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LA
CIVILTA CATTOLICA
ANNO VIGESIMOSECONDO
Beatus populus cuius Dominus Deus eius
PSALM. CXLI11 , 15.
VOL. IV.
BELLA SERIE OTTAVA
FIRENZE
PRESSO LU1GI MANUELLl LIBRAIO
Via del IProoonsolo 16.
presso S, Maria in campo
1871.
PROPRIETY LETTERARIA
Prato , Tip. Giachetti Figlio e C.
STOLTA GUERRA DE' IOL1TICI
CONTRO
IL DOMMA DELL' INF ALLIBILFfA PONTIFICIA
Un indizio assai sconfortante per le future sorti del
civile consorzio e, senza dubbio, la stolida guerra che si
muove da alcuni Governi al domma dell' infallibilita Pon-
tificia , definite ultimamente dal sacrosanto Concilio Vati-
cano. Cid, per dirla sinceramente fin da principio, e prova
manifesto che gran parte di quelli, ai quali son oggidi
commessi i destini del popoli, non intendono piu nulla,
respingono da forsennati la mano, che viene loro in soc-
corso, volgono anzi le cure a crescere spietatamente le
doglie della societk moribonda.
II domma dell' infallibilita pontificia a chiunque ha
briciolo di senno apparisce come il piu possente rimedio ,
che ai mali, ond' e travagliata T odierna societa, potesse
apprestarsi da coloro , i quali furono stabiliti da Dio per
essere il sale della terra, la luce del mondo \
Per quanto si ammiri od anche si esageri il progresso
moderno per cio che riguarda T ordine materiale, non puo
negarsi che un regresso immenso e un totale decadimento
stiam noi soffrendo, per cio che riguarda P ordine morale.
Le citta si abbelliscono ogni di piu e accumulano i mezzi,
<3a rendere lieta e gioiosa la vita. Larghe strade , ameni
giardini, passeggi deliziosi, comode dimore e spesso son-
tuose, teatri magnifici, la notte emula del giorno per isplen-
dore di lumi e movimento di cittadini. La scienza e le arti,
moltiplicando le forze della natura e perfezionando il lavoro
1 Vos. cstis sal terrac... Tbs estis.lux mnndi. MATTH. V, '13, 14.
6 STOLTA GUERRA DE* POLITICI
dell'uomo, ci profondono in sempre piii crescente proper-
zione una varieta di prodotti, non pria conosciuti , che
spargonsi poi ampiamente fin nelle class! piu basse del
minuto popolo. Le ferrovie, i battelli a vapore, i telegrafi
elettrici ban quasi del tutto annientate le distanze e reso
pressoche present! dappertutto persone e cose. Non la fini-
remmo si presto, se volessimo in questo genere offrire ai
lettori una minuta ed esatta descrizione. Tutto cio e veris-
simo; ma al tempo stesso non e men vero che i costumi
privatie pubblici vanno ogni di declinando. I legami dome-
stici si rallentano, la gioventu si scapestra, le plebi inso-
lentiscono, la stampa bestemmia, le stesse Universitk di-
vengono maestre d'irreligione e di materialismo. Qual altra
eta, come la nostra enumera tanti furti, tanti suicidii, tanti
assassinii, tante prostituzioni, tante condanne per delitti di
tutte sorti?
Si e vantata la scienza. Ma ove e ita ella a finire ? A
moltiplicare i mezzi di distruzione per Tuomo. Fucili ad
ago , cannoni di sterminato calibro , mitragliatrici , torpe-
dini, mine riunite in sistema , e non sappiamo che altro,
per fulminare in poco d'ora intere falangi. Si sono esaltati
gF incrementi della liberty cittadina. A che ella e final-
mente riuscita ? Ad ordinare che ognuno indistintamente
sia soldato fin presso ai quarant' anni, vale a dire il piu ed
il meglio della vita. Sicchd tra breve le citt& non saranno
che vaste caserme, sotto il dolce giogo del dispotismo mi-
litare, e con le piacevoli e morigerate abitudini del Uvacco.
Ma, senza troppo discorrere, volete voi vedere in un sol
colpo lo stato miserando, in cui si trova oggidi Tordine mo-
rale nella societa? Mirate la satanica setta, che e sorta in
questo tempo sotto ilnome ft Internationale. Essa, colle cupe
arti de'tristi e per la niuna vigilanzade'buoni,ha impigliato
oggimai ampiamente quasi tutte le contrade del vecchio
mondo e del nuovo. E qua! e lo scopo, che si propone ? Niente
meno che T annullamento d' ogni religione, F anarchia , il
dissolvimento stesso^della famiglia. In altri termini, la dis-
CONTRO IL DOMMA DELL' INFALLIBILITY PONT1FIC1A 7
soluzione della societa, e 1' imbestialimento dell' uomo. Una
setta che aspira a si feroci intendimenti, e che tuttavolta
trova tanti seguaci e si fiacca resistenza; mostra evidente-
mente che i costumi odierni sono al fondo, e che se Iddio
miracolosamente non interviene, Tumana societa va incontro
a una catastrofe , assai peggiore di quella , che ebbe a
soffrire per mano del barbari 1' antico impero. Ne possiam
credere che il pericolo sia molto rimoto, quando vedemmo
T infame fazione aver gia ottenuto un tremendo, sebben
temporaneo , trionfo nella prima capitale di Europa . La
Comune di Parigi, che per ben due mesi ebbe forza di ti-
ranneggiare quasi due milioni di cittadini, parte conniventi
e parte avviliti dal terrore, e pote a suo bell' agio spogliar
proprietarii,trucidare innocenti, incendiare lapiu bella parte
di quella si celebrata metropoli; e tal avvenimento, che ben
mostra a prova di fatti, come la coscienza morale de 1 popoli
e profondamente corrotta, e la societa si aggira oggimai
sopra Torlo diun precipizio.
Se si guarda alia radice di cotesto corrompimento so-
ciale, si scorgera di leggieri che essa e il guasto intel-
lettuale. In altri tempi si peccava privatamente e social-
mente, ma per impeto di passioni o per trascorso di vo-
lonta ; la mente in generale era sana. Oggidi si prevarica
per depravazione dell' intelletto. II pensiero dell' uomo e
corrotto e travolto nelle tenebre dell' errore. Le idee sono
viziate, per tutto ci6 che spetta moralita, diritto, giustizia,
relazioni tra uomo ed uomo, tra popolo e popolo. Tanta ro-
vina e proceduta dalP iniquo abbandono fattosi della legge
di Dio, e di chi ne era promulgatore alle genti. Non est
veritas,... non est scientia Dei in terra... Propter hoc lugebit
terra, et infirmabitur omnis qui habitat in ea \ Ogni sorta
di delitti inondera, a guisa di traripato torrente, e guerre
sterminatrici e senza scopo formeranno il giure delle na-
zioni. Maledictum et mendacmm et homicidium et furtum
inundavernnt, et sanguis sanguinem tetigit 2 . A cosi vil fine
1 OSEA IV, 1,3. 2 Ivi, 2.
8 STOLTA GUERIU DE* POLITICl
conveniva che cascasse T oltracotata ragione dell' uomo ,
ribelle a Dio !
II Concilio Vaticano, raecoltosi per riparare a tanti mali,
sotto la direzione dello Spirito Santo, aveva posto il dito
sopra la vera piega del tempi nostri, ed apprestatavi Top-
portuna medela.
Dopo aver colla prima Costituzione De Fide, ricondotta
la ragione umana tra i suoi giusti limiti, e sottomessala
di bel nuovo a Dio ; passo nella seconda De Romano Pon-
tifice a stabilire colla definizione dell' infallibilita papale
T organo irrefragabile e sempre in atto, onde Iddio ci am-
maestra e ci guida. Cosi egli apportava il vero rimedio ,
atto a guarir gl' intelletti, sollevando sugli occhi di tutti
quel candelabro , che era stato acceso da Dio , acciocche
rilucesse a tutti gli abitatori della sua casa: Ut luceat om-
nibus , qui in domo sunt. II Pontefice romano e F eco fedele
della divina parola. Egli e la bocca, per cui Iddio a noi
parla sensibilmente : Ab antiquis diebus Deus in nobis elegit
per os meum audire gentes verbum Uvangelii et credere T . Cosi
espresse Pietro la sua missione e quella de' suoi successor!.
I Concilii ecumenici non possono sempre adunarsi, e spesso
possono venire impediti. Palpabile argomento e recentissimo
ne 5 lo stesso Concilio Vaticano, che da piu di un anno e
sospeso ; e Dio sa quando possa di bel nuovo assembrarsi.
II giudizio della Chiesa dispersa e difficilissimo a discer-
nere, e va soggetto a mille obbiezioni e cavilli. II vero
magistero perenne e pronto in ogni occorrenza e scevro da
ogni equivoco , e quello che Cristo ha stabilito nel suo
Vicario. Ma un tal magistero , finche non era irrecusabil-
mente dichiarato infallibile, nonpotevaprodurrepienamente
T effetto , a cui era ordinato. Ne abbiamo una prova nel
Sillabo , promulgate innanzi la definizione dell' infallibilita
pontificia ; al quale non pochi cattolici non aderivano con
pieno assenso , sol perche nol vedevano pronunziato da un
1 Acta Apostolorum, XXV. 7.
CONTRO IL DOMMA DELL' INFALL1BILITA PONTIF1CIA 9
labbro, a cui non potesse resistersi, senza cadere issofatto
in aperta eresia.
II morbo della societa presente e 1'errore. La medicina
non pub venirle dai filosofi, non pub venirle dalla scienza
dell' uomo. I filosofi e la scienza dell'uomo colla loro ri-
bellione a Dio, Fhanno anzi prodotto. La medicina deve
venirle dalla fede, e dalla scienza di Dio, che s' imponga
alle menti e le rischiari. Ma questa fede e questa scienza
affinche vengano applicate, han mestieri d'un promulga-
tore e d' un interprete sempre in atto, e a cui non possa
opporsi verun dissenso. Gib importa 1' infallibilita del Pon-
tefice. La definizione dunque di questo domma era Tunico
mezzo valevole a guarire la societa e ricondurla sul sen-
tiero della verita e della luce.
Quindi e che tutti i sinceri cattolici la salutarono con
sommo giubilo , qual astro foriero di serenita e di vita.
Per essa , il maestro della giustizia veniva solennemente
proclamato, e proposto ai popoli in maniera irrecusabile.
Tutti gli errori dell 1 intelletto dovevano senza fallo soc-
combere, percossi dal folgore di quella voce. Figliuoli di
Sionne, esultate ed allietatevi nel Signor vostro, poiche egli
vi ha dato il Maestro della giustizia 1 . Queste fatidiche
voci del profeta Gioele sembrava che risonassero sulla bocca
di tutti. Or chi non avrebbe detto che di un tanto bene-
fizio dovessero massimamente gioire i Governi , siccome
quelli, che per la cura che hanno della societa, loro affidata,
eran tenuti da rigoroso dovere di accogliere e favorire
T aiuto, che loro porgeva la Provvidenza divina a salvare i
popoli dairimminente soqquadro? Non ne fu nulla. De'Go-
verni altri Taccolsero con mal celato dispetto, ed altri si
volsero ad apertamente contrastarla. L 1 Austria ne tolse
pretesto a rompere il Concordato colla Santa Sede. La Ba-
viera coperse del suo favore la contumacia di spiriti,
quanto gonfi di superbia, altrettanto digiuni di vera scienza;
ed attraversb per ogni via la promulgazione del salutifero
1 ACTA APOSTOLORUM XV, 7.
10 STOLTA GUERRA DE* POL1TICI
domma. Peggio ancora comportossi la Prussia; la quale
oltre al favorire la pertinacia de' ribelli, grav6 duramente la
mano, gia troppo pesante, sul Clero e la liberta de 1 catto-
lici. Dell' Italia non parliamo ; giacche il meno che seppe
fare, fu lo sguinzagliar fieramente contro la Chiesa la lin-
gua de'suoi Ministri, de' suoi Deputati, de'suoi giornalisti.
Vedete pertanto sapienza d'uomini di Stato ! La societa,
loro commessa, e piagata a morte. II farmaco efficace,per
risanarla, e il domma dell' infallibilita Pontificia. Questo
domma e loro porto dal cielo; ed essi lo rigettano astio-
samente, e fanno ogni opera, acciocche resti vuoto di ef-
fetto ! Lux tenit in mundum, sed dilexerunt homines magis
tenelras quam lucem '. Non abbiam dunque ragione di se-
gnalarne la stoltizia?
Ne minore apparisce la costoro insipienza, allorche si
considera il motivo cbe allegano di siffatta animosita. Essi
dicono che se il Pontefice e infallibile, dovra riconoscersi
il diritto, esercitato da molti Papi di deporre i sovrani, e
sciogliere i popoli dall' obbligo di fedelta a loro giurata.
Ma primieramente, se questa loro ragione valesse per ri-
fiutare T infallibilita Pontificia, dovrebbe valere del pari
per rifiutare altresi 1' infallibilita de' Concilii Ecumenici. II
Concilio generale Lionese primo, convocato da Innocen-
zo IV per esaminare principalmente la causa di Federico II,
depose con formale sentenza quel perfido Imperatore . A
senno dunque dei politici soprallodati dovra disconoscersi
I 1 infallibilita di cotesto Concilio ! E cosi per loro sentenza
n& il Pontefice ne i Concilii saranno infallibili ; e la Chiesa
di Dio, spogliata della sua fondamentale prerogativa, restera
soprafPatta dalle porte dell' inferno, prevalenti sopra di lei.
Di piu, se si eccettuino i soli gallicani, ridotti negli
ultimi tempi ad un numero meschinissimo, tutta la Chiesa
di Dio ha sempre fermamente creduta 1' infallibilita del
Pontefice romano, in ci6 che riguarda Fede e costumi. Si
1 Filii Sion, exultate et laetamini in Domino Deo vestro, quia dedit vobis
Doctorem iuttitiae. PROPHETIA loel, 11. 23.
CONTRO IL DOMMA DELL INFALLIBILITY PONTIFICIA 11
ricordino i Concilii provincial! e nazionali di Francia , di
Oermania, di Ungheria, d 1 Inghilterra, di America e va di-
cendo, raccoltisi poco prima del Concilio Vaticano; i quali
unanimemente attestarono la comune credenza nella infalli-
bilita pontificia. Nondimeno niuno sogn6 mai die una tale
credenza fosse nociva all'autorita de'principi secolari. Or
come va che quello che e stato riputato inuocuo alia po-
testa civile per lo spazio di diciannove secoli, sia ad un tratto
diventato dannoso nel 1870, sol perche un Concilio 1'ha
solennemente definite?
Ma ben Papa Pio IX rintuzz6 la costoro piuttosto ma-
lizia che ignoranza, notando la duplice confasione, a cui
appoggiavansi: Tuna, dell' infallibilita coll' autorita ponti-
ficia; 1'altra della condizione de' tempi nostri con quella di
eta trapassate. Rispondendo egli a un indirmo letto dalla
Deputazione dell' Accademia di Religione Cattolica, ac-
cennb ai tentativi con cui si mira a falsare 1'idea della
infalliMlita pontificia, aflBn di crear dissidii tra lo Stato e la
Chiesa ; e parlo presso a poco in quest! termini, secondo
che riferisce la Voce della Verita nel suo numero 85 del 22
luglio: Fra gli altri errori piu di tutti essere malizioso
quello, che vorrebbe inchiudervi il diritto di deporre i So-
vrani e liberare i popoli daW oblligo difedelta. Questo diritto
essersi talvolta, in supreme circostanze, esercitato dai Pon-
tefici; ma nulla aver esso che fare wV infallibilita pontifi-
cia. La sua fonte non essere stata la infallibilita y ma si 1' au-
torita pontificia. Questa, secondo il diritto pubblico allora
vigente, e per 1' accordo delle nazioni cristiane , che nel
Papa riverivano il supremo giudice della Cristianita, sten-
deasi a giudicare anche civilmente dei Principi e dei sin-
goli Stati. Affatto diverse da quelle essere le present! con-
dizioni ; e soltanto la malizia poter confondere cose e tempi
cosi diversi ; quasi che 1' infallibile giudizio intorno ad un
principio di rivelazione abbia alcuna affinita con un. diritto,
che i Papi, chiamati dal voto dei popoli, dovettero eser-
citare, quando il comun bene lo domandava.
12 STOLTA GUERRA DE' POLIT1CI
Non avendo noi appresso veduta niuna rettificazione a
questa narrazione dell'egregio Giornale, possiam giusta-
mente supporre che essa sia esatta, e che contenga, se non
integralmente, altnen quanto alia parte piu sostanziale il
concetto espresso dal Pontefice. Oraa noi sembra evidente
che quanto al diritto, incriminato da quei politic!, qui si
distinguano due cose : la fonte da cui sgorgava ; la causa,
che ne rendeva in altri tempi ragionevole ed utile Feser-
cizio. Quanto alia prima di queste due cose, il Pontefice
espressamente ci dice che il fonte di quel diritto non era
T infallibilita ma bensi Yautorita pontificia. E vaglia il vero,
che faceva quel diritto ? Infliggeva una pena. Or la pena
e effetto del potere coercitivo , e suppone non infallibi-
lita , ma autorita. in colui che esercita un tal potere. O
diremo che il giudice secolare non ha facolta di punire
i rei , per la ragione che non e infallibile nel giudicare *?
I Papi adunque non perche infallibili , raa sol perche su-
premi reggitori della Chiesa di Cristo , godevano di quel
diritto . In fatto i primi autori del Gallicanismo , come
Gersone , Pietro d' Ailly , Giovanni di Parigi , Giovanni
Maior, Almaino , e va dicendo , negavano F infallibilita
Pontificia e nondimeno riconoscevano nel Pontefice il di-
ritto di giudicare e punire i Principi , per F abuso della
loro civil potesta. Bastera in prova riportare le parole del
piu famoso tra essi. Tutti gli uomini, egli dice, principi
e non principi, son soggetti al Papa, in quanto all' abuso
che facciano delle loro giurisdizioni, temporalita e dominio,
contro la legge divina e naturale ; e questa superiority
pub appellarsi direttiva e ordmatwa piuttosto che politica T .
Ne ad altro principio, per verita, ricorrevano i Pontefici
nell 1 esercitare quel loro diritto. Basti ricordare, le parole
d'Innocenzo IV, nella sentenza fulminata contro Federico II.
1 Omnes homines, prfncipes et alii, subiectionem habent ad Papam,
in quantum eorum iurisdictionibus, temporalitate, et dominio abuti vellent ,
contra legem divinam et naturalem; et potest supei-ioritas ilia nominari dire-
ctiva et ordinatica, potius quam civilis. Gersone serm. de pac. et unit. gail.
consid. 5. Vedi 1* egregio opnscolo del chiarissimo Sig 1 . VIXCENZO TAFURI: Delia
attinenze dcli'antico Gallicanibmo e del piu recente colla poiitica. Modena 1871,
CONTRO IL DOMMA DELL* 1NFALLIBIL1TA PONTIFICIA 13
Dopo avere il Santo Padre enumerate le colpe del con-
tumace Imperatore, cosi prosegue: Sopra tutti questi
eccessi e su molti altri, dopo avere accuratamente deli-
berate co' nostri fratelli i Cardinal! e col santissimo Con-
cilio, tenendo noi sulla terra, sebben indegni, il luogo di
Gesu Cristo, ed avendoci Egli detto, nella persona del beato
Apostolo Pietro : Tutto cib che tu legherai sulla terra, sara
legato ne' cieli; e tutto cib die tu scioglierai sulla terra, sara
sciolto nei cieli; dichiariamo che il suddetto principe, il quale
si e reso cosi indegno dell 1 impero e della regia carica ,
insommad'ogni qualunque onore e dignita, che per le sue
iniquita e pe'suoi delitti e stato rigettato da Dio, perche
non sia ne re ne imperatore. Noi lo dichiariamo e lo denun-
ziamo legato pe' suoi peccati, rigettato da Dio e privato
d' ogni onore e dignita dal Signore, e nulladimeno Noi lo
priviamo colla nostra sentenza, assolvendo per sempre dal
loro giuramento tutti quelli che gli hanno giurato fedelta,
proibendo fermamente per Tapostolica autorita che nes-
suno a lui d' ora innanzi obbedisca come imperatore e come
re, ne lo riguardi come tale, volendo che chiunque in av-
venire gli dara soccorso o consiglio in questa qualita, sia
scomunicato issofatto. '
Come si vede, qui non si fa alcun cenno dell 1 infallibi-
lita, ma solo dell' autorita, concessa da Cristo a S. Pietro
ed a suoi successori. II potere delle chiavi, la facolta di
sciogliere e di legare, secondo I 1 esigenza del ben della
Chiesa e dei popoli fedeli , vale a dire il diritto proprio
d 1 ogni reggitore supremo d'una societa, e la ragione a
cui si ricorre 2 .
Lo stesso concetto avea espresso il gran Pontefice
S. Gregorio VII, nella sentenza colla quale sospese da prima
1 Vedi Rohrbacher, Storia universal della Chiesa, vol. VIII, edizione
di Giacinto Marietti ann. 4869. Libro settantesimo terzo.
2 Che sempre dal principio di autorita e non dalla infallibilita si deri-
vasse quel diritto de'Pontefici, e anche ampiamente dimostrato dal chiaris-
simo Antonio Cardone ; il quale tra le altre cose dice: II principe cattolico
sapeva bene .che il suo potere, venutogli da Dio, per Dio nella Chiesa doveva
usare: ed il Pontefice in virtu della sua suprema potesta spiritual aveva il
14 STOLTA GUERRA DE* POLIT1CI
e poscia definitivamente depose Enrico IV dal trono di Ger-
mania. Ecco le parole del primo atto : Non per consiglio
mondano, ma per la salute e per 1' onor della Chiesa , io,
legittimo Pontefice e vero luogotenente di Dio, scomunico
in nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, En-
rico imperatore dei romani, empio che con inaudita super-
bia perseguita ed opprime la Chiesa ; gF interdico il go-
verno del regno tedesco e d' Italia ; sciolgo tutti i cristiani
dal giuramento, che gli hanno prestato o gli presteranno ;
e vieto a tutti ed a ciascuno che d 1 ora innanzi obbediscano
a lui come a re. Quando poi venne alia formale deposizione
di quel perfido Principe, levatosi in piedi in mezzo al nu-
meroso Concilio da lui raccolto, e invocato T aiuto divino
e dei santi Apostoli Pietro e Paolo, e enumerate le colpe
di Enrico; par!6 cosi : In nome pertanto di Dio Padre,
Figliuolo e Spirito Santo, della Vergine Maria, madre di
Dio, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, pastori della Chiesa
Cattolica, io. Gregorio, Vicario di Cristo, scomunico Enrico,
diritto di chiamare e punire quei principi cristiani, che usassero contro un
tal fine il loro potere sovrano. Che tale fosse la dottrina della Chiesa all' eta
di mezzo e prima e dopo ancora, si rileva dall' Opera documentale del Dettato
del Papa, giustamente attribuita al Pontefice Gregorio VII, di santa e impe-
ritura memoria. In questa somma di brevi e concatenate sentenze non si trova
una niera asserzione, ma una verita completamente dimostrata . La ragione
iutrinseca, per cui il Pontefice ha insito al suo Primato il diritto sulla po-
testa temporale de* principi cristiani, essere cioe che la Chiesa e una vasta
societa, che in se contiene tutte le altre, le quali si professano cristiane , e
che percio e ad esse superiorc. Avere quindi il Pontefice il diritto di ema-
nare pel bene della Chiesa leggi anche spiacevoli (correttive e punitive) a
queste societa civili ed ai loro Capi. Un nuovo documento di questo fatto e
della sua ragione ci viene dalla risposta del sullodato Pontefice ad Ermanno
di tyetz , che domaadava : Come potesse il Papa scomunicare i principi e
sciogliere i sudditi dal giuramento di fedelta. L'esempio dei Vescovi, la dot-
trina di tutti i Pontefici , 1'autorita della santa Scrittura formano materia
delle sue ragioni , insegnando infine che i principi cristiani, ancora come prin-
cipi, sono sudditi della Chiesa; e dev'essa giudicarli e punirli, quando a suo
danno abusano del loro potere sovrano. Da ultimo diceva chiaro in un'altra
lettera (come abbiamo dal Voigt nella vita dello stesso Pontefice) usar egli di que-
sto diritto, per mantenere la disciplina stabilita dagli Apostoli e voluta da
Dio. La Teocrazia, ovuero t diritti della Chiesa sugli stati cristiani pag. 50.
Napoli 1871, Tipografia di Stanislao De Leila.
CONTRO 1L DOMMA DELI/ INFALLIBILITY PONT1F1C1A 15
chiamato re, gl 1 interdico il regno di Germania e d 1 Italia,
lo spoglio della digaita di Sovrano , e proibisco a chiunque
professa la fede cattolica di obbedirgli come a Signore :
libero tutti i.tedeschi, gl 1 italiani e gli stranieri dal giu-
ramento di fedelta che gli hanno prestato o gli presteran-
no ; maledico le sue armi e le armi de' suoi guerrieri. Voi,
Santi Apostoli , sancite la mia parola f .
Anche qui, come ognun vede, non si fa motto d'infal-
libilita, ma solo si reca in mezzo F autorita di Pontefice e
la luogotenenza di Dio.
Quanto poi alia seconda delle cose, da noi indicate di
sopra, cioe alia causa che nei tempi andati rendeva ragio-
nevole ed utile 1' esercizio di quel diritto , giustamente
Pio IX, nel discorso attribuitogli, la ripete dal diritto pub-
blico di quei tempi, in cui le nazioni cristiane , di comune
accordo , riconoscevano nel Pontefice il giudice supremo
degli affari eziandio civili dei principi e dei popoli. In tanta
incertezza e mobilita di diritti, quanta ne produceva il si-
sterna feudale, e la successione in parte elettiva e in parte
ereditaria dei principi al trono ; in tanto e si continuato
conflitto tra signori e vassalli, tra governanti e governati,
per le facili esorbitanze del potere e le sue mal definite at-
tribuzioni ; F Europa non sarebbe uscita dalla barbarie ,
ne giunta mai ad alto grado di civilta, se un potere, rive-
rito da tutti come divino, e di cui tutta la forza era morale,
non avesse assunta una verace supremazia sugli ordini so-
ciali, per ci6 che riguardasse eziandio interessi civili e
politici. Lo stesso istinto adunque di conservazione e di
vita mosse popoli e principi a sottomettersi spontaneamente
a cotesta supremazia giurisdizionale del romano Pontefice,
anche per cio che riguardava Tordine puramente tempo-
rale. Anzi nel Diritto Germanico si giunse perfino ad affer-
mare e riconoscere la spada materiale del potere politico
qual derivazione della potesta da Cristo data a S. Pietro e in
lui a'suoi successor!. Ecco le parole ond'esso esprimevasi:
1 Vedi VOIGT Storia di Papa S. Gregorio VII e de' suoi Contemporanei.
]Q STOLTA GUERRA DE' POL1TIC1
Chiamandosi Dio il principe della pace, prima di risalire
al cielo, ha lasciato quaggiu due spade per la difesa della
cristianita ; le ha affidate amendue a S. Pietro, T una pel
giudizio secolare, T altra pel giudizio ecclesias.tico. Laspada
del giudizio secolare viene dal Papaprestata airimperatore.
La spada spirituale e riserbata al Papa medesimo, affin di
giudicare a tempo debito, montato su bianco destriero, e
T imperatore deve tenere la staffa al Papa, perch& la sella
non vacilli. Cio significa che se taluno resiste al Papa, di
sorta che non lo possa ridurre col giudizio ecclesiastico,
F imperatore, come pure gli altri principi secolari ed i giu-
dici, debbono costringervelo colla proscrizione. l
In tal condizione di cose, ognun vede che T esercizio
del diritto di punire i Principi, ribelli a Dio ed alia Chiesa,
riusciva giovevolissimo alia salute dei popoli, serviva mi-
rabilmente a frenare il potere politico, sicch& non dege-
nerasse, come pur troppo era facile, in tirannia, e, se per
la resistenza de' colpevoli produceva talvolta violenti scosse
sociali, queste erano di gran lunga inferiori al male, che
altrimenti ne sarebbe provenuto nell'umano consorzio , e
facilmente si superavano pel pronto concorso degli osse-
quenti alia voce del supremo Pastore. Ma oggidi un tale
stato di cose e interamente cambiato. L'eresia di Lutero
ha rotta 1' unita dell' Etnarchia cristiana. I Governi si sono,
a poco a poco, interamente sottratti dal paterno arbitrate
dei Papi, ed hanno amato meglio di decidere le loro sorti
sui sanguinosi campi di Marte. I Principi, nonche correre
rischio di diventare tiranni, han perduta ogni verace auto-
rita, divenuti, dove piu dove meno, zimbello delle moltitu-
dini ttimultuanti , o di chi giunge come che sia ad attri-
buirsene la rappresentanza. Onde ben disse Papa Pio IX,
nel discorso da noi citato, che ricordare oggidi il diritto
di deporre i sovrani, esercitato un tempo dalla Santa Sede,
e mettere in campo un'idea, alia quale nessuno piu pensa,
e meno di tutti il sommo Pontefice.
1 Tedi Rohrbacher , Storia universak della Chiesa cattolica , libro set-
tantesimo terzo.
CONTRO IL DOMMA DELL* INFALLIBILITA PONTIFICIA 17
Di che novamente si pare T insipienza de'politici, di cui
parliamo ; i quali con quel frivolo loro pretesto mostrano
d'ignorare del tutto le mutate condizioni della societa mo-
derna. Fosse pure in piacer di Dio che il pericolo di depo-
sizione non sovrastasse oggidi ai principi, se non da parte
del Papa! Essi potrebbero dormire tranquillamente i loro
sonni su doppio origliere. Ma 1' anzidetto pericolo sovra-
sta oggigiorno da parte di un'altra forza, ben diversa da
quella di un padre; il quale, se s' induce a punire il figliuolo,
il fa dolorando , e dopo aver inutilmente tentate tutte le
vie della dolcezza e dell 1 amore. Noi abbiam veduto in otto
lustri una dozzina almeno di principi mandati a spasso ;
quanti forse non ne furono deposti dai Papi in otto secoli.
Chi ha sbalzato cotesti principi dai loro troni ? La piazza;
giacche a questa e ora devoluto il diritto di giudicare i
principi e scoronarli. E chi ha reso la piazza si oltracotata
e ribelle? L'idea della sovranita popolare, inalienabile ed
assoluta ; i principii di sfrenata liberty ed indipendenza ,
che a larga mano si son diffusi e si vanno sempre piu dif-
fondendo tra le moltitudini ignare ; la" negazione d' ogni
ordine sociale e d'ogni legittimo dominio, la quale va ogni
di piu impossessandosi della mente e del cuore dei popoli.
Queste ree massime son quelle, che fanno oggimai vacillare
ogni trono; e di queste dovrebbero impensierirsi i nostri po-
litici, se e vero il loro zelo pei proprii Sovrani. Essi invece si
sgomentano dell' infallibilita pontificia ! E non intendono i
male accorti che cotesta infallibilita appunto e nel tempo
presente Tunico scudo, da cui potrebbe venir francheggiata
quella sovranita di cui mostransi si gelosi ! Papa Pio IX nel
numero LXIII del Sillabo ha condannato la seguente propo-
sizione : E lecito negare obbedienza e ribellarsi ai legittimi
Principi: Legitimis principibus obedientiam detrectare, wimo
et rebellare licet. Questa condanna rovescia da capo a fondo
tutte le massime rivoluzionarie, che minacciano al tempo
nostro T autorita de'sovrani. Quanto non giova adunque
alia sicurezza di cotesta autorita, che la voce la quale ha
Serie VW, vol IV, fasc. 511. 2 2! settembre 1871.
18 STOLTA GUERRA DE* POL1T1C1
promulgata una tale condanna sia da tutti riconosciuta
infallibile? Ci pu6 essere arma piu poderosa, per abbattere
Topposto errore, e riformare la societa riformando Tintel-
letto, da cui Foperare umano prende norma e principio?
Vedete dunque se non abbiamo ragione d 1 accusar d' insi-
pienza i politic!, che combattono cotesto domma.
Senonche la costoro insipienza trapassa i confini del
credibile, se si guarda 1'assurdita dello scopo, che si pro-
pongono. Che intendono essi di conseguire in questa lotta?
Che la definizione deli' infallibilita pontificia sia ritrattata ?
Idea piu stolta di questa non potrebbe concepirsi. La for-
mola, esppimente le definizioni solenni della Chiesa , fa
data dagli stessi Apostoli nel loro primo Concilio, tipo e
modello dei susseguenti: Visum est Spirilui Sancto et
Nobis J La sentenza proferita dai Padri e proferita innanzi
dallo Spirito Santo. Essi non fanno che ripeterne in modo
sensibile il contenuto. Acciocche dunque si ritrattasse un
Concilio, converrebbe che si ritrattasse lo Spirito Santo e
confessasse di aver errato. Che vi sembra, o lettori, di questa
ipotesi ? Non sono matti da catena coloro che la credono
effettuabile? Ne varrebbe ricorrere al miserabile sotterfugio
che il Concilio Vaticano non fosse libero; giacchd, lasciando
indietro ogni altra risposta, i Padri stessi del Concilio con-
futarono la sciocca calunnia, dichiarando solennemente in
pubblica adunanza con voti unanimi che la liberta, di cui
godeva il Concilio, era pienissima.
Da questo capo adunque la guerra al domma dell 1 infal-
libilita pontificia, & del tutto vana. L'opposizione avea senso
prima che il domma si definisse ; perche allora ben poteva
distogliere i Padri dal venire a tal atto. Ma venutici essi
una volta , bisogna ad ogni costo piegarvi il capo. Quel-
Tatto e irrevocabile ; bisogna o assentire, o dichiararsi
eretico da se medesimo. II concilio stesso ha fulminate
Tanatema contro chi stoltamente ricalcitra.
E qui non possiamo trattenerci dall' ammirare 1' alta
sapienza di Dio nel disporre soavemente i mezzi, volendo il
1 Acta Apostolorum, c.
CONTRO 1L DOMMA DELI/ 1NFALL1B1L1TA PONT1F1C1A 19
fine. I politici , quando potevano daddovero opporre una
efficace resistenza alia definizione di quel domma, si posero
da loro stessi nell' impossibilita di farlo. Essi dichiararono
di non voler intervenire al Concilio, atteso il principle,
che caldeggiavano , della separazione dello Stato dalla
Chiesa. Se fossero intervenuti, la loro resistenza avrebbe
avuto grandissimo peso nelle deliberazioni de'Padri; e forse
il pensiero di non disgustare Potentati benevoli, e non
rompere il vincolo di amista tra il Sacerdozio e T Impero,
avrebbe indotto il Concilio a rimettere ad altro tempo si
grave affare . Ma avendo i politici assunto il partito di
tenersi in disparte, e non mescolarsi ne punto n&poco delle
faccende conciliari, si diedero della zappa sui piedi da loro
stessi. Essi non poterono, senza manifesta contraddizione,
venire innanzi col loro veto; e furono costretti a una sem-
plice opposizione indiretta, la quale per questo appunto
pote facilmente porsi in non cale. L'iniqua massima della
separazione dello Stato dalla Chiesa, fu in questa circostanza
sommamente giovevole a questo punto di tanta rilevanza
per essa Chiesa, e pel quale sembra cbe Iddio intendesse
precipuamente la Convocazione del Concilio Vaticano. Cosi
Iddio ludit in orfo terrarum e cava il bene dal male.
Posto dunque che la definizione dell' infallibility ponti-
ficia non pu6 tornare piu indietro, T opposizione de'politici
che scopo ha ? Non altro, per fermo , che di affliggere la
Chiesa per puerile vendetta, e suscitarle contro la ribellione
di alcuni de 1 suoi figliuoli o disonesti o superbi. Maprimie-
ramente un tal partito e assai disprezzabile ; giacche la
Chiesa e avvezza a soffrire , e nelle sofFerenze ritempra ed
avvalora le proprie forze. Ogni nuova lotta per lei e princi-
pio d 1 un nuovo trionfo. In secondo luogo cotesta opposi-
zione non ha neppure il merito della novita. Ogni defini-
zione dommatica della Chiesa ha sempre incontrato, prima
e dopo, fieri contrast! , cominciando dal primo Concilio di
Nicea, in cui fu definita la 'divinita del Verbo, e venendo
giu di grado in grado fino alle decisioni del Sinodo Tri-
dentino. Era eglipresumibile, che da questa, diremmo quasi,
20 STOLTA GUERRA DE POL1T1C1 ECC.
legge costante andasse esente il domma dell' infallibilita
pontificia ? Certo che no. Non e dunque meraviglia, se essa
ora viene oppug*nata, ne & da fare gran caso di cotesta op-
pugnazione. Irnperocche, qual e Tesito, a cui si diviene?
Gli oppositori, dopo pochi anni, scendono nel sepolcro, an-
dando a ricevere dal supremo Giudice la condanna della
loro fellonia ; e il domma definite resta immortale e splen-
dido di piu viva luce pel sostenuto confiitto.
Ma quel, che piu monta, si e che i politici colla loro
stolida opposizione, mentre al trar de 1 conti giovano piut-
tosto alia Chiesa , nuocono grandemente alia causa che
vorrebbero tutelare. Imperocche essi accrescono le forze
dei nemici della civil societa, e allontanano da se la parte
cattolica , che e il sostegno precipuo, a cui dovrebbero
appoggiarsi. La guerra antisociale, che oggidi si combatte,
e contro il principio stesso di autorita. Laonde ogni ferita,
che si reca a un tal principio, e un crescer baldanza ne'suoi
avversari, e facilitarne T a&salto. Ora non pu6 farsi ferita
piu grave al principio di autorita, che promuovere la ribel-
lione contro F autorita piu veneranda , che vigorisca nel
mondo , qual e 1' autorita della Cattolica Chiesa, fondamento
e presidio d' ogni altra autorita sulla terra. In questa
guerra poi i combattenti piu animosi e piu validi in difesa
della buona causa, non possono essere se non i cattolici,
pei quali il principio di autorita e base e regola della loro
credenza. Or come potranno i cattolici amare un Governo,
che perseguita la loro madre e li oifende nella parte piu
delicata dell'anima, qual e la coscienza religiosa? Anzi
come non potranno odiare un tal Governo , e invece di
sorreggerlo co'proprii sforzi, desiderare, quanto 5 da loro,
che precipiti ii piu presto possibile ? Ed ecco il bel frutto
che i politici coglieranno dal loro male avvisato contegno:
procurar la rovina di quella stessa autorita civile, da cui
toglievan pretesto a combattere 1' autorita della Chiesa !
Non si coglierebbe dunque nel segno, dicendo che essi ,
sotto manto di amici dei troni, son per contrario dei troni
i piu fieri soppiantatori e nemici.
LE DUE CONTRARIETA DELIA. TEORICA
DELL' UOMO-SGIMIA
La teorica dell' uomo-scimia e ua'abbiettissima merce,
apprestata di la dai monti e di la dai mari; e coloro che le
appianano le alpi e le aprono i porti d' Italia, la raffazzo-
nino pure quanto sanno e quanto possono, noil rii^iranno
mai a non farla riguardare con disprezzo. Per due capi essa
e al soinmo dispregevole , per la sua contrarieta verso la
religione, e per la sua contrarieta verso la scienza. Intanto,
grazie a Dio, e viva fra noi italiani la vera religione, e
non si e estinto per ancora ne 1 nostri intelletti quel buon
senso naturale , onde sappiamo valutare, secondo il merito,
i cosi detti progress! scientific!.
Senonche cotesti nuovi dottori con una singolare im-
prontitudine apertamente confessano la contrarieta religiosa
delloro sistema, e ne menano vanto; e neilo stesso tempo sono
di tanta incoerenza, che confessano non meno apertamente
la contraddizione scientifica. II perche a volere cbe sieno
ascoltati senza esser derisi e scherniti, non basta che essi
non parlino agritaliani, o ad altro popolo incivilito, qual che
esso sia; sarebbe mestieri che non aprisser bocca in mezzo
agli uomini, ma sol nelle foreste abitate dalle scimie.
La parte piu colta del genere umano e quella, che ri-
conosce la divina rivelazione. Essa ammette i libri ispirati,
e quindi annovera nella sua teologia e ne' suoi dommi la
cosmogonia mosaica. I gentili medesimi ebbero Mose in
22 LE DUE CONTRARIETA DELLA TEOIUCA
grandissima stima di sapienza e di dottrina. Eupolemo e
Artapano scrittori gentili affermano, che egli e il Mercurio
trismegisto degli Egiziani. Numenio filosofo anche gentile,
il quale fiori nel secondo secolo, da a Platone il nome di
Mose attico, perocche sostiene che questi trasse dai libri
di Mos5, tutto quello che insegn6 intorno a Dio e iutorno
alia creazione del mondo; e lo stesso egli narra di Pita-
gora ! . Ma noi cristiani, e con noi gli ebrei, piu che 1'e-
minenza della scienza, veneriamo in questo insigne legi-
slatore 1'autorita della divina ispirazione.
La maniera della creazione del mondo fu rivelata da Dio
al primo uomo Adamo; fu raccontata da Adamo ai suoi figli,
e fu da questi tramandata ai figli loro, sino a Mose; il quale
ispirato dallo stesso Dio la pose in iscritto. E quindi 1'istoria
di Mose e tenuta dagli ebrei e da' cristiani, come un rag-
guaglio(fcutentico e fedele della rivelazione primitiva.
Egli determina accuratamente la differenza tra r origins
dei bruti e quella dell' uomo. A produrre quelli Iddio si
rivolse alle acque e alia terra colle voci di comando : Pro
ducant aquae, Producat terra '; venuto poi alia creazione
dell' uomo parla come un artefice, il quale si accinge a far
da se, senza concorso di manovali, un lavoro prediletto:
Faciamus liominem ad imaginem et similitudinem nostram 3 .
L' uomo dunque, cosi Tertulliano commenta queste parole,
non fu creato imperiali verbo, come i bruti, ma familiari
manu * ; cio5 con una speciale e piu amorevole potenza.
Di piu, quando Mos& racconta la produzione degli ani-
mali, ragiona della moltitudine dei generi e della moltitu-
dine delle specie, assegnate da Dio: In species suas, se-
cimdum genus suum 5 ; In genere suo , secundum species
suas \ Per6 quando discorre dell' uomo , non fa menzione
Eusobio; de prseparat. evangel, lib. 9, cap. 3 e 4.
Genesi, 1, 20 e 24.
Genesi, 1, 26.
Contra Marcionem, cap. 4.
Genesi, 1, 2l.
Genesi, 1, 2i.
DELL' UOMO-SCIMIA 23
ne di generi n& di specie ; e cosi ei rappresenta tutta 1' u-
manita come una specie sola o una sola famiglia , distinta
fin dalla origine da tutte le generazioni di bruti.
Finalmente la moltitudine degli animali, divisa nei ge-
neri e nelle specie, fu benedetta da Dio, ne altro udi se
non il cornando di crescere e moltiplicarsi: Orescite et mul-
tiplicamini. T Ma la coppia unica del primo uomo e della
prima donna oltre al comando di crescere e di moltiplicarsi,
ebbe dallo stesso Dio il dominio di tutta la terra e lo scettro
su tutti gli animali : Replete terram, et suliicite earn, et do-
minamini piscibus man's , et volatilibus coeli, et universis
animantibus quae moventur super terram. J E quindi secondo
Mose, gli uomini sono una sola stirpe, tutta derivata da
Adamo ed Eva, e fin da principio essi ottennero la premi-
nenza su tutti gli animali, e la signoria di tutte le cose
della terra.
I cronologi che si attengono alia versione dei settanta,
contano settanta secolipiu qualche anno, dalla creazione del-
T uomo sino a noi. Questa e la durata maggiore che si puo
assegnare; poiche giusta il codice ebraico non sarebbero
trascorsi cbe seimila anni in circa, e giusta il samaritano
tra seimila e settemila.
La cosmogonia di Mose si ne' punti che abbiamo ac-
cennato, come in tutti i rimanenti, lasciando stare 1'auto-
rita della divina rivelazione, ha in suo favore il suffragio
della sana critica. Ed in fatti e dimostrato dagli eruditi
come le cosmogonie de' popoli gentili antichi e moderni
provengono tutte dalla cosmogonia di Mose , o, per dir
meglio, da quella primitiva rivelazione, che Mose consegno
ne' suoi libri alia memoria de'posteri. Oltre a ci6 e dimo-
strato impossibile ed assurdo, che Mose traesse il suo rac-
conto dalle cosmogonie pagane. Dal che si conchiude, che
la cosmogonia mosaica e la sola, la quale sia conforme alia
rivelazione primitiva, e che questa rivelazione .allorche av-
1 Genesi, 1, 22.
2 Genesi, 1, 28.
24 LE DUE CONTRAR1ETA DELLA TEOR1CA
venne la dispersione delle genti, conservossi intera nel po-
polo ebreo; laddove gli altri popoli, clio si diffusero sulla
terra ed abbandonarono 11 culto del vero Dio, la corruppero
chi piu chi meno colle mitologiche invenzioni.
Perb non poterono corromperla a tal segno, da renderla
in tutto difforme dalla narrazione di Mose. Essi ammettono
piu capi consentanei a questa narrazione; e sono quelli ap-
punto che abbiamo riferito di sopra, vale a dire , che gli
uomini hanno dalla natura la superiorita sugli animali, che
tutti discendiamo da una coppia sola, e che questa coppia
venne creata da Dio in una maniera ben diversa da quella,
con cui furono prodotti i bruti : e finalmente gli anni , che
essi enumerano dalla creazione dell'uomo stanno a un di
prcsso tra i limiti teste menzionati. Cotesti capi appar-
tengono alia teologia , cioe alia dottrina religiosa degli
stessi gentili.
Pertanto i materialist], de'quali parliamo, o vanno nella
piu rustica delle nostre parrocchie, o ne'tempii piu meschini
de' protestanti; e nelle piu abbiette sinagoghe, o anche tra
i selvaggi piu vicini alia barbarie; dovunque essi annun-
ziano la loro teorica, saranno riguardati come rei di lesa re-
ligione.
Veggasi ora con qual fronte essi confessano questa con-
trarieta religiosa. Al qual effetto basti udire il solo Luigi
Biichner, ai cui libri il paziente traduttore Luigi Stefanoni
s 1 industria di dare spaccio in Italia. Chi contro la scienza
moderna, egli dice, oggidi pretende di sostenere VAdamo
W)lico , e tutta 1'ipotesi ebraicocristiana della creazione,
deve imitare i signori teologi, i quali ne possono ne vogliono
lasciarsi convincere con gli argomenti della scienza. Non
corre domenica senza che migliaia di predicatori, i quali
non vogliono preoccuparsi di cio che la scienza giornalmente
scopre e insegna, ripetano dal pergamo i lor puerili rac-
conti sul paradiso, la caduta e la creazione del mondo: ne
mancano ad essi i migliaia di uditori, i quali con loro ri-
petono il soli to Amen. Che fanno intanto gli uornini della
DELL' UOMO-SCIMIA 25
scienza? sorridendo di -quei miti giudaici, essi passano in-
different! in mezzo a quella folia, che sembra stregata. '
Delia unita poi della specie umana dice che: alia scienza
e affatto indifferente che sia o non sia applicato all' uomo
T antico ed equivoco concetto della specie, con tutte le
alterazioni che quest' idea ha subite; e che una discussione
di tal natura pu5 esser creduta essenziale soltanto dai
teologi, i quali, contro il senso comune , sogliono ancora
fondare sui favolosi racconti della Bibbia 1'unita specifica
del genere umano \
Finalmente intorno all' antichita dell' uomo parla in
questa guisa: 1' esistenza preistorica dell' uomo, ignota
fino ad oggi, fu uno dei inotivi, che impedirono il giusto
apprezzamento del posto, che 1' uomo occupa nella natura.
Ed in vero, se colla tradizione biblica finora imperante si
ammette che 1' uomo cinque o sei mila anni fa, fu creato
e messo al mondo da una forza creatrice onnipotente, e per
necessaria illazione, che egli gia sin d' allora era nei suoi
caratteri essenziali qual e oggidi, se anche non era pfu
perfetto ; allora & naturale che nessuna traccia possa per
la via delle normali leggi di natura congiungere T uomo
col restante del mondo, ne fare il posto ad una opinione
diversa dall 1 antica. Allora bisogna restar coerenti al criterio
di certi nostrali autori di Almanacchi popolari per la citta
e la ainpagna, i quali ad ogni nuovo anno, sulla loro
coperta di carta grigia, indicano la ereazione del mondo
come se foss,e avvenuta qualche migliaia d' anni prima della
nascita di Cristo ( 5817 anni, dice Calvisius; 5628 anni se-
condo 1'Almanacco delle Campagne per la Hesse, edizione
del 1868), e subito dopo la fanno seguire dalla ereazione
dell'uomo. Questa opinione dell' Almanaco popolare, che
e appunto il contrario delle opinione scientifica, fu anni-
chilata dalle scoperte relative all' antichita della nostra
1 L'uomo considerate secondo i risultati de!Ia scienza, Parte prima.
2 Opera cit., Parte seconda.
26 LE DUE CONTRARIETA DELLA TEORICA
specie, le quali con ogni evidenza hanno dimostrato, che
1' uomo, pur essendo 11 culmine e il ramo piu giovane del-
Falbero organico, conta tuttavia tanti secoli di esistenza,
in confronto de 1 quali le migliaia d' anni della storia e della
tradizione non rappresentano che un momento l . Cosi egli,
e come lui cosi parlano gli altri.
Or della contrarieta scientifica. Le seimie, che da questi
moderni naturalisti si dicono parenti dell' uomo, apparten-
gono ai tre generi delle scimie antropomorfe, e sono il
chimpanze, il gorilla e T orang-outang. Tutte e tre sono
prive di coda e hanno la faccia senza peli; ma la loro
bestialita si ravvisa al corpo raggricchiato , alle hraccia
piu corte delle gambe, al muso allungato e alia mancanza
di fronte. La salvatichezza poi, e la feroce stupidita, colla
giunta di una forza prodigiosa e del potere stringere con
tutte e quattro le mani come con quattro tanaglie, li rende
animali terribili.
II chimpanze, che e il troglodite di Linneo, ha Taltezza
media di l m , 50. Allorche si sforza di tenersi dritto, le
braccia toccano le ginocchia. Vive nelle vaste foreste del-
F Africa, e sulle coste della Guinea. I suoi costumi sono
finora ignoti, perche solo si son potuti studiare ne 1 serragli
su qualche individuo giovane, il quale per soprappiu non
s' e conservato vivo lungo tempo. Dalla ferocita di questi
si e argomentata quella maggiore degli adulti.
II nome di gorilla fu dato da Annone generale cartagi-
nese ad alcune grandi scimie, ch'ei scoperse, Tanno 500
avanti Cristo, sulle coste occidentali dell' Africa. Riusci ad
ucciderne tre, e le pelli portate a Cartagine e inchiodate
nel tempio di Giunone rimasero ivi fino al giorno, in cui i
Romani distrussero quella citta. ft cosa impossible definire,
se quei gorilli di Annone erano del genere chimpanze, o di
quello, che oggi si appella collo stesso nome di gorilla.
Questo gorilla moderno fu ritrovato la prima volta da Sa-
vage missionario americano sulla costadel Congo nel 1847.
II dottor Franquet chirurgo della marina francese nel 1852
1 Opera cit., Parte prima.
DELL' UOMO-SCIMIA 27
ne don6 uno imbalsamato al Museo di storia naturale di
Parigi. fi un maschio adulto. Al primo vederlo ti si eccita
un sense invol Ontario di terrore e di ribrezzo, per la sem-
bianza umana come gittata in cosi orride e robuste membra,
le quali ad un tempo dimostrano la violenta e feroce indole
della belva. E alto l m , 67, e per6 quasi s'agguaglia all'uomo
la cui altezza media e di l m , 66 ; ma e piii voluminoso e
massiccio. Le braccia poi stese orizzontalmente si misurano
con 2 m , 18; laddove quelle deiruomo non si distendono
a piii di l m , 80. A tanta lunghezza de'membri toracici, non
risponde quella degli addominali , giacche dal tallone al
gran trocantere si contano soltanto O m , 74. Tornando alia
sua ferocia, il nominato Savage, accerta che e somma ,
onde avviene che questa scimia prende costantemente
Toffensiva, n& fugge mai al cospetto dell'uomo, come
fa il chimpanze. Se primo ad essere incontrato e il maschio,
gitta un urlo orribile, che rintrona da lontano tutta la
foresta. Le femmine e i giovani tosto spariscono, ed il
gorilla si avanza furibondo alia volta del nemico, ripetendo
con rapidita i terribili gridi. II cacciatore lo aspetta cd
fucile alia guancia, e se non e sicuro del colpo, lascia che
si accosti, che afferri la canna e se la porti, secondo che
ha costume, alia bocca. In questo momento fa fuoco, e se
il colpo non riesce, la canna e stritolata fra i denti della
fiera , e lo scontro riesce fatale al misero cacciatore .
Riccardo Owen aggiunge, che gl' indigeni del Gabon, cioe
della costa della Guinea superiore, temono questo gigante
de' quadrumani piii del leone . Coi lunghi canini e colle
forti mascelle fa piaghe pericolosissime e spesso mortali.
Ma il maggior nerbo ha nelle mani, con una stretta delle
quali strangola il nemico.
L' orang-outang e la simia satyrus di Linneo, e vive
nelle piii solitarie ed impenetrabili foreste di Borneo e di
Sumatra. II pochissimo , che si sa de 1 suoi costumi , si e
studiato, come teste abbiamo detto del chimpanze , su al-
cuni giovani individui, chiusi nelle gabbie e morti prima
dell' eta adulta. Tutto induce a credere, che di questa eta
28 LE DUE CONTRAR1ETA DELLA TEORICA
dev'essere al sommo brutale. L 1 altezza e di l m , 50; pero
Clark Abel ne descrive uno di l m , 95, e se ne cita tin altro
di 2 m , 40. Piu del chimpanze e del gorilla esso si discosta
dalP uomo per la brevita delle membra addominali e per la
lunghezza smisurata delle toraciche, le quali oltrepassano
le ginocchia, e toccano la terra quando si prova a tenersi
dritto.
Le braccia e le gambe di queste scimie finiscono in
mani; ed in generaie tutti gli animali forniti di quattro
membri o gli hanno tutti e quattro terminati con mani, o
tutti e quattro terminati con piedi, o finalmente apparten-
gono alia famiglia de'piedimani, le cui braccia si terminano
con piedi e le gambe con mani. Tal che- se Tuomo non e
il solo animale bimano e bipede, e pero il solo bimano nei
membri del torace, e bipede in quelli della pelvi. La mano
poi delle scimie medesime, benche sia la meglio conformata
tra quel\e degli altri bruti, pur nondimeno e ben lontana
dalla perfezione che s'ammira nella mano dell'uomo. Questa
e lo strumento per eccellenza, e ci vale a costruire tutti
fldi altri strumenti. Quella e fatta soltanto per sostenere e
per afferrare ; il pollice e brevissimo e coll 1 apice si lontano
dagli apici delle alt. re dita, che, non puo fare se non un
piccolo e stentato movimento di opposizione, o, come alcuni
vogliono, non puo fame niuno; le altre quattro dita non
hanno verun movimento separate e indipendente. Non cosi
delle nostre : ognuna si muove da se ; a tutte e a tutte le
facee di ciascuna noi opponiamo il pollice, secondo che ce
ne viene talento.
Si e per qualche tempo dato a credere che il chimpanze,
il gorilla e T orang-outang camminassero dritti , come
Tuomo. Tutte fole e romanzi. Essi camminando sul suolo
s'appoggiano sempre sulle quattro mani, ed in cio stesso
si mostrano imbarazzati ; perche sono fatti invece per
arrampicarsi e saltare su per gli alberi. Quindi i membri
toracici, siccome abbiamo avvertito, di molto piu lunghi
de' membri addominali, e gli uni e gli altri terminati in
DELL' UOMO-SCIMU 29
mani, simili a rampini. Non hanno voluininoso e largo cer-
vello; tanto peso no imbarazzerebbe peggio la locomozione.
Vi e di piu. La provvida natura ha sospeso il loro cranio
per mezzo d'un legamento cervicale, senza il quale la testa,
stando curvo il tronco , si piegherebbe incessantemente
verso la terra. Questo legamento non si trova nelFuomo,
Noi non siamo fatti per andar carpone. II capo senza
sostegno cadrebbe, e il sangue s 1 accumulerebbe nel cer-
vello. La lunghezza e la forza delle braccia non risponde
alia lunghezza e alia forza delle gambe. II petto e si largo
ed e tale la situazione delle omoplate, che la parte alta del
busto malagevolmente si appoggia sulle mani. II muscolo
gran dentato, che nelle scimie, di cui parliamo, e in tutti
gli altri quadrumani e quadrupedi, e come una cinghia la
quale tiene sospeso il torace, non e in noi di pari vigoria.
II piede che sta comodamente piatto sul suolo , sarebbe
sforzato a tener su il tallone ; e per T altezza delle cosce
il bacino si troverebbe piu alto del collo. Finalmente il
cuore ha una curvatura diversa da quello de' bruti; il per-
che la circolazioue del sangue siccome non fassi libera-
mente in questi, se non quando stanno curvi, cosi non si
fa liberamente in noi, se non quando stiamo dritti.
La dritta postura del corpo umano non e la sola dif-
ferenza, ond' esso trascende i corpi degli altri animali, ma
fra tutte le altre differenze e quella, a cui meglio s' appa-
lesa la nobilta dello spirito che lo informa; perciocche ella
e come un vestigio della immagine e somiglianza di Dio,
impressa nello spirito medesimo. L'uomo, dice san Tom-
maso, non e fatto ad immagine di Dio secondo la figura
del corpo, pur nondimeno poiche il corpo umano e il solo
tra i corpi degli animali terrestri, che non si prostra sul
ventre, ma sta diritto e puo contemplare il cielo, con buona
ragione sembra conformato alia somiglianza ed alia imma-
gine di Dio, piu che non i corpi de' bruti. II che pero non
si dee intendere come se la immagine di Dio sia impressa
nel nostro corpo, ma nel senso che la figura del corpo rap-
30 LE DUE CONTRARIETA DELLA TEGRICA
presenta come un vestigio 1' immagine di Dio, che e nel-
A tutto questo non lasciarono di por mente i naturalist!,
finche restb in loro qualche barlume di sana filosofia. Nel-
1' ordinare che faceano le creature terrestri in varii gruppi,
essi sempre riguardarono Fuomo come una creatura a parte.
Cosi Carlo Bonnet, unode'piu illustri naturalisti che fiorirono
verso la meta del secolo decimottavo, dicea che gli esseri
terrestri si distribuiscono naturalmente da loro medesimi in
quattro classi generali : la prima degli esseri bruti o privi
di organi; la seconda degli esseri organizzati e inanimati;
la terza degli esseri organizzati ed animati; F ultima degli
esseri organizzati, animati e ragionevoli, e collocava in
questa F uomo solo. I naturalisti che vennero appresso tro-
varono I 1 aria infetta dal materialismo , e non si seppero
guardare dal respirarla. Linneo e Buffon accomunarono
T uomo e i bruti in uno stesso gruppo , che chiamarono
regno, per6 a capo di questo regno posero Tuomo. Blu-
mefhbach ritenne T unita del regno medesimo, ma distinse
in esso Tordine particolare dei bimani, ed assegn6 Tuomo
solo a quest' ordine. Cuvier conserve la distinzione e la
denominazionedelBlumenbach,e diede all'ordine de'bimani,
cio& air uomo, il primo luogo nella classe de' mammiferi.
Appena la filosofia comincift a rilevarsi dal materia-
lismo, in che era caduta, cominciarono i naturalisti a far
ritorno ai concetti antichi. Nel 1816 il marchese de Bar-
bangois propose recisamente per 1' uomo un solo regno,
che nomin6 morale. Questo regno venne riconosciuto, e si
chiam6 fin dall'anno 1824 regno umano. Oggi collo stesso
nome e ammesso senza niuna esitazione dai maestri della
scienza, tra' quali si contano GeofFroy-Saint-Hilaire , de
1 Quamvis imago Dei in faomine non accipiatur secundum figuram cor-
poream ; tamen quia corpus hominis solum inter terrenorum animalium cor-
pora non pronum in alvum prostratum est, sed tale est, ut ad contemplandurn
coolum sit aptius, magis hoc ad imaginem et similitudinem Dei, quam cetera
corpora animalium, factum jure videri potest, ut Augustinus dicit, in lib. 83.
QQ- q. 51. Quod tamen non est sic intelligendum, quasi in corpore hominis
sit imago Dei ; sed quia ipsa figura humani corporis repraesentat imaginem
Dei in anima per modum vestigii. 4' par., q. 93., art. 6, ad 3".
DELL* UOMO-SCIMIA 31
Quatrefages e Focillon, tutti e tre sommi naturalist! del
nostro tempo. Ecco le parole del primo nominate: In
tma sfera piii elevata, egli dice, si ritrovano le norme delle
grandi division! della natura, o, come oggi le chiamiamo,
degl'imperi e de'regni. Siccome per le facolta sue proprie
1' animale differisce essenzialmente dal vegetale, e s' in-
nalza sino a costituire un regno distinto ; cosi ancora per
le sue facolta, incomparabilmente ancora piu alte, per le
sue facolta intellettive e morali, aggiunte alle facolta di
sentire e di muoversi, T uomo si separa alia sua volta dal
regno animale , e costituisce la divisione suprema della
natura, il regno umano.
Egli & evidente, che a questi nobili sforzi, co'quali la
vera scienza rivendica i suoi dritti, fanno contrasto gli
odierni materialisti. Non solamente essi confinano T uomo
al regno de' bruti, ma neppure fan per lui le distinzioni
accennate, che fecero i naturalisti, i quali fiorirono sulla
fine del secolo passato e sul principio del presente. Pre-
tendono che Tuomo e stretto colle tre scimie, menzionate
di sopra, coi vincoli di una vera parentela.
Ma vi e un' altra contrarieta scientifica, su cui ci piace
d' insistere di vantaggio. Essa e la contrarieta verso quella
speciale maniera di scienza, che si professa da costoro con
tanta iattanza. Apri i loro libri, e troverai ripetute sino alia
noia queste frasi ed altre somiglianti: Non piu filosofia
speculativa. La vera filosofia e I'empirismo. La vera
scienza non dee avere altro fondamento ehe 1' esperienza.
Ogni vera teorica e simile ad un muro laterizio, perche
siccome questo s' innalza sovrapponendo un mattone ben
cotto ad un altro, cosi quella non dee venire a niuna con-
clusione, se non procedendo per via di fatti, tutti bene
avverati e certi. Niuna verita dee tenersi per scientifi-
camente dimostrata, se non con questi argomenti di fatti.
Dalla vita e dalla natura scaturiscono le abbondanti
sorgenti del vero sapere. A queste fonti dee. attingere
il naturalista le sue ispirazioni.
3*> LE DUE CONTRARIETA DELLA TEOIUCA
Or quegli stessi che parlano cosi, di niun'altra teorica
menano tal vanto, come di questa deH'uomo-scimia. Ecco
alcuni esempi. II problema, dice Huxley, intorno allanostra
origine e stato fino ad oggi ravvolto in una oscurita pro-
fonda, ma la moderna scienza lo ha per la prima volta piu
meno rischiarato. Chi mai avrebbe osato non che predire
ma sospettare, che il progresso del sapere e le induzioni
della scienza avrehhero riflessa si splendida luce sopra
questo mistero de'rnisteri? '. lo non dubito, dice Schaaf-
hausen, che questa nostra scoperta non sara considerata
un giorno, come la piu grande, che alFuomo e stato con-
ceduto di ottenere" 2 . Questa conoscenza, aggiunge Hachel,
dell' origine animale delF uomo presto o tardi trascinera
seco una rivoluzione totale in tutte le umane idee, che ri-
guardano Tuniverso 3 .
Frattanto odili ragionare sulla teorica medesima, e
vedrai al primo tratto, che, ostinati a sostenerla, rinnegano
que' vantati principii della loro scienza, e li rinnegano non
solo accorgendosi ma altresi confessando di rinnegarli:
talche siccome nella contrarieta religiosa, cosi anche in
questa contrarieta scientrfica sono rei confess!. Mentre tu
aspetti che ti rechino le osservazioni e le esperienze, ti
raccontano invece le immaginazioni e, diciamolo tutti, i
sogni del loro cervello; e mentre tu domandi i fatti, ti
offrono inveee congetture ed ipotesi, e cio che e piu, con-
getture ed ipotesi, le quali si oppongono alle leggi e quindi
ai fatti piu accertati della natura. lo mi figuro, dice de
Maillet, che il pesce si cangi in uccello, come il verme in
farfalla. Non e focse possibile, domanda Lamarck, che il
desiderio e la volonta spingano verso un punto determinate
1 fluidi sottili di un corpo vivente, e quivi accumulino
i materiali opportuni per far naseere un nuovo organo ? lo
son convinto, dice Darwin, che le difficolta, le quali si fanno
contro la nostra teorica, hanno poca forza, e possono es-
Considerazioni intorno alia posizione dell' uomo nella natura.
Discorso sulla connessionc de' fenomeni natural! e de'fenomeni vitaii.
3 Storia della creazione.
DELL' UOMO-SCIMIA 33
sere sciolte. Di questo genere sono i loro argomenti; ed 5
chiaro che la scienza, massime se e ristretta al senso in
clie essi la prendono, non ne resta contenta. Argomenti
veri ella richiede, e poco a lei importa che tu faccia pa-
lese quello che tu fimmagini, essa domanda inesorabil-
mente non gia che tu parli de'tuoi convincimenti, ma che
convinca altrui.
Ecco ora una confessione esplicita. II terreno sul quale
camminiamo, dice Buchner, e tanto meno sicuro, e tanto
piu pericoloso , quanto piu spesso dobbiamo ricorrere a
congetture e a supposizioni fatte per analogia, in mancanza
di document! immediati, e quanto piu T immaginazione dee
soccorrere la ragione ! . La scienza non pub progredire
solamente coiresperienza e coll' osservazione, essa ha an-
che bisogno delle presunzioni e delle ipotesi, anzi queste
sono le cooperatrici piu ardite del progresso scientifico 2 .
Per6 da altre esplicite confessioni si raccoglie, che le
ipotesi non sono state le piu ardite cooperatrici, come co-
,stui afferma, ma piuttosto le uniche e sole operatrici di
questo progresso scientifico. E per fermo fino a pochi anni
addietro han preteso di farci discendere direttamente dalle
tre scimie descritte di sopra, dal chimpanze, dal gorilla e dal-
T orang-outang. Adesso tutti si accordano a confutare que-
sta opinione, e la confutano, perche, come dicono essi stessi,
era ipotetica al tutto, non fondata sopra niun fatto, non
con-fortata da niuna esperienza. Anzi il nominato Buchner
la reputa cosi assurda, da affermare, che, per quanto egli
sa, niuno mai ha seriamente sostenuto, che 1'uomo discenda
da alcuna delle scimie antropoidi contemporanee 5 . Ma, lo
sappia o non-lo sappia egli, non solo la possibilita ma la
realta di questa discendenza e stata seriamente sostenuta,
come teste dicevamo, fino a questi ultimi anni; e, se non ci
fossero di ci6 le prove dirette, basterebbe quella, anche
teste accennata, vale a dire, che oggi tutt' i materialist*,
1 L' uorno secondo i risultati della scienza, Parte prima.
2 Opera cit. Parte seconda. 3 Ivi.
Serie VIII. vol. IV, fasc. 511. S 25 settembre 1871.
34 LE DUE CONTRAR1ETA DELLA TEOIUCA
e piu di tutti il Canestrini \ confutano seriamente una
tale stranezza.
Lasciata da banda quella prima opinione, seguono que-
st 1 altra, che Tantenato dell' uomo non e veruna di quelle
tre scimie, ne verun quadrumano ibrido procreate da esse,
ma bensi un animale, il quale diede origine distinta alia
famiglia umana e a tutte le famiglie de' quadrumani. E per6
a quelle tre scimie antropomorfe danno il nome di prossimi
parenti e cugini dell' uomo. II Canestrini si attribuisce la
gloria di tale scoperta. Nel 1866, egli dice, io sostenni
pel primo, che T uomo non discenda dai quadrumani, ma
da uno stipite comune con questi \
Mutando opinione, pensavano di evitare le ipotesi. Va-
nissima speranza ! II numero delle ipotesi & dovuto cre-
scere, per tale cambiamento, a tal segno, che lo Stefanoni,
traduttore paziente, come sopra abbiamo detto, delle opere
del Blichner, finalmente perde la pazienza ed esce in questa
sentenza : Signori miei , alle ipotesi soprattutto vuol
esser applicato Tantico adagio : Ogni soverchio rompe il
coperchio 8 .
Ci6, signer Stefanoni, e predicare nel deserto. La neces-
sita estrema e quella, che costringe a tanto cotesti dottori.
Ascoltate il Canestrini: L'antropologia, egli dice, e ancor
troppo giovane, perche ci possa recare sufficient! materiali
per una perfetta soluzione dell'arduo problema della di-
scendenza delF uomo. Bisogna per ora contentarsi delle
ipotesi, la cui discussione condurra certamente tosto o
tardi alia conquista della verita... Intanto a chi domanda,
se il primate originario delFuomo e delle scimie sia stato
trovato almeno allo stato fossile, bisogna per ora rispondere
negativamente. Ne ci6 ci reehera sorpresa, se teniamo conto
della imperfezione delle memorie geologiche 4 . Ascoltate
Giorgio Pouchet: Noi non possiamo oggi, cosi egli dice,
1 Origine dell' uomo, seconda edizione, cap. IX.
8 Luogo cit.
3 Biichner, Puomo secondo i risultati della scienza, Parte seconda, pag. 83,
nota del traduttore.
* Opera cit. pag. 140, e 142.
DELL' UOMO-SCIMIA 35
ne anche indovinare la natura e 11 numero delle specie, le
quali mettevano capo a quel vertebrate primordiale, che
noi teniamo come lo stipite dell'uomo. Forse non le indovine-
remo giammai. La geologia e una grandiosa iscrizione, ma
alterata per sempre T . E poi non siete voi,.che avete tra-
dotto quel passo del Btichner, ove egli dice che il nostro
antenato, cioe , com 1 egli lo chiama Tuomo-scimia o la
scimia-uomo, e finora sconosciuto; che verra giorno in cui
si trovera; e che si trovera nei tropici, vera patria delle
grandi scimie antropoidi viventi, o esplorando le grandi
formazioni terziarie dell'Asia meridionale, ovvero scavando
r Africa, ovvero rovistando nelle isole dell'Arcipelago ma-
lese; e che, se mai non si trovera nulla, converra rasse-
gnarsi al destino, e considerare la straordinaria imperfezione
degF indizi geologici, e le lacnne che lasciano nella scienza
le terre sommerse 2 ?
Tutti parlano ad un modo. Presentano dapprima quel-
Tantenato comune, e ne discorrono come se fosse stato un
loro intimo. Poi lo piantano, dicono che e un incognito,
confessano che non vi sono ne anche i documenti a pro-
vare che sia mai esistito . Di questo brutto tiro di fare
sparire i documenti incolpano la geologia. Contuttoci6 piii
imcaponiti a favore di quel vecchio ceffo, voltano le spalle
ai principii della stessa loro scienza, ed afferrano dispera-
tamente tutte le ipotesi che vengono nelle loro mani. Tal
e il tenore e la somma della teorica di questi recenti mate-
rialisti.
Vero e che essi mettono tutte queste ipotesi sotto la
protezione della teorica del Darwin ; e ci6 facevano altresi
quegli altri, i quali difendevano la discendenza diretta del-
Tuomo dalle scimie. Or che e finalmente la teorica del
Darwin ? Una grande ipotesi, e, se vuoi, un ammasso di
ipotesi. Ma di ci6, piacendo a Dio, discorreremo negli altri
quaderni, mentre qui ci manca lo spazio.
1 Pluralita delle razze umane.
2 L' uomo considerate secondo i risultati della scienza , Parte seconda ,
pag, 72 e 73.
SGUOLE CLERIGALI
E
SCUOLE LIBERAL!
La verita ha certe sue special! attrattive, per le quali,
anche solo dimostrandosi agl' intelletti , senza T aiuto di
lunghi discorsi e di ornati artifiziosi , vi s 1 insinua da se
stessa, e li guadagna irresistibilmente al suo seguito. Per
contrario Terrore, tanto solo che sia rappresentato nella
sua realta, spoglio di quelle apparenze lusinghiere che gli
vengono apprestate dai sofismi del discorso e dai lenocinii
dello stile, non pu6 ispirare in un animo, che non sia cor-
rotto, altro che odio di se e proposito di tenerlo lontano. Per
queste due opposte ragioni ci e sembrato di grandissimo
effetto un breve opuscolo nel quale il chiarissimo avvocato
Polestina ha condensato il succo e la sostanza delle due
scuole, contrarie quanto altre mai fra loro, vogliamo dire
della cattolica e della liberale T . In un capitolo egli trat-
teggia con tocchi brevissimi, ma precisi, i capi principal!
dell 1 insegnamento cattolico per ci6 che riguarda i principii
e le pratiche principali della civile e politica convivenza ;
ed in un altro, che immediatamente lo segue, fa il mede-
simo a rispetto dell 1 insegnamento liberale.
Le sue proposizioni sono altrettante formole, che ritrag-
gono fedelmente le dbttrine dell'uno e delFaltro insegna-
1 Scuole clerical! e scuole liberaii: opuscolo dell' aw. T. Polestina, pre-
sidente dell'Accademia della gioventu cattolica napoletana. Napoli, tipografia
di Stanislao de Leila, strada S. Giovanni Maggiore Pignatelli 34, 1870. In
8 di pagine 22.
SCUOLE CLERICALI E SCUOLE LIBERALI 37
mento , chiare cosi , che non e uopo di comenti per in-
tenderle alia prima lettura. Nella quale contrapposizione
quanto le une appariscono al tutto conform! alia semplice
ragione naturale, necessarie alia consistenza dell'umana
societa, ed al benessere si delle moltitudini come delle per-
sone individue, altrettanto le altre si dimostrano difformi
alia ragione, dissolutrici della societa, distruttive di ogni
bene morale, e ripugnanti alia vera felicita, anche tempo-
rale, de' popoli.
Di questi stessi soggetti , o almeno de' principali fra
essi, ci siamo noi frequentemente occupati nel nostro pe-
riodico, deducendo quelle medesime illazioni, che il cliiaro
autore appresenta nella sua stringatissima antitesi come
verita per se note, da lunghi ragionamenti. A cio c 1 indu-
ceva la natura stessa del nostro periodico, nel quale, per
quanto ci e concesso, procuriamo di trattare le quistioni
in tutta la loro ampiezza, e piu la condizione de'nostri av-
versarii , con cui altro non si pub che sopraffarli colla
evidenza della ragione . Cotesta circostanza pertanto ci
persuade a riprodurre testualmente i due sopraccennati
capitoli del ch. Polestina, le cui proposizioni si raggua-
gliano logicamente, come altrettante conseguenze , cogli
argomenti da noi trattati si spesso, e che dov'anche avesser
mestieri di maggior luce , potrebbero averla da quelle
nostre piu ampie trattazioni. Per questo modo ci pare, che
Feffetto del contrapposto , cosi ben condotto dal dotto
scrittore, debba riuscire anche piu pieno nell' animo de' no-
stri lettori.
SCUOLE GLERIGALI
1.
Che cosa s' insegna nelle scuole clerical! ?
II clericalismo, nelle sue scuole, insegna avanti a tutto i dieci
Comandamenti di Dio, secondo 1' interpretazione della Chiesa Catto-
lica ; non adulterandone il senso, come pretendono i nemici di esso.
38 SCUOLE CLERICAL!
II clericalismo inculcando il primo precetto del Decalogo, niega la
libertd di coscienza e la libertd de'cullicome vanno intese oggidi;
condanna la stolta indipendenza della creatura dal Creatore , e san-
tifica la potesta del padre e del principe, professando che questa e
quella non sono che un raggio riflesso dell'autorita assoluta di Dio
e condanna cosi ogni ribellione ed ogni sovvertimento.
II clericalismo grida non ammazzare; egli non ha simpatie pel
regicidio ; condanna questa funesta rivivisceuza pagana, e delle lucide
ciarpe di Sparta , ricantate ed incielate impudentemente oggidi ,
tiene quel conto che si meritano, severamente condannandole e bia-
simandole.
II clericalismo guarda con ogni studio che 1'anima della gio-
ventu non si macchi; insegna che il vizio piu obbrobrioso e la libi-
dine; ed ha la gran pretensione d'educare giovani su lo stampo del
Kostka e del Gonzaga, incarnazioni angeliche sopra la terra ed esempli
luminosissimi di virtu. II clericalismo quindi usa una diligenza che
sa dello scrupolo, nella scelta de'classici, purgandone le lordure,
onde cosi di sovente sono imbrattati. Per la leccatura di una frase,
per la forbitezza dello stile di uno scrittore non sagrifica giammai
il candore di un'anima vergine; non si mostra punto tenero de'lezzi,
e delle sdolcinature anacreontiche, abborre dalle lussurie greche; le
contaminazioni della Suburra , che sono il compendio della guasta
civilta di Roma, sbandisce senza misericordia.
II clericalismo ha metodi d'insegnamentopianie chiarissimi; non
ama i raggiri e leambagi della parola; non abbindola il pensiero in
forme arruffate; ne si pasce di nebulismo e d'oscurita: parla come
pensa e pensa come parla.
II clericalismo ha una filosofia, che ripone i suoi criterii su-
premi nella rivelazione e nel senso comune: non disarmonizza le
facolta dell' uomo, ma 1'avvia senza vano splendore di forme e senza
vani apparati di eloquio al conseguimento del Vero e del Bene. II
clericalismo non si lascia prendere dalla vanita di fondare novelli
sistemi; ma il suo pensiero modella e ricalca piuttosto sopra il pen-
siero de' Padri e de' Dottori della Chiesa. Quindi e senza pretensioni ;
non ha il rovello di storpiare i sistemi altrui e di svisare la fisonomia
degli altri per formare la sua, che ha serena e bellissima.
II clericalismo insegna, che 1* origine de'dritti e divina , vuole
rispettarli tutti e senza restrizioni subdole, che sono la giustificazione
d' ogni capriccio e d'ogni passione. Sul dritto di proprieta ha pensamenti
profondi e coscienziosi tanto che (per chi non e clericals ma semplice
conservatore) sentono dello scrupolo , e condanna severe ed inesora-
bilmente ogni sistema, che niega od intacca cotesto sacro dritto. II
E SCUOLE L1BERALI 39
comunismo ed il socialismo sono per le scuole clerical! due mostri,
cui bisogna assolutamente e presto troncare la testa maledetta.
II clericalismo , nel diritto divino, getta le basi d' ogni potere
sociale o pubblico, che vuolsi dire; per esso tutti i diritti della sovra-
nita sono rispettabili; e distinguendb accurataraente la forza dal dritto,
combatte quella se disordinata e selvaggia , ma questo rispetta ed
insegna a rispettare sempre. Egli abborre quindi le stolte e malvage
teorie de'/foi compiuti, le teorie che permettono attaccare il piccolo
perche impotente a difendersi , e rispettare il grande perchS forte
d'armi e di poderose schiere. Questa teoria funesta, che consacra il
furto e anatemizzata dal clericalismo!
II clericalismo insegna a rispettare i sovrani, ma non ad adu-
larli ed idolatrarli; professa che sopra il Cesare terreno v'e Dio, la
cui suprema potesta vede quaggiu incarnata nella Chiesa: pone quindi
la potesta di questa su quello; unico freno e valido ai traviamenti
ed all' intemperanze del potere secolare.
II clericalismo abbomina le congiure e le cospirazioni ; vieta che
si versi sangue; e sopra la forza bruta del pugnale e del piombo
pone il principio provvidenziale; insegna la rassegnazione a chi soffre
e risparmia cosi maggiori dolori e maggiori sventure.
II clericalismo pone 1'amore santificato dal Cristo e la fede come
base de'consorzii; e se a' sudditi raccomanda 1'ubbidienza alia po-
testa, a questa ricorda grandi doveri ed anzi glieli crea. II clerica-
lismo inalbera la Croce, al pie della quale esso affratella i sudditi
e i re, ed ove ritemperansi e questi e quelli , evitando lotte e di-
scordie, che esulcerano le piaghe e non le guariscono. II clericalismo
quindi pone la guarentigia de'dritti in altra cosa assai piu forte e
sicura che non le istituzioni umane, le quali la corruzione e la mala
fede rendono sovente frustranee ed inutili.
II clericalismo guarda con disdegno quelle calamita sociali, che
si chiamano guerre; esso insegna che la guerra e punizione e castigo,
e non ammette queste carneficine di battezzati e questi eccidii funesti
che per gravissime circostanze. Per la rivendicazione del dritto, per
affermare la giustizia avanti 1'ingiustizia prevalente, per la legittima
difesa e per la repressione del male permette solo che si tolga il ferro
dalla guaina e si combatta; ogni altra guerra che 1'ambizione e 1'ira
cagiona esso biasima e maledice.
II clericalismo stigmatizza la falsa dottrina, che proclama la se-
parazione della Chiesa dallo Slato : pensa ch' essa e stolta e scel-
lerata e riprova 1' indifferentismo religioso, che la partorisce e fomenta.
II clericalismo pensa che lo Stato e fatto per la Chiesa, riguardando
quello il fine temporaneo dell'uomo, questa 1' ultimo e il supremo:
40 SCUOLE CLEI11CALI
e se uno e il line ultimo dell'uomo, come mai pud uscirne questa
assurda e crudele scissione?
II clericalismo insegna piuttosto, nelle sue scuole, la dfstinzione
de'poteri, cosi lucidamente definita da Cristo quando disse reddite
quae sunt Caesaris Caesari, quae sunt Dei Deo; distinzione che
fu madre feconda di progresso e di civilta. II clericalismo con questa
dottrina vieta che la coscienza sia violata dalla forza e dalla pre-
potenza , ed infrena gli ardiri del Cesarismo e le infami tendenze
della Slato-latria, avanti a'quali esso non piega giammaiil ginocchio,
non brucia incensi , non si rende servo, non tarpa le libere aspi-
razioni dello spirito, contaminandosi ed infangandosi nelle vergogne
e nelle scellerate turpitudini delle corti.
II clericalismo condanna come selvaggio il domma della moderna
scuo'a , detto del non inlervento, placito assurdo e contro natura,
che costringe il debole a subire la forza e la prepotenza del forte, e
ch' e la sentenza di morte de'civili consorzii. Questo principio, che
solleverebbe infami barriere tra popoli e popoli, il clericalismo lo
condanna e riprova, giacchS esso fa ripiegare venti secoli indietro
la societa, ristabilendo quelle divisioni, che esistevano nel tempo del
paganesimo, quando il peregrinus era un hostis > contro cui aeterna
auctoritas esto, come prociamava la massima romana, e disconoscendo
la grande. opera del Cristo, che mird anzi tutto ad affratellare le
nazioni tra Joro, unificandole nella credenza religiosa ed insegnando
la civile e consolantissima dottrina, che il Dio Redentore pose in capo
all'Orazione Domenicale, Pater noster qui es in coelis ; formola su-
prema della civilta cristiana.
II clericalismo non pone sopra false basi la famiglia , procla-
mando la perfetta eguaglianza civile tra 1' uomo e la donna ; ma
questa sottopone all'imperio di quello, raddolcendolo pero con i ca-
rismi della carita, ed imponendo aU'uomo il gran dovere di tutelare
amorosamente la donna e di difenderla.
II clericalismo cosi ripudia questa stolta dottrina , che vuole
emancipates la donna , ponendola nel godimento de' dritti accanto
aU'uomo. Questa dottrina, che ha tutta 1'aria di filosoh'ca e progres-
siva, racchiude nel suo seno la distruzione della famiglia e della
societa, ceppaia della quale e la donna, la quale se corrotta tutto
corrompe e guasta. Invece della tribuna, del foro, dell' universila ,
dell' officina , de' teatri anatomici e via via , il clericalismo assegna
alia donna i sacri e verecondi penetrali della famiglia, ove la cir-
conda di venerazione e di rispetto.
II clericalismo ripudia ancora la dottrina, che vuol sconsacrato
il primo consorzio naturale, la famiglia ; e pero nel matrimonio vede
un sagramento: sopra i talami degli sposi pone la croce, invoca la
E SCUOLE L1BERALI 41
benedizione del ministro della Chiesa, non si contenta della fredda
ed esanime presenza del magistrate civile, dichiarandone incompe-
tent! a tanta dignita ed altezza i poteri. Cosi la famiglia sorge sopra
solidissimo fondamento ; i due sposi si consacrano il mutuo affetto e
le simpatie de'cuori, non solo la forzata fedelta de'corpi, cui me-
nerebbe 1' istituzione civile e secolarizzata.
II clericalismo insegna dalle sue cattedre una morale severa,
che s' inspira al giusto distacco dalle felicita della terra ; non scrive
sopra le sue bandiere : slraricchire,, stragodere, incitando a cupide
bramosie e stuzzicando 1' infame sete dell' oro. Egli tiene fissi gli
sguardi alia vita di la, e se non condanna le macchine, i vapori, i
telegrafi, le strade ferrate, non ripone per6 in essi la beatitudine
suprema; li considera come mezzi e non come fine; e se il povero
pellegrino cerca addormentarsi in essi, il clericalismo gli ricorda, che
il vuoto del cuore profondissimo si riempie solo in Dio e nelle soli-
tarie dolcezze del Crocifisso !...
II clericalismo non professa la dottrina, che il fine giustiftca i
mezzi, anzi la sconfessa e maledice. Cotesta dottrina utilitaria ed
immorale e in contradddizione aperta con lo spirito del cattolicismo,
che grida ; non sunt facienda mala ut eveniant bona.
II clericalismo insegna sopra tutto, nelle sue scuole, la veritd;
gli stima che una menzogna non va detta giammai, e tiene scolpito
su le sue insegne il grande apoftegma del Cristo ; esl est, non non.
La scuola clericale pero condanna quella turpe diplomazia, che
pone la falsita ed il mendacio, come base e principle delle relazioni
degli stati tra loro; e che cerca svergognatamente schiantare la
giustizia ed il dritto, avviluppandoli nelle fallacie e nella menzogna.
11 clericalismo insegna inoltre che la morale e il fondamento
del dritto, e che se sono distinti non sono pero disgiunti tra loro,
ceme pretende la scuola utilitaria; onde poi le funeste sciagure, ed
i mail, che crucciano le societa odierne.
La scuola clericale vede nella storia incarnati i disegni della
Provvidenza, la quale tutto dispone soavemente e forte, per usare ii
linguaggio della Bibbia ; insegna con S. Agostino e con Bossuet che
tutti i fatti concorrono, nel loro finale risultato, al trionfo del Cristo,
ed avvisa, con Vico, che la storia e la giustificazione della Provvidenza.
II clericalismo, nello studio della natura, non professa i vergo-
gnosi principii di un materialismo abbietto e grossolano : quando
studia 1'uomo, esso vi si accosta con certa sacra trepidazicftte e vede
in quella povera ed inferma argilla 1'abitacolo ed il ricetto di uno
spirito nobilissimo, fatto ad immagine e similitudine di Dio. Non
vaneggia quindi in istranissime ipotesi per spiegare la vita, che esso
riconosce esclusivamente nQlVinspiravit del Genesi.
-42 SCUOLE CLERICALI
II clericalismo solleva a domma supremo la spiritualita dell'anima,
ed insegna 1' esistenza del soprannaturale , cardine inconcusso delle
sue dottrine e criterio solenne della morale sua. II clericalismo con
la credenza nel soprannaturale, mira nobilitata la natura ed ove altri
scorge il caso e lo sviluppo cieco e fatale delle forze organiche, esso
ammira 1'opera di Dio Creatore.
II clericalismo inculca sopra ogni altro I'amore e la riverenza
alia Chiesa Cattolica ; vuole rispettati gl' inviolabili dritti d'essa; delle
somme chiavi fa le arbitre del mondo, ed il perno supremo della
civilta.
II clericalismo ripone la civilta nei possedimento del bene e del
vero; e quindi pensa che civilta senza religione cattolica e vana e
bugiarda : la distingue accuratamente dall* ingannevole luccicore e
da quelle fulgide inezie, che costituiscono la coltura di un popolo ,
spesso o sempre abbarbaglianti gli occhi del corpo ; ma causa nefasta
e lagrimevole di corruttela e di barbaric raffinata. Questa idea 6
predominante nel suo insegnamento ; onde guarda con diffidenza ogni
civilta, che al cattolicismo non s' inspira : e a chi gli oppone 1' In-
ghilterra evangelica e la Germania protestante, esso mostra le vergogne
e gli orrori de' luridi vichi di Westminster e le turpitudini della
morale tedesca.
II clericalismo ripudia, nel suo insegnamento, tutti gli speciosi
principii, che costituiscono la civilta odierna : esso pratico e positive,
com'e, mira piuttosto allo irnmegliamento interiore dell'uomo ; per la
qual cosa non ha grande fiducia nelle istituzioni umane, segnatamente
se queste sono inspirate dal protestantesimo e dalla rivoluzione.
Insomma, per compendiare il gia detto, il clericalismo e 1'affer-
mazione dello spirito e del soprannaturale su la terra: toglie per
sua insegna la veritd e la giustizia, ma queste non prese in formole
vaghe e subbiettive, ma secondo una scienza rigorosa, che s'informa
a' principii saldissimi ed ineluttabili della rivelazione cristiana.
Questo e il clericalismo nella scuola , ove esso e tutto ardore
e zelo nelT inculcare i suoi principii e le sue massimc : diamo ora
uno sguardo al suo avversario, il liberalismo.
SCUOLE LIBERALI
II.
II liberalismo, figliato com'e, dal protestantesimo e dal raziona-
lismo, segue tutt' altra via. A' comandamenti di Dio sostituisce i
placiti della ragione individuale, e rinnegata la Chiesa Cattolica, &
costretto ricorrere alia bugiarda creazione della coscienza universale,
E SCUOLE L1BERALI 43
per aver la sanzione ed i criterii delle sue dottrine e della sua mo-
rale. II liberalismo cosi niega la potesta di Dio su la creatura ; in-
segna la ribellione, ed e un fomite a quelle scene dolorose di delitti
e di sangue, che cosi spesso affliggono e desolano la razza umana.
II liberalismo ritiene indifferente ogni religione , ed invasato dallo
spirito di superbia, crea sovente a se la religione, accomodandola
secondo il suo gusto e le passioni sue.
Al precetto non ammazzare, il liberalismo risponde consacrando
il regicidio; celebrando i Pianori, i Greco, i Flourans e simili altri
arnesi ; facendo 1' apoteosi dell' Orsini e del Milans , appellando a
tempi classici quando era lecito occidere tyr annum , e spargendo
mentite lagrime e fiori su le tombe loro.
11 liberalismo non fa gli scrupoli sopra la morale ed il costume:
esagera i bisogni fisici delfuomo, e bandisce un' ipocrita guerra al
celibato : tira a materializzare 1' uomo, e pero fa guerra a tutto ci6
che si oppone a questo sciagurato intento. Nella letteratura quindi
non fa lo schifiltoso; affida in mano alia giovinezza contaminate e
velenose scritture : nelle sue scuole i fiori divini della poesia e 1'arte
sono strascinati sovente ad inghirlandare le brutture del postribolo ,
e odonsi spesso spesso cantare su giovanissime labbra erotiche can-
zoni; nelle quali si poeteggia sopra gli occhi e le chiome di qualche
bella, che non e poi tanto pudica quanto Laura, o tanto celeste quanto
Beatrice e Piccarda, o infelice e mesta quanto la Giulia dello Shakspeare,
o cosi angelicamente pura quanto la Vergine d' Orleans dello Schiller.
II liberalismo nella letteratura getta i germi di preconcetti si-
stemi, esagera Tunione della forma con il pensiero, fin quasi ad iden-
tificarlo con quella, e fa della letteratura una scienza ed una dimo-
strazione de' suoi deliramenti religiosi e scientifici.
II liberalismo nelle sue scuole falsa il concetto della Letteratura,
he egli si argomenta d'elevare fino alia dignita di una scienza esatta;
e cosi anche delle lettere innocue si serve a turpi disegni, e qnando
T umanita penso sempre e concordemente, che il Cristianesimo avea
avvivato le scienze e le lettere , ed il monachismo salvatele entrambe,
ne' fortunosi tempi dell' irruzione barbarica , il liberalismo tardi, se
volete, arriva alia grande insania , che attribuisce lo scadimento
della letteratura al Cristianesimo e piu al Cattolicesimo , esempio di
tanto delirio il Settembrini, nelle sue Lezioni di Letteratura Italiana.
II liberalismo usa un linguaggio oscuro, disdegna di parlare mo-
desto eschietto; si piace dell'astruso, e delle turgide declamazioni ,
sostituendo il libero slancio della fantasia al rigore della scienza. II
liberalismo cerca affascinare con il luccichio della forma, e conqui-
dere cosi la forza del pensiero inesorabile: quindi le sue grandi, ma
momentanee venture.
44 SCUOLE CLERICALI
La scuola liberate ha una filosofia incerta e strana , la quate
ondeggia per tutti i sistemi, e si piace del paradosso e dell'impos-
sibile: il pensiero caccia sempre nell'oscurita della forma ed in un
gergo strano ed inintelligibile, die con la novita de' vocaboli e con
il rumoreggiare de'paroloni sonanti insinua facilmente 1' errore.
II liberalismo, precidendo la filosofia dalla rivelazione e dal
senso comune, fonda tanti sistemi quanti sono i cervelli che pen-
sano : esso nell' investigazione si propone piuttosto la vanita di un
nome, e la lusinga della gloria, non la verita, che non ama e non
vuole. E quindi tu ora lo vedi chinarsi al materialismo ed ora allo
scetticismo ; ora si solleva proclamando 1' assoluto ed onnipotente
imperio della ragione: ed ora ipocritamente abbraccia un teosoftsma
vano, o si butta nel panteismo, o proclama un naturalismo infame
e svergognato; balestrato fuori dalla sacra magione delle verita, esso
si brancola nelle tenebre e nelle tenebre si aggira sraanioso, in-
quieto, iracondo.
La scuola liberate professa la libertd del pensiero; dottrina as-
surda perche pensiero libero non si da, ma piuttosto volonta libera.
II libero pensiero da il dritto alia libera manifestazione, onde la li-
bertd di stampa e pel liberalismo un canone supremo ed un con-
quisto della civilta odierna.
II liberalismo professa un progresso assurdo, un progresso ch' 6
un regresso. II liberalismo figlio della rivoluzione e del protestante-
simo, negando il passato e 1'autorita, niega 1'elemento conservative,
senza cui il progresso 6 una parola vuota di senso. Talvolta la scuola
liberate arriva ad insegnare 1' Utopia di un progresso indefinite,
propugnando le teoriche della scuola Hegheliana. Questa barbara
concezione alemanna sarebbe la morte d' ogni civilta !
II liberalismo ha delle teoriche di dritto, fatte a posta per lui ed
in servizio delle sue brame. II dritto per esso e qualcosa d'elastico
e d'ondeggiante: se mi piace e mi giova io ti rispetto; se no la
forza ti spiantera. Quindi tutto il dritto liberalesco e forza, come nel-
T aureo Stato selvaggio !
II liberalismo assetato ed affamato d'oro e di ricchezze non &
poi tanto scrupoloso circa il dritto di proprieta : fu il liberalismo
che creo quell' infame motto sopra le labbra di Proudhon: la pro-
prieta e un furto, e quindi il comunismo. II liberalismo esagerando
1' idea e i' importanza dello Stato, spinge al socialismo, e ci vor-
rebbe meoare alle beatitudini di Sparta, ove lo stato prezzolava una
gente fiacca, inerte, mendica, tumultuosa,e schiara d'anima e di corpo.
II liberalismo ha per suo ideate la rivoluzione; onde la giustiiica
e n'insegna la necessita, vagheggiandone le beatitudini, che partori-
scono tirannia e miseria. II liberalismo facendo dello stato rivoluzio-
E SCUOLE L1BERAL1 45
nario un mostro, niega ogni liberta ed ogni dritto individuate e fa-
miliare; esempio quella stolta pretensione, che toglie a'genitori il
dritto d' istruire la prole, come vogliono, costringendo tutti ad un'in-
segnamento stereotipo, spesso abborrito ed esecrato.
La scuola liberate pone nel popolo la sorgente suprema dell'au-
torita; quindi proclama reggimenti popolari; ove chi governa e un
mandatario, ed i re non sono che i primi funzionanti dell' ammini-
strazione: concetti assurdi e sagrileghi, che sconsagrano la potesta
divina de' re e la distruggono.
11 liberalismo insegna, nelle sue scuole, un dritto internazio-
nale preciso da ogni sentimento di giustizia, e fondato solo sopra la
convenienza e 1'utilita. Quindi egli proclama massime assurde; tra
cui il non intervento ; pel quale principio tu dovrai assistere im-
passibile alia sventura di un tuo vicino, e se altri f assale, per ru-
barti e scannarti, tu farai un delitto se gridi al ladro e se invochi
soccorso. II liberalismo cosi sospinge la societa al paganesimo, rompendo
quei legami con che la strinse la Religione del Cristo e distruggendo
quell' opera stupenda, che il Medio Evo creo, radunando ed affratel-
lando insieme i popoli sotto lo stendardo della Croce, appellando
questa grande ed immensa riunione: Cristianitd.
La scuola "liberate aggiunge e proclama la teoria de' fatti com-
piuti, altra barbara concezione, che pone il fato su la ragione e che
consacrerebbe e legittimerebbe ogni momentaneo trionfo del male e
dell' ingiustizia.
11 liberalismo, nelle sue scuole, professa la teorica infame die
il fine giustifica i mezzi, inciela il Macchiavelli, che il pensiero
pagano ridusse a formola e lumeggio, fino a considerarlo come crea-
tore della civilta moderna, la quale assoggetta la Chiesa allo Stato,
collocando questo sopra il vertice della piramide sociale, e si mette
cosi in opposizione allo spirito, che informo 1'eta di mezzo. Usa
quindi senza scrupolo gl'infingimenti, le arti subdole, le frodi; scusa e
legittima il tradimento fino a chiamare eroi (JHella malnata genia d'uo-
mini senza coscienza e senza onesta, e lo premia se gli torna conto e
gli giova. II liberalismo usa i cosi detti mezzi morali, diventati celebri
sopra la bocca del Cavour e de' suoi consorti.
11 liberalismo nel suo Dritto pubblico Ecclesiastico, proclama il
gran principio della separazione della Chiesa dallo Stato ; prin-
cipio, che tiraneggia la Chiesa, che 1'abbandona in plena balia de'suoi
nemici, che getta lo scompiglio nelle coscienze, ed e cagione funesta di
scostume, d'immoralita e di sventure sociali.
II liberalismo, come conseguenza di questa scissione, mira a
secolarizzare tutto, e tutto fa assorbire nelle spire dello stato rivo-
luzionario. Cosi egli dissacra 1'istruzione, da cui sbandisce il Gate-
46 SCUOLE CLERICALI
chismo cattolico, dissacra il matrimonio, riducendolo alia disonesta
larva di un contralto civile, disconoscendone la natura essenzial-
mente religiosa e 1' altezza de' fini, dissacra la beneficenza allonta-
nandone il sacerdote.
II liberalismo negando 1' autorita della Chiesa, lascia il potere
laicale senza rattento e senza freno; fa ripiombare la societa nel pa-
ganesimo, quando non si vedea altro che corpi, e corpi servi ed av-
viliti; e la potesta sociale era simboleggiata dalle verghe e dalla
scure littoria: a quei tempi sciagurati, quando ancora il martirio di
Pietro e Paolo Apostoli non avea solennemente ricordato a'crudeli
e corrotti Cesari di Roma, che oltre il corpo v' e uno spirito immor-
tale, e che 1' imperio di questo non era di un Cesare terreno, ma
di Dio, e per Dio del Cristo e della Chiesa.
II liberalismo giustifica le congiure e le sedizioni, sagrifica Rossi,
e porta in trionfo 1'assassino di lui, intuonando una canzone sver-
gognata. I principii del liberalismo sopra la sovranita sono principii
assurdi ed immorali, che legittimano le ribellioni, 1'apostasia politica,
le conventicole secrete, e condannano la societa all' incertezza, allo
spavento continuo ed alle catastrofe piu micidiali e dannose.
II liberalismo riprova 1' ubbidienza cristiana , dipingendofa con
neri colori, e lagrimando ipocritamente sopra la schiavitu religiosa;
nel mentre pero esso biasima quell' ubbidienza, ch'e segno di perfe-
zionamento dello spirito e di progresso , tollera e scusa 1' immorale
ubbidienza del settario, il quale ubbidisce un ignoto, che con cinica
freddezza gl' impone talora d' immergere un ferro scellerato nelle vi-
scere del proprio padre, o di sagrificare un amico, o di perpetrare
un misfatto qualunque.
II liberalismo professa la morale del piacere e del godere; fa della
terra il suo Eden e la sua beatitudine, e quindi tormenta se per ri-
cercare piaceri novelli e novelle ricchezze, con cui cercherebbe arri-
vare alia soddisfazione d' immensi bisogni. Per la qual cosa egli e
tutto calcoli, pone 1'Ecotomia sopra ogni altra scienza, e conta gli
uomini come gli scellini ed i dollari: identifica I'operaio con la mac-
china, abbrutendolo e disonestandolo , e calcola sopra i dolori, gli
affanni e gl'istinti piu sacri del genere umano, con la freddezza con
cui calcolerebbe sopra i prodotti ed i lucri di un negozio qualunque.
Ogni cosa dunque misura con il regolo deirEconomia; abolisce le feste
perche tolgono il guadagno di tanti milioni , disconoscendo che la
piu grande ricchezza e la moralita, e che infangato 1' uomo sover-
chiamente nel brago de' piaceri , ricchezza alcuna non v' e , che ne
soddisfaccia i bisogni , i quali inappagati sono corruccio e stimolo
acutissimo, che esagitano gli animi, sospingono al pervertimento ed
delitto.
E SCUOLE L1BERALI 47
Le scuole liberal! sono la facina, ove si fabbricano quelle esiziali
teoriche, la cui applicazione pratica e cagione di tanti disordini, nel
seno della societa civile. II liberalismo per ragion d' esempio, ripu-
diata la celeste carita del Cristo , pone su. un amor naturale e crea
la ftlantropia f la quale e inefficace a sostituirsi all' alito celestiale
e vivificante di quella, e lascia i consorzii senza i piu tenaci e soavi
legami.
II liberalismo bandisce ancora la perfetta eguaglianza sociale de-
gli uomini tra loro, dimenticando che oltre all' identita psicologica,
v'6 T attivita propria della persona, la quale non e uguale in tutti
e quindi nascono le disuguaglianze sociali. Cupido di disordini, cor-
rivo al delitto com' e, esso leva la falce e livella tutto e tutti : onde
il disordine piu tristo e desolante. Ma v' ha di piu. II liberalismo
applica co testa speciosa teorica anche alia donna, che vuole porre a
fianco dell'uomo nel maneggio degli affari. Cotesta utopia , che il
liberalismo chiama con il nome lusinghiero d' emancipazione della
donna, e esiziale a' consorzii, cui attacca violentemente nelle basi.
Giacch& cotesta speciosa dottrina, nel mentre vanta e Simula un pro-
gresso, chiude germi fatali di corruttela e di morte. Spostata la donna
dai domestici lari, essa si corrompe e guasta; ed il guasto di lei tra-
sfondesi nella societa civile, di cui essa e la ceppaia. II liberalismo
cosi la lusinga, e 1'adula; ne rende piu turgide le passioni, e la fa
dissipata, senza pudore, ed inadatta alia grande missione, cui Iddio la
chiamo.
II liberalismo, che disconosce il cielo, non sa profferire una santa
parola di rassegnazione airuomo che soffre e dolorosamente suda per
guadagnarsi il pane: 1'operaio che lavora quasi macchina semovente
nelle officine, negli opificii, ne' docks e negli antri mefitici delle mi-
niere, egli piuttosto chiama, per aguzzarne 1'ire, schiavo del capi-
talista e gli mette avanti agli occhi un' ingannevole prospettiva ed
un' indipendenza impossibile, per attuare la quale rinnovellerebbe
senza rimorsi leorrende carneficine e gli eccidii con cui ebbe di-
strutte , sul cader del secolo passato, la ricchezza feudale. II libera-
lismo dissacrato non pud dire a' ricchi : quel che vi avanza datelo
ai poveri ; e quindi & tutto a soffiare nelle. fiamme delle passioni
del proletario, ed eccitarlo ad insorgere contro il possidente ed il ca-
pitalista.
La scuola liberate, nello studio della natura, non ammira 1' opera
stupenda e sapiente di Dio; non si sa sollevare alle pure concezioni
del domma cattolico sopra la creazione, e vede per tutto forze cieche,
per ispiegare le quali ricorre ad assurdi ; inventando la teoria del
chimismo, ch'e ateo e vituperosamente ateo.
48 SCUOLE CLERICALl
II liberalisrao non crede, o crede poco alia spiritualita dell'anima
ed al soprannaturale; o se lo finge secondo i suoi capricci e le sue
bizzarrie, riuscendo sempre, Delia vita pratica, alia compiuta nega-
zione d' essi.
II liberalismo non vede nell'uomo che un mammifero qualunque,
e come tale lo tratta senza riverenza e rispetto. Noi inorridiamo
quando ne' nostri teatri anatomic! giovani spudorati e scredenti ne
insultano oscenamente i freddi cadaveri , stati pur ora abitacolo di
uno spirito nobilissimo. Con questo concetto dell'uomo e della sua
dignita il liberalismo cbe cosa puo mai impromettersi di buono? Gu-
glielmo Marr tedesco, liberale e rivoluzionario feroce, avea ragione di
gridare: L' uomo dee rivenire selvagg.io in compagnia del leone
net deserlo, acciocche e' regni felice.
II liberalismo fa della storia una cospirazione permanente con-
tro la verita, come disse acutamente il De Maistre: piccandosi so-
verchiamente di filosofia, vuole abborracciati gli avvenimenti secondo
le sue idee sistematiche; e pero quando la storia non gli serve, esso
la falsa ed adultera, sconciando i fatti; e qui aggiunge, e cola sot-
trae e toglie, facendo un tessuto di menzogne e di falsita secondo gli
talenta.
Cosi la scuola liberale fonda una Filosofia della storia, ch' e una
scienza nebulosa ed astrusa; una scienza che annienta i fatti in gra-
zia delle idee, ed induce nel campo della storia, campo liberissimo per
intima costituzione sua , il rigore metafisico e la necessita di un sil-
logismo.
II liberalismo si fa della Storia naturale un'arma a danno degli
spiriti leggieri per abbattere e smentire la narrazione mosaica e per
dichiarare un mito la Bibbia: con cio scrolla ogni credenza negando
il domma della creazione, fondamento supremo di ogni religione.
II liberalismo parla di tutto e su tutto con una petulanza da trivio
e con una procacia che ti disgusta ed indegna. Pretende farla da
maestro in fatto di religione al papa ed a'vescovi, e si serve delle
sue scuole per disseminare perniciosi errori teologici, emorali. II libe-
ralismo trascina nel fango la potesta de'pontefici, tenta rapire loro la
triplice corona, ed agogna alia distruzione del papato, incominciando
dal dominio civile , ch' egli chiama un residue della feudalita del
Medio Evo e un arbitrario dono dei re franchi e di Matilde di Ca-
nossa, ed attentando da ultimo alia dominazione spirituale, vera ed
unica meta contro cui esso tende con ogni sforzo.
La scuola liberale tratta il prete cattolico come il ministro dei
protestanti e come il rabbino della sinagoga,perche insegna I'uguaglianza
de'culti e professa 1'ateismo dello Stato. Applaude quindi alia sop-
E SCUOLE UBERALI 49
pressione dell' immunitd ecclesiasliche ed alle leggi , che danno per
tirocinio al prete cattolico la licenza ed il libertinaggio della caserma.
II liberalismo tutto infatuate, coni'e, delle sue teoriche materiali-
sliche di scambii, di lavoro e di ricchezza, tratta i frati come gente
oziosa e paltoniera : essi cittadini perseguita, tiranneggia, e scaccia
dagli asili, ne'quali si ricoverano dalla tempesta del mondo; regala
loro ii grazioso nome di mani morte, e ne rapina ed adugna rapace-
raente i beni, I'efficacia cosLdisconoscendo della preghiera cattolica ,
cbe fonda gl'imperii, e li sostiene ed afforza.
II liberalismo ispira poco o niuna fiducia nelle pratiche pie della
Religione cattolica, caratterizzandole di superstizioni e di bigotteria ;
gli slanci puri e ferventi d'un'anima vergine, che anela a'baci d'un
amico immortale e purissimo e che disprezzando la felicita della terra
s'inebbria solo nelle ineffabili dolcezzedel paradiso egli chiama mistiche
sudicerie. L'uso de'sagramenti toglie o ne rallenta tanto la pratica
da renderne inefficace la forza divina e validissima, e pretende fare
i cittadini eccellenti senza 1'azione ed il concorso della religione,
proclamando le virtu civili degli antichi , ipocritamente tacendosi
sopra le vergogne e le piu grossolane sozzure, che infettavano la
vita di Catone stoico austero e di Seneca morale.
II liberalismo vagheggia una civilta senza mistura di religione
cattolica: decanta smaniosamente i progress! fatti da'paesi protestanti,
ed e tutto ammirazione per la Riforma del sesto decimo secolo. Lutero
per esso e il creatore della civilta d'Alemagna, Errico, la Bolena e
Cromwell di quella d'Inghilterra: 1'Europa tutta, secondo i suoi placiti,
entro in una nuova fase di vita gloriosa dopo la Dichiarazione del
drilli dell'uomo e del ciltadino dell' 89 e dopo gli eccidii efferati
del 92, e quando vede 1'immagine veneranda di Luigi e la pietosa figura
di Maria Antonietta non si mostra punto commosso; emette un ruggito
di furore dal seno a vista di quell' orrido mare di sangue e delle
carneficine di tante innocenti vittime, e s'inebria pensando che quel
sangue cadeva per inaffiare e fecondare la liberta novella.
Per riepilogare tutto ci6 che sparsamente abbiam detto; ii libera-
lismo nelle sue varie tinte e gradazioni e la negazione dello spirito e
del soprannaturale su la terra; afferma la materia; ed intende allo
sviluppo ed al perfezionamento d'essa. Quindi esso si circoscrive
quaggiu ; figge lo sguardo nel brago de' piaceri , n& lo sa e puo sollevare
piu su: si tormenta quindi a ricercare volutta e delizie, nulla badando
ad onesta di mezzi, perche onesta non ha quando ripudia principii
santissimi di religione.
Serie VW, vol. IV, fasc. 511. 4 25 settembre 1871.
50 SCUOLE CLERICAL! E SCUOLE LIBERAL!
Dopo questo cosi sfolgorante parallelo , il ch. autore
muove una interrogazione al lettore , per sapere da lui ,
quale di quelle due scuole gli sembri piii atta a formare
uomini probi, ed onesti cittadini. La risposta non puo fallire.
Conciossiache se T effetto dee corrispondere alia cagione
che lo produce, la educazione liberale, la quale nega la
fonte di ogni moralita, che e Dior o almeno ne prescinde,
e per contrario fonda il suo sistema sopra principii sovver-
sivi di ogni privata e sociale moralita, non puo certamente
dar altro che* giovani discoli, i quali non che essere la
speranza della societa , ne formeranno una presente mi-
naccia ed un vicino pericolo.
Ben pu6 accadere che in pochi o anche in molti gli
effetti di si funesta educazione non abbiano tutto il loro
svolgimento. Ma ci6 e da ripetere da altre cause, che
vengano opportunamente a temperare le ree conseguenze,
che quelFaltra di sua natura e destinata a produrre.
Per opposto anche dalle scuole clericali sono usciti non
di rado giovani pervertiti : e certo molti di quelli, che fi~
gurarono come capi nella rivoluzione francese del passato
secolo, erano stati educati in ottimi istituti. Ma oltreche
tutti costoro non formano che una debole eccezione contro
il numero sterminatamente maggiore dei buoni che ven-
gono fuori da quelle istituzioni ; una semplicissima rifles-
sione, fa svanire tutta la difficolta. Imperocche in forza di
quali principii anche gli allievi delle scuole cattoliche
rompono alcune volte negli eccessi, che generalmente sono
proprii di quelli delle scuole liberali ? Forse in virtu delle
massime, che sono ad essi istillate da loro educatori? Tutto
il contrario ; giacche la lor vita e i loro costumi sono in
aperta opposizione con quelle. Adunque il loro guasto & da
ripetere da tutt'altre cagioni : e la piu radicale di esse la
offre la corrotta natura, la quale pu6 senza dubbio esser
corretta da una buona educazione, ma non mai cangiata.
LA SAVIA E LA PAZZA
RACCONTO DEL PRINCIPIO 01 QUESTO SECOLO
XXVIII.
UNA LETTERA INVANO BRUCIATA.
Sebbene Clotilde bruciasse di curiosita grande di leggere
la risposta di sua sorella : pure tanto fu padrona di se, che
prima di aprirla, voile orare buon tratto dinanzi alia sua
cara Madonna . La ringrazi6 caldamente delFottimo avvia-
mento dato alle sue speranze, e le promise con devozione
filiale , che quando vedessele approdate al porto , ed ella
manderebbe appendere in voto alia Consolata di Torino due
bei cuoricini d'oro, un per se e Taltro per Pippo.
Poscia mise mano alia lettera , ne ruppe il suggello ,
giubilando della lusinga che le sue parole avessero otte-
nuto pur qualche cosa presso la sorella. Clelia rispondeva :
Cfarissima Sorella
Tu sei sposa in quattro e quattr' otto : grazie della
buona novella. Si vede che hai saputo divenire la benia-
mina di zio Chiaffredo, e passarmi innanzi. Non ne ho in-
vidia, sai ; anzi ho piacere che trovi uno sposo 'hello come
il sole. Quello che non mi garba, si e, tienlo a mente , che
52 LA SAV1A E LA PAZZA
tii ti passion! tanto per amore di me che vo in bocca al lupo.
Queste parole non avresti dovuto scriverle a tua sorella
maggiore. Che sai tii del lupo o delFagnello? Credi forse
di vederci meglio tu da Roma , che io in Torino ? Se io
casco volentieri in bocca a questo lupo, che ne importa a
te? Ha forse egli 1' obbligo di piacere a te, che nol dei
sposare? Nelle inclinazioni di genio mi credo liberissima
come 1'aria, e non soffero che niuno mi faccia le filosofie
in capo. No no ; ne parenti, ne babbo ci entrano : pensa se
sara una sorella minore quella che mi dark legge. La Ma-
donna e il Papa e il re io li lascio a loro posto, e non li tiro
a mezzo agli affari di cuore ; e se anche il signor Brutus
Marq fosse un patriotto, o, come t 1 insogni tu per gelosia,
un giacobino , io tengo che anche i giacobini hanno diritto
di amare e di essere riamati: non sono le opinioni politiche
quelle che debbono formare il nostro nodo e la nostra fe-
licita ; ma 1' amore. A te sembra che lui ha il cuore rna-
ligno, e che somiglia ad una serpe. Mi vien proprio stizza
a sentirrni trafiggere, sotto manto di divozione , cosi cru-
delmente il mio amante. Io certo non sono bigotta; ma que-
sti complimenti non li farei alFamante tuo, per non man-
care alia carita: tu hai meno scrupoli. Ti ripeto, Brutus ha da
piacere a me, a me sola : quando egli piaccia a me, chiun-
que ardisce di svillaneggiare T eletto del mio cuore, il fra-
tello deiranima mia, fa torto a me : e io non sono d'umore
di tollerar torti. Si vede che conosci ben poco il mio natu-
rale, quando ti lasci accecare fino a desiderarmi per isposo
una copia del tuo. Figurarsi ! un soldato del Papa, con tanto
d'abitino al collo, e tanti altri miracoloni di santocchierie!
Per me non v'e razza piu antipatica che i bigotti e le
bigotte. Se un tal cero mi venisse tra' piedi, Io consiglierei
d' allogarsi per lavascodelle in un convento di monache ,
appena finite il soldo del Papa. Ma poiche a te ti va, ed io
non ci metto bocca. Tienlo caro , che non ti caschi. II P.
Lanteri, a cui mi mandi per consiglio , non ha niente che
vedere ne'fatti miei. E passato il tempo che i confessori si
UNA LETTERA 1NVANO BRUCIATA 53
mescolavano di tatte le brache di famiglia, fino a maritare
le penitent! a proprio capriccio. Ora, per grazia di Dio , vi
e la legge francese , i preti eantano messa , e noi ci acco-
modiamo a nostro gusto ; se essi tengono broncio, basta a
farci sposi la ciarpa trieolore del sindaco. Alia Madonna
dell a Consolata poi mi raccomando anch' io ; e non credo
che essa si prenda piacere a guastare i matrimonii, piuttosto
pensera a proteggerli ; con che andranno in fumo le tue
profezie. Gia non ti ho mai creduto molto felice nel profe-
tare. Spero che scrivendomi un'altra volta mi darai meno
consigli, e piu novelle di te e di zio. A proposito di zio, digli
tante cose affettuose da parte mia, quante il cuor tuo pu6
dettarne. E credimi tutta tua affezionatissima sorella Clelia
A Clotilde che seduta allo studiolo, colla fronte appog-
giata alle due mani , si addentrava in questa orribile let-
teraccia, il cuor venia meno, serrato dal dolore, martellato,
lacerato, insanguinato da ciascun inciso dello scritto. Pure
lesse e rilesse gli amarissimi rimbrotti con che la sorella
rispondeva alle dolci e carezzevoli rimostranze, dettate dal
piu tenero sentimento d'un animo pio e gentile. Povera
Clelia ! andava ella ripetendo ; che sara di te ? . . . Non ne
prende una in bene!... mi rimbecca parola a parola, sino a
buttarmi in faccia quella velenosa gelosia ( qui Clotilde si
tergeva una lacrima, strappatale dalla vilta 'dell' ingiuria) gli
e proprio cercarla col fuscellino, per voglia di malignare....
Gelosa io? gelosa, mentre ho Pippo ! gelosa d'un giacobiuo,
io che gli darei T erba cassia il primo giorno che '1 sentissi
montar per le scale!... Non vuole che nessuno entri nel suo
sposalizio... manco la Madonna... allora ci entrera il diavolo,
disgraziata ! . . . Le vien puzzo dello scapolare . . . Dio mio !
che la fosse divenuta eretica ? . . . Quante bizze , quanto
fiele contro i bigotti e le bigotte . . . e gia si sa i bigotti
siamo noi... io, Pippo e zio... No, per zio no: gli manda anzi
i complimenti melati... ne spera le buone grazie... -Si, tu le
avrai: Tha proprio azzeccato la bella maniera;.. Quando si
54 LA SAV1A E LA PAZZA
dice aver le traveggole ! ... non ci e peggio che una pas-
sione : e pure lei e astuta piii di me dieci volte ! . . . Lascia
che zio legga questa lettera, e vedrai se sapra fame ri-
sentimento... chi ne va di mezzo, & lei. Povera Clelia ! . . .
Per me ti perdono, ma zio... E pure non posso nasconderla:
lui mi domandera che cosa scrive Clelia... E io la brucio...
zio mi strillera un tratto, pazienza!
Tra tali rammarichi e disegni, parve a Clotilde udire
nelPanticamera frusciare il saliscendi : Ecco zio ! - - Prende
la lettera, la strappa, e fuori dalla finestra. Poi va incontro
a zio. Non era zio, n& altri; era un buffo di vento che facea
crocchiare la porta. La lettera volava in mille pezzetti di-
spersa dalFaria : Clotilde ne vide i bruscoli cadere lontano.
Allora corse allo zio: Barba, Clelia vi saluta molto cara-
mente, e m' incarica di dirvi tante cose...
Tante cose che gia so.
Ma se la lettera me la d&ste chiusa?
L'era chiusa, perche F ho chiusa io. Oh ci mancava
anche cotesta, che Clelia mi scrivesse dentro una lettera
di suo padre in carta suggellata ! gliel' avrei rimandata
sul muso. L' ho letta tanto bene, e la so a memoria per un
pezzo...
Peccato, interruppe Clotilde conuncandido sospiro;
peccato ! io Tavevo stracciata 1
Ah, tu Tavevi stracciata ! E perche ?
Per non vi dare dispiacere. Ci erano certe cose...
Tu hai fatto da buona sorella... Ma lei e una vipera: il
veleno le schizza in ciascuna parola. E non fa di noccioli :
ti trincia certe massime da rinnegata, da giacobina fradi-
cia. Ecco ci6 che si busca suo padre con dare porto franco
ai lecconi patriotti. Ma stk, ch'egli non andra a pentirsene
a Roma; e presto mangera il pan pentito... A Clelia poi Io
dar6 io...
Per amor di Dio, barba, non V inquietate : alia fin
fine le sono parole : Clelia, io la conosco, e un po' bizzosa,
a tempi patisce le lune : chi sa come le si e intraversata la
UNA LETTERA INVANO BRUCIATA 55
mia lettera. Tante volte per un nonnulla mi serpentava che
faceva correre tutti di casa : Voltati in la , Tera un olio.
Credetemi, il cuore Fhabuono...
Buono forse per la civetta. Di cuori buoni e pieno
ogni... pressoche non dissi... volevo dire F inferno. La testa
ci vuole, la testa diritta, e il cuore attaccato alia testa .
Guardala li, intabaccata sino all'osso d'un arnese di galera,
e non c 1 e verso. Ne crepi babbo, ne arrabbii zio, ne pianga
la sorella ; incornata li. L' e un interesse del cuore , dice
lei ; gli e un affaraccio, dico io, di ragazza senza fede ne
onore: il cuore quando e corso in fallo, gli si fa dare un
rivoltolone, e rieccolo a posto. Ma senti bene, Clotilde: io
per me di quanto le ho promesso non le levo uno spillo: di
quello che mi resta disponibile, far6 prima i miei conti coi
meriti suoi...
Zio, disse Clotilde, che intese benissimo la minaccia,
di qui la ci passera molt'acqua sotto il ponte di Po : Cle-
lia ha tempo di rimettersi. Oh, se io potessi parlarle a tu
per tu, due giorni solo !
Ci perderesti il ranno e il sapone. Io forse non Io
vedro, ma tu che sei bambina, avrai tempo di vederla pian-
gere e dire il mea culpa a lacrime di sangue. Certe pas-
sionacce Dio le sferza anche di qua. Tienlo a mente.
XXIX.
UNA NON ASPETTA I/ALTRA.
Chiaffredo non si attendeva di vedere le sue profezie
avverarsi troppo presto. Intanto aveva ultimato il trattato
con Filippo Stellini e coi parenti di lui. Ai solenni sponsali
di Clotilde e Pippo egli invito gran numero di amici , e
voile che ne sottoscrivessero 1'atto i monsignori Menocchio
e Cavalchini, siccome compatriotti. II conte La Marmora,
uno degl 1 intervenuti , riferi a nome del re Carlo Emma-
nuele, che la maesta sua riserbavasi il diritto di assistere,
56 LA SAVIA E LA PAZZA
per procuratore, alia celebrazione del matrimonio ; la gra-
zia doversi a cio che Clotilde era figlioccia della beata
regina Clotilde, sposa del re ; e lui, il conte, essere fin da
ora delegate per testimonio a nome del suo sovrano, Di
che fu gran giubilo nelFassemblea, e Clotilde fa il di stesso
a ringraziarne Carlo Emmanuele, condottavi dallo zio. Portd
allora per la prima volta un magnifico vezzo a picchiapetto,
donatole da Pippo per dono sponsalizio. Formavasi d'una
catenella di disegno etrusco, da cingere il collo, e reggeva
un ovale gemmato a punticine di brillanti, e dentrovi mi-
niato in avorio il busto di Pippo, in divisa di foriere, e colla
coccarda pontificia bianca e rossa : la quale delicata pro-
testa di onore crebbe a Clotilde il pregio del dono senza
misura. Nel contratto il giorno delle nozze non fu fermato;
essendoche Pippo non anche era libero di se, ne sapeva
quando il sarebbe ; dove poi il divenisse, non voleva tro-
varsi avere fissato un tempo, che gli servisse d 1 indugio.
Se Chiaffredo sollecitava gli affari di Clotilde, non per-
deva tuttavia d'occhio quelli di Clelia. E sebbene egli fosse
adirato in sornmo per la cocciutaggine di lei nel disonorato
amorazzo, pure non ismise di brigarsi di pure ridurla a
migliori sentimenti. Gli erano finalmente giunte le infor-
mazioni chieste sul conto di Brutus Marq, una piu nera che
Faltra, in conferma di quelle che gia troppo gliel 1 avean
dato a conoscere per un furfante. Costui nasceva d' un
ostiere in Parigi; e in sua fanciullezza s'era divertito molto,
diceva egli, a solleticare la pelle degli aristos; mentre i
grandi nelle fiere giornate del terrore ammazzavano i
grandi, egli, monello di quindici anni, si aiutava di acciac-
care i piccoli, affinche, aggiungeva esso con una grazia di
iena, affinche non venissero grandi. L' ira profonda contro
la societa e la religione avevala accumulata non gia ai
ritrovi leonini del Robespierre, ma ai tigreschi del Chau-
mette e deH'Hebert, ai quali conducevalo il suo padre
medesimo.
UNA NON ASPETTA L' ALTRA 57
Colk si era egli nobilitato col nome di Brutus, giusta
Tandazzo de' tempi, come tanti altri farabutti pari suoi. Di
che crebbe in tanta gloria, che servi da acolito all'apo-
stata Chaumette, allorche questi dalla chiesa di Nostra
Donna condusse trionfalmente la dea Ragione a ricevere
le adorazioni dei rappresentanti della Francia imbestiata.
II resto dell'educazione di Brutus si era fatto neU'esercito
repubblicano, che prese Roma nel 1798, ove egli si trovo
come scrivano di un provveditore della truppa. Ma avendo
condotto e raccomandato al generale Berthier quel famoso
patriotto romanesco, il quale si offeriva di arrolare ad onore
della repubblica romana due mila briganti delle galere, il
povero Brutus Marq ebbe r onore d'essere cacciato dal ge-
nerale poco meno che a pedate nelle reni, insieme col suo
cliente protetto. Per la quale avventura , grande fu il
pregio in che sail il Marq presso il generale (poi maresciallo)
Massena, successore del Berthier, e galeotto egli stesso
quanto niun altro galeotto del bagno di Tolone.
Brutus cresciuto a si alte scuole gran repubblicano, in
isfoggiata coccarda tricolore, era tuttavia un omiciatto
bassotto, bruno, smilzo, con un viso ovale, non irregolare,
di cui una meta imboscavasi di barba dura, nerissima, tosa
a pagnottella. Allo sdegno accendevasi pronto, ne sapeva
dissimulare la minaccia : ma alia vendetta prendeva tempo,
studiavane tutte le vie : questo solo il distingueva dal
volgo dei malfattori. Gli si leggeva negli occhi 1'anima
ferrigna : perciocche il guardo appuntava imperiosamente
nel discorrere con chicchessia, e solo per passione sapeva
addolcire un'occhiata, piuttosto voluttuosa ehe amorevole.
Sopra tutto lampeggiava diluce sinistra, allorche col gergo
furbesco delle bettole parigine malignava contro i ci-devant
gretres, o contro i ci-devant nobles. Clelia, che il conobbe
solo sotto il regime napoleonico, ne esaltava la conversa-
zione arguta. Clotilde, sebbene piu bambina di lei, rispon-
deva : Ti fa ridere, ma schernisce tutti.
58 LA SAVIA E LA PAZZA
Ha un occhio di aquila.
A me pare Foccbio di quel gatto moro che mi ba
inangiato il canarino.
II Marq conosceva Roma quanto un romano ; non gia
da artista, ch& d'arte non sentiva meglio che un ostiere di
Parigi; ma da poliziotto. Perche sotto il Massena egli so-
stenne il carico di capoladro, in servizio di quel ladrissimo
tra i ladroni repubblicani. Era capace, il Marq, di presen-
tarsi in una casa agiata di signori romani a nome del ge-
nerale, e cbiedere in prestanza (sapeva chiedere in guisa
da ottenere) il piu pregiato corredo di tavola : il corredo
non tornava piu al padrone : il Marq facea sentire cbe a
riscuoterlo abbisognava un regalo : il regalo teneva per
contentino insieme col vasellame. A questo modo il Brutus
ebbe agio di studiare Roma a palmo a palmo , finche il
fremito e Findegnazione pubblica degli stessi ufficiali fran-
cesi non ebbe costretto il Massena di cessare il saccheggio
di Roma, rassegnando Fufficio di comandante.
Egli e manifesto cbe si rari meriti designavano Brutus
Marq alia oculata benevolenza del generale Miollis, a cui
le secretissime istruzioni drNapoleone comandavano di
trattare Pio VII, come trattato si era Pio VI. II sig. Brutus
non ebbe tuttavia altro avviso , fuorche di tenersi in ac-
concio di partire per Roma, in servigio di confidenza del
generale, e sotto aspetto di forniture e di rimonte di ca-
valli, II resto sospettollo da s& colla sua malizia di spia
matricolata.
Chiaffredo compose queste private notizie sull'essere di
Brutus col dispaccio avuto dagli Amici cristiani, e coi cenni
vagbi della polizia dell' ambasciata francese; e n'ebbe una
storia compiuta, storia da dare la febbre a un uomo d' ono-
re. Per6 non ebbe forza di rinunziare alFestremo tentative,
d'un viaggio a Torino, per liberarsi da si mostruosa paren-
tela. Gi ne aveva parlato in casa, disposto le valige, rac-
comandato la Clotilde alia signora Teresa, e fatto sentire
cortesemente allo Stellini, ch' egli avrebbe gradito sospen-
UNA NON ASPETTA L' ALTRA 59
desse le visite alia fidanzata, durante Tassenza sua:
E cio, soggiugneva ChiafFredo, solo per pubblico decoro
tuo e nostro. Se non che non fu d'uopo ne cessare le
visite, ne salire in poste. Una lettera, vero colpo di fulmi-
ne, anmmziava non i temuti sponsali di Clelia, ma lo spo-
salizio : Clelia Malbrouch era divenuta madama Marq.
E questo non era che il primo scoppio d' una batteria
strepitosa, ed incalzante si che Tun tuono prendeva 1'al-
tro. II povero Mauro, angoscioso e disperato, scriveva che
il matrimonio di Clelia sarebbe la morte di lui : ma che
egli non aveva potato in conto alcuno distornarlo ; e il
matrimonio era seguito. Infattirinfelicissimo padre era stato
circonvenuto e sopraffatto. Da una parte la Clelia il per-
versava. con ripetergli, che anziche vivere infelice, ell'era
risoluta di finire i suoi guai, come tante altre aveano saputo
fare. DalF altra parte Brutus assediavalo, onnipotente di
protezioni e di tracotanza. Magistrati e generali francesi
venivano a muta a muta a battagliare il signor Mauro ,
mossi dalle raccomandazioni che loro ne facea pervenire
dal generale Miollis lo stesso Brutus. Correva di que' di
un' usanza pressoche universale tra i conquistatori d' Ita-
lia, che Tun 1'altro si facessero spalla ad intrudersi nelle
famiglie italiane, e schiumarne quanto vi fosse di fanciulle
belle e riccamente dotate. Non si sottilizzava in ragioni di
convenienze , che anzi operavasi colle lusinghe , coi so-
prusi, colle frodi, colle aperte minacce, e poco men che
colla violenza : quasiche il contendersi dei padrifamiglia al
sacrificare il loro sangue ad un francese fosse fellonia
contro i benemeriti liberatori ; breve la came italiana, con
sopravi di bei zecchini ruspi, riputavasi come spoglia opima
della conquista.
Finalmente una lettera imperatoria del generale Miollis,
presentata a Mauro per mano del prefetto di Torino, diede
il tracollo a lui, la partita vinta a Brutus. In questa si diceva
che il generale necessitava del signor Brutus per gravi
60 LA SAVIA E LA PAZZA
faccende del suo ufficio in Roma; e quindi si pregava il
padre della giovane di sbrigare il matrimonio intavolato:
nulla esservi di piu onorevole, che il consentirvi, nulla di
piu offensive che il tergiversare : trattarsi d' un uomo, ono-
rato della fiducia del generale, il quale troppo avrebbe e
diritto e potere di fame risentimento. II prefetto incalzo la
proposta. Mauro cominciava a tentennare, tra per istracco
e per cortesia di non resistere duramente in faccia al primo
magistrate della provincia. Fu colta a volo una sua mezza
parola, fermato e quasi imposto il giorno delle nozze. Un 1 ora
dopo tornavagli in casa il prefetto, non piu solo, ma con
Brutus Marq, e col notaio.
Mauro, poiche si vide al perso, e conobbe ormai inutile
il riluttare, si acconci6 come vittima rassegnata e lieta del
coltello. Si arrese a tutto, eccetto che insisteva per un re-*
spiro al consegnar della dote, cioe sino ad avere dal futuro
marito di sua figlia un' ipoteca, o malleveria, qual si fosse,
della somma consegnata. Brutus per converso pretendeva
che un uomo in cui favore si agitavano tanti personaggi,
portasse la garanzia nel suo nome; e oltre a ci6 esigeva i
danari subito e sonanti, per via delle caparre e cauzioni
ch 1 egli dovea dare in Roma nel suo ufficio di fornitore.
Nelle quali pretese quel prepotente con tanta braveria rin-
gagliardiva, che alia fine il debole Mauro s'avvili e cadde
nel laccio. E quello che peggio era, Brutus non contentavasi
dei cinquemila scudi di dote materna, ne delFobbligazione
dello zio Chiaffredo per ottomila scudi di sopraddote, ne di
quel migliaio dipiu che Mauro poteva aggiugnere di suo; onde
il signor Mauro fa ridotto ad accrescervi un secondo mi-
gliaio , per isnocciolare il quale gli fu forza indebitarsi
cogli amici. Brutus non si mosse, insino a recarne seco il
contratto stipulato. Clelia rifacendo seco il conto de'suoi
settantacinque mila franchi di dote, credette toccare il cielo
col dito. Le nozze tennero dietro al contratto, con solo tre
di d' intervallo.
UNA NON ASPETTA I/ALTRA^ 61
Zio Chiaffredo, al'ricevere siffatti particolari, strugge-
vasi di cordoglio, e sempre piu inchiodavasi nel proposito
di non mettere fuori quattrini, tranne lo stretto interesse,
et quidem a rate di tre o quattro mesi, in mano della ni-
pote ; il capitale poi non lo si lasciare sgattigliare in conto
veruno, sino a che Brutus non avesse dato sicurta solenne.
Brutus Marq invece faceva assegnamento certissimo di ri-
scuotere egli a nome della moglie una bella annata di quat-
trocento scudi d 1 interesse, anticipatagli subito al suo arrivo
in Roma, e quanto al toccare presto Tintera somma capi-
tale, invece del fruttato , confidava ne' suoi ingegni ser-
pentini. Intanto pero non cessava dal tempestare il suo-
cero, mungendolo in corredi, vestiti, gioie, colla prevalente
sua improntitudine, troppo bene aiutata dall' ambizione e
dall 7 ingordigia della Clelia.
Per estremo di sciagura, al povero padre di Clelia
convenne far buon viso alia proposta di Brutus, che pre-
tessendo alle sue gherminelle motivi innocenti, ricbiese di
attaccare, come dicono a Torino, il cappello al chiodo, cioe
adagiarsi di tutto punto in casa della sposa. lo sono
sulle mosse per Roma, diceva egli , ne mi conviene di fer-
mare il quartiere per altro semestre: or mentre io fo gli ac-
conciin Roma, ben e maggior decoro vostro, cbe la figliuola
abiti presso voi suo padre, che non in una locanda. E
adagiarsi in casa lo suocero fu nulla rispetto allo spadro-
neggiarvi che il prode genero troppo bene seppe fare. Ap-
pena uscito della sala municipale , con Clelia a braccetto,
Brutus si tenne per investito della suprema dittatura nella
nuova abitazione : gia vi aveva fatto trasportare le sue
carabattole, richieste le migliori stanze, e altre cose ordi-
natevi a suo talento.
La buona sposina in tutto cotesto tramestio non vedeva
altro che il comodo suo, e la mirabile destrezza dello sposo,
che sapeva rendere lei padrona e libera in casa sua, e ci6
solo pel grandissimo affetto che a lei portava. .Perciocch5
62 LA SAVIA E LA PAZZA
Brutus, accovacciatosi nel ricco e agiato ostello, non isfre-
navasi punto con violenze, s! bene serpeggiava con infinito
raggiro, e sempre sotto as petto di appagare de' suoi ca-
priccetti la Clelia, e sollevare Tamato suocero dalle solle-
citudini e dalle brighe di casa. Intanto per6 piantava i piedi
nel terren soffice, si radicava, recavasiin mano la spesa e
il governo della servitu, libri e registri ; sicche il tapino di
Mauro, solo, vecchio, non sostenuto dalla figliuola, domi-
nate dalla ferrea efficacia del genero, poco altro omai poteva
in casa sua, fuorche assidersi alia mensa comune, approvare
quanto si facesse di spese e d 1 altro e, con un cupo crepa-
cuore, chiamarsene soddisfatto.
Strano e inesplicabile fatto appariva agli occhi di Mauro,
che il genero suo sembrasse quasiche scordato di Roma.
Partir6, diceva quest! al suocero ogni giorno, partirb in
breve. E cio non ostante si veniva accomodando di tutti
gli agi suoi , come se disegnasse pur quivi terminare la
vita. Alia Clelia invece diceva : Non par tiro, se prima
non ti avr6 messa in tenuta della nostra casa. Poiche que-
sto poco di spogliatoio possediamo in Torino, e d'uopo
averlo alia mano. Ciascuno comandi a suo tempo: lui e
vecchio, cagionoso,ramminchiomto: noi siamo giovani, vi-
gorosi, veggenti: tocca a noi regolare la casa, darci vita
e spasso. Ti raccomando, poiche io sar6 fuori di qui, non ti
lasciar comandare in capo : quando si ha un marito, non si
e piu ragazza da condurre colle dande. Clelia trovava
che Brutus era accorto, e ragionevole il suo discorso.
Piu mesi fu alto silenzio di lettere tra le famiglie Mal-
brouch di Torino e di Roma. Ruppelo in fine , sul cadere
deir anno 1807, un breve ma spaventoso biglietto di Clelia,
contornato e suggellato di nero.
Carissimo zio CMaffredo
Siamo colpiti di orrenda sciagura. Babbo, per improv-
visa malattia & spirato ieri sera alle dieci. Vi mando copia
1L TESTAMENTO E L* ESECUZIONE SUA 63
del testamento. Saluto la povera Clotilde. Non vi dico altro,
perehS mi scoppia il cuore. Credetemi vostra affezionatis-
sima nipote.
CLELIA MARQ.
XXX.
IL TESTAMENTO E I/ ESECUZIQNE SUA.
Quanto cruda e profonda piaga aprisse nel cuore di
Chiaflredo e di Clotilde il laconico annunzio di Clelia,
appena si puo esprimere a parole. Non potea darsi pace
Clotilde, sopra tutto che non vi si facesse menzione dei
sacramenti : Ci volea tanto a scrivere una parola di piii:
Sacramentato ? E no : si ha da stare con questa spina nel
cuore, piii acerba ancora che quella della morte. Morto...
e non si sa come. Invece si fa copiare furia furia il testa-
mento : che me n' importa ?. . . 1' anima, F anima di babbo ,
questo io volea sapere. Per quei giorni ella scord6 al
tutto ogni altro pensiero , ogni affare le cadde dal cuore ,
persino Pippo. Quanto piii sentivasi appenare dal dubbio
sui sacramenti, tanto piii abbondava in preghiere e suffragi
e buone opere per T anima del padre. Chiaffredo, a volta di
corriere, riscrisse a Clelia, e un mazzo di lettere a parenti
e amici per piii ampli ragguagli. Rifiori tutto, come pure
Clotilde, allorchS fu assicurato che il povero Mauro era
morto tra le braccia del P. Lanteri, accorso in gran dili-
genza, sebben non chiamato, alle agonie. Questi facea fede,
che il inoribondo era tuttavia in se, e che si era acconciato
dell 1 anima, sebbene il tempo di amministrargli altri sacra-
menti fosse venuto meno. Pero la somma perizia di quel
sanfuomo nell 1 aiutare ogni piii disperata specie di peni-
tenti, riusciva come una guarentigia di bene sperare, e di
supremo conforto al signor Chiaffredo e alia nipote.
LA SAVIA E LA PAZZA
Quanto al testamento, Chiaffredo il lesse e rilesse: piu
lo considerava e piu apparivagli sragionevole in grado su-
perlative. II testatore lasciava ogni sostanza di beni stabili
alia figliuola Clelia ; il valsente in danaro alia figliuola
Clelia ; il mobile, le biancherie, le argenterie e le gioie alia
figliuola Clelia: e tutto cio sotto pretesto che 1'altra figliuola,
dimorando in casa dello zio Chiaffredo , non abbisognava
d' ess ere provveduta altrimenti. Clotilde solo era chiamata
erede della sua legittima, con sopravi un legatuzzo di non
so quali gingilli di quadreria, per segno di affezione pater-
na ; senza un cenno di dote assegnatale a parte. Cio che
poi feriva Chiaffredo nel vivo, e davagli di scuri pensieri
era la data dell'atto, cioe dus mesi dopo il matrimonio di
Clelia, e un solo avanti la morte del testante; e, per intol-
lerabile clausola, Brutus Ma-rq dichiarato esecutore testa-
mentario, con fioritissimi elogi di dilettissimo genero, fedele
e benemerito. Fortuna, che la dote materna di Clotilde si
trovava affidata a buone mani, ne poteva pericolare per di-
sposizioni del padre di lei.
Chiaffredo , studiato il tenore e le circostanze del te-
stamento, non penb a comprendere chi Tavesse dettato, e
forse imposto al disgraziato suo fratello Mauro. E bene,
ragiond tra s&, n& io ne Clotilde ci perderemo un cente-
simo . Brutus ha in suo potere tutte le carte di cola , ma
niuna che leghi le mani a me... Se vorra toccare i quibus
della sopraddote, dovra presentarsi a baciar manipolo , e
allora i nodi verranno al pettine. La legittima di Clotilde,
a legge franciosa, & bella e grassa : e lui converra che ci
metta del buono per infinocehiare me sulle carte di liqui-
dazione delFasse. Se gli avesse il frullo di traccheggiare,
ed io traccheggio piu di lui... la eosa va tra galeotto e
marinaio. Poi vi & il lecco del mio, quando tirer6 le cuoia...
Gia, il testainento di mio fratello, che Dio gli perdoni , se
pure 5 lui il colpevole ! mi proscioglie da ogni promessa
reciproca... e la perversa condotta di Clelia mi lascia li-
1L TESTAMENTO E I/ESECUZIC^'E SUA 65
bero da ogni riguardo di convenienza... stieno in decretis
o li fo ballare sopra un quattrino.
Ed ecco, die mentre il sor Chiaffredo si patullava in
pensando ai bravi spedienti di rinfrancare Clotilde dello
scapito sofferto, per le male arti del cognato Brutus; una
lettera di Brutus gli arriva da Torino , tutta zuccherosa ,
tutta caseante di tenerezze parentevoli. II dabbene genero
di Mauro Malbrouch si chiamava egualmente genero di
Chiaffredo, e dopo recitato un dolente passio sopra la
morte del suocero, entrava a parlare delle ultime volonta
di lui , e confessava di essersi sobbarcato alia penosa bi-
sogna di eseguirle : avea venduto la villa e i poderi siti
sulla collina di Torino ; ma, colpa i cattivi tempi, il ritrat-
tone saliva a poco piu di una met& del loro valore reale:
la pecunia lasciata da Mauro era assai notabile ; ma gra-
vata di mille taccoli, a cagione delle recenti nozze di Clelia;
di piu egli, Brutus , avea dovuto turare non pochi buchi
lasciati qui e cola da Mauro, che da un anno in qua com-
prava a chiodo : breve , la parte di Clotilde ricadeva a un
bel tremila scudi, senza piu: pertanto il signor Chiaffredo
fosse contento di cumularli con altri cinque mila, ed egli
si chiamerebbe soddisfatto della sopraddote della sposa ;
tre e cinque mila davano appunto gli ottomila scudi , ai
quali il signor Chiaffredo si era, sua bonta, obbligato : cio
s 1 intendesse, senza pregiudizio delle altre larghezze, che
Clelia e lui procaccerebbero di meritare dallo zio e suocero,
con quella esquisita osservanza e servitu di che esso era
degno, e la gratitudine loro imponeva. Clelia alia lettera
del marito fece una proscritta, sublimato di stile carezze-
vole inverse lo zio e la sorella.
Tu T arai ! rispose Chiaffredo , tutto solo rispon-
dendo a Brutus. Fossi matto! Prende la penna e riscrive
sciutto sciutto.
Serie VIII, vol. 7, fasc. 511. 5 28 settembre 1871.
66 LA SAVIA E LA PAZZA
Caro signore e parents mio
Ho la massima fiducia in voi: ma il dovere mio, come
tutore nato della Clotilde minorenne, e di rivedere le scrit-
ture original! lasciate da mio fratello defunto, e cosi pure
gli atti della liquidazione ; sopra questi convenire della
legittima che a lei si perviene. Sono pronto di ricevere
intanto gli scudi tremila, di cui mi parlate, bene inteso in
saldo o in acconto, secondo che dalle carte apparira il va-
lore reale della legittima. Per ora non mi troverei in ac-
concio di sborsare il capitale della sopraddote della vostra
moglie.ne in tutto ne in parte. Nominer6 trapoco un pro-
curatore costi, se pure non verro di persona a vedere in
viso gli affari. Tanti saluti a Clelia. Tutto vostro
CHIAFFREDO MALBROUCH.
Passa una settimana e un'altra, e Brutus non si facea piu
vivo, ne con lettere ne con altro. Al cominciare del feb-
braio 1808, quando gia Roma turbavasi di alto terrore, per
T espettazione delle truppe francesi, mosse da Ancona e
dalla Toscana, una mattina Clotilde torna dalla messa, tutta
sossopra. zio, chi ho veduto!
Chi dunque?
Monsu Brutus Marq.
Avrai traveduto.
No, vi, dico: era lui luissimo, Brutus vivo e vero.
Ti ha conosciuta?
Chi lo sa?
Ti ha guardata?
Aspettavo che mi salutasse, perche mi deve aver
veduto: era a venti passi: ma lui volto al canto, e addio.
Ben be', se ci e, si fara vedere.
Chiaffredo chiama il suo Giaco, un bastracone delle
montagne di Lanzo , stato gia caporale ne' Granatieri di
IL TESTAMENTO E L' ESECUZ10NE SUA 67
Torino, e fedelone si che pel sor Chiaffredo si sarebbe az-
zuffato coi birri. Ascolta bene , Giaco , da oggi in su,
terrai tu la chiave dell' uscio : ordine precise, che non T at-
tacchi al chiodo, che non la lasci a rabel su pel tavolino.,..
Chiunque venga per me, e tu nol conosca come amico di
casa, dirai ch'io non ricevo, fuorche dalle ore 10 alle 12.
(Era T ora assegnata a Pippo Stellini per lavorare sui re-
gistri). Clotilde, tu descrivigli bene quel signore francese.
Clotilde dipinse a Giaco il Brutus Marq, statura, volto,
barba, vestito.
Chiaffredo aggiunse : Ora sarai capace di ricono-
scerlo ?
