"^ftt*-^^
m
LA
CIVILTA CATTOLICA
ANNO VIGESIMOSECONDO
Beatus populus cuius Dominus Deus eius
PSALM. CXLI11 , 15.
VOL. IV.
BELLA SERIE OTTAVA
FIRENZE
PRESSO LU1GI MANUELLl LIBRAIO
Via del IProoonsolo 16.
presso S, Maria in campo
1871.
PROPRIETY LETTERARIA
Prato , Tip. Giachetti Figlio e C.
STOLTA GUERRA DE' IOL1TICI
CONTRO
IL DOMMA DELL' INF ALLIBILFfA PONTIFICIA
Un indizio assai sconfortante per le future sorti del
civile consorzio e, senza dubbio, la stolida guerra che si
muove da alcuni Governi al domma dell' infallibilita Pon-
tificia , definite ultimamente dal sacrosanto Concilio Vati-
cano. Cid, per dirla sinceramente fin da principio, e prova
manifesto che gran parte di quelli, ai quali son oggidi
commessi i destini del popoli, non intendono piu nulla,
respingono da forsennati la mano, che viene loro in soc-
corso, volgono anzi le cure a crescere spietatamente le
doglie della societk moribonda.
II domma dell' infallibilita pontificia a chiunque ha
briciolo di senno apparisce come il piu possente rimedio ,
che ai mali, ond' e travagliata T odierna societa, potesse
apprestarsi da coloro , i quali furono stabiliti da Dio per
essere il sale della terra, la luce del mondo \
Per quanto si ammiri od anche si esageri il progresso
moderno per cio che riguarda T ordine materiale, non puo
negarsi che un regresso immenso e un totale decadimento
stiam noi soffrendo, per cio che riguarda P ordine morale.
Le citta si abbelliscono ogni di piu e accumulano i mezzi,
<3a rendere lieta e gioiosa la vita. Larghe strade , ameni
giardini, passeggi deliziosi, comode dimore e spesso son-
tuose, teatri magnifici, la notte emula del giorno per isplen-
dore di lumi e movimento di cittadini. La scienza e le arti,
moltiplicando le forze della natura e perfezionando il lavoro
1 Vos. cstis sal terrac... Tbs estis.lux mnndi. MATTH. V, '13, 14.
6 STOLTA GUERRA DE* POLITICI
dell'uomo, ci profondono in sempre piii crescente proper-
zione una varieta di prodotti, non pria conosciuti , che
spargonsi poi ampiamente fin nelle class! piu basse del
minuto popolo. Le ferrovie, i battelli a vapore, i telegrafi
elettrici ban quasi del tutto annientate le distanze e reso
pressoche present! dappertutto persone e cose. Non la fini-
remmo si presto, se volessimo in questo genere offrire ai
lettori una minuta ed esatta descrizione. Tutto cio e veris-
simo; ma al tempo stesso non e men vero che i costumi
privatie pubblici vanno ogni di declinando. I legami dome-
stici si rallentano, la gioventu si scapestra, le plebi inso-
lentiscono, la stampa bestemmia, le stesse Universitk di-
vengono maestre d'irreligione e di materialismo. Qual altra
eta, come la nostra enumera tanti furti, tanti suicidii, tanti
assassinii, tante prostituzioni, tante condanne per delitti di
tutte sorti?
Si e vantata la scienza. Ma ove e ita ella a finire ? A
moltiplicare i mezzi di distruzione per Tuomo. Fucili ad
ago , cannoni di sterminato calibro , mitragliatrici , torpe-
dini, mine riunite in sistema , e non sappiamo che altro,
per fulminare in poco d'ora intere falangi. Si sono esaltati
gF incrementi della liberty cittadina. A che ella e final-
mente riuscita ? Ad ordinare che ognuno indistintamente
sia soldato fin presso ai quarant' anni, vale a dire il piu ed
il meglio della vita. Sicchd tra breve le citt& non saranno
che vaste caserme, sotto il dolce giogo del dispotismo mi-
litare, e con le piacevoli e morigerate abitudini del Uvacco.
Ma, senza troppo discorrere, volete voi vedere in un sol
colpo lo stato miserando, in cui si trova oggidi Tordine mo-
rale nella societa? Mirate la satanica setta, che e sorta in
questo tempo sotto ilnome ft Internationale. Essa, colle cupe
arti de'tristi e per la niuna vigilanzade'buoni,ha impigliato
oggimai ampiamente quasi tutte le contrade del vecchio
mondo e del nuovo. E qua! e lo scopo, che si propone ? Niente
meno che T annullamento d' ogni religione, F anarchia , il
dissolvimento stesso^della famiglia. In altri termini, la dis-
CONTRO IL DOMMA DELL' INFALLIBILITY PONT1FIC1A 7
soluzione della societa, e 1' imbestialimento dell' uomo. Una
setta che aspira a si feroci intendimenti, e che tuttavolta
trova tanti seguaci e si fiacca resistenza; mostra evidente-
mente che i costumi odierni sono al fondo, e che se Iddio
miracolosamente non interviene, Tumana societa va incontro
a una catastrofe , assai peggiore di quella , che ebbe a
soffrire per mano del barbari 1' antico impero. Ne possiam
credere che il pericolo sia molto rimoto, quando vedemmo
T infame fazione aver gia ottenuto un tremendo, sebben
temporaneo , trionfo nella prima capitale di Europa . La
Comune di Parigi, che per ben due mesi ebbe forza di ti-
ranneggiare quasi due milioni di cittadini, parte conniventi
e parte avviliti dal terrore, e pote a suo bell' agio spogliar
proprietarii,trucidare innocenti, incendiare lapiu bella parte
di quella si celebrata metropoli; e tal avvenimento, che ben
mostra a prova di fatti, come la coscienza morale de 1 popoli
e profondamente corrotta, e la societa si aggira oggimai
sopra Torlo diun precipizio.
Se si guarda alia radice di cotesto corrompimento so-
ciale, si scorgera di leggieri che essa e il guasto intel-
lettuale. In altri tempi si peccava privatamente e social-
mente, ma per impeto di passioni o per trascorso di vo-
lonta ; la mente in generale era sana. Oggidi si prevarica
per depravazione dell' intelletto. II pensiero dell' uomo e
corrotto e travolto nelle tenebre dell' errore. Le idee sono
viziate, per tutto ci6 che spetta moralita, diritto, giustizia,
relazioni tra uomo ed uomo, tra popolo e popolo. Tanta ro-
vina e proceduta dalP iniquo abbandono fattosi della legge
di Dio, e di chi ne era promulgatore alle genti. Non est
veritas,... non est scientia Dei in terra... Propter hoc lugebit
terra, et infirmabitur omnis qui habitat in ea \ Ogni sorta
di delitti inondera, a guisa di traripato torrente, e guerre
sterminatrici e senza scopo formeranno il giure delle na-
zioni. Maledictum et mendacmm et homicidium et furtum
inundavernnt, et sanguis sanguinem tetigit 2 . A cosi vil fine
1 OSEA IV, 1,3. 2 Ivi, 2.
8 STOLTA GUERIU DE* POLITICl
conveniva che cascasse T oltracotata ragione dell' uomo ,
ribelle a Dio !
II Concilio Vaticano, raecoltosi per riparare a tanti mali,
sotto la direzione dello Spirito Santo, aveva posto il dito
sopra la vera piega del tempi nostri, ed apprestatavi Top-
portuna medela.
Dopo aver colla prima Costituzione De Fide, ricondotta
la ragione umana tra i suoi giusti limiti, e sottomessala
di bel nuovo a Dio ; passo nella seconda De Romano Pon-
tifice a stabilire colla definizione dell' infallibilita papale
T organo irrefragabile e sempre in atto, onde Iddio ci am-
maestra e ci guida. Cosi egli apportava il vero rimedio ,
atto a guarir gl' intelletti, sollevando sugli occhi di tutti
quel candelabro , che era stato acceso da Dio , acciocche
rilucesse a tutti gli abitatori della sua casa: Ut luceat om-
nibus , qui in domo sunt. II Pontefice romano e F eco fedele
della divina parola. Egli e la bocca, per cui Iddio a noi
parla sensibilmente : Ab antiquis diebus Deus in nobis elegit
per os meum audire gentes verbum Uvangelii et credere T . Cosi
espresse Pietro la sua missione e quella de' suoi successor!.
I Concilii ecumenici non possono sempre adunarsi, e spesso
possono venire impediti. Palpabile argomento e recentissimo
ne 5 lo stesso Concilio Vaticano, che da piu di un anno e
sospeso ; e Dio sa quando possa di bel nuovo assembrarsi.
II giudizio della Chiesa dispersa e difficilissimo a discer-
nere, e va soggetto a mille obbiezioni e cavilli. II vero
magistero perenne e pronto in ogni occorrenza e scevro da
ogni equivoco , e quello che Cristo ha stabilito nel suo
Vicario. Ma un tal magistero , finche non era irrecusabil-
mente dichiarato infallibile, nonpotevaprodurrepienamente
T effetto , a cui era ordinato. Ne abbiamo una prova nel
Sillabo , promulgate innanzi la definizione dell' infallibilita
pontificia ; al quale non pochi cattolici non aderivano con
pieno assenso , sol perche nol vedevano pronunziato da un
1 Acta Apostolorum, XXV. 7.
CONTRO IL DOMMA DELL' INFALL1BILITA PONTIF1CIA 9
labbro, a cui non potesse resistersi, senza cadere issofatto
in aperta eresia.
II morbo della societa presente e 1'errore. La medicina
non pub venirle dai filosofi, non pub venirle dalla scienza
dell' uomo. I filosofi e la scienza dell'uomo colla loro ri-
bellione a Dio, Fhanno anzi prodotto. La medicina deve
venirle dalla fede, e dalla scienza di Dio, che s' imponga
alle menti e le rischiari. Ma questa fede e questa scienza
affinche vengano applicate, han mestieri d'un promulga-
tore e d' un interprete sempre in atto, e a cui non possa
opporsi verun dissenso. Gib importa 1' infallibilita del Pon-
tefice. La definizione dunque di questo domma era Tunico
mezzo valevole a guarire la societa e ricondurla sul sen-
tiero della verita e della luce.
Quindi e che tutti i sinceri cattolici la salutarono con
sommo giubilo , qual astro foriero di serenita e di vita.
Per essa , il maestro della giustizia veniva solennemente
proclamato, e proposto ai popoli in maniera irrecusabile.
Tutti gli errori dell 1 intelletto dovevano senza fallo soc-
combere, percossi dal folgore di quella voce. Figliuoli di
Sionne, esultate ed allietatevi nel Signor vostro, poiche egli
vi ha dato il Maestro della giustizia 1 . Queste fatidiche
voci del profeta Gioele sembrava che risonassero sulla bocca
di tutti. Or chi non avrebbe detto che di un tanto bene-
fizio dovessero massimamente gioire i Governi , siccome
quelli, che per la cura che hanno della societa, loro affidata,
eran tenuti da rigoroso dovere di accogliere e favorire
T aiuto, che loro porgeva la Provvidenza divina a salvare i
popoli dairimminente soqquadro? Non ne fu nulla. De'Go-
verni altri Taccolsero con mal celato dispetto, ed altri si
volsero ad apertamente contrastarla. L 1 Austria ne tolse
pretesto a rompere il Concordato colla Santa Sede. La Ba-
viera coperse del suo favore la contumacia di spiriti,
quanto gonfi di superbia, altrettanto digiuni di vera scienza;
ed attraversb per ogni via la promulgazione del salutifero
1 ACTA APOSTOLORUM XV, 7.
10 STOLTA GUERRA DE* POL1TICI
domma. Peggio ancora comportossi la Prussia; la quale
oltre al favorire la pertinacia de' ribelli, grav6 duramente la
mano, gia troppo pesante, sul Clero e la liberta de 1 catto-
lici. Dell' Italia non parliamo ; giacche il meno che seppe
fare, fu lo sguinzagliar fieramente contro la Chiesa la lin-
gua de'suoi Ministri, de' suoi Deputati, de'suoi giornalisti.
Vedete pertanto sapienza d'uomini di Stato ! La societa,
loro commessa, e piagata a morte. II farmaco efficace,per
risanarla, e il domma dell' infallibilita Pontificia. Questo
domma e loro porto dal cielo; ed essi lo rigettano astio-
samente, e fanno ogni opera, acciocche resti vuoto di ef-
fetto ! Lux tenit in mundum, sed dilexerunt homines magis
tenelras quam lucem '. Non abbiam dunque ragione di se-
gnalarne la stoltizia?
Ne minore apparisce la costoro insipienza, allorche si
considera il motivo cbe allegano di siffatta animosita. Essi
dicono che se il Pontefice e infallibile, dovra riconoscersi
il diritto, esercitato da molti Papi di deporre i sovrani, e
sciogliere i popoli dall' obbligo di fedelta a loro giurata.
Ma primieramente, se questa loro ragione valesse per ri-
fiutare T infallibilita Pontificia, dovrebbe valere del pari
per rifiutare altresi 1' infallibilita de' Concilii Ecumenici. II
Concilio generale Lionese primo, convocato da Innocen-
zo IV per esaminare principalmente la causa di Federico II,
depose con formale sentenza quel perfido Imperatore . A
senno dunque dei politici soprallodati dovra disconoscersi
I 1 infallibilita di cotesto Concilio ! E cosi per loro sentenza
n& il Pontefice ne i Concilii saranno infallibili ; e la Chiesa
di Dio, spogliata della sua fondamentale prerogativa, restera
soprafPatta dalle porte dell' inferno, prevalenti sopra di lei.
Di piu, se si eccettuino i soli gallicani, ridotti negli
ultimi tempi ad un numero meschinissimo, tutta la Chiesa
di Dio ha sempre fermamente creduta 1' infallibilita del
Pontefice romano, in ci6 che riguarda Fede e costumi. Si
1 Filii Sion, exultate et laetamini in Domino Deo vestro, quia dedit vobis
Doctorem iuttitiae. PROPHETIA loel, 11. 23.
CONTRO IL DOMMA DELL INFALLIBILITY PONTIFICIA 11
ricordino i Concilii provincial! e nazionali di Francia , di
Oermania, di Ungheria, d 1 Inghilterra, di America e va di-
cendo, raccoltisi poco prima del Concilio Vaticano; i quali
unanimemente attestarono la comune credenza nella infalli-
bilita pontificia. Nondimeno niuno sogn6 mai die una tale
credenza fosse nociva all'autorita de'principi secolari. Or
come va che quello che e stato riputato inuocuo alia po-
testa civile per lo spazio di diciannove secoli, sia ad un tratto
diventato dannoso nel 1870, sol perche un Concilio 1'ha
solennemente definite?
Ma ben Papa Pio IX rintuzz6 la costoro piuttosto ma-
lizia che ignoranza, notando la duplice confasione, a cui
appoggiavansi: Tuna, dell' infallibilita coll' autorita ponti-
ficia; 1'altra della condizione de' tempi nostri con quella di
eta trapassate. Rispondendo egli a un indirmo letto dalla
Deputazione dell' Accademia di Religione Cattolica, ac-
cennb ai tentativi con cui si mira a falsare 1'idea della
infalliMlita pontificia, aflBn di crear dissidii tra lo Stato e la
Chiesa ; e parlo presso a poco in quest! termini, secondo
che riferisce la Voce della Verita nel suo numero 85 del 22
luglio: Fra gli altri errori piu di tutti essere malizioso
quello, che vorrebbe inchiudervi il diritto di deporre i So-
vrani e liberare i popoli daW oblligo difedelta. Questo diritto
essersi talvolta, in supreme circostanze, esercitato dai Pon-
tefici; ma nulla aver esso che fare wV infallibilita pontifi-
cia. La sua fonte non essere stata la infallibilita y ma si 1' au-
torita pontificia. Questa, secondo il diritto pubblico allora
vigente, e per 1' accordo delle nazioni cristiane , che nel
Papa riverivano il supremo giudice della Cristianita, sten-
deasi a giudicare anche civilmente dei Principi e dei sin-
goli Stati. Affatto diverse da quelle essere le present! con-
dizioni ; e soltanto la malizia poter confondere cose e tempi
cosi diversi ; quasi che 1' infallibile giudizio intorno ad un
principio di rivelazione abbia alcuna affinita con un. diritto,
che i Papi, chiamati dal voto dei popoli, dovettero eser-
citare, quando il comun bene lo domandava.
12 STOLTA GUERRA DE' POLIT1CI
Non avendo noi appresso veduta niuna rettificazione a
questa narrazione dell'egregio Giornale, possiam giusta-
mente supporre che essa sia esatta, e che contenga, se non
integralmente, altnen quanto alia parte piu sostanziale il
concetto espresso dal Pontefice. Oraa noi sembra evidente
che quanto al diritto, incriminato da quei politic!, qui si
distinguano due cose : la fonte da cui sgorgava ; la causa,
che ne rendeva in altri tempi ragionevole ed utile Feser-
cizio. Quanto alia prima di queste due cose, il Pontefice
espressamente ci dice che il fonte di quel diritto non era
T infallibilita ma bensi Yautorita pontificia. E vaglia il vero,
che faceva quel diritto ? Infliggeva una pena. Or la pena
e effetto del potere coercitivo , e suppone non infallibi-
lita , ma autorita. in colui che esercita un tal potere. O
diremo che il giudice secolare non ha facolta di punire
i rei , per la ragione che non e infallibile nel giudicare *?
I Papi adunque non perche infallibili , raa sol perche su-
premi reggitori della Chiesa di Cristo , godevano di quel
diritto . In fatto i primi autori del Gallicanismo , come
Gersone , Pietro d' Ailly , Giovanni di Parigi , Giovanni
Maior, Almaino , e va dicendo , negavano F infallibilita
Pontificia e nondimeno riconoscevano nel Pontefice il di-
ritto di giudicare e punire i Principi , per F abuso della
loro civil potesta. Bastera in prova riportare le parole del
piu famoso tra essi. Tutti gli uomini, egli dice, principi
e non principi, son soggetti al Papa, in quanto all' abuso
che facciano delle loro giurisdizioni, temporalita e dominio,
contro la legge divina e naturale ; e questa superiority
pub appellarsi direttiva e ordmatwa piuttosto che politica T .
Ne ad altro principio, per verita, ricorrevano i Pontefici
nell 1 esercitare quel loro diritto. Basti ricordare, le parole
d'Innocenzo IV, nella sentenza fulminata contro Federico II.
1 Omnes homines, prfncipes et alii, subiectionem habent ad Papam,
in quantum eorum iurisdictionibus, temporalitate, et dominio abuti vellent ,
contra legem divinam et naturalem; et potest supei-ioritas ilia nominari dire-
ctiva et ordinatica, potius quam civilis. Gersone serm. de pac. et unit. gail.
consid. 5. Vedi 1* egregio opnscolo del chiarissimo Sig 1 . VIXCENZO TAFURI: Delia
attinenze dcli'antico Gallicanibmo e del piu recente colla poiitica. Modena 1871,
CONTRO IL DOMMA DELL* 1NFALLIBIL1TA PONTIFICIA 13
Dopo avere il Santo Padre enumerate le colpe del con-
tumace Imperatore, cosi prosegue: Sopra tutti questi
eccessi e su molti altri, dopo avere accuratamente deli-
berate co' nostri fratelli i Cardinal! e col santissimo Con-
cilio, tenendo noi sulla terra, sebben indegni, il luogo di
Gesu Cristo, ed avendoci Egli detto, nella persona del beato
Apostolo Pietro : Tutto cib che tu legherai sulla terra, sara
legato ne' cieli; e tutto cib die tu scioglierai sulla terra, sara
sciolto nei cieli; dichiariamo che il suddetto principe, il quale
si e reso cosi indegno dell 1 impero e della regia carica ,
insommad'ogni qualunque onore e dignita, che per le sue
iniquita e pe'suoi delitti e stato rigettato da Dio, perche
non sia ne re ne imperatore. Noi lo dichiariamo e lo denun-
ziamo legato pe' suoi peccati, rigettato da Dio e privato
d' ogni onore e dignita dal Signore, e nulladimeno Noi lo
priviamo colla nostra sentenza, assolvendo per sempre dal
loro giuramento tutti quelli che gli hanno giurato fedelta,
proibendo fermamente per Tapostolica autorita che nes-
suno a lui d' ora innanzi obbedisca come imperatore e come
re, ne lo riguardi come tale, volendo che chiunque in av-
venire gli dara soccorso o consiglio in questa qualita, sia
scomunicato issofatto. '
Come si vede, qui non si fa alcun cenno dell 1 infallibi-
lita, ma solo dell' autorita, concessa da Cristo a S. Pietro
ed a suoi successori. II potere delle chiavi, la facolta di
sciogliere e di legare, secondo I 1 esigenza del ben della
Chiesa e dei popoli fedeli , vale a dire il diritto proprio
d 1 ogni reggitore supremo d'una societa, e la ragione a
cui si ricorre 2 .
Lo stesso concetto avea espresso il gran Pontefice
S. Gregorio VII, nella sentenza colla quale sospese da prima
1 Vedi Rohrbacher, Storia universal della Chiesa, vol. VIII, edizione
di Giacinto Marietti ann. 4869. Libro settantesimo terzo.
2 Che sempre dal principio di autorita e non dalla infallibilita si deri-
vasse quel diritto de'Pontefici, e anche ampiamente dimostrato dal chiaris-
simo Antonio Cardone ; il quale tra le altre cose dice: II principe cattolico
sapeva bene .che il suo potere, venutogli da Dio, per Dio nella Chiesa doveva
usare: ed il Pontefice in virtu della sua suprema potesta spiritual aveva il
14 STOLTA GUERRA DE* POLIT1CI
e poscia definitivamente depose Enrico IV dal trono di Ger-
mania. Ecco le parole del primo atto : Non per consiglio
mondano, ma per la salute e per 1' onor della Chiesa , io,
legittimo Pontefice e vero luogotenente di Dio, scomunico
in nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, En-
rico imperatore dei romani, empio che con inaudita super-
bia perseguita ed opprime la Chiesa ; gF interdico il go-
verno del regno tedesco e d' Italia ; sciolgo tutti i cristiani
dal giuramento, che gli hanno prestato o gli presteranno ;
e vieto a tutti ed a ciascuno che d 1 ora innanzi obbediscano
a lui come a re. Quando poi venne alia formale deposizione
di quel perfido Principe, levatosi in piedi in mezzo al nu-
meroso Concilio da lui raccolto, e invocato T aiuto divino
e dei santi Apostoli Pietro e Paolo, e enumerate le colpe
di Enrico; par!6 cosi : In nome pertanto di Dio Padre,
Figliuolo e Spirito Santo, della Vergine Maria, madre di
Dio, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, pastori della Chiesa
Cattolica, io. Gregorio, Vicario di Cristo, scomunico Enrico,
diritto di chiamare e punire quei principi cristiani, che usassero contro un
tal fine il loro potere sovrano. Che tale fosse la dottrina della Chiesa all' eta
di mezzo e prima e dopo ancora, si rileva dall' Opera documentale del Dettato
del Papa, giustamente attribuita al Pontefice Gregorio VII, di santa e impe-
ritura memoria. In questa somma di brevi e concatenate sentenze non si trova
una niera asserzione, ma una verita completamente dimostrata . La ragione
iutrinseca, per cui il Pontefice ha insito al suo Primato il diritto sulla po-
testa temporale de* principi cristiani, essere cioe che la Chiesa e una vasta
societa, che in se contiene tutte le altre, le quali si professano cristiane , e
che percio e ad esse superiorc. Avere quindi il Pontefice il diritto di ema-
nare pel bene della Chiesa leggi anche spiacevoli (correttive e punitive) a
queste societa civili ed ai loro Capi. Un nuovo documento di questo fatto e
della sua ragione ci viene dalla risposta del sullodato Pontefice ad Ermanno
di tyetz , che domaadava : Come potesse il Papa scomunicare i principi e
sciogliere i sudditi dal giuramento di fedelta. L'esempio dei Vescovi, la dot-
trina di tutti i Pontefici , 1'autorita della santa Scrittura formano materia
delle sue ragioni , insegnando infine che i principi cristiani, ancora come prin-
cipi, sono sudditi della Chiesa; e dev'essa giudicarli e punirli, quando a suo
danno abusano del loro potere sovrano. Da ultimo diceva chiaro in un'altra
lettera (come abbiamo dal Voigt nella vita dello stesso Pontefice) usar egli di que-
sto diritto, per mantenere la disciplina stabilita dagli Apostoli e voluta da
Dio. La Teocrazia, ovuero t diritti della Chiesa sugli stati cristiani pag. 50.
Napoli 1871, Tipografia di Stanislao De Leila.
CONTRO 1L DOMMA DELI/ INFALLIBILITY PONT1F1C1A 15
chiamato re, gl 1 interdico il regno di Germania e d 1 Italia,
lo spoglio della digaita di Sovrano , e proibisco a chiunque
professa la fede cattolica di obbedirgli come a Signore :
libero tutti i.tedeschi, gl 1 italiani e gli stranieri dal giu-
ramento di fedelta che gli hanno prestato o gli presteran-
no ; maledico le sue armi e le armi de' suoi guerrieri. Voi,
Santi Apostoli , sancite la mia parola f .
Anche qui, come ognun vede, non si fa motto d'infal-
libilita, ma solo si reca in mezzo F autorita di Pontefice e
la luogotenenza di Dio.
Quanto poi alia seconda delle cose, da noi indicate di
sopra, cioe alia causa che nei tempi andati rendeva ragio-
nevole ed utile 1' esercizio di quel diritto , giustamente
Pio IX, nel discorso attribuitogli, la ripete dal diritto pub-
blico di quei tempi, in cui le nazioni cristiane , di comune
accordo , riconoscevano nel Pontefice il giudice supremo
degli affari eziandio civili dei principi e dei popoli. In tanta
incertezza e mobilita di diritti, quanta ne produceva il si-
sterna feudale, e la successione in parte elettiva e in parte
ereditaria dei principi al trono ; in tanto e si continuato
conflitto tra signori e vassalli, tra governanti e governati,
per le facili esorbitanze del potere e le sue mal definite at-
tribuzioni ; F Europa non sarebbe uscita dalla barbarie ,
ne giunta mai ad alto grado di civilta, se un potere, rive-
rito da tutti come divino, e di cui tutta la forza era morale,
non avesse assunta una verace supremazia sugli ordini so-
ciali, per ci6 che riguardasse eziandio interessi civili e
politici. Lo stesso istinto adunque di conservazione e di
vita mosse popoli e principi a sottomettersi spontaneamente
a cotesta supremazia giurisdizionale del romano Pontefice,
anche per cio che riguardava Tordine puramente tempo-
rale. Anzi nel Diritto Germanico si giunse perfino ad affer-
mare e riconoscere la spada materiale del potere politico
qual derivazione della potesta da Cristo data a S. Pietro e in
lui a'suoi successor!. Ecco le parole ond'esso esprimevasi:
1 Vedi VOIGT Storia di Papa S. Gregorio VII e de' suoi Contemporanei.
]Q STOLTA GUERRA DE' POL1TIC1
Chiamandosi Dio il principe della pace, prima di risalire
al cielo, ha lasciato quaggiu due spade per la difesa della
cristianita ; le ha affidate amendue a S. Pietro, T una pel
giudizio secolare, T altra pel giudizio ecclesias.tico. Laspada
del giudizio secolare viene dal Papaprestata airimperatore.
La spada spirituale e riserbata al Papa medesimo, affin di
giudicare a tempo debito, montato su bianco destriero, e
T imperatore deve tenere la staffa al Papa, perch& la sella
non vacilli. Cio significa che se taluno resiste al Papa, di
sorta che non lo possa ridurre col giudizio ecclesiastico,
F imperatore, come pure gli altri principi secolari ed i giu-
dici, debbono costringervelo colla proscrizione. l
In tal condizione di cose, ognun vede che T esercizio
del diritto di punire i Principi, ribelli a Dio ed alia Chiesa,
riusciva giovevolissimo alia salute dei popoli, serviva mi-
rabilmente a frenare il potere politico, sicch& non dege-
nerasse, come pur troppo era facile, in tirannia, e, se per
la resistenza de' colpevoli produceva talvolta violenti scosse
sociali, queste erano di gran lunga inferiori al male, che
altrimenti ne sarebbe provenuto nell'umano consorzio , e
facilmente si superavano pel pronto concorso degli osse-
quenti alia voce del supremo Pastore. Ma oggidi un tale
stato di cose e interamente cambiato. L'eresia di Lutero
ha rotta 1' unita dell' Etnarchia cristiana. I Governi si sono,
a poco a poco, interamente sottratti dal paterno arbitrate
dei Papi, ed hanno amato meglio di decidere le loro sorti
sui sanguinosi campi di Marte. I Principi, nonche correre
rischio di diventare tiranni, han perduta ogni verace auto-
rita, divenuti, dove piu dove meno, zimbello delle moltitu-
dini ttimultuanti , o di chi giunge come che sia ad attri-
buirsene la rappresentanza. Onde ben disse Papa Pio IX,
nel discorso da noi citato, che ricordare oggidi il diritto
di deporre i sovrani, esercitato un tempo dalla Santa Sede,
e mettere in campo un'idea, alia quale nessuno piu pensa,
e meno di tutti il sommo Pontefice.
1 Tedi Rohrbacher , Storia universak della Chiesa cattolica , libro set-
tantesimo terzo.
CONTRO IL DOMMA DELL* INFALLIBILITA PONTIFICIA 17
Di che novamente si pare T insipienza de'politici, di cui
parliamo ; i quali con quel frivolo loro pretesto mostrano
d'ignorare del tutto le mutate condizioni della societa mo-
derna. Fosse pure in piacer di Dio che il pericolo di depo-
sizione non sovrastasse oggidi ai principi, se non da parte
del Papa! Essi potrebbero dormire tranquillamente i loro
sonni su doppio origliere. Ma 1' anzidetto pericolo sovra-
sta oggigiorno da parte di un'altra forza, ben diversa da
quella di un padre; il quale, se s' induce a punire il figliuolo,
il fa dolorando , e dopo aver inutilmente tentate tutte le
vie della dolcezza e dell 1 amore. Noi abbiam veduto in otto
lustri una dozzina almeno di principi mandati a spasso ;
quanti forse non ne furono deposti dai Papi in otto secoli.
Chi ha sbalzato cotesti principi dai loro troni ? La piazza;
giacche a questa e ora devoluto il diritto di giudicare i
principi e scoronarli. E chi ha reso la piazza si oltracotata
e ribelle? L'idea della sovranita popolare, inalienabile ed
assoluta ; i principii di sfrenata liberty ed indipendenza ,
che a larga mano si son diffusi e si vanno sempre piu dif-
fondendo tra le moltitudini ignare ; la" negazione d' ogni
ordine sociale e d'ogni legittimo dominio, la quale va ogni
di piu impossessandosi della mente e del cuore dei popoli.
Queste ree massime son quelle, che fanno oggimai vacillare
ogni trono; e di queste dovrebbero impensierirsi i nostri po-
litici, se e vero il loro zelo pei proprii Sovrani. Essi invece si
sgomentano dell' infallibilita pontificia ! E non intendono i
male accorti che cotesta infallibilita appunto e nel tempo
presente Tunico scudo, da cui potrebbe venir francheggiata
quella sovranita di cui mostransi si gelosi ! Papa Pio IX nel
numero LXIII del Sillabo ha condannato la seguente propo-
sizione : E lecito negare obbedienza e ribellarsi ai legittimi
Principi: Legitimis principibus obedientiam detrectare, wimo
et rebellare licet. Questa condanna rovescia da capo a fondo
tutte le massime rivoluzionarie, che minacciano al tempo
nostro T autorita de'sovrani. Quanto non giova adunque
alia sicurezza di cotesta autorita, che la voce la quale ha
Serie VW, vol IV, fasc. 511. 2 2! settembre 1871.
18 STOLTA GUERRA DE* POL1T1C1
promulgata una tale condanna sia da tutti riconosciuta
infallibile? Ci pu6 essere arma piu poderosa, per abbattere
Topposto errore, e riformare la societa riformando Tintel-
letto, da cui Foperare umano prende norma e principio?
Vedete dunque se non abbiamo ragione d 1 accusar d' insi-
pienza i politic!, che combattono cotesto domma.
Senonche la costoro insipienza trapassa i confini del
credibile, se si guarda 1'assurdita dello scopo, che si pro-
pongono. Che intendono essi di conseguire in questa lotta?
Che la definizione deli' infallibilita pontificia sia ritrattata ?
Idea piu stolta di questa non potrebbe concepirsi. La for-
mola, esppimente le definizioni solenni della Chiesa , fa
data dagli stessi Apostoli nel loro primo Concilio, tipo e
modello dei susseguenti: Visum est Spirilui Sancto et
Nobis J La sentenza proferita dai Padri e proferita innanzi
dallo Spirito Santo. Essi non fanno che ripeterne in modo
sensibile il contenuto. Acciocche dunque si ritrattasse un
Concilio, converrebbe che si ritrattasse lo Spirito Santo e
confessasse di aver errato. Che vi sembra, o lettori, di questa
ipotesi ? Non sono matti da catena coloro che la credono
effettuabile? Ne varrebbe ricorrere al miserabile sotterfugio
che il Concilio Vaticano non fosse libero; giacchd, lasciando
indietro ogni altra risposta, i Padri stessi del Concilio con-
futarono la sciocca calunnia, dichiarando solennemente in
pubblica adunanza con voti unanimi che la liberta, di cui
godeva il Concilio, era pienissima.
Da questo capo adunque la guerra al domma dell 1 infal-
libilita pontificia, & del tutto vana. L'opposizione avea senso
prima che il domma si definisse ; perche allora ben poteva
distogliere i Padri dal venire a tal atto. Ma venutici essi
una volta , bisogna ad ogni costo piegarvi il capo. Quel-
Tatto e irrevocabile ; bisogna o assentire, o dichiararsi
eretico da se medesimo. II concilio stesso ha fulminate
Tanatema contro chi stoltamente ricalcitra.
E qui non possiamo trattenerci dall' ammirare 1' alta
sapienza di Dio nel disporre soavemente i mezzi, volendo il
1 Acta Apostolorum, c.
CONTRO 1L DOMMA DELI/ 1NFALL1B1L1TA PONT1F1C1A 19
fine. I politici , quando potevano daddovero opporre una
efficace resistenza alia definizione di quel domma, si posero
da loro stessi nell' impossibilita di farlo. Essi dichiararono
di non voler intervenire al Concilio, atteso il principle,
che caldeggiavano , della separazione dello Stato dalla
Chiesa. Se fossero intervenuti, la loro resistenza avrebbe
avuto grandissimo peso nelle deliberazioni de'Padri; e forse
il pensiero di non disgustare Potentati benevoli, e non
rompere il vincolo di amista tra il Sacerdozio e T Impero,
avrebbe indotto il Concilio a rimettere ad altro tempo si
grave affare . Ma avendo i politici assunto il partito di
tenersi in disparte, e non mescolarsi ne punto n&poco delle
faccende conciliari, si diedero della zappa sui piedi da loro
stessi. Essi non poterono, senza manifesta contraddizione,
venire innanzi col loro veto; e furono costretti a una sem-
plice opposizione indiretta, la quale per questo appunto
pote facilmente porsi in non cale. L'iniqua massima della
separazione dello Stato dalla Chiesa, fu in questa circostanza
sommamente giovevole a questo punto di tanta rilevanza
per essa Chiesa, e pel quale sembra cbe Iddio intendesse
precipuamente la Convocazione del Concilio Vaticano. Cosi
Iddio ludit in orfo terrarum e cava il bene dal male.
Posto dunque che la definizione dell' infallibility ponti-
ficia non pu6 tornare piu indietro, T opposizione de'politici
che scopo ha ? Non altro, per fermo , che di affliggere la
Chiesa per puerile vendetta, e suscitarle contro la ribellione
di alcuni de 1 suoi figliuoli o disonesti o superbi. Maprimie-
ramente un tal partito e assai disprezzabile ; giacche la
Chiesa e avvezza a soffrire , e nelle sofFerenze ritempra ed
avvalora le proprie forze. Ogni nuova lotta per lei e princi-
pio d 1 un nuovo trionfo. In secondo luogo cotesta opposi-
zione non ha neppure il merito della novita. Ogni defini-
zione dommatica della Chiesa ha sempre incontrato, prima
e dopo, fieri contrast! , cominciando dal primo Concilio di
Nicea, in cui fu definita la 'divinita del Verbo, e venendo
giu di grado in grado fino alle decisioni del Sinodo Tri-
dentino. Era eglipresumibile, che da questa, diremmo quasi,
20 STOLTA GUERRA DE POL1T1C1 ECC.
legge costante andasse esente il domma dell' infallibilita
pontificia ? Certo che no. Non e dunque meraviglia, se essa
ora viene oppug*nata, ne & da fare gran caso di cotesta op-
pugnazione. Irnperocche, qual e Tesito, a cui si diviene?
Gli oppositori, dopo pochi anni, scendono nel sepolcro, an-
dando a ricevere dal supremo Giudice la condanna della
loro fellonia ; e il domma definite resta immortale e splen-
dido di piu viva luce pel sostenuto confiitto.
Ma quel, che piu monta, si e che i politici colla loro
stolida opposizione, mentre al trar de 1 conti giovano piut-
tosto alia Chiesa , nuocono grandemente alia causa che
vorrebbero tutelare. Imperocche essi accrescono le forze
dei nemici della civil societa, e allontanano da se la parte
cattolica , che e il sostegno precipuo, a cui dovrebbero
appoggiarsi. La guerra antisociale, che oggidi si combatte,
e contro il principio stesso di autorita. Laonde ogni ferita,
che si reca a un tal principio, e un crescer baldanza ne'suoi
avversari, e facilitarne T a&salto. Ora non pu6 farsi ferita
piu grave al principio di autorita, che promuovere la ribel-
lione contro F autorita piu veneranda , che vigorisca nel
mondo , qual e 1' autorita della Cattolica Chiesa, fondamento
e presidio d' ogni altra autorita sulla terra. In questa
guerra poi i combattenti piu animosi e piu validi in difesa
della buona causa, non possono essere se non i cattolici,
pei quali il principio di autorita e base e regola della loro
credenza. Or come potranno i cattolici amare un Governo,
che perseguita la loro madre e li oifende nella parte piu
delicata dell'anima, qual e la coscienza religiosa? Anzi
come non potranno odiare un tal Governo , e invece di
sorreggerlo co'proprii sforzi, desiderare, quanto 5 da loro,
che precipiti ii piu presto possibile ? Ed ecco il bel frutto
che i politici coglieranno dal loro male avvisato contegno:
procurar la rovina di quella stessa autorita civile, da cui
toglievan pretesto a combattere 1' autorita della Chiesa !
Non si coglierebbe dunque nel segno, dicendo che essi ,
sotto manto di amici dei troni, son per contrario dei troni
i piu fieri soppiantatori e nemici.
LE DUE CONTRARIETA DELIA. TEORICA
DELL' UOMO-SGIMIA
La teorica dell' uomo-scimia e ua'abbiettissima merce,
apprestata di la dai monti e di la dai mari; e coloro che le
appianano le alpi e le aprono i porti d' Italia, la raffazzo-
nino pure quanto sanno e quanto possono, noil rii^iranno
mai a non farla riguardare con disprezzo. Per due capi essa
e al soinmo dispregevole , per la sua contrarieta verso la
religione, e per la sua contrarieta verso la scienza. Intanto,
grazie a Dio, e viva fra noi italiani la vera religione, e
non si e estinto per ancora ne 1 nostri intelletti quel buon
senso naturale , onde sappiamo valutare, secondo il merito,
i cosi detti progress! scientific!.
Senonche cotesti nuovi dottori con una singolare im-
prontitudine apertamente confessano la contrarieta religiosa
delloro sistema, e ne menano vanto; e neilo stesso tempo sono
di tanta incoerenza, che confessano non meno apertamente
la contraddizione scientifica. II perche a volere cbe sieno
ascoltati senza esser derisi e scherniti, non basta che essi
non parlino agritaliani, o ad altro popolo incivilito, qual che
esso sia; sarebbe mestieri che non aprisser bocca in mezzo
agli uomini, ma sol nelle foreste abitate dalle scimie.
La parte piu colta del genere umano e quella, che ri-
conosce la divina rivelazione. Essa ammette i libri ispirati,
e quindi annovera nella sua teologia e ne' suoi dommi la
cosmogonia mosaica. I gentili medesimi ebbero Mose in
22 LE DUE CONTRARIETA DELLA TEOIUCA
grandissima stima di sapienza e di dottrina. Eupolemo e
Artapano scrittori gentili affermano, che egli e il Mercurio
trismegisto degli Egiziani. Numenio filosofo anche gentile,
il quale fiori nel secondo secolo, da a Platone il nome di
Mose attico, perocche sostiene che questi trasse dai libri
di Mos5, tutto quello che insegn6 intorno a Dio e iutorno
alia creazione del mondo; e lo stesso egli narra di Pita-
gora ! . Ma noi cristiani, e con noi gli ebrei, piu che 1'e-
minenza della scienza, veneriamo in questo insigne legi-
slatore 1'autorita della divina ispirazione.
La maniera della creazione del mondo fu rivelata da Dio
al primo uomo Adamo; fu raccontata da Adamo ai suoi figli,
e fu da questi tramandata ai figli loro, sino a Mose; il quale
ispirato dallo stesso Dio la pose in iscritto. E quindi 1'istoria
di Mose e tenuta dagli ebrei e da' cristiani, come un rag-
guaglio(fcutentico e fedele della rivelazione primitiva.
Egli determina accuratamente la differenza tra r origins
dei bruti e quella dell' uomo. A produrre quelli Iddio si
rivolse alle acque e alia terra colle voci di comando : Pro
ducant aquae, Producat terra '; venuto poi alia creazione
dell' uomo parla come un artefice, il quale si accinge a far
da se, senza concorso di manovali, un lavoro prediletto:
Faciamus liominem ad imaginem et similitudinem nostram 3 .
L' uomo dunque, cosi Tertulliano commenta queste parole,
non fu creato imperiali verbo, come i bruti, ma familiari
manu * ; cio5 con una speciale e piu amorevole potenza.
Di piu, quando Mos& racconta la produzione degli ani-
mali, ragiona della moltitudine dei generi e della moltitu-
dine delle specie, assegnate da Dio: In species suas, se-
cimdum genus suum 5 ; In genere suo , secundum species
suas \ Per6 quando discorre dell' uomo , non fa menzione
Eusobio; de prseparat. evangel, lib. 9, cap. 3 e 4.
Genesi, 1, 20 e 24.
Genesi, 1, 26.
Contra Marcionem, cap. 4.
Genesi, 1, 2l.
Genesi, 1, 2i.
DELL' UOMO-SCIMIA 23
ne di generi n& di specie ; e cosi ei rappresenta tutta 1' u-
manita come una specie sola o una sola famiglia , distinta
fin dalla origine da tutte le generazioni di bruti.
Finalmente la moltitudine degli animali, divisa nei ge-
neri e nelle specie, fu benedetta da Dio, ne altro udi se
non il cornando di crescere e moltiplicarsi: Orescite et mul-
tiplicamini. T Ma la coppia unica del primo uomo e della
prima donna oltre al comando di crescere e di moltiplicarsi,
ebbe dallo stesso Dio il dominio di tutta la terra e lo scettro
su tutti gli animali : Replete terram, et suliicite earn, et do-
minamini piscibus man's , et volatilibus coeli, et universis
animantibus quae moventur super terram. J E quindi secondo
Mose, gli uomini sono una sola stirpe, tutta derivata da
Adamo ed Eva, e fin da principio essi ottennero la premi-
nenza su tutti gli animali, e la signoria di tutte le cose
della terra.
I cronologi che si attengono alia versione dei settanta,
contano settanta secolipiu qualche anno, dalla creazione del-
T uomo sino a noi. Questa e la durata maggiore che si puo
assegnare; poiche giusta il codice ebraico non sarebbero
trascorsi cbe seimila anni in circa, e giusta il samaritano
tra seimila e settemila.
La cosmogonia di Mose si ne' punti che abbiamo ac-
cennato, come in tutti i rimanenti, lasciando stare 1'auto-
rita della divina rivelazione, ha in suo favore il suffragio
della sana critica. Ed in fatti e dimostrato dagli eruditi
come le cosmogonie de' popoli gentili antichi e moderni
provengono tutte dalla cosmogonia di Mose , o, per dir
meglio, da quella primitiva rivelazione, che Mose consegno
ne' suoi libri alia memoria de'posteri. Oltre a ci6 e dimo-
strato impossibile ed assurdo, che Mose traesse il suo rac-
conto dalle cosmogonie pagane. Dal che si conchiude, che
la cosmogonia mosaica e la sola, la quale sia conforme alia
rivelazione primitiva, e che questa rivelazione .allorche av-
1 Genesi, 1, 22.
2 Genesi, 1, 28.
24 LE DUE CONTRAR1ETA DELLA TEOR1CA
venne la dispersione delle genti, conservossi intera nel po-
polo ebreo; laddove gli altri popoli, clio si diffusero sulla
terra ed abbandonarono 11 culto del vero Dio, la corruppero
chi piu chi meno colle mitologiche invenzioni.
Perb non poterono corromperla a tal segno, da renderla
in tutto difforme dalla narrazione di Mose. Essi ammettono
piu capi consentanei a questa narrazione; e sono quelli ap-
punto che abbiamo riferito di sopra, vale a dire , che gli
uomini hanno dalla natura la superiorita sugli animali, che
tutti discendiamo da una coppia sola, e che questa coppia
venne creata da Dio in una maniera ben diversa da quella,
con cui furono prodotti i bruti : e finalmente gli anni , che
essi enumerano dalla creazione dell'uomo stanno a un di
prcsso tra i limiti teste menzionati. Cotesti capi appar-
tengono alia teologia , cioe alia dottrina religiosa degli
stessi gentili.
Pertanto i materialist], de'quali parliamo, o vanno nella
piu rustica delle nostre parrocchie, o ne'tempii piu meschini
de' protestanti; e nelle piu abbiette sinagoghe, o anche tra
i selvaggi piu vicini alia barbarie; dovunque essi annun-
ziano la loro teorica, saranno riguardati come rei di lesa re-
ligione.
Veggasi ora con qual fronte essi confessano questa con-
trarieta religiosa. Al qual effetto basti udire il solo Luigi
Biichner, ai cui libri il paziente traduttore Luigi Stefanoni
s 1 industria di dare spaccio in Italia. Chi contro la scienza
moderna, egli dice, oggidi pretende di sostenere VAdamo
W)lico , e tutta 1'ipotesi ebraicocristiana della creazione,
deve imitare i signori teologi, i quali ne possono ne vogliono
lasciarsi convincere con gli argomenti della scienza. Non
corre domenica senza che migliaia di predicatori, i quali
non vogliono preoccuparsi di cio che la scienza giornalmente
scopre e insegna, ripetano dal pergamo i lor puerili rac-
conti sul paradiso, la caduta e la creazione del mondo: ne
mancano ad essi i migliaia di uditori, i quali con loro ri-
petono il soli to Amen. Che fanno intanto gli uornini della
DELL' UOMO-SCIMIA 25
scienza? sorridendo di -quei miti giudaici, essi passano in-
different! in mezzo a quella folia, che sembra stregata. '
Delia unita poi della specie umana dice che: alia scienza
e affatto indifferente che sia o non sia applicato all' uomo
T antico ed equivoco concetto della specie, con tutte le
alterazioni che quest' idea ha subite; e che una discussione
di tal natura pu5 esser creduta essenziale soltanto dai
teologi, i quali, contro il senso comune , sogliono ancora
fondare sui favolosi racconti della Bibbia 1'unita specifica
del genere umano \
Finalmente intorno all' antichita dell' uomo parla in
questa guisa: 1' esistenza preistorica dell' uomo, ignota
fino ad oggi, fu uno dei inotivi, che impedirono il giusto
apprezzamento del posto, che 1' uomo occupa nella natura.
Ed in vero, se colla tradizione biblica finora imperante si
ammette che 1' uomo cinque o sei mila anni fa, fu creato
e messo al mondo da una forza creatrice onnipotente, e per
necessaria illazione, che egli gia sin d' allora era nei suoi
caratteri essenziali qual e oggidi, se anche non era pfu
perfetto ; allora & naturale che nessuna traccia possa per
la via delle normali leggi di natura congiungere T uomo
col restante del mondo, ne fare il posto ad una opinione
diversa dall 1 antica. Allora bisogna restar coerenti al criterio
di certi nostrali autori di Almanacchi popolari per la citta
e la ainpagna, i quali ad ogni nuovo anno, sulla loro
coperta di carta grigia, indicano la ereazione del mondo
come se foss,e avvenuta qualche migliaia d' anni prima della
nascita di Cristo ( 5817 anni, dice Calvisius; 5628 anni se-
condo 1'Almanacco delle Campagne per la Hesse, edizione
del 1868), e subito dopo la fanno seguire dalla ereazione
dell'uomo. Questa opinione dell' Almanaco popolare, che
e appunto il contrario delle opinione scientifica, fu anni-
chilata dalle scoperte relative all' antichita della nostra
1 L'uomo considerate secondo i risultati de!Ia scienza, Parte prima.
2 Opera cit., Parte seconda.
26 LE DUE CONTRARIETA DELLA TEORICA
specie, le quali con ogni evidenza hanno dimostrato, che
1' uomo, pur essendo 11 culmine e il ramo piu giovane del-
Falbero organico, conta tuttavia tanti secoli di esistenza,
in confronto de 1 quali le migliaia d' anni della storia e della
tradizione non rappresentano che un momento l . Cosi egli,
e come lui cosi parlano gli altri.
Or della contrarieta scientifica. Le seimie, che da questi
moderni naturalisti si dicono parenti dell' uomo, apparten-
gono ai tre generi delle scimie antropomorfe, e sono il
chimpanze, il gorilla e T orang-outang. Tutte e tre sono
prive di coda e hanno la faccia senza peli; ma la loro
bestialita si ravvisa al corpo raggricchiato , alle hraccia
piu corte delle gambe, al muso allungato e alia mancanza
di fronte. La salvatichezza poi, e la feroce stupidita, colla
giunta di una forza prodigiosa e del potere stringere con
tutte e quattro le mani come con quattro tanaglie, li rende
animali terribili.
II chimpanze, che e il troglodite di Linneo, ha Taltezza
media di l m , 50. Allorche si sforza di tenersi dritto, le
braccia toccano le ginocchia. Vive nelle vaste foreste del-
F Africa, e sulle coste della Guinea. I suoi costumi sono
finora ignoti, perche solo si son potuti studiare ne 1 serragli
su qualche individuo giovane, il quale per soprappiu non
s' e conservato vivo lungo tempo. Dalla ferocita di questi
si e argomentata quella maggiore degli adulti.
II nome di gorilla fu dato da Annone generale cartagi-
nese ad alcune grandi scimie, ch'ei scoperse, Tanno 500
avanti Cristo, sulle coste occidentali dell' Africa. Riusci ad
ucciderne tre, e le pelli portate a Cartagine e inchiodate
nel tempio di Giunone rimasero ivi fino al giorno, in cui i
Romani distrussero quella citta. ft cosa impossible definire,
se quei gorilli di Annone erano del genere chimpanze, o di
quello, che oggi si appella collo stesso nome di gorilla.
Questo gorilla moderno fu ritrovato la prima volta da Sa-
vage missionario americano sulla costadel Congo nel 1847.
II dottor Franquet chirurgo della marina francese nel 1852
1 Opera cit., Parte prima.
DELL' UOMO-SCIMIA 27
ne don6 uno imbalsamato al Museo di storia naturale di
Parigi. fi un maschio adulto. Al primo vederlo ti si eccita
un sense invol Ontario di terrore e di ribrezzo, per la sem-
bianza umana come gittata in cosi orride e robuste membra,
le quali ad un tempo dimostrano la violenta e feroce indole
della belva. E alto l m , 67, e per6 quasi s'agguaglia all'uomo
la cui altezza media e di l m , 66 ; ma e piii voluminoso e
massiccio. Le braccia poi stese orizzontalmente si misurano
con 2 m , 18; laddove quelle deiruomo non si distendono
a piii di l m , 80. A tanta lunghezza de'membri toracici, non
risponde quella degli addominali , giacche dal tallone al
gran trocantere si contano soltanto O m , 74. Tornando alia
sua ferocia, il nominato Savage, accerta che e somma ,
onde avviene che questa scimia prende costantemente
Toffensiva, n& fugge mai al cospetto dell'uomo, come
fa il chimpanze. Se primo ad essere incontrato e il maschio,
gitta un urlo orribile, che rintrona da lontano tutta la
foresta. Le femmine e i giovani tosto spariscono, ed il
gorilla si avanza furibondo alia volta del nemico, ripetendo
con rapidita i terribili gridi. II cacciatore lo aspetta cd
fucile alia guancia, e se non e sicuro del colpo, lascia che
si accosti, che afferri la canna e se la porti, secondo che
ha costume, alia bocca. In questo momento fa fuoco, e se
il colpo non riesce, la canna e stritolata fra i denti della
fiera , e lo scontro riesce fatale al misero cacciatore .
Riccardo Owen aggiunge, che gl' indigeni del Gabon, cioe
della costa della Guinea superiore, temono questo gigante
de' quadrumani piii del leone . Coi lunghi canini e colle
forti mascelle fa piaghe pericolosissime e spesso mortali.
Ma il maggior nerbo ha nelle mani, con una stretta delle
quali strangola il nemico.
L' orang-outang e la simia satyrus di Linneo, e vive
nelle piii solitarie ed impenetrabili foreste di Borneo e di
Sumatra. II pochissimo , che si sa de 1 suoi costumi , si e
studiato, come teste abbiamo detto del chimpanze , su al-
cuni giovani individui, chiusi nelle gabbie e morti prima
dell' eta adulta. Tutto induce a credere, che di questa eta
28 LE DUE CONTRAR1ETA DELLA TEORICA
dev'essere al sommo brutale. L 1 altezza e di l m , 50; pero
Clark Abel ne descrive uno di l m , 95, e se ne cita tin altro
di 2 m , 40. Piu del chimpanze e del gorilla esso si discosta
dalP uomo per la brevita delle membra addominali e per la
lunghezza smisurata delle toraciche, le quali oltrepassano
le ginocchia, e toccano la terra quando si prova a tenersi
dritto.
Le braccia e le gambe di queste scimie finiscono in
mani; ed in generaie tutti gli animali forniti di quattro
membri o gli hanno tutti e quattro terminati con mani, o
tutti e quattro terminati con piedi, o finalmente apparten-
gono alia famiglia de'piedimani, le cui braccia si terminano
con piedi e le gambe con mani. Tal che- se Tuomo non e
il solo animale bimano e bipede, e pero il solo bimano nei
membri del torace, e bipede in quelli della pelvi. La mano
poi delle scimie medesime, benche sia la meglio conformata
tra quel\e degli altri bruti, pur nondimeno e ben lontana
dalla perfezione che s'ammira nella mano dell'uomo. Questa
e lo strumento per eccellenza, e ci vale a costruire tutti
fldi altri strumenti. Quella e fatta soltanto per sostenere e
per afferrare ; il pollice e brevissimo e coll 1 apice si lontano
dagli apici delle alt. re dita, che, non puo fare se non un
piccolo e stentato movimento di opposizione, o, come alcuni
vogliono, non puo fame niuno; le altre quattro dita non
hanno verun movimento separate e indipendente. Non cosi
delle nostre : ognuna si muove da se ; a tutte e a tutte le
facee di ciascuna noi opponiamo il pollice, secondo che ce
ne viene talento.
Si e per qualche tempo dato a credere che il chimpanze,
il gorilla e T orang-outang camminassero dritti , come
Tuomo. Tutte fole e romanzi. Essi camminando sul suolo
s'appoggiano sempre sulle quattro mani, ed in cio stesso
si mostrano imbarazzati ; perche sono fatti invece per
arrampicarsi e saltare su per gli alberi. Quindi i membri
toracici, siccome abbiamo avvertito, di molto piu lunghi
de' membri addominali, e gli uni e gli altri terminati in
DELL' UOMO-SCIMU 29
mani, simili a rampini. Non hanno voluininoso e largo cer-
vello; tanto peso no imbarazzerebbe peggio la locomozione.
Vi e di piu. La provvida natura ha sospeso il loro cranio
per mezzo d'un legamento cervicale, senza il quale la testa,
stando curvo il tronco , si piegherebbe incessantemente
verso la terra. Questo legamento non si trova nelFuomo,
Noi non siamo fatti per andar carpone. II capo senza
sostegno cadrebbe, e il sangue s 1 accumulerebbe nel cer-
vello. La lunghezza e la forza delle braccia non risponde
alia lunghezza e alia forza delle gambe. II petto e si largo
ed e tale la situazione delle omoplate, che la parte alta del
busto malagevolmente si appoggia sulle mani. II muscolo
gran dentato, che nelle scimie, di cui parliamo, e in tutti
gli altri quadrumani e quadrupedi, e come una cinghia la
quale tiene sospeso il torace, non e in noi di pari vigoria.
II piede che sta comodamente piatto sul suolo , sarebbe
sforzato a tener su il tallone ; e per T altezza delle cosce
il bacino si troverebbe piu alto del collo. Finalmente il
cuore ha una curvatura diversa da quello de' bruti; il per-
che la circolazioue del sangue siccome non fassi libera-
mente in questi, se non quando stanno curvi, cosi non si
fa liberamente in noi, se non quando stiamo dritti.
La dritta postura del corpo umano non e la sola dif-
ferenza, ond' esso trascende i corpi degli altri animali, ma
fra tutte le altre differenze e quella, a cui meglio s' appa-
lesa la nobilta dello spirito che lo informa; perciocche ella
e come un vestigio della immagine e somiglianza di Dio,
impressa nello spirito medesimo. L'uomo, dice san Tom-
maso, non e fatto ad immagine di Dio secondo la figura
del corpo, pur nondimeno poiche il corpo umano e il solo
tra i corpi degli animali terrestri, che non si prostra sul
ventre, ma sta diritto e puo contemplare il cielo, con buona
ragione sembra conformato alia somiglianza ed alia imma-
gine di Dio, piu che non i corpi de' bruti. II che pero non
si dee intendere come se la immagine di Dio sia impressa
nel nostro corpo, ma nel senso che la figura del corpo rap-
30 LE DUE CONTRARIETA DELLA TEGRICA
presenta come un vestigio 1' immagine di Dio, che e nel-
A tutto questo non lasciarono di por mente i naturalist!,
finche restb in loro qualche barlume di sana filosofia. Nel-
1' ordinare che faceano le creature terrestri in varii gruppi,
essi sempre riguardarono Fuomo come una creatura a parte.
Cosi Carlo Bonnet, unode'piu illustri naturalisti che fiorirono
verso la meta del secolo decimottavo, dicea che gli esseri
terrestri si distribuiscono naturalmente da loro medesimi in
quattro classi generali : la prima degli esseri bruti o privi
di organi; la seconda degli esseri organizzati e inanimati;
la terza degli esseri organizzati ed animati; F ultima degli
esseri organizzati, animati e ragionevoli, e collocava in
questa F uomo solo. I naturalisti che vennero appresso tro-
varono I 1 aria infetta dal materialismo , e non si seppero
guardare dal respirarla. Linneo e Buffon accomunarono
T uomo e i bruti in uno stesso gruppo , che chiamarono
regno, per6 a capo di questo regno posero Tuomo. Blu-
mefhbach ritenne T unita del regno medesimo, ma distinse
in esso Tordine particolare dei bimani, ed assegn6 Tuomo
solo a quest' ordine. Cuvier conserve la distinzione e la
denominazionedelBlumenbach,e diede all'ordine de'bimani,
cio& air uomo, il primo luogo nella classe de' mammiferi.
Appena la filosofia comincift a rilevarsi dal materia-
lismo, in che era caduta, cominciarono i naturalisti a far
ritorno ai concetti antichi. Nel 1816 il marchese de Bar-
bangois propose recisamente per 1' uomo un solo regno,
che nomin6 morale. Questo regno venne riconosciuto, e si
chiam6 fin dall'anno 1824 regno umano. Oggi collo stesso
nome e ammesso senza niuna esitazione dai maestri della
scienza, tra' quali si contano GeofFroy-Saint-Hilaire , de
1 Quamvis imago Dei in faomine non accipiatur secundum figuram cor-
poream ; tamen quia corpus hominis solum inter terrenorum animalium cor-
pora non pronum in alvum prostratum est, sed tale est, ut ad contemplandurn
coolum sit aptius, magis hoc ad imaginem et similitudinem Dei, quam cetera
corpora animalium, factum jure videri potest, ut Augustinus dicit, in lib. 83.
QQ- q. 51. Quod tamen non est sic intelligendum, quasi in corpore hominis
sit imago Dei ; sed quia ipsa figura humani corporis repraesentat imaginem
Dei in anima per modum vestigii. 4' par., q. 93., art. 6, ad 3".
DELL* UOMO-SCIMIA 31
Quatrefages e Focillon, tutti e tre sommi naturalist! del
nostro tempo. Ecco le parole del primo nominate: In
tma sfera piii elevata, egli dice, si ritrovano le norme delle
grandi division! della natura, o, come oggi le chiamiamo,
degl'imperi e de'regni. Siccome per le facolta sue proprie
1' animale differisce essenzialmente dal vegetale, e s' in-
nalza sino a costituire un regno distinto ; cosi ancora per
le sue facolta, incomparabilmente ancora piu alte, per le
sue facolta intellettive e morali, aggiunte alle facolta di
sentire e di muoversi, T uomo si separa alia sua volta dal
regno animale , e costituisce la divisione suprema della
natura, il regno umano.
Egli & evidente, che a questi nobili sforzi, co'quali la
vera scienza rivendica i suoi dritti, fanno contrasto gli
odierni materialisti. Non solamente essi confinano T uomo
al regno de' bruti, ma neppure fan per lui le distinzioni
accennate, che fecero i naturalisti, i quali fiorirono sulla
fine del secolo passato e sul principio del presente. Pre-
tendono che Tuomo e stretto colle tre scimie, menzionate
di sopra, coi vincoli di una vera parentela.
Ma vi e un' altra contrarieta scientifica, su cui ci piace
d' insistere di vantaggio. Essa e la contrarieta verso quella
speciale maniera di scienza, che si professa da costoro con
tanta iattanza. Apri i loro libri, e troverai ripetute sino alia
noia queste frasi ed altre somiglianti: Non piu filosofia
speculativa. La vera filosofia e I'empirismo. La vera
scienza non dee avere altro fondamento ehe 1' esperienza.
Ogni vera teorica e simile ad un muro laterizio, perche
siccome questo s' innalza sovrapponendo un mattone ben
cotto ad un altro, cosi quella non dee venire a niuna con-
clusione, se non procedendo per via di fatti, tutti bene
avverati e certi. Niuna verita dee tenersi per scientifi-
camente dimostrata, se non con questi argomenti di fatti.
Dalla vita e dalla natura scaturiscono le abbondanti
sorgenti del vero sapere. A queste fonti dee. attingere
il naturalista le sue ispirazioni.
3*> LE DUE CONTRARIETA DELLA TEOIUCA
Or quegli stessi che parlano cosi, di niun'altra teorica
menano tal vanto, come di questa deH'uomo-scimia. Ecco
alcuni esempi. II problema, dice Huxley, intorno allanostra
origine e stato fino ad oggi ravvolto in una oscurita pro-
fonda, ma la moderna scienza lo ha per la prima volta piu
meno rischiarato. Chi mai avrebbe osato non che predire
ma sospettare, che il progresso del sapere e le induzioni
della scienza avrehhero riflessa si splendida luce sopra
questo mistero de'rnisteri? '. lo non dubito, dice Schaaf-
hausen, che questa nostra scoperta non sara considerata
un giorno, come la piu grande, che alFuomo e stato con-
ceduto di ottenere" 2 . Questa conoscenza, aggiunge Hachel,
dell' origine animale delF uomo presto o tardi trascinera
seco una rivoluzione totale in tutte le umane idee, che ri-
guardano Tuniverso 3 .
Frattanto odili ragionare sulla teorica medesima, e
vedrai al primo tratto, che, ostinati a sostenerla, rinnegano
que' vantati principii della loro scienza, e li rinnegano non
solo accorgendosi ma altresi confessando di rinnegarli:
talche siccome nella contrarieta religiosa, cosi anche in
questa contrarieta scientrfica sono rei confess!. Mentre tu
aspetti che ti rechino le osservazioni e le esperienze, ti
raccontano invece le immaginazioni e, diciamolo tutti, i
sogni del loro cervello; e mentre tu domandi i fatti, ti
offrono inveee congetture ed ipotesi, e cio che e piu, con-
getture ed ipotesi, le quali si oppongono alle leggi e quindi
ai fatti piu accertati della natura. lo mi figuro, dice de
Maillet, che il pesce si cangi in uccello, come il verme in
farfalla. Non e focse possibile, domanda Lamarck, che il
desiderio e la volonta spingano verso un punto determinate
1 fluidi sottili di un corpo vivente, e quivi accumulino
i materiali opportuni per far naseere un nuovo organo ? lo
son convinto, dice Darwin, che le difficolta, le quali si fanno
contro la nostra teorica, hanno poca forza, e possono es-
Considerazioni intorno alia posizione dell' uomo nella natura.
Discorso sulla connessionc de' fenomeni natural! e de'fenomeni vitaii.
3 Storia della creazione.
DELL' UOMO-SCIMIA 33
sere sciolte. Di questo genere sono i loro argomenti; ed 5
chiaro che la scienza, massime se e ristretta al senso in
clie essi la prendono, non ne resta contenta. Argomenti
veri ella richiede, e poco a lei importa che tu faccia pa-
lese quello che tu fimmagini, essa domanda inesorabil-
mente non gia che tu parli de'tuoi convincimenti, ma che
convinca altrui.
Ecco ora una confessione esplicita. II terreno sul quale
camminiamo, dice Buchner, e tanto meno sicuro, e tanto
piu pericoloso , quanto piu spesso dobbiamo ricorrere a
congetture e a supposizioni fatte per analogia, in mancanza
di document! immediati, e quanto piu T immaginazione dee
soccorrere la ragione ! . La scienza non pub progredire
solamente coiresperienza e coll' osservazione, essa ha an-
che bisogno delle presunzioni e delle ipotesi, anzi queste
sono le cooperatrici piu ardite del progresso scientifico 2 .
Per6 da altre esplicite confessioni si raccoglie, che le
ipotesi non sono state le piu ardite cooperatrici, come co-
,stui afferma, ma piuttosto le uniche e sole operatrici di
questo progresso scientifico. E per fermo fino a pochi anni
addietro han preteso di farci discendere direttamente dalle
tre scimie descritte di sopra, dal chimpanze, dal gorilla e dal-
T orang-outang. Adesso tutti si accordano a confutare que-
sta opinione, e la confutano, perche, come dicono essi stessi,
era ipotetica al tutto, non fondata sopra niun fatto, non
con-fortata da niuna esperienza. Anzi il nominato Buchner
la reputa cosi assurda, da affermare, che, per quanto egli
sa, niuno mai ha seriamente sostenuto, che 1'uomo discenda
da alcuna delle scimie antropoidi contemporanee 5 . Ma, lo
sappia o non-lo sappia egli, non solo la possibilita ma la
realta di questa discendenza e stata seriamente sostenuta,
come teste dicevamo, fino a questi ultimi anni; e, se non ci
fossero di ci6 le prove dirette, basterebbe quella, anche
teste accennata, vale a dire, che oggi tutt' i materialist*,
1 L' uorno secondo i risultati della scienza, Parte prima.
2 Opera cit. Parte seconda. 3 Ivi.
Serie VIII. vol. IV, fasc. 511. S 25 settembre 1871.
34 LE DUE CONTRAR1ETA DELLA TEOIUCA
e piu di tutti il Canestrini \ confutano seriamente una
tale stranezza.
Lasciata da banda quella prima opinione, seguono que-
st 1 altra, che Tantenato dell' uomo non e veruna di quelle
tre scimie, ne verun quadrumano ibrido procreate da esse,
ma bensi un animale, il quale diede origine distinta alia
famiglia umana e a tutte le famiglie de' quadrumani. E per6
a quelle tre scimie antropomorfe danno il nome di prossimi
parenti e cugini dell' uomo. II Canestrini si attribuisce la
gloria di tale scoperta. Nel 1866, egli dice, io sostenni
pel primo, che T uomo non discenda dai quadrumani, ma
da uno stipite comune con questi \
Mutando opinione, pensavano di evitare le ipotesi. Va-
nissima speranza ! II numero delle ipotesi & dovuto cre-
scere, per tale cambiamento, a tal segno, che lo Stefanoni,
traduttore paziente, come sopra abbiamo detto, delle opere
del Blichner, finalmente perde la pazienza ed esce in questa
sentenza : Signori miei , alle ipotesi soprattutto vuol
esser applicato Tantico adagio : Ogni soverchio rompe il
coperchio 8 .
