numerose ed ampie narrazioni, ma 
frequentemente evocando, in via sussidiaria e ad illustrazione dell' am- 
biente storico, sulla scorta di diarii, la vita e gli avvenimenti svoltisi 
nel Granducato toscano, ed a Firenze in ispecie, durante la prima 
metà del glorioso anno 1848. 






Digitized by 



Google 



Digitized by 



Google 



I. 
Improvvisa Partenza 



I. — Prenderemo le mosse dai primi del marzo 1848, 
e precisamente da una comunicazione che nel di 4 marzo 
- giorno che stava come data in capo allo statuto piemon- 
tese - il ministro granducale degli Interni Cosimo Ridolfi 
faceva al conte Giacinto di Collegno, ufficiale piemon- 
tese, cui, d'ordine di S. A. il granduca Leopoldo II, af- 
fidava l'incarico di formare un corpo di volontarii toscani, 
da trarsi dalla guardia civica e da avviarsi alla frontiera (i). 



(1) V. Carle del Minislero GraruUicaìe della durra, anno 184S, R. Archivio di 
Stato di Firenze, P* 1720, n. 3. 

Mi dispenserò nel corso della narrazione dal citare i protocolli da me consultati. 
Una volta per tutte, essi sono quelli che fanno parte delle su citate Carle^ da 
questo 1720, n. 3 ad un 1737, n. 117 (dal marzo al novembre), con prevalenza 
della categoria 1728. Parimenti ometterò il numero d'ordine delle officiali che 
dovrò trascrivere. 

Colgo poi l'occasione per ricordare che, con decreto granducale del 17 marzo, 
fu nominato il seguente ministero: Francesco Cempini presidente. Neri Corji//i Esteri 
e Guerra, Cosimo Ridolfi Interni, Giovanni Baldasseroni Finanze, Commercio, e 
Lavori Pubblici, Baldassarre Barlalini Grazia, Giusti/.ia e Culti. 

3 



Digitized by 



Google 



4'U mar^o 



— 34 — 



Il marchese fiorentino ebbe in questa occasione a riguardo del 
conte piemontese espressioni assai lusinghiere, affermando, 
ad esempio, che *' ovunque giustamente ne era celebrata 
la scienza e la pratica nelle militari materie „: ciò che a 
tutta prima sembrerebbe spiegare la scella del governo to- 
scano; mentre il principale movente di questa va ricercato 
nella fiducia che s*aveva a Firenze per le istituzioni e per 
le armi piemontesi, e nel desiderio che in mancanza di 
disegni proprii, s'aveva d'uniformarsi ai disegni del mini- 
stero albertino. 

** Paese militare in Italia non siete altro che voi „ scri- 
verà di li a poco a Cesare Balbo il marchese Gino Cap- 
poni " e noi siamo di gran lunga il meno guerriero per 
ogni ragione tradizionale, sociale, economica „ (i). 

Il Collegno accettò sulle prime di buon grado il mandato, 
e non indugiò a por mano all'impresa. Con lettera del di 
seguente infatti, resa di pubblica ragione dalla Ga:(^ieUa di 
FireuT^e, foglio officiale del governo (num. del 6 marzo), 
egli cominciò a proporre la formazione di compagnie e 
battaglioni di volontarii; e con altra dell' ii marzo espose 
al Ridolfi tutto il suo disegno d'ordinamento, facendo i 
nomi de' capi ch'ei proponeva per ciascun corpo volontario. 
Ma nei giorni che seguirono egli ebbe ad incontrare forti 
ostacoli e sgradevoli opposizioni. Il regolamento da lui 
promulgato per la guardia civica mobile diede luogo a 
pubbliche dimostrazioni ostili al governo, asseverandosi 
generalmente eh' esso non era stato pubblicalo nella sua 



(i) LeiUrf di G, Capponi e di altri a lui, per cura di A, Carraresi, Firenze 
1882.90, voi. II, pag. 395. 



Digitized by 



Google 



j8'2i mar^o ^ r 

integrità. Si che, neir incomposto vociare della folla, il di 
i8 .marzo il regolamento venne lacerato, ed al caffé Fer- 
ruccio, ove taluno lo lesse ad alta voce, si gridò al Col- 
legno, al Ridolfi ed al governo il mora, mora! accusandoli 
di voler porre ostacoli al buon volere ed allo slancio pa- 
triottico de' Toscani, 

Di guisa che pochi giorni appresso il Collegno avverti 
il ministero toscano ch'ei credeva, assumendo l'incombenza, 
che un mese fosse sufficiente a disimpegnarla, dopo il quale ei 
potesse ritornare ai suoi dovprì di cittadino e d'uffiziale pie- 
montese; mentre quella ch'ei per eufemismo chiamava sua 
inesperienT^a nelle cose toscane aveva eccitato contro di lui " la 
suscettibilità di quelle persone appunto, delle quali gli era 
più necessario il valido concorso „. Osservando insomma 
che Torganizzazione non aveva ancora fatto un sol passo, 
dichiarò non sentirsi sicuro di poteria compiere ; non poter 
certamente ad ogni modo sobbarcarsi al nuovo incarico 
avuto di compilare un* istruzione teorica per le truppe. E 
terminava augurandosi gli s'evitasse l'obbligo di nuovi rifiuti. 

Il governo mangiò, come suol dirsi, la foglia, e il di 
appresso, il 21 marzo, in un notevole proclama, del quale 
avrò a discorrere, il granduca, o chi per esso, trovava 
modo d'accennare a certa infermità del Collegno, che gli 
rendeva poco agevole il seguitare nel l'intrapreso uffizio di 
ordinamento. 

IL — Intanto già dal 7 marzo s'era letta nella parte 
non officiale della Gai:{etta di Firenze questa notizia : 

" Crediamo poter assicurare che tre uffiziali sardi, 
" graziosamente conceduti da S. M. il Re Cario Alberto, 



Digitized by 



Google 



2/ mar;p 9^ _ 

** arriveranno quanto prima in Toscana. Sono essi il Co- 
** lonn, Cav, Campia, il magg. Beraudi, e il cap. Carni- 
'* nati „. 

A questi ufiìziali passò, più o men palesemente, l'in- 
combenza dei G)llegno. Una comunicazione di gabinetto 
del Ridolfi, in data 23 marzo, aveva già disposto che si 
affidasse al Campia, al Beraudi ed al Caminati (i) l'incarico 
d ordinare Tarmata toscana, facendo parte dello stato mag- 
giore generale; quando un proclama granducale annunciò 
officialmente che all'opera d'ordinamento del conte Giacinto 
di Coliegno s'associava quella di tre distinti ufficiali pie- 
montesi. Fu l'ultima menzione del conte piemontese, che 
fin da allora sparve dalla scena degli avvenimenti toscani ; 
poiché se P II aprile, in seguito a sua richiesta (2), il Col* 
legno verrà officialmente svincolato da ogni impegno, e 
creato commendatore di S. Giuseppe, assai prima egli se 
n'era da se medesimo svincolato. 

III. — Ma il di 21 marzo preparava un grande av- 
venimento. Un supplemento della Ga^:(etta di Firen^^e recava 
un proclama granducale che cominciava ex abrupto: 

" L'ora del completo risorgimento d'Italia é giunta 
'*' improvvisa Io vi promisi altra volta di secondare 



(i) Giovanni Campia^ di Rovito (Asti), entrato nel 1814 nell* esercito piemontese 
come cadetto, passò nel *is sottotenente, nel '26 capitano, nel '46 colonnello. 

Tommaso Beraudi^ nato nel 1801 a Boves (Cuneo), entrò nel ]8i6 nella 'Bri- 
f^ata Cuneo come soldato, e» passato tre anni appresso nella Legione Reale Leggiera^ 
fa nel 1825 sottotenente e nel 1848 maggiore. Mori in questa campagna. 

Dainde Caminati, dì Savona^ cadetto nel '31, fu sottotenente nel '33, capi- 
tano nel '48. 

(2) Vedi nella Gaietta dell* 1 1 aprile la sua domanda del 26 marzo. 



Digitized by 



Google 



*' a tutta possa lo slancio dei vostri cuori in circostanze 
" opportune; ed eccomi a tenervi parola „. 

Le truppe regolari - decretava - avanzeranno imme- 
diatamente verso la frontiera su due colonne, una per 
Pietrasanta, l'altra per San Marcello. Rimarrà alla capitale 
la civica sedentaria (i). Partano pure i volontarii: il prìn- 
cipe condurrà a buon fine le pratiche per una potente lega 
italiana. 

E il gonfaloniere Bettino Ricasoli esortava dal canto 
suo gli ottocento volontarii già iscritti, e chi altri mai vo- 
lesse, a presentarsi aìla ForlcT^ia da basso ^ con qualsiasi 
oggetto d'armamento possedesse. 

Quale improvviso avvenimento aveva portato a ciò? 
quale straordinaria evenienza avea spinto a determinazione 
si precipitosa quel governo ritenuto dai più come titubante 
di sua natura e mal volenteroso, quel governo che sei 
mesi innanzi aveva assicurato sulla propria responsabilità 
non esistere alcun pericolo di guerra? 

Ascoltiamolo dalla voce di un contemporaneo, dal- 
l'autore di un diario pistoiese che trovasi nella collezione 
Rossi-Cassigoli della Nazionale Centrale di Firenze, il quale 
registra, attingendo di solito alla Patria, i principali avve- 
nimenti del giorno: 

21 tnar:(p. La città di Firenze è tutta in moto per le notizie 
che i Piemontesi corrono in Lombardia, Gran folla di popolo 
accorre alla piazza del Granduca, chiedendo arrni per volare in 
soccorso de' Lombardi. Il Gonfaloniere si porta dal prìncipe. 



(t) I^ questa domandò far parte il ministro delle Finanze» Giovanni Baldasse- 
roni, cbe vi fu ammesso col grado di tenente. Nel palazzo municipale s* apersero i ruoli 
d'iscrizione alla guardia civica sedentaria. 



Digitized by 



Google 



1/ maialò -^ ^8 — 

e dopo poco toma annunziando che le truppe regolari marce- 
rebbero subito alla frontiera, e che i volontarii sarebbero im- 

^ jnc;diatainente ordinati e, fatti partire con la milizia. Il Granduca 
^ pubblica pn proclama, firmato da lui e dal ministero,, il quale 
CQmincia : * L' ora del completo risorgimento d* Italia è giunta 
improvvisa. . . . ^ Il popolo si scioglie gridando : viva Leopoldo, 
viva la Lombardia, viva VindipenderiT^a italiana ! Il general coman- 
dante delle truppe regolari, il prefetto e il Gonfaloniere di 
Firenze formano una commissione incaricata del movimento 

• immediato della colonna che deve partire per San Marcello. 
Il Governatore e il Gonfaloniere di Livorno e il colonnellq 
De Laugier sono incaricati del movimento immediato deir altra 
colonna, che deve partire per Pietrasanta. Alcuni però gridano : 
Già il ministero, abbasso il ministero! e cosi si dirigono al Pa- 
la:(^o Vecchio. 1 buoni s' indignano a tali voci ,e disperdono gli 
agitatori. Il ministro Ridolfi parla dalla loggia dell' Orgagna, ' 

' dov'ho disceso coi suoi colleghi, e conclude con queste parole: 
* Mentre, noi parliamo, ne* piani di Lombardia si decide la 
gran lite. Già le bandiere son pronte pei valorosi; ogni ritardo 
è un rimorso ,. Il popolo corre in folla alla fortezza da basso; 
da ogni parte si vedono venire drappelli di volontarii fieramente 
armati e prónti alla partenza. Tutta Firenze era sugli spaldi e 
nella cinta, quando lina carrozza divide la calca come per ih- 

' canto. Era il Granduca còl ministro Ridolfi. A tale arrivo il 
popolo proruppe in grida: Viva r indipendenza 4' Italia, fuori i 
barbari! 

lY. — Conviene tuttavia, per ragioni d'equità storica, 
dar qui la parola ad un altro cronista, il quale per altro 
riproduce assai meno oggettivamente del cronista pistoiese, 
la scena del 21 marzo. Dico Luca Giunti, scrittore non 
ignoto, che amò talora firmarsi Melchiorre Giuntini, del 
quale sono alla Nazionale Centrale di Firenze parecchi diarii. 



Digitized by 



Google 



il maialò A— 66 —a 

che vanno dal 1846 al 1856 (i), e che, composti d^estratti 
di giornali e d'opere, e corredati di comménti personali, 
risalgono ad epoca alquanto posteriore agli avvenimenti 
narrati. 

Vedremo anche in seguito quanto elemento soggettivo 
sia nei diarii di Luca Giunti, uomo cui urtavano i nervi 
i movimenti troppo repentini, uomo che custodiva ancora, 
in un cantuccio del cuore, non abbagliato dal fascino del 
nuovo sole, TafFetto, il rammarico del passato. Da ciò un 
involontario disgusto del presente, un tal quale pessimismo 
per l'avvenire; onde giunto, ad esempio, al termine delle 
sue Noie riguardanti il 1848, accingendosi a farvi su certe 
sue riflessioni^ egli comincia imperterrito con questa : " La 
rivoluzione italiana del 1846 fino ad oggi sarebbe un gran 
bene per Tonor nostro non facesse parte della storia „; 
onde ritiene che l'ideale italiano sia più sulla bocca che 
nei cuori; onde infine, giunto al ministero democratico 
Montanelli-Guerrazzi, egli più non vede e non prevede che 
bricconi per il presente e bricconate per l'avvenire:' " L*a- 
spetto di assassini e di masnadieri, con cappelli acuminati 
e altre insegne, come stili, pistole sempre al fianco, e i 
fatti di Livorno, di Bologna, di Roma, ci annunziano una 
futura società che tutta sarà con questa indole „. 

Questa dìflfida m'era doverosa, per potermi giovare 
in seguito senza scrupoli della preziosa testimonianza del 
Giunti. Ora ascoltiamo pure dal suo labbro gli avvenimenti 
del 21 marzo. 



(i) Mss.: II. II. 548-5)4. Io mi varrò sovente dei II. II. 549-551. 



Digitized by 



Google 



2/ mr^ó --.Ro- 

solio giunte oggi a Firenze grandi nuove di Lombardia^ 
che hanno dato luogo a maggiore esaltazione. I giornali menano 
gran rumore della rivoluzione di Milano : dicono successe grandi 
stragi ; aggiungono anche false nuove, come Mantova in mano 
del popolo, tutto il regno Lombardo- Veneto in rivolta, Venezia 
costituita in repubblica, il re di Piemonte fuggito. Si è fatto in 
Firenze grande amtnutinamento di popolo per volere armi e 

partire. Il Governo ha accordato tutto Grande è stata la 

commozione. In questo gran tumulto popolare si sono messi 
alla testa l'avv. Mordini e un tal Mantevi, 1 quali volevano 
abbasso il Ministero perchè non ha la fiducia del popolo (come 
hanno essi). Hanno arringato il popolo dicendo che Montanelli 
(repubblicano) ed altri simili a lui dovevano formare il mini- 
stero; dicevano si sarebbe levata qualche tassa che aggrava il 
popolo. Girando per Firenze e tenendo simili discorsi, alcuno 
ha cominciato a parlare in senso contrario, tanto che in breve 
tempo quei caporioni sono stati oltraggiati e malconci con 
pugni. Mordini a mala pena si è rifugiato in una sala sotto 
gli Uffi{i^ e tutti quelli più caldi sono stati arrestati. 

V. — Mal s'apporrebbe tuttavia chi, lasciandosi stordire 
da questi clamorosi entusiasmi, altro non considerando, solo 
in base ad essi giudicasse. Poiché sotto quel fermento, 
sotto quella effervescenza di vita italiana^ c'era eziandio 
un basso fondo di vita economica, e parallelo al pensiero 
nazionale ed alla vita comune si svolgeva il pensiero in- 
dividuale, la vita singola, che V entusiasmo di un'ora non 
bastava a colmare. Ben se ne avvedeva l'accorto gonfalo- 
niere Bettino Ricasoli, cui la carica acuiva l'oculatezza 
sortita da natura; e non indarno ei dava la caccia a certi 
foglietti clandestini, non a caso ei s'allarmava a certe pub- 
bliche dimostrazioni. 



Digitized by 



Google 



27-lj mar^ó — il — *• 

Uno di siflfatti foglietti, d' indole cconcmico-politicà, 
aflSsso per le vie di Firenze, pubblicò il 22 marzo la Gai- 
:(etta facendolo seguire da un appello firmato dallo stesso 
granduca, al senno dei cittadini. Il quale appello cosi com- 
mentò, nel suo diario, senza mal animo, perché di parte 
moderata, Luca Giunti : " Questo proclama é del ministro 
Ridolfi, che crede con questo linguaggio dolce e patetico 
raddolcire li animi dei tribuni popolari e la plebe che li se- 
guita „. Alla stessa stregua, sempre con buona intenzione, 
l'assiduo cronista giudicherà un pubblico discorso del mede- 
simo ministro: ** Ridolfi, coltivatore di campi fino ad oggi, 
crede governare mettendosi in piazza e con linguaggio 
paterno, come per le vie di campagna, parlando ai semplici 
e buoni villici „. 

VI. — Comunque sia, é certo ad ogni modo che, 
se pure il 21 marzo potè finalmente ritenersi tratto il dado, 
se pure Vincenzo Salvagnoli potè allora esclamare, con frase 
che pare una contesa di palatali e di sibilanti: La gran 
spada d'Italia è snudata! - ci fu non di meno sulle prime, 
dopo quelle subitanee determinazioni, molta incertezza nel 
governo. Non s'aveva ancora un'idea, non un piano ben 
formulato e preciso, mentre gravi considerazioni d'ordine 
politico e diplomatico, ed un forte timore d'errare rende- 
vano ognora più titubante quel governo che non era certo 
un modello di risolutezza e d'energia. 

Una lettera che il gonfaloniere Bettino Ricasoli invia 
il di 23 marzo al prefetto di Firenze Leonida Landucci 
(da un foglio clandestino definito senz'altro aperto retrogrado), 
dopo aver lamentata l'agitazione popolare alla quale ac- 



Digitized by 



Google 



i; mafio — 42 — 

cennai, esprime Tavviso che sia ottimo partito quello di 
armarsi bene in casa prima d'uscirne: 

Firenze, dal Pala:i^io Comunale y li 2) Mar:^o 1848. 

IH «*> Signore, 

È necessaria una vigilanza attivissima dei Carabinieri spe- 
cialmente diretta a prevenire che foglietti eccitanti Io spirito 
pubblico si affiggano per i muri. Sul Canto delle Rondini, ad 
esempio, è stato affisso un supplemento dell'Alba che tutti 
leggono avidamente. 

Una sorveglianza non meno attiva è necessaria presso la 
casa del Ministero d'Austria. 

Ritengo che sia necessario il fare prontamente murare ogni 
porta che sia intorno al Pala:(^io del Podestà, salvo quella che 
serve all'ingresso dell'uffizio e l'altra che serve a quello delle 
carceri. 

Opino che sia di grande entità il pensare a provvedimenti 
richiesti dal presente stato dello spirito pubblico. Non saprei 
decidere se sia prudenziale spingere ulteriori milizie verso il 
Settentrione d'Italia, o piuttosto appigliarsi al partito di orga- 
nizzare fortemente sotto esperti uffiziali, accasermati, i volon- 
tarii che venissero dalla provincia. Questo sistema può servire 
a distinguere chi sia mosso da un vero sentimento, e per- 
mette intanto si confezionino i necessarii armamenti, dei quali 
siamo interamente mancanti. 

Siamo in un tempo che occorre un consiglio deciso; cer- 
care di scegliere il migliore è ciò che si deve fare; ma il 
miglior di tutti è il consiglio pronto e decisivo. Di fucili ne 
hanno un numero discreto, e per organizzarsi ed istruirsi basta 
il fucile. Gli uffiziali non mancano. Esiste adunque quanto 
preme per provvedere alla istruzione dei Corpi Civici volontari!. 
La Forte:(p^a da basso è il posto conveniente. Il trattamento del 
vitto sia sufficiente, l'istruzione lunga ed efficace, le maniere 



Digitized by 



Google 



u f^^io — 43 — 

tortesissime ma ferme. Cosi si prova se il sentimento per la 
patria è di quello buono. 

• Per me ritengo, salvo il sopravvenire di fatti nuovi, che 
questo sia il partito il più savio nella presente circostanza per 
applicarsi subito dimani. Per questo esperimento è Firenze 
posto adattissimo, città forte per popolazione e più che altre 
moderata per sentimento. 

Mi pregio segnarmi con ossequio distinto 

Di V. S. 111.°»» Dev »<> obbl. Servitore 
RiCASOLi Gonf. .. 

Un'altra lettera, del 24, avvertiva si raccogliessero le 
notizie dei volontarii partiti, poiché s'erano presentati a lui 
per richiederne molti cittadini. 

VII, — Fosse o non fosse consiglio del Ricasoli - le 
lettere del quale furono dal Landucci inviate al ministero 
della guerra - come un proclama del Ridolfi, ringraziando 
la cittadinanza fiorentina della pronta e spontanea generosità, 
aveva già detto inutile ogni ulteriore invio di milizie volon- 
tarie, cosi il 24 di marzo, un decreto granducale sospese 
la marcia delle truppe alla frontiera, affine di provvedere 
aila migliore organizzazione dei corpi volontarii. Firenze, 
Pisa, Siena, Livorno, Lucca, Arezzo, Pistoia, Grosseto, 
Portofcrraio erano scelte a tal uopo come centri militari di 
organizzazione, ed il colonnello Campia, coadiuvato dal 
capitano Caminati ne aveva la direzione. 

Ma più caratteristico dì questo decreto granducale, che 
é notevole per avere imposto alla bandiera del Granducato 
la sciarpa tricolore, detta in Toscana brigidino (i), é quello 



(i) La nappa tricolore era detta in Toscanai brigidino (dr, ii noto stornello oh 
dammi il brigidin de* ire colori), probabilmente, opina il Rusconi (Documenti inediti 



Digitized by 



Google 



che il giorno innanzi aveva pubblicato a Pisa il preletto 
Moscheni, il quale imponeva di sospendere le ostilità, non 
per meglio agguerrirsi, ma perché non ve n'era più ragione. 
*^ Ormai la causa che difendevamo é vinta „ pareva a lui, 
nel marzo del 1848 " né vi é bisogno di incontrar fatiche 
e pericoli „ ; e decretava quindi che non più per l'indipen- 
denza si combattesse, bensì perché Massa e Carrara, scacciato 
il Duca di Modena, non si appigliassero alla repubblica. 

Il giorno 26 un nuovo decreto ordinava di formare 
due campi militari, uno a Pietrasanta, e l'altro a Pistoia; 
ma una postilla apposta dalla Segreteria di guerra all'origi- 
nale osserva : *' La formazione dei due campi non ha avuto 
luogo altrimenti „. Conseguenza questa del rapido avvi- 
cendarsi degli avvenimenti e delle incertezze del governo. 

S'era infatti alla domenica; al mercoledì, 29 marzo, 
il presidente del consiglio dei ministri presentava già alla 
firma sovrana un nuovo decreto, col quale s'avvertiva che, 
per '* il rapido sviluppo degli avvenimenti in Lombardia e 
la certezza acquistata che la lega fra gli Stati italiani deve 
oramai ritenersi conclusa „ , resasi inutile la formazione dei 
due campi su detti^ si doveva invece spingere un corpo 
d'operazione fra Modena e Reggio per agire di concerto 
con le truppe pontificie e sarde. Il corpo - prescriveva il 
decreto - consterà di tutte le truppe di linea d ojgni arma 



sugli aVfeHvmttti politici del 1S4S - Società archeologica di Novara, Novara, 1880, 
pag. 4}« dal nome di Brigida Giorgi, che nel 1794, due anni innanzi invasione fran- 
cese, Taveva ricamata, d' incarico del figliuolo Luigi Zamboni, per insegna degli in- 
sorti Bolognesi. La degna donna fu fatta flagellare dalla congregazione criminale di 
Bologna, e il figlio fu strozzato. 

Un decreto del 16 aprile dichiarò bandiera Toscana il tricolore, cui andava 
sovrapposto lo stemma granducale; ma la reazione del '49 ripristinò Tantico. 



Digitized by 



Google 



29' so mar^o 



— 45 — 



e dei civici volontarii. I civici volontarii per altro, avendo 
preso impegno soltanto per la difesa della frontiera, potranno, 
ove lo vogliano, tornare alle loro case, e ciò sono esortati 
a fare i padri di famiglia o chi altri ancora non abbia il 
permesso da parente che vanti su lui legale autorità. Gli 
impiegati non potranno arruolarsi perché é possibile il 
caso d'una lunga assenza. Chi vuole andare volontario, si 
iscriva. 

Si riunisca la truppa toscana - insisteva da Pontremoli 
il professore Matteiicci, commissario civile in quei primi 
tempi, poi, con risoluzione sovrana del 22 maggio, inviato 
a Milano per servire di intermediario tra il governo lom- 
bardo ed il toscano -si vestano i volontari d*una hlousc e 
d'un caschetto, e s'ottenga da essi la promessa che staranno 
in Lombardia sino a cose fatte. Tra quindici giorni circa • 
concludeva - s'avranno pronte cosi cinque o sei migliaia di 
uomini. 

Con il decreto pertanto del 29 marzo, pubblicato il 
30, non soltanto fu officialmente bandita la spedizione 
toscana in Lombardia, ma essa fu eziandio dichiarata com- 
partecipe della campagna nazionale d'ogni stato italiano (i). 

E, quasi a conferma del patto e ad incoraggiamento. 



(1) Esisteva, com*ò noto, la confcilora/Jonc degli Stati d'Italia, nonché VAllo di 
Confedera^iofu e di unione delli Siali d* Ualin, dello delìi Siali Vnili (T Jlaìia, Questo 
era cosi concepito: 

'* Col nome della SS. ed indivisibile Trinità - I Principi Sovrani e li Stati 
liberi d'Italia, convinti ^ei vantaggi che verranno dalla loro unione solida e durevole 
per la sicurezza e Tindipendenza della Italia, hanno convenuto di formare una con- 
federazione perpetua „. 

Seguono cento articoli. 

Esisteva poi, dal 5 di marzo, V Associazione Naiionaìe Ilaìiana^ della quale era 
presidente Giuseppe Mazzini, vice presidenti Pietro Giannone e Filippo Canuti. 



Digitized by 



Google 



mario — ^g — 

s'annunziò quel di stesso ddi giornali il passaggio d'un 
corpo di truppa napoletana, destinata a congiungersi all'ar- 
mata italiana. 

Vili. — Cosi nella capitale del Granducato. Più spe- 
ditamente a Pisa, con giovanile generosità, quasi quattro- 
cento scolari alle notizie di Lombardia avevano fissato sen- 
z'altro un convegno nel cortile dell' università, e di qui 
erano partiti per la guerra. 

É questo un avvenimento di tanta importanza, che 
merita ci soffermiamo alcun poco su di esso, per rifarci 
poi a quelle dubbiezze governative, che anche lo slancio 
dei giovani studenti pisani e senesi tentarono d'attutire. 

Già dal 1847 era stata istituita fra gli scolari di Pisa 
e di Siena una Guardia Universitaria, d'indole (non d'uni- 
forme) affatto estranea alla guardia civica, con l'ufficio di 
custodire l'ordine e la disciplina interna delle due università, 
e, in casi eccezionali, di coadiuvare la guardia civica e la 
milizia. I professori ne erano uffiziali, gli scolari militi o 
sotto uffiziali (i). 

Fu appunto da questa guardia universitaria che sorse, 
nel marzo del 1848, il Battaglione Universitario Toscano. 
Ne furono a capo, col grado di capitani di compagnia, gli 
stessi professori, mirabilmente affratellati ai loro discepoli 
nella comunanza delle idee, e frettolosamente addestrati a 



(i) V. per maggiori schiarimenti: G. Nerucci: Ricordi storici del BntlagUone Uni' 
versilario Toscano alla Guerra deW Indipendenza Italiana del 1848^ Prato, 1891., 

pagg. 4 5-6s. 

Una guardia simile a questa fu poi istituita anche nel liceo di Lucca e di 
Portoferraio, col nome di Battaglione della Sperania^ ed una Guardia Accademica sorse 
nel maggio àìAV Istituto Fiorentino di Belle Arti» 



Digitized by 



Google 



mar::o 



— 47 — 



maneggiare la spada, ad adoprare il fucile. Ed ceco, alla 
testa d'una compagnia di giovani, il geologo Pilla ed il 
fisiologo Corticelli, ecco Michele Ferrucci - il cui solo nome, 
a detta del Gioberti, rappresenta un'antica gloria delle armi 
e un vivente onore delle gentili lettere italiane - e Luigi 
Pacinotti, padre d'Antonio, e, come commissario civile, 
Carlo Matteucci - cui viene dato il finis d'una lezione di 
fisica al grido inaspettato: si parte! - e, tra gli scolari, 
Stefano Ussi e Tommaso Gherardi del Testa, e sopra tutti, 
da tutti venerato, uno scienziato che pare l'assoluta nega- 
zione del militare, che ha preso, in fretta e furia, con 
Cesare Studiati, qualche lezione di tattica dal veterano 
Molinari; ma che per contro si mostrerà intrepido al fuoco: 
il professore di fisica celeste Ottaviano Mossotti. 

Si che potrà asserire un giorno Giovanni Faldella che 
il dì 29 maggio era la poesia, la scienza, l'arte, il diritto 
nazionale, la civiltà universa in armi contro a ciò che allora 
chiamavasi barbarie. " Di là le nordiche basette rassegate, 
i caisserlicchi, il Kronprinz; di qui gli eredi beneficiati di 
Dante; di là chi sa quali fantasie croate, che l'acquavite 
del vecchio Radetzki rendeva tuttavia ferocemente riluttanti 
al sogno fraterno del Sant'Ambrogio del Giusti ; di qua gli 
studiosi classici che ricordano nei campi Ocnei la patria 
del mite Virgilio „ (i). 

11 mite Virgilio rammentavano talora quei giovani che 
avevano lasciato la penna per il fucile, i libri per l'armi. 
Se uno scolaro studente leggeva, alla scuola, la furia della 
potenza romana al Rubicone o l'apoteosi della rivendica- 



ci) Cariatone e Montanara f Commemorazione, Pisa, l^^^, pag. 56. 



Digitized by 



Google 



WW''^^ — 48 — 

zionc italiana a Legnano, pensava alla magnanimità degli 
avi; se uno scolaro soldato posava il piede sul suolo 
lombardo, se dal terrazzo d'una fortezza o dal suo posto 
di vedetta contemplava la pianura mantovana, pensava 
classici ricordi: 

" Questa lettera io te V ho scritta, cosi lunga com' è, 
'' di sulla spianata delle Grazie, che guarda il lago verso 
'* Mantova, dove il terreno si affonda giù a un tratto nel 
" padule : e veggo di qui lontano i vaghissimi colli Euganei, 
" dov'è la tomba del Petrarca, e più lontano i fianchi erti 
*' e le cime frastagliate delle Alpi, sempre coperte di neve, 
" che aspettano il Tedesco che le ripassi l'ultima volta: 
" e ti scrivo all'ombra di questa chiesa, che è un santuario 
*' rinomatissimo di questi luoghi, e lascia vedere sulle sue 
" interne pareti, ornate tutte bizzarramente di cera, lunghi 
" ordini di statue, pure di cera, di cavalieri e principi graziati 
" dalla Madonna; in una di queste cappelle esistono ì monu- 
" menti della famiglia Castiglione, e tra gli altri quello 
" veramente magnifico di Baldassarre. (23 maggio.) „ 

Che sorta di soldati fossero del resto gli studenti ed i 
professori pisani e senesi lo dice per tutti Enrico Mayer, 
con un cenno che direi la definizione del soldato ideale 
in una nazione civile, e che rispecchia il pensiero di molti 
volontarii del '48: 

*' Io non son militare, né ho mai avuto alcuna dispo- 
" sizione per la milizia, e abborrirei da ogni guerra che 
*' non fosse d' indipendenza nazionale. Ho preso le armi 
" per la patria come naturale conseguenza dei miei prin- 
'* cipii professati in tutta la mia vita. Sono a questo campo 
" come civico volontario, cioè come libero cittadino; e 



Digitized by 



Google 



mario — ^p — 

'' questa libertà di azione intendo mantenerla senza meno- 
" maria con alcun arruolamento „ (i). 

Poiché e' era bisogno del braccio d' ognuno, Enrico 
Mayer, il dotto linguista, lasciava la famiglia e gli studi, 
lietamente, senza querele. E poi, lo diceva francamente 
un milite del glorioso battaglione, forse Carlo Livi: " Che 
ha da fare V Italia di tanti dottori ? È tempo che tutta 
questa gioventù sciupata dall'ozio e da studii indigesti si 
ritempri nelle severe discipline dell'armi. L'Italia é anche 
dotta abbastanza: e ora dell'esser forte, più che dotta, ve- 
racemente abbisogna „ (2). Alle quali parole facevano eco 
quelle del Mayer, allorché domandava ad un bibiofilo: 
'' E che male sarebbe se passasse un anno senza far 
nuovi dottori? „ (3). 

Essi dunque, dotti o dottori, partivano sereni per la 
guerra, e per le strade polverose, per le campagne feconde, 
pe' poggi fioriti, e sul campo di battaglia, portavano i loro 
classici ricordi, i sogni geniali della giovinezza, e là, in 
fondo al cuore, un affetto che il patriottismo avea reso dolo- 
roso ma forse più caro, l'amore per la loro bella o Tamore pei 
loro vecchi. Poiché colui che pur ora udivamo rammentare 
con ammirazione Francesco Petrarca e Baldassarre Casti- 
glione, non dimenticava per essi il vecchio babbo lasciato 
a penare: 

'^ Oh credi, quand'io ricevo le lettere del mio povero 
babbo, scritte là alla buona, ma con tutto il cuore di un 



(i) Da Reggio, 22 aprile, al fratello Edoardo. 

(2) V. Palria del 28 maggio 1848. 

(3) A G. P. Vieusseux, 4 aprile 1848. v. Linakcr: La vita e i tempi di En- 
rico tHaver, Firenze, 1898, voi. Il, pag. 550. 



Digitized by 



Google 



mar\p 



— 50 



popolano, colla benedizione in fondo, e dove mi dice che 
pensa sempre e prega in casa per me e per V Italia, mi 
vengono le lacrime, e con le lacrime orgoglio e reverenza, 
e speranze grandi in questo popolo che ha in sé i germi 
della vera virtù e civile grandezza „. 

Partirono adunque nel pomeriggio del 22 marzo, dal 
cortile dell'università i 389 scolari, diretti a Lucca e Pie- 
trasanta, mentre per Poggibonsi stavano per dirigersi pure 
a Pietrasanta 74 scolari senesi. Si riunì poi il battaglione, 
già decimato di ambe le parti, ma epurato, a Pontremoli 
il 3 d'aprile. " Questo Battaglione Universitario „ scrive un 
milite alla Patria (n. del i® maggio) '* dovunque passa si 
attira, non so perché, le simpatie di tutti ; la fama ci pre- 
corre, e il nome di Mossotti si sente ripetere sulle bocche 
del più umile campagnuolo, della più povera donnicciuola, 
insieme con quelli santissimi dell' Italia e di Pio „. 

Ricorderò infine che non solo il battaglione universi- 
tario parti in quei giorni da Pisa e da Siena, ma altri 
volontarii pisani e senesi formarono un secondo battaglione, 
posto agli ordini del maggiore Cesare Studiati, ardito pro- 
pagandista dciridea italiana, E qui voglio menzionare Vin- 
cenzo Malenchini, futuro ministro, allora capitano, amato 
più che riverito dai suoi dipendenti, e Giuseppe Montanelli 
- mite ed intrepido - che militò, sebbene professore, come 
semplice soldato: Giuseppe Montanelli, cui Victor Hugo, 
nominò ntW Hisloire d'un crime come suo amicissimo, e 
che con Victor Hugo, dopo le amarezze provate in patria, 
si trovò presente, nel famoso 2 dicembre 185 1, ad una 



Digitized by 



Google 



delle furtive adunanze che la sinistra repubblicana tenne 
nel chiassuolo di rue de la Cerisaie. 

Ma di essi vedremo altrove altre gesta. Ora, poiché 
conviene dimenticare la digressione per ritornare al tema, 
alle prime dubbiezze, cioè, ed ai primi provvedimenti del 
governo granducale, e poiché non potremo sempre tener 
d'occhio sino al suo arrivo in Lombardia ciascuna colonna 
in particolare, mi piace descrivere e riassumere con un 
solo periodo di Giuseppe Montanelli la marcia festosa delle 
giovani milizie volontarie avviate ai campi lombardi: 

" Al nostro attraversare i paesetti, le campane suo- 
navano a festa; piovevano fiori sulle baionette luccicanti 
al sole di primavera „ (i), 

IX. — Soffermiamoci un istante ancora prima di ri- 
farci sulle orme delle due colonne toscane avviate alla 
Lombardia, ad assistere alla partenza delle truppe napole- 
tane, VAlba d'Italia e la Galletta di Genova ce ne danno 
Vistantanea. 

" Napoli, 2^ marino. — Alla sera il molo era zeppo in 
^' maniera straordinaria di cittadini che salutavano gli eroici 
" giovani che, montati sul Firgilio^ si davano all'alto mare. Le 
" barchette in numero infinito occupavano lo spazio dalle rive 
^^ al vapore; e sventolavano fazzoletti bianchi da mano di 
'^ madri e di amanti, altere di quei prodi che si dimostravano 
'* fra tutti i più franchi e coraggiosi amici dell'Italia e della 
** liberti. Un giovane, partito senza dare avviso a' genitori vede 
" giungersi il padre, che piangendo lo esorta a rimettere quel 
" pensiero, per pietà della madre che inferma gli giaceva nel 



(i) Memorie suìrilalia e speciaìmenle sulla Toscana^ dal 1S14 al i8)jy Torino, 
1853, voi. II, pag. 217. 



Digitized by 



Google 



22-2) tnar^o ... r2 — 

^' letto; e il giovane coii gli occhi molli rispose: ^ Ora mia 

** madre è l'Italia ,, e i compagni fremerono di tenerezza, ma 

" stavan sereni nell'eroismo comune. Poi arrivò un locan- 

'^ diere, che recbmava da un prete lo spesato di alcuni mesi; 

" ma il prete gli disse da lontano : ' Al mio ritomo ti pagherò 

" con le spoglie • degli Austriaci, , e tutti ne furono esilarati. 

" Ora si vanno arruolando altri bravi „. 

Questi bravi, diciamolo di passaggio, comandati dal 
prode Rossarol, furono poi i soldati del decimo reggimento, 
sbarcati a Livorno il 7 d^aprile, ed avviati anch'essi a quel 
campo sul quale li vedremo gareggiare di valore con i 
Toscani. 

X. — La truppa assoldata e volontaria che vedemmo 
partire acclamata nel pomeriggio del 21 marzo dalla for- 
ic{\a da basso, equipaggiata alla meglio, arrivò il di ai> 
presso a Pistoia. Questo arrivo e la successiva partenza ci 
è descritta dal citato diario pistoiese: 

" 22 mar^o. — Partono all' alba da Pistoia per San Marcello 
" alcune delle milizie arrivate il giorno innanzi, unitamente a 
" circa 80 giovani pistoiesi [i] che volontariamente a quelli si 
** unirono.... A ore 11 arrivano in Pistoia circa 1000 vo- 
" lontarii fiorentini. Sono ricevuti con festa dalla intiera popo- 
" lazione, e il cannone rerruccio, trasportato appositamente nel 
" bastione di porta Carraiica, gli saluta con ventun colpi. . . . 
" Nella sera arrivano a Pistoia due compagnie granatieri, 
*^ comandate dal tenente colonnello Giuseppe Giovannetti, e 
" prendono quartiere nel Monte Olivero „. 

XI. — Il giorno 23 marzo, mentre non reca impor- 



(i) Era tra e$si Pietro Fanfani, 



Digitized by 



Google 



tanti avvenimenti alle nostre truppe, avviate al Modenese, 
non trascorre vacuo nel Piemonte né a Roma né a Siena 
né a Milano. 

Nel Piemonte si diffonde per ogni lato e suscita ac- 
clamazioni popolari, un proclama di re Carlo Alberto, che; 
annunciando l'entrata delle truppe piemontesi nel territorio 
lombardo, apre officialmente la guerra dell' indipendenza 
italiana. A Roma je notizie di Lombardia cagionano tale fer* 
mento che si pone d'un subito in marcia per il settentrione 
un buon nerbo di milizia civica e di cavalleria. Confuso 
tra i militi va il barnabita bolognese padre Gavazzi. A 
Siena si dispongono alla partenza i 74 scolari, che bramano 
raggiungere i compagni pisani. A Milano si compie in 
questo giorno l'apoteosi della libertà e dell'indipendenza. • 

XII. — Di quest'ultimo avvenimento giungono il di 
appresso a Firenze le prime voci, annunziami l'entrata dei 
Piemontesi in Milano italiana. Per le vie s'agglomerano 
le persone, e una folla imponente corre gridando al pa- 
lazzo della legazione austriaca, ne strappa lo stemma, lo 
trascina sulla pia^^a del Granduca, consueto teatro delle 
sue gesta, e quivi lo abbrucia. L'identica scena si svolge 
intanto a Livorno. 

In ringraziamento poi della vittoria di Milano si cantò 
a Firenze qualche di appresso un solenne Te Deiim nella 
Metropolitana, con l'intervento officiale del ministero, della 
magistratura e della guardia civica. ** Al ritorno „ ricorda 
il diario pistoiese *' il popolo si porta sulla pia^a del 
Granduca, ove il poeta Giovanni Berchet, salito sulla loggia 
deirOrgagna, pronunzia analogo discorso,,: discorde que- 



Digitized by 



Google 



24 fnario -i-. 54 — 

Sta volta dalla Patria (n. del 28 marzo), la quale pone 
il discorso sotto gli Uffiiii e riferisce che il poeta, troppo 
commosso, diede a leggere il proprio discorso a Giuseppe 
Massari, uno dei valenti scrittori - futuro deputato della 
provincia di Bari al Parlamento napoletano - che, con Vin- 
cenzo Salvagnoli - futuro deputato anch'esso - e con Ce- 
lestino Bianchi collaboravano alla Patria^ giornale fondato 
da Mario Tabarrini e dal Ricasoli. Ai 4 d'aprile poi il 
Granduca approvò si collocasse lo stemma di Milano sotto 
la loggia de' Lanzi, dichiarando festa civica il giorno in 
cui doveva aver luogo la funzione, eleggendo a cittadini 
di Firenze i membri del governo provvisorio lombardo, e 
ordinando che una deputazione toscana si recasse a comu- 
nicare siffatte disposizioni alla cittadinanza milanese (i). 



(1) La deputazione (V. Salvagnoli, L. Sabatclli e V. Ricasoli) presentò infatti, 
ai 25 d'aprile, un suo indirizzo al governo provvisorio, dicendosi lieta che Firenze, 
ultima a soccombere, dopo lunghissimo assedio, ali* Austriaco, fosse la prima ad ono- 
rare Milano, prima risorta in Lombardia. 



Digitized by 



Google 



IL 

La Marcia 



I. — Due colonne adunque, secondo il decreto del 
21 marzo, marciavano verso il confine del Granducato, 
runa per Pietrasanta, l'altra per San Marcello. 

Verso Pietrasanta muovevano pure la Linea ed i vo- 
lontarii di Pisa (civici e scolari), di Livorno, Lucca, Via- 
reggio e Camaìore, 4000 uomini in complesso. Quivi 
giunte le milizie toscane trovarono il paese in orgasmo. 
Pochi di innanzi, il 2 1 marzo, le truppe estensi ed austria- 
che avevano sgomberata Modena, ove sui lacerati proclami 
della reggenza ducale era sorto un governo provviso- 
rio. 11 di appresso a Massa ed a Carrara il popolo aveva 
disarmata la truppa estense al grido di Viva Pio IX, viva 
Leopoldo II y viva Carlo Alberto! — ^ Unitasi alla dimostra- 
zione anche la truppa, al Magistrato di Massa non restò 
che gridare anch'esso viva Pio IXj viva Leopoldo, eccetera : 
ciò che fece pubblicando un proclama col quale avvertiva 
il popolo massese che era giunta anche per esso l'ora de- 



Digitized by 



Google 



cisiva, e che egli limitavasi soltanto a raccomandare pru- 
denza^ dignità, e sopra tutto rispetto alla proprietà d'ognuno. 

Il governo estense precipitava : ed entrando nella Gar- 
fagnana^ la colonna fiorentina del maggiore Belluomini 
non calpestava un suolo straniero, poiché non mancava 
ornai se non la formalità d'una deputazione che si recasse 
dal granduca a professarglisi suddita, perchè al governo 
estense subentrasse il lorenese. Di guisa che, giungendo il 
24 marzo a Pietrasanta, il maggiore Baldini non trovò di 
meglio che invitare le milizie dell'agonizzante governo 
ad aggregarsi al Granducato, assicurando loro la conferma 
dei propri gradi e delle proprie rimunerazioni. 

Da Pietrasanta avviandosi alla frontiera modenese, sotto 
un nevischio gelato, sferzata da un vento che faceva im- 
pennare i cavalli, questa colonna fece tappa ad Abetone, 
paese che entrambe le colonne dovevano attraversare. 
" Cade una fitta neve „ scrive di qui, rattristato, ma non 
disanimato, Valentino Giachi, in data del 26 marzo (i) 
*' il cielo é di piombo, e la paglia umida e trita. È un 
freddo insopportabile. Ci dicono che una divisione dei 
nostri si e già battuta coi Tedeschi, e che vi sono stati 
tre fiorentini feriti. Felici! „ 

Riguardo poi alla colonna di San Marcello, riferirò, 
in via eccezionale, la lettera famigliare che il sergente del 
genio, ingegnere Massimino Moschi, volontario pratese, 
scrisse alla mamma giungendo a San Marcello. 



(i) V. Prose e Poesie italiane scelie e annoiate da L. Morandi^ Città di Castello, 
1895. pag. »73. 



Digitized by 



Google 



San Marcello, 2) mario, ore j di sera. 
Cara Mamma, 

Le scrivo due versi in fretta per dirle che per ora le cose 
vanno bene, e meno tre o quattro che si sono svenuti arri- 
vando a S. Marcello (e ciò per aver bevuta dell'acqua fresca 
con un caldo opprimente) siamo tutti sani e ben disposti. 
Arrivammo alle 5 a Pistoia, e fummo accasermati nel convento 
dei cappuccini di S. Lorenzo. Alle 3 di notte è stato fatto 
l'appello, e en rotile per S. Marcello, dove siam giunti alle 3 
essendoci arrestati un'ora e mezza alle Lastre, dove è bisognato 
far'baruflfa per aver del pane. C'eravamo uniti ai Pistoiesi e 
a' Fiorentini e a due compagnie di lìnea 

Poco prima d'arrivare a S. Marcello è passato il Bali Sam- 
miniatelli, vecchio retrogrado e redattore della Voce della Ferità, 
Egli ha voluto dissuadere i capi di proseguire, dicendo che a 
Modena era tutto tranquillo ecc., ma il consiglio venuto da 
tale uomo ha prodotto un effetto contrario. 

Stanotte pernottiamo qua. Non si sa a che ora si prose* 
guini per l'Abetone. Addio, perchè suona l'appello per il rancio 
che oggi passano per la prima volta. La paga è (issata a una 
lira meno un soldo senza il rancio. 

Addio. Io ho giurato di non ritornare a Prato se non 
portando una testa di tedesco infilzata nella mia baionetta. 

Suo aff.n»» figlio (i). 

IL Da Pietrasanta adunque e da San Marcello le due 
colonne s'incamminarono verso Abetone, e di qui verso 
Modena. 

Affine di dare un' idea di questa marcia verso la Lom- 
bardia, trascurando gli inutili particolari dell' itinerario - il 
quale poi varierebbe per ogni corpo di milizia - io ne rileverò 



(i) Un Toscano a Montanara nel 1848^ Siena, 1893 (con prefazione di L. Gial- 
dini), pag. 9. 



Digitized by 



Google 



i; ttdrió — $8 -* 

la qualità, riferendomi più che altro al modo con cui le 
milizie stesse venivano accolte dalle diverse popolazioni. 

Toglierò all'uopo dalla "Patria (n. del 27 marzo) un 
brano d'una lettera, e dalla Gaz^ietla di Firen:{e (n. del 
31 marzo) qualche tratto dell'interessante rapporto che da 
Cesarano diresse al ministro Ridolfi il commissario generale 
Matteucci ; 

Da Pescia, 4 pomeridiane del 2j tnar:^o. 
Non starò a descriverti le feste che abbiamo ricevute sul 
nostro passaggio; fino ad ora quelle di Prato furono magnifiche; 
illuminazione straordinaria; la festa di tutti i cittadini alla nostra 
Colonna mobile fu pure straordinaria e commovente; dei popolani 
ci accompagnarono fino a Pistoia. A Pistoia, dove giungemmo 
alle due di notte, la cosa si passò molto fredda, colpa, ci dice- 
vano, delle feste stragrandi fatte .alla colonna che ci aveva pre- 
ceduto e delle altre fatte in occasione della partenza dei volon- 
tarli pistoiesi. Questa freddezza continuò per tutta la campagna 
pistoiese; ma giunti nella Val di Nievole la scena cambiò 
aspetto, e le feste e le accoglienze furono grandi sempre e 
significanti... Ai Bagni di Montecatini ci venne ad incontrare la 
Civica di Borgo a Buggiano, e questo paese era al nostro pas- 
saggio messo a festa, illuminato, col popolo plaudente alla 
libertà d'halia e ai volenterosi cittadini che vanno a combat- 
tere l'odiato straniero. 

Le feste di 'Pescia è impossibile desci*iverle. Erano circa 
le 9 di sera quando noi vi giungemmo, e le campane tutte suo- 
navano a festa; la banda ci venne incontro fino ad un miglio 
dalla città. Questa era illuminata, e il popolo fra gli applausi 
e fra gli evviva. Noi la percorremmo come in vero trionfo. 
Non ti dirò che i cittadini hanno fatto a gara a riceverci , come 
era stato per l'altra colonna, con ogni maniera di gentilezza; 
ti basti che il sergente maggiore dei carabinieri offri quei letti 
occupati dai suoi commilitoni ai nostri volontarii. 



Digitized by 



Google 



1; tnafiù .^^s. «jtt -»-. 

Noo creder che tutto questo festeggiamento e tutte queste 
gentilezze sieno state effetto di soli maggiorenti del paese e 
della lorq influenza; la festa popolare è stata tutta del popolo, 
spontanea, cordiale. 

P. S. — In questo momento la città di Pescia acclama 
per le sue vie i plutoni della mobile e della linea accomunati, 
che vanno percorrendo la città cantando cori nazionali, e con 
bandiera tricolore. 

E più sotto: 

Serravezza, 2J mario. 

Fino i contadini che nulla avevano ancora saputo di 

questo gran movimento italiano, e che erano avvezzi a vene- 
rare come cosa sacra i dispotici voleri dei loro duchi, inco- 
minciano a mostrare di capir qualche cosa, e quando incontrano 
alcuno gridano tosto: Viva Pio IX, viva Leopoldo nostro so- 
vrano, ecc. 

Ed il Matteucci: 

A San Terenzio la popolazione sin da ieri si è raccolta 
sulla strada al passar delle truppe e regala tutti i volontarii di 
vino. Quando passammo fummo accolti con grandi feste dà 
alcuni contadini che stavano preparando con rami d'alberi 
sempre verdi un arco di trionfo posto precisamente sul confine 
e destinato per il Battaglione Universitario. Da Bagnone si son 
mossi con banda e in gran numero per venire incontro delle 
truppe. 

In questo momento il battaglione Livornese si vede sfilare 
al piede del monte di Cesarano, lungo TArcinasso 

Lo spirito dei militi volontari è in generale òttimo Se 

fossero vestiti ed equipaggiati si potrebbero considerare per vec- 
chi soldati 

Quanto allo spirito delle popolazioni, credo che possa dirsi 



Digitized by 



Google 



nta/ió -*. ÓO — 

che sono tutte alla Toscana, e oramai lo sono tutte di fatto (i). 
Tutto il paese si è dato spontaneamente^ perche ama il Prin- 
cipe della Toscana, perchè ne vuole le istituzioni, perchè cosi 
si sente consigliato dai suoi \'eri interessi. 

Riguardo poi al Battaglione Universitario, le acco- 
glienze non solo, ma le gentilezze dell' ospitalità toccarono 
il colmò. Basti leggere, quale lo tolgo dai citati Ricordi 
Storici {pag. i86), questo brano dello scolaro Martini, scritto 
dopo il passaggio del Po: 

Il Presidente della Civica Magistratura mi ha invitato dì 
andare a casa sua, ed io, dopo il gra;jc tante! troppo gentile! 
ho poi accettato, ed ora, lavato e pettinato, mi ritrovo in una 
camera con tre finestre, caminetto, specchio a bilico, letto di 
noce, fiori di nicchie, ecc., ecc. e con sotto il naso un mazzetto 
gettatomi dalla finestra da una signorina della città. Questo per 
ora. Or ora scenderò le scale, dove mi aspetta il desinare che 
mi è stato offerto. 

Scrive infine, quasi sintetizzando tutto ciò, e postil- 
lando una lettera dei suoi Ricordi Storici (pag. 109), scritta 
a Pontremoli in una drogheria con uno stecco, Gherardo 
Nerucci: *' Ci venivano incontro spesso le autorità locali 
con bande improvvisate ed era inevitabile Tinno Giovani 
ardenti che aveva finito per romperci le tasche; le chiese, 
anche lontane, scampanavano al nostro passaggio, e n'ho 
sempre in mente una che pareva, su per l'Appennino, ci 
sonasse a rintocchi funebri, tanto da darci tristezza d'animo, 
sinché non smesse. Le donne Lunìgianesi, che nel loro 



(1) Lo erano o stavano per esserlo Fivizzano, Pontremoli, Tendola, AuUa, 
Fosdinovo, Soliera, Bagnone, Mcntignoso, Mulazzo, ecc. Fin l'estrema Sicilia inviava 
alla Toscana un cannone quai pegno di fratellanza. 



Digitized by 



Google 



ftiario — 5j — 

costume correvano a vederci passare, non poche piange- 
vano, perché cosi giovani ed imberbi si andasse gioiosi a 
farci ammazzare in guerra ,, 

111. — Le festose accoglienze e gli applausi valsero 
sulle prime a far avvampare vie più l'entusiasmo dei no- 
velli soldati. Essi movevano allora^ assai male in arnese 
ma pieni di buona volontà, i primi passi verso la Lom- 
bardia, sogno agognato dei volontarii di quelle giornate. 
Ma ben presto, e per le incertezze governative e per i 
disagi della marcia, serpeggiarono nelle file i primi malu- 
mori, cominciarono le prime defezioni. In quelle medesime 
colonne della Patria che avevano dato ricetto ai prematuri 
peana dell'ardor giovanile, s'accumularono ben tosto gli 
scoraggiati epifonemi della delusione: 

FivizzANO, ji mar IO 1848. 

Ieri si fece, secondo il solito, un solenne ingresso in questa 
città, in mezzo a bandiere, a sparo di fucili, suono di campane 
e illuminazione. 

Fino ad ora meniamo una vita ingloriosa e vagabonda, che 
genera tedio e spegne quel sentimento che ci aveva spinto noi 
non soldati ad impugnar le armi per combattere per la indipendenza 
italiana, non già per andare nelle città e nei castelli già resisi 
liberi a far mostra di coraggio che non ha per anco avuto il 
paragone. E là in Lombardia, dove si potrebbe mostrare al 
mondo che siamo italiani per cuore e per mente, e che a costo 
della vita ci vogliamo una volta per sempre emancipare dalla 
dipendenza straniera, il governo sembra che non ci voglia spin- 
gere, e che tenti con tutt' i mezzi di defaticarci, onde, vinti 
dalla insofferenza, chiediamo di ritornare senza lode e senza 
infamia alla nostra patria. (Patria^ n. del 4 aprile.) 



Digitized by 



Google 



S'S aprile — 52 — 

E aticora, il 5 aprile, da Modena: 

Restammo delusi, e tanto delusi, che nessuno di noi, 

continuando su questa via, vorrebbe difendere una causa così 
debole e cosi pallida. Si corre a marcia forzata fino a S. Mar- 
cello, e come il santo ardore che ci guidava poteva sembrare 
troppo forte, restammo tre giorni circondati da 16 piedi di neve. 
Si passa infine l'Appennino, e dal primo borgo trovato alle sue 
falde, ci viene intimato un riposo inutile, indecoroso di quattro 
giorni. Di nuovo in marcia, si percorrono 24 miglia in otto 
ore, come «e la fuga fosse il nostro solo ed unico scopo, e si 
giunge a Panilo, a 30 miglia da Modena. Quivi nuovo rista- 
gno (Patria^ n. del 16 aprile.) 

Eccetera. Basti questo saggio, che non é tolto dalle 
lettere dei giovani universitarii - i quali per vero potevano 
dirsi gli impazienti per antonomasia (i) - a dimostrare il 
pessimo effetto prodotto sulla massa volontaria dalle esi- 
tanze governative. 

IV. — Il 3 ed il 5 aprile tuttavia vennero prese a 
Palazzo Vecchio notevoli disposizioni. 

Un decreto del 3 aprile, che dovremo, sul declinare 
della campagna, richiamarci alla memoria, sottopose i vo- 
lontarii alla disciph'na, alle leggi ed ai tribunali militari, 
obbligandoli altresì ad arruolarsi per la durata almeno del- 
l'intera campagna, ed abolì definitivamente le pene del ba- 
stone e delle bacchette (2). 



(i) Riguardo al H.itiagHone rnivcrsitario parla per tutti Gherardo Nerucci, il 
4 aprile, da Pontrenioli: " Si aniniulììs;e dalla noia e dal cattivo tempo. // maìu- 
more è (generale „ (Ricordi Storici^ pag. it6). 

(2) È di maggiore momento storico che a tutta prima non sembri quest'ultima 
disposizione granducale, che arieggia ad una formalità superflua. 

£ penoso a dirsi, ma questa barbara punizione, che, colla tortura austriaca, fu 



Digitized by 



Google 



/ fl/^ri7« — 63 — 

Un decreto por del 5 aprile ordinò una leva di due- 
mila giovani deiranno 1829, affidando al tenente generale 
Ulisse D'Arco Ferrari, comandante dell'armata Toscana, la 
direzione personale delle truppe regolari e volontarie : a 
sostituire il quale in Firenze era delegato il tenente colon- 
nello Chiesi; e stabili che, postosi in marcia, il D'Arco 
Ferrari avvertisse da iModena il re Carlo Alberto ed il ge- 
nerale pontificio Durando del suo arrivo, per ottemperare 
agli ordini del primo e procedere di comune accordo col 
secondo; e che lungo la via adoprasse ogni equo mezzo 
per ottenere dai varii municipii il vitto per le sue truppe, 
come face vasi in Lombardia per le truppe piemontesi. 
Al tenente colonnello Carlo Corradino Chigi era asse- 
gnato il compito di seguire il quartier generale per servire 

d'intermediario tra il comando militare e. le autorità civili 

"•.•■■- ' 

locali, e per tenere il comando militare Toscano in corri- 
spondenza con il commendatore Giulio Martini, inviato 
toscano presso re Carlo Alberto. 

Solo con ciò la spedizione toscana prese carattere 
veramente deciso e sicuro. Si che non sarà inopportuno 
fissare qui qualche cifra. 



un abominevole anacronismo del secolo XIX, oltrepassò la metà di questo secolo, 
ripristinata net 1850 a Livorno ed in altre città toscane dagli Austriaci, nelle ven- 
dette dei quali il cinquanta per cento andava a conto della debolezza di Leopoldo; 
ripristinata ancora nel 1853 nei tetri processi di Mantova, che portarono all' impicca- 
gione dì Enrico Tawoli, Tito Speri, Francesco Montanari, ecc. Onde alla morte 
del Radetzky, invitati i primariì cittadini di Milano ad assistere ai funerali, risposero 
estraendo dagli atti e documenti cittadini la nota delle spese del reclusorio, austriaco, 
ove, in data del 1849, venivano fatte pagare ai Milanesi fin le verghe con le quali 
essi erano stati frustati. Né valse la minaccia di un'accusa d'alto tradimento : i seggi 
municipali rimasero vuoti alla funebre cerimonia d'un funebre personaggio. 

La lugubre narrazione che del suo supplizio ci fa un condannato (la quale, per 
ragioni di spazio, confino in Appendice. - Docum. C) ci dica quanto grave ed odiosa 
fosse questa infrazione alle leggi umane. 



Digitized by 



Google 



; «/M^^'fe — 64 — 

L'armata toscana che marciava in questo mentre alla 
volta di Modena componevasi nella sua totalità di 500 ar- 
tiglieri, 2890 soldati di linea, 160 di cavalleria, ed un'ot- 
tantina di persone del treno: 3630 assoldati nel complesso, 
ai quali aggiungevansi 3000 volontarii. 

Il decreto del 5 aprile frattanto prescriveva una leva 
di 2000 uomini, mentre il seguente proclama faceva ap- 
pello ai generosi sentimenti delle soldatesche : 

" Soldati! 

*^ La santa causa della indipendenza d' Italia si decide 
^' oggi sui campi della Lombardia. Già i cittadini di Mi- 
*^ lano hanno comprata col loro sangue, e con un eroismo 
'* del quale offre pochi esempi la Storia, la loro libertà. 
" Già resercito Sardo muove alla gran tenzone, capitanato 
** dal magnanimo suo Re, sotto i cui ordini combattono 
" i Principi Reali. 

*' Figli d' Italia, eredi della gloria militare degli avi, 
** non possono, non debbono i Toscani rimanere in un 
" ozio vergognoso in momenti cosi solenni. Volate adun- 
" que, uniti ai prodi cittadini che volontarii accorsero sotto 
'* le nostre bandiere, al soccorso dei fratelli Lombardi. 
** Carità di Patria ecciti in voi quel valore, del quale i 
" guerrieri Toscani hanno fatto prova in ogni tempo. 

" La disciplina vi dia quella forza che non vien sempre 
" dal numero, e la vittoria sarà con noi. Onore alle armi 
" Italiane ! 

•* Viva r Indipendenza d' Italia ! 

Firenic^ il ; aprile iS.fS, 

11 Ministro Segretario di Stato 
LEOPOLDO pel Dipartimento della Guerra 

N. CORSINI 



Digitized by 



Google 



6 aprile gr 

Y. — Ma il 6 d'aprile quasi un altro migliaio di soldati 
parti per la guerra, con lo stato maggiore, con il general 
comandante alla testa. 

Fu una solenne partenza quella del di 6 d'aprile. 

*' Tutta la truppa toscana „ dice il diario pistoiese ** i 
corpi di tutte le armi e la Guardia Civica hanno assistito 
in duomo alla messa celebrata da ir Arci vescovo. Vi assi- 
steva pure il Granduca con tutta la famiglia, lo Stato Mag- 
giore e il Ministero. Dopo la messa la truppa lia sfilato 
in piazza del Duomo ed é partita per la Lombardia. In 
tal circostanza fu pubblicato un caldissimo proclama ,,. 

Seguita la Galletta dì quel di stesso: 

" Fuori del sacro tempio era grandissima la calca degli 
spettatori. Le finestre delle vie per dove la truppa dovea 
sfilare per recarsi alla stazione della via ferrata Maria An- 
tonia erano tutte messe a festa. La popolazione faceva 
echeggiare numerosi evviva, e dava i più affettuosi saluti 
alle milizie che correvano a combattere per la italiana in- 
dipendenza, e le accompagnava festante. S. A. R. il Gran- 
duca, uscito di chiesa, si é recato a vedere sfilare le truppe 
che partivano e la Civica, da quella parte del tempio che 
guarda le statue di Arnolfo e Brunellesco. Al suo apparire 
gli evviva sono slati numerosissimi ; ognuno mostrava de- 
siderio di vedere l'ottimo principe „. 

VI. — A questa giuliva funzione, nella quale l'osanna 
entusiastico copriva il singulto, fa riscontro, nel di mede- 
simo, nel medesimo pensiero, una triste cerimonin, che nel 
duomo di Milano faceva echeggiare inni di mestizia. A Firenze 
si festeggiavano i morituri, a Milano si piangeva sui morti : 



Digitized by 



Google 



6 aprile — gg — 

'* Alle ore io e Vs „ dicono il solito diario e la 
Patria del io aprile ** il Governo provvisorio si é recato 
dal pala:(^o del Marino al duomo processionalmente. Lungo 
la strada faceva ala dai due lati la Guardia Civica. Tutti 
erano vestiti a lutto ; tutte le finestre, tutti i balconi erano 
coperti di nero. Alla testa del corteggio procedeva il conte 
Gabrio Casati, presidente del Governo provvisorio, coi 
suoi colleghi. Seguiva il corpo diplomatico. Gli Italiani 
non lombardi erano rappresentati da un bolognese (avv. 
Filippo Canuti), da un toscano (avv. Vincenzo Salvagnoli), 
da un napoletano (Giuseppe Massari). I Piemontesi e i 
Liguri si radunarono attorno alla loro bandiera, condotti 
da Giorgio Doria. Fra gli illustri Lombardi vi era il poeta 
Giovanni Berchet, reduce in patria dopo 27 anni. Accanto 
a lui vi erano due prigionieri dello Spielberg, compagni di 
Gonfalonieri, cioè Pietro Borsieri e Gaetano Castiglia. La 
Messa di requiem fu cantata dall* Arcivescovo, e il curato 
Merini pronunciò dal pulpito commoventi parole, e ter- 
minò col dire : Piangerete poi, ora combattete. Il corteggio 
ritornò al palazzo del Marino con lo stesso ordine, in 
mezzo alle acclamazioni del popolo. Il Presidente con 
i suoi colleghi arringò il popolo dal balcone del palazzo „. 

Ce per altro una nota stonata in quel concerto di 
acclamazioni, nel duolo del mestissimo rito; una nota sto- 
nala che offende l'orecchio dei patriotti fiorentini: la prin- 
cipessa di Belgioioso, l'autrice d'un libello contro Federico 
Gonfalonieri, s'affaccia anch'essa al balcone coi conti Casati 
e Borromeo. 

yil. — La colonna del D'Arco Ferrari giunge il di 



Digitized by 



Google 



7-9 aprile — gy — 

appresso a San Marcello, passa Pieve a Pelago e Pavullo, 
e il 9 d'aprile - il giorno del primo Coito per le armi 
piemontesi - giunge a Modena. 

Quivi le accoglienze furono, più che benevole, entu- 
siastiche, se stiamo alle notizie della GaiT^etta di Firenze; 
furono invece poco calde se si sta al generale D'Arco 
Ferrari; del quale riferisco qui la prima lettera d'una cor- 
rispondenza officiale inedita, diretti al ministro della guerra 
principe Corsini, che d'ora innanzi ci presterà validissimo 
aiuto: 

A 5. £. il Minislro Segretario di Stato per il dipartimento della 
Guerra. Firen:(e [/]. 

Modena, ^ aprile 1848. 
Eccellenza, 

Questa mattina sono giunto in Modena Languido è 

stato r accoglimento di questa popolazione alla truppa, ed assai 
freddo quello fattomi dal Governo provvisorio, poiché dopo le 
prime parole scambiatesi reciprocamente di convenienza ho pro- 
mosso il discorso sulle disposizioni prese dal Re Carlo Alberto 
relativamente al trattamento a carico del governo per la truppa 
di passaggio in questo stato. Uno dei membri ha replicato che 
il governo toscano aveva dichiarato che il mantenimento delle 
truppe toscane nello Stato Modenese sarebbe stato a proprio 
carico, e che ne avrebbe trattato coi suoi colleghi e quindi 
mi avrebbe risposto in proposito [2]. 

Questo discorso è stato prolungato, diffondendosi sull'oc- 
cupazione illegale delle** nostre truppe negli stati di Massa e 



(1) Ometterò d*ora innanzi questa intestazione, nonché le rubriche a stampa 
delle oATiciali: Quariier Generale deìP Armata Toscana e /?. Segreteria di Guerra, 

(2) La risposta^ come il generale toscano prevedeva, fu negativa. Eccola nella 
sua integrità: 



Digitized by 



Google 



9 aprilt — 68 — 

Carrara, millantando le perdite che il loro stato risentiva dalla 
separazione di quelle popolazioni, abbenchè io abbia esaurito 
ogni mezzo di convinzione, provando loro che il nostro go- 
verno era intervenuto invitato dalle popolazioni istesse a tu- 
telarle. 

Infine, avendo domandato di essere coadiuvato nei movi- 
menti militari da un loro contingente, mi hanno date delle pa- 
role evasive sulle quali poco spero, mentre momenti avanti il Co- 
mandante Supcriore mi faceva credere di mettere a mia dispo- 
sizione 200 uomini di fanteria, 30 di cavalleria, 40 d'arti- 
glieria e 2 pezzi d'artiglieria montati dal rispettivo treno. Domani 
probabilmente tornerò all'assalto. 



Al Cav. Gio. Balta Amici, Incaricato Toscano presso il Governo Provvi- 
sorio di Modena e Reggio. 

llljno Signore, 

Alla di Lei lettera di ieri, colla quale chiedeva che fossero provviste 
le razioni per le truppe toscane che transitano per questi stati a carico dei 
paesi che passano, fondandosi che le truppe piemontesi rice\*erono cgual 
trattamento in Lombardia, questo governo provvisorio deve dichiarare non 
poter riconoscere la parità delle circostanze. 

Noi, come i Toscani e come i Pontifici ed altri, concorriamo alla guerra 
contro i Tedeschi, e in soccorso della Lombardia e di Venezia; noi nella 
qualità di alleati, come i suddetti, facciamo ogni sforzo, per quanto ci con- 
sente il potere, indipendentemente dalle altre ragioni espresse a voce alla 
S. V. lll.nia non ne avremmo la possibilità; e infine questa richiesta ci 
giunge air imprcvvista, giacché leggemmo nel proclama di S. A. R. il 
Granduca di Toscana che tutto sarebbe a spese della Toscana stessa meno 
Tincomodo degli alloggi. 

Nulladimeno il Governo provvisorio assicura V. S. che qualunque 
facilità sia in suo potere di accordare, coglierà di buon grado T occasione 
per mostrare in quanto conto tenga la buona intelligenza con un governo 
amico, e che viene a combattere per la causa italiana. Quindi noi mette- 
remo in corso i buoni dei provveditori toS'Mni quando V. S. li sottoscriva 
e assicuri che saranno pagali d.ille casse di Firenze. 

Le protestiamo i sensi 

Pel Governo 

Gio v A N N 1 N I 
M I N G H E L L I 



Digitized by 



Google 



^ «M — ^9 — 

Interrompo un istante l'officiale, per notare che, tor- 
nato davvero, e forse troppo bruscamente, all'assalto, il 
D'Arco Ferrari ebbe qualche aspra parola con i membri 
del governo modenese. Si che una riservatissima del mi- 
nistro della guerra cosi ne lo redarguir 

È giunto a notizia di questo R. Governo che fra V. S. 
Ili,"* e il Governo Modenese ha avuto luogo qualche malin- 
teso, ma che è rimasto prontamente schiarito. 

Vien trovato giustissimo che Ella procuri che non manchi 
mai nulla alla truppa nelle località per dove transita; ma non 
saprebbesi però abbastanza raccomandarle di evitare il più che 
sia possibile la suscettibilità di governi locali. 

Nel farle tale riservata comunicazione son persuaso che 
con la solita sua saviezza e prudenza saprà conciliare le cose 
nel miglior modo si per Tuna parte che per l'altra. 

Ho l'onore, ecc. 

Ripigliamo la lettura: 

Dimani partirà da Reggio un battaglione diretto a Suzzara, 
da Modena un battaglione di linea e 2 compagnie di grana- 
tieri diretto a San Benedetto, comandato dal ten. colonnello 
Giovannetti, e 2 battaglioni, sotto gli ordini del maggiore Lan- 
ducci, per Revere, ed io mi propongo partire dopo domani 
per Mirandola, onde essere in grado di sostenere le posi- 
zioni lungo la sponda destra del Po, ponendomi in comunica- 
zione col ten. generale Durando [i], al quale ho convenien- 
temente scritto; ed ho pure spedito il sig. ten. colonnello 
Chigi con una mia ossequiosa lettera a S. M. Carlo Alberto, 
ponendomi ai suoi ordini. 

Intanto ho l'onore di ripetermi con tutto il rispetto 
Di V. E. Devot."*> Obb.'»« Serv.« 

D'Arco Ferrari. 



(i) L' II tuttavia, mutando avviso, stabilì di portare il Quartier Generale a 
Novi anziché a Mirandola. 



Digitized by 



Google 



9'to aprili ...^ HQ «.^ 

L'ossequiosa lettera scrìtta a Qrlo Alberto é la seguente ; 



BREseiAy li 9 aprile 184S. 

Sono onorato dairottimo mio sovrano e signore Leopol- 
do II Granduca di Toscana dèi comando supremo di tutte le sue 
truppe, con ordine espresso di dirigermi con esse a Modena 
e Reggio, e quindi dipendere direttamente dall'alto volere di 
V. M., tenendomi in egual tempo in corrispondenza col gene- 
rale Durando, Comandante Supremo le truppe Pontificie. 

È questo pure il più fortunato istante della mia lunga 
militar carriera, pensando di divenir subordinato agli ordini del 
primo sostegno dell'Indipendenza Italiana. 

Valgano le mie cure e tutte le mie deboli forze a so- 
disfare alla missione del magnanimo mio Prìncipe, a rendere 
paghi i desideri di V. M. ed a procurarmi la sorte di prender 
parte attiva ad una causa si santa. 

Mentre mi faccio un dovere di rassegnare ai piedi di V. M. 
il quadro numerico della truppa dei vari Corpi sotto i miei 
ordini, starò attendendo quelle istruzioni che all'alta mente di 
V. M. piacerà di abbassarmi, ed alle quali con quel dovere che 
è proprio di un antico soldato fedelmente adempirò. 

Ed inchinato profondamente alla M. V. ho l'onore di 
segnarmi 

Di V. M. Dev.»« Obbl.»^ Serv.« 

D'Arco Ferrari. 

Vedremo più oltre la risposta del comando piemontese ; 
ecco ora quella del generale Durando, al quale pure il D'Arco 
Ferrari aveva, come vedemmo, convenientemente scritto: 

Bologna, io Aprile 1848. 
Sig. Generale, 
Gratissima mi è stata la sua comunicazione in data di 
Modena, del 9 aprile, e mi fo un dovere di risponderle quanto 
più precisamente mi sarà possibile. 



Digitized by 



Google 



g-tó aprile „,_ ^ ( .*»* 

Anch'io debbo, come Ella giustamente ha supposto, pren- 
dere gli ordini da S. Mitil Re di Sardegna, per combinare le 
mie operazioni con quelle dell'esercito piemontese. La nostra 
dipendenza dal suo Quanier Generale non impedisce che pos- 
siamo in mancanza di ordini determinati prendere insieme quei 
concerti che possano intanto servire alla causa comune. E non 
dubito punto che non ci troviamo sempre interamente concordi. 

Ho in questo momento due battaglioni, uno alla Stellata, 
l'altro a Ostiglia. Crederei opportuno, ove Ella, signor Gene- 
rale, non avesse motivi in contrario, che un corpo delle sue 
truppe occupasse Novi e S. Benedetto, onde opporsi a qualche 
scorreria che potesse venir tentata dalla guarnigione di Mantova 
sulla destra del Po. Profitto, come Ella vede, con franchezza 
delle cordiali disposizioni che Ella mi mostra, onde ci prestiamo 
vicendevole appoggio. 

Delle mie forze non posso ancora con precisione indicarne 
il numero, essendo la maggior parte in marcia e molti corpi 
composti di volontarii. Credo poter calcolare 15 o 18 mila uo- 
mini, 1000 cavalli e tre batterie. Non saranno però riunite 
prima del 24 in modo da potere eseguire il passaggio del Po. 

Ricevo notizia che avremo presto di qua dell'Appennino 
un corpo di Napoletani. 

Con tutto il rispetto ho 1' onore di dirmele di Lei, signor 

Generale 

Dev."<> Servo 

Durando. 

Ricorderò che Tarmata piemontese, ed in particolare 
il generale Broglio, della colonna De Sonnaz, ottenne il 
9 d'aprile le vittorie di Monzambano e Borghetto, 

A Firenze s'esegui il 9 d'aprile la solenne benedi- 
zione delle bandiere della Guardia Civica^ schierata a tal 
uopo in via Larga (oggi via Cavour). Nota Luca Giunti 
nel suo diario che si fecero in tale occasione componimenti 



Digitized by 



Google 



lì'tj aprile _ ^2 — 

in versi allusivi alla Guardia Civica e al risorgimento na- 
zionale. 

Vili. — Il di 12 aprile il D'Arco Ferrari trasportò il 
suo quartier generale da Modena a Novi ; ove rafforzò, se- 
condo vedemmo venirgli suggerito dal Durando, il passo 
di San Benedetto, occupato allora dalla colonna del tenente 
colonnello Giovanneitì, vecchio soldato napoleonico. 

IX. — Ritornò frattanto dal quartier generale piemon- 
tese il tenente colonnello Carlo Corradino Chigi, inviatovi 
come rappresentante del Granduca, e diede della sua missione 
questo interessante rapporto: 

Dal Quartier Generale di Novi, ij aprile 1848. 
Eccellen:i^ay 

Partito alle ore 11 del di 11 da Modena, per lo stradale 
di Reggio, Brescello, ecc., giunsi a Castiglione delle Stiviere, 
ove trovasi il Quartier Generale di S. Maestà Sarda. 

Durante la mia strada fui minuziosamente scandagliato 
sul mio essere, perchè era pervenuta la notizia certa dell'arresto 
del principe ereditario di Parma travestito da cocchiere e con- 
dotto a Milano, e che anche il Duca di Parma doveva essere 
evaso travestito, e cercavano di prenderlo per mandarlo ostag- 
gio a Milano. In Piacenza era stata rovesciata la Reggenza 
e stabilito un Governo Provvisorio. Piacenza è occupata dai 
Piemontesi in quella guisa che lo era Massa dai Toscani. 
Nello stradale fui accolto dagli evviva delle popolazioni. 

Presentatomi a S. M., e statone accolto con somma bontà 
e consegnatoli il plico di cui ero latore, portante che veniva 
posta a sua disposi/ione Tarmata Toscana, ricevei Tordine di 
seguirlo a Volta vicino a Peschiera, ove andava a porre il suo 
Quartier Generale. 



Digitized by 



Google 



tj aprile ..^ ly^ «^ 

Credevasi avere vicini gli Austriaci, ma nelta notte avevano 
quietamente abbandonato la forte posizione di Valleggio^ ove 
subentrarono le truppe Sarde, ed essi si ripiegarono sopra 
Peschiera. 

Pare che Peschiera, stata battuta fortemente e perdute le 
sue posizioni vantaggiose al di fuori, poco tarderà a rendersi. 
Fu sentito un forte cannqneggiamento ed una straordinaria 
esplosione che fu creduta mina o una polveriera incendiata. 
Nella notte gli Austriaci incendiarono Castelnuovo, paese di un 
migliaio di anime non fortificato né posizione militare. Frattanto 
il Duca di Savoia portava il suo Quartier Generale a Cavriano, 
lasciando un reggimento a Castiglione. 

Quest' oggi è giunta la notizia (che merita' conferma) che 
Peschiera si è arresa, e che i Piemontesi non vi sono entrali perchè 
prima vogliono esplorare se vi sia qualche insidia a temere. 
Pare che il piano di S. M. sia, occupata Peschiera, gettare 
forti distaccamenti e corpi franchi nel Tirolo per avvivare 
l'insurrezione e tagliare la strada ai rinforzi che potessero 
venire. 

Noi andiamo ad unirci coll'estrcma destra di S. M., guar- 
nendo Gazzolo e Borgofone. 

11 di 6 o 7 accadde uno scontro al ponte di Coito e a 
quello di Monzambano, ove le truppe sarde, composte di ber- 
saglieri, comandati dal colonnello La Marmora, e il battaglione 
Real Novi ed i cannonieri si copersero di gloria. Erano in 
marcia per passare il Mincio, quando air improvviso trovano 
nascosti in una casa al di qua del ponte forte mano nemica, 
che, visando specialmente agli uffiziali, ne uccisero due e ferirono 
i due comandanti La Marmora e Maccarani (di S. Miniato). 
I soldati furiosi si precipitarono contro la casa, che fu abbattuta 
dal cannone, e ne sloggiarono il nemico. Questo mise fuoco 
al ponte già minato, e non appena ricadute le rovine dall'alto, 
i nostri passandovi sopra li sbaragliarono, prendendo un cannone 
e facendo un centinaio di prigionieri. 



Digitized by 



Google 



n aprite _ .74 «-. 

Il colonnello La Marmora, rotto il mento e mascella infe- 
riore da una palla ed afferrato per essere prigioniero, ebbe la 
forza di uccidere il nemico e correre indietro a dire che il 
passo del Mincio era guadagnato, e cadere svenuto. I due 
comandanti vanno migliorando. 

Parimenti a Monzambano, fatto saltare il ponte già minato 
e rimaste per caso ritte le spallette, raccomodarono il ponte 
sotto il fuoco nemico e lo passarono immediatamente. Su 
questi due fatti le accludo il proclama che occasionarono, e 
che pecca di eccessiva modestia [i]. 

Circa le voci politiche che corrono, esse sono che in 
Milano il partito repubblicano si agiti. Sono dunque caldi per 
la liberazione dallo straniero, ma in mezzo a tal santo pensiero 
pare che alligni ancora in molti quello della repubblica. 

Ho luogo di credere con qualche fondamento che S. M. 
Carlo Alberto abbia fatto sentire ai governi provvisorii di 
Venezia e Milano, ma Milano particolarmente, giacché è là 
ove il piccolo ma audace partito repubblicano lavora quanto 
può, che si dichiarino sulla loro futura condotta, mentre esso 
che colla armata collegata è corso in loro aiuto, non vorrebbe 
poi trovarsi avere lavorato per lo stabilimento di governi incon- 
ciliabili con la sicurezza dei propri stati, e pagato della libera- 
zione operata con il sovvertimento interno, e che in tal caso 
potrebbe ancora accomodarsi cogli Austriaci e ritirare Tarmata, 



(!) Soldati 1 

Colle vostre marcie precipitose voi avete alfìn raggiunto il nemico sul Mincio, 
invano fortificato ed abbarrato nelle vie di Coito egli ha sperato di rallentare il 
vostro ardore; gli fu forza cedere ai vostri valorosi attacchi, né valse la distru- 
zione del ponte già minato sul Mincio ad arrestarvi: Voi, calcandone intrepidi le 
rovine, lo inseguiste sulla opposta sponda, ove varii prigionieri e qualche pezzo di 
Artiglieria da Voi conquistati attestano il vostro valore a fronte della resistenza 
nemica, favorita dalle sue posizioni. 

Soldati! La Nazione sarà al pari di me contenta di Voi, e l'Italia non sarà 
delusa nella confidenza che in Voi ha riposta. 

Dal nostro Quariier Generale in Castiglione delle Stiviere 

addi 8 aprile 1848. Carlo Alberto. 



Digitized by 



Google 



tj aprile «^ ^ f ««^ 

abbandonandoli alia loro sorte. Frattanto la Savoia ha reso 
grandi servigi alla nostra Italiti, mentre i contadini spontaneamente 
hanno dato addosso a quei propagandisti di rivoluzione che vi 
erano andati dalla Francia^ arrestandone Soo, fra i quali tutti 
i capiy che non erano operai, ma capi di fabbriche e gente ricca. 

Raggiunto nella nottata il Quartier Generale toccano a 
Novi, e nominato dal sig. .Generale a disimpegnar le funzioni 
di capo dello Stato Maggiore, ne ho assunto le incombenze. 

Viene una notizia, che Peschiera possa essere stata presa 
dai Piemontesi nella giornata di ieri, ma nulla abbiamo di 
certo. Gli Austriaci hanno bruciato Castelnuovo, vicino a 
Peschiera, paese di sopra mille anime. 

Caldamente, estremameqte, fortissimamente supplico V. E. 
a nome del sig. Generale e della sicurezza delle nostre truppe, 
che le piaircia ordinare che venghino spedite a misura che 
sono ultimate le blouses o tuniche, mentre la divisa bianca ha 
gii fatto prendere per Austriaci i nostri granatieri, per cui il 
sig. Generale ha ordinato che vestino continuamente il cappotto, 
e ciò uccide dal caldo la nostra gente con gran deterioramento 
del loro fisico. Il non avere vestiti di colore bleu può farci 
perdere molta gente anche isolata, mentre vi è uno sciame di 
paesani armati intorno a noi, che vedendo un uniforme bianco 
da lontano gli tirano addirittura. 

Ho l'onore di dichiararmi con profondo ossequio di V. E. 

Dcv.»*> Obbl»^ Serv.« 
Carlo Corradino Chigi. 

Per quanto lungo, il citato rapporto non impedi al 
Chigi di soggiungere in confidenza ancora qualche parola 
al Corsini : 

Eccellenza, 
In aumento di altro dispaccio di questo medesimo giorno 
le comunico delle notizie non ufficiali, ma che hanno appa- 
renza di non essere lontane dal vero 



Digitized by 



Google 



n aprite '■^ 'j6 — 

Nell'affare di Coito morifono due tenenti colonnelli au- 
strìacié II numero dei feriti trasportati a Mantova si giudica di 
circa i8o dai carri impiegati p?r trasportarveli. Quanto ai morti 
nulla si sa perchè molti furono gettati nel fiume. ^ 

I Tedeschi ritirandosi da Valleggio sono passati a Castel- 
nuovo, ove non trovando nessuno perchè fuggiti, hanno forzate 
le porte, saccheggiato, e poscia incendiato il paese, per cui ha 
bruciato due giorni, indi si sono ritirati verso Peschiera. 

I Piemontesi, irritati per tali orrori, hanno dichiarato di 
prendere Peschiera, e di non dare termine fintanto che non 
fosse presa, motivo per cui oggi 13 cominciato il cannoneg- 
giamento vivissimo, che, continuato dalle i pom. fino alle ore 
4 Vj> * allora cessato affatto, dà tutta la ragione di credere 
che Peschiera sia stata presa. 

Vi è la voce al Quartier Cenerale di Volta che Hardwich 
abbia partecipato a Radetzki di dare termine alle ostilità, li- 
quidando la consegna e le pretese dell'Austria circa le fortezze ; 
che a Vienna sia insorta una grave sommossa per parte degli 
operai sollevati in massa per non aver lavoro. Queste notizie sono 
state portate da una staffetta a Carlo Alberto. Dicono che, 
presa Peschiera, anzi che andare sopra Verona, s'occuperanno 
sopra Mantova. 

Ho Tonore segnarmi con profondo rispetto 

Di V. E. Dev.™« Obbl."»^ Serv.« 

Carlo Corradino Chigi. 
Dal Quartier Generale di Novi, ij aprile^ ore ^ di sera, 1S4S. 

Il Chigi recava poi dal campo piemontese la seguente 
risposta al generale toscano: 

T)al Quartier Generale Principale in Volta, addi 12 aprile 184S. 
111.™® Sig. Comandante Supremo dell'Armata Toscana 

a Modena. 
S. M. ha sentito con viva sodisfazione la cooperazione 
dell' Armata Toscana nella santa causa, per cui la M. S. assunse 



Digitized by 



Google 



jj aprile .^. »i»i _ 

le armi, e che il Comando Supremo del corpo di operazione 
toscano fosse affidato ad un uffiziale si distinto qual'è la S. V. 
E poiché S. A. I. e R. il Granduca vuole con provvidissimo 
consiglio che le operazioni delle sue truppe procedano concordi 
e collegale con quelle delle truppe Piemontesi, giacché l'unico 
mezzo di riuscire nell'intento é quello di operare tutti concordi ed 
uniti, S. M. mi commette di dare per istruzione alla S. V. 111.*"» 
si leghi Ella con l'estrema destra dell'Armata Piemontese verso 
Gazzolo, occupando la destra sponda dell' Oglio e tenendo a 
freno la guarnigione di Mantova, e di avvisare il luogotenente 
generale Bava, comandante il primo corpo d'armata, a cui 
scrivo per tal fine, quando la forza toscana siasi in tal guisa 
legata colla forza piemontese, affinché le sia mandata la parola 
d'ordine e di campagna^ e possano quindi i due corpi operare 
concordi e come parte della medésima armata. 

S. M. vedrà poi con piacere V. S. IH.™* quanto prima 
al suo Quartier Generale per concertare le operazioni ulteriori. 

lo tengo per assai ventura questa circostanza che mi pro- 
cura l'onore di proferirle i sensi dell'alta mia considerazione. 

// Ministro Segretario di Stato per la Guerra e Marina 

Franzini. 

X. — Non appena ebbe questa risposta, il 1 3 aprile, a 
Novi, il generale toscano, ottemperando agli ordini, in- 
giunse al maggiore Landucci di sgomberare da Revere e 
di portarsi a Borgobrte, ove il Giovannetti avrebbe preso 
il comando d' una colonna. Una seconda colonna, agli ordini 
del colonnello Cesare De Laugier, passerà il Po a Brescello 
per portarsi a contatto del quartier generale del Bava, po- 
sto a Gazzuolo. Una terza colonna infine, agli ordini dello 
stesso D'Arco Ferrari, s'avanzerà entro tre giorni fino a 
Guastalla, per varcare, in caso di bisogno, il Po, 



Digitized by 



Google 



1/ aprile — yg — 

Non taccio che informando di tali disegni il ministero, 
anche il D'Arco Ferrari, come già il Chigi, scongiurava il 
governo di provvedere ad una riforma dell'uniforme toscana, 
troppo simile air austriaca; e che rispondendo il ministero 
disponeva che in attesa* del nuovo vestiario, si adattasse sul 
petto dei soldati un nastro tricolore. 

Non- sembra tuttavia recasse molto giovamento questo 
ripiego ministeriale; poiché scriveva ancora, ai 20 d'aprile, 
con una riservata, il D'Arco Ferrari (da Castel lucchio): 

Si è sparsa la voce che in questi ultimi decorsi giorni 
una colonna di Parmensi sia stata attaccata con perdita di una 
trentina di uomini dalla truppa piemontese, credendoli Au- 
striaci. 

Questo fatto sia a provargli maggiormente la necessità di 
vestirsi di nuovo modello la nostra truppa. 

XI. — Affine d*accelerare il movimento, un giorno in- 
nanzi dello stabilito il D'Arco Ferrari era già a Guastalla; 
donde la solita officiale reca che il governo di Parma 
altro aiuto non gli prestò, se non due pezzi da fuoco, in- 
servibili per giunta, perché mancanti di carri e cavalli. 
Prometteva invece l'invocato mantenimento delle truppe il 
governo lombardo, a cominciare da Viadana. Ancora una 
volta il D'Arco Ferrari insistette per la nuova divisa, e 
SUggeri parecchie norme per regolare il servizio postale 
del campo (i). 

Da Guastalla, ove subentrò la' colonna del Giovannetti, 



(i) Norme che, com'egli desiderava, furono pubblicate sulla Ga^^eita di Firenze 
(n. del 18 aprile). Notisi che le lettere dirette 'ai volontari! andavano esenti dal- 
Yaffrancalura, ? 



Digitized by 



Google 



/7 apriìe ng ^_ 

il quartier generale passò a Brescello, ove, ai 17 d'apirile, 
varcò il Po, veramente maestoso in quei giorni per abbon- 
danza d' acqua, e s avviò a Bozzolo. La colonna del De 
Laugier, che, infermo, era stato sostituito dal Qmpla, aveva 
già passato il Po il giorno innanzi a Borgoforte, avviandosi 
a Viadana e Marcaria, per congiungersi al Q)rpo d'armata 
del Bava. Giunti sull* opposta sponda, il D' Arco Ferrari, 
fatti schierare i due battaglioni fiorentini, consegnò loro 
solennemente le bandiere. 

Onde scrisse il Chigi al ministero: 

Dal Quartier Generale di Viadana, 17 aprile 184S. 
Eccelten:(a, 

Scrivo sotto rimprcssione dell' entusiasmo che ha eccitato 
in tutti la consegna fatta dal Generale delle bandiere ai batta- 
glioni fiorentini diretti dai capitani Facdouelle e Fortini. Mille 
grida scoppiarono all' aria al terminare dell' energico discorso 
fatto dal nostro generale ai Civici. La popolazione pure vi prese 
tutta la parte, a segno tale che se avessimo potuto sussidiarli di ■ 
fucili, di cui sono affatto privi, sarebbero partiti con noi in 
fortissimo numero. Eseguite per il passato con estremo rigore 
le leggi di disarmo, sono del tutto inermi; pure hanno man- 
dato una ventina di uomini a fare scorrerie, ed in questo mo- 
mento è giunto a questo Comitato il rapporto del comandante 
i loro venti uomini armati, il quale si esprìme in tal modo: 

* Da Cerlengo nel 12 partimmo per Castiglione Manto- 
vano, ed unici alle bande del generale Torres, si ottenne di far 
prigionieri 6 Ungheresi, avendo lasciato un morto sul campo... 
L'avvilimento dei nemici sembra estremo, giacché erigono bar- 
ricate a S. Antonio sotto il cannone di Cittadella. Ritengo che 
presto partiremo per altra destinazione, onde sorprendere qualche 
banda alemanna ,. 

Le voci di oggi sono che le comunicazioni tra Verona e 



Digitized by 



Google 



/; aprile _ 80 — 

Mantova siano interrotte. Domani saremo al Quartier Generale 
a Bozzolo, e tutti al nostro posto. Il soldato, tanto assoldato 
che civico, è pieno di brio e di buona volontà ; ma mi prendo 
la libertà, Eccellenza, rammentarle che manchiamo quasi affatto 
di munizioni e di vestiario tanto per i civici come per i soldati. 
Le accludo un procLima pubblicato quest'oggi, che ha fatto 
viva impressione. 

Ho l'onore di segnarmi con profondo ossequio 
di V. E, Dev.'"« Obbl.">° Serv.« 

Carlo Corradino Chigi. 

*' Eccoci scesi nelle pianure lombarde ,, diceva l'ordine 
del giorno, il proclama probabilmente che ha fatto viva 
impressione " e varcate le acque del Po : le lunghe, faticose 
marcie non indebolirono il vostro ardore „• Ardore che 
crebbe anzi allorché a Gazzuolo, pochi di dopo, fu ofBcial- 
mente comunicato alle truppe il loro stalo di guerra. 