A mille miglia di distanza.
Bene, se cotesto signore si presenta, tu non me lo
annunzierai sotto nessun pretesto, intendi bene, sotto nes-
sun pretesto, quand' anche lui facesse il diavolo per essere
annunziato. Gli dirai: Ho ordine assoluto dal padrone di
non annunziare nessuno. Se poi viene nell' ora dalle 10
alle 12, lo farai fermare nel salotto qui alia porta, mi por-
terai 1' ambasciata , e lo seguiterai fino alia mia stanza .
Vedi, colui e un lalosso di prima riga...
Basta cosi, sor padrone: io so come regolarmi coi
balossi, io. Lasci fare a Giaco.
No, vedi: non hai a far mostra di nulla ; solo che
lascerai la porta di mia stanza spalancata, e tu starai li
dietro a fare la sentinella, col mestone della polenta sulla
panca, per tutti i casi. Se senti che io o lui alziamo la voce
tu entri, ma senza bastone, sai, e dici : Comanda, sor pa-
drone? Ora hai capito bene ci6 che voglio dire?
Capitissimo. Gia lo sa, sor padrone, certe cose le
capisco per aria.
R I V I S T A
BELLA
STAMPA ITAL1ANA
1.
A proposito di una nostra Rivista, lettera del P. A. CICUTO.
Molto volentieri pubblichiamo la seguente lettera del P. A. Ci-
cuto, intorno ad un cui scritto ci accadde far censure nell' ante-
cedente nostro quaderno; anche perche da questa sua lettera risulta
una chiara confermazione delle dottrine cattoliche da noi con quelle
censure propugnate. La forma poi cortese che egli usa verso di noi
ci obbliga a professarglici grati ed a ricambiarlo di pari cortesia, nelle
brevi note di risposta o di schiarimento che a queste sue pagine ap-
poniamo.
Alia onorevole Redazione della Civiltd Cattolica.
La rivista critica fatta dalla Civiltd Cattolica, nel suo quaderno
del 16 settembre n 510, intorno a un mio articolo pubblicato dalla
Rivista Universale, intitolato: Lotta interna ed esterna della Chiesa
Cattolica,, pud lasciare nei lettori numerosi di codesto illustre Perio-
dico un ragionevole dubbio sull'ortodossia delle mie opinioni. Siccome
ho sempre e profondamente ritehuto, che il fiore e 1'apice della buona
fama d' un sacerdote cattolico sia la conformita e piena subordina-
zione delle sue opinioni alle dottrine della Chiesa, e siccome non
posso fare atto di abnegazione del mio onore, perch6 non appartiene
a me solo; cosi mi rivolgo alia lealta e cortesia di codesta onorevole
Redazione, perch voglia accogliere e pubblicare alcuni schiarimenti e
rettificazioni dell' argomento ; riputando cio ben piu utile e conve-
niente, che una facile ma poco edificante polemica tra i figli della
stessa Madre Chiesa, specialmente nella fase burrascosa ch' essa per-
corre in questa epoca sciagurata.
1 Dice la Civiltd Cattolica che io ho costretto e angustiato il
nobile e grandioso titolo entro la cerchia meschina di una guerric-
ciuola di parte . Invece, mettendo al disopra d'ogni nostra guerric-
RIVISTA DELIA STAMPA ITALIANA 69
ciuola e fuor di quistione i pronunciati infallibili dell'autorita della
Chiesa, ho cercato di mostrare quanto sarebbe ragionevole, che gli
apologisti privati di qualunque scuola lasciassero gli interni dissidii
su quelle gradazioni di opinioni, che la Chiesa, nella sua sapiente
pazienza, abbandona tuttavia alia libera discussione, e si accordassero
sotto le bandieredelleintelligenze antesignane, per propulsare piu com-
patti 1'assalto dei nemici esterni, che mai forse come al giorno d' oggi
furono tanto numerosi e inferociti. 1 lo era si lontano da intendere a
una guerricciuola di parte, che nella parte stessa, alia testa della quale
sta la Civiltd Cattolica^ riconosco espressamente la missione provvi-
denziale di elidere fino a un certo segno lo slancio e lo sforzo del
partito progressivo che.... potrebbe precorrere troppo rapidamente o
trascorrere, quando nessun rattegno gli temperasse la corsa. 2
!2 Vuole la Civiltd Cattolica che la mia opinione, sulla necessita
della lotta per la vita della Chiesa Cattolica, sia contraria agl'insegna-
menti di S. Paolo e alia pratica della Chiesa stessa, che spesso e so-
lenneraente prega per la pace, che considera come un bene ; la qual
cosa dimostrerebbe che la Chiesa risguarda la lotta come un male.
Quindi la Civiltd Catlolica sostiene che il mio e un grossolano er-
1 1 cattolici combattono 1'errore dovunque esso si trovi : non guardano alia
parte che lo propaga . Questo sarebbe spirito partigiano. Oltre poi le eresie
vi sono errori certi, che debbonsi condannare e combattere, a cui non manca
che la condanna esplicita per dirsi eresie. Queste non sono opinioni dubbie ,
opinioni libere. Opinione libera 6 quella che non e erronea in sfr, non conduce
ad errore, non procede da errore. Libera moralmente puo dirsi ancora quella
opinione che non si lega colle verita rivelate o morali : sebbene scientifica-
mente non puo dirsi libera quando e erronea. La grande difficolta, il punto
che puo separare scrittori cattolici si e il discernere 1'errore d'una opinione.
Chi non lo vede la puo credere libera : chi lo vede non puo crederla libera.
E questione di buon senso naturale e cristiano, di buona critica , di buona
dialettica, di scienza : ma non e questione di liberta.
2 Ringraziamo il sig. Cicuto di questo onorevole giudizio che esprirne di
noi. Ma veramente ignoriamo quale e dove lia, tra i cattolici schiettamentc
tali, questo partito progressivo, bisognoso di rattegni ne' suoi slanci e ne'suoi
sforzi. Per quanto e a nostra notizia, un tal partito non esiste punto fra i
cattolici, apostolici e romani ; i quali hanno per unica rcgola dei loro slanci
e dei loro sforzi la voce e 1' insegnamento della Chiesa e del Papa, con cui,
grazie a Dio, sono cor unum et anima una ; ne credono che la Chiesa ed il
Papa in nulla debbano ricevere irapulsi a progressi, fuorche dallo Spirito Santo.
I partiti progressive si trovano invece tra i liberal! di qualsiasi\colore, e tra
i rivoluzionarii, che, sotto scusa di progresso, mirano (con buona o mala fede
non monta) a pervertire tutto ; idee, istituzioni, individui e societa.
70 R I VISTA
rore e soggiunge rincalzando,che se alia Chiesa fosse necessaria la
lotta, ne seguirebbe che il male e 1'errore sarebbero necessarii alia
terra. Or appunto il contrario e vero : perche il male non sarebbe
male, 1'errore non sarebbe errore, se fossero necessarii. Ebbene:
sia pure cosi. Ma intanto, guardandomi attorno, mi trovo avere nel
grossolano errore due grandi compiici, vale a dire S. Paolo che afferma
la necessita delle eresie, oportet et hcereses esse ; e lo stesso Divin
Redentore, che probabilmente deve avere scandolezzato molte pie orec-
chie, coll'asserire la necessita degli scandali, necesse est ut veniant
scandala. l lo invece ho detto molto meno : cioe non ho detto che sia
necessario il male, come le eresie e gli scandali, ma solo che ne-
cessaria la lotta; loche e rigorosamente logico, se e vero che Gesu
Cristo e venuto a combattere il male col bene, se e vero che abbia dato
questa stessa missione alia sua Chiesa, e se quindi la lotta appartiene
all'essenza della Chiesa medesima. 2 E chiaro che se non era il male,
o cessasse ad un tratto ; se non vi fosse piu colluctatio.... adversus
principes et potestates, adversus mundi rectores tenebrarum harum;
se non occorresse piu accipere armaturam Dei.... scutum fidei. . . ,
galeam salutis.... gladium spiritus (Ephes. VI), colle quali parole
S. Paolo ricalca si profondamente il concetto radicale della lotta ; &
chiaro, diceva, che la Chiesa non avrebbe piu ragione di essere
come e, cioe militante, perche il suo fine sarebbe ottenuto; essa sa-
rebbe gia trionfante, sarebbe in pace, non avrebbe piu bisogno di
1 I due T;esti citati provano semplicemente quello che nella nostra rivista
di censura abbiamo asserito : che la necessita del male e dell' errore e con"
seguente alia corrotta nostra natura, e bisogna far di tutto per iscemarla,
quanta e possibile. Provano cioe, che pur troppo la Chiesa deve stare sem-
pre sullc difese; ma non provano che le offese alle sue verita, alia sua liber-
ta , ai suoi diritti sieno un bene da desiderarsi o da procurarsi . Quindi
molto meno provano la tesi del Cicuto ; vale a dire che se cessasse la lolta,
la Chiesa) accasciata in se stessa, andrebbe in dissoluzione e sarebbe morta. In
questa tesi abbiam posto quello che chiamammo grossolano errore.
2 Chi dice lotta, siippone fuor di dubbio e nemici e cagioni di nimicizia.
Dunque tanto vale affermare che e necessaria la lotta alia Chiesa, quanto che
alia Chiftsa sono necessarii i nemici e quindi il male. Necessaria, lo ripetiamo,
nel senso stretto della parola, e la difesa ;\& lotta e un male, che, quando si
prevede inevitabile, puo dirsi necessario di necessita conseguente; ma non
e mai tale di necessita assoluta. In questo modo adoperansi nella Scrittura le
parole oportet, neceste est; e cosi collegansi le due necessita : quella della pace,
quella della difesa. Bene assoluto della Chiesa e la pace : bene relative 6 la
difesa : quella desiderabile per se stessa: questa desiderabile nella supposi-
zione d'un male inevitabile, e precisamente per ottener la pace.
BELLA STAMPA 1TALIANA 71
pregare per la pace, come prega tuttavia, e preghera sempre sino
alia fine del mondo, cioe sino al suo compiuto trionfo , prima del
quale non puo esser pace intera, poiche la Chiesa non pu6 fare la
pace col male e coll' errore, se non dopo averli debellati e quindi dopo
aver cessato d' essere militante. l Ecco il senso ch' io intendeva dare
alle mie parole: non disforme dalle dottrine di S. Paolo edella Chiesa,
ma pienamente conforme agli insegnamenti dello stesso Santo, all'es-
senza costitutiva della Chiesa, alia dottrina espressa di Gesu Cristo,
alia sapientissima economia della divina Provvidenza,che non lascia
correre il male se non pel gran bene che sa cavarne, e specialmente
per quei beni quasi direi antitetici che non sarebbero mai, se non
fossero i mali a loro contrarii. Questo senso pertanto e ben lontano
dal ritenere alberi di vita i cancri., le serpi, le male beslie, ossia i
mali che affliggono la Chiesa; loche sarebbe dir bene il male, sa-
rebbe satanicamente blasfemo. 2
3 Io ho detto della liberta queste parole: in fondo e cosa
negativa, ossia consiste nell' assenza di vincoli coattivi o di spinte
violente . Ora il critico della Civilld Cattolica piglia queste parole
come una definizione, come tale la combatte, come tale le da la
patente di novita , come tale insomnia la fa vedere strana e spropo-
sitata. II suo ragionamento potrebbe reggersi in piedi discretamente,
ma il male e che non ha base, o si ha fabbricato da se una base a
1 Sicuramente 1'autore intende dire non gia che la Chiesa possa mai far
pace col male e coll' errore, ma che rimarra senza il contrasto del male e del-
1' errore che avra distrutti; e quindi in pace, fi poi falso che, se mancassero
i nomici esterni di cui principalmente si tratta, alia Chiesa, questa vesserebbe
d' essere militante. Rimarrebbero sempre i nemici intern! , le passioni e le
concupiscenze, che ai singoli membri della Chiesa darebbero occasione ccnti-
nua di combattere: onde essa Chresa resterebbe sempre un corpo, composto di
membra tutte militant!. Inoltre verissimo e pur troppo che Cristo ha costituita
mititante la sua Chiesa qui in terra : ma 1'ha costituita tale, perche nell'ordine
della Provvidenza vedeva che il male e 1'errore d'ogni fatta sarebber permessi.
II che conferma la nostra asserzione, che il male, per nostra grande sventura,
e necessario conseguentcmenle alia umana corruzione; e che percio necessaria
e pure la lotta in questo senso; ma che non per questo la lotta e un bene
desiderabile in se stesso, e tal bene che, se cessasse, la Chiesa, come asseve-
rava il Cicuto, sarebbe morta. Onde si vede chiaro quanto sia giusto il detto
da noi , che la lotta nclla Chiesa e un di quei mali, che bisogna far di tutto
per iscemare.
2 E noi siamo lieti che queste spiegazioni del Cicuto, unite alle nostre
chiariscano per tal modo il senso delle sue parole, che non possa piu venire
in dubbio ad alcuno, che egli abbia dato luogo a seambiare i cancri, le serpi e
le male Leslie in alberi di vita.
72 R1VISTA
posta, imperciocche questa non e punto punto una definizione, ma una
semplice indicazione della liberta, presa nel rispetto particolare che
ha verso il punto di vista particolare, designate evidentemente dal
contesto. Ma tutti sanno quanto ci corre dalla definizione d'un og-
getto all' indicazione d'un suo lato parziale, che solo fa all'uopo. Io
credo che basti su questo punto 1' avere rilevato 1'equivoco. l
4 Ma un altro equivoco fecondo di piu gravose induzioni e quello
che si annida nella mia frase di liberta conquistate. Essa ha un dop-
pio senso, onesto e disonesto. II critico non mi e stato benigno e da a
divedere di prenderla nel secondo. Tutte queste liberta, egli dice, im-
portano nullameno, che il diritto di non professare apertamente, se cosi
piace, alcuna religione, di formare associazioni di liberi pensatori,
ossia di atei, di assaltare e di bestemmiare il cattolicismo, di pro-
curarne 1'annientamento o 1'oppressione con pubbliche leggi . Se-
gue poi dicendo giustamente , che queste liberta conquistate sono
empie in se stesse, empie nell' effetto, sommamente pregiudizievoli
all' indimduo 3 sommamente dannose alia societd. Ora io credo che
il critico, animate da sincero amore del bene, e disposto quindi a
rallegrarsi nel trovare che v' & uno di meno nel gran numero di
quelli che oggi favoreggiano e professano siffatte liberta, non se n'avra
a male, ma si congratulera meco, se rigetto con indignazione il so-
spetto di tale sciagurata complicita; ma mi permettera anche di doman-
dargli se quelle sono le sole liberta conquistate negli ultimi tempi ;
se sono tutte, come cpielle, scellerate, anche poniamo, le liberta ac-
cordate da Pio IX; se non ve n'e alcuna onesta , neppure quella,
per esempio, di poter tenere adunanze e formare associazioni catto-
liche, senza avere a pronuba la polizia, o quella di rivedere le bucce
ai massoni governativi . Che se vi sono innegabilmente non poche
liberta oneste, che una volta non erano, quantunque io non le abbia
espressarnente distinte, supponendo nei lettori la carita del facile di-
scernimento, perche imputarmi il genio delle liberta disoneste? 2
1 Avendo il Cicuto, nella sua scrittura censurata, usato il verbo consists
ed accompagnatolo col modo in fondo , e ben naturale che noi giudicassimo
aver egli voluto dare della liberta, se non una definizione riyorosamente dia-
lettica , almeno uoa definizione sufTicientemente scientifica. Quando uno dice
che una cosa in fondo (cioe sostanzialmente) consiste in questo e in quello ;
chiaro e che assume di definirne 1'essere o la sostanza , se non altro pei
sommi capi. L'equivoco adunque non sembra imputabilc a noi; i quali non ci
siamo fabbricata da noi la base pe'nostri ragionamenti , ma Tabbiamo tolta
com' era e dov'era, nell'articolo censurato.
2 Noi non abbiamo preso di mira lo scrittore, ma lo scritto; ed abbiamo
dato alle frasi di questo il valore cho hanno comunemente. Sotto i termini
DELLA STAMPA ITALiAISA 73
5 Rispondera il critico: & 1'odore dominante del vostro scritto,
il quale pute acutamente di iiberalismo cattolico, quello che da la
di liberta conquistate , il mondo univcrsalmente intends gli acquisti fatti dalla
Rivoluzione in questo ultimo secolo contro la vera liberta . Tutti, e buoni e
tristi, e galantuomini e settarii, li adoperano in questo significato. Per adope-
rarli, in un senso piii angusto, e tanto angusto die abbracci appena qualche
tenuissimo vantaggioin pro della liberta vera, richiedesi un'aggiuntaespressa-
mente restrittiva , che il Cicuto non ha messa nel suo scritto. Onde non ci
crediamo biasimabili, perchc abbiamo preso quelle parole nella loro volgare
cd usitatissima significazione. Maggionnente che a petto delle molto scarse e
molto dubbie liberta oneste acquistate dai cattolici, di cui qui parla il Cicuto,
si debbono annoverare grossissime e certissime liberta da loro perdute e sopra
loro conquistate tirannicamente dalla Rivoluzione: la liberta di costituirsi in
corpi morali, la liberta di fare atti esterni di culto, la liberta per la Chiesa
di possedere e di amministrare i proprii beni, la liberta d'insegnare, la
liberta di regolare i matrimonii , la liberta dei semiuarii , la liberta di educare
il giovine clero nelle chiese e non nelle caserme, e via dicendo tante altre molto
piu sostanziali liberta. Fra le liberta che si danno per conquistate e quelle in-
dubitatamente perdute dai cattolici e ancora questa diflerenza, che le conquistate
in favor loro hanno ariscontro una licenza cento volte maggiore per gl'incre-
duli: e le perdute non hanno a riscontro se non altrettanto guadagno per
questi . In sostanza le liberta che le famose conquiste della Rivoluzione hanno
lasciate o procurate ai cattolici si possono dire bencficia latronum , e uulla
piu. Qual meraviglia dunque che noi, con questo lume dinanzi agli occhi ; ab-
biamo veduto nelle liberta conquistate dalla Rivoluzione i magna latrocinia ,
e punto non abbiamo fatto caso dei miserabili e dubbiosi benefizii ai cattolici
ed alia Chiesa provenutine? Del resto che noi non abbiamo equivocate nello
interpretare il senso delle due parole liberta conquistate, secondoche 1'usa il
Cicuto nello scritto da noi censurato, si fara evidente a chiu'nque legga le due
pagine 303, 304 del fascicolo d'aprile della Rivista Universale, in cui si trova.
Non solo quivi non restringe per niente il valore odierno di tali parole , ma
in verita le adopera, come tutti oggidl sogliono adoperarle, cioe a significare
le liberta rivoluzionarie. Egli asserisce in modo assoluto che le liberta degli
ultimi tempi, si fieramente maledette, non hanno generato I'empieta (pag. 303) ;
che e il malvezzo o il comodo espediente a" incolpare delV empieta moderna le
liberta conquistate negli ultimi tempi. (Ivi). Anzi tanto e certo che egli vi
comprende la libera parola, la hbera stampa, i liberi scandali ed altre libere
pestilenze, che egli si sforza di sottrarle all' efficienza della liberta in genere,
la quale, dice egli, ben lungi dall' essere la causa del morbo, ne e il rimedio
piu efftcace (pag. 304). Le quali proposizioni quanto sconcordino colle con-
danne che i Pontefici Gregorio XVI e Pio IX hanno fatte iteratamente di
queste liberla, e colle dottrine da essi insegnate, non e chi noi vegga. Ma noi
raentre ci rallegriamo che nella presente lettera il Cicuto ritiri cio che lia scritto
ncll'articolo della Rivista, pensiamo essere stato conveniente che dimostras-
simo, come noi non avevamo interpretato il suo linguaggio in mal senso, per
voglia di malignare, o per altro. E la dimostrazione ci pare manifesta.
i
74 IUVISTA
chiave per entrare a coiioscere quali tra le oneste e disoneste sieno
Je liberta da voi favorite. Anche qui siamo nell'equivoco. Y'e un
liberalismo il quale s' intitola cattolico, ma che non & punto catto-
lico, quel liberalismo che solo pote essere segnalato dal S. Padre alia
Deputazione francese, e che ormai s' intende, quasi per formula con-
venuta e passata nell'uso, di quei liberali che vorrebbero, secondo la
frase stereotipa, conciliare Dio con Belial o Cristo col Diavolo. Ma con
buona grazia, questo liberalismo non e cattolico se non per ironia o per
antifrasi. A me pare che sarebbe ora di discernere anche colla parola,
cio die ogni mente, anche men sottile, sa discernere realmente tra
cosa e cosa; sarebbe ora da dissipare questo equivoco, il quale si usa a
infamare una dizione onorata, appiccicandole 1' infamia d' un partita
mascherato; sarebbe ora di dare a questo partito, che professa le liberta
dannate dalla Chiesa, per esempio quello di liberalismo falso, o ipo-
crita, o traditore, o che altro di simile, usando invece la dizione di
liberalismo cattolico in senso proprio, cioe ad indicare quel ceto di
cattolici, tra i quali non pochi illustri per ingegno, per sapere per
integrita di vita, i quali accettano quelle liberta che il Magistero in-
fallibile della Chiesa non ha proscritte e non scattano d'una sola linea
fuori di ci6 che & definite, beuche si aggirino liberamente in quelle
pertinenze che lostrettoinsegnamento cattolico lascia liberealladiscus-
sione, imitando Dio che tradidit mundam disputalioni hominum. l
La parola liberta da se" sola e senza aggiunti, nel comune uso, s' in-
1 Dopo le condanne del Sillabo, gli studii degli apologist! cattolici, e
la sperienza di un secolo, il liberalismo dee dirsi un sistema di dottrine re-
ligiose, sociali e morali sostanzialmente cattico. Non e sanabile per correzione
di questo o quel punto. deve rinnegarsi tutto, o deve sccondarsi. Liberalismo
cattolico e dunque tanto assurda frase, quanto e naturalismo cattolico, pan-
leismo cattolico , manicheismo cattolico . Cio non toglie che possa ancora
esservi qualche cattolico, che, a dispetto della dialettica, ripudii alcune
parti piii ree del liberalismo, giudicandole esclusive figliuole dell'errore, e
ne accetti altre, credendole innocenti. Ma questa illusione porta neces-
sariamente la conseguenza, che egli sara a un tempo ripudiato dai cattolici
schietti che non vogliono saperne di liberalismo, e dai liberali schietti che non
vogliono saperne di cattolicismo. Gli sforzi fatti per cattolicizzare il libera-
lismo nan gittata qualche divisione tra i cattolici. Ma di chi e la colpa? Non
certo di chi ha seguito lo spirito e la lettera degl'insegnamenti della Chiesa
cattolica. Non aggiungiamo altro intorno a questo proposito, poiche altrove ab-
biamo largamente svolte e dimostrate queste nostre affermazioni. Ci conten-
teremo solo di osservare, che nella proposizione 80 del Sillabo, il liberalisms
e condannato puramento e senza nessuna distinzione. Non basta cio?
DELLA STAMPA ITALIANA 75
tende sempre di liberta oneste, e perche altri intenda la liberta in
tristo senso, v* e sempre il bisogno di aggiungervi un tristo appellati-
vo. J Nella stessa Scrittura santa ogni volta che ricorre nuda e in buon
senso, e quando S. Pietro vuole usarla in senso reprobo vi appone il
reprobo appellative e la chiama: libertatcm malitiae. 2 Tanto piu vale
questa regola pel liberalismo cattolico il quale porta gia con se un si
nobile appellative, die esclude il mal senso, o solo lo amraette antifra-
sticamente,cioe nel suo rovescio. Ma questo rovescio non sara mai il
senso dritto, appunto perche e rovescio. Ora io dichiaro di accettare
il nome di liberale cattolico nel senso dritto, nel senso naturale, nel
senso proprio, nel senso vecchio; e di ripudiarlo come un insulto nel
senso rovescio , artifiziale, improprio e nuovo che non il comune uso
ma un uso parziale si affatica di attribuirgli. 3
6. Ma non e da liberale in senso onesto e cattolico il giudicare
perniciosa un'istituzione della Chiesa, qual e la sacra Inquisizione
No certo, e qui siamo pienamente d'accordo. Ma io non ho parlato
dell'istituzione, bensi ho' inteso dire dei suoi abusi; e se non ho
fatto espressamente questa importante distinzione, il mio critfco deve
compatirmi , perche neppur egli ha fatto le distinzioni abbastanza
grosse che sopra ho notate. 4 In ogni modo io son pronto a ripararvi,
1 Anzi modernamente, nel comune uso. la pzrofa liberta, applicata al vivere
politico e socialGj denota per lo piu liberta rivoluzionaria, e senz'altro ad-
diettivo, ha senso per lo meno equivoco.
2 Ai tempi di S. Pietro non v' era liberalisms, e quindi conveniva , che
<'on altre frasi aggiunte si specificasse il significato reo della parola liberta,
quando in senso reo si adoperava. Ma non puo dirsi questo dei nostri tempi.
E del vocabolo di liberta nel nostro secolo, cio che fu del vocabolo di ri forma
nel secolo di Lutero e di quello di filosofia nel secolo di Voltaire. Come la
parola riform a all' eta di Lutero significava protestantesimo , e la parola ///o-
softa all' eta di Voltaire significava ateismo, cosi la parola liberta all' eta nostra
signifies rivoluzione.
3 Dopo cio che abbiamo notato sopra , veggano i lettori quanto sia vero
che il termine liberalismo non ammette un mal senso, se non antifrastica-
mente. Padronissimo il Cicuto di accettare i nomi che meglio a lui piacciono.
Ma ad un sacerdote e ad un parroco, che sia geloso dell'onore inerente al suo
carattere, noi augureremo sempre di accettare per se quei nomi solamente,
the sono immuni da qualsiasi sospetto. II vero onore di un prete e di un
parroco non sara mai nel gloriarsi d'essere liberale cattolico, ma d' essere
bonus Christi miles, qui factus est pro nobis non liberale, ma obediens usque
ad mortem, mortem autem crucis.
* Se queste distinzioni dovessero esser fatte o no, lo possono discernere
i nostri lettori.
76 R1VISTA
e a dichiarare che la mia fu una svista non difficile ad accadere,
quando non si tratta una cosa di fronte, ma si tocca di fianco e di
volo. Ora lo dico alto che per me e sacra ogni istituzione della Chiesa,
ma che I'oUimo intendimento dell'Inquisizione fu non di raro fru-
strate e pervertito dagli abusi degli uomini. Tutti sanno come fu
spesso depravata; a cagion d'esempio in Ispagna, mutata in ordigno
di polizia, in arma di partiti, in sfogo di privati livori, contro di che
dovettero alzare la voce gli stessi Romani Pontefici. Lo stesso io in-
tendeva dire sottosopra degli abusi del braccio secolare, che utile a
suo tempo e in giusta misura, diviene sinistro e pernicioso quando &
in balia d' uomini corrotti, e dichiarati nemici. Che tale sia la condi-
zione del giorno d'oggi; che i Governi forse tutti o quasi all'intutto
sieno infetti di tabe massonica pestilecziale alia Chiesa, non sono io che
10 insegni alia Civiltd Cattolica, ma e dessa che lo insegna a noi due
volte al mese. Ora avverta il critico che dove io parlo della protezione
dello Stato, per buona venture questa volta che ho messo espressamente
1'oggi *; con che in fondo ho inteso dire che la Chiesa deve ripudiare
quella protezione, perche lo Spirito di Dio immanente nella Chiesa
sarebbe contaminato dalla protezione dello spirito massonico.
7 Ma e le citazioni d'Autori proibiti? Son certo riprovevoli
e anticattoliche, quando si citano con onore le loro autorita in quelle
cose per le quali furono proibiti: in ogni altro caso no certo. Io as-
siduo lettore della Civiltd Cattolica mi ricordo d'avervi veduto citato
11 Gioberti, e non una volta, e non per confutarlo. 2 Io poi non sapeva
che i tre Autori da me citati sieno posti all' Indice, appunto per quelle
1 Quest' oggi val tant'oro. Esso vuol dire che il concorso del braccio se-
colare non e an male per se: e non divien male se non per accidente , in
quanto quel braccio& divenuto nemico. Cosi, e cosi solo, la tesi generale
della Separazione dello Stato dalla Chiesa, che e errore condannato sempre
dai Pontefici e recentemente da Pio IX nel Sillabo, puo in un dato tempo,
in un dato luogo, e in "una data regione considerarsi non per un bene, ma
per un male minore. Male minore e non bene diciamo : perche debbone i cat-
tolici sospirare di esserne liberati, cooperando con tutte le loro forze a far si,
che la societa ritorni alia sua condizione nor male, che e farmonia e 1'accordo
delle due autorita, la civile e la religiosa.
2 Nelle quistioni controverse, se vuol procedersi per via di autorita ir-
refragabile, non debbono citarsi che autori pienamente sicuri nelle loro dot-
trine: e tali certo non sono quegli autori, dei quali anche una piccola ope-
ricciuola fu condannatajfdalla Chiesa. Nelle sentenze certe, citare le autorita
favorevoli anche di eretici, anche di miscredenti, non solo non disdice , ma
giova: perche il suffragio favorevole dei nemici prova quando e in favore,
non prova nulla. quando e contrario. Fu poi sempre consiglio di prudenti e
santissimi uomini d' astenersi dal citar con onore gli autori proibiti, speciai-
mente in materie affini a quelle per cui furono proibiti. E la ragione s'intende.
BELLA STAMPA ITAL1ANA 77
opinion! per le quali io li lodo. I decreti di proibizione nulla ne di-
cono, ma lo sapra il mio critico. Questo io so che le parecchie dozzine
di volumi del Rosniini e del Ventura, benche esaminati , vagliati ,
scrutati fino nelle piu intime fibrille, non furono dalla sapienza della
S. Sede trovati meritevoli dell'Indice, e che non opere estese, ma
piuttosto minimi opuscoli di quegli Autori furono condannati. So poi
che nell'apologetica Tertulliano diede nuovo acconcfamento e svi-
luppamento alle dottrine della Chiesa trattate da Giustino; che Ago-
stino fece lo stesso di quelle di Tertulliano; Tommaso di quelle di
Agostino, il Suarez e il Perrone di quelle di Tommaso, e per questo
non furono proibiti. *
8 II critico della Civiltd , il quale senza dubbio deplora la ri-
bellione dei dollingheriani , udra per conseguenza con molto piacere
ch'io rigetto non senza qualche brivido il malaugurio che trapela
dalle sue allusioni. Sappia pure ch'io posso esprimermi male, ch'io
posso essere frainteso, ch'io posso errare ed eccedere nel mio desi-
llerio dell'alleanza di tutte Je forze interne della Chiesa contro la
presente aggressione esterna e neH'apprezzamento dei motivi, sempre
tuttavia secondarii e accidentali, che ci dividono, ma che nessun sa-
crifizio, non solo d'opinioni private, ma della vita stessa mi farebbe
tanta paura, quanto lo sbrancarmi dall'unita cattolica o ribellarmi
ali'Autorita della Chiesa. Qualunque condanna delle mie opinioni mi
troverebbe prontissimo alia soggezione piu semplice e illimitata; anzi,
se il desiderio e lecito, quasi desidero che mi sia porta occasione di
dare la prova la piu solenne. 2 Ma intanto e mio dovere di difendere
la mia fama d'ortodossia intaccata non leggermente o messa in non
piccolo dubbio. Voglio esser certo che se la Civiltd Cattolica ha fatto
qualche luogo a questo dubbio fara anche luogo a cio che puo giovare
a dissiparlo Di che le sar6 tenutissimo, e riconoscero volentieri,
ch'essa non tira in mezzo le persone per prenderle di mira, ma ha
per solo o sostanziale obbietto il vero ed il bene. P. A. CICUTO.
1 Per voler esser forse troppo concise, qui 1' egregio scrittore della let-
tera non ha schivata 1'oscurita. Confessiamo di non intendere il valore di
questo periodo. Ci e ignoto in che peccassero contro gl'insegnamenti della
Chiesa le dottrine di Giustino, di S. Agostino, e di S. Tommaso, acconciate
e sviluppate successivamente dai dottori venuti appresso. Forse vuol inten-
dere in (\uQ\Yacconciate, le dottrine applicate, appropriate alle eontroversie
nuove : ma allora 1'idea sarebbe, quanto vera, altrettanto fuor di luogo.
2 In queste nobili parole contiensi la piu bella protesta che possa fare 1' e-
gregio sig. Cicuto. Innanzi ad essa, la divergenza d'opinione intorno agli insegna-
menti della Chiesa cessa, per dar luogo a quella uniformita di pensare che
non si ha , ne puo aversi altrimenti che attenendosi alia suprema regola
della fede, che e il Magistero di Gesu Cristo, vivente perennemente in Pietro
sulla terra. Applaudiamo dunque di cuore a una tale dichiarazione; anzi ci
gode I'aniino che la nostra censura 1'abbia provocata cosi piena, e cosi schietta.
78 RIV1STA
II.
Istituzioni per gli Ordinandi, Compilate da Mons. GIUSEPPE FOR-
MISANO Vescovo di Nola, 1871. Un volume di pag. 272 in 8,
Prezzo L. 3, 80 franco di posta. Vendibile nelia Curia vescovile
di Nola.
Di grande utilita pratica riputiamo questo libro dell' egregio
Vescovo di Nola; atteso il fine da lui inteso, e la maniera ond'egli
si e studiato di attuarlo.
Non e chi non vegga quanto importi al ben della Chiesa e della
civil societa che alia sacra milizia non si ascriva, se non chi ben
conosce le gravissime obbligazioni che assume e vi sia tratto da
verace vocazione divina. Ne importa meno , che gli ascritti alia sa-
cra milizia esercitino, conzelo e conformemente alia santita del proprio
ministero, 1'alto incarico di dirigere i popoli, per le vie della virtu,-
al conseguimento dell' etern a salute e all' adempimento dei loro doveri
verso Dio. Nemo sumit sibi honorem, sed qui vocatur a Deo tan-
quam Aaron; grida 1'Apostolo l . E piu innanzi ci avea fatto sentire :
Omnis Pontifex ex hominibus assumptus, pro hominibus consti-
tuitur in his , quae sunt ad Deum 2 . A questo duplice scopo ha
mirato Mgr Formisano in questa sua eccellente operetta ; e pero giu-
stamente 1' ha divisa in due parti. Nella prima egli ragiona della
necessita della vocazione divina per entrare nel Santuario , e dei
pericoli a cui si espone chi senza chiamata di Dio, per solo umano
interesse o istigazione de' parenti, vi pone il piede. Descrive i segni
per ravvisare cotesta divina vocazione, e suggerisce i mezzi per
corrispondervi debitamente. Quindi dimostra le svariate obbligazioni
gravissime, che abbracciando lo Stato ecclesiastico, si contraggono
si verso Dio e si verso la Chiesa ; acciocche niuno ponga impru-
dentemente la mano ad un' opera, a cui terminare si accorga poscia
di non avere forze bastevoli.
Egli e vero, (son parole dell' egregio Prelato) che general -
raente niuno e ammesso agli Ordini sacri, se prima non abbia appreso
talune cognizioni, che appartengono appunto a quegli Ordini che si
hanno da ricevere. Ma e vero altresi che il piu delle volte tali co-
gnizioni si danno, quando forse non e piu tempo. L' esperienza fa
conoscere che que'giovanetti, i quali senza la matura riflessione, ma
per pura leggerezza o altri umani motivi hanno gia abbracciato lo
Stato ecclesiastico, assai difficilmente si risolvono a tornare indietro,
anche quando nel corso del chiericato avessero conosciuto non aver
essi la divina vocazione : e cio pel potente niotivo , che avanzati ,
i Hebr. V, 4. 2 i v i , i.
DELLA STAMPA ITALIANA 79
come si trovano, e negli anni e negli studii clericali, non saprebbero
che farsi in altre profession! *. Di che avviene talvolta che s' in-
truda nel Santuario chi non vi era chiamato da Dio, riuscendo cosi
d' impaccio alia Chiesa, di scandaio ai fedeli e di perdizione a s&
stesso. Da questo lato adunque 1' opportunita e 1' importanza del libro
di Mgr Formisano e incontrastabile.
Ma non meno evidente e la sua opportunita ed importanza, se
si riguarda la seconda parte. In essa dopo una succinta generale idea
della sacra ordinazione e dei requisiti necessarii alia medesima , si
tratta dei singoli Ordini in particolare; dichiarandone la natura, gli
efietti, il rito col quale si conferiscono, la maniera di adempierne
puntualmente i doveri. Nel che fare egli si studia non solo d'istruire
la mente, ma molto piu di riscaldare il cuore con acconce conside-
razioni, tolte dai Santi Padri , e segnatamente dalla interpretazione
delle cerimonie, prescritte dal Pontificale romano nella collazione dei
predetti Ordini ; procurando in tal modo di muovere 1'Ordinato a vi-
vere una vita sempre piu perfetta, e rispondente all' altezza del suo
ministero. II degno Prelate gli pone dinanzi agli occhi e gli descrive
le virtu che deve esercitare, i presidii di cui dee valersi, i pericoli che
dee cansare, le cautele di cui dee circondarsi.
Come era naturale, 1' Auto re tratta con piu larghezza la materia,
riguardante il Presbiterato. Un novello sacerdote, non confessore,
(osserva egli giustamente) si potrebbe trovare nel caso di dover am-
ministrare il sacramento della penitenza. Per non trovarsi imbaraz-
zato, ho classificato i diversi piu comuni casi, che possono presentare
i penitenti ; ad assoivere i quali fosse chiamato il novello sacerdote,
non confessore. Anzi ho creduto di dir qualche cosa ancor del Via-
tico e della Estrema Unzione. Imperocche , sebbene 1' amministra-
zione di questi sacramenti spetti al Parroco ; pure potrebbe darsi il
caso, non infrequente in quei villaggi dove evvi il solo Parroco, che
essendo questi assente o legittimamente impedito, sia il novello sa-
cerdote chiamato ad amministrare il Viatico o I' Estrema Unzione a
qualche infermo. Ora ognuno converra esser ben fatto che questi
sappia come deve regolarsi in questa o quella circostanza , che pur
sono svariate, e per esaminare le quali sovente manca il tempo 2 .
Si suppone certamente che il detto sacerdote abbia studiato la
teologia morale. Ma la teorica e ben diversa dalla pratica, attese le
moltiplici circostanze, che ne rendono difficoltosa 1' applicazione . In
cid e mirabile cotesto libro di Mgr Formisano ; giacche annovera
appunto i casi piu usuali che sogliono occorrere, e dirige con somma
perizia il novello sacerdote a ben comportarsi. Onde da .questo lato
la presente operetta puo considerarsi come un manuale pratico di
I Pag. IV. 2 Pag. VII.
80 RIVISTA
teologia morale, e una guida molto opportune per ua sacro ministro,
che sia chiamato a soccorrere co'sacramenti della Chiesa un moribondo.
II metodo altresi, dall'Autore prescelto per la trattazione, ci sem-
bra degno di encomio. Egli ha adoperato la forma di dialogo , per
dimanda e risposta; il che serve mirabilmente a rendere piu piace-
vole la lettura del libro, e ponendo in azione 1' insegnamento della
dottrina, la imprime con assai maggiore agevolezza nella mente del
leggitore. Ci6 era tanto piu convenevole , in quanto che Monsignore
dirige questo suo lavoro in ispecial modo ai giovinetti leviti ; ed era
necessario toccar talvolta punti scabrosi e difficili, pei quali conve-
niva usare ogni arte per renderli piani ed agevoli. Noi abbiam am-
mirato come Mgr. Formisano ha saputo trattarli e svolgerli con tanta
limpidezza e facilita di esposizione e di dettato, che niuna fatica si
dura ad intenderli e restarne compresi.
In somma, da qualunque parte si guardi questa operetta, essa e
grandemente commendevole, sia nello scopo, sia nel disegno, sia nel-
r esecuzione. Noi Y abbiamo letta con piacere , e crediamo che essa
non puo non riuscire di singolare vantaggio pei giovani, che o amano
adddirsi ai sacro ministero o che di fresco vi ci sieno addetti.
III.
Specimen explanationis casuum conscientiae in Archidioecesi
rariensi, auctore JOSEPHO TADDEI canonico theologo. Ferrariae,
ex typographaeo Dominici Taddei, 1870. Un vol. in 8 di pag. 424.
Torna a grande vantaggio, specialmente del giovine clero, 1'uso
che in molte diocesi e in vigore, di pubblicare per le stampe le ri-
soluzioni, o di tutti, o almeno de'piu important casi dicoscienza,
che durante il corso dell' anno sono state proposte ai varii cleri, per
mantenere dappertutto desta e come in atto la scienza della morale
teologia. Di. questo genere e il libro, di sopra annunziato, del chiaro
Giuseppe Taddei, canonico teologo dell' archidiocesi di Ferrara.Ac-
cenneremo brevemente cio che in esso ci sembra piu da pregiare.
Da prima non possiamo non ammirare la scelta delle materie,
che formano i nodi delle questioni, proposte a risolvere. Tutt' i punti
piu scabrosi della morale teologia vi sono toccati qua e cola, intrec-
ciati non rade volte con altri punti della Dommatica, piu necessarii
a sapere pel governo delle coscienze. Ne poi, nel formarne i diversi
casi, 1'autore di essi ha mirato ad una istruzione piu speculativa
che pratica , come accade non rade volte in simili collezioni. II sag-
DELLA STAMPA ITALIANA 81
gio del Taddei, giacche cosi lo denomina, si nella sostanza delle qui-
stioni che propone, come negli aggiunti, i quali le multiplicano ovvero
le trasformano, e frutto di lunga esperienza di cio che accade comu-
nemente fra le diverse class! della umana societa, avuto anche riguardo
alle special! condizioni de' tempi che corrono.
Ma la lode maggiore consiste nella purezza e solidita della dot-
trina, sopra cui si fonda la risoluzione de'detti casi, e nell'aggiusta-
tezza onde viene applicata. La dottrina e attinta dalle font! de' piu
accreditati maestri, e massimamente dalle immortal! opere di morale
di S. Alfonso de' Liguori , che in mezzo ai dubbii di tante opposte
opinioni e la guida piii fedele e sicura, atteso il suggello di solenne
approvazione che piu volte , ed ora massimamente ch' e stato di-
chiarato Dottore, hanno avuto i suoi scritti dall' autorita della Chie-
sa. Con questo corredo pertanto cosi copioso e cosi sicuro di scienza
precede il chiaro autore allo scioglimento delle quistioni. E la prima
sua cura e quella di toccare i capi general! di dottrina, dai quali dee
scaturire la risposta. Breve, com' e necessario, e si fatta esposizione;
ma contiene allo stesso tempo come la sostanza di tutta la teorica,
e inoltre e fatta con tal chiarezza, che anche un novizio nella scienza
e nel grado d' intenderla . Quanto poi a risolvere i casi , il chiaro
autore in primo luogo esamina molto sottilmente le diverse circostan-
ze, che sono enunziate nella proposta , ed altre ne considera che vi
possono essere implicite. Applica dipoi , a norma delle dette circo-
stanze, la dottrina generale, notando le diverse opinioni, che possono
variare nell' uno o neli' altro senso la soluzione ; e benche per ordi-
nario sia solito di significare a quale di esse, per suo giudizio, debba
darsi la preferenza, comunemente non manca di avvertire qual grado
di probabilita debba assegnarsi a ciascuna.
Ma non e meraviglia , che in una disciplina , nella quale per
quanto si concord! ne' principii , altrettanto si disputa per rispetto
alle conseguenze piu remote, non ci troviamo sopra qualcke punto
in armonia col chiaro autore. A noi non displace, che egli alcune
volte, fra le molte sentenze probabili, inclini piu volentieri alia piu
stretta. Cio pud essere una remora per ritenere i giovani sacerdoti dalla
facilita di cader nel lassismo; e dove alle sentenze piu benigne si la-
sci quel grado di probabilita che hanno, ognuno rimarra libero di
giudicare, a quale nella pratica gli converra di attenersi. Ma sembra
a noi che qualche volta non si fa sufficientemente ragione di senten-
ze, che pur sono solidamente probabili, potendo parere pel tenor del
discorso, che quella che 1' autore segue, sia la vera ed unicamente
da seguire. II che, a dir vero, non accade che assai di- rado, e certo
contro 1' intenzione dell'autore.
Serie VIII, vol. IV, fasc. 511. 6 28 settembre 1871.
BIBLIOGRAF1A
ANON1MO ~ La 'ouona madre di famiglia. Conversazioni morali adatte alle
classi del popolo piu semplice. Seconda edizione. Torino, tip. dell' Oratorio
di San Francesco di Sales 1871. Un opuscolo in 24 dipag. 128 Cent. 30.
Istruire il popolo intorno alle verita della facile per tutti T intelligenza di queste s\
fede, e additargli i mezzi piu facili per met- gravi istruzioni : e lo stile piano e naturals
terle in pratica : sono i due scopi di queste aiuta non poco questa facilita.
conversazioni. II dialogo i attissimo a renders
-- Lfttture pie per Bambini. Firenze, presso Egisto Cini, via Ghibellina 114
1871. Un opuscolo in 16 di pag. 96 Cent. 30.
II ch. N. Tommaseo raccomanda molto Le istruzioni ne sono scritte cos\ pianamente
alle madri questo libriccino , scritto a bella e con tanta grazia per la capacita dei fan-
posta pei Bambini, da una pia genitrice. Ed ciulletti, e le preghiere tanto adattate alia
ha ragione di farlo. Giacchfc per renderlo intelligenza ed ai bisogni loro, che non pub
adatto aquella prima etauon vi manca nulla. desiderarsi di meglio.
Nuovo manuale delle figlie di Maria Immacolata. Seconda edizione nota-
bilmente accresciuta. Firenze, presso Valente Ducci, in Condotta 1871.
Un opuscolo in 16 di pag. 144 Cent. 40.
Suor Giuseppina: Azione, drammatica in tre atti di M. L. R. Bologna tip.
Felsinea 696, via Usberti 696. Opuscolo in 32 di pag. 124.
In questa graziosa azione drammatica effetti giocondi del perdono cristiano. Essa e
vengono esposte le terribili conseguenze di un attissima adessere rappresentata insulle scene
duro rifiuto alle suppliche degHndigenti, e gli dalle giovani convittrici.
Vito e Corinna, racconto di fatti eroici dei tempi di Diocleziano. Modena,
tip. dell' 1mm. Cone. 1871. 2 vol. in 16 di pag. 221-222.
Tutto ci6 che pub rendere amena e di- opportunamente finti. Tutta la narrazione
lettosa, e nello stesso tempo ferace di santi procede cosl serrata, cosl varia di casi, cos\
afFetti la lettura di un Racconto, lo troviamo ricca dMnteresse, che incominciata una volta
in questo, del quale abbiamo d a to il titolo, e mal volentieri si lascia. Gli affetti che ne
non possiara dare il nome dell 1 autore , che risente il lettore sono i piu cari e soavi, ben-
per modestia vuol rimanere nascosto. II pro- cne niisti alcune volte col dolore, perche il
tagonista e il giovinetto S. Vito , illustre movente principale di essi e sempre la reli-
martire della Chiesa. Quel poco che si sa gione e la pieta. Vorremmo che il ch. autore
degli atti suoi e innestato dall 1 autore con di altri simili lavori facesse di tanto in tanto
altri fatti, anch'essi veri, della storia contem- regalo alia povera gioventu, insidiata quoti-
poranea ; benche gli avvenimenti piu parti- dianamenteda ogni sortadi perniziose letture.
oolari, siccome porta T indole del lavoro, sieno
B1BL10GRAFIA
83
APE ROMANTICA Raccolta di Raccouti morali, storici, ed istruttivi illu-
strati, cominciata la pubblicazione del racconto La Piccarda Donati del
Sac. Michele Bongini. Firenze 4871. Luigi Manuelli libraio editore, via
del Proconsolo N. 46. Edizione in 8 illustrate.
I Romanzi illustrati sono ora di moda : e questi Romanzi illustrati sappiano che v 1 e
e sventuratamente dei moltissirai che se ne modo di conteutare la loro curiosita , senza
spacciano a puntate. raro e che se ne in- esporre a pericolo s\ grave la loro coscienza-
contri qualcuno che non gia buono , ma La Raccolta del Manuelli intitolasi I 1 Ape
possa dirsi innocuo. Poiche questa moda v 1 *?, romantica, perchfe egli si propone di scegliere,
ed e difficile d 1 allontanarne certe classi di tra i tanti racconti che vi SOBO, i migliori.
persone, che almeuo sievi chi pubblichi Bo- La stampa si distribuisce per puntate di 16
manzi illustrati si, ma non impestati . Un pagine, ed ogni puntata ha due o anche tre
buon padre di famiglia, se non pub estinguere vignette, disegnate con gusto, e tagliate in
Tappetito morboso di un suo figliuolo, gli legno da mano perita. Chi paga lire 12 avra
somministra almeno un aliinento sano. Que- 52 di queste puntate , quante ciofe sono le
sto pensiero ha mosso il sig. Luigi Manuelli, settimane d^un anno. Chi paga lire 7 ne avra
libraio editore in Firenze , a fare una Rac- 26 soltanto. Le puntate finora uscite alia
colta di Racconti Morali, Storici ed Istruttivi, luce fanno prometter bene di questa intra-
atti a raffermare la morale ed il cuore della presa. II primo Racconto e la Piccarda Do-
gioventu nobile e civile dei due sessi, illu- nati : che per intreccio di fatti, per contrasto
strata di belle vignette. Ei merita non solo di caratteri, per venusta di stile, e per Tepoca
d^ssere lodato, ma eziandio incoraggito ed storica che illustra va tra i migliori.
aiutato : e quindi b bene che gli amatori di
AZZARONI CAMILLO Una visita alia B. V. di S. Luca sul monte della
Guardia a Bologna : Memoria storica, patria, docuraentata dalP Arciprete
Caraillo Azzaroni. Bologna, tip. di Carlo Guidctti via Gallieran. 567, 1871.
Opuscolo in 46 di pag. 334.
Sul monte della Guardia presso Bologna dotte dissertazioncelle per assicurare a punta
e un Santuario, moltissimo frequentato da di discorso, o di document! lo sciogliinento di
peregrini devoti, non meno che da visitatori qualche questione , come a cagion d'esempio
curiosi. Congiugnesi alia citta per mezzo di se quell 1 Immagine sia veramente di mano di
un Porticato lungo piu di tre mig-lia romane, S. Luca. Ci6 che la citta di Bologna, nobilta,
che offre a chi vi accede agiata via e coperta clero, e popolo a gara, fece per mantenere
a riparo dal sole e dalle piogge. In quel san- in onore quel loro Santuario, e le grazie ot-
luario si venera una Immagine di Maria 3S. tenutene da Maria SS., tutto vi e minuta-
dipinta da S. Luca. Una guida storica, ar- mente indicato. Perche poi questa cosl parti-
tistica, ascetica, per chi voglia conoscu're le colareggiata monografia sia letta con piu
pid minute particolarita che si riferiscono a gusto, I 1 ha fiorita di tutte le grazie del
questo Santuario si offre ora dalPegregio si- Dialogo: avendo scelta questa forma, quanto
gnor Arciprete Azzaroni. Tutti i monumenti, difficile per chi scrive, altrettanto gradita a
le memorie, le storie che potessero chiarirgli chi legge. II libro dell 1 Azzaroni sara accolto
uno dei punti del suo argomento sono da lui con festa dai Bolognesi, dei quali esalta la
coscienziosamente consultate : cosicche cia- pieta generosa, e con riconoscenza dai visi-
scuna delle notizie che esso da riesce auten- tatori del Santuario ai quali offre una guida
ticata o da un 1 iscrizione, o da un atto, o da erudita, esatta, e dilettevole.
un'autorita irrecusabile. Spesso vi si leggono
BM GIOVANNI EYANGELISTA - Maria addolorata maestra ai fedeli nella via
della salute. Operetta di Giovanni Evangelista Bini Sac. Florentine, offerta
alia Gran Madre di Dio per le mani di S. S. il regnante Pontefice Pio IX.
Terza edizione. Firenze, presso Valente Ducci Succursale Brazzini in via
Condotta 4871. L. 1,50. Si vende ancora alia Libreria Manuelli.
Di questo libro parlammo gia con lode raccomandiamo novamente ai nostri lettori in
nel quaderno 270 di questo Periodico. Ora lo questa terza edizione.
84
BIBLIOGRAFIA
BON1ZZI BENEDETTO L'insegnamento del greco in Italia e la gramma-
tica di G. Curtius, per Benedetto Bonazzi, Benedettino Cassinese. Napoli,
stab. tip. litogr. di Francesco e Gennaro de Angelis, Vico Pellegrini N. 4-
Un opusc. in 1 6 di pag. 80.
Qual sia il nostro pensiero intorno al tuttavia e caldamente si aglta. II libro del
metodo grammaticale del dottissimo G. Cur- sig. Bonazzi ha molta erudiziono filologica ;
tius per T insegnamento del Greco in Italia, e raolte considerazioni buone ed opportune. E
Tesponemmo ampiamente in un'apposita rivi- siccome negli studii della lingaistica vi sono
sta, pubblicata nel fascicolo491 apagine5C6. punti che legansi intimamente colla verita
Quelle riserve ed eccezioni medesime son da rivelata, com 1 e per esempio, Torigine della
fare al presente libro del rev. e ch. Bonazzi, favella ; cosi ci e piaciuto di vedere come il
egregio benedettino. Nondimeno raccoman- ch. benedettino metta d'accordo le scoverte
dlamo ai cultori degli studii ellenici in Italia degli eruditi colla verita cattolica , e segua
questa sua dissertazione, perche possano essi, fedelmente le orine del ch. e dottissimo car-
col leggere le varie opinioni degli uomini piu dinale Wiseman,
dotti, giudicar meglio in una questione che
Corso di analisi grammatico-radicale-comparativa , in applicazione della
grammatica di G. Curtius, per Benedetto Bonazzi. Parte prima. Avviamento
all' analisi, 16 favole di Esopo e di altri classic! scrittori. Napoli, tip. del
Fibreno, Pignatelli a S. Giovanni maggiore 1869. Un vol. in 8 di pagine
115. Vendesi L. 2. 50.
Per conoscere bene una lingua bisogna guaggio. Questi radical! sono relativamente
impararne due cose; i vocaboli che essa usa pochisshni: e quindi non difficili a ritenere.
in tutti i loro significati, e le forme che ogni Le leggi delle loro combinazioni e flessioni
vocabolo prende per ordinarsi e connettersi sono ancor poche : e da questo lato anch'esse
cogli altri nel discorso; cioe dire il Voca- agevoli a imparare. La conoscenza di quelli
bolario, e la Grammatica. Chi non ha ap- e di queste mena a conoscere la lingua. Ma
preso queste due cose non pu6 dirsi che per giugnere praticamente a introdurre que-
conosca la lingua. Nelle lingue vive i voca- sto metodo nelle scuole elementari, non ab-
boli si apprendono conversando: nelle lingue biamo ancora libri acconci alia capacita dei
morte questo sussidio manca, e perb bisogna piccoli allievi. Un buon tentativo e questo
ricorrere ad altro. La lettura degli scrittori del ch. e dotto Benedettino, p. Bonazzi. Egli
di quella favella col sussidio del Vocabolario, propone P analisi grammatical, e radicalo
o T imparare a mente il Vocabolario, sono comparativa; che consiste afar discernere di
vie lunghe , tanto lunghe che d 1 ordinario ciascun vocabolo prima la forma grammati-
non si giugne al termine se non da pochis- cale, e poi la origine radicale, passando dalla
simi. Bisogna trovare una scorciatoia , che parola al tema, dal tema alia radice prossima,
possa scemarne la fatica, e cos\ dar coraggio da questa alia primitive. II suo metodo lo
a imprenderla. Questa scorciatoia e tutta applica a tutte le parole di 16 favole greche:
nello studio dei radicali, di quelle voci cioe e in ciascuna parola distingue la doppia
primitive che col combinarsi insieme, col analisi con segniappositi.Lavoro intelligente,
prendere affissi o suffissi, col modificarsi, co- paziente, e che suppone molte conoscenze nel
stituiscono I 1 immensa raasserizia d'un lin- suo autore.
De T. Macci Plauti prosodia. Disseruit B. Bonazzi casinensis. Neapoli, ex
typis Fibrenionis 1 871 . Un opusc. in 8 di pag. 28.
Qual sia la vera misura dei versi Plau- che agitarono ed agitano tuttavia con molto
tini fu sempre discusso, senza essersene avuta calore questa quistione: il Niebuhr, il Weise,
mai unachiarae precisarisoluzione. La stessa il Loman, il Grain, I 1 Herman, il Lachman,
quistione espone ed esamina con -elegante il Ritschl, il Berchem, il Vahlen, il Miiller e
stile la presente dissertazione. Ci6 che gli qualche altro. Le costoro opinioni, non sem-
antichi grammatici, e i filologici piu insigni pro tra loro concordi, non solo espone bre-
di altre nazioni intorno a questo punto opi- vemente, ma assennatamente giudica, am-
nassero non e dali 1 autore citato se non di mettendo cib che ei crededegnodi approva-
semplice passaggio. Esso fermasi a conside- zione, e rifiutando cib che non regge innanzi
rare Ja opinione dei critici tedeschi moderni alia critica e al buon senso.
BIBL10GRAFIA 85
BONOMELLI GEREMIA - U Giovane studente istruito nella dottrina cristiana :
Trattenimenti del Sac. D. Geremia Bonomelli, Dottore di Sacra Teologia,
gia Professore di Teologia dommatica e Filosofia di Religione nel Diocesano
Seminario, Prevosto di Lovere e Direttore Spir. nel Collegio Convitto lo-
cale. Parte prima. Brescia, Tipografia del pio istituto 1 871 . Prezzo L. 2 50.
Volume in 8 dipag. VI, 654.
Non fe necessario di spendere molte pa- late vi sono formolate, dimostrate, spiegate
role per dimostrare che ora che Tinsegna- con metodo logico, ma con brevita proporzio-
mento religioso e quasi totalmente soppresso nata, cosicche la mente dei giovani ne e sod-
Belle scuole pubbliche, che nelle private si disfatta, senza che ne venga affaticata. Una
da raramente, scarsamente, e Dio non voglia non comune facilita di esposizione, congiunta
che falsamente ; e dalPaltra parte da tutti alia piena e sicura conoscenza delle dottrine
S 1 insulta, si schernisce, si mette in forse ogni teologiche , e alia precisione del linguaggio,
verita e ogni cosa sacra; non ci vuol molto pregio importantissimo in tal materia , ren-
ripetiamo per intendere che ora aoprattutto dono agevoli e piane alia colta intelligenza
un buon libro che spieghi con brevita, con dei lettori le materie ancora piu ardue. Qne-
buon discorso , con ordine la dottrina cri- sto volume aggirasi tutto nella spiegazione
stiana ai giovani studenti e non solamente del Simbolo: e sotto essa I 1 autore racchiude
utile , ma necessario . E quindi nel venirci quel piu e quel meglio che deve sapersi da
alle mani questo del ch. Bonomelli ce ne laid cristiani intorno alia fede. Lode all 1 e-
isiamo veramente rallegrati. Per giovani che gregio scrittore di cosl bella opera!
studiano e proprio adattato. Le verita rive-
CANGER FERDINANDO H dottore del dritto divino : Panegirico di S. Al-
fonso Maria de' Liguori, detto in Napoli nelia Chiesa dei PP. Redentoristi
dal P. Ferdinando Ganger d. C. d. G. Napoli, stab, tip, Vitale, 53 strada
Pignatelli a Regina Coeli 1874. Opusc. in 8 di pag. 28. Si vende in
Napoli presso Gicchetti vico S. Caterina da Siena n. 9 a prezzo di cen-
tesimi 40.
Questo panegirico fu recitato dall 1 illu- razionalismo, la indipendenza personale, e il
stre pratore dopo il decreto Pontificio , che naturalismo lieenzioso . II valente oratore
dichiarava S.Alfonso de'Liguori dottore della assegue assai bene il suo scopo , mostrando
Chiesa. L'assunto di esso e di mostrare la colla sua consueta eloquenza la solidita, la
opportunita della nuova aureola , aggiunta pienezza e la efficacia degl 1 insegnamenti del
al Santo ne 1 tempi che corrono, a fine di op- Santo, per combattere quel triplice flagello
porre un piu valido presidio colla dottrina di della moderna societa.
lui alle tre piaghe del secolo , che sono il
CAPPELLANI PIKTRO Vita breve del P. Basil io Brollo da Gemona, France-
scano Riformato, descritta dal P. Pietro Cappellani, Arciprete e Can. Ono-
rario. Udine, tip. Jacob Passigli , 1871. Un vol. in bdi pag. 112.
II P. Basilio Brollo da Gemona fu illu- nel 1704 dolcemente e santamente trapass6
stre missionario nella China per lo spazio di nel Signore in Singan . I venti anni della
ventianni,daluievangelizzatacoi suoi sudori, sua vita di missionario li spese apostolando
ed edificata colle sjue virtu . Egli nacque in quelle terre, istruendo , convertendo. La sua
Gemona nel Friuli nel 1648 : vestl Tabito dei vita, colraa difatiche e santifacata dallo studio
Francescani Riformati assai per tempo , e nei incessante della perfezione cristiana, rimase
sacri minister* si esercitb conforme al suo in memoria di edificazione. Fu descritta nel
santo istituto. Per zelo delle anime chiese ed 1720 dal P. Pietro Antonio da Venezia, e nel
ottenne di andare alle Missioni della China, 1775 dalPabb. Giov. Pietro della Stua di Udi-
ove dopo quattro anni di viaggio penosissimo ne. Ora si descrive piu compendiosamente,
giunse a Canton nel 1684. Sedici anni dopo ma con egregio stile e bell 1 ordine dal ch.
fu nominato Vicario Apostolico del Xensi: e Sig. Cappellari.
86 B1BL10GRAFIA
CORAZZI GUSTAVO Panorama della Strada Ferrata delle Alpi Cozie (Monce-
nisio). Firenze, Pincider e Smorti, Litografi editori , 1 871 . Vendesi per L 1 0.
Sopra una carta piegata a libretto, ma piu di 12 chilometri vi sono 29 altre Gallerie
lunga metri 4, 15 svolgesi il magnifico Pa- piu o meno lunghe: veiitinove fra ponti tu-
norama della Strada di ferro delle Alpi Cozie, bulari , ponti di ferro, ponti di fabbrica, via-
il lavoro piti gigantesco die siasi compiuto dotti, e sotto passaggi :edi tutte queste opera
in questo genere di opere. II Panorama co- vedesi il sito, la grandezza , la successions
raincia da Bussoleno al di qua di Susa; e esatta nel presente panorama. Ai fianchi tro-
svolgendo sotto gli occhi tutto il corso della vansi le vedute delle stazioni , delle citta e
via per Meana, Chiomonte,Salbertrand, Oulx, terre, e di alcuni ponti, egregiamente dise-
Beaulard, e Bardonn6che conduce fino airim- gnate. II tutto e lavoro intelligente, esatto,
bocco meridionale della Grande Galleria del istruttivo. II Panorama e colorato in cro-
Frsjus, per poi riprendere la prospettiva molitografia ed onora Fofficinajshe lo ha li-
della via allo sbocco settentrionale della me- tigrafato. Vendesi presso gli editori mede-
desima presso Modane. In questi 5'Jchilometri simi in Firenze.
di via ferrata, oltre alia Grande Galleria di
D'ALFIANO PAOLO Amenita bibliografiche della vccchia Toscana di Gio-
van Paolo d'AIfiano Pisa, tip. Ntstri 4871. Un opusc. in 8 di pag. 60.
Dal titolo niuno potrebbe argomentare e squisitamente toscano. L 1 autore e quello
il soggetto e lo scopo di questo libricciuolo. stesso che alcuni mesi addietro diede alia luce
Nella sostanza e una graziosissima Satira la gaissima novella di MAESTRO DOMENICO*
de'nostri tempi e costumi, condotta con fina che piacque tanto ai codini. Ci auguriamo
ironia, aspersadi attici sali, sempreopportuni, che spesso si compiaccia di consolare il lutto
sempre calzanti, e condita eolle piu simpatiche dei buoni con iscritture simili a queste.
leggiadrie di un linguaggio vivace, piccante,
DE LUCA P.GESUALDO Elogio funebre alia raemoria del Sig. Giuseppe Liuzzo,
Giureconsulto Brontese, pel R. P. Gesualdo de Luca da Bronte ex-provin-
ciale cappuccino. Catania, Stab. tip. di G. Galatola, nel R Ospizio di Be-
neftcenza, 1871. Un opusc. in 8 di pag. 24.
Come un sacro oratore possa pronunziare Bronte. La conversione del Liuzzo in punto
un Elogio funebre d 1 un defunto , la cui vita di morte e il fondamento del suo discorso :
fu menata lontano dalle pratiche religiose, nel quale piu che all 1 elogio del defunto ei
1 apprendano i lettori da questa Orazione mira al van taggio spirit uale dei viventi suoi
veramente eloquente del ch. P. Gesualdo da ascoltatori.
DE VITOFRANCESCHI ACIIILLE S.Benedetto. Brevi cenni ocommemorazioni
pel Sac. Achille de' Vitofranceschi. Bart, tip. di G. Gissi c Compagno, 1871.
Un opusc. in 8 di pag. 48, L. 1. presso I' autore in Cisternino.
Ill BOLLANDEN CORRADO H nuovo Dio: Racconto per il popolo di Corrado
di Bollanden, tradotto dal Tedesco dal cav. Leopoldo Marzorati. Bologna,
presso il Santuario di S. Maria Coronata. Un opusc. in 16 di pag. 64.
Cent. 30. Si vende presso il Traduttore a Bologna Borgo S. Giacomo
W 3307.
In cinque settimane soltanto si spaocia- contro i cattolici , quasi essi facciano del
rono in Germania undid edizioni di questo Papa un Nuovo Dio. Ma invece delParidita
libro nel suo originale tedesco : tanto esso d'una dissertazione , il ch. Di Bollanden ti
piacque al pubblico ! Ed a ragione : perche e presenta un racconto vivo, animato, grazio-
scntto con vivacita, con brio, con sodezza e sissimo. Noi esortiamo i parroci a diffonderlo
facilita. In fondo in fondo e una polemica molto tra il loro popolo: e li assicuriamo che
moltoseria; e la confutazione di quelFas- ne trarranno gran frutto.
eurda calunnia ohe i protestanti lanciano
B1BLIOGRAFIA 87
FEDELE if} D\ FANNA Urgente escursione contro una mano di ausi-
liari massonici. Venezia, tip. Emiliana fasc. in 16 di pag. 32.
E un opuscolo, che sarebbe urgente, di- maestria e chiarezza, e, secondo noi,dovrebbe
remo anche noi, di propagare in quei luoghi essere il R. P. Fra Fedele da Fanna, il quale
dove per avventura non fosse penetrata, o smettesse un istante ilsuo grande lavoro del-
non fosse intesa la famosa parola, detta re- I 1 edizione delle opere di S. Bonaveutura, per
centemente da Pio IX alia deputazione fran- fare un 1 escursione o una puntaglia contro
cese: II vero tiagello della Chiesa e il li- i nemici della verita.
beralismo cattolico. L 1 Autore la spiega con
GALIUCCI-TACCOSE NICCOLA La questione sociale e il Pontificate di Pio IX
pel barone Niccola Taccone-Gallucci. Napoli, tip. editrice degli Accatton-
celli 1871. Un opusc. in 8 di pag. 96.
l
Schiottezza di dottrina cattolica, e aggiu- il soprannaturale si nega ogni armonia, e i
statissima applicazione di essa alle quistioni naturale resta un enigma di niun valore ,
sociali piii agitate de'nostri tempi, sono i incapace a spiegarsi; di tal che se la qui-
precipui pregi di quest 1 opuscolo, che'il chia- stione sociale del secol nostro si rimena alia
rissimo barone Gallucci-Taccone ha ultima- sua genesi, essa ci apparira o Faffermazione
mente pubblicato per Poccasione del Giubbi- del soprannaturale e della Provvidenza, o la
leo pontificale del S. Padro. Ecco com 1 egli negazione e delPuno e delFaltra : essa sara o
stabilisce il problema che tanto affatica i un dogma o un^resia. Da questa semplice
BQoderni pubblicisti. La quistione sociale posizione , concepita con tanta profondita rii
de'nostri tempi non si presenta gia sotto un veduta, ed espressa con a\ felice nitidezza di
aspetto individuo, ma abbraccia PEconomia, forme, si vede chiaro in che il dotto autora
la Politica, la Religione e la Civilta. Come riponga la soluzione de'piu ardui problemi
quistione economica essa e la lotta fra il dell 1 eta nostra : nella dottrina cioe della
possidente e il proletario : come quistion po- Chiesa, e nel! 1 organo infdllibile di questa dot-
litica e la lotta tra Tautorita e la liberta: trina , che e il Pontefice Romano. Da ci6
come quistione religiosa e la lotta fra la fede risulta la missione affatto provvidenziale del
e la ragione. E perche sotto tutte le forme Pontificato di Pio IX, che Iddio ha opposto
essa enuncia il principio di questa lotta, pare al naturalismo e materialismo dell 1 eta pre-
che futtore della quistione sia un germe di sente. E il chiarissimo autore ben dimostra,
disquilibrio tra cib ch 1 e mutabile e ci6 che colla prova delle opere, delle Encicliche e del
non si pu6 mutare, tra cib che varia e cio Sillabo, con quanta fedelta il S. Padre ha
che e uno ... II dogma religioso che spiega corrisposto dal canto sue alle mire delle Di-
e sviluppa le qriistioni sociali e quello della vina Provvidenza. Se i Governi ascolteranno
Provvidenza, ossia il soprannaturale; perche la sua voce, la societa sara salva, se le chiu-
nella Provvidenza sta I 1 immutabilita e Tuno, doranno gli orecchi, questa non pu6 aspettarsi
nell 1 umuuita il mutabile e il vario, e nella altro, che essero assorbita nel caos del socia-
azioue della Provvidenza suirumanita Panello lismo e del comunismo.
di congiunzione fra Tuno e il vario. Negate
GASTALDI LORENZO Lettera pastorale di MODS. Lorenzo Gastaldi, Vescovo
di Saluzzo, sopra il SS. Rosario, in occasione del 3 centenario della vit-
toria di Lepanto. Saluzzo, tip. Compagno , 1871. Un opuscolo in 8 di
pag. 8.
GHILARDI TOMMASO Festeggiamento del terzo centenario della vittoria di
Lepanto, nella Diocesi di Mondovi. Mondocl, presso G. Bianco tip. Vesf.
1871. Un opusc. in 8 di pag. 8.
Sull'importanza della vittoria di Lepanto: Pastorale di Mons. Tommaso
Ghilardi do'Predicatori, Vescovo di Moadovl. Mondoci , presso G. Bianco ,
tip. Vescovile, 1871. Un opusc. in 8 di pag. 24.
BIBLIOGRAFIA
IPontificale di S. S. P*. Fio
Altri opuscoli editi, e non menzionati nelle Bibliografie prece-
dent! .
Anonimo. Pel Giubileo Pontificale di
SS. Papa Pio IX, compiutosi il di 23 agosto
1871. Canto in terza rima. Bologna , vendesi
alia Tip. Mareggiani, 1871 Cent. 50. Un opu-
scolo in 4 di pag. 20.
S. Giuseppe e Pio IX: Omaggio del-
1'Eco Cattolico nel giorno venture agosto, il
Giubileo Pontificale. Verona, tip. Vescovile
di S. Giuseppe, 1671. Un opusc. in 16 di
pag. 70 cent. 25, si vende alia suddetta tipo-
grafia via della Scala N. 8
Blaini llsidoro). Ibeatie i santidi Pio IX
P. M. Quadro sinoltico compilato da Isidore
Maini,'e pubblicato in occasione delGiubbileo.
Pontificiale. Monza, tip. dell'istitutode'Paolini
di L. Annoni e C. 1871. Un opusc. in 8 di
pag. 28.
Afontannri (Antonio). A Pio Nono P.
O. M. Don Antonio Montanari di Faenza nel
suo Giubbileo Pontificale 0. C. Torino, tip.
Pontificia Marietti Pietro, 1871. Un opuscolo
in foglio di pag 8-
Ortoe (L) cattolico a Pio IX nel suo
Giubbileo Pontificale. Relazione completa dei
Solenni ricevimenti delle varie deputazioni
cattoliche italiane e straniere, col testo dei
piii important! indirizzi letti al S. Padre e le
piu belle risposte del medesiroo, con appen-
dice sugii altri principal! indirizzi, doni ecc.
compilata per cura della redazione della
Stella. Unmet, tip. editrice romana, 1871. Un
vol. in 8 di pag. 216 L. 1. 40. Dirigersi alia
Libreria Cattolica di Francesco De Federicis
Pie di Marmo N 8.
SizsafGerartfo). Le glorie del pontificate
di Pio IX. Inno del P. Sizia D. Gerardo, Mo-
naco Cisterciense, 1871 .Piacenza, lit. fratelli
Bertola 1871. Un opusc. in 8 di pag. 18
cent. dirigersi all'autore. Santuario di N.
S. di Mondovi presso Vicoforte.
I'aJensise (Domenico] Omaggio aPio IX,
nel dl in cui compie, sulla cattedra del su-
premo pontificate, gli anni di Pietro, per Do-
menico Valensise dell'almo Collegio de'Teo-
logi di Napoli. Nnpoli , tip. di Stanislao de
Leila via S; Giovanni Maggiore Pignatelli, 34,
187!. Opuscolo in 8 di pag. 20-
GRAZIAM GIOVANNI Interpretazione della allegoria della Divina Commedia
di Dante Alighieri, per Giovanni Graziani di Cotignola . Opera postuma.
Bologna, tip. Mareggiani via Malconlenti , 4797, 4874. Un vol. in 8 di
pag. -440, L. 3.
Molte sono le parti lodevoli di questo tato incidentemente in un 1 opera , ed altro
libro; e principale fra esse e lo spirito catto- che ne costituisca Passunto principale e di-
lico che lo governa dal principio sino alia retto. Qualesia a nostro avviso quesfassunto
fine. Ci conviene per6 confessare che non principale e diretto della Divina Commedia,
possiamo accordarci del tutto colla idea del- n i Pabbiamo piu volte manifestato in questo
Tautore di chiara memoria; vale a dire che
Dante si propose colla Divina Commedia di
cantare i diritti della Monarchia , e questo sia quegli altri , che lo scorgevano in un
soggetto figur& appunto coll 1 Allegoria del diverse soggetto: e per6 non crediamo dover
Poema Che Dante in piu luoghi delPOpera torn are di nuovo sullo stesso argomento. Ma
esaltasse Plmpero, e si adoperasse in piu non P er questo giudichiamo inutile il lavoro
guise di persuadere la sua idea politica in- dell 1 ill ustre defunto. Corne abbiamo detto ,
torno alia Monarchia universale da lui va- ^olti sono i pregi letterarii e morali cho
gheg-giata, e cosa che niuno puo mettere in I'adornano, e sotto questo rispetto non ne
dubbio. Ma altro e che un concetto sia trat- P uo essere altro che utile la lettura.
GUERRA ALMERIGO H volto santo e i lucchesi: Lettera del Prof. D. AI-
merico Guerra al Circolo della gioventii cattolica lucchese , intitolato il
Volto Santo. Lucca, tip. Landi, 4874. Un opusc. in 8 di pag. 46.
nostro periodico , o sia rivedendo queMibri,
che piu o meno perfettamente loproponevano,
BIBLIOGRAF1A
89
ISOLA I. G, II Metodo: Secondo dialogo filosofico di I. G. Isola, Modena j
Luigi Gaddi Cessionario dell'antica tip. Soliani 1871. Opuscolo in 8 di
pagine 106.
Segue il chiaro autore, in questo secomlo gli assurdi di che esso ribocca , e dall 1 altra
dialogo intorno al metodo, a mettere ia mo- gli esiziali errori che contiene. Altro non ag-
etra le ultime e piu funeste conseguenze del- giungiamo intorno al merito scientifico del
Fopera distruttiva iniziata da Lutero e se- lavoro , che e simile in tutto a quello della
guitata dal Cartesio. Egli le addita nel siste- prima parte.
ma deTositivisti, dimostrando dall'una parte
LANDRIOT (Monsignor) La donna forte. Conferenze di Monsignore Landriot
Arcivescovo di Reims. Traduzione consentita dall'autore. Firenze, a spese
della Societa Toscana,per la diffusione di buoni libri, 1871. Unvol.in 8
di pag. 208, L. 3.
Nel sacro libro dei Profeti vien descritta
la Donna forte, che onora la cittadinanza ,
educa i figliuoli, contiene nel dovere i dome-
poscia alia luce , vennero grandemente pre-
giate , e dal ristretto campo di una Diocesi
estesero il loro frutto su tutta la Francia
stici, amministra la casa, sostiene e conforta per le parecchie edizioni fattesene in poco
il marito, e con cib fa prosperare la famiglia tempo. L'egregio Can. Bini le prese egli pure
e coopera al bene della citta. Questa descri- a svolgere alle alunne dei R. Istituto della
zione prese a commentare parola per parola SS. Annunziata : e non contento di cib le
il dotto ed eloquente Monsig. Landriot, nelle fece tradurre dal francese in italiano alle
sue Conferenze mensili alle Dame della Ca- alunne medesimo. Questa versione pubblicasi
rita a la Rochelle in Francia, ov 1 era vescovo; P er le stampe: e noi ci auguriamo che le
mirando a formarne lo spirito, sicche la fami- conferenze di Monsig. Landriot abbiano nel-
glia e la societa pel dolce loro ministero ne T Italia accoglienza pari a quella che esse
venissero salvate. Quelle Conferenze , date ebbero in Francia.
LECUYER LORENZO I Martiri Domenicani d'Arcueil, uccisi dai comunisli
Parigini, il 25 maggio 1871, Ragguaglio autentico del P. Lorenzo Lecuyer,
tradotto dal P. Antonio Pellicani. Torino, tip. di Giulio Speriani e figli,
1871. Un opusc. in 16 di pag. 48.
MEMORIALE DEI YESCOYI DELLA SVIZZERA - Le condizioni della Chiesa
Cattolica e il dritto pubblico nella Svizzera: Memoriale diretto dai Vescovi
deJla Svizzera a' signori membri dell' Assemblea federale , nella occasione
della revisione della Costituzione federale. Lugano, tipografta Traversa e
Degiorgi 1871. Opuscolo in 8 di pag. 176.
II Memoriale che gli otto Vescovi della
Svizzera han diretto all 1 Assemblea federale
e un libro necessarissimo per chi studia la
Sltoria ecclesiastica , il dritto canonico , le
questioni sociali. Basta per convincersi di
questo il sol vedere le materie che esso tratta.
E diviso in tre parti. La prima esamina le
condizioni della Chiesa Cattolica rispetto al
diritto pubblico della Svizzera nelle tre epochs
piu remote: prima della riforma , Pepoca
della riforma, Tepoca moderna. La seconda
parte distendesi piu largamente, come il fine
del Memoriale richiedeva, a esporre le con-
dizioni della Chiesa cattolica rispetto al
dritto pubblieo della Svizzera in questi ul-
timi tempi, discorrendoCantone pnr Cantone,
ed enumerando Tuna dopo I 1 altra le viola-
zioni di liberta sofFerte dai cattolici Svizzeri
in nome del liberalismo radicale. L 1 ultima
parte, che pu6 dirsi la conchiusione logica e
giuridica di questa larga esposizione, espone
qualdebba essere, secondogiustizia,ravvenire
della Chiesa Cattolica in Isvizzera, e quindi
propongonsi quelle moclificazioni costituzio-
nali e quelle particolari disposizioni che i
cattolici han dritto di ottenere. Tutti gli otto
Vescovi sono sottoscritti, e cib da a questo
Memoriale un 1 autorita e una importanza
somma.
90 BIBLIOGRAFIA
MORELLI CHERURINO Un bel no. Scenetta fiorentina di Gherubino Mo-
relli, Parroco di S. Giusto a Gualdo. Firenze, aspese delta Sorieta Toscana
per la diffusione di buoni libri 4871. Un opusc. in 16 dipag. 42 Cent. 15.
Lettori, volete farvi passar Fuggia, e pensatore, che va a chiedere in matrimonio
intanto apprendere un po'di buona morale? la figliuola ad un brav 1 uomo all 1 antica : e
Leggete questa graziosa e vivace scenetta per le sue millanterie da incredulo si accatta
fiorentina. E un giovine avvocato, libero un bel No, chiaro cliiaro.
PERRONE GIO- I Valdesi primitivi, mediani, e contemporanei per Gio: Per-
rone d. G. d. G. Torino, tip. delV Oratorio di S. Francesco di Sales,
1871. Un vol. in 8 dipag. 304. L. 2.
Utilissima per T Italia , e massime nelle riche di Giovanni Leger intorno alle perse-
presenti condizioni, e questa storia de'Val- cuzioni de' Valdesi per motivo di religione ;
desi , del chiarissimo e indefesso P. Per- dimostrando con autorevoli prove che il ri-
rone delia Compagnia di Gesu. Essa e di- gore, usato nel Piemonte contro di essi, fu
visa in tre parti. Nella prima, intitolata I per punirne le varie ribellioni ed altri delitti.
Valdesi primitivi, il dotto autore dimostra Nella terza parte, I Valdesi contemporanei,
con document! irrefragabili la vera origi- discorre della loro condizione presente nel-
ne di quella setta, la quale vanamente da P Italia, do 1 loro principali scrittori , e dalle
alcuni si vorrebbe piu antica di Pietro Valdo, arti adoperate per combatter la Chiesa. E
clie ne fu il vero generatore. Nella seconda , sommamente desiderabile che specialmente
I Valdesi mediani, dimostra il processo de- quesfultima parte sia studiata, per conoscere
gli errori di cotesti settarii prima e dopo la che pessima genia e cotesta , e per tenersi
riforma protestante, e confuta le falsita sto- riguardati da 1 loro inganni.
SALA ARISTIDE Scritti varii del can. cav. Aristide Sala prof, di storia
e letteratura italiana. Volume unico. Mondovi 1871, stab. tip. di Giovanni
Issoglio e C., prcmiato con medaglia nll'esposizione provinciate di Cuneo.
Volume in 8 di pag. JT/-400.
Varie classi di scritti contiene questo Discorsi d 1 * occasions,. La quinta classe con-
volume. Le istruzioni religioso-morali costi- tiene alcune poche Epigrafi, e finalmentc
tuiscono la prima classe , e contengono tren- nella sesta sotto il titolo di scritti letterarii
totto prediche, per la piu parte di argomento leggonsi alcuni lavori o storici, o letterarii,
morale, e molte di argomento dommatico. 7 o morali. La varieta grande di questi scritti
fanegirici sacri forraano la seconda classe, e mostra la varia coltura del loro autore , il
sono soltanto quattro; come pure quattro quale in tutti mostra dottrina sicura, e valor
sono i Ricordini sotto la terza classe. Nella non comune.
quarta collocansi undici tra Allocuzioni e
- Un buon pensiero per ciascun giorno dell'anno. Ricordino morale del pro-
fessor cav. can. Aristide Sala, socio dell'associazione pedagogica italiana e
della societa promotrice degli studi filosofici e letterari. Seconda edizione,
aumentata di undici ragionamenti per materie e per autori. Mondovi stab.
tip. di G. Issoglio e C. 1869. Volume in 15 di pag. 144.
II ch. Scrittore can. Sala ha raccolte in della donna e la sua importanza nella fami-
questo suo Ricordino morale alcuni brani da glia , nella societa, nella chiesa. Ad ogni
lui segnati o trascritti dagli autori piu co- giorno dell 1 anno assegna uno di questi
spicui nel leggerli che faceva. Sono essi or brani. II suo libro off re adunque una molto
yentenze, ora avvisi, ora osservazioni, ora ri- svariata, ma sempre utile lettura; e il buon
eordi storici confacentisi alle vicende e ai giudizio nella scelta ne ha fatto'un vero te-
liisogni della vita morale, e proporzionati soretto delle piu belle considerazioni morali,
alle diverse classi delle persone : ma piu spe- che siensi fatte da scrittori famosi.
cialmente destinati a ricordare la dignita
SEGI T R (Mnns.) La SS. Comunione per Mons. de Segur. Torino, tip.
deir Oratorio di S. Francesco di Sales 1871. Un opusc. in 24 di pap. 68
Cent. 15 Cop. 100 L. 10.
BIBLIOGRAFIA 91
TUMMOLO ANGELO. v 0?0 yTo% Ku P sst*. Ad notationibus et illustratio-
nibus auxit Angelas Tummolo, presb. neap. Pars prima. Un vol. in 12 di
pag. F///-235.
Vale molto a far apprendere ai giova- 1' inciso o periodo che prende ad esaminare,
netti con facilita e diletto le lettere greche, e di poi fermandosi sopra le parole, di cui
Pagevolareadessi iprimi passi, chesogliono p i u difficilmeute i fanciulli saprebbero rin-
essere i piu faticosi ed incerti , nella inter- tracciare il tema; o notando le specialita che
pretazione degli autori. Questo compito ap- occorrano nella sintassi. E un lavoro di molto
punto si e proposto il ch. professore Turn- merito e di molta pazienza, ma di utilita
raolo, annotando la Ciropcdia di Senofonte, non minore pe^iovani, se faranno servire
della quale ha dato per ora alia luce la cotesta niaggiore facilita non a scanso di
prima parte. Egli conduce come per mano fatica, ma si a mezzo di apprendere piu e
I 1 allievo per quella splendida e fiorita nar- di apprender meglio in tempo piu breve.
razione , dichiarando da prima il senso del-
YECCHIOTTI GIAMBATTISTA Del risparmio considerate nelPaccumulamento
dei prodotti, del dott. Giambattista Vecchiotti. Urbino , tip. del Metauro
1871. Un opusc, in 8 di pag. 44.
E una bella dissertazione, diretta a or- e superflue. Molte false opinioni , anche di
dinare logicamente tra loro e a chiarire, se- non ignobili scrittori vi vengono discusse e
condo i piu sodi principii della scienza eco- confutate: e le conclusioni dell 1 egregio au-
nomica, le idee di ricchezza pubblica e privata, tore portano tutte T impronta del buon senso,
di risparmio produttivo o improduttivo, di non meno che della buona dottrina.
consume equo o prodigo, di spese necessarie
VOCATURO GAETANO MARIA -- Errando discitur : dov' e 1' errore ? Gram-
matica Italiana pratica teoretica, congiunta con 1'arte caliigrafica ad uso
delle classi elementari superior!, per Gaetano Maria Vocaturo Sac. Napo-
letano. Parte prima. Napoli, stab. tip. di V. Frisco Sedile Capuano 26 ,
1871. Un opusc. in 8 di pag. 64 Vendesi L. 1.
II rev. Sac. Vocaturo e ottimo istitutore in riscontro T uno delPaltro due temi, T uno
di giovanetti, e Tistituto ch 1 egli dirige gode d 1 essi errato , T altro corretto. Questi temi,
di buona riputazione in Napoli. Una pruo'va sono uniti insieme sotto certi titoli speciali,
della sua idoneita pub vedersi in questo li- che costituiscono altrettante regole gram-
bretto, da lui stampato per uso delle Classi maticali. Insieme colla grammatica vi si
elementari superiori. Egli si propone di fare apprende insensibilmente la storia: essendo
conoscere le regole della buona grammatica che la piu parte dei suoi temi e cavata ap-
italiana per via di pratica: e quindi propone punto da qualche fatto storico.
Mcccanismo di Lamine metalliche traforate, segnanti lettere italiane sopra
pietra lavagna. Metodo nuovo di lettura e scrittura ad uso dell'eta infan-
tile e ancor dei cieconati , per Gaetano Maria Vocaturo, Sac. Napoletano.
Napoli 1871. In '16 di pag. 8.
ZERBIMTI LUIGI II conte Ugolino, ossia commento tstorico, esegetico ,
estetico del canto XXXIII dell' Inferno di Dante per Luigi Zerbinati. Fer-
rara, tip. Bresciani 1870. Un opusc. in 8 di pag. 68.
Bel saggio e questo d 1 interpretazione la tragica fine del Conte Ugolino. Nulla e
dantesca, che ofFre ai suoi giovani il ch. sa- da desiderare nel commento dell 1 illustre pro-
cerdote Luigi Zerbinati. 11 soggetto ne e uno fessore : la parte esegetica , la storica , la
de'canti piu belli, e certamente il piu famoso estetica sono da lui compite con abilita non
della Divina Commedia, vale a dire il XXXIII comune ; e tutta la esposizione e fatta con
deirinf'erno, nel quale Timmortalepoeta narra istile semplice si, ma veramente italiano.
CRONACA
COlSTTEMPORA-ISrEA
Firenze 26 settembre 1 871
ROMA. Nostra Corrispondenza.
Rassicuratevi ; che, benche reduce, non vi parlerd delle mie
impressioni. Non dico di non averne avute delle impression!, e belle
e care assai. Ma fo ragione di tenerle per me. E sara anche questa
una novita. Giacche qual e ora quel corrispondente reduce d' onde-
chessia , il quale, per quanto sia poco impressionable, jion voglia
fare 1' impressionato ? Sono un grande flagello dei lettori queste im-
pressioni dei corrispondenti reduci, i quali, perche hanno veduta
per la prima volta la luna nuova di un altro paese, le abbaiano contro
per un anno. Anche Arbib, benche poco imprimibile, ha le sue impres-
sioni quando viaggia. Una di queste mattine fu a Frascati, e non si
pote tener la sera che non ne facesse avvisati i Romani, informandoli
che in Frascati vi erano dei villeggianti. Ed avendo una di queste sere
passato Ponte, ci fece sapere che egli era stato cola impressienato da
un bastone nuovo. Benche, a dirvi il vero, quel nuovo bastone po-
litico feri anche i miei occhi, non appena tomato a Roma, piu che
non abbiano forse ferito Arbib i Tridui politici. E un bel bastone
lungo e grosso, volto gentilmente verso la citta a chiaro indizio e
simbolo della nuova Signoria. Quantunque io non 1'avessi mai veduto
disegnato, o, come dicono/progettato in nessuna delle tante piante
d' ingrandimento , abbellimento, allargamento , rinnovamento e stor-
piamento di Roma, debbo perd confessarvi che mi parve la sola
fabbrica nuova, sorta in Roma durante la niia assenza. Avranno ora
fmito questi buzzurri di sistemare i loro bastoni a Castello? Yorrei
sperare di si , poich& gli e un anno che vi sudano attorno. II piu
lodato e pero sempre quello che, con arte squisitamente buzzurra ,
fu piantato colassu nel cranio dell' Arcangelo S. Michele.
CRONACA CONTEMPORANEA 93
Al qual proposito taluno piu oculato, dopo verificata bene la cosa,
guardato quel bastone da piii punti di vista , mi fece osservare gen-
tilmente, che esso non e altrimenti piantato nel cranio, ma dietro
I 1 Angelo di Castello . Mi battei il cranio ed esclamai : Brevis esse
laboro, obscurus fio. Mi e capitate come al Bonfadio, secondo die
10 ebbi gia da un erudito genovese. Aveano i Genovesi fabbricati ,
a grande spesa , certi forni sopra terra rubata al mare. E volendo ,
com' era giusto, perpetuare la memoria di quel loro fatto, pregarono
11 Bonfadio che ne dettasse una bella iscrizione. Scrisse il Bonfadio :
Neptunus Cereri ; e mando quel latino ai committenti. I quali lettolo
piu volte e non intesolo, presero per espediente di significare al Bon-
fadio che la scritta, cosi com' era di due sole parole, pareva al
Consiglio troppo breve e indegna della magnificenza della citta e
dell' edifizio. Di che il Bonfadio 1'allungo fino a quattro; scri vendor
ubi mare, ibi furni. Parve allora, se non troppo lunga, al certo troppo
chiara, e si conchiuse di lasciare che i forni cuocessero senza iscri-
zione ; che il pane non ne sarebbe riuscito peggiore. II che significa
che io avrei forse fatto meglio a dire, che quel bastone celebre e in
verita piantato dietro 1' Angelo di Castello: ma che, a chi Io guarda
dalla Piazza di Ponte , che e il suo vero ed unico punto di vista ,
pare evidentemente nascerne dal cranio, come Minerva da quello di
Giove o il cavolfiore da quello dei carabinieri reali.
II che mi fa sovvenire del sig. A. M., tutore e curatore della
pubblica sicurezza della Scuola Romana, celebre oramai pei suoi av-
vocati piu che per le sue ballate. 11 sig. A. M. non vuole che io parli
della Scuola Romana; o, se ne parlo, vuole che cio sia senza pen-
sard un pezzo; o, se ne parlo dopo pensatovi, che ne parli senza
scherzi, o almeno senza scherzi brescianeschi. Giacche, come Arbib
puo tollerare forse un Triduo, ma non puo soffrire i Tridui politici,
cosi A. M. pud forse tollerare uno scherzo, ma non gli scherzi bre-
scianeschi. E scrive queste cose in istile epistolare all' egregio Arbib
nel n dei 26 agosto della Liberia, che, dopo il prosciugamento del
Tevere, sembra essere definitivamente innalzata al grado di giornale
ufficiale degli avvocati della Scuola Romana, mal grado il mal odore
della sua letteratura ghettaiuola, non abbastanza neutralizzato dai
fiori della prosa del Sig. A. M. E per porre dalla sua 1'ebreo padron
di casa , gli fa notare che egli e cointeressato nella questione, giacche
anchevoi, signor direttore (gli dice) avete tocca la vostra buona
parte . II che, da buon cristiano, non possonegare, benche sia verita
conosciuta, e percio negabile da ogni giornale egregio. M.a assai pro-
tuberante ha da essere la protuberanza craniale della apologia politica
in questo sig. A. M., il quale piglia ora a difendere gratis pertino gli
ebrei contro i suoi fratelli cristiani. II che non so se il buon gusto
94 CKONACA
del gesuita Rezzi suo maestro avrebbe approvato. E conchmde dal
suo Treppiede dicendo, che egli degli scherzi brescianeschi si cura
come del terzo piede ch' egli non ha. Fioretto di lingua notato gia
dal Cesari nelle sue Grazie, donde ogni diligente scolare suole rac-
coglierlo nel suo Frasario. Benche poi bisogneria saperlo adoperar a
dovere, come sapeva fare ii Rezzi: il quale avrebbe strillato quello
scolare che, dopo parlato spesso e a lungo degli scherzi brescianeschi,
avesse conchiuso col dire che se ne curava come del terzo piede
che non ha. Tu mostri curarti troppo (gli avrebbe detto) di questo
terzo piede, di cui non ti curi. Se scrivi cosi, si dira forse, per modo
di scherzo brescianesco , che ne hai quattro. II qual ammonimento
letterario mi ricordo averlo letto, or fa molti anni, dato gia dal Curci
al Gioberti : il quale avea scritto nel suo Gesuita (leggi Liberate)
moderno , che ai Gesuiti una sola cosa importava , che si parlasse
molto del fatto loro : bene o male poi non importava , purche se ne
parlasse. Dove il Curci not6 molto a proposito, che il Gioberti dovea
essere piu amico dei Gesuiti di quello che il mondo credesse; poiche
spendeva la sua vita a dar loro questo piacere di parlare dei fatti
loro. Tanto e vero che i filosofi intuitivi, i quali hanno il privilegio
di veder sempre Dio direttamente, per F estasi continua in cui sono,
non sanno spesse volte quello che si dicano.
II che suol anche accadere talvolta a quei letterati che studiano
le parole piu che non le idee. Cantano bene, ma raspano male. Hanno
una cetra ben accordata, ma eseguiscono una cattiva musica, che la-
cera gli orecchi in proporzione della forza dello stromento. Che suona
questo sprezzo del sig. A. M. degli scherzi brescianeschi ? Se non gli
piacciono gli scherzi, compatiamo al suo malumore. Se non gli piace
il brescianesco, compatiamo al suo mal gusto. Benche il suo mal gusto
apparisce qui nel prendere che egli fa per brescianesco quello che
non e. Che e il brescianesco se non il far letterario del Bresciani ?
E chi ha si lunghi orecchi letterarii che possa udire suonare qui nulla
di brescianesco? II quale Dio volesse che ancor risuonasse sotto qualche
mano maestra. Ma pur troppo non si ode piu che negli scritti di quel
valentissimo maestro, cui tutta la Scuola Romana, compresivi i suoi
Avvocati e curatori, non che i fondatori, assai faranno se riusciranno
a portar dietro i libri : che il sig. A. M. non credesse di aver il mo-
nopolio delle Grazie del Cesari.
E poiche il sig. A. M. pare discorrere meco volentieri , e gradirne
gli scherzi piu che non voglia confessarlo, e quasi gentilmente pro-
vocarli parlandomi. spesso, in istile da Eraclito, della Scuola Romana,
alia cui celebrita posso vantarmi di avere forse anch' io contribuito
alquanto; gli diro in confidenza che egli farebbe per avventura un
grande servigio alia comune pupilla, se trovasse modo di renderne
COMEMPORANEA 05
reperibili in commercio le fatiche letterarie. Le opere brescianesche
si trovano facilraente: ve ne ha piu edizioni, ed ogni libraio pu6
facilmente contentarne i molti chieditori. Non accade cosi delle opere
della Scuola Romana. Mi venne teste la voglia di leggere Y Apologia
politico, di Vincenzo Monti per Achille Monti : ne cercai per terra
e per mare, e infine Tebbi da un amico, che non 1' avea pero potuta
scovare se non che presso lo stesso Autore. Mi tuffai in quell' Oceano
letterario, o, meglio, in quel Nilo dalle ignote sorgenti; e trovai satis
eloquentiae , sapientiae parum . Scuola Romana ? Non crederei :
giacche conosco alcuni di questa scuola che pure hanno mente sana
in veste sana. Ma quest' Apologia mi pare un imbiancato sepolcro
della fama del Monti. II povero Vincenzo vi e conciato per le feste
da questo suo Achille: e il caso di dire, Causa patrocinio non
bona peior erit. Vincenzo Monti canto cose contradittorie. Le canto
sempre bene, perche avea buona voce. Ma canto il vero e il falso, il
hene e il male, perche gli manco spesso il buon criterio o la fermezza
del carattere. Dice Achille che Vincenzo dovette celare talvolta i
proprii pensieri : e spesso scusabile e talvolta lodevole il celare i
proprii pensieri. Ma Achille ci narra a lungo che Vincenzo canto e
non celo i proprii contrarii pensieri. Achille non sembra intendere
il divario che passa tra cantare e celare. Tutta la sua Apologia versa
sopra la supposta sinonimia di questi due verbi. Ma Yaliud clausum
in pectore; aliud in lingua promptmn habere fu criticato da Sallu-
stio perfino in Catilina. Peggio poi quando volendo ;Achille trovare
in Vincenzo 1' immutabilitd dei propositi, non ostante la troppa mu-
tabilita del canto, tenta dimostrare che canto il vero quando cant6
il falso, dipingendoci cosi quel grande poeta come un vero empio ed
ipocrita per giunta. Non ho pensato mai si male del povero Vincenzo;
ne mi sento indotto a cosi pensarne ora dalla strana apologia che ne
fa il suo feroce Achille. Amo piuttosto credere 1' opposto . II povero
Vincenzo cantava quel che pensava, quando cantava il vero e il bene:
talvolta, trasportato dalla perversita dei tempi, canto contro coscienza ;
ma torno in se, e vi e ragione di sperare che riposi in quella pace,
che il suo Achille pare volergli ora sturbare almeno in terra. On-
deche io lo lodo che egli tenga cosi segreta la sua Apologia.
Volentieri mi trattengo con questi buoni letterati, e piglio, come
vedete, la via piu lunga per arrivare in fine a discorrere di questa
Babilonia politica, dove mi chiama il mio dovere di vostro corrispon-
dente. Ritornatovi da pochi giorni, non potei, nel primo ingresso, non
trovare la confermazione visibile di cio che udii nelle principali citta
d' Italia , dove il primo saluto era sempre questo. Noi ora siamo qui
tranquillissimi, perche i pochi biihaccioni, che avevamo, sono ora tutti
a Roma. Sapete che molti pochi fanno un assai. Assai ne abbiamo
96 CRONACA
ora di birbaccioni in Roma; e il Questore Berti comincia a capir
anch'egli che sono quasi troppi, al bisogno, che pure se n'aveva.
Ora capisco perche Lanza scrive Itaglia. Credo che mediti una ballata,
colla rima obbligata di canaglia, dopo che anche lui pote ammirare
e quasi toccar le prodezze di questi suoi buoni figliuoli. Se vedeste
che grugni politici, come direbbe Arbib, che tipi giudaichi, come direi
'io, che facce da forca, come direbbe Berti: fo.edi oculi, color ex-
sanguis, prorsus in facie vultuque vecordia inest , come direbbe
Sallustio. Che occhi, che ghigni, che visi beffardi, lascivi, insolent!,
sfacciati, svisati dal vizio, dal libertinaggio, dalla crapula, dal diavolo
che ce li ha portati. Sono tutti qui, e meditano il progresso. La civilta
e 1'educazione di Roma sono la dama dei loro pensieri. Rubano la notte,
dormono il mattino, si ubbriacano la sera. E allora guai a chi li in-
contra. Anche Arbib ne sembra impensierito. In Rorna, dice nella sua
Liberia de'14 settembre, sono calati un buon numero di facinorosi,
costretti a muoversi in mezzo alia liberta . Una volta i facinorosi
erano costretti a star fermi in mezzo alle carceri: ora, grazie agli
Arbibeschi, sono costretti a muoversi in mezzo alia liberta.* Credo che
i facinorosi siano ben lieti di questo mutamento di costrizione, dovuta,
se non erro, a chi aperse loro la porta Pia. Arbib pero aggiunse che
r Italia venendo a Roma, non solo ha reso un immense beneficio
a se stessa: ma eziandio al Papato e alia religione, proteggendo Tuna
e 1' altra colla liberta , che costringe a muoversi i facinorosi, che prima
in Roma stavano fermi, benche nel resto d' Italia si movessero assai.
E poiche ora si muovono in Roma, s'intende 1' immense benefizio
che 1' Italia rese a se stessa spedendoli tutti qui, alia Capitale, se-
condo che concordemente confessano Arbib e i buoni cristiani da me
incontrati per 1'ltalia. Peccato che questi facinorosi non siano tutti
Prussiani come Scoeffer, che, durante la mia assenza, fu prima basto-
nato e poi esiliato. Era un concorrente troppo formidable. L' Italia
ora vuol far da se; si sente forte e sdegna le alleauze.
Date a questi facinorosi 1'albergo gratuito in qualche con-
vento espropriato per pubblica utilita, collocateli arbitri in qualche
congregazione di carita, date loro ad amministrare qualche Monte
di pieta, qualche Spedale, qualche Municipio ; insomma rendete
qualche immenso beneficio all' Italia come dice Arbib, e costoro
diventeranno Deputati , Senatori , Ministri, Prefetti, Questori, amici
dell'ordine, conservator! , tutori della pubblica e privata sicurezza.
Ma vi e ora chi si trova in possesso del tolto ed in aspettativa del
da togliere, e considera questa nuova generazione di rivali da loro
educati, come facinorosi. E si raccomandano ai preti, ai cattolici,
al Papa stesso perche li aiutino a conservare. I loro desiderii di con-
ciliazione tendono a questo solo scopo. Vorrebbero che i cattolici, cac-
CONTE.MPORANEA 97
ciati di casa , facessero da cani di guardia ai ladri: e predicano percio
loro il disprezzo delle cose temporal!, 1' oblio delle ingiurie la virtu
della rassegnazione ai decreti della Provvidenza : giacche la Provvi-
denza Arbib I'aminette quando gli par favorevole. Se mutasse vento
Arbib ridiventerebbe facinoroso. I facinorosi di adesso sanno que-
sto, e danno poca retta alle predicbe del diavolo fatto roraito. I cat-
tolici stanno a vedere, e il Papa, benche molto invitato ad uscire, resta
in casa sua.
Arbib muor di voglia di veder il Papa a spasso. Ma non piglia
la buona via. Fa come il notaio criminale che carcero Renzo e gli
raccomandaji^ troppo quello che serviva piu a lui che a Renzo.
Credete a^R, gli diceva quell'Arbib, andate via.diritto diritto; cosi
nessuno bada a voi. Ve n' andate pei fatti vostri e nessuno sapra che
siete stato nelle mani della giustizia. Giudizio: fate a mio modo: Andate
raccolto e quieto: fidatevi di chi vi vuol bene. Ma nota il Manzoni
che di tante belle parole Renzo non ne credette una; ne che il
notaio volesse piu bene a lui che ai bird, ne che prendesse tanto
a cuore la sua riputazione, ne che avesse intenzione di aiutarlo .
Cap! benissimo che il galantuomo con quel che segue. E osserva
che tutte quelle osservazioni non servirono ad altro che a confer -
marlo nel disegno che gia avea in testa, di far tutto il contrario.
E conchiude che il notaio era un furbo matricolato; ma, in quel
momento, si trovava coll'animo agitato. E agitato ora Arbib, e per-
cio non finisce di consigliar il Papa e i cattolici di far a modo suo.
Non tema Arbib. Verra il giorno che il Papa uscira ; ed uscira anche
Arbib. Per ora escono ogni di per Roma, come dice Arbib che esce
spesso, buon numero di facinorosi.
Tra questi sono cospicui alcuni piu scelti, che formano come un
ordine o compagnia del diavolo: i quali hanno per istituto di insul-
tare quanto incontrano di sacro, cose e persone. Arbib li chiama
monelli nel suo n. sopraccitato. Yanno ordinariamente accompagnati,
come i religiosi piu edificanti, e credo che sia per ispiarsie insieme
incoraggiarsi a vicenda. Giacche e cosa per se dura e difficile questa,
di dovere per voto e professione insultare quello che s'incontra di piu
rispettabile. La natura abborre naturalmente da questo vacuo di civil
convivenza, anche perche, poveretti, ne toccano talvolta piu che non
ne diano. Ma il dovere della loro regola e professione, non che un certo
naturale difetto di ogni gentilezza,.li rende schiavi, come basteni da
vecchio e perinde ac cadaver, all'obbedienza dei loro guardiani ed
ispettori di strada. Li compatisco quando li incontro. Si vede che sono
sempre un poco schiavi ancora deH'umano rispetto. Quando si ab-
battono in qualche Madonna, in qualche processione, in qualche sa-
Serie VIII, vol. IV, fasc. 511. 1 30 settembre 1871.
98 CRONACA
cerdote, sudano talvolta, e indietreggiano dinanzi al lorodovere. Credo
che meno vincono il rispetto umano coloro che baciano la ma no, che
non costoro che sputano in viso ai Sacerdoti. Ma devono obbedire al
diavolo e agli altri loro Priori, che con loro non ischerzano. Se non
obbediscono , sanno quello che li aspetta. II diavolo e superiore
molto dispotico. Impone regole dure, e penitenze forti: coltellate
se occorre. Percio si faiino coraggio, e seminano per Roma il loro
buon odore. Toccano spesso le busse, o almeno mortificazioni aspre.
Ma tutto e per 1'amor del diavolo, loro buon padrone. Sono certo
che a tu per tu e a quattr' occhi mi confesserebbero che rom-
periano volentieri i loro voti, se potessero. Ma sono^^iavi, pove-
retti, e incatenati. La liberta non abita in casa del^Bfvolo n6 dei
liberali. E sempre libero all'onest' uomo di imbrancarsi colla canaglia.
Non vi e religioso cosi vecchio che, volendo, non possa liberamente
farsi frammassone e scrivere come Sceffer nella Capitate. Ma provisi
un poco uno della Capitate a farsi Gesuita ? Percio io dico sempre
ai giovani. Badate a non legarvi colla canaglia. Se vorrete vivere
da bestie, sarete, pur troppo, sempre a tempo. Ma se vi ponete fin
d'ora sotto il giogo liberalesco, non sarete piu liberi a vivere one-
stamente. Sarete nelle mani dei vostri superiori come bastoni da
vecchio e perinde ac cadaver. Dovrete menar botte da orbi : tradire,
se occorrera al partito, padre e madre, e avere in premio una sti-
lettata alia prima disubbidienza : oltre alle bastonate ed agli esilii
in Prussia, per poco che non andiate a sangue di un questurino.
In conclusione, il Gesuita e sempre libero a farsi birbaccione settario
o monello come dice Arbib. Ma si provi il monelluccio di Arbib a
farsi Gesuita! II piu libero dei due e, evidentemente, il Gesuita.
Tutti questi liberi monelli erano il 20 settembre a Porta Pia ,
loro santuario. Quanti fossero, cosi per 1' appunto, e incerto. La Con-
cordia dice tremila : la Nuova Roma dodicimila : il Ciceruacchio
cinquantamila: un testimonio oculare dice che erano mille. Fate
voi la media. Fu una giornata piovosa quella del 20 settembre.
La Capitate dei 22 settembre dice che i patriotti erano bagnati
fino alle ossa. La Liberia dello stesso giorno dice che 1'acqua
avrebbe sbandato un esercito. La pioggia fu in verita degna della
festa. Ma non duro quanto doveva, perche invocata dalle guardie di
pubblica sicurezza. Udii, posso dire, colle mie orecchie, due di co-
stord 1 dire sotto un cornicione dove si erano riparate Perche non
piove fin a domani? La pioggia si fermd allora. La festa del 20
settembre fu festa tetra. II governo ne avea paura piu che non i
preti, e i monelli piu del governo e dei preti. Pure si dovea far
festa. Si fece a denti stretti, come si dice, in timore e tremore, e non
parve vero che venisse la notte, che trovo la gente a casa. E non
CONTEMPOIUNiiA 99
siamo che al prime anniversario dell' entrata del monelli. Che vorra
essere al secondo? Arbib assicura che non vi e pericolo: e porta per
argomento il pranzo gratuito, dove il Ministro francese assicuro sul
Moncenisio il Ministro italiano delle sue sincere simpatie. Non auguro
ad Arbib molte simpatie sincere come questa. Vero e che (come udii
teste io stesso da un valente militare italiano) la Francia e ora si
debole, che 1' Italia non puo che desiderarne 1'assalto, essendo proprio
dei forti il desiderar 1'assalto dei deboli; ed in ogni caso, nel caso
che 1' Italia fosse si debole da non poter resistere alia Francia si
debole, vi sarebbero gli Stati uniti, che (come quel valente militare
osservava finamente, scambiando 1'America coll'India) ora che e aperto
r Istmo di Suez farebbero assai presto a veuirci in soccorso. Ma e duro
pero questo dover aspettar sempre la propria salute dallo straniero.
Arbib ed Ormeville, altrimenti detti La Liberia e la Nuova
Roma, ci rompono da piu giorni il capo, assicurandoci sul loro capo
che nulla vi e piu a temere ora per la loro Italia; che a Roma ci
siamo e ci resteremo ; che il regno e perpetuo ed immutabile in
Roma capitale. Se ne fossero tanto sicuri non 1' assicurerebbero tanto ;
ne ad ogni stormir di foglia che si muova nel mondo leverebbero
cosi il muso, odorando il vento infido. Non ho mai ammirata troppo
la perspitacia politica di coloro che ogni giorno vedono pel domani
la caduta del regno d' Italia. Ma costoro hanno almeno questo di
Luono che, ponendo le cose al peggio, un giorno o loro o i loro nipoti
posson fmire coll' aver indovinato. Non fo voti proibiti. Ma , se e
ancor lecito citare il Petrarca in paese dove fiorisce la Scuola Ro-
mana, si sa che Cosa bella e mortal passa e non dura. Figuratevi
poi le brutte! Non conosco al mondo di perenne che Cristo, la sua
Chiesa e la sua Roma, di cui il regno d' Italia non par essere fmora
che un volgar persecutore. E dei persecutor! di Cristo, della Chiesa
e di Roma che ci dice la storia? La storia questi buzzurri si van-
tano di saperla : e forse percio si meravigliano che il Regno d'ltalia
sia durato gia un anno. Conosciamo tutti un impero che ne dur6 venti.
Venti anni sono lunghi: ma debbono pero parer molto corti a chi so-
pravvisse. II mondo e ora pieno di sopravissuti alle loro illusion! di
perpetuita. Le locande di Europa ne abbondano. Ma vi e posto ancora
nei soffitti per Arbib e per Ormeville. Consiglio loro 1'economia in questi
anni di abbondanza. Facciano come la piccola contadinella, la diligente
formica, che la state ripone pel verno; e non si espongano al pericolo
di dover poi vivere poveri : che quanto al morir poveri, vogliano o
non vogliano, e sorte comune. Che se i liberali italiani se ne vantano
si spesso, come di caso che accada soltanto a loro, credo che cio sia
perche la morte e il punto in cui si trovano carictyi di debiti da
pagare di la. Di qua non si vede punto che vivano in istracci : ne
100 CRONACA
escono anzi spesso e all' improvviso, con istupore dellVeconomia po-
iitica. Benche poi non debbo tacere le onorevoli eccezioni ; tra ie
quali e degna di nota la toccata a due twoni liberal! qui di Roma
padre e figliuolo, il cui caso e narrato dalJa Capitate del 29 agosto.
Abitava il padre nel palazzo pontificio del Quirinale per graziosa
concessione del Santo Padre die, colla carita della mano sinistra gli
avea dato per elemosina quello che avea dovuto togliergli per giu-
stizia colla severita della destra : giacche (dice la Capitate) era
stato nel 49 per liberalismo colpito dalla censura e tolto d'impiego.
Avea questo buon liberale un buon figliuolo: il quale, per pagare,
credo io, una parte almeno della pigione , fece parte di tutte le
spedizioni e combatte in tutti i fatti d'arme, per la difesa della li-
berta e della patria , e percid il 20 settembre ando ad abitare
anch' esso col padre al Quirinale , che si trova appunto vicino alia
breccia di Porta Pia, per la quale era entrato valorosamente. Ma non
pote goder a lungo deli' ospitalita papale. II papale divento reale,
com' & noto : e il reale caccio tutto il papale, compresi i due ospiti
papali, padre e figliuolo liberali. II governo, dice la Capitate, non
si arrestd dinanzi il riguardo dei servizi prestati dai due ospiti :
fu meno generoso dell' abbattuto governo temporale e il giorno
25 settembre, colla pubblica forza fece eseguire lo sgombero. La
Capitate chiama questo un atto impolitico, che vuol dire contrario
?.lla politica regnante. Ondeche il governo dovrebbe processarsi da
s& in Roma come si sta processando in Palermo a gran diletto delle
rane, niente atterrite questa volta da questo combattimento taurino.
II.
COSE ITALIANS
\. Giudizii di liberali intorno ai disordini avvenuti in Roma neli' agosto
2. Deliberazioni, dissidii e cangiaraenti nel Consiglio comunale di Roma
3. Epistolario del Garibaldi contro i preti 4. Convocazione delle
societa operaie in Roma S. Progress! AQll'Associazione in'ernazionale
in Italia. G. La Societa Alfieri in Roma 7. Societa per le guardie
notturne 8. Dimissione dei ministri Gadda ed Acton ; succedono a
qncsti il J3e Vincunzi ed il Riboty 9. II Gadda assume la carica di
i'refetto di Roma 10. Inaugurazione della galleria del Moncenisio ;
splendidc feste ed incendio a Torino 11. Anniversario del 20 settem-
bre 1870 in Roma.
1. La liberalissima Lombardia di Milano, nel suo fogiio dell' 1 1
settembre, proclamo con lodevole schiettezza una verita che a noi non
sarebbe stato lecito di stampare impunemente; e disse: Noi siamo
CONTEMPOMNEA 101
a Roma, come i Turchi a Gerusalemme . Questo e vero , ma non
e tutta la verita. Bisogna ag-giungere, che tra il contegno del Turchi a
Gerusalemme e quello del conquistatori di Roma corre questa diffe-
renza : che quelli ora rispettano e fanno rispettare le proprieta e la
liberta religiosa del cattolici di Gerusalemme, mentre questi espro-
priano conventi e monasteri , gettano sul Jastrico delle vie frati e
monache, e si preparano a far sparire da Roma gli Ordini religiosi,
che a Gerusalemme sono mantenuti e difesi dai Turchi. Ed inoltre
a Gerusalemme non si trattano come provocatori di disordini quelli
che si adunano in chiesa a pregare; il che a Roma oggimai appena
puo farsi senza speciale tutela di forza armata.
Narrando, nel precedente quaderno, i disordini percio avvenuti
in Roma, alii 23 e 24 agosto, ci siamo serviti principalmente, e quasi
esclusivamente, delle notizie che ne davano giornali niente sospetti
di troppa tenerezza pel clero, ma piuttosto dichiaratamente ostili alia
religione e devoti al Governo, ed intesi sempre a vilipendere, diffa-
mare e schernire Clero e Chiesa , senza risparmiare la persona stessa
del Santo Padre. E tuttavia da quelli stessi appariva, che il cattolico
popolo romano era esposto ad ogni maniera di bestiali insulti e di
crudeli violenze, pel solo fatto di assistere a divote funzioni religio-
se; e che, se qualche rattento poneasi dal Governo agli eccessi dei
facinorosi, quesli perd n'andavano impuniti, per la partigiana beni-
gnita ond' erano anticipatamente rassicurati, ed imbaldanziti a quegli
insulti ed a quegli attentati. Nel volgere di soli tre o quattro giorni
di quella settimana furono oltre a venti i Sacerdoti e religiosi in-
sultati con laide contumelie, sputacchiati, ed anche percossi sulle vie
e piazze, in pieno giorno , a vista di tutti, senza che pur uno dei
colpevoli fosse arrestato o tratto in giudizio. Alle doglianze che ne
faceano i diarii cattolici, si rispondea dai giudaici e settarii, che
quelle erano scusabili rappresaglie contro le provocazioni clericali ;
ovvero se ne gettava la colpa sopra la plebe mal educata dai preti.
Tuttavia la Liberia- Gazzetta del popolo, senza avvedersene,
confesso e dimostro nel n 233 del 26 agosto, che quelle violenze e
quei disordini non erano da imputarsi ne ai clericali ne al popolo
romano , ma a poche teste calde , ossia a pochi facinorosi . Perch&
dunque il Governo che li conosce, che li ebbe a suo servizio, che
li ha forse prezzotati come patriolti , per mano dei suoi eomitati
nazionali } quando trattavasi di togliere Roma al Papa: perche ii
Governo non li freno o non li puni? Ecco le parole della giudaica
Liberia. Se dovunque trovansi delle teste calde, pronte a gettarsi
ad ogni maggiore sbaraglio, non e un fatto straordinario che anche
in Roma se ne trovino uno o due centinaia , disposte' sempre o a
proniovere chiassi, o ad invelenirli quando gia sono avvenuti... Ve-
102 CRONACA
nendo a Roma abbiamo accettato con la reazione di tutto il mondo
una partita difficile, scabrosa, plena di ostacoli. Ebbene questa par-
tita bisogna vincerla; e non la vinceremo certo senza molto giudi-
zio. E di questo molto giudizio la Liberia porge un bell'esempio,
contentandosi di dire che la sedizione dei liberal!, per liberare gli
arrestati alia Questura, e biasimevole. Ma se i tumultuanti fossero
stati clericalij la Questura e la Liberia si sarebbero contentate d'un
biasimo? A Roma ci siamo, e d resteremo, conchiuse il giornale
giudaico . I clericali non varranno a mandarci via ; ma due o tre-
cento teste calde non basteranno certo a rendercene ingrato e mole-
sto il soggiorno.
Pur troppo e certo che il soggiorno di Roma non e ingrato ne
molesto ai brecciaiuoli del 20 settembre, ed e anzi gratissimo per
quelli che, entrati da Porta Pia col solo patrimonio della loro mal-
vagita, ora hanno un comodo stallo alia greppia del Governo. Ma la
cosa non va di paro pei Romani, massime se onesti e veramente
cattolici. Per questi poco o niente rispetto delle persone, niuna tu-
tela efficace da parte dell' autorita , massime se sono ecclesiastic! .
Eccone la prova dalla confessione d'un moderatissimo corrispondente
della Perseveranza di Milano, n 4250 del 31 agosto. Incontrai
nei pressi di piazza Navona un pelottone di mascalzoni che vociava
una specie di canzone, di cui il ritornello era: ammazza i fmli,
ammazza i preti; ne mi potei accorgere che da verun agente di Po-
lizia fossero molestati. Piu tardi, per la stessa via del Corso, incon-
trai un altro manipolo di birbaccioni, che alle grida di Viva Gari-
baldi! aggiungeva 1' altro di morte a questo, morte a quello; e pel
lungo tratto di via che percorsi, fmo a S. Lorenzo in Lucina, noa
potei scorgere che alcuno impedisse a quella turba di proseguire lo
schiamazzo. Orsu! Sarebbe cosi benigna o cosi cieca 1' autorita di
pubblica sicurezza, se una cinquantina di caccialepri, come si chia-
mano dai liberali i buoni romani, andassero attorno gridando: Viva
il Papa! Morte ai frammassoni?
Ma, posto che il Governo non possa o non voglia reprimere co-
desti eccessi, che a lui giovano indirettamente, in quanto bastano ad
incutere un salutare timore a chiunque fosse tentato di reazione
contro i vincitori del 20 settembre: perche almeno i liberali mode-
rati non usano la loro influenza, e non si contrappongono a cosiffatte
ribalderie? II citato corrispondente della Perseveranza risponde al
quesito, dicendo che le persone oneste non possono cimentarsi con
gente avvinazzata e manesca, che per giunta e armata con coltelli
e pistole. La Questura tollererebbe bande, cosi armate, di veri ro-
mani affezionati al Papa? E son forse romani codesti masnadieri che
atterriscono i buoni cittadini ? Ecco la risposta del corrispondente :
CONTEMPORANEA 103
La nostra plebe e rimasta spettatrice indiflerente ed anche sde-
gnosa dei tumulti di quest! glorni. Si vede che costui non tratta
col vero popolo romano; poiche altrimenti avrebbe udilo con che
lilania di maledizioni erano mandati all' inferno i patriotti di S. Gio-
vanni Laterano e della Minerva! I manipoli di cui vi parlo, con-
tinua a dire il corrispondente, non sono che una infinitesima parte
del uostro popolo, che dieci carabinieri risoluti porrebbero facilmente
a dovere. E questo e verissimo; anzi il grosso di codesti manipoli
e di facinorosi d' altre province italiane, come si conosce dalla pro-
nunzia, con cui bestemmiano ed oltraggiano ogni cosa divina ed uma-
na. Dieci carabinieri basterebbero a sbrattarne Roma. Perche dunque
il Governo li lascia 'imperversare a posta loro codesti manipoli?
2. Mentre gli stessi liberali altamente si lagnano che in Roma
la quiete pubblica dipenda da una infinitesima parte di popolo,
cioe da alcuni manipoli di ribaldi, sono pur gravissime le lagnanze
che si fanno da ogni ordine di cittadini contro 1' amministrazione
comunale. Tra i consiglieri, una buona meta non si brigano punto
di concorrere , se non rade volte, alle sedute municipali , lasciando
alia Giunta e ad alcuni pochi, o piu zelanti o piu presuntuosi, la
cura di discutere e risolvere le piu delicate quistioni, da cui pure
si derivano le gravezze crescenti dei balzelli. Onde, come apparisce
dai rendiconti delle sedute comunali, son sempre quei dieci o do-
dici, che si avvicendano a parlare e spesso anche ad offenders} 1'un
1' altro, in guisa da ritrarre , in minori proporzioni , le scene degli
onorevoli della Camera elettiva . Recriminazioni , puntigli , spiega-
zioni acerbe, talvolta ancora tumulti prolungati, in cui tutti vogliono
parlare ad un tempo, con infinite disordine; ecco in die sciupano
tempo e fiato i Padri della patria in Campidoglio; e poi, quando
viene la stretta del doversi prendere una risoluzione, la forza d'una
pluralita, illuminata a questo modo, tronca il nodo; ed il popolo pen-
sera a pagare quel che fu decretato a farsi o pagarsi.
Vero e che codesti dissidii , inevitabili tra persone ascritte a
diverse fazioni politiche e devote ciascuna alia propria consorteria ,
sono inveleniti dalle critiche, dagli eccitamenti, dai confront! odiosi,
dalle villanie personali, onde parecchi giornalacci liberali si studiano
ogni giorno di rinfocolare le ire partigiane dei Consiglieri , di cui
non si rispetta nemmeno la vita privata.
Aggiungansi le pretension! dei Circoli, dei Clubs, delle Societd
diverse ; i puntigli di certi mestatori che credono d' aver redenta
Roma perche, cogli stipendii del Governo di Firenze, tennero il sacco
alle mariuolerie del Comitato nazionale ; le gare tra i, democratic
indipendenti ed i consorti, e la inesperienza, per non dire 1'igno-
ranza di moltissimi, che pur vogliono impacciarsi di tutto: ed ecco
104 CRONACA
renduto impossibile alia Giunta ed al Consiglio municipale il fare,
pur volendolo, quel poco di bene che forse potrebbe. Ove si eccet-
tui il prestito dei 30 milioni , manipolato da Samuele Alatri , poi
approvato, dopo una discussione tempestosa e scompigliata, e difficile
trovare qualche cosa rilevante, di cui possa recarsi il merito ai si-
gnori di Campidoglio. Per gran ventura ebbero il senno di ridurre
a 48,000 le 84,000 lire che costava il concerto musicale del Palladia;
il cbe fu sentito cosi acerbamente da uno dei Colonnelli, che, indi-
spettito di tale lesineria a danno del la musica , diede la sua di-
missione.
E naturale che tale andamento di cose debba stancare la pa-
zienza di chi vi dee spendere il suo tempo con si poco profitto, e
fors'anche con detrimento dei suoi interessi privati , posposti alle cure
di tale ufficio, cosi ingrato e sterile. Tra i piu operosi dei membri
della Giunta comimale tutti riconoscevano il Sig. Samuele Alatri ;
e di lui diceasi in romanesco, che egli era il miglior fico del bi-
gonzo ; ed altri il lodavano perche, sebbene giudeo per nascita e
professione, a' fatti mostravasi il miglior cristiano tra i suoi colle-
ghi municipali. Era indefesso al lavoro per molte ore ogni giorno,
e nelle discussioni era quello che mostrava piu giudizio, discrezio-
ne, pazienza e desiderio sincere di far bene. Ma cio non impediva
che egli fosse bersaglio agli scherni della stampa democratica , ed
a continue censure di parecchi tra i Consiglieri . Sui primi giorni
dell' agosto gli fu commesso di riordinare la pianta degli ufficiali
municipali. Yi lavoro attesamente; ma questa non era bisogna da
spacciarsi con la falce in poche ore. Sollecitato dal Sindaco Palla-
vicini, egli rispose che bisognavangli ancora alquanti giorni. Ed ecco
il Sindaco mandargli chiedere le carte spettanti a tal negozio, che
il Pallavicino avocava a se. A tal ceffata i'Alatri perdette la pazien-
za. Mando le carte, ed al tempo stesso la sua rinunzia alia carica
di Assessore legale della Giunta per le cose di finanza.
Da quel punto rifiuto di sedere, nel Consiglio, tra gli Assessori
e tornarono vane le istanze a lui fatte, perch& volesse ritirare la sua
rinunzia. II Consiglio comunale, la sera del 1 settembre, udi dalla
sua bocca le ragioni che 1'aveano costretto a tal risoluzione , nella
quale fu irremovibile, malgrado le vive premure a lui fatte
ufficialmente dal Consiglio stesso. La sua rinunzia dovette percio
essere accettata, e gli fu designate successore 1' avvocato Venturi, con
ordinanza della Giunta; la quale cosi perdette quello che dall'opi-
nione pubblica era designate come il migliore, se non anche 1'unico
Assessore, capace di governare le cose della finanza municipale. Da
questo fatto si puo argomentare in qual modo procedono le cose del
Comune di Roma. Non ci farebbe meraviglia se, ritraendosene od
CONTEMPORANEA 105
essendone esclusi a poco a poco i moderati , vi prevalesse la fa-
zione capitanata dal Pianciani, la quale allora melterebbe Roma alia
merce della setta garibaldesca . Gli onori per altro di graa faccen-
diere municipale restano finora a Biagio Placidi , di cui riruarra
eterna memoria nelle lapidi ch' egli fece appiccicare per Roma e per
lemura; segnatamente nel monumento in Campidoglio ad onore del
gallicano Bonjean da lui proposto; come gli sara grato il Ghetto pei
favori onde egli colma la crescente generazione giudaica nelle scuole
municipali, di cui e Mecenate. Ma ue questo, ne certi casotti eretti
nelle piazze, ne la tassa di 6 lire pei cani, ne le tasse aumentate
pei cereali e le derrate di prima necessita, bastano a contentare dav-
vero i Romani; e gli arruffoni Garibaldini pescano nel torbido.
Nella stessa seduta, in cui fu posta a partito la tassa di sei lire
pei cani, fu, immediatamente dopo la votazione di questa, esaminata
la proposta di comperare, a prezzo di circa 35,000 lire, una statua
equestre del Re Vittorio Emmanuele, gia esposta alia pubblica vi-
sta, e di cui voleasi fare un monumento di gratitudine dei Romani
pel 20 settembre. II Consiglio municipale, die gia presentiva di dover
poi aggravare viepiu le tasse, a fine di soddisfare alle obbligazioni del
prestito di 80 milioni , saviamente giudic6 che non conveniva but-
tarsi a spese non necessarie; ed a voto unanime scarto quella pro-
posta. Fu questo uno dei casi rarissimi in cui la Giunta ed il Con-
siglio si trovassero d'accordo. Con eguale senno fu reietta la pro-
posta d' un tal Mercandetti , che disegnava di riunire con arcate i
tre palazzi di Campidoglio, ed aggiungervene due altri a'lati, accioc-
che la rappresentanza comunale vi avesse piu agiata e splendida
sede. Cio sarebbe costato, secondo 1'architetto, poco piti d'un milione
e mezzo; ma tutti sentivano che nel fatto si sarebbero poi dovuti
spendere piu di due milioni, incorrendo anche il pericolo di scon-
ciare T opera del Buonarroti. Laonde saviamente il Consiglio muni-
cipale scarto a voto quasi unanime e dopo breve e pacata discus-
sione quel disegno, che uno dei mille gia posti sul tappeto per
1' abbellimento ed il rinno-vamento di Roma.
Ma pur troppo sono rari i casi, in cui le discussioni municipali
riescono ad una conclusione di vero bene pubblico. Sia per impe-
gno partigiano, sia per abitudine contratta alia Camera dei Deputati
di Firenze, in cui sedettero parecchi dei Consiglieri municipali, fatto
sta che ad ogni costo dee farsi opposizione anche alle proposte piu
discrete, e per un puntiglio talvolta provocare una crisi municipale.
Abbiamo narrato a suo tempo * come il Pianciani otteane che un.
buon terzo dei Consiglieri si dimettessero con esso lui, solo perch6
non erasi aderito ad un suo biasimo contro la Giunta. Per un altro
1 Civ. Catt. Serie V1I1. vol. III. pag. 114.
106 CIIONACA
puntiglio, dopo la dimissione di Samuele Alatri, si ebbe quella della
Congregazione di Caritd, deputata all'amministrazione o sopravve-'
glianza delle opere pie, come abbiamo riferito nel prec3dente vol. II,
a pag. 217-20.
II Governo erasi impossessato degli Ospizii di Termini , e ne
avea affidata la cura alia mentovata Congregazione. Avvedutosi perd
che ivi nulla era da potersi volgere a profitto dell'erario, e che anzi
questo avrebbe dovuto sostenere una spesa non lieve pel loro man-
tenimento, si risolvette di cederli al Municipio. La Giunta accett6
1'offerta, sobbarcandosi a quella spesa, ma sotto la condizione posta
dal Consiglio municipale; cioe che tutti gli edifizii spettanti a quegli
Ospizii divenisseroproprietacomunale. II Governo assenti, e la Giunta,
pensando che chi facea le spese dovea avere 1' amministrazione,
mand6 a chiedere alia Congregazione di Caritd la consegna di quegli
Ospizii. La Congregazione si rifiutd, con dire che, avendoli essa ri-
cevuti dal Governo, a questo solo ed a nissun altro potea cederli.
La Giunta ricorse al Governo, e questo con lettera della Prefettura
dichiaro che annuiva. II conte Pianciani, che, nell'assenza del Pre-
sidente principe D' Oria , ne facea le veci , replied non bastare un
assenso, ma volersi un ordine; e I'ordine fu spiccato dalla Prefettura.
II Pianciani se ne adonto, come se la Giunta ed il Consiglio comu-
nale avessero cosi dato un voto di sfiducia alia Congregazione , e
mandd in nome suo e dei suoi colleghi la dimissione.
Si cerco indarno la via d' un componimento. I deputati Pian-
ciani , Silenzi , Troiani , Odescalchi e Costa, incaricati specialmente
degli Ospizii di Termini, furono irremovibili nella presa risoluzione,
a cui aderi il Presidente Filippo Andrea D'Oria. II Consiglio comu-
nale dovette pertanto procedere alia nomina di nuovi membri per la
Congregazione di Caritd; e riuscirono eletti i signori: March. Sa-
vorelli, presidente; Emidio Renazzi, Pietro Renazzi, Pietro De Angelis,
avv. Giuseppe Marchetti , il march. Alessandro Carcano. La presi-
denza era stata offerta al Duca Mario Massimo, che la rifiuto. Era
stato rieletto anche Giuseppe Troiani; ma questi non avendo voluto
accettare : fu surrogate in luogo suo un altro.
Pochi giorni appresso fu nominata una commissione sopra le
Opere Pie, onde erasi gia compilato un catalogo, che ne fece salire
il numero a 91; delle quali, ad esclusione dell' autorita ecclesiastica
e contro i sacri diritti spettanti ai fondatori e loro successori, mal-
grado delle protestazioni da noi riferite nei precedente vol. II, a
pag. 218-20, 1' autorita municipale si arrogo la cura e 1' amministra-
zione. Recheremo qui i nomi dei membri di codesta Commissione ,
eziandio perche nella protesta dei Cardinali vescovi Suburbicari
leggeansi queste precise parole: E un precise dovere dei sottoscritti
CONTEMPORANEA 107
di rammentare il disposto del S. Concilio di Trento (il quale e tuttora
vigente nello Stato, ed a cui non mai si e espressamente derogate)
al capo XI. della Sess. XXII. de Reformat.; e le scomuniche che,
giusta il raedesimo e la Costituzione Apostolicae Sedis , s'incorre-
rebbero da coloro, i quali si rendessero colpevoli di tali spogli e di
tali violenze.
La commissione, incaricata di codesti spogli delle Opere Pie, 6
composta dei Signori: Felice aw. Ostini, presidente Remigio Ma-
nassei Luigi De Santis Luigi aw. Alibrandi Giuseppe aw.
Marchetti Odoardo Pelisier Alessandro Penna Quirino aw.
Quirini Alessandro Bussolini Alessandro aw. Bencivenga.
Per tal maniera i moderati partigiani della monarchia coope-
rano, sia pure che senza addarsene, all' asseguimento dello scopo
supremo della frammassoneria, che fu sempre, non solo 1'abbattimento
della sovranita temporale del Papa, ma si ancora del cattolicismo. II
Governo conquistatore del 20 settembre studia il modo di distruggere
anche in Roma gli ordini religiosi; il Municipio lo aiuta a secola-
rizzare 1'istruzione e le Opere Pie; Garibaldi bandisce la guerra al
Clero.
3. Gia da oltre un decennio Giuseppe Garibaldi non cesso mai
dal parlare e scrivere contro il vampiro sacerdotale e contro il cancro
d'ltalia, ossia contro il Papato ed il clero; ma da alquanti mesi in
qua, massime dopo la caduta della Comune di Parigi, egli sembra
veramente invasato da un demone infernale, tanta & la ferocia con
cui egli insiste e grida che 1' Italia stermini i preti se vuol essere
salva. E noto che egli era uno dei membri del Comitato supremo
dell' Internazionale, costituitosi in Londra. Fin dai primi giorni del
passato mese di marzo, quando il Thiers ed i suoi colleghi guarda-
vano con indifferenza i preparativi della Guardia nazionale alia ri-
bellione, il democratico Sardou offeriva al Garibaldi il comando o la
dittatura suprema della rivoluzione che stava per succedere; e Yeroe
dei due mondi, come puo vedersi nell' Opinione di Firenze, n 72
del 13 marzo, rispondeva nei termini seguenti : Dite ai Parigini
che io sar6 con loro il giorno in cui volessero liberare il suolo della
loro bellissima patria dalla peste del dispotismo e dei preti; e che
in mezzo alle loro sciagure io li amo maggiormente. Caprera 10 marzo
1871. GARIBALDI.*
Dovunque e un prete, egli vede un nemico da combattere! Otto
giorni dopo scoppiava la rivoluzione dei comunisti parigini , che
oflerivano al Garibaldi il solo comando supremo di tutta.la Guardia
nazionale. All' eroe dei due mondi, che vagheggiava la dittatura
della repubblica francese, non garbo quella offerta di comando li-
mitato; e con lettera dalla Caprera, sotto il 28 marzo, riferita nel-
108 CRONACA
I* Opinions n 1 00 dell' 11 aprile, egli rispose: Grazie per Tonore
della mia nomina al comando della Guardia nazionale di Parigi, che
10 amo e di cui sarei ben fiero di dividere la gloria ed i pericoli.
Vi devo pero fare le seguenti considerazioni. Un comandante della
Guardia nazionale di Parigi, un comaudante dell'esercito di Parigi,
ed un Comitato direttivo, quali essi siano, sono tre poteri, che non
.potranno conciliarsi nella situazione attuale della Francia. II dispoti-
smo ha il vantaggio su voi del concentramento del potere , ed e
questo concentramento che voi dovete opporre ai vostri nemici .
Non si potea con miglior garbo consigliare la dittatura. Ma dove
pigliare il Dittatore? L'eroe presento i suoi colleghi fall' Intemazio-
nale, dicendo: Scegliete un ciltadino onesto, e voi non ne mancate:
Yittor Ugo, Luigi Blanc, Felice Pyat, come pure Edgardo Quinet e
gli altri decani della democrazia radicals possono servirvi.
L'eroe taceva modestamente di se; ma il proporre poeti matti,
e uomini come 1'immondo Felice Pyat, era un accennare che meglio
di cotestoro potea valere 1' eroe dell'esercito dei Vosgi! Infatti egli
conchiudeva con la seguente delicata insinuazione: Queste condi-
zioni non sono una scusa per sottrarmi al dovere di servire la Francia
repubblicana. No! io lion dispero di combattere pure accanto ai suoi
valorosi, e sono vostro affezionatissimo G. GARIBALDI. Ai comunisti
non piacque punto il farsi assolutamente pecore sotto la verga di tal
pastore; e 1'eroe si rimase alia Caprera, disfogando il suo corruccia
con un epistolario contro i preti. Ad ogni poco i diarii democratic},
e specialmente la Riforma, venivano regalando al pubblico qualche
lettera dell' eroe, spirante quei sensi medesimi onde furono animati
contro il clero parigino gli assassini dell'Arcivescovo Darboy e dei
tanti insigni religiosi e sacerdoti, trucidati dai cannibali della Comune*
11 R. Fisco non vide in codeste pubblicazioni verun reato di pro-
vocazione all'odio ed alle violenze contro un ceto di cittadini; ed il
Governo ne sorrise di compiacenza, scorgendovi un potente ausiliare
a quella opinions pubblica^ che chiede ad alte grida 1' abolizione
generale ed assoluta degli Ordini religiosi, e 1'oppressione e Io spo-
gliamento del Clero cattolico.
Non abbiamo creduto di dovere registrare codeste lettere del-
1' Eroe-, ma due, piu recenti, vogliono essere qui mentovate. L'una
fu diretta ad una cotale Atenaide Zaira Pieromaldi di Ravenna, che
aveagli spedito il diploma di membro della Associazione Cosmico-Uma-
nitaria contro la guerra e contro il militarismo. 11 Garibaldi le ri-
spose il 12 agosto, con una lunga lettera pubblicata alii 21 dal Do-
vere di Geneva; in cui dimostro: che talvolta la guerra e necessaria
ed utile, come riusci appunto utilissima quella, senza di cui la setta
dei vivi d' inferno, cioe dei preti, infetterebbe tuttora la immortale
COISTEMPORANEA 1 Ql)
metropoli del mondo: e che percio anche bisognava prepararsi ad
una guerra contro la Francia, perche questa era in tutto e per tutto
alia balia del preti. lo sono convinto profondamente non essere
1' Italia capace di sostenere una guerra seria, non tanto per 1'orga-
nizzazione sua difettosa; quanto per la potenza in cui lascia il pre-
tume naturale, terribile nostro nemico e speranza di qualunque
invasore, fosse esso il diavolo. E qui, stendendosi a declamare che
in Italia tutto e in mano dei preti, autori di tutti i mali e di tutte
le guerre che desolarono 1' umanita, usci nelle seguenti tragiche pa-
role, con cui descrisse gli agenti del clero.
Sanguinose discordie tra le classi colte ed ignoranti che sono
i piii, gregge de' preti; un brigantaggio accanito in tutte le parti
d' Italia; raezzi immensi, per essere 1'alto clero ricchissimo e padrone
della borsa di tutti i reazionarii del mondo; in fine, peggio di tutto,
la defezione del ceto contadino, che forma il nerbo principale del
nostro esercito, al primo rovescio. Da queste evidenti premesse,
cioe che i preti sono padroni di tutte le classi sociali , di tutte le
ricchezze del mondo, e perfino dell'esercito italiano, 1' eroe deduce
la conseguenza che al clero ed ai preti sono imputabili la disfatta
dell'esercito italiano a Custoza, le guerre di Crimea e franco-prus-
siana, ed i pericoli che sovrastano all' Italia dalla presente Assemblea
nazionale francese, eletta dai preti. Danque? Dunque guerra alia
guerra , quando i' Italia sara costituita, rnia bella Signora; oggi guerra
al prete dev' essere ilgrido d'ogni italiano, dalle fasce alia vecchiaia;
e, messi i preti al loro posto, 1'Italia fara guerra a nessuno. Tale
e il voto del Garibaldi; e conviene confessare che in parte almeno
egli e esaudito. La guerra ai preti si fa in Roma dai masnadieri
Garibaldini, non solo con le contumelie e coi giornalacci, ma anche
col bastone e col coltello ; e dai Governo coi decreti.
. Ora che la conquista di Roma fu compiuta colla forza delle armi
regie, e la sovranita temporale del Papa e abbattuta, 1' Italia mas-
sonica potrebbe starsi paga e dirsi costituita. Ma cosi non pare al
Garibaldi; che la vede in pericolo di essere disfatta da un soffio
di vento, finche non abbia sterminato i preti. Pertanto egli si volse
anche al Municipio di Torino, il quale avealo richiesto d'un suo au-
tografo, da riporsi con quelli delle altre celebrita italiane nella civica
biblioteca. L' eroe di Marsala regalo a Torino le seguenti linee: Al
Municipio dell'illustre citta, che fu culla dell'indipendenza italiana,
poche ma veritiere parole. Coi preti, se lo persuadano bene i miei
concittadini, 1' Italia non puo far fronte ad una Potenza di terzo ordine-
Caprera 5 agosto 1871. G. Garibaldi.
Abbiamo creduto di doverci stendere alquanto nell'esporre le
idee del Garibaldi su questo punto, perche egli adesso e il capo, forse
110 CRONACA
secondario ma pur efficace, della nascente Internationale italiana, la
quale accenna a voler divenire emula della Comune di Parigi.
4. Per incarnare i disegni dell' Internazionale in Italia occorrono
squadre numerose di gente manesca ; e ne ha gia non poche nelle
molteplici Societa operaie, che si vennero costituendo da un dieci
anni in qua. La maggior parte di queste sono pero sotto la direzione
del Mazzini, che si professa poco disposto a secondare gli inlendi-
menti dell' Internazionale; onde provenne una qualche scissura tra
i caporioni della democrazia. Affine di dare unita di scopo di pro-
positi e di azione a codeste Societd, fu divisato di radunarne le rap-
presentanze in un congresso a Roma; e la proposta fu pubblicata dal
Dovere di Geneva, nel suo n 228 del 16 agosto, e riferita nelVUnitd
Cattolica del 18, n 191. Aderi all'invito il Comitato esecutivo del
Circolo popolare di Roma; ed altre adesioni vennero a mano a mano
stringendo il fascio di codeste varie Societa, a cui vuolsi dare i'ul-
tima forma compatta, a legge di buona disciplina settaria, per averle
pronte al momento opportune, e valersene a ricostituire lo Stato su
basi repubblicane e democratiche.
5. Che tale sia 1' intendimento degli autori e capi, apparve ma-
nifesto da quello che la Questura di Napoli scopri, dopo accurata
perquisizione, la domenica 20 agosto; e, secondo la Gazzetta del
popolo di Firenze, il pericolo non sarebbe ne immaginario ne lieve,
poich& essa pubblico quanto segue. Secondo certe autorevoli infor-
mazioni, le carte sequestrate in Napoli, presso i proconsoli dell'/w-
ternazionale, avrebbero condotto a scoprir terreno quanto basta per
misurare il pericolo. La terribile associazione non ha ancora messe
radici profonde tra noi, ma conta gia un diecimila affiliati, cioe piu
che non sia sufficiente per mettere il campo a rumore e tener vivo
I' apostolato. II male & attaccaticcio, e, se pronta non venga la me-
dicina, vedremo presto gli effetti del contagio. II Governo sa pure,
che il Comitato centrale di Londra spedi in Italia attivissimi fac-
cendieri, i quali si affannano a tutt' uomo per far proseliti e spar-
gere la nuova luce fra le tenebre della nostra barbaric. L' associa-
zione di Napoli fu sciolta; la lista degli associati diede la facilita di
arrestare i capi, che furono deferiti al potere giudiziario, con le prove
del reato nei programmi incendiarii dell' Associazione.
Anche a Firenze si procedette a varie perquisizioni presso il
Dott. Luigi Castellazzo, presidente della sezione fiorentina dell' In-
ternazionale, e nelle abitazioni del famigerato Martinati, complice
del Lobbia, e del garibaldino Socci. A quanto mi si afferma, leg-
gesi nell' Opinione n 238, oltre a parecchi esemplari stampati dello
statute di quella Societa, fu pure sequestrate un elenco nominale di
molti membri di essa, parecchi dei quali appartennero gia alia ex-
CONTEMPORANEA 1 1 1
societa di mutua onoranza funebre fra i reduci delle patrie battaglie,
ed altri alia cosi delta Societa del liberi-pensatori. II Governo,
che e cosi prodigo di carezze verso i reduci, e cosi indifferente al-
1'ostentazione d'empieta del liberi-pensatori, non e forse autorizzato
dalle leggi a premunire 1'ordine pubblico contro gli attentati di codesti
settarii ? E perche lascia che essi abbiano tutto 1'agio di organizzarsi ?
L' Osservatore Romano, n 198, pubblico ii programma d' una
nuova societa democratica, intitolata daH'A//?m, che gli fu spedito
in istampa per la Posta. Scopo di tal societa e di vigilare e combat-
tere la reazione contro 1' ordine presente ; e bastera qui recitare al-
cuni articoli di codesto Statuto, che conta non pochi proseliti, e di
cui gia si vedono i frutti come accenneremo a suo luogo.