Ci6, signer Stefanoni, e predicare nel deserto. La neces-
sita estrema e quella, che costringe a tanto cotesti dottori.
Ascoltate il Canestrini: L'antropologia, egli dice, e ancor
troppo giovane, perche ci possa recare sufficient! materiali
per una perfetta soluzione dell'arduo problema della di-
scendenza delF uomo. Bisogna per ora contentarsi delle
ipotesi, la cui discussione condurra certamente tosto o
tardi alia conquista della verita... Intanto a chi domanda,
se il primate originario delFuomo e delle scimie sia stato
trovato almeno allo stato fossile, bisogna per ora rispondere
negativamente. Ne ci6 ci reehera sorpresa, se teniamo conto
della imperfezione delle memorie geologiche 4 . Ascoltate
Giorgio Pouchet: Noi non possiamo oggi, cosi egli dice,
1 Origine dell' uomo, seconda edizione, cap. IX.
8 Luogo cit.
3 Biichner, Puomo secondo i risultati della scienza, Parte seconda, pag. 83,
nota del traduttore.
* Opera cit. pag. 140, e 142.
DELL' UOMO-SCIMIA 35
ne anche indovinare la natura e 11 numero delle specie, le
quali mettevano capo a quel vertebrate primordiale, che
noi teniamo come lo stipite dell'uomo. Forse non le indovine-
remo giammai. La geologia e una grandiosa iscrizione, ma
alterata per sempre T . E poi non siete voi,.che avete tra-
dotto quel passo del Btichner, ove egli dice che il nostro
antenato, cioe , com 1 egli lo chiama Tuomo-scimia o la
scimia-uomo, e finora sconosciuto; che verra giorno in cui
si trovera; e che si trovera nei tropici, vera patria delle
grandi scimie antropoidi viventi, o esplorando le grandi
formazioni terziarie dell'Asia meridionale, ovvero scavando
r Africa, ovvero rovistando nelle isole dell'Arcipelago ma-
lese; e che, se mai non si trovera nulla, converra rasse-
gnarsi al destino, e considerare la straordinaria imperfezione
degF indizi geologici, e le lacnne che lasciano nella scienza
le terre sommerse 2 ?
Tutti parlano ad un modo. Presentano dapprima quel-
Tantenato comune, e ne discorrono come se fosse stato un
loro intimo. Poi lo piantano, dicono che e un incognito,
confessano che non vi sono ne anche i documenti a pro-
vare che sia mai esistito . Di questo brutto tiro di fare
sparire i documenti incolpano la geologia. Contuttoci6 piii
imcaponiti a favore di quel vecchio ceffo, voltano le spalle
ai principii della stessa loro scienza, ed afferrano dispera-
tamente tutte le ipotesi che vengono nelle loro mani. Tal
e il tenore e la somma della teorica di questi recenti mate-
rialisti.
Vero e che essi mettono tutte queste ipotesi sotto la
protezione della teorica del Darwin ; e ci6 facevano altresi
quegli altri, i quali difendevano la discendenza diretta del-
Tuomo dalle scimie. Or che e finalmente la teorica del
Darwin ? Una grande ipotesi, e, se vuoi, un ammasso di
ipotesi. Ma di ci6, piacendo a Dio, discorreremo negli altri
quaderni, mentre qui ci manca lo spazio.
1 Pluralita delle razze umane.
2 L' uomo considerate secondo i risultati della scienza , Parte seconda ,
pag, 72 e 73.
SGUOLE CLERIGALI
E
SCUOLE LIBERAL!
La verita ha certe sue special! attrattive, per le quali,
anche solo dimostrandosi agl' intelletti , senza T aiuto di
lunghi discorsi e di ornati artifiziosi , vi s 1 insinua da se
stessa, e li guadagna irresistibilmente al suo seguito. Per
contrario Terrore, tanto solo che sia rappresentato nella
sua realta, spoglio di quelle apparenze lusinghiere che gli
vengono apprestate dai sofismi del discorso e dai lenocinii
dello stile, non pu6 ispirare in un animo, che non sia cor-
rotto, altro che odio di se e proposito di tenerlo lontano. Per
queste due opposte ragioni ci e sembrato di grandissimo
effetto un breve opuscolo nel quale il chiarissimo avvocato
Polestina ha condensato il succo e la sostanza delle due
scuole, contrarie quanto altre mai fra loro, vogliamo dire
della cattolica e della liberale T . In un capitolo egli trat-
teggia con tocchi brevissimi, ma precisi, i capi principal!
dell 1 insegnamento cattolico per ci6 che riguarda i principii
e le pratiche principali della civile e politica convivenza ;
ed in un altro, che immediatamente lo segue, fa il mede-
simo a rispetto dell 1 insegnamento liberale.
Le sue proposizioni sono altrettante formole, che ritrag-
gono fedelmente le dbttrine dell'uno e delFaltro insegna-
1 Scuole clerical! e scuole liberaii: opuscolo dell' aw. T. Polestina, pre-
sidente dell'Accademia della gioventu cattolica napoletana. Napoli, tipografia
di Stanislao de Leila, strada S. Giovanni Maggiore Pignatelli 34, 1870. In
8 di pagine 22.
SCUOLE CLERICALI E SCUOLE LIBERALI 37
mento , chiare cosi , che non e uopo di comenti per in-
tenderle alia prima lettura. Nella quale contrapposizione
quanto le une appariscono al tutto conform! alia semplice
ragione naturale, necessarie alia consistenza dell'umana
societa, ed al benessere si delle moltitudini come delle per-
sone individue, altrettanto le altre si dimostrano difformi
alia ragione, dissolutrici della societa, distruttive di ogni
bene morale, e ripugnanti alia vera felicita, anche tempo-
rale, de' popoli.
Di questi stessi soggetti , o almeno de' principali fra
essi, ci siamo noi frequentemente occupati nel nostro pe-
riodico, deducendo quelle medesime illazioni, che il cliiaro
autore appresenta nella sua stringatissima antitesi come
verita per se note, da lunghi ragionamenti. A cio c 1 indu-
ceva la natura stessa del nostro periodico, nel quale, per
quanto ci e concesso, procuriamo di trattare le quistioni
in tutta la loro ampiezza, e piu la condizione de'nostri av-
versarii , con cui altro non si pub che sopraffarli colla
evidenza della ragione . Cotesta circostanza pertanto ci
persuade a riprodurre testualmente i due sopraccennati
capitoli del ch. Polestina, le cui proposizioni si raggua-
gliano logicamente, come altrettante conseguenze , cogli
argomenti da noi trattati si spesso, e che dov'anche avesser
mestieri di maggior luce , potrebbero averla da quelle
nostre piu ampie trattazioni. Per questo modo ci pare, che
Feffetto del contrapposto , cosi ben condotto dal dotto
scrittore, debba riuscire anche piu pieno nell' animo de' no-
stri lettori.
SCUOLE GLERIGALI
1.
Che cosa s' insegna nelle scuole clerical! ?
II clericalismo, nelle sue scuole, insegna avanti a tutto i dieci
Comandamenti di Dio, secondo 1' interpretazione della Chiesa Catto-
lica ; non adulterandone il senso, come pretendono i nemici di esso.
38 SCUOLE CLERICAL!
II clericalismo inculcando il primo precetto del Decalogo, niega la
libertd di coscienza e la libertd de'cullicome vanno intese oggidi;
condanna la stolta indipendenza della creatura dal Creatore , e san-
tifica la potesta del padre e del principe, professando che questa e
quella non sono che un raggio riflesso dell'autorita assoluta di Dio
e condanna cosi ogni ribellione ed ogni sovvertimento.
II clericalismo grida non ammazzare; egli non ha simpatie pel
regicidio ; condanna questa funesta rivivisceuza pagana, e delle lucide
ciarpe di Sparta , ricantate ed incielate impudentemente oggidi ,
tiene quel conto che si meritano, severamente condannandole e bia-
simandole.
II clericalismo guarda con ogni studio che 1'anima della gio-
ventu non si macchi; insegna che il vizio piu obbrobrioso e la libi-
dine; ed ha la gran pretensione d'educare giovani su lo stampo del
Kostka e del Gonzaga, incarnazioni angeliche sopra la terra ed esempli
luminosissimi di virtu. II clericalismo quindi usa una diligenza che
sa dello scrupolo, nella scelta de'classici, purgandone le lordure,
onde cosi di sovente sono imbrattati. Per la leccatura di una frase,
per la forbitezza dello stile di uno scrittore non sagrifica giammai
il candore di un'anima vergine; non si mostra punto tenero de'lezzi,
e delle sdolcinature anacreontiche, abborre dalle lussurie greche; le
contaminazioni della Suburra , che sono il compendio della guasta
civilta di Roma, sbandisce senza misericordia.
II clericalismo ha metodi d'insegnamentopianie chiarissimi; non
ama i raggiri e leambagi della parola; non abbindola il pensiero in
forme arruffate; ne si pasce di nebulismo e d'oscurita: parla come
pensa e pensa come parla.
II clericalismo ha una filosofia, che ripone i suoi criterii su-
premi nella rivelazione e nel senso comune: non disarmonizza le
facolta dell' uomo, ma 1'avvia senza vano splendore di forme e senza
vani apparati di eloquio al conseguimento del Vero e del Bene. II
clericalismo non si lascia prendere dalla vanita di fondare novelli
sistemi; ma il suo pensiero modella e ricalca piuttosto sopra il pen-
siero de' Padri e de' Dottori della Chiesa. Quindi e senza pretensioni ;
non ha il rovello di storpiare i sistemi altrui e di svisare la fisonomia
degli altri per formare la sua, che ha serena e bellissima.
II clericalismo insegna, che 1* origine de'dritti e divina , vuole
rispettarli tutti e senza restrizioni subdole, che sono la giustificazione
d' ogni capriccio e d'ogni passione. Sul dritto di proprieta ha pensamenti
profondi e coscienziosi tanto che (per chi non e clericals ma semplice
conservatore) sentono dello scrupolo , e condanna severe ed inesora-
bilmente ogni sistema, che niega od intacca cotesto sacro dritto. II
E SCUOLE L1BERALI 39
comunismo ed il socialismo sono per le scuole clerical! due mostri,
cui bisogna assolutamente e presto troncare la testa maledetta.
II clericalismo , nel diritto divino, getta le basi d' ogni potere
sociale o pubblico, che vuolsi dire; per esso tutti i diritti della sovra-
nita sono rispettabili; e distinguendb accurataraente la forza dal dritto,
combatte quella se disordinata e selvaggia , ma questo rispetta ed
insegna a rispettare sempre. Egli abborre quindi le stolte e malvage
teorie de'/foi compiuti, le teorie che permettono attaccare il piccolo
perche impotente a difendersi , e rispettare il grande perchS forte
d'armi e di poderose schiere. Questa teoria funesta, che consacra il
furto e anatemizzata dal clericalismo!
II clericalismo insegna a rispettare i sovrani, ma non ad adu-
larli ed idolatrarli; professa che sopra il Cesare terreno v'e Dio, la
cui suprema potesta vede quaggiu incarnata nella Chiesa: pone quindi
la potesta di questa su quello; unico freno e valido ai traviamenti
ed all' intemperanze del potere secolare.
II clericalismo abbomina le congiure e le cospirazioni ; vieta che
si versi sangue; e sopra la forza bruta del pugnale e del piombo
pone il principio provvidenziale; insegna la rassegnazione a chi soffre
e risparmia cosi maggiori dolori e maggiori sventure.
II clericalismo pone 1'amore santificato dal Cristo e la fede come
base de'consorzii; e se a' sudditi raccomanda 1'ubbidienza alia po-
testa, a questa ricorda grandi doveri ed anzi glieli crea. II clerica-
lismo inalbera la Croce, al pie della quale esso affratella i sudditi
e i re, ed ove ritemperansi e questi e quelli , evitando lotte e di-
scordie, che esulcerano le piaghe e non le guariscono. II clericalismo
quindi pone la guarentigia de'dritti in altra cosa assai piu forte e
sicura che non le istituzioni umane, le quali la corruzione e la mala
fede rendono sovente frustranee ed inutili.
II clericalismo guarda con disdegno quelle calamita sociali, che
si chiamano guerre; esso insegna che la guerra e punizione e castigo,
e non ammette queste carneficine di battezzati e questi eccidii funesti
che per gravissime circostanze. Per la rivendicazione del dritto, per
affermare la giustizia avanti 1'ingiustizia prevalente, per la legittima
difesa e per la repressione del male permette solo che si tolga il ferro
dalla guaina e si combatta; ogni altra guerra che 1'ambizione e 1'ira
cagiona esso biasima e maledice.
II clericalismo stigmatizza la falsa dottrina, che proclama la se-
parazione della Chiesa dallo Slato : pensa ch' essa e stolta e scel-
lerata e riprova 1' indifferentismo religioso, che la partorisce e fomenta.
II clericalismo pensa che lo Stato e fatto per la Chiesa, riguardando
quello il fine temporaneo dell'uomo, questa 1' ultimo e il supremo:
40 SCUOLE CLEI11CALI
e se uno e il line ultimo dell'uomo, come mai pud uscirne questa
assurda e crudele scissione?
II clericalismo insegna piuttosto, nelle sue scuole, la dfstinzione
de'poteri, cosi lucidamente definita da Cristo quando disse reddite
quae sunt Caesaris Caesari, quae sunt Dei Deo; distinzione che
fu madre feconda di progresso e di civilta. II clericalismo con questa
dottrina vieta che la coscienza sia violata dalla forza e dalla pre-
potenza , ed infrena gli ardiri del Cesarismo e le infami tendenze
della Slato-latria, avanti a'quali esso non piega giammaiil ginocchio,
non brucia incensi , non si rende servo, non tarpa le libere aspi-
razioni dello spirito, contaminandosi ed infangandosi nelle vergogne
e nelle scellerate turpitudini delle corti.
II clericalismo condanna come selvaggio il domma della moderna
scuo'a , detto del non inlervento, placito assurdo e contro natura,
che costringe il debole a subire la forza e la prepotenza del forte, e
ch' e la sentenza di morte de'civili consorzii. Questo principio, che
solleverebbe infami barriere tra popoli e popoli, il clericalismo lo
condanna e riprova, giacchS esso fa ripiegare venti secoli indietro
la societa, ristabilendo quelle divisioni, che esistevano nel tempo del
paganesimo, quando il peregrinus era un hostis > contro cui aeterna
auctoritas esto, come prociamava la massima romana, e disconoscendo
la grande. opera del Cristo, che mird anzi tutto ad affratellare le
nazioni tra Joro, unificandole nella credenza religiosa ed insegnando
la civile e consolantissima dottrina, che il Dio Redentore pose in capo
all'Orazione Domenicale, Pater noster qui es in coelis ; formola su-
prema della civilta cristiana.
II clericalismo non pone sopra false basi la famiglia , procla-
mando la perfetta eguaglianza civile tra 1' uomo e la donna ; ma
questa sottopone all'imperio di quello, raddolcendolo pero con i ca-
rismi della carita, ed imponendo aU'uomo il gran dovere di tutelare
amorosamente la donna e di difenderla.
II clericalismo cosi ripudia questa stolta dottrina , che vuole
emancipates la donna , ponendola nel godimento de' dritti accanto
aU'uomo. Questa dottrina, che ha tutta 1'aria di filosoh'ca e progres-
siva, racchiude nel suo seno la distruzione della famiglia e della
societa, ceppaia della quale e la donna, la quale se corrotta tutto
corrompe e guasta. Invece della tribuna, del foro, dell' universila ,
dell' officina , de' teatri anatomici e via via , il clericalismo assegna
alia donna i sacri e verecondi penetrali della famiglia, ove la cir-
conda di venerazione e di rispetto.
II clericalismo ripudia ancora la dottrina, che vuol sconsacrato
il primo consorzio naturale, la famiglia ; e pero nel matrimonio vede
un sagramento: sopra i talami degli sposi pone la croce, invoca la
E SCUOLE L1BERALI 41
benedizione del ministro della Chiesa, non si contenta della fredda
ed esanime presenza del magistrate civile, dichiarandone incompe-
tent! a tanta dignita ed altezza i poteri. Cosi la famiglia sorge sopra
solidissimo fondamento ; i due sposi si consacrano il mutuo affetto e
le simpatie de'cuori, non solo la forzata fedelta de'corpi, cui me-
nerebbe 1' istituzione civile e secolarizzata.
II clericalismo insegna dalle sue cattedre una morale severa,
che s' inspira al giusto distacco dalle felicita della terra ; non scrive
sopra le sue bandiere : slraricchire,, stragodere, incitando a cupide
bramosie e stuzzicando 1' infame sete dell' oro. Egli tiene fissi gli
sguardi alia vita di la, e se non condanna le macchine, i vapori, i
telegrafi, le strade ferrate, non ripone per6 in essi la beatitudine
suprema; li considera come mezzi e non come fine; e se il povero
pellegrino cerca addormentarsi in essi, il clericalismo gli ricorda, che
il vuoto del cuore profondissimo si riempie solo in Dio e nelle soli-
tarie dolcezze del Crocifisso !...
II clericalismo non professa la dottrina, che il fine giustiftca i
mezzi, anzi la sconfessa e maledice. Cotesta dottrina utilitaria ed
immorale e in contradddizione aperta con lo spirito del cattolicismo,
che grida ; non sunt facienda mala ut eveniant bona.
II clericalismo insegna sopra tutto, nelle sue scuole, la veritd;
gli stima che una menzogna non va detta giammai, e tiene scolpito
su le sue insegne il grande apoftegma del Cristo ; esl est, non non.
La scuola clericale pero condanna quella turpe diplomazia, che
pone la falsita ed il mendacio, come base e principle delle relazioni
degli stati tra loro; e che cerca svergognatamente schiantare la
giustizia ed il dritto, avviluppandoli nelle fallacie e nella menzogna.
11 clericalismo insegna inoltre che la morale e il fondamento
del dritto, e che se sono distinti non sono pero disgiunti tra loro,
ceme pretende la scuola utilitaria; onde poi le funeste sciagure, ed
i mail, che crucciano le societa odierne.
La scuola clericale vede nella storia incarnati i disegni della
Provvidenza, la quale tutto dispone soavemente e forte, per usare ii
linguaggio della Bibbia ; insegna con S. Agostino e con Bossuet che
tutti i fatti concorrono, nel loro finale risultato, al trionfo del Cristo,
ed avvisa, con Vico, che la storia e la giustificazione della Provvidenza.
II clericalismo, nello studio della natura, non professa i vergo-
gnosi principii di un materialismo abbietto e grossolano : quando
studia 1'uomo, esso vi si accosta con certa sacra trepidazicftte e vede
in quella povera ed inferma argilla 1'abitacolo ed il ricetto di uno
spirito nobilissimo, fatto ad immagine e similitudine di Dio. Non
vaneggia quindi in istranissime ipotesi per spiegare la vita, che esso
riconosce esclusivamente nQlVinspiravit del Genesi.
-42 SCUOLE CLERICALI
II clericalismo solleva a domma supremo la spiritualita dell'anima,
ed insegna 1' esistenza del soprannaturale , cardine inconcusso delle
sue dottrine e criterio solenne della morale sua. II clericalismo con
la credenza nel soprannaturale, mira nobilitata la natura ed ove altri
scorge il caso e lo sviluppo cieco e fatale delle forze organiche, esso
ammira 1'opera di Dio Creatore.
II clericalismo inculca sopra ogni altro I'amore e la riverenza
alia Chiesa Cattolica ; vuole rispettati gl' inviolabili dritti d'essa; delle
somme chiavi fa le arbitre del mondo, ed il perno supremo della
civilta.
II clericalismo ripone la civilta nei possedimento del bene e del
vero; e quindi pensa che civilta senza religione cattolica e vana e
bugiarda : la distingue accuratamente dall* ingannevole luccicore e
da quelle fulgide inezie, che costituiscono la coltura di un popolo ,
spesso o sempre abbarbaglianti gli occhi del corpo ; ma causa nefasta
e lagrimevole di corruttela e di barbaric raffinata. Questa idea 6
predominante nel suo insegnamento ; onde guarda con diffidenza ogni
civilta, che al cattolicismo non s' inspira : e a chi gli oppone 1' In-
ghilterra evangelica e la Germania protestante, esso mostra le vergogne
e gli orrori de' luridi vichi di Westminster e le turpitudini della
morale tedesca.
II clericalismo ripudia, nel suo insegnamento, tutti gli speciosi
principii, che costituiscono la civilta odierna : esso pratico e positive,
com'e, mira piuttosto allo irnmegliamento interiore dell'uomo ; per la
qual cosa non ha grande fiducia nelle istituzioni umane, segnatamente
se queste sono inspirate dal protestantesimo e dalla rivoluzione.
Insomma, per compendiare il gia detto, il clericalismo e 1'affer-
mazione dello spirito e del soprannaturale su la terra: toglie per
sua insegna la veritd e la giustizia, ma queste non prese in formole
vaghe e subbiettive, ma secondo una scienza rigorosa, che s'informa
a' principii saldissimi ed ineluttabili della rivelazione cristiana.
Questo e il clericalismo nella scuola , ove esso e tutto ardore
e zelo nelT inculcare i suoi principii e le sue massimc : diamo ora
uno sguardo al suo avversario, il liberalismo.
SCUOLE LIBERALI
II.
II liberalismo, figliato com'e, dal protestantesimo e dal raziona-
lismo, segue tutt' altra via. A' comandamenti di Dio sostituisce i
placiti della ragione individuale, e rinnegata la Chiesa Cattolica, &
costretto ricorrere alia bugiarda creazione della coscienza universale,
E SCUOLE L1BERALI 43
per aver la sanzione ed i criterii delle sue dottrine e della sua mo-
rale. II liberalismo cosi niega la potesta di Dio su la creatura ; in-
segna la ribellione, ed e un fomite a quelle scene dolorose di delitti
e di sangue, che cosi spesso affliggono e desolano la razza umana.
II liberalismo ritiene indifferente ogni religione , ed invasato dallo
spirito di superbia, crea sovente a se la religione, accomodandola
secondo il suo gusto e le passioni sue.
Al precetto non ammazzare, il liberalismo risponde consacrando
il regicidio; celebrando i Pianori, i Greco, i Flourans e simili altri
arnesi ; facendo 1' apoteosi dell' Orsini e del Milans , appellando a
tempi classici quando era lecito occidere tyr annum , e spargendo
mentite lagrime e fiori su le tombe loro.
11 liberalismo non fa gli scrupoli sopra la morale ed il costume:
esagera i bisogni fisici delfuomo, e bandisce un' ipocrita guerra al
celibato : tira a materializzare 1' uomo, e pero fa guerra a tutto ci6
che si oppone a questo sciagurato intento. Nella letteratura quindi
non fa lo schifiltoso; affida in mano alia giovinezza contaminate e
velenose scritture : nelle sue scuole i fiori divini della poesia e 1'arte
sono strascinati sovente ad inghirlandare le brutture del postribolo ,
e odonsi spesso spesso cantare su giovanissime labbra erotiche can-
zoni; nelle quali si poeteggia sopra gli occhi e le chiome di qualche
bella, che non e poi tanto pudica quanto Laura, o tanto celeste quanto
Beatrice e Piccarda, o infelice e mesta quanto la Giulia dello Shakspeare,
o cosi angelicamente pura quanto la Vergine d' Orleans dello Schiller.
II liberalismo nella letteratura getta i germi di preconcetti si-
stemi, esagera Tunione della forma con il pensiero, fin quasi ad iden-
tificarlo con quella, e fa della letteratura una scienza ed una dimo-
strazione de' suoi deliramenti religiosi e scientifici.
II liberalismo nelle sue scuole falsa il concetto della Letteratura,
he egli si argomenta d'elevare fino alia dignita di una scienza esatta;
e cosi anche delle lettere innocue si serve a turpi disegni, e qnando
T umanita penso sempre e concordemente, che il Cristianesimo avea
avvivato le scienze e le lettere , ed il monachismo salvatele entrambe,
ne' fortunosi tempi dell' irruzione barbarica , il liberalismo tardi, se
volete, arriva alia grande insania , che attribuisce lo scadimento
della letteratura al Cristianesimo e piu al Cattolicesimo , esempio di
tanto delirio il Settembrini, nelle sue Lezioni di Letteratura Italiana.
II liberalismo usa un linguaggio oscuro, disdegna di parlare mo-
desto eschietto; si piace dell'astruso, e delle turgide declamazioni ,
sostituendo il libero slancio della fantasia al rigore della scienza. II
liberalismo cerca affascinare con il luccichio della forma, e conqui-
dere cosi la forza del pensiero inesorabile: quindi le sue grandi, ma
momentanee venture.
44 SCUOLE CLERICALI
La scuola liberate ha una filosofia incerta e strana , la quate
ondeggia per tutti i sistemi, e si piace del paradosso e dell'impos-
sibile: il pensiero caccia sempre nell'oscurita della forma ed in un
gergo strano ed inintelligibile, die con la novita de' vocaboli e con
il rumoreggiare de'paroloni sonanti insinua facilmente 1' errore.
II liberalismo, precidendo la filosofia dalla rivelazione e dal
senso comune, fonda tanti sistemi quanti sono i cervelli che pen-
sano : esso nell' investigazione si propone piuttosto la vanita di un
nome, e la lusinga della gloria, non la verita, che non ama e non
vuole. E quindi tu ora lo vedi chinarsi al materialismo ed ora allo
scetticismo ; ora si solleva proclamando 1' assoluto ed onnipotente
imperio della ragione: ed ora ipocritamente abbraccia un teosoftsma
vano, o si butta nel panteismo, o proclama un naturalismo infame
e svergognato; balestrato fuori dalla sacra magione delle verita, esso
si brancola nelle tenebre e nelle tenebre si aggira sraanioso, in-
quieto, iracondo.
La scuola liberate professa la libertd del pensiero; dottrina as-
surda perche pensiero libero non si da, ma piuttosto volonta libera.
II libero pensiero da il dritto alia libera manifestazione, onde la li-
bertd di stampa e pel liberalismo un canone supremo ed un con-
quisto della civilta odierna.
II liberalismo professa un progresso assurdo, un progresso ch' 6
un regresso. II liberalismo figlio della rivoluzione e del protestante-
simo, negando il passato e 1'autorita, niega 1'elemento conservative,
senza cui il progresso 6 una parola vuota di senso. Talvolta la scuola
liberate arriva ad insegnare 1' Utopia di un progresso indefinite,
propugnando le teoriche della scuola Hegheliana. Questa barbara
concezione alemanna sarebbe la morte d' ogni civilta !
II liberalismo ha delle teoriche di dritto, fatte a posta per lui ed
in servizio delle sue brame. II dritto per esso e qualcosa d'elastico
e d'ondeggiante: se mi piace e mi giova io ti rispetto; se no la
forza ti spiantera. Quindi tutto il dritto liberalesco e forza, come nel-
T aureo Stato selvaggio !
II liberalismo assetato ed affamato d'oro e di ricchezze non &
poi tanto scrupoloso circa il dritto di proprieta : fu il liberalismo
che creo quell' infame motto sopra le labbra di Proudhon: la pro-
prieta e un furto, e quindi il comunismo. II liberalismo esagerando
1' idea e i' importanza dello Stato, spinge al socialismo, e ci vor-
rebbe meoare alle beatitudini di Sparta, ove lo stato prezzolava una
gente fiacca, inerte, mendica, tumultuosa,e schiara d'anima e di corpo.
II liberalismo ha per suo ideate la rivoluzione; onde la giustiiica
e n'insegna la necessita, vagheggiandone le beatitudini, che partori-
scono tirannia e miseria. II liberalismo facendo dello stato rivoluzio-
E SCUOLE L1BERAL1 45
nario un mostro, niega ogni liberta ed ogni dritto individuate e fa-
miliare; esempio quella stolta pretensione, che toglie a'genitori il
dritto d' istruire la prole, come vogliono, costringendo tutti ad un'in-
segnamento stereotipo, spesso abborrito ed esecrato.
La scuola liberate pone nel popolo la sorgente suprema dell'au-
torita; quindi proclama reggimenti popolari; ove chi governa e un
mandatario, ed i re non sono che i primi funzionanti dell' ammini-
strazione: concetti assurdi e sagrileghi, che sconsagrano la potesta
divina de' re e la distruggono.
11 liberalismo insegna, nelle sue scuole, un dritto internazio-
nale preciso da ogni sentimento di giustizia, e fondato solo sopra la
convenienza e 1'utilita. Quindi egli proclama massime assurde; tra
cui il non intervento ; pel quale principio tu dovrai assistere im-
passibile alia sventura di un tuo vicino, e se altri f assale, per ru-
barti e scannarti, tu farai un delitto se gridi al ladro e se invochi
soccorso. II liberalismo cosi sospinge la societa al paganesimo, rompendo
quei legami con che la strinse la Religione del Cristo e distruggendo
quell' opera stupenda, che il Medio Evo creo, radunando ed affratel-
lando insieme i popoli sotto lo stendardo della Croce, appellando
questa grande ed immensa riunione: Cristianitd.
La scuola "liberate aggiunge e proclama la teoria de' fatti com-
piuti, altra barbara concezione, che pone il fato su la ragione e che
consacrerebbe e legittimerebbe ogni momentaneo trionfo del male e
dell' ingiustizia.
11 liberalismo, nelle sue scuole, professa la teorica infame die
il fine giustifica i mezzi, inciela il Macchiavelli, che il pensiero
pagano ridusse a formola e lumeggio, fino a considerarlo come crea-
tore della civilta moderna, la quale assoggetta la Chiesa allo Stato,
collocando questo sopra il vertice della piramide sociale, e si mette
cosi in opposizione allo spirito, che informo 1'eta di mezzo. Usa
quindi senza scrupolo gl'infingimenti, le arti subdole, le frodi; scusa e
legittima il tradimento fino a chiamare eroi (JHella malnata genia d'uo-
mini senza coscienza e senza onesta, e lo premia se gli torna conto e
gli giova. II liberalismo usa i cosi detti mezzi morali, diventati celebri
sopra la bocca del Cavour e de' suoi consorti.
11 liberalismo nel suo Dritto pubblico Ecclesiastico, proclama il
gran principio della separazione della Chiesa dallo Stato ; prin-
cipio, che tiraneggia la Chiesa, che 1'abbandona in plena balia de'suoi
nemici, che getta lo scompiglio nelle coscienze, ed e cagione funesta di
scostume, d'immoralita e di sventure sociali.
II liberalismo, come conseguenza di questa scissione, mira a
secolarizzare tutto, e tutto fa assorbire nelle spire dello stato rivo-
luzionario. Cosi egli dissacra 1'istruzione, da cui sbandisce il Gate-
46 SCUOLE CLERICALI
chismo cattolico, dissacra il matrimonio, riducendolo alia disonesta
larva di un contralto civile, disconoscendone la natura essenzial-
mente religiosa e 1' altezza de' fini, dissacra la beneficenza allonta-
nandone il sacerdote.
II liberalismo negando 1' autorita della Chiesa, lascia il potere
laicale senza rattento e senza freno; fa ripiombare la societa nel pa-
ganesimo, quando non si vedea altro che corpi, e corpi servi ed av-
viliti; e la potesta sociale era simboleggiata dalle verghe e dalla
scure littoria: a quei tempi sciagurati, quando ancora il martirio di
Pietro e Paolo Apostoli non avea solennemente ricordato a'crudeli
e corrotti Cesari di Roma, che oltre il corpo v' e uno spirito immor-
tale, e che 1' imperio di questo non era di un Cesare terreno, ma
di Dio, e per Dio del Cristo e della Chiesa.
II liberalismo giustifica le congiure e le sedizioni, sagrifica Rossi,
e porta in trionfo 1'assassino di lui, intuonando una canzone sver-
gognata. I principii del liberalismo sopra la sovranita sono principii
assurdi ed immorali, che legittimano le ribellioni, 1'apostasia politica,
le conventicole secrete, e condannano la societa all' incertezza, allo
spavento continuo ed alle catastrofe piu micidiali e dannose.
II liberalismo riprova 1' ubbidienza cristiana , dipingendofa con
neri colori, e lagrimando ipocritamente sopra la schiavitu religiosa;
nel mentre pero esso biasima quell' ubbidienza, ch'e segno di perfe-
zionamento dello spirito e di progresso , tollera e scusa 1' immorale
ubbidienza del settario, il quale ubbidisce un ignoto, che con cinica
freddezza gl' impone talora d' immergere un ferro scellerato nelle vi-
scere del proprio padre, o di sagrificare un amico, o di perpetrare
un misfatto qualunque.
II liberalismo professa la morale del piacere e del godere; fa della
terra il suo Eden e la sua beatitudine, e quindi tormenta se per ri-
cercare piaceri novelli e novelle ricchezze, con cui cercherebbe arri-
vare alia soddisfazione d' immensi bisogni. Per la qual cosa egli e
tutto calcoli, pone 1'Ecotomia sopra ogni altra scienza, e conta gli
uomini come gli scellini ed i dollari: identifica I'operaio con la mac-
china, abbrutendolo e disonestandolo , e calcola sopra i dolori, gli
affanni e gl'istinti piu sacri del genere umano, con la freddezza con
cui calcolerebbe sopra i prodotti ed i lucri di un negozio qualunque.
Ogni cosa dunque misura con il regolo deirEconomia; abolisce le feste
perche tolgono il guadagno di tanti milioni , disconoscendo che la
piu grande ricchezza e la moralita, e che infangato 1' uomo sover-
chiamente nel brago de' piaceri , ricchezza alcuna non v' e , che ne
soddisfaccia i bisogni , i quali inappagati sono corruccio e stimolo
acutissimo, che esagitano gli animi, sospingono al pervertimento ed
delitto.
E SCUOLE L1BERALI 47
Le scuole liberal! sono la facina, ove si fabbricano quelle esiziali
teoriche, la cui applicazione pratica e cagione di tanti disordini, nel
seno della societa civile. II liberalismo per ragion d' esempio, ripu-
diata la celeste carita del Cristo , pone su. un amor naturale e crea
la ftlantropia f la quale e inefficace a sostituirsi all' alito celestiale
e vivificante di quella, e lascia i consorzii senza i piu tenaci e soavi
legami.
II liberalismo bandisce ancora la perfetta eguaglianza sociale de-
gli uomini tra loro, dimenticando che oltre all' identita psicologica,
v'6 T attivita propria della persona, la quale non e uguale in tutti
e quindi nascono le disuguaglianze sociali. Cupido di disordini, cor-
rivo al delitto com' e, esso leva la falce e livella tutto e tutti : onde
il disordine piu tristo e desolante. Ma v' ha di piu. II liberalismo
applica co testa speciosa teorica anche alia donna, che vuole porre a
fianco dell'uomo nel maneggio degli affari. Cotesta utopia , che il
liberalismo chiama con il nome lusinghiero d' emancipazione della
donna, e esiziale a' consorzii, cui attacca violentemente nelle basi.
Giacch& cotesta speciosa dottrina, nel mentre vanta e Simula un pro-
gresso, chiude germi fatali di corruttela e di morte. Spostata la donna
dai domestici lari, essa si corrompe e guasta; ed il guasto di lei tra-
sfondesi nella societa civile, di cui essa e la ceppaia. II liberalismo
cosi la lusinga, e 1'adula; ne rende piu turgide le passioni, e la fa
dissipata, senza pudore, ed inadatta alia grande missione, cui Iddio la
chiamo.
II liberalismo, che disconosce il cielo, non sa profferire una santa
parola di rassegnazione airuomo che soffre e dolorosamente suda per
guadagnarsi il pane: 1'operaio che lavora quasi macchina semovente
nelle officine, negli opificii, ne' docks e negli antri mefitici delle mi-
niere, egli piuttosto chiama, per aguzzarne 1'ire, schiavo del capi-
talista e gli mette avanti agli occhi un' ingannevole prospettiva ed
un' indipendenza impossibile, per attuare la quale rinnovellerebbe
senza rimorsi leorrende carneficine e gli eccidii con cui ebbe di-
strutte , sul cader del secolo passato, la ricchezza feudale. II libera-
lismo dissacrato non pud dire a' ricchi : quel che vi avanza datelo
ai poveri ; e quindi & tutto a soffiare nelle. fiamme delle passioni
del proletario, ed eccitarlo ad insorgere contro il possidente ed il ca-
pitalista.
La scuola liberate, nello studio della natura, non ammira 1' opera
stupenda e sapiente di Dio; non si sa sollevare alle pure concezioni
del domma cattolico sopra la creazione, e vede per tutto forze cieche,
per ispiegare le quali ricorre ad assurdi ; inventando la teoria del
chimismo, ch'e ateo e vituperosamente ateo.
48 SCUOLE CLERICALl
II liberalisrao non crede, o crede poco alia spiritualita dell'anima
ed al soprannaturale; o se lo finge secondo i suoi capricci e le sue
bizzarrie, riuscendo sempre, Delia vita pratica, alia compiuta nega-
zione d' essi.
II liberalismo non vede nell'uomo che un mammifero qualunque,
e come tale lo tratta senza riverenza e rispetto. Noi inorridiamo
quando ne' nostri teatri anatomic! giovani spudorati e scredenti ne
insultano oscenamente i freddi cadaveri , stati pur ora abitacolo di
uno spirito nobilissimo. Con questo concetto dell'uomo e della sua
dignita il liberalismo cbe cosa puo mai impromettersi di buono? Gu-
glielmo Marr tedesco, liberale e rivoluzionario feroce, avea ragione di
gridare: L' uomo dee rivenire selvagg.io in compagnia del leone
net deserlo, acciocche e' regni felice.
II liberalismo fa della storia una cospirazione permanente con-
tro la verita, come disse acutamente il De Maistre: piccandosi so-
verchiamente di filosofia, vuole abborracciati gli avvenimenti secondo
le sue idee sistematiche; e pero quando la storia non gli serve, esso
la falsa ed adultera, sconciando i fatti; e qui aggiunge, e cola sot-
trae e toglie, facendo un tessuto di menzogne e di falsita secondo gli
talenta.
Cosi la scuola liberale fonda una Filosofia della storia, ch' e una
scienza nebulosa ed astrusa; una scienza che annienta i fatti in gra-
zia delle idee, ed induce nel campo della storia, campo liberissimo per
intima costituzione sua , il rigore metafisico e la necessita di un sil-
logismo.
II liberalismo si fa della Storia naturale un'arma a danno degli
spiriti leggieri per abbattere e smentire la narrazione mosaica e per
dichiarare un mito la Bibbia: con cio scrolla ogni credenza negando
il domma della creazione, fondamento supremo di ogni religione.
II liberalismo parla di tutto e su tutto con una petulanza da trivio
e con una procacia che ti disgusta ed indegna. Pretende farla da
maestro in fatto di religione al papa ed a'vescovi, e si serve delle
sue scuole per disseminare perniciosi errori teologici, emorali. II libe-
ralismo trascina nel fango la potesta de'pontefici, tenta rapire loro la
triplice corona, ed agogna alia distruzione del papato, incominciando
dal dominio civile , ch' egli chiama un residue della feudalita del
Medio Evo e un arbitrario dono dei re franchi e di Matilde di Ca-
nossa, ed attentando da ultimo alia dominazione spirituale, vera ed
unica meta contro cui esso tende con ogni sforzo.
La scuola liberale tratta il prete cattolico come il ministro dei
protestanti e come il rabbino della sinagoga,perche insegna I'uguaglianza
de'culti e professa 1'ateismo dello Stato. Applaude quindi alia sop-
E SCUOLE UBERALI 49
pressione dell' immunitd ecclesiasliche ed alle leggi , che danno per
tirocinio al prete cattolico la licenza ed il libertinaggio della caserma.
II liberalismo tutto infatuate, coni'e, delle sue teoriche materiali-
sliche di scambii, di lavoro e di ricchezza, tratta i frati come gente
oziosa e paltoniera : essi cittadini perseguita, tiranneggia, e scaccia
dagli asili, ne'quali si ricoverano dalla tempesta del mondo; regala
loro ii grazioso nome di mani morte, e ne rapina ed adugna rapace-
raente i beni, I'efficacia cosLdisconoscendo della preghiera cattolica ,
cbe fonda gl'imperii, e li sostiene ed afforza.
II liberalismo ispira poco o niuna fiducia nelle pratiche pie della
Religione cattolica, caratterizzandole di superstizioni e di bigotteria ;
gli slanci puri e ferventi d'un'anima vergine, che anela a'baci d'un
amico immortale e purissimo e che disprezzando la felicita della terra
s'inebbria solo nelle ineffabili dolcezzedel paradiso egli chiama mistiche
sudicerie. L'uso de'sagramenti toglie o ne rallenta tanto la pratica
da renderne inefficace la forza divina e validissima, e pretende fare
i cittadini eccellenti senza 1'azione ed il concorso della religione,
proclamando le virtu civili degli antichi , ipocritamente tacendosi
sopra le vergogne e le piu grossolane sozzure, che infettavano la
vita di Catone stoico austero e di Seneca morale.
II liberalismo vagheggia una civilta senza mistura di religione
cattolica: decanta smaniosamente i progress! fatti da'paesi protestanti,
ed e tutto ammirazione per la Riforma del sesto decimo secolo. Lutero
per esso e il creatore della civilta d'Alemagna, Errico, la Bolena e
Cromwell di quella d'Inghilterra: 1'Europa tutta, secondo i suoi placiti,
entro in una nuova fase di vita gloriosa dopo la Dichiarazione del
drilli dell'uomo e del ciltadino dell' 89 e dopo gli eccidii efferati
del 92, e quando vede 1'immagine veneranda di Luigi e la pietosa figura
di Maria Antonietta non si mostra punto commosso; emette un ruggito
di furore dal seno a vista di quell' orrido mare di sangue e delle
carneficine di tante innocenti vittime, e s'inebria pensando che quel
sangue cadeva per inaffiare e fecondare la liberta novella.
Per riepilogare tutto ci6 che sparsamente abbiam detto; ii libera-
lismo nelle sue varie tinte e gradazioni e la negazione dello spirito e
del soprannaturale su la terra; afferma la materia; ed intende allo
sviluppo ed al perfezionamento d'essa. Quindi esso si circoscrive
quaggiu ; figge lo sguardo nel brago de' piaceri , n& lo sa e puo sollevare
piu su: si tormenta quindi a ricercare volutta e delizie, nulla badando
ad onesta di mezzi, perche onesta non ha quando ripudia principii
santissimi di religione.
Serie VW, vol. IV, fasc. 511. 4 25 settembre 1871.
50 SCUOLE CLERICAL! E SCUOLE LIBERAL!
Dopo questo cosi sfolgorante parallelo , il ch. autore
muove una interrogazione al lettore , per sapere da lui ,
quale di quelle due scuole gli sembri piii atta a formare
uomini probi, ed onesti cittadini. La risposta non puo fallire.
Conciossiache se T effetto dee corrispondere alia cagione
che lo produce, la educazione liberale, la quale nega la
fonte di ogni moralita, che e Dior o almeno ne prescinde,
e per contrario fonda il suo sistema sopra principii sovver-
sivi di ogni privata e sociale moralita, non puo certamente
dar altro che* giovani discoli, i quali non che essere la
speranza della societa , ne formeranno una presente mi-
naccia ed un vicino pericolo.
Ben pu6 accadere che in pochi o anche in molti gli
effetti di si funesta educazione non abbiano tutto il loro
svolgimento. Ma ci6 e da ripetere da altre cause, che
vengano opportunamente a temperare le ree conseguenze,
che quelFaltra di sua natura e destinata a produrre.
Per opposto anche dalle scuole clericali sono usciti non
di rado giovani pervertiti : e certo molti di quelli, che fi~
gurarono come capi nella rivoluzione francese del passato
secolo, erano stati educati in ottimi istituti. Ma oltreche
tutti costoro non formano che una debole eccezione contro
il numero sterminatamente maggiore dei buoni che ven-
gono fuori da quelle istituzioni ; una semplicissima rifles-
sione, fa svanire tutta la difficolta. Imperocche in forza di
quali principii anche gli allievi delle scuole cattoliche
rompono alcune volte negli eccessi, che generalmente sono
proprii di quelli delle scuole liberali ? Forse in virtu delle
massime, che sono ad essi istillate da loro educatori? Tutto
il contrario ; giacche la lor vita e i loro costumi sono in
aperta opposizione con quelle. Adunque il loro guasto & da
ripetere da tutt'altre cagioni : e la piu radicale di esse la
offre la corrotta natura, la quale pu6 senza dubbio esser
corretta da una buona educazione, ma non mai cangiata.
LA SAVIA E LA PAZZA
RACCONTO DEL PRINCIPIO 01 QUESTO SECOLO
XXVIII.
UNA LETTERA INVANO BRUCIATA.
Sebbene Clotilde bruciasse di curiosita grande di leggere
la risposta di sua sorella : pure tanto fu padrona di se, che
prima di aprirla, voile orare buon tratto dinanzi alia sua
cara Madonna . La ringrazi6 caldamente delFottimo avvia-
mento dato alle sue speranze, e le promise con devozione
filiale , che quando vedessele approdate al porto , ed ella
manderebbe appendere in voto alia Consolata di Torino due
bei cuoricini d'oro, un per se e Taltro per Pippo.
Poscia mise mano alia lettera , ne ruppe il suggello ,
giubilando della lusinga che le sue parole avessero otte-
nuto pur qualche cosa presso la sorella. Clelia rispondeva :
Cfarissima Sorella
Tu sei sposa in quattro e quattr' otto : grazie della
buona novella. Si vede che hai saputo divenire la benia-
mina di zio Chiaffredo, e passarmi innanzi. Non ne ho in-
vidia, sai ; anzi ho piacere che trovi uno sposo 'hello come
il sole. Quello che non mi garba, si e, tienlo a mente , che
52 LA SAV1A E LA PAZZA
tii ti passion! tanto per amore di me che vo in bocca al lupo.
Queste parole non avresti dovuto scriverle a tua sorella
maggiore. Che sai tii del lupo o delFagnello? Credi forse
di vederci meglio tu da Roma , che io in Torino ? Se io
casco volentieri in bocca a questo lupo, che ne importa a
te? Ha forse egli 1' obbligo di piacere a te, che nol dei
sposare? Nelle inclinazioni di genio mi credo liberissima
come 1'aria, e non soffero che niuno mi faccia le filosofie
in capo. No no ; ne parenti, ne babbo ci entrano : pensa se
sara una sorella minore quella che mi dark legge. La Ma-
donna e il Papa e il re io li lascio a loro posto, e non li tiro
a mezzo agli affari di cuore ; e se anche il signor Brutus
Marq fosse un patriotto, o, come t 1 insogni tu per gelosia,
un giacobino , io tengo che anche i giacobini hanno diritto
di amare e di essere riamati: non sono le opinioni politiche
quelle che debbono formare il nostro nodo e la nostra fe-
licita ; ma 1' amore. A te sembra che lui ha il cuore rna-
ligno, e che somiglia ad una serpe. Mi vien proprio stizza
a sentirrni trafiggere, sotto manto di divozione , cosi cru-
delmente il mio amante. Io certo non sono bigotta; ma que-
sti complimenti non li farei alFamante tuo, per non man-
care alia carita: tu hai meno scrupoli. Ti ripeto, Brutus ha da
piacere a me, a me sola : quando egli piaccia a me, chiun-
que ardisce di svillaneggiare T eletto del mio cuore, il fra-
tello deiranima mia, fa torto a me : e io non sono d'umore
di tollerar torti. Si vede che conosci ben poco il mio natu-
rale, quando ti lasci accecare fino a desiderarmi per isposo
una copia del tuo. Figurarsi ! un soldato del Papa, con tanto
d'abitino al collo, e tanti altri miracoloni di santocchierie!
Per me non v'e razza piu antipatica che i bigotti e le
bigotte. Se un tal cero mi venisse tra' piedi, Io consiglierei
d' allogarsi per lavascodelle in un convento di monache ,
appena finite il soldo del Papa. Ma poiche a te ti va, ed io
non ci metto bocca. Tienlo caro , che non ti caschi. II P.
Lanteri, a cui mi mandi per consiglio , non ha niente che
vedere ne'fatti miei. E passato il tempo che i confessori si
UNA LETTERA 1NVANO BRUCIATA 53
mescolavano di tatte le brache di famiglia, fino a maritare
le penitent! a proprio capriccio. Ora, per grazia di Dio , vi
e la legge francese , i preti eantano messa , e noi ci acco-
modiamo a nostro gusto ; se essi tengono broncio, basta a
farci sposi la ciarpa trieolore del sindaco. Alia Madonna
dell a Consolata poi mi raccomando anch' io ; e non credo
che essa si prenda piacere a guastare i matrimonii, piuttosto
pensera a proteggerli ; con che andranno in fumo le tue
profezie. Gia non ti ho mai creduto molto felice nel profe-
tare. Spero che scrivendomi un'altra volta mi darai meno
consigli, e piu novelle di te e di zio. A proposito di zio, digli
tante cose affettuose da parte mia, quante il cuor tuo pu6
dettarne. E credimi tutta tua affezionatissima sorella Clelia
A Clotilde che seduta allo studiolo, colla fronte appog-
giata alle due mani , si addentrava in questa orribile let-
teraccia, il cuor venia meno, serrato dal dolore, martellato,
lacerato, insanguinato da ciascun inciso dello scritto. Pure
lesse e rilesse gli amarissimi rimbrotti con che la sorella
rispondeva alle dolci e carezzevoli rimostranze, dettate dal
piu tenero sentimento d'un animo pio e gentile. Povera
Clelia ! andava ella ripetendo ; che sara di te ? . . . Non ne
prende una in bene!... mi rimbecca parola a parola, sino a
buttarmi in faccia quella velenosa gelosia ( qui Clotilde si
tergeva una lacrima, strappatale dalla vilta 'dell' ingiuria) gli
e proprio cercarla col fuscellino, per voglia di malignare....
Gelosa io? gelosa, mentre ho Pippo ! gelosa d'un giacobiuo,
io che gli darei T erba cassia il primo giorno che '1 sentissi
montar per le scale!... Non vuole che nessuno entri nel suo
sposalizio... manco la Madonna... allora ci entrera il diavolo,
disgraziata ! . . . Le vien puzzo dello scapolare . . . Dio mio !
che la fosse divenuta eretica ? . . . Quante bizze , quanto
fiele contro i bigotti e le bigotte . . . e gia si sa i bigotti
siamo noi... io, Pippo e zio... No, per zio no: gli manda anzi
i complimenti melati... ne spera le buone grazie... -Si, tu le
avrai: Tha proprio azzeccato la bella maniera;.. Quando si
54 LA SAV1A E LA PAZZA
dice aver le traveggole ! ... non ci e peggio che una pas-
sione : e pure lei e astuta piii di me dieci volte ! . . . Lascia
che zio legga questa lettera, e vedrai se sapra fame ri-
sentimento... chi ne va di mezzo, & lei. Povera Clelia ! . . .
Per me ti perdono, ma zio... E pure non posso nasconderla:
lui mi domandera che cosa scrive Clelia... E io la brucio...
zio mi strillera un tratto, pazienza!
Tra tali rammarichi e disegni, parve a Clotilde udire
nelPanticamera frusciare il saliscendi : Ecco zio ! - - Prende
la lettera, la strappa, e fuori dalla finestra. Poi va incontro
a zio. Non era zio, n& altri; era un buffo di vento che facea
crocchiare la porta. La lettera volava in mille pezzetti di-
spersa dalFaria : Clotilde ne vide i bruscoli cadere lontano.
Allora corse allo zio: Barba, Clelia vi saluta molto cara-
mente, e m' incarica di dirvi tante cose...
Tante cose che gia so.
Ma se la lettera me la d&ste chiusa?
L'era chiusa, perche F ho chiusa io. Oh ci mancava
anche cotesta, che Clelia mi scrivesse dentro una lettera
di suo padre in carta suggellata ! gliel' avrei rimandata
sul muso. L' ho letta tanto bene, e la so a memoria per un
pezzo...
Peccato, interruppe Clotilde conuncandido sospiro;
peccato ! io Tavevo stracciata 1
Ah, tu Tavevi stracciata ! E perche ?
Per non vi dare dispiacere. Ci erano certe cose...
Tu hai fatto da buona sorella... Ma lei e una vipera: il
veleno le schizza in ciascuna parola. E non fa di noccioli :
ti trincia certe massime da rinnegata, da giacobina fradi-
cia. Ecco ci6 che si busca suo padre con dare porto franco
ai lecconi patriotti. Ma stk, ch'egli non andra a pentirsene
a Roma; e presto mangera il pan pentito... A Clelia poi Io
dar6 io...
Per amor di Dio, barba, non V inquietate : alia fin
fine le sono parole : Clelia, io la conosco, e un po' bizzosa,
a tempi patisce le lune : chi sa come le si e intraversata la
UNA LETTERA INVANO BRUCIATA 55
mia lettera. Tante volte per un nonnulla mi serpentava che
faceva correre tutti di casa : Voltati in la , Tera un olio.
Credetemi, il cuore Fhabuono...
Buono forse per la civetta. Di cuori buoni e pieno
ogni... pressoche non dissi... volevo dire F inferno. La testa
ci vuole, la testa diritta, e il cuore attaccato alia testa .
Guardala li, intabaccata sino all'osso d'un arnese di galera,
e non c 1 e verso. Ne crepi babbo, ne arrabbii zio, ne pianga
la sorella ; incornata li. L' e un interesse del cuore , dice
lei ; gli e un affaraccio, dico io, di ragazza senza fede ne
onore: il cuore quando e corso in fallo, gli si fa dare un
rivoltolone, e rieccolo a posto. Ma senti bene, Clotilde: io
per me di quanto le ho promesso non le levo uno spillo: di
quello che mi resta disponibile, far6 prima i miei conti coi
meriti suoi...
Zio, disse Clotilde, che intese benissimo la minaccia,
di qui la ci passera molt'acqua sotto il ponte di Po : Cle-
lia ha tempo di rimettersi. Oh, se io potessi parlarle a tu
per tu, due giorni solo !
Ci perderesti il ranno e il sapone. Io forse non Io
vedro, ma tu che sei bambina, avrai tempo di vederla pian-
gere e dire il mea culpa a lacrime di sangue. Certe pas-
sionacce Dio le sferza anche di qua. Tienlo a mente.
XXIX.
UNA NON ASPETTA I/ALTRA.
Chiaffredo non si attendeva di vedere le sue profezie
avverarsi troppo presto. Intanto aveva ultimato il trattato
con Filippo Stellini e coi parenti di lui. Ai solenni sponsali
di Clotilde e Pippo egli invito gran numero di amici , e
voile che ne sottoscrivessero 1'atto i monsignori Menocchio
e Cavalchini, siccome compatriotti. II conte La Marmora,
uno degl 1 intervenuti , riferi a nome del re Carlo Emma-
nuele, che la maesta sua riserbavasi il diritto di assistere,
56 LA SAVIA E LA PAZZA
per procuratore, alia celebrazione del matrimonio ; la gra-
zia doversi a cio che Clotilde era figlioccia della beata
regina Clotilde, sposa del re ; e lui, il conte, essere fin da
ora delegate per testimonio a nome del suo sovrano, Di
che fu gran giubilo nelFassemblea, e Clotilde fa il di stesso
a ringraziarne Carlo Emmanuele, condottavi dallo zio. Portd
allora per la prima volta un magnifico vezzo a picchiapetto,
donatole da Pippo per dono sponsalizio. Formavasi d'una
catenella di disegno etrusco, da cingere il collo, e reggeva
un ovale gemmato a punticine di brillanti, e dentrovi mi-
niato in avorio il busto di Pippo, in divisa di foriere, e colla
coccarda pontificia bianca e rossa : la quale delicata pro-
testa di onore crebbe a Clotilde il pregio del dono senza
misura. Nel contratto il giorno delle nozze non fu fermato;
essendoche Pippo non anche era libero di se, ne sapeva
quando il sarebbe ; dove poi il divenisse, non voleva tro-
varsi avere fissato un tempo, che gli servisse d 1 indugio.
Se Chiaffredo sollecitava gli affari di Clotilde, non per-
deva tuttavia d'occhio quelli di Clelia. E sebbene egli fosse
adirato in sornmo per la cocciutaggine di lei nel disonorato
amorazzo, pure non ismise di brigarsi di pure ridurla a
migliori sentimenti. Gli erano finalmente giunte le infor-
mazioni chieste sul conto di Brutus Marq, una piu nera che
Faltra, in conferma di quelle che gia troppo gliel 1 avean
dato a conoscere per un furfante. Costui nasceva d' un
ostiere in Parigi; e in sua fanciullezza s'era divertito molto,
diceva egli, a solleticare la pelle degli aristos; mentre i
grandi nelle fiere giornate del terrore ammazzavano i
grandi, egli, monello di quindici anni, si aiutava di acciac-
care i piccoli, affinche, aggiungeva esso con una grazia di
iena, affinche non venissero grandi. L' ira profonda contro
la societa e la religione avevala accumulata non gia ai
ritrovi leonini del Robespierre, ma ai tigreschi del Chau-
mette e deH'Hebert, ai quali conducevalo il suo padre
medesimo.
UNA NON ASPETTA L' ALTRA 57
Colk si era egli nobilitato col nome di Brutus, giusta
Tandazzo de' tempi, come tanti altri farabutti pari suoi. Di
che crebbe in tanta gloria, che servi da acolito all'apo-
stata Chaumette, allorche questi dalla chiesa di Nostra
Donna condusse trionfalmente la dea Ragione a ricevere
le adorazioni dei rappresentanti della Francia imbestiata.
II resto dell'educazione di Brutus si era fatto neU'esercito
repubblicano, che prese Roma nel 1798, ove egli si trovo
come scrivano di un provveditore della truppa. Ma avendo
condotto e raccomandato al generale Berthier quel famoso
patriotto romanesco, il quale si offeriva di arrolare ad onore
della repubblica romana due mila briganti delle galere, il
povero Brutus Marq ebbe r onore d'essere cacciato dal ge-
nerale poco meno che a pedate nelle reni, insieme col suo
cliente protetto. Per la quale avventura , grande fu il
pregio in che sail il Marq presso il generale (poi maresciallo)
Massena, successore del Berthier, e galeotto egli stesso
quanto niun altro galeotto del bagno di Tolone.
Brutus cresciuto a si alte scuole gran repubblicano, in
isfoggiata coccarda tricolore, era tuttavia un omiciatto
bassotto, bruno, smilzo, con un viso ovale, non irregolare,
di cui una meta imboscavasi di barba dura, nerissima, tosa
a pagnottella. Allo sdegno accendevasi pronto, ne sapeva
dissimulare la minaccia : ma alia vendetta prendeva tempo,
studiavane tutte le vie : questo solo il distingueva dal
volgo dei malfattori. Gli si leggeva negli occhi 1'anima
ferrigna : perciocche il guardo appuntava imperiosamente
nel discorrere con chicchessia, e solo per passione sapeva
addolcire un'occhiata, piuttosto voluttuosa ehe amorevole.
Sopra tutto lampeggiava diluce sinistra, allorche col gergo
furbesco delle bettole parigine malignava contro i ci-devant
gretres, o contro i ci-devant nobles. Clelia, che il conobbe
solo sotto il regime napoleonico, ne esaltava la conversa-
zione arguta. Clotilde, sebbene piu bambina di lei, rispon-
deva : Ti fa ridere, ma schernisce tutti.
58 LA SAVIA E LA PAZZA
Ha un occhio di aquila.
A me pare Foccbio di quel gatto moro che mi ba
inangiato il canarino.
II Marq conosceva Roma quanto un romano ; non gia
da artista, ch& d'arte non sentiva meglio che un ostiere di
Parigi; ma da poliziotto. Perche sotto il Massena egli so-
stenne il carico di capoladro, in servizio di quel ladrissimo
tra i ladroni repubblicani. Era capace, il Marq, di presen-
tarsi in una casa agiata di signori romani a nome del ge-
nerale, e cbiedere in prestanza (sapeva chiedere in guisa
da ottenere) il piu pregiato corredo di tavola : il corredo
non tornava piu al padrone : il Marq facea sentire cbe a
riscuoterlo abbisognava un regalo : il regalo teneva per
contentino insieme col vasellame. A questo modo il Brutus
ebbe agio di studiare Roma a palmo a palmo , finche il
fremito e Findegnazione pubblica degli stessi ufficiali fran-
cesi non ebbe costretto il Massena di cessare il saccheggio
di Roma, rassegnando Fufficio di comandante.
Egli e manifesto cbe si rari meriti designavano Brutus
Marq alia oculata benevolenza del generale Miollis, a cui
le secretissime istruzioni drNapoleone comandavano di
trattare Pio VII, come trattato si era Pio VI. II sig. Brutus
non ebbe tuttavia altro avviso , fuorche di tenersi in ac-
concio di partire per Roma, in servigio di confidenza del
generale, e sotto aspetto di forniture e di rimonte di ca-
valli, II resto sospettollo da s& colla sua malizia di spia
matricolata.
Chiaffredo compose queste private notizie sull'essere di
Brutus col dispaccio avuto dagli Amici cristiani, e coi cenni
vagbi della polizia dell' ambasciata francese; e n'ebbe una
storia compiuta, storia da dare la febbre a un uomo d' ono-
re. Per6 non ebbe forza di rinunziare alFestremo tentative,
d'un viaggio a Torino, per liberarsi da si mostruosa paren-
tela. Gi ne aveva parlato in casa, disposto le valige, rac-
comandato la Clotilde alia signora Teresa, e fatto sentire
cortesemente allo Stellini, ch' egli avrebbe gradito sospen-
UNA NON ASPETTA L' ALTRA 59
desse le visite alia fidanzata, durante Tassenza sua:
E cio, soggiugneva ChiafFredo, solo per pubblico decoro
tuo e nostro. Se non che non fu d'uopo ne cessare le
visite, ne salire in poste. Una lettera, vero colpo di fulmi-
ne, anmmziava non i temuti sponsali di Clelia, ma lo spo-
salizio : Clelia Malbrouch era divenuta madama Marq.
E questo non era che il primo scoppio d' una batteria
strepitosa, ed incalzante si che Tun tuono prendeva 1'al-
tro. II povero Mauro, angoscioso e disperato, scriveva che
il matrimonio di Clelia sarebbe la morte di lui : ma che
egli non aveva potato in conto alcuno distornarlo ; e il
matrimonio era seguito. Infattirinfelicissimo padre era stato
circonvenuto e sopraffatto. Da una parte la Clelia il per-
versava. con ripetergli, che anziche vivere infelice, ell'era
risoluta di finire i suoi guai, come tante altre aveano saputo
fare. DalF altra parte Brutus assediavalo, onnipotente di
protezioni e di tracotanza. Magistrati e generali francesi
venivano a muta a muta a battagliare il signor Mauro ,
mossi dalle raccomandazioni che loro ne facea pervenire
dal generale Miollis lo stesso Brutus. Correva di que' di
un' usanza pressoche universale tra i conquistatori d' Ita-
lia, che Tun 1'altro si facessero spalla ad intrudersi nelle
famiglie italiane, e schiumarne quanto vi fosse di fanciulle
belle e riccamente dotate. Non si sottilizzava in ragioni di
convenienze , che anzi operavasi colle lusinghe , coi so-
prusi, colle frodi, colle aperte minacce, e poco men che
colla violenza : quasiche il contendersi dei padrifamiglia al
sacrificare il loro sangue ad un francese fosse fellonia
contro i benemeriti liberatori ; breve la came italiana, con
sopravi di bei zecchini ruspi, riputavasi come spoglia opima
della conquista.
Finalmente una lettera imperatoria del generale Miollis,
presentata a Mauro per mano del prefetto di Torino, diede
il tracollo a lui, la partita vinta a Brutus. In questa si diceva
che il generale necessitava del signor Brutus per gravi
60 LA SAVIA E LA PAZZA
faccende del suo ufficio in Roma; e quindi si pregava il
padre della giovane di sbrigare il matrimonio intavolato:
nulla esservi di piu onorevole, che il consentirvi, nulla di
piu offensive che il tergiversare : trattarsi d' un uomo, ono-
rato della fiducia del generale, il quale troppo avrebbe e
diritto e potere di fame risentimento. II prefetto incalzo la
proposta. Mauro cominciava a tentennare, tra per istracco
e per cortesia di non resistere duramente in faccia al primo
magistrate della provincia. Fu colta a volo una sua mezza
parola, fermato e quasi imposto il giorno delle nozze. Un 1 ora
dopo tornavagli in casa il prefetto, non piu solo, ma con
Brutus Marq, e col notaio.
Mauro, poiche si vide al perso, e conobbe ormai inutile
il riluttare, si acconci6 come vittima rassegnata e lieta del
coltello. Si arrese a tutto, eccetto che insisteva per un re-*
spiro al consegnar della dote, cioe sino ad avere dal futuro
marito di sua figlia un' ipoteca, o malleveria, qual si fosse,
della somma consegnata. Brutus per converso pretendeva
che un uomo in cui favore si agitavano tanti personaggi,
portasse la garanzia nel suo nome; e oltre a ci6 esigeva i
danari subito e sonanti, per via delle caparre e cauzioni
ch 1 egli dovea dare in Roma nel suo ufficio di fornitore.
Nelle quali pretese quel prepotente con tanta braveria rin-
gagliardiva, che alia fine il debole Mauro s'avvili e cadde
nel laccio. E quello che peggio era, Brutus non contentavasi
dei cinquemila scudi di dote materna, ne delFobbligazione
dello zio Chiaffredo per ottomila scudi di sopraddote, ne di
quel migliaio dipiu che Mauro poteva aggiugnere di suo; onde
il signor Mauro fa ridotto ad accrescervi un secondo mi-
gliaio , per isnocciolare il quale gli fu forza indebitarsi
cogli amici. Brutus non si mosse, insino a recarne seco il
contratto stipulato. Clelia rifacendo seco il conto de'suoi
settantacinque mila franchi di dote, credette toccare il cielo
col dito. Le nozze tennero dietro al contratto, con solo tre
di d' intervallo.
UNA NON ASPETTA I/ALTRA^ 61
Zio Chiaffredo, al'ricevere siffatti particolari, strugge-
vasi di cordoglio, e sempre piu inchiodavasi nel proposito
di non mettere fuori quattrini, tranne lo stretto interesse,
et quidem a rate di tre o quattro mesi, in mano della ni-
pote ; il capitale poi non lo si lasciare sgattigliare in conto
veruno, sino a che Brutus non avesse dato sicurta solenne.
Brutus Marq invece faceva assegnamento certissimo di ri-
scuotere egli a nome della moglie una bella annata di quat-
trocento scudi d 1 interesse, anticipatagli subito al suo arrivo
in Roma, e quanto al toccare presto Tintera somma capi-
tale, invece del fruttato , confidava ne' suoi ingegni ser-
pentini. Intanto pero non cessava dal tempestare il suo-
cero, mungendolo in corredi, vestiti, gioie, colla prevalente
sua improntitudine, troppo bene aiutata dall' ambizione e
dall 7 ingordigia della Clelia.
Per estremo di sciagura, al povero padre di Clelia
convenne far buon viso alia proposta di Brutus, che pre-
tessendo alle sue gherminelle motivi innocenti, ricbiese di
attaccare, come dicono a Torino, il cappello al chiodo, cioe
adagiarsi di tutto punto in casa della sposa. lo sono
sulle mosse per Roma, diceva egli , ne mi conviene di fer-
mare il quartiere per altro semestre: or mentre io fo gli ac-
conciin Roma, ben e maggior decoro vostro, cbe la figliuola
abiti presso voi suo padre, che non in una locanda. E
adagiarsi in casa lo suocero fu nulla rispetto allo spadro-
neggiarvi che il prode genero troppo bene seppe fare. Ap-
pena uscito della sala municipale , con Clelia a braccetto,
Brutus si tenne per investito della suprema dittatura nella
nuova abitazione : gia vi aveva fatto trasportare le sue
carabattole, richieste le migliori stanze, e altre cose ordi-
natevi a suo talento.
La buona sposina in tutto cotesto tramestio non vedeva
altro che il comodo suo, e la mirabile destrezza dello sposo,
che sapeva rendere lei padrona e libera in casa sua, e ci6
solo pel grandissimo affetto che a lei portava. .Perciocch5
62 LA SAVIA E LA PAZZA
Brutus, accovacciatosi nel ricco e agiato ostello, non isfre-
navasi punto con violenze, s! bene serpeggiava con infinito
raggiro, e sempre sotto as petto di appagare de' suoi ca-
priccetti la Clelia, e sollevare Tamato suocero dalle solle-
citudini e dalle brighe di casa. Intanto per6 piantava i piedi
nel terren soffice, si radicava, recavasiin mano la spesa e
il governo della servitu, libri e registri ; sicche il tapino di
Mauro, solo, vecchio, non sostenuto dalla figliuola, domi-
nate dalla ferrea efficacia del genero, poco altro omai poteva
in casa sua, fuorche assidersi alia mensa comune, approvare
quanto si facesse di spese e d 1 altro e, con un cupo crepa-
cuore, chiamarsene soddisfatto.