E veramente, col passaggio del Po, i volontarii s'av- 
videro, come disse uno di loro, di non essere soldati da 
celia. Cosi, con istupende parole, un milite del Battaglione 
Universitario espresse i comuni sentimenti: 

Finalmente sono anch'io di qua dal Po, finalmente cal- 
chiamo anche noi questo benedetto suolo lombardo. Lo pas- 
sammo ier l'altro su delle grosse barche nel mezzogiorno, 
fra Brescello e Viadana, e lo passammo in tutta la pompa 
delle sue acque. Com'era bello a vedersi! Poi lo spettacolo 
delle rive, piene stivate di gente che applaudiva e sventolava 
fazzoletti e bandiere, 1' armonia delle bande, i viva che ci ri- 
mandavamo di barca in barca, e la vista lontana della terra 
promessa mi riempivano d' un' ebbrezza indicibile. Due ore 
spendemmo nel tragitto, ma le mi passarono in un lampo. A 
Viadana fummo incontrati dalla Civica, dal clero, dalle donne, 



Digitized by 



Google 



'7 apri^^ * 8l 

dalla banda, etc. : vi entrammo sotto una pioggia di fiori : sulla 
piazza maggiore un prete bianco per antico pelo disse calde 
parole. 

La sera Viadana bruciava dall' allegria. Sulla piazza v' era 
festa da ballo a suon di banda» e le più gentili signore non 
ebbero riguardo a ballare con noi, anzi furono esse che promos- 
sero la festa ; e questo ti dia idea dei semplici e leali costumi 
di questi buoni Lombardi. 

Anche ieri qui a Casal Maggiore entrammo trionfalmente. 
Il vescovo, che qua chiamano l* abate mitrato^ venne ad incon- 
trarci fuori la porta e ci benedisse piangendo. 

La via da Viadana a Casal Maggiore, lunga dieci miglia, 
sta fra il Po e la campagna ove si combatterono Ottone e 
Vitellio: cosi mi contava il capitan Ferrucci, che me ne lesse 
la descrizione in Tacito. 

Io ho portato meco da Reggio amicizie carissime e remi- 
niscenze delle più dolci, e un pezzo di sasso del camino del- 
l'Ariosto, con i disegni della villa e del molino. - Oh la cara 
e gentile città che è Reggio! 

Noi portiamo con noi una ricchissima bandiera donataci 
dalla Civica, lavoro delle donne reggiane. Solenne e degna del 
luogo, del presente e dell'avvenire d'Italia fu la funzione della 
consegna 

XIL — Transitava in quel mentre in Firenze un drap- 
pello di Polacchi. Li guidava, più che il loro colonnello, 
il poeta Adamo Mickìewicz, e recavano, con altre avute 
dal popolo romano, una bandiera polacca benedetta da 
Pio IX, Registra pertanto in questa occorrenza il diario 
pistoiese *' feste in Duomo e Santa Croce, con bandiere 
ponti6cie e toscane e polacche, ed eloquenti discorsi* fatti 
dagli alemanni Luigi Keller e Carlo FinCk a nome dei 
Prussiani residenti a Firenze, da Napoleone Gioiti e Raf- 



Digitized by 



Google 



/; aprile — §2 — 

faello Lambruschini a nome dei Toscani, e risposta data 
da Mickiewicz „. 

La mattina del 1 6 infatti s'era mossa dalla piazza del 
Duomo una comitiva di giovani, diretta alla casa che ospi- 
tava l'esule polacco, l'apostolo della fratellanza tra le razze 
slave. Portavano, accoppiato al tricolore germanico, il tri- 
colore italiano ed il bianco e giallo pontificio. Parlò al poeta 
slavo il poeta italiano Napoleone Ciotti, e quegli arringò dal 
balcone la folla. " Quindi „ seguita Luca Giunti, attingendo 
aWAlba del 17 " quindi, sceso in mezzo ai suoi pollacchi 
[sic], che portavano la bandiera di Pio IX, sono andati 
tutti alla chiesa di Santa Croce, ove quei padri hanno in- 
tonato il Benedictus, al suono delle campane. L'abate Lam- 
bruschini, che era accanto a Mickiewicz, ha rivolto parole 
alla Polonia, dopo le quali T esule polacco é stato ricon- 
dotto a casa „. 

Partiti i Polacchi da Firenze, il 21 d'aprile, vi giun- 
gevano quel di medesimo i 96 siciliani guidati da Giuseppe 
La Masa (i). Questi parlò ai Fiorentini dalla locanda 
del Pellicano, dal proprietario posta a disposi/ione delle 
sue genti. 

Ripartito poi il 24 da Firenze, il drappello siciliano 
ebbe a Pistoia festosissime accoglienze, ed in suo onore 
sedettero a banchetto ben centoquaranta persone, al suono 
delle bande ed al grido di morte ai Borboni. Rammento un 
particolare. Venendo la sera, sebbene ognuno avesse di- 



(i) ** La Masii „ cos\ Luca Giunti ci presenta il fuoruscilo siciliano " La Masa 
è un giovane dei più «aitati, scrittore in poesia, esagerato, che sa di repubblicano ,,. 
Anche Ugo Bassi per il Giunti non era che un esaltato: Bassi\ altro prete esaltalo 
quanto Gavaxji. 



Digitized by 



Google 



20 aprile _ g^ __ 

chiarate voler dormire sulla paglia, taluno accettò invece 
dalla generosità degli ospiti più morbido giaciglio. Indi- 
spettito per ciò il La Masa, parti all'alba con coloro che 
non s'erano allontanati, lasciando in città gli effeminati 
compagni, che lo raggiunsero più tardi tra le beffe di tutti. 

Consimile accoglienza ebbero a Pistoia i napoletani 
del Rossarol. 1 Pistoiesi - nota l'anonimo cronista -facevano 
a gara a invitarli a pranzo. 

Si stampavano in siffatte occasioni, su foglietti volanti, 
calorosi appelli e risposte, indirizzi e ringraziamenti. 

Nel maggio poi il La Masa giunse, non certo fuor 
di proposito, a Venezia. 

XIII. — Ritorniamo tra i soldati toscani. 

Sorse in quel mentre fra questi un forte malcontento, 
cagionato dalla diminuzione del soldo giornaliero. Passan- 
dosi allora ai soldati la razione di campagna, fu loro di- 
minuito, secondo il regolamento del 1816, il soldo gior- 
naliero. Essi ritennero naturalmente che questa fosse una 
speculazione assai proficua per il governo toscano, pel quale 
la spesa non era punto aumentata, giacché provvedeva 
al loro mantenimento il governo lombardo. E il D'Arco 
Ferrari, sebbene uffiziale assai rigoroso, e disseminatore di 
quel malcontento tra i volontarii, che lo caccerà di seggio 
e darà assai da fare al suo successore, nella sua oflEiciale 
del 20 aprile, ritiene non essi abbiano torto, avvertendo 
che soltanto con la promessa di reintegrarli ne' loro di- 
ritti gli era riuscito di sedare il tumulto. Una lettera pri- 
vata del Chigi, omai divenuto capo dello Stato Maggiore, 
al Corsini rincalzava: 



Digitized by 



Google 



20-2/ aprile gì 

Qiutriier Generale di Bozzolo, 20 aprile 1S48. 
Carissimo Amico^ 

Un forte bordello, una quasi rivoluzione è stata per accadere 
a xMarcaria a cagione delle razioni. Officialmente se ne fa un 
affare, esternando il parere nostro al Governo. Oggetto di 
• questa mia è di prevenirvi che assolutamente accordiate ciò 
. che si propone, mentre il tempo delle economie sudicie deve 
essere passato per sempre, e che rischiamo di avere dei guai 
grossi volendole fare.... Potrebbero avere il tristo resultato della 
quasi rivolta della truppa, essendo questa iutla di un'opinione 

cominciando dalla ufficialità e andando all'uhimo tamburo 

Per Dio, vada il governo a lucrare altrove, ma non già sopra 
il soldato. 

Rispose, ai 21 d'aprile, il Corsini che veramente il 
buon soldato non dovrebbe badare a sacrifici, e che lucro 
non v'era certo pel governo, tenuto conto di tutto ciò che 
esso doveva spendere altrimenti, tenuto conto della somma 
che esso avrebbe sborsata alla divisione delle spese tra le 
potenze alleate. Ispirandosi tuttavìa alla clemenza sovrana, 
e per atto di pura beneficenza, ordinava si desse al soldato 
la paga consueta, rifacendolo di quanto sul soldo ordinario 
gli era stato trattenuto dal passaggio del Po. 

Noto qui, poiché Io porta l'argomento, che (come ricavo 
da lettera del già menzionato Massimino Moschi) il rancio 
militare era sul principio acquistato a spese proprie dai civici 
volontarii, essendo loro stato negato dalFamministrazione; 
ma, varcato il Po, l'elevatezza dei prezzi fece si che quelli 
richiedessero fosse compreso nel salario anche il vitto. 
Questo consisteva in pane, minestra di riso, carne lessata 
e, a volte, vino. Ripugnante per taluno in sulle prime, il 
rancio divenne ben presto squisito per ogni palato. 



Digitized by 



Google 



ìt aprile 8^ — " 

XIV. — Il di 20 intanto il D'Arco Ferrari s*erà re- 
cato con il capitano Facdouelle al quartier generale prin- 
cipale piemontese. Di questa visita naturalmente rese edotto 
il suo governo; 

Quartier Generale dell'armata toscana in Bozzolo, 
// 21 aprile 1S48. 

Disposta rannata il 18 stante nelle nu9ve posizioni di 
Gazzolo, Marcaria e Bozzolo, mi recai ieri a Volta, al Quartier 
Generale di S. M. Carlo Alberto, ove ebbi l'onore di essere 
accolto dalla prelodata M. S. con distinta bontà. Degnatosi 
invitarmi a pranzo, si compiacque farmi colloq^e alla destra 
del regio suo fianco. Dopo mensa S. A. il Duca di Genova 
ebbe la bontà di trattenersi meco in colloquio. 

Questa fortunata circostanza mi procurò la sodisfazione 
d'incontrare sulla strada di Goito una bella brigata di cavalleria, 
accompagnata da una batteria di campagna, reduce e facente 
parte di una forte colonna che S. M. personalmente aveva 
diretta la mattina stessa fino sotto le mura di Mantova. Questa 
truppa, strada facendo, incontrò un numeroso distaccamento di 
cavalleria austriaca. Dopo qualche colpo di fuoco gli Austriaci, 
datisi alla fuga, si lasciarono prendere tre uomini prigionieri. 

Mi credo in dovere di tanto parteciparle, mentre ho l'onore 
dì confermarmi con tutto il rispetto di V. E. 

Dev.™» Obb.™° Serv.*' 
D'Arco Ferrari. 

Le notizie piemontesi naturalmente erano allora quelle 
che più interessavano i Toscani e gli Italiani in genere. 
Qualche accenno ad esse, all'assedio di Peschiera in ispecial 
modo, vedremo introdursi anche nella corrispondenza offi- 
ciale militare. Riferisco in correlazione- a ciò la lettera 



Digitized by 



Google 



io aprile — g^ — . 

privata d' un toscano^ la quale ci dà un' idea dello stato 
degli animi e delle circostanze di questo momento: 

Bozzolo, 20 aprile 

Qui abbiamo La Marniora ferito, I nostri avamposti sono 
al lato dei Piemontesi. Oggi il generale è andato da Carlo 
Albeno. Ieri si sentì per molte ore il cannone. I Piemontesi, 
inattesi a Mantova, vi arrivarono sin sotto le mura all'improvviso, 
nel momento nel quale i Tedeschi volevano uscire per fare 
una scorreria. I Piemontesi ebbero 2 morti e 5 feriti, ed 
uccisero oltre 40 soldati nemici. Un prigioniero che è malato 
qui diceva: / Piemontesi star diavoli; amma:(^^are anco da morti. 
Tu sai che i bersaglieri tirano spesso sdraiati sul terreno, e 
ciò dava luogo a credere a que' rozzi che anche moni 
uccidessero. 

Si dice esservi malumore nell'armata tedesca fra Croati 
ed Ungheresi .... 

21 aprile. — La recognizione fatta ieri l' altro davanti 
Mantova fu fatta dal Re e dai suoi figli, che stettero imperterriti 
in faccia alle mitraglie che ferirono due piemontesi e due altri 
più leggermente. Essi però uccisero tutti gli avamposti e alcuni 
cannonieri, ai quali tiravano attraverso le troniere. I Piemontesi 
sono tutti in pensiero pel loro Re, il quale si espone troppo, 
mostrando un coraggio che sembra temerità. 

Ieri sera verso le ore dieci, mentre pioveva dirottamente, 
due Ulani si avanzarono verso i nostri avamposti, situati a 
Marcaria, ma le nostre sentinelle gli spianarono due fucilate, e 
quelli fuggirono. 

XV. — S'agitava in quel mentre la delicata quistione 
del Battaglione Universitario. 

Ponendosi in marcia, i giovani scolari non avevano, 
né potevano avere, un* idea esatta di ciò che andavano a 



Digitized by 



Google 



aprile _ 87 — 

fare. Generalmente anzi si pensava ad una semplice marcia 
patriottica, ad una passeggiata marziale. Ma allorquando il 
Battaglione, già decimato per vero, s'avvicinò al confine, 
allorquando, passato il confine, s' avvicinò al Po, sorse il 
dubbio in taluni degli scolari, in molti dei governanti, in 
moltissimi dei parenti, che s* esigesse troppo oramai da quei 
giovani. Già da Pontremoli, già dal primo d' aprile, il 
professore Matteucci, scrivendo privatamente al Corsini, 
gli suggeriva di sciogliere il Battaglione, o di mantenerne 
al più qualche compagnia. E a Pontremoli appunto si sparse 
la notizia dello scioglimento ; notizia tuttavia che il Mossotti 
s'affrettò a smentire, o a modificare, assicurando gli scolari 
ch'ei l'avrebbe condotti almeno sino a Reggio, al campo 
nazionale. 

Un ministeriale del Ridolfi infatti, del 3 aprile, aveva 
imposto al Mossotti il ritorno perentorio del Battaglione, 
potendo solo restare al campo chi, avendone i requisiti, 
volesse iscriversi come volontario regolare: di guisa che 
quegli avea dovuto abbandonare ogni disegno di marcia, 
per deviare su Reggio. " Noi seguiremo „ egli scriveva 
al ministro dell' Interno, V 8 aprile, da Fivizzano " segui- 
remo la Colonna insino a Reggio, e colà, conformandoci ai 
dettati della ministeriale di V. E. del 3 aprile, lasceremo 
coloro che vorranno militare come volontarii e che ne 
avranno i requisiti, affidati agli uffiziali di truppa regolare. 
Dopo ciò ritorneremo per la via di Modena e di Bologna 
a Firenze ed a Pisa „. 

Questa marcia da Pontremoli a Reggio, per Fivizzano, 
nulla presenta di particolare, se non il freddo e le intem- 
perie. Tolgo daW Italia di Pisa (n. del 13 aprile): 



Digitized by 



Google 



strile «- 88 «. 

Dalla Gabellina, j.» tappa dopo Fivizzano ii aprile 1S4S. 
In alcuni punti dell'Alpi Cevrctane sì passava fra la neve di 
malte braccia. I soldati, cantando, vi scrivevano: Via Pio /X, 
viva r Italia! Che freddo e che grandine! 

Giunto a Reggio il Mossotti pubblicò in data del 
16 aprile, un ordine del giorno, che diceva, tra l'altro: 

Quelli, che animati da spirito militare si sentono vigo- 
rosi abbastanza per intraprendere la carriera dell'armi e vogliono 
obbligarsi a servire in questa campagna come volontarii sotto- 
ponendosi a tutte le discipline militari, si dirigano immediata- 
mente al colonnello conte cavalier De Laugier, il quale formerà 
di essi un corpo comandato da esperti ufficiali, per concorrere 
all'assedio di Mantova, al quale sono destinate le truppe 
toscane, napoletane e pontificie. 

Quelli, che solo alla notizia di un pericolo imminente 
alla patria si sonov mossi, e che ora vedendo abbastanza sicura 
la causa della nostra indipendenza, almeno per questa campagna, 
si preparano a giovare alla patria con le cognizioni che vanno 
acquistando, e che hanno il dovere di sottomettersi al divieto 
de' loro parenti o tutori di arruolarsi, saranno da me e dagli 
altri ufficiali ricondotti all' Università. 

Fuvvi tra gli universitarii uno scoppio unanime di 
sdegno. Gli scolari accorsero all'abitazione del De Laugier, 
dichiarando di volere tutti arruolarsi; e della fierissima 
protesta da loro composta merita di essere trascritto il 
passo più saliente; 

11 Battaglione Universitario protesta energicamente contro 
i reiterati ordini di un governo italiano che intima d'indie- 
treggiare a un corpo istituito per difesa dell' indipendenza, 
ed ha deciso avanzare in qualunque modo e di non più rimetter 
piede in Toscana finché un austriaco respirerà le aure lombarde. 



Digitized by 



Google 



opriìe — gcj — 

I professori dal canto loro, adunatisi in casa del Mos-y 
sotti, dopo lunga discussione, firmarono un indirizzo aH7m- 
periale e Regio Governo^ dal quale é pure conveniente 
stralciare un brano: 

Ritirandosi e lasciando gli scolari nel maggior pericolo, 
gli uffi:(iali sentono avere essi condotte le reclute al campo, 
e abbandonandole dare loro medesimi il primo esempio di 
retrocedere e quasi fuggirsi dal campo nazionale di Lombardia. 
A questo partito molti degli . uffiziali intendono positivamente di 
non appigliarsi^ decisi di procedere ed anche prendere posto nelle 
filCf qualuttque esser si voglia il sacrificio. 

Il decoro dunque e la coscienza di un dovere, che ci ha 
spinto oltre l'Appennino, c'impone di rimanere coi nostri alunni 
e seguitarli. Molti padri, tenerissimi de' loro figli, vivono 
contenti sinché i professori li accompagnano e li guardano 
amorosamente. 

Non era tuttavia sì grave come a quegli ardenti gio- 
vani sembrava, e come i giornali d'opposizione mostravano 
credere, la colpa del governo. Anche a parte la considerazione 
delle moltissime istanze fatte dai parenti degli scolari, la verità 
si era che il governo granducale, pur propendendo per il 
ritorno e non tacendo in proposito la sua opinione, non 
s* oppose in modo assoluto al loro proseguimento, si bene 
avverti che assolutamente ritornassero i professori per la 
Pasqua, affine di riprendere le lezioni e preparare gli scolari 
agli esami. Ne fa fede l'ordine del giorno del professore 
Mossotti, con il quale s'invitano gli scolari a decidersi 
per il ritorno coi professori o per il proseguimento della 
marcia; ne fa fede il protocollo ministeriale 1728, n. 45 
del 28 aprile, in cui, a proposito della nomina fatta al 



Digitized by 



Google 



aprite -• 56 -• 

campo del professore Bonaini a comandante dei volcn- 
tarii a Reggio, il ministro avverte : " Riaprendosi al prin- 
cipiare del prossimo maggio i corsi universitari!, si rende 
necessario che i Projessori si restituiscano al loro posto „ ; 
ne fa fede infine la corrispondenza del ministero col gene- 
rale. Il 22 d'aprile infatti il ministro della guerra consigliava 
al D'Arco Ferrari di far passare il Po al Battaglione Uni- 
versitario, affinché anch' esso potesse fruire delle vettovaglie 
somministrate dal governo lombardo; sebbene soggiungesse 
che non dovea indugiare il ritorno chi non sì sentisse 
preparato ai disagi di più lunga campagna. E il D'Arco 
Ferrari dal canto suo, dopo avere, a ragione o a torto, 
lamentato il disordine dei volontari! pieni di pretensioni e 
pronti ad ammutinarsi (da Bozzolo, li 22 d'aprile), in- 
forma d'avere destinato il Battaglione Universitario alla 
riserva ed alla difesa della cassa militare, ingiungendo in 
pari tempo al Mossotti di lasciar rimpatriare chiunque vo- 
lesse. Poi, con nuova officiale del di medesimo: 

Ho comunicato ai Professore Mossotti, maggiore coman- 
dante la Guardia Universitaria, l'idea del R. Governo sul conto 
dei giovani che la compongono, invitandolo a far sentire loro 
die non solo al campo possono rendersi degni della patria, ma 
ancora nel disimpegno di altri necessarii uffici, e che le riusci- 
rebbero anzi di detrimento quando, non potendo per mancanza 
di robustezza e per la fresca età sopportare le gravi fatiche 
della guerra, la defraudassero con la perdita loro degli impor- 
tanti servigi della intelligenza. 

Nella supposizione però che i giovani persistano in massa 
nel proponimento di avanzare, ho ordinato al prefato maggiore 
di condurli indilatamente a Casalmaggiore, ove gli verranno 
comunicati gli ordini opportuni. E in pari tempo gli ho fatto 



Digitized by 



Google 



oprili 9t — • 

sentire che non saranno accettati altri uffiziali in paga e fun- 
zioni fuori che quelli necessarii a forma dei regolamenti. 

L'ordine di portarsi a Casalmaggiore è stato dato colla 
veduta di togliere quella gioventù dalla demoralizzazione del- 
l'ozio, e di valersene per formare un corpo di riserva che 
possa servire di guardia e difesa alla cassa militare. 

E col più profondo ossequio ho l'onore di confermarmi 

Di V. E. Dev.""* Obb."o Serv.« 

D'Arco Ferrari, 

Alla quale rispose semplicemente il Governo (25 aprile) : 
" La conforto nel suo divisamento di risparmiare la 
guardia universitaria. Il Governo deve far tutto onde l'ar- 
dore di questa gioventù non torni in dolore di tante fa- 
miglie distinte „. 

Ne fa fede infine una ministeriale del Ridolfi al De 
Laugier (pubblicata dalVitalia di Pisa il 27 aprile), che io 
riporto, sebbene anteriore, qui in ultimo, perché mi sembra 
assai bene schiarire e chiudere l'incidente. 

7//.*'*^ sig. Pad. Colend.^^ Colonn. Conte De Laugier^ 
Quei giovani del Battaglione Universitario che vorranno 
proseguire il cammino in Lombardia, là dove le armi Italiane 
combattono per la nazionale indipendenza, non vi ha dubbio 
che sono liberi di farlo, purché abbiano Tannuenza in scritto 
dei loro genitori o tutori, e si arruolino tra' volontarii o in un 
un corpo a parte sotto il comando di esperti ufficiali (come 
altre volte è stato dal governo dichiarato), e purché si sotto- 
pongano a quella disciplina e a quegli ordini, che per mezzo 
dell'autorità militare saranno loro comunicati. 

Queste condizioni saranno da Lei osservate rispetto a qua- 
lunque del Battaglione Universitario, poiché il Governo non può 
a meno di tarsi custode dei diritti imprescrittibili dei genitori 



Digitized by 



Google 



aprile — 92 — 

sui figli, come non può dispensare veruno dnlla uniforme ed 
esatta osservanza della militare disciplina, specialmente quando 
non è lontano il momento di doversi aflfrontare col nemico. 

Coloro pertanto, che a forma delle condizioni sopra espresse, 
saranno in grado di marciare come volontari! in Lombardia, 
rimangono raccomandati all'autorità di V. S. 111.°», la quale 
non tralascerà certo di considerare quanto importi alla tran- 
quillirà delle famiglie e al vantaggio della Toscana, che gio- 
vani animosi e ben promettenti per l'avvenire vengano quanto 
è possibile risparmiati. Gli altri che, o mancassero delle con- 
dizioni più volte ramuìentate, o spontaneamente preferissero 
restituirsi in Toscana, ritorneranno accompagnati dai rispettivi 
maggiori universitari, nel modo che a questi è stato insinuato 
con lettere precedenti. 

Per quel che si riferisce ai professori, sappiano essi che 
dopo le feste della prossima Pasqua dovranno trovarsi ai loro 
posti, acciò non restino omessi gli esami a quelli scolari si 
nostri che forestieri, i quali hanno diritto di averli [i]. Dopo 
di che, se sarà possibile che nell'Università ricomincino i corsi, 
ogni professore continuerà le sue lezioni sino al termine del- 
l'anno accademico; altrimenti ai professori medesimi non sarà 
vietato di ritornare in Lombardia, aggiungendosi agli altri vo- 
lontarii che saranno accorsi alla gloriosa pugna, dov' hanno a 
decidersi le sorti d'Italia [2]. 

Dai Ministero dell' In ferno^ li jS aprile 1S48. 

RlDOLFI. 



(i) Una lettera infatti che il prof. P;{olo Savi scrisse il j maggio, da Pisa, al 
Mossotti, avvertiva tra Taltro che gli scolari forestieri minacciavano ridomandare il 
deposito fitto ove non si riaprisse T università. 

(2) Falsa fu la voce corsa che il governo granducale intimasse ai professori il 
ritorno, pena la rimozione della cattedra. A parte ogni altra considerazione, come 
mai (lo domandava giù fin d'allora il Nerucci - Rie, Star, pag. 172) avrebbe il 
governo sostituito un Mossoiii, un Pucinotti, un Ferrucci? 



Digitized by 



Google 



aprile 



— 93 — 



E dopo tutto ciò? Dopo tutto ciò il Battaglione Uni- 
versitario toscano, coi professori alla testa, passò il Po, 
(25 aprile), entrò in Lombardia, e sui campi lombardi 
versò il suo sangue italiano (i). 

XVI. — Traggo ora, per volgere uno sguardo all'in- 
torno, qualche notiziuccia dal diario pistoiese, che conserva 
tutta la freschezza della contemporaneità. 

2j aprile, — Alle ore 5 poni. la berlina francese di 
Odoardo Franconi, veniente da Bologna, si ferma al suo buró 
rimpetto alla chiesa di S. Gio%'anni. Esce da quella il capitano 
Ambrogio Baldi, aiutante maggiore della guardia civica, par- 
tito il 2 j marzo come condottiero dei giovani pistoiesi al campo 
nelle pianure lombarde. Appena fu veduto, il popolo si mosse 
a ira, lo prese a fischi, e forse sarebbe nato qualche disturbo, 
se non fosse giunto in tempo Pietro Odaldi [2], il quale alla 
meglio calmò i più irritati, e condusse il Baldi alla sua casa 
in Porta Carraiica, Ma nella sera, sparso per la città il ritorno 
del Baldi, il popolo s'accalcò sotto la sua casa, fischiando e 
imprecando al disertore; e un picchetto di guardia civica, ac- 
corso per sedare il disordine, dovette retrocedere e lasciare che 
la plebaglia rompesse tutti i cristalli delle finestre; se non che, 
intervenuto nuovamente TOdaldi con altri cittadini, ritornò tutto 



Il 30 di marzo U Sopraintcnden/.a degli Studii aveva fissato il termine di so- 
spensione dei corsi universitari alla Pasqua (P*^ 3, 122); il 3 di maggio poi li chiuse 
definitivamente, disponendo si dessero alla lesta gli esami a chi, avendone diritto, 
lo richiedesse (P® 75). 

(i) L*idea governativa dì sciogliere il bnttaglione ed aggregare gli scolari agli 
altri corpi volontarii sorrise in seguito in molti degli scolari stessi, allorché, co- 
stretti a rivarcarc il Po, diretti or qua or là senz'altro palese motivo che quello 
di non esporli a combattimento dì sorta, essi sospettarono che Tessere uniti in 
battaglione desse buon gioco alle mene governative (v. Nerucci, op. cit., pagg. 
222-224). 

(2; P. Odaldi comandava allora il battaglione cìvico di Pistoia. 



Digitized by 



Google 



26-^0 aprih — ^^ — 

. nell'ordine. Nella stessa notte però il Baldi, con la stessa dili- 
genza Franconi, ritornò al campo. 

Lo Stesso era accaduto pochi di innanzi al sottuffi- 
ziale Giovanni Melanì, ed anche il Melani riparti nella 
notte pel campo; lo stesso era accaduto presso Porla 
Vecchia di Pistoia a parecchi altri, tra i quali al canonico 
Roberto Bonfanti e ad Armando Chiavacci, i quali vedremo 
cadere sui campi di Curtatone e Montanara. 

Passavano intanto da Pistoia, provenienti da Firenze, 
18 carri, tirati ciascuno da quattro cavalli, pieni di cartucce, 
palle, granate, più una rilevante quantità di hlouses e ber- 
retti per i volontarii. 

26 aprile, — Il padre Ugo Bassi, barnabita, predica oggi 
a Bologna, sulla scalinata di S. Petronio, e dice della carità 
della patria. Immensi doni in denari, in oggetti d'oro, d'argento, 
di corallo, di pietre e vestiario furono offerti in benefizio dei 
volontarii. 

Anzi - assicura a sua volta Luca Giunti - si staccano 
i cavalli alla vettura, per tirarla a braccia, ed alcune donne, 
mosse àdW esaltalo linguaggio dd (vate, danno fino le caz- 
zeruole. - Tra cazzeruole insomma, oggetti d'oro e gioie, 
pare si raccogliessero quel giorno 2800 scudi. 

2y aprile. — Giunge a Parma il padre Giobaita Gavazzi, 
e vi predica la crociata contro l'Austriaco con molto frutto. 

jo aprile. — Partono alla volta dell'Italia gli studenti ti- 
rolesi d'Insbruk dell'Università di Vienna. 

jo detto. — I denari incassati fino a questo giorno dal 
Comitato per sussidiare le famiglie dei volontarii fiorentini a- 
scende a L. 5424.15.4. 



Digitized by 



Google 



aprile 



95 — 



Riguardo poi alla predicazione del padre Gavazzi, il 
Risorgimento^ giornale lombardo, ha il seguente articolo: 

// Tadre Gava:^^! alla Ringhiera di Piazza in Modena. 

Appena si seppe che il famoso P. Gavazzi era in Modena, 
il popolo si portò all'albergo, gridandogli evviva. L'oratore si 
presentò alla finestra, e tutti allora esclamarono : * La vostra 
parola, padre! vogliamo la vostra parola... In piazza, in piazza!, 
- Sorridendo annui, e tutta la folla tosto irruppe nella piazza, 
e in poco d' ora ingrossò di migliaia di persone. L' oratore 
italiano si presentò alla Ringhiera del Municipio, e con sublime 
entusiasmo, quale un nuovo Pietro Eremita, predicò la crociata. 

Segue l'arringa, che termina con un urlo " Modenesi, 
il nostro grido tremendo sia sempre: Fuori lo straniero l 
fuori, fuori, fuori il barbaro!!! „ 

Una lettera infine del Chigi, con la quale, come ge- 
neralmente con le lettere di questo accorto uffiziale, s'al- 
larga alquanto il nostro campo di veduta, ci fa rivolgere 
Tattenzione alle faccende piemontesi, e ci ravvicina nel 
tempo stesso al nostro argomento. 

Dal Quartier Generale^ Bozzolo, 2J aprile 1S4S. 
Eccellen:(a, 

Vengo assicurato che il partito repubblicano in Lombardia 
vada considerevolmente decrescendo. — Il generale Torres, ve- 
nuto a far visita al nostro generale era sdegnato perchè i Pie- 
montesi non attaccavano risolutamente le varie fortezze, dicendo 
(:he gli Austriaci non chiedono che di avere innanzi una dimo- 
strazione di forza per andarsene con onore, ed attribuiva la lenta 
mossa delle armate di S. M. al volere questi prima di finire la 
guerra assicurarsi dello sfasciamento del partito repubblicano 
in Lombardia e Venezia. Questo di lui modo di giudicare le 
cose pare abbia molta parte di vero, mentre da ogni parte si . 



Digitized by 



Google 



2) aprile ««. gg 

assicura che Tarmata austriaca è demoralizzata e non in forza, 
e questa sera ancora una nuova prova ne abbiamo avuto in 4 
disertori, i quali hanno confermato tali nuove, dicendo che 
perfino i soldati tedeschi erano stanchi di questa guerra, senza 
contare gli italiani e polacchi e ungheresi. 

Questa mattina i nostri soldati sono andati a fare visita 

a tre soldati piemontesi feriti avant'ieri. 

Questi li hanno detto che erano felici di essere feriti per 
la patria e che non vedevano il momento di tornare a battersi. 
I nostri soldati ne sono rimasti incantati ed affratellati, e del 
loro soldo hanno fatto un peculietto che hanno lasciato ai fe- 
riti. Sarebbe bene che tal fatto fosse conosciuto. 

Egualmente, fatti dormire i 4 disertori sunnominati in 
quartiere, i nostri soldati li hanno subito regalati^ mettendo un 
tanto a testa. Ciò fa conoscere chiaramente che i nostri sol- 
dati all'occasione si faranno onore essendo uomini di cuore. 

Ho l'onore segnarmi con profondo ossequio 

Di V. E. Dev."»» Obbl.°*° Serv.« 

Carlo Corradino Chigi. 

P.S. — In questo momento (sono le 9 V4) pervengono 
altri 6 disertori del medesimo reggimento, i quali annunziano 
che avremo molti altri disertori, giacche tanto il regg. Rocca- 
vina che Hagowitz si scioglie, benché siano divisi e frammi- 
schiati ai Tedeschi, e varii stati fucilati. 

XVII. — Siamo cosi tornati all'armata toscana. 

La colonna del D'Arco Ferrari adunque, forte di 1 500 
uomini, muoveva verso Ospedaletto, mentre spingevasi fino 
a Castellucchio quella del Campia. *' Domani „ scrive, in 
data del 25 aprile, da Ospedaletto, il generale (e riferisco 
queste parole, come quelle che chiudono un periodo e ne 
aprono un altro) '' domani 24 le nostre truppe prenderanno 



Digitized by 



Google 



24 aprile 



— 97 — 



posizione a Montanara all'argine di Curtatone per pro- 
teggere varie posizioni militari „. Egli non avrà che da 
avvertire - come fece da Castellucchio il 25 - essere il 
colonnello Campia accampato a Curtatone ed il tenente 
colonnello Giovannetti a Montanara, e noi avremo dinanzi 
la posizione e la disposizione delle truppe toscane quale 
fu nel punto culminante della presente campagna. 

Cosi i Toscani erano giunti a destinazione. E pren- 
devano le loro arrischiate posizioni coraggiosamente, sere- 
namente. Lo assicura, con aurea semplicità di linguaggio, 
fin Tultimo tra i gregarii dei battaglioni fiorentini, scri- 
vendo ad un amico : 

Poco distanti da Gazzoido ci eravaiào tutti riuniti, cavalleria, 
infanteria e tuttt i volontari! toscani, di maniera che la deputa- 
zione di baionette toscane era tutta riunita, e ti assicuro che 
non si faceva brutta figura 

Circa le 7 siamo giunti in questa terra di Montanara, di- 
stante tre miglia da Mantova, e poi si vedono le barricate be- 
nissimo, che sono a un miglio poco piìi da noi. Stanotte dor- 
miremo accampati in mezzo la strada. Viva Tltalia! 

II mio battaglione essendo il primo forma tutta V avan- 
guardia; nulla nulla che succeda, il tuo amico sarà uno dei 
primi a scaricare il fucile contro il barbaro, forse uno dei pri- 
mi a morire. Viva l'Italia! {Patria^ n. del 28 aprile.) 



^#Mp^^ 



Digitized by 



Google 



Biiiiiiiiiiiiiiiifiifiiiin 



INTERMEZZO DESCRITTIVO 



Comincia così la vita di campo. 

La ricordano, con mesto rimpianto, quanti la condussero. 
Là, di fronte, in una città che avea l'aspetto dì una fortezza, 
stava il nemico. Quale ne era il numero ? S' ignorava. Si diceva 
immenso, come si diceva esiguo: taluno avea visto quartieri 
rigurgitanti ed accampamenti afTollati, tal altro testificava che 
si faceva uscire una colonna dì soldati da una porta e rientrare 
da un'altra per simulare continui rinforzi. 

Ma che importava il numero? 

Caratteristica dei combattenti toscani - e dei combattenti 
in genere del '48 - era l'ardire allegro, quasi sventato, nelle 
condizioni più miserande. Col quarantottesco viva Pio /X, col 
viva ritalia, gettato sulla faccia al croato che lo assahava, al- 
l' ungherese che lo caricava, al commilitone magari che per do- 
vere lo fucilava, il soldato del '48 sembrava ferire il nemico; 
col motto arguto indirizzato al grave alemanno, ei reputava rifar 
le sue forze. Audace ed allegro. E talora, se istruito, occupato 
a geniali conversazioni. 

Ed era bello - scrive Valentino Giachi - ed era bello, 
specialmente a Ciirtatone, vedere aggruppati i fantaccini intorno 
al Pilla, al Piria, al Ranzi, al Montanelli, che discutevano dì 
scienza, o delle sortì probabili della guerra, o della spaventosa 
reazione borbonica, avvenuta in Napoli il 15 maggio. Molti 
Qrano pittori, e schizzavano i luoghi e i compagni; taluni, 



Digitized by 



Google 



— 99 — 

buoni improvvisatori, dicevano di continuo poesie a rime obbli- 
gate; altri sonavano un qualche strumento che si erano portato 
con sé. Ma i più^ disposti all' allegria, andavano in cerca di 
polli, per certe cene cosi chiassose e condite di buon umore, 
che a ripensarci ringiovanisco. E queste cene si facevano da 
una certa amabile e buona vivandiera lombarda, che con qualche 
provvista era venuta in mezzo a noi, e che colpita il 29 maggio 
da una palla nella gola, mentre portava via la sua merce, pagò 
essa pure all'Italia il suo tributo di sangue (i). 

Cosi lo scolaro viveva nei ricordi d'un classico passato 
ammonitore e nella realtà d'un arduo, ma non uggioso, pre- 
sente: artista e poeta in quello, soldato in questo. 

Nei bivacchi specialmente esso - e il volontario in genere 
- era soldato. 

Sono stato più volte - scrive da Montanara alla sorella 
Massimino Moschi - sono stato più volte di sentinella avan- 
zata o di sentinella morta come si dice in modo altrettanto 

energico che giusto Su tutte le strade facenti capo a 

Mantova e alla distanza di circa mezzo miglio si trovano gli 
avamposti o picchetti che bivaccano ne' campi; le sentinelle 
disposte alla distanza di circa 200 passi le une dalle altre 
occupano un altro mezzo miglio. Di maniera che di notte, 
specialmente chi è di sentinella avanzata, e delle ultime, 
sente distintamente marciare e direi quasi tossire la sentinella 
nemica. Ogni quarto d'ora parte da ciascun avamposto il grido 
all'erta stOy che si ripete da sentinella a sentinella. Quelle te- 
desche gridano pure l'istessa cosa nel loro gergo. T'assicuro che 
nelle tenebre della notte la sentinella che guarda ad una viuzza 
infossata e deserta, prova una certa tal qual sensazione da cui 
anco i più coraggiosi si difendono difficilmente. Aggiungi che 
que' cani hanno per abitudine di seguitare le fosse e di com- 
parire improvvisamente addosso alla povera sentinella. Ciò segue 



(i) Prose e poesie, ctc, per L. Morandi, 1. e, pag. 177. 



Digitized by 



Google 



— lOO — 

molto spesso; ragion per cui questa, che scarica il fucile e 
grida all' arme, mette tutto il campo in movimento. Ora siamo 
arrivati a un punto, attesa la frequenza di questi allarmi, da 
decidersi a star sempre col sacco in ispalla presso a' fasci de' 
nostri fucili. In una parola, non e' è riposo né giorno né notte. 
Quest'emozione continua, questi disagi inauditi, aumentati dal- 
l'umidità malsana di queste pianure e dalla cattiva stagione, 
tutto ciò non é in egual modo sopportato da tutti. Io mi rido 

di tutto ciò (in questo momento nìi vien portato via il 

calamaio) (i). 

Ma, senza sgomentarsi, il Moschi trae di tasca il lapis^ e 
seguita, a scrivere, discorrendo di febbri e di oftalmie. 

A me, non posso nasconderlo - ripiglia a sua volta il 
Giachi - a me produceva una grande impressione il fare Li 
sentinella avan^éita. È la sentinella più prossima al nemico, che 
deve la prima dar l'avviso del suo avanzarsi, e che per conse- 
guenza é pur la prima a sentirne i colpi. Perciò la chiamano 
anche sentinella morta. Non è, credetemi, un incarico piacevole. 
Trovarsi di notte tra folte piante, quando ogni lieve rumore 
sembra un passo d'uomo, che cautamente si avvicini per sor- 
prendervi, esalta l'immaginazione e produce allucinazioni terri- 
bili. Io, per passare l'eterna ora della sentinella, e calmare lo 
spirito eccitato, mi provavo a comporre sonetti, o a ripensare 
minutamente tutti i cari ricordi della mia dolce camera da sco- 
laro. E forse, negli stessi momenti, mia madre vegliava in 
quella camera, e, guardando i vuoti letti dei suoi figliuoli, di- 
ceva: Quando torneranno? (2). 

" Quei nostri poveretti „ scriveva intanto a Cesare Balbo 
Gino Capponi " gli hanno tenuti venti giorni in prima linea 
sotto Mantova, ad aspettare inutilmente la febbre e le palle dei 
Tedeschi; i quali non gli hanno massacrati tutti perchè non 



(1) Un toscano a Montanara^ V^%%* I9'2i. 

(2) Prose e Poesie^ eie, 1, e. 



Digitized by 



Google 



— lot — 

n* ebbero voglia [cosi, ahimè, il marchese fiorentino non avrebbe 
più potuto scrivere dopo una ventina di giorni!] - e quei 
giovani scrivevano parole di rassegnazione allegra, le quali 
facevano piangere me d'allegrezza; e ne avrò lette forse cin- 
quanta „ (i). 

L'aspettativa delusa e i disagi amareggiarono in seguito 
quelle giornate di campo; ma, dopo tutto, esse restarono, come 
dissi, dolce rimembranza in coloro che le vissero; ond' essi be- 
nediranno, fatti canuti, le ore passate ai bivacchi, le notti ve- 
gliate nell'ansia dell'aspettativa, sotto il cielo cupo o sereno, 
e l'improvviso destarsi al grido d' allarme. " E tuttavia giocondi „ 
scriverà, cacciato di patria, Giuseppe Montanelli " e tuttavia 
giocondi, come quelli d'un primo amore, tornano al pensiero 
dell'esule i ricordi del campo: le notti vegliate in scolta sulle 
poetiche rive del Mincio, dove Virgilio e Bordello cantarono; 
l'ardita scorreria mattutina fin sotto Mantova, la messa a suon 
di banda in vista alle schiere tutte in arme; e brune davanti 
agli occhi quelle torri mantovane su cui speravamo noi piantare 
il vessillo tricolorito; e nel silenzio notturno il grido lontano 
della sentinella nemica confuso ai soavi gorgheggi degli usi- 
gnuoli „ (2). 



(1) Lctt. cit. in Lellere di G. Capponi, etc, voi. Il, pag. 395. 
(3) Memorie sulV Italia^ etc. voi. II, pag. 258. 



Digitized by 



Google 



— 1Ó2 — 





Digitized by 



Google 



III. 

Le prime scaramucce 

I. — Chi tenga d'occhio la piccola carta topografica 
ch'io pongo qui accanto, troverà assai evidente la descri- 
zione che il Montanelli nelle sue Memorie ci dà del campo 
toscano : 

Era il campo toscano a destra dell' armata piemontese, 
fra Coito e il lago di Mantova. Occupavamo Curtatone e Mon- 
tanara, due luogucci distanti circa tre miglia da Mantova, e 
non più d'un miglio e mezzo l'uno dall'altro. Curtatone è un 
gruppo di sei o sette casupole a ridosso del lago. 

Il quartier generale della piccola armata, dapprima posto a 
Castellucchio, era stato trasferito alle Crazie. Eravamo poco 
più di cinquemila fanti, tremila dei quali volontarii, con cento* 
sessanta cavalli e nove pezzi d' artiglieria. Con si poca forza 
davanti ad una cittadella formidabile, che fece girar la testa al 
primo capitano dei nostri tempi, e avendo il largo e profondo 
fosso deirOsone alle spalle, con solo uno stretto ponte per 
passo, e un argine altissimo dalla parte di Mantova^ e ninno 
dalla parte opposta, il che rendeva assai difficile la ritirata, le 
linguacce dicevano che eravamo stati messi li in bocca al lupo. 

Il Montanelli^ uomo di parte e però alquanto sospetto, 
che faceva innanzi tempo quistione della forma di governo, 



Digitized by 



Google 



^4 cH^ — 104 — 

e che s'era a un certo punto staccato dall'esercito a scopo 
di propaganda repubblicana, il Montanelli, dico, ci teneva a 
porre in rilievo, nella descrizione del campo, le pestifere esa- 
lazioni delle paludi^ la mala voglia del governo^ che pareva 
k stillasse tulle per istancarli, T inettezza del duce e dello 
Stato Maggiore. Ma era in verità una pessima posizione 
quella dei Toscani sotto Mantova, e vedremo a suo tempo 
come anche Enrico Mayer, per non dire d'altri, la rite- 
nesse tale. 

Vedremo pure in seguito quanto l'infelicità della po- 
sizione fosse aggravata dall'infelicità del comando. 

II. — Colà adunque, di fronte all'Austriaco trincerato 
a Mantova, in vista delle sue fortificazioni, poco oltre il 
tiro del suo cannone, stavano accampati, in apparenza di 
assalitori, i Toscani. E il capitano Agostino Della Seta de- 
scrive al fratello, da Montanara, il primo allarme udito: 

Alle ore 1 1 V» ho udito per la prima volta V allarme ! 
Ch'effetto ha prodotto in me non posso descrivertelo. In meno 
che non si dice questa parola tutto il paese rintuonava di gridi 
all'arme I La notte buia e piovosa, il confuso alloggiare della 
truppa, le imprecazioni e i comandi, il correre ai posti, il desi- 
derio di farsi veder primi, tutto ci elettrizzava in modo da non 
che aver timore, disprezzare il rischio. In meno di cinque minuti 
la guarnigione di circa 2000 era ordinata al posto, i cannoni 
carichi, le miccie accese; tutti si desiderava un risultato [i]. 

Ma Tallarme era falso! una sentinella aveva fatto fuoco 
contro una macchia donde partivano rumori sospetti. 



(i) Le Miìiiie toscane alla guerra del '4S - Lettere di F, Agostini Della Seta, 
Pisa, 1880. 



Digitized by 



Google 



III. — Altra volta ihvece T allarme era giustificato, 
ed allora aveva luogo uha di quelle scaramucce, che pre- 
ludiano al 13, al 29 maggio^ 

Ne apre la serie la colónna dei Modenesi; ed io rife* 
risco senz'altro, per non togliergli il pregio dell'attualità, 
il rapporto del maggiore Fontana^ comandante la colonna 
mobile modenese e reggiana a Govemolo. 

GovERKOLO, H 24 aprile 1S48. 

Questa mattina mi è giunto avviso dagli avamposti che 
noi eravamo attaccati per la strada di Mantova. Ho prese 
immediatamente le mie disposizioni più necessarie per guar- 
darmi dietro e ai fianchi, e sono marciato contro il neb^ico 

Arrivati ad un miglio di distanza da Governolo, ho comin- ' 
ciato l'attacco. Il combattimento è durato circa tre ore, non 
riportando i nostri nessun notevole vantaggio, eccetto quello di 
farsi sempre più sotto le truppe nemiche. Il fuoco, quan- 
tunque rapidissimo, non ha fatto quasi nessun male ai nostri, 
essendo tutti i colpi molto più bassi che non convenivano. 

Dopo dunque una lotta di due ore, il nemico ha comin- 
ciato a perdere terreno. Noi l'abbiamo inseguito per un buon 
miglio, poi, per mancanza di cavalleria, abbiamo dovuto pen- 
sare a concentrarci di nuovo a Govemolo, dove slam giunti 
colla banda in testa, fra le acclamazioni dei poveri abitanti. 
I nostri danni si restringono a due morti e a quattro feriti, dei 
quali uno è stato amputato della gamba, mentre il nemico ha 
avuto una trentina di morti e una ventina di feriti, fra i quali 
un capitano con un braccio fracassato. Tutti hanno fatto il 
loro dovere. 

Cosi il 24; e il 25 pure dovette aver luogo una leg- 
giera zuffa, se stiamo ad una curiosa lettera diretta dal co- 
mandante la legione lombarda, GriflBni, al D'Arco Ferrari, al 
quale peraltro ignoro se sia pervenuta ; io ora la posseggo : 



Digitized by 



Google 



J; aprile ^^ ìq^ -^ 

A 5. f. il ien. gen. Comandante V Armata Toscana Conte D'Arco 
Ferrari 

Viva l'Italia libera. Viva Pio IX. 

Castellucchio, 26 aprile 1848. 

Egli si è con tutto il rispetto che io faccio i miei doveri 
di partenza nd un vecchio militare, e sarò sempre memore 
della cordialità e gentilezza da S. E. usatemi. 

S. E. mi perdonerà se ho tardato a farle relazione del fatto 
di ieri, ma la stanchezza me lo ha impedito, ed eccone ora i 
dettagli : 

Ieri, giorno 25, verso le ore 9 del mattino, mi portai con 
tre uflSdali del genio piemontesi ed il capitano del genio to- 
scano Cassinelli a Cortettone, lungo il cavo nuovo fino a 
Montanara, quindi da Montanara a S. Silvestro. A S. Silvestro 
si presentò un individuo, detto Montini, avvertendomi che l'ini- 
mico era vicino, e che si esibiva a condurmi per salvarmi. 
Ne sospettai, ed interrogatolo mi disse che erano quattro giorni 
che era sortito da Mantova, e che entrava e sortiva. Lo feci 
visitare, e lo trovai munito d'un passaporto tedesco colla data 
del 25, ed assunte informazioni tutti mi asserivano essere una 
spia ben nota. Lo arrestai quindi, ed oggi Io conduco al Quartier 
Generale. Mi risolsi poi dì avanzarmi colla sola compagnia che 
aveva, avendone spedite due altre lungo il lago per visitare le 
barche; e prese le debite precauzioni, giunsi sino alla cascina 
detta della Misericordia, poco lontano da Mantova, dove vidi 
delle sentinelle nemiche in avamposto, da cui dedussi la vici> 

nanza di altre truppe Ma avendo errata la strada il plu- 

tone che dovea tagliare la ritirata, non si potò seguire l' inimico 
fino al vicino forte. Il risultato però si fu di tre uccisi al ne- 
mico e qualche ferito, e dalla parte nostra non vi fu che un 
volontario ferito. Avverto però S. E. di usare la massima pre- 
cauzione, perchè si coprono con cappotti, e sotto questi nascon- 
dono armi e le tracolle bianche. 



Digitized by 



Google 



^S aprile ..^ tÒ-y — » 

Approfitto di questa occasione per presentare a S. E. i 
miei ossequiosi rispetti e la mia servitù. 

Il G)maDdante la Legione Lombarda 
Griffini. 

Quel giorno stesso 25, trovandosi il D'Arco Ferrari 
al campo di Curtatone, udì dalla parte di Montanara qual- 
che colpo di cannone. Ecco, su testimonianza del Giovan- 
netti, che era avvenuto colà: 

Montanara, li 26 aprile 1848. 

Mi accingeva ieri sera alle ore 6 a disporre accampata la 
intiera colonna, quando parecchie esplosioni di fucile a' nostri 
avamposti sulla via di Mantova e grida di allarme portarono 
a che mi recassi immediatamente colla cavalleria sugli avam- 
posti stessi intanto che T artiglieria fosse pronta a raggiungermi, 
fiancheggiata dalla Civica e dalla Linea. Fattasi però notte, non 
conveniva avanzarsi oltre il punto da me raggiunto presso alla 
barricata nemica, e giacché tutto era tornato in quiete stimai 
ricondurmi al campo. Cosi rimasi fino presso la mezzanotte, 
momento nel quale nuovi colpi di fucile agli avamposti stessi 
misero nuovamente in moto tutto il campo. Disposi militarmente 
in scaglioni tutta la Civica e la Linea nei campi laterali alla 
strada Tornata nuovamente la quiete passammo la notte. 

Era io di ritorno colle provvisioni fatte, quando si co- 
rniciò a sentire dal forte di Mantova esplodere il cannone, ed 
il nemico operare una sortita da quella città. — Cessava dopo 
due ore il rimbombo del cannone, e non si vedevano giungere 
i sortiti da Mantova. Stimai necessario dar riposo alla mia 
colonna affaticata dalle veglie. Eseguii la ritirata regolarmente, 
non potendo temersi attacco. 

GlOVANNETTI. 

IV. — Una cosa frattanto stava sommamente a cuore 



Digitized by 



Google 



26 2S aprite jqS -** 

al governo toscano, ed era l'accordo completo, anzi la 
dipendenza assoluta del sub generale dal comando pie- 
montése. Laonde il 26 d'aprile gli scriveva: 

È volontà del Granduca che trovandosi le truppe e le mi- 
lizie toscane sotto gli ordini del generale Bava, Ella faccia 
tacere ogni privato sentimento, e quanto alle operazioni mili- 
tari abbia per esso una illimitata deferenza. Gli accordi con 
S. M. il Re di Sardegna portano che le forze toscane siano a 
libera disposizione del Re Carlo Alberto. 

Ella certamente si graverebbe di molte responsabilità se 
dal disaccordo ne nascesse un sinistro. 

Debbo significarle ancora che al Quartier Generale non è 
stata sentita bene qualche espressione d'impazienza Ella possa 
aver per ciò manifestata. Il Granduca ha presso la Maestà del 
Re il comm. Martini in qualità di suo ministro. È volontà 
dell'A. S. che Ella per mezzo d'un suo ufEziale d'ordinanza si 
metta in comunicazione col prelodato ministro in ogni occor- 
renza, e passi ài medesimo i suoi rapporti. 

Ribatté il D'Arco Ferrari: 

Castellucchio, li 28 aprile 184S. 
A S. E., etc. 

È ben noto a V. E. che io fui onorato dall'ottimo mio 
sovrano del comando superiore dì tutte le sue truppe, con or- 
dine espresso di dipendere direttamente dall'alto volere di S. M. 
Carlo Alberto per la cooperazione che le truppe toscane sono 
chiamate a prestare in questa importante spedizione che ha per 
scopo l'Indipendenza Italiana. 

Io era in questa lusinghiera posizione, quando mi vedo 
oggi nel caso non solo di tenermi in comunicazione con l'estrema 
destra dell'esercito piemontese, comandata dal general Bava, 
ma di dover far dipendere dai movimenti ed ordini del prefato 
generale l'intera armata toscana al mio comando esclusiva- 



Digitized by 



Google 



lé-jo aprile «. lOO — 

mente affidata; e siccome questa dipendenza starebbe in con- 
traddizione con la mia qualità di tenente generale comandante 
supremo le truppe toscane, cosi io mi rivolgo alla bontà di- 
stinta di V. E., pregandola a penetrarsi della mia attuale posi- 
zione, meno che decorosa» ed al certo di sotto di quella che 
la mente del mio ben amato sovrano aveva divisato, e quindi 
degnarsi fare intervenire una sovrana dichiarazione che salvar 
possa la convenienza del grado e T onorevole incarico da S. A. R. 
. affidatomi. 

Ed in prova di quanto le espongo accade oggi a me un 
fatto dispiacentissimo su questo proposito. Il general Bava lia 
spedito questa mattina un suo uffiziale di Stato Maggiore con 
un piego diretto al ten. colonn. Rodrìguez, comandante il primo 
battaglione napoletano, ordinandogli di recarsi a Coito [i]. 

D'Arco Ferrari. 

E replicò il ministero di piazza San Marco (30 aprile); 

Ella conosce gli accordi fra la Maestà del Re Carlo Alberto 
ed il Cranduca, e comprende che poco capitale ha messo la 
Toscana nella gran causa dell' indipendenza italiana di faccia al 
Piemonte. Se noi avessimo tante forze da costituire un Corpo 
d'Armata indipendente pei movimenti parziali e solamente sot- 
toposto al Quarticr Generale di S. M., V. S. 111."** non avrebbe 
di che dolersi; ma una voha che le truppe toscane formano 
parte di un Corpo del quale il general piemontese o ha il 
maggior effettivo o ha diretta relazione col Quartier Generale 
di S. M., bisogna, secondo gli accordi, che il generale Bava 
sia quello che regola ì movimenti delle truppe e milizie toscane. 
Onde io credo pel bene della causa Ella debba far tacere ogni 



(i) In un foglio del 28 tuttavia il Rodriguer. osserva che quest'ordine gli 
gìun$e assai in ritardo, quando g\^ avrebbe dovuto trovarsi a Coito. 

Il ìo^ reggimento napoletano era destinato ai comandi del Bava, ma, giunto 
come avanguardia il i<* battaglione, restò agli ordini del generale toscano. Laonde, 
a scanso d* inconvenienti, il colonnello Chigi avvertì il general Bava che il Rodri- 
guez non poteva eseguire questo suo ordine. 



Digitized by 



Google 



aprile — jjq — 

sentimento privato, e tanto più bello apparirà ciò al Granduca, 
quando venga informato che Ella ha potuto vìncere se stesso 
prima di vincere il nemico. Attualmente c'è bisogno di unione, e 
questa non si ottiene che col sacrifizio della propria individualità. 

V. — V'era intanto una grande insufficienza ed un 
manifesto disordine neir amministrazione militare. Né il 
Chigi, scrivendo a Firenze, celava le cattive condizioni 
nelle quali trovavansi i suoi dipendenti del commissariato. 
Una miseria officiale, che che se ne pensasse, era la ca- 
ratteristica delle truppe toscane. Notava, registrando l'arrivo 
delle due colonne toscane a Pietrasanta e San Marcello il 
diario pistoiese, che i volontarii scrivevano lamentando la 
mancanza di scarpe; e con pressanti richieste di vestiario 
sovente si chiudevano le officiali del comando toscano. 
Vedemmo poi le milizie ribellarsi alla diminuzione del 
soldo, e l'insufficienza del soldo vedemmo pure lamen- 
tata dal D'Arco Ferrari, giudice non sospetto. 

I sopradetti inconvenienti - scriveva ora, ai 28 d'aprile, 
il Chigi, dopo avere appunto enumerati parecchi inconvenienti 
di tal fatta - i sopradetti inconvenienti hanno gettato molto 
malcontento nella truppa, specialmente nei Civici, e questo 
malumore è forse mantenuto vivo da quello della ufSzialità, 
che parlando fra sé non è possìbile non emetta sentimenti veri 
e di dolore, giacché colle fatiche del tempo di guerra deve 
TufEziale vivere nel suo rango, e non ha né diaria né razione. 
Come dunque farà a sostentare la sua famiglia, ove Tabbia? — 
Non esito a dirlo: il Corpo degH uffiziali é esasperato, e disgra- 
ziatamente ha ragione; e ciò che vi é di peggio si é che ciò 
distrugge quella fiducia, quell'abbandono che devono avere nel 
proprio generale in questi momenti, mentre non potrassi levare 
loro dall'idea che egli non abbia rappresentate le loro parti 



Digitized by 



Google 



aprile — IH — 

vivamente al superior governo. — É dunque urgentissimo che 
il Governo prenda un provvedimento che stia a rendere sod- 
disfatta l'uffizialità come ha saviamente proposto il supremo 
generale comandante. 

Riguardo del resto alle miserande condizioni delle 
truppe toscane, vedremo più tardi nuove testimonianze. Mi 
basta qui ricordare la penosa impressione che produssero 
sul tedesco Adolfo Pichler, allora studente, capitano degli 
studenti viennesi ad Ala, poi professore di mineralogìa e 
geologia ad Innsbruck, i prigionieri Toscani avviati nel 
giugno del 1848 all'Austria. Cosi Tinsigne studioso, nel 
suo opuscolo Della guerra Italo-Tirolese (pag- 44), ci descrive 
quel triste passaggio : 

L'avvenimento più importante per noi fu l'arrivo 

dei prigionieri di Curtatone: 1089 ne furono annunziati per 
PS di giugno, ed in pari tempo a me fu ordinato di fare tutto 
il possibile per riceverli e custodirli 

Il di appresso verso le io apparvero le file dei prigionieri 
che trascinavansi lontano sulla via in atto stanco ed accasciato. 

Gli studenti [viennesi] si disposero nei posti loro asse- 
gnati, mentre ai restanti io tacevo fare spalliera dal portone 
della caserma sino alla strada, affine di trattenere il popolo, 
che s'accalcava con curiosità, I turbini della polvere s* avvici- 
navano ognor più, e finalmente g'mnsero i primi prigionieri, 
scortati dai granatieri. Tutte le sorta di truppe n'andavano in- 
sieme confuse, le monture e le uniformi stracciatey logore^ e alcune 
cosi prive di buon gusto quali non poteva averle raffa:;^:^onate se non 
il genio d'un sarto militare. V'erano rappresentanti di tutti i po- 
poli italiani: napoletani, toscani e lombardi; poche figure di- 
stinte vi scorsi. Erano per la maggior parte piccoli, arsi dal 
sole e smunti; tra i quali anche ragazzi dai dieci ai dodici 
anni che facevano da tamburini.,.,.. 



Digitized by 



Google 



ij'iS aprile 112' ^ 

E mi ricorre alla niente, a riguardo appunto della mi- 
seria delle truppe toscane, a petto delle condizioni relati- 
vamente buone dei piemontesi, V aneddoto che narra in 
proposito il capitano Della Seta: che avendo, cioè, in 
seguito, il generale toscano (De Laugier) invitato alla 
propria mensa il re piemontese, .gli passò per tutta cola- 
zione una tazza di cade ed un bicchiere di vino Madera. 
E facendosi il re a mescere un secondo bicchiere, trovò la 
bottiglia vuota. 

VI. — Seguono nuove scaramucce. 
Già nella notte dal 27 al 28 aprile s'offre al Gio- 
vannetti l'occasione di stendere un rapporto: 

III,^^ sig. cav. conte Ulisse D'Arco Ferrari^ 

Comandante etc. Castellucchio. 
III.^^ sìgnorcy 
Informato fino dalla decorsa sera che in questa mattina 
dovevano essere attaccati dal nemico i nostri avamposti, alle 
ore tre e mezza antimeridiane ho ordinato tutta la cavalleria 
con un distaccamento di trenta uomini dei militi volontari!, 
onde pormi alla testa dei medesimi, e fare una riconoscenza. 
Mentre pertanto stava ordinando il sacco addosso al rimanente 
della truppa e comandava di prender posizione nel paese di 
Montanara, si è sentita l'esplosione dei primi colpi di fucile, 
ai quali rispondevano quelli del nostro avamposto sulla strada 
che mette a Mantova. Là mi sono infatti diretto con ogni 
possibile sollecitudine, ma al nostro avvicinarsi i nemici si sono 
dati a precipitosa fuga, battendo col tdmburo in ritirata, per 
la qual cosa li ho inseguiti fino sotto il tiro del cannone. Ivi 
è stato allora che la fortezza ha esploso contro di noi due 
colpi di cannone a palla, ma non si è avuta a deplorare la 
' perdita di alcuno. 



Digitized by 



Google 



2^ aprUe _^ 1 1 ^ "— 

Trovando in queiroccasione che sei paia di bovi erano 
diretti per entrare in Mantova, e che la persona che li condu- 
ceva aveva il permesso di entrata e sortita da quella fortezza, 
gli ho meco condotti a Montanara,' togliendo cosi all'inimico 
una piccola occasione di vettovaglia. 

Gradisca le proteste della mia distinta subordinazione. 
Montanara, 2S aprile 1S48. 

GlOVANNETTI. 

Il giorno 28 poi una piccola scorreria dei nostri riesce 
alla cattura d'una considerevole quantità di biada. 

Ne riferiscono il De Laugier per Curtatone e il Gio- 
vannetti per Montanara: 

Sig. cav. gcn. Comand. Supremo le Truppe Toscane 
Castellucchio 

Pervenuto in Curtatone, dopo avere imposto al signor 

capitano Mussi di partire per S. Lorenzo, indignato udii avere 
osato gli Austriaci postarsi in Castelnuovo, forse con intenzione 
di asportarsi la biada che quivi sapevano esistere. Queste due forti 
ragioni mi indussero a muovermi con un distaccamento dei ci- 
vici e truppa di linea verso Castelnuovo. A questo distacca- 
mento vollero unirsi volenterosi i sigg. colonn. Campia, ten. 
colonn. Savocini e magg. Studiati. Pervenuto a Castelnuovo, 
preceduto da una avanguardia, degnamente comandata dal signor 
capitano Caminatì, furono incontrati e scacciati dalla medesima 
gli Austriaci fino sotto il cannone di Mantova, uccidendone tre, 
recandomi fucili e gaschi tolti ai medesimi quali trofei. 

Frattanto io era raggiunto dal bravo cav. colonn. Giovan- 
nctti, comandante in Montanara, recandomi il prezioso sussidio 
della sua cavalleria. Si procedeva in questo mezzo entro Castel- 
nuovo allo sgombro ed invio al campo di Curtatone di 200 
sacca di biada, che tengo a disposizione di V. S. HI."* [i]. 



(i) Non posso trattenere un sorrìso nel trascrivere questa frase, che, sulle 
labbra ai persona meno ingenua del De Laugier, ma come il De Laugier avversa 
al D'Arco Ferrari, potrebbe celare un'insidi.i. 



Digitized by 



Google 



28 aprile 



— 114 — 



Compiuta l'operazione, a tutta possa retrocedemmo nei 
nostri accampamenti. Io non ho che a lodarmi di tutti i si- 
gnori uffiziali superiori e subahemi, nonché dei sottufEziali 
e soldati, e sopratutto del 'sig. cap. Caminati, che, meraviglio- 
samente secondato dall'ardore ammirabile dei Civici e dei soldati, 
assicurò da ogni e qualunque dimostrazione minacciosa l'intiera 
operazione. 

Il sig. colonn. Campia poi fu quello che accelerò la cat- 
tura importante della biada suddetta 

T>al campo di Curtatone, // 28 aprile 184S. 

De Laugìer. 

Ten. generale Comandante Supremo le truppe del Granducato, 

Avvisato [ieri] da persone espressamente da me incaricate 
di sorvegliare i movimenti di Tedeschi, che sull'ora meridiana 
sarebbersi avvicinati ai nostri avamposti, pensai di dirigermi 
sovr'essi con 40 uomini di cavalleria e 30 di fanteria, pren- 
dendo la strada traversa che da qui mena a Castellucchio. Era 
non lungi da questo luogo, quando m'accorsi d'un avvicinarsi 
di baionette. Ordinato il passo di carica, disposto ad attacarli, 
avvicinatomi mi accorsi che erano dei nostri, e precisamente 
una colonna comandata dal colonnello De Laugier, che si era 
mosso per il motivo stesso per cui io m'era avanzato. 

Egli aveva già situati i suoi posti avanzati per proteggere 
la sua posizione, e questi essendo stati attaccati dal nemico gli 
fecero fuoco addosso e gli procurarono la perdita di due uomini. 

Concordatosi meco il suUodato colonnello, prendemmo 
occasione per approvvigionarci di biade. Io ne aveva fatte ca- 
ricare tre vetture, una delle quali solamente giunse a Monta- 
nara, essendo state le altre due trattenute a Curtatone, per cui 
non ne recai che sole 9 sacca. 

Anche questa mattina non ho mancato di fare una rico- 
noscenza per le strade che immettono in quella di S. Silvestro, 
ma il maggior Landucci che la comandava non ha recato nes- 



Digitized by 



Google 



ap-^o aprile ... I j <| ... 

suna notizia importante, e solo che oltre S. Silvestro venivagli 
riferito che ogni giorno un picchetto di 40 uomini con uffi- 
ciale e tamburo s'avvicinava devastando e rubando le proprietà. 
Gradisca ì sensi del mio profondo rispetto e venerazione. 
Montanara, 2^ aprile 1S48. 

GlOVANNETTI. 

VII. — Inviando a Firenze i riferiti rapporti, il D'Arco 
Ferrari li accompagnò con un' officiale, della quale ci può 
interessare qualche cenno riferentesi alle mosse piemontesi : 

Quartier Generale in Castellucchio, li 25? aprile 1848. 

Essendo giunto il professore Maiteucci, di ritorno 

dal Quartiere Generale di S. M. Carlo Alberto, ha portato la 
notizia di uno scontro accaduto ieri dopo mezzogiorno fra Pe- 
schiera e Mantova, e precisamente fra Sona e Pastrengo, nel 
quale furono respinti i nemici con grave loro perdita, lasciando 
alcuni prigionieri ed una carrozza con varii oggetti di valore 
appartenenti al maggiore del corpo messo in fuga, che potè 
salvarsi saltando in groppa d' un cavallo di un Ussero. 

Il Quartiere Generale del Re è rimasto anco oggi fermo a 
Somma Campagna. Tutto l'esercito piemontese si concentra 
fra Verona e Peschiera, ed è in continua posizione di battaglia. 

Il cannone, probabilmente del corpo di Peschiera, si sen- 
tiva da Somma Campagna, e si credeva diretto ad inquietare 
i lavori di assedio che si preparano per l'assalto di Peschiera. 

Del 30 aprile é quest'altra del generale toscano, che 
c'interessa invece per le notizie del Battaglione Universitario : 

Castellucchio, li jo aprile 1848. 
Mi faccio un dovere di partecipare a V. E. che fina dal 
di 28 del cadente mese giunse in Bozzolo il Battaglione Uni- 
versitario. Ieri mattina fui a passarlo in rivista, ordinandolo in 
quattro compagnie. Quei professori quasi unanimi desiderano 



Digitized by 



Google 



io aprile jjg 

proseguire il servizio, meno che i sigg. professori Ceccarclli 
e [manca il nome]. 

In questa circostanza ebbi luogo di parlarli, calmando quanto 
mi era possibile il cieco ardore che loro infonde il desiderio 
di presentarsi in faccia al nemico. Dissi ai medesimi che li 
avrei riguardati come la mia guardia di riserva; che ad imi- 
tazione delle vecchie falangi mi sarei valso di loro nelle prime 
fazioni militari; che il servire negli avamposti, sostenendo le 
piccole scaramucce ogni soldato dev'esser buono, ma quei tali 
privilegiati dalla natura come essi di mente e di valore, do- 
vranno presentarsi al nemico non solo per distruggerlo ma ben 
anco per salvare una linea che fosse fortemente minacciata o 
in dirotta; che questi erano i combattimenti ai quali li avevo 
destinati; e mi parvero generalmente persuasi. Feci ai medesimi 
maneggiare le armi, e sìa loro elogio, possono rivaleggiare con 
la truppa la più istruita. Qualcheduno di essi mi hanno do- 
mandato di recarsi al campo per vedere dei loro amici, e glie 
rho fatto accordare. Qualcheduno altro mi domandarono di 
portarsi al Quartiere Generale di S. M. il Re, e lo negai. 

Degli ultimi fatti scandalosi accaduti al campo fra i 

civici di Livorno sembra ora tutto tranquillo 

Passati pertanto in rassegna gli scolari ed arringatili, 
il D'Arco Ferrari preparò per il di appresso il seguente 
ordine del giorno - non andato alle stampe, salvo il vero 
- col quale si sperava, lusingandone l'amor proprio, am- 
morzare l'ardore degli studenti: 

" Militi Universilariiy 

" Nel momento solenne in cui si compie la gran lotta 
" italiana e si decidono sul campo le sorti di una nazione che 
" vogliamo tutti libera, forte, gloriosa, indipendente, non foste 
'* paghi di mostrarvi i primi a comprendere che Tunica via 
" della nostra salute era nelle armi. 

*' Gii benemeriti del paese per l'esempio efficace che gli 



Digitized by 



Google 



aprili ^ 11^7 -»* 

^* deste lasciando gli agi domestici, gli studii intrapresi, le pili 
" dolci affezioni dell' animo per le fatiche e gli stenti delle 
" marcie, assoggettandovi a discipline militari, vi sentite ancora 
" capaci di più elevati sacrifizii. 

" Fui ben sodisfatto, allorché mi procurai l'onore di pas- 
" sarvi in rivista, di vedervi gii cosi abili e pronti nelle mano- 
*' vre. Sarò fiero di potervi condurre io stesso contro il nemico, 
" e certo che non vi furono mai in battaglia tante braccia 
'' guidate da volontà più ardente e nel tempo stesso più illu- 
" minata. Io vi riser\'o all'azione più importante, e vi considero 
" come una vecchia guardia, nella quale Tarmata, l'Italia, il 
" nostro paese ripongono la maggior ISducia nelh forza vostra 
" e nel genio militare che già si mostra sulla vostra fronte. 

•' Viva le armi italiane, viva i principi promotori delle 
" nostre glorie! 

" Dal Quariier Generale in Castellucchio, ì» ntaggio 1848 

Il Tea. Generale Coniandaote Supremo 
D'Arco Ferrari. „ 

VUI. — Ed ora, per chiudere F aprile, diamo uno 
sguardo generale alle condizioni numeriche e morali della 
guerra italiana. 

60.000 Piemontesi attorno a Peschiera, 5.000 Toscani 
sotto Mantova, 3.000 Parmigiani e Modenesi lungo il 
Mincio, 17.000 Pontificii sul basso Po, 4.500 volontarii 
Lombardi qua e là sparsi, circa 90.000 uomini nel complesso 
formavano l'esercito italiano che militava in Lombardia 
contro il tedesco. Questo, forte di 70.000 uomini all'inizio 
della guerra, s'era poi ridotto a 50.000, dei quali poco 
meno di dieci migliaia erano italiani. 

Mal guidati e mal nutriti i nostri ; scoraggiati ma 
buoni conoscitori dei luoghi e ben disciplinati i nemici, 



Digitized by 



Google 



apriìe *_ tiè — 

saviamente suddivisi per regione (e ci son noti, pur troppo, 
i cavalleggeri ungheresi ed i lancieri di Galizia), elementi 
diversi - notava un contemporaneo - che, come V impero 
dal quale dipendono, formano un tutto omogeneo; piccole 
tribù con leggi civili e credenze religiose particolari, for- 
manti altrettanti staterelli entro lo stato di conquista. 

Generalmente poco disciplinato per contro, come ve- 
demmo, e poco preparato, l'esercito italiano ebbe ben presto 
a soffrire nuovi danni dall' enciclica del 29 d'aprile, non 
che dalle inopportune discordie tra i realisti ed i repub- 
blicani, albertisti quelli, mazziniani questi. 

Poiché Pio IX non era più, ahimé, il liberale pontefice 
del 1847. Invitato un giorno dal suo parlamento a concor- 
rere alla guerra nazionale, egli s'accontentò di porre l'Italia 
- con pubblico bando dal popolo tosto lacerato - sotto la 
protezione della SS. Vergine e dei SS. Apostoli. E mentre 
r esercito del Durando, volente o nolente il monarca, com- 
batteva al campo nazionale, la corte pontificia dette fuori 
quella nefasta enciclica, che dichiarava fratricida la guerra 
italiana ed abbracciava come figli coloro che le chiese aveano 
ridotte a stalle, sacrilegamente bevendo nelle pissidi, coloro 
che in Italia aveano sgozzati bambini e strupale vergini. 
E n'ebbe dall' Imperatore, nel giugno, assai lusinghiera 
risposta. Le benemerenze di casa d'Austria verso il papato - 
non già verso la Cristianità - la restituzione di Pio VII al 
trono, e la difesa contro re Murat vi facevano bella mostra 
di sé, con le solite promesse di fedeltà, e con la conclusione 
che l'esercito imperiale non si sarebbe ritratto d'un passo. 

Quanto poi ai dissensi ed alle polemiche di partito, 
ricorderò soltanto quanto viva fosse la lotta dei giornali 



Digitized by 



Google 



/M maggio — I19 •— 

repubblicani, come VAlba e il Popolano di Firenze, il Conterò 
mercantile e il Pensiero italiano di Genova, la Concordia e 
l'Opinione di Torino, il Corriere di Livorno, il Contempo- 
ranco di Venezia, contro le gazzette officiali dei maggiori 
o minori monarchi. Ricorderò, per non allontanarmi dal 
Granducato, che il 29 d'aprile la folla bruciò a Firenze^ 
sulla piazza del Granduca, un numero del Topolano, gior- 
nale d'Enrico Montazio, d'un Monta^io, come scrive Luca 
Giunti, il quale lo qualifica come scrittore de' più immorali, 
nemico, cioè, d'ogni principio morale e religioso (1). 

IX. — Riprendiamo, col maggio, la narrazione. Il 
generale toscano, come vedemmo, dava al ministero, sul 
finire dell'aprile, relazione degli avvenimenti del campo. 

Ma, ripeto^ l'illimitata sottomissione al comando pie- 
montese era pensiero si ostinato del governo toscano, che 
a lettere le quali non davano punto motivo a ciò, esso 
rispondeva, tra l'altro: 

[2 maggio 1848]. 

Piccoli scontri sono questi, i quali per altro danno 

presagio che in maggiori fatti le nostre truppe e milizie spie- 
gherebbero un valore da non temer paragone. Mantenere in 
esse questo ardore è ufficio di V. S. HI."*, e sono certo che 
Ella non vi mancherà. La prego di tenermi informato dei falli 
correnti, che ciò importa a S. A. R., cui è sommamente a 
cuore che Ella sacrifichi tutto alla concordia col general pie- 
montese, dal quale per le operazioni di guerra Ella dipende. 



(i) In seguito il Montazio fu processato per una sua polemica con l'arcivescovo 
di Firenze^ e poi fu uno dei colpiti dalla rabbia austriaca e granducale del *49. Dei 
processi appunto di Livorno scrisse, nel Panteon dei Martiri della Libertà Ita- 
liana (Milano, 1869), la storia, come scrisse del Mazzini, nella raccolta piemontese 
degli italiani illustri (Torino, 1862), la vita. 



Digitized by 



Google 



2^-4 maggio — liO — . 

Non le suoni male questa espressione. È un dovere imposto 
dai trattati, ed Ella col suo accorgimento può temperarlo in 
modo clic sembri una deferenza spontanea, e tale diverrà fa- 
cendo tacere in sé ogni sentimento privato per amore di questa 
gran causa italiana e per obbedienza al suo sovrano. 

Le lettere, dissi, non davano motivo air avvertimento; 
ma ne dava bensì motivo certa noterella che trovo su d'un 
foglietto volante perduto tra le carte del ministero grandu- 
cale, un appunto per il maggior Niccolini: 

Ricevendosi oggi qualche cenno di nuove etichette fra i 
generali Bava e Ferrari, conviene rinnovare a quest'ultimo la 
raccomandazione di sacrificarle tutte al bene della causa comune. 

Ma non aveva il D'Arco Ferrari ancora ricevuta questa 
nuova raccomandazione, che avvertiva dal canto suo: 

Qmrtier Generale in Castellucchio, 2 tnaggio 1S4S. 

Mi assoggettai, e mi assoggetto di buon grado agli 

ordini di S. M. il Re Carlo Alberto, prima per dovere, perchè 
cosi è volontà del mio amatissimo sovrano, secondo perché 
dall'unione deriva la forza. Non solo eseguirò sempre gli or- 
dini che dall'alta mente del Duce Sardo gli piacerà abbassarmi, 
ma coopererò indefessamente a favore dell'armata coalizzata e 
per il meglio della causa comune. 

Concluse il ministro Corsini (4 maggio 1848): 

Mi gode l'animo sentendo per la pregiatissima di V, S. 
111."', data di Castellucchio, 2 di questo, la sua pronta volontà 
a posporre ogni privato afletto al nobilissimo scopo cui Ella 
deve intendere. Maggior pazienza si vuole per chi stia intomo 
a una piazza assediata che nell'aver a fronte il nemico in campo 
aperto: vi sono quasi gli stessi pericoli, più quelli d'una sor- 
presa. Ella ha una bella parte in questa guerra, né le manche- 
ranno i combattimenti. 



Digitized by 



Google 



/* maggio ^^ tj^t .^ 

X. — Quale fosse ai campo la giornata del primo 
maggio narra officialmente un rapporto del maggiore Bel- 
luomini, privatamente una lettera che tolgo a brani dalla 
Tatria (n. dell' 8 maggio): 

UL^^ signor ten. Generale UArco Ferrari^ Castellucchio. 
Generale^ 

Alle ore 3 pomeridiane sono stato avvenito che circa 300 
croati erano in una casa poco distante dai nostri avamposti, la casa 
Tiraboschi, ove predavano fascine e legna grossa per traspor- 
tarsi in Mantova. Non potendo soffrire che in tanta vicinanza 
della nostra avanguardia i Tedeschi si permettessero delle rapine, 
sono immediatamente partito con la truppa che mi sono tro- 
vato sotto la mano Giunto in prossimità del luogo indi- 
cato, ho posto due compagnie civiche in bersaglieri, sulla destra 
e sulla sinistra della strada, ed io ho continuato a marciare in 
colonna sulla strada stessa con le due compagnie del centro. 
Alcuni soldati hanno perquisito la casa prossima alla suddetta 
Tiraboschi, e sono stati informati che i Tedeschi l'avevano ab- 
bandonata da poco. Mi sono allora deciso di inseguirli con la 
speranza di raggiungerli; ed infatti dopo un quarto di miglio 
dei colpi di fucile, partiti in lontananza da dietro le siepi che 
sono lungo la strada, mi hanno fatto avvertito che ero alle loro 
calcagna. Animando i miei con poche parole gli ho spinti avanti, 
impegnando una fucilata vivissima coi Tedeschi, che ho ricacciato 
sino dentro la strada di circonvallazione di Mantova. Giunti su 
quella, i forti ci tirarono 708 colpi di cannone. Giudicai 
allora inutile inoltrarmi di più, esponendo i miei ai colpi del 
cannone, e quando fui sicuro che i Tedeschi erano gi;\ sotto le 
mura di Mantova, ordinai la ritirata, che fu lenta ed in buon 
ordine. 

In questo fatto siamo stati associati agli uomini di Torres, 
che si sono ben condotti, e che hanno avuto 3 feriti, e fatto 



Digitized by 



Google 



j* maggio -^ 1Ì2 — * 

un prigioniero vivo che invìo a V. S. 111."' [i]. Io ho avuto 
due uomini feriti, che sono il tenente Pratesi che a quest'ora 
V. S. IH,™' avrà veduto a Castellucchio, e V ahro è il comune 
Fumi 

La poca esperienza nello sparare il fucile faceva si che i 
nostri colpi andavano molto alti. Ciò nonostante sono assicu- 
rato che due tedeschi sono rimasti morti, e cinque o sei feriti ; 
io per altro non ne ho veduti che due ritirarsi sanguinolenti. 
Avverta però che la linea essendo molto estesa, ed io non avendo 
mai abbandonato la strada maestra, sulla quale si dirigeva il 
maggior fuoco del nemico, non ho potuto vedere i tedeschi 
uccisi o feriti sulle ali dai nostri bersaglieri. 

In questo fatto abbiam consumato un migliaio di cartucce, 
e perciò la colonna è assai sprovvista. Quattro fucili sono stati 
guastati dalle palle nemiche. 

Altro non mi resta che protestarmi con tutto il rispetto 
di V. S. IH."»» Devot »*> Obb ,"»•» Serv.« 

G. Belluomimi. 

(Corrispondtn:^a del 4 maggio, d'un milite della Civica livornese). 
.... In un fiat fummo sotto le armi 11 bravo coman- 
dante Belluomini non volle che gli Austriaci venissero a com- 
mettere impunemente orrori e furti vicino a noi, e subito par- 
timmo, in 400 uomini. Comandò alle altre truppe di rimanere 
sotto le armi, in attenzione di ordini. Inoltrandoci, perquisimmo 
le case di contadini, ma gli Austriaci erano partiti di poco. 
Giunti sotto il tiro del cannone, le fucilate iticominciarono. 
Venimmo alla casa Tiraboschi : il fuoco era vivissimo. Le palle 
ci fischiavano alle orecchie, ma un po' alte. Il Belluomini, avanti 
a tutti, animava i nostri. Il tenente Pratesi fu ferito nel braccio 
accanto a me. Molte palle picchiavano nei fucili. La strada es- 
sendo coperta dalle frondi, queste cadevano troncate. Snidammo 



(i) Nella colonna dello spagnolo Torres s* ingaggiarono nel nìarzo, ma poco 
dopo n* uscirono, Goffredo Mameli e Nino Rixio. 



Digitized by 



Google 



i barbari dalla casa Tiraboschi. Essi occuparono la chiesa nuova, 
dove, cacciatili, entrammo noi. Gli vedemmo fuggire, ricom- 
porsi in quadrato, e molti camminare a slento perchè feriti. 
Incominciò il bel suono del cannone. Arrivammo fino a mezzo 
tiro da Belfiore. Il Belluomini fece suonare a raccolta, e ne 
tornammo in buon ordine, conducendo prigionieri, due la- 
voranti che tagliavano alberi per gli Austriaci, e un ungherese 
del reggimento Giulay. Il fuoco ha durato una buon'ora 

XI. — Il giorno 4 s*ebbe uno scontro di maggior 
rilievo. Assilliti contemporaneamente nel mattino i campi 
di Curtatone e di San Silvestro, il nemico fu respinto da 
Curtatone col solo movergli contro, mentre a San Silvestro 
fu più penosa la cacciata. Ecco il sollecito resoconto del 
generale, che ha trasportato alle Grazie il suo quartiere: 

Quariier Generale^ alle Grazie, al tocco dopo la mt:(^anotte, 
Eccellen:(ity 

Questa mattina 4 stante, a ore 7 */, circa, sono stati 
attaccati i campi di Curtatone e di San Sii vesto. Il primo ha 
scambiato qualche colpo di fucile e di cannone, portando 
via un poco di biancheria a dei miserabili contadini che sono 
agli avamposti, ed è stato rintuzzato nelle sue linee; l'ahro da 
una forza molto maggiore, cioè di circa 2000 uomini con due 
pezzi di artiglieria. Mentre il secondo battaglione del 10^ regg. 
napoletano sosteneva la sua posizione, uno dei cannoni dei ne- 
mici si era compromesso in modo che i soldati si disponevano 
a circondarlo e prenderlo, quando delle voci Viva Pio IX, 
Viva T Italia! si sono elevate da una quantità di persone con 
bandiera tricolore, vestiti come i nostri militi volontarii in un 
campo prossimo. I Napoletani hanno fatto eco, e mentre si gira- 
vano per combattere con forza i nemici, questi finti italiani 
hanno loro fatta una scarica addosso dandosi alla fuga. Sette 



Digitized by 



Google 



; fhagglo — Ji4 — 

sono stati i feriti, 5 i morti^ un cannoniere dèlia compagnia 
del centro e 4 napoletani. Dei nemici non si conosce il numero 
dei morti, ma varii sono i feriti. 

Quattro sono stati gli allarmi nella decorsa giornata, e pare 
che al far del giorno saremo nuovamente attaccati. Il mio Quartier 
Generale Tho trasportato alle Grazie, per esser più vicini ai 
campi di operazione, che ho lasciati poco fa. 

In fretta ho l'onore di ripetermi con tutto il rispetto 
Di V. E, Dev.»*» ObbL"« Serv.« 

D'Arco Ferrari. 

XII. — Da quel giorno gli allarmi si fecero più fre- 
quenti, e crebbe ognor più l'ansia e l'impazienza. In data 
del 5 maggio, da Curtatone, il De Laugier, da due giorni 
maggior generale onorifico, ci dà questo resoconto: 

Questa mattina alle ore 4, inviato in recognizione con 
due compagnie, il cap. Bechi, munito di competenti istruzioni, 
ohrepassò spensieratamente i limiti ad esso assegnati, e trova- 
tosi a fronte di numerosa truppa nemica, commise il secondo 
errore di ritirarsi in gran fretta. A quella vista il cap. Ruschi, 
che a lui succedeva in sostegno, mandò al gran galoppo ad 
avvertirmi avanzarsi la cavalleria ungherese in gran numero. 

Montato a cavallo, e preso con me quanto mi trovai avere 
alla mano, accorsi all'incontro dei retrogradi. Non volendo 
tollerare che restar potesse il nemico nel dubbio esser dinanzi 
a lui fuggiti i Toscani, feci meco retrocedere il Bechi fino al 
punto d'onde si era ritirato. 

Fu attaccato dai Bersaglieri il nemico e respinto; venne 
esso poco dopo ad assalire a vicenda la mia destra per la via 
di Montanara, lungo la quale io mi attendeva essere spalleg- 
giato dal Giovannetti, e verso il qual punto per prendere in 
mezzo i Tedeschi aveva fatto conversionare la colonna del • 
signor ten. colonn. Bartolommei. Sfempre combattendo avan- 



Digitized by 



Google 



zaiiìmo; sboccammo in estesa pianura coperta d'alberi abbattuti 
per il libero giuoco dei cannoni di Mantova^ i quali ci salu- 
tarono appena scoperti. Ormai certo che Giovannetti era altrove 
occupato^ ed essendo imprudenza il proseguire più oltre, mi 
fermai in posizione per più di un'ora, attendendo a pie' fermo 
il nemico; quindi, onde togliergli ogni idea d'orgoglio, lentis- 
simamente feci ritorno al mio campo senza essere in verun 
modo molestato altrimenti. 

Rientrato quietamente al mio campo, alle ore 1 1 udii ma- 
nifestarsi un allarme. Erano i Tedeschi, che con tre pezzi di 
cannone ed un numero di circa mille uomini d'ogni arma 
attaccarono i posti avanzati. La nostra artiglieria incominciò 
dal salutarli con una granata, la quale, secondo i rapporti di 
contadini, feri in due punti un maggiore, un cannoniere, un 
soldato, ed uccise un altro uomo. 

Preparavo un attacco forte per far pagare ai Tedeschi la 
commessa imprudenza, ma dopo reciproco cannoneggiamento 
si ritirarono. 

Ripresi i posti, più nulla accadde. Alle 3 pom. tutto era 
terminato. 



Xllf. — La relativa calma di quel pomeriggio durò 
a lungo. Con un momentaneo spostamento parve s' abban- 
donassero le presenti posizioni e si venisse a mosse più 
decisive ; ma presto si ritornò sul posto. Di guisa che al 4 e 
al 5 maggio seguirono giorni di relativa quiete, o di 
insensibili movimenti. 

Per contro, nella tregua d'importanti avvenimenti mi- 
litari, avevano luogo piccoli incìdenti, insignificanti ma ca- 
ratteristiche quistioncellc. Farò la storia di una di esse. 

Scriveva, su protocollo ministeriale del 2 maggio, il 
Ridolfi, ministro dell'Interno, al ministro della Guerra: 



Digitized by 



Google 



2-; maggio 526 — 

Il giornale La Patria^ nel suo n. 237, in un artìcolo in- 
titolato Notizie della Guerra, e che si dice estratto dalla propria 
corrispondenzn, contiene le seguenti parole : * Il Colonnello [de! 
Battaglione Universitario] dal terrazzo del Comune [di Reggio] 
parlò nobilmente, forti rampogne mandando dal libero petto al 
governo toscano, che non avea voluto o saputo intendere lo 
slancio d' un' animosa gioventù. Un- giovane civico videsi slan- 
ciarsi ad un tratto dalle file a baciare la spada del venerando 
Mossotti, che attonito, fra i viva e le lagrime di tutti, appena 
ebbe forza di levarsela dal fianco. 

Il Ministro scrivente non crede vero quanto si dice, per- 
chè ognun sente quanto ingiuste, inconvenienti e condannabili 
sarebbero quelle parole, ed ha tale opinione del cav. professore 
coloan. Mossotti da non poter concepire fondata credenza che 
egli abbia si mal giudicato il proprio Governo, e quando an- 
che ciò fosse, che egli siasi dimenticato un momento dove ed 
a chi parlare, non meno che i riguardi che la propria condi- 
zione gli imponesse. 

Però non può il Ministro scrivente lasciar che resti il 
pubblico illuso dalle parole del giornale La Patria, sotto l'im- 
pressione che desse producono a riguardo del Governo, del 
Colonnello e del Battaglione Universitario, e chiede di poterle 
smentire, accertandosi prima che non lo abbia ingannato la 
stima che professa per l'imputato. 

Chiede dunque il sottoscritto Ministro dell'Interno a quello 
della Guerra che voglia per mezzo del General Supremo delle 
truppe toscane far consultare il cav. professore colonn. Fa- 
brizio Mossotti circa alla verità o all'insussistenza delle parole 
che gli vengono attribuite dal giornale La Patria e testualmente 
riportate nella nota presente. 

C. RmoLFi. 

Su protocollo della R. Segreteria di Guerra^ premesso 
il preambolo: *' Cosa molto increscevole pel nostro Go- 



Digitized by 



Google 



2-6 maggio — 12 «7 — 

verno forma argomento della presente lettera „ furono tra- 
smesse al campo le espressioni del ministro Ridolfi. E 
il D'Arco Ferrari interrogò, secondo gli ordini, il Mos- 
sotti; ma sembra che non prima del giorno 7 egli potesse 
venirne a capo; poiché quel giorno soltanto potè inviare 
al governo i seguenti documenti dal Mossotti recati a sua 
giustificazione : 

7//.*'*^ sig. ien. generale D'Arco Ferrari^ 
Comandante Supremo della spedizione toscana alle Grazie. 

Le trasmetto, come le aveva promesso, Tarticolo del Gior- 
nale di Reggio, nel quale è riferito il fatto rispetto all'allocuzione 
tenuta dal terrazzo del comune di detta città [i]. 

L'esposizione dei fatti è veridica, e come tale io l'attesto. 
La persona che baciò la mia spada, e che ivi non è menzio- 
nata, non fu un civico delle nostre file, ma bensì il dott. 
Chiesi, che profleri un discorso di grande enfasi. 

AI venirmi consegnata la bandiera dal comandantte della 
Civica reggiana soggiunsi queste poche parole : * La bandiera 
che riceviamo, intorno alla quale avremo a combattere, e che 
il nostro onore esige che difendiamo sino all'ultima stilla 
del nostro sangue, rimarrà sempre con noi, e ci ricorderà in- 
cessantemente la benigna accoglienza e la generosa ospitalità 



(i) Eccolo: 

^ Questa mattina part\ il corpo universitario di Pisa per Viadana. Ieri fu loro 
donata una bella bandiera dalla nostra Guardia Civica. Neil* atto di consegnargliela 
gli parlarono il colonnello della Civica di Heggio Grillenzoni, il dott. Chiesi, il prof. 
Ferrucci. GrìIIenzoni parlò in modo che non piacque molto, poiché uscì fuori con 
parole di biasimo troppo aperto contro il Governo Toscano e contro quei padri e 
madri dei giovani scolari pisani che si volevano opporre alla partenza dei loro fi* 
gliuoli. Noi non difenderemo il (joverno Toscano da certi portamenti dubbii, e 
quasi diremmo che sanno di gesuitico; ma non sapremmo lodare il colonnello della 
nostra Guardia Civica per avere tanto aspramente biasimato un governo italiano, il 
quale, o bene o male, concorre cogli altri alla santa guerra del IMndi pendenza „. 

