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Full text of "La candidatura di Ferdinando di Savoia al trono di Sicilia, 1848"

Gian, Vittorio 

La candidatura di 
Ferdinando di Savoia al trono 
di Sicilia 



IG- 
■8 



VITTORIO CIAN 



La liatura di Mando dì Savoia 

al tt^ono di Sicilia 



1848 



DALLA NUOVA ANTOLOGIA 



ROMA 
DIREZIONE DELLA NUOVA ANTOLOGIA 

Piazza di Spagna S. Sebastiano, 3) 

1915 



Proprietà letteraria 




1112467 



ROMA — Stab. Cromo-Lito-Tipografico ARMANI & STEIN. 



Un primo notevole contatto fra la Casa di Savoia e l'Isola lo 
9i era avuto al principio del sec. xviii, allorquando Vittorio Ame- 
deo II, che nel suo zelo di oscillanti e intermittenti aspirazioni di- 
plomatiche aveva appuntate lo mire ai regni di Napoli e di Sicilia, 
riuscì ad aggiungere ai suoi Stati subalpini il dominio "insulare; 
acquisto prezioso, ma che gli sfuggi irremissibilmente dopo soli 
cinque anni. È doveroso tuttavia avvertire che da questo avveni- 
mento, storicamente importante e ormai illustrato da numerose ri- 
cerche, esula del tutto, come confermano i documenti fatti conoodere 
dal Contessa (1), qualsiasi sentimento nazionale o, comunque, ita- 
liano. Invece l'episodio che quasi un secolo e mezzo più tardi ci 
fa vedere spiritualmente riunite le due nobilissime regioni d'Italia, 
se è assai più modesto, anzi si riduce alle proporzioni d'un bel 
sogno svanito, o d'un fallito conato politico, in compenso si colora 
e arde di quella fiamma di patriottismo unitario che divampò con 
furia magnifica in quell'anno glorioso. Considerato attentamente, 
esso acquista un-a significazione speciale, nella psicologia di quel 
pittoresco Quarantotto, che fu una grande ininterrotta fantasmagoria, 
fra eroica e romanzesca, di episodi; che non soltanto s'intona mira- 
bilmente con quel diapason elevatissimo d'italianità, ma balza fuori 
luminoso, quasi per un impulso spontaneo, di tra gli ardimenti stu- 
pendi della rivoluzione siciliana e la poderosa, anche se sfortunata, 
riscossa politico guerresca del Piemonte. 

Beninteso, per gli studiosi di quel periodo storico questo aned- 
doto è tutt' altro che una rivelazione. Se ne hanno narrazioni abba- 
stanza diffuse e documentate, in particolar modo quella del La Fa- 
rina (2), preziosa, perchè l'autore v'ebbe egli stesso una parte non 
piccola, e quella di Nicomede Bianchi, che si valse di documenti 

(1) Carlo Contessa, / regni di Napoli e di Sicilia nelle aspirazioni ita- 
liane di Vittorio Amedeo II di Savoia (1700-1713), Torino, Bocca, 1914, ot^ 
timo saggio storico pubblicato sotto gli auspici del veraimente liberale Municipio 
di Torino, per commemorare la ricorrenza bicentenaria della incoronazione 
di Vittorio Amedeo II re di Sicilia. 

(2) GiT^s. La Farina, Storia dorum. d. Bivoìuzìone siciliana, P. I (Capo- 
lago, 1853), oap. VI, VII e X (la 1» ediz. è del 1850); sì aggiungano VEpi- 
stolario dello stesso La Fvkina (Milano, 1869), la Stona della siciliana rivo- 
luzione del 1848-49, di Carlo Gkmelli (Bologaa, 1867-68) e le Rivelazioni sto- 
riche della rivoluzione dal 1848 al 1860, di Giov. Raffaele (Palermo, 1883). 



4 LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 

tratti dall'Archivio di Stato torinese (1). Ciononostante non sarà su- 
perfluo il riannodarne i particolari più caratteristici sulla scorta di 
certe testimonianzie nuove che hanno un'impronta, direi, di intimità 
ufficiale, dacché provengono da quell'archivio^ privato Des Ambrois, 
che qualche lettore deìV Antologia forse ricorda ancora per altri con- 
tributi notevoli ch'io potei offrir loro alla storia inesauribilmente 
bella e istruttiva del nostro Risorgimento (2). 

Per comprender bene il valore di questi inediti documenti giova 
qui rammentare che il loro antico possessore, il cav. Luigi Des Am- 
brois, proprio nel periodo corrispondente alla fase culminante di 
quell'episodio e alla crisi del Gabinetto piemontese del quale aveva 
fatto parte come ministro dei lavori pubblici, sebbene avesse presen- 
tate anch'egli le proprie dimissioni, per desiderio insistente espres- 
sogli da Carlo Alberto, si recò da lui al campo di Lombardia e ri- 
mase al suo fianco come consigliere di fiducia, anche nelle tratta- 
tive per la formazione del nuovo Gabinetto. Egli stesso ci narra che, 
recatosi presso il re, il quale allora era a Valeggio, prima che le 
sue dimissioni fossero pubblicate, fu da lui accolto a braccia aperte 
e per tutto il mese e mezzo che passò prima della costituzione del 
Ministero, adempì le funzioni di Segretario di Stato, nelle forme di 
una famigliarità vera e propria (3). Si capisce quindi come tutti gli 
affari più importanti passassero per le sue mani; e infatti egli, per 
dovere di questo^ suo ufficio, controfirmò le leggi di annessione della 
Lombardia e della Venezia (20 e 21 luglio) e ricevette le' relative 
deputazioni, recatesi a fare omaggio al Re. Per la stessa ragione, 
non solo accolse e presentò a Carlo Alberto la Deputazione della 
Sicilia, venuta ad offrire la corona dell'isola al Duca di Genova, ma 
partecipò anche a quei negoziati delicatissimi, la cui storia egli rias- 
sume con lucida brevità in poche righe delle sue Memorie. Il Duca di 
Genova (scrive egli) esitò ad accettare l'offerta dei Siciliani. Il Re 
lo indusse a consiultarsi col Des Ambrois ch'egli sapeva disposto a 
consigliarlo per l'affermativa, qualora il Ministero ne avesse rico- 
nosciuta la convenienza nell'interesse dello Stato. Ma occorreva an- 
zitutto sapere ciò che ne pensassero le grandi potenze, perchè, os- 
serva egli giustamente, la Sicilia non poteva essere aiutata dal Pie- 
monte e lasciata da sola di fronte a Napoli ostile e a Stati che, in- 
vece di proteggerne la libertà, le manifestassero la propria avver- 
sione o le proprie cupidigie; nel qual caso sarebbe stato troppo arduo 
il sostentarvi si. La disfatta di Custoza, ohe accadde proprio l'indo- 
mani dell'arrivo dei deputati siciliani, « tronqua tout comme un 
coup de foudre » (4). 

Ma a queste due ultime opere nuoce il carattere troppo appassionatamento 
polemico. Appassionato la sua parte si mostra anche G. La Mas a, nei Docu- 
menti della involuzione siciliana dal 18Jf7 al '^9, Torino, 1850 j in compenso, i 
suoi documenti sono spesso pregevoli, attinti a fonti diplomatiche e personali. 

(1) Storia document. d. diplomazia europea in Italia, ecc., voi. V, To- 
rino, 1869, pp. 209 sgg 

(2) Alludo all'articolo Carlo Alberto all'opera - Sue lettere ined. al Mi- 
nistro Des Ambrois, pubblicate in questa Antologia dèi 1° giugno 1912. 

(3) Si veda in Notes et Souvenirs inédits du Chevaliers Louis Des Ambrois 
de Nevache, Bologna, Zanichelli, 1901, pp. 24-5. 

(4) Notes et Souvenirs, et., p. 25. 



LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 5 

Così, con l'abitual-e laconismo, questa volta esagerato, il vecchio 
ministro compendiava le lunghe e lente trattative, svoltesi fra dubbi 
e desideri, timori e tergiversazioni, durante più d'un mese. Per 
fortuna, egli serbò, fra le sue carte, con la diligenza anche abituale, 
i documenti che ci accingiamo ad esaminare, riproducendoh o rias- 
sumendoli, secondo la maggiore o minore novità e importanza loro. 



Ma prima è indispensabile qualche breve richiamo a quelli che 
possono dirsi gli antecedenti necessari del fatto, e gli conferiscono 
tutto rinteresse che ancor oggi esso conserva per gli studiosi di quel 
per io ciò storico. 