Strano e inesplicabile fatto appariva agli occhi di Mauro,
che il genero suo sembrasse quasiche scordato di Roma.
Partir6, diceva quest! al suocero ogni giorno, partirb in
breve. E cio non ostante si veniva accomodando di tutti
gli agi suoi , come se disegnasse pur quivi terminare la
vita. Alia Clelia invece diceva : Non par tiro, se prima
non ti avr6 messa in tenuta della nostra casa. Poiche que-
sto poco di spogliatoio possediamo in Torino, e d'uopo
averlo alia mano. Ciascuno comandi a suo tempo: lui e
vecchio, cagionoso,ramminchiomto: noi siamo giovani, vi-
gorosi, veggenti: tocca a noi regolare la casa, darci vita
e spasso. Ti raccomando, poiche io sar6 fuori di qui, non ti
lasciar comandare in capo : quando si ha un marito, non si
e piu ragazza da condurre colle dande. Clelia trovava
che Brutus era accorto, e ragionevole il suo discorso.
Piu mesi fu alto silenzio di lettere tra le famiglie Mal-
brouch di Torino e di Roma. Ruppelo in fine , sul cadere
deir anno 1807, un breve ma spaventoso biglietto di Clelia,
contornato e suggellato di nero.
Carissimo zio CMaffredo
Siamo colpiti di orrenda sciagura. Babbo, per improv-
visa malattia & spirato ieri sera alle dieci. Vi mando copia
1L TESTAMENTO E L* ESECUZIONE SUA 63
del testamento. Saluto la povera Clotilde. Non vi dico altro,
perehS mi scoppia il cuore. Credetemi vostra affezionatis-
sima nipote.
CLELIA MARQ.
XXX.
IL TESTAMENTO E I/ ESECUZIQNE SUA.
Quanto cruda e profonda piaga aprisse nel cuore di
Chiaflredo e di Clotilde il laconico annunzio di Clelia,
appena si puo esprimere a parole. Non potea darsi pace
Clotilde, sopra tutto che non vi si facesse menzione dei
sacramenti : Ci volea tanto a scrivere una parola di piii:
Sacramentato ? E no : si ha da stare con questa spina nel
cuore, piii acerba ancora che quella della morte. Morto...
e non si sa come. Invece si fa copiare furia furia il testa-
mento : che me n' importa ?. . . 1' anima, F anima di babbo ,
questo io volea sapere. Per quei giorni ella scord6 al
tutto ogni altro pensiero , ogni affare le cadde dal cuore ,
persino Pippo. Quanto piii sentivasi appenare dal dubbio
sui sacramenti, tanto piii abbondava in preghiere e suffragi
e buone opere per T anima del padre. Chiaffredo, a volta di
corriere, riscrisse a Clelia, e un mazzo di lettere a parenti
e amici per piii ampli ragguagli. Rifiori tutto, come pure
Clotilde, allorchS fu assicurato che il povero Mauro era
morto tra le braccia del P. Lanteri, accorso in gran dili-
genza, sebben non chiamato, alle agonie. Questi facea fede,
che il inoribondo era tuttavia in se, e che si era acconciato
dell 1 anima, sebbene il tempo di amministrargli altri sacra-
menti fosse venuto meno. Pero la somma perizia di quel
sanfuomo nell 1 aiutare ogni piii disperata specie di peni-
tenti, riusciva come una guarentigia di bene sperare, e di
supremo conforto al signor Chiaffredo e alia nipote.
LA SAVIA E LA PAZZA
Quanto al testamento, Chiaffredo il lesse e rilesse: piu
lo considerava e piu apparivagli sragionevole in grado su-
perlative. II testatore lasciava ogni sostanza di beni stabili
alia figliuola Clelia ; il valsente in danaro alia figliuola
Clelia ; il mobile, le biancherie, le argenterie e le gioie alia
figliuola Clelia: e tutto cio sotto pretesto che 1'altra figliuola,
dimorando in casa dello zio Chiaffredo , non abbisognava
d' ess ere provveduta altrimenti. Clotilde solo era chiamata
erede della sua legittima, con sopravi un legatuzzo di non
so quali gingilli di quadreria, per segno di affezione pater-
na ; senza un cenno di dote assegnatale a parte. Cio che
poi feriva Chiaffredo nel vivo, e davagli di scuri pensieri
era la data dell'atto, cioe dus mesi dopo il matrimonio di
Clelia, e un solo avanti la morte del testante; e, per intol-
lerabile clausola, Brutus Ma-rq dichiarato esecutore testa-
mentario, con fioritissimi elogi di dilettissimo genero, fedele
e benemerito. Fortuna, che la dote materna di Clotilde si
trovava affidata a buone mani, ne poteva pericolare per di-
sposizioni del padre di lei.
Chiaffredo , studiato il tenore e le circostanze del te-
stamento, non penb a comprendere chi Tavesse dettato, e
forse imposto al disgraziato suo fratello Mauro. E bene,
ragiond tra s&, n& io ne Clotilde ci perderemo un cente-
simo . Brutus ha in suo potere tutte le carte di cola , ma
niuna che leghi le mani a me... Se vorra toccare i quibus
della sopraddote, dovra presentarsi a baciar manipolo , e
allora i nodi verranno al pettine. La legittima di Clotilde,
a legge franciosa, & bella e grassa : e lui converra che ci
metta del buono per infinocehiare me sulle carte di liqui-
dazione delFasse. Se gli avesse il frullo di traccheggiare,
ed io traccheggio piu di lui... la eosa va tra galeotto e
marinaio. Poi vi & il lecco del mio, quando tirer6 le cuoia...
Gia, il testainento di mio fratello, che Dio gli perdoni , se
pure 5 lui il colpevole ! mi proscioglie da ogni promessa
reciproca... e la perversa condotta di Clelia mi lascia li-
1L TESTAMENTO E I/ESECUZIC^'E SUA 65
bero da ogni riguardo di convenienza... stieno in decretis
o li fo ballare sopra un quattrino.
Ed ecco, die mentre il sor Chiaffredo si patullava in
pensando ai bravi spedienti di rinfrancare Clotilde dello
scapito sofferto, per le male arti del cognato Brutus; una
lettera di Brutus gli arriva da Torino , tutta zuccherosa ,
tutta caseante di tenerezze parentevoli. II dabbene genero
di Mauro Malbrouch si chiamava egualmente genero di
Chiaffredo, e dopo recitato un dolente passio sopra la
morte del suocero, entrava a parlare delle ultime volonta
di lui , e confessava di essersi sobbarcato alia penosa bi-
sogna di eseguirle : avea venduto la villa e i poderi siti
sulla collina di Torino ; ma, colpa i cattivi tempi, il ritrat-
tone saliva a poco piu di una met& del loro valore reale:
la pecunia lasciata da Mauro era assai notabile ; ma gra-
vata di mille taccoli, a cagione delle recenti nozze di Clelia;
di piu egli, Brutus , avea dovuto turare non pochi buchi
lasciati qui e cola da Mauro, che da un anno in qua com-
prava a chiodo : breve , la parte di Clotilde ricadeva a un
bel tremila scudi, senza piu: pertanto il signor Chiaffredo
fosse contento di cumularli con altri cinque mila, ed egli
si chiamerebbe soddisfatto della sopraddote della sposa ;
tre e cinque mila davano appunto gli ottomila scudi , ai
quali il signor Chiaffredo si era, sua bonta, obbligato : cio
s 1 intendesse, senza pregiudizio delle altre larghezze, che
Clelia e lui procaccerebbero di meritare dallo zio e suocero,
con quella esquisita osservanza e servitu di che esso era
degno, e la gratitudine loro imponeva. Clelia alia lettera
del marito fece una proscritta, sublimato di stile carezze-
vole inverse lo zio e la sorella.
Tu T arai ! rispose Chiaffredo , tutto solo rispon-
dendo a Brutus. Fossi matto! Prende la penna e riscrive
sciutto sciutto.
Serie VIII, vol. 7, fasc. 511. 5 28 settembre 1871.
66 LA SAVIA E LA PAZZA
Caro signore e parents mio
Ho la massima fiducia in voi: ma il dovere mio, come
tutore nato della Clotilde minorenne, e di rivedere le scrit-
ture original! lasciate da mio fratello defunto, e cosi pure
gli atti della liquidazione ; sopra questi convenire della
legittima che a lei si perviene. Sono pronto di ricevere
intanto gli scudi tremila, di cui mi parlate, bene inteso in
saldo o in acconto, secondo che dalle carte apparira il va-
lore reale della legittima. Per ora non mi troverei in ac-
concio di sborsare il capitale della sopraddote della vostra
moglie.ne in tutto ne in parte. Nominer6 trapoco un pro-
curatore costi, se pure non verro di persona a vedere in
viso gli affari. Tanti saluti a Clelia. Tutto vostro
CHIAFFREDO MALBROUCH.
Passa una settimana e un'altra, e Brutus non si facea piu
vivo, ne con lettere ne con altro. Al cominciare del feb-
braio 1808, quando gia Roma turbavasi di alto terrore, per
T espettazione delle truppe francesi, mosse da Ancona e
dalla Toscana, una mattina Clotilde torna dalla messa, tutta
sossopra. zio, chi ho veduto!
Chi dunque?
Monsu Brutus Marq.
Avrai traveduto.
No, vi, dico: era lui luissimo, Brutus vivo e vero.
Ti ha conosciuta?
Chi lo sa?
Ti ha guardata?
Aspettavo che mi salutasse, perche mi deve aver
veduto: era a venti passi: ma lui volto al canto, e addio.
Ben be', se ci e, si fara vedere.
Chiaffredo chiama il suo Giaco, un bastracone delle
montagne di Lanzo , stato gia caporale ne' Granatieri di
IL TESTAMENTO E L' ESECUZ10NE SUA 67
Torino, e fedelone si che pel sor Chiaffredo si sarebbe az-
zuffato coi birri. Ascolta bene , Giaco , da oggi in su,
terrai tu la chiave dell' uscio : ordine precise, che non T at-
tacchi al chiodo, che non la lasci a rabel su pel tavolino.,..
Chiunque venga per me, e tu nol conosca come amico di
casa, dirai ch'io non ricevo, fuorche dalle ore 10 alle 12.
(Era T ora assegnata a Pippo Stellini per lavorare sui re-
gistri). Clotilde, tu descrivigli bene quel signore francese.
Clotilde dipinse a Giaco il Brutus Marq, statura, volto,
barba, vestito.
Chiaffredo aggiunse : Ora sarai capace di ricono-
scerlo ?
A mille miglia di distanza.
Bene, se cotesto signore si presenta, tu non me lo
annunzierai sotto nessun pretesto, intendi bene, sotto nes-
sun pretesto, quand' anche lui facesse il diavolo per essere
annunziato. Gli dirai: Ho ordine assoluto dal padrone di
non annunziare nessuno. Se poi viene nell' ora dalle 10
alle 12, lo farai fermare nel salotto qui alia porta, mi por-
terai 1' ambasciata , e lo seguiterai fino alia mia stanza .
Vedi, colui e un lalosso di prima riga...
Basta cosi, sor padrone: io so come regolarmi coi
balossi, io. Lasci fare a Giaco.
No, vedi: non hai a far mostra di nulla ; solo che
lascerai la porta di mia stanza spalancata, e tu starai li
dietro a fare la sentinella, col mestone della polenta sulla
panca, per tutti i casi. Se senti che io o lui alziamo la voce
tu entri, ma senza bastone, sai, e dici : Comanda, sor pa-
drone? Ora hai capito bene ci6 che voglio dire?
Capitissimo. Gia lo sa, sor padrone, certe cose le
capisco per aria.
R I V I S T A
BELLA
STAMPA ITAL1ANA
1.
A proposito di una nostra Rivista, lettera del P. A. CICUTO.
Molto volentieri pubblichiamo la seguente lettera del P. A. Ci-
cuto, intorno ad un cui scritto ci accadde far censure nell' ante-
cedente nostro quaderno; anche perche da questa sua lettera risulta
una chiara confermazione delle dottrine cattoliche da noi con quelle
censure propugnate. La forma poi cortese che egli usa verso di noi
ci obbliga a professarglici grati ed a ricambiarlo di pari cortesia, nelle
brevi note di risposta o di schiarimento che a queste sue pagine ap-
poniamo.
Alia onorevole Redazione della Civiltd Cattolica.
La rivista critica fatta dalla Civiltd Cattolica, nel suo quaderno
del 16 settembre n 510, intorno a un mio articolo pubblicato dalla
Rivista Universale, intitolato: Lotta interna ed esterna della Chiesa
Cattolica,, pud lasciare nei lettori numerosi di codesto illustre Perio-
dico un ragionevole dubbio sull'ortodossia delle mie opinioni. Siccome
ho sempre e profondamente ritehuto, che il fiore e 1'apice della buona
fama d' un sacerdote cattolico sia la conformita e piena subordina-
zione delle sue opinioni alle dottrine della Chiesa, e siccome non
posso fare atto di abnegazione del mio onore, perch6 non appartiene
a me solo; cosi mi rivolgo alia lealta e cortesia di codesta onorevole
Redazione, perch voglia accogliere e pubblicare alcuni schiarimenti e
rettificazioni dell' argomento ; riputando cio ben piu utile e conve-
niente, che una facile ma poco edificante polemica tra i figli della
stessa Madre Chiesa, specialmente nella fase burrascosa ch' essa per-
corre in questa epoca sciagurata.
1 Dice la Civiltd Cattolica che io ho costretto e angustiato il
nobile e grandioso titolo entro la cerchia meschina di una guerric-
ciuola di parte . Invece, mettendo al disopra d'ogni nostra guerric-
RIVISTA DELIA STAMPA ITALIANA 69
ciuola e fuor di quistione i pronunciati infallibili dell'autorita della
Chiesa, ho cercato di mostrare quanto sarebbe ragionevole, che gli
apologisti privati di qualunque scuola lasciassero gli interni dissidii
su quelle gradazioni di opinioni, che la Chiesa, nella sua sapiente
pazienza, abbandona tuttavia alia libera discussione, e si accordassero
sotto le bandieredelleintelligenze antesignane, per propulsare piu com-
patti 1'assalto dei nemici esterni, che mai forse come al giorno d' oggi
furono tanto numerosi e inferociti. 1 lo era si lontano da intendere a
una guerricciuola di parte, che nella parte stessa, alia testa della quale
sta la Civiltd Cattolica^ riconosco espressamente la missione provvi-
denziale di elidere fino a un certo segno lo slancio e lo sforzo del
partito progressivo che.... potrebbe precorrere troppo rapidamente o
trascorrere, quando nessun rattegno gli temperasse la corsa. 2
!2 Vuole la Civiltd Cattolica che la mia opinione, sulla necessita
della lotta per la vita della Chiesa Cattolica, sia contraria agl'insegna-
menti di S. Paolo e alia pratica della Chiesa stessa, che spesso e so-
lenneraente prega per la pace, che considera come un bene ; la qual
cosa dimostrerebbe che la Chiesa risguarda la lotta come un male.
Quindi la Civiltd Catlolica sostiene che il mio e un grossolano er-
1 1 cattolici combattono 1'errore dovunque esso si trovi : non guardano alia
parte che lo propaga . Questo sarebbe spirito partigiano. Oltre poi le eresie
vi sono errori certi, che debbonsi condannare e combattere, a cui non manca
che la condanna esplicita per dirsi eresie. Queste non sono opinioni dubbie ,
opinioni libere. Opinione libera 6 quella che non e erronea in sfr, non conduce
ad errore, non procede da errore. Libera moralmente puo dirsi ancora quella
opinione che non si lega colle verita rivelate o morali : sebbene scientifica-
mente non puo dirsi libera quando e erronea. La grande difficolta, il punto
che puo separare scrittori cattolici si e il discernere 1'errore d'una opinione.
Chi non lo vede la puo credere libera : chi lo vede non puo crederla libera.
E questione di buon senso naturale e cristiano, di buona critica , di buona
dialettica, di scienza : ma non e questione di liberta.
2 Ringraziamo il sig. Cicuto di questo onorevole giudizio che esprirne di
noi. Ma veramente ignoriamo quale e dove lia, tra i cattolici schiettamentc
tali, questo partito progressivo, bisognoso di rattegni ne' suoi slanci e ne'suoi
sforzi. Per quanto e a nostra notizia, un tal partito non esiste punto fra i
cattolici, apostolici e romani ; i quali hanno per unica rcgola dei loro slanci
e dei loro sforzi la voce e 1' insegnamento della Chiesa e del Papa, con cui,
grazie a Dio, sono cor unum et anima una ; ne credono che la Chiesa ed il
Papa in nulla debbano ricevere irapulsi a progressi, fuorche dallo Spirito Santo.
I partiti progressive si trovano invece tra i liberal! di qualsiasi\colore, e tra
i rivoluzionarii, che, sotto scusa di progresso, mirano (con buona o mala fede
non monta) a pervertire tutto ; idee, istituzioni, individui e societa.
70 R I VISTA
rore e soggiunge rincalzando,che se alia Chiesa fosse necessaria la
lotta, ne seguirebbe che il male e 1'errore sarebbero necessarii alia
terra. Or appunto il contrario e vero : perche il male non sarebbe
male, 1'errore non sarebbe errore, se fossero necessarii. Ebbene:
sia pure cosi. Ma intanto, guardandomi attorno, mi trovo avere nel
grossolano errore due grandi compiici, vale a dire S. Paolo che afferma
la necessita delle eresie, oportet et hcereses esse ; e lo stesso Divin
Redentore, che probabilmente deve avere scandolezzato molte pie orec-
chie, coll'asserire la necessita degli scandali, necesse est ut veniant
scandala. l lo invece ho detto molto meno : cioe non ho detto che sia
necessario il male, come le eresie e gli scandali, ma solo che ne-
cessaria la lotta; loche e rigorosamente logico, se e vero che Gesu
Cristo e venuto a combattere il male col bene, se e vero che abbia dato
questa stessa missione alia sua Chiesa, e se quindi la lotta appartiene
all'essenza della Chiesa medesima. 2 E chiaro che se non era il male,
o cessasse ad un tratto ; se non vi fosse piu colluctatio.... adversus
principes et potestates, adversus mundi rectores tenebrarum harum;
se non occorresse piu accipere armaturam Dei.... scutum fidei. . . ,
galeam salutis.... gladium spiritus (Ephes. VI), colle quali parole
S. Paolo ricalca si profondamente il concetto radicale della lotta ; &
chiaro, diceva, che la Chiesa non avrebbe piu ragione di essere
come e, cioe militante, perche il suo fine sarebbe ottenuto; essa sa-
rebbe gia trionfante, sarebbe in pace, non avrebbe piu bisogno di
1 I due T;esti citati provano semplicemente quello che nella nostra rivista
di censura abbiamo asserito : che la necessita del male e dell' errore e con"
seguente alia corrotta nostra natura, e bisogna far di tutto per iscemarla,
quanta e possibile. Provano cioe, che pur troppo la Chiesa deve stare sem-
pre sullc difese; ma non provano che le offese alle sue verita, alia sua liber-
ta , ai suoi diritti sieno un bene da desiderarsi o da procurarsi . Quindi
molto meno provano la tesi del Cicuto ; vale a dire che se cessasse la lolta,
la Chiesa) accasciata in se stessa, andrebbe in dissoluzione e sarebbe morta. In
questa tesi abbiam posto quello che chiamammo grossolano errore.
2 Chi dice lotta, siippone fuor di dubbio e nemici e cagioni di nimicizia.
Dunque tanto vale affermare che e necessaria la lotta alia Chiesa, quanto che
alia Chiftsa sono necessarii i nemici e quindi il male. Necessaria, lo ripetiamo,
nel senso stretto della parola, e la difesa ;\& lotta e un male, che, quando si
prevede inevitabile, puo dirsi necessario di necessita conseguente; ma non
e mai tale di necessita assoluta. In questo modo adoperansi nella Scrittura le
parole oportet, neceste est; e cosi collegansi le due necessita : quella della pace,
quella della difesa. Bene assoluto della Chiesa e la pace : bene relative 6 la
difesa : quella desiderabile per se stessa: questa desiderabile nella supposi-
zione d'un male inevitabile, e precisamente per ottener la pace.
BELLA STAMPA 1TALIANA 71
pregare per la pace, come prega tuttavia, e preghera sempre sino
alia fine del mondo, cioe sino al suo compiuto trionfo , prima del
quale non puo esser pace intera, poiche la Chiesa non pu6 fare la
pace col male e coll' errore, se non dopo averli debellati e quindi dopo
aver cessato d' essere militante. l Ecco il senso ch' io intendeva dare
alle mie parole: non disforme dalle dottrine di S. Paolo edella Chiesa,
ma pienamente conforme agli insegnamenti dello stesso Santo, all'es-
senza costitutiva della Chiesa, alia dottrina espressa di Gesu Cristo,
alia sapientissima economia della divina Provvidenza,che non lascia
correre il male se non pel gran bene che sa cavarne, e specialmente
per quei beni quasi direi antitetici che non sarebbero mai, se non
fossero i mali a loro contrarii. Questo senso pertanto e ben lontano
dal ritenere alberi di vita i cancri., le serpi, le male beslie, ossia i
mali che affliggono la Chiesa; loche sarebbe dir bene il male, sa-
rebbe satanicamente blasfemo. 2
3 Io ho detto della liberta queste parole: in fondo e cosa
negativa, ossia consiste nell' assenza di vincoli coattivi o di spinte
violente . Ora il critico della Civilld Cattolica piglia queste parole
come una definizione, come tale la combatte, come tale le da la
patente di novita , come tale insomnia la fa vedere strana e spropo-
sitata. II suo ragionamento potrebbe reggersi in piedi discretamente,
ma il male e che non ha base, o si ha fabbricato da se una base a
1 Sicuramente 1'autore intende dire non gia che la Chiesa possa mai far
pace col male e coll' errore, ma che rimarra senza il contrasto del male e del-
1' errore che avra distrutti; e quindi in pace, fi poi falso che, se mancassero
i nomici esterni di cui principalmente si tratta, alia Chiesa, questa vesserebbe
d' essere militante. Rimarrebbero sempre i nemici intern! , le passioni e le
concupiscenze, che ai singoli membri della Chiesa darebbero occasione ccnti-
nua di combattere: onde essa Chresa resterebbe sempre un corpo, composto di
membra tutte militant!. Inoltre verissimo e pur troppo che Cristo ha costituita
mititante la sua Chiesa qui in terra : ma 1'ha costituita tale, perche nell'ordine
della Provvidenza vedeva che il male e 1'errore d'ogni fatta sarebber permessi.
II che conferma la nostra asserzione, che il male, per nostra grande sventura,
e necessario conseguentcmenle alia umana corruzione; e che percio necessaria
e pure la lotta in questo senso; ma che non per questo la lotta e un bene
desiderabile in se stesso, e tal bene che, se cessasse, la Chiesa, come asseve-
rava il Cicuto, sarebbe morta. Onde si vede chiaro quanto sia giusto il detto
da noi , che la lotta nclla Chiesa e un di quei mali, che bisogna far di tutto
per iscemare.
2 E noi siamo lieti che queste spiegazioni del Cicuto, unite alle nostre
chiariscano per tal modo il senso delle sue parole, che non possa piu venire
in dubbio ad alcuno, che egli abbia dato luogo a seambiare i cancri, le serpi e
le male Leslie in alberi di vita.
72 R1VISTA
posta, imperciocche questa non e punto punto una definizione, ma una
semplice indicazione della liberta, presa nel rispetto particolare che
ha verso il punto di vista particolare, designate evidentemente dal
contesto. Ma tutti sanno quanto ci corre dalla definizione d'un og-
getto all' indicazione d'un suo lato parziale, che solo fa all'uopo. Io
credo che basti su questo punto 1' avere rilevato 1'equivoco. l
4 Ma un altro equivoco fecondo di piu gravose induzioni e quello
che si annida nella mia frase di liberta conquistate. Essa ha un dop-
pio senso, onesto e disonesto. II critico non mi e stato benigno e da a
divedere di prenderla nel secondo. Tutte queste liberta, egli dice, im-
portano nullameno, che il diritto di non professare apertamente, se cosi
piace, alcuna religione, di formare associazioni di liberi pensatori,
ossia di atei, di assaltare e di bestemmiare il cattolicismo, di pro-
curarne 1'annientamento o 1'oppressione con pubbliche leggi . Se-
gue poi dicendo giustamente , che queste liberta conquistate sono
empie in se stesse, empie nell' effetto, sommamente pregiudizievoli
all' indimduo 3 sommamente dannose alia societd. Ora io credo che
il critico, animate da sincero amore del bene, e disposto quindi a
rallegrarsi nel trovare che v' & uno di meno nel gran numero di
quelli che oggi favoreggiano e professano siffatte liberta, non se n'avra
a male, ma si congratulera meco, se rigetto con indignazione il so-
spetto di tale sciagurata complicita; ma mi permettera anche di doman-
dargli se quelle sono le sole liberta conquistate negli ultimi tempi ;
se sono tutte, come cpielle, scellerate, anche poniamo, le liberta ac-
cordate da Pio IX; se non ve n'e alcuna onesta , neppure quella,
per esempio, di poter tenere adunanze e formare associazioni catto-
liche, senza avere a pronuba la polizia, o quella di rivedere le bucce
ai massoni governativi . Che se vi sono innegabilmente non poche
liberta oneste, che una volta non erano, quantunque io non le abbia
espressarnente distinte, supponendo nei lettori la carita del facile di-
scernimento, perche imputarmi il genio delle liberta disoneste? 2
1 Avendo il Cicuto, nella sua scrittura censurata, usato il verbo consists
ed accompagnatolo col modo in fondo , e ben naturale che noi giudicassimo
aver egli voluto dare della liberta, se non una definizione riyorosamente dia-
lettica , almeno uoa definizione sufTicientemente scientifica. Quando uno dice
che una cosa in fondo (cioe sostanzialmente) consiste in questo e in quello ;
chiaro e che assume di definirne 1'essere o la sostanza , se non altro pei
sommi capi. L'equivoco adunque non sembra imputabilc a noi; i quali non ci
siamo fabbricata da noi la base pe'nostri ragionamenti , ma Tabbiamo tolta
com' era e dov'era, nell'articolo censurato.
2 Noi non abbiamo preso di mira lo scrittore, ma lo scritto; ed abbiamo
dato alle frasi di questo il valore cho hanno comunemente. Sotto i termini
DELLA STAMPA ITALiAISA 73
5 Rispondera il critico: & 1'odore dominante del vostro scritto,
il quale pute acutamente di iiberalismo cattolico, quello che da la
di liberta conquistate , il mondo univcrsalmente intends gli acquisti fatti dalla
Rivoluzione in questo ultimo secolo contro la vera liberta . Tutti, e buoni e
tristi, e galantuomini e settarii, li adoperano in questo significato. Per adope-
rarli, in un senso piii angusto, e tanto angusto die abbracci appena qualche
tenuissimo vantaggioin pro della liberta vera, richiedesi un'aggiuntaespressa-
mente restrittiva , che il Cicuto non ha messa nel suo scritto. Onde non ci
crediamo biasimabili, perchc abbiamo preso quelle parole nella loro volgare
cd usitatissima significazione. Maggionnente che a petto delle molto scarse e
molto dubbie liberta oneste acquistate dai cattolici, di cui qui parla il Cicuto,
si debbono annoverare grossissime e certissime liberta da loro perdute e sopra
loro conquistate tirannicamente dalla Rivoluzione: la liberta di costituirsi in
corpi morali, la liberta di fare atti esterni di culto, la liberta per la Chiesa
di possedere e di amministrare i proprii beni, la liberta d'insegnare, la
liberta di regolare i matrimonii , la liberta dei semiuarii , la liberta di educare
il giovine clero nelle chiese e non nelle caserme, e via dicendo tante altre molto
piu sostanziali liberta. Fra le liberta che si danno per conquistate e quelle in-
dubitatamente perdute dai cattolici e ancora questa diflerenza, che le conquistate
in favor loro hanno ariscontro una licenza cento volte maggiore per gl'incre-
duli: e le perdute non hanno a riscontro se non altrettanto guadagno per
questi . In sostanza le liberta che le famose conquiste della Rivoluzione hanno
lasciate o procurate ai cattolici si possono dire bencficia latronum , e uulla
piu. Qual meraviglia dunque che noi, con questo lume dinanzi agli occhi ; ab-
biamo veduto nelle liberta conquistate dalla Rivoluzione i magna latrocinia ,
e punto non abbiamo fatto caso dei miserabili e dubbiosi benefizii ai cattolici
ed alia Chiesa provenutine? Del resto che noi non abbiamo equivocate nello
interpretare il senso delle due parole liberta conquistate, secondoche 1'usa il
Cicuto nello scritto da noi censurato, si fara evidente a chiu'nque legga le due
pagine 303, 304 del fascicolo d'aprile della Rivista Universale, in cui si trova.
Non solo quivi non restringe per niente il valore odierno di tali parole , ma
in verita le adopera, come tutti oggidl sogliono adoperarle, cioe a significare
le liberta rivoluzionarie. Egli asserisce in modo assoluto che le liberta degli
ultimi tempi, si fieramente maledette, non hanno generato I'empieta (pag. 303) ;
che e il malvezzo o il comodo espediente a" incolpare delV empieta moderna le
liberta conquistate negli ultimi tempi. (Ivi). Anzi tanto e certo che egli vi
comprende la libera parola, la hbera stampa, i liberi scandali ed altre libere
pestilenze, che egli si sforza di sottrarle all' efficienza della liberta in genere,
la quale, dice egli, ben lungi dall' essere la causa del morbo, ne e il rimedio
piu efftcace (pag. 304). Le quali proposizioni quanto sconcordino colle con-
danne che i Pontefici Gregorio XVI e Pio IX hanno fatte iteratamente di
queste liberla, e colle dottrine da essi insegnate, non e chi noi vegga. Ma noi
raentre ci rallegriamo che nella presente lettera il Cicuto ritiri cio che lia scritto
ncll'articolo della Rivista, pensiamo essere stato conveniente che dimostras-
simo, come noi non avevamo interpretato il suo linguaggio in mal senso, per
voglia di malignare, o per altro. E la dimostrazione ci pare manifesta.
i
74 IUVISTA
chiave per entrare a coiioscere quali tra le oneste e disoneste sieno
Je liberta da voi favorite. Anche qui siamo nell'equivoco. Y'e un
liberalismo il quale s' intitola cattolico, ma che non & punto catto-
lico, quel liberalismo che solo pote essere segnalato dal S. Padre alia
Deputazione francese, e che ormai s' intende, quasi per formula con-
venuta e passata nell'uso, di quei liberali che vorrebbero, secondo la
frase stereotipa, conciliare Dio con Belial o Cristo col Diavolo. Ma con
buona grazia, questo liberalismo non e cattolico se non per ironia o per
antifrasi. A me pare che sarebbe ora di discernere anche colla parola,
cio die ogni mente, anche men sottile, sa discernere realmente tra
cosa e cosa; sarebbe ora da dissipare questo equivoco, il quale si usa a
infamare una dizione onorata, appiccicandole 1' infamia d' un partita
mascherato; sarebbe ora di dare a questo partito, che professa le liberta
dannate dalla Chiesa, per esempio quello di liberalismo falso, o ipo-
crita, o traditore, o che altro di simile, usando invece la dizione di
liberalismo cattolico in senso proprio, cioe ad indicare quel ceto di
cattolici, tra i quali non pochi illustri per ingegno, per sapere per
integrita di vita, i quali accettano quelle liberta che il Magistero in-
fallibile della Chiesa non ha proscritte e non scattano d'una sola linea
fuori di ci6 che & definite, beuche si aggirino liberamente in quelle
pertinenze che lostrettoinsegnamento cattolico lascia liberealladiscus-
sione, imitando Dio che tradidit mundam disputalioni hominum. l
La parola liberta da se" sola e senza aggiunti, nel comune uso, s' in-
1 Dopo le condanne del Sillabo, gli studii degli apologist! cattolici, e
la sperienza di un secolo, il liberalismo dee dirsi un sistema di dottrine re-
ligiose, sociali e morali sostanzialmente cattico. Non e sanabile per correzione
di questo o quel punto. deve rinnegarsi tutto, o deve sccondarsi. Liberalismo
cattolico e dunque tanto assurda frase, quanto e naturalismo cattolico, pan-
leismo cattolico , manicheismo cattolico . Cio non toglie che possa ancora
esservi qualche cattolico, che, a dispetto della dialettica, ripudii alcune
parti piii ree del liberalismo, giudicandole esclusive figliuole dell'errore, e
ne accetti altre, credendole innocenti. Ma questa illusione porta neces-
sariamente la conseguenza, che egli sara a un tempo ripudiato dai cattolici
schietti che non vogliono saperne di liberalismo, e dai liberali schietti che non
vogliono saperne di cattolicismo. Gli sforzi fatti per cattolicizzare il libera-
lismo nan gittata qualche divisione tra i cattolici. Ma di chi e la colpa? Non
certo di chi ha seguito lo spirito e la lettera degl'insegnamenti della Chiesa
cattolica. Non aggiungiamo altro intorno a questo proposito, poiche altrove ab-
biamo largamente svolte e dimostrate queste nostre affermazioni. Ci conten-
teremo solo di osservare, che nella proposizione 80 del Sillabo, il liberalisms
e condannato puramento e senza nessuna distinzione. Non basta cio?
DELLA STAMPA ITALIANA 75
tende sempre di liberta oneste, e perche altri intenda la liberta in
tristo senso, v* e sempre il bisogno di aggiungervi un tristo appellati-
vo. J Nella stessa Scrittura santa ogni volta che ricorre nuda e in buon
senso, e quando S. Pietro vuole usarla in senso reprobo vi appone il
reprobo appellative e la chiama: libertatcm malitiae. 2 Tanto piu vale
questa regola pel liberalismo cattolico il quale porta gia con se un si
nobile appellative, die esclude il mal senso, o solo lo amraette antifra-
sticamente,cioe nel suo rovescio. Ma questo rovescio non sara mai il
senso dritto, appunto perche e rovescio. Ora io dichiaro di accettare
il nome di liberale cattolico nel senso dritto, nel senso naturale, nel
senso proprio, nel senso vecchio; e di ripudiarlo come un insulto nel
senso rovescio , artifiziale, improprio e nuovo che non il comune uso
ma un uso parziale si affatica di attribuirgli. 3
6. Ma non e da liberale in senso onesto e cattolico il giudicare
perniciosa un'istituzione della Chiesa, qual e la sacra Inquisizione
No certo, e qui siamo pienamente d'accordo. Ma io non ho parlato
dell'istituzione, bensi ho' inteso dire dei suoi abusi; e se non ho
fatto espressamente questa importante distinzione, il mio critfco deve
compatirmi , perche neppur egli ha fatto le distinzioni abbastanza
grosse che sopra ho notate. 4 In ogni modo io son pronto a ripararvi,
1 Anzi modernamente, nel comune uso. la pzrofa liberta, applicata al vivere
politico e socialGj denota per lo piu liberta rivoluzionaria, e senz'altro ad-
diettivo, ha senso per lo meno equivoco.
2 Ai tempi di S. Pietro non v' era liberalisms, e quindi conveniva , che
<'on altre frasi aggiunte si specificasse il significato reo della parola liberta,
quando in senso reo si adoperava. Ma non puo dirsi questo dei nostri tempi.
E del vocabolo di liberta nel nostro secolo, cio che fu del vocabolo di ri forma
nel secolo di Lutero e di quello di filosofia nel secolo di Voltaire. Come la
parola riform a all' eta di Lutero significava protestantesimo , e la parola ///o-
softa all' eta di Voltaire significava ateismo, cosi la parola liberta all' eta nostra
signifies rivoluzione.
3 Dopo cio che abbiamo notato sopra , veggano i lettori quanto sia vero
che il termine liberalismo non ammette un mal senso, se non antifrastica-
mente. Padronissimo il Cicuto di accettare i nomi che meglio a lui piacciono.
Ma ad un sacerdote e ad un parroco, che sia geloso dell'onore inerente al suo
carattere, noi augureremo sempre di accettare per se quei nomi solamente,
the sono immuni da qualsiasi sospetto. II vero onore di un prete e di un
parroco non sara mai nel gloriarsi d'essere liberale cattolico, ma d' essere
bonus Christi miles, qui factus est pro nobis non liberale, ma obediens usque
ad mortem, mortem autem crucis.
* Se queste distinzioni dovessero esser fatte o no, lo possono discernere
i nostri lettori.
76 R1VISTA
e a dichiarare che la mia fu una svista non difficile ad accadere,
quando non si tratta una cosa di fronte, ma si tocca di fianco e di
volo. Ora lo dico alto che per me e sacra ogni istituzione della Chiesa,
ma che I'oUimo intendimento dell'Inquisizione fu non di raro fru-
strate e pervertito dagli abusi degli uomini. Tutti sanno come fu
spesso depravata; a cagion d'esempio in Ispagna, mutata in ordigno
di polizia, in arma di partiti, in sfogo di privati livori, contro di che
dovettero alzare la voce gli stessi Romani Pontefici. Lo stesso io in-
tendeva dire sottosopra degli abusi del braccio secolare, che utile a
suo tempo e in giusta misura, diviene sinistro e pernicioso quando &
in balia d' uomini corrotti, e dichiarati nemici. Che tale sia la condi-
zione del giorno d'oggi; che i Governi forse tutti o quasi all'intutto
sieno infetti di tabe massonica pestilecziale alia Chiesa, non sono io che
10 insegni alia Civiltd Cattolica, ma e dessa che lo insegna a noi due
volte al mese. Ora avverta il critico che dove io parlo della protezione
dello Stato, per buona venture questa volta che ho messo espressamente
1'oggi *; con che in fondo ho inteso dire che la Chiesa deve ripudiare
quella protezione, perche lo Spirito di Dio immanente nella Chiesa
sarebbe contaminato dalla protezione dello spirito massonico.
7 Ma e le citazioni d'Autori proibiti? Son certo riprovevoli
e anticattoliche, quando si citano con onore le loro autorita in quelle
cose per le quali furono proibiti: in ogni altro caso no certo. Io as-
siduo lettore della Civiltd Cattolica mi ricordo d'avervi veduto citato
11 Gioberti, e non una volta, e non per confutarlo. 2 Io poi non sapeva
che i tre Autori da me citati sieno posti all' Indice, appunto per quelle
1 Quest' oggi val tant'oro. Esso vuol dire che il concorso del braccio se-
colare non e an male per se: e non divien male se non per accidente , in
quanto quel braccio& divenuto nemico. Cosi, e cosi solo, la tesi generale
della Separazione dello Stato dalla Chiesa, che e errore condannato sempre
dai Pontefici e recentemente da Pio IX nel Sillabo, puo in un dato tempo,
in un dato luogo, e in "una data regione considerarsi non per un bene, ma
per un male minore. Male minore e non bene diciamo : perche debbone i cat-
tolici sospirare di esserne liberati, cooperando con tutte le loro forze a far si,
che la societa ritorni alia sua condizione nor male, che e farmonia e 1'accordo
delle due autorita, la civile e la religiosa.
2 Nelle quistioni controverse, se vuol procedersi per via di autorita ir-
refragabile, non debbono citarsi che autori pienamente sicuri nelle loro dot-
trine: e tali certo non sono quegli autori, dei quali anche una piccola ope-
ricciuola fu condannatajfdalla Chiesa. Nelle sentenze certe, citare le autorita
favorevoli anche di eretici, anche di miscredenti, non solo non disdice , ma
giova: perche il suffragio favorevole dei nemici prova quando e in favore,
non prova nulla. quando e contrario. Fu poi sempre consiglio di prudenti e
santissimi uomini d' astenersi dal citar con onore gli autori proibiti, speciai-
mente in materie affini a quelle per cui furono proibiti. E la ragione s'intende.
BELLA STAMPA ITAL1ANA 77
opinion! per le quali io li lodo. I decreti di proibizione nulla ne di-
cono, ma lo sapra il mio critico. Questo io so che le parecchie dozzine
di volumi del Rosniini e del Ventura, benche esaminati , vagliati ,
scrutati fino nelle piu intime fibrille, non furono dalla sapienza della
S. Sede trovati meritevoli dell'Indice, e che non opere estese, ma
piuttosto minimi opuscoli di quegli Autori furono condannati. So poi
che nell'apologetica Tertulliano diede nuovo acconcfamento e svi-
luppamento alle dottrine della Chiesa trattate da Giustino; che Ago-
stino fece lo stesso di quelle di Tertulliano; Tommaso di quelle di
Agostino, il Suarez e il Perrone di quelle di Tommaso, e per questo
non furono proibiti. *
8 II critico della Civiltd , il quale senza dubbio deplora la ri-
bellione dei dollingheriani , udra per conseguenza con molto piacere
ch'io rigetto non senza qualche brivido il malaugurio che trapela
dalle sue allusioni. Sappia pure ch'io posso esprimermi male, ch'io
posso essere frainteso, ch'io posso errare ed eccedere nel mio desi-
llerio dell'alleanza di tutte Je forze interne della Chiesa contro la
presente aggressione esterna e neH'apprezzamento dei motivi, sempre
tuttavia secondarii e accidentali, che ci dividono, ma che nessun sa-
crifizio, non solo d'opinioni private, ma della vita stessa mi farebbe
tanta paura, quanto lo sbrancarmi dall'unita cattolica o ribellarmi
ali'Autorita della Chiesa. Qualunque condanna delle mie opinioni mi
troverebbe prontissimo alia soggezione piu semplice e illimitata; anzi,
se il desiderio e lecito, quasi desidero che mi sia porta occasione di
dare la prova la piu solenne. 2 Ma intanto e mio dovere di difendere
la mia fama d'ortodossia intaccata non leggermente o messa in non
piccolo dubbio. Voglio esser certo che se la Civiltd Cattolica ha fatto
qualche luogo a questo dubbio fara anche luogo a cio che puo giovare
a dissiparlo Di che le sar6 tenutissimo, e riconoscero volentieri,
ch'essa non tira in mezzo le persone per prenderle di mira, ma ha
per solo o sostanziale obbietto il vero ed il bene. P. A. CICUTO.
1 Per voler esser forse troppo concise, qui 1' egregio scrittore della let-
tera non ha schivata 1'oscurita. Confessiamo di non intendere il valore di
questo periodo. Ci e ignoto in che peccassero contro gl'insegnamenti della
Chiesa le dottrine di Giustino, di S. Agostino, e di S. Tommaso, acconciate
e sviluppate successivamente dai dottori venuti appresso. Forse vuol inten-
dere in (\uQ\Yacconciate, le dottrine applicate, appropriate alle eontroversie
nuove : ma allora 1'idea sarebbe, quanto vera, altrettanto fuor di luogo.
2 In queste nobili parole contiensi la piu bella protesta che possa fare 1' e-
gregio sig. Cicuto. Innanzi ad essa, la divergenza d'opinione intorno agli insegna-
menti della Chiesa cessa, per dar luogo a quella uniformita di pensare che
non si ha , ne puo aversi altrimenti che attenendosi alia suprema regola
della fede, che e il Magistero di Gesu Cristo, vivente perennemente in Pietro
sulla terra. Applaudiamo dunque di cuore a una tale dichiarazione; anzi ci
gode I'aniino che la nostra censura 1'abbia provocata cosi piena, e cosi schietta.
78 RIV1STA
II.
Istituzioni per gli Ordinandi, Compilate da Mons. GIUSEPPE FOR-
MISANO Vescovo di Nola, 1871. Un volume di pag. 272 in 8,
Prezzo L. 3, 80 franco di posta. Vendibile nelia Curia vescovile
di Nola.
Di grande utilita pratica riputiamo questo libro dell' egregio
Vescovo di Nola; atteso il fine da lui inteso, e la maniera ond'egli
si e studiato di attuarlo.
Non e chi non vegga quanto importi al ben della Chiesa e della
civil societa che alia sacra milizia non si ascriva, se non chi ben
conosce le gravissime obbligazioni che assume e vi sia tratto da
verace vocazione divina. Ne importa meno , che gli ascritti alia sa-
cra milizia esercitino, conzelo e conformemente alia santita del proprio
ministero, 1'alto incarico di dirigere i popoli, per le vie della virtu,-
al conseguimento dell' etern a salute e all' adempimento dei loro doveri
verso Dio. Nemo sumit sibi honorem, sed qui vocatur a Deo tan-
quam Aaron; grida 1'Apostolo l . E piu innanzi ci avea fatto sentire :
Omnis Pontifex ex hominibus assumptus, pro hominibus consti-
tuitur in his , quae sunt ad Deum 2 . A questo duplice scopo ha
mirato Mgr Formisano in questa sua eccellente operetta ; e pero giu-
stamente 1' ha divisa in due parti. Nella prima egli ragiona della
necessita della vocazione divina per entrare nel Santuario , e dei
pericoli a cui si espone chi senza chiamata di Dio, per solo umano
interesse o istigazione de' parenti, vi pone il piede. Descrive i segni
per ravvisare cotesta divina vocazione, e suggerisce i mezzi per
corrispondervi debitamente. Quindi dimostra le svariate obbligazioni
gravissime, che abbracciando lo Stato ecclesiastico, si contraggono
si verso Dio e si verso la Chiesa ; acciocche niuno ponga impru-
dentemente la mano ad un' opera, a cui terminare si accorga poscia
di non avere forze bastevoli.
Egli e vero, (son parole dell' egregio Prelato) che general -
raente niuno e ammesso agli Ordini sacri, se prima non abbia appreso
talune cognizioni, che appartengono appunto a quegli Ordini che si
hanno da ricevere. Ma e vero altresi che il piu delle volte tali co-
gnizioni si danno, quando forse non e piu tempo. L' esperienza fa
conoscere che que'giovanetti, i quali senza la matura riflessione, ma
per pura leggerezza o altri umani motivi hanno gia abbracciato lo
Stato ecclesiastico, assai difficilmente si risolvono a tornare indietro,
anche quando nel corso del chiericato avessero conosciuto non aver
essi la divina vocazione : e cio pel potente niotivo , che avanzati ,
i Hebr. V, 4. 2 i v i , i.
DELLA STAMPA ITALIANA 79
come si trovano, e negli anni e negli studii clericali, non saprebbero
che farsi in altre profession! *. Di che avviene talvolta che s' in-
truda nel Santuario chi non vi era chiamato da Dio, riuscendo cosi
d' impaccio alia Chiesa, di scandaio ai fedeli e di perdizione a s&
stesso. Da questo lato adunque 1' opportunita e 1' importanza del libro
di Mgr Formisano e incontrastabile.
Ma non meno evidente e la sua opportunita ed importanza, se
si riguarda la seconda parte. In essa dopo una succinta generale idea
della sacra ordinazione e dei requisiti necessarii alia medesima , si
tratta dei singoli Ordini in particolare; dichiarandone la natura, gli
efietti, il rito col quale si conferiscono, la maniera di adempierne
puntualmente i doveri. Nel che fare egli si studia non solo d'istruire
la mente, ma molto piu di riscaldare il cuore con acconce conside-
razioni, tolte dai Santi Padri , e segnatamente dalla interpretazione
delle cerimonie, prescritte dal Pontificale romano nella collazione dei
predetti Ordini ; procurando in tal modo di muovere 1'Ordinato a vi-
vere una vita sempre piu perfetta, e rispondente all' altezza del suo
ministero. II degno Prelate gli pone dinanzi agli occhi e gli descrive
le virtu che deve esercitare, i presidii di cui dee valersi, i pericoli che
dee cansare, le cautele di cui dee circondarsi.
Come era naturale, 1' Auto re tratta con piu larghezza la materia,
riguardante il Presbiterato. Un novello sacerdote, non confessore,
(osserva egli giustamente) si potrebbe trovare nel caso di dover am-
ministrare il sacramento della penitenza. Per non trovarsi imbaraz-
zato, ho classificato i diversi piu comuni casi, che possono presentare
i penitenti ; ad assoivere i quali fosse chiamato il novello sacerdote,
non confessore. Anzi ho creduto di dir qualche cosa ancor del Via-
tico e della Estrema Unzione. Imperocche , sebbene 1' amministra-
zione di questi sacramenti spetti al Parroco ; pure potrebbe darsi il
caso, non infrequente in quei villaggi dove evvi il solo Parroco, che
essendo questi assente o legittimamente impedito, sia il novello sa-
cerdote chiamato ad amministrare il Viatico o I' Estrema Unzione a
qualche infermo. Ora ognuno converra esser ben fatto che questi
sappia come deve regolarsi in questa o quella circostanza , che pur
sono svariate, e per esaminare le quali sovente manca il tempo 2 .
Si suppone certamente che il detto sacerdote abbia studiato la
teologia morale. Ma la teorica e ben diversa dalla pratica, attese le
moltiplici circostanze, che ne rendono difficoltosa 1' applicazione . In
cid e mirabile cotesto libro di Mgr Formisano ; giacche annovera
appunto i casi piu usuali che sogliono occorrere, e dirige con somma
perizia il novello sacerdote a ben comportarsi. Onde da .questo lato
la presente operetta puo considerarsi come un manuale pratico di
I Pag. IV. 2 Pag. VII.
80 RIVISTA
teologia morale, e una guida molto opportune per ua sacro ministro,
che sia chiamato a soccorrere co'sacramenti della Chiesa un moribondo.
II metodo altresi, dall'Autore prescelto per la trattazione, ci sem-
bra degno di encomio. Egli ha adoperato la forma di dialogo , per
dimanda e risposta; il che serve mirabilmente a rendere piu piace-
vole la lettura del libro, e ponendo in azione 1' insegnamento della
dottrina, la imprime con assai maggiore agevolezza nella mente del
leggitore. Ci6 era tanto piu convenevole , in quanto che Monsignore
dirige questo suo lavoro in ispecial modo ai giovinetti leviti ; ed era
necessario toccar talvolta punti scabrosi e difficili, pei quali conve-
niva usare ogni arte per renderli piani ed agevoli. Noi abbiam am-
mirato come Mgr. Formisano ha saputo trattarli e svolgerli con tanta
limpidezza e facilita di esposizione e di dettato, che niuna fatica si
dura ad intenderli e restarne compresi.
In somma, da qualunque parte si guardi questa operetta, essa e
grandemente commendevole, sia nello scopo, sia nel disegno, sia nel-
r esecuzione. Noi Y abbiamo letta con piacere , e crediamo che essa
non puo non riuscire di singolare vantaggio pei giovani, che o amano
adddirsi ai sacro ministero o che di fresco vi ci sieno addetti.
III.
Specimen explanationis casuum conscientiae in Archidioecesi
rariensi, auctore JOSEPHO TADDEI canonico theologo. Ferrariae,
ex typographaeo Dominici Taddei, 1870. Un vol. in 8 di pag. 424.
Torna a grande vantaggio, specialmente del giovine clero, 1'uso
che in molte diocesi e in vigore, di pubblicare per le stampe le ri-
soluzioni, o di tutti, o almeno de'piu important casi dicoscienza,
che durante il corso dell' anno sono state proposte ai varii cleri, per
mantenere dappertutto desta e come in atto la scienza della morale
teologia. Di. questo genere e il libro, di sopra annunziato, del chiaro
Giuseppe Taddei, canonico teologo dell' archidiocesi di Ferrara.Ac-
cenneremo brevemente cio che in esso ci sembra piu da pregiare.
Da prima non possiamo non ammirare la scelta delle materie,
che formano i nodi delle questioni, proposte a risolvere. Tutt' i punti
piu scabrosi della morale teologia vi sono toccati qua e cola, intrec-
ciati non rade volte con altri punti della Dommatica, piu necessarii
a sapere pel governo delle coscienze. Ne poi, nel formarne i diversi
casi, 1'autore di essi ha mirato ad una istruzione piu speculativa
che pratica , come accade non rade volte in simili collezioni. II sag-
DELLA STAMPA ITALIANA 81
gio del Taddei, giacche cosi lo denomina, si nella sostanza delle qui-
stioni che propone, come negli aggiunti, i quali le multiplicano ovvero
le trasformano, e frutto di lunga esperienza di cio che accade comu-
nemente fra le diverse class! della umana societa, avuto anche riguardo
alle special! condizioni de' tempi che corrono.
Ma la lode maggiore consiste nella purezza e solidita della dot-
trina, sopra cui si fonda la risoluzione de'detti casi, e nell'aggiusta-
tezza onde viene applicata. La dottrina e attinta dalle font! de' piu
accreditati maestri, e massimamente dalle immortal! opere di morale
di S. Alfonso de' Liguori , che in mezzo ai dubbii di tante opposte
opinioni e la guida piii fedele e sicura, atteso il suggello di solenne
approvazione che piu volte , ed ora massimamente ch' e stato di-
chiarato Dottore, hanno avuto i suoi scritti dall' autorita della Chie-
sa. Con questo corredo pertanto cosi copioso e cosi sicuro di scienza
precede il chiaro autore allo scioglimento delle quistioni. E la prima
sua cura e quella di toccare i capi general! di dottrina, dai quali dee
scaturire la risposta. Breve, com' e necessario, e si fatta esposizione;
ma contiene allo stesso tempo come la sostanza di tutta la teorica,
e inoltre e fatta con tal chiarezza, che anche un novizio nella scienza
e nel grado d' intenderla . Quanto poi a risolvere i casi , il chiaro
autore in primo luogo esamina molto sottilmente le diverse circostan-
ze, che sono enunziate nella proposta , ed altre ne considera che vi
possono essere implicite. Applica dipoi , a norma delle dette circo-
stanze, la dottrina generale, notando le diverse opinioni, che possono
variare nell' uno o neli' altro senso la soluzione ; e benche per ordi-
nario sia solito di significare a quale di esse, per suo giudizio, debba
darsi la preferenza, comunemente non manca di avvertire qual grado
di probabilita debba assegnarsi a ciascuna.
Ma non e meraviglia , che in una disciplina , nella quale per
quanto si concord! ne' principii , altrettanto si disputa per rispetto
alle conseguenze piu remote, non ci troviamo sopra qualcke punto
in armonia col chiaro autore. A noi non displace, che egli alcune
volte, fra le molte sentenze probabili, inclini piu volentieri alia piu
stretta. Cio pud essere una remora per ritenere i giovani sacerdoti dalla
facilita di cader nel lassismo; e dove alle sentenze piu benigne si la-
sci quel grado di probabilita che hanno, ognuno rimarra libero di
giudicare, a quale nella pratica gli converra di attenersi. Ma sembra
a noi che qualche volta non si fa sufficientemente ragione di senten-
ze, che pur sono solidamente probabili, potendo parere pel tenor del
discorso, che quella che 1' autore segue, sia la vera ed unicamente
da seguire. II che, a dir vero, non accade che assai di- rado, e certo
contro 1' intenzione dell'autore.
Serie VIII, vol. IV, fasc. 511. 6 28 settembre 1871.
BIBLIOGRAF1A
ANON1MO ~ La 'ouona madre di famiglia. Conversazioni morali adatte alle
classi del popolo piu semplice. Seconda edizione. Torino, tip. dell' Oratorio
di San Francesco di Sales 1871. Un opuscolo in 24 dipag. 128 Cent. 30.
Istruire il popolo intorno alle verita della facile per tutti T intelligenza di queste s\
fede, e additargli i mezzi piu facili per met- gravi istruzioni : e lo stile piano e naturals
terle in pratica : sono i due scopi di queste aiuta non poco questa facilita.
conversazioni. II dialogo i attissimo a renders
-- Lfttture pie per Bambini. Firenze, presso Egisto Cini, via Ghibellina 114
1871. Un opuscolo in 16 di pag. 96 Cent. 30.
II ch. N. Tommaseo raccomanda molto Le istruzioni ne sono scritte cos\ pianamente
alle madri questo libriccino , scritto a bella e con tanta grazia per la capacita dei fan-
posta pei Bambini, da una pia genitrice. Ed ciulletti, e le preghiere tanto adattate alia
ha ragione di farlo. Giacchfc per renderlo intelligenza ed ai bisogni loro, che non pub
adatto aquella prima etauon vi manca nulla. desiderarsi di meglio.
Nuovo manuale delle figlie di Maria Immacolata. Seconda edizione nota-
bilmente accresciuta. Firenze, presso Valente Ducci, in Condotta 1871.
Un opuscolo in 16 di pag. 144 Cent. 40.
Suor Giuseppina: Azione, drammatica in tre atti di M. L. R. Bologna tip.
Felsinea 696, via Usberti 696. Opuscolo in 32 di pag. 124.
In questa graziosa azione drammatica effetti giocondi del perdono cristiano. Essa e
vengono esposte le terribili conseguenze di un attissima adessere rappresentata insulle scene
duro rifiuto alle suppliche degHndigenti, e gli dalle giovani convittrici.
Vito e Corinna, racconto di fatti eroici dei tempi di Diocleziano. Modena,
tip. dell' 1mm. Cone. 1871. 2 vol. in 16 di pag. 221-222.
Tutto ci6 che pub rendere amena e di- opportunamente finti. Tutta la narrazione
lettosa, e nello stesso tempo ferace di santi procede cosl serrata, cosl varia di casi, cos\
afFetti la lettura di un Racconto, lo troviamo ricca dMnteresse, che incominciata una volta
in questo, del quale abbiamo d a to il titolo, e mal volentieri si lascia. Gli affetti che ne
non possiara dare il nome dell 1 autore , che risente il lettore sono i piu cari e soavi, ben-
per modestia vuol rimanere nascosto. II pro- cne niisti alcune volte col dolore, perche il
tagonista e il giovinetto S. Vito , illustre movente principale di essi e sempre la reli-
martire della Chiesa. Quel poco che si sa gione e la pieta. Vorremmo che il ch. autore
degli atti suoi e innestato dall 1 autore con di altri simili lavori facesse di tanto in tanto
altri fatti, anch'essi veri, della storia contem- regalo alia povera gioventu, insidiata quoti-
poranea ; benche gli avvenimenti piu parti- dianamenteda ogni sortadi perniziose letture.
oolari, siccome porta T indole del lavoro, sieno
B1BL10GRAFIA
83
APE ROMANTICA Raccolta di Raccouti morali, storici, ed istruttivi illu-
strati, cominciata la pubblicazione del racconto La Piccarda Donati del
Sac. Michele Bongini. Firenze 4871. Luigi Manuelli libraio editore, via
del Proconsolo N. 46. Edizione in 8 illustrate.
I Romanzi illustrati sono ora di moda : e questi Romanzi illustrati sappiano che v 1 e
e sventuratamente dei moltissirai che se ne modo di conteutare la loro curiosita , senza
spacciano a puntate. raro e che se ne in- esporre a pericolo s\ grave la loro coscienza-
contri qualcuno che non gia buono , ma La Raccolta del Manuelli intitolasi I 1 Ape
possa dirsi innocuo. Poiche questa moda v 1 *?, romantica, perchfe egli si propone di scegliere,
ed e difficile d 1 allontanarne certe classi di tra i tanti racconti che vi SOBO, i migliori.
persone, che almeuo sievi chi pubblichi Bo- La stampa si distribuisce per puntate di 16
manzi illustrati si, ma non impestati . Un pagine, ed ogni puntata ha due o anche tre
buon padre di famiglia, se non pub estinguere vignette, disegnate con gusto, e tagliate in
Tappetito morboso di un suo figliuolo, gli legno da mano perita. Chi paga lire 12 avra
somministra almeno un aliinento sano. Que- 52 di queste puntate , quante ciofe sono le
sto pensiero ha mosso il sig. Luigi Manuelli, settimane d^un anno. Chi paga lire 7 ne avra
libraio editore in Firenze , a fare una Rac- 26 soltanto. Le puntate finora uscite alia
colta di Racconti Morali, Storici ed Istruttivi, luce fanno prometter bene di questa intra-
atti a raffermare la morale ed il cuore della presa. II primo Racconto e la Piccarda Do-
gioventu nobile e civile dei due sessi, illu- nati : che per intreccio di fatti, per contrasto
strata di belle vignette. Ei merita non solo di caratteri, per venusta di stile, e per Tepoca
d^ssere lodato, ma eziandio incoraggito ed storica che illustra va tra i migliori.
aiutato : e quindi b bene che gli amatori di
AZZARONI CAMILLO Una visita alia B. V. di S. Luca sul monte della
Guardia a Bologna : Memoria storica, patria, docuraentata dalP Arciprete
Caraillo Azzaroni. Bologna, tip. di Carlo Guidctti via Gallieran. 567, 1871.
Opuscolo in 46 di pag. 334.
Sul monte della Guardia presso Bologna dotte dissertazioncelle per assicurare a punta
e un Santuario, moltissimo frequentato da di discorso, o di document! lo sciogliinento di
peregrini devoti, non meno che da visitatori qualche questione , come a cagion d'esempio
curiosi. Congiugnesi alia citta per mezzo di se quell 1 Immagine sia veramente di mano di
un Porticato lungo piu di tre mig-lia romane, S. Luca. Ci6 che la citta di Bologna, nobilta,
che offre a chi vi accede agiata via e coperta clero, e popolo a gara, fece per mantenere
a riparo dal sole e dalle piogge. In quel san- in onore quel loro Santuario, e le grazie ot-
luario si venera una Immagine di Maria 3S. tenutene da Maria SS., tutto vi e minuta-
dipinta da S. Luca. Una guida storica, ar- mente indicato. Perche poi questa cosl parti-
tistica, ascetica, per chi voglia conoscu're le colareggiata monografia sia letta con piu
pid minute particolarita che si riferiscono a gusto, I 1 ha fiorita di tutte le grazie del
questo Santuario si offre ora dalPegregio si- Dialogo: avendo scelta questa forma, quanto
gnor Arciprete Azzaroni. Tutti i monumenti, difficile per chi scrive, altrettanto gradita a
le memorie, le storie che potessero chiarirgli chi legge. II libro dell 1 Azzaroni sara accolto
uno dei punti del suo argomento sono da lui con festa dai Bolognesi, dei quali esalta la
coscienziosamente consultate : cosicche cia- pieta generosa, e con riconoscenza dai visi-
scuna delle notizie che esso da riesce auten- tatori del Santuario ai quali offre una guida
ticata o da un 1 iscrizione, o da un atto, o da erudita, esatta, e dilettevole.
un'autorita irrecusabile. Spesso vi si leggono
BM GIOVANNI EYANGELISTA - Maria addolorata maestra ai fedeli nella via
della salute. Operetta di Giovanni Evangelista Bini Sac. Florentine, offerta
alia Gran Madre di Dio per le mani di S. S. il regnante Pontefice Pio IX.
Terza edizione. Firenze, presso Valente Ducci Succursale Brazzini in via
Condotta 4871. L. 1,50. Si vende ancora alia Libreria Manuelli.
Di questo libro parlammo gia con lode raccomandiamo novamente ai nostri lettori in
nel quaderno 270 di questo Periodico. Ora lo questa terza edizione.
84
BIBLIOGRAFIA
BON1ZZI BENEDETTO L'insegnamento del greco in Italia e la gramma-
tica di G. Curtius, per Benedetto Bonazzi, Benedettino Cassinese. Napoli,
stab. tip. litogr. di Francesco e Gennaro de Angelis, Vico Pellegrini N. 4-
Un opusc. in 1 6 di pag. 80.
Qual sia il nostro pensiero intorno al tuttavia e caldamente si aglta. II libro del
metodo grammaticale del dottissimo G. Cur- sig. Bonazzi ha molta erudiziono filologica ;
tius per T insegnamento del Greco in Italia, e raolte considerazioni buone ed opportune. E
Tesponemmo ampiamente in un'apposita rivi- siccome negli studii della lingaistica vi sono
sta, pubblicata nel fascicolo491 apagine5C6. punti che legansi intimamente colla verita
Quelle riserve ed eccezioni medesime son da rivelata, com 1 e per esempio, Torigine della
fare al presente libro del rev. e ch. Bonazzi, favella ; cosi ci e piaciuto di vedere come il
egregio benedettino. Nondimeno raccoman- ch. benedettino metta d'accordo le scoverte
dlamo ai cultori degli studii ellenici in Italia degli eruditi colla verita cattolica , e segua
questa sua dissertazione, perche possano essi, fedelmente le orine del ch. e dottissimo car-
col leggere le varie opinioni degli uomini piu dinale Wiseman,
dotti, giudicar meglio in una questione che
Corso di analisi grammatico-radicale-comparativa , in applicazione della
grammatica di G. Curtius, per Benedetto Bonazzi. Parte prima. Avviamento
all' analisi, 16 favole di Esopo e di altri classic! scrittori. Napoli, tip. del
Fibreno, Pignatelli a S. Giovanni maggiore 1869. Un vol. in 8 di pagine
115. Vendesi L. 2. 50.
Per conoscere bene una lingua bisogna guaggio. Questi radical! sono relativamente
impararne due cose; i vocaboli che essa usa pochisshni: e quindi non difficili a ritenere.
in tutti i loro significati, e le forme che ogni Le leggi delle loro combinazioni e flessioni
vocabolo prende per ordinarsi e connettersi sono ancor poche : e da questo lato anch'esse
cogli altri nel discorso; cioe dire il Voca- agevoli a imparare. La conoscenza di quelli
bolario, e la Grammatica. Chi non ha ap- e di queste mena a conoscere la lingua. Ma
preso queste due cose non pu6 dirsi che per giugnere praticamente a introdurre que-
conosca la lingua. Nelle lingue vive i voca- sto metodo nelle scuole elementari, non ab-
boli si apprendono conversando: nelle lingue biamo ancora libri acconci alia capacita dei
morte questo sussidio manca, e perb bisogna piccoli allievi. Un buon tentativo e questo
ricorrere ad altro. La lettura degli scrittori del ch. e dotto Benedettino, p. Bonazzi. Egli
di quella favella col sussidio del Vocabolario, propone P analisi grammatical, e radicalo
o T imparare a mente il Vocabolario, sono comparativa; che consiste afar discernere di
vie lunghe , tanto lunghe che d 1 ordinario ciascun vocabolo prima la forma grammati-
non si giugne al termine se non da pochis- cale, e poi la origine radicale, passando dalla
simi. Bisogna trovare una scorciatoia , che parola al tema, dal tema alia radice prossima,
possa scemarne la fatica, e cos\ dar coraggio da questa alia primitive. II suo metodo lo
a imprenderla. Questa scorciatoia e tutta applica a tutte le parole di 16 favole greche:
nello studio dei radicali, di quelle voci cioe e in ciascuna parola distingue la doppia
primitive che col combinarsi insieme, col analisi con segniappositi.Lavoro intelligente,
prendere affissi o suffissi, col modificarsi, co- paziente, e che suppone molte conoscenze nel
stituiscono I 1 immensa raasserizia d'un lin- suo autore.
De T. Macci Plauti prosodia. Disseruit B. Bonazzi casinensis. Neapoli, ex
typis Fibrenionis 1 871 . Un opusc. in 8 di pag. 28.
Qual sia la vera misura dei versi Plau- che agitarono ed agitano tuttavia con molto
tini fu sempre discusso, senza essersene avuta calore questa quistione: il Niebuhr, il Weise,
mai unachiarae precisarisoluzione. La stessa il Loman, il Grain, I 1 Herman, il Lachman,
quistione espone ed esamina con -elegante il Ritschl, il Berchem, il Vahlen, il Miiller e
stile la presente dissertazione. Ci6 che gli qualche altro. Le costoro opinioni, non sem-
antichi grammatici, e i filologici piu insigni pro tra loro concordi, non solo espone bre-
di altre nazioni intorno a questo punto opi- vemente, ma assennatamente giudica, am-
nassero non e dali 1 autore citato se non di mettendo cib che ei crededegnodi approva-
semplice passaggio. Esso fermasi a conside- zione, e rifiutando cib che non regge innanzi
rare Ja opinione dei critici tedeschi moderni alia critica e al buon senso.
BIBL10GRAFIA 85
BONOMELLI GEREMIA - U Giovane studente istruito nella dottrina cristiana :
Trattenimenti del Sac. D. Geremia Bonomelli, Dottore di Sacra Teologia,
gia Professore di Teologia dommatica e Filosofia di Religione nel Diocesano
Seminario, Prevosto di Lovere e Direttore Spir. nel Collegio Convitto lo-
cale. Parte prima. Brescia, Tipografia del pio istituto 1 871 . Prezzo L. 2 50.
Volume in 8 dipag. VI, 654.