3 Ogni socio deve aver per base dei suoi principii politici
1' unita nazionale, e dei principii religiosi il libero pensiero , o ap-
partenere a qualunque scisma combattente il cattolicismo. 4 In po-
litica si deve sostenere, propagare e diffondere il dovere di una al-
leanza tra la Germania e 1' Italia; in materia religiosa, combattere
in tutti i modi il cattolicismo, appoggiando il protestantismo. 5 De-
vesi propugnare e cercare 1'abolizione del Papato e 1' allontanamento
del Papa da Roma, e che venissero tolti i diritti civili ai preti. 6 In
caso di una guerra con lo straniero , la Societa deve scendere sul
campo dell'azione prima che venisse formalmente dichiarata : a) bru-
ciando quante piu chiese si potranno e specialmente il Vaticano ;
b) costringendo ad emigrare tutti i preti e tutti coloro che sono di
principii manifestamente ostili alia nazione; c) eccitando le masse
alle storiche tradizioni dei Vespri.
Questo non dee essere soltanto uno spauracchio tirato in iscena
ad arte. Havvi in Roma parecchi giornali che, quando piu quando
meno apertamente, professano codesti principii e promuovono tali
disegni. II Tempo e la Capitate ed il Ciceruacchio appena la cedono,
per questa parte, all'infame giornalaccio il Diavolo, che percosso da
piu sequestri, dovette cessare le sue pubblicazioni, che rispondeano a
capello a codesto programma della Societa Alfieri.
II cinismo di codesti divoti cultori del petroliOj ed emoli dei co-
munisti parigini, giunse a tal segno che, come si lesse nella Concordia,
essi radunaronsi a lieto banchetto in una osteria fuori Porta del popolo,
e quivi, a guisa di trionfino in mezzo della tavola, fecero porre un
vaso di petrolio, come emblema dei propositi per cui erano convenuti
a quel banchetto. Di che si mostrarono scandalezzate assai, non pure
la Concordia di Carlo Pisani, ma la Liberia del giudeo Arbib, la
Nuova Roma ed altri cotali portavoce dei moderati.
Ma queste Societa democratiche, benche abbiano un comune
scopo politico, cioe la repubblica sociale, si differenziano nella scelta
112 CRONACA
dei mezzi; il che ne potrebbe indebolire 1' azione. Fu divisato per-
tanto che tutte )e societa democratiche gia esistenti in Italia si riu-
niscano in una sola per ottenere piu facilmente unita di concetto
e di azione. Tre di esse, che sono la repubblicana ed anticattolica
Mirandolese, la democratica di Mantova, e quella dei reduci di Verona,
si posero d'accordo tra loro, affine di promovere un congresso di tutte
le altre a tale effetto; ed offerirono la presidenza di tutte le societa
democratiche riunite a Giuseppe Garibaldi.
I document! di questo fatto, pubbiicati dalla Riforma, vennero
riprodotti dalla Perseveranza di Milano, n 2455 del 5 settembre ;
nella quale leggiamo la seguente risposta del Garibaldi. Caro Ce-
retti ! Accettero con gratitudine la presidenza delle societa democra-
ticlie riunite. Caprera 15 agosto 1871. Vostro G. GARIBALDI. Ond' e
chiaro che scopo supremo della democrazia italiana e la distruzione
della monarchia ad un tempo e del cattoiicismo, tale essendo il pro-
gramma de\V associazione repubblicana ed anticattolica Mirandolese,
a cui aderirono le altre. Bandire cosi alto ed impunemente la guerra
alia monarchia, certo non si potrebbe da' cattolici ; ma i democratic!,
sotto Tegida dell'eroe di Marsala, antico complice del Cavour e del
Lanza, possono cimentarsi a tutto, senza timore veruno di repressione.
7. I progressi della democrazia vanno di paro con quelli della
statistica criminale, onde le citta italiane, dopo la ristaurazione dei-
F ordine morale hanno il vanto di superare, nella moltiplicita e nella
crudelta dei reati di sangue, delle rapine e degli omicidii, i fasti dei,
malandrini d' ogni altra nazione europea.
Anche per questa parte Roma vien gustando i frutti benefici
del 20 settembre. Sono si frequenti le notturne e diurne imprese dei
ladri, che, riconoscendosi troppo insufficiente ed inefficace la vigilanza
e la forza delle Guardie di Sicurezza pubblica e dei Carabinieri, piu
volte fu posto a partito che la Guardia nazionale dovesse, con nu-
merose pattuglie, solcare di notte almeno le vie e le piazze della citta,
per tenere a freno i ladri e gli assassini. Di che fu anche fatto for-
male istanza da molti ufficiali del Palladia alia Questura, la quale
non pote consentirvi, atteso che quella offerta di servigio non era
passata per via gerarchica. Per supplire si penso a formare una so-
cieta, il cui scopo fosse di assoldare e mantenere armate, per le scolte
notturne, buon numero di Guardie, le quali, senza far parte di questo
o quel corpo militare dello Stato, bastassero a tutelare, sotto la do-
vuta dipendenza dalla Questura, le sostanze e le persone dei beatis-
simi cittadini Romani, che con la liberta politica acquistarono pure
quella dei ladri e degli assassini.
II solo essersi proposto tal genere di guardie per via di pro-
grammi a stampa sui canti delle vie e nei giornali; e 1'essersi tro-
CONTEMPORANEA 113
vati non pochi aderenti, basta a mettere in luce i progress! delia
democrazia , ed il genere d'ordine morale che venne ristaurato in
virtu delle bombe del Cadorna e del Bixio.
Ecco in quali termini ebbe a parlarne perfino il Tempo, n 332
del 3 settembre. L' adozione d' una simile misura rivela una situa-
zione, alia quale non eravamo avvezzi, ed alia quale non sapremo
facilmente adattarci , e che contribuisce a far perdere interamente
la fiducia nel Governo ; il quale , col solo permettere una tale So-
cieta , confessa la sua impotenza o la sua poca voglia di soddisfare
ad uno dei precipui suoi doveri, che consiste nel garantire la vita
e la proprieta dei cittadini. E qui , dimostrata a punta di fatti la
sicurezza onde godono i ladri , aggiunse : Se la Questura e la Gen-
darmeria del nuovo Governo non bastavano a far quello che poteva
fare Mons. Randi , perch& non si accetto la spontanea offerta della
Guardia Nazionale? si diffidava forse di essa ?
8. Giova sperare che a poco a poco, venendo costituite le pub-
bliche autorita in forma regolare , e cessando il provvisorio, queste
sciagurate condizioni di cose, se non potranno migliorare di molto,
almeno cesseranno dal peggiorare. Un passo fu dato su questa via
con la nomina del Prefetto di Roma, la quale tuttavolta o rendette
necessaria una crisi parziale del Ministero, od almeno valse a giu-
stificarla. Non sapeasi dove trovare un Prefetto per Roma, e la con-
sorteria designava a tal carica il senatore Gadda, ministro pei lavori
pubblici e Commissario Regio pel trasferimento della sede del Governo
da Firenze a Roma. Sembra pero che al Gadda non 'garbasse troppo
codesto scivolare dal seggio ministeriale al posto secondario di Pre-
fetto. Ma vi si dovette piegare, e con lui fu accomiatato anche 1'Acton,
ministro per la marina.
Gia da gran pezza si veniva parlando dello screzio, per non dire
della discordia, che regnava nel Consiglio dei Ministri, essendovi
1' Acton ministro della marina , ed il Gadda ministro dei lavori pub-
blici, bersaglio a frequent! assalti, non solo della stampa, ma anche
di alcuni loro colleghi , mal soddisfatti del modo con cui quei due
spedivano le faccende loro assegnate. L'Acton alia perfine si stanco,
ed offer! la sua dimissione; ed il Gadda,' indispensabile a Roma per
compiere 1' avviato trasferimento , si acconcio ad accettare 1' ufficio
di Prefetto, che potea agevolargli anche il suo compito di R. Com-
missario. La Gazzetta ufficiale del Regno, n 242 del 5 settembre,
annunziando accettate le dimissioni offerte da codesti due ministri ,
recava che con decreto del 31 agosto erano nominati : ministro dei
lavori pubblici il senatore Giuseppe De Yincenzi napoletano; e mi-
nistro della marina il senatore contrammiraglio Augusto Riboty,
Serie VIII. vol. IV, fasc. 511. 8 30 settembre 1871.
114 CRONACA
anch' egli napoletano . Onde il Consiglio del ministri conta ora tre
membri dell' Italia meridionale, e fra questi primeggia il De Falco ,
ministro di grazia e giustizia.
9. Nel giorno 6 settembre cesso final raente 1' ultima reggenza
rimasta in Roma dopo la dipartita della Luogotenenza Reale del La
Marmora; e fu costituito Prefetto della Capitale d' Italia il senatore
Gadda, che ne diede avviso al pubblico con un bando, al quale non
puo negarsi il merito della brevita e d'una certa modestia, che dif-
ficilmente suole riscontrarsi nei liberali. Pochi giorni dopo egli pre-
siedette il Consiglio provinciale , che erasi adunato per la prima volta
alii 4 settembre, ma senza poter conchiudere altro die la nomina
degli ufficiali della Presidenza, ed il sorteggio e la surrogazione del
cinque consiglieri, che doveano cessare di far parte della Deputazione
provinciale. Anzi neppure questo sarebbesi potuto fare, per difetto
di numero legale , se non si fossero mandati a corsa uscieri e messi
alia caccia di due Consiglieri che stavano difendendo loro clienti
innanzi ai Tribunali . Giunti questi , si procedette alle mentovate
formalita ; poi la seduta fu sciolta. Ne gran fatto piu rilevante fu la
seconda , a cui assistette il Prefetto Gadda ; tanta e 1'apatia di co-
desti rappresentanti del pubblico per gli interessi provincial!; apatia
che del resto apparisce manifesta in tutta Roma rispetto a quanto
riguarda il nuovo Governo.
10. Al contrario nella capitale decapitata del novello regno in
Torino, tutto era in moto di preparativi per la festa d'inaugurazione
della galleria, detta del Moncenisio , ma che in realta attraversa
le viscere del Frcjus, da RardonnSche a Modane. Dei lavori gigan-
teschi, necessarii a compiere questa grande opera, abbiamo parlato
molte volte nelle nostre appendici di scienze naturali. L' ultima mina
per cui fu tolta la tenue falda di rocca che ancora separava i due
tronchi, meridionale e settentrionale, fu fatta scoppiare il 25 dicembre
1870; e, sollecitando le opere di muratura e di armamento, fin dai
primi giorni di questo settembre si poterono effettuare le prime corse
di prova, le quali risposero pienamenfe alle concepute speranze.
L'inaugurazione solenne fu compiuta il 17 settembre con intervento
di varii Ministri, e di numerose rappresentanze del Senato, della
Camera dei Deputati, di Sindaci, di Consiglieri di Stato, di Magi-
strati e di giornalisti. II treno inaugurate , composto di 22 gran
carrozzoni tirati da due locomotive fortissime, giunse a Rardonneche
poco dopo le ore 10 1[4 antimeridiane, e penetrd nella Galleria alle
10 e 25 minuti, e la percorse in soli 19 minuti.
Entro la Galleria , molto bene illuminata da fanali a gaz , non
ebbesi a patire molestia veruna pel fumo; e la temperatura non
CONTEMPORANEA 115
eccedette i 25 gradi. A Modane trovaronsi, per fare il ricevimento da
parte francese, il Ministro Lefranc, ed il Cav. Nigra, rappresentante
italiano presso il Governo di Versailles. Pare che ivi le cose proce-
dessero a bastanza freddamente, per la stessa ragione per cui non
intervenne a tal funzione verun membro della Casa reale. II convoglio,
dopo breve sosta e gelidi complimenti, riparti alle ore 12 e 30 minuti,
impiegando 42 minuti per traversare la galleria , che dal nord al
sud e per lungo tratto di parecchi chilometri assai erta. Quindi ebbe
luogo un banchetto a Bardonneche , col solito sfoggio di brindisi ,
tra i quali fu molto rilevato quello del ministro fraacese Lefranc ,
tutto pieno di simpatia per 1' Italia libera ed indipendente. La sera
dello stesso giorno, incontrato a Modane dal Visconti-Venosta, giunse
a Torino il Sig. De Remusat, ministro per gli affari esterni diJFrancia,
che fu grandemente onorato e festeggiato, ed accolto dal Re, e con-
vitato dal Municipio, con ricambio di graziosissime parole dall'una
parte e dall'altra. Le feste popolari di Torino furono splendidissime
per luminarie e divertimenti d'ogni fatta; ma contristate alii 19 per
un incendio terribile.
In pochi istanti le fiamme invasero un vastissimo opificio, tro-
vando nei legnami e nei carrozzoni d'una via ferrata, alimento co-
pioso; onde quattro gran case vicine furono anch'esse distrutte, con
danno inestimable degli inquilini , che a stento poterono salvare
qualche particella delle loro masserizie. Rileviamo dai giornali, aversi
gran motivo di sospettare che 1' incendio fosse eccitato da una qualche
mano, o prezzolata, o mossa da proposito di vendetta.
11. In Roma temeasi pure di qualche guaio pel 20 settembre,
che dai democratici voleasi festeggiare in guisa poco gradita al
Governo e poco conforme all' ordine pubblico. Ma il Governo fece
dire paroline secche all'orecchio dei principal! mestatori, e prese le
dovute precauzioni. II popolo romano attese a'fatti suoi. II Municipio
distribui diplomi e medaglie ai benemeriti pel tiro al bersaglio e per
altri titoli ; e fece una modesta luminaria la sera al Corso e nelle
principal! vie. II ministro Ricotti nei pomeriggio passo a rassegna la
Guardia nazionabe e le truppe regie di presidio. Le societa democra-
tiche ed operaie fecero una processione a Porta Pia, sotto il diluviare
della pioggia , ed ivi sentirono varie prediche fatte dall' alto d'una
scala a piuoli dal Pianciani e da altri cotali oratori, deponendo co-
rone di alloro e fiori sotto la lapida, che ricorda la breccia ivi aperta
dalle cannonate del Cadorna . Alia sera le piazze principal! furono
rallegrate da concerti musicali; e niun grave disordine ebbe a la-
nientarsi. Le villanie dei beceri, che pretesero rappresentare it rione
di Borgo, per insultare al Papa, non meritano d'essere qui mentovate.
116 CRONACA
III.
COSE STRANIERE
SVIZZERA Nostra Corrispondenza
1. II risveglio religiose e YAssociazione di Pio IX 2. La stampa cattolica
3. Attitudine del partiti di fronte alia riforma federate 4. La mag-
gioranza protestante opprime la minoranza cattolica nel cantone d'Argo-
via 5. La quistione dtocesana ticinese 6. Congrega dei sedicenti
vecchi cattolici in Soletta.
1. Le Associazioni cattoliche vanno pigliando fra noi uno svi-
luppo ed una importanza sempre maggiore, quanto e piu grave e
prossimo il pericolo che minaccia i nostri interessi e diritti religiosi,
e quanto piu acerba e la guerra che, la moltiforme eterodossia muove
alia Chiesa vera di Gesu Cristo. Dacche il S. Padre fu ridotto pri-
gioniero in Vaticano, e in quasi tutti gli Stati del gemino emisfero
imperversd la persecuzione contro i dogmi e le istituzioni del cat-
tolicismo, era dovere dei fedeli di stringers! ognor meglio in com-
patta falange, e di scendere parati in campo alia tutela de'sacri loro
diritti. E siccome anche nella Svizzera, per oltre la meta protestante,
il soffio eterodosso fischia furiosamente ; cosi conveniva che i cattolici
nostri si scotessero anch' essi ad un' azione piu virile e concorde,
per guisa che potessero tutelar la loro fede dagli assalti reiterati
ed accaniti dei vecchi e nuovi protestanti. I nuovi protestanli si chia-
mano fra noi, e sono veramente, quei miserabili apostati e rinnegati
che si battezzano da se stessi per vecchi cattolici.
L' episcopate elvetico, mirabile per dottrina , zelo e prudente
consiglio, sorse per primo ad additare i minacciosi nembi che pre-
nunziano spaventevole procella, e per primo diede nobili esempi, di
evangelica fortezza e di riverente ossequio alia Madre comune dei
fedeli. E questi, sempre disposti ad ogni sacrifizio per assicurare i
diritti della loro coscienza e per proteggere dalle offese le liberta dei
figliuoli di Dio, tengon dietro con generoso slancio alle savie norme
date dai loro pastori, talche in ogni angolo della Svizzera cattolica
la vita religiosa ha omai ripigliato nuova lena, e tutto viene prepa-
rato affine di respingere vittoriosamente le insane aggressioni dei
nemici implacabili della Chiesa.
II merito precipuo di questo felice risveglio del sentimento cat-
tolico si deve per fermo ascrivere segnatamente YAssociazione di
Pio IX, la quale oggidi ha preso tra le popolazioni cattoiiche am-
plissime proporzioni. Questo benemerito sodalizio indisse convegni
CONTEMPORANEA 117
general! nei singoli cantoni, per intrattenersi dellepiu importanti qui-
stioni de' tempi noslri; e non e a dire quale e quanto benefico in-
flusso abbiano esercitato siffatte pubbliche adunanze tra le popola-
zioni di Lucerna, del Vallese , del Ticino, di Friborgo, del Giura
Bernese e dei cantoni della Svizzera primitiva. Ma I'Assemblea sviz-
zera annuale deli'Associazione, e che riassunse e caratterizz6 quelle
gia tenutesi qua e cola nei cantoni cattolici, ebbe luogo nella citta
di Friborgo nei giorni 29 e 30 del decorso agosto. Stimo cosa utile
ed indispensabile il dilungarmi un tantino nei ritrarre la fisonomia
di questo splendido coniizio cattolico.
E cominciando dal parlare degli intervenutivi, sappiate che v'eran
fra essi parecchi ragguardevolissimi personaggi italiani, tedescbi, au-
striaci, inglesi, belgi, francesi e spagnuoli, i quali poi convennero piu
tardi a Nostra Signora degli Eremiti, per discorrere e deliberare con
altri intorno alle condizioni attuali della S. Sede. Tra i piu eminenti
svizzeri vi citerotre ufficiali superiori,che servirono fino al 20 settem-
bre 1870 nei piccolo esercito pontificio, cioe i signori: colonnello degli
zuavi Allet, generale De Courtenediltenente-colonnellodei carabinieri
(e poscia generale in Francia) Castella; quindi i vescovi di Friborgo
e di Ginevra, monsignori Marilley e Mermillod, e gran numero di
magistrati d'ogni ordine e grado, dai deputati aH'Assemblea federale
fino ai sindaci dei nostri piccoli villaggi, con una corona eletta di
ecclesiastici, e direi quasi presieduti dall'incaricato pontificio d'aflari
mons. Agnozzi ; inline un 3,000 cattolici accorsi dall'un capo all'altro
della Svizzera . II congresso cattolico di Friborgo supero di molto
1' aspettativa dei buoni : esso ha ingrandito le anime e fortificato i
cuori. A parere di tutti , fa una manifestazione solenne pel numero,
e produrra eccellenti frutti in avvenire per le risoluzioni adotta-
tevi. Abbiamo ascoltato la voce eloquente dei nostri vescovi , e nei
vedere com' essi conoscano a fondo la condizione presente degli animi
e delle cose, e nell'ammirare la loro abnegazione, la loro fermezza, il
loro amore della vera liberta, abbiamo esclamato: Stringiamoci attorno
all'episcopato pel trionfo della Chiesa Cattolica nei nostro paese, e otter-
remo eziandio il trionfo della liberta! Si, quando si e parlato dell'unione
dell' episcopate con Pio IX, dell'unione del clero coll' episcopate e
dell'unione del popolo col clero, un grido unanime d'approvazione
scoppio nell'Assemblea. Ed era uno spettacolo che rapiva 1' udir ve-
scovi, curati, magistrati, laici d' ogni professione parlare un linguag-
gio sempre vero perche sempre cattolico, sempre applaudito perch&
interprete fedele del sentimento di tutti. Ma forse avrete agio di leg-
gere stampato, con quanta nobilta e facondia abbia favellato'di Pio IX
quel valoroso campione della Chiesa che e 1'illustre Monsignore Mer-
millod.
118 CRONACA
Una delle salutari conseguenze di questo convegno si fu di far
iscomparire la paura, 1' indifferenza e 1'egoismo: fu bandita la cro-
ciata contro quest! element! tanto funesti alia causa cattolica. Mons.
Mermillod, dopo aver parlato delle legittime nostre inquietudini, ci
svelo le nostre speranze, che scaturiscono da Dio per le divine pro-
messe, dalla Chiesa per il contegno portentoso dell'Augusto suo Capo,
e finalmente dagli uomini in cerca dei veri principii e in lena per
propagar le sane dottrine. Anche 1' indifferenza fu vinta, ossia levando
un monumento al coraggio cristiano che ci fa adempiere i nostri
doveri di cattolici, ossia ponendo in risalto che nei solenni momenti in
cui viviamo non basta piu 1' amare e praticar la virtu nella fede
delta propria coscienza o nell' interno d' una Chiesa ; giacche deve
spargere il suo balsamo dappertutto e quindi discendere nel campo
sociale per fecondarlo. Eppero venne fatta ai cattolici incalzante rac-
coraandazione di presentarsi in massa alle votazioni allorche trattasi
dei religiosi e politici loro interessi. Che se 1'Assemblea di Friborgo
ebbe un' impronta profondamente religiosa, riempi anche 1'aria d'un
patriottico profumo. La religione ispira il patriottismo e gli aggiunge
purezza e forza, col detergere i cuori ed imprimere alle volonta 1'ener-
gia del sacrificio. E riscosse gran plauso Mons. Mermillod, quando
disse : Se si vuole opprimere la religione cattolica nella Svizzera,
si dovra camminare sul corpo del popolo svizzero, portante il vessillo
di Pio IX, e sul corpo dell' episcopate, portante la bandiera federale.
No, non e il vessillo di Pio IX un pericolo per la patria, 6 la ban-
diera dell' Internazionale che uccide la bandiera nazionale .
2. Non ultimo pensiero deWAssociazione di Pio IX (convenula
in Friborgo, fu quello di tradurre in atto gli accorti consigli dati e
spiegati dalla Civiltd Cattolica per 1' azione efficace sulle idee del
popolo, volgendo le cure al riordinamento della pubblica stampa.
Nella Svizzera tedesca, francese ed italiana contiamo buon- nurnero
di giornali conservatori-cattolici ; ma questi hanno un carattere,
direi cosi, troppo regionale. Importava dunque dedicarsi a dar vita
ad alcuni altri periodici che vuoi, per le quotidiane pubblicazioni,
vuoi per le trattazioni piu generiche deile quistioni, vuoi per 1'ab-
bondanza , la prontezza ed il merito delle corrispondenze e notizie
dell' interno e dell'estero, e grazie per soprassello ad un servizio
acconciamente combinato di privati telegrammi, potessero piu di leg-
geri metier fuori di combattimento certi giornalacci radical! e pro-
testanti. Ed e appunto ci6 che si riusci a compiere con esito fortu-
nate: cosicche la Svizzera cattolica, dal 1 d'ottobre, avra un Diario
centrale tedesco in Lucerna ed un altro francese in Friborgo, i quali
adempiranno al certo lodevolmente I' alta loro missione. Speriamo
che anche nella Svizzera italiana si riordinera il giornalismo con-
CONTEMPORANEA 119
servatore per guisa cheriducansi all'impotenza i diversi periodic! radi-
cal! ticinesi, che piu o meno apertamente osteggiano la causa cattolica
con cinismo volteriano o con ipocrisia giansenistica. Una stampa for-
temente alimentata da! buoni e una vera necessita anche pei nostri
fratelli del Ticino.
3. II bisogno estremo del lavoro nelle idee del popolo cattolico
svizzero appare piu che mai manifesto dalle attuali condizioni poli-
tico-religiose della Confederazione, ed in ispecie di fronte alle divi-
sate riforme dello Statute federale del 1848. lo ho gia ragionato piu
volte del disegni del radicalismo in Isvizzera, che dalla demagogia
cosmopolita vien posto all' antiguardo del movimento anti-religioso
ed anti-sociale. Ormai il dado e gittato, ed i cattolici 1' hanno raccolto.
II partito conservatore nei cantoni cattolici, reso piu gagliardo e saldo
d&lYAssociazione di Pio lX f si tien parato a ribattere gli assalti
dei nuovi e vecchi protestanti, e nel venture autunno, quando verra
discussa nelle Camere la riforma federale, la lotta s' impegnera ol-
tremodo ardente. Devo per6 osservare, ad ossequio della verita, che
non tutti i protestanti son trascinati dal turbinio del radicalismo, ed
anzi gli ortodossi sono alle prese coi razionalisti,, e dovranno alia fin
fine schierarsi coi cattolici, se voglion salvare quel poco che ancora con-
servano di cristianesimo. Si puo dunque dire che il dissidio scop-
piera propriamente fra il bene ed il male, e la demagogia tentera
la prima prova de' suoi divisamenti in mezzo a noi. L' episcopate
elvetico, come vi ho gia scritto, corre primo il pallio, e la stupenda
sua operetta : Le condizioni della Chiesa cattolica e il diritto pub-
blico nella Svizzera, mandata ai deputati dell'Assemblea federale e
stampata nelle tre lingue nazionali , e il grido di all' armi dato ai
cattolici ed anche ai riformati di buona fede. Che ne uscira da que-
sto imminente terribile cozzo? I cattolici confidano in Dio e nella
santita della loro causa e sperano nel trionfo. In ogni modo, quando
sciaguratamente dovessero soggiacere al nemico furiosamente congiu-
rato ai loro danni , non sara sicuramente per difetto d'unione, di
coraggio e di sacrificio.
4. E di questa ferrea tenacila dei giusti propositi fornirono di
recente indubbia prova i cattolici del cantone d'Argovia , sui quali
pesa da tanti anni il giogo della frammassoneria, capitanata dal vec-
chio cattolico Agostino Keller. II 30 luglio il popolo era chiamato a
votare sulla legge per la elezione periodica ad ogni sestennio degli
ecclesiastici. Questa legge era avversata dai cattolici come lesiva dei
loro diritti, delle loro liberta e dell' autorita della Chiesa; ma pure
venne adottata con 20,137 suffragi contro 14,3*21. Voi sap'ete che il
cantone d'Argovia conta una popolazione di 106,000 protestanti ed
ebrei e di 89,000 cattolici . Ora i distretti in maggioranza cattolici
120 CRONACA
diedero da soli 12,007 voti negativi contro appena 5,898 affermativi,
e quindi una maggiorita di 6,109 suffragi contraria alia legge; men-
tre il cantone in complesso non forni che una maggioranza afferma-
tiva di 5,816. I cattolici da soli hanno dunque respinta la legge con
un voto forte piu del doppio di quello che 1' abbia accettata il can-
tone intero. Ecco pertanto la minoranza cattolica oppressa dal pre-
dominio protestante; ma ecco in pari tempo dal lato dei cattolici una
pubblica e solenne protesta contro la bugiarda, iniqua e tirannica
politica radicalesca, la quale canta vittoria allorche spinge 1'unghia
persino nel santuario della coscienza ! La e questa una brutalita
senza esempio, degna onninamente dei vergognosi fasti del vecchio
cattolico Keller. Ma questo stato di violenza non pud durare e non
durera.
5. Nelle sfere officiali del cantone Ticino si direbbe invece che
cominci a far capolino un piu savio e retto intendimento. E noto che
questo cantone, per decreto arbitrario dei poteri federali , fu segre-
gate dalle diocesi di Como e di Milano; che la quistione intorno ai
beni delle due Mense fu regolata tra le autorita civili dei due Stati
con ispeciali convenzioni; che nei decorsi anni il clero ticinese ed
il rappresentante della S. Sede iniziarono pratiche per comporre ezian-
dio la quistione ecclesiastica, e che in questo frattempo vennero man-
tenuti i rapporti di fatlo colle Curie di Como e di Milano. Oggidi
il clero ticinese, del resto esemplarissimo nella sua quasi generalita,
e scisso circa i modi e termini dello scioglimenjo di questa quistio-
ne, stante peculiarmente 1'indomito affetto del clero ambrosiano verso
la Curia milanese. lo m'astengo da qualsiasi giudizio su questa di-
screpanza di pareri, ma rilevo il fatto che una porzione del clero
romano si rivolse di corto al Consiglio federale, per sollecitar una
soluzione normale d'accordo colla S. Sede. II Consiglio federale, giu-
sta la pratica, mando la petizione al Consiglio di Stato del Ticino, e
questo rispose in modo abbastanza benevolo e soddisfacente. Che
cosa sia per avvenirne, non potrei dire; mi basti notare che parmi
indispensabile dapprima una perfetta unione di tutto il clero ticine-
se, e poscia 1' autorevole intervento della S. Sede, per assestare con
equita una condizione di cose che non dovrebbe protrarsi piu oltre.
6. Chiudero la presente col far cenno della congrega dei vec-
chi cattolici tenutasi il 18 corrente settembre nella citta di Soletta.
Ad onta del grande scalpore menatone in anticipazione dai capocci,
ad onta dell' intervento di non pochi protestanti ed anche di parec-
chi stranieri, il sinedrio fu onorato della presenza di tutt'al piu 300
persone. E lo presiedette un tal Kaiser di Soletta, il quale dichiaro
recentemente in iscritto di non appartenere ad alcuna religione;
e di fianco a lui sedeva e spropositava il famigerato Keller d'Ar-
CONTEMPOHANEA 121
govia. Si bestemmio a squarciagola contro le usurpazioni della Chiesa
romana e contro i Gesuiti , e si risolvette di far guerra ad oltranza
all' una e agli altri. Un tal Curti, sfoggiando miglior logica, propose
di dichiarar senza ambagi 1'apostasia dalla Chiesa cattolica; ma gli
ipocritoni vi si opposero, per raeglio celare il definitive loro intento.
Da ultimo un ministro protestante, un cotal Lang, venne al pranzo
sociale a smascherare gli ipocriti, bevendo alia religione dell'avve-
nire ispirata alle dottrine umanitarie senza preti ! La Chiesa cattolica
deve dunque rallegrarsi clie il mal seme dei sedicenti vecchi calto-
lici le venga estirpato dal seno.
IV.
MOVIMENTO CATTOLICO
1. Memorie del Giubbileo Pontificale 2 II 23 agosto: divoti pellegrinaggi
in Italia 3 Altri nella Spagna k. Altri nel Belgio 5. Altri pel-
legrinaggi ed assemblee cattoliche: augurio pel Giubbileo episcopale.
1. Fu felice pensiero della egregia Direzione del Giornale Ro-
mano La Stella di pubblicare un volume col titolo: L' Orbe Cat-
tolico a Pio IX nel su,o Giubileo pontificale : ove sono raccolti
gl'Indirizzi letti al S. Padre dalle varie Deputazioni dal 12 giugno
al 31 luglio e le risposte di Sua Santita nelle pubbliche Udienze,
e insieme un elenco d' altri indirizzi ed offerte venute d'ogni :parte
del mondo. Questo volume, che si legge ora con gran piacere , restera
come uno dei monumenti per la Storia del Movimento Cattolico. 1
Fa pur felice pensiero dell'oUima Rivista di Lisbona, Echo de
Roma, di raccogliere nei due quaderni del luglio ed agosto sotto il
titolo di : Portugal e o Jubileu papal do S. Padre Pio IX: tutto
cio che fu per tale occasione fatto nelle singole diocesi del Portq-
gallo. Anche questa breve raccolta sara una bella pagina nella storia
di quella che potremmo chiamare renaissance religiosa nella Nazione,
che pur si gloria del titolo di fedelissima. Lode agli egregi Redattori
dell'jMo, che han saputo dare un quadro si bello delle prove del
Siu vivo attaccamento (da mais entranhada adhesdo ) e di divozione
liale, che i fedeli diedero a Pio IX e alia S. Sede e nelle grandi e
nelle picciole citta e terre del Portogallo, malgrado i tempi disgra-
ziati in cui viviamp ( apezar dos tempos desgracados em que vi-
vemosj. Agli stessi redattori torna pure la lode di quelle tante^mi-
gliaia di firme alia protesta contro 1'invasione di Roma, raccolte d'ogni
parte del Portogallo: di che in uno splendido Rreve, riportato dal-
Y Echo nel quaderno di agosto, il cattolico redattore vien lodato non
solo come egregio interprete della fede e devozione della nazion por-
toghese, ma altresi come strenuus hortator atque excitator.
Come del Portogallo, cosi d'ogni nazione cattolica si potrebbe
raccogliere a parte quanto ha fatto ciascuna, si generalmente contro
1'invasione di Roma, e si specialmente pel giubbileo pontificale. Ren
I L'Or&e Cattolico a Pio IS. nel suo GiubUleo Pontificale. 1 vol. in 16.0 di pag. XVI,
2'75. P?ezzo per Roma L. 1,25: per 1' Italia 1,45. Dirigere le domaiide alia Direzione del
Giornale La Stella in Roma.
1-22 C RON AC A
puo dirsi che i popoli cattolici, anche sotto goyerni atei, ban fatto
a gara nel dimostrare i loro cattolici sentimenti, e che ogni nazione,
anzi ogni diocesi, ha meritato in quest' anno una bella pagina nella
storia ecclesiastica. L'ottimo periodico romano II Divin Salvatore segue
anche adesso a dar documenti intorno alle feste pel Giubbileo pon-
tificate in ogni parte del mondo, e forse sara difficile di trovare altrove
una raccolta di documenti, pel movimento cattolico, piu scelta e piu
copiosa di quella che vien pubblicata nella Cronaca Cattolica del
Divin Salvatore.
Al tanto che noi abbiam detto nei passati quaderni intorno al Giub-
bileo pontificale, prima di passare ad altro, aggiungiamo ora soltanto
due cose, che per la loro singplarita riusciranno gradite ai nostri lettori:
la prima riguarda la California, la seconda 1'Italia. II Museo delle Mis-
sioni Cattoliche, nel suo n. 37 del 10 settembre, riporta una lettera
che descrive La fesla del Papa in S. Francisco in California . Dopo
le solite descrizioni delle feste religiose e civili, e massime di una gran
processione, a cui preserp parte piu di tredicimila uomini, aggiunge
queste curiose particolarita. Ho dimenticato di dire che nella pro-
cessione ogni parrocchia aveva un carro trionfale con sopra vi 25 fan-
ciullette vestite di bianco, che rappresentavano i 25 anni del Pon-
tificato di Pio IX. Esse sedevano graziosamente disposte a guisa di
piramide con bandiere, fiori e nastri di bellissimo effetto. Di piu si
esegui un'altra idea molto felice. Si misero in processione altri 19
carri trionfali, rappresentanti i 19 secoli della Chiesa, e sopra cia-
scuno erano tante fanciulline quanti erano stati i Papi di quel secolo,
e ne portavano scritti i nomi in separati cartelloni, che formavano I'or-
nato di ciascun carro. Vedemmq cosi sfilare davanti a noi i secoli e i
Papi da S. Pietro a Pio IX, il cui ritratto chiudeva questa parte
di processione. Questi carri trionfali e gli altri soprannominati erano
tirati da quattro e taluni anche da sei cavalli , adorni di fiori , di
bandiere e di diversi simboli cattolici.
D' altro genere, ma non men siugolare e piacevole e cid che si
legge nel cattolico Independant d'Aosta nel n. 36 dei 7 settembre.
La valle di Aosta, non contenta de'fuochi ordinarii per celebrare
questo grande avvenimento, unico nella storia de'Papi, ha voluto farli
sulla sommita del Monte Emilip, altrimente detto Picco delle died
ore, il quale domina il bel bacino d'Aosta e s'innalza di 3554 metri
e 54 centimetri sul livello del mare. Questo monte prese d'allora in
poi il nome di Pio. Noi crediamo che in nessun altro luogo del mondp
siansi mai fatti fuochi di gioia in onore dei Papi sopra un punto cosi
elevato. . . . Quanti evviva scoppiarono allora in onore di Pio IX!
II cielo pareva unirsi alia terra per festeggiarlo. II Signor Antonio
G-iuseppe Jeantet, scrittore, di Cogne, e il primp che abbia concepito
1'idea di que' fuochi di gioia sulla sommita di quella montagna in
onore del Giubbileo pontificale. . . Un secondo pellegrinaggio, guidato
pure dal sacerdote Perrier, sali di nuovo il 23 agosto sul Monte Pio
per rinnovarvi i fuochi di gioia. Allora appunto 1' abate Perrier,
tanto devoto a Maria, alia Chiesa ed al suo Capo, concepi 1'idea di
fare su questo monte una terza ascensione, affine di trasportarvi una
statua della Madonna, e collocarla solidamente su d'una colonna di
pietra nella piu alta vetta del monte . . . Detto , fatto. La statua ,
benedetta il 3 settembre da Mgr. Yescovo, in mezzo a gran folia di
CONTEMPCIUNEA 123
popolazione, parte il 4 settembre dalla nostra citta per essere collo-
cata per la festa della Nativita sulla vetta del Monte Pio.
2. Del 23 agosto, giorno si memorabile nei fasti di Pio IX e del
movimento cattolico, abbiam gia detto qualche cosa nella cronaca
delle cose romane nel precedente quaderno. Quel giorno in cui il
S. Padre compieva non solo gli anni , ma i giorni del pontificate
roraano di S. Pietro, fu per feste religiose come 1'eco delle feste piu.
clamorose pel Giubbileo pontificate, specialmente in Italia. L'Unitd
Catlolica , ch'e la prima voce della cattolica Italia, in piu numeri
parlo di quantp si fece in quel giorno in molte diocesi italiane; e
i Eco delta Gioventu Caltolica del 31 agosto pote a ragione comin-
ciarne il ragguaglio, dicendo: La dimostrazione promossa dai Con-
siglio superiore della nostra societa per questo di faustissimo, in cui
Pio IX vedeva i giorni di Pietro, ha ottenuto uno splendido suc-
cesso. Lo stesso Consiglio superiore deila Societa della gioventu
cattolica ha con molto studio preparato uno specchio di rendiconto,
in cui a un' occhiata si vede per ciascuna diocesi d'ltalia il nume-
ro delle firme negli indirizzi ela somma di lire, inviate al S. Padre
pel Giubbileo pontificale e pel 23 agosto. COQ cio la Societa della
gioventu cattolica, stabilita a Bologna, acquista un nuovo merito
verso tutta 1' Italia.
Ma per la devota celebrazione del 23 agosto hanno un merito
specialissimo i Circoli della gioventu Cattolica di Genova e di Pon-
tedecimo, donde venne 1'inyito di consecrare quel giorno con divoti
pellegrinaggi ai Santuarii di Maria nella Liguria e in Italia. Chi
potra dubitare, dicevan essi nella lor circolare d'invito, che non sia
accolta con universale giubilo dai Cattplici italiani la proposta, che
loro rivolgono i membri componenti i Circoli della Giovenlu Cattolica
di Genova e di Pontedecimo? Essi che videro il 24 maggio e il 21
giugno rispondersi in un modo cosi inaspettato dalle buone popola-
zioni genovesi ad un loro semplice invito per un pellegrinaggio al
Santuario di N. S. della Guardia in Polcevera, essi che godettero del
commovente spettacolo, che presentavano circa dodici mila fedeli ac-
corsi al Santuario, i quali parteciparono alia sacra Mensa, pregando
secondo 1' intenzione del Sommp Pontelice, vennerp in pensierp di pro-
muovere un terzo pellegrinaggio a tutti i Santuarii sacri a Maria SS. pel
giorno 23 agosto. Chiestane licenza all'autorita ecclesiastica diocesana,
essi non solo la ottennero tostamente, ma ne ebbero anzi parole di
encomii e d' incoraggiamento. Conoscendo lo spirito delle nostre po-
polazioni, si puo gia tin d'ora asserire che la Joro voce sara intesa,
e che da ogni angolo della nostra Liguria e del vicino Monferrato
si alzeranno in quel giorno all'ora convenuta preghiere concordi al
cielo: i molti Santuarii, che s'ergpno alia Vergine sui npstri colli e
sulle vette de'nostri piu alti monti, saranno certp atfollati dai fedeli
ivi convenuti, senza badare a fatiche o a disagi, per raccomandare
alia protezione speciale della Vergine benedetta il nostrp amato Pon-
tefice, la santa Chiesa, alia quale si muove in questi giorni si aspra
guerra, ed in modo particolare la nostra povera Italia per la quale
si preparano tremende sciagure, e cui sembrano ben vicini i meri-
tati gastighi, se la possente Regina del cielo non li tien lontani colla
sua intercessione. Quanta dolcezza proveremo in cuore, trovandoci
nell'avventurato giorno 23 agosto tutti appie di Maria, tutti pregan-
121 CRONACA
dola pel medesirao fine! Ma perche dunque anche nei resto d' Italia
non vorranno i buoni cattolici procurare a se stessi una simile dol-
cezza? . . . . Questo caldo invito fa accolto di cuore dai Circoli
delta Gioventu Cattolica; e moltissimi sono stati i pellegrinaggi,
dice 1' Eco , cqmpiutisi in Italia e massirne in Liguria , dove mi-
gliaia e migliaia di devoti sonosi recati ai Santuarii, che si ergono
sulle creste dell' Apennino. Le popolazipni delle parrocchie di cam-
pagna portavansi processionalmente coi loro parrochi alia testa a
pregare pel Papa. Non istaremo qui a raccogliere dallo Stendardo
Caltolico e da altri fogli provincial! le notizie parfcicolareggiate di
questi divoti pellegrinaggi: bastino in generale queste belle parole'
deU'Arwoma, riportate anche dell' Osservatore Romano del 2 set-
tembre. lliceviamo notizie di pellegrinaggi ai Santuarii di Maria
in piu parti d' Italia. Indescrivibili poi le spontanee dimostrazioni
fatte in ogni paese il 23 agosto. Dappertutto e un risvegliarsi po-
tente del sentimento e del fervore cattolico, un rinfrescarsi consolante
dei prodigi della fede . Da un capo all'altro del mondo e un inno
continuato a Pio IX. II suo glorioso nome risuona su tutte le labbra,
dissipa le paure, suscita le speranze, accende gli animi a generosi
c santi propositi. Avanti dunque cattolici, e avanti con coraggio.
3. Nella Spagna, scrive il Pensamiento espdnol, un gran nu-
mero di popolazioni solennizzarono il giorno 23 agosto, ed altre molte
consecrarono il giorno di Domenica ('27) a pregare pel trionfo della
Chiesa. Specialmentc i socii della Gioventu Cattolica di Madrid, la
mattina del 23, nella Chiesa di S. Isidoro ricevettero la santa Commu-
nione, e poscia assistettero alia Messa pontificate, celebrata dal ve-
scovo ausiliare di quella diocesi, e poi all'adorazione dell' Augustis-
simo Sacramento ed al solenne Tedeum.ll Santo Padre, chiestone per
telegrafq, invi6 a que'giovani cattolici di Spagna, interpreti veraci
del sentimento popolare, la sua apostolica benedizione.
Lo stesso Pensamiento espdnol descrive il pio pellegrinaggio,
fatto in Ispagna il 23 agosto al Santuario di S. Tqrribio di Lievana
pel trionfo della Santa Sede. Un solenne triduo si celebro in Potes
nei giorni 20, 21 e 22 agosto. Nell' ultimo giorno le case erano adorne
di fiori e di ritratti di Pio IX colle iscrizioni; Viva il Papa infal-
libile! II glorificatore dell'lmmacolata ! Viva Pio IX il Grande! Al-
t' alba dei 23 la mqltitudine dei fedeli d'ogni classe si poneva in
cammino per recarsi al Santuario, e cola si avviarono Je processioni
di sessantasette parrocchie, appartenenti alle diocesi di Leon, di Pa-
lencia e di Santander. Spettacolo veramente magnifico e commovente!
erano piu di ottomila i cattolici, coi loro parrochi, preceduti dagli
stendardi, che s'incamminayano processionalmente cantandoinni, in-
tramezzati dalle melodie di concerti musicali. Giunta la processione
al Santuario, oltre a due mila persone ricevettero la santa Commu-
nione, ed altri rnolti nelle loro ripettive parrocchie. Fu ivi celebrata
una Messa solenne, e predico un valente oratore, che produsse nei
fedeli un efTetto straodinario. Per tre ore continue i fedeli col piu
devoto affetto accorsero a baciare la insigne reliquia della Santissima
Crpce, recata cola da Gerusalemme da San Torribio di Lievana, al
principiare del settimo secolo. Cantata la compieta, e terminati gli
atti religiosi della solenne funzione, le processioni partirono del San-
tuario per recarsi alle loro parrocchie, seco portando la gratissima
CONTEMPORANEA 125
memoria di questa festa solennissima e di un concorso si straordinario
die mai non videsi a Lievana.
Ua altro devoto pellegrinaggio erasi fatto il 15 agosto nella Valle
de Aran , provincia di Lerida. Fin dalla mattina del 14, scrive il
Pensamienlo espdnol, attraversando immense pianure molti francesi
del limitrofi paesi accorsero dalle prime ore del mattino. Meritano
una special menzione gli abitanti della parrocchia di Canejan che
dopo un viaggio di otto ore attraverso montagne si presentarono
processionalmente col loro parroco alle nove e mezzo del mattino.
Nel pomeriggio sotto 1'pmbra d'alberi annosi, lungo un ampio viale,
fu cantato il vespro; e il parroco di Gausach con un suo eloquente
discorso accrebbe negli animi il religioso fervore. Erano appena ter-
minati questi atti di pieta, quando i fedeli delle parrocchie di Asil
e di Alos giunsero processionalmente a passar la notte in quel San-
tuario, per poi ricevere nel mattino il pane degli Angeli. Alle otto della
mattina del 15 il suono dei sacri bronzi annunciava il prossimo ar-
rivo dei deyoti delle parrocchie di Salarda, Tredos, Bargergue, Una,
Gassa e Artier, che processionalmente recaronsi, con pio raccoglimento,
a depositary avanti all'altare della Vergine Santissima 1'espressione
sincera dei loro religiosi ed entusiastici affetti. Gli alcadi ed altri
individui delle giunte delle parrocchie suddette occupavano in quel
numeroso concorso un posto distinto, incoraggiando col loro esempio
queste cattoliche dimostrazioni. Alle 10 fu celebrata la Messa solenne.
Commoventissima fu I' allocuzione fatta dal parroco di Monros, che
parld delle eroiche yirtu di Pio IX, delle glorie del suo lungo pon-
titicato, e delle terribili persecuzioni, di cui e sempre stato 1'obietto,
massime nelle present! smistre circostanze; e lasciandosi trasportare
dallo zelo, che ispiravae;li una causa cosi santa termino, con forti Evyiva
alia Religione, a Pio IX, e al Papa Re, che furono calorosamente ripe-
tuti da quella moltitudine immensa. Terminata la Messa fu portata in
processione la Sacra Immagine della Vergine, ed ebbe cosi termine
quella pia e solenne cerimonia.
La Correspondence de Geneve,c\\Q secondo il suo scopo tien dietro
al movimento cattolico , religioso e politico, in tutta Europa, nel n. 121
racconta i particolari d'un altro pellegrinaggio, fattpsi in Spagna ai
15 luglio al Santuario di nostra Signora dei Miracoli, a tre leghe da
Solsona in Cataiogna, per affrettarecon nuove preghiere il trionfo del
nostro Santo Padre. Malgrado i calori della stagione, le pccupazioni
della campagna e le minacce, con cui cercossi d'intiniidire i fedeli,
il successo vinse 1'espettazione. Piu di trenta villaggi vi presero parte.
Dopo la Messa, la communione generale, ed una predica commovente
del celebre missionario D. Domingo Ramonet, una gran processione
si mosse verso il Santuario. A mezza via TAmministratore ecclesiastico
della diocesi, che portava 1'augustissimo Sagramento sotto un ricco
baldacchino, impart! la benedizione papale. Giunta la processione al
Santuario, si fini la festa col canto del Tedeum. I dodici mila pelle-
grini, che vi presero parte, sono una nuova e splendida testimonianza
della fede e ^devozione del popolo spagnuolo .
4. Ma il pellegrinaggio , di cui teste si e piii parlato nei fogli
cattolici, si e il pellegrinaggio nazionaie del Belgio, fattosi la dpmenica
27 agosto a Malines. Anche in questa, come in tante altre dimostra-
zioni del movimento cattolico in favore del Papa, il Belgio ha vinte
126 CRONAGA
le altre nazioni. Ci sovviene aver letto cio che in simil proposito
disse il Nunzio di S. S. nel Belgio, Mons. Cattani , Arcivescpyo di
Ancira, nella occasione delle feste nazionali pel Giubbileo pontificate;
ed ora lo ripetiamo, poiche le cose, che Mgr Nunzio disse si bene in
quella occasione, ben possono ripetersi in questa. In una adunque di
quelle solenni udienze, che Monsig. Cattani diede alle taute depu-
tazioni del Belgio, il 15 e il 16 giugno, in risposta ad una nobilis-
sima deputazione di circa cinquanta deputati e senatori, disse aper-
tamente, ch' egli si reputava il piu fortunato dei Nunzii : poiche,
soggiunse, son certo che in niun'altra parte del mondo i rappresen-
tanti della Santa Sede avranno 1'onore e il piacere di ricevere in
simil guisa i rappresentanti delle nazioni, presso cui sono accreditati.
Gi6 e riservato specialmente a me, che ho la ventura di trovarmi
presso i Belgi, che son sempre i primi nelle testimonianze del loro
affetto pel Papa. II Belgio sia pure un piccolo regno; ma e ben
grande per la sua fede e pel suo amore al Yicarip di Gesu Cristo. E
certo, per chi ha letto cio che si fece nel Belgio pel Giubbileo pontificale,
queste parole del Nunzio non sembrerannopunto esagerate. Ma non solo
il Nunzio, si bbenelostesso sommoPontefice diede pubblica testimonianza
al primato del Belgio; giacche nella pubblica udienza dei 1 8 giugno, udito
findirizzo della Deputazione belgica, letto dal Presidente, conteDeViller-
mont, il Santo Padre risppse : Ebbene, se in queslo momento solenne
tutto il mondo cattolico s' interessa di me e prende parte alia mia condi-
zione, non v'e certo altro paese che nell'unita del pensiero e forza del-
raflfetto passi il vostro. Quali e quante prove generose io m'ebbi dal
Belgio! luvenes el virgines, senes cum iunioribus si unirono ad atte-
stare al Papa il loro amore filiale ed alleviare la sua afflizione... Ed
ora appunto possiamo dire colle parole del S. Padre che iuvenes et
virgineSj senes cum iunioribus presero parte ai pellegrinaggi, e spe-
cialmente al pellegrinaggio nazionale del 27 agostp in Malines al San-
tuario di S. Romoldo , patrono dell' archidiocesi , per ottenere col-
1' intercessione dei Santi Patroni del Belgio, le cui reliquie s' eranp
cola recate d'ogni parte, il trionfo della Chiesa e il ristabilimento di
Pio IX ne'suoi diritti. Al veder ieri, scriveva egregiamente il Bien
public del 28 agosto, sfilar per le vie imbandierate di Malines tante
migliaia di pellegrini, noi eravamo fortemente colpiti dall'aspetto ma-
gnificpdel cprteo, dal grazioso effetto delle bandiere, dalla ricchezza dei
reliquiarii risplendenti alia luce del sole, ma piu assai dalla grandezza
morale di questo spettacolo. II popolo non apparisce mai si grande, come
quando s'umilia davanti a Dio nella penitenza e nella preghiera. Un im-
menso cpncprso di fedeli si era raccolto, per associarsi alia processione
deile reliquie dei SS. Patroni del Belgio, e al Santo sacrificio della Messa,
che sua Eccellenza Mgr Cattani, Arcivescovo d'Ancira e Nunzio Aposto-
lico, dovea celebrare nella Metropolitan. .. II corteggio si apriva dalle
Associazioni e cpnfraternite di Malines, seguite dal clero e dagli ordini
religiosi della citta con croci e bandiere : venivano appresso il comi-
tato centrale e i diversi comitati delle Opere pontificie, e in fine i
pellegrini, disposti in bell'ordine intorno alle Reliquie, cantando le
litanie o recitando ad alta vpce il rosario. Quelle sacre urne, quei
canti maestosi, quel raccoglimento universale, tutto dava alia pre-
ghiera pubblica di tutto un popolo pel Yicario di Gesu Cristo un
carattere d' ineffabile grandezza, che ricordava i piu bei secoli della
CONTEMPORANEA 127
fede. Era gia passato il mezzo di quando la processione faceva il suo
ingresso nella metropolitana. Allora Mgr. Arcivescovo di Malines sali
sul pergamo e fece una ammirabile omilia. La sua parola sollevo
tutti i cuori, rassodo il coraggio di tutti e convinse tutti gli uditori,
che alia preghiera confidente, perseverante e pubblica, che risuona
dappertutto nelle nostre eampagne e nelle nostre citta , la divina
misericordia e in qualche modo tenuta di concedere la liberazione
della Chiesa e il trionfo di Pio IX. Dopo questa magnifica Allocu-
zione, fu celebrata la messa Pontificale da Mgr Nunzio apostolico.
La vasta Chiesa metropolitana era piena di popolo , e il piu gran
numero dei pellegrini npn vi pot& penetrare: il che s' intendera di
leggieri, quando riflettasi che, a dir poco, erano ottantarnila i pelle-
grini accorsi a Malines. Nell'uscir dalla Chiesa il Nunzio apostolico
e 1' Arcivescovo di Malines furono accompagnati al palazzo arcive-
scovile dalle grida : Vive Pie IX! Vive Pie le Grand! Vive le Pape
Roi! Del magnilicp discorsp dell' Arcivescovo, Mgr Dechamps, riportato
per intero dal Bien public, recitiamo almenp un periodo che rias-
sume il presente e il future. La navicella di Pietro e di bel nuovo
battuta dalla tempesta : ella sembra ancora una volta dannata al
naufragio nel corso d'una notte minacciosa, in cui passeggieri e piloto
non veggono venire ne luce dal cielo, ne soccorso dalla terra: MAIS
L' ON N' EST PAS ENCORE A LA QUATR1EME VE1LLE : quarto, Vigilict HOCtlS
veniet Dominus: anche un poco, e Gesu verra, e s'egli vuole, Pietro
alia sua voce camminera spvra 1' ac^que sconvolte dalla rivoluzione;
poiche queste acque sono i popoli in ri volta. Aquae, quas vidisti,
ubi meretrix sedet, populi sunt et gentes.
Un altro dei piu insigni fra i tanti pellegrinaggi del Belgio fu
quello di Soignies, nella diocesi di Tournay, il 16 luglio. I pellegrini
erano quaranta mila. Verso le nove del mattino una gran processione
si mosse dalla stazione della ferrovia, dove i pellegrini erano iti ad
incontrare le urne delle reliquie dei santi, che giungevano da varie
parti con trenp speciale, in vagoni d'onore sontuosamente decorati.
Una falange di giovinette e di donzelle vestite di bianco, i cantori
della citta e de'luoghi circonvicini, seminarist! e collegiali, cantavano
le litanie dei santi, a cui rispondeva un coro di migliaia di voci. Dopo
le dieci tutta quella moltitudine era raccolta in una bella pianura, ove
erasi eretto all'aperto 1'altare, intornp al quale furono disposti in bel-
1'ordine i corpi e le reliquie dei Santi. Prima della messa pontiticale,
il canonico Maton pronuncip un discorso, che fu ascoltato col piu
religioso silenzio; ma compiuto che fu, si levarono lunghe ed en-
tusiastiche grida: Vive Pie IX! Vive le Pontife-Roi! Poco appresso
il Nunzio apostolico, Mgr. Cattani, sali alfaltare pel divin sacrifi-
cio. La musica era di un coro di oltre a trecento cantori in canto
gregoriano, accompagnato dal suono delle trombe. L'effetto fu magni-
fico. Dopo il Vangelo , il Nunzio seduto avanti all'altare colla mitra
in capo, disse una breve ma commovente omilia. Anche qui , prima
un muto silenzio, e poi un grido unanime di evviva al Papa. 11 Yi-
cario genera le della diocesi, Mons. Ponceau, facendosi interprete dei
sentimenti di tutti i pellegrini, rivolse allora al Prelatp celebrante
queste nobili parole : Nous jurons de continuer nos pelerinages et
nos protestations jusqu' a ce que nous ayons obtenu justice et de
Dieu et des hommes. Finita la Messa, le sacre reliquie furono con-
dotte processionalmente alia Chiesa principale della citta, e rinalmente
128 CRONACA CONTEMPORANEA
volgendo il di a sera, dopo la benedizione col Venerabile, furono
ricondotte alia stazione e collocate in diversi convogli secondo la loro
diversa destinazione. E qui ebbe lupgo una dimostrazione religiosa,
tanto piu bella quanto piu improvvisa e men preparata: giacchfe pel
ritardo della partenza del treni, dai carri ov' eranp le sacre reliquie
si coniinciarono ad intuonar novamente le litanie del santi, alle
quali 1' immenso popolo rispondeva dalla stazione, e il canto veniva
interrotto, a quando a quando col grido: Viva Pio IX! Viva il Papa-Re!
sicche per una mezz' ora fu come una festosa ovazione ai Santi ed
al Papa e insieme al Nunzio, che trovandosi in mezzo al popolo era
festeggiato e acclamato qual rappresentante del Papa.
4. Non istaremo ora a descrivere altri pellegrinaggi fatti nel
Belgio, nel corso dell' ottava della Nativita. Leggiamo che migliaia
di pellegrini si recarono in quei giorni al Santuario della Vergine a
Dadezecle, ove ai 13 di settembre ando anche Mons. Vescovo di
Bruges e grandissimo numero de'membri della Societa di S. Vincenzo
de'Paoli. II simigliante si fece in altri Santuarii e nel Belgio e al-
trove, specialmente in alcuni paesi della Germania, in cui il tempo
che corre dall'Assunta alia Nativita vien riguardato quasi come un
mese Mariano, ed consecrate in ispecial modo, e quest' anno piu
che altre volte, a divoti pellegrinaggi. Abbiamo anche letto che per
la festa della Nativita oltre a cinquantamila cattolici si recarono in
pellegrinaggio a Mariabrunn, celebre Santuario dell' Austria, a due
ore da Vienna.
Sarebbe ora a dir qualche cpsa d' altri pellegrinaggi e di as-
semblee cattoliche d' interesse piu generale, religioso insieme e po-
litico, ch'ebber luogo a Einsiedeln, a Friburgo, a Magonza ed altrove.
Ma, riserbandoci a parlarne in altro quaderno , avendo in questo
parlato delle dimostrazioni religiose, specialmente pel Giubbileo pon-
tificale e pel 23 agosto. termineremo cogli augurii per un altro giub-
bileo, colle parole del Vescovo di Sira, Delegato apostolico della Gre-
cia, in una sua lettera all' Univers, riportata dall' Osservalore Ro-
mano n 206. Un' altra festa del nostro Santissimo Padre resta
ancora a celebrare: e il cinquantesimo anniversario del suo episcopate.
II pio prelato Giovanni Maria Mastai Ferretti, essendo stato prompsso
all' arcivescovato di Spoleto nell' Umbria, ricevette la santa unzione
nel mese di maggio dell' anno 1827; l talche il gran Giubbileo di
che si tratta si compira nel mese suddetto dell' anno 1877. II Santo
Padre sarebbe allora nel suo ottantesimoquinto anno; 2 nulla di sor-
prendente o di straordinario quanto all' eta. Altre feste, e prima e
dppo quell' epoca, noi ci auguriamo di celebrare pel Santo Padre
Pio IX: intanto fin d' ora facciam plauso a questa idea e a questa
speranza, che dopo il Giubbileo sacerdotale nel 1869, e dopo il ven-
tesimoquintp anniversario o Giubbileo pontiticale nella sede di Roma
nel 1871, si abbia a celebrare nel 1877 il cinquantesimo anniversario
della consecrazione episcopale, ossia il compiuto Giubbileo episcopate.
1 Leggiamo che il Santo Padre fu elevato all 1 Arcivescovato di Spoleto da Leone XII
ai 21 maggio 1827, e poi consecrate ai 3 giugno, festa di Pentecoste, dal Cardinal Casti-
glioni, che fu poscia Pio VIII, nella Chiesa di S. Pietro in Vincoli.
2 Era presso a questa eta il pio Card. Ugolino , 1' amico di S. Francesco e di S.
Domenico, quando fu eletto Pontefice/e prese il nome di Gregorio IX : dopo un pontificate
di quattordici anni e cinque mesi, in cui il santo Vecchio ebbe a lottare con Federico II,
mor\ in eta di quasi cento anni.
LE CASE RELIGIOSE IN ROMA
i.
Appena dato Tordine al Cadorna ed al Bixio d'invadere
Roma, il Governo italiano si affretto a dirigere , per mezzo
del suo Guardasigilli , una circolare agli Arcivescovi , Ve-
scovi ed Ordinarii del Regno, a fine di rassicurarli nei giusti
loro timori , intorno alle sorti , che si apparecchiavano a
tutto ci6 che in Roma appartenesse alia Chiesa. II Guarda-
sigilli si esprimeva cosi : La Signoria Vostra reverendis-
sima conoscera a quest' ora che le regie truppe entrano
nel territorio romano. II Governo offre al Sommo Pontefice
le piu larghe proposte per guarentire 1' indipendenza e la
piena liberta dell' esercizio del potere spirituale, e i mezzi
di provvedere al mantenimento della Santa Sede con tutti
gli Uffizii , Istituzioni , Chiese ed Enti morali ecclesiastic!
esistenti in Roma. Facciamo voti che il Santo Padre accetti
le nostre proposte : ma quali che sieno per essere le di lui
risoluzioni, il Governo non permettera mai che si rechi da
chicchessia la benche menoma offesa od insulto alia Chiesa,
a' suoi Ministri e all' esercizio del loro ministero spirituale. 1
Tra le molte cose, che qui si promettono, ci ha, senza
dubbio , la conservazione degli Ordini e degli Stabilimenti
religiosi, contenuti certamente nel generico nome di enti
morali ecclesiastici . Or in che modo il Governo mantiene
questa si formale promessa ? Nella stessa guisa , in cui
mantenne T altra, di non permettere mai che si recasse da
1 Circolare in data del 12 settembre 1870.
Serie VIII. vol. IV, fasc. 512. 9 6 ottobre 1871.
130 LE CASE RELIGIOSE IN ROMA
chicchessia la bench& menoma offesa od insulto alia Chiesa
e a' suoi Ministri o all' esercizio del ministero spirituale.
Egli tiene gia apparecchiato il disegno di legge per ap-
plicare a Roma il totale esterminio degli Ordini religiosi,
eseguito gia nel resto della Penisola ; e frattanto lo va
preventivamente eseguendo coll' espropriare, sotto pretesto
di utilita pubblica, a molti insieme i Conventi. II che, a bene
intenderla, non e altro in sostanza che una vera soppres-
sione, quantunque larvata, degli Ordini religiosi, esistenti
in Roma, prima ancora che ella sia sancita dal Parlamento.
Sappiam bene, che il Governo in cosi fare si appoggia
alia legge ; e che contro una legge, di gia emanata , non
pub parlarsi, senza cadere issofatto sotto Tunghie del Fisco.
Ma a scanso di equivoco, si badi bene , noi non parliamo
contro la legge in se stessa, ma contro F applicazione che
ne sta facendo il Governo, e contro il pretesto che se ne
adduce. Oltre a che, se agli scrittori non e lecito discutere
qualsivoglia punto che in qualche guisa si connette colle
leggi; la liberta di parola e di stampa non sara piu che una
derisione e un'amara ironia, almen pei cattolici. Cio pre-
messo, veniamo a noi.
La pubblica utilita preponderando alia privata, e chiaro
che in date circostanze puo esigersi dalla persona individua
che ceda, dietro compenso, una sua casa o un suo fondo ,
di cui la societa ha mestieri. Ma primieramente acciocche
la detta preponderanza abbia luogo, uopo e il bene pub-
blico sia dello stesso ordine, in cui si trova il bene privato,
col quale esso viene in collisione. Altrimenti se il secondo
e d'ordine superiore, il primo non ha forza di vincerlo .
S. Tommaso, parlando della verginita, si propone 1'obbie-
zione che essa tende al bene privato, laddove il matrimonio
tende al bene pubblico , cioe alia propagazione del genere
umano; e pero esser falso che quella debba preferirsi a
questo. Alia quale obbiezione risponde che talvolta il bene
privato e nel suo genere piu alto del pubblico, e perd giu-
stamente prepondera nel conflitto. Bonum commune potius
LE CASE RELIGIOSE IN ROMA |3l
est lono private, si sit eiusdem generis ; sed potest esse quod,
lonum privatum sit melius , secundum suum genus. Et hoc
modo virginitas, Deo dicata, praefertur fecunditati maritali\
L 1 olocausto, che il celibe fa del suo corpo a Dio, e di tanta
eccellenza, che la sua iattura non pub essere compensata
da qualsiasi utilita di ordine umano, quantunque pubblico.
Si applichi questa dottrina al caso nostro, e si vedra leg-
germente che T istallazione d 1 un ministero, o il domicilio
d'alcuni impiegati non ha tale bonta ed importanza, che
sovrasti allo scopo per cui e costituita una comunitk re-
ligiosa in servigio di Dio e della Chiesa. La sola differenza
del due ordini, temporale e spirituale, naturale e sopran-
naturale, umano e divino, basta a chiarirlo. Di qui nasce
che non mai nelF umano consorzio un quantunque gran-
dissimo vantaggio del bene civile pub di per se legittimare
un quantunque minimo detrimento del bene religioso;
ma e mestieri che intervenga T autorita ecclesiastica a
vedere se in quelle date circostanze la carita non sugge-
riscadi dispensare, senzaoffesa della legge divina, e prov-
vedere al danno diversamente.
Se non che prescindiamo da cio , e stiamo pure nel
semplice concetto del bene comune da antiporsi al privato.
PerchS il cornodo allogamento d'un ministero o di alcuni
impiegati spetta il bene comune ? Perche essi sono stru-
menti della societa civile, lo Stato. Or bene le comunita
religiose sono strumenti della societa religiosa, la Chiesa.
Come nei primi, attesa 1' anzidetta qualita , si considera
il ben dello Stato ; cosi nei secondi, attesa una qualita ana-
loga, si considera il ben della Chiesa. Ora qual bene e piu
comune ed universale ? II ben dello Stato, o il ben della
Chiesa? II primo si restringe a un solo paese; il secondo
si estende a tutta quanta la terra. Dunque stando, anche
alia sola idea del ben piu comune: il pretesto del Governo
cade per terra; e cib senza tener conto deirimmensa su-
periorita della Chiesa sullo Stato, sia per Torigine, sia pel
1 Summa th, 2." l a ' q. 152, a. IV, ad 3. m
132 LE CASE RELIGIOSE IN ROMA
fine, sia per la natura di regno, che essa e, non deiruomo
ma di Dio. Anche non tenendo conto di tutto ci6, la sola
considerazione delF essere la Chiesa societa universalis-
sima, la quale per diritto divino abbraccia tutti i popoli
e tutti i regni, senza altri confini che i confini stessi del
mondo, fa si che il bene di lei sia bene piii comune e piii
pubblico, che il bene di qualsivoglia societa civile. Dunque,
conchiudendo T argomento , se , come si e detto , in un
dicastero laico riluce il ben comune dello Stato , e in una
Comunita religiosa il bene immensamente piu comune della
Chiesa; ognun vede che sotto questo aspetto altresi i frati
d 1 Araceli , esempligrazia , son da piii che tutti i signori
Travetti del ministro Lanza, e il Generale dei Cappuccini
vale almen dieci volte il Ministro Quintino Sella.
Ad ogni modo trattandosi qui d' interessi di corpi ec-
clesiastici, soggetti immediatamente al Pontefice, neppure
ilpiii sfegatato regalista oserebbe affermare esser lecito al
potere civile il porvi soprale mani, senza prima intendersi
con esso Pontefice, ed ottenerne 1'assenso. E qui spon-
taneamente si affaccia al pensiero la faccenda delle fa-
mose guerentige ; per capire in che modo si voglia da
costoro mantenere al Pontefice la piena indipendenza e
liberta del suo potere spirituale , e il rispetto decretatogli
di sovrano. Ma procediamo innanzi.
Legittimata che sia Y espropriazione da verace preva-
lenza di diritto, e colF intervento delF autorita competen-
te , uopo e che venga poi compensata con pieno risarci-
mento del danno inflitto. Qui, come ognun vede, consideriamo
il modo, onde la legge verme eseguita; e da questo capo
1'ingiustizia del Governo e cospicua perfino ai ciechi.
Quando la pubblica autorita esige da un semplice cittadino
il sacrifizio d'un fabbricato o d'un fondo, purche gliene
paghi puntualmente il prezzo, quel cittadino pub facil-
mente rifarsi della sofferta iattura colla compra d 1 un equi-
valente possesso, II trovarne e cosa facilissima ; e non di
rado il cambio pub tornargli a vantaggio. Ma pei religiosi
LE CASE RELIGIOSE IN ROMA 133
non e cosi. P^rduta che essi abbiano ]a propria casa, dove
ne troveranno un'altra, che offra la medesima opportunita
per adagiarvisi in modo conforme alia loro regola e alFe-
sigenza de' loro ministeri ? E dov' anche la rinvenissero ,
con quali mezzi potrebbero acquistarla, quando il Governo
non solo fissa ad arbitrio il prezzo del locale usurpato ,
in valore enormemente al di sotto del meritevole, ma questo
stesso valore non paga in moneta, ma in titoli di rendita
obbligata, con tutte le falcidie di cui sono oppressi i redditi
ecclesiastici ? Ci vuol altro a compensare la perdita d'un
Convento! II secolare dappertutto trova abitazioni equi-
valent! a quella, di cui per avventura fu private. Ma una
comunita religiosa, neppure se ricevesse in surrogazione
una reggia , troverebbe in essa buon contraccambio. I
chiostri, quanto disadatti a comodamente allogarvi fa-
miglie secolari , tanto sono esclusivamente acconci per
le famiglie religiose ; giacche a questo intento vennero
eretti e disposti. Onde F espropriazione d'un chiostro non
puo essere giustificata, se non da inevitabile necessita, ed
esige compensi molto superiori a quelli, che altrimenti
darebbonsi pei fabbricati ordinarii.
II.
Fin qui abbiamo considerate la cosa come affare me-
ramente interno all' Italia; ma esso e ancora evidentemente
esterno e di carattere internazionale. Imperocche le case
religiose di Roma son faccenda che interessa T intero Cat-
tolicismo; e perb tutti i Governi che o sono cattolici o
hanno sudditi cattolici, han diritto e dovere d'intervenire,
acciocche non sia a quelle recata offesa.
II giornale la Concordia, servitore umilissimo e obbli-
gatissimo e devotissimo del Governo Italiano, scriveva nel
suo numero 85: In questo momento Tazione della Di-
plomazia europea e vivissima perche Roma non perda il
Fratume che possiede, che T imbarazza ed altresi che non
134 LE CASE RELIGIOSE IN ROMA
poco la disturba. Riandando vecchie cronache, scuotendo
la polvere a carte ammuffite negli archivii, ogni nazione
ha diseppellito un diritto da rivendicare, una protezione da
estendere. Da poche settimane soltanto Roma si e accorta
essere proprieta altrui, e che F Europa, T Asia e P America
se ne dividono il condominio. La scoperta e veramente
peregrina. Non crediamo che franchi la spesa di nominare
un sodalizio di eruditi per esaminare i titoli, che ora si
pongono in luce. Abbiamo facile e perentoria la risposta.
I possedimenti e le persone degli esseri nel regno sono
soggetti alle medesime leggi, che governano i nazionali.
E crediamo che possa bastare. No, Signor hello; non
basta. Voi credete di uscirvene troppo speditamente ; e la
bisogna ha mestieri di molte considerazioni.
Primieramente qui non si tratta di leggi, che governino
i possedimenti e le persone ; ma si tratta di usurpazione dei
detti possedimenti e di sperpero delle persone, a cui appar-
tengono. II che, come vedete, e cosa molto diversa. In se-
condo luogo perche possa recarsi in mezzo la forza delle
leggi, bisogna che esse procedano da autorita, riconosciuta
indubitatamente come legittima. Or siete certo che le Po-
tenze tengano per legittima Tautorit^ del Governo italiano
in Roma? In terzo luogo qui non si tratta di possession!
meramente private, acquistate da un suddito di una data
nazione per utilita sua peculiare; ma si tratta di fondazioni
fatte da esteri, in quanto esteri, e in beneficio e utilita dei
proprii connazionali, e sotto la protezipne di leggi, rispon-
denti a una condizione immutabile di Roma, qual e quella di
essere capitale del mondo cattolico. Sicche vedete che la
vostra risposta non pu6 avere altro effetto, se non di muo-
vere a riso la diplomazia europea ; senza neppur persuaders
gli stessi Ministri Italiani. Siate certo che, non ostante i
vostri consigli di passar sopra a qualsiasi rimostranza delle
Potenze, gli stabilimenti, che diconsi nazionali, quelli cioe
che appartengono ai sudditi di tale o tal altra nazione par-
LE CASE RELIGIOSE IN ROMA 135
ticolare, non saranno tocchi dal vostro Governo; egli avra
la prudenza di rispettarli.
Ma noi non vogliamo parlare di questi; i quali son ab-
bastanza sicuri per 1' evidenza del titolo, che 11 sostiene,
e per la qualita di chi e interessato a far valere un tal
titolo. Noi intendiamo parlare degli altri edificii e stabi-
limenti religiosi di Roma, quali appunto sono i Conventi
e i Monasteri, o gia espropriati o destinati ad essere espro-
priati; i quali non sono proprii di niuna nazione partico-
lare, ma comuni ai membri di tutto 1'Ordine, a qualunque
paese o lingua appartengano. Di questi stabilimenti altresi
diciamo che essi han carattere internazionale , sia che se
ne guardi Torigine, sia che la destinazione , sia che la
condizione stessa della loro esistenza.
L' articolista della Concordia, da noi superiormente ci-
tato, si maraviglia che le diverse nazioni del mondo con-
siderano Roma, come appartenenza propria, e chiama ci6
una scoperta veramente peregrina. Ma la scoperta e pere-
grina per lui; non gia per chiunque ha fior di buon senso.
II valentuomo ha forse udito in qualche istante della sua
carriera letteraria, che Roma e capitale del mondo catto-
lico. Or questo gli dovrebbe bastare per intendere, che
Roma e appartenenza di tutte le nazioni, che compongono
cotesto mondo cattolico. crede egli che il capo non ap-
partenga all'intero corpo, e che la metropoli d'un impero
sia straniera alle sue province ? I liberali italiani dicevano
anticamente che Roma e dei romani. Cio, quando crede-
vano ingenuamente che i romani eran per loro. Ma quando,
venuti in Roma, si sono accorti che la quasi totalita de' ro-
mani non vuol sapere della loro tirannide e si tien ferma
nella fedelta al Ponten'ce, han mutato fraseggio. Essi di-
cond ora: Roma e dell'Italia. E la ragione che ne recano,
si e che essa e stata dichiarata capitale d' Italia. Ma se Roma,
perche dichiarata da voi capitale d 1 Italia, e delU Italia; a
piu forte ragione ella e del mondo cattolico, perche dichia-
rata da Dio capitale del medesimo. Ma qual e Taspetto sotto
136 LE CASE RELIGIOSE IN ROMA
cui Roma & capitale del mondo cattolico ? L' ordinamento
religiose. Dunque tutto cio, che in essa fa parte di un tale
ordinamento, ha stretta relazione con tutti i paesi del mondo
cattolico, ed e comune loro interesse. In tale ordinamento
ha supremo luogo il sommo Pontefice, come vertice e cima e
motor primo di tutto il sistema. Vien poscia il Collegio
de' Cardinal], che formano il supremo Consiglio del Papa e
son come gli occhi di questo gran corpo della Chiesa.
Quindi han luogo i Dicasteri ecclesiastici, che son come le
ruote maestre del Governo spirituale ; e i diversi Tribunal!
coi Prelati che li compongono, per giudicar le cause riguar-
danti la coscienza de' fedeli, e le svariate attribuzioni della
Gerarchia. Fra gl' inferiori organismi entrano altresi gli Or-
dini religiosi, da cul si traggono in gran numero i teologi,
i canonisti, i consultori delle molte Congregazioni, e che
soggetti in peculiar modo al romano Pontefice, gli servono
in varie guise di strumento, vuoi pel mantenimento della
pieta ne' cattolici, vuoi per la propagazione del Vangelo tra
-gl'infedeli, vuoi pel servizio della Chiesa romana, madre
e maestra di tutte le altre Chiese particolari.
Per tutti questi capi ognun vede che 1' esistenza e le
condizioni degliOrdini religiosi in Roma toccano gl'interessi
della Chiesa universale, e qualunque oifesa recata ai loro
diritti, & offesa recata ai diritti di tutto il Cattolicismo.
Che se guardiamo T origine degli stabilimenti e delle
case di cotesti Ordini religiosi in Roma, noi ci conferme-
remo sempre piu sodamente nella medesima persuasione.
Quegli stabilimenti e quelle case furono fondate e mante-
nute col denaro di tutta la Cristianita; giacche i loro fon-
datori e dotatori bene spesso non furono romani e neppure
italiani, ma stranieri; o se alcun indigeno die' loro principio,
esse salirono al presente splendore e alia presente loro
grandezza o per munificenza privata dei Romani Pontefici,
o per largizioni di principi secolari ; o per isforzi accumu-
lati delle singole religiose famiglie, sparse per tutto il
mondo, le quali vollero avere in Roma, capo e centre del
LE CASE RELIGIOSE IN ROMA 137
Cristianesimo, quasi un comune e principal domicilio. Esse
vi costituirono case madri, dimore generalizie, studentati
universal!, procure ed ospizii per le singole loro province-
Onde gli stabilirnenti religiosi di Roma costituiscono da
questo lato come un patrimonio comune delle nazioni cat-
toliche, al quale non si pub recare oltraggio, senza ledere
le ragioni di queste e che ogni Governo ha diritto e dovere
di tutelare.
Infine se guardasi la destinazione e Tuso di siffatti sta-
bilimenti, il loro carattere internazionale non pud disco-
noscersi. Alcuni furono stabiliti collo scopo espresso di
servire a vantaggio delle diverse nazioni. Tale si e, per
recarne un esempio dei piu palpabili, il Collegio romano,
detto altrimenti Universita Gregoriana, fondato da Grego-
rio XIII, col fine, formalmente dichiarato, di servir d' Ate-
neo a tutte le nazioni, per apprendervi lettere divine ed
umane. Certamente i fedeli di tutto il mondo hanno diritto
di venire in Roma, a cercarvi istruzione scientifica e lette-
raria, sotto gli occhi del comun Padre e supremo Maestro,
il sommo Pontefice, con metodi e norme da lui prescritte e
mantenute in vigore. Similmente per contrapposto il sommo
Pontefice ha diritto d' apprestare ai fedeli di tutto il mondo
scuole e maestri, e locali da ci6, con fornimento di Biblio-
teche e Gabinetti e Musei e quanto altro occorre ad un
pieno e compiuto ammaestramento. Questo duplice diritto,
e stato come incarnate e reso concrete nel Collegio ro-
mano ; il quale e divenuto percib come un' Universita co-
mune di tutti i Cattolici, qualunque sia la nazione a cui
essi appartengono. In che modo adunque pub negarsi il
suo carattere internazionale ?
II medesimo proporzionatamente vuol dirsi degli altri
Collegi, ordinati all'istituzione de' giovani religiosi, venuti
da diverse parti del mondo, per attingere nel suo piu ge-
nuino fonte la dottrina cattolica. Lo stesso de' Noviziati,
intesi a formare lo spirito de 1 novelli allievi, che debbono
poi spargersi pei diversi paesi ad esercitarvi il sacro mini-
138 LE CASE RELIGIOSE IN ROMA
stero, e mantenervi in fiore la regola di ciascun sacro isti-
tuto. Egli e ben difficile trovare in Roma un sol religioso
pio stabilimento, il quale non operi in una maniera o in
un' altra al bene universale della Chiesa, e la cui esistenza
per conseguente e il cui benessere non sia collegato col-
T interesse di ciascun popolo della terra. Cio nasce daH'uni-
versalita propria di Roma papale, metropoli dell' universo ;
la quale non puo non comunicare una partecipazione della
propria natura a tutte le istituzioni che sorgono nel suo
seno.
III.
/
Supposto pertanto il carattere internazionale degli sta-
bilimenti e delle case religiose di Roma, egli 5 chiaro che
il Governo italiano non pu6 in mo do alcuno lederne i di-
ritti. La ragione d' interesse cattolico e universale di cui
sono rivestite, chiama sopra di loro la protezione comune
delle Potenze europee.
Abbiamo un fatto contemporaneo, che serve mirabil-
mente a sparger luce sopra questo subbietto. Gerusalemme,
come ognun sa, e sotto la dominazione del Sultano di Co-
stantinopoli. In essa nondimeno sussistono Chiese e stabi-
limenti pii di Latini e di Greci, fondati da' fedeli a custodia
e venerazione de'luoghi, consacrati dalla vita e dalla morte
del nostro divin Redentore. Or potrebbe il Gran Turco porre
le mani sopra qualcuno di quegli stabilimenti ? spropriarne
1 possessori, eziandio per cagione di pubblica utilita, espel-
lerne i religiosi, che vi hanno stanza, confiscarne le rendite?
Se ci6 osasse, ecciterebbe issofatto i richiami delle Potenze
cristiane ; e dove questi non fossero sufficient!, sarebbe ri-
dotto al dovere colla forza eziandio delle armi. Eppure la
Porta Ottomana puo van tare sopra Gerusalemme ragioni, che
mancano al Governo italiano; e 1' interesse di quelle pie
istituzioni per sacro e venerando che sia, e men rilevante
dell 1 interesse che si collega colle religiose istituzioni di
Roma. In quelle si tratta di una sacra memoria, dell' onore,
LE CASE RELIGIOSE IN ROMA 139
in che vogliono esser tenuti quei luoghi , in cui il signor
nostro Gesu Cristo si degno di nascere e di patire. II che
certamente importa a ogni anima battezzata, la quale abbia
sentimento di amore verso il suo Dio. Ma ad ogni anima
battezzata assai piu importa che la sposa stessa del suo Si-
gnore non soffra offesa, e sia mantenuta nell 1 onore, che le
e dovuto, e nei diritti, che le competono. Or noi abbiamo
veduto che ogni danno od oltraggio recato alle istituzioni
religiose di Roma e danno ed oltraggio della Chiesa uni-
versale; e ci6 non solo per essere Roma capo e centre
del Cattolicismo, ma ancora perche quelle istituzioni , con-
siderate si nelF origine e si nello scopo, son come per-
tinenza comune de 1 fedeli di tutto il mondo . Se dunque
gli stabilimenti religiosi di Gerusalemme han meritato
di esser protetti dai Governi cristiani contro i soprusi del
Turco; con molto piu di ragione dovrebbero godere di
una simile protezione gli stabilimenti religiosi di Roma
contro i soprusi del Governo italiano . Dov' essa fosse
negata, i singoli Governi non solo mancherebbero al do-
vere , onde sono stretti, di tutela ai diritti de'proprii
sudditi cattolici ; ma recherebbero loro un danno immense.
Imperocche sconvolti in Roma gli Ordini religiosi, verreb-
bero necessariamente a sconvolgersi in tutto il resto del
mondo; giacche in Roma essi avevano il proprio tipo, e da
Roma ricevevano direzione per conservarsi ciascuno nella
forma e nell 1 organismo voluto dal proprio Istituto. Onde
in breve verrebbero a mancare o almeno a diminuirsi nel-
1'intero mondo tutti gli aiuti spirituali, che i popoli cri-
stiani ricevono dall' opera dei religiosi.
E per verita orribile a pur concepirsi che debbasi qui
ricorrere al parallelo col Turco, ed invocare per la capi-
tale del Cristianesimo quella condizione, di cui gli stabili-
menti religiosi, godono sotto rislamismo! Ma e nostra la
colpa? Non sono i rivoluzionarii italiani quelli, che a ci6
ci costringono ? E poi osano querelarsi d' essere stati de-
si gnati col nome di novelli Musulmani i
I BARBARI ANTICHI
E
I BARBARI MODERNI
I.
Quando i popoli viveano in pace, gustavano la vita : e
alFombra dell'ulivo e della vite domestica, passavano Tun
dopo T altro giorni sereni, non turbati dalle nuvole di un
minaccioso avvenire. Ma non cosi nei tempi di guerra e
di politici movimenti : allora i popoli, in quella che sudano
sul duro cammino del presente, tengono fissi gli occhi alia
nebulosa prospettiva del futuro, temendo di dover passare
dal male al peggio. E qnesta appunto e la condizione del
popoli moderni : sono stanchi della vita che fanno , e piu
ancora tementi di quella che faranno. Temono, e ne hanno
ben d'onde: e ora piu che mai, che ai pericoli vecchi,
sopravviene 1' ultimo pericolo , chiamato Lega Internatio-
nale: pericolo tremendo, che tutti gli altri in se stesso
racchiude, ultimo per la forma, primo per la gravezza.
Che sia e che pretenda cotesta Lega, gia si sa : essa vuol
radere la societa presente , sterminando via dal mondo e
religione e governi e proprieta, con una guerra simultanea
ed universale intimata a Dio, all'autorita, alia famiglia. Un
tal mostro di 'societa il sole nol vide mai, n& mai forse ii
vedra: ma che il disegno della futura societa, delineato dalla
Internazionale, sia questo , e cosa tanto certa , quanto la
Lega istessa: la quale per altro, non che velarsi, ostenta
1 BARBARI ANTICH1 E I BARBARI MODERN! 111
la sua terribile deformita e ne' fogli donde parla, e ne'luoghi
dove agisce : simile a certi mostruosi giganti, ai quali T or-
ridezza natia e un titolo di piu a farsi vedere e a farsi
temere.
Ora la condizione della societa civile, vicina ad es-
sere invasa cosi dalla societa internazionale , e troppo
simile alle condizioni del mondo romano nel tempo delle
barbariche invasion!: e piii d'uno avra forse dimandato a
se stesso, se 1' orbita dei secoli non ci riporti forse al periodo
de' sociali dissolvimenti ? Che alia fine, se ben si mira, come
v'ha somiglianza grande fra la societa moderna e la pa-
gana, cosi sono ben simili fra loro e quei barbari che sbu-
cavano dalle foreste scandinave e dalle tartare valli, e
cotesti barbari che stanno per iscatenarsi dalle scuole, dai
teatri, dalle officine dell' Europa ammodernata. Non e dif-
ficile il provarlo.
II.
Una societa qual era la pagana, che nulla si aspettava
nel mondo di la, era naturalmente tutta occupata di que-
sto mondo. Passar di bei giorni alia luce di questo sole ,
era tutto pei popoli pagani : e giacche i lor desiderii an-
cor piu sfrenati svolazzavano pur sempre fra Torto e roc-
caso e i due poli della terra, percio aequare mperiwm terris
fu il piii vasto concepimento degli animi pagani ; e T agia-
tezza e il godimento, et lenocinium vitae, praesensque vo-
lugtas, fu il loro proponimento piii naturale. Spento T en-
tusiasmo e finito 1' impegno delle conquiste (che segnata-
mente parliamo della scaduta societa latina), rest6 il godi-
mento di un mondo gia conquistato : e allora fu che il
triumvirato delle umane passioni ( orgoglio , cupidigia e
sensualita) strinse in pugno tutte le redini della societa:
la quale come delirasse nell' orgia dei vizii , .e tutta si
dissolvesse nella tabe delle passioni, e cosa gia troppo nota.
Noi perb ne accenneremo quanto basta all' uopo.
142 1 BAHBARI ANTICHI
Adunque la societa pagana era tutta fondata sul Na-
turalismo: e passati i suoi tempi migliori, quando i sen-
timenti onesti della natura prevalevano ancora, si mise
tutta sul pendio scosceso della guasta natura ; e quel
pendio fu la strada che ella fece negli ultimi lustri suoi,
finche spari nel baratro della barbarie. Ma una societa, che
per sangue avea gli umori della natura depravata , non
potea mostrare nella sua morale fisonomia se non quei
lineamenti deformi che la mano delle passioni sa scolpire.
Era dunque una societa che non aveva ne Dio, ne Dei.
II fanatismo dei Numi era passato: e solo si ridestava,
quando la ragion di Stato e 1'odio di Dio ravvivava la me-
moria dei sacrificii e degli Dei. Del resto T aristocrazia pa-
gana era a tea, e Lucrezio ne canto T ateismo : e il popolo
pensava ai Numi, sol quanto vi trovava dei vizii da imitare:
ma i loro templi , benche' voluttuosi, non attraevano piu ,
e , fino da' tempi suoi , Orazio ne deplorava T abbandono.
Ma si sa: il politeismo e T atrio delP ateismo.
Ma una societa atea 5 naturalmente deliziosa e scostu-
mata: e qual fosse il lusso della gola e dei vizii romani,
lo dicono e lo ridicono cento scrittori. Gli uccelli del Fasi,
i maiali d 1 Insubria , le lingue dei pappagalli , il Porcus
Trojanus, i tartufi di Egitto, le uve di Libia, i fichi di Caria
e di Taranto , i vini di Lesbo e di Ohio, i ravani di Siria ,
le mandorle di Cipro, le cotogne di Greta, 1' olio di Grecia,
e cento altre erudizioni apiciane, venivano le une dopo
le altre sulle mense latine a blandire F orgoglio e a de-
stare il palato dei molli Patrizii, ai quali (come dicono Se-
neca e Plinio) non sapea buono se non cio che valea una
iliade e una odissea di viaggi , di pericoli e di spese.
Le intemperanze per6 della gola furono superate da quelle
del costume. Gli storici ne dicono piu che non bisogna :
alia fine la vita e privata e pubblica e religiosa non altro
fu che una vasta prostituzione, e il festino perpetuo di
tuttequante le passioni piu crudeli e piu vili: le quali dan-
zando come baccanti , rapivano ne 1 vortici loro la societa
E 1 BARBAR1 MODERN! 143
inebbriata, che non ebbe piu rattento veruno , ne di leggi
che non poteano nulla , ne di pudore che non v 1 era piu.
I piaceri perb nascono dalle ricchezze : eppero una so-
cieta perdutasi nei giardini della volutta, oro voleva, oro,
*sempre oro. E Topulenza della Societa Romana vince ogni
concetto: alia fine le ricchezze dell' impero furono il pa-
trimonio dell'alta e beata societa di allora: e 1'Italia can-
giata in una Tempe non favolosa, fu piu deliziosa che I'O-
limpo della Grecia. Non si trovava (e vero) ne marmo, ne
oro, ne gemma, ne veste, ne delizia alcuna che non valesse
infinite lagrime di province e di schiavi: ma ci6 non im-
portava nulla. Erano dovizie: e cio solamente importava.
Quindi poi i capricci , le ambizioni , le gare dei ricchi ,
certamina divitiarum (Hor. Ep. I. V.) tolsero ogni confine
come alia cupidigia dell' oro, cosi alia sevizie degli esattori.
Ed ecco appunto un altro carattere della societa pa-
gana: la crudelta: e non poteva andare altramente, perche
lussuria, cupidigia e crudelta sono tre furie sorelle. Tutto
finalmente si ridusse a ci6, che il forte per sistema oppri-
meva il debole: il qual sistema benche sia naturale ad ogni
societa che non comincia da Cristo, tuttavia non fu mai
tanto esteso, durevole, feroce e deforme, quanto nei tempi
della decadenza romana. Basta ricordare quei Cesari che
arrivavano al soglio passando fra il sangue e gl'mcendii:
quei servi fatti esca alle murene: quei fanciulli mutilati
dai genitori per fame dei mendici : e quegii innumerevoli
martiri , i cui supplizii erano divenuti il piu bel passatempo
dei cittadini. Gli anfiteatri poi coprirono 1' Italia, la Gallia,
la Spagna , 1' Africa e 1' Asia : e i gladiatori diventarono
si ghiotto sollazzo , che le feste , i conviti , le nozze non
ebbero piu grazia, se non dal sangue. I tributi poi diven-
nero, e per numero e per immanita, una perpetua grandine
che devastava le province a pro di Roma e del governo:
e affine di duplicare T anno, le ricolte, i tributi, si aggiun-
sero i donativi forzati alle imposte annuali.
144 I BARBARI ANT1CIII
A ci6 si aggiunga la venalita. Chi aveva oro, era tut-
tocio che voleva : perche ad innalzare altri a pubbliche
dignita non si contavano i meriti, ma i denari.
Omnis enim res ,
Virtus, fama, decus, divina, humanaque pulcris
Divitiis parent: quas qui construxerit, ille
Clarus erit, fortis, Justus, sapiens etiam et rex,
Et quidquid volet. (Horatius Sat. II. 3. 94).
Questa querela sta nella bocca di molti altri scrittori :
ma gli scrittori cianciavano, e intanto il governo mercan-
teggiava lo Stato, vendendolo all'asta: Omnia Romae
Cum pretio. (Juv. III).
E la conseguenza di tutto ci6, quale finalmente si fu?
fu la irrequietezza, ultimo carattere di una societa depra-
vata. Quella societa andava pure innanzi nella via degli
anni: ma non per intrinseco e vital movimento, bensi per
secolari abitudini e per una finzion di vita: simile in ci6 a
quegli alberi sradicati, i quali tuttavia germogliano qual-
che foglia, qualche fiore, ultimo sforzo della deficiente na-
tura. Non vigor di leggi, non avvedimento di consigli, non
sobrieta di costumanze reggevano la societa : ma il ca-
priccio dei potenti , e la passione dei traviati. Una tal
societa era naturalmente debole, e con cio stesso inquieta:
cosi debole, che ad ogni poco un drappello di Pretoriani
imponeva un nuovo Augusto airimpero: cosi inquieta che
le fazioni cruente si succedevano come i flutti sul lido,
e al cadere e al sorgere di un Principe nuovo, si veniva
alle armi, alle violenze, ai tumulti.
Ecco un abbozzo della societa pagana nel suo deca-
dimento. La societa pagana non conobbe mai altra via che
il naturalismo, e quella via la percorse tuttaquanta. Eppero
come la natura ha sentimenti elevati e retti , ed ha sen-
timenti bassi e depravati , cosi la societa pagana finche
si rego!6 coi piu sani principii di natura, ebbe non poca
onesta, molta robustezza e sommo splendore ; ma quando
E 1 BARBAR1 MODERNI 145
abbandonossi alle piu sregolate tendenze della natura, non
ebbe piu n& onesta, ne forza, ne nobilta. Non serbo veruna
altezza, tranne T orgoglio ; e I'immane gigante venia meno
coronato di fiori e sognando piaceri, mentre i barbari si
affacciavano dai lidi dell' Eusino e dalle Noriche montagne,
per isbranarlo.
III.
Ma dalla scaduta societa pagana quanto si differenzia
la societa ammodernata ? Non poco nelle apparenze: poco,
e forse milla nella sostanza. La societa ammodernata ha
per base il naturalismo: ma il naturalismo applicato ai go-
verni, alia legislazione, alia famiglia, all' individuo , che
altro pu6 formare se non una societa sostanzialmente pa-
gana? Non vedremo, no, ricostruirsi i delubri e i templi
de' Numi, ne cader le vittime inghirlandate, ne ondeggiare
il fumo di sacrifizii che 1' Europa per sernpre dimentico: ma
ci6 non monta. I templi, le are, i simulacri, i sacrifizii non
altro furono che sensibili espressioni dello spirito pagano :
il paganesimo stava nel cuore ; dal cuore usciva 1' orgoglio,
e si elevava in Giove : dal cuore la rapina, e si denominava
Mercuric : dal cuore la crudelta, e si trasformava in Marte:
dal cuore la sensualita, e si cangiava in Venere: dal cuore
la crapula , e si effigiava in Bacco. La societa moderna
lascia i loro Numi ad Atene e a Roma; ma ne addotta lo
spirito pagano : e questo spirito pubblico e il santuario del
Giove , della Venere , del Mercurio , del Marte , del Bacco
ammodernato; cioe delle passioni umane, elevate alia apo-
teosi di principii sociali. E se noi faremo il riscontro della
moderna societa coll' antica , vedremo che i lineamenti
morali della societa pagana, si vedono gia nel volto della
societa presente.
V'e la Chiesa (& vero) e sempre vi sark : e per questa
ragione il Paganesimo redivivo ne puo dilatarsi" quanto
piacerebbe alia rivoluzione , ne puo ripigliare tutte le an-
Serie VIII, vol. IV, fasc. 512. 10 6 ottobre 1871.
146 1 BARBARl ANT1CHI
tiche costumanze e follie. Ma intanto lo Stato si e separate
dalla Chiesa: talche la Chiesa pud bensi imprimere le sem-
bianze cattoliche agli individui, alle famiglie : ma non piu
alia societa, la quale mentre poneva gia il Cattolicismo
fra' suoi primi element!, ora non lo ammette neppure come
elemento secondo : e torna invece a colmarsi le vene di
quel naturalismo che , a guisa di sangue , inondava le
membra della societa pagana.
Difatti il carattere piii generale e costante delle societa
pagane & sempre questo , il non conoscer altro scopo mai,
che il benessere terreno. Or non & questo appunto il di-
segno fondamentale della societa ammodernata? Ella esclude
totalmente T avvenire soprannaturale, e le mosse e la meta
della sua palestra si trovano nel breve giro della vita umana
e del globo terraqueo. Dunque il naturalismo moderno mette
la societa sulle vestigia del Paganesimo antico. Se non
che i moderni, senza neppur sognare la gloria di certe
epoche pagane , si gittano subito sulle vestigia dei piu
riprovevoli traviamenti pagani, sicche la moderna societa
& tale nel primo suo secolo, quale divenne la societa latina
ne' suoi secoli estremi : e cosi abbiamo una societa atea ,
sensuale, cupida, crudele e soprammodo irrequieta.
E primamente atea. Perocche una societa , la quale (in
quanto e societa) officialmente cancella dalla pubblica opi-
nione le idee d'immortalita di paradiso, d' inferno, e che
innalza fra la terra e il cielo una muraglia di assoluta se-
parazione, mentre poi decanta T assoluta indipendenza del-
T uomo , che avrebbe a fare deir antico Dio ? il massimo
onore che gli si pu6 concedere, e questo : che volendo pur
gl' individui umani aver qualche religione , Gesu Cristo
possa entrar nella societa per quella istessa via, e collo-
carsi in quella altezza medesima , per cui entrano ed in
cui stanno Brama, Confucio, Maometto e i Fetisci. Ma co-
testo ammettere del pari tutti i culti, vuol dire tenerli tutti
per falsi: ed ecco una societa officialmente atea.
E I BARBARI MODERNI 147
Ed una societa, che ne teme un Dio, ne aspetta un av-
venire eterno, che altro pu6 fare, se non gittarsi passiona-
tamente fra i roseti che pure olezzano nella valle del pianto ?
Ed ecco una societa sensuale e cupida; E primamente
societa sensuale. Gra gli ammodernatori della societa nol
dissimulano punto : pongono il godimento presente come
scopo naturale della societa : e giacch& i godimenti sen-
sibili sono quelli che la moltitudine intende e preferisce ,
perci6 (dicono essi) il sentier della vita non vuole altra
siepe che di rose. Tali sono i loro principii. Bentham di-
chiara che Solo il piacere e vera virtti. Prudhon afferma che
Santo e il godimento, e die vuol essere cercato come la mrtfo.
Saint-Simon promove la riabilitazione della carne ; Fourier
vuol cangiare la terra in un Harem: e questi sono i mo-
ralisti e i principii adottati dalla societa moderna. Ai prin-
cipii rispondono i fatti: La societa non vaol pensare al
henessere ed ai piaceri dell 1 ammo , ma solo a quelli del
corpo , sostituendo la bonta del piacere al piacere della
lonta : vilissimo sistema, che trascina le arti, la ragione,
T uomo, la societa medesima ai piedi della volutta. Tutto
si riduce ai godimenti del corpo; e carezzarne i cinque
sensi , & tutto. Gli occhi esigono T eleganza delle case ,
delle vie, dei passeggi : gli orecchi dimandano un periodico
flusso e riflusso di onde armoniose, or gratuite, or pagate:
le narici vogliono respirare la profumata atmosfera o delle
sale esultanti o dei pubblici giardini: il palato poi vuol
conoscere tutto T alfabeto de' gusti suoi ; e i pranzi enci-
clopedici venuti in moda o per cominciare , o per compire
gli affari della societa, portano in ciascuna vivanda il nome
di un paese. E fra tali epicurei che diventa la donna, se
non una odalisca? Alia quale per6 il vile impiego non toglie
T onore , ma cresce la simpatia , come gia nei misteri di
Eleusi : eppero il suo titolo non 5 piu di donna pubblica e
peggio, ma di confidente, di dama, di generosa: e le sue
tende obbrobriose non sono piu ne rimote, ne dissimulate:
148 I BARBARI ANTICHI
ma sparse nel vivo delle citta, superbamente sfarzose e dai
govern! legalizzate. Ecco dunque una societa sensuale.
Ma una societa sensuale e naturalmente interessata:
perche il denaro e il ministro del piacere. Ad ogni por-
zion di ricchezze risponde una eguale porzion di piaceri :
sicche trasformandosi T oro in piacere , conseguira molti
piaceri chi ha molt' oro. Dunque una Societa che agogna
il piacere, e avida naturalmente di oro. II fatto con-
ferma il raziocinio. La passione dell 1 oro dilaga la societa :
e questo mime lucente vede continue rigurgitare i templi
suoi di passionati adoratori. Quindi lo studio del guadagno
elevato a scienza ; e i molti libri che trattano della scienza
del valori, delle armonie economiche , delle teorie di pro-
duzione e di consumazione, di bisogni e di soddisfazioni.
Quindi quel perpetuo apparire di associazioni che per te-
nerezza verso il prossimo promettono al mondo le piu belle
locande, le piu belle vie, le piu belle case, i piu bei spet-
tacoli , la vita piu bella : ma perche , cedendo alia societa
il meno che si pu6 , pretendono di riportarne il piu che si
puo. Quindi quel considerare la societa come una vasta
associazion di negozio, nella quale ciascuno e azionario ,
tranne i Religiosi: i quali anche per eio debbono essere
banditi , come inutili alia pubblica prosperita del danaro.
Tutfco cio e visibilmente vero; e non puo accadere altra-
mente, dove il godimento e lo scopo, e F oro e la via della
sociale felicita.
E questa societa che ci mette innanzi agli occhi lo
scopo del godimento, e poi societa crudele. Ma gia, a chi
non e nota la perpetua lotta fra le parole della Rivoluzione
e i fatti dei rivoluzionarii? Questo secolo filantropico che
vuol formare una societa beata in carne ed ossa, ha invece
formata una societa cosi malaticcia , tribolata e oppressa ,
che il malcontento si diffonde in tutti gli ordini civili, senza
che s 1 alzi uno, che voglia o che possa recarvi rimedio. E
certamente le cause del malcontento vi sono copiose nelle
E I BARBARI MODERN! U9
durezze di questa leante societa. Durezza nell' organismo
del tributi, i quali, come domestici parassiti, tracannano a
larghi sorsi il succo delle famiglie. Durezza nell' imposta
del sangue, che toglie i figli ai genitori, i colon! alle cam-
pagne, e tende a formare la Nations- Esercito : la qual cosa
e per la Capitals (31 ag. 1871) una parte non piccola delta
cimlta de' tempi e del pr ogres so germanico: eppure era la
civilta ed il progresso degli Ostrogoti, del Marcomanni ,
del Vandali, degli Unni , tutte Nazioni-Esercito. Durezza
contro la supplice poverta , considerata quasi come un
delitto: poiche mentre il sistema utilitario cresce il numero
dei mendici, si tolgono poi ai mendici le fonti del pubblico
soccorso, col bandire 1' ostracismo dei religiosi e col vietare
al povero di stendere la mano al cittadino. Durezza nella
scelta dei mezzi, a cui la Societa pon mano, non pur nelle
guerre esterminatrici , ma benanco nel condurre a riva i
politici divisamenti, non badando se opprime innocenti, se
esacerba popoli, se scalda di civil sangue le spade, come ha
fatto in Torino, in Parma, in Milano, in Palermo: ne costan-
dole nulla F incendiar villaggi , o il fucilar chi le pare ,
come fe 1 nel Napolitano , ove fini col fuoco 28 villaggi , e
coi fucili 7151 sventurati. Tutto cio e vero, ma non e tutto
il vero : basta per6 per conchiudere che una Societa la
quale adopra cosi, e societa crudele.
E di tutto ci5, qual pub essere 1' ultimo risultato? Non
altro, se non una morbosa irrequietezza alimentata da pre-
tese esorbitanti, da doveri odiati, da diritti ofFesi, da spe-
ranze deluse , da consuetudini violente , da proponimenti
mostruosi, da scatenate passioni. Tutti vedono il movimento
minaccioso che rimescola il mare sociale : non e solamente
questo o quel golfo che si commove a tempesta, ma sono
tutti i mari della ammodernata societa. Cattolici e liberali,
cittadini e governi se ne mostrano impauriti ; e ciascuno
se ne sta pensoso sulla poppa della sua nave sia ricca o
povera, sia piccola o grande , guardando gli orizzonti te-
150 1 BARBARl ANTlCfli
nebrosi e lampeggianti, e Y inquieto biancheggiar del flutti.
Ma intanto (tranne i cattolici che soli sanno dire da qual
lato spiri la bufera) chi e che apprezzi giustamente le
cause di si tremendo pericolo ? o che provveda seriamente
alia pubblica salute ? II male sta appunto nel nuovo orga-
nismo sociale : ed e questo che non si vuole toccare. Una
societa che invita al piacere e imbandisce il dolore, che fa
bollir nelle plebi le idee di eguaglianze e di liberta smo-
date , senza poter togliere di mezzo le necessarie disu-
guaglianze e dipendenze , che al torrente delle passioni
civili oppone solo un argine che mille volte falli, T argine
della forza, che divide il popolo in due parti, 1' una di op-
pressori, T altra di oppressi, una tal societa qual maraviglia
e mai , se e divenuta quel turbulentissimae profunditatis
oceanus di cui parlo S. Leone M. quando parlo della societa
latina, gia guasta? Maraviglia sarebbe se non fosse cosi.
Ecco dunque come e quanto la nostra eta si assomigli
alia pagana : non certo all' eta pagana delle virtu morali ,
del senno civile , della gloria crescente : ma alia eta pa-
gana del civile e morale decadimento , quando il popolo
fanaticamente servi alia ricchezza colle rapine , al senso
colle volutta ; ed ebbro di tutte le umane passioni si sdraid
superbamente sulle sponde tiberine, coronandosi di mirto
all 1 ombra di allori inariditi. A quella societa, la moderna
ha terribili somiglianze.
IV.
E questo gia basterebbe per giudicare il valor morale
del secolo riformato e riformatore. Ma la natural catena
degli avvenimenti sociali ci fa temere, che due secoli so-
miglianti nelle colpe, debbano somigliarsi ancor nella pena.
Guardiamo F esito della pagana societa, e non peneremo
a trovare dolorosi riscontri.
La societa pagana fini tra le mani dei barbari , come
un reo tra le mani dei manigoldi. La storia e troppo nota.
E 1 BARBARI MODERNI 151
I barbari stavano alle frontiere dell 1 impero: questo infiac-
chiva, e quelli si armavano : questo gavazzava, e quelli
lo guardavano ferocemente , calcandosi F elmo in capo, e
tenendo la mano sulF elsa. Quando fu 1'ora, i barbari tra-
riparono su tutto F impero , e i flutti che gia spumeggia-
vano alle frontiere, inondarono lo Stato, e misero in tem-
pesta la societa peccatrice. Nazioni nuove, feroci, dense,
terribili di sembianze, di costumi, di favelle, le une dopo
le altre desolarono T impero, e se ne strapparono le membra
immani. Gli Eruli, i Goti, i Longobardi in Italia; i Borgo-
gnoni , gli Alani , i Franchi nelle Gallie : gli Unni nella
Pannonia ; i Visigoti nelle Spagne : i Sarmati nella Dal-
mazia; gli Sciti nella Colchide: i Persiani nell'Asia minore:
i Vandali in Africa , e altri barbari in altre province, por-
tarono il ferro e il fuoco, la desolazione e lo spavento, e
poi una barbarie diuturna. Tutto il Romano impero era
seminato d' incendii spaventevoli , e i dossi degli Appen-
nini, delle Alpi, de'Pirenei, e le acque del Tirreno, del-
T Adriatico, dell' Egeo, in mille tremende notti rifletterono
la luce di barbariche fiamme : le quali, come rogo immense,
incenerirono la corrotta Societa de'latini.
Si dice che le cose umane hanno un flusso e un riflusso
periodico, e che in cotesta marea dei secoli cadono e ri-
sorgono, appariscono e spariscono le mode, le letterature,
le arti, gli Stati, le civilta. La storia sembra insinuare un
tal giudizio, e le leggi morali non istentano a spiegarlo.
Certo & che tocca proprio a noi di vedere come una societa
nuovamente scaduta e disorganizzata, cosi una barbarie nuo-
vamente organizzata e minacciosa. I barbari antichi rasero
T antica civilta, gia troppo guasta : e i barbari moderni si
dichiarano di voler fare altrettanto della civilta moderna,
corrottissima civilta. Quegli antichi invasori chiamavansi
Popoli barbari : i moderni, Lega internazionale. Quelli sbu-
carono dalle asiatiche foreste , dai deserti di Kobi , dalle
montagne Urali, dal Tanai, dal Caspio : questi sbucheranno
152 1 BARBAR! ANTICHI
dai centri e dalle scuole piu celebri del moderno incivi-
limento. Qtielli erano barbari che doveano diventar civili:
questi sono civili che riportano la barbarie.
I feroci propositi della Lega internazionale sono gia
conosciuti : essi mirano a distruggere Religione , Governi
e Proprieta, cio& la Societa tuttaquanta. Se giungeranno
la, dove mirano, eel vedremo. Che essi perb pretendano di
giungervi, e lo sperino, e il tentino, tutta Europa lo vede,
giacchd gl' incendii orribilmente moltiplicati dopo quel di
Parigi , mandano splendori troppo minacciosi sui templi ,
sulle reggie e sui palagi. Non vogliamo qui scrivere un
catalogo degl'incendii finora eseguiti: saria catalogo inutile
perche troppo noto, e noioso perche troppo lungo. Piut-
tosto noteremo la barbara e orgogliosa schiettezza , colla
quale i fogli della Internazionale dichiarano gl 1 intendi-
menti che hanno.
Noi vogliamo (dicono essi).... la rivolumone sociale.
E per rivoluzione sociale non intendiamo una malaugurata
impresa tentata col favor delle tenebre. La Rwolwionz, si-
gnifica Tintera distruzione delle istituzioni borghesi, colla
sostituzione di altre.,.. Noi vogliamo far tavola rasa, e ri-
costruire tutlo di nuovo (Progres du Locle. 29 genn. 1870).
Ecco la guerra alia proprieta. Bisogna dire a voce alta ,
e una volta per sempre, che noi vogliamo la Repubblica so-
ciale, con tutte le sue conseguenze (Internationale, 24 avril
1870). Ecco la guerra ai governi. Noi di religione non ne
vogliamo $iti : perche le religioni soffocano T intelligenza y>
(Le Peuple Beige pag. 50). Ecco la guerra a Dio. Fine
alle esitanze, alle paure, alle transazioni: bisogna atterrire
la reazione, qual che ne sia la maschera, clericalismo o mo-
nachismo, borghesia o liberalismo . (Egalite. 23 Janv. 1869)
Qui ce n 1 e per tutti e per tutto: e chi ne volesse piu, puo
trovarlo facilmente nei fogli, che stampano cosi spesso i
decreti, gli atti, i propositi della Lega distruggitrice.
Ora una societa numerosa, compatta, feroce e tutta in
arme, che minaccia di appiccare il fuoco ai quattro punti
E 1 BARBARI MODERNI 153
della terra, per far sparire la societa presente, che altro &
se non un popolo di barbari, i quali mirano a diroccare il
fastoso palagio della Civilta moderna, con quelle medesime
armi che ella invent6, e pose loro in mano ? L' ateismo au-
dace di costoro, la veemenza delle loro passioni selvagge,
il terribile impegno di proponimenti svelati, fanno temere
che, quando il momento sara scoccato, e i loro Attila, i loro
Totila, i loro Alarici daranno il segno, T Europa diverra
spettacolo spaventoso, e ai barbari antichi appena reste-
ranno le seconde parti nei teatri della barbarie umana.
V.
Del resto le irruzioni de' Barbari e furono e saranno
sempre flagelli di Dio. I filosofi, i politici, i liberali cer-
cheranno altrove le fonti di cotesti torrenti devastatori :
ma i Cattolici le trovano appie dell 1 Eterno vilipeso e adi-
rato: perche (come diceva S. Girolamo de' tempi suoi )
Deus... contemptws sui ulciscitur per f eras gentes et quondam
nobis incognitas Difatti i Vandali che lasciavano fiorenti
contrade per F Affrica, dicevano di esservi sospinti da Dio
(Salv. de Gub. Dei. 7) Genserico co' barbari suoi sta sui
navigli per salpare dalle spiagge Africane. Verso dove ? gli
chiede il piloto. Dove Dio ci spinge, (risponde Genserico),
Quo Deus impulerit. Alarico e alle porte di Roma. II romito
Probo lo supplica di ristare : Non posso (risponde Alarico):
v' e chi mi comanda di abbatter Roma: Qnidam me urget,
ac praecipit ut Romam evertam. Una giovenca pascolando
si sente ferire il pie, e mugola: il bifolco se le appressa, e
scopre una spada antica semisepolta. La raccoglie , e ne fa
un dono ad Attila suo re : e il principe tartaro , impugnan-
dola, la riceve come un deposito e un segno del cielo, e si
piglia il nome di Flagello di Dio. Non v'ha dubbio. I
Barbari erano i guerrieri di un Dio adirato, che distrugger
voleva la turpe societa pagana, e rinnovellare i secoli, le
stirpi e gli Stati.
154 I BARBARl ANTICHI
Ma anche i Barbari modern! sono le falangi della giu-
stizia divina. Per vederlo, non accade cercare altri argo-
menti : basta notare una legge morale stabilita da Dio, il
quale voile che la pena fosse il rovescio della colpa, e che
dal delitto germogliasse il castigo. La crapula punisce TE-
pulone col privarlo della sanita e ,talor della vita. L'ava-
rizia punisce T avaro tormentandogli la vita , come la su-
perbia punisce gli orgogliosi colle provocate umiliazioni.
L' accidia punisce gl' inerti colla poverta, come 1' ozio gli
oziosi colla noia, e la lussuria gli scostumati colle infermita.
fi pena di taglione che Dio stabili , quando pose i fonda-
menti morali della societa: Per quae peccat quis, per haec
et torquetur (Sap. 11, 17).
Pertanto T Internazionale non e altro che una vasta e
nuova applicazione di questa antichissima legge: perche
ella e un gastigo sociale che nasce appunto da un delitto
sociale. Cotesto delitto 5 1' organismo istesso della societa
ammodernata. Questa Societa si divelle dal cielo e da Dio :
e mentre toglie ai popoli quel gran freno al delitto, che
& una Pro wide nza sorvegliatrice e un avvenire eterno, ne
sbriglia poi tutte le passioni e umane e civili, e li inebbria
cogli spiriti di ingiuste uguaglianze e di sfrenate liberta.
Or non & cotesto un delitto, e delitto massiccio ? Ma dal
delitto sgorga la pena : perche appunto da quelle fonti bevon
le plebi Todio delle dipendenze sociali e delle disuguaglianze
civili : di la le idee, le voglie e i propositi di spacciarsi dei
ricchi e dei governi , senza trovare a ci6 veruno ostacolo
morale : perchd trovano gia abbattuti i baluardi della Re-
ligione, abbattuti dalla Societa medesima, che non ha forza
se non T ha da Dio.
Ecco dunque come dal colpevole organismo della societa
nasca per ora il pericolo, forse piu tardi la ruina della so-
cieta medesima : sicche la Barbarie vera che ci yiene da
una falsa Civilta, e un castigo di Dio, che applica al secol
reo una legge dell' immutabile sua politica : Per quae peccat
quis, per haec et torquetur.
E I BARBARI MODEUN1 155
VI.
Ma quale sarebbe poi T esito di cotesta minacciata in-
vasione del Barbari moderni ? Qui veramente e caligine :
non pur caligine d' ignoranza che copre il future, ma ca-
ligine ancor di tempesta che si addensa ostinata sui campi
dell 1 avvenire. La ragion che ci fa temere si e, che il so-
ciale sconvolgimento dell' avvenire, troppo e diverse dagli
sconvolgimenti sociali del passato. In ogni eta (& verissimo)
il mondo pati rivolture, violenze, abusi e parossismi, orpiu,
or meno vasti, diuturni e feroci : ma allora i principii per-
turbatori della societa , erano una vera ribellione ai prin-
cipii della societa perturbata : la quale a que'giorni detestb
non pure i fatti, ma benanco i principii di que' molesti in-
novatori di cose.
Ma non cosi la Societa ammodernata : essa potra con-
dannare i fatti della Internazionale, ma i principii non gia.
I principii professati dai Comunisti, sono gli ultimi corol-
larii dei principii professati dalla Societa: di guisa che
(posta cotesta Societa) la Lega internazionale sara un
danno, ma non una colpa : e potra peccare di logica severa,
ma non di ribellione sociale. II che e cosi vero , che i go-
verni conoscono i covi della Lega , ne vedono gli assem-
bramenti , ne^leggono i fogli, ne temono i propositi , ne
provano i tentativi : e tuttavia non osano di vietar quei
pubblici delitti, perche i sillogismi della loro politica legano
ad essi le mani, le quali Dio non voglia che sieno omai
troppo imbelli contro i Barbari della Civilta.
Ecco dunque la differenza fra i tempi moderni e gli
antichi. Nei tempi antichi si mutavano le cose, ma i prin-
cipii, no : talche le turbazioni sociali erano in lotta colle
idee della societa. Ora invece si mutano le cose, perche
sono mutati i principii; talche le turbazioni sociali si ac-
cordano all' unisono colle idee della societa. Da questa
150 1 BAUDARt ANTICHI
differenza nelP indole delle rivoluzioni antiche e moderne ,
nasce la differenza dell 1 esito loro. Nei tempi andati dopo
le tempeste appariva il sereno : perche le idee essendo le
genitrici dei fatti, era impossibile che durasse il disordine
nei fatti , quando durava F ordine nelle idee. E cosi allo
sparire di un Capo di rivolta, o alPapparire di un legit-
timo Re, si quetavano i flutti civili: e i piu vasti rivol-
gimenti sociali (distrutta la societa pagana) servirono a
ritemprare le vecchie stirpi, e a condurre alia fede e alia
civilta i ruvidi figli delle fores te e dei deserti.
Ma che sarebbe della societa presente , se T Interna-
zionale giungesse a scatenarsi come vuole e quanto vuole?
Le idee sono le genitrici dei fatti : dunque , come giusta-
mente si temono i fatti di una Lega che ostenta si barbare
idee, cosi e difficile sperare che dal caos di una rivoluzione
socialistica , possa uscire il lucidus ordo di una Societa
benfatta, purchS Dio non pronunzi un insolito fiat, per creare
un^ nuovo mondo civile e morale. Vi son mille ragioni di
credere che le idee moderne rimarranno : e quindi nessuno
puo scoprir 1' avvenire che si nasconde dietro il fumo degli
incendi, che vorrebbe eccitare una plebe numerosa, empia
e feroce.
Solo sappiamo che cotesto mostruoso gigante della
Internazionale , nato dal maledetto connubio dell' Ateismo
e della Liberta, e cosi robusto e barbaro che fa tremare
non pur gl'Israeliti, ma benanco i Filistei : e che le arti
e gli sforzi della sola politica, potranno bensi ritardarne
gli eccessi, ma impedirli non gia.
Solo il Cattolicismo poteva, e forse potrebbe ancora
profligarlo nei Nome di Dio : per un tal Golia non v'& altro
Davidde. Ma questo guerriero di Dio e in mille guise im-
pastoiato , molestato e impedito da quei medesimi , i quali
avrebbero supremo bisogno di allearselo contro il comun
nemico. Si teme la liberta di questo Campione che vinse
e ammansi altri barbari e altri tiranni : e non si vuole che
E 1 BARBAUl MODEUN1 157
il popolo si accerchi alia bandiera di lui, che odori gl'in-
censi consecrati, che canti le lodi delFEterno. Forse 1'E-
terno e presso ad esaudire questa politica empia e stolta:
e forse allora, benche tardi , si dirk, che era ben meglio
lasciar cantare alle plebi le litanie ne' templi, che la mar-
sigliese per le vie: e che T odor degli incensi era un po'mi-
gliore che T odor delle mine tonanti e del petrolic divo-
ratore.
Del resto come v' ha T Internazionale che tende a dis-
solvere la Societa, cosi v' ha il Cattolicismo che tende a
salvarla : Cattolicismo che si mostra sempre piu operoso ,
franco e vivace , e che per le molteplici e concordi Societa
nelle quali si organizza per influir pubblicamente nei po-
poli, puo chiamarsi Lega internazionale di Cristo , come
T altra e Lega intern azionale di Satana. Questa Cattolica
Lega non indietreggi, non si stanchi, contenda a palmo a
palmo il campo della terra ai nemici : ella ad ogni modo
sara utile al mondo. Perche o il sole deve splendere lunga-
mente ancora sulle umane vicende, e allora cotesta Lega di
Cristo sara il seme benedetto di una Societa migliore , che
dei terribili erudimenti del nostro secolo sapra fare il suo
pro. Oppure e vicino il tramonto de' secoli , e allora ella
sara 1' abbozzo, lo sprone e il principio di quella falange di
forti, che nei tempi estremi formeranno il popolo di Cristo.
IL CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOLICI
DI MONACO
I.
Dovunque la setta massonica ha libero il braccio, ivi
Fimpostura necessariamente trionfa, giacche questa setta
non efondata che nella frode e nella men^ogna, ne di altro
vive che di menzogna e di frode. Uno sguardo a pressoche
tutti i paesi europei hasta a convincersene. Quasi da per
tutto si scorge il minor numero tiranneggiare il numero
maggiore , in nome appunto della liberta e del suffragio
nazionale; ne si finisce mai di fpggiare vocaholi e d'inven-
tare artifizii che, con grandiose apparenze, mascherino
sempre meglio la tirannide obbrobriosa dei pochi sopra
tutti. Qui e in sostanza il sociale progresso cosi vantato
dai moderni ciurmadori dei popoli : nel tramutarli gradata-
mente in una greggia di schiavi godenti T uso dell'essere
a benefizio esclusivo del Dio-Stato, padrone assoluto d' ogni
loro bene, d'ogni loro diritto, del loro sangue e persino
della coscienza loro: e questo Dio-Stato, surrogante il Dio
creatore e redentore dell'uman genere, gia si capisce che
non pu6 emanare altronde, fuorche dagli antri della Masso-
neria. Come ciascun vede, codesta e la somma delle impo-
sture a mente diabolica escogitabili; poiche si riduce alia
massima servitii sotto colore di massima liberta.
Questa considerazione ci si e naturalmente affacciata
allo spirito, notando il gran clamore che tutto il giornalismo
settario d' Alemagna e d' Italia si e studiato di eccitare
1L CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOLICI Dl MONACO 159
intorno alia solenne buffonata, teste rappresentatasi nella
metropoli della Baviera , col titolo di Congresso dei vecchi
cattolici. Quale impostura piii pazzamente ignobile di que-
sta, che non mirava ad altro, se non che a dipingere i
tredici milioni di cattolici della Germania come ribelli alia
Chiesa ed al Papa, ed ansiosi di fare Tolocausto della loro
fede nelle mani del cancelliere del nuovo Impero tedesco?
E codesti mercenarii del mendacio hanno sperato per un
poco di gabbare il mondo! Ed hanno sognato di aver fatto
tremare il cattolicismo e scosso il Vaticano dalle fondamenta!
fi cosi marchiana al tempo stesso e sciocca una tale
ciurmeria, che per ogni conto vale proprio la spesa d'essere
messa in evidenza. II che ci piace di fare, non solamente
per poi dedurne il crimine ab uno disce omnes , ma per ca-
varne alcune altre conseguenze, le quali al di d'oggi non
si possono mai ripetere di troppo.
II.
A smascherare la grossolana impostura del Congresso
di Monaco , nulla giova piii che osservarne rapidamente
1'origine, il titolo, i membri, gli alleati, le dottrine e Tim-
mediato esito sortito.
Tutti ricordano i maneggi secreti e palesi che un certo
numero di cosi detti liberali cattolici, cui davano grandis-
simo fastidio le recenti Encicliche e il Sillabo di Pio IX,
adopero segnatamente in Germania, prima della convoca-
zione del Concilio e durante la sua riunione al Vaticano,
non solamente per impedire che vi si definisse ii domma
deH*infallibilita pontificia, come si e definito, e vi si ricon-
fermassero le condanne del Sillabo; ma per ottenere una
riforma che equivalesse ad una specie di secolariwazione
della Chiesa cattolica, apostolica e romana. Oltre un numero
assai ristretto d'uomini di buona fede, fboni viri) che poi
se ne ritrassero , questo gruppo di liberali cattolici com-
prendeva una bella brigata di frammassoni in attitudine
160 IL CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOL1CI
di pii e zelanti fedeli, uno stuolo di dottori laici, smaniosi di
far parlare di se per altro che pel merito del loro sapere ,
ed un manipolo di sacerdoti, o gonfi di vana scienza, come
il prevosto Dollinger, o desiderosi di prender legalmente
moglie , come qualcuno de' preti interdetti che poi sono
brillati , quali astri purissimi , in quell' empireo di veccMo
cattolicismo, che si e mostrato il Congresso.
Fattasi la tanto combattuta defmizione dei 18 luglio
1870, tra i plausi del mondo cattolico, codesti liberali si
lusingarono che i Vescovi gia contrarii alia sua opportu-
nita , facessero causa comune con esso loro; e quindi si
figurarono di poter giungere a seminar divisioni nella
Chiesa, e staccarne Dio sapeva quanti milioni di credenti.
Ma la universale sottomissione dei Padri del Concilio as-
senti all'atto del 18 luglio, e Tadesione di tutto intero
T Episcopate al domma sancito li fece disperare di uno
scisma, quantunque microscopico, fra la gerarchia cattolica,
massimamente in Alemagna.
La pervicacia di questi cattolici e liberali di nuovo co -
nio nella loro comica presunzione, che essi col Dollinger
fossero infallibili e il Concilio, presieduto dal successore di
Pietro non lo fosse, ed a loro e non al Concilio i cristiani
dovessero tributare Tomaggio della propria obbedienza e
fede, non avrebbe avuto altro effetto che il disprezzo e
T oblivione; se per dare corpo a quegli otri enfiati non
s'inframetteva una politica versipelle.
Gia e noto fino a qual segno, net tempo del Concilio,
alcuni uomini di Stato e in Baviera ed in Francia ed altrove
soffiassero nel fuoco delle discordie,per farle divampare in
incendio scandaloso : e si sa persino che indarno si pretese
impaurire il Concilio , minacciandolo di lasciar cadere il
Papa e Roma negli artigli de'subalpini avoltoi, come poi
e intervenuto di fatto.
Ma i successi inopinati che seguirono la sospensione
del Concilio, atterrarono il Bonaparte, abbassarono la Francia
e sollevarono la Germania al primato della potenza in Eu-
Dl MONACO 1G1
ropa, dices! che abbiano fatto girare la testa al fortunato
architetto della odierna grandezza alemanna, ed accesolo
d 1 ambizione di formare del novello Impero un corpo unico,
non solamente pel vincoli politic!, ma altresi pei vincoli
religiosi. Donde hanno preso le mosse quelle velleita di
persecuzione, che il Bismark ostenta in danno del cattoli-
cismo ; e faranno da ultimo assai piu danno a lui ed all' opera
sua, che alia Chiesa. Intanto pero il cancelliere, aiutato e
spronato dalla Massoneria, giudicb buono spediente attiz-
zare uno scisma, per cagione degli atti conciliari, e tentare,
se possibile fosse, di rompere la saldezza di quell 1 insupera-
bile muro di bronzo, che sono per la fede loro i cattolici
tedeschi. Per la quale impresa, non iscorgendosi altro piu
idoneo strumento, si ebbe ricorso al gruppo dei famosi li-
lerali cattolici guidati dal Dollinger , che si erano gia
ribellati alia Chiesa, negando di sottomettersi alle defini-
zioni del Concilio vaticano , e dalla Chiesa erano stati
espulsi mediante canoniche scomunicazioni. Se non che,
per condurre questa guerra, il Bismark ben si accorgeva
che ne il Dollinger era un Moltke, n& la brigatella dei
dottori e dei loro proseliti, per numero e per valore, potea
tenere le veci di un esercito. Ad ogni modo si procuro
T appoggio del Governo bavarese e si voile provare al-
meno di suscitar molto romore. Se in questa guerra non
si espugnava la cittadella del cattolicismo, si sperava al-
meno di incutere un certo sgomento nei difensori di essa.
Cosi, tra le carezze della politica protestante ai lilerali
cattolici scomunicati, nacque il disegno del Congresso di
Monaco da opporsi al Concilio del Vaticano ; e si venne
colorendo. Per lo che 1'origine sua e tutta scismatica, ab-
biettamente servile e viziata nel suo germe dair odio
alia verita e dalla brama di soggiogare le coscienze dei
cattolici , sottoponendole al ferreo arbitrio dello Stato.
L 1 idea quindi di incatenare la piu santa delle liberta, che
e quella deiranima, e d' incatenarla sotto i piedi di un
Dio-Stato protestantico, fa motrice del Congresso di quest!
Serie VIII, vol. IV, fasc. 512. 11 9 ottobre 1871.
162 IL CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOL1CI
singolari liberali & cattolici, che ripongono illoro liberalismo
nell'adulare la piu despotica delle tirannidi, e ripongono il
loro cattolicismo nel vivere felloni alia Chiesa cattolica, apo-
stolica romana. Potea divisarsi impostura piu smaccata?
III.
II trovare poi un titolo che si confacesse al bisogno ,
dovette essere non lieve travaglio di capo pel promotori
del Congresso. Alia fine si stabili di assumer quello di
vecchi cattolici, mettendo in disparte 1' altro di liberali. E
con ragione: attesoche quei candelalri della sciema, che
sono i dottori dollingheriani, non ignoravano quanto mal
sonasse alle orecchie cattoliche il nome di liberate, non
temperabile da qualsiasi correttivo; quanto accennasse a
novita condannate dalla Chiesa, e per ci6 quanto poca virtu
avesse d' illudere i buoni fedeli , appo cui questo nome
e sinonimo d' anticattolico. Meglio valeva all' uopo fin-
gersi retrogradi che progressivi. I cari fratelli di Svizzera^
che nel loro Congresso avevano ripudiato il domma dell' in-
fallibilita, siccome opposto al liberalismo cattolico, si erano
addimostrati novellini neil'arte del giuntare. Negando U
progresso nella Chiesa, i dottori nostri venivano bensi a
contraddire tutte le precedenti loro teorie. Ma la speranza
di ingarbugliare la gente rendeva utile la contraddizione.
Senza che la logica loro non fa caso delle contraddizioni.
I candelabri della scienza tedesca procedono , come il Gio-
berti, per via di alternative dialetticJie.
L' appellazione di cattolici veccM per se appariva sedu-
centissima, contenendo un biasimo dei cattolici d'oggidi,
ammodernati dal Concilio vaticano. Essi, con questo bel
titolo, si venivano a spacciare cristiani puri, schietti, di
primo seme e proprio di quelli usciti dal Cenacolo di Ge-
rusalemme dopo la Pentecoste. Qual piu ghiotto spettacolo
che la esibizione di questo tipo, redivivo in un dottor
DOllinger , in^pi Alton, in un Friedrich e in un ex-padre
DI MONAC 163
Giacinto? Cosa da sbalordirne Torbe! Onde, oltre il darsi
per candelabri di scienza, questi tipi primigenii si venivano a
dare anche per candelabri difede. Comparivano al cospetto
della terra uomini di scienza nuova e di fede antica; por-
tenti di gioventu e di vecchiaia. Che cercare di meglio ?
Ma questi uomini di scienza nuova e di fede antica
dimenticarono di avvertir una sola cosa ; ed e che la Chiesa
cattolica e sempre giovane e sernpre vecchia ad un modo;
perche i vecchi, credendo in unam, sanctam, catholicam et
apostolicam Fcclesiam, credettero sempre quello che cre-
dono i giovani; e i giovani, credendo nella medesima
Chiesa, crederanno sempre quello che hanno creduto i
vecchi. Per lo che i vecchi i quali nella fede della Chiesa si
separano dai giovani, ben lungi dal restare cattolici vecclii,
perdono la proprieta di cattolici e si trasformano in giovani
eretici; come hanno fatto universalmente tutti i vecchi pre-
decessori dei vecclii di Monaco, da Simon Mago ad Ario, da
Ario a WiclefFo, da Wicleffo a Lutero e da Lutero al vec-
cMo vivente Ronge.
Eccetto questa inavvertenza da nulla, il trovato del ti-
tolo e stato ingegnoso ed al tutto degno di cervelli che
maggioreggiano, quai candelalri di scienza, sopra gli altri
poveri cervelli della cattolicita. La impostura del nome
calzava come un guanto all 1 impostura dell 7 origine del
Congresso.
IV.
Ma non e meno burlesca la impostura che dalle qualita
dei convocati risulta. Veramente la convocazione riusci
cosa magra di molto, a riscontro delle meraviglie che se
ne attendevano. Di seimila aspettati da ogni angolo del-
F Europa , pei quali si erano apparecchiati i biglietti di
ingresso alia sala, appena cinquecento vi concorsero. Fu
una grande miseria ! Ma passiamoci sopra, per vedere chi
fossero questi rappresentahti della veccMa fede cattolica,
164 IL CONGIIESSO DEI PSEUDOCATTOUCI
chiamati a condannare nel palazzo di cristallo di Monaco
il Papa e la Chiesa, insegnanti nel Concilio di Roma.
I giornali hanno stampate lunghe liste di nomi, ac-
compagnati da cenni biografici, che sono una leccornia.
Oltre i soliti dottori, v' erano in massimo numero i fram-
massoni, modelli, come ognun sa, di veccliissima fede catto-
lica; ed erano capitanati dal fratello Dollinger, il quale e
ora notorio essere inscritto nei ruoli della setta loro ; vi
erano razionalisti , che non credono neppure in Cristo; vi
erano materialisti, che si ridono delFanima e di Dio; v' erano
atei epicurei e liberi pensatori , quorum deus venter est j ;
V erano protestanti inglesi e tedeschi di varie razze; v'e-
rano giansenisti di Olanda; v'erano scismatici di Russia ; e
con tutto questo fiore di cattolicismo veccMo straveccliio, era
la crema degli apostati dei nostri giorni ; circa venti preti,
de'quali una quindicina inter detti, e tra essi qualche con-
cubinario e r irate sfratato : tutti ( chi pu6 ignorarlo ? )
specchi di umilta, di continenza, di temperanza, di santita
apostolica.
Chi vide mai una collezione piu bizzarra di questa?
Eppure si e preteso che un tal museo di tutte le credenze
esotiche al cattolicismo rappresentasse ne piu ue meno che
Vunica vera fede cattolica ! E quei gravi dottori , colla
maggiore serieta del mondo, hanno fatta la parte loro nella
commedia, come se dadovvero conducessero un negozio di
gravita superlativa. Anzi, poiche le commedie non si gu-
stano se non v' entrano donne , ancora queste formarono
una particolare sezione del museo; ed in buon numero, di
ogni grado ed eta, si raccolsero a farsi evangelizzare dal-
rex-carmelitano padre Giacinto, ora veccMo scocollato e
semplice Monsieur Loyson. Non e il caso di dire col poeta:
spectatum admissi, risum teneatis amici? Non pensiamo che
si richieda altro di piu a render anco troppo lampante la
impostura. Guardate i congregati e giudicherete il Con-
gresso.
1 Philip. Ill, 19.
Dl MONACO 165
V.
Una grossissima porzione d'uomini, degni infinitamente
(Tassidersi a dare di se spettacolo nel museo di Monaco ,
mancarono : e vero pur troppo ! Ma la disgrazia fa in parte
riparata da questo, che vi si resero presenti in ispirito. Chi
ha temito dietro con qualche attenzione ai pubblici fogli
nei giorni che si celebro quel Congresso, dovra essersi ac-
corto, che i vecclii la congregati aveano una sequela nume-
rosissima di fratelli spirituali disseminati per T Europa .
Tutti i giornalisti liberalastri, miscredenti, settarii, razio-
nalistici, ateistici e giudaici allora vissero in istrettissima
unione di mente e di affetto con que 1 vecclii beati . Non
pareva che potessero parlare d'altro che del loro benedetto
Congresso: ne andavano in estasi! Lo lodavano, lo magni-
ficavano e lo pigliavano ad argomento per iscagliare contu-
melie e bestemmie, minacce ed anatemi sempre piu diabolici
al romano Pontefice, al Concilio, ai Vescovi, alia Chiesa ed a
quanto vi ha di piu sacro in cielo ed in terra. Tutti costoro
si erano affratellati coi vecchi di Monaco ed aveano sposata
la loro veccMa fede cattolica, divenuta cosi accomodante,
che innamorava di se perfino i circoncisi del vecchio Te-
stamento. Si sarebbe detto che il mondo dei lupi e dei cani,
delle tigri e dei leopardi era diventato unum ovile, sotto le
infule di colui che parea Vunus pastor dei veccM Monacesi ;
il Patriarca della scienia e della coscienza tedesca, come 1'ex-
fra Giacinto denomina il Dollinger. Chi cantava le esequie
al Papato, morto e sepolto sotto le ruine accumulategli ad-
dosso da quei vecclii. Altri, con la israelitica Opinions, ver-
savano lagrime farisaiche sopra la Cattedra di san Pietro,
per questa grande catastrofe, che la definizione dell' infal-
libilita, voluta dai Gfesuiti, le aveva cagionata. In somma la
commedia era guidata di fuori, dagli alleati dei vecchi, con
una destrezza pari a quella, onde i veccki la guidavano fra
le pareti della loro sala.
166 1L CON'GKESSO DEi PSEUDOCATTOLIC1
Ma una speciale menzione qui merita il Governo del
regno d' Italia, che si mostro forse piu tenero verso quei
vecchi, che non se ne mostrassero il Bismark, il ministero
bavarese e il municipio monacense. II Congresso di Mo-
naco ha prodotto il raro portento, di mettere d' accordo
in encomiarlo ed esaltarlo tutto il giornalismo liberale di
Italia, dalla ffapitale alia Lombardia. I sorrisi di Giovanni
Lanza a qne'veccki congregati non hanno incontrata un'om-
bra di opposizione. Tutta 1' Italia massonico-subalpina e
stata questa volta d'un cuore. E perche mai? La ragione
e chiara. II Congresso di Monaco, mirando a distruggere il
Papato , mirava ancora a sciogliere T insolubile questione
romana, ossia il capestro dell' Italia dei Subalpini. Questa,
che rappresenta T Italia reale come i vecchi cattolici di Mo-
naco rappresentavano il reale cattolicismo, era necessaria-
mente tratta a comunicare in sacris con gente, la quale
avea la santa intenzione di liberarla dal capestro, senza
tagliarle il collo. Tolto di mezzo il Papa, non e certo che
anche il litigio pel suo Potere temporale sarebbe finite ?
E finito questo, T Italia dei Subalpini non sarebbe a nozze?
Per compire la farsa, noi ameremmo che Giovanni Lanza
aggiugnesse una scenetta: e sarebbe una sua generale
distribuzione di croci della Corona d' Italia a tutti i veccM
del museo monacese. Chi meglio di loro se F & guada-
gnata ? Non sono essi de re sulalpina in Italia optime
meriti ?
II proverbio : dimmi con chi tratti e ti dirb clii sei, appli-
cato al caso di questo Congresso , ne fa dunque risaltare
la enorme impostura. Un'adunanza che ha per alleati ed
amici tutti i nemici della Croce di Cristo, non e e non
pu6 essere che un conciliabolo di ipocriti o di rinnegati.
Questo argomento, senz'altro esame dei principii e delle
dottrine, basterebbe da solo a bollare il Congresso.
DI MONACO 167
VI.
Tuttavia i principii e le dottrine non sono da preterire
affatto. II darne cenno anche di volo, cresce, se e possi-
bile, la evidenza dell' impostura.
Quasi tutti i diarii europei hanno pubblicate le dichia-
razioni che i veccM dottori assunsero per programma del
loro Congresso, fuori di ogni discussione. Sono come dire
i punti fondamentali della loro cattolicita e si dividono in
sette articoli. Contentiamoci d 1 indicare il primo e non bi-
sognera altro.
In questo primo articolo pert an to riconoscono come
nulla e non avvenuta la loro scomunicazione canonica dalla
Chiesa ; e non ostante che la Chiesa li abbia rigettati dal
grembo suo, pure si bandiscono membri al tutto legitUmi
della OMesa cattolica , e saldi professori della veccliia fede
cattolica, del veccliio culto cattolico. Vale a dire si costitui-
scono essi giudici dei giudizii della Chiesa, e superiori alia
sua disciplinare autorita. Tal e il primo principio del loro
vecchio cattolicismo.
Oltre a cib rigettano i dommi promulgate sotto il Pon-
tificato di Pio IX ', e li sentenziano opposti alia dottrina
della OMesa , massime i dommi del magistero infalliUle e
della suprema giurisdizione ordinaria ed immediata del Papa.
Vale a dire si costituiscono essi giudici dei dommi della
Chiesa, e superiori alia sua magistrale autorita. Tal & il se-
condo principio del loro veccliio cattolicismo.
In virtu di questi due principii ne deriva, che la Chiesa
di Gesu Cristo non esiste piu nella terra ; giacche quella
che e riconosciuta per tale, col successore di S. Pietro a
capo e la gerarchia , e degenerata dalla giustizia e dalla
verita , e quindi e perita : quella poi che si compone dei
vecclii cattolici, non avendo ne successore di S. Pietro, n&
gerarchia, altro che una quindicina di preti interdetti, non
pub essere la Chiesa fondata dal Salvatore. Dunque , in
168 1L CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOLlCl
grazia del primo articolo di questo programma , i vecclii
Monacesi hanno rivelato al mondo T inaudito avvenimento,
che la vera Chiesa cattolica, apostolica e romana e sparita
dalla faccia dell' universe !
Dopo questa pazzia veramente fondamentale di tutta la
fede e di tutto il culto dei vecchi di Monaco, porta la spesa
che esaminiamo il resto delle loro dottrine ? Sarebbe tempo
perso. Abolita sostanzialmente la Chiesa, annichilandone
la costituzione e tutte le note caratteristiche di cui il di-
vino Autor suo T ha dotata , che importa la catena delle
eresie che codesti deliranti hannointrecciataa quellaprima?
Noi adunque non diremo altro piu, se non che 1'essenza
del cattolicismo di tutti questi impostori consiste nelP an-
nientamento di ogni cattolicismo, e nella sostituzione d-ella
loro pretesa scienza alia fede rivelata, di cui la Chiesa di
Cristo e indefettibile depositaria e maestra. Anime codarde
che, per ingraziarsi il potere dello Stato, e procacciargli
una Chiesa naiionale che gli sia schiava, non hanno dubi-
tato di rinnegare la coscienza e la Chiesa! Ecco \&fede di
questa genia di cattolici! Ecco la lilerta di questa razza di
lileraU T !
1 L' Univers di Parigi , nel suo N. del 4 ottobre 1871, cosi ricapitola
i precipui acta et decreta definiti infallibilmente da codesti vecchi Monacesi.
1 Gli scomunicati, i frarnmassoni, i liberi pensatori che compongono
il Congresso sono cattolici, benche ripudiino i domrni della Chiesa cattolica e
ricusino d'ubbidire alle sue prescrizioni.
2 II Concilio del Vaticano, non avendo inteso ne i laid ne il clero,
cioe non avendo chiesto il parere dei signori Schulte e Bellinger, e* necessa-
riamente senz'autorita, e i suoi decreti non potranno esser validi, se non quando
la scienza tedesca li avra conferraati col suo placet.
3 La Chiesa ha bisogno di un terzo Stato, che ne sopravvigili la
gerarchia; e la dottrina di lei dev'essere emendata per forma, che non solamente
la Chiesa (giansenistica e scismatica) di Utrecht, ma ancora i Greci, i Russi
e gli Anglicani non vi scorgano piu nujla che dia loro uggia.
4 I seminarii hanno troppa pieta e non iscienza che basti ; la teologia
delVavvenirc, la grands teologia, secondo it Dollinger, deve surrogare il ger-
manismo al cattolicismo, e mettersi sotto de' piedi i romani e gli oltramontani.
Senza questo, addio civilt.i, addio patriottismo.
Dl MONACO 169
VII.
Ma a che sono poi effettivamente riusciti con tanta di-
sorbitanza di assurdita ? Qaal 1 e stato il frutto di questo
Congresso ? Sono riusciti a strapparsi da se la maschera,
a darsi tra loro in fronte ed a stringere un bel pugno di
mosche. Si sono scopertipiu protestanti di molti protestanti,
piu scismatici di molti scismatici, piu ridicolosamente sofi-
stici di molti sofisti. L'entusiasmo sul conto loro del gior-
nalismo massonico e miscredente si e raffreddato. I pro-
tettori politici di questa specie di loro vecchio cattolicisrno
non se ne sono mostrati sodisfatti. Le popolazioni cattoliche
di Germania, dopo inorriditesi per le loro bestemmie, pe'loro
scandali e pel sacrilegio della Messa celebrata da un loro
prete sospeso a divinis, li hanno caricati di obbrobrio, di
maledizioni e di scherni. Volevano istituire una Chiesa
rationale a servizio del nuovo Impero germanico, ed hanno
5 II domma dell'infallibilita ricondurra gli auto-da-fe e 1'inquisizione:
il Sillabo fara crollare i troni.
6 Una giustizia alia turca sara fatta dei gesuiti, autori di tutte le
perturbazioni passate, present! e possibili.
7 Finalmente faremo man bassa sopra i beni ecclesiastic!, che sono
propriet&i nostra, giacche,noi siamo i vecchi. leri facevamo a meno delle chiese:
oggi le richiamiamo, bisognandoci acquistare per via costituzionale quello che
il piccolo nostro numero c' impedisce d'acquistare per via di una rivoluzione.
A questi sono da aggiungere gli altri due canoni promulgati dal vecchio
Schulte, presidente del Congresso, ed approval! per acclamazione frcnetica da!
vecchi congregati : vale a dire 1 Che il Concilia vaticano ha mentito in ogni
parola e in ogni lettera dei suoi decreti ; e quindi avra mentito pur dove
asserisce che Dio esiste : 2 Che t Vescovi sono divenuti altrettanti carneftci.
Per ultimo noteremo anche due belle amenita, applaudite nel Congresso
di quei vecchi. L'ex-carmelitano Giacinto, ora buontempone liberale, vi pro-
mulgo che la Comune di Parigi e i gesuiti della Civilta Cattolica hanno
molti punti di rassomiglianza. Ignoriamo se lo provo col fatto, che la Comune
avea imprigionati sedici e fucilati cinque de'nostri confratelli. Sarebbe stato
il piu apodittico degli argomenti. II dott. Michelis poi, in un impeto di furore
forse alcoolico , sentenzio che no! , non che comunisti, ma siamo diavoli per
cssenza, avvelenatori della fede , della morale epersino della vita fisica degli
uomini. Scusate se e poco !