Il 25 di marzo in Palermo si dichiarò solennemente costituito 
ed inaugurato il Parlamento di Sicilia. Nella chiesa di S. Domenico, 
che è il Pantheon siciliano, Ruggero Settimo, tra un dehrio di entu- 
siasmo popolare, in un accordo commovente di esaltazione patriot- 
tica e di fervore religioso, dopo il canto del Veni, Creator, invocò 
Dio perchè benedicesse e ispirasse i voti dell' Assemblea, e volgesse 
benig'no gli sguardi all'Isola e la volesse « congiungere ai grandi 
destini della Nazione italiana, libera, indipendente ed unita». Sim- 
bolo dei sentimenti che prorompevano con impeto vulcanico, sven- 
tolava il nuovo tricolore (1). Il 13 aprile lo stesso Parlamento dichiarò 
decaduto dal trono di Sicilia Ferdinando^ di Borbone e la sua di- 
nastia e (deliberò che al trono vacante fosse chiamato- un principe 
italiano, appena fosse compiuta la riforma dello Statuto (2). Se in tal 
modo la elezione, nonostante il parere di molti, rimase differita, 
furono inviati presso i vari Stati della penisola alcuni commissari, 
i quali dovevano non solo procurare il riconoscimento^ al nuovo 
g-overno della Sicilia e insieme iniziare e favorire qualsiasi accordo 
fra gli Stati medesimi, inteso a giovare alla causa dell'indipendenza 
nazionale, ma nel tempo stesso' saggiassero segretamente e prepa- 
rassero, senza impegnarsi, il terreno presso le Corti dei due giovani 
principi che erano sembrati subito i candidati più adatti, la Corte 
del Piemonte e quella di Toscana. 

Non si tardò a comprendere che la candidatura lorenese, nella 
persona di Carlo, primogenito del Granduca Leopoldo, giovinetto 
appena decenne, non aveva un fondamento abbastanza solido, e 
quindi gli sguardi si appuntarono sul principe sabaudo. La Com- 
missione, composta di Emerico Amari, del barone Casimiro Pisani 
e del La Farina, visitò la C#rte pontifìcia e quella granducale, dove 
era stata preceduta dal deputato Carlo Gemelli, per poi passare a 
Torino, dov'ebbe accoglienze calorosamente festose da parte di 
quella popolazione, della Camera dei deputati e di varie associa- 
zioni politiche. Sollecitata a recarsi al campo del Re, essa si trasferì 
a Milano, quando da poco (29 maggio) v'era stata proclamata la 
fusione col Piemonte e vi ebbe accoglienze piuttosto fredde. 

(1) Questa nuova bandiera si può vedere ora riprodotta bene a colori da 
Ti. Rangoni Machiavelli, La bandiera tiicolore e gli Stati ita! 'uni dal 184S-'4'J, 
nella Itassediui storica del Bisorg ime rito, A. I, fase. II (1914), pp. 294-5. 

(2) 11 resoconto della memorabile seduta si Ugge ora nel primo volume de 
Jje Assemblee dei Itisorgimento, Roma, 1911, pp. 181-191. 



b • LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 

Intanto si veniva svolgendo' il gioco segreto della diplomazia, 
nel quale è interessante seguire ratteggiamento delle due potenze 
più direttamente impegnate, l'Inghilterra e la Francia. 

La prima, assicuratasi che sul Borbone non c'era più da fare 
assegnamento, e timorosa sovrattutto della possibilità d'un esperi- 
mento repubblicano, si dichiarò favorevole alla candidatura d'un 
principe, manifestando la propria preferenza pel Duca di Genova. 
Sino dal 4 maggio essa assicurava che S. M. la Regina lo avrebbe 
riconosciuto «al momento^ opportuno», cioè quando fosse già in 
possesso del trono; anzi faceva capire che per lei era questa la con- 
dizione sine qua non pel suo riconoscimento del governo siciliano. 
In seguito la condotta dell' Inghilterra assunse un carattere sempre 
più opportunistico ed ambiguo, con una tendenza evidentemente 
temporeggia trice. 

Dal canto suo, la Francia, mentre sollecitava anch'essa la Sicilia 
a eleggersi un re, assicurando essere in tal casO' disposta a concedere 
il riconoscimento ofRciale del nuovo governo', finì col tradrre abba- 
stanza chiaramente i due avviamenti caratteristici della sua politica 
in quel tempo, l'antagonismo con l'Inghilterra e ravversione insa- 
nabile a qualsiasi tentativo unitario italiano. Per queste due ten- 
denze insieme coispiranti, essa, nonostante certe apparenze, dimostrò, 
almeno da principio, la propria pre-ferenza pel rampollo lorenese, 
appena ebbe notizia del favore che la rivale accordava al Duca di 
Genova, considerando un possibile incremento della Gasa sabauda 
come un grave pericolo'. 

Nella notte dal 10 all'I! luglio le due Gamere siciliane, sedenti 
in permanenza, fra una te'm pesta di entusiasmo del popolo impa- 
ziente, vigilate dalla Guardia nazionale in armi, votarono « a tam- 
buro battente» e con una «precipitazione» che al La Farina parve 
« scandalO'Sa », la rifoTmd dello- Statuto e, rispondendo all'invito 
rivolto loro dal Presidente della Camera dei Gom'uni a scegliere 
r« uomo fortunato che dovrà venire a reggere i destini della patria, 
« a consolidare rindipendenza e ad accrescere la gloria della Si- 
«cilia», eleissero all'unanimità, l'una Gamera indipenvientemente 
dall'altra, il Duca di Genova, col nome di Alberto Amedeo di Savoia, 
nome sostituito, in odio all'aborrito Borbone, a quello di Ferdi- 
nando (1). 

Allorché la lieta notizia si sparse come un baleno per Palermo, 
erano le due dopo mezzanotte; ma d'improvviso la città che ve- 
gliava, s'illuminò a festa — narra il La Farina — e il nuovo giorno 
sorse fra un gio'condo' scampanìo che si fondeva col rombar dei 
cannoni e con le gioiose grida del popolo-. La bandiera siciliana non 
solo fu inalberata dai legni da guerra inglesi e francesi che si tro- 
vavano nel porto-, ma fu salutata con ventun colpi di cannone dalle 
due flotte sopraggiunte; onori cotesti che non usavano tributarsi se 
non alle nazioni politicamente riconosciute. 

Ma purtrO'P'po a questi auspici felicissimi mal dovevano corri- 
spondere gli eventi. 

Intanto è giusto confessare che, a parte il denso velo di fantasie 
e d'illusioni patriottiche che toglieva ai generosi Siciliani la perce- 

(1) Si veda il citato volume primo de Le Assemblee .siciUdiir^ p. 1144. 



LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 7 

zione della realtà politica, la scelta loro non avrebbe potuto essere 
né più saggia, né più degna. Infatti il Duca di Genova, secondoge- 
nito di Carlo Alberto — che, nato in Firenze il 15 novembre 
del 1822, era stato tenuto al fonte battesimale dall'avolo Ferdinando 
Granduca, ricevendone i nomi di Ferdinando Maria Alberto Amedeo 
Filiberto Vincenzo — meritava per ogni riguardo l'alto onore va- 
gheggiato dalla Sicilia italiana. L'aspetto imponente aveva impron- 
tato di nobiltà e di dolcezza regale. Alto della persona, diritto e 




Ferdinando di Savoia. 



snello, biondi i capelli, spaziosa la fronte, mitemente espressivi gli 
occhi cerulei, il volto pallido dall'ovale^ alquanto allungalo, aveva 
suscitata l'ammirazione dei torinesi, nelle fogge d'un perfetto cava- 
liere medievale, al magnifico torneo nuziale tenutosi il 22 aprile 
del 1842 in piazza S. Carlo (1). Lo circondava un'aureola di simpatia, 
di eroismo', di virtù guerresche e civili., Che tempra magnanima di 
soldato' fosse la sua, dimostrò, più ancora che in quella campagna 
del 1848 — a Pastrengo, a Sommàcampagna, all'assedio di Pe- 

(L) Si ved<a ropusc-olo di Luigi Cibrario, Le feste torinesi lielVapiile 
MVGCOXLlì , Torino, Fontana, 1842. Com'è noto, le nozze festeggiate allora 
erano quelle di Vittorio T^inianuele oon Maria Adelaide. In qu&sta raccolta si 
leggono versi di Silvio Pellico, di Felice Romani e un'Appendice di pregevoli 
documenti storici. In una delle preziose cartelle iconografiche possedute dalla 
Biblioteca reale esiste un ritratto ad acquarello che rappresenta il Duca nella 



S LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 

schiera — nei tristissimi giorni della disfatta, quando Milano vide 
minacciata perfino la vita del Re da mani parricide (1). Qualt intuito 
e quale scienza di cose militari egli possedesse, attesta il suo Diario 
delle due Campagne dal '48 e del '49, che, fatto conoscere in parte 
dairisnardi (2), si viene ora pubblicando e desta il più vivo interesse 
fra i competenti. 

Il padre di Margherita di Savoia era fatto per sedere sopra un 
trono, e si sarebbe detto proprio sul trono di Sicilia, dacché parve 
designarlo ad esso la sorte, allorquando, verso la fine del '45, avendo 
accompagnato a scorta d'onore sulla Icmisa lo zar Niccolò di Russia, 
da Genova, dov'era stato a visitare la famiglia reale del Piemonte, a 
Palermo, egli vi si trattenne alcuni giorni, onorato alla sua volta 
dai sovrani e dai principi colà adunati. Non è improbabile che l'im- 
pressione lasciata da questo degno rampollo sabaudo nell'animo 
dei palermitani contribuisse a far convergere su lui i voti del loro 
Parlamento nella memorabile seduta notturna del 10 luglio. 