Non fe necessario di spendere molte pa- late vi sono formolate, dimostrate, spiegate
role per dimostrare che ora che Tinsegna- con metodo logico, ma con brevita proporzio-
mento religioso e quasi totalmente soppresso nata, cosicche la mente dei giovani ne e sod-
Belle scuole pubbliche, che nelle private si disfatta, senza che ne venga affaticata. Una
da raramente, scarsamente, e Dio non voglia non comune facilita di esposizione, congiunta
che falsamente ; e dalPaltra parte da tutti alia piena e sicura conoscenza delle dottrine
S 1 insulta, si schernisce, si mette in forse ogni teologiche , e alia precisione del linguaggio,
verita e ogni cosa sacra; non ci vuol molto pregio importantissimo in tal materia , ren-
ripetiamo per intendere che ora aoprattutto dono agevoli e piane alia colta intelligenza
un buon libro che spieghi con brevita, con dei lettori le materie ancora piu ardue. Qne-
buon discorso , con ordine la dottrina cri- sto volume aggirasi tutto nella spiegazione
stiana ai giovani studenti e non solamente del Simbolo: e sotto essa I 1 autore racchiude
utile , ma necessario . E quindi nel venirci quel piu e quel meglio che deve sapersi da
alle mani questo del ch. Bonomelli ce ne laid cristiani intorno alia fede. Lode all 1 e-
isiamo veramente rallegrati. Per giovani che gregio scrittore di cosl bella opera!
studiano e proprio adattato. Le verita rive-
CANGER FERDINANDO H dottore del dritto divino : Panegirico di S. Al-
fonso Maria de' Liguori, detto in Napoli nelia Chiesa dei PP. Redentoristi
dal P. Ferdinando Ganger d. C. d. G. Napoli, stab, tip, Vitale, 53 strada
Pignatelli a Regina Coeli 1874. Opusc. in 8 di pag. 28. Si vende in
Napoli presso Gicchetti vico S. Caterina da Siena n. 9 a prezzo di cen-
tesimi 40.
Questo panegirico fu recitato dall 1 illu- razionalismo, la indipendenza personale, e il
stre pratore dopo il decreto Pontificio , che naturalismo lieenzioso . II valente oratore
dichiarava S.Alfonso de'Liguori dottore della assegue assai bene il suo scopo , mostrando
Chiesa. L'assunto di esso e di mostrare la colla sua consueta eloquenza la solidita, la
opportunita della nuova aureola , aggiunta pienezza e la efficacia degl 1 insegnamenti del
al Santo ne 1 tempi che corrono, a fine di op- Santo, per combattere quel triplice flagello
porre un piu valido presidio colla dottrina di della moderna societa.
lui alle tre piaghe del secolo , che sono il
CAPPELLANI PIKTRO Vita breve del P. Basil io Brollo da Gemona, France-
scano Riformato, descritta dal P. Pietro Cappellani, Arciprete e Can. Ono-
rario. Udine, tip. Jacob Passigli , 1871. Un vol. in bdi pag. 112.
II P. Basilio Brollo da Gemona fu illu- nel 1704 dolcemente e santamente trapass6
stre missionario nella China per lo spazio di nel Signore in Singan . I venti anni della
ventianni,daluievangelizzatacoi suoi sudori, sua vita di missionario li spese apostolando
ed edificata colle sjue virtu . Egli nacque in quelle terre, istruendo , convertendo. La sua
Gemona nel Friuli nel 1648 : vestl Tabito dei vita, colraa difatiche e santifacata dallo studio
Francescani Riformati assai per tempo , e nei incessante della perfezione cristiana, rimase
sacri minister* si esercitb conforme al suo in memoria di edificazione. Fu descritta nel
santo istituto. Per zelo delle anime chiese ed 1720 dal P. Pietro Antonio da Venezia, e nel
ottenne di andare alle Missioni della China, 1775 dalPabb. Giov. Pietro della Stua di Udi-
ove dopo quattro anni di viaggio penosissimo ne. Ora si descrive piu compendiosamente,
giunse a Canton nel 1684. Sedici anni dopo ma con egregio stile e bell 1 ordine dal ch.
fu nominato Vicario Apostolico del Xensi: e Sig. Cappellari.
86 B1BL10GRAFIA
CORAZZI GUSTAVO Panorama della Strada Ferrata delle Alpi Cozie (Monce-
nisio). Firenze, Pincider e Smorti, Litografi editori , 1 871 . Vendesi per L 1 0.
Sopra una carta piegata a libretto, ma piu di 12 chilometri vi sono 29 altre Gallerie
lunga metri 4, 15 svolgesi il magnifico Pa- piu o meno lunghe: veiitinove fra ponti tu-
norama della Strada di ferro delle Alpi Cozie, bulari , ponti di ferro, ponti di fabbrica, via-
il lavoro piti gigantesco die siasi compiuto dotti, e sotto passaggi :edi tutte queste opera
in questo genere di opere. II Panorama co- vedesi il sito, la grandezza , la successions
raincia da Bussoleno al di qua di Susa; e esatta nel presente panorama. Ai fianchi tro-
svolgendo sotto gli occhi tutto il corso della vansi le vedute delle stazioni , delle citta e
via per Meana, Chiomonte,Salbertrand, Oulx, terre, e di alcuni ponti, egregiamente dise-
Beaulard, e Bardonn6che conduce fino airim- gnate. II tutto e lavoro intelligente, esatto,
bocco meridionale della Grande Galleria del istruttivo. II Panorama e colorato in cro-
Frsjus, per poi riprendere la prospettiva molitografia ed onora Fofficinajshe lo ha li-
della via allo sbocco settentrionale della me- tigrafato. Vendesi presso gli editori mede-
desima presso Modane. In questi 5'Jchilometri simi in Firenze.
di via ferrata, oltre alia Grande Galleria di
D'ALFIANO PAOLO Amenita bibliografiche della vccchia Toscana di Gio-
van Paolo d'AIfiano Pisa, tip. Ntstri 4871. Un opusc. in 8 di pag. 60.
Dal titolo niuno potrebbe argomentare e squisitamente toscano. L 1 autore e quello
il soggetto e lo scopo di questo libricciuolo. stesso che alcuni mesi addietro diede alia luce
Nella sostanza e una graziosissima Satira la gaissima novella di MAESTRO DOMENICO*
de'nostri tempi e costumi, condotta con fina che piacque tanto ai codini. Ci auguriamo
ironia, aspersadi attici sali, sempreopportuni, che spesso si compiaccia di consolare il lutto
sempre calzanti, e condita eolle piu simpatiche dei buoni con iscritture simili a queste.
leggiadrie di un linguaggio vivace, piccante,
DE LUCA P.GESUALDO Elogio funebre alia raemoria del Sig. Giuseppe Liuzzo,
Giureconsulto Brontese, pel R. P. Gesualdo de Luca da Bronte ex-provin-
ciale cappuccino. Catania, Stab. tip. di G. Galatola, nel R Ospizio di Be-
neftcenza, 1871. Un opusc. in 8 di pag. 24.
Come un sacro oratore possa pronunziare Bronte. La conversione del Liuzzo in punto
un Elogio funebre d 1 un defunto , la cui vita di morte e il fondamento del suo discorso :
fu menata lontano dalle pratiche religiose, nel quale piu che all 1 elogio del defunto ei
1 apprendano i lettori da questa Orazione mira al van taggio spirit uale dei viventi suoi
veramente eloquente del ch. P. Gesualdo da ascoltatori.
DE VITOFRANCESCHI ACIIILLE S.Benedetto. Brevi cenni ocommemorazioni
pel Sac. Achille de' Vitofranceschi. Bart, tip. di G. Gissi c Compagno, 1871.
Un opusc. in 8 di pag. 48, L. 1. presso I' autore in Cisternino.
Ill BOLLANDEN CORRADO H nuovo Dio: Racconto per il popolo di Corrado
di Bollanden, tradotto dal Tedesco dal cav. Leopoldo Marzorati. Bologna,
presso il Santuario di S. Maria Coronata. Un opusc. in 16 di pag. 64.
Cent. 30. Si vende presso il Traduttore a Bologna Borgo S. Giacomo
W 3307.
In cinque settimane soltanto si spaocia- contro i cattolici , quasi essi facciano del
rono in Germania undid edizioni di questo Papa un Nuovo Dio. Ma invece delParidita
libro nel suo originale tedesco : tanto esso d'una dissertazione , il ch. Di Bollanden ti
piacque al pubblico ! Ed a ragione : perche e presenta un racconto vivo, animato, grazio-
scntto con vivacita, con brio, con sodezza e sissimo. Noi esortiamo i parroci a diffonderlo
facilita. In fondo in fondo e una polemica molto tra il loro popolo: e li assicuriamo che
moltoseria; e la confutazione di quelFas- ne trarranno gran frutto.
eurda calunnia ohe i protestanti lanciano
B1BLIOGRAFIA 87
FEDELE if} D\ FANNA Urgente escursione contro una mano di ausi-
liari massonici. Venezia, tip. Emiliana fasc. in 16 di pag. 32.
E un opuscolo, che sarebbe urgente, di- maestria e chiarezza, e, secondo noi,dovrebbe
remo anche noi, di propagare in quei luoghi essere il R. P. Fra Fedele da Fanna, il quale
dove per avventura non fosse penetrata, o smettesse un istante ilsuo grande lavoro del-
non fosse intesa la famosa parola, detta re- I 1 edizione delle opere di S. Bonaveutura, per
centemente da Pio IX alia deputazione fran- fare un 1 escursione o una puntaglia contro
cese: II vero tiagello della Chiesa e il li- i nemici della verita.
beralismo cattolico. L 1 Autore la spiega con
GALIUCCI-TACCOSE NICCOLA La questione sociale e il Pontificate di Pio IX
pel barone Niccola Taccone-Gallucci. Napoli, tip. editrice degli Accatton-
celli 1871. Un opusc. in 8 di pag. 96.
l
Schiottezza di dottrina cattolica, e aggiu- il soprannaturale si nega ogni armonia, e i
statissima applicazione di essa alle quistioni naturale resta un enigma di niun valore ,
sociali piii agitate de'nostri tempi, sono i incapace a spiegarsi; di tal che se la qui-
precipui pregi di quest 1 opuscolo, che'il chia- stione sociale del secol nostro si rimena alia
rissimo barone Gallucci-Taccone ha ultima- sua genesi, essa ci apparira o Faffermazione
mente pubblicato per Poccasione del Giubbi- del soprannaturale e della Provvidenza, o la
leo pontificale del S. Padro. Ecco com 1 egli negazione e delPuno e delFaltra : essa sara o
stabilisce il problema che tanto affatica i un dogma o un^resia. Da questa semplice
BQoderni pubblicisti. La quistione sociale posizione , concepita con tanta profondita rii
de'nostri tempi non si presenta gia sotto un veduta, ed espressa con a\ felice nitidezza di
aspetto individuo, ma abbraccia PEconomia, forme, si vede chiaro in che il dotto autora
la Politica, la Religione e la Civilta. Come riponga la soluzione de'piu ardui problemi
quistione economica essa e la lotta fra il dell 1 eta nostra : nella dottrina cioe della
possidente e il proletario : come quistion po- Chiesa, e nel! 1 organo infdllibile di questa dot-
litica e la lotta tra Tautorita e la liberta: trina , che e il Pontefice Romano. Da ci6
come quistione religiosa e la lotta fra la fede risulta la missione affatto provvidenziale del
e la ragione. E perche sotto tutte le forme Pontificato di Pio IX, che Iddio ha opposto
essa enuncia il principio di questa lotta, pare al naturalismo e materialismo dell 1 eta pre-
che futtore della quistione sia un germe di sente. E il chiarissimo autore ben dimostra,
disquilibrio tra cib ch 1 e mutabile e ci6 che colla prova delle opere, delle Encicliche e del
non si pu6 mutare, tra cib che varia e cio Sillabo, con quanta fedelta il S. Padre ha
che e uno ... II dogma religioso che spiega corrisposto dal canto sue alle mire delle Di-
e sviluppa le qriistioni sociali e quello della vina Provvidenza. Se i Governi ascolteranno
Provvidenza, ossia il soprannaturale; perche la sua voce, la societa sara salva, se le chiu-
nella Provvidenza sta I 1 immutabilita e Tuno, doranno gli orecchi, questa non pu6 aspettarsi
nell 1 umuuita il mutabile e il vario, e nella altro, che essero assorbita nel caos del socia-
azioue della Provvidenza suirumanita Panello lismo e del comunismo.
di congiunzione fra Tuno e il vario. Negate
GASTALDI LORENZO Lettera pastorale di MODS. Lorenzo Gastaldi, Vescovo
di Saluzzo, sopra il SS. Rosario, in occasione del 3 centenario della vit-
toria di Lepanto. Saluzzo, tip. Compagno , 1871. Un opuscolo in 8 di
pag. 8.
GHILARDI TOMMASO Festeggiamento del terzo centenario della vittoria di
Lepanto, nella Diocesi di Mondovi. Mondocl, presso G. Bianco tip. Vesf.
1871. Un opusc. in 8 di pag. 8.
Sull'importanza della vittoria di Lepanto: Pastorale di Mons. Tommaso
Ghilardi do'Predicatori, Vescovo di Moadovl. Mondoci , presso G. Bianco ,
tip. Vescovile, 1871. Un opusc. in 8 di pag. 24.
BIBLIOGRAFIA
IPontificale di S. S. P*. Fio
Altri opuscoli editi, e non menzionati nelle Bibliografie prece-
dent! .
Anonimo. Pel Giubileo Pontificale di
SS. Papa Pio IX, compiutosi il di 23 agosto
1871. Canto in terza rima. Bologna , vendesi
alia Tip. Mareggiani, 1871 Cent. 50. Un opu-
scolo in 4 di pag. 20.
S. Giuseppe e Pio IX: Omaggio del-
1'Eco Cattolico nel giorno venture agosto, il
Giubileo Pontificale. Verona, tip. Vescovile
di S. Giuseppe, 1671. Un opusc. in 16 di
pag. 70 cent. 25, si vende alia suddetta tipo-
grafia via della Scala N. 8
Blaini llsidoro). Ibeatie i santidi Pio IX
P. M. Quadro sinoltico compilato da Isidore
Maini,'e pubblicato in occasione delGiubbileo.
Pontificiale. Monza, tip. dell'istitutode'Paolini
di L. Annoni e C. 1871. Un opusc. in 8 di
pag. 28.
Afontannri (Antonio). A Pio Nono P.
O. M. Don Antonio Montanari di Faenza nel
suo Giubbileo Pontificale 0. C. Torino, tip.
Pontificia Marietti Pietro, 1871. Un opuscolo
in foglio di pag 8-
Ortoe (L) cattolico a Pio IX nel suo
Giubbileo Pontificale. Relazione completa dei
Solenni ricevimenti delle varie deputazioni
cattoliche italiane e straniere, col testo dei
piii important! indirizzi letti al S. Padre e le
piu belle risposte del medesiroo, con appen-
dice sugii altri principal! indirizzi, doni ecc.
compilata per cura della redazione della
Stella. Unmet, tip. editrice romana, 1871. Un
vol. in 8 di pag. 216 L. 1. 40. Dirigersi alia
Libreria Cattolica di Francesco De Federicis
Pie di Marmo N 8.
SizsafGerartfo). Le glorie del pontificate
di Pio IX. Inno del P. Sizia D. Gerardo, Mo-
naco Cisterciense, 1871 .Piacenza, lit. fratelli
Bertola 1871. Un opusc. in 8 di pag. 18
cent. dirigersi all'autore. Santuario di N.
S. di Mondovi presso Vicoforte.
I'aJensise (Domenico] Omaggio aPio IX,
nel dl in cui compie, sulla cattedra del su-
premo pontificate, gli anni di Pietro, per Do-
menico Valensise dell'almo Collegio de'Teo-
logi di Napoli. Nnpoli , tip. di Stanislao de
Leila via S; Giovanni Maggiore Pignatelli, 34,
187!. Opuscolo in 8 di pag. 20-
GRAZIAM GIOVANNI Interpretazione della allegoria della Divina Commedia
di Dante Alighieri, per Giovanni Graziani di Cotignola . Opera postuma.
Bologna, tip. Mareggiani via Malconlenti , 4797, 4874. Un vol. in 8 di
pag. -440, L. 3.
Molte sono le parti lodevoli di questo tato incidentemente in un 1 opera , ed altro
libro; e principale fra esse e lo spirito catto- che ne costituisca Passunto principale e di-
lico che lo governa dal principio sino alia retto. Qualesia a nostro avviso quesfassunto
fine. Ci conviene per6 confessare che non principale e diretto della Divina Commedia,
possiamo accordarci del tutto colla idea del- n i Pabbiamo piu volte manifestato in questo
Tautore di chiara memoria; vale a dire che
Dante si propose colla Divina Commedia di
cantare i diritti della Monarchia , e questo sia quegli altri , che lo scorgevano in un
soggetto figur& appunto coll 1 Allegoria del diverse soggetto: e per6 non crediamo dover
Poema Che Dante in piu luoghi delPOpera torn are di nuovo sullo stesso argomento. Ma
esaltasse Plmpero, e si adoperasse in piu non P er questo giudichiamo inutile il lavoro
guise di persuadere la sua idea politica in- dell 1 ill ustre defunto. Corne abbiamo detto ,
torno alia Monarchia universale da lui va- ^olti sono i pregi letterarii e morali cho
gheg-giata, e cosa che niuno puo mettere in I'adornano, e sotto questo rispetto non ne
dubbio. Ma altro e che un concetto sia trat- P uo essere altro che utile la lettura.
GUERRA ALMERIGO H volto santo e i lucchesi: Lettera del Prof. D. AI-
merico Guerra al Circolo della gioventii cattolica lucchese , intitolato il
Volto Santo. Lucca, tip. Landi, 4874. Un opusc. in 8 di pag. 46.
nostro periodico , o sia rivedendo queMibri,
che piu o meno perfettamente loproponevano,
BIBLIOGRAF1A
89
ISOLA I. G, II Metodo: Secondo dialogo filosofico di I. G. Isola, Modena j
Luigi Gaddi Cessionario dell'antica tip. Soliani 1871. Opuscolo in 8 di
pagine 106.
Segue il chiaro autore, in questo secomlo gli assurdi di che esso ribocca , e dall 1 altra
dialogo intorno al metodo, a mettere ia mo- gli esiziali errori che contiene. Altro non ag-
etra le ultime e piu funeste conseguenze del- giungiamo intorno al merito scientifico del
Fopera distruttiva iniziata da Lutero e se- lavoro , che e simile in tutto a quello della
guitata dal Cartesio. Egli le addita nel siste- prima parte.
ma deTositivisti, dimostrando dall'una parte
LANDRIOT (Monsignor) La donna forte. Conferenze di Monsignore Landriot
Arcivescovo di Reims. Traduzione consentita dall'autore. Firenze, a spese
della Societa Toscana,per la diffusione di buoni libri, 1871. Unvol.in 8
di pag. 208, L. 3.
Nel sacro libro dei Profeti vien descritta
la Donna forte, che onora la cittadinanza ,
educa i figliuoli, contiene nel dovere i dome-
poscia alia luce , vennero grandemente pre-
giate , e dal ristretto campo di una Diocesi
estesero il loro frutto su tutta la Francia
stici, amministra la casa, sostiene e conforta per le parecchie edizioni fattesene in poco
il marito, e con cib fa prosperare la famiglia tempo. L'egregio Can. Bini le prese egli pure
e coopera al bene della citta. Questa descri- a svolgere alle alunne dei R. Istituto della
zione prese a commentare parola per parola SS. Annunziata : e non contento di cib le
il dotto ed eloquente Monsig. Landriot, nelle fece tradurre dal francese in italiano alle
sue Conferenze mensili alle Dame della Ca- alunne medesimo. Questa versione pubblicasi
rita a la Rochelle in Francia, ov 1 era vescovo; P er le stampe: e noi ci auguriamo che le
mirando a formarne lo spirito, sicche la fami- conferenze di Monsig. Landriot abbiano nel-
glia e la societa pel dolce loro ministero ne T Italia accoglienza pari a quella che esse
venissero salvate. Quelle Conferenze , date ebbero in Francia.
LECUYER LORENZO I Martiri Domenicani d'Arcueil, uccisi dai comunisli
Parigini, il 25 maggio 1871, Ragguaglio autentico del P. Lorenzo Lecuyer,
tradotto dal P. Antonio Pellicani. Torino, tip. di Giulio Speriani e figli,
1871. Un opusc. in 16 di pag. 48.
MEMORIALE DEI YESCOYI DELLA SVIZZERA - Le condizioni della Chiesa
Cattolica e il dritto pubblico nella Svizzera: Memoriale diretto dai Vescovi
deJla Svizzera a' signori membri dell' Assemblea federale , nella occasione
della revisione della Costituzione federale. Lugano, tipografta Traversa e
Degiorgi 1871. Opuscolo in 8 di pag. 176.
II Memoriale che gli otto Vescovi della
Svizzera han diretto all 1 Assemblea federale
e un libro necessarissimo per chi studia la
Sltoria ecclesiastica , il dritto canonico , le
questioni sociali. Basta per convincersi di
questo il sol vedere le materie che esso tratta.
E diviso in tre parti. La prima esamina le
condizioni della Chiesa Cattolica rispetto al
diritto pubblico della Svizzera nelle tre epochs
piu remote: prima della riforma , Pepoca
della riforma, Tepoca moderna. La seconda
parte distendesi piu largamente, come il fine
del Memoriale richiedeva, a esporre le con-
dizioni della Chiesa cattolica rispetto al
dritto pubblieo della Svizzera in questi ul-
timi tempi, discorrendoCantone pnr Cantone,
ed enumerando Tuna dopo I 1 altra le viola-
zioni di liberta sofFerte dai cattolici Svizzeri
in nome del liberalismo radicale. L 1 ultima
parte, che pu6 dirsi la conchiusione logica e
giuridica di questa larga esposizione, espone
qualdebba essere, secondogiustizia,ravvenire
della Chiesa Cattolica in Isvizzera, e quindi
propongonsi quelle moclificazioni costituzio-
nali e quelle particolari disposizioni che i
cattolici han dritto di ottenere. Tutti gli otto
Vescovi sono sottoscritti, e cib da a questo
Memoriale un 1 autorita e una importanza
somma.
90 BIBLIOGRAFIA
MORELLI CHERURINO Un bel no. Scenetta fiorentina di Gherubino Mo-
relli, Parroco di S. Giusto a Gualdo. Firenze, aspese delta Sorieta Toscana
per la diffusione di buoni libri 4871. Un opusc. in 16 dipag. 42 Cent. 15.
Lettori, volete farvi passar Fuggia, e pensatore, che va a chiedere in matrimonio
intanto apprendere un po'di buona morale? la figliuola ad un brav 1 uomo all 1 antica : e
Leggete questa graziosa e vivace scenetta per le sue millanterie da incredulo si accatta
fiorentina. E un giovine avvocato, libero un bel No, chiaro cliiaro.
PERRONE GIO- I Valdesi primitivi, mediani, e contemporanei per Gio: Per-
rone d. G. d. G. Torino, tip. delV Oratorio di S. Francesco di Sales,
1871. Un vol. in 8 dipag. 304. L. 2.
Utilissima per T Italia , e massime nelle riche di Giovanni Leger intorno alle perse-
presenti condizioni, e questa storia de'Val- cuzioni de' Valdesi per motivo di religione ;
desi , del chiarissimo e indefesso P. Per- dimostrando con autorevoli prove che il ri-
rone delia Compagnia di Gesu. Essa e di- gore, usato nel Piemonte contro di essi, fu
visa in tre parti. Nella prima, intitolata I per punirne le varie ribellioni ed altri delitti.
Valdesi primitivi, il dotto autore dimostra Nella terza parte, I Valdesi contemporanei,
con document! irrefragabili la vera origi- discorre della loro condizione presente nel-
ne di quella setta, la quale vanamente da P Italia, do 1 loro principali scrittori , e dalle
alcuni si vorrebbe piu antica di Pietro Valdo, arti adoperate per combatter la Chiesa. E
clie ne fu il vero generatore. Nella seconda , sommamente desiderabile che specialmente
I Valdesi mediani, dimostra il processo de- quesfultima parte sia studiata, per conoscere
gli errori di cotesti settarii prima e dopo la che pessima genia e cotesta , e per tenersi
riforma protestante, e confuta le falsita sto- riguardati da 1 loro inganni.
SALA ARISTIDE Scritti varii del can. cav. Aristide Sala prof, di storia
e letteratura italiana. Volume unico. Mondovi 1871, stab. tip. di Giovanni
Issoglio e C., prcmiato con medaglia nll'esposizione provinciate di Cuneo.
Volume in 8 di pag. JT/-400.
Varie classi di scritti contiene questo Discorsi d 1 * occasions,. La quinta classe con-
volume. Le istruzioni religioso-morali costi- tiene alcune poche Epigrafi, e finalmentc
tuiscono la prima classe , e contengono tren- nella sesta sotto il titolo di scritti letterarii
totto prediche, per la piu parte di argomento leggonsi alcuni lavori o storici, o letterarii,
morale, e molte di argomento dommatico. 7 o morali. La varieta grande di questi scritti
fanegirici sacri forraano la seconda classe, e mostra la varia coltura del loro autore , il
sono soltanto quattro; come pure quattro quale in tutti mostra dottrina sicura, e valor
sono i Ricordini sotto la terza classe. Nella non comune.
quarta collocansi undici tra Allocuzioni e
- Un buon pensiero per ciascun giorno dell'anno. Ricordino morale del pro-
fessor cav. can. Aristide Sala, socio dell'associazione pedagogica italiana e
della societa promotrice degli studi filosofici e letterari. Seconda edizione,
aumentata di undici ragionamenti per materie e per autori. Mondovi stab.
tip. di G. Issoglio e C. 1869. Volume in 15 di pag. 144.
II ch. Scrittore can. Sala ha raccolte in della donna e la sua importanza nella fami-
questo suo Ricordino morale alcuni brani da glia , nella societa, nella chiesa. Ad ogni
lui segnati o trascritti dagli autori piu co- giorno dell 1 anno assegna uno di questi
spicui nel leggerli che faceva. Sono essi or brani. II suo libro off re adunque una molto
yentenze, ora avvisi, ora osservazioni, ora ri- svariata, ma sempre utile lettura; e il buon
eordi storici confacentisi alle vicende e ai giudizio nella scelta ne ha fatto'un vero te-
liisogni della vita morale, e proporzionati soretto delle piu belle considerazioni morali,
alle diverse classi delle persone : ma piu spe- che siensi fatte da scrittori famosi.
cialmente destinati a ricordare la dignita
SEGI T R (Mnns.) La SS. Comunione per Mons. de Segur. Torino, tip.
deir Oratorio di S. Francesco di Sales 1871. Un opusc. in 24 di pap. 68
Cent. 15 Cop. 100 L. 10.
BIBLIOGRAFIA 91
TUMMOLO ANGELO. v 0?0 yTo% Ku P sst*. Ad notationibus et illustratio-
nibus auxit Angelas Tummolo, presb. neap. Pars prima. Un vol. in 12 di
pag. F///-235.
Vale molto a far apprendere ai giova- 1' inciso o periodo che prende ad esaminare,
netti con facilita e diletto le lettere greche, e di poi fermandosi sopra le parole, di cui
Pagevolareadessi iprimi passi, chesogliono p i u difficilmeute i fanciulli saprebbero rin-
essere i piu faticosi ed incerti , nella inter- tracciare il tema; o notando le specialita che
pretazione degli autori. Questo compito ap- occorrano nella sintassi. E un lavoro di molto
punto si e proposto il ch. professore Turn- merito e di molta pazienza, ma di utilita
raolo, annotando la Ciropcdia di Senofonte, non minore pe^iovani, se faranno servire
della quale ha dato per ora alia luce la cotesta niaggiore facilita non a scanso di
prima parte. Egli conduce come per mano fatica, ma si a mezzo di apprendere piu e
I 1 allievo per quella splendida e fiorita nar- di apprender meglio in tempo piu breve.
razione , dichiarando da prima il senso del-
YECCHIOTTI GIAMBATTISTA Del risparmio considerate nelPaccumulamento
dei prodotti, del dott. Giambattista Vecchiotti. Urbino , tip. del Metauro
1871. Un opusc, in 8 di pag. 44.
E una bella dissertazione, diretta a or- e superflue. Molte false opinioni , anche di
dinare logicamente tra loro e a chiarire, se- non ignobili scrittori vi vengono discusse e
condo i piu sodi principii della scienza eco- confutate: e le conclusioni dell 1 egregio au-
nomica, le idee di ricchezza pubblica e privata, tore portano tutte T impronta del buon senso,
di risparmio produttivo o improduttivo, di non meno che della buona dottrina.
consume equo o prodigo, di spese necessarie
VOCATURO GAETANO MARIA -- Errando discitur : dov' e 1' errore ? Gram-
matica Italiana pratica teoretica, congiunta con 1'arte caliigrafica ad uso
delle classi elementari superior!, per Gaetano Maria Vocaturo Sac. Napo-
letano. Parte prima. Napoli, stab. tip. di V. Frisco Sedile Capuano 26 ,
1871. Un opusc. in 8 di pag. 64 Vendesi L. 1.
II rev. Sac. Vocaturo e ottimo istitutore in riscontro T uno delPaltro due temi, T uno
di giovanetti, e Tistituto ch 1 egli dirige gode d 1 essi errato , T altro corretto. Questi temi,
di buona riputazione in Napoli. Una pruo'va sono uniti insieme sotto certi titoli speciali,
della sua idoneita pub vedersi in questo li- che costituiscono altrettante regole gram-
bretto, da lui stampato per uso delle Classi maticali. Insieme colla grammatica vi si
elementari superiori. Egli si propone di fare apprende insensibilmente la storia: essendo
conoscere le regole della buona grammatica che la piu parte dei suoi temi e cavata ap-
italiana per via di pratica: e quindi propone punto da qualche fatto storico.
Mcccanismo di Lamine metalliche traforate, segnanti lettere italiane sopra
pietra lavagna. Metodo nuovo di lettura e scrittura ad uso dell'eta infan-
tile e ancor dei cieconati , per Gaetano Maria Vocaturo, Sac. Napoletano.
Napoli 1871. In '16 di pag. 8.
ZERBIMTI LUIGI II conte Ugolino, ossia commento tstorico, esegetico ,
estetico del canto XXXIII dell' Inferno di Dante per Luigi Zerbinati. Fer-
rara, tip. Bresciani 1870. Un opusc. in 8 di pag. 68.
Bel saggio e questo d 1 interpretazione la tragica fine del Conte Ugolino. Nulla e
dantesca, che ofFre ai suoi giovani il ch. sa- da desiderare nel commento dell 1 illustre pro-
cerdote Luigi Zerbinati. 11 soggetto ne e uno fessore : la parte esegetica , la storica , la
de'canti piu belli, e certamente il piu famoso estetica sono da lui compite con abilita non
della Divina Commedia, vale a dire il XXXIII comune ; e tutta la esposizione e fatta con
deirinf'erno, nel quale Timmortalepoeta narra istile semplice si, ma veramente italiano.
CRONACA
COlSTTEMPORA-ISrEA
Firenze 26 settembre 1 871
ROMA. Nostra Corrispondenza.
Rassicuratevi ; che, benche reduce, non vi parlerd delle mie
impressioni. Non dico di non averne avute delle impression!, e belle
e care assai. Ma fo ragione di tenerle per me. E sara anche questa
una novita. Giacche qual e ora quel corrispondente reduce d' onde-
chessia , il quale, per quanto sia poco impressionable, jion voglia
fare 1' impressionato ? Sono un grande flagello dei lettori queste im-
pressioni dei corrispondenti reduci, i quali, perche hanno veduta
per la prima volta la luna nuova di un altro paese, le abbaiano contro
per un anno. Anche Arbib, benche poco imprimibile, ha le sue impres-
sioni quando viaggia. Una di queste mattine fu a Frascati, e non si
pote tener la sera che non ne facesse avvisati i Romani, informandoli
che in Frascati vi erano dei villeggianti. Ed avendo una di queste sere
passato Ponte, ci fece sapere che egli era stato cola impressienato da
un bastone nuovo. Benche, a dirvi il vero, quel nuovo bastone po-
litico feri anche i miei occhi, non appena tomato a Roma, piu che
non abbiano forse ferito Arbib i Tridui politici. E un bel bastone
lungo e grosso, volto gentilmente verso la citta a chiaro indizio e
simbolo della nuova Signoria. Quantunque io non 1'avessi mai veduto
disegnato, o, come dicono/progettato in nessuna delle tante piante
d' ingrandimento , abbellimento, allargamento , rinnovamento e stor-
piamento di Roma, debbo perd confessarvi che mi parve la sola
fabbrica nuova, sorta in Roma durante la niia assenza. Avranno ora
fmito questi buzzurri di sistemare i loro bastoni a Castello? Yorrei
sperare di si , poich& gli e un anno che vi sudano attorno. II piu
lodato e pero sempre quello che, con arte squisitamente buzzurra ,
fu piantato colassu nel cranio dell' Arcangelo S. Michele.
CRONACA CONTEMPORANEA 93
Al qual proposito taluno piu oculato, dopo verificata bene la cosa,
guardato quel bastone da piii punti di vista , mi fece osservare gen-
tilmente, che esso non e altrimenti piantato nel cranio, ma dietro
I 1 Angelo di Castello . Mi battei il cranio ed esclamai : Brevis esse
laboro, obscurus fio. Mi e capitate come al Bonfadio, secondo die
10 ebbi gia da un erudito genovese. Aveano i Genovesi fabbricati ,
a grande spesa , certi forni sopra terra rubata al mare. E volendo ,
com' era giusto, perpetuare la memoria di quel loro fatto, pregarono
11 Bonfadio che ne dettasse una bella iscrizione. Scrisse il Bonfadio :
Neptunus Cereri ; e mando quel latino ai committenti. I quali lettolo
piu volte e non intesolo, presero per espediente di significare al Bon-
fadio che la scritta, cosi com' era di due sole parole, pareva al
Consiglio troppo breve e indegna della magnificenza della citta e
dell' edifizio. Di che il Bonfadio 1'allungo fino a quattro; scri vendor
ubi mare, ibi furni. Parve allora, se non troppo lunga, al certo troppo
chiara, e si conchiuse di lasciare che i forni cuocessero senza iscri-
zione ; che il pane non ne sarebbe riuscito peggiore. II che significa
che io avrei forse fatto meglio a dire, che quel bastone celebre e in
verita piantato dietro 1' Angelo di Castello: ma che, a chi Io guarda
dalla Piazza di Ponte , che e il suo vero ed unico punto di vista ,
pare evidentemente nascerne dal cranio, come Minerva da quello di
Giove o il cavolfiore da quello dei carabinieri reali.
II che mi fa sovvenire del sig. A. M., tutore e curatore della
pubblica sicurezza della Scuola Romana, celebre oramai pei suoi av-
vocati piu che per le sue ballate. 11 sig. A. M. non vuole che io parli
della Scuola Romana; o, se ne parlo, vuole che cio sia senza pen-
sard un pezzo; o, se ne parlo dopo pensatovi, che ne parli senza
scherzi, o almeno senza scherzi brescianeschi. Giacche, come Arbib
puo tollerare forse un Triduo, ma non puo soffrire i Tridui politici,
cosi A. M. pud forse tollerare uno scherzo, ma non gli scherzi bre-
scianeschi. E scrive queste cose in istile epistolare all' egregio Arbib
nel n dei 26 agosto della Liberia, che, dopo il prosciugamento del
Tevere, sembra essere definitivamente innalzata al grado di giornale
ufficiale degli avvocati della Scuola Romana, mal grado il mal odore
della sua letteratura ghettaiuola, non abbastanza neutralizzato dai
fiori della prosa del Sig. A. M. E per porre dalla sua 1'ebreo padron
di casa , gli fa notare che egli e cointeressato nella questione, giacche
anchevoi, signor direttore (gli dice) avete tocca la vostra buona
parte . II che, da buon cristiano, non possonegare, benche sia verita
conosciuta, e percio negabile da ogni giornale egregio. M.a assai pro-
tuberante ha da essere la protuberanza craniale della apologia politica
in questo sig. A. M., il quale piglia ora a difendere gratis pertino gli
ebrei contro i suoi fratelli cristiani. II che non so se il buon gusto
94 CKONACA
del gesuita Rezzi suo maestro avrebbe approvato. E conchmde dal
suo Treppiede dicendo, che egli degli scherzi brescianeschi si cura
come del terzo piede ch' egli non ha. Fioretto di lingua notato gia
dal Cesari nelle sue Grazie, donde ogni diligente scolare suole rac-
coglierlo nel suo Frasario. Benche poi bisogneria saperlo adoperar a
dovere, come sapeva fare ii Rezzi: il quale avrebbe strillato quello
scolare che, dopo parlato spesso e a lungo degli scherzi brescianeschi,
avesse conchiuso col dire che se ne curava come del terzo piede
che non ha. Tu mostri curarti troppo (gli avrebbe detto) di questo
terzo piede, di cui non ti curi. Se scrivi cosi, si dira forse, per modo
di scherzo brescianesco , che ne hai quattro. II qual ammonimento
letterario mi ricordo averlo letto, or fa molti anni, dato gia dal Curci
al Gioberti : il quale avea scritto nel suo Gesuita (leggi Liberate)
moderno , che ai Gesuiti una sola cosa importava , che si parlasse
molto del fatto loro : bene o male poi non importava , purche se ne
parlasse. Dove il Curci not6 molto a proposito, che il Gioberti dovea
essere piu amico dei Gesuiti di quello che il mondo credesse; poiche
spendeva la sua vita a dar loro questo piacere di parlare dei fatti
loro. Tanto e vero che i filosofi intuitivi, i quali hanno il privilegio
di veder sempre Dio direttamente, per F estasi continua in cui sono,
non sanno spesse volte quello che si dicano.
II che suol anche accadere talvolta a quei letterati che studiano
le parole piu che non le idee. Cantano bene, ma raspano male. Hanno
una cetra ben accordata, ma eseguiscono una cattiva musica, che la-
cera gli orecchi in proporzione della forza dello stromento. Che suona
questo sprezzo del sig. A. M. degli scherzi brescianeschi ? Se non gli
piacciono gli scherzi, compatiamo al suo malumore. Se non gli piace
il brescianesco, compatiamo al suo mal gusto. Benche il suo mal gusto
apparisce qui nel prendere che egli fa per brescianesco quello che
non e. Che e il brescianesco se non il far letterario del Bresciani ?
E chi ha si lunghi orecchi letterarii che possa udire suonare qui nulla
di brescianesco? II quale Dio volesse che ancor risuonasse sotto qualche
mano maestra. Ma pur troppo non si ode piu che negli scritti di quel
valentissimo maestro, cui tutta la Scuola Romana, compresivi i suoi
Avvocati e curatori, non che i fondatori, assai faranno se riusciranno
a portar dietro i libri : che il sig. A. M. non credesse di aver il mo-
nopolio delle Grazie del Cesari.
E poiche il sig. A. M. pare discorrere meco volentieri , e gradirne
gli scherzi piu che non voglia confessarlo, e quasi gentilmente pro-
vocarli parlandomi. spesso, in istile da Eraclito, della Scuola Romana,
alia cui celebrita posso vantarmi di avere forse anch' io contribuito
alquanto; gli diro in confidenza che egli farebbe per avventura un
grande servigio alia comune pupilla, se trovasse modo di renderne
COMEMPORANEA 05
reperibili in commercio le fatiche letterarie. Le opere brescianesche
si trovano facilraente: ve ne ha piu edizioni, ed ogni libraio pu6
facilmente contentarne i molti chieditori. Non accade cosi delle opere
della Scuola Romana. Mi venne teste la voglia di leggere Y Apologia
politico, di Vincenzo Monti per Achille Monti : ne cercai per terra
e per mare, e infine Tebbi da un amico, che non 1' avea pero potuta
scovare se non che presso lo stesso Autore. Mi tuffai in quell' Oceano
letterario, o, meglio, in quel Nilo dalle ignote sorgenti; e trovai satis
eloquentiae , sapientiae parum . Scuola Romana ? Non crederei :
giacche conosco alcuni di questa scuola che pure hanno mente sana
in veste sana. Ma quest' Apologia mi pare un imbiancato sepolcro
della fama del Monti. II povero Vincenzo vi e conciato per le feste
da questo suo Achille: e il caso di dire, Causa patrocinio non
bona peior erit. Vincenzo Monti canto cose contradittorie. Le canto
sempre bene, perche avea buona voce. Ma canto il vero e il falso, il
hene e il male, perche gli manco spesso il buon criterio o la fermezza
del carattere. Dice Achille che Vincenzo dovette celare talvolta i
proprii pensieri : e spesso scusabile e talvolta lodevole il celare i
proprii pensieri. Ma Achille ci narra a lungo che Vincenzo canto e
non celo i proprii contrarii pensieri. Achille non sembra intendere
il divario che passa tra cantare e celare. Tutta la sua Apologia versa
sopra la supposta sinonimia di questi due verbi. Ma Yaliud clausum
in pectore; aliud in lingua promptmn habere fu criticato da Sallu-
stio perfino in Catilina. Peggio poi quando volendo ;Achille trovare
in Vincenzo 1' immutabilitd dei propositi, non ostante la troppa mu-
tabilita del canto, tenta dimostrare che canto il vero quando cant6
il falso, dipingendoci cosi quel grande poeta come un vero empio ed
ipocrita per giunta. Non ho pensato mai si male del povero Vincenzo;
ne mi sento indotto a cosi pensarne ora dalla strana apologia che ne
fa il suo feroce Achille. Amo piuttosto credere 1' opposto . II povero
Vincenzo cantava quel che pensava, quando cantava il vero e il bene:
talvolta, trasportato dalla perversita dei tempi, canto contro coscienza ;
ma torno in se, e vi e ragione di sperare che riposi in quella pace,
che il suo Achille pare volergli ora sturbare almeno in terra. On-
deche io lo lodo che egli tenga cosi segreta la sua Apologia.
Volentieri mi trattengo con questi buoni letterati, e piglio, come
vedete, la via piu lunga per arrivare in fine a discorrere di questa
Babilonia politica, dove mi chiama il mio dovere di vostro corrispon-
dente. Ritornatovi da pochi giorni, non potei, nel primo ingresso, non
trovare la confermazione visibile di cio che udii nelle principali citta
d' Italia , dove il primo saluto era sempre questo. Noi ora siamo qui
tranquillissimi, perche i pochi biihaccioni, che avevamo, sono ora tutti
a Roma. Sapete che molti pochi fanno un assai. Assai ne abbiamo
96 CRONACA
ora di birbaccioni in Roma; e il Questore Berti comincia a capir
anch'egli che sono quasi troppi, al bisogno, che pure se n'aveva.
Ora capisco perche Lanza scrive Itaglia. Credo che mediti una ballata,
colla rima obbligata di canaglia, dopo che anche lui pote ammirare
e quasi toccar le prodezze di questi suoi buoni figliuoli. Se vedeste
che grugni politici, come direbbe Arbib, che tipi giudaichi, come direi
'io, che facce da forca, come direbbe Berti: fo.edi oculi, color ex-
sanguis, prorsus in facie vultuque vecordia inest , come direbbe
Sallustio. Che occhi, che ghigni, che visi beffardi, lascivi, insolent!,
sfacciati, svisati dal vizio, dal libertinaggio, dalla crapula, dal diavolo
che ce li ha portati. Sono tutti qui, e meditano il progresso. La civilta
e 1'educazione di Roma sono la dama dei loro pensieri. Rubano la notte,
dormono il mattino, si ubbriacano la sera. E allora guai a chi li in-
contra. Anche Arbib ne sembra impensierito. In Rorna, dice nella sua
Liberia de'14 settembre, sono calati un buon numero di facinorosi,
costretti a muoversi in mezzo alia liberta . Una volta i facinorosi
erano costretti a star fermi in mezzo alle carceri: ora, grazie agli
Arbibeschi, sono costretti a muoversi in mezzo alia liberta.* Credo che
i facinorosi siano ben lieti di questo mutamento di costrizione, dovuta,
se non erro, a chi aperse loro la porta Pia. Arbib pero aggiunse che
r Italia venendo a Roma, non solo ha reso un immense beneficio
a se stessa: ma eziandio al Papato e alia religione, proteggendo Tuna
e 1' altra colla liberta , che costringe a muoversi i facinorosi, che prima
in Roma stavano fermi, benche nel resto d' Italia si movessero assai.
E poiche ora si muovono in Roma, s'intende 1' immense benefizio
che 1' Italia rese a se stessa spedendoli tutti qui, alia Capitale, se-
condo che concordemente confessano Arbib e i buoni cristiani da me
incontrati per 1'ltalia. Peccato che questi facinorosi non siano tutti
Prussiani come Scoeffer, che, durante la mia assenza, fu prima basto-
nato e poi esiliato. Era un concorrente troppo formidable. L' Italia
ora vuol far da se; si sente forte e sdegna le alleauze.
Date a questi facinorosi 1'albergo gratuito in qualche con-
vento espropriato per pubblica utilita, collocateli arbitri in qualche
congregazione di carita, date loro ad amministrare qualche Monte
di pieta, qualche Spedale, qualche Municipio ; insomma rendete
qualche immenso beneficio all' Italia come dice Arbib, e costoro
diventeranno Deputati , Senatori , Ministri, Prefetti, Questori, amici
dell'ordine, conservator! , tutori della pubblica e privata sicurezza.
Ma vi e ora chi si trova in possesso del tolto ed in aspettativa del
da togliere, e considera questa nuova generazione di rivali da loro
educati, come facinorosi. E si raccomandano ai preti, ai cattolici,
al Papa stesso perche li aiutino a conservare. I loro desiderii di con-
ciliazione tendono a questo solo scopo. Vorrebbero che i cattolici, cac-
CONTE.MPORANEA 97
ciati di casa , facessero da cani di guardia ai ladri: e predicano percio
loro il disprezzo delle cose temporal!, 1' oblio delle ingiurie la virtu
della rassegnazione ai decreti della Provvidenza : giacche la Provvi-
denza Arbib I'aminette quando gli par favorevole. Se mutasse vento
Arbib ridiventerebbe facinoroso. I facinorosi di adesso sanno que-
sto, e danno poca retta alle predicbe del diavolo fatto roraito. I cat-
tolici stanno a vedere, e il Papa, benche molto invitato ad uscire, resta
in casa sua.
Arbib muor di voglia di veder il Papa a spasso. Ma non piglia
la buona via. Fa come il notaio criminale che carcero Renzo e gli
raccomandaji^ troppo quello che serviva piu a lui che a Renzo.
Credete a^R, gli diceva quell'Arbib, andate via.diritto diritto; cosi
nessuno bada a voi. Ve n' andate pei fatti vostri e nessuno sapra che
siete stato nelle mani della giustizia. Giudizio: fate a mio modo: Andate
raccolto e quieto: fidatevi di chi vi vuol bene. Ma nota il Manzoni
che di tante belle parole Renzo non ne credette una; ne che il
notaio volesse piu bene a lui che ai bird, ne che prendesse tanto
a cuore la sua riputazione, ne che avesse intenzione di aiutarlo .
Cap! benissimo che il galantuomo con quel che segue. E osserva
che tutte quelle osservazioni non servirono ad altro che a confer -
marlo nel disegno che gia avea in testa, di far tutto il contrario.
E conchiude che il notaio era un furbo matricolato; ma, in quel
momento, si trovava coll'animo agitato. E agitato ora Arbib, e per-
cio non finisce di consigliar il Papa e i cattolici di far a modo suo.
Non tema Arbib. Verra il giorno che il Papa uscira ; ed uscira anche
Arbib. Per ora escono ogni di per Roma, come dice Arbib che esce
spesso, buon numero di facinorosi.
Tra questi sono cospicui alcuni piu scelti, che formano come un
ordine o compagnia del diavolo: i quali hanno per istituto di insul-
tare quanto incontrano di sacro, cose e persone. Arbib li chiama
monelli nel suo n. sopraccitato. Yanno ordinariamente accompagnati,
come i religiosi piu edificanti, e credo che sia per ispiarsie insieme
incoraggiarsi a vicenda. Giacche e cosa per se dura e difficile questa,
di dovere per voto e professione insultare quello che s'incontra di piu
rispettabile. La natura abborre naturalmente da questo vacuo di civil
convivenza, anche perche, poveretti, ne toccano talvolta piu che non
ne diano. Ma il dovere della loro regola e professione, non che un certo
naturale difetto di ogni gentilezza,.li rende schiavi, come basteni da
vecchio e perinde ac cadaver, all'obbedienza dei loro guardiani ed
ispettori di strada. Li compatisco quando li incontro. Si vede che sono
sempre un poco schiavi ancora deH'umano rispetto. Quando si ab-
battono in qualche Madonna, in qualche processione, in qualche sa-
Serie VIII, vol. IV, fasc. 511. 1 30 settembre 1871.
98 CRONACA
cerdote, sudano talvolta, e indietreggiano dinanzi al lorodovere. Credo
che meno vincono il rispetto umano coloro che baciano la ma no, che
non costoro che sputano in viso ai Sacerdoti. Ma devono obbedire al
diavolo e agli altri loro Priori, che con loro non ischerzano. Se non
obbediscono , sanno quello che li aspetta. II diavolo e superiore
molto dispotico. Impone regole dure, e penitenze forti: coltellate
se occorre. Percio si faiino coraggio, e seminano per Roma il loro
buon odore. Toccano spesso le busse, o almeno mortificazioni aspre.
Ma tutto e per 1'amor del diavolo, loro buon padrone. Sono certo
che a tu per tu e a quattr' occhi mi confesserebbero che rom-
periano volentieri i loro voti, se potessero. Ma sono^^iavi, pove-
retti, e incatenati. La liberta non abita in casa del^Bfvolo n6 dei
liberali. E sempre libero all'onest' uomo di imbrancarsi colla canaglia.
Non vi e religioso cosi vecchio che, volendo, non possa liberamente
farsi frammassone e scrivere come Sceffer nella Capitate. Ma provisi
un poco uno della Capitate a farsi Gesuita ? Percio io dico sempre
ai giovani. Badate a non legarvi colla canaglia. Se vorrete vivere
da bestie, sarete, pur troppo, sempre a tempo. Ma se vi ponete fin
d'ora sotto il giogo liberalesco, non sarete piu liberi a vivere one-
stamente. Sarete nelle mani dei vostri superiori come bastoni da
vecchio e perinde ac cadaver. Dovrete menar botte da orbi : tradire,
se occorrera al partito, padre e madre, e avere in premio una sti-
lettata alia prima disubbidienza : oltre alle bastonate ed agli esilii
in Prussia, per poco che non andiate a sangue di un questurino.
In conclusione, il Gesuita e sempre libero a farsi birbaccione settario
o monello come dice Arbib. Ma si provi il monelluccio di Arbib a
farsi Gesuita! II piu libero dei due e, evidentemente, il Gesuita.
Tutti questi liberi monelli erano il 20 settembre a Porta Pia ,
loro santuario. Quanti fossero, cosi per 1' appunto, e incerto. La Con-
cordia dice tremila : la Nuova Roma dodicimila : il Ciceruacchio
cinquantamila: un testimonio oculare dice che erano mille. Fate
voi la media. Fu una giornata piovosa quella del 20 settembre.
La Capitate dei 22 settembre dice che i patriotti erano bagnati
fino alle ossa. La Liberia dello stesso giorno dice che 1'acqua
avrebbe sbandato un esercito. La pioggia fu in verita degna della
festa. Ma non duro quanto doveva, perche invocata dalle guardie di
pubblica sicurezza. Udii, posso dire, colle mie orecchie, due di co-
stord 1 dire sotto un cornicione dove si erano riparate Perche non
piove fin a domani? La pioggia si fermd allora. La festa del 20
settembre fu festa tetra. II governo ne avea paura piu che non i
preti, e i monelli piu del governo e dei preti. Pure si dovea far
festa. Si fece a denti stretti, come si dice, in timore e tremore, e non
parve vero che venisse la notte, che trovo la gente a casa. E non
CONTEMPOIUNiiA 99
siamo che al prime anniversario dell' entrata del monelli. Che vorra
essere al secondo? Arbib assicura che non vi e pericolo: e porta per
argomento il pranzo gratuito, dove il Ministro francese assicuro sul
Moncenisio il Ministro italiano delle sue sincere simpatie. Non auguro
ad Arbib molte simpatie sincere come questa. Vero e che (come udii
teste io stesso da un valente militare italiano) la Francia e ora si
debole, che 1' Italia non puo che desiderarne 1'assalto, essendo proprio
dei forti il desiderar 1'assalto dei deboli; ed in ogni caso, nel caso
che 1' Italia fosse si debole da non poter resistere alia Francia si
debole, vi sarebbero gli Stati uniti, che (come quel valente militare
osservava finamente, scambiando 1'America coll'India) ora che e aperto
r Istmo di Suez farebbero assai presto a veuirci in soccorso. Ma e duro
pero questo dover aspettar sempre la propria salute dallo straniero.
Arbib ed Ormeville, altrimenti detti La Liberia e la Nuova
Roma, ci rompono da piu giorni il capo, assicurandoci sul loro capo
che nulla vi e piu a temere ora per la loro Italia; che a Roma ci
siamo e ci resteremo ; che il regno e perpetuo ed immutabile in
Roma capitale. Se ne fossero tanto sicuri non 1' assicurerebbero tanto ;
ne ad ogni stormir di foglia che si muova nel mondo leverebbero
cosi il muso, odorando il vento infido. Non ho mai ammirata troppo
la perspitacia politica di coloro che ogni giorno vedono pel domani
la caduta del regno d' Italia. Ma costoro hanno almeno questo di
Luono che, ponendo le cose al peggio, un giorno o loro o i loro nipoti
posson fmire coll' aver indovinato. Non fo voti proibiti. Ma , se e
ancor lecito citare il Petrarca in paese dove fiorisce la Scuola Ro-
mana, si sa che Cosa bella e mortal passa e non dura. Figuratevi
poi le brutte! Non conosco al mondo di perenne che Cristo, la sua
Chiesa e la sua Roma, di cui il regno d' Italia non par essere fmora
che un volgar persecutore. E dei persecutor! di Cristo, della Chiesa
e di Roma che ci dice la storia? La storia questi buzzurri si van-
tano di saperla : e forse percio si meravigliano che il Regno d'ltalia
sia durato gia un anno. Conosciamo tutti un impero che ne dur6 venti.
Venti anni sono lunghi: ma debbono pero parer molto corti a chi so-
pravvisse. II mondo e ora pieno di sopravissuti alle loro illusion! di
perpetuita. Le locande di Europa ne abbondano. Ma vi e posto ancora
nei soffitti per Arbib e per Ormeville. Consiglio loro 1'economia in questi
anni di abbondanza. Facciano come la piccola contadinella, la diligente
formica, che la state ripone pel verno; e non si espongano al pericolo
di dover poi vivere poveri : che quanto al morir poveri, vogliano o
non vogliano, e sorte comune. Che se i liberali italiani se ne vantano
si spesso, come di caso che accada soltanto a loro, credo che cio sia
perche la morte e il punto in cui si trovano carictyi di debiti da
pagare di la. Di qua non si vede punto che vivano in istracci : ne
100 CRONACA
escono anzi spesso e all' improvviso, con istupore dellVeconomia po-
iitica. Benche poi non debbo tacere le onorevoli eccezioni ; tra ie
quali e degna di nota la toccata a due twoni liberal! qui di Roma
padre e figliuolo, il cui caso e narrato dalJa Capitate del 29 agosto.
Abitava il padre nel palazzo pontificio del Quirinale per graziosa
concessione del Santo Padre die, colla carita della mano sinistra gli
avea dato per elemosina quello che avea dovuto togliergli per giu-
stizia colla severita della destra : giacche (dice la Capitate) era
stato nel 49 per liberalismo colpito dalla censura e tolto d'impiego.
Avea questo buon liberale un buon figliuolo: il quale, per pagare,
credo io, una parte almeno della pigione , fece parte di tutte le
spedizioni e combatte in tutti i fatti d'arme, per la difesa della li-
berta e della patria , e percid il 20 settembre ando ad abitare
anch' esso col padre al Quirinale , che si trova appunto vicino alia
breccia di Porta Pia, per la quale era entrato valorosamente. Ma non
pote goder a lungo deli' ospitalita papale. II papale divento reale,
com' & noto : e il reale caccio tutto il papale, compresi i due ospiti
papali, padre e figliuolo liberali. II governo, dice la Capitate, non
si arrestd dinanzi il riguardo dei servizi prestati dai due ospiti :
fu meno generoso dell' abbattuto governo temporale e il giorno
25 settembre, colla pubblica forza fece eseguire lo sgombero. La
Capitate chiama questo un atto impolitico, che vuol dire contrario
?.lla politica regnante. Ondeche il governo dovrebbe processarsi da
s& in Roma come si sta processando in Palermo a gran diletto delle
rane, niente atterrite questa volta da questo combattimento taurino.
II.
COSE ITALIANS
\. Giudizii di liberali intorno ai disordini avvenuti in Roma neli' agosto
2. Deliberazioni, dissidii e cangiaraenti nel Consiglio comunale di Roma
3. Epistolario del Garibaldi contro i preti 4. Convocazione delle
societa operaie in Roma S. Progress! AQll'Associazione in'ernazionale
in Italia. G. La Societa Alfieri in Roma 7. Societa per le guardie
notturne 8. Dimissione dei ministri Gadda ed Acton ; succedono a
qncsti il J3e Vincunzi ed il Riboty 9. II Gadda assume la carica di
i'refetto di Roma 10. Inaugurazione della galleria del Moncenisio ;
splendidc feste ed incendio a Torino 11. Anniversario del 20 settem-
bre 1870 in Roma.
1. La liberalissima Lombardia di Milano, nel suo fogiio dell' 1 1
settembre, proclamo con lodevole schiettezza una verita che a noi non
sarebbe stato lecito di stampare impunemente; e disse: Noi siamo
CONTEMPOMNEA 101
a Roma, come i Turchi a Gerusalemme . Questo e vero , ma non
e tutta la verita. Bisogna ag-giungere, che tra il contegno del Turchi a
Gerusalemme e quello del conquistatori di Roma corre questa diffe-
renza : che quelli ora rispettano e fanno rispettare le proprieta e la
liberta religiosa del cattolici di Gerusalemme, mentre questi espro-
priano conventi e monasteri , gettano sul Jastrico delle vie frati e
monache, e si preparano a far sparire da Roma gli Ordini religiosi,
che a Gerusalemme sono mantenuti e difesi dai Turchi. Ed inoltre
a Gerusalemme non si trattano come provocatori di disordini quelli
che si adunano in chiesa a pregare; il che a Roma oggimai appena
puo farsi senza speciale tutela di forza armata.
Narrando, nel precedente quaderno, i disordini percio avvenuti
in Roma, alii 23 e 24 agosto, ci siamo serviti principalmente, e quasi
esclusivamente, delle notizie che ne davano giornali niente sospetti
di troppa tenerezza pel clero, ma piuttosto dichiaratamente ostili alia
religione e devoti al Governo, ed intesi sempre a vilipendere, diffa-
mare e schernire Clero e Chiesa , senza risparmiare la persona stessa
del Santo Padre. E tuttavia da quelli stessi appariva, che il cattolico
popolo romano era esposto ad ogni maniera di bestiali insulti e di
crudeli violenze, pel solo fatto di assistere a divote funzioni religio-
se; e che, se qualche rattento poneasi dal Governo agli eccessi dei
facinorosi, quesli perd n'andavano impuniti, per la partigiana beni-
gnita ond' erano anticipatamente rassicurati, ed imbaldanziti a quegli
insulti ed a quegli attentati. Nel volgere di soli tre o quattro giorni
di quella settimana furono oltre a venti i Sacerdoti e religiosi in-
sultati con laide contumelie, sputacchiati, ed anche percossi sulle vie
e piazze, in pieno giorno , a vista di tutti, senza che pur uno dei
colpevoli fosse arrestato o tratto in giudizio. Alle doglianze che ne
faceano i diarii cattolici, si rispondea dai giudaici e settarii, che
quelle erano scusabili rappresaglie contro le provocazioni clericali ;
ovvero se ne gettava la colpa sopra la plebe mal educata dai preti.
Tuttavia la Liberia- Gazzetta del popolo, senza avvedersene,
confesso e dimostro nel n 233 del 26 agosto, che quelle violenze e
quei disordini non erano da imputarsi ne ai clericali ne al popolo
romano , ma a poche teste calde , ossia a pochi facinorosi . Perch&
dunque il Governo che li conosce, che li ebbe a suo servizio, che
li ha forse prezzotati come patriolti , per mano dei suoi eomitati
nazionali } quando trattavasi di togliere Roma al Papa: perche ii
Governo non li freno o non li puni? Ecco le parole della giudaica
Liberia. Se dovunque trovansi delle teste calde, pronte a gettarsi
ad ogni maggiore sbaraglio, non e un fatto straordinario che anche
in Roma se ne trovino uno o due centinaia , disposte' sempre o a
proniovere chiassi, o ad invelenirli quando gia sono avvenuti... Ve-
102 CRONACA
nendo a Roma abbiamo accettato con la reazione di tutto il mondo
una partita difficile, scabrosa, plena di ostacoli. Ebbene questa par-
tita bisogna vincerla; e non la vinceremo certo senza molto giudi-
zio. E di questo molto giudizio la Liberia porge un bell'esempio,
contentandosi di dire che la sedizione dei liberal!, per liberare gli
arrestati alia Questura, e biasimevole. Ma se i tumultuanti fossero
stati clericalij la Questura e la Liberia si sarebbero contentate d'un
biasimo? A Roma ci siamo, e d resteremo, conchiuse il giornale
giudaico . I clericali non varranno a mandarci via ; ma due o tre-
cento teste calde non basteranno certo a rendercene ingrato e mole-
sto il soggiorno.
Pur troppo e certo che il soggiorno di Roma non e ingrato ne
molesto ai brecciaiuoli del 20 settembre, ed e anzi gratissimo per
quelli che, entrati da Porta Pia col solo patrimonio della loro mal-
vagita, ora hanno un comodo stallo alia greppia del Governo. Ma la
cosa non va di paro pei Romani, massime se onesti e veramente
cattolici. Per questi poco o niente rispetto delle persone, niuna tu-
tela efficace da parte dell' autorita , massime se sono ecclesiastic! .
Eccone la prova dalla confessione d'un moderatissimo corrispondente
della Perseveranza di Milano, n 4250 del 31 agosto. Incontrai
nei pressi di piazza Navona un pelottone di mascalzoni che vociava
una specie di canzone, di cui il ritornello era: ammazza i fmli,
ammazza i preti; ne mi potei accorgere che da verun agente di Po-
lizia fossero molestati. Piu tardi, per la stessa via del Corso, incon-
trai un altro manipolo di birbaccioni, che alle grida di Viva Gari-
baldi! aggiungeva 1' altro di morte a questo, morte a quello; e pel
lungo tratto di via che percorsi, fmo a S. Lorenzo in Lucina, noa
potei scorgere che alcuno impedisse a quella turba di proseguire lo
schiamazzo. Orsu! Sarebbe cosi benigna o cosi cieca 1' autorita di
pubblica sicurezza, se una cinquantina di caccialepri, come si chia-
mano dai liberali i buoni romani, andassero attorno gridando: Viva
il Papa! Morte ai frammassoni?
Ma, posto che il Governo non possa o non voglia reprimere co-
desti eccessi, che a lui giovano indirettamente, in quanto bastano ad
incutere un salutare timore a chiunque fosse tentato di reazione
contro i vincitori del 20 settembre: perche almeno i liberali mode-
rati non usano la loro influenza, e non si contrappongono a cosiffatte
ribalderie? II citato corrispondente della Perseveranza risponde al
quesito, dicendo che le persone oneste non possono cimentarsi con
gente avvinazzata e manesca, che per giunta e armata con coltelli
e pistole. La Questura tollererebbe bande, cosi armate, di veri ro-
mani affezionati al Papa? E son forse romani codesti masnadieri che
atterriscono i buoni cittadini ? Ecco la risposta del corrispondente :
CONTEMPORANEA 103
La nostra plebe e rimasta spettatrice indiflerente ed anche sde-
gnosa dei tumulti di quest! glorni. Si vede che costui non tratta
col vero popolo romano; poiche altrimenti avrebbe udilo con che
lilania di maledizioni erano mandati all' inferno i patriotti di S. Gio-
vanni Laterano e della Minerva! I manipoli di cui vi parlo, con-
tinua a dire il corrispondente, non sono che una infinitesima parte
del uostro popolo, che dieci carabinieri risoluti porrebbero facilmente
a dovere. E questo e verissimo; anzi il grosso di codesti manipoli
e di facinorosi d' altre province italiane, come si conosce dalla pro-
nunzia, con cui bestemmiano ed oltraggiano ogni cosa divina ed uma-
na. Dieci carabinieri basterebbero a sbrattarne Roma. Perche dunque
il Governo li lascia 'imperversare a posta loro codesti manipoli?
2. Mentre gli stessi liberali altamente si lagnano che in Roma
la quiete pubblica dipenda da una infinitesima parte di popolo,
cioe da alcuni manipoli di ribaldi, sono pur gravissime le lagnanze
che si fanno da ogni ordine di cittadini contro 1' amministrazione
comunale. Tra i consiglieri, una buona meta non si brigano punto
di concorrere , se non rade volte, alle sedute municipali , lasciando
alia Giunta e ad alcuni pochi, o piu zelanti o piu presuntuosi, la
cura di discutere e risolvere le piu delicate quistioni, da cui pure
si derivano le gravezze crescenti dei balzelli. Onde, come apparisce
dai rendiconti delle sedute comunali, son sempre quei dieci o do-
dici, che si avvicendano a parlare e spesso anche ad offenders} 1'un
1' altro, in guisa da ritrarre , in minori proporzioni , le scene degli
onorevoli della Camera elettiva . Recriminazioni , puntigli , spiega-
zioni acerbe, talvolta ancora tumulti prolungati, in cui tutti vogliono
parlare ad un tempo, con infinite disordine; ecco in die sciupano
tempo e fiato i Padri della patria in Campidoglio; e poi, quando
viene la stretta del doversi prendere una risoluzione, la forza d'una
pluralita, illuminata a questo modo, tronca il nodo; ed il popolo pen-
sera a pagare quel che fu decretato a farsi o pagarsi.
Vero e che codesti dissidii , inevitabili tra persone ascritte a
diverse fazioni politiche e devote ciascuna alia propria consorteria ,
sono inveleniti dalle critiche, dagli eccitamenti, dai confront! odiosi,
dalle villanie personali, onde parecchi giornalacci liberali si studiano
ogni giorno di rinfocolare le ire partigiane dei Consiglieri , di cui
non si rispetta nemmeno la vita privata.
Aggiungansi le pretension! dei Circoli, dei Clubs, delle Societd
diverse ; i puntigli di certi mestatori che credono d' aver redenta
Roma perche, cogli stipendii del Governo di Firenze, tennero il sacco
alle mariuolerie del Comitato nazionale ; le gare tra i, democratic
indipendenti ed i consorti, e la inesperienza, per non dire 1'igno-
ranza di moltissimi, che pur vogliono impacciarsi di tutto: ed ecco
104 CRONACA
renduto impossibile alia Giunta ed al Consiglio municipale il fare,
pur volendolo, quel poco di bene che forse potrebbe. Ove si eccet-
tui il prestito dei 30 milioni , manipolato da Samuele Alatri , poi
approvato, dopo una discussione tempestosa e scompigliata, e difficile
trovare qualche cosa rilevante, di cui possa recarsi il merito ai si-
gnori di Campidoglio. Per gran ventura ebbero il senno di ridurre
a 48,000 le 84,000 lire che costava il concerto musicale del Palladia;
il cbe fu sentito cosi acerbamente da uno dei Colonnelli, che, indi-
spettito di tale lesineria a danno del la musica , diede la sua di-
missione.
E naturale che tale andamento di cose debba stancare la pa-
zienza di chi vi dee spendere il suo tempo con si poco profitto, e
fors'anche con detrimento dei suoi interessi privati , posposti alle cure
di tale ufficio, cosi ingrato e sterile. Tra i piu operosi dei membri
della Giunta comimale tutti riconoscevano il Sig. Samuele Alatri ;
e di lui diceasi in romanesco, che egli era il miglior fico del bi-
gonzo ; ed altri il lodavano perche, sebbene giudeo per nascita e
professione, a' fatti mostravasi il miglior cristiano tra i suoi colle-
ghi municipali. Era indefesso al lavoro per molte ore ogni giorno,
e nelle discussioni era quello che mostrava piu giudizio, discrezio-
ne, pazienza e desiderio sincere di far bene. Ma cio non impediva
che egli fosse bersaglio agli scherni della stampa democratica , ed
a continue censure di parecchi tra i Consiglieri . Sui primi giorni
dell' agosto gli fu commesso di riordinare la pianta degli ufficiali
municipali. Yi lavoro attesamente; ma questa non era bisogna da
spacciarsi con la falce in poche ore. Sollecitato dal Sindaco Palla-
vicini, egli rispose che bisognavangli ancora alquanti giorni. Ed ecco
il Sindaco mandargli chiedere le carte spettanti a tal negozio, che
il Pallavicino avocava a se. A tal ceffata i'Alatri perdette la pazien-
za. Mando le carte, ed al tempo stesso la sua rinunzia alia carica
di Assessore legale della Giunta per le cose di finanza.