(Giornate di Reggio, 25 aprile 1848.) 



Digitized by 



Google 



"'«ff*^ — 128 — 

che abbiamo ricevuto dai liberali abitanti di questa patriottica 
città , . - Queste poche parole forse non sono state accolte 
dall'orecchio del giornalista pel rumore che si faceva. 

Da quanto vien detto nell'articolo del giornale che le tra- 
smetto, e da quanto ho ora aggiunto, spero che potrà avere 
un' idea completa di ciò che è avvenuto in quella occasione. 

Mi permetto d'acchiudere in questa mia un breve articolo 

in confutazione di quello inserito al n. 257 del giornale La 

Patria^ che potrà essere pubblicato nella Ta/ria stessa o nella 

Gai:(etta di Firenie^ secondo che si giudicherà più opportuno. 

Ho l'onore, tic. 

O. F. MOSSOTTI. 

Segue la confutazione: 

SigJ^ Editori^ 

È venuto a mìa notizia un articolo pubblicato dal gior- 
nale Iji Patria^ b. 257, relativo alla funzione avvenuta nella città 
di Reggio, quando quella Civica fece un dono al Battaglione 
Universitario toscano di una bellissima bandiera, che è pieno 
d'errori di fatto e che devo rettificare. 

L'articolo a cui alludo è il seguente, del quale vado a ri- 
ferire le frasi, aggiungendo a ciascuna la sua rettificazione: 

" // colonnello del Battaglione Universitario ("questo propria- 
mente sarebbe S. E. il marchese Ridolfi, ma devesi avere in- 
teso di parlare di me, che comandavo il Battaglione) dal terra:(^o 
del comune di Reggio (non ho mai messo piede su quel terrazzo) 
parlò nobilmente^ forti rampogne mandando dal libero petto al Gi> 
verno Toscano^ che non aveva voluto. s.iputo intendere lo slancio 
di un* animosa gioventù, (Il fatto sta che vi ebbe un discorso 
in questo senso fatto dal sig. Grillenzoni, colonnello della Ci- 
vica reggiana, che fu riprovato nella succitata parte del Gior- 
naie di Reggio e da altre persone con cui ebbi occasione di 
parlare.) 

Un giovane cìvico videsi lanciarsi ad un tratto dalle file 
e baciar la spada del Mascotti, che attonito per le acclamaiioni 



Digitized by 



Google 



6-7 maggio — Ì29 — 

di tutti appena ebbe la for^a di trarseìa dal fianco. (La persona 

che si produsse e fece un discorso entusiastico nella piazza e 

baciò la spada parmi che discendesse dal terrazzo, e fu il 

dottor Chiesi. Io comandava in persona il Battaglione, e quindi 

non aveva la spada al fianco, ma sguainata in mano) „. 

Il fatto è stato cosi sfigurato dal citato articolo, che 

è divenuto mio dovere di smentirlo come venne esposto e di 

pregare le SS. LL. a voler dare pubblicità alle rettificazioni 

che loro comunico. 

Marcar ia^ li 6 maggio 1848. 

Mossorri. 

Le reltifica:(ioni non ebbero altra pubblicità che l'o-^ 
dierna; ma la Direzione della Gaietta di Firenze (n. del- 
Tii maggio) fu dal governo autorizzata a smentire la cor- 
rispondenza della Tatria. 

XIV. — Due sgradevoli avvenimenti, due disgrazie, 
occorsero il giorno 7 di maggio. Eccoli partecipati dal 
comando al governo: 

Quartier Generale alle Grazie, 
li 7 maggio 1848. 
A 5. E, etc. 
Con mio grande rincrescimento debbo annunziarle due fatti 
dolentissimi, il primo dei quali è la morte avvenuta del milite 
universitario caporale Metello Boccardi di Montalieno, essendo 
imprudentemente andato a bagnarsi nell'Oglio verso le ore 3 V» 
pomeridiane, subito dopo desinato. Trasportato dall'impeto della 
corrente, rimase miseramente affogato. Inutili furono gli sforzi 
adoprati per salvarlo da un suo commilitone che era con lui 
e da un barcaiuolo che si gettò nell'acqua per ritirarlo. Tutto 
il battaglione, ufBziali e militi, accorsero in gran fretta alla 
riva del fiume appena si sparse quel triste annunzio; barche 
furono spedite per scandagliare i luoghi ove supponevasi po- 

9 



Digitized by 



Google 



7 '»W^ — 130 — 

tesse essersi il disgraziato giovine atrondatò; ma tutto riusci 
inutile [i]. 

L'altro appella ad un civico livornese, C«$are Boccara, che 
al campo di Curtatóne ha ricevuto una schioppettata, esplosa col- 
posamente, -ma non dolosamente, da un altro civico^ che gli ha 
trapassato il piede sinistro dalla pianta alla fiocca. 

Tanto per notizia di V. E., mentre passò all'onore di con- 
fermarmi col più distinto ossequio 

Di V. E. 

Dev."« Obb »^ Serv.^ 
D'Arco Ferrari. 

XV. — Alla capitale frattanto serpeggiava tra le sfere 
governative un vivo malcontento contro il comando delle 
truppe, malcontento che per vero aveva la sua origine al 
campo toscano. 

Non essendomi prefisso T esumazione e l'esposizione 
d'ogni corrispondenza privata, si bene il racconto crono- 
logico del fatto quale si svolse per opera delle persone 
che lo diressero, io riferirò il carteggio che in quest'epoca 
tenne il gonfaloniere Ricasoli con il ministro Corsini. 

Già altrove avemmo a subdorare l'efficacia del con- 
siglio dell'avveduto gonfaloniere di Firenze. Qui, s'io non 
erro, ne abbiamo un più notevole indizio ; poiché alla ispe- 
zione fatta dal ministro della guerra al campo non furono 
probabilmente estranee certe interessanti comunicazioni del 
Ricasoli. Ecco come questi parla confidenzialmente all'amico, 
poi officialmerìte all'Eccellenza : 



(i) Più di venti ore durarono le ricerche, secondo Si^erma. nel s\K)ì Ricordi Siorici 
il Nerucci (pag. 212, nota i). Il commilitone, suo intimo amico, che, inesperto al 
nuoto, non riuscì a salvarlo, è Pietro Del Greco, 



Digitized by 



Google 



maggio 



— 131 — 



Afnicò PregJ^ 

Le cose sono in uno stato estremo. D'ogni parte mi giun- 
gono notizie allarmanti sulla condizione in cui si trova l'eser- 
cito toscano per la poca avvedutezza e nessuna esperienza dei 
capi. La lettera di cui unisco copia è scritta da persona che 
risiede nei luoghi, incapace di paura e di esagerazione. Amico, 
non hai bisogno di essere inspirato né dal rammentarti i gravi 
doveri del posto, né ripetendo le terribili conseguenze di una 
disfatta di uno dei corpi toscani. II tuo cuore e la tua mente 
comprendono già tutto questo : cosi sono nella fiducia che, ove 
il male non sia ancora accaduto, tu provvederai onde neppure 
soppravvenga. 

Tuo amico aff."« 

RlCASOLI. 

E officialmente : 

Eccellen^a^ 

La lettera della quale rimetto copia all' E. V. appena rice- 
vuta mi viene scritta da persona rispettabile e degna di tutta 
fede. Io non l'ho comunicata a nessuno^ tanto gravi cose essa 
contiene ! ma ho inteso di non ritardare un istante a farla co- 
noscere all' E. V., nella convinzione di adempiere un sacro do- 
vere non tanto, quanto in quella che all'È. V. non manchi la 
energia dell'animo pari alla necessità dei vigorosi e pronti prov- 
vedimenti reclamati dalle sorti delle nostre armi. 

Conosco quanto sia difficile la posizione del Ministro della 
guerra in Toscana; ma in pari tempo sento quanto pur sia 
tremenda la condizione del nostro esercito, quale é rappresen- 
tata dalla lettera qui unita, e quali e quanto pur sarebbero 
terribih le conseguenze per la Toscana, ove in parte accades- 
sero (e potrebbero anch'essere accaduti nel tempo che io scrivo) 
i fatti preavvertiti. Non potrei neppure tacere che cenni intorno 
la critica posizione del toscano esercito da più parti mi vani- 
vano alle orecchie anco nei giorni precedenti; ma l'annunzio 



Digitized by 



Google 



maggio — 1J2 — 

d'oggi è pieno, e non lascia più dubbio nel mio animo, il quale 
ne è rimasto profondamente amareggiato. 

Nella più viva fiducia che V E. V. troverà modo di sodi- 
sfare alla grave sua missione provvedendo alla suprema neces- 
sità italiana nel presente momento e corrispondendo alla fi- 
ducia che riponiamo in Lei, mi reco ad onore di rassegnarmi 

Deir E. V. Devot «o Obb."« Ser\'/ 

RiCASOLi Gonf. 
Li 4 maggio 1848. 

È acclusa la lettera in quisticne: 

Marcaria, /*» tnaggio 1848. 

Io le scrivo in fretta, e il mio non è certo un articolo 
da giornale. Ieri entrarono in Mantova per la via di Verona 
1 200 Croati, in conseguenza di che adesso la guarnigione somma 
a 4200 uomini. I Toscani sono 7000. Il De Ferrari li tiene 
sparpagliati in tre corpi, e qualunque di questi tre venga at- 
taccato in una sortita notturna la disfatta è sicura. Quelli ai 
posti avanzati non hanno ricovero; stanno nel pantano, man- 
cano di vestili e di viveri ; la notte vegliano per i continui 
allarmi, il giorno non hanno da ripararsi dai raggi ardenti del 
sole; mancano d'acque e di vino; le perniciose sovrastano. 

Dopo avere gridato tanto: retrocedete! è un nobile e 
delicato pensiero mandare linea e volontarii alla spicciolata, 
sotto le mura di fortezza inespugnabile, aperta da un lato, e 
che da un momento all'altro senza che i nostri lo sappiano può 
riempirsi di truppe? Perchè non stanno riuniti i Toscani in un 
corpo solo? Sarebbe unico mezzo questo per fare la loro si- 
tuazione meno pericolosa. Il Quartiere Generale è indietro due 
miglia ; dall'una all'altra delle due divisioni che stanno ai corpi 
avanzati corrono quattro miglia. Quattro miglia le dividono 
dai Piemontesi : con un assalto notturno all'una, o all'alita, o a 
tutt'e due insieme, non v'è tempo per il De Ferrari e pei Pie- 
montesi di accorrere, e la carneficina è sicura. Aggiunga l'cs- 



Digitized by 



Google 



sere i volontarii imprudenti perchè poco disciplinati, e il peri- 
colo lo apprezzerà grave, terribile. 

I capi sapranno morire ; ma tante famiglie fidarono a lorp 
tanti oggetti di tenere cure perchè pensarono mandarli a guerra 
onorata, non a essere immolati sull'altare della presuntuosa 
ignoranza di novelle guide di eserciti. 

Se periscono quelli dei posti avanzati, gli altri atterriti si 
sbanderanno. Cosi la morte degli uni farà il disonore degli altri. 

Rispose il ministro Corsini al Gonfaloniere : 

Tutto che muove dal suo animo è lodevole, perchè sente 
del nobile e del generoso. La comunicazione che si degna 
farmi d'una lettera data di Marcarla i^ maggio, le di Lei ap- 
prensioni per quello che vi si legge, manifestano quanto Ella 
ami la patria. Ed io pure 1' amo e vorrei poterle giovare più 
che non mi è dato. Le difficoltà del mio ministero sono gran- 
dissime. Creare una milizia che non era, fare tanti provvedi- 
menti di guerra, armi, vestiario, cavalli, munizioni : muovere 
tanta mole, né all'ottima volontà del Granduca, né alla qual- 
siasi attività mia è concesso ad un tratto. 

Tre piazze forti sono di ostacolo specialmente alla 

liberazione d' Italia. Con buon provvedimento il Re Sardo vuol 
impadronirsi prima d'ogni ahra di Peschiera, perchè Mantova 
è legata con Verona, piazza divenuta fortissima per le recenti 
fortificazioni ed atta ad operazioni strategiche meravigliose per 
un abile generale. Là sta il grosso degli Austriaci. Che potevasi 
egli fare in questo caso? Investire Mantova da una parte, e 
tenersi forti in Coito, onde poter gettarsi di fianco sui rinforzi 
che di Verona le vengano. 

Due miglia di distanza da un campo all'altro, che tanta è 
tra' campi toscani, le pare ella grande? Ed anche in questo il 
nostro generale non fa che obbedire agli ordini del Re. — 
Sarebb'egli bello di cangiar capi alle nostre truppe? 

Le dirò ora dei provvedimenti che si prendono. 



Digitized by 



Google 



^ li Governo stimola le fabbriche a fornir panni, e appena 
arrivano se ne fa vestiario e si spedisce al campo; h^ provve» 
duto alle ambulanze, provveduto ai casi di febbri, e che altro 
occorrerà che non si provveda? I luoghi paludosi generano le 
febbri, e il Generale ha già pensato a cangiar più spesso i di- 
staccamenti Se nell'unione consiste la forza bisogna non 

infirmare colle parole V autorità dei capi, onde vien la vittoria. 
L'ardore nobile di questa nostra gioventù sia temperato, dalla 
obbedienza e dalla pazienza, le quali sono virtù militari. 
Forse le sembrerò troppo lungo. Ella mi scusi. 

N. Corsini. 

Cosi il Corsini. Ma quel giorno stesso, 5 maggio, gli 
scrisse il Ricasoli: 

EcceUertiay 

Ancora una lettera del nostro campo, che^ attesa la ur- 
genza, io credo doverle rassegnare subito, non senza rinunziare 
al bene di presentarmi a Lei in quell'ora del giorno di domani 
che le piaccia indicarmi. 

La lettera acclusa é di pugno diverso dalia prima 
inviata : 

Marcaria, 2 tnaggioy 7 ore del mattino. 

Mentre io ti scriveva ieri era appunto per accadere quello 
ch'io antivedeva nella dolorosa ansietà dell'animo mio. I Tede- 
schi avevano decis'o di esterminare il corpo toscano accampato 
nei pantani di Cuftatone. Un reggimento di Croati esci di 
Mantova, e per vie traverse s'incamminò per prendere i nostri 
alle spalle. Doveva un altro reggimento attaccarli di fronte, e 
non v'era scampo! Poiché con due soli cannoni, metà non 
soldati, dovevano soccombere. Volle Iddio fossero i Croati in- 
contrati dai Piemontesi, che lasciavano gli accampamenti di 
Mantova per incamminarsi verso Verona. Essi attaccarono i 



Digitized by 



Google 



Croati» li vinsero, ne uccisero loo e fecero molti . prigionieri. 
Cosi per. questa volta la carneficina sovrastante al cappo di 
Curtatone non ebbe luogo; ma i 4000 piemontesi si, aUpnta- 
rono, e ne rimangono soli 200. La posizione dei nostri è dop- 
piamente, terrìbile. Mentre io ti scrivo il cannone, di. Mantova 
tuona, dalla parte dove stanno i Toscani. Dio li protegga ! Ohi 
quando, il. nostro governo ha mandato sotto .Mantova i vo-! 
lontani e le truppe, ha.il governo pensato a garantirti, iio^ 
dai perìcoli inevitabili, di una guerra onorata,, ma sibbene dalle 
imprevidenze^ dalle imbecillità dei capi inesperti, e. disgradila ta- 
mente perciò privi di fiducia nel proprio sapere? — Guai se 
il. Governo non avesse pensato! — Noi non eravamo finora 
un popolo guerriero. Il Piemonte ha generali che non am- 
muffirono per lunghi anni nelle caserme. I nostri voti sono di 
averli a guida, di dipendere da loro. Guai se l' esito prova 
esser giusti i nostri desiderii. . 

II cannone continua a tuonare, e a me fanno pena anche 
queste popolazioni inermi. Cosa impossibile a credersi 1 Mantova 
è assediata da più che un mese, e ieri appena questa gente fij 
invitata a iscriversi per la milizia volontaria, e non ha un fu- 
cile. Non più per oggi. Il cannone non vuol tacere: bisogna 
correre al Quartier Generale. Speriamo che il generalissimo to- 
scano lo abbia inteso, e sia desto. Addio. 

Quanto e* era di fondato in questi malcontenti? Per 
ciò che riguarda il duce toscano si vedrà tosto; basti per 
ora che, recatosi il Corsini sul luogo per fare una diagnosi 
del male, ritenne primo ed indispensabile rimedio quello 
di rimuovere dal comando il generale supremo. Riguardo 
poi air infelicità della posizione ed alla deficienza deirufB- 
zialità, ove non basti il su citato giudizio del Montanelli, 
che ammisi essere sospetto, riferirò quello che, in lettera 
del 5 maggio al Vieusseux, dà il non sospetto Enrico Mayer: 



Digitized by 



Google 



ìó maggio — 13^ — 

Non bisogna illudersi. Noi abbiamo creduto venir a com- 
piere la liberazione della Lombardia, e siamo qui Lega Italiana 
aritiaca come santa crociata, ma non troviamo la Lega Lom- 
barda. Abbiamo creduto formar l'assedio di Mantova, occupando 
noi un lato di triangolo, mentre gli altri due sarebbero formati 
dai Piemontesi, Romani, Napoletani, ecc.: invece noi Toscani 
non siamo altro che un posto avanzato, quasi sotto le mura 
di Mantova ; e, in una recognizione fatta ieri, una palla di can- 
none che, dopo aver solcata e sommossa la terra a pochi passi 
da noi, ci schizzò poi sulla testa, ci avverti che eravamo giunti 
assai lontani. Come assedio o come blocco, quel che facciamo 
non è adunque nulla ; come posizione avanzata, non è che una 
inutile provocazione ad un nemico assai più forte ed esperto 
di noi; come sentinella perduta, è un posto d'onore, e man- 
teniamolo; ma, per mantenerlo, bisogna sostenere il fisico e 
il morale dell' uomo, e qui si perde l' uno e Taltro ogni giorno. 
Voi ben capite che queste cose non le scrivo alla mia famiglia, 
ma le scrivo a voi, perchè si sappiano un giorno, qualunque 
abbia ad essere la nostra sorte, e si sappiano, perchè ne abbia, 
chi se le merita, la responsabilità e l'infamia, della nostra car- 
neficina [i]. Molti ufficiali di coraggio, di sapere e di onore 
non tacciono queste cose parlando confidenzialmente, ma, per 
disciplina militare e per non seminare scoraggiamento, ne tac* 
ciono quando non sono sicuri di chi li ascolta. 

XVL — Il di IO maggio fuvvi uno scontro. II batta- 
glione del maggiore Landucci fu a Rivalta improvvisamente 
attaccato dagli Austriaci, ma li respinse. Quattro furono i 
feriti, tra i quali il Landucci, cui la ferita portò in due 
giorni alla tomba (2). Un'officiale ne informò il governo: 



(i) Fatale pre veggenza I Sembra la requisitoria contro un fatto già accaduto; 
requisitoria tanto più schiacciante in quanto precede e prevede il reato. 

(a) Ne furono celebrate le solenni esequie al Santuario delle Grazie. Il sacer- 
dote Giambastiani ne pronunziò l'elogio ed Enrico Mayer ne dettò Tepigrafe se- 
polcrale. 



Digitized by 



Google 



io maggia ^ 1^^ --• , . 

Quartiere Generale alle Grazie, li io maggio i&^. 

Avendo ricevuto ordine dal Quartier Generale del prinip 
Corpo d'Armata di riprendere te mie posizioni, fino da questa 
mattina, essendosi messa in movimento V armata, mentre quattro 
battaglioni erano in Castellucchio, con ordine di proteggere un 
convoglio che doveva giungere da S. Martino, un quinto bat- 
taglione si trovava a Rivalu^ comandato dal maggior Landucci. 
Questo battaglione è stato vigorosamente attaccato da trecento 
bersaglieri austriaci; i nostri, benché non attendessero questa 
visita istantanea, dato di piglio alle armi, hanno coraggiosa- 
mente combattuto, respingendo i nemici fino a Curtatone. 
Questo combattimento ha causato quattro gravi ferite. Il mag- 
giore Landucci, colpito da una palla di fucile al basso ventre, 
fu reputata la ferita dai professori Zannetti e Pelizzari assai 
pericolosa. Quesu sera ha ricevuto rassegnatissimamente il 
Santo Viatico, facendo tenue prezzo della sua vita. I soldati 
sono stati trasportati a Rivalta. 

Dei nemici non si conosce né il numero dei feriti né dei 
morti, giacché hanno cura di farli immediatamente trasportare. 
Uno dei nostri feriti assicura di avere ammazzato un ufficiale 
austriaco. 

D'Arco Ferrari. 

XVIL — Quel medesimo giorno parti da Firenze il 
ministro della Guerra e degli Esteri principe Corsisi, in- 
viato in missione straordinaria al campo. Il presidente del 
consiglio dei ministri, Francesco Cempini, assunse interi- 
nalmente il portafoglio degli Esteri, ed il ministro delle 
Finanze, Giovanni Baldasseroni, il portafoglio della Guerra. 
Giunto il di appresso alle Grazie, il Corsini inviò al so- 
vrano il suo primo protocollo: 



Digitized by 



Google 



// ihaigto — I}à — 

^Alttzia Imperiak,e Reale^ 

Mi faccio un dovere di render conto a V. A. che questa 
seri alle óre 4 pomeridiàiié^oilo giunto ài Quartìer Generale 
toscano. * ■ ' •' ' 

..... Ho trovato il Generale' molto mal contento della 
indisciplinatezza dei volotitàrii,. specialmente livornési, 1 quali 
cominciarono a partire. Si procurerà di trovar mòdo di tratte^ 
ncrli, e frattanto ieri sefa detti òrdirte air impiegato del Com- 
missariato di guerra in Modena, al quale tutti costoro si pre- 
sentano per aver denaro e vetture, di teiler per adesso ilota del 
nome, cognome e patria dei rientratiti, per norma della polizid 
toscanàl 

Il Generale è affaticato, afflitto ed indignato di tanta insù* 
bordihazione. 

La brevità del tempo non mi permette per òggi dir di più. 
Mi duole dover chiudere la presente annunziando a V. A. 
aver trovato qui il maggior Landucci gravemente ferito da 
una palla che, traversandogli il basso ventre, gli ha offeso 
uh réne. Il professor Zannetti, se non dispera ancora del tutto, 
teme però moltissimo. 

Non posàò fralttanto terminare senza deporre ai piedi di 
V. A. i sensi della mia rispettosa gratitudine per il permesso 
che si è degnata accordarmi di toccare nel ritomo Milano se 
le circostanze lo consentiranno. Frattanto ho la gloria di 
essere di V. A. R. 

Umilissimo servo N. Corsini. 

Dal Qtiartier Generale delle GKAZiEy li ii maggio 184S. . 

XYUL -^ L* indisciplinatezza della quale parlava il 
Corsini, e sulla quale insisteva, con la lettera che. segue, 
il D'Arco Ferrari, era^ come, in parte vedemmo, una triste 
realtà, e scoppiò poi formidabile dopo il 29 maggio, negli 
ozii di Brescia. Né é necessario fare molte indagini per 



Digitized by 



Google 



ti tha^gto — J j^ — 

avvedersi che di essa erano cagioni precipue , l' improvviso 
ed impreparato arruolamento e l'inadeguata attitudine dei 
capi, cui s'aggiungevano i modi rudi, quasi inurbani del 
D'Arco Ferrari. Questi scrisse pertanto Tu maggio: 

Quartiere Generale alle Grazie, /'// maggio 1848. 
Eccelleniay 

Le tumultuanti dimostrazioni dei Civici volontarii, partico- 
larmente Livornesi hanno manifestato il desiderio di rimpa- 
triare, e sotto aspetto di aver moglie e figli, a tenore del ' • 
mio ordine del giorno, subordinato alla sovrana volontà, ' 
mascherano la loro volontà per esimersi dalla subordinazione • 

militare. Più di 200 persone figurano nelki note Mi trovo . | 

in un vero laberinto; più volte ho avuto l'onore di accen- 
narlo all'È. V. L'intolleranza per le dure necessità cui so- 
vente l'armate sono assoggettate seguitano ad esser cause di 
lamenti; nulla vale, né ragionine minacce. Vi sono molti buoni 
che vengono a scusare i pessimi, ma questo produce due mali, 
quello di non correggere i cattivi, e di non poterne dare un 
esempio, giacché i superiori, in contravvenzione agli ordini, 
mentre si. lamentano d' insubordinazione e di non poter reggere 
nel comando, non hanno la fermezza di rimettere un rapporto 
in scritto onde fargli assoggettare legalmente ad un Consiglio 
di guerra. 

Insomma io perdo la testa; sono due giorni che non vedo 
il commissario di guerra e non so dove sia. Ieri sera sino alla 
mezzanotte mi trattenni a situare i varii avamposti ai campi, 
facendo da me stesso le riconoscenze; tornato alle .Grazie mi 
occupai di scrivere e di disporre per i viveri di quest'oggi; 
stamani a giorno alla visita dei campi molte cose mancavano; 
ho dovuto portarmi al Comitato di Castellucchio per. provve- 
dermi, e ho stabilito un forno provvisorio con lavoranti fornai 
militari per fare il pane. 

Fortunatamente Iddio mi concede ancora salute, ma prevedo 



Digitized by 



Google 



che non potrei più a lungo seguitare un'esistenza che non ha 
mai un'ora di riposo. Tanto le sia di norma, nell'atto che 
ho l'onore ripetermi col maggiore ossequio 

di y. E. Dev.»»« Obbl.»« Serv/ 

D'Arco Ferrari. 

Spiacente di doversi più oltre trattenere su tale disgra- 
piatissimo oggetto, e forse impotente a rimediare, il governo 
del Granduca si limitava a raccomandare di non largheg- 
giare nei congedi e di ritenere al campo almeno le armi 
dei congedati. Ma agli impicci del governo toscano soc- 
correva tosto - o cercava soccorrere - con una sua riservata 
per il Corsini il professore Matteucci: 

DalU Grazie, 12 maggio 184S. 
{Foglio riservato per 5. £. Corsini.) 

Onde la colonna toscana adempia la sua missione in Lom- 
bardia, e venga così salvata la dignità del paese e del principe, 
dopo aver lungamente e in modo pratico meditato sulle cose 
della presente guerra e sulle condizioni particolari della truppa 
toscana, crede il sottoscritto essenziali le condizioni seguenti: 

i.^ Dichiarare esplicitamente al nuovo capo militare che 
i movimenti da lui comandati, le posizioni prese nel blocco di 
Mantova, tutto ciò, in una parola, che riguarda la strategica 
applicata alla colonna toscana, dipendono dalla suprema dire- 
zione di S. M. Carlo Alberto e immediatamente da S. E. il 
general Bava. 

2.* Essendo la colonna toscana destinata per ora a strin- 
gere il blocco di Mantova a pacchi, e per quella posizione che 
può convenirle per la natura e quantità delle sue forze, importa 
che questa non si estenda mai sopra una linea troppo lunga, 
e possibilmente rimanga col suo grosso in un punto solo^ avendo 
una testa di ponte o un passo di strada ^trincerato con poca 
gente. 



Digitized by 



Google 



12 maggio — 1^1 — 

j.^ Riflettendo che fra non molto tempo le condizioni della 
mararia potrebbero in breve ridurre la colonna in tristissime 
condizioni di numero e forza, può essere seriamente discusso 
se convenga di scegliere per punto ove il grosso della colonna 
abbia stanza le Grazie o Borgoforte. Il primo è assai malsano, 
ma però è legato militarmente colla sinistra ai Piemontesi, 
appoggiato e difeso dal lago, e colla testa di ponte di Curtatone 
tiene in guardia la strada di Cremona, e difende dalle scorrerie 
una certa parte della provincia.... 

4.'' In qualunque di queste due posizioni la colonna toscana 
si fissi, finché duri questa sua destinazione, sia cura principa- 
lissima pel generale comandante di occuparla continuamente 
negli esercizii e sopratutto nel tiro a bersaglio, non facendosi 
trattenere dal meschino ed ingiusto riguardo al prezzo di poche 
cartucce, 

5.<> Non usare eccessivamente del sistema delle ricono- 
scenze sotto Mantova, esponendo cosi senza vantaggio e con 
pericolo le nostre truppe. 

7.® Tenere per quanto è possibile separata la Linea 

dalla Civica mobile, mettendo la prima sempre ai posti più 
esposti e di peggior condizione. 

8.** Mettere il massimo rigore nel dare congedi ai volon- 
tarii, ed obbligare tutti costoro che vogliono ritornarsene a ri* 
manere per 20 o 30 giorni, a seconda dei casi della guerra, 
al deposito formato a Casalmaggiore, o altrove, dove avreb- 
bero, in apparenza almeno, queir istruzione militare che mai 
non ebbero. 

9.® Una volta fissata la posizione e riunita la colonna, sarà 
cura principale del generale comandante il provvedere nel mi- 
glior modo possibile al casermaggio e alla alimentazione delle 
truppe, non facendo mancar loro, non dirò il pane, la carne 
ed il vino della miglior qualità, ma anche una razione di 
acquavite e tabacco. 

IO." Comporre uno Stato Maggiore, incaricando il colon* 



Digitized by 



Google 



J2 maggio — J42 — 

nello Chigi della' firma gtneralmenU^ e spèciafmentc' dei rapporti 
della ctilonnia toscana col campo piemontese, il maggior Bel- 
{uomini dell' alto comando della piazza, e facendo segretario 
dello Stato Maggiore il capitano piemontese Caminati. 

11.^ Dovrebbe essere ingiunto al generale Comandante di 
riunire il più' frequentemente possibile, non meno di due volte 
per settimana, e più, se straordinarie circostanze lo esigessero, 
un Consiglio di guerra. 



Prof. Carlo Matteucci 
Commissario della Colonna Toscana 

XIX. — Poiché in una ministeriale del 1 3 maggio 
vien fatta parola del 3.'* battaglione napoletano, giunto il 
14 maggio a Firenze, mi tratterrò subito su ciò per ritor- 
nare poi all'importante fatto d'armi del 13. 

Arrivò adunque il 14 maggio a Firenze questo bat- 
taglione napoletano, guidato da un Rocco Vaccano. 

Giunto innanzi all' ora annunziata, i Fiorentini non 
poterono festeggiarlo come avevano divisato; ma il ministro 
Baldasseroni aveva già disposto che esso venisse provveduto 
d'ogni cosa ed alloggiato nel locale detto dell'Uccello, presso 
porta S. Frediano. Quivi restò parecchio tempo acquartie- 
rato: tanto da fare impazientire il D'Arco Ferrari, che lo 
aspettava al campo, tanto da porre sovra pensiero il Bal- 
dasseroni, il quale scrisse, in lettera privata del 6, al Corsini : 
" Gli ospiti napoletani non partono, e mi sembrano disposti 
poco alla guerra: hanno pochi quattrini, e vanno consuman- 
doli qui invece di servirsene per via „. 

Essi recitavano e cantavano questa strofa caratteristica: 



Digitized by 



Google 



12 maggio — I^j — 

Evviva l'Italia - tremate o stranieri! 
Su via, ricalcate - li alpini sentieri; 
Fuggite: già l'ora - del sangue è sonata^ 
Reclama vendetta - la madre oltraggiata, 
E i figli han giurato - nei liberi deschi: 

Morte ai Tedeschi! 

Si decisero finalmente ad accontentare il Baldasseroni 
riponendosi in marcia, non prima tuttavia d'avere indirizzato 
all'ospitale cittadinanza un enfatico proclama, del quale vo' 
qui riferire un brano, che dimostri o rammenti qual fosse 
lo stile di quegli indirizzi, come gonfi e risonanti essi 
fossero di retorica: 

" Da Farinata degli Uberii a Michele I^ando, da Pier Cap- 
'^ poni, che inerme intimorisce l'arroganza straniera, al Fer- 
" ruccio, che spira la sua grande anima sotto il ferro d'un 
" assassino, difendendo 1' ultimo sospiro dell' italica libertà, la 
** vostra storia è piena d'immortali esempi, innanzi a cui si 
" commuoverà sempre lo spirito dell'uomo, plasmato a divina 
" somiglianza. 

** Fiorentini, ricevete le proteste di un amore e di una 
" fratellanza etema; e se la gloria che a Montanara [13 maggio] 
'^ han diviso i Toscani e i Napoletani è arra di questa fratellanza, 
" ne sarà suggello il trionfo che uniti otterremo sullo straniero „. 



Digitized by 



Google 



Digitized by 



Google 



IV. 

La vittoria del 13 maggio 



I. — Eccoci cosi al 1 3 maggio^ ad una delle date di 
questa campagna. 

Senza porvi nulla di mio, riferisco sul fatto d'armi 
del 13 tre rapporti, dei quali il primo solo é noto. 

Una prima, affrettata notizia é del colonnello Chigi, 
capo dello Stato Maggiore, stesa quando da poco era ces- 
sato il fuoco: 

Mei:(anotie dal ij al 14 fnaggio 1S48. 
Oggi è stata una bella giornata per la Toscana : vi è stato 
un combattimento di circa 4 ore : siamo stati attaccati da circa 
5000 uomini. Abbiamo perduto una cinquantina di uomini tra 
morti e feriti. Dei nemici pare la perdita debba essere stata 
considerevole, ma non si conosce. Tutti hanno fatto il loro 
dovere bene, benissimo, eroicamente. Si sono battuti per diver- 
timento, sono morti gridando: Viva yiialia! anche quelli che 
sono morti in seguito delle ferite avute. Si sono fatti pochi 
prigionieri. Poco è mancato che un granatiere nostro non fosse 
fatto prigioniero. Disarmato, è riuscito a salvarsi, prendendo a 
pugni i due che lo tenevano. Abbiamo tra i ferjti leggermente 

Rossarol, .maggiore dei volontarii napoletani, e Poerio. 

10 ' 



Digitized by 



Google 



'i ^"^gs^ — 146 — 

Il ministro Corsini è stato in mezzo al fuoco come un 
vecchio soldato. Oramai credo che i Toscani nostri non man- 
cheranno mai a se stessi. L' aniglieria si è distinta. Ogni corpo 
ha rivalizzato. 

E il colonnello Campia: 

CuRTATONE, ij maggio 1848, 

Ho r onore di qui compiegargli il rapporto dei morti e 
feriti in questo dopo mezzogiorno, in seguito all'attacco avuto 
coi Tedeschi, il quale cominciò circa le ore 2, e non terminò 
che verso le ore 5. La perdita del nemico, al sentir da molti 
individui, sembra sia stata ben considerevole, facendoli ascen- 
dere a più di 50 tra morti, feriti e prigionieri. 

In seguito a quanto sopra espressi, essi si sono in tutta 
fretta ritirati in Mantova, perchè incalzati dai nostri bravi ed 
intrepidi difensori della santa causa, lasciando sul campo di 
battaglia alcuni feriti e morti dei quali non sono ancora in 
grado di precisare il numero. 

E in ultimo il D'Arco Ferrari: 

Quartiere Generale alle Grazie, // ij maggio 1848. 
Eccellen:(ciy 

Circa le ore una e mezzo pomeridiane il cannone di Cur- 
taione e di Montanara mi assicurava di un attacco ai miei due 
campi di osservazione. Sono stato sollecito nel dare le mie 
disposizioni, rafforzando con le truppe del mio Quartier Gene- 
rale i due punti attaccati. Ho potuto osservare che dalla parte 
del lago tre grosse barche da trasporto, cariche di soldati, mi- 
nacciavano uno sbarco sul fianco sinistro di Curiatone. Disposto 
un numero di bersaglieri sull'argine ed assicurate le mie spalle 
sulla strada di Castellucchio e Rivalta, mi sono portato sul punto 
di combattimento, da dove ho potuto riscontrare circa 405 
mila uomini nemici che attaccavano le nostre linee. Da ogni 



Digitized by 



Google 



parte non solo fu sostenuto Tattacco con vigore per l'intervallo 
di circa tre ore di combattimento^ ma ben più fu il nemico 
nuovamente respinto sotto le mura di Mantova. 

La perdita degli Austriaci dev'essere stata considerevole, 
avendo trovati varii morti, due feriti e un tamburo prigioniero, 
ritenuto in questo mio quartiere generale, e molte tracce di 
sangue ci fanno sicurissima qualche considerevole perdita della 
guarnigione mantovana, non meno che per le asserzioni degli 
uffiziali e soldati che a mezzo tiro di schioppo trovavansi di 
fronte al nemico. 

La nostra truppa tanto di Linea che Civica si è battuta 
virilmente ; l'entusiasmo del corpo volontario napoletano ha ri- 
valizzato i nostri Toscani ; abbiamo a deplorare peraltro la per- 
dita di 9 morti e 37 feriti, tre dei quali sono stati amputati 
uno al braccio sinistro, dei volontarii napoletani, Y altro alla 
coscia destra, dei granatieri toscani; gli altri più gravemente 
o lievemente feriti. Abbiamo inoltre avuto un cavallo ferito e 
reso fuori di servizio. 

E col massimo rispetto ed ossequio mi protesto 
Di V. E. Dev.»° Obbl .»* Serv.« 

D'Arco Ferrari. 

IL — Dopo le relazioni officiali, prolisse e poco con- 
cludenti, le private. 

La lunga lettera che segue, scritta il 15 maggio da 
Enrico Mayer a Giampietro Vieusseux, conservata neir-4r- 
cbivio della Letteratura Italiana alla Nazionale Centrale di 
Firenze, comparve anonima sulla Patria del 20 maggio, 
accompagnata da uno schizzo del campo di battaglia. La 
ripubblicò, nella citata sua opera su Enrico Mayer, Arturo 
Linaker (voi. IL pag. 337 e segg.): 

11 1 3, verso un'ora dopo il mezzogiorno, tre forti colonne 
di Austriaci uscirono da Mantova con artiglieria, cavalleria, ecc., 



Digitized by 



Google 



/; maggio — j^g — 

e assalirono simultaneamente i nostri tre campi di Curtatone^ 
di Montanara e di S. Silvestro, I loro bersaglieri si accostarono 
fino a mezzo tiro di schioppo, mentre i loro cannoni fulmina- 
vano i nostri da più vicino di quel che non avessero mai fatto 
sinora. 

11 campo di S. Silvestro essendo il più esposto e non di- 
feso dalle batterie, il generale De Laugier vi si recò con aiuti 
di truppe; il colonnello Giovannetii rimase a Montanara; ma, 
pieno d'ardore, nel momento più fiero dell' assalto, dopo che 
uno de' nostri cannoni era stato colpito e un cannoniere gra- 
vemente ferito da una palla che ci fischiò alle orecchie, si 
rivolse a due compagnie di Napoletani e ad una di civici fio- 
rentini, comandata dall'Antinori, e disse: ^ Ragazzi, andiamo a 
prender di fianco il nemico e assalirlo nella ritirata !... , A queste 
animose parole quel piccolo corpo si mise in movimento, e, 
come se fosse stato un forte reggimento, percorse la linea 
diagonale fra i due campi assaliti di Montanara e di Curtatone. 

Quest'ardita manovra sgomentò il nemico, che dovè cre- 
dere essere un corpo considerevole quello che la eseguiva. 
E qui devo avvertire che la pianura lombarda si presta assai 
più di quello ch'io non credeva al proteggere la nostra truppa; 
essa è tutta tagliata in piccoli campi, ed ogni campo è circon- 
dato da un fosso profondo, piantato dalle due parti di gelsi 
e qualche volta da folte siepi di acacie. La cavalleria dunque 
non può manovrare su questo terreno, e molto meno l'arti- 
glieria; cosicché queste due armi, le più formidabili in aperta 
campagna, sono costrette a muoversi sempre sulle strade maestre, 
mentre i nostri soldati si muovono attraverso ai campi e danno 
poca presa alle oflcse nemiche. Cosi, passando campi e fossi, si 
operò il movimento del Giovannetti, e vi fu un momento in 
cui, trovandosi vicino alla strada maestra e, credendo che il 
nemico che si era sentito battere in ritirala, fosse inseguito 
direttamente da Montanara, fece battere il passo di carica per 
prenderlo in mezzo. Tutti corsero alzando il grido di Fiva 



Digitized by 



Google 



Italiay e furono istanti sublimi; ma non si videro che pochi 
fuggiaschi non inseguiti : e il Giovannetti, dopo essere giunto a 
Castelnuovo, sotto il tiro del cannone di Mantova, e là sedutosi 
tranquillamente, e bevuto un bicchier di vino col maggiore 
napoletano, se ne tornò di nuovo tra i campi a Montanara, 
dove fu ricevuto in mezzo ad acclamazioni universali, ed ebbe 
le felicitazioni del generale De Laugier e del ministro Corsini, 
che appunto vi era arrivato da Curtatone. I Napoletani poi gli 
baciavan la mano come a un padre, ringraziandolo di averli 
scelti ad accompagnarlo. 

In Curtatone fu vivissimo l'assalto, e mentre i cannoni si 
avvicendavano i loro colpi, i bersaglieri nemici attaccavano gli 

avamposti sul lago e giungevano sino al mulino I nostri 

bersaglieri li respinsero vigorosamente ; e qui pure si distinsero 
i Napoletani, e rimase ferito il Rossarol, comandante dei volon- 
tarii, ed ebbe pure una contusione in una gamba Enrico Poerio. 
A S. Silvestro l'assalto fu più debole, ed io credo che gli 
Austriaci sperassero di vincere a Curtatone e a Montanara, per 
portar poi tutte le loro forze a S. Silvestro; ma il colpo andò 
fallito, e si ritirarono presto anche da S. Silvestro, dove pure 
si comportarono benissimo i Napoletani. 

Ecco un altro tratto caratteristico. Il Fenzi, con alcuni 
civici e alcuni soldati napoletani, occupava una casa. Videro 
soldati che si avvicinavano; ma il Fenzi, sapendo che i nostri 
bersaglieri erano fuori, credè che fossero quelli. Un soldato 
napoletano insisteva che erano nemici, e intanto fra il si e il 
no di tirare o non tirare, venne una fucilata che feri nella 
mano il soldato napoletano che sosteneva l'opinione contraria 
a quella del Fenzi. Quel brav* uomo, senza scomporsi, prese con 
l'altra mano la mano ferita, e mostrandola al Fenzi si con- 
tentò di dirgli: 'Vedete, signore, se sono amici!, — e usci per 
farsi curare. 

Morirono tre a S. Silvestro, e i loro corpi trasportati a 
Montanara, dove nessuno era morto, furono con poca prudenza 



Digitized by 



Google 



ij maggio ,^ t5Ó --• 

lasciati esposti alla pubblica vista: e là erano sotto le armi i 
nostri soldati. Per distruggere il senso di ribrezzo che natu- 
ralmente inspirava la vista di quei caduti, lin sergente pisano 
(di nome, credo, Parducci) corse a staccare qualche fronda di 
albero, ne formò tre ghirlande, e, tornato ove erano i corpi, 
li coronò e li baciò, e i soldati corsero tutti a fare lo stesso, 
e vinsero con quel bacio il ribrezzo di morte. 

Vi sono pure stati alcuni feriti, che un medico ungherese, 
trovandosi ai nostri avamposti, trattò con grandissima umanità. 
E a questo proposito vi dirò che, andando a Cunatone per 
conoscere i fatti colà seguiti, vi trovai un ferito ungherese, col 
quale mi trattenni a lungo, e giurò in presenza di un prete che 
veniva a visitarlo che i nostri prigionieri e feriti erano trattali 
a Mantova con grande umanità ! Io non so che ve ne sia altri 
che il giovane Lacomba di Livorno, che l'ungherese non co- 
nosceva per nome, ma che m'indicò come un giovane sergente 
de' volontarii. 

Furono fatti sette prigionieri tedeschi a Curtatone, uno 
de' quali spirava quand'io vi giungeva. De' loro morti e feriti 
è difficile sapere mai nulla, se non per mezzo di spie che escono 
da Mantova, giacché, ritirandosi, li trasportano tutti. Cosi quel 
nostro sergente ucciso a S. Silvestro aveva prima stramazzato 
un ufficiale tedesco, e, mentre gli stava addosso per toglierli la 
spada, ne fu ucciso da una fucilata. Deve essere pure ferito un 
ufficiale del genio che il nostro tenente Mosel distinse che 
puntava da sé i cannoni. Alcuni colpi furono cosi giusti, che 
uno ruppe due razzi d'una ruota a un nostro cannone; un 
altro ne portò via la cassetta, e un terzo ruppe la gamba a un 
cannoniere. Io era in quel momento alla batteria con Laugier e 
Giovannetti, ed ora so quel che sia il ronzio d'una palla di 
cannone che vi fischia alle orecchie : cosa ben diversa dal- 
l' acuto sibilare delle palle d^archibuso. Dopo quei colpi ru65- 
ciale tedesco, credendo avere smontati i due nostri cannoni, 
si spinse avanti con un corpo di cavalleria, ma il Mosel, lascia- 



Digitized by 



Google 



ìì màggio — 1 5 1 — 

tala ben accostare, sparò colP altro cannone, e talmente la sba- 
ragliò, che da quel momento in poi non comparve più, come 
da quel momento in poi furon malissimo aggiustati i colpi dei 
cannoni nemici; il che rende probabilissimo che quell'ufficiale 
rimanesse ferito o morto. 

Il combattimento del 13 durò circa due ore e mezzo, e 
deve aver mostrato agli Austriaci che la Divisione Toscana sa 
difendere i suoi campi e sostenersi intrepida ne' suoi posti 
d' onore 

Scrive infine dal campo, in data del 14, un milite, 
un ligure, a giudicare dallo stile: 

Sulle I ^/^ pomeridiane di ieri, il colonn. Campia ebbe 
avviso dal gen. Laugier al campo di Montanara, che si vede- 
vano truppe austriache avanzarsi verso i nostri campi. 

Impariamo infatti in questo momento da dei paesani che 
il comandante della piazza di Mantova ordinava icr mattina 
per tempo che gli abitanti vicini alle mura della città slog- 
giassero e si riunissero nella parte interna della città. Tutto 
mostrava che l'attacco si preparava assai più forte del solito. 
Un tamburino ungherese, dai nostri fatto prigioniero, assicura 
che non meno di 3.000 erano partiti da Mantova per assalirci. 

Il colonn. Campia, per rispondere all'invito del generale 
Laugier, dopo avere inteso un forte cannoneggiamento per la 
parte di Montanara, ed essere stato un certo tempo nell'incer- 
tezza dove l'attacco sarebbe stato più forte, si limitava ad or- 
dinare al battaglione volontario napoletano di star pronto per 
partire in soccorso del campo di Montanara. Non tardava molto 
a verificarsi la giustezza del sospetto avuto dal colonn. Campia. 
Alle 2 ^/g il nemico si mostrava in gran numero sul fronte del 
campo, avendo l'aria di attaccarci sulla nostra sinistra, e di 
appoggiarsi al lago. A questo punto il colonn. Campia ordinò 
al tenente d'artiglieria Niccolini di salutare il nemico; né i primi 
nostri colpi fallirono, giacché fu visto da tutti un pezzo nemico 
smontato, e molti cadere in conseguenza. 



Digitized by 



Google 



t) maggio — I5Ì — 

II nemico rispondeva a questi nostri colpi con animatis- 
simo fuoco di mitraglia, e lanciando razzi alla congreve, palle 
e granate. Di tutto questo fuòco d'artiglieria nemica, diretto 
principalmente sulla nostra trincea di Curtatone, non abbiamo 
a deplorare che un solo granatiere ferito gravemente in una 
coscia, che si trovava a pochi passi dal coloon. Campia che 
stava disponendo le* compagnie. Allora la fucilata incominciò 
fortemente sulla nostra sinistra presso il lago fra i civici luc- 
chesi e pisani, ed una compagnia di cacciatori toscani e il 
grosso del nemico che aveva infatti presa quella posizione. Il 
capitano Caminatì, aiutante del colonn. Campia, e il tenente 
Pekliner, aiutante del general Ferrari, si spìnsero innanzi ani- 
mando quei civici ad oltrepassare le trincee e ad inseguire va- 
lorosamente il nemico. Né essi mancarono all'appello del loro 
bravo comandante Caminati. Giungeva allora opportunissimo il 
soccorso del battaglione volontario napoletano che il colonn. 
Campia vi spediva.^ Sarebbe impossibile di descrivere V entu- 
siasmo ed il valore con cui queste truppe inseguivano il nemico, 
che si ritirava facendo un fuoco di ritirata sui nostri. Questo 
fuoco di ritirata che aveva cominciato alle due circa, non era 
finito che dopo le cinque. 

Siamo assicurati da un testimone oculare che, riunitisi agli 
Angeli, ove il luogo è protetto dal cannone delle fortezze di 
Mantova, fu visto un comandante austriaco a cavallo con 
piume al cappello escire a gran corsa dalla città, ed ordi- 
nare alla colonna di f;ire alto, e mentre egli stesso si spingeva 
innanzi, fu colto da una palla di fucile nella fronte, che lo ro- 
vesciò morto: in seguito di che rientrarono in Mantova, sempre 
inseguiti dai nostri fucilieri. 

In questo fatto abbiamo dei dati positivi per assicurare che 
la perdita del nemico ascende a 150 messi fuori di combatti- 
mento, fra i quali alcuni utìSziali superiori, e ciò per il numero 
dei cavalli con valdrappa gallonata d'oro in numero di cinque, 
visti rientrare spaventati. Fra questi si sa esservi un capitano 



Digitized by 



Google 



ì) maggio — 15^-^ 

Brandt ed un maggiore d'artiglieria. Due carri tra morti e feriti 
entrarono ieri sera in Mantova dopo il fatto, e due altri sta- 
mani per tempo [i]. 

Per la prima volta vedemmo sul nostro campo io cadaveri 
abbandonati, ed alcuni feriti, contro le consuetudini della guerra 
austriaca. 

In questo fatto abbiamo a deplorare la perdita di 9 morti 
e 37 feriti. 

Non abbiamo a piangere la morte di alcun uffiziale. Il 
comandante dei Napoletani Rossarol, il capitano Poerio ed il 
capitano della Linea Cecconi sono leggermente feriti. 

Nessuno dei nostri rimase prigioniero. Un granatiere nostro 
che si conduceva da due ungheresi a Mantova, dopo averli at- 
terrati, e feritone uno colla baionetta potè liberarsene e tornare 
fra noi. 

S. E. il ministro della Guerra D. Neri Corsini as- 
sisteva a cavallo accanto alla nostra artiglieria; al cui fianco 
era il tenente generale Ferrari. 

III. — Riferirò infine l'ordine del giorno che il di 
appresso il generale De Laugier, quale comandante della 
colonna di Montanara, indirizzò alle proprie soldatesche: 

" Che dire a uomini bollenti del santo amore di patria, 
" i quali anche ieri ne dettero prove si evidenti e brillanti? 

" Civici! Soldati! Il guiderdone voi già lo provate nel 
" fondo della vostra coscienza, la quale altamente vi grida 
" essere degni del nome italiano, aver ben meritato della pa- 
" tria, e che i vostri genitori devono essere orgogliosi di a- 
" vervi data la vita. 



(i) Correva voce al campo toscano che il governatore di Mantova avesse già 
fatto disporre innanzi al suo palazzo la banda militare per accogliere degnamente 
gli Austriaci vincitori, quando vide i carri dei feriti e i cavalli bardati in oro a sella 
vuota. 



Digitized by 



Google 



ri ntàiito .^ l'j^ .^ 

" Particolari encomii deggio però ai ten. col. Giovannetti 
'* e alla brava artiglieria comandata dal ten. Mosel, che resero 
'^ essenziali servigi, e contribuirono alla nostra vittoria e fuga 
•* del nemico. 

" Se alcunché posso aggiungervi, si è che fu somma- 
" mente contento di voi un vecchio soldato, il vostro amico 

De Laugier. 

Dal Quartiere Generale delle Grazie, 14 maggio 1848 „. 

A tutti i combattenti poi il generale supremo rivolse 
quest'encomio : 

" Soldati! 

** Lo slancio e 1' ardore di cui sono stato testimone mi 
" ha riempito di gioia. Con soldati come voialtri non avvi im- 
" presa impossibile. 

" Pensino bene i nostri nemici prima di attaccarci, che 
" una volta lanciati noi non ci fermiamo che oltrepassate le 
" loro trincee. 

" Ogni corpo ha rivalizzato di coraggio, tutti hanno ben 
" meritato della patria, e in di lei nome ve ne rendo grazie: 
Dal Quartier Generale^ li 14 maggio 184S. 

m 

Il Tenente Generale 
D'Arco Ferrari „. 

Tale fu la vittoria del 13 maggio, la quale certo sa- 
rebbe oggi più ricordata, se circa mezzo mese dopo non 
fosse sopravvenuta la catastrofe di Curtatone e Montanara. 



Digitized by 



Google 



V. 

Dal 13 al 29 maggio 

I. — Dopo i] fatto d'armi del 1 3 s' ebbe al campo 
toscano una tregua relativamente lunga, turbata appena da 
qualche falso allarme e dal rombo lontano del cannone di 
Peschiera. 

Ne approStto per uno dei soliti sguardi ali* intorno. 

Facciamo capolino questa volta in un teatro, nella 
città di Ciro Menotti. Gioverà anche questo cenno, con 
quelli che vedemmo alle primissime pagine, alla descri- 
zione dell'ambiente storico. 

Corrisponden:^a del ij maggio, da Modena 
alla Gazzetta di Firenze. 

Ieri sera in questo Teatro Municipale, compiuto il primo 
atto della commedia, e suonato l' inno nazionale dalla banda 
militare, il sig. Crema, modenese, emigrato nel 1831, si affacciò 
al gran palco reale, avendo ai lati due bandiere, nell'una delle 
quali era lo stemma di Savoia, nell'altra questa iscrizione: 
Viva il Re Carlo Alberto, E fatto cenno di voler parlare, in 
mezzo ad un profondo silenzio, disse a un dipresso queste 
parole: Queste gloriose bandiere furono l'altra sera in questo 



Digitized by VjOOQIC 



teatro con immensa gioia ed entusiasmo salutate da quanti 
erano qui presenti. Con ciò si volle esprimere, io credo, tutta 
la nostra simpatia pei nostri fratelli del Piemonte. Orbene, in- 
terprete io de' sentimenti vostri, domando a voi: Foleie a 
vostro re Carlo Alberto, si no? — A questa breve pro- 
posta s'intese da tutte le parti un grido altissimo: * Si, sì, si , . 
L'oratore allora : * Vadasi dunque ad innalzare questa bandiera 
nel palazzo ex-ducale. Ci preceda la banda, ci segua il pub- 
blico , . A queste parole tutto il teatro si vuotò. La moltitudine 
si diresse al Palazzo, e via facendo ingrossò. Pervenuti al 
luogo designato, fu piantata sul balcone di detto palazzo la ban- 
diera piemontese, fu giurato di difenderla, e furono chiamati a 
prendere atto di tale solennità gli uffiziali superiori piemontesi 
che erano presenti. Le strade percorse dalla mohitudine furono 
tosto illuminate. 

II. — Frattanto Vincenzo Gioberti correva la penisola, 
dappertutto predicando, più che l'unione, la supremazia 
dciritalia: agli Italiani, cioè, la supremazia nell'Europa, ai 
Piemontesi nel!' Italia, ai Genovesi nel Mediterraneo, e cosi 
via; tanto che Luca Giunti, con insolita arguzia, osservava: 
Si direbbe l'uomo dei primati. Correva la penisola, festeg- 
giato sempre ed acclamato dalla folla, appena riuscendo a 
sfuggire le ovazioni per accorrere al suo posto di depu- 
tato al parlamento piemontese, ad ogni nuova cittadinanza 
indirizzando un nuovo proclama, al dire ancora un po' 
malizioso del Giunti, presso a poco come tutti gli altri se- 
minati strada facendo. 

Lasciata Torino ai primi del maggio, era passato a 
Milano, avea visitato a Genova i genitori del Mazzini, 
sebbene gli fosse sbollito oramai ogni ardore mazziniano, 
ed ora a Livorno s'imbarcava, tra gli applausi, al suono 



Digitized by 



Google 



delle bande, ossequiato da parecchie deputazioni, su d'un 
vapore bandierato a festa, indirizzato a Roma, ove lo aspet- 
tavano dimostrazioni inaudite, ed ove egli voleva chiedere al 
papa di coronar re Carlo Alberto a Milano. Strenuo araldo 
dell' albertismo, egli era chiamato dagli avversarii l'agente 
di casa Savoia, ed in onor suo, io credo, fu inventata 
l'espressione comune sulle bocche d'allora d'insavoiardare 
r Italia. 

Che che ne fosse ad ogni modo, il suo, dai primi del 
maggio alla metà del giugno, fu un viaggio trionfale per 
una parte, efficacissimo per T altra. I Fiorentini, che, reduce 
da Roma, lo vollero udire ai Gcorgofili (i), provarono 
l'una cosa e l'altra coli' innalzarlo al dì sopra di Galileo, 
adduccndo a pretesto che esso aveva fatto muovere gli 
ingegni. 

III. — La calma al campo toscano durò parecchi 
giorni, come attestano le lettere di là provenienti dal 14 
al 27, ed anche al 28 maggio. 

Illustro con i quotidiani rapporti del quartier generale 
questo periodo, che era anche allora per Firenze debolis- 
simamente illuminato dalle scarse notizie dei fogli politici. 

Quariier Generale alle Grazie, // maggio J84S, 

Eccellen:(ity 
Ieri tutto è stato tranquillo sulle nostre linee; quest'oggi 
qualche movimento si è manifestato sulla destra di Montanara, 
dalla parte di S. Silvestro. Dubitando che il nemico volesse 



(i) Parlò a questi accademici, oltre che il Gioberti, il Ridolfi, 9, splendidamente, 
dicono, il Salvagnoli. 11 Gioberti fu iscritto tra gli accademici. 



Digitized by 



Google 



Il maggio ijg — 

girare al di dietro dei nostri campi, ho dato i necessarii ordini 
per prevenire ogni improvviso attacco. Sembra però che non 
osi farlo: le lezioni antecedenti lo rendono più cauto. 

Sono le 6 V» pomeridiane. La maggior parte delle nostre 
truppe è rientrata ai proprii alloggiamenti 

D'Arco Ferrari. 
La posizione rimane immutata ai 17: 

Quartiere Generale alle Grazie, // ly maggio 1848. 
EcceìlenT^ay 
Prosegue la calma nei nostri campi. Sebbene dei rapporti 
segreti mi supponessero che una colonna di Austriaci, sortita 
quest'oggi da Mantova con 4 pezzi d'artiglieria, forte circa 4000 
uomini, potesse dirigersi sul di dietro dell'Armata Piemontese 
dalla parte di Coito, forse per catturare qualche vettura di vi- 
veri, non ho potuto ragionevolmente persuadermene, poiché 
quella guarnigione non è in caso di sprovvedersi di truppa, 
avventurandola lontana dalla piazza, avendone appena quanta è 
necessaria per guardarsi. 

D'Arco Ferrari. 

Cominciò quel giorno per parte dell'esercito regio 
l'attacco decisivo alla fortezza di Peschiera, difesa dal più 
che ottuagenario generale Rath; ma ciò non é dell'argo- 
mento nostro, se non per il continuo, insistente cannoneg- 
giamento che s*udi dal r accampamento toscano per quasi 
dicci giorni. Ne traggo tuttavia qualche cenno da un pro- 
tocollo inviato dal Corsini ai colleghi di governo (16 
maggio, da Sommacampagna) : 

Domani mattina si comincia a battere in breccia la for- 
tezza di Peschiera. Sua Maestà mi ha fatto il segnalato e 



Digitized by 



Google 



19 maggio — j^^ — 

da me desiderato onore di permettermi di assistere al suo 
fianco alla legione. Sì spera che in pochi giorni la breccia sarà 
praticabile ; del resto si riguarda qui la cosa come questione di 
tempo, e dell'esito niuno dubita. 

Di questo lontano cannoneggiamento, del quale udi- 
vasi il rombo, parla del resto quasi ogni lettera prove- 
niente in quei giorni dal campo. 

IV. — Scoppiavano in quel mentre a Napoli, all' inau- 
gurazione del novello parlamento, quei tumulti che altri, 
stordito dagli urli, disse più gravi di quelli del 1799. E 
questi pure non ci interessano, se non in quanto ad essi 
va attribuito il richiamo delle truppe napoletane dai campi 
lombardi. Ne trovo un'eco tuttavia per le volte de' gabi- 
netti governativi del Granducato. Scrive, tra l'altro, il mini- 
stro della guerra al comando delle Grazie (19 maggio): 

Stimo opportuno accompagnarle 6 copie della Gai:(etia di 
FìretJie di questo giorno, nella quale troverà un articolo che 
riporta in dettaglio ì deplorabili fatti recentemente accaduti a 
Napoli. Quest'articolo è lo spoglio fedele delle notizie officiali 
pervenute al governo per due diversi canali, e può stare a 
rettificare le voci false o esagerate che pur troppo si faranno 
giungere fin costi. In questo senso ella faccia buon uso dei 
giornali anzidetti. 

Parrebbe dovesse ritenersi che si fosse trattato di un mo- 
vimento di carattere repubblicano stato represso dal governo 
del Re per mezzo della truppa regolare, secondata da una parte 
della popolazione, nel tempo che una frazione della Guardia 
Nazionale era stata sedotta a prender parte al movimento. 

É questa del resto la sola occasione in cui gli avve- 
nimenti politici vennero ad avere diretto influsso sulle 



Digitized by 



Google ^ 



Ì9 tfMggio j5q 

vicende del campo toscano. Quivi raramente trattavasi di 
cose pertinenti alla politica interna di ciascuno stato, assorti 
come s'era alle vicende della guerra che si combatteva^ o, 
se vuoisi, alla politica italiana. Anche quando, con una 
pressante del i* giugno, la R. Segreteria di Stato autoriz- 
zerà le milizie a votare dal campo i deputati al nascituro 
parlamento, e il generale a trasmetterle, sigillate, le schede, 
essa non recherà con ciò troppo fermento fra le sue truppe. 

Nella stessa capitale toscana del resto andarono presso 
che diserte le urne il di 15 giugno, non ostante che le 
campane istantemente chiamassero alle chiese gli elettori, 
non ostante che l'Arcivescovo di Firenze avesse aggiunto 
per sette giorni all' Uj^^io il Veni Creator. 

Se tuttavia il re di Napoli dalle ragioni politiche 
interne prendeva motivo per richiamare le sue truppe, il 
Governo Provvisorio lombardo per contro mostrava una 
volta di più di giovare efficacemente alla causa italiana, 
annuendo a somministrare le somme occorrenti per la guerra 
all'esercito toscano, rappresentato dal commissario Fran- 
cois (i), accordandogli tre mesi per la restituzione. 

Y. •— Ritornando alla languida corrispondenza offi- 
ciale di quei giorni di tregua, noto questo passo, il più 
saliente, del 21 maggio: 

Da questa manina alle ore 9 fino alle ore 3 pome- 
ridiane abbiamo sentito il cannone di Peschiera. Ho luogo a 
credere che i colpi venissero dalla piazza, diretti sulle nostre 



(i) Il Francois si recò appositamente a Milano, e conferì a lungo con il Casati. 
Più tardi, sul cadere del giugno, il governo lombardo farà ancora dono all'armata 
toscana di 1300 camicie e di molti oggetti d*ambulanza. 



Digitized by 



Google 



2i'2} maggio — j6i — 

batterie, essendo assicurato che Tarmata sarda non prende l'of- 
fensiva fino a dopodomani per difetto del terreno, avendo le 
recenti pioggie inondalo da per lutto, se pure il buon tempo 
vorrà favorirci. 

Qua prosegue tutto a tacere fino a questo momento 

D'Arco Ferrari. 

Due giorni appresso la notizia d'un movimento austriaco 
fece impugnare la penna al generale toscano: 

Quartier Generale alle Grazie, 2) maggio 1S4S. 

Ricevo in questo momento dal signor colonnello Rodriguez, 
comandante il X Reggimento Napoletano l'avviso seguente : 

* Sono assicurato che il generale Nugent siasi congiunto 
con la truppa austriaca di Verona. Potrebbe adunque accadere 
che Mantova avesse dei rinforzi , . 

Per quanto sia valutabile ciò che egli asserisce, non credo 
che gli Austriaci si vogliano indebolire racchiudendo nelle piazze 
una forza rispettabile, mentre si trovano di fronte un'armata 
campeggiarne sarda. 

Qua prosegue la calma, ma siamo preparati per ricevere 
vigorosamente i nemici a qualunque evento. 

E col maggior ossequio ho il pregio segnarmi 

Di V. E. Dev.^o Obbl»^ Serv/ 

D'Arco Ferrari. 

Ecco finalmente, per tralasciarne altre insignificanti, la 
parte più notevole dell' uflSciale del 26, V ultima, che il 
D' Arco Ferrari scrisse dal campo : 

Alle ore 5 di questa mattina abbiamo avuto un 

allarme, prodotto dall'incontro di due distaccamenti di ricono- 
scenza, dei nostri stanziati a Montanara e Austriaci, i quali si 

u 



Digitized by 



Google 



2; maggio — 1^2 — 

sono scambiati qualche colpo di fucile. Al primo cenno sono 
montato a cavallo, e diretto a Curtatone, ove ho trovato il 
campo sotto le armi, spingendomi in avanti verso gli Angioli» 
ho incontrato due contadini. Uno di essi mi ha presentato una 
lettera del figlio del signor La Comba, prigioniero in Mantova, 
la quale mi affretto accompagnare a V. E. affinchè si com- 
piaccia farla pervenire al suo indirizzo, persuaso di recar somma 
consolazione alla sua famiglia. Ho invitato lo stesso contadino 
a recarsi al mio Quartier Generale, munendolo di un lascia- 
passare. Sembrami un giovane assai svelto che potri, con la 
speranza di una ricompensa, esserci utile nelle notizie. 

Fino di ieri giunsero al mio Quartier Generale i civici 
volontarii lucchesi, forti di 220 teste. 

La prevengo che in seguito di varii arresti di per- 
sone sospette di spionaggio ritenghiamo al Quartier Generale 
due legni e due cavalli. 

YI. — Noto di sfuggita che pervenivano intanto al 
governo non poche lagnanze riguardo al modo con cui 
distribuivansi al campo gli oggetti di vestiario o i sigari che 
giungevano da Firenze. 

Era stata colà aperta, per opera d'un cosi detto Comi- 
tato della Spe:^icria Forini, una sottoscrizione di denaro o 
d'oggetti, allo scopo di rifornire del bisognevole gli accam- 
pati. Un secondo comitato d'altra parte raccoglieva i soc- 
corsi destinati alle famiglie bisognose dei volontarii. 

Ma quando, dopo lunghe giornate di viaggio e fre- 
quenti sottrazioni di merce, quel poco di roba perveniva 
al campo, quivi era malamente distribuita. C'era chi riusciva 
ad ottenere più di ciò che gli spettava e gli abbisognava, 
e sperperava o vendeva il superfluo ; mentre e' era chi non 
otteneva neppure il bisognevole. Il ministro Baldasseroni 



Digitized by 



Google 



13 maggiù — l6j — 

ne scrisse al D'Arco Ferrari (i), il quale non potè negare 
r irregolarità della distribuzione (23 maggio): 

Pur troppo è vero che i non bene ordinati corpi 

civici volontarii abbian fatto nascere un'irregolarità nel conse- 
gnare ai medesimi gli articoli che sotto ogni rapporto avreb- 
bero dovuto anco loro stessi apprezzare. È vero altresì che una 
parte di questi sono stati ricevuti dai Civici, e quindi venduti, 
malgrado gli ordini che io ho dati al ff. di commissario 
ordinatore Odett, ed al commissario di guerra Francois; e benché 
questi con tutto l'impegno abbiano procurato di secondarli, 
tutto è rimasto sempre imperfetto, poiché o per una caj^sa o 
per l'altra le note nominative sono sempre erronee, ed é ancora 
accaduto il caso che sul momento d'una partenza e per ovviare 
disordini tumultuanti hanno dovuto i commissari! contentarsi di 
ricevere dei buoni numerici in attenzione dei nominativi, che 
non gli sono stati poi esattamente rimessi; ed é altresì impu- 
gnabile che oltre tutti questi inconvenienti spesso sono mancati 
gli oggetti che si sarebbero desiderati, e non tanto per i Civici, 
che, come sopra ho detto^ hanno bene abusato della generosità 
del governo, ma per la truppa di Linea, che necessita egual- 
mente di cappotti, pantaloni, scarpe e camicie. Quelle poche 
distribuzioni a quest'ultima fatte sono sempre accadute rego- 
larmente, e pure anch'essa tuttora difetta di scarpe, di bian- 
cherìa e particolarmente di cappotti, che molte volte ho dimandato. 

Mi permetto però di dire che la risultanza dei fatti mi fa 
credere che il difetto sia nel manico e nella mestola. 

È altresì singolare che le spedizioni che si fanno da Fi- 
renze debbano capricciosamente rimanere sullo stradale, senza 
giungere in tempo debito al campo. Su di che crederei non 



(i) Avvertiva pure quest'officiale, del 21, che partiva per il campo una compa- 
gnia dì bersaglieri Garfagnanini. ^ Io devo raccomandare particolarmente alla bene- 
volenza di V. S. 111.™* „ diceva il ministro delle Finanze ** i volontarii di quella 
provincia novellamente aggregata [dal 18 maggio] alla Toscana ,,, E il D'Arco 
Ferrari (23 maggio) ed il De Laugier (27 maggio) promisero ogni riguardo. 



Digitized by 



Google 



fuor di luogo avvertire che se queste fossero accompagnate da 
persone di fiducia l'inconveniente potrebbe essere facilmente tolto, 
e cosi regolarizzare le cose in modo da poter avere sempre un 
discreto deposito per supplire agli istantanei bisogni 

A poco valsero tuttavia le lagnanze, e, se vi furono, 
i rimedi], poiché ai 18 di giugno, a campagna omai termi- 
nata, il professore Matteucci, commissario civile, scriveva 
ancora al Corsini essere indicibile la dispersione degli oggetti 
e di vestiario. 

VII. — Un passo infine vo' ricordare di un' officiale 
di queste giornate, il quale conferma una volta di più l'im- 
pazienza dei giovani universitarii : 

Nel fare il cambio di diversi corpi, dietro le replicate 
istanze dei giovani componenti il Battaglione Universitario, ho 
creduto bene per acquietarli di farli venire al mio quartiere 
generale alle Grazie. Trovandosi più prossimi al nemico, spero 
sarà appagato il loro amor proprio. 

11 qual documento dell' ardore dei giovani studenti, 
unito alle frequentissime espressioni d'impazienza che vado 
leggendo nelle lettere degli scolari pubblicate dal Nerucci, 
mi ricorda le belle parole che su di esso pronunciò un 
giorno Giovanni Faldella. Giovino esse a rendere meno 
aride queste pagine: 

" Olì la gioia di lasciare finalmente le capannuccie di 
canne, conteste dagli stessi studenti con industria di castori, ed 
azzeccate alle loggie che si dicevano preparate da Napoleone I 
per la sua cavalleria, ed erano adoperate per la vendita dei 
bovi dal municipio di Curtatone; piantare quel parroco austria- 
cante, che aveva contesa la sepoltura cristiana al Landucci, sti- 
mando gli italiani bestie da macello, onde il lucchese cappellano 



Digitized by 



Google 



mggio — 105 — 

Giambastiani lo aveva cresimato di bravi ceffoni, quel cane 
rinnegato; farla vedere a Radetzki, che si era vantalo di riman- 
dare a casa quei quattro ragazzi a furia di scappellotti; - non 
più soltanto essere applauditi per il famoso à pied arm sempre 
unissono e compatto; non più soltanto tirare al bersaglio coi 
Tedeschi dipinti sopra una tavola, ma vedere i Croati fare le 
mortali capriole in carne ed ossa ; non soltanto invidiare le 
prodezze celebrate dei soldati piemontesi, ma superarle; non 
più soltanto mangiare il pane di bronzo, che dava Carlo Alberto 
in forma di galletta, ma spedire pillole di bronzo al nemico; 
non più soltanto fare la scolta silenziosa fra il gorgheggio 
degli usignoli, die impediva V esercizio dell' udito ; non più 
soltanto coir alto là spaventare qualche baroccìno paesano : 
ma alla Toscana ridare il valore di Francesco Ferrucci e di 
Giovanni delle Bande Nere per uno scopo nazionale; ma col 
fragore delle fucilate anticipare l'inno di Garibaldi....; ma rifare 
un' Italia che non fosse più la locanda dei farabutti, non più 
r ergastolo giulebbato del globo intero.... Questa la psicologia 
veemente del Battaglione Universitario, dal quattordicenne tam- 
burino Monnosi al venerando maggiore Mossotti, scienziato 
europeo, che stoicamente guardava in cielo e con la sciabola 
arabescava la terra „. 

Vili. — Mentre il generale D'Arco Ferrari, ignaro, 
teneva l'innocua corrispondenza che testé leggevamo, 43n 
altro carteggio, di molto più peso si materiale che morale 
correva tra il ministro Corsini ed il ministero di piazza 
S. Marco. 

Ebbi già altrove a notare il malcontento che regnava al 
campo, e per contraccolpo alla capitale, contro il duce supremo 
delle milizie toscane. A Firenze la Vatria se ne era fatta 
portavoce, stimmatizzando i suoi modi inurbami, rilevando 
il sordo rancore che era tra lui ed i suoi dipendenti. Un*e- 



Digitized by 



Google 



spressione di si fatto rancore ricavo in proposito dalle 
citate lettere del capitano Della Seta, il quale, narrando al 
fratello (pag. 27) come nella giornata campale del 13 
inaggio, il D'Arco Ferrari si fosse prudentemente tenuto 
indietro, apre al nome di Ferrari una parentesi assai signi- 
ficante : " Gli altri erano addietro principalmente il Ferrari 
(che se tornasse costà gli pagherei la gita) „. 

Ciò del resto che disse un giorno chiaro e tondo, 
senza parentesi, Enrico Mayer a Giampietro Vieusseux : 
" Ci sarebbe bisogno sopratutto di non dipendere più dal 
comando del generale Ferrari „ (i). 

Lamentava ancora il Della Seta che il femmineo gene- 
rale costringesse al suo seguito il meglio delle forze to- 
scane. Né di diverso avviso era Luca Giunti, il quale cosi 
commentò nel suo diario il richiamo del D'Arco Ferrari; 
*^ Realmente se ne stava al campo circondato da numerosa 
milizia, e la migliore, percorrendo con gran treno, in 
carrozza, con seguito, le vie „. 

Un' avventura comica e scandalosa ad un tempo ci é 
poi narrata da Massimino Moschi: il generale fischiato 
del battaglione del Moschi stesso. Essendo assediato, alla 
sua entrata (fatta su comoda vettura) in Castellucchio, da 
civici che domandavano il congedo, egli pronunziò loro 
si sciocco ed impertinente discorso, che i fischi e gli urli lo 
troncarono innanzi alla fine. Si che anche a giudizio del- 
l'ingegnere Moschi il D'Arco Ferrari non era alYalte:^ia 
delle circostante e del suo comando. 



(i) Lettera del i$ maggio, Arch. della Lett. Ital. alla NaiionaU Centrali dì 
Firenze (v. Linaker, op. cit., voi. H, pag. 341). 



Digitized by 



Google 



Ma un fatto rimasto, io credo, ignorato. Sta a vie me- 
glio provare come il malcontento non si limitasse alla 
bassa ufficialità ed alla milizia. 

Io ebbi altrove a dire inedito il resoconto della giornata 
del 1 3 steso dal D'Arco Ferrari per il governo ; ma non 
ignoro che esso fu reso pubblico al campo su pochi fogli 
volanti, allorché dal generale onorifico De Laugìer fu mossa 
accusa al proprio superiore d'avere in esso trascurata la 
colonna di Montanara, cui dal giorno io il De Laugier 
era stato preposto. 

Ecco come passò la cosa. 

Ritenendo, non a torto, il De Laugier, che il D'Arco 
Ferrari non avesse inviato al ministero il suo rapporto, ed 
avendo letto sul Giornale di Milano un articolo, ove, elo- 
giando la vittoria del 13, non si parlava ch^ àtWz Fazione 
di Curtatone, egli diresse al suo superiore la lettera seguente : 

Montanara, li 24 maggio 184S. 
Ill.^o signore^ 
Mentre la colonna di Montanara fu quella che il giorno 1 3 
sostenne il più forte e minaccioso attacco nemico, che gloriosa- 
mente respinse, è a tutti generalmente riuscito dolorosissimo il 
sapere che V. S. 111."»» non abbia inviato al R. Governo, ed a 
chi di dovere, il rapporto a Lei trasmesso dal capo della co- 
lonna; per cui con sdegno e sorpresa hanno visto che anche il 
Governo Provvisorio di Milano ha pubblicato un indirizzo di con- 
gratulazione ai soli combattenti di Curtatone, senza minimamente 
rammentare il fatto e i prodi di Montanara [i]. 



(i) L'indirizzo del quale qui sì fa parola è il seguente: 

Ai prodi Toscani e Napoletani che combatterono nella Fazione di Curtatone, 
Fratelli Toscani e Napoletani! 
Nel grande arringo dischiuso a tutti i prodi d'Italia, anche voi avete riportata 
la palma del coraggio e del valore; anche voi avete appreso al barbaro nemico che 



Digitized by 



Google 



U waggto — i6g — 

Quest'ingiustizia pesa sulPanima di tutti, ed è in nome di 
tutti che io sono costretto a dirigerle le più vive e sentile la- 
gnanze. Ogni soldato ha il diritto, come un altro, alla retribu- 
zione di quegli elogi e ricompense che si ò meritate; e il di- 
menticarlo nuoce airanima la meno sensibile. 

Io la prego adunque quanto so e posso, per fiir cessare 
questo grandissimo malcontento ed i forti, molti e giusti reclami 
che potrebbero emergerne, di rendere non solo di pubblica ra- 
gione il rapporto che a Lei diressi, ma eziandio far conoscere 
al Governo Provvisorio di Milano la veriti dei fatti, onde non 
sia defraudata a chi spetta quella gloria che gli appartiene, e 
che ha conquistata o col sangue o coU'esporre arditamente la 
propria vita. 

Ho l'onore di essere con profondo ossequio 

Di V. S. 111."» Dev.™o Obbl.™« Serv.« 

De Laugier. 

Fu allora che il D'Arco Ferrari, a chiarire il suo ope- 
rato, si decise a rendere pubblico il suo rapporto del 13. 
Ed inviando al ministero la lettera del suo inferiore, non 



U terra prediletta dal sole, la sede antica delle scienze, delle lettere, delle arti, educa 
tuttavia guerrieri degni della fama degli avi. 

Noi ce ne congratuliamo con voi e con la patria comune: noi ne pigliamo i 
più lieti auspicii delle ammirande prove che farete di voi, congiunti con l'esercito 
del magnanimo Re Sardo, e della crociata d*Italia là dove si decideranno le italiche sorti. 

Certo un suono della vostra gloriosa fazione di Curtatone sarà giunto alle 
orecchie de* nostri infelici fratelli, che, rinchiusi dentro le mura di Mantova, nel- 
Tarbitrio crudele dell'Austriaco, aspettano ansiosamente il di del riscatto. E ne sa- 
ranno stati riconfortati di nuova speranza, e vi avranno benedetti nella riconoscenza 
de* loro cuori. Noi vi ringraziamo anche in loro nome. Cosi avvenga che siate ser- 
bati alla gioia di recare primi ad essi Tannunzio della loro liberazione ! 

Onore a tutti, o fratelli, onore all'Italia! E voi, o Napoletani, rallegratevi di 
aver s\ gloriosamente aperta la via al vostro valoroso esercito, che, già salutato in 
voi dal plauso di tutti i prodi, viene a confermare gli antichi vanti dell'italica mi- 
lizia nella guerra dell'italica indipendenza ! 

CASATr, Presidenle. 
Borromeo, Durini, ecc. Correnti, S^^greUirio generale. 



Digitized by 



Google 



i/ fftoggio — l6^ — 

ebbe che questa laconica espressione: *' Il generale ono- 
rifico De Laugier, obliando ogni dovere militare, si è 
permesso di scrivermi l'acclusa lettera, aspettandosi forse che 
il ministero esprimesse i commenti che egli sottointendeva ,,. 

Del generale onorifico (il D'Arco Ferrari insiste su 
questo onorifico) De Laugier il generale comandante avea 
del resto già detto, in officiale del 17 maggio, che leu- 
lainente e svoglialamenle eseguiva i suoi ordini. 

Più dolenti espressioni ebbe infine il D'Arco Ferrari 
a proposito d'un articolo che Celestino Bianchi inseri sulla 
Patria del 21 maggio, attribuendo a lui un'allocuzione ai vo- 
lontarii di sentimenti tutt' altro che incoraggianti. Cosi egli 
scrisse il 24 di maggio : 

Ho disprezzato fino ad ora la vituperevole stampa di varii 
giornali, perchè sempre senza firma; adesso ho creduto di mio 
decoro dovere per la prima e l'ultima volta rispondere. 

Questi fogli, eccitali dall' invidia e dalla bassezza d'animo 
per mire indirette ed ambiziose, hanno in me destato il disprezzo, 
unico risentimento da adottarsi contro i vili. 

Io sperava che la mia condotta avesse potuto muovere il 
R. Governo a prendere un riparo, risparmiando a me il dispia- 
cere di giustificare alla moltitudine le mie operazioni. Ciò non 
è stato fatto : pazienza ! Nel sacrificare la mia tranquillit;\ al 
governo, alla patria, non faccio che adempiere V obbligo mio, 
ma sento fortemente l'eiFetto morale di molti non meritati 
dispiaceri. Questa campagna è stata per me una gran scuola, 
per qunnto l'istoria m'avesse istruito delle cose sociali. 

Una sua protesta, già resa pubblica, il giorno 24 stesso, 
al campo, fu riprodotta, il 26, dal giornale officiale del 
Granducato. Essa terminava con queste parole : '' Leg- 
gano [gli avversarii] i miei ordini del giorno del 19 aprile, 



Digitized by 



Google 



/>i; tMggio — 170 — 

dell' II e 14 maggio, e da essi apprendano con quale 
amore e dignità e zelo io tratti i volontarii „. 

IX. — Ma se di tale avviso, era, in buona fede, am- 
mettiamolo pure, il D*Arco Ferrari ; se di tale avviso doveano 
mostrar d* essere in pubblico le persone del governo ed i 
fogli officiali, di tale avviso non era in privato S, E. il 
principe Corsini, e quindi, in privato, non erano i suoi 
colleghi di governo. Parole assai severe infatti, ed assai 
gravi dichiarazioni, quegli comunicò al granduca dopo la 
vittoria del 13: 

Quartier Generale alle Grazie, il ij maggio 1848. 
Altera Reale, 

Ridotto ad ora tardissima senza avere potuto incominciare 
a scrivere, prego V. A. a permettermi di essere oltremodo 
conciso, onde non ritardare di soverchio la partenza del corriere. 

Ho visitato tutti i nostri campi e posti distaccati, i quali 
prendono una linea di circa undici miglia, cioè da Coito fino 
a Montanara, presso S. Silvestro. Il Quartier Generale è qui al 
centro. Questa linea è molto estesa per le non molte nostre 
forze. Ciò nonostante quest'oggi abbiamo avuto un attacco 
assai valido ai due posti di Curtatone e Montanara, e lo ab- 
biamo respinto. Lascio su di ciò i dettagli al general Ferrari. 

Però quello che urge si è V invio di quante munizioni 
sono costà disponibili, poiché un altro attacco come questo, ed 
andiamo ad essere sprovvisti ; V invio delle due legioni d' arti- 
glieria che si trovano a Firenze, perchè oggi per sostenere 
Curtatone si è dovuto togliere di posizione uno dei due soli 
pezzi esistenti al Quartier Generale, e che guarda il Kigo : lo 
che non è senza pericolo; e finalmente la confezione immediata 
del nuovo vestiario della truppa, poiché avverrà sempre, come 
pur troppo è avvenuto anche oggi, che sia tirato sui nostri 



Digitized by 



Google 



n 2/ nwggto — 171 — 

soldati, prendendogli per nemici. Per questi tre oggetti con- 
viene fare ogni sforzo per supplirvi presto, poiché la cosa è 
troppo urgente. 

Quanto aW oggetto precipuo della mia missione^ non posso 
celare a V. A, aver trovato qui il massimo malcontento contro 
il gen. Ferrari^ per l' aspre:^:(a dei suoi modi con tuitiy per l' av- 
versione ed il disprei^^o che mostra per i volontarii, e per V anda- 
mento poco regolare della distribu:(ione dei viveri. Non mi i slato 
difficile il persuadermi che questi disordini nascono in parte dal 
carattere, in parte dalla poca attitudine del gen. Ferrari ad un 
comando come questo^ che è iutt' altro che facile^ e in parte dalla 
cattiva composi:i^ìone del suo Stato Maggiore. 

Il rimediare a tanto male mi sembra cosi urgente^ che credo 
poter prendere sopra di me di dare qualche disposizione immediata, 
che sto preparando, ad oggetto di introdurre una migliore distribn- 
:(ione di offi:(ii al Quartier Generale, ed aggregarvi uomini idonei. 
Di queste disposizioni sarò a rendere conto domani alFA. V. 

Frattanto non posso terminare il presente mio rapporto 
senza dire per la verità che le nostre truppe, ed i volontari! 
essi pure, sono valenti al fuoco, ma che conviene ad ogni costo 
provvederli di tutto ciò che abbisogna, nella posizione assai 
azzardata in cui sono. Basti il dire che, secondo la dichiarazione 
di qualche prigioniero, noi avremmo avuto oggi a fronte circa 
quattromila uomini, mentre noi eravamo in forze molto ma 
molto inferiori. L'avvilimento in cui pare essere il nemico, ed 
il valore dei nostri hanno prodotto il buon esito della gior- 
nata. Però non bisogna contar troppo su dati che sono varia- 
bili, e conviene provvedere il campo del necessario. 

Ho la gloria di essere di V. A. R. 

Umil.°*** servo e suddito 
N. Corsini. 

I volontarii adunque, al pari delle truppe, erano, se- 
condo il ministro, valenti al fuoco, ma il generale aveva 



Digitized by 



Google 



t4'2S maggio — jij^ _ 

poca atlUiidinc al comando supremo. Laonde nel Corsini 
andò formandosi la convinzione che fosse necessario ri- 
muovere dal comando il D'Arco Ferrari. Si sarebbe discusso 
sulla migliore maniera di farlo; ma non si dovea assolu- 
tamente transigere su questo punto. 

Il Corsini ha visto, il Corsini ha sentilo, scriveva dal 
campo di Montanara, sottolineando le frasi, un soldato che, 
lamentando il ritiro dal Giovannetti richiesto per essergli 
stato ritolto il comando della colonna, deplorava si mante- 
nesse al comando il D' Arco Ferrari (i). Ed avendo visto, 
avendo sentilo, il Corsini scrisse senz' altro al sovrano il 
suo disegno: 

Dal Quartier Generale alle Grazie, il 14 ì»a^gio 1S4S. 
Alte:^ia Reale, 

La mia missione qui è pressoché ultimata. Coll'ordioe del 
giorno del quale consegno copia a V. A. ho fatto quello che 
mi sembrava potesse farsi nel momento per riordinare l'anda- 
mento di questo Quartier Generale; ma pur troppo, per quello 
che da me ho visto e sentito e per quel più che mi ha detto 
in voce il comm. Martini, ho la convinzione che il malcon- 
tento e la diffidenza dureranno qui finché sarà preposto al co- 
mando di questo Corpo d* Armata il gen. Ferrari. La vivacità 
del suo carattere, che egli non sa frenare, gli ha alienato l'animo 
di tutti i suoi sottoposti; e che ciò debba essere me lo persuade 
un rimprovero acerbissimo che egli faceva al campo di Mon- 
tanara, in mia presenza non solo, ma in presenza di molli 
ufficiali e di moltissimi soldati e militi volontarii al ten. colon- 



(1) V. Pdlrìa del 22 maggio. Tre volle il D'Arco Ferrari tolse il coni.indo della 
colonna di Montanara al Giovannetti; ma due volte glielo dovette restituire, e la 
terza lo passò al De Laugier, mentre al Giovannetti toccò il comando dello Stato 
Maggiore. Rimosso poi il D*Arco Ferrari, e salito al comando il De Laugier, quésti 
s'affrettò a reintegrare nella primiera posizione il suo ufticiale prediletto. 



Digitized by 



Google 



Ì4-2S maggio — jyj — 

nello Giovannetti, il quale non aveva fatto che rappresentargli 
abbisognare a quel posto qualche uomo di più di cavalleria. 

Mi duole il dirlo, ma io credo pur troppo che non esista 
altro rimedio radicale al male che sarebbe la conseguenza ine- 
vitabile di un cosi spiacevole stato di cose, che quello di ri- 
chiamare in modo delicato, quanto lo comporta la circostanza 
gravissima il gen. Ferrari a Firenze. 

Per raggiungere questo intento io non saprei trovare altro 
mezzo che quello di motivare il richiamo sulla necessità della 
di lui presenza a Firenze per provvedere alla organizzazione 
delle nuove truppe ed imprimere movimento più celere e ad 
un tempo ordinato alla confezione delle provviste di un genere 
del quale è in -gran bisogno Tarmata. 

Il richiamo altresì potrebbe dichiararsi per ora provvisorio, 
affidando provvisoriamente il comando al gen. Laugier, ove non 
piacesse di riporlo nelle mani di un generale sardo; il che se 
fosse possibile - ed impossibile forse non sarebbe - mi sembre- 
rebbe miglior consiglio, e credo anco più gradito a tutto il 
Corpo. — Domani mattina a buon'ora io parto per Somma- 
campagna, dove so già che la rimozione del gen. Ferrari 
non sarebbe sgradita; dove indagherò cautamente, se, nel caso 
che V. A. si determinasse per chiedere un generale sardo, sa- 
rebbe possibile l'ottenerlo. Su di che scriverò subito, poiché 
il gen. Ferrari, che ha già subito una dimostrazione umiliante 
per parte dei volontarii livornesi, potrebbe trovarsi esposto a 
subirne altre anco più gravi. 

Compiego a V. A. il proclama del Governo Provvisorio 
di Milano, che da la certezza che il governo definitivo sarà 
una monarchia costituzionale, e la probabilità della unione al 
Piemonte tanto necess.iria alla salute dell'Italia [i]. 

Ho la gloria di essere di V. A. R. 

Umilissimo servo e suddito 
N. Corsini. 



(i) Con un proclama del 12 maggio il Governo Provvisorio lombardo invitò 
i sudditi a pronunziarsi su questo quesito: o votare l'imniediata fusione delle Pro- 



Digitized by 



Google 



i6'2S fnaggio 



— 174 — 



10 non so quale effetto facesse ne' gabinetti governa- 
tivi la proposta di questo radicale rimedio. Certo é che, 
in questo caso come sempre, il ministero Cempini rifuggi 
da ogni pronta determinazione. " Quanto V. E. riferisce 
é sembrato all' A. S. meritevole della massima considera- 
zione ,, cominciò ad osservare per il granduca il Baldas- 
seroni (17 maggio); ma lo esortò nel medesimo tempo 
a differire oltre la gita al campo di Carlo Alberto l'ado- 
zione d'ogni provvedimento. '' Allora V. E. „ insinuava 
il collega '' potrà nella di Lei saviezza, nella quale la 
R. A. S. pienamente confida, prendere sul luogo quelle 
disposizioni che le sembrassero opportune e per l' urgenza 
loro non ammissibili di dilazione „. 

11 Corsini, come membro di quel ministero temporeg- 
giatore, aveva intanto già procrastinato di sua iniziativa, 
prima d'averne il suggerimento; ma, recatosi al campo 
piemontese, s'occupò quasi esclusivamente di tale faccenda: 

SOMMACAMPAGNA, il l6 maggio 1S4S. 

Altera Reaky 
Appena giunto qui sono stato dal comm. Martini presen- 
tato al come Castagnetto e ai general Franzini, e quindi in 
questa mattina a S. M. il Re. I colloqui tenuti con i due primi 
mi hanno sempre più persuaso della indispensabilità del richiamo 
del gen. Ferrari, che d'altronde converrebbe fare prima della 
mia partenza da questi luoghi, onde evitare qualche dimostra- 



vincie Lombarde con gli Stati SarJi, convocando in ogni paese un'Assemblea Co- 
stituente per discutere le forme d' una nuova monarchia costituzionale con la dinastia 
Savoia, ovvero rimandare a causa vinta hi discussiotu dei proprii destini polUici. 

561,000 votanti furono favorevoli ali* immediata fusione, 681 soltanto contrarii. 
A Cremona, ad esempio, i contrarii furono 24, a Pavia 9, a Sondrio 3. S'astennero 
99.940 cittadini. 



Digitized by 



Google 



ao-i; maggio _ inj _ 

zione scandalosa al campo toscano, della quale sarebbe a te- 
mersi ove io partissi prima che ne fosse cambiato il comandante. 
Credo non sarebbe impossibile ottenere un generale sardo, ove 
io fossi autorizzato a farne la domanda ; diversamente non può 
fra i nostri prescindersi dal gen. De Laugier, che converrebbe 
però tenere sotto una strettissima dipendenza dal gen. Bava. 

Qualora pertanto piacesse a V. A. di prescegliere il primo 
di questi due partiti, che a me sembra il migliore, potrebbe 
essermi spedito qui il richiamo del gen. Ferrari, lasciando in 
bianco il nome del generale suo successore, perchè io potessi 
riempire il vuoto col nome del soggetto che piacesse a S. M. 
di destinare. 

Frattanto il gen. Franzini mi si è mostrato disposto a dare 
al nostro Stato Maggiore Generale un capace ufEziale, ed io ho 
accettala T offerta, che non poteva invero venire più opportuna. 

E il 20 ancora, ricevuta la prima risposta, mentre già 
erano in viaggio le disposizioni sovrane : 

A S. E. il Cav. G. Baìdasseroni, Ministro Segretario di 
Stato pel Dip. della Finan^ay ff. di Ministro della Guerra. 

SOMMACAMPAGNA, il 20 maggio 184S, 

Ricevo questa mattina il pregiatissimo suo dispaccio del 
17 maggio corrente, il di cui tenore mi farebbe ritardi nelle 
sovrane determinazioni che io sto qui aspettando, se pure, come 
spero, il tenore delle successive mie comunicazioni non avranno 
convinto della opportunità di dar luogo senza indugio al ri- 
chiamo del gen. Ferrari, a colorire il quale potrebbe forse anco 
essere utile espediente quello di conferirgli una decorazione per 
il fatto di Curtatone e Montanara, avvenuto in sostanza durante 
il di lui comando, e per il quale S. M. il Re di Sardegna con- 
ferisce ai nostri cinque decorazioni. 