• 

• • 

Con quest'atto solenne le^ pratiche per provvedere al trono di 
Sicilia entrarono veramente' in quella che potrebbe dirsi la fase 
ufficiale. 

Il 16 luglio G. Ricci, primo funzionario al Ministero degli esteri, 
da parte del suo Ministro, accompagnava l'invio al Des Ambrois 
della deliberazione votata dal Parlamento^ di Sicilia, con la lettera 
seguente : 

Eccellenza, 

Ho l'onore di spedirle d'ordine del Marchese Pareto la copia della deliberazione presa 
dal Parlamento Siciliano riguardo l'elezione di S. A. R. il Duca di Genova a Re de' Siciliani. 

Debbo aggiungere a V. E. che il sìg. Abercroinby venne da me dopo che la staffetta 
ei-a già partita ed insistette con me perchè fosse accettata la deliberazione del Parlamento 
siciliano, mostrando che l'Inghilterra avrebbe favorito lo stabilimento del Duca di Genova. 

Domani avrò un altro abboccamento col Ministro Inglese che cercherò di far spiegare 
più chiaramente, e mi affretterò d' infoi'marne Y. E. onde possa sottoporre il tutto a 
S. Maestà. 

divisa indossata in quell'occasione. TI ritratto che qui si offre ai lettori ripro- 
duce una sua fotografia conservata nella detta collezione. Occorre appena ri- 
cordare l'ardito monumento del Balzico, che adorna la Piazza Solferino in To- 
rino; ma giova rilevare che questa figura equestre fu esemplata principal- 
mente sul bel busto in marmo esistente nella Biblioteca detta appunto del 
Duca di Genovia,, nel palazzo Chiablese. in Torino. 

(1) Nel Diario del Duca v'è una pagina rovente di sdegno, traboccante 
d'amarezza contro la condotta tenuta dai Milanesi verso Carlo Alberto e il 
suo esercito, pagina che era già nel Cerri, Ferdinando di Savoia, ecc., Vita 
documentata, ecc., Torino, 1868, p. So, ed ora si può leggere fra le Belazioni 
e rapporti finali sulla campagna del 1848 nelVAlta Italia, pubbl. dall'Ufficio 
storico del Comando di Stato Maggiore, voi. I, Roma, 1908, p. 316. 

(2) Vita di S. A. B. il Principe Ferdinando di Savoia Buca di Genova, 
Genova, tip. Sordomuti, 1857. 11 singolare valore di questo volumetto deriva 
dal fatto che l'aiutor suo, padre Lorenzo Isnardi, dalla fine del '33 succedette 
a Mons. Charvaz nell'ufficio di precettore del Duca, e che, grazie alla be- 
nigna concessione della Duchessa vedova-, egli potè giovarsi largamente del ci- 
tato Diario autografo. 



LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 9 

Lo stesso giorno il ministro Pareto s'affrettava a inviare al suo 
collega al campo copia di due dispacci, che aveva ricevuto allora 
allora da Palermo- e da Napoli, avvertendo che avrebbe indetta su- 
bito una riunione del Consig-lio dei Ministri perchè deliberasse sul- 
l'argomento, e che avrebbe spedito il relativo parere « col corriere 
ordinario dell'Armata di questa sera ». 

Questo avviso recava di mano del Ministro la firma soltanto, 
seguita da poche righe autografe, nelle quali egli si scusava di non 
avere risposto- « con quei dettagli che convenivano » alle lettere pre- 
cedenti, causa un'indisposizione che lo teneva a letto da più giorni. 
Si riserbava di farlo-, appena fosse, guarito dall' incomodo ormai 
quasi scomparso. Ma a questa noticina, ne aggiungeva poco dopo 
un'altra ben più importante : 

Viene in questo momento da me il Ministro d' Inghilterra, dicendomi eh' era incari- 
cato dal suo governo di farmi sapere che ove il Duca di Genova accettasse l'offerta corona, 
tosto che sarebbe salito al Trono, l'Inghilterra ha intenzione di riconoscerlo. Ho creduto 
troppo importante questa notizia per non aggiungerla. Lo stesso sig. Aherki'omby mi dice 
che se dovesse dare un consiglio egli darebbe quello di non esitare e di far presto, perchè 
cosi si ovvierebbe agli intrighi che potessero ordirsi nel frattempo. L'incaricato del governo 
siciliano che si presenterà al campo, è il Sig. Alliata, fratello del Princii>e di Villa Franca. 
Prego V. E. di presentare le sopradette nuove a S. M. giaccliè possono essei-e un eleiiieiito 
il quale debba influire sulla decisione da preadersi. 

Seguivano alcune considerazioni sulla condotta della Campagna, 
a proposito delle « gravi nuove » di Ferrara e d'un memoriale pre- 
sentato dal Co. Menabrea per la difesa dei Ducati. Come si vede, 
sin d'allora il Ministro- piemontese degli Esteri mostrava di com- 
prendere l'importanza capitale che nella questione aveva l'atteg- 
giamento- deiringhilterra; mentre il Ministro di questa, sir Aber- 
crombv, si mostrava preoccupato dell'urgenza di sventare possibili 
« intrighi », che non potevano essere se non della Francia, e pareva 
lontano dal pensare a probabili pericoli da parte del Borbone. 

11 primo dei due inserti annunciati è una copia della lettera-di- 
spaccio che il Console sardo a Palermo, cav. Antonio Musso, aveva 
scritta in fretta la mattina dell'il luglio e che, anche nelle sue negli- 
genze grammaticali e nelle ingenuità stilistiche, giova a darci l'im- 
pressione viva e sincera dell'avvenimento : 

Prendo la penna alle' due del mattino pe:- profittare dèlia partenza del piroscafo Inglese 
Porcospino domani alla punta del giorno, come mi ha assicurato in prima sera questo mio 
collega. 

Toccando le ore 12 p. m. dopo una seduta di circa ore 14 per terminarsi del tutto lo 
Statuto, finalmente ad acclamazione genei'ale in tutte due le Camere e presente il Presi- 
dente del governo Signor Ruggero Settimo, è stato proclamato Re della Sicilia S. A. R. il 
nostro Duca di (jenova. 

Volere narrare all'È. V. i trasporti di giubilo di tutta questa popolazione è inqx^ssi- 
bilissimo il poterlo eseguire. Bande musicali, gruppi di cittadini danzanti, canti, suoni chi- 
morosissimi di campane e grida di Viva il Re e il Duca di Genova dal momento che l'ac 
damazioiif obbo ]\uvn\ ed in (|iif'll(t elio io scrivo hanno echeggiato ed echeggiano, ed una 



10 • LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 

iiiiiiiensitìi di amici, benché l'or;! si;i t-iiito ;iv;uiz;it;i. soiui vciiiiti da ino a fni'iueiie dello 
congratulazioni. 

Domattina alla punta dei uinnid si attende qui la squadra Inglese che dicesi già nelle 
acque dell'Isola di Pantellaria, all'oggetto questo diplomatico inglese sig. Faghen avendo 
spedito ieri verso le 7 p. m. il piroscafo Dafne per chiamarla, e dalla quale questa città si 
attende il saluto, avendo anche manifestato il detto diplomatico alle Camera che da Napoli 
il suo governo spedirà vapori a Genova con inviati a S. M. il He nostro Augusto Signore 
per pregarla di aderire all'accettazione e pronta venuta della prelodata A. S. R. qui. 

Il secondo inserto riproduce la lettera del residente sardo in 
Napoli, Augusto di Colobiano, scritta da quella città il 12 e che con- 
ferma lo zelo spiegate dalla diplomazia inglese ini questo negozio. La 
notizia della proclamazione avvenuta a Palermo egli l'aveva avuta 
in quel momento dal segretario della Legazione britannica; aggiun- 
geva che sul piroscafo inglese che l'aveva recata, il Porcupine, era 
imbarcato il Gav. Enrico dei Principi di Villafranca con la nota 
missione e con l'incarico di annunziare l'arrivo d'una deputazione. 

Ancora in data del 16 luglio è una lettera con la quale un altro 
ministro dimissionario, il co. De Revel, informava il collega Des 
Ambrois del Consiglio dei ministri tenutosi in quel giorno e toccava 
con lucido buon senso il grave argomento (1). 

Mon cher Chevaliei-, 

La nouvelle de l'election du Due de frènes comme Roi de Sicile vous aura tout aussi 
etonné que nous L'avons été nous mème car nous ne nous attendions pas qu'on aurait de- 
cidi' rotte question si promptement. 

Nous avons tonu conseil aujourdhui pour voir ce que nous devions faire dans cotte 
conjoncture. Balbo etait d'avis que la question en etait une purement de famille et qu'ainsi 
le Conseil n'avait pas à s'en occuper lors mème qu'il ne se trouverait pas en dissolution. 
Son avis n'a pas trouvé de partisants. 11 a au Contraire paru aux autres qu'à coup sur il 
dependait entierement de la volente du Roi ou du Due d'accepter ou de refuser, mais que 
la solution de cotte question n'en etait pas moins une aifaire très interessante de politique 
sur laquelle le Cabinet devaitavoir, et donner un avis si l'urgence l'exigeaìt lors-méme 
qu'il serait à la velile de se retirer. Nous avons dès lors mis en balance les avantages et 
les inconveniens de l'acceptation. 