Da quel punto rifiuto di sedere, nel Consiglio, tra gli Assessori
e tornarono vane le istanze a lui fatte, perch& volesse ritirare la sua
rinunzia. II Consiglio comunale, la sera del 1 settembre, udi dalla
sua bocca le ragioni che 1'aveano costretto a tal risoluzione , nella
quale fu irremovibile, malgrado le vive premure a lui fatte
ufficialmente dal Consiglio stesso. La sua rinunzia dovette percio
essere accettata, e gli fu designate successore 1' avvocato Venturi, con
ordinanza della Giunta; la quale cosi perdette quello che dall'opi-
nione pubblica era designate come il migliore, se non anche 1'unico
Assessore, capace di governare le cose della finanza municipale. Da
questo fatto si puo argomentare in qual modo procedono le cose del
Comune di Roma. Non ci farebbe meraviglia se, ritraendosene od
CONTEMPORANEA 105
essendone esclusi a poco a poco i moderati , vi prevalesse la fa-
zione capitanata dal Pianciani, la quale allora melterebbe Roma alia
merce della setta garibaldesca . Gli onori per altro di graa faccen-
diere municipale restano finora a Biagio Placidi , di cui riruarra
eterna memoria nelle lapidi ch' egli fece appiccicare per Roma e per
lemura; segnatamente nel monumento in Campidoglio ad onore del
gallicano Bonjean da lui proposto; come gli sara grato il Ghetto pei
favori onde egli colma la crescente generazione giudaica nelle scuole
municipali, di cui e Mecenate. Ma ue questo, ne certi casotti eretti
nelle piazze, ne la tassa di 6 lire pei cani, ne le tasse aumentate
pei cereali e le derrate di prima necessita, bastano a contentare dav-
vero i Romani; e gli arruffoni Garibaldini pescano nel torbido.
Nella stessa seduta, in cui fu posta a partito la tassa di sei lire
pei cani, fu, immediatamente dopo la votazione di questa, esaminata
la proposta di comperare, a prezzo di circa 35,000 lire, una statua
equestre del Re Vittorio Emmanuele, gia esposta alia pubblica vi-
sta, e di cui voleasi fare un monumento di gratitudine dei Romani
pel 20 settembre. II Consiglio municipale, die gia presentiva di dover
poi aggravare viepiu le tasse, a fine di soddisfare alle obbligazioni del
prestito di 80 milioni , saviamente giudic6 che non conveniva but-
tarsi a spese non necessarie; ed a voto unanime scarto quella pro-
posta. Fu questo uno dei casi rarissimi in cui la Giunta ed il Con-
siglio si trovassero d'accordo. Con eguale senno fu reietta la pro-
posta d' un tal Mercandetti , che disegnava di riunire con arcate i
tre palazzi di Campidoglio, ed aggiungervene due altri a'lati, accioc-
che la rappresentanza comunale vi avesse piu agiata e splendida
sede. Cio sarebbe costato, secondo 1'architetto, poco piti d'un milione
e mezzo; ma tutti sentivano che nel fatto si sarebbero poi dovuti
spendere piu di due milioni, incorrendo anche il pericolo di scon-
ciare T opera del Buonarroti. Laonde saviamente il Consiglio muni-
cipale scarto a voto quasi unanime e dopo breve e pacata discus-
sione quel disegno, che uno dei mille gia posti sul tappeto per
1' abbellimento ed il rinno-vamento di Roma.
Ma pur troppo sono rari i casi, in cui le discussioni municipali
riescono ad una conclusione di vero bene pubblico. Sia per impe-
gno partigiano, sia per abitudine contratta alia Camera dei Deputati
di Firenze, in cui sedettero parecchi dei Consiglieri municipali, fatto
sta che ad ogni costo dee farsi opposizione anche alle proposte piu
discrete, e per un puntiglio talvolta provocare una crisi municipale.
Abbiamo narrato a suo tempo * come il Pianciani otteane che un.
buon terzo dei Consiglieri si dimettessero con esso lui, solo perch6
non erasi aderito ad un suo biasimo contro la Giunta. Per un altro
1 Civ. Catt. Serie V1I1. vol. III. pag. 114.
106 CIIONACA
puntiglio, dopo la dimissione di Samuele Alatri, si ebbe quella della
Congregazione di Caritd, deputata all'amministrazione o sopravve-'
glianza delle opere pie, come abbiamo riferito nel prec3dente vol. II,
a pag. 217-20.
II Governo erasi impossessato degli Ospizii di Termini , e ne
avea affidata la cura alia mentovata Congregazione. Avvedutosi perd
che ivi nulla era da potersi volgere a profitto dell'erario, e che anzi
questo avrebbe dovuto sostenere una spesa non lieve pel loro man-
tenimento, si risolvette di cederli al Municipio. La Giunta accett6
1'offerta, sobbarcandosi a quella spesa, ma sotto la condizione posta
dal Consiglio municipale; cioe che tutti gli edifizii spettanti a quegli
Ospizii divenisseroproprietacomunale. II Governo assenti, e la Giunta,
pensando che chi facea le spese dovea avere 1' amministrazione,
mand6 a chiedere alia Congregazione di Caritd la consegna di quegli
Ospizii. La Congregazione si rifiutd, con dire che, avendoli essa ri-
cevuti dal Governo, a questo solo ed a nissun altro potea cederli.
La Giunta ricorse al Governo, e questo con lettera della Prefettura
dichiaro che annuiva. II conte Pianciani, che, nell'assenza del Pre-
sidente principe D' Oria , ne facea le veci , replied non bastare un
assenso, ma volersi un ordine; e I'ordine fu spiccato dalla Prefettura.
II Pianciani se ne adonto, come se la Giunta ed il Consiglio comu-
nale avessero cosi dato un voto di sfiducia alia Congregazione , e
mandd in nome suo e dei suoi colleghi la dimissione.
Si cerco indarno la via d' un componimento. I deputati Pian-
ciani , Silenzi , Troiani , Odescalchi e Costa, incaricati specialmente
degli Ospizii di Termini, furono irremovibili nella presa risoluzione,
a cui aderi il Presidente Filippo Andrea D'Oria. II Consiglio comu-
nale dovette pertanto procedere alia nomina di nuovi membri per la
Congregazione di Caritd; e riuscirono eletti i signori: March. Sa-
vorelli, presidente; Emidio Renazzi, Pietro Renazzi, Pietro De Angelis,
avv. Giuseppe Marchetti , il march. Alessandro Carcano. La presi-
denza era stata offerta al Duca Mario Massimo, che la rifiuto. Era
stato rieletto anche Giuseppe Troiani; ma questi non avendo voluto
accettare : fu surrogate in luogo suo un altro.
Pochi giorni appresso fu nominata una commissione sopra le
Opere Pie, onde erasi gia compilato un catalogo, che ne fece salire
il numero a 91; delle quali, ad esclusione dell' autorita ecclesiastica
e contro i sacri diritti spettanti ai fondatori e loro successori, mal-
grado delle protestazioni da noi riferite nei precedente vol. II, a
pag. 218-20, 1' autorita municipale si arrogo la cura e 1' amministra-
zione. Recheremo qui i nomi dei membri di codesta Commissione ,
eziandio perche nella protesta dei Cardinali vescovi Suburbicari
leggeansi queste precise parole: E un precise dovere dei sottoscritti
CONTEMPORANEA 107
di rammentare il disposto del S. Concilio di Trento (il quale e tuttora
vigente nello Stato, ed a cui non mai si e espressamente derogate)
al capo XI. della Sess. XXII. de Reformat.; e le scomuniche che,
giusta il raedesimo e la Costituzione Apostolicae Sedis , s'incorre-
rebbero da coloro, i quali si rendessero colpevoli di tali spogli e di
tali violenze.
La commissione, incaricata di codesti spogli delle Opere Pie, 6
composta dei Signori: Felice aw. Ostini, presidente Remigio Ma-
nassei Luigi De Santis Luigi aw. Alibrandi Giuseppe aw.
Marchetti Odoardo Pelisier Alessandro Penna Quirino aw.
Quirini Alessandro Bussolini Alessandro aw. Bencivenga.
Per tal maniera i moderati partigiani della monarchia coope-
rano, sia pure che senza addarsene, all' asseguimento dello scopo
supremo della frammassoneria, che fu sempre, non solo 1'abbattimento
della sovranita temporale del Papa, ma si ancora del cattolicismo. II
Governo conquistatore del 20 settembre studia il modo di distruggere
anche in Roma gli ordini religiosi; il Municipio lo aiuta a secola-
rizzare 1'istruzione e le Opere Pie; Garibaldi bandisce la guerra al
Clero.
3. Gia da oltre un decennio Giuseppe Garibaldi non cesso mai
dal parlare e scrivere contro il vampiro sacerdotale e contro il cancro
d'ltalia, ossia contro il Papato ed il clero; ma da alquanti mesi in
qua, massime dopo la caduta della Comune di Parigi, egli sembra
veramente invasato da un demone infernale, tanta & la ferocia con
cui egli insiste e grida che 1' Italia stermini i preti se vuol essere
salva. E noto che egli era uno dei membri del Comitato supremo
dell' Internazionale, costituitosi in Londra. Fin dai primi giorni del
passato mese di marzo, quando il Thiers ed i suoi colleghi guarda-
vano con indifferenza i preparativi della Guardia nazionale alia ri-
bellione, il democratico Sardou offeriva al Garibaldi il comando o la
dittatura suprema della rivoluzione che stava per succedere; e Yeroe
dei due mondi, come puo vedersi nell' Opinione di Firenze, n 72
del 13 marzo, rispondeva nei termini seguenti : Dite ai Parigini
che io sar6 con loro il giorno in cui volessero liberare il suolo della
loro bellissima patria dalla peste del dispotismo e dei preti; e che
in mezzo alle loro sciagure io li amo maggiormente. Caprera 10 marzo
1871. GARIBALDI.*
Dovunque e un prete, egli vede un nemico da combattere! Otto
giorni dopo scoppiava la rivoluzione dei comunisti parigini , che
oflerivano al Garibaldi il solo comando supremo di tutta.la Guardia
nazionale. All' eroe dei due mondi, che vagheggiava la dittatura
della repubblica francese, non garbo quella offerta di comando li-
mitato; e con lettera dalla Caprera, sotto il 28 marzo, riferita nel-
108 CRONACA
I* Opinions n 1 00 dell' 11 aprile, egli rispose: Grazie per Tonore
della mia nomina al comando della Guardia nazionale di Parigi, che
10 amo e di cui sarei ben fiero di dividere la gloria ed i pericoli.
Vi devo pero fare le seguenti considerazioni. Un comandante della
Guardia nazionale di Parigi, un comaudante dell'esercito di Parigi,
ed un Comitato direttivo, quali essi siano, sono tre poteri, che non
.potranno conciliarsi nella situazione attuale della Francia. II dispoti-
smo ha il vantaggio su voi del concentramento del potere , ed e
questo concentramento che voi dovete opporre ai vostri nemici .
Non si potea con miglior garbo consigliare la dittatura. Ma dove
pigliare il Dittatore? L'eroe presento i suoi colleghi fall' Intemazio-
nale, dicendo: Scegliete un ciltadino onesto, e voi non ne mancate:
Yittor Ugo, Luigi Blanc, Felice Pyat, come pure Edgardo Quinet e
gli altri decani della democrazia radicals possono servirvi.
L'eroe taceva modestamente di se; ma il proporre poeti matti,
e uomini come 1'immondo Felice Pyat, era un accennare che meglio
di cotestoro potea valere 1' eroe dell'esercito dei Vosgi! Infatti egli
conchiudeva con la seguente delicata insinuazione: Queste condi-
zioni non sono una scusa per sottrarmi al dovere di servire la Francia
repubblicana. No! io lion dispero di combattere pure accanto ai suoi
valorosi, e sono vostro affezionatissimo G. GARIBALDI. Ai comunisti
non piacque punto il farsi assolutamente pecore sotto la verga di tal
pastore; e 1'eroe si rimase alia Caprera, disfogando il suo corruccia
con un epistolario contro i preti. Ad ogni poco i diarii democratic},
e specialmente la Riforma, venivano regalando al pubblico qualche
lettera dell' eroe, spirante quei sensi medesimi onde furono animati
contro il clero parigino gli assassini dell'Arcivescovo Darboy e dei
tanti insigni religiosi e sacerdoti, trucidati dai cannibali della Comune*
11 R. Fisco non vide in codeste pubblicazioni verun reato di pro-
vocazione all'odio ed alle violenze contro un ceto di cittadini; ed il
Governo ne sorrise di compiacenza, scorgendovi un potente ausiliare
a quella opinions pubblica^ che chiede ad alte grida 1' abolizione
generale ed assoluta degli Ordini religiosi, e 1'oppressione e Io spo-
gliamento del Clero cattolico.
Non abbiamo creduto di dovere registrare codeste lettere del-
1' Eroe-, ma due, piu recenti, vogliono essere qui mentovate. L'una
fu diretta ad una cotale Atenaide Zaira Pieromaldi di Ravenna, che
aveagli spedito il diploma di membro della Associazione Cosmico-Uma-
nitaria contro la guerra e contro il militarismo. 11 Garibaldi le ri-
spose il 12 agosto, con una lunga lettera pubblicata alii 21 dal Do-
vere di Geneva; in cui dimostro: che talvolta la guerra e necessaria
ed utile, come riusci appunto utilissima quella, senza di cui la setta
dei vivi d' inferno, cioe dei preti, infetterebbe tuttora la immortale
COISTEMPORANEA 1 Ql)
metropoli del mondo: e che percio anche bisognava prepararsi ad
una guerra contro la Francia, perche questa era in tutto e per tutto
alia balia del preti. lo sono convinto profondamente non essere
1' Italia capace di sostenere una guerra seria, non tanto per 1'orga-
nizzazione sua difettosa; quanto per la potenza in cui lascia il pre-
tume naturale, terribile nostro nemico e speranza di qualunque
invasore, fosse esso il diavolo. E qui, stendendosi a declamare che
in Italia tutto e in mano dei preti, autori di tutti i mali e di tutte
le guerre che desolarono 1' umanita, usci nelle seguenti tragiche pa-
role, con cui descrisse gli agenti del clero.
Sanguinose discordie tra le classi colte ed ignoranti che sono
i piii, gregge de' preti; un brigantaggio accanito in tutte le parti
d' Italia; raezzi immensi, per essere 1'alto clero ricchissimo e padrone
della borsa di tutti i reazionarii del mondo; in fine, peggio di tutto,
la defezione del ceto contadino, che forma il nerbo principale del
nostro esercito, al primo rovescio. Da queste evidenti premesse,
cioe che i preti sono padroni di tutte le classi sociali , di tutte le
ricchezze del mondo, e perfino dell'esercito italiano, 1' eroe deduce
la conseguenza che al clero ed ai preti sono imputabili la disfatta
dell'esercito italiano a Custoza, le guerre di Crimea e franco-prus-
siana, ed i pericoli che sovrastano all' Italia dalla presente Assemblea
nazionale francese, eletta dai preti. Danque? Dunque guerra alia
guerra , quando i' Italia sara costituita, rnia bella Signora; oggi guerra
al prete dev' essere ilgrido d'ogni italiano, dalle fasce alia vecchiaia;
e, messi i preti al loro posto, 1'Italia fara guerra a nessuno. Tale
e il voto del Garibaldi; e conviene confessare che in parte almeno
egli e esaudito. La guerra ai preti si fa in Roma dai masnadieri
Garibaldini, non solo con le contumelie e coi giornalacci, ma anche
col bastone e col coltello ; e dai Governo coi decreti.
. Ora che la conquista di Roma fu compiuta colla forza delle armi
regie, e la sovranita temporale del Papa e abbattuta, 1' Italia mas-
sonica potrebbe starsi paga e dirsi costituita. Ma cosi non pare al
Garibaldi; che la vede in pericolo di essere disfatta da un soffio
di vento, finche non abbia sterminato i preti. Pertanto egli si volse
anche al Municipio di Torino, il quale avealo richiesto d'un suo au-
tografo, da riporsi con quelli delle altre celebrita italiane nella civica
biblioteca. L' eroe di Marsala regalo a Torino le seguenti linee: Al
Municipio dell'illustre citta, che fu culla dell'indipendenza italiana,
poche ma veritiere parole. Coi preti, se lo persuadano bene i miei
concittadini, 1' Italia non puo far fronte ad una Potenza di terzo ordine-
Caprera 5 agosto 1871. G. Garibaldi.
Abbiamo creduto di doverci stendere alquanto nell'esporre le
idee del Garibaldi su questo punto, perche egli adesso e il capo, forse
110 CRONACA
secondario ma pur efficace, della nascente Internationale italiana, la
quale accenna a voler divenire emula della Comune di Parigi.
4. Per incarnare i disegni dell' Internazionale in Italia occorrono
squadre numerose di gente manesca ; e ne ha gia non poche nelle
molteplici Societa operaie, che si vennero costituendo da un dieci
anni in qua. La maggior parte di queste sono pero sotto la direzione
del Mazzini, che si professa poco disposto a secondare gli inlendi-
menti dell' Internazionale; onde provenne una qualche scissura tra
i caporioni della democrazia. Affine di dare unita di scopo di pro-
positi e di azione a codeste Societd, fu divisato di radunarne le rap-
presentanze in un congresso a Roma; e la proposta fu pubblicata dal
Dovere di Geneva, nel suo n 228 del 16 agosto, e riferita nelVUnitd
Cattolica del 18, n 191. Aderi all'invito il Comitato esecutivo del
Circolo popolare di Roma; ed altre adesioni vennero a mano a mano
stringendo il fascio di codeste varie Societa, a cui vuolsi dare i'ul-
tima forma compatta, a legge di buona disciplina settaria, per averle
pronte al momento opportune, e valersene a ricostituire lo Stato su
basi repubblicane e democratiche.
5. Che tale sia 1' intendimento degli autori e capi, apparve ma-
nifesto da quello che la Questura di Napoli scopri, dopo accurata
perquisizione, la domenica 20 agosto; e, secondo la Gazzetta del
popolo di Firenze, il pericolo non sarebbe ne immaginario ne lieve,
poich& essa pubblico quanto segue. Secondo certe autorevoli infor-
mazioni, le carte sequestrate in Napoli, presso i proconsoli dell'/w-
ternazionale, avrebbero condotto a scoprir terreno quanto basta per
misurare il pericolo. La terribile associazione non ha ancora messe
radici profonde tra noi, ma conta gia un diecimila affiliati, cioe piu
che non sia sufficiente per mettere il campo a rumore e tener vivo
I' apostolato. II male & attaccaticcio, e, se pronta non venga la me-
dicina, vedremo presto gli effetti del contagio. II Governo sa pure,
che il Comitato centrale di Londra spedi in Italia attivissimi fac-
cendieri, i quali si affannano a tutt' uomo per far proseliti e spar-
gere la nuova luce fra le tenebre della nostra barbaric. L' associa-
zione di Napoli fu sciolta; la lista degli associati diede la facilita di
arrestare i capi, che furono deferiti al potere giudiziario, con le prove
del reato nei programmi incendiarii dell' Associazione.
Anche a Firenze si procedette a varie perquisizioni presso il
Dott. Luigi Castellazzo, presidente della sezione fiorentina dell' In-
ternazionale, e nelle abitazioni del famigerato Martinati, complice
del Lobbia, e del garibaldino Socci. A quanto mi si afferma, leg-
gesi nell' Opinione n 238, oltre a parecchi esemplari stampati dello
statute di quella Societa, fu pure sequestrate un elenco nominale di
molti membri di essa, parecchi dei quali appartennero gia alia ex-
CONTEMPORANEA 1 1 1
societa di mutua onoranza funebre fra i reduci delle patrie battaglie,
ed altri alia cosi delta Societa del liberi-pensatori. II Governo,
che e cosi prodigo di carezze verso i reduci, e cosi indifferente al-
1'ostentazione d'empieta del liberi-pensatori, non e forse autorizzato
dalle leggi a premunire 1'ordine pubblico contro gli attentati di codesti
settarii ? E perche lascia che essi abbiano tutto 1'agio di organizzarsi ?
L' Osservatore Romano, n 198, pubblico ii programma d' una
nuova societa democratica, intitolata daH'A//?m, che gli fu spedito
in istampa per la Posta. Scopo di tal societa e di vigilare e combat-
tere la reazione contro 1' ordine presente ; e bastera qui recitare al-
cuni articoli di codesto Statuto, che conta non pochi proseliti, e di
cui gia si vedono i frutti come accenneremo a suo luogo.
3 Ogni socio deve aver per base dei suoi principii politici
1' unita nazionale, e dei principii religiosi il libero pensiero , o ap-
partenere a qualunque scisma combattente il cattolicismo. 4 In po-
litica si deve sostenere, propagare e diffondere il dovere di una al-
leanza tra la Germania e 1' Italia; in materia religiosa, combattere
in tutti i modi il cattolicismo, appoggiando il protestantismo. 5 De-
vesi propugnare e cercare 1'abolizione del Papato e 1' allontanamento
del Papa da Roma, e che venissero tolti i diritti civili ai preti. 6 In
caso di una guerra con lo straniero , la Societa deve scendere sul
campo dell'azione prima che venisse formalmente dichiarata : a) bru-
ciando quante piu chiese si potranno e specialmente il Vaticano ;
b) costringendo ad emigrare tutti i preti e tutti coloro che sono di
principii manifestamente ostili alia nazione; c) eccitando le masse
alle storiche tradizioni dei Vespri.
Questo non dee essere soltanto uno spauracchio tirato in iscena
ad arte. Havvi in Roma parecchi giornali che, quando piu quando
meno apertamente, professano codesti principii e promuovono tali
disegni. II Tempo e la Capitate ed il Ciceruacchio appena la cedono,
per questa parte, all'infame giornalaccio il Diavolo, che percosso da
piu sequestri, dovette cessare le sue pubblicazioni, che rispondeano a
capello a codesto programma della Societa Alfieri.
II cinismo di codesti divoti cultori del petroliOj ed emoli dei co-
munisti parigini, giunse a tal segno che, come si lesse nella Concordia,
essi radunaronsi a lieto banchetto in una osteria fuori Porta del popolo,
e quivi, a guisa di trionfino in mezzo della tavola, fecero porre un
vaso di petrolio, come emblema dei propositi per cui erano convenuti
a quel banchetto. Di che si mostrarono scandalezzate assai, non pure
la Concordia di Carlo Pisani, ma la Liberia del giudeo Arbib, la
Nuova Roma ed altri cotali portavoce dei moderati.
Ma queste Societa democratiche, benche abbiano un comune
scopo politico, cioe la repubblica sociale, si differenziano nella scelta
112 CRONACA
dei mezzi; il che ne potrebbe indebolire 1' azione. Fu divisato per-
tanto che tutte )e societa democratiche gia esistenti in Italia si riu-
niscano in una sola per ottenere piu facilmente unita di concetto
e di azione. Tre di esse, che sono la repubblicana ed anticattolica
Mirandolese, la democratica di Mantova, e quella dei reduci di Verona,
si posero d'accordo tra loro, affine di promovere un congresso di tutte
le altre a tale effetto; ed offerirono la presidenza di tutte le societa
democratiche riunite a Giuseppe Garibaldi.
I document! di questo fatto, pubbiicati dalla Riforma, vennero
riprodotti dalla Perseveranza di Milano, n 2455 del 5 settembre ;
nella quale leggiamo la seguente risposta del Garibaldi. Caro Ce-
retti ! Accettero con gratitudine la presidenza delle societa democra-
ticlie riunite. Caprera 15 agosto 1871. Vostro G. GARIBALDI. Ond' e
chiaro che scopo supremo della democrazia italiana e la distruzione
della monarchia ad un tempo e del cattoiicismo, tale essendo il pro-
gramma de\V associazione repubblicana ed anticattolica Mirandolese,
a cui aderirono le altre. Bandire cosi alto ed impunemente la guerra
alia monarchia, certo non si potrebbe da' cattolici ; ma i democratic!,
sotto Tegida dell'eroe di Marsala, antico complice del Cavour e del
Lanza, possono cimentarsi a tutto, senza timore veruno di repressione.
7. I progressi della democrazia vanno di paro con quelli della
statistica criminale, onde le citta italiane, dopo la ristaurazione dei-
F ordine morale hanno il vanto di superare, nella moltiplicita e nella
crudelta dei reati di sangue, delle rapine e degli omicidii, i fasti dei,
malandrini d' ogni altra nazione europea.
Anche per questa parte Roma vien gustando i frutti benefici
del 20 settembre. Sono si frequenti le notturne e diurne imprese dei
ladri, che, riconoscendosi troppo insufficiente ed inefficace la vigilanza
e la forza delle Guardie di Sicurezza pubblica e dei Carabinieri, piu
volte fu posto a partito che la Guardia nazionale dovesse, con nu-
merose pattuglie, solcare di notte almeno le vie e le piazze della citta,
per tenere a freno i ladri e gli assassini. Di che fu anche fatto for-
male istanza da molti ufficiali del Palladia alia Questura, la quale
non pote consentirvi, atteso che quella offerta di servigio non era
passata per via gerarchica. Per supplire si penso a formare una so-
cieta, il cui scopo fosse di assoldare e mantenere armate, per le scolte
notturne, buon numero di Guardie, le quali, senza far parte di questo
o quel corpo militare dello Stato, bastassero a tutelare, sotto la do-
vuta dipendenza dalla Questura, le sostanze e le persone dei beatis-
simi cittadini Romani, che con la liberta politica acquistarono pure
quella dei ladri e degli assassini.
II solo essersi proposto tal genere di guardie per via di pro-
grammi a stampa sui canti delle vie e nei giornali; e 1'essersi tro-
CONTEMPORANEA 113
vati non pochi aderenti, basta a mettere in luce i progress! delia
democrazia , ed il genere d'ordine morale che venne ristaurato in
virtu delle bombe del Cadorna e del Bixio.
Ecco in quali termini ebbe a parlarne perfino il Tempo, n 332
del 3 settembre. L' adozione d' una simile misura rivela una situa-
zione, alia quale non eravamo avvezzi, ed alia quale non sapremo
facilmente adattarci , e che contribuisce a far perdere interamente
la fiducia nel Governo ; il quale , col solo permettere una tale So-
cieta , confessa la sua impotenza o la sua poca voglia di soddisfare
ad uno dei precipui suoi doveri, che consiste nel garantire la vita
e la proprieta dei cittadini. E qui , dimostrata a punta di fatti la
sicurezza onde godono i ladri , aggiunse : Se la Questura e la Gen-
darmeria del nuovo Governo non bastavano a far quello che poteva
fare Mons. Randi , perch& non si accetto la spontanea offerta della
Guardia Nazionale? si diffidava forse di essa ?
8. Giova sperare che a poco a poco, venendo costituite le pub-
bliche autorita in forma regolare , e cessando il provvisorio, queste
sciagurate condizioni di cose, se non potranno migliorare di molto,
almeno cesseranno dal peggiorare. Un passo fu dato su questa via
con la nomina del Prefetto di Roma, la quale tuttavolta o rendette
necessaria una crisi parziale del Ministero, od almeno valse a giu-
stificarla. Non sapeasi dove trovare un Prefetto per Roma, e la con-
sorteria designava a tal carica il senatore Gadda, ministro pei lavori
pubblici e Commissario Regio pel trasferimento della sede del Governo
da Firenze a Roma. Sembra pero che al Gadda non 'garbasse troppo
codesto scivolare dal seggio ministeriale al posto secondario di Pre-
fetto. Ma vi si dovette piegare, e con lui fu accomiatato anche 1'Acton,
ministro per la marina.
Gia da gran pezza si veniva parlando dello screzio, per non dire
della discordia, che regnava nel Consiglio dei Ministri, essendovi
1' Acton ministro della marina , ed il Gadda ministro dei lavori pub-
blici, bersaglio a frequent! assalti, non solo della stampa, ma anche
di alcuni loro colleghi , mal soddisfatti del modo con cui quei due
spedivano le faccende loro assegnate. L'Acton alia perfine si stanco,
ed offer! la sua dimissione; ed il Gadda,' indispensabile a Roma per
compiere 1' avviato trasferimento , si acconcio ad accettare 1' ufficio
di Prefetto, che potea agevolargli anche il suo compito di R. Com-
missario. La Gazzetta ufficiale del Regno, n 242 del 5 settembre,
annunziando accettate le dimissioni offerte da codesti due ministri ,
recava che con decreto del 31 agosto erano nominati : ministro dei
lavori pubblici il senatore Giuseppe De Yincenzi napoletano; e mi-
nistro della marina il senatore contrammiraglio Augusto Riboty,
Serie VIII. vol. IV, fasc. 511. 8 30 settembre 1871.
114 CRONACA
anch' egli napoletano . Onde il Consiglio del ministri conta ora tre
membri dell' Italia meridionale, e fra questi primeggia il De Falco ,
ministro di grazia e giustizia.
9. Nel giorno 6 settembre cesso final raente 1' ultima reggenza
rimasta in Roma dopo la dipartita della Luogotenenza Reale del La
Marmora; e fu costituito Prefetto della Capitale d' Italia il senatore
Gadda, che ne diede avviso al pubblico con un bando, al quale non
puo negarsi il merito della brevita e d'una certa modestia, che dif-
ficilmente suole riscontrarsi nei liberali. Pochi giorni dopo egli pre-
siedette il Consiglio provinciale , che erasi adunato per la prima volta
alii 4 settembre, ma senza poter conchiudere altro die la nomina
degli ufficiali della Presidenza, ed il sorteggio e la surrogazione del
cinque consiglieri, che doveano cessare di far parte della Deputazione
provinciale. Anzi neppure questo sarebbesi potuto fare, per difetto
di numero legale , se non si fossero mandati a corsa uscieri e messi
alia caccia di due Consiglieri che stavano difendendo loro clienti
innanzi ai Tribunali . Giunti questi , si procedette alle mentovate
formalita ; poi la seduta fu sciolta. Ne gran fatto piu rilevante fu la
seconda , a cui assistette il Prefetto Gadda ; tanta e 1'apatia di co-
desti rappresentanti del pubblico per gli interessi provincial!; apatia
che del resto apparisce manifesta in tutta Roma rispetto a quanto
riguarda il nuovo Governo.
10. Al contrario nella capitale decapitata del novello regno in
Torino, tutto era in moto di preparativi per la festa d'inaugurazione
della galleria, detta del Moncenisio , ma che in realta attraversa
le viscere del Frcjus, da RardonnSche a Modane. Dei lavori gigan-
teschi, necessarii a compiere questa grande opera, abbiamo parlato
molte volte nelle nostre appendici di scienze naturali. L' ultima mina
per cui fu tolta la tenue falda di rocca che ancora separava i due
tronchi, meridionale e settentrionale, fu fatta scoppiare il 25 dicembre
1870; e, sollecitando le opere di muratura e di armamento, fin dai
primi giorni di questo settembre si poterono effettuare le prime corse
di prova, le quali risposero pienamenfe alle concepute speranze.
L'inaugurazione solenne fu compiuta il 17 settembre con intervento
di varii Ministri, e di numerose rappresentanze del Senato, della
Camera dei Deputati, di Sindaci, di Consiglieri di Stato, di Magi-
strati e di giornalisti. II treno inaugurate , composto di 22 gran
carrozzoni tirati da due locomotive fortissime, giunse a Rardonneche
poco dopo le ore 10 1[4 antimeridiane, e penetrd nella Galleria alle
10 e 25 minuti, e la percorse in soli 19 minuti.
Entro la Galleria , molto bene illuminata da fanali a gaz , non
ebbesi a patire molestia veruna pel fumo; e la temperatura non
CONTEMPORANEA 115
eccedette i 25 gradi. A Modane trovaronsi, per fare il ricevimento da
parte francese, il Ministro Lefranc, ed il Cav. Nigra, rappresentante
italiano presso il Governo di Versailles. Pare che ivi le cose proce-
dessero a bastanza freddamente, per la stessa ragione per cui non
intervenne a tal funzione verun membro della Casa reale. II convoglio,
dopo breve sosta e gelidi complimenti, riparti alle ore 12 e 30 minuti,
impiegando 42 minuti per traversare la galleria , che dal nord al
sud e per lungo tratto di parecchi chilometri assai erta. Quindi ebbe
luogo un banchetto a Bardonneche , col solito sfoggio di brindisi ,
tra i quali fu molto rilevato quello del ministro fraacese Lefranc ,
tutto pieno di simpatia per 1' Italia libera ed indipendente. La sera
dello stesso giorno, incontrato a Modane dal Visconti-Venosta, giunse
a Torino il Sig. De Remusat, ministro per gli affari esterni diJFrancia,
che fu grandemente onorato e festeggiato, ed accolto dal Re, e con-
vitato dal Municipio, con ricambio di graziosissime parole dall'una
parte e dall'altra. Le feste popolari di Torino furono splendidissime
per luminarie e divertimenti d'ogni fatta; ma contristate alii 19 per
un incendio terribile.
In pochi istanti le fiamme invasero un vastissimo opificio, tro-
vando nei legnami e nei carrozzoni d'una via ferrata, alimento co-
pioso; onde quattro gran case vicine furono anch'esse distrutte, con
danno inestimable degli inquilini , che a stento poterono salvare
qualche particella delle loro masserizie. Rileviamo dai giornali, aversi
gran motivo di sospettare che 1' incendio fosse eccitato da una qualche
mano, o prezzolata, o mossa da proposito di vendetta.
11. In Roma temeasi pure di qualche guaio pel 20 settembre,
che dai democratici voleasi festeggiare in guisa poco gradita al
Governo e poco conforme all' ordine pubblico. Ma il Governo fece
dire paroline secche all'orecchio dei principal! mestatori, e prese le
dovute precauzioni. II popolo romano attese a'fatti suoi. II Municipio
distribui diplomi e medaglie ai benemeriti pel tiro al bersaglio e per
altri titoli ; e fece una modesta luminaria la sera al Corso e nelle
principal! vie. II ministro Ricotti nei pomeriggio passo a rassegna la
Guardia nazionabe e le truppe regie di presidio. Le societa democra-
tiche ed operaie fecero una processione a Porta Pia, sotto il diluviare
della pioggia , ed ivi sentirono varie prediche fatte dall' alto d'una
scala a piuoli dal Pianciani e da altri cotali oratori, deponendo co-
rone di alloro e fiori sotto la lapida, che ricorda la breccia ivi aperta
dalle cannonate del Cadorna . Alia sera le piazze principal! furono
rallegrate da concerti musicali; e niun grave disordine ebbe a la-
nientarsi. Le villanie dei beceri, che pretesero rappresentare it rione
di Borgo, per insultare al Papa, non meritano d'essere qui mentovate.
116 CRONACA
III.
COSE STRANIERE
SVIZZERA Nostra Corrispondenza
1. II risveglio religiose e YAssociazione di Pio IX 2. La stampa cattolica
3. Attitudine del partiti di fronte alia riforma federate 4. La mag-
gioranza protestante opprime la minoranza cattolica nel cantone d'Argo-
via 5. La quistione dtocesana ticinese 6. Congrega dei sedicenti
vecchi cattolici in Soletta.
1. Le Associazioni cattoliche vanno pigliando fra noi uno svi-
luppo ed una importanza sempre maggiore, quanto e piu grave e
prossimo il pericolo che minaccia i nostri interessi e diritti religiosi,
e quanto piu acerba e la guerra che, la moltiforme eterodossia muove
alia Chiesa vera di Gesu Cristo. Dacche il S. Padre fu ridotto pri-
gioniero in Vaticano, e in quasi tutti gli Stati del gemino emisfero
imperversd la persecuzione contro i dogmi e le istituzioni del cat-
tolicismo, era dovere dei fedeli di stringers! ognor meglio in com-
patta falange, e di scendere parati in campo alia tutela de'sacri loro
diritti. E siccome anche nella Svizzera, per oltre la meta protestante,
il soffio eterodosso fischia furiosamente ; cosi conveniva che i cattolici
nostri si scotessero anch' essi ad un' azione piu virile e concorde,
per guisa che potessero tutelar la loro fede dagli assalti reiterati
ed accaniti dei vecchi e nuovi protestanti. I nuovi protestanli si chia-
mano fra noi, e sono veramente, quei miserabili apostati e rinnegati
che si battezzano da se stessi per vecchi cattolici.
L' episcopate elvetico, mirabile per dottrina , zelo e prudente
consiglio, sorse per primo ad additare i minacciosi nembi che pre-
nunziano spaventevole procella, e per primo diede nobili esempi, di
evangelica fortezza e di riverente ossequio alia Madre comune dei
fedeli. E questi, sempre disposti ad ogni sacrifizio per assicurare i
diritti della loro coscienza e per proteggere dalle offese le liberta dei
figliuoli di Dio, tengon dietro con generoso slancio alle savie norme
date dai loro pastori, talche in ogni angolo della Svizzera cattolica
la vita religiosa ha omai ripigliato nuova lena, e tutto viene prepa-
rato affine di respingere vittoriosamente le insane aggressioni dei
nemici implacabili della Chiesa.
II merito precipuo di questo felice risveglio del sentimento cat-
tolico si deve per fermo ascrivere segnatamente YAssociazione di
Pio IX, la quale oggidi ha preso tra le popolazioni cattoiiche am-
plissime proporzioni. Questo benemerito sodalizio indisse convegni
CONTEMPORANEA 117
general! nei singoli cantoni, per intrattenersi dellepiu importanti qui-
stioni de' tempi noslri; e non e a dire quale e quanto benefico in-
flusso abbiano esercitato siffatte pubbliche adunanze tra le popola-
zioni di Lucerna, del Vallese , del Ticino, di Friborgo, del Giura
Bernese e dei cantoni della Svizzera primitiva. Ma I'Assemblea sviz-
zera annuale deli'Associazione, e che riassunse e caratterizz6 quelle
gia tenutesi qua e cola nei cantoni cattolici, ebbe luogo nella citta
di Friborgo nei giorni 29 e 30 del decorso agosto. Stimo cosa utile
ed indispensabile il dilungarmi un tantino nei ritrarre la fisonomia
di questo splendido coniizio cattolico.
E cominciando dal parlare degli intervenutivi, sappiate che v'eran
fra essi parecchi ragguardevolissimi personaggi italiani, tedescbi, au-
striaci, inglesi, belgi, francesi e spagnuoli, i quali poi convennero piu
tardi a Nostra Signora degli Eremiti, per discorrere e deliberare con
altri intorno alle condizioni attuali della S. Sede. Tra i piu eminenti
svizzeri vi citerotre ufficiali superiori,che servirono fino al 20 settem-
bre 1870 nei piccolo esercito pontificio, cioe i signori: colonnello degli
zuavi Allet, generale De Courtenediltenente-colonnellodei carabinieri
(e poscia generale in Francia) Castella; quindi i vescovi di Friborgo
e di Ginevra, monsignori Marilley e Mermillod, e gran numero di
magistrati d'ogni ordine e grado, dai deputati aH'Assemblea federale
fino ai sindaci dei nostri piccoli villaggi, con una corona eletta di
ecclesiastici, e direi quasi presieduti dall'incaricato pontificio d'aflari
mons. Agnozzi ; inline un 3,000 cattolici accorsi dall'un capo all'altro
della Svizzera . II congresso cattolico di Friborgo supero di molto
1' aspettativa dei buoni : esso ha ingrandito le anime e fortificato i
cuori. A parere di tutti , fa una manifestazione solenne pel numero,
e produrra eccellenti frutti in avvenire per le risoluzioni adotta-
tevi. Abbiamo ascoltato la voce eloquente dei nostri vescovi , e nei
vedere com' essi conoscano a fondo la condizione presente degli animi
e delle cose, e nell'ammirare la loro abnegazione, la loro fermezza, il
loro amore della vera liberta, abbiamo esclamato: Stringiamoci attorno
all'episcopato pel trionfo della Chiesa Cattolica nei nostro paese, e otter-
remo eziandio il trionfo della liberta! Si, quando si e parlato dell'unione
dell' episcopate con Pio IX, dell'unione del clero coll' episcopate e
dell'unione del popolo col clero, un grido unanime d'approvazione
scoppio nell'Assemblea. Ed era uno spettacolo che rapiva 1' udir ve-
scovi, curati, magistrati, laici d' ogni professione parlare un linguag-
gio sempre vero perche sempre cattolico, sempre applaudito perch&
interprete fedele del sentimento di tutti. Ma forse avrete agio di leg-
gere stampato, con quanta nobilta e facondia abbia favellato'di Pio IX
quel valoroso campione della Chiesa che e 1'illustre Monsignore Mer-
millod.
118 CRONACA
Una delle salutari conseguenze di questo convegno si fu di far
iscomparire la paura, 1' indifferenza e 1'egoismo: fu bandita la cro-
ciata contro quest! element! tanto funesti alia causa cattolica. Mons.
Mermillod, dopo aver parlato delle legittime nostre inquietudini, ci
svelo le nostre speranze, che scaturiscono da Dio per le divine pro-
messe, dalla Chiesa per il contegno portentoso dell'Augusto suo Capo,
e finalmente dagli uomini in cerca dei veri principii e in lena per
propagar le sane dottrine. Anche 1' indifferenza fu vinta, ossia levando
un monumento al coraggio cristiano che ci fa adempiere i nostri
doveri di cattolici, ossia ponendo in risalto che nei solenni momenti in
cui viviamo non basta piu 1' amare e praticar la virtu nella fede
delta propria coscienza o nell' interno d' una Chiesa ; giacche deve
spargere il suo balsamo dappertutto e quindi discendere nel campo
sociale per fecondarlo. Eppero venne fatta ai cattolici incalzante rac-
coraandazione di presentarsi in massa alle votazioni allorche trattasi
dei religiosi e politici loro interessi. Che se 1'Assemblea di Friborgo
ebbe un' impronta profondamente religiosa, riempi anche 1'aria d'un
patriottico profumo. La religione ispira il patriottismo e gli aggiunge
purezza e forza, col detergere i cuori ed imprimere alle volonta 1'ener-
gia del sacrificio. E riscosse gran plauso Mons. Mermillod, quando
disse : Se si vuole opprimere la religione cattolica nella Svizzera,
si dovra camminare sul corpo del popolo svizzero, portante il vessillo
di Pio IX, e sul corpo dell' episcopate, portante la bandiera federale.
No, non e il vessillo di Pio IX un pericolo per la patria, 6 la ban-
diera dell' Internazionale che uccide la bandiera nazionale .
2. Non ultimo pensiero deWAssociazione di Pio IX (convenula
in Friborgo, fu quello di tradurre in atto gli accorti consigli dati e
spiegati dalla Civiltd Cattolica per 1' azione efficace sulle idee del
popolo, volgendo le cure al riordinamento della pubblica stampa.
Nella Svizzera tedesca, francese ed italiana contiamo buon- nurnero
di giornali conservatori-cattolici ; ma questi hanno un carattere,
direi cosi, troppo regionale. Importava dunque dedicarsi a dar vita
ad alcuni altri periodici che vuoi, per le quotidiane pubblicazioni,
vuoi per le trattazioni piu generiche deile quistioni, vuoi per 1'ab-
bondanza , la prontezza ed il merito delle corrispondenze e notizie
dell' interno e dell'estero, e grazie per soprassello ad un servizio
acconciamente combinato di privati telegrammi, potessero piu di leg-
geri metier fuori di combattimento certi giornalacci radical! e pro-
testanti. Ed e appunto ci6 che si riusci a compiere con esito fortu-
nate: cosicche la Svizzera cattolica, dal 1 d'ottobre, avra un Diario
centrale tedesco in Lucerna ed un altro francese in Friborgo, i quali
adempiranno al certo lodevolmente I' alta loro missione. Speriamo
che anche nella Svizzera italiana si riordinera il giornalismo con-
CONTEMPORANEA 119
servatore per guisa cheriducansi all'impotenza i diversi periodic! radi-
cal! ticinesi, che piu o meno apertamente osteggiano la causa cattolica
con cinismo volteriano o con ipocrisia giansenistica. Una stampa for-
temente alimentata da! buoni e una vera necessita anche pei nostri
fratelli del Ticino.
3. II bisogno estremo del lavoro nelle idee del popolo cattolico
svizzero appare piu che mai manifesto dalle attuali condizioni poli-
tico-religiose della Confederazione, ed in ispecie di fronte alle divi-
sate riforme dello Statute federale del 1848. lo ho gia ragionato piu
volte del disegni del radicalismo in Isvizzera, che dalla demagogia
cosmopolita vien posto all' antiguardo del movimento anti-religioso
ed anti-sociale. Ormai il dado e gittato, ed i cattolici 1' hanno raccolto.
II partito conservatore nei cantoni cattolici, reso piu gagliardo e saldo
d&lYAssociazione di Pio lX f si tien parato a ribattere gli assalti
dei nuovi e vecchi protestanti, e nel venture autunno, quando verra
discussa nelle Camere la riforma federale, la lotta s' impegnera ol-
tremodo ardente. Devo per6 osservare, ad ossequio della verita, che
non tutti i protestanti son trascinati dal turbinio del radicalismo, ed
anzi gli ortodossi sono alle prese coi razionalisti,, e dovranno alia fin
fine schierarsi coi cattolici, se voglion salvare quel poco che ancora con-
servano di cristianesimo. Si puo dunque dire che il dissidio scop-
piera propriamente fra il bene ed il male, e la demagogia tentera
la prima prova de' suoi divisamenti in mezzo a noi. L' episcopate
elvetico, come vi ho gia scritto, corre primo il pallio, e la stupenda
sua operetta : Le condizioni della Chiesa cattolica e il diritto pub-
blico nella Svizzera, mandata ai deputati dell'Assemblea federale e
stampata nelle tre lingue nazionali , e il grido di all' armi dato ai
cattolici ed anche ai riformati di buona fede. Che ne uscira da que-
sto imminente terribile cozzo? I cattolici confidano in Dio e nella
santita della loro causa e sperano nel trionfo. In ogni modo, quando
sciaguratamente dovessero soggiacere al nemico furiosamente congiu-
rato ai loro danni , non sara sicuramente per difetto d'unione, di
coraggio e di sacrificio.
4. E di questa ferrea tenacila dei giusti propositi fornirono di
recente indubbia prova i cattolici del cantone d'Argovia , sui quali
pesa da tanti anni il giogo della frammassoneria, capitanata dal vec-
chio cattolico Agostino Keller. II 30 luglio il popolo era chiamato a
votare sulla legge per la elezione periodica ad ogni sestennio degli
ecclesiastici. Questa legge era avversata dai cattolici come lesiva dei
loro diritti, delle loro liberta e dell' autorita della Chiesa; ma pure
venne adottata con 20,137 suffragi contro 14,3*21. Voi sap'ete che il
cantone d'Argovia conta una popolazione di 106,000 protestanti ed
ebrei e di 89,000 cattolici . Ora i distretti in maggioranza cattolici
120 CRONACA
diedero da soli 12,007 voti negativi contro appena 5,898 affermativi,
e quindi una maggiorita di 6,109 suffragi contraria alia legge; men-
tre il cantone in complesso non forni che una maggioranza afferma-
tiva di 5,816. I cattolici da soli hanno dunque respinta la legge con
un voto forte piu del doppio di quello che 1' abbia accettata il can-
tone intero. Ecco pertanto la minoranza cattolica oppressa dal pre-
dominio protestante; ma ecco in pari tempo dal lato dei cattolici una
pubblica e solenne protesta contro la bugiarda, iniqua e tirannica
politica radicalesca, la quale canta vittoria allorche spinge 1'unghia
persino nel santuario della coscienza ! La e questa una brutalita
senza esempio, degna onninamente dei vergognosi fasti del vecchio
cattolico Keller. Ma questo stato di violenza non pud durare e non
durera.
5. Nelle sfere officiali del cantone Ticino si direbbe invece che
cominci a far capolino un piu savio e retto intendimento. E noto che
questo cantone, per decreto arbitrario dei poteri federali , fu segre-
gate dalle diocesi di Como e di Milano; che la quistione intorno ai
beni delle due Mense fu regolata tra le autorita civili dei due Stati
con ispeciali convenzioni; che nei decorsi anni il clero ticinese ed
il rappresentante della S. Sede iniziarono pratiche per comporre ezian-
dio la quistione ecclesiastica, e che in questo frattempo vennero man-
tenuti i rapporti di fatlo colle Curie di Como e di Milano. Oggidi
il clero ticinese, del resto esemplarissimo nella sua quasi generalita,
e scisso circa i modi e termini dello scioglimenjo di questa quistio-
ne, stante peculiarmente 1'indomito affetto del clero ambrosiano verso
la Curia milanese. lo m'astengo da qualsiasi giudizio su questa di-
screpanza di pareri, ma rilevo il fatto che una porzione del clero
romano si rivolse di corto al Consiglio federale, per sollecitar una
soluzione normale d'accordo colla S. Sede. II Consiglio federale, giu-
sta la pratica, mando la petizione al Consiglio di Stato del Ticino, e
questo rispose in modo abbastanza benevolo e soddisfacente. Che
cosa sia per avvenirne, non potrei dire; mi basti notare che parmi
indispensabile dapprima una perfetta unione di tutto il clero ticine-
se, e poscia 1' autorevole intervento della S. Sede, per assestare con
equita una condizione di cose che non dovrebbe protrarsi piu oltre.
6. Chiudero la presente col far cenno della congrega dei vec-
chi cattolici tenutasi il 18 corrente settembre nella citta di Soletta.
Ad onta del grande scalpore menatone in anticipazione dai capocci,
ad onta dell' intervento di non pochi protestanti ed anche di parec-
chi stranieri, il sinedrio fu onorato della presenza di tutt'al piu 300
persone. E lo presiedette un tal Kaiser di Soletta, il quale dichiaro
recentemente in iscritto di non appartenere ad alcuna religione;
e di fianco a lui sedeva e spropositava il famigerato Keller d'Ar-
CONTEMPOHANEA 121
govia. Si bestemmio a squarciagola contro le usurpazioni della Chiesa
romana e contro i Gesuiti , e si risolvette di far guerra ad oltranza
all' una e agli altri. Un tal Curti, sfoggiando miglior logica, propose
di dichiarar senza ambagi 1'apostasia dalla Chiesa cattolica; ma gli
ipocritoni vi si opposero, per raeglio celare il definitive loro intento.
Da ultimo un ministro protestante, un cotal Lang, venne al pranzo
sociale a smascherare gli ipocriti, bevendo alia religione dell'avve-
nire ispirata alle dottrine umanitarie senza preti ! La Chiesa cattolica
deve dunque rallegrarsi clie il mal seme dei sedicenti vecchi calto-
lici le venga estirpato dal seno.
IV.
MOVIMENTO CATTOLICO
1. Memorie del Giubbileo Pontificale 2 II 23 agosto: divoti pellegrinaggi
in Italia 3 Altri nella Spagna k. Altri nel Belgio 5. Altri pel-
legrinaggi ed assemblee cattoliche: augurio pel Giubbileo episcopale.
1. Fu felice pensiero della egregia Direzione del Giornale Ro-
mano La Stella di pubblicare un volume col titolo: L' Orbe Cat-
tolico a Pio IX nel su,o Giubileo pontificale : ove sono raccolti
gl'Indirizzi letti al S. Padre dalle varie Deputazioni dal 12 giugno
al 31 luglio e le risposte di Sua Santita nelle pubbliche Udienze,
e insieme un elenco d' altri indirizzi ed offerte venute d'ogni :parte
del mondo. Questo volume, che si legge ora con gran piacere , restera
come uno dei monumenti per la Storia del Movimento Cattolico. 1
Fa pur felice pensiero dell'oUima Rivista di Lisbona, Echo de
Roma, di raccogliere nei due quaderni del luglio ed agosto sotto il
titolo di : Portugal e o Jubileu papal do S. Padre Pio IX: tutto
cio che fu per tale occasione fatto nelle singole diocesi del Portq-
gallo. Anche questa breve raccolta sara una bella pagina nella storia
di quella che potremmo chiamare renaissance religiosa nella Nazione,
che pur si gloria del titolo di fedelissima. Lode agli egregi Redattori
dell'jMo, che han saputo dare un quadro si bello delle prove del
Siu vivo attaccamento (da mais entranhada adhesdo ) e di divozione
liale, che i fedeli diedero a Pio IX e alia S. Sede e nelle grandi e
nelle picciole citta e terre del Portogallo, malgrado i tempi disgra-
ziati in cui viviamp ( apezar dos tempos desgracados em que vi-
vemosj. Agli stessi redattori torna pure la lode di quelle tante^mi-
gliaia di firme alia protesta contro 1'invasione di Roma, raccolte d'ogni
parte del Portogallo: di che in uno splendido Rreve, riportato dal-
Y Echo nel quaderno di agosto, il cattolico redattore vien lodato non
solo come egregio interprete della fede e devozione della nazion por-
toghese, ma altresi come strenuus hortator atque excitator.
Come del Portogallo, cosi d'ogni nazione cattolica si potrebbe
raccogliere a parte quanto ha fatto ciascuna, si generalmente contro
1'invasione di Roma, e si specialmente pel giubbileo pontificale. Ren
I L'Or&e Cattolico a Pio IS. nel suo GiubUleo Pontificale. 1 vol. in 16.0 di pag. XVI,
2'75. P?ezzo per Roma L. 1,25: per 1' Italia 1,45. Dirigere le domaiide alia Direzione del
Giornale La Stella in Roma.
1-22 C RON AC A
puo dirsi che i popoli cattolici, anche sotto goyerni atei, ban fatto
a gara nel dimostrare i loro cattolici sentimenti, e che ogni nazione,
anzi ogni diocesi, ha meritato in quest' anno una bella pagina nella
storia ecclesiastica. L'ottimo periodico romano II Divin Salvatore segue
anche adesso a dar documenti intorno alle feste pel Giubbileo pon-
tificate in ogni parte del mondo, e forse sara difficile di trovare altrove
una raccolta di documenti, pel movimento cattolico, piu scelta e piu
copiosa di quella che vien pubblicata nella Cronaca Cattolica del
Divin Salvatore.
Al tanto che noi abbiam detto nei passati quaderni intorno al Giub-
bileo pontificale, prima di passare ad altro, aggiungiamo ora soltanto
due cose, che per la loro singplarita riusciranno gradite ai nostri lettori:
la prima riguarda la California, la seconda 1'Italia. II Museo delle Mis-
sioni Cattoliche, nel suo n. 37 del 10 settembre, riporta una lettera
che descrive La fesla del Papa in S. Francisco in California . Dopo
le solite descrizioni delle feste religiose e civili, e massime di una gran
processione, a cui preserp parte piu di tredicimila uomini, aggiunge
queste curiose particolarita. Ho dimenticato di dire che nella pro-
cessione ogni parrocchia aveva un carro trionfale con sopra vi 25 fan-
ciullette vestite di bianco, che rappresentavano i 25 anni del Pon-
tificato di Pio IX. Esse sedevano graziosamente disposte a guisa di
piramide con bandiere, fiori e nastri di bellissimo effetto. Di piu si
esegui un'altra idea molto felice. Si misero in processione altri 19
carri trionfali, rappresentanti i 19 secoli della Chiesa, e sopra cia-
scuno erano tante fanciulline quanti erano stati i Papi di quel secolo,
e ne portavano scritti i nomi in separati cartelloni, che formavano I'or-
nato di ciascun carro. Vedemmq cosi sfilare davanti a noi i secoli e i
Papi da S. Pietro a Pio IX, il cui ritratto chiudeva questa parte
di processione. Questi carri trionfali e gli altri soprannominati erano
tirati da quattro e taluni anche da sei cavalli , adorni di fiori , di
bandiere e di diversi simboli cattolici.
D' altro genere, ma non men siugolare e piacevole e cid che si
legge nel cattolico Independant d'Aosta nel n. 36 dei 7 settembre.
La valle di Aosta, non contenta de'fuochi ordinarii per celebrare
questo grande avvenimento, unico nella storia de'Papi, ha voluto farli
sulla sommita del Monte Emilip, altrimente detto Picco delle died
ore, il quale domina il bel bacino d'Aosta e s'innalza di 3554 metri
e 54 centimetri sul livello del mare. Questo monte prese d'allora in
poi il nome di Pio. Noi crediamo che in nessun altro luogo del mondp
siansi mai fatti fuochi di gioia in onore dei Papi sopra un punto cosi
elevato. . . . Quanti evviva scoppiarono allora in onore di Pio IX!
II cielo pareva unirsi alia terra per festeggiarlo. II Signor Antonio
G-iuseppe Jeantet, scrittore, di Cogne, e il primp che abbia concepito
1'idea di que' fuochi di gioia sulla sommita di quella montagna in
onore del Giubbileo pontificale. . . Un secondo pellegrinaggio, guidato
pure dal sacerdote Perrier, sali di nuovo il 23 agosto sul Monte Pio
per rinnovarvi i fuochi di gioia. Allora appunto 1' abate Perrier,
tanto devoto a Maria, alia Chiesa ed al suo Capo, concepi 1'idea di
fare su questo monte una terza ascensione, affine di trasportarvi una
statua della Madonna, e collocarla solidamente su d'una colonna di
pietra nella piu alta vetta del monte . . . Detto , fatto. La statua ,
benedetta il 3 settembre da Mgr. Yescovo, in mezzo a gran folia di
CONTEMPCIUNEA 123
popolazione, parte il 4 settembre dalla nostra citta per essere collo-
cata per la festa della Nativita sulla vetta del Monte Pio.
2. Del 23 agosto, giorno si memorabile nei fasti di Pio IX e del
movimento cattolico, abbiam gia detto qualche cosa nella cronaca
delle cose romane nel precedente quaderno. Quel giorno in cui il
S. Padre compieva non solo gli anni , ma i giorni del pontificate
roraano di S. Pietro, fu per feste religiose come 1'eco delle feste piu.
clamorose pel Giubbileo pontificate, specialmente in Italia. L'Unitd
Catlolica , ch'e la prima voce della cattolica Italia, in piu numeri
parlo di quantp si fece in quel giorno in molte diocesi italiane; e
i Eco delta Gioventu Caltolica del 31 agosto pote a ragione comin-
ciarne il ragguaglio, dicendo: La dimostrazione promossa dai Con-
siglio superiore della nostra societa per questo di faustissimo, in cui
Pio IX vedeva i giorni di Pietro, ha ottenuto uno splendido suc-
cesso. Lo stesso Consiglio superiore deila Societa della gioventu
cattolica ha con molto studio preparato uno specchio di rendiconto,
in cui a un' occhiata si vede per ciascuna diocesi d'ltalia il nume-
ro delle firme negli indirizzi ela somma di lire, inviate al S. Padre
pel Giubbileo pontificale e pel 23 agosto. COQ cio la Societa della
gioventu cattolica, stabilita a Bologna, acquista un nuovo merito
verso tutta 1' Italia.
Ma per la devota celebrazione del 23 agosto hanno un merito
specialissimo i Circoli della gioventu Cattolica di Genova e di Pon-
tedecimo, donde venne 1'inyito di consecrare quel giorno con divoti
pellegrinaggi ai Santuarii di Maria nella Liguria e in Italia. Chi
potra dubitare, dicevan essi nella lor circolare d'invito, che non sia
accolta con universale giubilo dai Cattplici italiani la proposta, che
loro rivolgono i membri componenti i Circoli della Giovenlu Cattolica
di Genova e di Pontedecimo? Essi che videro il 24 maggio e il 21
giugno rispondersi in un modo cosi inaspettato dalle buone popola-
zioni genovesi ad un loro semplice invito per un pellegrinaggio al
Santuario di N. S. della Guardia in Polcevera, essi che godettero del
commovente spettacolo, che presentavano circa dodici mila fedeli ac-
corsi al Santuario, i quali parteciparono alia sacra Mensa, pregando
secondo 1' intenzione del Sommp Pontelice, vennerp in pensierp di pro-
muovere un terzo pellegrinaggio a tutti i Santuarii sacri a Maria SS. pel
giorno 23 agosto. Chiestane licenza all'autorita ecclesiastica diocesana,
essi non solo la ottennero tostamente, ma ne ebbero anzi parole di
encomii e d' incoraggiamento. Conoscendo lo spirito delle nostre po-
polazioni, si puo gia tin d'ora asserire che la Joro voce sara intesa,
e che da ogni angolo della nostra Liguria e del vicino Monferrato
si alzeranno in quel giorno all'ora convenuta preghiere concordi al
cielo: i molti Santuarii, che s'ergpno alia Vergine sui npstri colli e
sulle vette de'nostri piu alti monti, saranno certp atfollati dai fedeli
ivi convenuti, senza badare a fatiche o a disagi, per raccomandare
alia protezione speciale della Vergine benedetta il nostrp amato Pon-
tefice, la santa Chiesa, alia quale si muove in questi giorni si aspra
guerra, ed in modo particolare la nostra povera Italia per la quale
si preparano tremende sciagure, e cui sembrano ben vicini i meri-
tati gastighi, se la possente Regina del cielo non li tien lontani colla
sua intercessione. Quanta dolcezza proveremo in cuore, trovandoci
nell'avventurato giorno 23 agosto tutti appie di Maria, tutti pregan-
121 CRONACA
dola pel medesirao fine! Ma perche dunque anche nei resto d' Italia
non vorranno i buoni cattolici procurare a se stessi una simile dol-
cezza? . . . . Questo caldo invito fa accolto di cuore dai Circoli
delta Gioventu Cattolica; e moltissimi sono stati i pellegrinaggi,
dice 1' Eco , cqmpiutisi in Italia e massirne in Liguria , dove mi-
gliaia e migliaia di devoti sonosi recati ai Santuarii, che si ergono
sulle creste dell' Apennino. Le popolazipni delle parrocchie di cam-
pagna portavansi processionalmente coi loro parrochi alia testa a
pregare pel Papa. Non istaremo qui a raccogliere dallo Stendardo
Caltolico e da altri fogli provincial! le notizie parfcicolareggiate di
questi divoti pellegrinaggi: bastino in generale queste belle parole'
deU'Arwoma, riportate anche dell' Osservatore Romano del 2 set-
tembre. lliceviamo notizie di pellegrinaggi ai Santuarii di Maria
in piu parti d' Italia. Indescrivibili poi le spontanee dimostrazioni
fatte in ogni paese il 23 agosto. Dappertutto e un risvegliarsi po-
tente del sentimento e del fervore cattolico, un rinfrescarsi consolante
dei prodigi della fede . Da un capo all'altro del mondo e un inno
continuato a Pio IX. II suo glorioso nome risuona su tutte le labbra,
dissipa le paure, suscita le speranze, accende gli animi a generosi
c santi propositi. Avanti dunque cattolici, e avanti con coraggio.
3. Nella Spagna, scrive il Pensamiento espdnol, un gran nu-
mero di popolazioni solennizzarono il giorno 23 agosto, ed altre molte
consecrarono il giorno di Domenica ('27) a pregare pel trionfo della
Chiesa. Specialmentc i socii della Gioventu Cattolica di Madrid, la
mattina del 23, nella Chiesa di S. Isidoro ricevettero la santa Commu-
nione, e poscia assistettero alia Messa pontificate, celebrata dal ve-
scovo ausiliare di quella diocesi, e poi all'adorazione dell' Augustis-
simo Sacramento ed al solenne Tedeum.ll Santo Padre, chiestone per
telegrafq, invi6 a que'giovani cattolici di Spagna, interpreti veraci
del sentimento popolare, la sua apostolica benedizione.
Lo stesso Pensamiento espdnol descrive il pio pellegrinaggio,
fatto in Ispagna il 23 agosto al Santuario di S. Tqrribio di Lievana
pel trionfo della Santa Sede. Un solenne triduo si celebro in Potes
nei giorni 20, 21 e 22 agosto. Nell' ultimo giorno le case erano adorne
di fiori e di ritratti di Pio IX colle iscrizioni; Viva il Papa infal-
libile! II glorificatore dell'lmmacolata ! Viva Pio IX il Grande! Al-
t' alba dei 23 la mqltitudine dei fedeli d'ogni classe si poneva in
cammino per recarsi al Santuario, e cola si avviarono Je processioni
di sessantasette parrocchie, appartenenti alle diocesi di Leon, di Pa-
lencia e di Santander. Spettacolo veramente magnifico e commovente!
erano piu di ottomila i cattolici, coi loro parrochi, preceduti dagli
stendardi, che s'incamminayano processionalmente cantandoinni, in-
tramezzati dalle melodie di concerti musicali. Giunta la processione
al Santuario, oltre a due mila persone ricevettero la santa Commu-
nione, ed altri rnolti nelle loro ripettive parrocchie. Fu ivi celebrata
una Messa solenne, e predico un valente oratore, che produsse nei
fedeli un efTetto straodinario. Per tre ore continue i fedeli col piu
devoto affetto accorsero a baciare la insigne reliquia della Santissima
Crpce, recata cola da Gerusalemme da San Torribio di Lievana, al
principiare del settimo secolo. Cantata la compieta, e terminati gli
atti religiosi della solenne funzione, le processioni partirono del San-
tuario per recarsi alle loro parrocchie, seco portando la gratissima
CONTEMPORANEA 125
memoria di questa festa solennissima e di un concorso si straordinario
die mai non videsi a Lievana.
Ua altro devoto pellegrinaggio erasi fatto il 15 agosto nella Valle
de Aran , provincia di Lerida. Fin dalla mattina del 14, scrive il
Pensamienlo espdnol, attraversando immense pianure molti francesi
del limitrofi paesi accorsero dalle prime ore del mattino. Meritano
una special menzione gli abitanti della parrocchia di Canejan che
dopo un viaggio di otto ore attraverso montagne si presentarono
processionalmente col loro parroco alle nove e mezzo del mattino.
Nel pomeriggio sotto 1'pmbra d'alberi annosi, lungo un ampio viale,
fu cantato il vespro; e il parroco di Gausach con un suo eloquente
discorso accrebbe negli animi il religioso fervore. Erano appena ter-
minati questi atti di pieta, quando i fedeli delle parrocchie di Asil
e di Alos giunsero processionalmente a passar la notte in quel San-
tuario, per poi ricevere nel mattino il pane degli Angeli. Alle otto della
mattina del 15 il suono dei sacri bronzi annunciava il prossimo ar-
rivo dei deyoti delle parrocchie di Salarda, Tredos, Bargergue, Una,
Gassa e Artier, che processionalmente recaronsi, con pio raccoglimento,
a depositary avanti all'altare della Vergine Santissima 1'espressione
sincera dei loro religiosi ed entusiastici affetti. Gli alcadi ed altri
individui delle giunte delle parrocchie suddette occupavano in quel
numeroso concorso un posto distinto, incoraggiando col loro esempio
queste cattoliche dimostrazioni. Alle 10 fu celebrata la Messa solenne.
Commoventissima fu I' allocuzione fatta dal parroco di Monros, che
parld delle eroiche yirtu di Pio IX, delle glorie del suo lungo pon-
titicato, e delle terribili persecuzioni, di cui e sempre stato 1'obietto,
massime nelle present! smistre circostanze; e lasciandosi trasportare
dallo zelo, che ispiravae;li una causa cosi santa termino, con forti Evyiva
alia Religione, a Pio IX, e al Papa Re, che furono calorosamente ripe-
tuti da quella moltitudine immensa. Terminata la Messa fu portata in
processione la Sacra Immagine della Vergine, ed ebbe cosi termine
quella pia e solenne cerimonia.
La Correspondence de Geneve,c\\Q secondo il suo scopo tien dietro
al movimento cattolico , religioso e politico, in tutta Europa, nel n. 121
racconta i particolari d'un altro pellegrinaggio, fattpsi in Spagna ai
15 luglio al Santuario di nostra Signora dei Miracoli, a tre leghe da
Solsona in Cataiogna, per affrettarecon nuove preghiere il trionfo del
nostro Santo Padre. Malgrado i calori della stagione, le pccupazioni
della campagna e le minacce, con cui cercossi d'intiniidire i fedeli,
il successo vinse 1'espettazione. Piu di trenta villaggi vi presero parte.