11 gen. Franzini ha confermata anco ieri al comm. Martini 
la disposizione in cui è di dare al nostro Quartier Generale un 



Digitized by 



Google 



20-2 s maggio jy^ 

esperto ufficiale di Stato Maggiore; e ciò sarà molto utile. 
Aspetto però, prima di legarmi, di conoscere le sovrane deter- 
minazioni sul gen. Ferrari. Avverto fin d'ora però che, facendo 
tornare il ten. colonnello Chigi alle funzioni proprie della sua 
missione - al che si presta di buon grado - converrebbe dargli 
un qualche attestato di sovrana sodisfazione per V ufficio disim- 
pegnato di capo dello Stato Maggiore, nel quale, se non ha 
portato capaciti, ha portato almeno buon volere. 

Mentre però il gen. Franzini si mostra disposto ad assi- 
sterne, ha fatto esso pure a me una domanda, quella cioè di 
avere presso il gen. Bava persona che avesse rapporti continui 
col nostro campo, e che gli servisse di anello di comunica- 
zione con quello. In questi giorni appunto il sig. Bartolomei, 
il di cui battaglione si e ridotto a soli loo uomini, erasi pre- 
sentato al ministro, onde essere accettato per la campagna fra 
gli ufficiali di Slato Maggior Generale, ma ciò non è riescito 
perchè non si accettano estranei, ad tcce:^ionc dei Lombardi. Però 
il gen. Franzini, cui piacciono i modi del Bartolomei, mi avrebbe 
chiesto che la scelta cadesse sopra di lui, accordandogli un grado 
onorifico di maggiore in Linea nella truppa toscana, ed attac- 
candolo alla persona del gen. Bava. 

A me sembrerebbe che questo desiderio di chi è disposto 
a far molto per noi andasse secondato; tanto più che questo 
espediente ci risparmia un ufficiale della Linea, di cui non 
abbiamo dovizia. Solo crederci che, prevalendoci dell'opera del 
Bartolomei, il decoro del governo esigesse che fosse dichiarato 
che durante la campagna avesse soldo e trattamento del grado 
suddetto. 

Nuir altro per il momento mi richiamano le attuali circo- 
stanze, e quindi ho Tenore di ripetermi colla più distinta 
considerazione 

Di V. E. Devot.»"« Obb."^" Serv.^ 

N. Corsini. 

Le istanze del Corsini non riuscirono vane. La pratica 



Digitized by 



Google 



/pV maggio — jy« 

per altro entrava in uno stadio assai critico e scabroso. 
Fu necessario che il Baldasseroni accompagnasse la comu- 
nicazione officiale, dettata a seconda delle esigenze poli- 
tiche, con una letterina privata dell'uomo di governo al 
collega. Non é privo d'interesse, mi pare, questo retroscena, 
giocato da elementi politici fra loro in contrasto. 

Riferirò quanto prima il foglio privato, il quale rende 
ragione di quanto nell'altro, indossata l'uniforme, si dice: 

Firenze, ip maggio 1848^ 11 j/4 di sera. 
Sig. Consigi/ Preg.^^ 

Riceverà due ministeriali, Tuna relativa al richiamo del 
gen. Ferrari, l'altra toccante le decorazioni. 

Nel richiamo del Ferrari S. A. R. ha seguito il primo suo 
pensiero, con il quale la cosa viene ad essere per quanto si 
può decentemente colorati. Ma ciò contribuiva a rendere esi- 
tanti nella scelta del rimpiazzo, giacché, nell'aspetto di misura 
provvisoria, il ricorso ad un generale sardo sarebbe stato più umi- 
liante per i nostri, in specie dopo l'elevazione di Laugicr al grado 
di generale. Cosi fra due partiti da Lei posti avanti S. A. ha 
preferito quello d'affidare a quest'ultimo il comando provvi- 
sorio delle sue truppe, salvo la stretta dipendenza dal gen. Bava 
o altro che sia destinato da S. M. 

Ecco ora il protocollo officiale, in cui il Granduca 
mostra avvedersi del bisogno del militare toscano^ di un' ur- 
gen^a, anzi di un incal:{ante necessità: 

A 5. E. il Sig, March, Don Neri dei Principi Corsini. 

Li ip fftaggio 1S48. Ore ì2 di sera, 

S. A. R. il Granduca ha presi nella più matura conside- 
razione i rapporti che V. E. le ha diretti dopo l'ispezione stata 
da lei fatta delle R. Truppe e dopo le conferenze avute al 



12 



Digitized by 



Google 



19'2S maggio lyg 

Quartier Generale con lo Stato Maggiore di S. M il Re Carlo 
Alberto. 

Ha la R. A. Sua pur contemporaneamente considerati i 
bisogni che sotto varii rapporti presenta il militare toscano, 
- anche neir interno del Granducato, la incalzante necessità- di 
ridurne all'atto il riordinamento secondo il piano stato già 
sanzionato,, e l'urgenza di provvedere efficacemente a trarre il 
più pronto ed utile partito dalle reclute che di giorno in giorno 
vengono sotto le bandiere, e dai volontarii che di mano in 
mano si presentano ai varii depositi, per porsi cosi in grado 
di apprestare con la maggiore energia ogni più valido mezzo 
di rafforzare il Corpo d' Armata toscano, che per la causa 
dell'indipendenza d'Italia già combatte nelle pianure lombarde. 

Mossa pertanto da tali considerazioni, e tenute nel debito 
conto le proposizioni con ogni miglior cognizione di causa da 
V. E avanzate, S. A. R., sentito anche il parere del Consiglio 
dei ministri, approva che Ella dia senza indugio le disposizioni 
che appresso: 

i.^ Il ten. generale conte D'Arco Ferrari tornerà provvi- 
visoriamente alla capitale per quivi riassumere l'eserqizio delle 
attribuzioni inerenti al general comando supremo delle truppe: 
provvedere alla più sollecita e regolare organizzazione delle 
milizie così regolari che volontarie, ed imprimere movimento 
più celere e ad un tempo stesso ordinato alla confezione e 
provvista dei generi dei quali 1' armala abbisogna. 

2.** Durante l'assenza del ten. generale Ferrari prenderà il 
comando del Corpo d'Armata toscano il gen. maggiore ono- 
rifico conte cav. Cesare De Laugier, sotto la stretta dependenza 
del luogotenente gen. Bava, comandante una divisione delle 
truppe sarde, o di qual altro generale piacerà meglio a S- M. 
di destinare. 

3.® Sari principal cura di V. E. il combinare con il Quartier 
Generale sardo quel modo migliore e più preciso per cui 
quella dependenza si verifichi, con decoro del governo toscano 
e delle truppe sotto i suoi ordini. 



Digitized by 



Google 



i2'2S maggio — X79 — 

4.® Interporrà pure V. E. la sua autorità per il migliore 
ordinamento delio Stato Maggior Generale toscano; e se per 
avventura sorgesse difficoltà che rendesse incompatibile o inop- 
portuna la conservazione delle ingerenze di capo dello Stato 
Maggiore nel ten. colonnello cav. Chigi, vorrà Ella compia- 
cersi di aver presente che il medessimo era stato spedito al 
campo per un fine affatto diverso, e con attribuzioni del tutto 
differenti, le quali potrebbe forse pur tuttavia riassumere, in 
specie dopo la diversa destinazione del prof. cav. Matteucci. 

S. A. R. confida pienamente nella molta di lei prudenza 
quanto ai modi più delicati ed opportuni per ridurre all'atto le 
sopra espresse sovrane determinazioni, in guisa da conciliare 
al possibile tutti i riguardi, e prevenire disgustose emergenze. 

'• •......•....,• 

G. Baldasseroni. 

Ritardò a giungere la sovrana determinazione, ma 
giunse sempre in tempo, se, avutala, ritardò il Corsini a 
promulgarla : 

(21 maggio) Quanto al ritorno a Firenze del ten. 

generale Ferrari ne sospendo per il momento la pubblicazione, 
poiché sembrami opportuno di aver tutto combinato preventi- 
vamente col gen. Franzini circa alla dipendenza del nostro 
campo dal Quarticr Generale sardo, ed al riordinamento dello 
Stato Maggior Generale: al che ninno ostacolo oppone il 
ten. colonnello Chigi, il quale desidera di essere sgravato dalle 
ingerenze di capo di detto Stato Maggiore. A questo oggetto 
mi reco oggi di nuovo a Sommacampagna, ove, insistendosi 
dal gen. Franzini, come prevedo, perchè sia destinato presso 
il gen. Bava il ten. colonnello Gio. Paolo Bartolomei, mi cre- 
derò, dietro il tenore del dispaccio di V. E., autorizzato a 
condiscendere a questo desiderio, dando al Bartolomei il grado 
onorifico di maggiore della Linea, grado immediatamente infe- 
riore a quello che occupa nella Civica, conforme fu praticato 



Digitized by 



Google 



2 7-2; maggio — igo — 

a riguardo del maggiore Enrico Baldini, nominato recente- 
mente capitano nella Linea. 

Circa r onorario da attribuirsi al Bartolomei, mi asterrò 
da qualsiasi dichiarazione, rilasciando tale determinazione alla 
sovrana sapienza. Ma mi permetto fin d'ora di ripetere che mi 
sembrerebbe conveniente di dichiarare che il Bartolomei durante 
la campagna abbia trattamento corrispondente al grado. 

Appena il tutto sarà combinato io trasmetterò a questo 
Quartier Generale gli ordini opportuni, dei quali sarà mio do- 
vere rimetterle copia; e quindi, riguardando come compita la 
mia missione, partirò alla volta di codesta capitale, dove credo 
che sarò prima della fine della entrante settimana.... 

Con un poscritto poi il Corsini nota la mancanza di 
scarpe e cappotti, e rileva le lagnanze generali, che ritiene 
non infondate, contro l'amministrazione militare (i). 

Rispose il Baldasseroni con una lunghissima officiale, 
che non ricopio intera : 

Eccellen:(ay ; 

Mi pervennero ieri mattina le due officiali di V. E. in 
data del 20 e del 21 mnggio corrente, e mi feci subito un 
dovere di rassegnarle Tuna e l'altra alla considerazione di S. A. R. 
il Granduca nostro signore. 

Approva pienamente TA. S. che V. E. abbia sospeso per 
il momento la pubblicazione di quanto si riferiva, nel mio 
dispaccio del 19, al ritorno del ten. general Ferrari, trovando 
opportunissimo che Ella abbia voluto preventivamente combi- 
narsi col sig. generale Franzini circa alla dependenza del nostro 
campo dal Quartier Generale sardo. 

Sembra poi che alla misura, senza dubbio grave e delicata, 
del richiamo del gen. Ferrari, sia stato dato tutto quel più 



(i) Fu promossa al riguardo un' inchiesta governativa. 



Digitized by 



Google 



ÌS'iS maggio _ lg£ -* 

decente colore che le circostanze del tempo comportano, e si 
ha qui T intima convinzione che lo spingere oltre i riguardi 
comprometterebbe il Governo, senza giovare neppure allo stesso 
generale in faccia alla pubblica opinione. Questa lo ha oramai 
investito cosi sinistramente, ed il giornalismo continua a fla- 
gellarlo di tal fatta, che il dargli in questo momento per parte 
del governo toscano una nuova decorazione mancherebbe per 
certo di effetto, e farebbe scatenare T opinione contro il governo 
medesimo. La cosa sarebbe ben diversa se questo attestato di 
considerazione e di stima partisse da S. M. il Re Carlo Alberto, 
il quale, volendo accordare decorazioni ai Toscani per il fatto 
di Curtatone, non potrebbe forse trascurare il generale che lo 
ha comandato, potendo Egli d' altronde non farsi carico dei 
reclami che, a torto o a diritto, investono il generale medesimo, 
più che altro per cose che si riferiscono a' dettagli del co- 
mando e della direzione delle truppe. 

Se a V. E. riuscisse di condurre in questo senso la cosa, 
sarebbe sommamente gradito, e sarebbe questo forse V unico 
mezzo di tutelare come sìa possibile la reputazione del generale, 
che in un attestato di stima datogli per parte del Comandante 
Supremo dell'esercito al quale ha appartenuto, troverebbe Tunica 
possibile difesa contro i clamori di quelli che lo attaccano 

È stato giusto e ragionevole il concetto espresso dal sig. 
gen. Franzini di aver dappresso il gen. Bava, persona atta 
a mantenere i rapporti continui col nostro campo, e che gli 
serva d'anello di comunicazione con quello. Ma perchè la cosa 
riesca utilmente e conformemente allo spirito che la muove, 
sembrerebbe che la persona alla quale sarà affidato un incarico 
cosi delicato, e dal disimpegno' del quale può in gran parte di- 
pendere il conservare la buona intelligenza fra i campi ed i 
loro generali, fosse dotata di molte qualità, e più particolar- 
mente di una estesa e ben fondata cognizione del personale 
delle truppe toscane, dei loro mezzi, dei loro sistemi, e di tutto 
ciò che si riferisce alle medesime. 



Digitized by 



Google 



ìS'iS maggio — 1^2 — 

Per i quali motivi sarebbe stato e sarebbe qui particolar- 
mente gradito che la designazione ad un ufficio cosi delicato 
cadesse di preferenza sopra qualcuno degli ufficiali appartenenti 
allo Stato Maggiore delle truppe regolari toscane, specialmente 
in un momento nel quale l'arrivo presso il nostro generale di 
un altro ufficiale superiore piemontese, con attribuzioni di capo 
dello Stato Maggiore, o presso a poco corrispondenti a quelle, 
ferirà di nuovo il lóro amor proprio e la loro suscettibilità. 

E si temerebbe, per quanto pare, non senza fondamento, 
che questa suscettibilità sarebbe ancora più offesa, con pericolo 
non lieve di malcontento, se per una cosi onorevole ed im- 
portante missione si vedesse preferito un soggetto tratto dalla 
Civica, e che non avendo mai appartenuto al Militare, non 
si crederà, né generalmente né facilmente, che riunisca le qualità 
necessarie per ben disimpegnarla e per giustificare agli occhi 
dell'Armata e del pubblico una tal preferenza. 

A fronte per altro di queste considerazioni, che sarebbero 
sembrate di molto peso qualora la cosa non fosse più intiera, 
e quando le promesse fattele dal sig. general Franzini avessero 
obbligata V. E. a far qualche passo o spendere qualche parola 
che l'abbiano già impegnata per la destinazione del ten. colonnello 
Bartolomei, sarà sanzionato ciò che Ella avrà fatto, ed al di 
Lei ritorno alla capitale, che sentiamo oramai prossimo, potrà 
Ella rassegnare a S. A. R. quelle più speciali e tassative pro- 
posizioni che meglio corrispondano alle còse combinate sul 
posto, e valgano a mettere, con le forme convenienti, in buona 
regola la cosa. 

Non ho omesso finalmente di fare alla Direzione dell'a- 
zienda militare le più vive premure onde provvedere all'affac- 
ciata urgenza di scarpe e cappotti per coteste truppe e milizie, 
e nessuna diligenza sarà omessa in proposito. 

Debbo per altro pregare V. E. a farsi esibire dal gen. 
Ferrari lo stato generale delle spedizioni state già fatte, e che io 
gli trasmisi domenica. Consideratone il quantitativo, nasce spon- 



Digitized by 



Google 



i;.l; maggio — 183 -* 

taneo il dubbio o che i generi non sian tutti arrivati alla lord 
destinazióne, o che nella distribuzione dei medesimi correr possa 
per diffeiio d'ordine e regolarità qualche grave abuso [i]. 

..... Non debbo dissimulare che sarebbe grave per tutti 
i rapporti, e gravissimo sotto quello della finanza, se si dovesse 
adottare il principio di cambiare subito e simultaneamente il 
vestiario a tutta la truppa. In tempi ed in circostanze quali 
sono quelle nelle quali ci troviamo, la cosa è seriamente rifles- 
sibile, talché la prego a portarvi la savia sua considerazione, 
per vedere se vi fosse modo conveniente di risparmiare per il 
momento tutta questa spesa, provvedendo con qualche parziale 
alterazione del vestiario attuale agli inconvenienti che si pos- 
sono temere dal colore delle nostre antiche uniformi, simili a 
quelle dell'armata austriaca. 

.... ; Gli ultimi avvenimenti di Napoli e le voci che cir- 
colano in seguito dei medesimi fanno concepire il fondato ti- 
more che le truppe napoletane abbiano ad essere richiamate. 
Se ciò fosse per accadere, converrebbe farsi carico dello stato 
d'isolamento nel quale potrebbero allora restare le truppe to- 
scane sotto Mantova ; e per quest'ipotesi vorrà Ella compiacersi 
di vedere se potesse esser luogo a far qualche pratica al Quar- 

lier Generale sardo airefletto 

Li 2j maggio 1S4S. 

G. Baldasseroni 

X. — Il di 25 maggio finalmente prima, che perve- 
nisse ai campo la ministeriale del Baldasseroni, pubblicò 
il Corsini il seguente ordine del giorno, copia quasi esatta, 
come si vede, dell'officiale che recava da Firenze la vo- 
lontà sovrana : 



(1) V. la cit. officiale del 23 mag;;ìo, pag. 163. 



Digitized by 



Google 



l; manto — jg^ — 

" SoMMACAMPAGNA, li 2; maggio JS48. 

" S. A. R. il Granduca, avendo preso in considerazione 
" i bisogni che sotto varii rapporti presenta il militare To- 
" scano anche nell' interno del Granducato e T urgente neces- 
" sita di provvedere senza indugio all' ordinamento del medesimo 
" secondo il piano approvato, non meno che il bisogno incal- 
" zante di trarre il più utile partito dalle reclute e dai volontarii 
•* che ogni giorno si presentano sotto le nostre bandiere, ha 
*^ autorizzato il Ministro della. Guerra ad ordinare quanto segue: 

" Art. 1® - All'effetto di provvedere alla più sollecita e 
" regolare organizzazione delle milizie cosi regolari che volon- 
" tarie, e di imprimere un movimento più celere alla confe- 
" zione e provvista dei generi occorrenti per Tarmata, il ten. 
" generale conte D'Arco Ferrari tornerà provvisoriamente in 
" Firenze per riassumere le funzioni inerenti al General Co- 
" mando Supremo delle R. Truppe. 

" Art. 2® - Durante l'assenza del ten. generale Ferrari 
" prenderà interinalmentc il comando del Corpo d' Armata 
" toscano sotto Mantova il gen. maggiore onorifico conte 
" Cesare De Laugier, sotto la immediata e diretta dipendenza 
'' dagli ordini del ten. generale Bava, presso il quale verrà 
" distaccato come uffiziale d'ordinanza il ten. colonnello Giovan 
" t'aolo Bartolomei, comandante il battaglione volontario li- 
" vornese, cui è conferito il grado onorifico di maggiore nella 
*' truppa di Linea granducale. 

" Art. 3® - Assumerà provvisoriamente il comando del 
" i« Reggimento il ten. colonnello del reggimento stesso, ed 
" il comando del campo di Montanara il ten. colonnello cav. 
" Giovannetti. 

Il Segretario dì Stato Ministro della Guerra 

N. Corsini „. 

Queste disposizioni furono apprese al campo con ge- 
nerale sodisfazione ; e nota al proposito il capitano della 



Digitized by 



Google 



iS ntaggio — jgj — 

Seta che molti volontarii, già determinati a ritornare, mu- 
tarono quel giorno d' avviso. 

Una lettera infine del Corsini, in risposta all'ultima 
del Baldasseroni, pone il definitivo suggello alla pratica : 

SOMMACAMPAGNA, // 2/ tfiaggio 1848. 

Era già scritto il dispaccio che le compiego e V ordine 
del giorno che vi è unito, quando mi è pervenuto, per mezzo 
del corriere giunto ieri a ore 7, il pregiato di Lei foglio del 
23 cadente. Dal tenore di quei due documenti Ella rileverà 
còme io non sono stato più in tempo ad effettuare le modifi- 
cazioni suggeritemi al mio piano per il riordinamento del 
nostro Corpo d'Armata. D'altronde difficile sarebbe statp, in 
questo momento in cui abbiamo tanta deficienza, il destinare 
presso il gen. Bava un ufficiale di Linea; ed il ten. colonnello 
(fella Civica Gio. Paolo Bartolomei riunisce d'altronde le qua- 
lità necessarie a ben disimpegnare tale incaricp, ed ho luogo 
di credere che la scelta sia qui gradita. 11 grado onorifico di 
maggiore gli è stato da me conferito a nome; di S. A. R. dietro 
i concerti presi col gen. Franzini, e conviene- oramai spedir- 
gliene il suo brevetto. Non so se possa addebitarmisi di pre- 
cipitazione; ma il bisogno di prendere dei provvedimenti era 
urgente, e d'altronde io doveva pensare di non prolungare 
soverchiamente la mia assenza da Firenze. 

Non è stato possibile ottenere qui un capo di Stato Mag- 
giore pel nostro Quartier Generale. Però vi sarà spedito un 
ufficiale subalterno capace di coadiuvare nel disimpegno delle 
sue funzioni il ten. colonnello Chigi, che potrà, spero, prose- 
guire con questo aiuto ad esercitarle, sopratutto dopo che è 
bene appoggiato per il lato della contabilità dal commissario 
ordinatore Odett. In conseguenza rimane senza oggetto tutto 
ciò che poteva riferirsi a qualche distintivo onorifico da accor- 
darsi al predetto ten. colonnello nel caso che avesse dovuto 
cessare dalle sue funzioni. 



Digitized by 



Google 



ÌS maggio *• igé — a 

Ho tenuto proposito al comm. Martini della decorazione 
che si gradirebbe vedere accordata da S. M. il Re al ten. ge- 
nerale Ferrari. Egli nìoverà qualche passo in questo senso, ma 
ben cauto e scoprendo terreilo, poiché qui V opinione non è 
favorevole al prelodato generale, e non conviene esporsi ad 

un rifiuto 

N. Corsini. 

P. S. [i] Il completo cambiamento del vestiario della 
nostra truppa in campagna è Urgente. Una semplice modifica- 
zione dispendierebbe il Goveliio senza raggiungere l'intento, 
poiché o non sarebbe avvertibile in una pianura alberata, a 
tiro di palla, o sarebbe facilmente imitata dal nemico. Conviene 
dunque che l'amministrazione militare, spogliandosi delle idee 
suggeritegli da una lunga pace, provveda senza indugio a questo 
bisogno, ed aspettando a vestire le reclute al momento che 
saranno per partire, spedisca tutto il nuovo vestiario, che si 
trova purtroppo di cattiva qualità e mal confezionato, al campo. 
Un più lungo ritardo sarebbe inescusabile colpa, che io non 
assumerei certamente l'incarico di giustificare davanti alla rap- 
presentanza nazionale con vedute di economia. 

2.® P. S. Torno in questo momento dall'udienza di con- 
gedo accordatami da S. M. il Re, ed ho la sodisfazione di 
poter annunziare che la Maestà Sua si é degnata fregiare il 
ten. generale Ferrari della croce di commendatore dell'ordine 
di S. Maurizio e Lazzaro. 

N. C. 

XL — Un ultimo avvenimento ci resta a conside- 
rare, occorso sotto il comando del D'Arco Ferrari. Dico 
l'assegnamento e la distribuzione delle onorificenze a coloro 



(i) Questo primo P, S. è dì mano del Corsini, come del resto tutta la sua 
corrispondenza dal campo, ad eccezione della presente e della precedente lettera. 



Digitized by 



Google 



htaggto — 187 — 

che s'erano maggiormente distinti nelle giornate campali 
del 10 e del 13 in ispecial modo. 

Già due giorni appresso all'ultima vittoria, il D'Arco 
Ferrari, per dovere dì superiore, aggiungeva al suo rapporto 
la nota di coloro che in quelle due giornate avevano dato 
prove speciali di valore, comprendendovi, naturalmente, il 
maggiore Landucci per il io, e per il 13 il maggiore 
Rossarol, eh' egli stesso aveva incontrato ferito alla testa 
de' suoi bersaglieri napoletani. Pochi di appresso ne com- 
pilò una lista regolare. 

Il Corsini dal canto suo, che aveva coi proprii occhi 
mirato ed ammirato il valore toscano, non omise quanto 
a lui spettava perché esso avesse degno guiderdone. Se 
primo suo pensiero era allora quello della sostituzione del 
generale, era certo secondo quello delle ricompense dovute 
al valore. Scrisse pìertanto il 16 maggio, terminando un 
foglio già da me in gran parte riferito: 

S. M. è altresì nella disposizione di distribuire cinque 
croci, due ai volontarii toscani e tre agli uffiziali di Linea, 
pure toscani, che più si sono distinti nel fatto di Curtatone e 
Montanara del di 13 corrente. Mi sembrerebbe quindi conve- 
niente che se pure a V. A. piacesse in questa circostanza dare 
qualche decorazione, non fossero trascurati il colonnello Campìa, 
che comandava sotto i miei occhi a Curtatone con un sangue 
freddo superiore ad ogni elogio, e il maggiore Beraudi e il 
capitano Caminati, che egregiamente lo secondavano. Quest'ul- 
timo si distinse per la sua attività e per la sua ammirabile 
intrepidezza, e lo stesso colonnello me ne fece dopo il fatto 
un ben meritato elogio. 

Aspetterò quindi in questi luoghi [cioè a Sommacampagna] 
gli ordini di V. A., che spero non tarderanno a giungermi. 



Digitized by 



Google 



Con Tofficiale del 19, riguardante il richiamo del gene- 
rale, il governo ne spediva, come vedemmo, una seconda, 
la quale trattava delle decorazioni. Esso, pure osservando 
privatamente non essere ottimo partito profondere fin d' al- 
lora le onorificenze, e ciò fare soltanto dietro l'esempio 
del re piemontese, annuiva in linea generale alle richieste, 
e con il diploma di cavaliere del merito per il Campia e 
per il Rossarol ne inviava tre altri, nei quali era lasciato in 
bianco Io spazio del nome da prescegliersi al campo, non 
che otto medaglie d'argento.; ma aggiungeva interessanti 
particolari: 

S. A. R. il Granduca, pienamente sodisfatta del buon 
contegno tenuto in faccia al nemico dalle truppe toscane com- 
battenti in Lombardia, è nel desiderio di premiare ed incorag- 
giare il valore con i contrassegni delle ben meritate onorifiche 
distinzioni. Per altro i rapporti fino a qui pervenuti non met- 
tono in grado di prendere in tal proposito quelle più accertate 
risoluzioni che si convengono, senza esporsi al caso di defrau- 
dare il merito del premio dovuto, e di premiar forse chi, meno 
d'altri meritevole, non deve che al caso le riportate ferite. 

In questa stato di cose S. A. R. il Granduca, nell'atto 
di conferire la croce di cavaliere dell'Ordine del Merito sotto 
il titolo di S. Giuseppe al colonnello cav. Campia e al maggior 
Cesare Rossarol, comandante i Civici Napoletani, intende an- 
cora di conferire altre tre simili croci ad altrettanti ufficiali 
toscani si delle truppe regolari che dei volontarii, rilasciandone 
a V. E. la personale distinzione. 

Aggiungo che sarebbe gradito conoscere se fra gli 

ufficiali del io** Reggimento di Linea napoletano ve ne sia al- 
cuno che meriti ugual distinzione, per la quale può essere pro- 
posto, tenendo particolare conto di chi ebbe parte a disimpegnare 
in un primo incontro i civici toscani. 



Digitized by 



Google 



^m^'o — 189 — 

Vuole ugualmente S. A. .R. che siano distinti 8 sotto 
ufficiali e soldati delle truppe regolari e civiche, che abbiano 
dato saggio di valore e fermezza, fra i quali il cacciatore Gratti, 
stato di recente promosso a caporale, per aver fatto argine alla 
vergognosa Riga nella iquale la pusillanimità del capitano A lieti 
traeva i soldati sotto i suoi ordini, in faccia ad un falso allarme 
suscitatosi negli avamposti nel 16 andante [i]. 

Desidera S. A. R. che Ella annunzii come TA. S. 

è nella determinazione di far coniare una medaglia in bronzo 
da destinarsi a tutti gli ufficiali, sottufficiali e soldati che pren- 
deranno parte attiva nella presente guerra dell' indipendenza 
italiana, come d' accordare altri contrassegni d* onorevole distin- 
zione a coloro che in questa solenne circostanza avranno ben 
meritato della patria comune. 

Non può né deve viceversa transigersi con quelli che man- 
cano al proprio dovere ed al proprio giuramento, e danno il 
triste esempio di una vituperevoli codardia. 

Vuole perciò S. A. R. che V. E. prenda special cogni- 
zione del fatto imputato al capitano Alieti, affinchè, se vi sia 
luogo, secondo le leggi in vigore, sia rinviato avanti a un 
Consiglio di guerra, che giudichi della sua condotta. 

Anche il sottotenente Ricchetti è addebitato di tal con- 
tegno che lo renderebbe immeritevole di continuare a servire. 

Sarebbe bene che la cosa fosse appurata, per poi divenire 
a quelle risoluzioni che più saranno credute di giustizia 

Li ip maggio JS4S. 

Baldasseroni. 

Giunte nella notte dal 20 al 21 maggio queste lettere 
al Corsini, egli rispose subito al mattino, nulla obbìettando 
alle disposizioni governative. 



(i) L'Oralli è cos\ proposto dal D'Arco Ferrari alle onorifìccnze: Impedì ad 
alcuni soiddti di abbandonare il loro posto, protestandosi di trafiggere con h bajonelta 
chi tentasse fuggire. 



Digitized by 



Google 



Di guisa che, in breve, addi 24 maggio S. E. il mi- 
nistro Corsini potè rendere noto con apposito ordine del 
giorno che il Granduca s' era degnato assegnare una 
mcdagh'a di bronzo agli uffiziali e soldati che avevano 
presa parte attiva alla guerra dell'indipendenza (i), mentre 
decorava con la croce del Merito intitolata a S. Giuseppe 
il colonnello Campia (dello Stato Maggiore), il maggiore 
Rossarol (dei Napoletani), il capitano Castinelli (del genio), 
non che un altro capitano, un tenente ed un sottotenente ; 
e con la medaglia d'argento tre sotto uffiziali e cinque 
militi. Il generale comandante era incaricato di consegnare 
solennemente le croci e le medaglie, mettendo in armi la 
truppa alle Grazie, e leggendole l'ordine del giorno (2). 

Ciò venne infatti eseguito dal generale supremo. 
" Attaccò al petto degli onorati le decorazioni „ rias- 
sume, scrivendo alla mamma, Gherardo Nerucci " e quindi 
tutto fu finito „ (3). 

Re Carlo Alberto intanto fregiava della Gran Croce 



(i) Il decreto granducale per questa medaglia di bronzo non s'ebbe che il i8 
luglio, per coloro che erano tornati con la truppa, ovvero erano stati fatti inabili sul 
campo. Aveva 1* effigie del granduca e il molto Guerra delC Indipendenxa liaìiana, 1848. 

(2) Questo pubblicamente. Privatamente poi il Corsini osservò ai colleghi di 
governo (25 maggio): 

** Però non debbo passare sotto silenzio la bella condotta tenuta sotto i miei 
occhi nel fatto di Curtatone dal volontario Leone Cipriani,. il quale, eseguendo 
come aiutante di campo gli ordini del colonnello Campia, si spingeva col suo ca- 
vallo nei luoghi più avanzati e più esposti, e faceva pure prigioniero un tamburo 
nemico. Di modo che lo crederei meritevole in senso di giustizia di esser decorato 
dell'Ordine di S. Giuseppe „ . 

Ai tre uffiziali piemontesi, proposti dal Corsini per un'onorificenza, il governo 
non la concesse, per non dar troppo frettoloso e palese ricambio alle onorificenze 
da Carlo Alberto accordate ai Toscani. *' Verrà il momento „ concludeva il Baldas- 
seroni " anche per il magg. BerauJi e il cap. Caminati „. 

(}) Op. cit., pag. 247. 



Digitized by 



Google 



maggio — I^I — 

dei SS. Maurizio e Lazzaro il ministro Corsini, e della 
commenda omonima il generale D'Arco Ferrari; mentre 
dal canto suo il granduca Leopoldo rilasciava al ministro 
Franzini ed al general Bava la Gran Croce di S. Giuseppe. 
A Custoza poi il Bava pubblicò quest' ordine del giorno : 

" Quartiere Generale del i° Corpo d'Armata 

** Custoza, 24 maggio 1S48. 

" Le Truppe Toscane, che hanno combattuto nel giorno 
'* ] 3 andante ed hanno respinto gli Austriaci nella sortita fatta 
" da Mantova, spiegarono somma bravura, e meritano i più 
" grandi elogi. 

" S. M., cui ne venne fatto rapporto, ordinò che i nomi 
" di quelli che maggiormente si distinsero nell'azione ven- 
" gano fatti noti all'Armata, ed accordò a questi valorosi, qual 
" prova della Reale sua sodisfazione, i distintivi dell'onore di 
" cui si resero degni. 

" Soldati del i® Corpo d'Armata, nell' annunziarvi le gesta 
" di questi vostri compagni d'armi, io mi compiaccio nel ve- 
" dere cosi prodemente seguito il cammin della gloria, che 
" voi già avete tracciato, e su cui state per condurvi a novelle 
" vittorie. 

Il Luogotenente Gen. Comandante il i*^ Corpo d*Armata 
Bava „. 

XII. — Fu dunque destinato al comando il generale 
onorifico Cesare De Laugier, conte di Bellecour. 
Vediamone, con rapidissimo cenno, la vita (i). 



(i) Per maggiori notizie vedi il r<irissinio libro (una copia è alla Naiionaìe di 
Firenze) Concisi Ricordi cT un soldato napoleonico italiano (Firenze, 1870), dal quale 
trasse le notizie più salienti A. D'Ancona per un articolo sul De Laugier del 
numero unico, Curtatone e Montanara (1889). 



Digitized by 



Google 



— IC}2 — 

Nato nel 1789 a Portoferraio, terzogenito d'una fa- 
miglia d'origine lorenese, Cesare De Laugier passò T infanzia 
in due collegi, dal primo del quale fu cacciato, e dal secondo, 
insegnando què' frati, la scienza a suon di nerbo, fuggi. 
Cominciati gli stùdii legali, T inclinazione ed i tempi gli 
fecero ben presto mutare avviso, e nel 1806 fu cadetto. 

Aspramente provocato un giorno da un commilitone, 
allorché vide l'avversario trarre la spada, la trasse anch'esso 
per difendersi, ma quegli nella' lotta, acciecato dal proprio 
furore, s'infilzò nel ferro avversario, e cadde esanime sotto 
un tabernacolo del Della Robbia. Suggeritagli da un testi- 
mone del fatto la menzogna, il De Laugier espose ai suoi 
superiori la verità. Fu in sulle prime cassato dal servizio, 
ma poi, per revisione del processo, riammesso. 

Passato Tanno appresso a Milano, s'arruolò nel corpo 
dei veliti che Napoleone mandò, sotto il generale Lechi, 
in Ispagna. Quivi trovandosi per la prima volta al fuoco alla 
battaglia di Matarò, egli si balte con tanto ardore, che il 
generale Duhesme stacca dal suo petto una croce per ap- 
puntarla a quella del subalterno. A questa ed in una se- 
guente battaglia ferito, seguita a combattere non appena 
rimessosi, sebbene deplori di militare contro un popolo 
che difende la propria indipendenza, e presso Esquirolls 
ripara col proprio corpo il Lechi da un colpo avversario; 
e, in gravissime condizioni, gli cede, come con lui farà 
un giorno Giuseppe Cipriani, il proprio cavallo. 



V. pure nella Riv. miìit. Hai, un articolo del ten. P. Sclitarini {Ter un dimenticato^ 
anno 1893, pag. 31), ed un aliro del ten. E Barbarici! (C. De Laugier e le armi 
toscane, etc, anno 1895, pag. 579). 



Digitized by 



Google 



— ^93 — 

Nel 1812, sottotenente, fu tra gli itali prodi che, en- 
trati come vincitori in Mosca, ne uscirono peggio che vinti, 
e, semivestiti, maceri e cruenti, si trascinarono per gli ster- 
minati ghiacci della Russia, soffrendo ogni sorta di mar- 
tini (i). 

Nel 1814 fu inviato come messo in Francia. Cattu- 
rato oltre il Sempione dagli Austriaci, ingoiò la pallina di 
cera che conteneva un biglietto per Napoleone. 

Soldato italiano dell'Austria, non vuole servire che 
air Italia, e, date le dimissioni da uffimle austriaco, va, 
nel 1815, a prendere parte all'impresa italiana di Gioachino 
Murat. Fallita questa impresa, ed incorrendo egli per con- 
seguenza nelle ire del Borbone, torna in Toscana, donde 
con i pochi reduci, é spedito in Ungheria. 

S'era giunti cosi al 183 1. Ritornato a Firenze, ed 
essendo capitano, egli passò presso un amico a Serravezza, 
ove, tra diversi membri della famiglia napoleonica, conobbe 
ed amò quella Giulietta Villeneuve che fu dal vecchio 
Giordani chiamata la divina Giulietta. Luigi Napoleone, il 
futuro imperatore, eterno cospiratore, lo invita frattanto 
ad un' impresa rivoluzionaria in Romagna, intendendo con 
ciò fargli guadagnare la mano di Giulietta; ma egli non 
accetta perché sa scrutare con occhio troppo esperto l'im- 
presa. 

Poi viaggiò, e visitò i più insigni fuorusciti, i più 
ardenti patrioti. 

Nel 1846 rese note agli Italiani le gesta di Giuseppe 



(i) Ce ne lasciò, in quattro volumi, le memorie (Gii Uaìiani in Russia, Firenze, 
181 7. e Italia, 1825) ** scritte sovente con un carbone sui luogo medesimo deirav- 
vcnimento, ed al lume di un villaggio o di una casa in fiamme, e talvolta sotto il 
rigore di 28 gradi di gelo „. 



13 



Digitized by 



Google 



— 194 — 

Garibaldi in America (^Documenti storici intorno ad alcuni 
jatli (Tarmi degli Italiani a MontevideoJ. 

Tornato a Firenze, il Granduca, il broncio Leopoldo non 
lo vedeva con troppa simpatia. Egli riusci tuttavia, con i 
numerosi suoi scritti, di storia, di romanzi, di drammi, e 
come veterano napoleonico, ad essere colonnello, e poi, 
come vedemmo, generale onorifico delle milizie granducali. 

Tale l'uomo che ora ci si presenta, alla testa della 
legione Toscana in Lombardia. 

Ciò che il De Laugier operò dal maggio all'agosto 
del 1848, come generale al campo, ora vedremo. 

In seguito, caduto il ministero democratico Guerrazzi 
Montanelli, fu, sebbene assolutamente contro voglia, mi- 
nistro di quel granduca, che era invero troppo legato, per 
vincoli di parentela e di gratitudine, all' Austria (i); mentre 
per altro non avca esitato, nel febbraio del 1849, a tentare 
di moto suo la restaurazione della sovranità granducale. 
Ben dieciotto volte chiese le dimissioni da quel posto, ove 
avea dovuto firmare Y abolizione del suo tricolore, ma non 
ne usci che nel '51, dopo un diverbio — uno dei tanti — 
avuto col Granduca, nel quale egli, contro l'augusta opinione 
di Leopoldo li sostenne che l'anima di Pietro Leopoldo 
dovea trovarsi negli splendori dell'empireo, non ostante 
l'avversione alla cupidigia secolare di Roma. 

Poi si ritirò a vita solitaria, non turbata che da un'of- 
ferta a lui fatta del portafoglio della guerra, allavvici- 



(i; Ben dice a questo proposito il D'Ancona (art. cit.): ** Il De Laugier era 
proprio la bandiera tricolore, che copriva la merce infetta proveniente dai porti 
austriaci „. 



Digitized by 



Google 



— 195 — 

narsi del famoso 27 aprile, e da un'altra, fatta da lui, due 
giorni dopo il detto 27, di riprendere V arrugginita spada. 

Scoccò nel maggio 1871 l'ora della sua morte, quando 
già da un pezzo era scoccata quella dell'oblio. 

E l'oblio grava ancora, immeritato, sulle sue ossa, 
che dai colli Fiesolani dominano Firenze, città italiana 
anche per opera loro. 

Ed ora poche parole suU' uomo. 

Il Montanelli chiama Cesare De Laugier capitano 
dal piglio istrionesco (1). Ed io, che tuttavia conosco il 
De Laugier soltanto dagli scritti suoi e d'altri, non con- 
traddico alla qualifica, ma mi sento portato a toglierle 
quanto essa ha d'odioso e di malevolo. Si, il De Laugier 
aveva un piglio istrionesco quando sul campo di battaglia 
si disponeva ad una delle sue concioni uso Tito Livio; il 
De Laugier aveva un piglio istrionesco quando, nei momenti 
più critici, non dimenticava di ripetere, con mirabolante 
ingenuità, un detto celebre di Napoleone o di qualche suo 
generale; egli aveva un piglio istrionesco quando, interro- 
gato da Carlo Alberto, ad esempio, del suo parere, ei non 
credeva dare degna risposta se non cominciava solenne- 
mente: *' Maestà, il grande Federico, Jomini, Napoleone, 
Montecuccoli, dicono cosi o cosi,, , o scrivendo di storia 
non credeva far degno premio ad un capitolo senza una 
pomposa sentenza; ma dopo tutto il vecchio De Laugier 
era un' ottima pasta d' uomo. Infatuato della missione 
delle armi più di quello che i tempi oggi comportereb- 



(i^ Op. dt., voi. II, pag. 258; ed aggiunge: *' animoso però ed infìammativo „. 



Digitized by 



Google 



— 196 — 

bero, votato per la vita al dovere ed all' onore, del 
dovere e dell'onore egli aveva fatto ì suoi idoli. Ma, 
air infuori di ciò, un immenso buon cuore, che era, non 
dirò l'attenuante, ma T adornamento della sua teatralità. 
11 riso che talora ci sale spontaneo alle labbra, leggendo 
ne' suoi scritti (infiorati ad ogni tratto dalla peregrinità 
d' un'ortografia tutta sua) qualche frase altisonante o qualche 
sua spacconata, é riso allegro e buono, non sorriso di 
commiserazione (i). 

Si che ben può dirsi che nell'appellativo affibbiatogli di 
Medoni (dal nome d'un capo comico uso a dare nelle 
arene domenicali spettacoli a base di fucilate) c'era da una 
parte non so che di simpaticamente famigliare, dall'altra 
un capriccio della fantasia popolare che si rappresentava il 
vecchio soldato un che tra il saggio e l'avventato, tra lo 
strano e il baldanzoso; un che, a dirlo col D'Ancona, tra 
il Baiardo ed il Don Chisciotte. 

Come storiografo poi egli fu di fede integerrima; e lo 
dimostra l' impareggiabile schiettezza, direi quasi ingenuità, 



(i) Con qual cruccio non avrà egli lette» nel 1860, le parole scritte in un ar- 
ticolo d'occasione da N. Tommaseo: " Ed è a dolersi che il Laugicr nella sua nar- 
razione non abbia saputo fregiare la veracità e la generosità del linguaggio con 
nativ.t eleganza „ (/ Funerali in Sunta Croce — Cauli del popolo e fior i^ Firenze, i86j). 

Parlai delle curiose sentenze delle quali egli dissemina le sue pagine; ed osservo 
qui che non sempre a proposito ei le dissemina. È appena cessato il fragore della 
battaglia del 29 maggio, che lo storico ha evocata, ed il generale s* accinge a sca- 
gionarsi dalle accuse mossegli. Quale sarà l'esordio della difesa? ** Gravi e maestosi, 
uniti e gagliardi scorrono i fiumi, né vi è impedimento che valga a trattenerli dal 
raggiungere la loro foci Ma se orgogliosi e gonfi, per straordinarie cause, bal- 
danzosi straripane, il trionfo n' è breve. La sferza solare e l'umano ingegno li vin- 
cono, e nuovamente li ricacciano nel proprio letto „ (Racconto storico^ etc, Fi- 
renze, 1854, pagg. 83.84). 

Qui noi ci stupiamo; altrove ridiamo: " Gira Torbe terracqueo sul proprio 
asse. Nulla quindi essenzialmente di nuovo può nascere che ncn sia già avvenuto. 
Siamo oggi in vita, forse dimani sotterra „ (Racconto, pjg. 90). 



Digitized by 



Google 



che trapela sotto T orpello della sua dicitura; lo dimostra 
la scrupolosa onestà e sincerità di pensiero della sua auto- 
biografia del '70. Basti rammentare di questa la convin- 
zione con la quale ei ci racconta come un giorno gli ap- 
parisse la Madonna (I, pag. 16), o la semplicità con la 
quale, facendo parola d'un certo canocchiale usato sul 
campo, ci avverte che Paveva comprato molti anni innanzi 
a Londra (II, pag. 187). 

Tale il De Laugier. Questi cenni gli erano dovuti 
qui almeno, dove si parla della guerra da lui diretta. 

XIll. " Ordine del Giorno 

" Chiamato provvisoriamente al Comando Supremo (ben 

** superiore alle mie deboli forze) dell'Armata Toscana, primo 

*' mio dovere è quello di consolidare l'ordine, la disciplina, 

" la subordinazione, unici mezzi per ottenere dei felici successi 

" e risparmiare il sangue degli uomini. Se vita, gloria, onore, 

" individuai fortuna e sicurezza generale vengono, come è in- 

" dubitabile, guarentiti da queste essenziali virtù, è dunque in- 

** teresse di tutti, dal primo all'ultimo, il coadiuvarmi in cosi 

" santa intrapresa. Considerando i miei sottoposti come altret- 

" tanti figli, io l'invito e li prego di non sforzarmi ad usar le 

" vie del rigore, alle quali dovrei indubitatamente appigliarmi 

*' per obbligo sacrosanto contro coloro che restassero sordi alle 

" mie esortazioni paterne. 

" Ciascun superiore s'interessi con zelo ed affetto dei suoi 

" subordinati; spieghi ad essi amorosamente le conseguenze 

" funeste resultanti dal disordine, dall'indisciplina, dall'insubor- 

" dinazione ; dimostri loro invece i vantaggi che si raccolgono 

" dal praticare l'opposto; prevalgansi regolarmente, gerarchica- 

^^ mente delle respettive attribuzioni dalle leggi indicate, e 



Digitized by 



Google 



liy 



'"^gi^o — 198 — 

" tolgano che i capi abbiano ad essere incessantemente tor- 
'* mentati da mille e mille piccoli dettagli che esauriscono loro 
** il tempo, destinato ad occuparsi delle più gravi e interessanti 
" materie, quelle cioè dell'ordinamento e del benessere generale. 

" È nelle circostanze che si conoscono gli uomini. Io farò 
" attento studio di quelli da me dipendenti; e, guidato dalla 
" giustizia, che fu sempre la motrice d'ogni mia azione, mi 
*' adoprerò con ogni forza e potere per far loro ottenere quegli 
** elogi, ricompense e fama che avranno saputo meritarsi. 

" Civici, Uffiziali, SottufEziali, Soldati ! Rammentatevi che 
" Dio è con noi, ma che nelle sacre carte ei ci dice * Aiutati 
" che t'aiuto ,. Sovvenitevi che l'Europa, il mondo han fissi 
*' gli occhi sopra di noi per accenarsi se dopo si lunga servitù 
" e tante proteste siam veramente degni d'essere un popolo 
" libero e indipendente. La maledizione del cielo colpirebbe 
" infallibilmente coloro che si mostrassero indegni del titolo 
" di uomini liberi, di buoni e bravi Italiani „. 

** Ordine del Giorno 

" In varie città d'Italia le popolazioni, indignate dal ver- 
" gognoso ritorno dall'Armata di alcuni militi, non solo gli 
" hanno presi a scherno, e gli insultano, ma hanno pubblicato 
" colla stampa minacce per essi terribili. 

" Ormai i vigliacchi sparirono, e rimasero i migliori ed 
" i buoni soldati, quelli cioè che con salda costanza si sotto- 
" posero ai sacrosanti doveri della disciplina, ed a cui i disagi 
" e i pericoli non cagionarono spavento. 

" Pochi ma buoni valgono assai più che molti e cattivi. 
" Oggi dunque quelli rimasti devono considerarsi come il 
" fiore, la scelta della gioventù toscana, e fra loro non deve 
" esistere altra reminiscenza, altra emulazione, se non quella 
" di gareggiare in valore, disciplina e subordinazione. È questo 
" il vero, l'unico mezzo per consolidare l'unione, che forma la 



Digitized by 



Google 



±6 maggio — XQÓ — » 

" forza ed è il più sicuro garante in ogni occasione della vittoria 
*' e della gloria della patria comune. 

*' T)al Quartier Generale alle Grazie, 26 maggio 1S4S, 

Il GeneraìéMaggìore 
De Laugier „. 

Cosi, in veste da precettore più che in uniforme di 
generale, il De Laugier si presentò alle sue milizie. 

• Poi, con l'atto di modestia d*uso in chi si vede final- 
mente innalzato ad un posto cui forse ambiva, onorato 
del comando supremo, egli credette suo dovere domandare 
d'esserne esautorato: 

Quartiere Generale della Armata Toscana alle Grazie, 
// 26 maggio 1848. 
Eccellenza, 
Ingiuntomi con ministeriale di V. E. del 25 corrente di 
assumere il comando provvisorio delle truppe toscane presso 
Mantova, sotto la dipendenza immediata del ten. generale conte 
Bava, comandante il i.*» Corpo d'Armata di S. M. Carlo Alberto, 
ho obbedito, come era mio^ dovere. Nulla di meno io debbo 
per coscienza far osservare all'È. V. che, mentre mi vedo ono- 
rato da un si sublime tratto di sovrana fiducia, non mi reputo 
capace di sostenere una cosi grave soma, non solo per scarsità 
di lumi, quanto per mancanza di salute ; e tanto più provo re- 
pugnanza nell* addossarmi un sì grave incarico, in quanto che 
sta anco in contrasto con quei principi! di delicatezza e di ri- 
guardo che professai sempre verso 1 miei camerati ed amici, 
succhiati dair educazione e dalla religione. È facile incorrere 
tacce di intrighi !... Io bramo rimanerne illeso come ne fui 
sempre, ed è perciò che interesso la somma bontà di V. E. a 
voler essere l'interprete di questi miei sinceri sentimenti presso 
l'augusto nostro Sovrano, onde si degni esonerarmi da questa 



Digitized by 



Google 



16 maggio — 200 — 

gran responsabiliri, ed invece concedermi, in vista dei ben noti 
incomodi di salute che mi affliggono, un onorato ritiro. 

E col più distinto ossequio e rispetto ho l'onore di pro- 
testarmi 

Di V. E. Dev.^'o Obbl."<> Serv.® 

De Laugier. 

Con r espressione inlrighi il De Laugier riferivasi 
specialmente all'animosità esistente fra lui ed il suo pre- 
decessore, della quale trovo traccia nelle pratiche ministeriali, 
allorché dal ministero viene spedila al D'Arco Ferrari VAlba 
dell'i I aprile, recante certi ordini dati dal De Laugier al 
Giovannetli senza l'autorizzazione del D'Arco Ferrari : ani- 
mosità che trovò finalmente uno sfogo, allorché giunse la 
determinazione sovrana di cui trattammo, in un diverbio 
avvenuto tra i due generali all'atto dell'addio. Taluno dei 
militi universitarii udi chiaramente queste concitate parole 
dal D'Arco Ferrari buttate in faccia al De Laugier : " Oh 
si vedrà di che voi sarete capace ! „ (i). 

Al De Laugier rispose naturalmente il ministero di 
piazza S. Marco (30 maggio): 

Ella esordisce per una dichiarazione, la quale sta bene 

in un uomo d' onore, qual Ella si è, dubitando dei suoi lumi 
militari per poter dirigere lodevolmente le operazioni del campo 
toscano sotto Mantova; ma voglio Ella creda che dalla fama 
di cui V. S. IH.™* gode puossi fare un sicuro presagio che 
Ella confermeri co' fatti la foma medesima. 

Sento che Ella per non sottoporsi al Comando provvisorio 
delle R. Truppe e Milizie allega dei motivi di sua non ferma 



(1) V. Ncrucci, op. cìt., p.ig. 248, nota i. 



Digitized by 



Google 



^7 ^agi^'o — iOl -* 

salute; nò si ignora che pel passato ha avuto ragione di doler- 
sene. Ma Tespcrienza per lei fatta nella vita al campo nella 
presente campagna ha mostrato che la sua salute, come quella 
di un uomo il quale ha passato molti anni negli accampamenti, 
ha trovato di presente come rinvigorirsi. 

Né voglia, mentre le condizioni del suo disagio personale 
trovansi migliorate per la sua attuai posizione, togliere a sé 
ropportunit;\ di sempre più meritar della patria e del governo. 

Per mera formalità scrisse al novello generale il suo 
superiore general Bava, e di buon grado io tralascio tale 
lettera, che il De Laugier, lusingato forse da qualche espres- 
sione complimentosa, credette opportuno inserire nel suo 
anonimo Racconto storico del 1854; come dal campo avea 
creduto opportuno inviarla al ministero, adducendo a prete- 
sto le buone notizie ch'essa recava a riguardo di Peschiera. 

In quei suoi primi giorni di comando il De Laugier 
propose pure al Bava d'inviare per qualche tempo al campo 
piemontese, ad uno ad uno, ogni suo battaglione, surro- 
gandolo con un battaglione piemontese, affinché gli indisci- 
plinati Toscani facessero tesoro della saggezza piemontese. 
Né l'idea dispiacque al Bava ; ma sopravvenne la catastrofe 
del 29 maggio a frustrare ogni disegno. 

XIV. — Neir armata toscana frattanto si facevano 
sentire certe mal intese emulazioni, certi screzii, che erano 
effetto probabilmente del precedente mal governo. 

Uno di tali screzii, di poco inferiore a quello inter- 
venuto fra il D'Arco Ferrari ed il suo successore, ebbe luogo 
al campo di Montanara fra il tenente colonnello onorifico 
Giovannetti, comandante a Montanara, ed il tenente colon- 



Digitized by 



Google 



maggio ^^ 202 — 

nello effettivo Pescettì, assoggettato ad un suo inferiore. 
Il De Laugier, che nutrì ognora per il Gìovannetti stima 
ed affiezione vivissima, pensò subito al modo di salvare 
con il suo protetto anche le apparenze. 

Assuefatto al linguaggio della verità - cosi egli ne scrisse 
il 27 maggio al Corsini - non posso a meno di unirmi alla 
pubblica opinione, la quale dichiara fra i quattro per più capace 
e godente maggior fiducia il ten. colonnello Giovannetti. Se 
V. E. per altro si degna osservare gli stati di servizio, troverà 
essere assai più anziano dei due competitori come uffiziale su- 
periore il ten. colonnello Pescetti. 

L'anzianità è un sacrosanto diritto, ma la capacità ed il 
valore sono altresì, sopratutto in campagna, due titoli che so- 
pra ogni altro la vincono, poiché sono quelli a cui si affida 
l'onore e la vita di un numero considerevole di uomini. 

' In questo stato di cose io sarei del rispettoso parere che 
si ricompensasse il ten. colonnello onorifico Giovannetti per la 
bella condotta e capacità in ogni circostanza dimostrata col 
promuoverlo al grado di ten. colonnello effettivo col grado 
onorifico di colonnello. 

Ma il rispettoso parere del De Laugier non ebbe for- 
tuna a piazza S. Marco " Mi piacerebbe „ osservò invece 
il Corsini (30 maggio) " venisse fatto comprendere al que- 
relante che il medesimo non trovasi leso nei suoi titoli di 
anzianità, mentre gli resta il comando del 1^ Reggimento: 
comando che fu creduto incompatibile con Taltro di quella 
posizione militare importantissima, tanto che V. S. IH."** 
della cui attività e zelo nessun può dubitare, credè non 
poter ritenere insieme i due comandi, quello del campo e 
Taltro del reggimento „. E però al Giovannetti rimase il 
comando del campo di Montanara. 



Digitized by 



Google 



le maggio *— >iò^ --^ 

XV. — Altra infausta consegi^^nza del precedente 
comando fu il malcontento suscitatosi dopo l'assegnamento 
delle onorificenze. 

Ed era naturale del resto che il malcontento allora si 
manifestasse, quando saliva al comando colui che, soggetto, 
aveva mossa a tale riguardo una voce di biasimo, di ri- 
bellione quasi, contro il suo generale. 

Ritenendo adunque il colonnello Rodriguez ed i suoi 
napoletani che il D'Arco Ferrari li avesse ingiustamente 
trascurati, ne sporsero lagnanza al general Bava, che dal 
canto suo li invitò a rivolgersi, in via gerarchica, al 
proprio comandante diretto, il quale ne avrebbe giudicato. 
Buon giudice in questo caso, perché proclive a largheggiare 
in fatto di ricompense, il De Laugier ne scrisse sollecita- 
mente a Firenze: 

Quartiere Generale alle Grazie, // 26 maggio 1S48. 

Un oblio forse involontario ha privato il Reggimento io** 
napoletano, che fa parte di questa Divisione, non solo di me- 
ritate ricompense, ma eziandio di menzione onorevole. Gli in- 
dividui componenti il medesimo, mortificati e dispiacenti, ne 
hanno fatto le più vive lagnanze. 

Non è questo il momento per disgustarli, ed io imploro 
dalla di Lei bont;\ la grazia di patrocinare presso S. A. R. la 
causa di questi bravi, affinchè alcuni di essi, ricompensati sic- 
come di dovere, ottengano quelle distinzioni che si sono meritate. 

Né a lode della verità possono essere dimenticati il ten. 
colonnello Giovannetti ed il capitano Caminati, i quali nei ri- 
petuti fiuti d'arme hanno dato prove non equivoche jdel loro 
coraggio e bravura. 

De Laugier. 



Digitized by 



Google 



25 maggio _ ^5^ _* 

Né a questa officiale si limitò rintercessione del no- 
vello duce, aumentando altresì le richieste. Ma il governo 
si fece subito a frenare la generosità di lui: un'opportuna 
menzione nell'ordine del giorno, una medaglia concessa a 
chi avesse compiuto '' qualche bel fatto, onde il di lui 
nome dagli altri emerga tanto, che il premiarlo diventi in 
certo modo una necessità „ , ecco ciò che esso poteva 
accordare. 

Nulla ancora sapeva tuttavia dei dinieghi governativi 
il De Laugier, quando ottenne dal Bava che il re sardo 
provvedesse all'insufficienza delle gratificazioni granducali; 
ciò che in fondo non dispiacque al governo toscano. 

Ma c'era tra gli insodisfatti tale uffiziale, che al go- 
verno granducale incresceva assai più di disgustare. 

" Ritengo poi „ scriveva alla vigilia del 29 maggio 
il De Laugier " ritengo poi per una riprova non equivoca 
del disgusto che ha provato il capitano David Caminati, 
uno degli uffiziali piemontesi addetto allo Stato Maggiore 
toscano, di non essere stato cioè menomamente rammentato 
il valore da esso spiegato nelle giornate del 28 aprile e 
I® e 13 maggio al campo di Curtatone, l'essersi egli de- 
ciso, mediante l'inserta di lui supplica che mi ha pregato 
inoltrare a V. £., onde ottenere la sua dimissione dal ser- 
vizio dell'Armata Toscana. Del coraggio, fermezza ed ot- 
time qualità che adornano questo distinto ufficiale ne posso 
io stesso attestare all' E. V., e vedrei con dispiacere l'al- 
lontanamento dalle nostre truppe d' un giovane per ogni 
rapporto -apprezzabile „. 

Alle quali parole rispose il Corsini, con maggior pre- 
mura che non per le milizie del Rodriguez (50 maggio): 



Digitized by 



Google 



iS mjggio _ 205 — 

Mi trovo da vivo dolore compreso sentendo come il bravo 
capitano David Caminati siasi determinato ad abbandonare il 
servizio militare di Toscana per delle ragioni, le quali, se sono 
quelle nella sua supplica esposte, muovono da un sentimento 
che non mi conviene rammentare, ma che può essere stato il 
movente delle ragioni medesime. Io raccomando a V. S. 111.™* 
di avere a sé il prelodato capitano, e con quelle parole che 
saprà trovar più efficaci di tentare di smuoverlo da questo suo 
proponimento: e tanto io confido nel buon esito di questo com- 
messole incarico, che rimando alla S. V. 111.™* la di lui supplica. 

Ella gli dica che se il sovrano cui serve attualmente è da 
meno del suo sovrano nativo per la grandezza dello Stato e 
la potenza militare, non gli è niente inferiore in grandezza di 
animo e liberalità, delle cui regie qualità il cap. Caminati ne 
proverà presto gli efietti [i]. 

Piegandosi alle istanze del generale, il Caminati ritirò 
le proprie dimissioni, ed il governo toscano non celò il suo 
compiacimento. " Se la stima e TafFetto sono per qualche 
cosa quaggiù „ concluse filosoficamente il Corsini " egli 
non ha ragione di volger gli occhi al suo paese natale 
per cercare un migliore avvenire di quello che gli si può 
preparare in Toscana „. 

XYI. — *' Tanto ieri che oggi, alla partenza della 
staffetta, la massima tranquillità e regnata nei nostri campi „ 
diceva l'officiale del 26 maggio. 



(i) La frase è ripetuta quasi identica in una ministeriale del 20 giugno: '^ Egli 
ha molti titoli per conseguire i sovrani riguardi, e presto vedrà uscirne gli effetti „, 
scritta mentre si stava per proporre il Caminati ad un corpo scelto di volontari i. 

Dopo la battaglia del 29 maggio pjì il governo, guardandosi bene dal dimen- 
ticarlo, lo indicò an^.i per un*onorifì:enza in una ministeriale intesa a raccomandare 
al De Laugicr di non essere troppo corrivo nel premiare. 



Digitized by 



Google 



2S maggio _ 206 • 

E la calma, che covava in seno la tempesta, durò sino 
al di 29 maggio. 

Ma chi avesse nella notte del 27 percorsa la campagna 
veronese e mantovana, v'avrebbe certamente incontrate nu- 
merose schiere d'Austriaci, con marcia frettolosa e silenziosa 
indirizzate a Mantova. Laonde la sera del 28 maggio, 
mentre ritornava da un'ispezione, il De Laugier si vide 
consegnare da un messo questo dispaccio: 

CusTOZA, 28 maggio 1848. 

Alcune relazioni, che credo e voglio ritenere esagerale, 
farebbero sentire che nella scorsa notte una colonna austriaca, 
di cui si ingrandisce la forza dai 6 agli 8 mila uomini, sia 
sortita da Verona dirigendosi verso Mantova. 

Nelle attuali circostanze importando che, senza prestare 
troppo incautamente fede ai rapporti, si tenga però conto di 
tutto, per essere sempre preparati a qualunque. sorpresa, ho cre- 
duto mio preciso dovere il fare la S. V. 111.°** partecipata di 
quanto sopra, in via peraltro a Lei confidenziale, perchè possa 
adottare quelle disposizioni che giudicherà migliori a premunirsi, 
se mai un attacco potesse essere tentato verso codeste posizioni. 

Io ritengo che le truppe rimarcatesi altro non siano che 
le solite forze che si sogliono far correre su quello stradale 
per tutelare il passaggio dei viveri, corrieri, ecc., e che siano 
state magnificate di molto, appunto perchè non ben potute di- 
stinguersi, attesa la loro mossa in tempo di notte, se non sian 
esse forse anche truppe mandate a dare lo scambio alla guar- 
nigione di Mantova, che si vuole abbia in sé del disaccordo. 

Ad ogni modo quest'avviso ho ritenuto essere necessario; 
e qualora effettivamente un attacco avesse luogo con imponente 
forza, e tale da fixr giudicare veri i rapporti di cui sopra, le 



Digitized by 



Google 



28 maggio — 207 — 

andrò tenuto se vorrà spedirmi un immediato avviso, con quei 
dettagli che possono permettere le circostanze, e viva certa che 
troverà in me un sollecito e valido soccorso. 

Ho l'onore, ecc. 

Bava, 



^^.^^.^^ 



Digitized by 



Google 



Digitized by 



Google 



H^Hfr-^HHHHHHHJH^ 



VI. 

Curtatone e Montanara 



I. — Sorse rosea e serena l'alba del 29 maggio, e 
rifulse splendido il sole sui campi tranquilli di Curtatone e 
di Montanara. 

Niuno avrebbe detto che quella giornata non dovesse 
passare quieta, monotona quasi, come le precedenti. Le 
scolte notturne, le sentinelle, le spie, non avevano accu- 
sato alcun indizio d'ostilità; neppure era occorso uno di 
que' falsi allarmi che tratto tratto destavano e mettevano 
in subbuglio l'accampamento, fino a che, nelle tende» cia- 
scuno a poco a poco ricadeva nel sonno. E con l'alba 
ritornava nel campo, nei bivacchi, attorno alle marmitte, 
alle armi, alle giubbe, alla biancheria, il movimento e la vita. 

Ma tra quegli uomini senza gravi cure, senza pensieri, 
uno era in preda a strana agitazione, uno aveva il tumulto 
nel cuore: ed era precisamente il loro capo, era il generale 
Cesare De Laugier. Triste notte era stata quella per lui : 
notte di funesti presagi, notte piena di emozioni. Era circa 
la mezzanotte, ed egli, al quartier generale delle Gra;^ie, 

15 



Digitized by 



Google 



29 fnaggio — 210 — 

prendeva quei provvedimenti che gli sembravano più oppor- 
tuni, in seguito all' allarmante dispaccio del generale Bava (i), 
allorché un nuovo messaggio, confermando il sopraggiun- 
gere di nuove truppe austriache in Mantova, gli cagionava 
quell'orgasmo che un solo, dubbioso annunzio non era 
valso a suscitare in lui. Diceva questo nuovo, più fretto- 
loso dispaccio : 

Cusloia, 28 maggio 1848. 

Replico la presente per avvisare la S. V. III."» che ho 
dati tali per ritenere positivo V incamminamento da Verona a 
Mantova di un forte corpo di truppe. 

Nel ripeterle quindi che, in caso d'un attacco imponente, 
e dietro un suo espresso, io correrò al soccorso con forze com- 
petenti, la interesso a tener fermo costi tantoché possa, e come 
non ne dubito, per ripiegare poi in estremo verso Coito, onde 
difendere energicamente il paese, ch'io mi porterò a sussidiare. 

Ho r onore, ecc. 

Bava. 



(ff) Ecco gli appunti dal De Laugier passati al capo dello Stato Maggiore: 

1. Scrivasi ufficialmente ai comandanti de' due campi dubitarsi di un forte 
attacco nemico. Oebbasi ad ogni costo respingerlo. Interessa conservare le nostre 
importanti posizioni. Parola d*ordine: combattere sino alVestremo^ finché non giunga 
Taiuto piemontese. In caso disperatissimo, avvertendomi prima, ripieghi Giovannetti 
per S. Lorenzo in Castellucchio. Di li per Gazzoldo a Coito. Io mi recherò durante 
il conflitto ove più occorra. Ma dubitando che facciasi dal nemico lo sforzo mag- 
giore contro Curtatone, sarò in questo campo reperibile più che neiraltro, e ne 
dirigerò al bisogno Tazione, sia durante Tattacco sia per la ritirata, qualora vi fossimo 
assolutamente costretti. Se per caso in quel supremo momento, che spero non debba 
accadere, io mi trovassi in Montanara, condurrò quella colonna, e Campìa la sua 
per le Grazie, Rivalta e Sacca in Coito. Non è d' uopo avvenire i due esperti 
comandami come debbano militarmente eseguire la loro retrocessione. 

2. Stiano intanto» sopratutto durante la notte, i due campi vigilantissimi. 
Adoprino fiduciarii, esploratori coraggiosi ed accorti per spiare. Si fortifichino e gua- 
rentiscano meglio che possano, andando di concerto con gl'ingegneri. Anticipata- 
mente assegnino alle truppe il respettivo posto di battaglia. Spediscano al Generale 
frequenti rapporti di tutto quello che avranno potuto sapere sulle intenzioni, forze 
e movimenti nemici. 



Digitized by 



Google 



29 maggio — 211 — 

In un baleno si presentò alla mente del duce la misera 
condizione delle sue genti: l'eseguita del numero e T ine- 
sperienza innanzi tutto, e la scarsità dei pezzi da fuoco; 
poi r arrischiata posizione di Montanara, l'infelice posizione 
di Curtatone, cui un lago ed un fiume inguadabile impe- 
divano la ritirata, mal bastando un piccolo ponte. Tutto 
ciò pensò in quell'attimo il De Laugier ; tuttavia, da bravo 
soldato, non ebbe che una risposta: ** prima perire che 
lasciare indifese le affidategli posizioni „. 

Poi, stanco, affranto, nella sua mal ferma salute, dal- 
l'emozione, dal disagio e dalla fatica, s'addormentò. 

Ma poco dopo viene svegliato di soprassalto. Stanno 
dinanzi a lui il maggiore Belluomini ed uno dei Cipriani, 
che gli presentano, in abiti contadineschi, il tenente Puc- 
cinelli. Questi, offertosi come informatore al Bava, mentre ora 
ritornava a lui, recava, passando, al De Laugier novelle assai 
gravi: un intero esercito, trenta migliaia d'austriaci forse. 



3. Sbarazzino i campi da qualunque inutile ingombro. Alle quattro sieno 
questi alle Grazie sotto la guida di fidato sott'uffiziale, e scortati daglMnabili a com- 
battere. SMncarichi dal commissario di guerra uno dei suoi più capaci impiegati per 
condurli a Coito insieme coi magazzini, invalidi ed altri impedimenti che sieno in 
paese. 

4. Mella notte sia cotto il rancio. Si mangi appena battuti la diana. Nfar- 
roitte e stoviglie si carichino subito sui carri, e vengano condotte con gli altri 
ingombri alle Grazie. 

$. Prevengasi il chirurgo principale Zannetti, e gli altri di Curtatone e Mon- 
tanara, affìnchè preparino ambulanze, carriole, barelle, e infine quanto è necessario 
per prontamente raccogliere e trasportare e curare i feriti, che a m.mo a mano 
raccolti e curali si spediranno, quelli di Montanara a Castellucchio, gli altri di 
Curtatone a Coito. Al conosciuto zelo e somma capacita del chirurgo principale è 
totalmente affidata la direzione, come meglio creda, di questo interessante servizio. 
Al commissario di guerra, ai comandanti la provianda il secondarlo. Raccomandisi 
al detto commissario che nulla resti nei magazzini di vestiario, armamento, provvi- 
sioni, ecc., e tutto sia spedito a Coito. 

6. II comandante deirartiglieria appronti diligentemente le munizioni, oggetti 
di ricambio e quanl'aliro. Sul far delP alba spedisca a Giovannetli V obusiere colle 



Digitized by 



Google 



29 magato — 212 — 

Stavano accampati sotto Mantova. — Invocando soccorso 
da Custoza, il De Laugier non trattiene il messo più oltre. 
Questi riparte, e di nuovo il generale s'adagia sul letto. 

Ma la notte incombe ancora sul campo, allorché il Ci- 
priani un'altra volta lo sveglia. Un lanciere é giunto alle 
Grazie, trafelato, e reca un terzo messaggio del Bava, ancora 
da Custoza, col quale s'avverte il generale toscano che 
gli Austriaci stanno forse per gettare un ponte fra Coito 
e Rivalla per sorprenderlo alle spalle. Egli s'opponga a ciò, 
e qualora ne rimanga soverchiato, ripieghi non più sopra 
a Coito, ove si troverebbe fra due fuochi, si bene verso 
Cazzoldo, donde potrà raggiungere i Piemontesi. 

Ben pensò il De Laugier che gli Austriaci non ave- 
vano bisogno di ricorrere allo strattagemma d' un ponte 
gettato alle spalle del nemico, quando si Curtatone che 
Montanara erano posizioni tali da poter essere con gran 
vantaggio assalite di fronte da un numeroso esercito ; ben 
pensò sopratutto donde, nel caso, egli avrebbe tolte le 



cariche competenti. Lo scorti il tenente Araldi, che resterà al comando deirartiglieria 
in Montanara. Di là tornino subito alle Grazie i tenenti Agostini e Moselt con un 
cannone. 

7. Alle truppe collocate in Castellucchio, Rivalta e Sacca diasi ordine di 
restare nei loro posti, di vigilare e sbarazzarsi pur esse d*ogni impedimento, invian- 
dolo direttamente a Coito. 

8. duelle che sono attualmente alle Grazie formeranno la riserva dei due 
campi, e ne disporrà il Generale a norma delle circostanze. Non restino in paese 
che le due compagnie granatieri e la piccola riserva delPartiglieria per vigilare il lago. 
Il maggiore Belluomini avrà il provvisorio comando del Quartier Generale, tenen- 
dosi in continua comunicazione col Generale. Meno quelli del Bava, apra e legga 
ogni altro dispaccio, e lo sfoghi convenientemente qualora non sia relativo all'anda- 
mento del fatto di armi, nel qual caso lo spedirà al Generale. 

9. Durante questo siavi sempre una sentinella sul campanile della cattedrale. 
Vi salga spesso alcuno del Quartier Generale. Adocchisi attentamente l' adiacente 
campagna, e scorgendovi alcunché da interessare, ne sia avvisato subito il Generale. 

10. Nello scrivere a due comandanti de' campi, avvertirli che io lascio ad 
essi ogni latitudine per premunirsi, affidandomi nlla loro saviezza e capacità. 



Digitized by 



Google 



forze necessarie per opporsi al gettito' del ponte. Ma egli 
obbedì ancora, confidando negli invocati e promessi soc- 
corsi, e vergò lestamente questi nuovi appunti per il capo 
dello Stato Maggiore : 

1. Scrivasi subito al capitano Fortini in Rivalta, al capitano 
Malatesta in Sacca, esplorino accuratamente la sinistra del 
Mincio. Avvertano prontamente scorgendo nemici. Informinsi 
con ogni diligenza da persone esperte e fidate, se nel letto del 
fiume esistano guadi e dove. Se hanno ingegneri fra i loro 
sottoposti, gli adoprino prontamente negli scandagli, e seco 
loro concertino, e sotto la loro direzione facciano immediata- 
mente eseguire ostacoli e spallette difensive sulla sponda destra. 

2. Accusar recezione ul Bava dell' ultimo suo dispaccio. 
Rispondergli che farò quanto mi è possibile per obbedirlo, nella 
ristrettezza dei mezzi di cui dispongo. Accertarlo però che terrò 
fermo finché egli non giunga. 

3. Scrivere al ministro Corsini quanto è avvenuto da ieri 
sera in poi. 

4. Avendo adesso risoluto trasferirmi a Rivalta e Sacca, 
raccomando vigilanza, sollecito sgombro dei magazzini, ecc., e 
prontezza nell' adempimento degli ordini emanati ieri sera ai 
diversi dicasteri in paese. Occhio alla campagna e sul lago. 
Rapidi avvisi ove sono i nemici. 

5. Qualora tardassero a giungere dai due campi i rap- 
porti della mattinale scoperta, spedire un aiutante a cercarli ed 
inviarmeli. 

6. Avvertire Campìa che appena arrivino da Castellucchio 
i 192 civici provenienti da Gazzuolo, ov* erano ieri, mandi a 
Rivalta la compagnia Giusti, a Montanara quella del capitano 
Bianchi. Ne sia anche avvisato Giovannetti [i]. Io lo dirò a 
Fortini. 



(i) Al Giovannetti scrisse il generale poche, ore dopo, in risposta ad un allar- 
mante dispaccio: 



Digitized by 



Google 



i9 maggio — ^14 — 

Poi s'avviò col Cipriani e col Pekliner a ispezionare 
i luoghi ove l'avvertito tentativo poteva avvenire. 

Lungo il notturno e mattutino cammino, presso Ri- 
valta, essi s'imbattono in un uffiziale piemontese, che si 
mostra assai sollecito a dare contezza di sé, e comunica 
loro r inattesa notizia che la colonna del Bava e a Coito 
anzi che a Custoza. — Sarà giunto a Custoza il Pucci- 
nelli — pensano i tre; e con più lena procedono oltre. A 
Rivalla il capitano Fortini ha avuto dal medesimo individuo 
la medesima notizia. I tre esploratori procedono oltre, 
toccano Sacca, danno qua e là gli ordini opportuni (i), e 
ritornano alle Grazie. 

Esiste tuttora alle Grazie un'antica chiesa, di stile 
gotico, un santuario assai noto nella vallata, tappezzato 
air interno di cera votiva, greggio all' esterno, rustico ma 
imponente avanzo d'un' età remota. Il campanile si erge 
sui casolari circostanti e domina la pianura. Su di esso 



** La di Lei officiale ora ricevuta conferma quanto verbalmente ora le dissi, 
non che colle due lettere a Lei dirette stanotte e stamane, e finalmente colle varie 
informazioni da me raccolte. Vigili, esplori, provveda, informi sollecito. Sia o no 
numeroso il nemico, noi dobbiamo resistergli finché non vengano i Piemontesi. E 
se malgrado ogni umano sforzo possibile, il caso f.icesse dovessimo noi ritirarci, non 
dimentichi per parte sua di avvertire in tempo Curtatone, ove si farà altrettanto 
con Lei» Ella già sa che per Castelluochio e Gazzoldo dovrà piegare su Coito, e 
Campìa per la destra del Mincio. Ma voglio sperare che giungano per certo i Pie- 
montesi innanzi che noi siamo ridotti al disperato partito. Ho un* idea non debba 
esser Montanara assalita, ma unicamente Curtatone. Nullamcno prosegua a munirsi, 
e sopratutto sulla destra e alle spalle. Ho il pregio di confermarmi con distinta 
stima di V. S. 111."»* 

Dev. Obb. Serv.« 
De Laugier. 

Dai QuarlUr Generale delle Graiie, il 29 maggio 1848, ore 8 antira. „. 

(i) Civici ed artiglieri furono disposti a difesa, ed un cannone fu collocato al 
bivio di Guidizzolo e Coito. La guardia dell* Osone venne munita di fascine e bitume. 



Digitized by 



Google 



Ì9 manto i- 2 1 5 — * 

ascese il generale toscano, e, armato di canocchiale, osservò 
all'intorno la campagna. Il Mincio, brillando al sole, la 
divideva in due grandi zone. Quella che si stendeva alla 
sinistra del fiume, rasa e battuta dai raggi infuocati, era 
palesemente tranquilla; laggiù, più lontano, il grano alto, 
i vigneti e gli alberi folti, i più frequenti casolari, nascon- 
devano il terreno; ma nulla v'era che potesse destare 
inquietudine. Ed il generale discese assai rassicurato. 

Fu allora che, tratto più liberamente il respiro, pure 
sapendo non essere troppo rassicuranti le informazioni, si 
ritirò ad informare il suo governo dell' accaduto : 

Quariier Generale alle Grazie, 2p maggio 1S4S. 
Eccellen:(ay 
Notizie fiduciarie mi avevano assicurato che la guarnigione 
di Mantova era stata rinforzata di circa 1 5 mila uomini, i quali 
preparavansi ad attaccarci, quando replicate lettere pervenutemi 
dal ten. generale Bava hanno confermato quanto erami stato 
riferito, ed è perciò che ho dato subito tutte quelle disposizioni 
che ho reputate alla circostanza opportune. 

Sono le 10 antimeridiane, e si hanno nuove notizie che 
varie colonne nemiche si avanzano verso le nostre posizioni. 

Chiudo la lettera nell' atto che abbandono questo Quartier 
Generale personalmente, per vigilare le mosse. 

E col massimo rispetto ho 1' onore di confermarmi 
Di V. E. Dev. ObbL Serv.« 

De Laugier. 

Dal Bava d'altra parte ancora una volta impetrò i 
promessi soccorsi. 

Erano le dieci circa, ed egli aveva appena posata la 

penna e spedito il messo, quando, improvviso, fulmineo, 



Digitized by 



Google 



2g maggio — 2 1 6 — 

s' udi il rombo del cannone. Nello stesso mentre un messo 
spedito dal Giovannetti avverte che un* imponente massa 
nemica s' avanza verso Montanara. Tra gli attendati si dà 
l'allarme, si batte a raccolta: s'odono trombe e tamburi, 
e grida confuse, domande ed evviva. Al quartier generale 
s' aduna, agli ordini del colonnello Chigi, il comando ; e 
già lo stato maggiore è salito in arcioni , e già col 
fragor secco e sinistro dei primi colpi le prime palle sono 
passate fischiando. Ed ecco giunge un quarto dispaccio del 
Bava, decisivo, terrorizzante. Si é attaccati dì fronte da 
tutte le forze austriache : conviene ritirarsi su Volta, nel 
caso non si possa resistere (i). 

È un istante di suprema angoscia per il duce toscano, 
che apprende essere i Piemontesi ancora a Custoza : é 
r istante dal quale possono dipendere le sorti italiane. Ed 
é istante ahresi di penosissima incertezza. Si ritirerà egli 
subitamente dinanzi all' irrompere di quelle torme, o resi- 
sterà? Salverà o spingerà al macello la sua gente? Ed é 
possibile omai ritirarsi ?... é possibile salvarsi ?... — Queste 
domande irruppero alla sua mente in quel baleno, ed egli, 
in quel baleno, vide la propria posizione in tutta la sua 



(i) Custoza, 2^ maggio 1848, 

lììjno Signore^ 

Anco nuovi riscontri fanno conoscere che tutte le forze austriache si sarebbero 
concentrate in Mantova, lo che fa presumere la non probabilità d' un attacco di 
fianco. Cosi la S. V. vorrà subito cominciare a scaglionare le sue truppe in 
addietro, per essere in grado, nel caso che non potesse tener fronte al nemico, di 
operare la sua ritirata militarmente in buon ordine sopra Volta, nel qual luogo io 
vado a recarmi colle truppe sotto al mio comando. 
Ho r onore, ecc, 

il Comandante il i* Corpo d'Armata 
BAVA. 



Digitized by 



Google 



29 maggto 



— 217 — 



tremenda realtà. Vide inevitabile la sconfìtta^ in caso di 
resistenza, ove non giungesse sollecito il soccorso; ma 
vide pure disastrosa la ritirata; alla sconfitta poteva rime- 
diare l'arrivo dei Piemontesi; per il massacro della ritirata 
non e' era scampo. Ed egli accettò la sfida dell* Austriaco, 
egli, con viso ilare, quasi allietato dai messaggi, spinse il 
cavallo verso la colonna di Curtatone, già schierata a bat- 
taglia, e la passò in rassegna, fuori dei parapetti, sotto il 
primo fuoco nemico, acclamandolo con entusiasmo i suoi 
soldati. 

Il sole splendeva brillante sull'orizzonte — egli ricor- 
dava l'anno appresso — la gioia, la sicurezza del vincere 
era sulla fronte di quanti incontravo. Un interno presenti- 
mento sembrava avvertirmi che giorno d* immensa gloria 
italiana dovesse esser quello 

Bella ma fatale ebbrezza di chi calpesta un campo di 
battaglia ! 

Ben trentadue migliaia d' uomini muovevano compatte, 
sotto la direzione dello stesso Radetzki, ben munite di 
cannoni, razzi e mortai, contro la piccola colonna toscana, 
contro le cinque migliaia scaglionate alle Grazie, a Curta- 
tone, a Montanara, mal munite e mal situate. Con audace 
ma abile mossa il Radetzki, ben consigliato e ben secon- 
dato dal capo del suo stato maggiore generale Hess, 
da Verona, ove si trovava col grosso dell' esercito, con 
35000 soldati parti silenziosamente la sera del 27 mag* 
gio alla volta di Mantova, divisando sterminare il lato 
destro, toscano, dell'armata italiana, accentrata a Peschiera, 
sorprendere a Coito i Piemontesi, liberare Peschiera, stri- 
tolare il nemico tra le quattro fortezze di Mantova, Verona, 



Digitized by 



Google 



ip maggio — 218 — 

Peschiera, Legnago. Eludendo V oculatezza piemontese, egli 
aveva compita senza danno la marcia, e nel di 28 erano 
giunte in Mantova le sue truppe, divise in tre corpi, sotto 
gli ordini dei generali Wratislaw, D'Aspre e Wocher. Ed 
ora " il livido maresciallo Radetzki „ avverte Leopoldo 
Barboni '' coi baffi insegati più arditamente del consueto, 
percorrendo le file dei suoi, schierati sui bastioni e per le 
vie di Mantova, gli infuoca alla carneficina e gli sguin- 
zaglia sui Toscani. Gli comandavano il Liechtenstein e lo 
Schwartzemberg, principi, nomi ispidi che fanno spuntare 
la penna che gli scrive e bestemmiare ferocemente i com- 
positori tipografi „ . 

Verso le ore nove pertanto, rafforzato dal presidio di 
Mantova, il corpo del Wratislaw si dispose ad avviarsi 
contro il campo toscano di Curtatone; le brigate Clam, 
Strasoldo e Liechtenstein s'avviano più lentamente contro 
Montanara. Due cannoni della prima colonna rompono d'un 
tratto il silenzio, facendo sinistramente echeggiare per il 
piano quel rombo che vedemmo porre repentinamente in 
subbuglio r accampamento toscano. Poi queir immensa 
massa umana s'avanza come valanga. 

Nel campo di Curtatone al subitaneo sbigottimento 
era succeduto l'ardire e l'entusiasmo, suscitato dall'arrivo 
del duce, dalla sua intrepidezza nell' esporsi al fuoco, dalle 
concioni che, egli, amante delle belle frasi, or qua orla teneva. 

Le palle, i razzi e le granate oramai piovevano assai 
fitte; ma in un punto specialmente pareva concentrarsi 
r attenzione del nemico: su d' una bianca casetta, che s'er- 
geva sulla sponda del lago. È la casa del lago, cui il De 
Laugier fa li per li aprire delle feritoie, e che si trasforma 



Digitized by 



Google 



i; maggio — il^ — . 

in un piccolo forte. Ferve la pugna, e il generale, seguito 
dal fido Pekliner, compie il suo giro pel campo, impar- 
tendo ordini, animando i combattenti. Qui intanto un ser- 
gente, scoperchiato un cassone di munizioni, vi sale sopra, 
e ne distribuisce a piene mani ; là invece, in una locanda, 
che par dominare le altre case, i soldati son presi dal panico. 
Vi si reca il generale, quando da due ore ferve la zuffa, 
per farsi dall'alto un'idea della situazione, e rimbrotta gli 
ignavi; ma in quel mentre la casa abbrucia, ed egli é co- 
stretto ad uscirne. ^Scorge poco dopo i giovani studenti 
del battaglione universitario, che anelano alla pugna, ed a 
stento gli riesce trattenerli, ben sapendo quanto giovi alla 
parte meno forte e soccombente una buona riserva. 

E la pioggia delle palle e dei razzi seguita fitta. 

Tra le piante, intanto, tra il grano e i vigneti, sbu- 
cano divise bianche d' austriaci, e i nostri talora indugiano, 
temendo colpire i fratelli; gli ufficiali, il generale stesso, 
cadono nelP errore ed impongono a qualche soldato di 
sospendere il fuoco, quando un' improvvisa scarica di fuci- 
late li toglie d' inganno. 

Ma il be Laugier pensa a Montanara, ove pure s'ode 
tonare il cannone. Lasciati pertanto gli ordini opportuni 
perché si provi una sortita, tentando con V impeto ingan- 
nare il nemico, lascia a Chigi e Campia il comando, e, 
seguito dal capitano piemontese Villamarina, non molestato 
dagli Austriaci, sprona il cavallo alla volta di Montanara. 

Sono oramai le due del pomeriggio, ed al campo di 
Montanara, attaccato debolmente sulle prime dalla bri- 
gata Clam, da ben quattro ore ferve la pugna. Un altis- 
simo evviva saluta l'arrivo del generale, si che il ne- 



Digitized by 



Google 



2(j magf^io — 220 — 

mico s' arresta dubitoso. Poi il fuoco ricomincia più attivo, 
e la zuffa più accanita. 11 prode Giovannetti ha sdegnato 
rinserrare i suoi soldati nella caserma, alle feritoie, e li ha 
lasciati correre al campo; ma il De Laugier, più prudente, 
gli consiglia, gli impone di ritirarli. E, sotto il fuoco 
nemico, il duce corre il campo, non badando a chi lo scon- 
giura di risparmiarsi ; allorché s' avvede che il Giovannetti 
ha chiamato a sé le compagnie destinate a proteggerlo 
alle spalle. Sebbene tardi oramai, egli, contrariato, dà or- 
dine di rinviarle, poi un' altra volta sprona il cavallo verso 
il primo campo. 

Quivi le sorti erano precipitate. Verso il centro di Cur- 
tatone s' era diretto tutto il vigore dell' attacco austriaco. 
Udite appena da un messo del Chigi le sospirate parole : 
Battaglione Universitario avanti! Io stuolo dei giovani volò 
più che non corse alla difesa. C'era un ponte da passare, 
e mentre essi vi s' affollavano, un milite stramazzò esa- 
nime, due caddero rantolando. Passati nel campo, cadde 
morto il professore Pilla, capitano, e sorse fra essi un grido 
di vendetta, mentre si confondevano ai combattenti. Da 
un' altra banda intanto la colonna destinata a tentare una 
sortita, fa impeto sul nemico, che, ignaro del numero, pare 
confondersi e retrocedere; ma esso si rianima ben tosto 
e respinge gli assalitori. In questi fuggitivi s imbatte il De 
Laugier, di ritorno da Montanara, e li riconduce alla pugna. 
Poi ben due volte, per mezzo del Cipriani e del Villama- 
rina, chiama il battaglione universitario, ed accorre egli 
stesso, stizzito, contro i suoi aiutanti, a cercarlo, ma in- 
darno. Questo combatteva ove più accanita era la mischia. 

C' era un punto su quel campo di morte, ove mag- 



Digitized by 



Google 



29 maggio — 221 — 

giormente imperversava V esterminio. Qui si abbondante fu 
la tempesta dei proiettili e del fuoco, che un cassone di 
munizioni si incendiò. Parve quella una macabra visione, 
rischiarata da sinistro bagliore. Brucia la polvere, scop- 
piano le granate, e ne rimangono orridamente abbruciati, 
orridamente colpiti, i cannonieri. 11 fuoco delle proprie armi 
ottiene allora ciò che non ha ottenuto il fuoco nemico. 
Uomini e cavalli, acciecati, ustionati, fuggono all' impaz- 
zata, terrorizzati, scalpitando quelli, imprecando questi ai 
fratelli. UfEziali e militi devono dimenticare il nemico per 
dare aiuto agli sciagurati o per ricondurli sul posto. E i 
cannoni, alla meglio, tra la gente malconcia, tra V avanzo 
dell' eccidio, ripigliano il fuoco, mentre taluno, come Paolo 
Sacchi, sprezzando il pericolo, fruga le munizioni nelle 
tracolle dei morti, finché non cade colpito. 

Quivi intanto, nel tragico orrore di quella scena, av- 
veniva un prodigio. 

Di tanto in tanto [lascio ad altri la parola e la respon- 
sabilità del racconto] di tanto in tanto un rifolo di vento 
spazzava la nuvolaglia della polvere, e come una spaventosa 
scena spettrale si vedeva un uomo, un artigliere, correre con 
rapida alternativa fra due cannoni. Pareva il genio orrido delle 
battaglie. Un cassone di munizioni era saltato in aria, ed egli 
era stato investito dalla fiamma, si che la sua divisa aveva 
cominciato a bruciargli addosso. Se la strappò; si strappò mu- 
tande e camicia. Era nudo : aveva i cappelli ritti e ingrommati 
di sudore e di sangue, aveva sangue alle mani, sulle braccia, 
sul petto; era nero, imbrattato come di fuliggine, puzzava del- 
l'acre nidore della polvere bruciata; era spaventevole come un 
Grillo, era bello come un san Michele. 

Chi era quell'uomo? Quell'uomo, $e cosi vuol chiamarsi. 



Digitized by 



Google 



29 maggio — 222 — 

poiché aveva due gambe e due braccia, era Elbano Gasperi. 
Correva dalla bocca di un cannone alla bocca di un altro, 
scavalcando assiepamenti di compagni morti o agonizzanti. Era 
capitano, trombetta, calcatore, puntatore, scaricatore : era tutto, 
era una legione ! Nelle sue cariche trasfondeva intiera la sua 
anima ardente, i bronzi rinculavano e fremevano allo scoppio, 
le palle partivano miagolando orrendemente: la fitta degli Au- 
striaci veniva sfondata, lacerata, frantumata.... Era solo, e non 
pertanto più che mai sublimemente feroce, sempre nudo, anche 
più insozzato di polvere, di sangue, ansando, gridando, incespi- 
cando fra i cumuli di quei poveri morti, caricava, scaricava, 
batteva le mani in un applauso all' ItaUa, imprecava, ghignava, 
sputava nero contro V aquila a due teste.... Si sarebbe detto 
che il flmtasma di Leonida gli aleggiasse all'intorno e gli gri- 
dasse : " Coraggio, figliuolo ! „ Tutti gli altri cannonieri erano 
caduti un dopo l' altro, e ricoprivano il terreno, distesi in atteg- 
giamenti fieri, con gli occhi vitrei e spalancati, e le dita aggran- 
chite, quasiché si ostinassero ancora a stringere i calcatori [i]. 

Più in là e una tragica difesa. Al ponte dell' Osone, 
alla casa del lago, al mulino, pareva un'epica lotta. Quivi 
il capitano Niccolini, dopo essersi moltiplicato, animando 
i suoi, puntando e scaricando egli stesso i cannoni, nudo 
dalla cintola in su, ora, ferito, doveva suo malgrado riti- 
rarsi per non cadere esangue; quivi il volontario Luigi 
Barzellotti, due volte colpito, continuava a combattere, 
finché una palla di cannone non gli troncò il capo; quivi 
il professore Ottaviano Mossotti, lo scienziato che ne' suoi 
panni di borghese sembniva l'assoluta negazione del mili- 
tare, che nella sua divisa di maggiore non sapeva dar 
ordini se il Molinari non suggeriva, qui, sul campo di 



(i) Dal cil. Curi, e Moni.. 