Que cotte election soit honorable pour le Roi et sa dynastie, qu'elle puisse convenir 
au Due de Gènes qui etant cadet d'un pere qui jeune encore a dejà tant d'enfans. ce qui 
rend les chances de succession presque impossibles pour le Due, qu'une alliance de famille 
du royaume de la Haute Italie avec colui de la Sicile ne nous soit d'une grande utilité, 
enfìn qu'il ne nous convienne pas qu'un Prince appartenant a quelque puissant Etat ne 
s'installo pas sur les cotes de l'Italie ce sont là autant de considerations determinantes à 
l'acceptation. Il s'y ajoute que rAnglecerre nous engagé vivement à accepter et declare qu'elle 
reconnaitra inmediatement le nouveau Roi. D'autre part nous avons considéré que si le 
Due accepte nous nous mettons sur les bras Naples qui ayant au moins une marine plus 
forte que la notre pourrait nous faire du mal. surtout si cela la decidait à s'unir à l'Au- 
triche; je vous avourai pour mon compte que cette alliance ne m'inquiète nullement: elle 

(1) Questa e le altre lett-erè in. lingua francese riproduco fedelmente, con 
tutte le negligenze, allora consuete, di accentuazione e d'interpunzione. 



LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 11 

pourrait bien venir à l'idée du Roi de Naples mais ses sujets ne la souffriraient et d'ail- 
leurs poui- arriver a Naples les Autrichiens n'auraient pas mal à faire dans ces momens et 
les Napolitains pour arriver en Lombardie ou dans la Yenetie pour agir contre nous au- 
raient encore plus de fil à tordre. Ce qui nous semble avant tout devoir etre pese ce sont 
les termes de la Constitution qu'on ne connait pas encore : si elle est telle qui un Roi 
puisse honorableuient regner, très bien ; mais si jamais elle ne fesait d'un Roi qu'un fan- 
tome, si par hazard il n'avait comme on pretend qu'un veto suspensi! alors il n'v aurait ni 
avantage ni dignité d'aller s'asseoir sur un trono aussi chancellant, aussi peu considerò. 
Enlin puisque l'Angleterre nous engagé à accepter et à faire vite il faudrait au moins 
qu'elle prit ce nouveaii royaume sous son protectorat pour le defendre contre tonte agres- 
sion etrangere. 

De tonte maniere il nous a })ara qu'il ne fallait faire aucune reponse decisive jiisqu'à 
ce qu'on connut les termes du Statut. Le Consul ecrit que la nouvelle de cotte election a 
été accueillie à Palermo avec des fetes et des transports de joie inexprimables... 

11 De Revel continiuava parlando della crisi ministeiriale, ancora 
lontana da una soluzione, riaffermando la sua d,ecisa volontà di 
non rimanere, e soggiungeva alcune notizie riguardanti la guerra. 

Dalla sua lettera si desume chiaramente che nel Consiglio dei 
Ministri s'erano considerati come di capitale importanza per l'ac- 
cettabilità o meno dell'offerta siciliana, la conoscenza del testo dello 
Statuto votato a Palermo e la misura delle garanzie che avrebbe 
date realmente l'Inghilterra. 

L'indomani, 17 luglio, il Des Ambrois inviava al Ministro degli 
Esteri, dal campo a Roverbella, una breve lettera — di cui si conserva 
la bozza fra le sue carte — per accusargli ricevuta del « dispaccio 
contenente la fausta notizia dell'elezione di S. A. R. il Duca di 
Genova a Re di Sicilia», e informarlo che l'aveva comunicata al 
Re, al quale avrebbe anche rimesso il parere del Consiglio, appena 
gli fosse giunto (1). 

Il giorno dopo scriveva un po' più diffusamente al Conte de 
Revel, da Marmirolo, e questa s.ua lettera merita di essere riferita 
perchè ci fa conoscere le prime impressioni del Duca Ferdinando, 
al ricevere la notizia. 

Le Due de Gènes est venu aujoiird'hui auprès de son pére. Il paraìt dispose a accepter 
la couronne de Sicile. 11 veut cependant conférer encore avec son frère avant de prendre 
une décision. Le Roi incline toujours pour l'affirmation et le Due a déclaré avec beaucoup 
de dignité qu'il n'ambitionnait pas le pouvoir rovai dont il voyait le poids et les épines, 
qu'il appn'ciait l'honneiir fait à sa personne et a la Maison, mais qu'il sentait la difficulté 

(1) Pier Silvestro Leopardi, che si trovava presso il Qiiartier Generale di 
Carla Alberto, mandatovi dal Ministero liberale napoletano presieduto dal 
Troya, narra d'essersi recato appunto in quel giorno, 17 luglio, dal Des Am- 
brois, per protestare caldamente contro « l'atto della rivoluzione siciliana », 
che dichiarava contrario ai diritti non meno della dinastia borbonica che della 
nazione napoletana. Il Ministro gli avrebbe risposto che <( insino allora ne il 
(loverno, ne le Camere, ne il Re, ne il Duca, avevano fatto deliberazione alcuna 
sulle offerta dei Siciliani, e perciò non era in grado di potenni dire che sarebbe 
<) no accettata, quantunque la sua propria opinione stesse per la negativa^». 
(P. S. Leopakdi. X(irmz'>nni storiche coti' molti docnm. ined., ecc., Toiino, ISofi. 
p. 282). 



12 LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 

de gouverner bien, qu'il ii'était pas próparé à tles fonctions aussi augiistes, mais que si 
l'intérét du pays était qu'il acceptàt, il l'aiii'ait fait et que surtout il se serait conforme aux 
vues qu'aui-ait expi'imes le Roi. Je ne sais pas encore rien de l'avis du Conseil sauf ce que 
vous m'en avez dit; je pense que demain les deux princes se parleront et que j'aurai une 
réponse definitive. Je pense aussi que l'envoyé de Sicile P. de Villafi-anca ne tarderà pas 
d'arriver. J 'informerai, de tout cela. 

A commento di ques.ta lettera, si può ricordare ciò che lasciò 
scritto il padre Isnardi intorno al modo come il Duca di Genova 
accolse dapprima la notizia della corona offertagli dai Siciliani. 
« Chi gli stava presso allorché ebbe dal padre notizia della sua ele- 
zione, osservò come egli fosse fuor dell'usato sopra pensiero». E 
che nel seigreto dell'animo suo il principe- sabaudo inclinasse al ri- 
fiuto, come vedremo anche in seguito, non deve sorprendere chi 
conosca eerte disposizioni del suo spirito ad un idealismo fra mi- 
stico e romantico. 

Intanto la Deputazione siciliana, giunta a Torino, si disponeva 
a partire alla volta del Campo. Di che il ministro Pareto in quel 
medesimo giorno — 18 luglio — informava il Des Ambrois, avver- 
tendolo di aver consegnato a quei Gomimissari una sua lettera di 
raccomandazione, intesa a p^rocurar loro un'udienza dal Re e dal 
Duca di Genova. La loro missione aveva un doppio fine : offrire, 
a nome del loro Parlamento, la corona, e presentare una bandiera 
di quel regno offerta al Piemonte. Ma sul primo punto egli non 
aveva dato alcuma risposta; della bandiera ringraziava il Presidente 
Ruggero Settimo, in forma cortese, ma generica e non compromet- 
tente. E infatti fra gli allegati a questa lettera, v'ha la copia di 
quella che il Pareto aveva inviato a Ruggero Settimo, con una 
gherminella di mediocre furberia diplomatica, antidatandola al 14 lu- 
glio invece che al 16, per render possibile e verosimile il suo si- 
lenzio assoluto sulla faccenda della corona (1). 

Ciononostante vi si leggono alcuni tratti, caldi di patriottica elo- 
quenza che bene rispondono alla nobilissima lettera con cui Ruggero 
Settimo aveva accompagnato l'invio della bandiera (2). 



(1) Infatti nella poscritta della lettera trasmessa in copia al Des Ambrois 
il Pareto lo avvertiva confidenizialmente: « A questa lettera, che fu spedita 
il 16, fu posta la data del 14, espressamente, affine di poter evitare di parlare 
in modo alcuno della elezione di S. A. R. il Duca di Genova ». 

(2) 11 venerando Presidente del Consiglio dei Ministri siciliani ricordava 
il voto con cui quel Parlamento aveva, il 1'^ aprile, deliberato d'inviare in 
dono tre bandiere nazionali a Roma, al Piemonte ed alla Toscana, come sim- 
bolo della sua unione afifettuosa all'Italia, « madre nostra comune ». Il ri- 
tardo nell'invio derivava dal desiderio dei Siciliani che la bandiera <( fosse 
di materiali e di testura del paese » e dalle difficoltà di pronte e dirette 
comunicazioni col continente, dovute allo stato di guerra col Borbone di Na- 
poli. Concludeva così: ((Riceverà Ella adunque per mani del Commissario di 
questo potere esecutivo del Regno di Sicilia, signor Barone Casimiro Pisani 
ed avrà la bontà di presentare al Governo ed al Popolo di Piemonte in nome 
di tutta Sicilia una nostra Bandiera nazionale, segno della nostra ammirazione 
ed attestato dell'amore fraterno che noi di Sicilia qual popolo e Stato ita- 
liano sentiamo per gli altri Stati e pe' popoli tutti d'Italia ». Copia di questo 
documento è fra gli inserti della lettera del ministro Pareto. 