170 IL CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOLICI
confessato di non poter creare altro che un pizzico di
chiesicciuole comunali, tante di numero, quanti saranno i
Comuni nei quali si trovera un parroco che si arrenda ad
apostatare. Volevano attrarre &\Vunita della loro setta la
maggioranza dei cattolici alemanni , e in quel cambio si
sono divisi tra loro, hanno rotta la propria unita e fatto
scisma dal Patriarca della loro scienia e della loro cosciema,
che e rimasto esautorato, vinto e scornato nel seno del
Congresso : le pecore matte, direbbe Dante, si son ribellate
al pastore. Volevano confondere e sono rimasti confusi. Si
erano adunati colle apparenze di corpo vivo , e si sono
sciolti colla realta di un cadavere putrefatto. Intendevano
trasformarsi in un collegio apostolico e si sono trovati es-
sere un nido di serpi. Mentre noi scriviamo, appena gia si
rammemora la commedia loro. Fra due settimane non si
mentovera piu. Tutto il clamore sara svanito e si confer-
mera una volta di piu, che le ciurmerie dei nemici di Cristo
non debbono far paura a chi crede : A verbis viri peccatoris
ne Umueritis, quia gloria eius stercus et vermis est '. E tal
e Tepitaffio che a lettere di bronzo converrebbe scolpire
nell'aula del palazzo cristallino di Monaco, in ricordo del
Congresso celebratovi il settembre del 1871.
VIII.
Cosi e terminata la sciocca impostura di quella riunione
di dottori e di candelabri della scienza , che si spacciava
dovesse far tremare le vene ed i polsi a tutti i Padri del
Concilio vaticano , e seppellire in una catastrofe di ruine
il sommo Pontificate,
Noi pensiamo che i politici tedeschi , fautori di una
tanta capestreria, si sieno oggimai persuasi che il superare
la Chiesa cattolica e incomparabilmente piu difficile , di
quello che sia stato conquistare la Francia e prendere Pa-
1 Mach. II, 62.
D! MONACO 171
rigi. I cannon! e le bombe di Woert, di Gravelotte e di Sedan
nonpossono propriamente nullaper questaimpresa. Dugento
mila baionette sono state sufficient! a far capitolare Napo-
leone III, costringendolo a deporre la sua spada at piedi
del re Guglielmo. Ma tutti gli eserciti alemanni, confederati
con tutti gli eserciti di Europa, non varranno a far capitolare
Pio IX, costringendolo a cedere una verita od un diritto di
Cristo a qualsiasi Cesare della terra . In punto di forza
morale e di unita di Regno, il Papa e la sola grande Po-
tenza del nostro globo. Tutte le moderne Potenze passeranno,
come son passate le antiche. La sola Potenza del Papa non
passera mai, fino alia consumazione dei secoli; essendo scritto
unicamente di lei che Regnum eius non erit finis l . Dei Dol-
linger e dei dottori suoi simili ne ha stritolati migliaia e
migliaia. Le ossa e le ceneri loro formano T infimo sgabello
del suo trono. Gli Imperi dei Sassoni, degli Hobenstaufen
e dei Napoleonidi sono spariti , ma la Potenza del Vaticano
sta. Ora par sopraffatta da! piu disprezzabili de'suoi nemici.
Si dia tempo al tempo, e si vedra quel che sieno per divenire
gli apparenti suoi soverchiatori. Chi ha schiacciato col piede
i basilischi ed i leoni, penera forse a schiacciare le talpe e
le marmotte ? Omnia tempus habent 2 .
IX.
Intanto la miserabile impostura dei pseudocattolici di
Monaco prova sempre piu quanto intima sia T unita della
Chiesa, e rigogliosa la sua vita gerarchica. Non un solo
Vescovo si e potuto trovare, che siasi discostato dalle de-
finizioni del Concilio e separate dalla Santa Sede. Tutto
matematicamente T Episcopate cattolico sta con Pio IX, e
seco forma uno spirito, un cuore ed un corpo. Anzi nel
medesimo clero minore pochissimi sono i rivoltosi, quan-
tunque le arti per sedurlo sieno abbondate: e i pochissimi
1 Luc. I, 33.
2 Eccl. Ill, I.
172 1L CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOLIC1
prevaricator! gia erano di tale tempera, che stavano me-
glio tra i circoli degli apostati, che negli ordini della eccle-
siastica gerarchia. In quest! giorni di guerra satanica, mossa
di fuori alia Chiesa di Dio ed al visibile suo Capo, e singo-
lar segno di Provvidenza e pegno di grandi vittorie, che
dentro goda di una pace , di una vigoria e di un 1 unione ,
forse senza esempio ne'suoi annali.
Secondariamente la impostura di Monaco prova la pos-
sanza del cattolicismo. Per tentare di conseguire qualche
vantaggio sopra la Chiesa, e stato necessario che gli ere-
tici e gli scismatici di quel Congresso si fingessero cattolici.
Argomento manifesto che, senza questa simulazione, dispe-
ravano di ottener nulla. E di fatto, per mandare a vuoto
tutti i loro disegni, non si & cercato altro se non che da lor
medesimi si disvelassero . Quando sotto la finta del cat-
tolicismo e apparso il vecchio grifo dell' eresia, non hanno
piu riscosso che beffe e dileggiamenti da coloro cha si af-
faticavano di raggirare.
In terzo luogo la impostura dei Monacesi prova la sal-
dezza del domma cattolico ; il quale non ha per avversarii
se non i frammassoni, avversi ad ogni fede soprannaturale,
e gli antichi settatori della Riforma protestantica. Per im-
pugnarlo, volendosi tener fuori del razionalismo e del pro-
testantismo, ai disgraziati dottori di Monaco 5 stato mestieri
coprirsi con un nome privo di senso, ed avvolgersi in un
labirinto di contraddizioni teoriche e pratiche, la cui ultima
conseguenza lihasbalzati nell'abisso delYessere-non-essere
dell' Hegel; giacche non hanno potuto scegliere altro sim-
bolo di fede, eccetto che la raostruosita di un cattolicismo-
non- cattolico.
II loro vecchio cattolicismo, fantasticato per combattere
i dommi definiti nel Vaticano, fa bella accompagnatura al-
1' uomo preistorico, fantasticato dagli atei per combattere
la divinita della Bibbia. II vecchto cattolicismo del Congresso
di Monaco trova la piena sua realta nelT uomo preistorico,
che s'& decantato da qualche incredulo sognatore nel Con-
Dl MONACO 173
gresso di Bologna. La religione di quest' uomo fu quel
cattolicismo . Due cose ambedue tanto veccliie , che sono
preistoriclie. Cosi e dannata a vaneggiare 1' umana mente,
die alza il corno delForgoglio contro Dio e il suo Verbo !
In quarto luogo 1'impostura di Monaco prova la servilita
ingenita del moderno liberalismo. Tutti que' vecclii si sono
professati e si professano liberali; anzi il nome di cui si sono
piu spesso fregiati e stato quello di liberali cattolici. Dov' e
ito a battere il loro liberalismo cosi millantato? A servire
tanto e cosi bassamente il potere dello Stato, che, nonpaghi
di far omaggio a Cesare di tutto quel che e di Cesare, si
sono consumati di fatica per offrirgli in tribute anche tutto
quel che e di Dio. E cosi deve necessariamente procedere
il liberalismo, essendo un sistema che per essenza subor-
dina i diritti di Dio ai diritti dell' uomo e distrugge tutti i
diritti personali, confondendoli nell'unico ed assoluto diritto
dello Stato. Pei liberali, lo Stato e tutto e gl' individui sono
nulla. Cio s' intende finche lo Stato e loro : poiche quando
cessa di esser loro, essi diventano tutto e lo Stato nulla,
finche non tornano a ridivenire Stato.
Per ultimo 1' impostura di Monaco prova il natural ter-
mine del preteso liberalism cattolico. I veccM cattolici del
Congresso furono prima liberali cattolici: e la gagliarda
locomotiva che li ha spinti nel profondo della perdizione
non fu altro che il liberalismo. Pongano mente a cio quei
cotali, che, anche nella nostra cattolicissima Italia, si ado-
perano a fondare e propagare una scuola liber ale- cattoliea.
Cattolicismo e liberalismo sono due termini che fanno a
calci. II cattolicismo che si liberalizta e un cattolicismo
che invecchia all' uso monacese ; e il liberalismo che si cat-
toucma e un liberalismo che dottoreggia all' uso dollin-
gheriano. Si ricordino che per se il liberalismo e la cancrena
dell'eta nostra, reietta e anatematizzata dal Papa, infalli-
bile maestro di verita: e lo riconoscono essi pure tanto,
che si studiano di medicare questa cancrena infondendovi
cattolicismo. Ma badino che tra loro, liberali cattolici, e gli
174 IL CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOL1CI
altri, la differenza e troppo piccola e la comunanza e troppo
grande. Piccola cosa e la differente medicatura di un male
immedicabile : ma grande e un comun morbo che toglie la
vita, Che vi ha di comune tra i cattolici liberali e i libe-
rali non cattolici? Dimanda un pubblicista spagnuolo e
risponde: II liberalismo. Dunque gli uni e gli altri sono
uniti nelF errore piu funesto del tempo presente ! .
X.
E dacche la moralita della farsa dei pseudocattolici di
Monaco ci ha portati in quest' argomento, concluderemo il
nostro articolo con un grazioso del ritrattino liberate cattolico,
che un modestissimo periodico di Firenze 2 ha regalato ai
suoi lettori. fi tanto vago ed assettato, che noi lo stimiamo
un dei piu belli che se ne sieno fatti e ne porgiamo al-
T arguto autore le nostre congratulazioni. Chi ben lo studia,
vi scoprira in germe tutti i sintomi della veccliiaia cattolica
dei Monacesi.
Che cos'& il liberalismo cattolico? Non e che una
forma piu mite del liberalismo assoluto , il quale si rias-
sume nel libero pensiero. II liberale cattolico ammette la
verita assoluta e rivelata, la divinita di Gesu Cristo e 1' au-
torita della Chiesa ; tutto perd solamente nelP ordine della
coscienza individuale: nel resto, pel liberale cattolico, la
verita non ha diritti sopra T errore ; quindi la societa senza
Dio, lo Stato superiore a qualsiasi autorita, il reggimento
politico che emana unicamente dal popolo, come, secondo
le teorie del liberalismo, assoluto.
La Chiesa pu6 bene influire sul privato, ma non impac-
ciarsi di cose pubbliche, e per6 non ha diritto di giudicare
le nazioni , quasi che Gesu Cristo avesse detto agli Apo-
stoli istruite gV individui e non anzi istruite le nazioni. Da
1 La Propaganda cattolica di Palencia n. dei M decembre 1870.
2 La Seltimana r-eligiosa dei 30 settembre 1 871 .
DI MONACO 175
ci6 la protezione eguale a tutti i culti, qualunque siano, e
necessariamente la separazione della Chiesa dallo Stato. II
liberate cattolico, a differenza del libero pensatore , adora
Gesu Cristo, a patto perft che stia rinchiuso nelle Chiese
e nelle sagrestie : se Gesu Cristo, per mezzo del suo Vica-
rio, afferrna il suo diritto di regno sulla societa intera ed
esige che questa viva e si governi a norma delle sue leggi,
il liberale cattolico lo rigetta nel fatto ; ma senza osare
tanto a parole, riserva queste per declamare contro le
pretensioni e gli abusi di potere della Curia Romana , e
spacciare fra i gonzi le note fole circa agl' intrighi de' ge-
suiti. 11 liberale cattolico vagheggia nel cuore nuovi ordi-
namenti sulle distribuzioni del potere nella Chiesa, in cui
vedrebbe di buon occhio introdotto alcun che del costitu-
zionalismo moderno. Per questo appunto ha osteggiato la
definizione del dogma dell' infallibilita: dopo che e seguita,
cerca di restringerne la materia quanto piu pub, se pure ,
come alcuni hanno fatto, non vi si ribella. II liberale cat-
tolico, nella questione del dominio temporale, spreme la-
crimoni sui dolori di Pio IX e intanto predica conciliazione
al Papa e fa il bocchin di miele al Governo italiano, che
T ha spogliato. II liberale cattolico.... Ma a che spinger piu
oltre quest' analisi? Dice un dotto scrittore. - II padre della
menzogna ha sempre avuto per tattica di unire gli error i
piu moderati agli estremi, per sedurre con quelli certi spi-
riti, cui ripugnano le negazioni assolute : cosi adesco col
giansenismo molti, che avrebbero avuto ripugnanza pel
luteranismo puro e semplice. - I liberali cattolici faranno
il panegirico de 1 giansenisti , perche furono piu moderati
dei luterani? Lo faccian pure: giacche alia fin de'conti sono
un po'fratelli, figli tutti o nipoti del Libero Esame. Quanto
a noi ripeteremo : II liberalism e sempre cosa pessima, ed
aggiungeremo , anche quango si costringa ad illegittimo
connu'bw col cattolicismo.
LA SAVIA E LA PAZZA
RACCONTO DEL PRINCIPIO.DI QUESTO SECOLO
XXXI.
SE SONO ENTRATI, DlO LI CACCERA.
Son entrati! ah, i traditori! gl' infami ! . . . Sono en-
trati, gli ho veduti io ! Con tali smanie entrava Filippo
Stellini, la sera del 2 febbraio 1808, nello studio del signor
Chiaflredo, avendo empito di esclamazioni tutte le stanze
per cui era passato ; e gettavasi sur un seggiolone, si co-
priva la fronte, pestava i piedi, torcendosi e dibisciandosi
come un serpente ferito, e proseguiva : Sono entrati a
porta del Popolo, e ier Taltro giuravano al Papa, che la
truppa era in marcia per Napoli, e non toccherebbe Roma...
Sono entrati con arme e bagaglio a tradimento... sempre
cosi! ah, i perfidi, gli scomunicatacci indiavolati !...
II signor Chiaffredo, avea visto pochi di prima, in mano
al cardinal Casoni, segretario di Stato, T itinerario segnato
dal generale Miollis, per le colonne moventi da Spoleto e
da Foligno, affinche dovessero passare a Pontemolle , e ,
senza toccar Roma, marciare per Albano a Terracina T . II
cardinale aveagli detto : fi proprio dei re barbari men-
1 Doc. relativi alle contestaz. insorte fra la S. Sede ed il Governo fran-
ccse t. Ill, pag. 3-5.
LA SAVIA E LA PAZZA SE SONO ENTRAT1, D10 LI CACCERA 177
tire ai re civili : dunque Roma sara occupata. Tenetelo a
mente. II perche Chiaffredo avea formate conghiettura
fissa del prossimo disastro: tanto piu che, negli anni addie-
tro, sempre a tradimento si erano sorprese dai francesi le
citta e le province pontificie. Con tutto ci6, come avviene
nelle grandissime sciagure , tentava di negar fede alia
manifesta esperienza, e solo poiche inondata fu Roma dalle
orde barbariche, credette interamente agli occhi suoi. La
sua angoscia rispondeva alia devozione ardente ed assoluta,
onde egli adorava il S. Padre. Oppresso, mutolo, impetrato
ascoltava i furori loquaci di Pippo, che molto gli piace-
vano. Ruppe infine con un sentenzioso: Dio li caccera.
Ma quando ?
Non tocca a noi porre tempo a Dio.
Giungeva allora la sora Teresa, i servi faceano capolino,
Clotilde prima di ogni altro era corsa a udire le novelle.
L'orrendo avvenimento costernava tutti gli animi, e cia-
scuno ansiava di conoscerne i particolari.
Dov'eri tu, Pippo ? dimando Clotilde col cuore pal-
pitante.
A porta del Popolo: quando si dice essere sfortunato!
Una staffetta nostra ci reco 1'avviso, che avanzavano da
ponte Molle , e doveano giusto passarci sotto i baffi per
torcere verso Albano sotto il Pincio. Volli avvertir Fuffi-
ciale ; era al caffe vicino; tocc6 a me comandare il pre-
sentat'arm! Si, presentat'arm : venivan diritto ad infilare
la porta. L'ordine, era, che se qualche parte di truppa ten-
tasse entrare, noi si protestasse all'ufficiale francese, e poi
si lasciasse passare. Cani, cani! non ci diedero tempo, e ci
avvilupparono come nemici, e vollero cedessimo le armi.
Villanacci ! in due mila chiedere le armi a un picchetto !
che cosa temevano ? lo me la svignai col mio fucile per
la finestra, e corsi a gambe al Quirinale. Non vi ero bene
arrivato, e gia la strada ingombravasi dalla artiglieria, che
si avanzava colle micce accese. Otto cannoni si puntarono
contro le finestre del Santo Padre !...
Serie VIII, vol. IV, fasc. 512. 12 9 ottobre 1871.
178 LA SAYIA E LA PAZZA
Gli ho visti anch 1 io, interruppe Clotilde ; e mi sentii
le ginocchia tremare : se non ci era li una scranna, io ca-
devo come fulminata.
Io, disse Chiaffredo, quando vidi quelFatroce infa-
mia, quasi quasi mi consolai, pensando che niuno ha mai
puntato cannoni contro il Papa, che non sia stato punito
con esempio famoso.
Pippo si continu6 : Allora mi feci una ragione, che
si voleva venire alle ultime estremita degne dei turchi...
Di' dei giacobini : che i giannizzeri sarebbero gen-
tiluomini a petto di costoro.
Scivolai per la porta dei giardini , e volai a castel
S. Angelo. Speravo che la si bruciasse una dozzina di car-
tucce, gia si capisce, non per resistere, ma per forma di
pro testa: non ne fu nulla. II bravo colonnello Colli, che mi
conosce, mi disse subito : II Papa ha comandato di pro-
testare, e poi renderci, senza sparare un colpo. In quella,
ecco una colonna francese, tamburo battente, imboccava il
ponte, e presentavasi al cancello. Alto la, grida la sen-
tinella.
Truppa francese, risponde un ufficiale.
Non si passa.
Venga il comandante.
II Colli si fece aspettare un tratto, adunb gli ufficiali,
e dinanzi ai francesi lesse la sua protesta, in cui diceva in
somma, che egli cedeva alia violenza, perche cosi ordinava
il Papa suo Sovrano, e che la bricconeria di Napoleone non
gli dava nessun diritto a tenersi il forte, restando sempre
vero re di Roma il Papa, e Napoleone un verissimo assas-
sino. A queste parole ridevano gli ufficiali francesi. Che
rabbia ! gli avrei rosi vivi quei ceffi beffardi ! Ah , averli
sotto Tunghie a uno per volta !
E ora, che farai tu ? dimando Clotilde.
Ti ho promesso, rispose Pippo alia fidanzata, che a
portare 1'assisa di quel re dei briganti non mi ci colgono:
SE SONO EHTRAT1, DIG LI CACCERA 179
e quando Pippo dice cosi, e cosi. Per ora torno al quartiere,
e libero, ci e lo stemma pontificio : ma se...
Sapete che e ? s' intromise qui Chiaffredo : e inutile
farci su discorsi. I fatti come sono li vediamo. Tu, Pippo
torna al tuo posto. Se nasce novita, tienci avvisati. Ma ba-
diamo, ve\ di non affogare, in un cucchiaio d'acqua. La
causa del Papa e causa di Dio, e Dio in fin de' fini; comun-
que meni la partita, termina sempre con uno scacco matto
al diavolo.
Ma Napoleone ha con s& le forze di mezzo mondo ,
disse Clotilde ; ci vorrebbe un miracolo.
E noi abbiamo con noi le forze di tutto il mondo di
qua, e di tutto il mondo di la, perche abbiamo Iddio dalla
nostra: oh che Iddio 1'ha-da dare vinta al suo nemico?
Intanto Iddio lascia puntare i cannoni eontro il Papa.
Come ha lasoiato inchiodare sulla croce Gesu Cristo,
il che non tolse che il terzo giorno risuscitasse...
Volesse Iddio, che ne avessimo solo per tre giorni !
Ecco T errore ! grid6 Chiaffredo . Noi omiciattoli
vorremmo che Iddio si consigliasse con noi, e ci fornisse di
miracoloni grossi e di miracolini spiccioli, per ispenderli a
gusto nostro a'di tanti del mese. No, no : i miracoli li fa
Iddio, e li fa a tempo. Pippo, tu torna al quartiere ; tu ,
Clotilde a pregare e sperare, se puoi : di' la corona e fa le
novene, fintantoche ti senti rientrare un po'di coraggio
indosso. Intanto si vedra I'avviamento delle cose. Non sap-
piamomanco se i francesi restano in Roma, o se partono...
Disse Pippo : Eh, quando si piantano in Castello.
Si; ma e pur vero (e io lo so di buon luogo) che 1'am-
basciatore francese giura al Papa, che nulla si mutera in
Roma, ne nel civile ne nel militare : tranne che per ora si
ferma qui una guarnigione francese arnica e protettrice.
E a voi, signer Chiaffredo, da buon here Famicizia
di quelFangiolino ?
Che? so che & uno scherno: voglio solo -dire che
non sappiamo come si disporranno in pratica le condizioni
180 LA SAVIA E LA PAZZA
di Roma. Dunque niun partito si puo prender ora: tanto
piu che 1' animo e turbato e il capo va a processione.
Aspettiamo e vediamo.
Cosi si disciolse il trepido abboccamento di quella sera.
Ma Chiaffredo si ebbe in disparte Pippo, e gli disse: Se
nulla nulla fossi minacciato della coccarda francese, come
e avvemito ai papalini d'altre citta, tu che faresti ? Par-
lami chiaro, si che io possa raccapezzarmi nelle mie riso-
luzioni.
Non ve 1' ho detto ? Mi rifiutero con un no, tondo
come la Rotonda.
lino o il si potranno dirlo gli ufficiali, ma i sergenti...
I sergenti hanno un bel paio di gambe in loro
scampo , quando non basti la lingua. Io, Pippo Stellini ,
fuggirei di sotto i baffi del generale Miollis, se fosse d'uopo,
gli fuggirei, se mi tenesse nel taschino del panciotto. Po-
trei anche essere chiappato e fucilato/ Io so: e bene prima
dieci fucilate, che una coccarda del diavolo.
Bravo ! disse Chiaffredo , percotendo la spalla del
futuro genero ; cosi va bene , al momento del pericolo ,
la mia casa e la roba mia & a tuo servigio. Vieni in abito
borghese, se puoi, e ad alta notte ; da tre colpi ricisi colla
nocca delle dita : ci sara sempre chi veglia per aprirti
Puscio, e metterti dentro alia chetiehella. Purche non ven-
gano a frugarci la notte medesima, il nascondiglio io Tho
bello e trovato dove so io, che manco il fistolo ti ci coglie.
Ah, se non fosse per Clotilde, conchiuse Pippo, io
mi riderei di questi gran pressi della fortuna... ma ci & lei
di mezzo, e ci e il Santo Padre. Credetemi, procure di fare
il bravo, per non isgomentare qu<ammetta, e per non
sentire tanto le trafitture del cuore che mi si spezza. Spe-
ravo sempre che almeno Roma quel cane Tavrebbe rispet-
tata... colui e piu cane dei cani.
E dagli ! Se ci sono entrati, Dio li caccera.
ROMA DEI G1ACOB1N1 FRANCESI I 81
XXXII.
ROMA DEI GIACOBINI FRANCESI.
Ne' di seguenti la povera Clotilde appena osava uscire
di casa, per ire in fretta alia chiesa piu- vicina. Tuttavia,
dopo lo sbalordimento, gli affanni, le passioni violente del
primo giorno dell 1 invasione barbaresca, aveva dato luogo
al discorso. Se le pose attorno la sora Teresa, in soccorso
dello zio ; e poiche la pietosa giovanetta radicava ogni
suo volere e disyolere nel profondo terreno della religione,
non si peno gran fatto, a ravviarle le idee, scompigliate
dalla bufera de' pubblici eventi. Per giunta di conforti le
capit6 in casa (chiamato celatamente da ChiafFredo) mon-
signor Menocchio , il quale da grande uomo di Dio la
venne riconsolando di celestiali dottrine. E queste tanto
piu le entravano dolcemente nel cuore , in quanto che
Clotilde teneva lui in concetto di santo, e soleva ricor-
rere a'suoi consigli nelle necessita straordinarie dello spi-
rito. Pero il venerabile prelato in poche parole 1'ebbe con-
vinta che e questa sciagura e le peggiori che si temevano
imminenti , riuscirebbero o tardi o tosto a glorificazione
maggiore di Santa Chiesa, e di Gesu Cristo, che n' e il fon-
datore e lo sposo immortale : dovere dei fedeli essere, non
gia di menarne inutili ehimei, si bene di aifrettare le di-
vine misericordie col ravvedimento delle loro colpe, colla
fede inconcussa, e colla instancabile preghiera. Di che la
Clotilde raffermata, tutto rivolse Fanimo alle divozioni, e
rimise se e le ragioni del Papa nelle mani di Dio.
ChiafFredo, oltre alle cose del cielo, si pose in cuore di
scandagliare quelle della terra. Per6 andando qui e cola
involta prendeva lingua dell'accaduto. Quanto in poco di
ora tramutata appariva la maesta della gran Roma, reina
del cristianesimo! Per tutto scorgevansi le tracce delle ruine
de'nuovi musulmani, anzi delle fiere selvagge che brutal-
182 LA SAVIA E LA PAZZA
mente la zampeggiavano. Ad ogni angolo incontravi posti
militari del maledetti stranieri; in ogni via pattuglie e ronde;
guardie di manigoldi agli ufficii pubblici, alle poste, alle
stamperie ; non si potea dar un passo senza incappare in
odiosi ceffi , e odiosi tanto piu , quanto che la coscienza
d'essere la riputati sacrileghi invasori, forzavali di ricattarsi
della ignominia colFatteggiarsi a conquistatori. Non v 1 era
cittadino che varcasse ponte Sant'Angelo, e non sentisse
ribollirsi dal fondo del cuore una maledizione sopra chi vi
issava sopra i baluardi sua vile bandiera : i popolani ere-
devano indulgenza , salutarla con una salva d' accidenti
insino a piazza Rusticucci e a S. Pietro.
Se per caso mettevi piede in un fondaco, e non avevi
sembiante di paesano , ciascuno inchiodava la parola, te-
mendo nell'avventore una spia. Visitavi una famiglia cono-
sciuta e arnica ? comune era il rammaricare : gli uomini
savii presentivano i peggiori guai, che tra breve pesereb-
bero sul Pontefice e su Roma : prevedevano il barbaro
discaeciamento degli ufficiali e de'magistrati da'loro seggi,
per intrudervi i corrotti ; le ciacche leggi intese a dissa-
grare nella citta santa il maritaggio ; le crudeli imposte a
smugnere Tavere ; desolati gli asili delle virtu religiose, e
profanati i recessi delle vergini di Cristo; le arti tarpate,
fameliche, grame, cenciose; contrastato ogni gentile affetto
di religione o di patria grandezza ; e quanto altro di igno-
minioso e di pestilente traeva seco a que'giorni un Governo
francese.
E pure voi, interrompeva un vecchio canonico, non
arrivate a capire il veleno piu fino di cotesti serpenti del-
T inferno. Preti e frati e monache sapranno portare la croce
per amore di Gesu Cristo, gli uomini maturi potranno evi-
tare gl' inciampi : colle borse piu tonde o piu smilze pure
si pu6 arrivare egualmente al paradiso; a me quello che
piu da martello al cuore e lo scempio della povera gioventu.
Vedrete razza di maestri che ci metteranno ne 1 collegi !
Invece delle congregazioni della Madonna, che tengono li
ROMA DEI GIACOBINI FRANCESI 183
preti del collegio Romano, vi pianteranno le societa giaco-
bine : invece del direttore spirituale , ci saranno i distri-
butor! di biglietti d' invito. Badate al vostro Tito , sora
Nanna , che dal ristretto di San Luigi non vi scivoli nel
ristretto del diavolaccio deir inferno.
Tito mio, rispondeva la signora, lo butter6 giu da
ponte S. Angelo, anzi che mandarlo a scuole di giacobini.
Meglio cento volte vederlomi li in casa grosso e ciuco, che
farmelo indiavolare a gentaglia che non mi dafiducia: no,
no, certe cose le madri le fiutano per istinto alle mille miglia.
E non si pentono mai di avere ascoltato il cuore di
madre : ci e in questo la grazia di vocazione.
Chiaffredo aggiugneva: lo gli ho veduti questi col-
legiali, tirati su alia giacobina, i piu brutti cosettacci che
si possa vedere. Pensate che tant 1 alti , sono gia fradici,
colle guance succiate, pendoloni, verdi, col labbro grigio,
gli occhi infossati e il calamaio paonazzo intorno, la pu-
pilla spenta , insomnia tutte le bellezze, tutti i colori, ec-
cetto il latte e le rose che loro diede la madre.
Cosi, diceva il canonico, sono sicuri i giacobini, di
allevarli buoni patriotti...
E facinorosi al male, quanto piu vili al bene, ripi-
gliava Chiaffredo. Pensate che in certi collegi loro, i bei
zittelli portano armi a lato come briganti; e di tanto in
tanto, che e che non e? Gigi ha dato di coltello a Toto, Peppe
ha menato d' un pugnale a Nanni , e 1' ha sbuzzato li per
ischerzo. Oh che non si battono in duello, come paladin i
della tavola rotonda? lo so ch' io so, che due mesi fa in
un paese di questo mondo , due pulcinetti col guscio in
capo, sono venuti bravamente alia pistola, con ciascuno il
suo paio di birrichini di pari eta, che faceano con molto
sussiego da padrini. Fortuna che il piombo ebbe piu giudizio
che i monelli, e 1' onore fa soddisfatto senza danno della
pelle....
belle nerbate de'nostri vecchi ! sclamb il canonico;
li era da piovere, da diluviare, sui campioni e sui padrini,
fino a farli rossi come una ciliegia.
184 LA SAVIA E LA PAZZA
Oh no , disse Chiaffredo, le staffilate andavano di
santa ragione ai maestri, e anche un buon dato ai genitori
dei monelli. I fanciulli sono scimie, rifanno cio che veggono
fare, rifanno cio che loro s' insegna essere buono e lodevo-
le. E costoro non aveano piu di dodici o tredici anni
Dodici o tredici anni! Oh che diascolo di onore aveano
a spartire tra loro?
Eh, canonico, voi dovreste indovinarlo.,,. Interessi di
amore, gelosie, breve si trattava diuna moccicosa di dodici
anni, che i duellanti si contrastavano.
Bene, ma bene, ma bravi !
E i giacobini del paese fare gli elogi dei nuovi Ora-
zii e Curiazii; proclamarli giovanetti d'indole forte, di virtu
precoce, di sensi alteri, che un di si faranno largo, e saranno
mostri a dito, come francheggiatori del popolo e della patria.
Si , s' intromise una buona madre, se prima non ca-
dono nella leva, che li mandi a crepare lontan dal paese.
Oh che? costoro non morranno lontano, no davvero;
muoiono vicino e presto. lo li sento gia tossire, hanno il
rantolo a gola, putono in bocca di cadavere : ci vuol altro
per marciare dove si beve la fumea dei cannoni. Costoro
berranno tutto il piu un ponce per via , zoppicando tra il
bordello e 1' ospedale . Gli innamorati di dodici anni non
arrivano ad esser ne sposi ne soldati....
E sara peggio per noi, riprese la povera madre ; ci
tocchera mandarvi i nostri bei maschi, timorati di Dio, per
supplire a quei pezzacci di cancrena. lo di tutti i disastri
che ci portano i francesi, quello che piu temo e la leva.
Quanti anni ha il vostro Stanislao?
Ha diciassett' anni : ma so che T imperatore e capace
d' anticipare la coscrizione come ha fatto altrove. Che im-
porta a lui, se i poveri fanciulli cadono schiacciati sotto il
sacco?... Lui ne leva degli altri: basta, che grossi bat-
taglioni riparino la mitraglia ai suoi granatieri veteran!.
Bisogna sentire le signore francesi, che cose ne raccontano!
Ah, tristo a noi povere donne ! Quando egli da udienza a
ROMA DEI GIACOBINI FRANCESl 185
una signora, il primo complimento suo e sempre : Quanti
figliuoli avete? Sembra che cerchi del soldati fino nelle
viscere loro.
Mentre nelle case cittadine tali pronostici si avvicen-
davano sull' iavasione di Roma, nei conventi e nelle cano-
niche si operava a salvare calici e ciborii, nei palagi s'impa-
gliavano le argenterie di maggior pregio, gli ori, e gioielli;
e giu ne'pozzi morti, ne 1 sotterranei, ne 1 ripostigli piu ine-
scogitabili. Non tanto si temeva dai particolari la pubblica
rapacita del fisco imperiale e reale, quanto il minuto sac-
cheggio de' cialtroni di strada, accontatisi in bande sotto la
protezione dei francesi. Truffatori, ladri, galeotti d' ogni
pelo, faceano capolino dalle loro bolge, e odorato il vento
propizio, appiccavansi una nappa tricolore, e diveniano
patriotti, e parlavan alto di formarsi in truppa civica. Giu-
dei e sgualdrine correvano Roma come citta conquistata,
bravando il Governo pontificio, perche ristretto ed impo-
tente, e inneggiando ai liberatori, che li accarezzavano. Df
tutto il gran popolo di Roma, queste erano le classi piu
favorite, e che per6 di vero cuore salutavano Tinvasione
come un' aurora di felice augurio. Col ghetto e col postri-
bolo facea comunella quanto covava d 1 immondo, vuoi nella
plebe, vuoi nella borghesia: negozianti per frode falliti, uf-
ficiali cassi per islealta, reduci dalle patrie galere o degni
di alloggiarvi, mogli diffamate, fanciulle vogliose di trarre
a s& gli occhi altrui ; e menavano un chiasso infernale di
patriottismo, ad onore e gloria degli stranieri, che male pel
cittadino onesto, il quale incappasse in quelle orde bacca-
nali! Di soppiatto poi teneansi conventicole, in cui ripe-
scava altresi qualche prete sospeso dal cardinal Vicario,
qualche frate cui pesava la cocolla, e qualche monsignore,
tinto di fiele giansenistico. In queste si gongolava dell'av-
venimento che tutta contristava la S. Chiesa, formavansi
disegni di Chiesa libera, ma piu conciliativa e piu arrende-
vole allo stivale del benemerito monarca, il quale 'degnato
si era di forzare le porte di Roma.
186 LA SAVIA E LA PAZZA
Chiaffredo, considerata attentamente per una settimana
la misera Roma, quale manifestavasi nel suo esterno sem-
biante, capitd una sera da monsignor Cavalchini governa-
tore, con ammo di attingere le segrete cose. Alle corte,
diss' egli, ditemi da amico che ci e per aria: i francesi pas-
sano, o restano? Di cotesto ho necessita, non per vociarlo
alle ritrovate de 1 conoscenti, ma per norma e regola mia
propria. Spacciatevi, monsignore, perche a questi lumi di
luna non fa bel tornare a casa di notte avanzata.
In due parole vi contento, o piuttosto vi scontento.
Non se ne capisce uno straccio, ne da me, ne dal cardinal
segretario, ne dal Papa : buio pesto universale : eccovi la
politica spiegata a luce di sole.
Ma egli & mai possibile che T ambasciatore, il ge-
nerale, il diavold non abbiano parlato, non abbiano almeno
detto che cosa pretendono fare qui , che cosa vonno dal
Papa?
Gli e appunto perch& hanno parlato, che non mi ci
raccapezzo piu. Se tacevano, i fatti parlavano chiaro , che
Roma e presa di forza, o per meglio dire di tradimento, il
Papa imprigionato e scoronato , i demonii padroni delle
citta e di tutto : ora invece, a udire loro, l'& tutt'altra mi-
nestra; colla violenza dei crocifissori vi e per soprassello
la innocenza di Pilato, lo scherno di Erode, e T ipocrisia
degli scribi e farisei. Figuratevi che T ambasciatore Alquier,
fino al punto in cui i francesi infiiarono porta del Popolo,
giurava e spergiurava a nome dell' imperatore, che in Roma
non entrerebbero mai e poi mai l . Giurava ancora, credo io,
quando gia erano in piazza di Venezia. Entrato di cosi buona
grazia, presso castel S. Angelo, Miollis chiede udienza al
Santo Padre, smania di offerirgli complimenti e ossequii.
Passa un giorno, e Miollis si risovviene di non so quale
concordato da negoziare: passa un altro di, ed egli si prote-
sta che non potra x sgomberare la citta, finche non vi abbia
ristorato 1'or dine pubblico, e sbrattato il paese dai briganti;
1 Doc. sopracitati, prime pagine nel vol. Ilf.
ROMA DEI G1ACOB1N1 FRANCESl 187
e che questo e il motivo della sua venuta. II nostro colon-
nello de Friess vende la truppa pontificia al generate fran-
cese, la dichiara sottoposta agli ordini imperial! ; e eio in
mezzo a piazza Colonna; poi il di seguente supplica il Papa
di accogliere lui e gli ufficiali al bacio del sacro piede...
Doh v fellone infame, doppiamente traditore !
Miollis, continud il Cavalchini, riempie Roma di sa-
crilegi, di scelleratezze, di soverchierie, e poi piagnucola
presso di me, che le sue truppe non sono riguardate come
amiche. II segretario di Stato fa risonar alto presso gli
ambasciatori esteri T infamia dei cannoni drizzati contro la
stanza del Papa: Miollis si umilia, si prosterna, confessa
che Te stato un fatto deplorabile, ma....
Ma per difesa del Papa, avra detto.
No, per semplice sbaglio....
Sfrontato ipocritone !
Si per, semplice sbaglio del comandante di artiglie-
ria, villan cornuto che non s'immaginava mai, che il Papa
stesse in casa sua ! L' altro di passa un ufficiale, con una
compagnia di soldati in armi, pel cortile del Quirinale. Na-
turalmente il cardinal segretario strilla presso il generale;
e il generale a volta di messo : L'ufficiale ha fatto di testa
sua, sara punito ! . Oh andateci a capire , caro sor Chiaf-
fredo .
Ora noi che partito si ha da prendere?
Che volete ch'io vi consigli? rispose monsignore.
lo non sono manco sicuro di me stesso. Puo dimani pre-
sentarsi qua una brigata di gendarmi francesi, mettermi le
manette , portarmi a Fenestrelle , come tanti altri. Pure
aspetto a pie fermo... Fate cosi: aspettate anche voi.
E un consiglio che non consiglia nulla.
Ne volete uno di sotto il banco ? Trovatevi un bri-
gante, ma il piu ladro, vile, sozzo brigantaccio che sia tra
gli amici del generale Miollis, che ora e il vero re di Roma:
pagatelo perche vi protegga, e poi dormite a due guanciali.
1 Ivi.
188 LA SAV1A E LA PAZZA
Cotesto, disse Chiaffredo, T ho gia indovinato da me;
Fho fatto e lo fo.
Chi vi serve presso il generale Miollis?
Un tale Simon, capo della polizia secreta. Per ferro
di bottega , e il men tristo ch 1 io conosca. Lo chiamo e
mi chiama amico . Gli ho chiesto favore , dicendogli che
nemici personali mi calunniano presso al Governo francese.
Lui mi disse, stessi tranquillo, che mi conosceva per buon
suddito di sua maesta. E uonio, capite, monsignore, di quelli
che si vantano uomini d' ordine, perche vorrebbero il male,
ma senza chiasso....
Pelare la gazza senza farla strillare.
Appunto. Io poi lo confetto a pani di zucchero , a
paste dolci, a moka fine, a fiaschi di Velletri , e qualche
volta gli appunto la buona volonta con qualche spilla per
la sua signora. Lui gia non ne vuole sapere, si storce, ma
infine, per non mi scontentare, accetta.
Tenetelovi caro cotesto arnesaccio : per ora piu vi
serve costui che non il governatore di Roma.
Monsignore, grazie, servo umilissimo.
Buona notte a voi: guardatevi dalla truppa civica.
Oh, a proposito, me ne scordavo. Che razza di mani-
goldi T e cotesta civica? ci veggo certi figuri....
Amico, e roba venuta dai quadri della Viacrucis. Gli
avete mai osservati quei cictadini che accompagnano il Si-
gnore al Calvario? bene, figuratevi che gli abbiano arro-
lati per la guardia civica di Roma....
Ma donde sbucano?
Dal fondo fondo. Potrei recitarvi cento nomi di tali
che fecero bella mostra ne' bagni d'Ancona e d'altri siti,
e salirono i primi scalini della forca; assassini, manutengoli,
sicarii , borsaiuoli di mestiere, ladri ab origine , et cetera
animalia; che ora brillano in divisa di civici, e proteggono
i galantuomini....
Domine! salva nos.
Guardate, son essi che insultano preti e frati, son essi
che contaminano le chiese e le immagini su per le strade ,
ROMA DEI G1ACOB1N1 FRANCESl 189
non ci fu mai .tanti ferimenti e furti e coltellate , quanti
dacche siamo protetti da costoro : insomma la guardia ci-
vica e la collezione compiuta della ribaldaglia del paese '.
Quando si avra a ripopolare le galere d'Ancona e di Civi-
tavecchia, bastera spedirvi la truppa civica, cogli ufficiali
in testa e la musica del reggimento.
E la polizia francese che ci guadagna a puntellarsi
di tale canaglia?
Oh bella, ci guadagna lo strombazzare nel Journal
de I' Umpire, che V elite della gioventii romana ha preso la
coccarda francese, e applaude all' ingresso delle aquile im-
periali, e implora la fine del mal governo de' preti. Perci6
si e dato tanto d' attorno il generale Miollis, di propaggi-
nare si prezioso rampollo per tutte le province romane .
Vedeste che relazioni ci vengono dai conmni! Pare i sara-
cini sieno tornati in Italia, non colla mezzaluna di Maomet-
to, ma colla nappa di sua maesta imperiale e reale. Basti,
che costoro sono arrolati con la promessa di franchigia
dalle tasse, dalla leva, dalle leggi vigenti : la coccarda pa-
triottica li dispensa dai dieci comandamenti di Dio, ec. ec. V
E voi altri che fate?
Noi, rispose il governatore, noi si protesta e ripro-
testa. E un vescicante sopra una gamba di legno.
A questo modo abbiamo due Governi...
Uno peggio che T altro : il papale che non puo nulla
pel bene, il francese che pub e vuole tutto pel male.
E non si esce di cotesto viluppo? dimandd Chiaffredo.
II Papa non pu6 nulla. Quel solo che poteva T ha
fatto , coll' ordinare al suo nunzio in Parigi di troncare
ogni trattato di concordia, e chiedere il passaporto. Poi ha
dichiarato alle Potenze ch'egli si riguarda come prigioniere,
1 Goppi , Annali d' Italia, anno 1808, n. 22. Doc. sopracitati, vol. Ill,
p. 190, 216 233 ecc. vol. IV, p. 9, 27, 66, 126, 187.
2 Vedi 1'infame Elenco dei privilegii ecc. della guardia civica, nei Doc-
soprac. vol. IV, pag. 19. Cominciano con parole che mostrano a maraviglia la
victu militare ricercata in quei furfanti : Sara per qualsivoglia bisogno
esclusa dalla guerra.
190 LA SAV1A E LA PAZZA
ne piu uscira del Quirinale, finche i barbari gli occupant,
la sua Roma.
Eh, si capisce. Come potrebbe decorosamente pas-
sare il Papa tra questo stregazzo di vociatori, di male fern-
mine, di demonii scatenati? Mancherebbe anche questa, che
si mettesse in giro ad accattare le torsolate dai giacobini
di piazza! Tutto cotesto va co' piedi suoi. Quello che vorrei
sapere e, se il Papa trattato da Napoleone come re di
Roma, si o no.
Finora non ha osato chiamarlo altrimenti : ne' di-
spacci fa sentire che la sua truppa e qui solo accampata
per necessita di guerra : T ambasciadore suo e il generale
Miollis fanno sembiante di rispettare la potesta religiosa e
la civile del Papa.
Lodato Iddio ! cotesto e chiaro. Perche nol diceste
prima? Insomma, i francesi riconoscono tuttavia il Governo
del Papa, sebbene non lo lasciano governare. Ci6 mi basta
per governare me e le cose mie. Vuol dire che per la co-
scienza bisogna dipendere dal Sovrano legittimo , per la
necessita acconciarsi alia tirannia degl 1 invasori. A propo-
sito di coscienza ( gli a proposito questa sera vengono come
le ciliegie : ne tiri una, ne viene un mazzo) a proposito
dunque di coscienza, sento bucinare di certi giuramenti,
che si esigono dai soldati pontificii : che ci e di vero in
questo garbuglio?
Vi daro a giorni la circolare a stampa che ora si
prepara: in essa leggerete le disposizioni del Santo Padre
sui giuramenti proposti, e la norma per altri casi pratici.
I/ attendo con impazienza. Mille grazie anticipate:
mi fate un monte di bene. Vi bacio le mani, e felice notte.
XXXIII.
LA COCCARDA BIANCOaiALLA.
Non era bene una settimana trascorsa dall 1 abbocca-
mento del signor Chiaffredo col governatore di Roma, che
il valoroso prelato si vedeva strappato dal suo palazzo,
LA CQCCARDA B1ANCOG1ALLA 191
gittato in vettura, e trascinato appunto a Fenestrelle. Ma
prima di renders! prigione ebbe distesa tale una protesta e
un addio al suo Sovrano , che risono di chiara fama pel
mondo tutto, e brillera come gemma nelle memorie degli
antichi piemontesi in Roma, bollando d 1 infamia i moderni.
Ah, perche la patria dei Cavalchini e dei Menocchio, del
generosi cioe e dei santi, manda ora i Lanza e i Sella a
Roma? E pur non sono tutti dischiattati i figli di quella
terra, altrice di animi forti e sdegnosi di vilta e d' ingiu-
stizia. Ma speriamo in Dio e nella storia, che un di sia di-
stinto il popolo subalpino da quella mano di settarii che
in suo nome tiranneggia 1' Italia, e ne aduna in se T odio
meritato e il meritato dispregio ; fia distinto da quel greg'ge
immondo di scannapani d' ogni provincia, che, sotto Tali
della costoro tirannia, infama in Roma il nome piemontese,
e nel mondo il nome italiano.
Chiaffredo, addolorato in sommo per la sciagura di si
grande amico, costernato alia vista di tanti illustri prelati e
sacerdoti e ufficiali e magistrati pontificii, che ad ogni ora
prendeano la via delP esiglio o del carcere, passava parte
della notte nella sala, facendo le volte del leone, e consi-
derando i casi lacrimevoli della citta santa, e i pericoli del
sommo Pontefice Pio VII. Tre tocchi ricisi, s'udirono al-
1'uscio di casa. fe Pippo ! disse tra se Chiaffredo. An-
dava ad aprirgli: ma gia il vigile Giaco, avevalo introdotto,
giusta il convenuto.
Non se ne pu6 piu, non se ne pud piu! sclamava
Pippo; e cosa da dar la balta al cervello.
Che e stato?
Vedete , sor Chiaffredo , sono in borghese , perche
la divisa nostra il Papa 1' ha rinnegata.
Che vorresti significare? Spiegati, che cosa il Papa
ha rinnegato, la divisa de' suoi soldati ? Come sarebbe co-
testo? perche?
Abbiamo saputo tutto il mistero di iniquita, che ci
hanno fatto passare per di sopra ii capo , tenza dircene
nulla....
192 LA SAV1A E LA PAZZA
Ma tu mi vai su per le nuvole. Entra qua nel mio
gabinetto : parla, vediamo.
Abbiamo scoperto, ripigli6 Filippo, il tranello fattoci
da quell' infamaccio del comandante Friess. Ha venduto la'
guarnigione di Roma ai francesi per un rognoso diploma
di colortnello , die gli possa servire di passaporto a casa
del...! basta , non voglio bestemmiare. Non ne sapevamo
nulla noi. Lui ci aduna sotto finta di una rassegna in
piazza Colonna ; e li un patassio di grida, di pissi pissi tra
lui e gli ufficiali francesi che assistevano alia mostra; poco
dopo esce un ordine del giorno, che ci fa sapere come e
qualmente lui, sor barone Friess, continuera a comandarci,
prendendo gli ordini dal generale francese , salva la so-
vranita pontificia e la nostra divisa . Ai piu dei soldati
parve un lavoro buio: ma sembrava rischiararsi, per Tav-
viso dato agli ufficiali di tenersi pronti di andare a com-
plimentare il Santo Padre, insieme col colonnello. Or eccoti
che noi veniamo a risapere che il Papa lo fece ricevere a
calci nel postione.
come T hai saputo ?
Dal biglietto del cardinale segretario di Stato, in
risposta alia sua dimanda di udienza, biglietto che fu fatto
conoscere, perehe i soldati sapessero che il Papa rigettava
il Friess come fellone e spergiuro T ...
Niente meno !
Mentre per contrario il marchese Costaguti, colon-
nello delle truppe provincial!, fu accolto co'suoi ufficiali,
e commendato dimolto. Allora gli ufficiali della guarnigione
capirono il gergo di quella chiassata di piazza Golonna; si
mangiavano Tanima di rabbia , vedendosi cosi venduti e
mercatati come bestie da soma; chi si ritirava di qua,
chi spariva di la;i gendarmi del generale Miollis piombare
alle case loro, ammanettarli, e via alia cittadella di Mantova,
era uno stesso. Per giunta il Friess si vendicava della ri-
pulsa del Papa, con mandare in giro una letteraccia del
1 Doc. soprac. Id. 6161.
LA COCCARDA B1ANCOG1ALLA 193
vicere di Milano, scritta in nome dell'imperatore, la quale
lodava lui barone Friess e le sue truppe romane; con signi-
ficar loro che i soldati d 1 Italia debbono essere comandati
da uomini, che possano condurli al fuoco, e che loro non e
piii permesso di ricevere comandi ne dapreti ne da donne ! .
Ah, vile ribaldo ! Quasi che noi avessirno per comandanti le
feminine o i mansionarii di S. Pietro. Cotesti giacobini ,
anche imperatori e re , non sanno parlare altro che il lin-
guaggio di piazza Navona. Cosi noi ci troviamo con un
colonnello traditore, disdetti dal Papa, e comandati da Na-
poleone; dunque dichiarati felloni anche noi, senza volerlo
ne saperlo. E per farci lima lima, i soldati provincial}, per-
che rimasi fedeli, sono lodati dal Papa, e onorati d'una coc-
carda nuova. Tutta Roma gli applaudisce e li festeggia, gli
osti fanno loro credito a gala, i trasteverini li pigliano a
braccetto, e loro pagano la foglietta: mentre che noi altri
ci guatano coll 1 occhio del porco, e ci butterebbero volen-
tieri a flume. che non ci e da perderci la testa ?
Posso parlare anch'io un tratto, eh ? Mi hai fatto una
scarica di temporale, un guazzabuglio, da non ci capire piu
nulla. dimmi un poco, quomodo intrasti il vicere di Mi-
lano e i soldati d 1 Italia ?
Dice che siamo incorporati alle truppe del regno
d 1 Italia, e non a quelle di Napoleone.
ife zuppa e pan molle. Ma il Papa non vi ha fatto par-
lare da nessuno ?
Che ? noi al quartiere non si vede altro che ufficiali
rinnegati o baffi francesi.
Come hai dunque scovato tutte le filastroccole che
mi racconti ?
A forza di fiutare qui, fiutare la, braccheggiare presso
gli ufficiali del colonnello Costaguti, interrogare a diritto
e a rovescio.
Che significa la coccarda nuova, che mi dici data
dal Papa ai fedeli ?
1 Tratto di lettera del Beauharnais, riferito nell'ARTAuo, vol, II, c. 46.
Serie VW, vol IV, fasc. 512. 13 12 ottobre 1871.
194 LA SAV1A E LA PAZZA
Che non T avete veduta? E una coccarda bianca e
gialla ; e vi e un foglietto fatto distribute dal Papa, che
dige che d' ora in appresso la sua coccarda e biancogialla,
e che coloro che tengono Tantica biancorossa, egli li ri-
guarda come disertori e traditori.
E tu perche non T hai presa la coccarda dei galan-
tuomini ?
Perche il mio colonnello assassino non la vuole ; e
dice che sta per uscire un editto di Napoleone, o del vicere,
o del generale, o del diavolo , che e tutt'uno, affinche
chi la porta sia passato per Tarrm T .
Amichetto mio, se il Papa F ha ordinato, la coccarda
vivra, e seppellira Napoleone e Beauharnais e Miollis, ba-
racca e burattini. Intanto tu devi spogliare quell 1 altra, che
e maledetta.
Spogliarla? T ho strappata, sputacchiata, calpestata,
appena letto quel foglio. E ora vengo per farvi sapere, che
bo giurato di dare un ganghero al quartiere, e chi s'e visto
s 1 e visto.
Ti se'dunque rassegnato per morto, se ti pigliano?
Tusai che questi birri imperial! e reali n' hanno pochi degli
spiccioli.
Ma tocca a me non lasciarmi cogliere. Figurarsi ! io
conosco Roma come uno scoiattolo la sua tana: chi mi pi-
glia e bravo!
II signor Chiaffredo ripens6 a grande agio il partito
preso da Pippo, e infine disse : Non sarebbe meglio una
via di mezzo?
Se voi la trovate, amen. Ma la nappa traditora, no,
neanche un mezzo minuto secondo. Piuttosto portarmi la
forca in collo a piazza de' Cerchi.
Non ti consiglierei mai cosa disonorata : e appunto
perche ti voglio bene, ti vedrei piu volentieri sulla forca,
martire, che sul trono, traditore. Ma mi cade in mente, che
1 II decreto con cui Napoleone ordina sieno assassinati quanti militari
colla coccarda biancogialla protestano di non volere esser spergiuri e felloni,
e dato di Milano \ aprile 1808; Vedilo nei sopra citati Doc. Ill, p. 145.
LA COCCARDA BIANCOGIALLA 195
entro un mese e mezzo termina la tua ferma: non ci sarebbe
altro che ottenere un permesso di quaranta giorni.
Bella la luna, ma a pigliarla ti voglio! Ci ho pensato
anch' io: mail colonnello Friess fara il diavolo, per tenermi
li a cane altri quaranta giorni, massime se odora che il
congedo lo dimando per coscienza.
E io ti dico che se' il re de 1 fanciulloni, se te lo credi:
i traditori sono roba ciacca, poltra, vile; se ne compera le
carrettate a pochi baiocchi. Che vuoi scommettere, ch 1 io
oggi vo al comando, e ne torno col congedo segnato e
benedetto ?
Provatevi, ed io vi bacio tutte e due le mani.
E si e si, che mi ci provo !
Pippo soggiunse. Vi fo mio procuratore per sotto-
scrivere eziandio le ricevute del mio deposito di massa, se
ve ne vogliono dare alia pagheria.
Ti senti il fegato di lasciare andare alia malora quei
pochi ?
Vadano a centomila diavoli : pensate , un trenta o
quaranta scudi ; e si tratta di onore : F e una buccia di
porro. Siamo intesi : tirate T aiuolo al congedo : se riesce,
riesce ; se no, ad ogni modo al quartiere non ci torno.
E dove vai ora ?
A casa.
Se Tho detto, che se'un fanciullo ! Finche non hai il
congedo in tasca, non devi stare ne in cielo, ne in terra, ne
in alcun luogo. Non intendi, che ti possono a momenti ar-
rivare addosso i gendarmi? Non ci pu6 essere qualche tuo
nemico che faccia referto del tuo mancare alia chiamata ?
Non ho nemici.
Ne hai, credimi. Ricordati di non dare posta ferma,
stanotte dormi alle case de'parenti, dimarii fatti vedere.
II signor Chiaffredo, nella mattina seguente ad ora
buona, apparecchiavasi di recarsi al comando del colon-
nello Friess, per trattarvi il suo affare : quando ecco una
visita importuna e inevitable, Brutus Marq in petto e in
persona.
R I V I S T A
DSLLA
STAMPA ITALIANA
I.
La voce del sacerdole italiano sopra gli awenimenli po'itico-reli-
giosi compiuti net 1870; Riflessioni e Proposte del teologo
CLEMENTE TAGCHINI. Prima parte, Riflessioni.
Un libro reo & sempre un pericolo: ma un libro reo nel quale
il veleno e troppo manifesto, e inoltre fa difetto la stessa arte del
propinarlo, e un pericolo relativamente minore. Sotto questo doppio
rispetto confessiamo che ci fa poca pa lira cotesta miserabile scrittura
del sedicente teologo Clemente Tacchini; il quale, condannando con
aperta temerita gli atti e i decreti de'Pontefici e della Chiesa, contrarii
alle sue politiche idee, e mettendosi per ci6 in opposizione co'senti-
raenti'di tutti i buoni fedeli, pretende di convertire alle medesime idee
il Clero cattolico e aggiogarlo al carro della rivoluzione, per promuo-
ver cosi i veri vantaggi della Chiesa, non capiti sinora ne da' Ponte-
fici, ne dall'Episcopato, ne dalla universalita del Clero stesso. Questa
conversione poi egli e persuaso di poterla ottenere, o almeno iniziare.
con un' opera, nella quale non sai qual sia maggiore, se 1'arditezza
degli errori che spaccia, o la volgarita de'sofismi, mille volte confutati,
con cui crede dimostrarli. Libro per conseguenza, dicevamo noi, quasi
innocuo, se mirasi al precipuo fine per lo quale fu scritto. E per questa
ragione quasi eravamo deliberati di non fame parola, lasciando che
si perdesse nella gran turba di allri simili libriciattoli, che pure
una specie di confutazione negativa, anch'essa efficace. Considerando
per6 che T autore e un sacerdote. e una tal qualita puo essere un
titolo per alquanti animi piu leggieri ad accettarne 1' autorita, ovvero
un argomento pe' nemici della Chiesa da volgere contro il sacerdozio,
crediamo ben fatto occuparcene brevemente, almeno per esaminare le
sue principal! aberrazioni, e veder per qual via intenderebbe menare
il Clero.
DELLA STAMPA ITALIANA 197
II Tacchini mette per fondamento alle sue Riflessioni e Proposte
il fatto della cessazione del Principato civile del Romano Pontefice
cessazione, com' egli dice, imposta dal Governo italiano coll'armi
in pugno, e con alle reni la spinta di tutta la popolazione attiva del
Regno !. ;La circostanza piu notabile, che in esso fatto ha colpito
il suo animo, si e, che fu compito non solo impunemente, ma senza
grandi commozioni, ed anzi coll' espresso consentimento di popoli e
di Governi. Lo paragona percio alia caduta di un frutto gia vizzo, il
quale varcato da gran tempo il periodo della sua fragrante maturita
naturalmente e da se si distacca dall'albero. Cosi, a suo giudizio, ac-
cadde al Principato civile de' Papi, il quale corso il suo tempo, non
ostante le molte arti adoperate per sorreggerlo, non fu potuto soste-
nere. La sua rovina era preveduta come inevitabile, non solo da'suoi
nemici, ma anche dagli stessi amici 2 .
Da questa circostanza egli deduce un cotale, come si esprime,
carattere di stabilita e perduranza nel fatto suenunciato; carattere
che insomnia gli verrebbe dall'acquiescenza de' popoli, determinata
in essi dallo studio del diritto, o, se meglio piace, della utilita na-
zionale, che oggi piu che mai prevale ne'Governi. L' acquiescenza
de' popoli cagionerebbe , anzi renderebbe inevitabile quella de' ri-
spettivi Governi, i quali oggi s'informano pressoche tutti ed in tutto,
alia pubblica opinione 3 .
Rimontando poi alle cagioni piu remote, con cui cotesto fatto si
connette, egli lo giudica una conseguenza di quella guerra, che da
gran tempo lo spirito laicale incomincio a muovere contro il sacer-
dozio, perche lo vedeva diventato ricco e potente negli ordini se-
colari: di guisa che, valendosi della sua grande influenza nelle
societa cristiane, era giunto a recare nelle sue mani la somma di tutte
le cose. 4
Da ci6 la reazione, e quindi la guerra dichiarata dello spirito
laicale contro il sacerdozio: della qual guerra ultimo risultato fu la
violenta spogliazione, che nel passato anno il Romano Pontefice patl
per opera del Governo italiauo. Pel filosofo, egli dice, che i fatti storici
ordina e collega secondo 1' ordine delle idee in essi ritratte, il fatto
gravissimo dello spodestamento del Pontefice non e un fatto isolate;
non e ii prodotto di cause estemporanee e passeggiere . . . esso e il
compimento di un' impresa lungamente e tenacemente condotta; il
portato di rnolti secoli; 1' opera di quanti popoli cristiani compongono
1'orbe civile 5 . E pero notabile, secondo 1'autore, che dove in altri
paesi lo spirito laicale ha compile le sue guerre contro il Clero con
i Pag. 1. 2 p a g. 2, 3. - 3 Pag. 4.
Vedi altri luoghi dell'opera specialmente a pag. 26, 27 e 28. * Pag. 6.
198 RiVlSTA
atti di estrema ferocia, per contrario nell' Italia, per un eccesso di
moderazione, die a lui sembra ammirabile, il sovrano Pontefice, nel-
F atto stesso di venir spogliato, era circondato di venerazione, e gua-
rentito in tutti gli esercizii della sua potesta spirituale 1 . In sostanza
reca a lode del Governo italiano la ipocrisia e lo scherno, che esso ha
creduto piu spediente sostituire alia ferocia e crudelta usata in altri
paesi !
Questa specie di preambolo, come nolammo, dee servire all'au-
tore, quasi di fondamento a tutta la sua opera. Egli percio riconosce,
non il fatto semplicemente, ma anche il diritto della spogliazione del
Romano Pontefice. Contro alia qual conseguenza punto non gli vale
una specie di protesta, che pone in fine del capitolo, affermando che
le cose da lui discorse non furono intese a giustificare PIENAMENTE
sia il fatto dello spodestamento del Romano Pontefice, sia il modo onde
il medesimo ebbe compimento 2 . In primo luogo queste slesse parole
dimostrano sufficientemente, che se egli fa qualche eccezione, non la
fa sulla soslanza della cosa, ma intorno alle circostanze. In secondo
luogo, se il suo pensiero potesse rimanere ambiguo circa questo parti-
colare nella introduzione, ei lo dichiara piu e piu volte, e nella ma-
niera piu manifesta, nel processo dell' opera.
Ma se e falso il suo presupposto giuridico, fallaci altresi sono
le sue osservazioni storiche; e perc56 doppiamente false le conseguenze
che ne deduce.
Egli 'diceva, che lo spogliamento del Pontefice fu compiuto dal
Governo italiano, senza che il mondo se ne commovesse, e ricevendo
piuttosto conforti a quell' atto dagli altri Governi.
Or se esso intende parlare del mondo de' frammassoni, dice poco
che cotesto mondo rimanesse indifferente a quell' opera di distruzione:
dovea dire che aveala preparata da lunga pezza; e che la gioia del
vederla compiuta fu pari ai desiderii, co'quali da si gran tempo I'af-
frettava. Ma non esiste su questa terra il solo mondo de' frammas-
soni: vi e un altro mondo, assai piu numeroso ; quello della cattolica
Chiesa. Non ha dunque saputo nulla il teologo Tacchini di cio die ha
detto, di cio che ha fatto questo mondo, per protestare in tutt' i modi
iegittimi, per richiamarsi contro quella violenza? Ovvero, egli sacer-
dote, egli teologo (come si nomina) non conta per nulla in cosa di
appartenenza della Chiesa, il voto de'cattolici, e conta solo il voto
de' frammassoni, che ad altro non anelano che alia distruzione di essa
Chiesa ?
Quanto poi ai Governi, qual meraviglia che da taluno di essi e
venuto qualche tacito incoraggiamento all' Italia, e che altri non hanno
i Pag. 7-11. - 2 Pag . 13.
DELLA STAMPA 1TAL1ANA 199
fatto nessuno sforzo per ritenerla nel dovere? I governanti, da cui
vennero quegl' incoraggiamenli, erano, com'e notorio, de' piu ostili alia
Chiesa. Quegli altri poi, che parve rimanessero spettatori indifferent!
del fatto, se sono per cio stesso riprovevoli, trovano pure una scusa
nelle condizioni politiche di quel tempo, le quali impedivano die po-
tessero dar valore, colla minaccia della forza, alle loro proteste.
Donde puo scorgere 1' autore quanto sia illogica la conseguenza
che deduce da questi antecedents, argomentando da essi la stabilita
della cessazione del dominio temporale de' Papi. Perch la conse-
guenza logicamente tenesse, dovrebbe provare, che il voto de' fram-
massoni prevarra sempre contro il voto de' cattolici; che i principal!
Governi cattolici si troveranno sempre o nelle mani de'nemici della
Chiesa, o nella impotenza di operare in favor della Chiesa, e soprat-
tutto che la divina Provvidenza, in servigio del sedicente teologo, sia
disposta a lasciare le sette anticristiane padrone del mondo. Finch6
si possa dubitare di tutto questo, permetta il Tacchini di dubitare
altresi della sua illazione.
Alia quale dall' altro lato non suffraga nulla, che egli ricpnosca,
nel fatto della spogliazione del Papa, un ultimo risultato della guerra,
che il laicato (dovea aggiugnere o miscredente o illuso) sta da piu
secoli movendo contro iL sacerdozio.
Verissima 6 questa guerra: solo il Tacchini sbaglia nella data e
neir obbietto di essa. Nella data, perche i suoi inizii si confondono
cogl' inizii del mondp, e se ci piace contemplarla nella Chiesa , co-
gl' inizii di questa. E in sostanza la lotta del male contro il bene,
del diavolo contro Dio , del mondo reprobo contro Cristo. Questa e
stata sempre la sostanza; bench& la forma, secondo le diverse con-
dizioni di tempi, di luoghi, di persone, sia stata di versa. Sbaglia
inoltre nell' obbietto; perch6 in quella forma speciale, a cui esso ac-
cenna, non si disputava di diritti ambigui, o intorno a' quali la Chiesa
potesse cedere senza colpa. In quistioni di questo genere la Chiesa
si e mostrata sempre in supremo grado conciliativa. Ci6 che il laicato
veramente ha preteso, e stato o di arrogarsi quello che era proprio
della potesta ecclesiastica, come fu prima della rivoluzione francese;
ovvero, com' 6 accaduto dopo quell' epoca fortunosa, di distruggere
affatto 1' azione della Chiesa sugli ordini sociali , annullando il suo
diritto pubblico, e surrogandoiie un altro, informato di principii an-
ticristiani. II Tacchini trova ragionevole nella sua teologia cosiffatta
oppugnazione, giustificando il laicato, quasi che combatta per ri-
conquistare i proprii diritti, ed incolpando il Clero cattolico (val
quanto dire la Chiesa) di avere usurpati diritti che non e-rano suoi,
operando per mire di ambizione e di grandezze secolaresche. Ma
200 IUVISTA
questo che altro e, se non condannare tutto il gius canonico, e 1'opera
della Chiesa in piu che diciotto secoli di sua esistenza, non che i
decreti di tanti sommi Pontefici e di Concilii generali, per rispetto alle
relazioni fra Chiesa e Stato ; e per contrario proclamare la massima
atea, della totale separazione della Chiesa dallo Stato? Ne 1'egregio
teologo punto abbrividisce innanzi a queste conseguenze: le approva
anzi, e se qui implicitamente, in altri luoghi dell' opera con esplicite
o equivalent! sentenze. Nel rimanente se il divino fondatore della
Chiesa le ha predetta la continua lotta collo spirito del mondo, che
il Tacchini chiama laicato , le ha pure promesso il trionfo: e della
veracita della sua parola sta mallevadrice la storia.
Premesso il fondamento che abbiamo esposto, 1'autore domanda:
Che debba fare il Clero, particolarmente il minore, dinanzi al fatto
compiuto, e tuttavia perdurante, dell'abolizione del potere temporale?
Nulla di piu facile, egli soggiugne, che udire a questa domanda una
delle tre seguenti risposte: 1 Aspeltare 2 Combaltere 3 Conci-
liarsi. l Tutto il seguito del libro & la spiegazione di ciascheduna
di queste tre risposte distribuite in altrettanti capi.
E quanto alia prima risposta, resa colla parola Aspettare, cotesta
non e da intendere pel futuro, come vorrebbe il suo significato, ma
si pel passato. Pel passato, dice 1'autore, il Clero fece assai bene a
mantenersi in un contegno puramente passivo; contegno solamente
vituperate da coloro ai quali non spirava in petto ugualmente forte
e santissimo 1'affetto al culto della patria e al culto della divinita;
ai quali non era ugualmente sacra 1'osservanza del debito cittadino
e della legge del Signore; la parola della natura e la parola della
rivelazione ecc. 2 Con che viene a supporre, che il Clero, trovandosi
di mezzo fra la legge di Dio, che interdiceva 1'opera della rivoluzione,
e T opera della rivoluzione, che mascherata col culto della patria com-
batteva la religione , non voile parteggiare ne per I' una n& per
1' altra, tenendosi al consiglio di que'diavoli poltroni,
Che non furon ribelli
Ne fur fedeli a Dio, ma per se foro.
L'autore ne fa una lode al Clero. Ma il Clero, col vero contegno
che ha mostrato, in tutto contrario (fatte rarissime eccezioni) agl'in-
tendimenti della rivoluzione, respinge da s& la obbrobriosa calunnia.
Ad ogni niodo, supposto che sinora sia rimasto indifferente spettatore
degli avvenimenti, 1' egregio teologo, che gli si offre maestro e con-
duttore, gli fa sapere che ormai non & piu tempo di aspettare, dando
cosi una mentita al titolo Aspettazione, apposto da lui al capitolo.
1 Pag. 14.
2 Pag. le.
DELLA STAMPA ITAL1ANA 201
La ragione , che lo induce a suggerire il nuovo consiglio , non
potrebb' esser migliore. Coi nemici e cogli assalti , egli dice , cre-
scono e dilagano i mali si nella religiosa, si nella civile societa : e
crescono tanto per 1' audacia degli avversarii, quanto per la inerzia
del Clero. E sono gia molti cotesti mali! Sono orribili! l
11 lettore credera forse di scoprire in questi concetti una flagrante
contradizione con cio che poco innanzi 1'autore avea detto. Perciocche
se i mali, che esso lamenta , sono tanto cresciuti, si per 1' audacia
de' neraici della Chiesa e si per 1' inerzia del Clero ; come mai co-
testa inerzia medesima potea essere quel si gran bene, che teste avea
tanto lodato? Ma la contradizione scomparisce, per dar luogo all'er-
rore capitale dell' opera, tosto che egli si fa a descrivere le radici di
que' mali che lamenta.
Le radici de' detti mali esso le riduce a due; e sono, per la
civile societa lo smarrimento del criteria o concetto religioso, tanto
nell'ordine della pratica, che in quello della dottrina: e per la societa
religiosa lo smarrimento del criterio o concetto civile nella pratica
solamente, rimanendovi pur seinpre, piii o meno svolto, nella dot-
trina 2 . L' una e 1'altra radice addebita ai Gerarchi della Chiesa ;
ch' e quanto dire alia Chiesa stessa.
Quanto alia prima , la possiamo intendere sufficientemente' da
queste parole del XXVIII, che sono come il riassunto di una sua
lunga diceria , informata delle idee del Gioberti nel Rinnovamento.
Dice dunque cosi : Questa (la Gerarchia cattolica), avuto gia, per
le cagioni anzidette, in sua piena balia il civile consorzio, durante
il periodo dei tempi di mezzo; compiuta su di esso la sua benefica
azione cristianatrice ; portati i popoli a politica maturita , avrebbe
dovuto (ad incarnare in se medesima la sublime dottrina di Cristo)
deporre non solo ogni spirito ambizioso di profana ambizione; ma la
stessa suprema politica direzione a lei affidata . . . Avrebbe dovuto
cessare dalla influenza diretta sullo Stato; ritrarsi a quella sola, tanto
sua propria, che agisce direttamente sugli individui coi mezzi pura-
mente religiosi 3 . In queste poche parole si contiene tutto il sistema,
dobbiamo dirlo, scismatico dell'autore, che consiste nella perfetta
separazione dello Stato della Chiesa ; sistema ripetutamente condan-
nato dal regnante Pontefice, e che costituisce 1'errore capitale, a
cui teste alludevamo. Come abbiam veduto, ne diede gia un cenno
nella introduzione ; e come in quel luogo , cosi nel presente , alia
dottrina e pratica contraria della Chiesa fa risalire la colpa della
lotta del laicato contro il sacerdozio. I danni poi , che a suo giu-
dizio ne provennero alia Chiesa stessa , sotto il rispetto politico e
i Pag. 18. 2 p a g. 19. _ 3 p ag -. 26.
202 H1V1S1A
civile, e che dice piu fecondi di funeste conseguenze, sono: lLa
negazione pratica della uguaglianza sociale. 2 La presunzione della
perennita e universalita del potere ieratico sulla civile societa, con-
vertendo la eccezione in regola costante. 3 Lo sconoscimento pratico,
specialmente in Italia, di varii diritti imprescrittibili della nazione ,
e persino di quello all' essere di nazione, essere che non puo attuarsi,
se non mediante la unita e la indipendenza della patria l . Col prirao
de' quali appunti riprova in fascio tutte le immunita ecclesiastiche;
col secondo sottrae la civile societa alia debita soggezione alia Chiesa
in tulto che concerne religione e morale; e col terzo approva tutte
le opere della rivoluzione, compiute col pretesto dell'unita nazionale,
o di altri diritti creati dalle dottrine rivoluzionarie.
Confutare direttamente questi errori sarebbe opera lunga, e di-
remo anche superflua, perche piu volte e in molti luoghi di questo
stesso periodico lo abbiamo fatto direttamente e di proposito. Ci basta
ripetere che essi sono in manifesta opposizione colla dottrina della
Chiesa, e 1'autore non ha difficolta di confessarlo almeno indiretta-
mente, incolpando il Concilio di Trento di avere lasciata intatta quella
che esso chiama la radice di tutti i mali , ed e'la influenza della
Chiesa sopra gli ordini civili. II Concilio di Trento, egli dice, cerco
di ovviare ai disordini, e vi riusci in parte; ma il rimedio non cor-
rispose alia gravita del morbo e alle pie intenzioni. II che nacque
dall' essersi lasciata intatta la radice del male, cioe il dominio eccle-
siastico ; il quale annulla o altera le migliori leggi , e muta spesso
il farmaco in veleno. E veleno ne venne infatti alia Chiesa, veleno
nella stessa societa civile 2 .
E il veleno piu malefico che egli fa derivare nella civile societa
dalla dottrina e dalla pratica della Chiesa, di sopra accennate, e lo
smarrimento del concetto religioso. II suo argomento par che si riduca
a questo. La Chiesa col volere influire nella politica societa (gover-
nandone la religione e la morale) 3 ha eccitato contro di se lo spirilo
del laicato, intollerante di quella supremazia. Si deve dunque adde-
bitare alia Chiesa la reazione del laicato. Or questa reazione venne
a poco a poco a indebolire e quindi ad alterare il concetto religioso:
donde innumerevoli aberrazioni nella societa. Adunque tutti cotesti
mali, come a causa prima, debbono essere imputati alia Chiesa.
Quanto valga questo raziocinio, argomentiamolo dalle parole
stesse dell' autore. Egli, per opporre un argine alia fiumana crescente
della irreligione e immoralita, si volge al Clero con queste parole:
punt
i Pag. 30. - - 2 p a g. 33_4.
5 Diciamo, governandone la religione e la morale , perche solo intorno a questi due
i la Chiesa ha sempre circoscritta la sua azione sopra i Govern! cristiani.
DELLA STAMPA ITALIANA 203
Conviene operare, conviene uscire dal contegno passive, che se fa
gia lodevole , quando 1'avviamento della societa aspirante a vita
autonorna, pendeva tuttavia indeciso; quando libravasi ancora se il
prete avesse o no a proseguirne, da un posto piu o meno alto e
lontano, la tutela; oggi incontrastabilmente e dannevole, perche la
societa oggi si e risolta, e s' 6 risolta a rigettare, e rigettare in ogni
suo or dine ogni azione, ogni influenza chiesastica; s' e risolta a
reggersi da se. E da se infatti ha cominciato, dic'ella, a cammina-
re; diciamo noi , con piu ragione , a cadere a precipitare, almeno
sotto 1'aspetto morale 1 . Se sappiamo ben leggere in queste linee,
la rovina religiosa e morale della odierna societa proviene, secondo
i' autore, da questo , che la detta sccieta si e risoluta a camminare
da se, rigettando in ogni suo ordine ogni azione ed ogni influenza
della Chiesa. Verissimo; ne potrebb' essere altrimenti . Perciocche
una societa, la quale non vuol riconoscere 1' autorita infallibile della
Chiesa in opera di religione e di morale, molto meno vorra rico-
noscere una tale autorita in verun altro soggetto. Ora una societa,
che abbia smarrito il criterio religioso e morale, come potrebbe fare
a non cadere , a non precipitare ogni di peggio, almeno sotto 1' a-
spctto religioso e morale ? Ma se tutto questo e innegabile, come
puo esser vero, che la rovina religiosa e morale della odierna societa
poiitica sia provenuta MY azione e dalla influenza, che la Chiesa
ha seinpre voluto esercitare sopra di essa; e per contrario che la fonte
di ogni bene per la medesima societa sarebbe la totale separazione
dalla Chiesa?
E in vero, qual e la ragione per la quale i moderni politici va-
gheggiano tanto cotesta separazione? La immediata (per prescindere
dalle piu remote) e d' introdurre quel complesso di liberta, che co-
stituiscono la cosi detta civilta moderna, e sono principalmente : la
liberta del pensiero, per la quale si riconoscono i medesimi diritti
all' errore ed alia verita; piu anzi all'errore che alia verita: la liberta
de'culti, che pone ad un livello la vera e le false religioni, e nel
fatto riesce a protezione di queste e ad oppressione di quella: final-
mente la liberta della stampa, che da la balia di propagare qualsi-
voglia sorta di errori, religiosi o morali, fra ogni classe di persone.
Ora domandiamo noi: e possibile con un sistema di questa fatta,
posta dall'una parte la inclinazione della umana natura al male, e
dall' altra la ignoranza che predomina ne' piu, e possibile, ripetiamo,
che a malgrado di quella qualunque opera che il Clero possa porre
nella coltura delle persone individue, non si trabocchi, a lungo an-
dare, piu generalmente nel male, pel quale sono cosi generali e cosi
eflicaci le spinte? E dunque il sistema della separazione dello Stato
1 Pig. 39.
204 m VISTA
dalla Chiesa quello die per se produce la perversione negli ordini
social!: e contro a questa non puo essere sufficiente rimedio i'azione
del Clero sulle persone individue, ma e necessaria I'azione regolatrice
della Chiesa sugli stessi ordini sociali, quanto a governarne la religione
e la morale.
La seconda risposta dell'autore, alia domanda : che dovesse fare
il Clero nelle present! condizioni, era contenuta nella parola COMBAT-
TERE. Ma anche questa e da intendere in significato negative; vale
a dire di non combattere. In primo luogo adunque riprova 1'uso che
la Chiesa abbia fatto o voglia fare delle armi spirituali, ossia delle
censure, a tutela de' suoi diritti contro gli esecutori dell'unita politica
d' Italia; in secondo luogo le interdice 1'uso delle armi temporal! 1 .
L'argomento contro le censure si riduce a questo sofisina. La
Chiesa sapeva bene che le scomuniche, che essa lanciava contro gli
invasori de'suoi Stati, non avrebbero ricacciati indietro costoro, ne
impedito che altri proseguissero 1' opera di spogliazione. Sapea dun-
que di compiere atti inutili all'effetto desiderato. Ma dall'altra parte
era pur certa del danno spirituale che produceva in tante anime.
Essa dunque, senza ottenere 1' intento desiderato, cagionava la rovina
spirituale d'innumerabili suoi figli. Ma adunque, esclama egli,
nella mente de' Gerarchi le canoniche censure non sono piu pene o
castighi inflitti da madre pietosa all'amato figliuolo per procacciargli
guarigione; bensi esse son fatte feroci supplizii di matrigna piccosa,
a cui piu importi del suo offeso amor proprio, del conculcato suo
diritto, anziche della salute del ligliastro oflensore! E donde e in chi
il diritto di togliere alle canoniche censure il natio carattere corre-
zionale^ carattere cosi cristiario, cosi civile e conveniente fra noi ,
per convertirle in strumenti di vendetta? 2 E cosi via via per
buon tratto, giungendo sino a negare il valore canonico a siffatte cen-
sure. 3
Or chi non resta stomacato a cotanta temerila di prete, che per
giunta si da 1' aureola di dottore in teologia, e vuol farla da maestro
e da giudice de' Pontefici e della Chiesa ? Ma in quale teologia ha
egli appreso, che il solo e adequate fine della censura sia la corre-
zione del reo? Certo anche a questa intende la Chiesa; e dove sia
speranza di ottenerla, la intende eziandio di primaria intenziene. Ma
il fine immediate, e diciamo anche piu proprio della censura, in
quanto tale, e la punizione del delitto, non gia per ispirito di ven-
detta, come folleggia 1'autore, ma a riparazione dell' ordine violato,
e ad esempio salutare degli altri. Se cio non fosse, coloro appunto che
sarebbero piu degni di coteste pene , ne dovrebbero andar esenti.
i Pag. 44 e seg. -2 Pag. 48-9. 3 Pag-. 05.
DELLA STAMPA 1TAL1ANA 205
Perocche, com' e noto, una delle condizioni per incorrere la censura
e la conturaacia nella colpa. Ma i piu contumaci sono ancora i piu
incorreggibili. Adunque i piu degni delle censure ne sarebbero anche
i piu immuni. Non e questa una teologia assai coraoda pe' piu
bricconi?
Ma se il Tacchini riprova 1' uso delle armi spirituali pel fine
anzidetto; immaginate se voglia approvare T uso delle armi temporal!!
I suoi discorsi su questo proposito son cosi scompigliati, che noi ci
diffidiamo di cavarne il costrutto. Ci terremo contenti di esaminarne
soltanto alcuni punti principal!.
In primo luogo non e piccola cosa , che esso non trovi incom-
patibile colla potesta spirituale del Romano Pontefice la signoria
temporale. Donde non ha difficolta di dedurre per le general^ come
dice, che il Papato civile puo reggersi, difendersi e ristorarsi con tutti
que'mezzi, onde lo possono fare legittimamente i sovrani temporal!. L
Ma a questa massima generate fa tali eccezioni, quanto all' uso
della forza armata , che e come se la negasse nella pratica, almeno
per rispetto agli ultimi avvenimenti. E la prima eccezione e la
sproporzione delle forze che si opposero. Nel che da taccia di scon-
sigliato al Pontefice per avere, contro 1'avvertimento di Cristo, opposto
solo dieci mila armati ai cinquantamila Italian!; e chiama ipocrita
la ragione, che una tal resistenza si fosse ordinata come protesla. 2
Rispondiamo al teologo , che la dottrina di Cristo la deve egli
imparare dal Papa, e non gia insegnarla al Papa. II caso, che il divino
Maestro contempla, di un re che si trovi a forze disuguali con un altro
re nemico, e a fine di non soccombere tratta di pace, e un caso del tutto
diverse da quello del Pontefice, nel settembre del passato anno. Cio
che massimamente desiderava il Governo italiano, cio che tento per
tutt' i modi, fu d' impadronirsi di Roma per via di trattato, o almeno
senza resistenza armata. Con questo s'immaginava di potere piu fa-
cilmente ingannare 1'Europa, persuadendola che la occupazione di
Roma si fosse fatta coll' assentimento o esplicito o almeno implicito
del suo Sovrano. Una resistenza dunque seria era al tutto necessaria,
se non per 1' effetto immediate della conservazion dello Stato, almeno
per manifestareefficacemente la violenza che si pativa, e mettere in
salvo il diritto per 1' avvenire.
La seconda eccezione, d'indole piu generica, 6 il precetto della
carita, il quale vieta di esser cagione della rovina spirituale del
prossimo. Lo dichiara apertamente S. Paolo: Si esca scandalizat
1 Pag. 55-6.
2 Pag. 59-61.
206 R1VISTA
j'ratrem meum, non manducabo carnem in aeternum., ne fratrem
meum scandalizem. l Qual dubbio che dalla resistenza del Ponte-
fice a non cedere il suo regno, proviene la perdita eterna di moltis-
sime anime? 2 .
A questa magnifica scoperta del teologo non possiamo aggiugner
altro, se non che i ladri e malandrini d' ogni ragione gli dovranno
essere molto obbligati. Da oggi innanzi tutti i derubati, tutti gli as-
sassinati, se voglion salvare 1'aniina loro osservando ii precetto della
carita, sono obbligati di rimettere ai ladri ed agli assassini tutte le
loro ragioni sugli averi mal tolti; conciossiache altrimenti que'poveri
ladri ed assassini, che punto non sono disposti a restituire, si per-
deranno irreparabilmente. Quanto poi ai testi, che cita a sproposito,
specialmente a quelli di S. Caterina da Siena, ce ne rimettiamo a cio
che abbiamo risposto altre volte, massime nelle riviste che facemmo
della edizione delle lettere di detta Santa, curata ed annotata da Nic-
colo Tommaseo net I860 3 .
La terza eccezione & la ripugnanza invincibile, che la maggiore
e miglior parte, come dice, del popolo italiano sente ad ammettere il
Principato civile del Papa. Sopra questo argomento egli aduna tutte le
ragioni, che la qualita della sua teologia gli pud suggerire, o sia per
raostrare che quella ripugnanza e ragionevole, o sia per inferirne che
quando ancora fosse irragionevole bisognerebbe cedere, eziandio pel
bene maggiore della Chiesa 4 . Se questa parte sia la maggiore non
10 apprenda il Tacchini da noi ; lo apprenda da un liberate, com'e
11 Jacini, il quale ha scritto un libro, per mettere in evidenza la po-
chezza della Italia legale in confronto della Italia reale. Se poi sia
ia migliore, lo argomenti dalle opere, giudicandole col suo semplice
criterio morale e religioso, che non pare abbia del tutto smarrito.
Ai voti pertanto di questa parte, quale che essa sia , non puo,
per giudizio del nostro teologo, opporre verun ostacolo la dichiara-
zione Pontificia, affermata da tutto 1' Episcopato, che il dominio tem-
porale, nelle- presenti condizioni sociali, e necessario al Pontefice [per
la indipendenza e liberta conveniente ai governo della Chiesa uni-
versale. Al sedicente teologo basta (come afferma a pag. 180) che non
sia un domina , per poterla chiamare in questione. Checche dunque
ne dicano il Papa e 1' Episcopato, lui, teologo Tacchini, e nella ferma
opinione, che la necessaria indipendenza del potere spirituale trove-
1 I. Cor. c. VIII.
2 Pag. 58.
^ Vedi Ser. IV, Vol. VIII, pag. 318 e seg. , e Vol. X, pag. 318 a
* Pag. 74-84.
DELLA STAMPA 1TAL1ANA
rebbe la sua guar-entigia piuttosto nella rinunzia, che nella ristora-
zione del potere temporale l . Nel rimanente, senza bisogno di negar
fede alia sentenza pontificia , egli ha trovato il modo di conciliarla
colla sua teologia. Non dice il S. Padre, che il dominio temporale gli
e necessario nelle condizioni presenti della societa? Quando* dunque,
le condizioni della societa fosser diverse , non e egli chiaro che la
necessita del dominio temporale non troverebbe nessun appoggio nella
detta sentenza? Or egli scopre di fatto cotesto mutamento radicale di
condizioni nel corrente millesimo; e indovinate per qual nuovo ele-
mento? Per 1'elemento segnatamente della liberta di coscienza e della
tolleranza religiosa, introdotte oramai in tutti gli Stati, e che a suo
giudizio varranno assai meglio per far fiorire la religione, che non
gli elementi dell'antica societa 2 . Tutto a meraviglia: solo una cosa
ha mancato di considerare 1'acuto teologo;^ed e che il Pontefice, nella
detta dichfarazione, parlava appunto di una societa, in cui erano
banditi dappertutto que'tali elementi, in altri atti pontificii ripetu-
tamente condannati come sovversivi della vera religione, e per con-
seguenza che doveano aver luogo principale fra quelle condizioni, che
rendeano necessario il dominio temporale.
Ma basti di cio. Quanto agli altri sofismi, adunati ne'tratti indi-
cati e altrove ancora, contro il dominio temporale, gli abbiamo sciolti
tant' altre volte in questo stesso periodico , che ci parrebbe opera
inutile tornarvi sopra.
Diremo poche parole sull' ultimo capo LA CONCILIAZIONE, tenendoci
al solo punto sostanziale , e lasciando da parte le cose accessorie ,
benche riboccanti di gravissimi errori.
La conciliazione dev'essere procurata principalmente dal Clero.
Ma ahime! La qualita piu essenziale che il Clero dovrebbe avere
per'compierla, e quella di essere schiettamente liberale; e di questa
appunto e in difetto. E qui, egli dice, mi si consentano due parole,
che da gran tempo mi gorgogliano nella strozza, e che al punto in
cui sono, non posso piu ingollare. Torno col pensiero alia lagrime-
vol fine del partito liberale nel Clero, di cui non rimasero che rari
nantes in gurgite vasto 3 . Nondimeno si consola che vi avanza una
piccola falange, la cosi detta passagliana, della quale profeticamente
dice che un di figurera da avanguardia perduta nella guerra
conciliatrice.
Ma in che dunque dovrebbe consistere la vantata conciliazione?
L'autore propone tre modi, come unicamente possibili. Omettiamo i
' Pag. 92-6.
* Pag. 90-91.
5 Pag. 111.
208 RIVISTA
primi due che da iui sono scartati : il terzo, al quale si attiene, lo
descrive colle seguenti parole : L' atto pel quale la Chiesa . . .
coglierebbe 1'occasione fornita dalle presenti condizioni politico-sociali
dei popoli giunti a maturita, per abbandonarne, di autorita propria,
la tutela in che credette doverli o poterli tenere finora negli ordina-
namenti politici e sociali, e si unirebbe ai popoli stessi da lei edu-
cati gia, per aiutarli ora a conseguire piu speditamente quel miglio-
ramento uniforme a cui anelano l . La base di questa composizione
sarebbe la spontanea abdicazione del dominio temporale ] , ed effetto
una specie di societa universale di tutte le genti; societa a cui, se-
condo la dottrina del Taparelli, Tumanita e ordinata, e che solo pel
vincolo della vera religione, e quindi per 1* opera delta Chiesa, puo
essere attuata.
Beliissimo, Don puo negarsi, e cotesto disegno della unificazione
di tutte le genti per mezzo dell'unica vera Chiesa. Aggiungiamo
anzi che, appunto per questo fine di conciliare la intera umanita
con Dio e tutti gli uomini fra loro, fu essa fondata da Gesu Cristo,
e che in quest' opera si sta indefessamente travagliandoda'primordii
del suo nascimento. Ma come il suo divino fondatore le ha data una
tale missione, cosi egli stesso le ha somministrati i mezzi per com-
pierla. Fra i quali mezzi, se vogliamo ascoltare il giudizio della stessa
Chiesa, che in questa materia ci sembra giudice piu competente del
teologo Tacchini, non entrano per nulla ne la liberta de'culti, ne la
tolleranza religiosa nel senso liberalesco, ne la libera stampa, e nes-
suno, in una parola, di que' principii, che formano il corredo della
moderna civilta. Quanto poi al dominio temporale, essa c'insegna,
che proprio nelle condizioni della presente societa, nella quale pre-
valgono piu o meno i detti principii, esso e il mezzo piu efficace per
guarentire la sua libera azione pel governo spirituale: ch' e quanto
dire per condurre i popoli alia desiderata unificazione. A chi dovremo
noi credere, al Tacchini ovvero alia Chiesa? La facile risposta al
lettore.
Pag. 117.
DELLA STAMPA ITALfANA 209
II.
Resoconlo del servizio di ambulanza nell' Ospedale militare Pon-
tificio di Roma nel 1 870 e Contribuzione alia Storia delle Re-
sezioni per il Dott. ALESSANDRO Cav. CECCARELLI, Direttore
delle ambulanze e Capo del servizio chirurgico in quell' Ospe-
dale. Torino, tip. Marietti. In 8 grande di pagine 138 con
tavole.
Questo Resoconto fa grande onore, si allo spedale militare Pon-
tificio es\ al Direttore Dott. Alessandro Cav. Ceccarelli. Un tal libro
avrebbe di per se un interesse puramente scientifico per la chirur-
gia militare: ma, trattando dei feriti del piccolo esercito pontificio
nel settembre 1870, acquista un interesse generale agli occhi dei
cattolici e servira di onorata memoria per que' gloriosi crociati, che
ebber la sorte invidiata di dare il sangue o la vita per causa si
santa. l Piccolo e il numero dei feriti, ma d' ogni patria ; d' Italia,
di Francia, del Belgio, dell'Olanda, della Svizzera, della Baviera,
del Baden, della Prussia, della Polonia, dell' Inghilterra e del Ca-
nada, come si vede dal quadro di quarantaquattro feriti dell' eser-
cito pontificio recati all' Ospedale, a' quali si aggiungono altri undid
curati altrove, oltre a sei cbe moriron nel campo. Da altri quadri
si raccoglie che in numero si piccolo vi furon ferite d' ogni sorta,
che dieder luogo ad operazioni anche difficilissime. Due sole ferite
fnrono per arma bianca ; tutte 1' altre per armi da fuoco, le piu
causate da grandi proiettili, ordinariamente da pezzi di granate; e
quindi gravissime lesioni, lacerazioni di vaste masse muscolari, stri-
tolamenti di membra, asportazioni d'interi arti. Anche i piccoli proiet-
tili furono cilindroconici, mandati da fucili a retrocarica, che fanno
ferite tanto piu gravi di quelle cagionate dagli antichi fucili a canna
liscia ed a proiettile sferico. Quindi in picciol numero di feriti vi
fu duopo d'ogni sorta di chirurgiche operazioni. In diversi quadri
si vedono ad un'occhiata le diverse qualita delle ferite, le cure pri-
mitive e consecutive, le operazioni eseguite; e in un gran quadro
1 NelPegregio periodico romano, II Divin Salvatore, nel n. 99 del 6 settembre 1871
si e cominciata a pubblicare a brani un' operetta Dei feriti nella difesa di Roma il 20 set-
tembre 1870 curati nell' Ospedale militare di Santo Spirito : Memorie del P. DON PASQUALS
DE P'RANCISCIS dei Pii Operai Questa operetta, che e, per cos* dire, il Resoconto spiri-
tuale dei feriti, servira di riscontro e di complemento al Resoconto chirurgico, e ci fara ve-
dere in certo modo le belle anime di que 1 crociati che tradiderunt corpora sua propter Deum.
Sene VIII, vol. IV, fasc. 512. 14 12 ottobre 1871.
210 RIVISTA BELLA STAMPA 1TALIANA
grafico si vede altresi 1' andamento giornaliero degli operati e dei
feriti piu gravi in rapporto colle variazioni metereologiche: di cia-
scun ferito si da sommariamente la storia chirurgica, dall' ingresso
nello spedale fino alia guarigione o alia morte; e sopratutto si fanno
scientifiche considerazioni intoruo alia febbre d' infezione , si fatale
ai feriti, e intorno ai casi piu gravi e alle operazioni ed in ispecie
intorno alle Resezioni : e giacche queste usate al possibile , invece
delle amputazioni, sono la gloria piu bella della chirurgia, che di-
cesi conservatrice , il Dott. Ceccarelli alle operazioni di tal genere
eseguite in questa occasione aggiunge un ragguaglio di altre sessan-
tanove Resezioni da lui operate nello stesso spedale , che chiama
Contribuzione alia Storia delle Resezioni.
A noi non si addice di parlare del merito scientifico di questo
libro: riporteremo pero il giudizio che ne fa Lo Sperimentale^ gior-
nale critico di medicina e chirurgia, che si pubblica a Firenze. Ivi
nel quaderno dello scorso luglio, nel Sommario bibliografico si legge
questo elogio del Resoconto.
Non vogliamo passare senza una parola di ben meritata lode
questo Resoconto. Esso e consacrato, puo dirsi , alia chirurgia con-
servativa , siccome rilevasi singolarmente dalle riferite Resezioni
fatte dall'autore. I chirurgi tutti leggeranno con profitto questa parte
ove esso ha posto piu di studio e diligenza : ma i sanitari dell'ar-
mata poi vedranno quanto puo far di buono.e d' utile la carita ben
estesa congiunta all'arte, sussidiata da tutti i piu veri progressi ,
che il dotto ed esperto chirurgo sa invocare ed applicare all'uopo
nella forraazione dell' ambulanze, colla maggior parte dei congegni
e meccanismi ultimamente perfezionati, alia distribuzione loro, e pri-
ma, durante, e dopo il combattimento . Dalla piu semplice medica-
tura all' atto operatorio piu complicate, tutto e descritto e fatto con
tale ordine, disposizione, accorgimento ed opportunita da servire di
modello ed esempio in circostanze simili a qualunque chirurgo e
fazione militare. E dire che a questo bell' esempio di servizio sa-
nitario e di nitida e succosa statistica ha data occasione una piccola
armata pontificia , mentre da parte del servizio d' ogni genere in
quella nazionale si sono rilevate tante inesattezze, omissioni ed in-
convenienti! Fin qui lo Sperimentale.
C R N A G A
CONTEMPOHA.NEA
Firenze 11 ottobre 1871
I.
ROMA. Nostra Corrispondenza BIAGIO PLACIDI in Campidoglio.
II plebiscite, che i Romani moderni chiamano Plebicidio, era presso
gli antichi un comando plebeo , richiesto da un magistrate plebeo,
emanato dal solo ordine plebeo, annullabile, senza tante formalita di
aruspici e di senatusconsulti, come cosa plebea, obbligante, nei buoni
tempi della Repubblica, i soli plebei, secondo che abbiamo da Gellio
(1 5, 27) : Ne leges quidem proprie, sed plebiscites appellantur, quae,
Tribunis plebis ferentibus, accepta sunl: quibus rogationibus ante
patricii non tenebantur. Come sia accaduto che i plebisciti, che una
volta erano qualche cosa di meno di una legge, siano ora diventati
qualche cosa di piu che il fondamento del giure italico , questo ce
lo potrebbe forse spiegare bene, ora che ne ha tutto 1'agio , il loro
inventore terzo di nome, secondo di fatto, primo nel diritto plebi-
scitario, nel quale era fondato e radicato si profondamente , si in-
violabilmente, si inappellabilmente. Se cadde, si sa che non fu per
mancanza di plebisciti. Se risorgera, non gli mancheranno poi ple-
bisciti. Se giacera, non periranno per questo con Jui, finche vi sara
plebe, i plebisciti. I plebisciti hanno questo di proprio, che si adattano
a tutte le circostanze, e sono sempre unanimi. Ma e necessario che
siano prima preceduti da qualche fatto consumato a dovere, in fretta,
qua hora non putatis, di buon mattino, ora ordinaria dei piu celebri
fatti consumati che si conoscano, cum gladiis , lignis , fuslibus,
lanterniSj facibus et armis, colla precauzione di appressarsi in modo
che si paia venire ut oscularetur eum, per salvare o la Francia, o
T Italia, o il Papa, o per aprire una conciliazione o qualche altra porta
od opera pia.
I plebisciti imperiali ! Quelli si che erano fatti a modo! Non
voglio negare che il plebiscite romano non sia, in un certo qual senso,
CRONACA
il vero tipo del genere. Ma note assai bene Biagio Placidi nel suo
inno puerile, cantato il 2 ottobre in Campidoglio, nel giorno anniver-
sario del plebiscite romano, che Non germina possanza Terra in-
gombra d' ignoranza. II difetto del plebiscite romano e di essere
germinate in terra ingombra d' ignoranza. Capisco che questo difetto
non toglie nulia, se pure anzi non aggiunge possanza, al suo valore
legale. Ma insomma non si puo negare che, come canto Biagio Pla-
cidi, quel plebiscite non sia stato germinate da un popolo bestia,
perche educate dai preti. Perci6 il municipio procura era di educarlo,
secondo che canto puerilmente Biagio Placidi :
A te dunque il plauso massimo,
paterno municipio,
Che al saper n' hai scbiuso 1'adito
Con si splendido principio.
II principio & splendido : non puo negarsi : ma e un principio prin-
cipiato adesso sotto il regno puerile di Biagio Placidi, principiato
ieri dope il plebiscite germinato pur troppo in terra ingombra di
ignoranza, e percio incapace di germinare possanza a checchessia,
come canto Biagio Placidi. Quando sara germinata in Roma una
razza educata da Biagio Placidi, quando si potra cantare con verita
con Biagio Placidi ,
Che csser certi omai si vuole,
Che avrem tante e tante scuole,
Che fia d'onta a quella strada
Che abbia un sol che non ci vada :
allora si potra tentar in Boma, ingombra di sapienza, un secondo ple-
biscite, e cantare con Biagio Placidi :
Viva dunque il plebiscite,
1 ministri, Italia e il Re,
Che nell'italo convito
Roma in alto assider fe.
Margherita e suo marito,
Che dei prodi il cor la fe:
Margherita e insiem Umberto
Che d' impavido soldato
Diede prova nel quadrate.
Per ora non griderei tanti viva a un plebiscite, inappuntabile bensi
sotto il punto di vista legale, ma che, sotto il punto di vista poetico,
ha, come dice Biagio Placidi, il difetto di esser germinato in terra
ingombra d'ignoranza.
I plebisciti imperial! germinavano in terra ingombra di pro-
gresso. In molte citta di Francia si sarebbe invano tentato di trovare
CONTEMPORANEA 213
quarantasei voti contrarii. E come si festeggiavano ogni anno! E come
si festeggia ora il loro annullamento! E pensare die invano si tenterebbe,
ancheadesso, di trovare in molte citta di Francia quarantasei voti contrarii
al festeggiamento deirannullamento! E considerare che, se non si annul-
lavanounanimamente tutti quei plebisciti unanimi tanto unanimamente
festeggiati, non sarebbe ora possibile in Roma di festeggiare unanima-
mente il plebiscito unanime! La mente umana resta sbalordita a pensare
die, se il fisco francese fosse ancor condannato a condannare i Francesi,
che unanimamente dicono die quei loro plebisciti unanimi erano una
ciarlatcneria, il tisco romano non potrebbe ora condannare, secondo
che e suo dovere e suo diritto, quei Romani die ardissero, non gia di
pensare, giacche abbiamo coriquistata la liberta del pensiero, ma di dire
lo stesso del plebiscito romano ! Vi e da perdere la testa a considerare
che in tanto e ora inviolabile, autentico, vivace, eterno il plebiscito
romano, in quanto furono violati, faisi, mortali , caduchi tanti ple-
bisciti francesi ! In guisa che ogni buon Romano, il quale non voglia
cadere in bocca al fisco, quando gli si presenta un plebiscito, prima
di parlarne o bene o male , dee esaminarne la fede di battesimo e
informarsi da qual bocca del Moncenisio fu germinato. I fischi della
locomotiva subalpina, destinati a unire le razze latine, non riuscirono
finora ad accordare i Fischi delle bocche opposte. I Biagi Placidi di
la debbono tuonare in un metro : i Biagi Placidi di qua debbono
stuoiiare in un altro. Dico stuonare, perche i Biagi Placidi di qua
sono gente mal educata, come dice Biagio Placidi, gente educata dai
preti, che ingombrarono d' ignoranza tutti i nostri Biagi Placidi.
Considero pero che, dopo quei gran fatto del plebiscito unanime
del popolo romano, non toccherebbe ai liberali di dire, ed anzi can-
tare essi medesimi in Campidoglio , proprio il giorno anniversario
del loro plebiscito unanime, che chi 1' ha fatto era un popolo bestia.
Questo dovrebbero, mi pare, lasciarlo cantare ai preti; i quali anzi, non
so perche, si ostinano a dir il contrario. Deh lasciate un poco, preti
e gesuiti, che i liberali si diano tra ioro della bestia pel capo, in
prosa e in versi, finche loro aggrada, in Campidoglio e altrove. Se,
da bestie mal educate dai preti e dai gesuiti, hanno fatto il plebiscito,
quando avranno studiato qualche anno, non si sa quello che potranno
fare. I preti e i gesuiti hanno educata gente che ha fatto il plebiscito:
Biagio Placidi educhera gente che fara qualche cosa di meglio. La
cosa e chiara.
Del resto pare a me che preti e gesuiti si possono consolare nella
loro ignoranza. Giacche e stato notato gia da molti, che tutte le grand i
imprese sogliono essere eseguite dalla gente mal educata dai preti
e dai gesuiti. Lo dicono anche i liberali; e lo rinfacciano spesso ai
preti e ai gesuiti. Di che vi lagnate? dicono questi mal educati. Non
214 C RON AC A
ci avete forse mal educati voi preti e gesuiti ? Chi fece la grande
rivoluzione francese? Gente mal educata dai preti e dai gesuiti. Chi
fece la grande rivoluzione italiana ? Gente mal educata dai preti e
dai gesuiti. Chi fece il grande plebiscite romano? Gente mal educata
dai preti e dai gesuiti ; eccetto i quarantasei che, doveano essere gente
ben educata dai liberali. Cosi dicono i liberal!. E quanto a me non
ho che opporre. Ma non intendo poi perchfc i liberali abbiano tanto
che opporre ai preti ed ai gesuiti che li educarono cosi male. Perche
dunque non seguono a lasciarsi educare da chi li formo a si grandi
imprese? Perche non riaprono le scuole del Collegio Romano e non
ripongono il Santo Nome di Gesu sopra quella porta donde uscirono
tanti mal educati , secondo che dice anche il buon Bonetty? Dovette,
poveretto, tacere un anno il buon Bonetty, e sospendere i suoi Annales
de philosophie chretienne per causa della guerra franco -prussiana.
Ripresa appena la parola, nel suo n di agosto del 71, che dice il
buon Bonetty? Dice che egli ha speso quest'anno nell' esame dei Corsi
di filosofia ed ha scoperto che, tra i piu colpevoli dei mali presenti, ve
ne sono due di preti cattolici , uno dei quali insegno molti anni in
Collegio Romano. Perch& dunque chiudere quelle scuole donde, come
dicono i liberali, il buon Bonetty e Biagio Placidi , uscirono tanti
ignoranti, capaci pero di fare il plebiscito. romano? Qual razza ab-
hiano germinato i preti e i gesuiti lo sanno i liberali, Bonetty e
Biagio Placidi. Ma qual razza sia per germinare da queste scuole di
Biagio Placidi, chi lo sa ?
Ho gran timore che la razza Placidia non sia per riuscire come
la galla. Anche la razza galla, finche fu educata dai preti, fece grandi
cose, in bene o in male, ma grandi sempre. La educazione clericale
ha il privilegio di formare razze forti e capaci di grandi imprese. II
iibero arbitrio, che niuna educazione pu6 ne dee togliere, volge poi
questa capacita dove al bene, dove al male. Ma dove che la volga,
ottiene propositi ospropositi colossali. La educazione liberale ha questo
di proprio, che forma razze snervate, viziate, corrotte, inette, imbe-
cilli, buone a niente, ludibrio di chiunque le chiama a plebiscitare,
imbandierare, imbestialire, inferocire, poetare alia Placidi, reggere
alia Comune, bruciare all' internazionale, servir sempre alia liberale.
Ho gran timore che 1' educazione di Biagio Placidi non finisca col
germinar una razza ingrata a Biagio Placidi ed al palerno muni-
cipio: una razza di Sonzogni e di Sceffer, di Assy e di Ferry e di
simili alleati dei gesuiti; i quali saranno capaci di farsi battere prima
dai Prussiani e dai Francesi, e di vendicare poi le loro disfatte col
bruciare le proprie case , e fucilare Placidi e gesuiti , poeti ^e pro-
satori alia rinfusa, senza curar lj leggi di Astrea, piu che Placidi
non curi quelle di Apollo.
CONTEMPOIUNEA 215
Voglio harrare a Biagio Placidi una favoletta puerile, die egli
potra far cantar dalle sue oche in Carapidoglio. Vi era una volta
un bel fiurae reale che bagnava rive feconde, ricche di selve , di
vigneti, di ville; conduceva sul dorso navi di commercio e di pia-
cere; offriva ai pescatori, ai nuotatori, ai riguardanti ogni sollazzo.
Disse un giorno: Oh se non avessi questi freni di rive! Fu con-
tentato: dilag6, impaludd, impantano, divent6 soggiorno gradito di
rospi e di rane. E pretendono alcuni eruditi che fossero queste le
rane che chiesero poi , con tre plebisciti unanimi di fila , un fie a
Giove: il quale non riusci pero mai a contentarle. Si che, perduta
una volta la pazienza, ispiro ad un Sindaco di quei tempi una poesia
di questo tenore :
A thenae quum florerent aequis leyibus ,
Procax libertas civitatem miscuit
Fraeniimque solvit pristinum licentia.
Hinc, conspiralis factionum partibus,
Arcem tyrannus occupat Pisistratus,
Quum tristem servitutem flerent Attici,
Non quia crudelis ille, sed quoniam grave
Omne, insuetis, onus ; el cepissent queri ;
Aesopus talcm turn fabellam retulit;
che e la favoletta accennata qui sopra delle rane. Se non che, ad uso
private ed esclusivo di Biagio Placidi, col patto espresso che non me
lo faccia poi cantare in Campidoglio, gti posso aggiungere in confi-
denza che Giove, alle rane plebiscitarie e sempre scontente, i cui
assessor! municipali, bench& poeti, non faceano che dare o ricevere
dimissioni, fiui coll' imprecare un giorno in questo tenore:
Quia noluistis vestrum ferre, inquit, bonum,
Malum perferte;
e pagate le tasse al Sella,
Maius ne veniat malum,
cioe le multe, di novantamila lire Tuna, secondo che e capitato teste
alle rane capitoline, dimenticatesi di pagar la tassa pel prestito dei
trenta milioni.
Vos quoque o cives . . .
Hoc sustinete,
e imparate ad eleggere assessor! poeti e maestri di scuola, i quali
impiegano a sbagliar versi quel tempo che dovrebbero impiegare a
non isbagliare i conti.
E ora molto alia moda, nell'Italia liberate, di sprezzar la Francia,
e guardarla, come dicesi. dall'alto in basso con aria superba di pro-
'2 I 6 CRONACA
tezione. Cheanzi quel non men valoroso militare die erudito geografo
italiano, di cui vi parlai nellamiapassata corrispondenza,il quale voleva
condurre per 1' Istmo di Suez nel Mediterraneo la flotta americana,
mi diceva ancora , secondo che vi accennai, che 1'esercito italiano,
nella coscienza della propria sua presente forza relativa, non vedeva
1'ora di dare 1' ultimo calcio a quel Leone francese. Ammiro questi
sensi, ingombri, come direbbe Biagio Placidi, di grati non meno che
valorosi spiriti. Ma bisognerebbe procurar poi che 1'aiuto della flotta
americana non fosse neutralizzato ed eliso dai veleno dell'educazione
di Biagio Placidi. Le mura stesse delle scuole placidiche, espropriate
per causa di pubblica utilita, insegneranno la teoria dell'espropria-
zione comune per causa di petrolio. Chi snerv6 e vizio la Francia,
gia si sana e forte per 1'educazione clericale, se non che Teducazione
laieale? Di questa va ora abbeverandosi ed ubbriacandosi placidamente
1' Italia, come canto Biagio Placidi:
Noi ci farem piu sullo studio intensi
Per dare a Roma giovani che sanno :
Noi farem risuonar le nostre scuole
Per dare a Italia i cittadin che vuole.
Con tanto studiare sara gran miracolo se 1'Italia non fara, in pochi rnesi,
il profitto che, in molti anni, fece la Francia. Gli Italiani sono d'in-
gegno veloce. Quasi senz'aver studiato, in sul bel principio della car-
riera, negli stessi tempi, diciam cosi, preistorici, riuscirono ad espro-
priare i privati meglio che 1' Austria, e 1' acque di Lissa meglio che
le terre di Custoza, e a cogliere allori plebiscitarii piu facilmente che
non i militari. Che vorra dunque essere dopo finiti gli studii? Che
vorra essere quando , come canto Biagio Placidi :
Allor dal Campidoglio,
Noi mirerem lontano,
Non con i'usato orgoglio
Delle passate eta :
Ma con amor, con destra
Voce alle genti amiche?
Sara una grande degnazione. Ma, e se non ci fosse la reciprocanza?
Se le genti fossero nemiche ? Se il Leone malato guarisse? Se la
flotta americana trovasse insabbiato 1' Istmo di Suez ? Non vi e piu
ora in Francia un imperatore italiano, un esercito italiano, un tesoro
italiano, una flotta italiana, una stampa italiana. La Francia, dopo
sbrattatasi dei plebisciti, e ora francese. L'ltalia dovra far da se. Non
le bastera cantare con Biagio Placidi :
Lasciamo ogni altra gente
In suo confin, sua possa,
Usar liberamente
Qual meglio a lei si affa.
CONTEMPORANEA 217
Bisognera che sappia anche difendere il qual meglio a lei si a/fd, e
saperlo distinguere tra i tanti meglio che la razza di Placidi avra
studiati alia francese, in questo mezzo tempo.
Vi ho recitato ormai quasi tutto 1' inno di Biagio Placidi , con
cui solo fu festeggiato degnamente in Campidoglio 1' anniversario del
plebiscito unanime romano. lo penso , dice la Italia Nuova del 4
ottobre, che la piu ribalda cosa non fu mai scritta. E il 5; Questa
poesia comparve in tutta la sua natia nuditd., per tentare gli ascol-
tatori a prorompere in risa. La Nuova Roma dei 3 lo dice un
aborto. La Nazione dei 5 pretende che sia di Pasquino : ma e certo
che e di Biagio Placidi, la testa piu forte del Municipio. La stessa
Nazione dice che 1' inno fu cantato da giovinastri. Se 6 un errore
di stampa, bisogna ammettere che se ne trovano talvolta dei peg-
giori. Quel giorno anniversario del plebiscito fu poi scelto moUo av-
vedutamente dal signor Ormeville , altrimenti chiamato la Nuova
Roma^er farci sapere che Roma, dopo un anno di vita libera, si
trova a peggiori condizioni che non fosse sotto il governo pretino.
Sapevamcelo: ma venircelo a dir in sul viso proprio quel giorno!
Se non che Arbib, altrimenti chiamato La Liberia, mi spiega 1' enim-
ma il 6 ottobre, informandomi che Carlo d' Ormeville, che gia di-
rigeva la Nuova Roma , parte questa sera pel Cairo. Va la come
direttore di scena del teatro del Vicere di Egitto, nello stesso stato
ch*e avea teste al teatro della Scala di Milano . Ormeville ha dunque
calato il sipario del suo teatrino della Nuova Roma, e percid vede ora
le cose come stanno nel mondo reale di Roma.
Non so pero da qual teatro siano scesi a farsi fischiare in Roma,
od a quale debbano tornare, il Luciani, altrimenti detto 77 Ciceruac-
chio , che scelse anch'egli il di del Plebiscito per informarci che
la liberta non pud essere che un giocattolo pel popolo; ed il
Pisani, altrimenti detto la Concordia, che c' insegnd lo stesso giorno
che chi dee piu star in guardia e pur troppo 1' Italia, alle cui
spalle tutti opinano che la Francia debba risollevarsi. II giorno
anniversario del Plebiscito fu un giorno di luce per tutti questi no-
stri Pulcinelli. Arbib pero, da buon ebreo, non si e lasciato cogliere
neanche questa volta. Neanche in questo fausto giorno si lascio com-
movere a lasciarsi scappare, per irriflessione, una verita. Non senza
ragione e il Beniamino deila Tribu; invitato sempre gratis a tutti
i pranzi governativi; baciato dal Minghetti sul Moncenisio, con invidia
di Ormeville, che non lo voleva credere : ma dovette poi arrendersi
all'evidenza: e fuggi percio al Cairo per disperazione.
Ad Arbib suppli il Municipio. Anzi tutto dobbiamo lodarlo delle
date dimissioni, ancorche vi siano buone ragioni per credere che le
abbia date soitanto per fuggir sulle scene del Cairo, prima che gli si
218 CRONACA
chieda il pagamento delle novantamila lire di multa cui, per sua igno-
ranza, fu condannato il popolo romano, da lui rappresentato finora
sulla scena del Campidoglio,
In quest* aula massima
Di questo nobil clivo,
Ove s'incentra e vivo
fc dell' Italia il cor;
come canto Biagio Placidi. II cor dell' Italia incentrato bello e vivo
su quel nobil clivo, non vi e poeta, ne prosatore, n ballerino , ne
avvocato della Scuola Romana, il quale non debba confessare che non
sembri per 1'appnnto un fegatello posto colassii nello spiedo ad ar-
rostire.
Ma non voglio ora lodar il Mimicipio di questa sua similitudine;
bensi d' un suo Avviso o Notificazione data al popolo romano , il
giorno appunto del plebiscite contro coloro, che egli stesso cbiama i
deturpatori del fondi urbani, ossia delle case di Roma. Da un pezzo
si andava deturpando Roma con affissioni di croci e di armi, di nuovi
nomi di vie e di piazze; essendosi perfino deturpala, come dice il
Municipio, la Piazza Pia col nome di Piazza del Plebiscito. Si
levavano di letto il mattino i buoni Romani, e facendosi alia finestra
vedeano, da qualche tempo, quasi ogni giorno, o meglio ogni notte,
deturpata la casa o la boftega con crocifissioni, affissioni , deturpa-
zioni di ogni colore unicolore, bicolore, tricolore. II Municipio se ne
commosse giustamente. Anche perche agli ammazzacani (rispetta-
bile corpo municipale che gira di notte) ai quali, non so se a ragione,
si attribuivano quelle politicly dimostrazioni deturpatrici di Roma,
cominciavano da qualche tempo a far concorrenza alcuni ignoti alia
autorita, i quali, affatto gratuitamente, e per puro amore delle belle
arti e del decoro di Roma, presero a voler dimostrare che sapeano
anch' essi scrivere sui fondi urbani in modo contrario.
Come dai giuochi olimpici,
Tornava ai suoi beato
II garzoncel chiamato
Fra i plausi vincitor,
Perche lottando a correre
A piedi o sul cavallo
Senza sventure o fallo
Die prova di valor,
come canto Biagio Placidi ; cosi questi ignoti all'autorita municipale
erano beati, di giorno, della maraviglia onde vedevano ingombri e
deturpati gli ammazzacani o simili, al vedere Roma manoscritta,
soprascritta e controscritta, da disgradarne le grotte palatine e i graffiti
CONTEMPORANEA
pompeiani. Mi pare che sarebbe stato forse il caso di cantare con
Biagio Placicli :
Non fia che invidia intorbidi,
Di bassi affetti 1'alma,
Di chi 1'ambita palma
In questo di non ha,
Ma gara aitante e assidua
Gli fia tal spron tal morso
Che altro annual concorso
Tra i primi il portera :
Ma accadde il contrario. Invece di sentire sprone e morso e gara
aitante; e di venire in soccorso degli ammazzacani, il Municipio
intimo la multa di lire died a quanti, ammazzacani o no, deturpe-
ranno d'orinnanzi i fondi urbani con private affissioni. E la priraa
ad essere ripulita fu la Piazza Pia che torno Piazza Pia da Piazza
del plebiscite in cui era stata , come dice il Municipio , deturpata
con privala affissione. Cantiamo dtfnque con Biagio Placidi :
A te dunque il plauso massimo
paterno municipio
Che al pulir n' hai schiuso 1'adito
Con si splendido principio.
Viva dunque il Plebiscite
Or ch'e stato ripulito.
II.
COSE ROMANE
4. Ricevimenti al Vaticano il 1 ottobre; parole del S. Padre 2. Soccorsi
spediti da Sua Santita ai danneggiati da un incendio in Torino.
I. L'anniversario del 2 ottobre 1870 in Roma dovea natural -
mente rendere sempre piu manifesta la reale importanza del famoso
plebiscite, onde le schede di 40,785 si a favore dei brecciaiuoli di
Porta Pia doveano servire di base al decreto reale del 9 ottobre ed
alia legge del 31 dicembre; coi quali atti fu dichiarato che Roma e
le province romane fanno parte integrante del regno d' Italia. Ed in-
fatti i sopralodati brecciaiuoli strepitarono assai, pe' loro giornali, af-
fine che tale anniversario, con festeggiamenti popolari e con solenni
dimostrazioni di esultanza, rispondesse esattamente alia proporzione
dei 40,785 si verso i famigerati 46 no. Quello che essi ottennero,
sara da noi riferito tra i fasti del Regno rivoluzionario in cui pos-
sesso e caduta Roma. Qui dobbiamo accennare , coi debiti riguardi
verso il fisco, per qual modo i 46 del no rinnovarono innanzi al
220 CRONACA
Santo Padre la testimonianza della loro incrollabile fedelta e de-
vozione.
E noto che grandissima parte dell'aristocrazia romana, per di-
mostrare il suo abborrimento contro i fatti di cui fa vittima la Santa
Sede, prefer! un volontario esiiio agli agi ed alle splendidezze de'suoi
palazzi che rimasero deserti, e che nei giorni di solennita rivoiu-
zionaria valgono a far vedere di che popolo compongansi le turbe
dei plaudenti ai bombardatori del 20 settembre. Dei principi e delle
darae romane die mantennero loro residenza in Roma, appena un
dieci o dodici , tra maschi e feminine, s'indussero ad assistere alle
feste date dagli ospiti del Quirinale; gli altri preferirono costante-
meate di prodigare al venerando prigioniero del Yaticano le piu belle
prove di amore, appunto in quei giorni in cui le turbe nomadi della
setta trionfante recitavano la loro parte per rappresentare i tripudii
del popolo romano.
Laonde anche il 2 ottobre raccoglievasi nella magnifica sala dei
Concistoro al Vaticano quanto v'ha di piu eletto nell'aristocrazia ro-
mana; ed alia presenza del Sommo Pontefice, seduto in trono, il conte
De Witten, a nome di tutti leggeva un indirizzo, il cui testo venne
pubblicato nel Divin Salvalore del 4 ottobre, pag. 12-13; dal quale
al nostro intento basta riferire le parole seguenti: Eccoci anche
quest' oggi, Padre santissimo, prostrati innanzi alia sacra ed augusta
vostra persona per detestare, siccome facciamo a nome eziandio di
tutto il fedele popolo romano, 1'insensatezza della festa che gli stessi
ribelli figli tentano di celebrare, anniversaria di quell' atto, che chiun-
que ha dramma di senno dichiara. ...
11 Santo Padre, ascoltato un grazioso dialogo di due fanciulli,
il contino Moroni ed il marchesino Serlupi , levatosi in piedi prese
a parlare presso a poco in questa sentenza.
E pur consolante, figli carissimi e fedelissimi, il vedere tanta
parte della nobilta e del popolo romano seguire il diritto, la giu-
stizia e la yerita. Certo non si puo andare in due parti , fra il di-
ritto e I'usurpazione, la giustizia e la violenza, la verita e la men-
zogna : cose tutte affatto inconciliabili tra loro. II primo esempio di
questa lotta fu tra S. Michele e Lucifero. S. Michele, seguendo le
parti di Dio, disse: Quis ut Deus ? E Lucifero, superbo, pretendeva
farsi simile aU'Altissimo. Stiamo nel caso medesimo. Anche adesso
da una parte sta il cattolicismo, dall' altra 1' incredulita. . . . Vediamo
pero che una grande utilita se ne cava; poiche si ritempra la fede
e si separa sempre piu il bene dal male. . . Si accresca dunque an-
che il vostro spirito di devozione e di fede; ed io spero cho avvenga
qui quello che avvenne a Gerico. L' Area santa giro sei volte at-
torno alle mura della citta, che stavano salde; ma al settimo giro le
CONTEMPORANEA 221
nmra crollarono, e la citta fu presa, ed il popolo di Dio vi entro in
trionfo. Preghiamo dunque e speriamo che anche noi, dopo lunghi
giri di preghiere e di sacrifici, potremo riavere la nostra citta, po-
tremo gittarci ai piedi deli' Area venerata e santa, che e Maria San-
tissima, e ringraziarla del trionfo.
Data poi agli astanti la henedizione apostolica , il Santo Padre
scese dal trono, e fece il giro della sala, ammettendo ciascuno di quei
nobili personaggi al bacio della mano, e rivolgendo a ciascuno parole
piene di paterna bonta e di incoraggiamento.
[ntanto, narra YOsservatore Romano n 224 del 3 ottobre, nella
Sala ducale si veniva ammassando una quantita di gioventu, romana.
Diciamo gioventft,perche non potendosi tutto inuntrattoriceverequanti
aveano domandato in grazia di presentarsi in questo giorno al S. Padre,
si era dovuto limitare Taccesso alia sola gioventu. Tuttavia, nonostante
la straordinaria ampiezza della Sala, essa fu bastante appena a contenere
gl' intervenuti , che , nell' apparire del Santo Padre, scoppiarono in
altissimi e fragorosi evviva, tanto piu entusiasti, quanto piu lunga-
mente conipressi. Ristabilito a fatica il silenzio, uno di essi lesse un
beltissimo indirizzo, nel quale, prendendosi occasione dalle memorie
anniversarie di questo giorno, era riunito tutto quanto la fedelta di
sudditi , la devozione di cattolici , 1' amore di figli pud ispirare ad
animi giovani ed ardenti.
Vorremmo poter pubblicare questo indirizzo, ma lo ci vietano
riguardi che ciascuno puo facilmante valutare.
II Santo Padre, visibilmente commosso, ha fatto anche a questa
lettura una risposta degna della grandezza della causa di cui e il
rappresentante, degna della grandezza del Suo nome. Eccone appros-
simativamente il tenore :
Se vi e cosa che possa recare a un cuore afflitto e affannato
consolazione e conforto, questa e 1'ascoltare dalla bocca di tanli sud-
diti fedeli, di tanti generosi figli di Roma, i sentimenti e le proteste
di obbedienza, di fedelta e di devozione. lo ne rendo grazie a Dio
e gli domando che infonda nei vostri cuori il dono piu raro e piu
prezioso, la perseveranza in questi sentimenti, e il coraggio di pro-
fessare apertamente la fede. Ora in questo giorno dedicato alia me-
moria di quegli angeli, dei quali ciascuno di voi tiene al tianco uno
per custode e consigliere, aggiungerd altre poche parole prese dalla
scrittura che la Chiesa applica alia festa di questo giorno.
Zaccaria profeta vide una visione straordinaria che consisteva
nell'avere scorto degli angeli che montavano cavalli di diversi colori,con
alia testa un arcangelo che li dirigeva. Alia curiosita di Zaccaria
1'arcangelo rispondendo, disse di essere stati mandati nei regni che
222 CRONACA
circondavanoilpopolo eletto,e allora tornavano dalla missionericevuta.
L'arcangelo (S. Girolamo dice che fosse S. Michele) soddisfaceva tutte
le domande del curioso Profeta. Ora 1'Arcangelo disse di voler pregare
Iddio pel bene del popolo di Gerusalemme, anzi di aver gia pregato,
e di aver gia fatto conoscere a Dip i mali della sua citta e le sover-
chierie dei popoli che erano venuti a dominarla. E la risposta di Dio
fu: Ego irascor ira magna; e poi soggiunse: nihilominus revertar ad
Jerusalem in misericordiis. Iddio era sdegnato contro coloro che
sopraffacevano il popol suo. Ah! dunque in questi giorni anche noi
abbiamo pregato 1'arcangelo: ed avrem noi speranza che egli mostri
a Dio le piaghe della sua citta , centro del Cattolicismo, data a'suoi
Vicarii per reggerla e governarla e per reggere e governare tutto il
mondo cattolico; avrerao speranza che egli ripeta le sue orazioni, e che
faccia per Roma cio che fece per Gerusalemme. Si,io confido, lospero,
e tengo come sicuro che le abbia rinnovate : e Iddio avra risposto:
Ego irascor, io sono pieno di sdegno, (a nostro modo di dire, per-
che Iddio non si sdegna) e lascero libero il corso alia mia giustizia
contro quelli che opprimono il popolo mio. E poi: Convertar ad Ro-
mam in misericordiis.
Io spero che Iddio benedetto volga la sua faccia verso Roma
allargando le sue mani, la riempia degli effetti della sua misericordia,
Ja liberi dall'oppressione e dagli scandali, faccia che si possano, come
pel passato, celebrare le sacre funzioni senza opposizione e senza
guerra. Torni la pace, la tranquillita e faccia cessare gli scandali, di
cui e piena questa santa Citta di Dio; venga Maria riiadre di mise-
ricordia e con lei vengano i santi Apostoli Pietro e Paolo , 1' uno
fondamento della Chiesa, 1'altro dottor delle Genti. E cosi muovano
Iddio a volgere verso noi queste sue misericordie.
Oh ! si , speriamo menar pertanto gioriii meno tristi , meno
affannati e senza gli scandali che ci infestano. Seguitiamo a pregare;
e siccome in questi giorni celebriamo la memoria del trionfo ripor-
tato, or son tre secoli, contro 1' Islamismo e i turchi, preghiamo ac-
ciocch& ci faccia vedere la suprema vittoria contro la moderna in-
credulita e i persecutori della Chiesa di Dio.
Con queste dolci lusioghe alzo le mani per benedirvi : e 1'ef-
fetto di questa benedizione sia che v' infervori nel servizio di Dio
e nel sosteguo maggiore, che anche appresso dovrete dare ai diritti
della verita, della giustizia e della religione; che vi dia quella ila-
rita di spirito, la quale talvolta si perde tra gli assalti e le perse-
cuzioni dell' inferno; vi dia quella quiete e quella pace, che e propria
delle anime fedeli a Dio ; vi dia la consolazione di vedervi uniti nelle
vostre famiglie, i padri coi figli, i fratelli coi fratelli, tutti in un solo
CONTEMPOIUNEA 223
pensiero di lode a Dio, di servizio all'umana Societa, di rassegnazione
nei vostri mail, e nelle vostre miserie e angustie.
Speriamo che Dio non vi abbandoni , e che accorra pronta-
mente in vostro soccorso : Convertar ad Romam in misericordiis.
Questa benedizione sia con voi nel punto estremo della vita , onde
possiate per essa consegnare le anime vostre nelle mani dell'eterno
Padre : In manus tuas j Domine, commendo spiritum mcum ;
e vi dia diritto di entrare nella beata eternita, a benedirlo e lodarlo
per sempre. Benedictio Dei Omnipotentis etc.
Molti altri indizzi ricevette Sua Santita dal 20 settembre al 6
ottobre, per mezzo di numerose Deputazioni, esprimenti il piu vivo
cordoglio per le iniquita di cui egli e Vittima, ed i voti piu fervidi
pel trionfo pieno e stabile di Santa Chiesa. Ma il registrarli tutti e
cosa che appena puo farsi dai giornali quotidiani, come dall'Osse?*-
vatore Romano.
2. Nei precedente quaderno abbiamo succintamente riferito il
gravissimo disastro, onde fu colpito a Torino il quartiere di S. Sal-
vario, per 1'incendio onde fu distrutta una vasta officina e per cui
divamparono parecchie case, con perdita quasi totale di quanto esse
contenevano di masserizie, pecunia e titoli di credito degli inquilini,
cui appena bastd il tempo di porre in salvo le persone. La ben nota
carita dei Torinesi fu sollecita di venire in aiuto alle vittime di quello
che non si sa ancor bene, se fosse effetto d'uno sfortunato accidente
o d'un delitto premeditato.
II Santo Padre, avutane notizia, e memore delle tante prove di
afletto e devozione avute dai buoni Torinesi, si affretto di far par-
tecipare a quegli sventurati il frutto di quella pieta filiale, onde i
fedeli d'ogni parte del mondo si studiano, con ispontanee offerte, di
riparare ai danni del latrocinio commesso contro la Santa Sede. Ecco
il testo della lettera che, per ordine di Sua Santita, fu scritta dal-
1'Emo. Cardinale Antonelli al Direttore della benemerita Unitd
Catlolica.
Illustrissimo Signore.l\ Santo Padre non potenon rimanere gra-
vemente addolorato nell' apprendere i gravi danni cagionati ad una
parte considerevole di cotesta citta di. Torino dal recente incendio
onde fu vittima. A malgrado delle strettezze in chetrovasi, non po-
tendo resistere a quel sentimento di compassione e di carita, che e
tutto proprio del suo gran cuore, ha destinato in sollievo dei dan-
neggiati la somma di lire due mila. Nella certezza ch'ella si onorera
di corrispondere prontamente a si benigna pontificia disposizione, mi
confermo con sensi di distinta stima, Di V. S. Illma, Affmo per ser-
virla G. Cardinale ANTONELLI.
224 CRONACA
III.
COSE ITALIANS
1. Dimostrazione dei Tognetti in onore della Legazione germanica a Roma
2. Pettegolezzi nel Consiglio comunale, e dmnissione di tutta la Giunta
di Roma 3. Spese per riattare un convento ad uso di ministero dei
lavori pubblici 4. Abuso indecente di autorita di delegati municipal!
in un ospizio di zitelle 5. Spese pel traforo del Frejus 6. Disa-
vanzo delle Gnanze italiane pel 1871 7. Multa imposta al municipio
romano 8. Lettere del Garibaldi in lode dell' Inter nazionale 9. Morte
del sig. De la Villestreux , segretario della Legazione Francese prcsso il
Re d' Italia ; gli succede il Marchese Sayve ; mentite all' Opinione 10.
Anniversario del 2 ottobre in Gampidoglio 11. Giuramento intimato ai
Professori della Universita Romana.
1. L'anniversario del 20 settembre, celebrates! in Roma a quel
modo che dicemmo nel precedente quaderno, dovea avere, neli'in-
tendimento degli attori principal! del dramma , uno scopo ed un
risultato politico ; ma non regnava accordo perfetto tra i complici di
quella eroica impresa compiuta colle cannonate. I moderati ed i par-
tigiaui piu o meno sinceri della monarchia volevano, che 1' onore
della festa andasse aquelli che furono i direttori ed esecutori immediati
del gran fatto, cioe alia consorteria dei mezzi morali trasformati
in bombe; i garibaldini volevano strappare quel merito dalle mani
dei Visconti-Venosti e dei Lanza, che non eransi vergognati di sa-
cramentaro, che non si userebbe mai la violenza per impadronirsi
di Roma, perche i'adoperare la forza sarebbe un violare il diritto
internazionale e procedere in una guisa da cui rifuggirebbero per-
sino i Sultani degli Stati barbareschi. Percio quella festa riusci come
si disse.
V 6 tuttavia nel rione di Borgo un manipolo di patriot], tra i
quali primeggiano alcuni dell'illustre casato dei Tognetti, famoso per
molte imprese e specialmente per quella della mina fatta scoppiare
sotto la caserma Serristori. Codesta fazioncella si gloria di una de-
vozione illimitata al casato egualmente illustre dei Garibaldi, e si
pregia di andare in prima fila tra i campioni della democrazia ita-
liana.
Ora egli certo che la democrazia italiana, con piu verita e con
meno impostura di quel che faccia la consorteria dominante dei Lanza
e dei Sella, anziche al valore dell'esercito regio od all' avvedimento
dei Ministri di Vittorio Emmanuele II, reca alle armi ed alia politica
della Prussia tutto il merito della comodita lasciata ai complici del
CONTEMPORANEA 2*25
Ricotti, di spedire 50 mila soldati a soverchiare e disarmare gli 8 mila
difensori del Sommo Pontefice, e prendere Roma, e consegnarla alia
rivoluzione. Onde satisfare al debito della gratitudine per tanto be-
neficio, la fazione del Tognetti la sera del 20 settembre voile fare
una ovazione s'olenne alia Legazione germanica in Roma. Eccone i
particolari narrati da un corrispondente alia Riforma, organo uffi-
ciale della garibalderia.
leri sera (20) aveva luogo la dimostrazione, da noi annunciata,
sotto le iinestre dell'ambasciata prussiana. Si nomino una Commis-
sione, presieduta dal signer R. Giovagooli, e composta del signer Raf-
faele Tognetti capita no della Guardia nazionale, del signer dottor Ga-
vani tenente, Angelo Tognetti tenente e Gaetano Zambonini milite.
L'ambasciatore si trovava a Parigi; il segretario pure era assente ;
la deputazione si indirizzo a un'altra persona addetta all'ambarsciata,
e il sig. Giovagnoli espresse i sentimenti di gratitudine e di affetto, che
la popolazione di Borgo professa alia nazione germanica, che da tre
secoli seppe emanciparsi dal giogo pontificio, e contribui potente-
mente anche alia liberazione di Roma. La persona addetta aH'amba-
sciata ringrazio, e promise che si sarebbe fatto fedele interprete presso
il segretario, appena fosse ritornato. La dimostrazione si sciolse tran-
quillamente in piazza dell'Aracoeli, alle grida di Viva la Germaniaf
Viva I' Italia unita alia Germania! Evviva la fratellanza del po-
poli! Viva Garibaldi! Viva I' Italia! Mollissime guardie nazionali
del rione presero parte a questa dimostrazione.
Chiunque conosce i personaggi nominati in questa relazione dee
essere d'accordo con noi in riconoscere che: 1 dee andare altero il
Rione di Borgo per 1'alto onore d'avere rappresentanti di cosi insigne
merito; 2 dee pure riputarsi altamente onorata la nazione germanica ,
pensando di aver riscosso un tributo o*i gratitudine dai Tognetti
romani e loro degni coileghi; 3 se qualche screzio fosse avvenuto
tra la garibalderia e 1' Impero germanico, per le imprese e le vittorie
di Casa Garibaldi nei Vosgi, la riparazione e I'ammenda onorevole
che ne fecero gli illustri Tognetti dee averne fatto sparire le ultime
tracce. Vedremo se il principe Bismark non rispondera per mezzo
della sua Legazione ai cortesi offici di Casa Tognetti ! Certo il non far
nulla per tali personaggi sarebbe scortesia!
2. Le pure gioie liberalesche per 1'anniversario del 20 settembre
furouo , indi a pochi giorni, volte in tristezza e sdegno, per una
nuova crisi municipale . La concordia non fu mai la dote piu ricca
di cotali adunanze; ma in Campidoglio regn6 quasi sempre la di-
scordia. I poveri assessori componenti la Giunta erano bersa'glio a
continui e violenti assalti da parecchi consiglieri, tra i pochi che in-
Serie T-777, vol. 77, fasc. 512 15 H ottobre 1871.
2t) CRONACA
tervengono alle sedute municipal!. Onde gia si erano infastiditi a
segno da voler comecchessia uscire di quel pecoreccio. E per uscirne
con onore imitarono quel che sogliono fare i ministri del Governo
di S. M. la Regina d'lnghilterra, quando si sentono in pericolo d'es-
sere scavalcati. Mettono allora la quistione di Gabinetto sopra una
bagattella qualunque, per la quale sanno di dover incontrare voto
sfavorevole dalla Camera dei Comuni. Questa capisce che il Ministero,
per non essere scavalcato violentemente e per cosa rilevante, vuole
essere invitato a scendere; e ve lo in vita con quel voto gia preveduto;
ed il Gabinetto si ritira tieramente con 1' onore deile armi. Cosi fece
la Giunta comunale di Roma.
Nella penultima seduta della sessione straordinaria del Consiglio
comunale, che ebbe luogo il lunedi 25 settembre, uno degli assessor!
propose che si continuasse nel sistema vigente di dare ad un solo
individuo 1'appalto della neve e del ghiaccio per tutta la citta. Questo
non fu approvato daila pluralita dei Consiglieri, che sapeano quanto
tal monopolio riuscisse molesto ai cittadini. Dissero di no , e respin-
sero senza pure discuterla quella proposta.
Questo smacco non potea non essere preveduto . Era dunque
voluto, appunto per averne cagione di ntirarsi disdegnosamente,
come Achille sotto la tenda. L'assessore proponente e tre dei suoi
colleghi colsero pertanto la palla ai balzo e diedero issofatto la loro
dimissione. I tre rimanenti vi pensarono un poco; quindi imitarono
quel buono esempio, e nella successiva seduta deposero ancor essi
1'ufficio di assessor! municipal!, rassegnandosi pero con abnegazione
eroica a continuare nell'esercizio di esso, fino alia riunione della
sessione ordinaria del Consiglio, da aprirsi verso la meta di ottobre.
Con ci6 la capitale del Regno d' Italia, che pur allora era uscita
in qualche modo dal provvftorio, per la nomina del Gadda a Prefetto
di Roma, si trovo da capo con un Consiglio municipale monco della
testa , non potendosi valutare come testa quel poveretto del principe
Pallavicini.
Codeste crisi hanno pero un risultato spiacevole per la setta. Que-
sta, senza avvedersene, col bersagliare continuamente la Giunta, ne
demolisce 1'autorita, e ne impaccia 1'azione; onde altresi la tanto bra-
mata espropriazione di monasteri e di conventi, ad uso ed a profitto,
municipale, non va innanzi colla bramata celerita. II sindaco e gli
assessor!, che si aspettano di essere sbalzati domani o doman I'altro,
ne anche si vogliono travagliar troppo per condurre innanzi code
st'opera, da cui naturalmente rifugge chi ha qualche sentimento di
onesta e di religione.
3. Pare altresi che, oltre a difficolta di altra indole, sorte per
1'ordine mandate da parte dal Santo Padre ai monasteri minacciati,
CONTEMPORANEA 227
di non cedere che alia forza, lo stesso interesse abbia sconsigliato
gli espropriatori dal fare troppo in fretta. Dopo spese enormi somme
per riattare i convent! di s. Maria sopra Minerva, di S. Agostino
e dei SS. Dodici Apostoli ad uso dei Minister! delle Finanze, della
Marina e della Guerra, si tocca con mano che tali uffici non vi pos-
sono rimanere, e si tratta di spendere parecchi milioni per fabbri-
care edificii appropriati a tal uso. Per non eccedere di troppo in tale
scialacquo, si vuole almeno tener fermo nel monastero di S. Silvestro
in capite il Ministero dei lavori pubblici. Ed a tal uopo tocca spen-
dere assai piu di quanto sarebbe bisognato a fabbricarlo di pianta.
Oltre a 101) mila lire gia si erano spese dal Commissario Gadda, per
adattare quell' edifizio ad uso del Ministero dell' Interno; ma il Lanza
10 trovo troppo indecente, lo rifiutd, e fu d'uopo comprare per lui
11 palazzo Braschi. Or che fare del devastate convento di S. Silvestro?
Vi fu posto il Ministero che allora era tenuto dal Gadda pei lavori
pubblici. La penitenza era dura troppo! Per mitigarne il rigore, si
risolvette di spendere un bel gruzzolo per raffazzonare un po'meglio
quel convento. L' appalto fu pubblicato sulla base di lire 326,000 !
Poco meno di mezzo milione si sara cosi speso per fare d'uno sdru-
cito convento un indeeentissimo Ministero! Oh sapienza economica
dei ministri italiani !
Non per questo si e rinunziato punto alia espropriazione dei
convent! e monasteri. Purche siano tolti ai loro legittimi possessor!,
il resto poco importa. Se non serviranno quelle modeste case pel
Governo o pel Municipio, si demoliranno e se ne venderanno i mate-
rial! e 1'area, o si rattopperanno ad uso di abitazione per gl' impiegati
del Governo. Cio che importa principalmente si e di discacciarne i
religiosi e le religiose.
4. A vandalismo egualmente crudele vanno esposte le Opere pie
e di beneficenza. L' ospedale di S. Spirito, come quello di S. Giacomo,
stenta a tirare innanzi, privato com' e di rendite varie che furono
volte ad altro uso. Le novita introdotte in molte Opere pie dai nuovi
amministratori le caricano di miserie ; 1'abolizione della Commissione
dei sussidii lascia la Congregazione di caritd, che succedette, in
grandissimi impacci. E per giunta la condotta di certi deputati o dele-
gati municipal! muove a sdegno perfino i meno scrupolosi tra i demo-
cratici. Qui, a maniera di saggio pel rimanente, trascriviamo un brano
della cronaca della Riforma n. 269 del 28 settembre.
Valeva proprio la pena di strappare alia ingerenza della Con-
gregazione di caritd 1'ospizio di Termini! Se e vero, sarebbe orribile!
Ma e voce che il Municipio abbia inviato nella parte dell' ospizio,
destinato alle fanciulle del popolo, molti maestri di hallo e di musica;
che rimasero assai scandalizzati dalle poche disposizioni delle figlie
"2*28 C RON AC A
del nostro popolo alle squisitezze dell'arte di Tersicore e di Euterpe.
Tuttavia i maestri di ballo incaricarono le monache dell'ospizio, di
vestire le fanciulle coi calzoni corti, per meglio valutare in un'altra
visita Je loro attitudini. II fatto avrebbe destato proteste e reclaim
iafiniti. Oh! non sarebbe stato meglio d' inviare a Termini dei
maestri che potessero insegnare alle fanciulle del popolo 1' arte di
guadagnarsi onestamente la vita col lavoro conveniente alle forze
lemminili ? Cosi sarebbe ! Ma i nostri padri coscritti volevano assolu-
tamente ridurre Termini una scuola di ballo o un semenzaio di prime,
donne. Che sapienza !
Se questo fosse un fatto unico, e non avesse radice nel nuovo
ordine morale portato in Roma dalle bombe del Cadorna e del Bixio,
potrebbe bastare il protestarsi contro, e mettere freno alia sguaiata
liberta di codesti municipali. Ma il peggio si e che pubbliche scuole
di oscenita sono aperte in Roma; e perche non ci si dia taccia di
esagerare, trascriviamo le precise parole del sig. Carlo Pisani nella
liberalissima Concordia, n. 91 del 29 settembre.
Cio che non vogliamo e lo scandalo perpetuo d'un giornalismo
di berlina, che demoralizza le masse, che gitta il germe dello scetti-
cismo in tutto; e che, nella immoralita che va seminando, feconda
inevitabilmente la futura ruina del paese. Che la Francia pensi a
frenare la sua stampa infame! Che /' Italia provveda a trovar modo
che la nostra cessi d'essere un vitupero continue della morale.
E questo per non dire che della stampa! Quando si potra par-
lare e dire la verita sopra certe scuole e certi maestri municipal, e
sopra il frutto di precoce empieta e di schifosa immoralita dei gio-
vani e delle zitelle che sono astretti a condurvisi , oh allora si capira
bene qual sia 1'indole de\V ordine morale, tanto gradito ali'onore-
vole Salvatore Morelli, di cui si vuole ammorbare la capitale del mondo
cattolico !
5. t governanti dell' Italia, come pur quelli d'altri Stati sotto-
posti al giogo massonico, poco o nulla si danno pensiero di repri-
mere e troncare codesto svolgimento dei principii antisocial! della
moderna civilta. Assorti nell' attuazione d' una politica che col fine
giustifica i mezzi , neppure sono riscossi dallo spettacolo tremendo
che si ha nello sfacelo della Francia, e ne seguono gli esempii funesti.
Purche 1' unita nazionale sia assicurata , ed abbiasi qualche incre-
mento nei progress! material], massime del commercio e deli'indu-
stria, punto non curano lo scadimento e la distruzione dell' ordine
morale; anzi danno mano alia distruzione con la guerra che fanno
alia base d'ogni vera morale, che e la fede religiosa in Dio e la
pratica osservanza della legge evangelica. Per compenso al moltipli-
carsi dei delitti, a segno che 1' Italia primeggia fra tutte le nazioni
CONTEMPORANEA 229
nella statistica criminate, essi presentano agli Italiani 1' abbattimento
del potere temporale del Papa, 1'abolizione degli ordini religiosi, la
schiavitu del clero; e poi le meravigliose speranze d'una prosperita
paradisiaca pel traforo del Moncenisio o Frejus , onde essi si ripro-
mettono di veder il commercio di mezzo mondo attraversare I'ltalia,
deponendovi i suoi tesori.
11 giornale V Opinions, n 265 del 25 settembre, affine di in-
dorare la piliola di oltre a 75 milioni spesi dal Governo italiano per
codesta galleria, fa lampeggiare alia vista dei gonzi i prognostic piu
iusinghieri sopra le future grandezze deli' Italia; e dice che: siflatte
imprese attestano al mondo la potenza dell'energia e della costanza,
due virtu che I'ltalia non si stanchera di coltivare, dopo il mirabile
esempio che ha dato e la gloria che ne ha conseguito. Codesti
miracoli futuri della energia italiana finora si possono apprezzare
solo dal conto delle spese incontrate per questo che gia si e com-
piuto, d'una galleria sotto il Frejus. II Parlamento ne avea appro-
vato 1'impresa, supponendo esatti i calcoli degli ingegneri che inten-
deano spacciarla con 41 milioni. di lire, impiegandovi 25 anni.