Digitized by 



Google 



29 maggio — 223 — 

battaglia, alla testa dei suoi scolari^ guardava il fuoco con 
intrepida impassibilità, sereno e buono, ma irremovibile, 
mentre, accanto a lui, al vecchio Molinari, veterano del- 
l' epopea napoleonica, testimone di colossali battaglie, ve- 
niva fatto d* esclamare : Ma noi siamo carne da macello I 
Poiché le palle s'incontravano, s'intrecciavano fischiando 
per Taria. Il Chigi stesso ed il Campia non ne restavano 
immuni, ed il buon Mossotti non s' avvedeva che allora 
lo colpiva, forse di rimbalzo, quella palla che qualche tempo 
appresso ei doveva trovarsi in tasca. 

Non bastavano oramai le ambulanze, non V incredibile 
attività del professore Zannetti e di quei militi che, per- 
duto il fucile o terminate le munizioni, si consacravano al 
trasporto dei feriti: molti di questi rimanevano sul campo, 
esposti a mali peggiori. 

Ma ecco, là, sulla via delle Grazie, oltre il ponte, un 
lanciere. Certo esso reca una buona novella, certo esso 
annunzia un soccorso. Gli corre incontro il duce toscano, 
e su quel ponte fatale egli riceve il fatale messaggio. Il 
Bava é giunto a Coito finalmente (ma perché non é già 
a Curtatone ?) — i Toscani si ritirino a Coito, se le forze 
nemiche soverchiano. Sia compiacente il De Laugier — 
cosi termina il foglio, che é una bizzarra stonatura in quel- 
r istante, in quel luogo — sia compiacente di tenerlo al 
corrente di tutto quanto può succedere. 

Era troppo. Il generale toscano senti come una stretta 
convulsa al cuore: tra le emozioni della giornata certo 
quella non fu la minore. Ma egli pose ogni studio a do- 
minarsi. A mala pena schivando lo scoppio d'una granata, 
che colpi d'una scheggia il cavallo, rimandò, ventre a terra, 



Digitized by 



Google 



29 maggio — 224 — 

un corriere, a sollecitare i soccorsi; poi, con ispasmodico 
sorriso, gridò alle truppe: " Coraggio, i Piemontesi s'av- 
vicinano! „ — Pensiero eroico questo, che contempora- 
neamente era balenato al prode capitano Caminati, allorché, 
raccolto il foglio caduto al De Laugier mentre convulsiva- 
niente lo cacciava in tasca, corse a gettare quel grido fra 
le ultime truppe, preparando al suo generale lo spettacolo 
deir entusiasmo. 

Nell'attesa del soccorso, adunque, il combattimento 
ripiglia vigore. 

Attorno ai cannoni, circondato da cadaveri, da feriti 
rantolanti, qualche milite dà fuoco ai pezzi con fiammiferi, 
con cenci ardenti, con lo scoppio stesso del fucile, mentre 
le schiere superstiti si slanciano con nuovo ardore nella 
mischia. Ma il soccorso tarda pur troppo, e ben dieci messi, 
inviati ad esplorare la via, ritornano sconfortati. Già la casa 
del lago, dopo quattro ore continue d' assedio e di difesa, 
é in potere del nemico; già i nostri, cedendo terreno, si 
sono rinserrati nel mulino, allorché giunge notizia al 
De Laugier che la colonna di Montanara, omai stremata 
di forze, é costretta a ritirarsi. 

. Era il principio della catastrofe. ** Anch' io mi ritiro „ 
disse al messaggero lo sconfortato generale, mentre su d'un 
foglietto scriveva : " Tu a Castellucchio, io in Coito „ ; 
e pensò come rendere meno disastrosa la ritirata. In posi- 
zione si pericolosa, addossato com' era al lago ed al fiume, 
formanti un angolo retto, indifeso oramai dal fianco sco- 
perto di Montanara, l'esercito toscano non aveva altro 
scampo che il ponte dell' Qson^: ciò che importava la ne- 
cessità d'un corpo atto a proteggere l'ordinato passaggio 



Digitized by 



Google 



ip maggio — 225 — 

del ponte e T ordinato retrocedere delle truppe verso le 
Grazie, verso Goito. Esitando ancora, il De Laugier, dopo 
avere indarno cercato il Campia, che, ferito, s' era ritirato, 
dopo essersi visto venire incontro il Chigi, che, giubilando, 
mostrava ed agitava il sanguinolento moncherino, passò a 
mezza voce T ordine di ritirata, e provvide, come meglio 
potè, alle necessarie disposizioni. 

Ma la voce della ritirata, mutando in panico V eroismo, 
fece affollare al piccolo ponte un'esorbitante quantità di 
soldati; e dovettero durar fatica il Montanelli, che arringò, 
con r impeto della disperazione, i fuggenti, e il xMayer, il 
Pekliner, Giuseppe Cipriani ed altri invitti, per ricondurre 
qualche decimato drappello al mulino ed ai parapetti, ove i 
pochi rimasti contendevano palmo a palmo al Tedesco quel 
terreno italiano; mentre i riottosi, varcato il ponte, cercavano 
riparo lungo la via maestra. Questa si biforcava ad un certo 
punto, conduccndo a Castellucchio ed alle Grazie (v. fi- 
gura); ma per fortuna al bivio si trovò un forte drappello 
di Toscani, che, sbarrando il tronco di Castellucchio, diresse 
alle Grazie i fuggitivi. Ed alle Grazie accorse il generale, 
air intento di ricondurre quei soldati sul campo a proteg- 
gere e rendere compatta la ritirata, all'intento di ordinare 
che si sgombrasse immediatamente il villaggio dai fioriti, 
inviandoli a Goito. 

Al mulino intanto si svolgeva l'ultimo, glorioso epi- 
sodio di quella memoranda difesa. Era morto, bello di 
giovinezza e di fede, Pietro Parrà, colpito alla fronte; era 
morto Torquato Toti, accorso alla battaglia coir epitaffio 
già composto; era morto di cannone, gridando: Non ho 
ancora fatto abbastanza per r Italia! il professor Pilla; era 

15 



Digitized by 



Google 



29 maggio 226 — 

Steso a terra collo sguardo sereno al cielo il canonico 
Bonfanti; ed i cadaveri del Parrà, del Toti, del Pilla, del 
Bonfanti difendeva, battendosi contro venti, Neri Palagi, 
un cosino come un zolfanello, al dire arguto del Giusti. 
Una palla crudele aveva colpito a morte lo sposo dell'in- 
felicissima sorella del Pilla, Giuseppe Ginnasi, che, già 
ferito e medicato alla meglio, s' era ricacciato nella mi- 
schia. Si ritiravano i nostri, e la sua voce mormorava agli 
irrompenti nemici: uccidetemi^ uccidetemi! 

Ma quando giunsero, reduci dal ponte, il Montanelli 
ed il Mayer, attorniati da un drappello che parea quello 
della morte, la lotta divenne più accanita. Assalitori e di- 
fensori si contendevano, come dissi, palmo a palmo il 
terreno. Contro V orda croata si slanciarono, a baionetta 
abbassata, i nostri bersaglieri. Caddero soldati nemici, e 
caddero soldati italiani : una palla di cannone abbatté tre 
uomini avvinti in un rabbioso amplesso. E cadde, tra i 
suoi scolari, Giuseppe Montanelli. Risuonavanó ancora alle 
orecchie di Vincenzo Malenchini le parole animatrici : 
Cencio, moriamo, piuttosto che arrenderci ! risuónava ancora 
per r aria elettrizzata il suo grido impetuoso : ** un fucile ! 
un fucile ! ., (ed afferrò quello del morto Pilla, poiché il 
suo non voleva far fuoco) ; aveva gli impeti d'un leone quel 
buon discepolo di Mazzini, da Victor Hugo definito anima 
dolce ed intrepida; e come leone ferito, anelante alla lotta, 
piegò sul fianco, colpito ad una spalla. Non ebbe un 
lamento. Al Malenchini, che frettoloso s'era chinato su lui 
mormorando : Tieni un bacio, Beppe, egli rispose : 5/, Cencio, 
uìi bacio, ma torcia al tuo dovere. Poi si contorse per lo 
spasimo del dolore e per la rabbia dell' impotenza, e parve 



Digitized by 



Google 



29 maggio — 227 — 

morire, mentre lo portavano via di là, sotto il pericolo 
ognora crescente delle granate e delle palle. 

E le granate e le palle piovevano fitte. 

Ancora una volta i nostri ripararono al mulino, ancora 
una volta dal mulino, dal muro dell'orto e dalle finestre 
tempestarono con assai vantaggio i Croati. 

Ma il nemico era incombente, irrompente. È certo 
non di meno che l'eroica resistenza, la lentissima ritirata 
di questo nucleo di prodi, non guidati che dal proprio 
istinto, non sostenuti che dal proprio valore, valse a sal- 
vare dall'ultimo eccidio le milizie toscane. 

Lentamente pertanto essi rinculavano verso il ponte, 
allorché dalla parte di Montanara si vide arrivare al ga- 
loppo la cavalleria ungherese. Tardi, ma sempre in tempo, 
il nemico era giunto alla sua vera mossa, alla mossa decisiva. 

Chi potrebbe esprimere in tutto il suo tragico orrore 
il grido di raccapriccio che sfuggi dalle labbra di quegli 
uomini che, ad occhi sbarrati, miravano esterrefatti quella 
massa che s avanzava ognor più ? La cavalleria ! la cavai- 
Uria ! fu un grido disperato. E per la seconda volta i To- 
scani s' affollarono al ponte. 

Alle Grazie frattanto quasi senza frutto erano rimaste 
le esortazioni ed i comandi del De Laugier. Pochi s'erano 
lasciati convincere a ritornare al campo; molti, arrivati al 
ponte, non seppero indursi a rivarcarlo ed altri ribellavansi 
al generale, il quale ad un tenente che si lagnava del macello, 
dovette mostrar la pistola. Esso era sfinito. " Sin dall'alba 
in sella „ diss' egli, ben potendo commiserare se stesso 
" correndo da un luogo all'altro, provvedendo, gridando, 



Digitized by 



Google 



29 fnaggio — 228 — 

inquietandosi per mille malintesi, inesecuzioni» contrarietà 
e speranze reiteratamente concepite e deluse, smanioso, 
sudante, affannato, aveva talmente inaridite le fauci, anche 
a cagione dei cocenti raggi del sole percotenti quell'aperta 
e bassa pianura, da non esser più al caso di far uscir dalle 
labbra la voce. In un fiato assorbita una tazza di vino ad 
esso pietosamente recata dal tenente Fabio Favi, a lui 
commesse di togliere dalla terrazza del deserto quartier 
generale la bandiera nazionale che vi si vedeva abbando- 
nata, affinché non restasse trofeo del nemico „. 

Poco dopo spronò verso il campo. Ma ecco, in un 
nugolo di polvere, giungere al galoppo, come inseguito, 
uno stuolo. Egli ode alla sua volta quel grido sinistro la 
cavalleria! la cavalleria! — egli riconosce i suoi cacciatori 
a cavallo, ed esasperato, traendo la sciabola, intima loro 
d' arrestarsi , mentre grida Giuseppe Cipriani : Fermate ! 
fermate! Uccidete il vostro generale! Ma quelli, terroriz- 
zati, non odono, non vedono, e, passando come turbine, 
investono della loro foga e balzano di sella e calpestano 
il loro generale. 

Ei si risveglia dopo poco come da un sogno, al suono 
d' una voce amorosa e commossa che lo scongiura di 
rialzarsi, all' ineffabile spasimo di tutta la persona calpesta. 
Si risveglia ad una tremenda realtà : il nemico sovrasta ; 
egli, il generale comandante, avvilito, malconcio, sta per 
essere preso. — Ma era ritto di fianco a lui Giuseppe Ci- 
priani. Miseramente ustionato dall' incendio delle polveri, 
tormentato da orride scottature, spossato dalla fatica (era 
corso alle Grazie a vestire altri panni), egli non esitò un 
istante: e quando già da parecchio tempo avrebbe potuto 



Digitized by 



Google 



ip maggio ,^ 229 — 

essere in salvo, offerse al generale il suo cavallo, e, mo- 
strando il nemico ornai vicino, gli impose d'accettarlo. 

Poi, a piedi, si diede a correre; ma sarebbe certa- 
mente caduto sfinito, se non avesse trovato un altro ca- 
vallo, che, perduto il padrone, s' aggirava nel campo. Balzò 
lesto in groppa, e spronò. 

Era tempo. Come turbine sterminatore, inasprita, infu- 
riata, irrompeva impetuosa, e passava sul campo della 
morte, la cavalleria ungherese. 

Che era avvenuto nel frattempo a Montanara ? 

Erano le tre del pomeriggio, e ne era di poco partito 
il De Laugier, quando le truppe del principe Carlo di 
Schvvartzemberg venivano anch' esse rabbiosamente scagliate 
contro il piccolo villaggio, che non voleva darsi vinto a 
si soverchiarne oste nemica. Fu allora che il Giovannetti 
s' indusse a comunicare al generale V assoluta impossibilità 
d'ogni ulteriore resistenza, la presa decisione di ritirarsi. 
Ma, non avendo per anco perduta ogni speranza di soc- 
corso, volle aspettare la risposta. Fu questo assai provvido 
divisamento ; poiché si dovette in gran parte alla prolun- 
gata difesa di Montanara se il nemico indugiò nell' inse- 
guire la colonna di Curtatone, se questa potè riordinarsi 
a Rivalta e ritirarsi senza molestie a Coito. 

Il tenente colonnello Giovannetti aspettò adunque l'as- 
senso del suo generale. E già le forze toscane erano stre- 
mate, mentre parevano moltiplicarsi le file austriache sui 
caduti; già era steso a terra, colpito in fronte, Armando 
Chiavacci, che, generoso, arrivando al campo, aveva scritto : 
" Sono in Montanara, e sto benissimo ; spero di battermi, 



Digitized by 



Google 



19 ntaggio — 230 — 

e allora starò meglio „; già era inerte cadavere Aristide 
Sforzi, diciassettenne, di cui il fratello Temistocle era ca- 
duto primo tra gli scolari e Napoleone stava per essere 
fatto prigioniero; già si contorceva negli spasimi dell'a- 
gonia, colpito al ventre ed alla fronte, il prode maggiore 
Beraudi; già era perito eroicamente il sedicenne Cesare 
TarufB, ed altri molti ; già insomma il suolo era ingombro 
di corpi umani, il tedesco rantolando e spirando presso 
air italiano rantolante e spirante: e la risposta tardava. Chi 
dair alto in quel tratto avesse guardato a Curtatone, v' a- 
vrebbe scorta la calma, la tragica calma d' un campo di 
battaglia pur ora abbandonato; ma la colonna di Monta- 
nara resisteva tuttavia. E resistette per più di mezz' ora 
— oh mezz' ora dagli eterni minuti ! — air impeto del- 
l' intera orda tedesca quel manipolo di soldati mal destri 
e mal muniti, quel manipolo in cui militava, non ultimo 
in valore, il giovinetto sedicenne. 

Ma l'ordine di ritirarsi verso Castellucchio frattanto 
era giunto. Se n' avvidero i soldati, che con una carica 
più micidiale rallentarono ancora l' impeto nemico, mentre 
il Giovannetti ordinava la sua gente in colonna serrata, 
cominciando a retrocedere. Ma una torma nemica, irrom- 
pendo contro i nostri, compromise assai l'ordine loro; poi, 
per i successivi cozzi, per V improvviso sopraggiungere di 
nuove coorti nemiche, sotto la pioggia della mitraglia, 
delle granate, delle palle, i poveri Toscani ed i Napole- 
tani con loro uniti furono sbandati. Molti di essi tuttavia,^ 
sotto gli ordini del colonnello, riuscirono a ricompaginarsi 
alla meglio, e formarono un drappello che s' avvicinò a 
Curtatone. Oltrepassato anch'essi il torrente fatale, venuti 



Digitized by 



Google 



al bivio delle Grazie e Castellucchio, verso Casteliucchìo 
dovettero piegare, per non imbattersi in quella tremenda 
cavalleria ungherese che, spazzato il campo dei loro fra- 
telli, aveva fatto sosta alle Grazie. Altri, in direzione op- 
posta, varcarono V Oglio e toccarono San xMartino. Da 
Castellucchio invece il Giovannetti si portò, col misero 
residuo della sua gente massacrata e dispersa, a Marcaria, 
dove vide finalmente calare il sole di quella eterna gior- 
nata, degna, se altra mai di segnare l'anniversario di Le- 
gnano: di quella giornata eterna, passata tuttavia in un 
attimo, senza cognizione dell' ora. 

Era un bel tramonto di sole. Pareva che l'astro, testi- 
mone quel giorno d' una titanica, lotta, indugiasse ancora 
là, nella festa del rosso e dell'azzurro, a rimirare quei 
campi ; pareva indugiasse a colorare di mistiche e fantastiche 
tinte un drappello di soldati, che, stremati di forze, im- 
brattati d*un fango di polvere e sangue, miravano con 
occhio mesto e stanco alle prime case di Goito. 

II. — Abbiamo cosi assistito alla battaglia, con gli 
occhi stessi, starei per dire, del general comandante, che 
in due suoi opuscoli ce ne ha fatta la descrizione. Ora 
riferiamoci al documento, ascoltiamo il resoconto. 

Indolenzito della persona, lacero e sfigurato, material- 
mente poco meno che moralmente ferito, il duce toscano, 
tra le mani dei chirurgi, dettò il seguente rapporto: 

GoiTO, 25? maggio 1848 (ore 9 di sera). 
Eccellenidy 
In letto, nelle mani dei chirurghi, e partendo il corriere, 
sarò quindi breve e conciso nel seguente rapporto. 



Digitized by 



Google 



15? maggio — 2^ì — 

Alle 9 V2 assali il nemico poderosissimo Cu natone 

e Montanara. Eranvi nel primo luogo, comandati dal colonnello 
Campia, 2202 uomini, 3 cannoni ed i obizzo; nel secondo, 
guidati dal tenente colonnello Giovannetti, 2380 uomini, 3 can- 
noni e I obizzo. Tanto nell'uno che nell'altro luogo gli obìzzi, 
per difetto di carica^ rimasero inservibili, né trassero mai colpo. 
Gli Austriaci invece* avevano gran copia di artiglieria di grosso 
calibro e racchette, con cui e' inondavano di fuoco. 

Malgrado tale e tanta sproporzione di mezzi e di forze, la 
difesa della mia truppa fu eroica, e continuò per 5 ore imper- 
territa. Tre volte gli Austriaci indietreggiarono, e sempre nuove 
e più numerose truppe all'assalto tornarono. 

Quanto con la scarsità immensa di mezzi, poteva operarsi 
per prolungare la difesa e dar tempo di giungere al promesso 
rinforzo^ certamente non fu trascurato. Sparita questa speranza, 
esplose e consumate le munizioni, le polveri ; spezzati dai colpi 
nemici gli affusti, le ruote; perduta la maggior parte dei can- 
nonieri, fu d' uopo provvedere alla ritirata. 

Gli unici uffiziali superiori Campia e Chigi, che in Cur- 
tatone potevano secondarmi in questa bisogna, erano feriti. Solo 
rimasto, cercai procrastinarla per combinarla in modo confa- 
cente all'ordine delle truppe, non abbastanza disciplinate e ben 
poco istruite. Frattanto triplicati e consecutivi messi avevo 
al ten. colonnello Giovannetti spediti, perchè sopra di me 
ripiegasse. 

Sventuratamente quando intesi dar principio alla ritirata, 
civici e soldati, perdendo a un tratto quell'eroico vigore sino 
allora palesato, allo stretto ponte dell'Osone, che ci stava alle 
spalle, affoUaronsi. Fortuna volle che alcuni bravi saldi si man- 
tenessero ai parapetti e sul molino imperterriti, e a gara. Uni- 
versitari e Bersaglieri del prode capitano Vincenzo Malenchini 
persistessero. 

Tristissimo fu questo emergente, tanto più che poco dopo, 
imitati dalla cavalleria, sino allora contegnosa, venne cieca, im- 



Digitized by 



Google 



^9 "faggio — » 2 j j --* 

petuosa e sconsigliata ad investirmi mentre le andava incontro 
per arrestarla e ricondurla . al nemico. 

Stramazzato da essa sul suolo insieme al cavallo, ne fui 
calpestato, ne ebbi infrante due coste e tutto il corpo malconcio. 
Al prode Giuseppe Cipriani/mio aiutante, debbo la salvezza ot- 
nuta, avendomi obbligato a montare il proprio cavallo. 

Sebbene fracassato e indebolito per tutto il corpo, non 
jxensai che al mio dovere, e Dio mi diede forze bastanti per 
raggiungere gli sbandati e mano a mano riunirli. Traversato il 
ponte di Fossanova e distrutto, riunite le quattro compagnie 
Fortini, quella dei cannonieri e il cannone lasciato fra Rivalta 
e Sacca, ne composi la retroguardia. Questa schiera di fronte 
al nemico dettemi agio di raggranellare gli sbandati, ricoipporre 
in ordine ogni singolo corpo e quindi, lentamente e regolar- 
mente proseguire la ritirata per Coito. 

Alla distanza di un miglio da questo paese, nuovo, dispaccio 
del generale Bava imponeva di accamparmi sulle alture di 
Sommensarie. Lo che fu eseguito. 

Deve il nemico avere patiti gravissimi danni nei tre diffe- 
renti attacchi respinti, essendosi visto il terreno coperto di ca- 
daveri e molti feriti asportati. La nostra perdita, per quanto 
resulta dai mancanti alla chiama serale, non ascende, fra moni, 
feriti e prigionieri, che a 257 uomini. 

Moltissimi son quelli che nella pugna gloriosamente si di- 
stinsero. Per ora citerò i colonnelli Campia, Giovannetti, Chigi, 
tutti uffiziali di Stato Maggiore; i capitani Caminati, Vincenzo 
Malenchini, Enrico Mayer, Rodolfo Castinelli, tenente Fortini. 
Non so per anco della colonna di Montanara. Ma voglio 
sperare che se il ten. colonnello Giovannetti ha eseguito i miei 
ordini, la di lui sorte non può essere diversa da quella della 
colonna di Curtatone. 

Quasi sei ore è durata in ambedue i posti l'ostinata e 
sproporzionatissima lotta, ove uno combattè contro dieci. Pagina 
nuova e gloriosa sarà questa per la storia militare italiana. 



Digitized by 



Google 



19 maggio — A^^^ _^ 

Quindi possiam conchiudere come Francesco I dopo la 
battaglia di Pavia: Tutto i pèrduto^ meno r onore! 

Il GCnernle G)mandante l^Armata Toscana 
De Laugier [i]. 

Dettato questo rapporto, il De Laugier indirizzò alle 
truppe il seguente ordine del giorno: 

Compagfii! 

" Eravate quest'oggi tra Curtatone e Montanara 4867 uo- 
** mini e 100 cavalli. Avevate in sostegno sei piccoli cannoni 
*^ e un obusiere. Assaliti da. 35000 Austriaci, spalleggiati da 
" 40 cannoni, per ben sei ore ostinati pugnaste. Le sorti della 
" guerra, che come ogni altro evento del mondo son nelle mani 
" di Dio, non permisero che giungesse lo sperato soccorso anche 
" di qualche cannone per surrogar gli smontati, e pochi can- 
" nonieri per sostituire i morti abbruciati o feriti. Così forse 
" gli Austriaci, anzi che noi, avrebbero volte le spalle. Non li 
" ebbi, e quindi, per non sacrificarvi nell'inutile attesa, mi fu 



(i) Questo rapporto non figura affatto tra i documenti del ministero granducale, 
mentre si legge nella Ga^x^^Ua di Firenze del 31 maggio (e di qui nella Patria del 
1-2 giugno) mutilo e deturpato. Laonde scrisse di suo pugno il De Laugier sulle 
carte ministeriali del R. Ardi, di Stato di Firenze, forse mentre andava consultando 
quei documenti per il suo secondo scritto sul 29 ma;;gio 1848: 

^ Manca il rapporto originate scritto dal generale De Laugier al (Governo la sera 
del 29 da Coito, rapporto che iniieramenle sformato, tarpato^ fu posto sul Sfottitore 
[allora Galena di Firenié], nella tema che ei fosse ampollóso soverchiamente. Cos\ 
a una prevenzione, a un sospetto, si sacrificò una somma gloria del pnese, si susci- 
tarono al disgraziato generale tutte le successive accuse e peripezie, si spaventò la 
Toscana e si attero la storia: mentre quanto era detto in quel rapporto, dettato dal 
generale a Leopoldo Cempini, che lo scriveva, mentre il generale stava sotto le 
operazioni di quattro chirurghi, che a lui ricomponevano le infrante costole e le 
membra tutte ferite e danneggiate e percosse, era l'espressione pura, coscienziosa, 
ristretta del vero. De Laugier ,,. 

Tra le carte suddette figura invece un lungo rapporto posteriore, che riferirò tra 
i documenti dcW Appendice (À). 



Digitized by 



Google 



"forza e prudenza l'indietreggiare. Ignari delle evoluzioni, non 
" usi alla disciplina, e con un solo e stretto ponte pel passaggio, 
" alle spalle, non poteste né sapeste in principio conservare 
" quell'ordine indispensabile in sì difficile frangente. Ma ave- 
" vate per retroguardia l'immensa gloria acquistata, lo spavento 
" incusso ai nemici e l'affettuoso sguardo del vostro capo. 
" Alla sua voce presto vi rannodaste: uniti, compatti ed ono- 
" rati, lentamente giungeste al prefisso destino. Gravi furon le 
" perdite, ma lievi in proporzione della durata della battaglia 
" e dello strabocchevole numero dei nemici. Compresi i morti, 
" feriti e sbandati, la colonna non conta che 460 mancanti. 
" Son quasi certo che molti fra questi trovansi in Castellucchio 
" e presto li rivedremo. Pochi esser devono i prigionieri. Ho 
" pure speranza che la colonna Giovannetti, al quale in tempo 
" inviai successivamente tre messi per ripiegarsi in Castelluc- 
" chio, vi sarà arrivata salva. 

" Napolitani, Toscani! Gloriatevi di questa memorabil 
" giornata! Dalla storia verrà registrata nelle eteme sue pagine 
" come monumento perpetuo del valore italiano. La ritirata 
" che operaste in duemila, imperterriti dinanzi ad un nemico 
" vincitore e possente, è un lustro, è la memoria più splen- 
" dida delle vostre gesta. 

" Tornando in patria potrete individualmente ciascuno ri- 
'' peterc: * Il 29 maggio io pugnai contro sei, e quando dal 
" fato avverso venni costretto di cedere il terreno alla forza 
" soverchiatrice, noi feci che all'ultima estremità, e cosi nobil- 
" mente, ch'essa non osò inseguirmi ,. 

" Onore ai prodi di Curtatone! Onore alle famiglie cui 
" essi appartengono! 



GoiTo, 2^ f^ifggio 184S, 



Il Generale Comandante 
De Laugier „. 



Digitized by 



Google 



1<) maglio — 236 — 

III. — Riguardo alle sorti particolari delle due colonne 
riferirono al generale, come rispettivi comandanti di esse, 
il colonnello Campia ed il tenente colonnello Giovannetti. 

Scrisse per Curtatone il Campia: 

j 
lU/^"^ sig. Generale,' 

Domenica sera il 28 scórso ebbi avviso che 18000 uo- 
mini erano entrati in Mantova, lo che mi fece supporre che 
all'indomani sarei stato attaccdto nel mio campo di Curtatone, 
e, date le opportune disposizic^ni, stabilii, stante le deboli no* 
sire forze, incapaci a resistere all'urto delle prepotenti nemiche, 
di limitarmi a difenderci qu'rfnto era possibile. Venuto il giorno, 
inviai una riconoscenza con órdine di perlustrare colla più 
grande precauzione il terreno è recarmi precise notizie. Rien- 
trata questa sulle 8, m'informava d'avere veduto il nemico 
in forte massa attraversare i campi che appoggiano al lago, 
nel mentre che il comandante del campo di Montanara mi pre- 
veniva che saressimo stati attaccati su tutti i punti. Già prese 
le disposizioni di difesa, aspettai di pie fermo. Battute le io, 
rinimico si presentava fortissimo sulla nostra fronte. 

Alle IO V4 cominciai l'attacco, e, malgrado la spro- 
porzione delle forze ed i fuochi incrociati delle tre batterie ne- 
miche, che con razzi, granate, mitraglia e palle fulminavano il 
campo, si sostenne, come la S. V. sa per avermi onorato dei 
suoi lumi e della sua presenza, pendente più di cinque ore. 

Non essendo di mia competenza il riferirle sulle savie di- 
sposizioni date dalla S. V. dirò solo che il campo non fu 
abbandonato che quando, mancante di munizioni, incendiato 
un cassone, distrutto il parapetto a sinistra, fatte tacere le no- 
stre artiglierie, l'inimico potè sotto la protezione delle sue 
far avanzare le sue colonne, che furono ancora ricevute con 
vivissime fucilate. Finalmente,' sopraffatti dal numero, si dovè 
cedere. E qui con mio sommo dolore debbo dire alla S. V. 
che la nostra ritirata fu disordinatissima, e non l'aria della 



Digitized by 



Google 



li) maggio — 2 57 — 

gloriosa resistenza opposta all' inimico, ma quella prese di 
una disfatta completa, poiché iQipossibile fu a chicchessia ran- 
nodare un solo plotone e salutare d'un ultimo fuoco Tinimico; 
ciò che mi mette nell* impossibilità di precisare le nostre per- 
dite, per essersi alcuni de' nostri sbandati e presa la direzione 
di Castellucchio, invece di quelU delle Grazie. Le più grandi 
però devono essere in feriti rimasti prigionieri per non essere 
stati potuti trasportare in quel trambusto alle ambulanze; i 
morti oserei dire pochissimi in proporzione del fatto; quelle 
dell'inimico devono del certo essere state forti, poiché, cosi a 
noi superiore in numero, poco o quasi nulla perseguitò la no- 
stra ritirata. 

Nel numero di quelli che si sono maggiormente distinti 
io citerò alla S. V. il luogoten. colonnello capo dello Stato 
Maggiore cav. Carlo Corradino Chigi, il quale sempre dove 
maggiore era T attacco si adopròi in ogni senso per sostenere 
ed incoraggiare, sino a che un colpo di mitraglia gli portò via 
la mano destra; il tenente d'artiglieria Niccoli ni, il quale attese 
alla sua batteria, continuameifte battuta dalle nemiche, sinché, 
ferito da un colpo di mitraglia, fu trasportato all' ambulanza ; il 
tenente aiutante di campo Pekliner, che, visto ferito il Nicco- 
lini, si mise spontaneo a comandare la batteria, puntando i 
pezzi, ed in ultimo, presi i soli cavalli che rimanevano, li attaccò 
ad un obice che condusse in salvo; l'artigliere Elbano Gasperi, 
che, abbruciato nelle vestimenta da un cassone di munizioni 
stato incendiato, si strappò la camicia, e quasi nudo si mise 
pendente venti minuti circa a servire solo i tre pezzi; il capi- 
tano della 2* Cacciatori del 2" reggimento Gialdini, il quale 
colla sua compagnia a sinistra nel forte dell'attacco lo sostenne 
vigorosamente, sempre incoraggiando i suoi; il capitano mio 
aiutante di campo sig. Caminati, che pendente quasi quattro 
ore, attraverso la linea dei fuochi nemici, ora rinforzando la 
sinistra, dove fervea l'attacco, ora provvedendo di cartucce e 
cappellozzi chi n' era sprovvisto, ora incoraggiando coli' esem- 
pio, finalmente, già incominciata la ritirata, coll'inimico padrone 



Digitized by 



Google 



29 maggio — 238 — 

della sinistra, si portò sotto la mitraglia alla batteria che rima- 
neva con due soli pezzi, e senza cavalli e senza artiglieri con 
alcuni pochi salvò a braccia i due pezzi coi loro cassoni; il 
])ravo capitano Malenchini, comandante la compagnia dei 
volontarii bersaglieri, che dopo aver sostenuto il fuoco ener- 
gicamente nel cortile dell'Osteria, e perduti molti dei suoi, si 
portò al molino, dove incalzava l'inimico, e lo contenne con quei 
bravi volontarii, superiori ad ogni elogio, sino a prendersi corpo 
a corpo coi Croati, e diede tempo al Caminati di salvare i 
pezzi ed i cassoni ; i due fratelli Cipriani, che impavidi diedero 
.sempre prova di moltissimo valore, adoprandosi energicamente 
a sostenere il coraggio de' combattenti, portandosi ove più 
spessi erano i tiri, ed animando colla voce e coli' esempio : e 
finalmente il tenente Giuseppe, abbruciato in viso e nelle vesti- 
menta dallo scoppio di una granata, si recò alle Grazie e prese 
altre vesti senza neppure medicarsi, ricomparve al campo per 
ricominciare di nuovo. Raccomando poi alla bontà di V. S. 
il dottor Boncinelli pel modo con cui s' occupò, e nei giorni 
prima degli ammalati dell' intero campo, e nel bollore della 
battaglia dei feriti, osservando che fu quasi sempre solo, e che 
già meritò i miei encomii nel glorioso fotto d* armi del 5 3 
stesso mese. 

Ho l'onore di essere della S. V. 111.°»*, col più profondo 
rispetto 

Brescia, il 6 giugno 184S. 

I! Colonnello 

CampIa. 

Il Giovannelti dal canto suo stese subito un primo, 
affrettato rapporto (i), in seguito al quale il generale potè 



(i) Lo riferisco nella sua integrila: 

Bozzolo, jo maggio 1848. 
JU»io Signore^ 

Mi affretto trasmetterle quel qualunque rapporto ch'è possibile dì for- 
mare della giornata di ieri in questo momento. 



Digitized by 



Google 



29 ffMggio 239 

ragguagliare la Toscana sulle sorti della colonna di Mon- 
tanara, i resti della quale s'andavano riunendo a Bozzolo ; 
mentre a conforto del proprio figlio Enrico vergava queste 
poche righe, non indegne d'essere qui riportate: 

Carissimo figlio^ 

Due righe per dirti che dopo sei ore di fuoco il più vivo, 
sempre in mezzo alla moschetteria e alla mitraglia, sono sano 
e salvo per miracolo. Posso assicurarli che non mi sono ri- 
sparmiato per incoraggiare i miei. I militi si sono ricoperti di 
gloria. Essi mi hanno seguitato sempre. 

Finisco per ora. Fra pochi niomenti parto per Coito, punto 
di riunione che ieri non potei effettuare perchè il nemico, forte 
quattro volte più di noi, ci aveva tagliato la ritirata. Senza questo 
sarei andato glorioso della giornata. 

Addio, mio caro Enrico. La nostra perdita non è poca. 

Molti uffiziali mancano, forse prigionieri. Fra questi il Pcsceiti, 

Baldini, Facduell, Seracini, ecc. ecc. 

Tuo aff.™<> padre 

G IO VA N NETTI. 



Il fuoco del campo di Montanara continuò sino alle quattro pomeri- 
diane. A quelPora, vedendo indebolirsi le nostre file e andar sempre cre- 
scendo Tonda nemica, feci battere, secondo Tordine di V. S., la ritirata, 
la quale incominciò benissimo, fredda, ordinata e lenta. Ma non appena 
avemmo passata la porta di Montanara, che ci vedemmo assaliti da una 
grossa colonna nemica, munita di numerosa artiglieria. Allora, mentre io 
mi teneva sulla destra della strada coi napolitani ed i civici, per tentare di 
sfondare il nemico, aveva ordinato al colonnello Pescetti tenersi col suo 
reggimento alla retroguardia e marciare in colonna serrata per sostenere 
Tartiglieria, la quale faceva un forte fuoco. Ma la furia delle palle nemiche 
e della mitraglia fece scompigliare tutti i nostri, che si lanciarono nel campo 
sulla destra della strada. Quivi, mentre essi si spingevano a correre verso 
Curtatone, io li richiamai, tentai rannodarli per fare ulteriore attacco e 
resisten7.a al nemico, che ci circondava da tutte le sponde del campo, e 
per salvare i cannoni, i quali erano stati pure senza mio ordine discesi nel 
campo. Ma riuscendo ^impresa inutile e l*una e 1* altra, fu necessità abban- 
donar i cannoni. Quindi, radunati gli uomini in piccola colonna nella dire- 
zione di destra, si passò il fuoco nemico, che ci sorprese anche in quella 
direzione per due volte, una alla Rocca, Taltra alle Grazie. 



Digitized by 



Google 



29 maggio — 240 — 

Ma dal Giovannetti e il De Laugier e il ministero 
aspettavano un rapporto più esteso e più circostanziato. 

Sollecitato pertanto con apposita ministeriale del 3 
giugno, egli scrisse finalmente: 

Eccellcn:(a ! 

Un rapporto, come poteasi meglio sul momento, fu da 
me rimesso al Generale comandante subito dopo la battaglia 
del 29 maggio a Montanara. Richiesto oggi dì quell'avvenimento 
da V. E., mi è gradito dovere Y obbedire, sebbene neppure 



La cavalleria ungherese, che scopersi suirimboccatura delle Grazie, mi 
costrinse a deviare con altra diagonale a sinistra, per la quale mi con- 
dussi sulla strada maestra ad un miglio di distanza da Castellucchio, e quivi 
arrivato proseguii il viaggio sino a Marcaria, ove mi fermai con i miei 
civici. 11 solo reggimento, ad onta de* miei ordini, passò TOglio e si fermò 
a S. Martino. Corsa poi la voce che ci fosse alle spalle uno squadrone di 
cavalleria nemica, anco i civici se ne andarono avanti, seguendo la Linea, 
ed io sono rimasto la notte a Marcaria colla sola cavalleria. Avevo scrìtto 
al maggiore Ciani che si portasse stamane colla sua truppa là dove io 
era, ma non si ò voluto muovere. Stamani mi sono trasferito qui a Bozzolo, 
dove ho raccolto tutti quei pochi che mi hanno seguito nella ritirata, una 
cinquantina fra tutti, co' qu<ili intendo venirla a raggiungere quando che sia. 
Molti si sono scompiglrati di qua e di là, e singolarmente verso Casalm::g- 
giore e Viadana, dove ho già scritto perchè mi vengano rimandati. Qui ho 
pure la maggior parte delle ambulanze dei feriti che si son potuti salvare. 
La maggior perdita, singolarmente di prigionieri, devVssersi fatta in quello 
scompiglio di fuoco che ci sorprese in ritirata, massime verso le Grazie, 
dove ci sorpresero con inganno, gridando esser dei nostri. Un gruppo, nel 
quale alcuni uflTiziali superiori (e credo Facduell, Saracìni, Del Rosso), si 
fermò in una casa, deciso fortificarsi. Questi probabilmente saranno altret- 
tanti prigionierì. Pare che prigionieri sieno pure rimasti Baldini e Pescetti. 
Di ufTiziali di linea non v'è tri nói che il Ciani, il quale si trattiene alPospe- 
dale, dicendo avere la sciatica. Sto attendendo la risposta da Casalmaggiore 
e Viadana per raggrane1l;frc il più possibile queste truppe disperse. Sarebbe 
vana impresi e senza frutto ch*io volessi presentarle una situazione precisa 
deircffettivo, come delle reali perdite della mia colonna, finché non siasi 
operata una nuova organizzazione. 

Però, nuli' altro avendo da nggiungerle, passo all' onore di dichiararmi 

Suo Devot.»® Serv.« 
Giovannetti. 



Digitized by 



Google 



29 maggio — 24 i — 

adesso io sia nel caso di tesserlo completamente. Il fuoco d'at- 
tacco cominciò su tutta la fronte del campo di Montanara 
circa alle ore io antim. Indi si presentò vivissimo anche sulla 
mia destra, e fu sostenuto, con tal costanza e valore da metter 
giusta superbia, fino alle 4 pom. Io aveva disposto alcune com- 
pagnie di civici e di lìnea nostra e di Napolitani in bersaglieri: 
il resto alle barriere, alla batteria, al centro, sulla destra e alle 
spalle. A mano a mano cambiavansi le compagnie de' bersa- 
glieri per riposarle e per mancanza di munizioni, mentre le 
truppe che stavano nel campo erano in parte difese dai para- 
petti. Quando il nemico si mostrò sulla destra, molte compagnie 
sostennero un fuoco di fila valorosamente, e tutti, ognuno nella 
sua parte, valorosamente comportaronsi. Il terreno fu intera- 
mente ingombro da un numero considerevole di caduti nemici, 
e più volte essi dovettero indietreggiare. Ma oltre le 4 pom. 
i nostri cominciarono a indebolire, mentre cresceva Tonda ne- 
mica. I prodi di Curtatone avevano dovuto ritirarsi, e mi venne, 
non meno di tre quarti d' ora dopo, V ordine di battere a rac- 
colta. I miei se ne accorsero, e volendo nonostante mostrare 
che cederebbero ad un comando del loro generale, non alla 
furia dei barbari, li fulminarono con un fuoco si micidiale, 
che il loro impeto fu visibilmente rintuzzato. I volontarii, da 
cui era occupata tutta la sinistra, dovetti a forza staccarli dai 
parapetti. 

Ordinai tutti gli uomini per plotoni in colonna serrata, 
e conducendo meco T artiglieria, li mossi lento e con ordine, 
a tamburo battente, fiero del sanguefreddo che mantenevano 
tra la pioggia della mitraglia. Lasciai dei bersaglieri alla destra, 
alla sinistra e alle spalle per sostenere la ritirata. 

Ma, passato appena l'arco di Montanara, una grossa colonna 
nemica ci costrinse a sinistra ed a fronte sulla strada di San 
Lorenzo, coir appoggio di numerosa artiglieria. Feci avanzare 
e piazzare i nostri pochi cannoni sulla strada che porta alla 
Santa, e principiai un fuoco di batteria gagliardissimo. Mentre 

16 



Digitized by 



Google 



29 maggio — 242 — 

io mi portava nei campi a destra coi Napoletani ed i civici, 
ordinai al colonnello Pescetti di restare in colonna sulla strada 
per sostenere rartiglieria. Cosi io arrivai molto presso alle co- 
lonne nemiche, le quali cominciarono a piegarsi sotto l'impeto 
dei miei napoletani, e le avrei sicuramente forzate, se fossi stato 
appoggiato dall'infanteria, la quale invece si gettò nei prati a 
destra, dove a mia insaputa furono pure trasportati i cannoni. 

Mi sforzai allora di rannodare gli uomini, formarli in qua- 
drato, e fare ancora una generosa resistenza. Ma il nemico ci 
circondava da ogni lato e ci innondava di palle, di mitraglia, 
di razzi, di bombe e granate, onde la nostra gente piegò sban- 
data nella direzione di Curtatone. Fu dura necessità abbandonare 
i cannoni, non potendo traversar la fossa. 

Bisogna però che io dica che i bravi uffiziali d'artiglieria 
Araldi, Mosci, Agostini fecero ogni sforzo per salvarli, aiutati 
dai volontarii e dai Napoletani, i quali tentarono perfino tra- 
sportarseli sulle braccia. 

La colonna si andava passo passo raccogliendo, quando 
alla Rocca, e poco dopo alle Grazie, il nemico ci sorprese di 
nuovo, adoperando la più vile perfidia, gridando a suon di 
banda, e con la bandiera tricolore spiegata : Viva l'Italia, siamo 
de' vostri, non ci fate male. L' inganno si avvalorava, al solito, 
dalla disgraziatissima somiglianza d'uniforme, tanto che io stesso, 
ordinando di non trar colpo, mi faceva avanti, dove mi aspet- 
tava un fuoco crudelissimo. Una scarica ben diretta di tre o 
quattro nostri plotoni punì il tradimento. Tuttavolta, minacciati 
dalla cavalleria ungherese, che si presentava all' imboccatura 
delle Grazie, dovemmo piegare per una diagonale obliqua a 
sinistra, sino a un miglio di distanza da Castellucchio. Ivi, ri- 
pigliando la via maestra, mi condussi a Marcarla, e mi vi 
fermai coi civici. 

Il primo reggimento, che avea ben tenuto a Montanara la 
destra del campo, non diede ascolto ai miei ordini, e passò 
rOglio per ridursi a S. Martino. Fatale esempio, al quale uni- 



Digitized by 



Google 



252 iuaggto 



— 243 



tasi la voce che la cavalleria ci perseguitava, indusse la più 
parte dei volontarii a valicare il fiume. 

Io rimasi a Marcaria tutta la notte con pochi cacciatori a 
cavallo e pochissimi civici. Scrissi al maggior Ciani (il solo 
che era rimasto d' uffiziali superiori) che V indomani si ricon- 
giungesse a noi. Egli non si mosse, ond'io fui costretto di 
passar TOglio per raggranellare i dispersi e riorganizzarli. A 
Bozzolo non mi trovai che con 500 uomini in lutto. Non tar- 
darono però le nuove che moltissimi erano qua e là dissemi- 
nati, a Casalmaggiore , Gazzuolo , Viadana, e perfino al Po. 
Dovetti mandare molte lettere d'avviso e d'ordine : né contento, 
mi portai in persona a Casalmaggiore per intendermi colle 
autorità locali, onde i restii venissero in ogni modo forzati al 
ritomo. Alfine, dopo molte fatiche e insistenze, ho raccolto 
sotto la mia bandiera 1360 uomini sani. Colà, a Bozzolo, tenni 
guardata la linea dell' Oglio, ritirate le barche sulla sinistra, e 
piazzati molti posti per la sicurezza del luogo : nel che mi ser- 
virono con lode e zelo i cacciatori a cavallo, guidati dal bravo 
tenente Balzani, i Napolitani, e l'aiutante maggiore Malerbì. Da 
Bozzolo il 3 giugno movemmo per venire a raggiungere il 
Quartier Generale. 

Riguardo poi alle perdite fatte, non che ad altri estrinseci, 
cui l'È. V. mi richiama, non mi è possibile soddisfarla colla 
debita precisione, perchè fin ora non mi son stati trasmessi i 
dati indispensabili, che ho più volte richiesti. In generale, credo 
poterle dire che gli uomini mancanti, fra moni, feriti e pri- 
gionieri, o tutt'ora sbandati, ammontano a 800 circa, dei quali 
oltre a 500 sono della linea. La maggior perdita è dei prigio- 
nieri, i quali per la massima parte dovettero soggiacere al loro 
triste destino presso alle Grazie. In quei paraggi molti dei no- 
stri, e tra essi molti uffiziali superiori, si fermarono ad una 
casa, avvisando forse potervisi trattenere sicuri. Probabilmente 
saranno stati altrettanti prigionieri. Manca, e la sua perdita è 
di universale dolore, il bravo e valoroso Beraudi, che dopo di 



Digitized by 



Google 



29 maggio — 244 — 

avere per quasi l'intera battaglia diretti i bersaglieri^ cadde 
gravemente ferito. Mancano i maggiori Pescetii e Baldini, il 
comandante Facdouell, i tenenti Mosell e Araldi, gli aiutanti 
Del Rosso e Baroni, e in tutto della Linea 22 ufEziali. . . . 

Ma poiché non di tutti è ancora certificata la finer cosi nella 
scarsità delle informazioni in cosa tanto delicata io m' astengo dal 
registrare dei nomi. Appena mi sarò congiunto col resto della 
colonna, allora cercherò col sig. Generale d'appurare ogni det- 
taglio su questo soggetto. 

GlOVANNETTI. 

IV. — Cosi i documenti officiali. 

Riferisco ora, come documento privato (riservandomi 
ad aggiungere in Appendice parecchi rapporti officiali par- 
ticolari), l'interessante narrazione che, riferendosi agli avve- 
nimenti di Curtatone e del Battaglione Universitario in 
ispecie, fece, su ricordi, nel 1 890, T avvocato Felice Stocchi, 
allora caporale universitario: 

Io non ho più riveduto quei cari luoghi; quindi ne 

serbo una memoria lontana e confusa come di un sogno. E 
ricordo per altro, che, venuto l'ordine di avanzare, passammo 
di volo il ponte e ci spingemmo alle barricale presso il mo- 
lino. Al nostro arrivo la violenza del fuoco provocò una sosta 
del nemico, il quale però non tardò a tornare più numeroso e 
compatto con Tarme al braccio. Noi, dalle barricale, facemmo 
un fuoco vivissimo e a breve distanza su plotoni intieri di ne- 
mici, e ritenga che non debba esser loro riuscito troppo salu- 
tare. Pur nonostante essi si spinsero fin sotto il muro delle 
barricate, e a me, che mettevo fuori da una feritoia il fucile, 
fu preso per la canna, ed avendo fatto fuoco fu tosto abbando- 
nato. Vicino a me si trovava Zenone Benini, fiorentino, che 



Digitized by 



Google 



ip maggio — ^^ «^ 

tirava fucilate alla cieca, senz'accorgersi che colpiva il pard* 
petto della barricala, con pericolo di chi vi stava accanto: io 
per altro lo richiamai alla ragione amministrandogli un forte 
scapaccione. Ad un tratto, non potendo più adoperare il mio 
fucile che mi abbruciava le mani, lo cambiai con quello di un 
certo Arcangelo Mazzoni di Torrita, che aveva il suo pulito e 
fresco, perchè, avendo perso la testa, non faceva fuoco, sebbene 
esposto al pericolo come gli altri, e lo consigliai ad andarsene, 
una volta che non faceva nulla ; e, a quel che pare, se n'andò 
di fatto, perchè non cadde prigioniero. 

La gravità del momento, forse, aveva fatto perdere il 
sangue freddo anche a me, poiché non avvertii la ritirata, che 
tutti mi asseriscono essere stata battuta due volte, e quindi 
rimasi alle barricate, fintanto che, accortomi che eravamo stati 
quasi circondati, mi decisi ad andarmene. Ma era troppo tardi, 
perchè il nemico ci aveva accerchiato ed ogni via di ritirata 
era impossibile. Fu allora che, volendomi porre in qualche parte 
al coperto, traversai uno spazio aperto per portarmi in una 
stanza a terreno di fronte alle barricate, e nella traversata mi 
furono tirate parecchie fucilate, che mentre mi foravano il ber- 
retto « mi laceravano la montura in più parti, mi lasciarono 
illesa la persona. 

Entrai nella detta stanza e ci trovai molti studenti, dei 
quali tutti non sono in grado di ridire il nome ; ma mi ricordo 
Tarugio Tarugi, Olinto Sani e Temistocle Angelotti, perchè a 
tutti e tre avvennero cose notevoli. Olinto Sani lo liberai 
da certa morte allontanandogli a tempo la test^ dalla bocca di 
un fucile, che da una finestra di fianco lo pigliava di mira a 
due passi appena di distanza. L' Angelotti, giovane appena se- 
dicenne, sulla porta della stanza venne alla baionetta con un 
sergente tedesco e lo uccise, sparando il fucile che aveva ca- 
rico; ma, veduto cadere il sergente, rimase come pietrificato a 
baionetta spianata, senza più vedere quello che gli succedeva 
d*intorno: tanto che rimaneva in detta posizione immobile anco 



Digitized by 



Google 



ip maggio — 24^ — 

mentre un uffiziale sopravvenuto gli ingiungeva di abbassare 
r«rme e stava per vibrargli un colpo al collo. Io, vedendo il 
pericolo deirAngelloiti, ed avendo il fucile carico, senza pen- 
sare alle conseguenze, ratto come un baleno, presi di mira 
TufEzialc, che, colpito in pieno petto, cadde fulminato a terra; 
e solo allora TAngelotti si risvegliò. Poco dopo molti Tedeschi 
invasero la stanza, e ne nacque una confusione di casa del dia- 
volo, e fu in tale confusione che io vidi il Tarugi con un ba- 
stone nella mano schermirsi contro un soldato tedesco che lo 
assaliva a colpi di baionetta. Finalmente, il numero dei nemici 
aumentando, fu giocoforza cedere le armi alle ingiunzioni di un 
uffiziale, che, veduto l'altro uffiziale morto sulla porta, lo rico- 
nobbe per suo fratello e piangendo esclamò: — * Vedete! io 
potrei farvi tutti fucilare. Pure vi perdono sul sangue di mio 
fratello ,. E, vedi fatalità! Affranto dal dolore, non potendosi 
reggere, si appoggiò su di me, che appunto ero quello che gli 
aveva ucciso il fratello. 

Fummo tosto inviati a Mantova, e, passando, vedemmo 
con che numero di nemici l'avevamo da fare, perchè tutta la 
strada da Curtatone a Mantova era stivata di militari in marcia 
verso Curtatone. Arrivati agli Angeli, s'incontrò il generale 
Radetzky con tutto il suo Stato Maggiore, che ci fece delle 
domande, specialmente sul corpo a cui appartenevamo. Là si 
fece una breve sosta, ed io mi trovai presente ad un fatto cosi 
orribile, che mi resterà impresso per tutta la vita. Un volon- 
tario, che, a quanto pare, mi conosceva benissimo, ma del quale 
io non ho mai potuto risovvenirmi il nome, mi chiamò con 
voce lamentevole, quasi morente, e con respirazione tronca ed 
affannosa mi pregò di far sapere alla sua famiglia che egli, 
sentendosi ferito a morte, le inviava l'ultimo pensiero e l'ultimo 
addio. Stavo per dimandargli il suo nome e l'indirizzo della sua 
famiglia, quando delle grida - Vorl tVeg! - seguite da spinte 
ed urtoni, costringevano i prigionieri a muoversi verso Mantova. 
Io, vedendo lo stato miserando del ferito, rimasi finché potei 



Digitized by 



Google 



Ip maggio ^^ ^^^ _^ 

accanto a lui; ma esso non poteva muoversi. Allora un misera-» 
bile di soldato tedesco^ vedendo fermo appoggiato al muro quello, 
lo trafisse con una baionettata. Quello che provassi in quel 
momento non so esprimerlo, ma avrei dato volentieri la vita per 
sbranare quel mostro, e non potei però astenermi dal maltrattarlo. 

Dagli Angioli fummo condotti a Mantova, e là io, con 
diversi altri, fui rinchiuso, prima in una specie di carcere sot- 
terranea, dove fui frugato e mi fu rovisuto il sacco, che avevo 
conservato intatto, e quindi fui condotto in un vasto recinto 
con tettoia da due lati, dove erano pure altri prigionieri. 

Dopo ciò la mia storia particolare si confonde con la storia 
di tutti gli altri prigionieri [i]. 

Riferisco infine due lettere private, riguardante l'una 
gli avvenimenti di Curtatone, T altra gli avvenimenti di 
Montanara. Esse non sono prive di nuovi particolari. Dallo 
stato d'animo dei singoli si può risalire all'ambiente co- 
mune, dai casi d'un solo vengono illuminati i casi di 
tutti (2). 

É la prima d'un milite universitario, del quale la 
Tatria, donde la tolgo, ha il torto di non dare il nome, 
ma che é probabilmente il pratese Carlo Livi, sergente del 
Battaglione Universitario: 

Castiglione delle Stiviere, j giugno. 

Il fuoco era già cominciato da mezz' ora, quando ci venne 
il comando di avanzare verso Curtatone, mezzo miglio distante. 
Fremevamo d' impazienza e di ardore. Ci fecero fare alto a 
mezzo la via; si sentiva la romba delle palle e si vedevano i 



(i) V. Neraccì, op. cit., pagg. 402405. 

(2) Altre due lettere consimili possono vedersi ntW Italia di Pisa (n. del 3 giugno 
1848), ed altre numerosissime ne vennero pubblicate ad ogni tratto. Qualcuna io pub- 
blicai nel mio Un oscuro miìite del secondo Battaglione Fiorentino^ Firenze, 1902. 



Digitized by 



Google 



ip maggio — 248 — 

razzi per aria, che pareva una grandine. Io non mi potevo te- 
nere, e con pochi de' più animosi lasciammo le file, e via a 
corsa verso il campo. 

Arrivammo al ponte di Curtatone; eravamo proprio in 
mezzo alla tempesta : le palle, i razzi, la mitraglia ci fioccavano 
sopra da tutte le pani : era la prima volta che le nostre orec- 
chie si trovavano a queir armonia. Un momento esitammo, ma 
uno di noi, non so chi, gridò avanti: e avanti ci precipitammo 
tutti [1], andando a porci dietro le barricate, mescolati con i 
granatieri e con i voloniarii fiorentini. Nessuno però aveva 
persa l'usata baldanza e la stessa allegria; caricavamo e scari- 
cavamo come se fossimo ad una caccia piacevolissima. Ma la 
campagna dinanzi alle trincee era folta di grano e di alberi: 
tiravamo senza mira. 

Io era accanto al cap. Pilla. Ad un tratto lo sento 

gridare: son morto^ e mi cade a' piedi. Non ti so dire come 
rimanessi: un colpo di mitraglia gli aveva aperto il ventre e 
rotto un braccio; pure continuava a gridare viva V Italia. - Lo 
presi con un altro, e a grande fatica mi riesci di trasportarlo 
indietro. Dopo due minuti era spirato. Allora lo raccomandai 
ad un' ambulanza, e me ne ritornavo alle trincee, quando per 
via trovo il povero Luti ferito nelle gambe, che gemeva, e si 
raccomandava lo togliessimo dal pericolo. Non ne potevo più, 
ma pure mi sforzai a soccorrerlo. Con lui in dosso ripassai il 
ponte a fatica, e a fatica mi riesci adattarlo contro un muric- 
ciuolo, per assicurarlo meglio. 

Ritornai di nuovo alle trincee. La pioggia micidiale cre- 
sceva; si sentivano i gridi feroci degli Ulani e della cavalleria, 
che s'avanzavano a grandi passi. 

Quel che facessi di poi, quel che seguisse, non saprei dir- 



(i) Questo periodo è, quasi identico, in una lettera di Carlo Livi (Ncrucci, op, 
cit., pag. 28S), ciò che, con i seguenti cpisodii, mi fa attribuire al Livi medesimo 
la presente della Faina . 



Digitized by 



Google 



4p maggio — j^^ _^ 

telo. So che non mi ritirai che al secondo suono di tamburo, 
quando tutti i soldati s'erano giù sbandati pei campi. 

Che momenti terribili quelli della ritirata! il pensiero d'una 
fucilata nelle spalle mi faceva più paura di tutte quelle mille 
bombe a cui aveva esposta la faccia 

L'altra lettera, tolta pure alla Palria di quei giorni, 
riguarda Montanara, ed é d'un milite del Beraudi. 

Si gridò air arme e suonò la generale. Schierate 

prontamente dietro alle barricate le compagnie di fanteria che 
erano in Montanara, fummo noi spediti con diverse altre com- 
pagnie in avanti come bersaglieri. Dopo poco cominciò a Cur- 
tatone, alla nostra sinistra, un fuoco spaventoso. Dopo poco 
cominciò alla destra, e noi ci eravamo spinti sempre per i 
campi un miglio in avanti. Alla fine il cannone si fece sentire 
sul centro, ed il nostro rispose. Quindi comparvero i Tedeschi 
davanti a noi, e noi sostenemmo il fuoco intrepidamente, e 
giungemmo fino a tirare sui loro cannoni. Ma essi si spinge- 
vano innanzi baldanzosamente, fidanti nel numero, con baio- 
netta spianala. Noi retrocedemmo facendo sempre fuoco; poi 
ci fermammo, e qui si durò per due ore il fuoco, e ti assi- 
curo che si tirava col sangue . freddo di vecchi soldati. A Cur- 
tatone seguitava sempre il fuoco come prima, sicché non vi 
era direzione ove non si sentisse scariche. 

Qui cominciarono a diradarsi le nostre squadriglie, e molti 
amici e conoscenti mi caddero ai piedi chi morto, chi ferito; 
ma in tali momenti noi sentivamo poco, e quasi ciechi e sordi 
seguitavamo a far fuoco. In questo momento cadde il nostro 
maggiore Beraudi, piemontese. Questo fu per noi un gran colpo. 
11 capitano ci mancava, il tenente cadde ferito, il sottotenente 
parimenti, sicché qualche basso ufiìciale soltanto ci guidava. 

Il fuoco di Curtatone dopo più di j ore era cessato, 

e non si sapeva come spiegarlo. 

Entrati dentro le barricate, fiacchi, colla gola asciutta 



Digitized by 



Google 



come l'esca, e con un solo caffi nello stomaco, ci gettammo 
un ppco a sedere, ma dopo poco, ritirati tutti i nostri, cominciò 
il fuoco alle barricate, e questo fu tremendo per i Tedeschi, 
giacché caddero a righe intere. I cannoni seguitavano a lavorare 
da tutte le parti. Il Giovannetti, nostro colonnello, rimasto 
salvo, si sforzava anche lui di farsi animo, sentiti morti molti 
ufSziali. La ritirata non poteva ordinarla senza staffetta del 
generale, che si trovava a Curt^tone. 

Il fuoco delle nostre barbicate fece ai Tedeschi tanto 
danno e spavento che retrocedettero. Allora noi risortimmo, 
e potemmo riprendere diversi nostri feriti e far diversi prigio- 
nieri. Ma essi eran troppi; si ricacciavano avanti; ed allora 
battè la nostra ritirata. Un brivido corse per le ossa di tutti. 

In questo momento si aveva il fuoco da tutte le parti, 
fuorché da Curtatone. Ci spingemmo, ordinati meglio che si 
potev^i, verso quella parte, protetti da pochi nostri dragoni. 
I cannoni ci seguirono, ma il fuoco cominciò anche da quella 
parte per la strada maestra. Allora ci disordinammo, e si prese 
i campi. Tentanimo difendere la nostra artiglieria; ma indamo: 
la cavalleria ungherese ci inseguiva ; bisognò contentarsi di 
inchiodare qualche pezzo. Qui molti dei nostri caddero, e non 
poterono aver soccorso. 

Non ti posso descrivere in lettera la nostra ritirata, 

quanto fosse disastrosa. Qualunque direzione si prendeva, biso- 
gnava retrocedere per il fuoco che ci si trovava in faccia. Il 
fuoco non era già di moschetto, ma di cannone, di bombe 
e razzi alla congrive^ che scoppiavano in mezzo a noi. Iddio 
propriamente ci fece trovare a caso una direzione in cui non 
si avesse il fuoco di faccia ma solo dalle parti. Si entrò nella 
strada, e, rifiniti coni' eravamo di forze, ci si fece animo fa« 
cendo un ultimo sforzo, e si prosegui la ritirata fin sotto le 
Grazie, ove credevamo di trovare i nostri. Ma questo luogo 
era occupato dal nemico, il quale vedendoci arrivare ci diresse 
moschetteria e mitraglia. Non so come, presa allora la direzione 



Digitized by 



Google 



ìp maggio J-- i^t -*. 

di Castellucchio, non si trovasse di fronte ostacolo; ma eravamo 
sempre inseguiti dalla cavalleria. 

Giungemmo a Castellutchio .... Erano allora all' incirca le 
5 pomeridiane. 

V. — Una notiziuccia in6ne, che, senza assumere la 
responsabilità, tolgo a Luca Giunti, ci servirà di tramite 
ad un breve commento : 

Relazioni sicure dicono che il campo toscano poteva esser 
tutto prigioniero, se non erano gli Ungheresi che gridavano ai 
Toscani fuggissero, non potendo resistere al loro numero, 
avendo essi certa simpatia per i Toscani in memoria di Maria 
Teresa [i]. 

Se adunque si tien conto della posizione e delle con- 
dizioni dell'armata toscana da una parte e della condotta 
del Bava dall'altra, la colonna toscana ju sacrificata sui campi 
lombardi. 

Severo quindi, ma forse non ingiusto commento é 
quello col quale il Giunti postilla nel suo diario la scon- 
fitta dei Toscani: 

Si sono sempre cantate vittorie finché questo corpo respin- 
geva qualche centinaio di Tedeschi che venivano a far delle 
escursioni. La prima volta che sono esciti in buon numero 

per un fatto serio, quei disgraziati sono stati sacrificati Ine- 

scusabile Carlo Alberto, che, dietro gli avvisi, sapeva darsi un 

forte attacco, e vi mandò rinforzi dopo la rotta Laugier non 

è che buon soldato di coraggio, venuto dai tempi napoleonici 
con bassissimo grado di ufficiale, fatto capitano dopo molti 



(i) Tenderebbero a confermare la diceria queste parole dì M. Moschi, rimasto 
prigioniero a Montanara: ** Gli Ungheresi ci ìuinno conservalo ìa vita. I croati si son 
limitati a spogliarci quasi interamente tutti „ (op. cit., pag. 39, da Hall, 17 giugno 1848). 



Digitized by 



Google 



^9 ^g^io — i)i — 

anni dalla restaurazione, e per anzianità, sedendo a redigere un 
povero giornale militare fra noi, e facendo il militare solo 
nelle circostanze di parata, con firmare atti amministrativi. Da 
buon soldato, con pochi comuni, si è battuto come può fare 
un tenente. 

VI. — L'indole dell'opera non mi permette di soffer- 
marmi a dare dei caduti di Curtatone e Montanara le sin- 
gole biografie; né sarebbe d'alcun interesse un meschino 
elenco di essi. Già conosciamo del resto la morte dei prin- 
cipali; e può d'altra parte chi ama averne elenchi o notizie 
biografiche ricercarne altrove (i). 

Ricorderò piuttosto, in ordine ai caduti di Curtatone, 
che tanto il municipio di Brescia (per mezzo del Comitato 
di guerra) come i professori pisani richiesero fossero 
loro consegnati i cadaveri del Pilla e del Montanelli (cre- 
duto morto), affine di dar loro onorevole sepoltura, quello 
nelle arche marmoree riservate ai caduti per la patria in- 
dipendenza, questi nel loro monumentale cimitero. Aggiu- 
dicate ai Pisani quelle spoglie mortali, un protocollo mini- 
steriale ordinò di farne ricerca; ma in margine ad esso é 



(i) V. specialmente M. D'Ayala: Panteon dà martiri della libertà italiana^ 
Torino, 1852 (2* cdiz.), parte 2*; D'Ayala, D'Ancona, Marescoth: thCemorie 
dei Toscani alla guerra del 1848, Firenze, 18) 2; La battaglia di Curtatone e Mon- 
tanara - iSifniorie d'un veterano, SìtnA, 1876; G. Fantoni: Diario dei martiri italiani^ 
Padova, 1885. 

Non dico degli opuscoli popolari, numerosissimi. C*è, ad esempio, perduta tra 
queste carte ministeriali, una lettera, con la quale T editore pratese Cesare Guasti 
richiede il governo di qualche notizia sui caduti, che possa figurare nel suo Calen- 
dario presso qualche ammonimento di morale, d'igiene, d'economia ai viventi ( ** Buono 
il precetto in questi tempi I „ - ha postillato ad economia un tale, forse un sonnac- 
chioso impiegato del Granduca). Ma il governo non fu prodigo né esatto nelle no- 
tizie, per quanto solenne fosse il monito del postulante: *' Cos) la loro ricordanza 
non andrà priva 'di questo monumento, che» assumendo carattere di storia, sarà 
meno superbo e costoso, ma più glorioso e durevol d*un marmo „. 



Digitized by 



Google 



29 maggio — 253 — 

apposta in lapis^ la postilla : Monlanelli vive. Impossibile rin- 
tracciar le spoglie del Pilla tra le baracche bruciate. 

VII. — A Firenze giunsero {131 le prime voci del- 
l'immane disastro. Le famigli^ dei soldati ed il governo 
ne rimasero costernati. Fu subito disposto che partissero 
per la Lombardia due compagnie carabinieri, una di linea 
e trecento volontarii. 

Il lutto e la costernazione tuttavia scemarono alquanto 
e quasi si mutarono in gaudio il di appresso, quando, sul 
far della sera, si sparse la nuova d'una sconfitta degli Au- 
striaci a Coito e della presa di Peschiera. Risuonarono gli 
evviva, e la folla acclamò l'inviato di Carlo Alberto, mar- 
chese Pes di Villamarina, nel mentre appunto che i Milanesi 
acclamavano, per la difesa del 29, l'inviato toscano, professor 
Carlo Matteucci. E nella notte per le vie echeggiarono di 
nuovo vigore gli inni patriottici, ed al Teatro Nuovo risuo- 
narono furenti di rivendicazione le note del Guglielmo Teli. 

Confermate che furono la mattina seguente le buone 
novelle, si cantò alla iMetropolitana un solenne Tedeum, 
presenti il Granduca ed il governo ; risuonarono salve di 
artiglieria, mentre la dimane, in quel rapido succedersi di 
pubblici dolori e di gioie, d'esequie e di trionfi, dopo quel- 
l'impeto d'esultanza, si ripensò ai caduti di Curtatonc e di 
Montanara, e per le spoglie e severe navate di Santa Maria 
del Fiore si diffuse il mesto inno funebre, a ricercare ogni 
più recondita arcata; e le faci tremolanti del feretro getta- 
rono rossastri bagliori nelle ombre misteriose della secolare 
cattedrale, risvegliandovi forse sopiti spiriti d'antichi, che 
da più secoli non udivano una voce veramente italiana. 



Digitized by 



Google 



29 maggio — 254 — 

Chi assistette alla mesta funzione osservò che il sole, 
velato in sul principio quasi in segno di lutto, si sprigionò 
d'un tratto dai veli, rifulse splendido, penetrò nella chiesa 
ed investi il feretro d'un torrente di raggi, quasi a vatici- 
nare la vita e il tripudio italiano sul simbolo stesso della 
morte e del dolore. 



-r*i 



Digitized by 



Google 



EJ J HiS-^^HHHHHHH ^ 



VII. 

La ritirata dei Toscani 



I. — Lasciammo la decimata colonna di Curtatone, 
avviata, sul cadere del 29 maggio, a Coito. 

A Sacca soltanto essa potè riordinarsi alla meglio, e, 
bruciato il ponte, compi la sua prima retrocessione di circa 
otto miglia, comparendo, com'ebbe a dire il De Laugier, 
con ordine meraglioso e severo dinanzi all'unico reggimento 
di cavalleria piemontese inviato a Coito, sulle cui alture 
se ne stava placidamente accampato. 

Anche a Coito una missiva del solito Bava, cui ben 
a ragione il Le Masson, autore che, sotto il pseudonimo 
di Cm5/o^(7, più oltre avrò a citare, chiamò risoluto e saffi- 
cientemente esperio, ma mancante di elevatela nelle viste, 
avrebbe posto a dura prova la pazienza del generale suo 
dipendente, se questi dall'esperienza non fosse stato am- 
maestrato ad agire un poco più di sua testa. Egli la lesse 
al chiaro della luna, ruminando forse tra sé quelle ragioni 
che nella sua opera del '70 si tramutarono in un diluvio 
di punti esclamativi ed interrogativi (i). 



(i) Voi. II, pag. 236 e segg. 



Digitized by 



Google 



29 maggio — 256 — 

Il foglio, che avrebbe dovuto pervenirgli sul campo 
di battaglia, diceva: 

Volta, addi 2^ f^^ffggio 184S. 
Quartiere Generale del i.^ Corpo d'Armala. 

Di ritorno al mio Quartier Generale ini affretto di ripetere 
alla S. V. che quando si trovi a fronte forze tali da non 
potervi resistere, scaglionate indietro le sue truppe, potrà ripie- 
gare in buon ordine militare verso Coito, sulla dritta del pa- 
lazzo Sommcrsani, dove si trova un reggimento di cavalleria 
ed una compagnia di bersaglieri, per sussidiare il sig. colonnello 
Rodriguez nella importante difesa di quella città. 

Nella notte giungeranno pure ivi altri reggimenti di caval- 
leria; chò se le circostanze improvvisamente esigessero che si 
proceda oltre in ritirata. Ella lo farà, protetto così da tutta la 
suddetta cavalleria, e si condurrà in questo luogo, dove il mio 
Corpo d'Armata verrà nella prossima notte a prender posizione. 

Confidando, intieramente nella di Lei intelligenza e bravura 
ho l'onore di esternarle i sensi della perfetta mia considerazione. 
Il Ten. Generale Com. il i.® Corpo d*Armata. 

P. S. Viene di giungere il suo aiutante di campo sig. Guido 
Mannelli-Riccardi, ma non può ritornare col presente, che spe- 
disco per mezzo di un'ordinanza, avendo il suo cavallo estre- 
mamente malato [i]. 

Presa, per salire sulle alture di Sommensaria, una ri- 
pidissima accorciatoia, quando già era tramontata la luna^ 
nel tenebrore della notte si scompigliò l'affranta colonna, 
6nché sulla vetta s' attendò alla meglio, presso il piccolo 
presidio di cavalleggeri toscani e di bersaglieri napoletani ; 



(i) Il Mannelli, spedito dal campo di Curtatone a sollecitare il soccorso piemon- 
tese, in poco più d'un ora era giunto a Coito, donde, non trovando il Bava, aveva 
proseguito per Volt<». Qui gli cadde morto per la stanchezza il cavallo. 



Digitized by 



Google 



so maggio 



— 257 — 



mentre il generale, nelle mani dei chirurgi, dettava, come 
vedemmo, il primo, succinto rapporto del doloroso avve- 
nimento. Così rispose il ministro Corsini: 

Li ji maggio 1S48. 

Per ristorare le perdite del nostro Corpo d'Armata, di 
cui V. S. mi dà l'annunzio, ed onde l'animo nostro è restato 
percosso da un vivo dolore, metto a di Lei cognizione che 
tosto partirà di qua pel campo una compagnia d'artiglieria con 
quant'aliro possa pel momento inviarsi. 

In breve oltre quattrocento uomini di fanteria si mette- 
ranno in marcia, ed io fo forza dì vele onde il Granducato 
contrapponga ai recenti danni nuovi sussidii, a ciò stimolato e 
da tutto il ministero e dal nostro amato sovrano, che la sorte 
delle sue truppe e milizie caldamente le raccomanda. Ella si 
ponga pari alle circostanze, e avendo per compagna la pru- 
denza, deferendo sempre dai consigli del general piemontese, 
mostri la faccia alla fortuna. 

Ella enumeri subito ì bisogni dell'esercito, e vi sarà prov- 
visto senza indugio. Non manchi di dare un preciso ragguaglio 
delle perdite che debbonsi attualmente compiangere. 

IL — 11 30 maggio venne ordine dal comando pie- 
montese di recarsi a Guidizzolo, e proseguire, per Casti- 
glione delle vStiviere e Monlechiaro, sino a Brescia. 

Ed erano appunto i Toscani a Guidizzolo, quando, 
nel pomeriggio del 30, cominciò a Coito la battaglia, o me- 
glio continuò l'attacco austriaco, poiché quella del di innanzi 
non era stata che una prima mossa, meno agevole che non 
sembrasse, d' un vasto disegno del Radetzki. Si che la 
strenua resistenza dei Toscani preparò la vittoria dei Piemon- 
tesi. I quali invero ebbero a Coito una splendida vittoria, 

17 



Digitized by 



Google 



so mastio — 258 — 

male utilizzata tuttavia, come al solito, da Carlo Alberto, 
cui un poco di pioggia bastò a far sospendere ogni piano. 
Sul fatto d'armi di Coito, in relazione alla storia no- 
stra, é degna di nota questa lettera delPuffiziale piemontese 
Bartolomei al ministro Corsini: 

GoiTo, ji tnaggio 1S48. 
Eccelleniiij 

Rapporti ufficiali debbono aver informata TE. V. della 
dolorosa giornata del 29 e delle tristi conseguenze per l'ar- 
naata toscana, il di cui coraggio e fermezza, sostenendo per 
oltre 5 ore il fuoco contro un nemico tanto più potente di 
numero e di mezzi di offesa, merita sempre onorevole men- 
zione. Credo più utile dar conto della successiva giornata, nella 
quale, dopo la nostra ritirata a Coito (parlo della colonna di 
Curtatonc e delle Crazie), venne di buon mattino dato ordine 
dal general Bava di proseguirla fino a Castiglione delle Stiviere, 
lasciando in Coito la medesima guarnigione napoletana, T arti- 
glieria e poche altre forze. 

Credei necessario raggiungere allora il generale Bava a 
Volta Mantovana, e fui ben fortunato di incontrarlo lungo la 
via con numeroso seguito di forze militari (circa 12.000 uomini). 
Mi ci presentai, e onorevolmente accolto retrocedei seco lui 
fino a Coito, assistendo ed eseguendo sotto i suoi ordini varie 
disposizioni, onde poter sostenere. un attacco che gli Austriaci, 
in serrata colonna e in numero assai imponente, sembravano 
volere iniziare, con intenzione forse di rendersi padroni del 
paese. 

Verso le ore 2 pom. cominciò il fuoco fra le due ar- 
mate Un fuoco vivo e crescente, e l'azione delle artiglierie 

che sempre invigorivano di forza, resero l'attacco una vera e 
propria battaglia, nella quale il prode esercito piemontese, 
acquistando vantaggiosi resultati sul rapporto della posizione. 



Digitized by 



Google 



jo tnaggio — 259 — 

Sgominò il nemico, che lasciò sul campo gran numero di 
morti e feriti, e, disperso in bande divise, si accrebbe talmente 
il numero dei fuggenti, che in Mantova crederono necessario 
chiudere le porte della città onde avere mezzi più efficaci per 
respingerli al campo. 

Contentissimo di avere potuto di persona assistere ad un 

fatto tanto onorevole per le armi italiane, e che può avere non 
lieve influenza sopra quelli futuri della guerra, lo fui ancora 
maggiormente per avere avuta subita occasione di prestare ser- 
vizio agli ordini del general Bava, non che in parte a quelli 
dello stesso re Carlo Alberto, che assistè di persona al com- 
battimento. Il Duca di Savoia pure vi assistè, e ne venne leg- 
germente ferito. La giornata poi si compiè fra gli evviva i più 
clamorosi, perchè doppiamente ne riusciva imponente l'esito, 
venendo dal Re stesso annunziata la resa di Peschiera. 

In questa mattina, sebbene si ritenesse che gli Austriaci, 
riannodatisi e trincerati fra Sacca e Rivalta, desiderassero pro- 
varsi di bel nuovo con le armi italiane, inutile è riuscito ogni 
preso provvedimento, perchè d'assai ne aveva il nemico a ri- 
mettersi dagli scompigli della decorsa giornata, ed oggi il fuoco 
ha interamente taciuto. 

G. Bartolomei. 

Sopraggiunse adunque a duplicare la gioia l'annunzio 
della capitolazione di Peschiera. Quivi il re piemontese 
fece, il primo di giugno, il suo ingresso trionfale, mentre 
gli Austriaci, occupata per qualche giorno la campagna che 
é tra Coito e Mantova, si ritiravano poi nuovamente a 
Mantova, preparandovi quel piano col quale dovevano sgom- 
berare da Vicenza le truppe pontificie, impegnandole, come 
di consueto, a non più combattere per tre mesi. 

^ Gli otto giorni che corrono dal 27 maggio al 4 giugno 



Digitized by 



Google 



3t f"^SS^'o — 260 — 

sarebbero costati all' Austria, secondo taluno, più di scimila 
uomini tra morti, feriti, prigionieri e disertori. 

Ritiratosi il nemico, i nostri poterono riprendere il 
terreno perduto; ma in quei pìccoli e sfortunati villaggi 
non trovarono che desolazione e morte. I pochi superstiti 
si stavano come istupiditi dal terrore (i). 

Tuttavia, se la vittoria di Coito, la presa di Peschiera 
e poi di Rivoli, sembravano inauditi trionfi ed affascinavano 
ogni mente italiana, le sorti d' Italia stavano per precipitare, 
gettate al precipizio dalle preponderanti forze nemiche, se- 
condate anzi che debilitate dall'inesperienza del re piemon- 
tese e dal dissolvimento dell'esercito italiano. 

III. — Ben poco sapeva il duce toscano della bat- 
taglia di Coito, allorché scrisse al suo governo: 

Quartier Generale a Guidizzolo, li ji maggio 1S48. 

Al seguito di un ordine di S. M. il re Carlo Alberto do- 
vctii lasciare Coito, trasferendomi in questo luogo, ove mi 
si assicurava esservi la maggior sicurezza, quando con gran mia 
sorpresa ieri fui avvertito essere a Castel Goffredo e Cesarano 
i Tedeschi, i quali avevano già avuto un incontro con la truppa 
sarda, la quale li aveva bravamente respinti. Non ostante la mia 
grave indisposizione, che mi ritiene in letto, fui sollecito di dare 
i miei ordini, onde garantirmi da qualunque colpo di mano. 

Ho avuto nuove, se saranno vere, della colonna del ten. 
colonnello Giovannetti, a cui ho spediti diversi messaggi, e 



(i) Racconta Taulore dcW Histoire de Vinsurrection et de la campagne d* Italie en 
1S4S (Turili, 1850) che, avendo Carlo Alberto manifestato il desiderio di visitare 
il santuario delle Grazie, non ci fu mezzo di averne le chiavi. In seguito soltanto 
si sarebbe divulgata la notizia che, non ignari i paesani, stava colà racchiuso un 
centinaio di feriti austriaci, ripresi poi dai loro co iipagni dopo la partenza dei Piemontesi, 



Digitized by 



Google 



j/ maggio ' — 2^1 — ^ 

secondo queste relazioni i danni da essi sofferti sarebbero di- 
sgraziatamente assai maggiori di quelli che dovè tollerare la 
colonna a cui presiedevo: che abbiano perduto i loro quattro 
cannoni e per due terzi della lor gente. V. E. non dimenti- 
cherà che quante volte ebbi T onore di vederla durante la sua 
breve dimora fra noi io non mancai mai di avvertirla essere 
la posizione di Montanara azzardatissima, e che presto o tardi 
avrebbono pagato il fio di non avere solidamente Borgoforte 
occupato. Por nostra disavventura si è avverato il prognostico. 
Nelle segreterie dei Governi Provvisori di Modena e Parma di 
questo general comando debbono esistere varie lettere parti- 
colari più volte dirette al ten. general Ferrari ed altri, che 
tutte attestano avere io sempre ma infruttuosamente insistito ed 
implorato questo provvedimento. 

D'avermi abbandonato cosi lungi da ogni soccorso, il dover 
fare una ritirata dopo un lungo e feroce combattimento contro' 
forze infinitamente superiori alle mie, e senza trovare verun 
aiuto lungo una via di nove in dieci miglia, è prodigio se ho 
ricondotto in salvo quasi tutta la mia colonna. 

Il ten. colonnello Giovannetti, totalmente scoperto su tutti 
i suoi lati, dovca subire necessariamente il disgraziato frangente. 

De Laugier. 

Intanto, come é detto in questa lettera, il De Laugier 
seppe d'una colonna nemica, che, intercisa dal grosso del- 
Tesercito, occupava le vicinanze. All'alba del 31 il mu- 
nicipio di Guidizzolo era accorso a lui, scongiurandolo di 
salvaguardare il paese da un imminente arrivo dei Tedeschi. 
Il generale si fece a rassicurarli, opinando si trattasse di 
milizie fuggiasche; ma il sopraggiungere d'un esploratore 
assai allarmato lo fece balzare di letto (svellendosi - egli 
ricorda - le sanguisughe). 

Ben quattro messaggi furono allora spediti al Bava 



Digitized by 



Google 



dal De Laugier, il quale fu dal generale piemontese trattato 
da visionario. Ma, reputando il De Laugier agevole impresa 
Tassoggettare una colonna intercisa, non volle lasciarsi sfug- 
gire tal preda, e, bramando d'altra parte sodisfare ad un 
debito di gratitudine verso il suo salvatore di Curtatone, 
affidò di fratello di lui Leonetto il mandato di intimare 
la resa (i). 

Recossi il Cipriani al campo nemico, e fu ammesso 
alla presenza del generele D' Aspern. Se non che, levate 
le tende, il messo toscano fu, contro ogni diritto di guerra, 
trattenuto in prigione come spia e minacciato perfino di 
fucilazione (2). 

Più precisi e più curiosi particolari ci dà in ordine a 
ciò un'altra lettera del Bartolomei: 

GoiTo, I** giugno 1848. 
Eccelìen:(ay 

Nello scorso giorno , verso le ore 4 pom. , informato 
il generale De Laugier in Guidizzolo che un corpo d'Armata 
Austriaca erasi avanzato contro Cesarano, mandò come parla- 
mentario Leonetto Cipriani, con istruzioni dirette a persuadere 
il nemico ad arrendersi, ed evitare la effusione del sangue. 



(i) Leonetto Cipriani, colui che nel settembre del '48 fu dal ministero Cappotti 
inviato, con poteri dittatoriali, a sedare i tumulti di Livorno; ove diportossi tanto 
ferocemente, che poterono, per reazione, Guerrazzi e Montanelli prendere il posto 
di coloro che, al dire del Ridolfì stesso, si ritiravano dinanii ai sibili della pubblica 
riprovazione, 

(2) Osserva il Bava nella sua Relazione delle operazioni militari dirette dal gen. 'Bava^ 
Comand, il /. Corpo d* Armata in Lombardia nel 1848 (Torino, 1848) che il Cipriani 
non aveva osservate le formalità d'uso; ma una lettera inedita, che ora vedremo, 
del Bartolomei, afferma il contrario; e il De Laugier nei suoi Succinti Ricordi (Voi. Il, 
P^g* 253) osserva, tra Taltro, che '* alla mancanza della trombetta L. Cipriani vi 
suppH sventolando bianco lino ,,. 



Digitized by 



Google 



)t maggio — 2^3 — 

perchè attaccato di fronte dai Toscani e dall'armata piemontese 
alle spalle. 

Si presentò il Cipriani agli avamposti, e, adempite le for- 
malità di guèrra, venne condotto bendato, con «Innuizione della 
scorta che lo aveva accompagnato, che fra due ore sarebbe 
stato di ritorno; ma la promessa non fu attesa. 

Sebbene si ignori la causa di un atto che è contrario a 
tutti gli usi della guerra, vi è luogo di dubitare che la man- 
canza sul Cipriani di carte autentiche, che giustificassero la sua 
missione, per la quale aveva precise istruzioni, possano avere 
suggerita questa misura. Siamo nella fiducia che i reclami avan- 
zati presso il generale Bava, il ministro della guerra Franzini 
e presso lo stesso signor comm. Martini, incaricato toscano, 
possano portare la immediata liberazione. Non ostante, cono- 
scendo la somma importanza della raccomandazione e patrocinio 
della E. V. in cosa di tanto momento, in nome ancora del 
fratello Giuseppe Cipriani, io la invoco onde al più presto sia 
fatto diritto contro un atto che più oltre sostenuto diverrebbe 
degno della più inaudita barbarie. 

Ho l'onore di dichiararmi con distinto ossequio 
Di V. E. Dev."« Obbl.«o Serv.« 

G. Bartolomei. 

Rivoltosi infatti direttamente al maresciallo Radetzki, 
il ministro Franzini ottenne la liberazione del Cipriani. 

IV. — Alle replicate preghiere mossegli dal De Laugier 
di secondarlo nel suo piano, il Bava rispose intimando ai 
Toscani di proseguire la loro ritirata verso Montechiaro. 
Ma quando quelli si furono incamminati, ed ebbero per- 
corso sei miglia, un generale piemontese li raggiunge al 
galoppo, recando il contrordine di non partire da Guidizzolo 
e di mandare ad effetto il disegno del generale toscano. 



Digitized by 



Google. 



1^-2 giugno ■ _ 264. — 

Era troppo tardi oramai, e, sotto la pioggia dirotta, i To- 
scani proseguirono verso Castiglione delle Stiviere, quivi 
precedendoli, in vettura col suo segretario Enrico Mayer, 
il loro duce. 

Il 1° giugno pertanto la nostra colonna giunse a Ca- 
stiglione. Non vi passò che qualche ora, ma il De Laugier 
trovò modo non di meno di recitare una di quelle sue 
maestose orazioni, che - egli dice - gli suscitavano intorno 
l'entusiasmo. Usciva di chiesa con le sue truppe, e trovandosi 
alquanto in alto sui gradini della porta, gli parve quella un'ot- 
tima occasione per un discorso. *' Non ebbi mai si sten- 
torea la voce „ egli dice " mai la parola si facile e 
pronta (1) „. Gli applausi furono strepitosi; ci furono per- 
sino dei baci, e lungo il cammino, se stiamo a lui, quei 
bravi giovani gli rivolgevano affettuose parole e baci ogni- 
qualvolta ei s'appressava ad essi, e gridavano a perdita di 
fiato viva il nostro generale! 

Il 2 giugno i superstiti di Curlatone giunsero a Mon- 
techiaro, ove molti uffìziali poterono finalmente stendere 
il loro rapporto del 29 maggio. 

Quivi il De Laugier ebbe le prime sicure e dirette 
notizie del Giovannetti e delle sue genti. Molti soldati nella 
scomposta fuga s' erano portati fin oltre il Po, e quegli 
aveva dovuto trattarli da disertori. Altri tornavano ad ogni 
tratto a lui, che teneva quartiere in Bozzolo con un mi- 
gliaio d'uomini. Raccolti e ordinati i superstiti, egli avrebbe 



(i) Conseguenze del dire retorico: il 1$ luglio, al campo di Valleggio, a mensa 
reale, Carlo Alberto invita il De Laugier a narrare la battaglia del 29, e questi 
accetta di buon grado Tinvito. " Credo in mia vita „ assicura poi nel '70 (Concisi 
Ricordi^ voi. II, pag. 264) ** mai aver avuta la parola si facile, pronta ed ardita „. 



Digitized by 



Google 



2 giuofio _ 2^5 — i 

raggiunto il generale. " Ma „ osservava " il disordine é 
grande, perché molti con abuso irrtperdonabilc, oltre avere 
abbandonato i sacchi, scarpe e bussettoni, hanno venduto 
i loro fucih' „. 

Apprese tali notizie, il De Laugier scrisse, tra l'altro, 
a Firenze (xMontechiaro, 2 giugno): 

Ho il rammarico di annunziare a V. E. che alcuni indi- 
vidui appartenenti alle truppe di Linea senza ordine hanno 
passato il Po. Sono stati intimati di raggiungere il loro corpo, 
e qualora ricusassero di tornare, è stato opportunamente scritto 
alle autoriti locali onde siano trattenuti come disertori. 

Al Giovannetti poi rispose confidenzialmente: 

Caro Giovannetti, 

Ho udito dalla grata tua del i** corrente, non senza sor- 
presa e dolore, il disordine, lo scoramento e le avverse dispo- 
sizioni delle reliquie della tua colonna. È inconcepibile e penoso 
ad un tempo che uomini, i quali durante sei ore spiegarono 
così straordinario valore, sieno ad un tratto caduti si basso ! Di' 
loro che da ogni parte echeggiano encomi alla condotta che 
tennero il 29; attenderli Brescia con ingresso trionfiile; aver 
chiesto le ceneri di Pilla e Montanelli per deporle nel suo 
Panteon; necessitar dunque che specialmente adesso mostrinsi 
assai più contegnosi, fermi, ordinati e disciplinati che mai. 
È egli questo il momento da intiepidire nella patria difesa? 
di far credere all'universale che il loro patrio entusiasmo fu un 
fuoco fatuo, dileguandosi al primo soffio di vento avverso? 
Sieno uomini di carattere; serva loro la ricevuta lezione per 
apprendere che la disciplina è base capitale per vincere. Stu- 
dinsi d'acquistarla. Congiunta al loro individuale valore, diver- 
ranno invincibili. Provarono col fatto di sprezzare la morte, ed 



Digitized by 



Google 



1 giugno 266 

essa infatti fugge dai bravi ed abbraccia i codardi. Più presto 
o più tardi ogni uomo deve morire. Se sono cristiani, non 
denno ignorare che i nostri di son contati, e che fu posto lanCoìio 
nella nostra ampolla quanto che basti per giungere al dì da Dio 
destinato. Ora, in campo o nel seno della famiglia, si muore 
ugualmente. Ma avvi confrotito fra la perdita della vita con 
gloria e in difesa della propria patria, colla morte volgare del 
neghittoso, dell'uomo che fu pianta parassita durante la vita? 
Napoleone, Murar, Ney e mille e mille altri affrontarono ardi- 
tamente, in cento battaglie, anche temerariamente la morte, e 
non perirono; perchè? perchè il loro giorno non era ancor 
giunto, perchè eran destinati ad offrire all' umanità ulteriori 
lezioni. Insomma, ci si chiami pur fatalisti, ma è mercè questa 
filosofia militare che gli eserciti Napoleonici conquistarono 
r Europa; e noi italiani, femminilmente educati, abbiamo d'uopo 
di radicarcela in cuore, se vogliamo spezzare le nostre catene. 
Sveglinsi pertanto i nostri soldati con sfroili sentimenti, si 
educhino insensibilmente alla disciplina, e sforzeremo la sorte 
a cangiar in trionfi i nostri piccoli rovesci fin qui incontrati. 
L'impresa è difficile, dovendosi lottare contro le molli abitudini 
e la triste educazione dei secoli; ma tutto riesce a chi vuol 
fermamente. Non ignoro le odiosità, i reclami, le critiche che 
incontreremo. E che importa? Verrà il giorno in cui saremo 
dalla posterità benedetti. Diamoci tutti la mano alla sant'opra, 
sprezziamo le ciarle dei poltroni, dei retrogradi, degl' invidiosi, 
e unicamente si pensi al vantaggio della patria comune e del 
Sovrano, 

Calcola bene la via e l'opportunità per venire a raggiun- 
gerci. La strada di Castel Goffredo sembra esser dal ne- 
mico attualmente occupata, lo che non so comprendere, dopo 
la vittoria di Coito. Se il 31 decorso avessi ottenuto la sorte 
d'esser ascoltato, forse ciò non sarebbe. E ti accerto che tal 
era l'entusiasmo di questi miei, alla concetta speranza di ven- 
dicarsi del 29, che non dubitava punto non combattessero collo 



Digitized by 



Google 



} g'-H^o -fc- 267 — 

stesso valore da essi spiegato in quel giorno. Il timore di far 
male è il peggior nemico che abbia un generale alla gloria. 
Addio. Anela di presto riabbracciarti il tuo 

aff."*<* amico 
Cesare. 

MONTECHIARO, 2 gùlgno 1848. 

V. — Del 3 giugno é questa officiale del duce to- 
scano, della quale assai arduo sarebbe ricercare il vero fine : 
nella quale io non so discernere se predomini lo studio di 
fare apparire meno ignominiosa quella resistenza che i 
posteri dissero eroica, o di scansare le accuse che il co- 
mandante temeva gli venissero lanciate, ritirandosi in di- 
sparte, in guisa che quelle andassero a colpire la persona 
del general Bava (i). È fuor di dubbio ad ogni modo che 
questa officiale, per quanto prezioso documento a riguardo 
delle responsabilità del De Laugicr e del Bava, non mi 
farà ora tornare sopra un quesito che per conto mio già 
risolsi in modo più favorevole al De Laugier che al Bava; 
come certo é d'altra parte che questa officiale, della quale 
certe espressioni sottolineate profanavano Vqfficialilà, pro- 
cacciò al generale toscano ministeriali rimproveri d'irrive- 
renza verso i superiori. 