Dopo la Messa, la communione generale, ed una predica commovente
del celebre missionario D. Domingo Ramonet, una gran processione
si mosse verso il Santuario. A mezza via TAmministratore ecclesiastico
della diocesi, che portava 1'augustissimo Sagramento sotto un ricco
baldacchino, impart! la benedizione papale. Giunta la processione al
Santuario, si fini la festa col canto del Tedeum. I dodici mila pelle-
grini, che vi presero parte, sono una nuova e splendida testimonianza
della fede e ^devozione del popolo spagnuolo .
4. Ma il pellegrinaggio , di cui teste si e piii parlato nei fogli
cattolici, si e il pellegrinaggio nazionaie del Belgio, fattosi la dpmenica
27 agosto a Malines. Anche in questa, come in tante altre dimostra-
zioni del movimento cattolico in favore del Papa, il Belgio ha vinte
126 CRONAGA
le altre nazioni. Ci sovviene aver letto cio che in simil proposito
disse il Nunzio di S. S. nel Belgio, Mons. Cattani , Arcivescpyo di
Ancira, nella occasione delle feste nazionali pel Giubbileo pontificate;
ed ora lo ripetiamo, poiche le cose, che Mgr Nunzio disse si bene in
quella occasione, ben possono ripetersi in questa. In una adunque di
quelle solenni udienze, che Monsig. Cattani diede alle taute depu-
tazioni del Belgio, il 15 e il 16 giugno, in risposta ad una nobilis-
sima deputazione di circa cinquanta deputati e senatori, disse aper-
tamente, ch' egli si reputava il piu fortunato dei Nunzii : poiche,
soggiunse, son certo che in niun'altra parte del mondo i rappresen-
tanti della Santa Sede avranno 1'onore e il piacere di ricevere in
simil guisa i rappresentanti delle nazioni, presso cui sono accreditati.
Gi6 e riservato specialmente a me, che ho la ventura di trovarmi
presso i Belgi, che son sempre i primi nelle testimonianze del loro
affetto pel Papa. II Belgio sia pure un piccolo regno; ma e ben
grande per la sua fede e pel suo amore al Yicarip di Gesu Cristo. E
certo, per chi ha letto cio che si fece nel Belgio pel Giubbileo pontificale,
queste parole del Nunzio non sembrerannopunto esagerate. Ma non solo
il Nunzio, si bbenelostesso sommoPontefice diede pubblica testimonianza
al primato del Belgio; giacche nella pubblica udienza dei 1 8 giugno, udito
findirizzo della Deputazione belgica, letto dal Presidente, conteDeViller-
mont, il Santo Padre risppse : Ebbene, se in queslo momento solenne
tutto il mondo cattolico s' interessa di me e prende parte alia mia condi-
zione, non v'e certo altro paese che nell'unita del pensiero e forza del-
raflfetto passi il vostro. Quali e quante prove generose io m'ebbi dal
Belgio! luvenes el virgines, senes cum iunioribus si unirono ad atte-
stare al Papa il loro amore filiale ed alleviare la sua afflizione... Ed
ora appunto possiamo dire colle parole del S. Padre che iuvenes et
virgineSj senes cum iunioribus presero parte ai pellegrinaggi, e spe-
cialmente al pellegrinaggio nazionale del 27 agostp in Malines al San-
tuario di S. Romoldo , patrono dell' archidiocesi , per ottenere col-
1' intercessione dei Santi Patroni del Belgio, le cui reliquie s' eranp
cola recate d'ogni parte, il trionfo della Chiesa e il ristabilimento di
Pio IX ne'suoi diritti. Al veder ieri, scriveva egregiamente il Bien
public del 28 agosto, sfilar per le vie imbandierate di Malines tante
migliaia di pellegrini, noi eravamo fortemente colpiti dall'aspetto ma-
gnificpdel cprteo, dal grazioso effetto delle bandiere, dalla ricchezza dei
reliquiarii risplendenti alia luce del sole, ma piu assai dalla grandezza
morale di questo spettacolo. II popolo non apparisce mai si grande, come
quando s'umilia davanti a Dio nella penitenza e nella preghiera. Un im-
menso cpncprso di fedeli si era raccolto, per associarsi alia processione
deile reliquie dei SS. Patroni del Belgio, e al Santo sacrificio della Messa,
che sua Eccellenza Mgr Cattani, Arcivescovo d'Ancira e Nunzio Aposto-
lico, dovea celebrare nella Metropolitan. .. II corteggio si apriva dalle
Associazioni e cpnfraternite di Malines, seguite dal clero e dagli ordini
religiosi della citta con croci e bandiere : venivano appresso il comi-
tato centrale e i diversi comitati delle Opere pontificie, e in fine i
pellegrini, disposti in bell'ordine intorno alle Reliquie, cantando le
litanie o recitando ad alta vpce il rosario. Quelle sacre urne, quei
canti maestosi, quel raccoglimento universale, tutto dava alia pre-
ghiera pubblica di tutto un popolo pel Yicario di Gesu Cristo un
carattere d' ineffabile grandezza, che ricordava i piu bei secoli della
CONTEMPORANEA 127
fede. Era gia passato il mezzo di quando la processione faceva il suo
ingresso nella metropolitana. Allora Mgr. Arcivescovo di Malines sali
sul pergamo e fece una ammirabile omilia. La sua parola sollevo
tutti i cuori, rassodo il coraggio di tutti e convinse tutti gli uditori,
che alia preghiera confidente, perseverante e pubblica, che risuona
dappertutto nelle nostre eampagne e nelle nostre citta , la divina
misericordia e in qualche modo tenuta di concedere la liberazione
della Chiesa e il trionfo di Pio IX. Dopo questa magnifica Allocu-
zione, fu celebrata la messa Pontificale da Mgr Nunzio apostolico.
La vasta Chiesa metropolitana era piena di popolo , e il piu gran
numero dei pellegrini npn vi pot& penetrare: il che s' intendera di
leggieri, quando riflettasi che, a dir poco, erano ottantarnila i pelle-
grini accorsi a Malines. Nell'uscir dalla Chiesa il Nunzio apostolico
e 1' Arcivescovo di Malines furono accompagnati al palazzo arcive-
scovile dalle grida : Vive Pie IX! Vive Pie le Grand! Vive le Pape
Roi! Del magnilicp discorsp dell' Arcivescovo, Mgr Dechamps, riportato
per intero dal Bien public, recitiamo almenp un periodo che rias-
sume il presente e il future. La navicella di Pietro e di bel nuovo
battuta dalla tempesta : ella sembra ancora una volta dannata al
naufragio nel corso d'una notte minacciosa, in cui passeggieri e piloto
non veggono venire ne luce dal cielo, ne soccorso dalla terra: MAIS
L' ON N' EST PAS ENCORE A LA QUATR1EME VE1LLE : quarto, Vigilict HOCtlS
veniet Dominus: anche un poco, e Gesu verra, e s'egli vuole, Pietro
alia sua voce camminera spvra 1' ac^que sconvolte dalla rivoluzione;
poiche queste acque sono i popoli in ri volta. Aquae, quas vidisti,
ubi meretrix sedet, populi sunt et gentes.
Un altro dei piu insigni fra i tanti pellegrinaggi del Belgio fu
quello di Soignies, nella diocesi di Tournay, il 16 luglio. I pellegrini
erano quaranta mila. Verso le nove del mattino una gran processione
si mosse dalla stazione della ferrovia, dove i pellegrini erano iti ad
incontrare le urne delle reliquie dei santi, che giungevano da varie
parti con trenp speciale, in vagoni d'onore sontuosamente decorati.
Una falange di giovinette e di donzelle vestite di bianco, i cantori
della citta e de'luoghi circonvicini, seminarist! e collegiali, cantavano
le litanie dei santi, a cui rispondeva un coro di migliaia di voci. Dopo
le dieci tutta quella moltitudine era raccolta in una bella pianura, ove
erasi eretto all'aperto 1'altare, intornp al quale furono disposti in bel-
1'ordine i corpi e le reliquie dei Santi. Prima della messa pontiticale,
il canonico Maton pronuncip un discorso, che fu ascoltato col piu
religioso silenzio; ma compiuto che fu, si levarono lunghe ed en-
tusiastiche grida: Vive Pie IX! Vive le Pontife-Roi! Poco appresso
il Nunzio apostolico, Mgr. Cattani, sali alfaltare pel divin sacrifi-
cio. La musica era di un coro di oltre a trecento cantori in canto
gregoriano, accompagnato dal suono delle trombe. L'effetto fu magni-
fico. Dopo il Vangelo , il Nunzio seduto avanti all'altare colla mitra
in capo, disse una breve ma commovente omilia. Anche qui , prima
un muto silenzio, e poi un grido unanime di evviva al Papa. 11 Yi-
cario genera le della diocesi, Mons. Ponceau, facendosi interprete dei
sentimenti di tutti i pellegrini, rivolse allora al Prelatp celebrante
queste nobili parole : Nous jurons de continuer nos pelerinages et
nos protestations jusqu' a ce que nous ayons obtenu justice et de
Dieu et des hommes. Finita la Messa, le sacre reliquie furono con-
dotte processionalmente alia Chiesa principale della citta, e rinalmente
128 CRONACA CONTEMPORANEA
volgendo il di a sera, dopo la benedizione col Venerabile, furono
ricondotte alia stazione e collocate in diversi convogli secondo la loro
diversa destinazione. E qui ebbe lupgo una dimostrazione religiosa,
tanto piu bella quanto piu improvvisa e men preparata: giacchfe pel
ritardo della partenza del treni, dai carri ov' eranp le sacre reliquie
si coniinciarono ad intuonar novamente le litanie del santi, alle
quali 1' immenso popolo rispondeva dalla stazione, e il canto veniva
interrotto, a quando a quando col grido: Viva Pio IX! Viva il Papa-Re!
sicche per una mezz' ora fu come una festosa ovazione ai Santi ed
al Papa e insieme al Nunzio, che trovandosi in mezzo al popolo era
festeggiato e acclamato qual rappresentante del Papa.
4. Non istaremo ora a descrivere altri pellegrinaggi fatti nel
Belgio, nel corso dell' ottava della Nativita. Leggiamo che migliaia
di pellegrini si recarono in quei giorni al Santuario della Vergine a
Dadezecle, ove ai 13 di settembre ando anche Mons. Vescovo di
Bruges e grandissimo numero de'membri della Societa di S. Vincenzo
de'Paoli. II simigliante si fece in altri Santuarii e nel Belgio e al-
trove, specialmente in alcuni paesi della Germania, in cui il tempo
che corre dall'Assunta alia Nativita vien riguardato quasi come un
mese Mariano, ed consecrate in ispecial modo, e quest' anno piu
che altre volte, a divoti pellegrinaggi. Abbiamo anche letto che per
la festa della Nativita oltre a cinquantamila cattolici si recarono in
pellegrinaggio a Mariabrunn, celebre Santuario dell' Austria, a due
ore da Vienna.
Sarebbe ora a dir qualche cpsa d' altri pellegrinaggi e di as-
semblee cattoliche d' interesse piu generale, religioso insieme e po-
litico, ch'ebber luogo a Einsiedeln, a Friburgo, a Magonza ed altrove.
Ma, riserbandoci a parlarne in altro quaderno , avendo in questo
parlato delle dimostrazioni religiose, specialmente pel Giubbileo pon-
tificale e pel 23 agosto. termineremo cogli augurii per un altro giub-
bileo, colle parole del Vescovo di Sira, Delegato apostolico della Gre-
cia, in una sua lettera all' Univers, riportata dall' Osservalore Ro-
mano n 206. Un' altra festa del nostro Santissimo Padre resta
ancora a celebrare: e il cinquantesimo anniversario del suo episcopate.
II pio prelato Giovanni Maria Mastai Ferretti, essendo stato prompsso
all' arcivescovato di Spoleto nell' Umbria, ricevette la santa unzione
nel mese di maggio dell' anno 1827; l talche il gran Giubbileo di
che si tratta si compira nel mese suddetto dell' anno 1877. II Santo
Padre sarebbe allora nel suo ottantesimoquinto anno; 2 nulla di sor-
prendente o di straordinario quanto all' eta. Altre feste, e prima e
dppo quell' epoca, noi ci auguriamo di celebrare pel Santo Padre
Pio IX: intanto fin d' ora facciam plauso a questa idea e a questa
speranza, che dopo il Giubbileo sacerdotale nel 1869, e dopo il ven-
tesimoquintp anniversario o Giubbileo pontiticale nella sede di Roma
nel 1871, si abbia a celebrare nel 1877 il cinquantesimo anniversario
della consecrazione episcopale, ossia il compiuto Giubbileo episcopate.
1 Leggiamo che il Santo Padre fu elevato all 1 Arcivescovato di Spoleto da Leone XII
ai 21 maggio 1827, e poi consecrate ai 3 giugno, festa di Pentecoste, dal Cardinal Casti-
glioni, che fu poscia Pio VIII, nella Chiesa di S. Pietro in Vincoli.
2 Era presso a questa eta il pio Card. Ugolino , 1' amico di S. Francesco e di S.
Domenico, quando fu eletto Pontefice/e prese il nome di Gregorio IX : dopo un pontificate
di quattordici anni e cinque mesi, in cui il santo Vecchio ebbe a lottare con Federico II,
mor\ in eta di quasi cento anni.
LE CASE RELIGIOSE IN ROMA
i.
Appena dato Tordine al Cadorna ed al Bixio d'invadere
Roma, il Governo italiano si affretto a dirigere , per mezzo
del suo Guardasigilli , una circolare agli Arcivescovi , Ve-
scovi ed Ordinarii del Regno, a fine di rassicurarli nei giusti
loro timori , intorno alle sorti , che si apparecchiavano a
tutto ci6 che in Roma appartenesse alia Chiesa. II Guarda-
sigilli si esprimeva cosi : La Signoria Vostra reverendis-
sima conoscera a quest' ora che le regie truppe entrano
nel territorio romano. II Governo offre al Sommo Pontefice
le piu larghe proposte per guarentire 1' indipendenza e la
piena liberta dell' esercizio del potere spirituale, e i mezzi
di provvedere al mantenimento della Santa Sede con tutti
gli Uffizii , Istituzioni , Chiese ed Enti morali ecclesiastic!
esistenti in Roma. Facciamo voti che il Santo Padre accetti
le nostre proposte : ma quali che sieno per essere le di lui
risoluzioni, il Governo non permettera mai che si rechi da
chicchessia la benche menoma offesa od insulto alia Chiesa,
a' suoi Ministri e all' esercizio del loro ministero spirituale. 1
Tra le molte cose, che qui si promettono, ci ha, senza
dubbio , la conservazione degli Ordini e degli Stabilimenti
religiosi, contenuti certamente nel generico nome di enti
morali ecclesiastici . Or in che modo il Governo mantiene
questa si formale promessa ? Nella stessa guisa , in cui
mantenne T altra, di non permettere mai che si recasse da
1 Circolare in data del 12 settembre 1870.
Serie VIII. vol. IV, fasc. 512. 9 6 ottobre 1871.
130 LE CASE RELIGIOSE IN ROMA
chicchessia la bench& menoma offesa od insulto alia Chiesa
e a' suoi Ministri o all' esercizio del ministero spirituale.
Egli tiene gia apparecchiato il disegno di legge per ap-
plicare a Roma il totale esterminio degli Ordini religiosi,
eseguito gia nel resto della Penisola ; e frattanto lo va
preventivamente eseguendo coll' espropriare, sotto pretesto
di utilita pubblica, a molti insieme i Conventi. II che, a bene
intenderla, non e altro in sostanza che una vera soppres-
sione, quantunque larvata, degli Ordini religiosi, esistenti
in Roma, prima ancora che ella sia sancita dal Parlamento.
Sappiam bene, che il Governo in cosi fare si appoggia
alia legge ; e che contro una legge, di gia emanata , non
pub parlarsi, senza cadere issofatto sotto Tunghie del Fisco.
Ma a scanso di equivoco, si badi bene , noi non parliamo
contro la legge in se stessa, ma contro F applicazione che
ne sta facendo il Governo, e contro il pretesto che se ne
adduce. Oltre a che, se agli scrittori non e lecito discutere
qualsivoglia punto che in qualche guisa si connette colle
leggi; la liberta di parola e di stampa non sara piu che una
derisione e un'amara ironia, almen pei cattolici. Cio pre-
messo, veniamo a noi.
La pubblica utilita preponderando alia privata, e chiaro
che in date circostanze puo esigersi dalla persona individua
che ceda, dietro compenso, una sua casa o un suo fondo ,
di cui la societa ha mestieri. Ma primieramente acciocche
la detta preponderanza abbia luogo, uopo e il bene pub-
blico sia dello stesso ordine, in cui si trova il bene privato,
col quale esso viene in collisione. Altrimenti se il secondo
e d'ordine superiore, il primo non ha forza di vincerlo .
S. Tommaso, parlando della verginita, si propone 1'obbie-
zione che essa tende al bene privato, laddove il matrimonio
tende al bene pubblico , cioe alia propagazione del genere
umano; e pero esser falso che quella debba preferirsi a
questo. Alia quale obbiezione risponde che talvolta il bene
privato e nel suo genere piu alto del pubblico, e perd giu-
stamente prepondera nel conflitto. Bonum commune potius
LE CASE RELIGIOSE IN ROMA |3l
est lono private, si sit eiusdem generis ; sed potest esse quod,
lonum privatum sit melius , secundum suum genus. Et hoc
modo virginitas, Deo dicata, praefertur fecunditati maritali\
L 1 olocausto, che il celibe fa del suo corpo a Dio, e di tanta
eccellenza, che la sua iattura non pub essere compensata
da qualsiasi utilita di ordine umano, quantunque pubblico.
Si applichi questa dottrina al caso nostro, e si vedra leg-
germente che T istallazione d 1 un ministero, o il domicilio
d'alcuni impiegati non ha tale bonta ed importanza, che
sovrasti allo scopo per cui e costituita una comunitk re-
ligiosa in servigio di Dio e della Chiesa. La sola differenza
del due ordini, temporale e spirituale, naturale e sopran-
naturale, umano e divino, basta a chiarirlo. Di qui nasce
che non mai nelF umano consorzio un quantunque gran-
dissimo vantaggio del bene civile pub di per se legittimare
un quantunque minimo detrimento del bene religioso;
ma e mestieri che intervenga T autorita ecclesiastica a
vedere se in quelle date circostanze la carita non sugge-
riscadi dispensare, senzaoffesa della legge divina, e prov-
vedere al danno diversamente.
Se non che prescindiamo da cio , e stiamo pure nel
semplice concetto del bene comune da antiporsi al privato.
PerchS il cornodo allogamento d'un ministero o di alcuni
impiegati spetta il bene comune ? Perche essi sono stru-
menti della societa civile, lo Stato. Or bene le comunita
religiose sono strumenti della societa religiosa, la Chiesa.
Come nei primi, attesa 1' anzidetta qualita , si considera
il ben dello Stato ; cosi nei secondi, attesa una qualita ana-
loga, si considera il ben della Chiesa. Ora qual bene e piu
comune ed universale ? II ben dello Stato, o il ben della
Chiesa? II primo si restringe a un solo paese; il secondo
si estende a tutta quanta la terra. Dunque stando, anche
alia sola idea del ben piu comune: il pretesto del Governo
cade per terra; e cib senza tener conto deirimmensa su-
periorita della Chiesa sullo Stato, sia per Torigine, sia pel
1 Summa th, 2." l a ' q. 152, a. IV, ad 3. m
132 LE CASE RELIGIOSE IN ROMA
fine, sia per la natura di regno, che essa e, non deiruomo
ma di Dio. Anche non tenendo conto di tutto ci6, la sola
considerazione delF essere la Chiesa societa universalis-
sima, la quale per diritto divino abbraccia tutti i popoli
e tutti i regni, senza altri confini che i confini stessi del
mondo, fa si che il bene di lei sia bene piii comune e piii
pubblico, che il bene di qualsivoglia societa civile. Dunque,
conchiudendo T argomento , se , come si e detto , in un
dicastero laico riluce il ben comune dello Stato , e in una
Comunita religiosa il bene immensamente piu comune della
Chiesa; ognun vede che sotto questo aspetto altresi i frati
d 1 Araceli , esempligrazia , son da piii che tutti i signori
Travetti del ministro Lanza, e il Generale dei Cappuccini
vale almen dieci volte il Ministro Quintino Sella.
Ad ogni modo trattandosi qui d' interessi di corpi ec-
clesiastici, soggetti immediatamente al Pontefice, neppure
ilpiii sfegatato regalista oserebbe affermare esser lecito al
potere civile il porvi soprale mani, senza prima intendersi
con esso Pontefice, ed ottenerne 1'assenso. E qui spon-
taneamente si affaccia al pensiero la faccenda delle fa-
mose guerentige ; per capire in che modo si voglia da
costoro mantenere al Pontefice la piena indipendenza e
liberta del suo potere spirituale , e il rispetto decretatogli
di sovrano. Ma procediamo innanzi.
Legittimata che sia Y espropriazione da verace preva-
lenza di diritto, e colF intervento delF autorita competen-
te , uopo e che venga poi compensata con pieno risarci-
mento del danno inflitto. Qui, come ognun vede, consideriamo
il modo, onde la legge verme eseguita; e da questo capo
1'ingiustizia del Governo e cospicua perfino ai ciechi.
Quando la pubblica autorita esige da un semplice cittadino
il sacrifizio d'un fabbricato o d'un fondo, purche gliene
paghi puntualmente il prezzo, quel cittadino pub facil-
mente rifarsi della sofferta iattura colla compra d 1 un equi-
valente possesso, II trovarne e cosa facilissima ; e non di
rado il cambio pub tornargli a vantaggio. Ma pei religiosi
LE CASE RELIGIOSE IN ROMA 133
non e cosi. P^rduta che essi abbiano ]a propria casa, dove
ne troveranno un'altra, che offra la medesima opportunita
per adagiarvisi in modo conforme alia loro regola e alFe-
sigenza de' loro ministeri ? E dov' anche la rinvenissero ,
con quali mezzi potrebbero acquistarla, quando il Governo
non solo fissa ad arbitrio il prezzo del locale usurpato ,
in valore enormemente al di sotto del meritevole, ma questo
stesso valore non paga in moneta, ma in titoli di rendita
obbligata, con tutte le falcidie di cui sono oppressi i redditi
ecclesiastici ? Ci vuol altro a compensare la perdita d'un
Convento! II secolare dappertutto trova abitazioni equi-
valent! a quella, di cui per avventura fu private. Ma una
comunita religiosa, neppure se ricevesse in surrogazione
una reggia , troverebbe in essa buon contraccambio. I
chiostri, quanto disadatti a comodamente allogarvi fa-
miglie secolari , tanto sono esclusivamente acconci per
le famiglie religiose ; giacche a questo intento vennero
eretti e disposti. Onde F espropriazione d'un chiostro non
puo essere giustificata, se non da inevitabile necessita, ed
esige compensi molto superiori a quelli, che altrimenti
darebbonsi pei fabbricati ordinarii.
II.
Fin qui abbiamo considerate la cosa come affare me-
ramente interno all' Italia; ma esso e ancora evidentemente
esterno e di carattere internazionale. Imperocche le case
religiose di Roma son faccenda che interessa T intero Cat-
tolicismo; e perb tutti i Governi che o sono cattolici o
hanno sudditi cattolici, han diritto e dovere d'intervenire,
acciocche non sia a quelle recata offesa.
II giornale la Concordia, servitore umilissimo e obbli-
gatissimo e devotissimo del Governo Italiano, scriveva nel
suo numero 85: In questo momento Tazione della Di-
plomazia europea e vivissima perche Roma non perda il
Fratume che possiede, che T imbarazza ed altresi che non
134 LE CASE RELIGIOSE IN ROMA
poco la disturba. Riandando vecchie cronache, scuotendo
la polvere a carte ammuffite negli archivii, ogni nazione
ha diseppellito un diritto da rivendicare, una protezione da
estendere. Da poche settimane soltanto Roma si e accorta
essere proprieta altrui, e che F Europa, T Asia e P America
se ne dividono il condominio. La scoperta e veramente
peregrina. Non crediamo che franchi la spesa di nominare
un sodalizio di eruditi per esaminare i titoli, che ora si
pongono in luce. Abbiamo facile e perentoria la risposta.
I possedimenti e le persone degli esseri nel regno sono
soggetti alle medesime leggi, che governano i nazionali.
E crediamo che possa bastare. No, Signor hello; non
basta. Voi credete di uscirvene troppo speditamente ; e la
bisogna ha mestieri di molte considerazioni.
Primieramente qui non si tratta di leggi, che governino
i possedimenti e le persone ; ma si tratta di usurpazione dei
detti possedimenti e di sperpero delle persone, a cui appar-
tengono. II che, come vedete, e cosa molto diversa. In se-
condo luogo perche possa recarsi in mezzo la forza delle
leggi, bisogna che esse procedano da autorita, riconosciuta
indubitatamente come legittima. Or siete certo che le Po-
tenze tengano per legittima Tautorit^ del Governo italiano
in Roma? In terzo luogo qui non si tratta di possession!
meramente private, acquistate da un suddito di una data
nazione per utilita sua peculiare; ma si tratta di fondazioni
fatte da esteri, in quanto esteri, e in beneficio e utilita dei
proprii connazionali, e sotto la protezipne di leggi, rispon-
denti a una condizione immutabile di Roma, qual e quella di
essere capitale del mondo cattolico. Sicche vedete che la
vostra risposta non pu6 avere altro effetto, se non di muo-
vere a riso la diplomazia europea ; senza neppur persuaders
gli stessi Ministri Italiani. Siate certo che, non ostante i
vostri consigli di passar sopra a qualsiasi rimostranza delle
Potenze, gli stabilimenti, che diconsi nazionali, quelli cioe
che appartengono ai sudditi di tale o tal altra nazione par-
LE CASE RELIGIOSE IN ROMA 135
ticolare, non saranno tocchi dal vostro Governo; egli avra
la prudenza di rispettarli.
Ma noi non vogliamo parlare di questi; i quali son ab-
bastanza sicuri per 1' evidenza del titolo, che 11 sostiene,
e per la qualita di chi e interessato a far valere un tal
titolo. Noi intendiamo parlare degli altri edificii e stabi-
limenti religiosi di Roma, quali appunto sono i Conventi
e i Monasteri, o gia espropriati o destinati ad essere espro-
priati; i quali non sono proprii di niuna nazione partico-
lare, ma comuni ai membri di tutto 1'Ordine, a qualunque
paese o lingua appartengano. Di questi stabilimenti altresi
diciamo che essi han carattere internazionale , sia che se
ne guardi Torigine, sia che la destinazione , sia che la
condizione stessa della loro esistenza.
L' articolista della Concordia, da noi superiormente ci-
tato, si maraviglia che le diverse nazioni del mondo con-
siderano Roma, come appartenenza propria, e chiama ci6
una scoperta veramente peregrina. Ma la scoperta e pere-
grina per lui; non gia per chiunque ha fior di buon senso.
II valentuomo ha forse udito in qualche istante della sua
carriera letteraria, che Roma e capitale del mondo catto-
lico. Or questo gli dovrebbe bastare per intendere, che
Roma e appartenenza di tutte le nazioni, che compongono
cotesto mondo cattolico. crede egli che il capo non ap-
partenga all'intero corpo, e che la metropoli d'un impero
sia straniera alle sue province ? I liberali italiani dicevano
anticamente che Roma e dei romani. Cio, quando crede-
vano ingenuamente che i romani eran per loro. Ma quando,
venuti in Roma, si sono accorti che la quasi totalita de' ro-
mani non vuol sapere della loro tirannide e si tien ferma
nella fedelta al Ponten'ce, han mutato fraseggio. Essi di-
cond ora: Roma e dell'Italia. E la ragione che ne recano,
si e che essa e stata dichiarata capitale d' Italia. Ma se Roma,
perche dichiarata da voi capitale d 1 Italia, e delU Italia; a
piu forte ragione ella e del mondo cattolico, perche dichia-
rata da Dio capitale del medesimo. Ma qual e Taspetto sotto
136 LE CASE RELIGIOSE IN ROMA
cui Roma & capitale del mondo cattolico ? L' ordinamento
religiose. Dunque tutto cio, che in essa fa parte di un tale
ordinamento, ha stretta relazione con tutti i paesi del mondo
cattolico, ed e comune loro interesse. In tale ordinamento
ha supremo luogo il sommo Pontefice, come vertice e cima e
motor primo di tutto il sistema. Vien poscia il Collegio
de' Cardinal], che formano il supremo Consiglio del Papa e
son come gli occhi di questo gran corpo della Chiesa.
Quindi han luogo i Dicasteri ecclesiastici, che son come le
ruote maestre del Governo spirituale ; e i diversi Tribunal!
coi Prelati che li compongono, per giudicar le cause riguar-
danti la coscienza de' fedeli, e le svariate attribuzioni della
Gerarchia. Fra gl' inferiori organismi entrano altresi gli Or-
dini religiosi, da cul si traggono in gran numero i teologi,
i canonisti, i consultori delle molte Congregazioni, e che
soggetti in peculiar modo al romano Pontefice, gli servono
in varie guise di strumento, vuoi pel mantenimento della
pieta ne' cattolici, vuoi per la propagazione del Vangelo tra
-gl'infedeli, vuoi pel servizio della Chiesa romana, madre
e maestra di tutte le altre Chiese particolari.
Per tutti questi capi ognun vede che 1' esistenza e le
condizioni degliOrdini religiosi in Roma toccano gl'interessi
della Chiesa universale, e qualunque oifesa recata ai loro
diritti, & offesa recata ai diritti di tutto il Cattolicismo.
Che se guardiamo T origine degli stabilimenti e delle
case di cotesti Ordini religiosi in Roma, noi ci conferme-
remo sempre piu sodamente nella medesima persuasione.
Quegli stabilimenti e quelle case furono fondate e mante-
nute col denaro di tutta la Cristianita; giacche i loro fon-
datori e dotatori bene spesso non furono romani e neppure
italiani, ma stranieri; o se alcun indigeno die' loro principio,
esse salirono al presente splendore e alia presente loro
grandezza o per munificenza privata dei Romani Pontefici,
o per largizioni di principi secolari ; o per isforzi accumu-
lati delle singole religiose famiglie, sparse per tutto il
mondo, le quali vollero avere in Roma, capo e centre del
LE CASE RELIGIOSE IN ROMA 137
Cristianesimo, quasi un comune e principal domicilio. Esse
vi costituirono case madri, dimore generalizie, studentati
universal!, procure ed ospizii per le singole loro province-
Onde gli stabilirnenti religiosi di Roma costituiscono da
questo lato come un patrimonio comune delle nazioni cat-
toliche, al quale non si pub recare oltraggio, senza ledere
le ragioni di queste e che ogni Governo ha diritto e dovere
di tutelare.
Infine se guardasi la destinazione e Tuso di siffatti sta-
bilimenti, il loro carattere internazionale non pud disco-
noscersi. Alcuni furono stabiliti collo scopo espresso di
servire a vantaggio delle diverse nazioni. Tale si e, per
recarne un esempio dei piu palpabili, il Collegio romano,
detto altrimenti Universita Gregoriana, fondato da Grego-
rio XIII, col fine, formalmente dichiarato, di servir d' Ate-
neo a tutte le nazioni, per apprendervi lettere divine ed
umane. Certamente i fedeli di tutto il mondo hanno diritto
di venire in Roma, a cercarvi istruzione scientifica e lette-
raria, sotto gli occhi del comun Padre e supremo Maestro,
il sommo Pontefice, con metodi e norme da lui prescritte e
mantenute in vigore. Similmente per contrapposto il sommo
Pontefice ha diritto d' apprestare ai fedeli di tutto il mondo
scuole e maestri, e locali da ci6, con fornimento di Biblio-
teche e Gabinetti e Musei e quanto altro occorre ad un
pieno e compiuto ammaestramento. Questo duplice diritto,
e stato come incarnate e reso concrete nel Collegio ro-
mano ; il quale e divenuto percib come un' Universita co-
mune di tutti i Cattolici, qualunque sia la nazione a cui
essi appartengono. In che modo adunque pub negarsi il
suo carattere internazionale ?
II medesimo proporzionatamente vuol dirsi degli altri
Collegi, ordinati all'istituzione de' giovani religiosi, venuti
da diverse parti del mondo, per attingere nel suo piu ge-
nuino fonte la dottrina cattolica. Lo stesso de' Noviziati,
intesi a formare lo spirito de 1 novelli allievi, che debbono
poi spargersi pei diversi paesi ad esercitarvi il sacro mini-
138 LE CASE RELIGIOSE IN ROMA
stero, e mantenervi in fiore la regola di ciascun sacro isti-
tuto. Egli e ben difficile trovare in Roma un sol religioso
pio stabilimento, il quale non operi in una maniera o in
un' altra al bene universale della Chiesa, e la cui esistenza
per conseguente e il cui benessere non sia collegato col-
T interesse di ciascun popolo della terra. Cio nasce daH'uni-
versalita propria di Roma papale, metropoli dell' universo ;
la quale non puo non comunicare una partecipazione della
propria natura a tutte le istituzioni che sorgono nel suo
seno.
III.
/
Supposto pertanto il carattere internazionale degli sta-
bilimenti e delle case religiose di Roma, egli 5 chiaro che
il Governo italiano non pu6 in mo do alcuno lederne i di-
ritti. La ragione d' interesse cattolico e universale di cui
sono rivestite, chiama sopra di loro la protezione comune
delle Potenze europee.
Abbiamo un fatto contemporaneo, che serve mirabil-
mente a sparger luce sopra questo subbietto. Gerusalemme,
come ognun sa, e sotto la dominazione del Sultano di Co-
stantinopoli. In essa nondimeno sussistono Chiese e stabi-
limenti pii di Latini e di Greci, fondati da' fedeli a custodia
e venerazione de'luoghi, consacrati dalla vita e dalla morte
del nostro divin Redentore. Or potrebbe il Gran Turco porre
le mani sopra qualcuno di quegli stabilimenti ? spropriarne
1 possessori, eziandio per cagione di pubblica utilita, espel-
lerne i religiosi, che vi hanno stanza, confiscarne le rendite?
Se ci6 osasse, ecciterebbe issofatto i richiami delle Potenze
cristiane ; e dove questi non fossero sufficient!, sarebbe ri-
dotto al dovere colla forza eziandio delle armi. Eppure la
Porta Ottomana puo van tare sopra Gerusalemme ragioni, che
mancano al Governo italiano; e 1' interesse di quelle pie
istituzioni per sacro e venerando che sia, e men rilevante
dell 1 interesse che si collega colle religiose istituzioni di
Roma. In quelle si tratta di una sacra memoria, dell' onore,
LE CASE RELIGIOSE IN ROMA 139
in che vogliono esser tenuti quei luoghi , in cui il signor
nostro Gesu Cristo si degno di nascere e di patire. II che
certamente importa a ogni anima battezzata, la quale abbia
sentimento di amore verso il suo Dio. Ma ad ogni anima
battezzata assai piu importa che la sposa stessa del suo Si-
gnore non soffra offesa, e sia mantenuta nell 1 onore, che le
e dovuto, e nei diritti, che le competono. Or noi abbiamo
veduto che ogni danno od oltraggio recato alle istituzioni
religiose di Roma e danno ed oltraggio della Chiesa uni-
versale; e ci6 non solo per essere Roma capo e centre
del Cattolicismo, ma ancora perche quelle istituzioni , con-
siderate si nelF origine e si nello scopo, son come per-
tinenza comune de 1 fedeli di tutto il mondo . Se dunque
gli stabilimenti religiosi di Gerusalemme han meritato
di esser protetti dai Governi cristiani contro i soprusi del
Turco; con molto piu di ragione dovrebbero godere di
una simile protezione gli stabilimenti religiosi di Roma
contro i soprusi del Governo italiano . Dov' essa fosse
negata, i singoli Governi non solo mancherebbero al do-
vere , onde sono stretti, di tutela ai diritti de'proprii
sudditi cattolici ; ma recherebbero loro un danno immense.
Imperocche sconvolti in Roma gli Ordini religiosi, verreb-
bero necessariamente a sconvolgersi in tutto il resto del
mondo; giacche in Roma essi avevano il proprio tipo, e da
Roma ricevevano direzione per conservarsi ciascuno nella
forma e nell 1 organismo voluto dal proprio Istituto. Onde
in breve verrebbero a mancare o almeno a diminuirsi nel-
1'intero mondo tutti gli aiuti spirituali, che i popoli cri-
stiani ricevono dall' opera dei religiosi.
E per verita orribile a pur concepirsi che debbasi qui
ricorrere al parallelo col Turco, ed invocare per la capi-
tale del Cristianesimo quella condizione, di cui gli stabili-
menti religiosi, godono sotto rislamismo! Ma e nostra la
colpa? Non sono i rivoluzionarii italiani quelli, che a ci6
ci costringono ? E poi osano querelarsi d' essere stati de-
si gnati col nome di novelli Musulmani i
I BARBARI ANTICHI
E
I BARBARI MODERNI
I.
Quando i popoli viveano in pace, gustavano la vita : e
alFombra dell'ulivo e della vite domestica, passavano Tun
dopo T altro giorni sereni, non turbati dalle nuvole di un
minaccioso avvenire. Ma non cosi nei tempi di guerra e
di politici movimenti : allora i popoli, in quella che sudano
sul duro cammino del presente, tengono fissi gli occhi alia
nebulosa prospettiva del futuro, temendo di dover passare
dal male al peggio. E qnesta appunto e la condizione del
popoli moderni : sono stanchi della vita che fanno , e piu
ancora tementi di quella che faranno. Temono, e ne hanno
ben d'onde: e ora piu che mai, che ai pericoli vecchi,
sopravviene 1' ultimo pericolo , chiamato Lega Internatio-
nale: pericolo tremendo, che tutti gli altri in se stesso
racchiude, ultimo per la forma, primo per la gravezza.
Che sia e che pretenda cotesta Lega, gia si sa : essa vuol
radere la societa presente , sterminando via dal mondo e
religione e governi e proprieta, con una guerra simultanea
ed universale intimata a Dio, all'autorita, alia famiglia. Un
tal mostro di 'societa il sole nol vide mai, n& mai forse ii
vedra: ma che il disegno della futura societa, delineato dalla
Internazionale, sia questo , e cosa tanto certa , quanto la
Lega istessa: la quale per altro, non che velarsi, ostenta
1 BARBARI ANTICH1 E I BARBARI MODERN! 111
la sua terribile deformita e ne' fogli donde parla, e ne'luoghi
dove agisce : simile a certi mostruosi giganti, ai quali T or-
ridezza natia e un titolo di piu a farsi vedere e a farsi
temere.
Ora la condizione della societa civile, vicina ad es-
sere invasa cosi dalla societa internazionale , e troppo
simile alle condizioni del mondo romano nel tempo delle
barbariche invasion!: e piii d'uno avra forse dimandato a
se stesso, se 1' orbita dei secoli non ci riporti forse al periodo
de' sociali dissolvimenti ? Che alia fine, se ben si mira, come
v'ha somiglianza grande fra la societa moderna e la pa-
gana, cosi sono ben simili fra loro e quei barbari che sbu-
cavano dalle foreste scandinave e dalle tartare valli, e
cotesti barbari che stanno per iscatenarsi dalle scuole, dai
teatri, dalle officine dell' Europa ammodernata. Non e dif-
ficile il provarlo.
II.
Una societa qual era la pagana, che nulla si aspettava
nel mondo di la, era naturalmente tutta occupata di que-
sto mondo. Passar di bei giorni alia luce di questo sole ,
era tutto pei popoli pagani : e giacche i lor desiderii an-
cor piu sfrenati svolazzavano pur sempre fra Torto e roc-
caso e i due poli della terra, percio aequare mperiwm terris
fu il piii vasto concepimento degli animi pagani ; e T agia-
tezza e il godimento, et lenocinium vitae, praesensque vo-
lugtas, fu il loro proponimento piii naturale. Spento T en-
tusiasmo e finito 1' impegno delle conquiste (che segnata-
mente parliamo della scaduta societa latina), rest6 il godi-
mento di un mondo gia conquistato : e allora fu che il
triumvirato delle umane passioni ( orgoglio , cupidigia e
sensualita) strinse in pugno tutte le redini della societa:
la quale come delirasse nell' orgia dei vizii , .e tutta si
dissolvesse nella tabe delle passioni, e cosa gia troppo nota.
Noi perb ne accenneremo quanto basta all' uopo.
142 1 BAHBARI ANTICHI
Adunque la societa pagana era tutta fondata sul Na-
turalismo: e passati i suoi tempi migliori, quando i sen-
timenti onesti della natura prevalevano ancora, si mise
tutta sul pendio scosceso della guasta natura ; e quel
pendio fu la strada che ella fece negli ultimi lustri suoi,
finche spari nel baratro della barbarie. Ma una societa, che
per sangue avea gli umori della natura depravata , non
potea mostrare nella sua morale fisonomia se non quei
lineamenti deformi che la mano delle passioni sa scolpire.
Era dunque una societa che non aveva ne Dio, ne Dei.
II fanatismo dei Numi era passato: e solo si ridestava,
quando la ragion di Stato e 1'odio di Dio ravvivava la me-
moria dei sacrificii e degli Dei. Del resto T aristocrazia pa-
gana era a tea, e Lucrezio ne canto T ateismo : e il popolo
pensava ai Numi, sol quanto vi trovava dei vizii da imitare:
ma i loro templi , benche' voluttuosi, non attraevano piu ,
e , fino da' tempi suoi , Orazio ne deplorava T abbandono.
Ma si sa: il politeismo e T atrio delP ateismo.
Ma una societa atea 5 naturalmente deliziosa e scostu-
mata: e qual fosse il lusso della gola e dei vizii romani,
lo dicono e lo ridicono cento scrittori. Gli uccelli del Fasi,
i maiali d 1 Insubria , le lingue dei pappagalli , il Porcus
Trojanus, i tartufi di Egitto, le uve di Libia, i fichi di Caria
e di Taranto , i vini di Lesbo e di Ohio, i ravani di Siria ,
le mandorle di Cipro, le cotogne di Greta, 1' olio di Grecia,
e cento altre erudizioni apiciane, venivano le une dopo
le altre sulle mense latine a blandire F orgoglio e a de-
stare il palato dei molli Patrizii, ai quali (come dicono Se-
neca e Plinio) non sapea buono se non cio che valea una
iliade e una odissea di viaggi , di pericoli e di spese.
Le intemperanze per6 della gola furono superate da quelle
del costume. Gli storici ne dicono piu che non bisogna :
alia fine la vita e privata e pubblica e religiosa non altro
fu che una vasta prostituzione, e il festino perpetuo di
tuttequante le passioni piu crudeli e piu vili: le quali dan-
zando come baccanti , rapivano ne 1 vortici loro la societa
E 1 BARBAR1 MODERN! 143
inebbriata, che non ebbe piu rattento veruno , ne di leggi
che non poteano nulla , ne di pudore che non v 1 era piu.
I piaceri perb nascono dalle ricchezze : eppero una so-
cieta perdutasi nei giardini della volutta, oro voleva, oro,
*sempre oro. E Topulenza della Societa Romana vince ogni
concetto: alia fine le ricchezze dell' impero furono il pa-
trimonio dell'alta e beata societa di allora: e 1'Italia can-
giata in una Tempe non favolosa, fu piu deliziosa che I'O-
limpo della Grecia. Non si trovava (e vero) ne marmo, ne
oro, ne gemma, ne veste, ne delizia alcuna che non valesse
infinite lagrime di province e di schiavi: ma ci6 non im-
portava nulla. Erano dovizie: e cio solamente importava.
Quindi poi i capricci , le ambizioni , le gare dei ricchi ,
certamina divitiarum (Hor. Ep. I. V.) tolsero ogni confine
come alia cupidigia dell' oro, cosi alia sevizie degli esattori.
Ed ecco appunto un altro carattere della societa pa-
gana: la crudelta: e non poteva andare altramente, perche
lussuria, cupidigia e crudelta sono tre furie sorelle. Tutto
finalmente si ridusse a ci6, che il forte per sistema oppri-
meva il debole: il qual sistema benche sia naturale ad ogni
societa che non comincia da Cristo, tuttavia non fu mai
tanto esteso, durevole, feroce e deforme, quanto nei tempi
della decadenza romana. Basta ricordare quei Cesari che
arrivavano al soglio passando fra il sangue e gl'mcendii:
quei servi fatti esca alle murene: quei fanciulli mutilati
dai genitori per fame dei mendici : e quegii innumerevoli
martiri , i cui supplizii erano divenuti il piu bel passatempo
dei cittadini. Gli anfiteatri poi coprirono 1' Italia, la Gallia,
la Spagna , 1' Africa e 1' Asia : e i gladiatori diventarono
si ghiotto sollazzo , che le feste , i conviti , le nozze non
ebbero piu grazia, se non dal sangue. I tributi poi diven-
nero, e per numero e per immanita, una perpetua grandine
che devastava le province a pro di Roma e del governo:
e affine di duplicare T anno, le ricolte, i tributi, si aggiun-
sero i donativi forzati alle imposte annuali.
144 I BARBARI ANT1CIII
A ci6 si aggiunga la venalita. Chi aveva oro, era tut-
tocio che voleva : perche ad innalzare altri a pubbliche
dignita non si contavano i meriti, ma i denari.
Omnis enim res ,
Virtus, fama, decus, divina, humanaque pulcris
Divitiis parent: quas qui construxerit, ille
Clarus erit, fortis, Justus, sapiens etiam et rex,
Et quidquid volet. (Horatius Sat. II. 3. 94).
Questa querela sta nella bocca di molti altri scrittori :
ma gli scrittori cianciavano, e intanto il governo mercan-
teggiava lo Stato, vendendolo all'asta: Omnia Romae
Cum pretio. (Juv. III).
E la conseguenza di tutto ci6, quale finalmente si fu?
fu la irrequietezza, ultimo carattere di una societa depra-
vata. Quella societa andava pure innanzi nella via degli
anni: ma non per intrinseco e vital movimento, bensi per
secolari abitudini e per una finzion di vita: simile in ci6 a
quegli alberi sradicati, i quali tuttavia germogliano qual-
che foglia, qualche fiore, ultimo sforzo della deficiente na-
tura. Non vigor di leggi, non avvedimento di consigli, non
sobrieta di costumanze reggevano la societa : ma il ca-
priccio dei potenti , e la passione dei traviati. Una tal
societa era naturalmente debole, e con cio stesso inquieta:
cosi debole, che ad ogni poco un drappello di Pretoriani
imponeva un nuovo Augusto airimpero: cosi inquieta che
le fazioni cruente si succedevano come i flutti sul lido,
e al cadere e al sorgere di un Principe nuovo, si veniva
alle armi, alle violenze, ai tumulti.
Ecco un abbozzo della societa pagana nel suo deca-
dimento. La societa pagana non conobbe mai altra via che
il naturalismo, e quella via la percorse tuttaquanta. Eppero
come la natura ha sentimenti elevati e retti , ed ha sen-
timenti bassi e depravati , cosi la societa pagana finche
si rego!6 coi piu sani principii di natura, ebbe non poca
onesta, molta robustezza e sommo splendore ; ma quando
E 1 BARBAR1 MODERNI 145
abbandonossi alle piu sregolate tendenze della natura, non
ebbe piu n& onesta, ne forza, ne nobilta. Non serbo veruna
altezza, tranne T orgoglio ; e I'immane gigante venia meno
coronato di fiori e sognando piaceri, mentre i barbari si
affacciavano dai lidi dell' Eusino e dalle Noriche montagne,
per isbranarlo.
III.
Ma dalla scaduta societa pagana quanto si differenzia
la societa ammodernata ? Non poco nelle apparenze: poco,
e forse milla nella sostanza. La societa ammodernata ha
per base il naturalismo: ma il naturalismo applicato ai go-
verni, alia legislazione, alia famiglia, all' individuo , che
altro pu6 formare se non una societa sostanzialmente pa-
gana? Non vedremo, no, ricostruirsi i delubri e i templi
de' Numi, ne cader le vittime inghirlandate, ne ondeggiare
il fumo di sacrifizii che 1' Europa per sernpre dimentico: ma
ci6 non monta. I templi, le are, i simulacri, i sacrifizii non
altro furono che sensibili espressioni dello spirito pagano :
il paganesimo stava nel cuore ; dal cuore usciva 1' orgoglio,
e si elevava in Giove : dal cuore la rapina, e si denominava
Mercuric : dal cuore la crudelta, e si trasformava in Marte:
dal cuore la sensualita, e si cangiava in Venere: dal cuore
la crapula , e si effigiava in Bacco. La societa moderna
lascia i loro Numi ad Atene e a Roma; ma ne addotta lo
spirito pagano : e questo spirito pubblico e il santuario del
Giove , della Venere , del Mercurio , del Marte , del Bacco
ammodernato; cioe delle passioni umane, elevate alia apo-
teosi di principii sociali. E se noi faremo il riscontro della
moderna societa coll' antica , vedremo che i lineamenti
morali della societa pagana, si vedono gia nel volto della
societa presente.
V'e la Chiesa (& vero) e sempre vi sark : e per questa
ragione il Paganesimo redivivo ne puo dilatarsi" quanto
piacerebbe alia rivoluzione , ne puo ripigliare tutte le an-
Serie VIII, vol. IV, fasc. 512. 10 6 ottobre 1871.
146 1 BARBARl ANT1CHI
tiche costumanze e follie. Ma intanto lo Stato si e separate
dalla Chiesa: talche la Chiesa pud bensi imprimere le sem-
bianze cattoliche agli individui, alle famiglie : ma non piu
alia societa, la quale mentre poneva gia il Cattolicismo
fra' suoi primi element!, ora non lo ammette neppure come
elemento secondo : e torna invece a colmarsi le vene di
quel naturalismo che , a guisa di sangue , inondava le
membra della societa pagana.
Difatti il carattere piii generale e costante delle societa
pagane & sempre questo , il non conoscer altro scopo mai,
che il benessere terreno. Or non & questo appunto il di-
segno fondamentale della societa ammodernata? Ella esclude
totalmente T avvenire soprannaturale, e le mosse e la meta
della sua palestra si trovano nel breve giro della vita umana
e del globo terraqueo. Dunque il naturalismo moderno mette
la societa sulle vestigia del Paganesimo antico. Se non
che i moderni, senza neppur sognare la gloria di certe
epoche pagane , si gittano subito sulle vestigia dei piu
riprovevoli traviamenti pagani, sicche la moderna societa
& tale nel primo suo secolo, quale divenne la societa latina
ne' suoi secoli estremi : e cosi abbiamo una societa atea ,
sensuale, cupida, crudele e soprammodo irrequieta.
E primamente atea. Perocche una societa , la quale (in
quanto e societa) officialmente cancella dalla pubblica opi-
nione le idee d'immortalita di paradiso, d' inferno, e che
innalza fra la terra e il cielo una muraglia di assoluta se-
parazione, mentre poi decanta T assoluta indipendenza del-
T uomo , che avrebbe a fare deir antico Dio ? il massimo
onore che gli si pu6 concedere, e questo : che volendo pur
gl' individui umani aver qualche religione , Gesu Cristo
possa entrar nella societa per quella istessa via, e collo-
carsi in quella altezza medesima , per cui entrano ed in
cui stanno Brama, Confucio, Maometto e i Fetisci. Ma co-
testo ammettere del pari tutti i culti, vuol dire tenerli tutti
per falsi: ed ecco una societa officialmente atea.
E I BARBARI MODERNI 147
Ed una societa, che ne teme un Dio, ne aspetta un av-
venire eterno, che altro pu6 fare, se non gittarsi passiona-
tamente fra i roseti che pure olezzano nella valle del pianto ?
Ed ecco una societa sensuale e cupida; E primamente
societa sensuale. Gra gli ammodernatori della societa nol
dissimulano punto : pongono il godimento presente come
scopo naturale della societa : e giacch& i godimenti sen-
sibili sono quelli che la moltitudine intende e preferisce ,
perci6 (dicono essi) il sentier della vita non vuole altra
siepe che di rose. Tali sono i loro principii. Bentham di-
chiara che Solo il piacere e vera virtti. Prudhon afferma che
Santo e il godimento, e die vuol essere cercato come la mrtfo.
Saint-Simon promove la riabilitazione della carne ; Fourier
vuol cangiare la terra in un Harem: e questi sono i mo-
ralisti e i principii adottati dalla societa moderna. Ai prin-
cipii rispondono i fatti: La societa non vaol pensare al
henessere ed ai piaceri dell 1 ammo , ma solo a quelli del
corpo , sostituendo la bonta del piacere al piacere della
lonta : vilissimo sistema, che trascina le arti, la ragione,
T uomo, la societa medesima ai piedi della volutta. Tutto
si riduce ai godimenti del corpo; e carezzarne i cinque
sensi , & tutto. Gli occhi esigono T eleganza delle case ,
delle vie, dei passeggi : gli orecchi dimandano un periodico
flusso e riflusso di onde armoniose, or gratuite, or pagate:
le narici vogliono respirare la profumata atmosfera o delle
sale esultanti o dei pubblici giardini: il palato poi vuol
conoscere tutto T alfabeto de' gusti suoi ; e i pranzi enci-
clopedici venuti in moda o per cominciare , o per compire
gli affari della societa, portano in ciascuna vivanda il nome
di un paese. E fra tali epicurei che diventa la donna, se
non una odalisca? Alia quale per6 il vile impiego non toglie
T onore , ma cresce la simpatia , come gia nei misteri di
Eleusi : eppero il suo titolo non 5 piu di donna pubblica e
peggio, ma di confidente, di dama, di generosa: e le sue
tende obbrobriose non sono piu ne rimote, ne dissimulate:
148 I BARBARI ANTICHI
ma sparse nel vivo delle citta, superbamente sfarzose e dai
govern! legalizzate. Ecco dunque una societa sensuale.
Ma una societa sensuale e naturalmente interessata:
perche il denaro e il ministro del piacere. Ad ogni por-
zion di ricchezze risponde una eguale porzion di piaceri :
sicche trasformandosi T oro in piacere , conseguira molti
piaceri chi ha molt' oro. Dunque una Societa che agogna
il piacere, e avida naturalmente di oro. II fatto con-
ferma il raziocinio. La passione dell 1 oro dilaga la societa :
e questo mime lucente vede continue rigurgitare i templi
suoi di passionati adoratori. Quindi lo studio del guadagno
elevato a scienza ; e i molti libri che trattano della scienza
del valori, delle armonie economiche , delle teorie di pro-
duzione e di consumazione, di bisogni e di soddisfazioni.
Quindi quel perpetuo apparire di associazioni che per te-
nerezza verso il prossimo promettono al mondo le piu belle
locande, le piu belle vie, le piu belle case, i piu bei spet-
tacoli , la vita piu bella : ma perche , cedendo alia societa
il meno che si pu6 , pretendono di riportarne il piu che si
puo. Quindi quel considerare la societa come una vasta
associazion di negozio, nella quale ciascuno e azionario ,
tranne i Religiosi: i quali anche per eio debbono essere
banditi , come inutili alia pubblica prosperita del danaro.
Tutfco cio e visibilmente vero; e non puo accadere altra-
mente, dove il godimento e lo scopo, e F oro e la via della
sociale felicita.
E questa societa che ci mette innanzi agli occhi lo
scopo del godimento, e poi societa crudele. Ma gia, a chi
non e nota la perpetua lotta fra le parole della Rivoluzione
e i fatti dei rivoluzionarii? Questo secolo filantropico che
vuol formare una societa beata in carne ed ossa, ha invece
formata una societa cosi malaticcia , tribolata e oppressa ,
che il malcontento si diffonde in tutti gli ordini civili, senza
che s 1 alzi uno, che voglia o che possa recarvi rimedio. E
certamente le cause del malcontento vi sono copiose nelle
E I BARBARI MODERN! U9
durezze di questa leante societa. Durezza nell' organismo
del tributi, i quali, come domestici parassiti, tracannano a
larghi sorsi il succo delle famiglie. Durezza nell' imposta
del sangue, che toglie i figli ai genitori, i colon! alle cam-
pagne, e tende a formare la Nations- Esercito : la qual cosa
e per la Capitals (31 ag. 1871) una parte non piccola delta
cimlta de' tempi e del pr ogres so germanico: eppure era la
civilta ed il progresso degli Ostrogoti, del Marcomanni ,
del Vandali, degli Unni , tutte Nazioni-Esercito. Durezza
contro la supplice poverta , considerata quasi come un
delitto: poiche mentre il sistema utilitario cresce il numero
dei mendici, si tolgono poi ai mendici le fonti del pubblico
soccorso, col bandire 1' ostracismo dei religiosi e col vietare
al povero di stendere la mano al cittadino. Durezza nella
scelta dei mezzi, a cui la Societa pon mano, non pur nelle
guerre esterminatrici , ma benanco nel condurre a riva i
politici divisamenti, non badando se opprime innocenti, se
esacerba popoli, se scalda di civil sangue le spade, come ha
fatto in Torino, in Parma, in Milano, in Palermo: ne costan-
dole nulla F incendiar villaggi , o il fucilar chi le pare ,
come fe 1 nel Napolitano , ove fini col fuoco 28 villaggi , e
coi fucili 7151 sventurati. Tutto cio e vero, ma non e tutto
il vero : basta per6 per conchiudere che una Societa la
quale adopra cosi, e societa crudele.
E di tutto ci5, qual pub essere 1' ultimo risultato? Non
altro, se non una morbosa irrequietezza alimentata da pre-
tese esorbitanti, da doveri odiati, da diritti ofFesi, da spe-
ranze deluse , da consuetudini violente , da proponimenti
mostruosi, da scatenate passioni. Tutti vedono il movimento
minaccioso che rimescola il mare sociale : non e solamente
questo o quel golfo che si commove a tempesta, ma sono
tutti i mari della ammodernata societa. Cattolici e liberali,
cittadini e governi se ne mostrano impauriti ; e ciascuno
se ne sta pensoso sulla poppa della sua nave sia ricca o
povera, sia piccola o grande , guardando gli orizzonti te-
150 1 BARBARl ANTlCfli
nebrosi e lampeggianti, e Y inquieto biancheggiar del flutti.
Ma intanto (tranne i cattolici che soli sanno dire da qual
lato spiri la bufera) chi e che apprezzi giustamente le
cause di si tremendo pericolo ? o che provveda seriamente
alia pubblica salute ? II male sta appunto nel nuovo orga-
nismo sociale : ed e questo che non si vuole toccare. Una
societa che invita al piacere e imbandisce il dolore, che fa
bollir nelle plebi le idee di eguaglianze e di liberta smo-
date , senza poter togliere di mezzo le necessarie disu-
guaglianze e dipendenze , che al torrente delle passioni
civili oppone solo un argine che mille volte falli, T argine
della forza, che divide il popolo in due parti, 1' una di op-
pressori, T altra di oppressi, una tal societa qual maraviglia
e mai , se e divenuta quel turbulentissimae profunditatis
oceanus di cui parlo S. Leone M. quando parlo della societa
latina, gia guasta? Maraviglia sarebbe se non fosse cosi.
Ecco dunque come e quanto la nostra eta si assomigli
alia pagana : non certo all' eta pagana delle virtu morali ,
del senno civile , della gloria crescente : ma alia eta pa-
gana del civile e morale decadimento , quando il popolo
fanaticamente servi alia ricchezza colle rapine , al senso
colle volutta ; ed ebbro di tutte le umane passioni si sdraid
superbamente sulle sponde tiberine, coronandosi di mirto
all 1 ombra di allori inariditi. A quella societa, la moderna
ha terribili somiglianze.
IV.
E questo gia basterebbe per giudicare il valor morale
del secolo riformato e riformatore. Ma la natural catena
degli avvenimenti sociali ci fa temere, che due secoli so-
miglianti nelle colpe, debbano somigliarsi ancor nella pena.
Guardiamo F esito della pagana societa, e non peneremo
a trovare dolorosi riscontri.
La societa pagana fini tra le mani dei barbari , come
un reo tra le mani dei manigoldi. La storia e troppo nota.
E 1 BARBARI MODERNI 151
I barbari stavano alle frontiere dell 1 impero: questo infiac-
chiva, e quelli si armavano : questo gavazzava, e quelli
lo guardavano ferocemente , calcandosi F elmo in capo, e
tenendo la mano sulF elsa. Quando fu 1'ora, i barbari tra-
riparono su tutto F impero , e i flutti che gia spumeggia-
vano alle frontiere, inondarono lo Stato, e misero in tem-
pesta la societa peccatrice. Nazioni nuove, feroci, dense,
terribili di sembianze, di costumi, di favelle, le une dopo
le altre desolarono T impero, e se ne strapparono le membra
immani. Gli Eruli, i Goti, i Longobardi in Italia; i Borgo-
gnoni , gli Alani , i Franchi nelle Gallie : gli Unni nella
Pannonia ; i Visigoti nelle Spagne : i Sarmati nella Dal-
mazia; gli Sciti nella Colchide: i Persiani nell'Asia minore:
i Vandali in Africa , e altri barbari in altre province, por-
tarono il ferro e il fuoco, la desolazione e lo spavento, e
poi una barbarie diuturna. Tutto il Romano impero era
seminato d' incendii spaventevoli , e i dossi degli Appen-
nini, delle Alpi, de'Pirenei, e le acque del Tirreno, del-
T Adriatico, dell' Egeo, in mille tremende notti rifletterono
la luce di barbariche fiamme : le quali, come rogo immense,
incenerirono la corrotta Societa de'latini.
Si dice che le cose umane hanno un flusso e un riflusso
periodico, e che in cotesta marea dei secoli cadono e ri-
sorgono, appariscono e spariscono le mode, le letterature,
le arti, gli Stati, le civilta. La storia sembra insinuare un
tal giudizio, e le leggi morali non istentano a spiegarlo.
Certo & che tocca proprio a noi di vedere come una societa
nuovamente scaduta e disorganizzata, cosi una barbarie nuo-
vamente organizzata e minacciosa. I barbari antichi rasero
T antica civilta, gia troppo guasta : e i barbari moderni si
dichiarano di voler fare altrettanto della civilta moderna,
corrottissima civilta. Quegli antichi invasori chiamavansi
Popoli barbari : i moderni, Lega internazionale. Quelli sbu-
carono dalle asiatiche foreste , dai deserti di Kobi , dalle
montagne Urali, dal Tanai, dal Caspio : questi sbucheranno
152 1 BARBAR! ANTICHI
dai centri e dalle scuole piu celebri del moderno incivi-
limento. Qtielli erano barbari che doveano diventar civili:
questi sono civili che riportano la barbarie.
I feroci propositi della Lega internazionale sono gia
conosciuti : essi mirano a distruggere Religione , Governi
e Proprieta, cio& la Societa tuttaquanta. Se giungeranno
la, dove mirano, eel vedremo. Che essi perb pretendano di
giungervi, e lo sperino, e il tentino, tutta Europa lo vede,
giacchd gl' incendii orribilmente moltiplicati dopo quel di
Parigi , mandano splendori troppo minacciosi sui templi ,
sulle reggie e sui palagi. Non vogliamo qui scrivere un
catalogo degl'incendii finora eseguiti: saria catalogo inutile
perche troppo noto, e noioso perche troppo lungo. Piut-
tosto noteremo la barbara e orgogliosa schiettezza , colla
quale i fogli della Internazionale dichiarano gl 1 intendi-
menti che hanno.
Noi vogliamo (dicono essi).... la rivolumone sociale.
E per rivoluzione sociale non intendiamo una malaugurata
impresa tentata col favor delle tenebre. La Rwolwionz, si-
gnifica Tintera distruzione delle istituzioni borghesi, colla
sostituzione di altre.,.. Noi vogliamo far tavola rasa, e ri-
costruire tutlo di nuovo (Progres du Locle. 29 genn. 1870).
Ecco la guerra alia proprieta. Bisogna dire a voce alta ,
e una volta per sempre, che noi vogliamo la Repubblica so-
ciale, con tutte le sue conseguenze (Internationale, 24 avril
1870). Ecco la guerra ai governi. Noi di religione non ne
vogliamo $iti : perche le religioni soffocano T intelligenza y>
(Le Peuple Beige pag. 50). Ecco la guerra a Dio. Fine
alle esitanze, alle paure, alle transazioni: bisogna atterrire
la reazione, qual che ne sia la maschera, clericalismo o mo-
nachismo, borghesia o liberalismo . (Egalite. 23 Janv. 1869)
Qui ce n 1 e per tutti e per tutto: e chi ne volesse piu, puo
trovarlo facilmente nei fogli, che stampano cosi spesso i
decreti, gli atti, i propositi della Lega distruggitrice.
Ora una societa numerosa, compatta, feroce e tutta in
arme, che minaccia di appiccare il fuoco ai quattro punti
E 1 BARBARI MODERNI 153
della terra, per far sparire la societa presente, che altro &
se non un popolo di barbari, i quali mirano a diroccare il
fastoso palagio della Civilta moderna, con quelle medesime
armi che ella invent6, e pose loro in mano ? L' ateismo au-
dace di costoro, la veemenza delle loro passioni selvagge,
il terribile impegno di proponimenti svelati, fanno temere
che, quando il momento sara scoccato, e i loro Attila, i loro
Totila, i loro Alarici daranno il segno, T Europa diverra
spettacolo spaventoso, e ai barbari antichi appena reste-
ranno le seconde parti nei teatri della barbarie umana.
V.
Del resto le irruzioni de' Barbari e furono e saranno
sempre flagelli di Dio. I filosofi, i politici, i liberali cer-
cheranno altrove le fonti di cotesti torrenti devastatori :
ma i Cattolici le trovano appie dell 1 Eterno vilipeso e adi-
rato: perche (come diceva S. Girolamo de' tempi suoi )
Deus... contemptws sui ulciscitur per f eras gentes et quondam
nobis incognitas Difatti i Vandali che lasciavano fiorenti
contrade per F Affrica, dicevano di esservi sospinti da Dio
(Salv. de Gub. Dei. 7) Genserico co' barbari suoi sta sui
navigli per salpare dalle spiagge Africane. Verso dove ? gli
chiede il piloto. Dove Dio ci spinge, (risponde Genserico),
Quo Deus impulerit. Alarico e alle porte di Roma. II romito
Probo lo supplica di ristare : Non posso (risponde Alarico):
v' e chi mi comanda di abbatter Roma: Qnidam me urget,
ac praecipit ut Romam evertam. Una giovenca pascolando
si sente ferire il pie, e mugola: il bifolco se le appressa, e
scopre una spada antica semisepolta. La raccoglie , e ne fa
un dono ad Attila suo re : e il principe tartaro , impugnan-
dola, la riceve come un deposito e un segno del cielo, e si
piglia il nome di Flagello di Dio. Non v'ha dubbio. I
Barbari erano i guerrieri di un Dio adirato, che distrugger
voleva la turpe societa pagana, e rinnovellare i secoli, le
stirpi e gli Stati.
154 I BARBARl ANTICHI
Ma anche i Barbari modern! sono le falangi della giu-
stizia divina. Per vederlo, non accade cercare altri argo-
menti : basta notare una legge morale stabilita da Dio, il
quale voile che la pena fosse il rovescio della colpa, e che
dal delitto germogliasse il castigo. La crapula punisce TE-
pulone col privarlo della sanita e ,talor della vita. L'ava-
rizia punisce T avaro tormentandogli la vita , come la su-
perbia punisce gli orgogliosi colle provocate umiliazioni.
L' accidia punisce gl' inerti colla poverta, come 1' ozio gli
oziosi colla noia, e la lussuria gli scostumati colle infermita.
fi pena di taglione che Dio stabili , quando pose i fonda-
menti morali della societa: Per quae peccat quis, per haec
et torquetur (Sap. 11, 17).
Pertanto T Internazionale non e altro che una vasta e
nuova applicazione di questa antichissima legge: perche
ella e un gastigo sociale che nasce appunto da un delitto
sociale. Cotesto delitto 5 1' organismo istesso della societa
ammodernata. Questa Societa si divelle dal cielo e da Dio :
e mentre toglie ai popoli quel gran freno al delitto, che
& una Pro wide nza sorvegliatrice e un avvenire eterno, ne
sbriglia poi tutte le passioni e umane e civili, e li inebbria
cogli spiriti di ingiuste uguaglianze e di sfrenate liberta.
Or non & cotesto un delitto, e delitto massiccio ? Ma dal
delitto sgorga la pena : perche appunto da quelle fonti bevon
le plebi Todio delle dipendenze sociali e delle disuguaglianze
civili : di la le idee, le voglie e i propositi di spacciarsi dei
ricchi e dei governi , senza trovare a ci6 veruno ostacolo
morale : perchd trovano gia abbattuti i baluardi della Re-
ligione, abbattuti dalla Societa medesima, che non ha forza
se non T ha da Dio.