LA CANDIDATURA DI FI RDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 13 

La Sicilia (scriveva il Pareto) si dimostrava nelle eii'cnstanze attuali della Patria co- 
mune veramente Italiana, e ciascuna delle famiglie Italiane fu compresa d'affetto e d'am- 
mirazione per Essa. È nell'affratellamento dei popoli Italiani, nell'accordo perfetto di essi 
(^lie sta riposta non dirò solo la prosperità e la gloria, ma la stessa indipendenza e la libertà 
di questa cara Patria. La Sicilia completerà l'opera così bene iniziata e l'affetto e la rico- 
noscenza dei fratelli Italiani le sarà certamente il più bramato compenso dei sacrifizii in- 
contrati pel nobile e santo scopo del Risorgimento Italiano. 

Un altro allegato a questa lettera del Pareto reca un « estratto 
(li dispaccio del Regio Console Generale in Paleirmo », del 17 lu- 
glio 1848. Contiene anzitutto un po' di cronaca degli avvenimenti 
seguiti colà fra l'U e il 16 di quel mese. La sera dell'll era com- 
parsa in quel posto la squadra inglese, formata di cinque vascelli 
e di due piroscafi da guerra, provenienti da Malta. Per tre giorni 
era stato, in Palermo, un seguito « di gala e di illuminazioni per 
tutta la città e nei teatri », con una grande parata della Guardia na- 
zionale. 

Il giorno prima — 16 luglio — al primo mattino aveva dato 
fondo nella rada la squadra francese proveniente da Napoli, al co- 
mando dell'ammiraglio Baudin, la quale aveva salutato con ventun 
colpi di cannone la bandiera siciliana. 

Il Console finiva coll'aninunciare che il Presidente del Consiglio 
dei Ministri aveva formata la grande Commissione destinata a in- 
vitare il nuovo Re a «venire al più presto possibile ad occupare 
questo Trono», e che trasmetteva copia 'dello Statuto Costituzionale 
elei Regno di Sicilia, aggiungendo alcuni ragguagli, che riteneva 
autentici, circa gli assegni votati in quel giorno dal Parlamento 
pel Re. 

Lo stesso giorno, 18 luglio, il ministro Pareto, insieme con una 
lettera di presentazione dei due Commissari Siciliani, il barone Pi- 
sani ed Emerico Amari, recatisi al Campo per offrire al Re la ban- 
diera ed ottenere udienza anche dal Duca di Genova, inviava al 
Des Ambrois un esemplare del manifesto a stampa col quale il Par- 
lamento generale di Sicilia aveva comunicato « a tutte le Autorità 
e Cornimi del Regno » il Decreto 11 luglio che chiamava il secon- 
dogenito del Pte di Sardegna al trono di Sicilia. L'articolo 3^ ed ul- 
timo di quel Decreto suonava, così : « Sarà invitato ad accettare e 
giurare secondo l'articolo 40 dello Statuto », cioè dello Statuto del 
\('' luglio. Bel documento, codesto, della generosa impazienza ond'e- 
rano presi i Siciliani, al punto da precorrere gli eventi e da annun- 
ciare come un fatto quasi compiuto un avvenimento di tanta impor- 
tanza, prima ancora d'essersi assicurati che esso potesse compiersi, 
prima, cioè, d'una esplicita ed ufficiale accettazione da parte del 
Duca di Genova e del Governo piemontese. 

In realtà i dubbi da sciogliere e gli ostacoli da superare erano 
molti, anzi parevano farsi sempre più gravi. Il 20 luglio il conte 
De Revel, scrivendo al Des Ambrois, dopo un accenno al fallito ten- 
tativo del Collegno per risolvere la crisi ministeriale e dopo una sua 
nobile dichiarazione intesa a rifiutare qualsiasi responsabilità nel- 
l'aggravarsi della crisi stessa, ritornava sulla questione della corona 
siciliana. E ancora una volta egli esprimeva il proprio avviso con 



14 LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 

senno sagace, s^iovandosi d'un/ niuovo fatto sopravvenuto, la protesta 
del Re di Napoli : 

Vous attendez, dites-voiis, l'avis dii Goiiseil sur le point de l'acceptatioii du Due de 
Génes: son avis est celai que je vous ai mandé en peu de mots; avant tout cependant il 
faut connaìtre le texte de la Constitutioii, et c'est ce qui n'est pas encore à notre connais- 
sance. En attendant Pareto a recu du Roi de Naples une protestation qu'il transmettra je 
pense au Roi: on peut pour quelques joui's répondre évasivement ; mais cette protestati-on 
pi'ouve comme quoi il faut aussi s'assurer au préalable non seulement de la pi'otection mais 
de la garantie de l'Angleterre, car, ainsi que le disent les lettres et les personnes au cou- 
rant de l'esprit public de Naples, cette élection peut réconcilier le Roi de Naples avec son 
pays en tant qu'elle éveille un sentiment de jalousie nationale contre nous. 11 faut douc, 
tout en se montrant enchanté de l'hoTineur, ne pas se prononcer immédiatement. Au rest 
nous voyons que le Due de Génes a mentre dans cette circonstance tout l'élevation d'àme, 
le tact fin et le bon crour qu'on lui connait. 

Dopo alcune notizie e considerazioni sulla situazione parlamen- 
tare, la lettera si chiude con un tratto non trascurabile sullo stato 
dello spirito pubblico nel Piemonte rispetto alla guerra. Sebbene 
esca dal nostro argomento, penso valga la pena di riprodurlo : 

Tranquillité parfaite ici. Plutòt apathie et désenchantement dans le public. Une af- 
faire giorieuse et de quelque importance nous vaudrait plus que tout. Pourquoi le Roi après 
avoir été téméraire, pousse-t-il la prudence jusqu'à la timidité? Pliit à Dieu que le Due de 
Savoie trouvàt l'oecasion dejrapper : j 'espère qu'il en profiterait au risque de désobéir. 

Quel medesimo giorno — 20 luglio — il ministro Pareto tra- 
smetteva al Re per mezzo del Des Ambrois la nota, già annunciata, 
del Re di Napoli, appena ricevuta dall' Incaricato d'affari di Napoli 
e della quale aveva comunicato copia anche all'inviato dell'Inghil- 
tetrra. È un documento già conosciuto per la pubblicazione fattane 
dal Bianchi (1), una vera protesta altezzosa e provocante, scritta 
in tono di aperta minaccia, nella quale l'offerta dei Siciliani era 
detta « inconsiderata » e s'invitava il Governo sardo a inviare « al 
più presto possibile una esatta e categorica dichiarazione imitorno 
alle sue intenzioni ed alla risoluzione che sarà per adottare ». 

Una postilla di mano del Des Ambrois, apposta a tergo del do- 
cumento, c'informa che la Nota era stata « riferita al Re » e che 
questi aveva « determinato di attendere la risposta dell'inviato d'In- 
ghilterra ». 

Maggiori ragguagli ci offre la bozza autografa della risposta che 
lo stesso Des Ambrois scrisse da Marmirolo, il 22 luglio, al marchese 
Pareto, ministro degli Esteri : 

Pervenutomi questa mattina il foglio pregiatissimo di Y. K. intaso a fai- conoscere al 
Re la protesta del Re di Napoli contro l'elezione del Duca di Genova al ti'ono di Sicilia, io 
presentai tosto il foglio stesso e la pi-otesta a S. M. ed essa gradì il partito preso da V. E. 
di sentire innanzi tutto l'avviso dell'Inghilterra. Poche ore dopo giunsero i commissari Si- 
ciliani ed io domandai per essi un'udienza dal Re che avevo pure sollecitamente informato 
di quanto mi aveva scritto Y. E. su quest'oggetto e di quanto io aveva saputo per mezzo 

(1) Si orla cit , V, 218. 



LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 15 

. del Sig. Conte di Revel intorno allp relative opinioni del ('onsigiio. Ora S. M. mi fa noto 
. come abbia signitìrato direttamente a \. K. il sistema ^i condotta che intendeva adotturp 

e la risposta fatta ai deputati della Sicilia. 

Tenni finora informato di ogni cosa S. A. R. il Duca di Genova il quale indi- 

[lendentemente dalle questioni politiche, desiderò anche aver tempo di riflettere sulla re- 
r sponsabilità gravissima che si assumerebbe accettando la offerta corona, la quale da prin- 
r cipe di alto sentire quale egli è, considerò dal lato dei doveri che impone piuttosto che 
^ da quello dei pregi inerenti al supremo potere. Egli quindi riservossi di fare più tardi 

imte le intenzioni sue che mi riserbo di comunicare a V. E. (1). 