Meno che due milioni 1'anno, era un peso che, cosi spartito, riusciva
tollerabile. Per ragioni politiche ed economiche, si voile fare piu
presto, ed il traforo fa compiuto in soli 9 anni, ma ebbe a.costare
circa 100 milioni, dei quali pero 25 sono a carico della Francia, che
tolse di partecipare alle spese quando le fu ceduta la Savoia. La
spesa pertanto riusci, anche per la sola parte spettante alia Italia,
pressoche al doppio di quello che erasi preveduto; e siccome tale a
un dipresso e il procedimento dell' amministrazione finanziaria in
ogni suo ramo , cosi si spiega che dopo tanti anni di studii pel
pareggio tra le entrate e le spese, il deficit annuo cresce continua-
mente. >
Le entrate essendo costantemente minori di quanto presumeasi,
e per contrario sempre maggiorije spese, si riusci a spendere in dieci
anni un dieci mila milioni, ed avere un debito pubblico spaventoso,
con un disavanzo annuo a cui non si sa piu come sopperire, tutto
oggimai essendo divorato quel che aveasi di beni demaniali ed ec-
clesiastici, e tutto essendo gia gravato di importabili balzelli.
6. II giornale la Nazione, n 260 del 18 settembre, ha pubbli-
cato un articolo che, per 1'eloquenza delle cifre, vale un libro intero
a dimostrare quanto rapidamente si corre, per la sapienza del Selia
e dei suoi predecessori, verso la rovina finanziaria dell' Italia. A noi
basta recare questo solo argomento. Nel bilancio di definitiva previ-
sione dell' entrate e delle spese pel 1871 si riesce a ques'ta couclu-
sione. Le entrate si calcolano in L. 1,054,545,264. 75; le spese sono
stabilite in L. 1,229,272,362. 79. La conclusione e che il disavanzo
230 CRONACA
e di L. 174, 727,098. 04. Vi si provvede con un mutuo di 150mi~
lioni della Banca nazionale; ed al rimanente deficit di L. 24,500,000
pensera la Provvidenza.
Ma 1' andamento delle cose ha tinito oggimai di togliere ognr
speranza di vedere un efficace ricorso alle economic. II Ricotti, mi-
nistro per la Guerra, avea deputato una Commissione speciale allo
studio delle opere di difesa e d'armamento, per guarentire da ogni
esterno assalto 1'unita del territorio italiano; e questa presento un
disegno che richiede la bagattella di 235 milioni incirca. Era im-
possibile attuarlo, nello stato presente di indigenza in cui trovansi
le iinanze. Fu dunque modificato per guisa da ridurre codeste spese
militari a soli 130 milioni. Nel fatto se ne dovranno poi gittare forse
200; essendo troppo notorio che si va almeno d'un buon terzo
di la di quanto erasi prefisso. Un foglio liberale, la Gazzetla di
Torino, pubblic6 la lista, avuta da un suo corrispondente, delle spese
per 1' ornato dell' aula parlamentare al palazzo di Montecitorio in
Roma; spese buttate in gran parte per lavori disfatti ed annullati
appena compiuti. Piu di 20 mila lire per sole mutazioni di vernier
e tinte provate; e nelia sala di lettura spese 9 mila lire per la carta
onde si sono vestite le pareti ! Di questo passo ove si va?
Me^ntre cosi si sparnazza in ispese di lusso, le rendite scemano,
tornando impossibile ai popoli smunti, ed ora minacciati dalla fame
per una carestia di derrate omai accertata, il pagare gli enormi bal-
zelli, che dovrebbero fornire le entrate presunte.
II Giornale di Napoli, n 271 del 1 ottobre, ne diede il dolo-
roso annunzio, e disse chiaro: Le condizioni finanziarie sono gravi,
e 1' ultima situazione del Tesoro, a tutto il 31 agosto, lo costata in
modo sconfortante. In otto mesi nelle casse dello Stato non entrarono
che 187 milioni sui 225 dell' imposta fondiaria ; e della ricchezza
mobile rimangono inesatti 123 milioni su 187, a quanto era calcolata.
Per quanto sia meno grande la differenza per quel che riguarda le
imposte dirette, pure e sempre considerevole , e la stessa Opiwonc
lo nota. Ora poi che e quasi posto in sodo mancare alia penisola
in certe province un buon terzo, in altre la meta, in alcune quasi
tutto il gran turco, che e la base dell'alimento dei villici e campa-
gnuoli, e la rendita dei possidenti, e egli da presumere che saranno
puntualmente pagate le contribuzioni dirette? E quanto si riravera
dal macinato, mentre e ridotta a si poco la derrata da macinarsi ?
E da popoli aflamati si potranno riscuotere milioni e milioni da
buttare in teatri e fabbriche di lusso?
7. Probabilmente il Sella ed i suoi colleghi fanno assegnamento
sui beni ecclesiastici di Roma e delle province annesse, pel famoso
plebiscite del 2 ottobre 1870. Ma, anche volendo confiscare ogni
CONTEMPORANEA 231
cosa, e vendere all'asta pubblica tutto quel che e vendibile, il baratro
del debito pubblico e del disavanzo resterebbe sempre spalancato; e
la rapacita liscale non basterebbe a colmarlo. Cio vede benissimo il
Governo, e percio niuna occasione trascura di buscare qualche piz-
zico di moneta, facendo a tal effetto eseguire severamente la legge.
Appena Samuele Alatri avea deposto la carica di assessore nella Giunta
municipale di Roma per la parte delle finanze, ed eragli succeduto
rl Venturi, fu firmato il contratto di prestito di 30 milioni con la
Banca nazionale. Ma, o sia per inavvertenza, o per ignoranza della
legge, si omise la formalita di denunziare e far registrare il contratto
stesso, mentre la tassa di registro importava la somma di L. 180,000!
Fatte indarno le praticbe per impetrare 1' esenzione dal pagamento
di codesta tassa, e trascorso il termine legale pel registro, il fisco
fece le sue parti, ed intimd al Comune di Roma come fosse incorso
percio nella multa prestabilita dalla legge, la quale monta ad altre
90,000 lire!
II Fisco affamato cerca di che sfamarsi. Ma il Comune romano
dovea ricordarsi che ventre affamato non ha orecchie ; e pagare a
tempo le 180 mila, per non incorrere la multa! Vero e che a pagar
questa pecunia penseranno i contribuenti. La Giunta dee occuparsi
del Palladia e delle scuole Placidiane.
8. AgH occhi di piu d'uno codesto sparnazzare per novita mi-
litari e di apparato, con eccessivo aggravio dei popoli, non serve che
a preparare la rovina dello Stato, ed a lastricare la via alia marcia
vittoriosa fa\\\ Assaciazione internazionale per I' alleanza repub-
blicana universale. Gia i progressi di questa setta barbarica si fanno
sentire anche in Inghilterra ed in Alemagna, per guisa che i rispettivi
Governi sentono il bisogno di opporle qualche argine robusto. In
Italia le prediche del Garibaldi per via epistolare, e 1'adoperarsi dei
suoi consorti sono come una sfida al Governo , che tentenna , trat-
tandosi degli antichi suoi complici nelle imprese compiute dal 1859
al 1870.
II Proletario italiano, diario dell' Internazionale che stampasi
in Torino, pubblico nella prima meta del settembre scorso la seguente
letterina: Caprera 29 agosto 1871. Caro Terzaghi. Grazie per il
Proletario che leggo con molto interesse. L' Internazionale vuole
tutti gli uomini fratelli, non preli, e la fine dei privilegi. lo sim-
patizzo naturalmente con essa. Con gratitudine, vostro G. GARIBALDI.
Nel Romagnolo, altro giornale della stessa setta socialistica, che
stampasi a Ravenna, fu pubblicata quest' altra lettera dello stesso de-
magogo. Caprera, 29 agosto 1871. Cari amici. L' Internazionale b
quella parte piu numerosa della societa che soffre al cospetto di pochi
privilegiati. Noi quindi dobbiamo essere coll' Internazionale; e, se
232 CRONACA
vi sono dei difetti nelle sue istituzioni, correggerli. Sempre vostro
G. GARIBALDI.
Gli stessi concetti furono poi ampiaraente svolti dal Garibaldi
in una sua iettera del 20 settembre p. p., diretta al Signer Arturo
Arnold, riferita nel Tempo di Roma, n 361 del 3 ottobre. E troppo
lunga, e noi non la possiamo trascrivere intera. fiastino alcuni pe-
riodi. Mi contentero solo di osservare che quella cancrena, che
chiamasi prete, non soddisfatta col desolare una gran parte del con-
tinente d' Europa , si e attaccata e sta divorando uno dei piu bei
paesi del Regno Unito, abusando a tal uopo delle liberta accordate
dalle leggi britannicbe. E procedendo ad indicare le basi fonda-
mentali della Internazionale da lui approvate, dice che 1 gli piace
il nome, perche indica la fratellanza tra tutti gli uomini di qualsiasi
nazione ; 2 L' Internazionale non vuol saperne di preti, cioe a
dire non vuole menzogne; 3 Non armate stanziali, perche queste
perpetuano le guerre, ma milizie cittadine, pel mantenimento dell'or-
dine interno; 4 L' Internazionale desidera il governo amministrativo
della Comune.
E sul finire della Iettera, ricapitolando, ed accennando a quali
cose deve anzi tutto por mano 1' Internazionale., dice alto e forte :
L' abolizione delle guerre, delle armate stanziali, dei preti, dei pri-
vilegi. Egli e manifesto che a tale scopoe indispensabile rovesciare
tutti i present! Governi e le rispettive Costituzioni degli Stati, non
solo del continente europeo, ma eziandio delle due Americhe !
Cio posto, e con questo programma, non si puo da noi qualili-
care come sel merita il Governo italiano che lascia organizzare , e
perfino convocare in Assemblea a Roma, sotto la presidenza e dire-
zione di G. Garibaldi, la sopradescritta Internazionale. E tuttavia
questo puo fare impunemente T eroe di Marsala e di Mentana, senza
che il Governo se ne adombri o gli faccia ostacolo. Avendo il direttore
del Dovere di Genova chiesto per Iettera al Generale Garibaldi, in
quale citta egli giudicava piu conveniente di radunare in congresso
le Societd democratiche, cio& le falangi della Internazionale, e se
egli 1'avrebbe presieduto in persona: il Garibaldi rispose : Cara
Conte, io credo Roma la piu idonea pel congresso democratico. Vi pre-
vengo che io non potro assistervi, e mi faro rappresentare. Caprera, il
19 di settembre 1871. Vostro G. GARIBALDI. Ci pare inutile aggiun-
gere riflessioni e commenti a questi fatti, che parlano chiaro, tutto da se.
9. -La democrazia italiana puo imperversare a piacer suo, senza
paventare una repressione eflicace, anzi pure senza timore di gravi
ostacoli. II Governo del Re Vittorid Emmanuele II, sia neLT atto di
ricevere dal Dittatore G. Garibaldi il reame delle Due Sicilie, sia dopo
la rotta di Mentana, professo altamente la sua solidarieta con la de-
CONTEMPORANEA 233
mocrazia garibaldesca , dimostrata poi ampiamente nel Diario del
Conte Persano. Con amici si utili e si antichi, si puo venire a qualche
bisticcio agrodolce; ma non mai a serio conflitto. Solo allora potrebbe
la democrazia sospettare d' una nuova scena, come quella di Aspro-
monte, quando la Francia fosse davvero ricostituita su basi salde e
cristiane, e tornasse alle antiche sue tradizioni. Ma di questo non si
scorge indizio veruno. La Francia e in istato di sfacelo; i maestri ed
educatori della Comune non solo sono trattati con ogni riguardo, ma
possono dare consigli con tono di chi comanda; le fazioni politiche si
moltiplicano e si accaneggiano tra loro, con grandissimo compiaci-
mento dei nemici della Francia; ed il Governo italiano ebbe da quello
di Versailles le piu simpatiche dichiarazioni. I discorsi del Lefranc
e del Remusat al Cenisio ed a Torino poterono essere interpretati
come im tal quale, benche velato, abbandono della Santa Sede; onde
1' arnicizia tra i bombardatori del 20 settembre ed i rivoluzionarii
francesi del 4 settembre sembra per ora cementata. Di che la demo-
crazia italiana ricava il profitto di poter sospingere il Governo italiano
ad ogni eccesso, senza paura che levisi di la delle Alpi una voce
autorevole che imponga un nuovo Aspromonte.
L'indole vera delle relazioni tra i due Governi, italiano e fran-
cese, apparve nella congiuntura della morte del sig. barone De la
Villestreux, primo segretario della Legazione francese presso S. M.
il Re d' Italia, che suppliva pel Conte Orazio di Choiseul, recatosi a
Versailles per sedere all' Assemblea. Assalito da un vespaio, in pochi
giorni si ridusse in fine di vita, e spiro poco dopo la mezzanotte dal
20 al 21 settembre. II De la Villestreux avea nel 1867 servito egre-
giamente il Governo napoleonico, nella sua politica troppo nota circa
1' invasione garibaldesca nel territorio romano ; ed ora egii rappre-
sentava molto bene la politica del sig. Thiers. Percio egli era assai
gradito al Governo italiano, che ne pianse la perdita. II Governo del
sig. Thiers fu sollecito di dargli un successore nella persona del
marchese Sayve, che si affretto di trasferirsi a Firenze, e quindi a
Roma, dove fu ricevuto dal Visconti-Venosta. Quasi al tempo stesso il
conte d' Harcourt, ambasciadore francese presso la S. Sede, partiva
improvvisamente da Roma, per cagione, dicesi, di gravi negoziati
politici. Non si sa perche, varii giornali aveano riferito che oggimai
fossero rannodate tra la Francia del Thiers e 1' Italia del Lanza le
relazioni che prima correvano tra questa e la Francia del Bonaparte; e
siccome il conte d' Harcourt avea in Roma dato qualche impaccio alia
espropriazione di certi conventi e monasteri, cosi aveano annunziato
che il Thiers ne avesse biasimato la condotta; e che per appagare
T Italia darebbe un successore al conte Orazio di Choiseul.
234 CRONACA
Ma questa illusions duro poco; imperocche il Journal officiel del
Governo francese, nell'atto stesso di annunziare la nomina del mar-
cheseSayve a segretario della Legazione in Italia, pubb!ic6 la seguente
noticina. II giornale italiano VOpinione pretende sapere, che 1'ara-
basciadore di Francia presso la Santa Sede avrebbe avuta qualche
disapprovazione da parte del suo Governo, e che il conte di Choiseul
debba avere un successore come rainistro di Francia in Italia. Queste
due notizie sono assolutamente false.
Una mentita cosi secca a tal proposito parve a molti che accre-
ditasse 1' interpretazione data a certi articoli del Soir e del Moniteur
parigino, riputati organi ufficiosi del sig. Thiers; i quali biasimarono
fortemente la rettorica del Lefranc e del Remusat per 1'inaugurazione
della galleria del Frejus. Ma checch6 sia del valore da atlribuirsi alia
nota del Journal Officiel ed alle rampogne del Soir, certo e che per
ora la Francia non e in grado di opporsi efficacemente ai progress!
della democrazia italiana ; e questa, non essendovi piu ora che rubare
al Papa, e naturale che si volti a combattere la monarchia.
10. L' antagonismo sempre crescente fra la monarchia e la de-
mocrazia avea sconciate le feste del 20 settembre; e rendette languido
assai 1'anniversario del Sottobre in Roma. II Municipio, per difetto di
pecunia, si contentodi fare la consueta luminaria, e la distribuzione in
Campidoglio dei premii ai fanciulli ed alle fanciulle delle scuole isti-
tuite dal Biagio Placidi pel Municipio. Per tal circostanza il Placidi si
senti invasato da estro poetico, e scrisse, e mando stampare, e fece
cantare da codesti scolari un inno, che e un capolavoro di goffaggine;
tantoche perfino i suoi piu fervidi amici non poterono temperarsi dal
fargliene biasimo, e tutti gli diedero la baia. Egli assisteva in teatro,
alle prove; ed alia perfine ebbe il compiacimento di sentir cantare
il suo inno da non sappiamo quante voci di coristi e coriste di teatro
che sorreggevano le voci esili dei ragazzi, con accompagnamento di
musica strepitosa. La curiosita di sentire e vedere attird non poca
geute, massime buzzurri, al Campidoglio; dove intervennero pure
col Lanza altri ministri e personaggi devoti al nuovo Governo, per
nobilitare la distribuzione dei premi. La sventolata di bandiere fa
poco meno del solito nei quartieri centrali e presso il Campidoglio;
e quasi nulla per tutto altrove.
Ma la democrazia poco.sa che farsi degli inni da colascione; e
meditava qualche altra cosa. Nella notte pertanto dal 1 al 2 ottobre
piccole squadre di patriotti,, addestrate da qualche guardia naziona-
le, si sparpagliarono per tutti i quartieri di Roma, segnando con
istemmi sabaudi a vernice le porte e le botteghe di quelli che erano
CONTEMPORANEA 235
notati come papalini l ; e designandoli ai vituperii della plebe coa
iscritte che li qualificavano per caccialepri e barbacani e spie e
peggio. La Questura, naturalmente , noa iscorgendo in questo una
violazione della legge che punisce il reato di eccitare all' odio gli
uni contro gli altri i cittadini, lascio fare. Ma quando la mattina
apparve che delle 20 case le 19 erano notate come di papalini, si
capi quel molto d' un antico Senatore romano: cioe non esser bene
che gli schiavi avessero un distintivo che loro permettesse di con-
tarsi ! Laonde in certi quartieri, dove meno abbonda la bruzzaglia
patriottica, i Carabinieri reali e le Guardie di sicurezza pubblicas cor-
tarono un certo numero d' imbiancatori, incaricati di cancellare quelle
scritte, rispettando pero gli stemmi; e questi rimasero per attestare
che in Roma delle 20 case le 19 appartengono ai famosi 46 no del
plebiscite del 2 ottobre 1 870.
In Firenze ebbesi un saggio di quel che facilmente accadrebbe
in Roma, per parte dei democratic! della Internazionale, se il Santo
Padre osasse celebrare un pontificale od uscire in pubblico. La be-
nemerita Armonia , che ora ingrandi il suo formato e continua a
combattere gagliardamente per la causa della giustizia e della Chie-
sa , ebbe da testimonii autorevoli e di veduta e pubblico nei nu-
meri 231 e 232 la fedele narrazione di quel che avvenne a Mons.
Arcivescovo il 1 ottobre, mentre usciva, dopo il pontificale, dalla
Chiesa di S. Maria novella. Una mano di ribaldi era disposta a tur-
bare la sacra funzione; ma il contegno dei fedeli ne li distolse; e
non vi riuscirono anche perche fu loro vietato 1'accesso per la porta
del convento. Appena Mons. fu salito in carrozza, si udirono fischiate
ed urli da un angolo della piazza, e due sassate colpirono la car-
rozza. Un giovane che oso, non pure salutare riverentemeate Mon-
signore, ma volgere qualche rimprovero a quei ribaldi , fu assalito
da essi, percosso e malconcio; e le guardie di sicurezza pubblica,
che non aveano saputo far nulla contro quelli che fischiavano e sca-
gliavaiio sassi , arrestarono il malcapitato giovane e lo trassero al
Corpo di Guardia per salvarlo. Perfino i diarii democratic! alta-
mente riprovarono tali infamie. La Nazione, al solito, le rappre-
sento come una ragazzata di quattro mattaccini senza giudizio.
11. Per appagare un voto ardente della democrazia garibaldi-
na , il ministro Correnti si risolvette alia perfine di spacciarsi dei
professori dell' Universita Romana, che serbassero fede e devozione
1 Che tale fosse il senso di tali scritte e di quegli stemmi apparisce dal brano se-
guente della Capitale n 372 del 5 ottobre: A un chiavaro in via della Salara vecchia
n 13 hanuo fatto lo stemma di Savoia sulla porta. Egli S3 n 1 e venuto a lagnare al no-
stro uffizio, non essendo affatto caccialepre , come voile credere chi pose quel segno, anzi
avendo corabattuto pel paese nel 1849, nel 67, ed avendo avuto il padre morto nell 1 esilio.
236 CRONACA
al Papa. Lo spediente per liberarsene era ovvio ; bastava imporre a
tutti i professor! jl giuramento di fedelta al Governo entrato in Roma
per la breccia di Porta Pia. Ed a questo modo il Governo festeggi^
il 2 ottobre, mandando per mezzo dal Rettore dell' Universita a tutti
i professori la seguente circolare.
Sua ecceilenza ii signor ministro della pubblica istruzione ,
allo scopo di far cessare una delle tolleranze transitorie per questa
regia universita , qual e stata fin qui la mancanza del giurarnento-
di fedelta al Re ed alle leggi del regno, con sua nota del 26 set-
tembre p. p. num. 572, ha disposto che tutti i signori professori ed
impiegati appartenenti a questa universita, debbano innanzi al sot-
toscritto prestare il giuramento, a cui in forza della legge del 23
niarzo 1853, e dell' art. 30 del regolamento approvato con regio de-
creto 23 ottobre 1853 num. 164, sono obbligati tutti gli impiegati
dello Stato. A tal fine e invitata la S. V. illustrissima di favorire in
questa sala rettorale nel giorno di giovedi 5 ottobre corr. alle ore 10
ant. precise. Affinche per6 ella abbia piena conoscenza dell' atto che
deve compiere , si crede opportune trascrivere la formula : lo
giuro di esser fedele a S. M. il Re, ed ai suoi reali successori, di
osservare lealmente lo Statuto e le altre leggi dello Stato e di
esercitare le funzioni di... col solo scopo del bene inseparable del
Re e della Patria. // Rettore C. D. CARLUCCL
Dalla lista, riferita neli' Osservatore Romano n 229 della Do-
menica 8 ottobre, apparisce che rifiutaronsi al giuramento tutti i pro-
fessori della facolta teologica; quattro di quella di giurisprudenza ;
uno, cioe il prof. Tancioni, nella facolta medico-chirurgica, del quai
professore I' Opinione n 276 disse come egli ha scritto al Ret-
tore una lettera per dichiarare che, come cattolico non potea prestar
giuramento, come romano non dovea, e come inseg-nante libera scienza
non volea ; uno , in quella di veterinaria; quattro in quella di
fisica-maternatica; tre in quella di filologia. Per contro prestarono
il giuramento due della facolta legale; undid della medico-chirur-
gica ; cinque della fisica-matematica ; ai quali debbonsi aggiungere
i professori entrati col nuovo Governo dalla breccia di Porta Pia,
che sono 1 1. Tre professori gia si erano dimessi, ed erano- 1'Alibrandi,
Mons. Audisio ed il Giorgi. Erano assenti da Roma cinque profes-
sori. Di che daremo altra volta piu esatti particolari.
12. Due giorni dopo il giuramento dei professori, il Governo
combatteva due battaglie, procedeva a due eroici assalti e riportava
due splendide vittorie nella via di Porta Pia, ora denominata del
20 settembre, e presso S. Maria Maggiore, sfondando le porte di due
monasteri. La Perseveranza avea detto : Noi siamo in Roma come
i Turchi a Gerusalemme. Posto che sia veramente cosi, e da dire
CONTEMPORANEA 2-7
che i Turchi , appmito nel di anniversario della famosa disfatta di
Lepanto, si pigliarono una gloriosa rivincita..Se lo spazio eel con-
sentisse, vorremmo riferire distesamente il rapporto che di tanta im-
presa venne pubblicato dalla ufficiosa Liberia del giudeo Arbib,
n 276. Ma dobbiamo contentarci di riassumerne le parti principal!.
Le superiore dei due Conventi di S. Teresa al Quirinale e di
S. Antonio Abate presso S. Maria Maggiore , avuta intimazione di
sgomberare, per causa di espropriazione forzata, dopo varie pratiche,
dovettero far sapere il 30 settembre al Commissario Regio, che: un
ordine perentorio del Papa imponeva loro di non uscirne altro che
nel caso che vi fossero obbligate colla forza. II Governo, in osse-
quio della legge famosa delle guarentige, che sembra esigere qualche
rispetto pel Papa, non potea ne volea dare addietro, quanto all'ese-
guire i decreti fondati sopra la legge di espropriazione dei conventi;
e si risolvette di adoperare la forza. E scelse percio il giorno 7 ot-
tobre, anniversario della sconfitta dei Turchi a Lepanto ; e 1' ora in
cui, a S. Maria Maggiore, piu migliaia di fedeli si erano stipati in-
nanzi all'altare di San Pio V per ricevere la Santa Comunione in
memoria di quel gran fatto.
II primo assalto fu diretto, alle 6 \ft antimeridiane contro il
convento di S. Teresa. Un tal Bartoli , ispettore di Pubblica Sicu-
rezza, il Colonnello Garavaglia rappresentante della Commissione pel
trasferimento della Capitale, il notaio Tiratelli, ed una squadra di
Carabinieri reali bussarono alia purta esterna del convento, che fu
aperta i e penetrarono nel parlatorio; quivi trovarono il Canonico
Petacci segretario dell' Emo Card. Yicario, che dichiaro : non poter
quelle religiose uscire dal convento, cosi avendo ordinato il Papa,
e che percio non cederebbero se non alia forza. Fatte dal Bartoli le
intimazioni, che tornarono inefficad, si procedette ad atterrare la se-
conda porta. Ivi si trovarono in atto di pregare ad alta voce tre reli-
giose ; le quali, avuta la benedizione e 1' obbedienza dal Can. Petacci,
si ripararono con le altre loro suore nel vicino convento dell' Incar-
nazione. La vittoria non avea costato che circa un ora di combatti-
mento, senza efl'usione di sangue, con quella gloria che ognuno puo
apprezzare pel colonnello Garavaglia e pei reali carabinieri.
II secondo assalto riusci egualmente felice, verso le ore 8 anti-
ineridiane, al convento di S. Antonio, con lo stesso risultato , sotto
la direzione dei preiodati Colonnello Garavaglia e Bartoli, col com-
peterite notaio ed un piccolo esercito di guardie di pubblica sicu-
rezza, di Carabinieri e soldati del Genio militare. In questo secondo
convento entrarono subito i muratori , per trasformarlo in Ospedal
militare.
238 CRONACA
I fasti del Regno d' Italia, dopo le insigni vittorie di Custoza,
di Lissa, di Mentana, del 20 settembre 1870 a Porta Pia, del 9 no-
vembre .1870 al palazzo apostolico-pontificio del Quirinaie, conqui-
stato coi grimaldelli, registreranno senza dubbio alteramente questo
ultimo saggio di vigore imperterrito dato dal Governo; e pel quale,
10 diciarao con sincere rammarico, ci duole assai di vedere che si
adoperassero un Colonnello dell' arma del Genio militare ed i cara-
binieri reali! Per tali imprese non bastavano gli Ispettori e le guar-
die di pubblica sicurezza e le robuste braccia di alcuni illustri re-
dud di Mentana?
IV.
COSE STRANIERE
FRANCIA 1. Disegno di legge contro 1' Associazione repubblicana infer-
nazionale 2. Circolare del ministro Dufaure contro le pubblicazioui
oseene 3. Legge per la determinazione e prorogazione del poteri sovrani
al Thiers ; messaggio del prepidente Thiers 4. Abolizione e disciogli-
mento della Guardia nazionale e dei Zuavi pontificii ' 5. L'Assemblea
decreta per legge la permanenza del Governo a Versailles 6. Proro-
gazione dell'Assemblea nazionale ; comitati che ne rappresentano 1'autorita
presso il Thiers 7. Sgombero delle truppe alemanne dai forti della
riva destra della Senna e da 4 dipartimenti 8. Trattato doganale per
PAIsazia Lorena 9. Esito dei processi contro i comunisti e gli incen-
diarii di Parigi.
1. Gli abbominevoli ^eccessi perpetrati dai comunisti, che 1' Asso-
ciazione internazionale scateno sopra la misera Parigi, aveano destato
tale orrore in tutto il mondo civile, che parea impossibile agli uomini
del 4 settembre il sottrarsi alia dura necessita di infliggere ai prin-
cipali rei un rigoroso castigo ; ed il Thiers assunse al cospetto della
Assemblea I' impegno di far giustizia pienissima, e di non esercitare
11 diritto di grazia se non col consenso dell'Assemblea stessa, che
deput6 a tale oggetto uno speciale Comitato. A che cosa riuscisse
codesto apparato di giustizia, diremo a suo luogo. Intanto, mentre si
compilavano i processi ai singoli capi od esecutori di quelle atrocita,
venuti in potere della giustizia, il Governo senti che, quando pure si
colpissero della meritata pena tutti i colpevoli, non sarebbe cessato
il gravissimo pericolo in che rimane la Francia, per essersi ivi tanto
allargata e radicata la nefanda setta dell' Internazionale; che pur
professa di non rifuggire da vepun mezzo e da verun delitto, purche
riesca al suo intento. In tal congiuntura il sig. Dufaure, guardasigilli
del Governo francese, penso che oltre ai provvedimenti di repressione
efficace colla forza delle armi nel caso di nuovi attentati , fosse di
CONTEMPORANEA 239
uopo antivenire 1' attenlato stesso, dando della scure alia radice di
tanto male, cioe alia slessa Associazione internazionale repubblicana.
Pertanto nella tornata del 7 agosto propose lo schema seguente
di legge.
Art. I. Ogni francese , il quale dopo la promulgazione delta
presente legge, s'affigliera o restera affigliato all'Associaziooe Inter-
nazionale degli operai, quantunque segretamente, professando le stess
dottrine, ed aveiido lo stesso scopo, sara punito col carcere da due
raesi a due anni, e con una multa dai 50 ai 1000 franchi. Inoltre
egli sara privato di tutti i diritti civili e di famiglia enumerati nel-
1'art. 42 del Codice penale. Egli potra essere sottoposto alia sopra-
veglianza dell'alta Polizia per cinque anni, senza pregiudizio all'ap-
plicazione di pene piii gravi, applicabili secondo il Codice penaie ai
crimini o delitti, di cui i membri di quest'Associazione avranuo potuto
rendersi colpevoli, tanto come autori principals quanto come complici.
* Art. 2. Sara punito colle stesse pene di prigionia e multa, e
decadra di pieno diritto dalla qualita di francese, chiunque, con 1'uno
del mezzi enunciati nell'articolo I della legge 17 maggio 1819, avra
eccitato gli abitanti di una parte del territorio francese a sottrarsi alia
sovranita nazion*le, sia annettendosi ad uno Stato vicino, sia costi-
tuendo uno Stato indipendente; senza pregiudizio delle pene piu forti
incorse a termine degli articoli 87 e seguenti del Codice penale.
Art. 3. Per quanto riguarda le pene della prigione e della multa
pronunciata dagli articoli precedenti potra essere applicato Tart. 463
del Codice penale.
Cio rispondeva tanto al voto della pluralita dell'Assemblea, che
bastarono poche parole del Dufaure, per ottenere che la disamina e
sanzione di codesto schema di legge fosse dichiarata urgente . Ma
sopravvennero altre quistioni gravissime e vitali per la Francia, che
tolsero aU'Assemblea il tempo di badare all' 'Internazionale^ e la legge
del Dufaure, con tutta la sua urgenza, non procedette oltre. Vero e
che dove pure 1'Assemblea 1'avesse sancita e promulgata, Y Interna-
zionale sarebbe uscita subito d' impaccio e di pericolo. Infatti appena
udi sonare contro di se la minaccia di discioglimento e castigo,
V Internazionale, considerando che, col solo mutar di nome e di forme
esterne, poteva eludere qualunque legge piu severa, fermo di appi-
gliarsi a questo partito , quando la legge fosse stata promulgata. II
culto idolatrico della lettera morta della legge, e I'inceppamento del
Magistrate che deve valersene quasi meccanicamente , come d' un
regolo di bronzo, ha questa inevitabile conseguenza: che, fatta la
legge e trovato V inganno, ed ai malandrini piu perfidi e scellerati
e poco meno che guarentita, per la legge stessa, una funesta impunita.
240 CRONACA
2. L' Internazionale non avrebbe mai potato trovare tanti ade-
renti in Francia, se i Govern! che precedettero 1' infausta Comune
non le avessero preparato, nel fradiciume d'una plebe irnbestialita in
ogni vizio piu laido, gli elementi da formare un esercito di selvaggi.
11 Dufaure vide che continuava questa scuola pratica d'immoralita
accoppiata ad una assoluta irreligione ; e penso di porvi riparo , a
rigore di legge. Noi trascriviamo qui la sua circolare del 29 luglio;
siccome quella che accenna ad una delle piu feconde sorgenti dei niali
che ora allagano la Francia, e puo servire d'esempio all'Italia, dove,
in nome della liberta, si allentano sempre piu i freni alia scostuma-
tezza, massime della gioventu.
Versailles 29 luglio 1 871 . Signer Procuratore generale. Sono
dvvertito da molti luoghi che le vetrine di certi librai, in un assai
grande numero di citta, si sono riempite, dopo la fine dell'insurre-
zione parigina, di un gran numero di libri e di incisioni oscene. Ne
vennero, si dice, dall'estero ; ma sembra che il piu gran numero sia
uscito da Parigi. Questi ignobili eccitamenti al vizio erano il passa-
tempo di coloro che preparavano e compievano i delitti, di cui non
si scancellera mai la memoria. Si assicura che i soliti venditori di
queste opere cercano in provincia uno spaccio che* non trovano piu
a Parigi. Faccio assegnamento , signer Procuratore generale, sulla
vostra vigilanza per impedire tale speculazione. Non vogliate dimen-
ticare che, a termini dell'articolo 8 della legge 17 maggio 1819, la
esposizione e la vendita pubblica di disegni ed incisioni oscene costi-
tuiscono reato d'offesa alia morale pubblica ed al buon costume; che
quest'articolo fu confermato con I'articolo2 della legge 15 aprile 1871,
che ordina di portare davanti i tribunal! di Polizia correzionale le
accuse di questi fatti. Non dimenticate neppure che Tarticolo 22, non
abrogate, del Decreto 17 febbraio 1852 sottopone la pubblicazione,
1'esposizione e la vendita dei disegni, delle incisione e litografie, ecc.
alia censura preventiva dell'autorita.
Ci rammenta che consimili circolari furono spedite da' ministri
del Governo italiano, per impedire lo spaccio delle caricature e delle
fotogra fie oscene. Ma quale effetto ottennero? Basta gittar I'occhio sulle
vetrine di certe botteghe in Firenze, a Milano ed a Roma, per rico-
noscere che le circolari furono buttate nel dimenticatoio ! A Roma fa
schifo ad ogni animo onesto , ancorcorche non cattolico, quel che a
vilipendere la persona del Papa ed il sacro ministero della religione,
malgrado della legge delle guarentige, si espone, si vende, si distri-
buisce gratis o per un nonnulla !
3. Questi provvedimenti del Dufaure non poteano tutt' al piu
riparare che ad inconvenient! parziali. 11 vero pericolo della Francia
si sentiva da tutti e consisteva in quella incertezza dello stato prov-
CONTEMPORANEA 241
visorio, con poteri vaghi ed indefiniti, tanto pel Thiers quanto per
1'assemblea nazionale. Di che Governo era presidente il Thiers? Di
una repubblica o d'una federazione di comuni o d'una monarchia ?
Fin dove estendeasi la sua autorita ? Sovrastava egli o sottostava alia
Assemblea ? Potea egli sciogliere all'uopo 1'Assemblea ? Ovvero questa
avea forse diritto di accommiatare il Thiers e dargli un successore? La
Assemblea avea forse potere circoscritto e limitato at solo intento di
dare Tultima mano al trattato di pace con 1'Alemagna? Ovvero potea
essa esercitare anche le attribuzioni di una rappresentanza nazionale
costituente, e percio fissare la forma repubblicana o monarchica dello
stato, e scegliere un Re od un Presidente a piacer suo?
Queste ed altrettali quistioni , che si dibattevano fervidamente
nelle raunate politiche, nei giornali e fin nelle bettole, tene%ano tutto
in sospeso, e rendeano sempre piu malagevole lo spedito procedimento
nel riorganizzare la Francia, ed accrescevano di giorno in giorno le
difficolta gravissime sorte, per motivi di competenza, fra il Thiers e
la pluralita deH'Assemblea. II Thiers si schermiva, ora cedendo alia
destra conservatrice , ed ora carezzando ed appagando la sinistra
rivoluzionaria e repubblicana radicale.
Questo giuoco d'altalena, a lungo andare, stancava tutti, e fo-
mentava ad un tempo gli intrighi delle diverse fazioni. Repubblicani,
Legittimisti, Orleanisti, Bonapartisti e Comunisti spingevano innanzi
le loro macchinazioni ; e poi, quando temeano di vederle ributtate,
si voltavano al Thiers, e lo inchinavano come capo provvisorio dello
Stato, con la riserva di farlo ribaltare giu posdomani, se domani ne
trovassero il modo, per sostituirgli il capo della rispettiva fazione.
Bisognava uscir di questo stato. II deputato Rivet credette d'averne
trovato il modo; ed invece di rimovere il provvisorio riusci, con una
sua proposta fatta all'Assemblea nella tornata del 12 agosto, a fare
che per legge fosse raffermato il provvisorio.
Non ci basterebbe un intero quaderno a narrare le varie vicende,
per cui passo la quistione della determinazione e prorogazione dei
poteri al sig. Thiers, e le modificazioni introdotte nello schema del
Rivetj dopo fieri contrast! tra i varii comitati, la commissione spe-
ciale dell'Assemblea e lo stesso Thiers. Basti accennare che, mentre
il Rivet riusciva cosi, dando al Thiers il titolo di presidente della
Repubblica per tre anni, senza pregiudicare la quistione della forma di
Governo da darsi alia Francia, ma da eflettuarsi da un'altra Assemblea,
egli andava contro a tutti quelli che soltanto nella ristaurazione della
monarchia legittima, o nella ricostituzione del Governo orleanista, o
nella repubblica stabile scorgevano un'ancora di salute per la Francia.
Serie VIII, vol. IV, fasc. 512. 16 14 ottobre 1871.
242 CROKACA
I dibattimenti furono lunghi ed accesissimi. Altri schemi e con-
trarii disegni e modifioazioni radical! o parziali venivano fuori ad
ogni memento; e dall'autorita del proponenti traevano forza a smi-
nuzzare sempre piu i varii partiti e le diverse consorterie. Per uscire
da codesto caos, inventarono formule svariate 1'Adnet, il Choiseul, il
Chambrun, il Buffeted altri di minor conto. Di tutto cio si compi-
lavano relazioni e come un impasto di materie, che potessero riuscire
ad una come lega di diversi metalli. Finalmente si diede dalla Com-
missione al deputato Vitet 1' incarico di rafTazzonare e dar corpo a
quelle membra; ed egli, a grande stento, vi riusci e stese una relazione
che piacque pochissimo al Thiers, che dispiacque molto ad alcuni,
che non soddisfece pienamente a veruno; ma che pur dava il ban-
dolo a dipanare quell'arruflata matassa di proposte e controproposte.
Finalmente, dopo i dibattimenti continuatisi in piu tornate , il
Vitet annunzio alii agosto che la Commissione accettava una
modificazione, proposta dal Dufaure in commendazione del Thiers; e
la discussione generate fu chiusa. Allora furono ritirati successiva-
mente dai loro autori i contrarii schemi, e tutti si diedero a discutere
il disegno del Rivet, raifazzonato dalla Commissione, e compiuto dal
relatore Vitet; e malgrado delle opposizioni del Pascal-Duprat e del
Gambetta, fu approvato con 433 voti contro 227 il primo paragrafo
del preambolo della legge, che riferiremo qui appresso.
Nella tornata del 31 agosto, che fu del pari assai tempestosa .
appro varonsi dapprima , con 523 voti contro 34 il secondo e terzo
paragrafo ed il paragrafo addizionale del Dufaure. Poscia con 530
voti contro 68 furono approvati i tre articoli; e 1' intero schema di
Jegge fa sancito da 480 voti contro 93.
Ecco il testo della legge , che fu subito promulgata.
L'Assemblea nazionale; Considerando, che essa ha il diritto
d'usare del potere costituente, attribute essenziale della sovranita di
cui e investita, e che i doveri imperiosi che essa ha dovuto primie-
ramente imporsi e che sono lungi ancora dall'essere adempiti, soli
le hanno impedito fmo al presente di usare di questo potere;
Considerando, che, fino allo stabilimento delle istituzioni de-
finitive del paese , importa ai bisogni del havoro, agl' interessi del
commercio, allo svolgimento dell' industria, che le nostre istituzioni
provvisorie prendano agli occhi di tutti, se non quella stabilita che
e T opera del tempo, almeno quella che si puo assicurare coll'accordo
delle volonta e col pacificamento dei partiti;
Considerando, che un nuovo titolo, una denominazione piu
precisa, senza nulla cangiare al fondo delle cose, puo avere questo
effetto di porre meglio in evidenza 1'intenzione dell' Assemblea di
continuare francamente il tentative leale cominciato a Bordeaux.
CONTEMPORANEA 243
Che la proroga delle funzioni conferite al capo del potere ese-
cutivo, limitato quindinnanzi alia durata dei lavori dell' Assemblea,
scioglie queste funzioni da cio che esse sembra che abbiano d' in-
stabile e di precario, senza che i diritti sovrani deU'Assemblea na-
zionale ne soffrano il rninimo attentato, poiche, in ogni caso, la de-
cisione suprema appartiene all' Assemblea, ed un insieme di nuove
guarentige ha assicurato il mantenimento di questi principii parla-
mentarii, che sono ad un tempo la tutela e 1'onore del paese;
Prendendo d'altro lato in considerazione i servigi eminent! resi
al paese dal signor Thiers, da sei mesi e le guarentige cui presenta
la durata dei poteri che tiene 1' Assemblea.
Decreta: Art. 1. II capo del potere esecutivo prendera il titolo
di presidente della Repubblica francese e continuera ad esercitare,
sotto 1'autorita dell' Assemblea nazionale, fino a tanto che essa non
avra terminato i suoi lavori, le funzioni che gli sono state delegate
dal decreto del 17 febbraio 1871. Art. 2. II presidente della Repub-
blica promulga le leggi appena gli sono trasmesse dal presidente del-
I'Assemblea nazionale. Assicura e sopraveglia 1'esecuzione delle leggi.
Risiede nel luogo dove siede 1' Assemblea. E inteso dall' Assemblea
nazionale tutte le volte che egli lo crede necessario, e dopo di aver
informato della sua intenzione il presidente dell' Assemblea. Nomina
revoca i ministri. II consiglio dei ministri e i ministri spno respon-
sabili davanti all' Assemblea. Ogni atto del presidente della Repub-
blica deve essere contrassegnato da un ministro. Art. 3. II presidente
della Repubblica e responsabile davanti all' Assemblea.
II Debats riepilogo tutta la quistione, ed il suo risultato, in queste
due frasi. Voi non avete il potere costituente, disse la Sinistra alia
pluralita deU'Assemblea; pertanto vi intimiamo di costituire la Re-
pubblica! Noi abbiamo il potere costituente, rispose la plura-
lita alia Sinistra; percio non costituiremo niente affatto ! E cosi e
veramente. Nella discussione i repubblicani e radicali ed i Gambet-
tisti negavano furiosamente all'Assemblea il diritto di costituire qualche
cosa; ed intanto volevano che costituisse la repubblica. Per altra parte
la pluralita dichiaro 1' Assemblea investita dei poteri di Costituente,
e ne us6 per costituir nulla, cioe per lasciare a tempo indeterminate
il provvisorio-che esisteva ! Onde a ragione il Sig. Veuillot nell' Uni-
vers con un tratto solo defini questa stranezza di contraddizioni,
dicendo: La Camera ha nominato Thiers presidente definitive della
Repubblica provvisoria!
II Sig. Thiers, a quanto pare, ne fu contentissimo, e fu sollecito
di scrivere il seguente Messaggio, che fu letto all' Assemblea dal suo
presidente Sig. Gre>y, nella tornata del 1 settembre.
244 CHONACA
Signer Presidente. 11 mio primo messaggio noa deve ne puo
avere che uno scopo, quello di pregarvi di essere mio interprete
presso 1'Assemblea nazionale e di ringraziarla dell'onore fattomi di
affidarmi la prima magistratura della Repubblica, dandomi soprattutto
un nuovo attestato della sua alta tiducia. Se basta, per meritar tale
tiducia, una assoluta devozione agli interessi pubblici, io oso dire
che ne sono degno, e ringrazio tutte le parti dell' Assemblea nazio-
nale di aver dimenticato i dissensi, che possono in qualche punto
dividerla, per comunicare al potere una forza piu grandee fornirgli
cosi piu grandi mezzi per fare il bene.
L'Assemblea puo esser certa che, unito profondamente a lei,
unito nell'intenzione e nella vita, tentero di medicare le piaghe del
nostro infelice paese e renderlo piu presto che sia possibile libero,
ben ordinato, pacificato al di dentro e al di fuori; libero dalla inva-
sione straniera, e di piu onorato, amato, se e possibile, dalle nazioni
dei due mondi. Tale sara lo scopo costante dei miei sforzi, e se con
J'assemblea nazionale io riusciro 'ad avvicinarmici, potremo alia fine
dei nostri lavori presentarci senza tema al paese, rimettendogli intatto
il prezioso deposito confidatoci.
Terminando questo messaggio, vi ringrazio, Sig. Presidente ,
del concorso che trovai sempre in voi. Accogliete ecc. // Presidente
della Bepubblica francese A. TRIERS.
Tuttavia un vero e positivo risultato si & ottenuto da codesto
dibattimento e da tal legge; ed e che: 1 L'Assemblea francese si
dichiaro costituente; e con cio si e riservato il diritto sovrano di
decidere delle sorti future della nazione; 2 che il Thiers fu astretto
ad accettare e gradire quello che pochi giorni prima avealo acceso
di viva collera, come se fosse un voto di sfiducia. Quello che accadra
poi, solo Dio lo pup prevedere.
4. Infatti pochi giorni prima, alii 25 agosto, il Thiers era tra-
scorso lino a lagnarsi altamente, innanzi all' Assemblea, della poca
docilita, con cui essa accoglieva le sue osservazioni e le sue oppo-
sizioni al disegno di legge per 1'abolizione della Guardia nazionale,
che allora discutevasi; e siccome, malgrado delle sue doglianze, la
pluralita procedette innanzi, il Thiers uscito dalla sala, ando a scri-
vere in un foglio la sua rinunzia alia carica di presidente del Governo
francese; la quale pero da'suoi amorevoli gli fu strappata di mano
e lacerata , placandolo con opportune parole il troppo vivo risenti-
mento. Ammetteva il Thiers che si potesse sciogliere la Guardia na-
zionale, divenuta inutile, dacchg tutti i validi cittadini, in virtu della
nuova legge che preparavasi pel riorganamento militare della Francia,
tutti fino al 40 anno, sarebbero obbligati a stare o sotto le'armi o
pronti a mettersi sotto le bandiere alia prima chiamata; ma preten-
OONTEMPORANEA ^45
deva che a lui si lasciasse il terrnine e I' epoca del licenziamento e
del disarmo.
Per contrario la Conamissione e la pluralita della Assemblea vo-
levano che la legge imponesse il discioglimeuto ed il disarmo im-
mediato e compiulo della Guardia nazionale in tutta la Francia. Fi-
nalmente, dopo fiero contrasto fra il Thiers sostenuto dai sinistri e
dai Ministri, ed i rappresentanti della Cf mmissione e della pluralita
deli* Assemblea, si venne a componimento, coll'accettarsi da ambe le
parti una modificazione suggerita dai Generale Ducrot, che hastasse
effettuare quella abolizione col disciogliere e disarmare, nel piu breve
tempo possibile e gradatamente, la Guardia nazionale. Queslo partito
fu accolto dall' Assemblea, che con grandissima pluralita di voti sanci
la legge. Questa fu firmata e promulgata dai Thiers, e si comincio
ad eseguire subito a Parigi, quindi a Lione, a S. Etienne, a Bor-
deaux, ed in molte altre minori citta degli spartimenti, senza in-
contrare veruna resistenza. Tutti erano convinti che oggimai quella
istituzione di un esercito civile, armato contro il Governo e contro
1'esercito regolare, era inutile in tempi tranquilli, inutilissima contro
i nemici esterni ., rovinosa in tempi torbidi e di rivoluzione. Re-
quiescat !
Finche duro la guerra viva con 1'Alemagna, il Governo fran-
cese per la difesa nazionale accolse sotto le sue bandiere quanti volon-
tarii si offerivanoa combattere; onde si videroad un tempo, impegnati
per la stessa causa, il Garibaldi coi suoi inter nazionalisti nei Vosgi,
ed il Generale De Charette con gli Zuavi pontificii nella Bretagna e
Vandea. Stipulati i preliminari di pace, dovettero i Garibaldini scio-
gliersi , perche quel territorio non era compreso nelle linee a cui
estendevasi la tregua; ma i Zuavi pontificii furono mantenuti. Di che
il Governo italiano raosse qualche doglianza. Finiti poi gli eccidii
della Comune f fu olferto a quella legione di prodi e cristiani soldati
di scegliere tra 1'essere licenziati, o 1'essere incorporati, secondo la
legge e conservando il loro grado, nell'esercito francese. Essi prefe-
rirono d'essere licenziati e sciolti. II che venne eflettuato a Rennes
il 13 agosto. Al De Charrette fu donata dai suoi legionarii una ma-
gnifica bandiera. Quasi tutti i giornali cattolici poi riferirono lo stu-
pendo elogio che di codesta eletta milizia fece il Generale De Cissey
ministro francese per la guerra; il quale elogio fu comunicato dai
De Charrette ai suoi soldati, come puo vedersi nella Voce della Ve-
rild n 108 del 19 agosto, al momento che, dopo una religiosa funzione,
gli uni doveano accomiatarsi dagli altri e rientrare nelle loro famiglie.
5. L'abolizione della Guardia nazionale e stata, a parere di non
pochi , il piii rilevante atto dell' Assemblea nazionale pel riordina-
mento interiore della Francia, ed il piu utile ad agevolare il rior-
246 CRONACA
ganamento dell'esercito. Gli altri decreti e le altre leggi od aveano
un carattere temporaneo od una influenza ristretta a qualche ramo
amministrativo, come la riforma dei Consigli general! e la legge elet-
torale pel Sindaci. Troppo altro rimane a farsi per ricostituire sopra
una base stabile il Governo e 1'ordine pubblico ! Ma I'Assemblea gia
mostravasi stanca della sua lunga sessione; i partiti s'infervoravano
sempre piu nella mutua op^psizione; il Thiers ed i Ministri aveano
bisogno di un poco di quiete per provvedere alle relazioni esterne,
alle finanze ed all'esercito; ed intanto , finche I'Assemblea restava
riunita, era da temersi ad ogni momento qualche nuovo conflitto tra
essa ed il Thiers. Era dunque indispensabile che, per dare a tutti
riposo e tempo di calmarsi, 1'Assemblea fosse prorogata. Ma molti
dei Deputati temeano, conoscendo la propensione del Thiers a tenersi
in bilico fra tutte le fazioni, che egli si giovasse dell'assenza del-
1'Assemblea per trasferire a Parigi la sede del Governo e dell'As-
semblea stessa, cimentando cosi di bel nuovo la testa della Francia al
pericolo di venir troncata da una nuova Comune.
Per ovviare a tutti questi pericoli, e provvedere a tale stato di
cose, il deputato Ravinel propose uno schema di legge, in virtu della
quale dovessero il Governo e I'Assemblea fermare stabile residenza
a Versailles: e fosse perci6 assegnato ai diversi Ministeri un credito
pel trasporto dei rispettivi ufficii. Gravissimi intoppi ebbe a superare
questa proposta , massime da parte dei partigiani del Gambetta e
degli antichi fautori della Comune, ed eziandio di certi conservator!,
che temeano di nuovi tumulti in Parigi, quando questa metropoli si
vedesse tolto 1'onore ed il profitto di accogliere la sede del Governo.
II Thiers si destreggiava al solito, senza avversare risolutamente il
partito del Ravinel, ma sostenendo altresi gl' interessi ed i voti dei
Parigini . I dibattimenti furono caldissimi, e diedero al Gambetta
1'occasione di uscire anche in minacce, in forma di prognostici , di
una nuova guerra civile. Ma la pluralita dell'Assemblea stette salda,
e la proposta del Ravinel, temperata con discrete modificazioni, venne
sancita da 432 voti contro 190, e promulgata in forma di legge il
di 8 settembre, con le firme del Presidente e dei Segretarii della
Assemblea, del Thiers e del Guardasigilli. I due articoli di essa legge
sono del tenore seguente: Art. 1. L'Assemblea nazionale, il Potere
esecutivo ed i Ministri continuano a risiedere a Versailles. Art. 2. Una
commissione di 15 membri, nominata dagli ufficii, proporra i prov-
vedimenti da adottare per assicurare, col concorso del Governo, 1'ese-
guimento dell'articolo 1.
6. Appena erasi fermata la nomina del Thiers a Presidente della
Repubblica, tutti i Ministri aveano dovuto, come di ragione, offerirgli
la propria dimissione ; ed egli aveali pregati tutti e ciascuno a ritenere
CONTEMPORANEA 247
la carica rispettiva; ma dovette adoperare le piu vive istanze e scrivere
una lettera soramamente lusinghiera , per vincere !a ritrosia del
ministro Larcy, che erasi mostrato convinto della necessity d'uscire
da qnelle condizioni provvisorie, le quali eransi raffermate con quella
legge del 31 agosto.
II Thiers, atteso Tart. 2 di codesta legge, fece promulgare ne!
Journal officiel del 3 settembre tin decreto, per cui attesa la rispon-
sabilita deiMinistri e la necessita d'un vicepresidente del Consiglio,
nominava a tal carica il sig. Dufaure, guardasigilli ministro della
Giustizia.
Con cio poteasi dire sufficientemente organato il Governo per la
parte spettante al potere esecutivo ; e 1'Assemblea potea prendersi le
sue vacanze. II Thiers stesso ne fece sentire all'Assemblea la conve-
nienza, anzi la necessita, in un suo secondo e lunghissimo messaggio,
letto all'Assemblea nella tornata del 13, e riferito distesamente nel
Debats del 15 ed anche nella Nazione di Firenze n. 260 del 18
settembre. Subito dopo si venne alia disamina dello schema di legge
che a tal effetto gia era stato discusso e modificato da unaCommissione
dell'Assemblea ; la quale, reiette varie altre proposte e giunte, 1'ap-
provd e diede valore di legge ai seguenti articoli. Art. 1. L'Assemblea
viene prorogata dal 16 settembre al 4 dicembre 1871. Art. 2. Una
Commissione di 25 membri sara nominata a scrutinio di lista, onde,
d'accordo con 1'ufficio della Presidenza, esercitare, a nome dell'As-
semblea, un sindacato sopra 1'andamento del Governo. Art. 3. I poteri
dell'ufficio sono prorogati fmo al ritorno dell'Assemblea.
Oltre a codesto Comitato di permanenza, a cui pare che spettino
attribuzioni analoghe a quelle del famoso Consiglio dei Died rispetto
agli antichi Dogi di Yenezia, altri Comitati furono istituiti, per assi-
stere al Thiers in alcune delicate faccende. Tale e quello costituito
a consigliare il Thiers nell'esercizio del diritto sovrano di grazia pei
condannati della Comune; tale un secondo che dee sopravvegliare varii
pubblici servizii ; tale un terzo che dee studiare, proporre, e far
mettere in opera i provvedimenti necessarii all'esecuzione della legge
che fermo a Versailles la residenza del Potere esecutivo dei Ministri
e dell'Assemblea. Questo lusso di Comitati che deono tenere I'occhio
sulle mosse del Thiers e dei Ministri, non significa certo una illimitata
fidacia, che in lui sia posta daH'Assemblea !
7. Qaesta , come accennammo piu sopra, senza aver dato un
assetto stabile al Governo francese, avea pero provveduto a gran
numero di delicati affari, per via di leggi circa i balzelli, circa 1'am-
ministrazione finanziaria e comunale ; circa i prestiti da contrarre,
vuoi dal Governo per tutto lo Stato, vuoi dal Comune di Parigi per
riparare alle rovine della metropoli ; circa lo spartimento delle inden-
248 C RON AC A
nita e delle spese della guerra ; circa le nuove tariffe doganali , e
simili altri oggetti. E rara fu veramente, anzi meravigliosa 1'operosita
con cui il Powyer-Quertier, ministro delle finanze, riusci a procacciarsi
i fondi necessarii per ottenere lo sgombero delle truppe aleraanne
dai forti della riva destra e dagli spartimenti piu vicini a Parigi.
Pagata ai Tedeschi la terza rata di 500 milioni di franchi, quelli
cominciarono la mattina del 20 settembre la loro ritirata, consegnando
a drappelli di truppe francesi i varii forti del lato orientale, fino a
quelli di St Denis, lasciandoli disarmati e laceri, ed avendone tolto
fin 1' ultima reliquia di armamenti ed attrezzi militari; cosi che ora
sono al tutto inabitabili, e grandi spese si richiederanno per riat-
tarli. Al tempo stesso cominci6 pure lo sgombero delle guarnigioni
tedesche dagli spartimenti della Senna, dell' Oise , della Senna ed
Oise, e della Senna e Marne.
8. Ma a tutta la Francia, e principalmente al Governo, premea
di liberare il piu presto possibile parecchi altri spartimenti, in guisa
da ridurre 1' occupazione militare straniera nei piu angusti limiti che
fosse possibile; anche per alleggerire percio la spesa del loro man-
tenimento. Caldissime pratiche, furono percio condotte tra i Gabinetti
di Versailles e di Berlino. L' imperatore Guglieimo I fu meno austero
di quanto poteasi temere ; il Bismarck si arrendette ad accettare il
pagamento della quarta rata di 500 milioni prima del tempo stabi-
lito nel Trattato di Francfort; ma chiese per compenso a tal favore
che si riducessero a nulla o poco meno che nulla per due anni le
tariffe doganali per 1' introduzione in Francia delle merci d'Alsazia e
Lorena. Questo equivaleva al togliere con una mano quel che si dava
con 1'altra. II prodotto delle Dogane, che cosi perdeasi, saliva quasi
alia somma delle spese e dei danni da sopportarsi per 1'occupazione
delle milizie alemanne.
II conte d'Arnim , che era gia rappresentante prussiano presso
la Santa Sede e che ora e Ministro plenipotenziario dell' Impero ger-
manico presso il Governo di Versailles, seppe servire egregiamente
ai disegni del Bismark. II Governo francese accetto una rilevantissima
diminuzione delle tasse, e firm6 una convenzione stipulata coll'Arnim
ed approvata a Berlino; ed il Powyer-Quertier ne diede contezza
all'Assemblea nazionale nell'ultima tornata del 16 settembre. Le con-
dizioni accettate erano veramente assai onerose. Molti deputati chie-
Sero che si indugiasse almeno un otto giorni ; ma il tempo incalzava,
ed il Bismark mostravasi risoluto di rompere al tutto le pratiche, se
non si veniva subito ad una conclusione ; il che voleva dire che
resterebbero in suo potere non gia soli sei, ma assai piu spartimenti
francesi, occupati da truppe tedesche, da mantenersi lautamente con
gravissimo dispendio della Francia omai esausta. In tali strette biso-
COiNTEMPORANEA :M9
gnava fare ogni sacrifizio, per levarsi dal collo quel capestro. L'As-
seniblea approve il Trattato, gia conchiuso dal Powyer-Quertier col-
I'Arnim; ma vi affgiunse alcune condizioni, che ne resero dubbia la
ratificazione del Bismark. Di che parleremo poi, se occorrera, a cose
tinite, se a Dio piacera che 1'occupazione prussiana in Francia ridu-
casi ai soli sei spartimenti oriental!, sui nuovi confini dell'Alsazia-
Lorena.
8. Ci rimarrebbe qui a parlare dell'esito che ebbero i processi
avviati con tanto apparato di severa giustizia contro i comunisti
Parigini e Marsigliesi ; i quali processi furon poi condotti con somma
lentezza, discussi pubblicamente a norraa delle piu delicate forma-
lita legali, e con estrema mitezza e benignita nelle sentenze emanate
dai Consigli di guerra istituiti a Versailles.
Ma ci manca lo spazio a dare qui la conveniente contezza di
si grave affare; e dobbiamo limitarci a dire che soli tre comu-
nisti maschi furono condanuati a morte a Versailles e cinque a
Marsiglia; e sole quattro femmine, convinte d' incendio dato a'pa-
lazzi pubblici, furono condannate alia stessa pena. Di queste sen-
tenze, una sola fu eseguita a Marsiglia contro un soldato, che,
durante il combattimento fra le truppe ed i comunisti, diserto le sue
file e passo fra i ribelli. L'altra contro il Rossel, che era stato uffi-
ciale d' artiglieria, fu tenuta in sospeso; e pare che a tutti i con-
dannati a morte sara commutata la pena. Una trentina di rei furono
colpiti da varie condanne a deportazione o semplice od in un recinto
fortificato, per un tempo piu o men lungo od anche per tutta la
vita. Si crede che la Commissione di grazia largheggera in attenuare
gli effetti ed il rigore della giustizia, aspettando una amnistia , che
faccia il resto. Chi e morto, e morto; la filantropia pensa a salvar i
vivi, e la giustizia, quando vien tarda, trova il posto suo occupato
dalla compassione e dalla clemenza.
V.
AUSTRIA (Nostra corrispondenza)
\. Trasformazione politica dell' Austria 2. Qual sia. 3. I radical! si sfor-
zano d'impedirla 4. Interesse dell'Ungheria in questa trasformazione
- 5. Speranze per T Austria.
1. Volendo giudicar dalle apparenze, 1'Austria trovasi sul punto-
di compiere una delle trasformazioni piu important! della sua storia.
E in efletto tutto e importante nel tentativo che sta facendo il signer
de Hohenwart, per giugnere a cio che noi diciamo un Ausgleich, cioe
a dire ad un accordo fra le diverse province dell' impero. Se il mi-
250 CRONACA
nistro dell' interno e di buona fede, se egli si lascia guidare dai grand!
principii del dritto, piuttostoche dall'abilita nei maneggi ; se egli sa
in una parola innalzarsi all'altezza dell'opera che ha cosi ben princi-
piata; non solamente 1'Austria puo riacquistare 1'ordine e la sicurezza
interna, ma il vecchio Impero degli Habsbourg puo ripigliare il grado
che gli si conviene nel mondo.
II signer de Hohenwart ha ben principiato: egli e proceduto con
calma, e senza strombettare ai quattro venti che volea intraprendere
di salvare T Impero ed il mondo. La via, per cui si e messo. pu6
condurlo ai migliori risultamenti senza scosse, senza colpi di Stato :
egli ha in mano il compimento di grande e bella ristorazione, nel
momento appunto in cui il mondo minaccia di crollar da egni lato,
Fin qui lo ripeto, non si possono che lodare gli atti di questo ministro,
ieri ancora sconosciuto. ed oggi salutato qual vero uorno di Stato.
Tuttavia non bisogna troppo affrettarsi a cantar vittoria. II
signor de Hohenwart non e riconosciuto come proprio da nessun par-
tito; non si sa con certezza se egli e veramente cattolico; i conserva-
tori non osano ancora di riporre in lui tutta la confidenza ; anzi
neppure si puo con sicurezza aflermare che egli abbia dei principii
ben fissati, sopra le grandi quistioni d'oggidi. La sua camera d' im-
piegato fa temere che egli non ismetta del tutto le tradizioni della
burocrazia , che in nessun luogo e tanto maligna e tanto pronta a
tutto quanto nell' Austria. Fin ora tutto induce a pensare che egli non
ha fatto altro che eseguire con molta abilita gli ordini dell' Imperatore.
E cio avrebbe il suo buon lato, perche farebbe credere che Francesco
Giuseppe ha sentito egli stesso la necessita di strappare i suoi Stati
al governo tirannico e detestabile dei radicali. Ma dall'altra banda
se il signor de Hohenwart non ha fatto che obbedire ; se egli e pronto
ad ubbidir sempre e a qualunque costo ; egli non e piu 1'uomo che
ci vorrebbe per dare al suo Sovrano un po' della forza di carattere
che in piu d'una occasione gli e venuta meno.
Francesco Giuseppe e profondamente buono, ma troppo spesso gli e
mancata F energia necessaria per condurre a buon termine le diverse
riforme che tante volte ha intraprese colle migliori intenzioni e col de-
siderio sincere di adoperarsi al bene dei suoi sudditi. II suo spirito natu-
ralmente timido s'adombra facilmente alle minacce che la rivoluzione
non manca di fargli, quand'essa si vede in pericolo. Egli ascolta allora
i consigli di coloro che credono essere gli abili per eccellenza, e che
parlan sempre di transazioni e di conciliazioni . L' ideale di quest!
abili d'oggidi sarebbe un Governo che si tenesse fra il bene ed il
male, come 1' asino di Leibnitz fra due mazzi di fieno. Questa ipo-
tesi, assurda anche quando non si trattasse che di fieno, spigne ad
una certa ruina quando si tratta, non piii di scegliere fra due oggetti
CONTEMPORANEA 251
indifferent!, ma bensi fra due principii vivi ed operosi, de'quali 1'uno
il cattivo sempre aggressive, e divien distruttore quando trionfa,
e quando e fortemente compresso consuma la sua propria distruzione.
In forza di un tal sistema di pretesa indifferenza, ma in realta di
vero timore e di perpetue concessioni, noi abbiamo finora vistea.m-
mucchiarsi tante ruine e adimarsi 1'Austria si bassamente dalla sua
antica grandezza. La vedremo noi finalmente rialzarsi ?
Vi sono forti motivi per isperarlo, e ve ne sono ancora molti
per temere il contrario. II giornale che e in voce di ricevere piu
direttamente le ispirazioni del signer de Hohenwart, il Wienne-
nabendpost , ha di gia parlato $ imparzialitd . In questa parola
vi & un sintomo che inquieta, la quistione non e fra due partiti di
merito piu o meno eguale. Essa si leva piu alto; perche trattasi nien-
temeno che di scegliere fra il diritto e 1'oppressione; e in tal caso
1' imparzialita e tanto pericolosa quanto immorale.
2. Nonostante la complicazione apparente dei diversi interessi ,
cui ogni buon Governo in Austria deve sforzarsi di conciiiare insieme;
la soluzione delle molte difficolta, contro le quali si dibatte 1'Impero
da si lungo tempo, & piu semplice che generalmente non si crede. I
conservatori formolano i loro desiderata nella maniera piu semplice,
dimandando per le diverse province la ristorazione dei loro diritti
storici, salvo le modificazioni rese indispensabili dallo stato presente
della societa. Essi respingono 1' idea deirunione personate, che equi-
vale allo smembramento dell'Impero. Essi respingono ancora le divisioni
per razze o per nazionalitd^ come fatali all' unita e alia conservazione
della monarchia e non fondate sopra alcun principio legittimo. I di-
ritti storici che essi reclamano, sono diritti reali; dacche le province
dell'Impero ne hanno sempre stipulata 1' osservanza negli atti che le
riunivano alia Corona; e in pari tempo sono storici, giacche si fon-
dano sovr' antiche tradizioni, non avendo le divisioni provincial i
alcunche di capriccioso o d' arbitrario.
II sistema opposto si chiama indistintamente centralista, liberale
o radicale. E ben noto che queste due ultime voci si porgcno a mol-
teplici significati, a seconda dei bisogni della causa rivoluzionaria. II
nome di centralista esprime piu a-ccuratamente la stessa essenza del
sistema. Giuseppe II era centralista, non altrimenti che il signor Gi-
skra o il signor Herbst. Egli tendeva, siccome essi, al dispotismo;
e desiderava altrettanto che essi di costituire un Governo sotto con-
trollo. Giuseppe II credeva di affaticarsi a suo vantaggio; ma i cen-
tralisti moderni si acloperano a pro della setta o della loro clique,
come suol dirsi a Vienna. Gli uni e gli altri hanno fatto ogni pos-
sibile sforzo, per distruggere tutto cid che avesse un' esistenza sua
propria, e per questo appunto la Chiesa era dinanzi al loro sguardo
C RON AC A
JI piu pericoloso di tutti i nemici ; ma non per questo ne la pro-
vincia, ne la comune, n& le altre corporazioni, quali che si vogliano,
trovano grazia di alcuna sorta presso i centralist} , quando costoro
hanno libere le mani.
Sovente 1' organamento della monarchia austriaca e stato giu-
dicato sicconie un grave elemento di debolezza: i popoli soggetti allo
scettro degli Habsbourg sono d'origine assai dissimigliante, e cia-
scuno (ii essi ha le sue particolari tendenze. Lo spirito moderno e
centralista ne deduce, ragionando a suo modo, la necessita di uno
scioglimento dell' Impero, e lo spirito moderno e distruttors arrive-
rebbe di fatto assai presto a un tal risultato. Le sole e vere regole
di un Governo cristiano al contrario si applicano senza ne pena, ne
disagio, in mezzo a questa apparente contrarieta di bisogni, egual-
mente a tutte le frazioni della monarchia. La sola autorita legittima
sa rispettare i dintti di tutti e di ciascheduno, e 1' osservanza cri-
stiana dei contratti, in virtu dei quali le varie parti dell' Impero si
sono a poco a poco fuse in un tutto insieme. Sarebbe allo stesso
tempo la sola base solida e leale dei rapporti che debbonsi stabilire
fra governanti e governati , e il solo legame capace di stringere
senza soflbcare le tendenze di tante parti cosi different!.
Tali per lo appunto erano le antiche tradizioni dell'Impero, ed
esse erano cosi vigorose che, fra tutti gli Stati uniiicati dell' Europa,
non ve n' e alcuno fuori dell' Austria , ove la vita locale siasi con-
servata si piena di succo e di calore. Anche oggidi. a malgrado dei
tentativi di Giuseppe II e contro gli sforzi perseveranti della rivo-
luzione, quando i conservatori austriaci domandano i dritti storici
e 1'autonomia delle provincie, essi non dimandan mica di risusci-
tare dei cadaveri imputriditi, come sarebbe a mo' d' esempio in Fran-
cia. No, certamente no : essi dimandano solo di voler rendere piu
attuosa e piu libera la vita alle istituzioni, che sono ancor sopravis-
sute a tutti i tentativi fatti sin qui per farle sparire dal mondo. II
cosi detto principio di nazionalita e una di quelle macchine di guerra
rivoluzionaria che ha fatto il piu di male all' Austria: ne cio e punto
difficile a concepirsi. Se per esempio invece di domandare il ricono-
scimento dei dritti storici della Boemia, si comincia a parlare della
emancipazione dei Czechi : da una parte si genera una guerra in-
testina in seno alia Boemia, ove gli Alemanni sono numerosi; dal-
1'altra si desta non so qual fantasma di nazionalita slava, che puo
diventare da un giorno all' altro un'arma pericolosa in mano alia
Russia. E quindi i nostri vicini non hanno punto mancato di tirar
r acqua al loro mulino da questa hrutta sorgente ; la rivoluzione,
che ha per buono ogni mezzo di distruzione, se n'e servito in quel
CONTEMl'OKANEA 253
modo che tutti sanno, ed essa ha trovato il cooperatore che le occor-
reva, nella persona di Napoleone III.
3. Oggi ancora, avendo questo preteso principle di nazionalita
ottenuta una grande vittoria sotto la direzione del signer de Bismarck,
i centralist* o liberali viennesi s' affaccendano per far credere, che
cgni tentative che si faccia nella via federalist non sia che un
assalto direlto contro la nazionalita alemanna. Nulla v' & di piu
false: perche vi sono delle province interamente alemanne, esem-
pligrazia il Tirolo, che aspirano alia loro autonomia con altrettanto
di ardore e di perseveranza, quanto la Boemia e 1'Ungheria. Ma quel
motto di guerra ha il vantaggio 1 d' ingannare 1' opinione pubblica
europea sopra lo stato della quistione; 2 d' andare a verso agli an-
nessionistj del novello Impero.
Abbiasi dunque per fermo ed ineluttabile che nella lotta attuale
che si guerreggia politicamente in Austria, il rappresentare gli Ale-
manni e gli Slavi come antagonisti, non e altro se non accettare il
linguaggio della rivoluzione, ed aiutarla a riuscire. I centralisti sono
piu giudei che alemanni, e non costituiscono che una minorita fra gli
Alemanni dell'Austria. Essi sono centralisti, perche essi soli vorreb-
hero tenersi in pugno le redini del Governo, e perche essi, sebbene
sieno una minorita rimpetto a tutti gli alemanni dell' Impero, sono
pero la maggiorita in qualche grande citta, particolarmente in Vienna
e quel che e peggio nella burocrazia. Essi invocano dei pretesi di-
ritti costituzionali, inventati e fabbricati da loro soli, nonostante le
protestazioni in contrario di tutte le province, tanto alemanne, quanto
di altro linguaggio. Ed appunto perche questi centralisti o radicali
tendono all'oppressione di tutti gli altri indistintamente e sotto tutte
le forme, ne e avvenuto che i cattolici e i conservator! fanno ora
causa comune fra loro. Ognuno che ha un' autonomia a difenderee
il nemico naturale della consorteria (clique) giudaica e liberalesca
di Vienna: e cio e si vero, che sin tra i giudei, che non si sono
ancora innalzati al grado di liberi pensatori, si trovano alcuni con-
servatori autonomisti. Costoro veggono che T autonomia della sina-
goga e piu assicurata dal Concordato, che dalle nuove leggi dette
confessionali , che mettono tutte le coscienze e le istituzioni alia
merce capricciosa e spesso tirannica dello Stato.
4. Sotto il sistema introdotto dal signer de Beust e che il signor
de Hohenwart prende oggi a distruggere, la centralizzazione erasi
scissa in due parti, I Magiari liberali aveano consegnata la Cislei-
tania alia centralizzazione di Vienna, a patto che fossero lasciati liberi
di centralizzare a Pesth. Ecco cio che si chiama il duatismo in
Austria .
254 CRONACA
Bisogna tuttavia fare una distinzione importante tra la Cisleita-
nia e la Transleitania. Quest' ultima divisione di nome veramente
barbaro , e formata dall' antico regno di S. Stefano. Essa adunque
ha per s& eziandio le memorie , le tradizioni e i dritti suoi storici
speciali. Sia pure che il Governo di Pesth abusi piu o meno della
preponderanza antica dei Magiari; non 6 per questo men vero che esso
rappresenta im tutto che ha diritto ad una vita propria nell'Impero.
Ma non e lo stesso per la Cisleitania. Anzi per lo contrario la Cislei-
tania non e che una denominazione amministrativa, recentemente in-
ventata, pei bisogni della lor causa, dai centralist! viennesi.
Da tutto cio derivasi che la presente agitazione federalist^ che
svolgesi tutta intiera al di qua del Leita, non ha che un languido
e indiretto interesse per gli Ungheresi. Legalmente parlando, il Go-
verno di Pesth non ha verun dritto di mischiarsi nelle modifica-
zioni del Governo Cisleitano. E un presso a poco cosi hanno appunto
risposto i giornali officiosi del Conte Andrassy ai tentativi, fatti dal
Giskra per arruolare gli Ungheresi nella guerra, che i radicali fanno
in extremis ai conservatori cisleitani. Pur tuttavia I'ostilita sorda del
partito, che governa attualmente 1' Ungheria , non puo mettersi in
dubbio e pu6 spiegarsi facilmente. II partito del Deak, al quale ap-
partengono il Conte Andrassy e i suoi colleghi, s' accorgono bene
che se la tendenza federalista trionfa nella Cisleitania, diverra piu
difficile e forse a lungo andare impossible il continuare a centra -
lizzare nel regno di S. Stefano.
Esso dunque e ostile al signer de Hohenwart, ma la sua azione
esterna ed officiale e paralizzata interamente da cio, che i suoi dritti
e i suoi trattati rimangono intatti, e quindi non v' e un terreno le-
gale in cui possa collocarsi la sua opposizione.
Ed eccovi tra parentesi come si spiega la ramanzina sconve-
niente e ridicola che il Conte Andrassy, parlando in nome del Re
d' Ungheria, facea ultimamente al Vescovo di Stuhl-Veissemburg a
proposito dell' insegnamento del domma dell' infallibilita pontificia.
II Presidente del Consiglio dei Ministri di Pesth ha voluto provare
con un atto di cattivo umore, che 1' Imperatore, ancorch& ritornasse
cattolico nella Cisleitania, potrebbe essere costretto a battere le vie
degli eretici in Ungheria. Facciasi pure a Vienna cio che si vuole,
ha voluto dire il Conte Andrassy , noi non diverremo per questo
meno padroni in casa nostra . E niuno vi si oppone, ed il rispetto
dei conservatori di questa nostra parte dell' Impero per VAusgleich
ungherese e un atto di eccellente politica , il quale si accorda stu-
pendamente col programma dei dritti storici. In conchiusione: nulla
di mutato nell' Ungheria ; autonomia delle province cisleitane; e per
conseguente soppressione della pretesa costituzione di settembre e delle
CONTEMPORA1NEA 255
famose leggi fondamentali (o confessionali ) imposte dal Reichsrath
incomplete ed illegale del liberal!; tal'e il programma dei conserva-
tor!, e dei cattolici. Gli atti important! del signer de Hohenwart sono:
lo scioglimento del Reichsrath, al quale i deputati della Boemia si
rifiutarono costantemente di accedere; lo scioglimento di quelle diete
provincial! che faceano pompa di tendenze centraliste; in fine 1'aper-
tura dei negoziati coi rappresentanti delle differenti province , per
arrivare a fissare lebasi della loro autonomia. L'Imperatore in un re-
cente rescritto ha fatto un passo di piu; perche promettendo alia Boemia
di rispettare i suoi dritti storici, ha impegnato la regal sua fede. E
la parola dell'Imperatore non restera vuota di effetto.
5. lo diceva sul cominciar questa lettera che la ristorazione del-
T Austria sulle basi tradizionali avrebbe per effetto il renderla forte,
non solamente di dentro, ma eziandio di fuori. Ed in verita, dopo
tutti i disastri che ci ha cagionati la recente follia della unificazione
amministrativa e della divisione degli Stati per nazionalita, possiamo
a buon dritto fare assegnamento sopra una reazione, contro questa
spaventosa forma della moderna tirannia.
La Francia dopo essersi lasciata ciecamente trascinare a intra-
prendere le guerre dette di nazionalita, e caduta vittima del preteso
principio che formava mattamente la delizia piu ghiotta del suo capo
e de'suoi giornalisti. La guerra del 1859 ha condotto diritto diritto
all'unita alemanna: e questa lezione & troppo forte perche possa es-
sere presto dimenticata. Si puo esser ben sicuri che la Francia, il cui
unico voto e di riprendere le sue provincie perdute, non si fara piu
il campione di quel principio che haconsegnato 1'Alsazia alia Prussia.
Cosi in forza di un istinto giusto, ma del quale poche persone com-
prendono tutto il valore , 1' opinione pubblica si e pronunciata cosi
vivacemente in questo disgraziato paese contro gli abusi della cen-
tral izzazione., che la sola legge ragionevole fatta dall' Assemblea di
Versailles, nonostante 1'opposizione manifesta del Governo, euna legge
di discentramento, quella dei Consigli general!. Essa 6 la migliore in
questo genere che siasi fatta dal 1789 in qua, ed e questo uno dei
segni di quella reazione, di cui teste vi parlava.
Quello che ora accade in Austria e un segno del medesimo genere,
ina che si produce in condizioni molto piu favorevoli. Le basi della
ricostituzione provincial non sono ancora distrutte in Austria, come
lo sono in Francia; e 1' Austria che si trova abitualmente di un passo
e di un giorno indietro, come si e detto per facezia 1 , pud questa
volta trovarsi alia testa di un movimento, che per la forza medesima
delle cose diverra generate in Europa.
La causa delle piccole autonomie, e prego i vostri lettori a farvi
attenzione, ancorche non si vogliano riguardar le cose che dal lato
256 CRONACA CONTEMPORANEA
puramente politico, e la medesima che la cansa del poter temporale.
Per conseguente essa ha per s6 1' avvenire, perche noi abbiamo per
questo rispetto le promesse divine per DOJ. Egli e dunque tratto di
special Provvidenza per noi, che il movimento federalista cominci in
un Impero cattolico e soprattutto in un paese, ove i difensori delle
autonomie locali fanno causa comune col partito cattolico.
In Alemagna altresi la quistione delle autonomie confondesi
quasi dapertutto con la quistione religiosa. E il signer de Bismarck
1'ha ben compreso, ed ha per questo cominciata una campagna contro
la Chiesa. Egli ha trovato in Baviera e altrove dei Governi abba-
stanza codardi e imbecilli, per consentire a fare i suoi affari, ed a
cominciare la lotta; ma le popolazioni resistono tanto nella Prussia
antica come' nella novella, e il giorno, in cui TAustria comprendesse
la forza incalcolabile che le darebbe la parte di campione della Chiesa
cattolica contro i suoi oppressor!, in quel giorno tutti i perseguitati
dell' Alemagna, cattolici o conservatori che sieno, volgerebbero verso
di lei i loro sguardi e le loro speranze.
La visita del Re Guglielmo a Ischl non ebbe altro motive fuor
che questo: egli si e fatto accompagnare dal suo ministro, il quale
ha trovato il signor de Beust pronto a servirlo in tutti i suoi pro-
getti. Ma Francesco Giuseppe ha egli pure mostrato che conosceva la
condizion vera delle cose; eppero quel giorno stesso in cui il Re Gu-
glielmo entrava nei suoi Stati, fece pubblicare in Vienna gli atti, sui
quali si fondano ora le speranze dei sudditi piii fedeli , i cattolici e
i conservatori.
Una tale risoluzione equivalea ad una condanna e ad un an-
nullamento anticipate di tutto quello che il signore de Beust potesse
dire o promettere al suo collega di Berlino. E quindi il Cancellier
dell' Impero ha dovuto confessare nella sua ultima circolare , che
nulla fu sottoscritto ne ad Ischl, ne a Salzburg . In altri termini
il signor de Bismarck non e punto riuscito nei suoi disegni. Ma egli
e di un carattere assai tenace, sicche non abbandona facilmente la
partita. Egli ora distribuisce delle somme di denaro considerevoli ai
liberali di Vienna e ai suoi giornali; e poiche il signor de Beust si
e messo ai suoi servigi, egli non risparmia nulla per sostenerlo nei
potere. Fortunatamente il Signor de Hohenwart puo facilmente sven-
tare tutti questi raggiri, col non far altro che perseverare nella via
legale in cui si e messo. Voglia Iddio concedere all'Imperatore Fran-
cesco Giuseppe di comprendere, come da lui solo dipenda di rido-
nare al suo Impero tutta 1'antica gloria, e 1'antica preponderanza!
BELLA PRESENTE CONDIZIONE
DEL
S. PADRE IN ROMA
I.
Le macchinazioni di chi, quattordici mesi fa, nel nome
dell' Italia, entro in Roma per la breccia di porta Pia, ad
esautorarvi il Papa, ora piu che mai sono rivolte ad illu-
dere il mondo e addormentare i cattolici, acciocche ancora
questo fatto si abbia per ben compmto diffinitivamente ; e
se non si approva, si toiler! almeno dalle parti interessate
a contrastarlo. Pel quale scopo non e astuzia che il Go-
verno autore del fatto .nou usi, col mezzo segnatamente
del giornalismo a lui venduto, nella Penisola e fuori. Que-
sto Governo, nato d&ifatti compmti e dalle menzogne, spera
di giungere, colle menzogne e co\fatti compiuti, a fermare
il malsicuro suo seggio nel Campidoglio, persuadendo al
mondo ed ai cattolici che il sommo Pontefice, nelle sue
mani e sotto la legge delle sue guarentige, e piu libero, piu
indipendente e piu utile alia Chiesa, che non quando re-
gnava Sovrano e Principe effettivo del suo Stato. L 1 as-
surdita e mostruosa: ma qual 5 Tassurdita, cui il Governo
dei Subalpini in Italia non si riprometta di accattare cre-
dito, per virtu delle arti imparate alia scuola del suo gran
padre e maestro, il Bonaparte ?
Giova pertanto, o meglio e necessario, che il giorna-
lismo onesto e cristiano, alia interminabile ripetizione delle
Serie VII f, vol. IV, fasc. 513. 17 23 ottobre 1871.
258 DELLA PRESENTE COND1ZIONE
menzogne pagate dai Subalpini governanti, circa la pre-
sente condizione del Santo Padre , opponga una tenace
ripetizione di contrarie verita manifesto; e cosi, sventando
la frode, rimova i creduli ed i semplici dalP inganno.
Con questo intendimento descriveremo, in pochi ma
veracissimi tratti, la realta cruda dello stato in cui si trova
ora il Capo della Chiesa, il sommo Pontefice Pio IX, nella
sua sede di Roma, sei mesi dopo la pubblicazione solenne
della legge di guarentige.
II.
Anzi tutto il Papa dura sempre ad essere prigioniero
dei Subalpini in Roma : e la sua cattivita , non che mi-
tigarsi, ogni di piu anzi si aggrava. Questa prigionia del
Santo Padre risulta da molti fatti irrepugnabili.
1 Risulta da ci6, che egli e nelle mani di un Potere
nemico, ossia, come lo ha egli medesimo definite, dall'essere
sub hostili dominations constitutus. Or chi e nelle mani di
un nemico, per quanto questo nemico affetti verso lui uma-
nita e riguardi, e indubitatamente suo prigioniero.
2 Risulta da ci6 , che il Santo Padre e caduto nelle
mani di questo Potere nemico, per cagione di pura e pretta
forza. II che vien reso evidentissimo dalle formali dichia-
razioni, che i ministri Subalpini fecero prima di metter
mano alle armi contro di esso ; affermando cioe, che 1' in-
vadere e prendere Roma colle bombe e coi cannoni, era
atto contrario al diritto delle genti e cosi barbaramente
iniquo, che sarebbe indegno persino di un Governo barba-
resco : e vien reso evidentissimo dal fatto che, dopo tali
dichiarazioni , s 1 invase e si piglio Roma coll' argomento
delle bombe e dei cannoni, e con questo unico argomento
si seguita ad occupare.
3 Risulta da ci6, che il Santo Padre e nelle mani di un
Potere nemico, il quale, dopo spossessatolo violentemente
di ogni Sovranita, e sostituita la propria a quella di lui,
DEL S. PADRE IN ROMA 259
studia ogni via di schernirlo nella sua doppia maesta di
Pontefice e di Re , offerendogli beffardi onori che bra-
merebbe di fargli pubblicamente, per dare a credere che
esso , patendoli , si e riconciliato seco e gli ha vilmente
ceduti gl' inalienabili diritti di Dio , della Chiesa e del
mondo cattolico. Per lo che 1' obbligo nel Santo Padre di
tutelare la propria dignita lo costringe a restare sempre
chiuso nel Vaticano; alle cui porte esterne fanno guardia
d'onore quelle soldatesche, le quali, guidate da condottieri
subalpini, hanno aperta la breccia di porta Pia ed atterrata
in Roma la sovrana sua bandiera.
4 Finalmente risulta da ci6, che il Santo Padre e nelte
mani di un Potere nemico, il quale, o per debolezza o per
malizia, e incapace di sottrarre Taugusta sua persona ad
ogni sorta di ingiurie. Onde, posto ancora che moralmente
6 senza sconci gli fosse lecito uscire dai claustri del Va-
ticano, materialmente gli sarebbe vietato dagli oltraggi e
dai pericoli persino della vita, a cui di certo si esporrebbe,
fra tante turbe di sicarii, di atei e di vera canaglia d'ogni
paese, che il Potere ha raccolte e mantiene in Roma, a
rappresentarvi il popolo del plebiscito , cioe un popolo
ostile al Papato e ribelle al suo trono.
Questi sono i capi precipui che dimostrano luculentis-
simo lo stato di prigionia, in cui versa il Sommo Pontefice,
dai 20 settembre 1870 nella sua citta di Roma : e noi sfi-
diamo la sofistica di tutti i giornalisti, i politici e i diploma-
tic! del Governo assisosi nella metropoli dell'orbe cattolico
a negarli, senza negare la luce del sole in pien mezzogiorno.
Che poi la cattivita del Santo Padre siasi aggravata,
nel decorrere di questi quattordici mesi, si vede e si palpa
da chi tien dietro alia baldanza de'Subalpini, che son iti a
collocare il centro del loro Governo nella citta stessa di
Roma, e con una loro legge di guarentige per la indi-
pendenza pontificia, si sono arrogato di stabilire da se,
quali dominatori della Santa Sede , le future condizioni
della esistenza di lei nel Vaticano ; e da chi considera
DELLA PRESENTS COND1ZIONE
le forze di ostilita morale e materiale che questi Subalpini
hanno accumulate in Roma, contro le prerogative sue : co-
talche i diritti che in quella citta si conculcano piu alia
libera, dopo quelli di Dio, sono i diritti del Papa; e la
persona che vi e piu offesa, dopo quella di Cristo, e ap-
punto la persona del sommo Pontefice Pio IX, decretata
sovrana e inmolabile, per legge, come la persona del Re.
Dal che segue, che il Santo Padre viene ora ad essere
in Roma prigioniero legate del Governo subalpino; giacche,
colla suddetta legge detta delle guarentige, non solamente
questo Governo ha confermata la spogliazione violenta di
lui; ma di piu ha osato autenticarla in cospetto dell'uni-
verso, definendo con quella legge i limiti di liberta che
intende concedergli ; ne piu ne meno di quello che si
costuma coi prigionieri di guerra o di Stato.
Per la qual cosa la presente condizione del Pontefice
nella sua Roma e di verissimo e strettissimo prigioniero
della setta anticristiana, capitanata dal Governo dei Su-
balpini signoreggianti T Italia.
III.
Ne il S. Padre Pio IX e prigioniero di un Potere nemico
soltanto della sua corona di Re, ma di un Potere sopra
tutto infenso alia sua tiara di Pontefice: per modo che in-
tanto avversa la sua regia corona , in quanto aspira ad
abolire, se lo potesse, la tiara sua pontificia: e se, dopo
spossessatolo barbarescamente del Regno, non fa violenza
pure barbaresca alia maesta del suo Pontificate, cio uni-
camente avviene perche da cause fortissime ed estrinseche
ne e impedito , non da buon volere o da altro men che
reprobo sentimento.
Questa profonda nimicizia dei governanti subalpini al
Papa, come sommo Pastore della Chiesa cattolica, e cosi
nota, che in verita non abbisogna di dimostrazione. Tut-
tavolta, per sovrabbondanza di prove, diremo che apparisce:
DEL S. PADRE IN ROMA 261
1 Da tutto r operate antecedentemente contro il cat-
tolicismo per ventidue anni in Piemonte , e per undici nel
resto d 1 Italia, dalla setta di questi governanti; la somma
della cui politica si epiloga in una guerra ostinata, ora
giulianesca, ora neroniana, alia Chiesa e a tutto quanto
direttamente o indirettamente con la Chiesa si attiene: di
maniera che la stessa unita d' Italia non si e voluta, che
qual mezzo agevolante la distruzione del cattolicismo e
T abbattimento del Papato.
2 Apparisce dal mandato specialissimo che i settarii
subalpini, soprintendenti il Governo massonico della Peni-
sola, hanno ricevuto dalla Massoneria mondiale : d 1 essere
cioe strumenti immediati, perche piu prossimi, della deva-
stazione di Roma papale, centro della Chiesa cattolica, e
della piena spogliazione del Pontefice ; due avvenimenti
che poi si spera debban condurre all 1 impossible annulla-
mento del cattolicismo, ultimo fine di tutte le congiure della
setta.
3 Apparisce dalle aperte confessioni che fanno, e in
Roma e per 1' Italia e in tutta Europa, i giornalisti, per set-
tario vincolo affratellati ai nostri padroni subalpini; e molto
piu dalla scoperta persecuzione, gia ben avviata in Roma,
contro tutto cio che v 1 ha di ecclesiastico e di oattolico,
nelle cose e nelle persone.
Quindi il Santo Padre sta ora nella sua Roma prigio-
niero di un Governo, che in lui odia e guerreggia, in quanto
puo, sopra ogni cosa la sua qualita di Pontefice e Capo della
religione cattolica, apostolica e romana. Pio IX e in man di
Turchi ammaliziati alia bizantina. Contro lui e la sua tiara,
trattano con uguale perizia il cannone ed il sofisma, il
grimaldello e la requisitoria, il piccone e la calunnia.
IV.
La guerra neroniana, contro il Santo Padre e la Chiesa
in Roma , per ora conviene che sia temperata dalla guerra
262 DELLA PRESENTS COND1ZIONE
giulianesca. Percio i nostri Subalpini hanno escogitata la
legge delle guarentige , dietro cui intendono mascherare
alcun tempo la laidezza delle loro scelleraggini: Vedete?
sclamano in ogni tono e fanno scrivere in ogni lingua; ab-
biamo circondato il Papa di t&nii privilegi , che non si sono
mai dati i somiglianti. Di che vi lagnate, o cattolici incon-
tentabili? Non abbiamo noi forse costituito il Pontefice invio-
labile come il Re ? Che altro pretendereste ?
Noi pretendiamo semplicemente, che il Papa sia invio-
labile, perche Re da vero e non da burla. Ma sopra questo
punto dellaodierna inviolabilita sovrana e personate, concessa
benignamente da costoro al Santo Padre in Roma, rispon-
dono i fatti. I quali mostrano che praticamente egli vi d
inviolabile, come in tutto ilRegno e ed e stato inviolabile il
primo articolo dello Statuto.
Questo privilegio della inviolabilita porta , che per
nessun modo la persona sovranamente inviolabile venga
offesa in pubblico , senza che gli offensori sieno repressi
dalla forza e puniti secondo le leggi.
Intanto 1. fe fatto notorio, che ogni giorno i fogli set-
tarii, non eccettuati quelli del Governo, in tutto il Regno e
particolarmente in Roma, offendono, deridono e vilipendono
la inmolabile persona del Papa; edaltri lo sbefTeggiano con
caricature nefande: e cio impunitamente. Perocche sisa che
rarissimi sono i sequestri di fogli, per questa continua e
generale contravvenzione alia legge delle guarentige; e
fino ad ora nessuna sentenza 5 uscita dai tribunali, contro gli
ingiuriatori della Maesta pontificia. In quella vece il fisco
e rigorosissimo, contro chi sospetta che colla stampa abbia
offesa la Maesta regia; massime poi contro i giornalisti cat-
tolici, difenditori delFinviolabile Pontefice. Anzi (caso strano!)
di dieci processi per reati di stampa , otto comunemente
sono in danno dei cattolici, sempre accusati di offese regie, o
di voti illeciti! Dunque la inviolabilita del Santo Padre pra-
ticamente si risolve in questo : chee libero ad ogni mascal-
DEL S. PADRE IN UOMA 263
zone ingiuriarlo , e pericoloso a qualsiasi onest 1 uomo cat-
tolico difenderlo colla stampa.
2. 6 fatto notorio, che frequentissimamente gruppi di
ribaldi, accorsi in Roma da ogni galera italiana, girano per
le sue vie , cantando strofe in onta e minaccia del sommo
Pontefice; e nei teatri non di rado quella marmaglia provoca
ed alza gridi, al nome ed all'onore di lui oltraggiosissimi :
e nondimeno gli agenti della forza , i quali sono prontissimi
ad impedire simili oltraggi al Re, fanno i sordi o il bocchin di
miele, quando odono cosi vituperate il Papa. Niuno mai
hanno arrestato per tale delitto, e niuno si e visto mai citato
ai tribunali. Dunque V inviolabilita del S. Padre consiste
praticamente nella impunita, concessa ad ogni briccone, di
maledirlo in pubblico a piacimento.
3 E fatto notorio, che piu volte grosse bande di tali
echerani si sono accolte sotto il palazzo pontificio, a cari-
carvi d' improperii le interne guardie, consentite dalla legge
delle guarentige al Papa, e ad urlare bestemmie ed impre-
cazioni contro la Santita di Pio IX : e questo accanto le
sentinelle e le guardie d* onore , che il Governo tiene cola
intorno, senza che esse punto si disagiassero a fare un
gesto di biasimo verso que' cialtroni indiavolati . E pure
guai , se una tale villania si commettesse alle porte del
Quirinale, allorche vi alloggiano altre persone inviola-
bili nel Regno dei Subalpini ! Dunque T inviolabilita del
Pontefice praticamente si converte in una tacita licenza
alia bordaglia piu immonda di insultarne la persona, fin
presso T atrio e sotto le finestre del Vaticano.
Avremmo da annoverare altri non pochi ne meno au-
tentici fatti, dimostrativi di quanto vale nella pratica la
sovrana inviolabilita decretata al Papa prigioniero. Maba-
stano i fin qui addotti. Posti i quali, s'intende come Sua
Santita, grazie a questo insigne privilegio favoritogli dai
nostri signori subalpini, non solo non potrebbe comparire
nelle strade della sua Roma, senza manifesto rischio della
vita ; ma neppure potrebbe scendere nella basilica vaticana
264 DELIA PRESENTE COND1ZIONE
e farvi una sacra cerimonia, senza mettersi a cimento di
ricevere contumelie ed affronti allato la tomba di S. Pietro
e fin sopra T altare. I casi dell' 8 decembre 1870, nel vesti-
bolo della pontificia residenza; del 10 marzo 1871 , entro
la chiesa del Gesu; e del 23, 24, 25 agosto, presso il Late-
rano e la chiesa di santa Maria sopra Minerva , sono li per
confermare quanto asseriamo.
Ed ecco, nella sua verissima realta, la presente condizione
del Papa Pio IX in Roma, dopo la ricantata promulgazione
della legge, che lo dichiara tfovrano inviolabile come il Re.
Ne accade che i salariati apologisti dei nostri padroni
tirino in campo ciance, a discolpa di si orribile abbomina-
zione. I fatti sono fatti e le parole fiato. I fatti piu irrefuta-
bili provano che il nostro Santo Padre , se pubblicamente si
mostrasse nella odierna Roma, incivilita com' e dai gover-
nanti subalpini, non sarebbe trattato diversamente da quello
che vi e trattato il clero , vi son trattate le cose piu sante
e vi e trattato lo stesso Cristo in sacramento.
Ora non puo negarsi , e lo attestano i fogli romani, ci-
tando giorni, tempo, luoghi, nomi e cognomi, che ogni di
si veggono sacerdoti , o religiosi , o prelati , o vescovi per-
cossi e malmenati per le contrade piu popolose di Roma :
che quasi ogni di si veggono sacre imagini lapidate e pro-
fanate ai canti delle vie ; e che non rare volte 1' adorabile
Eucaristia , recata in viatico ad infermi, e schernita per le
piazze, anche da tali che portano militari divise: e tutto
questo avviene col tacito consenso dei ministri della pub-
blica forza, i quali s'ignorache abbiano mai carcerato uno
solo de'rei di tali misfatti. E dopo cio, vorreste darci a cre-
dere che il Papa Pio IX, o per la citta o nel tempio vati<-
cano , sarebbe immune dagli oltraggi e persin dai pugnali
di que' civilissimi galantuomini, che formano il vostro nuovo
popolo romano? Tacete, per vita nostra, osepolcri imbian-
cati ; razza sol degna di patrocinare assassini !
DEL S. PADRE IN ROMA 265
V.
Inoltre il Santo Padre, dalla nobile munificenza de'suoi
imprigionatori, e ridotto a tale estremo di poverta, che, se
non fossero le oblazioni del fedeli, dovrebbe o penare nella
miseria, od avvilire la maesta sua. I gloriosi conquistatori
di Roma gli hanno preso tutto, fuori del Vaticano. Se per
anco non gli hanno saccheggiato questo, e benefizio del
veto delle Potenze, che ne han loro fino al presente inter-
detto T accesso. Nel Quirinale sono penetrati coi grimal-
delli : alle casse dell' erario pontificio si sono accostati colla
spada di Custoza. II Papa in un baleno e rimasto privo di
ogni cosa. Con una semplice surrogazione di stemmi, il bene
papale e divenuto bene subalpino. Esempio magnifico, ma-
gnificamente imitate poi dalla Comune di Parigi !
Vero e che nella loro legge delle guarentige si sono
degnati di assegnargli una specie di lista civile, montante
a qualche milione di lire. Ma T hanno fatta da grandi, per-
che molto ben sapevano, che questo articolo, nella pratica,
avrebbe avtito F effetto identico dell 1 articolo prescrivente
la famosa inviolabilita. Di fatto essi che conoscono da
venticinque anni la magnanima fortezza di Pio IX, come
potevano persuadersi, che egli si abbasserebbe fino ad ac-
cettare dalle loro mani grondanti sacrilegio e delitto un
obolo, per compenso del Regno toltogli? Gia capivano es-
sere cio impossibile: poiche, dato ancora che il Santo Padre
avesse voluto ammettere la loro lista civile a mero titolo
di restituzione, cosa che non gli sarebbe stata illecita, salvo
ogni diritto ; essi troppo chiaramente scorgevano che non
lo avrebbe potuto, attese le maligne interpretazioni che
di questo avrebbero fatte, con immenso scandalo e clamore ;
quasi che il Papa, ammettendo una particella di quel che
gli spetta, fosse venuto a cedere il resto, sopra cui ha
ragioni immortal!.
266 BELLA PRESENTS COND1Z10NE
La faccenda pero si e accomodata in forma, che quest!
bravi signori hanno avuto ogni campo di sfoggiare grosse
cifre e d' acquistarsi nome di prodighi, nell'offerire numeri
rotondi alia loro vittima. Si, prodighi come i porgitori del-
Paceto a Cristo crocifisso !
Iddio , ammirabile sempre nella sua provvidenz&, ha
disposto che gli animi dei cattolici di tutto 1'orbe si mo-
vessero a pieta del loro Padre nei vincoli , e 1'oro della
carita filiale abbondasse a tal segno nelle mani di lui, che
gli avanzasse di che soccorrere assaissimi suoi servitori
fedeli, caduti in angustie per salvare la coscienza ; ed in-
numerabili altri indigenti, i quali non hanno altro rifugio
per vivere, che il cuore dell' imprigionato Pontefice.
Ma di questo portento" la gloria va a Dio ed il merito
alia fede dei buoni cristiani. L'infamia pero di avere inas-
prita la cattivita del Santo Padre, fino al punto di costrin-
gerlo od a sottostare esso, col Sacro Collegio e tutta la sua
Corte alia piu assoluta inopia, od a vestire le apparenze
deldisonore, e tutta e solo dei governanti subalpini; che si
godono, appie del Campidoglio, i frutti delle spoglie ponti-
ficie, come i crocifissori, lassu nel Calvario , si godettero
quelli degl'indumenti di Cristo.
VI.
I carcerieri e gli amici e servi dei carcerieri del Santo
Padre molto vantano T amplissima liberta, di cui pu6 egli
usare nella sua prigionia, pel reggimento della Chiesa e
per fare da Papa.
Osserviamo un poco anche questa bellezza di liberta.
La quale al prim'occhio si vede ristretta nella seguente
limpidissima formola: II Papa e libero di fare tutto e solo
quello, che il Potere nemico, di cui e prigione, gli permette
di fare.
E in effetto il Santo Padre sta sotto questo Potere, che
lo tiene nelle mani ; essendo sub liostilem potestatem reda-
DEL S. PADRE IN ROMA. 267
ctus, come egli medesimo si e di bel nuovo espresso nel-
Tenciclica del 15 maggio 1871, colla quale formatamente
ripudia le guarentige offertegli in cambio del Principato.
Chi sta sotto dipende , e tanto sol pu6, quanto chi gli
sta sopra consente. Dunque la liberta del Papa soggiace
ai linrviti, che il Potere nemico suo oppressore gradisce im-
porgli. E la stessa legge delle guarentige lo prova: stan-
teche non contiene altro che una concessione d' ipotetici
privilegi. Ma chi concede si reputa superiore a colui che dee
ricevere la concessione. Onde la vera misura della liberta
di Pio IX, come Papa, e ora il semplicissimo arbitrio della
Massoneria italiana, governata dai Subalpini. Questo e fatto
sicurissimo in generale.
Nei particolari poi il Santo Padre usa quella liberta che
da se, col suo coraggio e coll' industria sua, si procura, e
il Potere nemico suo imprigionatore , benche voglia, non
pub impedirgli, perche una forza maggiore, o certi rispetti
umani glielo divietano. Cosi, per grazia d'esempio, i pa-
droni subalpini vorrebbero impedire che Sua Santit& pub-
blicasse bolle od encicliche, in condannazione delle loro alte
imprese contro Dio, la religione e la Sede apostolica. Sua
Santita, che non e piu libera di pubblicarle in Roma sotto
il grifo loro, mandaa stamparle fuori d 1 Italia e cosile pub-
blica. Che cosa possono fare contro cio questi liberalissimi
signori? Tradarre il Papa dinanzi le assise e carcerarlo in
Castel sant'Angelo? Lo vorrebbero: mai Governi d'Europa
vi si opporrebbero. Dunque non resta altro che interdirne
la pubblicazione in tutto lo Stato, sequestrando i fogli che
ristampano quegli atti papali: e cosi fecero per Tenciclica
del 1 novembre 1870. Se per le altre, divulgate appresso,
lianno chiuso un occhio e lasciatele correre , ci6 e stato ,
perche all' opinione del mondo doveano finalmente avere
qualche riguardo, .e il fingersi tolleranti metteva lor conto.
Medesimamente il Santo Padre, visto che i padroni su-
balpini bucinavano di lasciarlo libero per la creazione del
268 DELIA PRESENTE CQrSDIZIONE
vescovi in tutta Italia , ha colta la buona opportunita di
esercitare il suo diritto e di adempiere il suo dovere; e con
prudenza si, ma francamente e proceduto all'opera. La cosa
& forte doluta ai nostri messeri . Ma come stornarla ? Essi
hanno bisogno di dare a intendere alia cristianita, che sono
galantuomini, non solo alia moderna, ma un poco pure al-
T antica ; e talora sanno tener parola , anche senza che il
cannone ve li costringa. Adunque si sono dovuti rasse-
gnare : e per questa volta non sembra che vogiiano disdire
T entrata nella diocesi ai novelli pastori. Ma, da quei furbi
e leali che sono, hanno cercato di voltare in utile proprio
questa provvisione di Pio IX, bandendo vigliaccamente ai
quattro venti che il Santo Padre, col giovarsi, per la isti-
tuzione dei vescovi, dei privilegi compresi nella legge
delle guarentige, veniva ad accettare la legge ; e cosi ne
ritrattava il rifiuto dei 15 maggio 1871; e cosi la concilia-
zione tra loro e la Santa Sede era in buona via ; e cosi fra
non molto Taugusto Pontefice cederebbenelle mani di Gio-
vanni Lanza la sua corona di Re ; e cosi T Italia dei Subal-
pini godrebbe T insigne onore di avere per gran cappellano
di corte e servo umilissimo de' suoi Ministri il Capo supre-
mo di tutta la Chiesa: onore dovutissimo ai tanti loro meriti
verso la fede , la morale ed il culto cattolico. La furberia
e sciocchissima, poiche suppone che il Papa non abbia il
diritto di nominare i vescovi, altro che per privilegio dello
Stato ; mentre al contrario T ingerimento dello Stato in
queste nomine e un mero privilegio che da il Papa; e il non
averlo il Papa riconosciuto nei signori Subalpini fuori del
loro paese, prova che il Papa , non che accettare le loro
guarentige , neppure riconosce che essi sieno giuridica-
mente padroni del territorio dove le hanno compilate. Ma
la sciocchezza della furberia mostra sempre il loro animo
avversissimo ad ogni vera liberta del Papa.
DEL S. PADRE IN ROMA
VII.
Eccetto il mentovato uso di liberta, che il Santo Padre
fa con ardito cuore contro T inutile ripugnanza de' suoi car-
cerieri, egli pel rimanente sottosta ai legami ed agFimpacci
che a costoro talenta frapporgli. E cosi :
1 Pio IX in Rgjna non pu6 avere liberamente un giornale,
in cui smentire le infinite falsita che il Potere nemico, pep
mezzo de'suoi oracoli officiosi ed officiali, sparge contro la
persona e gli atti o suoi, o della sua Corte, o dei ministri
della Santa Sede. II fisco del Governo lo assoggetterebbe
a tutti quei rigori e sequestri, ai quali si vedono assog-
gettati i fogli cattolici di Roma, che si studiano prender le
difese dell'onor suo e della sua causa.
2 Pio IX in Roma non puo liberamente, come abbiamo
indicate piu sopra, pubblicare ne le bolle, ne le encicliche,
ne le allocuzioni sue; conciossiache il Potere nemico, nella
medesima sua legge delle guarentige, si e riserbata la fa-
colta di giudicarle ; e quindi o per via di confiscazioni le-
gali o per via di confiscazioni extralegali, ha pieno arbitrio
di sottrarle colla forza alia divulgazione. Onde il Capo della
Chiesa e costretto di render pubblici i suoi atti, riguardanti
il governo universale del cattolicismo, spedendoli a divul-
gare fuori del dominio de' suoi carcerieri ; come ha fatto
sinora e dovra fare donee transeat iniguitas.
3 Pio IX in Roma non e libero di sfatare in faccia al
mondo, col telegrafo, le menzogne che, sul conto suo e dei
suoi atti pontificii, diffonde per T universe il telegrafo del
Potere nemico suo imprigionatore ; poich5 il telegrafo e
in balia di esso Potere; e puo negargliene 1'uso o difficul-
targlielo a grado suo. Cosi lo scorso marzo il mondo rice -
vette dal telegrafo di Roma la favolosa notizia di un Con-
-cistoro tenuto dal Papa, di un 1 allocuzione e di altre partico-
larita, tutta inventata di pianta: e il mondo , per conoscere
la scellerata impostura, dove aspettare piu giorni le men-
270 DELLA PRESENTE COND1ZIONE
tite a stampa, che i diarii cattolici apportarono. Per lo che
i nostri signori subalpini sono padronissimi di trarre col
telegrafo, circa i fatti e i detti del Papa, in ogni peggiore
inganno la cattolicita , senza che il Papa immantinente
possa disingannarla. Donde viene la necessita nei cattolici
di non prestare mai nessuna fede a qualsiasi telegramma,
che Tagenzia dei governanti subalpini trasmetta da Roma,
intorno a cose o a parole del sommo Pontefice.
4 Pio IX in Roma non e libero di corrispondere sicu-
ramente in private coi vescovi e coi fedeli dell' universo,
median te lettere e telegrammi; perocche e le poste e i
telegrafi appartengono al Potere nemico che lo tiene in
cattivita. Siccome un Potere nemico , appunto perche ne-
mico, si fa lecita ogni cautela riguardo al nemico suo pri-
gioniero; cosi niuno puo mai vivere certo che il secreto
delle lettere reciproche non sia violate, o il telegramma
non sia alterato ed anche rifmtato. E tutta, come si suol
dire, questione di flducia. Ma intanto, lasciando in disparte
i casi di telegrammi diretti al Papa e ricusati agli -ufficii
telegrafici, fatto e che il Santo Padre, per corrispondere,
in materie important!, con chi vuole, dee sottrarre le sue
carte al servizio delle poste d' Italia, come s' ingegnano di
sottrarglielo quelle persone che, per materie simili, abbi-
sognano di comunicare colla Santa Sede. Noi ripetiamo che
e questions di Jiducia: e quanto chi comanda ora in Roma
si meriti fiducia,lo dice laonesta per cui efamoso.
5 Pio IX in Roma e nel Vaticano non pu6 ricevere li-
beramente chi a lui va, o a lui convien di vedere. Tutti gli
accessi del palazzo pontificio sono guardati da birri del
Potere nemico ; i quali, se spesso lasciano ingiuriare dalla
canaglia chi v'entra o n'esce, mai non omettono di spiarlo;
e lo spiano cosi bene, che certi giornali, scritti da gente
legata a fil doppio colla polizia dei signori subalpini, vi
saprebbero dare, se occorresse, la lista cotidiana di tutti gli
ammessi nel vestibolo delP apostolica residenza. 6 chiaro
perci6 che dipende unicamente dair arbitrio del Potere ne-
DEL S. PADRE IN ROMA 271
mico interdirne 1' ingresso a cui esso voglia o , se non
tanto , dargli lo sfratto dalla citta, affinch& non abbia F in-
comodo di viaggiare sino al Vaticano. Le sassaiuole poi, le
minacce, le fischiate e le altre gentilissime urbanita usate,
per le vie di Roma e nei pressi di san Pietro, dalla ciurma-
glia introdottavi per la breccia di porta Pia , alle molte
deputazioni cattoliche venutevi quest' anno per ossequiare
T augusto Prigioniero, confermano la bella liberta che ha
il Papa di ricevere chi a lui va, o da lui 5 chiamato.
6 Pio IX in Roma tra poco non sara libero di regolare
gl' Istituti religiosi e di adoperarli in servigio della Chiesa,
conforme sarebbe conveniente. Perocche il Potere nemico
gia si affretta di privare la Santa Sede anche di questo
gagliardo presidio spirituale , abolendo tuiti gli Ordini ,
spogliandoli d'ogni possesso e bene; e intanto, per appa-
recchio a si nobile operazione, occupandone le case, le cui
porte sforza coi picconi e colle leve. I superiori generali
di questi Ordini, immediatamente sottoposti al Pontefice,
non avendo piu pane ne tetto, dovranno ire raminghi e
disperdere i loro sudditi per ogni parte. Cosi uno degli
strumenti piu utili al Pontefice, per ramministrazione della
Ghiesa, gli sara quasi rotto in pugno: e uella citta ove ha
sede il Capo della religione cattolica, sara legalmente proi-
bita la professione dello stato evangelico ; ed ai tanti mis-
sionarii religiosi, che si affaticano in render cristiani i bar-
bari dell' Asia e dell 1 America, il Papa non avra piu in Roma
una casa ove dare albergo, quando sieno per recarvisi a
rendergli conto delle cose di quelle loro nascenti cristianita.
Non ci dilunghiamo di piu a numerare le altre molte
liberta particolari, di cui manca, nella presente prigionia,
il Santo Padre, per Fesercizio del supremo suo ministero.
La pura esposizione che abbiamo fatta, mostra che esso non
& libero in nulla, fuorche in quello che il Potere nemico
suo soverchiatore gli permette da se, o per altre cagioni,
benche di mal cuore , deve permettergli.
272 BELLA PRESENTE COND1ZIONE
E questa e la meravigliosa liberta goduta ora dal sovrano
Pontefice, gran merce del Subalpini, che lo hanno detronato
e scoronato fin dentro Roma, per amore, dicon essi, della
santa Chiesa !
VIII.
Siamo giusti. II Santo Padre potrebbe essere in condi-
zione molto peggiore, che non e al presente. I suoi carce-
rieri non gli fanno per anco tutto il male che desiderano
fargli, e non possorio. Questo e verissimo. Non hanno finora
dato F assalto al Vaticano, e trascinato Pio IX nella fortezza
di Ancona, come gia T illustre cardinal Morichini vescovo
di lesi , o in un convento di Torino , come gia T imperterrito
cardinale de Angelis arci vescovo di Fermo. Vorrebbero
questo, lo ripetiamo, e ancor peggio: ma non possono. I
Governi di Europa hanno loro assolutamente vietato di
metter pie nel Vaticano, e di porre le mani addosso al ve-
nerando Pontefice. Questo e non altro li rattiene dallo sca-
pestrare piu oltre, nel furore del loro odio al Papa; questo
e non altro li costringe a moderare T impeto della perse-
cuzione al Papato. La paura sforza questi'piccoli Neroni a
indossare il pallio dei Giuliani. Sotto gli occhi di due corpi
diplomatic! in Roma, non e loro possibile fare del Papa e
della sua dignita uno strazio senza confini.
Dal che si deduce, che \unica ed ultima salvaguardia
che rimanga ora al Santo Padre nel Vaticano, non e gia
la legge detta delle guarentige , ne la fede dei governanti,
ma il corpo dei diplomatici, i quali dai loro gabinetti hanno
F ordine di mantenere inviolate V asilo e di proteggere
T augusta persona dell' ottuagenario Pontefice.
Se non fosse quest' unica ed ultima salvaguardia , il
mondo cattolico piangerebbe il Padre suo esule da Roma,
e forse gia spento dal piombo o dal ferro della setta.
DEL S. PADRE IN ROtMA 273
IX.
%
Quanto tempo durera quest 1 unica e ultima salvaguardia,
che assicurain Roma la persona e la vita del Santo Padre?
Fin a tanto che le redini del Potere in Italia restano in
pugno dei Subalpini , non par da temere che sia per venir
meno. Costoro san troppo che perderanno tutto, perdendo
Roma; e che il solo modo di perdere men presto Roma, e
di non violare il Vaticano. Quel giorno perb che la setta
italiana, stanca di esser menata sempre da quei dieci o
dodici Piemontesi, i quali formano lo zodiaco perpetuo del
Ministero, e di vedere tutti gli ordegni maestri dello Stato,
esercito, finanza, burocrazia e diplomazia regolati da Pie-
montesi, si mettera in capo di rendere settariamente italiano
il Governo deiritalia settaria; quel giorno cominceranno i
pericoli, che ancora la detta unica ed ultima salvaguardia
perda vigore . Imperocche un tale avvenimento portera
in alto la democrazia, e dara principio ad uno sfacelo
di cose poco dissimile da quello della Comune di Parigi.
II dilemma : o i Subalpini o il socialismo, e fatale a questa
povera Italia, acconciata come e dalla rivoluzione.
Non altri che Iddio sa quello che, in un futuro prossimo,
e per accadere. Ma certo e, che lo stato presente del Santo
Padre in Roma non puo durare a lungo: certo e, che ogni
accordo tra lui e i suoi spogliatori e del tutto impossibile:
certo e, che T Europa non sopportera molti anni che il Capo
della Chiesa Cattolica sia sostenuto prigione dagli odierni
dominatori della nostra Penisola: e finalmente certo e, che
Dio a tempo suo interverra; e 1'intervento di lui non sara
per premiare i persecutor! del suo Vicario in terra. Queste
quattro certezze tengono sospeso il mondo ed inquietissimi
gli autori e gaudenti del transitorio trionfo di porta Pia.
X.
Ma, in questo estremo di cose e in si acerba trepidazione
degli animi, qual e il dovere dei cattolici?
Serie VIII, vol. IV, fasc. 513. 18 23 ottobre 1871.
274 BELLA PRESENTE CONDIZIOISE
Forse di augurare al Papa la conciliazione col Potere
nemico che lo opprime? Questo e uffizio del settarii ma-
scherati da zelanti fedeli. Solo chi partecipa al fermento
de'Farisei pud crederpossibile, che il successore di S. Pietro
sacrifichi i diritti eterni di Gesu Cristo agl' interessi di Belial.
Forse di consigliare il Papa che abbandoni la sua Sede,
e cerchi un riparo in qualche terra di cattolici fuori d' Italia?
Questo e uffizio da. imprudenti. II Santo Padre ha da Dio
grazia di stato, per prendere quelle determinazioni che pm
si confanno al bene della Sede apostolica e della Chiesa.
Niuno deve impacciarsi di dare a lui consigli non richiestL
Esso ha i naturali suoi consiglieri, e sopra tutti ha lo Spirito
del Signore , col quale giornalmente e ferventemente si
consulta. Se Pio IX rimane in Roma, nulla ostante la satanica
tempesta che grinfierisce contra, segno e che conosce tal
essere il volere di Dio; e fa il debito suo rimanendovi . Col
tempo si vedra che, se il Papa e rimasto in Roma, la per-
manenza sua e stato il meglio.
Dovere dei cattolici invece, oltre la preghiera assidua,
conforme Tesempio dei primitivi cristiani quando san Pietro
era in mnculis , e di unirsi e adoperarsi, per affrettare la
liberazione del comun Padre nostro.
I settarii italiani rinfacciano a noi cattolici dell 1 Italia
d' essere parricidi, perche imploriamo da Dio e dagli uomini
questa sospirata liberazione. Ma a noi sembra che il parri-
cidio lo abbia commesso chi, imprigionando il Pontefice ,
dopo dichiarato ufficialmente che 1' impresa dell' imprigio-
narlo era contraria al diritto delle genti e piu che barberesca,
ha resi inevitabili alia patria mali e danni, che noi pre-
ghiamo sempre Dio di attenuare. Del resto noi cattolici
italiani non intendiarao come la indipendenza, la gloria e la
prosperita della patria nostra, debba consistere proprio nello
spogliamento e nella cattivita del sommo Pontefice e nel
farci calcare il collo dai piedi dei Subalpini .
Noi, implorando la liberazione del nostro Santo Padre ,
non abbiamo neppure per ombra T idea, che una qualunque
DEL S. PADRE IN ROMA 275
siasi parte d' Italia abbia a perdere la sua indipendenza. L'o-
nore di chiamare stranieri in Italia, per ottenere facolta di
soggiogarla in proprio vantaggio, e di pagare una tale fa-
colta col dono a questi stranieri di provincie italiane e delle
chiavi stesse d' Italia, noi cattolici lo lasciamo tutto alFidolo
dei Subalpini, al loro Cavour edalle sue pecore d'ogni lana.
Noi cattolici italiani , lo ridiciamo, non vogliamo punto
che la liberazione del Padre nostro tragga seco nessun do-
minio straniero, neppure in un palmo del territorio italico.
I turpi mercati di popoli e di territorii italiani non possono
per noi essere il mezzo della liberazione del Papa, come pei
Subalpini lo furono della cosi detta liberazione d' Italia. E
in questo siamo tutti concordi.Noi vogliamo Tindipendenza
nella giustizia, perche la sola giustizia felicita le nazioni.
Ma noi cattolici italiani possiamo far poco, perche il
Potere che ci domina, essendo nemico del Papa, e natural-
mente altresi nemico nostro , benche siamo la immensa
pluralita nazionale. Siamo vittime lacrimabili della liberta
moderna, che sta tutta nell' oppressione dei molti, onesti
e deboli, sotto i piedi dei pochi, astuti e forti. Ed oltre
cio, difficolta gravissime ed insuperabili di coscienza ci ob-
bligano pure ad astenerci dalla piu poderosa delle armi
legali, che il liberalismo dice di lasciar nelle mani delle
rnaggioranze conculcate dalle minoranze. II che, se ci fa
piu saldi nello sperare da Dio soccorsi validi di salute , nel
combattimento per6 ci rende inferiori di troppo al bisogno.
Non cosi e dei cattolici degli altri paesi d'Europa. Tocca
segnatamente ad essi 1'adoperarsi affinche i loro Governi,
non solamente conservino ed afforzino I 1 unica ed ultima
salvaguardia che ha presentemente in Roma la persona e
la vita del Santo Padre ; ma usino della potenza loro per
liberarlo: e cosi, con lapiena liberta sua, rifiorisca nel mon-
clo la liberta verace dei popoli, incatenata ora con Pio IX
nel Vaticano.
I DESTINI DI ROMA '
XIII.
II pontificate di Giovanni XII segna il principle di un
nuovo periodo nella storia e nelle fortune di Roma. Per
opera di lui, 1' Impero, da trentott'anni vacante , e risu-
scitato ; e dai Carolingi e loro Epigoni, cioe dalla Francia,
& trasportato alia Germania, donde piu non uscira. Colla
Germania dunque saranno d'ora innanzi strettamente legate
le sorti di Roma ; la terra degli Arminii e dei Decebali, la
nemica e combattitrice perpetuadelnome romano al tempo
del Consoli e del Cesari, diventera Talleata e protettrice
di Roma papale ; congiungendosi in tal guisa, sotto le ali
del Cristianesimo , in intima fratellanza i due popoli, piu
opposti forse di sangue e di genio , che abbia T Europa ;
non pero siffattamente che il naturale antagonismo dello
spirito germanico e del latino non sia per prorompere so-
vente in risse , in discordie, in lotte sanguinose , e non
cospiri cosi a rendere assai volte sterile e talora eziandio
perniciosa al Papato ed al Cristianesimo la grande istitu-
zione dell 1 Impero; la quale a difesa e prosperamento del-
F uno e dell' altro creata da S. Leone III, ed iniziata cosi
felicemente in Carlomagno, fu da Giovanni XII, ma con
auspizii meno felici , in Ottone il Magno rinnovellata.
Occasione a questo grand 1 atto fu la tirannia di Beren-
gario II, marchese d'lvrea; il quale, morto nel 950 Lotario
figlio di Re Ugo, era stato in Pavia coronato Re d 1 Italia,
ma in breve tempo a tutta I 1 Italia erasi reso insopporta-
bile. II Papa avea special ragione di dolersene, perche Be-
rengario, seguendo le vie di Ugo, era oppressore delle
1 Vedi i fasc. 508 pag. 385; e 510 pag. 655.
1 DESTIM DI ROMA 277
chiese, ed in sua mano riteneva le province di S. Pietro,
minacciando d'inghiottirsi anche Roma, oggimai non piu
difesa dal temuto Alberico. Giovanni adunque, e con lui
pene omnes Italiae Comites et Episcopi, come ha TAnnalista
sassone, invocarono nel 960, a liberare la Chiesa e lo Stato,
il Re di Germania Ottone I, illustre di grand! imprese e
vittorie, e per vigore d'animo e d' ingegno, come per zelo
di religione e di giustizia, il maggior Principe di quel
secolo. Ottone, gia vincitore di Berengario nel 951 e fin
d 1 allora aspirante all' Impero, non indugio punto a tener
Tinvito : laonde , entrato senza contrasto in Lombardia,
cinse da prima in Milano la corona di ferro ; poi disceso a
Roma , ricevette in San Pietro con solennissima pompa la
corona imperiale , insieme colla santa sua consorte Ade-
laide, il 2 febbraio del 962; e rinnovato il giuramento di
difesa della S. Sede, con diploma in lettere d'oro, confer-
mo alia Chiesa Romana tutte le antiche possessioni. Solle-
cito quindi di compiere i nuovi doveri del suo protettorato
romano, e insieme d' assodare in Italia la sua nuova po-
tenza , soggiornato in Roma non piu di due settimane ,
Fattivissimo Imperatore si volse a distruggere le reliquie
della potenza di Berengario. Onde assediato finalmente il
misero Re nell 1 ultimo suo rifugio di S. Leo presso Monte-
feltro, ebbelo in suo potere nel maggio del 964; e con
Villa, sua pessima moglie, mandollo esule a Bamberga ,
dove, indi a due anni, egli mori : somigliante nell'esito a
Re Desiderio, come gli era stato per molti risguardi , e
singolarmente per le ostilita a Roma , simile nel regno ;
mentre frattanto la S. Sede rientrava nel pacifico possesso
della Romagna, delle Marche, e di tutto T antico Stato,
coll' aggiunta eziandio di sette citta del Ducato Spoletano
(cio furono Rieti, Norcia, Amjterno, Furconio, Valva, Marsi
e Terni) onde Ottone lo voile, ingrandito.
Quel di che Ottone 1 fu coronato , e che la basilica di
S. Pietro echeggi6 novamente dell'antico grido-di Vita
e Vittoria al nuovo Augusts; Roma credette tornati i bei
278 I DEST1N1 Dl ROMA
tempi di Carlomagno , e sper6, dopo il ferreo periodo di
calamita e disordini teste valicato , un' era novella di pace
e grandezza. Ma i tempi erano assai cangiati. Ne Ottone
era un Carlomagno , ne Giovanni XII un Leone III , ne i
ruvidi Tedeschi erano i Franchi generosi, ne i turbolenti
Romani del secolo X erano piu quei buoni Romani del se-
colo VIII, ai quali le comuni necessita e pericoli avevano
appreso a tenersi concordi e tranquilli, sotto il paterno
reame del Papa e sotto lo scudo del suo e loro Patrizio.
II fatto si e, che, appena rinnovato I'lmpero, scoppia-
rono sanguinose scissure , e levossi in Roma una gagliar-
dissima fazione anti-imperiale. II Papa stesso, sia per leg-
gerezza d' animo , non meravigliosa in un giovane di 26
anni, sia piuttosto per senso di nobile alterigia, offeso ai
modi imperiosi di Ottone , si penti d' aver dato a lui Tlm-
pero , ed a se non un Protettore , ma un Padrone. Ed in
verita, clie il nuovo Cesare volesse fare in Roma, sia pure
che con buone intenzioni, piu da padrone che da protettore,
e che a sanare i pubblici mali procedesse con asprezza di
soldato, anziche con temperanza di saggio Principe, i fatti
non tardarono a dimostrarlo. Giovanni adunque, fatta lega
coi nemici di Ottone, accolse in Roma, chiamatovi dai
nobili , Adalberto, figlio di Berengario , ma migliore del
padre, ed ultima speranza della fazione antitedesca in Italia.
A tal novella, Ottone che stava all 1 assedio di S. Leo, corre
a Roma minaccioso : il Papa e Adalberto si armano, ma
veggendosi troppo mal parati alia difesa, fuggono in Cam-
pagna ; ed Ottone, entrato senza colpo ferire, il 3 novem-
bre del 963, nella Citta, raduna in S. Pietro un Conciliabolo;
il quale, accusato il Papa di orrendi, e percio incredibili ,
delitti, lo cita a comparire e discolparsi. Giovanni risponde,
minacciando ai congregati la scomunica ; ma essi , non
curandola, dichiarano lui sca^uto dal regno, e creano un
antipapa, Leone VIII, semplice cherico, che il 6 dicembre
vien consecrate; ed Ottone esige, che d'ora innanzi non
solamente la consecrazione del Papa eletto, come una volta
1 DESTIN1 DI ROMA
usavasi, ma la elezione medesima non si faccia senza il
beneplacito imperiale : pretensione tirannica e radice funesta
d' infiniti mail nell'avvenire. Roma, sdegnata a quest! atti,
insorge contro T Imperatore, e lo assale, nei primi di gen-
naio del 964 ', al Vaticano ; ma Ottone co' suoi cavalieri
schiaccia i rivoltosi , e fa del Roman! orrenda strage. II di
seguente, la Citta umiliata offre cento ostaggi e nuovo
giurarnento di fedelta all' Imperatore. Per6, appena questi
si fu partito poco appresso per combattere Adalberto a
Camerino, ella riapre le porte a Papa Giovanni; il quale,
cacciato 1'antipapa, ed in un Sinodo legittimo annullati gli
atti del passato Conciliabolo , ripiglia con mano vigorosa
le redini del governo , facendo dei colpevoli giustizie se-
vere, anzi crudeli, se vuol credersi a! cronisti tedeschi.
E gia Ottone era novamente in via coll' esercito alia
volta di Roma , quando Giovanni , di accidente subitaneo
non si sa ben quale , mori , in 28 anni di eta e nove di
pontificate. Di pochi Pontefici fa la memoria cotanto aggra-
vata, come di Giovanni XII : ed invero e difficile purgarlo
di certe macchie, specialmente quanto a mondanita e li-
cenza di costumi. Nondimeno, delle tante accuse, mossegli
da narrator! di parte imperiale, e sono quasi Tunica fonte
della storia d'allora , egli e da diffidare assai. Del resto ,
quale che fosse la sua condotta privata, gli atti suoi, come
di Pontefice, furono tutti lodevoli; e come Re, mostro valore
e spiriti, degni del figlio di Alberico. La sua doppia poli-
tica, a riguardo di Ottone, appare bensi a prima vista bia-
simevole; ma, e del primo rompersi coirimperatore, il torto,
come gia notammo, forse non fu, o non fu tutto del Papa;
e dopo la rottura, alle violenze di Ottone e del suo Con-
ciliabolo, la resistenza di Giovanni fu non pur lecita, ma
debita. Tant'e, che in questa egli ebbe con se tutta Roma,
levatasi due volte ad affrontare la terribile spada di Ottone,
per cacciare 1' antipapa e rimettere in seggio Giovanni :
gran segno che la causa di Giovanni era, fin dal principio,
non solo giusta, ma popolare.
280 1 DESTINI DI ROMA
Ed, anche morto Giovanni, i Romani continuano la re-
sistenza. Ottone , che abbiamo lasciato poc'anzi sulla via
di Roma, non pote rientrare col suo antipapa nella citta,
altrimenti che dopo espugnatala per fame. Allora, fatto in
un nuovo Conciliabolo deporre Benedetto V, che i Romani
aveano dato per successore a Giovanni, confmollo in esi-
glio ad Amburgo ; ed avrebbe prolungato, Dio sa quanto
oltre, il funesto scisma, se la inaspet'tata morte di Leo-
ne VIII, avvenuta nel marzo del 965, non avesse ispirato
al cuore di Ottone miglior consiglio. Cio fu, concedere ai
Romani il ritorno di Benedetto V; e morto questo per via
nel lungo tragitto, accordarsi finalmente con essoloro nel-
Felezione d'un nuovo Pontefice, che fa Giovanni XIII. Qui
pero non ebbero fine i guai. Imperocche, 1'essere il nuovo
Papa troppo imperiale e stato gia membro del Conciliabolo
del 963 , e 1' intraprendere che egli fece , forse con piii
vigore che prudenza, ad abbassare la potenza dei nobili ,
gli suscito contro, indi a poco nel dicembre del 965, una
fiera sollevazione, capitanata da Pietro prefetto della citta,
da Roffredo conte di Campania e da Stefano Vestarario ; i
quali, imprigionato prima il Pontefice in Castel S. Angelo,
lo relegarono quindi in una forte rocca del promontorio
Circeo. Ottone era allora in Germania ; ma nel seguente
autunno, rivalicate le Alpi, calo a Roma colla risoluzione di
domare una volta per tutte la romana fierezza. Gia, al suo
avvicinarsi , una controrivoluzione , mossa da Giovanni,
figlio di Crescenzio, cognominato dal Caval di marmo, avea
richiamato e ricondotto in Roma Tesule Papa. L'arrivo del-
T Imperatore fu il segnale di severissime giustizie contro i
ribelli. II prefetto Pietro fa appeso pei capelli al cavallo di
bronzo di Marco Aurelio, che allora stava sulla piazza del
Laterano ; e poi condotto sopra un asino a ludibrio per la
citta. Dodici banderesi, ossiano capitani della milizia popo-
lare, furono impiccati ; gli altri capi ribelli, puniti di spada
o di esiglio ; e la giustizia degenerando in barbarie, s' in-"
crudeli anche contro i morti : il cadavere del conte Rof-
I DEST1N1 D.I ROMA 281
fredo fu diseppellito e squartato, ed altri, abbandonati allo
strazio e .al dileggio della plebaglia.
Tali furono le primizie del risorto Impero ; e tali au-
spicii egli sorti nella prima e nella migliore delle dinastie
germaniche, nel primo e nel piu grande della nuova serie
di Augusti. La pace di Roma, dopo le narrate esecuzioni,
finche Ottone impero, non fu piu turbata ; e Giovanni XIII,
ne' sei anni che sopravvisse, ebbe regno felice. Nel Natale
del 967 egli corono Ottone II, creato collega al padre nel-
T impero ; e nelFaprile del 972, benedisse in S. Pietro, con
pompa solennissima, le nozze del giovane Imperatore colla
greca Teofania, figlia di Romano Imperatore d'Oriente, ce-
lebrata qual miracolo di avvenenza e d' ingegno.
Con questo felice commbio, Ottone I compose final-
mente, o almeno sopi la gran lite che da tanti anni divi-
deva i due Imperi ; essendo che gli Augusti Bizantini non
aveano finora potuto mai sofferire che altri al mondo, fuor
di loro, portasse il titolo d 1 Imperatore dei Romani, ne mai
aveano dismesso le antiche pretensioni sopra Roma , cui
percio non cessavano di molestare dalla bassa Italia, cospi-
rando a danno di lei, ora coi Principi longobardi, ora coi
saraceni.
Teofania, recando in dote a Ottone II i possedimenti
greci d' Italia, e con lui partecipando il titolo imperiale,
doveva essere 1'angelo di pace tra TOriente e TOccidente:
mentre Ottone il grande veniva con' ci6 ad attuare, per
quel tanto almeno che sol rimanea possibile, il gran dise-
gno, vagheggiato gia da Carlomagno, allorche, nell' 802,
richiese di nozze T Imperatrice Irene, per congiungere in
uno i due Imperi Orientis et Occidentis Imperia in
unum componere, come scrive Teofane e rifare cosi 1'an-
tica unita Romana : disegno , che fu rotto in mai punto
dall'ambizione di Aezio, ministro d' Irene, e che forse ac-
celero la rivoluzione, onde Irene quell'anno medesimo fu
sbalzata dal trono.
A queste solennita nuziali, che ponevano il colmo alia
elicita e grandezza della sua casa, il vecchio Ottone poco
28*2
1 DESTIN1 Dl ROMA
sopravvisse. Ritornato in Germania , cui da sei anni non
avea piu veduta, ivi mori a Memleben i!7 maggio del 973:
meritamente onorato dalla posterita col nome di Grande ;
benche i suoi titoli a cosi bel nome siano stati in Italia
meno splendidi e men puri, che non nella sua nativa Ger-
mania ; e benche la sua grandezza sia lontana dal pareg-
giare quella di Carlomagno, con cui egli, solo tra i nuovi
Cesari, ha sortita comune Tappellazione di Magno.
XIV.
Appena morto Ottone I, da tutta Italia , non che in
Roma, fu un subitaneo ribollir di fazioni e di tumulti, affin
di scuotere il giogo, sotto cui il robusto braccio del Magno
avea compressi e domi gl' irrequieti spiriti italiani . In
Roma due potenti famiglie cominciano ora a primeggiar
sulla scena ; quella dei Crescenzi, gran signori in Sabina,
e quella dei Conti Tusculani, principali baroni del Lazio.
Elle disputaronsi per piu anni il potere, ed a vicenda 1'oc-
cuparono ; appoggiandosi i Tusculani alia parte imperiale
o tedesca , i Crescenzi alia parte popolare o italiana , e
spesso lacerando gli uni e gli altri in misera guisa il Pa-
pato: al quale nel volgere dei secoli niun genere di cimento
dovea mancare, niuna sorta di nemico, esterno o domestico,
infedele o cristiano, Imperatori o Re, baroni prepotenti o
feroci Tribuni; affinctie meglio si mostrasse al mondo la sua
tempra immortale, e si rendesse ogni di piu evidente 1' im-
mutabile destino, per cui Roma e siffattamente vincolata ai
Papi, che mai non fu potuto da qualsiasi forza strapparne ai
Papi stabilmente il dominio.
A Giovanni XIII, morto otto mesi prima di Ottone, era
pacificamente succeduto col beneplacito imperiale Bene-
detto VI ; e pacificamente regnava da alcuni mesi, quando
ecco, nella state del 974, scoppiare contro di lui una vio-
lenta sommossa della fazione anticesarea. Erane capo Cre~
scenzio o Cencio, figlio di Teodora senatrice e di Giovanni
I DEST1NI Dl ROMA 183
duca e Console. Se questi fosse quel medesimo Giovanni
di Crescenzio dal Caval di marmo, che abbiamo poco in-
nanzi nominato , non e cosa ben certa ; come e incerto
altresi, che cotesta Teodora fosse nipote, secondo che al-
cuni stimano, della celebre Marozia : nel qual caso il nostro
Crescenzio avrebbe avuto stretta parentela col Principe
Alberico, di cui pare che ambisse rinnovare la signoria, e
forse sper6, atteso la giovanezza di Ottone II, emulare
eziandio la fortunata potenza. Comunque cio sia, il certo e
che Crescenzio, impadronitosi di Castel S. Angelo, donde
potea facilmente dominare la citta, assaltd co'suoi il Papa
in Laterano , e strascinatolo prigione in Castello, ivi lo
strozz6. Poi fece eleggere Papa, col nome di Bonifacio VII,
il diacono Francone dei Ferrucci, stato gia competitore di
Benedetto VI ; e lui, stillante ancora del sangue del suo
predecessore, secondo una frase di Gerberto, colloco sul
trono di S. Pietro.
Ma il regno di questo primo Crescenzio, cominciato cosi
scelleratamente, fu regno brevissimo. Imperocche, indi a
poche settimane , prevalendo la fazione Tusculana , Papa
Bonifacio se ne fuggi a Costantinopoli ; e Crescenzio do-
vette anch' egli sgombrare la scena , n& di lui si ha piii
altro vestigio, fuorche un marmo sepolcrale della chiesa
dei SS. Alessio e Bonifacio sull' Aventino ; nel quale si
legge, come Crescenzio, figlio di Giovanni e di Teodora,
gia nobilissimo e potente Duca , chiusosi a far penitenza
in quel chiostro, da lui grandemente arricchito, ivi morisse
il 7 luglio del 984.
Frattanto, creatosi nuovo Papa, Benedetto VII, nipote
di Alberico conte Tusculano, Roma quieto per alcun tempo:
non per6 cosi alia sicura, che la sorda agitazione e le con-
tinue minacce della vinta fazione non obbligassero final-
mente Benedetto, nel 980, a sollecitare, in aiuto della
Chiesa, la venuta di Ottone II. II giovane Imperatore, degno
del padre, ma di lui meno grande e meno fortun-ato, dopo
composte le cose di Alemagna, giunse a Roma coll'eser-
cito per la Pasqua del 981 ; ma, appena dato qualche sesto
284 I DESTIM DI ROMA
agli affari di Roma , affrettossi alia grande spedizione che
meditava nel mezzodi d 1 Italia contro i Greci e contro i Sa-
raceni loro alleati, entrambi nemici perpetui della Chiesa
romana e delFImpero. Adomare lacostoro baldanza, Ottone I,
gia piu anni innanzi, avea ingrandito il valoroso Principe
di Capua, Pandolfo Testa di ferro; di lui e del suo Stato fa-
cendo quasi un antemurale a difesa di Roma e del centro di
Italia. Disegno di Ottone II era al presente di sterminareal
tutto quelle due pesti dell 1 Italia meridionale ; impadronirsi
delle Puglie e delle Calabrie, compiendo la conquista longo-
barda di Carlomagno; e rivendicare in quelle estreme pro-
vince non solo tutti i diritti antichi dell' Impero, mai recent!
ancora , che le nozze di Teofania , la cui dote i perfidi
Greci mai non si erano arresi a pagare , aveano a lui con-
feriti. Pari al gran disegno furono i guerreschi apparati
delPimpresa; ma infelicissimo riusci F esito. Dopo alcune
vittorie, 1' esercito imperiale tocco , a Stilo in Calabria il
13 luglio 982, una gravissima sconfitta ; e T Imperatore
medesimo a gran pena , fuggendo al mare e gittandosi a
nuoto , scamp6 la vita. Niente abbattuto nondimeno per
cosi gran disastro , egli rifece , F anno seguente, grosso
esercito a Verona, ed incamminossi alSud per ricominciare
la guerra. Se non che, nel passare per Roma, improvvisa-
mente infermo : e confessatosi al nuovo Papa Giovanni XIV,
che poco innanzi egli avea dato per successore al defunto
Benedetto VII , piamente mori nel palazzo imperiale a
S. Pietro, il 7 dicembre del 983., nell'anno 28 di sua eta:
unico degF Imperatori , che sia morto in Roma, dove tut-
tora vedesi nelle Grotte Vaticane il sarcofago di porfido
che ne serba le ossa.
XV.
La morte si precoce di Ottone II, e la fanciulle^za del
suo erede Ottone III, allora trienne, oltre il gran colpo che
la potenza imperiale avea sofferto nella sconfitta delFanno
innanzi , diedero in ogni parte , ma soprattutto nella tur-
I DESTtNl 01 ROMA 285
bolenta Roma d' aliora , nuova baldanza e maggiore che
mai, alia setta anticesarea. Col favor di questa pertanto ,
Bonifacio VII, reduce sul fine del 984 dal suo novenne esi-
lio , agevolmente riesce a rioccupare il Papato , mentre
Giovanni XIV, chiuso in Castel S. Angelo, vi e fatto morire
di fame ; ed un secondo Crescenzio , figlio del precedente
(col quale il piu degli storici malamente il confondono), di
nome Giovanni e soprannomato piu tardi il Nomentano ,
assunto il titolo di Patriuo , s 1 impossessa del governo di
Roma. Bonifacio pochi mesi godette del suo secondo pon-
tificate, essendo perito nel 985 di morte, a quel che appare,
violenta: il suo cadavere , straziato dalla plebe e gittato
ignudo appie della statua di Marc'Aurelio, indi fu raccolto
dal clero per seppellirlo in Laterano: Pontefice, la cui causa,
condannata dagli antichi , da alcuni moderni scrittori fu
tolta a difendere, ma, per quanto a noi pare, con maggior
bonta d 1 intenzioni che di critica . Ma Crescenzio per piu
anni seguito a tiranneggiare , anziche reggere , la Citta ;
tollerato per necessita o per prudenza dal nuovo Papa
Giovanni XV ; con grande aggravio non solo dei Romani,
ma degli estranei , i quali a Roma accorrendo per cause
ecclesiastiche, dovevano subire anch'essi il giogo del pre-
potente e rapace Patrizio, e ne menavano poi per tutta la
Cristianita alte querele: insigne documento, del quanto sia
necessaria ai Papi la politica indipendenza e la piena si-
gnoria di Roma , per ben adempiere T ufficio del loro Apo-
stolatd sopra tutta la terra.
A questa schiavitu del Papato e alia tirannide di Cre-
scenzio Nomentano, nonpotevasi d'altronde sperar rimedio
che dall' Impero. E la speranza sembro vicina a doversi
compiere, col giungere che fece, nel 989, in Roma Tlm-
peratrice madre. Teofania. L'alto ingegno e coraggio di
questa donna, e la virtu ed autorita di S. Adelaide, vedova
di Ottonel, che era chiamata la Madre dei regni e T Angelo
dell' Impero , avevano , in circostanze difficilissime' e tra
mille contrasti domestici e"d esterni, assicurato alFinfanzia
286 I DESTINI Dl ROMA
di Ottone III, in Germania e in Italia, i regii diritti del
padre e dell 1 avo. Teofania veniva ora, quasi Reggente del-
T Impero , ad assicurargli in Roma anche i diritti imperiali
e ad esercitarne in vece sua i doveri. Dopo aver pianto e
pregato in S. Pietro sulla tomba del marito, e profuse per
Tanima di lui ricche limosine ai poverelli ; essa, secondo
il costume degl 1 Imperatori , alz6 tribunale , tenne corte
di giustizia, segno diplomi, spedi messi e giudici nelle
citta e province di S. Pietro, ed in nome di Ottone III,
tuttoche non ancora coronato Imperatore, esercito tutti
gli atti di potesta che alia dignita imperiale , per con-
cessione dei Papi , appartenevansi , e che Giovanni XV
ben dovette esser beato, nel presente caso, di approvare.
Quanto a Crescenzio nondimeno, politico astuto del pari
che audace , egli seppe governarsi cosi destramente che ,
riconosciuta 1' autorita dell' Impero, ottenne daH'Imperatrice
medesima la confermazione del titolo di Patriiio e poscia,
lei partita , continue ad esercitare liberamente in Roma la
dominazione di prima. Anzi pare che, imbaldanzito, peg-
giorasse ; tanto che il Papa, il quale finora avea potuto ,
come che si fosse, tollerarne il giogo, fu, nel 995, costretto
a fuggirsi da Roma ; e ricoveratosi in Toscana presso il
marchese Ugo , uomo di parte imperiale, di cola invio le-
gati a Ottone III, sollecitandolo al viaggio di Roma. Ma il
solo timore della venuta di Ottone bast6 , perche Crescen-
zio si afire ttasse di far pace con Papa Giovanni ; il quale ,
tomato a Roma, fu ricondotto con grandi onorificenze in
Laterano.