Ecco dunque come dal colpevole organismo della societa
nasca per ora il pericolo, forse piu tardi la ruina della so-
cieta medesima : sicche la Barbarie vera che ci yiene da
una falsa Civilta, e un castigo di Dio, che applica al secol
reo una legge dell' immutabile sua politica : Per quae peccat
quis, per haec et torquetur.
E I BARBARI MODEUN1 155
VI.
Ma quale sarebbe poi T esito di cotesta minacciata in-
vasione del Barbari moderni ? Qui veramente e caligine :
non pur caligine d' ignoranza che copre il future, ma ca-
ligine ancor di tempesta che si addensa ostinata sui campi
dell 1 avvenire. La ragion che ci fa temere si e, che il so-
ciale sconvolgimento dell' avvenire, troppo e diverse dagli
sconvolgimenti sociali del passato. In ogni eta (& verissimo)
il mondo pati rivolture, violenze, abusi e parossismi, orpiu,
or meno vasti, diuturni e feroci : ma allora i principii per-
turbatori della societa , erano una vera ribellione ai prin-
cipii della societa perturbata : la quale a que'giorni detestb
non pure i fatti, ma benanco i principii di que' molesti in-
novatori di cose.
Ma non cosi la Societa ammodernata : essa potra con-
dannare i fatti della Internazionale, ma i principii non gia.
I principii professati dai Comunisti, sono gli ultimi corol-
larii dei principii professati dalla Societa: di guisa che
(posta cotesta Societa) la Lega internazionale sara un
danno, ma non una colpa : e potra peccare di logica severa,
ma non di ribellione sociale. II che e cosi vero , che i go-
verni conoscono i covi della Lega , ne vedono gli assem-
bramenti , ne^leggono i fogli, ne temono i propositi , ne
provano i tentativi : e tuttavia non osano di vietar quei
pubblici delitti, perche i sillogismi della loro politica legano
ad essi le mani, le quali Dio non voglia che sieno omai
troppo imbelli contro i Barbari della Civilta.
Ecco dunque la differenza fra i tempi moderni e gli
antichi. Nei tempi antichi si mutavano le cose, ma i prin-
cipii, no : talche le turbazioni sociali erano in lotta colle
idee della societa. Ora invece si mutano le cose, perche
sono mutati i principii; talche le turbazioni sociali si ac-
cordano all' unisono colle idee della societa. Da questa
150 1 BAUDARt ANTICHI
differenza nelP indole delle rivoluzioni antiche e moderne ,
nasce la differenza dell 1 esito loro. Nei tempi andati dopo
le tempeste appariva il sereno : perche le idee essendo le
genitrici dei fatti, era impossibile che durasse il disordine
nei fatti , quando durava F ordine nelle idee. E cosi allo
sparire di un Capo di rivolta, o alPapparire di un legit-
timo Re, si quetavano i flutti civili: e i piu vasti rivol-
gimenti sociali (distrutta la societa pagana) servirono a
ritemprare le vecchie stirpi, e a condurre alia fede e alia
civilta i ruvidi figli delle fores te e dei deserti.
Ma che sarebbe della societa presente , se T Interna-
zionale giungesse a scatenarsi come vuole e quanto vuole?
Le idee sono le genitrici dei fatti : dunque , come giusta-
mente si temono i fatti di una Lega che ostenta si barbare
idee, cosi e difficile sperare che dal caos di una rivoluzione
socialistica , possa uscire il lucidus ordo di una Societa
benfatta, purchS Dio non pronunzi un insolito fiat, per creare
un^ nuovo mondo civile e morale. Vi son mille ragioni di
credere che le idee moderne rimarranno : e quindi nessuno
puo scoprir 1' avvenire che si nasconde dietro il fumo degli
incendi, che vorrebbe eccitare una plebe numerosa, empia
e feroce.
Solo sappiamo che cotesto mostruoso gigante della
Internazionale , nato dal maledetto connubio dell' Ateismo
e della Liberta, e cosi robusto e barbaro che fa tremare
non pur gl'Israeliti, ma benanco i Filistei : e che le arti
e gli sforzi della sola politica, potranno bensi ritardarne
gli eccessi, ma impedirli non gia.
Solo il Cattolicismo poteva, e forse potrebbe ancora
profligarlo nei Nome di Dio : per un tal Golia non v'& altro
Davidde. Ma questo guerriero di Dio e in mille guise im-
pastoiato , molestato e impedito da quei medesimi , i quali
avrebbero supremo bisogno di allearselo contro il comun
nemico. Si teme la liberta di questo Campione che vinse
e ammansi altri barbari e altri tiranni : e non si vuole che
E 1 BARBAUl MODEUN1 157
il popolo si accerchi alia bandiera di lui, che odori gl'in-
censi consecrati, che canti le lodi delFEterno. Forse 1'E-
terno e presso ad esaudire questa politica empia e stolta:
e forse allora, benche tardi , si dirk, che era ben meglio
lasciar cantare alle plebi le litanie ne' templi, che la mar-
sigliese per le vie: e che T odor degli incensi era un po'mi-
gliore che T odor delle mine tonanti e del petrolic divo-
ratore.
Del resto come v' ha T Internazionale che tende a dis-
solvere la Societa, cosi v' ha il Cattolicismo che tende a
salvarla : Cattolicismo che si mostra sempre piu operoso ,
franco e vivace , e che per le molteplici e concordi Societa
nelle quali si organizza per influir pubblicamente nei po-
poli, puo chiamarsi Lega internazionale di Cristo , come
T altra e Lega intern azionale di Satana. Questa Cattolica
Lega non indietreggi, non si stanchi, contenda a palmo a
palmo il campo della terra ai nemici : ella ad ogni modo
sara utile al mondo. Perche o il sole deve splendere lunga-
mente ancora sulle umane vicende, e allora cotesta Lega di
Cristo sara il seme benedetto di una Societa migliore , che
dei terribili erudimenti del nostro secolo sapra fare il suo
pro. Oppure e vicino il tramonto de' secoli , e allora ella
sara 1' abbozzo, lo sprone e il principio di quella falange di
forti, che nei tempi estremi formeranno il popolo di Cristo.
IL CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOLICI
DI MONACO
I.
Dovunque la setta massonica ha libero il braccio, ivi
Fimpostura necessariamente trionfa, giacche questa setta
non efondata che nella frode e nella men^ogna, ne di altro
vive che di menzogna e di frode. Uno sguardo a pressoche
tutti i paesi europei hasta a convincersene. Quasi da per
tutto si scorge il minor numero tiranneggiare il numero
maggiore , in nome appunto della liberta e del suffragio
nazionale; ne si finisce mai di fpggiare vocaholi e d'inven-
tare artifizii che, con grandiose apparenze, mascherino
sempre meglio la tirannide obbrobriosa dei pochi sopra
tutti. Qui e in sostanza il sociale progresso cosi vantato
dai moderni ciurmadori dei popoli : nel tramutarli gradata-
mente in una greggia di schiavi godenti T uso dell'essere
a benefizio esclusivo del Dio-Stato, padrone assoluto d' ogni
loro bene, d'ogni loro diritto, del loro sangue e persino
della coscienza loro: e questo Dio-Stato, surrogante il Dio
creatore e redentore dell'uman genere, gia si capisce che
non pu6 emanare altronde, fuorche dagli antri della Masso-
neria. Come ciascun vede, codesta e la somma delle impo-
sture a mente diabolica escogitabili; poiche si riduce alia
massima servitii sotto colore di massima liberta.
Questa considerazione ci si e naturalmente affacciata
allo spirito, notando il gran clamore che tutto il giornalismo
settario d' Alemagna e d' Italia si e studiato di eccitare
1L CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOLICI Dl MONACO 159
intorno alia solenne buffonata, teste rappresentatasi nella
metropoli della Baviera , col titolo di Congresso dei vecchi
cattolici. Quale impostura piii pazzamente ignobile di que-
sta, che non mirava ad altro, se non che a dipingere i
tredici milioni di cattolici della Germania come ribelli alia
Chiesa ed al Papa, ed ansiosi di fare Tolocausto della loro
fede nelle mani del cancelliere del nuovo Impero tedesco?
E codesti mercenarii del mendacio hanno sperato per un
poco di gabbare il mondo! Ed hanno sognato di aver fatto
tremare il cattolicismo e scosso il Vaticano dalle fondamenta!
fi cosi marchiana al tempo stesso e sciocca una tale
ciurmeria, che per ogni conto vale proprio la spesa d'essere
messa in evidenza. II che ci piace di fare, non solamente
per poi dedurne il crimine ab uno disce omnes , ma per ca-
varne alcune altre conseguenze, le quali al di d'oggi non
si possono mai ripetere di troppo.
II.
A smascherare la grossolana impostura del Congresso
di Monaco , nulla giova piii che osservarne rapidamente
1'origine, il titolo, i membri, gli alleati, le dottrine e Tim-
mediato esito sortito.
Tutti ricordano i maneggi secreti e palesi che un certo
numero di cosi detti liberali cattolici, cui davano grandis-
simo fastidio le recenti Encicliche e il Sillabo di Pio IX,
adopero segnatamente in Germania, prima della convoca-
zione del Concilio e durante la sua riunione al Vaticano,
non solamente per impedire che vi si definisse ii domma
deH*infallibilita pontificia, come si e definito, e vi si ricon-
fermassero le condanne del Sillabo; ma per ottenere una
riforma che equivalesse ad una specie di secolariwazione
della Chiesa cattolica, apostolica e romana. Oltre un numero
assai ristretto d'uomini di buona fede, fboni viri) che poi
se ne ritrassero , questo gruppo di liberali cattolici com-
prendeva una bella brigata di frammassoni in attitudine
160 IL CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOL1CI
di pii e zelanti fedeli, uno stuolo di dottori laici, smaniosi di
far parlare di se per altro che pel merito del loro sapere ,
ed un manipolo di sacerdoti, o gonfi di vana scienza, come
il prevosto Dollinger, o desiderosi di prender legalmente
moglie , come qualcuno de' preti interdetti che poi sono
brillati , quali astri purissimi , in quell' empireo di veccMo
cattolicismo, che si e mostrato il Congresso.
Fattasi la tanto combattuta defmizione dei 18 luglio
1870, tra i plausi del mondo cattolico, codesti liberali si
lusingarono che i Vescovi gia contrarii alia sua opportu-
nita , facessero causa comune con esso loro; e quindi si
figurarono di poter giungere a seminar divisioni nella
Chiesa, e staccarne Dio sapeva quanti milioni di credenti.
Ma la universale sottomissione dei Padri del Concilio as-
senti all'atto del 18 luglio, e Tadesione di tutto intero
T Episcopate al domma sancito li fece disperare di uno
scisma, quantunque microscopico, fra la gerarchia cattolica,
massimamente in Alemagna.
La pervicacia di questi cattolici e liberali di nuovo co -
nio nella loro comica presunzione, che essi col Dollinger
fossero infallibili e il Concilio, presieduto dal successore di
Pietro non lo fosse, ed a loro e non al Concilio i cristiani
dovessero tributare Tomaggio della propria obbedienza e
fede, non avrebbe avuto altro effetto che il disprezzo e
T oblivione; se per dare corpo a quegli otri enfiati non
s'inframetteva una politica versipelle.
Gia e noto fino a qual segno, net tempo del Concilio,
alcuni uomini di Stato e in Baviera ed in Francia ed altrove
soffiassero nel fuoco delle discordie,per farle divampare in
incendio scandaloso : e si sa persino che indarno si pretese
impaurire il Concilio , minacciandolo di lasciar cadere il
Papa e Roma negli artigli de'subalpini avoltoi, come poi
e intervenuto di fatto.
Ma i successi inopinati che seguirono la sospensione
del Concilio, atterrarono il Bonaparte, abbassarono la Francia
e sollevarono la Germania al primato della potenza in Eu-
Dl MONACO 1G1
ropa, dices! che abbiano fatto girare la testa al fortunato
architetto della odierna grandezza alemanna, ed accesolo
d 1 ambizione di formare del novello Impero un corpo unico,
non solamente pel vincoli politic!, ma altresi pei vincoli
religiosi. Donde hanno preso le mosse quelle velleita di
persecuzione, che il Bismark ostenta in danno del cattoli-
cismo ; e faranno da ultimo assai piu danno a lui ed all' opera
sua, che alia Chiesa. Intanto pero il cancelliere, aiutato e
spronato dalla Massoneria, giudicb buono spediente attiz-
zare uno scisma, per cagione degli atti conciliari, e tentare,
se possibile fosse, di rompere la saldezza di quell 1 insupera-
bile muro di bronzo, che sono per la fede loro i cattolici
tedeschi. Per la quale impresa, non iscorgendosi altro piu
idoneo strumento, si ebbe ricorso al gruppo dei famosi li-
lerali cattolici guidati dal Dollinger , che si erano gia
ribellati alia Chiesa, negando di sottomettersi alle defini-
zioni del Concilio vaticano , e dalla Chiesa erano stati
espulsi mediante canoniche scomunicazioni. Se non che,
per condurre questa guerra, il Bismark ben si accorgeva
che ne il Dollinger era un Moltke, n& la brigatella dei
dottori e dei loro proseliti, per numero e per valore, potea
tenere le veci di un esercito. Ad ogni modo si procuro
T appoggio del Governo bavarese e si voile provare al-
meno di suscitar molto romore. Se in questa guerra non
si espugnava la cittadella del cattolicismo, si sperava al-
meno di incutere un certo sgomento nei difensori di essa.
Cosi, tra le carezze della politica protestante ai lilerali
cattolici scomunicati, nacque il disegno del Congresso di
Monaco da opporsi al Concilio del Vaticano ; e si venne
colorendo. Per lo che 1'origine sua e tutta scismatica, ab-
biettamente servile e viziata nel suo germe dair odio
alia verita e dalla brama di soggiogare le coscienze dei
cattolici , sottoponendole al ferreo arbitrio dello Stato.
L 1 idea quindi di incatenare la piu santa delle liberta, che
e quella deiranima, e d' incatenarla sotto i piedi di un
Dio-Stato protestantico, fa motrice del Congresso di quest!
Serie VIII, vol. IV, fasc. 512. 11 9 ottobre 1871.
162 IL CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOL1CI
singolari liberali & cattolici, che ripongono illoro liberalismo
nell'adulare la piu despotica delle tirannidi, e ripongono il
loro cattolicismo nel vivere felloni alia Chiesa cattolica, apo-
stolica romana. Potea divisarsi impostura piu smaccata?
III.
II trovare poi un titolo che si confacesse al bisogno ,
dovette essere non lieve travaglio di capo pel promotori
del Congresso. Alia fine si stabili di assumer quello di
vecchi cattolici, mettendo in disparte 1' altro di liberali. E
con ragione: attesoche quei candelalri della sciema, che
sono i dottori dollingheriani, non ignoravano quanto mal
sonasse alle orecchie cattoliche il nome di liberate, non
temperabile da qualsiasi correttivo; quanto accennasse a
novita condannate dalla Chiesa, e per ci6 quanto poca virtu
avesse d' illudere i buoni fedeli , appo cui questo nome
e sinonimo d' anticattolico. Meglio valeva all' uopo fin-
gersi retrogradi che progressivi. I cari fratelli di Svizzera^
che nel loro Congresso avevano ripudiato il domma dell' in-
fallibilita, siccome opposto al liberalismo cattolico, si erano
addimostrati novellini neil'arte del giuntare. Negando U
progresso nella Chiesa, i dottori nostri venivano bensi a
contraddire tutte le precedenti loro teorie. Ma la speranza
di ingarbugliare la gente rendeva utile la contraddizione.
Senza che la logica loro non fa caso delle contraddizioni.
I candelabri della scienza tedesca procedono , come il Gio-
berti, per via di alternative dialetticJie.
L' appellazione di cattolici veccM per se appariva sedu-
centissima, contenendo un biasimo dei cattolici d'oggidi,
ammodernati dal Concilio vaticano. Essi, con questo bel
titolo, si venivano a spacciare cristiani puri, schietti, di
primo seme e proprio di quelli usciti dal Cenacolo di Ge-
rusalemme dopo la Pentecoste. Qual piu ghiotto spettacolo
che la esibizione di questo tipo, redivivo in un dottor
DOllinger , in^pi Alton, in un Friedrich e in un ex-padre
DI MONAC 163
Giacinto? Cosa da sbalordirne Torbe! Onde, oltre il darsi
per candelabri di scienza, questi tipi primigenii si venivano a
dare anche per candelabri difede. Comparivano al cospetto
della terra uomini di scienza nuova e di fede antica; por-
tenti di gioventu e di vecchiaia. Che cercare di meglio ?
Ma questi uomini di scienza nuova e di fede antica
dimenticarono di avvertir una sola cosa ; ed e che la Chiesa
cattolica e sempre giovane e sernpre vecchia ad un modo;
perche i vecchi, credendo in unam, sanctam, catholicam et
apostolicam Fcclesiam, credettero sempre quello che cre-
dono i giovani; e i giovani, credendo nella medesima
Chiesa, crederanno sempre quello che hanno creduto i
vecchi. Per lo che i vecchi i quali nella fede della Chiesa si
separano dai giovani, ben lungi dal restare cattolici vecclii,
perdono la proprieta di cattolici e si trasformano in giovani
eretici; come hanno fatto universalmente tutti i vecchi pre-
decessori dei vecclii di Monaco, da Simon Mago ad Ario, da
Ario a WiclefFo, da Wicleffo a Lutero e da Lutero al vec-
cMo vivente Ronge.
Eccetto questa inavvertenza da nulla, il trovato del ti-
tolo e stato ingegnoso ed al tutto degno di cervelli che
maggioreggiano, quai candelalri di scienza, sopra gli altri
poveri cervelli della cattolicita. La impostura del nome
calzava come un guanto all 1 impostura dell 7 origine del
Congresso.
IV.
Ma non e meno burlesca la impostura che dalle qualita
dei convocati risulta. Veramente la convocazione riusci
cosa magra di molto, a riscontro delle meraviglie che se
ne attendevano. Di seimila aspettati da ogni angolo del-
F Europa , pei quali si erano apparecchiati i biglietti di
ingresso alia sala, appena cinquecento vi concorsero. Fu
una grande miseria ! Ma passiamoci sopra, per vedere chi
fossero questi rappresentahti della veccMa fede cattolica,
164 IL CONGIIESSO DEI PSEUDOCATTOUCI
chiamati a condannare nel palazzo di cristallo di Monaco
il Papa e la Chiesa, insegnanti nel Concilio di Roma.
I giornali hanno stampate lunghe liste di nomi, ac-
compagnati da cenni biografici, che sono una leccornia.
Oltre i soliti dottori, v' erano in massimo numero i fram-
massoni, modelli, come ognun sa, di veccliissima fede catto-
lica; ed erano capitanati dal fratello Dollinger, il quale e
ora notorio essere inscritto nei ruoli della setta loro ; vi
erano razionalisti , che non credono neppure in Cristo; vi
erano materialisti, che si ridono delFanima e di Dio; v' erano
atei epicurei e liberi pensatori , quorum deus venter est j ;
V erano protestanti inglesi e tedeschi di varie razze; v'e-
rano giansenisti di Olanda; v'erano scismatici di Russia ; e
con tutto questo fiore di cattolicismo veccMo straveccliio, era
la crema degli apostati dei nostri giorni ; circa venti preti,
de'quali una quindicina inter detti, e tra essi qualche con-
cubinario e r irate sfratato : tutti ( chi pu6 ignorarlo ? )
specchi di umilta, di continenza, di temperanza, di santita
apostolica.
Chi vide mai una collezione piu bizzarra di questa?
Eppure si e preteso che un tal museo di tutte le credenze
esotiche al cattolicismo rappresentasse ne piu ue meno che
Vunica vera fede cattolica ! E quei gravi dottori , colla
maggiore serieta del mondo, hanno fatta la parte loro nella
commedia, come se dadovvero conducessero un negozio di
gravita superlativa. Anzi, poiche le commedie non si gu-
stano se non v' entrano donne , ancora queste formarono
una particolare sezione del museo; ed in buon numero, di
ogni grado ed eta, si raccolsero a farsi evangelizzare dal-
rex-carmelitano padre Giacinto, ora veccMo scocollato e
semplice Monsieur Loyson. Non e il caso di dire col poeta:
spectatum admissi, risum teneatis amici? Non pensiamo che
si richieda altro di piu a render anco troppo lampante la
impostura. Guardate i congregati e giudicherete il Con-
gresso.
1 Philip. Ill, 19.
Dl MONACO 165
V.
Una grossissima porzione d'uomini, degni infinitamente
(Tassidersi a dare di se spettacolo nel museo di Monaco ,
mancarono : e vero pur troppo ! Ma la disgrazia fa in parte
riparata da questo, che vi si resero presenti in ispirito. Chi
ha temito dietro con qualche attenzione ai pubblici fogli
nei giorni che si celebro quel Congresso, dovra essersi ac-
corto, che i vecclii la congregati aveano una sequela nume-
rosissima di fratelli spirituali disseminati per T Europa .
Tutti i giornalisti liberalastri, miscredenti, settarii, razio-
nalistici, ateistici e giudaici allora vissero in istrettissima
unione di mente e di affetto con que 1 vecclii beati . Non
pareva che potessero parlare d'altro che del loro benedetto
Congresso: ne andavano in estasi! Lo lodavano, lo magni-
ficavano e lo pigliavano ad argomento per iscagliare contu-
melie e bestemmie, minacce ed anatemi sempre piu diabolici
al romano Pontefice, al Concilio, ai Vescovi, alia Chiesa ed a
quanto vi ha di piu sacro in cielo ed in terra. Tutti costoro
si erano affratellati coi vecchi di Monaco ed aveano sposata
la loro veccMa fede cattolica, divenuta cosi accomodante,
che innamorava di se perfino i circoncisi del vecchio Te-
stamento. Si sarebbe detto che il mondo dei lupi e dei cani,
delle tigri e dei leopardi era diventato unum ovile, sotto le
infule di colui che parea Vunus pastor dei veccM Monacesi ;
il Patriarca della scienia e della coscienza tedesca, come 1'ex-
fra Giacinto denomina il Dollinger. Chi cantava le esequie
al Papato, morto e sepolto sotto le ruine accumulategli ad-
dosso da quei vecclii. Altri, con la israelitica Opinions, ver-
savano lagrime farisaiche sopra la Cattedra di san Pietro,
per questa grande catastrofe, che la definizione dell' infal-
libilita, voluta dai Gfesuiti, le aveva cagionata. In somma la
commedia era guidata di fuori, dagli alleati dei vecchi, con
una destrezza pari a quella, onde i veccki la guidavano fra
le pareti della loro sala.
166 1L CON'GKESSO DEi PSEUDOCATTOLIC1
Ma una speciale menzione qui merita il Governo del
regno d' Italia, che si mostro forse piu tenero verso quei
vecchi, che non se ne mostrassero il Bismark, il ministero
bavarese e il municipio monacense. II Congresso di Mo-
naco ha prodotto il raro portento, di mettere d' accordo
in encomiarlo ed esaltarlo tutto il giornalismo liberale di
Italia, dalla ffapitale alia Lombardia. I sorrisi di Giovanni
Lanza a qne'veccki congregati non hanno incontrata un'om-
bra di opposizione. Tutta 1' Italia massonico-subalpina e
stata questa volta d'un cuore. E perche mai? La ragione
e chiara. II Congresso di Monaco, mirando a distruggere il
Papato , mirava ancora a sciogliere T insolubile questione
romana, ossia il capestro dell' Italia dei Subalpini. Questa,
che rappresenta T Italia reale come i vecchi cattolici di Mo-
naco rappresentavano il reale cattolicismo, era necessaria-
mente tratta a comunicare in sacris con gente, la quale
avea la santa intenzione di liberarla dal capestro, senza
tagliarle il collo. Tolto di mezzo il Papa, non e certo che
anche il litigio pel suo Potere temporale sarebbe finite ?
E finito questo, T Italia dei Subalpini non sarebbe a nozze?
Per compire la farsa, noi ameremmo che Giovanni Lanza
aggiugnesse una scenetta: e sarebbe una sua generale
distribuzione di croci della Corona d' Italia a tutti i veccM
del museo monacese. Chi meglio di loro se F & guada-
gnata ? Non sono essi de re sulalpina in Italia optime
meriti ?
II proverbio : dimmi con chi tratti e ti dirb clii sei, appli-
cato al caso di questo Congresso , ne fa dunque risaltare
la enorme impostura. Un'adunanza che ha per alleati ed
amici tutti i nemici della Croce di Cristo, non e e non
pu6 essere che un conciliabolo di ipocriti o di rinnegati.
Questo argomento, senz'altro esame dei principii e delle
dottrine, basterebbe da solo a bollare il Congresso.
DI MONACO 167
VI.
Tuttavia i principii e le dottrine non sono da preterire
affatto. II darne cenno anche di volo, cresce, se e possi-
bile, la evidenza dell' impostura.
Quasi tutti i diarii europei hanno pubblicate le dichia-
razioni che i veccM dottori assunsero per programma del
loro Congresso, fuori di ogni discussione. Sono come dire
i punti fondamentali della loro cattolicita e si dividono in
sette articoli. Contentiamoci d 1 indicare il primo e non bi-
sognera altro.
In questo primo articolo pert an to riconoscono come
nulla e non avvenuta la loro scomunicazione canonica dalla
Chiesa ; e non ostante che la Chiesa li abbia rigettati dal
grembo suo, pure si bandiscono membri al tutto legitUmi
della OMesa cattolica , e saldi professori della veccliia fede
cattolica, del veccliio culto cattolico. Vale a dire si costitui-
scono essi giudici dei giudizii della Chiesa, e superiori alia
sua disciplinare autorita. Tal e il primo principio del loro
vecchio cattolicismo.
Oltre a cib rigettano i dommi promulgate sotto il Pon-
tificato di Pio IX ', e li sentenziano opposti alia dottrina
della OMesa , massime i dommi del magistero infalliUle e
della suprema giurisdizione ordinaria ed immediata del Papa.
Vale a dire si costituiscono essi giudici dei dommi della
Chiesa, e superiori alia sua magistrale autorita. Tal & il se-
condo principio del loro veccliio cattolicismo.
In virtu di questi due principii ne deriva, che la Chiesa
di Gesu Cristo non esiste piu nella terra ; giacche quella
che e riconosciuta per tale, col successore di S. Pietro a
capo e la gerarchia , e degenerata dalla giustizia e dalla
verita , e quindi e perita : quella poi che si compone dei
vecclii cattolici, non avendo ne successore di S. Pietro, n&
gerarchia, altro che una quindicina di preti interdetti, non
pub essere la Chiesa fondata dal Salvatore. Dunque , in
168 1L CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOLlCl
grazia del primo articolo di questo programma , i vecclii
Monacesi hanno rivelato al mondo T inaudito avvenimento,
che la vera Chiesa cattolica, apostolica e romana e sparita
dalla faccia dell' universe !
Dopo questa pazzia veramente fondamentale di tutta la
fede e di tutto il culto dei vecchi di Monaco, porta la spesa
che esaminiamo il resto delle loro dottrine ? Sarebbe tempo
perso. Abolita sostanzialmente la Chiesa, annichilandone
la costituzione e tutte le note caratteristiche di cui il di-
vino Autor suo T ha dotata , che importa la catena delle
eresie che codesti deliranti hannointrecciataa quellaprima?
Noi adunque non diremo altro piu, se non che 1'essenza
del cattolicismo di tutti questi impostori consiste nelP an-
nientamento di ogni cattolicismo, e nella sostituzione d-ella
loro pretesa scienza alia fede rivelata, di cui la Chiesa di
Cristo e indefettibile depositaria e maestra. Anime codarde
che, per ingraziarsi il potere dello Stato, e procacciargli
una Chiesa naiionale che gli sia schiava, non hanno dubi-
tato di rinnegare la coscienza e la Chiesa! Ecco \&fede di
questa genia di cattolici! Ecco la lilerta di questa razza di
lileraU T !
1 L' Univers di Parigi , nel suo N. del 4 ottobre 1871, cosi ricapitola
i precipui acta et decreta definiti infallibilmente da codesti vecchi Monacesi.
1 Gli scomunicati, i frarnmassoni, i liberi pensatori che compongono
il Congresso sono cattolici, benche ripudiino i domrni della Chiesa cattolica e
ricusino d'ubbidire alle sue prescrizioni.
2 II Concilio del Vaticano, non avendo inteso ne i laid ne il clero,
cioe non avendo chiesto il parere dei signori Schulte e Bellinger, e* necessa-
riamente senz'autorita, e i suoi decreti non potranno esser validi, se non quando
la scienza tedesca li avra conferraati col suo placet.
3 La Chiesa ha bisogno di un terzo Stato, che ne sopravvigili la
gerarchia; e la dottrina di lei dev'essere emendata per forma, che non solamente
la Chiesa (giansenistica e scismatica) di Utrecht, ma ancora i Greci, i Russi
e gli Anglicani non vi scorgano piu nujla che dia loro uggia.
4 I seminarii hanno troppa pieta e non iscienza che basti ; la teologia
delVavvenirc, la grands teologia, secondo it Dollinger, deve surrogare il ger-
manismo al cattolicismo, e mettersi sotto de' piedi i romani e gli oltramontani.
Senza questo, addio civilt.i, addio patriottismo.
Dl MONACO 169
VII.
Ma a che sono poi effettivamente riusciti con tanta di-
sorbitanza di assurdita ? Qaal 1 e stato il frutto di questo
Congresso ? Sono riusciti a strapparsi da se la maschera,
a darsi tra loro in fronte ed a stringere un bel pugno di
mosche. Si sono scopertipiu protestanti di molti protestanti,
piu scismatici di molti scismatici, piu ridicolosamente sofi-
stici di molti sofisti. L'entusiasmo sul conto loro del gior-
nalismo massonico e miscredente si e raffreddato. I pro-
tettori politici di questa specie di loro vecchio cattolicisrno
non se ne sono mostrati sodisfatti. Le popolazioni cattoliche
di Germania, dopo inorriditesi per le loro bestemmie, pe'loro
scandali e pel sacrilegio della Messa celebrata da un loro
prete sospeso a divinis, li hanno caricati di obbrobrio, di
maledizioni e di scherni. Volevano istituire una Chiesa
rationale a servizio del nuovo Impero germanico, ed hanno
5 II domma dell'infallibilita ricondurra gli auto-da-fe e 1'inquisizione:
il Sillabo fara crollare i troni.
6 Una giustizia alia turca sara fatta dei gesuiti, autori di tutte le
perturbazioni passate, present! e possibili.
7 Finalmente faremo man bassa sopra i beni ecclesiastic!, che sono
propriet&i nostra, giacche,noi siamo i vecchi. leri facevamo a meno delle chiese:
oggi le richiamiamo, bisognandoci acquistare per via costituzionale quello che
il piccolo nostro numero c' impedisce d'acquistare per via di una rivoluzione.
A questi sono da aggiungere gli altri due canoni promulgati dal vecchio
Schulte, presidente del Congresso, ed approval! per acclamazione frcnetica da!
vecchi congregati : vale a dire 1 Che il Concilia vaticano ha mentito in ogni
parola e in ogni lettera dei suoi decreti ; e quindi avra mentito pur dove
asserisce che Dio esiste : 2 Che t Vescovi sono divenuti altrettanti carneftci.
Per ultimo noteremo anche due belle amenita, applaudite nel Congresso
di quei vecchi. L'ex-carmelitano Giacinto, ora buontempone liberale, vi pro-
mulgo che la Comune di Parigi e i gesuiti della Civilta Cattolica hanno
molti punti di rassomiglianza. Ignoriamo se lo provo col fatto, che la Comune
avea imprigionati sedici e fucilati cinque de'nostri confratelli. Sarebbe stato
il piu apodittico degli argomenti. II dott. Michelis poi, in un impeto di furore
forse alcoolico , sentenzio che no! , non che comunisti, ma siamo diavoli per
cssenza, avvelenatori della fede , della morale epersino della vita fisica degli
uomini. Scusate se e poco !
170 IL CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOLICI
confessato di non poter creare altro che un pizzico di
chiesicciuole comunali, tante di numero, quanti saranno i
Comuni nei quali si trovera un parroco che si arrenda ad
apostatare. Volevano attrarre &\Vunita della loro setta la
maggioranza dei cattolici alemanni , e in quel cambio si
sono divisi tra loro, hanno rotta la propria unita e fatto
scisma dal Patriarca della loro scienia e della loro cosciema,
che e rimasto esautorato, vinto e scornato nel seno del
Congresso : le pecore matte, direbbe Dante, si son ribellate
al pastore. Volevano confondere e sono rimasti confusi. Si
erano adunati colle apparenze di corpo vivo , e si sono
sciolti colla realta di un cadavere putrefatto. Intendevano
trasformarsi in un collegio apostolico e si sono trovati es-
sere un nido di serpi. Mentre noi scriviamo, appena gia si
rammemora la commedia loro. Fra due settimane non si
mentovera piu. Tutto il clamore sara svanito e si confer-
mera una volta di piu, che le ciurmerie dei nemici di Cristo
non debbono far paura a chi crede : A verbis viri peccatoris
ne Umueritis, quia gloria eius stercus et vermis est '. E tal
e Tepitaffio che a lettere di bronzo converrebbe scolpire
nell'aula del palazzo cristallino di Monaco, in ricordo del
Congresso celebratovi il settembre del 1871.
VIII.
Cosi e terminata la sciocca impostura di quella riunione
di dottori e di candelabri della scienza , che si spacciava
dovesse far tremare le vene ed i polsi a tutti i Padri del
Concilio vaticano , e seppellire in una catastrofe di ruine
il sommo Pontificate,
Noi pensiamo che i politici tedeschi , fautori di una
tanta capestreria, si sieno oggimai persuasi che il superare
la Chiesa cattolica e incomparabilmente piu difficile , di
quello che sia stato conquistare la Francia e prendere Pa-
1 Mach. II, 62.
D! MONACO 171
rigi. I cannon! e le bombe di Woert, di Gravelotte e di Sedan
nonpossono propriamente nullaper questaimpresa. Dugento
mila baionette sono state sufficient! a far capitolare Napo-
leone III, costringendolo a deporre la sua spada at piedi
del re Guglielmo. Ma tutti gli eserciti alemanni, confederati
con tutti gli eserciti di Europa, non varranno a far capitolare
Pio IX, costringendolo a cedere una verita od un diritto di
Cristo a qualsiasi Cesare della terra . In punto di forza
morale e di unita di Regno, il Papa e la sola grande Po-
tenza del nostro globo. Tutte le moderne Potenze passeranno,
come son passate le antiche. La sola Potenza del Papa non
passera mai, fino alia consumazione dei secoli; essendo scritto
unicamente di lei che Regnum eius non erit finis l . Dei Dol-
linger e dei dottori suoi simili ne ha stritolati migliaia e
migliaia. Le ossa e le ceneri loro formano T infimo sgabello
del suo trono. Gli Imperi dei Sassoni, degli Hobenstaufen
e dei Napoleonidi sono spariti , ma la Potenza del Vaticano
sta. Ora par sopraffatta da! piu disprezzabili de'suoi nemici.
Si dia tempo al tempo, e si vedra quel che sieno per divenire
gli apparenti suoi soverchiatori. Chi ha schiacciato col piede
i basilischi ed i leoni, penera forse a schiacciare le talpe e
le marmotte ? Omnia tempus habent 2 .
IX.
Intanto la miserabile impostura dei pseudocattolici di
Monaco prova sempre piu quanto intima sia T unita della
Chiesa, e rigogliosa la sua vita gerarchica. Non un solo
Vescovo si e potuto trovare, che siasi discostato dalle de-
finizioni del Concilio e separate dalla Santa Sede. Tutto
matematicamente T Episcopate cattolico sta con Pio IX, e
seco forma uno spirito, un cuore ed un corpo. Anzi nel
medesimo clero minore pochissimi sono i rivoltosi, quan-
tunque le arti per sedurlo sieno abbondate: e i pochissimi
1 Luc. I, 33.
2 Eccl. Ill, I.
172 1L CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOLIC1
prevaricator! gia erano di tale tempera, che stavano me-
glio tra i circoli degli apostati, che negli ordini della eccle-
siastica gerarchia. In quest! giorni di guerra satanica, mossa
di fuori alia Chiesa di Dio ed al visibile suo Capo, e singo-
lar segno di Provvidenza e pegno di grandi vittorie, che
dentro goda di una pace , di una vigoria e di un 1 unione ,
forse senza esempio ne'suoi annali.
Secondariamente la impostura di Monaco prova la pos-
sanza del cattolicismo. Per tentare di conseguire qualche
vantaggio sopra la Chiesa, e stato necessario che gli ere-
tici e gli scismatici di quel Congresso si fingessero cattolici.
Argomento manifesto che, senza questa simulazione, dispe-
ravano di ottener nulla. E di fatto, per mandare a vuoto
tutti i loro disegni, non si & cercato altro se non che da lor
medesimi si disvelassero . Quando sotto la finta del cat-
tolicismo e apparso il vecchio grifo dell' eresia, non hanno
piu riscosso che beffe e dileggiamenti da coloro cha si af-
faticavano di raggirare.
In terzo luogo la impostura dei Monacesi prova la sal-
dezza del domma cattolico ; il quale non ha per avversarii
se non i frammassoni, avversi ad ogni fede soprannaturale,
e gli antichi settatori della Riforma protestantica. Per im-
pugnarlo, volendosi tener fuori del razionalismo e del pro-
testantismo, ai disgraziati dottori di Monaco 5 stato mestieri
coprirsi con un nome privo di senso, ed avvolgersi in un
labirinto di contraddizioni teoriche e pratiche, la cui ultima
conseguenza lihasbalzati nell'abisso delYessere-non-essere
dell' Hegel; giacche non hanno potuto scegliere altro sim-
bolo di fede, eccetto che la raostruosita di un cattolicismo-
non- cattolico.
II loro vecchio cattolicismo, fantasticato per combattere
i dommi definiti nel Vaticano, fa bella accompagnatura al-
1' uomo preistorico, fantasticato dagli atei per combattere
la divinita della Bibbia. II vecchto cattolicismo del Congresso
di Monaco trova la piena sua realta nelT uomo preistorico,
che s'& decantato da qualche incredulo sognatore nel Con-
Dl MONACO 173
gresso di Bologna. La religione di quest' uomo fu quel
cattolicismo . Due cose ambedue tanto veccliie , che sono
preistoriclie. Cosi e dannata a vaneggiare 1' umana mente,
die alza il corno delForgoglio contro Dio e il suo Verbo !
In quarto luogo 1'impostura di Monaco prova la servilita
ingenita del moderno liberalismo. Tutti que' vecclii si sono
professati e si professano liberali; anzi il nome di cui si sono
piu spesso fregiati e stato quello di liberali cattolici. Dov' e
ito a battere il loro liberalismo cosi millantato? A servire
tanto e cosi bassamente il potere dello Stato, che, nonpaghi
di far omaggio a Cesare di tutto quel che e di Cesare, si
sono consumati di fatica per offrirgli in tribute anche tutto
quel che e di Dio. E cosi deve necessariamente procedere
il liberalismo, essendo un sistema che per essenza subor-
dina i diritti di Dio ai diritti dell' uomo e distrugge tutti i
diritti personali, confondendoli nell'unico ed assoluto diritto
dello Stato. Pei liberali, lo Stato e tutto e gl' individui sono
nulla. Cio s' intende finche lo Stato e loro : poiche quando
cessa di esser loro, essi diventano tutto e lo Stato nulla,
finche non tornano a ridivenire Stato.
Per ultimo 1' impostura di Monaco prova il natural ter-
mine del preteso liberalism cattolico. I veccM cattolici del
Congresso furono prima liberali cattolici: e la gagliarda
locomotiva che li ha spinti nel profondo della perdizione
non fu altro che il liberalismo. Pongano mente a cio quei
cotali, che, anche nella nostra cattolicissima Italia, si ado-
perano a fondare e propagare una scuola liber ale- cattoliea.
Cattolicismo e liberalismo sono due termini che fanno a
calci. II cattolicismo che si liberalizta e un cattolicismo
che invecchia all' uso monacese ; e il liberalismo che si cat-
toucma e un liberalismo che dottoreggia all' uso dollin-
gheriano. Si ricordino che per se il liberalismo e la cancrena
dell'eta nostra, reietta e anatematizzata dal Papa, infalli-
bile maestro di verita: e lo riconoscono essi pure tanto,
che si studiano di medicare questa cancrena infondendovi
cattolicismo. Ma badino che tra loro, liberali cattolici, e gli
174 IL CONGRESSO DEI PSEUDOCATTOL1CI
altri, la differenza e troppo piccola e la comunanza e troppo
grande. Piccola cosa e la differente medicatura di un male
immedicabile : ma grande e un comun morbo che toglie la
vita, Che vi ha di comune tra i cattolici liberali e i libe-
rali non cattolici? Dimanda un pubblicista spagnuolo e
risponde: II liberalismo. Dunque gli uni e gli altri sono
uniti nelF errore piu funesto del tempo presente ! .
X.
E dacche la moralita della farsa dei pseudocattolici di
Monaco ci ha portati in quest' argomento, concluderemo il
nostro articolo con un grazioso del ritrattino liberate cattolico,
che un modestissimo periodico di Firenze 2 ha regalato ai
suoi lettori. fi tanto vago ed assettato, che noi lo stimiamo
un dei piu belli che se ne sieno fatti e ne porgiamo al-
T arguto autore le nostre congratulazioni. Chi ben lo studia,
vi scoprira in germe tutti i sintomi della veccliiaia cattolica
dei Monacesi.
Che cos'& il liberalismo cattolico? Non e che una
forma piu mite del liberalismo assoluto , il quale si rias-
sume nel libero pensiero. II liberale cattolico ammette la
verita assoluta e rivelata, la divinita di Gesu Cristo e 1' au-
torita della Chiesa ; tutto perd solamente nelP ordine della
coscienza individuale: nel resto, pel liberale cattolico, la
verita non ha diritti sopra T errore ; quindi la societa senza
Dio, lo Stato superiore a qualsiasi autorita, il reggimento
politico che emana unicamente dal popolo, come, secondo
le teorie del liberalismo, assoluto.
La Chiesa pu6 bene influire sul privato, ma non impac-
ciarsi di cose pubbliche, e per6 non ha diritto di giudicare
le nazioni , quasi che Gesu Cristo avesse detto agli Apo-
stoli istruite gV individui e non anzi istruite le nazioni. Da
1 La Propaganda cattolica di Palencia n. dei M decembre 1870.
2 La Seltimana r-eligiosa dei 30 settembre 1 871 .
DI MONACO 175
ci6 la protezione eguale a tutti i culti, qualunque siano, e
necessariamente la separazione della Chiesa dallo Stato. II
liberate cattolico, a differenza del libero pensatore , adora
Gesu Cristo, a patto perft che stia rinchiuso nelle Chiese
e nelle sagrestie : se Gesu Cristo, per mezzo del suo Vica-
rio, afferrna il suo diritto di regno sulla societa intera ed
esige che questa viva e si governi a norma delle sue leggi,
il liberale cattolico lo rigetta nel fatto ; ma senza osare
tanto a parole, riserva queste per declamare contro le
pretensioni e gli abusi di potere della Curia Romana , e
spacciare fra i gonzi le note fole circa agl' intrighi de' ge-
suiti. 11 liberale cattolico vagheggia nel cuore nuovi ordi-
namenti sulle distribuzioni del potere nella Chiesa, in cui
vedrebbe di buon occhio introdotto alcun che del costitu-
zionalismo moderno. Per questo appunto ha osteggiato la
definizione del dogma dell' infallibilita: dopo che e seguita,
cerca di restringerne la materia quanto piu pub, se pure ,
come alcuni hanno fatto, non vi si ribella. II liberale cat-
tolico, nella questione del dominio temporale, spreme la-
crimoni sui dolori di Pio IX e intanto predica conciliazione
al Papa e fa il bocchin di miele al Governo italiano, che
T ha spogliato. II liberale cattolico.... Ma a che spinger piu
oltre quest' analisi? Dice un dotto scrittore. - II padre della
menzogna ha sempre avuto per tattica di unire gli error i
piu moderati agli estremi, per sedurre con quelli certi spi-
riti, cui ripugnano le negazioni assolute : cosi adesco col
giansenismo molti, che avrebbero avuto ripugnanza pel
luteranismo puro e semplice. - I liberali cattolici faranno
il panegirico de 1 giansenisti , perche furono piu moderati
dei luterani? Lo faccian pure: giacche alia fin de'conti sono
un po'fratelli, figli tutti o nipoti del Libero Esame. Quanto
a noi ripeteremo : II liberalism e sempre cosa pessima, ed
aggiungeremo , anche quango si costringa ad illegittimo
connu'bw col cattolicismo.
LA SAVIA E LA PAZZA
RACCONTO DEL PRINCIPIO.DI QUESTO SECOLO
XXXI.
SE SONO ENTRATI, DlO LI CACCERA.
Son entrati! ah, i traditori! gl' infami ! . . . Sono en-
trati, gli ho veduti io ! Con tali smanie entrava Filippo
Stellini, la sera del 2 febbraio 1808, nello studio del signor
Chiaflredo, avendo empito di esclamazioni tutte le stanze
per cui era passato ; e gettavasi sur un seggiolone, si co-
priva la fronte, pestava i piedi, torcendosi e dibisciandosi
come un serpente ferito, e proseguiva : Sono entrati a
porta del Popolo, e ier Taltro giuravano al Papa, che la
truppa era in marcia per Napoli, e non toccherebbe Roma...
Sono entrati con arme e bagaglio a tradimento... sempre
cosi! ah, i perfidi, gli scomunicatacci indiavolati !...
II signor Chiaffredo, avea visto pochi di prima, in mano
al cardinal Casoni, segretario di Stato, T itinerario segnato
dal generale Miollis, per le colonne moventi da Spoleto e
da Foligno, affinche dovessero passare a Pontemolle , e ,
senza toccar Roma, marciare per Albano a Terracina T . II
cardinale aveagli detto : fi proprio dei re barbari men-
1 Doc. relativi alle contestaz. insorte fra la S. Sede ed il Governo fran-
ccse t. Ill, pag. 3-5.
LA SAVIA E LA PAZZA SE SONO ENTRAT1, D10 LI CACCERA 177
tire ai re civili : dunque Roma sara occupata. Tenetelo a
mente. II perche Chiaffredo avea formate conghiettura
fissa del prossimo disastro: tanto piu che, negli anni addie-
tro, sempre a tradimento si erano sorprese dai francesi le
citta e le province pontificie. Con tutto ci6, come avviene
nelle grandissime sciagure , tentava di negar fede alia
manifesta esperienza, e solo poiche inondata fu Roma dalle
orde barbariche, credette interamente agli occhi suoi. La
sua angoscia rispondeva alia devozione ardente ed assoluta,
onde egli adorava il S. Padre. Oppresso, mutolo, impetrato
ascoltava i furori loquaci di Pippo, che molto gli piace-
vano. Ruppe infine con un sentenzioso: Dio li caccera.
Ma quando ?
Non tocca a noi porre tempo a Dio.
Giungeva allora la sora Teresa, i servi faceano capolino,
Clotilde prima di ogni altro era corsa a udire le novelle.
L'orrendo avvenimento costernava tutti gli animi, e cia-
scuno ansiava di conoscerne i particolari.
Dov'eri tu, Pippo ? dimando Clotilde col cuore pal-
pitante.
A porta del Popolo: quando si dice essere sfortunato!
Una staffetta nostra ci reco 1'avviso, che avanzavano da
ponte Molle , e doveano giusto passarci sotto i baffi per
torcere verso Albano sotto il Pincio. Volli avvertir Fuffi-
ciale ; era al caffe vicino; tocc6 a me comandare il pre-
sentat'arm! Si, presentat'arm : venivan diritto ad infilare
la porta. L'ordine, era, che se qualche parte di truppa ten-
tasse entrare, noi si protestasse all'ufficiale francese, e poi
si lasciasse passare. Cani, cani! non ci diedero tempo, e ci
avvilupparono come nemici, e vollero cedessimo le armi.
Villanacci ! in due mila chiedere le armi a un picchetto !
che cosa temevano ? lo me la svignai col mio fucile per
la finestra, e corsi a gambe al Quirinale. Non vi ero bene
arrivato, e gia la strada ingombravasi dalla artiglieria, che
si avanzava colle micce accese. Otto cannoni si puntarono
contro le finestre del Santo Padre !...
Serie VIII, vol. IV, fasc. 512. 12 9 ottobre 1871.
178 LA SAYIA E LA PAZZA
Gli ho visti anch 1 io, interruppe Clotilde ; e mi sentii
le ginocchia tremare : se non ci era li una scranna, io ca-
devo come fulminata.
Io, disse Chiaffredo, quando vidi quelFatroce infa-
mia, quasi quasi mi consolai, pensando che niuno ha mai
puntato cannoni contro il Papa, che non sia stato punito
con esempio famoso.
Pippo si continu6 : Allora mi feci una ragione, che
si voleva venire alle ultime estremita degne dei turchi...
Di' dei giacobini : che i giannizzeri sarebbero gen-
tiluomini a petto di costoro.
Scivolai per la porta dei giardini , e volai a castel
S. Angelo. Speravo che la si bruciasse una dozzina di car-
tucce, gia si capisce, non per resistere, ma per forma di
pro testa: non ne fu nulla. II bravo colonnello Colli, che mi
conosce, mi disse subito : II Papa ha comandato di pro-
testare, e poi renderci, senza sparare un colpo. In quella,
ecco una colonna francese, tamburo battente, imboccava il
ponte, e presentavasi al cancello. Alto la, grida la sen-
tinella.
Truppa francese, risponde un ufficiale.
Non si passa.
Venga il comandante.
II Colli si fece aspettare un tratto, adunb gli ufficiali,
e dinanzi ai francesi lesse la sua protesta, in cui diceva in
somma, che egli cedeva alia violenza, perche cosi ordinava
il Papa suo Sovrano, e che la bricconeria di Napoleone non
gli dava nessun diritto a tenersi il forte, restando sempre
vero re di Roma il Papa, e Napoleone un verissimo assas-
sino. A queste parole ridevano gli ufficiali francesi. Che
rabbia ! gli avrei rosi vivi quei ceffi beffardi ! Ah , averli
sotto Tunghie a uno per volta !
E ora, che farai tu ? dimando Clotilde.
Ti ho promesso, rispose Pippo alia fidanzata, che a
portare 1'assisa di quel re dei briganti non mi ci colgono:
SE SONO EHTRAT1, DIG LI CACCERA 179
e quando Pippo dice cosi, e cosi. Per ora torno al quartiere,
e libero, ci e lo stemma pontificio : ma se...
Sapete che e ? s' intromise qui Chiaffredo : e inutile
farci su discorsi. I fatti come sono li vediamo. Tu, Pippo
torna al tuo posto. Se nasce novita, tienci avvisati. Ma ba-
diamo, ve\ di non affogare, in un cucchiaio d'acqua. La
causa del Papa e causa di Dio, e Dio in fin de' fini; comun-
que meni la partita, termina sempre con uno scacco matto
al diavolo.
Ma Napoleone ha con s& le forze di mezzo mondo ,
disse Clotilde ; ci vorrebbe un miracolo.
E noi abbiamo con noi le forze di tutto il mondo di
qua, e di tutto il mondo di la, perche abbiamo Iddio dalla
nostra: oh che Iddio 1'ha-da dare vinta al suo nemico?
Intanto Iddio lascia puntare i cannoni eontro il Papa.
Come ha lasoiato inchiodare sulla croce Gesu Cristo,
il che non tolse che il terzo giorno risuscitasse...
Volesse Iddio, che ne avessimo solo per tre giorni !
Ecco T errore ! grid6 Chiaffredo . Noi omiciattoli
vorremmo che Iddio si consigliasse con noi, e ci fornisse di
miracoloni grossi e di miracolini spiccioli, per ispenderli a
gusto nostro a'di tanti del mese. No, no : i miracoli li fa
Iddio, e li fa a tempo. Pippo, tu torna al quartiere ; tu ,
Clotilde a pregare e sperare, se puoi : di' la corona e fa le
novene, fintantoche ti senti rientrare un po'di coraggio
indosso. Intanto si vedra I'avviamento delle cose. Non sap-
piamomanco se i francesi restano in Roma, o se partono...
Disse Pippo : Eh, quando si piantano in Castello.
Si; ma e pur vero (e io lo so di buon luogo) che 1'am-
basciatore francese giura al Papa, che nulla si mutera in
Roma, ne nel civile ne nel militare : tranne che per ora si
ferma qui una guarnigione francese arnica e protettrice.
E a voi, signer Chiaffredo, da buon here Famicizia
di quelFangiolino ?
Che? so che & uno scherno: voglio solo -dire che
non sappiamo come si disporranno in pratica le condizioni
180 LA SAVIA E LA PAZZA
di Roma. Dunque niun partito si puo prender ora: tanto
piu che 1' animo e turbato e il capo va a processione.
Aspettiamo e vediamo.
Cosi si disciolse il trepido abboccamento di quella sera.
Ma Chiaffredo si ebbe in disparte Pippo, e gli disse: Se
nulla nulla fossi minacciato della coccarda francese, come
e avvemito ai papalini d'altre citta, tu che faresti ? Par-
lami chiaro, si che io possa raccapezzarmi nelle mie riso-
luzioni.
Non ve 1' ho detto ? Mi rifiutero con un no, tondo
come la Rotonda.
lino o il si potranno dirlo gli ufficiali, ma i sergenti...
I sergenti hanno un bel paio di gambe in loro
scampo , quando non basti la lingua. Io, Pippo Stellini ,
fuggirei di sotto i baffi del generale Miollis, se fosse d'uopo,
gli fuggirei, se mi tenesse nel taschino del panciotto. Po-
trei anche essere chiappato e fucilato/ Io so: e bene prima
dieci fucilate, che una coccarda del diavolo.
Bravo ! disse Chiaffredo , percotendo la spalla del
futuro genero ; cosi va bene , al momento del pericolo ,
la mia casa e la roba mia & a tuo servigio. Vieni in abito
borghese, se puoi, e ad alta notte ; da tre colpi ricisi colla
nocca delle dita : ci sara sempre chi veglia per aprirti
Puscio, e metterti dentro alia chetiehella. Purche non ven-
gano a frugarci la notte medesima, il nascondiglio io Tho
bello e trovato dove so io, che manco il fistolo ti ci coglie.
Ah, se non fosse per Clotilde, conchiuse Pippo, io
mi riderei di questi gran pressi della fortuna... ma ci & lei
di mezzo, e ci e il Santo Padre. Credetemi, procure di fare
il bravo, per non isgomentare qu<ammetta, e per non
sentire tanto le trafitture del cuore che mi si spezza. Spe-
ravo sempre che almeno Roma quel cane Tavrebbe rispet-
tata... colui e piu cane dei cani.
E dagli ! Se ci sono entrati, Dio li caccera.
ROMA DEI G1ACOB1N1 FRANCESI I 81
XXXII.
ROMA DEI GIACOBINI FRANCESI.
Ne' di seguenti la povera Clotilde appena osava uscire
di casa, per ire in fretta alia chiesa piu- vicina. Tuttavia,
dopo lo sbalordimento, gli affanni, le passioni violente del
primo giorno dell 1 invasione barbaresca, aveva dato luogo
al discorso. Se le pose attorno la sora Teresa, in soccorso
dello zio ; e poiche la pietosa giovanetta radicava ogni
suo volere e disyolere nel profondo terreno della religione,
non si peno gran fatto, a ravviarle le idee, scompigliate
dalla bufera de' pubblici eventi. Per giunta di conforti le
capit6 in casa (chiamato celatamente da ChiafFredo) mon-
signor Menocchio , il quale da grande uomo di Dio la
venne riconsolando di celestiali dottrine. E queste tanto
piu le entravano dolcemente nel cuore , in quanto che
Clotilde teneva lui in concetto di santo, e soleva ricor-
rere a'suoi consigli nelle necessita straordinarie dello spi-
rito. Pero il venerabile prelato in poche parole 1'ebbe con-
vinta che e questa sciagura e le peggiori che si temevano
imminenti , riuscirebbero o tardi o tosto a glorificazione
maggiore di Santa Chiesa, e di Gesu Cristo, che n' e il fon-
datore e lo sposo immortale : dovere dei fedeli essere, non
gia di menarne inutili ehimei, si bene di aifrettare le di-
vine misericordie col ravvedimento delle loro colpe, colla
fede inconcussa, e colla instancabile preghiera. Di che la
Clotilde raffermata, tutto rivolse Fanimo alle divozioni, e
rimise se e le ragioni del Papa nelle mani di Dio.
ChiafFredo, oltre alle cose del cielo, si pose in cuore di
scandagliare quelle della terra. Per6 andando qui e cola
involta prendeva lingua dell'accaduto. Quanto in poco di
ora tramutata appariva la maesta della gran Roma, reina
del cristianesimo! Per tutto scorgevansi le tracce delle ruine
de'nuovi musulmani, anzi delle fiere selvagge che brutal-
182 LA SAVIA E LA PAZZA
mente la zampeggiavano. Ad ogni angolo incontravi posti
militari del maledetti stranieri; in ogni via pattuglie e ronde;
guardie di manigoldi agli ufficii pubblici, alle poste, alle
stamperie ; non si potea dar un passo senza incappare in
odiosi ceffi , e odiosi tanto piu , quanto che la coscienza
d'essere la riputati sacrileghi invasori, forzavali di ricattarsi
della ignominia colFatteggiarsi a conquistatori. Non v 1 era
cittadino che varcasse ponte Sant'Angelo, e non sentisse
ribollirsi dal fondo del cuore una maledizione sopra chi vi
issava sopra i baluardi sua vile bandiera : i popolani ere-
devano indulgenza , salutarla con una salva d' accidenti
insino a piazza Rusticucci e a S. Pietro.
Se per caso mettevi piede in un fondaco, e non avevi
sembiante di paesano , ciascuno inchiodava la parola, te-
mendo nell'avventore una spia. Visitavi una famiglia cono-
sciuta e arnica ? comune era il rammaricare : gli uomini
savii presentivano i peggiori guai, che tra breve pesereb-
bero sul Pontefice e su Roma : prevedevano il barbaro
discaeciamento degli ufficiali e de'magistrati da'loro seggi,
per intrudervi i corrotti ; le ciacche leggi intese a dissa-
grare nella citta santa il maritaggio ; le crudeli imposte a
smugnere Tavere ; desolati gli asili delle virtu religiose, e
profanati i recessi delle vergini di Cristo; le arti tarpate,
fameliche, grame, cenciose; contrastato ogni gentile affetto
di religione o di patria grandezza ; e quanto altro di igno-
minioso e di pestilente traeva seco a que'giorni un Governo
francese.
E pure voi, interrompeva un vecchio canonico, non
arrivate a capire il veleno piu fino di cotesti serpenti del-
T inferno. Preti e frati e monache sapranno portare la croce
per amore di Gesu Cristo, gli uomini maturi potranno evi-
tare gl' inciampi : colle borse piu tonde o piu smilze pure
si pu6 arrivare egualmente al paradiso; a me quello che
piu da martello al cuore e lo scempio della povera gioventu.
Vedrete razza di maestri che ci metteranno ne 1 collegi !
Invece delle congregazioni della Madonna, che tengono li
ROMA DEI GIACOBINI FRANCESI 183
preti del collegio Romano, vi pianteranno le societa giaco-
bine : invece del direttore spirituale , ci saranno i distri-
butor! di biglietti d' invito. Badate al vostro Tito , sora
Nanna , che dal ristretto di San Luigi non vi scivoli nel
ristretto del diavolaccio deir inferno.
Tito mio, rispondeva la signora, lo butter6 giu da
ponte S. Angelo, anzi che mandarlo a scuole di giacobini.
Meglio cento volte vederlomi li in casa grosso e ciuco, che
farmelo indiavolare a gentaglia che non mi dafiducia: no,
no, certe cose le madri le fiutano per istinto alle mille miglia.
E non si pentono mai di avere ascoltato il cuore di
madre : ci e in questo la grazia di vocazione.
Chiaffredo aggiugneva: lo gli ho veduti questi col-
legiali, tirati su alia giacobina, i piu brutti cosettacci che
si possa vedere. Pensate che tant 1 alti , sono gia fradici,
colle guance succiate, pendoloni, verdi, col labbro grigio,
gli occhi infossati e il calamaio paonazzo intorno, la pu-
pilla spenta , insomnia tutte le bellezze, tutti i colori, ec-
cetto il latte e le rose che loro diede la madre.
Cosi, diceva il canonico, sono sicuri i giacobini, di
allevarli buoni patriotti...
E facinorosi al male, quanto piu vili al bene, ripi-
gliava Chiaffredo. Pensate che in certi collegi loro, i bei
zittelli portano armi a lato come briganti; e di tanto in
tanto, che e che non e? Gigi ha dato di coltello a Toto, Peppe
ha menato d' un pugnale a Nanni , e 1' ha sbuzzato li per
ischerzo. Oh che non si battono in duello, come paladin i
della tavola rotonda? lo so ch' io so, che due mesi fa in
un paese di questo mondo , due pulcinetti col guscio in
capo, sono venuti bravamente alia pistola, con ciascuno il
suo paio di birrichini di pari eta, che faceano con molto
sussiego da padrini. Fortuna che il piombo ebbe piu giudizio
che i monelli, e 1' onore fa soddisfatto senza danno della
pelle....
belle nerbate de'nostri vecchi ! sclamb il canonico;
li era da piovere, da diluviare, sui campioni e sui padrini,
fino a farli rossi come una ciliegia.
184 LA SAVIA E LA PAZZA
Oh no , disse Chiaffredo, le staffilate andavano di
santa ragione ai maestri, e anche un buon dato ai genitori
dei monelli. I fanciulli sono scimie, rifanno cio che veggono
fare, rifanno cio che loro s' insegna essere buono e lodevo-
le. E costoro non aveano piu di dodici o tredici anni
Dodici o tredici anni! Oh che diascolo di onore aveano
a spartire tra loro?
Eh, canonico, voi dovreste indovinarlo.,,. Interessi di
amore, gelosie, breve si trattava diuna moccicosa di dodici
anni, che i duellanti si contrastavano.
Bene, ma bene, ma bravi !
E i giacobini del paese fare gli elogi dei nuovi Ora-
zii e Curiazii; proclamarli giovanetti d'indole forte, di virtu
precoce, di sensi alteri, che un di si faranno largo, e saranno
mostri a dito, come francheggiatori del popolo e della patria.
Si , s' intromise una buona madre, se prima non ca-
dono nella leva, che li mandi a crepare lontan dal paese.
Oh che? costoro non morranno lontano, no davvero;
muoiono vicino e presto. lo li sento gia tossire, hanno il
rantolo a gola, putono in bocca di cadavere : ci vuol altro
per marciare dove si beve la fumea dei cannoni. Costoro
berranno tutto il piu un ponce per via , zoppicando tra il
bordello e 1' ospedale . Gli innamorati di dodici anni non
arrivano ad esser ne sposi ne soldati....
E sara peggio per noi, riprese la povera madre ; ci
tocchera mandarvi i nostri bei maschi, timorati di Dio, per
supplire a quei pezzacci di cancrena. lo di tutti i disastri
che ci portano i francesi, quello che piu temo e la leva.
Quanti anni ha il vostro Stanislao?
Ha diciassett' anni : ma so che T imperatore e capace
d' anticipare la coscrizione come ha fatto altrove. Che im-
porta a lui, se i poveri fanciulli cadono schiacciati sotto il
sacco?... Lui ne leva degli altri: basta, che grossi bat-
taglioni riparino la mitraglia ai suoi granatieri veteran!.
Bisogna sentire le signore francesi, che cose ne raccontano!
Ah, tristo a noi povere donne ! Quando egli da udienza a
ROMA DEI GIACOBINI FRANCESl 185
una signora, il primo complimento suo e sempre : Quanti
figliuoli avete? Sembra che cerchi del soldati fino nelle
viscere loro.
Mentre nelle case cittadine tali pronostici si avvicen-
davano sull' iavasione di Roma, nei conventi e nelle cano-
niche si operava a salvare calici e ciborii, nei palagi s'impa-
gliavano le argenterie di maggior pregio, gli ori, e gioielli;
e giu ne'pozzi morti, ne 1 sotterranei, ne 1 ripostigli piu ine-
scogitabili. Non tanto si temeva dai particolari la pubblica
rapacita del fisco imperiale e reale, quanto il minuto sac-
cheggio de' cialtroni di strada, accontatisi in bande sotto la
protezione dei francesi. Truffatori, ladri, galeotti d' ogni
pelo, faceano capolino dalle loro bolge, e odorato il vento
propizio, appiccavansi una nappa tricolore, e diveniano
patriotti, e parlavan alto di formarsi in truppa civica. Giu-
dei e sgualdrine correvano Roma come citta conquistata,
bravando il Governo pontificio, perche ristretto ed impo-
tente, e inneggiando ai liberatori, che li accarezzavano. Df
tutto il gran popolo di Roma, queste erano le classi piu
favorite, e che per6 di vero cuore salutavano Tinvasione
come un' aurora di felice augurio. Col ghetto e col postri-
bolo facea comunella quanto covava d 1 immondo, vuoi nella
plebe, vuoi nella borghesia: negozianti per frode falliti, uf-
ficiali cassi per islealta, reduci dalle patrie galere o degni
di alloggiarvi, mogli diffamate, fanciulle vogliose di trarre
a s& gli occhi altrui ; e menavano un chiasso infernale di
patriottismo, ad onore e gloria degli stranieri, che male pel
cittadino onesto, il quale incappasse in quelle orde bacca-
nali! Di soppiatto poi teneansi conventicole, in cui ripe-
scava altresi qualche prete sospeso dal cardinal Vicario,
qualche frate cui pesava la cocolla, e qualche monsignore,
tinto di fiele giansenistico. In queste si gongolava dell'av-
venimento che tutta contristava la S. Chiesa, formavansi
disegni di Chiesa libera, ma piu conciliativa e piu arrende-
vole allo stivale del benemerito monarca, il quale 'degnato
si era di forzare le porte di Roma.
186 LA SAVIA E LA PAZZA
Chiaffredo, considerata attentamente per una settimana
la misera Roma, quale manifestavasi nel suo esterno sem-
biante, capitd una sera da monsignor Cavalchini governa-
tore, con ammo di attingere le segrete cose. Alle corte,
diss' egli, ditemi da amico che ci e per aria: i francesi pas-
sano, o restano? Di cotesto ho necessita, non per vociarlo
alle ritrovate de 1 conoscenti, ma per norma e regola mia
propria. Spacciatevi, monsignore, perche a questi lumi di
luna non fa bel tornare a casa di notte avanzata.
In due parole vi contento, o piuttosto vi scontento.
Non se ne capisce uno straccio, ne da me, ne dal cardinal
segretario, ne dal Papa : buio pesto universale : eccovi la
politica spiegata a luce di sole.
Ma egli & mai possibile che T ambasciatore, il ge-
nerale, il diavold non abbiano parlato, non abbiano almeno
detto che cosa pretendono fare qui , che cosa vonno dal
Papa?
Gli e appunto perch& hanno parlato, che non mi ci
raccapezzo piu. Se tacevano, i fatti parlavano chiaro , che
Roma e presa di forza, o per meglio dire di tradimento, il
Papa imprigionato e scoronato , i demonii padroni delle
citta e di tutto : ora invece, a udire loro, l'& tutt'altra mi-
nestra; colla violenza dei crocifissori vi e per soprassello
la innocenza di Pilato, lo scherno di Erode, e T ipocrisia
degli scribi e farisei. Figuratevi che T ambasciatore Alquier,
fino al punto in cui i francesi infiiarono porta del Popolo,
giurava e spergiurava a nome dell' imperatore, che in Roma
non entrerebbero mai e poi mai l . Giurava ancora, credo io,
quando gia erano in piazza di Venezia. Entrato di cosi buona
grazia, presso castel S. Angelo, Miollis chiede udienza al
Santo Padre, smania di offerirgli complimenti e ossequii.
Passa un giorno, e Miollis si risovviene di non so quale
concordato da negoziare: passa un altro di, ed egli si prote-
sta che non potra x sgomberare la citta, finche non vi abbia
ristorato 1'or dine pubblico, e sbrattato il paese dai briganti;
1 Doc. sopracitati, prime pagine nel vol. Ilf.
ROMA DEI G1ACOB1N1 FRANCESl 187
e che questo e il motivo della sua venuta. II nostro colon-
nello de Friess vende la truppa pontificia al generate fran-
cese, la dichiara sottoposta agli ordini imperial! ; e eio in
mezzo a piazza Colonna; poi il di seguente supplica il Papa
di accogliere lui e gli ufficiali al bacio del sacro piede...
Doh v fellone infame, doppiamente traditore !