(i) A propria giustificazione aveva già scritto il De Laugier (t.<^ giugno): 

>< Per quanto io sotto ben cattivi auspici abbia assunto il comando delle truppe 
toscane, pure sono tranquillo in coscienza e davanti a Dio ed a tutti gli uomini di 
buona fede che mi circondano, essendo stati testimoni se tutto quanto potea dipen- 
dere dalla mia debole capacità è stato operato, onde poter dire come Francesco 1: 
Tutto è perduto fuori che P onore J „ 

Un* autodifesa è pure V officiale senza data, scritta intorno al 7 giugno, della 
quale non riferisco che la chiusa: 

^^ Quindi l'onore delle armi fu salvo interamente, e le conseguenze resultanti 
sono le più naturali e meno nocue che potessero emergere da un conflitto così lungo 
e accanito ,,. 



Digitized by 



Google 



Notevole é infine quetìÉa lettera, perché in essa si 
scorge un primo cenno officiale di quella indisciplinatezza 
che minava fin dalla base Tarmata toscana, di quella indi- 
sciplinjitezza che determinò tanti volontarii al ritorno, di 
quella indisciplinatezza, che,^ non domata dalla vita di quar- 
tiere, sarà d'ora innanzi il più gravoso pensiero, la più pe- 
nosa preoccupazione del comando e del governo toscano. 

Quarlier Generale in Montechiaro, li j giugno 1S4S. 

La sorte delle armi è giornaliera. Quando il soldato ha la 
coscienza di avere sino in fondo compiuto il proprio dovere, 
quando contro masse immensamente soverchianti picciol drap- 
pello ha per 6 ore combattuto senza perdere terreno, in atten- 
:(ione di promesso soccorso^ e che finalmente, privo di mezzi 
difensivi e di speme, ritirasi, son ben rare le truppe che un 
poco scompiglìatamente noi facciano, e che sopraiutto azione 
così brillante non comprino a caro prezzo. 

Se io mi sia posto al pari delle circostanze, se abbia mo- 
strato e mostri la faccia alla fortuna, se con sangue freddo 
e prudenza abbia agito, può attestarlo Tarmata tutta ed il 
fatto di avere con ordine e decoro essa ricondotta in Coito, 
menomata unicamente dei morti, mentre i feriti furon meco 
a lento passo condotti. 

Non per convinzione, ma per obbligo di obbedienza passiva 
e deferen:(a agli ordini e consigli del sig. ten. generale Bava, 
rimasi e combattei nelle posizioni di Curtatone e Montanara il 
29 decorso: combattimento che fu preludio alla resa di Pe- 
schiera ed al buon successo a Coito dei Piemontesi il 30. 

Eccellenza! grandi, immensi sono i bisogni del nostro pic- 
colo esercito, e sopratutto degli ufHziali e soldati della Linea, 
i quali^ lusingati già da più mesi di un cambiamento di vestiario, 
paniti di Toscana improvvisamente, stando da 40 giorni al 
bivacco, in stagione sinora quasi sempre avversa, spesso com- 



Digitized by 



Google 



j 11 giugno — 269 

battendo, hanno bisogno di tutto, la maggior parte cominciando 
dalla camicia, avendo perduto i sacchi ed i proprii equipaggi. 

Dal Quartier Generale del Re mi viene scritto di sospen- 
dere la marcia per Brescia e qui stabilirci, congedando i vo- 
lontarii ; ma, nello stato in cui trovasi la mia Divisione, io non 
vedo speranza di riordinarla in altro modo che riducendola sotto 
la disciplina della caserma; oltreché io medesimo ho assoluta- 
mente bisogno di aiuto chirurgico per rimettermi le costole 
infrante. In conseguenza ho nuovamente richiesto di potermi 
recare senza indugio in Brescia, conformemente ai primi ordini 
che dallo stesso generale mi erano stati trasmessi. 

In attenzione degli ulteriori provvedimenti che piacerà al 
R. Governo di prendere, secondato dal patriottismo dei citta- 
dini, onde riparare con energia e sollecitudine alle perdite che 
abbiamo sofferte, ho l'onore di dichiararmi con il più profondo 
rispetto 

DeirE. V. Dev."« Obb,™« Servo 

De Laugier. 

Al governo granducale dispiacquero, come dissi, certe 
frasi del generale. A queste ed a certe altre (i). alludeva 
questa ministeriale del'ii giugno: 

Credo che non potrebbe riescir grato al ten. generale Bava 
se alle sue orecchie giungessero alcune espressioni di V. S. IH."*, 
per le quali ella attribuisce ad esso la pertinace difesa delle 
nostre posizioni sul flitto del 29 maggio. Questo è oramai un 
fatto, e se non fu lieto, commentandolo non cangia. La virtù 
sventurata deve sempre lodarsi. Si tragga dal passato ammae- 
stramento e non altro. Il Governo granducale vuole e deve 



(1) (n un*ahra officiale del 5 giugno il De Laugier rifiutava eseguire T ordine 
avuto dal Salasco, capo dello Stato M^iggiore piemontese, di congedare tutti i civici 
per meglio riordinare Tesercito, ove non ne avesse avuta espressa autorizzazione dal 
suo governo o dal re piemontese. 



Digitized by 



Google 



;.j; gtugno 



— 270 — 



serbare verso quello di S. M. Sarda ogni termine di riguardo 
e onorevole deferenza. Coloro che lo rappresentano nelle diverse 
condizioni debbono ispirarsi a questo sentimento. Le trasmetto 
copia esatta delle- quattro lettere del ten. generale Bava a V. S. 
111."* in data del 28 e 29 maggio, ond'ella se ne riduca alla 
mente il contenuto. 

Ma il De Laugier era buon soldato e buon ca- 
rattere. Ei non aveva profondi rancori. Ne é prova non 
dubbia il rispetto e la delicatezza con la quale nel 1849, 
s'accinse a rettificare certe asserzioni del Bava (i). Laonde 
possiamo ritenere, mi pare, ci fosse tutta la sincerità che 
può supporsi in lettera privata, in questa sua officiale 
scritta da Brescia al ministero: 

Quartiere Generale, in Brescia, // ij giugno 184S. 
Eccelkn:^a^ 

Nulla ho al certo a rimproverarmi sul mio contegno col 
ten. generale Bava sia in pubblico come in privato, e ne sia 
la prova la corrispondenza che seco lui conservo tanto official- 
mente quanto confidenzialmente. 

Io sento quanto ogni altro la necessità e la convenienza 
che vi è di usare ogni riguardo nelle nostre relazioni con V ar- 
mata piemontese, e mi pregio di avere una particolare stima 
e deferenza verso il ten. generale Bava. Talché ripeto i termini 
coi quali è concepita la lettera di V. E. in proposito da insi- 
diose parole di qualche calunniatore, che, dopo aver lacerata la 
fama del mio antecessore, cerca ora di mettere in diffidenza 
con me cotesto R. Governo. 



(i) V. Osservaiioni sulla Relaiiuue delle operazioni militari dirette dal ten, gene- 
rale BavOf etc. (molto uniciiiqne suum)^ poste in appendice a Le Milizie Toscaru wlla 
Guerra deW Indipendenza Italiana del 1^4^^ Pisa, 1849, e ripetute nella loro sostanza 
nei Concisi Ricordi del '70. 



Digitized by 



Google 



4 giH^^o — 271 — 

Ma io, che mi vanto di lealtà e militare franchezza, sprezzo 
queste insidie, e cercherò di dimostrare col fatto la mia devo- 
zione al R. Governo e alla causa italiana, mentre apprezzerò 
sempre d'altronde i saggi avvertimenti dell' E. V.; coi quali 
sensi mi faccio un pregio di ripetermi con la più alta consi- 
derazione 

Di V. E. Dev .»<' Obb."»* Serv.« 

De Laugier. 

Da una lettera del 4 infine, che ci riconduce sui nostri 
passi, apprendiamo le condizioni e la posizione deirarmata 
toscana a Montechiaro: 

MONTECHIARO, 4 giugttO 1S4S. 

Proposi ai soldati provvisoriamente la blouse e i pantaloni 
rigatino, perchè più sollecitamente e più economicamente si 
togliessero allo stato di nudità, sudiciume e apparenza tedesca, 
che cagionò più disgrazie. Purché si dia mezzi ad evitar tali 
frangenti, ad ogni cosa accederei, ma facciasi presto. 

La dappocaggine di alcuni ufficiali è consegueza na- 
turale della verun' educazione militare data alle truppe in 34 
anni. Sparirà ancor questa ben presto, qualora si batta la via 
conveniente ed analoga, giacché ai Toscani non manca né cuore 
né mente, siccome agli altri popoli, per poter sopravanzare anzi 
che sottostare. 

Mi limiterò a dirle : 

1® Essere ormai chiaramente dimostrato aver avuto per 
oggetto l'attacco nemico del 29 contro di noi di far diver- 
sione a Peschiera, sbaragliarci in brev'ora con masse esorbi- 
tanti, quali son quelle che stanno attualmente a fronte del Re, 
girarne e attaccarne improvvisamente alle spalle l'esercito. Aver 
quindi la tenace e valorosa ostinazione de' nostri prodi sven- 
tato alTatto lo scopo, salvato quell'esercito, e fatto ceder Pe- 
schiera. 



Digitized by 



Google 



4 giugno 272 — 

■ 2° Esser adesso i due eserciti a fronte l'uno dell'altro, 
sebbene il combattimento del 30 abbia d'assai scemato la lena 
nemica. Campeggiar essa per la sinistra, quasi accennando a 
volere spuntare la nostra destra. Credo esser loro intenzione 
coprir tutta la provincia di Mantova fintantoché possano, per 
estrarne contribuzioni di denaro, viveri, ostaggi, ecc., e cosi 
munir Mantova. Se le cose di Vienna son vere, può darsi che 
tentin sfondare per Lonato e Salò nel Tìrolo. 
I disertori italiani vengono a frotte. 
In questo punto mi arriva il ten. colonnello Giovannetti, 
che dicemi non esser lungi la sua colonna, che ha passato 

rOgiio. Essa è scoraggiatissima 

De Laugier. 

VI. — Il giorno 4 corse finalmente a Montechiaro il 
lieto annunzio che a poche miglia di distanza, a Ghedi, 
er^no attendati i superstiti di Montanara. Il sole era da 
poco tramontato, allorché giunse al Quartier Generale di 
Montechiaro lo stesso Giovannetti. 

Dal canto suo il De Laugier si recò il giorno appresso 
a visitare quei miseri avanzi d'un poderoso manipolo, ad 
essi rivolgendo parole d'encomio e d'incoraggiamento, ed 
i popolani invitando a rispettare in quei soldati malconci 
i difensori delle loro terre. La scena fu, a testimonianza di 
Carlo Livi, commovcnlissima : molti bambini si gettarono 
nelle braccia del generale, baciandolo come un padre, e il 
vecchio De Laugier non seppe trattenere le lagrime (1). 

In questi termini poi, punto atti ad incoraggiare, e 
notevoli per certi particolari, egli rese conto della sua 
visita : 



(i) V. Nerucci, op. cit., pag. 325. 



Digitized by 



Google 



S giugno 



— 273 — 



Dal Quartier Generale di Montechiaro 

[senza data, ma del / giugno]. 

Eccellen^ay 

Le mosse ieri fatte dall'esercito austriaco, dirette ad elu- 
dere i nostri alleati, e l'universale opinione che presagiva un 
Serissimo scontro, mi fecero un punto d'onore di rimanere in 
Montechiaro anche tutto quest'oggi. 

Ho profittato della mattina per recarmi a visitare la co- 
lonna reduce da Montanara. Lo stato di demoralizzazione della 
medesima, la sua nudità, il disordine, mi ha estremamente 
afflitto, ed ho ringraziato il cielo di avere ottenuto di partir 
dimani, e disfarmi, per quanto posso, di tante piaghe. 

Il ten. colonnello Giovannetti mi ha pubblicamente accer- 
tato che gli ufficiali superiori e subalterni del 1^ reggimento, 
seguiti poi naturalmente dai soldati, sono stati i primi a fug- 
gire e ad abbandonare e desso e, quel che è più, senza difesa, 
le loro bandiere in mano al nemico!!! A una tal nuova inat- 
tesa io, già colonnello del i® reggimento, ho talmente sofferto 
che credeva rimanere soffocato ! ! . . . 

Eccellenza, se non si prendono finalmente, e senza riguardo, 
misure severe, noi ci disonoreremo totalmente. Due ufficiali 
di guardia, che stanotte furono trovati a dormire assenti dal 
posto, li ho messi alla guardia del campo, denunciandoli all'or- 
dine del giorno. 

Sembra positivo che non più 49 ma 23 siano i mancanti 
fra i giovani Universitarii [i]. 

Sarebbe un danno gravissimo il sospendere l'invio all'ar- 
mata dei zappatori dal mio predecessore richiesti 

De Laugihr. 

P. S. Fino a questo momento gli Austriaci ci hanno 
lasciato tranquilli senza alcuna novità. 



(i) In realtà furono 16 i morti, 20 i prigionieri e 19 i feriti (uiBziali compresi). 

18 



Digitized by 



Google 



^"giugno 274 — 

VII. — Nella notte del 5, per ordine del Salasco, 
la colonna del De Laugier riprese la sua marcia verso 
Brescia, ricongiungendosi a metà strada, a Castenedolo, con 
quella del Giovannetti. Scambiato in fretta un doloroso sa- 
luto, fu ripresa la marcia, rimanendo al Giovannetti la 
milizia volontaria ed al Campia la truppa di linea. 

Cadeva fìtta e monotona la pioggia, quando la colonna 
toscana giunse in vista di Brescia. Due generali, bresciano 
l'uno, piemontese l'altro, si fecero incontro ai superstiti del 
29, ed i Bresciani accorsero numerosi ad acclamarli. 

Cosi per le porte di Brescia entrò, e per le vie sfilò, 
come gente che lasci la pugna, le gloriose bandiere spie- 
gate, la fazione toscana. E cosi questa terminò, possiam 
dire, la sua campagna. 



•^«^^NN^^ 



Digitized by 



Google 



» »< ò <t t»t tf^ 






Vili. 

Gli ozii di Brescia 



I. — Io qui m'avveggo d'entrare in un campo ine- 
splorato ancora, o in un campo, se vuoisi, nel quale fu 
lasciata crescere si alta e si arruffata l'erbaccia da farlo ri- 
tenere abbandonato. 

Poiché, disgustato ed offeso, il De Laugier mirò ciò 
non ostante alla glorificazione delle armi toscane, poiché 
anche non volle ravvivare contese a mala pena sopite, 
giunto ch'ei fu, nella sua narrazione del '49, a questo 
critico istante, copri dì velo assai fitto l'insubordinazione, 
la rivolta, e, fresco ed arzillo nella sua canizie, spiccò a 
pie' pari un salto dal 6 al 16 giugno, e dal 16 in poi non 
procedette più che a balzelloni (i). 



(i) Nel '70 lultavii ei sollevò qualche poco quel velo {Concisi Ricordi, voi. II. 
p?g. 261). 

Assolutamente mula su ciò è roflìciale Ga^iella di Firenze , occupata in quei 
giorni della formazione, e dopo il 26 della relazione, del nuovo parlamento, L'Alba 
(n. dei 1^ luglio) riferisce il notevole ordine del giorno del 26 giugno, ma non dà 
schiarimenti. Taciono i diarii. Ne hanno invece un cenno le lettere di Hnrico Mayer 
(Linaker, op. cit., voi. II, pagina 360 e segg.), ed un cenno ne ha il racconto di 
F. Venosta / Toscani a Ctirtaiont & Montanara (Milano, 1863), della colle/Jone 
Panteon dei Martiri deììa Libertà Italiana . 



Digitized by 



Google 



(> Z^H^^ — 276 — 

Ma la storia é esposizione di fatti, non panegirico, 
né tanto meno apologia. Se dopo un episodio glorioso, 
epico anche, noi c'imbattiamo in un volgare avvenimento, 
in un pessimo esempio, se dopo la vittoria di Ginne i 
soldati d'Annibale si slombano e s'avviliscono negli ozii 
di Capua, sacrificherà lo storico al primo glorioso fatto il 
secondo ignominioso, o non riterrà invece che il fulgore 
del primo non riesca a sperdere le tracce del secondo più 
che il tenebrore di questo non adombri il fulgore di quello? 

Cosi il cieco rapsodo, nel poema, non dimenticava 
Tersite per Ettore ed Achille ; cosi per Rinaldo ed Orlando 
non fu dimenticato Gano ; cosi il sagace moralista d'ogni 
tempo ritenne e riterrà assai salutare quell'ammaestramento 
che supponga accanto al bene crescere insinuante e minac- 
cioso il male. 

Io narrerò adunque nella loro crudezza gli ozii e l'in- 
disciplinatezza di Brescia. 

II. — S'era, come vedemmo, al 6 giugno, quando 
i superstiti toscani facevano il loro ingresso in Brescia. 

Questo ingresso descrisse al suo governo il De Laugier 
in un'officiale che presenta nelle espressioni molta analogia 
con uno scritto di Enrico Mayer, segretario del generale (i). 

A due miglia da Brescia ci venne incontro uno 

scelto drappello di Guardia Civica a cavallo, il di cui comandante 
mi espresse a nome della città i sentimenti più lusinghieri per 
quanto era stato operato dalla divisione sotto i miei ordini. Si 



(1) 11 manoscritto, di pagine 80, dell'Arch. Mayer, con postille del De Laugier, 
lu per titolo: Faiìi e documenti relativi air Armata toscana in Lombardia^ sotto il 
coniando del geturale conte De Laugier, 



Digitized by 



Google 



6 giugno ^^ 2*]^] — 

uni poi al mio Stato Maggiore e cosi giungemmo all'ingresso 
della città, dove venne a complimentarmi il generale piemon- 
tese Bussetti col suo Stato Maggiore e col comandante della 
piazza di Brescia. 

Appena entrato, trovai il battaglione degli studenti e la 
Guardia Civica schierati sul nostro passaggio, mentre la popo- 
lazione ci si affollava d' intorno festosa, accogliendoci come fra- 
telli, e fratelli liberatori, mentre bandiere nazionali sventolavano 
dalle finestre e dai balconi. Cosi traversammo buon numero di 
strade, tutte fortemente asserragliate, giacché questa città mo- 
strasi pronta a rinnovare le prove del suo valore contro i 
nemici che osassero ancora assalirla 

Stava poi il generale dettando una seconda missiva, 
allorché giunse, proveniente da Milano, ed avviato a Firenze, 
il conte Taverna, il quale, avendo raccolto negli ospedali 
ed alle ambulanze i nomi dei feriti, gli recò al riguardo 
sicure notizie. Laonde, preso il foglio, egli v'aggiunse di 
proprio pugno: 

P. 5. Ho certa notizia che 324 prigionieri circa, fra gli 
altri Pescetti, Baldini, Facdouell, Barellai, Rodriguez, ecc., ecc., 
sono in Mantova prigionieri, tutti benissimo trattati. 

III. — Era intenzione del generale toscano, ed in- 
tenzione eziandio del comando piemontese, che la colonna 
toscana tenesse per parecchio tempo, per un mese all'incirca, 
quartiere in Brescia, a scopo di riordinamento. 

Non appena quindi le milizie ebbero preso stanza nella 
nuova residenza, il De Laugier pose mano al suo compito. 
Era d'uopo mutare fucili ed uniforme ai soldati; e a tale 
bisogna risorse in Brescia l'antica fabbrica d'armi soppressa 
dagli Austriaci; e vi furono generose offerte di vestiario. 



Digitized by 



Google 



6 giugno — 278 — 

Ma dovevansi sopratutto istruire le milizie e sottoporle a 
migliore disciplina. 

Per la Civica in ispecial modo, siccome il De Laugier 
faceva osservare al governo, urgeva una più rigida disci- 
plina, poiché essa, come volontaria, si riteneva ed era ge- 
neralmente ritenuta privilegiata ; fatto questo aggravato 
eziandio dalla mancanza d' obblighi e di impegni ben preci- 
sati. Donde i numerosi congedi che furono richiesti in quei 
giorni e l'incertezza dei capi se concederli o negarli. Il De Lau- 
gier in massima li negò, e n'ebbe dal governo l'approvazione. 
I malati soltanto, i padri di famiglia o i figli non muniti 
del debito consenso, e gli impiegati governativi potevano 
o dovevano ritornare immediatamente. La Civica del resto 
- notò il Corsini - non differisce nei doveri e nei diritti 
dalla restante milizia, e sta al discernimento del coman- 
dante la diversa condotta da tenersi con un volontario e 
con un assoldato. ^' Avendo la nostra gioventù preso uno 
slancio che non potè frenarsi „ argomentava il ministro 
della guerra '' e trovandosi la Toscana poco forte di sol- 
dati, sembrò doversi adoperare in campo le armi cittadine, 
bello sembrando e nobile partilo che alla liberazione d'Italia 
concorressero libere braccia „. 

IV. — Ma il germe dell'indisciplinatezza stava per 
produrre i suoi frutti. 

La truppa toscana era senza dubbio inferiore ad ogni 
altra in fatto di disciplina. Già dall' 8 aprile, da Fivizzano, 
in marcia per la Lombardia, aveva scritto, alla meglio, il 
maggiore Baldini al governo: 

In quattro giorni io spero di essere al mio destino, non 



Digitized by 



Google 



é giugno ^_ 279 — 

senza immensa pena, poiché V. E. non può farsi Una giusta 
idea di tutti questi esseri eterogenei. 

Poi, il 20 aprile, da Bozzolo, avea scritto, confiden- 
zialmente, il colonnello Chigi al ministro Corsini: 

Addio, caro amico, voi state molto male costà con questa 
baraonda chiamata armata, senza ombra di disciplina, e vi assi- 
curo che non sto bene nemmeno io. Ieri sera per un poco 
di paglia che mancò si rischiò una rivolta qui in paese. Poi 
per la strada le solite toscane insubordinazioni. Mandare a far 

f. gli ufficiali è la cosa dell'ordine del giorno. Cosi a voi 

ufficialmente parlerò sempre senza velo né circonlocuzione di 
parole. 

Né il Corsini, venendo al campo, trovò esagerato il 
giudizio del capo dello Stato Maggiore. 

Le richieste di congedo e le semi diserzioni, per tacere 
dei mali peggiori, erano divenute cose comuni sino dai 
giorni dell'ingaggiamento, per parte della civica volontaria 
in ispecial modo. 

Esisteva, é vero, un decreto del 3 aprile, che sotto- 
poneva i volontarii alla disciplina, alle leggi ed ai tribunali 
militari, e li obbligava ad impegnarsi per tutta la campagna 
almeno ; ma i più protestavano non averlo potuto conoscere 
o non averlo voluto riconoscere. E forse, se si sta al 
commendatore Martini, essi non avevano torto. " D' al- 
tronde,, egli scrisse, confidenzialmente, al Corsini ** d'altronde 
predicano i Civici a tutte censure che quel decreto non lo 
hanno conosciuto, o se lo conobbero non concorsero con 
la propria volontà ad assumere gli obblighi che forse ne 
derivano: ed hanno poi tutti i torti? Non mi pare „. 

La disciplina adunque e 1' obbligo della ferma furono 



Digitized by 



Google 



allora più che mai vohntarii. Si diede perfino il caso d'un bat- 
taglione che, trovatosi un bel giorno ridotto a meno di cento 
uomini, dovette sciogliersi. II caso é tanto caratteristico, 
che meritano d'essere qui riferite le parole con le quali il 
comandante, capitano Bartolomei, sbrigò la faccenda : 

" Le Grazie, 27 maggio 1848. 
" Ecco dileguate l'una dopo l'altra tutte le illusioni che 
^^ abbellirono il giorno della nostra partenza dalle mura natie! 
" Ecco disfatto il battaglione che sfilò numeroso sotto gli occhi 
" de* vostri concittadini ! Eccoci da più di 600 ridotti a meno 
'^ che 100, e la mitraglia nemica non ha per anco decimato 
" le nostre fila. La diserzione fece sola V officio del ferro e del 
" piombo, e la diser:;;ione in faccia al nemico ci costrinse a scio- 
^^ glierci, perchè un battaglione di 100 uomini è cosa nulla e 
'^ ridicola. Disciogliamoci dunque a fronte alta, con la coscienza 
" pura da qualunque rimorso. Ognuno di voi fece il proprio 

"dovere, la vergogna a chi spetta 

G. Bartolomei. „ 

Tutte le quali testimonianze si collegheranno e si rias- 
sumeranno un giorno in una lettera del professor Matteucci 
al Corsini, la quale meglio forse d'ogni altra ritrae la si- 
tuazione. 

18 giugno 1848. 
Siamo purtroppo di bel nuovo ridotti alla mancanza di 
fiducia nei capi. Ci sono atti continui d'insubordinazione, tanto 
nella linea che nei volontarii. Questi ultimi si affollano per 
chiedere congedi, e si irritano e minacciano per le opposizioni 
che loro si fanno. Gli ufficiali poco o nulla si occupano dei 
loro soldati; non si fanno esercizii, si manca agli appelli per 
metà almeno; e tutti questi mali progrediscono per la facilità 
che incontrano gli individui in questa grande città a darsi allo 



Digitized by 



Google 



spasso ed ai vizi* Creda, Eccellenza, e parlo per il giudizio degli 
ufficiali più competenti, che se dimani si dovesse incontrare il 
nemico, noi non avremmo un solo battaglione atto a mettersi 
in campo. 

Si che un giorno il De Laugier parlò chiaro, e disse 
al governo senza preterizioni: 

Avvi la massima indisciplina, verme che rodeva da tempo 
la nostra milizia, e che era facilmente prevedibile manifeste- 
rebbe le fatte rovine, mercè 35 anni d'interno e segreto rodi- 
mento. 

E nell'ordine del giorno del 12 giugno non tralasciò 
di porre in guardia i buoni soldati dalle insidie di certi 
compagni, cui non reggeva il cuore di sodisfare all'impegno 
contratto. Seguitassero sulla via gloriosamente intrapresa, 
per giungere a quella elevatezza, dinanzi alla quale ogni 
mortale é costretto ad inchinarsi esclamando: Ecco un croci 

T. — " Fu una bella giornata quella del nostro in- 
gresso in Brescia „ esclamava Enrico Mayer, impensierito 
" ma che cosa sarà quella della nostra partenza? „ - E 
indarno egli scriveva a Vincenzo Gioberti che facesse risor- 
gere quei soldati con la sua parola animatrice : egli stesso 
osservò in seguito al fratello ed al Vieusseux che ciò avrebbe 
avuto ad essere un miracolo. Ed alla sposa : ^* Tu non hai 
idea dello scoraggiamento che si é sparso nelle nostre file.... 
E quello che v'é di più triste é che il cattivo esempio é 
stato dato dal corpo degli studenti „. Alcuni volontari! - 
egli osserva - partono per giusti motivi ; ma " accanto a 
costoro ve n' é un gran numero che avrebbero fatto molto 
meglio se non fossero mai venuti in mezzo a noi „. 



Digitized by 



Google 



Anche al Ridolfi scrisse sconfortato il Mayer, esponen- 
dogli la vera condizione delle truppe toscane. Ed ecco la 
lettera che n'ebbe in risposta: 

Firenze, 20 giugno 1S4S. 

Le cose che mi scrivete della nostra milizia adunata costà 
a Brescia per riposarsi e ricomporsi mi addolorano assai, e 
vorrei porvi un riparo, se pur fosse possibile. Ma una gran 
parte del male lo credo irreparabile, perchè affatto conseguente 
dagli elementi dei quali si compone cotesto corpo d'armata. 
I volontari! dàntìo mal esempio d'indisciplina ai regolari; i capi 
militari disprezzano le compagnie collettizie. Per queste ed altre 
molte ragioni io non ho mai creduto che una lunga guerra 
potesse farsi con milizia volontaria, ed in ispecie quando essa 
usciva da un paese affatto privo di abitudini militari ed uni- 
camente spinto a perigliarsi in una guerra lontana dall'amor 
di patria e dall'entusiasmo. 

Però io vi confesso sinceramente che, nel tempo in cui sto 
in molto pensiero sulla condizione dei nostri in Lombardia, non 
so ancora persuadermi di un riparo che valga a mutarla. Co- 
nosco anch'io che un qualche provvedimento deve pure pi- 
gliarsi, ma vedo che c'è in tutti una grande responsabilità. 
Lasciando che torni chi vuole, e costringendo ì restanti ad ar- 
ruolarsi, forse si contenterebbero molti costà ; ma qua ci sarebbe 
pericolo di nemicarsi la pubblica opinione, che insiste tutti i 
giorni perchè nuovi volontari! si mandino e si arruoli nuova 
milizia. Ultimamente a certi Senesi tornati fu fatto popolare in- 
sulto qui in Firenze; onde potete pensare che si farebbe al 
Governo, se ne ordinasse egli stesso il ritomo. 

Ma queste difficoltà, che oggi distolgono il Governo dal 
pigliare un partito, saranno dileguate dal voto delle vicine as- 
semblee, alle quali sarà pure proposta questa questione. Intanto 
il ministro della guerra si adopera quanto può a far quello che 
è possibile per il riordinamento dell'armata. E quanto ai vc- 



Digitized by 



Google 



^ f'«i?«^ — 285 — 

lontani, so che fu ordinato a Laugier di rimandare quanti per 
giusto motivo Io domandavano. 

Ecco quanto posso dirvi, perchè non crediate che qua siamo 
negligenti e incuranti di voi. Ricordatevi peraltro che di qua 
non si dirige la guerra, e molto meno si possono dettare quei 
provvedimenti che debbon venire dall'intelligenza del Capo. 

Né si creda che tale stalo di cose fosse di si poca 
evidenza ed importanza, che potesse avvedersene soltanto 
chi era in contatto diretto con la milizia. Una lunga let- 
tera dell'inviato toscano al re piemontese facea diagnosi 
si diligente del male e si opportuni ed efficaci ne propo- 
neva i rimedii, che fece tesoro di tali consigli non solo il 
Corsini, cui il Martini scriveva privatamente, ma eziandio 
il • comando piemontese, allorché ebbe per una giornata 
presso di sé il generale toscano: 

Valleggio, S giugno 1S48. 
Amico carissimo^ 

Due cose mi sembrano urgentissime per esserti comu- 
nicate, riguardanti entrambe il modo di procedere alla ri- 
composizione del nostro Corpo d'Armata, giacché è impor- 
tante che rientri al più presto in campagna. Senza di questo 
la memoria dei tratti eroici co' quali si è segnalata si perde- 
rebbe. Debbo premettere che il gen. Bava mostra un' avver- 
sione decisa per i corpi volontarii, e che per questo motivo 
probabilmente si è rifiutato per ora a fondere il corpo toscano 
nella sua divisione. Per questo pare che abbia scritto al gen. 
Laugier, come se egli dovesse prima di tutto congedare i volon- 
tarii tutti quanti ; ma io ritengo che una misura cosi eccessiva 
comparirà anche costi del tutto impraticabile. Secondo il mio 
debole sentimento qualche cosa di essenziale convien fare per 
altro onde i volontarii toscani si riformino (compresi i Civici) 
in modo da rendersi accetti al Bava o a qualunque altro generale 



Digitized by 



Google 



^ g^^p^ — 284 — 

dovesse avere la superiore direzione, e da non pregiudicare 
coir esempio d'indisciplina le truppe regolari. 

Pensando e ripensando, io non trovo altra via plausibile 
che quella di fare adesso ciò che non potè esser fatto allor- 
quando lasciarono la Toscana; aprire, cioè, un ruolo d'ingaggio 
facoltativo per un anno, lasciando quelli che non volessero im- 
pegnarsi in facoltà di restituirsi alle proprie case Altra 

considerazione mi parrebbe dovesse essere quella di un vestiario 
uniforme tale da dar loro l'apparenza di vere milizie. 

L'altra osservazione riguarda la truppa. Gli elementi son 
buòni, ma V organizzazione e la direzione pessima. Tu hai fatto 
tutto ciò che potevi in pochi giorni, ma il male è vecchio, ra- 
dicale, né poteva rimediarsi con mezze misure. Amico, bisogna 
tagliarlo alla radice. Il fatto del 29 maggio lo ha dimostrato 
sino all'evidenza. Quando gli ufSziali fuggono in faccia al fuoco 
del nemico, come debbono rimanervi ordinatamente i soldati, 
come eseguire una ritirata regolare? Vi sono nella nostra truppa 
fra gli uffiziali varii vecchi, ed altri, assolutamente incapaci. 
Questi bisogna porli a riposo ed avanzare i bassi uffiziali che 
abbiano le qualità volute ; allora l' istruzione produrrà fra di loro 
il necessario effetto, potranno trasmetterla ai soldati, ed in po- 
che settimane avrai una brigata da rivaleggiare anche con quelle 
del Piemonte. Il valore individuale non manca. 

Chi deve soccorrere al Laugier in questa riforma ? Io non 
credo che Campia e Caminati, e, se mi riuscisse di persua- 
derlo, il marchese di Villamarina, ufficiale egregio che il Bava 
tiene presso il nostro generale. A questi si assoderebbe ciò che 
abbiamo di tneglio fra i nostri. 

Ma se questo progetto incontra la tua approvazione, con- 
viene pensare a un'altra cosa capitale. Quali sono le leggi e 
le norme che dovranno applicarsi alla brigata toscana? Man- 
tenendo le toscane, si paralizzerà l'influenza degli ufficiali sardi, 
che le ignorano, né sapranno per conseguenza ove mettere le 
mani. Non sarebbe dunque praticabile di promulgare un de- 



Digitized by 



Google 



^ ^"'I^'W — 285 — 

creto che air armata in campagna applicasse il codice e gli 
ordinamenti disciplinari della Sardegna? Senza di questo non 
otterremo quella fusione, dalla quale sarebbero da sperarsi i 
migliori risultati, e non trarremo il desiderato vantaggio dagli 
elementi che mi permetto di presentare alla tua valutazione. 

Del resto il Re stesso vuole parlare con Laugier di questa 
riforma del Corpo, ed ieri mi impegnò a suggerirgli di venir 
qua al più presto; lo che ho già fatto, insinuandogli di condur 
seco in questa gita Villamarina. 

Rifletti su tutto questo e degnati di rispondermi. Non ho 
inteso che di anticiparti poche idee, che trascurerai o correggerai 
come meglio credi, perchè il tempo è prezioso e perchè credo 
sia un servizio reso al paese V adoprarsi per modo che i nostri 
riprendano al più presto il loro posto nell'armata. Ma se deb- 
bono riprenderlo in unione co' Sardi, conviene miUtarii:(arli e 
prepararli quanto più si possa secondo i sistemi della Sardegna; 
altrimenti saran sempre veduti di mal occhio, e non avremo 
fatto niente. 

Attendo qualche tuo cenno di replica; e, mentre ti prego 
di scusarmi se per amor di sollecitudine e di servizio sono 
entrato in particolari che non mi riguarderebbero, in frettissima 

mi ripeto 

Obb »o Aflf.»*» amico 
Martini. 

Mi scuserai anche, spero, dello stile poco accademico di 
questa frettolosissima mia lettera. 

VI. — Il governo toscano, come dissi, non isdegnó 
questi suggerimenti, ed il re sardo sollecitò appunto il 
De Laugier a purificare TufEzialità e le truppe toscane collo 
sceverare i buoni dai reprobi, a mutarne Tuniforme e ad 
impegnare per un anno a tutta disciplina i volontarii, adot- 
tando il codice penale piemontese. 



Digitized by 



Google 



^«'ir«o — 286 — 

Era quest'ultimo un comma assai grave per i Toscani, 
i quali esitarono alquanto prima d'accettarlo. Ma già da 
lungo tempo essi erano avvezzi a mirare come a modello 
di perfezione al Piemonte. A questo essi invidiavano la 
disciplina, i soldati e gli ufBziali, il coraggio guerresco, 
r ordinamento. Fino le marmitte piemontesi richiamarono 
l'attenzione dei Toscani ; e fu appunto in questi giorni che 
il tenente colonnello Matteini richiese si sostituissero con 
le svelte marmitte del Bava le sue, pesanti ed incomode. 
Ma n'ebbe dall' indispettito governo questo rabbuffo: 

È cosa veramente affliggente in tanta massa di bisogni, 
cui il governo deve far fronte, sentire che al ten. colonnello 
Matteini putono le sue marmitte per esser gravi, ed ora va- 
gheggia quelle che usano i Piemontesi. Si assuma una volta 
un poco di carità per questa patria, tanto da contentarci che 
sia sodisfatto alle urgenze, e si lasci il superfluo a miglior 
tempo. Tornate in Toscana le truppe, si provvederà al modo 
di tenerle ben diversamente dal passato, le cui conseguenze 
ora si pagano. 

Essendo concetto predominante presso i capi di sce- 
verare il buono dal cattivo elemento, si pensò di formare 
un buon battaglione di bersaglieri, da porre al comando 
del Caminali. 

Recatosi il De Laugier al campo piemontese, dopo 
avere sottoposte al re le sue dimande relative alle onorifi- 
cenze, ed averne ottenuto una medaglia d'oro ed otto d'ar- 
gento (1), trattò dei rimedii da adottarsi contro Tindisciplina: 



(i) La medaglia d'oro era per Giuseppe Cipriani. 

(ì assai interessante la circostanziata relazione che ci fa il De Laugier (Concisi 
Ricordi, voi. H, p.^gg. 265-266) di questa sua gita al campo piemontese. Curiosa la 



Digitized by 



Google 



'7 f"'f»o — 287 — 

Brescia, 17 giugno 1848. 

Trattai quindi con S. M. della riorganizzazione dei 

corpi volontari!, ed il Re pienamente applaudi al mio divisa- 
mento di separare i buoni soggetti dai tristi mercè la compo- 
sizione di un corpo di bersaglieri, sotto il comando, istruzione 
e disciplina del cap. Caminati, che potrebbe in tal circostanza 
esser promosso al grado di maggiore. 

Convenne del pari la M. S. che io mi trattenessi in 
Brescia, onde ristabilire l'ordine, la disciplina, provvedere al 
vestiario ed attendere infine i promessi rinforzi e l'artiglieria 
di cui ha bisogno questa brigata. 

Nel caso per altro di una nostra unione all'esercito pie- 
montese, vedrei indispensabile l'adozione del codice militare di 
quest'ultima nazione per le truppe toscane, esclusa per ora la 
teoria degli esercizii, che non è tanto necessaria quanto il codice 
suddetto. E, siccome in rapporto a tali innovazioni non mancai 
di rappresentare alla prelodata M. S. non poter queste aver 
luogo se non quando mi fosse pervenuta da codesto R. Go- 
verno la suprema annuenza, cosi prego la distinta bontà di 
V. E. a volersi compiacere di comunicarmi in proposito le 
relative istruzioni. 

Frattanto passo all'onore di confermarmi col più distinto 
ossequio 

Di V. E. Dev.°»« Obbl."»^ Serv.« 

De Laugier. 

P. S. Mi perviene in questo momento l'annesso stato 
nominativo degli individui giunti in Reggio, che, ritornati in 



narrazione dà lui fjtta della giornata campale del 29, dal re ascottata senza il me- 
nomo cenno del volto; narrazione ripetuta dinanzi al re, al principe ereditario 
ed allo Stato Maggiore, sulla fine d'un pranzo silenzioso quanto poteva essere quello 
cui presiedeva Carlo Alberto. Curiosissima poi la confidenza fatta a mezza voce da 
Vittorio Emanuele al generale toscano; ** Mentre voi e i vostri facevate meraviglie, 
questi signori vi guardavnn col canocchiale dall* alto del campanile di Volta. Io 
avea un bel gridare: Corriamo a soccorrer Laugier! Mi ridcvan sul naso (jiV, accom- 
pagnato da analogo gesto) ,,. 



Digitized by 



Google 



J7-30 giugno — 288 — 

Toscana, con grave scandalo sì sono allontanati dal campo 
dopo il fatto del 29 maggio; a riguardo dei quali, anco per 
• l'esempio, dispensare non mi posso dall'invocare una misura di 
rigore, che servir possa di remora e norma a chi osasse fare 
altrettanto. 

A Firenze s'approvarono i disegni del generale; ma 
il Corsini aggiunse qualche osservazione (20 giugno): 

V. S. mi narra che S. M. Sarda ha giudicato conve- 
niente la dimora in Brescia del campo toscano sotto i di 
lei ordini, onde il medesimo si ritemperi nel buon ordine e 'in 
tutte le discipline militari. Comprendo le immense difficoltà 
che Ella debba incontrare, e la conforto ad affrontarle. Sento 
quanto difficile sia fare il bene che non intendono quelli per 
cui si opera, come specialmente sono i soldati. 

Mi conviene fare ammonito V. S. come qui si hanno 
certe lagnanze per alcune cattive azioni onde Brescia si duole, 
commesse da coteste truppe, e segnatamente dalle milizie civiche. 
Ella si studii di mettervi riparo ; ed io, dicendo questo, debbo 
sentire quanto siano vere le cose rappresentate da lei, e per 
le quali Ella fa lagnanza per l'adozione del codice penale delle 
truppe piemontesi. Io avrei d^to già ad esaminare il quesito al 
Consiglio di Stato, ma il voto dell'auditore, contrario a tale 
adozione, mi vi distolse. Pure sentendo la necessità da lei pre- 
sentata, domani preparo il quesito. 

Ho passato air autorità competente la nota dei fuggitivi 
che trovansi in Reggio, onde alla legge militare vengano 
sottoposti. 

Le raccomando, sig. Generale, di tener occupate le sue 
truppe il più si possa negli esercizii militari, e di ridurle alle 
caserme con frequenti chiame. Cosi stancate ed invigilate 
avranno meno ozio, e, da questo levato di mezzo, si otterrà 
il loro miglioramento. 

Quanto alle medaglie onde è stato cortese con le 



Digitized by 



Google 



iS giugno — 289 — 

nostre truppe il Re Sardo, le risponderò domani, piacendomi 
che, nel mentre S. M. remunera, il Granduca faccia altrettanto. 

TU. — Una confidenziale del Matteucci al Ridolfi 
ci persuaderà maggiormente, sebbene ripeta cose da noi 
già udite, della gravità delle circostanze. 

Brescia, j8 giugno 184S, 
Carissimo amico. 

Sono sempre a Brescia, e le mie lunghe lettere comin- 
ciano; fortuna che questa volta finiranno presto. Ne ho scritto 
una lunghissima a Corsini, che ti mostrerà. Non si direbbe mai 
abbastanza di che cosa è diventato questo corpo. Ieri sera a 
mezzanotte ero da Laugier, che era in letto e malato, quando 
entrò Odett, commissario di guerra, a dire che si era scoperto 
un complotto in una caserma ove era un battaglione fiorentino, 

di vendere i fucili; ed avevano dovuto raddoppiar i posti È 

cosa orribile. 

Ma come mai ora vi siete fissati a tanto rigore nei con- 
gedi? È certo che in Toscana siete ora molto più forti che 
due mesi sono. Costoro non hanno ragione di lamentarsi 
del governo in questo momento; le camere s'aprono — 
tutto insomma dà una certa sicurezza, e non si deve per questi 
timori lasciar una manica di furfanti a far i soldati per forza. 
Mandiamoli a Mantova o a Peschiera, ma non stiano qui. Qui 
non mandate più altri volontarii di Toscana come volontaria 
Facciano il loro giuramento a Firenze, prima di partire, ed 
escano come soldati. 

Non son io che sono qui fra i vulcani: c'è un popolo di 
506 milioni che si trascina il resto. Per carità, non ci lu- 
singhiamo troppo: i popoli battono un giorno le mani e fischiano 

il giorno dopo Ma il Granduca non voler venire al campo 

fu un cattivo consiglio. Vedrete. 

Addio. Tuo Matteucci. 

19 



Digitized by 



Google 



j8 giugno 



— 290 



Quel medesimo giorno, col medesimo amico, il Mat- 
teucci ripigliava il medesimo argomento: 

C. A. — Io ho il vizio di non poter soffrire il male che 
non è necessario, e grido e griderò finché ho fiato per impe- 
dirlo. La stato della colonna toscana in Brescia fa orrore, e lo 
credo senza riparo, senza un pronto e solenne rimedio. 

i.*^ Fuori di Brescia e subito. 

2.® Laugier richiamato per motivi di salute. 

3.® Campia e Giovannetti, colonnelli, con Villamarina e 
Caminati allo Stato Maggiore, incaricati d'organizzare i due 
reggimenti messi sotto gli ordini diretti del Bava. 

Senza di questo tutto si disfà qui, linea e voloniarii, e 
non rimangono che la vergogna e il disonore. 

Vado a Valleggio e Coito per questo dimani. 

Credimi Tuo Matteucci. 

Dal canto suo scrisse ufficialmente il De Laugier: 

Brescia^ j8 giugno 1848. 

Colgo volentieri quest'occasione per tornare a tener 

propositi coir E. V., mentre è questo il più grande degli im- 
barazzi in cui mi trovi in questa difficile mia posizione. La più 
semplice espressione a cui possa ridursi il problema della civica 
mobilizzata, si è che essa non si tiene obbligata a vcrun dover 
militare, mentre ritiene di essere pari nei diritti alle truppe 
scelte regolari, non esclusa la pretensione più volte affacciata 
di conseguire la gratificazione d'ingresso in campagna per parte 
degli officiali. 

Ora facilmente si spiega come la Civica non intenda os- 
servare le regole disciplinarie e non si creda tenuta a rimanere 
sotto le armi almeno per la durata della campagna attuale, 
come chiaramente spiega l'editto del 3 aprile per quelli che 
non si ritirassero dall'armata, conosciuto il decreto del 29 marzo. 

Gli abusi sono tali e tanti che o converrebbe spie- 



Digitized by 



Google 



j8 giugno — 291 — 

gare un rigore del quale non so assumere la responsabilità, e 
per usare il quale mi manca anche la forza (mentre non han 
bisogno di essere disciplinate le truppe di Linea), o è duopo 
trovare un temperamento per minorarli, stazionando la Civica 
in un luogo che abbia meno di questa città occasione di dissi- 
pazione e di dispendio; e tale a mio credere potrebbe essere 
Lonato. 

Quando V. E. approvasse questo temperamento da pren- 
dersi, io darei alla mossa l'apparenza di necessità di guerra, 
facendo risultar come onorevole per la Civica la preferenza 
sulle truppe regolari nel riporsi in movimento, e prendendo gli 
opportuni concerti col Quartier Generale principale piemontese. 
Una tale misura avrebbe anco per scopo di scandagliare la vera 
intenzione della Civica, poiché vi è chi suppone che, allor- 
quando vi sarà sentore di prossima partenza, le domande di 
congedo saranno in tal numero da rendersi inutile qualunque 
regola o massima per ridurle; non senza, in caso di rifiuto, la 
minaccia di defezioni in massa, anco in armi, onde non siano 
impediti. 

In tale intendimento procedendo, io penso di pubblicare 
domani un ordine del giorno, nel quale io farò presentire alla 
Divisione esser prossima l'epoca della partenza. Giuntami l'ap- 
provazione dell' E. V., sarei ad effettuare il movimento, dal 
quale escluderei soltanto la Divisione Universitaria, nella quale 
è già troppo evidente lo spirito di dissoluzione. 

De Laugier. 

Questo adunque era ornai T unico pensiero, T unico 
cruccio del comandante. I sospetti d'ieri erano la certezza 
dell'oggi, la querela dell'oggi era T esasperazione della 
dimane: la minaccia d'un disastro prendeva proporzioni 
allarmanti. Laonde non ci stupiranno nel De Laugier certe 
enfatiche querimonie. 



Digitized by 



Google 



'9 giugno ^^ 292 — 

QuartUr Generale in Brescia, i^ gi^^o 1S48. 

Eccellenia^ 

Ella mi onorò di lettera confidenziale, e in egual modo mi 
permisi replicarle. Oggi convienmi ricorrere allo stesso mezzo 
per poter parlarle un linguaggio più chiaro. 

Restami a tratteggiare succintamente V impossibilità 

di ristabilire fra mezzo ai Civici una qualunque subordinazione, 
avendo esaurito ogni tentativo che l'influenza acquistata ed ogni 
modo di persuasione poteva concedermi. 

Esiste oramai fra i '/g della Civica un progetto formato 
d' opporsi a qualsiasi mezzo di organizzazione, di sottrarsi a 
qualsiasi disciplina, di voler fare insomma ciò che loro più 
aggrada: il che vuol dire tornarsene a casa e non entrar più 
in campagna. Né creda già che questa specie di congiura 
parta dal basso ceto, ma si fomenta da quella degli avvocali, 
medici, ecc., e sopratutto dallo scandaloso esempio del Batta- 
glione Universitario. Tutti quei professori e studenti, che tanto 
clamore facevano per avanzare, e contro ad ogni ordine del 
governo che volea trattenerli protestavano tumultuando, oggi 
sono, con ben poche eccezioni, i più clamorosi per togliersi dal 
pericolo, e onde non esser soli, procurano seco loro associare 
il maggior numero di persone che possono [i]. 

Tutte queste oramai positive nozioni ho raccolto dagli uffi- 
ciali medesimi della Civica, tanto maggiori che minori, non solo 
particolarmente intesi, ma da me riuniti questa mattina onde 
raccoglierne l'opinione collettiva; e mi hanno tutti accertato 



(i) Cosi, in massima, il generale. Alle parole del quale giova tuttavia contrap- 
porre quelle d'uno almeno degli universitarii : 

'* Allorché io mi partii di costà, e per tutto il tempo della mia marcia fino a 
questo punto, ho sempre detto che le armi io le ho impugnate liberamente, di mia 
spontanea volontà, sicché giammai mi sarei sottoposto ad un arruolamento; ma al 
presente, credendo che in nessun altro modo potrei coadiuvare alla difesa della 
patria, di cui io mi protesto solenne amatore, mi sottoporrei anche a questo sacri- 
fizio, benché lo riconosca grande „ (Nerucci, op. cit., pr.g. 348, lettera di A. Taddei, 
da Brescia, il 9 giugno). 



Digitized by 



Google 



f9 f«V'<* — i^J -* 

essere universale lo stato di demoralizzazione nei loro corpi é 
impossibile il rintracciar le fila dell' ordito complotto, come im- 
possibile il tentar di reprimerlo colla forza, perchè questo 
estremo partito ad altro non condurrebbe che ad uno scanda- 
loso conflitto. 

In tale stato di cose, ho determinato scrivere al governo 
di Parma di far avviare per Casalmaggiore e Castiglione delle 
Stiviere a Lonaio ogni nuova compagnia civica che venga al- 
l'Armata, onde non abbia contatto con quelle di Brescia. 

Non avrei mai supposto che nella mia vecchiaia mi sarei 
trovato sottoposto, dopo il fatto del 29, glorioso per la gio- 
ventù toscana, ad un abbandono cosi vergognoso!... Oh povera 
Italia! Fu dunque un fuoco fatuo l'ardore finora dai tuoi figli 
dimostrato ? Tanto potè per dissiparlo un primo pericolo, sebben 
coronato da tanto alloro? . . 

Ma poiché ora dalla Toscana nuovi militi partono, perchè, 
affine di evitare la ripetizione di un fatto cosi umiliante, non 
si costringono ad assumere con giuramento l'impegno di com- 
battere per tutta la campagna? — Prego l'È. V. a ponderare 
questa mia riflessione e sollecitarsi ad adoprarla se buona la 
stima; e prego ancora che voglia autorizzarmi ad accettare le 
dimissioni di quegli ufficiali riconosciuti incapaci o malvolen- 
terosi di più oltre condurre le loro compagnie, proponendo 
la nomina di altri che ispirassero fiducia a quei pochi che 
hanno la costanza di rimanere. Di questo numero sono i bravi 
bersaglieri del Malenchini 

Io assicuro la E. V. che, a malgrado della dolorosissima 
mia malattia, non ho risparmiato fatiche, esortazioni ed ogni 
mezzo che più efficace credessi per prevenire cosi immenso 
disdoro. Proseguirò a qualunque costo l'opera mia; ma nutro 
poca o punto speranza di riuscire: il che aumenta colle pene 
morali a mille doppi il mio male. Ogni lode che mi suona 
all'orecchio è un nuovo stile che mi si conficca nel cuore, 
poiché travedo il momento in cui tutto il lustro acquistato sì 



Digitized by 



Google 



4/ gtUgtU) i^^ 

convertirà in vero fumo e in avvilimento, dal quale torranoo 
motivi di scherno e di baldanza i nemici del risorgimento ita- 
liano! Possa Iddio trarmi di vita anziché sottopormi a tanta 
afflizione e rossore! 

Prego V. E. di perdonare questa franca espansione di 
un' anima giustamente esacerbata, e di credermi invariabilmente 

Di V. E. Dev."« Obb »o Serv.« 

De Laugier. 

Vili. — Ma ecco, il 23 giugno, giungere improvvise 
al quartier generale toscano queste ingiunzioni sovrane: 

R. Segreteria di Guerra 

Li 2J giugno J84S. 
IllJ^^ sig. Generale, 

Mi affretto a trasmetterle le seguenti disposizioni per 
l'organizzazione dei nostri corpi volontarii, che Ella pubblicherà 
alle diverse compagnie con suo ordine del giorno. Avvicinan- 
dosi il momento in cui le milizie e truppe toscane debbono 
rientrare in campagna, conviene che esse si presentino di nuovo 
al nemico in modo da mantenere immacolato T onore delle 
armi toscane acquistato anche nei passati fatti d'arme, e da 
vendicare la morte dei fratelli feriti per la patria nel 29 maggio 
decorso: il che non può ottenersi senza l'esatta osservanza 
della disciplina militare. La quale, se è stata sempre applicata 
nei corpi militari, ha però grandemente difettato e difetta tuttora 
nei corpi volontarii, diminuendo grandemente l'effetto del co- 
raggio individuale, del quale hanno fatto prova nei combatti- 
menti cui hanno assistito. 

Fino dal principio della guerra il R. Governo toscano, 
conoscendo il bisogno che qualunque truppa o milizia in cam- 
pagna, per ben servire alla patria ed anche per la propria sicu- 
rezza, dovesse osservare scrupolosamente le leggi della disciplina. 



Digitized by 



Google 



li giugno *-. i^5 _* 

aveva provveduto a questo importantissimo oggetto col suo 
decreto del 3 aprile decorso ; ma, poiché molti militi volontarii 
dichiarano di non credersi obbligati all'osservanza di questo 
decreto per non averne conosciuto il tenore, e non mancano 
alcuni, sebben pochi, i quali si servono di questo pretesto 
per abbandonarsi ad irregolarità scandalose che rifluiscono in 
disdoro di tutto il Corpo d'Armata toscano, per riparare a 
cosi grave inconveniente viene ordinato quanto appresso: 

I.® Il General Comandante le truppe e milizie toscane 
farà aprire dei registri, nei quali dovranno iscrivere il loro 
nome nel termine di otto giorni quei generosi volontarii che 
sono determinati a continuare a combattere per la patria. 

2.® Gli individui iscritti nei suddetti registri saranno ob- 
bligati per tutta la guerra dell'indipendenza italiana, e saranno 
soggetti a tutte le leggi e discipline attualmente in vigore e 
che fossero in seguito per le truppe regolari toscane. Essi do- 
vranno sotto ogni rapporto riguardarsi ad esser trattati come 
soldati. 

3.0 Quelli che per qualunque siasi motivo non si saranno 
iscritti nel termine sovraccennato nei registri suddetti saranno 
riguardati come desiderosi di ritornare in patria, verso la quale 
saranno diretti in diversi drappelli, a guida di sottuffiziali e 
ufHziali a scelta del General Comandante. 

4.® Gli individui iscritti nei registri saranno formati im- 
mediatamente in uno o più corpi, la cui organizzazione, sotto 
la direzione del General Comandante, sarà affidata al colon- 
nello Campia, il quale, di concerto collo stesso Generale, 
sceglierà gli uffiziali che dovranno coadiuvarlo. 

5.® Gli articoli di armamento degli uomini che rientre- 
ranno in Toscana, quando non fossero di loro assoluta pro- 
prietà, saranno da essi restituiti prima della partenza al deposito 
dell'Armata. I soli articoli di vestiario, ancorché forniti dal 
Governo, saranno loro rilasciati. 



Digitized by 



Google 



iS'li giugno — 2^6 — 

Che era seguito frattanto perché dalle inconcludenti 
ministeriali precedenti si passasse d'un tratto a queste im- 
provvise risoluzioni? Che mai era occorso nel Consiglio dei 
ministri, perché dalla officiale del 20, che pure leggemmo, 
a quella del 21 s'avesse un distacco si repentino? - Diceva 
un biglietto, quasi imperativo, del professor Matteucci al 
marchese Ridolfi: 

Brescia, 18 giugno 184S. 
Caro amicOy 

Ho scritto una lunga lettera al Corsini. Congedate quanti 
volontarii hanno, secondo le leggi di due mesi fa, diritto 
ad andarsene, e queste interpretatele anche con una certa 
larghezza. Ma quelli che restano o quelli che vengono s'ingag- 
gino assolutamente come soldati; la differenza sia nel tempo: 
codice piemontese provvisorio, vestiario simile alla Linea. Quanto 
al comando superiore, sia piemontese interamente. Abbiamo 
due colonnelli, i quali dipenderanno da un generale: Laugier 
è malato, ed è bene si riposi almeno per un mese o due. 

Vado a Valleggio oggi. 

Matteucci. 

Nella sua lunga lettera al Corsini il Matteucci avea 
dato al ministro quei consigli, che servirono di norma 
alle disposizioni sovrane. 

Nel timore tuttavia che alla promulgazione oflSciale della 
volontà sovrana non avesse a scoppiare una rivolta, il 
De Laugier fu dal Corsini autorizzato a sospendere la pub- 
blicazione dell'ordine del giorno sino a che non giungessero 
al campo i carabinieri ad ogni buon fine inviati. 

Un ordine del giorno del 18 intanto, firmato dal 
Mossotti, aveva dichiarato sciolto il Battaglione Universi- 



Digitized by 



Google 



tarlo, nel senso che potesse ritornare in patria chi volesse 
o dovesse, e s'arruolassero in una compagnia di Bersaglieri 
Universitarii, agli ordini d*un esperto comandante, i desi- 
derosi di seguitar la campagna. 

IX. — Gli avvenimenti incalzavano. 

Sparsasi nell' ultima domenica di giugno la voce in 
Brescia d'una probabile dimostrazione tumultuosa contro 
il governo toscano, il generale ritenne prudenza trattenere 
quanto più fosse possibile senza consegnarla la truppa in 
quartiere, perché, unendosi alla plebaglia, non aggravasse 
irrimediabilmente la situazióne. Ma, se egli ottenne che sino 
al mezzodì i volontari! rimanessero chiusi in quartiere, li 
esasperò, com'era da prevedersi, a tal segno, che quelli, 
usciti quasi a forza, non seppero far di meglio che indiriz- 
zare ai Bresciani questa frettolosa e vivace protesta, che 
venne affissa per le vie: 

" Incliti Cittadini di Brescia! 

" Un sospetto, o nato incidentalmente fra voi, o maligna- 
" mente insinuato, vi ha fatto credere che una misura insolita, la 
" quale riteneva noi volontarii toscani consegnati nelle caserme, 
" potesse essere precauzione onde averci più pronti a reprì- 
" mere il vostro generoso e giusto slancio cittadino. 

" Noi tutti, senza dirvi la nostra professione di fede, che 
" ci gode l'animo avere uguale e comune con voi, protestiamo 
" altamente a voi in faccia ed al mondo che mai sapremo prc- 
" starci a soffocare i giusti lamenti dei nostri generosi compatriottiy 
" e che se la nostra posizione ci obbliga alla parte di semplici 
" spettatori, le nostre simpatie e la nostra approvazione sono 
" con voi. Il nostro passato ve ne sia arra che basti. L' avve- 
" nire è in mano di Dio, e noi tutti, uniti all'italiana famiglia, 
" sapremo strapparlo per farlo nostro a dispetto dei perfidi. 



Digitized by 



Google 



2j giugno — 2^g «^ 

" Non possiamo pensare che la ragione del vostro timore, 
^' o amati e carissimi confratelli Bresciani, sia stato il motivo 
" dell'adottata misura contro di noi. Meno possiamo prestare 
" fede al dubbio che si potesse fare contro di noi per ciò. 
" Offenderemmo noi stessi nei nostri capi. 

" Qualora poi una tale illusoria credenza li avesse accie- 
" cati, noi possiamo, protestando, assicurarvi che a tutto siam 
" pronti, meno che a servire ad abusi, a prepotenze, a tiranni. 

" Mille e mille cose noi vorremmo dirvi; gradite intanto 
" la nostra simpatia e la nostra stima, mentre ci auguriamo 
" la vostra perenne amicizia. 

" Saremo forti se uniti, saremo invincibili se generosi e 
" costanti. Siamo l'uno e l'altro, e trionferemo. 

" W. r Unione dei Popoli Italiani, W. l' Indipendenza 
« d'Italia, W. Pio IX! 

/ Voloniarii Toscani „. [r] 

Tali parole tuttavia riuscirono invise alla maggior 
parte dei Bresciani, ed il governo di Brescia se ne lagnò 
col generale toscano. Ma il generale toscano non aveva 
più alcuna autorità su quel pugno di ribelli. Cosi egli ne 
scrisse riservatamente al Corsini (27 giugno): 

.Chiamai gli autori del foglio clandestino, e non potendo, 
per la consueta ragione dell' uno contro cento, punirli, mi 
limitai ad ammonirli, e dovetti sostenere una discussione con 
loro lunghissima, e per me, avvezzo alla militar disciplina, 
estremamente penosa. Parve calmarli, persuaderli ; ma oggi le 
cose sono assai mal preparale; tanto più che ho saputo essersi 
anche in nome dei soldati fatta ai Bresciani altra protesta con- 
simile a quella dei Civici, che compiegherò se potrò averla, 
studiandomi anche di conoscerne gli autori. Qualunque esser 



(i) Nell'originale erano segnati come autori dello scritto quattro volontari!. 



Digitized by 



Google 



ij giugno .^ 299 — - 

voglia la prava intenzione dei turbolentissimi Civici, io dovessi 
farmi mettere in pezzi, mi vi opporrò con fermezza. Dio farà 
il resto. 

Non mandin più civici, per grazia, li supplico; anche i 
Lombardi non fan meno disperar i superiori dei nostri. 

Ai Civici poi egli indirizzò un appello, per esprimere 
loro Vimmenso dolore cagionatogli dallo scritto clandestino, 
per dichiararsi immune da rimorsi e per esternare la speranza 
che pochi di loro fossero gli autori di quel foglio. 

Merita d'essere ascoltata dal Giovannetti nei minimi 
particolari la narrazione di questo grave avvenimento: 

Brescia, 2/ giugno 1848. 
Ill/^ sig. Generale^ 

V. S. IH."* ben rammenta gli ordini che con un pregiato 
biglietto mi furono comunicati sabato sera, di tenere la mattina 
seguente i volontarii alle caserme fino al mezzogiorno. Durante - 
la notte, calcolando la necessità del comando e la indocilità di 
taluni militi, conosciuta per troppo dura esperienza, studiai il 
modo di compiere il mio dovere, e mi lusingava di averlo 
trovato. 

L'indomani pertanto i militi si misero sotto le armi per 
recarsi alla messa. Cosi corse un poco di tempo, onde invece 
che alle 7 uscirono alla messa verso le 8. Una buona mez- 
z'ora dopo eravamo di ritorno alla caserma, ed io ordinai ai 
capi di battaglione per tutti i volontarii che stanno nell'ex-con- 
vento dei gesuiti di disporsi sull'ampio piazzale annesso, amando 
passare una rivista. V. S. ben comprende che io voleva gua- 
dagnar tempo. Chiamai in seguito a me gli uffiziali, li informai 
del come v'era ordine di stare al quartiere fino alle 12: che 
ne rendessero intese le proprie compagnie, alle quali avrei dato 
io stesso l'esempio non partendomi di là un solo momento. 



Digitized by 



Google 



Le compagnie andarono ciascuna alle sue stanze, e fu loro 
partecipato il da farsi. Gli uffiziali rimasero coi militi, e tutto 
prometteva piena tranquillità. Perchè non venisse turbata, ad 
onta che nell'intemo siavi una ben fornita osteria ed una specie 
di caffè, autorizzai i forieri ad uscire per comprare ai militi 
tutto quello di cui li pregherebbero. Del pane ne vennero tre 
o quattro corbe dai vicini prestini. Meditando perfino che ai 
buoni è un soave bisogno lo avere le nuove delle proprie 
famiglie e degli amici, e riflettendo che i cattivi si potevano 
far pretesto di tutto per tumultuare, mandai i sergenti maggiori 

d*ogni compagnia alla posta delle lettere Ohimè! sono inutili 

i provvedimenti, quando si ha da fare con persone per la maggior 
parte vuota di senso. 

Poco dopo le IO cominciò un sordo mormorio, un ragio- 
nare, o meglio sragionare sulle cagioni dell'essere in quel modo 
ritenuti, e ben capivasi dove la faccenda andrebbe a parare, 
sebbene gli ufiìziali si adoprassero a persuadere quei nuovi filo- 
sofi. Per mala sorte vennero in caserma un fuciliere di linea 
e due napoletani, e disseminarono la menzogna che tutti delle 
altre caserme erano liberi per la città. Ciò inacerbi fieramente 
gli animi. A questo torrente, che prendeva aspetto minaccioso, 
io mi recai a fare diga alla porta, ove rimasi seduto. 

Verso le 11 spedii un capitano a sentire se V. S. aveva 
ahri ordini da comunicarmi. Ne riportò che alle 12 i militi si 
rilasciassero, qualora non ricevessi nuove istruzioni. In questo 
frattempo però m'era stato forza prima far chiudere la porta 
e più tardi raddoppiare le sentinelle. E Tonda degli impazienti 
cresceva, ai quali infruttuosamente io gridava: * Ma figliuoli, 
conviene obbedire; io debbo essere il primo a farlo, e mi sembra 
di darvene un buon esempio ,. D'urlo si andava in urlo: 
' Vogliamo uscire; non siamo mica soldati; siamo venuti per 
l'indipendenza, non per essere tenuti in galera !, L'insolenza 
giunse a tale, che non ebber vergogna di spingersi oltre per 
violentar la consegna. 



Digitized by 



Google 



2J gtugno 



— 301 — 



Allora non potei più tenermi. Tratta in un lampo la spada, 
la feci balenare pel viso ai più svergognati; e V impeto di quei 
bravi per alcun poco si represse. Ed il mio animo si prostrò, 
riflettendo in chi siamo costretti a fondare la speranza della 
conquista di nostra libertà ; mi sentiva avvilito nel pensiero che 
non bastiamo a frenar pochi ragazzi noi, che abbiamo visto tre- 
mare ad un cenno solo le migliaia di valorosi. 

Onde quando la scena tumultuosa si rinnovò, poco prima 
del mezzogiorno, lungi dal valermi del braccio : * Ebbene , gridai, 
* mi siete nemici, uccidetemi; ma l'ordine si rispetta. Eccovi il 
petto: la vita mi riesce di peso, se non valgo a far eseguire un 
superior comando ,. Altra calma ancora, ma un tirar fuori di 
orologi, un sussurrarsi alle orecchie : Me:(j(^c}giorno è suonato, un 
guardare, un cicalare, che metteva dispetto. Come Dio volle, 
l'ora assegnata suonò, e la burrasca fu finita. 

Non vo' per altro omettere di dire a mio compiacimento 
che feci uscire i militi a 4 o 5 successivamente; in questa 
guisa fu tolta agli occhi del pubblico una scena d'intempe- 
ranza e d'insubordinazione chiusa fin allora nelle pareti della 
caserma. 

Non mi resta che aggiungere, a termine di questa storia, 
che verso le 3 pomeridiane un tal Galli, lucchese, venne a do- 
mandarmi il congedo, coll'idea di cuoprirmi d* insulti, rimpro- 
verandomi d'aver tirato fuori la spada, e cose simili. Generale! 
io non credeva cosi grande la misura della mìa sofferenza. 

Il mio stato d'animo non so dipingerlo. Ella può sentirlo nel- 
l'animo suo. Generale! in nome della patria, in nome dell'o- 
nore, provvegga alla comune nostra sorte. Vi hanno dei buoni, 
ma sdegnati di stare fra tanti tristi. Di questo passo, i primi 
se ne anderanno, resteranno i secondi, a martirio nostro, a vi- 
tupero della Toscana. Mi raccomando, e sono con tutto il ri- 
spetto e subordinazione 

Di V. S. 111."** Il Colonnello Comandante i Militi Voiontarii 

GlOVANNETTl. 



Digitized by 



Google 



lS-26 giugno --,.502 — 

Di questo fatto cosi scrisse al Ministero, il disgustato 
generale : 

È ornai troppo nota all'È. V. l'indole e la suscetti- 
bilità di questa specie di milizia, avversa aflTatto ad ogni prin* 
cipio di militare disciplina, per dispensarmi dal descriverle la 
difficoltà ed i pericoli ai quali è andata incontro una tal misura 
[di tenerli occupati in modo da non lasciare loro la libertà di sortire 
di caserma, sen^a per altro dare a ciò F idea di consegna'], e quanto 
sia costato il contenerli nei limiti del puro dovere, non essendo 
mancato né millantazioni nò minacce né complotti per rom- 
pere una tale da essi riguardata come arbitraria ed ingiusta 
consegna. La fermezza del comando per altro ha vìnto la loro 
connaturale audacia ed indisciplina. 

Appena usciti divulgarono in Brescia essere stati ritenuti 
in quartiere per agire contro il popolo nel caso di sommossa, 
e ciò annunziarono perfino con cartelli affissi alle cantonate. 

Tutto ciò, unito ai ben noti antecedenti, vie più mi con- 
vince della necessità di avere io più late facoltà sulle conces- 
sioni di congedo [i], e di non più bilanciare sulla defezione 
e rinvio della maggior parte di questa tanto costosa che inutile 
forza, che non serve, specialmente sotto le condizioni in cui fa 
parte dell'armata, che di sommo imbarazzo e di pernicioso con- 
tatto alle truppe di Linea, le quali disgraziatamente hanno ri- 
sentilo e ne risentono pur troppo i tristi effetti in fatto di di- 
sciplina. 

X. — Ma l'ordine del giorno che il ministero, timo- 



(1) A ciò rispose (28 giugno) il ministero: 

*' Mi sorprende che V. S. III."'* si creda senza poteri per dare congedi, mentre, 
se ella rilasciasse il congedo a quanti lo domandano, non farebbe che anticipare 
Teffetto del mio ordine del giorno non ancora pubblicato [v. ministeriale del 21 
giugno, pagg. 294, 29 5 J. Perciò la conforto a congedare intanto chi chiede d*andar- 
sene. Avremo meno carico pecuniario e vergogne. Resteranno i buoni, come può 
credersi, e questi saranno contenti della disciplina militare „. 



Digitized by 



Google 



20 giugno — JO3 — " 

roso di disordini, avea sospeso, produsse, pubblicato, i 
temuti effetti. 

Conforme alle prescrizioni governative, esso diceva: 

« ARMATA TOSCANA 

'* Il dovere del soldato, sempre, ma sopratutto in campa- 

" gna, è quello di essere disciplinato, zelante, obbediente. Ove 

*^ fallisca a una di queste virtù, ei si suicida e si rende ilcar- 

" nefice dell' onor patrio, di quello delle armi e dei camerata. 

" Vincitrice dimostrarono costantemente l'esperienza e la storia, 

" la disciplina sul numero. Combattere individualmente e con 

" coraggio eroico non serve. È questa una torcia isolata e non 

" atta a dar luce. 

" Civici! Se al valor vostro personale ne andava la di- 

" sciplina congiunta, smagliati non si sarebbero dal nucleo 

" dell'esercito molti compagni, e la gloria acquistata merita-, 

'* mente sui campi di Curtatone e Montanara non si sarebbe 

*' appannata giammai. Ma coloro che restano, e che certo son 

" quelli migliori e di più fermo carattere, mostreranno all'Italia, 

" all'Europa, al mondo, non esser essi i solidari della debolezza 

" di pochi, ma i rappresentanti fedeli della gloria di tutti. 

" Persuaso di tali sentimenti universali, S. E. il Ministro della 

" guerra vi offre il campo a luminosamente provarlo col seguente 

** Ordine del Giorno 

*' i^ Il Generale Comandante le truppe e milizie toscane farà aprire 
*' dei registri, nei quali dovranno inscrivere il loro nome nel termine di 8 
** giorni quei generosi volontarii che sono determinati a continuare a com- 
** battere per la patria. 

'^ 2^ Gli individui inscritti nei suddetti registri saranno obbligati, secondo 
" che verrà da ciascun di loro dichiaralo espressamente^ o per tutta la guerra 
'* dell* indipendenza italiana, o per il restante del corrente anno; e perciò 
*^ tali inscrizioni si faranno in due separati registri. Quindi dovrà intendersi 
*' che ciascuno colla propria inscrizione sui registri surriferiti accetti la for* 
'' mula del giuramento seguente per Tinticra dur.ita della guerra: 



Digitized by 



Google 



26 giugno — J04 — 

" Giuro su Dio e sul mio onore di adempiere sacrosan- 
" tamente e con vero carattere di buon italiano a quanto per 
" slancio spontaneo e patriottico mi proposi nell' abbandonar 
" la Toscana, cioè di combattere il nemico d'Italia sino alla 
" intiera di lui espulsione dalla medesima. E siccome amo la 
•* patria, e mi accorsi che senza ordine e disciplina fora im- 
" possibile il vincere, cosi nel medesimo giuramento io m'in- 
" tendo legato pel corso della detta guerra ad esser sottoposto 
*' ad ogni legge e militar disciplina. 

** (N. B. Questa formula è da modificarsi all'uopo per coloro che si inserì- 
** vono in altro registro per la sola durata del corrente anno). 

*' 3^ Essi saranno soggetti a tutte le leggi e discipline attualmente in 
" vigore o che lo fossero in seguito per le truppe regolari toscane, e do- 
'* vranno sotto ogni rapporto riguardarsi ad esser trattati come soldati. 

*' 40 Quelli che per qualunque siasi motivo non si saranno inscritti nel 
** termine prcaccennato nei registri suddetti saranno riguardati come desi* 
" derosi di ritornare in patria, verso la quale saranno diretti in diversi 
** drappelli, a guida di sott'ufllziali e ufiìziali a scelta del General Comandante. 

'* 5^ Gli individui inscritti nei registri saranno formati immediatamente 
** in uno o più corpi, la cui organizzazione, sotto la direzione del Generale 
'* Comandante, sarà affidata al colonn. Campìa, il quale, di concerto con 
" lo stesso Generale, sceglierà gli uffiziali che dovranno coadiuvarlo. 

^* 6** Gli articoli tutti di armamento, il sacco, ed il cappotto degli uo- 
*' mini che rientreranno in Toscana saranno da essi restituiti, prima diot- 
*' tenere il congedo, ai depositi da stabilirsi, previa ricevuta, che sarà loro 
'* rilasciata per il caso che alcuno di essi possa provare in Toscana di esser 
'* venuto all'armata con alcuno di tali oggetti di sua proprietà. 

" L'inscrizione di che sopra incomincerà da domani 27 
" stante, e proseguirà per otto giorni consecutivi, nei luoghi e 
" nelle ore che dovranno subito designare i rispettivi coman- 
" danti dei battaglioni volontarii con avvisi speciali. 

** Dato dal Quarticr Generale Toscano in Brescia, 
// 26 giugno 1S4S, 

Il Generale maggiore 

De Laugier „. 



Digitized by 



Google 



^^ giugno 



305 — 



Aveva il De Laugìer, il di 27 giugno, pubblicato appena 
quest'ordine del giorno, che, sotto l'incubo d'un' imminente 
burrasca, scrisse riservatamente al Corsini: 

Mille giornate di Curtatone, non una di Brescia ! L'umana 
forza è insufficiente a resistervi [i]. Feci, faccio e farò quanto 
posso per lottare con i funesti civici elementi. Vincere o soc- 
combere fu ed è la mia divisa sempre. 

Fra le tante angustie quella di essere presso che solo ad 
agire non è piccola. 

Comincio dal dirle attendermi oggi, in conseguenza del- 
l'ordine del giorno in nome di V. E. emanato, qualche gra- 
vissima scandalosa scena, come la presagisce il fermento esi- 
stente nei Civici, i quali cercano involgervi anche la truppa. 
Ciò serva a dimostrar sempre più la necessità di una milizia 
disciplinata. 

Non appena infatti lessero i Civici quelle che ad essi 
parvero minacce e pretese^ dichiararono rifiutarsi ad ogni 
nuovo giogo. Ben tosto si videro affissi per le cantonate 
della città certi foglietti manoscritti, dei quali uno, vergato 
da mano mal sicura, mi sta sott'occhio: 

" VoLONTARj Toscani 
" In nome della causa italiana siete invitati alle 4 Vj ^1 
" Caffè Nazionale in Pia:(^^a 

'^ Questo oggi 27 giunio. „ 

Poi, fosse decisione di quest'adunanza, fosse deter- 
minazione antecedente, i volontarii scrissero al generale 
una protesta, che soldati ed uffiziali firmarono promiscua- 
mente, e che riferisco per brevità assai mutilata : 



(i) Non si creda esagerata questa volta la retorica laugleriana. Scriveva pure 
Enrico Maycr al fratello ed al Vieusseux (29 giugno, Arch. delle Lett. Ital., Va^xo- 
fialt di Firenze): '• Vi assicuro che c'è da impa/.zire, né so come vi resista Laugìer,,. 

SO 



Digitized by 



Google 



27 ^'«J»^ — 306 — 

III/^^ sig. Generale Comandante, 

Sentito l'ordine del giorno 27 giugno, i Volontarii To- 
scani primieramente protestano: 

Che la gloria riportata sui campi di Curtatone e Montanara 
è ormai un fatto acquistato per la Toscana, e la importanza 
del quale non può essere menomamente diminuita dalla par- 
tenza di alcuni o di molti tra essi ; 

Che la partenza di questi non tiene alla mancanza di di- 
sciplina, sivvero da un multiplo di cagioni. 

Il 12 settembre nel fondo di loro coscienza giura- 
vano i Toscani in faccia all'altare di essere pronti a qualunque 
sacrificio per la indipendenza d'Italia, e nel 4, nel 13, nel 29 
maggio suggellarono quel loro giuramento col sangue, e mo- 
strarono all'Italia, all'Europa, se vogliasi al mondo tutto, quanto 
fossero pronti ad attenere quel patto. 

Riassumendo adunque, si lascino ai volontarii che 

prima partirono i patti coi quali hanno fin qui servito alla 
santa causa dell'Indipendenza ; non si parli loro di giuramento, 
che essi non pronunzieranno giammai che nel fondo di loro 
coscienza; si dia mano a razionale ordinamento e regolare istru- 
zione, e si provveda con onorevole decreto al ritorno di quelli 
che, compiuta ormai la misura di loro sacrificio, vuole giustizia 
che con modi corrispondenti all'alta loro virtù cittadina facciano 
ritorno da quei campi, nei quali procurarono al loro paese gloria 
non peritura. 

Su tale protesta e sugli apprezzamenti da farsi in 
proposito lasciamo parlare il De Laugier: 

(riservala) Brescia, 27 giugno 1848. 

Fxcellen:^a^ 

Sono le 2 pomeridiane. Prosegue il tumulto. Ho mandato 
diverse persone a procurar di calmarlo, a scandagliar ciò che 



Digitized by 



Google 



l^ giugno — JO7 — 

vogliono, ed a tentare infine di distorre coloro dal commettere 
una scandalosa pubblicità. 

Calmato si è alquanto. Le cause sono cervellotiche e tutte 
di capriccio: soffriron 3 mesi; non vogliono legarsi ma rima- 
ner volontari!; partirne, ma con onore, con armi [i], accom- 
pagnati dagli stessi che sin qui li condussero; insomma far ciò 
che più loro piace. Si asterranno - promettono - da scandalosa 
pubblicità, ma invieranno a me deputati con protesta scritta o 
stampata. Cosi già qualche cosa è ottenuta; vedremo il seguito. 

L'ora fissata alla riunione trascorse senza tumulto. Alle 8 
mi si presentarono i deputati dei Civici, recandomi l'unita pro- 
testa e dirigendomi un lungo discorso in quel senso. Astanti 
erano tutti i componenti lo Stato Maggiore. Ribattei una ad 

una le loro allegazioni Si riunissero i migliori, pensassero 

a formar note di spurgo: io li avrei secondati. Restassero i re- 
gistri, ricevessero o no le firme ; mentre io spedirei la protesta 
a Firenze alcun che nascer potrebbe che servir potesse ad 
illuminarli ed a suggerir mezzi per meglio comporre le cose, 
appagar le più giuste brame dei ragionevoli, e cosi salvare 
l'onore comune. 

Alle 12 ci separammo in questo concetto. Ora è a V. E. 
ed al Governo che spetta l'indicarmi in qual guisa io debba 
guidarmi. 

De Laugier. 

XI. — Tali notizie disgustarono naturalmente il go- 
verno. Brescia diverrà la Capua dei Toscani - pensava e 
scriveva il Corsini - ed i Toscani saranno esecrati come 
primieramente furono ben accolti e benedetti da quella 



(i) Si venne più tardi alla intesa che a chi volesse ritornare armalo fosse ri- 
lasciato un fucile a selce, ritenendo al campo i fucili a percussione. Giunti in To- 
scana, i reduci avrebbero consegnato i loro fucili. Per tal modo se ne foce senza 
spesa il trasporto. 



Digitized by 



Google 



29 gitigno — jo8 — 

brava ma fervida popolazione. Egli tuttavia non seppe sug- 
gerire rimedii energici, e, approvando le misure prese dal 
De Laugier, si limitò ad insistere, il 29 giugno, che si 
epurassero le milizie. 

Il contagio dell'indisciplina - insisteva il Corsini - é 
noto qui per '' molti testimoni oculari e lettere di lamento, 
di cui hanno rigurgitato i nostri giornali „. Ma, ripeto, egli 
si limitò a provvedimenti poco energici, ispirati anzi a pietà: 

Ma, sebbene tutto ciò affligga grandemente l'animo 

mio, io voglio però condonare il passato ed il presente alla 
esaltazione di un' animosa gioventù che, fidente nel proprio 
individuai coraggio, non apprezza abbastanza i vantaggi im- 
mensi della subordinazione, ed alla quale l'esperienza non ha 
ancor dimostrato quanta maggior potenza acquisterebbe il loro 
stesso valore, ove lo slancio del coraggio fosse sostenuto dalla 
forza direttiva della disciplina. La protesta che ho sotto gli 
occhi prova ad evidenza che, se quei medesimi che l'hanno 
firmata non hanno pienamente ancor apprezzato questi vantaggi, 
pur nonostante è nel fondo del loro animo il sentimento che 
molto ò mancato fin qui alle milizie. 

Che ognuno si persuada che tutto ciò che tende a 

rinforzare la discipUna tende essenzialmente alla salvezza delle 
armate.... Non esitino a scriversi nei registri quelli che vogliono 
restare al campo. L' esempio sarà imitato da molti, ne son 
certo, ed essi avran ben meritato della patria. 

E quanto al dubbio sorto in alcuni che io, qualificando 
per generosi quelli che scriveranno il loro nome nei registri, 
abbia voluto far rimprovero di debolezza a quelli che vorranno 
rimpatriare, dirò che questo dubbio potrebbe insorgere se i 
fatti del 13 e 29 maggio non fossero avvenuti; ma queste 
giornate provano abbastanza che nelle nostre file non sono che 
uomini valorosi per escludere ogni falsa interpretazione; e mi 



Digitized by 



Google 



duole il vedere che i volontarii toscani abbiano cosi presto di- 
menticato che io stesso sono stato testimone oculare al loro 
coraggio, e che siano trascorsi a credere che il loro compagno 
d'arme del 13, l'uomo che ha deplorato di non essere ancora 
con loro il 29, abbia giammai voluto pensare ad accusarli cosi 
ingiustamente. 

Ella faccia conoscere alle milizie volontarie, in quel miglior 
modo che Ella stimerà, il contenuto della presente, e mi renda 
informato dell'esito. 

Ho l'onore, eie. 

N. Corsini. 

XIL — Non tutti i volontarii per altro oziavano o 
tumultuavano in Brescia. Cito, ad esempio, fra gli attivi 
e i tranquilli - e valga per tutli - Enrico Maycr, che, oc- 
cupatissimo nel suo officio di segretario o di jaclolum del 
De Laugier, passava la giornata al tavolino, aflaccendato 
ora ad un protocollo officiale ora ad una lettera privata 
che dava notizie del fratello, del marito, del figlio, alla 
famiglia lontana. Si che scrisse il 19 giugno ai suoi che 
un solo giorno, da che era entrato in Brescia, egli aveva 
potuto uscire all'aria aperta (i). 

Xin. — Sopraggiunsero nuovi guai. Senza dire di 
una contesa occorsa tra volontarii napoletani (2), a questi 
fu ingiunto di restituirsi in patria. I beni di coloro che 



(i) V. Linaker, op. cit., voi. H, pag. 357. 

(2) Eccone la notizia, partecipata dal De Laugier al governo (28 giugno): 
** A vie più accrescere i patemi dell* animo mio in questa quasi sempre diificile 
missione per me, mille volte più penosa della presenza del nemico, è insorto non 
ha guari un dissidio politico fra il corpo dei volontarii napolitani ed il i*> battaglione 
del X Reggimento Abbruzzi, che in Brescia sotto il mio comando ritrovasi ; e gravi 
inconvenienti ne sarebbero al certo venuti, se misure preventive ed energiche 



Digitized by 



Google 



non retrocederanno - minacciava il Borbone - saranno con- 
fiscati, ed il capo preso in ostaggio. 

Era il principio del dissolvimento. 

Accordatosi col suo governo, il generale toscano lasciò 
che le milizie napoletane partissero, ove però ne facessero 
formale dimanda; ma non nascose il proprio rammarico 
per r improvviso abbandono ed il proprio risentimento 
per la segretezza degli ordini governativi. 

Così compì il suo non brillante ritorno in Napoli 
quel X reggimento, che pure aveva date prove non dubbie 
di valore sul campo di Montanara. 

Ma era Tepoca della retorica patriottica. E i richiamati 
di Napoli rivolsero ai commilitoni questo caldo addio: 

" Compagni ne' disagi e ne' pericoli, noi abbiamo parie- 
" cipato all'onore delle vostre vittorie. Legati da si sacrosanti 
" nodi, sanzionati dal battesimo del fuoco, voi soli potete sen- 
** tire interesse della nostra posizione. Addio, fratelli Piemontesi ! 
" Addio, fratelli Toscani! Non abbiate trista ricordanza dei 
" soldati del X Napoletano „. 

Il battaglione civico napoletano, accomunato alle mi- 
lizie toscane, ma divenuto oramai, secondo il De Laugier, 
una compagnia di ventura, passò al governo lombardo, im- 
possibilitato com'era a raggiungere il generale Pepe. 

XIV. — Ma non senza rimostranze questi reduci dalla 
Lombardia attraversavano le città italiane. Sin da quando, il 



non fossero state in tempo da me prese, con Pavere a me i capi dei corpi mede- 
simi ed i motori della discordia, esortandoli alla calma ed alla concordia, tanto 
utile quanto necessaria nelle attuali imponenti circostanze; ed infine col separarli 
gli uni dagli altri in diversi locali „ . 



Digitized by 



Google 



26 di maggio, tornò in patria il generale Statella, i Fio- 
rentini gli prepararono ben avversa accoglienza. Rifiutatogli 
l'alloggio dalla Locanda del Pellicano^ ove s' era diretto, 
quivi egli lasciò la sua vettura, riparando alla FortcT^ia da 
basso. Ma " in tutta la sera „ dice un contemporaneo 
" ingrossava la gente alla locanda, urlando con parole in- 
giuriose contro il Generale „• Si fini insomma con appic- 
care il fuoco alla vettura del troppo solerte generale bor- 
bonico sulla piazza di S. Maria Novella. 

Cosi pochi di innanzi quella medesima folla, adirata 
per le notizie di Napoli, avea tolto alla Legazione Napo- 
letana lo stemma borbonico, e, trascinatolo sulla piazza 
ove in addietro s'ergeva il patibolo, l'aveva pure abbruciato. 

Nel giugno poi, se non si rinnovarono scene tumultuose 
e selvagge, non mancarono tuttavia gravi proteste. Valga 
per tutte la curiosa lettera aperta da molti cittadini di Fi- 
renze indirizzata ai buoni e reverendi padri Serviti, per 
indurli a fondere la preziosa lampada d'oro posta come ex 
voto dinanzi all' immagine della Madonna dal fedifrago Ferdi- 
nando IV, smanioso, nel 182 1, di riprendere gli aviti dominii. 

XV. — Con la partenza dei confederati napoletani la 
piccola armata toscana fu ridotta a 2547 teste, di cui 437 
a Coito. 

Quanto poi ai volontarii, il Comitato di Brescia per 
l'indipendenza nazionale fece istanza gli fossero concessi 
per difendere la frontiera quei volontarii che non avessero 
voluto prestare il noto giuramento, ed il governo toscano 
annui. Si che di 3000 civici volontarii 670 circa prosegui- 
rono la campagna. 



Digitized by 



Google 



XVI. — Ed ora é inutile, mi pare, seguire più oltre 
l'ulteriore svolgimento e le ulteriori fasi di questa disso- 
luzione deir armata toscana. Basti notare, per la storia, che 
a Brescia perdette ogni importanza per la guerra il contri- 
buto dei Toscani ; basti osservare, per la filosofia della storia, 
che il doloroso fatto di questa indisciplinatezza si dovette 
in ispecial modo alla fretta con cui furono raccolte le mi- 
lizie, all'agglomeramento di svariati elementi e di indi- 
vidui non legati da patti ben determinati ed imperativi, 
alla quasi secolare inerzia della milizia granducale. 

Cade quindi, a mio giudizio, ogni accusa contro il 
generale toscano, non immune in quei giorni dalla calunnia. 
Che se afferma il Della Seta (op. cit., pag. 8i) che lo 
stesso De Laugier disseminava T insubordinazione tra gli 
ufBziali, e che un giorno a Valleggio egli dichiarò doversi 
destituire tutti gli ufl5ziali come colpevoli (onde i soldati 
proruppero in poderosi viva Delogerre!) non bisogna dimen- 
ticare che questo capitano assai volentieri mormorava dei 
superiori, eccezion fatta del Giovannetti, il quale, viceversa, 
non andava a genio, per la rude sua severità, a molti altri. 

Non potevano tuttavia andar prive d'effetto le accuse 
mosse al De Laugier. Più tardi, raccoltele il governo, mo- 
verà un'inchiesta sull'operato del generale (inchiesta che 
il De Laugier attribuirà all'iniziativa dell'invidioso prede- 
cessore), ed ai primi del luglio, proprio nel mentre verrà 
concesso al generale onorario lo stipendio di generale effet- 
tivo (i), egli troverà tra le lettere officiali a lui dirette 



(i) Stipendio che il De Laugier, con lettera del io luglio, rifiutò, per non 
aggravare gli oneri dell'erario. 



Digitized by 



Google 



giugno — 3^3 "-^ 

un foglio volante, indirizzato riservalamenU (!) al Martini, 
per impetrare da re Carlo Alberto di voler sottoporre a più 
autorevole generale piemontese il generale toscano affinchè 
non si rinnovi, mercè la calda sua testa, la catastrofe del 
29 maggio. 

Ma r indisciplina, come vedemmo, avea ben più gravi 
e più numerose cagioni. Cagioni che secondava T inettitu- 
dine e l'inesperienza dei capi. 

Non parlo della debolezza ministeriale, della quale già 
troppi, fin dal 1848, parlarono, non dell' incapacità del buon 
Leopoldo, del quale ben disse il D'Ancona: " Meglio sa- 
rebbe stato per lui e più consentaneo ai suoi gusti, se fosse 
stalo fattore in Maremma „; ma mi riferisco all'alta uffi- 
zialità toscana. Confessa, ad esempio. Luca Giunti — che 
pure, come vedemmo, é sempre dell'opinione della Galletta 
di Firenze — che " i generali toscani non hanno più sapere 
di un tenente „, e spiega che, avendo essi con il grado 
di tenente lasciato il servizio di Napoleone, non si sono 
più oltre avanzati nella scienza militare; come spiega d'altra 
parte che il ministro della guerra é mal destro perché non 
era in passato che un impiegato civile, e che il commis- 
sario militare é pessimo perché *^ tolto da una computi- 
steria di revisione di conti „. 

La stampa spicciola e la giornaliera aizzavano i rancori, 
inasprivano il malcontento. Senza dire dei salaci fervorini 
di qualche foglio d* opposizione, sussidiati talora da qualche 
anonima corrispondenza dal campo toscano, ricorderò un 
libello infamatorio contro il De Laugier ed il Giovannetti, 
che, diffuso per i quartieri, vi fecondò i germi della ribel- 
lione; mentre in Firenze operava similmente a danno del 



Digitized by 



Google 



ip mrtggio'2^ giugHo — . i i ^ — 1. 

D'Arco Ferrari il libello d'un tal Marescotli // Tenente 
Generale Conte Ulisse D'Arco Ferrari, del quale ho notizia 
dai protocolli del ministero granducale, che lo inviava al 
R. Procuratore generale, affinché lo sottoponesse a severo 
esame (i). 

Soltanto il 25 ottobre insomma, volgendo omai al 
tramonto V epico anno, allorché col ministero Guerrazzi-Mon- 
tanelli, il ministro Mariano D'Ayala potè più efficacemente 
secondarlo nelle misure di rigore, potè scrivere il De Laugier, 
di quartiere a Massa, d'avere ristabilita una miglior disciplina 
nelle sue truppe (2). 

XVIL — Resta a dire qualcosa delle onorificenze dal 
governo toscano e piemontese tributate a colore che nel 
di 29 maggio s'erano maggiormente distinti, e qualcosa 
della sorte dei prigionieri toscani. 

Già inviando alla capitale i rapporti speciali dei suoi 
subalterni, il De Laugìer avvertiva che da essi si poteva 
facilmente rilevare il merito individuale, ma che non do- 
vevansi ad ogni modo dimenticare il capo dello Stato 
maggiore colonnello Chigi, il ten. colonnello Giovannetti, 
il capitano Caminati, il professore Zannetti, il professore 
Mossotti, il Belluomini, il Malenchini, il Cipriani ed altri. 
Già anzi sin dal primo giugno, parlando indeterminata- 



(i) A Firenze infatti la tranquillità non era maggiore. Già all'apertura della Ca* 
mera, il di 26 giugno, sorse un tumulto ostile all'istituzione del senato; i cocchieri 
poi tumultuarono contro la società francese degli omnibus che da Firenze portavano 
a Livorno; e il 21 giugno mille soldati che partivano per la Lombardia, non volendo 
come capo un vecchio soldato napoleonico, che altra volta li aveva severamente 
redarguiti per la loro insubordinazione, lo fischiarono e lo vituperarono insultandolo. 