Per6 , da quel di la potenza del tiranno comincio a ba-
lenare. Ottone III, giovinetto allora nei 17 anni, ma di
virtu assai maggiore degli anni , avea teste preso in mano
le redini del governo ; e gia valicava le Alpi con poderoso
esercito. Celebrata la Pasqua del 996 in Pavia, capitale
allora del Regno italico, mosse a Ravenna, dove incon-
traronlo gli ambasciatori romani , venuti in nome della
nobilta e del popolo a fargli omaggio ed a chiedergli un
successore a Giovanni XV, poco innanzi trapassato. Ottone
I OEST1NI DI ROMA 28 /
designo loro il giovane Brunone, suo cappellano e suo
cugino ; il quale, eletto poi canonicamente in Roma, prese"
il nome di Gregorio V ; e fu il primo dei Papi tedeschi ,
e il primo altresi che la dignita del Pontificate, prostrata
da qualche tempo ed oppressa , collo splendore delle virtu
e delle opere, piu che con quello del regio sangue, rial-
zasse. Giunto poi in Roma Ottone, fu, il 21 maggio , co-
ronato , per le mani di Gregorio , Imperatore e Patrizio ,
cioe costituito , come Ditmaro e T Annalista sassone si
esprimono, Advocatus Sancti Petri ; ed in tale qualita,
cominci6 insieme col Papa , fra il plauso e il giubilo dei
Romani , a rendere la giustizia, che da 12 anni in qua la
prepotenza di Crescenzio avea manomessa. E la giustizia
comincio , com' era dovere , da Crescenzio medesimo. Per6
il mite Ottone non lo condannd che air esilio; e poco stante
ad intercessione del mitissimo Pontefice , anche T esilio gli
perdono.
Generosita funesta ! Appena partitosi Ottone, Crescenzio
rialzo il capo, e prima che volgesse quell' anno medesimo,
con un' improvvisa sollevazione costrinse il Papa a fug-
girsene , nudo d' ogni cosa , in Lombardia. Pretesto e in-
centive alia sommossa ftirono questa volta principalmente
le antipatie nazionali. L' avere non solo un Imperatore, ma
anche un Papa tedesco; e con essi, un nugolo d'ufficiali
e di giudici, parimente tedeschi, imperiti degli usi e del
diritto romano, e per giunta rapaci ed aspri (tali almeno
facevali la fama volgare), pote di leggieri irritare 1'orgo-
glio de' Romani ; e Crescenzio ne fece abilmente suo pro.
Ma per maggiormente afforzarsi, al Papa e all' Imperatore
cerco di contrapporre potenti rivali ; e parvegli averli tro-
vati nella nazion Greca, sempre pronta a frammischiarsi
nelle turbolenze italiane, e sempre aspirante a riconqui-
stare sopra Roma qualche ombra almeno dell'antica signo-
ria. Egli si cre6 dunque un antipapa; e questi fu Gio-
vanni Filagato, monaco greco di Rossano in Calabria, gia
in gran favore alia corte di Teofania, indi santolo e pre-
cettore di Ottone III e Vescovo di Piacenza, ed al presente
288 I DESTINl Dl ROMA
reduce dalla legazione di Costantinopoli , ov' era stato
inviato a cercare una sposa pel giovane Imperatore. Al-
T ombra di questo antipapa , che insediossi nel maggio del
997 col nome di Giovanni XVI, e sotto la protezione del-
T Impero greco, al quale Crescenzio trattava di restituire
T antica sovranita d' Occidente ; T ardito Patrizio promet-
tevasi di rimanere sicuramente padrone di Roma.
Ma i suoi calcoli andarono falliti; ed egli col suo pseudo-
papa, tosto incontro T esito, che ai violatori della potesta
sacerdotale o regia dei Pontefici, piu o men tosto, ma e
sempre inevitable che incontri. Gregorio V, dopo avere
in un Sinodo tenuto a Pavia nel 997, fulminato contro
Crescenzio, Ecclesiae Romanae invasorem et depraedatorem,
la scomunica ; nel febbraio del 998 fece ritorno a Roma,
insieme con Ottone, venuto in persona ut Romanornm sen
tinam purgaret, come scrive un cronista alemanno : e la
facilita , con cui amendue rientrarono nell 7 eterna Citta ,
mostra, quanto deboli fossero e mal ferme le nuove basi
della potenza di Crescenzio. V antipapa fuggi a un castello
della campagna a mare ; ma preso , private degli occhi ,-
e orribilmente mutilato, fu tratto a Roma ; dove, condan-
nato in un Sinodo, e indi menato a strapazzo per le vie
sopra un asino a ritroso, tostamente fini, non si sa come,
Tinfelice vita. Crescenzio si difese qualche tempo in Ca-
stel S. Angelo ; ma, il 29 d 1 aprile, questo fu preso d' as-
salto dal Margravio Eccardo di Misnia ; ed il Patrmo ,
caduto in balia di Ottone , ebbe , con dodici caporioni ,
tronca la testa , a veduta di tutta Roma, in sull' alto del
maschio del Castello; il quale da indi prese, e serbo per
lunga eta, il nome di Torre di Crescenzio. II suo cadavere,
sospeso prima alle forche su Monte Mario, fu poi sepolto
nella chiesa di S. Pancrazio sul Gianicolo ; e T iscrizion
funebre , dopo lodata la nobilta del sangue , la bellezza
dell' aspetto e la potenza del celebre Patrizio , ne com-
piange T esito sfortunato:
Nam fortuna suos convertit lusilus annos, ,
Et dedit extremum finis habere tetrum.
1 DESTIN1 Dl ROMA 289
Tale fine sorti Crescenzio il Nomentano : egli voile esser
T emulo, ma non fu che la caricatura del Principe Albe-
rico ; tanto da questo dissomigliante per la tragica morte,
quanto era stato nei governo per empieta ed ingiustizia.
II suo nome rimase lungamente nelle bocche del popolo,
il quale tosto ne fece, come avviene , tema di romanzi :
ed ultime scene di questi romanzi sono, gli amori di Ste-
fania, vedova di Crescenzio, con Ottone III, ed il veleno,
con cui narrasi aver ella, per vendicare il marito, ucciso
indi a tre anni , nel piu bel fiore della sua giovinezza ,
T incauto amante. Anche la morte inaspettata di Gregorio V,
accaduta il 18 febbraio del 999, nell' anno 27 dell' eta
sua e 3 del pontificate, si voile ascrivere a veleno ed a
vendetta dei Crescenziani. Quel che e certo si e, che col
supplizio di Crescenzio fu indebolita bensi , ma non gia
spenta la fazione, ond' egli era stato T anima e il capo :
fazione, la cui forza era principalmente nella popolare av-
versione dei Romani al nome tedesco.
XVI.
Eppure il terzo Ottone avea tali doti che, quantunque
alemanno, doveano renderlo 1'idolo dei Romani. Giovane
di rara bellezza pulcri Caesar is pulclierrima proles, come
lo chiama un de' biografi di S. Adalberto e d' indole
ancor piu rara, congiungeva ad una fervorosa pieta, ispi-
ratagli dalla santa sua avola Adelaide, tutta la coltura e
la gentilezza, che un ingegno svegliato e un cuor nobi-
lissimo qual era il suo, avean potuto attingere dalla squi-
sita educazione, datagli da Teofania sua madre. Sotto le
ispirazioni di lei , il suo. animo ardente erasi appassionato
fin da fanciullo delle antiche glorie di Grecia e di Roma;
sicche in lui, piu che il tipo teutonico del padre e mas-
simamente dell' avo, spiccava il genio italogreco impres-
sogli dalla madre. Quindi e che, incoronato Imperatore ,
mentre inviava a Costantinopoli ripetute ambascerie per
Serie VIII, vol. IV, fasc. 513. 1!i 21 ottobre 1871.
~:)() 1 DESTIM Dl ROMA
ottenere in isposa una principessa greca, promettendosene
in dote il pacifico possesso della bassa Italia , e mentre
modellava la sua corte sulla Bizantina, imitandone il ce-
remoniale, i titoli, lo sfarzo degli abiti e tutta la pompa
del lasso orientale; meditava al tempo stesso di rinnovare
in Roma lo splendore degli antichi Cesari, si nomava Con-
sole, volea risuscitare la maesta del Senato, aringava il
popolo, cui ambiva di rialzare alia grandezza degli antichi
Quiriti : e tutto ci6 con un cotal misto d 1 idee pagane e
cristiane , di vanita greca e di severita latina , di fan-
tastico e di reale , che ben rivelava T indole generosa
si, ma un po 1 romanzesca del suo spirito, facile a lasciarsi
sedurre da splendide illusioni. La piu grande di queste
illusioni, eppure la piu cara al genio di Ottone , era quella
di ristabilire in Roma la sede dell 1 Impero , e quest' Im-
pero costituire in una Monarchia cristiana universale, non
gia qual era stata sotto Carlomagno e quale doveva essere
secondo il concetto di S. Leone III, ma piuttosto qual fu
poi vagheggiata in idea da Dante Alighieri, di cui Ottone III
fu quasi il precursore. A questo fine miravano le sue prin-
cipali innovazioni ; e per ci6 altresi egli amava cotanto il
soggiorno d' Italia; sicche della Germania parea quasi
dimentico, e quando la necessita dei negozii richiamavalo
oltralpi, si affrettava di comporli come che sia, per tornare
nel cuor-cT Italia, doV erano i suoi amori e la cima dei
suoi pensieri.
E certamente, se mai pote sperarsi che il sogno di
d'un Papa e d'un Imperatore, residenti amichevolmentS in
Roma, diventasse realta, questo era il caso; quando era
Imperatore un Ottone III, principe piissimo , e Papa un
Gerberto , antico maestro ed amieo intimo del medesimo
Ottone, dal quale, dopo la morte di Gregorio V, egli era
stato innalzato alia Sede di Roma col nome di Silvestro II.
In verita non sappiamo, se al nuovo Poutefice gradissero
gran fatto i nuovi disegni di Ottone: T alto senno e la vasta
esperienza di Silvestro II, ben doveano scorgere a prim'oc-
1 DESTIN1 Dl ROMA 2i) 1
chio le conseguenze e i pericoli delFidea, vagheggiata dal
suo fervido alunno. Ma, checche sia di ci6, la triste realta
del fatti sopravvenne ben tosto a disingannare Ottone me-
desimo, facendogli toccar con mano, quanto fosse vana la
base sopra cui egli fondavasi ; e quanto ineluttabile il de-
creto del Cielo, che avendo data Roma ai Papi, Tha vietata
per sempre a Monarch! laici; ne a quelli soltanto che, per
odio al Papato, si ardissero occuparla violentemente, ma a
quelli eziandio che , come lui , per troppo amore a Roma ,
volessero pacificamente a lato del Pontefice, insediarvisi.
Ed i Romani stessi, soprattutto i patrizii, al cui turbo-
lento orgoglio troppo ripugnava il giogo d'un Iinperatore
sedente in Roma, furono quelli che si tolsero la briga di
cavar Ottone d'inganno. Imperocche, avendo egli, nelFanno
1000, a preghiera del Papa, perdonato ai Tiburtini, ribel-
latisi poc'anzi e da lui domati colParmi; i Romani, che
aveano sperato di assoggettare con tal occasione al proprio
municipio la rivale Tivoli, veggendosi delusi, ne arrabbia-
rono, e la rabbia sfogarono contro Tlmperatore, cui corsero
ad assediare nel suo Castello sulPAventino. Le poche truppe
imperiali che campeggiavano fuori della citta , appena
bastarono a raffrenare il popolo dal dar 1'assalto; se non
che Ottone, con una commovente parlata che trasse a molti
le lacrime, riusci a placare la moltitudine; e la tempesta
per allora dileguossi. Ma, nel febbraio del 1001, ecco scop-
piare all' improvviso una seconda e piu feroce sommossa ,
segretamente preparata e accesa da Gregorio, Conte di
Tusculo, figlio o nipote del Conte Alberico, uomo energico
e scaltrito , e benche favoreggiato da Ottone, che avealo
creato Prefetto della flotta imperiale, a lui nondimeno, per
egoismo baronale, avversissimo. Ottone, per non trovarsi
di nuovo tagliato fuori dalle sue truppe, usci con esso il
Papa dalla cara sua Roma, che era costretto a trattar da
nemica, e dove non dovea rientrare mai piu. Un anno intero
egli vag6 per T Italia: ora a Ravenna, occupato sotto la
disciplina del suo carissimo S. Romualdo in opere di stra-
-J92 I DESTiNl Dl ROMA
ordinaria pieta e penitenza cristiana: ora a Venezia, che
egli recossi a visitare incognito, per brama di ammirare le
nascenti grandezze della futura Regina dell 1 Adriatico: poi
a Benevento e nella bassa Italia, a ristorarvi Tautorita im-
periale, sempre poco rispettata in quelle lontane province:
e finalmente, giunti che gli furono i rinforzi aspettati di
Germania, nella campagna di Roma e sotto le sue mura,
per soggiogare colla forza dell'armi Fmdomita Citta, che.
iadarno egli avea sperato conquistar coiramore.
Fra i travagli di questo assedio, una febbre maligna 7
accesagii nelle vene, non dal veleno di Stefania, come il
volgo fantastico, ma, piu che da altro, dalla passione del
vedersi cosi tristamente rotta tra le mani, in sul bel prin-
cipio, la trama de' suoi gran disegni, consume in pqchi di
il delicato filo della sua vita; e ai 23 gennaio del 1002,
nel castello di Paterno presso Civita Castellana, Ottone III,
spiro fra le braccia del suo antico precettore Silvestro II,
in eta di soli 22 anni. Principe degno di piu lunga vita, se
10 scopo che alia vita sua propose, fosse stato piu conforme
all'indole dei tempi e agli ordini della Pro vvidenza, laddove
altro non era che una brillante illusione; ma tra le vittime
delle umane illusioni , certamente uno dei piu degni di
amorevole compianto.
Accorati di tal morte, che per lui era cosi gran perdita,
Silvestro II, indi a poco piu di uri anno, seguito nella tomba
11 suo illustre allievo. I Romani, riconciliati, aveano raccolto
Silvestro in Laterano; ma egli, morendo il 12 maggio 1003,
ebbe il dolore di lasciare Roma tuttavia in preda dei pre-
potenti Baroni e allo strazio de' loro partigiani ; mentre
nell' alta Italia, la fazione antitedesca, prima che ad Ottone
fosse dato in Germania un successore, erasi affrettata, nel
febbraio 1002, di salutare in Pavia, Re d 1 Italia, Arduino
marchese d'lvrea; quel medesimo, cui Silvestro ed Ottone
aveano gia in un S.inodo romano, per le sue violenze contro
la Chiesa, messo al bando della Chiesa e dell'Impero. Tristi
auspicii pel Papato e per T Impero Romano-Germanico, in
sul cominciare del secolo XI !
IL DARWINISMO
L' inglese Carlo Darwin, nato poco dopo il principio di
questo secolo, pubblico nel 1859 il suo libro intorno alia
origine delle specie ; e indi a quasi dieci anni die' alia luce
T altra opera piu voluminosa sulle varieta degli animali e
delle piante, sotto T influenza della domesticazione. Niuno
era giunto ad esporre come lui si accuratamente, e a rap-
presentare con tanta apparenza di verita quella teorica, che
chiamavasi allora delle evoluzioni, o delle derivazioni o
anche del trasformismo degli esseri viventi. II perche tutti
i fautori di simili opinioni accolsero que' volumi con cla-
morosi applausi, e, lasciate le antiche denominazioni, co-
minciarono ad appellare la detta teorica col titolo di dar-
winismo.
Anche i naturalist!, i quali non ammettono la instabi-
lita delle specie, ne le loro trasformazioni, diedero e danno
tuttora al Darwin larghe lodi , poiche le continue e sagaci
osservazioni di lui ban grandemente illustrata la scienza
delle varieta dei vegetali e delle razze degli animali do-
mestici. Per dare qualche esempio, tra le varieta de'palombi
si conta la columba livia, chiamata Mset dai francesi, ed
il Colombo delle rupi , lungo 0,34 di color lavagna, ma
bianco sul groppone e con due liste nere sulle ali. Ora il
dotto inglese e riuscito ad accertarsi, che da questo solo,
senza niuna maniera d' incrociamento, sono derivate tutte
le razze conosciute dei piccioni. Cosa maravigliosa, perche,
stando ai suoi calcoli, queste razze oltrepassano il numero
-94 1L DARW1N1SMO
di centocinquanta , e si discostano le une dalle altre non
per sole dissomiglianze superficial! ed esterne, ma per dif-
ferenze intime, le quali toccano sino allo scheletro.
Insieme colle proprie esperienze egli ha raccolto dili-
gentemente le altrui : quelle degli ortolani, de' giardinieri
e degli allevatori di bestiami, i quali ammirano talora vinta
la loro espettazione al nascere di alcune piante e di alcuni
animali, veggendole si diverse dai tipi originarii ; e quelle
de' zoologi e de' botanici, che non di rado debbono aggiun-
gere nelle faune e nelle flore nomi nuovi di altri animali -e
di altre piante, le quali , se non fosse nota T origine che
hanno in comune colle altre varieta e colle altre razze , si
direbbe che costituiscono una specie novella.
Tutte queste varieta e tutte queste razze, che s'incon-
trano o naturalmente o per effetto dell' industria , si nel
regno vegetale come nel regno animale , sono state per
T addietro riguardate dalla scienza, e si riguardano anche
oggi quali sono nel fatto, cioe come varieta e come razze ,
le quali, insieme colle varieta e colle razze affini, derivano
da uno stipite comune, e pero compongono con tutte esse
una sola specie, distinta dalle specie rimanenti. Senonche
il Darwin stabilisce una sentenza contraria. Ogni varieta,
egli dice , bene definita dev 1 esser considerata come una
specie nascente. Questa e come Tidea madre del darwi-
nismo , apparentemente Jfeconda di grandi conseguenze ;
pero insieme colle medesime essa si risolve in aria. Ma di
ci6 discorreremo in altro luogo, quando dopo aver esposti
i punti piu rilevanti di un tal sistema li prenderemo ad
esaminare.
Qual e , domanda il Darwin, il mezzo che adopera Tuomo
per introdurre ne'vegetali tante varieta, e per moltiplicare
in tanto numero le razze degli animali ? Non vi ha cosa si
facile, quanto il soddisfare a una tale domanda. La scelta
degP individui, destinati a propagare le specie, e la cagione
primaria di siffatti cambiamenti. Cosi colla scelta degli
stalloni si aumentano le razze equine, e colla scelta de'mon-
1L DARW1N1SMO
toni si aumentano le razze pecorine. Similmente la scelta
delle piante arreca somma varieta nelle loro procfnzioni.
Dal cynara cardunculus deriva il cardone e il carciofo. II
raplianus sativus ha data origine a tutte le razze si dis-
somiglianti de' rafani e delle rape. La sola Irassica oleracea,
che e il cavolo salvatico, porta cinque grandi famiglie do-
mestiche, ognuna delle quali si divide in un certo numero
di razze principali , e queste si suddividono in altre secon-
darie, tutte distinte per qualita speciali; e non & esage-
ato il contare che fanno i hotanici sino a cento, i derivati
diversi di una sola famiglia. Le numerose specie di legumi
somministrano simili esempii della industria umana.
La scelta, di cui parliamo, chiamasi seleiione nel mo-
derno linguaggio biotecnico; poich& & piaciuto di ritenere
.a voce selection, usata dal Darwin.
Ha egli arricchito lo stesso linguaggio d' un'altra nuova
Vase, la quale esprime alcuni altri fatti similmente cono-
sciuti, maperb rischiarati co' suoi studi con una luce mag-
giore. La frase e: la lottaer T esistenta;\ fatti sono questi.
Ogni specie animale tende a moltiplicarsi con una pro-
gressione geometrica, la cui ragione e uguale al numero
de' figli, che una madre produce nel corso della sua vita.
[1 Darwin applica questa legge all' elefante , da cui nasce
un solo figli o alia volta; suppone che una femina in no-
vant'anni ne produca soltanto sei, tre maschi e tre fe-
mine, e calcola che nel corso di cinque secoli da. una
sola coppia primitiva nascerehbero quindici milioni d'in-
dividui. Altri naturalisti contano i moscherini, che in una
sola eta nascono da un solo moscherino e dai figli di esso,
ed affermano, che se tutti si mantenessero vivi e si po-
nessero alia fine della stagione Tuno vicino all' altro, oc-
cuperebbero un 1 area di quaranta mila metri quadrati, cio&
quattro ettari. Dal che & manifesto, che se la propaga-
zione degli animali terrestri ed aerei non fosse contrariata
ia forti ostacoli , le loro moltitudini non potrebbero piu
3apire nella terra e nelFatmosfera. Lo stesso dicasi dei
296 1L DARWJN1SMO %
pesci. I soli storioni e i soli merluzzi, le cui uova si con-
tano afcentinaia di migliaia, invaderebbero, in meno della
vita d' un uomo, tutti gli oceani.
Ecco la conciusione , che il Darwin ricava da quest!
fatti : gli animali sono naturalmente in lotta gli uni contra
gli altri, e tutti contro tutta la natura; i piu vengono
sopraffatti dalla morte, e sono i meno validi ; i superstiti
sono i piu idonei a vivere ed a propagarsi.
Simili combattimenti, con esito somigliante, succedono*
nel regno vegetale. Per le pianure della Plata verdeggiano
al presente i cardi recati di Francia, rimaste mortc e ina-'
ridite tutte le piante, che dapprima sorgevano rigogliose
su quei terreni medesimi. Dal capo Comorin sino airHi-
.malaia sono scomparse le antiche piante indiane, cedendo-
il luogo a quelle sopravvenute di America.
E impossible, cosi egli discorre, che gli animali e i ve-
getali superstiti prevalgano per caso. Essi si salvano in
mezzo alia rovina degli altri, merce di alcune prerogative*
speciali , somministrate loro dalla natura ; la quale in un
campo piu vasto, ma pero a passi piu lenti, opera ci6, che
vediamo farsi dall' uomo colla selezione artificiale . Vi e
dunque una selezione naturale, per la quale a ciascuna ge-
nerazione quelle doti di prevalenza si accumulano ne'nuovt
nati. L' organismo si avanza e si muta insensibilmente di
grado in grado, obedendo alia legge, com' egli T appella r
della diver genza de 1 caratteri.
Senonche quando gli organi arrivano a conformarsi ad
una impronta ben definita, allora i cambiamenti si arresta-
no, e la propagazione si continua a far sempre secondo quel i
tipo determinato. E perche? Perche vi e, come egli assi-
cura, un' altra legge, che chiamasi della permanenza dei
caratteri. Un pesce generera sempre un pesce, un rettile un
rettile, un uccello un uccello. E ove ti venisse talento di
risalire allo stipite di questi tre tipi, dovresti immaginarti
un animale di forme incerte e vaganti fra quelle degli uc-
celli, dei rettili e dei pesci. Per tal maniera hanno avuto
IL DARW1N1SMO 297
i origine non solamente le varieta e le razze, ma anche le
specie, le quali, secondo lui, non sono veramente tali, ma
invece varieta e razze.
Or noi domandiamo, se, stando agli esposti principii, la
teorica del Darwin non meni ad affermare, che tutti gli
esseri viventi procedono sempre innanzi di bene in meglio;
e se essa per dritta ragione non meriti il titolo di teorica
del progresso ? Certo che si. Ed in fatti nella zuffa inces-
sante debbono sopravvivere quegli animali e que' vegetali
soli, che la natura ha prediletto ed ha conformato ed inga-
gliardito meglio degli altri ; essi debbono trasmettere ai
loro posteri le proprie perfezioni ; queste perfezioni debbono
raccogliersi insieme di generazione in generazione; e quindi
fcutte le progenie posteriori, lungi dair essere piu viziose
delle anteriori o alia men trista tanto perfett'e quanto que-
ste, debbono essere indubitabilmente piu avanzate e piu av-
vantaggiate. Ma si ascolti lo stesso Darwin. Noi possiamo
affermare, egli dice , servendoci di una metafora, che la
selezione naturale, scruti giornalmente, in tutte le ore e
attraverso al mondo intero, ciascuna delle variazioni, anche
le piu impercettibili, per rigettare quanto vi e di cattivo, e
per conservare e congregare quanto vi e di buono, e che
essa lavori cosi da per tutto e per sempre, senza lasciar
fuggire niuna opportu$ita, al perfezionamento di ciascun
essere organizzato, per rapporto alle sue*condizioni di esi-
stere organiche ed inorganiche \ Cosi egli, e per queste
sue parole la sua teorica e stata veramente acclamata dai
fautori delle trasformazioni come la teorica del progresso.
Ma pure, considerando meglio la cosa, si dee conchiu-
dere che essa non va qual dovrebbe andare , secondo il
detto principio della selezione naturale. I fatti si sono mo-
strati si ruvidi, si poco arrendevoli ai desiderii del natura-
lista inglese, che questi e stato costretto a far due passi
indietro, giungendo cosi a rinnegare quel suo principio.
J Origine delle specie, cap. IV.
298 IL
Contuttocib quelli che acclamano la sua teorica, vantano il
principio medesimo, come se non solamente non fosse stato
rinnegato dal Darwin, ma ancora come se si trovasse in
pienissimo accordo coi fatti.
II Darwin si fa indietro d 1 un passo, ove dice : Esser
possibilissimo che la selezione naturale conduca gradata-
mente un essere a tal condizione, che molti organi gli di-^
ventino inutili. In tal caso, egli aggiunge, questo essere
fara una retrogradazione nella scala degli organismi ! .
Si fa indietro d' un altro passo, cola ove afferma che : La
selezione naturale non implica niuna legge necessaria di
svolgimento e di progresso. 2
Si confrontino queste parole con quelle altre che abbia-
mo riferite piu sopra, colle quali la selezione naturale vien
da lui rappresentata tutt'occhi e tutta mani a sceglier sem-
pre ed in ogni dove il meglio e regalarne ciascuna di quelle
piante e ciascun di quegli animali piu diletti, i quali soli
debbono restar vincitori nella lotta per T esistenza.
Ma veniamo a due altre principali conseguenze del
darwinismo. ' ,
La fisiologia riconosce come un assioma, fondato sul-
T esperienza di tutt 1 i tempi, che i parti degli esseri viventi,
qual che sia il grado della loro vita, sono le immagini vi-r
venti de' genitori, e riguardano la" fecondita, come il mezzo ;
ordinato dalla natura alia conservazione de' tipi primitivi.
Secondo il Darwin la cosa va tutta al rovescio. I discen-
denti si discostano sempre piu dai tipi primitivi, sino a
dividersi in que' gruppi, che noi riguardiamo come specie,
ma egli considera quali mere varieta o razze. La causa di
queste pretese differenze sarebbe la selezione naturale, giac-
che essa, come gia abbiam detto, indurrebbe sempre nuovi
cambiamenti nell' organismo degli animali e de' vegetali,
incalzandoli cosi or per la via del progresso ed ora per
quella opposta del regresso.
1 Origine delle specie, cap. IV.
8 Ivi.
IL DARW1NISMO 299
Coteste somiglianze tra vegetal! e vegetal! e tra ani-
1 niali ed animal! di una stessa specie e per6 di una stessa
origine, sono piii o meno perfette per ragione delle varieta
e delle razze, che si diramano dalla specie. Altre somi-
glianze ma piu leggiere, si osservano ne' vegetal! e negli
.animal! di origine e di specie diversa. La natura, per cosi
dire, ha sfumato il suo quadro ; tal che in tutto il complesso
delle cose che vediamo, per quanto disparate esse sieno,
niun taglio e niuna crudezza offende i nostri occhi, ma in-
vece siamo senza fine dilettati dei soavi digradamenti e dei
morbid! passaggi, come di una pittura finita di un pennello
maestro. Queste stesse somiglianze sono sempre servite, ed
ancora servono a! naturalist! come norme, per dividere ed
ordinare tutti gli esseri sensibili, e specialmente quell!
de'regni. vegetale ed animale. Ora il Darwin in tutte que-
ste somiglianze, che corrono tra gP individui di specie di-
verse, oltre alia mera somiglianza, scorge ancora una vera
filiazione. Perocche ei tiene per- certo, che non vi ha niuna
somiglianza tra gli esseri viventi, la quale non sia prove-
nuta in loro per via di generazione da un padre comune.
da cib puoi vedere, che nel suo sistemadeve necessaria-
mente scomparire il vero concetto delle specie, e sostituirsi
In luogo di questo quello delle varieta o al piu quel delle
razze.
Egli nomina ventisei naturalist!, fioriti in Inghilterra,
Alemagna, Belgio e Francia, tutti nella scorsa meta del
nostro secolo, i quali hanno sostenuto prima di lui, la tra-
sformazione delle specie. A noi basta qui nominare il solo
Lamarck, chiamato da! francesi il Linneo della Francia. La
sua teorica si avvicina al darwinismo assai piu, che non
quelle degli altri; e quindi egli e comunemente tenuto come
il precursore del Darwin.
Le piu rilevanti opere da lui pubblicate sono la Filoso-
fia zoologica, e la Storia naturale degli animal! senza ver-
tebre. Nella prima afferma, che: Tra i corpi viventi' la
natura non ci offre in una maniera assoluta, se non indivi-
300 IL DARW1N1SMO
dui che succedono gli uni agli altri per mezzo della ge-
nerazione, e quindi derivano gli uni dagli altri. Le specie
non hanno altro che una costanza relativa , e non sona
invariabili che per un tempo determinate. Nella seconda
dice : Esser cosa evidente, che la natura non ha potato
produrre da un medesimo tempo ne far esistere insieme
tutti gli animali ; perocche ella non opera se non gra-
datamente e a poco a poco, e di piu le sue operazioni si
eseguono si lentamente rispetto alia durata della nostra
vita, che ci riescono impercettibili.
La forza vitale, secondo lui, tende solo ad accrescere il
volume dei corpi ne' quali risiede, ampliando le dimensioni
di tutte le loro parti ; e ci6 sino ad un termine che stabili-
see essa medesima; e questo termine e la morte. I viventi
poi cambiano essi stessi il proprio organismo, poiche ogni
qual volta sorge e continua a farsi sentire un nuovo biso-
gno, essi incominciano a fare nuovi movimenti, e col ripe-
tersi di questi, viene. fuori .e si svolge un nuovo organo.
Per lo contrario un organo puo scadeve ed anche scompa-
rire, ove manchi il bisogno e T esercizio. lo mi figure,
cosi egli dice, che uno degli animali gasteropidi, per esem-
pio la lumaca, mentre striscia senta il bisogno di palpare i
corpi che gli stalino innanzi. Essa fara sforzo per toccare
tali corpi con qualcuno de' punti anteriori della sua testa r
e spingera ivi ad ogni momento masse di fluido nervoso e
succhi nutritivi. lo immagino che questi ripetuti afflussi
debbano allungare a poco a poco i nervi che terminano a
que' punti; e ne seguira che nasceranno insensibilmente-
due o quattro tentacoli sui punti medesimi. Cosi e awe-
nuto senza dubbio a tutte le razze de' gasteropidi, i quali
sentendone il bisogno, hanno presa T abitadine di palpare i
corpi con una parte del loro capo. Ma se s'incontra qualche
razza, che ha cessato di avere siffatto bisogno, si trovera,
che essa ha perduto i tentacoli ed anche i risalti della testa '.
1 Filosoiia zoologies.
IL DARWIN ISMO
Pertanto il Darwin sostiene la-trasformazione delle spe-
cie, come il Lamarck; pero in due capi la sua teorica dif-
ferisce da quella del naturalista francese : nelle cagio,ni
immediate delle trasformazioni medesime , e nelle prime
origini degli esseri viventi.
Egli ripone le c^use immediate delle trasformazioni
nella selezione naturale, e quindi nella stessa natura; Tal-
.tro le fa procedere dalle abitudini o volontarie o involoc-
tarie degl 1 individui. Ma entrambi ammettono, che tutte le
alterazioni in me-glio ed in peggio, le quali accadono nel-
T organismo d' un individuo, durante la sua vita, son tras-
messe ai nuovi individui che derivano da quello per mezzo
della generazione.
11 Lamarck chiama proti-organismi gli stipiti degli
esseri viventi. Li descrive come corpuscoli mucilagginosi
e gelatinosi atti a generare: egli difende la generazione
spontanea, e pensa che que' corpuscoli non solo esistettero
e generarono da principio, ma che esistano e generino anche
oggi. Da essi, secondo lui, con una generazione e trasfor-
mazione continua hanno avuta origine tutti gli esseri or-
ganizzati. Parla dell' uomo con una certa esitazione ; poi-
che dopo aver detto che esso si puo riguardare come
il rampollo d'una scimia antropomorfa, e in ispecie del
chimpanze: e dopo aver divisate le abitudini, per le quali
le forme brutali di questa fiera si sarebbero potute rialzare
ed ingentilire come le nostre; conchiude dicendo, che di
tal genere sarebbero le riflessioni , le quali potrebbero
farsi, se 1'uomo fosse distinto dagli animali soltanto pei
caratteri dell' organismo,. e se la sua origine non fosse di-
versa dalla loro T .
II Darwin e piu circospetto. Dichiara che ei non pre-
tende investigare le prime origini delle facolta mentali degli
esseri viventi, e ne anche T origine della stessa vita. Se-
parandosi da Lamarck , dice che la scienza nello stato , in
cui trovasi, non ammette in generale, che gli esseri viventi
1 Filosofla zoologica.
1L DAHWIKISMO
spuntino anche oggi nel seno della materia inorganica.
Afferma, ma dubitativamente, che tutti gli animali si pos-
vsono ridurre a quattro o cinque forme primitive, e cosi delle
piante; aggiungendo per6 che forse queste forme furono
di minor numero, e che forse un archetipo solo die 1 origine
a tutte le piante e a tutti gli animali, che adesso esistono
e che esistettero nel principio. Intorno air uomo ei serha
un prudente silenzio ! .
Senonche i fautori del darwinismo han disegnata con
tratti piu certi, hanno svolta fino alle ultrme conseguenze,
hanno applicata anche all 1 uomo la teorica del loro maestro.
11 padre della teorica trasformista moderna, dice il
Biichner, per ragioni che non conosciamo ancora , non ha
esaminato se la sua teorica fosse applicable all 1 uomo. Al-
cuni giornali per6 riferiscono che e gli stia scrivendo un
lihro, nel quale tratta di questa applicazione. Del resto
tutti compresero, che T origine animale dell' uomo e una
conseguenza necessaria del darwinismo, e di ogni altra
teorica trasformista. Tutti i serii seguaci del Darwin son
venuti, senza niun intoppo, in una tale conclusione. E puo
dirsi che T antropologia sarehhe giunta a questo termine,
anche senza il Darwin e i darwinisti, come gia prima del
Darwin vi era pervenuta, se non altro, nelle congetture di
qualcuno de' suol precursor!. Ed invero, ammessa nella sua
generalita Tidea d'una grande legge di organica trasfor-
mazione, qual altra ipotesi puo mai farsi sulla origine del-
Tuomo? Per certo nessuna. Come potremmo immaginarci,
che quella legge si sia arrestata ad un tratto, e che Tuomo
per un soprannaturale intervento ahbia fatto una irru-
zione nella serie degli esseri ? Se cio fosse stato , noi non
potremmo spiegare come questo nuovo essere possegga
tutte le anologie animali e tutti i segni della consaguinita,
i quali s'accordano colla legge di evoluzione *.
Se le opinioni del Darwin son vere, cosi parlaTHuxley,
tanto valgono per T uomo quanto pei mammiferi inferiori ;
1 Oper. ci
2 L' uomo
cit.
secondo i risultati della scienza. Parte seconda.
1L DARW1NISMO 303
poiche r argomentazione che conviene al perfezionamento
del cavallo da uno stipite precedents, o d'una scimia da
un' altra scimia, dee pur convenire al perfezionamento del-
ruomo da un ceppo inferiore l .
E provato per induzione, afferma 1' Rachel, che tutti
i vertebrati son discesi da un sol ceppo comune. Or poiche
1'uomo e un vertebrate uguale a tutti gli altri, non e che
una deduzione di quella conseguenza induttiva il dire ,
che parimente F uomo si sia svolto dallo stesso ceppo
primitive 2 .
Da che i libri del Darwin videro la luce, incontrarono
contraddittori, da' quali si obbiett6 che la teorica della se-
lezione naturale cqnduceva a farci discendere da qualcuna
delle scimie viventi . I darwinisti concederono in quel
tempo una tale conseguenza, riputandola .veramente con-
sen tanea ai principii del loro maestro. .Resta celebre il
detto di Carlo Vogt, uno de'piu caldi partigiani del Darwin;
E meglio, ei rispondeva allora, essere una scimia per-
fezionata, che un Adamo degenerato 3 .
Indi a qualche anno cotesta opinione fu combattuta da
migliori contraddittori, i quali dimostrarono che la discen-
denza diretta dell' uomo dalle scimie, e contraria alia legge
proclamata dallo stesso Darwin, della permanenza de'ca-
ratteri. Questa legge, come sopra abbiamo riferito, fa si,
che quando un vegetale o uri animale e giunto a stabilire
il proprio organismo, secondo un tipo ben definito, non
possa in veruna guisa cambiarlo, ma lo debba conservare
costantemente e trasmettere qual e a suoi parti. Intanto
alcuni sommi naturalisti, tra' quali i francesi Alix, Gratiolet
e Duvernoy, che fu 1'amico e il collaborator di Cuvier,
fecero 1'anatomia il piu che si puo perfetta delle scimie
antropoidi , e specialinente del chimpanze e del go-
rilla , e vennero a conchiudere che 1' organismo di esse e
1 Ueber uns Kenntniss. etc?
2 Ueber die Entstehung, etc.
3 Vorlesungen iiber den Menschen.
304 IL DARWIN1SMO
tutto proprio di animali rampicanti ; laddove I' organisrno
umano e tutto proprio d 1 un anirnale che cammina dritto
su due piedi. Amendue questi tipi, cioe quel d'un ram-
picante e quel d' un camminatore, sono assai ben definiti,
e 1'uno e tanto diverso dall'altro, quanto il tipo d'un
rettile e diverso dal tipo d' un uccello. II perche si oppose
ai darwinisti, che siccome, giusta la legge del Darwin,
un rettile non puo produrre un uccello ; cosi, stando alia
legge medesima, niun animale somigliante alle sciinie
cont-empo ranee, ha potuto dare origine alia specie umana.
Noi, dice il ch. de Quatrefages, non pretendiamo di essere
teologi o filosofi. Siamo semplicemente uomini di scienza e
non miriamo, come tali, se non che alia verita scientifica.
In nome di questa verita io debbo confessare 1'impotenza,
in che tuttora tro'vasi la scienza, di dire donde Y uomo e
venuto; ma in nome di questa medesima verita io posso
affermare che noi non abbiarno avuto per antenato ne un
gorilla, ne un orang-outang, ne un chimpanze, molto meno
una foca o un pesce, o un altro animale, qual che esso sia...
Questa teorica che fa discendere Tuomo dalle scimie, non e
fondata sopra niun fatto, anzi e contraria a que'fatti stessi,
sui quali si volea fondare. Essa non puo esser sostenuta
in niuna guisa, e, cio che e piu, essa sta in una con-
traddizione manifesta colla teorica del Darwin, dalla quale
si pretendeva di farla derivare, come una legittima conse-
guenza T .
II Vogt e gli altri darwiuisti si diedero per vinti. E
appena un lustro, da che essi, come gia raccontammo nel
precedente articolo, hanno incominciato a dire che noi
siamo nati da un animale incognito, da cui s'e diramata
la nostra linea, e le linee parallele alia nostra delle scimie
antropomorfe.
Ritornando ai libri del Darwin, quali giacciono, non
quali sono stati interpretati da' sjioi seguaci , si ha a di-
1 Conferenza popolare sull'Origine dell' uomo.
IL DARW1N1SMO 305
stinguere la esposizione de' fatti, la quale e commendabile
per piu capi, dalla spiegazione che ne da il ch. naturalista
e dalle conseguenze che ne trae. In queste spiegazioni ed
in 'queste conseguenze consiste propriamente il suo sistema.
Noi ne abbiamo qui accennato i punti piu rilevanti e pren-
deremo a discuterlo in un altro quaderno, come di sopra
abbiamo detto. Intanto ci piace di por termine al presente
articolo con alcune parole deir Agassiz , il quale e me-
ritamente annoverato tra i migliori naturalisti del nostro
tempo.
La teorica della origine delle specie, egli dice, pre-
sentata dal Darwin, non e il frutto gradatamente ottenuto
da penose ricerche, incominciando dapprima dalla solu-
zione di question! speciali, per poi assorgere ad una sintesi
generale e comprensiva. No: essa per lo contrario e una
dottrina, la quale dalle idee discende ai fatti, e va in traccia
di questi per sostegno di quelle. . . II darwinismo fruga in
tutte le cognizioni acquistate, le mette tutte sossopra, per
fame uscire e per appropriarsi quel solo che puo servire
al sistema. Pe' darwinisti non sono i fatti che determinano
i caratteri necessarii ad ordinare gli esseri e a genera-
lizzare le idee; e il sistema il qual pretende di imporre
questi caratteri. . . Invece di arrecare come prove fatti
certi, da' quali la dottrina scenda direttamente, esso tra-
veste a suo profitto i fatti accertati dagli altri, secondo
il metodo veramente scientifico. . . Non si fa dunque niun
torto all' idea darwiniana, affermando che essa e una con-
cezione a priori, e negando che e lo svolgimento legit-
timo degli acquisti della scienza moderna. . . Ma il dire
che non vi e nella natura verun fatto, che abbia potuto
dar luogo a questa idea, e dir poco: poiche essa vera-
mente piglia le mosse da un fatto, conosciuto da tutti , per6
questo fatto e stato erronoamente interpretato dal Dar-
win l . Cosi egli; e noi mostreremo che il suo giudizio
non e severo.
1 Delia specie e delle ctassi della zoologia.
Serie VIII, vol. IV, fasc. 513. 20 24 ottobre 1871.
LA SAYIA E LA PAZZA
RACCONTO DEL PRINCIPIO Dl QUESTO SECOLO
XXXIV.
LE COSCIENZE DI CERTI MARTIRI.
Brutus Marq gia per la terza volta veniva ad osse-
quiare il signor Chiaffredo. Nella prima si era contentato
di strisciare di molte riverenze, scusarsi della tardanza a
visitare il caro suocero, e ci6 a cagione della gran fitta di
faccende, che gli bollivano presso il generale Miollis; goccio-
lava tutto di parentevole compassione sulla recente perdita
del padre di sua consorte Cielia; e di questa, rimasta in
Torino , recava saluti e rispetti in buon dato ; chiedeva
umilmente di rinnovare la conoscenza colla Clotilde, di-
venuta ora cognata sua ; del rimanente non una parola ,
non un cenno che pur da lungi si riferisse ad affari d' in-
teresse di famiglia. Nella seguente visita il bindolo di
Brutus gia mostravasi informato minutamente delle con-
dizioni di Chiaffredo , sapeva per fild e per segno gli spon-
sali di Clotilde col sergente pontificio, che uomo fosse
costui e di quali sensi religiosi e politici, e affettava di far
pompa di queste sue notizie. Se non che sotto sembiante
di porgere alia casa Malbrouch'i piu cordiali mirallegro ,
piii veramente sembrava voler dire: So tutto, e vi posso
nuocere, se voglio. II povero Chiaffredo sentivasi crudel-
LA SAVlA E LA PAZZA - - LE COSCIENZE DI CERT1 MARTIRI 307
mente offendere da cotali dimostranze d'affetto per parte
d' un galeotto, e peggio cocevagli ch' egli fosse si addentro
negli affari suoi e di Pippo. Volentieri gli avrebbe risposto:
Via di qua, brigante; e piii volentieri ruzzolato r avrebbe
a capo in giu per le scale: ma non era tempo da ci6, e
convenivagli di tenersi alle sue trincere con dissimulazione.
Ora, in questa terza visita , Marq s' avvisd di metier
mano alia gran questione della sopraddote di Clelia, la
quale somma avrebbe egli bramato gli fosse snocciolata di
presente. Non chiese di vedere la cognata, ed entrb dirit-
tamente nel pecoreccio. Sapete, sor Chiaffredo, vi verrei
a vedere spesso, ma, che volete? ho un monte d'impicci,
il generale comandante non mi concede un mbmento di
respiro...
Lo so, lo so : non ve ne fo carico.
E senza contare gli affari di ufficio, un altro grat-
tacapo mi nasce ora, che non mi aspettavo. Comd sapete,
io sto d' albergo alia Locanda francese: oh che non frulla
alia padrona di gettarmi addosso un serpaio di conti , di
registri, di brighe sue, ch'io non n'esco a riva?
E voi perche imbarcarvi ?
Per cento ragioni, che mi prendevano per la gola.
Bisognava pure che questi ufficiali francesi trovassero una
trattoria a modo loro: quella era ben situata^ con dimolte
camere e stambugi, tutta il caso loro. Ne gittai un motto,
ma proprio a casaccio, alia signora: e lei offerirmi maravi-
gliosamente, mettere la locanda a mia disposizione, volere
che ad ogni modo io dovessi ordinare, acconciare, rimo-
dernare ogni cosa. Breve , restammo ch 1 io ci entrassi a
meta nelle spese e negli utili. Gia si sa, il mio nome non
figura nel pubblico; non ci sarebbe il mio decoro: ma cosi
dietro le quinte, col nostro buon senso francese ho rimesso
a nuovo T albergo da capo a fondo, gli ho dato un anda-
mento alia moderna; ora gli e un ite venite di forestieri,
che il negozio mi torna per benino. II male e, che intanto
ci tengo impegnato un bel nodo de' miei capitali...
308 LA SAVIA E LA PAZZA
Almeno vi fruttano largo, crecTio.
E si, ne convengo. Ma io spendo largo altresi, col
mio grado, colle provvisioni chMo debbo anticipare alia
truppa. Per giunta ora mi tocca di allestire e fornire il
quartiere a Clelia. Insomnia, ch' io ho disborsi da tutte le
parti, e chi sa che dentro a qualche mese, io non mi vegga
forzato di pregarvi di assestare i nostri interessi. Non ci
pensate per ora, caro suocero : all'uopo ve ne riparlero.
Che notizie avete di Clelia vostra? rispose Chiaf-
fredo, che volea dare passata al discorso di quattrini.
Nulla di nuovo. Lei si strugge di venire a Roma.
Ha ragione da vendere, ma anch' io non ho torto a rimet-
terla a piu tardi. Dove la collocherei io ? Alia Locanda
francese? Tra quel viavai di soldati? Ohibo! In casa mia.
Ma qtiesta non Tho peranche all' ordine. leri appena m' e
venuto alle mani un alloggio che mi conviene, e sto per
contrattarlo. Intanto tocco mille cose e niuna ne finisco.
Cotesto capita un poco a tutti.
Oh appunto, a che punto sta il vostro trattato col
futuro genero?
Stellini volete dire? Eh, si aspetta, si vedra.
Brutus, atteggiandosi al serio, aggiunse: Non ci e
che dire, se lui sa, pigliare il vento che spira, puo trar
diciotto con tre dadi: avra avanzamento, quattrini, onore.
E io, non fo per vantarmi , io potrei al bisogno dargli un
po' di cozzo: perche, sia detto qui tra noi , ho gli orecchi
del generale comandante. Ringrazio il Signore che mi ha
posto in condizione di servire e disservire molte persone,
secondo che si meritano. Giustizia con tutti, favore e bezzi
a chi ara diritto, corna e busse a chi ci pesta sui calcagni.
E mia divisa, mi piace proceder chiaro , leale, franco; e
sarei cosi, se rinascessi.
Poche altre parole soggiunse Brutus Marq, e accommia-
tossi. Al sor Chiaffredo non era bisogno sturar gli orecchi,
per fargli intendere, che T antifona scura era per lui. Come
forte e prudente, non lasciossi pero sgomentare a rimanersi
LE COSCIENZE 1)J CERT1 MART1RJ
colle mani in mano : che anzi risolvette di prendere sottile
contezza delF intruglio della Locanda francese , e delle
condizioni di Clelia in Torino : che 1' uno e T altro non
davangli punto buon sentore. Innanzi tutto per6 si pose in
cuore di sollecitare il congedo di Pippo. Questo si , di-
ceva tra se, e il vero mezzo di sottrarre Pippo dalla prote-
zione di questo arnesaccio di galera. Prese il cappello,
e fu al comando del colonnello Friess, seco divisando i modi
da tenere con quel traditore del Papa.
II signor Chiaffredo non conoscea veruno dei traditori
cola spadroneggianti, e tranne il nome del segretario par-
ticolare del colonnello, niuna notizia avevadelPessere degli
ufficiali. Pure accomandatosi al suo buon angelo, chiese al
segretario di accoglierlo alquanto in disparte, per cosa di
rilievo e di urgenza. Era costui un romanesco, fellone al Papa
come il suo principale, giovane officialetto, tiratosi innanzi
a gran favore del Santo Padre, che in lui intendeva rimeri-
tare la sua famiglia, onoratissima di buoni servigi prestati
alia S. Sede, ma caduta in bassa fortuna. Di che quell' animo
deviato da 1 suoi maggiori, aveva ricambiato il suo Sovrano
di mala moneta: come colui in prima costrinse la Commis-
sione militare di torgli il grado per malefizii disonorati, grado
che ora riprendeva , riguadagnato collo spergiuro. Menava
pompa e chiasso del suo tradimento, si pavoneggiava della
nappa ribelle, che non contento di portare sul cappello di
divisa, teneva appiccicata sul berretto di servizio , grande
e spropositata. Affettava di cianciugliare in francese, sebbene
storpiavalo alia peggio, pure per darsi aria di trapassato
al nemico. Mostravasipoiinesorabileco'suoi antichi commi-
litoni fedeli; come colui che sentiva la necessita di provare
la sincerita della sua devozione alia nuova schiavitudine.
Come uomo di mondo e di affari, Chiaffredo squadro da
capo a piedi questo nuovo arfasatto , e miselo in discorsi
preliminari, tanto da saggiare il terreno. Ne peno molto a
riconoscere nel segretario (gia non poteva esser altro) un
giacobino, novelloccio nell' arte^tracotante, superlative.
3(0 LA SAV1A E LA PAZZA
fi il caso mio , disse in cuor suo ; non ci e pasta piii dolce
a lavorare. Infatti il segretario, udito appena il vivo
della dimanda : Non possiamo, rispose in aria di potesta
grande ed assoluta ; siamo ingombri di siffatte suppliche.
Finche si trattava di passar la parata alia benedizione urbis
et orlis , non ci era tanti congedi per aria: i vili temono
T odor della polvere.
Capisco, riprese Chiaffredo con flemma : ma questo
non e il caso. II sergente foriere Stellini ha buoni attestati
di servizio, e tocca pressoch& il termine della ferma.
Finiscala adunque, e tutti lesti.
Ponete mente, di grazia, alle sue condizioni parti-
colari. Da piii tempo e in parola con una giovane , e 1' ha
fidanzata: il contratto urge, e il ritardo di quaranta giorni
gli guasterebbe la coda al fagiano...
Perch& non si presenta almeno egli di persona, a far
valere i suoi titoli presso 1' autorita competente ?
Che volete, signer segretario? lo Stellini e giovane
e peritoso, si smarrisce facilmente a trattare con superiori.
Ha pregato me di parlare per lui, attese certe attinenze che
ci legano di amicizia.
In tutti i casi , tocchera al signor colonnello coman-
dante barone de Friess giudicare di lui in ultimo appello.
Non e piii il tempo che si andava a fare il mammamia alia
Congregazione militare; e colla raccomandazione d' una
calotta rossa, si graffiava il viso alia g.iustizia. Ora si va a
punta di diritto, ragioni vuol essere, se no, il fucile in ispalla
o una palla in petto.
Non contrasto : ma appunto perchS ora si st&inpuncto
iuris, io vi supplico in cortesia, che vogliate pigliare sopra
voi di sporre le ragioni favoritamente, si che la richiesta
passi alia firma del colonnello. Contentatevi di osservare un
tratto le carte. Qui Chiaffredo trasse dal lato il portafogli,
e cosi per caso, fece venire a galla cinque bei marenghini,
ruspi di zecca, che pose da banda , presso lo scrittoio del
segretario, come in atto di frugar meglio nelle borse del
L COSCIENZE DI CERTl MARTIR1 311
portafogli. Intanto che cercava e ordinava le carte, molto
sbadatamente veniva dicendo: Avevo messo qua quest!
pochi marenghi , caso mai vi fossero del debiti colla massa
della compagnia . Lui dice invece che ha del credit! : ma
vatti a fidare de' giovanotti che han sempre il capo a scor-
rere la cavallina. Vorrei mettermi al sicuro. Farestemi il
favore di saldare e rimborsarvi su questo acconto?
Veramente, rispose Tufficiale rainmorbidito, crederei
anch'io che alia massa abbia piuttosto da avere, che da
dare: tuttavia, se il volete, passo un momento ai registri,
e vi so dire il fermo.
Non accade, rispose Chiaffredo,il quale si accorgeva
che Tamo vebiva abboccato per benino ; gia, si trattera di
una zacchera di pochi scudi. Quando mai vi sopravanzasse
qualcosa, vada per le tasse, bollature, o quissimile; vedete
anche se occorresse una mancia allo scrivano, che shrighi
i rilievi dei registri . M' importa, capite, di cavar le gambe
di questo negozio militare, e badare a'miei affarucci di
casa... Ecco qua le carte.
- 6 tutto a punto, rispose il segretario, dopo datovi una
carteggiata. Vi inanca solo la quietanza da rimettersi al
protocollo della pagheria, onde spegnere le partite accese
col sergente.
Favoritemi d' un modulo a stampa , con segnarvi
T avere precise del signor Stellini , ed io riporterollo colla
sua sottoscrizione: purch5 io non abbia ad impacciarmi
d ? altro.
II dabbene segretario intese a maraviglia bene, che il
credito del sergente si cedeva a lui per un contentino. Di
che uscito un trattp, torn6 prestamente col modulo, sul
quale era la ricevuta in saldo, per iscudi romani trentasette,
colla firma in bianco da riempirsi dallo Stellini. Rimiselo al
signor Chiaffredo; e acconciatosi al cortese, Io rassicuro ,
che egli nulla tralasciato avrebbe presso il colonnello co-
mandante, per favorire il sergente. Tenete 'la cosa per
fatta, conchiuse egli: ma dove posso io trovarvi?
-H-2 LA SAVIA E LA PAZZA
Non vi disagiate per conto mio, signer segretario :
domattina torno colla quietanza segnata , e non ci si
pensa piu.
Tornd infatti Chiaffredo, il di seguente, alPora posta,
e colla scritta dello Stellini . II prode segretario aveva
intanto presentato al colonnello il congedo da segnare , tra
un monte di carte; congedo che passb corrente, mediante
questa nota: Visto che il sergente foriere Filippo Stellini,
di condotta e servizio irreprensibile, finisce la sua condotta
col 6 maggio 1808; visto che, per'attestato dei periti del-
Farte, il detto sergente e affetto di dolori reumatici , non
sanabili nello spazio di quaranta giorni, quanti gliene man-
cherebbero a finire il suo tempo ; sulla sua richiesta gli si
da congedo libero e assoluto dalla milizia, con facolta di
rfscuotere quanto gli si perviene dalla massa % di reggimento.
Colonnello barone de Friess, comandante le truppe romane
di fanteria, cavalleria e artiglieria in guarnigione a Roma.
Chiaffredo lesse ed esamino la scrittura, senza dar il
minimo cenno di maraviglia sulla notareumatica; e dicendo
Va bene, porse la -ricevuta.
Aspettatemi, se vi piace, un terzo d'ora, rispose il
segretario. Vo a riscuotere, e sono da voi .
Non ci e furia, ripigli6 Chiaffredo. II signor Stellini
m'incarica del congedo e non di riscuotere. Faretevi ri-
mettere cotesto gingillo a vostro grande agio : e se egli
non si presenta (gia non si presentera) se non si presenta
nella giornata, cambiereteli in sigari, a sua salute.
Troppo cortese il signore, disse il segretario, a questo
non punto inaspettato regalo. Poiche voi trattate da vero
gentiluomo , ed io voglio esservi servidore ed amico, guar-
date, vi ho servito piu che non credete. leri al giorno de-
sinando alia Locanda francese, un tal signore di confidenza
del generale mi chiese informazioni sul conto del vostro
sergente, ora congedato: io, che mi accorsi, dal tono beffardo,
della sua malevolenza, Io spacciai per le generali.
LE COSCIENZE Dl CEUT1 MAUT1RI 313
Sa egli , dimando Chiaffredo impensierito , che lo
Stellini e congedato.
Saprallo forse quandoche sia, ma da altri: che io non
gliene soffiai verbo. Gia sono tempi, che e'bisogna farsi i
fatti suoi, e nonli vociare in piazza. Anch'io prima di servire
un amico mi guardo attorno.
Ve ne sono tenuto di molto, disse Chiaffredo (e in
cuore aggiunse : Potenza dei quattrini ! ). Saprestemi far il
nome di costui ?
iC unfrancese,brunotto, barbuto, un signor... coso...
Marq.
Marq, Marq, Bruto Marq. Guardatevi , e non vi fate
scorgere.
II signor Chiaffredo strinsela mano al patriotto ufficiale,
e tornossi a casa, che parevagli avere 1' ali ai piedi. Pippo
non era stato saldo alia consegna di non farsi vedere che
di notte: era li nelFanticamera dello scrittoio, e passeggiava
in su e in giu, guatando ora il pavimento e ora i travicelli
del palco, con furiosissima impazienza.
Tu se'qua? grid6 Chiaffredo in veggendolo.
E il congedo ci e? grido invece Pippo.
Ci e il congedo? dimandava Clotilde, che sbucava
anch 1 essa dal suo quartiere e correva ad incontrare lo zio.
Chiaffredo cavo dal portafogli la carta, e mostrolla:
Eccolo!
Pippo spicco un salto di gioia. Clotilde giunse le mani:
La Madonna mi ha esaudito ! Proprio nella vigilia della Nun-
ziata! E grazia sua: lo vedrebbe anche un cieco.
Intanto Pippo leggeva, aggrottando le ciglia e appun-
tando i due occhi nella carta : Dolori reumatici ! Oh
questa e nuova di zecca!... L'avete inventata voi, nehvero,
sor Chiaffredo?
No, bambino mio : e tutta invenzione, ingegno, me-
rito del sor segretario, sotto la ispirazione di cinque ma-
renghini miei e di trentasette scudi tuoi. . .
:514 LA SAVIA E LA PAZZA
Doh , babbuasso ! Dolori reumatici ! leggeva e
rileggeva, e sgangheravasi delle risa. Dolori reumatici!
che li vengano a chi so io. . . Dolori reumatici ! virtu pro-
fetica dei baiocchi, cbe se li possa spendere in serviziali!
Clotilde storcevasi tutta a udire siffatti scherzi roma-
neschi, e disse invece: No, che il Signore gli dia un buon
atto di contrizione.
Si , dico anch' io, aggiunse Chiaffredo : egli merita
di farsi un buon atto di contrizione. . . quello che si fa in
confortatorio a piazza de' Cerchi. . . Non tel diss' io , Pippo,
che coi patriotti e un bel fare a fidanza ? Guarda un 1 as-
semblea di patriotti , e fa' conto che T e fiera bandita, un
bazar di coscienze ; quegli ominoni stan li a prezzo fisso ,
non ci e che a leggere le polizze , e sborsare que' pochi.
Un segretapio, costa tanto; un colonnello, tanto;un generale,
tanto ; un presidente, tanto ; un ministro, tanto. E se ci fosse
al mondo unre giacobino, tieni per fede, che con qualche mi-
lioncino guizzatogli in tasca, si farebbe trottare come qua-
lunquealtro paltoniere. di'un poco, donde avviene che co-
storo pagano i debiti, contratti prima di servire la patria ?
perche le loro horse vizze digrinzano ? perche e 1 si rimpan-
nucciano a occhio, metton casa, compran palagi e tenute,
vanno in carrozza a quattro cavalli; e ieri andavano coi pie
fuori delle scarpe scalcagnate? Eglino son tutti d 1 un taglio
e d'una risma, gli hanno giri e rigiri cogl' impresarii , coi
fornitori, col cliente, col protetto ; e sempre qualcosa si
annaspa, da intascare per amor della patria, e si e uomo
d'onore meglio che prima. Vedi, cotesto farabutto di segre-
tario, con tanto di coccarda patriotta, come mi vendette
il favore , cosi m' avrebbe venduto la giustizia, allo stesso
prezzo. Solo che io, codino, non Favrei richiesto di venderla,
per non m'impegolare d 1 una sudiceria; come appunto ora
cotesta sua carta di congedo non la stimo un frullo, finche
il Papa non ci abbia dato su la sua benedizione.
"fe vero! rispose Pippo: non ci pensavo.
LE COSC1ENZE Dl CEUTl MARTlRl 315
E chiaro , come il mezzo giorno. Che potere ha il
baron Friess di slegarti dal tuo giuramento di servire il
Papa sino al terrnine giurato? E una baronata da baron
cornuto. Si e cercata la sua licenza , solo per riscattarti
dalla sua ingiusta e scellerata prepotenza; che del resto in
iure il suo congedo non fa ne caldo ne freddo. Anzi, se un
obbligo tu avevi, era quello solo di abbandonare il quartiere
e 1' insegna e la nappa, posto che tutto cotesto sia caduto
sotto T unghie d'un fellone sacrilego, e divenuto divisa di
fellonia e sacrilegio.
E allora perche ricorrere al Papa ?
Perche il Papa e quello a cui hai giurato. Egli dun-
que potrebbe esigere il tuo servizio sino all' ultimo sgoc-
ciolo , in quella truppa che gli e rimasa fedele. Gia si
capisce, che il Santo Padre a questi liimi di luna ha ben
altro a fare, che trasportare te da un reggimento all'altro:
ma io sono uomo di principii, e vo'stare in decretis. Oggi
ne terr6 proposito con monsignor Menocchio, ed e fatto il
becco alPoca.
Tutto cotesto discorso Pippo da se solo non 1'avea fatto,
nia 1'aveva sentito cosi in digrosso, col buon senso pratico
che inspira la coscienza. Infatti egli erasi rifiutato di piu
entrare nel quartiere, appena conobbe che il Papa avea
rinnegato i soldati del Friess.
Or via, vattene, disse Chiaffredo a Pippo. Fa di non
ti fidare di tutti alia cieca: a certi tempi i galantuomini
bisogna si acconcino a nuotare sott'acqua.
Ma perche mi ripetete sempre cotesto ? Col mio
diploma di congedo, m' impipo io di tutti.
II sor Chiaffredo Io trasse in disparte nel vano d' una
finestra, e gli sveld delle trame di Brutus Marq quanto
bastava, per metterlo in guardia. Gli venne pure esponendo
come allo stringere subito le pratiche pel matrimonio si
frammettevano ostacoli insuperabili. Non essere decoroso
per se, e molto meno per Clotilde , Io scagHare via da
se il bruno del lutto paterno, per iscambiarlo colle gale di
sposa . . .
;>I6 LA SAVIA E LA PAZZA
Cotesto il sapevo da me, interruppe Pippo : biso-
gnerebbe non aver cuore, ne onore, ne fior di senno.
E oltre a ci6, proseguiva Chiaffredo, tu vedi che non
e aria, per noi cristiani, di farci scorgere con feste di nozze.
Mentre il Papa geme e. dolora sotto un'oppressione tiran-
nica, ci e dovere di smettere le allegrie. Che se le condi-
zioni miserande del Papato, non piaccia a Dio ! continuas-
sero a lungo, allora non mi parrebbe disdoro, il provvedere
ad ogni modo alle convenienze familiar!.
Sentite, signor Chiaffredo, rispose Pippo, io vi posso
sembrare giovanotto e scapato ; nol sono tuttavia al punto
di volere ora violare il lutto pubblico con dimostranze di
gioia : se m'aveste profferito di andare in Chiesa dimani ,
da me stesso vi avrei detto: Aspettiamo. Orrnai sono uscito
di fanciullo, le cose mi piacciono fatte bene e a tempo. Mi
basta cbe Clotilde sia promessa e mia.
E sara senza fallo, o con solennita o alia chetichella,
secondo che ci consiglieranno le circostanze. Intanto non
faresti male a porre Tocchio a trovarti uno scampo per
tutti i casi de'casi. l possibilissimo che i nostri tiranni, in
un modo o in un altro, tentino qualche arrolamento forzato.
Hanno sempre bisogno di ciccia da macello, e io m'aspetto
d'ora in ora una leva di gioventu romana da spedire allo
ammazzatoio. Pero se vuoi bene alia pelle tua e alia co-
scienza, fa di tenerti sulle ali, e pronto a prender 1'anda,
per dove meglio si potra.
Filippo rispose : A tutto cotesto ho gia pensato da
me, fin dal giorno che mi risolvetti di lasciare la truppa ,
poiche il ribaldo colonnello ci ebbe venduti al nemico.
Orazie a Dio, non ho paura di portar 1'armi a buona guerra:
ma a guerra ingiusta come sono tutte le guerre deirim-
peratore, no: piuttosto morire. So che quando si e forzato,
sotto minaccia di morte al servizio militare , il soldato e
sempre scusato , basta che faccia il men male che puo al
nemico innocente : ma io non mi voglio accomodare di
queste sense per quanto siano buone: la pelle e mia, e
LE COSCIEISZE DI CERT1 MARTIRI
volentieri la gioco per non imbrattarmi neppure in appa-
renza di azione disonorata.
Chiaffredo strinse la mano ai futuro genero, dicendo:
- Pippo, Clotilde e tua, secondo la promessa; e darollati
quanto prima si potra con decoro: non voglio altro genero
che te, se dovessi andartia cercare alia China: e baciollo
in fronte per figliuolo.
Clotilde non avea inteso il pissi pissi serrato, tra lo zio
e Pippo, bene pero udi le ultime parole e vide Tatto ; onde
anch'essa confermb il detto dello zio, con un dolce sorriso;
che fu soave balsa mo al cuore di Pippo. Ah, Clotilde,
disse egli in accommiatandosi, se non c'erano tanti guai a
Torino e a Roma, che bel giorno sarebbe questo del mio
congedo !
Ci6 che fa Iddio, rispose Clotilde, e sempre pel me-
glio. Addio, e coraggio!
XXXV.
I RTSTORATORI BELLA MORALE.
Fiiippo Stellini, col suo congedo dalla milizia, tenevasi
per sicuro oggimai dalle vessazioni del suo perfido colon-
nello ; ne piu d' altro dubitava, che delle trame di Brutus
Marq. Pero, per quanto avesse promesso a Chiaffredo, di
tenersi riguardato dal pubblico, tuttavia non seppe tanto
frenare la giovanile baldanza, che non volesse dare una
corsa alia Locanda francese, a prender lingua del suo ne-
mico. Oh che m'ha egli a magnare, se ve Tincontro la?
Ad ogni caso, s.e mi vuol magnare, ci ho ad essere anch' io
presente; e ce la vedremo. Vi entro zufolando un' arietta,
e ordino un desinare leggero, in disparte. Frattanto squa-
drato un di que'tavoleggianti, che gli parve de'piu anziani
e dabbene, 1'ebbe messo in discorso de'ristauri ed abbelli-
menti delPalbergo, ne peno molto a fargli dire che,tutto
era opera d'un forestiere francese, il quale vi avviava una
chiassata di avventori suoi compatriotti.
>18 LA SAV1A E LA PA22A
Ci farete de' gran quattrini, ripiglid Pippo.
Caro signore, i quattrini. li fanno i padroni; noi ci
facciamo la fatica doppia, e la paga piu sottile. Cotesti av-
venturieri , la veda , sono chiacchieroni, spaccamontagne,
hanno sempre in bocca il Scenti e P Empror: ma in verbo
mance Te buio; per poco non la dimandano a noi la mancia.
Oh bella! disse Pippo con ironia, che male ci e a
dare loro la mancia: non sono essi i nostri liberatori?
Acci.... (il servo si guato intorno) accidenti a quanti
mai francesi rifiatano in Francia, e diecimila saette ali'^m-
prbr, che ce li manda qua a romperci gli stivali. Che noi ci
avemo il Papa, ci avemo; e si stava d'amore e d' accordo
come in un ventre di vacca; e loro... La mi guardi quel sor
francese che si e ficcato qua dentro: Pha preso il mestolo
in mano, che pare il mondo 1' abbia fatto lui, e comanda a
bacchetta.
E' sark un pezzo grosso cotesto francese '?
lo non P ho misurato mai col braccio , a occhio e
anzi un cosotto mingherlino.
Dimando se & ufficiale di conto. Come lo chiamano
gli altri, capitano, colonnello?....
Non gli dicono altro che monsu, ma io veggo che
gli ufficiali gli fan di berretto; e quando ci e festino dal
generale, vien egli a comandare qua i rinfreschi.... miserie
per noi romani di Roma, che conoscemo li nostri principi
e li nostri cardinali: ma per loro tutto 1'e grosso, e ci fanno
su gli occhioni, come se non avessero mai veduti rinfreschi.
Il padrone, dimand& Pippo, sel terra adunque caro?
Caro e salato: per che lui qui ci magna e ci dorme
a ufo, e ci tocca que'pochi.
Di chi la colpa? Piacerebbe anche a te, se trovassi
chi ti lasciasse piantare la vigna.
Dica piuttosto un' altra ragione : il male e che non
ci abbiamo padrone, non ci abbiamo. ,
E di chi dunque e la locanda ?
1 UISTORATOUI DELLA MORALE 3 PJ
Che non lo sa? della sora Nanna, quella che fa-
ceva la friggitora nella rosticceria di Pasquale il Pataccone,
buon' anima, che T av6va sposata, e che T e morto, or fa
sett'anni, d'un infreddatura che lui prese andando al Divino
Amore, che T era mal vestito soppanno, e trasse un brez-
zone di tramontana, che ci tornarono tutti a casa con li
fieri sul cappello, e il catarro drento al petto ; e lui le la-
sci6 di gran quattrini, senza figliuoli, altro che la Nannina
che J'e figlia di primo letto della Nanna, che Tera prima
col tornitore la da Macel de'Corvi, che faceva anco Fappa-
ratore per le feste a S. Martina, in piazza Troiana, e lui
stava di casa aMagnanapoli e serviva in livrea un cardinale,
per le feste, che ci era bisogno d' un omo di piu dietro la
carrozza, e...
Basta, vuoi dire che la locanda & della sora Nanna,
e'l francese vi sta a comandare per conto di lei.
Sicuto, che comanda: lei e una buona donna, che
non vuole si faccia torto a nissuno : ma di giudizio ne ha
pochino, e gia si sa, le donne sono sempre donne, e si la-
sciano comandare... E poi, glielo dico in un orecchio, perche
e un bel zitello , lui da di bruscolo alia sora padroncina,
la Nannina, che T e figlia della su' madre, la sora Nanna, e
la madre della sora Nannina ci fa su gli almanacchi, e chi
la paga siamo noi servitori, che siamo maltrattati dal fran-
cese....
che costui e scapolo?
Lui lo dice : ma vatti a fidare. Se ne veggon tante !
Pippo lietissimo di questa scoperta, trasse fuori tre paoli:
Per mancia, Toto. A bel rivederci.
La si faccia vedere anche ogni giorno, sor giovanotto.
A proposito, disse Pippo tornando addietro, ma il
francese ci mette del suo nella locanda?
Fa a meta colla padrona : essa ci mette i danari e
lui 1' industria, per6 ci comanda addosso come la padrona,
anzi comanda tutto lui solo. Tiene i libri, fa le spese,' da gli
ordini, e un prepotente, che non vuole udire ragioni, e mi-
320 LA SAVIA E LA PAZZA
naccia di chiamarci qua del servitori francesi, che parlino
in francese, per contentare meglioli suoi avventori francesi.
E io le dico in coscienza come Fatto di contrizione, che
^uanto a me, lo manderei a quel paese lui e tutti quanti,
se non fosse che a questi tempi a perdere un pezzo di pane
quando si e trovato, bisogna pensarci due volte, e poi non
ne far nulla, e cosi si sta qui mangiando pane e accidenti...
Ma come sai tu, che lui sia innamorato della pa-
droncina ?
Lo so perche lo so : queste cose a Toto non si pos-
sono nascondere.
. E lei ci casca ?
Lei e una zitella mica brutta ne cattiva, quello che
guasta un poco, e che F e un po' passatetta, e non le par
vero di trovarsi un ganzo, tfhe promette di sposarla ; tanto
piu poi la mamma, voglio dire la sora Nanna, che non vede
luce che per gli occhi del francese, che le h^ rifiorito la
locanda, e lui ci si rimpolpa di grossa dote, ed e una bel-
lezza per tutti.
Addio, Toto; tu se'una gran linguaccia.
Sara, disse il garzone, ma io son nato presso la
Bocca della verita.
Filippo Stellini rinferrato cosi in grosso di novelle im-
portanti, disse tra se: Poiche ho fatto una capestreria,
meglio e fare il paio. E va dritto alia casa del sor Chiaf-
fredo, mettendo in dimenticanza tutti gli avvisi avuti, di
non presentarsi fuorche di notte. Tu se' un gran pazze-
rone, gli disse Chiaffredo, al primo udire che Pippo era
andato alia Locanda francese.
Un pazzo e mezzo, se volete : ma ora che ho tanta
roba in corpo, bisogna che la sborri, se no ci schiatto ; e
poi diretemi se anche i pazzi non sono savii una volta al-
T anno. E prese a raccontare la sua taccola.
Chiaffredo stimava Brutus Marq capace di ogni scelle-
ratezza ; a questa per6 d' intelaiare un matrimonio nuovo,
da rincappellare il vecchio, anzi il recente di pochi mesi,
1 R1STORATOR1 BELLA MORALE 321
egli non avea mai pensato. Sudava e gelava. Infine si con-
tent6 di dire a Pippo: Non ti credevo si valente traffi-
chino... Povera mia nipote Clelia ! Basta, tu non ne dar
sentore a Clotilde: tieni tutto in te.
Ci ho da tornare alia locanda , a comprare altra
mercanzia ?
No e no, ti dico. Abbi giudizio, che t : importa ?
che non sarebbe una carita fiorita, a mettere sul-
F avviso quella povera donna della padrona ? almeno farle
sapere che di mogli costui ne ha gia una, sposata pur ier
T altro ?
Puh, cotesto poi non sarebbe il diavolo scatenato.
Pensaci tu, ma bada di non lasciare il zampetto alia ta-
gliuola.
Manco male , che una finalmente me F approvate. E
bene sappiate, ch' io ho gia congegnata la mia batteria
contro monsu Brutus, faremo a farcela. Io terro d'occhio
lui, come lui tiene d'occhio me: alia prima bischenca che
lui mi tenti, ed io gli tiro il seggiolone della locanda di
sotto il messere. Quella donnina della locanda ha due fra-
telli, e io li conosco tutti e due, uno e magnano e T altro
macellaio, due omaccioni maneschi, che di gingilli come
Brutus Marq ne crocchiano dieci in insalata. Alprimo cenno
che loro io dessi di questo tranello, e'sono musi di but-
tarlo giu per la finestra.
Sarebbe una vendetta, disse Chiaffredo.
- No, e una difesa: e tanto piu meritoria, quanto che
io difendo me e quella scioccolona di ragazza, che si lascia
trappolare. Non dubitate: io sapro per filo e per segno se
T affaretto del matrimonio della locanda e cosa tentata sul
serio, ovvero per chiasso, e se veggo che i ferri si scal-
dano, subito ci getto sopra Tacqua ghiaccia.
E se lui si prende la rivincita, con dinunziare te,
per sedizioso, ribelle, e che so io, che ci farai ?
Io ho tutta la Campagna romana per rifugio, e mi
infischio de'gendarmi francesi. Poi gua', alia guerra se ne da
Serie VIII^ vol. IV, fasc. 513. 2J J 26 ottobre 1871.
LA SAVIA E LA PAZZA
e se ne riceve: birbo chi e I 1 ultimo. Intanto e sempre me-
glio la guerra di offesa sul terreno altrui, che la sola difesa
sul proprio territorio. E ho sempre inteso dire, che chi pe-
cora si fa il lupo se lo mangia....
Bada, torno a dirti, che i proverbii non ti tornino in
gola.
II sor Chiaffredo, rimaso solo, non riveniva in se dal-
T orrore del nuovo caso. Par impossibile ! le ha date
F anello, che non e ancora mezz'-anno, e le fa queste celie !
ft chiaro che Brutus costi mette nuova came al fuoco : e
una nuova furfanteria, e che furfanteria !... Gia, detto gia-
cobino, detto tutto. Costoro ne sposerebbero dieci, per ab-
bandonarne undici... Non mi maraviglierei nulla che tentasse
sposarla di buono, e poi piantarla li e andarne a sposare
un'altra: e storia cotidiana... Ma anche lei se lo merita:
le va investito come il basto alFasmo. Tutti Y abbiamo
sconsigliata: la povera Clotilde le scrisse lettere da spez-
zare un sasso: e lei ferma li, lo voglio, lo voglio, dovesse
venire la fine del mondo, lo voglio. Lo vuoi ? tientelo, ec-
colo li il tuo fratello deR'anima, il tuo primo amore.
Sfogato cosi la bile, Chiaffredo ripigliava il suo sangue
freddo, le sue idee paternali. Povera ragazza ! 6 matta,
matta da bastonare, si: ma la colpa e del suo padre. Se lui
Favesse un po'curata, Clelia sarebbe come Clotilde: Te
della stessa pezza. Che colpa n' ha la gatta, se la massaia
e matta ?... Ringraziamo Dio, che nellamia carta di soprad-
dote mi sono obbligato solo dei frutti, e da pagare in mano
di lei. Almeno le posso assicurare un pane, che il bindolo
non potra mai strapparle di mano... II capitale poi, si, tu
non mi sgattiglierai un quattrino, cuccu !
Queste ultime riflessioni erano ispirate a Chiaffredo
dalle ultime lettere di Clelia, che da Torino scriveva guai,
e guai serii.
RIVISTA
BELLI
STAMPA ITALIANA
~ (!fSt--_ *
I
Le condizioni delta Chiesa cattolica e il diritto pubblico nella
Svizzera: Memorials diretto dai Vescovi della Svizzera a'Si-
gnori Membri dell' Assemblea federale. Lugano, tipografia Tra-
versa e Degiorgi, 1871. In 8 pice, di pag. 175.
Questo Memoriale restera nella storia ecclesiastica fra i piii splen-
did! documenti dello zelo episcopale nel secolo XIX, in difendere i
diritti della Chiesa contro la tirannia del moderno liberalismo. I Ve-
scovi della Svizzera, nella occasione della prossima revisione della Co-
stituzione federale, presentano ai membri dell' Assemblea questo Me-
moriale, colla moderazione , essi dicono, che accompagna sempre
utilmente la difesa d' una causa giusta , qpll' amor patrio che arde
vivissimo ne' nostri cuori e colla intrepida sincerita, che la dignita
episcopale c' impone come un dovere, anche ne' tempi piu difficili.
Esaminando i diversi periodi della nostra storia gloriosa, noi descri-
veremo le condizioni fatte alia Chiesa cattolica dal diritto pubblico
ne' tempi andati; e in appresso accenneremo gli attentati che vi si
fecero in questi ultimi tempi; finalmente, esposti i fatti, esporremo
le nostre giuste domande, intorno alle condizioni che la nostra Chiesa
riclama nel nuovo diritto pubblico della Svizzera. Questi sono i gravi
argomenti che noi sottoponiamo umilmente alia vostraalta Assemblea.
In queste parole hanno i nostri lettori il concetto generale del
libro, che per risguardo ai fatti si restringe alia Svizzera, ma per
risguardo ai principii e d' interesse veramente generale e cattoiico.
II Memoriale e diviso in tre parti e considera le condizioni della
Chiesa cattolica rispetto al diritto pubblico nella Svizzera in passato,
in questi ultimi tempi, e nell'avvenire. La prima parte che risguarda
il passato, comprende tre epoche: 1'epoca cioe dell' unita della fede,
1' epoca della riforma, e 1'epoca moderna fino alia Costituzione fede-
rale del 1848. Ne gia si creda che questa prima parte sia uno sterile
documento per la Storia; che anzi ella serve mirabilmente a far co-
noscere gli antichi diritti della Chiesa nella Svizzera e a dimostrare
che, anche dopo rotta 1' unita della fede, la Chiesa cattolica ebbe mag-
gior liberta che in questi ultimi tempi dopo la nuova Costituzione:
324 niviSTA
e pero questa prinia parte fa un be! contrasto colla seconda, che e
la principale, in cui si descrivono le presenti condizioni della Chiesa
cattolica, prima nel Ticino, poi nella diocesi di Basilea e per ultimo
nelle altre parti della Confederazione. Qai abhiamo tre quadri vivi
e parlanti, dipinti coi sinceri colori dei fatti. Alia vista di cio che si
e fatto nel Cantone Ticino da venticinque anni, si stenta a credere
che trattasi di un Cantone di centotrentamila cattolici, che pure nella
sua Costituzione contiene queste parole: La religione cattolica apo-
stolica e la religione dello Stato: senonche queste cose incredibili
si son fatte pur troppo facilmente credibili a noi italiani!
I Vescovi parlano piu lungamente delle condizioni della Chiesa
cattolica nella diocesi di Basilea, la piu estesa delle diocesi della
Svizzera, che comprende i cantoni di Berna, Zugo, Soletta, Argovia,
Basilea-campagna, Turgovia, Basilea-citta e Sciaffusa, e conta piu di
quattrocentomila cattolici. Qui pure se il liberalismo moderno non ci
avesse reso credibile ogni eccesso di assolutismo per parte dell' on-
nipotenza dello Stato, si stenterebbe a credere un tale e tanto asso-
lutismo in terra di liberta. Non istaremo a riferire partitamente gli
atti di oppressione contro i diritti dei Vescovi e contro la religiosa
liberta dei fedeli : ma ci Lastera accennarne sol di passata la varieta
e il numero. II Memoriale riduce a quattro capi gli atti di oppressione
contro i diritti dei Vescovi , considerando partitamente il placet di
Stato, 1'educazione dei chierici, le materie beneficiali, e 1' ammini-
strazioiie dei beni della Chiesa : e a quattro capi similmente riduce
gli atti di oppressione contro la liberta religiosa dei cattolici , consi-
derando pure in distinti paragrafi i matrimonii misti e il matrimonio
civile, le scuole miste e le scuole non confessionali, la profanazione
dei giorni di domenica e festivi , la soppressione ed estinzione dei
conventi. Insieme colla esposizione dei fatti i Vescovi intrecciano una
solida esposizione dottrinale intorno ai violati diritti, onde alia luce
della verita e del diritto quei fatti appaiano in tutta la loro bruttezza.
Compendiare quei fatti particolari ci sarebbe impossible: sara piu
utile ai nostri lettori di avere insieme coi fatti piu generali qualche
estratto delle dottrine di diritto ecclesiastico, esposte si maestrevolmente
in questo Memoriale.
E prima quanto al Placet di Stato, i Vescovi lu dimostrano
contrario al diritto divino, al diritto naturale, al diritto pubblico an-
tico e moderno. 1 E contrario al diritto divino, ossia alia divina Costi-
tazione della Chiesa ; poiche il Re dei re e il Signor de' signori,
mandando gli Apostoli e i Vescovi ad ammaestrare e pascere le na-
zioni, li ha investiti d'un mandato che e superiore ad ogni revisione,
approvazione od autorizzazione dello Stato. 2 E contrario a I diritto
ossia all'ordine naturale; poiche il pretendere che il Papa e i Vescovi
DELLA STAMPA 1TALIANA 325
debbano anzitulto sottoporre all'esame ed alia accettazione delle an-
torita civili gli ammaestramenti e le istruzioai ch'essi iadirizzano al
clero ed ai fedeli , sarebbe nel dominio della religione lo stesso che
inettere i discepoli sopra i maestri, i figliuoli al disopra del padre,
le agnelle sopra il pastore. 3 E contrario al diritto antico; poiche, come
scrive il dotto e giudizioso professore di diritto ecclesiastico, SchenkI, l
il placet di Stato, relativamente ai documenti ecclesiastici, ed alle
nomine ai benefizii, e assolutamente ignoto prima del XVI secolo. E
ora una verita bene stabilita, questo preteso diritto non essere che
la conseguenza del sistema di sovranita territoriale e religiosa, im-
maginato dai protestanti; sistema che alcuni ostili legisti hanno cer-
cato e cercano tuttavia di applicare colla violenza alia Chiesa cat-
tolica. Esso deriva segnatamente dalle innovazioni dell' Imperatore
Giuseppe II; poi, per effetto delle false dottrine dei neologi e de'teo-
logi canonisti di corte, iuris aulici canonici, e stato spinto sino ad
un eccessivo grado d' intemperanza , usque ad enormem intempe-
rantiae gradum. 4 E finalmente contrario al diritto moderno;
poiche in tutti gli stati moderni, la liberta di esprimere il pensiero
colla voce e collo scritto, cioe la liberta della parola e della stampa
e stata posta siccome principio fondamentale della Costituzione poli-
tica , e questo principio e inscritto espressamente nelle Costituzioni
cantonali e nella Costituzione federale della Svizzera. Nessuna censura
preventiva, nessuna restrizione limita la libera manifestazione delle
opinioni; ma contro i primi Pastori della Chiesa cattolica, nei Cantoni
diocesani del Vescovado di Basilea, questa eccezione e mantenuta, a
titolo di privilegio oneroso, privilegium onerosum, si che i.rescritti
del Papa e le pastorali del Vescovo sono sottoposti alia censura ed al
placet di Stato. Ma lo stesso modo, con cui e stato esercitato questo
preteso diritto del placet,, dimostra piu di tutte le prove teoriche I'o-
diosa iniquita di cosiffatto procedere. Qui i Vescovi ne citano esempii.
Quanto al secondo capo, che e 1'educazione dei Chierici, i Ve-
scovi notano che quando alia radice di un albero sono stati dati
colpi di scure , e inevitabile che 1' albero si dissecchi : egualmente
in un paese che non puo piu produrre giovani sacerdoti, la Chiesa
cattolica non puo piu sperare un avvenire, perche quando si estin-
guono i ministri degli altari, essa cessa di esistere. Quando la semente
della vocazione sacerdotale, deposta dalla mano di Dio nel cuore dei
giovani, non giunge a germogliare, e segno ch'essa e contrariata dalle
negative influeuze dell' eppca, od anche e segno ch'essa incontra uno
spineto inestricabile innanzi a se, la mancanza di mezzi : quando a
queste difficolta si aggiungano le molte pastoie , trovate dalie autorita
civili, non e da stupire che d' anno in anno, si vegga diminuire il
1 SchenkI, Inst. iuris eccles. 1, 564.
326 RIV1STA
I
numero degli aspirant! allo stato ecclesiastico. I Vescovi pongono sotto
de^li occhi queste tante pastoie governative e dimostrano che, segna-
taniente nella diocesi di Basilea, il Vescovo e postonell' impossibility di
formare del chierici e di ordinare dei preti pei bisogni della sua Chiesa.
Alle usurpazioni del Governo nelle materie beneticiali e nei beni
di Chiesa, i Vescovi oltre le ragioni oppongono 1'autorita non solo-
di scrittori cattolici, ma anche di protestanti. I beni della Chiesa,
dice il Dottor Schmalz l sono sua proprieta ; lo Stato non puo avervr
pretensione, come non puo averne sui beni di qualsivoglia altra cor-
porazione . Richter dice alia sua volta 2 E ben vero che una certa
teoria assimila semplicemente i beni di Chiesa ai beni di Stato; ma
questa teoria non si pu6 sostenere sotto nessuno aspetto .
Ma invece di dir qualche cosa brevemente dei singoli capi ,
riporteremo piu distesarnente la dottrina dei Vescovi intorno le scuole,
tolte dal Governo alia Chiesa. Dai primordii del nostro cristiane-
simo, essi dicono, la scuola fu sempre nel nostro paese strettamente
congiunta alia Chiesa. Questa 1' ha fatta nascere, 1' ha sostenuta ed
ampliata. Anche oggidi in tutta 1' Alemagna essa vive intimamente
collegata colla Chiesa; ed e un principle riconosciuto e bene stabilito
presso i cattolici e presso i protestanti , che la scuola , per eser-
citare una salutare influenza sugl' individui , sulle famiglie e sulle
popolazioni , deve essere inseparabilmente ivjiita alia Chiesa. Allon-
tanare i fanciulli da Gesu Cristo, togliere la religione agli scolari e
1' influenza della Chiesa alle scuole, e lo stesso che commettere un de-
iitto che grida vendetta in cielo. Sgraziatamente questa empia ten-
denza in molti cantoni della Svizzera e riputata opera di una sapienza
particolare, e con grandissimo zelo vorrebbesi farla riuscire. In luogo
delle molte autorita cattoliche, che potremmo citare in proposito,
riferiremo ci6 che ne dice il protestante Plank, uomo dotto e tolle-
rante: Le scuole e gli stabilimenti d'istruzione sono stati sempre
considerati in Allemagna come una pertinenza della Chiesa , res eccle-
siastica; e sino a tanto che questo principio fu in vigore, non fu
meno evidente quest' altra verita: dovere essere base della scuola una
religione specifica e determinata. Si e cercato non & guari d'intro-
durre nella educazione un modo di operare, pieno di tolleranza rispetto
ai concittadini di altre confessioni. Quindi si ebbe cura di allonta-
nare, il piu che fosse possibile, I'elemento confessionale e di dimi-
nuire T influenza della Chiesa. Questi principii, che si chiamano
iilosofici, erano veramente atti a conseguire il fine propostosi; ed
ecco perchd sono stati accolti con entusiasmo. Ma per essi si e dif-
fuse nelle scuole Tindifferentismo, fu viziata 1' educazione morale c
1 Schmalz, Handbuch des Kauon. Rectes.
2 Richter, Handbuch f. Kathol. und evang. R. I'echt, pag. 611.
DELLA STAMPA ITAL1ANA 827
religiosa della gioventu, sacrificato il bene dello Stato e cresciuta la
oorruzione del costumi.
I protestanti ebbero , egualmente che i cattolici , gran cura di
conservare e dirigere le loro scuole ed istituzioni a loro use esclusivo
e separate; l cid che e provato bastantemente dalla esperienza di
questi ultimi tempi. In nessun luogo essi non consentirono di fondere
ie loro scuole e collegi colle scuole dei cattolici, se non nei luoghi
dove erano matematicamente sicuri di avere la maggioranza tra le
autorita e nelle commissioni scolastiche ; in modo che la scelta dei
maestri e degli autori classici, la direzione e lo spirito della scuola,
fosse in loro balia: in altri termini essi accettarono una fusione dove
furono certi , che le scuole cattoliche, indipendenti per lo passato,
sarebbero soppresse, e che la nuova scuola, in apparenza mista, non
sarebbe in fatto che una scuola protestante. Le scuole ed istituzioni
miste in generate, per effetto della loro intima tendenza a rendere
identici element]' contraddittorii, non sono in grado di formare uomini
fedeli alia loro fede religiosa e dotati di fermo carattere. Infatti, mentre
due principii religiosi diversi debbono ispirare la vita di una stessa fa-
miglia, bisognera necessariamente che 1'educazione religiosa siasacrifi-
cata ad un complete sistema d' in different smo, eche alia fine il giovane
assuma un'attitudine anticristiana, cioediventi francamente irreligioso.
D'altra parte si conosce bastantemente la triste condizione reli-
giosa delle scuole miste , relativamente agli esercizii di pieta , alia
santificazione delle domeniche e delle feste, al ricevimento dei sa-
cramenti; ed e noto che molti giovani cattolici, che ne escono, tor-
nano ai loro disingannati parenti, avendo perduta la loro fede cri-
stiana ed ogni sentimento religiose. Per evitare siffatti pericoli non
basta un insegnamento religiose separate, fosse anche date nelle mi-
gliori condizioni possibili. Quando la religione non e 1'anima di tutta
1' istruzione e non ispira tutto il governo d'una istituzione ; quando
la religione non e che un ramo speciale degli studii; quando tutte
le porte sono largamente spalancate alle maligne influenze; quando
l Anche nella prima parte, parlando dell 1 epoca della Riforma, i Vescovi dimostrarono
che non solo i cattolici, ma i protestanti medesimi, quando il Protestantesimo era ancora
una religione positiva e non una semplice forma d incredulita e d 1 indifferentismo, noii
pensarono mai a scuole miste o senza religioue. A questa epoca , essi dicono, di profondi
convincimenti religiosi era ignota'Ogni idea di scuole che non appartenessero a nessuna
confessions, o semplieemente comuni e miste, essendoche non si poteva concepire la scuola
senza il concorso della religione e della Chiesa. Una scuola od un collegio misto sarebbe
sembrata a quelle menti assennate e rette del tempo passato una permauunte contraddi-
zione, una vera mostruosita. (Juegli uomini non potevano comprendere come in un solo e
medesimo stabilimento potcssero coesistere due religioni, senza rompere in guerra aperta,
p cadere in una mortale indifferenza, e potevano comprendere ancora meno, come si potesse
impartire uu n istituzione scientifica, facendo astrazione da ogni idea religiosa, essendo che
tutte le scienze, anche neMoro primi elementi, partono dall 1 idea di Dio, e debbono far capo
a Dio, siccome al loro termine piu eccelso. Se da questo segno elevato non si considerano
le scienze, esse non saranno piu che sparsi frammenti, che informi agglomerazioni di cogni-
zioni diverse, strette ne 1 limiti del mondo visibile e confinate agli orizzonti del tempo pre-
sente. (Questa era in quell 1 epoca T idea delle scuole, non solo tra i eattolici , ma eziandio
tra i protestanti, e questa idea si conservo presso questi ultimi pura ed intatta, e lo di-
otamo ad onor loro, come tra i cattolici.
328 R1V1STA
fmalmente uno stabilimento d' educazione non respira che il mortifero
alito dell'indifferentismo religiose, allora il piu valente maestro di
religione si affatica senza consolazione e resta senza influenza 1 .
Dopo queste riflessioni i Vescovi espongono come nella maggior
parte dei Cantoni misti della Svizzera i cattolici hanno perduto quasi
tutti i loro istituti di antica fondazione, trasformati per lo piu in iscuole
miste o prive d' ogni caraltere religiose, in forza di decreti di maggio-
ranze non cattoliche, dominant! nei gran Consigli, malgrado le solenni
proteste delle popolazioni cattoliche, del loro clero e dei loro Vescovi,
Compiuto il fosco quadro delle present! condizioni della Chiesa
cattolica nelle altre parti della Confederazione, i Vescovi passano a
tracciare un quadro piu lieto per 1' avvenire della Chiesa cattolica
nella Svizzera, e propongono a nome della giustizia le modificazioni
costituzionali e le disposizioni particolari da introdurre in risguarda
ai diritti di un milione di Svizzeri cattolici. In questa terza parte
piu che mai campeggia la moderazione, I'amorpatrio, e lo zelo epi-
scopale : sono pagine scritte con sapienza sociale e insieme colla
eloquenza della ragione e del cuore, e vi si sente insieme I'-amore
della patria e della religione, del diritto e della liberta. II Memoriale
e firmato dai nomi di tutti i Vescovi della Svizzera, che, qualunque
sia per esserne 1' eflfetto presso 1'alta Assemblea, resteranno sempre
gloriosi nella storia ecclesiastica della patria, come prodi campioni
della liberta della Chiesa. Essi sono i seguenti.
88 GIUSEPPE PIETRO, Vescovo di Sion 88 STEFANO , Vescovo di
Losanna e di Ginevra 88 NICOLA FRANCESCO, Vescovo di Coira 88 CARLO
GIOVANNI, Vescovo di S. Gallo 88 EUGENIC, Vescovo di Basilea g STE-
FANO, Vescovo di Betlemme, abate di S. Maurizio 88 GASPARE, Ve-
scovo di Ebron, ausiliario di Ginevra 88 GASPARE, Vescovo di Antipatri,
ausiliario di Coira.
ii.
Storia di quarantacinque Martin Giapponesi dell' Ordine di
S. Francesco, beatificati dal sommo Pontefice Pio IX, il di 7 lu-
glio 1867, scritla con Appendice dal P. LUIGI TASSO da Fabriano
M. 0. Roma, tip. Monaldi 1871. In 8 gr. di pag. 547.
Le vite de' Martiri, benche a prima vista sembrino pel loro eroi-
smo piu ammirabili che imitabili , son quelle appunto che sogliono
anzi riuscire di maggiore profitto eziandio per la pratica ; giacche le
vite de' Martiri, piu che d'altri santi, avvivano la fede, che & la
1 11 20 setterabre ha recato anche a Boma lo scuole miste e non confessionali. Chi
avrebbe mai pensato che le scuole cattoliche del Collegio Komano, toltane a colpi di mar-
tello Tinsegna del nome SS. di GesCi, si sarebbero cangiate in iscuola ne giudaica ne cri-
etiana di battezzati e di circoncisi ! Vedremo che uomini religiosi ne usciranno per la
Sinagoga e per la Chiesa!
DELLA STAMPA ITALIANA
radice della santita, e ci fanno conoscere piu sensibilmente la forza
della grazia divina nella umana debolezza, e infondono sovruraano
coraggio per tutti i piccoli sacrifizii giornalieri della vita cristiana.
Di piu per quello stesso eroismo le vile de 1 Martiri, piu che altre,
nelle stesse scene sanguinose dei martirii aprono una fonte copiosa
di quello spirituale diletto, che 1'anima cristiana sente alia vista della
virtu che resiste alia violenza, della debolezza che trionfa della forza,
della vittima che supera il tiranno, della grazia che conforta la natura,
della fede e delTamore che vince ogni cosa.
Per queste e per altre piu speciali ragioni, riuscira certamente
Titilissima insieme e dilettevole la lettura della storia che abbiamo
annunziata. Dei duecentocinque martiri Giapponesi, religiosi di varii
ordini e secolari, beatificati il 7 luglio 1867, quarantacinque appar-
tengono, parte al primo, parte al terzo ordine di S. Francesco. Di
questi il P. Luigi da Fabriano scrive una speciale monografia a gloria
dell'ordine serafico, ricordando pero a tempo i Beati Martiri loro
compagni degli ordini di S. Domenico^ di S. Agostino e della Com-
pagnia di Gesii. Cosi nel primo martirio compaiono insieme il Beato
Pietro dell' Assunzione Francescano, e il B. Giambattista Maciado
della Compagnia. Non appena, dice 1'autore, il francescano ebbe
visto nella carcere il novello ospite, abbraccia caramente il figlio di
S. Ignazio, gia suo conoscente ed amico , e ne riceve da lui eguale
dimostrazione d'affetto, baciandosi scambievolmente i piedi in segno
di riverenza e bagnandoli di caldo pianto. Quindi descritta breve-
mente la vita menata insieme dai due santi religiosi nel carcere ,
racconta la santa contesa che ebbero in morte. In andare al luogo
dell'esecuzione, ei dice, presentarono bellissima gara d'umilta , pre-
venendosi in onore e 1'uno all'altro dichiarandosi indegno di corre
il primo la palma : alia fine dove c^dere il figlio di S. Francesco,
protestando che per solamente ubbidire precedeva al martirio (pag.
100-102). Cosi tra questi ducentocinque Martiri beatificati, tocco al
B. Pietro 1' onore d'essere il protomartire. In parecchi altri martirii
s' incontrano insieme i figli di S. Francesco, di S. Domenico, di S.
Agostino e di S. Ignazio, e lo scrittore lo fa notare piu volte, a comune
lode degli ordini religiosi e a segno di fraterna carita; e piu spe-
^ialmente quando parla dei figli di S. Francesco e di S. Domenico,
^redi della piu che fraterna carita dei due grandi lor Patriarchi.
Questa istoria pero direttamente riguarda i quarantacinque figliuoli
di S. Francesco, sia del primo, sia del terz'ordine, e oltre la varieta
dei loro martirii raccoglie preziose memorie della santa lor vita ; nel
che s' incontra una varieta grandissima, assai istruttiva e dilettevole,
trattandosi di terziarii d'ogni eta e di ogni grado, nobili e popolani,
uomini, donne , verginelle, giovanetti , e fanciulli. A questi in una
330 RIVISTA DELLA STAMPA ITALIANA
copiosa Appendice si aggiungono brevi memorie d'altri centoquaran-
tasei Martiri non ancora beatificati, nove del primo ordine, tutti gU
altri del terzo. Nelle meraorie piu lunghe dei quarantacinque Mar-
tiri ed anche talvolta nelle piu brevi degli altri cenqutirantasei, oltre
tante pietose scene di carceri e di tormenti, s' incontrano altre scene
assai dilettevoli ed istruttive di fatti pubblici e privati ; rivoluzioni
politiche, fortunoseambascerie,pertiditradimenti, mirabili conversion!,
stupende opere della grazia e perfmo avventure d'amore. Le vite del
Vescovo eletto, B. Luigi Sotelo; degli apostoli convertiti, B. Martino
Gomez e B. Giovanni Tomachi ; delle nuove Priscille, B. Lucia Freitet
e B. Maria Vaz, e di tant' altri, nella storica verita presentano tale
intreccio di avventure, di virtu, d'eroismo, che ci fan ricordare cio-
che disse S. Ambrogio parlando della biblica storia d'Abramo: Ma-
gnus plane vir Abraham et multarum virtutum clarus insignibus,
quern votis suis Philosophia non potuit aequare : minus est quod
ilia finxit, quam quod iste gessit, maiorque ambitioso eloquentiae
mendacio simplex veritatis fides (De Abr. Pair. 1. \ c. 2j. Per6 ci
cade in acconcio di riportare alcune parole dello scrittore di questa
storia di Martiri , dirette ai romanzieri. Quei romanzieri, ei dice,
che vanno fingendo amorose avventure, patetiche scene e tragici fatti,
e quel che 6 piu dannevole, riempiono le insulse lor pagine di non
retti principii, di racconti inverosimili e di aspirazioni immorali, onde
si perverte la mente e corrompe il cuore agli inesperti lettori e alle
incaute passionate lettrici , potrebbero ben essi , senza distillarsi il
cervello in quei parti informi e venefici, narrare e descrivere le sva-
riatissirae scene che presentano i Martiri, nelle quali il patetico ed
il tragico toccano il sublime ; la mitezza e la ferocia, 1'amore e Todio,
e qual altra avvi virtu e vizio si presentano straordinarii, da interes-
sare la fantasia e il cuore di quanti leggono per diletto o per neces-
sita d' istruirsi e ingentilirsi nei costumi. In que' teatri sanguinosis-
simi ove i cristiani atleti cadono non vinti, 1'ardente amore di madre
e di figlio, la carita forte e costante di fratello ed'amico, 1'afietto viva
d'un amante ; la sofferenza la generosita la fermezza della vittima
e la sua gioia di mezzo ai tormenti , le sue risposte al tiranno ; la
rabbia, 1' ira, lo sdegno di questo, 1'impotenza del suo furore, la sua
disfatta, non aprono una spazio indefinite alle piu belle e svariate
descrizioni, da sollevare lo spirito a sante cose e rallegrarlo ai prodigii
di coloro che soffrono per la religione e per il bene del suolo natale?
Voglialo il cielo che i scrittori, che pure sanno 1'arte di scrivere, si
. consacrino ad illustrare que' magnanimi prodi, cbe hanno dato al
mondo 1'esempio d'ogni virtu e del cristianoeroismo (pag. 139). Per
verita non mancano si fatti scrittori e si fatte istorie, ed una e questa
appunto dei Martiri giapponesi, che raccomandiamo ai nostri lettori.
BIBLIOGRAFIA
^ fl (]._ Scelta di Laudi sacre, musicate dal M Cav. Luigi DavideDe-Macchi
e da altri valenti -maestri, ordinate e pubblicate per cura di A. e C. ad
uso delle scuole e delle Congregazioni cristiane. Parte seconda. Feste prin-
cipali di Maria SS. Mese Mariano, 1871. Torino, presso Eugenio Barone,
Via dell' Arsenals n. 29.
ACTA PI1 VI Pii VI Pont. Max. Acta, quibus Ecclesiae catholicae calamita-
tibus in Gallia consultum est. Romae , typis Sac. Congr. de propaganda
Fide Soc. eq. Petro Marietti admin. MDCCCLXXI. Due volumi in 8 pic-
colo di pag. 458, 334, prezzo L. 7.
Questi dus preziosi volumi servono mi- est quod fuit ? ipsum quod futurum est : e
Ribilmente per la storia ecclesiastica delPul- dalla Iscrizione dedicatorfa: Pie IX, Pontifex
timo scorcio del passato secolo; ma v 1 ha di Maxime, qui nomine, magnitudine animi, glo-
j)iu: essi servono anche mirabilmente pel ria aerumnarum , refers Pium VI Pontificem
tempo presente. Ci6 vien dimostrato nella Maximum, Tibi Sacrum Consilium Christiana
Prefazione, ed e indicate abbastanza dalFepi- Nomini propaganda dedicat haec volumina t
grafe posta in fronte a questa raccolta: Quid quae temporis huius imaginem exhibent.
ADRIAN! G, B. E MARCELLO SUO FIGLIUOLO Scritti varii editi di G. B.
Adrian! e di Marcello suo figliuolo, pubblicali a cura di Adolfo Bartoli,
Bologna, presso Gaetano Romagnoli 1871 Un volume in 8 di pag. 288
L. 9,50 Edizione di 202 esemplari per ordine numerali.
fcji leggera con pari interesse e diletto la do il quale fu recitata dal padre, e messa a
vita di Cosimo de' Medici , di Giambattista stampa dai Giunti nel 1574. Finalmente vi
Adriani , ora la prima volta pubblicata in sono riprodotte due Lezioni dello stesso Mar-
questo volume da un Ccdice Magliabechiano, cello sulla educazione della gioventu, corretta
dove per errore viene attribuita a Marcello fi- coiraiuto di un Codice Riccardiano de^molti
gliuolodi Giambattista.Faseguito alia vita di errori, onde si leggono deturpate nelle Frost
Cosimo Torazione in morte di lui, tradotta ele- Florentine.
gantemente da Marcello dal testo latino, secou-
ANONIMO Breve esposizione delle epistole ed evangeli delle Domeniche e
feste del Signore, con preghiere e riflessioni ad uso del buon popolo Cri-
stiano. Seconda edizione. Torino, tip. dell' Oratorio di S. Francesco di
Sales 1871. Un opuscolo in 24 di pag. 196. Cent. 30.
B1BL10GRAFIA
MONIMO II novellino, ossia fiore di parlare gentile, emendato ed annotate
ad uso della gioventu dal Sac. dott. Francesco Cerruti. Torino, tip. deWOra-
toriodi S. Franc, di Sales 1871. Un rol.in 46 di pag. 2I4 Cent. 60.
La croce accanto alia strada. Racconto. Seconda edizione. Torino, tipografia
deW Oratorio di S. Francesco di Sales 1871. Un opuscolo in 16 di pa-
gine 120 Cent. 25.
L'Orfano di F6nelon, ossia gli effetti d'una educazione cristiana. Seconda
edizione. Torino tip. dell' Oratorio di S. Francesco di Sales 1871. Un opu-
scolo in 16 di pag. 128 Cent. 30.
Leggiadro racconto, e tutto istruttivo e possa riuscire altro che noiosa e scipita: ma
oodesto, nel quale descrivesi la prima fan- pure per T abilita dollo scrittora intorno a
ciullezza di MODS, di Fenelon nel castello pa- quell 1 infanzia sono aggruppati casi e vicende
terno. A prima vista la narrazione del modo e peripezie tali, che la storia ne riesce piena
com 1 ei passasse 1' infaszia sembra che non di vero interesse.
Prospetti Statistico-economici per 1'anno 1870 della Societal di S. Vincenzo
de* Paoli. Consiglio superiore Toscano. Firenze, tip. Carminiana nellemu-
rate 4871. Un opuscolo in 8 di pag. 16.
II devoto di Maria Santissima Addolorata. Lucca, tip. di N. Baroni 1871 r
prezzo cent. 40.
Giornale cristiano, ossia Giornale per un' anima amante di Gesu Sacra-
mentato e crocifisso, con una raccolta di considerazioni, affetti e pratiche d*
pieta. Milano, tip. e libr. Arciv. Giacomo Agnelli, 1871, in 16 di pag. 320.
Oltre il pregio morale, il pregio tipo- valersi di libri in carattere piccolo. II prezzo
grafico di questo Giornale Cristiano si e di di ciascuna copia non legata e di L. l,50j.
essere stampato in carattere grande, per co- legata a mezza pelle L. 2; lusso, 3,50.
xnodo di tante pie persone che non possono
Saggio di Matematica elementare che offrono al pubblico nell' agosto dei
4 87 1 i Signori Luigi de' Marches! Marini, Ugo de' Marches! Spinola, alunni
del Convitto di Mondragone. Roma, tip. di Propaganda, in 8 di pag. 28.
S. Pietro in carcere e le preghiere dei fedeli. Trento, M. Kiipper-Fronzar
tip. edit. 4871. Un volumetto in 16 di pag. 46.
11 titolo indica abbastanzail riscontro del specialmente dai libri Santi, alcune preghiere
tempo antico col presente. II libretto fe istrut- opportune nelle presenti calamita.
tivo e pieno di unzione , e infine raccoglie ,
ANTONELLl CAN. GIUSEPPE (Nozze Avogli-Dal Buono , 1870.) Paolo III
Pontelice, Carlo V Imper^tore e Francesco I Re di Francia in Nizza, per
trattare di pace nel MDX XXVIII. Lettera (inedita) narrativa di Angelo
Pendalia ferrarese, pubblicata con note dal Canonico Giuseppe Antonelli,
Ferrara f tip. Bresciani, 1870. Bella ediz. in 4 di pag. 24.
ARTINI LUIGI Memoria dei funeral! in die obitus, al P. Camillo Cesare
Bresciani. Verona, tip. Franchini, 1871, in 8 di pag. 26.
Questa Memoria e scritta col cuore. II ricco di meriti dinanzi a Dio , alia Chiesa,
P. Camillo Cesare Bresciani, Fondatore locale alia patria, ai poveri, agli inferrai, alia scienza
e Prefettodei Chierici regolari, ministri degli ed alia carita , moriva con tutti i religiosi
infermi, nella grave eta di anni ottantotto, conforti il 20 luglio 1811. II Padre Luigi A r-
BIBL10GRAFIA
333
tini, suo caro discepolo, Prefetto Provinciale
del Chierici regolari ministri degli inferrai,
melle parole , dette tramezzo all 1 Assoluzione
d'un amore costaute , diffusive, paziente e
zelante. La Memoria riporta anche le affet-
tuose parole dette, nella. chiesa del Cimitero
al tuinulo praesente corpore , dimostrb qaal dopo Tesequie, dal Conte Cav. Antonio Perez,
fosse il cuore del suo caro Padre, e Padre Presidente delPonorevole corpocollegialeono-
dei poveri e degli infermi; cuore che amava rario della Direzione dei Luoghi pii.
ATTI ALESSANDRO S. Sebastiano e S. Rocco , protettori della citta di
Frascati : Cenni Storici del ProfessOre Alessandro Atti, Vicario Generale
della stessa citta e Diocesi. Roma, tipografia de' Fratelli Pallotta, via del-
VUmilta N. 86 1871. Un opuscolo in 8 di pag. 46.
II rev. professor Alti e noto come buono
scrittore: quindi nulla diremo, sotto questo
rispetto, dei pregi di questo nuovo suo la-
voro . Soltanto accenneremo al merito del
libro come storia. Bench 6 solamente Cenni,
sono tnolto da pregiare, giacche nella loro
brevita contengono le piu importanti notizie
che possono ora trovarsi intorno alle geste
dei due Santi Protettori di Frascati. II pro-
fessor Atti le ha attinte dalle piu autentiche
fonti , che egli stesso enumera nella breve
introduzione.
BARELLl VINCENZO H Saltero recato in versi italiani dal Canonico Vin-
cenzo Barelli. Como , tip. di Carlo Franchi 1871. Un volume in 8 di
pagine 296.
Fra le pregevoli version! poetiche del
Jsalterio, che vanta la nostra lingua, questa
del chiarissimo Canonico Vincenzo Barelli
merita, a nostro giudizio, un luogo ragguar-
devole. II sen so, per quanto abbiamo potuto
vedere, e generalmente espresso cou fedelta,
chiarezza e precisione. Chi conosce le gravi
difficolta di cotesto primo compito di una
versione de'Salmi, non pub noil renderne lode
alPautore : ma Taverlo fatto con eleganza non
comune di stile , e grazie di poesia , ne fa
crescere tanto piu la stima, quanto maggiori
per questo capo sono le difficolta dovute
superare.
6ERCHIALLA VINCENZO Un grande amico. Divozione all'Angelo Custode.
Riflessioni ed esempi di Vincenzo G. Berchialla Sac. Teol. Torino, tipo-
grafia dell' Or. di S. Franc, di Sales. Un volumetto in 16 di pag. 149,
prezzo cent. 30.
Tra i cari libriccini pubblicati dall 1 As- libretti pubblicati in quest 1 anno raccoman-
sociazione periodico-mensile delle Letturecat- diamo questi singolarmente: Livia Ortalli ,
toliche , raccomandiamo in modo singolare ossia VAmante del S. Cuore di Gesii : Memoria
questo volumetto, che e la dispensadi ottobre. del P. A. M. Pagnone Barnabita- Vita di
Lo vorremmo vedere assai diffuse per crescere S. Gerolamo Miani pel Sac. Pietro Bazetti.
la devozione verso i SS. Angeli Custodi , e La giovinetta cristiana; Consider a zioni e Let-
speriamo che molti a questo saggio si asso- ture proposte alle giovani cristiane per cura
cieranno alle Letture Cattoliche. Tra i buoni di S. D. N. Z.
BERNARDO P. DA NAPOLI P er la nativita di Maria. Inno del P. Bernardo
daNapoli cappuccino. Napoli; co' tipi del comm. Gaelano Nobile 1871. Un
opusc. in 8 dipag. 36 Cent. 50. Vendesi nella sudd. tip. Vicoletto Salata
a' Ventaglieri 44.
Come e soave e delicato il soggetto di e questi. sono espressi col calore d'un lin-
quest'inno, cos\ piena di affetto e di grazie guaggio che muove tutto dal cuore: in parte
ne e la poesia. II componimento in parte mauda preghiere alia Eletta fra tutte le
esalta i pregi della divina Pargoletta ; e creature; e queste sono animate 'del piu vivo
sono adombrati colle immagini piu vaghe s-entimento di pieta e confidenza , che possa
della natura, e co'colori piu delicati della ispirare la divozione a Maria,
poesia : in parte contiene afietti di devozione;
;;;34 BIBLIOGRAFIA
BERSANI ANGELO Triplice cnrso di sermoni sugli evangeli delle domeniche
di tutto 1'anno, per Mons. Angelo Bersani. Corso 2 Vol. 2. Dalla 1 a Do-
rnenica di Pentecoste alia 24 a . Lodi, tip. Vescovile di Carlo Cagnola 1871,
Secondo vol. in 8 di pag. 352. Prezzo del 2 Corso in 2 vol. L. 5.
BION PIETRO L' anello imperiale. Racconto per Pietro Bion. Bologna ,
u/ficio del Messnggere 1871, Un vol. in 16 di pag. 284 L. 1,35,
Sebbene un po 1 arruffato , e in qualche Massimino, ove fan mirabile contrasto dal-
luogopiu che un poco inverosimile, tuttavia Tuna parte la virtu eroica dei cristiani, e
questo Racconto pone in vista utilmente le dalPaltra le sozze crudelta di quel tiranno e
condizioni dei cristiani sotto T imperatore dei suoi satelliti.
BIRAGHI LUIGI Vita di Gesu Cristo uomo-Dio Signor nostro, scritta da
Luigi Biraghi can. Milano , tip. Arciv. di G. B. Pogliani e C. 1871. Un
vol. in 8 di pag. 388.
Lo scopo, che il chiaro autore si fe pre- cose dubbie , dalle interpretazioni de 1 Padri.
tisso nello scrivere questa vita di Gesu Cristo, Lo stesso fa nel dichiarare la dottrina del
e, conVegli stesso afferma nella prefazione, di Divino Maestro; evitando perb a bello studio
presentare in un libro di poca mole i prin- le quistioni piu intricate ed ogni sorta di
cipali fatti e detti del Divino Maestro, ad polemiche , siccome cose poco proporzionate
istruzione della numerosa classe media dei alle condizioni di persone, a cui principal-
i'edeli, ne molto erudita, ne del tutto digiuna mente indirizza la sua opera. E noi speriam*
di lettere. Or questo fine ci sembra ben rag- che essa, appunto in coteste classi, debba in-
giunto da lui. La storia che egli intesse si contrare numerosi lettori, i quali ne ricave-
tiene scrupolosamente alle narrazioni degli ranno senza dubbio grandissimo vantaggi*
Evangelisti, aiutata sempre, e massimenelle epirituale, congiunto a non minore diletto.
BOURDON MATILDE La Masseria dei Cipressi. Racconto eonternporaneo ,
. tratto dalle lettere francesi di M. Matilde Bourdon dal P. Antonio Pellicani.
Terza edizione riveduta e migliorata. Torino, tip. Giulio Speirani e figli>
1871. Un vol. in 8 di pag. 236.
RULLARIUM Magnum Bullarium Romanum Augustae Taurinorum editum.
Tomus XXI, et^XXIF, Augustae Taurinorum, sumptibus A. Vecco et So-
ciorum, MDCCCLXXI.
Questo volume di pag. 1119 contiene le Benedetto XIII; e quindi rimarranno sol*
Gostituzioni di Clemen te XI e d 1 Innocenzo gli atti di Clemente XII per compiere la col-
XIII dal 1700 al 1724, duecentottantuna del lezione Cocqueliniana; dopo di che si dark
primo, e quarantasette del secondo. 11 volume mano all 1 Appendice.
seguente , di pag. 930, contiene gli atti di
C. Mi Z, L' entrata nel mondo ovvero: Consigli ad un giovinetto che lascia
la scuola per abbracciare uno stato. Seconda edizione. Tor ino, tip. dell' 0-
ratoriodi S. Francesco di Sales, 1871. Un vol. in 16 dipag. 164. Cent. 30.
OALANDRI PROF, FRANCESCO Chierico regolare Somasco Per la solenne
inaugurazione fatta il 28 settembre 1871 della Statua di Giovanni Bot-
tero: Iscrizioni del prof. Francesco Calandri C. R. Somasco. Savigliano,
tip. Racca e Bressa 1871. In 8 pag. 22.
Benevagienna citta del Piemonte , come ritamente pregiate ancora presentemente, cosl
si pud giustamente vantare di aver dati i na- e molto piu merita lode per essere una delle
tali al celebre Giovanni Bottero, le cui opere, poche citta d 1 Italia, che in questi tempi sep-
e specialraente la Ragione di Stato, sono me- pero, nel monumento innalzato ad un chia-
BIBL10GHAFIA 335
rissimo cittadino, onorare la vera virtu, il per altri suoi scritti in quests pagine, detlo
yero merito, la vera scienza cristiana: e non nellacircostanza delPinaugurazione di questo
come tante altre, Pempieta e il ciarlatanismo. monumento ben trentaquattro belle iscriziom
Un altro presente chiarissimo cittadino Ben- italiane, chein pochi e einceri tratti scolpisco-
Bese, il P. Francesco Calandri C. R. Somasco, no la vita cristiana, civile e letteraria delP il-
letterato valente, gia da noi lodato piu volte lustre suo concittadino con veritaed eleganza.
CAll SARDO ANTONINO Memorie biografiche dell'Abate Antonino Cali Sardo
del Baroni S. Carlo, scritte da Mar. Grassi. Catania, Stab. tip. di C. Ga-
latola, nel R. Ospizio di Beneficenza 1871. Un opusc. in 8 dipag. 36.
Abbiarao letto con piacere questa breve na , la sua virtu, i suoi beneficii alia patria
biografia: e Pabbiamo trovatacorrispondente vrsonoposti in bel rilievo, econ saviodiscorso.
alia fama del ch. Call Sardo. La sua dottri-
CAPECELATRO ALFONSO Le armonie della religione col cuore. Scritti varii
di Alfonso Capecelatro, prete dell'Oratorio di Napoli.Terza eftizione con
aggiunte e correzioni dell'autore. PratOj tip, R. Guasti , 1871. Un opusc.
in 8 di pag. 256. L. \ 50.
CATECHISMO ROMANO Catechismus ex decreto Concilii Tridentini ad pa-
rochos, Pii V Pontificis Max. et deinde dementis XIII jussu editus, nune
ad fidem Manutiani textus et optimorum exemplarium iteratis curis ca-
stigate irnpressus. Editio 1 a stereotypa romana. R-ymae, 187 1, typis S. Con-
greg. de propaganda fide, Soc. Eq. Petro Marietti admin. Un vol. in 8
piccolo di pag. 595, prezzo L. 4,50.
I pregi di questa edizione sono notati sima cura. Ci rallegriamo di vedere una si
abbastanza nel titolo : e la prima edizione accurata edizione di un^perache nondovrebbe
stereotipa romana , fatta specialmente sopra mai mancare nella picciola biblioteca di ogni
quella del Manuzio e corretta con isquisitis- ecclesiastico.
CECCARELLI AGOSTINO Apostolato della preghiera: Agostino Geccarelli
Dottore in ambe le leggi, Preposto della Cattedrale di Rimini , per la Sede
Vescovile vacante Vicario generate capitolare , agli abitanti della Citta e
Diocesi salute e pace in Gesu Cristo. Rimini, 4871, tipografia Malvottt
opusc. in 8 di pag. 32. *
Agostino Cecearelli Dottore in ambe le leggi, preposto della Cattedrale di
Rimini, per la Sede Vescovile vacante Vicario Generale capitolare, agl
abitanti della Citta e Diocesi salute e pace in Gesii Cristo: Notificazione per
la Consecrazione della Diocesi al sacro Cuore di Gesii. Rimini, tip. Malvotti.
Opusc. in 8 di pag. 20.
CHANTREL J. Histoire du Concile oecumenique du Vatican , par Monseigneur
Manning, ArchevSque de Westminster ; traduit de 1' Anglais par J. Chan-
trel. Paris, V. Palme; in 8 di pag. 318.
Sotto questo titolo il Signer Chantrel ci gina 469) noi demmo una rivista delPorigi-
dona la versione del bel lavoro storico-teo- nale, ed ora ci rallegriamo per I 1 utilita pid
logico, pubblicato dall 1 Arciv. Mgr Manning comune di vederne la versione francese , e
dopo il Concilio, nella semplice forma di Let- fatta da tal penna qual e quella del Signer
tera pastorale sotto il titolo: II Concilio Va- Chantrel. Lo stesso Sig. Chantrel sta ora
ticano e le sue definizioni. Essa e veramente pubblicando una sua opera originale: Grande
come dice il Sig. Chantrel le resume histori- histoire du Concile du Vatican, a cui facciam
fue et theologique du Concile du Vatican. Fin plauso fin d'ora ed auguriamo felice successo.
dallo scorso febbraio (nel qaaderno 496 pa-
336 BIBL10GRAFIA
CHECCUCCl BERNARDINO Don Benedetto. Racconto del Can. Bernardino
Checcucci. Firenze, a spese della Societa toscana per la diffusions di buont
libri. 4871. Cent. 25.
CHRTSOSTOMUS S. Patris Nostri loannis Cbrysostomi , De Sacerdotio ,
Libri VI. luxta editionem PP. Congregations S. Benedicti. Romae, typis
S. Congr. de Propag. Fide. Soc. Eq. Pietro Marietti Admin. 4871. Un
opusc. in 46 di pag. 488, prezzo L. 1.
Quest 1 opuscolo del Grisostomo, oltre al- Sacerdotio funguntur , hie turn virtutes, turn.
I'' essere di tanto autore, andb ancor famoso offensiones repraesentatas inveniant. Ed il
per le lodi degli antichi. 11 Pelusiota giudicb Suida li dichiarb esquisiti turn sublimitate
i sei libri de Sacerdotio tarn subtiliter et et dictione , turn lenitate et elegantia verbo-
ttcctirate concinnatos, ut omnes, tarn gui se- rum. Questo e il 3 volumetto della Pic-
cundum Dei placitum , quam gui negligenter cola Biblioteca del Qle.ro.
CODEX YJfflANUS Bibliorum Sacrorum graecus codex Vaticanus, auspice
Pio IX Pontifice Maximo, collatis studiis Carol! Vercellone sodalis Barna-
bitae, et losephi Cozza Monachi Basiliani editus. Carolum Vercellone
excepit Caietanus Sergio sodalis Barnabites. Romae , typis et impensis
S. Congr eg ationis de Propaganda Fide, cur ante Eq. Pietro Marietti, socio
admin, anno MDCCCLXX.
Ui questa preziosissima pubblicazione vedere il Fac-simile del famoso Codice Va-
abbian parlato a lungo nella scrie VII vol. ticano. Tutta I 1 edizione e in carta s\ bella
IV pag. 19, e vol. VII pag. 269. Ora an- da poter sembrare pergamena: ma una copia
nunziamo il tomo II che comprende i libri se n'e tirata di fatto in bellissima perga-
dei Giudici , di Ruth, dei Re, dei Paralipo- mena , ed e la prima rarita tipografica in
meni e d 1 Esdra : tra breve la grande opera questo genere.
4>ara eompiuta, e in ogni biblioteca si potra
CUFFIA GIACOMO - Aritmetica ragionata e primi elementi d'Algebra e geo-
metria, ad uso deHe scuole Ginnasiali magistrali e tecniche, per Giacomo
Cuffia. Torino, tip. dell 1 Oratorio di S. Francesco di Sales, 4874. Un vol.
in 8.di pag. 260. L. 2.
L^egregio autore di questo Trattato di cose secondarie non trascura: ma le distingue,
Aritmetica si e proposto di fornire agli alunni anzi le separa dalle primarie, mettendole nelle
deUe scuole ginnasiali , magistrali e tecniche note. Per aiutare i discepoli nella chiara com-
ua corso unico e compatto, secondo il pro- prensione delle materie le divide in libri, in
gramma governativo: e pero alP aritmetica capi , in articoli, in paragrafi , in punti , e
propriamente detta unisce gli elemeati del- accanto a ciascun punto ( P ultima delle sue
F Algebra fino alle operazioni del secondo suddivisioni ) scrive al margine Targomento
grado. Ai precetti rigorosamente dimostrati che vi si tratta. Vi e dovizia di tavole com-
congiunge Papplicazione pratica, volta per parative pel sistema decimale. Vi e ordine,
volta : e dove torna conto da le regole pro- chiarezza, e copia. E un ottimo corso-
prie per le varie applicazioni different! . Le
DE CHIARA MICHELE - Inno per la solenne festa clttadina di Nostra Signora
di Casaluce, addi 40 settembre 4874. Aversa, 4871. Un foglio in 4.
DE MANDATO ALESSANDRO Piccola guida allo studio della Divina Corn-
media di Dante Alighieri, del Prof. Alessandro de Mandate. Napoli, tip.
Ferrante, strada S. Mattia 63,64, 4874. Un vol. in 42 di pag. 110.
Assai opportuna , per introdurre i gio- cccone i capi principali. Da prima P illustre
vaui nello studio della Divina Commedia , e autore tratteggia in poche linee il disegno
la Piccola guida, che il ch. Professore de generale del luogo delPazione, in particolare
Mandato lor offre col presente libretto. Ed dell 1 Inferno, notando anche le differenze es-
BIBLIOGRAF1A 337
senziali fra il Tartaro de 1 pagani , descritto perche tutti ae sieno propriamente membrij,
da Omero e daVirgilio, e 1' inferno dantesco, ma perche tutti hanno I 1 obbligo di farsena
la cui finzione poggia sul domma cristiano. membri, non potendo profe e sare la vera re-
Determina quindi la durata dell 1 azione , la ligione se non nel seno di lei. Adunque, sotto
quale, secondo i suoi calcoli, ha comincia- questo rispetto, la Chiesa e protagonista
mento colla notte fra il giovedi e venerdl della Divina Commedia. Dati qnesti cenni
santo, e termina nella domenica in albis. g ene rali del significato del Poema, il ch.
Quanto al significato allegorico dell 1 azione, autore si trattiene nel rimanente dell 1 opu-
non si diparte dalla sostanza dell' antica in- sco lo a mettere in chiaro la ortodossia del
terpretazione, secondo la quale il triplice Poeta, calunniato da taluni che il vorreb-
viaggio simboleggia le varie condizioni del- bero compagno della loro incredulita , ed a
Puomo nella vita presente per rispetto alia giustifieare alquanti Pontefici, contro i quali
futura, ed i mezzi per indirizzarsi alPacqui- I 1 Alighieri, lasciandosi governare dallo spi-
eto della vera felicita. Or questi mezzi si rito di parte, pur troppo fu ingiusto. L 1 opu-
contengono nella Chiesa, per virtu della re- scolo del de Mandato, sotto il doppio rispetto,
denzione di Cristo, ed alia Chiesa apparten- religioso e letterario , pu6 essere veramente
gono in certo senso tutti gli uomini, non utile alia gioventu.
DIORIO V1NCEKZO I Ghepardi donati da S. S. Papa Pio IX all' Universita
di Roma. Memoria del Prof. Cav. Vincenzo Diorio. Roma, tip. delle Scienze
malemaiiche e fisiche, 1871.
Questa zoologica dissertazione, inserita del S. P. alia Universita di Roma , e della,
negli Atti dell 1 Accademiapontificiade 1 nuovi Scienza di uno di que 1 professori cattolici ,
Lincei fanno XXIV, sess. I,) restera come che fu tra 1 primi ad esser messo da parte dal
prezioso documento d 1 uno degli ultimi doni nuovo Governo.
DlIRSO FILIPPO Discorso in lode di S. Giuseppe, sposo di Maria Vergine ,
per D. Filippo Durso, Sac. della Cattedrale di Andria. Bologna , tip. Ma-
reggiani Via Malcontenti, n. 1797, 1871. Un opusc. in hPdipag.%% Cent. 60.
Vendesi presso la suddetta tipografia.
EUSEBIO (P.) *DA MONTE SANTO Ragionamenti detti in Roma, nella Chiesa
della SS. Concezione, dal R. P. Eusebio da Monte Santo, Definit. Generale
dei Cappuccini e Predicatore Apost., nel giorni 16, 17, 18 maggio 1871,
celebrandosi un Triduo solenne per la Gonservazione del Sommo Pontefice.
Roma, tip. della S. C. de Propaganda fide, amministrata dal Socio Cav.
Pietro Marietti, 1871. Opusc. in 16 di pag. 60, prezzo cent. 60.
II Chiarissimo Autore con tre bei Ser- fecero per Maria i Cattolici , i Pontefici , e
moni sulla B. V. della Speranza, dinanzi alia soprattutti il Nono Pio. Nel 3 dai beneficii
cui Immagine predic6 , tratta assai bene le passati , deduce quanta speranza dobbiam
cose che si propone. Nel 1 Sermone dimo- collocare in Maria per I 1 avvenire. Gli argo-
stra la Convenienza d 1 invocar Maria SS. menti sono utili e belli; la trattazione e de-
otto cotesto nome. Nal 2 mostra quel che gna degli argomenti.
FESTA (LA) Questo periodico romano esce ogni sabato. Le associazioni si
ricevono in Roma dalla tipografia poliglotta, Via di propaganda n. 8, ed
alia libreria cattolica, Via pie di marmo, n. 8. II prezzo per un anno in.
Roma L. 2, 50; nel resto d' Italia L. 3. Chi si associa a 10 copie avra
1'11 gratis, a 50 copie ne avra 10 gratis. Gia lodammo nel passato vo-
lume (pag. 678) le Settimane religiose, e in capo ad esse La Festa : ma
ora ne abbiam dato i particolari dell' Associazione per prouiuoverla anche
fuori di Roma.
Serie VIII, vol IV, fasc. 513. 22 26 ottobre 1871.
338 B1BLIOGRAFIA
FORTI Li ! Strenna cattolica popolare per 1'anno bisestile 1872, scritta da una
Societa diGiovani fiorentini. Anno II. Firenze, Mmuelli, 1871 , 16d//)r7#.112,
Graziosa, vispa, sciolta di scilingua- prezzo di 3J cent, per citta , e 35 per fuori.
gnolo, politicante, pettinata all' ultima moda, Ci dice un cuore che v 1 e per entro qualche
vestita in gala da un bel frontispizio,insomma poesiola e qualche raccontino, di mano mae-
una strenna a modo, e quella che ci offruno stra: tanto meglio! Salute a chi la leggera
i giovani fiorentini, et quidem al tenuissimo e a chi la scrisse.
FRANCO P. SECOKDO Alcune verita dichiarate al popolo; tratte da un'opera
del P. Secondo FrRnco. Torino, tip. cleU'Oratorio di S. Francesco di Sa-
les , 1871. Un vol. in 16 di pag. 196, cent. 30.
L' infallibilita pontificia proposta ai fedeli: Istruzione del P. Secondo Franco
d. G. d. G. Torino, tip. dell' Or. di S. Francesco di Sales 1871. Un vo-
lumetto in 16 di pag. 216, pr. cent. 35.
II ch P. Franco nel dar ragione di que- loro stato ammaestrati della cattolica verita.
sto scritto dice modestamente che fra i tanti Or noi aggiung'eremo che a nostro parere ,
scritti pubblicati sopra questo argomento come gia il suo Catechismo intorno al Con-
per quei che bramano di farvi uno studio piu cilio incontrb favore sopra di molti altri ,
vasto, e gli stara contento a scegliere quel cos\ avverra anche di questa sua Istruzione,
piu e quel meglio, che gli sembra adatto al- l a quale , come gli altri scritti dello stesso
P ietruzione ed alPappagamento dei fedeli, autore, ha il pregio singolare di essere ac-
ehe vivendo nel secolo e non avvezzi a teo- concia a tutti , e di piacere ai dotti insieme
logiche speculazioni, pur desiderano, come ne ed al popolo.
hanno dritto , di essere conveiiientemente al
FRASSUXETTl GIUSEPPE M niodello delta povera fanciulla Rosina Pedemonte.
morta in Genova in eta di venti anni il di 30 gemiaio 1860, per Giuseppe
Frassinetti. Torino, tip. dell' Oratorio di S. Francesco di Sales, 1871. Un
opus, in 16 di pag. 96, cent. 20.
La gemma delle fanciulle cristiane, ossia la Santa Verginita pel Sacerdote
Giuseppe Frassinetti. Terza edizione. Torino , tip. dell' Oratorio di S.-
Francesco di Sales, 1871. Un opusc. in 16 di pag. 88 cent. 15.
La rosa senza spine. Memorie sulla vita della pia zitella Rosa Cardone,
morta in Genova ai 26 novembre 1858 per Giuseppe Frassinetti. Seconda
edizione. Torino, tip. dell' Oratorio di S. Francesco di Sales, 1871. Un
vol. in 16 di pag. 96, cent. 20.
GALLERANI P- ALESSANDRO L' infallibilita Pontificia. Ragionamenti tre ,
tenuti in Roma in occasione del giubbileo pontificate e del primo anni-
versario della dogmatica definizione da! P. Alessandro Gallerani d. C. d. G.
Roma, 1871. tip. editrice Romana. In 12 di pag. 80. Si trova vendibile
presso i librai Spithoever, Piazza di Spagna ; e De Federicis, Via Pie di
marmo, n. 9, prezzo soldi 15.
Hai tu sulla infallibilita pontificia idee gionamenti ne fummo s\ presi, che per rac-
giuste e precise? Leggi queste pagine e f'orse comandarli viepiu ai nostri lettori, invece di
non ti spiacera di trovarvi come un riverbero un breve annunzio bibliografico , pensavamo
de'tuoi pensieri, e un 1 eco de'tuoi sentimenti di darne un compendio e ancor degli estratti
Hai invece idee confuse ed incerte ? Leggi in una rivista. Ma che ? come compendiare
ugualmente e mano mano ti si verranno un libretto che gia e un compendio di ci5
schiareudo e determinando. Hai, che peggio che e a sapersi del soggetto e de\V oggetto
sarebbe, dei pregiudizii contro questo dogma, dell 1 infallibilita , delle sue accuse e difesef
attinti forse dai giornali irreligiosi ? Oh ! come scegliere, dove tutto e s\ scelto? E ci6
allora leggi , leggi , che ne hai un bisogno basti per invogliare i nostri lettori a leg-
tutto particolare. Cos\ P Autore ; e noi ag- gerlo per intero.
giringiamo ehe avendo letti questi tre ra-
B1BL10GRAFIA 339
GATTI GI18EPPE De Magno Concilio Vaticano I auctorc losepho Gatti, ca-
nonico theologo et luris utri usque Doctore. Augustae Taurinorum ex of-
ficina asceterii Salesiani, an. MDCCCLXXI. pr. L. 4 a benefizio deW 060/0
di S. Pietro.
II none del ch. Autore e gia assai noto pregio ed interesse maggiore, a Dio piacendo,
per altre opera. Questa, benche pubblicata al riprendersi del Concilio; giacche tratta di
dopo, fu scritta prima della definizione del- altri molti argomenti, specialmente discipli-
l 1 infalliUlita : ma non per questo perde d 1 in- nari, che saranno forse Toggetto delle con-
teresse e di pregio. Che anzi acquistera un ciliari deliberazioni.
$? ~
GIUBBILEO PONTIFICALE Gozza G. Elegia greca di G. Cozza Basiliano
estratta dalla grande Raccolta che gli Arcadi offrono al S. P. Pio IX nel
suo Giubbileo Pontificale. Scrinzi Giustiniano L'uomodel secolo, Pa-
role del Sacerdote Giustiniano Scrinzi lette nella solenne adunanza delle
Associazioni cattoliche, tenuta in S. Maria del Pianto il giorno 18 giugno
4871 in onore del giubbileo pontificale di S. S. Pio Papa IX. Venezia ,
tip. Cordelia; in 8 di pag. 16, pr. cent. 50.
GUARINO GIUSEPPE H Sacerdoz-io Cattolico: Discorso del Sac. Giuseppe
Guarino } nell'occasione della prima Messa solenne del Sac. Giuseppe
Ferrigno. Palermo, tip. Pietro Pensante, via Albergaria Ritiro di S. Pietro
N. 4. 6. 8. 1871. Un opusc. in 4 di pag. 40.
II Sacerdote, testimonio e vindice della ficii del suo ministero; questi sono i due punti
verita, sia colla parola, sia colla penna, sia che con bello ed e^udito discorso svolge il
col sangue: il Sacerdote promotore e conser- sig. Guarino, in questa sua orazione.
vatore della vita cristiana coi molteplici of-
GUEIVOT C. Valderico: ossia la Schiavitu nell'ottavo secolo di C. Guenot,
Bologna, presso I'uftzio del Messaggere, 1871. Un vol. In 16 di pag. 224.
L. 1, 15.
La Francia nell 1 ottavo secolo , coi suoi scritta in questo romanzo , che cos\ riesce
costumi, colle sue passioni, colle sue leggi , non solo molto dilettoso, ma anche molto
eolle sue lotte, colle sue divisioni, vien de- istruttivo.
GUERRA ALMERICO Triduo in onore del B. Angelo Orsucci da Lucca,
martire nel Giappone 1'anno 1622, pel Sac. Almerico Guerra. Lucca, tip.
Landi, 1871. Un opusc. in 16 di pag. 16.
GUISBARCHl AMIO L'Ecciesiastico in coro, per il Gonte Annio Guisbar-
chi Ascolano, Canonico, Protonotario Apostolico, ecc. ecc. Terza Ediz.
sopra la seconda Romana del 1745. Roma, Stamperia della S. C. de Pro-
paganda Fide. Amm. dal Socio Cav. P. Marietti 1871. Opusc. in 16 di
pag. 1 1 5. pr. cent. 70.
E una operetta utilissima a tutti i Sa- dizione e del documenti si fa leggere volen-
cerdoti, anche a quelli che recitano I 1 Ufficio tieri, istruendo senza stancare il lettore. E
divino privatamente. Lo stile e semplice, il secondo volumetto della Piccolo, Siblioteca
1' istruzione soda, e colla varieta della eru- del Cle.ro.
LAURI COLOCCI GIUSEPPE Un tesoro sconosciuto , ossia i Bern singolari
della Sacra Infanzia, accennati da Giuseppe Lauri Colocci. Sacerdote Ro-
340 BIBL10GRAFIA
mano. Roma, tipografia di Benedetto Guerra 1871. Un opuscob in 16 (ft
pagine 35.
L 1 Opera della S. Infanzia ha per iscopo i mezzi pifc facili ed efficaci . Alia fine con
la redenzione e la salute del mille e mille 12 soldi si redime un piccolo inftlice, desti-
Bambini, abbandonati nella Cina al freddo, nato altrirnenti a morire. II libretto si leg-
alle fiere, alia morte. 11 libretto di cui par- gera volentieri ^e dai cornpassionevoli e dai
liamo mostra T origine, i progressi, i vantaggi curiosi.
<T Opera cosl Cattolica e Santa, e ne palesa
LIGUORI S. ALFONSO Pratica di amar Gesu Cristo di S. Alfonso M a de
Liguori. Torino, P. di G. Marietti. Roma, tip. di propaganda. Un volumetto
in 32 di pag. 319, pr. L. \.
E una cara edizioncina', nella quale per mandiamo assai alleanimedivoteche vogliano
comodo di quelli che non sanno di latino, i imparare praticamente dai santo Dottore ad
testi latini si danno in volgare. La racco- amar Gesu Cristo.
LUDOLFO DI SASSONIA Vita del N. S. Gesu Cristo, ricavata dai Vangeli
e commentata sulla scorta dei SS. Padri da Ludolfo di Sassonia, monaco
certosino, ed ora novamente volgarizzata dai Sac. Francesco Maria Faber,
con 1'aggiunta d' un copioso indice analitico. Opera utilissima a tutte le
famiglie cristiane , ma principalmente raccomandata ai predicated ed alle
persone religiose. Parma, tip. Fiaccadori, 1871. Un vol. in 8 di pag. 560.
L. 2, 80.
Ludolfo, monaco certosino vissuto in Ale- Laonde il pensiero di rifarne da capo la tra-
magna nel secolo XIV, scrisse una vita di duzione e da lodar molto, perche cos\ si potra
N. S. Gesu Cristo, lodatissima da'suoicon- diffondera per T Italia questa Vita, in cui
temporanei, lodatanei secolisuccessivi,spesso alia etoria evangelica del Divin Redentore
ristampata nelP original suo latino, e in varie sono commiste pie e soavi considerazioni ,
traduzioni , e ristretta in compendii piu o tradizioni popolari , leggende antichissime ,
mono sugosi. L 1 antica versione italiana del che sollevano colla loro varieta lo spirito del
Sansovino e rara anche nelle biblioteche . lettore.
MANNELLI MART1NO Memorie sul la vita di S. Giuiiano confessore, com-
. patrono della Chiesa parrocchiale di S. Maria a Ripa presso Empoli, rac-
colte e distese dai P. Martino Mannelli M. 0. Parroco in detta Chiesa.
Empoli, tip. Monti e Comp. 1871. Un opuscolo in 16 di pag. 96. Cen-
tesimt 60. Si vende in Firenze alia Libreria Manuelli.
Poconota e la vita di S. Giuiiano; e pure le memorie che gli e riuscito di trovarequa
il suo culto e largamente diffuso. Con molta e cola; e ne ha compilata una vita, la quale
fatica il ch. P. Mannelli ha raccolte tutte le coordina insiemein un continuato racconto.
MANNING - Vedi Chantrel.
1IART1NUCCI PIO Manuale sacrarum caeremoniarum , in libros octo dige-
sturn a Pio Martinucci , Apostolicarum caeremoniarum Magistro. Liber
quarlus. Romae, MDCCCLXX1, typis Bernardi Morini, Romae et Taurini
apud Petrum Eq. Marietti typ. pont. in 8 di pag. 83. Prezzo del presents
volume. Lira 1.
MAURO (P) DA PERUGIA Ragionamento sulla efficacia dell'orazione recitato
nel tempio di S. Maria sopra Minerva, dai revmo P. Mauro da Perugia
BIBL10GKAFIA 341
Cappuccino, consultore della S. C. dell'Indice. ima, stamperia della S. C.
de prop, fide ammin. dal socio Cav. P. Marietti, -1871, pr. cent. 40.
Questo discorso fu recitato nel triduo so- merosopopoloascoltante,profondamentecom-
leune, fatto per opera dell 1 Associazione della inosso , ripete spontaneo e concorde ad alta
Gioventu studiosa di Roma alia continya pre- voce le ultime parole del sacro oratore: /
ghiera. L'argoraento non potea esser piu ac- Te, Domine, speravi: non confundar in aeter-
concio allo scopo della pia associazione, e il num.
tnigliore elogio del discorso si e, che il nu-
MAZZOTTA DA FILADELFIA Lezioni dell' organismo della Chiesa,ecc. Roma,
tip. deile belle arti, 1870. Un vol. in 8 dipag. '116, pr. L. 2. 50.
Lezioni del diritto pubblico di S. Chiesa, ecc. Roma, tlp.romana, 1871, in 8
di pag. 178, pr. L. 2. 50.
Lezioni che mostrano 1' attuazione del pubblico sacro dritto ecc. pel
prof, in teologia e sacro dritto, P. Vitaliano Mazzotta da Filadelfia. Roma,
tip. romana, 1871, in 8 dipag. 197, pr. L. 2. 50.
Aggiungiamo questi tre agli altri vo- 62). Presto aspettiamo dalla feconda penna
lomi del ch. Autore, da noi altre volte lodati. del revmo Autore altri volumi, a compimento
(serie VII vol. X, pag. 584, e vol. XI,pag.586. del suo vasto disegno.
Serie VIII, vol. 1, pag. 336, e vol. II, pag.
MEINI GIUSEPPE I proverbi di Salomons recati in versi italiani da Giu-
seppe Meini col testo latino a fronte e con note (a benefizio del danaro
di S. Pietro). Firenze, Luigi Manuelli editore via del Pro^onsolo , press
S. Maria in Campo 1871. Prezzo L. 2. Per posta L. 2,20. Vol. in 16*
di pag. 260.
A fare giusta estimazione di cotesta ver- dove essi della coscienza del genere umano
sione poetica de'Proverbu di Salomone, data mi sono sembrati interpret! piu degni. Nella
alia luce dal ch. Meini, varra assai meglio mia versione seguo quasi sempre raons. Mar-
he le nostre parole, cib che egli espone tini : e le poche volte che da lui mi allon-
nella breve avvertenza che le preraette. Altri tano, ne dico il perche. A queste parole
ha raccolto, egli dice, e divulgato i proverbi noi altro non aggiungiamo , so non che il
del popolo, che sono il frutto della esperienza c h. autore si e mantenuto costantemente alia
umana. Sia lecito a me pubblicare , voltata gua promessa, e che la sua versione non solo
in versi italiani, questa raccolta, nella quale e riuscita fedele, ma anche adorna di grazie
Dio stesso e quegli che istruisce Tuonao sotto poetiche, per quanto consente 1' indole dida-
la forma del proverbio. E i proverbi popolari scalica del libro. Le note, che tratto tratto
io reco sovente nelle note, a schiarimento e appone al testo, sono assai utili per agevo-
eonfronto; e cito non solo altre parti delle larne T intelligenza.
aacre Scritture, ma anco autori profani , la
MERRA EMANUELE L' Immacolata ed il secolo XIX. Conferenza pel Sac.
Emanuele Merra, Mansionario della Cattedrale di Andria. Bologna, tipo-
grafia Mareygiani all' insegna di Dante, 1871. Un opuscolo in 8 di pa-
gine 30. Cent. 60. Vendesi presso la suddetta tipografia.