Il giorno seguente — 23 luglio — alle 9 K di sera il marchese 
Pareto s'affrettava a rispondere al Des Ambrois: 

Ricevo in questo momento Sua lettera insieme a qnolla del Re. Rispondo subito 

a S. M. e domani scriverò ad Aberkromby e a Londra iier sentire se il governo in- 

. giese ha intenzione di prevenire i danni che possono nascere dall'accettazione della Co- 

l rona di Sicilia. Come io indicava a V. E.. 1' Inghilterra è certo molto bene disposta 

• per noi anco in quest'affai-e della Sicilia, ma non so se vorrà impedire un'aggressione 

P'^r parte di Napoli. 

Intanto i due Commissari siciliani recatisi in Lombardia per 
offrire la bandiera al Re, l'Amari e il Pisani, erano giunti al Campo; 
ma uno dei soliti contrattempi dovuti alle vicende della guerra im- 
pedì loro di presentarsi a Marmirolo al ministro Des Ambrois. Al 
quale, il 24 di luglio, scrivevanc- la seguente lettera, indirizzata a 
Villafranca : 

Ieri sei-a la nostra vettura fu 1' ultima che uscì da Marmirolo, e pei' gì' inipedi- 
nionti di cui era spn'sa la via non potè giungere in Goito che dopo la inezzapotte. 

Quivi non trovammo affatto da alloggiarci: e le stesse difficoltà incontrammo in 
Cei-longo e in Divizzato, per l'affluenza grandissima de'passaggieri. Ci fu forza adunque 
■ di prolungare il nostro cammino sino a Castiglione, ove siamo ed ove aspettiamo ch'Ella 
si degni di fa,i'ci conoscere gli Oi-dini di S. M. 

In quel medesimo giorno il ministro Pareto comunicava al Des 

Ambrois la risposta avuta dall'inviato inglese, che si trovava alla 

Certosa di Pesio, e al quale aveva trasmesso la nota dell'incaricato 

. d'affari di Napoli. La lettera del sig. Abercromby non l'aveva punto 

soddisfatto : 

Scorgerà l'K. V. di questa lettera (scriveva egli al collega) che il Ministro inglese 
imn vuole s[)iegarsi in modo assoluto ed elude la questione da me fattagli. Credo quindi 
iniiveniente di scrivere al sig. Conte di Revel a Londra di ottenere qualche decisione 

(1) Perciò desta qualche sospetto il racconto che il Leopardi ci ha lasci<ato 
(Iella visita di congedo da Ini fatta il 21 luglio al Duca di Genova a Villa- 
franca. Secondo lui, il Principe, uditi dall'incaricato napoletano i motivi della 
sua opposizione alla profferta della Corona di Sicilia, avrebbe risposto: (( Io 
-ono perfettamente del vostro parere ». E i sospetti si accrescono nel leggere 
li resoconto dell'udienza avuta lo stesso giorno presso re Carlo Alberto. 11 quale, 
alle proteste del Leopardi, avrebbe detto che quell'offerta gli era capitata sul 
capo come una tegola, « comme une tuile enlevée par le vent » ; e avrebbe sog- 
giunto: « mon avis est que l'on la refuse ». (Narrazioni cit., pp. 283, 285). 



16 LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 

precisa da Lord Palmerston. e poiché egli è importantissimo conoscere quale possa es- 
sere la condotta di quel gabinetto in questa i;rave ci costanza. Egli è indubitato che 
l'Inghilterra fu quella che favorì in Palermo l'elezidiic di S. A. R. il Duca di Genova 
e quindi non dovrebbe avere difficoltà di dichiararsi pronta a sostenei'lo. 

Da questa stes&a lettera fa capolino la nota rivalità fra l'In- 
ghilterra e la Francia, con Fintervento del l'In caricato d'affari di que- 
st'ultima, pronto a lanciare il sospetto di possibili mire della rivale 
sulla Sicilia. 

Questa mattina (proseguiva il Pai'eto) 1' Incaricato d' affari di Francia mi pai'lò 
pure dell'elezione di Sicilia mostrando timore che l'Inghilterra non nutrisse reconditi 
pensieri sopra di essa ed accennò parimenti che la Fi-ancia sarebbe disposta ad impe- 
dire qualunque aggressione contro la Sicilia. 

10 credetti doverlo rassicurare notificandogli che l'Inghilterra ej-asi anzi offerta di i-ico- 
noscere S. A. R. .il Duca di Oenova nel caso che questo Augusto Principe accettasse il 
Trono e si recasse a Palermo per prenderne il possesso. Questa mia rispost:i parve appa- 
garlo. Io opino quindi essere prudente di uniformarsi alla saggia opinione manifestatami 
ieri da S. AI. nel foglio che si degnava di dirigermi, cioè di dilazionare ed accertarsi 
prima di dare una risposta definitiva, delle intenzioni della Francia e dell'Inghilterra. 

11 Re e il suo ministro avevano ragione, anzi, dopo la risposta 
freddamente evasiva dell'Abercromby (1), potevano forse ritenere 
superfluo un tentativo- a Londra. Come confermava l'inviato inglese, 
che in quello stesso giorno ne riferiva a lord Palmerston (2), la di- 
plomazia britannica non usciva dalla formula d'una promessa, pu- 
ramente platonica, di riconoscimento del futuro Re di Sicilia, al- 
lorquando esso fosse salito sul trono. 

Così, mentre gli eventi, da una parte, si complicavano, assot- 
tigliando il filo, già tenue, delle speranze, dall'altra le illusioni e 
gli incoraggiamenti si accrescevano insieme con l'ottimismo di co- 
loro che dalla visione superficiale dei fatti credevano prossima e 
agevole a conseguirsi la mèta. Solito contrasto, codesto, del quale 
s'intesse e si svolge, in una vicenda incessante, la vita umana e 
la storia. 

La Deputazione siciliana, non senza qualche peripezia, aveva 
compiuto il non facile viaggio sopra un battello da guerra francese 
— si noti bene — ed era sbarcata a Genova; onde bisognava pur 
pensare a riceverla e, in attesa della risposta inglese, a intrattenerla 
con un decoroso temporeggiamenito. Il 25 luglio il ministro Pareto 
così ne scriveva al collega Des Ambrois: 

Ieri mattina per mezzo del battello da guerra francese Descctì^e^, giunse a Genova la 
Deputazione siciliana coli' incarico di offrire la Corona Sicula a S. A. R. il Duca di Genova. 
Questa Deputazione è composta dei Signori : Duca di Serradifalco, Presidente della Camei'a 
dei Pari, Barone Riso, Comandante Generale della Guardia Nazionale, Principe di Torre- 
muzza e Principe di S. Giuseppe, Pari del Regno, e dei S.^' Perez, Ferrara, Carnazza e 
Natali, Deputati. 

(1) Questa risposta è riassunta dal Bianchi, Op. cit., V, 217, e dairisNARDi, 
Op. cU., X). 201. 

(2) Cfr. Bianchi, Op. cit., V, 218. 



LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 17 

Pare che il Governo Napoletano volesse impedire Tari-ivo di questi Signori e cattu- 
rarli al loro apparire sulle coste liguri. A tale effetto già da due giorni incrocicchiavano 
nelle acque della Spezia 2 o '^ vapori da guerra Napoletani. Celando essi la loro bandiera, 
dieesi che abbiano innalzato la bandiera francese e che, fermati vapori mercantili e fi-a 
(juesti quello denominato La Ville rie Marseille, abbiano chiamati all'ordine i Coman- 
danti (!i essi informandosi del numero e qualità dei passeggieri che avevano :i bordo. Que- 
sta mattina il mio primo Uffiziale. dietro mio ordine, tenne discorso sovra questi fatti col- 
r incaricato francese Sig.'' di Reiset, il quale mostrossene informato dal suo proprio Console 
in Genova e disse che avevane scritto immediatamente al Ministro degli Affari Esteri a 
Parigi. In questa circostanza il Sig.*" di Reiset parlò vivamente della convenienza per la 
iM'ancia che il Duca di Genova accettasse l'offertagli Corona, mostrando temere in caso di 
rifiuto l'influenza Inglese. Il M.se Ricci gli osservò che finora S. M. non era stata in caso 
(li prendere vei'una risoluzione e che certamente avrebbe considerato dall'un canto l'inte- 
losse dei suoi popoli e dall'altro avrebbe desiderato conoscere quale potesse essere l'attitu- 
dine dei suoi vicini ed alleati, nel caso che l'accettazione potesse provocare ostilità per parte 
del Re di Napoli. L'Incaricato francese parve apprezzare la convenienza della risoluzione 
sovrana e l'ipetè nuovamente che la Francia avrebbe veduto di buon occhio il trono di Si- 
cilia posseduto da S. A. R. il Duca di Genova. 

Ho nuovamente scritto a questo proposito al Conte di Revel a Londra ed al M.se B,'i- 
gnole a Parigi: spero fra alcuni giorni di avere categorica risposta. 

Ho l'onore di spedirle qui uniti : 

1" un estratto di lettei-a del i-." Console in Palermo; 

2" la copia dello Statuto adottato dal Parlamento Siciliano. 