Miollis, continud il Cavalchini, riempie Roma di sa-
crilegi, di scelleratezze, di soverchierie, e poi piagnucola
presso di me, che le sue truppe non sono riguardate come
amiche. II segretario di Stato fa risonar alto presso gli
ambasciatori esteri T infamia dei cannoni drizzati contro la
stanza del Papa: Miollis si umilia, si prosterna, confessa
che Te stato un fatto deplorabile, ma....
Ma per difesa del Papa, avra detto.
No, per semplice sbaglio....
Sfrontato ipocritone !
Si per, semplice sbaglio del comandante di artiglie-
ria, villan cornuto che non s'immaginava mai, che il Papa
stesse in casa sua ! L' altro di passa un ufficiale, con una
compagnia di soldati in armi, pel cortile del Quirinale. Na-
turalmente il cardinal segretario strilla presso il generale;
e il generale a volta di messo : L'ufficiale ha fatto di testa
sua, sara punito ! . Oh andateci a capire , caro sor Chiaf-
fredo .
Ora noi che partito si ha da prendere?
Che volete ch'io vi consigli? rispose monsignore.
lo non sono manco sicuro di me stesso. Puo dimani pre-
sentarsi qua una brigata di gendarmi francesi, mettermi le
manette , portarmi a Fenestrelle , come tanti altri. Pure
aspetto a pie fermo... Fate cosi: aspettate anche voi.
E un consiglio che non consiglia nulla.
Ne volete uno di sotto il banco ? Trovatevi un bri-
gante, ma il piu ladro, vile, sozzo brigantaccio che sia tra
gli amici del generale Miollis, che ora e il vero re di Roma:
pagatelo perche vi protegga, e poi dormite a due guanciali.
1 Ivi.
188 LA SAV1A E LA PAZZA
Cotesto, disse Chiaffredo, T ho gia indovinato da me;
Fho fatto e lo fo.
Chi vi serve presso il generale Miollis?
Un tale Simon, capo della polizia secreta. Per ferro
di bottega , e il men tristo ch 1 io conosca. Lo chiamo e
mi chiama amico . Gli ho chiesto favore , dicendogli che
nemici personali mi calunniano presso al Governo francese.
Lui mi disse, stessi tranquillo, che mi conosceva per buon
suddito di sua maesta. E uonio, capite, monsignore, di quelli
che si vantano uomini d' ordine, perche vorrebbero il male,
ma senza chiasso....
Pelare la gazza senza farla strillare.
Appunto. Io poi lo confetto a pani di zucchero , a
paste dolci, a moka fine, a fiaschi di Velletri , e qualche
volta gli appunto la buona volonta con qualche spilla per
la sua signora. Lui gia non ne vuole sapere, si storce, ma
infine, per non mi scontentare, accetta.
Tenetelovi caro cotesto arnesaccio : per ora piu vi
serve costui che non il governatore di Roma.
Monsignore, grazie, servo umilissimo.
Buona notte a voi: guardatevi dalla truppa civica.
Oh, a proposito, me ne scordavo. Che razza di mani-
goldi T e cotesta civica? ci veggo certi figuri....
Amico, e roba venuta dai quadri della Viacrucis. Gli
avete mai osservati quei cictadini che accompagnano il Si-
gnore al Calvario? bene, figuratevi che gli abbiano arro-
lati per la guardia civica di Roma....
Ma donde sbucano?
Dal fondo fondo. Potrei recitarvi cento nomi di tali
che fecero bella mostra ne' bagni d'Ancona e d'altri siti,
e salirono i primi scalini della forca; assassini, manutengoli,
sicarii , borsaiuoli di mestiere, ladri ab origine , et cetera
animalia; che ora brillano in divisa di civici, e proteggono
i galantuomini....
Domine! salva nos.
Guardate, son essi che insultano preti e frati, son essi
che contaminano le chiese e le immagini su per le strade ,
ROMA DEI G1ACOB1N1 FRANCESl 189
non ci fu mai .tanti ferimenti e furti e coltellate , quanti
dacche siamo protetti da costoro : insomma la guardia ci-
vica e la collezione compiuta della ribaldaglia del paese '.
Quando si avra a ripopolare le galere d'Ancona e di Civi-
tavecchia, bastera spedirvi la truppa civica, cogli ufficiali
in testa e la musica del reggimento.
E la polizia francese che ci guadagna a puntellarsi
di tale canaglia?
Oh bella, ci guadagna lo strombazzare nel Journal
de I' Umpire, che V elite della gioventii romana ha preso la
coccarda francese, e applaude all' ingresso delle aquile im-
periali, e implora la fine del mal governo de' preti. Perci6
si e dato tanto d' attorno il generale Miollis, di propaggi-
nare si prezioso rampollo per tutte le province romane .
Vedeste che relazioni ci vengono dai conmni! Pare i sara-
cini sieno tornati in Italia, non colla mezzaluna di Maomet-
to, ma colla nappa di sua maesta imperiale e reale. Basti,
che costoro sono arrolati con la promessa di franchigia
dalle tasse, dalla leva, dalle leggi vigenti : la coccarda pa-
triottica li dispensa dai dieci comandamenti di Dio, ec. ec. V
E voi altri che fate?
Noi, rispose il governatore, noi si protesta e ripro-
testa. E un vescicante sopra una gamba di legno.
A questo modo abbiamo due Governi...
Uno peggio che T altro : il papale che non puo nulla
pel bene, il francese che pub e vuole tutto pel male.
E non si esce di cotesto viluppo? dimandd Chiaffredo.
II Papa non pu6 nulla. Quel solo che poteva T ha
fatto , coll' ordinare al suo nunzio in Parigi di troncare
ogni trattato di concordia, e chiedere il passaporto. Poi ha
dichiarato alle Potenze ch'egli si riguarda come prigioniere,
1 Goppi , Annali d' Italia, anno 1808, n. 22. Doc. sopracitati, vol. Ill,
p. 190, 216 233 ecc. vol. IV, p. 9, 27, 66, 126, 187.
2 Vedi 1'infame Elenco dei privilegii ecc. della guardia civica, nei Doc-
soprac. vol. IV, pag. 19. Cominciano con parole che mostrano a maraviglia la
victu militare ricercata in quei furfanti : Sara per qualsivoglia bisogno
esclusa dalla guerra.
190 LA SAV1A E LA PAZZA
ne piu uscira del Quirinale, finche i barbari gli occupant,
la sua Roma.
Eh, si capisce. Come potrebbe decorosamente pas-
sare il Papa tra questo stregazzo di vociatori, di male fern-
mine, di demonii scatenati? Mancherebbe anche questa, che
si mettesse in giro ad accattare le torsolate dai giacobini
di piazza! Tutto cotesto va co' piedi suoi. Quello che vorrei
sapere e, se il Papa trattato da Napoleone come re di
Roma, si o no.
Finora non ha osato chiamarlo altrimenti : ne' di-
spacci fa sentire che la sua truppa e qui solo accampata
per necessita di guerra : T ambasciadore suo e il generale
Miollis fanno sembiante di rispettare la potesta religiosa e
la civile del Papa.
Lodato Iddio ! cotesto e chiaro. Perche nol diceste
prima? Insomma, i francesi riconoscono tuttavia il Governo
del Papa, sebbene non lo lasciano governare. Ci6 mi basta
per governare me e le cose mie. Vuol dire che per la co-
scienza bisogna dipendere dal Sovrano legittimo , per la
necessita acconciarsi alia tirannia degl 1 invasori. A propo-
sito di coscienza ( gli a proposito questa sera vengono come
le ciliegie : ne tiri una, ne viene un mazzo) a proposito
dunque di coscienza, sento bucinare di certi giuramenti,
che si esigono dai soldati pontificii : che ci e di vero in
questo garbuglio?
Vi daro a giorni la circolare a stampa che ora si
prepara: in essa leggerete le disposizioni del Santo Padre
sui giuramenti proposti, e la norma per altri casi pratici.
I/ attendo con impazienza. Mille grazie anticipate:
mi fate un monte di bene. Vi bacio le mani, e felice notte.
XXXIII.
LA COCCARDA BIANCOaiALLA.
Non era bene una settimana trascorsa dall 1 abbocca-
mento del signor Chiaffredo col governatore di Roma, che
il valoroso prelato si vedeva strappato dal suo palazzo,
LA CQCCARDA B1ANCOG1ALLA 191
gittato in vettura, e trascinato appunto a Fenestrelle. Ma
prima di renders! prigione ebbe distesa tale una protesta e
un addio al suo Sovrano , che risono di chiara fama pel
mondo tutto, e brillera come gemma nelle memorie degli
antichi piemontesi in Roma, bollando d 1 infamia i moderni.
Ah, perche la patria dei Cavalchini e dei Menocchio, del
generosi cioe e dei santi, manda ora i Lanza e i Sella a
Roma? E pur non sono tutti dischiattati i figli di quella
terra, altrice di animi forti e sdegnosi di vilta e d' ingiu-
stizia. Ma speriamo in Dio e nella storia, che un di sia di-
stinto il popolo subalpino da quella mano di settarii che
in suo nome tiranneggia 1' Italia, e ne aduna in se T odio
meritato e il meritato dispregio ; fia distinto da quel greg'ge
immondo di scannapani d' ogni provincia, che, sotto Tali
della costoro tirannia, infama in Roma il nome piemontese,
e nel mondo il nome italiano.
Chiaffredo, addolorato in sommo per la sciagura di si
grande amico, costernato alia vista di tanti illustri prelati e
sacerdoti e ufficiali e magistrati pontificii, che ad ogni ora
prendeano la via delP esiglio o del carcere, passava parte
della notte nella sala, facendo le volte del leone, e consi-
derando i casi lacrimevoli della citta santa, e i pericoli del
sommo Pontefice Pio VII. Tre tocchi ricisi, s'udirono al-
1'uscio di casa. fe Pippo ! disse tra se Chiaffredo. An-
dava ad aprirgli: ma gia il vigile Giaco, avevalo introdotto,
giusta il convenuto.
Non se ne pu6 piu, non se ne pud piu! sclamava
Pippo; e cosa da dar la balta al cervello.
Che e stato?
Vedete , sor Chiaffredo , sono in borghese , perche
la divisa nostra il Papa 1' ha rinnegata.
Che vorresti significare? Spiegati, che cosa il Papa
ha rinnegato, la divisa de' suoi soldati ? Come sarebbe co-
testo? perche?
Abbiamo saputo tutto il mistero di iniquita, che ci
hanno fatto passare per di sopra ii capo , tenza dircene
nulla....
192 LA SAV1A E LA PAZZA
Ma tu mi vai su per le nuvole. Entra qua nel mio
gabinetto : parla, vediamo.
Abbiamo scoperto, ripigli6 Filippo, il tranello fattoci
da quell' infamaccio del comandante Friess. Ha venduto la'
guarnigione di Roma ai francesi per un rognoso diploma
di colortnello , die gli possa servire di passaporto a casa
del...! basta , non voglio bestemmiare. Non ne sapevamo
nulla noi. Lui ci aduna sotto finta di una rassegna in
piazza Colonna ; e li un patassio di grida, di pissi pissi tra
lui e gli ufficiali francesi che assistevano alia mostra; poco
dopo esce un ordine del giorno, che ci fa sapere come e
qualmente lui, sor barone Friess, continuera a comandarci,
prendendo gli ordini dal generale francese , salva la so-
vranita pontificia e la nostra divisa . Ai piu dei soldati
parve un lavoro buio: ma sembrava rischiararsi, per Tav-
viso dato agli ufficiali di tenersi pronti di andare a com-
plimentare il Santo Padre, insieme col colonnello. Or eccoti
che noi veniamo a risapere che il Papa lo fece ricevere a
calci nel postione.
come T hai saputo ?
Dal biglietto del cardinale segretario di Stato, in
risposta alia sua dimanda di udienza, biglietto che fu fatto
conoscere, perehe i soldati sapessero che il Papa rigettava
il Friess come fellone e spergiuro T ...
Niente meno !
Mentre per contrario il marchese Costaguti, colon-
nello delle truppe provincial!, fu accolto co'suoi ufficiali,
e commendato dimolto. Allora gli ufficiali della guarnigione
capirono il gergo di quella chiassata di piazza Golonna; si
mangiavano Tanima di rabbia , vedendosi cosi venduti e
mercatati come bestie da soma; chi si ritirava di qua,
chi spariva di la;i gendarmi del generale Miollis piombare
alle case loro, ammanettarli, e via alia cittadella di Mantova,
era uno stesso. Per giunta il Friess si vendicava della ri-
pulsa del Papa, con mandare in giro una letteraccia del
1 Doc. soprac. Id. 6161.
LA COCCARDA B1ANCOG1ALLA 193
vicere di Milano, scritta in nome dell'imperatore, la quale
lodava lui barone Friess e le sue truppe romane; con signi-
ficar loro che i soldati d 1 Italia debbono essere comandati
da uomini, che possano condurli al fuoco, e che loro non e
piii permesso di ricevere comandi ne dapreti ne da donne ! .
Ah, vile ribaldo ! Quasi che noi avessirno per comandanti le
feminine o i mansionarii di S. Pietro. Cotesti giacobini ,
anche imperatori e re , non sanno parlare altro che il lin-
guaggio di piazza Navona. Cosi noi ci troviamo con un
colonnello traditore, disdetti dal Papa, e comandati da Na-
poleone; dunque dichiarati felloni anche noi, senza volerlo
ne saperlo. E per farci lima lima, i soldati provincial}, per-
che rimasi fedeli, sono lodati dal Papa, e onorati d'una coc-
carda nuova. Tutta Roma gli applaudisce e li festeggia, gli
osti fanno loro credito a gala, i trasteverini li pigliano a
braccetto, e loro pagano la foglietta: mentre che noi altri
ci guatano coll 1 occhio del porco, e ci butterebbero volen-
tieri a flume. che non ci e da perderci la testa ?
Posso parlare anch'io un tratto, eh ? Mi hai fatto una
scarica di temporale, un guazzabuglio, da non ci capire piu
nulla. dimmi un poco, quomodo intrasti il vicere di Mi-
lano e i soldati d 1 Italia ?
Dice che siamo incorporati alle truppe del regno
d 1 Italia, e non a quelle di Napoleone.
ife zuppa e pan molle. Ma il Papa non vi ha fatto par-
lare da nessuno ?
Che ? noi al quartiere non si vede altro che ufficiali
rinnegati o baffi francesi.
Come hai dunque scovato tutte le filastroccole che
mi racconti ?
A forza di fiutare qui, fiutare la, braccheggiare presso
gli ufficiali del colonnello Costaguti, interrogare a diritto
e a rovescio.
Che significa la coccarda nuova, che mi dici data
dal Papa ai fedeli ?
1 Tratto di lettera del Beauharnais, riferito nell'ARTAuo, vol, II, c. 46.
Serie VW, vol IV, fasc. 512. 13 12 ottobre 1871.
194 LA SAV1A E LA PAZZA
Che non T avete veduta? E una coccarda bianca e
gialla ; e vi e un foglietto fatto distribute dal Papa, che
dige che d' ora in appresso la sua coccarda e biancogialla,
e che coloro che tengono Tantica biancorossa, egli li ri-
guarda come disertori e traditori.
E tu perche non T hai presa la coccarda dei galan-
tuomini ?
Perche il mio colonnello assassino non la vuole ; e
dice che sta per uscire un editto di Napoleone, o del vicere,
o del generale, o del diavolo , che e tutt'uno, affinche
chi la porta sia passato per Tarrm T .
Amichetto mio, se il Papa F ha ordinato, la coccarda
vivra, e seppellira Napoleone e Beauharnais e Miollis, ba-
racca e burattini. Intanto tu devi spogliare quell 1 altra, che
e maledetta.
Spogliarla? T ho strappata, sputacchiata, calpestata,
appena letto quel foglio. E ora vengo per farvi sapere, che
bo giurato di dare un ganghero al quartiere, e chi s'e visto
s 1 e visto.
Ti se'dunque rassegnato per morto, se ti pigliano?
Tusai che questi birri imperial! e reali n' hanno pochi degli
spiccioli.
Ma tocca a me non lasciarmi cogliere. Figurarsi ! io
conosco Roma come uno scoiattolo la sua tana: chi mi pi-
glia e bravo!
II signor Chiaffredo ripens6 a grande agio il partito
preso da Pippo, e infine disse : Non sarebbe meglio una
via di mezzo?
Se voi la trovate, amen. Ma la nappa traditora, no,
neanche un mezzo minuto secondo. Piuttosto portarmi la
forca in collo a piazza de' Cerchi.
Non ti consiglierei mai cosa disonorata : e appunto
perche ti voglio bene, ti vedrei piu volentieri sulla forca,
martire, che sul trono, traditore. Ma mi cade in mente, che
1 II decreto con cui Napoleone ordina sieno assassinati quanti militari
colla coccarda biancogialla protestano di non volere esser spergiuri e felloni,
e dato di Milano \ aprile 1808; Vedilo nei sopra citati Doc. Ill, p. 145.
LA COCCARDA BIANCOGIALLA 195
entro un mese e mezzo termina la tua ferma: non ci sarebbe
altro che ottenere un permesso di quaranta giorni.
Bella la luna, ma a pigliarla ti voglio! Ci ho pensato
anch' io: mail colonnello Friess fara il diavolo, per tenermi
li a cane altri quaranta giorni, massime se odora che il
congedo lo dimando per coscienza.
E io ti dico che se' il re de 1 fanciulloni, se te lo credi:
i traditori sono roba ciacca, poltra, vile; se ne compera le
carrettate a pochi baiocchi. Che vuoi scommettere, ch 1 io
oggi vo al comando, e ne torno col congedo segnato e
benedetto ?
Provatevi, ed io vi bacio tutte e due le mani.
E si e si, che mi ci provo !
Pippo soggiunse. Vi fo mio procuratore per sotto-
scrivere eziandio le ricevute del mio deposito di massa, se
ve ne vogliono dare alia pagheria.
Ti senti il fegato di lasciare andare alia malora quei
pochi ?
Vadano a centomila diavoli : pensate , un trenta o
quaranta scudi ; e si tratta di onore : F e una buccia di
porro. Siamo intesi : tirate T aiuolo al congedo : se riesce,
riesce ; se no, ad ogni modo al quartiere non ci torno.
E dove vai ora ?
A casa.
Se Tho detto, che se'un fanciullo ! Finche non hai il
congedo in tasca, non devi stare ne in cielo, ne in terra, ne
in alcun luogo. Non intendi, che ti possono a momenti ar-
rivare addosso i gendarmi? Non ci pu6 essere qualche tuo
nemico che faccia referto del tuo mancare alia chiamata ?
Non ho nemici.
Ne hai, credimi. Ricordati di non dare posta ferma,
stanotte dormi alle case de'parenti, dimarii fatti vedere.
II signor Chiaffredo, nella mattina seguente ad ora
buona, apparecchiavasi di recarsi al comando del colon-
nello Friess, per trattarvi il suo affare : quando ecco una
visita importuna e inevitable, Brutus Marq in petto e in
persona.
R I V I S T A
DSLLA
STAMPA ITALIANA
I.
La voce del sacerdole italiano sopra gli awenimenli po'itico-reli-
giosi compiuti net 1870; Riflessioni e Proposte del teologo
CLEMENTE TAGCHINI. Prima parte, Riflessioni.
Un libro reo & sempre un pericolo: ma un libro reo nel quale
il veleno e troppo manifesto, e inoltre fa difetto la stessa arte del
propinarlo, e un pericolo relativamente minore. Sotto questo doppio
rispetto confessiamo che ci fa poca pa lira cotesta miserabile scrittura
del sedicente teologo Clemente Tacchini; il quale, condannando con
aperta temerita gli atti e i decreti de'Pontefici e della Chiesa, contrarii
alle sue politiche idee, e mettendosi per ci6 in opposizione co'senti-
raenti'di tutti i buoni fedeli, pretende di convertire alle medesime idee
il Clero cattolico e aggiogarlo al carro della rivoluzione, per promuo-
ver cosi i veri vantaggi della Chiesa, non capiti sinora ne da' Ponte-
fici, ne dall'Episcopato, ne dalla universalita del Clero stesso. Questa
conversione poi egli e persuaso di poterla ottenere, o almeno iniziare.
con un' opera, nella quale non sai qual sia maggiore, se 1'arditezza
degli errori che spaccia, o la volgarita de'sofismi, mille volte confutati,
con cui crede dimostrarli. Libro per conseguenza, dicevamo noi, quasi
innocuo, se mirasi al precipuo fine per lo quale fu scritto. E per questa
ragione quasi eravamo deliberati di non fame parola, lasciando che
si perdesse nella gran turba di allri simili libriciattoli, che pure
una specie di confutazione negativa, anch'essa efficace. Considerando
per6 che T autore e un sacerdote. e una tal qualita puo essere un
titolo per alquanti animi piu leggieri ad accettarne 1' autorita, ovvero
un argomento pe' nemici della Chiesa da volgere contro il sacerdozio,
crediamo ben fatto occuparcene brevemente, almeno per esaminare le
sue principal! aberrazioni, e veder per qual via intenderebbe menare
il Clero.
DELLA STAMPA ITALIANA 197
II Tacchini mette per fondamento alle sue Riflessioni e Proposte
il fatto della cessazione del Principato civile del Romano Pontefice
cessazione, com' egli dice, imposta dal Governo italiano coll'armi
in pugno, e con alle reni la spinta di tutta la popolazione attiva del
Regno !. ;La circostanza piu notabile, che in esso fatto ha colpito
il suo animo, si e, che fu compito non solo impunemente, ma senza
grandi commozioni, ed anzi coll' espresso consentimento di popoli e
di Governi. Lo paragona percio alia caduta di un frutto gia vizzo, il
quale varcato da gran tempo il periodo della sua fragrante maturita
naturalmente e da se si distacca dall'albero. Cosi, a suo giudizio, ac-
cadde al Principato civile de' Papi, il quale corso il suo tempo, non
ostante le molte arti adoperate per sorreggerlo, non fu potuto soste-
nere. La sua rovina era preveduta come inevitabile, non solo da'suoi
nemici, ma anche dagli stessi amici 2 .
Da questa circostanza egli deduce un cotale, come si esprime,
carattere di stabilita e perduranza nel fatto suenunciato; carattere
che insomnia gli verrebbe dall'acquiescenza de' popoli, determinata
in essi dallo studio del diritto, o, se meglio piace, della utilita na-
zionale, che oggi piu che mai prevale ne'Governi. L' acquiescenza
de' popoli cagionerebbe , anzi renderebbe inevitabile quella de' ri-
spettivi Governi, i quali oggi s'informano pressoche tutti ed in tutto,
alia pubblica opinione 3 .
Rimontando poi alle cagioni piu remote, con cui cotesto fatto si
connette, egli lo giudica una conseguenza di quella guerra, che da
gran tempo lo spirito laicale incomincio a muovere contro il sacer-
dozio, perche lo vedeva diventato ricco e potente negli ordini se-
colari: di guisa che, valendosi della sua grande influenza nelle
societa cristiane, era giunto a recare nelle sue mani la somma di tutte
le cose. 4
Da ci6 la reazione, e quindi la guerra dichiarata dello spirito
laicale contro il sacerdozio: della qual guerra ultimo risultato fu la
violenta spogliazione, che nel passato anno il Romano Pontefice patl
per opera del Governo italiauo. Pel filosofo, egli dice, che i fatti storici
ordina e collega secondo 1' ordine delle idee in essi ritratte, il fatto
gravissimo dello spodestamento del Pontefice non e un fatto isolate;
non e ii prodotto di cause estemporanee e passeggiere . . . esso e il
compimento di un' impresa lungamente e tenacemente condotta; il
portato di rnolti secoli; 1' opera di quanti popoli cristiani compongono
1'orbe civile 5 . E pero notabile, secondo 1'autore, che dove in altri
paesi lo spirito laicale ha compile le sue guerre contro il Clero con
i Pag. 1. 2 p a g. 2, 3. - 3 Pag. 4.
Vedi altri luoghi dell'opera specialmente a pag. 26, 27 e 28. * Pag. 6.
198 RiVlSTA
atti di estrema ferocia, per contrario nell' Italia, per un eccesso di
moderazione, die a lui sembra ammirabile, il sovrano Pontefice, nel-
F atto stesso di venir spogliato, era circondato di venerazione, e gua-
rentito in tutti gli esercizii della sua potesta spirituale 1 . In sostanza
reca a lode del Governo italiano la ipocrisia e lo scherno, che esso ha
creduto piu spediente sostituire alia ferocia e crudelta usata in altri
paesi !
Questa specie di preambolo, come nolammo, dee servire all'au-
tore, quasi di fondamento a tutta la sua opera. Egli percio riconosce,
non il fatto semplicemente, ma anche il diritto della spogliazione del
Romano Pontefice. Contro alia qual conseguenza punto non gli vale
una specie di protesta, che pone in fine del capitolo, affermando che
le cose da lui discorse non furono intese a giustificare PIENAMENTE
sia il fatto dello spodestamento del Romano Pontefice, sia il modo onde
il medesimo ebbe compimento 2 . In primo luogo queste slesse parole
dimostrano sufficientemente, che se egli fa qualche eccezione, non la
fa sulla soslanza della cosa, ma intorno alle circostanze. In secondo
luogo, se il suo pensiero potesse rimanere ambiguo circa questo parti-
colare nella introduzione, ei lo dichiara piu e piu volte, e nella ma-
niera piu manifesta, nel processo dell' opera.
Ma se e falso il suo presupposto giuridico, fallaci altresi sono
le sue osservazioni storiche; e perc56 doppiamente false le conseguenze
che ne deduce.
Egli 'diceva, che lo spogliamento del Pontefice fu compiuto dal
Governo italiano, senza che il mondo se ne commovesse, e ricevendo
piuttosto conforti a quell' atto dagli altri Governi.
Or se esso intende parlare del mondo de' frammassoni, dice poco
che cotesto mondo rimanesse indifferente a quell' opera di distruzione:
dovea dire che aveala preparata da lunga pezza; e che la gioia del
vederla compiuta fu pari ai desiderii, co'quali da si gran tempo I'af-
frettava. Ma non esiste su questa terra il solo mondo de' frammas-
soni: vi e un altro mondo, assai piu numeroso ; quello della cattolica
Chiesa. Non ha dunque saputo nulla il teologo Tacchini di cio die ha
detto, di cio che ha fatto questo mondo, per protestare in tutt' i modi
iegittimi, per richiamarsi contro quella violenza? Ovvero, egli sacer-
dote, egli teologo (come si nomina) non conta per nulla in cosa di
appartenenza della Chiesa, il voto de'cattolici, e conta solo il voto
de' frammassoni, che ad altro non anelano che alia distruzione di essa
Chiesa ?
Quanto poi ai Governi, qual meraviglia che da taluno di essi e
venuto qualche tacito incoraggiamento all' Italia, e che altri non hanno
i Pag. 7-11. - 2 Pag . 13.
DELLA STAMPA 1TAL1ANA 199
fatto nessuno sforzo per ritenerla nel dovere? I governanti, da cui
vennero quegl' incoraggiamenli, erano, com'e notorio, de' piu ostili alia
Chiesa. Quegli altri poi, che parve rimanessero spettatori indifferent!
del fatto, se sono per cio stesso riprovevoli, trovano pure una scusa
nelle condizioni politiche di quel tempo, le quali impedivano die po-
tessero dar valore, colla minaccia della forza, alle loro proteste.
Donde puo scorgere 1' autore quanto sia illogica la conseguenza
che deduce da questi antecedents, argomentando da essi la stabilita
della cessazione del dominio temporale de' Papi. Perch la conse-
guenza logicamente tenesse, dovrebbe provare, che il voto de' fram-
massoni prevarra sempre contro il voto de' cattolici; che i principal!
Governi cattolici si troveranno sempre o nelle mani de'nemici della
Chiesa, o nella impotenza di operare in favor della Chiesa, e soprat-
tutto che la divina Provvidenza, in servigio del sedicente teologo, sia
disposta a lasciare le sette anticristiane padrone del mondo. Finch6
si possa dubitare di tutto questo, permetta il Tacchini di dubitare
altresi della sua illazione.
Alia quale dall' altro lato non suffraga nulla, che egli ricpnosca,
nel fatto della spogliazione del Papa, un ultimo risultato della guerra,
che il laicato (dovea aggiugnere o miscredente o illuso) sta da piu
secoli movendo contro iL sacerdozio.
Verissima 6 questa guerra: solo il Tacchini sbaglia nella data e
neir obbietto di essa. Nella data, perche i suoi inizii si confondono
cogl' inizii del mondp, e se ci piace contemplarla nella Chiesa , co-
gl' inizii di questa. E in sostanza la lotta del male contro il bene,
del diavolo contro Dio , del mondo reprobo contro Cristo. Questa e
stata sempre la sostanza; bench& la forma, secondo le diverse con-
dizioni di tempi, di luoghi, di persone, sia stata di versa. Sbaglia
inoltre nell' obbietto; perch6 in quella forma speciale, a cui esso ac-
cenna, non si disputava di diritti ambigui, o intorno a' quali la Chiesa
potesse cedere senza colpa. In quistioni di questo genere la Chiesa
si e mostrata sempre in supremo grado conciliativa. Ci6 che il laicato
veramente ha preteso, e stato o di arrogarsi quello che era proprio
della potesta ecclesiastica, come fu prima della rivoluzione francese;
ovvero, com' 6 accaduto dopo quell' epoca fortunosa, di distruggere
affatto 1' azione della Chiesa sugli ordini sociali , annullando il suo
diritto pubblico, e surrogandoiie un altro, informato di principii an-
ticristiani. II Tacchini trova ragionevole nella sua teologia cosiffatta
oppugnazione, giustificando il laicato, quasi che combatta per ri-
conquistare i proprii diritti, ed incolpando il Clero cattolico (val
quanto dire la Chiesa) di avere usurpati diritti che non e-rano suoi,
operando per mire di ambizione e di grandezze secolaresche. Ma
200 IUVISTA
questo che altro e, se non condannare tutto il gius canonico, e 1'opera
della Chiesa in piu che diciotto secoli di sua esistenza, non che i
decreti di tanti sommi Pontefici e di Concilii generali, per rispetto alle
relazioni fra Chiesa e Stato ; e per contrario proclamare la massima
atea, della totale separazione della Chiesa dallo Stato? Ne 1'egregio
teologo punto abbrividisce innanzi a queste conseguenze: le approva
anzi, e se qui implicitamente, in altri luoghi dell' opera con esplicite
o equivalent! sentenze. Nel rimanente se il divino fondatore della
Chiesa le ha predetta la continua lotta collo spirito del mondo, che
il Tacchini chiama laicato , le ha pure promesso il trionfo: e della
veracita della sua parola sta mallevadrice la storia.
Premesso il fondamento che abbiamo esposto, 1'autore domanda:
Che debba fare il Clero, particolarmente il minore, dinanzi al fatto
compiuto, e tuttavia perdurante, dell'abolizione del potere temporale?
Nulla di piu facile, egli soggiugne, che udire a questa domanda una
delle tre seguenti risposte: 1 Aspeltare 2 Combaltere 3 Conci-
liarsi. l Tutto il seguito del libro & la spiegazione di ciascheduna
di queste tre risposte distribuite in altrettanti capi.
E quanto alia prima risposta, resa colla parola Aspettare, cotesta
non e da intendere pel futuro, come vorrebbe il suo significato, ma
si pel passato. Pel passato, dice 1'autore, il Clero fece assai bene a
mantenersi in un contegno puramente passivo; contegno solamente
vituperate da coloro ai quali non spirava in petto ugualmente forte
e santissimo 1'affetto al culto della patria e al culto della divinita;
ai quali non era ugualmente sacra 1'osservanza del debito cittadino
e della legge del Signore; la parola della natura e la parola della
rivelazione ecc. 2 Con che viene a supporre, che il Clero, trovandosi
di mezzo fra la legge di Dio, che interdiceva 1'opera della rivoluzione,
e T opera della rivoluzione, che mascherata col culto della patria com-
batteva la religione , non voile parteggiare ne per I' una n& per
1' altra, tenendosi al consiglio di que'diavoli poltroni,
Che non furon ribelli
Ne fur fedeli a Dio, ma per se foro.
L'autore ne fa una lode al Clero. Ma il Clero, col vero contegno
che ha mostrato, in tutto contrario (fatte rarissime eccezioni) agl'in-
tendimenti della rivoluzione, respinge da s& la obbrobriosa calunnia.
Ad ogni niodo, supposto che sinora sia rimasto indifferente spettatore
degli avvenimenti, 1' egregio teologo, che gli si offre maestro e con-
duttore, gli fa sapere che ormai non & piu tempo di aspettare, dando
cosi una mentita al titolo Aspettazione, apposto da lui al capitolo.
1 Pag. 14.
2 Pag. le.
DELLA STAMPA ITAL1ANA 201
La ragione , che lo induce a suggerire il nuovo consiglio , non
potrebb' esser migliore. Coi nemici e cogli assalti , egli dice , cre-
scono e dilagano i mali si nella religiosa, si nella civile societa : e
crescono tanto per 1' audacia degli avversarii, quanto per la inerzia
del Clero. E sono gia molti cotesti mali! Sono orribili! l
11 lettore credera forse di scoprire in questi concetti una flagrante
contradizione con cio che poco innanzi 1'autore avea detto. Perciocche
se i mali, che esso lamenta , sono tanto cresciuti, si per 1' audacia
de' neraici della Chiesa e si per 1' inerzia del Clero ; come mai co-
testa inerzia medesima potea essere quel si gran bene, che teste avea
tanto lodato? Ma la contradizione scomparisce, per dar luogo all'er-
rore capitale dell' opera, tosto che egli si fa a descrivere le radici di
que' mali che lamenta.
Le radici de' detti mali esso le riduce a due; e sono, per la
civile societa lo smarrimento del criteria o concetto religioso, tanto
nell'ordine della pratica, che in quello della dottrina: e per la societa
religiosa lo smarrimento del criterio o concetto civile nella pratica
solamente, rimanendovi pur seinpre, piii o meno svolto, nella dot-
trina 2 . L' una e 1'altra radice addebita ai Gerarchi della Chiesa ;
ch' e quanto dire alia Chiesa stessa.
Quanto alia prima , la possiamo intendere sufficientemente' da
queste parole del XXVIII, che sono come il riassunto di una sua
lunga diceria , informata delle idee del Gioberti nel Rinnovamento.
Dice dunque cosi : Questa (la Gerarchia cattolica), avuto gia, per
le cagioni anzidette, in sua piena balia il civile consorzio, durante
il periodo dei tempi di mezzo; compiuta su di esso la sua benefica
azione cristianatrice ; portati i popoli a politica maturita , avrebbe
dovuto (ad incarnare in se medesima la sublime dottrina di Cristo)
deporre non solo ogni spirito ambizioso di profana ambizione; ma la
stessa suprema politica direzione a lei affidata . . . Avrebbe dovuto
cessare dalla influenza diretta sullo Stato; ritrarsi a quella sola, tanto
sua propria, che agisce direttamente sugli individui coi mezzi pura-
mente religiosi 3 . In queste poche parole si contiene tutto il sistema,
dobbiamo dirlo, scismatico dell'autore, che consiste nella perfetta
separazione dello Stato della Chiesa ; sistema ripetutamente condan-
nato dal regnante Pontefice, e che costituisce 1'errore capitale, a
cui teste alludevamo. Come abbiam veduto, ne diede gia un cenno
nella introduzione ; e come in quel luogo , cosi nel presente , alia
dottrina e pratica contraria della Chiesa fa risalire la colpa della
lotta del laicato contro il sacerdozio. I danni poi , che a suo giu-
dizio ne provennero alia Chiesa stessa , sotto il rispetto politico e
i Pag. 18. 2 p a g. 19. _ 3 p ag -. 26.
202 H1V1S1A
civile, e che dice piu fecondi di funeste conseguenze, sono: lLa
negazione pratica della uguaglianza sociale. 2 La presunzione della
perennita e universalita del potere ieratico sulla civile societa, con-
vertendo la eccezione in regola costante. 3 Lo sconoscimento pratico,
specialmente in Italia, di varii diritti imprescrittibili della nazione ,
e persino di quello all' essere di nazione, essere che non puo attuarsi,
se non mediante la unita e la indipendenza della patria l . Col prirao
de' quali appunti riprova in fascio tutte le immunita ecclesiastiche;
col secondo sottrae la civile societa alia debita soggezione alia Chiesa
in tulto che concerne religione e morale; e col terzo approva tutte
le opere della rivoluzione, compiute col pretesto dell'unita nazionale,
o di altri diritti creati dalle dottrine rivoluzionarie.
Confutare direttamente questi errori sarebbe opera lunga, e di-
remo anche superflua, perche piu volte e in molti luoghi di questo
stesso periodico lo abbiamo fatto direttamente e di proposito. Ci basta
ripetere che essi sono in manifesta opposizione colla dottrina della
Chiesa, e 1'autore non ha difficolta di confessarlo almeno indiretta-
mente, incolpando il Concilio di Trento di avere lasciata intatta quella
che esso chiama la radice di tutti i mali , ed e'la influenza della
Chiesa sopra gli ordini civili. II Concilio di Trento, egli dice, cerco
di ovviare ai disordini, e vi riusci in parte; ma il rimedio non cor-
rispose alia gravita del morbo e alle pie intenzioni. II che nacque
dall' essersi lasciata intatta la radice del male, cioe il dominio eccle-
siastico ; il quale annulla o altera le migliori leggi , e muta spesso
il farmaco in veleno. E veleno ne venne infatti alia Chiesa, veleno
nella stessa societa civile 2 .
E il veleno piu malefico che egli fa derivare nella civile societa
dalla dottrina e dalla pratica della Chiesa, di sopra accennate, e lo
smarrimento del concetto religioso. II suo argomento par che si riduca
a questo. La Chiesa col volere influire nella politica societa (gover-
nandone la religione e la morale) 3 ha eccitato contro di se lo spirilo
del laicato, intollerante di quella supremazia. Si deve dunque adde-
bitare alia Chiesa la reazione del laicato. Or questa reazione venne
a poco a poco a indebolire e quindi ad alterare il concetto religioso:
donde innumerevoli aberrazioni nella societa. Adunque tutti cotesti
mali, come a causa prima, debbono essere imputati alia Chiesa.
Quanto valga questo raziocinio, argomentiamolo dalle parole
stesse dell' autore. Egli, per opporre un argine alia fiumana crescente
della irreligione e immoralita, si volge al Clero con queste parole:
punt
i Pag. 30. - - 2 p a g. 33_4.
5 Diciamo, governandone la religione e la morale , perche solo intorno a questi due
i la Chiesa ha sempre circoscritta la sua azione sopra i Govern! cristiani.
DELLA STAMPA ITALIANA 203
Conviene operare, conviene uscire dal contegno passive, che se fa
gia lodevole , quando 1'avviamento della societa aspirante a vita
autonorna, pendeva tuttavia indeciso; quando libravasi ancora se il
prete avesse o no a proseguirne, da un posto piu o meno alto e
lontano, la tutela; oggi incontrastabilmente e dannevole, perche la
societa oggi si e risolta, e s' 6 risolta a rigettare, e rigettare in ogni
suo or dine ogni azione, ogni influenza chiesastica; s' e risolta a
reggersi da se. E da se infatti ha cominciato, dic'ella, a cammina-
re; diciamo noi , con piu ragione , a cadere a precipitare, almeno
sotto 1'aspetto morale 1 . Se sappiamo ben leggere in queste linee,
la rovina religiosa e morale della odierna societa proviene, secondo
i' autore, da questo , che la detta sccieta si e risoluta a camminare
da se, rigettando in ogni suo ordine ogni azione ed ogni influenza
della Chiesa. Verissimo; ne potrebb' essere altrimenti . Perciocche
una societa, la quale non vuol riconoscere 1' autorita infallibile della
Chiesa in opera di religione e di morale, molto meno vorra rico-
noscere una tale autorita in verun altro soggetto. Ora una societa,
che abbia smarrito il criterio religioso e morale, come potrebbe fare
a non cadere , a non precipitare ogni di peggio, almeno sotto 1' a-
spctto religioso e morale ? Ma se tutto questo e innegabile, come
puo esser vero, che la rovina religiosa e morale della odierna societa
poiitica sia provenuta MY azione e dalla influenza, che la Chiesa
ha seinpre voluto esercitare sopra di essa; e per contrario che la fonte
di ogni bene per la medesima societa sarebbe la totale separazione
dalla Chiesa?
E in vero, qual e la ragione per la quale i moderni politici va-
gheggiano tanto cotesta separazione? La immediata (per prescindere
dalle piu remote) e d' introdurre quel complesso di liberta, che co-
stituiscono la cosi detta civilta moderna, e sono principalmente : la
liberta del pensiero, per la quale si riconoscono i medesimi diritti
all' errore ed alia verita; piu anzi all'errore che alia verita: la liberta
de'culti, che pone ad un livello la vera e le false religioni, e nel
fatto riesce a protezione di queste e ad oppressione di quella: final-
mente la liberta della stampa, che da la balia di propagare qualsi-
voglia sorta di errori, religiosi o morali, fra ogni classe di persone.
Ora domandiamo noi: e possibile con un sistema di questa fatta,
posta dall'una parte la inclinazione della umana natura al male, e
dall' altra la ignoranza che predomina ne' piu, e possibile, ripetiamo,
che a malgrado di quella qualunque opera che il Clero possa porre
nella coltura delle persone individue, non si trabocchi, a lungo an-
dare, piu generalmente nel male, pel quale sono cosi generali e cosi
eflicaci le spinte? E dunque il sistema della separazione dello Stato
1 Pig. 39.
204 m VISTA
dalla Chiesa quello die per se produce la perversione negli ordini
social!: e contro a questa non puo essere sufficiente rimedio i'azione
del Clero sulle persone individue, ma e necessaria I'azione regolatrice
della Chiesa sugli stessi ordini sociali, quanto a governarne la religione
e la morale.
La seconda risposta dell'autore, alia domanda : che dovesse fare
il Clero nelle present! condizioni, era contenuta nella parola COMBAT-
TERE. Ma anche questa e da intendere in significato negative; vale
a dire di non combattere. In primo luogo adunque riprova 1'uso che
la Chiesa abbia fatto o voglia fare delle armi spirituali, ossia delle
censure, a tutela de' suoi diritti contro gli esecutori dell'unita politica
d' Italia; in secondo luogo le interdice 1'uso delle armi temporal! 1 .
L'argomento contro le censure si riduce a questo sofisina. La
Chiesa sapeva bene che le scomuniche, che essa lanciava contro gli
invasori de'suoi Stati, non avrebbero ricacciati indietro costoro, ne
impedito che altri proseguissero 1' opera di spogliazione. Sapea dun-
que di compiere atti inutili all'effetto desiderato. Ma dall'altra parte
era pur certa del danno spirituale che produceva in tante anime.
Essa dunque, senza ottenere 1' intento desiderato, cagionava la rovina
spirituale d'innumerabili suoi figli. Ma adunque, esclama egli,
nella mente de' Gerarchi le canoniche censure non sono piu pene o
castighi inflitti da madre pietosa all'amato figliuolo per procacciargli
guarigione; bensi esse son fatte feroci supplizii di matrigna piccosa,
a cui piu importi del suo offeso amor proprio, del conculcato suo
diritto, anziche della salute del ligliastro oflensore! E donde e in chi
il diritto di togliere alle canoniche censure il natio carattere corre-
zionale^ carattere cosi cristiario, cosi civile e conveniente fra noi ,
per convertirle in strumenti di vendetta? 2 E cosi via via per
buon tratto, giungendo sino a negare il valore canonico a siffatte cen-
sure. 3
Or chi non resta stomacato a cotanta temerila di prete, che per
giunta si da 1' aureola di dottore in teologia, e vuol farla da maestro
e da giudice de' Pontefici e della Chiesa ? Ma in quale teologia ha
egli appreso, che il solo e adequate fine della censura sia la corre-
zione del reo? Certo anche a questa intende la Chiesa; e dove sia
speranza di ottenerla, la intende eziandio di primaria intenziene. Ma
il fine immediate, e diciamo anche piu proprio della censura, in
quanto tale, e la punizione del delitto, non gia per ispirito di ven-
detta, come folleggia 1'autore, ma a riparazione dell' ordine violato,
e ad esempio salutare degli altri. Se cio non fosse, coloro appunto che
sarebbero piu degni di coteste pene , ne dovrebbero andar esenti.
i Pag. 44 e seg. -2 Pag. 48-9. 3 Pag-. 05.
DELLA STAMPA 1TAL1ANA 205
Perocche, com' e noto, una delle condizioni per incorrere la censura
e la conturaacia nella colpa. Ma i piu contumaci sono ancora i piu
incorreggibili. Adunque i piu degni delle censure ne sarebbero anche
i piu immuni. Non e questa una teologia assai coraoda pe' piu
bricconi?
Ma se il Tacchini riprova 1' uso delle armi spirituali pel fine
anzidetto; immaginate se voglia approvare T uso delle armi temporal!!
I suoi discorsi su questo proposito son cosi scompigliati, che noi ci
diffidiamo di cavarne il costrutto. Ci terremo contenti di esaminarne
soltanto alcuni punti principal!.
In primo luogo non e piccola cosa , che esso non trovi incom-
patibile colla potesta spirituale del Romano Pontefice la signoria
temporale. Donde non ha difficolta di dedurre per le general^ come
dice, che il Papato civile puo reggersi, difendersi e ristorarsi con tutti
que'mezzi, onde lo possono fare legittimamente i sovrani temporal!. L
Ma a questa massima generate fa tali eccezioni, quanto all' uso
della forza armata , che e come se la negasse nella pratica, almeno
per rispetto agli ultimi avvenimenti. E la prima eccezione e la
sproporzione delle forze che si opposero. Nel che da taccia di scon-
sigliato al Pontefice per avere, contro 1'avvertimento di Cristo, opposto
solo dieci mila armati ai cinquantamila Italian!; e chiama ipocrita
la ragione, che una tal resistenza si fosse ordinata come protesla. 2
Rispondiamo al teologo , che la dottrina di Cristo la deve egli
imparare dal Papa, e non gia insegnarla al Papa. II caso, che il divino
Maestro contempla, di un re che si trovi a forze disuguali con un altro
re nemico, e a fine di non soccombere tratta di pace, e un caso del tutto
diverse da quello del Pontefice, nel settembre del passato anno. Cio
che massimamente desiderava il Governo italiano, cio che tento per
tutt' i modi, fu d' impadronirsi di Roma per via di trattato, o almeno
senza resistenza armata. Con questo s'immaginava di potere piu fa-
cilmente ingannare 1'Europa, persuadendola che la occupazione di
Roma si fosse fatta coll' assentimento o esplicito o almeno implicito
del suo Sovrano. Una resistenza dunque seria era al tutto necessaria,
se non per 1' effetto immediate della conservazion dello Stato, almeno
per manifestareefficacemente la violenza che si pativa, e mettere in
salvo il diritto per 1' avvenire.
La seconda eccezione, d'indole piu generica, 6 il precetto della
carita, il quale vieta di esser cagione della rovina spirituale del
prossimo. Lo dichiara apertamente S. Paolo: Si esca scandalizat
1 Pag. 55-6.
2 Pag. 59-61.
206 R1VISTA
j'ratrem meum, non manducabo carnem in aeternum., ne fratrem
meum scandalizem. l Qual dubbio che dalla resistenza del Ponte-
fice a non cedere il suo regno, proviene la perdita eterna di moltis-
sime anime? 2 .
A questa magnifica scoperta del teologo non possiamo aggiugner
altro, se non che i ladri e malandrini d' ogni ragione gli dovranno
essere molto obbligati. Da oggi innanzi tutti i derubati, tutti gli as-
sassinati, se voglion salvare 1'aniina loro osservando ii precetto della
carita, sono obbligati di rimettere ai ladri ed agli assassini tutte le
loro ragioni sugli averi mal tolti; conciossiache altrimenti que'poveri
ladri ed assassini, che punto non sono disposti a restituire, si per-
deranno irreparabilmente. Quanto poi ai testi, che cita a sproposito,
specialmente a quelli di S. Caterina da Siena, ce ne rimettiamo a cio
che abbiamo risposto altre volte, massime nelle riviste che facemmo
della edizione delle lettere di detta Santa, curata ed annotata da Nic-
colo Tommaseo net I860 3 .
La terza eccezione & la ripugnanza invincibile, che la maggiore
e miglior parte, come dice, del popolo italiano sente ad ammettere il
Principato civile del Papa. Sopra questo argomento egli aduna tutte le
ragioni, che la qualita della sua teologia gli pud suggerire, o sia per
raostrare che quella ripugnanza e ragionevole, o sia per inferirne che
quando ancora fosse irragionevole bisognerebbe cedere, eziandio pel
bene maggiore della Chiesa 4 . Se questa parte sia la maggiore non
10 apprenda il Tacchini da noi ; lo apprenda da un liberate, com'e
11 Jacini, il quale ha scritto un libro, per mettere in evidenza la po-
chezza della Italia legale in confronto della Italia reale. Se poi sia
ia migliore, lo argomenti dalle opere, giudicandole col suo semplice
criterio morale e religioso, che non pare abbia del tutto smarrito.
Ai voti pertanto di questa parte, quale che essa sia , non puo,
per giudizio del nostro teologo, opporre verun ostacolo la dichiara-
zione Pontificia, affermata da tutto 1' Episcopato, che il dominio tem-
porale, nelle- presenti condizioni sociali, e necessario al Pontefice [per
la indipendenza e liberta conveniente ai governo della Chiesa uni-
versale. Al sedicente teologo basta (come afferma a pag. 180) che non
sia un domina , per poterla chiamare in questione. Checche dunque
ne dicano il Papa e 1' Episcopato, lui, teologo Tacchini, e nella ferma
opinione, che la necessaria indipendenza del potere spirituale trove-
1 I. Cor. c. VIII.
2 Pag. 58.
^ Vedi Ser. IV, Vol. VIII, pag. 318 e seg. , e Vol. X, pag. 318 a
* Pag. 74-84.
DELLA STAMPA 1TAL1ANA
rebbe la sua guar-entigia piuttosto nella rinunzia, che nella ristora-
zione del potere temporale l . Nel rimanente, senza bisogno di negar
fede alia sentenza pontificia , egli ha trovato il modo di conciliarla
colla sua teologia. Non dice il S. Padre, che il dominio temporale gli
e necessario nelle condizioni presenti della societa? Quando* dunque,
le condizioni della societa fosser diverse , non e egli chiaro che la
necessita del dominio temporale non troverebbe nessun appoggio nella
detta sentenza? Or egli scopre di fatto cotesto mutamento radicale di
condizioni nel corrente millesimo; e indovinate per qual nuovo ele-
mento? Per 1'elemento segnatamente della liberta di coscienza e della
tolleranza religiosa, introdotte oramai in tutti gli Stati, e che a suo
giudizio varranno assai meglio per far fiorire la religione, che non
gli elementi dell'antica societa 2 . Tutto a meraviglia: solo una cosa
ha mancato di considerare 1'acuto teologo;^ed e che il Pontefice, nella
detta dichfarazione, parlava appunto di una societa, in cui erano
banditi dappertutto que'tali elementi, in altri atti pontificii ripetu-
tamente condannati come sovversivi della vera religione, e per con-
seguenza che doveano aver luogo principale fra quelle condizioni, che
rendeano necessario il dominio temporale.
Ma basti di cio. Quanto agli altri sofismi, adunati ne'tratti indi-
cati e altrove ancora, contro il dominio temporale, gli abbiamo sciolti
tant' altre volte in questo stesso periodico , che ci parrebbe opera
inutile tornarvi sopra.
Diremo poche parole sull' ultimo capo LA CONCILIAZIONE, tenendoci
al solo punto sostanziale , e lasciando da parte le cose accessorie ,
benche riboccanti di gravissimi errori.
La conciliazione dev'essere procurata principalmente dal Clero.
Ma ahime! La qualita piu essenziale che il Clero dovrebbe avere
per'compierla, e quella di essere schiettamente liberale; e di questa
appunto e in difetto. E qui, egli dice, mi si consentano due parole,
che da gran tempo mi gorgogliano nella strozza, e che al punto in
cui sono, non posso piu ingollare. Torno col pensiero alia lagrime-
vol fine del partito liberale nel Clero, di cui non rimasero che rari
nantes in gurgite vasto 3 . Nondimeno si consola che vi avanza una
piccola falange, la cosi detta passagliana, della quale profeticamente
dice che un di figurera da avanguardia perduta nella guerra
conciliatrice.
Ma in che dunque dovrebbe consistere la vantata conciliazione?
L'autore propone tre modi, come unicamente possibili. Omettiamo i
' Pag. 92-6.
* Pag. 90-91.
5 Pag. 111.
208 RIVISTA
primi due che da iui sono scartati : il terzo, al quale si attiene, lo
descrive colle seguenti parole : L' atto pel quale la Chiesa . . .
coglierebbe 1'occasione fornita dalle presenti condizioni politico-sociali
dei popoli giunti a maturita, per abbandonarne, di autorita propria,
la tutela in che credette doverli o poterli tenere finora negli ordina-
namenti politici e sociali, e si unirebbe ai popoli stessi da lei edu-
cati gia, per aiutarli ora a conseguire piu speditamente quel miglio-
ramento uniforme a cui anelano l . La base di questa composizione
sarebbe la spontanea abdicazione del dominio temporale ] , ed effetto
una specie di societa universale di tutte le genti; societa a cui, se-
condo la dottrina del Taparelli, Tumanita e ordinata, e che solo pel
vincolo della vera religione, e quindi per 1* opera delta Chiesa, puo
essere attuata.
Beliissimo, Don puo negarsi, e cotesto disegno della unificazione
di tutte le genti per mezzo dell'unica vera Chiesa. Aggiungiamo
anzi che, appunto per questo fine di conciliare la intera umanita
con Dio e tutti gli uomini fra loro, fu essa fondata da Gesu Cristo,
e che in quest' opera si sta indefessamente travagliandoda'primordii
del suo nascimento. Ma come il suo divino fondatore le ha data una
tale missione, cosi egli stesso le ha somministrati i mezzi per com-
pierla. Fra i quali mezzi, se vogliamo ascoltare il giudizio della stessa
Chiesa, che in questa materia ci sembra giudice piu competente del
teologo Tacchini, non entrano per nulla ne la liberta de'culti, ne la
tolleranza religiosa nel senso liberalesco, ne la libera stampa, e nes-
suno, in una parola, di que' principii, che formano il corredo della
moderna civilta. Quanto poi al dominio temporale, essa c'insegna,
che proprio nelle condizioni della presente societa, nella quale pre-
valgono piu o meno i detti principii, esso e il mezzo piu efficace per
guarentire la sua libera azione pel governo spirituale: ch' e quanto
dire per condurre i popoli alia desiderata unificazione. A chi dovremo
noi credere, al Tacchini ovvero alia Chiesa? La facile risposta al
lettore.
Pag. 117.
DELLA STAMPA ITALfANA 209
II.
Resoconlo del servizio di ambulanza nell' Ospedale militare Pon-
tificio di Roma nel 1 870 e Contribuzione alia Storia delle Re-
sezioni per il Dott. ALESSANDRO Cav. CECCARELLI, Direttore
delle ambulanze e Capo del servizio chirurgico in quell' Ospe-
dale. Torino, tip. Marietti. In 8 grande di pagine 138 con
tavole.
Questo Resoconto fa grande onore, si allo spedale militare Pon-
tificio es\ al Direttore Dott. Alessandro Cav. Ceccarelli. Un tal libro
avrebbe di per se un interesse puramente scientifico per la chirur-
gia militare: ma, trattando dei feriti del piccolo esercito pontificio
nel settembre 1870, acquista un interesse generale agli occhi dei
cattolici e servira di onorata memoria per que' gloriosi crociati, che
ebber la sorte invidiata di dare il sangue o la vita per causa si
santa. l Piccolo e il numero dei feriti, ma d' ogni patria ; d' Italia,
di Francia, del Belgio, dell'Olanda, della Svizzera, della Baviera,
del Baden, della Prussia, della Polonia, dell' Inghilterra e del Ca-
nada, come si vede dal quadro di quarantaquattro feriti dell' eser-
cito pontificio recati all' Ospedale, a' quali si aggiungono altri undid
curati altrove, oltre a sei cbe moriron nel campo. Da altri quadri
si raccoglie che in numero si piccolo vi furon ferite d' ogni sorta,
che dieder luogo ad operazioni anche difficilissime. Due sole ferite
fnrono per arma bianca ; tutte 1' altre per armi da fuoco, le piu
causate da grandi proiettili, ordinariamente da pezzi di granate; e
quindi gravissime lesioni, lacerazioni di vaste masse muscolari, stri-
tolamenti di membra, asportazioni d'interi arti. Anche i piccoli proiet-
tili furono cilindroconici, mandati da fucili a retrocarica, che fanno
ferite tanto piu gravi di quelle cagionate dagli antichi fucili a canna
liscia ed a proiettile sferico. Quindi in picciol numero di feriti vi
fu duopo d'ogni sorta di chirurgiche operazioni. In diversi quadri
si vedono ad un'occhiata le diverse qualita delle ferite, le cure pri-
mitive e consecutive, le operazioni eseguite; e in un gran quadro
1 NelPegregio periodico romano, II Divin Salvatore, nel n. 99 del 6 settembre 1871
si e cominciata a pubblicare a brani un' operetta Dei feriti nella difesa di Roma il 20 set-
tembre 1870 curati nell' Ospedale militare di Santo Spirito : Memorie del P. DON PASQUALS
DE P'RANCISCIS dei Pii Operai Questa operetta, che e, per cos* dire, il Resoconto spiri-
tuale dei feriti, servira di riscontro e di complemento al Resoconto chirurgico, e ci fara ve-
dere in certo modo le belle anime di que 1 crociati che tradiderunt corpora sua propter Deum.
Sene VIII, vol. IV, fasc. 512. 14 12 ottobre 1871.
210 RIVISTA BELLA STAMPA 1TALIANA
grafico si vede altresi 1' andamento giornaliero degli operati e dei
feriti piu gravi in rapporto colle variazioni metereologiche: di cia-
scun ferito si da sommariamente la storia chirurgica, dall' ingresso
nello spedale fino alia guarigione o alia morte; e sopratutto si fanno
scientifiche considerazioni intoruo alia febbre d' infezione , si fatale
ai feriti, e intorno ai casi piu gravi e alle operazioni ed in ispecie
intorno alle Resezioni : e giacche queste usate al possibile , invece
delle amputazioni, sono la gloria piu bella della chirurgia, che di-
cesi conservatrice , il Dott. Ceccarelli alle operazioni di tal genere
eseguite in questa occasione aggiunge un ragguaglio di altre sessan-
tanove Resezioni da lui operate nello stesso spedale , che chiama
Contribuzione alia Storia delle Resezioni.
A noi non si addice di parlare del merito scientifico di questo
libro: riporteremo pero il giudizio che ne fa Lo Sperimentale^ gior-
nale critico di medicina e chirurgia, che si pubblica a Firenze. Ivi
nel quaderno dello scorso luglio, nel Sommario bibliografico si legge
questo elogio del Resoconto.
Non vogliamo passare senza una parola di ben meritata lode
questo Resoconto. Esso e consacrato, puo dirsi , alia chirurgia con-
servativa , siccome rilevasi singolarmente dalle riferite Resezioni
fatte dall'autore. I chirurgi tutti leggeranno con profitto questa parte
ove esso ha posto piu di studio e diligenza : ma i sanitari dell'ar-
mata poi vedranno quanto puo far di buono.e d' utile la carita ben
estesa congiunta all'arte, sussidiata da tutti i piu veri progressi ,
che il dotto ed esperto chirurgo sa invocare ed applicare all'uopo
nella forraazione dell' ambulanze, colla maggior parte dei congegni
e meccanismi ultimamente perfezionati, alia distribuzione loro, e pri-
ma, durante, e dopo il combattimento . Dalla piu semplice medica-
tura all' atto operatorio piu complicate, tutto e descritto e fatto con
tale ordine, disposizione, accorgimento ed opportunita da servire di
modello ed esempio in circostanze simili a qualunque chirurgo e
fazione militare. E dire che a questo bell' esempio di servizio sa-
nitario e di nitida e succosa statistica ha data occasione una piccola
armata pontificia , mentre da parte del servizio d' ogni genere in
quella nazionale si sono rilevate tante inesattezze, omissioni ed in-
convenienti! Fin qui lo Sperimentale.
C R N A G A
CONTEMPOHA.NEA
Firenze 11 ottobre 1871
I.
ROMA. Nostra Corrispondenza BIAGIO PLACIDI in Campidoglio.
II plebiscite, che i Romani moderni chiamano Plebicidio, era presso
gli antichi un comando plebeo , richiesto da un magistrate plebeo,
emanato dal solo ordine plebeo, annullabile, senza tante formalita di
aruspici e di senatusconsulti, come cosa plebea, obbligante, nei buoni
tempi della Repubblica, i soli plebei, secondo che abbiamo da Gellio
(1 5, 27) : Ne leges quidem proprie, sed plebiscites appellantur, quae,
Tribunis plebis ferentibus, accepta sunl: quibus rogationibus ante
patricii non tenebantur. Come sia accaduto che i plebisciti, che una
volta erano qualche cosa di meno di una legge, siano ora diventati
qualche cosa di piu che il fondamento del giure italico , questo ce
lo potrebbe forse spiegare bene, ora che ne ha tutto 1'agio , il loro
inventore terzo di nome, secondo di fatto, primo nel diritto plebi-
scitario, nel quale era fondato e radicato si profondamente , si in-
violabilmente, si inappellabilmente. Se cadde, si sa che non fu per
mancanza di plebisciti. Se risorgera, non gli mancheranno poi ple-
bisciti. Se giacera, non periranno per questo con Jui, finche vi sara
plebe, i plebisciti. I plebisciti hanno questo di proprio, che si adattano
a tutte le circostanze, e sono sempre unanimi. Ma e necessario che
siano prima preceduti da qualche fatto consumato a dovere, in fretta,
qua hora non putatis, di buon mattino, ora ordinaria dei piu celebri
fatti consumati che si conoscano, cum gladiis , lignis , fuslibus,
lanterniSj facibus et armis, colla precauzione di appressarsi in modo
che si paia venire ut oscularetur eum, per salvare o la Francia, o
T Italia, o il Papa, o per aprire una conciliazione o qualche altra porta
od opera pia.
I plebisciti imperiali ! Quelli si che erano fatti a modo! Non
voglio negare che il plebiscite romano non sia, in un certo qual senso,
CRONACA
il vero tipo del genere. Ma note assai bene Biagio Placidi nel suo
inno puerile, cantato il 2 ottobre in Campidoglio, nel giorno anniver-
sario del plebiscite romano, che Non germina possanza Terra in-
gombra d' ignoranza. II difetto del plebiscite romano e di essere
germinate in terra ingombra d' ignoranza. Capisco che questo difetto
non toglie nulia, se pure anzi non aggiunge possanza, al suo valore
legale. Ma insomma non si puo negare che, come canto Biagio Pla-
cidi, quel plebiscite non sia stato germinate da un popolo bestia,
perche educate dai preti. Perci6 il municipio procura era di educarlo,
secondo che canto puerilmente Biagio Placidi :
A te dunque il plauso massimo,
paterno municipio,
Che al saper n' hai scbiuso 1'adito
Con si splendido principio.
II principio & splendido : non puo negarsi : ma e un principio prin-
cipiato adesso sotto il regno puerile di Biagio Placidi, principiato
ieri dope il plebiscite germinato pur troppo in terra ingombra di
ignoranza, e percio incapace di germinare possanza a checchessia,
come canto Biagio Placidi. Quando sara germinata in Roma una
razza educata da Biagio Placidi, quando si potra cantare con verita
con Biagio Placidi ,
Che csser certi omai si vuole,
Che avrem tante e tante scuole,
Che fia d'onta a quella strada
Che abbia un sol che non ci vada :
allora si potra tentar in Boma, ingombra di sapienza, un secondo ple-
biscite, e cantare con Biagio Placidi :
Viva dunque il plebiscite,
1 ministri, Italia e il Re,
Che nell'italo convito
Roma in alto assider fe.
Margherita e suo marito,
Che dei prodi il cor la fe:
Margherita e insiem Umberto
Che d' impavido soldato
Diede prova nel quadrate.
Per ora non griderei tanti viva a un plebiscite, inappuntabile bensi
sotto il punto di vista legale, ma che, sotto il punto di vista poetico,
ha, come dice Biagio Placidi, il difetto di esser germinato in terra
ingombra d'ignoranza.
I plebisciti imperial! germinavano in terra ingombra di pro-
gresso. In molte citta di Francia si sarebbe invano tentato di trovare
CONTEMPORANEA 213
quarantasei voti contrarii. E come si festeggiavano ogni anno! E come
si festeggia ora il loro annullamento! E pensare die invano si tenterebbe,
ancheadesso, di trovare in molte citta di Francia quarantasei voti contrarii
al festeggiamento deirannullamento! E considerare che, se non si annul-
lavanounanimamente tutti quei plebisciti unanimi tanto unanimamente
festeggiati, non sarebbe ora possibile in Roma di festeggiare unanima-
mente il plebiscito unanime! La mente umana resta sbalordita a pensare
die, se il fisco francese fosse ancor condannato a condannare i Francesi,
che unanimamente dicono die quei loro plebisciti unanimi erano una
ciarlatcneria, il tisco romano non potrebbe ora condannare, secondo
che e suo dovere e suo diritto, quei Romani die ardissero, non gia di
pensare, giacche abbiamo coriquistata la liberta del pensiero, ma di dire
lo stesso del plebiscito romano ! Vi e da perdere la testa a considerare
che in tanto e ora inviolabile, autentico, vivace, eterno il plebiscito
romano, in quanto furono violati, faisi, mortali , caduchi tanti ple-
bisciti francesi ! In guisa che ogni buon Romano, il quale non voglia
cadere in bocca al fisco, quando gli si presenta un plebiscito, prima
di parlarne o bene o male , dee esaminarne la fede di battesimo e
informarsi da qual bocca del Moncenisio fu germinato. I fischi della
locomotiva subalpina, destinati a unire le razze latine, non riuscirono
finora ad accordare i Fischi delle bocche opposte. I Biagi Placidi di
la debbono tuonare in un metro : i Biagi Placidi di qua debbono
stuoiiare in un altro. Dico stuonare, perche i Biagi Placidi di qua
sono gente mal educata, come dice Biagio Placidi, gente educata dai
preti, che ingombrarono d' ignoranza tutti i nostri Biagi Placidi.
Considero pero che, dopo quei gran fatto del plebiscito unanime
del popolo romano, non toccherebbe ai liberali di dire, ed anzi can-
tare essi medesimi in Campidoglio , proprio il giorno anniversario
del loro plebiscito unanime, che chi 1' ha fatto era un popolo bestia.
Questo dovrebbero, mi pare, lasciarlo cantare ai preti; i quali anzi, non
so perche, si ostinano a dir il contrario. Deh lasciate un poco, preti
e gesuiti, che i liberali si diano tra ioro della bestia pel capo, in
prosa e in versi, finche loro aggrada, in Campidoglio e altrove. Se,
da bestie mal educate dai preti e dai gesuiti, hanno fatto il plebiscito,
quando avranno studiato qualche anno, non si sa quello che potranno
fare. I preti e i gesuiti hanno educata gente che ha fatto il plebiscito:
Biagio Placidi educhera gente che fara qualche cosa di meglio. La
cosa e chiara.
Del resto pare a me che preti e gesuiti si possono consolare nella
loro ignoranza. Giacche e stato notato gia da molti, che tutte le grand i
imprese sogliono essere eseguite dalla gente mal educata dai preti
e dai gesuiti. Lo dicono anche i liberali; e lo rinfacciano spesso ai
preti e ai gesuiti. Di che vi lagnate? dicono questi mal educati. Non
214 C RON AC A
ci avete forse mal educati voi preti e gesuiti ? Chi fece la grande
rivoluzione francese? Gente mal educata dai preti e dai gesuiti. Chi
fece la grande rivoluzione italiana ? Gente mal educata dai preti e
dai gesuiti. Chi fece il grande plebiscite romano? Gente mal educata
dai preti e dai gesuiti ; eccetto i quarantasei che, doveano essere gente
ben educata dai liberali. Cosi dicono i liberal!. E quanto a me non
ho che opporre. Ma non intendo poi perchfc i liberali abbiano tanto
che opporre ai preti ed ai gesuiti che li educarono cosi male. Perche
dunque non seguono a lasciarsi educare da chi li formo a si grandi
imprese? Perche non riaprono le scuole del Collegio Romano e non
ripongono il Santo Nome di Gesu sopra quella porta donde uscirono
tanti mal educati , secondo che d