MURINO EMMANUELE Nei solenni funerali del Sac. Alfonso Mandia, cele-
brati da' suoi compagni , in Salerno nella Parrocchia di S. Luca, il di 28
luglio duodecimo dalla sua deposizione, parole di conforto recitate dal
suddetto Emmanuels Murino. Salerno, Stabilimento Tipogrofico nazionale r
4871. Un opuscolo in 8 di pag. 16.
BIBL10GRAF1A
PAZZAGLIA PAS0UALE Vita di Santa Eurosia Vergine e Martire, scritla
ad istanza di alcuni devoti dal Cancelliere Pasquale Pazzaglia, con 1* ag-
giunta del Panegirico ad onore di detta Santa. Bologna, tipografia, Pon-
tificia Mareggiani, 1871. Un vol. in 16 di pag. 72. Cent. 75.
PELLICANI ANTONIO I Martiri della Compagnia di Gesu, uccisi dai Comu-
nardi parigini nnl maggio del 1871. Ragguaglio autentico estratto dagli
atti del P. Armando de Ponlevoy dal P. Antonio Pellicani. Torino, 1871,
Colleqio Artigianelli. In 16 di pag. 96.
PERRONK P. GIOVANNI Dissertazione intorno alia infallibilita ed autorita del
somrao Pontefice, recitata dal P. Giovanni Perrone d. C. d. G. nell'Acca-
demia di Religione cattolica in Roma, il 23 agosto 1871. Guastalla, tip. ve-
scovile, pr. cent. 30.
In questa dissertazione r autorita e presa
nel senso ristretto e specifico del potere del
Papa in risguardo ai sovrani, e lo scopo del
lotto disserente non e di parlare di tale au-
torita, ma solo di dimostrare che, qualunque
clla sia, non ha punto che fare colla defini-
zione della infallibilita e che per6 a torto i
politici se ne sono adombrati. I/argomento
t'u suggerito dallo stesso Santo Padre nella
sua risposta airiudirizzo dell 1 Accademia di
Religione cattolica, da noi riferita nel prin-
ciple di questo volume (pag. 11) in un arti-
colo intitolato: Stolta guerra de'politici contra
il domma deWinfallibilita, nel quale potemm*
anche spiegare a beiragio la distinzione tra
quella autorita in se stessa, che viene radi-
calmente da Dio, e il suo esercizio o la sua
attuazione , che nelle diverse applicazioni e
nella estensione dipende dalle condizioni so-
ciali. Gib che viene accennato dal ch. P. Per-
rone, in questa dissertazione, sara da lui svolto
e chiarito in un piu ampio lavoro , ch 1 egli
promette sopra V infallibilita.
PIRANl GIUSEPPE Delle principali opere letterarie del Cav. Giovanni Chi-
nassi: elogio di Giovanni Pirani, letto agli alunni dalle scuole comnnali di
Savignano di Romagoa nella solenne distribuzione de'premi scolastici il
di 4 giugno 1 871 . Cesena, tip. di C. Bisazia\%7\. Opusc. in 8 di pag. 12.
II Ghinassi , teste rapito da morte , fu tanto a far conoscere il valore di quell 1 il-
colto e gentile scrittore di poesie , e molto lustre letterato, ma giova eziandio a indicare
elegante e natural prosatore. Dei suoi meriti la via, per la quale pu6 soltanto giugnersi a
letterarii favella, con molto buon giudizio, il meta onorata nello studio delle lettere urnan*.
8ig. Tirani; ed il suo discorso non vale sol-
KAIMONDO (P.) DA CAPUA Vita della Serafica Vergine Santa Caterina
da Siena, tradotta dall'Edtzione latina, scritta dal B. Raimondo da Capua
Dornenicano, suo confessore. Vol. 1 Alonza, tip. deWistituto de' Paolini
di Luigi Annnni e Comp. 1871. Un opuscolo in 16 di pag. 208.
REUSCH ENRICO La bibbia e la natura: Lezioni sulla storia mosaica della
creazione, e i suoi rapporti colle scienze naturali del Dott. F. Enrico
Reusch. Parma, tipografia Fiaccadori, 1871. Secondo volume in 8 di pa-
gine 44S. L. 2. 28.
Del ! volume di questa grave e utilis- luce, ritorniamo a raccomandarla ai nostri
sima opera parlammo a pag. 344 del fasci- lettori , siccome opportunissima opera per
eolo 501. Ora che il 11 volume e uscito alia confutare gli errori del modernonaturalismo.
ROMANI AGOS11XO II perpetuo trionfo della Chiesa cattolica con alcune
Conferenze sulla credibilita del Cristianesimo per il Sacerdote Agostino
BIBL10GRAFIA 343
Romani. Roma, stamperia della S. Cong, de prop. Fide, ammin, dal Socio
Cav. P. Marietti, 1871. Un opusc, in 16 dipag. 108.
Agli altri scritti, altre volte lodati del edairautore dedicata al Rettore del Collegio
eh. Autore, ap-giungiamo ora questo, che da Urbano di Propaganda Fide, Don Loreto la-
se si raccomanda col titolo. Questa operetta covacci, con onorifica iscrizione.
ROTA PIETRO I funeral! cfvili : Discorso del Vescovo di Guastalla ai suoi
Din^ftsani Guastnlla, tip. Vesconle 1871. Opuswlo in 8 di pay. 14.
IIOTELLI LUIGl Disputatio theologica apud Seminarium Perusinurn idibus
Sept. 1871. Un opuscolo in 4? di pag. 14. Perusiae, typis Vincentii San-
turn 1871.
SCOTTON ANDREA H Giornalismo. Discorso recitato in S. Nicolo di Verona,
dal Rvmo Monsignore D. Andrea Scotton di Bassano. Verona, tip. vescovile.
in 8 di pag. 16, pr. cent. 20.
La voce di Pio IX levossi, non e guari, piu Passociarsi ai cattivi giornali , e ribatte
a condannare la lettura dei cattivi giornali le scuse ohe si recano per giustificare coteste
e ad intimare ai fedeli il Non licet: eco di letture o per attutire almeno la propria co-
quella voce e questo ragionamento , che di- scienza.
aostra quanto gran male sia il leggere , e
SOGGIU ANTONIO Due discorsi panegirici, detti nel Santuario di Bonaria
in Cagliari, dal can. Antonio Soggiu nelle feste del quinto Centenario e
della incoronazione della Miracolosa irnmagine della SS. Vergine Maria, ce-
lebrate nell'aprile 1870, Cagliari, tip. A. Timon 1871. Un opuscolo in S*
di pag. 28.
II linguaggio piano e facilissimo; T af- dono veramente pregevoli , e ne commendam
fetto pieno e devoto, lo scopo altamente pra- Pautore, come di valente e veramente frut-
tico e morale di questi due discorsi, li ren- tuoso predicatore .
La voce di un cattolico sopra la causa del Papa, da Oristano nella Sardegna,
del Sacerdote e Canonico della Chiesa metropolitana Antonio Soggiu. Ori-
stano, tip. Arborense 1871 ; in 8 di pag. 108.
Gia ne demmo una rivista nel vol. Ill a ziosa si e quella di UQ intero capitolo sopra
pag. 728. Ora ci rallegriamo di vederne una le cos\ dette, Aspirazioni nazionali : a Roma,
eeconda edizione con aggiunte. La piu pre- a Roma!
STUDI FILOLOGICI Strenna pel 1872. Modena, Soliani, 1871, fasc. in 8 di
pag. 80.
Ci perviene una prima Strenna pel pros- scorrono, notiamo la breve teorica sui verbi
simo anno ed e compilata dal ch. Bartolomeo ausiliari, nella quale maestrevolmente si vince
Veratti, strenuo direttore degli Opuseoli re- il puuto di collocare il verbo venire tra gli
ligiosi, letterariie morali di Modena. La tro- usati a rendere passivi i verbi attivi. A questo
viamo tntta piena di filologia italiana , non il ch. filologoaggiugne con troppa ragione i
pedantesca, met si sobria, erudita, e ci6 che verbi fire (uso per antico in molti suoi tempi,
forma pregio raro , pratica: brevemente, ci e per moderno in pochi), restare , rimanere.
sembra una strerma degnissima sorella di Gli esempii , onde esso puntella Topinione
quelle del compianto prof. Parenti . Per6 la sua, riescono , a parer nostro, definitivi. E
raccomandiamo, se pure e bisogno, agli stu- basti della Strenna, che gli associati agli
diosi della lingua nostra, e chi che si abbia Opuseoli si goderanno nel prpssimo ultimo
tra mano lavori lessicografici, grammatical]', fascicolo di quest 1 anno. Con questa ooca-
o somigliantS. Tra le altre cose che vi si di- sione ricordiamo ai lettori gli Opuseoli reli-
344 BIBL10GRAFIA
giosi, Jetterarii e morali di Afodena, uno de^e- stratte dagli Opuscoli. Un giornale in cui scri-
riodici piu antichi d 1 Italia, e de^piu valenti. vonocotalipenne, ben merita dellMtalia, e noi
Se ne abbiano per saggio P operetta del ch. gliauguriamo gli si mantengaquel favoredei
Isola, sulmetodo, che noicommendammouella buoni, che finora non gli e venuto meno.
bibliografia del 1 sabbatodello scorso settem- Prezzo della Strenna, lira una . Prezzo
bre, e la insignedissertazione del ch.Tafuri, dell'Associazione agli Opuscoli, per F Italia,
quivi stesso rammentata. Entrambi erano e- nn anno, lire 11.
TRICALET PIETRO G. Bibliotheca manualis Ecclesiae Patrura. Presbyter
Petrus los. Tricaletius, in Universitate Vesontiensi doctor, gallice edidit,
Eudoxius Philenius S. T. Professor latinitate donavit, notisque illustravit.
Editio II emendatior. Romae, typis S. COngreg. de Propaganda fide Socio
cq. P. Marietti Adm. MDCCCLXXI.
Salutiarao con piacere questa bella edi- zio.di S. Giustino,di S. Ireneo,di S. Clements
zione latina della Biblioteca del Tricalet , Alessandrino, di Tertulliano, di Origene, di
pubblicata fin dal 1158 in francese, col titolo S. Cipriano, di Eusebio Cesariense, di S. Ata-
Sibliotheque portative des Peres de VEglise, e nasio, di S. llario, di S. Basilio e di S. Cirillo
piu tardi in latino in 9 volumi. Lo scopo del Gerosolimitano ; e cosl d'altri Padri ne 1 vo-
dotto e pio autore fu specialmente ascetico : lumi seguenti. I nove volumi in questa edi-
a tal fine in distinti articoli da in primo luogo zione sono ridotti a cinque, di circa 85 fogli in
un ragguaglio della vita di ciascuno dei Pa- 8 grande ciascuno. Sono gia usciti i tre pri-
dri, e poi un'analisi di tutte le opere; quindi mi e di tre in tre mesi usciranno gli altri.
un copioso florilegio dei testi migjiori che Tutta Topera non superera il prezzo di L. 35.
risguardano i dogmi, la disciplina, i costumi, Prezzo del vol. I, L. 5, 30', del II, L. 6, 1O, del
e la vita spirituale. Cosi si fa a cagion d^e- HI, L- 6, 18.
sempio nel 1 volume in riguardo di S. Igna-
UFFIZIO PARYO del S. Cuore di Gesu. Prato, tip. di Ranieri Guasti 1874.
Un opusc. in \ 6 di pag. 32 Cent. 25.
VALERIC AGOSTINO Augustini V'alerii Episcopi Veronae de Acolythorum
disciplina. Libri duo. Romae, Typis S. Congr. de Propag. Fide Soc. Eq.
Petro Marietli Adm. 1871. Un opusc. in 16 di pag. 168, pr. L. 1.
L" 1 Autore visse nel Cinquecento. Lo stile sacri: a formare il cuore, apre i sentieri delle
semplice e schietto , e soprattutto la pieta virtu piu acconce ai giovani che aspirano al
sacerdotale ed i document! utilissimi onde Sacerdozio. Nell 1 una e neiraltra parte si
e colmo questo libretto, lo fanno utilissimo mostra delpari zelante, assennato ed erudito.
ai Seminarii. I/autore divise in due parti il Questa nuovaedizione e dedicata al Vescovo
suo lavoro. Nella l a prese a fermar la mente di Verona , Mgr Di Canossa , ed e il prim*
dei Cherici , nella 2 a il cuore. A formar la volumetto della Piccolo, Biblioteca del clero.
mente, traccia la via degli studii e profani e
YITTORIO DI S- GIOV. BATT. C, SC, Sopra la necessita ed utilita delle
associazioni cattoliche: discorso letto il 21 maggio 1871 nella preliminare
adunanza del Circolo Cattolico delta citta di Piacenza. Piacenza, tip. fra-
telli Bertola 187L Un opusc. in 8 di pag. 38.
Tre lettere inedite del P. Antonio Bresciani, pubblicate per cura dei signorr
Paris M. Salvago e Manfredo da Passano. Genova MDCCCLXXL Un opu-
scolo in 8 di pag. 28.
CRONACA
OONTEMPORA.NEA
Firenze 25 ottobre 1871
ROMA' (Nostra Corrispondenza)
Siccome accade che si consultino talvolta i Lunarii per sapere
di certo il tempo che non sara, o le Raccolte di profezie e di fu-
turi destini per sapere di certo ci6 che non accadra, o i giornali
officiali od ufficiosi per sapere di certo ci6 che non e, o le Memorie
politiche di Raffaele Sonzogno o le Relazioni militari del troppi
reduci dalle patrie bat tag lie per sapere di certo, cio che non fu;
cosi, per sapere di certo cio che non verra tra poco a far in Roma
il parlamento subalpino, pensai di consultare in questi giorni S. Tom-
maso De legibus. Ma, come accade talvolta che si trovi quello
che non si cerca, mi sono abbattuto, proprio in sulle prime, in un
testo che non faceva al mio caso; ed anzi lo guasfava , perch& su
quello un uomo di giudizio potrebbe forse fondare 1' opinione, che
quello che ha da venire sia stato e sia per essere davvero un buon
parlamento. Onde che io sono stato in sul punto di trafugare il
documento. Ma mi si affaccio I* immagine intemerata dei due fratelli,
Carlo Pisani, Abele della Concordia,, e Raffaele Sonzogno, Caino della
Capitale, venuti in Roma 1'uno da Venezia 1'altro da Milano ad inse-
gnare ai clericali la lealta. Carlo Pisani, a dir vero, sembrerebbe piu
fatto per insegnare la modestia, e Raffaele Sonzogno parrebbe avere
disposizione piu naturale per dar lezioni di disinteresse. Ma poiche
ambedue sono ora fraternamente occupati a insegnarci la buona mo-
rale ; benche con qualche divario , giacche Abele e piu forte sulla
erudizione falsa, e Caino sull' invenzione vera; ad ogni modo, poiche
ambedue rappresentano ora sulla scena capitolina, nei dialetti rispet-
tivi, la parte di Tartufi vestiti da Padri nobili , ed hanno ancora
ecclissato Arbib, che dal viaggio del Moncenisio, dove fu baciato dal
Minghetti, ci torno roco ed infreddato, si che la sua Liberia e ora
oiG CUOISACA
tioca e sopraffatta dalle grosse voci della Concordia e della Capitals;
poiche, diceva, Carlo Pisani e Raffaele Sonzogno, oracoli di Roma,
stanno ora dando alternativamente lezioni al Vaticano sopra il vero
modo di vivere alia modaonesta: Non sia mai, dissi fra me, che
io frodi questa nobil coppia di fratelli galantuomini pure di un testo
di S. Tommaso, il quale possa, benche con mio danno, riuscire loro di
qualche utilita. Vero e che me ne dovrebbero ringraziare in ginoc-
chio. Giacche ne Caino ne Abele, per poco che la loro onesta gior-
nalistica superi la loro scienza morale, mi potranno negare che essi,
benche uomini di studio, venuti a spendere in Roma i loro danari
per la nostra istruzione, e neanche 1' intero gregge dei loro colleghi
giornalisti, gente che sa 1'ebraico piu dell' italiano non che del latino,
non sarebbero capaci di scoprire quel testo, neanche coll'aiuto dei
Trimalcioni del congresso medico, congregatisi, mentre vi scrivo, in
Roma ad emulare i pranzi storici del congresso preistorico di Bologna.
Giacche penso che sappiate, come non si parli ora in Roma che dei
pranzi medici degli ordinatori di dieta; come in Bologna, Modena e
Ravenna non si e parlato teste che dei pranzi storici degli studiosi
delle ossa preistoriche. Spero bene che verra un giorno , in cui le
ossa storiche, spolpate da questi membri polputi del congresso prei-
storico, diventeranno preistoriche e daranno cosi nuovo argomento di
pranzi storici ai preistorici futuri. Quanto ai medici del congresso
presente, e opinione comune in Roma che non lasceranno al con-
gresso preistorico futuro altre ossa da studiare che le proprie. Ebbi
occasione di vederne da vicino parecchi. Sono, in generale, medicuzzi
spolpati, magrini , tisicuzzi , affilali per 1' appetito e per lo studio.
Faranno onore all* ospitalita romana. Basta vederli, per capire che
hanno digiunato assai sui libri, e che dei San Tommasi non conoscono
che quello che, prima di essere Santo, non credeva ad altro che a
quello che toccava. Di quanto arriveranno a toccare questi medici
congregati non lasceranno niente. Girano ora per Roma in caccia di
appetito, visitando i monumenti dell' ignoranza papale, con in mano
la guida dell' ignoranza propria. Non la finirei mai con questi medici
politici che ci hanno ormai ammorbata 1' Italia. Studierei volentieri
sopra loro la cranioscopia. Penso che vi troverei quel sentimento che,
come dicono loro, si manifesto, alia sommitd delta testa un poco
sopra I'angolo posteriore e sagittate dei parielali. Ammalata che
sia la sede di tal sentimento, nasce la monomania ambiziosa; ed
<i allora che Vuomo si crede Re f Spirito colossale, Genio. L' Italia e
vaiolata di questi genii che hanno malata la sede di quel senlimento.
11 mio sentimento sarebbe che, per guarir 1' Italia, basterebbe rilegare
i medici nell'Ospedale degl' Incurabili, e gli avvocati nel Foro Boario.
COMEMPOUANEA di/
Ci guadagnerebbe la religione e la politica. Quanto alia sanita pub-
blica, i dilettanti di medie dicono, che la media delle malattie e mi-
nore nei paesi che non hanno medici. E quanto al mio e al tuo ed
alle vedove ed ai pupilli, la cui difesa e il patrimonio degli avvocati,
noto che per ogni vedova e per ogni pupillo e per ogni mio e per
ogni tuo, vi sono sempre almeno due avvocati; dei quali se 1' uno
difende, 1'altro per necessita offende il mio e il tuo, la vedova ed il
pupillo. Ondeche io non ho mai capito perche gli avvocati si chia-
mano i difensori piuttosto che gli oppressori del diritto, delle vedove
e dei pupilli. Qui vedo che e il luogo opportune di menzionare le
solite, indispensabili, onorevoli eccezioni. Ma dei medici ed avvoeati
politici, cbe ingombrano i congressi, le camere, il senato, ed il con-
siglio dei Ministri, chi, diascolo, volete voi che io eccettui ? Del resto,
siccome all'abolizione generale dei giornalisti, compresivi i professori
di morale Carlo Pisani e Raffaele Sonzogno, i primi a dare il voto
saremmo certamente voi ed io e tutti gli altri degni di onorevole
eccezione , cosi credo che a questa espropriazione ormai necessaria
per la pubblica utilita di avvocati e di medici, i primi a concorrere
sarebbero senza dubbio gli avvocati e i medici degni di onorevole
eccezione.
Non crediate che questi medici, che girano ora a dozzine per
Roma a nostre spese in abito nero e viso giallo, mi abbiano sturbati
gli umori. Se faccio cosi I' inferocito, cio e soltanto coll' intenzione
un po'maliziosa di mostrare come un lembo d' Internazionale a quel
torello furioso di Carlo Pisani, altrimenti detto la Concordia, che e
venuto tests, come vi dissi, da Venezia a Roma a mugghiarci la pace,
la carita, la conciliazione, la concordia, la morale, in istile tragico da
Erinni ubbriaca, da Baccante dilaniata, da Medusa anguicrinita. Lo
avviso che il suo stile non e da buon veneziano. E ad ogni modo.
non siamo in Roma come in quel bosco dove
Auritulus
Clamorem subito tollit totis viribus,
Novoque turbat bestias miraculo.
Conosco i Veneziani. Sono la gentilezza in persona , civili , cortesi,
educati , che rendono volentieri servigio, e vi ringraziano quando
dovrebbero essere ringraziati. Carlo Pisani dee avere nelle vene del
sangue turco: dee discendere da un prigioniero fatto a Lepanto. Anche
quando scriveva nella Gazzetta del Popolo di Torino, parve cola
troppo furibondo, si che faceva ridere. A Roma fa sorridere. Non so
con qual successo profetasse in patria. Ma poiche I' ha abbandonata,
348 C RON AC A
siam fondati a credere che abbia finite col riconoscere che ormai gli
orecchi del pubblico erano cola abbastanza rintronati. Venne dunque
a Roma
Ut insueta voce terreret feras.
Nel piccolo gruppo giornalistico-buzzurro di Roma, fu, in sulle
prime, ricevuto male. Gli accadde come ad Agnolo Firenzuola, secondo
che racconta egli medesimo. Servendo al mio duro accidente mi
avviai (dopo diventato asino) alia stalla del mio cavallo, dove era
eziandio un altro asino : ed estimava che, se alcun tacito e natural
sagramento era fra i muti animali, quel mio cavallo riconoscendomi,
mosso a misericordia mi dovesse dare spazio nel piu netto e miglior
luogo di quella stalla. Ma, o Rettor dell'Universo, e segreta divinita
della fede, quel gentil mio palafreno, accordato coll' asino ai miei
dauni, temendo che io non togliessi loro la biada, appena mi videro
appressare alia mangiatoia, che rizzando le orecchie, che prima erano
Janguide e penzoloni, mi diedero parecchie coppie di calci delle cat-
tive. Del che si lagnoassai fieramente Carlo Pisani, nei primi giorni
del suo installamento in Roma. leri , disse fin dal suo Numero se-
condo, ieri cospirazione coniro la vendita della Concordia. Basto-
narono quei pochi che erano venuti per prenderla. Non vogliamo
fermarci sul sospetto che do possa esser frutlo di istigazioni di
colleghi della stampa. E nel numero terzo: La camorra continua
contro noi in modo vergognoso. Ci6 accadeva, diciam cosi, nel
segreto della stalla: giacche Roma, come non sa ora, cosi non sapeva
allora nulla di queste avventure di questi suoi pubblicisti. Come
abbia poi il Pisani trovato luogo alia comune mangiatoia, non lo so
bene. Questo so che lerruit feras ; di che lo stesso Arbib, come vi
acceimai, ne e ecclissato e sopraffatto. La carta della sua Liberia, che
era una volta si Candida e soda, e ora nericcia e sottilissima si, che
appena si puo leggere quello che vi si stampa in inchiostro molto
annacquato. Non so se Tacquedotto dell'acqua marcia delle spese
segrete, abbia avuta una derivazione. Certo e, che Arbib e in de-
cadenza. II suo ritornello, a buoni conti, non si legge piu che molto
di rado. Temo che non mi scappi al Cairo con Ormeville. Percio mi
afferro ora al Pisani. Ma temo che non sia ancor egli in cogitations
fugae; giacche leggo nella sua Concordia dei 17 ottobre non so qual
suo progetto di nuova Gazzelta. Per ora continua a tuonar in Roma
insueta voce, compartcndo equamente le sue lezioni, ora a destra ed
ed ora a sinistra, ora alia 'Capitate ed ora al Vaticano. Carlo Pisani
sembra ora il dux gregis nel giornalismo buzzurro. Non gli si pua
negare un buon metallo di voce. A orecchi pero, in un certo senso,
CONTEMPORANEA 349
sla male. Non canta una musica che arrivi in cielo. Ed anche in
terra e piu romorosa che melodiosa : ed e poi sempre quella; giacche
vedo nei suoi ultimi nuraeri ricantata alia lettera la canzone del primi,
eontro i preti ed i frati, che, secondo lui, invocano 1' internazionale
ed il petrolic. Carlo Pisani ha la fissazione di dover essere arso vivo
dar 'clerical!. Ne -he, poveretto, partecipa alia monomania regnante
ora nei buzzurri di Roma, che ogni giorno visitano il cosi detto Ba-
raccone di Monte Citorio, sempre temendo di doverlo vedere per
T ultima volta, percbe destinato, secondo loro, ad essere arso dai preti,
una di queste notti. Ondeche ora vi hanno messo a guardia i cara-
hinieri reali; i quali non prima furono visti cola, subito si sparse
dai giornali buzzurri la voce certissima, che vi si erano scoperti barili
di polvere gia pronti allo scoppio. E cbi tuono questa notizia in istile
piu tragico fu appunt,o Carlo Pisani, il quale, non ha pero ancor
trovato il tempo di smentirla , come fecero subito gli altri suoi
colleghi. Ma la paura non e passata. Ed ogni giorno si leggono ora
su pei giornali buzzurri le storie veridiche della congiura delle pol-
veri, e deli' invocazione che preti e frati . fecero e fanno del petrolio
vendicatore. Ondeche io consiglio questi giornalisti, e Carlo Pisani
in primo luogo, a scegliersi nei congresso il medico piu allopatico
e piu generoso del sangue altrui, e contidargli le loro vene. II clima
di Roma non e quello di Venezia; e un clima cattivo. Non e qui luogo
propizio ai predicatori troppo accensibiSi di concordia, che ban sempre
gli occhi fuor del capo, i capelli irti, e i pugni sul viso. E un eser-
cizio pericoloso. Se Carlo Pisani non si tempera, finira nelle mani
del dottor Pantaleoni, o meglio del suo successore; giacche anche il
dottor Pantaleoni passa ora per uomo finito.
E un gran divoratore di uomini il clima roinano. Dice il pro-
verbio che le torce a Roma diventano candele, e le candele mocco-
letti. Pantaleoni e diventato moccoletto presto, come tanti altri uomini
grandi che in poco tempo diventarono qui piccinini. Non parlo ne di
Principi, ne di Principesse. I ministri viaggiano ora assai. Ma lascia-
teli fermar qui un poco, e vedrete come si squaglieranno. Ne ab'biam
visti di squagliati quest' anno ! Tutte torce di peso, al peso di Torino
e di Firenze : ma minus habentes al peso romano. Dal Lunati, che da
luna piena divent6 scema, fino al Piacidi morto di poetite rientrata,
ed al Pallavicini che segui prosaicamente le sorti del poeta, ce
n'e da ornar il catafalco di tutti i moccoletti restanti. Non amo
pigliarmela cogli squagliati. Rispetto Arbib nella sua decadenza e la
Scuola Romana nei silenzio del suo avvocato A. M. che ha perduta
subitamente la fiorita parola. Preferisco attaccarmi agli squagliabili.
11 medico Pantaleoni e nell'atto primo prossimo. Non gli valse 1'aver
350 CKOISACA
curata la salute di Roma. La propria e ora pericolante. Venuto in
Roma per la sanguigna di Porta Pia, si assise in sedia monsignorile
nello spedale di Santo Spirito; dove fu ammirato un giorno colla
Croce di Santo Spirito sul petto, inginocchiato dinanzi ad un incen-
siere fumante in suo onore. Ora gii traballa sotto la sedia, se ho da
credere alia Nuova Roma, che pure e giornal pantaleonico o, vo^iam
dire, governativo. Dice la Nuova Roma, il 13 ottobre che Pantaleoni
e fieramente sospettato di falsificazione di documento, collo scopo di
assicurare sibi et suis una buona pensione, vita sua e loro naturale
durante, a spese dei malati dello spedale di Santo Spirito. Noi (dice
la Nuova Roma) noi non vogliamo credere che si possa fino a questo
segno abusare di un mandato, mistificare i colleghi e sottrarre agli
ospedali le rendite sacre ai poveri infermi. Ma se il Pantaleoni fosse
autore di tanta debolezza, gli si oscurerebbe assai la gloria di aver
fatta 1' Italia, e bisognerebbe dire che non ha mai perduto di mira
lo studio dell'economia politica. Noi crediamo che il partilo gover-
nativo carezzandolo faccia il proprio danno e quello di lui, che non
ha ali al volo cui lo si vuole sospingere, e che un bel giorno preci-
pitera di un tratto e non se ne vedranno nemmeno gli avanzi. E
voi vedrete che 1' un dopo 1'altro tutti questi grandi uomini che, come
la Nuova Roma dice, hanno fatto I' Italia, precipiteranno allo stesso
modo e non se ne vedranno nemmeno gli a,vanzi, col pa il comune
studio troppo intenso della economia politica. Del resto , per amor
di verita, e discarico della mia coscienza, debbo assicurarvi che il
medico Pantaleoni non ha finora creduto degno di se di zittire contro
quest'evidente calunnia.
Ma chi non si calunnia adesso ? Lo stesso Governo italiano e
ora calunniato ; e non dico dai neri o dai rossi ; ma, cio che non
parrebbe credibiie, da quel bianco ermellino di Arbib, che il 14 ottobre
diceva essere follia fidare nell'appoggio del governo, il quale dura
fatica a tirar innanzi per se ; e ribadisce il chiodo il giorno se-
guente dicendo, che un governo il quale, amministra con si poca
cur a gli interessi dei terzi, dee riuscire in breve antipatico e mo-
lesto. Dove ogni uomo intelligente dee pero scusare il giusto sfogo
di un'anima altera e disdegnosa di giornalista ufficioso, dignitoso e
netto, licenziato dai servizio o messo a mezza paga. Che se Arbib
calunnia cosi, pensate gli altri ! II Tempo dice il 17 ottobre che siam
giunti alpunto didover invidiare la polizia pontiftcia; senza riflettere
che, quando verra la polizia pontificia, se non fugge presto, si accorgera
allora del suo errore. Carlo Pisani, nella Concordia dei 16 ottobre, do-
manda se vi sia in qualcheparte del mondo un ufflcio di posta, che
vada piu orribilmente di quello del regno d' Italia. Ma se Carlo Pisani
COiSTEMPOIUNKA 351
vuole risposta alle sue domande, non dee farle in istile cosi da ener-
gumeno e con esagerazione si visibile, sapendosi da tutti che vi sono
parti del mondo,, dove gli uffici postal! non vanno in nessun modo:
sicch6 sarebbero beati di averne uno che andasse orribilmente come
I' italiano. Se Carlo Pisani vuol essere creduto, bisogna che scriva
sempre con queilo stile pacato e grave che uso 1' 1 1 ottobre, quando
disse sapienteraente che siarao malcontenti delle imposte che ci
opprimono, deiramministrazione che non cammina, della confusione
che non permette di guardar alia bussola, della politica perche non
sappiamo piu con chi siamo, della liberta perche diversa da quella
che ci eravamo immaginati. Essere malcontenti della liberta pare una
bestemmia : ma il lagno e giustissimo e sacrosanto. A Roma piu
assai che liberta vi e propaganda di dottrine che uccidono la liberta.
Se i buoni si ritirano spaventati, chi restera padrone? Restera padrone
chi lo e, Pisani mio. E cosi e inutile che la Nuova Boma dei 10
ottobre calunnii il Pincio ridotto in barbaro^modo, si che sembra
che vi siano stati accampati i Prussiani. Si sapeva gia, prima che
la Nuova Roma ce lo dicesse, che e venuta a Roma gente atta a lor-
dare cose migliori ancora che non il Pincio. Testimonia la Riforma
del 7 ottobre che dice: VOspedale di S. Giacomo avea in se (sotto
il Governo del Papa) tutlo cw che era necessario pei suoi malati:
ma un ordine superiore (del Governo italiano) glielo tolse ; con
quel danno degli infermiche ciascuno facilmente pud comprenderlo.
Ma, piu del Pincio e dei malati, e ora degna di compassione in
Roma la guardia nazionale; un cui membro,.di personale rispettabile,
scrive al Tempo degli 8 ottobre, in istile da guardia nazionale, gli
inconvenienti che pur troppo se ne veriftcano molti in queslo paese.
Ma, tra tutti gli inconvenienti, nota con ispeciale rammarico, degno
dell'amor di patria di una guardia nazionale, che i nostri superiori
pretender ebb ero, ossia hanno ordinate le manovre di obbligo, nien-
temeno che nelle dome-niche di ottobre. Bisogna dire che dal generate
in giu non sanno quel che fanno. Si sa che i romani tutti amano
di divertirsi piu nell'ottobre che nel Carnevale. E se non si va alle
manovre, saremo condannati al carcere ed alia multa. Raccomando
a questi signori a non voter pretender troppo. Vi e gid del gran
malcontento ; e chi sa come finird ! E pur troppo la cosa e tinita
male : giacche ogni domenica vedo con dolore i lunghi musorni delle
guardie nazionali alle manovre di obbligp. Mi si assicura che, fra
le ottobrate piu gustate, vi e ora quella di andare a vedere le ma-
novre di ottobre della guardia nazionale.
Cosicch& e mia opinione che, poiche tutti in Roma spno ora o
ingrugnati o calunniati, e non si pud piu star in pace ne al Pincio
352 CRONACA
ne allo Spedale, e siam ridotti a divertirci colle manovre di ottobre
della guardia nazionale, il Pantaleoni pu6 rassegnarsi anch'egli alle
vicende della fortuna : e, da quel filosofo che e, come non si Iasci6 sol-
levare sui fumi odorosi dell'incensiere di Santo Spirito, cosi non si
lascera atterrare dal venticello che tira ora a sollevarlo dal peso del
governo di quello Spedale, molto piu igienico ora pei medici che hanno
fatta T Italia, che non pei malati che 1' Italia ora fa.
Tra i quali vi e ora la categoria nuova dei morti di fame, mentre
il congresso medico pranza e il Governo italiano caccia le religiose
e i religiosi dalle case loro, alle cui porte tanti si sfamavano ogni
giorno. Non ho letto in nessun giornale di un caduto per fame al
Corso giorni sono: ma mi fu narrato da chi m' assicuro esserne stato
testimonio oculare ed auriculare insieme, avendo udito egli stesso un
medico dire ad una guardia di pubblica sicurezza, che quell'infelice
era morto di fame. Potete dargli un cordiale : ma tanto non sara
piii a tempo; cosi mi narro colui aver detto quel medico. Posso
assicurarvi che la processione dei poverelii alle porte dei conventi
e ora infmita: e cresciuta del doppio alle porte dei conventi vicini
agli espropriati teste. Andavano prima i poverelli a sfamarsi aquelle
porte. Ora, se ci vanno, trovano il sogghigno beffardo di qualche autore
d' Italia. Percio si agglomerano alle porte dei conventi vicini, pregando
Dio che non siano anch' essi espropriati per la pubblica utilita dei
ricchi . I quali, per aver una grande piazza dinanzi al palazzo , o
un bel giardino di dietro, o piu comode sale di dentro, non hanno
bisogno ora d'altro che di ricorrere alia pubblica utilita: la quale
esige quella piazza, quel giardino, quelle sale private, a danno sempre
dei religiosi e delle monache, perche a questi si puo pigliare per poco
o nulla; laddove ai privati conviene pagare il giusto. E per questo
non si e ancor vista in Roma un' espropriazione forzata di un tugurio
private, abbondando ora il Governo italiano di carta da decretare piu
che di danari da spendere, e di pretesti di pubblica utilita da afl'ac-
ciare, piu che di norme di equita naturale da praticare. E in verita
non si vede punto, perche una casa debba valere cento se appartiene
a Pantaleoni, e cinque se alle Monache di S. Teresa o di S. Antonio.
E vero che vi e una legge italiana che stabilisce questa differenza
di valore. Ma bo letto gia ai miei di in San Tommaso(l a 2 ae 922)
che quidam sunt aclus mail ex genere, sicut aclus vitiosi; et respectu
horum lex habet prohibere, e non comandare. E (ibid. 95. 2.) Non
videtur esse lex quae iusta non fuerit : unde in quantum habet de
iustitia in tantum habet de virtute legis. In rebus autem humanis
dicitur esse aliquid iustum ex eo quod est rectum, secundum re-
gulam rationis. Rationis autem prima regula est lex naturae. Un-
CONTEiMPORANEA 35o
de omnis lex humanitus posita in tantum ha bet de ratione legis in
quantum a 1 eg e naturae derivatur. Si vero in aiiquo a lege natu-
rali discordet, iam non erit lex sed legis corruptio.
Ma, come vi diceva in sul principle di questa corrispondenza ,
ho anche trovato quivi stesso in S. Toramaso un testo che fa contro
di me, e in favore delle leggi italiane; e ponche ho promesso di ci-
tarlo lo citero. Tanto piu che, se serve a chi comanda ora , potra
anche servire a chi comandera dopo, nel caso che volesse far legge
e statute di espropriazione forzata per causa di pubblica utilita, a meta
prezzo, o anche senza prezzo, della carrozza e de'cavalli nuovi, che
mi dicono condurre ora per la prima volta a spasso il poeta Biagio
Placidi, che un anno fa andava a piedi. E non perche io voglia male
a nessuno, ma soltanto per quell'amore della fraternita ed uguaglianza
che accende ora tutti gli animi generosi , vi confesso che, prima di
morire, non mi spiacerebbe di vedere applicato Una volta ai liberali
il loro codice. II codice dei liberali regnanti & fatto pei sudditi codini.
I codini invece, quando regnano, hanno un codice che serve ugualmente
per tutti : e poiche vogliono esser trattati equamente loro, fanno un
codice equo per ognuno. I liberali invece sono fuori della loro legge, la
quale serve soltanto pei codini. Questa legge vorrei veder un giorno
applicata ai liberali. Mi ricordo che la Nuova Roma disse candida-
mente, qualche mese fa, che la legge municipale della visita delle
case non era fatta per tulti i padroni di casa, ma per quelli che
si prestarono ad affittare pel centenario di S. Pietro. Bene: vorrei
veder una legge che fosse fatta pei soli padroni di casa che si pre-
starono ad imbandierare pel Plebiscite. Cosi, avendo il parlamento
fatta una legge che toglie il valore alle sole case della Chiesa, vorrei
veder una legge che lo togliesse alle case di chi non e buon cristiano.
Arbib si farebbe subito in tal caso, per lo meno, vecchio cattolico :
Pantaleoni, vecchio oramai , disingannato del mondo e incapace di
rifar 1' Italia, si offrirebbe ad incensare, invece di esser incensato,
in S. Spirito ; Biagio Placidi pubblicherebbe subito per le stampe una
raccolta di Inni ascetici e canterebbe :
Viva dunque il Papa Re
Le sue leggi, e quanto ci e.
Ma sarebbe fiato sprecato. Perche una legge simile non la fa-
ranno mai i codini sempre equi , o vincitori o vinti. Ma non per
questo si hanno da rassicurar troppo i liberali regnanti. Giacche vi
e dietro loro 1'Internazionale; il cui nome ripeto qui per la sola ne-
Serie vm, vol. IV, .fasc. 513. 23 -28 ottobre 1871.
o5i CRONACA
cessita del periodo, e non per irritar i nervi di Carlo Pisani, che non
la pud sentirnominata dai clerical!. Questo cencio rosso, presentatogli
dinanzi da un nero, mette le smanie in questo torello turcoveneto.
Conchiudo che quel mio testo di S. Tommaso, da me scoperto
a uso dei liberali, noa potra forse servire nel suo senso pieno e in-
tegrate che all' Internazionale futura; giacche dell' Internazionale pre-
sente none prudenza di parlar male, e dei codini non solo il parlare
ma anche il pensare male sarebbe ingiustizia . In somma il testo e
qui e la gallina che ne cantera sara quella che avra fatto 1'uovo. Si
intentio ferenlis leg em (dice San Tommaso) tendal in verum bonum ,
quod est bonum commune secundum iustiliam divinam regulatum,
sequitur quod per legem homines fiant boni simpliciler . Si vero
intentio legislatoris feralur ad id quod non est bonum simpliciter,
sed ulile, vel delectabile sibi, vel repugnans iustitiae divinae, tune
lex non bonos facit homines sirnpliciter, sed secundum quid, sci-
licet in ordine ad tale regimen. Sic AUTEM BOMJM INVEMTUR EFIAM
IN PER SE MAL1S : S1CUT ALIQU1S D1CITUR BONUS LATRO QU1A OPERATOR
ACCOMMODE AD FiNEM. (l a 2 ae 92, 1). Ed ecco che anche I' Internazio-
nale, checche ne dica Carlo Pisani, si puo chiamar buona, secondo
San Tommaso.
II.
COSE ITALIANS
1. Dissidii tra 1' Associazione internazionale ed il Mazzini ^. Indirizzo
della sezione de\\* Internationale di Torino al Garibaldi 3. Lettera del
Mazzini alle societa operaie, convocate ad assemblea in Roma 4. Schema
del bilancio pel 1872; confessioni della Concordia 5. Eutusiasmo degli
italiani per la milizia 6. Nuova Giunta eletta dal Consiglio comunale
di Roma ; dimissione del sindaco Pallavicini.
1. A giudicare dalle apparenze, diviene sempre piu grave lo
screzio tra il Mazzini ed una gran parte degli antichi suoi discepoli
e settarii; i quali si sono ascritti all' Associazione internazionale
repubblicana. II saggio che questa diede di se in Francia, e soprat-
tutto a Parigi, fa temere al Mazzini che molti si ritraggano dal par-
teggiare per la forma repubblicana di governo; e percio egli viene
sconsigliando i suoi fedeli dal procedere per quella via che mette
capo alia Comune ed ai suoi eccidii ed incendii ; onde i Governi ,
CONTEMPORANEA 355
giovandosi ancora una volta del terrore incusso da codesto spettro
rosso, non abbiano cagione ed agevolezza a schiacciare e disperdere
le ultime reliquie della fazione repubblicana. Per contro il giudeo
prussiano Karl Marx tuona contro il Mazzini, qualificandolo come un
despota mascherato, cbe vuole soltanto sostituire una tirannide al-
1'altra, una burocrazia all'altra, una superstizione all'altra;e grida
che tutta da cima a fondo la presente societa vuole essere rinnovata,
sulle basi, gia s'intende, d' un pretto comunismo.
Tra quest! due campion! della rivoluzione sociale e una gara
per attirare a se quel maggior numero che sia possibile di giornali
e di societa operaie ; ed il conflitto diviene sempre piu aspro. In
Ispagna sono gia non meno di 32 i giornali che piu o meno cini-
camente si dichiararono partigiani dell' Internationale , e che per
varie guise ne diffondono i principii e ne promovono gl' interessi ;
in Francia i Comunist^ che nel passato Giugno pareano conquisi e
domi, ora, veduto il tentennare del Governo, rassicurati dalla beni-
gnita delle condanne onde furono colpiti i pochi tra i loro capi ve-
nuti in potere della giustizia, infervorati dagli emissarii dell Inter-
nazionale insediata a Londra, non dissimulano punto i loro propositi
di tentare fra non molto la riscossa ; e molti loro giornali, benche
velatamente, mantengono vivo il fuoco sacro. In Alemagna gli scio-
peri d' opera! si succedono e durano le settimane ed i mesi inter!,
con grave detrimento delFindustria e molto impaccio del Governo,
appunto pei sussidii che gli ammutinati ricevono dalle soeieta operaie
dQ\rinternazionale d'Inghilterra, la cui influenza si fa sentire e non
poco anche nel Belgio. La carestia pur troppo inevitable delle derrate
mette a disposizione di codesta setta infernale molte migliaia di
proletarii, gia indigent! e che tra poco saranno stimolati dalla fame;
e 1'inerzia di parecchi Govern! ne favorisce gli increment!.
In tale condizione di cose e pur troppo evidente che il misli-
cismo nebuloso del demagogo, banditore della formola Dio e popolo,
venga negletto. II proletario che si sente offerire, in forma chiara e
positive, di esercitare il suo diritto di prendere largamente quel che
gli manca presso i proprietarii che ne abbondano, trova che questa
dottrina e piu sugosa e piu proficua , e si consacra volontieri alia
grand' opera del progresso sociale della democrazia nella forma di-
segnata dal Marx. E cosi vediamo accadere anche in Italia, dove il
Mazzini non conta piu che radi e timidi partigiani , mentre a poco
a poco 1' Internazionale & presa come maestra e guida delle nume-
rose societa operaie. Le defezioni dal Mazzini si moltiplicano, con
quanto dolore e scorno di codesto patriarca dei settarii italiani, solo
356 CRONACA
Dio lo sa! Acerbissiraa dovette riuscirgli, a cagion d'esempio, una
dichiarazione fatta dal giornale La Giovine Italia, e pubblicata in
Geneva sottola data del 13 Vindemiale dell' anno 80 (lottobre 1871)
nei termini seguenti: Nella vertenza tra mazziniani e interna-
zionalisti noi avremmo desiderate che si addivenisse ad un componi-
mento fraterno. Sventuratamente gli avversarii dell' Internationale
vollero imporre le loro teorie conservatrici; e, come ad essi spettasse
di rilasciare brevetti di fede repubblicana, dichiararono gli interna-
zionalisti non repubblicani e peggio. E tempo dunque di dichiararsi.
Tra Mazzini che si dichiara conservatore , e 1' Internazionale che
vuole il progresso, noi siamo apertamente con quest' ultima. Mazzini,
che prima c'insegno ad amare la liberta , fu per noi maestro; ma
siccome non adoriamo 1'individuo, perche innanzi tutto vi sono i
principii; siccome non credemmo mai alTinfallibilita d'un uomo, non
possiamo ragionatamente ammettere quella di Mazzini: noi facciamo
eco ai principii proclamati dall' Internazionale > e mandiamo un saluto
, ai suoi capi Carlo Marx e Bakonine.
2. Un giudeo prussiano ed un cosacco, ecco gli odierni corifei
della Giovine Italia ! Di sotto a questi , sul piedestallo di Men-
tana , la democrazia italiana adora Y eroe del due mondi 9 capo
ufficialmente riconosciuto della Internazionale italiana. II giorno 8
di ottobre, ottava della festa del SS. Rosario, i novelli musulmani
spiegarono la loro bandiera anche nella capitale del Piemonte ; dove
in quel giorno costituivasi una societa che prese il nome di Federa-
zione .operaia di Torino. Intervennero a quella prima adunanza piu
di centocinquanta proletarii e popolani, che udirono con gran com-
piacimento la notificazione di molte adesioni pervenute per iscritto.
Fu deliberato, per prima cosa, di mandare un telegramma a Gari-
baldi , per salutarlo a nome della Federazione operaia di Torino,
aderente ai principii deir Internazionale.
3. Per qual maniera il Garibaldi vada fomentando i fervori di
questa setta in Italia, omai tutti lo sanno, attesa la frequente pub-
blicazione delle sue epistole, che puzzano orrendamente di petrolio.
E pare che 1'epistolario sia efficace all'intento, se vuolsi congetturare
dalle alte imprese degli internazionalisti, a'quali la voce pubblica
e molti giornali attribuiscono i moltiplicati incendii, onde sono deso-
late varie province, massime dell'Alta Italia.
II Mazzini dal canto suo non vuol cedere il suo seggio di pre-
sidente della demagogia italiana , e si studia di ritenere sulla via
tin qui battuta i suoi partigiani, e notantemente le societa operaie.
Abbiamo parlato, a pag. 110 del presente volume, della convo-
cazione in Roma d'una pubblica assemblea di rappresentanti delle
CONTEMPORANEA 357
molteplici societd operate, gia istituite in quasi tutti i centri popo-
losi d' Italia. II Mazzini, saputo della presienza ddi tal Assemblea
offerta al Garibaldi , cap! dove potea riuscire codesto tentative ; e
con animo di frenare gli improvidi od irruenti, scrisse e mando a
stampare nella Roma del Popolo una delle solite sue omelie alle
Societd operate, per dichiarare loro: 1 qual debba essere il fine
-a cui deve tendere codesta assemblea; 2 quale vuol essere, a parer
suo, I'ordinamento gerarchico e 1'organizzazione delle societa riunite
in un corpo solo, onde asseguire il fine proposto.
Qual e il tine, dice il profeta dal suo antro di Londra, a cui
tende il vostro Congresso? E, se non erro, quello di costituire un
centro che, rispettando i diritti ed i doveri puramente locali delle
societa , possa legalmente rappresentare doveri , diritti , tendenze ,
interessi comuni a tutta quanta la classe artigiana, ed esprimere,
convalidato dalla potenza del numero, i mali che affliggono in Italia
gli uoraini del lavoro, le cagioni che secondo voi li producono, ed i
rimedii che secondo voi potrebbero cancellarli.
Definite cosi lo scopo dell' adunanza , si stende il Mazzini in
dimostrarne la convenienza, e dice chiaro : che solo allora, quando le
societa operaie si saranno costituite sotto un' autorita che abbia
condizioni di vera, forte e perenne vita , solo allora potranno far
valere le loro ragioni. Potrete allora stringere, nei modi e coi patti
he vi parranno opportuni , coi vostri fratelli delle altre nazioni ,
vincoli di alleanza che tutti intendiamo e vogliamo, ma dall'alto del
concetto nazionale riconosciuto, non sommergendovi , individui o
piccoli nuclei, in vaste e male ordinate societa straniere, che co-
minciano dal parlarvi di liberta per conchiudere inevitahilmente
nell'anarchia o nel dispotismo d'un centro e della citta nella quale
quel centro e posto.
Se intendiamo punto nulla di codesto gergo settario, ci pare che
cosi il Mazzini faccia la sua dichiarazione di fede rispetto all' In-
lernazionale. Egli e lontanissimo dall' avversarla nel suo concetto
primitivo; solo gli dispiace il modo ond' & costituita, sotto la dire-
zione di un centro dispotico, che regge a posta sua gli individui od
i nuclei sparsi pel mondo. Egli vuole che prima di tutto gli individui
italiani formino parziali societa; queste si colleghino ad un solo capo
e come a dire formino un ben disciplinato corpo d' esercito italiano,
con proprii suoi capi e con un obbietlivo come dicono , strategico
speciale: quindi codesto corpo d' esercito italiano potra far lega cogli
eserciti d' altre nazioni, per effettuare quello cheel'intento comune
xlel rinnovamento dello stato sociale.
358 CRONACA
Raccomandato poscia di esaminare diligentemenle i mandati e
le credenziali dei rappresentanti delle diverse societa, vuole il Maz-
zini che innanzi tutto si rimovano le quistioni oziose od estranee
al fine del Congresso. Alcuni fra voi formolino un ordine del giorao
progressive, che escluda , finche il fine non sia raggiunto, ogni
discussione intorno a dottrine religiose, politiche o sociali, che un
congresso oggi non puo decidere, se non con dichiarazioni avventate
e ridicole per impotenza.
Su questo tema si allargo molto il Mazzini, e forse in modo che
non andava troppo a sangue della Riforma, la quale, riproducendo
questo documento net n 286 del 15 ottobre, ne tralascio buon tralto,
intercalando pochi puntini.
Venendo poi al modo pratico dell' orgariizzazione da darsi at
corpo delle societa operaie, il Mazzini inculco che: 1 Si costituisca
in Roma una Cornmissione direttiva centrale , composta di cinque
operai scelti tra i migliori, pei quali fosse determinate uno stipendio;
2 Un Consiglio di 30 o piu individui egualmente scelti fra i mi-
gliori delle varie citta e dei varii centri, debba esercitare un attento
sindacato, per una parte sui rispettivi circondarii, per 1' altra sulla
operazione dei Quinqueviri sedenti a Roma; di cui saranno quei 30
ad un tempo i consiglieri, i cooperatori ed i giudici; 3 da ultimo
si stabilisca un giornale ufficiale della Societa.
4. I giornali ufficiosi del Governo di S. M. il Re Vittorio Em-
manuele II non danno segno veruno di apprensione , circa codesto
organamento delle Societa operaie, le quali oggimai evidente che
stanno sotto 1'alta direzione o del Mazzini o del Marx, giurati ne-
mici amendue della monarchia. Non sappiamo se tal sicurta sia foil-
data nella coscienza d'un risoluto proposito che abbiasi, di sterminare
colla fofza, all'uopo, cotale setta, dove ella osasse passare dalla re-
gione delle ciarle a quella dei fatti , ed attentare al presente stato
di cose in Italia. Ren sappiamo che da molti si paverita una cata-
strofe, a cui potrebbe dare 1' ultimo impulso, per una parte la di-
sperazione dei popoii smunti dai balzelli e tormentati dalla fame,
per 1' altra la pessima amministrazione del Governo stesso, contro la
quale si levano le piu alte querele. Ed intanto, come se nulla fosse,
il Governo d'altro non si occupa che di trovar nuove macchine per
torturare piu atrocemente i contribuenti , e spremerne nuove tasse
onde sparnazzare in ispese sempre crescenti.
L'ufficiosa Opinione, n. 281 dell'M ottobre , pose in evidenza
questo giudizioso procedere del Governo, recando crudamente gli au-
jnenti del bilancio passive del 1872 per ciascun Ministero. La somma
CONTEMl'ORAiNEA 859
complessiva dei varii Stati di prima previsione, per le spese del 1872,
ascende alia cifra di Lire 1,239,000,000; e pur troppo si puo, dal
passato congetturando 1'avvenire, star persuasi che le spese s'ac-
costeranno ad un miliardo e mezzo. II solo bilancio detle Finanze
assorbe 836 rnilioni ; e per miracolo accenna alia diminuzione di
L. 1,633,428 rispetto a quello del 1871. Ma per contrario i biianci di
tutti gli altri Miuisteri recano aumento di spese; i Lavori pubblici
per L. 7,400,000; la Guerra per L. 6,879,000; la Marina per li-
re 2,763,000; i'Agricoltura per L. 2,049,000; 11 Ministero di Grazia
e Giustizia per L. 450,000; quello degli A/fari esteri per 1. 288,OUO ;
1'altro degli Affari inter ni per L. 231,000; e da ultimo queilo sopra
Ylstruzione pubblica per L. 112,383.
Coa un deficit spaventoso accertato, con 1' impossibility mani-
festa di poter riscuotere circa 150 milioni di tasse arretrate, con
1'erario esausto, dopo di aver venduto oggimai tutto il vendibile dei.
beni dello Stato e della Chtesa; ci vuol davvero un coraggio eroico
per osar farsi iimanzi e dire ai popoli: vi imponiamo un sopraearico
di 100 o 150 milioni, perctie noi vogliamo fare le spese registrate nel
preventive del bilancio!
Del malcontento generale che percio regna in Italia abbiamo un
testimonio non sospetto nella Concordia, scritta da liberali di quella
stessa setta che i famigerati Felice Govean, Borella e Bottero della
Gazzetta del popolo di Torino. Codesto giornaletto, che stampasi in
Roma, e che ora non ha piu nulla da invidiare alia Capitale od al
Tempo per cio che spetta alia bassezza e violenza degli assalti contro
il Papa e la Chiesa, pubblico nel suo n 103 dell'1 1 ottobre un articolo,
intitolato: // Malcontento. Ed allego come cagioni del malcontento
generale: 1 le imposte che ci opprimono; 2 Tamministrazione che
non cammina ; 3 la confusione che regna in tutto ; 4 la politica
losca che si segue; 5 la liberta quale si pratica e si gode. Si di-
stese la Concordia in dimostrare a parte a parte questi punti di
considerazione; e meritano di essere copiate poche righe ciica I'ultimo.
Essere malcontenti della Liberta ! la pare una bestemmia.
Eppure questo grido lo udiamo altissimo e piu frequente quasi di
tutti gli altri. Ha ragion d' essere? . . Oh qui poi, senza se, senza
ma , senza pare, rispondiamo proprio francamente che il lagno d
giustissimo e sacrosanto. Hanno ragione tutti questi onesti liberali ,
i quali gridano contro la Liberta, perche la trovano diversa da quella
che se 1'erano ideata. . . A Roma piu assai che liberta v' e propa-
ganda di dottrine che uccidono la liberta. I liberali onesti qui non
hanno liberta. E se non 1'hanno i liberali, ne godranno i cjericali?
360 CRONACA
Quanto poi alia pessima amministrazione ed allo scialacquo del
denaro estorto ai contribuenti, possiamo allegare un altro testimonio
non sospetto , il Bottero della Gazzetta del popolo di Torino , che
mette in evidenza come i Ministri, per ispacciarsi degli ufficiali poco
graditi o per far posto ai loro favoriti, aggravano di spese inutili ed
enormi 1'erario. Ecco le sue parole.
Pigliamo il primo capitolo che ci cade sott'occhio: quello delle
pension!. Come si sa, di pensioni ce ne sono di due sorta; ordinarie
e straordinarie. Nel 1865 le prime costavano allo Stato 34 milioni;
le seconde poco piu di tre. In tutto 37,091,000.
Oraguardiamo al 1871. In quest' anno le pensioni straordinarie
sommarono a 3,320,000, e le ordinarie salirono nientemeno che a
57,400,000. Sono quasi 61 milioni che i nostri poveri contribuenti
devono pagare ogni anno per il solo capitolo delle pensioni; le quali
.dal 1865 in poi, come si vede, sono quasi raddoppiate. Dove andrema
a finire ( chiede affannosamente un giornale tutt' altro che superla-
tive ) se continueremo di questo passo f
E vero che dal 1 865 in poi si unirono alia famiglia italiana
le due province della Venezia e di Roma. Ma cotesto aumento di
popolazione non basta a spiegare un cosi sproporzionato aumento delle
pensioni. Tutt'al piu, si potrebbe ammettere un aggravio di due o
tre milioni, e concedasi pure anche di una mezza dozzina. E qui ab-
biamo invece un aumento di ventiquattro!
Qual e dunque la ragione di cosi esorbitante dispendio? E
presto detto. Ormai e invalso nei ministri italiani questo triste si-
stema: che quendo vi e nell' amministrazione un impiegato maleviso,
non si bada se sia ancora in grado di prestare utili servigi allo Stato,
ma lo si mette suo malgrado a riposo, invitandolo, come di ragione,
a far valere i suoi diritti alia pensione. Cosi lo Stato paga per 1' im-
piegato che vien posto in disparte, oltre allo stipendio da darsi al suc-
cessore.
Ma v' e di peggio . Mai come in questi ultimi tempi non si
videro ministri usare della propria autorita per mettere in pianta ad
alti e lucrosissimi impieghi uomini, il cui diritto principale consiste
nell'essere loro beniamini. E cio si e fatto in piu particolare e di-
sinvolto modo appunto da quello tra i consiglieri della Corona, cjie
invento la chirurgica frase delle economie sino aWosso! E pur tempo
che gli eletti della nazione e la stampa indipendente alzino la voce
per farla finita !
D' un'altra cosa pure continua a dolersi la Concordia di Rorna^
che non e punto clericale; cioe dei danni manifest! ed irreparabili
CONTEMPORANEA 361
cagionati dalla licenza della stampa. A proposito di un conflitto tra
alquanti luridi mascalzoni ed un maresciallo de'Carabinieri reali che
ne rimase in pericolo della vita, la Concordia, n. 101 del 9 ottobre
grido: Quel che intanto non possiamo tardare e di avvertire il Go-
verno, che al nostro Ufficio sono comparse stamattina delle rispetta-
bilissime persone, appartenenti al serio partito liberale, che si do-
leano vivamente del modo floscio, con cui qui viene tutelata la vera
liberta per parte del Governo. Queste persone. . . sono stanche di
questa tirannia della piazza, che toglie a tutti gli onesti la liberta...
Serie difficolta vediamo avanzarsi a gran passi, per un mal inteso
rispetto alia legalita. Questo rispetto alia legalita consiglia al Go-
verno la tolleranza di una stampa immorale, diffamatrice, anar-
chica, demolitrice d' ogni ordine. II popolo legge, gusta e com-
menta questa lurida stampa, e crede lecito il libito.
5. I Governi ammodernati dalla Frammassoneria, a legge della
nuova civilta, si recano a dovere di sacrificare alle esterne apparenze
d'una inviolabile liberta anche i piu rigorosi diritti della morale e
della religione; onde per lo piu essi sono tutori efficacissimi della
liberta del male, che trionfa. Tale era di fatto la liberta data alia
Francia dalla democrazia imperiale di Napoleone III; e se ne vedono
ora i frutti. I miriistri del Re Vittorio Emmanuele II, che gia ri-
staurarono, a quel modo che tutti sanno, 1' ordine morale nel reste
d' Italia, fanno a Roma le belle cose, che perfino il Carlo Pisani della
Concordia e costretto a biasimare e riprovare con si fiere parole .
Ma a che valgono queste con gente che mostra di non riconoscere
altro titolo ed altra base di diritto, che la forza materiale? A chi
loro prognostica rivolture e rovine pel dissolvimento sociale , che &
prodotto dalla immoralita ed irreligione dei popoli, essi rispondono
con un sogghigno, accennando col dito ai cannoni ed alle baionette
dell' esercito , ed alle legioni della Guardia Nazionale. E che cosa
valgano in certe congiunture 1' uno e I' altra si e pur veduto in
Francia e Spagna ; e piaccia a Dio che 1' Italia alia sua volta non
debba fame doloroso sperimento !
Del Palladio italiano dobbiamo, per amor del Fisco, parlar poco
e bene, e guardarci assai dal dime male, ancorche male ci fosse.
Ma bene e lecito registrare i fatti che ne manifestano 1' attitudine .
Or questa ci sembra poco confortante. Quasi per tutta Italia, tranne
forse la citta di Napoli, il Palladio si ridusse a scarsissime propor-
zioni. Quando e intimata una rassegna , una marciata , un servizio
di guardia , spesso accade che siano piu gli ufficiali che i soldati .
Abbiamo letto piu volte che or qua or la non si poterono ra'cimolare
, CRONACA
tanti militi, quanti bastassero alia guardia d' onore per certi palazzi.
ID parecchie tra le principal! citta il Palladia non da piu segno di
vita, e, quantunryue non sia legalmente sciolto, cesso da ogni servizio.
In altre, dove lo zelo dei Sindaci e dello Stato Maggiore e piu fervido,
i Consigli di disci pi ina sono affogati in un pelago di processi contro
i militi renitenti ai servizi obbligatorii ; e le condanne e le multe
piovvero e piovono in tal copia, che poi, tornando impossibile perche
impolitico I'applicarle, si dee cogliere una, due o tre volte 1' anno
ogni occasione che si ofterisca di passarvi sopra la spugna de\V am-
nistia. Pu6 darsi che il Palladia di Roma duri piu saldo. Gli elogi
sp^rticati che ne fecero in piu congiunture certi augusti personaggi,
il Sindaco Pallavicini, il Generale Lipari ed i giornali della consor-
teria, saranno al tutto meritati; e lasciamo a chi vuole piena liberta
di credere che le quattro legioni del Palladia di Roma equivalgono
a quaranta delle invitte legioni di Scipione Affricano o di Giulio
Cesare .
V'e tuttavia un punto oscuro, che i giornali liberal i di Roma
non bastarono mai a rischiarare. Come va che essendo iscritti, come
obbligati al servizio della Guardia Nazionale, a un bel circa 15,000
Romani, le quattro Legioni a mala pena ne coatano men che 4,000;
e che per niuna congiuntura, eziandio solennissima e con intima-
zioni tremeude, di servizio obbligatorio sotto pena di carcere e multa,
non se ne poterono mai attelare in ordinanza di parata oltre a 3,500?
.Come va che i Consigli di disciplina sono tanto occupati in mandar
citazioni, fare interrogatorii, ascoltar difese, pronunziare condanne di
multa e carcere contro i renitenti militi romani? Come va che cosl
spesso si devono. con pubblico bando, rammentare ai militi codeste
pene per sospingerli alle esercitazioni , ed allettarli con premii alia
scuola di tiro al bersaglio?
Se non che un altro indizio si ha dell'entusiasmo sacro, onde
avvampa il Palladia romano. Fin dal principio un grosso numero
degli ufficiali eletti , benche gia fornitosi con grave spesa delle
splendide divise, rinunzio al grado per non prestare il giuramento.
l( numero di codesti disdegnosi, che rifiutarono i galloni o le spalline
per diversi motivi, crebbe a segno che, come pubblico senza incon-
trare menlita veruna 1' Osservatore Romano n 230 del 10 ottobre,
i graduati mancanti alle 4 Legioni sono quasi 500 !
II peggio si e che, per surrogare a questi, che si mostrano poco
cntusiasti, altri graduati, furono teste convocate 79 compagnie, con
pressante raccomandazione che niuno mancasse a cosi nobile esercizia
del diritto elettorale. Ma che? Delle 79 compagnie convocate, sole
CONTEMPORANEA
10 si trovarono in numero legate per 1'elezione. Delle altre, alcune
non furono rappresentate aflatto, e le piu da cosi pochi militi, che
non si riusci a nulla. Furono >iconvocate una seconda volta, e tutto
si pose in opera per riuscire all'intento; ma, scandagliato il terreno,
e veduto esservi poca speranza di migliore risultato, si denunzio
che, dove questa seconda prova andasse fallita, le nomine si fareb-
bero d'ufficio a norma del regolamento. Tale e la condizione delle
famose grosse e belle Legioni del Palladia romano. DegP imporlanti
servigi che gia resero e rendono parlarono tanto i sopralodati augusti
personaggi, il Sindaco ed il Generale Lipari, che ben possiamo noi
tacerne allatto.
Codesti segni di entusiasmo non si scorgono certamente nel-
Tesercito regolare. Esso 6 tal quale il Ministro della Guerra vuole
che sia. Ufficiali e soldati sono tutti, in quel numero clie e stabilito,
e sotto rigorosa disciplina , occupatissimi in istruirsi e quasi quasi
sopraflatti dall'eccesso della fatica. Se poi questa debba , non pure
indurire i corpi all'aspro travaglio deila guerra, ma giovare all' in-
tento di formare valenti ufficiali e Generali, degni e capaci di tener
testa a nemici agguerriti, questo si parra sui campi di batlaglia; e
lasciamo a chi vuole la dolce certezza che all'uopo non si olterranno
piu gli insuccessi di Custoza e le vittorie di Lissa.
Tuttavia anche per 1'esercito apparisce un punto oscuro; e, non
volendoci esporre a qualche sfida a duello, lasciamo parlare il libe-
ralissimo Tempo di Roma, n 377 del 19 ottobre: Domandisi un poco,
uno per uno, a tutti i militari, se il mestiere dell'armi piaccia loro,
se vogliono continuare la camera? Si guardi un poco la statistica
<Jei sott' ufficiali che di giorno in giorno abbandonano le file, anche
dopo molti anni di servizio. Essi vi diranno in coro che la vita &
<livenuta insoppi>rtabile, peggiore d'ogni supplizio, e tutti si augurano
rimaner sulla strada senza tetto ne pane, piuttosto che continuare.
Molti infatti di loro trovansi davvero in tristi condizioni , senza
un' arte, oppure se 1' aveano, disimparata in molti anni di fatiche mili-
tari, accettate dapprima con orgoglio, con entusiasmo, ora aborrite.
In un solo reggimento di bersaglieri circa quaranta sott'uf-
Jiciali se ne vanno per tine di ferma: a Napoli in un altro reggi-
mento, di 50 e piu caporali della classe 1846, ai quali venne offerto
raffidamento col grado di sergente, uno solo ne rimase: dappertutto,
sergenti, caporali, soldati di questa categoria, fuggirono dai quartieri
come condannati che ruppero fortunatamente la catena. Ed i su-
periori temevano tanto le esplosioni d'unagioia da tanto tempo so-
spirata, che li fecero partire in diversi giorni, indrappellatf, ed ac-
364 CRONACA
compagnati fino quasi a domicilio, con lanto rigore, che tre soidati r
poche ore prima di partire essendo ^nti comandati a portar non so
che involti, ed avendoli essi fatti portai|,da aicuni borghesi, pagandoli,
vennero posti in prigione per due giorni: e similmente venne posto
in prigione un altro soldato, perche, dalle province meridionali giunto-
a Napoli, e passata coi suoi compagni una notte a ciel sereno nel
cortiie del Carmine, stanco il giorno dopo d'aspettare, domando in-
genuamente ad un ufHciale: quando partiamo? II Tempo si distese
poi, nei giorni seguenti a ricercare le cause di tal fenomeno d'en-
tusiasmo. Ma noi, ci asteniamo dal dime altro.
6. All'entusiasmo del Palladia e dell'esercito, risponde perfet-
tamente i' entusiasmo dei liberi cittadini pel molteplice esercizio del
diritto elettorale, sia pei rappresentanti politici al Parlamento, sia
per gli ufficiali amministrativi dei Comuni e delle province. Come
fu posto in sodo dalle statistiche ufficiali, appena un quinto, un settimo,
spesso soltanto un decimo ed anche meno degli elettori inscritti si
brigano di deporre le loro schede nelle urne da cui devono uscire
gli onorevoli della Camera dei Deputati. Fu egualmente posto in sodo
cbe eguale, se non minore, e 1'entusiasmo dei cittadini per le elezioni
municipal!, come abbiamo provato nel precedente volume III, a pa-
gine 614-15, e 648-49.
Da elezioni compiute in tal modo non e da stupire che escano
poi Consigli comunali di quel merito che, stando al giudizio concorde
di tutti i giornali ufficiosi od indipendenti ma liberali di Roma, siede
in Campidoglio. Crediamo difficile di trovare che un altro corpo morale
qualsiasi servisse mai ad esclusivo bersagliodi dileggi, scherni, satire,
censure, ed assalti plebei d'ogni fatta, come il Consiglio e la Giunta
comunale di Roma! Ma convien dire altresi che i Consigner! paiona
far di tutto per attirarsi tal concerto d'improperii e villanie. Dacch&
fu istitaita questa nuova rappresentanza del popolo Romano, dopo
il 20 settembre 1870, non passo quasi mese o settimana senza che
si dichiarasse tra i membri di essa una, non diremo guerra civile,
ma discordia pettegola, in cui il ridicolo gareggia col molesto.
Nel precedente quaderno, a pag. 225-26, abbiamo riferito il perche
ed il come della crisi, per cui tutta la Giunta si dimise. Pooo ap-
presso anche quel poveretto del Sindaco Pallavicini mando anch'egli
la sua rinunzia al Ministro sopra gli affari intern!, che non 1'accettd,
pregandolo di rimanere in carica almeno finche, riapertasi la sessione
ordinaria del Consiglio comunale a mezzo ottobre, fosse da questa
scelta la nuova Giunta.
II sabato 14 ottobre riunivasi di fatto il Consiglio comunale a
seduta pubblica sul mezzogiorno. Erano presentati 47 Consiglieri sotto
COISTEMPORANEA 365
la presidenza del Sindaco Pallavicini. Si estrassero a sorte i nomi
di quattro scrutator! che dovessero raccogliere i voti, e fame lo
spoglio; ma il caso voile che uscissero dall'urna i nomi di 4 assenti,
che erano il Ruspoli, il Silvestrelli, il Marchetti, ed il Savorelli. Si
rinnovo 1'estrazione, ed uscirono i nomi del Tittoni, del Gavotti, del
Costa, del Simonetti. Ciascun consigliere scrisse quindi, e consegno
agli scratatori la sua scheda, e, finito lo spoglio, il Pallavicini lesse
la lista degli eletti alia carica di assessed, 'di cui reciteremo qui i
nomi col numero rispettivo dei voti.
. Felice Ostini, con voti 42; Serafino, Gatti , con 34; Francesco
Grispigni, con 33; Giuseppe Troiani, con 32; Pietro De Angelis, con 29;
Emidio Renazzi , con 29; Odoardo Sansoni; Pietro Venturi , con 28.
Ond'e manifesto che, dei mernbri della Giunta scioltasi due settimane
prima, soli due, il Gatti ed il Venturi furono rieletti.
II Pianciani, che e r enfant terrible del Consiglio, non ottenne
che 13 voti; il duca Mario Massimo n'ebbe quindici ; e meno male.
Ma il Placidi, il grande epigrafista che tempestd di lapidi garibal-
desche le mura di Roma ed il Campidoglio: Placidi il gran poeta di
Margherita e suo marito : Placidi da Scrofano, Mecenate illustre dei
figliuoli del Ghetto, non ottenne che 3 voti e, dopo tanto sudare ed
anfanare, si vide chiudere sul naso la porta delle sale della Giunta!
Anche il buon israelita Samuele Alatri tocco la ceffata d'un solo
voto, vedendosi cosi pareggiato a quelle impareggiabiii nullita del-
FOdescalchi e dello Sforza Cesarini, onorate d'un voto solo!
Si procedette quindi, con le stesse formalita, alia elezione di
quattro Assessor! supplenti ; e riuscirono eletti : Guido Carpegna con
voti 34; Giuseppe Marchetti, con 33; Luigi Simonetti, con 32; mar-
chese Francesco Vitelleschi degli Azzi con 28.
Per condizione sociale, i piu degli assessor! in carica o supplenti
sono mercanti di campagna , cioe fittaiuoli di poderi e negozianti
di cereal! e di bestiame, ovvero avvocati. Per merito, 1'opinione pub-
blica li mette tutti sullo stesso gradino della scala. II Sindaco Palla-
vicini pare che non fosse contento di tale scelta, e che percio persi-
stesse nel volere la sua dimissione, che fu dovuta accettare dal
Governo.
Appena questa Giunta era proclamata e costituita, comincio a
disfarsi. Quegli appunto tra gli Assessor! che, pel massimo numero di
voti ottenuto, parea dover esser pago di si cospicuo segno di fidu-
cia per parte dei suoi colleghi , il sig. Felice Ostini , cui sarebbe
toccato in assenza del Sindaco, di fame le veci, si affretto di rinun-
ziare! Perche ? non si sa ; ma dicesi che per cagione di consorteria,
CRONACA
vergognandosi egli democratico di presiedere una Giunta di mode-
rati o semi-democratiei.
L'esempio dell'Ostini fu imitato da Odoardo Sansoni; del quale
leggiamo nei giornali liberaleschi di Roma un'ampia lode, per aver
lui cosi mostrato di riconoscere la propria inettitudine a quell'ufficio,
ritraendosi modestamente da un posto, in cui 1'avea collocate il poco
giudizio dei suoi colleghi consiglieri. Ma che razza di Consiglieri
elesse dunque la consorteria in Roma?
Quattro giorni dopo il Sindaco pubblico un decreto, pel quale gli
ufficii sono provvisoriamer^te (sembra fato ineluttabile di Roma re-
denta che tutto vi debba essere provvisorio !) ripartiti nel modo se-
guente.
L'ufficio 1 e posto sotto la direzione del sindaco o di chi ne
fa le veci. (Segreteria generale Protocollo ed Archivi Archivio
Urbano). L'ufficio 2 e affidato all'assessore Pietro Deangelis (Guar-
dia Nazionale Vigili Casermaggio Forniture militari -
Incendii). L'ufficio 3 all'assessore Pietro Venturi ( Amministrazione
Economia Trattazioni Legali). L'ufficio 4 all'assessore sup-
plente Guido di Carpegna (Stato civile Elezioni Leva militare
Statistica). L'ufficio 5 all'assessore Emidio Renazzi (Lavori pub-
blici Edilizie). L'ufficio 6 all'assessore Francesco Grispigni (Istru-
zione Monumenti Musei Feste Teatri Diritti d'autore
Beneficenza e culto). L' ufficio 7 all'assessore Troiani Giuseppe
(Polizia urbana e rurale). L'ufficio 8 all'assessore D. Serafino Gatti
(Sanita Annona Industria -- Agricoltura).
La firma degli atti e devoluta al sindaco ed alFassessore Fran-
cesco Grispigni a cio delegato.
La residenza del sindaco e nel palazzo dei Conservatori.
Questo decreto fu subito argomento a critiche e satire anticipate,
per quel che valgono e per quel che sapranno fare in tali cariche
i piu degli eletti ; per guisa che in verita sembra esistere una vera
congiura all' iutento di rendere impossibile a chicchessia 1'accettare
cosiffatti ufficii pubblici, se pur si serba qualche sentimento della
propria dignita, n6 vuolsi essere posto alia gogna ed alia berlina
della marmaglia degli scribacchiatori venturieri; entrati per la breccia
di Porta Pia !
CONTEMPORANEA 367
HI.
COSE STRANIERE
AUSTRIA (Nostra corrispondenza)
\. Progress! del federalismo 2. La Dieta di Boemia 3. Progetto gover-
native di riforma elettorale 4-. Timor! e speranze.
LBenche non possa dirsi, chela grande quistione dell' interne
riordinamento dell' Austria abbia fatto un qualche passo notevole ;
tuttavia possiarno consolarci che non sia stata messa in oblio. Per
ora sono state convocate soltanto le Diete provincial!, le quali fanno
pel Reichsrath (Dieta centrals} la elezione dei Deputati. Coteste
Diete non decidono da se stesse nulla di definitive; ma solamente
inviano indirizzi all' Imperatore ed emettono voti. Nei giorni scorsi
le Diete doveano esaminare un progetto di riforma elettorale, che
venne proposto dal Governo. Finalmente le elezioni pel Reichsrath
sono di somma importanza; poiche spetta ad esso di stabilire defini-
tivamente le condizioni dell' Ausgleich.
Or, tutte le Diete si son mostrate favorevolissime alle modifica-
zioni in senso federalista e conservatore, ad eccezione di quattro sopra
diciassette. II Reichsrath dunque sara conservatore, non solo nella
maggioranza, ma probabilmente eziandio nella maggioranza di piu
di due terzi. Siffaita proporzione e senza dubbio di grande impor-
tanza ; poiche, sebbene i Federalist!, e particolarmente lutti i rappre-
sentanti della Boemia, non abbiano giammai riconosciuto la legalita
di cotesta assemblea, ne di cio che i Centralisti chiamano la Costi-
tuzione di Settembre, nella quale si dice che la maggioranza di due
terzi puo modifiearla ; pur tuttavia i conservator! si troveranno sul
terreno stesso degli avversarii per terminare le loro riforme. Si andra
percio al Reichsrath, protestando che non si ammette la sua legalita,
ma che pure, affine di procedere pacificamente, si consente a permet-
tere cotesta rivoluzionaria formalita, per distrugger con essa la rivo-
luzione.
Fra tutte le Diete, quella di Praga e senza fallo la piu interes-
sante. II regno di Boemia ha delle splendide memorie storiche ed e
considerevole per popolo e per civilta ; e alia sua incrollabile resistenza
contro tutti gli sforzi del centralismo si deve attribuire il vedersi
un tal sistema in sul punto di rovinare. Quindi e verissimo che il
368 CRONACA
centre del partito politico conservatore sta in Boemia. La v'eun'a-
ristocrazia ricca e potente, vero semenzaio di uomini politic! di gran
coraggio e di gran valore. In fatti i primi negoziati per I' Ausgleich
sono stati intavolati dai Conti Clam-Martinitz e Leo-Thun e dal
sig. Rieger di Praga. La Boemia e si forte, che, s'essa fosse stata
contenta d' ottener soddisfazione per se sola , senza punto brigarsi
delle altre province, queste ultime, prive d' aiuto, avrebbero perduta
ogni speranza di veder un giorno riconosciuti i loro diritti. Un tal
pensiero inquietava i conservator! dei piccoli paesi; pur nondimeno
ess! procedevano innanzi, confortati dalla opposizione boema, ma con
paure e diffidenze per la causa comune.
Oramai queste angustie svaniscono aiFatto; giacche i Signori
Czechi hanno provato co'fatti ch'essi serbano gelosamente le tradi-
zioni della grande politica. Di gia vi ho fatto notare che i conser-
vator! aveanoaccomunata la loro causa con quella del Cattolicismo. Era
questo un gran passo che sin d'allora facea nascere in cuore le piu
belle speranze. Le conseguenze di questa fusione eran buone di la
d'un semplice aumento di numero pel partito di opposizione, ed anche
di la dell' accrescimento di forza che risultava dall' adesione della
maggioranza del vero popolo austriaco. II terreno cattolico e sempre
quello del diritto per tutti. Innalzandosi fino a quello, i rappresen-
tanti della Boemia si son trovati, per cosi dire, trasportati in un
nuovo campo d' idee, piu iargo, piu grande e piu nobile ancora. Le
quistioni di vantaggi personal! o di local! interessi hanno ceduto il
posto alle quistioni di principio : ne sara mai loro il pensiero di recla-
mare i proprii diritti , sacrificando gli altrui : e quanto ess! hanno
stabilito e reclamano per se stessi, tanto hanno stabilito e reclamano
indistintamente per tutti.
2. In risposta al rescritto dell' Imperatore, che invhava la Dieta
del Regno di Boemia a deliberare in un senso di conciliazione, ed
a proporre cio ch'essa crederebbe piu adatto a por fine al conflitto
costituzionale, dal quale I' Impero e da assai lungo tempo tormentato,
la Dieta ha redatti certi articoli fondamentali, che sono mirabilmente
concepiti. L' Imperatore avea con uno de'piu gravi atti riconosciuto
i diritti del Regno e promesso di farsi incoronare a Praga, come lo
e stato a Pesth. 1 suoi sudditi boemi hanno risposto che il loro Im-
peratore e Re avea, colle sue parole, sanate molte ferite, e che egli
avea trovato corrispondenza ne' loro cuori. Ed essi 1'hanno mostrato
co'fatti, smettendo ogni gretta e meschina esigenza ; ed operando con
generosita di animo, si sono addimostrati tanto buoni Austriaci, quanto
buoni Boemi.
CONTEMPORANEA 369
La Dieta dichiara che, prima di ogni altra cosa, il Governo spe-
ciale della Boemia deve solo trattare gli affari del Regno e che in
pari tempo 1'unita e la forza dell' Impero le sono tanto a cuore,
quanto i suoi proprii interessi. Lo svolgimento libero lasciato alle
autononiie provincial!, la soddisfazione dei diritti di ciascuna parte
dell' Impero : sono questi i veri element! della possanza ^ell'Austria :
II vigore di ciascuno dei membri giova a tutto I' intero corpo. Ma
questi membri, alia lor volta, non posson godere sicurezza compiuta,
se non quando il tutto, di cui essi fan parte, e forte e capace di po-
terli difendere. II regno dunque di Boemia fara tutti i sacrifizi neces-
sarii alia unita ed alia pace dell' Impero.
Per conseguenza tutto ci6 che gli Ungheresi hanno ammesso come
affari comuni, restera come tale; ma per tutti questi comuni inte-
ressi la Dieta Boema domanda che si tengano Congressi di delegati
di tutte le altre Diete non ungheresi. In queste Diete i diritti saranno
eguali per tutti. L'autonomia che reclama la Boemia, non deve nuo-
cere a quella delle altre province: anzi pel contrario i mutui inte-
ressi devono esser guarentiti dall' accordo di tutti.
In questi congressi dei deputati delle Diete si stabiliranno le
quote da attribuirsi a ciascuna provincia per le spese : fatta pero
riserva del regolamento gia conchiuso con 1'Ungheria, per la quale
non si fara cambiamento alcuno. Non solamente gli affari di guerra,
di diplomazia ed il budget generale continueranno ad esser regolati
dalle delegazioni dette Austro-Ungheresi, ma eziandio per gli affari
di commercio, cambio, monete, pesi e misure, comunicazioni, debiti
di Stato, demanio, diritti civili ecc. ecc. , la Boemia si associera ai
deputati di tutte le Diete, e vi sara un Ministero responsabile e comune
pero a tutta la Cisleitania . II Cancelliere Reale di Boemia ne fara
parte.
Yi sara altresi un Senato, unico pero, per le diverse parti non
ungheresi dell' Impero : e questo Senato decider.^ soprattutto le qui-
stioni di competenza e di differenze fra le Diete. Esso sara composto
per una meta di membri ereditarii nominati dall' Imperatore, e per
1'altra di membri a vita nominati ancor essi dall' Imperatore , ma
dietro proposta delle Diete. Le Diete daranno tre candidati per cia-
scuna nomina, ed il numero dei membri che ciascun regno o pro-
vincia potra dare, stara in proporzione della loro imporianza. I Prin-
cipi della Casa Imperiale, gli Arcivescovi ed i principali Yescovi
faranno parte di questo Senato.
Tali sono gli articoli fondamentali, proposti dalla Dieta di Praga
aH'accettazione dell'Imperatore e Re. Essi sono stati accolti con estremo
Serie VIII, vol. IV, fasc. 5i3. 24 28 ottobre 1871.
370 ('ROM AC A
favore dai conservator! di tutte le altre province cisleitane. Per o
contrario, e cio raostra il loro valore, i radicali e soprattutto quelli
della Dieta della Bassa-Austria (Vienna) lianno levato grida di rab-
bia. Gli oratori giudei, come Kuranda, o rivoluzionarii come Giskra,
hanno apertamente dichiarato che cotesti altenlati loro cagionavano
delle crescenti si/npatie per la Prussia ; ed lianno tenuto discorsi tali
da somministrar raateria abbondante a chi avesse voluto accusarli di
altissimo tradimento. G!i studenti di Vienna dai loro canto hanno
fatto una clamorosa dimostrazione, inspirata dai Ministri, e fatta una
ovazione al Conte di Beust. Nulla v' ha di piu proprio a meglio ri-
schiarare la condizioae delle cose: chiunque aspira allo smembra-
mento dell'Austria 6 centralista, e viceversa.
Pertanto la Dieta di Boemia ha fatto un disegno di legge detto
delle nazionalita, per 1'interno del regno, ove sono, come ben sapete,
numerose popolazioni germaniche. E impossible spinger piu lontano
il rispetto delle minoranzerun quintodi popolazione, basta in uncomune,
per obbligare 1'impiego delle due lingue in tutti gli atti ufficiali; i
diritti degli Alemanni e degli Czechi sono dichiarati eguali in tutti i
casi e dapertutto i Circoli saranno, per quanto e possibile, composti di
comuni della medesima nazionalita; ese si danno comuni in cui vi
sieno due nazionalita, dominera la lingua della maggioranza, ma un
solo comune differente imporra 1'uso della seconda lingua. Nella Dieta
vi saranno due curie, una per ciascuna nazionalita. Le fondazioni di
scuole dell'una o dell'altra lingua son facilitate con una assoluta im-
parzialita. In una parola, ogni dubbio ora,e si remoto, che non rimane
alcun pretesto ai lameuti degli Alemanni. Cio non ostante essi con-
tinueranno a gridare, perche sono molti i cornprati a denaro contante
per tal fine; ma non sapendosi con certezza donde venga il denaro
che paga i loro lamenti, non pare che se ne stia in grande apprensione.
3. Ho rammentato di volo un disegno di riforma elettorale pre-
sentato dai Governo. E bene fame alcun cenno, perche forse niuna
cosa esi adatta a farconoscere 1'Austria, quanto la sua legge elettorale,
la piu equa forse di tutta 1'Europa.
L' Austria non ha il suffragio universale, ne in questo havvi di
che compiangerla. Ma cio di ch'ella puo a buon dritto vantarsi si , che
il suffragio universale potrebbe adoperarvisi senza gravi inconve-
nienti, fino a tanto che i collegi elettorali vi fossero raggruppati,
come lo sono da molto tempo in qua.
II principio che domina nella legge elettorale austriaca e quello
di mostrare gl' interessi. Interesse qui e preso nel sense piu esteso
della parola, cio6 non esclusivamente in quello di beni di fortuna o
COMEMPORANEA 371
di denari. Cosi in ciascuna provincia vi sono different! classi di elettori.
1 Le citta piu considerevoli formano nel loro seno uno o piii collegi
col voto diretto. 2 Le piccole citta formano in due o tre un collegio,
ancor esse col voto diretto. 3 Le campagne son divise in distretti,
del tutto different! dalle citta, ed in cui il voto e di secondo grado.
Ciascun gruppo di 500 abitanti nomina un elettore, e questi elettori
nominano alia lor volta il Deputato alia Dieta. 4 U I proprietarii di beni
mobili, e i grandi proprietarii fondiarii formano insieme un altro col-
legio, e ne formano due in Boemia, ove il loro numero e maggiore.
5 Ciascuna camera di commercio e un collegio elettorale e nomina il
suo Deputato. 6 Vi sono dei Deputati nati: il Vescovo sempre, qualche
gran signore (ma son pochi), qualche abbate e i rettori di grandi uni-
versita.
Niuna cosa e piu giusta della rappresentazione degl' interessi
fatta in tal guisa, e se ne scorgono a prima vista i vantaggi in un
paese, nel quale lospianatoio delle costituzioni moderne non ha ancora
tutto livellato. Vi e cola una societa organizzata e docile al tempo
stesso: giacche a misura che si svolgono gl' interessi, facilmente
possono introdursi le corrispondenti modificazioni senza disordine
veruno. Le riforme proposte dal sig. de Hohenwart sono una prova
manifesta di cio che dimostro. Siccome ora la gran proprieta fon-
diaria non e piu esclusivamente nelle mani della nobilta antica, cosi
il Governo propose che questo corpo elettorale venisse composto di
proprietarii dei fondi piu considerevoli. E dunque sempre la gran
proprieta fondiaria quella che formera questo collegio, cioe una societa
al tutto singolare.
Evvi una modificazione prodotta dai cambiamenti avvenuti nella
condizione della nobilta e dei suoi beni. Ma questo cambiamento non
avendo luogo in Boemia, in Moravia, e neanco nella Bassa-Austria,
i proprietarii dei beni nobili conserveranno il loro privilegio: e qui
ritroviamo i vantaggi del federalismo che non mai abbisogna di leggi
uniformi. La proprieta industriale dall' altra parte si e di molto ac-
cresciuta : essa sostiene ancora delle altissime imposte ; e cio da luogo
alia formazione di un corpo elettorale nuovo e speciale. Questo sot-
tentrera alle camere di commercio, che tendevano a divenire delle
corporazioni formate. Per tal guisa 1'interesse ifldustriale avra la sua
speciale rappresentanza, che sara quella del capitale. II censo eletto-
rale 6 abbassato per ogni dove, e arriva a cinque fiorini (10 Lire)
d v imposta per le campagne. Di la di questa tassa non v'e che il
suffragio universale; ma e quando si credera necessario d' ammet-
terlo? II signer de Hohenwart sopprime nel suo progetto i diritti
372 CRONACA
del rettori delle Universita , i quali sarebbero deputati-nati , senza
elezione. E siffatto allontanamento dispiacevole, ma puo comprendersi
facilmente. L'Austria ha attraversato lunghi period! di centralisrao e
di burocrazia; Giuseppe II, il primo violatore delle costituzioni pro-
vinciali, ha soprattutto tentato di attribuirsi i diritti della Chiesa e di
affidare 1' istruzione allo Stato. Quindi e che le Universita non sono
piu corpi indipendenti; esse sono stabilimenti dello Stato; ne sono
pero scemate di pregio, e i loro rettori altro non sono che alti im-
piegati. Se 1' Austria ritorna alia purezza di un vero Stato cristiano,
& da credere che vi rinasceranno le Universita : ma nella presente
condizione di cose assai di leggieri si spiega la soppressione dei pri-
vilegi dei rettori.
II progetto del Governo non e stato egualmente accettato da per
tutto Qualche dieta lo ha ripudiato assolutamente; qualche altra ha
fatto un nuovo progetto contrario al primo. Niuna cosa obbliga ad am-
mettere una legge comune a tutte le province, e certe disposizioni del
sig. de Hohenwart provano esser egli di cio pienaraente convinto:
onde difficil cosa si e che quinci nascano serie difficolta.
Uno de' principali articoli del suo progetto e la soppressione dei
due gradi per le elezioni delle campagne. E questo ora precisamente
uno dei punti, sui quali e piu malagevole il formare un giudizio,
se vuolsi applicare una medesima legge a tutto 1'Impero. A prima
vista sembra che i contadini votino con piu cognizione di causa, quando
non hanno da scegliere che un solo elettore tolto fra loro, vicino a
loro, e da loro tutti conosciuto. Pero in pratica avvengono fatti di
molto dissimiglianti. Vi sono delle contrade in cui le elezioni sono
sempre buone ed in cui il curato e il piu delle volte pregato dai pa-
rocchiani a scegliere per essi il deputato. Altro ve si sceglie senz' altro
e sempre 1' ostiere, e cio caratterizza il moderno progresso : dacche
quando si abbandona la Chiesa si corre all' osteria. Sia quel che si
voglia; il Federalismo condurra necessariamente ciascuna provincia
a decidere da se stessa quello che le convenga.
4. La povera Austria e passata per molte e differenti prove, spesso
& stata agitata fra il bene e il male; e cosi spesso il male ha ripor-
tato vittoria sul bene; che omai la speranza vien meno ne'cuori. Mi
sembra pero che a buon diritto potremmo ora tutto riprometterci .
Son pochi i paesi in Europa in cui sia cosi facile, come neH'Austria,
di fare il bene, e dave sieno sopravissuti tanti buoni elementi dopo le
scosse ricevute. La diversita delle province pu6 col Federalismo ad-
divenire un elemento di forza: le difficolta che indi derivano , pro-^
ducono il vantaggio di costringere gli uomini politici ad uno studio
CONTEMPORANEA 373
vario, costante e per conseguenza a procacciar loro una certa supe-
riorita. Uomini di Stato ve ne hanno piii in Austria, che altrove.
Allontanati dal disgusto che ispirava ad essi la turba de' dottori, a' quali
Beust ha affidato 1'Impero, essi si tenevano in disparte. Se il Fede-
ralismo gli chiama a riapparire, ciascuno, per dir cosi , nella sua
sfera ; io sono appieno convinto che molti degli ostacoli che diconsi
insorraontabiii spariranno assai piu facilmente di quello che eglino
stessi non credono.
IV.
SVIZZERA ITALIAN A (Nostra CorrispondenzaJ
1 . Riforma della Costituzione Cantonale 2. Quistione diocesana 3. As-
sociazione di Pio IX 4. Congresso del Vecchi-catlolici a Soletta.
1. Due importantissime quistioni tengono agitato, da qualche
tempo, il Cantone Ticino, cioe la riformacostituzionaleela separazione
diocesana. Ora seti^bra che l'\ma e 1' altra siano avviate ad un tal
punto che lascia presagire lin prossimo componimento d' amendue.
La riforma costituzionale, per parlare priraa di questa, dopo es-
sere stata adottata in massima dalla grande maggioranza del popolo
ticinese, nei comizii del 6 febbraio 1870, ha prodotto, come vi e noto,
una irritazione egoistica nei pagnottisti della greppia del Governo, i
quali, piuttosto che lasciarsi sfuggire il mestolo dalle mani, sarebbero
stati disposti a tollerare lo smembramento del Cantone in due parti,
Cisceneri, e Transceneri. Ma poiche il tempo e il padre dei migliori
consigli, e col tempo non si fece il sordo ai buoni ufficii, interposti
dal Consiglio federale, merce di un suo apposito delegate, il Sig. G. B.
Pioda, attual Ministro della Confederazione Svizzera presso il Regna
d' Italia; percio ho il piacere di riferirvi che tale quistione, dopo le
parecchie e multiformi fasi che ha percorse, sta per essere pienamente
risolta. II Gran Consiglio, che slette radunato in Bellinzona dal giorno
11 al giorno 16 corrente, prima di sciogliersi, con 55 suffragi con-
tro 44, ha deiiberato di aggiornarsi al 10 ottobre , pel qual giorno
il Consiglio di Stato, coadiuvato da apposita Commissione, deve mettere
insieme un disegno di riforma costituzionale, il quale soddisfaccia
ad un tempo le esigenze del popolo sovrano e i bisogni dello Stato.
Non vi nascondo che vi ha ancora nei paese un partito , in parte
latente e in parte palese, il quale fa ogni possa per mandare a monte
questa faccenda , riconosciuta solennemente necessaria dal verdetto
-)7i CKONACA
popolare. Ma voglio sperare che questa volta la sovranita del popolo,
spalleggiata dal buon volere non meno che dalla saviezza de'suoi
migliori rappresentanti, finira col trionfare. A questo fine venne molto
bene a proposito un messaggiodel Governo, presentato al Gran Con*
siglio nelle sue ultime sessioni, il quale fa conoscere che, non ostante
il raddoppiamento delle imposte, non ostante 1' alienazione di tutte le
sostanze del patrimonio dello Stato, il deficit previdibile dell' anno
corrente amniontera ad un mezzo milione, somraa enorme e non mai
piu vista nel nostro povero e piccolo Cantone. Altro che pareggio!...
Ecco la prosa del liberalismo, quando questo discende dai suoi olim-
pici voli : far coniugare ai popoli , in tutti i suoi modi e tempi, il
verbo pagare, pagare, e poi sempre pagare!
2. In quanto alia quistione della separazione diocesana, ecco lo
stadio favorevole, in cui questa ci si trova presentemente, e che da
bene a sperare nel suo avvenire. Nel principio del prossimo passato
luglio una porzione del Clero Ticinese, notando opportunamente, in
tipposita patizione, come la legge dei 22 luglio 1859, che sopprimeva
ogni giurisdizione episcopate estera sul territorio svizzero, senza
provvedere immediatamente, d' accordo colla Santa Sede, ai rapporti
diocesani futuri dei cattolici ticinesi, che venivano staccati dai loro
Ordinarii di Como e di Milano, creo loro uuo stato acefalo ed inferiore
a quello di cui godono i cristiani delle altre confessioni nella Confe-
derazione; instavano presso il Consiglio federale, pel diritto di cat-
tolici e pel diritto di parita verso gli altri culti riconosciuti, che fos-
sero di nuovo aperte le necessarie trattative colia Santa Sede, onde
venire all' istituzione nel Cantone di un vesrovado, o di un Vicariato
generate, o d' una amministrazione apostolica speciale dspendente da
Koma. II Consiglio federale trasmise la petizione del Clero al Governo
del Cantone Ticino, perche vi facesse le sue osservazioni; allegando
tuttavia anticipatamente che di un vescovado ticinese, non so per
quali ragioni, non si dovesse far conto, come di cosa impossibile ad
ammettersi. Ora il Consiglio di Stato del Ticino, con sua nota del
23 agosto p. p. diretta a\VAlto Consiglio federate, affreltandosi ad
csternare la sua perfetta adesione al proposito dell'onorando Clero
ricorrente, cosi conchiude la sua risposta : Ci fermiamo quindi a
pregarvi, cari e fedeli Confederati : 1 A voler riferire ai signori
petenti l'accoglimento favorevole fatto dal Governo ticinese alle loro
inemorie, ed a mostrar loro la logica necessita che la Chiesa voglia
offerire uno schema di combinazione. 2 A voler notih'care alia Santa
Sede o per mezzo del Nunzio Pontificio, o pel mezzo forse piu acconcio
del Ministro Svizzero in Italia, i passi come sopra intrepresi da una
CONTEMPORANEA 375
rispettabile parte del Clero ticinese, rilevsndo die I' autorita politica
dello Stato si fa sollecita di assecondarli e si pone gia in attesa di
vedere nna concreta proposta di soluzione della lunga pendenza, ed
a volere di couseguenza o interessare il Nunzio a farsi presso ii Somrao
Pontefice interprete di questa nuova fase della quistione della sepa-
razione diocesana del Cantone Ticino e latore delle intenzioni della
S. Sede, od incaricare il Sig. Pioda ad entrare colla medesima in
argomento.
II partito dei Liberi Pensatori, rappresentato dalla Tribunal
Lugano, a questa raoderata ed accondiscendente risposta del Governo
ticinese sulla troppo lunga pendenza della quistione diocesana, in
sullc prime urlo come una lupa ferita, a cui per giunta siano rubati
i figli; indi dando luogo a piii matura considerazione, cerco di miti-
gare la mal repressa stizza, col dar ad intendere a chi gli crede e a
chi non gli crede, che il Governo in tutta la sua nota risponsiva, rife-
rentesi all'istanza del Clero ticinese, non voile dir altro, se non che
rispondo die non rispondo. Che i Governi radicali siano capaci
di commeltere simili ipoorisie, promettendocoll'intenzione preconcetta
di non maritenere la data parola, nessuno, tantomeno un Ticinese, pud
metterlo ia dubbio. Ma che il Governo, che oggidi precede alia cosa
pubblica nel Cantone Ticino, vog'ia macchiarsi di tale infamia, non
posso persuadermi ad ammetterlo tra le cose probabili. Egli e vero che
nella proposta di soluzione della lunga pendenza^ la Chiesa non
potra fare a meno di ritornare sulle gia note proposte di modificazione
della legge civile- ecclesiaslica, del matrimonio civile, della secola-
rizzazione dell' istruzione, e simili; ma il Governo, che nella sua
saggezza deve aver ci6 presentito e ponderato, non potra fare a meno
anch'esso di star preparato a tutte quelle concessioni, che sono con-
formi alle giuste esigenze del sentimento cattolico della popolazione
ticinese, e che solo possono condurre ad un onorevoie Concordato tra
la Chiesa e lo Stato.
3. Questo sentimento cattolico della popolazione ticinese, che nes-
suno mai, in mezzo a tante prove che ha attraversate, oso revocare in
dubbio, si fece viemeglio conoscere in quest'anno in occasione, che
I'immortale Pontefice Pio IX raggiungeva gli anni di S. Pietro. Era
la mattina del 23 agosto, giorno prescelto dalle varie sezioni ticinesi
della Societa Svizzera di Pio IX per tenere la loro annuale Assem-
blea, quando piu di 500 membri di detta Societa si davano la mano
in Losoue, ameno villaggio del distretto di Locarno. Quivi, accompa-
gnati dalle simpatie e dal plauso del popolo della maggior parte dei
paesi circonvicini, dopo aver invocata 1'assistenza e la benedizione di
376 CRONACA
Dio e suffragate le anime del confratelli defunti, nel dar corso alle
ordinarie e straordinarie faccende della Assemblea, tutti i socii si
mostrarono cosi animati da concordia e zelo cattolico, che si sarebbe
detto unospirito celeste invisibilmenteesser disceso sul cuore d'ognuno,
e tutti guidare come un cuor solo. Come e naturale, il primo pensiero
di questa cattolica Assemblea fu rivolto al Prigioniero del Vaticano ,
il quale accogliendo benignamente le dimostrazioni di figliale devo-
zione e condoglianza dei buoni Ticinesi, per mezzo di Sua Eminenza
il Cardinale Antonelli, con un telegramraa, rispose inviando la sua
paterna ed apostolica benedizione. Dopo esaurite le faccende, che tutte
niiravano al miglioramento religiose e morale del Cantone, verso le
due pomeridiane i socii si raccolsero a frugale banchetto, rallegrato
dai musicali concerti eseguiti dalla brava Societa filarmonica di
Ascona, che all'inno patrio sapeva alternare bellamente 1'inno di
Pio IX, il protagonista della giornata, la figura piu eminente del no-
stro secolo. E inutile il dire che anchei brindisi furono improntati di
questo medesimo gusto o sentimento cattolico, la Chiesa e Pio IX
avendone sempre somministrati i concetti : bastivi solo di sapere che
1' Assemblea , o sia che pregasse in Chiesa , o sia che discutesse le
proposte del suo Comitato, o sia che sedesse a mensa, dava sempre
a divedere, a difl'erenza delie associazioni politico-rivoluzionarie, di
essere cor unum et anima una. Gli stessi suoi nemici, che la ormeg-
giarono su tutti i lati per trovare di che accusarla, restarono me-
ravigliati come non si desse lor alcun appiglio in tanta affluenza di
accorrenti, mentre non sentivano che proteste di generosi propositi e
dimostrazioni di fede sinceramente e francamente cattolica.
4. Convien dire adunque gia fin d' ora che ban fatto male i loro
conti i vecchi cattolici radunati a Soletta il 18 corrente, i quali pre-
sumono di tirare dalla loro alcuni Comuni o parti di Comuni,, an-
che del nostro Ticino. Costoro, come forse gia saprete dai giornali,
hanno adottate le seguenti proposte, che io vi noto qui solo come una
varieta, o meglio parto di cervelli ammalati, cioe : 1 II dogma
dell' infallibilita, coll' Enciclica ed il Sillabo, e da dichiararsi incom-
patibilecol diritto dello Stato Svizzero, e quindi da escludersi nomina-
tamente dall' istruzione religiosa. 2 I Governi cantonali saranno ri-
chiesti che, se alcuni Comuni o parti di Comuni si separano dalla
nuova Chiesa (?) sia loro garantita la comproprieta di tutto il fondo
per il culto. 3 I Governi cantonali devono proteggere il diritto di
elezione de'parroci da parte delle Comuni, e specialmente non ammet-
tere come impedimento la mancanza deH'ammissione episcopale.
Davvero che questi vecchi caltolici., se non sono rimbambiti, ban bi-
CONTEMPORANEA 377
sogno di un po' d' elleboro che li richiami a segao ! Se pure Ron siano
quei ciottoli inutili che ingorabrano ilgiardino della Chiesa, dal quale,
come dice bene il P. Perrone, il Papa si prende la cura di gettarli
fuori, per accogliervi invece novelli fiori che verranno dallo stesso
protestantesimo.
V.
MOVIMENTO CATTOLICO
1. Pellegrinaggio ed asserablea cattolica a Einsiedeln 2. Altra a Friburgo
- 3. Altra a Magonza 4. Proteste nell'Austria 5. Speranza nella
fede dei popoli .
1. Ai divoti pellegrinaggi , fatti appositamente a celebri San-
tuarii per pregarvi pel Papa, come riferimmo nel penultimo qua-
derno, dobbiamo ora aggiungere altri pellegrinaggi ed assemblee
cattoliche, di carattere insieme religioso e politico, tenutesi a Ein-
siedeln, a Friburgo, a Magonza ed altrove per grinleressi cattolici
piu generali, tra'quali perd e i I supremo la liberta e 1'indipendenza
del Capo visibile della Chiesa.
Merita il primo luogo il pellegrinaggio e 1' assemblea cattolica
di Einsiedeln nella Svizzera, ove convennero i membri di diversi
Comitati Cattolici dell'Europa. Compiuta appena quella riunione, che
fu dal 31 agosto al 3 settembre, il Sig. Ravel et cosi ne scriveva al
Monde in una Corrispondenza, riportata dall' Osservalore Romano
n. 208. Ho assistito ad un grande spettacolo: cattolici di ogni paese
si sono incontrati in pellegrinaggio appiedi della Statua miracolosa
di Notre-Dame d' Einsiedeln; essi si sono partecipati i comuni loro
dolori, e disperando della politica umana si sono prostrati ed hanna
pregato insieme per la Chiesa perseguitata e pel successore di San
Pietro che si trova prigioniero. . . . Tutta la Chiesa, e come il suo
Capo, nell' angoscia; e priva di ogni soccorso umano, oppressa dalla
maggior parte dei Governi, tradita ed abbandonata dagli altri, non
puo ricorrere che a Dio. Essa ha pero un altro motivo di fiducia;.
ed e la fede dei popoli che, malgrado queste prove, non diminuisce.
Monsignor Vescovo di Ratisbona e 1'infaticabile apostolo della Sviz-
zera, Monsignor Mermillod, erano ad Einsiedeln. Quest' ultimo avea
celebrato per noi la Messa nella cappella di San Meinrado; ci avea
data la comunione; ci avea benedetti e prima di toglier congedo ci
378 CRONACA
avea diretto parole d'incoraggiamento e di speranza. Ora egli ci ri-
cordava giustamente che Pio IX gli avea dimostrato piu volte la sua
fiducia nella fede del popoli cristiani e che egli facea gran conto
di questo appoggio lasciatogli dalla Provvidenza. Quelli che ne du-
bitassero vengano ad Einsiedeln: dal numero e dalla pieta dei pel-
legrini vedratino se la fede e morta.
Ma la riunione di Einsiedeln non fu solo un pellegrinaggio: fu
anche un' assemblea, e un' assemblea cattolica internazionale, in cui
tutte le grandi nazioni cattoliche d' Europa erano rappresentate. l
I cattolici, dicea il Bien public (n. 254), che nel novembre del 1870
si erano riuniti a Ginevra sctto la presidenza di Mons. Mermillod,
per deliberare in comune intorno allo staco in che e ridotta la Chiesa
per 1'invasione di Roma, quest'anno si sono riuniti a Einsiedeln
appie di Nostra Signora degli eremiti . La riunione e durata tre
giorni sotto la presidenza dei Vescovi di Ratisbona e di Ebron. Essa
e cominciata con una comunione generale fatta per la Santa Sede e
per la liberta della Chiesa, e le sue pacifiche deliberazioni hanno
sempre avuta quell'impronta di pieta cristiana e di fraterna sem-
plicita, che sono il carattere delle opere veramente pratiche e il pegno
di un successo durevole. Non & ora il buon punto per un minuto
ragguagiio delle prese deliberazioni: giacche sebbene i cattolici non
cospirino all'ombra, ne formino sette segrete, tuttavia nel presente
stato di lotta, ingaggiata dai piu dei governi contro la Chiesa, non
sarebbe di buona tattica militare il divulgar tutte le risoluzioni di
1 Ecco per ordine di nazionalita , i nomi dei diversi metnbri della riunione.
Alemagna. Ignazio De Senestrey , vescovo di Ratisbona ( Baviera ); Principe Carlo
tTIsenburg-Birstein( Prussia.]; Conte Carlo Nalecz Haczynski (Ducato di Posen); Conte Caio
De Stolberg (Sassoniaj; Cav. Enrico De Schroeter (Prussia); Enrico Maas (Granducato di
Baden); Barone Fr. De Wamboldt (Assia); Barone Felice He Loe Prussia).
Austria, Conte Leone Thun ; Conte G. Blome ; Conte De Pergen ; Conte Antonio
Brandis ; Conte Ferdinando Brandis.
BeJgio. Conte 0. D'Alcantara; Giuseppe De Hemptinne; Conte A. De Robiano; Conte
Giorgio De N6donchel; Guglielmo Verspeyen; Conte Edgardo Du Val de Beaulieu.
Francia. Leone Aubieneau , scrittore dell 1 Univers ; Amando Ravelet, scrittore del
Monde; Adqlfo Randon; Conte Emilio Lafond; Maria Artaldo Haussmann; Carlo Jacquier;
Natale Lemire ; Stefano Recamier; Baroue Ad. D'Avril : Conte Carlo De Nicolay ; Conte
Paolo De Breda; Prospero Dugas; Luigi Juster; Vittore Finaz.
Gran Brettagna. Enrico Duca di Norfolk; Rodolfo Coute di Denbigh; Guglielrao
Gordon, prete dell 1 Oratorio; Carlo De la Barre Bodenham.
Spagna. Gavino Tejado; Conte De Castrilloy de Orgaz; Emilio De Arjona.
Stati della Chiesa. Duca Scnpione Sahiati: Marchese Giovanni Patrizi
Svizzera. Gaspare Mermillod, Vescovo d'Hebron, ausiliario di Ginevra; Colonnello
Eugenio Allet; Conte Raffaele De-Courten; Giuseppe canonico Schorderet; Coate Tommaso
Scherer-Boccard.
Totcana. Roberto Gherardi Del Turco.
CONTEMPORANEA ;.J79
un'assemblea, a cui le circostanze imposero per cosi dire una sem-
bianza di consigliodi guerra. Bastera il dire che questo fraterno con-
gresso, deliberando sotto gliauspicii di due insigni Prelati, Mons. De
Senestrey e Mons. Mermillod, si e occupato di tutte le grandi qui-
stioni, che al presente interessano il mondo cattolieo. L'indipendenza
della Santa Sede, la liberta della Ghiesa, la stampa cattolica, la difesa
de'nostri piu cari interessi, minacciati ad un tempo dal cesarismo,
dal liberalismo e dalla rivoluzione, tali sono i punti principali di
quelle deliberazioni. Un gran pensiero ha dominate tutte le sedute
delTAssemblea; esso e la restaurazione del Regno sociale di Gesii
Cristo.
Un indirizzo a Pio IX, un altro all' episcopate Svizzero e una
protesta contro 1'odioso giuseppismo, che prevale nel gran ducato di
Baden, furono success! vamente votati e firmati da tutti i nomi che
abbiam messo in nota. Questi tre documenti si trovano insieme nel
n. 146 della Correspondence de Geneve: nw noi riporteremo soltanto
dal n. 149 il magnifico Breve di risposta del Santo Padre, firmato
nel di anniversario luctuosae invasionis urbis.
Venerabilibus Fratribus Ignatio Episcopo Ratisbonnensi, Gaspari
Episcopo Hebronen. Auxil. Gebennensi el Dileclis Filiis No-
bilibus Viris, Principi Cawlo de Isenburg-Birslein, aliisque
pia peregrinalione Einsidlensi perfunctis.
PIUS PP. IX.
Venerabiles Fratres et Dilecti Filii , Nobiles Vifi , Salutem ct
Apostolicam Benedictionem. Cum amantissimas litteras a vobis missas
accepimus, eas libentissime perlegimus, gratumque Nobis fuit nomina
vestra illis subscripta percurrere, quae vestrae virtutis ac religionis
laudem raultis argu mentis Nobis et calholico nomini perspectam
praeseferunt. Magna autem cum consoiatione in egregiis sensibus a
vobis expressis respeximus arctam conjunctionem vestram in uno
eodemque spiritu christianae fortitudinis ac zeli, constans ac praestans
studium, quo causaeDei et Religionis inservire erecta alacrique mente
contenditis, et singularem animorum vestrorum nobilitatem ac pieta-
tem, qua vos ad celebre Deiparae Virginis templum peregrinatione
suscepta pro Nobis et Ecclesia tot malis vexata preces eflundere, et
virtutem vestram magis magisque roborare ac munire suxilio de
sursum implorato in hoc contra impietatem certamine studuistis. Nihil
magis cupimus, Yen. Fratres et Dilecti Filii, quam persuasum vobis
380 CROIUCA
sse Nos probe intelligere quae laus et existimatio vestrae pietati et
zelo debeattir, et gaudemus cogitantes quod in die belli viri fortes
in Ecclesia Christi non desunt, intimamque spem fovemus fore, ut
Deus vos benigne respiciens opera vestra suis auxiliis provehat,
votisque vestris et Ecclesiae universae propitius adesse non moretur.
Interim testimonium praecipuae caritatis et grati animi, quern vobis
largiter profitemur, hisce litteris Nostris Vobis exhibere studiosissime
optamus, ac quanto possumus animi Nostri affectu preces Nostras ad
Deum Clementissimum convertimus; ut benedictione sua zelum et
perfectam vestram huic Apostolicae sedi devotionem prosequatur, et
qui Nobiscum acerbitatem impii in Religionem belli et mala in
societatem humanam ex impietate profecta defletis, vobis det valido
instrumento esse ad defensionem suae causae et gloriam suam atque
ad ilium triumphum curandum, quern justitia et veritas expectant
in terris. Ad coelestia autem omnia praesidia omnemque veram a Deo
prosperitatem vobis conciliandam sit auspex Apostolica Benedictio
quam vobis, Ven. Fratres vobisque Dilecti Filii Nobiles Viri, singulis
et universis nobilibus Familiis vestris ex intimo corde depromptam
peramanter impertimus.
Datum Romae apud S. Petrum die XX septembris anniversaria
luctuosae invasionis urbis. An. 1871.
Pontificatus Nostri anno vicesimo sexto.
PIUS PP. IX.
2. Piu brevemente diremo pur qualche cosa delle riunioni di
Friburgo e di Magonza. La riunione di Einsiedeln pote dirsi assem-
blea cattolica jnternazionale: quelle di Friburgo e di Magonza furono
nazionali, giacchd queste, benche onorate ancora dalla presenza d'il-
lustri stranieri, furon tenute per gli speciali interessi cattolici della
Svizzera e della Germania. Ma ancora in queste la causa del Papa
di Roma fu in cima a tutti i pensieri; poiche in vero la quistione
romana e quistione cattolica per tutto il mondo, ed e quistione na-
zionale per ogni nazione cattolica :e di cio specialmente che si rife-
risce a questa grande quistione noi parliamo nella nostra Cronaca
contemporanea del movimento cattolico in favore del Papa.
Fin dal 24 di luglio il comitato centrale delle Associazioni cat-
toliche della Svizzera, intitolate da Pio IX Pius-Verein, avea intimata
1'assemblea generale pei 29 e30 di agosto a Friburgo. L'invito dicea
che le funzioni religiose si farebbero nella Chiesa collegiale di San
Nicola , e le sedute pubbliche nel teatro del Liceo: ma fu tale il
concorso, che convenne tenerle all'aperto. L' Amico del Popolo di
CONTEMPORANEA 381
Friburgo dei 30 agosto dicea , che non mai alcuna festa ottenne un
successo maggiore e piu splendido: nulla manco: ne il concorso del
popolo, ne lo splendore di religiose funzioni, ne 1' incanto dell'elo-
quenza, ne I'unione delle menti e dei cuori, ne le grandi risoluzioni.
Una corrispondenza di Friburgo al Francais, riportata dall' Osser-
vatore romano (n 205), prima di riferire i particolari di questa as-
semblea, dava un ragguaglio generale dell'Associazione cattolica, delta
Pius-Verein, fondata fin dal 1851 per la difesa degl'interessi cattolici
della Svizzera, e ricordava i vantaggi ch'essa ha gia recati-e che e
per recare alia causa cattolica. Un'altra corrispondenza di Friburgo
all' Univers, pur riportata dall' Osservatore romano (n206), co-
minciava anch'essa dal dire che non mai v'e stata festa che abbia
ottenuto si grande successo. L'assistenza era numerosa : migliaia di
membri vi erano accorsi e fra loro si notavano gli uomini piu rag-
guardevoli del partito cattolico in Isvizzera. Dopo il divin sacrifizio,
celebrato pontificalmente a San Nicola da Mgr. Marilley, e dopo una
omilia di Mgr. Mennillod intorno alle speranze , ai timori e ai doveri
dei cattolici, la seduta pubblica fu aperta dal Conte di Scherer. Allora
Mgr. Marilley inauguro i lavori con alcune parole eloquenti e con
una benedizione solenne. La questione piu importante trattata nel-
1'assemblea fu quella della prossima revisione della Costituzione fe-
derale, intorno a che il consigliere nazionale Wuilleret propose sa-
pientemente per programma politico in questa quistione i postulati
diretti dai Vescovi della Svizzera nella loro Memoria al Consiglio
federale. Ma noi non parlere.mo ne di questo ne di altri discorsi sopra
varii argomenti; e solo farem notare al nostro proposito quel che dice
la citata corrispondenza; che Mgr Mermillod parlo del papato col
linguaggio e col cuore che 1' Europa in lui conosce, e che Mgr Ma-
rilley provoco con poche parole affettuose una manifestazione , che
produsse un effetto inesprimibile, e fu un giuramento di fedelta a
Dio ed alia sua Chiesa, fatto daH'assemblea in mezio a straordinarie
acclamazioni.
3. In Magonza daHO al 15 settembre si tenne la vigesimaprima
assemblea generale delle Associazioni cattoliche d' Allemagna. Tutte
le province , tutte le classi della societa v* inviarono numerosi rap-
presentanti a prender parte nelle importanti deliberazioni dell* as-
semblea, sopra le piu vive quistioni della vita religiosa e della vita
sociale e a dare una eloquente dimostrazione della loro inalterable
fedelta alia Chiesa cattolica romana. Piu di milleottocento membri
delle diverse associazioni cattoliche alemanne erano accorsi a Ma-
gonza : la nobilta alemanna vi era largamente rappresentata, e v'in-
,382 CRONACA
tervennero anche i Vescovi di Magonza e di Lavant e 1'Arcivescovo
di Colonia. I! congresso fu inaugurate nella cattedrale con una Messa
ponlificale di Mgr di Ketteler, Vescovo di Magonza, che poi fe' sen-
tire nel congresso la sua parola tanto potente. Non citeremo fogli
stranieri. Una copiosa relazione di questa assemblea e de' suoi atti
molteplici per gl' interessi cattolici di Germania si trova in una corri-
spondenza a! Divin Silvatore n 106: e 1' Osservatore Romano in piii
numeri del settembre die tradotte le belle corrispondenze scritte da Ma-
gonza all* Univers: ma noi, restringendoci al nostro argomento, diremo
soltanto qualche cosa di cio che risguarda direttamente il movimento
cattolico in favore del Papa. Fin dal discorso di apertura il Dr. Moufang,
alludendo allo stato deplorabile del Sommo Pontefice, disse con sentite
parole, che dove il capo soffre, le membra debbono anch'esse patire:
nella seconda riunione generale il Presidente Baudri di Colonia apri
la seduta con questo pensiero: I nostri occhi sono rivolti verso
Roma, verso il Prigioniero del Vaticano : nessuna potenza della terra
difende Pio IX, e questo ci mostra che Dio stesso lo difendera, e
nel discorso di chiusa disse agli associati, che il primo loro dovere
era di tutto fare per la liberazione del Sommo Pontefice che e il
centro dell' unita : il Prof. Grusinger di Salisburgo celebr6 Pio IX
come martire e trionfatore della rivoluzione; il Dr. Molitor parlo
eloquentemente della quistione romana, ch'egli chiamo la quistione
capitale: ma piu assai che dai singoli discorsi si vede manifesto lo
spirito di tutta 1' assemblea nelle risoluzioni approvate con applausi
entusiastici. Tutto questo documento si legge nel n. 219 dell'Osser-
vatore Romano, ed e una energica protesta contro 1' usurpazione di
Roma, e una splendida professione di fede verso il Concilio.
4. Un piu antico documento d'altro genere, che appartiene alia
storia del Movimento cattolico religioso- politico pel Papa, si e la
risentita petizione presentata fin dal luglio dalla Societd popolare
cattolica dell' Austria inferiore all* I. e R. Ministero di Vienna, e gia
pubblicata in molti giornali anche italiani.
Eccelso Ministero! La societa popolare cattolica patriotta
nell' Austria inferiore presenta qui la III divisione della protesta del
cattolici dell' Austria Superiore, Salisburgo, Stiria e Carintia contro
il latrocinio di Roma e 1'oppressione del Capo supremo della Chiesa
cattolica, il glorioso Papa Pio IX. Sono qui sottoscritti altri 104,441
cittadini austriaci. Dopo la prima presentazione della nostra pro-
testa, 2 maggio 1871, siamo stati ammaestrati ancor piu chiaramente
da atti ufficiali pubblici, che S. E. il sig. Cancelliere dell'Impero
conte de Reust ha dato la sua piena approvazione ai delitti commessi
CoiMEMPOliANEA
omtro la sacra persona del Papa, e contro la proprieta di tutta quanta
la Chiesa Cattolica. La benevolenza del.... Governo italiano verso la
politica romana di S. E. il signor Cancelliere dell' Impero, aumenta
ancor piu questa triste sicurezza, e ci riempie del piu profondo do-
lore, che troppo 1'antico onore dell' Austria sia stato posto in oblio.
Noi quindi rhiediamo che 1' eccelso ministero dell' Impero, con una
chiara risposta, voglia scacciare questo nostro dubbio. II tacere piu
oltre dopo la nostra protesta ci sarebbe un doloroso argomento, che
il ministero imperiale, o non bada alia voce e ai sentimenti di cen-
tinaia di migliaia di cittadini austriaci., ovvero che esso non sappia
in raodo alcuno giustificare la politica di S. E. il sig. Cancelliere
dell'Irapero. Nel primo caso, noi sappiamo che il signor Cancelliere
pur troppo si cura di tutto , piuttosto che della voce e dei diritti
deU'immensa maggioranza dei cittadini cattolid. Nell' altro caso sen-
tiamo con dolore, che la politica romana di S. E. il sU. conte Beust
e tale, che copre di profonda vergogna ogni sincero austriaco, e il
deve riempiere dei piu serii pensieri per 1'avvenire della nostra cara
patria. Dottor FEDERICO HARANT i. r. Cons, di Luogolenenza ,
Presidente.
Abbiam anche letto altre proteste inviate da altre parti dell' Im-
pero, e specialmente quella dell' Associazione dell' Arcangelo S. Mi-
chele di Vienna riferita dalla Correspondance de Geneve nel n 121,
e nei numeri successivi abbiam poi veduto gli atti di adesione a
quella protesta, o simiglianti proteste inviate da altre associazioni, e
segnatamente da S. Ippolito, da Lavant, da Linz, da Seckau, da Gono-
vitz, da Salzbourg, da Innsbruck, dal Circolo cattolico di Maria Hilf
a Vienna e da Baden presso a Vienna.
5. Da questi e da tanti altri documenti della fede e dello spirito
dei popoli , da tanti pellegrinaggi e preghiere ed assemblee e indi-
rizzi e proteste ed offerte , una cosa sola vorremmo ora dedurre e
porre in rilievo; e si 6 che questo movimento cattolico si popolare,
specialmente in tante cattoliche associazioni, da liete speranze di mi-
gliore avvenire non solo per la quistione romana, ma generalmente
per tutte le quistioni religiose e sociali. Le Associazioni cattoliche
nelle loro assemblee colle parole e coi fatti ban dimostrato che sen-
tono questa forza e questa speranza, e per parlar solo di quelle che
abbiamo teste ricordate, questo spirito si sente negli atti delle as-
semblee di Magonza, di Friburgo e di Einsiedeln. A Magonza, a ca-
gion d'esempio, il Dr. Maufang dicea : Noi siamo riuniti per forti-
ficarci in vista del combattimento che si avvicina ; i tempi sono
difficili ; la influenza civilizzatrice e sociale della Chiesa e combat-
384 CRONACA CONTEMPORANEA
tuta dappertutto: tocca a noi di renderle quella potenza, alia quale
\e nazioni cristiane vanno debitrici della loro grandezza I go-
verni hanno tutti abbandonato il cristianesimo : quindi ciascuno di
loro si considera come il principio stesso del diritto, cui egli re-
gola secondo il suo capriccio. Non piu dunque dritto internazionale:
ma solo troni basati sopra trattati sconosciuti o lacerati Tocca
ai cattolici di cristianizzare di bel nuovo la vita pubblica. Gli
stessi sensi si fecero sentire nel Piusverein Elvetico ; e ben ne
colse lo spirito il Consiglio superiore della Societd delta Gioventu
cattolica italiana nel fraterno indirizzo spedito a Friburgo, ove di-
cea: Alia nostra sacrosanta causa non resta piu 1' appoggio amico
di una sola potenza terrena; non una bandiera, non un esercito, non
un soldato milita oggi giorno in favore di essa : siamo rimasti noi
soli, popoli cattolici, sotto la guida del venerando nostro Episcopato
e dell' immortale successore di S. Pietro. Ma Dio e con noi! E che
temeremo? Dio e con noi, com' era col popolo ebreo in forma di
fulgida nube per le solitudini sconfinate del deserto, ed Egli ci gui-
dera sicuri alia terra promessa del risorgimento cristiano. Dell'as-
semblea di Einsiedeln non occorre parlare : abbiam gia detto che suo
scopo fu il regno sociale di Gesu Cristo, ed abbiam riferita 1'impres-
sione che fece in tutti il sentire dalla bocca di Mgr Mermillod la
parola piu volte ripetuta dal Santo Padre nel presente abbandono da
parte dei Governi, ch'Egli ha grande fiducia pel presente e per Fav-
venire nella fede dei popoli che stanno con Lui. Lo stesso ripete il
Santo Padre alia Deputazione che venne da Einsiedeln a presentar
1' indirizzo.
DEL SANTISSIMO SIGNOR NOSTRO
JPIO
PER DIVINA PROVVIDENZA
IX
Tenuta in Vaticano ai Cardinali di S. R. C. il giorno 27 ot-
tobre 1871.
VENERABILI FRATELLI
Messa da parte la solennita del rito consueto, abbiamo
qua convocato ramplissimo Vostro Ordine, per comunicarvi,
secondoche la gravita della cosa richiede, quanto abbiamo
stabilito di fare, per provvedere alle spiritual! necessita del
popolo Cristiano in Italia. Non e mestieri, o Venerabili Fra-
tellij di rammentarvi tutte quelle cose che piu e piu volte,
o nelle Nostre Allocuzioni, o nelle Lettere Encicliche, di-
rette ai Vescovi dell 1 Orbe Cattolico , abbiamo deplorato.
Sono per verita note a tutti, e manifeste a tal segno che
non si possono senza impudenza somma negare o ricoprire
con pretesti per renderle meno odiose, le ostili e gravissime
VENERABILES FRATRES
Ordincm Vestrum amplissimum , usitati ritus solemnitate intermissa,
hue convocavimus , ut illud Vobiscum pro rei gravitate communicemus, quod
ad consulendum spiritualibus christiani populi in Italia necessitatibus perfi-
cere decrevimus. Non opus est , Venerabiles Fratres , ut hie Vobis ea recen-
seamus, quae pluries in Nostris Allocutionibus aut in Nostris ad universes
Episcopos datis encyclicis litteris deploravimus. Compertae enim sunt- omni-
bus atque adeo exploratae, ut summa sine impudentia denegari, aut ad invi-
diam levandam excusatione tegi non valeant, hostiles et ingentes iniuriae,
Serie VIII, vol. IV, fasc. 514. 25 4 novembre 1871.
386 ALLOCUZIONE
ingiurie, che gia da gran pezza e continuamente si arrecano
in questa travagliata Italia alia Cattolica Chiesa , e alia
Sede Apostolica; ingiurie che, occupata con .violenza questa
Citta, Noi stessi siamo costretti unitamente a Voi e a sof-
friro e a vedere, sicche possiamo a buon diritto esclamare
colie parole del Profeta : Vidi iniquitatem et contradictionem
in cimtate, die ac node circumdabit earn super mnros eius
iniquitas, et labor in medio eius et iniustitia I . E per fermo,
o Venerabili Fratelli, da questi cosi grandi flutti di riboc-
canti mali ormai siamo quasi oppressi ; e tuttavia non siamo
alieni dal soffrire ancora cose piu dure per la giustizia ,
eonfortando Iddio la debolezza Nostra: che anzi siam pronti
ad incontrare volentieri la morte stessa, quando piacesse
a Dio misericordioso di accettare quest'umile ostia per la
pace e la liberta della Chiesa.
Acerbissima ragion di dolore, fra le moltissime altre,
Ci e stata sempre la prolungata vedovanza delle innume-
revoli Sedi, che nella misera Italia son prive gia da gran
tempo del presidio dei loro Vescovi, come pure la neces-
sita quindi derivata di spirituale soccorso , onde sono ogni
giornopiu stretti i popoli fedeli, in si calamitosa condizione
di cose e di tempi. Or essendo questa necessita medesima
quae iarn pridem et continenter iu bac alflicta Italia catbolicae Ecelesiae et
Apostolicae Sedi inferuntur , quasque occupata per vim hac Urbe Nos ipsi
Vobiscum pati et videre cogirnur, ita ut Regii Proplietae verbis dicere iure
possimus: Vidi iniquitatem et contradictionem in civitate, die ac node circum-
dabit earn super muros eius iniquitas, et labor in medio eius et iniustitia l .
Kquidem , Venerabiles Fratres , bis tantis exundantium malorum fluctibus
iam fere obruimur: at duriora etiam perpeti pro iustitia , Deo infirmitatena
Nostram confortante , haudquaquam refugimus : immo mortem ipsam liben-
tissime oppetere parati sumus, si Deo misericordi placuerit pro Ecelesiae pace
et libertate huius hostiae humilitatem excipere.
lamvero acerbissima semper, inter tarn multas alias, doloris causa Nobis
extitit viduitas longa plurimarum sedium, quae in misera Italia iamdiu suo-
rum Episcoporum praesidio carent ; ac ilia porro exinde profecta spiritualis
auxilii necessitas, qua fideles populi, in tarn calamitosa rerum ac temporum
conditione, quotidie magis premuntur. Cum autem ea necessitas talis evase-
i Psalm. 54.
Dl S. S. P10 PAPA IX 387
arrivata a tal punto, che non possiamo, per la caritadi Gesu
Cristo che Ci sospinge, non apprestarvi un rimedio ; visto
10 smisurato numero di vedove Sedi, e che alcune estese
e popolatissime province d 1 Italia contano appena due o tre
Vescovi ; visto F impeto della diuturna persecuzione contro
la Chiesa e gli sforzi degli empii per isvellere dagli aninii
degli Italiani la fede Cattolica; visti i pericoli di piu gravi
rivolgimenti , che sovrastano alia stessa civil societa; ab-
biam giudicato non doversi indugiare di piii ad apportare,
per quanto e da Noi, un aiuto ai diletti figli fedeli d 1 Italia,
che spesso ancheCi fecero pervenire le grida di dolore per
11 loro abbandono, ed a mettere cosi loro a capo Pastori di
specchiata virtu, i quali, propostasi unicamente la gloria di
Dio e la salute delle anime, per 1' una e per 1'altra impie-
ghino tutte le loro sollecitudini e il loro zelo.
Alle vedove Chiese d' Italia pertanto in nome di Gesu
Cristo Figlio di Dio assegniamo oggi in parte i rispettivi
Vescovi, e in parte li assegneremo in seguito, al piu presto
possibile, portando fiducia che Colui, il quale Ci ha impar-
tita Tautorita, e commesso il dovere, rimossa per T infinita
misericordia sua ogni difficolta, se pur se ne volessero
opporre a quest'opera del Nostro Ministerb, voglia benedire
rit, ut ei iam non possimus, caritate Christi Nos urgente, non occurrere,
inspecto nempe iugenti numero viduarum Sediura et amplis frequentissirnisque
Italiae provinciis, quae vix duos aut tres Sacrorum Antistites numerant ;
inspecto diuturnae persecutionis in Ecclesiam impetu et conatibus impiorum
ad fidem catholicam ex animis Italorum evellendam ; inspectis maximarum
perturbationum periculis , quae civili ipsi societati impendent ; cunctandum
amplius non esse iudicavimus, quin opem dilectis filiis Italiae fidelibus, quo-
rum etiam clamores de sua orbitate querentium ad Nos saepe pervenerunt,
quantum in Nobis est, afferremus, iisque virtute spectatos praeficeremus An-
tistites, qui Dei gloria et negotio animarum salutis sibi unice proposito, in
haec omnes suas curas et /elum adiiciant.
Suos itaque Episcopos viduatis Italiae Ecclesiis in nomine lesu Christi
Filii Dei partim hodierna die adsignamus, partim quamprimum in posteriwn
constituemus ; confisi fore ut Ipse, qui Nobis auctoritatem contulit et offi-
cium demandavit, propter infinitam misericordiam suam, omnibus difficulta-
tibus, si quae huic Nostri ministerii operi opponi vellent, remotis, curis hisce
Nostris pro spirituali animarum salute unice susceptis, benedicat atque obse-
388 ALLOCUZIONE
e secondare queste nostre premure, intraprese unicamente
per la spirituale salute delle anime. Nel tempo stesso poi
protestiamo in faccia a tutta la Chiesa, che Noi ripudiamo
affatto le cosi dette guarentige, come nelle Encicliche No-
stre del 15 maggio di quest' anno abbiamo abbondante-
mente fatto palese: e dichiariamo apertamente, che nel-
Fesercitare questa gravissima parte del Nostro Apostolico
Ministero Ci serviamo della potesta concessaci da Colui ,
che e Principe dei Pastori, e Vescovo delle nostre anime;
della potesta cioe dataci da Gesu Cristo Signor Nostro
nella persona del Beatissimo Pietro , da cui, come dice
S. Innocenzo Nostro Predecessore, derivb lo stesso Episco-
pate e tut fa Vautorita di questo nome \
In questa occasione poi non possiamo passar sotto si-
lenzio Tempia temerita e perversita di alquanti uomini in
un'altra regione di Europa, i quali deviando miserabilmente
dalla regola e communione della Cattolica Chiesa, si con
libelli riboccanti di ogni genere di errori e di menzogne, si
con sacrileghi congressi tenuti fra loro, impugnano aperta-
mente Tautorita del sacrosanto ecumenico Concilio Vati-
cano, e le verita della fede dal medesimo solennemente
dichiarate e definite; ed in un modo speciale la suprema e
piena potesta di giurisdizione , che il Romano Pontefice,
oundet. Simul autem corara universa Ecclesia protestamur , Nos cautiones
eas, quae guarentigie appellantur, quemadmodum in litteris Nostris encycli-
cis die XV Maii hoc anno datis luculenter ediximus , omnino respuere: et
aperte declaramus , Nos- in hac gravissima parte Apostolatus Nostri exercen-
da, potestate uti ab Ipso collata , qui est Pastorum Princeps et Episcopus
animarum nostrarum, scilicet potestate a lesu Christo Domino Nostro Nobis
tradita in persona Beatissimi Petri, a quo, ut ait S. Innocentius Praedeces-
sor Noster , ipse Episcopatus et tota auctoritas nominis huius emersit i .
Hac vero occasione silentio praeterire non possumus impiam quorumdam
Iiorninum in alia Europae regione temeritatem et perversitatem, qui a regula
et communione Catholicae Ecclesiae misere deviantes , turn libellis omni erro-
rum et mendaciorum genere refertis, turn sacrilegis inter se conventibus cele-
bratis, palam impugnant auctoritatem sacrosancti oecumenici Vaticani Concilii,
verita'tesque fidei ab eodem solemniter declaratas et definitas ; ac praesertim
supremam ac plenam iurisdictionis potestatem, quam Romanus Pontifex Bea-
1 Epist. ad Cone. Carthagin.
DI S. S. P10 PAPA IX 389
successore del Beatissimo Pietro, ha per divina disposizione
in tutta quanta la Chiesa, come pure la prerogativa del-
T infallibile magistero, di cut il medesimo e dotato, allor-
quando esercita Tufficio di Supremo Pastore e Dottore dei
Fedeli, nel definire le dottrine intorno allafede ed ai costumi.
Affinche poi quest! figli di perdizione eccitar possano
la persecuzione delie potesta secolari contro la Chiesa
Cattolica, con frode si adoprano a persuader loro, che coi
decreti del Concilio Vaticano e stato recato un cangia-
mento nell'antica dottrina della Chiesa, e che coi mede-
simi e stato ordito un grave pericolo ai governi, e alia
civil societa. Or che mai si puo fingere o pensare di piii ini-
quo e ad un tempo piu assurdo di tali calunnie? Dobbiam non
ostante dolerci essere in qualche parte avvenuto, che gli
stessi ministri del governo, presi a cosi malvage insinua-
zioni , senza affatto pensare air offesa che ne sarebbe
venuta al popolo fedele, non hanno esitato a protegger
pubblicamente col loro patrocinio i nuovi settarii , e a
confermarli col favore nella loro ribellione. Mentre queste
cose andiamo oggi innanzi a Voi in succinto e brevemente
con Nostra afflizione lamentando , comprendiam bene di
dover rendere meritati elogi agli specchiati Vescovi della
medesima regione, e specialmente al Nostro Venerabile
Fratello TArcivescovo di Monaco, che con piacere a cagion
tissimi Petri successor in universam Ecclesiam divina ordinatione obtinet, nee
non infallibilis magisterii praerogativam qua idem pollet,cura supremi Fidelium
Pastoris et Doctoris munere fungitur in fidei morumque doctrinis definiendis.
Quo autem hi perditionis filii contra catholicam Ecclesiam persecutionem
saecularium potestatum excitent, persuadere istis fraudulenter conantur, Con-
cilii Vatican! decretis veterem Ecclesiae doctrinam esse immutatam, ac ipsi
reipublicae et societati civili grave inde periculum esse conflatum. Quibus
calumniis, Venerabiles Fratres, quidnam iniquius, aut eodem tempore absur-
dius fingi vel'excogitari potest? Nihilominus dolendum est alicubi accidisse,
ut ipsi reipublicae administri huiusmodi improbis insinuationibus capti , et
flullam rationem habentes offensionis populi fidelis, palam suo patrocinio te-
gere et favore confirmare in eorum rebellione novos sectaries non dubitarint.
Haec dum presse ac breviter hodie cum moerore Nostro apud vos conque-
rimuf , meritam omnino laudem Nos tribuere debere intelligimus, spectatis
regionis eius Episcopis, quos inter Venerabilem Fratrem Archiepiscopum Mo-
390 ALLOCUZIONE Dl S. S. PIO PAPA IX
d'onore nominiamo, i quali con singolare unione di animi,
con zelo pastorale, con ammirabile fortezza, e con eccel-
lenti scritti , difendono nobilissimamente la causa della
verita contro gli anzidetti conati; della qual lode una parte
anche ne diamo alFegregia pieta e religione di tutto il Clero
e il popolo dei fedeli, i quali coiraiuto di Dio, corrispon-
dono pienamente alia sollecitadine dei proprii Pastori.
A noi frattanto, Venerabili Fratelli, si conviene rivol-
gere gli occhi e i voti del cuore col& appunto , d' onde
possiamo attendere il necessario e sollecito soccorso. Non
vogliamo adunque cessare di gridare notte e giorno al
Clementissimo Dio, acciocche pei meriti di Gesu Cristo suo
Figlio sparga sulle menti degli erranti la luce, merce la
quale volgendosi a guardare F abisso della via che bat-
tono, non pongano indugio alcuno a provvedere alia pro-
pria sempiterna salute ; alia Chiesa sua poi continui a daro
in cosi grave lotta copiosissimamente spirito di fortezza, e
di zelo , e in vista dell' oblazione delle opere sante, dei
degni frutti della fede, e dei sacrifizii della giustizia si
degni affrettare per la medesimai desiderati giorni della
propiziazione; nei qnali, distrutti gli errori e le avversita, e
ristabilito il regno della giustizia e della pace, alia Maesta
di Lui renda i dovuti sacrifizii di lode e di ringraziamento,
nacensem honoris causa ultro nominamus, qui singular! animorum coniun-
ctione, pastorali zelo/admirabili fortitudine et eximiis scriptis, veritatis cau-
sam contra huiusmodi conatus praeclarissime defendunt; huiusque coramen-
dationis partem universi etiam Cleri Populique fidelis egregiae pietati et
religioni tribuimus, qui, Deo protegente, Pastorum suorum sollicitudini cu-
mulate respondent.
At Nobis interea, Venerabiles Fratres, illuc convertendi sunt oculi et
cordis vota, unde potest necessarium ac praesens auxilium adesse. Ne ces-
semus igitur noctes ac dies clamare ad Deum clementissimum, ut per merita
lesu Christ! Filii sui lucem immittat errantium mentibus , qua viae suae
abyssum respicientes sempiternae saluti consulere non morentur ; Ecclesiae
autem suae in tanto certamine spiritum fortitudinis et zeli uberrime prae-
stare pergat ; eique maturare dignetur per oblationem sanctorum operum ,
per dignos fidei fructus , et sacrificia iustitiae optatos propitiationis dies ,
quibus erroribus et adversitatibus destructis , ac regno iustitiae et pacis
restitute, laudis et gratiarum, maiestati Eius debita sacrificia persolvat.
LA CONCILIAZIONE
I.
Come nel nostro fascicolo precedente avvertimmo, tutti
gli artifizii del Potere che tiene ora Pio IX chiuso e cir-
condato d&guardie d'onore nel Vaticano, mirano ad illudere
i cattolici, affinchb tpllerino il meno male che si pub la
intollerabile condizione, a cui ha ridotto in Roma il capo
supremo della Chiesa. Questi artifizii si compendiano in
molto sciocche ipocrisie, colle quali esso Potere tenta di
ammantare la propria malizia, ed in menzogne infinite, colle
quali cerca di offuscare le piii limpide verita.
Certo e per altro che il primo luogo , fra le sue hrutte
ipocrisie avvalorate da piu brutte menzogne, & occupato
dalla celehre Conciliazione , che si da per sempre desi-
derosissimo e dispostissimo di fare ; ma che il Santo Padre
non si rende mai a fare, perche que'maledetti gesuiti, dei
quali e in preda, gli legano mani, piedi, lingua, intelletto
e volonta ; e cosi gP impediscono d'essere non che Papa,
ma perfin uomo libero di se medesimo.
Chi non sente ogni di ripetersi questo ritornello a note
variabilissime, da tutti i giullari in cappa o farsetto del
giornalismo devoto al Potere? E chi, a udir costoro, non
dovrebbe concludere che in Roma la vera mttima non e
punto il Papa esautorato, spogliato, ingiuriato, deriso, ma
bensi il Governo dei Subalpini, entrativi per la breccia di
PortaPia a salvar lui e la sua tiara? Che pub far di piu questo
Governo cosi pio, cosi leale, cosi generoso, cosi cattolico,
392 LA CONCILIAZIONE
per conseguire finalmente dal Vicario di un Dio di pace e
d' amore quell 1 amplesso paterno , dietro cui sospira con
affetto assai piu intense che il figliuol prodigo? Forseche
nei ventidue anni che, da Torino e poi da Firenze e poi da
Roma, e venuto salvando la Chiesa in Italia, non ha abba-
stanza ben meritato di Dio e della Fede ? Forseche si e
mai visto nella cristianita un Potere, che vada glorioso di
tante buone opere, quante esso ne ha inanellate in quella
aurea catena sterminatissima, che comincia dalla legge
Siccardi e dall'arresto deirarcivescovo Franzoni in Torino,
e giunge per ora fino alia legge delle guarentige ed allo
sperpero dei monasteri presso il Quirinale di Roma ?
Ma posta da banda la ironia, dacche tanto si seguita a
cianciare di conciliazione, cosi che non pochi semplici o
la credon possibile o la temon probabile , per cio sembra
conveniente ancora a noi dime una parola : massime dopo
che le recenti provvisioni dei vescovi per V Italia, fatte dal
Santo Padre, son valse di pretesto ai furbi per agguindolare
i gonzi.
II.
Dunque il Potere dominante oggi giorno V Italia vuole
una piena e cordiale conciliazione col sommo Pontefice.
Cosi dicono i ministri, i diplomatici e i portavoce suoi: e
cosi sia. Ma in che deve consistere una tale conciliazione?
Allorche due parti di-scordi vengono ad un accordo, cia-
scuna cede alia sua volta qualche diritto, o vero o supposto,
per amore d'intendersi e far pace. Or, dimandiamo noi, la
conciliazione che il Potere dominatore della Penisola dice
di volere col Papa, sopra quali mutue concessioni avrebbe
da fondarsi? Sopra concessioni di fatto, o sopra concessioni
di principii ?
Dei principii poco o nulla ci cale; soggiungono gli
avvocati del Potere. A noi premerebbe un accordo nel mero
giro dei fatti. II Papa riconosca per legittimi tutti i fatti
LA CONCILIAZIONE 393
compiuti per opera del nostro Governo, da quello dell 1 an-
nessione delle Romagne fino a quello della breccia di
Porta Pia ; e T Italia sara belPe riconciliata con lui. Assolva
tutte le irregolarita giuridiche infermanti questi fatti , e
non ricercheremo altro piu.
E voi, signori, i quali vi dite Y Italia, che conces-
sion! offerite al Pontefice in cambio di questa bagattella ?
Noi gliele abbiamo gia offerte e date in modo e in
forma , dentro la legge delle guarentige per T indipendenza
di lui e per la liberta della Chiesa.
Non altro?
E che altro potremmo a lui cedere di meglio ?
Ogni lettore avente un granello di buon giudizio, per
certo sorridera a questo dialogo. Ebbene, il suo sorriso in-
dica il valor vero di questa ricantata macchina della con-
ciliazione. E cosa che fa ridere.
Ma perche?
Dio immortale ! Ed e possibile conoscere anche solo
Tabbicci di tutta la tregenda della odierna Rivoluzione ita-
liana, e non iscorger subito i mille perche della mostruosa
ridicolaggine, che e la sua conciliazione col Papa? Si pre-
tende che il Papa ceda unicamente nell' ordine dei fatti.
Ma chi e cosi grosso d' ingegno, che al prim' occhio non
vegga essere inseparable , in questo caso , T ordine dei
principii da quello dei fatti ?
Ilprincipio fondamentale della giustizia, unicuique suum,
vieta al Santo Padre di nulla cedere, perche nessuna delle
cose, la cui cessione gli si chiede, e sua. Lo ha affermato
egli, in atti solenni, ben cento volte : Gli Stati della
Santa Sede, dal Po al Liri e al Tronto e dalPuno airaltro
mare, che volete da me a voi ceduti, non possono essere
da me a voi ceduti, perche non sono miei, ma della Chiesa
e del mondo cattolico; ed io, assumendo il Triregno, ho
giurato di non mai cederli ne menomarli , ma di trasmet-
terli intatti al mio successore. -?- Leggete e rileggete gli
atti, da Pio IX pubblicati negli ultimi dodici anni intorno
394 LA CONC1LIAZ10NE
alia presents materia , e troverete che egli mai non si e
smosso da questa ragione capitalissima.