Domani i Ministri si occuperanno di esaminai-lo e mi farò carico di spedire a V. E. 
per essere rassegnato a S. M. il parere del Consiglio. Questa sera è giunta in Torino la 
Deputazione Siciliana e la riceverò domani al mezzogiorno. 

A tergo di questa lettera, che reca la firma del ministr© Pareto, 
il Des Ambrois aggiunse l'annotazione seguente : « Letta al Re a 
Goito. S. M. aspetta il parere del Consiglio ». 

Ma il Re aveva un bell'attendere, dal momento che il Consiglio 
dei Ministri attendeva, alla sua volta, una risposta decisiva da 
Londra e questa non era destinata a venire. 

In quei frangenti la condizione dei ministri, Des Ambrois com- 
preso, e del Re e del Duca di Genova era imbarazzante, nell'immi- 
nente arrivo al Campo della grande Deputazione siciliana, alla quale 
s'era aggiunto il marchese Spedai etto, rappresentante diella città di 
Palermo, oltre i due già ricordati Comimissarì speciali del potere 
esecutivo del Regno siciliano presso il Governo di Sardegna, il 
oav. prof. Emerico Amari, Vice Presidente della Camera dei Comuni, 
e barone Casimiro Pisani, deputato alla Camera stessa. Per tutti 
costoro il ministro degli Affari esteri e del Commercio di Sicilia, 
M. Stabile, aveva inviato due lettere di presentazione al Ministro 
Pareto, lettere che questi s'affrettò a trasmettere al Des Ambrois con 
una lettera del 26 luglio nella quale chiedeva per essi un'udienza 
da S. M. Soggiungeva: 

En attendant Ses ordres, que je prie V. Ex. d'avoir l'obligeance de me faire connaitre 
le plutòt qu'il lui sera possible, je ferai de mon mieux pour entretenir ces Dcputés et pous- 
ser le tems jusqu'à ce que m'arrive une réponse. Je dois ajouter qu'ils sont porteurs du 



18 LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 

Drcì'i't (|iii (l('cei'iie la coui'onne de Sicile a Mgr. le Diir •!<■ (Irnos: ;iiii^i (jue dii Stutiit 
foudaineiital de ce Koyaiine. 

In un poscritto il marchese Pareto avvertiva il collega che era 
giunto a Torino in congedo il sig. Musso, console generale sardo a 
Palermo, il quale desiderava e chiedeva di poter presentare i propri 
omaggi al Re e ringraziarlo della onorificenza accordatagli. Per 
la qualità dell'ufficio da lui tenuto, esso poteva riuscire utile nel 
fornire notizie sui co-mponenti di quelle Deputazioni e sulla que- 
stione che tanto appassionava gli animi. 



La tattica temporeggiatrice, adottata per un'evidente necessità 
dal Gabinetto piemontese, fu male interpretata dagli impazienti nel 
pubblico e nella stampa subalpina, scarsamente informata della 
verità, ignara dell'opera coscienziosa del Governo, disposta a darne 
un g-iudizio ostile anche per ragioni politiche. 

Di queste impazienze appassionate si fece portavoce, fra gli altri 
giornali, il Risorgimento, il foglio di Camillo Cavour. Il 17 luglio 
esso aveva pubblicato un caloroso entusiastico articolo di P. C. Rog- 
gio su La elezione di S. A. R. il Duca di Genova a Re di Sicilia, 
nel quale rilevava « la rara ventura » e « lo splendido vanto » toc- 
cato alla dinastia rii Savoia per questo omaggio che la rendeva « la 
fortissima fra le provincie italiane » ed esaltava « l'alta sapienza 
civile e la lealtà politica » di cui avevano dato esempio « gli strenui 
isolani » con quella scelta. 

Delle vive simpatie onde godeva il Duca di Genova, aveva dato 
prova lo stesso giornale subalpino, inserendo « con piacere » al posto 
d'onore, nel numero del 26 luglio, una nobile lettera di quel prin- 
cipe, diretta, da Sommacampagna., il 15 luglio, al comandantei il 
personale di artiglieria in Torino, lettera, la quale provava « quanto 
sia in mezzo alle gravi cure della guerra, il suo affetto pel corpo 
d'artiglieria che egli illustra colle eroiche sue gesta». 

E di questa lettera, alla quale non a caso si dava una così sim- 
patica pubblicità, merita d'essere trascritta qui la prima parte : 

Caro Colonnello, 

Avrei già risposto ieri alla sua lettera, se una riconoscenza (1) di Usseri e Tirolesi 
non fosse venuta a disturbarmi appunto mentre avevo presa la penna. 

La ringrazio del conto delle mie paghe che Ella mi manda; La prego di far ritirare 
quella che ora mi spetta, e L'avverto che da quando sono in campagna, io non ne ho pi'esa 
alcuna. Spero che vorrà seguitai-e a dispoi'ue pel Corpo, come ha fatto finora, ed essendo 
la paga maggiore di quella che aveva pel passato, si potrà far del bene a qualche persona 
di più; cosa che io desidero molto. Vedendo che al Corpo non hanno più pi'eso le mie paghe, 
quasi quasi mi sono otfeso, credendo non mi riguardino più come di artigiieiia, mentre tutte 
le mie affezioni sono pel Corpo ove sono stato tiiioi-^i e di cui spero non cessei'ò mai di far 
parte... 

Si capisce che un documento simile, così pieno di semplice e 
viva e alta umanità, contribuisse a rendere sempre più popolare il 

(1) Ricognizione. 



LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 39 

principe sabaudo e che questo favore, giustifìcatissimo, insieme con 
r impressione prodotta dall'offerta della corona siciliana, la quale lu- 
singava l'amor proprio dei Piemontesi, ne accrescesse le impazienze. 

Il i5 agosto il Risoryimeiìto accolse, col titolo La Commissione 
siciliana in Torino, una vivacissima protesta, la quale incominciava : 
(( Sono quasi quaranta! giorni trascorsi dacché la corona di Sicilia 
fu destinata al Duca di Genova. I due incaricati del Governo si- 
ciliano residenti in Torino, appena avutane ufficiale notizia, si re- 
carono al Quartiere Generale, in Marmirolo, per renderne informata 
S. M. e domandargli il permesso di comunicare al Duca di Genova 
l'avviso avutone per mezzo d'un corriere espressamente inviato. Il 
Re li accolse cortesemente e promise di presentarli al figlio il giorno 
appresso. In quel momento le vicende della guerra cominciarono 
a mutarsi... ». Jj'autore dell'articolo, pur riconoscendo « il deplo- 
rabile abisso » nel quale erano 'c precipitate » le sorti della Campagna, 
inveiva sovrattutto contro il ministro Pareto pel modo come egli 
aveva trattato, secondo lui, la Commissione degli otto cospicui per- 
sonag'gi siciliani. Lo accusava di non essersi neppure curato di re- 
stituirle la visita, né risparmiava neppure «l'illustre Gioberti», il 
quale, « pei' evitare che gli incaricati del Governo siciliano potes- 
sero intrattenerlo su questo lacrimevole affare», non aveva voluto 
riceverli. Dopo alcune parole di calda lode alla Commissione e al 
popolo di Sicilia, lo scrittore, con un tono sempre più veemente, pro- 
seguiva : 

« Ora noi protestiamo altamente contro questa inconcepibile con- 
dotta di cui il pubblico torinese, qualunque fossero le opinioni in- 
torno alla nomina del Duca di Genova, non è certamente disposto 
ad assumere la menoma responsabilità». 

Protestava contro il Ministero, la cui « agghiacciante acco- 
glienza » ai Siciliani pareva un omaggio reso al Borbone; lanciava 
a certi ministri, i « fusionisti », specialmente al Pareto, l'accusa 
d'avversare l'offerta siciliana come un ostacolo all'ubbia della « fu- 
sione », e, « per amore della unità impossibile », di rifiutare l'unione 
<( desiderata e probabile » e di avere persino consigliato il Duca di 
Genova al rifiuto (i). 

Il giorno seguente (16 agosto) in un articoletto, anch'esso di 
vibrata protesta contro il ministro degli Esteri, M. A. Castelli usciva 
in queste parole, che, a dir vero, rendevano inopportuna qualsiasi 
querimonia : « Noi vogliamo sperare che i nobili deputati Siciliani 
vorranno farsi capaci di quegli avvenimenti fatali che im pochi dì 
travolsero la fortuna nostra e quella d'Italia tutta; vorranno pesare 
(|uelle circostanze che purtroppo cangiarono aspetto alle condizioni 
della patria nostra, nonché a quelle della Casa di Savoia». 

Lo spirito pubblico, che il più delle volte obbedisce agli im- 
pulsi del sentimento meglio che alla voce dei fatti e della ragione, 
<Ta evidentemente eccitato. Tuttavia i ministri, così acerbamente 



il) 11 La Masa {Documcniì cit., voi. IL p. 123) c'inforiiia che il Governo 
-siciliano, conosciuto questo articolo e credendone autore il deputato Ferjjira, 
;ì;1ì raccomandò maggior prudenza ed egli presentò le dimissioni, che non fu- 
rono accettate. Queste ed altre notizie il La Masa desunse da una relazione 
manoscritta del deputato Carnazza. 