(?) P« 1737, n. 117. 



Digitized by 



Google 



ip magglo^ig giugno 6 j é — -. 

mente della battaglia, con la consueta larghezza nell'elogio, 
avea scritto: " In rapporto alle persone che veramente si 
sono distinte nei passati fatti d'arme, sono tali e tante, ed 
i fatti si gloriosi e belli, che converrebbe premiarle a cen- 
tinaia „. 

Anche al general Bava, che, in nome del re, lo richiese 
di ciò, egli mandò la lista dei nomi di coloro che meglio 
avevano meritato della patria. 

La maggiore onorificenza fu naturalmente accordata dal 
re, come dal granduca, al generale supremo. Questi tutta- 
via, debitore della vita a Giuseppe Cipriani, avrebbe desi- 
derato che ad esso venisse riservato l'onore della medaglia 
d'oro (i); ma il comando piemontese non volle concedere 
che ad un generale si eccelsa distinzione. 

La medesima lista passata a Carlo Alberto avendo il 
De Laugier spedita al suo governo, questo, mentre avvertiva 
di non voler troppo profondere le onorificenze, dichiarava 
trovarsi in imbarazzo, temendo che '' un solo individuo 
conseguisse da due sovrani un'onorifica distinzione „. 

Curiosa é l'idea che venne allora al generale toscano, 
nella difficoltà di dare più precise informazioni a riguardo 
del merito individuale: 

Brescia, // 7 giugno 18 48. 
Eccellen:(ay 

Le gare, le esigenze, i malumori che sorgono nella distri- 



(i) Riferisco in proposito questo postscriptum^ dal De Laugier apposto dì sua 
mano all' officiale del 19 giugno: 

*' La prevengo che S. M. mi aveva accordata la medaglia d* oro al valore ; ma 
mi SODO creduto in dovere di supplicarla permettermi passarla all'eroico Giuseppe 
Cipriani, che mi salvò il 29 la vita, e ch'era stato, malgrado la mia proposta, 
obliato „. 



Digitized by 



Google 



Ip maggìo'29 giugno — ^ j ^ — 

buzione delle regie ricompense dopo ogni fatto d' armi mi 
farebbero opinare esser meglio menzionare onorevolmente i 
distinti sui pubblici fogli e al tempo concedere la manifesta- 
zione dell'opinione pubblica sul loro conto, e da questa prender 
norma e decidere. 

Espongo e sottopongo alla saviezza dell' E. V. un'idea. Se 
sia o no realizzabile spetterà alla E. V. il determinare. 

De Laugier. 

Riconobbe, rispondendo, il Corsini, atteggiantesi assai 
sovente a moralista, che nella natura umana ad un bene 
va congiunto un male; ricordò che anche ai tempi di 
Napoleone una sola croce faceva cento malcontenti; e di- 
chiarò più essere gli odii che s'acquista un generale dai 
non premiati che l'amore che ottiene dai premiati, preve- 
nendo in questo concetto ciò che dovea dire, con sarcasmo 
di repubblicano, l'autore ddV Homme qui ril: ** Un favore 
procaccia al re un amico e cento nemici „ ; ma non ritenne 
realiiiabile l'idea del De Laugier. 

Il governo inoltre, come già riguardo al fatto d'arme 
del 1 3 maggio, raccomandava al suo generale la parsimonia 
nel distribuire decorazioni, massimamente agli umili. 

Ma il De Laugier, che seguiva per un lato una sua 
tendenza connaturale, che professava per l'altro lato prin- 
cipii più democratici di quelli che avevano ispiralo le leggi 
gerarchiche inglesi, le quali vietavano che in un rapporto 
si citasse il nome d'un eroe, se non era quell' d' un uffiziale 
(onde dopo la battaglia d'Inkermann lord Raglan non potè 
elogiare un sergente che sembrava aver salvato l'intero eser- 
cito), il De Laugier, dico, che aveva per conto suo cono- 
sciuto e messo in opera l'eroismo degli umili, elogiava, 



Digitized by 



Google 



29 ìnaggio'29 f ^"f «^ — 31-7 — 

come vedemmo, assai volontieri i suoi dipendenti, ed ora, 
dopo uno scontro come quello del 29, spediva al suo go- 
verno rapporti e fogli speciali ricchi di nomi, scelti da ogni 
grado della milizia. 

Riuscì infine al generale d'accordarsi col governo gran- 
ducale e di mettere insieme un quadro che rappresentasse le 
diverse gradazioni del valore individuale; e riusci per tal 
modo il governo a divisare un'equa distribuzione di titoli, 
di medaglie, d'encomii. 

Venne pertanto pubblicato a Firenze e, con apposito 
ordine del giorno (i), a Brescia questo decreto granducale: 

" Noi, Leopoldo II, per la grazia di Dio, Granduca di 
" Toscana, etc, eie. 

" Avendo considerato che la virtù militare si deve misu- 
" rare non dalla vittoria ma dai pericoli affrontati combattendo, 
" e che veramente maschio è quel valore il quale nella dispe- 
" razione di tutte le cose intende a restare invitto, e cedendo 
" il posto non volge le spalle; 

" Avendo considerato che se la giornata del 29 maggio 
" non fu lieta per le nostre armi intomo a Mantova, negli 
" accampamenti di Curiatone e Montanara, pure quel sole fu 
** testimone di molte prove di valore date dai due nostri Corpi 
" d'Armata, i quali, separati di luogo ed attorniati, sostennero 
" l'urto di un nemico immensamente superiore di forze, al 
'* quale, tardi cedendo, seppero render caro quel terreno che 
" egli dovè comprare con gravi perdite, giovando cosi grande- 
" mente alla causa italiana; 



(1) Quest'ordine del giorno, gonfìo d* enfasi quarantottesca, cominciava: Tutti il 
29 decorso combatteste da forti, per seguitare dimostrando che a pochi fortunati^ ai 
pochi visti e notali dovevano scendere le sovrane rimunerazioni; e terminava col 
consueto viva rilalia! 



Digitized by 



Google 



^9 maggio-ig giugno — ^ j g — 

" E riguardando come debito della sovranità il premiare 
" i tratti singolari di personale valore 

•* Abbiamo decretato e decretiamo quanto appresso: 

" Al generale onorario conte Cesare De Laugiery Coman- 
" dante il nostro Corpo d'Armata, è conferita una commenda 
" dell' ordine di S. Stefano dell* annua rendita di L. 600 
" [L. it. 504] per avere valorosamente resistito per molte ore 
^' alla testa delle nostre truppe e milizie, e quindi essersi saputo 
" aprire una ritirata, terribile pel nemico ed onorevole per le 
" nostre armi. 

** Sono nominati cavalieri dell'ordine del Merito sotto il 
" titolo di S. Giuseppe: 

" Il ten. colonnello Carlo Corradino Chigiy per avere adem- 
" pito tutti i doveri di capo dello Stato Maggiore, e supplito 
" a quello degli artiglieri morti, rimanendo, in conseguenza di 
" grave ferita, riportata sul campo dell'onore, privo della mano 
"sinistra; il ten. colonnello onorario Giuseppe Giovannettiy per 
" la bravura dimostrata nel comando del campo di Montanara 
" e nella successiva difficile e pericolosa ritirata; il maggiore 
" Spiligatiy del X di Linea napoletano, per aver sostenuto bra- 
" vamente l'urto nemico finché rimase ferito; il capitano David 
" Caminatif per avere avuto gran parte nella gloria di salvare 
'* tre pezzi d'artiglieria; il capitano Villamarina^ piemontese, 
" aiutante del Quartiere Generale toscano, per aver operato 
" l'accosto nei movimenti dei singoli corpi, dispregiando ogni 
" pericolo; il capitano Giuseppe Niccoìinij per aver comandato 
" e ministrato pertinacemente alla sua batteria, quando i più 
" degli artiglieri erano periti sui pezzi, dai quali non volle 
" allontanarsi, finché il sangue che sgorgava dalla sua ferita 
" non gli ebbe tolto ogni lena; il capitano Leow^ C//)rww/, della 
" Guardia Civica Livornese, per aver supplito bravamente agli 
" uffici d'aiutante di campo durante il fatto d'armi, esponendosi 
" intrepido ai più gravi pericoli; il tenente Giuseppe Ciprianiy 
" della Gi:ardia Civica Livornese, il quale, bruciate le vesti ed 



Digitized by 



Google 



29 fnasgiO'29 giugno — jjq — 

" il viso per lo scoppio d'una bomba, dopo avere indossalo 
" nuovi abili, tornava animoso sul campo del combattimento, 
" dove giungeva opportuno a soccorrere il generale De Laugier, 
" calpestato dalla cavalleria, cedendogli il proprio cavallo; il 
" capitano Fincen;(0 Maìenchinì^ dei bersaglieri volontarii livor- 
" nesi, per aver cooperato colla sua compagnia a salvare tre 
" pezzi d'artiglieria insieme al cfipitano Caminati. 

" Vengono insigniti della medaglia d'onore in argento i 
" seguenti: 

" Il maggiore Belluomini, pel suo sangue freddo mantenuto 
" nei diversi pericoli affrontati; il prof, maggior Mossotii e il 
" prof, capitano Ferrucci^ del Battaglione Universitario pisano, 
" per averlo guidato spontaneo ove maggiore era il bisogno 
" ed il pericolo; il prof. Zannetlìj pel suo maraviglioso amore 
" pei feriti, cui assisteva con suo sommo pericolo ; il capitano 
" Giuseppe Del Ttirco^ per l'attività spiegata nell'esaliarc i soldati 
" e rifornirli di cartucce, e per avere fatto altrettanto coi can- 
" nonieri; il tenente PeklincKy per aver cooperato a salvare un 
** obice, ed aver fornito di cartucce i combattenti; il tenente 
" Fenii ed il comune Giobbi, dei Bersaglieri Livornesi, pel loro 
" concorso per salvare un cannone; il sottosergente Luigi Iti' 
" nocenfi^ dei Cacciatori del i® reggimento, per essersi slanciato 
'^ valorosamente addosso al nemico colla baionetta insieme 
" con pochi altri soldati; il caporale foriere Elbano De' Gasperiy 
" d' artiglieria, perchè, strappatesi le vesti che il fuoco consu- 
" mava, nudo adempiva gli uffici di cannoniere. 

" [Viene infine fatta onorevole menzione di 8i individui, 
" in testa dei quali il colonnello Campia]. 

Dato in Firenze, // 2p giugno 1S4S. 
LEOPOLDO IL 
Il Ministro Segretario di Stato pel Dipartimento della Guerra 

N. Corsini „. 

E la domenica 2 di luglio, sulla spianata di S. Gio- 
vanni, fuori città, dopo avere, con solenne cerimonia, con- 



Digitized by 



Google 



2 giugno " — 120 — 

segnate alla truppa nuove bandiere, il generale toscano 
distribuì le medaglie e le croci da S. A. il Granduca e da 
S. M. il Re concesse ai più degni. 

Distribuì le medaglie e le croci da S. A. il Granduca 
concesse : esclusa, ben inteso, la medaglia di bronzo, accor- 
data a chiunque avesse per la Toscana preso parte sino 
all'ultimo alla campagna. Per tale onorificenza quindi si 
richiedeva lo stalo di servigio di ciascun milite, sino a 
campagna finita. 

Dì questa ricerca venne, nell'autunno, incaricato il 
tenente colonnello Seracini (uno dei prigionieri di Mon- 
tanara), il quale trovò naturalmente che moltissimi congedi 
datavano da Brescia, innanzi, cioè, alle battaglie del 23 
e 25 luglio. Riteneva il Seracini, scrivendo, nel dicembre, 
al generale Mariano D'Ayala, allora ministro della guerra, 
si potesse passar sopra a tale irregolarità, specie trattandosi 
d'evitare che si togliesse a chi aveva forse combattuto a 
Curtatone od a Montanara il modesto compenso che si 
dava a taluno, che, partito di Toscana a giugno inoltrato, 
non aveva neppure avuta l'occasione di scaricare il fucile. 
Ma, pur riconoscendo l'equità dell'osservazione, rispose e 
dispose il D'x\yala che non si derogasse dalla legge del 
18 luglio, la quale concedeva il diritto della medaglia 
d'onore a coloro soltanto che, facendo parte del corpo 
d'armata granducale gucrrcggiante in Lombardia, con questo 
avrebbero rivarcato il confine, o che a ciò fare fossero siati 
impossibilitali da ferite riportate sul campo. 

XVIII. Poche parole infine sui prigionieri toscani. 
Essi furono sulle prime condotti a Mantova, ove parte 



Digitized by 



Google 



pugno — J2I — 

occupò gli ospedali, presso ai feriti austriaci, parte restò 
soggetta ad una prigionia relativamente mite. 

I buoni Mantovani poterono provvedere alle loro prime 
necessità; le signore in ispecial modo - assicura Giuseppe 
Montanelli (i) - erano piene cFogni attenzione per i prigio- 
nieri toscani. '* Io ricevo quasi ogni giorno „ scriveva dal- 
l'ospedale di Mantova il Montanelli '* un regalo di fiori, 
e non ti so dire che piacere mi fa „. 

Da Mantova, dopo pochi giorni, essi furono diretti a 
Verona, poi a! Tirolo ed all'Austria; e fu appunto la marcia, 
nelle prime tappe in ispecial modo, la parte materialmente 
più dolorosa della loro prigionia. 

Passando per Trento ricevettero calorose dimostrazioni 
d'affetto da quella italiana popolazione. Lascio che uno 
degli stessi prigionieri, Tarugio Tarugì, lo narri: 

Trento, nella sera spelonca, nella mattina presentava un'im- 
mensa popolazione accalcata, che offriva uno spettacolo com- 
movente allora, come adesso, nel ripensarlo. La via per la quale 
passavamo era ingombra di gente e a stento ai soldati a ca- 
vallo riusciva di farsi largo, nonostante la tracotanza dei cavalli 
e dei cavalieri, che si gettavano sulle persone come cavalle 
trebbiatrici sugli ammucchiati covoni. Le finestre erano gre- 
mite di persone che si spenzolavano, che strepitavano, che piange- 
vano, che gridavano : *^ Addio, fratelli Italiani ! „ e gettavano pezzi 
di pane, danari e tutto ciò che loro sembrasse che ci facesse bi- 
sogno. Vedevano uno scalzo, ed ecco gettare un pnro di scarpe: 
vedevano uno senza giubba, ed ecco levarsi la giubba e get- 
tarla dalla finestra. Un soldato austriaco raccattò una svan^ica, 
ma non sfuggi ad un prigioniero, che alla parlata ed ai modi 
mi parve livornese, che gli disse: " Razza d'un cane, o che 



(i) V. le cit. Lettere di G. Capponi etc, voi. II, pag. 414. 

SI 



Digitized by 



Google 



giugno -^ j22 — 

la tirano a te! Rendimi la svanzica „, A quali* alterco soprag- 
gianse un ufficiale austrìaco, che con modi bruschi fece resti- 
tuire la svanzìci al prigioniero, affibbiando al soldato, more 
solitOy due o tre piattonate. Ho veduto a quella scena straziante 
alcuni uffiziali austriaci piangere come bambini. Uscimmo di 
Trento con la mente e col cuore sconvolti, e io, in cuor mio, 
non faceva che riflettere come fa il governo austriaco a tenere 
una città come questa sotto la sua soggezione! Se tutte le città 
d'Italia fossero come Trento, non ci sarebbe potenza al mondo 
che la potesse dominare. E non basta qui: nel Trentino, per 
le campagne, spesso incontravamo in istrada giovani e vecchi 
che ci abbracciavano piangendo e dicevano " Ci hanno levate 
le armi, ma tutte no. Vedete dove le abbiamo „ accennando 
ai monti. Poveri Trentini! 

Né le altre città né i paesi furono ostili ai prigionieri 
italiani. Gli studenti specialmente fecero ai nostri buon viso, 
e coi nostri usarono sovente parlare in latino. Era del resto 
legge austriaca che i cittadini per turno dovessero prov- 
vedere il vitto ai prigionieri di guerra di passaggio. Ciò facea 
si che talora questi potevano disporre di tutti i trenta cen- 
tesimi di swanzica che, come sotto il loro governo, rice- 
vevano quotidianamente: non piccola fortuna per gente 
di tutto bisognosa e di nulla provveduta. 

Giunsero finalmente in Boemia, e sulla frontiera della 
Boemia, parte a Thieresienstadt, parte a Kònigsgràtz furono 
relegati. Anche qui tuttavia non furono loro molto gravi 
i ceppi, che era lecito a chiunque potesse offrire sicura ga- 
ranzia di sé uscire per la città, recarsi a ritrovi, accettare 
inviti, e cosi via. Tommaso Gherardi Del Testa vi scrisse 
delle scene, Stefano Ussi vi dipinse, e i giovani tutti ita- 
liani vi cantavano le migliori melodie de' loro celebri maestri. 



Digitized by 



(^oogU 



g^^i»o — 323 — 

Né va dimenticato a questo proposito che il governo 
austriaco aveva relegato quei suoi nemici in paese quasi 
ribelle, tra quei Boemi che, uniti ai Croati, facevano un 
giorno quella certa figura di povera gente nel Sant'Ambrogio 
di Milano, tra quei Boemi cui in fondo ogni buon italiano 
commiserava, maledicendo al governo che 

schiavi gli spinge per tenerci schiavi. 

Si che, in complesso, se si tolgono le prime fatiche 
delle marcie ed i primi crudeli maltrattamenti, a parte il 
dolore morale, non fu gravosa la prigionia ai Toscani, e 
non rimase quale sgradevole ricordo in molti, come Ste- 
fano Ussi, Felice Stocchi, Massimino Moschi ed altri (i). 
T^olcissimo ed umano chiama il trattamento avuto un pri- 
gioniero, sanissimo vien detto il locale, e il cibo talora 
abbondante. 

Enrico Mayer intanto s'occupava a Brescia delle loro 
sorti, ed a Firenze verso la fine dell'agosto fu istituita 
un'apposita commissione che vegliasse sui loro destini. 
Ne facevano parte il Ricasoli ed il Peruzzi. Per il ministero 
albertino se ne occupò il generale Franzini, ponendosi in 
diretta relazione col maresciallo Radetzky. 

In breve, ai 24 d'agosto, si sparse tra i prigionieri, 
accolta con giubilo immenso, la notizia dell'armistizio Sa- 
lasco, nel quale era inclusa la reciproca restituzione dei 
prigionieri; e nei primi del settembre, con maggiore o 
minore celerità, con maggiore o minore libertà nel viaggio, 
i prigionieri poterono tornare a respirar le aure italiche. 



(i) Possono leggersi nei Rie. Stor. del Nerucci le relazioni di Tarugto Tarugi 
(pagg. 406-443) in ispecial modo, e di Alfonso Ademollo (p<igg. 462-505). 



Digitized by 



Google 



Digitized by 



Google 



IX. 

Da Sommacampagna a Volta 



L — Le sorti italiane precipitavano. All' entusiasmo 
succedeva lo scoraggiamento, alle speranze ed alle vittorie 
del marzo succedevano le delusioni e le sconfitte del luglio. 

Non dico ora delle condizioni dell'armata toscana, de- 
cimata, come vedemmo, dalle quotidiane partenze, molti- 
plicatesi dopo la distribuzione delle medaglie; non delle 
condizioni della truppa piemontese, la quale era tuttora tra 
le altre la meglio disciplinata e la più vigorosa. Ma quanto 
fossero esauste le forze de' varii principati, quanto il primo 
impeto si fosse raffrenato, dicono eloquentemente i fatti e 
le persone. 

Il governo pontificio, che sulle prime vagheggiava 
l'idea d'una leva di 24000 uomini, ridottosi poi a 6000, 
neppure questi ottenne, pur avendo richiesto a ciascuno 
dei suoi comuni un solo individuo. Una relazione del Bava 
ci dipinge gli 8000 volontarii lombardi e gli 8000 sardo- 
lombardi, giunti nel luglio al campo piemontese ed affidati 
ai generali Visconti e Perrone, come un'accozzaglia di gente 



Digitized by 



Google 



r«5«^ — 32(5 — 

senz'armi, senza divisa, senza disciplina, decisi a non prestar 
giuramento, con la pretesa d'essere colà vestiti ed istruiti. 
Un proclama del governo provvisorio lombardo, pubblicato 
dal Risorgimento del 20 giugno, c'istruisce sulle condizioni 
del Veneto: ** Grave la condizione delle cose: le più no- 
bili città del Veneto cadute, le altre minacciate, i Pontificii 
costretti a smetter le armi, mancati i sussidi di Napoli „ . 
Al quale proclama dava triste conferma l'editto con cui, 
il 6 di luglio, Radetzky dichiarava soggiogati i Veneti ri- 
belli e sgominati i cosi detti Crociati: pena la fucilazione 
a chi non deponesse le armi. Al qual proclama ancora dava 
conferma l'editto con cui, il 15 luglio, il maresciallo 
Welden si pavoneggiava ne' suoi trofei di vincitore di 
Venezia; pena la fucilazione a chi entro ventiquattro ore 
si fosse trovato con le armi in mano. Luca Giunti infine, 
con giudizio per altro assai pessimista, direi quasi reazio* 
nario, vede a migliaia e milioni gli esaltati, mentre non 
iscorge un sol volenteroso. " Quello ha moglie „ commenta 
** questo ha figli, l'altro ha impiego, altro ha 40, 50 anni, 
altro preferisce parlare o scrivere „ . E non esita a dichia- 
rare che taluno gridò la crociata in mala fede, in nome 
d'un papa che giammai pensò alla guerra, trascinando cosi 
le masse indifferenti delle campagne, che nulla avevano a 
guadagnare con il semplice mutar di padrone. Che più? 
egli enunzia una sentenza che politicamente parlando Io 
definisce: *' Quando la indipendenza dei popoli é nelle 
idee, non nei bisogni di tutti o materiali o morali, é stol- 
tezza muovere una guerra di nazione ,, 

II, — Ma, che che Luca Giunti ne dicesse, per quanto a 



Digitized by 



Google 



pessimo partito sì trovassero le sorti d'Italia, non era spento 
in Italia, non in Toscana, il fuoco sacro del patriottismo. 
Anche senza ricordare le improvvise ed incomposte 
manifestazioni d'un affetto e d'un entusiasmo particolare, 
per cui, ad esempio, saputosi salvo a Fucecchio il Monta- 
nelli, ritenuto morto a Curtatone, la folla accorse a richie- 
derne il' ritratto, lo portò trionfalmente alla chiesa, quivi 
intonando il Te Deum, e riprese alla sera le feste, illumi- 
nando il paese: anche senza dì ciò, dico, i Toscani die- 
dero prova che in loro ancora poteva la speranza e la fede. 
Qual documento infatti meglio della lettera seguente dimo- 
strerebbe come l'entusiasmo per l'indipendenza italiana non 
fosse soltanto nelle idee? 

Villa di ScoRNio, 4 giugno 1S4S. 

Eccellen;;ay nell'attuale urgentissima necessità della patria 
italiana il lusso dei cittadini si fa peccato civile. Per sopperire 
adunque ai bisogni della medesima, spoglio la casa mia di tutte 
le argenterie che Y adornano, e, sebbene in parte lavoro egregio 
di orificeria, nella settimana giungeranno a codesta zecca. V. E. ne 
trarrà la somma necessaria per presentare di due cavalli T intre- 
pida artiglieria toscana, che nei giorno famoso che ricordava la 
battaglia di Legnano ha emulato nobilmente il vaiore dei nostri 
padri. Conceda il pietosissimo Iddio alle nostre innocenti spe- 
ranze che il sangue dei fratelli, che inzuppa adesso la zolla lom- 
barda, frutti a noi, come ad essi, la cacciata dell'aborrito 
straniero. 

Intendo poi che quella somma che avanzei:à dall'acquisto 
dei due cavalli debba versarsi nella cassa del pubblico impre- 
stito, dichiarando di rinunziare al frutto fino a che si combatta 
la guerra dell'indipendenza. 

Sorga nei Toscani gara di splendidi doni: io son pronto 
di tutto cuore a qualunque sacrifizio, purché non perisca la 



Digitized by 



Google 



libertà, e che la stolta vendetta dello straniero non torni a fru- 
stare la contrada italiana. Con affettuosa osservanza 

Di V. E. Dev.°»^ Servo 

Niccolò Pctccini. 

Questo il 4 di giugno; e il 15, mentre certo non 
erano migliorate le sorti italiane, faceva lo stesso un Fran- 
cesco Martini di Montevarchi. E quale era, di grazia, la 
principal fonte di scontento contro il ministero granducale, 
se non la sua lentezza e la sua indecisione a riguardo della 
guerra? a qual fine la folla invadeva le aule del parlamento, 
a qualfinc tumultuava per le piazze, se non per imporre, 
sia pure inconsultamente, il proseguimento della guerra? Le 
parole stesse del Giunti a noi lo confermino : 

La mattina del di 5 [luglio] comparve in Firenze in varii 
luoghi un proclama manoscritto, e fra li altri sotto la loggia 
delli Uffi:^i lunghi, all'entrata della Camera dei deputati, in cui 
si invitavano i cittadini a voler dalle tribune incoraggiare i de- 
putati a tralasciare tutto, e non parlare che della guerra. Diceva 
la patria essere in pericolo. All'ora dell'invito per riunirsi la 
Camera, un mucchio di gente era alla porta, ove era anche la 
guardia civica, e la sentinella ha annunziato sospesa la seduta. 
Si è temuto qualche mala ventura, e per questo è stato rad- 
doppiato il corpo della milizia cittadina. 

La sera del di 5 il padre Gavazzi ha predicato in Firenze 
dal terrazzino della Locanda di Yorky al Canto della Paglia, sulla 
cantonata dalla parte del Duomo, facendo un discorso esaltato 
e fanatico per eccitare alla guerra. Ha detto che se mancano 
armi e cavalli, il popolo sa ove sono; non si perda tempo. 
Ha parlato di altre cose di tal fatta, da cagionare violenze e 
spogli. Le leggi toscane proibiscono la predicazione, e special- 
mente di forestieri, ma a che esistono le leggi? 



Digitized by 



Google 



Mentre Gavazzi predicava, alcuni si sono opposti al senti- 
mento delli spettatori, dicendo qualche parola derisoria, e questi 
sono stati un marchese Parinola, nobile costituzionale moderato, 
e un tal Passerini, altro nobile delle stesse opinioni, e a loro si 
era unito alcun altro, ma hanno ricevuto da certi caporioni del 
popolo delli insulti, e pure qualche percossa leggera, fattosi tu- 
multo contro di loro. Contro loro si è detto, e contro li uomini 
ricchi e superbi e avari, che soddisfano alle loro libidini e 
poco o nulla sacrificano alla patria. 

Cosi più tardi, al tramonto del luglio, all'infausta no- 
vella di Custoza e Volta, il popolo fiorentino tumultuerà 
ancora, volendo mutato il ministero, pretendendo dallo 
stremato organismo toscano un ultimo sforzo. Se l'idea 
italiana era stata infusa nell'animo della folla dai soliti de- 
magoghi, bisogna credere ch'essi ve l'avessero trapiantata 
con ben salde radici. Ed anche del tumulto del 30 luglio 
udiamo dal Giunti, non certo sospetto di tenerezza per i 
dimostranti, la descrizione: 

I demagoghi profittarono dell' agitazione del popolo per 
le tristi nuove della guerra. I soliti caporioni non comparvero 
perchè il popolo li conosce e li disprezza. Fu messo innanzi 
a fare il burattino un tal Francesco Trucchi di Nizza. Scappò 
fuori alle 11 antim. accanto a un ragazzaccio che sventolava 
una bandiera, tirandosi dietro due cialtroni scamiciati. Egli ur- 
lava la patria tradita, vile il governo, iniqui tutti quelli che 
non eran col popolo. 

A mezzogiorno e V4 fu battuta la generale per adunar la 
guardia civica, e fu chiamata la poca milizia e cavalleria che è 
in città (reclute di iS anni). Trucchi intanto condusse la plebe 
in pia:(;^a del Granduca^ entrò in corpo di guardia, e in tono 
dittatoriale chiese carta e calamaio. Le incertezze, la paura di 
offendere e irritare la suscettibilità del popolo, non fece venire 



Digitized by 



Google 



a vie energiche, all' arresto del Trucchi; sicché là scrisse un 
decreto a nome del popolo sovrano, in cui dichiarava decaduto 
per sempre il principe austriaco Leopoldo e la sua dinastia, 
sciolte le camere, abbassato il ministero, e dentro 24 ore di*- 
sarmata la guardia civica. 

Questo volea dire il saccheggio. Quindi passò a costituire 
e nominare il governo provvisorio: Guerrazzi presidente, ecc., 
e per illudere con due uomini onesti e ben cogniti aggiungeva 
il poeta Giuseppe Giusti e il ministro della guerra Corsini. Quella 
ciurma lo segui urlando, senza sapere cosa volevano, andando in 
circa 4000 alle carceri del Bargello, ove era prigione Berlinghieri, 
autore del bruciamento e saccheggio della carrozza di Statella. 
II custode mostrò che era in carcere non per opinioni, ma 
per altri quattro processi. 

La guardia civica voleva arrestare il Trucchi, ma il po- 
polo la insultò e fischiò; si buttò sopra i militi e tentò disar- 
marli. Alcuno di essi, irritato, spianò la baionetta e fece atto 
di caricare. Il popolo li chiamò traditori, proclamò la Civica 
codina, amica dei retrogradi e nemica del popolo. Alcuni con- 
ciliatori s'intromisero a persuadere i mìliti a star fermi e lasciar 
fare al buon popolo. 

Alcuni dei militi, sdegnati per l'accusa di codini, se ne 
andarono dalle file. La milizia di linea e la cavalleria, pure 
fischiate, credcron bene alcuni di ringuainare le sciabole, ahri 
bollivano, come la Civica, di vendetta a tale oltraggio. Il tempo 
venne a frapporsi, e smorzò il fuoco con una fiera tempesta. 
Gli eroi scamiciati si dispersero; ma vi erano molti un po' 
meglio in arnese, molti romagnoli e altri pontifici. 

Prima di andare al bargello Trucchi si era recato alla 
stamperia granducale, e obbligò li stampatori a stampare il suo 
decreto e i nomi del suo governo. 

Il Granduca, avvisato dell'accaduto a Pisa, tornò la sera col 
vapore, e il popolo applaudi. Il Trucchi seguitò a predicare per 
i trivii e i canti, ma il momento delle illusioni era passato. 



Digitized by 



Google 



ìS giugno A^ òòi .^ 

Il di appresso il Trucchi fu arrestato in piazza dai ca- 
rabinieri, e i giornali dicono che il popolo fischiò il Trucchi 
ed applaudi i carabinieri. 

III. — Tale lo stato degli animi a Firenze, quando 
a Brescia oziavano e tumultuavano le milizie toscane. 
Oziavano e tumultavano le milizie, allorché, il 28 giugno, 
giunse al generale un dispaccio del Salasco, capo dello 
Stato Maggiore piemontese, che destinava le truppe toscane 
a dare il cambio alle pontificie nel Tirolo (i). 

Ma, nelle misere condizioni di numero e d'ordinamento 
in cui trovavansi le milizie toscane, era impossibile ottem- 
perare a tali ordini. I venti giorni di riposo avevano con- 
tribuito a rilassare maggiormente quelle soldatesche anzi che 
a rinvigorirle, a smembrarle anzi che a riorganizzarle. Il 



(i) Eccolo: 

Dal Quarlter Generale di Peschiera, ìi 27 giugno 1S48, 

Dipendentemente dalle esposizioni fatte a S. M. dal G>niando Generale delle 
truppe lombarde a Milano e dal ten. generale Giacomo Durando, comandante le 
truppe in Val Sabbia ed al CafTaro, sul confine col Tirolo, il Re è venuto in pen- 
siero che si abbia a dar cambio a queste ultime (corpo del gen. Durando), onde 
dar loro agio di ricondursi per alcuni giorni in città, e ivi riposare alquanto, e ri- 
mettere in assetto tutto il materiale di vestiario e d*armamento. 

Le Truppe quindi da V. S. comandate, e che da 20 giorni hanno goduto senza 
interruzione di siffatto riposo, daranno loro il cambio; ma questo si farà di concerto 
tra V. S. ed il sig. generale Durando, di già avvertito, e repartitamente, vale a dire 
impiegandovi 20) giorni, onde fare ogni cosa con più tempo e le marcie con meno 
ingombro di gente, e sia agevole ai superiori l'accertarsi del modo con cui si danno 
le rispettive consegne. Trascorso un periodo di tempo conveniente, se Io chiederà 
V. S., si provvederà a far surrogare le sue truppe in cotali posizioni: di modo che 
il servizio viene ad esser cosi egualmente ripartito. 

Da S. E. il gen. Bava, a cui trasmetto pure questi sovrani ordini, la S. V. sarà 
avvertita; ma intanto non può non tornare vantaggioso che Ella ne abbia questo 
anticipato avviso. 

Gradisca, sig. Generale, gli atti della mia distinta considerazione. 

11 Capo dello Stato Magg. Gen. 
L. G. Salasco. 



Digitized by 



Google 



io giugno — i ^ i —*. 

materiale di difesa poi non era certo migliorato, non il 
numero dei fucili aumentato: ed un solo cannone era 
rimasto servibile. Con tutta ragione quindi tentò opporsi 
il De Laugier alle disposizioni del comando piemontese. 
Poteva bene il suo governo, toccando il solito tasto, 
ammonire : 

Ella, sig. generale, mai quanto ora ha avuto bisogno di 
stare continuamente in buona intelligenza col ten. generale 
Bava. Seconderà ogni di lui ordine, senza bisogno di aspettare 
l'approvazione di questo ministero. Noi siamo col Piemonte 
al bene ed al male 

quegli ordini ciò non ostante erano inopportuni. 

Rivolte anche al Salasco le sue rimostranze, il De Lau- 
gier n*ebbe da lui assai dura risposta : Essere pronto nelle 
24 ore a partire, per rivolgersi sul teatro della guerra, là 
dove da S. M. venisse ordinato, o, ciò non potendosi, ii 
corpo toscano dover considerarsi come estraneo alla gueira, 
e destinato a volgere in marcia verso la Toscana. 

L* arrivo di tale dispaccio rese frenetico il generale 
toscano. Ecco come drammaticamente egli rifa la scena che 
ne segui : 

Nelle ore vespertine del 30 giugno trovavami insieme 
all'amico Mayer nel cimitero di Brescia, commosso ammirando 
il cenotafio, contenente le ceneri del mio antico generale e 
maestro Giuseppe Lechi. Mi vien recata replica di Salasco cosi 
concepita : i Toscani partorì subito per CaffarOy ritornino im^ 
mediatamente in Toscana !l Attonito, offeso, esclamo: " Oh! ma- 
laugurato pranzo! ,, [i]. Fremente, taciturno, rifletto, passeggio. 



(t) Intendi il già ricordato pranzo al campo piemontese, ov*egli, con certo 
lugubre vaticinio, aveva inteso sgomentare gli ufTuiali presenti, i quali, a detta sua, 
gli lanciarono sguardi furibondi. 



Digitized by 



Google 



so giugnO'S ingoio — j j ^ — 

poi, voltomi al Mayer, dico : *' Tu solo puoi salvare il nostro 
onore. Prendi immediatamente un legno di posta. Non badare 
a spesa [i]; ma procura esser dimani sera in Firenze presso 
ai ministri e al Granduca. Tu conosci il contenuto dell'ultima 
mia prece al Salasco e questa sua offensiva replica. Dato loro 
questo a conoscere, aggiungi in mio nome, segretamente, le 
seguenti parole : ^ L'andamento della guerra è tale, che fra due 
mesi, tutt' al più, Radetzky sarà padrone della Lombardia. Se 
allora fossimo al Caflfaro, a noi sarebbe intercisa la ritirata, 
e la Toscana perderebbe il miglior nucleo delle sue truppe. Il 
loro scampo personale, e non i traini, potrei salvare, ritiran- 
domi nella Svizzera, ove però, per convenzioni internazionali, 
saremmo disarmati, e chi sa quando e con quanto dispendio 
e vergogna potremmo rimpatriare. Si preghi Carlo Alberto 
chiamare i Toscani al suo Quartier Generale, ma subito,. - 
Dalla tua missione felice dipende la sorte nostra. Va, vola „. 
L'ottimo, vero italiano Enrico Mayer quasi convulso e 
sorprejio ode il presagio funesto, e non può a meno interrom- 
permi ed esclamare: ** Ma generale, hai ben riflettuto alla pre- 
sagita fine, fra poco, della santa rivoluzione? „ Ed io: " Più 
che non credi. Siine certo! „ [2] 

Il Mayer parti per la capitale, ma frattanto al De Lau- 
gier fu mestieri ottemperare agli ordini. 

Sollecitò pertanto i preparativi della partenza, e si 
recò con T aiutante Pekliner ad esaminare quelle alpestri 
regioni, spingendovi pure un' avanguardia che giunse sino a 



(l) Non ci badò^ infatti, per nessun modo il Mayer^ che rifiutò ogni rimborso 
di spesa. Testifica altrove il De Laugìer: 

'* il predetto signor capitano [Mayer] non volle mai percepire stipendio alcuno, 
ed inviato in Toscana in segreta delicata missione presso S. E. il ministro della 
guerra G>rsini, al suo ritorno rifiutò fermamente ogni e qualunque rimborso delle 
spese del viaggio „. 

(?) Concisi Ricordi f voi IL, pagg. 266, 267. 



Digitized by 



Google 



S'9 W^o — 334 — 

Nave. Di qui egli procedette oltre, per abboccarsi con il 
generale Durando. Ma quel giorno stesso 5 luglio, fosse 
effetto della missione del Mayer o d'un postumo pentimento 
del comando piemontese, il generale, tornato a Brescia, vi 
trovò l'invocato contrordine, e quella stessa notte, in luogo 
di partire per il Tirolo, la colonna toscana s'avviò a Valleggio. 
A Valleggio un dispaccio del municipio di Brescia 
richiamava alla città il generale. Questi giunse nella mez- 
zanotte dal 9 al IO luglio dinanzi ad esso, e da esso fu 
pregato di inviare a soccorrere il generale Durando uno 
almeno dei suoi battaglioni. Ripartito per Valleggio, tro- 
vando a Piadena un battaglione a lui inviato, questo egli 
diresse al Durando. 

IV. — Non mi dilungherò sugli avvenimenti che 
seguirono, poiché non oflFrono alcun interesse gli ultimi 
indeterminati movimenti di questo stuolo, più decimato ora- 
mai dalle defezioni che dalle battaglie, minuscola particella 
d'un esercito di circa settantamila uomini. 

Neppure sarebbero da ricordarsi queste ultime marce, 
se esse non fossero il seguito e la fine della campagna 
toscana in Lombardia. 

A Valleggio la fazione toscana venne destinata a pro- 
teggere alle spalle l'esercito piemontese, mentre il quartier 
generale principale del Re trovavasi a Roverbella, occupato 
da parecchio tempo al blocco di Mantova. 

Giungeva intanto da Firenze qualche rinforzo, ben 
poca cosa di fronte alle ultime perdite. Un battaglione, 
come vedemmo, dovette proseguire per il Tirolo; non 
andò molto che alle altre milizie dirette in Lombardia il 



Digitized by 



Google 



9-1 S luglio — j j j — 

generale ingiunse d'arrestarsi innanzi al Po, a Parma o a 
Brescello. 

Il 9 intanto la posta giornaliera recò ai soldati il 
mentovato libello del Marescotti contro il De Laugier ed 
il Giovannetti; libello che portò al colmo T insubordina- 
zione. Ma un' arringa del generale e V istintivo amor 
proprio regionale portò nelle file una momentanea calma ; 
si che il di appresso Carlo Alberto potè passare in rassegna 
le forze toscano, ed encomiarle anche del loro buon ordine. 

Quel giorno la fazione toscana fu posta sotto la di- 
pendenza del generale De Sonnaz ; ma tre giorni appresso, 
spinta a Villafranca^ fu affidata al comando del generale 
Boyl. 

Siamo in pianura - scriveva da Villafranca Enrico Mayer, 
reduce al campo, e prossimo ornai a raggiungere la moglie e 
la bambina inferme (i) - siamo in pianura, ma a breve distanza 
si distendono le colline che costeggiano il Mincio, con Volta, 
Valleggio, Soramacampagna e varie altre piccole citti e borghi 
che ne cuopron le pendici; e più lontani i colli più elevati 
che circondano Verona, e più indietro infine V anfiteatro delle 
Alpi. È un insieme splendido, e ne ho goduto dalla cima della 
torre che sovrasta la nostra casa. Verona dista di qui 8 miglia, 
e col canocchiale ho scorto chiaramente la sua cinta e i foni 
staccati che la circondano. U armata piemontese, dopo aver 
fatto lungamente mostra di minacciare Verona, si è gettata ad 
un tratto su Mantova, e sembra che la vogliano seriamente 
cingere d'assedio. 

Dopo aver fallo lungamente mostra di minacciare Ve- 
rona disse, forse ironicamente, il Mayer; il quale fin d'ai- 



(t) Lettera del i8 luglio, ai fratelli. Arch. Mayer. 



Digitized by 



Google 



;9-2x luglio — jj6 — 

lora avrebbe cosi sagacemente giudicate le infelici mosse 
fatte dall'esercito regio sotto Verona, già antecedentemente 
risoltesi in quella lunghissima battaglia di Santa Lucia che 
Ferdinando di Savoia, nelle sue note inedite alla campagna 
piemontese del '48 (i), chiamò inutile macello. Certo troppo 
esiguo numero di uomini fu mandato quel giorno sotto 
Verona, se pure era intenzione di provocare a battaglia il 
* nemico. Che se ordinatamente i Piemontesi si fossero spinti 
numerosi all'assalto di Verona, Verona probabilmente - il 
principe di Schwartzemberg lo assicurò ed il principe Ernesto 
lo scrisse al Duca di Genova, affermando che a Verona 
erano già stati dati gli ordini per la ritirata - Verona, dico, 
avrebbe quel giorno cessato d'essere fortezza tedesca. 

V. — Il 19 luglio adunque, cessate le mosse relative 
a Verona, affine di stringere più da presso Mantova, l'eser- 
cito piemontese s' impadroni, con brillante operazione, di 
Governolo, ricacciando alle paludi l'Austriaco, e prenden- 
dogli più migliaia di prigioni. « 

Il 21 un'orda nemica, capitanata dal generale Thurn, 
assali i nostri a Corona e a Rivoli, ma fu respinta, me- 
diante il sollecito soccorso del generale De Sonnaz. Il 
Thurn parve ripetere a Rivoli gli errori che nel 1797 vi 
aveva commessi l'Alvinzi. 

Chiamata altrove in quel tratto la divisione del Duca 
di Genova, dovette supplirla a Sommacampagna poco meno 



(1) V, La Campagna deW Armala Austriaca in Italia nel 1848. Vienna, I. e R. 
Stamperìa di Corte e di Stato, 1852, opera tradotta da Ferdinando di Savoia, duca 
di Genova, e dal medesimo Ferdinando trovata s\ attendibile, da rinunziare ad un*opera 
propria già preparata, per farla figurare nelle note a quella. 



Digitized by 



Google 



a;-2; ÌHgìio — ^^.^ — 

che un terzo delle forze toscane, con altrettanta truppa 
piemontese del reggimento Pinerolo. Aveva il comando 
dell'intera colonna il maggiore piemontese Bonafoux, e 
guidava la frazione toscana il maggiore Ciarpaglini, che 
il De Laugier aveva prudentemente sostituito al colonnello 
Melani, richiestogli dal Salasco, per evitare che un colon- 
nello, sia pure toscano, avesse a trovarsi soggetto ad un 
maggiore, sia pure piemontese. 

Il grosso dell' armata toscana rimase frattanto con i 
Piemontesi a Villafranca, dove teneva il comando, sotto 
la direzione del Boy), il generale piemontese Manno, che 
il De Laugier nei suoi Concisi ricordi ci presenta come 
galantuomo e nulla più. 

VI. — Ma a Sommacampagna, due giorni, dopo l'ar- 
rivo dei Toscani, avvenne il noto combattimento, sfortu- 
nato per le nostre armi, poste colà agli ordini del Broglio, 
mentre da Rivoli veniva scacciato il De Sonnaz e respinto 
a Peschiera. 

V'era tra i Toscani il capitano Agostini Della Seta, 
le lettere del quale sono a tutt'oggi, s'io non erro, Tunica 
fonte alla quale si possa ricorrere per notizie sulla parte 
presa dai Toscani a questa battaglia; come é unica fonte 
per gli ultimi casi della colonna toscana l'opuscolo del De 
Laugier Le milizie toscane nella guerra dell' indipendenza ita- 
liana del 1848, e la parte seconda dei Concisi ricordi. 

Sulla vetta d'un colle che domina la pianura veronese 
era stata disposta l'artiglieria toscana. Ad un tratto ^1 piano 
fu coperto, a detta del Della Seta, da una selva di baionette 



22 



Digitized by 



Google 



2S'24 luglio — ^^3 

nemiche, mentre contro le due bocche da fuoco ch'erano 
ai suoi ordini venivano puntati dodici cannoni. 

Delle due colonne tedesche Tuna s^era diretta contro 
V Osteria del ^osco, fra Verona e Peschiera, l'altra contro 
Villafranca e la vicina Madonna del Monte. Ed é qui, alla 
Madonna del Monte, ove accanitissima fu la zuffa, che il 
presidio toscano ben difese le sue posizioni. Più volte tra 
Sona, posizione piemontese, e l'altura occupata dai Toscani 
corse il nemico, finché, dopo parecchie ore d'assalto e di 
difesa, fu decisa la ritirata. 

I Toscani pertanto, e parte dei Piemontesi, si ritira- 
rono, con faticosissima marcia, a San Giorgio. Ma qui una 
colonna d'Ungheresi piombò loro addosso, menandone 
strage. Un ufBziale austriaco trucidò a colpi di sciabola 
rinfelice Ciarpaglini, che più volte avea dichiarato d'arren- 
dersi; ad un altro fu spaccata la testa ; altri rimasero feriti. 
Frattanto da una casa di Villafranca, donde osservava le fasi 
del combattimento, il De Laugier aveva replicatamente do- 
mandato al generale iManno di lasciarlo accorrere al soc- 
corso, ma sempre indarno. 

Da San Giorgio il decimato drappello toscano passò 
a Castelnuovo, e, difeso dal cannone di Peschiera, si ri- 
congiunse con la colonna del De Sonnaz, scacciata da Ri- 
voli, pernottando, affamato e sfinito, a Cavalcasene. Tentò 
poi il di appresso coi Piemontesi d'impedire al nemico il 
passaggio del Mincio; ma, dopo una fiera lotta, gli Austriaci 
riuscirono a gettare i loro ponti, scacciandone l'inimico. 
La ritirata fu disastrosa. Scrive il Della Seta: 

La nostra ritirata è precipitosa su Peschiera. Colà giunti, 
non vi è ingresso per nessuno, non vi è che mezzo pane di 



Digitized by 



Google 



tS'24 luglio jjo 

munizione a testa. Il generale ci dice che i vìveri del giorno 
dopo ce li procuriamo alla baioiìetta. Io sono sfinito di forze. 
Un bicchiere di vino, il solo che potessi bere, lo pagai un 
franco. Presi mezzo pane di munizione, e sopra uno scoglietto 
del lago Io mangiai, inzuppandolo nell'acqua. 

Noi abbiam perso molti soldati in quel riposo, perchè, 
sudati eccessivamente, bevevano acqua e cercavano il fresco. 
Essi cascavano subito, veniva loro il rantolo, gli si gonfiava 
lo stomaco, e spiravano, gettando spuma dalla bocca e dal naso... 

11 drappello, a farla breve, dovette tornare a Brescia, 

ove in pochi giorni andò disperso- 
Di guisa che soltanto due migliaia di soldati toscani, 

o poco più, sul finire del luglio calpestavano il suolo 

lombardo. 

VII. — Carlo Alberto, giunto il 23 luglio, con il 
grosso dell'esercito, a Villafranca, ivi tenuto un consiglio 
di guerra, ne usci nel pomeriggio del 24, sotto i raggi 
cocenti d'un sole canicolare, e mosse alla gloria di Custoza. 

Con destrezza ed ardire inaudito per altri che non fos- 
sero figli del Piemonte, a baionetta spianata, furono tolte 
all'Austriaco le favorevoli posizioni di Sommacampagna e 
Custoza, pugnando là il Duca di Genova, qui il Duca di 
Savoia (oltre 400 furono i morti o feriti, e circa 1800 i 
prigionieri), e i numerosi prigionieri abbellirono il ritorno 
trionfale del re magnanimo a Villafranca. 

Vili. — Ma la gloria del '48 non era la vittoria: 
era la sconfitta, 1' eroismo della sconfitta. Quel monarca 
pensieroso e melanconico, che avea mesto il sorriso e 
freddo lo sguardo, che, stranamente impassibile al fuoco, 



Digitized by 



Google 



2/ luglio 



— 340 — 



non conosceva V entusiasmo, non era nato alla vittoria, 
non all'inno del trionfo. Quasi sotto l'impulso della fatalità, 
esso aveva accettata una missione che ciecamente compiva ; 
quasi sotto l'impulso della fatalità esso seguitava quel cam- 
mino che lo guidava a Novara, alla disperata abdicazione, 
all'esilio. 

Timido in sulle prime, il re piemontese si faceva ora, 
più che imprudente, temerario. Erano si largamente distese 
le sue forze, che Radetzky s'avvide d'un subito come 
facilmente le avrebbe sbaragliate. Esse occupavano una 
linea di circa centoventi chilometri, attaversata da un fiume. 
Rivoli, le rive del Mincio da Peschiera a Coito, i pressi 
di Mantova, Governolo, Villafranca, ne erano le estremità, 
Roverbella il centro. Sessantamila uomini erano destinati 
a combattere, poco meno di diecimila a custodire i ma- 
gazzini; mentre altre dieci migliaia giacevano negli ospe- 
dali o vagavano disperse. Altre forze, che nominalmente 
facevano salire l'esercito sino a centoquindici mila uomini, 
erano a guardia dei passi del Tirolo, o chiusi in Venezia, 
o fermi ancora a Milano. 

I Tedeschi, di fronte a loro, in numero anch'essi di 
circa centoquindici migliaia d'uomini, ma più disciplinati e 
meglio muniti, occupavano specialmente Lcgnago, Verona, 
Roveredo e Mantova. 

II di 25 luglio pertanto l'esercito italiano perdette ciò che 
il di innanzi aveva conquistato. Bramando Carlo Alberto im- 
padronirsi di Monzambano e di Borghelto, per poter ricon- 
giungersi al De Sonnaz, lasciati a presidio del paese i nostri 
Toscani con due battaglioni piemontesi Pinerolo, tre o quattro 
migliaia di soldati nel complesso, usci con il Bava ed il Som- 



Digitized by 



Google 



i; luglio — ^^i .^ 

mariva da Villafranca, e presso Valleggio attaccò gli Austriaci. 
Ma Tesercito austriaco s'era raflForzato e moltiplicato nella 
notte più che il re sardo non supponesse (i), e mentre questi 
combatteva, il Duca di Genova e il Duca di Savoia veni- 
vano alla loro volta vigorosamente attaccati a Sommacam- 
pagna rispettivamente ed a Custoza. Fu solo dopo fierissima 
lotta, dopo d'essere stati reiteratamente respinti da Custoza 
e dalla Berettara, quivi dando splendide prove di coraggio 
il Duca di Genova, che gli Austriaci del generale D'Aspre 
- i quali pure combattevano sì intrepidamente come mai il vec- 
chio Radetzky non li aveva veduti combattere - poterono 
occupare Sommacampagna e poi stabilirsi sulla spianata di 
Custoza, mentre il giorno cadeva. 

Molti uffiziali tedeschi vennero posti fuori combatti- 
mento, ed il valore dei vinti meritò l'encomio dei vincitori. 
Ciò non ostante la disfatta di Custoza ebbe fatali conse- 
guenze a riguardo dell'ordine e della compattezza dell'eser- 
cito piemontese. 

IX. — Nello scoraggiamento e nel pericolo di quelle 
ore fu decisa l'immediata ritirata su Coito. 

Venne affidata ai Toscani ed a due battaglioni Pinerolo 
la scorta di 1500 prigionieri, di 300 feriti e dei bagaglio. 
Radunato pertanto ed ordinato a fatica il convoglio, parti 
il generale toscano verso la mezzanotte del 25 per la più 



(i) Osserva il Custoza (op. cit., libro VI, pag. 150) che Carlo Alberto credeva 
quel giorno avere di fronte 25.000 uomini, mentre ne aveva di fronte il doppio, 
ed il Radetzky credeva averne 40.000, mentre ne aveva la metà. L'errore era, come 
si vede, a tutto danno del Re, il quale pur troppo aveva abbandonata molta parte 
delle sue forze sotto Mantova, e, peggio, a Volta ed a Coito, ove regnava il mas- 
simo disordine. 



Digitized by 



Google 



i6 ìugìio i_ ^^i ^ 

antica yia di Coito, felicemente compiendo quella marcia 
notturna^ che, per l'incertezza delle circostanze, per la 
qualità del convoglio e per la vicinanza del campo nemico, 
nel quale apparivano come ombre le sentinelle, offriva ì 
più gravi pericoli. 

Per la via di Roverbella muoveva intanto T esercito 
piemontese, e chiudeva la marcia il corpo del Duca di 
Savoia, partito sette ore dopo il drappello toscano. 

Giunti i nostri pochi a Coito nella mattinata, quivi 
trovarono quel disordine che é inevitabile conseguenza dei 
movimenti affrettati, eseguiti per necessità più che per di- 
segno. Venne ingiunto ad essi di portarsi da Coito a 
Casalmaggiore, dal Mincio al Po- I Piemontesi invece rima- 
nevano a subire tutto lo strazio del loro martirio, su quei 
campi che poco prima erano stati teatro di trionfi italiani. 

X. — Con cozzo fiero come d'esercito piemontese, 
l'armata regia s'avventa la sera del 26 al duplice assalto 
di Volta, superando sotto il fuoco nemico l'ertissima altura, 
più non curando oramai se sia giorno o notte, lottando 
disperatamente nelle tenebre, replicando l'assalto dopo la 
settima ora di combattimento; ma l'inimico ne fa macello. 

A Custoza s'era iniziata, a Volta si compi la catastrofe. 

XL — E qui, a vero dire, si staccherebbe definiti- 
vamente la storia della campagna toscana da quella della 
campagna piemontese, poiché l'armata regia andò allora ri- 
tirandosi verso il Piemonte, e la granducale, sebben meno 
decisamente, verso la Toscana. 

Ma non posso ciò non di meno tralasciare brevi pa- 



Digitized by 



Google 



foie per chiudere, prima della toscana, la campagna pie- 
montese del 1848. 

Diffusosi, dopo la sconfitta di Volta, un estremo scon- 
forto tra le milizie, che cagionò numerosissime defezioni, 
Carlo Alberto, obbligandosi a ripassare TOglio, offri e 
domandò al maresciallo arbitro delle sorti italiane una tregua, 
che egli stesso, per sentimento di fierezza, poi rifiutò, non 
volendo sottostare a troppo esose condizioni. 

L'esercito piemontese frattanto dovette indietreggiare. 
L'abbandono di Volta, eseguito dal generale De Sonnaz, 
per ordine d'un misterioso dispaccio, del quale niuno dello 
Stato Maggiore volle poi attribuirsi la paternità, fu il do- 
loroso principio della ritirata. 

Con inopportuna generosità poi Carlo Alberto divisò 
difendere ancora Milano, e, con ritirala che Carlo Cattaneo 
nella sua Insurrezione di Milano, chiamò strana e sciocca, 
su su per Cremona, Pizzighettone e Lodi, soffrendo per 
le diserzioni continue perdite, si tirò dietro circa 50000 
Austriaci, sopra un terreno affatto indifeso. 

E quasi indifesa si trovava, nel luglio del 1848, Mi- 
lano, che aveva già affidato al re sardo ed a Garibaldi la 
sua gioventù: si che mal sostenne l'assalto austriaco. 

Costretto a riparare in città, Carlo Alberto vi firmò 
la capitolazione, a patti che in cotali circostanze non po- 
teano dirsi umilianti. iMa gran parte dei Milanesi, o troppo 
fiduciosa pel ricordo del fortunato eroismo del marzo, o 
troppo audace, si ribellò al novello arbitro delle sue sorti. 

Né la ribellione fu inconsulta, che la resistenza ad 
oltranza s'era decretata allorquando il Consiglio di guerra 
convocò a parlamento le più notevoli personalità italiane, 



Digitized by 



Google 



- 544- 

Senza distinzione di partito, V accorse, in un coi messi 
regii e pontificii, con la sua rossa camicia, Giuseppe Gari- 
baldi, reduce dall'America, e Mazzini sedette quel giorno 
accanto al Berchet, gli occhi fissi all'eroe di Montevideo, 
che svolgeva l'aspra requisitoria contro rinviato piemontese 
Sobrero. E ora, il 4 agosto, i Milanesi si dichiaravano 
pronti per loro conto a rifare le cinque giornate - mentre 
pure s'erano dichiarati a favore dell' armistizio personaggi 
insospettabili, che, come Ferdinando di Savoia, avevano par- 
teggiato sempre per la guerra ad oltranza - e all' annunzio 
della capitolazione sorse tra essi tale furore, quale non 
avrebbe provocato l'arrivo dell'Austriaco. 

Attorniato il palazzo Greppi, ove il re trovavasi, 
eletta una commissione col mandato di non parlare che 
di guerra o di morte, i Milanesi costrinsero il re a lace- 
rare la capitolazione. Né il tumulto per questo s'acquetò: 
echeggiò per le vie qualche detonazione, e s'udirono mille 
improperii; finché, nottetempo, Carlo Alberto, come un fug- 
giasco, lasciò la città, che, desolata e cupa, rimaneva in balia 
dell'imponente orda nemica. Si che, al mezzodì del 6 agosto, 
il maresciallo Radetzky potè entrare da padrone nella me- 
tropoli donde pochi mesi innanzi era stato scacciato a 
furia di popolo, col sacrifizio di tante vite. 

Il vincitore tuttavia non abusò della vittoria; e a chi 
non voleva sottoporsi all'aborrito giogo, a chi troppo ge- 
losamente conservava in cuore la fede italiana, accordò 
tutta la dimane per abbandonare la città. 

Il 9 agosto finalmente fu stipulato un armistizio che 
risonò com'eco dolorosa e funesta per V Italia, suscitando 
ire ed accuse contro il re piemontese, spingendo Venezia 



Digitized by 



Google 



- U5 - 

ad annullare il decreto di fusione col Piemonte, a ricostituire 
la repubblica e a non abbandonare le armi (i). 

Con r armistizio del 9 agosto le cose ritornano nel 
loro stato primiero. Gli strepitosi avvenimenti militari che 
s'erano svolti dal marzo all'agosto del 1848 in Lombardia 
non una linea, non un colore aveano mutato della sua 
carta politica. 

XIL — Grave e forse inutile compito sarebbe quello 
di riferire i giudizi! - poco favorevoli in genere - che su 
questa campagna furono espressi. Inutile d'altra parte rievo- 
care Tomai famosa inesperienza di Carlo Alberto e la sua. 
incapacità a trarre vantaggio dalla vittoria (2). 

Lascerò quindi che dal riassunto e dalla conclusione 
d'un contemporaneo, di tale che scrisse nel 1850, si de- 
suma, per quanto é possibile,* il vero. Ma affinché non si 
ritenga che a tal giudice manchi l'imparzialità, noterò prima 
che gravi appunti al carature peritoso del re piemontese ed 
CiW inesperienza de' suoi generali non risparmiò neppure 
S. A. R. il Duca di Genova Ferdinando, in certe note che 



(i) Lessi altra volta che, udito appena dell* armistizio, Daniele Manin corse 
presso il Cibrario, interrogandolo : '* Che faresti tu se Carlo Alberto cedesse Venezia 
agli Austriaci? „ — " Io non ammetto discussione „ quegli avrebbe risposto •* sopra 
ipotesi assurde „. E il Manin: " £h sono tempi questi, ne' quali non ò male occu- 
parsi anche dell'assurdo „ — " Ebbene „ fece il Cibrario " io mi farci squartare 
anzi che cedere Venezia ,,. E il Manin l'abbracciò. 

(2) Severe, forse ingiuste, ma tali da far riflettere, son le parole che da Fran- 
coforte scriveva, il 5 agosto 1848, a Gino Capponi, Giovanni Lorenzo Moretti, come 
conclusione d'una requisitoria contro la condotta del comando piemontese: *' Carlo 
Alberto come generale non vale nulla, e di ciò egli ne ha date assai prove ; egli 
è di poca fede e senza genio, e la camarilla dei suoi generali è composta da uomini 
ancora più fiacchi di lui...... Insomma, egli agi da timido e impacciato, se questa è 

la vera parola per caratterizzarlo „ {Lettere di G, Capponi^ eie, voi. II, pag, 420). 



Digitized by 



Google 



il padre Lorenzo Isnardi, suo precettore, per ispeciaìe favore 
della Duchessa, vide manoscritte (come ricavo dall'autografo 
della Vita di 5. A. R. il Trincipe Ferdinando Duca di Genova, 
del p. Lorenzo Isnardi): note che, destinate alla pubblicità, 
ora credo smarrite o comunque nascoste. Nelle quali non 
solo asseriva il principe sabaudo che il partito di difendere 
Milano era, per quanto generoso, il peggiore militarmente 
parlando, ma, divisa in due periodi la campagna piemon- 
tese del 1848, poneva eziandio come caratteristica del primo 
la irresolutezza, del secondo la temerità. E riguardo alle 
condizioni di quell'esercito, che pur vedemmo essere il 
migliore di tutta Italia, scrisse, preciso precìso, questo 
periodo : 

L'armata piemontese era quale poteva farla un ministero 
che per tanti anni aveva cercato in ogni ramo di sostituire al 
fondo vero e reale una illusoria superficiale apparenza, di 
distruggere il buono delle istituzioni militari antiche, senza 
sostituirne delle nuove, e di fare apparenti economie, le quali 
in sostanza, col lasciare ogni cosa incompleta, erano un vero 
scialacquo. 

Scrisse pertanto il già menzionato Le Masson (CtistoT^a 

1. VII, pagg. 174-177)- 

Tale fu l'esito di questa prima campagna dell'indipendenza 
italiana. Un meraviglioso concorso di circostanze die' da prin- 
cipio tali vantaggi all' Italia che la disfatta dell' Austria pareva 
certa. Un' insurrezione generale e spontanea trionfa in pochi 
giorni dell' armata austriaca e la obbliga a ripiegarsi verso le 
sue fortezze; ma, nel mentre si ritira, e che i Piemontesi 
accorrono per combatterli, il paese insorto non pensa ad arre- 
stame la fuga, e lascia che liberamente vada a concentrarsi in 
una posizione formidabile, studiata e disposta da lungo tempo. 



Digitized by 



Google 



^ U1 - 

LWrcito piemontese, giunto sul Mincio, si ferma, esita é 
non sa approRttare dei favorì della fortuna. In questo frattempo 
l'entusiasmo del paese decresce rapidamente, la politica interna 
fa trascurare la guerra, come se l'opera dell'indipendenza fosse 
compiuta; sorgono varii partiti, e con essi gli odii e le di- 
scordie; il papa tradisce la causa d'Italia; il redi Napoli, assa- 
lito nella sua capitale, richiama le sue truppe nel momento 
appunto in che stanno per entrare in linea. L'esercito piemon- 
tese si trova quasi solo ad aflrontare 1' austriaco, vede i suoi 
sforzi indegnamente disconosciuti da quegli stessi pei quali si 
è consacrato, e una tale ingratitudine rallenta il suo ardore. 

Le cose invece camminano altrimenti presso il nemico. 
La sua armata è debole, composta di elementi i più disparati : 
di Tedeschi, di Croati, di Ungheresi ed anche di Italiani. 
L'Italiano deve battersi contro la sua patria, l'Ungherese per 
un sovrano che opprime l'Ungheria; il Croato è nemico del- 
l'Ungherese, il Tedesco sa che il suo paese è in rivoluzione. 
Questa armata, chiusa, si può dire, in mezzo ad un paese insorto, 
deve necessariamente trovarsi sotto l'impressione del timore e 
dell'abbattimento, e sembra perduta irremissibilmente. Ma la 
disciplina, salute degli eserciti e degli imperi^ l'attaccamento 
degli ufficiali, la fermezza d'animo e Tintelligenza del capo trion- 
fano di tante difficoltà, prevengono la disorganizzazione e con- 
trappongono a tutti gli assalti una resistenza prudente e calcolata. 

In breve i rinforzi che gli Italiani non seppero impedire 
giungono, e allora le pani si cambiano. 

Un armistizio sospende le ostilità e termina la campagna, 
e tutto il paese insorto rientra sotto il dominio dell'Austria, ad 
eccezione della fortunata Venezia, in cui dal mezzo delle sue 
lagune continua a sventolare lo stendardo dell' indipendenza, 
sulla testa degli oppressori d'Italia. 



X- 



Digitized by 



Google 



Digitized by 



Google 



X. 

Ritorno 



I. — Domandavo pur ora quale importanza possano 
avere queste ultime mosse d'un esercito decimato, infiac- 
chito, disordinato. Un branco di pecore, una mandra di 
buoi, procede più unita, nel suo apparente disordine, di 
quello che non facesse il piccolo drappello toscano nel 
luglio del 1848. 

Ecco che giunti, come vedemmo, a Coito, i soldati 
toscani dopo la sconfitta di Sommacampagna, e disposti 
nei campi, si sbandano per il paese, affollano le osterie, 
s'aggirano oziosamente di via in via. Ecco che per riuscire 
a riunirli e riordinarli il generale, che ha avuto ordine di 
condurli a Casalmaggiore, rifa le fatiche d'Ercole. Poi, 
quando crede averli riordinati, ode grida concitate e im- 
properii. Accorso sul luogo, trova il Giovannetti, attorniato 
da molti dei suoi soldati, in atteggiamento minaccioso. 
Apprende che esso, assai facile a trascorrere (i), aveva 



(i) "Le fisiche e morali gibbosità dateci dalla natura „ sentenzia il De Laugìer 
'* ponno col tempo modificarsi, ma non cffatto distruggersi „ (Concisi Ricordi, parte i% 
pag. 28S). 



Digitized by 



Google 



26-27 luglio JJQ 

schiaffeggiato un vecchio portabandiera, il quale s*era op- 
posto a che venissero percossi i soldati poco solleciti; e a 
mala pena gli vien fatto di ripristinarvi la calma. 

Finalmente, stanchi prima d'aver mosso un sol passo, 
nel pomeriggio dell'afoso 26 luglio, sotto la triade De Lau- 
gier, Giovannetti, Campla, i Toscani ripigliano la strada 
maestra. Ma il sole dardeggia raggi cocenti su quella co- 
lonna d'uomini svogliati ed assonnati, la polvere e l'arsura 
li asseta, ed essi sostano tratto tratto nei prati, nei vigneti 
che fiancheggiano la via, sotto un albero, sull'erba. Meno 
della metà di essi, a farla breve, accompagnavano il ge- 
nerale quando, verso le ore 5 del pomeriggio, giunse a 
Gazzoldo ; ed anche di questi pochi parte voleva disertare 
le file perché s*era sparsa la voce dell'arrivo dei Tedeschi. 
'* Oh „ esclamava ora, quasi suo malgrado, quel coman- 
dante che era dianzi disposto a passare sotto silenzio un 
lungo periodo d'insubordinazione e di rivolta " oh se do- 
vessi tratteggiare ogni volta queste tristissime scene, frutto 
e conseguenza di trentaquattro anni di non voluta disci- 
plina e di fallace educazione militare, quanti che stoltamente 
mi hanno invidiato, mi avrebbero invece compianto! „ 

Nella notte ripartirono per Guidizzolo. Quivi il ge- 
nerale, impensierito e della difficoltà del cammino e delle 
pessime notizie recate dai quotidiani arrivi di soldati fug- 
genti o sbandati e dalla necessità di difendere quella po- 
sizione, arrestò d'un tratto la marcia. 

Recatosi il Pekliner in missione al quartiere piemontese 
di Goito, ne ottenne da Carlo Alberto l'approvazione. A! 
De Laugier fu anzi affidato il comando dell* intera linea 
deirOglio; comando per altro ch'egli tenne solo per qualche 



Digitized by 



Google 



27-io luglio j 5 I 

ora (onde per qualche ora rimase agli ordini di luì, ge- 
nerale onorifico, il tenente generale Perrone), poiché nella 
notte dal 28 al 29 giunse l'ordine di marciare verso Piz- 
zighettone, abbattendo quanti più ponti fosse possibile sul- 
r Oglio. 

La colonna toscana si rimise adunque in cammino il 
29 luglio, passò Rivarolo e Sospiro, e giunse a Pizzighet- 
tone. Qui tuttavia, aflSne d'evitare dannose promiscuità di 
milizie disordinate, e poiché il generale, stanco e contra- 
riato, era determinato a dimettersi, i Toscani vennero di- 
visi in due corpi, dì fanteria l'uno, d'artiglieria e cavalleria 
l'altro, e, affidati al Campia, vennero inviati ai vicini Mal- 
leolo e Codogno. 

Si ristabili per tal modo una superficiale disciplina ed 
un ordine apparente, che suscitarono Tammirazione e con- 
quistarono la benevolenza dei Piacentini, allorquando, nulla 
più occorrendo a Guidizzolo, i Toscani vennero diretti a 
Piacenza. 

A Piacenza presso il generale Bricherasio, comandante 
la piazza, presenti il generale piemontese ]jì Marmora 
e il Sommariva, si tennero parecchi consigli di guerra, 
affine di stabilire se fosse o no da abbandonare Piacenza. 
Opinava il generale toscano ch'essa si dovesse difendere 
fino all'ultimo; ma la parità dei voti sospese la deliberazione, 
in aspettativa dei voleri sovrani. Quanto poi agli uffiziali 
toscani, essi sulle prime non nascosero il loro malcontento 
a riguardo delle intenzioni del loro capo, ma, invitati poi 
da quello a sottoscrivere una dichiarazione formale di sot- 
missione o di rifiuto, tutti per il primo partito sottoscrissero. 



Digitized by 



Google 



/•<? agosto 



352 



IL — Ma la sera del 5 agosto il Bricherasio comu- 
nicò improvvisamente al generale toscano l'ordine di ri- 
tornare in patria. 

La sera stessa del 5 i Toscani intrapresero la via del 
ritorno. Per Firenzuola e San Donnino, con una marcia 
quasi continua di circa quaranta miglia, essi entrarono, nella 
notte del 6 - due mesi dopo la loro entrata in Brescia, e 
uno dopo là sortita - in Parma, festeggiati dai Parmensi 
con musiche e luminarie. 

Quivi il tenente colonnello Giovannetti fu inviato, 
con metà delle forze toscane, a Modena, ove avrebbe do- 
vuto secondare un movimento piemontese del generale 
Sambuy; ma, giunto che esso fu a Reggio, seppe che 
doveasi assolutamente sgombrare da quel ducato, e che 
ciò il Sambuy per suo conto avea già fatto. E però al 
Giovannetti fu ingiunto di dirigersi, per il passo di Cerreto, 
a Fivizzano. 

Non rimaneva pertanto che rivarcare l'Appennino. A 
ciò appunto si dispose la colonna toscana, ponendosi in 
marcia verso Fornovo, intraprendendo, dopo il tramonto, 
l'ascensione delle alpestri alture della Cisa. 

III. — Ed era notte profonda, quando, varcato il 
passo della Cisa, giunse al De Laugier, e lo colpi come 
folgore, questo inatteso messaggio, che un lanciere recò 
da Cerreto: 

Il prode Giovannetti non ò più: è morto a Pecorile, .as- 
sassinato da uno dei suoi granatieri. 

Cosi era. Quella rude severità del vecchio uffizialc, 
innalzatosi grado per grado dall'infima posizione del milite, 



Digitized by 



Google 



9 agosto — ^ j ^ — 

che era fierezza agli occhi del generale, suo amico e suo 
compagno d'armi, che era invece rigore e terrore agli oc- 
chi dei dipendenti, lo rese a' suoi soldati cosi esecrabile, 
che quel giorno uno d'essi lo uccise, lo rese si inviso a 
tutti, che, partito il colpo omicida, ciascuno, per salvare 
il reo, scaricò il proprio fucile; e quando fu dato Tordine 
di presentare le canne dei fucili, tutti spianarono le baio- 
nette in atteggiamento ostile. 

Confessa in questa occasione il De Laugier com'egli 
avesse già ricevute parecchie lettere anonime, che minac- 
ciavano lui e il suo colonnello di morte, ove non avessero 
sottratta la loro gente ai pericoli della guerra (i). Eguali 
minacce conteneva il libello che altrove vedemmo giungere 
da Firenze e diffondersi rapidamente fra le truppe. Ma io 
non vo' lasciare muta un'altra rivelazione riguardante nel 
caso speciale il Giovnnnetti. Trovo tra le solite carte del 
ministero granducale un foglio riservato, col quale già dal 
4 giugno, mentre pure taluno, come il Della Seta, parlava 



(i) Il F^ Laugier non ci fa nota nessuna di queste lettere del '48. Valga, come 
esempio, questa ch'ci ricevette il 7 marzo delVanno appresso a Spezia: 
** Cesare I>e Laugier ! 

Arrossisco mi si^tc compatriotta. Carità cristiana mi spinge a consigliarvi a far 
Tatto di contrizione. Siamo 300 giovani Elbani che abbiamo giurato di uccidervi. 

Marciana, ìsola delFElba, 26 febbraio 1849. 

A. T. di Marciana ,y. 

Il dì stesso infatti che pervenne questa lettera al De Laugier, sbarcarono a Spezia 
parecchi elbani. Il De Laugier non mutò le sue abitudini, e sulla sera, per via de- 
serta, fu assalito da un uomo armato di stilo. Messolo in fuga con la pistola, egli 
lo inseguì, (ìnchèi^ sulTorlo d'un precipizio, quegli precipitò in mare. 

Anche a sua madre ottuagenaria furono fatti passare assai brutti momenti. Le 
sue nipoti avendo ricorso al ministro Guerrazzi, questi rispose col seguente carat- 
teristico dispaccio: 

** Il governo ordina e vuole si rispetti la vecchia madre del fedifrago ex ge- 
nerale De Laugier. O non è abbastanza infelice, per aver portato nel suo fianco un 
traditor della patria? „ 

S3 



Digitized by 



Google 



— 354 — 

con entusiasmo del Giovannetti^ il Facdouell, capitano che 
era certo tenuto in qualche stima, se a lui venne altra volta affi- 
data una missione al campo regio, preveniva il suo governo 
che era estremo tra i civici il malumore contro il tenente 
colonnello Giovannetti. " Essi dicòno contro di lui „ os- 
servava il capitano " immense cose ad una voce „\ di 
guisa che egli riteneva indispensabile prendere pronti prov- 
vedimenti. Non si provvide, e sopravvenne la catastrofe, 

Giuseppe Giovannetti era nato nel 1783 a Lucca. Ar- 
ruolatosi come trombetta a sedici anni nel reggimento 
chiamato poi Dragoni Napoleone, fu sergente a venticinque 
e presto fu promosso uffiziale, e fregiato, a Igualada, della 
croce della corona ferrea sul campo di battaglia. 

Nel 1847 egli passa al servizio della Toscana, e nel 
marzo del '48 é tra i primi a partire. Egli é tosto a Bre- 
scello, quando si sparge la voce che il maggiore Landucci 
prenderebbe il suo posto in testa alla milizia civica ; ma 
una dimostrazione unanime a favore del Giovannetti spunta 
ogni intenzione, se pure esiste, di mutamenti. Giunto a 
Brescello, e trovato il luogo assolutamente impreparato, 
egli ne biasima il Landucci, inviato espressamente a pre- 
parare la sosta. Quegli risponde che non é il joriere dei 
civici, e, punito con gli arresti, fa aito di ribellione. Ma 
il Giovannetti gli si fa addosso col cavallo, e lo spinge 
in un fossato. Il DWxco Ferrari, sopraggiunto, a stento li 
pacifica. 

Passato il Po, avanguardia dell'avanguardia, gli sparano 
contro un colpo di fucile, ma egli ne rimane incolume, e 
lamenta vi sìa tra j suoi soldati chi sbaglia il colpo* si da 



Digitized by 



Google 



_ 355 — 

vicino (i). I soldati Io insultano fischiando ed urlando, ma 
egli tiene loro tesla arditamente, tanto da cattivarsi la loro 
simpatia. Da allora, se si sta al De Laugier, egli divenne 
il loro idolo. 

Ma, troppo facile agli eccessi, il 9 d'agosto, a Pecorile, 
pei balzi dell'Appennino, percosse con la sciabola il sotto- 
sergente Pilli. Allora un colpo di fucile, partito dalla se- 
conda compagnia dei granatieri, lo colpi d'un tratto alla 
nuca, e lo stese cadavere. 

" Docile, scherzoso, franco, sincero pari a una fan- 
ciulla „ lo dice il De Laugier; " rude, ma intrepido „ lodicono 
quanti lo ricordano (e prode è l'aggettivo che più spesso 
accompagna il suo nome); " il miglior soldato che s'abbia „ 
lo stima il Della Seta. Ma il Moschi rileva che quanto 
esso era adoralo dai Civici, i quali riconoscevano in lui 
un vero e degno soldato di Napoleone, altrettanto era mal 
visto dalla Linea. 

IV. — Il generale De Laugier, legato da strettissimi vin- 
coli d'amicizia col Giovannetti, si propose immediatamente 
di non lasciarne impunita l'uccisione. Gravavano forti sospetti 
sopra un tal Bartolomeo Capecchi, sergente maggiore della se- 
conda compagnia granatieri: ed il De Laugier credette poterne 
fare giustizia spiccia ed immediata. Probo e sincero, d'una 
probità e sincerità quasi rude, il vecchio generale era pur 
vago, come vedemmo, del bel gesto. E con un bel gesto. 



(t) Durante la strada da Borgoforte a Guastalla - aflferma il Moschi (pag. 12) 
- molte fucilate furono dalla Linea sparate, colla scusa di sparare il fucile indebita- 
mente caricato, ma colPintenzione mal dissimulata di colpire il Colonnello, che, a 
cavallo^ dirigeva e sorvegliava la marcia. 



Digitized by 



Google 



- 356- 

anzi che con una scrupolosa inchiesta, ei divisò scoprire 
e confondere il reo. Egli stesso, nei suoi Ricordi, ce ne 
rappresenta la scena. 

Il 15 agosto c'è festa a Fivizzano. Presso la chiesa 
parrocchiale, sulla piazza, le milizie fanno quadrato, mentre 
il De Laugier è entrato in chiesa per la messa, avendo 
avuto cura di scegliersi a guardia d'onore la 2* compagnia 
granatieri. 

Durante la messa cantata - egli narra - mai devio lo sguardo 
fìsso dal volto del delinquente, il quale trema, cangia ad ogni mo- 
mento colore e par che svenga !! Usciti i granatieri dalla chiesa 
per tornare al rispettivo posto, li seguo a cavallo, insieme 
agli uffiziali addetti al mio Stato Maggiore, e accompagnato 
pur anco da infima plebaglia. Entrato nel quadrato, e postomi 
nel centro della piazza, con voce tonante cosi imprendo a 
parlare: * Popolo! Truppe! La mattina del 9 corrente, in Pe- 
corile, fu assassinato con fucilata a veccioni nella nuca l'eroico 
ten. colonnello Giuseppe Giovannetti, preziosa reliquia delle 
guerre napoleoniche! Consta da universale asserzione che mi 
solo soldato avea il fucile carico a veccioni. Consta dalle 
deposizioni, con giuramento, di un capitano, due tenenti, un 
sergente e due soldati, aver visto e conosciuto l'autore dell' in- 
fame assassinio ! , 

Ciò detto, lentamente, solo, m'accosto alla seconda com- 
pagnia granatieri, e, fermatomi di fronte ad essa, riprendo (i): 
' Granatieri ! L' assassino si cela ira voi, e lo conoscete ! 
Cacciatelo fuori dalle vostre file onorate. Dimostrate a questo 
popolo, ai vostri commilitoni, all' intiera Toscana, che in voi 
prevale la purità dell'onore anziché una colpevole compassione ! , 
Agitati, sbigottiti, taciturni rimangono ! Silenzio, ansietà univer- 



(i) L'assassino del Giovannetti, per mio ordine, fu collocato di rimpctto a mei 



Digitized by 



Google 



sale delle altre truppe e deiraffollato popolo! — Tratto allora di 
tasca l'orologio, dico: * Granatieri! Riflettete seriamente alle 
funeste conseguenze che v'attendono, non corrispondendo al 
paterno mio invito. Dieci minuti vi concedo a risolvervi! , 

Chi fosse arrivato improvvisamente su quella piazza, in 
tal momento sommamente solenne, sarebbe rimasto veramente 
stordito, trovandoci circa loooo persone e non udirne tampoco 
un sospiro. — Trascorso il decimo minuto, ad alta voce, esclamo: 

* In nome di S. A. R. il Granduca i granatieri della 2* com- 
pagnia^ disarmati, degradati e spogli dei loro distintivi, saran 
da oggi detenuti e sottoposti a processo come conniventi del 
perpetrato assassinio. Giù le armi, giù le spallette^ giù le gra- 
nate! I gendarmi gli accerchino e facciano eseguire i miei 
ordini ,. — I condannati piangono e si disperano ; ma volontaria- 
mente e senza veruna coazione sottopongonsi alla dura sentenza ! 

Mi lusingava che alla vista di questo spettacolo, per quanto 
iniquo fosse il colpevole, dovesse da per se stesso palesarsi e 
salvare i generosi suoi sottoposti! 

Deluso e indignato, grido allora: * Sergente maggiore 
Bartolomeo Capecchi, venite qui ; mostratevi al pubblico ,. 
Obbedisce convulso, pari a spettro nel volto, barcollante qual 
ebbro dal vino, destando piuttosto orrore che commiserazione ! 

* Popolo ! Truppe ! , dico * osservate in qual guisa deforma 

Tuomo il delitto! E tu, sciagurato, che dici? Ti discolpa 

se il puoi ! , 

II tremito delle mandibule e dell' intero corpo, impediscongli 
di pronunziare un solo accento. Due gendarmi corrono a so- 
stenerlo, e lo conducono in prigione, scortando pure nella 
fortezza 60 granatieri piangenti. 

Due giorni appresso la 2* compagnia dei granatieri fu 
dal generale dichiarata sciolta, e i componenti di essa, ag- 
gregati alla Linea, furono condannati alla prigione, a pane 
ed acqua, sino a che non si scoprisse il reo. 



Digitized by 



Google 



il agosto — ^ j8 _* 

Il De Laugier, come dissi, avrebbe bramato una giu- 
stizia assai spiccia. Ma venne avvertito da Firenze di non 
usurpare l'altrui uffizio. Caduto tuttavia il ministero Rìdolfi, 
e succeduto il Capponi^ essendo stato chiamato al mini- 
stero della guerra il maggiore Belluomini, il generale 
si fece da lui promettere la condanna del Capecchi. A 
Massa infatti il consiglio di guerra condannò a morte il 
Capecchi ; ma il tribunale di Firenze, al quale, per irregola- 
rità di forma, fu rimesso il processo, assolse, tra gli ap- 
plausi del pubblico, affascinato dalla difesa dell'avvocato 
Andreozzì, l'imputato (i). 

Sul princìpio dell'autunno che segui gravarono sospetti 
sopra il fuciliere Del Rosso; ma anche riguardo al Del 
Rosso, condannato dal tribunale militare, non ebbe luogo 
l'esecuzione, poiché, essendo irregolare il processo, intervenne 
la grazia sovrana. Nel settembre infine al ministero si cre- 
dette poter affermare esistere indizio contro un granatiere 
del primo reggimento, e fu richiesto di procedere contro 
di esso; ma né allora né mai si venne a capo di qualcosa: 
e l'assassinio del tenente colpnnello Giovannetti rimase im- 
punito. 

V. — Giunta finalmente in patria, e terminata la 
sua missione italiana, la colonna granducale fu destinata 
alla difesa della frontiera toscana, fino a che, il 26 agosto, 
fu chiamata a ridurre alla calma la ribelle Livorno. 



(i) Ai tempi poi delhi restaurazione granducale del '49 il Capecchi fu compreso 
nel processo di lesa maestà istituito contro il Guerrazzi ed Enrico Montazio; ma 
sembra, per le eccessive devozioni, per le penitenze e pei digiuni che praticava in 
carcere, gli desse di volta il cervello. 



Digitized by 



Google 



Ej giunto in patria, il De Laugier, che sospirava e 
vedeva ornai vicino quel riposo ch'eì credeva perpetuo, ma 
che le cure ministeriali interruppero, rivolse, come a chiu- 
dere la campagna, quest'appello ai reduci: 

« Civici! Soldati! 

^' Dopo una campagna di quasi 5 mesi, dopo una ritirata 
" di olire 200 miglia, eccoci sul suolo toscano. Onoratamente 
" ne uscimmo, onoratamente vi ritorniamo. Se nei varii com- 
" battimenti non sempre ci arrise fortuna, non fu nostra la colpa, 
" ma del soverchiarne numero con cui venimmo alle prese. 
*^ Nella lunga e penosa ritirata nulla lasciammo di quanto era 
" trasportabile. I varii depositi, per urgenza di manovre e 
" marce creati a Brescia, Borghetto, Coito, Viadana, Casal- 
" maggiore, Cremona, furono sgombrati, salvando cosi alla 
'* Toscana molti dei suoi bravi figli ed un prezioso e costoso 
*^ materiale. Cli altrui malati e feriti, i prigionieri affidati alla no- 
" stra custodia debitamente e con non lievi pericoli sino al posto 
" scortammo. Abbenchè spesso privi d'istruzioni, per solo gè- 
" neroso buon senso, più volte ci fermammo in posizioni 
*' importanti, per coadiuvare e proteggere i movimenti rctro- 
" gradi dei nostri fratelli e alleati. Né da essi ci separammo 
'' che nell'ultima estremità della funesta catastrofe, dirigendoci 
" in due compatte colonne, reliquie di tanti strazii e fatiche, 
" verso i due più importanti ingressi delle nostre frontiere, 
" determinati a difenderle. Ora attender qui dobbiamo obbe- 
" dienti gli ordini del nostro augusto Sovrano, e intanto ado- 
" prarci con ogni amore e zelo nel restituire ai Corpi la forma 
" più dignitosa e sopratutto la disciplina. 

'^ Dagli anni, dalle infermità e dai gravi dispiaceri acciac- 
" cato, presto forse mi disgiungerò da voi, per recarmi a go- 
*• dere in pace il breve tempo che pur anco mi resta di vita. 
" Ma nel dipartirmi io vi pregherò di non obliare giammai le 
" grandi lezioni deiresperienza, le quali apertamente vi dimo- 



Digitized by 



Google 



^' àgoilo — jéo -* 

^' strarono, in questa breve ma memorabil campagna, di quanta 
^* importanza sia in .un esercito l'esempio dei capi, l'ordine, la 
^* disciplina, l'istruzione, Io zelo, la ferma impenurbabilità nei 
*' disastri, ed il vero attaccamento al dovere, all'onore, alla 
** patria, al sovrano. 

" Dato al Quartier Generale Toscano 

" a PONTREMOLI, li II agOStO 184S. 
Il Generale Maggiore 

De Laugier. „ 

VI. — Cosi, con le imbellettate espressioni del De Lau- 
gier, finisce nella storia, a Pontremoli, la campagna toscana 
del 1848. Ma io amo meglio determinarne la fine, in&usta 
ma gloriosa, nella pianura mantovana ; io amo meglio ve- 
dere chiusa questa campagna dalla parola vivida di Giuseppe 
Montanelli. 

S'era già al 1853, ed il professore soldato, esule per vo- 
lontà di Leopoldo austriaco^ cospirava tuttavia per Tidea nazio- 
nale, sognava una e libera la patria. E scrisse in quei giorni : 

Gli spiriti dei caduti s'aggirano invisibili fra le tedesche 
baionette, ed hanno voci di rivendicazione. E nel mese di 
maggio, quando fiorisce la rosa, e Tusignolo innamorato della 
rosa canta sulle rive del Mincio, la madre mantovana sparge 
di fiori la terra di Curtatone e di Montanara, e dice al figliuo- 
letto: * Qui i giovani Toscani morivano gridando: Viva l'Italia! , 



Digitized by 



Google 



APPENDICE 



DOCUMENTI 



Digitized by 



Google 



Digitized by 



Google 



llllllllllllilllllllllllH 



Riguardo alla battaglia del 29 maggio riferisco ancora, in via 
sussidiaria, le illustrazioni aggiunte dal De Laugier al suo primo rap- 
porto, parecchi rapporti particolari dei comandanti i diversi corpi, 
e i punti più salienti della Rela:(ione officiale austriaca. 

Tali documenti, tranne T ultimo (v. Avvenimenti militari dell* eser- 
cito austriaco^ Vienna, Libreria dell'I, e R. Corte, 1849), tolti in 
parte dalle carte del ministero granducale, in parte dal citato Rac- 
conto storico del generale De Laugier, furono dallo stesso generale 
inviati al governo affinchè li pubblicasse (Credo che lo stamparli per 
intiero sia l'unico me:(^o di presentare possibilmente completa, e sotto la 
responsabilità di chi piti coscienT^iosamente poteva giudicarne, la parte presa 
da ciascuno in un fatto che riesce di tanto onore alla Toscana e non 
verrà più dimenticato nei fasti della mili:(ia italiana); ma il consiglio 
del De Laugier non venne altrimenti seguito. 



Digitized by 



Google 



— 3^4 — 



Illuslraiioni del gen. De Laugier al rapporto sulla battaglia 
di Curtatone e Montanara. 

Nella sera del 28 maggio, mentre un allarme mi aveva fatto 

correre a Curtatone, vi fui raggiunto da un dispaccio del ten. generale 
Bava, da cui dipendevo. In esso avvertivami " un numero di forze 
nemiche essersi sotto Mantova raccolte, forse per assalirmi il di ap- 
presso. Tenessi fermo il più che potessi: e, come speravasi, sarei 
prontamente e validamente soccorso „. 

Comunicato segretamente al comandante di Curtatone, colonn. 
Campia, il tenore del dispaccio, date convenienti disposizioni, corsi 
a fare altrettanto in Montanara col ten. colonnello Giovannetti. 

Reduce in ora tarda alle Grazie, la maggior parte della 

notte trascorsi nel dettare ordini, sfogare il giornaliero carteggio, e 
ricevere altri dispacci dal Bava coerenti al primo. Neil' ultimo però, 
ricevuto poco prima dell'alba, aggiungeva " dubitarsi voler gli Au- 
striaci gettare un ponte fra Coito e Rivaha per assalirmi a sinistra 
e dal primo luogo intercidermi. Mi guarentissi, esplorassi accurato il 
corso superiore del Mincio, e impedissi ad ogni costo al nemico il 
passaggio: in estremo, ripiegassi per Gazzoldo su Coito „. 

Povero di truppe e soverchiamente distese, distrarne ancora, au- 
mentava la difficoltà della mia posizione. 

NuUadimcno, recatomi all'alba del 29 a Rivalla, due compagnie 
civiche fiorentine vi posi, altre due in Sacca; collocai ingegneri, ma- 
teriale e guardia al ponte di Fossanova per all'occorrenza distruggerlo, 
una compagnia di artiglieria e un cannone al bivio di Gazzoldo e 
Coito. Date quindi al magg. Fortini convenienti istruzioni anco per 
le altre due compagnie del suo battaglione stabilite a Castellucchio, 
feci ritorno alle Grazie. 

Strada facendo, avevo incontrato un uffiziale piemontese dei lan- 
cieri, seguito dalla sua ordinanza. Esso mi aveva accertato essere 
stato in perlustrazione lungo il fiume durante tutta la notte porzione 
del suo reggimento; in Coito esservi il gen. Bava col proprio Corpo 
d'Armata. Simile confortante sicurezza ebbi tutto il di nella mente... 
Fino dalla sera precedente avendo ordinato di raccogliere sul far del 
giorno alle Grazie tutti gli inabili al combattimento, i magazzini, i 



Digitized by 



Google 



- 365 - 

bagagli ed ogni altro impedimento dell'esercito, alle ore S feci tale 
ingombro partire per Coito. 

Tornavano frattanto le inviate esplorazioni, giungeva anche un 
messo del magg. Fontana da Governolo: tutti confermandomi appres- 
sarsi gli Austriaci numerosissimi per assalirmi. Ad accertarmene ocu- 
larmente, montai sul campanile della chiesa delle Grazie, dal quale 
tutta si scorge la vicina pianura di Mantova. Ma per la foltezza degli 
alberi, l'altezza del grano, il risvolto delle strade e la quantità delle 
fabbriche, non mi fu dato scorgere alcunché da suscitarmi sospetto. 
E già supponeva falsi ed esagerati i rapporti, quando alle ore 9 e 
mezzo udii dal lato di Montanara tonare il cannone, e poco dopo a 
Curtatone. Asceso tosto a cavallo e seguito dallo Stato Maggiore, 
rapido mi recai in quest'ultimo luogo, ove già fiera era cominciata 
la lotta. 

Dalla potenza dell'attacco non tardai ad accorgermi tentarsi di 
spezzare il centro della sottile e lunga mia linea, ed esser quindi 
Curtatone il punto più interessante della battaglia. Spedito a Coito 
ad avvertire il gen. Bava, e profondamente convinto ne sarei quanto 
prima soccorso, decisi ad ogni costo resistere fino al suo arrivo, 
sebbene la posizione in cui mi trovava fosse tutt' altro che militare. 
Convenivami trasfondere non solo tale ferma risoluzione nelle mie 
truppe, ma inculcarle, per così dire, quel principio di finalismo mi- 
litare, si prezioso ed efiìcace in momenti cotanto solenni. Pensai 
quindi esordire nel comando con atto audace e, se si vuole, pur anco 
imprudente, ma che reputai necessario. Sccso pertanto da cavallo 
presso la batteria collocata sulla strada di Mantova, incoraggiati i 
cannonieri a proseguire alacremente il loro fuoco, seguito da due o 
tre aiutanti, per mezzo il fuoco de' miei e degli Austriaci, mi tra- 
sferii alla casa dell'estrema sinistra, sulla sponda del lago. 