Ma oltre il sopra addotto primo principio di ogni na-
turale giustizia, connesso nel nostro caso indissolubilmente
col fatto, ve ne ha altri molti, che per niuna maniera so
ne possono segregate : e sono tanti, che non e iperbolico
asserire, che tutto 1'ordine etico-sociale , nel civile e nel
sacro, si collega al fatto di cui si pretenderebbe, con un
trattolino di penna, la cessione.
E in vero, ifatti compiuti colle annessioni, terminate dopo
la breccia della Porta Pia, sono di tale natura , che, per
giustificarli al cospetto del mondo da chi li ha compiuti ,
si e dovuto ricorrere alia teoria di un diritto nuovo, con-
traddittorio alFimmutabile ed antico, stabilito dall' ordina-
zione eterna di Dio Creatore e Signore dell 1 universo. Per
lo che, in grazia di questo nuovo diritto e degli aggiunti
suoi antecedenti e concomitanti e conseguenti, si e awe-
rato per T Italia lo spaventoso oracolo deirAltissimo : Lux-it
et defluxit term, et infirmata est ; infirmata est altitudo
populi terrae . Et terra infecta est al) habitatoribus suis ;
quia transgressi sunt leges, MUTAVERUNT ms , dissipaverunt
foedus sempiternum. '
Si vorrebbe adunque, che il Papa, per amore di ricon-
ciliarsi con chi ha spogliato lui e la Chiesa d'ogni bene ,
si piegasse a riconoscere questo diritto nuovo, in onta al-
T immutabile ed antico, del quale e costituito da Dio stesso
maestro e vindice supremo fra gli uomini? Non e evidente
che basterebbe dal canto suo questa cessione a farlo pre-
varicare dal sublime ufficio, che Cristo gli ha divinamente
commesso, di custode del Decalogo e del Vangelo; ed a
convertirlo in perturbatore malefico di tutta la cristiana ed
umana socialita?
E si noti che F immediate effetto di una tale assurda
cessione , oltre che sancirebbe il cadimento dell' ordine
1 is. xxiv. 4-5.
LA CONCILIAZ10NE 395
morale nel mondo, consacrerebbe pure la servitu della
Chiesa nel suo Capo e gitterebbe i semi di una serie di
mali nella cattolicita, tanti di numero e di gravezza, che
sono a spirito d 1 uomo inconcepibili.
L 1 offerta poi e il dono delle guarentige, in ricambio di
tutto quello che il Papa dovrebbe cedere , neppur merita
T onore di una discussione di tre righe. Un Papa che con-
sente d'essere guarentito da Giovanni Lanza! Chi sa defmire
Gib che sarebbe? Un tempo, quando T oro italiano non gli
abbacinava gli occhi , il Journal ties Debats di Parigi usci
in questo savio epifonema: Se il Papa, quantunque Re,
dura si grande fatica a mantenersi indipendente, come vi
si manterrebbe essendo suddito ' ? E suddito, aggiungiam
noi, dei liberalissimi Subalpini !
Percio la Santita di Pio IX, ributtando sdegnosamente
1' offerta di questo dono delle guarentige, decretategli per
3egge dal Potere che lo tiene in cattivita, cosi, nella sua
enciclica dei 15 maggio 1871, ne parlo : II Governo su-
balpirio, che ha per abitudine di congiungere una perpetua
e turpe simulazione aunimpudente disprezzo verso lapon-
tificia nostra dignita ed autorita, mentre da una parte s'af-
fretta di fare questa citta di Roma favola del mondo, dal-
T altra, ad ingannare i cattolici e quietare le loro ansieta ,
si adopero a mettere insieme e fabbricare alcuni futili
privilegie immuniia, che volgarmente son dette guarentige,
coirintendimento che tenessero per noi il luogo di quel ci-
vile Principato, del quale, per lunga serie di macchinazioni,
con armi parricide, ci ha spogliato. Noi pronunziammo gia
il nostro giudizio intorno a queste immunita e guarentige,
facendone notare Vassurdita, la malma e lo schema, nella
lettera del 2 marzo eccetera. *
Questo cenno , adombrato appena, delle mille ragioni
che impediscono assolutamente al Pontefice , nel nostro
caso, qualunque cessione di fatto , mostra piu che a'bbon-
1 N. dei 20 gennaio 1860.
2 V. Civilta Cattolica. Serie VIII, vol. II. pag. 722.
396 LA CONCILIAZIONE
dantemente I 1 impossibility per parte sua della pretesa con-
ciliazione : la quale si ridurrebbe, siccome spesso ha detto
il Santo Padre , ad una conciliazione pura e semplice di
Cristo con Belial, che e bestemmia il solo immaginare
possibile.
Le son cose vecchie codeste, e trite e dette e ridette
migliaia di volte. Ma come non ridirle ancora, posto che
non si finisce mai di rompere il capo ai cristiani, colla no-
velletta della conciliazione, stornata dai perfidi gesuiti^ O
che i gesuiti, fra le tante metamorfosi a cui si fan soggia-
cere, sarebbersi pur trasformati inprincipii di diritto umano
e divino? E tuttavia codesti sono i veri gesuiti, che mettono
in bocca del Papa Pio IX il formidato non possumus di
san Pietro. Ma sono gesuiti di tal tempera, che, con buona
pace dei liberali Bargoni e Civinini, non vi ha forza di Go-
verno che arrivi a liberalmente abolirli.
III.
Senzache il Papa avrebb' egli pure una questioncella
preliminare da volgere al Potere, che lo supplica di seco
riconciliarsi. Chi siete voi ? dovrebbe anzi tutto chiedere
al supplicante.
Santo Padre, io sono P Italia.
Voi T Italia ?
Si, per tale mi riconosce, se non di diritto, almeno
di fatto F Europa politica.
Ed io, ne di diritto, ne di fatto vi riconosco. Ricono-
f sco invece un' altra Italia che non e voi.
Io, Padre Santo, sono T Italia legate.
Ed io non riconosco altra Italia che la reale. Voi per
me siete il Governo subalpino, o, se piu vi aggrada, siete
la Rivoluzione.
Ed ecco Tinsormontabile intoppo per la conciliazione,
che si ripresenterebbe sotto specie di questione preliminare.
Ne si pensi che sia intoppo di forma piu che di sostanza.
LA CONCILIAZ10NE 397
Conciossiache il riconoscimento anche solo di fatto, che
il Papa concedesse al Potere signoreggiante T Italia , in-
cluderebbe necessariamente, almeno per indiretto , quello
altresi di principii, che un romano Pontefice non puo in
modo nessuno riconoscere , senza fallire al debito suo , di
sommo tutore e giudice della morale. Le odierne regole
del nuovo diritto che, per esempio, ogni fatto, per cib che e
compiuto , e legittimo e giusto; che la potenza del numero
prepondera alia potenza della ragione; e che la forza prevale
al diritto; sono regole tanto opposte a quelle della giu-
stizia naturale e divina, che e follia sperare di farle ricono-
scere, benche indirettamente, dal Vicario di Gesii Cristo in
terra.
Ora, secondo la mente del Papa, tanto importerebbe ri-
conoscere, ancorache solo di fatto, il Potere signore oggi
d 1 Italia, quanto riconoscere i sopraddetti ed altri simili
principii.
Noi non siamo liberi di chiarire quanto sia di verita
in questo giudizio del Capo della Chiesa: ma certo, sto-
ricamente parlando, non puo negarsi, che il Papa non
erra , allorche al Governo d' Italia da nome di subalpino.
Altrove abbiamo dimostrato, colla evidenza dei fatti e delle
cifre, che 1'Italia reale non e, giusta Tacuta osservazione
del Jacini, una cosa medesima con la legale; e che questa,
ben piu e ben meglio che Italia, s' ha a dire un vero Go-
verno piemontese allargato nella Penisola : r ne rifarerao
qui codesta dimostrazione , la quale del rimanente non e
oppugnata da nessuno; tanto e per se lucidissima.
Presupposte le quali cose, bisogna essere propriamente
cieco di ambedue gli occhi, o paralitico di coscienza, per non
vedere e non sentire che la conciliazione del Papa col regno
d' Italia e un impossible assoluto : e che pero tra 1'uno e
P altro , stando le cose come sono, non vi e altra conci-
liazione fattibile , salvo quella di san Pietro con Nerone ,
1 Veggasi il Volume precedente pag. 647-52.
398 LA CCWC1L1AZ10NE
di san Marcello con Massenzio, di Pio VII col primo Bo-
naparte.
Onde, con lode di magnanimita apostolica, il Pontefice
Pio IX, nella sua enciclica del 1 novembre 1870, siprotesto
e riprotestb che: secondando il detto di san Paolo, quae
participant) iustitiae cum iniquitate ? aut quae societas lucis
ad tenebras? quae autem conventio Cliristi ad Beliall pa-
lesemente ed apertamente dichiarava che , memore del
dover suo e del solenne suo ginramento, non assentiva e
giammai non assentirebbe a qual si fosse conciliazione ,
che in alcuna guisa distrugga o sminuisca (destruat vel
imminuat] i diritti suoi e insieme di Dio e della Santa Sede:
e, coll' aiuto della divina grazia, era pronto, nella grave
sua eta, a bere il calice di ogni amarezza fino air ultima
stilla, anzi che accettare o favorire le inique proposte che
gli si offerivano . E parimente, nell'altra sopra citata dei
15 maggio 1871 : Siccome molte volte dichiarammo e
pubblicamente denunciammo , che noi , senza colpa di rotta
fede obbligata da giuramento, non possiamo aderire ad
alcuna conciliazione che in qualsivoglia modo distrugga
o sminuisca i nostri diritti , che sono i diritti di Dio e del-
1' apostolica Sede ; cosi ora, per debito del nostro officio ,
dichiariamo che non saremo mai per ammettere od accet-
tare, ne lo potremmo in veruna maniera, le guarentige in-
ventate dal Governo subalpino, qualunque sia la loro natura,
ne altre qualsiensi cose dello stesso genere in surro-
gazione di quel civile Principato, col quale la Provvidenza
voile fortificata e munita la Sede apostolica 1 .
fi chiaro questo linguaggio?
Del resto, non meno che noi cattolici, sono convinti della
impossibilita d 1 ogni conciliazione gli stessi avvocati del
Potere , colla turba de'lsuoi ligi e servi e creati. Di fatto
qualunque volta occorre loro di lanciare uno strale avve-
lenato contro il Santo Padre, tirano fuori quello della con-
ciliazione; spacciando che egli vuole acconciarsi colTItalia,
1 Loc. cit.
LA CONCILIAZIONE 399
e tra poco se ne vedra la prova, a dispetto del soliti gesuiti,
che ne tiranneggiano la coscienza.
Cio dinota che costoro eziandio intendono quanto si
avvilirebbe un Papa, il quale si accostasse al Potere, cui
essi venalmente servono: e che per6 torna al Pontefice
ingiuriosissimo anche il solo supposto che egli mostri
velleita di scendere seco ad accordi. Ed hanno ragione
grandissima. Pio VII usava dire che, per accordarsi col
primo Napoleone , era disceso fin presso le porte dell' in-
ferno ; ma non v'era entrato : Pio IX, per conciliarsi col
Governo dei Subalpini a Roma, dovrebbe invece entrarvi
e calare sino al fondo di quelle bolge.
TV.
Ma, se le cose stanno proprio cosi, perche dunque i
nostri signori subalpini e i loro servi umilissimi hanno
sempre la conciliazione sulla punta della lingua e della
penna ?
Lo ha detto Pio IX, nella sua precitata enciclica dei 15
maggio : ad fucum faciendum catholicis ; per abbindolare i
piii creduli e sempliciani tra i cattolici, e mostrar loro luc-
ciole per lanterne. Quel darsi a vedere sempre , non che
inclinati, ma bramosi di una bella conciliazione col romano
Pontefice, sperano che finira con attenuare la pessima im-
pressione prodotta in ogni animo onesto dalla loro breccia
della Porta Pia e dal loro grimaldello del Quirinale; ed anzi
tanto cattivera loro le simpatie dei dabbenuomini , che in
ultimo essi daranno ragione a loro e torto al Papa. Strana
piii che un poco e codesta speranza. Pur che volete? II
mondo, incivilito dalla libera stampa e dalla pubblica opi-
nione, si avvezza a ber tanto grosso, che i nostri Subalpini
non disperano di dargliela ad intendere. L'arte di mettere
dal lato del torto chi ha ragione e divenuta facilissima col
diritto nuovo, e i nostri messeri quest' arte saprebbero in-
segnarla a Machiavello-
400 LA CONCILIAZ10NE
Ogni ritto pero ha il suo rovescio. Codesto gridar tanto
e in tutti i toni la conciliazione, sapete poi alia fine che
prova ? Prova che non si reputano hen sicuri del fatto loro,
per insino a che non si sieno hene e dehitamente accomo-
dati col padrone della casa in cui, grazie alia hreccia ed al
grimaldello , si trovano. Dicono di avere una fede senza
limiti nel diritto nuovo: ma frattanto, colF invocare perpe-
tuamente un accordo col Papa padrone di casa, si fanno
scorgere fidenti molto piu nel vigore del diritto antico che
delnuovo. Sotto il callo artificiale della coscienza liberale-
sca, sentono il natural pungolo della coscienza umana. Si
avvedono, in conclusione, che un huono e legittimo atto
giuridico del Papa, se fosse possihile ottenerlo, varrehhe
meglio a regger loro sul capo il tetto della casa, che cento
fatti compiuti e mille aspirazioni nazionali. Quell' atto, in
riga di giure, sarehhe una colonna di granito : questi fatti
e queste aspirazioni non sono che puntelli di canna e vere
bolle di sapone.
In somma il grido di conciliazione, che il Lanza manda
a fioca gola dai sette colli, si puo rassomigliare al cartello
che Pilate fece affiggere sopra la croce del Redentore nel
Calvario. Pareva uno scherno ed era un omaggio. Come il
cartello di Pilato attestava la superna regalita di Gesu
Cristo ; cosi il grido del Lanza attesta il diritto sacrosanto
del Vicario di lui. Quel cartello appariva menzognero ai
giudei, come ai cristiani appar menzognero questo grido.
Ma, chi hen consideri, non est mendacium sed mysterium.
Tanto Ponzio Pilato sul Golgota, come Giovanni Lanza sotto
il Vaticano hanno comune la pena di dover confessare la
verita colla raenzogna.
V.
Tutto bene; sclamera forse qui alcun.0 di que'catto-
lici dolci di sale, che facilmente si lasciano ingarhugliare
dai giornalisti liberalastri. Come avvien dunque che il Papa
LA CONCILIAZ10NE 401
nomina i vescovi <T Italia, secondo la legge delle guarenti-
ge? Se non vuole riconciliarsi co' suoi spogliatori, perche
ne accetta le liberalita ?
Chi cosi ragiona dev' esser uomo di pasta ben grossa.
Sappia pertanto costui, che il Santo Padre non ha punto
nominato i vescovi d' Italia secondo la legge delle guaren-
tige, ma secondo la schietta legge del Vangelo. L'officio
di creare i vescovi nella Chiesa, e stato commesso da Cri-
sto a Pietrb pastor dei pastori, e non ad altri. Vero e che i
Pontefici, per amor della pace e della concordia cogli Stati
cattolici, usano concedere al Potere laicale la facolta di
presentare, in un modo o in un altro, alia Sede apostolica i
soggetti che meglio gradirebbe fossero instituiti vescovi
nelsuo territorio. Ma questa e una concessione che il Papa
fa, e un privilegio che egli conferisce ; non & un diritto
inerente allo Stato. Ond' e ridicolo il credere che la legge
delle guarenUge abbia, per questo proposito, cresciuti di un
iota i divini diritti del Capo della Chiesa. Con questa legge
il Governo dei Subalpini ha dichiarato unicamente d 1 obbli-
garsi a non pretendere, che i soggetti da far vescovi nel-
T Italia sieno avanti presentati da se al Pontefice ; riser-
vandosi poi, ad arbitrio suo e del suo exequatur, V ammet-
tere nel godimento del benefizio, o il respingerne, i vescovi
dal Santo Padre scelti e creati. Tal e Tinsigne liberalita
di cui i nostri padroni hanno largheggiato col Papa : di
lasciare a lui totalmente la nomina e la spirituale institu-
zione; e di serbare per se totalmente il beneplacito della .
temporale collazione.
Prima di questa dichiarazione, tutti i concordati vigenti
nei paesi d 1 Italia conquistati dai Subalpini essendo stati
da loro stracciati, il Santo Padre non aveva modo sicuro di
provvedere alle diocesi vacanti : e quando, alcuni anni ad-
dietro, voile provvedere a quelle de' suoi Stati, quest! signori
gli fecero graziosamente sapere , qualmente come glieli
avrebbero rimandati indietro, se bisognava, colla scorta de-
gli sbirri.
Serie VIII, vol. IV, fasc. 514. 26 4 novemfoe 1871.
40 C 2 LA CONC1L1AZ10NE
Ma^ per la legge detta delle guarentige , avendo ora
fatta la dichiarazione, che non rimanderanno piu indietro i
vescovi, e che al piu si contenteranno di abbandonarne il
mantenimento alia Provvidenza, negando 1' exequatur, che
riguarda le mense, gia nella massima lor parte dilapidate;
il sommo Pontefice, memore dell 1 obbligo suo, si e giovato
dell' impedimento rimosso ed e proceduto alia instituzione
canonica, assumendo a carico suo il sostentamento di quei
prelati, a' quali il Governo negasse le sottilissime tempo-
ralita sopravanzate all' universale naufragio deirincame-
ramento.
Ov' & in quest' operare di Sua Santita 1' ombra sola di
un'accettazione, pel canto suo, della legge delle guarentige,
da so" con ogni solennita formalmente ributtata? Pio IX,
colla recente provvisione delle diocesi italiane, ha mera-
mente fatto il dover suo ed usato del suo diritto. Oh,
stiamo a vedere, che uno a cui e stato rapito novanta e la-
sciato dieci, perche adopera liberamente questo dieci, viene
a legittimare la rapina del novanta ed a riconoscere la
generosita di chi, potendo colla forza togliergli cento, non
lo ha fatto e gli ha lasciato il dieci! Dov'e, non diremo la
logica, ma il naturale buon senso e il criterio piu volgare?
Ma gia si sa : questo 5 il frutto che si ricava dalla lettura
del fogli liberaleschi : viziare lo spirito e perdere a poco a
poco il meglio dell' intelletto.
Nulla di meno il Santo Padre, nella sua sapienza, ha
voluto occorrere ad ogni pericolo d'inganno dei fedeli, in
quella che pubblicava le provvisioni delle sedi vacanti in
Italia : e percib, coll' allocuzione tenuta ai 27 dell' andato
ottobre, cosi ha di bel nuovo manifestato Tammo suo: Nel
tempo stesso poi protestiamo in faccia a tutta la Chiesa, che
noi ripudiamo le cosi dette guarentige , come nella enci-
clica nostra dei 15 maggio di quest' anno per noi si e fatto
abbondantemente palese, e dichiariamo apertamente, che
nell' esercitare questa gravissima parte del nostro aposto-
lico ministero, ci serviamo della potesta concessaci da Co-
LA CONCILIAZIONE 403
lui, die e Principe dei pastori e Vescovo delle anime nostre,
della potesta cioe dataci da Gesu Cristo Signer Nostro nella
persona del beatissimo Pietro, da cui, come dice S. Inno-
cenzo nostro predecessore, derivo lo stesso Episcopato e
tutta Tautorita di questo notne.
Veggasi dopo questa si limpida e nobile protesta del
Pontefice, se sia piu possibile nutrir dubbii o sospetti, che
egli sia mai per fare o riconoscere od ammettere nulla, che
abbia anche solo un sembiante della pretesa conciliazione.
VI.
Lacrimabile sventura per T Italia e per la Chiesa !
dira sospirando qualche cattolico liberate. In che dunque
spera il Santo Padre, fuori della conciliazione? Non gli
bastano le tante ruine ammucchiate finora? Vuole ad ogni
costo provocare un' ultima catastrofe ? Ah, pur troppo, il
Vaticano e sotto gl 1 influssi fatali di partigiani della cata-
strofe !
I nostri complimenti al signer cattolico liberate, pel suo
zelo cosi fervido di salyare la Chiesa e T Italia; e per la
santa liberta con cui ammaestra il Pontefice e lo rimbrotta.
Ignoriamo fino a che punto il suo liberalismo conceda al
suo cattolicismo di sottomettersi alia morale evangelica.
Ma ben e certo che questa morale insegna, non essere mai
lecito, qualunque sia la catastrofe imminente, fare un male
per conseguire un bene, offender Dio per compiacere al-
T uomo, violare la coscienza per assicurare un interesse ,
ancorache sommo.
Ora e indubitato che il Vicario di Cristo in terra, dottore
infallibile della morale e della fede, giudica, in quanto Papa,
la conciliazione sua colla dominante Rivoluzione, un male ,
un'oifesadi Dio, una violazione de'piu sacri doveri della
sua coscieriza.
404
LA CONCIL1AZIONE
Dunque e certo che egli e tenuto a rigettare sempre da
se questa conciliazione , posto eziandio che, non una, ma
dieci e venti catastrofi dovessero seguitarne.
Che pensa il signer cattolico liberale di questo sillogi-
smo ? Se lo ammette come cattolico, cessi dunque di rim-
proverare, come liberate, al Papa il suo rifiuto. Se poi, come
liberale, lo ripudia, cessi dunque di far, come cattolico , lo
zelante per la salvezza della Chiesa.
Se facessimo per noi quel che facciamo per T Italia ,
saremmo gran balossi. Diceva subalpinamente e col cuore
in mano Camillo di Cavour a Massimo d' Azeglio ; il quale
commentava questa sentenza cosi : E gia una dottrina
contrastata quella di due morali, una a uso pubblico, Tal-
tra a uso privato : ma lasciamo correre '. Ecco come il
Gran dmonario Piemontese Italiano di Vittorio di sant' Al-
bino interpreta il vocabolo laloss : Furfante , briccone,
birbante, mariuolo, furbo, ribaldo 2 .
Habemus confitentem reum! potrebbe qui affermare un
giudice fiscale. L'autore (per detta dei Subalpini e de'loro
aderenti) 1' autore di questa Italia , colla quale si vorrebbe
che il Papa si riconciliasse , ha definita la qualita delle in-
dustrie adoperate per farla , Industrie da gran lalossi. E il
nostro cattolico liberale piange a calde lagrime , perche
il Papa sta irremovibile nel non accordarsi con questa (usiam
sempre il termine cavouriano) enorme lalossada? La con-
ciliazione, colla teoria e colla pratica delle due morali, potra
forse entrare nel catechismo dei cattolici liberali : ma nel
catechismo della santa madre Chiesa, di cui il Pontefice e
Capo, oh, no davvero che non entrera mai, a patto ancora
che T escludernela facesse produrre una catastrofe deuca-
lionea !
1 V. diario privato politico-militare dell'ammiraglio C. di Persano. Quanta
parte , pag. 125. Torino \ 87 1.
2 V. gli Studi filologici , strenna pel 1872, pubblicata teste dal chiaro
prof. B. Veratti, pag. 26-37. Modena 1871.
U CONCILIAZIONE 405
Dal che pu6 accorgersi il nostro cattolico liberale che
vi ha casi , nei quali , chi non e partigiano della cata-
strofe , neppur e buon cristiano , anzi neppure e uomo o-
nesto : quando cioe al timore della catastrofe , accade di
dover antiporre Famore alia fede ed alia onesta. Tutti i
martiri sono stati partigiani della catastrofe : e noi rin-
graziamo Iddio e ci rallegriamo che il Vaticano, come ce
lo annunzia il nostro cattolico liberale, sia sotto gl'mflussi
di si magnanime persone.
Tuttavolta non bene afferriamo che cosa s'intenda per
catastrofe : ma s' hanno a intendere sicuramente mali gra-
vissimi , irreparabili ; forse uno sfacelo. Ebbene , si rasse-
reni questo signore, se davvero e cattolico. La Chiesa ha
promesse -celesti d 1 immortalita : puo patire dolori incom-
parabili, ma perire non mai. II rischio dello sfacelo non e
adunque per lei.
Ma la conciliazione, per impossibile, fatta dal Papa, come
vorrebbe questo cattolico liberale, preserverebbe forse la
Chiesa dallapaventata catastrofe? Nullameno. La Rivoluzione
si precipiterebbe piii baldanzosa verso il suo termine, e non
ci resterebbe altro che un Papa avvilito e disprezzato : av-
vilito per la profonda bassezza morale in cui sarebbesi git-
tato ; e disprezzato dai tristi e dai buoni , non eccettuati i
cattolicf liberali. Questa sarebbe la vera palma finale della
conciliazione : il danno e piii le beffe.
Al contrario il Papa, nella grandezza della sua costan-
za, oltreche fa strettamente il debito suo, anche umana-
mente parlando , rifulge di una gloria che strappa 1' ammi-
razione e T invidia persino ai nemici suoi , persino ai Pie-
montesi del Campidoglio: e non e per niente amplificazione
rettorica F asseverare , che 1' uomo piii grande , piu vene-
rato e piu glorificato oggidi nel mondo universo , e il Papa
Pio IX, prigioniero si, ma invincibile nel Vaticano. Che se
dalF umano passiamo al divino , ignora forse il nostro cat-
tolico liberale, che la Chiesa trionfa sempre per mezzo delle
406 LA CONC1L1AZIONE
catastrofi, a guisa del Dio-Uomo suo fondatore, che trionfo
sulla morte per mezzo della morte ? Qaal catastrofe piii
tremenda per Gesu Cristo, che quella del Venerdi santo ?
Eppure questa lo porto agli splendor! della Pasqua. SeGesu
si fosse conciliato colla Sinagoga, per .evitare la catastrofe,
come forse lo pregava qualche cattolico liberale del suoi
giorni, avremmo noi godute le gioie della sua risurrezione?
La via pertanto, non solamente di assicurare , ma di
affrettare T indubitato trionfo del Santo Padre e del catto-
licismo, non e questa di scaldarsi vanamente il cuore per
ottenere una conciliazione co 1 persecutor! : ma e all' o'ppo-
sito di ringagliardire la fede , la speranza e la carita in
Cristo , vita e forza del suo Vicario in terra e della Chiesa;
e di stringersi viepiu alia bandiera impugnata da Pio IX,
che porta scritto a lettere di fuoco: Potius moriquam foedari.
Le catastr.ofi non tocca al Papa temerle, ne ai cattolici
che al Papa ed alia sua bandiera serbansi inviolabilmente
fedeli. Di fatto ne egli ne i veri cattolici danno sentore di
esserne impauriti. Trema per avventura Pio IX ad ogni
moversi di foglia in Europa^ come tremano coloro che gli
circondano la reggia? Pensa egli a raccorre armi ed ar-
mati ed a *cercar tesori per apparecchiare difese , come
notte e giorno vi pensano i Subalpini padroni delP Italia?
Briga egli a mendicare alleanze ed a mercanteggiare il
sangue e 1'onore italiano, come brigano costoro, per ac-
chetare la paura che li agita ? Parla egli nel suo Vaticano
di pericoli incessantemente a se minacciosi, come del con-
tinuo ne parlano in Roma i politici di Monte Citorio ?
Spettacolo per verita singolare e direrno quasi unico
nella storia! Pio IX, vittima gloriosissima della Rivoluzione,
si mostra pieno'di serenita e di sorriso, mentre i temporanei
vincitori suoi spirano sol raccapriccio e sgomento. -Egli
nulla dimanda a'suoi carcerieri; e i suoi carcerieri battono
supplici alle sue porte, perche degni di accordarsi con esso
loro. Egli tanto non teme questi suoi vincitori, che neppure
LA CONC1L1AZ10NE 407
condiscende a mirarne Taspetto, non che ad ascoltarne la
voce ; ed essi s' impensieriscono d'ogni- suo detto e si
sbigottiscono di ogni atto suo . Egli sparge conforti e
prenunzia vicine allegrezze ; essi vivono di malinconia
e non prevedono che lutti. Alia vittima gli allori germo-
gliano dalle spine, di cui 1' hanno incoronato : ai suoi op-
pressori le spine consumano gli allori, di cui si sono inghir-
landati. Non apparisce qui in modo prodigioso che le parti
sono capovolte, e colui che par vinto e il vero vincitore ?
E vi ha cattolici i quali ardiscono esprimer desiderio
che -una tanta bellezza di morale vittoria si trasrmiti, pel
nostro Santo Padre, nell'obbrobriosa ignominia di una con-
ciliazione ?
Spiriti malaccorti , per non dire insensati ! Persuade-
tevi una volta, che l r unicamente possibile conciliazione tra
il Papa e i suoi tormentatori , e quella che dal Dio delle
misericordie Pio IX implora con assidue lagrime e pre-
ghiere : cioe quella che nel Calvario si fece tra Cristo e
il Centurione de'soldati suoi crocifissori, il quale, picchian-
dosi il petto, sclamava contrito : Vere films Dei erat iste '/
1 MATT. XXVII, 54. t
LA SOPPRESSIONE DEGLI ORDINI RELIGIOSI
IN ROMA
I.
Come osservammo nel penultimo quaderno, la spro-
priazione delle case religiose, che il Governo italiano sta
facendo in Roma, non e altro al trar de' conti che una lar-
vata soppressione degli Ordini stessi, a cui quelle case
appartengono ! . I giornali liberaleschi ci fecero spesso sen-
tire che i conventi e i monasteri debbono tutti essere es-
propriati 1'uno dopo Taltro. Or egli e chiaro che, venendo
a mancare interamente in Roma alle comunita religiose i
loro alberghi; esse restano pel fatto stesso disciolte ed
abolite, senza neppur ksserci uopo di legge.
Nondimeno la legge si stanziera; e sara una delle prime
che si proporranno al Parlamento. La ragione ne e, perche
quantunque tal legge non sia piu necessaria per isperpe-
rare le comunita religiose ; essa nondimeno e necessaria
per confiscarne i beni, ed impedire che le sparse membra
si ricompongano novellamente nclla primiera unita. Prima
dunque che a cio si venga, sara bene soffermarci qui al-
quanto a considerare T iniquita di un tal atto. Finche esso
non e ridotto a legge, ci e libero il parlarne.
Papa Pio VI nella sua celebre Bolla, Auctorem Fidei, ha
dichiarato che Y annientamento degli Ordini religiosi
1 Civilta Cattolica Serie V1II ? vol. IV, pag. 1 29. Le case religiose in Roma.
LA SOPPRESS10NE DEGLI ORDINI REL1G10S1 IN ROMA 409
distrugge la pratica pubblica dei consigli evangelic!; viola
la liberta dei fedeli di scegliere una professione raccoman-
data dalla Chiesa ; oltraggia di questi Ordini gli stessi
Fondatori, i quali sono venerati come Santi ; impedisce il
proseguimento della perfezione, il rinunziamento al mondo,
la libera donazione di se a Dio pel bene degli altri uomini;
rapisce alia Chiesa il suo piu bello ornamento; distrugge
una delle piu sublimi manifestazioni dello Spirito Santo, e
priva tutta la cristianita degl' innuinerevoli servigi resi
dagli Ordini religiosi.
Qtiesta autorevole sentenza del Capo della Chiesa cat-
tolica, del Vicario di Gesu Cristo, del maestro infallibile in
tutto ci6 che riguarda dommi e costume, basta di per se
solo a sfolgorare 1' enorme attentato, di cui Roma sarebbe
vittima colla legge, ond' e minacciata. Tuttavolta non sara
fuor di proposito il ragionarne qui alcun poco, mostrando
1' ingiuria che essa farebbe ai Romani, ai componenti delle
singole case religiose, ai diritti della Chiesa, agl' interessi
della cattolicita in generale.
II.
Non vi ha diritto piu sacro e piu prezioso per T uomo,
che quello di ben ordinarsi e disporsi in ordine al conse-
guimento deU'eterna salute. Un tal diritto riguarda il sommo
dei beni , a cui e ordinato ogni altro bene dell' uomo, e
il danno del quale non pub venir compensate neppure dal-
F acquisto di tutto il mondo. Che giova all' uomo il guada-
gnare V intero universo , se V anima sua venga a patirne
detrmento le ?E sentenza che Cristo stesso proferi colla divina
sua bocca. Ora in due modi puo il cristiano ben ordinarsi
all 1 acquisto dell' eterna salute : 1'uno, comune, coll' osser-
vanza de' divini precetti ; 1' altro, particolare , colla profes-
sione de' consigli evangelici.
1 Quid prodest homini si universnm mundum lucretur, animoe vero suae
detrimentum patiatur? MATT. XVI, 25. .
410 LA SOPPRESSIONE DEGLI ORD1NI RELIGiOSI
Interrogate Cristo un giorno da un giovinetto : Mae-
stro, che debbo io fare per conseguire la vita eterna? Quid
boni faciam, ut liabeam vitam aeternam ? rispose : Osserva
i cornandamenti di Dio; Si vis ad vitam ingredi, serva man-
data. Al che 1'onesto garzone : Io li ho sejnpre osservati fin
dalla mia fanciullezza. Or che mi manca? Quid adhuc mihi
deest? Qui il divin Redentore gli replieo : Se vuoi esser
perfetto, va e vendi tutto quello che hai e, dopo averlo
distribuito ai poveri, vieni e seguimi. Si vis perfectus esse,
vade, vende quae liases, da faupertbus... et veni sequere me. T
In questa duplice risposta di Cristo, son delineati i due
generi di vita, coi quali il cristiano puo pervenire all' e-
terna beatitudine. L'uno ordinario, riposto nell'adempimento
della santa legge di Dio, serva mandata ; 1' altro di perfe-
zione, riposto nello spogliamento d'ogni possesso 'private e
nel seguir da vicino gli esempii lasciatici dal divin Re-
dentore. Vende quae liabes , da pauperibus, et seguere me.
Questo secondo genere di vita comincio a fiorir nella Chiesa,
fino da' suoi primordii, nella persona degli Apostoli, delle
vergini sacre, de' fedeli piii fervorosi. Quindi, sotto la per-
secuzione pagana, si allargo ampiamente ne' solitarii e nei
cenobiti de'deserti di Egitto e delle solitudini di Palestina.
In fine, data la pace alia Chiesa, fu ridotta ed ordinata a
stabile professione nelle stesse citta, colla fondazione dei
diversi Istituti religiosi. L' abolire pertanto cotesti Istituti,
e un chiudere in faccia ai fedeli una delle due vie, per cui
essi son chiamati da Cristo al regno de 1 cieli. II perche un
tal atto racchiude un' offesa atrocissima alia loro liberta di
coscienza , all' innata indipendenza dell' animo , al diritto
inalienabile, che ha ciascun uomo, di perfezionare se stesso
ed ordinarsi all' ultimo fine, nella maniera che crede a se
piii convenient^. Quest' offesa alia liberta e ai diritti della
individuale coscienza, alle piu sacre ed inviolabili ragioni
dell' uomo s' infliggerebbe ai Romani, colla legge di aboli-
zione per essi degli Ordini religiosi.
1 Matt. XIX 21 .
IN ROMA 41 I
N& si creda di sminuire la forza di questo argomento
con dire, che il Governo non toglie per questo la liberta
di seguire quel genere di vita perfetta privatamente, tra
le mura domestiche. Sappiamcelo ; ed ammiriamo tanta
larghezza liberalesca, e tanto riguardo ai personal! diritti,
di astenersi dal penetrare nel focolare domestico, e usar
violenza nel foro stesso interiore dell' animo. Ma ognuno
intende che cio appunto costituisce 1' iniquita del sopruso,
1' impedire ai cittadini di professare in maniera pubblica e
sociale quel genere di vita, a cui si sentono da Dio invitati,
e sospinti dal desiderio di meglio assicurarsi il supremo
dei beni. II principio di socialita e innato nell' uomo, e si
stende a tutti i rami della propria attivita. In tutto cio, che
e onesto e ragionevole, egli tende a giovarsi dell' altrui
concorso ; giacche Tunione fa la forza, e la debolezza indi-
viduale sparisce, dove molti congiungono insieme gli sforzi
per conseguire uno scopo comune. Di qui il diritto di asso-
ciazione , si altamente proclamato e difeso dai pubblicisti
moderni; i quali sembrano vederlo in tutto, tranne in cio
che riguarda la religione. Eppur la tendenza religiosa nel-
Tuomo e tra tutte la piu potente e la piu intangibile, attesa
1'altezza dell'oggetto a cui mira, e 1' importanza dell' inte-
resse a cui si lega. Se dunque 1' uomo si sente chiamato a
compiere i suoi doveri verso Dio e procacciarsi 1' eterna
salute colla professione de'consigli evangelici, egli non puo
essere impedito dal farlo socievolmente, in comunanza con
altri, sotto la direzione di provvidi superiori; val quanto
dire nella vita claustrale, senza esser ferito nel piu vivo
della sua personale liberta.
Ma il piu grave si e che siffatto impedimento, non solo
lede il diritto che ha 1' uomo di avviarsi al suo ultimo fine
pel sentiero della perfezione, ma di avviarvisi assolutamente
pel sentiero comune dell' osservanza stessa dei divini pre-
cetti. Ci ha di quelli, che, attesa la fralezza del loro spirito,
la veemenza delle passioni, il -fascino degli oggetti sensi-
bili, han mestieri di ritirarsi affatto dal mondo, per servarsi
f
412 LA SOPPRESSIONE DEGLI ORDIN1 RELIG10SI
incontaminati. Essi non san resistere alle lusinghe delle
present! cose, non ban forza bastevole per comprimere le
propensioni del senso, finche la scena del secolo riluce ai
loro occhi e li solletica colle sue attrattive. Essi sentono
il bisogno della solitudine di un sacro ostello, della guida
costante di esperto padre spirituale, della vista continuata
di esempii virtuosi che li confortino al bene ; essi sentono
insomnia il bisogno della vita claustrale, senza i cui aiuti
e presidii 1' osservanza stessa della legge di Dio e i loro
eterni destini corrono a certa perdizione. Or pu6 la societa
impedire al cittadino di provvedere a se medesimo in si
rilevante bisogna? Pub coartare la sua liberta in un punto,
cbe tocca lo scopo stesso della sua esistenza ?
La societa, cbi ben mira, non ha altra ragione del suo
essere, cbe quella di tutelare i diritti de'suoi component!.
Essa e mezzo, non fine, a rispetto degli uomini associati.
Non est lonum esse Tiominem solum ; faciamus ei adiutorium
simile sibi \ Questa divina sentenza e come la formola,
esprimente lo scopo, non solo della societa coniugale, ma
della civile altresi ; di cui la societa coniugale e germe e
principio. Un aiuto per Fuomo individuo, per la famiglia,
per la moltitudine delle famiglie, ecco T idea della societa
e di tutti i suoi politici ordinamenti. L'uomo, attesa 1'anima
spirituale ed immortale, onde consta , ha per suo fine il
vero ed il bene infinite, che e Dio. Ma perciocche a tal
conseguimento egli deve disporsi con atti virtuosi e meri-
torii nella vita presente, e la vita presente ha mestieri di
amminicoli ed aiuti, che non possono altrimenti aversi, se
non nello stato sociale ; quindi e che lo stato sociale e
necessario e naturale all' uomo. Ma questi amminicoli e
questi aiuti gli sarebbero dati a troppo duro prezzo, se la
societa ne togliesse pretesto a porgli impacci all' esercizio
della virtu e per6 al conseguimento stesso del suo ultimo
fine. In tal caso la societa non sarebbe piu un bene per lui,
1 Genesi I.
IN ROMA 413
ma un male ; non un profitto, ma un danno; non un presi-
dio, ma un giogo tirannico, da cui egli dovrebbe risoluta-
mente affrancarsi.
Oggidi e assai diffuse il lamento che la societa e cor-
rotta nel sue proprio concetto. Da mezzo di felicita si va
cangiando in istrumento di oppressione. Essa ha sconsa-
crato il vincolo nuziale, introducendo il matrimonio civile.
Ha annientata l'autorit paterna, confiscando Teducazione,
e legando al padre le mani nella distribuzione ereditaria.
Ha disertata la proprieta, colla enormezza delle tasse e dei
balzelli. Ha distmtta la vita cittadinesca, coirobbligazione
per tutti di fare il soldato il piu ed il meglio della vita. Ha
attossicata la moralita pubblica, colla licenza della stampa
e coirateismo e materialismo delle sue cattedre. Ha sciolta
la pace sociale coi suoi organismi politici, nei quali tutto
si riduce a un perpetuo cozzo di avverse fazioni. A1F ari-
stocrazia della nascita ha surrogate 1'aristocrazia del dana-
ro, la quale ha ereditato tutti i vizii e niuna delle virtu della
prima. Composta massimamente di ebrei e di banchieri ,
non conosce altro Dio che la borsa, ne altro obbietto di
amore che s& medesimo. Dove F antica nobilta ha lasciato
dappertutto splendidi monumenti della sua munificenza e
religione ; questa nuova genia non lascera che orme vitu-
perose della sua empieta ed ingordigia. In somma, da qua-
lunque lato si consideri Todierna societa , essa si scorge
guasta radicalmente. Ora se a tanti motivi di abborrimento
si aggiunge ancor questo, di togliere ai cittadini la liberta
di abbracciare quello stato di vita, che essi credono piu
conveniente, e talvolta ancor necessario al conseguimento
della loro eterna salute ; la societa diventa per essi un peso
del tutto importabile, e ingerira il desiderio che si di-
sciolga, come che sfa , per ricomporsi sopra altre basi ed
altri principii.
414 LA SOPPRESS10NE DEGL! ORD'.Nl RELIG10SI
III.
Che se dai cittadini in generate volgiamo lo sguardo
a coloro, che gia abbracciarono la vita claustrale ; scorge-
remo nuovo argomento d 1 ingiustizia nella legge che si
prepara. Per essa il religiose (uomo o donna che sia) si
vedra, non solo divelto a forza da uno stato di vita, che
egli riput6 piu acconcio al conseguimento della sua eterna
salute, ma si vedra ancora barbaramente spogliato di tutti
i mezzi, che guarentivano la sua materiale esistenza. Egli
perdera ad un tratto abitazione , vitto , corredo, servitu,
assistenza, tutti i presidii insomma, onde il vivere umano
ha mestieri d'essere circondato su questa terra. Se fosse
rimaso nel secolo, egli a quest'ora si troverebbe assicurato
il presente e Tavvenire; merce o di beni ereditati, o di
stipendii dovutigli , o di guadagni accumulati. A tutte
queste cose egli rinunzio in buona fede ; in quanto, sotto
Tegida delle leggi canoniche e civili, credette assicurata
la sua esistenza nel chiostro; dove non gli mancherebbe
mai una celletta benche disadorna , una mensa benche
frugale, una veste benche grossolana ; e dove nell r infer-
mita e nella vecchiezza troverebbe cure amorevoli e pietosi
aiuti, quanti sa somministrarne la fraterna carita de'com-
pagni , e la dovuta provvidenza de' superior! . Con tale
certezza egli si spogli6 de'suoi averi, pel voto di perpetua
poverta; Iavor6 gratuitamente, in servigio del prossimo; si
tenne lontano da qualsiasi acquisto. Ed ora che gli anni
inoltrati o la cagionevole sanita gli divietano F intrapren-
dere una nuova camera ed occuparsi in gravi fatiche, si
vede strappato alia sua pacifica dimora, gittato sul lastrico
in balia della fortuna, separate da 1 compagni, privato dei
mezzi da sopperire ai suoi piu pressanti bisogni ! Questa e
la sorte, che apparecchia ai religiosi in Roma il benefico
regno d' Italia! Or non e questo un turpe assassinio, una
IN ROMA 415
fiera sevizie, da vergognarsene ogni piu vile masnada di
malandrini ?
Ne vale a scusare tanta ingiustizia la famosa pensione,
che si assegnerebbe ai religiosi, cosi disciolti. Imperocche
quand' anche essa venisse subito e puntualmente erogata
(il che non sappiamo quanto sia probabile), tuttavolta non
e tale che compensi, almen tollerabilmente, la iattura, che
incorresi dai religiosi anzidetti. Figuratevi! Un otto o dieci
scudi mensili (se pure per tutti si giunga a tanto) dovreb-
bero servire a procacciarvi tetto , abiti, sostentamento ,
servitu, libri, assistenza nelle malattie e nei disagi d 1 una
eta avanzata, e quanto altro occorre alle esigenze dello
spirito e del corpo neiruomo. Quella misera somma appena
basta a procurare un convenevole alloggio: per tutto il
resto si rimane nell'assoluta indigenza. Noi gia vedemmo
in una delle principali citta d' Italia un venerando vegliardo,
stato Provinciale nella sua religione e predicatore di alto
grido , essere costretto in quella sua quasi decrepitezza
a dover girar gran parte del giorno, accattando dalF altrui
pieta un tozzo per campare la vita. Chi sa a quanti rag-
guardevolissimi religiosi in Roma tocchera il simigliante !
Ed e questa la tutela che un Governo e tenuto di prestare
ai diritti dei cittadini ? Diciamo ai diritti .del cittadini ,
perche le comunita x religiose son senza dubbio un'accolta
di cittadini ancor esse, e come corpi morali avevano esi-
stenza giuridica, della quale non puo niuno, senza delitto,
essere spogliato. Molto meno un tale spogliamento po-
trebbe farsi, senza indennizzarne i singoli componenti, con
pieno risarcimento d'ogni danno che lor si reca, d'ogni
vantaggio che lor si sottrae.
Ma il giusto Dio, che retribuisce ciascuno, secondo le
opere, non solo nella vita avvenire, ma bene spesso nella
presente, sta gia apparecchiando il condegno gastigo a
tanta nequizia. L' associazione Internationale, che ormai
numera a milioni i proseliti, sara quella, pel cui mezzo egli
rendera pan per focaccia a cotesti singolari rappresentanti
416 LA SOPPRESSIONE DEGL1 OHDINI REL1GIOSI
della giustizia sociale. Essa non avra da fare altro , che
applicare a voi, Ministri, a voi, Senator!, a voi, Deputati, la
legge del taglione. Essa si comportera con voi al modo
stesso, ond 1 ora voi vi comportate coi religiosi, avvalendosi
dello stesso principio, che ponete innanzi, della pubblica
utilita. Sotto T ombra di un tal principio, essa altresi s'im-
padronira delle vostre case , dei vostri possedimenti, dei
vostri arredi, e vi associera al proletario nella fatica e nella
mercede. Essa sara il flagello sterminatore di questa bor-
ghesia degenerata, la quale, dopo essersi insignorita del
potere, non sa oggimai valersene se non a sterminio della
religione, della morale e della giustizia. Allora s'intenderk
se fu sapiente conculcare, col sarcasmo sul labbro, il diritto
di tanti deboli, sol perche deboli, e farsi giuoco della divica
vendetta ! Voi forse adesso vi beffate di cosi nero vaticinio,
perche sentite di aver tuttavia nelle mani la forza. Ma questa
forza e vicina a fuggirvi dal pugno ; giacche essa e cavata
appunto da quel proletariate, che ora vi si rizza contro
minaccioso e terribile. Vero e che nella fiera catastrofe
patira anche la Chiesa. I comunisti di Parigi, trucidarono
insieme col Senatore Bonjean e col mercante Jaker un Ar-
civescovo e molti ecclesiastici. Ma la Chiesa e avvezza al
martirio ; e avendo gli occhi al cielo, non sente i mali di
quaggiu, come voi, che siete sempre curvi verso la terra.
La Chiesa anzi e destinata a riordinare la nuova societa,
dopo il formidabile sconvolgimento. Ma basti di cio: diciam
qualche cosa del terzo capo.
IV.
Gli Ordini religiosi sono il piu bell' ornamento del cri-
stianesimo e la parte piu preziosa di questa societa divina.
Per persuadersene, basta por mente che da essi escono in
maggior copia gli eroi, che la Chiesa suol innalzare agli
onori delPaltare. Ne cio dee recar meraviglia, perche i sacri
chiostri a questo appunto sono istituiti, a formar uomini per-
IN ROMA 417
fetti nella pratica delle virtu cristiane, mediante T osser-
vanza, non sol della legge divina, ma ancora del consigli
evangelic!. Quindi e che privar la Chiesa dei sacri chiostri,
e privarla del mezzo piu acconcio, onde essa si vale a com-
piere la sua missione, che e la santificazione delle anime.
Essa le santifica per amendue le vie , di cui parlammo piu
sopra; ma la via piu sicura e piu propria e piu ricca di
celesti carismi, e questa della profession religiosa. Merce
di essa, la Chiesa fa a Dio continuo olocausto di vittime a
lui accettevoli ; consacra a Cristo le spose piu elette ; fa
scendere in maggior copia sull' inferma nostra natura i con-
forti soprannaturali della grazia. Con che giustizia dunque
pub farlesi un tanto oltraggio , di dimezzarle F opera sua ,
e dimezzargliela in una Roma, dov' ella, come in sede sua
principale, e centro della sua azione, dovrebbe esser piu
libera nelF uso e nella scelta de'mezzi, onde da opera al
conseguimento del proprio fine?
Di piu T anzidetta abolizione priva la Chiesa d 1 uno
de'piu validi aiuti.
Le case religiose sono come altrettante torri, in difesa
della scienza e della pieta cristiana. I corpi religiosi sono
come i battaglioni piu ordinati e spediti della milizia, di
oui la Chiesa si vale nelle sue spiritual! battaglie. L' anne-
gazione che essi professano , il sacrifizio, la poverta, 1' ob-
bedienza, che in peculiar modo li stringe al supremo Pon-
tefice, il vincolo di fratellanza che insieme li annoda ; son
cose tutte, che concorrono mirabilmente a renderne poten-
tissima F azione. Sciolti al tutto dalle cure del mondo e
dagli stessi vincoli di famiglia, i religiosi son sempre presti
ad accorrere dove che sia in servigio delle anime e della
Chiesa . Liberi dal pensiero di provvedere alFawenire e
alle stesse giornaliere esigenze della vita, essi, a preferenza
degli ecclesiastic! secolari, si trovano in condizioni favore-
volissime per applicarsi interamente a lunghi studii , a
opere continuate di zelo nel ministero sacro. Noi infatti
veggiamo che la maggior parte dei missionarii, sparsi per
Serie VIII, vol. IV, fasc. 514 27 7 novembre 1871.
418 LA SOPPRESS10NE DEGLI ORDIM RELIG10SI
tutto il mondo a predicarvi il Vangelo, e appunto composta
di claustrali ; e da claustrali per ordinario si compiono le
opere di maggior lena in fatto di scienza. Privare dunque
la Chiesa de 1 sacri chiostri , e privarla de' suoi piii validi
presidii per la coltura de'fedeli, per la diffusion della fede,
per la difesa del cattolicismo contro gliassalti delFempieta
e della miscredenza. Ricordi il lettore quella famosa visione
di Papa Innocenzo III, allorche, non avendo egli voluto
ascoltar san Francesco d 1 Assisi, che veniva a proporgli la
fondazione del suo Ordine, Iddio gli mostrb in sogno quel
poverello, cosi ributtato, sostenere colle sue spalle la crol-
lante basilica lateranense. Onde nel di vegnente il Pontefice
fe'tosto cercare di lui, ed accoltolo benignamente gli con-
ced& quanto bramava per la confermazione del suo Istituto.
Di qui & che gli eretici di tutti i tempi e i nemici della Chiesa,
nulla ebbero piii in odio che gli Ordini religiosi, e a potere
sforzaronsi di sterparli dal mondo. Essi ben intendevano di
quanto presidio con cio stremavano la Chiesa di Dio. A
costoro ora si aggiungono i moderni rigeneratori d 7 Italia.
Nel che neppure il famoso principio di separazione dello
Stato dalla Chiesa puo in alcuna guisa scusare il Governo.
Un tal principio importerebbe il non riconoscere le asso-
ciazioni religiose, come diverse da qualsivoglia altra asso-
ciazione di cittadini; il non attribuir loro alcun privilegio,
e lasciarle al semplice godimento del diritto comune. Cosi
avviene in America ; dove nondimeno le comunita religiose
fioriscono tranquillamente, e godono in pace i loro posse-
dimenti, protetti dalla legge che guarentisce ogni altra
proprieta cittadina, ed operano liberamente secondo la vo-
cazione e lo spirito di ciascheduna. Ma voi non fate cosi.
Voi sopprimete positivamente con legge siffatti Istituti, li
cacciate dalle loro case, aggiudicandole al Fisco, li spo-
gliate dei loro redditi, impedite che si ricostruiscano no-
vellamente in societk , secondo le loro regole e sotto il
libero reggimento dei loro superiori. Voi dunque non vi
separate soltanto dalla Chiesa, maToppugnate direttamente;
IN ROMA 4.J9
non vietate soltanto ai poteri sociali di proteggerla, ma
comandate loro di assalirla : non solo non la aiutate al
consegufmento del proprio fine, ma impedite che essa vi
dia opera. Voi dunque commettete verso di lei uh vero
assassinio, e cio che vi dispaia dai predoni di strada e solo
la maggiorita delle forze, di cui disponete.
II che, se e grave in ogni altro luogo, e del tutto in-
sopportabile in Roma, che e capo e cuore della cattolica
Chiesa. La ferita inflitta a una qualsiasi parte del corpo ,
affligge 1'intero corpo, per la consonanza ed unione che
hanno tra loro le membra tutte. Ma la ferita che s'infligge
al capo od al cuore, e attentato diretto contro la vita
dell'mtero corpo; e per6 e perniciosissima sopra ogni dire.
V.
Di qui spontaneamente' si fa cospicuo quel che dicevamo
da ultimo , cioe che T abolizione degli Ordini religiosi in
Roma & danno e sventura di tutta la cristianita, ed offesa
di tutti i fedeli, a qualunque paese e a qualunque lingua
appartengano. Ci6 nasce dalla ragione anzidetta, di uni-
versalita della Chiesa romana, madre e signora di tutte
le altre. In virtu di tal sua qualita, ogni danno ed ogni
oltraggio, che ella riceve, diventa danno ed oltraggio co-
mune del cristianesimo . Noi gia vedemmo nell' articolo
precedente di quanto servigio sieno in Roma i corpi reli-
giosi pel governo stesso universal della Chiesa. Di essi il
Pontefice si vale in gran parte, non solo per la coltura spi-
rituale del popolo romano, ma per quella altresi dei forestieri,
che da ogni parte del mondo accorrono in Roma. Da essi
cava in maggior numero i teologi, i canonist!, i moralisti,
i consultori delle diverse congregazioni, stabilite a trattar
gli affari del mondo cattolico. Di essi si serve bene spesso
per T esame di libri e di cause ; i quali e le quali richieg-
gono ben sovente studio lungo e faticoso , a cui la sola
quiete del chiostro riesce acconcissima. Ben pub dirsi che
i claustrali in Roma portano ^owfcs dm et aestus. E cio e
420 LA SOPPRESSIONE DEGLI ORDlNl REL1GIOS1
convenientissimo e giustissimo ; attesa T obbligazione che
essi assunsero, nel ritirarsi dal secolo, e i molti mezzi che
lo state religiose porge loro per compiere una tale obbli-
gazione. Abolir dunque in Roma gl'Istituti religiosi e un
sottrarre al sommo Pontefice uno degli strumenti piii attuosi
e spediti, di cui egli ha mestieri per Tesercizio del suo spi-
ritual ministero; e sotto un tal rispetto 1'anzidetta abolizione
torna evidentemente in grave pregiudizio dell'intera Chiesa
Ma oltre a ci6 vi e anche una ragione relativa agli
stessi Ordini religiosi. Questi, benche dispersi, dove piii
dove meno, per tutto il mondo, han capo in Roma, dove
esistono le loro case centrali, norma e modello delle altre
e dove hanno stanza i loro governanti supremi. Onde sop-
primere le comunita religiose di Roma, e come un deca-
pitare con un sol colpo tutti gli Ordini claustrali , e toglier
loro il prototipo, a cui conformarsi, e il principio da cu
ricevere ilmovimento. Sicche il danno, che in essi da ta
soppressione deriva, e immense; ne puo ripararsiper guisa
alcuna. II regno d' Italia dissipando gli Ordini religiosi in
Roma, li sconcerta per tutto al trove; giacche da Roma parte
T indirizzo regolatore di ciascuno ; e scomposto in un corpo
Forgano principale, che influisce nelle singole parti, Tin-
tero organismo si altera e si sconvolge.
Ora richiami ciascuno alia mente i servigi inestimabili
che gli Ordini religiosi prestano ai popoli cristiani in tutte
le contrade del mondo, vuoi coll' insegnamento, vuoi colla
predicazione , vuoi coir amministrazione dei sacramenti ,
vuoi coll'assistenza ai moribondi, vuoi coll' assiduo affati-
carsi in pro del prossimo, e in ogni genere di aiuti, onde
Tinferma natura umana ha bisogno. Non ci ha opera di
carita, non ci ha ramo di scienza, non ci ha istituzione
benefica in tutto il mondo, nella quale il concorso dei re-
ligiosi non sia grandissimo. Ricordera qui il lettore quei
due versi del Guadagnoli, per fermo non sospetto di par-
zialita in questa materia :
Volete che vel dica apertamente?
Senza dei Frati si fa poco o niente.
IN ROMA 421
Ne solo presso i cattolici del diversi paesi inciviliti
essi spandono le loro fatiche, ma vanno altresi in gran
numero nelle region! barbare ed infedeli a recarvi la luce
della civilta e del Vangelo. I Missionarii dell' Indostan, della
Cina e delle altre parti dell' Asia; quelli dell 1 Oceania, del-
Tinterno dell' Africa, e delle parti piu abbandonate di Ame-
rica, per lo piii sono somministrati dagli Ordini religiosi. Di
che si fa manifesto che 1'esistenza e prosperity dei medesimi
e connessa cogl' interessi e colla prosperita religiosa del
mondo intero. Laonde e naturalissima 1' illazione che lo
sconcerto, che ad essi recherebbe il Governo italiano col-
Fabolirli in Roma, e un attentato che offende le nazioni
tutte. Finche la soppressione si conteneva nel giro delle
altre parti del regno, era faccenda che toccava i soli ita-
liani. Ma estenderla a Roma, e affare che tocca tutti i paesi
del mondo; perch5 tocca 1'esistenza stessa di tutto il corpo.
Se voi ad un uomo troncate un piede o una mano, gli fate
un gran danno; ma tuttavia, benche cosi mutilate, egli
pu6 continuare a vivere ed operare colle altre membra. Ma
se gli troncate il capo, voi 1'uccidete del tutto, e distrug-
gete la vita e 1'operazione dell' intero composto. Questo
accade degli Ordini religiosi, quando vengono assaliti, non
in tale o tal altra regione, ma in Roma. Essi sono assaliti
nell' intero loro organismo. Quindi non e maraviglia se
tutti i Governi stranieri, che intendono 1'obbligo di prote-
zione che essi debbono ai diritti ed agli interessi dei loro
sudditi, si mostrino inpensieriti di quello che il Governo
italiano si apparecchia di fare contro gli Stabilimenti reli-
giosi in Roma, e si credono tenuti a tutelarne 1'esistenza.
Essi non fanno altro con cio che intervenire in affare
proprio, e difendere gl' interessi religiosi dei popoli alia loro
cura commessi. Se si comportassero diversamente, man-
cherebbero al piu sacro dei loro doveri, soffrendo in pace
che uno stato particolare recasse oltraggio al piu sacro
diritto dei loro sudditi.
LA TEOLOGICA DIGERIA DEL MINISTRO LUTZ
NEL
PARLAMENTO BAVARESE
I.
Uno strano spettacolo si die 1 , non e guari, nel parlamento
bavarese. II sig. Lutz, ministro dei culti, salito in bigoncia
a nome del ministero, ingaggib una lunghissima disputa
teologica, e qual maestro in toga cattedratica, Sua Eccel-
lenza chiari i termini , svolse gli argomenti e con am-
mirabile serieta continub" nelle prove delle sue tesi fino a
trarne le ultime conseguenze. E cosi eccoci nel bel mezzo
di questo secolo dell' indifferenza e della incredulita , che
si beffa di Dio e di qualsivoglia religione, tornati ai primi
tempi della Riforma, quando i rappresentanti dei Principi
laici della Germania aveano sempre in sul labbro la qui-
stione religiosa, sia in corte, sia nelle diete, sia nei privati
maneggi. piuttosto eccoci tornati a piu secoli fa, quando
i Principi bizantini ed i loro ministri aveano a diletto il
disputare ed il cavillare in cose di religione, per dedurne
sempre nuovi appigli a nome della teologia, con che com-
battere le decisioni di Roma e dei Concilii. Imperocche piu
con questi che con quelli si accorda il discorso del Ministro
Lutz, il quale non suona altro, che ribellione a Roma, ri-
bellione alle decisioni del Concilio vaticano, e guerra im-
mediata alia Chiesa cattolica.
Tanto egli tende a persuadere colla sua disputa. Non e
a dire, quanto egli per mettere nell'animo dei Bavaresi
LA TEOLOGICA D1CERIA DEL MIN1STRO LUTZ KEL PARLAMENTO ECC. 4'23
j^cotesta disperata risoluzione, degna dell'astio di un veccMo
cattolico contro di Roma, dovette fa ti care e stentare, o se
non egli, altri per lui, nel comporre il suo discorso. Figu-
ratevi, che per rilevarne il mirabile pondo ci fa di bisogno
il soccorso di una paziente statistica. Ci sarebbe impossibile
di fornire altrimenti ai nostri lettori i dati necessarii della
stima dovutagli. Sappiasi adunque, clie in lunghezza ol-
trepassa diciotto fitte colonne dell'appendice al n. 249 del-
VAugslurger Postzeitung, che le autorita citatevi montano
piu che a trenta, che i tratti di varii scrittori innestativi
sommano a sessanta, che il tempo della durata tocco le due
ore e mezzo ; e che in fine i deputati uditori dovettero
usare di tutta la pazienza, di che e capace un animo tedesco.
Alia sconvenevolezza di avere il ministero bavarese, per
occa del sig. Lutz, disputato si lungamente, qual maestro
ureato in divinita, contro un domma cattolico in un par-
amento, alia insolenza di avere furiosamente assaltato una
eligione guarentita dalle leggi, di cui esso e il vindice,
d alia audacia di avere offesa la coscienza di tanti depu-
ti cattolici e di una popolazione al cattolicismo affezio-
atissima, aggiunse ancora 1'atto di un potere villanamente
verchiante. Era nel parlamento una maggioranza che
arebbesi altamente richiamata dell'indegno linguaggio
sato dal ministro: v'era chi avrebbe saputo ricacciargli in
ola le accuse lanciate contro la Chiesa, chi avrebbe fa-
ilmente potuto farlo avveduto della sua scarsa e pessima
eologia, e chi avrebbe vendicato i sentimenti della popo-
azione si bassamente offesi; ma fu lor tolta ogni possibi-
ita della difesa. II ministero tutto ad un tratto intim6 la
roroga delle sessioni parlamentari , chiudendo per tal
ezzo la bocca a quanti avrebbero voluto chiedergli conto
elle sue parole. Se fosse arroganza di reputare se infal-
ibile nelle sue risoluzioni teologiche in quella che giu-
ica fallibile il Papa nelle decisioni di fede; oppure timore
)Be|)er sentirsi da meno al bisogno di una replica alia difesa
ttolica, oppure un po'delFuno e delFaltro motive; che
424 LA TEOLOG1CA DICER1A DEL M1N1STRO LUTZ
abbia suggerito il consiglio di una proroga si impensata,
none affar nostro indagarlo. Ma non cosi in risguardo alia
qualita delle cose dette nella interminabile diceria . La
Cimlta Cattolica vi e interessata : giacche in compagnia di
altre moltissime autorita ebbe 1'alto onore di esservi no-
minata piu volte e di avere fornito al dicitore ministro
qualche colonna di citazioni. Ogni ragione di convenienza
vuole, che come il sig. Lutz si e tanto interessato de'suoi
articoli, cosi essa in contraccambio s 1 interessi un poco del
suo discorso.
II.
II sig. Ministro, rispondendo ad una interpellanza, mos-
sagli da un grosso nodo di deputati di parte liberale, miro
nel suo discorso piu alto, come vedremo, che a fare 1'apolo-
gia delFingiusto suo procedere coll' Episcopate bavarese,
sia negando le facolt& di pubblicare T ultimo decreto del
Concilio vaticano, sia sostenendo il parroco Renftle ribelle
al suo pastore. Dopo la introduzione o la discolpa del senso
di certa voce, da lui usata in un documento ai Vescovi, si
propone tre quistioni, vale a dire: 1 se il domma della in-
fallibilita sia dottrina nuova nella Chiesa e percio da riget-
tarsi ; 2 se tal domma riesca di pericolo allo Stato ; 3 se
il regio Placet abbia valore nella quistione presente: e
risolutele tutte e tre affermativamente, ne trae le conse-
guenze. Taje si e Tordine e lapartizione seguita dal sig. Lutz
nella sua lunghissima diceria teologica.
Correa fra il popolo sul conto del ministero bavarese
il rumore, che egli fosse avverso alia Chiesa e che operasse
difatto a danno della medesima. II sig. Ministro oratore si
mostra indegnatissimo in sul principio del suo discorsc
contro tali yopj, e attribuendone lo spargimento a spiritc
di malevoglienza ed a fini coperti di taluni, fa le piu alte
proteste , dicendo non aver mai pensato il governo ac
alcun che di ostile contro la credenza dei cattolici, e contrc
NEL PARLAMENTO BAVARESE 425
3a religione cattolica , anzi tributare all 1 una ed all' altra
il meritato ossequio . Parla qui il sig. Lutz da senno , o
per gabbare i troppo creduli? Egli ha divietato ai Vescovi
la pubblicazione di una decisione dommatica, uscita da un
solenne Concilio: egli ha prestato il suo potente appoggio
ad un parroco scomunicato : egli ha dato opera al pubblico
scandalo di preti rivoltosi , che sonosi uniti in ree con-
venticole, che hanno compiuti sacrilegamente i riti phi
venerandi della Chiesa in cappella cattolica : egli ha per
giunta minacciato i Vescovi di punizioni , perche hanno
soddisfatto i doveri piu sacri del pastorale ministero. Non
v' e nulla qui di ostile contro la credenza dei cattolici e
contro la cattolica religione ? sono cotali atti altrettante
dimostrazioni di ossequio verso la Chiesa? Ma non punto
diversi erano gli atti di un Costante, di un Valente e degli
altri imperatori di Bizanzio, contati fra i Principi piu avversi
alia fede cattolica. Essi infatti proibivano ai Vescovi di
bandire le decisioni dei Concilii: essi sostenevano quanti
ribellavansi alle medesime decisioni: essi in fine minaccia-
vano fieramente i Vescovi ossequenti alia voce dei Concilii,
e dopo le minacce venivano alle pene, trattandolj da ban-
ditori della menzogna, e da uomini pericolosi allo Stato
colle nuove dottrine, come parimente afferma il Sig. Lutz
del domma deciso in Vaticano. La comunanza delle opere
porta ancora la comunanza del merito. Or se gl' imperatori
bizantini furono dichiarati di animo ostile alia credenza
cattolica, perche non dovrassi dire altrettanto del sig. Lutz,
e degli altri ministri, che hanno tolto sopra di se la re-
sponsabilita del suo operate?
Ma il forte della quistione sta per T appunto nel vero
pericolo , che il nuovo domma ammesso porterebbe allo
Stato. Ond' e che il sig. ministro a fondamento del suo
discorso propone il seguente principio, come inconcusso e
tale da non aver bisogno di prova: Se col tempo pi-
gliasse mai forza la persuasione, che gli antichi e da
lunga pezza esistenti ordinamenti di una Chiesa fossero
426 LA TEOLOG.CA DICERIA DEL MINISTO LUTZ
di pericolo ai sostanziali interessi dello Stato, nella conti -
nuata permanenza delle leggi statuali e delle relazioni tra
Chiesa e Stato, osservate fin qui , a cagione dell' uso che
si voglia fare delle stesse leggi e relazioni ; non puo es~
sere negato allo Stato il diritto di sommettere all' opera di
una riforma la parte del suo giure stabilito tra Chiesa e
Stato, e questo in forza della sovrana podesta legislativa
propria del medesimo Stato. Posto questo principio, e sup-
posto che siasi ora verificato il caso del pericolo per lo Stato
dalla parte della religione cattolica , secondo 1' opinione
che ha preso piede nell'animo del sig. Lutz e de' suoi ; cbi
non si accorge la sovrana podesta legislativa dello Stato
aver in diritto piena balia di mutare le relazioni esistenti
presentemente colla CWesa cattolica, e sopprimerle nel
suo statute, in guisa che da quindi innanzi vi abhia intera
separazione tra la medesima e lo Stato? Che se il pericolo
procedesse da un nuovo domma, che Gambia sostanzial-
mente il sistema dottrinale della stessa , quanto piu non
varrebbe nello Stato il diritto di riformarne le relazioni con
essa ? Tale e il principio generale messo innanzi dal si-
gner Ministro e tale 1' applicazione, che egli ne intende fare
alia Chiesa cattolica in Baviera.
Considerate un tantino il principio esposto colla sua
applicazione, vedesi di tratto portare in s& le gravi ma-
gagne di due falsi supposti. Suppone primieramente , che
la dottrina cattolica possa quandochessia divenire perico-
losa allo Stato. II che e un grossolano errore. Stanteche
tanto i principii ordinatori che danno corpo allo Stato ,
quanto quelli che danno vita alia Chiesa, rampollando ,
comeche per diversa via, dal medesimo fonte superno che
& Dio, sovrano ordinatore dell'uomo cosi nell'ordine re-
ligioso come nell'ordine sociale, non possono mai nimicarsi.
Se lo Stato non abusa del suo potere e non torce dalla di~
retta via del retto, litrovera sempre cospiranti al suo bene.
Suppone in secondo luogo, che la sovranita legislativa
dia allo Stato il diritto di mutare le sue relazioni colla
NEL PARLAMENTO BAVARESE 427
Chiesa in questa o in quella forma, averne o no con essa,
secondo la opinione che corre circa il molto o il poco o il
niun ntile, che lo Stato pub ricavare dalla medesima. Questo
e un altro errore anccr piii grave. L' affare della religione
non & cosa soggetta ne alia volubilita della pubblica opi-
nione, ne alia misura dell' interesse. Essa e cosa assoluta,
imperata da Cristo all' uomo, considerato tanto in individuo,
quanto in societa. II sopprimerne quindi le relazioni da parte
dello Stato, come se ella non esistesse, o il mutarne a ta-
lento del proprio arbitrio sarebbe un abuso di podesta e non
un uso del proprio diritto. La sovrana podesta legislativa
dello Stato non e sovrana assoluta, ma dipendente dal
supremo legislatore che e Dio. II quale avendo statuito
per mezzo del suo Cristo la religione tale, qual e la catto-
lica, non solamente lo Stato non ha il menomo diritto di
mutarne ad arbitrio le relazioni , ma deve di piii , come
podesta minore subordinata alia suprema, per istrettissimo
obbligo acconciarvisi totalmente.
Questi due grossi errori hanno radice nel falso principio
che lo Stato, quale sovranita assolutamente indipendente,
sia il fonte di ogni diritto, e percio la religione non potere
averne altro da quello, che al medesimo piace di creare.
Cotale principio e merce spacciata largamente dalla mas-
soneria, per conseguirne con facile mezzo la separazione
della Chiesa dallo Stato, primo passo per venire al secondo
dello sterminio. II Sig. Lutz col principio fondamentale del
suo discorso serve, senza volerlo, ai rei intendimenti della
xSpacciatrice.
III.
Se non che il Sig. ministro ci fa una terribile replica.
Abbiamo detto, che la religione cattolica non pu6 divenire
quandochessia pericolosa allo Stato per le sue dottrine.
Cosi e, egli ripiglia: ma fintantoche non vengano esse-mu-
tate sostanzialmente colla introduzione di altre nuove di
428 LA TEOLOG1CA D1CERIA DEL MIN1STRO LUTZ
tutf altra natura, portanti seco il pericolo dello Stato. Tanto
e accaduto colla decisione del domina della infallibilita
pontificia, e percio sta fermo il principle, che lo Stato ha
il diritto di guarentirsi contro la Chiesa in quel modo, che
reputa migliore. Ed e qui appunto, dove provando la rea
novita introdotta per opera del Concilio vaticano nella dot-
trina della Chiesa, vestita la toga cattedratica del teologo
cattolico, ti snocciola in primo luogo un cumulo di autorita,
affine di persuaderti, che il domma della infallibilita ponti-
ficia e novita recentissima, e perci6 aliena dal deposito
delle credenze cattoliche.
Noi qui, come ognuno si accorge, non abbiamo a fare
col Sig. Lutz ministro, ma col Sig. maestro in teologia.
Ebbene, come tale egli ha dimentico un principio incon-
cusso presso tutti i cattolici, e tale che chi lo negasse non
sarebbe teologo cattolico, ma sibbene maestro in cattedra
di pestilenza. II principio, di che parliamo, si e quello della
infallibilita dei Concilii ecumenici. II domma della infalli-
bilita pontificia e uscito, si o no, da un Concilio ecumenico?
II sig. Lutz, essendo il Concilio Vaticano cosa si fresca ed
un fatto cosi lampante , non osa porlo menomamente in
dubbio. Dunque, noi conchiudiamo, il domma della infalli-
bilita pontificia e dottrina appartenente al sacro tesoro
della dottrina cattolica, stanteche il Concilio ecumenico
Vaticano T abbia sentenziato per tale . Laonde qui non
vi e scampo: o il Sig. Lutz nega la infallibilita dei Concilii
ecumenici, ed allora ha malamente scelta la parte di teo-
logo; o egli Tafferma, ed allora a che pro ha egli recato
T argomento di autorita particolare ? Non vi e cattolico il
quale ignori, come dinanzi alia infallibile autorita dei Con-
cilii riesca senza valore quale che siasi altra autorita.
II sig. Ministro, nel pigliare la persona del teologo, senti
un tantino di rossore, e percio ha tentato di coprire il nuovo
personaggio, dicendo, non entrar lui nella quistione pro-
priamente teologica, ma recare solamente quelle autore-
voli testimonianze di scrittori prima del Concilio Vaticano,
NEL PARLAMENTO BAVARESE 429
dalle quali apparisce il domma della infallibilita pontificia
essere dottrina novissimamente coniata. Difatto egli ar-
gomenta cosi: tale e tale scrittore cattolico anteriore al
Concilio Vatieano esclude la dottrina della infallibilita pon-
tificia: dunque ella e cosa di data recente. A questo argo-
mento, tratto dal fatto, noi opponiamo quest' altro di egual
natura: tali e tali testimonii'anteriori al Concilio Vatieano,
e potremmo recarne a centinaia e di ogni paese, affermano,
che la dottrina della infallibilita pontificia e cosa apparte-
nente al sacro tesoro della dottrina cattolica: dunque il
domma della infallibilita pontificia non e dottrina nuova.
II sig. Ministro nel formare il suo argomento ha dimentico
una regola semplicissima di logica, vale a dire, che la indu-
zione dei fatti non conchiude, se non quando ella e perfetta.
Si: prima del Concilio Vatieano v'ebbero scrittori, i
quali non tennero qual dottrina rivelata quella. della infal-
libilita pontificia. Ma anche prima del Concilio di Trento
era accaduto, che grandi dottori avessero riputata vera la
dottrina, contro la quale decise poscia il Concilio. Diremo,
che la sentenza di tali dottori infermi la forza delle sen-
tenze del Tridentino ! Ne punto, ne pocb : sarebbe eresia.
La ragione e semplice. Fintantoche la Chiesa col suo in-
fallible magistero non ha deciso un punto non chiaro della
dottrina rivelata, accade non di rado, che i dottori cattolici
se dividano circa le maniere dell'mtenderlo. Diqui le varie
opinioni nelle scuole teologiche. Ma appena che la Chiesa
ha pronunciata la solenne sentenza circa esso: non vi e
piu luogo a litigio. II cattolico sa da qual parte sta la ve-
rita, e tiene quali argomenti dell'errore quelli che soste-
nevano la sentenza opposta alia infallibile decisione della
Chiesa. Nel caso nostro T infallibile magistero del Concilio
Vatieano ha deciso, che la infallibilita pontificia nelle cose
di fede e di costume e dottrina, appartenente alia rivela-
zione. Ogni dubbio intorno a questo punto deve essere
spento. Autorita od argomenti, che si portano in contrario,
non sono altro che autorita ed argomenti dell'errore.
430 LA TEOLOGICA D1CER1A DEL M1NISTRO LUTZ
i
IV.
Di qual tempera sono alia fine le potent! testimonianze
recate dal Sig. Ministro ? Abbiatene un saggio.
Due Catechismi, T uno pel ginnasii di Baviera e T altro
per T Archidiocesi di Monaco e Frisinga si accordavano nel-
T insegnare prima del Concilio Vaticano, che le quistioni
e gli errori nella Chiesa hanno un' infallibile decisione per
T espresso o tacito accordo dell' Episcopate con una dichia-
razione del Papa , ovvero per mezzo di una sentenza di un
Concilio ecumenico . Di fronte a questa testimonianza
non sa tenersi dal gridare : a che pro cercare autorita di
altri tempi, soggette alia deficienza della umana memoria,
quando abbiamo tra mano document! parlanti, quali sono i
Catechismi? Ci maravigliamo forte, che Tacuto oratore
non siasi avveduto di recitare nella testimonianza allegata
la propria condanna. Secondo i due Catechismi citati, uno
dei mezzi, coi quali si sciolgono le questioni e si spengono
gli errori sorti nella Chiesa, con decisioni infallibili, si
e quello dei Concilii ecumenici. La quistione della infallibi-
lita pontificia fu appunto decisa con questo mezzo. Dunque
il sig. Lutz rimane convinto di oppugnare una verita incon-
trastabile, per testimonianza dei due Catechismi da se
allegati .
Propagatasi poco prima del Concilio Vaticano una tal
quale agitazione degli spiriti nella stampa, ed essendo fatte
correre nel volgo strane cose, circa le future decisioni per
opera di quei liberali cattolici, che ora stanno a capo del
moto rivoltoso dei veccM-cattolici , Y episcopate tedesco riu-
nitosi a Fulda, riputo conveniente doversi tranquillare quel-
la commozione degli animi, con una lettera circolare scritta
a nome comune. In essa tra lealtre cose diceano, che un
Concilio ecumenico non pubblicherebbe mai, ne potrebbe
pubblicare dottrine, le quali fossero contrarie ai principii
della giustizia, al diritto dello Stato e de'suoi reggitori ,
NEL PARLAMENTO BAVARESE 431
alia morale ed ai vari interessi della scienza , o alia rego-
lare liberta ed al bene del popoli. Soprattutto , che il Con-
cilio non metterebbe in campo nuovi principii , ne altri da
quelli che per la fede e per la coscienza sono scritti nel
cuore del cattolici , e che i popoli cristiani hanno in tutti i
secoli santamente tenuti. Cotestaloro sicurta esserfondata
nella promessa di Cristo, che egli sarebbe colla Chiesa sino
alia fine del mondo, e nella vita sperimentatissima dei ve-
scovi, qual pegno sicuro, che senza bisogno nulla sareb-
besi proposto in opposizione alle stanti relazioni , ed ai bi-
sogni del tempo presente. Fin qui la lettera circolare.
Da queste cosi savie e cosi ponderate osservazioni, chi
lo crederebbe? il Sig. Lutz trae una testimonianza in prova
della novita del domma della infallibilita pontificia . Sono
veramente mirabili gli sforzi d'ingegno, con che vilavora
attorno per giungere alia conchiusione , che nell 1 intendi-
mento dei vescovi uniti in Fulda devesi applicare alia dot-
trina deir infallibilita pontificia 1'aggiunto di contraria alia
giustizia, al diritto dello Stato, alia morale ed alia scienza,
con T altro attribute di nuovo. Pognamo , che fosse cosi.
Ne avrebbe alcun pr6 1'argomento del sig. Ministro? Tut-
t' altro. I dotti e savii autori della lettera circolare subor-
dinavano nel medesimo tempo tali sentimenti o concetti al
futuro Concilio, in questo che sapeano di certo , che esso
assistito dallo Spirito Santo non avrebbe definita dottrina
che retta non fosse, utile alia Ohiesa e contenuta nel sa-
cro deposito della rivelazioce . Di che essendo stato dal
Concilio deciso il domma dell 1 infallibilita pontificia, essi
non dubitarono punto doverglisi prestare un'intera som-
messione, e gliela prestarono con quella generosita di ani-
mo che il mondo ammira. L' errore del sig. Lutz nel presente
argomento consiste nell' aver egli considerate i sentimenti
e concetti che egli attribuisce ai Prelati , non badando che
essi venivano subordinati all' autorita del Concilio. Diciamo,
che egli attribuisce ai Prelati: giacche e falso, che eglino
credessero cosa rea e del tutto nuova la dottrina della in-
432 LA TEOLOGICA D1CERIA DEL M1NISTRO LUTZ
fallibilita pontificia. Sta contro di questa affermazione il
fatto , che alcuni di essi mostraronsi caldi sostenitori della
medesima in Roma, e che gli altri se furono ritrosi, lo fu-
ron solamente perche credevano inopportuna quella defi-
nizione, non gia perche riputassero o novita o errore T in-
fallibilita del Romano Pontefice.
Se non che il sig. Ministro, valendosi dell' opera di mani
traditrici del secreto del Concilio, rincalza Fautoritadei ve-
scovi qui sopra arrecata, con testimonianze tolte dalle Os-
servazioni, che i Vescovi del Concilio hanno scritto intorno
allo schema della sua infallibilita. Ecco qua , egli dice, cio
che pensavano intorno ad essa i tali ed i tali vescovi : la
opposizione e aperta , 1' opinione circa la sua novita espli-
cita. E dopo di aver riferita una decina di cosiffatte osser-
vazioni, conchiude a modo di trionfante : non potersi gri-
dare abbastanza che queste testimonianze di fatto cosirecise
dichiarano essere la dottrina della infallibilita roba di re-
cente data. Adagio sig. Ministro colle sue .grida: se le
Osservazioni offrono qualche decina di contradditori , la pe-
tizione di quelli, che domandarono la definizione della in-
fallibilita pontificia ne forniscono parecchie centinaia. Dove
sta il peso dell'autorita nelle decine o nelle centinaia? E
poi , quelle decine non hanno gia aderito alia decisione del
Concilio ? Non sono piu dunque del parere di prima, ma
ora lo tengono per erroneo. Eccovi quindi a che si riduce
la testimonianza delle Osservazioni , cm il sig. Lutz vor-
rebbe non si cessasse dal gridare pel mondo, come prova
di mirabile forza contro T infallibilita pontificia: si riduce
ad una testimonianza ritrattata col fatto , quale testimo-
nianza erronea , da chi la depose.
V.
Passiamo alia seconda parte , in cui il sig. Ministro
vuol provare , che il domma della infallibilita pontificia e
di sommo pericolo allo Stato. Quale sia la estensione di
NEL PARLAMENTO BAVARESE 433
tal pericolo, lo trovate particolareggiato tutto di tratto
nell 7 ultima conchiusione de'suoi argomenti : giacche in
essa vi dice , che pel suddetto domma e in pericolo la
liberta delle coscienze e dei culti, la eguaglianza di diritto
delle varie confessioni, la indipendente stabilita delle leggi,
1'obbligo del giuramento, il corso della giustizia, in una
parola la sovrana indipendenza del Re e dello Stato .
La ragione poi fondamentale di tanto malanno, che pone in
pericolo gli stati si e, che in forza di tal domma ricadono
in piena balia del Papa tutti i popoli che lo professano.
II sig. Ministro si accorge facilmente, che per far avvallare
una ragione di tal calibro colle sue conseguenze, dovea
valersi di ogni maniera di artifizio, e se n'e valuto di fatto
ampiamente. Ma gli e accaduto quello che suole accadere
in casi somiglianti, vale a dire di non curarsi del buono o
reo andamento della sua dimostrazione. Ci sia permesso di
curarcene noi un tantino.
La dimostrazione e composta di due pezze si mal cucite
da vedersene ad occhio nudo la menda. La seconda rac-
coglie un affollamento di citazioni. Sembra che un tal
materiale sia stato offerto un po' tardi in sussidio, e che
siasi gittato li in secondo luogo per finire con un gran
fracasso.
II domma della infallibilita e pericoloso allo Stato, si
asserisce nella prima pezza. Quali sono le prove che si
portano in conferma ? Ecco quello che il sig. Ministro ci
dice in primo luogo. Le conseguenze, che possono de-
dursi da cotesto domma, posto pure che altri volesse
giovarsene per ispandere e rassodare il dominio del romano
pontificate sopra i governi laicali, danno appena un serio
motivo al timore. Stanteche potrebbe bensi la Chiesa ten-
tare, a cagione di disaccordi sorti tra essa ed il principe,
di dichiararequest'ultimo posto fuori della legge; potrebbe
disciorre il popolo dal giuramento di fedelta, sottrarre il
clero ai processi penali dello Stato , sentenziare cassa e
nulla una legge del medesimo Stato, dare ordini sulla
Serie VIII, vol. IV, fasc. 514 28 7 novembre 1871.
434 LA TEOLOG1CA D1CERIA DEL M1N1STRO LUTZ
persona, la vita, i beni e la liberta degli eretici, coman-
dare ad un principe cattolico di mettersi a capo di una
guerra e pubblicare altrettali disposizioni. Cotale tentative
riuscirebbe appena a qualche successo. Del resto, sog-
giunge saviamente lo stesso sig. Ministro a questa osser-
vazione : molte di quelle cose, alle quali gli antichi atti
dei Papi hanno esteso i loro sforzi, relativamente al loro
dominio sovra i governi laicali, possono ottenersi pel solo
rispetto della Chiesa e per il suo influsso su la piu gran
parte del popolo, senza che se ne faccia un corrispondente
articolo di fede dal Papa infallibile. Tanto il sig. Ministro.
Se adunque le conseguenze della infallibilita pontificia
creano appena Fombra di un serio pericolo; se dall'altra
parte i Papi possono far valere presso i popoli la supre-
mazia della Chiesa su lo Stato , senza che lor faccia di
bisogno ricorrere a definizioni di fede, perche leva la
voce alle stelle nella seconda pezza della* sua dimostra-
zione contro il domma della infallibilita, come se Principi
e Stati fossero proprio in sul punto di rimanere schiacciati
sotto il peso della supremazia pontificia, uscita dal seno
di tal domma, armata di tutto punto e terribile al paro di
un' altra Minerva, spuntata di tratto dal cervello di Giove ?
Fra la prima pezza e la seconcja vi e aperta contraddizione.
Perocche nella conchiusione di questa si asserisce esistere
pel domma della infallibilita pontificia un pericolo e un
pericolo imminente alia liberta di coscienza, alia egua-
glianza dei diritti, al corso della giustizia, al codice delle
leggi, al Principe, allo Stato ; mentre in sul principio di
quella si afferma esservi appena Fombra di un serio motivo
di timore per tutto questo. Sono due vere pezze di tempo
differente mal cucite insieme, sicche Tuna guasta fiera-
mente Fapparenza delFaltra.
Fatta che ebbe il sig. Ministro la confessione su allegata,
reca la prova di quel qualunque pericolo che pu6 temere lo
Stato dal domma definite, e noi la recitiamo qui distesa-
mente , affinche se ne conosca il puro valore. Egli ragiona
NEL PARLAMENTO BAVARESB 435
cosi: Prima del diciotto luglio 1870, nel caso che la Curia
(intendi romana) con alcuna sua sentenza avesse tentato di
usurpare la supremazia su lo Stato , i cattolici non le
avrebbono dato niuna mano, e ci6 senza venire in colli-
sione colla loro coscienza, attesoche tale sentenza sarebbesi
sostenuta, tutto il piii, come insegnamento opinabile. Di-
versamente cammina ora la bisogna. Quinci innanzi, ove il
Capo delta Cliiesa lo riputasse conveniente, la detta sentenza
della Curia romana comparireble in veste di articolo di fede
ollligante la coscienza ; indi la quistione, se i cattolici posti
tra due : la fedelta e T obbedienza dovuta al Principe dal-
Funa parte, e la soggezione alia sentenza e la comumone
colla Chiesa dalF altra , sceglierebbono la prima. Posta
cotesta quistione , il sig. Ministro soggiunge tosto : II
governo essere lontanissimo dal pensiero, che dalle inten-
zioni dei cattolici, soggettatisi al nuovo dogma, quale che
ne sia stato il costo del loro sacrifizio, nasca alcun pericolo
allo Stato: esser lui certo, che essi non hanno alcun pen-
siero di negare la debita obbedienza alle leggi dello Stato
per riguardi di Chiesa. Se il governo sentisse altrimenti
le proteste sarebbono pienamente giustificate. Ma co-
testa disposizione di animi non poter essere guarentigia
sicura contro lo svolgimento del domma definite, pericoloso
allo Stato. Conciossiache i cattolici , dei quali parliamo ,
siano pur quelli, che di fronte al domma del diciotto
luglio hanno preposto alia verita la comunione colla Chiesa
e col suo organamento , a quella verita, io dico, che essi
aveano succhiato col latte e con tutta la gagliardia del
loro spirito mantenuta intatta infino a qui. E chi potrebbe
con tutta ragione aspettar altro, che una nuova soggezione,
tostoche venissero a sgorgare nuovi dommi , benche il
sacrifizio da offerirsi non fosse piii un tocco di verita eterna,
come questa volta, ma sibbene una parte delle cose spet-
tanti all' ordinamento laicale? II timore di uno scisma pro-
durrebbe il suo effetto allato di una sentenza infallibile del
436 LA TEOLOGICA D1CERIA DEL MINISTRO LUTZ
Papa quand 1 anche ella fosse incontrastabilmente un at-
tentato contro le apparteneme del g over no laicale.
Ne si ferma qui la dimostrazione. Essa e rincalzata da
un duplice documento episcopale. II maggior peso, pare
che sia dato a quello delF Arcivescovo di Monaco. lo
dichiaro , scrivea il venerando Prelato , apertamente ed
altamente dinanzi a tutto il popolo, che infino a tanto che
lo Stato moderno non apostata dalla legge di Dio, non apo-
stata dalla Chiesa cattolica, ei non ha di che temere dalla
Chiesa medesima. Ed anche allora, quando pure dovesse
venire il tempo , come ve ne ha per poco apparenza, che
noi dovessimo dire cogli apostoli : si deve ohbedire piut-
tosto a Dio, che agli uomini (Act. apost. 5, 29), anche
allora non vi e menoma cagion di temere per lo Stato ,
poiche esso e non noi, porta la spada. Tale e la sentenza
dell 1 Arcivescovo ; eccovi ora la eccelsa chiosa del Ministro.
Secondo le parole del sig. Arcivescovo, la sicurezza dello
Stato e guarentita solamente infino a tanto, che questo non
apostata dalle leggi divine, e che Dio non comanda altra
cosa da quella che impongono gli uomini. Ma non vi e
dubhio, die Id Cliiesa tiene per se la decisions , se e quando
lo Stato abbia apostatato dalle leggi divine, e quando Dio
ordina altra cosa da quella imperata dagli uomini , e che
tal decisione non lascera mai in balia* dello Stato. Piu
chiaro di cosi a mala pena pu6 esprimersi con parole la
pretensione della supremazia della Chiesa su lo Stato!
Crede il sig. Ministro con questo discorso di aver provato
alcun che del suo assunto? Tutt'altro. II suo linguaggio prova
invece, che la sua fede ha patiti immensi naufragi, perche
nega evidentemente il divino magistero della Chiesa; prova
la sua ipocrisia, perche sotto il mantello di un fervido
zelo contro la infinta novita di un domma, gitta villani
insulti contro 1' uso dello stesso domma ; prova il suo astio
contro il Pontefice, perche calunniando lo mette in sospetto,
che egli in futuro si valga dell' infallibilita qual mezzo
NEL PARLAMENTO BAVARESE 437
a sfogo della sua ambizione d 1 impero su gli Stati; prova
la sua mala fede , perche torce il chiaro senso delle
parole dell'Arcivescovo -di Monaco in modo da fargli affer-
mare ci6 che egli precisamente nega. I cattolici bavaresi
avendo appreso nel Catechismo , citato dal sig. Ministro ,
che le decisioni conciliari sono infallibili e che portano
T obbligo della soggezione, non hanno no, col soggettarsi
a quella del Concilio Vaticano, abbandonato la fede della
loro gioventu, ma sibbene solennemente confermata con
una splendida professione. Posti nel duro caso, o di abban-
donare la comunione colla Chiesa cattolica , o di negare
obbedienza ad una legge del governo, i cattolici bavaresi
non meno che quelli di tutto il mondo, ferminella credenza,
che la verita e la giustizia stia colla Chiesa in forza del
divino magistero infallibile affidatole da Cristo, e non collo
Stato, non dubiteranno punto di preferire le decisioni della
Chiesa alle leggi dello Stato, e di rimanersi in comunione
con quella fuori della quale non vi e salute, anziche in
amicizia collo Stato. II discorso del sig. Ministro appog-
giandosi tutto sulla negamone del divino magistero della
Chiesa e sulla sovrana indipendenza assoluta dello Stato
puo bensi valere presso i vecchi cattolici ed i liberali del suo
stampo, ma non presso i cattolici, i quali rigettano il suo
fondamento, come fallace.
VI.
Considerando , che la prima parte della dimostrazione
teste esaininata si riduce ad una contraddizione colla se-
conda, e ad un fondamento di bugiardi principii anticatto-
lici, potremo qui far punto. Le nostre osservazioni baste-
rebbono a mostrare la nullita degli argomenti, su cui il
sig. Ministro fonda la previsione di un pericolo per lo Stato.
Ma poiche nella seconda parte campeggia in modo partico-
lare, sua merce, la C'ivilta Cattolica, non possiamo dispen-
sarci dal fame alcune altre. Prima di tutto rendiamo infinite
438 LA TEOLOGICA D1CEIUA DEL MINISTRO LUTZ
grazie a Sua Eccellenza, per la cortesia che ebbe di pub-
blicare a voce in pieno parlamento, e poscia colla stampa
officiate, la benigna approvazione, che Sua Santita si e de-
gnata di dare in un suo Breve del 1866, all' opera, quale
che sia della Civilta Cattolica, a conforto nostro e di quanti
faticano colla penna in pro della Chiesa, fieramente com-
battuta a nostri di dalla setta liberalesca. Soddisfatto al
nostro sentimento di gratitudine veniamo all 1 uso , che il
sig. Ministro ha fatto della autorita del nostro periodico,
magnificata a servizio del suo assunto. II quale e il seguente:
Piu che una mera possibilita, anzi piu che una pres-
sante verosimiglianza per tutti i governi si &, che la
Chiesa nutre il pensiero di riacquistare coll'aiuto del nuovo
domma la supremazia (Herrschaft), pressoche venuta meno,
su i Re e su i loro Stati; e sarebbe insipienza il conside-
rare e trattare la costituzione, che lo definisce, non altri-
mente, che un aifare intern o della Chiesa.
Nulla diciamo dell' insultante calunnia lanciata in que-
sta tesi contro i venerandi Padri del Concilio Vaticano,
prestando loro si bassi e si sconvenienti intendimenti nel
definire il domma della infallibilita pontificia. I nostri let-
tori sanno valutarne tutta la svergognata impudenza. Quanto
alle prove il Sig. Ministro era in debito 1 di cbiarire il
senso della voce Supremazia, il quale potendo essere di-
retta o indiretta, e piu o meno estesa riguardo alia materia,
e di per se equivoca: 2 di provare, che prima della defi-
nizione del domma la Chiesa non avea di diritto niuna specie
di supremazia su lo Stato. Imperocche se prima della de-
finizione suddetta avesse ella avuto relazioni di supremazia
su lo Stato, i Padri non potevano essere indotti a sancirla
dal fine di riacquistarla : 3 di mostrare, che tali relazioni
nascono veramente dalla pubblicazione del domma definite.
Ha il sig. Ministro compiuto questo suo debito ? Ne punto,
ne poco. Egli ha accatastato una folia di citazioni della
Civilta Cattolica e di altri periodici , e recitandoli cosi a
foga lanciata si e studiato di far credere ai suoi uditori, che
MEL PAULAMENTO BAVARESE 439
la supremazia della Chiesa e cosa diretta, assoluta, univer-
sale, per trarre appresso dal denso fumo del suo discorso
la raggiante conseguenza: dunque si venga tosto al riparo;
non vi & tempo da perdere; e tutto in pericolo in forza del
miovo domma, la liberta della coscienza, la eguaglianza
dei diritti, il corso della giustizia, in una parola la sovrana
indipendenza del Re e dello Stato. L' artifizio e buono per
chi mira allo scopo senza curarsi della lealtk dei mezzi.
Se non che la farragine dei testi arrecati dalla Civilta
Cfattolica, se mostra 1' autore assiduo lettore delU mede-
sima, non lo palesa egualmente prudente. Fra le allega-
zioni ve ne ha qualcheduna, che distrugge la conseguenza
aver il Concilio definite il domma in quistione per riacqui-
stare la fuggevole supremazia della Chiesa sullo Stato. Ci-
tiamone qui una ad esempio, secondoch& & riferito nel di-
scorso ministeriale.
I principii cristiani in risguardo alle relazioni della
Chiesa collo Stato sono contenuti nel principio di S. Tom-
maso, che T autorita laicale e subordinata alia spirituale,
come il corpo all' anima; e percib non 5 usurpazione, quando
un superiore spirituale entra nelle cose laicali. Si devono
in questo distinguere tre specie di interessi. La prima di
cose puramente spirituali, e questa appartiene esclusiva-
mente di sua natura all 1 autorita della Chiesa. La seconda
di materie miste, e in queste ha la preminenza la Chiesa
e pu6 annullare direttamente quelle leggi civili, che fos-
sero circa tali materie in opposizione alia legge di Dio ed
alle leggi canoniche. La terza si compone di cose mera-
mente secolari come la milizia, le finanze ed i tribunali
civici. Benche tutte queste cose sieno direttamente sotto
T autorita dello Stato , possono nondimeno indirettamente
ratione peccati cadere eziandio sotto la giurisdizione della
Chiesa, quando cioe le leggi su queste materie fossero
immorali, o nuocessero in qualche maniera al bene spirituale
delle popolazioni. Sopra poi e citato il testo della stessa
440 LA TEOLOGICA DICERIA DEL MINISTRO LUTZ
Civilta, nel quale si dice, che la maniera di subordinazione,
qui indicata da S. Tommaso,- e dottrina dei Padri e della
Chiesa . Al senso di questo tratto, qui citato, si riducono
tutte le testimonianze della Civilta Cattolica , messe dal
Sig. Lutz nel suo discorso.
Non e bisogno di molto actime per vedere qui, 1 che
1'autorita della Chiesa non e quel terribile, assoluto e uni-
versale impero, come il Sig. Ministro ha voluto dare ad
intendere ai suoi uditori, ma ristretta a ci6 che risguarda
la parte spirituale di sua spettanza: 2 che questa autorita
non avea alcuna necessita di un nuovo domma per essere
riacquistata. Niun vantaggio, ma il danno della confuta-
zione ritrae dai testi della Civilta la tesi del Sig. Lutz.
L' autorita quale e descritta dalla Civilta fu e sara sempre
nella Chiesa, perchd proveniente dalla sua natura, quale e
stata formata dal suo divin fondatore . Hanno potuto i
governi e possono ancora negarla, insultarla, calpestarla,
come fa e mostra di voler fare di vantaggio il sig. Ministro;
ma spegnerla o diminuirla non mai. Ella sta la immobile ad
ogni urto, perche e opera di Dio, e guai a chi la tocca ed a
chi le si ribella. La sperienza lo dimostra. Si considerino gli
Stati ammodernati, nei quali I 1 autorita della Chiesa e piu o
meno manomessa e disprezzata: che hanno guadagnato?
Agitazione perpetua, minacce di rivolture continue, sper-
pero della pubblica moralita, della verita e della giustizia.
No, non e T autorita della Chiesa, che fa correre pericolo
agli Stati, ma sibbene 1' autorita del liberalismo, che im-
possessatasi di essi vi cagiona tutti questi, e minaccia ii
peggiore di tutti: il socialismo, parto de'suoi principii.
VII.
T)s\ placet posto in ultimo luogo, diciamo solo, che tutti
i cavilli, formativi intorno dal sig. Ministro, per dimostrarlo
obbligatorio, cadono di per se in forza delle sue stesse
NEL PARLAMENTO BAVARESE 441
testimonianze. palle quail apparisce, che tal legge del
Placet fu apposta al Concordato senza saputa della S. Sede,
ed in conferma egli ci fa grazia di portare un alto richiamo
della medesima presso il governo bavarese. Or qual uomo
onesto potra dire, che tenga una condizione aggiunta ad
un trattato per solo libito di una parte contraente ?
Senzache nella presente materia vi e un altro argo-
mento di sovrano valore. Si tratta della pubblicazione di
un domma, di una dottrina rivelata, che tutti i cattolici
devono sapere e credere. Oristo ha ordinato di bandire le
sue dottrine indipendentemente dal beneplacito di qualun-
que autorita del mondo, anzi 'ha ingiunto di non badare a
qualechesiasi divieto, e d'incontrare, quando fosse mestieri,
le piu terribili persecuzioni per la predicazione delle me-
desime. Gli apostoli ed i loro successori hanno eseguito
puntualmente un tale comando. Vi furono di fatto impera-
tori e re, che sancirono divieti con pene di carcere, di
esigli e di morte: e questi si nominano Neroni, Decii, Dio-
cleziani , Costanti. Vorrebbe il Sig. Lutz imitare cotesti
uomini cosi illustri nella storia ? Le minacce, con che* egli
conchiude il suo discorso, le leggi che egli vuol proporre,
le norme che afferma di voler seguitare, fanno supporre che
egli ne ambisca un poco la gloria.
LA SAVIA E LA PAZZA
RACCONTO DEL PRINCIPIO Dl QUESTO SECOLO
XXXVI.
*
LA LUNA DI FIELE
La infelicissima Clelia rimasa in Torino , in attesa che
lo sposo venisse a levarnela per Roma , cominciava a per-
dere lapazienza, e sospettare buiccio, se non nero. Brutus
non le aveva pure trasmesso il suo indirizzo esatto ; onde-
che essa, per fargli pervenire sue missive, era costretta
di ricorrere all' ufficio di polizia, e pregare quei signori di
spedirle insieme coi loro dispacci. II marito rispondeva raro,
con parole amorose, tenerezze, vezzi, sdolcinature , spasimi
di affetto coniugale: ma. . . (il ma ci era inevitabilmente
nella seconda pagina) non poteva per ora lasciare Roma ;
affari, vicende, brighe, ostacoli di cento maniere e sem-
pre nuovi, toglievangli male suo grado di volare a Torino,
e prendere seco la diletta Clelia ; dolere piu a lui che non
ad essal'involontario indugio; facesse buon cuore, pazien-
tasse anche un tratto ; intanto egli le allestiva il quartie-
re; vedrebbe lusso nuovo, buon gusto nuovo, commodi ,
splendori , quali si convenivano alia moglie di Brutus Marq.
,Le quali soavi espressioni di amore vivissimo, Clelia
avrebbe preso per oro di ventiquattro carati, se ad intor-
bidarle di sospetti non fossero concorse troppe circostanze
LA LUNA Di FJELE 44t>
sinistre. Perciocche come prima la novella sposa si fu vi-
sta soletta , per la morte misteriosa del padre e poi per la
partenza del marito , signora e donna di casa sua , nella
tenera eta di diciannoveanni, aveva serbato tanto lume di
buon senso, da pregare una sua zia materna ad abitare
con lei. Costei era quella dessa, che le aveva conservata la
dote materna , ed era donna attempata e dabbene . I primi
mesi, Clelia spendeva largamente edallegramente del gruz-
zolo lasciatole da Brutus: poi, non vedendo venire da Roma
ne polizze dicambio, ne speranze, cominci6 a guardarsi at-
torno e ristringere le spese: poi paventare che il terreno le
fallisse sotto i piedi, e vivucchiare aspizzico. Brutus avea
venduto tutto , e seco portatone danari e carte. Aile richieste
di quattrini egli rispondeva, dopo molto farsi attendere:
Misurati: vengo teste a prenderti e levarti di guai. - Ma
egli era la novella dello stento; e alia povera donna veniva
assottigliandosi 1' avere; e la penosa distretta facea capo-
lino. La zia di Clelia, vista la mala parata, voleva ritirarsu
per non aggravare il dispendio : Clelia per vanita si oppose:
la zia si provo di aiutare un po'la pentola , con porgersi del
suo: Clelia indegnata si ruppe con lei malamente. Allorala
buona vecchia si Iicenzi6 ricisamente, lasciando tuttavia
alia nipote un salutevole consiglio : Si rivolgesse per avere
novelle di Brutus Marq a zio Chiaffredo ; all'estremo, lo
pregasse di aiuto: Chiaffredo avere per lei cuore di padre,
e comeche contristato, pure si renderebbe a soccorrerla,
tanto piu che egli erasi obbligato di pagarle annualmente
gl' interessi della sopraddote.
Non posso, rispose maestosamente Clelia, non voglio
aver Taria di limosinare.
Ti piace piu T aria di morir di fame?
Cento volte.
Che? le son cose belle a dire. E poi, pensa che in
fin de'fini, tu chiedi del tuo e non dell' altrui. .Non si e
egli obbligato teco?..
444 LA SAVIA E LA PAZZA
Non posso e non voglio. Brutus mi ha proibito di
nulla muovere sui danari della sopraddote.
Allora ti mandi egli da campare. che si puo dire
itd una donna, sposata ieri : Stattene la nel cantuccio, sola,
deserta, tu non hai ne a mangiare, ne a here, ne a ve-
stirti ?
Lui dice che vuole farmi riscuotere il capitale della
soppraddote tutto in una volta e presto ; e che con questo
la nostra fortuna e fatta.
Uhm! fece la zia; se lo dici a me, tu scriveresti
anzi allo zio supplicandolo di non si lasciar gabbare. Gia
la legge ti assiste , e lui non puo nulla se tu non ci entri;
e se alcuna cosa potesse, tuo zio non berebbe grosso a
questo modo. A quest' ora egli dee sapere quanto pesatuo
marito.
poco o molto ch' egli pesi , disse velenosa Clelia,
10 non voglio udire chi ne parli senza rispetto in mia pre-
senza. E mio marito, Tho scelto io per me, e basta.
Con questa sfuriata Clelia fini di offendere la zia, Tunica
persona della parentela, che le restasse in Torino , capace
di suggerirle un buon partito. Ma egli e proprio dei pazzi
11 tenersi per le piu avvisate persone del mondo. Clelia che
per decoro di sua giovanezza cercato avea la compagnia
della parente , e per caparbieta ora larimandava, fu da quel
di in appresso costretta di tenere chiusa la porta di casa,
per rabbia, per onta, per disperazione. Vedeva accostarsi
la state con indicibile dispetto. Io sono fornita , pen-
sava essa, per Tinverno; per mezza stagione non ho un
cencio da mettermi indosso. E sposa di ieri ! che figura !
Io non metto piu piede fuori di casa. Poi tratta dalla
dura necessita , si pose attorno alle robe degli anni addie-
tro, e di per se alia peggio si venne rabberciando qtialche
gingillo. Ma addiomode, addio sfarzi, addio gale di sposa
novella. Fortuna, diceva ella, che il bruno ricopre le mi-
serie piu grosse... ma e ben altro il bruno da state e il bruno
da inverno... che passione ! E non era solo nel vestire ,
LA LUiNA Dl FJELE 445
che le toccava di attaccare la voglia al chiodo , ma nella
stessa provvigione cotidiana le conveniva studiare la lesina;
e ne sentiva vergogna amara in faccia delPunica servic-
ciuola rimasale, giacche la' donna di camera gia F avea li-
cenziata.
Si avvolgeva talora, triste e divorata di raBbia , per le
vuote stanze : Ho scritto e riscritto : e non una risposta,
non uncenno ! Poi rispondera: Aspetta. lo intanto non posso
ricevere forestieri con questi abiti da inverno... Non posso
uscire alia passeggiata, non posso desinare , non posso pa-
gare la serva. Ho la scritta accesa col panattiere , col ma-
cellaio , con tutti : non resta altro che costoro vengano a
farmi 1'esecuzione e il sequestro. E grazie ancora, che la
casa e mia, se no a giorni mi trpverei ad alloggiare sotto
i portici della Fiera. Bella luna di miele! Alcuna volta
cominciava a sobbillarle 1' animo dalla lontana un pensiero
di rammarico : Ah, se io ascoltavo zio! se facevo a modo
di Clotilde! Ma subito si riprendeva: Che? due bigot-
tacci falsi, che dei diritti del cuorenon capiscono un ette:
eccoli li, affogati di confessione e comunione, di madonne
ed agnusdei , Santo Padre e fratume e monacame: puh, la
puzza!... E io dico: Un cuore, quando sente 1'amore, giura
fedelta; e caschi il mondo... Quando sarb a Roma, voglio
andare a visitarli in aria di me n' imbuschero , che F ha da
essere untrionfo. Lemie scritture parlano chiaro,sopraddote
di quarantamila lire , e divisione del resto con Clotilde: Bru-
tus e uomo da farle valere... a Clotilde, si a lei che mi
sbeffa il mio marito , voglio sbattere sul muso le mie sete-
rie , i miei velluti folgoranti, i pizzi di Valenciennes, e farle
lima lima, alia moccicosa! Vedra fior di orerie e di gioielli...
Qui un pensiero di compiacenza spingeva Clelia a dare
una rovigliata per la guardaroba e pei cassettoni : spiegava
uno scialle, lo contemplava, lo ripiegava: E cosa da re-
gina ! Prendeva a rassegnare le dovizie dei merletti, dei
ricami, dei fiori. Peccato , sclamava essa, che non me
ne posso cavare un costume di primavera! e intanto laroba
446 LA SAV1A E LA PAZZA
cade di moda. Pazienza! ne far6 delle altre: le trine di Fiandra
sono sempre di ultimo gusto, e non ci e che a trasportarle.
Tirava i cassetti d'un canterano di mogano, trovava le buste
di zigrino rosso : apriva questa, apriva quella : Ve' che
manierina deliziosa di diadema! con quella rosetta di bril-
lanti nelbel" mezzo! Ristudiava alia luce ogni anello, ogni
borchia , ogni spillone , ogni cimelio : Di questi poi Clo-
tilde non ne beechera dal suo sergente, o no davvero... o
al piu roba goffa, da contadine... To' , e se di questi dia-
manti io ne deponessi un paio o tre presso il gioielliere, o
che non m'impresterebbe qualche centinaio , tanto da avere
un po' di spiccioli alia mano ?
Quest' ultimo pensiero s' infiggeva nella mente a Clelia
come un assillo seguace. Breve , si veste , va al gioielliere
piu vicino , presso al quale aveva altre volte fatto qualche
compra. Con disinvoltura espone il bisogno improvviso di
trecento lire , inventa cambiali smarrite , promette pronto
riscatto , presenta il pegno. Pegno , diceva essa , e non
altro. So che voi , per vostra gentilezza , non vi peritereste
ad accomodarmi di questa inezia, ma voglio che per quiete
vostra e mia, teniate presso di voi questi dueninnoli: tanto
fa che li conservi io o li conserviate voi.
II mercatante apre freddamente un astuccio: due brac-
cialetti vi giacevano, ingioiellati a mille gemme. Esamina,
studia la perlagione di ciascuna pietra coprendo le altre,
ripone nell' astuccio : Vediamo 1' altro. Questo era uno
spillettone da petto d' un grosso diamante d' acqua limpi-
dissima, contornato di nodi e giretti brillantati. Signora,
dice 1' artista dopo un' occhiata al gioiello , cosa di poco
valore. Sono lungi dal sospettare di vostre intenzioni , ma
a dirla come si dice in arte , questa sarebbe roba falsa : i
diamanti sono culatti di bicchiere o al piu cristallo di monte,
quelle altre sono perle di Venezia.
Clelia rimase fulminata. Poscia ripreso fiato , sebbene
rossa di cocentissima vergogna, disse. E pure mio ma-
rito le ha pagate per buone.
LA LUNA Dl F1ELE 447
Ve T avra detto per farvi piacere , o e stato messo di
mezzo egli stesso.
Passate, di grazia, un momento da me; e troveremo
delle gioie di valore indubitato.
II gioielliere prende il cappello, e sale all' appartamento
della signora Clelia Marq. Si traggono sulla tavola quattro
o cinque custodie : tutto era falso ad un modo, tranne alcune
minutaglie di forse un trecento lire appunto. E la ragione e
il modo era naturalissimo. Quanto aveale regalato di doni
sposerecci Brutus Marq, tutto era gemme di vetraia; il cor-
redo avuto dal padre in regalo, e la gioielleria proveniente
dalla eredita di lui, e che a buona equita sarebbesi dovuta
spartire con Clotilde, appena caduto sotto T unghie di Bru-
tus, era stato rinnovato. V amoroso marito condusse piace-
volmente la dolce sposa a un suo amico valentissimo nel
gioiellare, il quale esamino diligentemente ciascun lavoro,
e stimo il tutto a un migliaio di scudi. Poi, sfatando la
rozzezza delle vecchie nonne, che di cosiffatte sciatterie si
piacevano, propose riforme ed acconci di bel gusto, e ri-
tenne presso di se ogni cosa. Clelia veniva a riprenderli a
poco a poco, ripuliti, lustrati, con nuovo lampo, ammoder-
nati mirabilmente , .e trasformati secondo i disegni da se
approvati; e nel suo cieco amore di Brutus, non si avviso
alle mille miglia di sospettare, non che di verificare il ba-
ratto che le si faceva. Allorche la visita del nuovo gioiel-
liere le ebbe pOrta la crudele certezza deir avvenuto, eom-
presse la rabbia che li per li traboccavale nel cuore; e con
affettata grandigia,disse: Contentatevi di prendere delle
gemme buone quanto vi occorre per coprire il prestito. Le
altre farolle a suo tempo rinnovare. Intanto procedero per
via di tribunale contro chi mi vendette il vetro per diamante.
Che tempi ! non c 1 e piu a chi fidarci! Fu fatta la scelta,
e contata la somma.
Ma la tradita donna avea ben altro da pensare, che a
convenire in giudizio il truffatore. Se il falso era del gioiel-
liere, questi non sarebbe mai tanto stupido da confessare
448 LA SAV1A E LA PAZZA
il sopruso; carte di ricevuta di gemme vere non ci erano:
se poi la gherminella veniva da Brutus, era peggio che
peggio. E come non essere suo fatto, se il gioielliere era
stato scelto da Brutus? E come avrebbe osato colui provocare
Brutus con si aperta frode, se non erano d 1 intelligenza? Piu
giorni pen6 a rimettersi di questo fulmine inaspettato, che
pure non riusci senza qualche vantaggio. Perciocche squar-
ciato la prima volta un lembo della fittissima benda, che
F amor passionate le calcava sugli occhi, non tardo ad in-
travvedere il vero suo stato. Quel furioso raccogliere la
dote e ogni carta di affari, che Brutus avea fatto, quel
testamento ottenuto con tanta ressa, quel vendere e ven-
dere a mezza gamba i beni del suocero defunto, e dile-
guarsi precipitoso, quel lasciare a lei il danaro contato, e
rispondere sempre parole in vece di cambiali, quell' indu-
giar tanto a richiamarla in Roma, e altri atti di lui , forse
indifferent!, che essa tirava a male, le formarono una nube
di sospetti nerisshni e minacciosi. E poiche e proprio degli
animi padroneggiati dalla fantasia e sgovernati di senno,
il traboccare da estremo in estreme, tutte le rose che ella
con ostinatissima pervicacia si era promesse nel maritaggio
con Brutus, le si cambiavano repente in acute spine; ve-
deva sciagura soprastante a sciagura; e il fiero suo orgoglio
indomabile dichinava, come in debole femminetta, in avvi-
limento mortale.
Pens6 allora, la povera Clelia, allo zio Chiaffredo e alia
sorella Clotilde. Non le restava altro rifugio. Con la mano
tremante, per la violenza ch'ella dovea fare all 1 animo su-
perbo, scrisse piacevolezze e complimenti. II lungo suo si-
lenzio di lettere attribuiva alia lusinga , rinnovata ogni
giorno, di venire a Roma di persona; e oltre a ci6 scusa-
vasi con dire di avere sempre incaricato Brutus di recare
loro le novelle di lei e i saluti; lamentava la propria soli-
tudine, e sperava di rivederli quanto prima; tanto piu che
alia noia della vita solitaria si aggiugneva il disavanzo
delle spese, giacche Brutus da lungi mal sapeva misurarle
LA LUNA DI F1ELE 440
al giusto, ed ella si trovava a disagio alcuna volta; non
chiedeva pero nulla, perche ignorava che cosa avesse di-
sposto Brutus con Chianredo, a riguardo de'frutti soprad-
dotali, maturati col finire del mese scorso. In una poscritta
. chiedeva 1' indirizzo precise di Brutus.
Non ci voleva tanto per dare a Chiaffredo la chiave della
cifera Come ? diceva esso , il tenero marito sdilinquisce
d'amore, e non le manda manco 1' indirizzo: bella galan-
teria ! Scommetto che ci e ben altro che disagio : la signo-
rina dev'essere nelle secche a gola; ed e cotesto che la
raumilia verso di me ; e tutta tenerezza pei quattrini del
barba.. Ti sta bene e non male : friggi ora le tue rispostacce
a chi ti consigliava pel bene. . . Ma poi se fosse veramente
al verde?... sola, bella, giovane, scervellata. . . non sarebbe
un metterla a troppo duro cimento ? Infine e mia nipote an-
ch' essa. . . Dio pure e misericordioso dei pazzi. . . Diamole
subito il fatto suo, quattrini e castigatoia per salute dell' a -
nima sua. Scrive alia nipote: Cara Clelia. Mi maraviglio
che tuo marito non ti dia il suo indirizzo. Tante teneritudini,
e poi queste cilecche! Egli sta, se lo vuoi sapere, alia Locanda
francese. Forse sarai piu dissestata che non hai cuore di,
scrivermi: chi spende troppo cuore, ne manca poi al bisogno.
lo che il cuore 1' ho piu peloso, ne conserve tuttavia un poco
per te. Per dartene una prova, sappi che non ho voluto pa-
gare un baiocco a tuo marito, sebbene esso mi chiedesse
gl'interessi tuoi, mostrandomi una lettera tua, nella quale
lo incaricavi di riscuoterli a tuo nome. E per questa mia
durezza mi trovo ora pronto di farti passare lire mille,
che ti parranno una manna. Per toccarle ti presenterai con
questa mia all' ottimo mio e tuo padre Lanteri, e lo pre-
gherai che ti dia una buonalavata di capo per le ultime ca-
pestrerie (le so tutte) che hai fatto di rimodernare le gioie
di tua madre , e impegnare roba per avere danari, e per
giunta commettere a Brutus di domandarmi quello che spetta
a te. Dopo la ramanzina, che sara ben calcata, se esso ese-
guisce cio che gli ho scritto ; ti conteralire 1000, dico mille,
Serie VIIl y vol. IV, fasc. 514. 29 9 novembre 1871.
450 LA SAV1A E LA
a titolo di frutti decorsi della tua sopraddote. Gli lascerai la
presente lettera, aggiuntovi sotto : Ricevuto quanto sopra: e
dipoi la tua firma. In ogni caso ricorri a lui, come a me ,
e non ti manchera ne consiglio, ne aiuto. Colle mille lire
poi riscuoti subito i tuoi gioielli, perche non dice bene ad
una signora onorata avere la roba sua in giro; e col rima-
nente tieni fornito il cassettino, senza buttar via le centi-
naia in cenci da metterti intorno. Addio. Clotilde ti saluta
caramente, e sara tutta consolata quando ti potra riabbrac-
ciare. Addio anche una volta. Tuo zio ChiafFredo.
Fortunata Clelia, se avesse accolto in buona parte le
severe ma non acerbe ammonizioni dello zio ! Ella invece
appena pote frenare il serpentoso dispetto si che non lace-
rasse la lettera. Non poteva in conto veruno inghiottire che
Chiaffredo la tenesse d'occhio, e spiasse i fatti suoi; molto
meno poi cbe egli continuasse a trattarla con certa mag-
gioranza , ora che "essa avea marito, e le si doveano ben
altri riguardi che ad una fanciulla di famiglia. E bene a-
vrebbe messa in pezzi la lettera, se non era dei mille fran-
chi in essa rinchiusi. Pens6 lungamente se tagliare si potesse
la parte superiore della carta e presentare solo la tratta:
E no, & impossible: bisogna ch'io vada la, a far sapere le
aaie miserie a un prete; e fargli la ricevuta dei danari e
quasi anche della predica. fi uno scherzo senza sugo, anzi
uno scherno vile e crudele. E Clelia non avea pure un
primo moto di gratitudine ! Studia e almanacca, infine non
ci era n& via n& verso di schivare la pillola : si rassegno
dunque ad ingozzarla. Il padre Lanteri mostro di prendere
la cosa in barzelletta: Si vede, diceva esso, che il vostro
zio e sempre un capo armonico. Cont6 i danari, che gia
teneva pronti all'uopo. Poscia con volto allegro e paterno
si prov6 in tutti i modi di riaprire un tratto il cuore alia
signora, e metterla in parlari di anima e di coscienza. Tutti
gli artificii suoi, dettati dalla piu consumata esperienza,
dalla carita, dallo zelo, caddero a vuoto. Clelia si parava
con risposte corte e per le generali.
LA LUNA Dl F1ELE 451
QuancTella si fu tornata a casa, con in mano quel si
ponderoso gruzzolo di sonanti e ballanti , e da parecchio
tempo piii non ne vedea, comincio seco a ragionare: Sa-
rebbe giusto il necessario,per assettare i miei conti correnti...
e poi viaggiare insino a Roma. Formato questo pensiero,
vi si profondo dentro, si esalt61a mente inesso. Dieci giorni
dopo era in Roma.
XXXVII.
CLELIA A ROMA
Affannata, stanca, affranta, cogli occhi pieni di polvere
e il cuore di sgomento, Clelia metteva piede in Roma, una
sera dei primi di settembre. II pensiero stesso di rivedere
tra poco lo sposo, agitavala di una espettazione paurosa e
varia: Chi sa come Brutus prendera questa improvvisata?
Gli casco addosso senza prevenirlo d' un motto !... Ormai il
fatto e fatto, non ci pensiamo. Smontata la dove rimet-
teva la vettura corriera , risali in un legno e fu alia Lo-
canda francese, secondo Tindirizzo avuto dallo zio. Dimanda
ad un garzone : Usa qui il signer Marq, e sarebbeci ?
No, signora. fi fuori di Roma.
A che fare e an da to fuori ?
11 garzone guardd in faccia la forestiera, che si indi-
scretamente entrava ne' fatti del padrone, e fu sul punto di
risponderle: Che ne importa a lei? ma poi immaginando che
costei potesse essere una conoscenza familiare di lui, rispo-
se : fi fuori, per via d' una partita di vini, che dee com-
perare su pei Castelli.
Quando torna?
Domandassera, al piii tardi. Almeno, cosi ha lasciato
detto.
Avete una camera? riprese Clelia.
No, signora: e fitto come un uovo....
LA SAVIA E LA PAZZA
Possibile ! neppure uno stambugio ? una camerella
a tetto?
Intende la signora/ trattenersi molto ?
Si, qualche settimana e forse piu. Guardate anclie
meglio.
Non saprei... Ne pub discorrere colla padrona.
La padrona, cioe la sora Nanna, era la miglior pasta di
locandiera , che mai s 1 impastasse sotto la cappa del sole.
Per6 veduta una signorina giovane, in abito di lutto, sola,
a quell 1 ora tarda , si senti stringere il cuore d 1 un come
senso di onesta materna, e non le pati T animo di riman-
darla tentone per le vie della citta, in cerca di rifugio.
Camere di locanda, rispose la Nanna, veramente non ne
abbiamo : ma se alia signora basta una stanzetta qui del
mio quartiere, tanto da passare la notte al coperto, vedr6
di contentarla. Gia li sono tempacci, e a noi donne non
fa buono a girar sole : non e vero ?
Clelia approve premurosamente. L' ostessa chiama la
fante , e dice : Menica, i bagagli della signora qui falli
portare nella stanza di Nannina. Nannina dormira con me.
Rassetta per bene ogni cosa. E poi alia forestiera : -
La Nannina e la figliuola mia: ci ristringeremo un poco per
una notte o due ; trattanto qualche camera vuota; e lei avra
luogo. Sebbene, a dirgliela sincera, e quasi meglio che la
resti qui con qualche disagio, che di la nella locanda. Sa ,
ci e di tutto un poco : mica gente di mal affare, Dio liberi
in casa mia! ma giovanotti e ufficiali francesi; lei mi ca-
pisce.
Clelia trovo la stanza pulitamente in ordine. Cenb un
boccone, di mala voglia, con sopravi un'aranciata; e poscia,
tra il desiderio e il terrore che Marq tornasse quanto prima,
appicco sonno. Ilmattino seguente, avuto una guida, corse
a visitare lo zio e la sorella. Clotilde tornava allora dalla
messa, colla maestra; e incontrb Clelia dinanzi Fuscio , in
quella che essa dubbiando stava per metter mano al cam-
panello. Clotilde quasi non credeva agli occhi suoi ; e pur
CLEL1A A ROMA 453
Olelia era li, viva, vera, parlante: le aperse tanto di brac-
cia, e le schiocco sulle guance i piu sonori baci e traboccanti
di amor sorellevole : Clelia, sei proprio tu, ch'io veggo?
Chi se Taspettava questa celia? Intanto dava una stratta
al campanello, e conduceva la sorella in casa ; pur tenendole
una mano avvinta al collo, e la testa poggiata sulla spalla.
Ci e barba? dimandb Clelia.
Tornera a momenti , disse Clotilde ; e le spuntava il
nastro del cappellino, le toglieva la mantiglia dalle spalle,
e Come stai? e II tuo viaggio & stato buono? e Vuoi pren-
dere qualcbe cosa ? Si, si, facciamo colezione una accanto
air altra. Insomnia , di tante dolci dimande opprimeva la
sorella, che questa mal poteva rispondere a tutte. Teresa
pure fece buona e lieta accoglienza alia signora Clelia ,
assecondando Clotilde. Clelia non si aspettava T un cento
di tante cortesie, sopratutto dopo le impertinenti e maligne
lettere da se scritte ; e sforzavasi di corrispondere con di-
mostranze di affetto eguali a quelle onde vedevasi ricol-
mare. Molto piu senti allargarsi il cuore quando soprag-
giunse zio Chiaffredo ; il quale, avvertito alia porta dell'ar-
rivo della nipote, non si fece punto aspettare in sala. Da
vero e generoso cristiano scord6 per a.llora ogni offesa,
comeche pungentissima , ricevuta da Clelia, e non le neg6
ne cortesie, ne parole di rallegramento sulla sua venuta :
solo che invece di abbandonarsi alle tenerezze, scorgevasi
in lui alcun che di misurato e di grave.
Terminate le quali civilta, essendosi per delicatezza
ritirata la signora Teresa, il soifC/hiafFredo voile sapere come
Clelia fosse in Roma, e perche tutta sola e non col marito.
Essa disse tutta intera la verita, e le ragioni d 1 interesse
che sospinta T aveano a questo passo ardito.
Uhm ! fece Chiaffredo , e un riesci. Potevi almeno
preparare T animo del marito con una lettera d'avviso, e
dirgli che eri forzata di togliere questo partito. E poi che
furia ci era , quando il danaro per vivere alia giornata io
te lo facevo pervenire ?
454 LA SAVIA B LA PAZZA
Clelia, fu si imprudente, che credendo di acquistar grazia
si lascio fuggir di bocca un orribile arcane: Vi diro, zio,
mi premeva anche di fare quanto prima la cerimonia in
chiesa.
Che cerimonia? dimand6 Chiaffredo con un affanno
mortale, ma dissimulato.
II matrimonio.
E tu non sei peranco maritata in chiesa?
No, zio ; solo dinanzi al sindaco.
Chiaffredo si senti subbollire dentro le ossa ira e in-
degnazione, e una cocente vergogna per la nipote, per se
e per Clotilde : pure si fece violenza, e temperando la voce
al benigno, riprese : Ne hai niente parlato col p/Lanteri?
lo no ; nol sa anima viva a Torino, perche ho fatto
dire, che lo sposalizio in chiesa Brutus lo voleafare segre-
tamente.
Ma intendi tu che significa non essere stata all' al-
tare, e vivere con Brutus?
Capisco benissimo , mi manca la benedizione del
prete, che mi converra prendere il piu presto.
Clotilde, che era presente, intendeva molto piu innanzi
in cotesta mancanza, si semplice per Clelia ; e n' era adon-
tata e rossa e muta e ansante , e coprivasi gli occhi con
una mano , non senza qualche Oh Dio ! Zio le disse :
Clotilde, ora hai veduto e abbracciato la sorella, e potrai
trattenerti con lei altra volta : lasciaci un po' discorrere :
abbiamo alcuni affari d'interesse da accomodare. E questo
disse in atto indifferente al^ossibile : ma Clotilde senti be-
nissimo che il tempo era grosso, e che zio stava per fare un
terribile catechismo alia mal maritata , e pero voleva esser
solo a tu per tu. Salut6 Clelia, con un semplice Addio, a
bel rivederci ; - e si ritir6 tutta confusa.
Certo Clelia non era tanto innocente quanto si fingeva,
ma neppure conosceva appieno tutto Ton-ore del pre-
cipizio in che erasi dirupata. Chiaffredo se ne avvide alia
prima ; onde senza dar segno di collera comincio ad en-
CLEL1A A ROMA 455
trare nelle vive ragioni della cosa: Tu, le diceva egli,
ti riposi tranquilla nella legge, che ti dichiara moglie di
Brutus, ma credi tu che il sindaco abbia proprio facolta
da Dio di farti moglie o non moglie di alcuno?
Eh, la legge lo dice...
Sicuro che lo dice la legge: la legge... basta,
lasciamo andare, non voglio discutere se la legge francese
sia buona o cattiva ( io la credo una legge da cani, pes-
simissiina pel divieto che fa al sacerdote di benedire gli
sposi prima dell' atto civile) : dico solo, che bisogna molto
piu stare alia legge di Dio, che alia legge francese. Tanto
piii che il comandamento di Dio si pu6 osservare senza
contravvenire alia legge umana; Vedi, bisogna andare
dinanzi al sindaco, colla intenzione non gia di contrarre
matrimonio alia sua presenza, neppure di celebrare gli
Bponsali : ma solo di fare 1& una dichiarazione di matri-
monio fatto o da farsi, una specie di autenticazione del
contratto, dalla quale dipende, presso il governo, la validita
de'patti coniugali, e il regolamento della successione
dinanzi ai tribunali. Cotesto e non di piii dimanda la legge;
la quale non s 1 impaccia delle intenzioni , della coscienza ,
o di altro, fuori degli effetti civili del matrimonio. che
T ufficiale laico pretende altro, quando si fa il cosi detto
.matrimonio civile? No, egli sa che la legge umana non
pu6 disfare la istituzione di Gesu Cristo, che il matrimonio
del cristiano e invalido , nullo, di niun effetto , se non &
seguito secondo le prescrizioni della Chiesa. Finche il
sacramento adunque non e intervenuto, la legge ti pub
attribuire tutti i diritti civili , che convengono ad una
moglie, ma dinanzi alia Chiesa non sei anche moglie. In
conclusione e duopo osservare la legge umana, per ot-
tenere i diritti civili, chi li vuole; e osservare la legge
divina per salvare 1' anima propria, e non andare a casa
del diavolo, come concubini. Ti par chiaro cotesto?-
Chiaro, chiarissimo; e tanto, che appunto per cio
sono venuta in Roma, per isposare in chiesa come ho gia
sposato al municipio.
456 LA SAVIA E LA PAZZA
E dalli! Sposare al municipio. Non hai capito cio che
fin ora ti ho spiegato ? Non sei sposa, la vuoi intendere? non
sei sposa. La legge francese ti dice : Quando sarete stati
dinanzi il sindaco ad affermare che siete sposi, io da quel
punto vi guardo e vi giudico come tali, vi chiamo sposi
e per me, legislatore umano, siete sposi: ma non dice Voi
siete realmente sposi dinanzi a Dio. Questo non lo dice,
e se lo dicesse direbbe una bugia, una sciocchezza da far
ridere le-telline, anzi direbbe un'eresia madornale; e sa-
resti eretica tu, se lo credessi. Ma il sindaco tanto non
dice tale eresia, che anzi lascia ogni liberta ai fedeli di
uscire dalla sala municipale e andare a rifare il matrimonio
in chiesa ; il che non dovrebbe permettere , se esso gia
li avesse sposati davvero. L' imperatore stesso quando voile
essere coronato dal Papa, dovette confessare che il suo
convivere con la signora Giuseppina Beauharnais , con
tutto il matrimonio civile, restava pure un brutto e smac-
cato concubinato, e pero lo risan6 col matrimonio eccle-
siastico, prima della consacrazione. Ti capacita? Non ci
hai mai riflettuto finora?
Vi ripeto che ci ho pensato, e ci penso, e sono qui
per sollecitare...
Ma, no, cara Clelia: non basta sollecitare, e ne-
cessario che fino al giorno che avrai compito il tuo do-'
vere in chiesa, abiti separata da Brutus...
Separarmi? e impossible.
E impossibile Topposto: perche manco il Papa ti
puo dare licenza di coabitare con chi non e tuo marito:
converrebbe che prima Domineddio scancellasse il precetto
sesto : Non fornicare.
impossibile, vi dico.
Chiaffredo chiamo tutte le virtu della sua pazienza,
e rispose: Impossibile, no ; ma solo un po 1 difficile. Chi
ti obbligava a buttarti in cotesto spinaio? Facesti il male,
fa la penitenza.
Che penitenza! sarebbe uno scandalo.
CLELIA A ROMA 457
Scandalo e T ostinarsi , il perfidiare nel peccato ,
non gia il ritrattarlo colla separazione.
Intanto lui potrebbe colla forza farmi ritornare sotto
il tetto coniugale.
Ecco, rispose Chiaffredo, ci6 che avviene con co-
testa maledetta legge francese ! Tuttavia tu dovresti sa-
pere che i tribunal! francesi sono men bestiali che la legge,
e quando uno dei coniugi esige T osservanza della legge
divina ed ecclesiastica, gli danno ragione. Ad ogni modo
qui non si tratta di andare per via di tribunali. M' in-
carico io di dipanare questa matassa arruffata , in pace
e carita di tutti: tanto piu che tribunali francesi, per grazia
di Dio, non li abbiamo ancora.
Come fareste ?
Nulla di piu semplice. Tu vai dritto a riprendere le
tue carabattole all' albergo , o per meglio fare , ci mando io
un servitore. In casa mia non corri alcun pericolo : Clo-
tilduccia ti terra la piu dolce compagnia che sappi deside-
rare. Quando venga Brutus io gli parlo: ho tante prese in
mano , che a me non puo dire di no , massime in cosa che
non gli costa un baiocco. Ti rimetti in me , Clelia ?
Per ora nonposso, rispose essa, con un po'di stizza,
e crollando le spalle.
E puoi e devi , soggiunse Chiaffredo, sforzandosi a
carezzevole mansuetudine : che ci perdi a restare con noi
alcuni giorni , finche la coscienza sia rimessa in pace ?..
Non posso , ripete Clelia , piu altetta e piu velenosa:
sapete che non ho scrupoli ne bigotterie per la testa.
Ma , figlia mia , qui non ci e scrupolare o bigotta-
re : ti propongo quello che e tuo stretto dovere , se non
vuoi vivere disonorata.
Che ? T onore T ho salvo , col maritarmi a forma di
legge...
Di legge di Napoleone , ma non di Gesu Cristo Si--
gnor nostro. Chi e tuo Dio? Pensaci : dinanzi alia legge
sarai moglie segnata e benedetta: ma dinanzi a Gesu Cristo
458 LA SAVIA E LA PAZZA
che ci dee giudicare , sei... non mi far dire una mala pa-
rola , povera Clelia : me ne sale il rossore alia fronte , per
te. E pure si pu6 rimediare a tutto, basta che tu voglia, e
un affaruccio di pochi giorni.
Clelia intendeva benissimo la ragione ineluttabile dello
zio : ma T atroce verita offendevala nel vivo , appunto per-
che verita: si scosse, si acciglib , anno la fronte d' orgo-
glio : Non ho che rimproverare alia mia coscienza: mi
sono maritata 'secondo le leggi del paese... Non posso .
Non puoi davvero ? pensaci , perche anch 1 io debbo
prendere qualche risoluzione , se tu persisti.
Non posso , vi dico , e non voglio.
E io non posso e non voglio piu riceverti in casa
mia... n& tenermi vincola to verso di te da alcunapromessa..,
ho promesso ad una moglie nel senso degli uomini onesti?
non ad una... giacobina.
giacobina o altro , disse saettando fuoco la Clelia,
abbiamo le carte in regola, e vi sono tribunali.
E Chiafiredo, con voce artatamente piu tranquilla:
Lo so, vi sono tribunali, che sotto il dominio francese da-
rebbero ragione a te pei frutti della sopraddote; e tu ti var-
resti di quei tribunali. Sei capace di tutto, povera ragazza!
Hai rovinato tuo padre coi disperidii capricciosi , F hai fatto
morire di crepacuore, ti sei sposata come una cagna al
trebbio... che scrupolo potresti avere a rubare tuo zio ?
^ Le ingiurie, disse Clelia, non le euro; vi rispetto,
perche sono in casa vostra. I tribunali giudicheranno il mio
e il vostro.
Va dunque , citami , purche m' esci di qui il piu pre-
sto. Non ti desidero alcun male : ma ricordati bene della
profezia , che ti fo oggi : Non andrai a pentirti lontano.
Cio che ho fatto, Io farei ora, non me ne rincresce r
ne mi vergogno: T avvenire Io sa solo Iddio.
Vattene , e sii in pace madama Marq alia franciosa,
col matrimonio delle cagne. Mia nipote non sei piu: ti rin-
negp.
CLEL1A A IIOMA 459
Clelia si accostd alia porta. Un servo era quivi. Chiaf-
fredo glidisse: Guarda bene questa signora, per ricono-
scerla. Quando ella verrk qua a limosinare , tu le darai uu
pane, mafuori dell' uscio. Clelia scese le scale, che non
le vedea per la rabbia . Chiaffredo and6 direttamente al
quartiere delle sue donne, si getto come spossato sopra un
canape , e grido : Clotilde.
Eccomi.
Vieni qua, consolami un tratto, ch'io sono stanco,
disfatto. Colei mi ha vituperato nel modo piu indegno : le
ho offerto i partiti piu cortesi , piu facili , per uscire dal-
1'infamia: e no , mi risponde colle spallucciate , con su-
perbia, che non ha scrupoli a vivere da baldracca. Breve ,
mi ha costretto, si costretto, trascinato pei capelli, messo
alle coltella di fare la piu aspra giustizia ch 1 io facessi mai
in vita mia..
che le avete detto?
Peggio ho fatto : F ho rinnegata da nipote , dise-
I'edata, cacciata di casa.
Povera Clelia! rispose Clotilde, battendosi la fronte ,
e scrosciando in pianto. Poi facendosi forza di parlare :
E adesso non verra piu a vederci ?
Dio liberi! In casa nostra non hanno a metter piede
le donne di mal affare. Ne~ tu devi entrare in casa loro .
M' intendi ?
Clotilde con uno scroscio di lagrime piu ardenti :
Povera Clelia ! povera mia sorella !
Senti bene, Clotilde, ripiglio Chiaffredo: questa mia
g-iustizia mi e costato un crudele strazio del cuore; perchS
febbene ti posso sembrare inilessibile, del cuore ne ho qui
un buon dato. Ma quando si e messo al punto di lacerare
o il cuore o la coscienza , la scelta non mi da pensiero un
istante. Lei rinsavisca, si ravveda, siumilii; e del perdono
ne ho piene le sacca: se no, corra la sua strada. Bisogna
che anche tu alFuopo richiami questi principii di ferro .
Tolleranza, mansuetudine, perdono, tutto sta bene a tempo
460 LA SAVIA E LA PAZZA CLEL1A A ROMA
e luogo: ma in faccia al peccataccio sfrontato, svergo-
gnato, baldanzoso, no, non si patteggia; e una fanciulla
cristiana, meno ancora di niun altro. Dimmi, setu stassera
ti fiiggissi con un tenore- di teatro , e dopo sei mesi ritor-
nassi in casa , spereresti che una persona onesta ti guar-
dasse ancora in faccia? No. fe il caso di Clelia. Anzi e peg-
gio: perche lei, la sfacciata! vuole ad ogni costo dimorarsi
col suo ganzo, sotto gli occhi miei e tuoi e di tutto il
mondo. Dunque tra lei e noi , nmro di bronzo.
E se Tincontrassi per via, dimandd Clotilde, tremante
a verga a verga , come debbo regolarmi ? A non salutarla
mi sentirei strappare le viscere.
Non voglio metterti alia tortura. Fa quello che ti
pare: tu sei sorella minore, e non hai obbligo di punirla.
Ma fermarti a discorrere , no : non ista bene ad una dami-
gella onesta, fare pettegolezzi in piazza con una donna che
vive in pubblico vitupero. Gia, dar6 i miei ordini alia si-
gnora Teresa.
Quale rimanesse Clotilda dopo questo fiero colloquio, e
piu facile immaginare che descrivere. E pure nel suo cuore
innocente e mitissimo verso la cara sorella , non sapeva
disapprovare la severita dello zio: i motivi erano perentorii
ed evidenti. Non si puo fare altrimenti ! . . . cosi sfo-
gavasi da se sola. Crudele Clelia! t'era d' uopo venire a
Roma, per istraziarci a questo modo ?... Addesso sei caduta
si basso , ch' io ho rossore anche di dirti Addio !... dolce
e santa Vergine della Consolata, salvatemi la mia povera
sorella.
RIVISTA
BELLA
STAMPA ITALIANA
I.
Dio, I'Uomo e la Natura di GIOVANNI FRANCESCHI. Un opuscolo in
8 di pagine 42.
II triplice soggetto, annunziato nel titolo dell'operetta che pren-
diamo ad esaminare, ha un doppio rispetto : I'lino, diciam cosi, ra-
zionale, sotto il quale puo esser considerate unicamente al lume della
ragione; e 1' altro teologico , sotto il quale si connette colla divina
rivelazione, prendendo da questa maggior luce e distinzione ed acqui-
stando certezza di ordine piu elevato. 11 ch. professor Franceschi si
tiene propriamente nel primo rispetto; e se niuna allusione avesse
fatto al secondo, noi non avremmo quasi altro che lodi pel suo opu-
scoJo, che e da quel lato una confutazione quanto breve e sugosa,
altrettanto chiara e popolare degli assurdi sistemi degli atei e mate-
rialisti de' nostri giorni. Ma egli con poche parole, gittate quasi a
caso, colle quali da chiaramente a divedere di non credere alia di-
vina rivelazione, e molto meno di accettare il magistero della Chiesa
cattolica, deturpa bruttamente il suo lavoro, e non solo gli toglie tutta
quella efficacia, che potrebbe avere praticamente nel popolo al quale
e principalmente destinato, ma sotto un certo rispetto lo tramuta in
istrumento di perdizione. Noi con piacere faremo rilevare le parti
buone che vi abbiamo notato; ma, per esser fedeli al debito nostro,
indicheremo altresi il vuoto che lascia e molto piu i pericoli che pone.
Comincia il ch. autore con esporre la natura e le condizioni di
una pretesa Scienza, la quale fortunatamente non e la scienza ne dei
piu ne' de' migliori, ma che nondimeno si cerca di far passare sicco-
me la propria, e per diritto e per fatto, dell'eta nostra, sotto il bar-
baro nome di Positibismo. L'eta nostra, egli dice, e feracissima
462 RiVISTA
I
di minuziose indagini ; ma intanto perd un di piu che 1'altro diventa
nelle cuoia cosi scettica e grossolana, che non so chi la tenga di non
camminare a quattro zampe, o di non isdraiarsi anche in pubblico
colla pancia all'aria. Ed infatti in che consiste oggidi la scienza ?
(de'positivisti, s' intende). Nelle semplici esteriorita. Quando con un
espediente o coll'altro tanto si sia fatto da cacciare il naso dentro
alia materiale costituzione delle cose; quando ad uno ad uno si sia
iiifilzata dei fenomeni la macchinal provenienza , il giuoco e fatto,
la scienza e compita ; imperocche dicono che a pretendere di van-
taggio si finirebbe per urtare , in su nelle nubi, in giu a dirittura
in un qualche rompicapo l . E via di questo metro a far toccare con
mano la vanita scientifica di codesto metodo, lo scetticismo in che e
fondato, e il piu abbietto materialismo, al quale infallibilmente conduce.
Quanto poi agli effetti morali , che ne debbono necessariamente
derivare nelle moltitudini , eccoli delineati, con non minore eviden-
za, a brevi tocchi. Sino a tanto che (!e moltitudini) si attennero,
anche solo per istinto, ai tre grandi concepimenti, Dio, YUomo e
la Natura, ne trassero un freno alia parte bestiale, con cui tutti
nasciamo ; ma dacche loro si va gridando che son titoli vani, buoni
tutt'al piu per darla ad intendere; vanno allegramente un di piu che
r altro volgendo le spalle alle astratte ragioni del dovere, della virtu ;
e piantate le tende fra quel che si vede, si sente, si tocca, vogliono
ad ogni costo godimenti in concrete, risoluti persino di togliere a chi
ha, per aggiungere a chi non ha; nulla affatto importando se si
avesse anche la casa a bruciare; purche, fin che duri, s'abbia almeno
la consolazione che chi ha freddo si scaldi ! E voi ve ne lamentate ?
Voi con essi ve la prendete? Oh! io per me vi do torto ! perche e
troppo naturale, e stato sempre cosi, e il proverbio lo canta, che come
si suona si balla, e come si semina si raccoglie 2 .
Dopo questo preliminare, entra nella prima delle tre grandi qui-
stioni , vale a dire in quella di Dio. Grazioso e il modo come dal-
T una parte mette in rilievo la necessita naturale di presupporre una
Causa prima, assoluta, infmita, e dall'altra la difficolta di concepirla
appunto perche infmita. Da tale difficolta rampollano tutti i sofismi
degli atei. Ei li ribatte, prima per la parte negativa, mostrando com'6
impossibile sostituire all opera di questa Causa, ossia il caso, come
pretendevano gli atei antichi, ossia le generazione equivoca o spon-
tanea> come pretendono gli atei moderni. In secondo luogo positi-
vamente; e la deduce dall'esistenza dell'uomo stesso, per quell' intima
connessione che 1'idea di Dio, inquanto assoluto, ha con tutti i nostri
i Pag. 8. _ 2 p a g. 10.
DELLA STAMPA ITALIANA 463
giudizii, e co' sentiment!, affetti e istinti del cuore, co'quali sempre
si mescola e in certa guisa s'immedesima; e nel medesimo modo 1'ar-
gomenta dal mondo esteriore, dal cui tutto e dalle cui parti traspa-
riscono certissimi vestigi di una mente infinita, che lo produsse e lo
governa. Quest' argomento & trattato con ammirabile facilita ed evi-
denza, per mezzo di un paragone. II paragone e tolto dalle opere
umane, nelle quali ognuno a prim'occhio ravvisa una idea che le
concepi e le diresse. Eccone un esempio: L'impresa piii eccelsa ,
egli dice, che vanti Feta nostra , e quella senza dubbio del traforo
delle alpi. . . Ebbene ! credete siano state le macchine che spinsero
dentro alia durezza dei graniti quelle azioni perforatrici; che costrin-
sero 1'aria ad accorrere in