20. LA CANDIDATURA DI FERIilNANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 

assaliti, sovrattutto il Pareto, ebbero la virtù del silenzio. Non così 
il Gioberti, che il 21 d'agosto scrisse al Direttore del Risorgimento 
una lettera, inserita nel numero del 22. 
Eccola nella sua integrità : 

Il Risovfjimento in due articoli del 15 e del 16 di questo mese incorreva per male 
informazioni in alcuni eiToi'i che mi riguardiino e die mi credo in debito di smentire. At- 
tribuivasi in essi al Ministei'o di cui feci parte un inconcepibile e inurbano modo di pro- 
cedei'e verso i delegati che vennero ad offrire al Duca di Genova la corona di Sicilia; e si 
diceva di me in particolare che pe:- evitare « di essere intrattenuto dall'incaricato del go 
verno siciliano su questo lacrimevole affare ». non volli riceverli. Ora io dichiaro, 1" che il 
Ministero Casati non ebbe alcuna pai'te ne consultativa, ne deliberativa all'affare della Si- 
cilia, e che non se ne occupò alti-imenti che per protestare contro tale esclusione, dichiarando 
che il negoziato, avendo un carattere e un'importanza politica, era per la sua natura di 
competenza ministei'iale. 2" che io non potei ricevei'e i membri della Commissione che ven- 
nero gentilmente a visitarmi, perchè ero in quel punto occupato nella spedizione di un affare 
urgentissimo che non ammetteva il menomo indugio. E che il rifiuto fu così poco suggerito 
dalla ragione allegata nel Risorgimento, che pochi giorni dopo il Sig. Duca Serradifalco, 
presidente della Commissione, ebbe la cortesia di venire da me e si trattenne meco lunga- 
mente, e quindi io andai a vedere esso Signor Duca e gli altri membri della Commissione. 
Falsa è dunque la base dei due articoli del Risorgimento per ciò che concerne il Ministero 
e la mia persona. 

Per quanto concerneva il Duca di Genova il sospetto lanciato 
nel primo articolo, che egli fosse uomo da tollerare consigli o 
pressioni pel rifiuto, era anche insussistente. La sua risoluzione 
negativa gli si veniva maturando nell'animo per una chiara visione 
della realtà, spontaneamente. Perciò a Pier Silvestro Leopardi, (una 
specie d'inviato straordinario e di ministro plenipotenziario in ex- 
tremis del governo di Napoli presso la Corte di Sardegna) che, 
sul cadere del luglio, s'accingeva a ritornare a Napoli, dove lo at- 
tendeva una lunga prigionia, e che lo consigliava a ricusare l'of- 
ferta corona, il Duca, dopo averlo ascoltato tranquillamente, avrebbe 
risposto : « Vittorio Amedeo di Savoia, che dopo la stupenda difesa 
della città di Torino, quasi unica rimastagli, seppe non solamente 
cacciare da tutti i suoi stati gli eserciti francesi, ma inseguirli nel 
Delfìnato e nella Provenza, non pensò neppure a difendere la Si- 
cilia, concessagli col trattato di Utrecht, dalle flotte spagnole. Questo 
esempio, che trovo nella storia della mia famiglia, mi indica a 
chiare note la condotta che debbo tenere nella presente occor- 
renza » (1). 

E infatti, il 4 agosto, mentre si combatteva sotto Milano, il 
Duca, sollecitato da più parti a dichiararsi, in una lettera al mi- 
nistro Pareto, ripetuta • press'a poco negli stessi termini l'il agosto 
da Gallarate, aveva espresso chiaramente l'animo suo. Sentiva 
di non poter accettare l'onore della corona di Sicilia per tre motivi 
principali: per l'inesperienza sua, educato com'era essenzialmente 
alle cose di guerra; per l'obbligo che gliene verrebbe di lasciare 
l'esercito e il Campo, proprio nei giorni nei quali si stavano deci- 

(1) Nelle Narrazioni sfor. cit., p. 284. 



LA CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 21 

dendo con le armi le sorti dell'Alba Italia; in fine perchè era certo 
che, accettando, il Re di Napoli avrebbe dichiarata la guerra alla 
Sicilia, una calamità ch'egli non voleva procurarle. 

Ma a tutte queste cause che facevano inclinare sempre più ri- 
solutamente il principe al diniego, doveva aggiungersene anche una 
d'indole intima, sentimentale, cioè il segreto influsso della sua sposa 
lontana, la bionda Elisabetta di Sassonia, la quale nelle sue let- 
tere frequenti pare propugnasse fervidamente la tesi che diremo 
antiregale e per motivi che non ci stupiscono, quando pensiamo 
aireducazione che la giovine principessa aveva ricevuto in quella 
corte tutta spirante ancora diritto divino e agli iinicitamenti che pro- 
babilmente gliene erano venuti. Fatto sta che il 27 agosto essa scri- 
veva da Pillnitz al fidanzato : « Vi ringrazio di tutto cuore che ab- 
biate rifiutato la corona di Sicilia. Io ne pregava Iddio ogni gio'rno. 
Vi confesso che io me lo riprometteva, pensando che non avreste 
giammai voluto porvi in luogo di Colui, a cui apparteneva di di- 
ritto » (1). 

Quel «Colui» era il Borbone; il quale, a dir vero, non meri- 
tava una così gentile alleata. Ma è anche vero che non poteva es- 
sere connivente con lei in questa tesi borbonica il valoroso sabaudo 
che cimentava con eroico dispregio la vita sul campo per la causa 
italiana. Non per nulla il Duca, poco tempo prima aveva ascoltato, 
senza proteste od obbiezioni di diritti divini, l'augurio che gli ri- 
volgeva P. S. Leopardi, allorché questi, dopo accennato alle dif- 
ficoltà che avrebbero avuto i Borboni a mantenersi sul trono, gli fa- 
ceva intravvedere la probabilità che un giorno sulla sua fronte coro- 
nata degli allori colti sui campi di battaglia, avesse a posarsi la 
corona più solida delle Due Sicilie (2). 

Ma ormai — dopo la seconda sfortunata battaglia di Custoza — 
ogni giorno che passava sempre più diveniva evidente che il voto e 
l'offerta dei generosi Siciliani erano una bella utopia, condannata a 
perire, travolta per sempre sotto le due luttuose catastrofi che nel 
marzo e nel maggio del '49 colpirono, col Piemointe e con la Si- 
cilia, tutta l'Italia: Novara e la passeggera ma sanguinosa rivin- 
cita della tirannide borbonica sull'eroismo dei Siciliani. 

Ricorda il lettore la tragica Rassegna immaginata con epica 
fantasia dal Nigra? 

Ad essi impera, 
Sopra tutti ioi-tissimo guerriero, 
Di forme insigne e d'ardimento, il Duca. * 

Di Genova. Il rapi fato immaturo 
Mentre ei già si vedea militi e niavi 



(1) IsNARDi, Op. cit., p. 205. 

(2) Narrazioni cit., p. 285. Il Cerri, Ferdinando dì Savoia Duca di (Ge- 
nova. Vita documentata, eoe. Torino, 1868, p. 95, si dà l'aria di rivelare « !a 
vera causa » del rifiuto del Duca, non conosciuta o non voluta enunciare da al- 
cuno scrittore, e questa siarebbe stata il pregiudizio inveterato del diritto 
divino. Che la parola della sposa, tutta invasata di quel pregiudizio, anche 
per ragioni dinastiche, abbia esercitato un qualche influsso sullo spirito di lui, 
incline a un cn^rto misticismo, può darsi, ripeto, ma non che quella sia stata 
la causa preponderante, « la vera causa, »! 



22 I-A CANDIDATURA DI FERDINANDO DI SAVOIA AL TRONO DI SICILIA 

Densar sui liti del remoto Eusino. 

Mesto cavalca il giovinetto eroe, 

Gemendo in cuor che invan cercato egli abbia 

Morte più bella a Staffalo od a Volta 

O di Peschiera agli e«ipugnati spaldi 

Sotto il guardo paterno. Al re profonda 

Stringe il seno pietà, delle sue oa^se 

Or qui mirando il piìi bel fior reciso 

Anzi tempo, e una lagrima segreta 

Lentamente nel fisso occhio gli trema. 

Dovette tremargli anche quel giorno che la rinuncia al trono di 
Sicilia apparve pel fìgìio suo una necessità dolorosa. 

Così al prode principe sabaudo fu risparmiata una corona che 
sul suo capo sarebbe stata una corona di spine e, in ogni caso, di 
breve durata, che, anche nella migliore delle ipotesi, anche senza 
Novara e con l'aiuto dell'Inghilterra, anche senza la fine preimatura 
di lui, essa era destinata a sparire e ad intrecciarsi e a confondersi 
con quella maggiore, con l'unica corona d'Italia. 

Vittorio Gian. 




Gian, Vittorio 

La candidatura di 
Ferdinando di Savoia al trono 
di Sicilia 



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