Maggiore efletto non poteva sperare. Civici e soldati, lencntisi 
sino allora dietro i parapetti, quasi per incanto tutti levatisi in piedi 
simultaneamente e infilati i loro gaschi sulle punte delle loro baio- 
nette, proruppero in altissime grida di Viva riiaìia! viva il nostro 
generale! — per cui gli Austriaci, spaventati e sorpresi di tale movi- 
mento fragoroso, imponente, universale, per pochi minuti sospesero 
il fuoco. 

Percorsa la linea, persuaso dell'entusiasmo generale e tornato 
alla batteria, vi trovai V obizzo inutilizzato dal tiro per falsità di carica. 
Ordinatone il rinvio alle Grazie, eseguilo per opera del bravo ten. 
Pekliner, mi diedi carico ai parapetti di moderare la soverchia frequenza 



Digitized by 



Google 



— ^66 -- 

del fuoco, inutilmente e disordinatamente spiegato. Più volte incorsi 
io pure nell'errore di farlo cessare, ingannandomi la divisa austriaca, 
simile a quella della nostra truppa di Linea. 

Sebbene dai prospetti Veffeitivo disponibile delle truppe toscane ap- 
parisse ascendere a 6278 uomini, pure i combattenti di Curtatone e 
Montanara non ammomavano chea45859 uffiziali, musicanti, tamburi 
e truppa compresi. Il reparto era il seguente: 



a Curtatone . . fanti 2202 


cavalieri 


76 


cannoni 


3 obizzi X 


» Montanara . . » 2383 


» 


24 


» 


3 » I 


» Castellucchio . » 163 


» 


— 


» 




» Rivalta e Sacca » 482 


» 


4 


» 


I » — 


» Coito ... » 940 


» 


4 


» 


3 » — 



Totale: fanti 6170 [1] cavalieri 108 cannoni io obizzi 2 

L'esercito di Radctzky, partito la sera del 27 maggio da Verona, 
ove aveva lasciato a presidio tre soli reggimenti, mercè arditissima 
marcia di fianco, eseguita col massimo silenzio, segretezza e precau- 
zione, sotto quasi agli sguardi dell'armata piemontese, riunitosi sotto 
le mura di Mantova nel giorno 28, contava 50000 uomini e 56 
bocche da fuoco. Assalire, schiacciare, passare sul corpo ai Toscani, 
correre a Coito, impadronirsene, rinchiudere l'esercito piemontese fra 
il Mincio, Mantova, Peschiera, Verona e Legnago, interciderlo dalla 
Lombardia, liberare Peschiera: tale era il piano del generale nemico. 
Un corpo di 16000 uomini attaccò Curtatone, un altro Montanara; da 
questo venne staccata la forte brigata del gen. Principe Imperiale di 
Liechtenstein, diretta a Buscoldo, per impedire ai jooo uomini che 
supponevansi a Borgoforte di accorrere in aiuto ai Toscani. Saputosi 
dal principe essere questa una vana apprensione, vi lasciò tre battaglioni, 
e marciò col resto verso La Santa, che trovò sguernita; per cui prese 
alle spalle le truppe di Montanara improvvisamente, e tagliò loro la 
strada per S. Lorenzo a Cazzuolo suU'Oglio. Radetzky con tutti i 
principi della casa imperiale, l'imperatore futuro compreso, trovavansi 
nel corpo assalitore di Curtatone ; il principe di Schwartzemberg 
comandava l'altro contro Montanara. 

Le riserve dell'esercito austriaco rimasero prossime a Mantova, 



(1) Nel Racconto Storico invece (pagg. 98, 99) i combattenti sono 2422 a Cur- 
tatone, 2445 a Montanara, 4867 fanti in totale. 



Digitized by 



Google 



— 3^7 — 

pronte a dirigersi a Coito per la sinistra del Mincio, e per opporsi 
a quei movimenti che tentar potessero i Piemontesi contro le loro 
spalle. 

Un'apprensione colpi il maresciallo Radetzky nella mattina del 
29. Temè si riunisse Teserciio piemontese verso Santa Lucia, e, pro- 
fittando della scarsa guarnigione lasciata in Verona, con l'aiuto degli 
abitanti potesse assalire e prendere questa città. In allora era egli 
che rimaneva interciso dalla sua principale base di operazione e si 
trovava a mal partito ridotto. È vero che sarebbero stali sacrificati 
i Toscani ; ma per uno scopo si grande potevan ben offerirsi in 
olocausto quei pochi. Però Vostinafa difesa a Curtatone e Montanara 
incontrata diede a credere essere quivi invece l'esercito piemontese 
raccolto, e quindi il piano conosciuto e sventato; e mercè tale alter- 
nativa di dubbii e il non per anche ricomposto morale delle truppe 
austriache, dopo gli scacchi sofferti, lente, timide e irresolute ne riu- 
scirono il 29 maggio le mosse. 

Sebbene tutto ciò non potesse essere da me né conosciuto né 
immaginato, sentiva però internamente la importanza della necessità 
di non lasciar libera la via di Coito, e quindi il bisogno di tener fermo 
sino all'arrivo del valido e pronto soccorso promessomi. Nulladimcno, 
ardentemente agognando sapere con quali e quante forze trovavami a 
fronte, non che, all'arrivo de' Piemontesi, come meglio si potesse 
prendere contro di loro 1' oflensiva, montai nella casa attigua alla 
batteria, già mia dimora, ora del colonnello Campia; ma penetrare 
al secondo piano mi rese impossibile l'incendio cagionatovi dalle 
racchette ivi cadute. 

Nuli' altro mezzo restandomi per appagare la mia brama, decisi 
azzardare una ricognizione contro il fianco sinistro nemico, da con- 
vertirsi, occorrendo, in diversione eJ anco in attacco, se i Piemontesi 
giungevano. Trasferitomi pertanto alla riserva, composta del Batta- 
glione Universitario e di due compagnie d'artiglieria di costa, estratti 
da questi ultimi quanti si dissero capaci a maneggiare il cannone e 
inviatili alla batteria, il resto meco condussi, sotto una grandine di 
proiettili, alla destra del campo. Ad essi aggiunti da circa 180 fra 
civici napoletani e lucchesi, levati più qua e più là da' parapetti, e 
formatone una colonna, la mandai, con convenienti istruzioni, sotto il 
comando del cap. Contri e per un sentiero coperto, a molestare e 
scoprire le forze nemiche nel fianco sinistro. 

Nella ferma fiducia che giunger presto potessero i Piemontesi, 
accortomi i^\h titubanza degli Austriaci, testinjone dell'ordine e del- 



Digitized by 



Google 



— 368 — 

r entusiasmo dei miei, credei sicuro Curtatone, e stimai giunto il 
momento di trasferirmi veloce a Montanara, per quivi pure operare 
quanto da me più si potesse, e conoscerne intanto le condizioni. Fatti 
avvertire Campìa e Chigi della breve mia assenza, seguito da Villa- 
marina e da Cipriani, di carriera e in pochi minuti giunsi sul luogo. 

Appena quei prodi mi videro, che in altissime grida di entusiasmo 
e di plauso proruppero; e comecché io corressi ove più intenso era 
il fuoco, molti uscirono eziandio dalle file, pregandomi con calde ed 
amorose parole a non tanto arrischiarmi. Loro risposi con le parole 
istoriche di Napoleone a Montraux ^la palla che deve colpirmi non i 
ancora fusa']. Sopra ogni fronte brillava il coraggio, la gioia e la sicu- 
rezza della vittoria. 

Sprezzante troppo però l'impavido len. colonnello Giovannciti 
di ogni riparo al fuoco nemico, collocato aveva allo scoperto gran 
parte delle sue truppe, sdegnando profittare delle feritoie da me fatte 
aprire negli stabili fronteggianti la strada di Mantova ; più, per averle 
tutte sotto mano, tolte ancora dal posto importante della Santa, che 
a lui guarentiva il fianco destro e le spalle, le quattro compagnie 
ch'io vi avevo collocate. Reputando perniciosamente gravi questi due 
abbagli, prima amichevolmente, poscia autorevolmente a lui imposi 
portare le sue truppe al coperto e rinviare le quattro compagnie alla 
Santa. Date quindi non solo ad esso le necessarie istruzioni sul modo 
di condursi in qualunque evento, ma per mio ordine consegnategli 
queste in iscritto dal capitano di Villamarina, di nuovo velocemente 
tornai a Curtatone. 

Durante la mia breve assenza eransi di assai le condizioni can- 
giate. Sopraffatta dal numero degli Austriaci, contro cui si era sover- 
chiamente impegnata, la colonna del Contri precipitosa, scompigliata 
e da vicino inseguita retrocedeva. Minacciata era la scoperta destra 
del campo e prossime ad essere intercise le comunicazioni con Mon- 
tanara. Anco un minuto di ritardo, e gli Austriaci afliluivano nel campo. 

Fortunatamente bastò la mia voce a rannodare i fuggenti. Le 
due compagnie della line.i Stefanelli e lacoponi, situate nell'ultima 
casa dinanzi alla destra del campo, ripreso animo, bravamente accol- 
sero con nutritissimo fuoco il nemico, e lo arrestarono. Nulladimeno, 
per raddoppiare sicurezza a cotal punto importante, spedii uno dopo 
l'altro i mici due aiutanti a chiamare il Battaglione Universitario, 
lasciato in riserva; frattanto, tolta dal guado in prospetto all'Osone 
una piccola compagnia, la posi in sostegno delle due già combattenti. 
Reduci i due aiutanti, riferirono essere la riserva interamente sparita ! 



Digitized by 



Google 



— 369 — 

Reputando impossibile tale e tanta trasgressione ai miei ordini, 
corsi ad accertarmene, e, pur troppo! il fatto esisteva, né veruno sa- 
peva rendermi conto come ciò fosse avvenuto, né dove fosse stata 
impiegata. 

In tale stato di cose spedii l'aiutante Mannelli di gran carriera 
al gen. Bava per avvertirlo e chiedere soccorso. 

Nel ricondurmi a Curtatone scontravo lungo la via uomini se- 
minudi, fuggenti, abbronzati ed urlando. Rapidamente correndo, non 
mi trattenni a ricercarne il motivo; ma, giunto alla batteria, chiaro 
mi apparse. Razzi nemici, incendiate le polveri, avevano cagionato 
orribili, micidiali esplosioni in quello stretto terreno. Rotti gli affusti, 
spezzate le ruote, incendiati i cassoni, uomini e cavalli uccisi, feriti, 
stroppiati e abbruciati, più qua e più li giacevano sul suolo o erano 
altrove asportati. Fra questi ultimi il tenente d'artiglieria Niccolini, 
gravemente da una palla di cannone ferito. In fiamme ^ra la pros- 
sima casa del colonn. Campìa, cadendone tizzoni dal tetto e il luogo 
di nuovi perigli minacciando. 

Gli Austriaci, profittando del silenzio dei nostri due pezzi e dello 
incendio che la vista e udita esplosione vi aveva cagionato, imbal- 
danziti, raddoppiarono il fuoco e inoltravano; ma i Toscani, non sco- 
raggiati totalmente, co' fucili li fulminavano da costringerli anche una 
volta a precipitosa retrocessione. Frattanto il mio aiutante Pckliner, 
volontariaeniem supplendo all' assenza del Niccolini, secondato dai 
superstiti cannonieri e da alcuni prodi, tanto soldati che civici, asse- 
stati alla meglio i cannoni, ricominciato avevano il fuoco. Venner 
poi chiamati dalle Grazie il ten. Angioletti con pochi artiglieri quivi 
rimasti, e meno gli stoppini, di cui totalmente mancavasi, mandati a 
cercare a Goito, ed a' quali bravamente supplivasi con tizzoni, fiam- 
miferi e vesti incendiate, anco per poco fu dato sostenersi. 

I reiterati messi spediti all'incontro dei Piemontesi per sollecitarne 
l'arrivo, o non tornavano, o riferivano, per quanto inoltrati si fossero 
sulla via di Goito, non averli veduti. 

Verso le 3 poni, ebbi dispaccio dal gen. Bava, in cui mi avvi- 
sava '* essere in Goito con 120 bersaglieri un reggimento di caval- 
leria, e il resto del suo suo corpo tuttavia in Volta; correre a solle- 
citarlo. Se troppo mi trovassi pressato, per iscaglioni mi ritirassi su 
Goito. Quivi ostinato difendessi il paese, e in estremo ripiegassi su 
Volta „. 

Ad onta che un tale contenuto mi troncasse ogni speranza, pure, 
tutti avendo scorto il- lanciere piemontese latore del dispaccio, stimai 

9i 



Digitized by 



Google 



— 370 — 

trarne il profitto migliore per annunziare non lontano il soccorso e 
corroborare la fermez;ca. Raccolto dal bravo cap. Caminati, credè egli 
pure valersene nel mio stesso concetto per animare le truppe. 

Durava ostinata già da 4 ore la feroce e sproporzionata lotta, 
dal nemico incessantemente con nuove truppe rinfrescata. Tre volte 
venuto impetuoso all'attacco, tre volte era stato respinto. Nella cer- 
tezza del prossimo arrivo dei Piemontesi, con l'animo impaziente di 
vincere, avevo raffrenato a stento il desio di farmi assalitore. Ciò 
che influito maggiormente aveva a dominare quella voglia era il 
pensiero del soverchio spargimento di sangue. I Tedeschi, a parer 
mio, erano, sebbene numerosi, in condizioni peggiori di quel che 
non lo fossero nella battaglia di San Giorgio, combattuta col Bona- 
parte nel 1796. Perchè sorridere alla mia audacia, come a lui, non 
poteva la sorte? Ma, per fortuna, l'ultimo dispaccio fece svanire dalla 
mia mente quella idea dominante e finalmente stringerla al modo 
del come trarmi onorato dalla ormai perigliosa mia situazione. Gli 
Austriaci, contro ogni regola di arte, anziché assalirmi alla destra, i 
loro sforzi raddoppiavano contro la sinistra, avendo il prossimissimo 
lago alle spalle. Volevo trasportare un cannone dietro l'Osone per 
colpirli di fianco; ma, per quanto mi adoprassi con lusinghe. e mi- 
nacce, non vi fu modo d'indurre i postiglioni, accovacciati dietro un 
portone della casa di Campia, a farli smovere. 

Mentre, scorrendo la linea, agitato da tali pensieri, maturava i 
progetti, un cacciatore proveniente da Montanara recavami avviso del 
Giovannetti: " Non essere egli più in grado di sostenersi. Che far 
dovesse „. Sopra un brano di carta scrissi col lapis: " Qui subito 
in ordine ripiegarsi. De Laugier „. 

Sentita finalmente la necessità della ritirata, m'occupai a predi- 
sporli come meglio potessi. Gravi oltre ogni dire erano gli ostacoli 
onde regolarmente e senza confusione riescire: i® La ninna istru- 
zione e disciplina dei Civici, e la pochissima o punta della truppa di 
Linea. — 2® La lunghissima lotta avendo insensibilmente, per le 
cause anzidette e per emergenti improvvisi, cagionata una confusa 
amalgamazione dei corpi, non più sotto gli occhi dei rispettivi uffi- 
ziali le diverse compagnie si trovavano. — 3** Addossate le truppe 
ad un canale inguadabile, stretto e solo un ponte per il passaggio 
retrogrado ne stava loro alle spalle. — 4° La sponda destra essendo 
altamente arginata, la sinistra affatto scoperta, appena abbando- 
nati i parapetti agli Austriaci, restavano scoperte per lungo tratto 
di strada al loro fuoco, dal coperto scagliato. — 5"* Piene fino allora 



Digitized by 



Google 



— 371 — 

le truppe di ardore, ben prevedeva che, appena una speranza di soc- 
corso totalmente perdessero, e ricevessero T ordine di ritirarsi, indu- 
bitabilmente ne avverrebbe lo scoraggiamento, ed oramai pratico delle 
cose di guerra, forse anco la fuga, ove da pochi più deboli dato ne 
fosse l'esempio. 

Nulladimeno pensai muovere prima d'ogni altra la destra della 
Linea, meno impegnata, e cosi consecutivamente scaglionato il resto, 
a Giovannetti, quando giungesse, affidare l'ultimo scaglione e la retro- 
guardia. 

Recatomi per comunicare gli ordini convenienti a Campìa e 
Chigi, scontrai il primo ferito al basso ventre, e da due soldati 
asportato, il secondo, con una mano fracassata da un colpo di mi- 
traglia, condotto fuori del campo, a braccia, dal chirurgo principale 
Zannetti e dal cap. Gialdini. 

Perduti cosi gli unici due uffiziali superiori capaci di secondarmi, 
mi trovai solo e costretto a sospendere quel movimento importante, 
per meglio provvedere. Chiamata a tale effetto dalle Grazie la com- 
pagnia granatieri del cap. Ciarpaglini, quivi fino allora in guardia 
rimasta, la portai dietro le due ali del ponte. La poca cavalleria di- 
sposi in colonna sulla strada fra Curtatone e le Grazie, e, spedito di 
carriera a Giovannetti l'aiutante maggiore di questo corpo, ten. Taddei, 
per sollecitarne l'arrivo, cominciai a dare ordine alla destra di deve- 
nire insensibilmente e successivamente (lasciando qualche bersagliere 
ai parapetti) all'avviamento verso il ponte. 

Fatalmente accadde quanto aveva preveduto. Imperocché, non 
cosi tosto venne osservata rivolgersi porzione dell'ala destra verso il 
ponte, la maggior parte di quanti eranvi, civici e soldati, i parapetti 
precipitosamente abbandonarono e accalcati affollaronsi su questo stretto 
passaggio. Né valsero preci, esortazioni e minacce per raffrenare quel- 
r impeto sconsigliato e ricomporre un buon ordine, quantunque si 
adoperassero varii ufficiali, e fra questi il colonn. Melani e i capitani 
civici Mayer, Castinelli, Fortini. Per ventura durante simile sciagu- 
rato scompiglio i capitani Caminati e Contri, i tenenti Pekliner, An- 
gioletti, Cambini, Fraticelli, Pieroni e Parenti, da varii altri civici 
soldati secondati, procacciavano degli sgominati pezzi la onorata sal- 
vezza, traendoli a braccia, mentre il cannoniere Fronzaroli attelava ad 
uno di essi il cavallo su cui era montato. 

Quando alquanto sgorgata si fu dall'angusto ponte la calca e 
potei traversarlo, ordinato a Ciarpaglini ed ai cacciatori a cavallo di 
tener fermo e proteggere il più che potessero la ritirata, corsi affrei- 



Digitized by 



Google 



- 372 — 

tato alle Grazie per arrestare e raggranellare i fuggitivi. Mi consolavo, 
strada facendo, neir udire tuttavia fervido il fuoco al mulino sul Iago 
e qualche tiro tuttavia ai parapetti. Quelli però nel primo luogo ave- 
vano mezzo per traversare facilmente TOsone, mediante un piccolo 
ponte, che dal mulino alla destra sponda li univa. Quindi, essendo 
colà il bravo cap. Malenchini, non mi recava pensiero. Malgrado ciò, 
spedii a lui uno degli aiutanti per avvertirlo di quanto era avvenuto, 
e prepararsi dovesse a ripiegarsi con noi. 

Giunti alle Grazie, trovai il paese ingombro di feriti, carra, ca- 
valli, e, come se fosse ormai quasi luogo fortificato e sicuro da qua- 
lunque insulto nemico, piene le osterie, i caffè, le case, dei già fuggenti, 
intenti a cibarsi, dissetarsi e fra loro conversare placidissimamente. 
A stento pei*venni a fare partire gl'ingombri, i feriti, ed a raccogliere 
circa cento uomini, che, in tre plotoni divisi, consecutivamente inviai, 
sotto il comando del cap. Rafanelli, ten. Giuseppe Del Turco e sotto- 
tenente civico Scipione Fortini, in aiuto a coloro, che al ponte e al 
mulino proseguivano a tener testa al nemico. Già quasi altrettanti ne 
avevo radunati e seco loro col medesimo scopo gì' incamminava, 
quando ad un tratto veggo venire di lanciata carriera, aggruppati e 
confusi, i cacciatori a cavallo, come se fossero da vicino inseguiti. 
Sguainar la sciabola, velocemente andar loro incontro per arringarli, 
fermarli e alia testa cacciare gli inseguenti, fu atto pensato ed ese- 
guito ad un punto; ma nella corsa, inseguito da quella massa avven- 
tala, cieca, compatta, ne fui rovesciato insiem col cavallo e, calpestato 
per tutto il corpo, ne ebbi infrante due coste. 

Una volta libero da cosi strana tempesta, raddrizzatomi a stento, 
scorsi non lungi, in fonilo alla strada, circa 60 cavalieri nemici, fermi 
in battaglia, e udii a me vicino una voce gridante: '* Generale! prenda 
il mio cavallo; si salvi. Abbiamo bisogno di lei „. Era il mio aiutante, 
Giuseppe Cipriani, il quale, abbenchc sfigurato dall'esplosione, di cui 
era stato pur vittima alla batteria, malconcio com'era, ritornato al 
fuoco, ora generosamente esponevasi per salvare il suo generale. Ad 
onta di ogni mia opposizione, egli mi sforzò a montare sul suo ca- 
vallo, il mio rimasto per terra abbandonato per morto. Reprimendo 
gli atroci spasimi che tormcniavanmi, corsi alla testa delle fuggenti 
truppe, e con quanta forza potè porgermi Dio mi adoperai alacre- 
mente a rassicurarle, fermarle e ricomporle. 

Pervenuti cosi oltre il ponte di Fossanova, e questo con i pre- 
parativi materiali distrutto, potei del tutto riordinarle. Collocai allora 
regolarmente in colonna, come retroguardia, le quattro compagnie 



Digitized by 



Google 



- m - 

civiche fiorentine, quella dei cannonieri e il cannone, ritrovati tri 
Rivalla e Sacca. Per dileguare poi totalmente ogni sinistra appren- 
sione e porger completa forma a ciascun corpo, circa mezz'ora im- 
piegai presso Sacca nel mantenere ferme e riordinate le truppe, quindi 
proseguendo lentamente e con la massima regolarità la marcia per 
Coito. 

Verso le 8 della sera, pervenuto a circa un miglio dal detto 
paese, venne al mio incontro l'aiutante Leonetto Cipriani insieme al 
civico sottotenente del genio Tommaso Cini, recandomi lettere del 
gen. Bava, in cui mi era ordinato accampare le mie truppe sulle 
alture di Sommensarie alla destra di Coito. 

I 120 bersaglieri e il reggimento Nizza cavalleria, di cui egli mi 
aveva tenuto proposito nel penultimo suo dispaccio, fu IJ unica truppa 
di recente arrivata che noi trovammo su quell'alture. In paese eranvi 
i 900 uomini fra Toscani e Napoletani, che da più giorni vi risiedevano. 
Quei bravi soldati piemontesi, che da qualche codardo fuggito erano 
stati mal prevenuti, rimasero sorpresi e ammirati scorgendoci tuttavia 
numerosi e tutt'altro che in contegno di vinti. Essi ci accolsero con 
dimostrazione di onore e di vera fratellanza, affrettandosi nell'inviiarci 
a partecipare al loro pasto militare. 

Per quanto soffrissi, non pensai a curarmi finché non vidi tutti 
i miei assestati e provvisti di pane e vino. Allora sohanto, e non prima, 
andai a coricarmi, e, sotto le operazioni di due chirurghi piemontesi 
e uno toscano, dettai dal letto al civico Leopoldo Cempini il rapporto 
dell'accaduto in quella memorabile giornata, da spedirsi al Coverno. 

Ebbe così termine questa non breve né inonorata fazione militare, 
combattuta durante lunghe cinque ore da un pugno di uomini, privi 
di mezzi opportuni, che per la prima volta vedevano il fuoco, contro 
un' armata numerosa, istruita, agguerrita, provvista di copiosissima ar- 
tiglieria, condotta da antichi ed esperti generaH, animata dalla presenza 
dei principi imperiali e dello stesso futuro imperatore. 

Dalle relazioni si seppe che il solo reggimento Paumgarten, 
ora Schwartzemberg, ebbe il colonnello ed il tenente colonnello ampu- 
tati, 12 ufBziali e 844 uomini tra morti e feriti. 

eli Austriaci crederono di tale e tanta importanza questa, che 
essi chiamarono pure battaglia^ che, oltre molte decorazioni minori, 
dodici di Maria Teresa vennero distribuite a diversi uffiziali, e bat- 
tezzarono perfino col nome di Curtatone uno dei loro battelli a vapore. 
Il prode maresciallo Radetzky rese in iscritto ed a parole completa 



Digitized by 



Google 



giustizia al generale ed ai soldati toscani; il principe Liechtenstein, 
altri generali ed uffiziali, non che i giornali austriaci non fecero di 
meno: la sola Italia, ed in ispecie Piemonte e Toscana, sdegnarono 
retribuirne uguale giustizia ed all'uno ed agli altri. 

Vecchia ed onorata reliquia dell'Impero, senza presunzione o spi- 
rito di parte, oso affermare esservi nella storia militare ben pochi 
fatti, che per l'effetto prodotto, e per la sproporzione delle forze, e 
per la lunga ostinatezza nel combattere, a questo somiglino. Se nel- 
l'esercito piemontese fossevi stato un generale veramente esperto ed 
avveduto, Curtatone esser poteva l'anello primitivo di ogni veiitura 
italiana. Invece, l'occasione sfuggita, accadde il contrario. AUe battaglie 
del 29 a Curtatone tasteggiavano e timidi ne venivano gli Austriaci; 
della battaglia del 30 a Coito, supponendo aver vinto, non i soli 
Toscani il 29, ma con essi eziandio i Piemontesi, vi si mostrarono 
più fermi ed audaci. Combattendo contro un numero quasi uguale di 
truppe, provviste di copiosa artiglieria e collocate in posizioni migliori, 
non furono però vinti, ma arrestati, tanto più essendo omai il loro 
piano sventato e Peschiera caduta. Ritiratisi quindi a loro beli' agio, 
marciarono inosservati contro Vicenza, dove compierono ahro fatto 
alla causa italiana funesto. 

Fra morti, feriti e prigionieri, ai Toscani costò Curtatone 257 
uomini: ben lieve perdita in confronto a quella dal nemico sofferta, 
alla durata della pugna ed ai mezzi reciproci che furono posti in azione. 

Malgrado che la colonna di Montanara combattesse con altrettanto 
eroico valore di quella di Curtatone, e anzi protraesse di oltre mez- 
z'ora l'ostinata difesa, pure non ebbe a subire durante la pugna la 
disgraziata esplosione dei cassoni, né i suoi tre cannoni rimasero lesi 
delle palle nemiche. Se in ultimo subì una sorte molto più trista, ciò 
deve attribuirsi : i® Per non avere Giovannetti tratto pro6tto delle 
feritoie già praticate negli stabili, le quali divenner poi utiU agli Au- 
striaci. — 2® Per aver tolto improvvidamente dalla Santa, né riman- 
datevi, a malgrado gli assoluti miei ordini, le quattro compagnie che 
vi stavano a guardia; per cui gli fu all' improvviso dal generale Liech- 
tenstein tagliata la ritirata. — 3** Per avere soverchiamente tardato a 
ritirarsi, ad onta del triplice ordine che a lui era stato spedito. 

In complesso, quando verranno tempi migliori e la storia s'impa- 
dronirà imparzialmente di questo fatto, resterà alla Toscana una pagina 
immortale di gloria nel 29 maggio 1848 a Curtatone e Montanara. 
Il Generale Com, Sup. V Armala Toscana in Campagna 

De Laugier. 



Digitized by 



Google 



- 375 - 



II. 

Rapporto del colonnello Melani. 
(2° reggim. di Linea). 

111.°»® sig. Generale, 

Il numero dei feriti e morti nel fatto d'armi del 29 perduto 
non può indicarsi che approssimativamente, mentre le compagnie 
ignorano la sorte dei varii individui mancanti. 

Meritano distinto encomio i capitani Ferdinando Bracci e 

Omero Gialdini, che nel fatto suddetto con fermezza e coraggio so- 
stennero l'urto del nemico, incoraggiando i soldati alla resistenza. 
Anche il ten. Angiolo Calvelli e sottoten. Cesare Colombini si di- 
stinsero per aver cooperato a trasportare da Curtatone alle Crazie 
un pezzo d'artiglieria, che diversamente correva rischio di rimanere 
preda del nemico, come risulta dal rapporto officiale del comandante 
l'artiglieria. Con tutto l'ossequio passo all'onore di segnarmi 

Di V. S. 
MoNTECHiARO, dal Contando del 2° reggimento^ li j giugno 1848, 

Dey mo Obb.™® Serv.« 
Mhlani. 

III. 

Rapporto del ten. colonnello Matteini. 
(Linea toscana) 

111.°*° sig. Generale, 

Adempio a quanto V. S. 111."* mi ordina col pregiato foglio del 
2 stante. Dietro i rilievi fatti non resulta individuo distinto grande- 
mente nel fatto d'armi avvenuto nel giorno 29 del caduto maggio a 
Curtatone. Mi resta per altro a sottoporre alla di lei savia conside- 
razione i sotto notati individui, dei quali coscienziosamente domando 
sia fatta onorevole menzione : dell'aiutante maggiore Del Turco Giu- 
seppe, che con indefessa attività si portò su tutti i punti a comuni- 
care ordini ed incoraggiare le truppe, dandosi ogni premura di prov- 
vedere cartucce, fulminanti, e distribuirli, e fin anco portare le cariche 
dell' aniglieria; del cap. Gialdini Omero, che comandò durante tutta 



Digitized by 



Google 



~ 37^ -^ 

razione il parapetto del Iato sinistro, luogo detto la Casa, e Ìo 
sostenne con molto zelo e premura fino all'ultimo, per cui la di lui 
compagnia fu la piìi sacrificata, essendovi rimasto ferito anche il 
ten. Traditi; del sottoserg. Innocenti Luigi, della i* cacciatori 
del I** reggimento, che, rientrato dal posto avanzato, combattè 
coraggiosamente al parapetto del lato sinistro della trincera, e sull'ul- 
timo del combattimento si slanciò con pochi dei suoi a baionetta 
spianata contro i Tedeschi già prossimi al posto ; del sergente con- 
tabile Fraticelli Lodovico, che, disimpegnando le funzioni d'aiutante 
sottuffiziale al battaglione scelto, dimostrò durante l'azione una co- 
raggiosa attività per comunicare ordini, portandosi su tutti i punti, e 
fin ancora aiutando con l'opera sua le artiglierie che mancavano di 
braccia, specialmente dopo l'incendio che accadde delle munizioni, 
per cui molti cannonieri furono fuori di servizio ; del sergente con- 
tabile ^Parenti Ugo Francesco, per aver dimostralo un'instancabile 
attività e zelo nell'eseguire gli ordini, portandogli su tutti i punti del 
lato sinistro, per assistere, distribuire cartucce e incoraggiare i sotto- 
posti ; del caporale Aratti Clemente, già premiato di medaglia per il 
fatto del 13, che, nonostante fosse per due volte ferito e grondante 
sangue, volle sino in ultimo continuare il fuoco, gridando: Viva 
rifalla ! — degli uflSziali e truppe infine delle quattro compagnie cac- 
ciatori, che si sostennero coraggiosamente tutti ai loro posti assegnati, 
finché non fu ordinata la ritirata. 
Da GoiTO, // 2 giugno 1S48. 

Il Ten, Colonnello Comandanle 

Matteini. 

Rapporto del maggiore 0. D^Cossotli. 
(battaglione Universitario) ' 

Iil.n»o sig. Generale, 

Il Battaglione Universitario, non senza qualche segno di impa- 
zienza, rimase sulla strada fra le Grazie e Curtatone, dove V. S. IH."** 
lo aveva lasciato, a disposizione del sig. colonnello Melani. Mentre 
V. S. erasi trasferita da Curtatone a Montanara, venne l'aiutante dello 
Stato Maggiore sig. Mannelli, il quale trasmise l'ordine di fare avan- 
zare il mio battaglione. Immediatamente il colonnello suddetto mi 
ingiunse di dare il comando di marciare in avanti ai miei militi, i 



Digitized by 



Google 



*- 377 — 

(Juali lo ricevettero con una salva dì evviva, e si diressero alla volta 
dei parapetti con grande vivacità, malgrado che pochi passi dopo 
avessimo l'infortunio che una palla di cannone colpisse a morte sulla 
strada uno dei nostri compagni. Fu. presa posizione nel parapetto più 
avanzato sull'ala sinistra del campo, per offendere col nostro fuoco 
il nemico di fianco, che rinforzava l'attacco contro la casa situata 
all'estremità dell'ala suddetta e difesa dai bravi volontari! napoletani, 
sotto la direzione del colonn. Campia. 

Il fuoco durò un certo tempo, e tutti intrepidamente pugnarono. 
Ma alla fine la grande superiorità di forze del nemico obbligò i detti 
volontari! ad abbandonare la casa. La nostra posizione non sodisfa- 
cendo più allo scopo primitivo ed essendo diventata pericolosa, il 
battaglione del bravo aiutante maggiore Molinari si portò più verso 
il centro della linea, dietro il consecutivo parapetto. Quivi si sostenne 
per qualche tempo ancora il fuoco nemico, e si ebbe il dolore di 
vedere cadere ferito a morte il distinto prof, capitano Pilla. 

Dopo poco i tamburi batterono la ritirata. L'uscita dai parapetti 
essendo angusta in quel luogo, i plotoni dei diversi corpi si affolla- 
rono sulla medesima, e le diverse armi si confusero. Appena uscito 
dal recinto, si tentò ricomporre i corpi; ma, essendo tuttavia domi- 
nati dal fuoco nemico, il tentativo non riusci, e ci dirigemmo alle 
Grazie, per esser poi ricomposti ed ordinati da V. S., come fece in 
breve tempo nella ritirata. 

La perdita degli individui del battaglione non è ancora ben co- 
nosciuta nei suoi particolari. Il piccolo quadro annesso contiene per 
ciascheduna compagnia il numero di quelli che si sa esser periti 
nell'azione o feriti, e si notano come perduti quelli di cui non si è 
ancora ben verificata la sorte [i]. Fra i morti si trova compreso il di- 
stinto uffìziale cap. Pilla, fra i feriti o perduti il ten. Ginnasi, Per- 
dita sarebbe questa veramente grave, se si considera il numero sottile 
dei componenti il Battaglione. I prigionieri sono pochi, e vi sono 



(i) Compagnie 


Morti 


Feriti gravi 


Feriti leggieri 


Pero 


I* 


I 


— 


5 


4 


2» 


I 


2 


1 


2 


3* 


— 


I 


I 


8 


4"^ 


3 


— 


5 


4 


Totale 


S 


3 


12 


i8 



Digitized by 



Google 



- 378 - 

ancora alcuni dispersi. Appena si saranno verificate le particolarità di 
questa perdita, gliene renderò conto con altro rapporto. 

Intanto, con tutta considerazione verso V. S. 111.™*, mi raffermo 

Coito, la sera del 2p maggio 1S4S. 

Il Maggiore del Ballaglione Universitario 
O. F. MOSSOTTI. 



Rapporto dcll'aiulanic maggiore, len. F. Taddei. 
(Corpo di cavalleria) 

111.™® sig. Generale, 

Profitto di questa circostanza per far sapere a V. S. 111.™* la 
causa per cui non tornai alle Grazie. Avvertito il colonn. Giovannetii 
della ritirata per Castellucchio, mi trattenni per veder ritirarsi quella 
truppa, che in quel momento faceva sempre resistenza. Per questa 
ragione pare che il sig. colonnello ritardasse la ritirata. Allora io 
partii per tornare alle Grazie. Ma mi fu impossibile passare, perchè 
la strada era già occupata dalla cavalleria austriaca, dalla quale fui 
inseguito. Solo alla mia ordinanza una palla di moschetto forò l'elmo, 
e ci si salvò non per bravura, ma per caso, molto più che io non 
era pratico di quelle straduccie per portarmi a Castellucchio, ond* at- 
tendervi il rammentato sig. colonnello. Siccome questi tardava, io, 
unitamente a moki di diversi corpi, mi portai a S. Martino. La mat- 
tina dipoi ci si portò qui, condotti dal sig. colonnello. C'è pure il 
distaccamento di cavalleria eh' era a Montanara, meno due cacciatori. 
Mi lusingo aver presto il piacere di rivederla sano e salvo; almeno 
cosi ci viene assicurato. Vorrei che fosse vero, e vorrei che si tro- 
vasse qua, perchè questa poca truppa qua riunita non vuole venire 
avanti. Se ci fosse Lei, posso assicurarla che verrebbero. La prego 
scusarmi se troppo mi sono inoltrato, ma in queste circostanze è 
bene (almeno mi pare) che tutto sia noto al comandante dell'armata. 
Con tutto il rispetto e stima profonda 

Di V. S. 111.™» 



Bozzolo, 1** giugno 1848. 



Dev. Obb. Serv.« 
Taddei aiutante maggiore. 



Digitized by 



Google 



379 — 



VI. 

Rapporto del capitano E. Biondi. 
(2^ battagl. della Guardia Civica Fiorentina, 7» comp.) 

jllmo sig^ Generale, 

....AI grido à' all' armi! mi portai per ordine superiore al ponte di 
Curiatone con la mia compagnia, ove trovai l'aiutante maggiore pie- 
montese cap. Caminati, il quale, fatta breve allocuzione ai mici 
volontarii, dicendo che fidava nel loro coraggio, ponendoli in una 
posizione da distinguersi, e che gli occhi del campo tutto erano rivolti 
verso di loro, e perciò si rendessero degni del nome italiano, ci 
condusse agli avamposti sul lago, appoggiandovi la sinistra della mia 
compagnia, e la destra ad un plotone di Linea, comandato dal 
soitoten. Abdon Traditi, non avendo per trincera che una piccola 
siepe e qualche albero. Dopo mezz'ora situati, principiammo il fuoco 
contro i bersaglieri austriaci, che, riparati dagli alberi e dal grano, ci 
facevano un vivissimo fuoco, per cui fin da principio ebbi a deplo- 
rare la perdita di tre che morirono sotto i miei occhi, e di parecchi 
feriti. 

È indescrivibile il coraggio e la calma con cui la mia compa- 
gnia affrontò per sei ore il fuoco dei bersaglieri, dei plotoni austriaci, 
non che la mitraglia ed altri proiettili, con i quali i nemici fulmina- 
vano la sinistra del campo. A vicenda incoraggiandosi, facevano che 
l'ordine non venisse meno, benché due volte l'importante posizione 
fosse nella nostra destra abbandonata da chi la occupava; e soltanto 
ci fu giocoforza, ridotti a piccol numero, di ritirarci nelle case con- 
tigue, quando la fanteria austriaca, marciando a passo di carica, era 
prossima alla nostra posizione, essendo insufficienti di sostenerla alla 
baionetta. 

Le aggiungo la nota de' moni e feriti a me cogniti, de' quali 
l'elogio rimetto alla posterità, la gratitudine alla patria. 

Si distinsero per il loro coràggio e calma, animando con l'esempio 
e con le parole, non cessando mai di far fuoco, ed essendo gli ultimi 
a ritirarsi dalla siepe, i sergenti Giuseppe Dei, Venanzio Ceccherini, 
e i comuni Cesare Visconti e Stelli; i quali raccomando alla S. V., 
onde questi bravi giovani sieno sottoposti agli occhi di S, E. il Mi- 
nistro della guerra, essendo degni della riconoscenza della patria, 



Digitized by 



Google 



— 3^0 — 

avendo assai cooperato alla fatale, ma per noi gloriosa giornata del 
29 maggio. Quindi pregherei V. S. a voler avanzare il serg. Dei ed 
il comune Visconti, ambo di cognizioni ornati e di rispettabil famiglia, 
al grado di uffizialì, dei quali la mia compagnia è totalmente mancante. 

Tanto sono in dovere di farle conoscere, mentre mi dichiaro 

Di V. S. 111."* 

MONTECIIIARO, 2 giugftO 1S48. 

Dev.*»« Obb.*"*» Serv.® 
Eugenio Biondi capitano. 

vrr. 

Rapporto del capitano A. Giusti. 
(1^ battaglione della Guardia Civica Fiorentina^ 7* comp.). 

Stim."*® sig. Generale, 

Prima di render conto a V. S. IH.'"* di quanto avvenne a mia 
notizia o veduta nel fatto d'armi del 29 spirato, credo debito di mia 
coscienza protestare di non poter riferire se non quanto fu da me 
visto o a me riportato da testimoni molti e incccczionabili a riguardo 
dei militi da me comandati. 

Circa un' ora dopo che V. S. si trasferi da Curtatone a Monta- 
nara, accorse il sig. tenente Colombini a chiedere rinforzo per la 
sinistra del nostro campo al sig. colonnello Campia, il quale, volgen- 
dosi a coloro che trovavansi alla barriera sulla destra, domandò quali 
erano quelli che avessero voluto prestarsi. Il mio ten. Fortini, che 
per essere più prossimo al sig. Campia, lo ascoltò, esibì immediata- 
mente la mia compagnia, e, autorizzato da quello, si avviò dietro al 
ten. Colombini, seguito da me e dalla compagnia, che lietamente e 
animosamente gli tenne dietro, meno pochi, dei quali non mi ricordo. 
Giunti alla sinistra, resistemmo lungamente, fintantoché il sig. colon- 
nello Melani non ci esortò a ritirarci pel sopraggiungere di una 
imponente massa di nemici, e quando molti de' miei erano rimasti 
privi di munizioni. Ivi rimase ferito lievissimamente nella lesta il 
serg. Grassi. Io e il ten. Fortini, seguiti dal comune Taruffi, accor- 
remmo alla sinistra del ponte, ove trovavasi il colonn. Chigi; e 
mentre gli domandavamo che cos'era da farsi, un colpo di mitraglia 
investi questo nella mano sinistra, fracassò ambedue le coscie al gio- 



Digitized by 



Google 



- 58i - 

vanetto Taruffi, e feri me leggermente nella coscia destra; per lo che- 
mi avviai alle Grazie, ove fui medicato, e quindi trasportato a Coito 
sopra un carro da cannone. Fin qui è quanto ho veduto. 

Mi riferisce poi il ten. Fonini, avvalorato dal detto di varii 
della mia compagnia, che dopo avere aiutato a porre sopra un 
carro di munizioni il ferito Taruffi, unitosi al colonn. Melani, si 
avviò verso le Grazie, e incontrati i granatieri, potè porre insieme 
dietro a questi un plotone di civici, fra i quali il sergente maggiore 
Lombardini, addetto in qualità di sergente alla mia compagnia, il 
sergente maggiore Gori, i comuni Bellucci, Rubecchi, Leprini, tutti 
della compagnia, i quali, incoraggiati dal suddetto tenente, arrivati 
sino a pochi passi dal ponte, furono costretti a retrocedere, poiché 
i granatieri, mitragliali dai nemici, ripiegarono tutti sul plotone ram- 
mentato. 

Mi viene inoltre assicurato da diversi che molti della mia com- 
pagnia si batterono valorosamente al mulino di Curtatone, e fra 
questi principalmente il civico Torello Sacconi, che rimase ferito 
gravemente in un braccio, i sergenti Lombardini e Grassi sopraram- 
mentati, i civici Righi, Poccianti, e molli altri, di cui non ho potuto 
raccogliere il nome. Sono dolente di non poter aggiungere particolar- 
mente i nomi di altri, che forse, lontani da me, si saranno distinti al 
pari de' rammentati; lo che mi fa supporre il desiderio sempre seiiìpre 
da tutti i miei militi esternato, di accorrere nei luoghi più pericolosi, 
Talacrità e puntualiti che dimostrarono negli allarmi, e varii racconti 
di persone a me ignote, dei quali non ho potuto tener memoria, 
poiché non indicavano i nomi specificatamente. 

Mi glorio di protestarmi con profondo ossequio e rispetto 

Di V. S. 111.»- 

MONTKCHIARO, // 2 gWgUO 1S48. 

Dev."»« Obb.™^ Serv.<* 
Amedeo Giusti capitano. 

Vili. 

Rapporto del capitano F. Male neh ini 
(Battaci, volontario pisano-senese) 

III."*** sig. Generale, 

La mattina del 29 maggio a Curtatone un distaccamento di ber- 
saglieri fu mandato ad esplorare se gli Austriaci realmente si avvici- 



Digitized by 



Google 



— 382 — 

navano. Passato di poco le vedette, gli vedemmo in efletto, che dalla 
strada si portavano alla casa detta Madonnina^ e sentimmo nume- 
rose grida lontane, e più da vicino comandi militari ripetuti. Noi 
restammo in esplorazione, nell' intento d' apprezzare il numero e le 
direzioni dei nemici. Ci ritirammo quando gli sentimmo inoltrati 
tanto verso il lago da compromettere la nostra ritirata. Arrivati sul 
prato presso le vedette, ci tirarono addosso. Noi passammo attraverso 
i campi di grano, e riportammo al colonnello Campìa quello che 
avevamo osservato. Di poi con tutta la compagnia prendemmo il 
posto alla trincera che dovevamo difendere. Eran con noi il Monta- 
nelli, il Parrà, il Bocci, ecc.... 

^ Principiò il combattimento. I bersaglieri non profusero vana- 
mente cartucce. Sostennero il fuoco con intrepidezza. Le palle di 
cannone perforavano la trincera, e per questo abbiamo a deplorare 
la morte del Fusi di Massa e l'incapacità a durare nel combattimento 
del Prunai di Livorno. Per le perdite numerose sofferte dai canno- 
nieri alcuni dei bersaglieri gli andarono in soccorso. Fra gli altri è 
da distinguersi Amerigo De Camps, il quale, dopo avere scaricato tre 
volte il cannone, ebbe dall'esplosione delle polveri abbruciate la faccia 
e le mani. Serrati in massa, gli Austriaci si avanzavano verso il 
posto di sinistra, che finalmente cedeva. Allora gridai si andasse 
a sostenerlo. Passammo lungo la stalla dei dragoni, e per i campi 
giungemmo alla strada del mulino. Verso il mulino non c'era alcuno. 
Verso il ponte andavano in folla soldati, che ripetutamente ci dissero 
essere stato dato l'ordine generale di ritirata. Li seguimmo fino al 
ponte. Là ci fermammo, ricusando ritirarci e domandando ordini. 
Qui si distinse Montanelli, confortando con eroica fermezza a resistere. 

Ritornammo allora in parte al mulino, in parte alla trincera 
nostra. Disser poi esser posto essenziale a difendersi il mulino, e là 
tutti quelli che eravamo restati ci riunimmo. Insieme con alcuni altri 
di Linea, cacciatori e volontarii, noi sostenemmo una viva fucilata 
dal piccolo scalo che dava sul lago, dal muro dell'orto di contro 
al mulino e dalle case su quella linea. In questo frattempo cadeva 
il Parrà, che aveva fortemente combattuto; restavan feriti Onìn, 
Amidei, Qcc. Cadeva di contro alla porta dell'orto il Santini. Implorava 
d'esser portato via. Nessuno voleva farlo, nonostante i miei ordini. 
Lo fece finalmente Filiè, che col mia aiuto lo trasportò in luogo 
meno esposto. La di lui azione ò da notarsi. 

Continuava il fuoco. Io discesi al piccolo scalo. Mi venne incontro 
il Montanelli, deplorando la ferita del Parrà. In questo mentre egli 



Digitized by 



Google 



- 383 - 

pure è ferito. Voleva restare. Parlava con tutta l'energia di chi non 
cura la morte incontrata per bella convinzione. Finalmente cedeva 
alle mie istanze e a quelle del Morandini. Si ritirava in una stanza 
del mulino. Là mi baciò, m'ingiunse di tornare al mio dovere. Il 
Morandini ed un altro bersagliere generosamente s' offrivano a restar- 
gli appresso ad assisterlo. 

Continuammo anche un quarto d' ora la fucilata. Finalmente 
sopravvennero avvisi ripetuti che i Croati avevano passato la trincera, 
e, secondo il detto del mio stesso sottotenente, che non v'era un 
momento da perdere. Io e gli altri miei ci ritirammo per il ponte 
e per il trave che attraversa il fosso del mulino. 

Calandrini e Morandini restarono presso Montanelli, 

probabilmente vittime della loro bella devozione. Filiè si distinse por- 
tando via da una situazione pericolosa il Santini ferito... Mi si dice 
che il Grifi tentò afferrare il fucile d'un tedesco, che sporgeva dalla 
porta dell'orto di contro al mulino Un posto avanzato di io ber- 
saglieri, che erano a destra, per le informazioni che ne ho avute, 
merita pur elogi pel contegno e l'ordine che ebbe. Queste informa- 
zioni sembrami potersi meglio attingere da alcuni di essi, de' quali 
non saprei in questo momento ricordare altro nome che quello del 
Sarcoli, che volle slanciarsi alla baionetta contro il nemico insieme a 
dei cacciatori della linea, e cadde gravemente ferito. 

La perdita della compagnia è di 17 individui. Di 11 sono accer- 
tate o la morte o le ferite. Degli altri 6 se ne ignora la sorte. Fra 
questo numero non è compreso né il Montanelli né il Parrà, i quali 
non erano iscritti sul ruolo della compagnia. Aggiungo infine un 
tratto caratteristico d'energia di Onia, ferito da una palla, che gli passò 
dappresso l'orecchio in bocca. Confortava al coraggio e diceva che 
aveva sputato la cicca, cioè la palla che lo aveva ferito. 

Questo é quanto ho da esporre alla S. V. pel fatto del 29 maggio, 
certo che la vostra giustizia f;in\ a quei bravi che si sono distinti 
l'onore che meritano. 

Mi dichiaro col dovuto rispetto 

Della S. V. 111.'»» 

MONTECHIARO, 2 giugnO 1848. 

Dev.°»® Servo 
Capitano Vincenzo Malenciiini. 



Digitized by 



Google 



- 384 - 

viir. *^* 
Rapporto supplementario al cap. V, Maknchini. 

111."^^ Signore, 

Nel primo subbuglio della ritirata, quando fummo al ponte e 
che il generale gridava: " Tornate alle irincere e al mulino, altri- 
menti siamo tutti perduti „, chi andò a quelle, chi a questo. Io 
tornai al mulino, dove trovai alcuni pochi volteggiatori della Linea 
con un sergente. Si fece una scarica. Un uffiziale austriaco spingeva 
all'assalto un grosso plotone. 

In quel momento giunse un nostro cacciatore a cavallo, latore 
d'ordini del generale. Visto dall'uffiziale tedesco, lo assali e gli tirò 
una pistolettata, che lo rese morto nel fosso presso al mulino. Io 
sparai contro all' uffiziale tedesco, ma si salvò. Appena ebbi tirato, 
vidi due soldati senza fucile che si accostarono al cacciatore morto. 
Supponendoli nostri, loro dissi i " Dategli aiuto „. Ma un di questi 
presa li carabina del cacciatore, mi vennero ambedue addosso. Uno 
mi afferrò nel braccio, l'altro mi sparò contro la carabina, che per 
fortuna non prese fuoco. Allora mi trascinarono seco, quando il vento 
di una palla di cannone che ci passò rasente ci gettò tutti e tre per 
terra. Riuscito ad alzarmi prima di loro, ebbi tempo di raccogliere la 
carabina del cacciatore e salvarmi alle Grazie. 

Bri-scia, 7 giugno 1848. 

Firmato: Pietro Ricccmini. 
Visto: cap. Malenchini. 

IX. 

Rapporto del capitano D. Caminali 
(Sfato Maggiore) 

III.'"** sig. Generile, 

Invitato dalla S. V. IH."'* a dichiarare quali uffiziali fossero pre- 
senti il giorno 29 dello scadi.to maggio, quando, perduto il campo 
di Curtatonc, salvai con alcuni bravi i due pezzi d'artiglieria ed i due 
cassoni, che tuttora senza cavalli come senza artiglieri stavano in 
batteria dietro al parapetto, sul mio onore e coscienza risponderò 



Digitized by 



Google 



- 385 - 

nessuno^ per quanto sia a mia cognizione. So che solo mi recai là, e 
che, trovati una trentina circa tra volontarii e regolari, bassi uffiziali 
e soldati, i quali facevano ancora qualche colpo di fucile dietro il 
corto parapetto a sinistra della batteria, e chiamati alcuni regolari, che 
con altri stavano dietro al parapetto a destra del campo, loro feci 
sentire che il nostro onore e la nostra salvezza stavano in quei pezzi, 
e che bisognava condurli a braccia. Difatti con minaccie e preghiere, 
e dandone primo l'esempio, giungemmo senza corde, e lo ripeto, senza 
cavalli, a condurre i pezzi ed i cassoni al di qua del ponte di Curta- 
tone oltre 150 passi, ove, declinando la strada, e, trovato maggior 
numero di braccia, li abbandonai perchè creduti in salvo (e vi 
furon difatti), per andarmi ad occupare con due individui d'altro pezzo 
nel campo a destra, il quale mancando di braccia, fui costretto di 
andare a chiamare aiuto, e so che v'inviai alcuni, senza esser certo 
che in quel trambusto vi andassero, poiché cominciava a compa- 
rire qualche cavallo ungherese, che in seguito si ritirava, per ricom- 
parire ed inoltrarsi sino alle Grazie. Mi disse però il sig. Carli, 
capitano di cavalleria, che il pezzo fu salvato: e me ne rallegrai. Dei 
due primi pezzi però e cassoni il sottoscritto non può asserire che 
gli uffiziali non se ne sieno occupati dopo di lui, ed esso che li 
forni di sufficiente numero d'uomini ; ma se qualcuno azzardasse dire 
di esser andato sotto la mitraglia nemica a farli torre di batteria e 
condurre ar di qua del ponte di Curtatone, altamente lo dichiaro un 
mentitore. 

Questo è quanto ho l'onore di referire alla S. V., aggiungendo 
che, per ignorare il nome dei bravi che mi aiutarono, nominerò il 
solo volontario Giobbi Francesco della compagnia Malenchini, e citerò 
il signor Cipriani Giuseppe; ed umilmente prego la S. V. con questi 
dati di voler pur fare ricerca dei molti che, come dissi, mi aiutarono, 
per severamente punire chi ha mentito, dopo aver prese le più esatte 
e minute informazioni [i]. 
Della S. V. III.»» 

MoNTECHrARO, J gitlgtlO 1848. 

Devr*^ Obbl.°>« e Umil.™*» Servo 

Il capitano aiutante di campo 

Caminati. 



(i) Spiega il De Laugicr {Racconto storico^ pag. 118), che, schiarito il fatto, 
risultò avere il Caminati tratti i cannoni dalla batteria ai ponte, e gli altri uffiziali 
(i quali gloriavansi sulle prime del salvataggio senza precisarne i particolari) dal 
ponte alle Grazie. 

25 



Digitized by 



Google 



— 386 — 



X. 

Rapporto del capitano F. Vitagliano 
(i. bailagl. volontario napoletano) 

Sig. Generale, 

Dietro gli ordini verbali pervenutimi, m'affretto rapportarle quanto 
riguarda V attacco sostenuto da questo battaglione il giorno 29 or 
caduto mese. 

Il battaglione, come Lei ben vide, fu divìso in due parti, cioè 
tre compagnie all'estrema sinistra, porzione allo scoperto, ed il resto 
ai parapetti. Sostennero quell'attacco, che in altri tempi si disse opera 
di bravi fra i bravi, e tutti per nobile emulazione di patria libertà 
corsero a morte, e chi rimase in vita non fu che opera della forza 
del proprio ardimento, ma non per mancanza di valore in confronto 
degli estinti. Tutti da forti cercarono l'uno superare l'altro; ma il 
valore fu negli uffiziali eguale a quello dei sottufEziali, e questo a quello 
dei soldati. Sulla strada che conduce a Montanara furono per superiore 
disposizione messe tre altre compagnie, e tutte allo scoperto, in ordine 
di battaglia ; e quindi un primo cordone di bersaglieri di 20 uomini 
e pochi lucchesi, comandati da un uffiziale di questo battaglione 
sostennero un primo fuoco. Ma poi per ordine di Lei, sig. Generale, 
distesero tutte le altre tre compagnie un cordone, che tanto vivamente 
caricò, che se fosse stato in maggior numero, forse sarebbe stato il 
più glorioso fatto di guerra. Ma, assaliti da un numero troppo supe- 
riore di nemici, rimasero molti vittime, ed il rimanente ritirossi in 
ordine alle trincere, da dove respinsero valorosamente il nemico. 

Questo è quanto posso aver l'onore di rapportarle, augurandomi 
che vogliasi dare a qualcheduno dei tanti meritevoli premio d' onore, 
per esser sempre di maggior emulazione. 

Dal Comando del t.^ Battaglione volontario napoletano^ 

MOKTECHIARO, } giugno 184S. 

Il Comandante inUrino 

Ferdinando Vitagliano capitano. 



Digitized by 



Google 



- 387 - 

XI. 

Rapporto del capitano E. Pelosi. 
(Battaglione lucchese) 

Sig. Generale, 

In assenza dei capitani Giorgetti e Allegrini^ ecco quanto fin qui 
ho potuto raccogliere di meritevole d' attenzione circa ai fatti del 29, 
per quello che riguarda il battaglione lucchese. 

Molte testimonianze, tra le quali quelle dell'aiutante Pieri della 
Linea, m' assicurano che il tcn. Michele Lucchesi, della 3 • compagnia, 
incoraggiò e diresse costantemente i suoi soldati colla voce e col- 
l'esempio, mantenendosi ritto e scoperto al parapetto; che negli ultimi 
momenti, vedendo che tutti retrocedevano, gridò ai suoi: " Fratelli, 
mostriamo a questi barbari che gl'Italiani sanno morire. Chi vuol 
uscire meco dal parapetto? „ — Una quindicina di volontarii lucchesi 
corsero a lui, e uscirono risolutamente pe' campi in avanti. Pietro 
Giambastiani, comune, combattè con straordinario accanimento: mise 
fuori di servizio 6 fucili, e consumò 1 2 pacchi di cartucce. Dopo di 
che cadde svenuto, e fu necessario trasportarlo via. Merita lode il 
cap. Allegrini, che incoraggiò sempre la sua truppa, e per due volte 
si recò a prender munizioni sulla strada, ove maggiore era il pericolo. 

Sono, col più profondo rispetto 

Dell' E. V. 

MoNTECHiARO, / giugtio 1848. Dcv.™® Servo 

Eugenio Pelosi. 

XII. 

Rapporto del capitano L Fabbri. 
(Battaglione volontario livormsey i» comp,) 

Mio buon Generale, 

È impossibile dare una nota esalta dei mancanti alle due com- 
pagnie livornesi dopo il fatto del 29. Una, cioè la 1», era guidata 
da me, l'altra del cap. Vivarelli. Ambedue si condusser benissimo. 
Mandate in bersaglieri, si spinsero dal lato sinistro fin presso ai can- 
noni tedeschi, sotto un fuoco vivissimo de' bersaglieri nemici, nascosti 
nel grano ed a noi invisibili. In questa occasione ebbi ferito un tal 



Digitized by 



Google 



— 388 — 

Mcnicacci in una gamba, un tal Venturini, detto Pisano in una 
coscia, e due altri, di cui non ricordo ora il nome. 

Esortava dunque i miei a muovere avanti con cautela, allorché 
un tal Menabuoni, livornese, che spingevasi ardimentoso per scoprire 
il nemico, cadde a terra col cranio vuotato da una fucilata, partita 
per inavvertenza e con mala direzione, a bruciapelo, da uno de' 
nostri, in modo che la berretta gli fu cacciata dalla botta all'altezza 
di IO braccia. Tal fiuto disanimò tutti coloro che erano al nostro 
tergo, e protestarono voler morire volentieri da una palla nemica, 
ma non per mano amica. Veduto esser volontà decisa dei miei di 
battersi con altro sistcnia, ripiegai verso la trincera per ricever 
ordini in proposito. Allora fu che giunse V. S. 

Dopo poco ci destinarono a tener un posto lungo un fossetto 
dalla parte della porta di Montanara, unitamente ad alcuni napolitani 
e soldati di Linea toscani, in prossimità, se non erro, del cimitero. 
Colà si stette un pezzo senza poter far fuoco e sotto un fuoco vivis- 
simo, senza che nessuno mostrasse atto vile. 

Battuta la ritirata, si usci dalla parte di Montanara, componen- 
doci in colonna serrata per plotoni, quando si vide venire dalla Santa 
una truppa nemica. Di ciò avvisatone il Giovannetti, ci ordinò ci sì 
gettasse tutti nel prato a destra della porta uscendo. Così fu fatto. 
Rimasto Tobusiere nostro sulla strada, trasse contro i nemici 3 colpi, 
e quindi, non so se per mancanza di cannonieri o di munizioni, fu 
condotto nel prato, ove per comandamento del Giovannetti ci era- 
vamo ordinati. Fu portato dietro a una casa. Colà staccarono i ca- 
valli, e i postiglioni si diedero alla fuga. 

Nel prato noi eravamo circondati dal fuoco. Io non poteva più 
camminare, a cjusa di una contusione al ginocchio, e sarei ivi rimasto, 
se, mentre la cavalleria si dette alla fuga, non fosse passato a me 
vicino un dragone, che teneva a mano un cavallo, e non mi avesse 
detto : " Sig. capitano, io non posso più tenere questo cavallo ; lo 
vuole? „ Al che risposi di si. Presi le redini, lo inforcai, ed in tal 
modo, dopo molti avvenimenti, pervenni a S. Martino. Questo cavallo 
seppi essere del povero Bcraudi, e qui in Bozzolo lo consegnai al 
Giovannetti. 

Tale è la narrazione fedele de' fatti, de' quali fui spettatore. 

Riceva i miei saluti, uniti con i puri sentimenti della mia alta 
considerazione e ri-spetto, e mi creda 

Bozzolo, 7 giugno 1S4S. Suo dev.™® Servo 

Cap. Luigi Fabbri, 



Digitized by 



Google 



- 389 - 



xiir. 

Rapporto del tenente C. Gberardi. 
("Battaglione volontario lucchese, 4» comp.) 

111.™^ Signore, 

Il giorno 29 maggio p. p., richiamata alle armi la metà della 
4* compagnia lucchese che comandavo nella posizione di Curtatone, 
dopo avere assistito al carico di quanto apparteneva alla compagnia 
e ordinata la ritirata del biroccino, secondo l'ordine mi trasferii alle 
trincere, parte destra, dove per diverso tempo fu sostenuto il fuoco, 
e quindi, ordinata una sortila in bersaglieri insieme a dei napolitani 
e cannonieri, fu effettuata e sostenuta energicamente : per il che 
indietreggiò il nemico fortemente. Ma il numero eccedente dei me- 
desimi, e più delle artiglierie, per due volte costrinsero a riparare 
dentro alla trincera, da dove fu continuato il fuoco. Fin da principio 
tanto la metà della mia compagnia che Finterà 5*, a cui si era uniti, 
difettava di munizioni, in quel momento non avendone che un pacco 
per uomo, e qualcuno due, somministrateci in viaggio; sicché mi resi 
sollecito farne rapporto al colonn. Campìa, che ordinò mi fossero 
consegnate. Nel tempo del combattimento per quattro volte ritornai 
a prendere munizioni, che non sufficientemente mi se ne poteva for- 
nire, per esser solo ad un punto difficile. 

Fu colpita la polveriera, e di li a poco mi fu ordinato dallo 
stesso sig. colonnello che disponessi i miei in colonna: cosa che mi 
resi sollecito di effettuare. Se non che la mancanza assoluta di mu- 
nizioni produsse qualche scoramento. Dopo vario tempo, ordinata la 
ritirata, mi vi trassi il meglio si potè. 

Giunto al crociale delle Grazie, e vedutolo in potere del nemico, 
e non avendo ordine dove condurmi, mi portai fino a Bozzolo, dove 
pernottai. •!! di di poi, sentito essere molti a Casalmaggiore, mi vi 
condussi, ed essendo solo in quel momento d'uffiziali, feci formare 
delle note dai sargenti e distribuire le razioni che forni quel Comi- 
tato. In questo paese, colla Linea, i fuggiti sommavano a più di 500: 
de' miei soli 17, e 30 di altre compagnie lucchesi. 

Il giorno di poi, non sapendo nuove del restante, scorsi Bozzolo, 
Gazzuolo, Viadana ed altri borghi, per vedere di rintracciare de' miei, 
e ne ottenni circa 40. Ricercai gl'infermi e feriti negli ospedali, pe' 



Digitized by 



Google 



^ 3^0- 

quali, ed a loro richiesta, previo certificato medico della loro inabilità 
al servizio militare, accordai congedi, di concerto colle autorità mu- 
nicipali. 

Dopo aver sistemato la bisogna, pensai guadagnare, insieme a 
tutti quanti trovai della Linea e volontarii, il Quartier Generale, ove 
con sommo piacere abbiamo riveduti molti che si assicuravano per- 
duti. Non mancai di scrivere il di 30 al quartiermastro del campo, 
perchè chiedesse per me istruzioni, ma disgraziatamente non fu rice- 
vuta che il 7 giugno. 

In quanto al contegno dei miei, ninno, posso dire, si ricusò né 
indietreggiò innanzi al nemico, e non si ritrassero se non quando gli 
fu ordinato replicatamente. E se la ritirata fu un poco disordinata, 
ciò dessi attribuire a imperizia piuttosto che a timore, e tutti si com- 
portarono da bravi Italiani e degni della divisa che vestono. 

Questo è quanto ho l'onore di parteciparle, mentre mi protesto 

Di V. S. III.»"» 

Brescia, S giugno 1848. 

Ten. Cesare Gherardi. 

XIV. 

Rapporto del sottotenente D. Angioletti. 
(Artiglieria) 

111."*** Signore [cap. Sassi], 
Mi credo in dovere di render conto a V. S. come durante il 
combattimento del 29 del cadente mese a Curtatone, essendo stato 
mandato a rimpiazzare il ten. Niccolini, rimasto ferito, ebbi luogo 
d'osservare quanto appresso. Essendo stati feriti diversi cannonieri 
che servivano i due pezzi da sei, che guardavano la strada di 
Mantova, il sottoserg. Calamai, il caporale Fantozzi ed il comune 
Meini, tutti della divisione scelta, rimasero quasi sempre sóli al ser- 
vizio dei pezzi sunnominati, avendo aspettato invano fino all'ultimo 
momento i rimpiazzi che V. S. aveva spediti sotto gli ordini del 
sergente aiutante Cancogni. I sunnominati tre individui mantennero 
vivo il fuoco fino all'ultimo, e, manovrando col massimo sangue freddo, 
adempirono alle funzioni di tutti i serventi, e da bravi soldati si ri- 
tirarono quando io glielo ordinai, portando in salvo a braccia, sotto 
una grandine di mitraglia, i due cannoni senz'avantreni, perchè dal 



Digitized by 



Google 



^ 391 ^ 

«Calinone nemicò erano stati posti fuori di servizio, e senza cavalli 
perchè erano morti. 

Se è vero che i buoni portamenti d'un soldato debbano esser 
premiali, io credo che questi soggetti saranno presi in considerazione 
dal comune superiore. Anche il sottoserg. Gasperi ed il cadetto Bechi 
tennero il loro posto sino all'ultimo, quantunque fossero stati legger- 
mente offesi. 

Mi pregio dichiararmi con profondo rispetto 

Di V. S. 

GoiTO, ji maggio 1S48. 

Dev."»^ Obbl."*» Serv.» 

Diego Angioletti. 



XV. 

Relazione officiale austriaca. 

Tre furono gli scopi principali della marcia dell'esercito austriaco 
da Verona a Mantova: 1** Obbligare l'armata piemontese ad ab- 
bandonare le posizioni davanti Verona. — 2® Aggirare tutte le forti- 
ficazioni sulla linea del Mincio, spuntando la linea dell'estrema destra 
nel punto più debole. — 3** Battere quindi l'armata nemica. 

Allorquando il maresciallo Radetzky risolvette di dare principio 
al suo movimento offensivo verso il basso Mincio, organizzò prima 
la sua truppa in tre corpi di armata, cioè: — i*> e 2® corpo d'armata 
e corpo di riserva. 

Dopoché il feld maresciallo ebbe concentrate tutte le sue 

truppe disponibili in Mantova, senza il più piccolo ostacolo da parte 
del nemico, decise (con parte anche del presidio di Mantova) di attac* 
care anche il giorno seguente (29 maggio) ed impossessarsi della 
linea trincerata di Curtatone, di aggirare con questa operazione 
l'estrema destra del nemico, e costringerlo in conseguenza ad abban- 
donare la linea del Mincio od accettare la battaglia. 

Il 29 maggio le truppe destinate all'attacco della linea di Cur- 
tatone mossero in 3 colonne da Mantova 

Erano le io ant. allorquando venne impartito l'ordine di mar- 
ciare avanti all'attacco. Il colonn. Benedek aveva però già prima 
profittato del tempo (essendo stato il primo a marciare, mentre le 
altre truppe uscivano da Mantova) per passare dall' ordine di colonna 



Digitized by 



Google 



— 39i — 

in quello di attacco, disponendo 4 compagnie di Szluini in ordine 
sparso a cavallo della strada dì Curtatone. 

All'avvicinarsi degli Szluini alla linea trincerata, sì sviluppò 

un fuoco di cacciatori, cui segui, dopo il tocco, il fuoco dell' arti- 
glierìa con 2 cannoni da 1 2, una batteria di obici ed una batteria di 
racchette. 

Mentre i cannoni nemici rispondevano con vigore, facendo fuoco 
dalle feritoie, la fanteria, movendo da ambe le parti della strada, 
marciò all'attacco. Due assalti, condotti dal colonn. Benedek in per- 
sona, con due compagnie di Szluini e il 2^ battaglione Gìulay a 
sinistra della strada, non ebbero favorevole risultato. Meglio andarono 
le cose a destra della strada, dove il 2** battaglione Paumganen as- 
saltò le case prossime al lago, e fece parecchi prigionieri. 

Intanto fu spedita avanti in rinforzo la brigata Wohlgemuth, che 
era di riserva sulla strada principale, cioè il i® battaglione Ogulini 
a destra, il reggimento Arciduca Sigismondo [di Italiani] a sinistra 
della strada, e fu intrapreso un attacco generale. Il colonn. Benedek, 
dopo impossessatosi di Curtatone, marciò con 4 compagnie di Szluini 
e col reggimento Giulay lungo la linea di Curtatone verso Montanara, 
ove il combattimento ferveva sempre ostinato, per promuovere una 
decisione col presentarsi sul fianco sinistro del nemico. 

Mentre l'attacco della brigata Benedek, dopo superata l'ostinata 
resistenza, veniva coronato da bellissimo successo, anche a Montanara 
la vittoria fu propizia alle nostre armi. Il gen. Clam, la brigata del 
quale, sostenuta dalla brigata Strassoldo, intraprese l'attacco, aveva 
disposto la medesima come segue: Battaglione Gradiscani; i"" batta- 
glione Prohaska.... 2.® batt. Prohaska.... batt. Hohenlohe, ecc. 

Queste truppe, cosi disposte, s'incontrarono all'altezza di Ca' Baz- 
zoni e di Ca' Poldi negli avamposti nemici, che furono subito respinti. 
I Gradiscani assaltarono alla baionetta 1' ala sinistra nemica, ma do- 
vettero fuggire. Il i® battaglione Prohaska s'impossessa della Ca' 
Spagnola [i], e il 3° battaglione del cimitero, ben difeso e situato 
avanti Ca' Raineri, mentre l'artiglieria foceva fuoco ben nutrito. 

Il battaglione Gradiscani, stato battuto, si riordinò dietro l'ala 
destra del i.® battaglione Hohenlohe, e 3 compagnie di questo reggi- 



(i) Riferisco la nota che il Nerucci apponeva nel 1891 (Ricordi storici^ pag. 281) 
a questo passo: ** Se non fu di recente imbiancata, si vedeva tuttavia un paio di 
anni fa nel muro interno della scala un* impronta di mano sanguinosa di qualche 
ferito che vi s era appoggiato cadendo „. 



Digitized by 



Google 



— 393 — 

mento si riavanzarono per T attacco; ma dovettero medesimamente 
desistere dal loro intento. Ora vennero poste a Ca' Spagnola due 
racchette, che bersagliavano efficacemente V interno di Montanara. 
I due battaglioni Prohaska attaccarono dopo ciò il luogo, sotto la 
condotta del loro colonnello, e vi penetrarono vittoriosamente, rinfor- 
zati da 2 compagnie del reggimento Hohenlohe. 

Nel tempo che la brigata Ciani aveva iniziate le sue mosse su 
Montanara, la 3* colonna, cioè la brigata Liechtenstein, era giunta 
per S. Silvestro in Amadei, senza avere incontrato ostacoli. Qui il 
comandante distaccò una compagnia di rinforzo delle truppe che attac- 
cavano Ca' Spagnola e Ca' Raineri. All'assalto di quest'ultima casa la 
compagnia cooperò efficacemente, piombando sui fianco e sul tergo 
del nemico. 

Frattanto la brigata Liechtenstein si era avanzata sino a Radina 
e Strozza... E per garantire il varco di Bruscoldo, vennero colà spediti 
un battaglione Francesco Carlo e due pezzi. In questo frattempo 
giungeva l'ordine di rafforzare la brigata Clam nel suo secondo assalto 
a Montanara. 

11 generale principe di Liechtenstein imboccò perciò la strada 
per Ca' Santa, e giunse cosi in quella di Montanara. Il cap. Pakewy, 
dello Stato Maggiore, che si trovava alla testa della brigata, allorché 
vide le colonne nemiche avanti Montanara, fece porre in batteria due 
pezzi e battere il nemico da tergo.... 

Intanto il i® battaglione Francesco Carlo, che era rientrato dopo 
avere avuto la muta dell' 8^ battaglione cacciatori, fu collocato in 
riserva a Ca' Santa, mentre il 9® battaglione cacciatori e il 2® batta- 
glione Francesco Carlo si avanzavano da sinistra della strada per 
tagliare al nemico la ritirata. Il nemico, sorpreso dal fuoco sul suo 
tergo, ritirò presto indietro le sue riserve da Montanara, occupò 
Casanova, Villani e Rocca, e portò due cannoni sulla strada e tre a 
Rocca. Più tardi ritirò i due primi a Ca' Villani. 

Pare che il nemico fosse di opinione di essere aggirato soltanto 
da un piccolo riparto, e cercò quindi con una energica difesa di 
queste tre cascine di garantire la ritirata della sua truppa principale 
a Montanara. Ma era troppo tardi. Appena egli aveva occupate le tre 
cascine e principiato il fuoco, si vide attaccato con vigore da ogni 
lato. La sua difesa fu però straordinariamente energica, anzi eroica, 
poiché egli scorgeva bene che dalla medesima soltanto dipendeva la 
salvezza delle truppe che stavano in Montanara. 

Con esemplare valore le colonne della brigata Liechtenstein 



Digitized by 



Google 



— 394 — 

mossero ali* assalto delle Ca' Villani, Casanova e Rocca, e dei pezzi 
ijuivi collocati, e circondarono il nemico da tutte le parti. Questi si 
vide rinserrato, tagliato fuori; e posò le armi. Soltanto le truppe 
di Montanara, che si battevano contro la brigata Clam, poterono 
sfuggire per la strada che mena a Curtatone ; ma caddero nelle mani 
del 40 battaglione cacciatori, che intanto giungeva, e in quelle dello 
^squadrone Ulani del cap. Asbach. 

Le perdite nostre furono in questa giornata le seguenti: 

Morti ufEziali 8 

„ truppa 85 

Feriti uffiziali 28 

„ truppa 191 

Dispersi truppa 63 

Totale 375 uomini. 

Le perdite del nemico in morti e feriti non possono essere date, 
perchè un gran numero fu trasportato nella ritirata ; però esso lasciò 
nelle nostre mani prigionieri circa 2000 uomini, fra cui 4 ufEziali supe- 
riori e 59 ufEziali inferiori, oltre 5 cannoni ed altrettanti cassoni di 
munizione. 



Digitized by 



Google 



395 



B 



xvr. — Ruolo dello Stato Maggiore dell' Armata Toscana. 



I 88 






i 



t>. «^ r^ 



« I I I I " I « I 

ci fA ci 



IMI 



1 B 



o 
o 

< 



o 



I I I I - I I I 



I I I 



so r^^ vO «^ 



6 5"^ 
o " 



ti 



o\ 



I - ^. . 

* so t>. 



? 



OS 

od o 






»1 I 
SO 



I I 



o 
o 






O M 

> u 



^ § 



<« — j o ♦^ 






O T3 

9- e 



g e 



S ^ 

o ** 2: « 

^ a e M 



V ^ «« 

h- c 5 

*» «« .2 

S S > 

•S :b ^ g> 



o 



S ^ 

a 8 

-S 2. 

g o 



3 

o « 






u 



> 
o 



S ^« 2 i5 u g 



a 
e 
o 



sd^ ó 



a 
H 



<^ *J H 

c3 <^ 



bo bo 



8 § 

. E 
e o 



o 



.2 E 



a s 

g 2 K 



"2 •« iJ 
2 .^ P 



1 2 






P 6 <« À' s? 



^ 



H J5 S 



OaMY WOD 



fzu9piin«i iiiulodu, 



U o 

s ^ 

a^ _ 

Di c3 :=! 
w . z 

P CJ O 

< ^ 3 

-» O |J 

W ce u 
Q U PQ 



Qu 

§ 
•5 5 

e 

> 



O O .S e ^ T3 .2 U e '- 

g c3 2 I g 5 I g i g 

^ > 5 'O « e a: S o S 



3 w ^ 

^ Z H 

<; Z < 

s 5 s 

< y < 

u u a 



■w 
tu 

Cd c^ 
Z 5- 



«> «e 

•-• e 
W < O 



NJ — 'C '^ 

t^ ^ a o B 

O O W :5 < „ 

I S g f r: ^^ 

S m S £ O U 



z 
z 

o 

S 
u 

< 



.2 

'So .-« 

w 

e g; 

a < 



3 ^^ S .3 « 

bo 2 O fì^ o 

2 S^ 0:5 






z' 



Digitized by 



Google 



— 396 — 

c. 

XVII. 

Bacchette e bastoni. 

(v. nota 2. a pag. 62.) 

.... Attraversai lunghi corridoi e giunsi nella stanza dove stava 
Straub. Fui fatto sedere. Il carceriere stava sulla porta con due soldati 
di Linea armati. Il capitano Straub, non alzando neppure gli occhi 
dalle carte che tenea fra mano, dopo qualche minuto mi disse: 
" Sieda „. Poco dopo, soffregandosi la fronte, mi disse: 

" Ella si chiama N. N., nato nella provincia di Como. Studiò 
61osofia, e poscia si stabili a Milano, ove frequentava la compagnia 
di giovinastri dediti alla crapula, che si credevano padroni del mondo,, 
che hanno congiurato di scacciare le guarnigioni austriache e rendersi 
indipendenti. Sogni e follie di sregolata gioventù, quasiché l'Austria 
non abbia 600000 baionette da for mettere il capo a partito a tutti 
questi sventati ciurmadori; dico ciurmadori per non dir ladri, che 
hanno messo intorno un prestito detto di Mazzini per far denari su 
i poveri merlotti. Ella ha preso molte cartelle e le ha nascoste in 
casa, ma noi sappiamo tutto, fino le valute che ha adoperato a pa- 
gare. — Se dice la verità e confessa candidatnente la sua .colpa, io 
sarò benigno e buono, e la cosa finirà presto e bene ; ma se credesse 
di fare lo spaccamonti e negare, andrà molto male per lei. Dunque, 
cosa mi risponde? „ 

A tutta prima rimasi come stordito da tutta quella infilzata 
d'improperii e di falsità; ma poi, riavutomi, risposi, né superbo né 
umile, ch'io non sapeva nulla di tutto quello che mi aveva detto. 
Straub, balzando in piedi, e percuotendo colla mano il tavolo : '' Come ! 
ardisce di dire che sa niente? Ella che ha dato cinque marenghi a 
V. perché facesse il viaggio per Mantova e Verona e parlasse con 
Griola e con Poma? Non fu ella a Como due volte, ed ha parlato 
con D; G. M., ed ha consegnato loro i biglietti dell' imprestito di 
Mazzini? Sono essi che parlano: qui stanno i loro costituti „: ed 
additava così dicendo un mucchio di carte che stava sul tavolo. 
" Quindi, glielo dico per la seconda e l'ultima volta. Se dice la 
verità, e come sono state le cose, tutto finirà presto e bene; altri- 
menti saprò io farla parlare „. 



Digitized by 



Google 



- 597 -^ 

to non sapeva se non ripetere ciò che aveva detto, e noti potè vd 
risolvermi ad aprir bocca. Passati alcuni minuti nel più profondo 
silenzio» egli ripigliò: " Dunque vuol fare l'ostinato!.... Bene, lave* 
dremo ,,; e fece un certo cenno al carceriere, il quale venne a me, 
mi pose le manette, e disse di seguirlo. Quando fui al numero della 
mia prigione mi volli fermare, ma il carceriere disse : " Avanti, faccia 
la scala che trova „. Infatti salii, e mi trovai alla segreta num. 12, 
la più alta di tutte, dove credo si possa morire gridando senza che 
nessuno oda i lamenti. Meravigliato da questo cangiamento^ stavo 
attendendo che cosa era per succedere, quando poco dopo sentii il 
rumore di molti passi che si avvicinavano, e pel primo entrò St;iub, 
indi un altro individuo che conobbi più tardi. A quello tenevano 
dietro due guardie carcerarie, una delle quali portava una panca lunga 
due metri, indi un caporale e due soldati. Al vedere la panca mi 
sentii gelare il sangue; poscia mi venne uno sdegno che m'infiam- 
mava. Lo stomaco mi si rivoltava. Mi venne in pensiero di far testa 
con quei manigoldi, e farmi piuttosto uccidere; ma come mescolare 
le mani con essi, se le aveva legate da due manette grossissimc? 
A quell'idea mi voleva scoppiare il cuore. La panca venne messa 
nella segreta; mi venne intimato di pormi sulla medesima: al che mi 
rifiutai recisamente. Straub mi disse con piglio feroce: ^^ Ubbidisca, 
e sarà meglio per lei „. Io risposi con molto risentimento esser 
quello il modo di trattare neppure colle bestie, non con uomini, e 
diedi in un'escandescenza, anzi direi furia decìsa. Il carceriere colla sua 
rauca voce ed abbominevole fisonomia ripetè quanto aveva detto 
Straub, m| io non transigeva. Allora mi presero le guardie carcerarie, 
come fanno i macellai coi vitelli, e mi posero sulla panca, voltandomi 
col ventre in giù, e stretto il ferro che è piantato sulla panca e che 
corrisponde ai fianchi del paziente, mi trovai talmente stretto che 
non mi poteva muovere. Indi mi tolsero le manette, e mi fecero 
distendere le mani in tutta la loro lunghezza al di sopra della testa, 
stringendole nuovamente ai polsi con le manette, il collo dei piedi 
chiuso fra dde ferri. Il caporale cominciò ad eseguire il suo incarico, 
ed al primo colpo mi sentii oscurare la vista. Dopo tre colpi Straub 
si avvicinò e mi disse: '^ Dunque vuol confessare la sua colpa ed il 
nome de' suoi compagni? „ 

Io non potea rispondere, poiché, preso da una terribile convul- 
sione, mi si erano chiusi i denti, e non mi usciva che spuma dalla 
bocca. Quella fu la mia fortuna, imperciocché mi scampò dal com- 
mettere una viltà. Sa il cielo se sino alla fine mi fosse bastato il 



Digitized by 



Google 



- 398 - 

foraggiò di resistere a tanto strazio, imperciocché sono dolori nlorali 
è fisici che travolgono la ragione dell' uomo. — Non sentendo nessuna 
risposta, Straub fece continuar^ l'operazione; ed ormai non sentiva 
più nemmeno il tormento fisico delle battiture, e finii per cadere 
in perfetto deliquio. 

Mi riebbi non so dopo filanto tempo, e mi trovai avvolto in 
un lenzuolo che putiva d'aceto, sul giaciglio, nella mia segreta. 

(Panteon dei martiri della libertà italiana: I processi di Mantova, 
notizie storiche di G. De Castro, Milano, 1863, pagg. 104-107.) 



Digitized by 



Google 



INDICE 



INTRODUZIONE. 



Sguardo retrospettivo — Il 1848. Sollevazione del 
Lombardo - Veneto — Le Cinque Giornate 
a Milano — Episodii di vita italiana — Cause 
ed effetti — La marcia di V. Gioberti e la pre- 
dicazione del padre Gavazzi — Caratteristica — 
Il teatro — Pio IX e la guerra — Il clero italiano 
— L'armata italiana — La colonna toscana 



Pag' S 



I. 

Improvvisa partenza. 

(4-24 mar:(p) 

I. Pratiche col conte Giacinto di Collegno 

II. Tre uffiziali piemontesi . 
Ili. Il 21 marzo a Firenze . 

IV. I diarii di Luca Giunti . 

V. Movimento economico-politico 

VI. Il parere di Bettino Ricasoli . 

VII. Ordini e contrordini 

vili. Il Battaglione Universitario Pisano-Senese 

IX. Truppe napoletane in partenza 

X. Milizie fiorentine a Pistoia 
XI. Il 23 marzo 

XII. Echi delle Cinque Giornate a Firenze 



Pag. 


33 


» 


35 


» 


36 


» 


38 


» 


40 


» 


41 


» 


43 


» 


46 


» 


51 


» 


52 


» 


52 


» 


53 



Digitized by 



Google 



— 4ÓÒ — 








IL 








La marcia. 








(24 mar ^0' 2 4 aprile) 








T. Le due colonne toscane in marcia . 




Pag. 


JJ 


II. Marcia trionfale .... 


. 


» 


57 


III. Delusioni e querimonie . 


• 


» 


61 


IV. Provvedimenti 


, 


» 


62 


V. La partenza del 6 aprile . 


, 


» 


6j 


VI. Mesta funzione a Milano . 


, 


» 


6j 


VII. Corrispondenza officiale . 


, 


» 


66 


vili. Prime mosse ..... 


, 


» 


72 


IX. La parola al ten. colonn. Chigi 


, 


» 


72 


X. Tre colonne 


, 


» 


77 


XI. Passaggio del Po . 


• 


» 


78 


XII. Mickiewicz e La Masa a Firenze ed a 


Pistoia , 


» 


8t 


XIII. Interessi pecuniarii .... 


. 


» 


83 


XIV. Notizie piemontesi .... 


. 


» 


85 


XV. Quistione del Battaglione Universitario 


, , 


» 


86 


XVI. Uno sguardo altrove 


■ , , 


» 


93 


XVII. Di fronte al nemico 


• 


» 


96 


INTERMEZZO DESCRITTIVO. 






Vita di campo .... 


, 


Pag. 


98 



ITI. 



Le prime scaramucce. 

(24 aprile-I) maggio) 

I. Posizione della colonna toscana sotto Mantova Pag, 

II. Il primo allarme 

HI. Prime scaramucce 

IV. Stretta dipendenza dal comando piemontese 
V. Misere condizioni della truppa 

VI. Le scaramucce dei 28 aprile . 

VII. Due officiali e un ordine del giorno ^ 
VIII. Alla, fine dell' aprile .... 



a Fag. 


103 


» 


lOJ 


» 


105 


» 


107 





no 


» 


112 


» 


"5 


» 


117 



Digitized by 



Google 



— 401 — 



IX. Ancora la dipendenza dal comando piemontese 
X. Il I® e il 2 maggio 
XI. Scontro del 4 maggio 
xu. Irrequietezza .... 
xni. L'incidente Mossotti 

XIV. Due disgrazie .... 

XV. Malcontento contro il comando 

XVI. Lo scontro del io maggio 
xviK II ministro della guerra al campo 
xviii. Indisciplinatezza, infelici condizioni e rimcdii 

XIX. I volontarii napoletani .... 



Pag. 


119 


» 


121 


» 


123 


» 


124 


» 


125 


» 


129 


» 


130 


» 


136 


» 


137 


» 


138 


» 


142 



IV. 



La vittoria del 13 maggio. 



I. Rapporti officiali 
li. Corrispondenza privata 
IH. Ordini del giorno 



Pag. 145 
» 147 

» ^53 



Dal 13 al 29 maggio. 



I. Vita italiana in Toscana 


Pag. 


iSS 


11. Vincenzo Gioberti 


» 


ij6 


III. La calma al campo toscano 


» 


'57 


IV. I moti napoletani 


» 


159 


v. Tregua ....... 


» 


160 


VI. Irregolarità del commissariato al campo . 


» 


162 


VII. Impazienza degli scolari .... 


» 


164 


Vili. Incapacità del generale e relativo malcontento 


» 


165 


IX. Il generale D'Arco Ferrari rimosso al comande 


> 


170 


X. L'ordine del giorno del 25 maggio . 


» 


183 


XI. Onorificenze e medaglie . 


» 


186 


XII. Biografia: Il generale Cesare De Laugier . 


» 


191 


xiu. Formalità 


» 


197 


XIV. Giovannetti e Pesceiti 


» 


201 


XV. Malcontenti a riguardo delle onorificenze . 


» 


205 


XVI. Calma foriera di tempesta 


» 


205 



Digitized by 



Google 



— 402 



VL 

Curtatone e Montanara. 

(29 nuiggio) 



ordine 



I. Giornata campale .... 

II. Primo rapporto del gen. De Laugier, e 
del giorno 

III. Rapporto dei comandanti le due colonne 

IV. Corrispondenza privata 
V. Triste commento .... 

VI. I caduti ...... 

VII. A Firenze: funerali e danze 

VII. 

La ritirata dei Toscani. 

(29 maggio'6 giugno) 

I. Da Curtatone a Coito .... 

II. Battaglia di Coito e presa dì Peschiera 

III. L'avventura di Leonetto Cipriani 

IV. Da Cuidizzolo a Castiglione delle Stiviere e Mon- 
techiaro 

V. Lamenti e discolpe 

VI. I superstiti di Montanara . . . . , 

VII. Ricongiunzione ed arrivo a Brescia . 

yni. 

Gli ozii di Brescia. 

(6-29 giugno) 

I. Intransigenza della storia 

II. Ingresso in Brescia .... 

III. Lo scopo della sosta .... 

IV. Prodromi e sviluppo dell'indisciplinatezza 
v. Giudizii del Mayer e consigli del Martini 
VI. Rimedii 

VII. Nuove lagnanze d' indisciplinatezza . 

VIII. Disposizioni sovrane .... 

IX. La domenica 25 giugno. 

X. L'ordine del giorno del 29 giugno e la protesti 



Pag. 209 



» 



231 
236 
244 
251 
252 

253 



Pag. 2)-j 

» 257 

» 260 

» 263 

» 267 

» 272 

» 274 



Pag. 275 

* 276 

* 277 

> 278 
» 281 
» 285 
» 289 

> 294 

> 297 



Digitized by 



Google 



~ 403 — 



dei civici .... 
XI. Considerazioni ministeriali 
XII. Onorevoli eccezioni 
xin. I volontarii napoletani 
XIV. Manifestazioni popolari 

XV. Cifre 

XVI. Diagnosi del male. 

XVII. Onorificenze e medaglie 
xviii. I prigionieri toscani 

IX. 

Da Sommacampagna a Volta. 

(2^ giugnO'26 luglio) 

l. Le sorti italiane 

II. Patriottismo toscano 

III. Ordine di partenza e contrordine . 

IV. A Valleggio e Villafranca 

V. Governolo, Corona e Rivoli .... 

VI. I Toscani a Sommacampagna .... 

VII. Custoza . . • 

vili. Sommacampagna a Custoza .... 

IX. Ritirata > 

X. Volta 

XI. Fine della campagna piemontese. Armistizio 
Salasco > 

XII. Commento d'un principe e d'uno storico con- 
temporaneo > 



Pag. 


302 


> 


307 


» 


309 


» 


309 


» 


310 


> 


3" 


» 


312 


> 


314 


> 


320 



Pag. 


32J 


» 


326 


> 


331 


» 


334 


» 


336 


» 


337 


» 


339 


» 


339 


» 


341 


» 


342 



X. 

Ritorno. 

(26 lugU(hii agosto) 

I. Da Coito a Guidizzolo ed a Piacenza 

II. Il ritorno 

III. L'assassinio del ten. colonn. Giovannetti 

IV. Vana ricerca del reo . 

V. Arrivo in Toscana .... 

VI. Fine 



342 



345 



Pag. 


349 


* 


352 


» 


352 


» 


355 


» 


358 


» 


360 



Digitized by 



Google 



— 404 — 



APPENDICE. 



I. Illustrazione del gen. De Laugicr al suo rap 
porto ...... 

IL Rapporto del colonn. Melani 

]ii. Rapporto del ten. colonnello Matteìni 

IV. Rapporto del magg. Mossotti 

V. Rapporto dell'aiutante maggiore Taddei 

VI. Rapporto del cap. Biondi . 

vif. Rapporto del cap. Giusti . 

vili. Rapporto del cap. Malenchini . 

vili. ***■ Rapporto supplementario del cap. Malenchini 

IX. Rapporto del cap. Caminati 

X. Rapporto del cap. Vitagliano 

XI. Rapporto del cap. Pelosi . . , 

XII. Rapporto del cap. Fabbri . 
xiil. Rapporto del ten. Ghcrardi 
XIV. Rapporto del sottoten. Angioletti 

XV. Relazione officiale austriaca 



Pag. 363 

» 364 
37S 
376 
378 
379 
380 

381 

384 
384 
386 

J87 

387 
389 
390 

391 



» 
> 



XVI. Ruolo dello Stato Maggiore toscano a Brescia » 395 



xvn. 



Bacchette e bastoni 



396 



^i^Hn^^H^^e^. 



Digitized by 



Google 



Digitized by 



Google 



DELLO STESSO AUTORE : 

La moralità di Pietro Colletta — Voi in 16'', pngg. 93, 

Firenze, Barbèra L. 1,50 

Giuseppe Mazzini uomo e letterato — Voi tn ló"", 

pagg. 315, Firenze, Seeber . . . . » 2,60 

Un oscuro milite del 2** Battaglione Fiorentino — 

Voi. in 8\ pagg. 56, Firenze, Bemporad . » 1,00 

Tre sonetti inediti di G. Prati — Firenze, Tip. Coo- 
perativa y> 0,50 

Di prossima pubblica:^ione T edizione critica della Storia 
d'Italia (i 525-1 546) inedita di Migliore Cresci fiorentino. 



Prezzo del presente L 4. 



Digitized by 



Google 



Digitized by 



Google 



UNIVERSfTY OF MICHICUN 



II 



30016068410606 





Digitized by 



Google 



Digitized by 



Google